Distretto Socio-Sanitario di Colleferro Piano di Zona anno 2002 INDICE Introduzione p. 3 Analisi del territorio p. 4 Analisi del Servizio Sanitario p. 15 Analisi dei bisogni, programma di intervento e relative priorità per il raggiungimento degli obiettivi p. 32 a) Responsabilità familiari p. 32 b) Diritti dei minori p. 35 c) Persone anziane p. 38 d) Contrasto alla povertà p. 41 e) Disabili p. 43 f) Avvio della riforma p. 46 Priorità individuate per la seconda annualità p. 52 I livelli essenziali delle prestazioni di assistenza sociale (LIVEAS) p. 55 Analisi economica delle risorse e del fabbisogno p. 57 ALLEGATI Allegato 1 – Progetto “Servizio Sociale Professionale Distrettuale” p. 60 Allegato 2 - Progetto “Centro Diurno Socio-Educativo per persone diversamente abili” p. 69 Allegato 3 - Progetto “Osservatorio Sociale Distrettuale” p. 78 Allegato 4 - Progetto "Assistenza Domiciliare Integrata" p. 90 Allegato 5 - Progetto "Sportello di aiuto alla famiglia" p. 98 Allegato 6 - Progetto "Inserimenti lavorativi quale alternativa agli interventi di assistenza economica" Allegato 7 - Progetto "Polo Affidi" p. 103 p. 109 2 INTRODUZIONE La Legge 8 novembre 2000 n. 328 “Legge quadro per la realizzazione degli interventi e dei servizi sociali” prevede che i comuni associati, di un ambito territoriale definito, precisamente il Distretto socio-sanitario, provvedano a definire il piano di zona, in cui individuare, in primo luogo, “gli obiettivi strategici e le priorità di intervento nonché gli strumenti ed i mezzi per la relativa realizzazione” (secondo l’art. 11). Il piano di zona è volto a “favorire la formazione di sistemi locali di intervento fondati su servizi e prestazioni complementari e flessibili, stimolando in particolare le risorse locali di auto-aiuto e solidarietà, nonché a responsabilizzare i cittadini nella programmazione e nella verifica dei servizi”. In base all’art. 19, i Distretti Socio-Sanitari devono programmare, organizzare e darsi una nuova struttura organizzativa, attraverso la stesura del piano di zona che diventa quindi, una sorta di piano regolatore dei Servizi Sociali e che sarà il punto di riferimento per tutta la futura progettazione di questo settore, permettendo ai Comuni e alla ASL (attraverso il Distretto) di disegnare il sistema integrato di interventi e servizi sociali, con riferimento agli obiettivi strategici, agli strumenti realizzativi e alle risorse da attivare. Il Distretto Socio-Sanitario di Colleferro è situato nella zona sud di Roma ed è formato da 9 Comuni: Artena, Carpineto Romano, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone. Si trova sul territorio della ASL RM G, di cui fa parte insieme ai distretti di Tivoli, Subiaco, Palestrina, Monterotondo e Guidonia. 3 ANALISI DEL TERRITORIO Aspetti geomorfologici Il territorio corrispondente ai nove comuni del Distretto, è costituito da una zona prevalentemente montuosa, caratterizzata da elementi di interesse storico, artistico, archeologico e culturale che la rendono interessante dal punto di vista turistico e da una zona prevalentemente di pianura, caratterizzata da insediamenti legati all’industria pesante, dalla piccola e media impresa. E’ attraversata da importanti sistemi viari e ferroviari, quali la S.S. Casilina, l’Autostrada del Sole e la rete ferroviaria che congiunge Roma a Napoli. I comuni facenti parte della zona di montagna del distretto, gravitano sull’asse Colleferro-Valmontone: per la fruizione di servizi sanitari, di quelli scolastici, commerciali, ricreativi e lavorativi su Colleferro e su Valmontone quale nodo di interscambio viario e commerciale, sia con la zona est della provincia e sia con il limitrofo territorio della periferia romana. I problemi del territorio più evidenti, che emergono da questa sua prima descrizione, riguardano il congestionamento dei servizi e delle strutture di Colleferro e Valmontone, su cui si riversano i cittadini degli altri comuni del distretto e diretta conseguenza di ciò, il problema dello scarso collegamento viario dei comuni della zona di montagna, che necessitano di un potenziamento delle linee di comunicazione o, comunque, di un potenziamento dei servizi da proporre in loco. 4 Si illustra con la seguente tabella l’ampiezza del territorio del Distretto: Tabella 1: Estensione per Kmq e problemi del territorio. COMUNI Kmq Problemi del territorio 54,35 Grossa estensione zona rurale – scarso Artena collegamento con il centro urbano 84,48 Distanza dai comuni che ospitano i servizi Carpineto Romano socio-sanitari 27,48 Alta concentrazione di richieste dell’utenza Colleferro del distretto 14,89 Scarso collegamento viario Gavignano 26,38 Scarso collegamento viario dovuto alla sua Gorga posizione 11,79 Sovraffollamento dovuto alla migrazione di Labico famiglie dalla periferia romana 34,99 Scarsa offerta di servizi socio-sanitari Montelanico 61,03 Grossa estensione zona rurale – scarso Segni collegamento con il centro urbano 40,87 Pochi servizi rispetto alla richiesta Valmontone dell’utenza 356,26 TOTALE Fonte: Uffici Tecnici comunali, Gruppo di Lavoro Piano di Zona. Aspetti demografici Prima di analizzare in dettaglio le caratteristiche e di dare un quadro di sintesi sul contesto demografico del Distretto si illustrano i dati relativi ai singoli comuni attraverso una serie di tabelle: Tabella 2: Popolazione residente, per sesso e densità al 31/12/2001. COMUNI MF M F 11253 5599 5654 Artena 4956 2437 2519 Carpineto Romano 21333 10333 11000 Colleferro 1744 876 868 Gavignano 790 379 411 Gorga 3787 1871 1916 Labico 1931 934 997 Montelanico 8875 4362 4596 Segni 12872 6320 6552 Valmontone 67541 33111 34513 TOTALE Fonte: Uffici Anagrafe Comunali, Ns. rielaborazione. DENSITA’ 207,01 58,66 776,31 117,13 29,95 321,20 55,19 145,47 314,95 5 Attraverso l’analisi dei dati rilevati da queste tabelle, si può vedere come si distribuisce la popolazione del distretto all’interno dei singoli comuni, in relazione all’estensione del loro territorio ed alla densità della popolazione stessa. Come si evince dalla tabella 1), il Comune più esteso risulta essere Carpineto Romano (8448 ettari), seguito da Segni (6103 ettari) che ha una zona rurale molto estesa che confina con Colleferro, Gorga, Gavignano e la Provincia di Frosinone. I Comuni meno estesi sono Labico (1179 ettari) e Gavignano (1489 ettari), mentre Colleferro ha una estensione territoriale di 2748 ettari. Come si legge da una ricerca svolta nel 20001, la città di Colleferro è nata solamente agli inizi del secolo appena trascorso, intorno alla fabbrica “Parodi Delfino”, per ospitare i lavoratori dei paesi limitrofi (quelli del Distretto) che vi lavoravano. Prima nacque come città-dormitorio per questi ultimi che appena potevano tornavano a casa; successivamente si sviluppò una vera e propria cittadina dalle caratteristiche “moderne”, dove andavano ad insediarsi questi lavoratori con le loro famiglie: si può dire che la popolazione di Colleferro è un “crogiuolo” di quelle dei paesi del Distretto. Il dato della densità della popolazione mostra chiaramente questa realtà con Colleferro che, insieme a Valmontone, ha la densità tra le più elevate (776,31 e 314,95), caratteristica tipica delle cittadine piuttosto che dei paesi in senso lato, così come rispecchiano i dati sulla densità degli altri paesi, specialmente quelli montani, come Gorga e Montelanico, che sono anche i paesi più piccoli. Per Segni questo fenomeno è meno evidente perché anche se paese montano, ha una estensione territoriale notevole su cui può “distribuire” la sua popolazione. Un altro dato che trova conferma è quello riguardante la popolazione di Labico. Questo paese ha infatti la minore estensione territoriale ma anche la variazione percentuale maggiore per quanto riguarda l’aumento della popolazione nell’ultimo decennio (17,6% tra il 1991 e il 1995 e 9,4% tra il 1995 e il 1999)2, questo dato è appunto confermato dall’elevata densità della popolazione (321,20). La seguente tabella mostra chiaramente quanto appena detto ed evidenzia come l'andamento demografico della popolazione, nel Distretto, tenda all'aumento: Tabella 3. Popolazione residente e variazioni % - 1991, 1995, 1999. 1 F. SPIGONE: “Servizi sociali e minori nei Monti Lepini”. Tesi di Laurea in Sociologia, a.a. 1999-2000. Pagg. 312313. 2 Ibidem, pag. 313. 6 Comuni Artena Carpineto Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone TOTALE 1991 10.731 5.189 20.392 1.606 778 2.488 1.878 8.306 11.649 63.017 1995 11.194 5.144 21.472 1.673 758 3.021 1.938 8.740 12.423 66453 var. % 4,1 -0,8 5 4 2,6 17,6 3 4,9 6,2 1999 11.482 5.019 21.377 1.729 805 3.337 1.871 8.814 12.787 67.221 var. % 2,5 -2,4 -0,4 3,2 5,8 9,4 -3,5 0,8 2,8 Fonte: F. Spigone, "Servizi Sociali e minori nei Monti Lepini". Tesi di Laurea. Nell'ultimo decennio la popolazione del Distretto è andata complessivamente aumentando. Per quanto riguarda le situazioni particolari dei singoli paesi si può notare che, dal 1991 al 1995, per la maggior parte di essi (Artena, Colleferro, Gavignano, Segni e Valmontone), l'aumento è di circa il 4-5%, per Gorga e Montelanico del 2-3%. Carpineto è l'unico che ha avuto una riduzione della popolazione residente. Labico è il paese che ha avuto la crescita maggiore, il 17,6% e questo dato conferma i problemi più volte citati dai suoi Amministratori. Questo paese, infatti si è trovato ad affrontare una situazione di grande disagio quando, molte famiglie della periferia sud di Roma, si sono trasferite nel suo territorio. Il problema è stato quindi quello di un adeguamento pronto ed efficace delle strutture e degli interventi dell'Amministrazione, nonché del contesto sociale, per affrontare, nel modo migliore, questa situazione di emergenza. Di seguito si presentano i dati riguardanti la composizione per fasce di età della popolazione del Distretto, per ogni singolo comune: Tabella 4: Popolazione residente, per classi di età, al 31/12/2001. COMUNI 0-3 4-17 18-64 375 1527 7657 Artena 146 434 3260 Carpineto Romano 704 2876 14120 Colleferro 60 290 1093 Gavignano 21 115 459 Gorga 185 631 2477 Labico 57 264 1221 Montelanico 300 1152 5603 Segni 455 2065 8473 Valmontone TOTALE 2303 9354 44363 65-75 1030 546 2052 127 95 312 210 1341 1142 6855 >75 664 570 1581 174 100 158 179 479 737 4642 TOTALE 11.253 4.956 21.333 1.744 790 3.787 1.931 8.875 12.872 67.541 Fonte: Uffici Anagrafe Comunali, Ns. rielaborazione. L’incidenza percentuale delle varie classi sulla popolazione residente nel Distretto, viene riportata nel seguente grafico: Grafico 1: Incidenza delle fasce di età, al 31/12/2001. 7 Incidenza delle fasce di età sul totale della popolazione del Distretto 16000 14000 12000 10000 8000 6000 4000 2000 0 0-3 4-17 18-64 65-75 >75 Artena Carpineto Romano Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone Fonte: Ns. elaborazione. Come si evince da questo grafico, la fascia che incide maggiormente sul totale della popolazione è la fascia 4/17 anni (con 9374) e la fascia 65/75 (con 6885), senza considerare la fascia 18/64 (con 36757) in quanto rappresenta la fascia più ampia della popolazione. I dati statistici mostrano anche una elevata presenza della fascia di età >75 (5562) che rappresenta la “quarta età”, mentre la fascia 0/3 (2313) anni è la meno rilevante, rispecchiando così l’attuale tendenza demografica del nostro Paese, con una consistente diminuzione della natalità ed un progressivo invecchiamento della popolazione. IL QUADRO SOCIO-ECONOMICO DEL DISTRETTO Indicatori demografici sulla struttura per età della popolazione 8 Questa è il quadro generico che viene fuori dall'analisi di questi primi dati. Una prima precisazione può essere fatta andando ad osservare quali sono gli indici di dipendenza relativi alla popolazione dei singoli paesi: Tabella 5. Indici di Dipendenza dei singoli Comuni - 2001. Comuni Artena Carpineto Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone TOTALE Popolazione 2001 0\14 65… n\a n\a 489 1.116 2.952 3.633 287 301 92 195 689 470 264 389 1.217 1.820 2.067 1.919 8.057 9.843 Totale \ 1.605 6.585 588 287 1.159 653 3.037 3.986 17.900 tot. Gen. \ 4.956 21.333 1.744 790 3.763 2.110 8.875 12.991 50.562 INDICE \ 47,89% 44,65% 50,86% 57,05% 44,50% 44,81% 52,02% 44,26% 46,29% Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione. L'indice di dipendenza viene calcolato attraverso dati demografici però viene collocato tra gli indicatori socio-economici in quanto esprime la quota di popolazione che "dipende", approssimativamente, sulla popolazione che dovrebbe essere in condizione lavorativa, la dipendenza riguarda sia il piano economico, sia il piano sociale. Il dato più interessante è che, sembra di poter procedere nuovamente alla suddivisione del territorio nelle due zone prima definite: la zona di pianura e quella montana, dell'entroterra lepino. A ben guardare, infatti, l'indice di dipendenza del Distretto è del 46,29%. I Comuni che sono stati fatti rientrare nella zona montana hanno tutti gli indici di dipendenza con valori al di sopra di quello del Distretto (tranne Montelanico) e sono quelli che hanno l'indice di dipendenza più alto: il primo Comune è Gorga con il 57,05%, il secondo è Segni con il 52,02%, seguono Gavignano e Carpineto (rispettivamente con 50,86% e 47,89%). Per quanto riguarda i Comuni della cosiddetta zona di pianura, bisogna rilevare che sono quelli con l'indice di dipendenza che mostrano valori più bassi e comunque al di sotto di quello del Distretto, tutti intorno al 44,00%, compreso Montelanico con il 44,81%. 9 L'indice di dipendenza più basso è quello calcolato per il Comune di Valmontone, con il 44,26%. Seguono Labico e Colleferro rispettivamente con il 44,50% e il 44,65%. Alla luce di questi dati sembra di poter affermare che, l'analisi portata avanti, fino a questo momento abbia le prime conferme anche dal punto di vista socioeconomico. Ovviamente, il fatto di non poter disporre dei dati relativi alla popolazione del Comune di Artena, rendono questa affermazione ancora più relativa. Purtroppo però, non è stato possibile entrare in possesso di questi dati. Portando avanti la nostra analisi ci sembra importante mostrare anche il peso, sociale ed economico delle fasce di popolazione dei minori e degli anziani, ciò in vista della programmazione delle politiche sociali del Distretto, obiettivo principale di questo piano di zona. L'indice di vecchiaia relativo alla popolazione del Distretto nel suo complesso e quello relativo ai singoli comuni dello stesso sono i seguenti: Tabella 6: Indice di vecchiaia e di dipendenza degli anziani, al 31/12/2001. COMUNI Artena Carpineto R. Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone DISTRETTO INDICE DI VECCHIAIA / 785,27 599,59 503,48 646,73 477,93 584,09 579,70 535,65 577,65 INDICE DI DIPENDENZA DEGLI ANZIANI / 33,30 24,63 25,99 38,76 18,04 30,43 31,17 21,31 25,57 Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione. Il risultato dato dal calcolo dell'indice di dipendenza degli anziani anche detto indice di carico sociale anziani, è molto importante in quanto ci mostra, appunto, l'incidenza della fascia di popolazione anziana sulla domanda sociale e quindi può essere individuato come un indicatore della criticità rispetto a questa fascia di utenza. La nostra analisi continua a confermare la scelta di suddividere il Distretto in zona di pianura e zona di montagna, individuate come ambiti omogenei di territorio, in quanto tutti i paesi di pianura hanno una percentuale di indice di carico sociale anziani al di sotto di quella del Distretto (25,57%), mentre i paesi di montagna hanno una percentuale al di sopra di tale valore di riferimento. In particolare con Carpineto e Gorga (rispettivamente 33,30% e 38,76%), seguiti da Segni (31,17%), Montelanico (30,43) e 10 Gavignano (25,99%). Per i paesi di pianura l'indice di carico sociale di minore percentuale si rileva per Labico (18,04%), seguito da Valmontone (21,31%) e Colleferro (24,63%). Per quanto riguarda la fascia di popolazione rappresentata dai minori, viene utilizzato, come indicatore per la rilevazione della domanda sociale relativa ai servizi ed alle prestazioni ad essi diretti, l'indice di dipendenza giovanile, anche detto indice di carico sociale minori: Tabella 7: Indice di dipendenza giovanile, al 31/12/2001. COMUNI Artena Carpineto R. Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone DISTRETTO INDICE DI DIPENDENZA GIOVANILE / 14,59 20,01 24,78 18,29 26,45 20,65 20,84 22,95 20,93 Fonte: Uffici Anagrafe, Ns. rielaborazione. Nel caso dell'indice di dipendenza giovanile il discorso è esattamente l'opposto. L'indice di carico sociale minori del Distretto è del 20,93%, i paesi di pianura hanno tutti un indice di dipendenza al di sopra di questa percentuale con il 26,45% di Labico e il 22,95% di Valmontone. Colleferro ha una percentuale superiore a quella del Distretto con il 20,01%, così come Gavignano, pur essendo uno dei paesi di montagna ha una percentuale al di sopra di quella del Distretto, precisamente il 24,78%, mentre gli altri paesi di montagna restano in linea con quanto detto finora: Carpineto con il 14,59%, Gorga con il 18,29% e Segni con il 20,84%. RISORSE UMANE E SOGGETTI DEL PRIVATO SOCIALE COMUNI Artena Carpineto Romano QUALIFICA Amministrativo Assistente Sociale Ass. Domiciliare Amministrativo Ass. Sociale Pedagogista Ass. Domiciliare Ass. di Base n. 1 n. 1 n. 7 n. 1 n. 1 n. 1 n. 6 n. 1 TIPO DI CONTRATTO (ore settiman.) Di ruolo Dip. CIS part-time (18 ore) Dip. CIS part-time (18 ore) Di ruolo A convenzione (6 ore) A convenzione (3 ore) Coop. Sociale (n.4 a 20 ore, n.2 a 15 ore) Coop. Sociale ( 10 ore) 11 Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone Tot. Personale a disp. Amministrativo Assistente Sociale Ass. Domiciliare Ass. di Base Psicologi Assistente Sociale Psicologo Psico-pedagogista Ass. Domiciliare Logopedista Sociologo Ass. Domiciliare Amministrativo Assistente Sociale Ass. Domiciliare Assistente Sociale Amministrativo Ass. Domiciliare n. 2 n. 1 n. 6 n. 17 n. 2 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 n. 2 n.1 n. 1 n. 3 Amministrativo Assistente Sociale n. 1 n. 2 Ass. Domiciliare n. 6 Ass. di Base Amministrativo Assistente Sociale Ass. Domiciliare Ass. di Base Responsabile uff.H Amministrativo Assistenti Sociali n. 4 n. 2 n. 2 n. 4 n. 3 n. 1 n. 9 n. 9 Ass. Domiciliari Assistenti di Base Psicologi Pedagogisti Sociologi Logopedista Psico-pedagogista n. 31 n. 25 n. 3 n. 1 n. 1 n. 1 n. 1 Di ruolo Di ruolo Coop. Sociale (23 ore) Coop. Sociale Coop. Sociale (n.1 a 36 ore ; n.1 a 30 ore) Coop. Sociale (4 ore) Coop. Sociale (2 ore mensili) Coop. Sociale (2 ore mensili) Coop. Sociale (16 ore) Coop. Sociale (4 ore) Coop. Sociale (1 ora) Coop. Sociale (25 ore) Di ruolo A convenzione (12 ore) L.P.U. (20 ore) A convenzione (4 ore) Di ruolo Coop. Sociale (n.2 a 20 ore) L.P.U. (n.1 a 20 ore) Di ruolo Coop. Sociale (n. 1 per L. 285/97 a 36 ore) Coop. Sociale (n.1 per 25 ore) Coop. Sociale (n. 3 per L. 285/97 a 18 ore) Coop. Sociale (n.3 a 25 ore) Coop. Sociale ( 30 ore) Di ruolo Di ruolo (n.1 del CIS a 36 ore) Dip. CIS (n.18 ore) Dip. CIS (n.18 ore) A convenzione Di ruolo 2 di ruolo – 2 del CIS – 3 a conv. – 2 coop. Sociale 11 dip. CIS – 22 coop. Sociale – 3 L.P.U. 3 dip. CIS – 22 coop. Sociale Coop. Sociale Convenzione Coop. Sociale Coop. Sociale Coop. Sociale I soggetti del Terzo Settore presenti sul territorio sono elencati nella seguente tabella: COMUNI Artena Carpineto R. Soggetti del privato sociale Ass. A.A.HA.I. tutela portatori di handicap UNITALSI 12 Colleferro Gavignano Gorga Labico Montelanico Segni Valmontone U.I.C. unione italiana ciechi A.N.M.I.C. mutilati e invalidi Civili Ass. per ragazzi Down UNITALSI Alcolisti anonimi Ass. Pro Zambia Coop. Sociale, n. 4 Studio di riabilitazione età evolutiva Comitato adozioni a distanza AVIC volontariato Coop. Sociale Coop. Sociale Ass. Volontariato handicap ONLUS anziani Ass. Volontariato Coop. Sociale n.2 Sul territorio sono presenti un cospicuo numero di ONLUS, associazioni e proloco che operano principalmente nel settore della cultura e del folklore, sono altresì presenti sedi CARITAS, AVIS e gli “Amici del Cuore”, associazione che ha svariate postazioni nei paesi del Distretto, per l’utilizzo del defibrillatore. CONCLUSIONI Alla luce dell’analisi di questi dati del Distretto, si è deciso di suddividere il territorio dello stesso in due zone, omogenee per conformazione geomorfologia e caratteristiche socio-economiche: la zona di montagna e la zona di pianura. La zona di montagna comprende i Comuni di Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Montelanico e Segni. Le caratteristiche principali che la contraddistinguono sono la grande incidenza della popolazione anziana (Terza e Quarta età) sul totale della popolazione ed il progressivo diminuire della popolazione minorile. Anche alla luce dell'analisi dei principali indicatori, usati per un primo studio della domanda sociale del Distretto, si può confermare quanto detto finora e precisare che Carpineto Romano risulta il paese con le caratteristiche demografiche, geomorfologiche e socioeconomiche che maggiormente identificano i paesi dell'entroterra lepino, subito seguito da Gorga; il paese "meno lepino", almeno per ciò che riguarda gli indici di carico sociale minori e degli anziani, è Gavignano. Per quanto riguarda il suo profilo socio-economico, ci sono ancora forme tradizionali di attività come l’agricoltura e l’artigianato, però la maggior parte della popolazione in condizione lavorativa, si sposta nei paesi limitrofi e verso Roma, 13 impiegata soprattutto nel terziario, dando così luogo ad un consistente fenomeno del pendolarismo. La zona di pianura comprende i Comuni di Artena, Colleferro, Labico e Valmontone. Le caratteristiche principali di questa zona riguardano la minore incidenza della popolazione anziana sul totale della stessa ed una maggiore presenza della popolazione minorile. Questa affermazione sembra trovare conferma nell'analisi degli indici di carico sociale minori e degli anziani. A questo riguardo Labico si mostra come il paese più dinamico, per caratteristiche demografiche, geomorfologiche e socioeconomiche, così come ci conferma la sua posizione a ridosso della periferia della città di Roma, viene quindi definita come il paese maggiormente rappresentativo di quelli che costituiscono la zona di pianura, subito seguito da Valmontone. Colleferro, nonostante sia la cittadina con il numero più elevato di popolazione residente, è il paese che più si avvicina a quelli di montagna, non solo per vicinanza geografica e questo spiega quanto detto prima sul flusso di persone che dai paesi limitrofi si spostano a Colleferro, dando origine ad un vero e proprio fenomeno di pendolarismo interno. Per quanto riguarda il suo profilo socio-economico, si registra la presenza di industrie e della PMI, la prima riguarda il settore dell’industria pesante e la componentistica per auto, mentre la seconda riguarda i servizi ed il terziario in generale3. Da notare che il Comune di Artena, facente parte della zona di pianura, per alcune sue caratteristiche demografiche e socio-economiche, si avvicina molto ai comuni dell'entroterra lepino (anche se questo stato di cose si può solo ipotizzare, non potendo avere un riscontro statistico per mancanza di dati). Alla luce di questo, per l’eventuale organizzazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali, potrà essere di seguito inserito tra i comuni della zona di montagna, facenti parte della XVIII° Comunità Montana dei Monti Lepini. ANALISI DEL SERVIZIO SANITARIO DEL DISTRETTO Considerazioni di carattere generale 3 Ibidem, pagg. 325-336. 14 Prima il D.Lgs. 502/92, e quindi l'art. 3-quater del D.Lgs 229/99 contengono la organica e sistematica definizione del ruolo e delle funzioni del Distretto, quale articolazione operativa dell'Azienda Sanitaria Locale. Il Distretto ha la funzione di garantire accessibilità, continuità e tempestività della risposta assistenziale e di favorire un approccio intersettoriale alla promozione della salute, garantendo, in particolare, l'integrazione fra assistenza sanitaria e assistenza sociale. Accanto alla funzione di produttore di prestazioni nell'ambito dell'assistenza primaria, tramite strutture organizzate in forma dipartimentale in cui sono organicamente inseriti i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta, il Distretto assume il ruolo di governo per l'integrazione dell’attività dei servizi e dei dipartimenti dell'ASL, inclusi i presidi ospedalieri, fra di loro e con l'assistenza sociale di competenza comunale, in attuazione delle strategie aziendali, formalizzate nel Piano Territoriale della Salute, elaborato d’intesa con i Comuni del Distretto. Il programma delle attività territoriali nel Distretto verte nel: definire il programma operativo che stabilisce le modalità e gli interventi da realizzare in relazione agli obiettivi di Distretto; prevedere la localizzazione dei servizi di Distretto; determinare le risorse a carico della ASL e dei Comuni per le attività sociosanitarie. I tre articoli, da 3-septies a 3-nonies, disciplinano il complesso processo dell’integrazione socio-sanitaria per quanto riguarda la distinzione fra le prestazioni sanitarie a rilevanza sociale e quelle sociali a rilevanza sanitaria; le responsabilità distinte sotto gli aspetti del finanziamento, ma interconnesse dal punto di vista gestionale e operativo di Comuni e aziende sanitarie, l’integrazione sul piano professionale. Il P.A.T. intende: Portare i servizi verso le persone (ed i luoghi dove esse sono insediate) invertendo la tendenza di portare le persone negli ospedali e negli altri presidi sanitari; Rafforzare la funzione di analisi e valutazione dei bisogni e di “filtro” e/o “indirizzo” per quanto riguarda l’individuazione delle migliori riposte; 15 Recuperare un maggiore spazio di autonomia del rapporto diretto medico- paziente rispetto al rapporto mediato dalla ”strumentazione” e dalle “regole organizzative” che è quello più diffuso nell’ospedale; Spostare, tramite la valorizzazione della medicina di base e del ruolo dei medici di medicina generale che operano sul territorio, l’asse del governo della domanda del sistema sanitario dagli strumenti di “controllo dell’offerta” a quelli di “controllo della domanda”. Acquista pertanto una importanza strategica il riconoscimento della Medicina Generale quale fulcro dell’intero processo assistenziale, utilizzando al meglio l’introduzione di nuove prestazioni sanitarie quali day hospital, home hospital l’assistenza domiciliare programmata e integrata e le dimissioni protette. Riferimenti generali Insistono nel Distretto di Colleferro nove Comuni, (Artena, Carpineto, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni, Valmontone). Strutture sanitarie Rappresentate da immobili che, rispetto a quanto asserito nella precedente relazione sono stati parzialmente ristrutturati e migliorati. La qualità in assoluto e quella percepita sono migliorate. Si riassumono di seguito le situazioni di maggior rilievo: Poliambulatorio di Via Giotto, 40, Colleferro. Situazione: è costituito da una struttura obsoleta, sede di servizi sanitari, ambulatoriali e servizi amministrativi (compresa la Direzione). Problemi più rilevanti: barriere architettoniche, stanze di attesa inadeguate, parcheggio inadeguato. Arredo insufficiente. Assenza di segnaletica stradale limitrofa. Il Ser.T è ubicato in una posizione “scandalosa”, fruibile solo per la professionalità ed il notevole senso etico degli operatori. Azioni: Dove possibile, lavori edili per migliorare l’immagine aziendale. Segnaletica interna. Individuata una nuova sede che, salvo impedimenti ad oggi non identificabili, sarà fruibile entro il Gennaio 2004. Consultorio di Colleferro: 16 Dal mese di Dicembre 2001 trasferito in nuovi locali in Piazza Oberdan. Consultorio di Valmontone: Ubicato (da Ottobre 2001) al primo piano del “Nuovo Ospedale”. Intrapresi contatti con l’Amministrazione comunale e sopraluogo in area da adibire a servizi al fine di trasferirvi quelli attualmente erogati ed implementare la presenza delle attività distrettuali. Consultorio di Artena: Situazione: è costituito da un appartamento, con una carenza di spazi che appaiono inadeguati per i servizi consultoriali. Azioni: intrapresi contatti con l’Amministrazione comunale e sopraluoghi in locali di circa trecento metri al fine di trasferire i servizi attualmente erogati ed implementare la presenza delle attività distrettuali. Consultorio di Segni: Situazione: presenta le condizioni migliori del patrimonio immobiliare in uso. Azioni: allo studio (d’intesa con l’amministrazione comunale) l’adeguamento strutturale ed implementazione dei servizi. Consultorio di Carpineto: Situazione: è ubicato in un edificio in buone condizioni strutturali, senza possibilità di interventi di ampliamento per le condizioni urbanistiche, inadeguato al bisogno sanitario dell’area di riferimento. Azioni: allo studio (d’intesa con l’amministrazione comunale) l’adeguamento ed implementazione dei servizi. Numero Medici Convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale afferenti al Distretto di Colleferro MMG 57 PLS 9 Studi 76 17 Comuni Distretto Colleferro Artena Numero Farmacie 2 Carpineto 1 Colleferro 5 (2 comunali, 3 private) Labico 1 Montelanico 1 Segni 2 Valmontone 3 (1 comunale, 2 private) Gavignano 1 Gorga 1 TOTALE 17 Ubicazione delle strutture Distrettuali Città Artena Indirizzo P.zza G. Galilei 1 Destinazione Consultorio Tipo Affitto Carpineto R. Via. G. Matteotti 1 Consultorio Uso gratuito Colleferro Via. Giotto 40 Affitto Colleferro Gavignano Gorga L.go Oberdan Via. Roma snc P.zza V. Emanuele II 1 Poliambulatorio, Sert, FKT Consultorio Centro prelievi Centro prelievi Proprietà Uso gratuito Uso gratuito Segni Valmontone Valmontone V. Pacinotti 1 V. Ariana L.go Fantozzi 1 Consultorio Consultorio Continuita’Ass. Uso gratuito Uso gratuito Uso gratuito Situazione delle attrezzature medicali Le attrezzature medicali, nella maggior parte dei casi obsolete condizionano l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie offerte agli utenti. Sono numericamente insufficienti e, in alcuni casi assenti (mammografo, ecocolordoppler, ecografo con standard idonei, riunito odontoiatrico funzionale, etc). La situazione determina un pendolarismo diagnostico che da luogo ad un incremento notevole della mobilità passiva e a liste e tempi di attesa abnormi rispetto agli standard. Rispetto alla precedente relazione si segnala un miglioramento quali/quantitativo nelle dotazioni. Servizi Sanitari 18 1. Consultori (attività o servizi per la tutela della salute dell’infanzia, della donna e della famiglia); Sono individuate le attività la cui realizzazione è prevista da gennaio a dicembre 2003. a) Prevenzione disagi prima infanzia: interventi dal concepimento al 3° anno di vita. - Riorganizzazione corsi preparazione alla nascita (inizio al 4° mese di gravidanza). - Gruppi post partum per genitori e bambini da 0 a 1 anno. - Interventi individuali su specifiche problematiche. - Integrazione con U.O. Ostetricia e Pediatria Ospedaliera (Progetto “Percorso nascita e non solo”). b) Spazio Giovani c) Educazione alla Salute: - Incrementare l’accesso dei giovani da 15 a 24 anni presso il Consultorio Familiare attraverso locandine divulgative ed incontri di Educazione alla Salute nelle scuole. d) Campagna promozionale per la prevenzione del tumore del collo dell’utero e della mammella. - Offerta attiva di visita ginecologica e pap-test a donne nella fascia a rischio individuata. e) Servizio I.V.G. - Monitorare il fenomeno per prevenire le recidive. 2. Area materno infantile Le previsioni del S T S M R E E sono positive per quanto riguarda lo sviluppo e la gestione ed organizzazione del lavoro al proprio interno. Il Servizio per il 2003, ha programmato degli incontri informativi su: “ problematiche dell’adolescenza e dell’handicap”. Il bilancio del Servizio, per quanto riguarda le attività e le prestazioni degli operatori, traccia, a tutt'oggi, un bilancio positivo, nonostante la carenza della struttura e un numero non sufficiente di operatori. E' importante evidenziare inoltre, la fase in cui opera il Servizio, "fase di transizione" in attesa di una riorganizzazione dell'area Materno infantile e della definizione di unità operative. 19 Il numero degli utenti sui quali si sono svolti uno o più interventi da gennaio al 30 ottobre è 420, mentre il numero degli utenti nuovi accolti è 85. Segni positivi, generali si possono delineare però, rispetto ad attività progettuali effettuate nell'arco dell'anno 2002 e quelle previste per il successivo anno. Il Servizio, nel secondo trimestre dell'anno, ha messo a punto un progetto di educazione alla salute rivolto al mondo della scuola, con incontri informativi su "problematiche dell'adolescenza e dell'handicap, con un target costituito dagli alunni delle terze superiori del Distretto 38°. Gli obiettivi del progetto, oltre a quello di tipo informativo sui servizi del Distretto, sono stati tre in particolare: 1. sollecitare una riflessione e una apertura alla condivisione; 2. favorire l'integrazione tra coetanei e adulti; 3. supporto e collaborazione ai minori, alle famiglie e alle istituzioni scolastiche. Il valore atteso è stato del 60% sul totale degli alunni,(totale alunni 548), il valore reale ha superato le previsioni, gli alunni partecipanti sono stati 520. Sempre rispetto al mondo della scuola, si propone uno spazio di ascolto all'interno della scuola, "Punto ascolto", utile ad offrire consulenza agli insegnanti, genitori ed alunni delle scuole materne elementari e medie inferiori e superiori, in relazione a problematiche inerenti l'inserimento e l'integrazione degli alunni con handicap o con disagio psicologico. Le fasce dell'obbligo scolastico, come emerge dai dati epidemiologici, sono particolarmente vulnerabili per disadattamento e abbandono scolastico, fattori questi, di rischio per la successiva strutturazione di fenomeni di devianza. "Punto ascolto", non offre interventi di secondo livello, ma attraverso l'accoglienza e l'analisi della domanda, dà le opportune informazioni ed indicazioni tese alla risoluzione del problema presentato. Gli operatori di base nel "Punto ascolto" saranno 1 Assistente sociale ed 1 psicologo e dietro richiesta sono possibili consulenze del medico e del terapista. Gli incontri, per ogni istituto scolastico, varieranno da 1 a 3 secondo le necessità ed i bisogni segnalati dalla scuola. Gli obiettivi principali sono, oltre quelli finalizzati all'ascolto e al supporto dei docenti dei minori e dei genitori, due: 1) favorire i processi di integrazione tra i coetanei e adulti; 2) stimolare l'analisi dei bisogni espressi ed inespressi. 20 Il Servizio all'interno del programma riabilitativo ha organizzato cicli di idrokinesiterapia presso la piscina comunale di Colleferro, per utenti con patologie e danni neurologici particolarmente gravi. 3. Medicina scolastica Popolazione iscritta nelle scuole d’infanzia, elementari e medie nell’a.s. 2002 – 2003: 7588 Obiettivi operativi previsti per l’anno scolastico 2002 – 2003: Progetti Distrettuali: prevenzione della carie dentaria e di promozione dell’igiene orale rivolto ad alunni genitori ed insegnanti delle classi 3° della scuola elementare; screening oculistico (in collaborazione con gli specialisti distrettuali) rivolto agli alunni delle classi prime della scuola elementare; screening ortopedico (in collaborazione con gli specialisti distrettuali) rivolto agli alunni delle classi seconde della scuola media; screening nutrizionale (in collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione, SIAN) rivolto agli alunni delle classi terze della scuola elementare; visita medica e raccolta dati anamnestici degli alunni in ingresso nelle classi “filtro” della scuola d’infanzia; 1° elementare e 1° media; collaborazione agli interventi previsti dal Piano Distrettuale di Educazione alla Salute; presenza sanitaria alle manifestazioni sportive (fase d’istituto dei Giochi della Gioventù) Risorse: 95 ore settimanali complessive di Medicina Scolastica, integrate dalla collaborazione di 1 Vigilatrice d’Infanzia. 4. CAD (attività o servizi di assistenza domiciliare integrata); In relazione alla particolare presenza di popolazione anziana, si intende potenziare l’attività distrettuale volta alla massima deospedalizzazione, valorizzando tutti gli istituti previsti. Si ritiene di riportare in questa sede la sintesi degli obiettivi 2002-3: abbattimento della lista di attesa per fisioterapia; 21 uso di elastomeri e port-a-cath per infusione al fine di praticare terapia del dolore ed alimentazione sostitutiva artificiale, specialmente per i soggetti defedati e neoplastici; educazione sanitaria; sostegno psicologico con l’ausilio di figure professionali esterne al centro. codifica della prestazione infermieristica (prelievo ematico, medicazione, ecc.); 5. Ser.T (attività o servizi per la prevenzione e la cura delle tossicodipendenze); a) Incrementare l’accesso al servizio dei giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anche attraverso l’utilizzo delle attività del C.I.C.(Centro Informazioni Consulenze); b) Migliorare la fruibilità del Servizio da parte delle famiglie; c) Istituire gruppi di auto-aiuto; d) Progetto per l’apertura di un centro diurno. 6. Medicina legale In relazione alla particolarità del Servizio di Medicina Legale, si ritiene opportuno individuare le seguenti priorità: a) Ottimizzazione delle risorse umane; b) Dotazione di autovettura; Altri problemi di Rilievo a) Sistemi informativi sanitari. (hardware e software) Il “sistema informativo” sanitario è costituito, in modo patologico, da tre CUP separati (Via Giotto, Ospedale di Colleferro ed Ospedale di Valmontone). In particolare manca una banca anagrafica dei residenti unica e collegata con le anagrafi comunali. Il Distretto è parzialmente escluso dalla “rete telematica” aziendale. Mancato completamento del collegamento tra procedura informatica di prenotazione delle prestazioni e procedura informatica di gestione del Laboratorio di analisi. b) Assenza di centri di costo, di sistemi di pianificazione e controllo gestionale La mancata attuazione della contabilità per centri di costo rende impossibile, ad oggi, l’assegnazione del budget (peraltro l’Azienda ha iniziato la fase della negoziazione), la valutazione degli obiettivi raggiunti in relazione alle spese sostenute e l’attuazione di un adeguato controllo di gestione. 22 c) URP, Carta dei Servizi e altri mezzi di informazione agli utenti Aspetto deficitario fatto salva l’attività personale degli operatori del Distretto. Apertura entro il corrente anno del P.I.P.-URP d) Dotazione parco macchine Tre Panda Attività sin qui svolta Migliorata l’iniziale riscontrata carenza di: Qualità ed Internal – auditing; sensibilità per la soddisfazione degli utenti, (customer satisfaction); attenzione per la qualità percepita; attenzione alla soddisfazione degli operatori; impegni e programmi; materiale informativo; sistemi di valutazione dei costi, qualità e appropriatezza; Al fine di procedere ad una razionalizzazione delle prestazioni ambulatoriali e raggiungere così una riduzione dei tempi di attesa, la Direzione ha promosso una serie di incontri con il personale amministrativo ed infermieristico, oltre che con i Dirigenti Sanitari Responsabili, con i MMG, PLS, gli Specialisti ambulatoriali. Attraverso le risultanze di tali incontri si è pervenuti all’individuazione delle più urgenti, oltre che opportune, iniziative da intraprendere (razionalizzazione delle agende, apertura prolungata degli uffici, del CUP, standardizzazione del numero delle prestazioni orarie, etc.). Inoltre sono state valutate le possibilità di avviare “Progetti Obiettivo” in regime di attività libero professionale intramuraria (incremento dell’attività istituzionale ed intervento aggiuntivo, fuori orario di servizio - c.d. Acquisto di Prestazioni), con lo scopo di ridurre le liste di attesa di alcune branche specialistiche (Cardiologia, FKT, Radiologia). Per l’esercizio dell’attività libero professionale intramoenia sono utilizzate strutture interne. Esiste una proposta di progetto di URP Distrettuale con sito web e di alcuni punti informativi, ad esso collegati. Allo stato attuale è attivo, oltre al punto informativo presso il Poliambulatorio di Via Giotto, un e-mail distrettuale. 23 Di seguito si riassumono i principali traguardi raggiunti in questi mesi, con la collaborazione di tutti i dirigenti ed il personale del Distretto, con il quale è avviato un graduale percorso di riorganizzazione dei servizi: VOCE Assenza di Ufficio di Direzione RISULTATO Individuazione strutturale e creazione Direzione Distrettuale. Ufficio di segreteria. Istituzione attività di controllo Apertura delle liste e monitoraggio mensile Implementazione e Sportello no stop Razionalizzazione delle risorse Apertura ambulatorio Consegna in ambulatorio MMG e PLS Ufficio di Direzione (incontri settimanali) Ufficio di Coordinamento (un incontro) Commissione territorio–ospedale (due incontri) P.I.P - URP Sei per ogni servizio Tre generali e numerosi personali Controllo Liste di prenotazione chiuse Orario sportelli Ambulatorio Stranieri (STP) Consegna Ricettari Incontri con i Dirigenti Sanitari Incontri con il Personale infermieristico Incontri con il personale amministrativo Assente l’attività intramoenia Rapporti con i MMG e PLS “Medicina dei Servizi” Rapporti Medici specialisti ambulatoriali Sei generali e numerosi per area Attivata da quattro dirigenti sanitari Incontri mensili A Settembre completato il monte ore Riconversione ed ottimizzazione del monte ore. Razionalizzazione dell’attività. Tre incontri e numerosi ad personam. Elevato turnover. Settembre trasferimento in Ospedale Dicembre trasferimento in Piazza Oberdan Ambulatorio di Ortopedia Ambulatorio di Geriatria (U.V.Alzheimer) Ambulatorio di Broncopneumologia – Allergologia Ambulatorio di Fisiatria Servizio di Idrochinesiterapia per FKT e S.T.S.M.R.E.E.) Servizio di ginnastica posturale Servizio di Igiene orale (2 gennaio 2002) Centro di Psicoterapia (Dicembre 2002) Consultorio di Valmontone Consultorio di Colleferro Per la strumentazione di cui il Distretto è sprovvisto (mammografo, ecocolordoppler, ecografo con standard idonei) è stata da tempo segnalata alla 24 Direzione Sanitaria Aziendale la necessità di avviare le procedure per un celere acquisto. Elenco del personale inserito nella realizzazione del Piano di Zona N° Cognome Nome Qualifica 1 Pasquale Direttore del Distretto Trecca sede Amministrativi 1 Cappucci Sergio Ass.te Amm.vo CUP 2 Carbone Massimo Ass.te Amm.vo OSSB 3 Colaiacomo Rossella Coad. Amm.vo sportello 4 De Paolis Giuseppe Ass.te Amm.vo Uff. CEE 5 Levano Rosa Ass.te Amm.vo CUP 6 Lillo Anna Coad. Amm.vo CUP 7 Massicci Franco Operatore Tecnico ufficio esenzioni 8 Mastrogirolamo Giulia Coad. Amm.vo CUP 9 Pescetelli Carla Collab.re Amm.vo Segreteria 10 Pizzarda Pia Coad. Amm.vo Sportello 11 Pomponi Paola Coll.re Amm.vo OSSB/Specialistica 12 Proietti Valeria Coad. Amm.vo CUP 13 Raponi Roberta Coad. Amm.vo CUP 14 Roscioli Luisiana Ass.te Amm.vo Segreteria 15 Russo Ernesto Coad. Amm.vo Sportello scelta med. 16 Savarese Luigina Coad. Amm.vo Sportello Medicina Convenzionata 1 Bonanni Pierdomenico Dir. Medico Medicina specPoliamulatorio 2 Fabi Mario Dir. Medico OSSB Direzione-Amb Ginecologia Ambulatori 1 Dolce Simonetta Dir. Medico 2 Catracchia Marina Infermiere Prof.le 3 Capozzi Olga Inf. Generico 4 Corsi Antonella Infermiere Prof.le 5 De Cinti Rodolfo Inf. Generico 6 Felici Giuseppina Ass.te Laboratorio 7 Filippi Maria Angelica Infermiere Prof.le 8 Frattali Stefania Infermiere Prof.le 25 9 Gioia Teresa Caposala 10 Ionta Paola Infermiere Prof.le 11 Latini Maria Pia Infermiere Prof.le 12 Maurantonio Patrizia Igienista dentale 13 Ramoino Cristina Infermiere Prof.le 14 Rossiello Maria Luisa Infermiere Prof.le 15 Satta Emanuela Infermiere Prof.le 16 Sciarra Maria Cristina Infermiere Prof.le 17 Trementozzi Franca Inf. Generico 18 Visca Maria Infermiere Prof.le Medicina Legale 1 Angelini Luciana Dir. Medico Uff. Med. Leg. 2 Buttarelli Maria Laura Ass.te Amm.vo Uff. Inv. Civ. 3 Cimmino Marisa Infermiere Prof.le Uff. Med. Leg. 4 Cito Raimondo Ass.te Tecnico Uff. Med. Leg. 5 Collacchi Elena Coad. Amm.vo Uff. Med. Leg. 6 De Paolis Giuseppa Puericultrice Uff. Protesica 7 Ercoli Mario Coad. Amm.vo Uff. Inv. Civ./OSSB 8 Fagnani Luigia Commesso Uff. Inv. Civ. 9 Romani Paola Infermiere Prof.le Uff. Med. Leg. Cristina Ass.te Amm.vo Uff. Protesica 10 Vari SERT 1 Barrea Filomena Ass.te Sociale 2 Cacciotti Loredana Infermiere Prof.le 3 Maglione Paola Ass.te Sociale 4 Colaiori Paolo Dirigente Psicologo 5 Maiuri Antonietta Infermiere Prof.le 6 Massari Carlo Dir. Medico 7 Renzi Antonella Dir. Medico 8 Rossi Cinzia Infermiere Prof.le 9 Sarno Cristiana Dir. Medico 10 Tosco Carmina Infermiere Prof.le F.K.T. 1 Augello Matteo Dir. Medico 2 Bologna Carla Terapista Riab.ne 3 Carella Paola Terapista Riab.ne 4 Gizzi Antonella Terapista Riab.ne 5 Guidaldi Anna Operatore Tecnico 26 6 Marcozzi Emanuela Terapista Riab.ne 7 Mosetti Gabriella Terapista Riab.ne 8 Piazzesi Monica Terapista Riab.ne CAD 1 Angelini Felicetto Dir. Medico 2 Antonini Adele Infermiere Prof.le 3 D'Ottavio Laura Terapista Riab.ne 4 Fella Vanda Caposala 5 Flavi Patrizia Infermiere Prof.le 6 Galiano Alfredo Maria Dir. Medico 7 Mastrantonio Sara Infermiere Prof.le 8 Matrigiani Teresa Ass.te Sociale 9 Polidori Paola Infermiere Prof.le 10 Proietti Laura Infermiere Prof.le 11 Salvi Federico Autista 12 Santini Luana Logopedista 13 Trombetta Monica Infermiere Prof.le 14 Valenzi Vincenza Infermiere Prof.le Materno Infantile 1 Accatti Valentina Dir. Psicologo Cons. Carpineto Rom. 2 Ascione Anna Maria Ostetrica Cons. Valmontone 3 Campagna Giuseppa Ass.te Amm.vo Cons. Carpineto Rom. 4 Cherubini Giuseppa Infermiere Prof.le Cons. Colleferro 5 Colaiori Daniela Dir. Psicologo Refer.Consultori e Colleferro 6 Di Magno Raniera Aus.Socio San Cons. Segni/Carpineto 7 Fabiani Stefania Ass.te Sociale Cons. Segni/Colleferro 8 Fazzini Bruna Ass.te Sociale Cons. Colleferro 9 Fiorentini Anna Maria Dir. Psicologo Cons. Valmontone 10 Giannini Anna Aus.Socio San Cons. Colleferro 11 Graziosi Mirella Ostetrica Cons. Segni/Artena 12 Latini Ilaria Ostetrica Cons. Colleferro 13 Legrottaglie Anna Dir. Psicologo Cons. Artena 14 Miceli Silvana Ass.te Sanitaria Cons. Artena/Vaccinazioni 15 Pierucci Maura Infermiere Prof.le Cons. Colleferro/Vaccinazioni 27 16 Romani Liliana Dir. Psicologo Cons. Segni 17 Sbardella Carla Ass.te Sociale Cons. Valmontone 18 Tabacchiera Maria Pia Ostetrica Cons. Artena/Carpineto 19 Trotta Olimpia Vigilatrice d’infanzia Medicina scolastica 20 Viola Valentina Ass.te Sociale Cons. Artena STSMREE 1 Abate Gennaro Ass.te Sociale 2 Calvano Rita Terapista Riab.ne 3 Capozi Vito Ass.te Sociale 4 Carapellese Carlo Dir. Medico 5 Di Ruzza Maria Angela Dir. Psicologo 6 Fornari Antonella Ass.te Sociale 7 Gavillucci Maria Paola Logopedista 8 Giuliano Giancarlo Dir. Psicologo 9 Grimani Clarissa Logopedista 10 Proietti Massimo Sociologo 11 Tartaglia Susi Logopedista 12 Vitiello Giorgio Terapista Riab.ne Vaccinazioni Respons. STSMREE Integrano i servizi offerti alla popolazione del Distretto di Colleferro, oltre gli operatori del Distretto Sanitario, anche gli appartenenti al DSM (Dipartimento di Salute Mentale operanti nel territorio distrettuale come di seguito specificati: DIPARTIMENTO SALUTE MENTALE Direzione Via Giotto n. 40 00034 Colleferro (Rm) tel. 0697223508-0697223537 fax - Direttore DSM Azienda USL RM/G Dott. Francesco VALERIANI – Dirigente Psichiatra; - Sig. Piero GIANNELLI – Capo Sala; - Sig.ra Serena PERCIBALLI – Assistente Amministrativo; - Sig.ra Loredana CIPRIANI – Assistente Amministrativo; - Sig. Nicola CORTESE – Assistente Amministrativo. 28 UNITA’ OPERATIVA COMPLESSA Colleferro-Palestrina: Via Marconi s.n.c. – Colleferro tel. 06/97223705: - Responsabile Dott. Dario Ubaldi – Dirigente Psicologo. UNITA’ OPERATIVA SEMPLICE: CENTRO DI SALUTE MENTALE – Via Marconi s.n.c. – Colleferro tel. 06/97223705: - Responsabile CSM di Colleferro Dott.ssa Nella FELIZIANI – Dirigente Psichiatra; - Dott.ssa Isabella CASTIGLIA - Dirigente Psichiatra; - Dott. Michelangelo PACELLA – Dirigente Psichiatra; - Dott. Enrico POMPILI – Dirigente Psichiatra; - Dott.ssa Franca RIPARI – Dirigente Psichiatra; - Dott.ssa Assuntina DE CASTRIS – Dirigente Psicologo; - Dott.ssa Alda SANTALUCIA – Dirigente Psicologo; - Sig.ra Catia BARTOLI – I.P.; - Sig.ra Patrizia BONACQUISTI – I.P.; - Sig. Carlo CIAMBRIELLO – I.P.; - Sig. Celestino FABRIZI – I.P.; - Sig. Orietta LUCCI – I.P.; - Sig.ra Giuseppina PIACENTINI – I.P.; - Sig.ra Rita PRATA – I.P.; - Sig.ra Rossella SINIBALDI – I.P.; - Sig.ra Margherita ZAZZA – I.P.; - Sig. Giuseppe GIORDANI – I.P.; - Sig. Valeriano CACCIOTTI – Ass. Soc.; - Sig. Vincenzo STENDARDO – Ass. Soc.; - Sig.ra Eleonora GENGA – Ass. Soc.; - Sig.ra Paola PASSERI – Ausiliaria. UNITA’ OPERATIVA SEMPLICE CENTRO DIURNO – Via Berni n. 24 – Colleferro Tel. 06/9702250: - Responsabile Centro Diurno Colleferro Dott.ssa Rosalba SPADAFORA Dirigente Psichiatra; - Sig.ra Maria Paola TUCCI – Capo Sala; 29 - Sig.ra Giuseppa PIACENTINI – I.P.; - Sig.ra Rosa BORRIELLO – I.P.; - Sig.ra Lorella RICCIONI – I.P.; - Sig.ra Maria Rita ZAZZA – I.P.; - Sig.ra Marina VARI – I.P.; - Sig. Enzo DE AMICIS – Terapista Riabilitazione; - Sig. Lino MACALI – Terapista riabilitazione. 30 Considerazioni conclusive L’intervento proposto mira a far assumere al Distretto il ruolo centrale che la normativa gli riconosce nell’ambito della gestione del “Pianeta Sanità”. Il compito precipuo che intendiamo assolvere e realizzare è garantire accessibilità, continuità e tempestività della risposta assistenziale. Accanto alla funzione di produttore, gestore e committente di prestazioni nell’ambito dell’assistenza sanitaria, anche attraverso strutture organizzate in forma innovativa, il Distretto vuole assumere, attraverso una effettiva autonomia tecnico-gestionale e finanziaria, il ruolo di governo per l’integrazione dell’attività dei servizi e dei dipartimenti dell’ASL, inclusi i presidi ospedalieri, fra di loro e con l’assistenza sociale di competenza comunale, in attuazione delle strategie aziendali. E’ evidente che il raggiungimento di quanto enunciato è in funzione di una reale condivisione delle proposizioni tra il Distretto e le Amministrazioni Comunali, con il pieno coinvolgimento e valorizzazione del terzo settore. Il programma delle attivita' territoriali tiene conto degli obiettivi previsti nel: a) PSN 2001-2003 e al PSR 2000-2002. Pertanto si intende: contrastare le principali patologie rispetto alle quali possono essere attivati efficaci interventi preventivi quali le malattie cardio e cerebrovascolari, i tumori, le malattie infettive, altre patologie di particolare rilievo sociale; rafforzare la tutela dei soggetti deboli, incrementando le garanzie di assistenza per le persone con maggiore bisogno di tutela (anziani, bambini, immigrati, persone affette da dipendenza, malati mentali, persone nella fase terminale di vita); b) Legge dell'8 novembre 2000 n. 328, Piano Nazionale degli Interventi e dei servizi sociali 2001 – 2003 e delle indicazioni presenti nella delibera Regione Lazio del 19 aprile 2002 n. 471, a tale proposito gli interventi terranno conto delle seguenti aree: responsabilità familiari; diritti dei minori; contrasto alla povertà; anziani; disabili; avvio della riforma. ANALISI DEI BISOGNI, PROGRAMMA DI INTERVENTO E RELATIVE 31 PRIORITA' PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI RESPONSABILITÀ’ FAMILIARI Obiettivi strategici • promuovere e sostenere la libera assunzione di responsabilità da parte degli individui nei confronti dei più piccoli, degli anziani e dei non auto-sufficenti; • sostenere e valorizzare le capacità genitoriali; • sostenere le pari opportunità e la condivisione delle responsabilità tra uomini e donne. • Programmi di intervento ( ASL e Comuni del Distretto di Colleferro ) • attività di informazione e prevenzione ( H.I.V., Menopausa, sostegno alla maternità responsabile); • corsi di preparazione alla nascita, interventi post-parto, sostegno alla genitorialità • nei primi tre anni di vita; • sportelli informativi di supporto alla genitorialità organizzati “ in rete” dai consultori familiari presenti nel territorio e servizi sociali comunali; • mediazione familiare (consultori familiari); • adozioni e affidi; • prosecuzione dell’erogazione dei contributi economici. Strutture socio-sanitarie del territorio 32 COMUNE Strutture sociali Pubbliche Strutture sanitarie Private Artena Uff. Servizi Sociali Consultorio Familiare Carpineto Romano Uff. Servizi Sociali Ludoteca Consultorio Familiare Colleferro Uff. Servizi Sociali Ludoteca Asilo Nido Asilo Nido Consultorio Familiare Centro Ludico Ricreativo per Ospedale minori e portatori di handicap Servizio igiene orale Ginnastica posturale STSMREE DSM Gavignano Uff. Servizi Sociali Gorga Labico Uff. servizi sociali Montelanico Segni Uff. Servizi Sociali Sportello Famiglia* Consultorio Familiare Valmontone Uff. Servizi Sociali Sportello Famiglia* Centro Accoglienza e Ass. Sociale per donne e minori in difficoltà Consultorio Familiare Ospedale *Valmontone è la sede per la zona di pianura (Colleferro, Artena, Labico); Segni è la sede per la zona di montagna (Carpineto Romano, Gorga, Gavignano). SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO 33 Interventi di sostegno alla famiglia Interventi di sostituzione alla famiglia Interventi di prevenzione generale Servizio Assistenza Domiciliare anziani e minori a rischio di devianza; Mediazione familiare; Interventi a sostegno delle famiglie di minori in situazioni di disagio o devianza; Interventi a sostegno della genitorialità e alla crescita dei figli (corsi preparazione alla nascita e post-parto); Supporto psicologico e sociale alle donne che hanno subito traumi da violenza e da maltrattamento; Asili nido; Contributi economici (Assegni maternità, per famiglie numerose, per l'affitto, bandi casa e sussidi); Centro Accoglienza per donne maltrattate. Centro Accoglienza Immigrati - Inserimento in strutture residenziali; - Affidi e adozioni. Interventi di educazione alla salute nelle scuole e non; Interventi a tutela della salute relazionale riproduttiva della donna, della coppia e della famiglia. Questa macro-area non è stata individuata come prioritaria in quanto, molti degli interventi sono già attivi. Per quelli non ancora attivi si prevede un'implementazione nel medio-lungo termine. 34 DIRITTI DEI MINORI • Obiettivi strategici • Promuovere dispositivi di socializzazione e di relazioni sociali attraverso attività strutturate per la gestione del tempo libero ed attività di aiuto e sostegno per il superamento di stati di disagio sociale; • Attivazione di “sensori” in grado di rilevare precocemente le prime manifestazioni del disagio; • Potenziare, soprattutto per la prima infanzia, i servizi di tipo prescolastico a completamento della rete di scuole per l’infanzia; • Attivare percorsi di integrazione tra i servizi ASL e servizi Comunali per la realizzazione degli interventi, in una logica di prevenzione del disagio; • Dotare il Distretto di una struttura residenziale per l’accoglienza dei minori in difficoltà; • Sensibilizzazione ed informazione sull’affidamento e l’adozione. • Programmi di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro) - Predisporre progetti di studio e ricerca sulla rilevazione dei bisogni dei minori finalizzati all’attivazione di interventi di prevenzione primaria; - Messa in rete dei servizi; - Programmi di integrazione fra servizi sociali territoriali e Unità Operative della ASL con il coinvolgimento di scuole e altre risorse del territorio per la prevenzione dell’abuso e dei maltrattamenti; - Creazione di “micro-nidi” per fascia di età 0-3 anni (nel medio-lungo periodo); - Sostenere e diffondere maggiormente il progetto “Polo affidi” attraverso campagne informative e di sensibilizzazione. (per il progetto “Polo Affidi” vedere allegato 4) e le attività riguardanti l’adozione nazionale ed internazionale. 35 Strutture socio-sanitarie del territorio COMUNE Strutture sociali Pubbliche Strutture sanitarie Private Artena Uff. Servizi Sociali Consultorio Familiare Carpineto Romano Uff. Servizi Sociali Ludoteca Informagiovani Consultorio Familiare Colleferro Uff. Servizi Sociali Ludoteca Asilo Nido C.I.L.O. Asilo Nido Consultorio Familiare Centro Ludico Ricreativo per Poliambulatorio minori e portatori di handicap Ospedale ASL, sede di distretto STSMREE Spazio giovani Gavignano Uff. Servizi Sociali Gorga Labico Uff. Servizi Sociali Sport. Orientamento Lavoro Montelanico Uff. Servizi Sociali Segni Uff. Servizi Sociali Sportello Famiglia* Casa Famiglia per minori Uff. Servizi Sociali Casa Famiglia Sportello Famiglia* Sport. Orientamento Lavoro Centro Accoglienza e Ass. Sociale per donne e minori in difficoltà * “Sportello Famiglia”, nei poli di riferimento in base alla Legge n. 285/97. Valmontone Consultorio Familiare Consultorio Familiare Ospedale 36 SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO - Interventi di sostegno al minore - Interventi di sostituzione alla famiglia Interventi di prevenzione generale - Servizio Assistenza Domiciliare Educativa a minori a rischio di devianza e disabili; Interventi a sostegno delle famiglie di minori in situazioni di disagio o devianza; Interventi psicologici, psicoterapeutici, sociali e riabilitativi; Asili nido; Ludoteche e Centri Ludico-Ricreativi; Centro Accoglienza per donne maltrattate e loro figli. Inserimento in strutture residenziali; Affidi e adozioni. Interventi di educazione alla salute nelle scuole (punto d'ascolto, educazione sessuale, prevenzione tossicodipendenze e così via); Interventi per la prevenzione del disagio da 0 a 3 anni. Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Sportello aiuto alla famiglia" (Allegato 2) presentato a finanziamento nella prima annualità. Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si prevede un'implementazione nel medio-lungo termine. PERSONE ANZIANE • Obiettivi strategici 37 - Attivazione e potenziamento di sistemi di servizio in grado di rispondere alle reali necessità e ai bisogni della terza e quarta età, con particolare attenzione di cura, assistenza e sostegno alla persona ed alla sua famiglia e prevenzione rispetto alla non autosufficienza attraverso la lettura delle richieste non formulate, le sofferenze inespresse e il bisogno di ascolto; - Sviluppo ed ottimizzazione del servizio di assistenza domiciliare in modo da aumentarne la possibilità di presa in carico dell'utenza, garantire standard qualitativi assistenziali del servizio in generale e delle prestazioni in particolare, al fine di migliorarne la qualità; - Interventi formativi per il personale, al fine di qualificare maggiormente la loro figura professionale e di conseguenza le loro funzioni; - Miglioramento degli standard qualitativi dell'accoglienza e della degenza nelle case di riposo; - Sviluppo della "rete" dei servizi. • Programmi e di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro) - Attuare interventi multidisciplinari improntati al miglioramento della qualità di vita degli utenti attraverso la presa in carico dell'utenza in maniera unitaria e complessa (sociale e sanitaria); - Potenziamento del servizio di Assistenza Domiciliare, sia dal punto di vista qualitativo, sia da quello quantitativo; - Realizzazione di un sistema integrato degli interventi che coinvolga le Associazioni di Volontariato e del Terzo Settore in attività previste dai servizi aggiuntivi a quelli in essere come il "servizio consegna pasti a domicilio", "animazione nei Centri Anziani" o progetti di "incontro tra generazioni"; - Verifica del parco mezzi a disposizione delle Amministrazioni pubbliche o della possibilità di stipulare accordi e convenzioni con soggetti idonei per attivare un servizio di "trasporto" per l'utenza; - Realizzazione di un corso di formazione per Assistenti Domiciliari (con titolo ADEST) per formare ulteriormente questa figura professionale anche dal punto di vista sanitario (con titolo OSS), si prevede l'organizzazione di un corso di formazione attraverso il Fondo Sociale Europeo nel breve periodo; 38 - Servizio di "consulenza" per le case di riposo presenti sul territorio, attraverso la costituzione di un tavolo di concertazione al fine di definire ed attivare un modello di qualità per le stesse; - Sviluppo di un coordinamento della rete dei servizi socio-sanitari pubblici e del privato sociale che intervengono a sostegno della domiciliarietà e dei Centri anziani, attraverso l'attivazione di tavoli di concertazione. Strutture socio sanitarie del territorio COMUNE Strutture sociali Pubbliche Strutture sanitarie Private Artena Uff. Servizi Sociali Centro Anziani n. 7 Comunità Alloggio per anziani n. 2 Case di Riposo Centro Anziani Carpineto Romano Uff. Servizi Sociali Colleferro Uff. Servizi Sociali Centro Anziani Gavignano Uff. Servizi Sociali Centro Anziani Gorga Centro Anziani Labico Uff. servizi sociali Centro Anziani Montelanico Centro Anziani Segni Uff. Servizi Sociali n. 2 Centri Anziani n. 2 Case di Riposo Valmontone Uff. Servizi Sociali n. 3 Case di Riposo Casa di Riposo Poliambulatorio FKT Ospedale CAD Ospedale SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO 39 Interventi di sostegno all'anziano e alla famiglia Interventi di sostituzione alla famiglia Interventi di prevenzione generale Servizio Assistenza Domiciliare Integrata agli anziani; Assistenza infermieristica, medica e riabilitativa; Aiuto per autonomia (ausili); Ginnastica dolce; Vacanze e soggiorni climatici; Agevolazioni trasporto pubblici; Sussidi; Tutele. Inserimento in strutture residenziali (RSA, Comunità Alloggio, Case di riposo). Orientamento e accoglienza; Centri Sociali Anziani. Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Assistenza Domiciliare Integrata" (Allegato 1) presentato a finanziamento nella prima annualità. Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si prevede un'implementazione nel medio-lungo termine. CONTRASTO ALLA POVERTA’ • Obiettivi strategici 40 - Migliorare le possibilità di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate al fine di garantire pari opportunità e l'occupabilità di soggetti in condizioni di emarginazione e di povertà: disabilità fisica e psichica, tossicodipendenza, alcolismo, ex detenuti; - Promuovere opportunità e risorse formative e lavorative sul territorio; - Potenziamento ed ampliamento delle attività in essere al fine di aumentare il numero dei soggetti che ne possono usufruire; - Avvio di una razionalizzazione delle forme di sostegno al reddito esistenti; - Aumentare il numero di soggetti che usufruiscono degli strumenti a disposizione per il contrasto alla povertà. • Programmi di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro) - Predisposizione di protocolli d’intesa con Enti pubblici o privati presenti nel territorio del distretto; - Avvio di forme di collaborazione tra scuole e servizi sociali al fine di prevenire l'evasione scolastica e di sostenere la frequenza; - Corsi di formazione professionale, tirocini di lavoro, inserimenti lavorativi protetti e borse di lavoro; - Predisposizione di progetti individualizzati che vedranno coinvolti servizi sociali comunali, della ASL, del privato sociale o soggetti privati. Strutture socio sanitarie del territorio 41 COMUNE Strutture sociali Strutture sanitarie Pubbliche Private Artena Uff. Servizi Sociali Centro Accoglienza Notturna Consultorio Familiare Carpineto Romano Uff. Servizi Sociali Informagiovani Sportello Immigrati Uff. Servizi Sociali Centro Diurno Acc. Immigrati C.I.L.O. Centro Anti-Usura per tutto Distretto Uff. Servizi Sociali Consultorio Familiare Colleferro Gavignano il Consultorio Familiare Poliambulatorio SERT, FKT Ospedale Gorga Uff. servizi sociali Sport. Orientamento Lavoro Labico Montelanico Uff. Servizi Sociali Segni Consultorio Familiare Valmontone Uff. Servizi Sociali Sport. Orientamento Lavoro Centro Diurno immigrati Centro Accoglienza e Ass. Sociale per donne e minori in difficoltà Consultorio Familiare Ospedale SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO Interventi di sostegno alla persona e alla famiglia Interventi famiglia di sostituzione alla Sussidi; Inserimenti lavorativi; Agevolazioni trasporto pubblico; Tutele; Interventi sociali, psicologici e riabilitativi; Accoglienza immigrati. Strutture di Accoglienza notturna; Inserimento in strutture residenziali (Comunità Terapeutiche). Segretariato Sociale per orientamento e accoglienza. Interventi di prevenzione generale Per questa macro-area è stato riproposto il progetto operativo "Inserimenti Lavorativi quale alternativa agli interventi di assistenza economica" (All 3) presentato a finanziamento nella prima annualità. Per gli interventi ed i servizi non ancora attivati si prevede un'implementazione nel medio-lungo termine. DISABILI 42 • Obiettivi strategici - Superare la logica assistenzialistica, realizzare la piena integrazione delle persone disabili; - Messa in rete degli interventi; - Implementare gli interventi per i disabili e le loro famiglie che dopo la scuola dell’obbligo non hanno una rete di aiuto che li sostenga per affrontare i problemi di salute, di gestione del tempo e della routine familiare. • Programma di intervento (ASL e Comuni del Distretto di Colleferro) • - Potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare; - Tavolo di concertazione tra associazioni di volontariato, associazioni che si occupano di handicap e privato sociale; - Sostegno alla nascita di un’associazione delle famiglie; - Interventi socio-educativi per mantenere e migliorare il livello di autonomia raggiunto dai portatori di handicap durante la frequenza scolastica; - Sviluppo di un Centro Diurno Socio-Educativo per disabili. Strutture socio sanitarie del territorio 43 COMUNE Strutture sociali Strutture sanitarie Pubbliche Artena Uff. Servizi Sociali Carpineto Romano Uff. Servizi Sociali Ufficio H Colleferro Uff. Servizi Sociali Ufficio H Centro Diurno Immigrati C.I.L.O. Uff. Servizi Sociali Gavignano Private Centro Diurno per portatori Consultorio Familiare di handicap, Consultorio Familiare Consultorio Familiare Centro Ludico Ricreativo Poliambulatorio Acc. per minori e portatori di FKT handicap Ospedale Gorga Uff. servizi sociali Sport. Orientamento Lavoro Montelanico Uff. Servizi Sociali Labico Uff. Servizi Sociali Segni Consultorio Familiare Centro Valmontone Uff. Servizi Sociali Ufficio H psichici Sport. Orientamento Lavoro Centro Diurno immigrati Centro Accoglienza e Ass. Sociale per donne e minori in difficoltà Diurno disagiati Consultorio Familiare Ospedale SERVIZI ED INTERVENTI EROGATI NEL DISTRETTO Interventi di sostegno alla persona e alla famiglia - Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata ed Educativa; Contributi (per abbattimento barriere architettoniche, soggiorni organizzati, tessere CO.TRA.L.), Inserimenti lavorativi; Trasporto elettorale e ai Centri Estivi; Attività di socializzazione e tempo libero; Segretariato Sociale per orientamento e accoglienza (Ufficio H); Contrassegni e parcheggi handicap; Interventi medici, sociali, psicologici e riabilitativi. Inserimento in strutture residenziali. Interventi di sostituzione alla famiglia Questa macro-area è stata individuata come prioritaria e viene presentato a finanziamento il progetto operativo "Centro Diurno Socio-Educativo per disabili" (Allegato 6). 44 Si precisa che i progetti operativi presentati a finanziamento nella prima annualità "Assistenza Domiciliare Integrata" (allegato 1) e "Sportello aiuto alla famiglia" (allegato 2), comprendono anche questa macro-area. Si ricorda, infine che, sono state presentate dai singoli Comuni del Distretto, le richieste di finanziamento alla Regione Lazio, ai sensi della L. n. 162/98. 45 AVVIO DELLA RIFORMA Questa macro-area è un punto cruciale per la pianificazione e la programmazione del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali nel Distretto Socio-Sanitario di Colleferro. • Obiettivi strategici. - Integrazione dei servizi attraverso la "messa in rete" degli interventi e la costante collaborazione tra gli operatori sociali, tra di loro e con gli operatori sanitari; - Pianificazione delle politiche sociali locali allo scopo di garantire servizi socio-sanitari di qualità, ossia improntati a criteri di efficacia, efficienza ed economicità; - Garantire a tutti i cittadini i diritti sociali, ossia la possibilità di usufruire dei servizi (empowerment), attraverso l'informazione costante sugli stessi e la possibilità di partecipare alla verifica della qualità degli interventi (indagini sulla customer satisfaction); - Supportare i decisori politici (policy makers) nella scelta e nella definizione delle linee programmatiche. • Programmi e azioni di intervento - Progettazione mirata per far si che l'offerta di servizi possa essere il più rispondente possibile ai bisogni reali emersi. Verrà istituito l'Osservatorio Sociale Distrettuale per l'analisi delle criticità e della domanda di servizi ed interventi; - Monitoraggio e valutazione di tutte le fasi progettuali e, conseguentemente, delle modalità di erogazione dei servizi al fine di ottimizzare le risorse economiche a disposizione, di verificare l'efficienza e l'efficacia operativa degli interventi ed eventualmente apportare modifiche agli stessi; - Integrazione dei Servizi Sociali territoriali con quelli Sanitari del Distretto; - Collaborazione tra i servizi pubblici con i soggetti del privato sociale e con le associazioni dei cittadini, attraverso l'istituzione di tavoli di concertazione; - Istituzione di un Nucleo Valutativo che predisponga gli strumenti operativi più idonei alla diffusione della cultura della qualità ed all'attuazione di servizi e prestazioni improntati ad essa; 46 - Istituzione di un Osservatorio dei Servizi Sociali quale strumento essenziale di studio ed analisi del territorio dal punto di vista demografico, delle strutture e dei servizi sociali e sanitari attivati a favore della popolazione. Tale strumento garantirà la migliore conoscenza Distretto utile, al Comitato dei Sindaci, per una programmazione delle attività tarate sui reali bisogni preventivamente rilevati e al Comitato Tecnico di Progettazione, per una progettazione mirata. • Mezzi e strumenti per la realizzazione degli interventi • Osservatorio sociale Distrettuale - Carta dei Servizi; - Rapporto annuale sulle politiche sociali del Distretto; - ,Rete internet e mezzi di informazione. I piani di zona sono un'occasione preziosa per mettere in rete le risorse locali già presenti sul territorio affinché lavorino in modo concertato e partecipativo attorno ad un obiettivo comune. Ciò presuppone che, gli Enti e le Istituzioni che governano il territorio si integrino in vista del raggiungimento di questo obiettivo comune. L'integrazione di questi soggetti fa nascere una nuova modalità organizzativa per la messa in rete delle risorse (sociali, umane ed economiche) allo scopo di migliorare l'efficacia e l'efficienza degli interventi e dei servizi erogati. Con il Piano di Zona della seconda annualità si compie un ulteriore passo verso il definitivo affermarsi del sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali del Distretto Socio-Sanitario di Colleferro. Rientrano nell’Avvio della Riforma le modalità di redazione del Piano di Zona e dei Progetti Operativi in esso inclusi, elaborati dal Comitato Tecnico di Progettazione costituito da un professionista del sociale per ogni Comune e da due professionisti della ASL. 47 OBIETTIVI STRATEGICI Aprire il Distretto al territorio: i “servizi alla persona”. Definizione degli obiettivi sanitari e sociali Sono stati individuati quattro temi prioritari: 1 Valorizzazione della medicina di base; 2 Integrazione sociosanitaria tra l’attività del Distretto, i Comuni, con particolare attenzione e sviluppo di: CAD, ADI, RSA, Co.di.Co. Centri diurni e rapporto con le strutture Dipartimentali territoriali aziendali; 3 Ottimizzare l’accesso ai servizi ed alle strutture del Distretto; 4 Presentazione di progetti obiettivo dei servizi e del Distretto. 1) Valorizzazione della medicina di base Coinvolgere nei prossimi 24 mesi il 75% dei medici nei programmi distrettuali con: 1) Incontri mensili con i MMG, PLS; 2) Regolare funzionamento dell’Ufficio di coordinamento delle attività distrettuali; 3) Convocazione trimestrale della commissione Territorio – Ospedale; 4) Istituzione di una Unità di Valutazione Distrettuale (UVD). 2) Integrazione sociosanitaria tra l’attività del Distretto e i Comuni (Artena, Carpineto, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni, Valmontone) Attuazione delle legge 328/2000 con il puntuale recepimento dell’”Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni sociosanitarie, G.U. 6/6/01 n° 129”. Attivare un primo momento di confronto tra il Distretto, le amministrazioni e la rappresentanza associativa distrettuale. Individuare lo stato delle politiche e degli interventi nei diversi Comuni dal punto di vista dell’assistenza sociosanitaria. Individuare le priorità e programmare le azioni successive. Si prevede di attivare un gruppo di lavoro operativo in toto entro dodici mesi composto da rappresentanti delle amministrazioni Comunali, dalle organizzazioni non profit e dai sindacati. Si prevedono 4 riunioni l’anno. Avrà la funzione di supervisionare le attività e di validarne l’efficacia. Nel primo anno sarà prioritario il rapporto con i Comuni al fine di: 48 Supportare l'implementazione di esperienze di rete già attive e, laddove queste siano assenti, favorirne l'attivazione. Implementare la capacità di carattere progettuale e di supporto alle singole realtà associative ed istituzionali. Migliorare la capacità di promuovere la visibilità del tema della integrazione sociosanitaria. Promuovere la nascita di un Coordinamento per favorire il lavoro in rete con i servizi del pubblico e del privato sociale per un lavoro di partenariato. 3) Ottimizzare l’accesso ai servizi ed alle strutture del Distretto Obiettivi dell’azione Ridurre le liste di attesa del 25% con diversificazione delle stesse in esami/visite: urgenti, programmabili, differibili, con un miglioramento dell'offerta distrettuale, con una attiva partecipazione degli attori "induttori di spesa" ricorrendo anche alla contrazione delle domande improprie. Attivare corsi di formazione ed inclusione nella mission del Distretto di tutti gli operatori. Localizzare i servizi di Distretto (Artena, Carpineto, Colleferro, Segni e Valmontone, con eventuale postazione di Continuità assistenziale a Montelanico) assumendo come parametro il servizio alla popolazione coniugato con l’efficienza, l’efficacia e l’equità degli stessi ed il rapporto costi/efficacia delle prestazioni offerte, di concerto con le Amministrazioni Comunali. Si prevede entro il 2003 di attivare la possibilità di prenotazione in loco, via internet, con il CUP Distrettuale. Attori privilegiati: i MMG, le farmacie e le stesse amministrazioni comunali. Istituire un gruppo di qualità dei servizi. Saranno attivati strumenti di visibilità e collegamento con carattere intraintercomunale, primo fra tutti un sito web del Distretto. 49 Indicatori di risultato Verificare l'efficacia delle azioni messe in atto attraverso l'utilizzazione dei seguenti criteri quali-quantitativi: Efficace collaborazione tra Distretto e Comuni Numero di attori aderenti Numero di prestazioni prenotate via internet Riduzione delle liste di attesa Incremento delle relazioni tra associazioni e lo sviluppo di progettualità comuni Incremento dell'elaborazione e della capacità propositiva sui temi d'interesse comune Incremento della visibilità delle associazioni e delle reti attivate. 4) Presentazione di progetti obiettivo dei Servizi e del Distretto Obiettivi dell'azione Elevare la qualità dei Servizi, migliorare l’accessibilità degli stessi, migliorare la professionalità di tutti gli agenti distrettuali. Individuare le priorità di salute con attività di prevenzione in linea con le raccomandazioni del PSR, PSN e dal Piano Nazionale dei servizi sociali Azioni previste Rilevazione del numero dei progetti prodotti dagli operatori dei singoli servizi o dalla Direzione del Distretto. Relazione dei responsabili dei progetti. Relazione di validità delle azioni svolta dai comitati scientifici del progetto. Tempi Primi dodici mesi di attività Indicatori di qualità Modifica degli stili di vita e riduzione di patologie correlate privilegiando gli aspetti preventivi. Valore aggiunto dell'intervento globale 50 Come plusvalore si individua: 1. L'attivazione di reti che possano costituire uno strumento al servizio delle persone malate, delle associazioni e che ne promuovano e sviluppino le competenze e di tutti i residenti nel territorio distrettuale; 2. L'attivazione di strumenti che utilizzino le nuove tecnologie per favorire l'accesso ai servizi e ai presìdi del Distretto (e-mail, internet, sito web, newsletter, etc), con la valorizzazione delle risorse associative; 3. La partecipazione al progetto di un elevato numero di associazioni e singole persone. 4. La possibilità per le reti di rilevare i bisogni delle persone malate, dei loro familiari e delle associazioni; 5. La creazione di un know how che possa supportare l'attivazione della rete, anche dopo la conclusione del progetto per rendere permanenti le soluzioni efficaci; 6. Acquisire la cultura della qualità attraverso il modello Pdca (Plan-do-checkact, detto anche ruota del Deming); L’obiettivo è rendere efficaci le azioni di miglioramento continuo pianificando efficaci iniziative di formazione, interne ed esterne al Distretto, al fine di elevare il senso di appartenenza e di qualificazione di tutto il personale, ad ogni livello esso operi. Nell’ambito delle attività distrettuali è, altresì, ritenuta prioritaria la necessità di: • Farsi punto di riferimento delle strutture convenzionate – accreditate, che nel nostro territorio insistono e con un volume di prestazioni tali da stimolare una particolare considerazione strategico-metodologica di approccio da parte della Direzione Distrettuale; • Definire con gli erogatori privati accreditati un rapporto basato sulla integrazione e su una “sana competizione”. • Attivare un idoneo sistema di controllo attraverso meccanismi di monitoraggio che consentano la verifica in progress di almeno tre parametri: rispetto delle normative; qualità della assistenza; appropriatezza delle prestazioni erogate. 51 PRIORITA' INDIVIDUATE PER LA SECONDA ANNUALITA' Il distretto Socio-Sanitario di Colleferro, alla luce di quanto scritto finora, per la realizzazione del sistema integrato di interventi e dei servizi sociali, presenta a richiesta di finanziamento nuovi progetti operativi e ripropone quelli presentati per la prima annualità, per dare continuità ai servizi ed agli interventi attivati con essi. I nuovi progetti operativi sono i seguenti: 1. Servizio Sociale Professionale Distrettuale - Per l'integrazione professionale degli operatori del settore sociale con quelli del settore sanitario attraverso una erogazione di risposte mirate e globali alla persona vista nella sua dimensione unitaria. 2. Centro Diurno Socio-Educativo per persone diversamente abili - Per promuovere l'autonomia e l'inserimento sociale e lavorativo delle persone disabili. 3. Osservatorio Sociale Distrettuale - Per lo studio ed il monitoraggio del welfare locale allo scopo di garantire servizi socio-sanitari di qualità, ossia improntati a criteri di efficacia, efficienza ed economicità. I progetti operativi proposti per la prima annualità e riproposti anche nella seconda sono i seguenti: 1. Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata - Sostenere e promuovere l'autonomia personale e mantenere alta la qualità della vita con l'erogazione di servizi domiciliari per le persone non autosufficienti, in particolare anziani e disabili; 2. Sportello aiuto alla famiglia - Per l'erogazione del Servizio di Assistenza Educativa Domiciliare ai minori a rischio di disagio sociale e minori portatori di handicap; 3. Inserimenti lavorativi quale alternativa agli interventi di assistenza economica Per sviluppare forme di accompagnamento sociale e di integrazione sociale mirate al raggiungimento dell'autonomia economica. 4. Polo Affidi - Per la formazione delle famiglie affidatarie e la promozione della pratica dell'affido. 52 Progettazione per il 2003 dei Servizi Socio – Sanitari del Distretto Premessa Tra gli obiettivi che il piano di Zona si prefigge c’è quello di rendere efficaci le azioni di miglioramento continuo, pertanto in un’analisi progettuale ci si propone di attivare un programma di qualità che sicuramente comporterà l'essere pronti ad un “rivoluzionamento” dei rapporti: tra i responsabili ed il personale, tra il Distretto Sanitario e le Amministrazioni Comunali, oltre che con i volontari - che saranno maggiormente coinvolti in un rapporto di collaborazione e che saranno destinati ad avere maggiore visibilità con l'utenza - ed infine con il Terzo Settore che sarà chiamato a promuovere nuovi progetti e a dare il suo apporto in termini di risorse umane e risorse economiche provenienti dai diversi finanziamenti ad esso destinati. Tra i fattori che contano in un'organizzazione orientata alla qualità c'è quello di imparare ad analizzare e a parlare sulla base dei fatti, acquisire la cultura della qualità anche per condividere un approccio per pianificare in modo valido ed efficace le azioni per il soddisfacimento degli utenti, per prevenire gli errori. Il modello Pdca (Plan-do-checkact) è una della semplificazioni schematiche di questo approccio che si suddivide in quattro fasi. Il modello che viene proposto non vuole essere astratto e puramente teorico, ma si tratta di una chiave di accesso fondamentale all’idea della qualità: è uno strumento efficace per la verifica e l’ottimizzazione di quello che si fa. Verifica che non si limita solo agli aspetti finanziari del processo, ma investe ogni aspetto dell’attività dell’organizzazione, dalle gestione delle risorse umane al rapporto con l’utenza e delle relazioni tra chi lavora. La qualità è gestita nel corso degli avvenimenti e tutti sono coinvolti nello stabilire le cause dell’insoddisfazione dell’utente e nel rilevare gli errori di erogazione al fine di migliorare subito, mentre il processo è ancora in atto. Il miglioramento va oltre la capacità di riconoscere gli errori e di risolvere i problemi e deve diventare un’attività continua e disciplinata. Le organizzazioni hanno dei principi di riferimento che possono consentire di valorizzare le risorse oppure di distruggerle attraverso consumi improduttivi e processi inefficienti. Questo può accadere se il perseguimento degli obiettivi non tiene conto dell’economicità, intesa come la capacità di soddisfare gli utenti in termini di qualitàquantità dei servizi erogati mantenendo sia l’equilibrio economico, ottenuto acquisendo i 53 fattori necessari per l’erogazione del servizio, sia il mantenimento e la crescita delle capacità operative e manageriali delle organizzazioni stesse. E’ utile ricordare un paio di concetti fondamentali. Primo: è meno costoso fare bene le cose fin dall’inizio; secondo: per chi operi nel sociale, il vero parametro di rendimento è la qualità di quello che offre. E’ necessario quindi che l’organizzazione applichi una politica della qualità fissando obiettivi realistici e in linea con i servizi da erogare. In concreto gli obiettivi che il gruppo di qualità può raggiungere sono: Il miglioramento della comunicazione interna; Il miglioramento della motivazione del personale attraverso un maggiore coinvolgimento; Il miglioramento della professionalità attraverso l’acquisizione la sperimentazione delle tecniche per l’ottimizzazione del servizio; Il miglioramento della leadership attraverso la crescita delle capacità gestionali e l’autoformazione. E’ necessario imparare a risolvere i problemi attraverso l’eliminazione delle cause e non attraverso la condanna delle persone che hanno compiuto gli errori, che invece devono essere vissuti e gestiti come occasione di miglioramento. I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI DI ASSISTENZA SOCIALE LIVEAS 54 L'articolo 22 della Legge n. 328/2000 prevede che il sistema integrato di interventi e servizi sociali garantisca al cittadino, nell'ambito del Distretto socio-sanitario, l'erogazione di alcune prestazioni essenziali che rappresentano i livelli essenziali delle prestazioni di assistenza sociale, i cosiddetti LIVEAS. Questi livelli essenziali garantiscono un sistema di prestazioni e servizi sociali idonei a garantire, alle persone ed alle famiglie, qualità della vita e cittadinanza sociale, nonché pari opportunità e tutela ai soggetti più deboli. Il punto 4 della Deliberazione n. 471/2002 indica i servizi, gli interventi e le prestazioni che devono comunque essere assicurate e che il Distretto si accinge ad erogare nel seguente modo: • Segretariato sociale per informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari, questa prestazione viene fornita dallo sportello di Segretariato Sociale del Servizio Sociale Professionale Distrettuale e dai Servizi Sociali Comunali, in rete tra di loro; • Servizio sociale professionale, questo servizio viene garantito a livello dei singoli Comuni con la presenza della figura dell'Assistente Sociale ed eventuale, ulteriore personale a disposizione, di ruolo o in convenzione. Verrà ulteriormente potenziato e migliorato con l'attivazione del Servizio Sociale Professionale Distrettuale. • Servizio di pronto intervento sociale per le situazioni di emergenza personale e familiare, questa prestazione verrà garantita attraverso il collegamento degli operatori del Servizio Sociale Professionale con le strutture che abitualmente rilevano le situazioni di emergenza. • Assistenza domiciliare, l'erogazione di questo servizio viene assicurata attraverso lo specifico progetto sul Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata; • Strutture residenziali e semiresidenziali per soggetti con fragilità sociali, la possibilità di utilizzare queste strutture, da parte dell'utenza, viene garantita dal potenziamento e dalla messa in rete delle strutture già in essere, garantendo anche una migliore qualità delle stesse attraverso la prevista costituzione di un tavolo di concertazione. 55 • Centri di accoglienza residenziali o diurni a carattere comunitario, la possibilità di poter usufruire di questo tipo di strutture è garantita dalla messa in rete di quelle esistenti, nonchè da un potenziamento del loro servizio attraverso convenzionamenti e supporto della loro attività con la possibilità di fruire di servizi aggiuntivi che permettano un maggiore utilizzo di queste strutture da parte dell'utenza. 56 ANALISI ECONOMICA DELLE RISORSE E DEL FABBISOGNO Si presenta ora, in modo analitico, la richiesta di finanziamento per la seconda annualità (anno 2002), relativa ai nuovi progetti operativi e alla riproposizione di quelli presentati nella prima annualità (anno 2001): PROGETTO COSTO SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE € 107.420,00 CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE € 176.661,00 OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE € 54.479,00* ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA € 797.062,00 SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA € 115.500,00 INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI € DIVERSAMENTE ABILI 77.400,00 INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA POLO AFFIDI COSTO ZERO° TOTALE COSTI € 1.328.522,00 *il costo effettivo dell'osservatorio e' di € 45.293,40, la cifra suindicata comprende anche il costo della progettazione di € 9.185,60 coperto con l'avvio della riforma 4% di € 19.728,00. ° il polo affidi si presenta a costo zero come specificato in allegato (7). Il costo totale dei progetti operativi viene coperto dal Fondo Nazionale per le politiche sociali anno 2002, dal Fondo Regionale L. n. 38/96, con la compartecipazione dei Comuni del Distretto. La ASL RMG, Distretto di Colleferro (G6) partecipa, per la sua quota parte, con il personale sanitario pari ad € 564.474,00. La Comunità Montana partecipa, per la sua quota parte, con la messa a disposizione di beni immobili, spese segreteria e personale segreteria per una quota pari ad € 8.675,74. La compartecipazione degli Enti Locali viene evidenziata dalle seguenti tabelle: TOTALE COSTO DEI PROGETTI OPERATIVI € 1.328.522,00 FONDO NAZIONALE ANNO 2002 € 493.200,00 FONDO REGIONALE L. N. 38/96 € 334.000,00 COMPARTECIPAZIONE A CARICO DEI COMUNI € 501.322,00 57 COMUNE POPOLAZIONE QUOTA PRO-CAPITE DI TOTALE QUOTA DI RESIDENTE COMPARTECIPAZIONE COMPARTECIPAZIONE DEL COMUNE ARTENA 11.253 € 7,42 € 83.497,26 CARPINETO R. 4.956 € 7,42 € 36.840,30 COLLEFERRO 21.333 € 7,42 € 158.290,86 GAVIGNANO GORGA LABICO MONTELANICO SEGNI VALMONTONE TOTALE 1.744 790 3.787 1.931 8.875 12.872 67.541 € 7,42 € 7,42 € 7,42 € 7,42 € 7,42 € 7,42 € 12.940,48 € 5.962,80 € 28.099,54 € 14.328,02 € 65.852,50 € 95.510,24 € 501.322,00 Si precisa che la quota di compartecipazione di ogni singolo Comune è stata calcolata in base alla quota pro-capite per abitante, così come deciso dal Comitato dei Sindaci (€ 7,42). Si evidenzia ora come il Fondo Nazionale anno 2002, il Fondo Regionale L. n. 38/96 e le quote di compartecipazione dei Comuni, finanziano, per quota parte, espressa in valore percentuale, ogni singolo progetto: FONDI FONDO NAZIONALE FONDO REGIONALE FONDO COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE PERCENTUALE 37,16% 26,22% 36,62% 100% Si presentano ora i prospetti economici, relativi ai singoli progetti operativi, per esplicitare come, le quote dei Fondi a disposizione del Distretto, vengono utilizzate per migliorare e potenziare i servizi progettati: 1. PROGETTO "SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE" FONDO NAZIONALE ANNO 2002 FONDO REGIONALE COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE € 39.918,00 € 28.165,00 € 39.337,00 € 107.420,00 58 2. PROGETTO "CENTRO DIVERSAMENTE ABILI" DIURNO SOCIO-EDUCATIVO FONDO NAZIONALE ANNO 2002 FONDO REGIONALE COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE PER PERSONE € 65.684,00 € 46.267,00 € 64.710,00 € 176.661,00 3. PROGETTO "OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE" 4% AVVIO DELLA RIFORMA* COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE € 19.728,00 € 34.751,00 € 54.479,00 * Come già evidenziato nella tabella di pagina 57 e nel progetto in allegato 3 (pag. 89), l'Avvio della Riforma, di € 19.728,00 finanzia, per € 10.542,40 il progetto dell'Osservatorio e per € 9.185,60 il costo della progettazione del Piano di Zona. PROGETTI PROPOSTI NELLA PRIMA ANNUALITA' E RIPROPOSTI NELLA SECONDA PER CONTINUITA' DELL’INTERVENTO 4. PROGETTO "ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA" FONDO NAZIONALE ANNO 2002 FONDO REGIONALE COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE € 296.188,00 € 208.990,00 € 291.884,00 € 797.062,00 5. PROGETTO "SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA" FONDO NAZIONALE ANNO 2002 FONDO REGIONALE COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE € 42.920,00 € 30.284,00 € 42.296,00 € 115.500,00 6. PROGETTO "INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA" FONDO NAZIONALE ANNO 2002 FONDO REGIONALE COMPARTECIPAZIONE COMUNI TOTALE € 28.762,00 € 20.294,00 € 28.344,00 € 77.400,00 Di seguito vengono presentati i singoli progetti operativi. 59 ALLEGATO 1 "SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE" PROGETTO INNOVATIVO 60 SERVIZIO SOCIALE PROFESSIONALE DISTRETTUALE Il servizio sociale professionale prevede una attività di aiuto volta a tutta la popolazione del distretto e non a singole categorie di utenza o a una specifica area di problemi. Il processo di aiuto all'utenza si colloca oggi nei servizi territoriali nell'ambito di una comunità e nella sua dimensione comprende la prima informazione alla popolazione; la presa in carico dell'utenza; il collegamento dei vari servizi previsti dal Piano di Zona al fine di armonizzarli sull’intero territorio; la conoscenza dello stesso ma anche il lavoro con i gruppi della comunità soprattutto per lo sviluppo e il potenziamento delle reti di solidarietà, per la promozione della partecipazione, per il supporto a iniziative di auto-mutuo-aiuto. Il servizio sociale professionale qui progettato si propone quale “luogo” di coordinamento degli interventi attivati dai servizi sociali comunali e dai servizi sanitari "al fine di evitare sovrapposizioni di competenze, settorializzazione di risposte e migliorare l’efficacia delle prestazioni erogate" (art. 22 L. n. 328/2000) per rispondere alle esigenze ed ai bisogni delle persone, nell'area delle responsabilità familiari, dei diritti dei minori, delle persone anziane, del contrasto alla povertà e dei disabili. Il Distretto Socio-Sanitario di Colleferro, comprende 9 Comuni, ha una popolazione di 67.541 abitanti con una densità disomogenea tra i singoli comuni. In esso operano attualmente 21 Assistenti Sociali di cui 13 dipendenti della ASL, 8 facenti capo agli Enti Locali in modi diversi (2 dipendenti Comunali, 3 a convenzione, 2 con coop. Sociali, 1 dipendente CIS). L'idea progettuale del servizio sociale professionale distrettuale nasce dalla constatazione della disomogeneità dei servizi finora erogati nei Comuni del Distretto e si propone quindi di garantire, a tutti i cittadini, pari opportunità e livelli uniformi di assistenza attraverso un sistema di prestazioni integrare e coordinate, dirette a migliorare la qualità della vita delle persone e delle famiglie. 61 1. DESTINATARI I destinatari del servizio sociale professionale sono l'utente singolo, la famiglia o il gruppo e la comunità intesa come l'insieme delle aggregazioni sociali presenti sul territorio, la popolazione nel suo complesso, gli organismi di partecipazione popolare e dell'utenza con le loro caratteristiche socio-culturali e ambientali. 2. ENTI COINVOLTI Comuni del distretto e ASL. OBIETTIVI STRATEGICI 3. • Assicurare, per tutti i Comuni del Distretto, i livelli essenziali di assistenza sociale. • Integrazione delle prestazioni sociali con le prestazioni sanitarie, per una risposta globale ai bisogni delle persone e delle famiglie. • Evitare sovrapposizioni di competenze e settorializzazione di risposte. • Migliorare la qualità delle modalità di “presa in carico” dell’utenza e della conseguente risposta fornita dal servizio. • Potenziamento del servizio di segretariato sociale. BENEFICI ATTESI 4. • Riduzione dei tempi di risposta alle richieste; • Istituzione di una "porta unitaria di accesso" al sistema di servizi; • Garanzia di equità, per tutti i cittadini, nella fruizione dei servizi e delle prestazioni erogate. 5. AZIONI • Costituzione di équipe valutative integrate comprendenti operatori sociali e sanitari; • Formulazione concordata di protocolli operativi, vale a dire di percorsi assistenziali uniformi, per tutti gli operatori che trattano lo stesso problema, al fine di garantire, all’utenza, una migliore qualità della risposta; 62 • Utilizzo di un comune sistema informativo ed informatico (moduli uniformi per la richiesta di prestazioni, cartella sociale unica, software comunicanti); • Attivazione di uno sportello informativo di distretto. FUNZIONI 6. 6.1 "Le funzioni del servizio sociale professionale" sono le seguenti: - lettura e decodificazione della domanda; - presa in carico della persona, della famiglia e/o del gruppo sociale; - attivazione e integrazione dei servizi e delle risorse in rete; - pronto intervento sociale. 6.2 "La funzione del segretariato sociale" risponde all'esigenza primaria dei cittadini di avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi e conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in cui vivono, che possono risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle diverse fasi della vita. Il cittadino, rivolgendosi al segretariato sociale, oltre ad avere informazione ed orientamento nel sistema di offerta pubblica presente nel welfare locale, potrà avere informazioni anche sui soggetti privati e del terzo settore in genere che erogano servizi a pagamento, sulle caratteristiche di questi ultimi e sulle tariffe praticate, In particolare l'attività di segretariato sociale garantisce: - informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni, alle modalità di accesso ai servizi; - unitarietà di accesso; - funzione di filtro; - capacità di ascolto; - funzione di orientamento; - funzione di trasparenza e fiducia nei rapporti tra cittadino e servizi. 63 ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO 7. Si prevede l'attivazione del servizio di segretariato sociale attraverso l'apertura di uno "sportello informativo e di accoglienza" quale porta unitaria di accesso ai servizi distrettuali. L'apertura dello sportello viene garantita per 6/8 ore giornaliere per sei giorni a settimana con la presenza di due assistenti sociali. La domanda proviene da: - Comuni; - ASL; - cittadini; - Tribunali; - Procura; - Ospedali; - Polo affidi; - Ministero Grazia Giustizia. SEGRETARIATO UTENTE SERVIZI SOCIALE: DOMANDA TERRITORIALI 2 Assistenti Sociali SERVIZIO SOCIALE PROF.: 4 Assistenti Sociali 1 Addetto alla SOCIO-SANITARI segreteria La domanda accolta dallo sportello informativo del segretariato sociale viene "inviata" al servizio sociale professionale. La divisione del lavoro fra gli Assistenti Sociali del servizio segue il criterio "per area problematica" individuata con le macro aree di intervento definite nel piano di zona. Si costituiscono così, in base alle problematiche presentate dall'utente, le unità valutative multidisciplinari, afferenti ad ogni macroarea (responsabilità familiari e minori, persone anziane, contrasto alla povertà, handicap), formate dagli operatori sociali e da quelli sanitari competenti del caso. L'équipe così costituita provvede alla stesura del piano personalizzato di intervento, che rappresenta "la risposta mirata e globale alla domanda accolta" e definisce la "presa in carico" della situazione. 64 L'unità valutativa integrata si attiva anche a seguito delle domande pervenute alle unità operative della ASL. Si prevedono riunioni periodiche degli operatori coinvolti nel servizio, per valutare l'andamento delle attività e delle problematiche eventualmente insorte. Il Servizio Sociale professionale garantisce il collegamento con le Amministrazioni Pubbliche, le ASL, l'Osservatorio Sociale Distrettuale, Distretti scolastici ed eventuali soggetti del privato sociale. La “rete” del Servizio Sociale GORGA SEGNI GAVIGNANO LABICO MONTELANICO Servizio Sociale Professionale Distrettuale ARTENA ASL COLLEFERRO 8. VALMONTONE CARPINETO ROMANO VALUTAZIONE Contestualmente all'attivazione del servizio e nella prima fase, di sperimentazione operativa, verranno definiti i criteri e le modalità di monitoraggio dello stesso, in collaborazione con l'Osservatorio Sociale Distrettuale. 65 Si definirà un sistema di valutazione attraverso indicatori di efficacia e di efficienza nella prospettiva di un graduale miglioramento e potenziamento del servizio, al fine di rispondere in maniera rapida ed efficace ai bisogni dei cittadini. 9. STRUTTURA Il servizio sociale professionale viene collocato in una sede stabilmente organizzata e dotata delle necessarie attrezzature per l'erogazione delle prestazioni. La localizzazione della sede fisica è uno degli aspetti organizzativi fondamentali di cui si terrà conto nell'avviare questo tipo di servizio, in quanto ne determina la possibilità di accesso per l'utenza e favorisce il coordinamento e l'integrazione degli altri servizi. La sede, situata nel comune di Colleferro, verrà messa a disposizione dalla ASL RM G6-Distretto di Colleferro. 10. PERSONALE PERSONALE SOCIALE Assistente Sociale Addetto alla Segreteria 6 1 PERSONALE SANITARIO Consultori Familiari Psicologo Assistente Sociale 2 2 STSMREE Psicologo Assistente Sociale Fisioterapiata Logopedista Neuropsichiatra Infantile 2 2 1 1 1 SERT Psicologo Assistente Sociale Medico 1 1 1 DSM Assistente Sociale 1 11. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE Il servizio avrà la durata di un anno e avrà inizio a finanziamento ottenuto. 12. PIANO ANALITICO FINANZIARIO COSTI DI STRUTTURA 66 La struttura non incide sul costo del progetto in quanto messa a disposizione dalla ASL RM G6-Distretto di Colleferro. COSTI DEL PERSONALE FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SOCIALE FIGURA PROFESSIONALE N. Unità Assistente Sociale Addetto alla Segreteria 6 1 Ore sett. unitarie 20 25 Tot. ore sett. Totale costo annuo unitario 13.520,00 14.300,00 FIGURA PROFESSIONALE Totale ore annuali Tariffa oraria Assistente Sociale Addetto alla Segreteria TOTALE 6.240 1.300 13,00 11,00 Ore Annuali Unitarie 1.040 1.300 120 25 Tot. ore annuali 6,240 1.300 Totale costo annuo 81.120,00 14.300,00 95.420,00 FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO Si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario pari al: Consultori Familiari e STSMREE 10%, SERT 5%, DSM 20% Consultori – STSMREE 4 Psicologi 16.525,00 4 Ass.Soc. 9.658,00 1 Neurops. 5.035,00 1 Fiosioter. 2.414,00 1 Logoped. 2.414,00 TOTALE 36.046,00 TOTALE COMPLESSIVO SERT 1 Psicologo 1 Ass.Soc. 1 Medico 2.061,00 1.807,00 2.735,00 TOTALE 6.603,00 DSM 1 Ass.Soc. 4.828,00 TOTALE 4.828,00 € 47.477,00 COSTI DI FUNZIONAMENTO Il costo di funzionamento della struttura, che comprende l'utilizzo di fax, computer, telefono e fotocopiatrice e delle varie utenze, è stato quantificato in € 10.000,00. COSTI DI INFORMAZIONE 67 I costi di informazione riguardano la campagna di pubblicizzazione del servizio con convegno, manifesti e depliant informativi e sono stati quantificati in € 2.000,00. TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA COSTI DI STRUTTURA COSTO PERSONALE SETTORE SOCIALE COSTO PERSONALE SETTORE SANITARIO* / 95.420,00 47.477,00* COSTI DEL PERSONALE COSTI DI FUNZIONAMENTO COSTI DI INFORMAZIONE TOTALE COSTI 95.420,00 10.000,00 2.000,00 107.420,00 * Il costo del personale del settore sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto. 68 ALLEGATO 2 "CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE DIVERSAMENTE ABILI" PROGETTO INNOVATIVO 69 CENTRO DIURNO SOCIO-EDUCATIVO PER PERSONE DIVERSAMENTE ABILI Il "Centro Diurno Socio-Educativo per persone diversamente abili” verrà istituito con l'obiettivo di rispondere alle necessità delle persone disabili e delle loro famiglie, di svolgere una funzione socio-educativa mirata a mantenere o aumentare l'autonomia personale e, per alcuni utenti consentire progressivamente l'integrazione nella comunità e possibilmente, nel mondo del lavoro. Il Centro si configura come spazio appositamente strutturato e pertanto idoneo a favorire il processo di crescita e di integrazione, aiuto e sollievo alle famiglie. Per la realizzazione dei propri obiettivi, il Centro organizzerà attività educativooccupazionali in "piccoli gruppi", che metteranno la persona diversamente abile in situazione di apprendimento specifica, atta a favorire la crescita sul piano cognitivo, creativo e manuale. Le attività del Centro rappresenteranno inoltre il canale tramite il quale si stabiliranno e consolideranno nuove relazioni (con i compagni del gruppo, con gli operatori, i volontari) sia all'interno, sia all'esterno della struttura. In considerazione dell'assenza di strutture simili, nel Distretto, l'idea progettuale del Centro si propone come altamente innovativa. 1. DESTINATARI Persone diversamente abili dai 16 ai 40 anni e le loro famiglie. Si stima che, il numero dei portatori di handicap della suddetta fascia di età, residenti nel Distretto, sia pari a 171, di cui 75 con handicap grave, certificati ai sensi della L. n. 104/92 (fonte ASL). 2. ENTI COINVOLTI I nove Comuni del Distretto Socio-Sanitario, la ASL e la XVIII° Comunità Montana. 70 3. OBIETTIVI STRATEGICI • Favorire la socializzazione e l'integrazione attraverso lo sviluppo delle capacità comunicative e relazionali della persona diversamente abile. • Valorizzare le potenzialità residue per il raggiungimento di una sufficiente autonomia personale e sociale. • Sostegno e coinvolgimento della famiglia nelle attività socio-educative del Centro per evitare l'istituzionalizzazione. • Consentire, progressivamente, l’integrazione nella comunità e, possibilmente, nel mondo del lavoro. 4. AZIONI • Organizzazione delle attività del Centro in "piccolo" e "grande" gruppo. • Attivazione di diversi "laboratori" per stimolare le capacità sensoriali, motorie, manuali e psichiche ed educazione alla fruizione di strutture e servizi del territorio. • Partecipazione delle famiglie all'attuazione dei progetti educativi e ad alcune attività del Centro. • Partecipazione delle persone diversamente abili alle iniziative ed agli eventi socioculturali, ricreativi e sportivi del territorio, soggiorni estivi e gite, stage per inserimenti lavorativi. 5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO Si prevede l’inserimento di n. 25 utenti. Le attività del Centro verranno organizzate con la modalità del "piccolo" e "grande" "gruppo e l'attivazione di "laboratori" in "Progetto A" e "Progetto B", con momenti di integrazione rappresentati da feste, gite e altre attività. In queste situazioni le attività verranno programmate ed integrate in modo tale da rendere partecipi tutti gli utenti alle diverse esperienze. L'organizzazione del Centro verrà formalizzata attraverso un Regolamento per la definizione dei criteri di ammissione, verifica e dimissione; dello svolgimento delle attività, del rapporto con le famiglie dell'utente; dei tempi di apertura e così via. 71 Le attività del "Progetto A" si svolgeranno dal lunedì al venerdì dalle ore 9,30 alle ore 12,30. Gli utenti di questo progetto saranno quelli con handicap grave ed i laboratori verranno programmati in modo tale da stimolare le abilità di base e cognitive oltreché per valorizzare le potenzialità residue, per poter raggiungere un maggior grado di autonomia personale e sociale. I principali temi educativi che si proporranno riguarderanno: attività finalizzate allo sviluppo dell'autonomia, attività finalizzate allo sviluppo dell'area cognitiva, attività motorie, gestione dei comportamenti problematici. Il rapporto utente personale sarà di 1/1 secondo la normativa vigente. Le attività del "Progetto B" si svolgeranno dal lunedì al venerdì. dalle ore 15,00 alle ore 18,00. Saranno inseriti utenti con handicap lieve con discrete abilità di base e cognitive, in età successiva all'adempimento della scuola dell'obbligo e per i quali si intende favorire e potenziare l'autonomia personale e sociale, verificare le attitudini lavorative per un eventuale orientamento, formazione ed avviamento al mondo del lavoro. Gli obiettivi generali del lavoro proposto sono: potenziare l'autonomia personale attraverso l'acquisizione di abilità e competenze specifiche, favorire le attitudini di ogni ragazzo consentendogli di ricorrere alla propria creatività sia nella comunicazione verbale che non verbale, stimolare le capacità relazionali attraverso la socializzazione, inserire l'utente, in attività programmate volte all'inserimento ed alla partecipazione alla vita sociale, insegnare a gestire la propria emotività. Per quanto riguarda questo secondo progetto il rapporto utente personale sarà di 1/a 3. Si prevede una turnazione degli utenti all'interno del Centro in base alle richieste dell'utente stesso, alle attività e al personale preposto. Si prevede, altresì, il servizio di trasporto, con la presenza di due autisti e l'utilizzo del parco mezzi a disposizione degli Enti coinvolti nel progetto. 4.1 ATTIVITA’ SPECIFICHE 72 Il programma delle attività del Centro, terrà conto delle necessità delle persone che verranno inserite e delle indicazioni che emergeranno dai progetti individuali elaborati dall'équipe dell'unità valutativa afferente alla macro-area disabili del Servizio Sociale Professionale Distrettuale. Di seguito vengono riportate le varie attività che potranno essere attivate: 1) PROGETTO A: • Laboratorio di comunicazione verbale e non verbale; • Laboratorio di pittura; • Laboratorio di musicoterapia in riferimento all'approccio proposto nel libro "Motricità e musicoterapia nell'handicap", ( M. Knill & K. Knill, ed EricKson, Trento); • Laboratorio di manualità; • Laboratorio di autonomia; • Attività in piscina e successivamente attività di ippoterapia. 2) PROGETTO B • Laboratorio del giornalino; • Laboratorio di pittura; • Laboratorio di manualità; • Educazione all'autonomia; • Laboratorio di economia domestica(ricamo, cucito e cucina); • Laboratorio di cineforum; • Laboratorio dell'uso del denaro; • Laboratorio uso dell'orologio e del calendario; • Attività di piscina, musicoterapia e ippoterapia. Il Centro promuoverà, inoltre, incontri periodici per sensibilizzare la comunità locale sulle specifiche problematiche della disabilità, organizzerà mostre dentro (angolo della bottega) e fuori la struttura, per far conoscere le attività. Gli obiettivi che si vogliono raggiungere, attraverso le attività appena descritte sono 73 molteplici ed identificabili nei seguenti: • Gratificare e motivare gli utenti; • Rafforzare e generalizzare l'acquisizione di competenze relative alle abilità Integranti (uso del denaro, gestione del tempo, gestione di una contrattazione); • Aprire il Centro alla Comunità: lo spazio verrà aperto ai visitatori esterni che Potranno acquistare i prodotti; • Dare visibilità alle attività del Centro ( l'esposizione dei prodotti è una Testimonianza tangibile di una parte del lavoro che viene svolto); • Stabilire contatti e scambi con altre Associazioni che operano nello stesso campo. 4.2 METODOLOGIA E STRUMENTI Lavoro di équipe e lavoro individuale Il personale, che lavorerà in équipe, sarà costituito dalle seguenti figure professionali: - Assistente Sociale, con funzione di coordinamento delle attività del Centro; - Psicologo, per l'osservazione e la supervisione delle dinamiche relazionali dei gruppi e sostegno psicologico agli utenti; - 3 Educatori Professionali; - 4 Assistenti di Base; - 2 Autisti. L'équipe si riunirà con cadenza settimanale per lavorare a riunioni di programmazione e supervisione. Il lavoro individuale riguarderà il rapporto operatore-utente che si instaurerà tra gli stessi nello svolgimento delle attività previste. All'interno del centro si prevede l'inserimento di volontari previo colloquio conoscitivo e motivazionale e con specifico progetto di impiego, naturalmente ciò sarà realizzabile con la collaborazione delle Associazioni di Volontariato. Piano individuale d'intervento 74 L'èquipe dell'unità valutativa, dell’area della disabilità del servizio sociale professionale distrettuale, formata dal personale sociale e sanitario, valuterà i singoli casi e deciderà l'inserimento e il programma individuale d'intervento. 4.3 COLLEGAMENTI CON IL TERRITORIO Verrà condotto un ampio lavoro di rete che coinvolgerà le strutture presenti nel territorio, quali scuole, soggetti del privato sociale, associazioni e così via. 6. STRUTTURA La struttura che ospiterà il Centro, situata nel comune di Valmontone, verrà messa a disposizione dal Comune stesso. 7. PERSONALE PERSONALE SOCIALE Assistente Sociale coordinatrice Psicologo Educatori Professionali Assistenti di Base Autisti 1 1 3 4 2 PERSONALE SANITARIO Psicologo Fisiatra Neuropsichiatra 1 1 1 8. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE Il servizio avrà la durata di un anno a partire dall’avvenuto finanziamento. 75 9. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO COSTI DI STRUTTURA La struttura non incide sul costo del progetto in quanto messa a disposizione dal Comune di Valmontone. COSTI DEL PERSONALE COSTO DEL PERSONALE DEL SETTORE SOCIALE PERSONALE PSICOLOGO ASSISTENTE SOCIALE EDUCATORE PROFESS. ASS. DI BASE AUTISTI DK N. UNITA' TOT. ORE SETTIMANALI 1 1 TOT. ORE SETTIMANAL I UNITARIE 8 30 TOT. ORE ANNUALI 8 30 TOT. ORE ANNUE UNITARIE 416 1.560 3 10 30 520 1.560 6 2 30 15 180 30 1.560 780 9.360 1.560 TARIFFA ORARIA PERSONALE TOT. ORE ANNUALI PSICOLOGO ASSISTENTE SOCIALE EDUCATORE PROFESS. ASS. DI BASE AUTISTI DK TOTALE 416 1.560 13,00 13,00 TOT. COSTO ANNUO UNITARIO 5.408,00 20.280,00 1.560 13,00 6.760,00 20.280,00 9.360 1.560 11,00 11,00 17.160,00 8.580,00 102.960,00 17.160,00 166.088,00 416 1.560 TOT. COSTO ANNUO 5.408,00 20.280,00 76 COSTO DEL PERSONALE DEL SETTORE SANITARIO Si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario pari al 10% del monte ore lavorative totali. 1 Psicologo 1 Fisiatra 1 Neuropsichiatra Totale 4.131,00 5.035,00 5.035,00 14.201,00 COSTI DI FUNZIONAMENTO Il costo di funzionamento della struttura è stato quantificato in € 8.900,00. COSTI DI INFORMAZIONE I costi di informazione comprendono la campagna di pubblicizzazione dell'apertura del Centro attraverso manifesti e depliants informativi e così via e sono stati quantificati in € 1.673,00. TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA COSTI DI STRUTTURA - COSTO PERSONALE SETTORE SOCIALE - COSTO PERSONALE SETTORE SANITARIO / € 166.088,00 € 14.201,00* COSTI DEL PERSONALE COSTI DI FUNZIONAMENTO COSTI DI INFORMAZIONE TOTALE COSTI € 166.088,00 € 8.900,00 € 1.673,00 € 176.661,00 * Il costo del personale sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto. 77 ALLEGATO 3 "OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE" PROGETTO CONTINUATIVO 78 ISTITUZIONE DELL'OSSERVATORIO SOCIALE DISTRETTUALE Il nuovo assetto del welfare locale disegnato dalla legge 328/00 ed il proliferare di leggi sulle varie aree di intervento sociale, con la presenza di un privato sociale sempre più specialistico e volto al perseguimento di obiettivi di consistente impegno operativo evidenziano la necessità di non perdere di vista l'andamento di servizi e l'utilizzazione di risorse in relazione ai risultati ottenuti. Si istituisce l'Osservatorio Sociale quale strumento essenziale per lo studio del territorio, per la programmazione dei servizi e per l'elaborazione di elementi di valutazione dello stato di bisogno. Nell'ambito del Distretto, l'Osservatorio si propone come agile ed efficace strumento di monitoraggio e Amministrazioni di studio Locali della realtà territoriale, a disposizione Territoriali, come supporto nella loro delle azione di programmazione e di intervento nel settore delle Politiche Sociali. 1- OBIETTIVI 1.1 Obiettivi generali: - studio e monitoraggio del welfare locale allo scopo di garantire servizi socio-sanitari di qualità, ossia improntati a criteri di efficacia, efficienza ed economicità; - integrazione dei servizi attraverso la "messa in rete " degli interventi e la costante collaborazione tra gli operatori sociali tra di loro e con gli operatori sanitari; - supportare i decisori politici (policy makers) nella scelta e nella definizione delle linee programmatiche con i risultati dello studio e delle analisi del territorio del Distretto. 1.2 Obiettivi specifici: - supporto al Comitato Tecnico di Progettazione per la realizzazione di progetti tarati sui reali bisogni sociali rilevati dall'analisi delle criticità e della domanda di servizi e di interventi; - monitoraggio e valutazione delle attività di progettazione e conseguentemente delle 79 modalità di erogazione di servizi al fine di ottimizzare le risorse economiche a disposizione e di verificare l'efficienza e l'efficacia operativa degli interventi; - creazione di strumenti efficaci di comunicazione e pubblicizzazione dello stato dell'arte delle politiche sociali locali (carta dei servizi, pubblicazioni annuali, sito web). 2- BENEFICI ATTESI L'Osservatorio Sociale Distrettuale permette ai cittadini, tramite l'utilizzo delle nuove tecnologie (internet in primo luogo), di essere informati e di partecipare attivamente alla verifica dell'erogazione dei servizi (attraverso le indagini sulla customer satisfaction). Risultati importanti sono: - la possibilità di avere immediata disponibilità di informazioni attraverso la consultazione del sito web; - la possibilità di avere a disposizione un quadro aggiornato ed una precisa fotografia, a livello di Distretto delle richieste di finanziamenti nell'area sociale; - La "messa in rete" dei servizi attraverso la collaborazione tra gli Operatori dei servizi sociali comunali ed i referenti della ASL. 3- ATTIVITA'. - raccogliere annualmente presso i Comuni del Distretto i dati relativi alla situazione demografica (consistenza della popolazione per fasce di età, sesso e stato civile) e alle strutture e ai servizi sociali attivati a favore della popolazione; - acquisire dati sulle tematiche di interesse per i Servizi Sociali (minori, anziani, portatori di handicap, nomadi, immigrati, tossicodipendenti e donne in difficoltà), presso istituzioni come il Provveditorato agli studi, l'Istat, l'I.N.P.S., il Ministero dell'Interno, il Tribunale per i Minori, la Questura e così via; - produrre, a partire dall'elaborazione dei dati raccolti, un Rapporto annuale sul welfare locale, che consenta l'individuazione delle risorse strutturali e umane disponibili, nonché della loro consistenza, distribuzione e delle eventuali carenze rilevate, nella quale emergano proposte atte a migliorare la qualità dei servizi socio-sanitari. 80 4- ORGANIZZAZIONE. 4.1 Strumenti. L'Osservatorio Sociale Distrettuale utilizza due strumenti essenziali: la rete sociale presente sul territorio e l'Ufficio Elaborazione Dati. La rete Sociale è formata dagli Enti e dalle risorse umane presenti sul territorio che operano in stretta sinergia tra loro e collaborano con l'Osservatorio per la raccolta dei dati. L'Ufficio Elaborazione Dati, funzione dell'Osservatorio, è un insieme organizzato di strumenti e procedure per gestire, scambiare ed elaborare statisticamente le informazioni provenienti dalla rete sociale e dalle altre fonti. L'organizzazione dell'Osservatorio è ben evidenziata dai seguenti schemi: A. SCHEMA DI RETE SOCIALE OSSERVATORIO SOCIALE COMUNI COMUNITA' MONTANA ASL DISTRETTI SCOLASTICI ALTRE FONTI 81 B. STRUTTURA ORGANIZZATIVA COMITATO DEI SINDACI COMITATO TECNICO DI PROGETTAZIONE OSSERVATORIO SOCIALE SEGRETERIA OPERATIVA UFFICIO ELABORAZIONE DATI 4.2 Funzionamento dell'Osservatorio. La Segreteria Operativa è la funzione principale dell'Osservatorio e ne realizza i processi dal punto di vista tecnico ed organizzativo; si prevede la costituzione di diversi "gruppi di lavoro" (composti dai membri del Comitato Tecnico di Progettazione e/o altre figure che si rendessero necessarie) che vengono creati al fine di aiutare la Segreteria Operativa ad approfondire lo studio e l'analisi di diverse aree del sociale, in funzione degli obiettivi fissati di anno in anno per la progettazione inerente il welfare locale. 82 L'Ufficio Elaborazione Dati è la funzione dell'Osservatorio che, attraverso la figura professionale dello Statistico, organizza in una banca-dati i flussi informativi riguardanti: - La raccolta dati presso le fonti territoriali; - La distribuzione delle informazioni elaborate, al Comitato dei Sindaci, al Comitato Tecnico di Progettazione, agli altri Enti territoriali, ai cittadini ed in generale a quanti necessitano di questo tipo di informazioni per motivi di studio o altro. In base alla pianificazione e programmazione degli interventi di politica sociale, da parte del Comitato dei Sindaci del Distretto, il Comitato Tecnico di Progettazione concorda con la Segreteria Operativa, gli ambiti di analisi e di studio che la stessa provvede ad organizzare ed effettuare, nell'ambito del Distretto. I risultati dello studio effettuato verranno utilizzati dal Comitato Tecnico, per tarare la progettazione degli interventi e dei servizi, sui reali bisogni e criticità rilevati. La Segreteria Operativa, programma, progetta ed organizza la sua attività istituzionale anche in funzione del Rapporto annuale sulle politiche sociali del Distretto che redige in collaborazione con il Comitato Tecnico di Progettazione. Ciò con il supporto delle attività dell'Ufficio Elaborazione Dati. La peculiarità dell'Osservatorio è data dal fatto che esso, non è solo uno strumento di raccolta dati, ma elabora le informazioni in entrata in modo settoriale, fornendo un quadro preciso dei fenomeni sociali a livello di Distretto, diventando così un efficace strumento operativo per la valutazione e la gestione degli interventi e dei servizi sociali erogati nel Distretto stesso. 5- STRUTTURA Per quanto concerne la struttura necessaria all'espletamento dei compiti e delle funzioni dell'Osservatorio Sociale, la XVIII° Comunità Montana mette a disposizione i suo locali (con arredamenti adeguati, una linea telefonica e una linea fax, una fotocopiatrice ed un computer di capacità medie), permettendo così un sensibile "alleggerimento" del budget di spesa. 83 6- PERSONALE Per quanto riguarda il Personale bisogna distinguere le diverse fasi operative per la realizzazione dell'Osservatorio (esplicitate nel punto seguente). Al fine di garantire l'avvio dell'Osservatorio, si prevede la presenza delle seguenti figure professionali: - un addetto alla segreteria, (figura professionale messa a disposizione dalla XVIII° Comunità Montana); - un Sociologo, competente nelle politiche sociali; - un Assistente Sociale, per sostenere l'attività di raccolta-dati nei Comuni del Distretto e negli altri Enti territoriali. Nella seconda fase operativa, a queste figure professionali si affiancheranno: - uno Statistico, per l'informatizzazione di tutta l'attività svolta nella prima annualità e per la definizione e l'attivazione dell'Ufficio Elaborazione Dati; - uno Psicologo del lavoro che, con il Sociologo e l'Assistente Sociale, già inseriti nella prima annualità, inizierà a lavorare per predisporre un sistema di monitoraggio e di valutazione della "qualità" dei servizi erogati e progettati: il Nucleo valutativo. 7- DURATA E TEMPI DI ATTUAZIONE 7.1 Fasi operative della realizzazione del progetto: 1° fase Questa è la fase di avvio delle attività dell'Osservatorio. - Costituzione della struttura organizzativa: si prevede la nomina dei componenti della Segreteria Operativa; - Programmazione delle attività di raccolta dati, questo punto prevede un lungo lavoro di dialogo con gli Assessorati ai Servizi Sociali dei Comuni del Distretto per l'individuazione dei fabbisogni informativi dell'Osservatorio e la definizione degli 84 ambiti del monitoraggio; con il territorio per l'individuazione delle fonti informative disponibili. Sulla base del lavoro di analisi svolto su questo punto è possibile progettare, a livello concettuale, la base di dati dell'Osservatorio. L'informatizzazione di ciò viene effettuata dalla figura professionale specifica del settore (Statistico); - Programmazione, organizzazione ed avvio delle attività della Segreteria Operativa, con una prima elaborazione dei dati, rilevati per predisporre la base della banca dati dell'Osservatorio (Ufficio Elaborazione Dati). Questa fase viene finanziata con la voce "Avvio della Riforma", inserita nell'analisi economica del Piano di Zona presentato nella prima annualtià. 2° fase Questa fase prevede la costruzione di un sistema informatizzato per la gestione della banca-dati e per l'elaborazione dei dati e delle informazioni raccolte e la predisposizione di un sistema di monitoraggio e di valutazione della "qualità" dei servizi erogati e progettati che consentano: - la definizione di un sistema di valutazione delle politiche avviate, attraverso la definizione di indicatori di efficienza e di efficacia, per la valutazione della qualità dei servizi erogati; - la descrizione dello stato rappresentativo della realtà dell'arte del welfare esistente, che locale, come descriva uno studio quantitativamente e qualitativamente le strutture che gestiscono i servizi sociali sul territorio e l'utilizzo delle stesse da parte della popolazione (Rapporto annuale sulle politiche sociali del Distretto); - l'analisi dell'andamento storico di specifici indicatori, per indagare l'evoluzione dei vari fenomeni, allo scopo di programmare le attività di progettazione e predisporre una più ottimale allocazione delle risorse. Questa fase viene finanziata con la voce "Avvio della Riforma". La quota non finanziata dal 4% dell'Avvio della Riforma è a carico dei Comuni sottoscrittori del Piano, come meglio esplicitato nell'analisi economica del Piano di Zona presentato nella seconda annualtià. 85 3°fase In questa fase, attraverso uno "studio pilota" su uno specifico argomento riguardante le politiche sociali, si vuole: - verificare l'adeguatezza del sistema informativo dell'Ufficio Elaborazione Dati, in relazione alle esigenze esplicitate nelle precedenti fasi progettuali ed eventualmente correggerlo e/o integrarlo; - verificare l'efficienza della rete sociale costituita nei rapporti di collaborazione con gli Enti e le risorse umane presenti sul territorio e nell'adeguatezza delle strutture organizzative create. Quanto sopra si realizza restringendo il campo di indagine ad un argomento preciso e l'ambito di rilevazione ad un sottoinsieme di fonti rappresentative dell'universo degli Enti coinvolti. Si costituisce un "gruppo di lavoro" specializzato nell'argomento di cui sopra che, in collaborazione con la Segreteria Operativa, definiscono più precisamente le tipologie di dati richiesti ed eventualmente rivedono la struttura della base dei dati e dei flussi informativi. Si verifica quindi anche l'efficacia delle attività dell'Ufficio Elaborazione Dati. 8- PIANO ANALITICO FINANZIARIO Nel piano analitico-finanziario vengono inserite le voci di costo relative alla seconda fase operativa della realizzazione dell'Osservatorio: COSTI DI STRUTTURA La struttura (con arredamenti adeguati, una linea telefonica e una linea fax, una fotocopiatrice ed un computer di capacità medie), che ospiterà l'Osservatorio Sociale Distrettuale è messa a disposizione dalla XVIII° Comunità Montana. 86 COSTI DEL PERSONALE PERSONALE SOCIOLOGO (1° fase) ASSISTENTE SOCIALE (1° fase) ADDETTA ALLA SEGRETERIA* STATISTICO PSICOLOGO TOT. ORE SETTIMANALI 25 15 TOT. ORE ANNUE 1.300 780 10 520 12 12 624 624 *La figura professionale "Addetta alla Segreteria" rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità Montana per la partecipazione al Piano di Zona. PERSONALE SOCIOLOGO ASSISTENTE SOCIALE TOT. PERSONALE 1° FASE ADDETTA ALLA SEGRETERIA* STATISTICO PSICOLOGO TOT. PERSONALE 2° FASE TOT. COSTO PERSONALE TARIFFA ORARIA 13,00 13,00 TOT. ORE ANNUE 1.300 780 TOT. COSTO ANNUO 16.900,00 10.140,00 27.040,00 / 520 4.338,24 13,00 13,00 624 624 8.112,00 8.112,00 16.224,00 43.264,00 *La figura professionale "Addetta alla Segreteria" rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità Montana per la partecipazione al Piano di Zona. 87 COSTI DI FUNZIONAMENTO I costi di funzionamento non incidono sul totale del costo del progetto in quanto rientrano nella quota di compartecipazione sottoscritta, dalla XVIII° Comunità Montana, per la partecipazione al Piano di Zona. I costi di funzionamento sono stati quantificati in € 1.239,50. COSTI DI INFORMAZIONE I costi di informazione comprendono i costi per la campagna di pubblicizzazione delle attività dell'Osservatorio, la redazione della Pubblicazione annuale sulle politiche sociali del Distretto e l'inserimento di alcune pagine informative nel sito web, già attivo, della XVIII° Comunità Montana. Questi costi sono stati quantificati in € 2.029,40. TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA COSTI DI STRUTTURA COSTI DEL PERSONALE COSTI DI FUNZIONAMENTO COSTI DI INFORMAZIONE TOTALE COSTO PROGETTO OSSERVATORIO rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità Montana per la partecipazione al Piano di Zona, pari a € 3.098,00 43.264,00 + 4.338,24* *La figura professionale "Addetta alla Segreteria" rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità Montana per la partecipazione al Piano di Zona. rientra nella quota di compartecipazione sottoscritta dalla Comunità Montana per la partecipazione al Piano di Zona, pari a € 1.239,50 2.029,40 45.293,40 Le voci in corsivo non incidono sul totale dell’Avvio della Riforma poiché rappresentano la quota di compartecipazione della XVIII Comunità Montana “Monti Lepini” al Piano di Zona. 88 RIPARTIZIONE DEL 4% AVVIO DELLA RIFORMA: COSTO PROGETTAZIONE PIANO DI ZONA QUOTA UTILIZZATA PER L'OSSERVATORIO TOTALE AVVIO DELLA RIFORMA 9.185,60 10.542,40 19.728,00 TABELLA GENERALE DEI COSTI PROGETTO OSSERVATORIO SOCIALE PROGETTAZIONE PIANO DI ZONA TOTALE COSTI 45.293,40 9.185,60 54.479,00 89 ALLEGATO 4 "ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA" PROGETTO CONTINUATIVO 90 PROGETTO ASSISTENZA DOMICILIARE INTEGRATA (ADI) Il progetto si propone il potenziamento del servizio e l’integrazione dei servizi sociali territoriali con quelli sanitari. L’assistenza domiciliare, intesa come un insieme di prestazioni socio-sanitarie rese a domicilio dell’utente, rapportate alle sue particolari esigenze, vuole rappresentare un sistema di organizzazione di risposte adeguate e coordinate di prevenzione, cura e riabilitazione, finalizzate ad elevare la qualità della vita delle persone assistite e contrastare il ricorso all’ospedalizzazione impropria. L’idea è quella di rinforzare la rete dei servizi che favoriscono il permanere della persona nel proprio ambiente di vita, potenziando quelli esistenti e promuovendo nuove forme di domiciliarietà. I servizi di assistenza domiciliare che attualmente operano nel Distretto – CAD sanitario e SAD sociale – hanno liste di attesa in quanto la domanda è superiore all’offerta di servizio e inoltre non tutto il territorio del Distretto è coperto da quest’ultimo. L’esigenza di un potenziamento del servizio di assistenza domiciliare (ADI) nasce quindi dalla constatazione delle necessità rilevate nel territorio, al fine di rispondere alle esigenze della popolazione e migliorare la qualità del servizio offerto. Il progetto nella sua globalità vedrà coinvolti gli operatori dei SAD sociali, quelli dei servizi sanitari (CAD, DSM, Ospedali), i medici di Medicina Generale, i soggetti del terzo settore e le reti informali della solidarietà in una logica di community-care. In definitiva, tra gli obiettivi strategici che il Distretto si propone di centrare con il servizio ADI, grande importanza riveste l’integrazione delle prestazioni socio assistenziali e sanitarie e il potenziamento della rete del servizio già esistente la cui realizzazione sarà possibile prevedendo un aumento dell’organico in base al maggior numero di ore di servizio erogate. 91 1. DESTINATARI Si individuano, come destinatari degli interventi, gli anziani, i disabili e i pazienti con malattie croniche che si trovino in condizioni di non autosufficienza parziale, temporanea o totale, e le loro famiglie. 2. ENTI COINVOLTI Comuni e/o Consorzi di Comuni, ASL- Distretto Sanitario di Colleferro e terzo settore. 3. BENEFICI ATTESI Riduzione delle liste di attesa; Aumento del numero degli utenti raggiunti dal servizio; Miglioramento della qualità dei Servizi offerti alle persone; Miglioramento della qualità della vita dell’utente e della sua famiglia; Riduzione dell’Ospedalizzazione; Riduzione dell’Ospedalizzazione impropria o il ricovero in strutture residenziali o semiresidenziali. 4. FINALITA’ Mantenimento dell’utente destinatario del servizio nel proprio ambiente familiare e sociale. Standardizzazione delle modalità d’intervento sul territorio; Integrazione delle prestazioni sociali e sanitarie attraverso il piano di intervento individualizzato con l’integrazione delle risorse apportate dai soggetti del terzo settore per l’erogazione di servizi aggiuntivi. 5. AZIONI Creazione, dove inesistente e ampliamento servizio, Incremento del numero delle ore di servizio offerto; Collegamento funzionale con i medici di medicina generale e Ospedale sugli obiettivi dell’ADI e le strutture residenziali e semiresidenziali; 92 Sistema di controllo e verifica della qualità del servizio offerto in termini di efficacia e di efficienza; Valutazione delle opportune risorse e ottimizzazione del sistema di contracting-out del servizio al Privato Sociale; Formazione del personale. Campagne informative. 6. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO L’ADI verrà erogata su due Poli: Zona di Montagna e Zona di Pianura in base alle omogeneità dei bisogni e delle criticità sociali riscontrate nell’analisi del territorio. La Zona di montagna comprende i Comuni di: Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Montelanico e Segni. La Zona di pianura comprende i Comuni di: Artena, Colleferro, Labico e Valmontone. Si prevede l’erogazione delle prestazioni domiciliari con un orario flessibile in base alle esigenze dell’utenza. Nella fase iniziale di avvio le richieste degli utenti continueranno a pervenire nelle sedi comunali ed in quella del Distretto sanitario e verranno assegnate all'équipe che provvederà alla valutazione e pianificazione degli interventi. L’organizzazione del servizio prevede un’unità valutativa integrata multidisciplinare, afferente alla macroarea anziani del Servizio Sociale Professionale Distrettuale, formata dagli operatori sanitari individuati nell’ambito delle Unità Operative della ASL e da 1 Assistente Sociale del servizio ADI. L’équipe così formata, provvede alla programmazione degli interventi attraverso il Piano Individualizzato, che rappresenta il momento centrale dell’integrazione tra il sociale ed il sanitario. L’unità valutativa provvederà alla stesura del progetto individualizzato e alla programmazione degli interventi degli operatori che erogheranno le prestazioni. 93 In relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere con l’ADI diventa indispensabile erogare un servizio che preveda un aumento delle ore complessive di assistenza domiciliare del SAD, pari a 49.920. Attualmente ne vengono erogate 31.928. 7. PERSONALE PERSONALE SOCI ALE Assistente sociale Assistenti domiciliari 2 32 PERSONALE SANITARIO DISTRETTO Dirigente medico 1 Capo sala 1 Infermieri Prof. 7 Assistente sociale 1 Geriatra 1 Oncologo 1 Ortopedico 1 Neurologo 1 Fisioterapista 7 Logopedista 1 Autista 1 DSM Psicologo 1 Assistente Sociale 1 Psichiatra 1 Infermiere 2 8. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE Il servizio avrà la durata di un anno a partire dell’avvenuto finanziamento. 94 9. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO COSTI STRUTTURA Non è stato individuato il costo di struttura poiché le sedi verranno messe a disposizione dagli stessi Enti partecipanti al piano di zona. COSTI DEL PERSONALE FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SOCIALE Figura N. professional Unità e Assistente sociale Assistenti domiciliari Figura Profession ale Assistenti sociali Assistenti domiciliari TOTALE 2 32 N. Unità Ore Totale ore ore settimanali settimanali annuali Unitarie unitarie 18 30 36 960 936 1560 To tal e or e an nu e 1.872 49.920 Tot. Ore Tariffa Tot. Costo Tot. Costo Annue Oraria Annuo Annuo unitarie Unitario 2 936 18, 17.12 34.2 30 8,00 58,00 3 1560 15, 23.71 758.7 20 2,00 84,00 793.0 42,00 (*) La cifra indicata è stata rilevata dal CCNL per i lavoratori delle Cooperative Sociali, anno 2001. 95 FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO Fermo restando la partecipazione in toto di tutto il personale del Distretto afferente alla progettazione generale di cui si chiede il contributo generale, per la macro area in oggetto (ADI) si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali, per un impegno orario pari al 50% del monte ore totali lavorative. Per il Dipartimento Salute Mentale, si prevede la partecipazione dello Psicologo, dello Psichiatra e dell’Assistente Sociale al 10%, degli Infermieri del 60% del monte ore totali lavorative. PERSONALE SANITARIO DEL DISTRETTO QUALIFICA NUMERO COSTI Dir. Medico 1 27.316,27 Capo Sala 1 12.363,82 Infermiere 7 86.546,78 Professionale Assistente Sociale 1 12.070,60 Geriatra 1 11.403,59 Oncologo 1 4.613,24 Neurologo 1 4.576,92 Ortopedico 1 2.706,62 Fisioterapista 7 84.494,23 Logopedista 1 12.070,60 Autista 1 10.045,63 TOTALE 268.208,30 PERSONALE SANITARIO DEL DIP. SALUTE MENTALE Psicologo 1 4.131,00 Assistente Sociale 1 2.414,00 Psichiatra 1 5.470,00 Infermieri 2 29.673,00 TOTALE 41.688,00 TOTALE COMPLESSIVO € 309.896,00 96 TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIV A Costi di Struttura Personale Del Settore Sociale Personale Del Settore Sanitario (Sedi Esistenti) 0,00 € 793.042,00 309.896,00* Costi Totali Del Personale 793.042,00 Costi Per Il Funzionamento (Forfait) Costi Di Informazione (Forfait) Totale Generale € 3.520,00 € 500,00 € 797.062,00 * Il Costo del personale del settore sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto. 97 ALLEGATO 5 "SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA" PROGETTO CONTINUATIVO 98 SPORTELLO AIUTO ALLA FAMIGLIA L’idea è nata dall’esigenza di proseguire e migliorare l’attività dello “Sportello Famiglia” (istituito con i finanziamenti della L. n. 285/97) e determinata dalle valutazioni comparate e complessive dei benefici ad esso connessi. Gli obiettivi che si intendono raggiungere si riferiscono all’area della prevenzione del disagio minorile, attraverso il miglioramento di un servizio di sostegno ai nuclei familiari in situazioni di disagio sociale o economico, che si traduce spesso in un impoverimento dei percorsi di crescita e nell’aumento del rischio di marginalità sociale. Il servizio viene potenziato con l’inserimento di 2 Educatori Professionali con funzioni socio-educative. 1. OBIETTIVI STRATEGICI ♦ Prevenzione del disagio minorile. ♦ Sostegno alla domiciliarietà e supporto ai familiari che assistono minori disabili ♦ Prevenire le istituzionalizzazioni attraverso interventi di sostegno alle famiglie. ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ ♦ Sostegno socio-educativo ai minori a rischio di devianza sociale e ai minori disabili. Miglioramento della qualità del servizio. 2. AZIONI Stabilire protocolli operativi tra servizi Asl-Distretto di Colleferro, Comuni e Distretto Scolastico: Supportare la famiglia nella cura del minore Predisporre progetti personalizzati finalizzati a specifiche esigenze e bisogni Dopo scuola e socializzazione in ambito extrascolastico Verifiche periodiche dell’efficacia e dell’efficienza del servizio svolto. 3. DESTINATARI Minori a rischio di devianza sociale, minori disabili e loro famiglie. 99 4. ENTI COINVOLTI Comuni e/o Consorzi di Comuni, ASL- Distretto Sanitario di Colleferro, Privato Sociale, Distretti Scolastici. 5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO Lo “Sportello aiuto alla Famiglia” verrà organizzato su due Poli: Zona di Montagna e Zona di Pianura (come rilevato nell'analisi del territorio), in continuità con quanto esistente. La Zona di montagna comprende i Comuni di: Carpineto Romano, Gavignano, Gorga, Montelanico e Segni. La Zona di pianura comprende i Comuni di: Artena, Colleferro, Labico e Valmontone. Le Sedi operative sono individuate nei Comuni di Segni (zona di montagna) e di Valmontone (zona di pianura), come nel precedente progetto “Sportello Famiglia (L. n. 285/97). Tali sedi rappresenteranno il luogo deputato per le attività operative ed organizzative del servizio: ricevimento utenza, riunioni, attività amministrativa, archivio. Il Coordinamento del servizio verrà affidato all’Assistente Sociale preposta. Le richieste verranno valutate dall’équipe dell’unità valutativa integrata afferente alla macroarea corrispondente del Servizio Sociale Professionale Distrettuale, con gli operatori sanitari delle UU.OO. ASL interessate al caso. L’équipe così formata, provvede alla programmazione degli interventi attraverso il Piano personalizzato, che rappresenta il momento centrale dell’integrazione tra il sociale ed il sanitario. In relazione agli obiettivi che si vogliono raggiungere con lo “Sportello Aiuto alla famiglia” diventa indispensabile erogare un servizio che preveda un aumento delle ore complessive di assistenza domiciliare ed inserire la figura professionale dell’educatore professionale per qualificare maggiormente gli interventi sul piano socio-educativo. 100 6. PERSONALE PERSONALE DEL SETTORE SOCIALE Personale Enti Locali Previ sti Assistente sociale 1 Assistente domiciliare 3 Educatore Professionale 2 PERSONALE DEL SETTORE SANITARIO Consultori Dir. Psicologi Ass.Sociali Ostetriche Infermiera Amministrativa 5 4 4 1 1 S.T.S.M.R.E.E. Dir.Medico Dir.Psicologo Ass.Sociali Neuropsichiatri Fisioterapisti Logopedisti 1 2 3 2 2 3 7. DURATA DEL SERVIZIO E TEMPI DI ATTUAZIONE Il servizio avrà la durata di un anno e avrà inizio a finanziamento ottenuto. 8. PIANO ANALITICO-FINANZIARIO COSTI STRUTTURA Non è stato individuato il costo di struttura poiché le sedi sono messe a disposizione dai Comuni di Segni e Valmontone. COSTI DEL PERSONALE Figura N. Unità professionale Assistente Sociale 1 Ore settimanali Unitarie 20 Totale ore settimanali Totale ore Annuali 20 Tot Ore annuali Unit. 1040 Assistenti Domiciliari Educatori Professionali 3 20 60 1040 3120 2 25 50 1300 2600 1040 101 Figura N. Unità professionale Totale ore Annuali Tariffa Oraria Assistente Sociale 1 1040 18,30 Tot. costo annuo unit. 19.032,00 Tot. costo annuo Assistenti Domiciliari Educatori Professionali 3 3120 15,20 15.808,00 47.424,00 2 2600 17,11 17.794,00 44.486,00 19.032,00 Totale 113.000,00 (*)La cifra indicata è stata rilevata dal CCNL per i lavoratori delle Cooperative Sociali, anno 2001. FIGURE PROFESSIONALI DEL SETTORE SANITARIO Fermo restando la partecipazione in toto di tutto il personale del Distretto afferente alla progettazione generale di cui si chiede il contributo generale, per la macroarea in oggetto, si prevede la partecipazione delle seguenti figure professionali per un impegno orario pari al: Consultori 20%, STSMREE 40%, del monte ore totali lavorative: CONSULTORI 5 Psicologi 41.314,00 4 Ass.Sociali 19.313,00 4 Ostetriche 19.782,00 1Amministrativo 4.497,00 TOTALE STSMREE 1 Medico 2 Psicologi 3 Ass.Sociali 2 Fisioterapisti 3 Logopedisti 2 Neuropsichiatri 84.906,00 21.853,00 33.051,00 28.969,00 19.313,00 19.313,00 25.045,00 147.544,00 TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIV A Costi di Struttura (Sedi Esistenti) 0,00 Personale Del Settore Sociale Personale Del Settore Sanitario € 113.000,00 232.450,00* Costi Totali Del Personale € 345.450,00 Costi Per Il Funzionamento (Forfait) € 1.500,00 Costi di Informazione (Forfait) € 1.000,00 Totale Generale € 115.500,00 * Il costo del personale sanitario non incide sul totale del finanziamento richiesto. 102 ALLEGATO 6 " INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA" PROGETTO CONTINUATIVO 103 INSERIMENTI LAVORATIVI QUALE ALTERNATIVA AGLI INTERVENTI DI ASSISTENZA ECONOMICA Sono aumentate le famiglie socialmente ed economicamente disagiate e per questo maggiormente esposte ai rischi di precarietà ed esclusione sociale. I problemi più rilevanti derivano dalla mancanza di lavoro o perdita dello stesso, (in particolare per quei soggetti in una età difficilmente ricollocabile o riqualificabile), specie se prolungata nel tempo, ovvero da una occupazione precaria o mal retribuita. I Comuni del Distretto Socio Sanitario del Distretto ormai da diversi anni utilizzano lo strumento dell’inserimento lavorativo quale alternativa all’erogazione del contributo economico. Infatti l’assistenza economica, anche se facente parte di un progetto globale di Intervento al nucleo familiare, non sempre si rivela risolutiva con rischio di marginalità e radicalizzazione del problema. Di contro l’inserimento lavorativo di un membro appartenente ad un nucleo familiare disagiato, attiva l’utente, gli restituisce dignità sociale e lo rende direttamente partecipe al progetto di cambiamento e di autonomia. L’impegno in una attività lavorativa ed il far parte di un gruppo di lavoro forniscono quegli stimoli necessari per una rivalutazione delle proprie capacità. In tal modo l’assistenza economica diviene non “il fine” del rapporto tra l’utente e il Servizio Sociale, ma il mezzo per raggiungere obiettivi di promozione della persona. 1. OBIETTIVI STR ATEGICI - il miglioramento delle possibilità di inserimento lavorativo dei gruppi più vulnerabili sul piano economico e sociale; - il coinvolgimento di Enti, Cooperative, Consorzi, Aziende Private, agenti sul Territorio del Distretto, Centro per l’Impiego; 104 - L’aumento del numero di soggetti che usufruiscano degli strumenti a disposizione, con conseguente diminuzione dei nuclei familiari disagiati. - Messa in rete al fine di incrociare domanda e offerta, con il Centro d’impiego. 2. PROGRAMMA D’INTERVENTO L’intervento richiede un’alta complessità progettuale a fronte di una buona ricaduta in termini di qualità della vita dei soggetti coinvolti e di costi per il servizio relativamente bassi. Per ottenere tale risultato è necessario realizzare nuovi protocolli d’intesa (l’ultimo risale al 1997), che coinvolgano l’Ente promotore e i possibili partner Pubblici o privati, disponibili in base ad un’attenta indagine territoriale, come già in atto tra il Centro per l’Impiego di Colleferro e il Dipartimento di Salute Mentale- ASL RMG. Tali protocolli vengono utilizzati quali strumenti per la realizzazione di Corsi di Formazione professionale/acquisizione di competenze, Tirocini di Lavoro, Inserimenti Lavorativi Protetti, Borse di Lavoro. Tempi di attuazione I Tempi di realizzazione del progetto sono previsti in un anno di lavoro a decorrere dalla data di erogazione del finanziamento. Gli interventi già in atto saranno proseguiti con contributi già erogati dalla Regione o dai singoli Comuni attraverso l’ex DPR 616 del 1977 e il Reg. Regionale 03 Febbraio 2000 n° 1. 3. DESTIN ATAR I Fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale: - Soggetti a recupero di dipendenze ( droga, alcool); - Disagiati psichici e fisici; - Soggetti con svantaggio socio-economico; - Ex detenuti. 4. BENEFICI ATTESI 105 Gli inserimenti lavorativi in corso, realizzati attraverso una stretta collaborazione tra Servizi ASL, Enti Locali ed il Centro per L’Impiego. Si prevede di privilegiare le fasce di popolazione a rischio di esclusione sociale che ad oggi non hanno usufruito di tale opportunità. Si prevede il mantenimento dei 50 inserimenti lavorativi, così come per la prima annualtià. 5. ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZO Il progetto sarà reso operativo dall'équipe multidisciplinare distrettuale costituita da 2 assistenti sociali ( di cui 1 assistente sociale della ASL e l’altra proveniente da uno degli Enti Locali del Distretto). Tale équipe avrà il compito di: ♦ acquisire le domande con annessi progetti individuali sviluppati a priori dai singoli Servizi Sociali; ♦ quantificare i tempi di realizzazione dell’impegno lavorativo e relativa retribuzione; ♦ individuare della struttura produttiva accogliente e relativo tutor; ♦ Valutazione in itinere con i referenti interessati; ♦ Orientamento lavorativo del servizio e distacco graduale dell’utenza dal servizio; ♦ Verifica finale e valutazione del progetto. 6. MEZZI E STRUMENTI PER LA REALIZZAZIONE DEGLI INTERVENTI Valutata positivamente la metodologia degli interventi dal punto di vista qualitativo ma non sufficiente dal punto di vista quantitativo, si intende potenziare lo spettro d’azione degli strumenti di seguito elencati: ♦ Corsi di formazione professionale/Acquisizione di competenze: ♦ Finanziati attualmente dalle Regioni, dal Fondo Sociale Europeo e dal Ministero del Lavoro, sono finalizzati all’acquisizione di conoscenze e competenze professionali con particolare riferimento alle qualifiche richieste dal mercato del Lavoro. ♦ Tirocini di Lavoro. 106 E’ il “Servizio Stages” offerto dal Centro per l’impiego ed è regolato dal Decreto del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale n° 142 del 25/03/1998. L’utente viene avviato al Tirocinio dopo un’attenta ricerca da parte del Servizio Sociale Territoriale delle possibili Aziende ospitanti e di una verifica delle attitudini personali. Viene operato un raccordo fra la domanda e la relativa offerta di tirocinio lasciando interagire gli Utenti con le Agenzie per il lavoro. ♦ Inserimenti Lavorativi Protetti. Presso Laboratori di Coop. Sociali, Enti pubblici, Consorzi. Borse Lavoro. Già in atto presso i singoli comuni sulla base di Fondi regionali e provinciali. Gli utenti vengono inviati con segnalazioni nominative da parte dei singoli Servizi Sociali. ♦ 7. ENTI COINVOLTI Al fine del coinvolgimento e collocamento dei destinatari dell’intervento i Comuni, il Distretto Sanitario, le Aziende, Consorzi e Cooperative sono stati individuati come sedi di lavoro previa sottoscrizione dei succitati protocolli d'intesa . 107 8. PIANO AN ALITICO-FIN ANZIARIO COSTI DI STRUTTURA Non è stato individuato poiché gli operatori lavorano nelle sedi di appartenenza COSTI DEL PERSONALE A seguito del fatto che, i progetti individuali verranno elaborati dall’èquipe dell’unità valutativa multidisciplinare integrata afferente alla corrispondente macroarea del Servizio Sociale Professionale Distrettuale che comprende anche gli operatori ASL, il costo del personale non incide sul totale del finanziamento richiesto. TABELLA DEI COSTI RIEPILOGATIVA n° Utenti previsti Retribuzione Mensile (per singolo utente) 25 € 258,00 Durata del Contributo (mesi) Spesa Totale* 12 € 77.400,00 * Tale importo è stato calcolato considerando che del totale di 50 Utenti previsti, n° 25 sono retribuiti attraverso contributi erogati dalla Regione e dai singoli Comuni ex. DPR 616/77 e Regol. Reg. 3/02/2000 n°1, mentre la restante parte sarà retribuita con il finanziamento richiesto, con le modalità indicate in tabella. 108 ALLEGATO 7 "POLO AFFIDI" PROGETTO CONTINUATIVO 109 POLO AFFIDI COS’E’ L’AFFIDAMENTO: obiettivi e finalità L’affidamento eterofamiliare, nello spirito della legge 184/83, e l’affido giudiziale, disposto dal Tribunale per i Minorenni (art.330 cc. e seguenti), possono essere una risposta a situazioni di disagio che potrebbero comportare un rischio per i minori. L’art. 2 della legge 184/83 afferma : il minore che “sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, può essere affidato ad un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, o ad una persona singola..... in alternativa al ricovero presso strutture residenziali. L’affidamento etero-familiare non ha l’obiettivo di sostituire definitivamente i genitori naturali del minore, ma piuttosto di affiancarli nella loro difficile situazione per permettere loro di superare le momentanee difficoltà e recuperare il ruolo genitoriale. Tali interventi presuppongono una valutazione che preveda la recuperabilità della famiglia d’origine e/o l’importanza del mantenimento dei rapporti con i genitori. LE PARTI COINVOLTE I protagonisti sono:il minore, la famiglia di origine, la famiglia affidataria. I Servizi coinvolti sono: i Servizi territoriali, i Servizi poli Affidi, l’Autorità Giudiziaria. ATTIVAZIONE SERVIZIO POLO AFFIDI BACINO DI UTENZA Il progetto riguarda i Comuni dei Distretti di Palestrina, Subiaco e Colleferro per un bacino di utenza complessiva di 162.588 abitanti (al 31.12.97). 110 SOGGETTI ISTITUZIONALI COINVOLTI nel presente progetto Il progetto operativo del Distretto di Colleferro vede coinvolti i seguenti soggetti istituzionali firmatari del Protocollo d’Intesa : i Comuni di Artena, Carpineto, Colleferro, Gavignano, Gorga, Labico, Montelanico, Segni e Valmontone, la Provincia di Roma e l’Azienda USL RM G. il Comune di Valmontone è stato individuato come Comune Capofila. FUNZIONI DEL POLO AFFIDI Un Istituto complesso come quello dell’affidamento familiare richiede pertanto, un’organizzazione e linee di indirizzo volte a generalizzare ed omogeneizzare i criteri e le metodologie di intervento, oltre che un alto livello di preparazione professionale degli operatori. A tal fine appare opportuna la costituzione di una struttura centralizzata, quale il Polo Affidi, che - svolga funzioni di promozione contribuendo a creare una cultura dell’affido; attui iniziative di sensibilizzazione e publicizzazione volte al reperimento di famiglie affidatarie; - accolga, valuti e formi le persone e le coppie disponibili all’affidamento familiare; - esamini le segnalazioni dei minori. In collaborazione con i servizi territoriali, per scegliere la famiglia più idonea a quella situazione; - gestisca ed aggiorni una banca dati sulle famiglie, sugli affidi in corso e sui minori istituzionalizzati; - promuova per gli operatori spazi per la formazione, l’aggiornamento e la supervisione ; - stabilisca un rapporto di collaborazione con le realtà di volontariato presenti nel territorio; I Servizi Territoriali ( Servizio Sociale Comunale o della Azienda USL dove manchi) mantengono proprie funzioni quali: 111 - esprimere una valutazione psico-sociale approfondita della situazione familiare, -formulare una proposta di progetto mirato in cui siano specificati gli obiettivi a breve, medio e lungo termine; -individuare le caratteristiche necessarie di una famiglia affidataria; -seguire lo svolgimento dell’affidamento familiare. PERSONALE Le figure professionali previste sono psicologi ed assistenti sociali, individuate tra gli operatori già in servizio presso gli Enti territoriali e formalmente incaricate con relativo impegno orario dai rispettivi enti di appartenenza. L’equipe è composta da due psicologi incaricati dalla Azienda USL RM/G e da tre assistenti sociali di cui due incaricati dai Comuni ed uno dalla Provincia. Nell’attuale situazione l’USL RM/G ha messo a disposizione, oltre agli psicologi, anche un’assistente sociale. Ogni operatore partecipa con una quota oraria di sei ore settimanali suddivise in due giornate. Il personale rimarrà in servizio presso il Polo Affidi per la durata di due anni. Per garantire la continuità degli interventi la sostituzione del personale dovrà avvenire gradualmente in accordo con gli operatori. Si potrà in futuro ipotizzare la possibilità di prevedere l’assunzione di una sola assistente sociale per un monte orario di 20 ore settimanali, attraverso incarichi a tempo determinato (convenzioni ecc.) SEDE E’ stata individuata come sede una stanza presso la AUSL di Palestrina in Via Porta S. Martino utilizzata anche per il GIL Adozioni. Alcuni interventi di sensibilizzazione e promozione verranno realizzati presso i Comuni della zona nelle sedi di volta in volta individuate come più idonee. 112 ATTIVITA’ POLO AFFIDI: Campagna pubblicitaria di sensibilizzazione sull’affidamento Si attueranno: -cicli di incontri pubblici sul tema (relazioni, conversazioni guidate, comunicazioni di esperienze ) in diversi comuni con esperti nel settore e con associazioni e rappresentanti di famiglie che hanno esperienza di affidamenti; -trasmissioni radiofoniche; -affissioni di locandine nelle sedi di servizi pubblici o più frequentati dal pubblico; -depliant informativi sul tema con scheda di disponibilità; -intervento di sensibilizzazione nelle scuole ai bambini e ai ragazzi nell’ambito del più ampio discorso della solidarietà attraverso un concorso grafico-pittorico e un convegno finale. Selezione e formazione famiglie Attraverso: -assemblee mirate di sensibilizzazione e di informazione sulla realtà dello affidamento familiare; -avvio colloqui individuali e di gruppo; -brevi corsi di informazione / formazione per gruppi di coppie e di singole persone che abbiano già dichiarato la propria disponibilità; -valutazione idoneità e verifica finale disponibilità; -predisposizione banca dati famiglie o singole persone affidatarie. Formazione permanente degli operatori E’ prevista la realizzazione di corsi di aggiornamento permanente del personale e l’attivazione di cicli di supervisione per gli operatori dei servizi territoriali, a cura di personale specialistico esterno. 113 LIVELLI DI RESPONSABILITA’ Così come previsto dall’art. 10 del Protocollo d’Intesa Generale ai seguenti organi spetta al Coordinamento tecnico-politico - dettare le linee di indirizzo politico del Polo Affidi; - formalizzare atti ed impegni di spesa; - procedere a verifiche parziali e finali sulla qualità d’intervento; Coordinamento tecnico-scientifico - acquisire trimestralmente dal servizio sociale del Comune capofila le informazioni riguardanti l’attuazione del progetto operativo; - riferire semestralmente agli Enti istituzionali sull’attività svolta dal Polo Affidi; - mantenere costanti e periodici contatti con gli operatori del Polo Affidi per verificare gli obiettivi raggiunti e le difficoltà emerse. IMPEGNI DEI SOGGETTI COINVOLTI NEL PROGETTO I Comuni, firmatari del protocollo d’intesa ed aderenti al progetto si impegnano, in forma associata, a mettere a disposizione del Servizio Polo Affidi: - personale tecnico, o con proprio personale, secondo impegni orari e modalità previsti dal progetto o con l’assunzione di un assistente sociale a convenzione; - risorse economiche per: 1) acquisire strumentazione varia, 2) garantire la gestione ordinaria dei locali, 3) realizzare la campagna pubblicitaria. Gli Enti locali, così come previsto dall’art. 80 della legge 184/83, dovranno garantire le provvidenze economiche a favore degli affidatari, affinché l’affidamento familiare 114 stesso, si possa fondare sulla disponibilità e l’idoneità all’accoglienza indipendentemente dalle condizioni economiche. Dovranno inoltre approvare il Regolamento del Servizio Polo Affidi che definisca le qualità, le procedure dell’intervento i ruoli, le competenze, e le funzioni dei vari settori e dei soggetti coinvolti. Il Comune Capofila di questo progetto (Valmontone) si impegna a: - gestire per conto di tutti i soggetti, i fondi messi a disposizione del progetto Polo Affidi, secondo le indicazioni e le priorità impartite dai suddetti soggetti, - mettere in atto tutte le disposizioni amministrative necessarie per l’avvio e la gestione del Polo Affidi; - predisporre i progetti e le richieste di finanziamento per attivare fondi regionali, statali, ecc.; - stipulare convenzioni e collaborazioni con Enti necessarie per realizzare le finalità del progetto; La Provincia di Roma si impegna a: - favorire l’aggiornamento del personale con l’organizzazione di momenti formativi; - mettere a disposizione personale tecnico (un assistente sociale) secondo l’impegno orario del progetto; - attrezzare la sede del Polo Affidi di arredamenti e di strumenti di informatizzazione utilizzando i fondi già deliberati: La Azienda Unità Sanitaria Locale si impegna a: - mettere a disposizione proprio personale tecnico ( due psicologi) secondo gli impegni orari del progetto ed attualmente anche una assistente sociale; - mettere a disposizione i locali della sede, nonché la loro manutenzione ordinaria, la pulizia, il riscaldamento e la fornitura di energia elettrica. ANALISI E COSTI DEL PROGETTO per i Comuni I seguenti costi verranno ripartiti tra i Comuni, la Provincia e secondo le proprie 115 possibilità, alla Azienda USL RM G. Per l’avvio del Polo Affidi e per il primo anno di attività, i Comuni, in attesa di avanzare richiesta di finanziamenti ad altri Enti istituzionali, si sono impegnati a coprire le seguenti spese suddivise per ciascun comune in proporzione al numero degli abitanti. Si precisa che le spese per l’avvio e per la gestione annuale sono state ripartite tra i tre distretti che partecipano al progetto. Spese per l’attivazione del polo (pari ad 1/3 della spesa totale ) - Arredi (scrivanie, sedie, sedie per riunioni, libreria, mobile porta computer) Lire 3.000.000 pari a € 1.550,00 - Attrezzature (fotocopiatrici, fax, computer, stampante, segreteria telefonica e fotocopiatrice) Lire 4.000.000 pari a € 2.066,00 Spese di gestione annuali (pari ad 1/3 della spesa totale) - Telefono Lire 700.000 pari a € 361,00 - Cancelleria e materiali di consumo Lire 1.300.000 pari a € 671,00 Campagna di sensibilizzazione e pubblicizzazione (a totale carico di ogni singolo distretto) -Realizzazione e affissione manifesti, locandine, depliant Lire 6.000.000 pari a € 3.099,00 -Campagna di sensibilizzazione presso le scuole, concorso per i bambini e convegno Lire 5.000.000 pari a € 2.582,00 -Assemblee e convegni, trasmissioni radiofoniche, consulenze esterne, ecc: Lire 4.000.000 pari a € 2.066,00 ____________ TOTALE Lire 24.000.000 pari a € 12.395,00 L’impegno economico per i Comuni di questo Distretto per la realizzazione del Polo 116 Affidi di Palestrina è di Lire 24.000.000 (€ 12.395,00). Si precisa che, nel presente Piano di Zona, anno 2002, il progetto è presentato a costo zero in quanto il Comune di Valmontone capofila del progetto nel Distretto di Colleferro, ha a disposizione € 10.329,00, somma utilizzabile a finanziare la presente annualità. 117