Distretto Socio-Sanitario di Colleferro
Piano di Zona anno 2002
INDICE
Introduzione
p. 3
Analisi del territorio
p. 4
Analisi del Servizio Sanitario
p. 15
Analisi dei bisogni, programma di intervento e relative
priorità per il raggiungimento degli obiettivi
p. 32
a) Responsabilità familiari
p. 32
b) Diritti dei minori
p. 35
c) Persone anziane
p. 38
d) Contrasto alla povertà
p. 41
e) Disabili
p. 43
f) Avvio della riforma
p. 46
Priorità individuate per la seconda annualità
p. 52
I livelli essenziali delle prestazioni di assistenza sociale (LIVEAS) p. 55
Analisi economica delle risorse e del fabbisogno
p. 57
ALLEGATI
Allegato 1 – Progetto “Servizio Sociale Professionale Distrettuale”
p. 60
Allegato 2 - Progetto “Centro Diurno Socio-Educativo
per persone diversamente abili”
p. 69
Allegato 3 - Progetto “Osservatorio Sociale Distrettuale”
p. 78
Allegato 4 - Progetto "Assistenza Domiciliare Integrata"
p. 90
Allegato 5 - Progetto "Sportello di aiuto alla famiglia"
p. 98
Allegato 6 - Progetto "Inserimenti lavorativi quale alternativa
agli interventi di assistenza economica"
Allegato 7 - Progetto "Polo Affidi"
p. 103
p. 109
2
INTRODUZIONE
La Legge 8 novembre 2000 n. 328 “Legge quadro per la realizzazione degli
interventi e dei servizi sociali” prevede che i comuni associati, di un ambito territoriale
definito, precisamente il Distretto socio-sanitario, provvedano a definire il piano di
zona, in cui individuare, in primo luogo, “gli obiettivi strategici e le priorità di intervento
nonché gli strumenti ed i mezzi per la relativa realizzazione” (secondo l’art. 11). Il
piano di zona è volto a “favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su
servizi e prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse
locali di auto-aiuto e solidarietà, nonché a responsabilizzare i cittadini nella
programmazione e nella verifica dei servizi”.
In base all’art. 19, i Distretti Socio-Sanitari devono programmare, organizzare e
darsi una nuova struttura organizzativa, attraverso la stesura del piano di zona che
diventa quindi, una sorta di piano regolatore dei Servizi Sociali e che sarà il punto di
riferimento per tutta la futura progettazione di questo settore, permettendo ai Comuni
e alla ASL (attraverso il Distretto) di disegnare il sistema integrato di interventi e
servizi sociali, con riferimento agli obiettivi strategici, agli strumenti realizzativi e alle
risorse da attivare.
Il Distretto Socio-Sanitario di Colleferro è situato nella zona sud di Roma ed è
formato da 9 Comuni: Artena, Carpineto Romano, Colleferro, Gavignano, Gorga,
Labico, Montelanico, Segni e Valmontone.
Si trova sul territorio della ASL RM G, di cui fa parte insieme ai distretti di
Tivoli, Subiaco, Palestrina, Monterotondo e Guidonia.
3
ANALISI DEL TERRITORIO
Aspetti geomorfologici
Il territorio corrispondente ai nove comuni del Distretto, è costituito da una zona
prevalentemente montuosa, caratterizzata da elementi di interesse storico, artistico,
archeologico e culturale che la rendono interessante dal punto di vista turistico e da una
zona prevalentemente di pianura, caratterizzata da insediamenti legati all’industria
pesante, dalla piccola e media impresa. E’ attraversata da importanti sistemi viari e
ferroviari, quali la S.S. Casilina, l’Autostrada del Sole e la rete ferroviaria che congiunge
Roma a Napoli.
I comuni facenti parte della zona di montagna del distretto, gravitano sull’asse
Colleferro-Valmontone: per la fruizione di servizi sanitari, di quelli scolastici,
commerciali, ricreativi e lavorativi su Colleferro e su Valmontone quale nodo di
interscambio viario e commerciale, sia con la zona est della provincia e sia con il
limitrofo territorio della periferia romana.
I problemi del territorio più evidenti, che emergono da questa sua prima
descrizione, riguardano il congestionamento dei servizi e delle strutture di Colleferro e
Valmontone, su cui si riversano i cittadini degli altri comuni del distretto e diretta
conseguenza di ciò, il problema dello scarso collegamento viario dei comuni della zona
di montagna, che necessitano di un potenziamento delle linee di comunicazione o,
comunque, di un potenziamento dei servizi da proporre in loco.
4
Si illustra con la seguente tabella l’ampiezza del territorio del Distretto:
Tabella 1: Estensione per Kmq e problemi del territorio.
COMUNI
Kmq
Problemi del territorio
54,35
Grossa estensione zona rurale – scarso
Artena
collegamento con il centro urbano
84,48
Distanza dai comuni che ospitano i servizi
Carpineto Romano
socio-sanitari
27,48
Alta concentrazione di richieste dell’utenza
Colleferro
del distretto
14,89
Scarso collegamento viario
Gavignano
26,38
Scarso collegamento viario dovuto alla sua
Gorga
posizione
11,79
Sovraffollamento dovuto alla migrazione di
Labico
famiglie dalla periferia romana
34,99
Scarsa offerta di servizi socio-sanitari
Montelanico
61,03
Grossa estensione zona rurale – scarso
Segni
collegamento con il centro urbano
40,87
Pochi servizi rispetto alla richiesta
Valmontone
dell’utenza
356,26
TOTALE
Fonte: Uffici Tecnici comunali, Gruppo di Lavoro Piano di Zona.
Aspetti demografici
Prima di analizzare in dettaglio le caratteristiche e di dare un quadro di sintesi sul contesto
demografico del Distretto si illustrano i dati relativi ai singoli comuni attraverso una serie di
tabelle:
Tabella 2: Popolazione residente, per sesso e densità al 31/12/2001.
COMUNI
MF
M
F
11253
5599
5654
Artena
4956
2437
2519
Carpineto Romano
21333
10333
11000
Colleferro
1744
876
868
Gavignano
790
379
411
Gorga
3787
1871
1916
Labico
1931
934
997
Montelanico
8875
4362
4596
Segni
12872
6320
6552
Valmontone
67541
33111
34513
TOTALE
Fonte: Uffici Anagrafe Comunali, Ns. rielaborazione.
DENSITA’
207,01
58,66
776,31
117,13
29,95
321,20
55,19
145,47
314,95
5
Attraverso l’analisi dei dati rilevati da queste tabelle, si può vedere come si
distribuisce la popolazione del distretto all’interno dei singoli comuni, in relazione
all’estensione del loro territorio ed alla densità della popolazione stessa.
Come si evince dalla tabella 1), il Comune più esteso risulta essere Carpineto
Romano (8448 ettari), seguito da Segni (6103 ettari) che ha una zona rurale molto
estesa che confina con Colleferro, Gorga, Gavignano e la Provincia di Frosinone. I
Comuni meno estesi sono Labico (1179 ettari) e Gavignano (1489 ettari), mentre
Colleferro ha una estensione territoriale di 2748 ettari. Come si legge da una ricerca
svolta nel 20001, la città di Colleferro è nata solamente agli inizi del secolo appena
trascorso, intorno alla fabbrica “Parodi Delfino”, per ospitare i lavoratori dei paesi
limitrofi (quelli del Distretto) che vi lavoravano. Prima nacque come città-dormitorio
per questi ultimi che appena potevano tornavano a casa; successivamente si sviluppò
una vera e propria cittadina dalle caratteristiche “moderne”, dove andavano ad
insediarsi questi lavoratori con le loro famiglie: si può dire che la popolazione di
Colleferro è un “crogiuolo” di quelle dei paesi del Distretto.
Il dato della densità della popolazione mostra chiaramente questa realtà con
Colleferro che, insieme a Valmontone, ha la densità tra le più elevate (776,31 e
314,95), caratteristica tipica delle cittadine piuttosto che dei paesi in senso lato, così
come rispecchiano i dati sulla densità degli altri paesi, specialmente quelli montani,
come Gorga e Montelanico, che sono anche i paesi più piccoli.
Per Segni questo fenomeno è meno evidente perché anche se paese montano,
ha una estensione territoriale notevole su cui può “distribuire” la sua popolazione.
Un altro dato che trova conferma è quello riguardante la popolazione di Labico.
Questo paese ha infatti la minore estensione territoriale ma anche la variazione
percentuale maggiore per quanto riguarda l’aumento della popolazione nell’ultimo
decennio (17,6% tra il 1991 e il 1995 e 9,4% tra il 1995 e il 1999)2, questo dato è
appunto confermato dall’elevata densità della popolazione (321,20).
La seguente tabella mostra chiaramente quanto appena detto ed evidenzia
come l'andamento demografico della popolazione, nel Distretto, tenda all'aumento:
Tabella 3. Popolazione residente e variazioni % - 1991,
1995, 1999.
1
F. SPIGONE: “Servizi sociali e minori nei Monti Lepini”. Tesi di Laurea in Sociologia, a.a. 1999-2000. Pagg. 312313.
2
Ibidem, pag. 313.
6
Comuni
Artena
Carpineto
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
TOTALE
1991
10.731
5.189
20.392
1.606
778
2.488
1.878
8.306
11.649
63.017
1995
11.194
5.144
21.472
1.673
758
3.021
1.938
8.740
12.423
66453
var. %
4,1
-0,8
5
4
2,6
17,6
3
4,9
6,2
1999
11.482
5.019
21.377
1.729
805
3.337
1.871
8.814
12.787
67.221
var. %
2,5
-2,4
-0,4
3,2
5,8
9,4
-3,5
0,8
2,8
Fonte: F. Spigone, "Servizi Sociali e minori nei Monti Lepini". Tesi di Laurea.
Nell'ultimo decennio la popolazione del Distretto è andata complessivamente
aumentando. Per quanto riguarda le situazioni particolari dei singoli paesi si può notare
che, dal 1991 al 1995, per la maggior parte di essi (Artena, Colleferro, Gavignano,
Segni e Valmontone), l'aumento è di circa il 4-5%, per Gorga e Montelanico del 2-3%.
Carpineto è l'unico che ha avuto una riduzione della popolazione residente. Labico è il
paese che ha avuto la crescita maggiore, il 17,6% e questo dato conferma i problemi
più volte citati dai suoi Amministratori. Questo paese, infatti si è trovato ad affrontare
una situazione di grande disagio quando, molte famiglie della periferia sud di Roma, si
sono trasferite nel suo territorio. Il problema è stato quindi quello di un adeguamento
pronto ed efficace delle strutture e degli interventi dell'Amministrazione, nonché del
contesto sociale, per affrontare, nel modo migliore, questa situazione di emergenza.
Di seguito si presentano i dati riguardanti la composizione per fasce di età della
popolazione del Distretto, per ogni singolo comune:
Tabella 4: Popolazione residente, per classi di età, al 31/12/2001.
COMUNI
0-3
4-17
18-64
375
1527
7657
Artena
146
434
3260
Carpineto Romano
704
2876
14120
Colleferro
60
290
1093
Gavignano
21
115
459
Gorga
185
631
2477
Labico
57
264
1221
Montelanico
300
1152
5603
Segni
455
2065
8473
Valmontone
TOTALE
2303
9354
44363
65-75
1030
546
2052
127
95
312
210
1341
1142
6855
>75
664
570
1581
174
100
158
179
479
737
4642
TOTALE
11.253
4.956
21.333
1.744
790
3.787
1.931
8.875
12.872
67.541
Fonte: Uffici Anagrafe Comunali, Ns. rielaborazione.
L’incidenza percentuale delle varie classi sulla popolazione residente nel
Distretto, viene riportata nel seguente grafico:
Grafico 1: Incidenza delle fasce di età, al 31/12/2001.
7
Incidenza delle fasce di età sul totale
della popolazione del Distretto
16000
14000
12000
10000
8000
6000
4000
2000
0
0-3
4-17
18-64
65-75
>75
Artena
Carpineto Romano
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
Fonte: Ns. elaborazione.
Come si evince da questo grafico, la fascia che incide maggiormente sul totale
della popolazione è la fascia 4/17 anni (con 9374) e la fascia 65/75 (con 6885), senza
considerare la fascia 18/64 (con 36757) in quanto rappresenta la fascia più ampia della
popolazione. I dati statistici mostrano anche una elevata presenza della fascia di età
>75 (5562) che rappresenta la “quarta età”, mentre la fascia 0/3 (2313) anni è la meno
rilevante, rispecchiando così l’attuale tendenza demografica del nostro Paese, con una
consistente diminuzione della natalità ed un progressivo invecchiamento della
popolazione.
IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO DEL DISTRETTO
Indicatori demografici sulla struttura per età della popolazione
8
Questa è il quadro generico che viene fuori dall'analisi di questi primi dati.
Una prima precisazione può essere fatta andando ad osservare quali sono gli
indici di dipendenza relativi alla popolazione dei singoli paesi:
Tabella 5. Indici di Dipendenza dei singoli Comuni - 2001.
Comuni
Artena
Carpineto
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
TOTALE
Popolazione 2001
0\14
65…
n\a
n\a
489
1.116
2.952
3.633
287
301
92
195
689
470
264
389
1.217
1.820
2.067
1.919
8.057
9.843
Totale
\
1.605
6.585
588
287
1.159
653
3.037
3.986
17.900
tot. Gen.
\
4.956
21.333
1.744
790
3.763
2.110
8.875
12.991
50.562
INDICE
\
47,89%
44,65%
50,86%
57,05%
44,50%
44,81%
52,02%
44,26%
46,29%
Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione.
L'indice di dipendenza viene calcolato attraverso dati demografici però viene
collocato tra gli indicatori socio-economici in quanto esprime la quota di popolazione
che "dipende", approssimativamente, sulla popolazione che dovrebbe essere in
condizione lavorativa, la dipendenza riguarda sia il piano economico, sia il piano
sociale.
Il dato più interessante è che, sembra di poter procedere nuovamente alla
suddivisione del territorio nelle due zone prima definite: la zona di pianura e quella
montana, dell'entroterra lepino.
A ben guardare, infatti, l'indice di dipendenza del Distretto è del 46,29%.
I Comuni che sono stati fatti rientrare nella zona montana hanno tutti gli indici
di dipendenza con valori al di sopra di quello del Distretto (tranne Montelanico) e sono
quelli che hanno l'indice di dipendenza più alto: il primo Comune è Gorga con il
57,05%, il secondo è Segni con il 52,02%, seguono Gavignano e Carpineto
(rispettivamente con 50,86% e 47,89%).
Per quanto riguarda i Comuni della cosiddetta zona di pianura, bisogna rilevare
che sono quelli con l'indice di dipendenza che mostrano valori più bassi e comunque
al di sotto di quello del Distretto, tutti intorno al 44,00%, compreso Montelanico con il
44,81%.
9
L'indice di dipendenza più basso è quello calcolato per il Comune di
Valmontone, con il 44,26%. Seguono Labico e Colleferro rispettivamente con il
44,50% e il 44,65%.
Alla luce di questi dati sembra di poter affermare che, l'analisi portata avanti,
fino a questo momento abbia le prime conferme anche dal punto di vista socioeconomico. Ovviamente, il fatto di non poter disporre dei dati relativi alla popolazione
del Comune di Artena, rendono questa affermazione ancora più relativa. Purtroppo
però, non è stato possibile entrare in possesso di questi dati.
Portando avanti la nostra analisi ci sembra importante mostrare anche il peso,
sociale ed economico delle fasce di popolazione dei minori e degli anziani, ciò in vista
della programmazione delle politiche sociali del Distretto, obiettivo principale di
questo piano di zona.
L'indice di vecchiaia relativo alla popolazione del Distretto nel suo complesso e
quello relativo ai singoli comuni dello stesso sono i seguenti:
Tabella 6: Indice di vecchiaia e di dipendenza degli anziani, al 31/12/2001.
COMUNI
Artena
Carpineto R.
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
DISTRETTO
INDICE DI VECCHIAIA
/
785,27
599,59
503,48
646,73
477,93
584,09
579,70
535,65
577,65
INDICE DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI
/
33,30
24,63
25,99
38,76
18,04
30,43
31,17
21,31
25,57
Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione.
Il risultato dato dal calcolo dell'indice di dipendenza degli anziani anche detto
indice di carico sociale anziani, è molto importante in quanto ci mostra, appunto,
l'incidenza della fascia di popolazione anziana sulla domanda sociale e quindi può
essere individuato come un indicatore della criticità rispetto a questa fascia di utenza.
La nostra analisi continua a confermare la scelta di suddividere il Distretto in
zona di pianura e zona di montagna, individuate come ambiti omogenei di territorio, in
quanto tutti i paesi di pianura hanno una percentuale di indice di carico sociale anziani
al di sotto di quella del Distretto (25,57%), mentre i paesi di montagna hanno una
percentuale al di sopra di tale valore di riferimento. In particolare con Carpineto e Gorga
(rispettivamente 33,30% e 38,76%), seguiti da Segni (31,17%), Montelanico (30,43) e
10
Gavignano (25,99%). Per i paesi di pianura l'indice di carico sociale di minore
percentuale si rileva per Labico (18,04%), seguito da Valmontone (21,31%) e Colleferro
(24,63%).
Per quanto riguarda la fascia di popolazione rappresentata dai minori, viene
utilizzato, come indicatore per la rilevazione della domanda sociale relativa ai servizi ed
alle prestazioni ad essi diretti, l'indice di dipendenza giovanile, anche detto indice di
carico sociale minori:
Tabella 7: Indice di dipendenza giovanile, al 31/12/2001.
COMUNI
Artena
Carpineto R.
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
DISTRETTO
INDICE DI DIPENDENZA GIOVANILE
/
14,59
20,01
24,78
18,29
26,45
20,65
20,84
22,95
20,93
Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione.
Nel caso dell'indice di dipendenza giovanile il discorso è esattamente l'opposto.
L'indice di carico sociale minori del Distretto è del 20,93%, i paesi di pianura hanno tutti
un indice di dipendenza al di sopra di questa percentuale con il 26,45% di Labico e il
22,95% di Valmontone. Colleferro ha una percentuale superiore a quella del Distretto
con il 20,01%, così come Gavignano, pur essendo uno dei paesi di montagna ha una
percentuale al di sopra di quella del Distretto, precisamente il 24,78%, mentre gli altri
paesi di montagna restano in linea con quanto detto finora: Carpineto con il 14,59%,
Gorga con il 18,29% e Segni con il 20,84%.
RISORSE UMANE E SOGGETTI DEL PRIVATO SOCIALE
COMUNI
Artena
Carpineto Romano
QUALIFICA
Amministrativo
Assistente Sociale
Ass. Domiciliare
Amministrativo
Ass. Sociale
Pedagogista
Ass. Domiciliare
Ass. di Base
n. 1
n. 1
n. 7
n. 1
n. 1
n. 1
n. 6
n. 1
TIPO DI CONTRATTO (ore settiman.)
Di ruolo
Dip. CIS part-time (18 ore)
Dip. CIS part-time (18 ore)
Di ruolo
A convenzione (6 ore)
A convenzione (3 ore)
Coop. Sociale (n.4 a 20 ore, n.2 a 15 ore)
Coop. Sociale ( 10 ore)
11
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
Tot. Personale a disp.
Amministrativo
Assistente Sociale
Ass. Domiciliare
Ass. di Base
Psicologi
Assistente Sociale
Psicologo
Psico-pedagogista
Ass. Domiciliare
Logopedista
Sociologo
Ass. Domiciliare
Amministrativo
Assistente Sociale
Ass. Domiciliare
Assistente Sociale
Amministrativo
Ass. Domiciliare
n. 2
n. 1
n. 6
n. 17
n. 2
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
n. 2
n.1
n. 1
n. 3
Amministrativo
Assistente Sociale
n. 1
n. 2
Ass. Domiciliare
n. 6
Ass. di Base
Amministrativo
Assistente Sociale
Ass. Domiciliare
Ass. di Base
Responsabile uff.H
Amministrativo
Assistenti Sociali
n. 4
n. 2
n. 2
n. 4
n. 3
n. 1
n. 9
n. 9
Ass. Domiciliari
Assistenti di Base
Psicologi
Pedagogisti
Sociologi
Logopedista
Psico-pedagogista
n. 31
n. 25
n. 3
n. 1
n. 1
n. 1
n. 1
Di ruolo
Di ruolo
Coop. Sociale (23 ore)
Coop. Sociale
Coop. Sociale (n.1 a 36 ore ; n.1 a 30 ore)
Coop. Sociale (4 ore)
Coop. Sociale (2 ore mensili)
Coop. Sociale (2 ore mensili)
Coop. Sociale (16 ore)
Coop. Sociale (4 ore)
Coop. Sociale (1 ora)
Coop. Sociale (25 ore)
Di ruolo
A convenzione (12 ore)
L.P.U. (20 ore)
A convenzione (4 ore)
Di ruolo
Coop. Sociale (n.2 a 20 ore)
L.P.U. (n.1 a 20 ore)
Di ruolo
Coop. Sociale (n. 1 per L. 285/97 a 36 ore)
Coop. Sociale (n.1 per 25 ore)
Coop. Sociale (n. 3 per L. 285/97 a 18 ore)
Coop. Sociale (n.3 a 25 ore)
Coop. Sociale ( 30 ore)
Di ruolo
Di ruolo (n.1 del CIS a 36 ore)
Dip. CIS (n.18 ore)
Dip. CIS (n.18 ore)
A convenzione
Di ruolo
2 di ruolo – 2 del CIS – 3 a conv. – 2 coop.
Sociale
11 dip. CIS – 22 coop. Sociale – 3 L.P.U.
3 dip. CIS – 22 coop. Sociale
Coop. Sociale
Convenzione
Coop. Sociale
Coop. Sociale
Coop. Sociale
I soggetti del Terzo Settore presenti sul territorio sono elencati nella seguente tabella:
COMUNI
Artena
Carpineto R.
Soggetti del privato sociale
Ass. A.A.HA.I. tutela portatori di handicap
UNITALSI
12
Colleferro
Gavignano
Gorga
Labico
Montelanico
Segni
Valmontone
U.I.C. unione italiana ciechi
A.N.M.I.C. mutilati e invalidi Civili
Ass. per ragazzi Down
UNITALSI
Alcolisti anonimi
Ass. Pro Zambia
Coop. Sociale, n. 4
Studio di riabilitazione età evolutiva
Comitato adozioni a distanza
AVIC volontariato
Coop. Sociale
Coop. Sociale
Ass. Volontariato handicap
ONLUS anziani
Ass. Volontariato
Coop. Sociale n.2
Sul territorio sono presenti un cospicuo numero di ONLUS, associazioni e proloco che operano principalmente nel settore della cultura e del folklore, sono altresì
presenti sedi CARITAS, AVIS e gli “Amici del Cuore”, associazione che ha svariate
postazioni nei paesi del Distretto, per l’utilizzo del defibrillatore.
CONCLUSIONI
Alla luce dell’analisi di questi dati del Distretto, si è deciso di suddividere il
territorio dello stesso in due zone, omogenee per conformazione geomorfologia e
caratteristiche socio-economiche: la zona di montagna e la zona di pianura.
La zona di montagna comprende i Comuni di Carpineto Romano, Gavignano,
Gorga, Montelanico e Segni. Le caratteristiche principali che la contraddistinguono
sono la grande incidenza della popolazione anziana (Terza e Quarta età) sul totale
della popolazione ed il progressivo diminuire della popolazione minorile. Anche alla
luce dell'analisi dei principali indicatori, usati per un primo studio della domanda
sociale del Distretto, si può confermare quanto detto finora e precisare che Carpineto
Romano risulta il paese con le caratteristiche demografiche, geomorfologiche e socioeconomiche che maggiormente identificano i paesi dell'entroterra lepino, subito
seguito da Gorga; il paese "meno lepino", almeno per ciò che riguarda gli indici di
carico sociale minori e degli anziani, è Gavignano.
Per quanto riguarda il suo profilo socio-economico, ci sono ancora forme
tradizionali di attività come l’agricoltura e l’artigianato, però la maggior parte della
popolazione in condizione lavorativa, si sposta nei paesi limitrofi e verso Roma,
13
impiegata soprattutto nel terziario, dando così luogo ad un consistente fenomeno del
pendolarismo.
La zona di pianura comprende i Comuni di Artena, Colleferro, Labico e
Valmontone. Le caratteristiche principali di questa zona riguardano la minore incidenza
della popolazione anziana sul totale della stessa ed una maggiore presenza della
popolazione minorile. Questa affermazione sembra trovare conferma nell'analisi degli
indici di carico sociale minori e degli anziani. A questo riguardo Labico si mostra come il
paese più dinamico, per caratteristiche demografiche, geomorfologiche e socioeconomiche, così come ci conferma la sua posizione a ridosso della periferia della città
di Roma, viene quindi definita come il paese maggiormente rappresentativo di quelli che
costituiscono la zona di pianura, subito seguito da Valmontone. Colleferro, nonostante
sia la cittadina con il numero più elevato di popolazione residente, è il paese che più si
avvicina a quelli di montagna, non solo per vicinanza geografica e questo spiega quanto
detto prima sul flusso di persone che dai paesi limitrofi si spostano a Colleferro, dando
origine ad un vero e proprio fenomeno di pendolarismo interno.
Per quanto riguarda il suo profilo socio-economico, si registra la presenza di
industrie e della PMI, la prima riguarda il settore dell’industria pesante e la
componentistica per auto, mentre la seconda riguarda i servizi ed il terziario in
generale3.
Da notare che il Comune di Artena, facente parte della zona di pianura, per
alcune sue caratteristiche demografiche e socio-economiche, si avvicina molto ai
comuni dell'entroterra lepino (anche se questo stato di cose si può solo ipotizzare, non
potendo avere un riscontro statistico per mancanza di dati). Alla luce di questo, per
l’eventuale organizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali,
potrà essere di seguito inserito tra i comuni della zona di montagna, facenti parte della
XVIII° Comunità Montana dei Monti Lepini.
ANALISI DEL SERVIZIO SANITARIO DEL DISTRETTO
Considerazioni di carattere generale
3
Ibidem, pagg. 325-336.
14
Prima il D.Lgs. 502/92, e quindi l'art. 3-quater del D.Lgs 229/99 contengono la
organica e sistematica definizione del ruolo e delle funzioni del Distretto, quale
articolazione operativa dell'Azienda Sanitaria Locale.
Il Distretto ha la funzione di garantire accessibilità, continuità e tempestività
della risposta assistenziale e di favorire un approccio intersettoriale alla promozione
della salute, garantendo, in particolare, l'integrazione fra assistenza sanitaria e
assistenza sociale. Accanto alla funzione di produttore di prestazioni nell'ambito
dell'assistenza primaria, tramite strutture organizzate in forma dipartimentale in cui
sono organicamente inseriti i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, il
Distretto assume il ruolo di governo per l'integrazione dell’attività dei servizi e dei
dipartimenti dell'ASL, inclusi i presidi ospedalieri, fra di loro e con l'assistenza sociale
di competenza comunale, in attuazione delle strategie aziendali, formalizzate nel
Piano Territoriale della Salute, elaborato d’intesa con i Comuni del Distretto.
Il programma delle attività territoriali nel Distretto verte nel:

definire il programma operativo che stabilisce le modalità e gli interventi da
realizzare in relazione agli obiettivi di Distretto;

prevedere la localizzazione dei servizi di Distretto;

determinare le risorse a carico della ASL e dei Comuni per le attività
sociosanitarie.
I tre articoli, da 3-septies a 3-nonies, disciplinano il complesso processo
dell’integrazione socio-sanitaria per quanto riguarda la distinzione fra le prestazioni
sanitarie a rilevanza sociale e quelle sociali a rilevanza sanitaria; le responsabilità
distinte sotto gli aspetti del finanziamento, ma interconnesse dal punto di vista
gestionale e operativo di Comuni e aziende sanitarie, l’integrazione sul piano
professionale.
Il P.A.T. intende:

Portare i servizi verso le persone (ed i luoghi dove esse sono insediate)
invertendo la tendenza di portare le persone negli ospedali e negli altri presidi sanitari;

Rafforzare la funzione di analisi e valutazione dei bisogni e di “filtro” e/o
“indirizzo” per quanto riguarda l’individuazione delle migliori riposte;
15

Recuperare un maggiore spazio di autonomia del rapporto diretto medico-
paziente rispetto al rapporto mediato dalla ”strumentazione” e dalle “regole
organizzative” che è quello più diffuso nell’ospedale;

Spostare, tramite la valorizzazione della medicina di base e del ruolo dei
medici di medicina generale che operano sul territorio, l’asse del governo della
domanda del sistema sanitario dagli strumenti di “controllo dell’offerta” a quelli di
“controllo della domanda”.
Acquista pertanto una importanza strategica il riconoscimento della Medicina
Generale quale fulcro dell’intero processo assistenziale, utilizzando al meglio
l’introduzione di nuove prestazioni sanitarie quali day hospital, home hospital
l’assistenza domiciliare programmata e integrata e le dimissioni protette.
Riferimenti generali
Insistono nel Distretto di Colleferro nove Comuni, (Artena, Carpineto, Colleferro,
Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni, Valmontone).
Strutture sanitarie
Rappresentate da immobili che, rispetto a quanto asserito nella precedente relazione
sono stati parzialmente ristrutturati e migliorati. La qualità in assoluto e quella percepita
sono migliorate.
Si riassumono di seguito le situazioni di maggior rilievo:
Poliambulatorio di Via Giotto, 40, Colleferro.
Situazione: è costituito da una struttura obsoleta, sede di servizi sanitari,
ambulatoriali e servizi amministrativi (compresa la Direzione).
Problemi più rilevanti: barriere architettoniche, stanze di attesa inadeguate,
parcheggio inadeguato. Arredo insufficiente. Assenza di segnaletica stradale limitrofa.
Il Ser.T è ubicato in una posizione “scandalosa”, fruibile solo per la professionalità ed il
notevole senso etico degli operatori.
Azioni: Dove possibile, lavori edili per migliorare l’immagine aziendale. Segnaletica
interna. Individuata una nuova sede che, salvo impedimenti ad oggi non identificabili,
sarà fruibile entro il Gennaio 2004.
Consultorio di Colleferro:
16
Dal mese di Dicembre 2001 trasferito in nuovi locali in Piazza Oberdan.
Consultorio di Valmontone:
Ubicato (da Ottobre 2001) al primo piano del “Nuovo Ospedale”. Intrapresi contatti con
l’Amministrazione comunale e sopraluogo in area da adibire a servizi al fine di trasferirvi
quelli attualmente erogati ed implementare la presenza delle attività distrettuali.
Consultorio di Artena:
Situazione: è costituito da un appartamento, con una carenza di spazi che appaiono
inadeguati per i servizi consultoriali.
Azioni: intrapresi contatti con l’Amministrazione comunale e sopraluoghi in locali di circa
trecento metri al fine di trasferire i servizi attualmente erogati ed implementare la presenza
delle attività distrettuali.
Consultorio di Segni:
Situazione: presenta le condizioni migliori del patrimonio immobiliare in uso.
Azioni: allo studio (d’intesa con l’amministrazione comunale) l’adeguamento strutturale ed
implementazione dei servizi.
Consultorio di Carpineto:
Situazione: è ubicato in un edificio in buone condizioni strutturali, senza possibilità di
interventi di ampliamento per le condizioni urbanistiche, inadeguato al bisogno sanitario
dell’area di riferimento.
Azioni: allo studio (d’intesa con l’amministrazione comunale) l’adeguamento ed
implementazione dei servizi.
Numero Medici Convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale afferenti al
Distretto di Colleferro
MMG
57
PLS
9
Studi
76
17
Comuni Distretto Colleferro
Artena
Numero Farmacie
2
Carpineto
1
Colleferro
5 (2 comunali, 3 private)
Labico
1
Montelanico
1
Segni
2
Valmontone
3 (1 comunale, 2 private)
Gavignano
1
Gorga
1
TOTALE
17
Ubicazione delle strutture Distrettuali
Città
Artena
Indirizzo
P.zza G. Galilei 1
Destinazione
Consultorio
Tipo
Affitto
Carpineto R.
Via. G. Matteotti 1
Consultorio
Uso gratuito
Colleferro
Via. Giotto 40
Affitto
Colleferro
Gavignano
Gorga
L.go Oberdan
Via. Roma snc
P.zza V. Emanuele II 1
Poliambulatorio,
Sert, FKT
Consultorio
Centro prelievi
Centro prelievi
Proprietà
Uso gratuito
Uso gratuito
Segni
Valmontone
Valmontone
V. Pacinotti 1
V. Ariana
L.go Fantozzi 1
Consultorio
Consultorio
Continuita’Ass.
Uso gratuito
Uso gratuito
Uso gratuito
Situazione delle attrezzature medicali
Le
attrezzature
medicali,
nella
maggior
parte
dei
casi
obsolete
condizionano
l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie offerte agli utenti. Sono numericamente
insufficienti e, in alcuni casi assenti (mammografo, ecocolordoppler, ecografo con
standard idonei, riunito odontoiatrico funzionale, etc). La situazione determina un
pendolarismo diagnostico che da luogo ad un incremento notevole della mobilità passiva e
a liste e tempi di attesa abnormi rispetto agli standard.
Rispetto alla precedente relazione si segnala un miglioramento quali/quantitativo nelle
dotazioni.
Servizi Sanitari
18
1. Consultori (attività o servizi per la tutela della salute dell’infanzia, della donna
e della famiglia);
Sono individuate le attività la cui realizzazione è prevista da gennaio a dicembre 2003.
a) Prevenzione disagi prima infanzia: interventi dal concepimento al 3° anno di vita.
-
Riorganizzazione corsi preparazione alla nascita (inizio al 4° mese di gravidanza).
-
Gruppi post partum per genitori e bambini da 0 a 1 anno.
-
Interventi individuali su specifiche problematiche.
-
Integrazione con U.O. Ostetricia e Pediatria Ospedaliera (Progetto “Percorso
nascita e non solo”).
b) Spazio Giovani
c) Educazione alla Salute:
-
Incrementare l’accesso dei giovani da 15 a 24 anni presso il Consultorio Familiare
attraverso locandine divulgative ed incontri di Educazione alla Salute nelle scuole.
d) Campagna promozionale per la prevenzione del tumore del collo dell’utero e della
mammella.
-
Offerta attiva di visita ginecologica e pap-test a donne nella fascia a rischio
individuata.
e) Servizio I.V.G.
-
Monitorare il fenomeno per prevenire le recidive.
2. Area materno infantile
Le previsioni del S T S M R E E sono positive per quanto riguarda lo sviluppo e la
gestione ed organizzazione del lavoro al proprio interno.
Il Servizio per il 2003, ha programmato degli incontri informativi su: “ problematiche
dell’adolescenza e dell’handicap”.
Il bilancio del Servizio, per quanto riguarda le attività e le prestazioni degli operatori,
traccia, a tutt'oggi, un bilancio positivo, nonostante la carenza della struttura e un
numero non sufficiente di operatori. E' importante evidenziare inoltre, la fase in cui
opera il Servizio, "fase di transizione" in attesa di una riorganizzazione dell'area
Materno infantile e della definizione di unità operative.
19
Il numero degli utenti sui quali si sono svolti uno o più interventi da gennaio al 30
ottobre è 420, mentre il numero degli utenti nuovi accolti è 85.
Segni positivi, generali si possono delineare però, rispetto ad attività progettuali
effettuate nell'arco dell'anno 2002 e quelle previste per il successivo anno.
Il Servizio, nel secondo trimestre dell'anno, ha messo a punto un progetto di
educazione alla salute rivolto al mondo della scuola, con incontri informativi su
"problematiche dell'adolescenza e dell'handicap, con un target costituito dagli alunni
delle terze superiori del Distretto 38°.
Gli obiettivi del progetto, oltre a quello di tipo informativo sui servizi del Distretto, sono
stati tre in particolare:
1. sollecitare una riflessione e una apertura alla condivisione;
2. favorire l'integrazione tra coetanei e adulti;
3. supporto e collaborazione ai minori, alle famiglie e alle istituzioni scolastiche.
Il valore atteso è stato del 60% sul totale degli alunni,(totale alunni 548), il valore
reale ha superato le previsioni, gli alunni partecipanti sono stati 520.
Sempre rispetto al mondo della scuola, si propone uno spazio di ascolto all'interno della
scuola, "Punto ascolto", utile ad offrire consulenza agli insegnanti, genitori ed alunni
delle scuole materne elementari e medie inferiori e superiori, in relazione a
problematiche inerenti l'inserimento e l'integrazione degli alunni con handicap o con
disagio psicologico. Le fasce dell'obbligo scolastico, come emerge dai dati
epidemiologici, sono particolarmente vulnerabili per disadattamento e abbandono
scolastico, fattori questi, di rischio per la successiva strutturazione di fenomeni di
devianza. "Punto ascolto", non offre interventi di secondo livello, ma attraverso
l'accoglienza e l'analisi della domanda, dà le opportune informazioni ed indicazioni tese
alla risoluzione del problema presentato. Gli operatori di base nel "Punto ascolto"
saranno 1 Assistente sociale ed 1 psicologo e dietro richiesta sono possibili consulenze
del medico e del terapista. Gli incontri, per ogni istituto scolastico, varieranno da 1 a 3
secondo le necessità ed i bisogni segnalati dalla scuola.
Gli obiettivi principali sono, oltre quelli finalizzati all'ascolto e al supporto dei docenti dei
minori e dei genitori, due:
1) favorire i processi di integrazione tra i coetanei e adulti;
2) stimolare l'analisi dei bisogni espressi ed inespressi.
20
Il Servizio all'interno del programma riabilitativo ha organizzato cicli di idrokinesiterapia
presso la piscina comunale di Colleferro, per utenti con patologie e danni neurologici
particolarmente gravi.
3. Medicina scolastica
Popolazione iscritta nelle scuole d’infanzia, elementari e medie nell’a.s. 2002 – 2003: 7588
Obiettivi operativi previsti per l’anno scolastico 2002 – 2003:
Progetti Distrettuali:
 prevenzione della carie dentaria e di promozione dell’igiene orale rivolto ad alunni
genitori ed insegnanti delle classi 3° della scuola elementare;
 screening oculistico (in collaborazione con gli specialisti distrettuali) rivolto agli
alunni delle classi prime della scuola elementare;
 screening ortopedico (in collaborazione con gli specialisti distrettuali) rivolto agli
alunni delle classi seconde della scuola media;
 screening nutrizionale (in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione, SIAN)
rivolto agli alunni delle classi terze della scuola elementare;
 visita medica e raccolta dati anamnestici degli alunni in ingresso nelle classi “filtro”
della scuola d’infanzia; 1° elementare e 1° media;
 collaborazione agli interventi previsti dal Piano Distrettuale di Educazione alla
Salute;
 presenza sanitaria alle manifestazioni sportive (fase d’istituto dei Giochi della
Gioventù)
Risorse: 95 ore settimanali complessive di Medicina Scolastica, integrate dalla
collaborazione di 1 Vigilatrice d’Infanzia.
4. CAD (attività o servizi di assistenza domiciliare integrata);
In relazione alla particolare presenza di popolazione anziana, si intende potenziare
l’attività distrettuale volta alla massima deospedalizzazione, valorizzando tutti gli istituti
previsti.
Si ritiene di riportare in questa sede la sintesi degli obiettivi 2002-3:

abbattimento della lista di attesa per fisioterapia;
21

uso di elastomeri e port-a-cath per infusione al fine di praticare terapia del dolore ed
alimentazione sostitutiva artificiale, specialmente per i soggetti defedati e
neoplastici;

educazione sanitaria;

sostegno psicologico con l’ausilio di figure professionali esterne al centro.

codifica della prestazione infermieristica (prelievo ematico, medicazione, ecc.);
5. Ser.T
(attività
o
servizi
per
la
prevenzione
e
la
cura
delle
tossicodipendenze);
a) Incrementare l’accesso al servizio dei giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anche
attraverso l’utilizzo delle attività del C.I.C.(Centro Informazioni Consulenze);
b) Migliorare la fruibilità del Servizio da parte delle famiglie;
c) Istituire gruppi di auto-aiuto;
d) Progetto per l’apertura di un centro diurno.
6. Medicina legale
In relazione alla particolarità del Servizio di Medicina Legale, si ritiene opportuno
individuare le seguenti priorità:
a) Ottimizzazione delle risorse umane;
b) Dotazione di autovettura;
Altri problemi di Rilievo
a) Sistemi informativi sanitari. (hardware e software)
Il “sistema informativo” sanitario è costituito, in modo patologico, da tre CUP separati
(Via Giotto, Ospedale di Colleferro ed Ospedale di Valmontone). In particolare manca
una banca anagrafica dei residenti unica e collegata con le anagrafi comunali. Il
Distretto è parzialmente escluso dalla “rete telematica” aziendale.
Mancato completamento del collegamento tra procedura informatica di prenotazione
delle prestazioni e procedura informatica di gestione del Laboratorio di analisi.
b) Assenza di centri di costo, di sistemi di pianificazione e controllo
gestionale
La mancata attuazione della contabilità per centri di costo rende impossibile, ad
oggi, l’assegnazione del budget (peraltro l’Azienda ha iniziato la fase della
negoziazione), la valutazione degli obiettivi raggiunti in relazione alle spese sostenute e
l’attuazione di un adeguato controllo di gestione.
22
c) URP, Carta dei Servizi e altri mezzi di informazione agli utenti
Aspetto deficitario fatto salva l’attività personale degli operatori del Distretto.
Apertura entro il corrente anno del P.I.P.-URP
d) Dotazione parco macchine
Tre Panda
Attività sin qui svolta
Migliorata l’iniziale riscontrata carenza di:
 Qualità ed Internal – auditing;
 sensibilità per la soddisfazione degli utenti, (customer satisfaction);
 attenzione per la qualità percepita;
 attenzione alla soddisfazione degli operatori;
 impegni e programmi;
 materiale informativo;

sistemi di valutazione dei costi, qualità e appropriatezza;
Al fine di procedere ad una razionalizzazione delle prestazioni ambulatoriali e
raggiungere così una riduzione dei tempi di attesa, la Direzione ha promosso una serie di
incontri con il personale amministrativo ed infermieristico, oltre che con i Dirigenti Sanitari
Responsabili, con i MMG, PLS, gli Specialisti ambulatoriali. Attraverso le risultanze di tali
incontri si è pervenuti all’individuazione delle più urgenti, oltre che opportune, iniziative da
intraprendere (razionalizzazione delle agende, apertura prolungata degli uffici, del CUP,
standardizzazione del numero delle prestazioni orarie, etc.). Inoltre sono state valutate le
possibilità di avviare “Progetti Obiettivo” in regime di attività libero professionale
intramuraria (incremento dell’attività istituzionale ed intervento aggiuntivo, fuori orario di
servizio - c.d. Acquisto di Prestazioni), con lo scopo di ridurre le liste di attesa di alcune
branche specialistiche (Cardiologia, FKT, Radiologia).
Per l’esercizio dell’attività libero professionale intramoenia sono utilizzate strutture
interne.
Esiste una proposta di progetto di URP Distrettuale con sito web e di alcuni
punti informativi, ad esso collegati. Allo stato attuale è attivo, oltre al punto informativo
presso il Poliambulatorio di Via Giotto, un e-mail distrettuale.
23
Di seguito si riassumono i principali traguardi raggiunti in questi mesi, con la
collaborazione di tutti i dirigenti ed il personale del Distretto, con il quale è avviato un
graduale percorso di riorganizzazione dei servizi:
VOCE
Assenza di Ufficio di Direzione
RISULTATO
Individuazione strutturale e creazione
Direzione
Distrettuale.
Ufficio
di
segreteria.
Istituzione attività di controllo
Apertura delle liste e monitoraggio
mensile
Implementazione e Sportello no stop
Razionalizzazione delle risorse
Apertura ambulatorio
Consegna in ambulatorio MMG e PLS
Ufficio di Direzione (incontri settimanali)
Ufficio di Coordinamento (un incontro)
Commissione territorio–ospedale (due
incontri)
P.I.P - URP
Sei per ogni servizio
Tre generali e numerosi personali
Controllo
Liste di prenotazione chiuse
Orario sportelli
Ambulatorio Stranieri (STP)
Consegna Ricettari
Incontri con i Dirigenti Sanitari
Incontri
con
il
Personale
infermieristico
Incontri
con
il
personale
amministrativo
Assente l’attività intramoenia
Rapporti con i MMG e PLS
“Medicina dei Servizi”
Rapporti
Medici
specialisti
ambulatoriali
Sei generali e numerosi per area
Attivata da quattro dirigenti sanitari
Incontri mensili
A Settembre completato il monte ore
Riconversione ed ottimizzazione del
monte ore. Razionalizzazione dell’attività.
Tre incontri e numerosi ad personam.
Elevato turnover.
Settembre trasferimento in Ospedale
Dicembre trasferimento in Piazza
Oberdan
Ambulatorio di Ortopedia
Ambulatorio di Geriatria (U.V.Alzheimer)
Ambulatorio di Broncopneumologia –
Allergologia
Ambulatorio di Fisiatria
Servizio di Idrochinesiterapia per FKT e
S.T.S.M.R.E.E.)
Servizio di ginnastica posturale
Servizio di Igiene orale (2 gennaio 2002)
Centro di Psicoterapia (Dicembre 2002)
Consultorio di Valmontone
Consultorio di Colleferro
Per
la
strumentazione
di
cui
il
Distretto
è
sprovvisto
(mammografo,
ecocolordoppler, ecografo con standard idonei) è stata da tempo segnalata alla
24
Direzione Sanitaria Aziendale la necessità di avviare le procedure per un celere
acquisto.
Elenco del personale inserito nella realizzazione del Piano di Zona
N° Cognome
Nome
Qualifica
1
Pasquale
Direttore del Distretto
Trecca
sede
Amministrativi
1
Cappucci
Sergio
Ass.te Amm.vo
CUP
2
Carbone
Massimo
Ass.te Amm.vo
OSSB
3
Colaiacomo
Rossella
Coad. Amm.vo
sportello
4
De Paolis
Giuseppe
Ass.te Amm.vo
Uff. CEE
5
Levano
Rosa
Ass.te Amm.vo
CUP
6
Lillo
Anna
Coad. Amm.vo
CUP
7
Massicci
Franco
Operatore Tecnico
ufficio esenzioni
8
Mastrogirolamo
Giulia
Coad. Amm.vo
CUP
9
Pescetelli
Carla
Collab.re Amm.vo
Segreteria
10 Pizzarda
Pia
Coad. Amm.vo
Sportello
11 Pomponi
Paola
Coll.re Amm.vo
OSSB/Specialistica
12 Proietti
Valeria
Coad. Amm.vo
CUP
13 Raponi
Roberta
Coad. Amm.vo
CUP
14 Roscioli
Luisiana
Ass.te Amm.vo
Segreteria
15 Russo
Ernesto
Coad. Amm.vo
Sportello scelta med.
16 Savarese
Luigina
Coad. Amm.vo
Sportello
Medicina
Convenzionata
1
Bonanni
Pierdomenico Dir. Medico
Medicina specPoliamulatorio
2
Fabi
Mario
Dir. Medico
OSSB
Direzione-Amb
Ginecologia
Ambulatori
1
Dolce
Simonetta
Dir. Medico
2
Catracchia
Marina
Infermiere Prof.le
3
Capozzi
Olga
Inf. Generico
4
Corsi
Antonella
Infermiere Prof.le
5
De Cinti
Rodolfo
Inf. Generico
6
Felici
Giuseppina
Ass.te Laboratorio
7
Filippi
Maria Angelica Infermiere Prof.le
8
Frattali
Stefania
Infermiere Prof.le
25
9
Gioia
Teresa
Caposala
10 Ionta
Paola
Infermiere Prof.le
11 Latini
Maria Pia
Infermiere Prof.le
12 Maurantonio
Patrizia
Igienista dentale
13 Ramoino
Cristina
Infermiere Prof.le
14 Rossiello
Maria Luisa
Infermiere Prof.le
15 Satta
Emanuela
Infermiere Prof.le
16 Sciarra
Maria Cristina Infermiere Prof.le
17 Trementozzi
Franca
Inf. Generico
18 Visca
Maria
Infermiere Prof.le
Medicina Legale
1
Angelini
Luciana
Dir. Medico
Uff. Med. Leg.
2
Buttarelli
Maria Laura
Ass.te Amm.vo
Uff. Inv. Civ.
3
Cimmino
Marisa
Infermiere Prof.le
Uff. Med. Leg.
4
Cito
Raimondo
Ass.te Tecnico
Uff. Med. Leg.
5
Collacchi
Elena
Coad. Amm.vo
Uff. Med. Leg.
6
De Paolis
Giuseppa
Puericultrice
Uff. Protesica
7
Ercoli
Mario
Coad. Amm.vo
Uff. Inv. Civ./OSSB
8
Fagnani
Luigia
Commesso
Uff. Inv. Civ.
9
Romani
Paola
Infermiere Prof.le
Uff. Med. Leg.
Cristina
Ass.te Amm.vo
Uff. Protesica
10 Vari
SERT
1
Barrea
Filomena
Ass.te Sociale
2
Cacciotti
Loredana
Infermiere Prof.le
3
Maglione
Paola
Ass.te Sociale
4
Colaiori
Paolo
Dirigente Psicologo
5
Maiuri
Antonietta
Infermiere Prof.le
6
Massari
Carlo
Dir. Medico
7
Renzi
Antonella
Dir. Medico
8
Rossi
Cinzia
Infermiere Prof.le
9
Sarno
Cristiana
Dir. Medico
10 Tosco
Carmina
Infermiere Prof.le
F.K.T.
1
Augello
Matteo
Dir. Medico
2
Bologna
Carla
Terapista Riab.ne
3
Carella
Paola
Terapista Riab.ne
4
Gizzi
Antonella
Terapista Riab.ne
5
Guidaldi
Anna
Operatore Tecnico
26
6
Marcozzi
Emanuela
Terapista Riab.ne
7
Mosetti
Gabriella
Terapista Riab.ne
8
Piazzesi
Monica
Terapista Riab.ne
CAD
1
Angelini
Felicetto
Dir. Medico
2
Antonini
Adele
Infermiere Prof.le
3
D'Ottavio
Laura
Terapista Riab.ne
4
Fella
Vanda
Caposala
5
Flavi
Patrizia
Infermiere Prof.le
6
Galiano
Alfredo Maria Dir. Medico
7
Mastrantonio
Sara
Infermiere Prof.le
8
Matrigiani
Teresa
Ass.te Sociale
9
Polidori
Paola
Infermiere Prof.le
10 Proietti
Laura
Infermiere Prof.le
11 Salvi
Federico
Autista
12 Santini
Luana
Logopedista
13 Trombetta
Monica
Infermiere Prof.le
14 Valenzi
Vincenza
Infermiere Prof.le
Materno Infantile
1
Accatti
Valentina
Dir. Psicologo
Cons. Carpineto Rom.
2
Ascione
Anna Maria
Ostetrica
Cons. Valmontone
3
Campagna
Giuseppa
Ass.te Amm.vo
Cons. Carpineto Rom.
4
Cherubini
Giuseppa
Infermiere Prof.le
Cons. Colleferro
5
Colaiori
Daniela
Dir. Psicologo
Refer.Consultori e
Colleferro
6
Di Magno
Raniera
Aus.Socio San
Cons. Segni/Carpineto
7
Fabiani
Stefania
Ass.te Sociale
Cons. Segni/Colleferro
8
Fazzini
Bruna
Ass.te Sociale
Cons. Colleferro
9
Fiorentini
Anna Maria
Dir. Psicologo
Cons. Valmontone
10 Giannini
Anna
Aus.Socio San
Cons. Colleferro
11 Graziosi
Mirella
Ostetrica
Cons. Segni/Artena
12 Latini
Ilaria
Ostetrica
Cons. Colleferro
13 Legrottaglie
Anna
Dir. Psicologo
Cons. Artena
14 Miceli
Silvana
Ass.te Sanitaria
Cons.
Artena/Vaccinazioni
15 Pierucci
Maura
Infermiere Prof.le
Cons.
Colleferro/Vaccinazioni
27
16 Romani
Liliana
Dir. Psicologo
Cons. Segni
17 Sbardella
Carla
Ass.te Sociale
Cons. Valmontone
18 Tabacchiera
Maria Pia
Ostetrica
Cons. Artena/Carpineto
19 Trotta
Olimpia
Vigilatrice d’infanzia
Medicina scolastica
20 Viola
Valentina
Ass.te Sociale
Cons. Artena
STSMREE
1
Abate
Gennaro
Ass.te Sociale
2
Calvano
Rita
Terapista Riab.ne
3
Capozi
Vito
Ass.te Sociale
4
Carapellese
Carlo
Dir. Medico
5
Di Ruzza
Maria Angela Dir. Psicologo
6
Fornari
Antonella
Ass.te Sociale
7
Gavillucci
Maria Paola
Logopedista
8
Giuliano
Giancarlo
Dir. Psicologo
9
Grimani
Clarissa
Logopedista
10 Proietti
Massimo
Sociologo
11 Tartaglia
Susi
Logopedista
12 Vitiello
Giorgio
Terapista Riab.ne
Vaccinazioni
Respons. STSMREE
Integrano i servizi offerti alla popolazione del Distretto di Colleferro, oltre gli operatori del
Distretto Sanitario, anche gli appartenenti al DSM (Dipartimento di Salute Mentale operanti
nel territorio distrettuale come di seguito specificati:
DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE
Direzione
Via Giotto n. 40
00034 Colleferro (Rm)
tel. 0697223508-0697223537 fax
-
Direttore DSM Azienda USL RM/G Dott. Francesco VALERIANI – Dirigente
Psichiatra;
-
Sig. Piero GIANNELLI – Capo Sala;
-
Sig.ra Serena PERCIBALLI – Assistente Amministrativo;
-
Sig.ra Loredana CIPRIANI – Assistente Amministrativo;
-
Sig. Nicola CORTESE – Assistente Amministrativo.
28
UNITA’ OPERATIVA COMPLESSA Colleferro-Palestrina:
Via Marconi s.n.c. – Colleferro tel. 06/97223705:
-
Responsabile Dott. Dario Ubaldi – Dirigente Psicologo.
UNITA’ OPERATIVA SEMPLICE:
CENTRO DI SALUTE MENTALE – Via Marconi s.n.c. – Colleferro tel. 06/97223705:
-
Responsabile CSM di Colleferro Dott.ssa Nella FELIZIANI – Dirigente Psichiatra;
-
Dott.ssa Isabella CASTIGLIA - Dirigente Psichiatra;
-
Dott. Michelangelo PACELLA – Dirigente Psichiatra;
-
Dott. Enrico POMPILI – Dirigente Psichiatra;
-
Dott.ssa Franca RIPARI – Dirigente Psichiatra;
-
Dott.ssa Assuntina DE CASTRIS – Dirigente Psicologo;
-
Dott.ssa Alda SANTALUCIA – Dirigente Psicologo;
-
Sig.ra Catia BARTOLI – I.P.;
-
Sig.ra Patrizia BONACQUISTI – I.P.;
- Sig. Carlo CIAMBRIELLO – I.P.;
- Sig. Celestino FABRIZI – I.P.;
- Sig. Orietta LUCCI – I.P.;
- Sig.ra Giuseppina PIACENTINI – I.P.;
- Sig.ra Rita PRATA – I.P.;
- Sig.ra Rossella SINIBALDI – I.P.;
- Sig.ra Margherita ZAZZA – I.P.;
- Sig. Giuseppe GIORDANI – I.P.;
- Sig. Valeriano CACCIOTTI – Ass. Soc.;
- Sig. Vincenzo STENDARDO – Ass. Soc.;
- Sig.ra Eleonora GENGA – Ass. Soc.;
- Sig.ra Paola PASSERI – Ausiliaria.
UNITA’ OPERATIVA SEMPLICE
CENTRO DIURNO – Via Berni n. 24 – Colleferro Tel. 06/9702250:
- Responsabile Centro Diurno Colleferro Dott.ssa Rosalba SPADAFORA Dirigente
Psichiatra;
- Sig.ra Maria Paola TUCCI – Capo Sala;
29
- Sig.ra Giuseppa PIACENTINI – I.P.;
- Sig.ra Rosa BORRIELLO – I.P.;
- Sig.ra Lorella RICCIONI – I.P.;
- Sig.ra Maria Rita ZAZZA – I.P.;
- Sig.ra Marina VARI – I.P.;
- Sig. Enzo DE AMICIS – Terapista Riabilitazione;
- Sig. Lino MACALI – Terapista riabilitazione.
30
Considerazioni conclusive
L’intervento proposto mira a far assumere al Distretto il ruolo centrale che la normativa gli
riconosce nell’ambito della gestione del “Pianeta Sanità”.
Il compito precipuo che intendiamo assolvere e realizzare è garantire accessibilità,
continuità e tempestività della risposta assistenziale. Accanto alla funzione di produttore,
gestore e committente di prestazioni nell’ambito dell’assistenza sanitaria, anche attraverso
strutture organizzate in forma innovativa, il Distretto vuole assumere, attraverso una
effettiva autonomia tecnico-gestionale e finanziaria, il ruolo di governo per l’integrazione
dell’attività dei servizi e dei dipartimenti dell’ASL, inclusi i presidi ospedalieri, fra di loro e
con l’assistenza sociale di competenza comunale, in attuazione delle strategie aziendali.
E’ evidente che il raggiungimento di quanto enunciato è in funzione di una reale
condivisione delle proposizioni tra il Distretto e le Amministrazioni Comunali, con il pieno
coinvolgimento e valorizzazione del terzo settore.
Il programma delle attivita' territoriali tiene conto degli obiettivi previsti nel:
a) PSN 2001-2003 e al PSR 2000-2002. Pertanto si intende:

contrastare le principali patologie rispetto alle quali possono essere attivati
efficaci interventi preventivi quali le malattie cardio e cerebrovascolari, i tumori, le
malattie infettive, altre patologie di particolare rilievo sociale;

rafforzare la tutela dei soggetti deboli, incrementando le garanzie di
assistenza per le persone con maggiore bisogno di tutela (anziani, bambini, immigrati,
persone affette da dipendenza, malati mentali, persone nella fase terminale di vita);
b) Legge dell'8 novembre 2000 n. 328, Piano Nazionale degli Interventi e dei
servizi sociali 2001 – 2003 e delle indicazioni presenti nella delibera Regione Lazio del
19 aprile 2002 n. 471, a tale proposito gli interventi terranno conto delle seguenti aree:

responsabilità familiari;

diritti dei minori;

contrasto alla povertà;

anziani;

disabili;

avvio della riforma.
ANALISI DEI BISOGNI, PROGRAMMA DI INTERVENTO E RELATIVE
31
PRIORITA' PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI
RESPONSABILITÀ’ FAMILIARI
Obiettivi strategici
•
promuovere e sostenere la libera assunzione di responsabilità da parte degli
individui nei confronti dei più piccoli, degli anziani e dei non auto-sufficenti;
•
sostenere e valorizzare le capacità genitoriali;
•
sostenere le pari opportunità e la condivisione delle responsabilità tra uomini e
donne.
•
Programmi di intervento ( ASL e Comuni del Distretto di Colleferro )
•
attività di informazione e prevenzione ( H.I.V., Menopausa, sostegno alla
maternità responsabile);
•
corsi di preparazione alla nascita, interventi post-parto, sostegno alla genitorialità
•
nei primi tre anni di vita;
•
sportelli informativi di supporto alla genitorialità organizzati “ in rete” dai
consultori familiari presenti nel territorio e servizi sociali comunali;
•
mediazione familiare (consultori familiari);
•
adozioni e affidi;
•
prosecuzione dell’erogazione dei contributi economici.
Strutture socio-sanitarie del territorio
32
COMUNE
Strutture sociali
Pubbliche
Strutture sanitarie
Private
Artena
Uff. Servizi Sociali
Consultorio Familiare
Carpineto
Romano
Uff. Servizi Sociali
Ludoteca
Consultorio Familiare
Colleferro
Uff. Servizi Sociali
Ludoteca
Asilo Nido
Asilo Nido
Consultorio Familiare
Centro Ludico Ricreativo per Ospedale
minori e portatori di handicap
Servizio igiene orale
Ginnastica posturale
STSMREE
DSM
Gavignano
Uff. Servizi Sociali
Gorga
Labico
Uff. servizi sociali
Montelanico
Segni
Uff. Servizi Sociali
Sportello Famiglia*
Consultorio
Familiare
Valmontone
Uff. Servizi Sociali
Sportello Famiglia*
Centro Accoglienza
e Ass. Sociale per
donne e minori in
difficoltà
Consultorio
Familiare
Ospedale
*Valmontone è la sede per la zona di pianura (Colleferro, Artena, Labico); Segni è la sede per la
zona di montagna (Carpineto Romano, Gorga, Gavignano).
SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO
33
Interventi di sostegno alla famiglia
Interventi di sostituzione alla famiglia
Interventi di prevenzione generale
Servizio Assistenza Domiciliare anziani e minori a
rischio di devianza;
 Mediazione familiare;
 Interventi a sostegno delle famiglie di minori in
situazioni di disagio o devianza;
 Interventi a sostegno della genitorialità e alla crescita
dei figli (corsi preparazione alla nascita e post-parto);
 Supporto psicologico e sociale alle donne che hanno
subito traumi da violenza e da maltrattamento;
 Asili nido;
 Contributi economici (Assegni maternità, per famiglie
numerose, per l'affitto, bandi casa e sussidi);
 Centro Accoglienza per donne maltrattate.
Centro Accoglienza Immigrati
- Inserimento in strutture residenziali;
- Affidi e adozioni.
 Interventi di educazione alla salute nelle scuole e
non;
 Interventi a tutela della salute relazionale riproduttiva
della donna, della coppia e della famiglia.
Questa macro-area non è stata individuata come prioritaria in quanto, molti
degli interventi sono già attivi.
Per quelli non ancora attivi si prevede un'implementazione nel medio-lungo
termine.
34
DIRITTI DEI MINORI
•
Obiettivi strategici
•
Promuovere dispositivi di socializzazione e di relazioni sociali attraverso attività
strutturate per la gestione del tempo libero ed attività di aiuto e sostegno per il
superamento di stati di disagio sociale;
•
Attivazione di “sensori” in grado di rilevare precocemente le prime manifestazioni
del disagio;
•
Potenziare, soprattutto per la prima infanzia, i servizi di tipo prescolastico a
completamento della rete di scuole per l’infanzia;
•
Attivare percorsi di integrazione tra i servizi ASL e servizi Comunali per la
realizzazione degli interventi, in una logica di prevenzione del disagio;
•
Dotare il Distretto di una struttura residenziale per l’accoglienza dei minori in
difficoltà;
•
Sensibilizzazione ed informazione sull’affidamento e l’adozione.
• Programmi di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro)
-
Predisporre progetti di studio e ricerca sulla rilevazione dei bisogni dei minori
finalizzati all’attivazione di interventi di prevenzione primaria;
-
Messa in rete dei servizi;
-
Programmi di integrazione fra servizi sociali territoriali e Unità Operative della ASL
con il coinvolgimento di scuole e altre risorse del territorio per la prevenzione
dell’abuso e dei maltrattamenti;
-
Creazione di “micro-nidi” per fascia di età 0-3 anni (nel medio-lungo periodo);
-
Sostenere e diffondere maggiormente il progetto “Polo affidi” attraverso campagne
informative e di sensibilizzazione. (per il progetto “Polo Affidi” vedere allegato 4) e le
attività riguardanti l’adozione nazionale ed internazionale.
35
Strutture socio-sanitarie del territorio
COMUNE
Strutture sociali
Pubbliche
Strutture sanitarie
Private
Artena
Uff. Servizi Sociali
Consultorio Familiare
Carpineto
Romano
Uff. Servizi Sociali
Ludoteca
Informagiovani
Consultorio Familiare
Colleferro
Uff. Servizi Sociali
Ludoteca
Asilo Nido
C.I.L.O.
Asilo Nido
Consultorio Familiare
Centro Ludico Ricreativo per Poliambulatorio
minori e portatori di handicap Ospedale
ASL, sede di distretto
STSMREE
Spazio giovani
Gavignano
Uff. Servizi Sociali
Gorga
Labico
Uff. Servizi Sociali
Sport. Orientamento Lavoro
Montelanico
Uff. Servizi Sociali
Segni
Uff. Servizi Sociali
Sportello Famiglia*
Casa Famiglia per minori
Uff. Servizi Sociali
Casa Famiglia
Sportello Famiglia*
Sport. Orientamento Lavoro
Centro Accoglienza e Ass.
Sociale per donne e minori
in difficoltà
* “Sportello Famiglia”, nei poli di riferimento in base alla Legge n. 285/97.
Valmontone
Consultorio Familiare
Consultorio Familiare
Ospedale
36
SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO
-
Interventi di sostegno al minore
-
Interventi di sostituzione alla famiglia
Interventi di prevenzione generale
-
Servizio Assistenza Domiciliare Educativa a
minori a rischio di devianza e disabili;
Interventi a sostegno delle famiglie di minori in
situazioni di disagio o devianza;
Interventi psicologici, psicoterapeutici, sociali e
riabilitativi;
Asili nido;
Ludoteche e Centri Ludico-Ricreativi;
Centro Accoglienza per donne maltrattate e loro
figli.
Inserimento in strutture residenziali;
Affidi e adozioni.
Interventi di educazione alla salute nelle scuole
(punto
d'ascolto,
educazione
sessuale,
prevenzione tossicodipendenze e così via);
Interventi per la prevenzione del disagio da 0 a 3
anni.
Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Sportello aiuto
alla famiglia" (Allegato 2) presentato a finanziamento nella prima annualità.
Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si prevede un'implementazione
nel medio-lungo termine.
PERSONE ANZIANE
•
Obiettivi strategici
37
-
Attivazione e potenziamento di sistemi di servizio in grado di rispondere alle reali
necessità e ai bisogni della terza e quarta età, con particolare attenzione di cura,
assistenza e sostegno alla persona ed alla sua famiglia e prevenzione rispetto alla
non autosufficienza attraverso la lettura delle richieste non formulate, le sofferenze
inespresse e il bisogno di ascolto;
-
Sviluppo ed ottimizzazione del servizio di assistenza domiciliare in modo da
aumentarne la possibilità di presa in carico dell'utenza, garantire standard
qualitativi assistenziali del servizio in generale e delle prestazioni in particolare, al
fine di migliorarne la qualità;
-
Interventi formativi per il personale, al fine di qualificare maggiormente la loro
figura professionale e di conseguenza le loro funzioni;
-
Miglioramento degli standard qualitativi dell'accoglienza e della degenza nelle
case di riposo;
-
Sviluppo della "rete" dei servizi.
•
Programmi e di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro)
-
Attuare interventi multidisciplinari improntati al miglioramento della qualità di vita
degli utenti attraverso la presa in carico dell'utenza in maniera unitaria e complessa
(sociale e sanitaria);
-
Potenziamento del servizio di Assistenza Domiciliare, sia dal punto di vista
qualitativo, sia da quello quantitativo;
-
Realizzazione di un sistema integrato degli interventi che coinvolga le Associazioni
di Volontariato e del Terzo Settore in attività previste dai servizi aggiuntivi a quelli in
essere come il "servizio consegna pasti a domicilio", "animazione nei Centri Anziani"
o progetti di "incontro tra generazioni";
-
Verifica del parco mezzi a disposizione delle Amministrazioni pubbliche o della
possibilità di stipulare accordi e convenzioni con soggetti idonei per attivare un
servizio di "trasporto" per l'utenza;
-
Realizzazione di un corso di formazione per Assistenti Domiciliari (con titolo ADEST)
per formare ulteriormente questa figura professionale anche dal punto di vista
sanitario (con titolo OSS), si prevede l'organizzazione di un corso di formazione
attraverso il Fondo Sociale Europeo nel breve periodo;
38
-
Servizio di "consulenza" per le case di riposo presenti sul territorio, attraverso la
costituzione di un tavolo di concertazione al fine di definire ed attivare un modello
di qualità per le stesse;
-
Sviluppo di un coordinamento della rete dei servizi socio-sanitari pubblici e del
privato sociale che intervengono a sostegno della domiciliarietà e dei Centri anziani,
attraverso l'attivazione di tavoli di concertazione.
Strutture socio sanitarie del territorio
COMUNE
Strutture sociali
Pubbliche
Strutture sanitarie
Private
Artena
Uff. Servizi Sociali
Centro Anziani
n. 7 Comunità Alloggio per
anziani
n. 2 Case di Riposo
Centro Anziani
Carpineto
Romano
Uff. Servizi Sociali
Colleferro
Uff. Servizi Sociali
Centro Anziani
Gavignano
Uff. Servizi Sociali
Centro Anziani
Gorga
Centro Anziani
Labico
Uff. servizi sociali
Centro Anziani
Montelanico
Centro Anziani
Segni
Uff. Servizi Sociali
n. 2 Centri Anziani
n. 2 Case di Riposo
Valmontone
Uff. Servizi Sociali
n. 3 Case di Riposo
Casa di Riposo
Poliambulatorio
FKT
Ospedale
CAD
Ospedale
SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO
39
Interventi di sostegno all'anziano e 
alla famiglia
Interventi di sostituzione alla famiglia
Interventi di prevenzione generale










Servizio Assistenza Domiciliare Integrata agli
anziani;
Assistenza infermieristica, medica e riabilitativa;
Aiuto per autonomia (ausili);
Ginnastica dolce;
Vacanze e soggiorni climatici;
Agevolazioni trasporto pubblici;
Sussidi;
Tutele.
Inserimento in strutture residenziali (RSA, Comunità
Alloggio, Case di riposo).
Orientamento e accoglienza;
Centri Sociali Anziani.
Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Assistenza
Domiciliare Integrata" (Allegato 1) presentato a finanziamento nella prima annualità.
Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si prevede un'implementazione
nel medio-lungo termine.
CONTRASTO ALLA POVERTA’
•
Obiettivi strategici
40
-
Migliorare le possibilità di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate al fine di
garantire pari opportunità e l'occupabilità di soggetti in condizioni di emarginazione e
di povertà: disabilità fisica e psichica, tossicodipendenza, alcolismo, ex detenuti;
-
Promuovere opportunità e risorse formative e lavorative sul territorio;
-
Potenziamento ed ampliamento delle attività in essere al fine di aumentare il numero
dei soggetti che ne possono usufruire;
-
Avvio di una razionalizzazione delle forme di sostegno al reddito esistenti;
-
Aumentare il numero di soggetti che usufruiscono degli strumenti a disposizione per
il contrasto alla povertà.
•
Programmi di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro)
-
Predisposizione di protocolli d’intesa con Enti pubblici o privati presenti nel territorio
del distretto;
-
Avvio di forme di collaborazione tra scuole e servizi sociali al fine di prevenire
l'evasione scolastica e di sostenere la frequenza;
-
Corsi di formazione professionale, tirocini di lavoro, inserimenti lavorativi protetti e
borse di lavoro;
-
Predisposizione di progetti individualizzati che vedranno coinvolti servizi sociali
comunali, della ASL, del privato sociale o soggetti privati.
Strutture socio sanitarie del territorio
41
COMUNE
Strutture sociali
Strutture sanitarie
Pubbliche
Private
Artena
Uff. Servizi Sociali
Centro Accoglienza Notturna
Consultorio Familiare
Carpineto
Romano
Uff. Servizi Sociali
Informagiovani
Sportello Immigrati
Uff. Servizi Sociali
Centro Diurno Acc. Immigrati
C.I.L.O.
Centro Anti-Usura per tutto
Distretto
Uff. Servizi Sociali
Consultorio Familiare
Colleferro
Gavignano
il
Consultorio Familiare
Poliambulatorio
SERT, FKT
Ospedale
Gorga
Uff. servizi sociali
Sport. Orientamento Lavoro
Labico
Montelanico
Uff. Servizi Sociali
Segni
Consultorio Familiare
Valmontone Uff. Servizi Sociali
Sport. Orientamento Lavoro
Centro Diurno immigrati
Centro Accoglienza e Ass. Sociale
per donne e minori in difficoltà
Consultorio Familiare
Ospedale
SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO
Interventi di sostegno alla persona e
alla famiglia
Interventi
famiglia
di
sostituzione
alla








Sussidi;
Inserimenti lavorativi;
Agevolazioni trasporto pubblico;
Tutele;
Interventi sociali, psicologici e riabilitativi;
Accoglienza immigrati.
Strutture di Accoglienza notturna;
Inserimento in strutture residenziali (Comunità
Terapeutiche).
Segretariato Sociale per orientamento e accoglienza.

Interventi di prevenzione generale
Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Inserimenti
Lavorativi quale alternativa agli interventi di assistenza economica" (All 3) presentato a
finanziamento nella prima annualità. Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si
prevede un'implementazione nel medio-lungo termine.
DISABILI
42
•
Obiettivi strategici
-
Superare la logica assistenzialistica, realizzare la piena integrazione delle persone
disabili;
-
Messa in rete degli interventi;
-
Implementare gli interventi per i disabili e le loro famiglie che dopo la scuola
dell’obbligo non hanno una rete di aiuto che li sostenga per affrontare i problemi di
salute, di gestione del tempo e della routine familiare.
•
Programma di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro)
•
-
Potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare;
-
Tavolo di concertazione tra associazioni di volontariato, associazioni che si
occupano di handicap e privato sociale;
-
Sostegno alla nascita di un’associazione delle famiglie;
-
Interventi socio-educativi per mantenere e migliorare il livello di autonomia raggiunto
dai portatori di handicap durante la frequenza scolastica;
-
Sviluppo di un Centro Diurno Socio-Educativo per disabili.
Strutture socio sanitarie del territorio
43
COMUNE
Strutture sociali
Strutture sanitarie
Pubbliche
Artena
Uff. Servizi Sociali
Carpineto
Romano
Uff. Servizi Sociali
Ufficio H
Colleferro
Uff. Servizi Sociali
Ufficio H
Centro
Diurno
Immigrati
C.I.L.O.
Uff. Servizi Sociali
Gavignano
Private
Centro Diurno per portatori Consultorio Familiare
di handicap,
Consultorio Familiare
Consultorio Familiare
Centro Ludico Ricreativo Poliambulatorio
Acc. per minori e portatori di FKT
handicap
Ospedale
Gorga
Uff. servizi sociali
Sport.
Orientamento
Lavoro
Montelanico Uff. Servizi Sociali
Labico
Uff. Servizi Sociali
Segni
Consultorio Familiare
Centro
Valmontone Uff. Servizi Sociali
Ufficio H
psichici
Sport.
Orientamento
Lavoro
Centro Diurno immigrati
Centro Accoglienza e
Ass. Sociale per donne e
minori in difficoltà
Diurno
disagiati Consultorio Familiare
Ospedale
SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO
Interventi di sostegno alla persona e
alla famiglia
-
Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata ed
Educativa;
Contributi
(per
abbattimento
barriere
architettoniche, soggiorni organizzati, tessere
CO.TRA.L.),
Inserimenti lavorativi;
Trasporto elettorale e ai Centri Estivi;
Attività di socializzazione e tempo libero;
Segretariato Sociale per orientamento e
accoglienza (Ufficio H);
Contrassegni e parcheggi handicap;
Interventi medici, sociali, psicologici e riabilitativi.
Inserimento in strutture residenziali.
Interventi di sostituzione alla famiglia
Questa macro-area è stata individuata come prioritaria e viene presentato a
finanziamento il progetto operativo "Centro Diurno Socio-Educativo per disabili"
(Allegato 6).
44
Si precisa che i progetti operativi presentati a finanziamento nella prima
annualità "Assistenza Domiciliare Integrata" (allegato 1) e "Sportello aiuto alla
famiglia" (allegato 2), comprendono anche questa macro-area.
Si ricorda, infine che, sono state presentate dai singoli Comuni del Distretto, le
richieste di finanziamento alla Regione Lazio, ai sensi della L. n. 162/98.
45
AVVIO DELLA RIFORMA
Questa macro-area è un punto cruciale per la pianificazione e la programmazione del
sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali nel Distretto Socio-Sanitario di
Colleferro.
•
Obiettivi strategici.
-
Integrazione dei servizi attraverso la "messa in rete" degli interventi e la costante
collaborazione tra gli operatori sociali, tra di loro e con gli operatori sanitari;
-
Pianificazione delle politiche sociali locali allo scopo di garantire servizi socio-sanitari di
qualità, ossia improntati a criteri di efficacia, efficienza ed economicità;
-
Garantire a tutti i cittadini i diritti sociali, ossia la possibilità di usufruire dei servizi
(empowerment), attraverso l'informazione costante sugli stessi e la possibilità di
partecipare alla verifica della qualità degli interventi (indagini sulla customer
satisfaction);
-
Supportare i decisori politici (policy makers) nella scelta e nella definizione delle linee
programmatiche.
•
Programmi e azioni di intervento
-
Progettazione mirata per far si che l'offerta di servizi possa essere il più rispondente
possibile ai bisogni reali emersi. Verrà istituito l'Osservatorio Sociale Distrettuale per
l'analisi delle criticità e della domanda di servizi ed interventi;
-
Monitoraggio e valutazione di tutte le fasi progettuali e, conseguentemente, delle
modalità di erogazione dei servizi al fine di ottimizzare le risorse economiche a
disposizione, di verificare l'efficienza e l'efficacia operativa degli interventi ed
eventualmente apportare modifiche agli stessi;
-
Integrazione dei Servizi Sociali territoriali con quelli Sanitari del Distretto;
-
Collaborazione tra i servizi pubblici con i soggetti del privato sociale e con le
associazioni dei cittadini, attraverso l'istituzione di tavoli di concertazione;
-
Istituzione di un Nucleo Valutativo che predisponga gli strumenti operativi più idonei
alla diffusione della cultura della qualità ed all'attuazione di servizi e prestazioni
improntati ad essa;
46
-
Istituzione di un Osservatorio dei Servizi Sociali quale strumento essenziale di studio
ed analisi del territorio dal punto di vista demografico, delle strutture e dei servizi
sociali e sanitari attivati a favore della popolazione. Tale strumento garantirà la
migliore conoscenza Distretto utile, al Comitato dei Sindaci, per una programmazione
delle attività tarate sui reali bisogni preventivamente rilevati e al Comitato Tecnico di
Progettazione, per una progettazione mirata.
•
Mezzi e strumenti per la realizzazione degli interventi
•
Osservatorio sociale Distrettuale
-
Carta dei Servizi;
-
Rapporto annuale sulle politiche sociali del Distretto;
-
,Rete internet e mezzi di informazione.
I piani di zona sono un'occasione preziosa per mettere in rete le risorse locali già
presenti sul territorio affinché lavorino in modo concertato e partecipativo attorno ad un
obiettivo comune.
Ciò presuppone che, gli Enti e le Istituzioni che governano il territorio si integrino in vista
del raggiungimento di questo obiettivo comune.
L'integrazione di questi soggetti fa nascere una nuova modalità organizzativa per la
messa in rete delle risorse (sociali, umane ed economiche) allo scopo di migliorare
l'efficacia e l'efficienza degli interventi e dei servizi erogati.
Con il Piano di Zona della seconda annualità si compie un ulteriore passo verso il
definitivo affermarsi del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali del
Distretto Socio-Sanitario di Colleferro.
Rientrano nell’Avvio della Riforma le modalità di redazione del Piano di Zona e dei
Progetti Operativi in esso inclusi, elaborati dal Comitato Tecnico di Progettazione
costituito da un professionista del sociale per ogni Comune e da due professionisti della
ASL.
47
OBIETTIVI STRATEGICI
Aprire il Distretto al territorio: i “servizi alla persona”.
Definizione degli obiettivi sanitari e sociali
Sono stati individuati quattro temi prioritari:
1
Valorizzazione della medicina di base;
2
Integrazione sociosanitaria tra l’attività del Distretto, i Comuni, con particolare
attenzione e sviluppo di: CAD, ADI, RSA, Co.di.Co. Centri diurni e rapporto con le
strutture Dipartimentali territoriali aziendali;
3
Ottimizzare l’accesso ai servizi ed alle strutture del Distretto;
4
Presentazione di progetti obiettivo dei servizi e del Distretto.
1) Valorizzazione della medicina di base
Coinvolgere nei prossimi 24 mesi il 75% dei medici nei programmi distrettuali
con: 1) Incontri mensili con i MMG, PLS; 2) Regolare funzionamento dell’Ufficio di
coordinamento delle attività distrettuali; 3) Convocazione trimestrale della commissione
Territorio – Ospedale; 4) Istituzione di una Unità di Valutazione Distrettuale (UVD).
2) Integrazione sociosanitaria tra l’attività del Distretto e i Comuni (Artena,
Carpineto, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni, Valmontone)
Attuazione delle legge 328/2000 con il puntuale recepimento dell’”Atto di indirizzo
e coordinamento in materia di prestazioni sociosanitarie, G.U. 6/6/01 n° 129”.
Attivare un primo momento di confronto tra il Distretto, le amministrazioni e la
rappresentanza associativa distrettuale. Individuare lo stato delle politiche e degli
interventi nei diversi Comuni dal punto di vista dell’assistenza sociosanitaria. Individuare
le priorità e programmare le azioni successive.
Si prevede di attivare un gruppo di lavoro operativo in toto entro dodici mesi
composto da rappresentanti delle amministrazioni Comunali, dalle organizzazioni non
profit e dai sindacati. Si prevedono 4 riunioni l’anno. Avrà la funzione di supervisionare
le attività e di validarne l’efficacia. Nel primo anno sarà prioritario il rapporto con i
Comuni al fine di:
48

Supportare l'implementazione di esperienze di rete già attive e, laddove
queste siano assenti, favorirne l'attivazione.

Implementare la capacità di carattere progettuale e di supporto alle singole
realtà associative ed istituzionali.

Migliorare la capacità di promuovere la visibilità del tema della integrazione
sociosanitaria.

Promuovere la nascita di un Coordinamento per favorire il lavoro in rete con i
servizi del pubblico e del privato sociale per un lavoro di partenariato.
3) Ottimizzare l’accesso ai servizi ed alle strutture del Distretto
Obiettivi dell’azione

Ridurre le liste di attesa del 25% con diversificazione delle stesse in
esami/visite: urgenti, programmabili, differibili, con un miglioramento dell'offerta
distrettuale, con una attiva partecipazione degli attori "induttori di spesa" ricorrendo
anche alla contrazione delle domande improprie.

Attivare corsi di formazione ed inclusione nella mission del Distretto di tutti gli
operatori.
Localizzare i servizi di Distretto (Artena, Carpineto, Colleferro, Segni e
Valmontone, con eventuale postazione di Continuità assistenziale a Montelanico)
assumendo come parametro il servizio alla popolazione coniugato con l’efficienza,
l’efficacia e l’equità degli stessi ed il rapporto costi/efficacia delle prestazioni offerte, di
concerto con le Amministrazioni Comunali. Si prevede entro il 2003 di attivare la
possibilità di prenotazione in loco, via internet, con il CUP Distrettuale. Attori privilegiati:
i MMG, le farmacie e le stesse amministrazioni comunali.

Istituire un gruppo di qualità dei servizi.
Saranno attivati strumenti di visibilità e collegamento con carattere intraintercomunale, primo fra tutti un sito web del Distretto.
49
Indicatori di risultato
Verificare l'efficacia delle azioni messe in atto attraverso l'utilizzazione dei
seguenti criteri quali-quantitativi:
 Efficace collaborazione tra Distretto e Comuni
 Numero di attori aderenti
 Numero di prestazioni prenotate via internet
 Riduzione delle liste di attesa
 Incremento delle relazioni tra associazioni e lo sviluppo di progettualità comuni
 Incremento dell'elaborazione e della capacità propositiva sui temi d'interesse comune
 Incremento della visibilità delle associazioni e delle reti attivate.
4) Presentazione di progetti obiettivo dei Servizi e del Distretto
Obiettivi dell'azione
Elevare la qualità dei Servizi, migliorare l’accessibilità degli stessi, migliorare la
professionalità di tutti gli agenti distrettuali.
Individuare le priorità di salute con attività di prevenzione in linea con le
raccomandazioni del PSR, PSN e dal Piano Nazionale dei servizi sociali
Azioni previste
Rilevazione del numero dei progetti prodotti dagli operatori dei singoli servizi
o dalla Direzione del Distretto.
Relazione dei responsabili dei progetti.
Relazione di validità delle azioni svolta dai comitati scientifici del progetto.
Tempi
Primi dodici mesi di attività
Indicatori di qualità
Modifica degli stili di vita e riduzione di patologie correlate privilegiando gli
aspetti preventivi.
Valore aggiunto dell'intervento globale
50
Come plusvalore si individua:
1. L'attivazione di reti che possano costituire uno strumento al servizio delle
persone malate, delle associazioni e che ne promuovano e sviluppino le competenze e
di tutti i residenti nel territorio distrettuale;
2. L'attivazione di strumenti che utilizzino le nuove tecnologie per favorire
l'accesso ai servizi e ai presìdi del Distretto (e-mail, internet, sito web, newsletter, etc),
con la valorizzazione delle risorse associative;
3. La partecipazione al progetto di un elevato numero di associazioni e singole
persone.
4. La possibilità per le reti di rilevare i bisogni delle persone malate, dei loro
familiari e delle associazioni;
5. La creazione di un know how che possa supportare l'attivazione della rete,
anche dopo la conclusione del progetto per rendere permanenti le soluzioni efficaci;
6. Acquisire la cultura della qualità attraverso il modello Pdca (Plan-do-checkact, detto anche ruota del Deming);
L’obiettivo è rendere efficaci le azioni di miglioramento continuo pianificando efficaci
iniziative di formazione, interne ed esterne al Distretto, al fine di elevare il senso di
appartenenza e di qualificazione di tutto il personale, ad ogni livello esso operi.
Nell’ambito delle attività distrettuali è, altresì, ritenuta prioritaria la necessità di:
•
Farsi punto di riferimento delle strutture convenzionate – accreditate, che nel nostro
territorio insistono e con un volume di prestazioni tali da stimolare una particolare
considerazione strategico-metodologica di approccio da parte della Direzione
Distrettuale;
•
Definire con gli erogatori privati accreditati un rapporto basato sulla integrazione e
su una “sana competizione”.
•
Attivare un idoneo sistema di controllo attraverso meccanismi di monitoraggio che
consentano la verifica in progress di almeno tre parametri:
rispetto delle normative;
qualità della assistenza;
appropriatezza delle prestazioni erogate.
51
PRIORITA' INDIVIDUATE PER LA SECONDA ANNUALITA'
Il distretto Socio-Sanitario di Colleferro, alla luce di quanto scritto finora, per la
realizzazione del sistema integrato di interventi e dei servizi sociali, presenta a richiesta
di finanziamento nuovi progetti operativi e ripropone quelli presentati per la prima
annualità, per dare continuità ai servizi ed agli interventi attivati con essi.
I nuovi progetti operativi sono i seguenti:
1. Servizio Sociale Professionale Distrettuale - Per l'integrazione professionale degli
operatori del settore sociale con quelli del settore sanitario attraverso una erogazione di
risposte mirate e globali alla persona vista nella sua dimensione unitaria.
2. Centro Diurno Socio-Educativo per persone diversamente abili - Per
promuovere l'autonomia e l'inserimento sociale e lavorativo delle persone disabili.
3. Osservatorio Sociale Distrettuale - Per lo studio ed il monitoraggio del welfare
locale allo scopo di garantire servizi socio-sanitari di qualità, ossia improntati a criteri di
efficacia, efficienza ed economicità.
I progetti operativi proposti per la prima annualità e riproposti anche nella
seconda sono i seguenti:
1. Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata - Sostenere e promuovere
l'autonomia personale e mantenere alta la qualità della vita con l'erogazione di servizi
domiciliari per le persone non autosufficienti, in particolare anziani e disabili;
2. Sportello aiuto alla famiglia - Per l'erogazione del Servizio di Assistenza Educativa
Domiciliare ai minori a rischio di disagio sociale e minori portatori di handicap;
3. Inserimenti lavorativi quale alternativa agli interventi di assistenza economica Per sviluppare forme di accompagnamento sociale e di integrazione sociale mirate al
raggiungimento dell'autonomia economica.
4. Polo Affidi - Per la formazione delle famiglie affidatarie e la promozione della pratica
dell'affido.
52
Progettazione per il 2003 dei Servizi Socio – Sanitari del Distretto
Premessa
Tra gli obiettivi che il piano di Zona si prefigge c’è quello di rendere efficaci le azioni di
miglioramento continuo, pertanto in un’analisi progettuale ci si propone di attivare un
programma
di
qualità
che
sicuramente
comporterà
l'essere
pronti
ad
un
“rivoluzionamento” dei rapporti: tra i responsabili ed il personale, tra il Distretto Sanitario
e le Amministrazioni Comunali, oltre che con i volontari - che saranno maggiormente
coinvolti in un rapporto di collaborazione e che saranno destinati ad avere maggiore
visibilità con l'utenza - ed infine con il Terzo Settore che sarà chiamato a promuovere
nuovi progetti e a dare il suo apporto in termini di risorse umane e risorse economiche
provenienti dai diversi finanziamenti ad esso destinati.
Tra i fattori che contano in un'organizzazione orientata alla qualità c'è quello di imparare
ad analizzare e a parlare sulla base dei fatti, acquisire la cultura della qualità anche per
condividere un approccio per pianificare in modo valido ed efficace le azioni per il
soddisfacimento degli utenti, per prevenire gli errori. Il modello Pdca (Plan-do-checkact) è una della semplificazioni schematiche di questo approccio che si suddivide in
quattro fasi.
Il modello che viene proposto non vuole essere astratto e puramente teorico, ma si
tratta di una chiave di accesso fondamentale all’idea della qualità: è uno strumento
efficace per la verifica e l’ottimizzazione di quello che si fa. Verifica che non si limita
solo agli aspetti finanziari del processo, ma investe ogni aspetto dell’attività
dell’organizzazione, dalle gestione delle risorse umane al rapporto con l’utenza e delle
relazioni tra chi lavora. La qualità è gestita nel corso degli avvenimenti e tutti sono
coinvolti nello stabilire le cause dell’insoddisfazione dell’utente e nel rilevare gli errori di
erogazione al fine di migliorare subito, mentre il processo è ancora in atto. Il
miglioramento va oltre la capacità di riconoscere gli errori e di risolvere i problemi e
deve diventare un’attività continua e disciplinata.
Le organizzazioni hanno dei principi di riferimento che possono consentire di valorizzare
le risorse oppure di distruggerle attraverso consumi improduttivi e processi inefficienti.
Questo
può
accadere
se
il
perseguimento
degli
obiettivi
non
tiene
conto
dell’economicità, intesa come la capacità di soddisfare gli utenti in termini di qualitàquantità dei servizi erogati mantenendo sia l’equilibrio economico, ottenuto acquisendo i
53
fattori necessari per l’erogazione del servizio, sia il mantenimento e la crescita delle
capacità operative e manageriali delle organizzazioni stesse.
E’ utile ricordare un paio di concetti fondamentali. Primo: è meno costoso fare bene le
cose fin dall’inizio; secondo: per chi operi nel sociale, il vero parametro di rendimento è
la qualità di quello che offre. E’ necessario quindi che l’organizzazione applichi una
politica della qualità fissando obiettivi realistici e in linea con i servizi da erogare.
In concreto gli obiettivi che il gruppo di qualità può raggiungere sono:

Il miglioramento della comunicazione interna;

Il miglioramento della motivazione del personale attraverso un maggiore
coinvolgimento;

Il miglioramento della professionalità attraverso l’acquisizione la sperimentazione
delle tecniche per l’ottimizzazione del servizio;

Il miglioramento della leadership attraverso la crescita delle capacità gestionali e
l’autoformazione.
E’ necessario imparare a risolvere i problemi attraverso l’eliminazione delle cause e non
attraverso la condanna delle persone che hanno compiuto gli errori, che invece devono
essere vissuti e gestiti come occasione di miglioramento.
I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI DI ASSISTENZA SOCIALE LIVEAS
54
L'articolo 22 della Legge n. 328/2000 prevede che il sistema integrato di
interventi e servizi sociali garantisca al cittadino, nell'ambito del Distretto socio-sanitario,
l'erogazione di alcune prestazioni essenziali che rappresentano i livelli essenziali delle
prestazioni di assistenza sociale, i cosiddetti LIVEAS.
Questi livelli essenziali garantiscono un sistema di prestazioni e servizi sociali
idonei a garantire, alle persone ed alle famiglie, qualità della vita e cittadinanza sociale,
nonché pari opportunità e tutela ai soggetti più deboli.
Il punto 4 della Deliberazione n. 471/2002 indica i servizi, gli interventi e le
prestazioni che devono comunque essere assicurate e che il Distretto si accinge ad
erogare nel seguente modo:
•
Segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari,
questa prestazione viene fornita dallo sportello di Segretariato Sociale del Servizio
Sociale Professionale Distrettuale e dai Servizi Sociali Comunali, in rete tra di loro;
•
Servizio sociale professionale, questo servizio viene garantito a livello dei singoli
Comuni con la presenza della figura dell'Assistente Sociale ed eventuale, ulteriore
personale a disposizione, di ruolo o in convenzione. Verrà ulteriormente potenziato e
migliorato con l'attivazione del Servizio Sociale Professionale Distrettuale.
•
Servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personale e
familiare, questa prestazione verrà garantita attraverso il collegamento degli operatori
del Servizio Sociale Professionale con le strutture che abitualmente rilevano le
situazioni di emergenza.
•
Assistenza domiciliare, l'erogazione di questo servizio viene assicurata attraverso lo
specifico progetto sul Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata;
•
Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali, la
possibilità di utilizzare queste strutture, da parte dell'utenza, viene garantita dal
potenziamento e dalla messa in rete delle strutture già in essere, garantendo anche
una migliore qualità delle stesse attraverso la prevista costituzione di un tavolo di
concertazione.
55
•
Centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario, la possibilità di
poter usufruire di questo tipo di strutture è garantita dalla messa in rete di quelle
esistenti, nonchè da un potenziamento del loro servizio attraverso convenzionamenti e
supporto della loro attività con la possibilità di fruire di servizi aggiuntivi che permettano
un maggiore utilizzo di queste strutture da parte dell'utenza.
56
ANALISI ECONOMICA DELLE RISORSE E DEL FABBISOGNO
Si presenta ora, in modo analitico, la richiesta di finanziamento per la seconda annualità
(anno 2002), relativa ai nuovi progetti operativi e alla riproposizione di quelli presentati
nella prima annualità (anno 2001):
PROGETTO
COSTO
SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE
€
107.420,00
CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE
€
176.661,00
OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE
€
54.479,00*
ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA
€ 797.062,00
SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA
€ 115.500,00
INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI
€
DIVERSAMENTE ABILI
77.400,00
INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA
POLO AFFIDI
COSTO ZERO°
TOTALE COSTI
€ 1.328.522,00
*il costo effettivo dell'osservatorio e' di € 45.293,40, la cifra suindicata comprende anche il costo della
progettazione di € 9.185,60 coperto con l'avvio della riforma 4% di € 19.728,00.
° il polo affidi si presenta a costo zero come specificato in allegato (7).
Il costo totale dei progetti operativi viene coperto dal Fondo Nazionale per le politiche
sociali anno 2002, dal Fondo Regionale L. n. 38/96, con la compartecipazione dei
Comuni del Distretto.
La ASL RMG, Distretto di Colleferro (G6) partecipa, per la sua quota parte, con il
personale sanitario pari ad € 564.474,00.
La Comunità Montana partecipa, per la sua quota parte, con la messa a
disposizione di beni immobili, spese segreteria e personale segreteria per una quota
pari ad € 8.675,74.
La compartecipazione degli Enti Locali viene evidenziata dalle seguenti tabelle:
TOTALE COSTO DEI PROGETTI OPERATIVI
€ 1.328.522,00
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
€
493.200,00
FONDO REGIONALE L. N. 38/96
€
334.000,00
COMPARTECIPAZIONE A CARICO DEI COMUNI
€
501.322,00
57
COMUNE
POPOLAZIONE
QUOTA PRO-CAPITE DI
TOTALE
QUOTA
DI
RESIDENTE
COMPARTECIPAZIONE
COMPARTECIPAZIONE
DEL COMUNE
ARTENA
11.253
€ 7,42
€ 83.497,26
CARPINETO R.
4.956
€ 7,42
€ 36.840,30
COLLEFERRO
21.333
€ 7,42
€ 158.290,86
GAVIGNANO
GORGA
LABICO
MONTELANICO
SEGNI
VALMONTONE
TOTALE
1.744
790
3.787
1.931
8.875
12.872
67.541
€ 7,42
€ 7,42
€ 7,42
€ 7,42
€ 7,42
€ 7,42
€ 12.940,48
€ 5.962,80
€ 28.099,54
€ 14.328,02
€ 65.852,50
€ 95.510,24
€ 501.322,00
Si precisa che la quota di compartecipazione di ogni singolo Comune è stata calcolata
in base alla quota pro-capite per abitante, così come deciso dal Comitato dei Sindaci
(€ 7,42).
Si evidenzia ora come il Fondo Nazionale anno 2002, il Fondo Regionale L. n. 38/96 e
le quote di compartecipazione dei Comuni, finanziano, per quota parte, espressa in
valore percentuale, ogni singolo progetto:
FONDI
FONDO NAZIONALE
FONDO REGIONALE
FONDO COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
PERCENTUALE
37,16%
26,22%
36,62%
100%
Si presentano ora i prospetti economici, relativi ai singoli progetti operativi, per
esplicitare come, le quote dei Fondi a disposizione del Distretto, vengono utilizzate per
migliorare e potenziare i servizi progettati:
1. PROGETTO "SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE"
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
FONDO REGIONALE
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
€ 39.918,00
€ 28.165,00
€ 39.337,00
€ 107.420,00
58
2. PROGETTO "CENTRO
DIVERSAMENTE ABILI"
DIURNO
SOCIO-EDUCATIVO
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
FONDO REGIONALE
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
PER
PERSONE
€ 65.684,00
€ 46.267,00
€ 64.710,00
€ 176.661,00
3. PROGETTO "OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE"
4% AVVIO DELLA RIFORMA*
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
€ 19.728,00
€ 34.751,00
€ 54.479,00
* Come già evidenziato nella tabella di pagina 57 e nel progetto in allegato 3 (pag. 89), l'Avvio della
Riforma, di € 19.728,00 finanzia, per € 10.542,40 il progetto dell'Osservatorio e per € 9.185,60 il costo
della progettazione del Piano di Zona.
PROGETTI PROPOSTI NELLA PRIMA ANNUALITA' E RIPROPOSTI
NELLA SECONDA PER CONTINUITA' DELL’INTERVENTO
4. PROGETTO "ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA"
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
FONDO REGIONALE
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
€ 296.188,00
€ 208.990,00
€ 291.884,00
€ 797.062,00
5. PROGETTO "SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA"
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
FONDO REGIONALE
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
€ 42.920,00
€ 30.284,00
€ 42.296,00
€ 115.500,00
6. PROGETTO "INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI
INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA"
FONDO NAZIONALE ANNO 2002
FONDO REGIONALE
COMPARTECIPAZIONE COMUNI
TOTALE
€ 28.762,00
€ 20.294,00
€ 28.344,00
€ 77.400,00
Di seguito vengono presentati i singoli progetti operativi.
59
ALLEGATO 1
"SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE"
PROGETTO INNOVATIVO
60
SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE
Il servizio sociale professionale prevede una attività di aiuto volta a tutta la
popolazione del distretto e non a singole categorie di utenza o a una specifica area di
problemi.
Il processo di aiuto all'utenza si colloca oggi nei servizi territoriali nell'ambito di una
comunità e nella sua dimensione comprende la prima informazione alla popolazione;
la presa in carico dell'utenza; il collegamento dei vari servizi previsti dal Piano di Zona
al fine di armonizzarli sull’intero territorio; la conoscenza dello stesso ma anche il
lavoro con i gruppi della comunità soprattutto per lo sviluppo e il potenziamento delle
reti di solidarietà, per la promozione della partecipazione, per il supporto a iniziative di
auto-mutuo-aiuto.
Il servizio sociale professionale qui progettato si propone quale “luogo” di
coordinamento degli interventi attivati dai servizi sociali comunali e dai servizi sanitari
"al fine di evitare sovrapposizioni di competenze, settorializzazione di risposte e
migliorare l’efficacia delle prestazioni erogate" (art. 22 L. n. 328/2000) per rispondere
alle esigenze ed ai bisogni delle persone, nell'area delle responsabilità familiari, dei
diritti dei minori, delle persone anziane, del contrasto alla povertà e dei disabili.
Il Distretto Socio-Sanitario di Colleferro, comprende 9 Comuni, ha una popolazione di
67.541 abitanti con una densità disomogenea tra i singoli comuni.
In esso operano attualmente 21 Assistenti Sociali di cui 13 dipendenti della ASL, 8
facenti capo agli Enti Locali in modi diversi (2 dipendenti Comunali, 3 a convenzione,
2 con coop. Sociali, 1 dipendente CIS).
L'idea progettuale del servizio sociale professionale distrettuale nasce dalla
constatazione della disomogeneità dei servizi finora erogati nei Comuni del Distretto e
si propone quindi di garantire, a tutti i cittadini, pari opportunità e livelli uniformi di
assistenza attraverso un sistema di prestazioni integrare e coordinate, dirette a
migliorare la qualità della vita delle persone e delle famiglie.
61
1. DESTINATARI
I destinatari del servizio sociale professionale sono l'utente singolo, la famiglia o il
gruppo e la comunità intesa come l'insieme delle aggregazioni sociali presenti sul
territorio, la popolazione nel suo complesso, gli organismi di partecipazione popolare
e dell'utenza con le loro caratteristiche socio-culturali e ambientali.
2. ENTI COINVOLTI
Comuni del distretto e ASL.
OBIETTIVI STRATEGICI
3.
•
Assicurare, per tutti i Comuni del Distretto, i livelli essenziali di assistenza sociale.
•
Integrazione delle prestazioni sociali con le prestazioni sanitarie, per una risposta
globale ai bisogni delle persone e delle famiglie.
•
Evitare sovrapposizioni di competenze e settorializzazione di risposte.
•
Migliorare la qualità delle modalità di “presa in carico” dell’utenza e della conseguente
risposta fornita dal servizio.
•
Potenziamento del servizio di segretariato sociale.
BENEFICI ATTESI
4.
•
Riduzione dei tempi di risposta alle richieste;
•
Istituzione di una "porta unitaria di accesso" al sistema di servizi;
•
Garanzia di equità, per tutti i cittadini, nella fruizione dei servizi e delle prestazioni
erogate.
5.
AZIONI
•
Costituzione di équipe valutative integrate comprendenti operatori sociali e sanitari;
•
Formulazione concordata di protocolli operativi, vale a dire di percorsi assistenziali
uniformi, per tutti gli operatori che trattano lo stesso problema, al fine di garantire,
all’utenza, una migliore qualità della risposta;
62
•
Utilizzo di un comune sistema informativo ed informatico (moduli uniformi per la
richiesta di prestazioni, cartella sociale unica, software comunicanti);
•
Attivazione di uno sportello informativo di distretto.
FUNZIONI
6.
6.1 "Le funzioni del servizio sociale professionale" sono le seguenti:
-
lettura e decodificazione della domanda;
-
presa in carico della persona, della famiglia e/o del gruppo sociale;
-
attivazione e integrazione dei servizi e delle risorse in rete;
-
pronto intervento sociale.
6.2 "La funzione del segretariato sociale" risponde all'esigenza primaria dei
cittadini di avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle
modalità di accesso ai servizi e conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in
cui vivono, che possono risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari
nelle diverse fasi della vita.
Il cittadino, rivolgendosi al segretariato sociale, oltre ad avere informazione ed
orientamento nel sistema di offerta pubblica presente nel welfare locale, potrà avere
informazioni anche sui soggetti privati e del terzo settore in genere che erogano
servizi a pagamento, sulle caratteristiche di questi ultimi e sulle tariffe praticate,
In particolare l'attività di segretariato sociale garantisce:
-
informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso
ai servizi;
-
unitarietà di accesso;
-
funzione di filtro;
-
capacità di ascolto;
-
funzione di orientamento;
-
funzione di trasparenza e fiducia nei rapporti tra cittadino e servizi.
63
ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO
7.
Si prevede l'attivazione del servizio di segretariato sociale attraverso l'apertura di uno
"sportello informativo e di accoglienza" quale porta unitaria di accesso ai servizi
distrettuali.
L'apertura dello sportello viene garantita per 6/8 ore giornaliere per sei giorni a
settimana con la presenza di due assistenti sociali.
La domanda proviene da:
-
Comuni;
-
ASL;
-
cittadini;
-
Tribunali;
-
Procura;
-
Ospedali;
-
Polo affidi;
-
Ministero Grazia Giustizia.
SEGRETARIATO
UTENTE SERVIZI
SOCIALE:
DOMANDA
TERRITORIALI
2 Assistenti Sociali
SERVIZIO
SOCIALE PROF.:
4 Assistenti Sociali
1 Addetto alla
SOCIO-SANITARI
segreteria
La domanda accolta dallo sportello informativo del segretariato sociale viene "inviata"
al servizio sociale professionale.
La divisione del lavoro fra gli Assistenti Sociali del servizio segue il criterio "per area
problematica" individuata con le macro aree di intervento definite nel piano di zona. Si
costituiscono così, in base alle problematiche presentate dall'utente, le unità
valutative multidisciplinari, afferenti ad ogni macroarea (responsabilità familiari e
minori, persone anziane, contrasto alla povertà, handicap), formate dagli operatori
sociali e da quelli sanitari competenti del caso.
L'équipe così costituita provvede alla stesura del piano personalizzato di intervento,
che rappresenta "la risposta mirata e globale alla domanda accolta" e definisce la
"presa in carico" della situazione.
64
L'unità valutativa integrata si attiva anche a seguito delle domande pervenute alle
unità operative della ASL.
Si prevedono riunioni periodiche degli operatori coinvolti nel servizio, per valutare
l'andamento delle attività e delle problematiche eventualmente insorte.
Il Servizio Sociale professionale garantisce il collegamento con le Amministrazioni
Pubbliche, le ASL, l'Osservatorio Sociale Distrettuale, Distretti scolastici ed eventuali
soggetti del privato sociale.
La “rete” del Servizio Sociale
GORGA
SEGNI
GAVIGNANO
LABICO
MONTELANICO
Servizio Sociale
Professionale Distrettuale
ARTENA
ASL
COLLEFERRO
8.
VALMONTONE
CARPINETO ROMANO
VALUTAZIONE
Contestualmente all'attivazione del servizio e nella prima fase, di sperimentazione
operativa, verranno definiti i criteri e le modalità di monitoraggio dello stesso, in
collaborazione con l'Osservatorio Sociale Distrettuale.
65
Si definirà un sistema di valutazione attraverso indicatori di efficacia e di efficienza
nella prospettiva di un graduale miglioramento e potenziamento del servizio, al fine di
rispondere in maniera rapida ed efficace ai bisogni dei cittadini.
9. STRUTTURA
Il servizio sociale professionale viene collocato in una sede stabilmente organizzata e
dotata delle necessarie attrezzature per l'erogazione delle prestazioni.
La localizzazione della sede fisica è uno degli aspetti organizzativi fondamentali di cui
si terrà conto nell'avviare questo tipo di servizio, in quanto ne determina la possibilità
di accesso per l'utenza e favorisce il coordinamento e l'integrazione degli altri servizi.
La sede, situata nel comune di Colleferro, verrà messa a disposizione dalla ASL RM
G6-Distretto di Colleferro.
10. PERSONALE
PERSONALE SOCIALE
Assistente Sociale
Addetto alla Segreteria
6
1
PERSONALE SANITARIO
Consultori Familiari
Psicologo
Assistente Sociale
2
2
STSMREE
Psicologo
Assistente Sociale
Fisioterapiata
Logopedista
Neuropsichiatra Infantile
2
2
1
1
1
SERT
Psicologo
Assistente Sociale
Medico
1
1
1
DSM
Assistente Sociale
1
11. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE
Il servizio avrà la durata di un anno e avrà inizio a finanziamento ottenuto.
12. PIANO ANALITICO FINANZIARIO
COSTI DI STRUTTURA
66
La struttura non incide sul costo del progetto in quanto messa a disposizione
dalla ASL RM G6-Distretto di Colleferro.
COSTI DEL PERSONALE
FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SOCIALE
FIGURA
PROFESSIONALE
N. Unità
Assistente Sociale
Addetto alla
Segreteria
6
1
Ore
sett.
unitarie
20
25
Tot. ore
sett.
Totale
costo
annuo
unitario
13.520,00
14.300,00
FIGURA
PROFESSIONALE
Totale
ore
annuali
Tariffa
oraria
Assistente Sociale
Addetto
alla
Segreteria
TOTALE
6.240
1.300
13,00
11,00
Ore
Annuali
Unitarie
1.040
1.300
120
25
Tot. ore
annuali
6,240
1.300
Totale
costo
annuo
81.120,00
14.300,00
95.420,00
FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO
Si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario
pari al: Consultori Familiari e STSMREE 10%, SERT 5%, DSM 20%
Consultori – STSMREE
4 Psicologi
16.525,00
4 Ass.Soc.
9.658,00
1 Neurops.
5.035,00
1 Fiosioter.
2.414,00
1 Logoped.
2.414,00
TOTALE
36.046,00
TOTALE COMPLESSIVO
SERT
1 Psicologo
1 Ass.Soc.
1 Medico
2.061,00
1.807,00
2.735,00
TOTALE
6.603,00
DSM
1 Ass.Soc.
4.828,00
TOTALE
4.828,00
€ 47.477,00
COSTI DI FUNZIONAMENTO
Il costo di funzionamento della struttura, che comprende l'utilizzo di fax, computer,
telefono e fotocopiatrice e delle varie utenze, è stato quantificato in € 10.000,00.
COSTI DI INFORMAZIONE
67
I costi di informazione riguardano la campagna di pubblicizzazione del servizio con
convegno, manifesti e depliant informativi e sono stati quantificati in € 2.000,00.
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA
COSTI DI STRUTTURA
COSTO PERSONALE SETTORE SOCIALE
COSTO PERSONALE SETTORE SANITARIO*
/
95.420,00
47.477,00*
COSTI DEL PERSONALE
COSTI DI FUNZIONAMENTO
COSTI DI INFORMAZIONE
TOTALE COSTI
95.420,00
10.000,00
2.000,00
107.420,00
* Il costo del personale del settore sanitario non incide sul totale del finanziamento
richiesto.
68
ALLEGATO 2
"CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE
DIVERSAMENTE ABILI"
PROGETTO INNOVATIVO
69
CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE DIVERSAMENTE ABILI
Il "Centro Diurno Socio-Educativo per persone diversamente abili” verrà istituito con
l'obiettivo di rispondere alle necessità delle persone disabili e delle loro famiglie, di
svolgere una funzione socio-educativa mirata a mantenere o aumentare l'autonomia
personale e, per alcuni utenti consentire progressivamente l'integrazione nella
comunità e possibilmente, nel mondo del lavoro.
Il Centro si configura come spazio appositamente strutturato e pertanto idoneo a
favorire il processo di crescita e di integrazione, aiuto e sollievo alle famiglie.
Per la realizzazione dei propri obiettivi, il Centro organizzerà attività educativooccupazionali in "piccoli gruppi", che metteranno la persona diversamente abile in
situazione di apprendimento specifica, atta a favorire la crescita sul piano cognitivo,
creativo e manuale. Le attività del Centro rappresenteranno inoltre il canale tramite il
quale si stabiliranno e consolideranno nuove relazioni (con i compagni del gruppo,
con gli operatori, i volontari) sia all'interno, sia all'esterno della struttura.
In considerazione dell'assenza di strutture simili, nel Distretto, l'idea progettuale del
Centro si propone come altamente innovativa.
1. DESTINATARI
Persone diversamente abili dai 16 ai 40 anni e le loro famiglie.
Si stima che, il numero dei portatori di handicap della suddetta fascia di età, residenti
nel Distretto, sia pari a 171, di cui 75 con handicap grave, certificati ai sensi della L. n.
104/92 (fonte ASL).
2. ENTI COINVOLTI
I nove Comuni del Distretto Socio-Sanitario, la ASL e la XVIII° Comunità Montana.
70
3. OBIETTIVI STRATEGICI
•
Favorire la socializzazione e l'integrazione attraverso lo sviluppo delle capacità
comunicative e relazionali della persona diversamente abile.
•
Valorizzare le potenzialità residue per il raggiungimento di una sufficiente autonomia
personale e sociale.
•
Sostegno e coinvolgimento della famiglia nelle attività socio-educative del Centro per
evitare l'istituzionalizzazione.
•
Consentire, progressivamente, l’integrazione nella comunità e, possibilmente, nel
mondo del lavoro.
4. AZIONI
•
Organizzazione delle attività del Centro in "piccolo" e "grande" gruppo.
•
Attivazione di diversi "laboratori" per stimolare le capacità sensoriali, motorie,
manuali e psichiche ed educazione alla fruizione di strutture e servizi del territorio.
•
Partecipazione delle famiglie all'attuazione dei progetti educativi e ad alcune attività
del Centro.
•
Partecipazione delle persone diversamente abili alle iniziative ed agli eventi socioculturali, ricreativi e sportivi del territorio, soggiorni estivi e gite, stage per inserimenti
lavorativi.
5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO
Si prevede l’inserimento di n. 25 utenti.
Le attività del Centro verranno organizzate con la modalità del "piccolo" e "grande"
"gruppo e l'attivazione di "laboratori" in "Progetto A" e "Progetto B", con momenti di
integrazione rappresentati da feste, gite e altre attività.
In queste situazioni le attività verranno programmate ed integrate in modo tale da
rendere partecipi tutti gli utenti alle diverse esperienze.
L'organizzazione del Centro verrà formalizzata attraverso un Regolamento per la
definizione dei criteri di ammissione, verifica e dimissione; dello svolgimento delle
attività, del rapporto con le famiglie dell'utente; dei tempi di apertura e così via.
71
Le attività del "Progetto A" si svolgeranno dal lunedì al venerdì dalle ore 9,30 alle
ore 12,30.
Gli utenti di questo progetto saranno quelli con handicap grave ed i laboratori
verranno programmati in modo tale da stimolare le abilità di base e cognitive oltreché
per valorizzare le potenzialità residue, per poter raggiungere un maggior grado di
autonomia personale e sociale.
I principali temi educativi che si proporranno riguarderanno: attività finalizzate allo
sviluppo dell'autonomia, attività finalizzate allo sviluppo dell'area cognitiva, attività
motorie, gestione dei comportamenti problematici.
Il rapporto utente personale sarà di 1/1 secondo la normativa vigente.
Le attività del "Progetto B" si svolgeranno dal lunedì al venerdì. dalle ore 15,00 alle
ore 18,00.
Saranno inseriti utenti con handicap lieve con discrete abilità di base e cognitive, in
età successiva all'adempimento della scuola dell'obbligo e per i quali si intende
favorire e potenziare l'autonomia personale e sociale, verificare le attitudini lavorative
per un eventuale orientamento, formazione ed avviamento al mondo del lavoro.
Gli obiettivi generali del lavoro proposto sono: potenziare l'autonomia personale
attraverso l'acquisizione di abilità e competenze specifiche, favorire le attitudini di ogni
ragazzo consentendogli di ricorrere alla propria creatività sia nella comunicazione
verbale
che
non
verbale,
stimolare
le
capacità
relazionali
attraverso
la
socializzazione, inserire l'utente, in attività programmate volte all'inserimento ed alla
partecipazione alla vita sociale, insegnare a gestire la propria emotività.
Per quanto riguarda questo secondo progetto il rapporto utente personale sarà di 1/a
3.
Si prevede una turnazione degli utenti all'interno del Centro in base alle richieste
dell'utente stesso, alle attività e al personale preposto.
Si prevede, altresì, il servizio di trasporto, con la presenza di due autisti e l'utilizzo del
parco mezzi a disposizione degli Enti coinvolti nel progetto.
4.1 ATTIVITA’ SPECIFICHE
72
Il programma delle attività del Centro, terrà conto delle necessità delle persone che
verranno inserite e delle indicazioni che emergeranno dai progetti individuali elaborati
dall'équipe dell'unità valutativa afferente alla macro-area disabili del Servizio Sociale
Professionale Distrettuale.
Di seguito vengono riportate le varie attività che potranno essere attivate:
1) PROGETTO A:
•
Laboratorio di comunicazione verbale e non verbale;
•
Laboratorio di pittura;
•
Laboratorio di musicoterapia in riferimento all'approccio proposto nel libro "Motricità e
musicoterapia nell'handicap", ( M. Knill & K. Knill, ed EricKson, Trento);
•
Laboratorio di manualità;
•
Laboratorio di autonomia;
•
Attività in piscina e successivamente attività di ippoterapia.
2) PROGETTO B
•
Laboratorio del giornalino;
•
Laboratorio di pittura;
•
Laboratorio di manualità;
•
Educazione all'autonomia;
•
Laboratorio di economia domestica(ricamo, cucito e cucina);
•
Laboratorio di cineforum;
•
Laboratorio dell'uso del denaro;
•
Laboratorio uso dell'orologio e del calendario;
•
Attività di piscina, musicoterapia e ippoterapia.
Il Centro promuoverà, inoltre, incontri periodici per sensibilizzare la comunità locale
sulle specifiche problematiche della disabilità, organizzerà mostre dentro (angolo
della bottega) e fuori la struttura, per far conoscere le attività.
Gli obiettivi che si vogliono raggiungere, attraverso le attività appena descritte sono
73
molteplici ed identificabili nei seguenti:
• Gratificare e motivare gli utenti;
• Rafforzare e generalizzare l'acquisizione di competenze relative alle abilità
Integranti (uso del denaro, gestione del tempo, gestione di una contrattazione);
• Aprire il Centro alla Comunità: lo spazio verrà aperto ai visitatori esterni che
Potranno acquistare i prodotti;
• Dare visibilità alle attività del Centro ( l'esposizione dei prodotti è una
Testimonianza tangibile di una parte del lavoro che viene svolto);
• Stabilire contatti e scambi con altre Associazioni che operano nello stesso
campo.
4.2 METODOLOGIA E STRUMENTI
Lavoro di équipe e lavoro individuale
Il personale, che lavorerà in équipe, sarà costituito dalle seguenti figure professionali:
- Assistente Sociale, con funzione di coordinamento delle attività del Centro;
- Psicologo, per l'osservazione e la supervisione delle dinamiche relazionali dei
gruppi e sostegno psicologico agli utenti;
- 3 Educatori Professionali;
- 4 Assistenti di Base;
- 2 Autisti.
L'équipe si riunirà con cadenza settimanale per lavorare a riunioni di
programmazione e supervisione.
Il lavoro individuale riguarderà il rapporto operatore-utente che si instaurerà tra gli
stessi nello svolgimento delle attività previste.
All'interno del centro si prevede l'inserimento di volontari previo colloquio conoscitivo
e motivazionale e con specifico progetto di impiego, naturalmente ciò sarà
realizzabile con la collaborazione delle Associazioni di Volontariato.
Piano individuale d'intervento
74
L'èquipe
dell'unità
valutativa,
dell’area
della
disabilità
del
servizio
sociale
professionale distrettuale, formata dal personale sociale e sanitario, valuterà i singoli
casi e deciderà l'inserimento e il programma individuale d'intervento.
4.3 COLLEGAMENTI CON IL TERRITORIO
Verrà condotto un ampio lavoro di rete che coinvolgerà le strutture presenti nel
territorio, quali scuole, soggetti del privato sociale, associazioni e così via.
6. STRUTTURA
La struttura che ospiterà il Centro, situata nel comune di Valmontone, verrà messa a
disposizione dal Comune stesso.
7. PERSONALE
PERSONALE SOCIALE
Assistente Sociale coordinatrice
Psicologo
Educatori Professionali
Assistenti di Base
Autisti
1
1
3
4
2
PERSONALE SANITARIO
Psicologo
Fisiatra
Neuropsichiatra
1
1
1
8. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE
Il servizio avrà la durata di un anno a partire dall’avvenuto finanziamento.
75
9. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO
COSTI DI STRUTTURA
La struttura non incide sul costo del progetto in quanto messa a disposizione dal
Comune di Valmontone.
COSTI DEL PERSONALE
COSTO DEL PERSONALE DEL SETTORE SOCIALE
PERSONALE
PSICOLOGO
ASSISTENTE
SOCIALE
EDUCATORE
PROFESS.
ASS. DI BASE
AUTISTI DK
N.
UNITA'
TOT.
ORE
SETTIMANALI
1
1
TOT.
ORE
SETTIMANAL
I UNITARIE
8
30
TOT.
ORE
ANNUALI
8
30
TOT.
ORE
ANNUE
UNITARIE
416
1.560
3
10
30
520
1.560
6
2
30
15
180
30
1.560
780
9.360
1.560
TARIFFA
ORARIA
PERSONALE
TOT.
ORE
ANNUALI
PSICOLOGO
ASSISTENTE
SOCIALE
EDUCATORE
PROFESS.
ASS. DI BASE
AUTISTI DK
TOTALE
416
1.560
13,00
13,00
TOT. COSTO
ANNUO
UNITARIO
5.408,00
20.280,00
1.560
13,00
6.760,00
20.280,00
9.360
1.560
11,00
11,00
17.160,00
8.580,00
102.960,00
17.160,00
166.088,00
416
1.560
TOT.
COSTO
ANNUO
5.408,00
20.280,00
76
COSTO DEL PERSONALE DEL SETTORE SANITARIO
Si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario
pari al 10% del monte ore lavorative totali.
1 Psicologo
1 Fisiatra
1 Neuropsichiatra
Totale
4.131,00
5.035,00
5.035,00
14.201,00
COSTI DI FUNZIONAMENTO
Il costo di funzionamento della struttura è stato quantificato in € 8.900,00.
COSTI DI INFORMAZIONE
I costi di informazione comprendono la campagna di pubblicizzazione dell'apertura
del Centro attraverso manifesti e depliants informativi e così via e sono stati
quantificati in € 1.673,00.
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA
COSTI DI STRUTTURA
- COSTO PERSONALE SETTORE SOCIALE
- COSTO PERSONALE SETTORE SANITARIO
/
€ 166.088,00
€ 14.201,00*
COSTI DEL PERSONALE
COSTI DI FUNZIONAMENTO
COSTI DI INFORMAZIONE
TOTALE COSTI
€ 166.088,00
€ 8.900,00
€ 1.673,00
€ 176.661,00
* Il costo del personale sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto.
77
ALLEGATO 3
"OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE"
PROGETTO CONTINUATIVO
78
ISTITUZIONE DELL'OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE
Il nuovo assetto del welfare locale disegnato dalla legge 328/00 ed il proliferare di
leggi sulle varie aree di intervento sociale, con la presenza di un privato sociale
sempre più specialistico e volto al perseguimento di obiettivi di consistente impegno
operativo evidenziano la necessità di non perdere di vista l'andamento di servizi e
l'utilizzazione di risorse in relazione ai risultati ottenuti.
Si istituisce l'Osservatorio Sociale quale strumento essenziale per lo studio del
territorio, per la programmazione dei servizi e per l'elaborazione di elementi di
valutazione dello stato di bisogno.
Nell'ambito del Distretto, l'Osservatorio si propone come agile ed efficace strumento
di monitoraggio e
Amministrazioni
di studio
Locali
della realtà territoriale, a disposizione
Territoriali,
come
supporto
nella
loro
delle
azione
di
programmazione e di intervento nel settore delle Politiche Sociali.
1- OBIETTIVI
1.1 Obiettivi generali:
-
studio e monitoraggio del welfare locale allo scopo di garantire servizi socio-sanitari
di qualità, ossia improntati a criteri di efficacia, efficienza ed economicità;
-
integrazione dei servizi attraverso la "messa in rete " degli interventi e la costante
collaborazione tra gli operatori sociali tra di loro e con gli operatori sanitari;
-
supportare i decisori politici (policy makers) nella scelta e nella definizione delle linee
programmatiche con i risultati dello studio e delle analisi del territorio del Distretto.
1.2 Obiettivi specifici:
-
supporto al Comitato Tecnico di Progettazione per la realizzazione di progetti tarati
sui reali bisogni sociali rilevati dall'analisi delle criticità e della domanda di servizi e di
interventi;
-
monitoraggio e valutazione delle attività di progettazione e conseguentemente delle
79
modalità di erogazione di servizi al fine di ottimizzare le risorse economiche a
disposizione e di verificare l'efficienza e l'efficacia operativa degli interventi;
-
creazione di strumenti efficaci di comunicazione e pubblicizzazione dello stato
dell'arte delle politiche sociali locali (carta dei servizi, pubblicazioni annuali, sito web).
2- BENEFICI ATTESI
L'Osservatorio Sociale Distrettuale permette ai cittadini, tramite l'utilizzo delle nuove
tecnologie (internet in primo luogo), di essere informati e di partecipare attivamente
alla verifica dell'erogazione dei servizi (attraverso le indagini sulla customer
satisfaction).
Risultati importanti sono:
-
la possibilità di avere immediata disponibilità di informazioni attraverso la
consultazione del sito web;
-
la possibilità di avere a disposizione un quadro aggiornato ed una precisa fotografia,
a livello di Distretto delle richieste di finanziamenti nell'area sociale;
-
La "messa in rete" dei servizi attraverso la collaborazione tra gli Operatori dei servizi
sociali comunali ed i referenti della ASL.
3- ATTIVITA'.
-
raccogliere annualmente presso i Comuni del Distretto i dati relativi alla situazione
demografica (consistenza della popolazione per fasce di età, sesso e stato civile) e
alle strutture e ai servizi sociali attivati a favore della popolazione;
-
acquisire dati sulle tematiche di interesse per i Servizi Sociali (minori, anziani,
portatori di handicap, nomadi, immigrati, tossicodipendenti e donne in difficoltà),
presso istituzioni come il Provveditorato agli studi, l'Istat, l'I.N.P.S., il Ministero
dell'Interno, il Tribunale per i Minori, la Questura e così via;
-
produrre, a partire dall'elaborazione dei dati raccolti, un Rapporto annuale sul welfare
locale, che consenta l'individuazione delle risorse strutturali e umane disponibili,
nonché della loro consistenza, distribuzione e delle eventuali carenze rilevate, nella
quale emergano proposte atte a migliorare la qualità dei servizi socio-sanitari.
80
4- ORGANIZZAZIONE.
4.1 Strumenti.
L'Osservatorio Sociale Distrettuale utilizza due strumenti essenziali: la rete sociale
presente sul territorio e l'Ufficio Elaborazione Dati.
La rete Sociale è formata dagli Enti e dalle risorse umane presenti sul territorio che
operano in stretta sinergia tra loro e collaborano con l'Osservatorio per la raccolta dei
dati.
L'Ufficio Elaborazione Dati, funzione dell'Osservatorio, è un insieme organizzato di
strumenti e procedure per gestire, scambiare ed elaborare statisticamente le
informazioni provenienti dalla rete sociale e dalle altre fonti.
L'organizzazione dell'Osservatorio è ben evidenziata dai seguenti schemi:
A. SCHEMA DI RETE SOCIALE
OSSERVATORIO SOCIALE
COMUNI
COMUNITA' MONTANA
ASL
DISTRETTI SCOLASTICI
ALTRE FONTI
81
B. STRUTTURA ORGANIZZATIVA
COMITATO DEI SINDACI
COMITATO TECNICO DI PROGETTAZIONE
OSSERVATORIO SOCIALE
SEGRETERIA OPERATIVA
UFFICIO ELABORAZIONE DATI
4.2 Funzionamento dell'Osservatorio.
La Segreteria Operativa è la funzione principale dell'Osservatorio e ne realizza i
processi dal punto di vista tecnico ed organizzativo; si prevede la costituzione di
diversi "gruppi di lavoro" (composti dai membri del Comitato Tecnico di Progettazione
e/o altre figure che si rendessero necessarie) che vengono creati al fine di aiutare la
Segreteria Operativa ad approfondire lo studio e l'analisi di diverse aree del sociale, in
funzione degli obiettivi fissati di anno in anno per la progettazione inerente il welfare
locale.
82
L'Ufficio Elaborazione Dati è la funzione dell'Osservatorio che, attraverso la figura
professionale dello Statistico, organizza in una banca-dati i flussi informativi
riguardanti:
-
La raccolta dati presso le fonti territoriali;
-
La distribuzione delle informazioni elaborate, al Comitato dei Sindaci, al Comitato
Tecnico di Progettazione, agli altri Enti territoriali, ai cittadini ed in generale a quanti
necessitano di questo tipo di informazioni per motivi di studio o altro.
In base alla pianificazione e programmazione degli interventi di politica sociale, da
parte del Comitato dei Sindaci del Distretto, il Comitato Tecnico di Progettazione
concorda con la Segreteria Operativa, gli ambiti di analisi e di studio che la stessa
provvede ad organizzare ed effettuare, nell'ambito del Distretto. I risultati dello studio
effettuato verranno utilizzati dal Comitato Tecnico, per tarare la progettazione degli
interventi e dei servizi, sui reali bisogni e criticità rilevati.
La Segreteria Operativa, programma, progetta ed organizza la sua attività
istituzionale anche in funzione del Rapporto annuale sulle politiche sociali del
Distretto che redige in collaborazione con il Comitato Tecnico di Progettazione. Ciò
con il supporto delle attività dell'Ufficio Elaborazione Dati.
La peculiarità dell'Osservatorio è data dal fatto che esso, non è solo uno strumento di
raccolta dati, ma elabora le informazioni in entrata in modo settoriale, fornendo un
quadro preciso dei fenomeni sociali a livello di Distretto, diventando così un efficace
strumento operativo per la valutazione e la gestione degli interventi e dei servizi
sociali erogati nel Distretto stesso.
5- STRUTTURA
Per quanto concerne la struttura necessaria all'espletamento dei compiti e delle
funzioni dell'Osservatorio Sociale, la XVIII° Comunità Montana mette a disposizione i
suo locali (con arredamenti adeguati, una linea telefonica e una linea fax, una
fotocopiatrice ed un computer di capacità medie), permettendo così un sensibile
"alleggerimento" del budget di spesa.
83
6- PERSONALE
Per quanto riguarda il Personale bisogna distinguere le diverse fasi operative per la
realizzazione dell'Osservatorio (esplicitate nel punto seguente).
Al fine di garantire l'avvio dell'Osservatorio, si prevede la presenza delle seguenti
figure professionali:
-
un addetto alla segreteria, (figura professionale messa a disposizione dalla XVIII°
Comunità Montana);
-
un Sociologo, competente nelle politiche sociali;
-
un Assistente Sociale, per sostenere l'attività di raccolta-dati nei Comuni del Distretto
e negli altri Enti territoriali.
Nella seconda fase operativa, a queste figure professionali si affiancheranno:
-
uno Statistico, per l'informatizzazione di tutta l'attività svolta nella prima annualità e
per la definizione e l'attivazione dell'Ufficio Elaborazione Dati;
-
uno Psicologo del lavoro che, con il Sociologo e l'Assistente Sociale, già inseriti nella
prima annualità, inizierà a lavorare per predisporre un sistema di monitoraggio e di
valutazione della "qualità" dei servizi erogati e progettati: il Nucleo valutativo.
7- DURATA E TEMPI DI ATTUAZIONE
7.1 Fasi operative della realizzazione del progetto:
1° fase
Questa è la fase di avvio delle attività dell'Osservatorio.
-
Costituzione della struttura organizzativa: si prevede la nomina dei componenti della
Segreteria Operativa;
-
Programmazione delle attività di raccolta dati, questo punto prevede un lungo lavoro
di dialogo con gli Assessorati ai Servizi Sociali dei Comuni del Distretto per
l'individuazione dei fabbisogni informativi dell'Osservatorio e la definizione degli
84
ambiti del monitoraggio; con il territorio per l'individuazione delle fonti informative
disponibili. Sulla base del lavoro di analisi svolto su questo punto è possibile
progettare, a livello concettuale, la base di dati dell'Osservatorio. L'informatizzazione
di ciò viene effettuata dalla figura professionale specifica del settore (Statistico);
-
Programmazione, organizzazione ed avvio delle attività della Segreteria Operativa,
con una prima elaborazione dei dati, rilevati per predisporre la base della banca dati
dell'Osservatorio (Ufficio Elaborazione Dati).
Questa fase viene finanziata con la voce "Avvio della Riforma", inserita nell'analisi
economica del Piano di Zona presentato nella prima annualtià.
2° fase
Questa fase prevede la costruzione di un sistema informatizzato per la gestione della
banca-dati e per l'elaborazione dei dati e delle informazioni raccolte e la
predisposizione di un sistema di monitoraggio e di valutazione della "qualità" dei
servizi erogati e progettati che consentano:
-
la definizione di un sistema di valutazione delle politiche avviate, attraverso la
definizione di indicatori di efficienza e di efficacia, per la valutazione della qualità dei
servizi erogati;
-
la descrizione dello stato
rappresentativo
della
realtà
dell'arte
del welfare
esistente,
che
locale, come
descriva
uno studio
quantitativamente
e
qualitativamente le strutture che gestiscono i servizi sociali sul territorio e l'utilizzo
delle stesse da parte della popolazione (Rapporto annuale sulle politiche sociali del
Distretto);
-
l'analisi dell'andamento storico di specifici indicatori, per indagare l'evoluzione dei
vari fenomeni, allo scopo di programmare le attività di progettazione e predisporre
una più ottimale allocazione delle risorse.
Questa fase viene finanziata con la voce "Avvio della Riforma". La quota non
finanziata dal 4% dell'Avvio della Riforma è a carico dei Comuni sottoscrittori del
Piano, come meglio esplicitato nell'analisi economica del Piano di Zona presentato
nella seconda annualtià.
85
3°fase
In questa fase, attraverso uno "studio pilota" su uno specifico argomento riguardante
le politiche sociali, si vuole:
-
verificare l'adeguatezza del sistema informativo dell'Ufficio Elaborazione Dati, in
relazione alle esigenze esplicitate nelle precedenti fasi progettuali ed eventualmente
correggerlo e/o integrarlo;
-
verificare l'efficienza della rete sociale costituita nei rapporti di collaborazione con gli
Enti e le risorse umane presenti sul territorio e nell'adeguatezza delle strutture
organizzative create.
Quanto sopra si realizza restringendo il campo di indagine ad un argomento preciso e
l'ambito di rilevazione ad un sottoinsieme di fonti rappresentative dell'universo degli
Enti coinvolti.
Si costituisce un "gruppo di lavoro" specializzato nell'argomento di cui sopra che, in
collaborazione con la Segreteria Operativa, definiscono più precisamente le tipologie
di dati richiesti ed eventualmente rivedono la struttura della base dei dati e dei flussi
informativi.
Si verifica quindi anche l'efficacia delle attività dell'Ufficio Elaborazione Dati.
8- PIANO ANALITICO FINANZIARIO
Nel piano analitico-finanziario vengono inserite le voci di costo relative alla seconda
fase operativa della realizzazione dell'Osservatorio:
COSTI DI STRUTTURA
La struttura (con arredamenti adeguati, una linea telefonica e una linea fax, una
fotocopiatrice ed un computer di capacità medie), che ospiterà l'Osservatorio Sociale
Distrettuale è messa a disposizione dalla XVIII° Comunità Montana.
86
COSTI DEL PERSONALE
PERSONALE
SOCIOLOGO (1° fase)
ASSISTENTE SOCIALE (1°
fase)
ADDETTA
ALLA
SEGRETERIA*
STATISTICO
PSICOLOGO
TOT.
ORE
SETTIMANALI
25
15
TOT.
ORE
ANNUE
1.300
780
10
520
12
12
624
624
*La figura professionale "Addetta alla Segreteria" rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità
Montana per la partecipazione al Piano di Zona.
PERSONALE
SOCIOLOGO
ASSISTENTE
SOCIALE
TOT.
PERSONALE
1° FASE
ADDETTA
ALLA
SEGRETERIA*
STATISTICO
PSICOLOGO
TOT.
PERSONALE
2° FASE
TOT. COSTO
PERSONALE
TARIFFA
ORARIA
13,00
13,00
TOT.
ORE
ANNUE
1.300
780
TOT.
COSTO
ANNUO
16.900,00
10.140,00
27.040,00
/
520
4.338,24
13,00
13,00
624
624
8.112,00
8.112,00
16.224,00
43.264,00
*La figura professionale "Addetta alla Segreteria" rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità
Montana per la partecipazione al Piano di Zona.
87
COSTI DI FUNZIONAMENTO
I costi di funzionamento non incidono sul totale del costo del progetto in quanto
rientrano nella quota di compartecipazione sottoscritta, dalla XVIII° Comunità
Montana, per la partecipazione al Piano di Zona. I costi di funzionamento sono stati
quantificati in
€ 1.239,50.
COSTI DI INFORMAZIONE
I costi di informazione comprendono i costi per la campagna di pubblicizzazione delle
attività dell'Osservatorio, la redazione della Pubblicazione annuale sulle politiche
sociali del Distretto e l'inserimento di alcune pagine informative nel sito web, già
attivo, della XVIII° Comunità Montana. Questi costi sono stati quantificati in €
2.029,40.
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA
COSTI DI STRUTTURA
COSTI DEL PERSONALE
COSTI DI FUNZIONAMENTO
COSTI DI INFORMAZIONE
TOTALE
COSTO
PROGETTO
OSSERVATORIO
rientra
nella
quota
di
compartecipazione
sottoscritta
dalla Comunità Montana per la
partecipazione al Piano di Zona,
pari a
€ 3.098,00
43.264,00 +
4.338,24*
*La figura professionale "Addetta alla
Segreteria" rientra nella quota di
compartecipazione sottoscritta dalla
Comunità
Montana
per
la
partecipazione al Piano di Zona.
rientra
nella
quota
di
compartecipazione
sottoscritta
dalla Comunità Montana per la
partecipazione al Piano di Zona,
pari a
€ 1.239,50
2.029,40
45.293,40
Le voci in corsivo non incidono sul totale dell’Avvio della Riforma poiché rappresentano la quota di
compartecipazione della XVIII Comunità Montana “Monti Lepini” al Piano di Zona.
88
RIPARTIZIONE DEL 4% AVVIO DELLA RIFORMA:
COSTO PROGETTAZIONE PIANO DI ZONA
QUOTA UTILIZZATA PER L'OSSERVATORIO
TOTALE AVVIO DELLA RIFORMA
9.185,60
10.542,40
19.728,00
TABELLA GENERALE DEI COSTI
PROGETTO OSSERVATORIO SOCIALE
PROGETTAZIONE PIANO DI ZONA
TOTALE COSTI
45.293,40
9.185,60
54.479,00
89
ALLEGATO 4
"ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA"
PROGETTO CONTINUATIVO
90
PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA (ADI)
Il progetto si propone il potenziamento del servizio e l’integrazione dei servizi sociali
territoriali con quelli sanitari.
L’assistenza domiciliare, intesa come un insieme di prestazioni socio-sanitarie rese a
domicilio dell’utente, rapportate alle sue particolari esigenze, vuole rappresentare un
sistema di organizzazione di risposte adeguate e coordinate di prevenzione, cura e
riabilitazione, finalizzate ad elevare la qualità della vita delle persone assistite e
contrastare il ricorso all’ospedalizzazione impropria.
L’idea è quella di rinforzare la rete dei servizi che favoriscono il permanere della
persona nel proprio ambiente di vita, potenziando quelli esistenti e promuovendo
nuove forme di domiciliarietà.
I servizi di assistenza domiciliare che attualmente operano nel Distretto – CAD
sanitario e SAD sociale – hanno liste di attesa in quanto la domanda è superiore
all’offerta di servizio e inoltre non tutto il territorio del Distretto è coperto da
quest’ultimo.
L’esigenza di un potenziamento del servizio di assistenza domiciliare (ADI) nasce
quindi dalla constatazione delle necessità rilevate nel territorio, al fine di rispondere
alle esigenze della popolazione e migliorare la qualità del servizio offerto.
Il progetto nella sua globalità vedrà coinvolti gli operatori dei SAD sociali, quelli dei
servizi sanitari (CAD, DSM, Ospedali), i medici di Medicina Generale, i soggetti del
terzo settore e le reti informali della solidarietà in una logica di community-care.
In definitiva, tra gli obiettivi strategici che il Distretto si propone di centrare con il
servizio ADI, grande importanza riveste l’integrazione delle prestazioni socio
assistenziali e sanitarie e il potenziamento della rete del servizio già esistente la
cui realizzazione sarà possibile prevedendo un aumento dell’organico in base al
maggior numero di ore di servizio erogate.
91
1. DESTINATARI
Si individuano, come destinatari degli interventi, gli anziani, i disabili e i pazienti con
malattie croniche che si trovino in condizioni di non autosufficienza parziale,
temporanea o totale, e le loro famiglie.
2. ENTI COINVOLTI
Comuni e/o Consorzi di Comuni, ASL- Distretto Sanitario di Colleferro e terzo settore.
3. BENEFICI ATTESI
 Riduzione delle liste di attesa;
 Aumento del numero degli utenti raggiunti dal servizio;
 Miglioramento della qualità dei Servizi offerti alle persone;
 Miglioramento della qualità della vita dell’utente e della sua famiglia;
 Riduzione dell’Ospedalizzazione;
 Riduzione dell’Ospedalizzazione impropria o il ricovero in strutture residenziali o
semiresidenziali.
4. FINALITA’
 Mantenimento dell’utente destinatario del servizio nel proprio ambiente familiare e
sociale.
 Standardizzazione delle modalità d’intervento sul territorio;
 Integrazione delle prestazioni sociali e sanitarie attraverso il piano di intervento
individualizzato con l’integrazione delle risorse apportate dai soggetti del terzo settore
per l’erogazione di servizi aggiuntivi.
5. AZIONI

Creazione, dove inesistente e ampliamento servizio,

Incremento del numero delle ore di servizio offerto;
 Collegamento funzionale con i medici di medicina generale e Ospedale sugli obiettivi
dell’ADI e le strutture residenziali e semiresidenziali;
92
 Sistema di controllo e verifica della qualità del servizio offerto in termini di efficacia e
di efficienza;
 Valutazione delle opportune risorse e ottimizzazione del sistema di contracting-out del
servizio al Privato Sociale;
 Formazione del personale.

Campagne informative.
6. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO
L’ADI verrà erogata su due Poli: Zona di Montagna e Zona di Pianura in base alle
omogeneità dei bisogni e delle criticità sociali riscontrate nell’analisi del territorio.
La Zona di montagna comprende i Comuni di: Carpineto Romano, Gavignano, Gorga,
Montelanico e Segni.
La Zona di pianura comprende i Comuni di: Artena, Colleferro, Labico e Valmontone.
Si prevede l’erogazione delle prestazioni domiciliari con un orario flessibile in base
alle esigenze dell’utenza.
Nella fase iniziale di avvio le richieste degli utenti continueranno a pervenire nelle sedi
comunali ed in quella del Distretto sanitario e verranno assegnate all'équipe che
provvederà alla valutazione e pianificazione degli interventi.
L’organizzazione del servizio prevede un’unità valutativa integrata multidisciplinare,
afferente alla macroarea anziani del Servizio Sociale Professionale Distrettuale,
formata dagli operatori sanitari individuati nell’ambito delle Unità Operative della ASL
e da 1 Assistente Sociale del servizio ADI.
L’équipe così formata, provvede alla programmazione degli interventi
attraverso il Piano Individualizzato, che rappresenta il momento centrale
dell’integrazione tra il sociale ed il sanitario.
L’unità valutativa provvederà alla stesura del progetto individualizzato e alla
programmazione degli interventi degli operatori che erogheranno le prestazioni.
93
In relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere con l’ADI diventa indispensabile
erogare un servizio che preveda un aumento delle ore complessive di assistenza
domiciliare del SAD, pari a 49.920. Attualmente ne vengono erogate 31.928.
7. PERSONALE
PERSONALE SOCI ALE
Assistente sociale
Assistenti domiciliari
2
32
PERSONALE SANITARIO DISTRETTO
Dirigente medico
1
Capo sala
1
Infermieri Prof.
7
Assistente sociale
1
Geriatra
1
Oncologo
1
Ortopedico
1
Neurologo
1
Fisioterapista
7
Logopedista
1
Autista
1
DSM
Psicologo
1
Assistente Sociale
1
Psichiatra
1
Infermiere
2
8. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE
Il servizio avrà la durata di un anno a partire dell’avvenuto finanziamento.
94
9. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO
COSTI STRUTTURA
Non è stato individuato il costo di struttura poiché le sedi verranno messe a
disposizione dagli stessi Enti partecipanti al piano di zona.
COSTI DEL PERSONALE
FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SOCIALE
Figura
N.
professional Unità
e
Assistente sociale
Assistenti
domiciliari
Figura
Profession
ale
Assistenti
sociali
Assistenti
domiciliari
TOTALE
2
32
N.
Unità
Ore
Totale ore ore
settimanali settimanali annuali
Unitarie
unitarie
18
30
36
960
936
1560
To
tal
e
or
e
an
nu
e
1.872
49.920
Tot.
Ore Tariffa
Tot. Costo Tot. Costo
Annue
Oraria
Annuo
Annuo
unitarie
Unitario
2
936
18,
17.12
34.2
30
8,00
58,00
3
1560
15,
23.71
758.7
20
2,00
84,00
793.0
42,00
(*) La cifra indicata è stata rilevata dal CCNL per i lavoratori delle Cooperative
Sociali, anno 2001.
95
FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO
Fermo restando la partecipazione in toto di tutto il personale del Distretto afferente
alla progettazione generale di cui si chiede il contributo generale, per la macro area in
oggetto (ADI) si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali, per un
impegno orario pari al 50% del monte ore totali lavorative.
Per il Dipartimento Salute Mentale, si prevede la partecipazione dello Psicologo, dello
Psichiatra e dell’Assistente Sociale al 10%, degli Infermieri del 60% del monte ore
totali lavorative.
PERSONALE SANITARIO DEL DISTRETTO
QUALIFICA
NUMERO
COSTI
Dir. Medico
1
27.316,27
Capo Sala
1
12.363,82
Infermiere
7
86.546,78
Professionale
Assistente Sociale
1
12.070,60
Geriatra
1
11.403,59
Oncologo
1
4.613,24
Neurologo
1
4.576,92
Ortopedico
1
2.706,62
Fisioterapista
7
84.494,23
Logopedista
1
12.070,60
Autista
1
10.045,63
TOTALE
268.208,30
PERSONALE SANITARIO DEL DIP. SALUTE MENTALE
Psicologo
1
4.131,00
Assistente Sociale
1
2.414,00
Psichiatra
1
5.470,00
Infermieri
2
29.673,00
TOTALE
41.688,00
TOTALE COMPLESSIVO
€ 309.896,00
96
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIV A
Costi di Struttura
Personale Del Settore Sociale
Personale Del Settore Sanitario
(Sedi Esistenti)
0,00
€ 793.042,00
309.896,00*
Costi Totali Del Personale
793.042,00
Costi Per Il Funzionamento (Forfait)
Costi Di Informazione (Forfait)
Totale Generale
€ 3.520,00
€
500,00
€ 797.062,00
* Il Costo del personale del settore sanitario non incide sul totale del finanziamento
richiesto.
97
ALLEGATO 5
"SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA"
PROGETTO CONTINUATIVO
98
SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA
L’idea è nata dall’esigenza di proseguire e migliorare l’attività dello “Sportello
Famiglia” (istituito con i finanziamenti della L. n. 285/97) e determinata dalle
valutazioni comparate e complessive dei benefici ad esso connessi.
Gli obiettivi che si intendono raggiungere si riferiscono all’area della prevenzione del
disagio minorile, attraverso il miglioramento di un servizio di sostegno ai nuclei
familiari in situazioni di disagio sociale o economico, che si traduce spesso in un
impoverimento dei percorsi di crescita e nell’aumento del rischio di marginalità
sociale.
Il servizio viene potenziato con l’inserimento di 2 Educatori Professionali con funzioni
socio-educative.
1. OBIETTIVI STRATEGICI
♦
Prevenzione del disagio minorile.
♦
Sostegno alla domiciliarietà e supporto ai familiari che assistono minori disabili
♦
Prevenire le istituzionalizzazioni attraverso interventi di sostegno alle famiglie.
♦
♦
♦
♦
♦
♦
♦
Sostegno socio-educativo ai minori a rischio di devianza sociale e ai minori disabili.
Miglioramento della qualità del servizio.
2. AZIONI
Stabilire protocolli operativi tra servizi Asl-Distretto di Colleferro, Comuni e Distretto
Scolastico:
Supportare la famiglia nella cura del minore
Predisporre progetti personalizzati finalizzati a specifiche esigenze e bisogni
Dopo scuola e socializzazione in ambito extrascolastico
Verifiche periodiche dell’efficacia e dell’efficienza del servizio svolto.
3. DESTINATARI
Minori a rischio di devianza sociale, minori disabili e loro famiglie.
99
4. ENTI COINVOLTI
Comuni e/o Consorzi di Comuni, ASL- Distretto Sanitario di Colleferro, Privato Sociale,
Distretti Scolastici.
5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO
Lo “Sportello aiuto alla Famiglia” verrà organizzato su due Poli: Zona di Montagna e Zona
di Pianura (come rilevato nell'analisi del territorio), in continuità con quanto esistente.
La Zona di montagna comprende i Comuni di: Carpineto Romano, Gavignano, Gorga,
Montelanico e Segni.
La Zona di pianura comprende i Comuni di: Artena, Colleferro, Labico e Valmontone.
Le Sedi operative sono individuate nei Comuni di Segni (zona di montagna) e di
Valmontone (zona di pianura), come nel precedente progetto “Sportello Famiglia (L. n.
285/97).
Tali sedi rappresenteranno il luogo deputato per le attività operative ed organizzative del
servizio: ricevimento utenza, riunioni, attività amministrativa, archivio.
Il Coordinamento del servizio verrà affidato all’Assistente Sociale preposta.
Le richieste verranno valutate dall’équipe dell’unità valutativa integrata afferente alla
macroarea corrispondente del Servizio Sociale Professionale Distrettuale, con gli operatori
sanitari delle UU.OO. ASL interessate al caso.
L’équipe così formata, provvede alla programmazione degli interventi
attraverso il Piano personalizzato, che rappresenta il momento centrale
dell’integrazione tra il sociale ed il sanitario.
In relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere con lo “Sportello Aiuto alla famiglia”
diventa indispensabile erogare un servizio che preveda un aumento delle ore complessive
di assistenza domiciliare ed inserire la figura professionale dell’educatore professionale
per qualificare maggiormente gli interventi sul piano socio-educativo.
100
6. PERSONALE
PERSONALE DEL SETTORE SOCIALE
Personale Enti Locali
Previ
sti
Assistente sociale
1
Assistente domiciliare
3
Educatore Professionale
2
PERSONALE DEL SETTORE SANITARIO
Consultori
Dir. Psicologi
Ass.Sociali
Ostetriche
Infermiera
Amministrativa
5
4
4
1
1
S.T.S.M.R.E.E.
Dir.Medico
Dir.Psicologo
Ass.Sociali
Neuropsichiatri
Fisioterapisti
Logopedisti
1
2
3
2
2
3
7. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE
Il servizio avrà la durata di un anno e avrà inizio a finanziamento ottenuto.
8. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO
COSTI STRUTTURA
Non è stato individuato il costo di struttura poiché le sedi sono messe a disposizione dai
Comuni di Segni e Valmontone.
COSTI DEL PERSONALE
Figura
N. Unità
professionale
Assistente Sociale
1
Ore
settimanali
Unitarie
20
Totale ore
settimanali
Totale ore
Annuali
20
Tot Ore
annuali
Unit.
1040
Assistenti
Domiciliari
Educatori
Professionali
3
20
60
1040
3120
2
25
50
1300
2600
1040
101
Figura
N. Unità
professionale
Totale ore
Annuali
Tariffa
Oraria
Assistente Sociale
1
1040
18,30
Tot. costo
annuo
unit.
19.032,00
Tot. costo
annuo
Assistenti
Domiciliari
Educatori
Professionali
3
3120
15,20
15.808,00
47.424,00
2
2600
17,11
17.794,00
44.486,00
19.032,00
Totale 113.000,00
(*)La cifra indicata è stata rilevata dal CCNL per i lavoratori delle Cooperative Sociali, anno 2001.
FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO
Fermo restando la partecipazione in toto di tutto il personale del Distretto afferente alla
progettazione generale di cui si chiede il contributo generale, per la macroarea in oggetto,
si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario pari
al: Consultori 20%, STSMREE 40%, del monte ore totali lavorative:
CONSULTORI
5 Psicologi
41.314,00
4 Ass.Sociali
19.313,00
4 Ostetriche
19.782,00
1Amministrativo 4.497,00
TOTALE
STSMREE
1 Medico
2 Psicologi
3 Ass.Sociali
2 Fisioterapisti
3 Logopedisti
2 Neuropsichiatri
84.906,00
21.853,00
33.051,00
28.969,00
19.313,00
19.313,00
25.045,00
147.544,00
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIV A
Costi di Struttura
(Sedi Esistenti)
0,00
Personale Del Settore Sociale
Personale Del Settore Sanitario
€ 113.000,00
232.450,00*
Costi Totali Del Personale € 345.450,00
Costi Per Il Funzionamento (Forfait)
€
1.500,00
Costi di Informazione (Forfait)
€
1.000,00
Totale Generale
€ 115.500,00
* Il costo del personale sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto.
102
ALLEGATO 6
" INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI
INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA"
PROGETTO CONTINUATIVO
103
INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI INTERVENTI DI
ASSISTENZA ECONOMICA
Sono aumentate le famiglie socialmente ed economicamente disagiate e per questo
maggiormente esposte ai rischi di precarietà ed esclusione sociale.
I problemi più rilevanti derivano dalla mancanza di lavoro o perdita dello stesso, (in
particolare per quei soggetti in una età difficilmente ricollocabile o riqualificabile), specie se
prolungata nel tempo, ovvero da una occupazione precaria o mal retribuita.
I Comuni del Distretto Socio Sanitario del Distretto ormai da diversi anni utilizzano lo
strumento dell’inserimento lavorativo quale alternativa all’erogazione del contributo
economico.
Infatti l’assistenza economica, anche se facente parte di un progetto globale di Intervento
al nucleo familiare, non sempre si rivela risolutiva con rischio di marginalità e
radicalizzazione del problema.
Di contro l’inserimento lavorativo di un membro appartenente ad un nucleo familiare
disagiato, attiva l’utente, gli restituisce dignità sociale e lo rende direttamente partecipe al
progetto di cambiamento e di autonomia.
L’impegno in una attività lavorativa ed il far parte di un gruppo di lavoro forniscono quegli
stimoli necessari per una rivalutazione delle proprie capacità.
In tal modo l’assistenza economica diviene non “il fine” del rapporto tra l’utente e il Servizio
Sociale, ma il mezzo per raggiungere obiettivi di promozione della persona.
1. OBIETTIVI STR ATEGICI
-
il miglioramento delle possibilità di inserimento lavorativo dei gruppi più vulnerabili sul
piano economico e sociale;
-
il coinvolgimento di Enti, Cooperative, Consorzi, Aziende Private, agenti sul Territorio
del Distretto, Centro per l’Impiego;
104
-
L’aumento del numero di soggetti che usufruiscano degli strumenti a disposizione, con
conseguente diminuzione dei nuclei familiari disagiati.
-
Messa in rete al fine di incrociare domanda e offerta, con il Centro d’impiego.
2. PROGRAMMA D’INTERVENTO
L’intervento richiede un’alta complessità progettuale a fronte di una buona ricaduta in
termini di qualità della vita dei soggetti coinvolti e di costi per il servizio relativamente
bassi.
Per ottenere tale risultato è necessario realizzare nuovi protocolli d’intesa (l’ultimo risale al
1997), che coinvolgano l’Ente promotore e i possibili partner Pubblici o privati, disponibili
in base ad un’attenta indagine territoriale, come già in atto tra il Centro per l’Impiego di
Colleferro e il Dipartimento di Salute Mentale- ASL RMG.
Tali protocolli vengono utilizzati quali strumenti per la realizzazione di Corsi di Formazione
professionale/acquisizione di competenze, Tirocini di Lavoro, Inserimenti Lavorativi
Protetti, Borse di Lavoro.
Tempi di attuazione
I Tempi di realizzazione del progetto sono previsti in un anno di lavoro a decorrere dalla
data di erogazione del finanziamento. Gli interventi già in atto saranno proseguiti con
contributi già erogati dalla Regione o dai singoli Comuni attraverso l’ex DPR 616 del 1977
e il Reg. Regionale 03 Febbraio 2000 n° 1.
3. DESTIN ATAR I
Fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale:
-
Soggetti a recupero di dipendenze ( droga, alcool);
-
Disagiati psichici e fisici;
-
Soggetti con svantaggio socio-economico;
-
Ex detenuti.
4. BENEFICI ATTESI
105
Gli inserimenti lavorativi in corso, realizzati attraverso una stretta collaborazione tra Servizi
ASL, Enti Locali ed il Centro per L’Impiego. Si prevede di privilegiare le fasce di
popolazione a rischio di esclusione sociale che ad oggi non hanno usufruito di tale
opportunità.
Si prevede il mantenimento dei 50 inserimenti lavorativi, così come per la prima annualtià.
5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZO
Il progetto sarà reso operativo dall'équipe multidisciplinare distrettuale costituita da 2
assistenti sociali ( di cui 1 assistente sociale della ASL e l’altra proveniente da uno degli
Enti Locali del Distretto).
Tale équipe avrà il compito di:
♦
acquisire le domande con annessi progetti individuali sviluppati a priori dai singoli
Servizi Sociali;
♦
quantificare i tempi di realizzazione dell’impegno lavorativo e relativa retribuzione;
♦
individuare della struttura produttiva accogliente e relativo tutor;
♦
Valutazione in itinere con i referenti interessati;
♦
Orientamento lavorativo del servizio e distacco graduale dell’utenza dal servizio;
♦
Verifica finale e valutazione del progetto.
6. MEZZI E STRUMENTI PER LA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI
Valutata positivamente la metodologia degli interventi dal punto di vista qualitativo ma non
sufficiente dal punto di vista quantitativo, si intende potenziare lo spettro d’azione degli
strumenti di seguito elencati:
♦
Corsi di formazione professionale/Acquisizione di competenze:
♦
Finanziati attualmente dalle Regioni, dal Fondo Sociale Europeo e dal Ministero del
Lavoro, sono finalizzati all’acquisizione di conoscenze e competenze professionali con
particolare riferimento alle qualifiche richieste dal mercato del Lavoro.
♦
Tirocini di Lavoro.
106
E’ il “Servizio Stages” offerto dal Centro per l’impiego ed è regolato dal Decreto del
Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n° 142 del 25/03/1998. L’utente viene
avviato al Tirocinio dopo un’attenta ricerca da parte del Servizio Sociale Territoriale delle
possibili Aziende ospitanti e di una verifica delle attitudini personali. Viene operato un
raccordo fra la domanda e la relativa offerta di tirocinio lasciando interagire gli Utenti con
le Agenzie per il lavoro.
♦
Inserimenti Lavorativi Protetti.
Presso Laboratori di Coop. Sociali, Enti pubblici, Consorzi.
Borse Lavoro.
Già in atto presso i singoli comuni sulla base di Fondi regionali e provinciali. Gli utenti
vengono inviati con segnalazioni nominative da parte dei singoli Servizi Sociali.
♦
7. ENTI COINVOLTI
Al fine del coinvolgimento e collocamento dei destinatari dell’intervento i Comuni, il
Distretto Sanitario, le Aziende, Consorzi e Cooperative sono stati individuati come sedi di
lavoro previa sottoscrizione dei succitati protocolli d'intesa .
107
8. PIANO AN ALITICO-FIN ANZIARIO
COSTI DI STRUTTURA
Non è stato individuato poiché gli operatori lavorano nelle sedi di appartenenza
COSTI DEL PERSONALE
A seguito del fatto che, i progetti individuali verranno elaborati dall’èquipe dell’unità
valutativa multidisciplinare integrata afferente alla corrispondente macroarea del Servizio
Sociale Professionale Distrettuale che comprende anche gli operatori ASL, il costo del
personale non incide sul totale del finanziamento richiesto.
TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA
n° Utenti previsti
Retribuzione Mensile (per singolo utente)
25
€ 258,00
Durata del Contributo (mesi)
Spesa Totale*
12
€ 77.400,00
* Tale importo è stato calcolato considerando che del totale di 50 Utenti previsti, n° 25
sono retribuiti attraverso contributi erogati dalla Regione e dai singoli Comuni ex. DPR
616/77 e Regol. Reg. 3/02/2000 n°1, mentre la restante parte sarà retribuita con il
finanziamento richiesto, con le modalità indicate in tabella.
108
ALLEGATO 7
"POLO AFFIDI"
PROGETTO CONTINUATIVO
109
POLO AFFIDI
COS’E’ L’AFFIDAMENTO: obiettivi e finalità
L’affidamento eterofamiliare, nello spirito della legge 184/83, e l’affido giudiziale,
disposto dal Tribunale per i Minorenni (art.330 cc. e seguenti), possono essere una
risposta a situazioni di disagio che potrebbero comportare un rischio per i minori.
L’art. 2 della legge 184/83 afferma : il minore che “sia temporaneamente privo di un
ambiente familiare idoneo, può essere affidato ad un’altra famiglia, possibilmente con
figli minori, o ad una persona singola..... in alternativa al ricovero presso strutture
residenziali.
L’affidamento etero-familiare non ha l’obiettivo di sostituire definitivamente i genitori
naturali del minore, ma piuttosto di affiancarli nella loro difficile situazione per
permettere loro di superare le momentanee difficoltà e recuperare il ruolo genitoriale.
Tali interventi presuppongono una valutazione che preveda la recuperabilità della
famiglia d’origine e/o l’importanza del mantenimento dei rapporti con i genitori.
LE PARTI COINVOLTE
I protagonisti sono:il minore, la famiglia di origine, la famiglia affidataria.
I Servizi coinvolti sono: i Servizi territoriali, i Servizi poli Affidi, l’Autorità Giudiziaria.
ATTIVAZIONE SERVIZIO POLO AFFIDI
BACINO DI UTENZA
Il progetto riguarda i Comuni dei Distretti di Palestrina, Subiaco e Colleferro per
un bacino di utenza complessiva di 162.588 abitanti (al 31.12.97).
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SOGGETTI ISTITUZIONALI COINVOLTI nel presente progetto
Il progetto operativo del Distretto di Colleferro vede coinvolti i seguenti soggetti
istituzionali firmatari del Protocollo d’Intesa : i Comuni di Artena, Carpineto, Colleferro,
Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone, la Provincia di Roma e
l’Azienda USL RM G.
il Comune di Valmontone è stato individuato come Comune Capofila.
FUNZIONI DEL POLO AFFIDI
Un Istituto complesso come quello dell’affidamento familiare richiede pertanto,
un’organizzazione e linee di indirizzo volte a generalizzare ed omogeneizzare i criteri
e le metodologie di intervento, oltre che un alto livello di preparazione professionale
degli operatori. A tal fine appare opportuna la costituzione di una struttura
centralizzata, quale il Polo Affidi, che
-
svolga funzioni di promozione contribuendo a creare una cultura dell’affido;
attui iniziative di sensibilizzazione e publicizzazione volte al reperimento di
famiglie affidatarie;
-
accolga, valuti e formi le persone e le coppie disponibili all’affidamento familiare;
-
esamini le segnalazioni dei minori. In collaborazione con i servizi territoriali, per
scegliere la famiglia più idonea a quella situazione;
-
gestisca ed aggiorni una banca dati sulle famiglie, sugli affidi in corso e sui minori
istituzionalizzati;
-
promuova per gli operatori spazi per la formazione, l’aggiornamento e la
supervisione ;
-
stabilisca un rapporto di collaborazione con le realtà di volontariato presenti nel
territorio;
I Servizi Territoriali ( Servizio Sociale Comunale o della Azienda USL dove manchi)
mantengono proprie funzioni quali:
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- esprimere una valutazione psico-sociale approfondita della situazione familiare,
-formulare una proposta di progetto mirato in cui siano specificati gli obiettivi a breve,
medio e lungo termine;
-individuare le caratteristiche necessarie di una famiglia affidataria;
-seguire lo svolgimento dell’affidamento familiare.
PERSONALE
Le figure professionali previste sono psicologi ed assistenti sociali, individuate tra gli
operatori già in servizio presso gli Enti territoriali e formalmente incaricate con relativo
impegno orario dai rispettivi enti di appartenenza.
L’equipe è composta da due psicologi incaricati dalla Azienda USL RM/G e da tre
assistenti sociali di cui due incaricati dai Comuni ed uno dalla Provincia. Nell’attuale
situazione l’USL RM/G ha messo a disposizione, oltre agli psicologi, anche
un’assistente sociale.
Ogni operatore partecipa con una quota oraria di sei ore settimanali suddivise in due
giornate.
Il personale rimarrà in servizio presso il Polo Affidi per la durata di due anni.
Per garantire la continuità degli interventi la sostituzione del personale dovrà avvenire
gradualmente in accordo con gli operatori.
Si potrà in futuro ipotizzare la possibilità di prevedere l’assunzione di una sola
assistente sociale per un monte orario di 20 ore settimanali, attraverso incarichi a
tempo determinato (convenzioni ecc.)
SEDE
E’ stata individuata come sede una stanza presso la AUSL di Palestrina in Via Porta
S.
Martino utilizzata anche per il GIL Adozioni.
Alcuni interventi di sensibilizzazione e promozione verranno realizzati presso i
Comuni della zona nelle sedi di volta in volta individuate come più idonee.
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ATTIVITA’ POLO AFFIDI:
Campagna pubblicitaria di sensibilizzazione sull’affidamento
Si attueranno:
-cicli di incontri pubblici sul tema (relazioni, conversazioni guidate, comunicazioni di
esperienze ) in diversi comuni con esperti nel settore e con associazioni e
rappresentanti di famiglie che hanno esperienza di affidamenti;
-trasmissioni radiofoniche;
-affissioni di locandine nelle sedi di servizi pubblici o più frequentati dal pubblico;
-depliant informativi sul tema con scheda di disponibilità;
-intervento di sensibilizzazione nelle scuole ai bambini e ai ragazzi nell’ambito del più
ampio discorso della solidarietà attraverso un concorso grafico-pittorico e un
convegno finale.
Selezione e formazione famiglie
Attraverso:
-assemblee mirate di sensibilizzazione e di informazione sulla realtà dello
affidamento familiare;
-avvio colloqui individuali e di gruppo;
-brevi corsi di informazione / formazione per gruppi di coppie e di singole persone
che abbiano già dichiarato la propria disponibilità;
-valutazione idoneità e verifica finale disponibilità;
-predisposizione banca dati famiglie o singole persone affidatarie.
Formazione permanente degli operatori
E’ prevista la realizzazione di corsi di aggiornamento permanente del personale
e l’attivazione di cicli di supervisione per gli operatori dei servizi territoriali, a cura di
personale specialistico esterno.
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LIVELLI DI RESPONSABILITA’
Così come previsto dall’art. 10 del Protocollo d’Intesa Generale ai seguenti organi
spetta al
Coordinamento tecnico-politico
-
dettare le linee di indirizzo politico del Polo Affidi;
-
formalizzare atti ed impegni di spesa;
-
procedere a verifiche parziali e finali sulla qualità d’intervento;
Coordinamento tecnico-scientifico
-
acquisire trimestralmente dal servizio sociale del Comune capofila le informazioni
riguardanti l’attuazione del progetto operativo;
-
riferire semestralmente agli Enti istituzionali sull’attività svolta dal Polo Affidi;
-
mantenere costanti e periodici contatti con gli operatori del Polo Affidi per
verificare gli obiettivi raggiunti e le difficoltà emerse.
IMPEGNI DEI SOGGETTI COINVOLTI NEL PROGETTO
I Comuni, firmatari del protocollo d’intesa ed aderenti al progetto si impegnano,
in forma associata, a mettere a disposizione del Servizio Polo Affidi:
-
personale tecnico, o con proprio personale, secondo impegni orari e modalità
previsti dal progetto o con l’assunzione di un assistente sociale a convenzione;
-
risorse economiche per:
1)
acquisire strumentazione varia,
2)
garantire la gestione ordinaria dei locali,
3)
realizzare la campagna pubblicitaria.
Gli Enti locali, così come previsto dall’art. 80 della legge 184/83, dovranno garantire
le provvidenze economiche a favore degli affidatari, affinché l’affidamento familiare
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stesso,
si
possa
fondare
sulla
disponibilità
e
l’idoneità
all’accoglienza
indipendentemente dalle condizioni economiche.
Dovranno inoltre approvare il Regolamento del Servizio Polo Affidi che definisca
le qualità, le procedure dell’intervento i ruoli, le competenze, e le funzioni dei vari
settori e dei soggetti coinvolti.
Il Comune Capofila di questo progetto (Valmontone) si impegna a:
-
gestire per conto di tutti i soggetti, i fondi messi a disposizione del progetto Polo
Affidi, secondo le indicazioni e le priorità impartite dai suddetti soggetti,
-
mettere in atto tutte le disposizioni amministrative necessarie per l’avvio e la
gestione del Polo Affidi;
-
predisporre i progetti e le richieste di finanziamento per attivare fondi regionali,
statali, ecc.;
-
stipulare convenzioni e collaborazioni
con Enti necessarie per realizzare le
finalità del progetto;
La Provincia di Roma si impegna a:
-
favorire l’aggiornamento del personale con l’organizzazione di momenti formativi;
-
mettere a disposizione personale tecnico (un assistente sociale) secondo
l’impegno orario del progetto;
-
attrezzare
la sede
del
Polo
Affidi
di arredamenti
e
di strumenti
di
informatizzazione utilizzando i fondi già deliberati:
La Azienda Unità Sanitaria Locale si impegna a:
-
mettere a disposizione proprio personale tecnico ( due psicologi) secondo gli
impegni orari del progetto ed attualmente anche una assistente sociale;
-
mettere a disposizione i locali della sede, nonché la loro manutenzione ordinaria,
la pulizia, il riscaldamento e la fornitura di energia elettrica.
ANALISI E COSTI DEL PROGETTO per i Comuni
I seguenti costi verranno ripartiti tra i Comuni, la Provincia e secondo le proprie
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possibilità, alla Azienda USL RM G.
Per l’avvio del Polo Affidi e per il primo anno di attività, i Comuni, in attesa di
avanzare richiesta di finanziamenti ad altri Enti istituzionali, si sono impegnati a
coprire le seguenti spese suddivise per ciascun comune in proporzione al numero
degli abitanti.
Si precisa che le spese per l’avvio e per la gestione annuale sono state ripartite tra i
tre distretti che partecipano al progetto.
Spese per l’attivazione del polo (pari ad 1/3 della spesa totale )
-
Arredi (scrivanie, sedie, sedie per riunioni, libreria, mobile porta computer)
Lire 3.000.000 pari a € 1.550,00
-
Attrezzature (fotocopiatrici, fax, computer, stampante, segreteria telefonica e
fotocopiatrice)
Lire 4.000.000 pari a € 2.066,00
Spese di gestione annuali (pari ad 1/3 della spesa totale)
- Telefono
Lire 700.000 pari a
€ 361,00
- Cancelleria e materiali di consumo
Lire 1.300.000 pari a € 671,00
Campagna di sensibilizzazione e pubblicizzazione
(a totale carico di ogni singolo distretto)
-Realizzazione e affissione manifesti, locandine, depliant
Lire 6.000.000 pari a € 3.099,00
-Campagna di sensibilizzazione presso le scuole, concorso per i bambini e convegno
Lire 5.000.000 pari a € 2.582,00
-Assemblee e convegni, trasmissioni radiofoniche, consulenze esterne, ecc:
Lire 4.000.000 pari a € 2.066,00
____________
TOTALE
Lire 24.000.000 pari a € 12.395,00
L’impegno economico per i Comuni di questo Distretto per la realizzazione del Polo
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Affidi di Palestrina è di Lire 24.000.000 (€ 12.395,00).
Si precisa che, nel presente Piano di Zona, anno 2002, il progetto è presentato a
costo zero in quanto il Comune di Valmontone capofila del progetto nel
Distretto di Colleferro, ha a disposizione € 10.329,00, somma utilizzabile a
finanziare la presente annualità.
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Piano di Zona_2002