11-05-2006 Un’ 18:39 Pagina 231 Antica ed tecnica efficacissima per il contenimento dei suini Francesco Cadeddu Gianni Lai Introduzione L’allevamento del suino in Sardegna viene per la maggior parte praticato a margine delle aziende ovicaprine e spesso la sua consistenza è costituita da un verro e da alcune scrofe. Esso si avvale di ricoveri semplici ed estemporanei (Fig.1) e i maiali possono accedere ad ampie superfici pascolative da cui trarre una significativa parte della loro razione alimentare giornaliera. Il principale indirizzo zootecnico è la produzione del lattonzolo che viene macellato all’età di 30-40 giorni e destinato in piccola parte al consumo familiare e, per il resto, all’attività agrituristica e al consumatore finale attraverso la filiera del mattatoio. Dato il sistema di allevamento, nel verro (Fig.2) sono marcate alcune performance zootecniche quali la rusticità, la capacità di pascolamento, la resistenza alle malattie, in particolare a quelle dei piedi e delle articolazioni. Nelle scrofe (Fig.3), oltre al possesso delle qualità evidenziate per il verro, sono marcati un numero sufficiente di mammelle, la prolificità, la spiccata attitudine alla produzione del latte e, non ultimo per importanza, un buon senso materno utile per la protezione della prole dagli schiacciamenti durante l’allattamento e per contrastare gli assalti degli animali predatori. Il verro viene tenuto in riproduzione fino alla “senilità zootecnica”, dopo di che viene castrato perché le carni perdano gli odori sessuali ed acquistino maggiore tenerezza e sapidità. La castrazione effettuata alla massima maturità somatica porta a non trascurabili problemi perché l’animale, abituato alla libertà di movimento, è insofferente al minimo ten- 5 / 231 Contributi Pratici 05_Maggio_2006_DEF 05_Maggio_2006_DEF 11-05-2006 18:39 Pagina 232 tativo di contenimento e, nonostante la prescritta sedazione farmacologica, oppone una forte reazione alla sua immobilizzazione durante l’intervento chirurgico. Descrizione della tecnica Fig. 1 - Struttura di ricovero dove, al rientro dal pascolo, i suini ricevono un’integrazione alimentare. Fig. 2 - Verro in libertà. Fig. 3 - Scrofetta in gravidanza. Fig. 4 - Cattura del verro con il lazo. Esiste una tecnica di contenimento del suino adulto, tratta dall’arte rurale della Sardegna, che in passato veniva largamente praticata presso le famiglie che traevano dall’allevamento suino brado l’unica fonte di sostentamento. Avvalendosi di tale tecnica, il porcaro effettuava la castrazione del verro con il solo aiuto di un collaboratore. La procedura del contenimento ha inizio con la cattura dell’animale mediante l’applicazione del lazo alla base del collo (Fig.4). Se l’operatore è esperto il lazo può essere lanciato con il suino in corsa, oppure può essere sistemato in un varco di passaggio obbligato. Se il suino mantiene un’indole docile con il conduttore dell’azienda è possibile relegarlo in un ambiente chiuso e, mentre consuma un pasto improvvisato, applicargli direttamente una corda al mascellare superiore, senza l’uso del lazo. L’applicazione del lazo è comunque una situazione provvisoria e ha lo scopo di bloccare il verro per il tempo necessario all’inserimento di un cavetto d’acciaio al mascellare superiore, appena dietro le zanne. Il suino tende a liberarsi opponendo con la testa dei piccoli movimenti laterali e imprimendo una forza all’indietro che tiene in costante trazione il cavetto d’acciaio. Dopo questa fase di ribellione, quando l’animale assume una posizione statica, al mascellare superiore, che costituisce uno dei tre punti essenziali del contenimento, viene agganciata anche una corda (Fig.5) la quale viene poi fissata ad un punto solido, che può essere il tronco di un albero, un anello di ferro fissato al muro o un palo conficcato nel terreno (Fig.6). Il secondo punto fondamentale del contenimento è rappresentato dalla pastoia dell’arto anteriore sinistro alla quale viene legata una seconda corda che, fatta passare sotto lo sterno e nella regione dell’emitorace destro, viene fatta emergere trasversalmente sul garrese verso le parte sinistra dell’animale (Fig.7). Il terzo punto su cui si basa la procedura del contenimento è infine la pastoia dell’arto posteriore sinistro a cui viene applicata la corda che viene distesa posteriormente all’animale (Fig.8). Fig. 5 - Cavetto d’acciaio e corda applicati al mascellare superiore. A questo punto scatta la dinamica della messa a terra dell’animale mediante la trazione forte ed improvvisa della seconda e della terza corda. Con la seconda corda si imprime una forza rivolta verso la parte laterale sinistra del suino, con la terza corda una forza verso il posteriore dell’animale. Il risultato è che l’arto anteriore sinistro si porta sotto il tronco del suino ed emerge sulla destra e verso l’alto, mentre l’arto posterio5 / 232 05_Maggio_2006_DEF 11-05-2006 18:39 Pagina 233 re sinistro viene completamente disteso all’indietro. All’animale viene a mancare l’appoggio per tutta la linea sinistra e, di conseguenza, cade disteso lungo la parte sinistra del corpo. La seconda corda viene mantenuta in costante trazione da un operatore mentre la terza viene fissata ad un punto solido, che può essere ,tra le altre cose, il gancio del traino di un automezzo (Fig.9). A seguito del contenimento appena descritto il suino rimane fermo nella posizione di decubito laterale nonostante due arti siano liberi (anteriore destro e posteriore destro). In tutto il suo corpo si instaura una totale immobilità dovuta ad un’inspiegabile situazione neurologica che blocca, in termini assoluti, qualsiasi movimento volontario o inconsulto. Sembra quasi che l’animale diventi insensibile a qualsiasi stimolo tanto che non reagisce alle punture dell’anestesia locale e alle manualità dell’intervento chirurgico (Fig.10). È una situazione di fatto che desta incredulità tra chi assiste alla castrazione e inizialmente una forte apprensione nel Veterinario operatore che nel suo immaginario vede l’arto posteriore destro del suino, libero e in posizione di scalciare da un momento all’altro. Sarebbe interessante che gli organismi della ricerca veterinaria individuassero il meccanismo neurologico che, con l’applicazione della suindicata tecnica di contenimento, scatena il blocco motorio sul corpo del suino. Fig. 6 - Applicazione delle corde alle pastoie degli arti omolaterali sinistri. Fig. 7 - Blocco dell’arto anteriore sinistro. Fig. 8 - Blocco e distensione dell’arto posteriore sinistro. Dopo l’intervento chirurgico vengono sganciate in successione le corde, prima quella applicata all’arto posteriore, poi quella dell’arto anteriore ed infine quella del mascellare (Fig.11). Una volta rimesso in libertà il verro riprende la stazione quadrupedale e si allontana nel pieno possesso di tutti i suoi comportamenti fisiologici e di relazione. Considerazioni finali Fig. 9 - Posizione di decubito laterale a seguito della trazione della seconda e terza corda. La suindicata modalità di contenimento può essere utilmente adottata nella castrazione del suino adulto, soprattutto nelle aziende dove le strutture necessarie alle operazioni connesse alla orchiectomia non sono idonee o non sono presenti. I vantaggi sono legati al fatto che, con poco personale, è possibile immobilizzare l’animale, il rischio di incidenti alle persone è minimo e vengono evitate quelle azioni di forza sul verro che pregiudicano il benessere animale. All’immobilità si arriva in tempi stretti, ciò consente di ridurre l’impiego delle sostanze tranquillanti e, di conseguenza, il rischio per la salute dell’animale. Il suino ha infatti un sistema cardio-circolatorio poco resistente, non solamente allo stress del trasporto e al caldo, ma anche alla sedazione farmacologica e non sono rari gli esiti letali per collasso durante la orchiectomia. Un altro vantaggio non secondario è quello di disporre di un “campo operatorio” perfettamente statico su cui il Veterinario effettua l’anestesia e pratica l’intervento chirurgico. 5 / 233 Fig. 10 - Intervento di orchiectomia. Fig. 11 - Dopo l’intervento chirurgico il verro viene liberato dalle corde e dal cavo d’acciaio.