Regione Piemonte ASL NO (Novara) Periodico di informazione e formazione sanitaria dell’ASL NO Agosto - Settembre 2009 In forma LASCIAMO CHE SIA IL SORRISO DEI NOSTRI OSPITI A PARLARVI DI NOI RESIDENZA PER ANZIANI PALLADIO A DORMELLETTO ccc Il calore di un’atmosfera familiare e la certezza di assistenza medica e riabilitativa adeguata, anche per anziani non autosufficienti. È questo che garantiamo ai tuoi cari: competenza, attenzione e ascolto costanti. la residenza è composta quasi esclusivamente da camere singole, dotate di bagno, balconcino, letto a tre articolazioni e telefono passante. Vieni a trovarci in via pascoli, 19 a dormelletto (NO), è il modo migliore per comprendere come si vive da noi. tel. 0322.498820 - [email protected] Pagina 12 IN FORMA Proroga Esenzione dal pagamento del ticket sui farmaci La Regione Piemonte ha prorogato, per tutto il 2009, l’esenzione dal pagamento del ticket sui farmaci. Gli attestati di esenzione, già rilasciati dall’ASL di Novara, sono quindi validi sino al 31 dicembre 2009, senza necessità di rinnovo. Tutti i cittadini piemontesi appartenenti a nuclei familiari il cui reddito complessivo sia inferiore ai 36.151,68 €, indipendentemente dall’età, non pagano più il ticket sui farmaci. Ai fini dell’esenzione per motivi di reddito, per nucleo familiare si intende quello rilevante ai fini fiscali, costituito dall’interessato, dal coniuge non legalmente separato e dagli altri familiari a carico, cioè quelli non fiscalmente indipendenti, in quanto titolari di un reddito annuo inferiore a 2.840,51 €. Coloro che rientrano nella nuova fascia di esenzione e che vogliano usufruire di questo diritto dovranno dotarsi di attestato di esenzione, rilasciato dall’ASL di residenza sulla base di un’ autocertificazione. I disoccupati in attesa di prima occupazione compresi negli elenchi anagrafici dei Centri per l’impiego, gli iscritti alle liste di mobilità e i lavoratori in cassa integrazione straordinaria, devono provvedere a munirsi di un nuovo certificato. Solo chi non è in possesso o ha smarrito l’attestato ( e quindi necessita del rilascio di un duplicato) può rivolgersi alle sedi di: Sede Distrettuale di Arona, viale Baracca, 3 - per il Distretto di Arona; Sede Distrettuale di Oleggio, via Gramsci - per il Distretto di Arona; Sede Distrettuale di Borgomanero, viale Zoppis, 10 per il Distretto di Borgomanero; Sede Distrettuale di Galliate, via Varzi, 21 - per il Distretto di Galliate; Sede Distrettuale di Trecate, via Rugiada - per il Distretto di Galliate; Sede Distrettuale di Novara, via Dei Mille, 2 - per il Distretto di Novara. Numero 4/2009 DICONO DI NOI, IN PILLOLE Un ringraziamento alle Cure Palliative Sizzano – M.C. ringrazia il personale delle Cure Palliative dell’Ospedale di Borgomanero: “…ringrazio di cuore perché quelle poche ore passate con tutti Voi, io e mio marito, ci sentivamo diversi. Un abbraccio forte, non Vi dimenticherò mai.” 06/06/09 Borgomanero – E.M. ringrazia il personale delle Cure Palliative dell’Ospedale di Borgomanero: “non ho nessun suggerimento da darVi, ho solo da congratularmi con voi, siete stati dei Medici e Infermieri meravigliosi. Non finirò mai di ringraziarVi per quello che avete fatto. Un grazie particolare alla dott.ssa Lucia Colombo, con Lei ho imparato molte cose che non avrei mai fatto senza il suo aiuto e i suoi suggerimenti. Grazie”. 21/07/09 Un grazie alla Traumatologia Dormelletto – R.C., tramite diverse testate giornalistiche ringrazia il personale di Ortopedia Traumatologia dell’Ospedale di Borgomanero: “…In questi tempi dove si parla spesso (forse anche troppo) di malasanità e di fannulloni, ho potuto toccare con mano la professionalità e l’umanità degli operatori sanitari. Sabato 9 maggio, dopo una caduta accidentale, mi sono recata al Pronto Soccorso di Borgomanero dove mi è stata diagnosticata una frattura alla spalla. Sabato sera! Nonostante il via vai di persone presenti e le emergenze che si sono presentate alla Struttura, il personale è riuscito a fare fronte alle criticità, trovando anche il tempo di rassicurare con una parola gentile le persone in attesa in astanteria. Certo, il tempo sembrava interminabile e le ore lentissime, ma quando il Traumatologo reperibile (dott. Reggiori) – dopo aver terminato un intervento chirurgico – è venuto a visitarmi, è stato non solo competente ma anche cortese e disponibile e quando ha stretto la mano al mio familiare per tranquillizzarlo, il gesto che forse sembrerà banale a molti, è stato profondamente apprezzato. Dopo alcuni giorni sono stata ricoverata nel Reparto di Ortopedia Traumatologia, per essere sottoposta all’intervento. Anche qui ho potuto constatare, oltre alla professionalità dei medici e degli infermieri, grande cuore e attenzione verso il malato. Vorrei esprimere, quindi, i ringraziamenti al dott. Brugo, al dott. Cariato, al dott. Reggiori e al dott. Primatista che mi hanno visitata, operata e anche confortata per le mie paure. Un grazie agli infermieri e a tutto il personale: a Massimiliano, Giuseppe, Rosaria, Chiara, Stella, Vito, Marzia e Milena, sempre pronti ad intervenire con un sorriso ad ogni suono di campanello. Non vorrei avere dimenticato qualcuno, ma vorrei sottolineare come nei momenti di fragilità, anche i piccoli gesti e non solo la competenza, siano indice di buona sanità”. 05/06/09 IN FORMA Sommario Periodico di informazione e formazione sanitaria dell’ASL NO (Novara) Nuovo Gruppo Appartamento del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL NO Direttore Editoriale Mario Minola Sergio Bertone Arabella Fontana Per saperne di più… Direttore Responsabile Elena Vallana La prevenzione del tumore del colon-retto Comitato Redazione Anna Rita Audone Andrea Bassetti Davide Bordonaro Raffaella D’Andretta Edoarda Dell’Acqua Lorenza Fontana Mirella Frattini Carmen Gatti Alessandra Mondini Alberta Paggi Paola Pontiroli Claudio Teruggi Maurizio Robberto Il territorio dell’ulcera vascolare: percorsi di cura pag. 6 Scommettiamo che smetti? … e anche l’ASL si mette in gioco pag. 7 Smettere di fumare è vincere in salute!!! pag. 8 - 9 Integratori alimentari e alimenti funzionali pag. 10 - 11 Redazione Ufficio Stampa ASL NO Via Dei Mille, 2 - 28100 Novara Tel. 0321 374521 Fax 0321 374546 e-mail: [email protected] Grafica e Stampa Tipografia la Nuova Operaia Via Paolo Desana, 13 Casale Monferrato (AL) Tel. 0142.452559 Pubblicità EM STUDIO Via Viberti, 1 - 10141 Torino Tel. 011.19502529 - 011. 19502736 Fax 011.3853923 Registrazione Tribunale di Novara: Aut. n. 31/97 del 26/07/1997 Grazie all’ASL da una figlia Sito Internet: Gozzano – S.B.. tramite “La Stampa” ha espresso parole di elogio per i Servizi dell’ASL “…per la sollecitudine con cui hanno risposto alle richieste relative all’assistenza di mio padre, persona anziana e con seri problemi di salute. In particolare voglio precisare che è stata soddisfatta in tempi rapidissimi la richiesta di un letto di sollievo. E uguale soddisfazione ha avuto la richiesta di assistenza domiciliare integrata, che viene svolta in modo encomiabile..”. 09/08/09 www.asl.novara.it Messaggi pubblicitari a pagamento: Ad esclusione di ogni altro soggetto e quindi dell’ASL NO e della EM STUDIO il solo inserzionista è responsabile dei messaggi. pag. 2 pag. 2 Ricomincia la scuola… e il pidocchio ripete l’anno pag. 3 Dicono di noi… L’esenzione dal pagamento del ticket sui farmaci pag. 4 - 5 pag. 12 pag. 12 Si ringrazia Raffaella D’Andretta per la fotografia in copertina dell’Alto Vergante Pagina 2 IN FORMA Numero 4/2009 Nuovo Gruppo Appartamento del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL NO a cura di Elena Vallana di una casa e che, al tempo stesso, non E’ stato aperto nei mesi scorsi un nuo- necessitano di un ricovero né in ambiente vo Gruppo Appartamento a Novara in ospedaliero né in strutture, come Comunità corso Torino, nell’ambito del Diparti- Terapeutiche che prevedano per i pazienti un’assistenza continuativa (24 ore su 24) mento di Salute Mentale dell’ASL NO. E’ il tredicesimo Gruppo Apparta- da parte di operatori psichiatrici. mento che viene attivato in questi anni, Persone dunque sole, in una fase avanzata a conferma della validità di tali struttu- del progetto terapeutico riabilitativo e con re per persone che soffrono di disagio un discreto grado di autonomia, tanto che molte di loro hanno già iniziato, ad esempio, psichico. Ma che cos’è un Gruppo Apparta- a svolgere una propria attività lavorativa. I pazienti che vivono nei Gruppi Apparmento? E’ una comune abitazione, in città, che tamento (34 all’interno dell’ASL NO) ospita pazienti che o non hanno famiglia sono a conoscenza del fatto che infero che hanno rapporti difficili e conflittuali mieri, educatori, assistenti sociali contiall’interno del proprio gruppo nucleo fami- nueranno ad occuparsi di loro con visite liare – dichiara Domenico Nano, Diret- domiciliari e che i medici e gli psicologi tore del Dipartimento di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale condell’ASL NO. Persone che hanno bisogno tinueranno ad aiutarli con una terapia integrata (farmacologia,psicoterapeutica e sociale), ma sanno anche di trovarsi, con l’inserimento nel Gruppo Appartamento, in una realtà diversa rispetto all’ospedale e alla comunità terapeutica. Una realtà “meno protetta” nella quale occorre mettere in atto risorse indispensabili nella vita quotidiana: dal prendersi cura della propria casa al recarsi al lavoro, dall’intrecciare nuove amicizie all’aprirsi a nuove esperienze. Una soluzione, quella del Gruppo Appartamento, di grande potenzialità terapeutiche e, tra l’altro, a basso costo sanitario - prosegue Domenico Nano - per persone che, un tempo, avrebbero trascorso la loro vita in manicomio senza alcuna speranza di guarigione e con costi sociali elevatissimi. Per saperne di più... L’ASL NO ha messo in atto, negli anni, numerose iniziative per migliorare la relazione con l’assistito attraverso una comunicazione interattiva con l’obiettivo di informare e far conoscere l’organizzazione della Struttura Sanitaria e consentire ai cittadini di assumere comportamenti, compiere scelte, modificare opinioni errate sui problemi legati alla salute ed al benessere della persona. Per consolidare il dialogo e garantire un canale di comunicazione e di informazione con la popolazione, sono state pubblicate nei mesi scorsi le Informazioni utili che riportano le risposte alle domande più frequenti presentate alla Struttura di Comunicazione dell’ASL NO e le Guide ai Servizi Ospedalieri (di Arona e Borgomanero) per fornire semplici su alcuni aspetti organizzativi degli Ospedali. Gli opuscoli sono pubblicati sul sito internet aziendale: www.asl.novara.it, (in versione scaricabile) nella Sezione dedicata alla Struttura Qualità e Comunicazione e sono a disposizione presso le Strutture territoriali ed ospedaliere dell’ASL ed all’Ufficio Relazioni Esterne ([email protected]). Numero 4/2009 Integratori alimentari a base di probiotici: i probiotici sono microrganismi che hanno effetti positivi sulla salute degli organismi che li ospitano. Aiutano il riequilibrio della flora intestinale, normalizzano le funzioni intestinali, favoriscono l’assorbimento delle sostanze nutritive, controllano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. Sono fondamentali per il mantenimento dell’efficienza del sistema immunitario. Sono presenti nello yogurt e nei formaggi. Integratori alimentari di fibra: le fibre sono la parte degli alimenti vegetali che l’organismo non assimila. Non vengono degradate dagli enzimi del tratto gastrointestinale. Esercitano importanti funzioni meccaniche e metaboliche in grado di influenzare anche la flora battericaa intestinale. Sono presenti nella frutta, nella verdura, nei cereali e nei semi. Aiutano a migliorare la regolarità intestinale e riducono l’utilizzo di grassi e calorie. Per decenni le raccomandazioni nutrizionali dei vari organismi nazionali sono state focalizzate più su “cosa non mangiare” fatto salvo un adeguato apporto di nutrienti fondamentali come aminoacidi e acidi grassi essenziali, vitamine, minerali e acqua. Si raccomandava di limitare l’assunzione di sostanze come acidi grassi saturi, colesterolo e sodio. Oggi gli scienziati riconoscono che l’altro aspetto della nutrizione, cioè “cosa mangiare”, possa essere altrettanto importante, o addirittura più importante. Fino ad ora si è ritenuto che le persone che osservano una dieta ricca di cibi naturali, come frutta, verdura, noci, farine integrali e pesce, tendenzialmente avessero un minor rischio di malattie. L’incidenza di alcuni tumori e di malattie cardiovascolari è notevolmente inferiore rispetto a popolazioni in cui il consumo di tali cibi è più basso. Col tempo e con il progredire delle metodiche analitiche, si è definita meglio la composizione dei “cibi buoni” e si è capito che molti cibi naturali sono utilizzabili sia per la prevenzione sia come coadiuvanti terapeutici per specifiche malattie. Per tali alimenti è stato coniato il termine di alimenti funzionali. Infatti tali alimenti sono definiti funzionali quando, al di là delle proprietà nutrizionali IN FORMA Pagina 11 • proteggerci dalle patologie a carico del sistema cardiocircolatorio. Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l’aiuto dell’industria alimentare abbiamo: di base, è scientificamente dimostrata la loro capacità di influire positivamente su una o più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella di contribuire a preservare o migliorare lo stato di salute e/o ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare. Gli alimenti funzionali (functional food) rappresentano una variegata categoria di alimenti che, per definizione, devono rientrare nelle comuni abitudini dietetiche. La capacità di migliorare la salute e il benessere di chi li assume, deve essere apprezzabile quando vengono assunti nelle porzioni previste da un normale regime alimentare. Comprendono alimenti o parti di essi che presentano delle caratteristiche di potenziale effetto addizionale positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute, pur mantenendo l’aspetto, l’odore e il sapore simili a quelli tradizionali. Gli effetti positivi sono da ricondursi alla presenza di componenti che interagiscono con le funzioni fisiologiche dell’organismo (isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc..). Gli effetti funzionali possono non riguardare tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione (donne in gravidanza, anziani ecc.). Un alimento può divenire funzionale attraverso tecnologie e biotecnologie che consentano di aumentare la biodisponibilità o concentrazione, rimuovere o modificare un componente dalle caratteristiche funzionali. Non rientrano nella categoria integratori e alimenti dietetici, in quanto estranei alle normali abitudini alimentari della popolazione sana. Scopo, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buon stato di salute nei soggetti sani. Servono a: • rallentare l’invecchiamento cellulare combattendo i radicali liberi; • rinforzare le difese immunitarie; • migliorare le funzioni intestinali; Erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione nei confronti di certi tipi di tumore. Pomodoro grazie alla presenza di licopene in grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata. Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita tumorale. Legumi e soia, contengono isoflavoni che proteggono dalle malattie cardiovascolari; carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni dei raggi solari e da problemi respiratori. La differenza tra integratori alimentari e alimenti funzionali consiste nel fatto che mentre gli integratori alimentari sono una fonte concentrata di nutrienti o altre sostanze con effetto nutrizionale o fisiologico, gli alimenti funzionali, invece, mantengono il loro status di alimento, infatti, sono prodotti alimentari tal quali o che attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta sono arricchiti in sostanze specifiche contenute in matrici alimentari quali vitamine, minerali, omega 3, fitosteroli, fibre ecc..(es. patate al selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt con aggiunta di fitostoroli ecc…) Vista l’efficacia scientificamente dimostrata di taluni principi attivi contenuti negli alimenti funzionali nell’influire positivamente su una o più funzioni dell’organismo, contribuendo a preservare o a migliorare lo stato di salute e di benessere e/o ridurre il rischio di insorgenza di malattie, vista la loro facile disponibilità sulle nostre tavole, sarebbe auspicabile un incremento del loro consumo da parte della popolazione. Pagina 10 IN FORMA Numero 4/2009 INTEGRATORI ALIMENTARI E ALIMENTI FUNZIONALI Numero 4/2009 A seconda dei componenti contenuti, gli integratori si dividono in: Integratori alimentari o complementi alimentari a base di ingredienti costituiti da piante officinali o derivati: si tratta di integratori a base di principi vegetali, senza alcuna finalità terapeutica, ma solo salutistica. A seconda della concentrazione, del dosaggio e delle indicazioni, le piante officinali possono essere veri e propri farmaci, oppure integratori alimentari che, quindi, hanno lo scopo di coadiuvare o sostenere le funzioni fisiologiche dell’organismo. a cura di Elena Vallana, intervista al dott. Lorenzo Brusa, Responsabile della Promozione ed Educazione alla Salute dell’ASL NO Integratori di vitamine: le vitamine sono dei composti che nella maggior parte dei casi non sono sintetizzati dall’organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione. Esse sono fondamentali per la salute e il buon funzionamento dell’organismo. Si dividono in liposolubili ed idrosolubili. Le prime, cui fanno parte le vitamine A, D, E e K si accumulano in riserve nell’organismo. Le idrosolubili sono la vit. C, il complesso B, la vit. PP, l’acido folico, la vit. H, l’acido pantotenico. Devono essere assunte ogni giorno con i cibi, perché non si immagazzinano. o oligoelementi (cromo, ferro, fluoro, iodio, manganese, molibdeno, rame, selenio, zinco) che devono essere assunti in dosi minime. Integratori di minerali: i minerali sono sostanze inorganiche e partecipano a diversi processi fisiologici e biochimici. Tra le altre funzioni, formano i denti e le ossa e regolano i liquidi corporei. Sono assunti con l’alimentazione perché il nostro organismo non li produce, e si perdono soprattutto con la sudorazione e le urine. Si dividono in minerali o macrominerali (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, zolfo) e microelementi Integratori alimentari di proteine: le proteine sono costituenti basilari di tutte le cellule e sono fondamentali nel metabolismo. Sono largamente presenti negli alimenti come carne, uova, legumi, pesce. Il loro fabbisogno varia in rapporto all’età, al peso, alla massa corporea. Integratori alimentari di aminoacidi: gli aminoacidi sono le strutture base delle proteine. Dei 20 aminoacidi di cui l’organismo ha bisogno per la sintesi delle proteine 8 sono detti essenziali, perché bisogna introdurli con l’alimentazione perché l’organismo non li sintetizza. Sono la fenilalanina, valina, treonina, triptofano, isoleucina, metionina, lisina, leucina. Integratori alimentari energetici: sono a base di carboidrati che sono una fonte primaria di energia. Sono presenti in molti alimenti come la pasta e il riso. Integratori alimentari di acidi grassi: gli acidi grassi si dividono in acidi grassi saturi, detti anche cattivi, e in acidi grassi insaturi, detti anche buoni.questi ultimi sono fondamentali, in particolare, per la salute del sistema cardiovascolare. Si dividono in omega 3 ed omega 6. Pagina 3 Ricomincia la scuola... e il pidocchio ripete l’anno a cura di Davide Bordonaro, CPSE Tecnico Prevenzione SIAN, intervista al dott. Emanuele Ignoti Dirigente Medico Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione ASL NO Troppo spesso si trascura l’importanza di un regime alimentare equilibrato, fondamentale non solo per che deve dimagrire, ma per tutti quelli che vogliono restare in forma. Da un corretto apporto di principi nutritivi assunti a i pasti dipendono la nostra salute, il benessere psicofisico e l’efficienza del corpo. Gli integratori alimentari sono dei preparati che integrano la normale alimentazione. Sono infatti una fonte concentrata di nutrienti. Possono contenere anche sostanze vegetali, come le erbe, o sostanze non vegetali ma comunque naturali, come la propoli, la pappa reale o il polline d’api. Sono commercializzati in forme predosate, e cioè studiati per essere assunti in piccole quantità misurabili per garantire ai consumatori sicurezza e correttezza d’uso. Sono disponibili in varie forme: capsule, compresse, preparati in polvere, gocce, sciroppi. Possono essere utilizzati solo per via orale. Gli integratori alimentari non sono medicine, ma integrano quelli che possono essere gli elementi di cui abbiamo bisogno per carenza sia della dieta che fisiologica. Non sono prodotti dietetici. Non servono a curare delle malattie o a dimagrire. Servono a favorire il benessere dell’organismo. Gli integratori alimentari in considerazione del fatto che apportano delle sostanze in aggiunta alla normale dieta si ritiene che sia necessario utilizzarli solo nei casi di reale necessità, perché adottando una dieta variata ed equilibrata si assumono tutti i principi nutritivi di cui l’organismo necessita. IN FORMA Con il riprendere delle lezioni, si ripresenta il “problema pidocchi” che sembrano essere i più assidui frequentatori della scuola, trovandosi a proprio agio tra i banchi. Cos’ è la pediculosi? Il pidocchio, da cui nasce la pediculosi del capo, vive sul cuoio capelluto, nutrendosi del sangue del suo ospite. Non trasmette malattie e spesso non presenta sintomi, se non una sensazione di prurito. Possono svilupparsi infezioni a causa delle escoriazioni che nascono dall’atto del grattarsi. Quanto vive questo fastidioso insetto? Il ciclo vitale di un pidocchio non supera i 30 giorni. Le femmine, sono in grado di deporre da 4 a 10 uova (lendini) al giorno che sono visibili a occhio nudo e si schiudono in 7-10 giorni. Spesso si associa alla parola pidocchio una sensazione di sporcizia e trasandatezza, come si trasmette? Il contagio non è influenzato dall’igiene personale, avviene da un individuo all’altro tramite contatto diretto. L’epidemia si propaga prevalentemente in luoghi affollati (scuole, oratori, colonie…) e la sopravvivenza di questo insetto in un ambiente che non sia il cuoio capelluto è molto limitata nel tempo. Come si può evitare il contagio e cosa può fare un genitore? Non si può prevenire la pediculosi del capo con trattamenti e prodotti, infatti, il fenomeno si ripresenta ciclicamente, è possibile però controllarlo e rilevarlo in tempo grazie a un controllo settimanale dei capelli, considerandoli come le altre parti del corpo di cui ci si prende cura quotidianamente (ad es. le mani, i denti….). Possiamo suggerire a un genitore di controllare i capelli ed il cuoio capelluto usando un pettine a denti stretti, con cui fare scorrere lentamente ogni ciocca di capelli, partendo dalla nuca e nella zona dietro le orecchie. Molto utile può essere anche l’uso di una lente di ingrandimento, per un controllo ancora più accurato. E’ importante non confondere le lendini con innocui residui di forfora che si staccano facilmente. Come si cura la pediculosi? Il trattamento più risolutivo prevede l’uso di prodotti appositi, prescritti dal Medico o consigliati dal Farmacista, che comprendono permetrina e piretrine naturali, queste ultime in forma di mousse (creme), efficaci non solo sui pidocchi, ma anche sulle uova. In seconda battuta possono essere utilizzati anche preparati a base di malathion (se ne sconsiglia l’uso con bambini di età inferiore ai sei anni). Da evitare le formulazioni di shampoo, in quanto meno efficaci. Resta sempre di particolare importanza la rimozione manuale della uova dal capello con l’aiuto del pettinino. Il trattamento va ripetuto dopo una settimana per eliminare i pidocchi nati da eventuali uova sopravvissute. E’ opportuno sottolineare che il trattamento non previene l’infestazione, quindi non va eseguito a scopo preventivo. Altri suggerimenti… Lavare in lavatrice a 60° C o a secco federe, lenzuola, asciugamani e indumenti a contatto con il capo e con il collo e passare con l’aspirapolvere divani, materassini e tappeti. E i rimedi naturali dei nostri nonni… Tutte le metodologie casalinghe per risolvere il problema come l’uso di alcool, olio di oliva, maionese, burro sciolto e derivati dal petrolio e cherosene, così come la drastica rasatura dei capelli, non risultano efficaci al 100%, quindi sono da evitare, mentre, l’utilizzo dell’aceto unito ad acqua tiepida ed ad un prodotto medicale può facilitare l’eliminazione di pidocchi e uova. Pagina 4 IN FORMA Numero 4/2009 LA PREVENZIONE DEL TUMORE DEL COLON-RETTO a cura di Maurizio Robberto Collaboratore Direzione Medica Presidi Ospedalieri Riuniti ASL NO, intervista al dott. Pietro Occhipinti (nella foto), Direttore della Struttura Complessa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ASL NO. Oggi si parla molto di prevenzione, ma nel suo settore specifico cosa significa fare prevenzione e come si attua? In generale la prevenzione è l’insieme di quelle azioni che hanno l’obiettivo di impedire l’insorgenza di una malattia o quanto meno la sua progressione in stadi che la renderebbero poi difficilmente curabile. Si può attuare con una prevenzione primaria che cerca di eliminare o correggere i fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza di una malattia. Per esempio per il tumore del colon-retto è consigliabile seguire una dieta povera di grassi animali e di carni rosse ma ricca di fibre ed è inoltre consigliabile non fumare, non abusare negli alcolici e seguire una regolare attività fisica. Più realisticamente si cerca di attuare una prevenzione secondaria che mira a ottenere una diagnosi più precoce possibile della malattia; ciò può essere ottenuto attraverso un programma di screening. Per quanto riguarda il tumore del colon-retto la nostra Struttura segue il programma di screening Regionale chiamato “Prevenzione Serena” Con quale razionale viene effettuato uno screening e quali benefici sono attesi? Screening è un termine che tradotto letteralmente significa “setacciare”. In ambito medico si intende un programma di sanità pubblica che va a “setacciare” (con esami di laboratorio e strumentali) tra una popolazione sana quelle persone che per alcune caratteristiche sono maggiormente a rischio di sviluppare una malattia al fine di identificarla in fase pre-clinica. Uno screening è razionale se viene attuato per una malattia che sia frequente nella popolazione, che sia causa di tie oncologiche (la seconda nelle donne dopo il tumore della mammella, la terza nell’uomo dopo la neoplasia al polmone e alla prostata). La sua incidenza (nuovi casi/anno) è di circa 40-65 casi ogni 100.000 abitanti. Ancora oggi in Italia è causa di circa 20000 morti/anno. Esistono lesioni pre-cancerose del tumore del colon-retto? Sì, i polipi del colon che sono formazioni che si formano per una anomala crescita delle cellule dalla mucosa del colon, che crescono all’interno del lume e che possono nel tempo trasformarsi in una elevata mortalità e se vi sono test tumori maligni. La progressione da mudi screening sufficientemente accettabili cosa normale a tumore maligno passandalla popolazione cioè poco invasivi, a do dal polipo prevede fortunatamente basso rischio, ben organizzati, efficaci, un intervallo di tempo lungo, in genere possibilmente poco costosi. 10-15 anni, lasciando quindi spazio alla I benefici attesi sono la riduzione del- prevenzione la mortalità per quella malattia e, da un Quali test sono utilizzabili per lo punto di vista sociale, la riduzione dei screening del tumore del coloncosti dovuta alla gestione della malattia retto? oggetto di screening Sono disponibili diverse opzioni per lo Perché lo screening del tumore del screening del tumore del colon-retto; colon-retto e quando un paziente ancora oggi nella comunità scientifica si deve sottoporre ad esso? non vi è un consenso assoluto su quale Perché: sia il test più consigliabile. il tumore del colon-retto è una I test utilizzabili sono essenzialmente la malattia frequente che ancora ricerca del sangue occulto nelle feci, oggi ha un’elevata mortalità; la retto-sigmoido-scopia (che valuta esiste una lesione preclinica/ l’ultima parte del colon) e la colonscoprecancerosa (il polipo) che pia (che valuta tutto il colon). può essere rimossa endoscoNel territorio dell’ASL NO viene ofpicamente; ferta gratuitamente l’esecuzione di se precocemente diagnosticauna retto-sigmoido-scopia per uomini to permette un’elevata percene donne di 58 anni di età e del sangue tuale di sopravvivenza; occulto a cadenza biennale per la popo esistono test di screening che lazione compresa tra 59 e 69 anni o per sono sufficientemente accurati, chi rifiuta la retto-sigmoido-scopia. accettabili, sicuri La colonscopia è prevista come esame Il tumore del colon è raro prima dei 40 di II° livello in chi presenta polipi alla anni, mentre dopo i 55 anni la sua inciretto-sigmoido-scopia o in chi ha una denza aumenta esponenzialmente. positività per il sangue occulto feci. Sono pertanto i soggetti di età maggio- Per la “Prevenzione Serena” è possibile re a 50 anni ad essere considerarti a “ chiedere ulteriori informazioni al prorischio medio” e che quindi dovrebbe- prio Medico curante o all’UVOS (Unità ro sottoporsi a screening. di valutazione e organizzazione screening) dell’ASL NO. Quale è la frequenza del tumore Nella società attuale la tecnolodel colon retto? gia è fondamentale anche nella Il tumore del colon-retto rappresenta medicina, cosa è la “colonscopia la seconda causa di morte per malatvirtuale”? IN FORMA Numero 4/2009 Il tabagismo è più che mai irretito da problematiche motivazionali, culturali, umane e da false credenze. L’informazione dei pazienti e la formazione degli operatori sanitari che dovrebbero agire si scontra spesso con la discontinuità, la diffusione parziale e la reale possibilità di un’offerta concreta. Molti operatori dovrebbero aggiungere ai loro impegni anche quello dell’approccio al paziente tabagista con tutte le implicazioni che questo comporta. Ne risulta una mancanza di omogeneità di trattamenti, più legati all’empirismo prescrittivo o autoterapeutico, con conseguente mancanza di efficacia e di controllo dei risultati. Da tutto ciò si comprende il ruolo centrale, ad esempio, dei Servizi Territoriali, Ospedalieri o della LILT (Lega Italiana Lotta ai Tumori) per la cessazione del fumo di tabacco, all’interno di strutture denominate Centri Anti-Fumo (C.A.F.) o Centri di Trattamento del Tabagismo (C.T.T.). Presso tali strutture dedicate opera personale adeguatamente formato che offre tutta la gamma di interventi preventivi, diagnostici e terapeutici previsti dalle linee-guida nazionali in termini di contrasto al tabagismo. L’Ambulatorio di disassuefazione tabagica dell’ASL “NO”, dal Dicembre 2008 divenuto C.A.F./C.T.T., afferisce al Dipartimento Patologia delle Dipendenze (D.P.D.) ed è presente sul Territorio dal 2002. Sono presenti un Medico, una Psicologa-Psicoterapeuta ed un Infermiere Professionale dedicati. Ha all’attivo, a tutt’oggi, il trattamento di circa 425 tabagisti di cui il 55% (follow up residenziale o telefonico ad un anno dalla fine del trattamento proposto) hanno raggiunto l’astinenza e il 10% ha ridotto il consumo a meno di 5 sigarette al giorno. Il personale del Centro e del Dipartimento ha progettato negli anni scorsi e realizza attività di prevenzione primaria e secondaria rivolta a studenti, docenti e genitori delle scuole medie inferiori, ai dipendenti pubblici nonché alle donne in gravidanza, con particolare attenzione sugli effetti del fumo passivo. Le caratteristiche del CTT rispettano pienamente le linee guida proposte in atto dal Piano Regionale Anti-Tabacco della Regione Piemonte: ingresso differenziato per gli utenti, personale dedicato e adeguatamente formato, grande flessibilità degli orari di apertura, strumenti specifici di valutazione del paziente (spirometro, elettrocar- Pagina 9 diografo e misuratore del monossido di carbonio nell’aria espirata), cartella clinica con un’ampia sezione “tabaccologica”, locali e strumenti dedicati per visita, accesso in rete per aggiornamenti scientifici su siti internet dedicati. Non è richiesto il pagamento ticket né è necessaria l’impegnativa del Medico Curante, per agevolare i pazienti. Il CTT è aperto alla collaborazione con altri operatori sanitari per una gestione condivisa del paziente (soprattutto se appartenente a categorie particolari). Le terapie erogate sono di tipo farmacologico e psicologico e tengono conto delle più aggiornate indicazioni suggerite dalle linee-guida oggi in essere e dei risultati degli studi che periodicamente si realizzano nel panorama scientifico internazionale riguardo al tabagismo. Per una prima visita occorre semplicemente telefonare allo 0321 374373 e lasciare in segreteria telefonica (attiva tutti i giorni 24 ore su 24) un messaggio con i propri dati ed il numero telefonico, necessari per concordare l’appuntamento. Il CTT è aperto dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00 ed il venerdì dalle 10.00 alle 13.00. Si trova presso il Dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’ASL NO in viale Roma 7/A a Novara. Pagina 8 IN FORMA Numero 4/2009 Smettere di fumare è vincere in salute!!! a cura del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze La dipendenza da fumo di tabacco è estremamente diffusa in tutto il territorio nazionale nonostante l’impegno negli ultimi due decenni da parte delle organizzazioni sanitarie nella politica informativa sulle conseguenze del fumo e sugli interventi possibili per combatterlo. Circa 12 milioni di italiani sono tabagisti e molti di essi continuano ad esserlo poiché, quando vedono fallire i tentativi di smettere da soli, non trovano spesso riscontri diagnostico-terapeutici validi ed unitari soprattutto nell’ambito degli operatori sanitari di primo contatto e di più largo utilizzo, ovvero i medici di medicina generale. L’individuazione e la cura del tabagismo si muovono infatti con molta difficoltà, sia a causa della mancanza di una strategia di clinical governance (elemento che appare ormai indispensabile per una corretta e trasparente coordinazione tra i vari servizi territoriali ed ospedalieri pertinenti, al fine di ottenere i massimi livelli di efficacia di trattamento), che per l’eccessiva lentezza del cambiamento culturale nei confronti di un fenomeno straordinariamente radicato nel nostro Paese ed in numerosi altri. Le evidenze sui danni del fumo di tabacco sono cresciute dagli anni ’60 ad oggi grazie allo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre più precise e tempestive ed alla messa a punto di nuove metodiche di rilevazione epidemiologica e statistica, con una conseguente maggiore attendibilità dei risultati. L’andamento attuale del fenomeno, a livello internazionale, conferma che nelle forme di dipendenza non sempre (anzi quasi mai) l’informazione in sé corrisponde ad una modificazione significativa del comportamento del paziente. Esporre periodicamente una serie di dati circa la stretta correlazione tra mortalità, cronicità di malattie (in particolare oncologiche, respiratorie e cardiovascolari), qualità di vita e fumo può sicuramente servire a tenere alta la guardia sull’argomento ma non può bastare a far sì che la maggioranza dei fumatori passi ad una fase dinamica di reale motivazione al cambiamento. La tendenza è, ancora oggi, quella di considerare il tabagismo come un “brutto vizio” o un’”abitudine”, legata all’appartenenza ad ambienti culturalmente e socio-economicamente connotati, il cui affrancamento è legato più alla buona volontà del singolo che non ad un vero approccio diagnostico-terapeutico di tipo medico e psicologico. Nella classe medica italiana, ove peraltro il tasso d’incidenza di fumatori è tristemente vicino a quello della popolazione generale, si tende ad essere indulgenti verso la sigaretta, considerando l’intervento non richiesto nei confronti di un tabagista una sorta di violazione della sua privacy e del suo modo di gratificarsi. Facendo simili considerazioni, è difficile radicare la cultura dei vari modelli di trattamento esistenti (counselling breve, approcci integrati, terapie farmacologiche, psicologiche o strumentali) nei confronti di una fascia di popolazione che, a tutti gli effetti, non si ritiene “malata”. Peccato che questa visione non tenga conto invece dell’impatto positivo che trattamenti il più possibile diffusi e mirati avrebbero sia sulla qualità e quantità di vita delle persone che sui costi socio-sanitari a causa delle molteplici conseguenze degli stati morbosi fumo-correlati. L’operatore sanitario, anche quello volenteroso, spesso deve effettuare da sé una formazione adeguata e sufficiente sul tema e deve impiegare tempo e risorse per sopperire a mancanze croniche di tipo formativo a livello universitario e specialistico nonché di tipo progettuale in termini di tempi e luoghi (previsti nella sua professione) per approcciare i pazienti tabagisti (anche e soprattutto quelli in fase di precontemplazione, cioè che non avvertono la dipendenza da tabacco come un problema). Inoltre, il percorso terapeutico delle dipendenze è spesso costellato da ricadute che il paziente ed il medico (non adeguatamente formati e preparati all’eventualità di tale fenomeno) vivono, ciascuno nel suo ambito, come un fallimento che scoraggia (o addirittura annulla) la possibilità di altri tentativi di disassuefazione a breve-medio termine. Altro presunto problema sollevato, spesso, dai pazienti è il costo dei farmaci utilizzabili per la terapia che, nella grande maggioranza, sono a carico della persona. Ma qual è la spesa mensile che il paziente affronta volentieri e, spesso, impiegando porzioni sempre crescenti del proprio stipendio per acquistare i pacchetti di sigarette? Numero 4/2009 La colonscopia virtuale è una tecnica radiologica che permette di visualizzare l’intero colon tramite l’esecuzione di una TAC dell’addome dopo insufflazione di aria nell’intestino. Le immagini ottenute vengono successivamente elaborate da un programma dedicato che consente la ricostruzione virtuale dell’immagine di tutto il colon e delle eventuali lesioni presenti. Il termine virtuale viene erroneamente considerato dal paziente come sinonimo di assoluta assenza di invasività; in realtà tale metodica richiede una preparazione simile a quella della colonscopia, richiede insufflazione di aria nel colon attraverso una sonda e inoltre nel caso di riscontro di sospette lesioni richiede l’esecuzione di una colonscopia per confermarle, biopsiarle o asportarle. Attualmente tale metodica, non è stata ancora validata per lo screening del tumore del colon-retto, ma è utilizzata nella diagnostica quando non è stato possibile eseguire una colonscopia completa Cosa è invece la “ videocapsula”? E’ una metodica diagnostica mini invasiva che impiega una capsula di piccole dimensioni, contenente una videocamera miniaturizzata, che viene deglutita dal paziente e che percorre l’intestino trasmettendo immagini di alta qualità che vengono rilevate da un sistema di registrazione. Anche presso la nostra Struttura l’indicazione principale alla videocapsula è rappresentata dallo studio del “piccolo intestino” per valutare un sanguinamento intestinale “oscuro”, cioè quello la cui origine non viene identificata con i comuni esami endoscopici (EGDscopia, Colonscopia). La videocapsula viene inoltre impiegata in casi selezionati per la diagnosi e lo studio di molte malattie del piccolo intestino quali la malattia di Crohn, le sindromi da malassorbimento, la malattia celiaca, le poliposi intestinali, IN FORMA Pagina 5 “ Sarei arrivato prima se non fosse stato per la prevenzione !!! ” le sospette neoplasie. Recentemente è stata proposta una “nuova” videocapsula per lo studio del “colon”. La videocapsula del colon però per alcuni problemi tecnologici, di preparazione intestinale e di costi, non rappresenta attualmente un’alternativa alla colonscopia né nella comune diagnostica né nello screening. Cosa si intende quando si parla di “colonscopia di qualità” ? La colonscopia come noto è un esame invasivo, non infallibile, operatore dipendente e che può raramente determinare complicanze. “Colonscopia di qualità” significa considerare tali problematiche, operare per superarle rispettando alcuni indicatori e relativi standard (per esempio la percentuale di esecuzione di un esame completo, la percentuale dei polipi riscontrati per ogni operatore, la percentuale di complicanze), garantendo un’adeguata sedazione, operando con strumenti tecnologicamente all’avanguardia, consigliando la migliore preparazione, documentando la corretta esecuzione della disinfezione e l’uso di accessori monouso, ma anche cercando di avere una sufficiente comunicazione con il paziente La struttura da Lei diretta è stata certificata per la qualità, cosa significa per il paziente? Nel 2008 la Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva ASL NO è stata certificata ISO 9001-2000 e nel 2009 ha già superato la successiva verifica ispettiva che ha confermato tale Certificazione. La Certificazione dà la garanzia al paziente non solo che tutte le procedure effettuate nella nostra Struttura abbiano le caratteristiche uguali a quelle prima descritte per la colonscopia, ma che il rispetto di quanto dichiarato sia documentabile. Un aspetto peculiare della Certificazione è che eventuali aspetti critici verificatisi e registrati durante l’attività siano periodicamente analizzati dagli operatori della Struttura al fine di porre dei correttivi finalizzati a “migliorare continuamente” la qualità dell’assistenza per i pazienti. Pagina 6 IN FORMA Numero 4/2009 IL TERRITORIO DELL’ULCERA VASCOLARE: percorsi di cura a cura di Raffaella D’Andretta, Collaboratrice per i Distretti: intervista al dott. Aldo Crespi, Medico Responsabile dell’Ambulatorio di Angiologia e Lesioni Cutanee Croniche dell’ASL di Novara, con sede presso i Poliambulatori del Distretto di Trecate, in Via Rugiada, 20. Dottor Crespi, che progetto è stato avviato per migliorare il percorso di cura delle ulcere vascolari? Le lesioni cutanee croniche non vanno considerate come entità autonoma ma espressione di patologie più complesse: arteriosa, venosa, metabolica, con un’incidenza che va dallo 0.3 all’1% con punte del 3% nella popolazione oltre i 65 anni. L’impatto sociale ed economico si presenta particolarmente elevato, perché il 50% delle ulcere risultano aperte ad 1 anno e l’8% a 5 anni. Nel determinismo dei costi incidono quelli del personale sanitario impegnato in attività ambulatoriali (291.000 visite annue) ed assistenziali; quelli per la diagnostica e quelli per i materiali (antisettici, medicazioni tradizionale,attive e bendaggi) da medicazione: 125.000.000 €. Si è imposta una razionalizzazione dei costi, non facile per una serie di problematiche: 1) le lesioni croniche cutanee vengono trattate da figure professionali diverse, ambulatori diversi, non dedicati; 2) mancanza di comunicazione ed integrazione tra strutture esistenti sul territorio; 3) mancata conoscenza di protocolli valicati; 4) mancata applicazione di linee guida. Tutto ciò provocava disorientamento dei pazienti, ripetitività dei trattamenti, inefficacia terapeutica, allungamento delle liste di attesa e aumento dei costi. Come avete risolto queste problematiche? E’ stato necessario creare dei “percorsi diagnostico-terapeutici integrati ospedale – territorio” per la gestione dei pazienti affetti da ulcere cutanee, in cui siano impegnati medico di medicina generale,specialisti ambulatoriali e strutture ospedaliere. Il Medico di Medicina Generale (medico curante) è il primo sanitario a cui deve rivolgersi il paziente, ne conosce l’anamnesi patologica remota e può meglio valutare quella prossima. Per prima cosa, il medico curante deve fare una valutazione, sia temporale che di sede, della lesione. Di fronte ad una lesione datante da più di 6 settimane o in caso di insuccesso terapeutico, il paziente va indirizzato all’Ambulatorio di Distretto. Quindi, l’Ambulatorio di Distretto ricoprirà una valenza specifica? L’ambulatorio distrettuale deve essere la struttura di riferimento per il medico curante, punto di consulenza per altri specialisti territoriali, elemento di connessione con strutture ospedaliere complesse. Deve essere il punto di riferimento per l’utente/paziente, costituito da personale esperto, organizzato in team e dotato di adeguata strumentazione diagnostica. Quando è necessaria l’ospedalizzazione? Il passaggio alla struttura ospedaliera complessa avverrà in particolari casi: 1)gravi ulcere vascolari e metaboliche; 2)ulcere complesse; 3)debridment spinti; 4)Biopsie ed innesti cutanei; 5)esami contrastografici; 6)interventi chirurgici. Com’è organizzato il percorso di cura? Attualmente, in ambito territoriale e attraverso una rete di ambulatori specialistici distrettuali, si realizzano gli interventi assistenziali, ai quali si accede con l’indicazione del medico curante. Viene così attivata la consulenza di competenza specialistica, utile al percorso diagnostico – terapeutico di primo livello presso l’ambulatorio distrettuale o al domicilio del paziente (Assistenza Domiciliare) o in Casa di Riposo (RSA). Al paziente viene garantita l’opportunità di avere a disposizione una serie di consulenze specialistiche che conducono alla diagnosi ed alla successiva cura. L’intervento ambulatoriale è caratterizzato dalla consulenza che non si esaurisce in sé ma, al contrario, per la quota di popolazione affetta da patologie croniche che necessitano di un adeguato monitoraggio, predispone il proseguimento del percorso assistenziale terapeutico di secondo livello in ospedale, nelle strutture U.O. specialistiche di riferimento per la patologia da trattare. Numero 4/2009 IN FORMA Pagina 7 “Scommettiamo che smetti?” … e anche l’ASL si mette in GIOCO… a cura di: dott. Giovanni Leonardi (Dirigente Medico) e dott.ssa Caterina Raimondi (Psicologa-psicoterapeuta) del Dipartimento Patologie delle Dipendenze dell’ASL NO E’ questa la sfida che il Dipartimento Patologia delle Dipendenze ha accettato di condividere con i pazienti che a partire dalla fine del 2007 si rivolgono all’ambulatorio GAP (Gioco Azzardo Patologico) della sede di Trecate. L’ambulatorio è in grado di offrire prestazioni polispecialistiche: vi è un medico psichiatra (dott. Leonardi), una psicologa (dott.ssa Raimondi) e un’assistente sociale (Fasolo). Dall’attivazione del Servizio, più di una trentina di pazienti sono stati accolti e sono in fase di trattamento. Per i cosiddetti “malati di gioco” si offre un trattamento ambulatoriale che permette loro di non allontanarsi dall’ambiente sociale, lavorativo e soprattutto familiare. Il primo contatto è solitamente telefonico; il paziente o un familiare richiedono aiuto chiamando i numeri 0321/786617-8. In questa prima fase viene fatta un’analisi della domanda e concordato un appuntamento per l’accoglienza, condotta solitamente dall’assistente sociale. Successivamente vengono effettuati una serie di colloqui psico-diagnostici e medici per valutare la gravità del problema. Ogni “malato di gioco” ha una storia diversa ma accomunata dal disagio per la spesso grave situazione debitoria. Il tracollo finanziario è, il più delle volte, il fattore motivante alla terapia. Dopo una prima fase di inquadramento è l’équipe che stabilisce il programma terapeutico più adeguato. Solitamente prevede: colloqui psicoterapeutici, incontri di sostegno con i familiari, eventuale terapia farmacologica e momenti di verifica periodici. Difficile stabilire a priori al durata del percorso, in genere mai inferiore ai sei mesi. Viene dato spazio anche alla rielaborazione della ricaduta, intesa come presa di coscienza della propria fragilità. Importante risulta il sostegno offerto alle famiglie, pesantemente provate dal disagio economico. In alcuni casi si è fatto ricorso alle associazioni di tutela contro l’usura come ausilio per sanare il debito. Il numero massiccio degli interventi effettuati fornisce un’idea della gravità e della diffusione del fenomeno. Per far conoscere maggiormente i servizi offerti nel nostro ambulatorio si è deciso di aderire ad un progetto regionale denominato “ GAP TOUR”. In autunno gli operatori dell’ambulatorio GAP stazioneranno con un camper in una delle piazze principali della città di Novara, offrendo consulenza e promuovendo le iniziative legate alla cura del gioco d’azzardo. E’ importante, dunque, considerare il gioco d’azzardo come una vera e propria dipendenza, smentendo il luogo comune del “vizio”. Da tale dipendenza è possibile uscirne solo attraverso un trattamento multispecialistico, adeguato, specifico ed efficace. Ambulatorio G.A.P. c/o Ser.T. sede di Trecate Via Rugiada 20 Tel. 0321 786617/8 (Telefonare per appuntamento)