Storie di ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia
II incontro
sabato, 3 marzo
«La Bibbia,
«14Tu
[o Timoteo] però rimani saldo in quello che hai
imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da
cui lo hai appreso 15e conosci le sacre Scritture fin
dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza,
che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù.
16Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per
insegnare, convincere, correggere ed educare nella
giustizia, 17perché l’uomo di Dio sia completo e ben
preparato per ogni opera buona.»
grande libro educativo dell’umanità»
«come libro letterario….
come libro sapienziale…
come libro storico…
perché libro dello Spirito Santo…
perché mette al centro Dio
educatore: Dio educa il suo popolo…»
(C.M. Martini)
chi sono i mediatori
educativi?
quali i luoghi
dell’educare?
tra Dio e il suo popolo e le genti tutte (che sono i destinatari di
questo dono educativo)?
quali i tempi
dell’educare?
nell’economia della storia della salvezza della
prima e seconda alleanza così come
documentata nella Bibbia
I parte
come educare?
a quali valori
educare?
nella pragmatica dei nostri gesti e
comportamenti di comunicazione
quotidiani, personali e comunitari
II parte
L'educazione di Dio
è insieme un'educazione di parole e di fatti, di detti e di azioni, di promesse e di adempimenti,
di comandamenti e di correzioni.
E' un'educazione nella storia.
0. premesse
la creazione:
solo Dio è capace di rende ospitante il tohu wabohu (l’informe e il
deserto)
Dio ospita l’uomo nel suo essere (lo crea a sua immagine e
somiglianza) e nella Sua persona e lo ospita nella giardino dell’eden
Il peccato di Adamo ed Eva come ‘e-straniazione’, fuoriuscita
dall’ospitalità fontale con Dio
© Pasquale Troìa [email protected]
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Personaggi e testimoni di ospitalità nella Bibbia
I. nella Prima Alleanza (Antico Testamento)
Noè:
alleanza noachica come accoglienza di riconciliazione per tutte le
genti (Gn 9)
Abramo:
accoglienza come vocazione (Gn 12,1-3) e come alleanza (Gn 17,1-8)
Il filiosofo ebreo-francese Emanuel Lévinas (1905-1995) propone Abramo come il modello
etico dell’ospitalità (che per Lévinas non consiste nell'assunzione di un atteggiamento di
buona educazione o di elemosina.).
«L'altro come lo straniero è l'ospite, verso il quale sono tenuto a esercitare il primo dovere etico:
l'ospitalità. La sua condizione di apolide, di senza patria, che lo fa straniero in ogni Paese
qualunque esso sia, universalizza l'esigenza dell'accoglienza».
accoglienza come ospitalità: Abramo accoglie i tre uomini alle Querce di
Mamre… (Gn 18,1-15). Cfr. sure del Corano:
Ibrahîm accoglie (tre) messaggeri
accoglienza come prendersi cura di… (Gn 18,9-15)
Dio si fa ospite di Abramo perché si sta prendendo cura della sua vita, della
sua storia, di quel futuro senza figli che Abramo soffre. Dio va come ospite
da Abramo per promettergli un figlio: Isacco, il figlio che pone il sorriso sulle
labbra anziane della madre che ormai non sperava più di ospitare un figlio nel
suo seno “avvizzito” (Genesi 18,12).
L’ospitalità inizia con un sorriso (Gn 18,1-15)
Per Abramo il frutto dell’ospitalità è un figlio, cioè un dono per il futuro, una benedizione che diventa
promessa di generazione in generazione. Ed un figlio che è un sorriso (in ebraico Isacco = che Dio sorrida).
Perché Dio sorride ad Abramo donandogli un figlio e quindi una discendenza “numerosa come le stelle del
cielo e come la sabbia che è sul lido del mare” (Genesi 22,17)
Il sorriso è il segno di ospitalità che il volto dichiara. Con il sorriso l’altro ospita visivamente nel
suo campo visivo lo straniero. Gli facilita l’incontro, lo invita a guardarlo. Il sorriso si accompagna alle
braccia che si aprono: come il sorriso apre il volto allo straniero, così le braccia si protendono ed
aprono il proprio corpo all’abbraccio e all’accoglienza. La bocca è ripiena di sorriso e le labbra sono
colme di gioia. Sono queste epifanie dello spirito nel corpo che esprimono l’ospitalità. Le parole
contano poco e dicono meno, per il momento. Ed è in questo momento che l’uno (l’ospitante) e l’altro
(l’ospite) si ap-partengono, si dichiarano ospitanti l’uno dell’altro. E il sorriso sarà frantumato soltanto
quando si riconosceranno stranieri. E sostituiranno il rischio al ricordo
dell’amicizia, l’incapacità di dialogare alla speranza di sorridersi l’un
l’altro. E tra loro il sorriso non avrà più lo scrosciare della gioia e il
suono della loro voce sarà soltanto grida e rumori di guerra. Come
quando Isacco sta per benedire Giacobbe e comprende di avere davanti
a sé Esaù ed esclama: “La voce è la voce di Giacobbe, mentre le mani
sono di Esaù” (Genesi 27,22).
l’ospitalità donata: Abramo (“Mio padre era un arameo errante”): l’uomo
che ospitò Dio e da Dio fu onorato come suo “amico” (Is 41,8;
Giacomo 2,23). L’icona della filoxenia (= amore per lo straniero): Gn
18,1-15 [l’’icona di Andrej Rublev (1425)].
Lo xénos (in ebraico nokri) non gode di alcun diritto se non quello
dell’ospitalità: Rut 2,10; 2Sam 15,19; Mt 25,35; 27,7; Eb 13,2-9; 3Gv 5.
Lot:
accoglienza
al limite
etico:
Gn 19,1-11
Rachab:
«I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre
Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe
visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la
faccia a terra. […]Egli preparò per loro un banchetto, fece
cuocere pani azzimi e così mangiarono. […]»
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l’accoglienza che riscatta: Giosuè 2; una straniera nella genealogia “al maschile” di Gesù (Mt 1,5)
31Per
fede, Raab, la prostituta, non perì con
gli increduli, perché aveva accolto con
benevolenza gli esploratori. (Eb 11,31)
Mosè:
accoglienza
come
alleanza
rinnovata,
costituita e realizzata
(in Dio, nella sua Torah,
nella terra promessa e
nel suo Mosé)
[…] anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata
per le opere, perché aveva dato ospitalità agli
esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada?
(Giacomo 2,25)
«Porzione del Signore è il suo popolo, sua eredità è Giacobbe. Egli lo trovò
in terra deserta, in una landa di ululati solitari,
lo educò (epaídeusen, docuit))
ne ebbe cura (ekúklosen, circumduxit)
lo custodì (diefúkaxen, custodivit) come pupilla del suo occhio.
Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati.
Egli spiegò le ali e lo prese,
lo sollevò sulle sue ali.
Il Signore lo guidò da solo,
non c’era con lui alcun dio straniero» (Dt 32,9-12)
«Amate dunque il gher [= forestiero], come amate voi stessi
perché il Signore vostro Dio ama il forestiero e gli dà pane e vestito
perché anche voi foste forestieri (= gherim) in Egitto»
(Dt 10,18-19; cfr. Es 22,20; Lv 19,34)
Terra (promessa e donata) e ospitalità:
Eretz megherim (“terra di coloro che soggiornano”): è così indicata la terra che Dio dona a Israele, nella quale
a volte Israele si comporta come uno straniero che non si dà cura del paese donatogli da JHWH
Eretz Yirā’ēl
, la terra dei Padri,
La diaspora; l’esilio: l’ospitalità da invocare…
Dio dona la terra ad Israele, ma la terra
appartiene, è di proprietà di Dio
La Terra di Colui che è il Santo; Gerusalemme
«mia è la terra, ma voi siete presso di me
forestieri e ospiti» (Lv 25,23)
«io sono un ospite sulla terra» (Sal 119,19)
«poiché io sono un ospite presso di te / un forestiero come tutti i miei padri» (Sal 39,13)
«Noi siamo ospiti e forestieri come tutti i nostri padri» (1 Cr 29,15)
La terra dei padri (patria, vaterland, il loro patrimonio, i monumeni, la loro eredità……)
Rut la moabita: libro di Rut
… per Israele è straniera: accoglie e si prende cura della suocera Noemi
anche per questo è nella discendenza del Messia Gesù Cristo (Mt 1,6)
Fondazione teologica anticotestamentaria dell’ospitalità:
È nella proporzionalità (come oggi questo gher così ieri Israele, ambedue stranieri)
l’esigenza etica nei confronti del gher viene rapportata con la condizione di forestiero in cui si è
trovato Israele in Egitto:
proporzionalità espressa e riabilitata dalla memoria (non dimenticare quando…).
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il confronto avviene sulla omogeneità di condizione più umile non su quella acquisita da Israele,
grazie a Dio
Ospitalità nell’Antico Testamento :
L’AT documenta fondamentalmente due categorie di stranieri nel paese di Israele:
il gher è colui che risiede sulla terra di Israele; gode della libertà personale, riceve un suo salario (Dt
24,14) può lavorare come bracciante, può elevarsi socialmente ed economicamente, ma non
può possedere terreni in proprio né venirne in possesso col tempo;
Di solito il gher è povero, per cui viene annoverato tra coloro che sono “economicamente deboli” ed
hanno diritto di essere aiutati, come le vedove e gli orfani.
Perciò i gherîm (plurale di gher)
hanno il diritto alla spigolatura (Lv 19,10)
si trovano sotto la protezione divina (Dt 10,18; Sal 146,9),
gli israeliti li devono amare come se stessi (Lv 19,34; Dt 10,19), ricordandosi della loro
condizione di forestieri in Egitto (Es 22,20, etc.),
partecipano all’anno sabbatico (Lv 25,6)
devono osservare il digiuno del sabato (Es 20,10 = Dt 5,14).
Secondo lo studioso R. De Vaux “nella vita quotidiana non c’era alcuna barriera tra i gherîm e gli
israeliti”.(*)
il nokrì è il forestiero che si trova solo temporaneamente nel paese (magari è di passaggio, è un
mercante), quindi è privo di protezione e di diritti; JHWH ama il gher per cui anche gli
israeliti devono
volta straniero
in Egitto (Dt 10,18-19)
(*) R. De Vaux, Le Istituzioni dell’Antico Testamento, Marietti, Torino 1977, p. 93.
1.
II. nella seconda Alleanza (Nuovo Testamento)
Gesù Cristo restaura l’ospitalità di
Dio nell’uomo (ri)donandogli l’identità
‘ri-generata’ e la libertà ‘pasquale’
mediante la sua morte e risurrezione
Il Padre accoglie l’umanità nella
identità incarnata del Figlio e per
questo l’umanità riceve in dono la
libertà dei figli di Dio.
l’umanità e la creazione - dopo una
lunga attesa - ospita il Figlio di Dio
creatore e Messia e l’accoglie nella
umanità di tutti gli uomini (cfr. Gv 1,14)
«11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto
(parélabon, receperunt).
12A quanti però lo hanno accolto (élabon, receperunt)
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
13i quali, non da sangue, né da volere di carne, né da
volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,11-13)
L’incarnazione richiede una risposta di accoglienza: “Venne fra i suoi e i suoi non lo hanno
accolto”
Non ha reso più l’israelita estraneo al gentile, il cristiano estraneo all’israelita: Ef 2,14-18
Gesù Cristo ha redento il cuore degli uomini restaurandolo come tenda-tempio dell’ospitalità di Dio
e quindi dell’ospitalità come non appartenenza a se stessi, ma “identità per gli altri” (1 Cor 6,19)
«
14
Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una
cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè
l’inimicizia, per mezzo della sua carne. […]» (Ef 2,14)
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«17Egli
è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani (makràn, longe),
e pace a coloro che erano vicini (enghús, prope).
18Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito.
19Così dunque
voi [gentili, incirconcisi] non siete più stranieri (xénoi, ospiti) né ospiti (pároikoi, advenae)
ma siete concittadini (sunpolîtai, cives) dei santi e familiari (oikeîoi, domestici) di Dio, 20edificati sopra
il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù.
21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche
voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,17-22)
I cristiani di origine pagana, prima erano xenoi e paroikoi, perché “esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei
ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio” (Ef 2,12). Davanti a questa nuova cittadinanza e
familiarità, i pagani ne sono “stupiti”, “fuori di sé”, “estraniati” (xenizontai: 1 Pt 4,4)
2. eventi di accoglienza e di ospitalità nella storia e nell’insegnamento di Gesù
di Nazareth
le “straniere” nella genealogia (“al maschile”) di Gesù secondo Mt 1,1-17 e Lc 3,2338: in particolare Rut (Mt 1,5)
esperienza di Gesù e della sua famiglia come straniero in Egitto (Mt 2,13-15)
il Figlio dell’uomo non ha una casa, non ha una pietra dove posare il capo...
la gratitudine e il riconoscimento di misericordia solo da parte del lebbroso straniero
samaritano
Nessun profeta è ben accetto in patria (Lc 4,24-27)
Gesù e la Legge: appartenenza o estraneità cfr. Lc 11,37-42
L’ospitalità al banchetto del regno per chi vive ora in condizioni di estraneità (Lc 14,13-14.21)
l’arrivo improvviso dell’amico ospite (Lc 11,5-8 + 9-13) e l’attesa vigilante di accoglienza dello sposo da
parte delle dieci vergini (Mt 25,1-13; cfr. Lc 12,35-38)
sull’ospitalità sarà compiuto il giudizio tra i giusti e i maledetti quando il Figlio dell’uomo verrà nella gloria
(Mt 25,31-46)
Gesù si fa ospite (cfr. Zaccheo in Lc 19,1-10) e banchetta (cfr. Lc 5,29-32; Mt 9,10-13) con coloro che
sono considerati estranei e stranieri .
Gesù sapeva incontrare veramente tutti: in primo luogo i poveri, i primi clienti di diritto della buona
notizia, del Vangelo; poi i ricchi come Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10) e Giuseppe di Arimatea (cfr. Mc
15,42-43 e par.; Cv 19,38); gli stranieri come il centurione (cfr. Mt 8,5-13; Lc 7,1-10) e la donna
siro-fenicia (cfr. Mc 7,24-30; Mt 15,21-28); gli uomini giusti come Natanaele (cfr. Gv 1,45-51), o i
peccatori pubblici e le prostitute presso i quali alloggiava e con i quali condivideva la tavola (cfr. Mc
2,15-17 e par.; Mt 21,31; Lc 7,34.36-50; 15,1). (cfr. E. Bianchi, I pubblicani e le prostitute vi precedono nel regno
di Dio, Qiqajon, Bose 2004).
3.
La misericordia e l’ospitalità: le parabole della misericordia e
dell’accoglienza: la pecora perduta, la dramma perduta, il figlio
prodigo: Lc 15. la parabola del samaritano misericordioso “qui
fecit misericordiam in illum” [o poiésas tò éleos met’autou] (Lc
10,25-37).
L’ospitalità di Dio si colora di misericordia quando gli uomini
infrangono e si estraniano dalla sua ospitalità. E nella pratica della sua
fede, il credente ospita lo straniero così come Dio lo ospita nel mondo
creandolo e nella sua misericordia salvandolo. Misericordioso è colui
che ospita nel suo cuore il misero, mette il suo cuore vicino a quello del misero (miseri-cordia), colui che
permette all’altro di rigenerarsi, di sentirsi a casa sua, di prendere fiato e di fare l’esperienza che c’è
qualcuno che condivide con lui la propria storia.
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Perché l’ospitalità secondo la Bibbia e il Corano è nella condivisione, nel protendersi verso l’altro, nel
prendersi cura degli altri. Nel Nuovo Testamento la parabola del samaritano misericordioso è l’esempio
più paradigmatico e parabolico: solo lo straniero samaritano dedica il suo tempo (= ospita nella sua vita)
lo straniero “lasciato mezzo morto mentre scendeva da Gerusalemme” (Vangelo secondo Luca 10,30) e si
prende cura di lui, come può fare Dio, il Misericordioso, per cui è chiamato il samaritano misericordioso.
4.
Il criterio della salvazione negli ultimi tempi: l’accoglienza e l’ospitalità
«31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, […] 32Davanti a lui verranno radunati tutti i
popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, […] 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra:
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del
mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere,
ero straniero (xénos, hospes) e mi avete accolto (syneghághete, collegistis),
36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. […]
40“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete
fatto a me» (Mt 25,31-46)
Nel Nuovo Testamento gli altri, i diversi da noi, coloro verso i quali praticare l’ospitalità hanno nomi
come
1. pároikos : confinante, vicino, straniero residente che non gode tutti i diritti di protezione che la comunità
garantisce ai residenti. In tutti i passi si fa riferimento alla storia d’Israele: in At 13,16 Paolo
ricordo la paroikìa di Israele in Egitto (Es 6,1.6). Il verbo paroikéo (abito accanto, sono vicino
) e l’aggettivo pároikos (vicino, straniero residente) e paroikìa (soggiorno in un paese straniero,
all’estero)… In Eb 11,10 Abramo e i patriarchi sono presentati come modelli per i cristiani:
tutti attendono la città futura per cui vivono sulla terra come paroikoi e parepidemoi, cioè
pellegrini, coloro che soggiornano per breve tempo in luogo straniero, soggiornanti di
passaggio, straniero occasionale.
Non va dimenticato il nome di parrocchia (primo nome dell’attuale diocesi e dell’attuale
parrocchia) e di parrocchiani per ricordare che i cristiani sono stranieri e ospiti di Dio sulla
terra in attesa e in cammino verso la casa del Padre nel seno di Abramo.
2. xénos: straniero, forestiero, non del paese; prima della chiamata i gentili (= i non giudei) erano xénoi e
paroikoi (Ef 2,19)
3. alloghenês (straniero, di altra nascita, i non giudei): in Lc 17,18 il lebbroso riconoscente è un alloghenês
pur tuttavia fa quello che avrebbe dovuto fare un giudeo: ringraziare e lodare Dio per la
guarigione.
4. allótrios: estraneo, strano, anche ostile.
5. Lo straniero
e l'ospite nel
Vangelo
secondo Luca
criteri di identità e di appartenenza al nuovo popolo di Dio
Dio chiama tutti gli uomini,
tutti sono figli di Dio e quindi fratelli (adelphoi) tra di loro che Gesù ha redento
con la sua morte e risurrezione di Gesù Cristo
secondo Luca si appartiene al nuovo popolo di Dio (= si è cristiani) credendo in
Gesù Cristo Figlio di Dio, il Salvatore, Risorto dai morti
non esistono stranieri. ma ospiti:
tutti gli uomini che liberamente credono in Gesù Cristo sono ospiti per eredità di
figliolanza della famiglia di Dio
ospitare il forestiero e lo straniero significa ospitare Cristo
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6. La «santità ospitante” di Gesù»: Gesù, uomo credibile e affidabile (cfr. Ch. Théobald, in
particolare in Il cristianesimo come stile, vol. I, Edizioni Dehoniane, Bologna 2009, pp. 49-58) .
7. Nella vita della comunità apostolica:
la vita della prima comunità cristiana: «[…] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in
comune…»
Paolo accolto nelle comunità
Paolo invita ad accogliere
«Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola,
hanno accolto degli angeli senza saperlo» (Eb 13,2)
Altri passi da visitare 1Pt 4,9; Rm 12,13; Eb 11,13.
motivazioni dell’accoglienza degli stranieri nella comunità ecclesiale
il lessico:
figli di Dio: tutti gli uomini sono figli di Dio
filadelfia: amore verso e tra i fratelli
filoxenia: amore verso il più lontano e il diverso, l’estraneo e lo straniero
la carità: l’amore verso qualunque prossimo (giudei, samaritani, farisei, peccatori, gentili, greci,
romani, ...); la pienezza dell’accoglienza; è la stessa personalità di Dio (Deus caritas est,
canto)
la koinonia: condivisione, comunione..(cfr. At 2,42-45)
Per altre indicazioni lessicali per una ricostruzione delle mentalità (di Dio e dell’uomo) a
proposito dell’accoglienza e dell’ospitalità così come documentate nella Bibbia
vedi
DVD
motivazioni teologiche:
trinitarie: come le Persone della Trinità si amano, così i cristiani
cristologica: nessuno ama più di colui che dà la vita [= Gesù Cristo] per i propri amici: Gesù Cristo
morto e risorto per la "salvazione" di tutti gli uomini
spirituale (= dello Spirito Santo): l'azione di grazia dello Spirito Santo permette ai cristiani di invocare
Dio come Padre e di essere riconociuti suoi figli per la sua misericordia
ecclesiale: At 2,42-45
di identità escatologica: - l'ospitalità del già e del non ancora
i cristiani sono ospiti di Dio sulla terra da Lui creata e donata a tutti gli uomini, ma anche stranieri
(xenoi) e forestieri pellegrini (paroikoi e non kataikoi, cittadini di diritto) e viandanti (parepimedoi)
perché la terra è una «paroikia» (= dimora nel pellegrinaggio)
Considerazioni ulteriori:
L’ospitalità non è un dovere,
è un diritto (ma non nostro, come ci si aspetterebbe, in una identità egocentripeta)
ma un diritto degli altri verso ognuno di noi.
L’ospitalità non è (soltanto) un capitolo della carità (antropologia teologica)
ma un evento della grazia (teologia antropologica: Dio ci onora di visitarci e di farsi accogliere
inviando presso di Dio una sua immagine, quella del povero degradato della sua dignità di uomo
e nascosto alla sua immagine rivelata di figlio di Dio)
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L’ospitalità nelle tradizioni religiose mediterranee e orientali
Shālôm , salâm alaykum (la pace sia su di voi), pax vobiscum, la pace sia con voi…” sono queste le
espressioni di accoglienza e di incontro, di ospitalità e di condivisione nelle tradizioni ebraiche,
cristiane e musulmane. Ancora oggi forme di prima accoglienza e di saluto nella quotidianità e nella
ritualità liturgica ebraica, cristiana e musulmana.
.
«Ubi caritas et amor
Deus ibi est
Congregavit nos in unum
Christi amor….»
«La casa del cristiano deve
essere l’albergo di Cristo»
(s. Giovanni Crisostomo, padre
della Chiesa, IV ec.)
«L’ospitalità va
letta come una
buona notizia»
(E. Jabés)
Pace e accoglienza, ospitalità e pace
Shalôm, eirene, pax, salâm, peace, paix, friede, paz, mir… sono questi i nomi dell’ospitalità. Sono
queste le sue conseguenze e le sue premesse.
La pace cresce con l’ospitalità. Ma è la stessa Pace che fa maturare e permette di condividere
l’ospitalità. Due stranieri si ospitano perché ambedue si incontrano in pace e vogliono stabilire
alleanze di pace, condividere storie di pace. Si danno l’un l’altro la mano, svuotata dalle armi per
riempirla solo della mano dell’altro (è questo uno dei motivi della stretta di mano come segno di
accoglienza pacifica). Con un abbraccio l’ospitante e l’ospite aprono il loro corpo l’uno verso
l’altro perché la pace abbatte il muro di separazione, di diffidenza e di estraneità. Ed il bacio di
pace segna la reciproca accoglienza come un sacramento, un segno di alleanza, un gesto intimo
che la volontà di accogliersi in pace rende pubblico.
Altre tematiche:
L’ospitalità è nell’arte dell’incontro
Le arti: epifania dell’ospitalità
Ospiti senza frontiere
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Dopo aver
Pragmatica dell’accoglienza
aver offerto alcune
considerazioni sull’educazione
ed in particolare sull’educare
all’accoglienza
(I parte
aver considerato in che modo alcuni personaggi dell’Antico
Testamento e del Nuovo (in particolare Gesù i Nazareth e la
comunità ecclesiale apostolica) hanno praticato l’accoglienza e
l’ospitalità
(I parte)
Ora ci domandiamo:
in che modo è possibile
attualizzare ed inculturare le testimonianze e gli insegnamenti biblici
oggi, qui, nella nostra situazione concreta di donne e uomini del XXI secolo? (cfr. pragmatica
Di che cosa stiamo per parlare: che cos’è la pragmatica?1
accoglienza e postmodernità nella nostra società complessa: esigenza di inventare
significativi ed efficaci testimonianze, opere e progetti di accoglienza
«A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo
storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in
quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri
molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri
contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello er la Chiesa e richiede moltissima
pazienza e discernimento» (C.M. Martini)
Le perplessità e le domande taciute (ciò che non si dive per non apparire razzista, antisemita..,. per
non sfigurare… un politically correct…)
Gli immigrati non potrebbero stare a casa loro?
Gli immigrati vengono qui a togliere il lavoro a noi e ai nostri figli
La Chiesa potrebbe dare di più? Ha tanti tesori artistici (che potrebbe vendere per i poveri) e tanti
soldi nelle banche…
Il Vaticano, ma anche le diocesi e le parrocchie praticano un’economia equa, solidale e
accogliente?
I soldi dei preti… chiedono agli altri ma loro quando e quanto danno?
SCV (la vecchia targa delle auto del Vaticano): se Cristo vedesse!
Il significato di una parola si trovare sul vocabolario. Ma il modo con cui quella parola è gestita e utilizzata da chi
parla e da chi interagisce o meno con lui la si può determinare valutandola negli quegli atti linguistici (speech acts, (J.L.
Austin, 1911-1960) che i comunicanti attivano tra di loro, in quella situazione comunicativa specifica e in quel
determinato contesto.
La pragmatica è una scienza della linguistica e della comunicazione: studia le dinamiche con le quali gli interlocutori
gestiscono la loro interazione comunicativa in un determinato contesto culturale.
La lingua e le sue parole e i suoi linguaggi sono utilizzati per comunicare ed interagire, in un determinato contesto ed
in una determinata situazione. Come dono gestiti e come gestire questi flussi di performances di interazioni
comunicative? Quindi è una scienza nuova che si avvale di tante altre. Per esempio si avvale della prossemica, che
studia in che modo le distanze tra due in-terlocutori influiscono sulla qualità e sulle modalità di comunicazione. E
contribuisce a fare della comunicazione una «relazione strutturante».
1
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Le motivazioni della pragmatica dell’accoglienza:
filantropiche: l’altro è un uomo come me
civili: è un cittadino come me: con gli stessi diritti e doveri ; solidarietà (art. 2 Costituzione Italiana2)
religiose/cristiane: è mio fratello in quanto ambedue figli di Dio;
una proporzione analogica
che esige e si fonda su una esperienza personale di
accoglienza di Dio
come Dio accoglie me (noi)
così io/noi accogliamo gli altri
sui valori…
Non si può educare
senza un progetto educativo orientato da valori autentici ed efficaci
valori documentati
secondo gli insegnamenti (in storie e parole) della Bibbia
nel modo di vivere, agire, pensare e insegnare di Dio Padre e di suo Figlio Gesù Cristo così come
documentati nell’Antico e nel Nuovo Testamento (= Bibbia) e
con l’energia e la grazia dello Spirito Santo
secondo le testimonianze dei santi (= coloro che vivono secondo la santità di Dio,
cioè secondo la sua volontà, oggi…)
secondo gli insegnamenti della Chiesa, oggi.
Testimoni di valori: i santi (e non solo quelli sugli altari…!)
I valori richiedono testimoni, segni, testimonianze, cooperazione, dialogo, condivisioni… modelli di
comunicazione
I valori devono ‘valere’…oggi e qui sul nostro territorio…
per ogni stagione della vita
Il mondo dei valori in cui viviamo e il mondo dei valori che sogniamo…
… consapevoli che un sogno diventa realtà quando cominciamo a realizzarlo…
Le comunità che educano ai valori: la famiglia, la scuola, la società, la comunità ecclesiale
INSIEME educarci,
INSIEME educarci ad accogliere,
INSIEME accogliere
Rilevazione di situazioni di pragmatiche relazionali
analizzare una situazione educativa con le 5 W:
what (che cosa?), who (chi?), when (quando), why (perché?), where (dove?)+ how (come?)
2 «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la
sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,economica e sociale».
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EDUCARE ad accogliere
dove?
chi educa?
nella famiglia intesa come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
genitorialità,
parentela… fraternità,
Dalla parte dei genitori: crescere i figli, crescere con i figli
Dalla parte dei figli: crescere con i genitori, crescere con fratelli e sorelle
dove?
chi educa?
nella scuola intesa come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
La scuola: luogo di ospitalità, crocevia di cammini, condivisioni di storie
Iniziative, attività e progetti di ospitalità nella scuola (vedi di seguito)
Premesso che:
autonomia non è autoreferenzialità
non c’è autonomia se non sono garantiti il diritto e i valori dell’accoglienza, all’identità e di libertà.
I linguaggi dell’ospitalità nell’interazione della comunicazione didattica.
In classi sempre più multietniche, il linguaggio dell’insegnante dovrà avere i colori delle
etnie e delle culture presenti perché possa sempre essere un linguaggio che ospita più
che un linguaggio che definisce, un linguaggio che favorisce espressioni di identità, più
che un linguaggio di identificazione…. Parlare il linguaggio e la lingua dello studente è
una concreta forma di ospitalità.
Pratiche di accoglienza all’inizio dell’anno scolastico e di ogni lezione.
Per la progettazione di opere di ospitalità e i accoglienza a scuola. (vedi di seguito)
Il valore dell’ospitalità nei libri scolastici (in particolare nei testi di irc)
Un’attenzione da prestare. Un’esigenza a cui rispondere.
Le buone pratiche di accoglienza a scuola
Mission e professionalità dell’insegnante di religione (e non solo)3
(secondo il documento Educare alla vita buona del Vangelo…)
«Al raggiungimento di questi obiettivi [della scuola] può dare un qualificato contributo il docente di
religione cattolica, che insegna una disciplina curriculare inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola e
promuove un proficuo dialogo con i colleghi, rappresentando – in quanto figura competente e
qualificata – una forma di servizio della comunità ecclesiale all’istituzione scolastica.
L’insegnamento della religione cattolica permette agli alunni di affrontare le questioni inerenti il senso
della vita e il valore della persona, alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana.
Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del
patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea.
Infatti, «la dimensione religiosa... è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della
persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita». Per questo motivo «la scuola e
la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto
significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a
ricercare il confronto ed a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio
comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro». (n. 47)
Perché
non avvenga che “chi sa fare, si dà da fare e fa… chi non sa fare… insegna”!
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alleanza educativa e contratto educativo
dove?
chi educa?
nella parrocchia intesa come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
Un universo
da analizzare, riorganizzare e riprogettare come
la speranza alternativa e complementare ad uno status quo…
dove?
chi educa?
nella liturgia e mistagogia intese come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
Liturgia e mistagogia come
esperienza dell’accoglienza di Dio nella sua casa e nella sua interazione (come esperienza personale e
comunitaria)
«l’educazione come mistagogia»4
pragmatica dell’accoglienza di Dio verso di noi e di noi tra di noi
le espressioni e i gesti di accoglienza della liturgia
accoglienza come inculturazione liturgica:
il Crocifisso (di colore nero, con gli occhi a mandorla…)
accolto e rappresentato secondo la diversità delle culture (inculturazione).
dove?
chi educa?
nei luoghi di lavoro intesi come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
dove?
chi educa?
nei non-luoghi intesi come…
i tempi dell’educare
il come educare
quali valori?
L’etnologo e antropologo francese Marc Augé, definisce i nonluoghi (non-lieu) in contrapposizione ai
luoghi antropologici, tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari,
relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata
delle persone e dei beni (autostrade, svincoli, aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri
commerciali, i campi profughi, etc.
Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio
frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un
cambiamento (reale o simbolico). (cfr. M. AUGÉ, Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità,
Elèuthera, Milano 2009)
4 Cfr. Vito ANGIULI (vescovo di Ugento e s. Maria di Leuca), L’educazione come mistagogia. Un orientamento pedagogico nella
prospettiva del Concilio Vaticano II, Centro Liturgico Vincenziano, Roma 2011.
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Percezione della diversità degli altri
con i sensi
nel vederci
nell’ascoltarci
nell’odorarsi
nell’approssimarci
nel sapore
nell’ospitarci a
casa, in un luogo
di culto…
…
loro fenomenologia
[il corpo è il monotor che rivela
chi siamo,
che cosa pensiamo degli altri e
che cosa vogliamo che (consapevolmente o meno) pensino di
noi]
spaventarsi nel vedere una persona diversa…,
Parla una lingua/dialetto diverso… nel significato, nel suono, ….
“i negri puzzano”;
ogni cultura ha il suo odore…
la mano sulla spalla, parole di accoglienza e di incontro per
strada, nel salutarci (darsi la mano, abbracciarsi, …); sulla soglia
di casa nell’accogliere un ospite;
5
… dei cibi, nel nutrirci
La mezûzāh degli ebrei e ‘le edicole private’ delle case dei nostri
nonni…; espressioni di benvenuto e di benedizioni all’ingresso
delle chiese e delle sinagoghe…
nel valutarci
nel considerarci
nel conoscere le
mentalità
nel gestire la
comunicazione
nel pregare
nel…
che fare?
Giustificare,
comprendere,
correggere,
assimilare… far finta
di niente?
loro fenomenologia
Che fare?
Giustificare, comprendere,
correggere, assimilare… far
finta di niente?
I pregiudizi, la stima, i loro valori
Il punto di vista e di osservazione
anche io per gli altri sono diverso: l’altro come mio specchio ma anche reciprocità di ogni
considerazione seguente
il rischio nell’accoglienza: quando io dico l’altro, l’altro ha diritto di dire io e chiamarci altro
la festa e gli eventi musicali: universi di condivisione e di accoglienza
Tutte le culture hanno elaborato degli specifici rituali che accompagnano le fasi di esordio e di commiato di una relazione
sociale. I saluti assumono forme diverse di cultura in cultura, dal cenno di capo allo strofinamento dei nasi, dalla mano
aperta ai vari tipi di bacio e di abbraccio, anche a seconda del tipo di rapporto che vige tra le persone coinvolte
nell’interazione. Nei tempi antichi si tendeva la mano aperta per mostrare che non si aveva un’arma e che quindi non si
voleva aggredire la persona a cui si tendeva la mano. Anche gli animali conoscono dei segni di amichevolezza: per esempio il
cane si rivolta a pancia all’aria per attendere una carezza e nello stesso tempo comunica che non sta in posizione di
diffidenza verso di noi perché ci offre la parte più vulnerabile del suo corpo.
Soffermiamoci sul significato sociale della stretta di mano. La distanza che ci separa dall’altra persona è abbastanza breve da
permetterci di osservarne il volto da vicino, di sentirne il respiro e perfino l’odore. Attraverso il contatto delle mani la
ammettiamo nel nostro spazio personale – e, naturalmente, l’altra persona fa lo stesso con noi.
La stretta, più o meno vigorosa, trasmette all’altro un’indicazione della propria energia fisica (e ci sono regole culturali che
associano diverse sfumature di significato ai vari tipi di stretta)., e non è un caso che la stretta di mano sia anche il modo
generalmente adottato per suggellare una promessa. (Cfr. F. FABBRO, Destra e sinistra nella Bibbia. Uno studio neuropsicologico,
Guaraldi/Gu.fo Edizioni, Rimini 1998).
5
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Vale per tutti:
Imparare a imparare è l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio
apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello
individuale che in gruppo.
Questa competenza comprende la consapevolezza del proprio processo di apprendimento e dei propri
bisogni, l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli
per apprendere in modo efficace.
Questa competenza comporta l’acquisizione, l’elaborazione e l’assimilazione di nuove conoscenze e
abilità come anche la ricerca e l’uso delle opportunità di orientamento.
Il fatto di imparare a imparare fa sì che i discenti prendano le mosse da quanto hanno appreso in
precedenza e dalle loro esperienze di vita per usare e applicare conoscenze e abilità in tutta una serie di
contesti: a casa, sul lavoro, nell’istruzione
e nella formazione. La motivazione e la
«Tutto è da condividere e niente è condivisibile: il
fiducia sono elementi essenziali perché
destino dell’uomo come quello del mondo. Su questa
una persona possa acquisire tale
intrinseca difficoltà si fonda forse la reciprocità del
competenza.
dono. Pertanto, esistere è aprirsi progressivamente alla
(competenze chiave per l’apprendimento
condivisione. E’ condividere la vita con la vita, …
permanente. Un quadro di riferimento europeo,
l’istante con l’istante» (E. Jabès, Il libro della condivisione, R.
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il
Cortina Editore, Milano 1992, p. 124)
30 dicembre 2006/L394.
(http://eur-lex.europa.eu/LexUriSer v/site/en/oj/2006/l_394/l_39420061230en00100018.pdf)
indicative proposte di
ATTIVITA’ DI ACCOGLIENZA E DI OSPITALITA’
Mettere su un foglio a parte quest attività e meterle in DVd citando qui in carta soltanto il titolo?
1. Fare vedere un crocifisso nero, uno asiatico, uno messicano… uno “ebreo” (Chagall)…
suscitare reazioni, registrarle per poi discuterle e verificarle.
2. presentare alcuni autorevoli testimoni dell’accoglienza e dell’ospitalità:
la loro biografia di accoglienza, le loro pere, alcune loro pagine di vita…
i testimoni (più) prossimi: don Tonino Bello
le istituzioni e associazioni delle comunità civili e cristiane che operano accoglienza e
ospitalità… (dovere degli insegnanti di conoscere il territorio per orientare… ).
gli anonimi “personaggi biblici contemporanei”, samaritano misericordiosi…
altri, tanti pochi altri…
3. Le opere di misericordia spirituale e corporale: buone pratiche di carità
accogliente e di misericordia ospitale:
ecco alcune semplici indicazioni operative:
Associare un valore contemporaneo (quelli più prossimi agli adolescenti)
alle opere di misericordia per il corpo
dar da
mangiare a
chi ha fame
ospitare i
senza tetto
vestire chi ha
bisogno di
indumenti
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alloggiare i
pellegrini
visitare gli
ammalati
visitare i
prigionieri
seppellire i
morti
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alle opere di misericordia spirituale
istruire
consigliare
consolare
confortare
perdonare le
offese.
sopportare
con pazienza
pregare dio
per i vivi e
per i morti.
Scegliere alcune opere di misericordia coroporale e/o spirituale e motivarle (umanamente,
culturalmente, civilmente, religiosamente…
opera di
misericordia
corporale
motivazione
opera di
misericordia
spirituale
motivazione
4. Individuare alcuni personaggi biblici che hanno particolarmente testimoniato un valore condiviso
rilevare il loro insegnamento
ipotizzare indicazioni e forme reali di testimonianza per noi, oggi nell’ambito del nostro spazio
di lavoro e di vita
valore scelto
personaggio
biblico
(e citazione)
quale evento
della storia del
personaggio
quale
insegnamento
indicazioni e forme reali di testimonianza
per noi, oggi…
5. attività e progetti motivati e finalizzati al dialogo interreligioso (in particolare quello ebraicocristiano)
rilevare opere di fraternità, iniziative e attività che promuovono accoglienza e costruiscono
realmente il dialogo interreligioso
(cfr. nel DVD il calendario interreligioso, l’atlante dei credenti…)
6. per un codice di buone pratiche di accoglienza
condizioni
dell’accoglienza
1.
“se tu vuoi io potrei”
“se tu volessi io posso”
“se tu vuoi io posso”
2.
Regole per un
galateo e un 3.
codice
secondo il
quale
accogliere
l’ospite
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7. Accoglienza e informatica. Il QR code accoglie turisti e ospiti in chiesa…
8. Accoglienza e internet:
siti di associazioni, enti, istituzioni che promuovono progetti di ospitalità e di accoglienza
in particolare
il sito delle principali religioni
il sito delle confessioni cristiane e della Chiesa Cattolica,
della propria diocesi e parrocchia…
Gestire i media della comunicazione come
servizio di reciproca accoglienza…
9. alcune attività e progetti per la scuola (e non solo), già sperimentati e documentabili
per la Scuola Una festa dai mille colori
dell’Infanzia:
Costruiamo un gioco e un giocattolo di accoglienza e interculturale
per la Scuola
Noi ospitali come Abramo
Primaria
per la Scuola
Secondaria
di I e II
grado
A tavola con gli ospiti di Abramo
un libro per gli ospiti
proposte didattiche di accoglienza e di ospitalità
la Pace: un valore condiviso dai credenti
Progetti di scambio culturale
Pubblicazione di n diario scolastico (vedi Libro dei giorni)
(vedi) proposte di attività didattiche nei cdrom dell’opera multimediale Bibbia
Educational
Sinagoga, moschea, chiesa
obiettivi: individuare, conoscere e valorizzare i luoghi di
e luoghi di culto
culto delle religioni abramitiche come luoghi di incontro e
di reciproca accoglienza
i gesti dell’accoglienza e
obiettivi: conoscere e saper interpretare e valorizzare i gesti e
le ritualità di comunicazione di accoglienza e spiritualità
dell’ospitalità
utilizzate da noi e da altri (etnicamente) diversi da noi
gli altri della porta accanto: obiettivi: individuare, conoscere e valorizzare le persone e le
i nomi, i volti, le tradizioni loro tradizioni culturali ed etniche
degli studenti della mia
scuola non di origini
etniche italiane
l’ospite e l’ospitalità
obiettivi: conoscere i testi sacri che fondano tradizioni
secondo la Bibbia e il
religioni e definiscono modalità di dialogo interreligioso sul
Corano e le loro tradizioni: tema dell’ospitalità
ricerca in classe e forum con rappresentanti dei credenti
ebrei, cristiani e musulmani
obiettivi: ascoltare le voci del canto dell’ospitalità e
L’ospite e l’ospitalità nella
valorizzarne le tradizioni culturali e religiose
musica e nel canto delle
tradizioni religiose
ebraiche, cristiane e
musulmane
Identità etnica, culturale e
obiettivi: definire gli ambiti di identità etnica e le modalità e
religiosa e alterità nel
gli ambiti di dialogo interculturale e interreligioso
contesto nazionale ed
per altri materiali come
europeo
Documenti
Strumenti educativi e didattici
Articoli…
vedi DVD donato ai partecipanti agli incontri
© Pasquale Troìa [email protected]
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Attività di valorizzazione didattica di alcune immagini sulla tematica
dell’ospitalità valorizzando alcuni cdrom di Bibbia Educational
partecipazione interattiva e professionale
proposta dal prof. Pasquale Troìa
In questa diapositiva sono schematizzate le fasi
operative per valorizzare alcun immagini sul tema
dell’ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia
1. Il secondo di questi due
fogli - adeguatamente
completato utilizzando il file
“attività per terzo incontro”
presente nel DVD donato
durante il II incontro –
possono essere inviati al prof.
Troìa via email:
[email protected].
2. Durante il III incontro
(sabato 28 aprile 2012) –
senza fare riferimento ai
Docenti che hanno inviato
questi fogli - il prof. Troìa
presenterà e verificherà
queste attività.
3. Il prof. Troìa è disponibile
ad essere contattato per
consulenza didattica e
biblico/teologico/liturgica.
Ecco alcune immagini sull’ospitalità presenti – con le proprie decodifiche e le
indicazioni didattiche - nel cdrom Abramo dell’opera Bibbia Educational
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Storie di ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia
indice del DVD donato dal prof. Pasquale Troìa
ai partecipanti al
II incontro
sabato, 3 marzo
Bibbia
Educational
2 personaggi: Mosè, Paolo
Immagini dei primi 7 cdrom dei personaggi della Bibbia
Educational
Educare alla vita buona del Vangelo
Documenti
cdrom
jpg
Orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020 (4
ottobre 2010) della Conferenza Episcopale Italiana
pdf
Dall’accoglienza all’integrazione Vita buona
Don Tonino Bello: lettera a mio fratello marocchino
Martini: Dio educa il suo popolo (08 settembre 1097)
L’accoglienza degli ospiti secondo la regola monastica di san
Benedetto
pdf
pdf
pdf
pdf
da I colori del dialogo (testo per l’irc nella Scuola Secondaria di I grado), di P.
Troìa, C., Vetturini, R. Mazzanti, editore Le Monnier-Mondadori, 2011
1. La famiglia: una comunità di valori
2. Le “altre persone”: gli ospiti e gli stranieri
3. Insieme: cittadini, credenti e cristiani
4. I valori della fede e della regione
Calendario interreligioso di P. Troìa, allegato al testo per l’irc nella
Scuola Secondaria di I grado, I Colori del dialogo
Atlante del testo di irc per la SSI I colori del dialogo
Strumenti
educativi e
didattici
pdf
pdf
articoli
Il dono dell’ospitalità. Ospitalità nell’Antico e nel Nuovo
Testamento, articolo di P. Troìa , Nuova Secondaria dell’editrice La Scuola
Donatella Scaiola: Identità e accoglienza, due figure bibliche di
straniero
Accoglienza e informatica
Troìa, Ospitalità: crocevia di cammini
Troìa, Identità donata e riscattata
Troìa: Analfabeti si nasce, ignoranti si diventa
Troìa: I canti del coro del tempio di Roma durante la visita di
Benedetto XVI (17 gennaio 2011) (un dono di fraternità)
Lombardini, Ospitalità nelle Scritture ebraiche
© Pasquale Troìa [email protected]
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Progetti e attività didattiche
Griglia di rilevazione a scuola: rilevare e gestire la comunicazione
didattica mediante linguaggi dialogici di accoglienza
Strumenti
educativi e
didattici
Laboratorio per la scrittura di un codice e un libro
dell’ospitalità, della condivisione e dell’intercultura
Progetto costruiamo un giocattolo interculturale
Progetto alterità: Conoscersi tra credenti (e non credenti) per
accogliersi e dialogare
Un’attività con Bibbia Educational: da Pesach a Pasqua
Progetto per la Scuola primaria sull’ospitalità (1 e 2 cartelle)
Proposte didattiche di accoglienza e ospitalità
Progetto alterità
attività per il terzo incontro
Strumenti vari
Piccolo lessico dell’accoglienza a cura di P. Troìa
Nevé Shalom / Wahat al-Salam [Oasi di Pace]
Video razzismo
Ubi caritas et amor
doc
doc
doc
pdf
pp
doc
pdf
pdf
doc e pdf
pdf
pdf
mov
Mp3
Questi fogli possono esseri inseriti nel contenitore del DVD donato ai partecipanti agli incontri
per fare da indice ai materiali in esso custoditi.
© Pasquale Troìa [email protected]
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Storie di ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia