Regione Piemonte
ASL NO (Novara)
Periodico di informazione e formazione sanitaria dell’ASL NO
Agosto - Settembre 2009
In
forma
LASCIAMO CHE SIA IL SORRISO
DEI NOSTRI OSPITI A PARLARVI DI NOI
RESIDENZA PER ANZIANI
PALLADIO A DORMELLETTO
ccc
Il calore di un’atmosfera familiare e la certezza di assistenza
medica e riabilitativa adeguata, anche per anziani non autosufficienti. È questo che garantiamo ai tuoi cari: competenza,
attenzione e ascolto costanti.
la residenza è composta quasi esclusivamente da camere
singole, dotate di bagno, balconcino, letto a tre articolazioni
e telefono passante.
Vieni a trovarci in via pascoli, 19 a dormelletto (NO), è il modo
migliore per comprendere come si vive da noi.
tel. 0322.498820 - [email protected]
Pagina 12
IN FORMA
Proroga Esenzione
dal pagamento del
ticket sui farmaci
La Regione Piemonte ha prorogato, per tutto il 2009,
l’esenzione dal pagamento del ticket sui farmaci.
Gli attestati di esenzione, già rilasciati dall’ASL di Novara,
sono quindi validi sino al 31 dicembre 2009, senza necessità di rinnovo.
Tutti i cittadini piemontesi appartenenti a nuclei familiari
il cui reddito complessivo sia inferiore ai 36.151,68 €,
indipendentemente dall’età, non pagano più il ticket sui
farmaci.
Ai fini dell’esenzione per motivi di reddito, per nucleo familiare si intende quello rilevante ai fini fiscali, costituito
dall’interessato, dal coniuge non legalmente separato e
dagli altri familiari a carico, cioè quelli non fiscalmente indipendenti, in quanto titolari di un reddito annuo inferiore
a 2.840,51 €.
Coloro che rientrano nella nuova fascia di esenzione e che
vogliano usufruire di questo diritto dovranno dotarsi di
attestato di esenzione, rilasciato dall’ASL di residenza sulla
base di un’ autocertificazione.
I disoccupati in attesa di prima occupazione compresi negli elenchi anagrafici dei Centri per l’impiego, gli iscritti
alle liste di mobilità e i lavoratori in cassa integrazione
straordinaria, devono provvedere a munirsi di un nuovo
certificato.
Solo chi non è in possesso o ha smarrito l’attestato ( e
quindi necessita del rilascio di un duplicato) può rivolgersi
alle sedi di:
 Sede Distrettuale di Arona, viale Baracca, 3 - per il
Distretto di Arona;
 Sede Distrettuale di Oleggio, via Gramsci - per il
Distretto di Arona;
 Sede Distrettuale di Borgomanero, viale Zoppis, 10 per il Distretto di Borgomanero;
 Sede Distrettuale di Galliate, via Varzi, 21 - per il
Distretto di Galliate;
 Sede Distrettuale di Trecate, via Rugiada - per il
Distretto di Galliate;
 Sede Distrettuale di Novara, via Dei Mille, 2 - per il
Distretto di Novara.
Numero 4/2009
DICONO DI NOI,
IN PILLOLE
Un ringraziamento alle Cure Palliative
Sizzano – M.C. ringrazia il personale delle Cure Palliative
dell’Ospedale di Borgomanero: “…ringrazio di cuore perché
quelle poche ore passate con tutti Voi, io e mio marito, ci sentivamo diversi. Un abbraccio forte, non Vi dimenticherò mai.”
06/06/09
Borgomanero – E.M. ringrazia il personale delle Cure Palliative dell’Ospedale di Borgomanero: “non ho nessun suggerimento da darVi, ho solo da congratularmi con voi, siete stati dei
Medici e Infermieri meravigliosi. Non finirò mai di ringraziarVi
per quello che avete fatto. Un grazie particolare alla dott.ssa Lucia Colombo, con Lei ho imparato molte cose che non avrei mai
fatto senza il suo aiuto e i suoi suggerimenti. Grazie”. 21/07/09
Un grazie alla Traumatologia
Dormelletto – R.C., tramite diverse testate giornalistiche
ringrazia il personale di Ortopedia Traumatologia dell’Ospedale di Borgomanero: “…In questi tempi dove si parla spesso
(forse anche troppo) di malasanità e di fannulloni, ho potuto
toccare con mano la professionalità e l’umanità degli operatori
sanitari.
Sabato 9 maggio, dopo una caduta accidentale, mi sono recata
al Pronto Soccorso di Borgomanero dove mi è stata diagnosticata
una frattura alla spalla. Sabato sera! Nonostante il via vai di persone presenti e le emergenze che si sono presentate alla Struttura, il personale è riuscito a fare fronte alle criticità, trovando
anche il tempo di rassicurare con una parola gentile le persone
in attesa in astanteria.
Certo, il tempo sembrava interminabile e le ore lentissime, ma
quando il Traumatologo reperibile (dott. Reggiori) – dopo aver
terminato un intervento chirurgico – è venuto a visitarmi, è
stato non solo competente ma anche cortese e disponibile e
quando ha stretto la mano al mio familiare per tranquillizzarlo, il
gesto che forse sembrerà banale a molti, è stato profondamente
apprezzato.
Dopo alcuni giorni sono stata ricoverata nel Reparto di Ortopedia Traumatologia, per essere sottoposta all’intervento. Anche qui
ho potuto constatare, oltre alla professionalità dei medici e degli
infermieri, grande cuore e attenzione verso il malato.
Vorrei esprimere, quindi, i ringraziamenti al dott. Brugo, al dott.
Cariato, al dott. Reggiori e al dott. Primatista che mi hanno visitata, operata e anche confortata per le mie paure.
Un grazie agli infermieri e a tutto il personale: a Massimiliano,
Giuseppe, Rosaria, Chiara, Stella, Vito, Marzia e Milena, sempre
pronti ad intervenire con un sorriso ad ogni suono di campanello.
Non vorrei avere dimenticato qualcuno, ma vorrei sottolineare
come nei momenti di fragilità, anche i piccoli gesti e non solo la
competenza, siano indice di buona sanità”. 05/06/09
IN FORMA
Sommario
Periodico di informazione
e formazione sanitaria
dell’ASL NO (Novara)
Nuovo Gruppo Appartamento del Dipartimento di Salute Mentale
dell’ASL NO
Direttore Editoriale
Mario Minola
Sergio Bertone
Arabella Fontana
Per saperne di più…
Direttore Responsabile
Elena Vallana
La prevenzione del tumore del colon-retto
Comitato Redazione
Anna Rita Audone
Andrea Bassetti
Davide Bordonaro
Raffaella D’Andretta
Edoarda Dell’Acqua
Lorenza Fontana
Mirella Frattini
Carmen Gatti
Alessandra Mondini
Alberta Paggi
Paola Pontiroli
Claudio Teruggi
Maurizio Robberto
Il territorio dell’ulcera vascolare: percorsi di cura
pag. 6
Scommettiamo che smetti? … e anche l’ASL si mette in gioco
pag. 7
Smettere di fumare è vincere in salute!!! pag. 8 - 9
Integratori alimentari e alimenti funzionali pag. 10 - 11
Redazione
Ufficio Stampa ASL NO
Via Dei Mille, 2 - 28100 Novara
Tel. 0321 374521
Fax 0321 374546
e-mail: [email protected]
Grafica e Stampa
Tipografia la Nuova Operaia
Via Paolo Desana, 13
Casale Monferrato (AL)
Tel. 0142.452559
Pubblicità
EM STUDIO
Via Viberti, 1 - 10141 Torino
Tel. 011.19502529 - 011. 19502736
Fax 011.3853923
Registrazione Tribunale
di Novara:
Aut. n. 31/97 del 26/07/1997
Grazie all’ASL da una figlia
Sito Internet:
Gozzano – S.B.. tramite “La Stampa” ha espresso parole di
elogio per i Servizi dell’ASL “…per la sollecitudine con cui hanno
risposto alle richieste relative all’assistenza di mio padre, persona anziana e con seri problemi di salute. In particolare voglio
precisare che è stata soddisfatta in tempi rapidissimi la richiesta
di un letto di sollievo. E uguale soddisfazione ha avuto la richiesta di assistenza domiciliare integrata, che viene svolta in modo
encomiabile..”. 09/08/09
www.asl.novara.it
Messaggi pubblicitari a
pagamento:
Ad esclusione di ogni altro soggetto
e quindi dell’ASL NO e della EM
STUDIO il solo inserzionista è
responsabile dei messaggi.
pag. 2
pag. 2
Ricomincia la scuola… e il pidocchio ripete l’anno pag. 3
Dicono di noi…
L’esenzione dal pagamento del ticket sui farmaci
pag. 4 - 5
pag. 12
pag. 12
Si ringrazia Raffaella D’Andretta per la fotografia in copertina dell’Alto Vergante
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IN FORMA
Numero 4/2009
Nuovo Gruppo Appartamento
del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL NO
a cura di Elena Vallana
di una casa e che, al tempo stesso, non
E’ stato aperto nei mesi scorsi un nuo- necessitano di un ricovero né in ambiente
vo Gruppo Appartamento a Novara in ospedaliero né in strutture, come Comunità
corso Torino, nell’ambito del Diparti- Terapeutiche che prevedano per i pazienti
un’assistenza continuativa (24 ore su 24)
mento di Salute Mentale dell’ASL NO.
E’ il tredicesimo Gruppo Apparta- da parte di operatori psichiatrici.
mento che viene attivato in questi anni, Persone dunque sole, in una fase avanzata
a conferma della validità di tali struttu- del progetto terapeutico riabilitativo e con
re per persone che soffrono di disagio un discreto grado di autonomia, tanto che
molte di loro hanno già iniziato, ad esempio,
psichico.
Ma che cos’è un Gruppo Apparta- a svolgere una propria attività lavorativa.
I pazienti che vivono nei Gruppi Apparmento?
E’ una comune abitazione, in città, che tamento (34 all’interno dell’ASL NO)
ospita pazienti che o non hanno famiglia sono a conoscenza del fatto che infero che hanno rapporti difficili e conflittuali mieri, educatori, assistenti sociali contiall’interno del proprio gruppo nucleo fami- nueranno ad occuparsi di loro con visite
liare – dichiara Domenico Nano, Diret- domiciliari e che i medici e gli psicologi
tore del Dipartimento di Salute Mentale del Dipartimento di Salute Mentale condell’ASL NO. Persone che hanno bisogno tinueranno ad aiutarli con una terapia
integrata (farmacologia,psicoterapeutica
e sociale), ma sanno anche di trovarsi,
con l’inserimento nel Gruppo Appartamento, in una realtà diversa rispetto
all’ospedale e alla comunità terapeutica.
Una realtà “meno protetta” nella quale
occorre mettere in atto risorse indispensabili nella vita quotidiana: dal prendersi cura della propria casa al recarsi
al lavoro, dall’intrecciare nuove amicizie
all’aprirsi a nuove esperienze.
Una soluzione, quella del Gruppo Appartamento, di grande potenzialità terapeutiche
e, tra l’altro, a basso costo sanitario - prosegue Domenico Nano - per persone che,
un tempo, avrebbero trascorso la loro vita
in manicomio senza alcuna speranza di
guarigione e con costi sociali elevatissimi.
Per saperne di più...
L’ASL NO ha messo in atto, negli anni, numerose iniziative per migliorare la
relazione con l’assistito attraverso una comunicazione interattiva con l’obiettivo
di informare e far conoscere l’organizzazione della Struttura Sanitaria e consentire
ai citta­dini di assumere comportamenti, compiere scelte, modificare opinioni
errate sui problemi legati alla salute ed al benessere della persona.
Per consolidare il dialogo e garantire un canale di comunicazione e di informazione
con la popolazione, sono state pubblicate nei mesi scorsi le Informazioni utili
che riportano le risposte alle domande più frequenti presentate alla Struttura di
Comunicazione dell’ASL NO e le Guide ai Servizi Ospedalieri (di Arona e
Borgomanero) per fornire semplici su alcuni aspetti organizzativi degli Ospedali.
Gli opuscoli sono pubblicati sul sito internet aziendale: www.asl.novara.it, (in
versione scaricabile) nella Sezione dedicata alla Struttura Qualità e Comunicazione
e sono a disposizione presso le Strutture territoriali ed ospedaliere dell’ASL ed
all’Ufficio Relazioni Esterne ([email protected]).
Numero 4/2009
Integratori alimentari a base di probiotici: i probiotici sono microrganismi che
hanno effetti positivi sulla salute degli organismi che li ospitano. Aiutano il riequilibrio
della flora intestinale, normalizzano le funzioni intestinali, favoriscono l’assorbimento
delle sostanze nutritive, controllano l’assorbimento dei grassi e degli zuccheri. Sono fondamentali per il mantenimento dell’efficienza
del sistema immunitario. Sono presenti nello
yogurt e nei formaggi.
Integratori alimentari di fibra: le fibre
sono la parte degli alimenti vegetali che l’organismo non assimila. Non vengono degradate dagli enzimi del tratto gastrointestinale.
Esercitano importanti funzioni meccaniche e
metaboliche in grado di influenzare anche la
flora battericaa intestinale. Sono presenti nella frutta, nella verdura, nei cereali e nei semi.
Aiutano a migliorare la regolarità intestinale
e riducono l’utilizzo di grassi e calorie.
Per decenni le raccomandazioni nutrizionali
dei vari organismi nazionali sono state focalizzate più su “cosa non mangiare” fatto salvo
un adeguato apporto di nutrienti fondamentali come aminoacidi e acidi grassi essenziali,
vitamine, minerali e acqua.
Si raccomandava di limitare l’assunzione di
sostanze come acidi grassi saturi, colesterolo
e sodio.
Oggi gli scienziati riconoscono che l’altro
aspetto della nutrizione, cioè “cosa mangiare”, possa essere altrettanto importante, o
addirittura più importante.
Fino ad ora si è ritenuto che le persone che
osservano una dieta ricca di cibi naturali,
come frutta, verdura, noci, farine integrali e
pesce, tendenzialmente avessero un minor
rischio di malattie. L’incidenza di alcuni tumori e di malattie cardiovascolari è notevolmente inferiore rispetto a popolazioni in cui
il consumo di tali cibi è più basso.
Col tempo e con il progredire delle metodiche analitiche, si è definita meglio la composizione dei “cibi buoni” e si è capito che
molti cibi naturali sono utilizzabili sia per la
prevenzione sia come coadiuvanti terapeutici
per specifiche malattie.
Per tali alimenti è stato coniato il termine di
alimenti funzionali.
Infatti tali alimenti sono definiti funzionali
quando, al di là delle proprietà nutrizionali
IN FORMA
Pagina 11
•
proteggerci dalle patologie a carico
del sistema cardiocircolatorio.
Tra gli alimenti funzionali che possiamo trovare sulle nostre tavole senza l’aiuto dell’industria alimentare abbiamo:
di base, è scientificamente dimostrata la loro
capacità di influire positivamente su una o
più funzioni fisiologiche. Prerogativa fondamentale degli stessi alimenti è anche quella
di contribuire a preservare o migliorare lo
stato di salute e/o ridurre il rischio di insorgenza delle malattie correlate al regime alimentare.
Gli alimenti funzionali (functional food) rappresentano una variegata categoria di alimenti che, per definizione, devono rientrare
nelle comuni abitudini dietetiche. La capacità
di migliorare la salute e il benessere di chi
li assume, deve essere apprezzabile quando
vengono assunti nelle porzioni previste da un
normale regime alimentare.
Comprendono alimenti o parti di essi che
presentano delle caratteristiche di potenziale
effetto addizionale positivo sul mantenimento della salute e/o prevenzione della salute,
pur mantenendo l’aspetto, l’odore e il sapore
simili a quelli tradizionali.
Gli effetti positivi sono da ricondursi alla
presenza di componenti che interagiscono
con le funzioni fisiologiche dell’organismo
(isoflavoni, polifenoli, bioflavonoidi ecc..).
Gli effetti funzionali possono non riguardare
tutti gli individui ma anche solo gruppi di popolazione (donne in gravidanza, anziani ecc.).
Un alimento può divenire funzionale attraverso tecnologie e biotecnologie che consentano di aumentare la biodisponibilità o
concentrazione, rimuovere o modificare un
componente dalle caratteristiche funzionali.
Non rientrano nella categoria integratori e
alimenti dietetici, in quanto estranei alle normali abitudini alimentari della popolazione
sana.
Scopo, quindi, degli alimenti funzionali è quello di mantenere un buon stato di salute nei
soggetti sani.
Servono a:
•
rallentare l’invecchiamento cellulare
combattendo i radicali liberi;
•
rinforzare le difese immunitarie;
•
migliorare le funzioni intestinali;
Erba cipollina, cipolle, aglio grazie alla presenza di composti solforati in grado di rafforzare
il sistema immunitario e cardiovascolare, abbassare la pressione sanguigna e protezione
nei confronti di certi tipi di tumore.
Pomodoro grazie alla presenza di licopene in
grado di proteggerci da alcuni tumori dell’apparato digerente e dal tumore alla prostata.
Broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles che contengono glucosinati inibenti la crescita tumorale.
Legumi e soia, contengono isoflavoni che
proteggono dalle malattie cardiovascolari; carote, meloni, albicocche, vegetali a foglia verde che grazie ai carotenoidi in essi contenuti
proteggono dagli attacchi cardiaci, dai danni
dei raggi solari e da problemi respiratori.
La differenza tra integratori alimentari e alimenti funzionali consiste nel fatto che mentre gli integratori alimentari sono una fonte
concentrata di nutrienti o altre sostanze con
effetto nutrizionale o fisiologico, gli alimenti
funzionali, invece, mantengono il loro status di
alimento, infatti, sono prodotti alimentari tal
quali o che attraverso un particolare processo produttivo o per semplice aggiunta sono
arricchiti in sostanze specifiche contenute
in matrici alimentari quali vitamine, minerali,
omega 3, fitosteroli, fibre ecc..(es. patate al
selenio, fette biscottate vitaminizzate, yogurt
con aggiunta di fitostoroli ecc…)
Vista l’efficacia scientificamente dimostrata di
taluni principi attivi contenuti negli alimenti
funzionali nell’influire positivamente su una
o più funzioni dell’organismo, contribuendo
a preservare o a migliorare lo stato di salute
e di benessere e/o ridurre il rischio di insorgenza di malattie, vista la loro facile disponibilità sulle nostre tavole, sarebbe auspicabile
un incremento del loro consumo da parte
della popolazione.
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IN FORMA
Numero 4/2009
INTEGRATORI ALIMENTARI E
ALIMENTI FUNZIONALI
Numero 4/2009
A seconda dei componenti contenuti, gli integratori si dividono in:
Integratori alimentari o complementi
alimentari a base di ingredienti costituiti da piante officinali o derivati: si tratta
di integratori a base di principi vegetali, senza
alcuna finalità terapeutica, ma solo salutistica. A seconda della concentrazione, del dosaggio e delle indicazioni, le piante officinali
possono essere veri e propri farmaci, oppure
integratori alimentari che, quindi, hanno lo
scopo di coadiuvare o sostenere le funzioni
fisiologiche dell’organismo.
a cura di Elena Vallana, intervista al dott. Lorenzo
Brusa, Responsabile della Promozione ed Educazione alla Salute dell’ASL NO
Integratori di vitamine: le vitamine sono
dei composti che nella maggior parte dei casi
non sono sintetizzati dall’organismo e devono essere introdotti con l’alimentazione. Esse
sono fondamentali per la salute e il buon funzionamento dell’organismo. Si dividono in liposolubili ed idrosolubili. Le prime, cui fanno
parte le vitamine A, D, E e K si accumulano in
riserve nell’organismo. Le idrosolubili sono la
vit. C, il complesso B, la vit. PP, l’acido folico,
la vit. H, l’acido pantotenico. Devono essere
assunte ogni giorno con i cibi, perché non si
immagazzinano.
o oligoelementi (cromo, ferro, fluoro, iodio,
manganese, molibdeno, rame, selenio, zinco)
che devono essere assunti in dosi minime.
Integratori di minerali: i minerali sono
sostanze inorganiche e partecipano a diversi
processi fisiologici e biochimici. Tra le altre
funzioni, formano i denti e le ossa e regolano
i liquidi corporei. Sono assunti con l’alimentazione perché il nostro organismo non li
produce, e si perdono soprattutto con la sudorazione e le urine. Si dividono in minerali o
macrominerali (calcio, cloro, fosforo, magnesio, potassio, sodio, zolfo) e microelementi
Integratori alimentari di proteine: le
proteine sono costituenti basilari di tutte
le cellule e sono fondamentali nel metabolismo. Sono largamente presenti negli alimenti
come carne, uova, legumi, pesce. Il loro fabbisogno varia in rapporto all’età, al peso, alla
massa corporea.
Integratori alimentari di aminoacidi: gli
aminoacidi sono le strutture base delle proteine. Dei 20 aminoacidi di cui l’organismo ha
bisogno per la sintesi delle proteine 8 sono
detti essenziali, perché bisogna introdurli
con l’alimentazione perché l’organismo non
li sintetizza. Sono la fenilalanina, valina, treonina, triptofano, isoleucina, metionina, lisina,
leucina.
Integratori alimentari energetici: sono
a base di carboidrati che sono una fonte
primaria di energia. Sono presenti in molti
alimenti come la pasta e il riso.
Integratori alimentari di acidi grassi: gli
acidi grassi si dividono in acidi grassi saturi,
detti anche cattivi, e in acidi grassi insaturi,
detti anche buoni.questi ultimi sono fondamentali, in particolare, per la salute del sistema cardiovascolare. Si dividono in omega 3
ed omega 6.
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Ricomincia la scuola...
e il pidocchio ripete l’anno
a cura di Davide Bordonaro, CPSE Tecnico Prevenzione SIAN, intervista al dott. Emanuele Ignoti Dirigente Medico Servizio Igiene Alimenti e
Nutrizione ASL NO
Troppo spesso si trascura l’importanza di un
regime alimentare equilibrato, fondamentale
non solo per che deve dimagrire, ma per tutti quelli che vogliono restare in forma.
Da un corretto apporto di principi nutritivi
assunti a i pasti dipendono la nostra salute, il
benessere psicofisico e l’efficienza del corpo.
Gli integratori alimentari sono dei preparati che integrano la normale alimentazione. Sono infatti una fonte concentrata di
nutrienti. Possono contenere anche sostanze
vegetali, come le erbe, o sostanze non vegetali ma comunque naturali, come la propoli, la
pappa reale o il polline d’api.
Sono commercializzati in forme predosate,
e cioè studiati per essere assunti in piccole
quantità misurabili per garantire ai consumatori sicurezza e correttezza d’uso.
Sono disponibili in varie forme: capsule, compresse, preparati in polvere, gocce, sciroppi.
Possono essere utilizzati solo per via orale.
Gli integratori alimentari non sono medicine,
ma integrano quelli che possono essere gli
elementi di cui abbiamo bisogno per carenza
sia della dieta che fisiologica.
Non sono prodotti dietetici. Non servono a
curare delle malattie o a dimagrire.
Servono a favorire il benessere dell’organismo.
Gli integratori alimentari in considerazione
del fatto che apportano delle sostanze in
aggiunta alla normale dieta si ritiene che sia
necessario utilizzarli solo nei casi di reale necessità, perché adottando una dieta variata
ed equilibrata si assumono tutti i principi nutritivi di cui l’organismo necessita.
IN FORMA
Con il riprendere delle lezioni, si ripresenta il
“problema pidocchi” che sembrano essere i
più assidui frequentatori della scuola, trovandosi a proprio agio tra i banchi.
Cos’ è la pediculosi?
Il pidocchio, da cui nasce la pediculosi del capo,
vive sul cuoio capelluto, nutrendosi del sangue
del suo ospite. Non trasmette malattie e spesso non presenta sintomi, se non una sensazione di prurito. Possono svilupparsi infezioni a
causa delle escoriazioni che nascono dall’atto
del grattarsi.
Quanto vive questo fastidioso insetto?
Il ciclo vitale di un pidocchio non supera i 30
giorni. Le femmine, sono in grado di deporre
da 4 a 10 uova (lendini) al giorno che sono
visibili a occhio nudo e si schiudono in 7-10
giorni.
Spesso si associa alla parola pidocchio
una sensazione di sporcizia e trasandatezza, come si trasmette?
Il contagio non è influenzato dall’igiene personale, avviene da un individuo all’altro tramite
contatto diretto.
L’epidemia si propaga prevalentemente in luoghi affollati (scuole, oratori, colonie…) e la sopravvivenza di questo insetto in un ambiente
che non sia il cuoio capelluto è molto limitata
nel tempo.
Come si può evitare il contagio e cosa
può fare un genitore?
Non si può prevenire la pediculosi del capo
con trattamenti e prodotti, infatti, il fenomeno si ripresenta ciclicamente, è possibile però
controllarlo e rilevarlo in tempo grazie a un
controllo settimanale dei capelli, considerandoli come le altre parti del corpo di cui ci si
prende cura quotidianamente (ad es. le mani,
i denti….).
Possiamo suggerire a un genitore di controllare i capelli ed il cuoio capelluto usando un
pettine a denti stretti, con cui fare scorrere
lentamente ogni ciocca di capelli, partendo
dalla nuca e nella zona dietro le orecchie. Molto utile può essere anche l’uso di una lente
di ingrandimento, per un controllo ancora più
accurato.
E’ importante non confondere le lendini con
innocui residui di forfora che si staccano facilmente.
Come si cura la pediculosi?
Il trattamento più risolutivo prevede l’uso
di prodotti appositi, prescritti dal Medico o
consigliati dal Farmacista, che comprendono
permetrina e piretrine naturali, queste ultime in
forma di mousse (creme), efficaci non solo sui
pidocchi, ma anche sulle uova.
In seconda battuta possono essere utilizzati anche preparati a base di malathion (se ne
sconsiglia l’uso con bambini di età inferiore ai
sei anni).
Da evitare le formulazioni di shampoo, in quanto meno efficaci.
Resta sempre di particolare importanza la rimozione manuale della uova dal capello con
l’aiuto del pettinino.
Il trattamento va ripetuto dopo una settimana
per eliminare i pidocchi nati da eventuali uova
sopravvissute.
E’ opportuno sottolineare che il trattamento
non previene l’infestazione, quindi non va eseguito a scopo preventivo.
Altri suggerimenti…
Lavare in lavatrice a 60° C o a secco federe,
lenzuola, asciugamani e indumenti a contatto
con il capo e con il collo e passare con l’aspirapolvere divani, materassini e tappeti.
E i rimedi naturali dei nostri nonni…
Tutte le metodologie casalinghe per risolvere
il problema come l’uso di alcool, olio di oliva,
maionese, burro sciolto e derivati dal petrolio
e cherosene, così come la drastica rasatura
dei capelli, non risultano efficaci al 100%, quindi sono da evitare, mentre, l’utilizzo dell’aceto
unito ad acqua tiepida ed ad un prodotto medicale può facilitare l’eliminazione di pidocchi
e uova.
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IN FORMA
Numero 4/2009
LA PREVENZIONE DEL TUMORE
DEL COLON-RETTO
a cura di Maurizio Robberto Collaboratore
Direzione Medica Presidi Ospedalieri Riuniti
ASL NO, intervista al dott. Pietro Occhipinti
(nella foto), Direttore della Struttura
Complessa di Gastroenterologia
ed Endoscopia Digestiva dell’ASL NO.
Oggi si parla molto di prevenzione, ma nel suo settore specifico
cosa significa fare prevenzione e
come si attua?
In generale la prevenzione è l’insieme
di quelle azioni che hanno l’obiettivo
di impedire l’insorgenza di una malattia
o quanto meno la sua progressione in
stadi che la renderebbero poi difficilmente curabile.
Si può attuare con una prevenzione
primaria che cerca di eliminare o
correggere i fattori di rischio che aumentano la probabilità di insorgenza di
una malattia. Per esempio per il tumore
del colon-retto è consigliabile seguire
una dieta povera di grassi animali e di
carni rosse ma ricca di fibre ed è inoltre
consigliabile non fumare, non abusare
negli alcolici e seguire una regolare attività fisica.
Più realisticamente si cerca di attuare
una prevenzione secondaria che mira
a ottenere una diagnosi più precoce
possibile della malattia; ciò può essere
ottenuto attraverso un programma di
screening.
Per quanto riguarda il tumore del colon-retto la nostra Struttura segue il
programma di screening Regionale chiamato “Prevenzione Serena”
Con quale razionale viene effettuato uno screening e quali benefici
sono attesi?
Screening è un termine che tradotto letteralmente significa “setacciare”.
In ambito medico si intende un programma di sanità pubblica che va a
“setacciare” (con esami di laboratorio
e strumentali) tra una popolazione
sana quelle persone che per alcune
caratteristiche sono maggiormente a
rischio di sviluppare una malattia al fine
di identificarla in fase pre-clinica.
Uno screening è razionale se viene attuato per una malattia che sia frequente nella popolazione, che sia causa di
tie oncologiche (la seconda nelle donne
dopo il tumore della mammella, la terza
nell’uomo dopo la neoplasia al polmone
e alla prostata).
La sua incidenza (nuovi casi/anno) è di
circa 40-65 casi ogni 100.000 abitanti.
Ancora oggi in Italia è causa di circa
20000 morti/anno.
Esistono lesioni pre-cancerose del
tumore del colon-retto?
Sì, i polipi del colon che sono formazioni che si formano per una anomala crescita delle cellule dalla mucosa del colon, che crescono all’interno del lume e
che possono nel tempo trasformarsi in
una elevata mortalità e se vi sono test tumori maligni. La progressione da mudi screening sufficientemente accettabili cosa normale a tumore maligno passandalla popolazione cioè poco invasivi, a do dal polipo prevede fortunatamente
basso rischio, ben organizzati, efficaci, un intervallo di tempo lungo, in genere
possibilmente poco costosi.
10-15 anni, lasciando quindi spazio alla
I benefici attesi sono la riduzione del- prevenzione
la mortalità per quella malattia e, da un
Quali test sono utilizzabili per lo
punto di vista sociale, la riduzione dei
screening del tumore del coloncosti dovuta alla gestione della malattia
retto?
oggetto di screening
Sono disponibili diverse opzioni per lo
Perché lo screening del tumore del
screening del tumore del colon-retto;
colon-retto e quando un paziente
ancora oggi nella comunità scientifica
si deve sottoporre ad esso?
non vi è un consenso assoluto su quale
Perché:
sia il test più consigliabile.
 il tumore del colon-retto è una
I test utilizzabili sono essenzialmente la
malattia frequente che ancora
ricerca del sangue occulto nelle feci,
oggi ha un’elevata mortalità;
la retto-sigmoido-scopia (che valuta
 esiste una lesione preclinica/
l’ultima parte del colon) e la colonscoprecancerosa (il polipo) che
pia (che valuta tutto il colon).
può essere rimossa endoscoNel territorio dell’ASL NO viene ofpicamente;
ferta gratuitamente l’esecuzione di
 se precocemente diagnosticauna retto-sigmoido-scopia per uomini
to permette un’elevata percene donne di 58 anni di età e del sangue
tuale di sopravvivenza;
occulto a cadenza biennale per la popo esistono test di screening che
lazione compresa tra 59 e 69 anni o per
sono sufficientemente accurati,
chi rifiuta la retto-sigmoido-scopia.
accettabili, sicuri
La colonscopia è prevista come esame
Il tumore del colon è raro prima dei 40
di II° livello in chi presenta polipi alla
anni, mentre dopo i 55 anni la sua inciretto-sigmoido-scopia o in chi ha una
denza aumenta esponenzialmente.
positività per il sangue occulto feci.
Sono pertanto i soggetti di età maggio- Per la “Prevenzione Serena” è possibile
re a 50 anni ad essere considerarti a “ chiedere ulteriori informazioni al prorischio medio” e che quindi dovrebbe- prio Medico curante o all’UVOS (Unità
ro sottoporsi a screening.
di valutazione e organizzazione screening) dell’ASL NO.
Quale è la frequenza del tumore
Nella società attuale la tecnolodel colon retto?
gia è fondamentale anche nella
Il tumore del colon-retto rappresenta
medicina, cosa è la “colonscopia
la seconda causa di morte per malatvirtuale”?
IN FORMA
Numero 4/2009
Il tabagismo è più che mai irretito da
problematiche motivazionali, culturali,
umane e da false credenze. L’informazione dei pazienti e la formazione degli operatori sanitari che dovrebbero
agire si scontra spesso con la discontinuità, la diffusione parziale e la reale
possibilità di un’offerta concreta.
Molti operatori dovrebbero aggiungere ai loro impegni anche quello
dell’approccio al paziente tabagista
con tutte le implicazioni che questo
comporta.
Ne risulta una mancanza di omogeneità di trattamenti, più legati all’empirismo prescrittivo o autoterapeutico,
con conseguente mancanza di efficacia
e di controllo dei risultati. Da tutto
ciò si comprende il ruolo centrale, ad
esempio, dei Servizi Territoriali, Ospedalieri o della LILT (Lega Italiana Lotta
ai Tumori) per la cessazione del fumo
di tabacco, all’interno di strutture denominate Centri Anti-Fumo (C.A.F.)
o Centri di Trattamento del Tabagismo (C.T.T.). Presso tali strutture dedicate opera personale adeguatamente formato che offre tutta la gamma
di interventi preventivi, diagnostici e
terapeutici previsti dalle linee-guida
nazionali in termini di contrasto al tabagismo.
L’Ambulatorio di disassuefazione tabagica dell’ASL “NO”, dal Dicembre
2008 divenuto C.A.F./C.T.T., afferisce
al Dipartimento Patologia delle Dipendenze (D.P.D.) ed è presente sul
Territorio dal 2002.
Sono presenti un Medico, una Psicologa-Psicoterapeuta ed un Infermiere
Professionale dedicati.
Ha all’attivo, a tutt’oggi, il trattamento
di circa 425 tabagisti di cui il 55% (follow up residenziale o telefonico ad un
anno dalla fine del trattamento proposto) hanno raggiunto l’astinenza e il
10% ha ridotto il consumo a meno di
5 sigarette al giorno.
Il personale del Centro e del Dipartimento ha progettato negli anni scorsi
e realizza attività di prevenzione primaria e secondaria rivolta a studenti,
docenti e genitori delle scuole medie
inferiori, ai dipendenti pubblici nonché
alle donne in gravidanza, con particolare attenzione sugli effetti del fumo
passivo.
Le caratteristiche del CTT rispettano
pienamente le linee guida proposte in
atto dal Piano Regionale Anti-Tabacco
della Regione Piemonte: ingresso differenziato per gli utenti, personale
dedicato e adeguatamente formato,
grande flessibilità degli orari di apertura, strumenti specifici di valutazione
del paziente (spirometro, elettrocar-
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diografo e misuratore del monossido
di carbonio nell’aria espirata), cartella
clinica con un’ampia sezione “tabaccologica”, locali e strumenti dedicati
per visita, accesso in rete per aggiornamenti scientifici su siti internet dedicati.
Non è richiesto il pagamento ticket né
è necessaria l’impegnativa del Medico
Curante, per agevolare i pazienti.
Il CTT è aperto alla collaborazione
con altri operatori sanitari per una
gestione condivisa del paziente (soprattutto se appartenente a categorie
particolari).
Le terapie erogate sono di tipo farmacologico e psicologico e tengono
conto delle più aggiornate indicazioni suggerite dalle linee-guida oggi in
essere e dei risultati degli studi che
periodicamente si realizzano nel panorama scientifico internazionale riguardo al tabagismo.
Per una prima visita occorre semplicemente telefonare allo 0321 374373 e lasciare in
segreteria telefonica (attiva tutti i giorni 24 ore su 24) un messaggio con i propri dati ed
il numero telefonico, necessari per concordare l’appuntamento.
Il CTT è aperto dal lunedì al giovedì dalle 10.00 alle 18.00 ed
il venerdì dalle 10.00 alle 13.00.
Si trova presso il Dipartimento Patologia delle Dipendenze dell’ASL NO
in viale Roma 7/A a Novara.
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IN FORMA
Numero 4/2009
Smettere di fumare è vincere in salute!!!
a cura del Dipartimento di Patologia delle Dipendenze
La dipendenza da fumo di tabacco è
estremamente diffusa in tutto il territorio nazionale nonostante l’impegno
negli ultimi due decenni da parte delle
organizzazioni sanitarie nella politica informativa sulle conseguenze del
fumo e sugli interventi possibili per
combatterlo.
Circa 12 milioni di italiani sono tabagisti e molti di essi continuano ad
esserlo poiché, quando vedono fallire
i tentativi di smettere da soli, non trovano spesso riscontri diagnostico-terapeutici validi ed unitari soprattutto
nell’ambito degli operatori sanitari di
primo contatto e di più largo utilizzo,
ovvero i medici di medicina generale.
L’individuazione e la cura del tabagismo si muovono infatti con molta
difficoltà, sia a causa della mancanza
di una strategia di clinical governance
(elemento che appare ormai indispensabile per una corretta e trasparente
coordinazione tra i vari servizi territoriali ed ospedalieri pertinenti, al fine
di ottenere i massimi livelli di efficacia
di trattamento), che per l’eccessiva
lentezza del cambiamento culturale
nei confronti di un fenomeno straordinariamente radicato nel nostro Paese ed in numerosi altri.
Le evidenze sui danni del fumo di tabacco sono cresciute dagli anni ’60
ad oggi grazie allo sviluppo di tecniche diagnostiche sempre più precise
e tempestive ed alla messa a punto di
nuove metodiche di rilevazione epidemiologica e statistica, con una conseguente maggiore attendibilità dei
risultati.
L’andamento attuale del fenomeno, a
livello internazionale, conferma che
nelle forme di dipendenza non sempre (anzi quasi mai) l’informazione in
sé corrisponde ad una modificazione
significativa del comportamento del
paziente.
Esporre periodicamente una serie di
dati circa la stretta correlazione tra
mortalità, cronicità di malattie (in particolare oncologiche, respiratorie e
cardiovascolari), qualità di vita e fumo
può sicuramente servire a tenere alta
la guardia sull’argomento ma non può
bastare a far sì che la maggioranza dei
fumatori passi ad una fase dinamica di
reale motivazione al cambiamento.
La tendenza è, ancora oggi, quella di
considerare il tabagismo come un
“brutto vizio” o un’”abitudine”, legata
all’appartenenza ad ambienti culturalmente e socio-economicamente connotati, il cui affrancamento è legato
più alla buona volontà del singolo che
non ad un vero approccio diagnostico-terapeutico di tipo medico e psicologico.
Nella classe medica italiana, ove peraltro il tasso d’incidenza di fumatori è
tristemente vicino a quello della popolazione generale, si tende ad essere
indulgenti verso la sigaretta, considerando l’intervento non richiesto nei
confronti di un tabagista una sorta di
violazione della sua privacy e del suo
modo di gratificarsi. Facendo simili
considerazioni, è difficile radicare la
cultura dei vari modelli di trattamento
esistenti (counselling breve, approcci
integrati, terapie farmacologiche, psicologiche o strumentali) nei confronti di una fascia di popolazione che, a
tutti gli effetti, non si ritiene “malata”.
Peccato che questa visione non tenga conto invece dell’impatto positivo
che trattamenti il più possibile diffusi
e mirati avrebbero sia sulla qualità e
quantità di vita delle persone che sui
costi socio-sanitari a causa delle molteplici conseguenze degli stati morbosi fumo-correlati.
L’operatore sanitario, anche quello
volenteroso, spesso deve effettuare
da sé una formazione adeguata e sufficiente sul tema e deve impiegare tempo e risorse per sopperire a mancanze croniche di tipo formativo a livello
universitario e specialistico nonché di
tipo progettuale in termini di tempi
e luoghi (previsti nella sua professione) per approcciare i pazienti tabagisti (anche e soprattutto quelli in fase
di precontemplazione, cioè che non
avvertono la dipendenza da tabacco
come un problema). Inoltre, il percorso terapeutico delle dipendenze
è spesso costellato da ricadute che il
paziente ed il medico (non adeguatamente formati e preparati all’eventualità di tale fenomeno) vivono, ciascuno
nel suo ambito, come un fallimento
che scoraggia (o addirittura annulla)
la possibilità di altri tentativi di disassuefazione a breve-medio termine.
Altro presunto problema sollevato,
spesso, dai pazienti è il costo dei farmaci utilizzabili per la terapia che, nella grande maggioranza, sono a carico
della persona. Ma qual è la spesa mensile che il paziente affronta volentieri
e, spesso, impiegando porzioni sempre
crescenti del proprio stipendio per
acquistare i pacchetti di sigarette?
Numero 4/2009
La colonscopia virtuale è una tecnica
radiologica che permette di visualizzare l’intero colon tramite l’esecuzione
di una TAC dell’addome dopo insufflazione di aria nell’intestino. Le immagini ottenute vengono successivamente
elaborate da un programma dedicato
che consente la ricostruzione virtuale
dell’immagine di tutto il colon e delle
eventuali lesioni presenti.
Il termine virtuale viene erroneamente
considerato dal paziente come sinonimo di assoluta assenza di invasività; in
realtà tale metodica richiede una preparazione simile a quella della colonscopia,
richiede insufflazione di aria nel colon
attraverso una sonda e inoltre nel caso
di riscontro di sospette lesioni richiede l’esecuzione di una colonscopia per
confermarle, biopsiarle o asportarle.
Attualmente tale metodica, non è stata ancora validata per lo screening del
tumore del colon-retto, ma è utilizzata nella diagnostica quando non è stato possibile eseguire una colonscopia
completa
Cosa è invece la “ videocapsula”?
E’ una metodica diagnostica mini invasiva che impiega una capsula di piccole
dimensioni, contenente una videocamera miniaturizzata, che viene deglutita
dal paziente e che percorre l’intestino
trasmettendo immagini di alta qualità
che vengono rilevate da un sistema di
registrazione.
Anche presso la nostra Struttura l’indicazione principale alla videocapsula è
rappresentata dallo studio del “piccolo
intestino” per valutare un sanguinamento intestinale “oscuro”, cioè quello
la cui origine non viene identificata con
i comuni esami endoscopici (EGDscopia, Colonscopia). La videocapsula viene
inoltre impiegata in casi selezionati per
la diagnosi e lo studio di molte malattie
del piccolo intestino quali la malattia di
Crohn, le sindromi da malassorbimento,
la malattia celiaca, le poliposi intestinali,
IN FORMA
Pagina 5
“ Sarei arrivato prima se non fosse stato per la prevenzione !!! ”
le sospette neoplasie.
Recentemente è stata proposta una
“nuova” videocapsula per lo studio del
“colon”.
La videocapsula del colon però per alcuni problemi tecnologici, di preparazione
intestinale e di costi, non rappresenta
attualmente un’alternativa alla colonscopia né nella comune diagnostica né
nello screening.
Cosa si intende quando si parla di
“colonscopia di qualità” ?
La colonscopia come noto è un esame invasivo, non infallibile, operatore
dipendente e che può raramente determinare complicanze.
“Colonscopia di qualità” significa
considerare tali problematiche, operare
per superarle rispettando alcuni indicatori e relativi standard (per esempio
la percentuale di esecuzione di un esame completo, la percentuale dei polipi
riscontrati per ogni operatore, la percentuale di complicanze), garantendo
un’adeguata sedazione, operando con
strumenti tecnologicamente all’avanguardia, consigliando la migliore preparazione, documentando la corretta
esecuzione della disinfezione e l’uso di
accessori monouso, ma anche cercando
di avere una sufficiente comunicazione
con il paziente
La struttura da Lei diretta è stata
certificata per la qualità, cosa significa per il paziente?
Nel 2008 la Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva ASL NO è stata certificata ISO 9001-2000 e nel 2009 ha già
superato la successiva verifica ispettiva
che ha confermato tale Certificazione.
La Certificazione dà la garanzia al paziente non solo che tutte le procedure
effettuate nella nostra Struttura abbiano le caratteristiche uguali a quelle
prima descritte per la colonscopia, ma
che il rispetto di quanto dichiarato sia
documentabile.
Un aspetto peculiare della Certificazione è che eventuali aspetti critici verificatisi e registrati durante l’attività siano
periodicamente analizzati dagli operatori della Struttura al fine di porre dei
correttivi finalizzati a “migliorare continuamente” la qualità dell’assistenza per
i pazienti.
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IN FORMA
Numero 4/2009
IL TERRITORIO DELL’ULCERA
VASCOLARE: percorsi di cura
a cura di Raffaella D’Andretta, Collaboratrice
per i Distretti: intervista al dott. Aldo Crespi,
Medico Responsabile dell’Ambulatorio di Angiologia e Lesioni Cutanee Croniche dell’ASL di
Novara, con sede presso i Poliambulatori del
Distretto di Trecate, in Via Rugiada, 20.
Dottor Crespi, che progetto è stato
avviato per migliorare il percorso di
cura delle ulcere vascolari?
Le lesioni cutanee croniche non vanno
considerate come entità autonoma ma
espressione di patologie più complesse:
arteriosa, venosa, metabolica, con un’incidenza che va dallo 0.3 all’1% con punte del
3% nella popolazione oltre i 65 anni.
L’impatto sociale ed economico si presenta particolarmente elevato, perché il 50%
delle ulcere risultano aperte ad 1 anno e
l’8% a 5 anni. Nel determinismo dei costi
incidono quelli del personale sanitario impegnato in attività ambulatoriali (291.000
visite annue) ed assistenziali; quelli per la
diagnostica e quelli per i materiali (antisettici, medicazioni tradizionale,attive e bendaggi) da medicazione: 125.000.000 €.
Si è imposta una razionalizzazione dei costi,
non facile per una serie di problematiche:
1) le lesioni croniche cutanee vengono trattate da figure professionali diverse, ambulatori diversi,
non dedicati;
2) mancanza di comunicazione ed
integrazione tra strutture esistenti sul territorio;
3) mancata conoscenza di protocolli valicati;
4) mancata applicazione di linee guida.
Tutto ciò provocava disorientamento dei
pazienti, ripetitività dei trattamenti, inefficacia terapeutica, allungamento delle
liste di attesa e aumento dei costi.
Come avete risolto queste problematiche?
E’ stato necessario creare dei “percorsi diagnostico-terapeutici integrati ospedale – territorio” per la
gestione dei pazienti affetti da ulcere
cutanee, in cui siano impegnati medico di medicina generale,specialisti
ambulatoriali e strutture ospedaliere. Il Medico di Medicina Generale
(medico curante) è il primo sanitario a cui deve rivolgersi il paziente,
ne conosce l’anamnesi patologica
remota e può meglio valutare quella
prossima.
Per prima cosa, il medico curante
deve fare una valutazione, sia temporale che di sede, della lesione. Di fronte ad
una lesione datante da più di 6 settimane o
in caso di insuccesso terapeutico, il
paziente va indirizzato all’Ambulatorio di Distretto.
Quindi, l’Ambulatorio di Distretto ricoprirà una valenza
specifica?
L’ambulatorio distrettuale deve essere la struttura di riferimento per
il medico curante, punto di consulenza per altri specialisti territoriali,
elemento di connessione con strutture ospedaliere complesse. Deve
essere il punto di riferimento per
l’utente/paziente, costituito da personale esperto, organizzato in team
e dotato di adeguata strumentazione
diagnostica.
Quando è necessaria l’ospedalizzazione?
Il passaggio alla struttura ospedaliera
complessa avverrà in particolari casi:
1)gravi ulcere vascolari e metaboliche;
2)ulcere complesse;
3)debridment spinti;
4)Biopsie ed innesti cutanei;
5)esami contrastografici;
6)interventi chirurgici.
Com’è organizzato il percorso di
cura?
Attualmente, in ambito territoriale e attraverso una rete di ambulatori specialistici distrettuali, si realizzano gli interventi
assistenziali, ai quali si accede con l’indicazione del medico curante.
Viene così attivata la consulenza di competenza specialistica, utile al percorso
diagnostico – terapeutico di primo livello
presso l’ambulatorio distrettuale o al domicilio del paziente (Assistenza Domiciliare) o in Casa di Riposo (RSA).
Al paziente viene garantita l’opportunità
di avere a disposizione una serie di consulenze specialistiche che conducono alla
diagnosi ed alla successiva cura.
L’intervento ambulatoriale è caratterizzato dalla consulenza che non si esaurisce in
sé ma, al contrario, per la quota di popolazione affetta da patologie croniche che
necessitano di un adeguato monitoraggio,
predispone il proseguimento del percorso
assistenziale terapeutico di secondo livello
in ospedale, nelle strutture U.O. specialistiche di riferimento per la patologia da
trattare.
Numero 4/2009
IN FORMA
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“Scommettiamo che smetti?”
… e anche l’ASL si mette in GIOCO…
a cura di: dott. Giovanni Leonardi (Dirigente
Medico) e dott.ssa Caterina Raimondi (Psicologa-psicoterapeuta) del Dipartimento Patologie delle Dipendenze dell’ASL NO
E’ questa la sfida che il Dipartimento Patologia delle Dipendenze ha accettato di
condividere con i pazienti che a partire
dalla fine del 2007 si rivolgono all’ambulatorio GAP (Gioco Azzardo Patologico)
della sede di Trecate.
L’ambulatorio è in grado di offrire prestazioni polispecialistiche: vi è un medico
psichiatra (dott. Leonardi), una psicologa
(dott.ssa Raimondi) e un’assistente sociale (Fasolo).
Dall’attivazione del Servizio, più di una
trentina di pazienti sono stati accolti e
sono in fase di trattamento.
Per i cosiddetti “malati di gioco” si offre un
trattamento ambulatoriale che permette
loro di non allontanarsi dall’ambiente sociale, lavorativo e soprattutto familiare.
Il primo contatto è solitamente telefonico;
il paziente o un familiare richiedono aiuto
chiamando i numeri 0321/786617-8.
In questa prima fase viene fatta un’analisi
della domanda e concordato un appuntamento per l’accoglienza, condotta solitamente dall’assistente sociale. Successivamente vengono effettuati una serie
di colloqui psico-diagnostici e medici per
valutare la gravità del problema.
Ogni “malato di gioco” ha una storia diversa ma accomunata dal disagio per la spesso grave situazione debitoria. Il tracollo
finanziario è, il più delle volte, il fattore
motivante alla terapia.
Dopo una prima fase di inquadramento
è l’équipe che stabilisce il programma terapeutico più adeguato. Solitamente prevede: colloqui psicoterapeutici, incontri di
sostegno con i familiari, eventuale terapia
farmacologica e momenti di verifica periodici.
Difficile stabilire a priori al durata del percorso, in genere mai inferiore ai sei mesi.
Viene dato spazio anche alla rielaborazione della ricaduta, intesa come presa di
coscienza della propria fragilità.
Importante risulta il sostegno offerto alle
famiglie, pesantemente provate dal disagio
economico. In alcuni casi si è fatto ricorso
alle associazioni di tutela contro l’usura
come ausilio per sanare il debito.
Il numero massiccio degli interventi effettuati fornisce un’idea della gravità e della
diffusione del fenomeno.
Per far conoscere maggiormente i servizi
offerti nel nostro ambulatorio si è deciso
di aderire ad un progetto regionale denominato “ GAP TOUR”.
In autunno gli operatori dell’ambulatorio
GAP stazioneranno con un camper in una
delle piazze principali della città di Novara, offrendo consulenza e promuovendo
le iniziative legate alla cura del gioco d’azzardo.
E’ importante, dunque, considerare il gioco d’azzardo come una vera e propria
dipendenza, smentendo il luogo comune
del “vizio”.
Da tale dipendenza è possibile uscirne
solo attraverso un trattamento multispecialistico, adeguato, specifico ed efficace.
Ambulatorio G.A.P.
c/o Ser.T. sede di Trecate
Via Rugiada 20
Tel. 0321 786617/8
(Telefonare per appuntamento)
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in forma 4 - ASL Novara