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Un’
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Antica ed tecnica
efficacissima
per il
contenimento dei suini
Francesco
Cadeddu
Gianni Lai
Introduzione
L’allevamento del suino in Sardegna viene
per la maggior parte praticato a margine
delle aziende ovicaprine e spesso la sua
consistenza è costituita da un verro e da
alcune scrofe.
Esso si avvale di ricoveri semplici ed estemporanei (Fig.1) e i maiali possono accedere
ad ampie superfici pascolative da cui trarre
una significativa parte della loro razione alimentare giornaliera.
Il principale indirizzo zootecnico è la produzione del lattonzolo che viene macellato
all’età di 30-40 giorni e destinato in piccola
parte al consumo familiare e, per il resto,
all’attività agrituristica e al consumatore finale attraverso la filiera del mattatoio.
Dato il sistema di allevamento, nel verro
(Fig.2) sono marcate alcune performance
zootecniche quali la rusticità, la capacità di
pascolamento, la resistenza alle malattie, in
particolare a quelle dei piedi e delle articolazioni.
Nelle scrofe (Fig.3), oltre al possesso delle
qualità evidenziate per il verro, sono marcati un numero sufficiente di mammelle, la prolificità, la spiccata attitudine alla produzione
del latte e, non ultimo per importanza, un
buon senso materno utile per la protezione
della prole dagli schiacciamenti durante l’allattamento e per contrastare gli assalti degli
animali predatori.
Il verro viene tenuto in riproduzione fino alla
“senilità zootecnica”, dopo di che viene castrato perché le carni perdano gli odori sessuali ed acquistino maggiore tenerezza e
sapidità.
La castrazione effettuata alla massima maturità somatica porta a non trascurabili problemi perché l’animale, abituato alla libertà
di movimento, è insofferente al minimo ten-
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Contributi Pratici
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tativo di contenimento e, nonostante la prescritta sedazione farmacologica, oppone una forte reazione alla sua immobilizzazione durante l’intervento chirurgico.
Descrizione della tecnica
Fig. 1 - Struttura di ricovero dove, al rientro dal
pascolo, i suini ricevono un’integrazione alimentare.
Fig. 2 - Verro in libertà.
Fig. 3 - Scrofetta in gravidanza.
Fig. 4 - Cattura del verro con il lazo.
Esiste una tecnica di contenimento del suino adulto, tratta dall’arte rurale della Sardegna, che in passato veniva largamente praticata presso le famiglie che traevano dall’allevamento suino brado
l’unica fonte di sostentamento.
Avvalendosi di tale tecnica, il porcaro effettuava la castrazione
del verro con il solo aiuto di un collaboratore. La procedura del
contenimento ha inizio con la cattura dell’animale mediante l’applicazione del lazo alla base del collo (Fig.4).
Se l’operatore è esperto il lazo può essere lanciato con il suino in
corsa, oppure può essere sistemato in un varco di passaggio obbligato.
Se il suino mantiene un’indole docile con il conduttore dell’azienda è possibile relegarlo in un ambiente chiuso e, mentre consuma un pasto improvvisato, applicargli direttamente una corda
al mascellare superiore, senza l’uso del lazo.
L’applicazione del lazo è comunque una situazione provvisoria e
ha lo scopo di bloccare il verro per il tempo necessario all’inserimento di un cavetto d’acciaio al mascellare superiore, appena
dietro le zanne. Il suino tende a liberarsi opponendo con la testa
dei piccoli movimenti laterali e imprimendo una forza all’indietro
che tiene in costante trazione il cavetto d’acciaio.
Dopo questa fase di ribellione, quando l’animale assume una
posizione statica, al mascellare superiore, che costituisce uno dei
tre punti essenziali del contenimento, viene agganciata anche una
corda (Fig.5) la quale viene poi fissata ad un punto solido, che
può essere il tronco di un albero, un anello di ferro fissato al muro
o un palo conficcato nel terreno (Fig.6).
Il secondo punto fondamentale del contenimento è rappresentato dalla pastoia dell’arto anteriore sinistro alla quale viene legata
una seconda corda che, fatta passare sotto lo sterno e nella regione dell’emitorace destro, viene fatta emergere trasversalmente sul
garrese verso le parte sinistra dell’animale (Fig.7).
Il terzo punto su cui si basa la procedura del contenimento è infine la pastoia dell’arto posteriore sinistro a cui viene applicata la
corda che viene distesa posteriormente all’animale (Fig.8).
Fig. 5 - Cavetto d’acciaio e corda applicati al
mascellare superiore.
A questo punto scatta la dinamica della messa a terra dell’animale mediante la trazione forte ed improvvisa della seconda e della
terza corda. Con la seconda corda si imprime una forza rivolta
verso la parte laterale sinistra del suino, con la terza corda una
forza verso il posteriore dell’animale.
Il risultato è che l’arto anteriore sinistro si porta sotto il tronco del
suino ed emerge sulla destra e verso l’alto, mentre l’arto posterio5 / 232
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re sinistro viene completamente disteso all’indietro.
All’animale viene a mancare l’appoggio per tutta la linea sinistra
e, di conseguenza, cade disteso lungo la parte sinistra del corpo. La seconda corda viene mantenuta in costante trazione da
un operatore mentre la terza viene fissata ad un punto solido,
che può essere ,tra le altre cose, il gancio del traino di un automezzo (Fig.9).
A seguito del contenimento appena descritto il suino rimane
fermo nella posizione di decubito laterale nonostante due arti
siano liberi (anteriore destro e posteriore destro).
In tutto il suo corpo si instaura una totale immobilità dovuta ad
un’inspiegabile situazione neurologica che blocca, in termini assoluti, qualsiasi movimento volontario o inconsulto.
Sembra quasi che l’animale diventi insensibile a qualsiasi stimolo
tanto che non reagisce alle punture dell’anestesia locale e alle
manualità dell’intervento chirurgico (Fig.10). È una situazione di
fatto che desta incredulità tra chi assiste alla castrazione e inizialmente una forte apprensione nel Veterinario operatore che
nel suo immaginario vede l’arto posteriore destro del suino,
libero e in posizione di scalciare da un momento all’altro.
Sarebbe interessante che gli organismi della ricerca veterinaria
individuassero il meccanismo neurologico che, con l’applicazione della suindicata tecnica di contenimento, scatena il blocco
motorio sul corpo del suino.
Fig. 6 - Applicazione delle corde alle pastoie degli
arti omolaterali sinistri.
Fig. 7 - Blocco dell’arto anteriore sinistro.
Fig. 8 - Blocco e distensione dell’arto posteriore
sinistro.
Dopo l’intervento chirurgico vengono sganciate in successione le
corde, prima quella applicata all’arto posteriore, poi quella dell’arto anteriore ed infine quella del mascellare (Fig.11).
Una volta rimesso in libertà il verro riprende la stazione quadrupedale e si allontana nel pieno possesso di tutti i suoi comportamenti fisiologici e di relazione.
Considerazioni finali
Fig. 9 - Posizione di decubito laterale a seguito
della trazione della seconda e terza corda.
La suindicata modalità di contenimento può essere utilmente
adottata nella castrazione del suino adulto, soprattutto nelle
aziende dove le strutture necessarie alle operazioni connesse alla
orchiectomia non sono idonee o non sono presenti.
I vantaggi sono legati al fatto che, con poco personale, è possibile immobilizzare l’animale, il rischio di incidenti alle persone è
minimo e vengono evitate quelle azioni di forza sul verro che
pregiudicano il benessere animale.
All’immobilità si arriva in tempi stretti, ciò consente di ridurre l’impiego delle sostanze tranquillanti e, di conseguenza, il rischio per
la salute dell’animale.
Il suino ha infatti un sistema cardio-circolatorio poco resistente,
non solamente allo stress del trasporto e al caldo, ma anche alla
sedazione farmacologica e non sono rari gli esiti letali per collasso durante la orchiectomia.
Un altro vantaggio non secondario è quello di disporre di un
“campo operatorio” perfettamente statico su cui il Veterinario
effettua l’anestesia e pratica l’intervento chirurgico.
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Fig. 10 - Intervento di orchiectomia.
Fig. 11 - Dopo l’intervento chirurgico il verro viene
liberato dalle corde e dal cavo d’acciaio.
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Un`Antica ed efficacissima tecnica per il contenimento dei suini