PROGETTI Elena Busco Ferber I restauri delle Officine Fagus 2. L’interno della sala macchine nello stato antecedente i restauri del 1985-88. 3. L’interno della sala macchine negli anni ’20. Il restauro della fabbrica di Gropius ha posto molti problemi di conservazione o sostituzione di parti che ne caratterizzano l’architettura “Nell’anno 1908 mi separai dal mio maestro, professor Peter Behrens, per tentare la fortuna avviando il mio studio di architettura. Con l’intensità ottimista di cui si dispone nella gioventù, seguii tutti i progetti architettonici tedeschi nella “Bauwelt“ berlinese ed offrii le mie prestazioni in centinaia di lettere a clienti sconosciuti. Fermamente convinto che, secondo la legge delle probabillità, alla fine dovesse saltar fuori una vittoria da questa auto-escogitata lotteria, un giorno ricevetti una offerta benvenuta. Fu un’impresa arrischiata per Carl Benscheidt senior, che sembrava proprio attratto dall’intensità della forza di volontà manifestata nella mia lettera, affidare a me, un principiante sconosciuto, nel 1911, il progetto della sua fabbrica ad Alfeld an der Leine. Accettai tutte le sue condizioni, insistetti con decisione solo sul fatto che il controllo del progetto rimanesse a me. Poi partii a vele spiegate per il lavoro”. Nel gennaio del 1911 Carl Benscheidt affida a Walter Gropius la direzione artistica del progetto della nuova fabbrica per forme per scarpe, appena portato a termine da Eduard Werner, e l’incarico di migliorare l’immagine del complesso da questi proposta, riprogettandone le facciate. Benscheidt desidera, infatti, che la nuova fabbrica , destinata ad essere la diretta concorrente della fabbrica Behrens (diretta da Benscheidt per vari anni) e da questa separata solamente dal tracciato ferroviario, abbia una nuova immagine architettonica in accordo con la tecnologia produttiva d’avanguardia importata dagli Stati Uniti. L’attività progettuale di Gropius si estende dal tema delle facciate a quello degli edifici veri e propri solo dopo la conclusione della prima fase costruttiva, quando emerge la riori intagli, impregnatura, levigatura, laccatura, marchiatura ecc). La distribuzione degli spazi produttivi delle officine Fagus si conforma allo schema produttivo e prevede, nello sviluppo nordovest/sud-est del nucleo del complesso, le segherie, il vaporizzatoio, il deposito, l’essiccatoio, le officine, la sezione per la spedizione e l’amministrazione, la sala macchine e la centrale termica. Gli altri corpi sono quelli per il deposito del carbone, per la produzione dei punzoni e di alcune macchine, per la lavorazione delle fibre artificiali (parte costruita solo negli anni Settanta), dei tacchi, oltre ad ulteriori locali di deposito, la portineria ed un garage. I sistemi costruttivi utilizzati da Gropius non si differenziano molto da quelli scelti da Werner. Vengono adottate delle soluzioni diverse solo per quanto riguarda le facciate. La maggior parte dei corpi del complesso viene realizzata con struttura portante in mattoni: scuri, di quarta scelta, per il basamento, normali per le parti non a vista e gialli, di terza scelta, per le parti a vista verso l’esterno. I solai sono in laterocemento ed i tetti piani in legno, impermeabilizzati con cartone catramato, mentre quelli a falde hanno la struttura in legno e tegole in laterizio. Nel caso dell’officina principale solo i muri esterni e la cantina sono in laterizio ed il tetto a shed, con struttura in legno, viene portato da pilastri in ghisa. Il deposito, originariamente progettato da Werner con le strutture della tradizionale architettura in legno, viene realizzato da Gropius con lo stesso sistema costruttivo, ma subisce un notevole cambiamento nell’espressione delle facciate. Gropius rifiuta l’immagine tradizionale delle facciate a graticcio e sceglie l’intonaco per il rivestimento esterno (la parte più vicina al tetto viene rivestita con lastre di eternit ed il basamento è in mattoni). Caratteristica del deposito, strettamente legata alla sua funzione,è la mancanza dei solai, per permettere all’aria di circolare liberamente attraverso tutto il corpo e per facilitare, quindi, il processo di essiccazione naturale, che qui ha luogo. Un tema di particolare interesse è certamente quello delle finestre. Gropius progetta per le officine Fagus finestre con intelaiature in acciaio sia di tipo “tradizionale“, sia di tipo a nastro, sia finestre, per le facciate del corpo e degli uffici e del corpo della sala macchine, che rappresentano chiare anticipazioni della facciata a curtain wall, raggiunta in seguito nell’edificio del Bauhaus di Dessau. Le facciate del corpo degli uffici, realizzato in due fasi successive, rappresentano sicuramente le parte più famosa delle officine Fagus e l’innovativa soluzione che propone angoli del corpo di fabbrica liberi dalla strut- 1 1. Le Officine Fagus dopo l’intervento di W. Gropius in una fotografia degli anni ’20. 402 COSTRUIRE IN LATERIZIO 60/97 necessità di realizzare una serie di ampliamenti e di nuove sezioni e su suo disegno vengono realizzati non solo la maggior parte dei nuovi corpi delle officine Fagus sino al 1925, ma anche gli interni e parte degli arredi e delle finiture (poltrone, lampade, porte, ringhiere, maniglie ecc.). Il progetto nasce in seguito ad una approfondita analisi del processo produttivo delle forme per scarpe ed i corpi della fabbrica sono disposti in maniera tale da consentire brevissimi spostamenti delle merci tra una fase produttiva e quella seguente, a partire dallo scarico del legno, materia prima trasportata tramite treno o camion, sino alla spedizione delle forme per scarpe finite. Il legno di faggio (fagus sylvatica, da ciò deriva il nome della fabbrica) viene portato nella segheria e tagliato in blocchi corrispondenti approssimativamente alla lunghezza delle forme; i pezzi vengono sucessivamente suddivisi longitudinalmente in modo da ottenere porzioni di materiale necessarie per la realizzazione di ogni singola forma. I blocchi vengono intagliati grossolanamente per definire un primo volume delle forme per scarpe e dopo ulteriori lavorazioni di falegnameria sempre più precise si ottengono le cosiddette forme per scarpe grezze. Queste vengono disinfettate a vapore nel vaporizzatoio e poi immagazzinate nel deposito dove inizia il pluriennale processo di essiccazione naturale, e solo quando hanno raggiunto un tasso di umidità totale del 35% vengono sottoposte ad essiccazione artificiale, che ha luogo in diversi locali dell’essiccatoio e dura alcuni mesi. Solo a questo punto le forme per scarpe grezze vengono trasportate nelle officine dove subiscono tutte le fasi di lavorazione e rifinitura che precedono la spedizione (ulte- tura portante diventa un importante modello di riferimento di tanti architetti del Movimento Moderno, e contribuisce alla formazione di quell’impressione di leggerezza e trasparenza dell’edificio voluta da Gropius. Se vengono osservate da un punto di vista con un’angolazione particolare rispetto all’edificio, le facciate sembrano costituite da una superficie vetrata continua; in realtà si tratta di una serie di campate verticali di vetro con intelaiature in acciaio, vincolate lungo tutto il perimetro ai pilastri in laterizio della struttura portante. I pilastri, a sezione cruciforme, sono rastremati (con una distanza fuori piombo di circa 14 cm), mentre le vetrate hanno andamento perfettamente verticale. Queste si estendono sui tre piani dell’edificio, aventi altezze diverse l’uno dall’altro, e sono organizzate secondo un reticolo modulare con dimensioni unitarie varianti tra i 55,5 ed i 59 cm di altezza ed i 110,8 ed i 116,6 cm di larghezza. Ad ogni modulo corrisponde, a seconda dei casi, una lastra fissa o mobile di vetro (semplice 6/4 della Renania), o un pannello fisso di lamiera di acciaio. I vari moduli sono combinati in modo tale da avere ad ogni piano una superficie trasparente formata da 16 lastre di vetro, di cui 2 o 4 sono apribili e, nella parte corrispondente alle solette, una fascia costituita da 8 pannelli metallici. Ad una attenta analisi, appaiono evidenti sensibili differenze costruttive tra le facciate realizzate nelle due soglie costruttive. Nella prima fase Gropius adotta profili in acciaio già in commercio e prevede elementi con un sottile montante verticale portante ed ante con apertura a vasistas posizionate in facciata a seconda delle funzioni dei locali retrostanti. Nella seconda fase costruttiva Gropius sceglie dei profili speciali con scanalature ed angoli smussati, con traverse orizzontali portanti, mentre le ante, sempre in gruppi di quattro nel mezzo di ogni vetrata da sedici, si aprono a bilico verticale. Tra il 1985 ed il 1986 alcuni articoli pubblicati dalle riviste di architettura Baumeister e Bauwelt portano a conoscenza del pubblico le vicende che precedono i restauri delle officine Fagus e le polemiche sorte tra Jörn Behnsen, architetto incaricato dei restauri, ed il museo di architettura di Francoforte. Una delle questioni più dibattute, quando ancora non si sono decise le metodologie ed i fini dei restauri, sembra essere quella dell’uso futuro del manufatto: da un lato il museo di architettura, temendo un dannoso esito dei restauri a scapito della fabbrica, propone la musealizzazione del corpo degli uffici (Museo di architettura del XX secolo); dall’altro Behnsen, in accordo con la Soprintendenza ed i proprietari della fabbrica, propone il mantenimento della funzione produtti- 403 COSTRUIRE IN LATERIZIO 60/97 va, considerata valida misura di salvaguardia del bene. In un simposio ad Alfeld a cui partecipano soprintendenti, architetti, storici e professori di varie università tedesche si discute e si decide quale delle proposte progettuali elaborate da Behnsen meriti di essere sviluppata, ed il progetto, grazie anche ad alcuni finanziamenti regionali, statali e della comunità europea, viene attuato tra il 1985 ed il 1988. I problemi principali di degrado del com2 3 4. Dettaglio dei serramenti della palazzina degli uffici amministrativi (stato negli anni ’20). 5. Dettaglio dei serramenti della palazzina degli uffici amministrativi (stato dopo i restauri). plesso sono quelli delle facciate in vetro ed acciaio del corpo degli uffici. Già nel 1931 si rilevano i primi danni, quando Carl Benscheidt scrive a Walter Gropius: “Si osservano notevoli chiazze di ruggine sulle grosse finestre in ferro battuto del mio edificio principale. La ruggine si mostra soprattutto tra i singoli profili, dove questi sono inchiodati uno all’altro. La situazione peggiore è quella del nuovo corpo scala, quello in cui si trova l’orologio... Nel frattempo mi sono messo in contatto con la ditta Fenestra Crittal AG, Düsseldorf 10, e ricevo adesso un loro scritto, del quale Le invio uno stralcio in allegato. Sono totalmente stupito del fatto che la ditta ritenga opportuno sostiture le finestre con altre nuove. Non penso che 15 anni 4 5 6. L’ingresso principale alla palazzina degli uffici. (stato dopo i restauri del 1985-88). siano tanto tempo. A mio avviso le finestre dovrebbero durare almeno il doppio.” Grazie alla proficua mediazione di Gropius le finestre non vengono sostituite, e subiscono un trattamento antiruggine al minio e lacca all’olio di lino. Ciononostante, il problema si ripresenta nel corso degli anni e porta alla deformazione dei profilati in acciaio e alla rottura di numerose lastre di vetro. Si pensi che ogni anno si rompono circa 40 lastre delle 856 totali. La ruggine, però, non è l’unico fattore che conduce a tale danno. Bisogna ricordare anche l’azione del vento sulle campate in vetro ed acciaio, che provoca la loro inflessione, possibile poichè i profilati sono sensibilmente sottodimensionati ( in alcuni tratti si raggiunge una freccia di addirittura 5 cm); la pressione, inoltre, viene trasmessa alle lastre di vetro, che sono vincolate rigidamente ai profili metallici tramite dello stucco molto duro all’olio di lino e, non avendo la possibilità di muoversi minimamente, si rompono. Più raramente si verifica la rottura di alcuni vetri a causa della differenza di temperatura, e della conseguente tensione che si produce tra lo stucco di colore nero ed il vetro, in seguito all’irraggiamento solare delle tre facciate orientate a nordest, sud-est, sud-ovest. Si ricorda, ancora, il problema del comfort climatico dell’ambiente di lavoro, che interessa gli impiegati nei locali di questa parte di edificio, problema legato sia alla struttura delle facciate stesse, sia al loro degrado. Infatti l’utilizzazione di vetri semplici per grandi superfici senza isolamento e senza protezione dall’irraggiamento solare porta al raggiungimento di temperature interne estreme, sia in estate che in inverno (30°C/10°C), mentre la deformazione dei profilati impedisce una perfetta chiusura dei serramenti e provoca, quindi, l’ingenerarsi di correnti d’aria. Oltre al degrado appena descritto riguardante le facciate in vetro ed acciaio, in varie parti degli edifici si sono prodotte delle fessurazioni delle murature in laterizio dovute nella maggior parte dei casi agli assestamenti dei corpi di fabbrica (le officine Fagus vengono costruite su un terreno paludoso), ma danni più consistenti sono dovuti alle infiltrazioni d’acqua verificatesi in alcuni tetti: nelle parti superiori delle facciate, costruite in mattoni retti da travi in acciaio, le infiltrazioni di acqua piovana causano il lento sgretolamento della malta e la formazione di ruggine sulle travi portanti più esterne con il conseguente verificarsi di un notevole dissesto ed in taluni casi del crollo dei mattoni a vista originariamente a filo con la vetrata. In una prima fase di elaborazione del progetto di restauro, si riscontra una notevole differenza tra le posizioni teoriche della Soprintendenza e dell’architetto progettista. 404 COSTRUIRE IN LATERIZIO 60/97 Infatti, mentre il soprintendente richiede una “riparazione degli elementi della facciata, conservando il più possibile di materia originale”, Behnsen propone la sostituzione di tutte le 22 campate di facciata in vetro ed acciaio, con nuovi elementi costruiti con gli stessi materiali, aventi la stessa altezza e la stessa larghezza degli originali (per non modificare l’immagine del corpo), ma non il loro spessore. Nei mesi successivi entrambi gli approcci subiscono dei cambiamenti, sino al raggiungimento di un compromesso. Il soprintendente, dopo aver studiato lo stato del degrado, perviene alla conclusione che numerosi elementi delle facciate possono considerarsi, ormai, perduti e cerca di trovare un accordo con i proprietari, che intendono continuare ad usare la fabbrica e, quindi, migliorare il comfort climatico e ridurre le dispersioni di energia. In seguito fissa i criteri principali cui si deve attenere il progetto di restauro: “Se a causa dei loro danni, gli elementi originali delle finestre non possono venir conservati e poichè le richieste dell’utente non possono venir ignorate e costringono all’utilizzo di vetri isolanti, allora devono venir rispettate le segunti condizioni: 1. come materiale dei telai bisogna utilizzare di nuovo l’acciaio; 2. le diverse soluzioni costruttive delle due facciate, in linea di massima, sono da riproporre; 3. all’interno ed all’esterno deve rimanere riconoscibile che alle due fasi costruttive corrispondono anche due diverse soluzioni di facciata; 4. corrispondentemente allo stato originale, bisogna rispettare dimensioni, ordine e funzioni delle varie parti di finestra; 5 il vetro da utilizzare deve avere, rispetto a trasparenza e riflettanza, valori il più possibile vicini a quelli del vetro semplice originale; si esclude l’utilizzo di vetro colorato; 6. la verniciatura dei profilati in acciaio deve essere effettuata come l’originale, con colore alla galena su minio; 7. la protezione esterna alla facciata dall’irraggiamento solare è da limitare ai sei campi al primo piano della seconda fase costruttiva, che possiede tende da sole già dal 1925 circa; 8. variazioni di dimensionamento assolutamente indispensabili sono tollerabili più all’interno, che all’esterno.” Behnsen dal canto suo, dopo la prima proposta di asportazione e rifacimento totale delle campate in vetro ed acciaio, elabora cinque nuove proposte, che contemplano, in taluni casi, la possibilità di conservazione di alcune parti del manufatto: 1. restauro della facciata, utilizzando parti costruttive originali e vetri semplici; 2. restauro della facciata, utilizzando profilati simili agli originali e vetri semplici; 3. restauro della facciata, utilizzando il più possibile delle parti originali (punto 1), oppure nuove parti simili alle originali (punto 2) e costruzione di una seconda vetrata all’interno (principio delle finestre doppie); 4. rinnovo della facciata, utilizzando profili esterni simili agli originali e profili interni con struttura adeguata, con vetri isolanti, taglio termico e regoli fermavetro esterni, in maniera diversa per la prima e la seconda fase costruttiva; 5. rinnovo della facciata, utilizzando profili esterni simili agli originali e profili interni con struttura adeguata, con vetri isolanti, taglio termico e regoli fermavetro interni, uguali sia per la prima che per la seconda fase costruttiva. Come già accennato, con il simposio di Alfeld si definiscono le caratteristiche dell’intervento e si decide la conservazione di alcune campate della facciata ed il rifacimento delle rimanenti, secondo la quinta variante del progetto proposto da Behnsen (per quanto riguarda il resto del complesso industriale, vengono decise una serie di misure proponenti, in linea di massima, sostituzioni e rifacimenti delle parti danneggiate: tetti piani e tetto a shed, gradini esterni, parte di facciata in mattoni superiore alle campate in vetro ed acciaio, impianto di riscaldamento ecc). Il progetto di Behnsen prevede la conservazione di nove campate di facciata, situate agli angoli del corpo, ed il rifacimento delle dodici rimanenti; ad entrambi i tipi di intervento corrispondono campate sia della prima che della seconda fase costruttiva. Il criterio con cui si scelgono le campate da conservare o da ricostruire è strettamente legato alla nuova distribuzione delle funzioni all’interno dell’edificio, decisa da un’analisi condotta parallelamente al progetto. Siccome per i due corpi scala, uno dei quali occupa l’intero angolo a sud-ovest del corpo, non è necessaria l’attuazione di particolari provvedimenti per il miglioramento del clima ambientale; visto che non è prevista la permanenza costante di persone, può essere decisa la conservazione delle parti di facciata ad essi corrispondenti. Analogamente vengono conservate le campate dell’angolo a nord-est, che viene destinato ad ospitare funzioni richiedenti una presenza saltuaria di persone, come sale da riunione, mensa ecc., per le quali non è necessario un comfort climatico ideale costante. Le campate di facciata delle rimanenti parti di edificio, destinate ad ospitare uffici, vengono asportate e sostituite da nuovi elementi realizzati secondo la quinta variante del progetto di restauro e al secondo piano vengono montate sei tende da sole esterne, realizzate secondo il modello di quelle preesistenti, installate negli anni Venti. 6 405 COSTRUIRE IN LATERIZIO 60/97