Cãlãtorie în arta italianã 1950-80 O SUTà DE OPERE DIN COLECÞIA FARNESINA Viaggio nell’Arte Italiana Cãlãtorie în Arta Italianã 1950-80 Cento opere dalla Collezione Farnesina O sutã de opere din Colecþia Farnesina a cura di Maurizio Calvesi coordonare Maurizio Calvesi Ministero degli Affari Esteri Ambasciata d’Italia in Romania MASSIMO D’ALEMA DANIELE MANCINI Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri Ambasciatore GIAMPAOLO MASSOLO Segretario Generale SIRO PEPPOLONI Coordinatore eventi culturali ANTONIO ZANARDI LANDI Vice Segretario Generale Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale GHERARDO LA FRANCESCA Direttore Generale ELIO MENZIONE Istituto Italiano di Cultura “Vito Grasso” ALBERTO CASTALDINI Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Italia Vice Direttore Generale e Coordinatore Unità Collezione Farnesina Ufficio II MAURO MARSILI Capo Ufficio Museo Nazionale Brukenthal Sibiu Museo di Storia - Casa Altemberger MASSIMO SCARINGELLA SABIN ADRIAN LUCA DANIELE ONORI Direttore Generale Responsabile Ufficio Cultura Ambasciata d’Italia a Sarajevo Unità Collezione Farnesina CONCETTA BRANCIAMORE ISABELLA CELATA FEDERICA GEGNACORSI PASQUALE RENZI MASSIMILIANO SILVESTRI Museo Nazionale di Arte Contemporanea Bucarest MIHAI OROVEANU Direttore Generale RUXANDRA BALACI Direttore Artistico Sibiu, Museo Nazionale Brukenthal, Museo di Storia - Casa Altemberger 28 settembre - 21 ottobre 2007 Bucarest, Museo Nazionale di Arte Contemporanea (MNAC) 7 novembre - 2 dicembre 2007 L’edificio della Farnesina, così denominato nel ricordo di un antico possedimento della famiglia Farnese, è stato progettato negli anni Trenta dagli architetti, di scuola piacentiniana, Del Debbio, Foschini e Morpurgo. Ma è solo alla fine del 1959 che si completa la costruzione del monumentale edificio, adibito a sede del Ministero degli Affari Esteri, le cui dimensioni sfidano quelle della Reggia di Caserta. Dopo un primo importante nucleo di opere d’arte, acquisite a seguito di concorso pubblico negli anni ’60, fu evidente che gli ambienti architettonici del palazzo si prestavano ad accogliere e valorizzare adeguatamente le opere dei più grandi artisti italiani dell’ultimo secolo. Nacque così una collezione che vanta oggi un consistente numero di capolavori di artisti italiani dal Futurismo ai nostri giorni e che copre esattamente un arco di tempo di cento anni, da un’opera di Boccioni del 1906 a quelle datate 2006. Si è voluto così sottolineare l’importanza attribuita all’arte figurativa e alla cultura italiana nel più ampio contesto della nostra politica estera. L’arte italiana presenta oggi una triplice valenza sotto il nostro profilo internazionale: è espressione di un’identità inconfondibile; è un nostro contributo alla costruzione dell’Europa; è infine un veicolo di comunicazione e di dialogo che consente agli altri popoli di approfondire la conoscenza della nostra storia e della nostra cultura. Le opere che la Farnesina ospita esprimono dunque la nostra identità, confermano la vitalità e la creatività della nostra cultura e nel contempo creano ponti ed occasioni di confronto, favorendo la nostra disponibilità all’accoglienza e all’integrazione di nuovi contributi provenienti da altri Paesi. L’arte è, infatti, per sua natura aperta alle contaminazioni e ad influenze reciproche, che utilizza e trasforma in un positivo processo di crescita. Clãdirea Farnesina, denumitã astfel în amintirea unei vechi proprietãþi a familiei Farnese, a fost proiectatã în anii ‘30 de arhitecþii Del Debbio, Foschini e Morpurgo, aparþinând ªcolii din Piacenza. Dar abia la sfârºitul anului 1959 este definitivatã monumentala construcþie, destinatã sã gãzduiascã sediul Ministerului Afacerilor Externe, ale cãrui dimensioni le sfideazã pe cele ale Palatului Regal de la Caserta. Dupã un prim grup de opere de valoare, achiziþionate în urma unui concurs public în anii ‘60, a devenit evident faptul cã structura arhitectonicã a palatului se preta pãstrãrii ºi valorificãrii adecvate a operelor celor mai importanþi artiºti italieni din ultimul secol. Astfel ia naºtere o colecþie care se mândreºte astãzi cu un mare numãr de capodopere realizate de artiºti italiani, începând de la Futurism pânã în zilele noastre, ºi care acoperã un interval de timp de o sutã de ani, de la o operã a lui Boccioni din anul 1906 pânã la opere datate 2006. S-a dorit astfel sã se sublinieze importanþa atribuitã artei figurative ºi culturii italiene în cel mai amplu context al politicii noastre externe. Arta italianã prezintã astãzi o triplã valoare la nivel internaþional: este expresie a unei identitãþi inconfundabile; este o contribuþie a noastrã la construcþia Europei; ºi este un mijloc de comunicare ºi de dialog care le permite altor popoare sã aprofundeze cunoaºterea istoriei ºi culturii noastre. Operele pe care le pãstreazã Palatul Farnesina exprimã, aºadar, identitatea noastrã, confirmã vitalitatea ºi creativitatea culturii noastre ºi, în acelaºi timp, creeazã punþi ºi ocazii de comparaþie, favorizând disponibilitatea noastrã de a primi ºi de a integra noile contribuþii ale altor þãri. Arta este de altfel, prin natura sa, deschisã contaminãrilor ºi influenþelor reciproce, pe care le utilizeazã ºi le transformã într-un proces de dezvoltare pozitivã. MASSIMO D’ALEMA Vice Presidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri MASSIMO D’ALEMA Vicepreºedinte al Consiliului de Miniºtri ºi Ministru al Afacerilor Externe Nei sei anni trascorsi dalla sua creazione, la Collezione Farnesina, voluta dall’allora Segretario Generale Umberto Vattani con lungimiranza ed energia straordinarie, ha acquistato una crescente importanza e visibilità, per poi essere aperta al pubblico romano in occasione della “Notte Bianca” del 9 settembre 2006. Oltre 200 opere tra dipinti, sculture, mosaici ed installazioni, tutte affidate in comodato al Ministero degli Affari Esteri e selezionate grazie alla curatela scientifica del Professor Maurizio Calvesi, forniscono un panorama rappresentativo dell’arte italiana del XX secolo. Questo aspetto particolare della nostra cultura è tuttora meno noto, all’estero, rispetto ai grandi momenti della nostra tradizione artistica, dalla rivoluzione giottesca ai fasti del Rinascimento e all’esuberanza vitale del Barocco. Per questa ragione, il Ministero degli Affari Esteri intende avvalersi della Collezione Farnesina come strumento di fondamentale importanza della sua politica culturale verso l’estero, inteso a diffondere nel mondo una conoscenza più approfondita delle correnti e degli artisti italiani più significativi dell’ultimo secolo, ed in particolare dei decenni successivi al secondo conflitto mondiale: ossia, di un’arte che riflette il tumultuoso e spesso contraddittorio processo di crescita della società italiana uscita dalla tragedia della guerra. In tale ottica, due primi momenti significativi sono consistiti, nel 2005, in una mostra di 52 opere, provenienti dalla Collezione, allestita in India, a New Delhi e Mumbai; ed in una mostra di 62 opere di artisti rappresentati nella Collezione, organizzata a Belgrado. Entrambi gli eventi hanno riscosso un successo lusinghiero, tale da indurci ora a rilanciare l’iniziativa su scala più vasta e con maggiore sistematicità. È infatti in avanzata fase În cei ºase ani care au trecut de la crearea sa, Colecþia Farnesina, doritã, cu o viziune ºi o energie extraordinare, de Secretarul General de atunci, Umberto Vattani, a crescut în importanþã ºi în vizibilitate, fiind deschisã publicului de la Roma cu ocazia “Nopþii Albe” de 9 septembrie 2006. Peste 200 de opere, între care picturi, sculpturi, mozaicuri ºi instalaþii, toate încredinþate în comodat Ministerului Afacerilor Externe ºi selectate graþie coordonãrii ºtiinþifice a profesorului Maurizio Calvesi, oferã o privire panoramicã asupra artei italiene din secolul XX. Acest aspect al culturii noastre este încã mai puþin cunoscut în strãinãtate decât marile momente ale tradiþiei noastre artistice, de la revoluþia lui Giotto la fastul Renaºterii ºi la exuberanþa vitalã a Barocului. Din acest motiv, Ministerul Afacerilor Externe intenþioneazã sã fructifice Colecþia Farnesina ca instrument fundamental al politicii sale culturale în afara þãrii, cu scopul de a favoriza o cunoaºtere mai aprofundatã la nivel internaþional a curentelor ºi artiºtilor italieni cei mai reprezentativi din ultimul secol, ºi în special din deceniile de dupã cel de-al doilea rãzboi mondial: mai exact, cunoaºterea unei arte ce reflectã procesul tumultos ºi adesea contradictoriu de dezvoltare a societãþii italiene care depãºise tragedia rãzboiului. Din acest punct de vedere, douã dintre primele momente semnificative au fost, în 2005, o expoziþie de 52 de opere aparþinând colecþiei, prezentatã în India, la New Delhi ºi Mumbai; ºi o expoziþie de 62 de opere organizatã la Belgrad. Ambele evenimente au avut un succes deosebit, care ne-a determinat sã relansãm iniþiativa pe o scarã mai amplã ºi într-un mod mai sistematic. Se aflã, de altfel, în plinã di progettazione una mostra itinerante di opere d’artisti della Collezione Farnesina, destinata a circolare in diverse aree geografiche che riteniamo di prioritaria importanza per la promozione della cultura italiana: un programma che potrà contare sull’impegno della nostra rete diplomatica, consolare e degli Istituti Italiani di Cultura, e per il quale cerchiamo di stabilire utili sinergie con altre Istituzioni italiane e con il settore privato. Un fondamentale strumento per diffondere la conoscenza della Collezione Farnesina è ovviamente rappresentato dal catalogo. La sua prima edizione, risalente al 2001 (dal titolo “Artisti italiani del XX secolo alla Farnesina”), è ormai da tempo completamente esaurita. Abbiamo quindi ritenuto opportuno promuovere una nuova edizione del catalogo, aggiornata nei contenuti e resa più attraente nella veste editoriale. La sua diffusione – sia approfittando delle visite e degli incontri internazionali dei protagonisti della nostra politica estera, sia garantendo la sua distribuzione ad Ambasciate, Consolati ed Istituti di Cultura – contribuirà indubbiamente a valorizzare nella giusta misura la Collezione Farnesina, facendone apprezzare da un pubblico sempre più ampio il valore e le finalità. Vorrei infine rivolgere un caloroso ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del presente catalogo, a cominciare dal Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio, il cui generoso apporto ha avuto a tal fine un’importanza decisiva. desfãºurare proiectul unei expoziþii itinerante ce include opere aparþinând artiºtilor din Colecþia Farnesina, care va circula în diferite zone geografice considerate prioritare pentru promovarea culturii italiene: un program în care se va implica reþeaua noastrã diplomaticã, consularã ºi Institutele Italiene de Culturã, ºi pentru care încercãm sã stabilim sinergii utile ºi cu alte instituþii italiene, precum ºi cu sectorul privat. Un instrument fundamental pentru a face cunoscutã Colecþia Farnesina este desigur catalogul. Prima sa ediþie, din 2001 (cu titlul “Artiºti italieni din secolul XX la Farnesina”), este epuizatã deja de multã vreme. Am considerat, aºadar, oportun sã promovãm o nouã ediþie a catalogului, actualizatã din punctul de vedere al conþinutului ºi mai atractivã din punct de vedere editorial. Distribuirea sa – fie profitând de vizitele ºi de întâlnirile internaþionale ale protagoniºtilor politicii noastre externe, fie prin intermediul Ambasadelor, Consulatelor ºi Institutelor de Culturã – va contribui fãrã îndoialã la valorificarea Colecþiei Farnesina în modul cel mai adecvat, determinând un public tot mai larg sã aprecieze valoarea ºi finalitatea acesteia. Aº vrea sã adresez, în încheiere, mulþumiri cãlduroase tuturor celor care au contribuit la realizarea acestui catalog, începând cu Departamentul Publicaþii al Preºedinþiei Consiliului de Miniºtri, al cãrui aport generos a avut o importanþã decisivã. GHERARDO LA FRANCESCA Direttore Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale Ministero degli Affari Esteri GHERARDO LA FRANCESCA Director General pentru Promovarea ºi Cooperarea Culturalã Ministerul Afacerilor Externe Creata nel 2000 la Collezione Farnesina ha via via acquisito una crescente importanza e visibilità in Italia e, in questi ultimi due anni, anche all’estero. Composta da oltre 200 opere tra dipinti, sculture, mosaici ed installazioni, selezionate con la curatela scientifica del Prof Maurizio Calvesi, tutte affidate in comodato al Ministero degli Affari Esteri italiano, la Collezione riflette la ricchezza della progettualità artistica italiana della seconda metà del XX secolo. La grande varietà di tecniche espressive e l’illimitato orizzonte di visioni nell’opera degli artisti che fanno parte della Collezione compongono un aspetto della cultura italiana tuttora meno noto nel mondo, che pure riconosce al nostro Paese una primazia nell’ambito della grande tradizione artistica dei secoli passati. E’ questa una delle ragioni che hanno portato alla realizzazione di questo progetto: un viaggio guidato nella cultura italiana degli anni più dinamici della seconda metà del Novecento attraverso l’opera di artisti contemporanei che colgono con le loro visioni i fenomeni che attraversano la nostra società, con le esaltazioni e le ferite del tempo via via sempre più permeato di tecnologia. Testimoni ed interpreti di spinte verso scenari futuri, di immersioni a volte nostalgiche a volte tragiche negli accadimenti quotidiani. La Collezione Farnesina è divenuto pertanto uno strumento di fondamentale importanza della politica culturale del Ministero degli Affari esteri italiano intesa a diffondere nel mondo una conoscenza più approfondita della società italiana contemporanea attraverso i movimenti e gli artisti più significativi che si sono espressi nel secondo dopoguerra. Tale è l’ottica di questa mostra itinerante, che propone 100 opere della Collezione Farnesina, organizzata e fatta circolare nei Paesi di prioritaria importanza per la promozione della cultura italiana, tra i quali la Romania, alla quale ci legano importanti momenti della nostra storia antica e più recente e con la quale, nel favorire il suo ingresso nella UE, abbiamo inteso riconoscere, confermare e rafforzare antichi vincoli economici, sociali e culturali. Il catalogo che accompagna la Mostra – assai ben curato nella sua veste editoriale – è stato concepito come complemento volto a valorizzare la Collezione e farne conoscere ad un più vasto pubblico il valore e le finalità. Ringrazio il Museo Brukenthal di Sibiu, nella persona del Direttore Generale Prof. Sabin Adrian Luca, così come il MNAC di Bucarest, nelle persone del D.G. Mihai Oroveanu e della Direttrice Artistica Ruxandra Balaci per ospitare la Mostra e per l’impegno e la fattiva partecipazione alla sua organizzazione in Romania che quest’anno si trova nella felice coincidenza di avere in Sibiu e Bucarest due splendide capitali della cultura europea. Creatã în 2000, Colecþia Farnesina a dobândit treptat o importanþã ºi o vizibilitate crescândã în Italia, iar în aceºti ultimi doi ani, ºi în strãinãtate. Compusã din peste 200 de opere, printre care picturi, sculpturi, mozaicuri ºi instalaþii, alese graþie coordonãrii ºtiinþifice a profesorului Maurizio Calvesi, încredinþate în comodat Ministerului Afacerilor Externe al Italiei, Colecþia reflectã bogãþia iniþiativelor artistice italiene din a doua jumãtate a secolului XX. Marea varietate de tehnici expresive ºi orizontul nelimitat de viziuni în opera artiºtilor care fac parte din Colecþie, compun un aspect al culturii italiene care este încã puþin cunoscut în lume, þãrii noastre fiindu-i totuºi recunoscut primatul în ceea ce priveºte marea tradiþie artisticã a veacurilor trecute. Acesta este unul din motivele care au dus la realizarea acestui proiect: o cãlãtorie ghidatã în cultura italianã din cei mai dinamici ani din a doua jumãtate a secolului XX prin intermediul operei artiºtilor contemporani care, prin viziunea lor, surprind fenomenele din societatea noastrã, cu exaltãrile ºi rãnile timpului din ce în ce mai îmbibat de tehnologie. Ei sunt martori ºi interpreþi ai unor tendinþe spre scenarii viitoare, ai unor cufundãri când nostalgice, când tragice, în întâmplãrile cotidiene. Colecþia Farnesina a devenit un instrument de o importanþã fundamentalã în politica culturalã a Ministerului Afacerilor Externe al Italiei, politicã ce urmãreºte cunoaºterea mai aprofundatã a societãþii italiene contemporane prin intermediul miºcãrilor ºi artiºtilor celor mai semnificativi din perioada de dupã cel de-al doilea rãzboi mondial. Aceasta este optica acestei expoziþii itinerante, care propune 100 de opere din Colecþia Farnesina, organizatã ºi prezentatã în þãri cu o importanþã primarã pentru promovarea culturii italiene, printre care ºi România, de care ne leagã momente importante ale istoriei noastre antice, dar ºi mai recente, ºi cu care, în scopul favorizãrii intrãrii sale în UE, am ales sã recunoaºtem, sã confirmãm ºi sã întãrim vechile legãturi economice, sociale ºi culturale. Catalogul care însoþeºte expoziþia – ce se bucurã de o atenþie deosebitã în ceea ce priveºte grafica – a fost conceput ca o completare care sã punã mai bine în luminã Colecþia ºi sã aducã la cunoºtinþa unui public mai vast, valoarea si scopul acesteia. Mulþumesc Muzeului Brukenthal din Sibiu, în persoana Directorului General, Profesorul Sabin Adrian Luca, ºi de asemenea Muzeului Naþional de Artã Contemporanã din Bucureºti, în persoanele Directorului General Mihai Oroveanu ºi Directoarei Artistice Ruxandra Balaci, pentru gãzduirea expoziþiei ºi pentru implicarea ºi participarea activã la organizarea acesteia în România care în acest an, ca o fericitã coincidenþã, are atât Sibiul cât ºi Bucureºtiul în postura de splendide capitale ale culturii europene. DANIELE MANCINI Ambasciatore d’Italia a Bucarest DANIELE MANCINI Ambasadorul Italiei la Bucureºti La cultura italiana, il suo straordinario patrimonio artistico, sono parte costitutiva dell’identità del nostro popolo, all’interno di un millenario quadro: quello della civiltà europea. Per questo l’azione culturale del Ministero degli Affari Esteri, attraverso gli Istituti Italiani di Cultura operativi nel mondo, non può prescindere dalle più alte espressioni figurative del nostro patrimonio storico e culturale. Ecco dunque che la prestigiosa mostra dedicata alla Collezione della Farnesina, che la Romania ospita a Sibiu, Capitale europea della cultura 2007, e a Bucarest, capitale da sempre particolarmente attenta al messaggio e alla sperimentazione delle arti, costituisce il più prestigioso biglietto da visita del nostro Paese in questa nazione a noi così vicina. Cento opere tra dipinti, sculture, mosaici ed installazioni, selezionate dallo storico dell’arte Maurizio Calvesi, forniscono all’attento pubblico romeno un rappresentativo prospetto dell’arte italiana del XX secolo. I protagonisti dei movimenti affermatisi tra gli anni Cinquanta e Ottanta, presenti nella Collezione Farnesina, offriranno ai visitatori uno spaccato della sensibilità del mondo artistico italiano nel secolo appena concluso, e attraverso l’espressività degli artisti protagonisti della seconda metà del Novecento una sorta di intimo ritratto dell’anima creativa dell’Italia nel Dopoguerra, periodo di grande crescita sociale ed economica segnato allo stesso tempo da difficili prove. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa straordinaria mostra. Cultura italianã, patrimoniul sãu artistic deosebit, sunt parte integrantã a identitãþii poporului nostru, în cadrul milenar al civilizaþiei europene. Din acest punct de vedere, acþiunea culturalã a Ministerului Afacerilor Externe, prin intermediul Institutelor Italiene de Culturã active în întreaga lume, nu poate face abstracþie de cele mai înalte expresii figurative ale patrimoniului nostru istoric ºi cultural. Iatã cã aceastã prestigioasã expoziþie dedicatã Colecþiei Farnesina, pe care România o gãzduieºte la Sibiu, Capitalã europeanã a culturii în 2007, ºi la Bucureºti, o capitalã dintotdeauna atentã la mesajul ºi la experimentarea artisticã, constituie cea mai prestigioasã carte de vizitã a þãrii noastre în aceastã naþiune care ne este atât de apropiatã. O sutã de opere, între care picturi, sculpturi, mozaicuri ºi instalaþii, selectate de criticul de artã Maurizio Calvesi, oferã publicului român cunoscãtor o privire de ansamblu asupra artei italiene din a doua jumãtate a secolului XX. Protagoniºtii miºcãrilor care s-au afirmat între anii ‘50 ºi ‘80, prezenþi în Colecþia Farnesina, vor oferi vizitatorilor un fragment al sensibilitãþii lumii artistice italiene din secolul care tocmai s-a încheiat, iar expresivitatea acestora - un fel de portret intim al spiritului creator în Italia de dupã cel de-al doilea rãzboi mondial, o perioadã de intensã dezvoltare socialã ºi economicã, marcatã în acelaºi timp de momente dificile. Doresc sã adresez mulþumiri cãlduroase tuturor celor care au contribuit la realizarea acestei minunate expoziþii. ALBERTO CASTALDINI Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Addetto Culturale dell’Ambasciata d’Italia a Bucarest ALBERTO CASTALDINI Directorul Institutului Italian de Culturã Ataºatul Cultural al Ambasadei Italiei la Bucureºti Tra le manifestazioni culturali dell’anno in cui celebriamo l’evento Sibiu – eurocapitale culturale 2007, assieme al Gran Ducato di Lussemburgo, ci sono anche mostre di arte contemporanea di grande valore. Ora possiamo ammirare negli spazi del Museo Nazionale Brukenthal, Casa Altemberger – Museo di Storia, le opere dell’ultimo secolo di creazione artistica italiana. L’idea di organizzare una mostra d’arte contemporanea italiana è nata nel 2000, con lo scopo di sottolineare il ruolo del Ministero degli Affari Esteri Italiano nella promozione dell’arte. Questa prospettiva è – senza dubbio – uno strumento della „diplomazia culturale”, della promozione tramite l’arte di una delle più importanti culture europee – quella italiana. Non si poteva diversamente. Quando si ha alle spalle una cultura antica – come quella romana – così fastosa e complessa, si ha solo la possibilità di arrivare al suo livello, oppure di perire sotto il peso della sua stessa eredità. L’Italia è riuscita a superare questa tappa e lungo la storia degli ultimi 2000 anni è stata uno dei motori culturali dell’Europa, un continente antico, ma sempre giovane – com’è la Sibiu di oggi. Il grande numero di opere, sculture, mosaici, e installazioni collezionate in pochi anni è impressionante. Il Ministero degli Affari Esteri è oggi un edificio pubblico in cui sono esibite numerose opere di artisti italiani. Le opere coprono la maggior parte dei movimenti artistici del secolo XX, uno dei più diversi e – a volte – controversi nella storia delle arti, una materia accademica e scientifica che ancora sta cercando il suo destino. La mostra è stata presentata alla Triennale di Milano, a Bombay, in Giappone e adesso a Sibiu, in Romania. Cosa può essere più edificante di questa mostra nell’Europa della cultura e dei valori spirituali? Proprio per questo, il Museo Nazionale Brukenthal diventa, grazie a questa mostra, un nuovo simbolo dei legami millenari tra due antiche civiltà dell’Europa che un tempo hanno intrecciato i loro destini per sempre. Între manifestãrile culturale ale anului în care sãrbãtorim evenimentul: Sibiu - capitalã culturalã europeanã 2007, alãturi de Marele Ducat al Luxemburgului, se regãsesc ºi valoroase expoziþii de artã contemporanã. Acum putem admira în spaþiile Muzeului Naþional Brukenthal, Casa Altemberger - Muzeul de istorie, operele ultimului secol de creaþie artisticã italianã. Ideea de a organiza o expoziþie de artã contemporanã italianã s-a nãscut în anul 2000, cu scopul de a sublinia importanþa Ministerului Afacerilor Externe Italian în promovarea artei. Acest mod de a vedea lucrurile este - fãrã îndoialã - un instrument al „diplomaþiei culturale”, al promovãrii prin artã a uneia dintre cele mai valoroase culturi europene - cea italianã. Nici nu se putea altfel. Atunci când ai în spate o culturã anticã - cea romanã - atât de fastuoasã ºi complexã, nu ai decât ºansa sã te ridici mãcar la nivelul sãu, sau sã pieri împovãrat de moºtenirea ta. Italia a reuºit sã treacã peste aceastã etapã ºi de-a lungul istoriei ultimilor 2000 de ani a fost unul dintre motoarele culturale ale Europei, un continent vechi, dar mereu tânãr - aºa cum este ºi Sibiul astãzi. Numãrul mare de lucrãri, sculpturi, mozaicuri ºi instalaþii colecþionate în doar câþiva ani este impresionant. Ministerul Afacerilor Externe este astãzi o clãdire publicã în care se expune un mare numãr de opere ale artiºtilor italieni. Operele acoperã cea mai mare parte a curentelor artistice de secol XX, unul dintre cele mai diverse ºi - uneori - controversate din istoria artelor, o materie academicã ºi ºtiinþificã aflatã - încã - în cãutarea destinului sãu. Expoziþia a fost itineratã la Trienala de la Milano, la Bombay sau în Japonia ºi iatã - astãzi - la Sibiu, în România. Ce poate fi mai edificator decât aceastã expoziþie într-o Europã a culturii ºi valorilor spirituale? Tocmai de aceea, Muzeul Naþional Brukenthal este împlinit - oare a câta oarã? - prin aceastã expoziþie, un nou simbol al legãturilor de douã milenii dintre douã vechi civilizaþii ale Europei care ºi-au împletit cândva destinele pentru totdeauna. SABIN ADRIAN LUCA Direttore generale SABIN ADRIAN LUCA Director general Il MNAC ospita 100 opere della Collezione Farnesina, rappresentative per l’arte italiana dei decenni 1950-1980, in una mostra itinerante curata da Maurizio Calvesi, sotto gli auspici dell’Ambasciata d’Italia a Bucarest. Ideata come un recorder attento e competente delle opere realizzate dai principali artisti, nomi classici dell’arte italiana, la collezione del Ministero degli Affari Esteri d’Italia copre il periodo del secolo XX, a partire da un’opera futurista di Boccioni, risalente al 1906, fino agli ultimi acquisti: opere video del 2006. A Bucarest sono presenti opere che hanno tracciato punti di riferimento nelle arti visive in Italia nell’ultima metà del secolo: dall’informale / arte povera (Burri, Fontana, Zorio, Merz, Kounellis), Transavanguardia (Clemente, Cucchi, Chia, Ontani, Paladino), concettualismo (Boetti, Paolini, Pistoletto, Manzoni) fino al «figurativo anacronistico» (Di Stasio, Vespignani), al neorealismo (Guttuso) o al « pop-art romano» (Schifano, Rotella). Scegliendo l’immagine d’arte come evento di comunicazione e rappresentazione di una politica culturale, la collezione si presenta come un vero e proprio ambasciatore della diffusione delle coordinate identitarie di un paese e di una grande cultura, restando esemplare e rilevante, come metodologia e approccio, per istituzioni simili delle grandi e alle piccole culture europee. MNAC gãzduieºte cele 100 de opere din Colecþia Farnesina reprezentative pentru arta deceniilor 1950-1980 în Italia, într-o expoziþie itinerantã coordonatã de Maurizio Calvesi, sub auspiciile Ambasadei Italiei la Bucureºti. Gânditã în integralitatea ei ca recorder atent ºi avizat al operelor principalilor artiºti, nume clasice ale artei italiene, colecþia Ministerului Afacerilor Externe al Italiei acoperã perioada secolului XX, începând cu o operã futuristã de Boccioni, datatã 1906, printre ultimele achiziþii numãrându-se piese video din 2006. La Bucureºti sînt prezente lucrãri care au trasat reperele culturale ale vizualului italian în ultima jumãtate de secol: de la informalul poverist (Burri, Fontana, Zorio, Merz, Kounellis), Transavanguardia (Clemente, Cucchi, Chia, Ontani, Paladino), conceptualism (Boetti, Paolini, Pistoletto, Manzoni) la «figurativismul anacronist» (Di Stasio, Vespignani), neorealism (Guttuso) sau «pop-art roman» (Schifano, Rotella). Alegând imaginea de artã ca eveniment de comunicare ºi de reprezentare al unei politici culturale, colecþia se constituie ca un veritabil ambasador al difuzãrii coordonatelor identitare ale unei þãri ºi ale unei mari culturi, rãmânând exemplarã ºi relevantã, ca metodologie ºi abordare, pentru instituþiile similare din marile ºi micile culturi europene. RUXANDRA BALACI Direttore Artistico MNAC Bucarest RUXANDRA BALACI Director Artistic MNAC Bucureºti Viaggio nell te Italiana nell’’Ar Arte 1950-80 Cento opere dalla C ollezione Farnesina Collezione a cura di Maurizio Calvesi L’arte italiana come del resto l’intera arte occidentale muta notevolmente di carattere, pur nella continuità, dalla prima alla seconda metà del secolo. La prima è assolutamente storicizzata e presenta artisti e movimenti famosi, ormai leggendari, come il Futurismo o la Metafisica. La seconda ha segnato la ripresa delle ricerche d’avanguardia, in una sequenza di eventi artistici di grande interesse, con artisti d’eccezionale rilievo come Burri, Fontana, Vedova nel primo decennio, la Scuola di piazza del Popolo a Roma e la Milano di Manzoni e Castellani nel secondo, poi l’Arte Povera, la transizione “concettuale”, la Transavanguardia e l’Anacronismo nei decenni seguenti. Si tratta di una serie di esperienze che riscoprendo, proprio, il Futurismo di Marinetti e la Metafisica di De Chirico, anche attraverso questi riferimenti si sono mosse verso inediti e fondamentali risultati. Agli artisti e ai movimenti affermatisi nella seconda metà del secolo, tra gli anni Cinquanta e Ottanta, e presenti nella Collezione Farnesina, è dedicata questa mostra. nell’emancipazione delle forme dai modelli del naturale una autonoma conquista intellettuale e di libertà, un essere “all’avanguardia” nell’arte in parallelo con l’essere “all’avanguardia” sul terreno politico e sociale, ma senza sovrapposizioni né subordinazioni. Nelle generazioni più giovani di qualche anno di Guttuso (formatosi, precocemente, nel clima delle ricerche plastiche degli anni Venti), l’approdo astratto diventa invece un obiettivo comune e domina la cultura degli interi anni Cinquanta, dando luogo a una fioritura di raggruppamenti programmatici. Fin dal 1946 si costituisce a Roma il gruppo “Forma”, che nel marzo dell’anno successivo pubblica una dichiarazione firmata da Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo e Turcato. Essi si proclamano “formalisti e marxisti”, convinti che i due termini non siano inconciliabili. Luce e colore, con diverse poetiche, in Turcato e Dorazio; fenomenologie del segno, libero o strutturato, nell’Accardi, in Perilli e in Consagra. Realisti e astrat tisti astrattisti È una vicenda artistica che matura nel secondo dopoguerra e si può far cominciare con il richiamo a Picasso che gli artisti di “Corrente” (un movimento espressionista in chiave antifascista), avevano lanciato nel 1943, nel mezzo del tragico scenario della guerra, riconoscendo nel maestro spagnolo il combattivo superamento di ogni intimismo e dello stesso espressionismo. Picasso tuttavia aveva due valenze. Quella politicoideologica della irruente protesta (Guernica) e quella formale di un’eredità cubista evolvente nelle Burri e Fontana Con gli obbiettivi dell’astrattismo, variati ma convergenti nel gioco compositivo delle linee e dei colori, rompe decisamente la forte personalità di Burri, scartando verso una ricerca tesa a superare non soltanto la figurazione, ma la stessa idea tradizionale della pittura. Presto all’impasto pittorico così ingrossato viene sostituita o accostata una materia dalle diverse proprietà, oggettuale e non plasmabile ma da segnare con tagli, ferite, cuciture, un inserto di materia-detrito (…) Burri emerge come una delle figure più autorevoli della seconda metà del secolo, e più ricca di influenze sugli svolgimenti dell’arte. trame geometriche del post-cubismo. Tra questi due versanti, dopo la fine della guerra, lo schieramento della nuova arte italiana si spacca; i “realisti” si attribuiscono una funzione di denuncia e di lotta, in termini di una figurazione accessibile al popolo; gli “astrattisti” vedono A Milano grandeggia la figura di Lucio Fontana, promotore fin dal 1948 dello “Spazialismo”, il cui Manifesto tecnico, a sua firma, viene pubblicato nel 1951 ed è seguito poco dopo da un secondo Manifesto dell’arte spaziale, sottoscritto anche da altri, tra cui Tancredi e Baj. “Movimento, colore, tempo, spazio” sono, scrive Fontana, “i concetti della nuova arte” (…) Lo spazio cercato da Fontana è uno spazio-flusso, aperto, ramificato, effusivo; è il simulacro di una organicità cosmica e rinnega, ponendo così un altro caposaldo dell’Informale, la forma come limite definito. Il suo segno è un buco (…) Il nuovissimo senso figurativo delle opere di Fontana scaturisce dalle frequenze e vibrazioni dei vuoti aperti nella tela. Alla rappresentazione dello spazio come entità circoscritta, i buchi e poi i tagli oppongono una casistica in atto dello spazio come evento; sono una breccia aperta per attingere il possesso diretto di una dimensione “non formale” ma appunto fenomenica, in un ineffabile convergere di intuizione logica e sensibile (…) dell’Informale si diffonde, nelle due varianti spesso complementari del segno o gesto e della materia (ancora soltanto materia pittorica, nella grande maggioranza dei casi); e si diffonde anche talvolta come superficiale adattamento delle forme astratte a stesure più fluide e sfatte. Novelli, Bendini, Scanavino sono alcuni tra i più precoci e validi esponenti dell’Informale. L’ Astrat to-C oncreto e l’ Informale Astratto-C to-Concreto A ridosso di “Origine” (1949) e del Manifesto dello “Spazialismo” (1951), quella che era stata l’ala astratta del “Fronte Nuovo delle arti” dà vita nel 1952, sotto gli auspici di Lionello Venturi, a un gruppo che prende il nome di “Otto Pittori Italiani”, dal titolo del volume che dedica loro il grande critico: Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Moreni, Santomaso, Turcato, Vedova. Lo stesso Venturi battezzerà “Astratto-concreto” la tendenza degli artisti da lui patrocinati, in quanto “essi non sono e non vogliono essere degli Astrattisti (…) non sono e non vogliono essere dei Realisti: si propongono di uscire da questa antinomia (…). Adoperano quel linguaggio pittorico che dipende dalla tradizione iniziatasi intorno al 1910 e comprendente l’esperienza dei Cubisti, degli Espressionisti e degli Astrattisti”. La formula dell’ “Astratto-concreto” non risultava impropria per artisti che effettivamente non praticavano un astrattismo puro, ma attraverso colori evocativi e forme autonomamente elaborate agganciavano la propria visione a spunti di natura. (...) Si discostava nettamente Vedova, che dopo una prima fase in cui il segno robusto e teso disegna strutture ancora geometrizzanti, gli imprime la libertà del gesto e lo proietta in una esplosione di traiettorie disorientate che si scontrano con impulso violento, animato da una furia espressionista: erede dell’essenza dinamica del Gli scultori Nel campo della scultura, dove abbiamo già incontrato Consagra tra i protagonisti del gruppo “Forma”, dialogano all’interno della tendenza astratta ricerche anche antitetiche tra loro, come quella puristica dello scultore Alberto Viani, che partendo dalle forme di Arp le fa svoltare verso levigatezze e curvature più delicate e sensibili alla luce, fino a rivivere nella purezza di quei volumi luminosi un ideale di classicità; e quelle invece di Colla, “informali” nell’accezione burriana della poetica del detrito, che montando tra loro oggetti di ferro (per lo più residui di officina, pezzi dismessi e insoliti di macchinari), o intervenendo sulle loro forme con minimi accorgimenti, li consegna alla fissità di una sorta di Metafisica arrugginita. (…) Melotti sublima in lirismo geometrie di misura musicale, delicate nello slancio delle linee, negli intervalli e nella proporzione; o appende ad esili bacchette di metallo favole e mitologie, intessute di fragili materiali, di stoffe, di reti e di fili. I due fratelli Arnaldo e Giò Pomodoro approdano nel ’54 a Milano, imponendosi all’attenzione con sculture astratte dalle allusioni totemiche, tra magia e simbolo, poi riassorbite da una ricerca informale che deposita una vena costruttiva ma crudamente surreale negli spinosi e folti agglomerati di Giò, a spigoli aggettanti, di un’organicità materica sentita come crescita frontale che artiglia lo spazio; e in seguito potentemente espressa da superfici in tensione che saturano il vuoto dell’ambiente. Le materie di Arnaldo sono invece pervase da una vena naturalistica nella loro sensibile e segnata varietà pittorica: piombi, zinchi, stagni, fusi, colati, modellati con le mani o con gli stracci, fino poi agli scavati e corrosi “paesaggi interni” delle opere monumentali, che contrastano con la polita lucentezza delle superfici esterne (…) Futurismo, la ricollega alla durezza dell’Espressionismo (e all’originaria vocazione di Corrente”); (...) (...) Con Burri e Fontana, Vedova è il terzo annunziatore dell’Informale (...) Con il passaggio alla seconda metà degli anni Cinquanta, e soprattutto dopo il 1957, l’influenza Alle soglie degli anni SSessanta essanta Dal Neo-dadaismo prendono le mosse alcune delle più interessanti ricerche degli anni Sessanta. In Mimmo Rotella l’invenzione del manifesto stradale riportato sulla tela segue una progressione che va dai Retro d’affiche di sapore ancora burriano e informale, al manifesto strappato di maggiore leggibilità anche iconica con scritte, lettere, immagini destinate a influenzare la “Pop” romana. Gli “schermi” bianchi eseguiti da Fabio Mauri a partire dal 1958, vuoti o occupati dalla scritta “The end”, o dove altre volte si impastano frammenti di pellicola cinematografica, già presuppongono, tra finezza concettuale e ironia, quel convergere dell’immagine artistica con la produzione dei media (cinema e televisione) che sarà realizzata solo in seguito, ma con altro spirito, dalla Pop art. La SScuola cuola di piazza del Popolo Con gli anni Sessanta siamo ormai a una nuova stagione, ricca di vivaci e fertili contributi per l’arte italiana, che a Roma vede fiorire la cosiddetta “Scuola di piazza del Popolo”, definita anche (nonostante la sostanziale autonomia dai modelli americani) della “Pop romana” (…) Dal vuoto d’immagine più assoluto di tutta la storia della pittura, al pieno più orgiastico. La Metafisica invece offre spunti a Tano Festa, vicino nell’amicizia a Schifano ma da lui distante nella poetica, malgrado alcune affinità nelle iniziali forme e colorazioni monocrome. Che in Festa risultano più cupe: scherni non più nel senso recettivo ed emanante della comunicazione, ma quali diaframmi, superfici che chiudono; e tra duchampismo e metafisica del quotidiano, presto si trasformano in sportelli di armadi, ante di finestra, o riquadri di specchi, che accolgono immagini di riporto fotografico. Quest’ultima diventata poi la pratica privilegiata da Festa. (…) Simboli e forme della “segnaletica” (dalla stradale alla statistica) e di un’emblematica municipale, o da cartamoneta, o d’appartenenza ideologica, o affatto astratta, occupano le superfici, oltre che di Schifano, di Kounellis, di Mambor o, dietro un obliterante velo di garza, di Franco Angeli. Sagome di figure e persone desunte dalla cronaca, o da privati album di famiglia, o invece dai più convenzionali repertori d’arte del Rinascimento, ecco stamparsi con violenza, come ombre nere, sulle tele di Lombardo; o con argentata delicatezza, su quelle di Giosetta Fioroni. Oppure si ritagliano nelle tavole di legno giuntate di Mario Ceroli, o ancora nel metacrilato di Marotta (…) Ma un altro fondamentale aspetto delle nuove ricerche riguarda l’uso di materie non tradizionali (e l’azione che esse provocano di dilatare l’opera nello spazio), ovvero quell’eredità burriana che, già così evidente nei rottami di Colla, abbiamo visto estendersi ai manifesti strappati di Rotella, ai cementi di Uncini, ai supporti lignei di Festa, alle garze di Angeli, alle stoffe “imbottite” di Tacchi e alla scelta di Ceroli per una materia, il legno, esibita nelle sue grezze accidentalità naturali: le giunture in vista delle tavole, i diversi spessori, le diverse fibre e tonalità, orchestrate da qualche intervento di colore (neri catrame, verdi scuri, rossi). A un materiale “primario” Mario Ceroli applica un gesto anch’esso primario, tracciandovi una sagomaombra proiettata da un raggio di luce e ambientando le sagome nello spazio. (…) L’Ar te Povera tra Roma e TTorino orino Arte L’anno 1967 vede, nell’autunno, convergere artisti torinesi, romani e milanesi in un gruppo che sarà battezzato “Arte Povera”. Il precedente immediato è una mostra tenutasi a Roma nel mese di giugno, da me presentata con il titolo “Fuoco Immagine Acqua Terra”: qui Pascali espone le Pozzanghere (con acqua vera) e il Metro cubo di terra; Kounellis presenta la Rosa di fuoco che emette una vera fiamma, Ceroli i suoi legni, Pistoletto i suoi specchi, Gilardi i suoi Tappeti-natura. È questo l’importante nucleo di artisti e di nuove esperienze anche con gli elementi di natura, che qualche mese dopo Celant riunirà, allargando il gruppo, sotto la sigla, appunto, dell’Arte Povera. (…) L’anno 1967 era stato animato, a Roma, anche dalle due personali di Kounellis nella Galleria dell’ “Attico”, ispirate pur sempre al nuovo criterio dell’opera ambientale, con il più affascinante assortimento di oggetti, materiali, forme vegetali; e persino animali, gli uccellini in gabbia; più tardi l’artista presenterà, sempre a Roma, un pappagallo sul trespolo e, nel 1969, dei veri cavalli disposti a emiciclo in un garage-galleria. Balle di cotone, sacchi, legumi, vasche con cactus, fusi avvolti nella lana, carrelli mobili con pietre o carbone si succedono e si incrociano sul palcoscenico delle mostre di Kounellis. (…) Mario Merz proviene da un tirocinio di pittore informale, risalente agli anni Cinquanta, dal quale emergeva un suo interesse per il motivo organico della spirale come “linea della vita”. Lo appassiona più tardi la storica “serie” di Fibonacci, alle cui progressioni matematiche annette un significato primario di crescita e di enigmatica conoscenza; di questi numeri Merz dà la traccia scritta, o resa con i tubicini rattorti del neon, o verificata in forme organiche e animali, dalla conchiglia al coccodrillo imbalsamato. Nei suoi allineamenti a parete o nelle sue strutture spaziali, l’elemento primario di natura, minerale, animale o vegetale, si incontra con l’elettricità, apice di tecnologia, in un‘esaltazione vitalistica del principio di energia (…) indubbia è comunque l’importanza e l’”autenticità” di una ricerca che, certamente, ha elaborato suggerimenti provenienti da est (Gutai giapponese) come da ovest (Pop art americana), ma innestando gli influssi sulla linea prettamente italiana (e remotamente “polimaterica”) di Burri-Fontana e mettendo a fuoco, tra i suoi principali contenuti, una poetica dell’”energia” che si riallaccia di nuovo a radici italiane dal Futurismo a Vedova. In più, l’Arte povera ha investito il discorso sulle materie e sull’operaambiente di una temperatura intellettuale attenta da un lato, e moderatamente, ai messaggi della “controcultura” (siamo ormai nel Sessantotto), dall’altro a speculazioni di pensiero dal pragmatismo di Dewey alla saggistica francese di punta. Il concet tualismo italiano concettualismo Questa componente intellettualistica, affiorante talvolta in assunti indefinitamente formulati e spiazzanti, si presenta invece predominante e nitida in Giulio Paolini, aderendo a una logica esercitata con coerenza. Più che all’Arte povera, la sua figura può essere ricollegata a quelle correnti del Concettualismo che nascono negli anni Sessanta e assumono, nel decennio successivo, la guida della progressione avanguardistica (…) Paolini dà vita a un Concettualismo di segno italiano, molto diverso dalle formulazioni americane o inglesi, che si basa su una riflessione rivolta dall’arte a se stessa. Anche Johns espone, ma con compiacimento pittoricistico, quadri dalla parte del rovescio, pennelli, ovvero gli strumenti della pittura; Paolini invece, che presenta fin dal suo debutto dei primissimi anni Sessanta analoghi telai, barattoli (o combinazioni di fogli e superfici vuote), si ricollega alla visione del quadro “azzerato”, impiantando a livello minimale e “freddo” un’analisi che si estende alle proprietà della geometria e dello spazio. Affine solo per qualche aspetto a Paolini, ma profondamente diverso nella poetica e anche nelle valenze più profonde del linguaggio è Claudio Parmiggiani che fin dall’inizio degli anni Sessanta indirizza le proprie ricognizioni liriche di oggetti e materie verso contenuti d’inequivocabile vocazione alla poesia, alla memoria, a un codice mentale e meditativo di rilettura del mondo (anche il mondo storico dell’arte e la sfera della classicità) in chiave di attualità del mito; codice “caldo”, il suo, che si innesta anch’esso in forme precoci e affatto autonome al nascente Concettualismo internazionale. Con il mito e la memoria, la musica ha un posto non marginale nella sua “pittura” (che tale resta, nella funzione poetica del colore, delle luci e delle ombre), unitamente alla magia di una sepolta Sapienza ermetica. La terza “P” del Concettualismo italiano, Vettor Pisani, esordisce a chiusura dello straordinario decennio dei Sessanta nel 1970, preceduto di un anno, nella stessa città di Roma, da De Dominicis. La sua rivisitazione di Duchamp indusse chi scrive a parlare, a proposito della sua prima mostra, di “arte critica” più ancora che concettuale o mentale. Con Pisani, la pratica della “citazione” diventa il perno di un nuovo sistema di immagini rivisitate. Davanti all’enigmatica figura di Gino De Dominicis, l’orientamento critico vacilla, per le molte valenze del personaggio e dell’artista, certo tra i più singolari e dotati degli ultimi decenni. Esordisce (alla Beuys) come “predicatore”, predica l’immortalità nella convinzione che la morte possa essere vinta unendo gli sforzi della scienza e colloca questo tema “ideologico” al centro della sua arte e del suo comportamento. Disegna la sigla dell’immortalità, si fa fotografare mentre “vola”, a dimostrazione che l’evoluzione dell’uomo può attingere qualsiasi meta, assumendo l’iconografia del Cristo risorto che ascende al cielo. Il ricorso fotografico alla citazione incontra una variante del concettuale (“comportamentistica”, o “bodyartistica”) in Luigi Ontani, che produce grandi fotografie a colori nelle quali egli stesso si atteggia secondo la posa e i costumi di celebri dipinti del Reni o del Caravaggio. La finezza e la sensibilità intrisa di ironia che presiedono a queste rivisitazioni rimarranno un fattore costante nella successiva produzione dell’artista, che propone maschere e iconografie di gusto orientale, o arguti ritratti di personaggi, ricorrendo con sempre maggiore frequenza ai colori smaltati della ceramica. Anacronismo e TTransavanguardia ransavanguardia Un passo fondamentale per il recupero dell’immagine, in termini che conciliano il Concettualismo con la pratica tradizionale della pittura, è compiuto da Carlo M. Mariani, che incrocia le “tautologie” di Kosuth (l’oggetto confrontato alla sua foto, al suo disegno, al suo vocabolo) con le rivisitazioni del classico di Paolini e Parmiggiani. La tendenza che prende il nome, anch’esso provocatorio, di “Anacronismo” (con la variante alquanto prossima della “Pittura colta”) associa a Mariani altri pittori, tra cui Stefano Di Stasio e Ubaldo Bartolini, a Paola Gandolfi. Quest’ultimo, d’area anch’egli concettuale, isola nel 1971 lo strumento della pittura, il pennello, già presente nelle opere di Paolini o di Johns, per farne il supporto dell’immagine che è sua destinazione produrre. È il paradosso di un pennello che non dipinge ma riceve la pittura (…) Le poetiche dell’ “Anacronismo” sottintendono un ruolo “inattuale” dell’arte, ovvero reattivo all’attualità dilagante del non-valore. Meno legato alle speculazioni e ai calcoli del concettuale, ma agganciato pur sempre alle sue aperture d’orizzonte è l’opera, di straordinario calore pittorico, di Stefano Di Stasio, il quale ha scritto che “proprio sottolineando la sua inattualità l’arte può oggi entrare in una reale dialettica col mondo (…) accentuando la propria nota stonata nel coro” (…) Bruciando alle proprie spalle ogni passaggio mentale, o precedente indugio nel concettuale, irruente e diretto è il “ritorno alla pittura” inscenato dai protagonisti di quella che è stata chiamata, nel 1979, “Transavanguardia”. A partire dall’anno precedente, Clemente e Paladino, Chia e Cucchi avevano compreso “che era giunta l’ora di lasciar prorompere l’autografia, di far zampillare una cromia ardente”, pur continuando per qualche tempo a esercitare sulle immagini “un certo controllo concettuale (…), il che conferiva un’eleganza residua sia alle figurette, pur degradate e barbariche, che entravano nel repertorio di questi artisti, sia alle campiture cromatiche” (Barilli). Ma ecco che ben presto l’impeto talvolta violentemente scomposto delle loro figurazioni, porta i quattro pittori a incontrare l’influsso dei neo-espressionisti tedeschi (da Baselitz, a Penck, a Lupertz, a Immendorf ), provenienti da una già lunga ricerca di “nuova figurazione”, che al Concettualismo era rimasta estranea. La rude componente espressionista viene assimilata dagli artisti della Transavanguardia in chiave, però, di una sorta di geniale riduzione, arguta o sarcastica, della deformazione pittura” (emergeva intanto negli USA la “bad painting”) concorre a delineare la rappresentazione dell’umana commedia in termini di opera buffa. Non denunciano, questi artisti, una perdita dei valori ma ne fanno un loro “cinico” manifesto, disposti a mimare le disfunzioni della società in una visione tuttavia sdrammatizzante, anzi esilarante, destinata a incontrare un vivo successo (e, anche, un largo seguito di scadenti imitatori, nei quali l’assunzione di quei repertori diventa esecrabile). Tutto ciò con le dovute differenze, ovviamente, all’interno del gruppo: Chia, che ha qualità notevolmente originali di disegnatore e colorista, pigia più decisamente di ogni altro il pedale sulla “bruttezza” delle immagini e sulle loro dissonanze, ma rifacendosi a modelli colti, da rintracciare tra Malevic e lo stesso Novecento italiano. A volumi corpulenti, investiti da colori striduli e aggressivi, alterna abbozzi di figure disfatte, inghiottite da una marmellata di segni e di impasti. Enzo Cucchi, tra dramma e bizzarria, esprime un mondo analogamente squilibrato, “sballato”, in forme che però, alleggerite dal peso dei volumi e dalla violenza del timbro cromatico, contrappongono alle corpulenze di Chia una magrezza di segni e colori filamentosi, protratti nell’attimo strano di una visione che si slunga come risucchiata da un vuoto; e tende a una rarefatta dispersione, con i suoi tragitti fissati nell’aria, le sghembe circonferenze, le corde ora tese ora allentate del segno, i filamenti nervosi di esigue strutture, le ondulazioni di paesaggi, mareggiate, tempeste di nuvole, i rivoli delle scolature di colore, infine con l’impressività immediata di immagini che stanno per essere mangiate dall’ombra. Francesco Clemente gestisce i repertori tra barbarici e infantili, ironici e trasgressivi della Transavanguardia con una misura tutta personale, e una nascosta radice di delicato, paradossale lirismo che scioglie o riassorbe le spigolose anomalie del disegno; come pure diluisce ogni punta d’estrosa bizzarria in un calcolo di risonanze compositive, e nella ricerca di un affabile equilibrio, che compensi lo sparpagliarsi delle immagini tra reti di segni sottilmente annodati. Deformità, astruserie, cerebralità (l’uomo con la coda, oppure dell’immagine a sua peripezia, a sua goffa disavventura, introducendo a piene mani, tra il primitivo e l’infantile, spunti impertinenti di racconto; e alleggerendo la brutalità dei toni in una visione disancorata da velleità di protesta o partecipazione. Il compiacimento di una “cattiva con clava, o tempestato come dal vaiolo da piccoli tondi neri che moltiplicano gli occhi). Mimmo Paladino, infine, è colui che con maggiore linearità punta a un’utilizzazione di forme totemico-primitive e sigle arcaiche che attraversano la scultura negra come il bizantino, ma anche il primitivismo rivisitato d’inizio secolo, da Matisse a Roault e soprattutto a Malevic (che sembra la fonte più insistita e diretta). Il costante richiamo delle forme verso la superficie disegna orditi cromatici e lineari d’una corposa eleganza, scandisce in variabili zonature il ritmo narrativo, contenendo il fantasioso ventaglio di miti nelle maglie di una rigorosa composizione. La pratica di una pittura d’immagine non si esaurisce peraltro nell’ambito di Anacronismo e Transavanguardia, registrando emergenze anche di grande qualità in artisti che portano avanti esperienze indipendenti, avviate nei precedenti decenni. È il caso di Piero Guccione, che ha maturato in un lungo itinerario la perfetta fusione del proprio impianto figurativo, o di Ruggero Savinio. Gli anni Ottanta (soprattutto la prima metà) trascorrono dunque negli sviluppi e nell’eco del “ritorno alla pittura” promosso – sia pure in forme antitetiche – dalla Transavanguardia e dall’Anacronismo; ma la pur abbondante influenza di questi movimenti lascia vasti margini al protrarsi di ricerche nella linea dell’avanguardia extrapittorica, e al diffondersi dell’ancora recente “genere” dell’installazione. Ciò che dell’avanguardia è comunque cessato, è il meccanismo – che la caratterizzava – di continuo superamento di una tendenza guida nei confronti della precedente, l’emergere di novità o “invenzioni” di linguaggio che invece non arrivano più a prodursi, essendo stato, in qualche modo, già tutto inventato. A titolo di paritetica legittimità culturale convivono, e continueranno a convivere anche negli anni Novanta, orientamenti plurimi e tra loro diversi. Cãlãtorie în Arta italianã 1950-80 O sutã de opere din Colecþia Farnesina de Maurizio Calvesi Arta italianã, ca de altfel întreaga artã occidentalã, se schimbã considerabil între prima ºi a doua jumãtate a secolului, pãstrând totuºi o anumitã continuitate. Prima a devenit deja istorie, prezentând artiºti ºi miºcãri renumite ºi de acum legendare, precum Futurismul ºi Metafizica. Cea dea doua a însemnat reluarea cãutãrilor avangardiste, într-o succesiune de evenimente artistice de mare interes, cu artiºti renumiþi precum Burri, Fontana, Vedova în primul deceniu, cu ªcoala din Piazza del Popolo de la Roma ºi cu cea de la Milano a lui Manzoni ºi Castellani în cel de-al doilea, apoi cu Arte Povera, tranziþia „conceptualã”, Transavangarda ºi Anacronismul din deceniile urmãtoare. Este vorba de o serie de experienþe care, redescoperind Futurismul lui Marinetti ºi Metafizica lui De Chirico, au dat totuºi rezultate inedite ºi semnificative. Expoziþia este dedicatã miºcãrilor ºi artiºtilor care s-au afirmat în a doua jumãtate a secolului, între anii ‘50 ºi ‘80, ºi care sunt prezenþi în Colecþia Farnesina. suprapuneri sau subordonãri. În generaþiile mai tinere cu câþiva ani decât Guttuso (care s-a format timpuriu în cadrul cãutãrilor plastice din anii ‘20), rezultatul abstract devine în schimb un obiectiv comun ºi dominã cultura anilor ‘50, dând loc unei înfloriri a grupurilor programatice. Încã din 1946 se constituie la Roma grupul “Forma”, care în luna martie a anului urmãtor publicã o declaraþie semnatã de Accardi, Attardi, Consagra, Dorazio, Guerrini, Perilli, Sanfilippo ºi Turcato. Aceºtia se declarã „formaliºti ºi marxiºti”, convinºi cã cei doi termeni nu sunt contradictorii. Luminã ºi culoare, cu poetici diferite, în operele lui Turcato ºi lui Dorazio; fenomenologii ale semnului, liber sau structurat, în cele ale lui Accardi, Perilli ºi Consagra. Pictori realiºti ºi abstracþi Este o experienþã artisticã dezvoltatã dupã cel deal doilea rãzboi mondial ºi se poate considera cã începe cu influenþa lui Picasso pe care artiºtii de la „Curentul” (o miºcare expresionistã de facturã antifascistã) au lansat-o în 1943, în mijlocul scenariului tragic al rãzboiului, recunoscând în artistul spaniol depãºirea combativã a oricãrui intimism ºi a expresionismului. Picasso avea totuºi douã valenþe. Cea politicoideologicã a protestului impetuos (Guernica) ºi cea formalã a unei moºteniri cubiste care evolueazã în subiectele geometrice post-cubiste. Între aceºti doi versanþi, la sfârºitul rãzboiului, alinierea noii arte Burri ºi Fontana Personalitatea puternicã a lui Burri se detaºeazã vizibil de obiectivele artei abstracte, diferite dar convergente în jocul compoziþional al liniilor ºi al culorilor, îndreptându-se spre o cãutare ce tinde sã depãºeascã nu numai reprezentarea, ci însãºi ideea tradiþionalã de picturã. Curând textura picturalã îngroºatã este înlocuitã sau îi este alãturatã o materie cu proprietãþi diferite, obiectualã ºi nemodelabilã, ci care marcheazã cu tãieturi, rãni, cusãturi, inserþii de materie-reziduu (...) Burri se afirmã drept una dintre personalitãþile marcante din a doua jumãtate a secolului ºi cu cea mai mare influenþã asupra evoluþiei artei. La Milano dominã personalitatea lui Lucio Fontana, care a promovat ºi semnat în 1948 un Manifest tehnic al „Spaþialismului”, publicat în 1951, urmat la scurt timp de un al doilea Manifest al artei spaþiale, la care au subscris ºi alþi artiºti, între care Tancredi ºi Baj. „Miºcare, culoare, timp, spaþiu” sunt, scrie Fontana, „conceptele unei noi arte” (...) italiene se destramã; „realiºtii” îºi arogã o funcþie de denunþare ºi de luptã, sub forma unei reprezentãri accesibile poporului; artiºtii „abstracþi” vãd în eliberarea formelor de modelele naturale o cucerire autonomã intelectualã ºi de libertate, un a fi „în avangardã” în artã paralel cu a fi „în avangardã” la nivel politic ºi social, dar fãrã Spaþiul cãutat de Fontana este un spaþiu-flux, deschis, ramificat, efuziv; este simulacrul unei structuri cosmice ºi renegã forma ca limitã definitã, creând astfel un nou fundament al artei informale. Semnul sãu este o cavitate (...) Noul sens figurativ al operelor lui Fontana este dat de frecvenþele ºi vibraþiile golurilor deschise în pânzã. Cavitãþile ºi golurile opun reprezentãrii spaþiului ca entitate circumscrisã o cazuisticã în desfãºurare a spaþiului ca eveniment; sunt o breºã deschisã pentru a-ºi însuºi o dimensiune „informalã”, dar fenomenologicã, într-o convergenþã inefabilã a intuiþiei logice ºi sensibile. Arta abstractã-concretã ºi informalã Imediat dupã „Origine” (1949) ºi dupã Manifestul „Spaþialismului” (1951), aripa abstractã a „Noului Front al artelor” dã naºtere în 1952, sub auspiciile lui Lionello Venturi, unui grup denumit „Opt Pictori Italieni”, de la titlul volumului pe care marele critic li-l dedicã: Afro, Birolli, Corpora, Morlotti, Moreni, Santomaso, Turcato, Vedova. Acelaºi Venturi va denumi tendinþa artiºtilor susþinuþi de el „Abstractconcret”, întrucât „aceºtia nu sunt ºi nu vor sã fie artiºti abstracþi (...), nu sunt ºi nu vor sã fie realiºti: îºi propun sã iasã din aceastã antinomie (...). Ei folosesc acel limbaj pictural care þine de tradiþia începutã în jurul anului 1910 ºi care cuprinde experienþa cubiºtilor, expresioniºtilor ºi artiºtilor abstracþi.” Formula „abstract-concret” nu pãrea improprie pentru niºte artiºti care nu practicau efectiv o artã abstractã purã, ci prin culori evocative ºi forme elaborate autonom, îºi legau viziunea de elemente ale naturii. (...) Se detaºa net Vedova care, dupã o primã etapã în care semnul robust ºi tensionat deseneazã structuri încã geometrizate, îi imprimã libertatea gestului ºi îl proiecteazã într-o explozie de traiectorii dezorientate care se ciocnesc într-un impuls violent, animat de o furie expresionistã: moºtenitor al esenþei dinamice a Futurismului, o îmbinã cu duritatea Expresionismului (ºi cu vocaþia iniþialã a „Curentului”); (...) (...) Dupã Burri ºi Fontana, Vedova este cel de-al treilea exponent al Informalului (...) O datã cu trecerea spre cea de-a doua jumãtate a anilor ‘50, dar mai ales dupã 1957, influenþa artei informale se rãspândeºte, în cele douã variante adesea complementare ale semnului sau gestului ºi ale materiei (ºi acum doar materie picturalã, în majoritatea cazurilor); ºi se rãspândeºte uneori, ca adaptare superficialã a formelor abstracte, în întinderi mai fluide ºi mai descompuse. Novelli, Bendini, Scanavino sunt doar câþiva dintre primii ºi cei mai semnificativi exponenþi ai artei informale. Sculptorii În domeniul sculpturii, unde l-am întâlnit deja pe Consagra printre protagoniºtii grupului „Forma”, în cadrul tendinþei abstracte convieþuiesc experimente uneori antitetice, precum cea puristã a sculptorului Alberto Viani, care pornind de la formele lui Arp le îndreaptã spre ºlefuiri ºi ondulãri mai delicate ºi mai sensibile la luminã, pânã la a reînvia în puritatea volumelor luminoase un ideal clasic; ºi cea a lui Colla, „informalã” în accepþiunea burrianã a poeticii reziduului, care montând laolaltã obiecte de fier (în principal resturi din atelierele mecanice, piese de maºinãrii inedite ºi scoase din uz), sau intervenind asupra formei lor prin mici modificãri, le predã fixitãþii unei Metafizici ruginite. Melotti sublimeazã în lirism geometrii cu mãsuri muzicale, delicate în avântul liniilor, în pauze ºi proporþii; sau agaþã de baghete subþiri de metal poveºti ºi mitologii, þesute cu materiale fragile, stofe, plase ºi fire. Fraþii Arnaldo ºi Giò Pomodoro ajung în ‘54 la Milano ºi se impun prin sculpturi abstracte cu aluzii totemice, între magie ºi simbol, reabsorbite apoi într-o cãutare informalã care ascunde un spirit constructiv dar suprarealist în aglomerãrile dese ºi spinoase ale lui Giò, cu colþuri proeminente, dintr-o materie ce apare ca o creºtere frontalã care captureazã spaþiul; ºi apoi este exprimatã de suprafeþe tensionate care satureazã golul spaþial. Materia lui Arnaldo este în schimb pãtrunsã de o venã naturalistã în sensibila ºi pronunþata sa varietate picturalã: plumb, zinc, cositor, topite, lipite, modelate cu mâna sau cu bucãþi de cârpã, ajungând pânã la „peisajele interne” sãpãte ºi corodate ale operelor monumentale, care contrasteazã cu strãlucirea finisatã a suprafeþelor externe (...) Începuturile anilor ‘60 Neo-dadaismul dã naºtere unora dintre cele mai interesante experimente ale anilor ‘60. În arta lui Mimmo Rotella invenþia afiºului stradal reprodus pe pânzã urmeazã o evoluþie care porneºte de la afiºele influenþate încã de accentele lui Burri ºi de arta informalã, ºi merge pânã la afiºul sfâºiat, cu mare impact vizual, cu texte, litere ºi imagini destinate sã influenþeze arta curentului „Pop” roman. „Ecranele” albe executate de Fabio Mauri începând din 1958 sunt fie goale, fie poartã inscripþia „The End”, fie au lipite fragmente de peliculã cinematograficã, care presupune deja, de la fineþea conceptualã la ironie, acea convergenþã a imaginii artistice cu producþia media (cinematograf ºi televiziune) care va fi realizatã ulterior, dar cu o altã abordare, aceea a artei „Pop”. intervenþii de culoare (negru catran, verde închis, roºu). Mario Ceroli aplicã materialului „primar” un gest la rândul sãu primar, schiþând umbra unei figuri proiectate de o razã de luminã, gãsindu-i apoi locul în spaþiu. ªcoala din Piazza del Popolo Începând cu anii ‘60 intrãm deja într-o nouã perioadã, bogatã în contribuþii vii ºi fertile pentru arta italianã, care la Roma este martora înfloririi aºa-zisei „ªcoli din Piazza del Popolo”, definitã (cu toatã substanþiala autonomie faþã de modelele americane) ºi ca ºcoala „artei Pop romane”. (...) De la golul de imagine cel mai deplin din toatã istoria picturii, pânã la o umplere a spaþiului plinã de delir senzual. Metafizica în schimb îi oferã puncte de reflecþie lui Tano Festa, apropiat de Schifano prin prietenia ce îi leagã, dar departe de acesta prin poeticã, cu toate cã existã anumite afinitãþi în formele ºi tonurile monocrome iniþiale. Tonuri care la Festa sunt mai întunecate: ofensatoare nu în sensul comunicativ, ci ca diafragme, suprafeþe de separare; care între viziunea lui Duchamp ºi metafizica cotidianului, se transformã cu repeziciune în uºi de dulap, ferestre sau rame de oglinzi care încadreazã imagini cu tentã fotograficã. Aceasta din urmã devine maniera preferatã a lui Festa (...) Simboluri ºi forme ale „semnalizãrii” (de la cea stradalã la cea statisticã) ºi ale unui fel de alegorie a oraºului, a bancnotelor, a unei ideologii, sau a unei alegorii deloc abstracte, ocupã suprafeþele lucrãrilor lui Schifano, Kounellis ºi Mambor sau pe acelea ascunse în spatele unui vãl de tifon ale lui Franco Angeli. Efigii ale unor figuri ºi personaje desprinse din cotidian, din albume de familie, sau din mai puþin convenþionalele colecþii de artã ale Renaºterii, iatãle imprimându-se cu violenþã, ca niºte umbre negre pe pânzele lui Lombardo, sau cu o argintatã delicateþe pe cele ale Giosuettei Fioroni, sau se regãsesc în cadrele din picturile pe lemn ale lui Mario Ceroli, sau în metacrilatul lui Marotta (...) Un alt aspect fundamental ale noilor experimentãri se referã la folosirea unor materiale neconvenþionale (ºi acþiunea acestora de a face ca opera sã se dilate în spaþiu), ºi anume moºtenirea lui Burri care, atât de evidentã în opera realizatã din fiare vechi a lui Colla, a fost preluatã ºi dezvoltatã în afiºele sfâºiate ale lui Rotella, în „Arte Povera” la Roma ºi Torino În toamna anului 1967, artiºti din Roma, Torino ºi Milano se reunesc într-un grup care va fi denumit „Arte Povera”. Cu puþin timp înainte fusese deschisã o expoziþie la Roma în luna iunie, pe care am prezentat-o cu titlul „Foc Imagini Apã ºi Pãmânt”, în care Pascali a expus lucrarea „Bãlþile” (folosind apã de baltã) ºi lucrarea „Metrul cub de pãmânt”; Kounellis prezintã „Roza de foc” care scoate o flacãrã adevãratã, Ceroli, lemnele sale, Pistoletto, oglinzile sale, Gilardi, covoarele sale inspirate din naturã. Tocmai acest important nucleu de artiºti ºi de noi cãutãri folosind ºi elemente din naturã, dupã numai câteva luni, se va reuni în jurul lui Celant sub titulatura de Arte Povera (...) La Roma, anul 1967 a fost animat ºi de cele douã expoziþii personale ale lui Kounellis la galeria „Attico”, ºi acestea inspirate de noul criteriu al operei ambientale, cu una dintre cele mai fascinante alãturãri de obiecte, materiale ºi forme vegetale; chiar ºi animale, cum ar fi pãsãri in colivie; mai târziu, artistul va prezenta tot la Roma un papagal în trapez, iar în 1969 cai vii dispuºi în semicerc întrun garaj-galerie. Baloþi de bumbac, saci, legume, ghivece cu cactuºi, fuioare, cãrucioare pline cu pietre sau cãrbuni, se succed ºi se încruciºeazã în expoziþiile lui Kounellis (...) Mario Merz s-a format într-un atelier de picturã informalã, care-ºi are originile în anii ‘50, de unde derivã propriul interes pentru motivul organic al spiralei, ca „linie a vieþii”. Mai târziu, devine un pasionat al ºirului lui Fibonacci, ale cãrui progresii matematice îi conferã o semnificaþie primarã a evoluþiei ºi a cunoaºterii misterioase; Merz gãseºte urma scrisã a acestor progresii, exprimatã cu ajutorul tuburilor de neon, sau care se regãseºte în forme organice ºi animale, de la cochilie la crocodilul îmbãlsãmat. În structurile sale bidimensionale sau în cele spaþiale, elementul primar prin definiþie, ales din regnul mineral, animal sau vegetal, se întâlneºte cu electricitatea, culme a tehnologiei, într-o exaltare operele din ciment ale lui Uncini, în suporturile din lemn ale lui Festa, în tifoanele lui Angeli, în stofele „cãptuºite” ale lui Tacchi ºi în preferinþa lui Ceroli pentru un material, lemnul, prezentat în fenomene naturale brute: îmbinãrile vizibile ale meselor, diferitele grosimi, esenþe ºi tonalitãþi, regizate de vitalã a principiului energiei (...) nu poate fi negatã importanþa ºi „autenticitatea” unui experiment care, cu siguranþã, a preluat influenþe provenite din est (Gutai japonez) ºi din vest (Pop Art) pe care însã le-a reelaborat conform tendinþelor artei cu precãdere italiene (ºi „polimateriale”) ale lui Burri- Fontana ºi evidenþiind printre principalele teme, o poeticã a „energiei” care reînnoadã tradiþiile artei italiene de la futurism la Vedova. Mai mult, arta sãracã a imprimat discursului legat de materiale ºi de opera-ambient, o tendinþã intelectualã atentã pe de o parte, la mesajele culturii protestatare (suntem în 1968), pe de altã parte la gândirea speculativã influenþatã de pragmatismul lui Dewey ºi de eseistica francezã de elitã. Arta conceptualã italianã Aceastã ramurã intelectualistã, care iese la ivealã din când în când în concepte cu formulare nedefinitã ºi surprinzãtoare se regãseºte predominant ºi limpede la Giulio Paolini, supunându-se unei logici coerente. Personalitatea sa poate fi asociatã, mai curând decât artei sãrace, curentelor Conceptualismului care iau naºtere în anii ‘60 pentru a prelua, în deceniul urmãtor, conducerea asupra avangardelor (...) Paolini dã viaþã unui Conceptualism de facturã italianã, foarte diferit de cel american ºi englez, care se bazeazã pe un mod de gândire îndreptat de la artã cãtre ea însãºi. ªi Johns, complãcându-se în tehnica picturii, expune tablouri pe dos, pensule, cu alte cuvinte chiar instrumentele folosite pentru picturã; Paolini în schimb, cel care expune încã de la debutul sãu la începutul anilor ‘60, în mod similar, pânze, borcane (sau combinaþii de frunze ºi suprafeþe goale), aderã la conceptul tabloului „blank”, deschizând calea, la nivel minimal ºi „rece”, unei analize care se extinde ºi asupra proprietãþilor spaþiului geometric. Similar numai în anumite aspecte cu Paolini, dar cu totul diferit în ceea ce priveºte poetica ºi chiar valenþele mai profunde ale limbajului, este Claudio Parmiggiani, care încã de la începutul anilor ’60 îºi îndreaptã propriile viziuni lirice asupra obiectelor ºi materiei, spre subiecte în strânsã armonie cu poezia, cu memoria, cu un cod mental ºi meditativ de reinterpretare a lumii (inclusiv a istoriei artei ºi clasicitãþii) în viziunea unei actualizãri a mitului; un cod „cald” care se insinueazã în forme precoce, dar deloc autonome în abia nãscutul curent al Conceptualismului internaþional. Împreunã cu mitul ºi cu memoria, muzica are un loc nu tocmai marginal, în „pictura” sa (care rãmâne astfel în ceea ce priveºte funcþia poeticã a culorilor, a luminilor ºi, respectiv, a umbrelor), în strânsã legãturã cu magia unei Înþelepciuni ermetice ascunse. Cel de-al treilea pictor aparþinând Conceptualismului italian, Vettor Pisani, debuteazã spre sfârºitul extraordinarului deceniu al anilor ‘60 – ‘70, precedat cu un an, tot la Roma, de cãtre De Dominicis. Reinterpretarea lui Duchamp de cãtre Pisani, l-a determinat pe autorul acestor rânduri, referindu-se la prima expoziþie a acestuia, sã vorbeascã mai degrabã despre „arta criticã”, decât despre cea conceptualã sau mentalã. Odatã cu Pisani, tehnica „citãrii” devine nucleul unui nou sistem de imagini reinterpretate. În faþa figurii enigmatice a lui Gino De Dominicis, criticul se orienteazã cu greu, datoritã multiplelor valenþe ale personajului ºi artistului, cu siguranþã unul dintre cei mai deosebiþi ºi mai talentaþi pictori din ultimele decenii. Debuteazã (la galeria Beuys) ca „predicator”, propovãduind nemurirea în convingerea cã moartea poate fi învinsã conjugând eforturile ºtiinþei ºi aºeazã aceastã tematicã „ideologicã” în centrul artei ºi a comportamentului sãu. Inventeazã semnul grafic al nemuririi, se lasã fotografiat în timp ce „zboarã”, ca o demonstraþie a faptului cã evoluþia omului poate sã atingã orice þintã, întruchipând imaginea lui Hristos înviat care se înalþã cãtre cer. Recurgerea fotograficã la citate, întâlneºte o variantã a conceptualului („comportamental” sau „body-art”) la Luigi Ontani, care realizeazã fotografii color de dimensiuni mari în care el însuºi apare în postura celebrelor personaje din picturile lui Reni sau Caravaggio. Fineþea ºi sensibilitatea pãtrunsã de ironie care rãzbat din aceste reinterpretãri vor rãmâne un factor constant în realizãrile ulterioare ale artistului, care propune mãºti ºi figuri orientale, sau subtile portrete ale unor personaje, recurgând tot mai frecvent la culorile emailate ale ceramicii. Anacronism ºi Transavangardã Un pas fundamental în recuperarea imaginii, în termeni care conciliazã Conceptualismul cu tehnica tradiþionalã a picturii, este realizat de Carlo M. Mariani, care împleteºte „tautologiile” lui Kosuth (obiectul confruntat cu propria fotografie, cu desenul sau cu denumirea sa) cu reinterpretãrile clasice ale lui Paolini ºi Parmiggiani. Curentul denumit în mod provocator „Anacronism” (cu varianta cât de cât apropiatã de „Picturã cultã”) îi asociazã lui Mariani alþi pictori, printre care Stefano Di Stasio, Ubaldo Bartolini ºi Paola Gandolfi. Aceasta din urmã, aflatã tot în zona conceptualismului, individualizeazã în 1971 instrumentul picturii, penelul, deja prezent în operele lui Paolini sau ale lui Johns, pentru a face din acesta suportul imaginii pe care penelul însuºi trebuie sã o producã. Paradoxal, penelul nu picteazã, ci recepteazã pictura (...) Poeticile „Anacronismului” presupun un rol „inactual” al artei, prin comparaþie cu actualitatea atotcuprinzãtoare a nonvalorii. Mai puþin atent la speculaþiile ºi la calculele conceptualismului, dar totuºi ancorat în deschiderea orizonturilor acestuia, este opera, de o extraordinarã cãldurã picturalã a lui Stefano Di Stasio, care a scris „tocmai subliniind propria inactualitate, arta poate sã intre astãzi într-o realã legãturã dialecticã cu lumea (...) accentuând propria voce distonantã din cor” (...) Lãsând în urmã orice transformare mentalã, orice stãruire în conceptualism, „întoarcerea la picturã” realizatã de protagoniºtii celei care a fost numitã în 1979 „Transavangarda” este fãcutã cu impetuozitate ºi în mod direct. Începând din anul anterior, Clemente ºi Paladino, Chia ºi Cucchi înþeleseserã „cã sosise momentul ca autografia sã fie lãsatã sã se manifeste exploziv ºi sã se reverse într-o cromaticã intensã” chiar continuând pentru câtva timp sã exercite asupra imaginilor „un anumit control conceptual (...), ceea ce conferea un rest de eleganþã fie figurinelor, chiar ºi degradate ºi barbare, care fãceau parte din repertoriul acestor artiºti, fie fondurilor cromatice”. (Barilli). Dar iatã cã, nu dupã mult timp, impetuozitatea câteodatã descompusã cu violenþã a reprezentãrilor, îi face pe cei patru pictori sã primeascã influxul neo-expresioniºtilor germani (de la Baselitz la Penck, la Lupertz, la Immendorf), formaþi dupã îndelungi cãutãri ale unei „noi arte figurative”, care a rãmas necunoscutã Conceptualismului. Evidenta componentã expresionistã va fi asimilatã de artiºtii transavangardiºti, însã prin prisma unei reduceri geniale, subtile ºi sarcastice, a deformãrii imaginii în urma întâmplãrilor prin care aceasta trece, a unei ridicole neºanse, introducând din plin, pe lângã primitiv ºi infantil, urme impertinente de acþiune, atenuând asprimea tonurilor într-o viziune lipsitã de veleitãþi protestatare sau participative. Complacerea într-o „picturã a urâtului” (apãrea deja în Statele Unite curentul „bad painting”) contribuie la reprezentarea comediei umane în termeni de opera bufã. Aceºti artiºti nu denunþã o pierdere a valorilor, ci fac din aceasta un manifest „cinic”, dispuºi sã mimeze disfuncþionalitãþile societãþii într-o viziune ºi mânuitor al culorii, apasã mai mult decât oricare altul pe pedala „urâþeniei” imaginilor ºi pe disonanþele acestora, dar pornind de la modele culte, care se regãsesc la Malevic ºi în Novecentoul italian. Volumelor corpolente în culori stridente ºi agresive le alterneazã schiþe de figuri deºirate, înghiþite de o mare de semne ºi texturi. Enzo Cucchi zugrãveºte, între dramatic ºi bizar, o lume la fel de dezechilibratã, în forme care, eliberate de greutatea volumelor ºi de violenþa paletei cromatice, se contrapun corpolenþelor lui Chia, siluete svelte de semne ºi culori de consistenþa unor filamente, prelungiri ale unei clipe stranii, ale unei viziuni care se dilatã ca absorbitã de un vid ºi tinde spre o dispersie rarefiatã, cu trasee fixate în aer, cu circumferinþe excentrice, coarde când întinse când relaxate, filamente nervoase ale unor structuri minuscule, ondulãri ale peisajelor, unduiri ale mãrii, nori de furtunã, nervuri de culoare, terminate cu imprimarea imediatã a imaginilor care tind sã fie înghiþite de umbre. Francesco Clemente gestioneazã repertorii la graniþa dintre barbarism ºi infantil, ironie ºi transgresiune ale Transavangardelor într-un mod cu totul personal, cu un sâmbure de lirism delicat ºi paradoxal care topeºte sau reabsoarbe anomaliile aspre ale desenului, aºa cum dilueazã orice vârf de capriciu bizar într-un calcul de rezonanþe compozitive ºi în cãutarea unui echilibru graþios, care sã compenseze împrãºtierea imaginilor între reþelele de semne înnodate cu subtilitate. Diformitãþi, gânduri lipsite de înþeles, tendinþe intelectualiste (omul cu coadã, omul cu mãciucã, sau omul acoperit de bube mici negre, ca de vãrsat de vânt care par a multiplica ochii). În sfârºit, Mimmo Paladino, este cel care þinteºte cu o mai mare constanþã spre folosirea formelor totemico-primitive ºi a semnelor arhaice care traverseazã sculptura neagrã, precum ºi pe cea bizantinã, dar ºi primitivismul reinterpretat al începutului de secol, de la Matisse la Roault ºi mai ales la Malevic (care pare sursa cea mai pregnantã ºi directã). Constantele referiri ale formelor la suprafeþe creeazã urzeli cromatice liniare de o eleganþã consistentã, scandeazã ritmul narativ in diverse tonalitãþi, încorsetând extravaganta paletã de mituri în haina unei compoziþii riguroase. nedramatizatã, ba chiar hilarã, menitã sã suscite un real succes (ºi un lung ºir de epigoni, la care însuºirea acestor repertorii devine de-a dreptul execrabilã). Toate cele de mai sus prezintã desigur diferenþe în cadrul grupului: Chia, cu reale calitãþi de desenator Tehnica picturii figurative nu se epuizeazã de altfel în contextul Anacronismului ºi al Transavangardei, ci este martora apariþei unor artiºti de renume care duc mai departe experimente independente începute în deceniile anterioare. Este cazul lui Ruggero Savinio sau al lui Piero Guccione, care a desãvârºit, în cadrul unui parcurs de duratã, fuziunea perfectã a propriei scheme figurative. Anii ‘80 (mai ales în prima jumãtate) sunt martorii „întoarcerii la picturã” promovate - chiar ºi în forme antitetice - de Transavangardã ºi Anacronism; dar chiar ºi masiva influenþã a acestor curente lasã destul loc perpetuãrii experimentelor în concordanþã cu tendinþele avangardei din afara picturii, ºi proliferãrii curentului încã recent al instalaþiei. Ceea ce a dispãrut din curentul de avangardã, este mecanismul - care o caracteriza de depãºire continuã a unei tendinþe etalon în raport cu precedenta, apariþia noutãþilor sau „inovaþiilor” de limbaj care însã nu mai ajung sã se producã, fiind într-un fel deja inventate. Cu titlu de legitimitate culturalã paritarã convieþuiesc, ºi vor continua sã convieþuiascã ºi în anii ‘90, multiple orientãri, diferite între ele.