Storie di ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia II incontro sabato, 3 marzo «La Bibbia, «14Tu [o Timoteo] però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso 15e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. 16Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, 17perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.» grande libro educativo dell’umanità» «come libro letterario…. come libro sapienziale… come libro storico… perché libro dello Spirito Santo… perché mette al centro Dio educatore: Dio educa il suo popolo…» (C.M. Martini) chi sono i mediatori educativi? quali i luoghi dell’educare? tra Dio e il suo popolo e le genti tutte (che sono i destinatari di questo dono educativo)? quali i tempi dell’educare? nell’economia della storia della salvezza della prima e seconda alleanza così come documentata nella Bibbia I parte come educare? a quali valori educare? nella pragmatica dei nostri gesti e comportamenti di comunicazione quotidiani, personali e comunitari II parte L'educazione di Dio è insieme un'educazione di parole e di fatti, di detti e di azioni, di promesse e di adempimenti, di comandamenti e di correzioni. E' un'educazione nella storia. 0. premesse la creazione: solo Dio è capace di rende ospitante il tohu wabohu (l’informe e il deserto) Dio ospita l’uomo nel suo essere (lo crea a sua immagine e somiglianza) e nella Sua persona e lo ospita nella giardino dell’eden Il peccato di Adamo ed Eva come ‘e-straniazione’, fuoriuscita dall’ospitalità fontale con Dio © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Personaggi e testimoni di ospitalità nella Bibbia I. nella Prima Alleanza (Antico Testamento) Noè: alleanza noachica come accoglienza di riconciliazione per tutte le genti (Gn 9) Abramo: accoglienza come vocazione (Gn 12,1-3) e come alleanza (Gn 17,1-8) Il filiosofo ebreo-francese Emanuel Lévinas (1905-1995) propone Abramo come il modello etico dell’ospitalità (che per Lévinas non consiste nell'assunzione di un atteggiamento di buona educazione o di elemosina.). «L'altro come lo straniero è l'ospite, verso il quale sono tenuto a esercitare il primo dovere etico: l'ospitalità. La sua condizione di apolide, di senza patria, che lo fa straniero in ogni Paese qualunque esso sia, universalizza l'esigenza dell'accoglienza». accoglienza come ospitalità: Abramo accoglie i tre uomini alle Querce di Mamre… (Gn 18,1-15). Cfr. sure del Corano: Ibrahîm accoglie (tre) messaggeri accoglienza come prendersi cura di… (Gn 18,9-15) Dio si fa ospite di Abramo perché si sta prendendo cura della sua vita, della sua storia, di quel futuro senza figli che Abramo soffre. Dio va come ospite da Abramo per promettergli un figlio: Isacco, il figlio che pone il sorriso sulle labbra anziane della madre che ormai non sperava più di ospitare un figlio nel suo seno “avvizzito” (Genesi 18,12). L’ospitalità inizia con un sorriso (Gn 18,1-15) Per Abramo il frutto dell’ospitalità è un figlio, cioè un dono per il futuro, una benedizione che diventa promessa di generazione in generazione. Ed un figlio che è un sorriso (in ebraico Isacco = che Dio sorrida). Perché Dio sorride ad Abramo donandogli un figlio e quindi una discendenza “numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare” (Genesi 22,17) Il sorriso è il segno di ospitalità che il volto dichiara. Con il sorriso l’altro ospita visivamente nel suo campo visivo lo straniero. Gli facilita l’incontro, lo invita a guardarlo. Il sorriso si accompagna alle braccia che si aprono: come il sorriso apre il volto allo straniero, così le braccia si protendono ed aprono il proprio corpo all’abbraccio e all’accoglienza. La bocca è ripiena di sorriso e le labbra sono colme di gioia. Sono queste epifanie dello spirito nel corpo che esprimono l’ospitalità. Le parole contano poco e dicono meno, per il momento. Ed è in questo momento che l’uno (l’ospitante) e l’altro (l’ospite) si ap-partengono, si dichiarano ospitanti l’uno dell’altro. E il sorriso sarà frantumato soltanto quando si riconosceranno stranieri. E sostituiranno il rischio al ricordo dell’amicizia, l’incapacità di dialogare alla speranza di sorridersi l’un l’altro. E tra loro il sorriso non avrà più lo scrosciare della gioia e il suono della loro voce sarà soltanto grida e rumori di guerra. Come quando Isacco sta per benedire Giacobbe e comprende di avere davanti a sé Esaù ed esclama: “La voce è la voce di Giacobbe, mentre le mani sono di Esaù” (Genesi 27,22). l’ospitalità donata: Abramo (“Mio padre era un arameo errante”): l’uomo che ospitò Dio e da Dio fu onorato come suo “amico” (Is 41,8; Giacomo 2,23). L’icona della filoxenia (= amore per lo straniero): Gn 18,1-15 [l’’icona di Andrej Rublev (1425)]. Lo xénos (in ebraico nokri) non gode di alcun diritto se non quello dell’ospitalità: Rut 2,10; 2Sam 15,19; Mt 25,35; 27,7; Eb 13,2-9; 3Gv 5. Lot: accoglienza al limite etico: Gn 19,1-11 Rachab: «I due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera, mentre Lot stava seduto alla porta di Sodoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò, andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra. […]Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere pani azzimi e così mangiarono. […]» © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] l’accoglienza che riscatta: Giosuè 2; una straniera nella genealogia “al maschile” di Gesù (Mt 1,5) 31Per fede, Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, perché aveva accolto con benevolenza gli esploratori. (Eb 11,31) Mosè: accoglienza come alleanza rinnovata, costituita e realizzata (in Dio, nella sua Torah, nella terra promessa e nel suo Mosé) […] anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada? (Giacomo 2,25) «Porzione del Signore è il suo popolo, sua eredità è Giacobbe. Egli lo trovò in terra deserta, in una landa di ululati solitari, lo educò (epaídeusen, docuit)) ne ebbe cura (ekúklosen, circumduxit) lo custodì (diefúkaxen, custodivit) come pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati. Egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio straniero» (Dt 32,9-12) «Amate dunque il gher [= forestiero], come amate voi stessi perché il Signore vostro Dio ama il forestiero e gli dà pane e vestito perché anche voi foste forestieri (= gherim) in Egitto» (Dt 10,18-19; cfr. Es 22,20; Lv 19,34) Terra (promessa e donata) e ospitalità: Eretz megherim (“terra di coloro che soggiornano”): è così indicata la terra che Dio dona a Israele, nella quale a volte Israele si comporta come uno straniero che non si dà cura del paese donatogli da JHWH Eretz Yirā’ēl , la terra dei Padri, La diaspora; l’esilio: l’ospitalità da invocare… Dio dona la terra ad Israele, ma la terra appartiene, è di proprietà di Dio La Terra di Colui che è il Santo; Gerusalemme «mia è la terra, ma voi siete presso di me forestieri e ospiti» (Lv 25,23) «io sono un ospite sulla terra» (Sal 119,19) «poiché io sono un ospite presso di te / un forestiero come tutti i miei padri» (Sal 39,13) «Noi siamo ospiti e forestieri come tutti i nostri padri» (1 Cr 29,15) La terra dei padri (patria, vaterland, il loro patrimonio, i monumeni, la loro eredità……) Rut la moabita: libro di Rut … per Israele è straniera: accoglie e si prende cura della suocera Noemi anche per questo è nella discendenza del Messia Gesù Cristo (Mt 1,6) Fondazione teologica anticotestamentaria dell’ospitalità: È nella proporzionalità (come oggi questo gher così ieri Israele, ambedue stranieri) l’esigenza etica nei confronti del gher viene rapportata con la condizione di forestiero in cui si è trovato Israele in Egitto: proporzionalità espressa e riabilitata dalla memoria (non dimenticare quando…). © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] il confronto avviene sulla omogeneità di condizione più umile non su quella acquisita da Israele, grazie a Dio Ospitalità nell’Antico Testamento : L’AT documenta fondamentalmente due categorie di stranieri nel paese di Israele: il gher è colui che risiede sulla terra di Israele; gode della libertà personale, riceve un suo salario (Dt 24,14) può lavorare come bracciante, può elevarsi socialmente ed economicamente, ma non può possedere terreni in proprio né venirne in possesso col tempo; Di solito il gher è povero, per cui viene annoverato tra coloro che sono “economicamente deboli” ed hanno diritto di essere aiutati, come le vedove e gli orfani. Perciò i gherîm (plurale di gher) hanno il diritto alla spigolatura (Lv 19,10) si trovano sotto la protezione divina (Dt 10,18; Sal 146,9), gli israeliti li devono amare come se stessi (Lv 19,34; Dt 10,19), ricordandosi della loro condizione di forestieri in Egitto (Es 22,20, etc.), partecipano all’anno sabbatico (Lv 25,6) devono osservare il digiuno del sabato (Es 20,10 = Dt 5,14). Secondo lo studioso R. De Vaux “nella vita quotidiana non c’era alcuna barriera tra i gherîm e gli israeliti”.(*) il nokrì è il forestiero che si trova solo temporaneamente nel paese (magari è di passaggio, è un mercante), quindi è privo di protezione e di diritti; JHWH ama il gher per cui anche gli israeliti devono volta straniero in Egitto (Dt 10,18-19) (*) R. De Vaux, Le Istituzioni dell’Antico Testamento, Marietti, Torino 1977, p. 93. 1. II. nella seconda Alleanza (Nuovo Testamento) Gesù Cristo restaura l’ospitalità di Dio nell’uomo (ri)donandogli l’identità ‘ri-generata’ e la libertà ‘pasquale’ mediante la sua morte e risurrezione Il Padre accoglie l’umanità nella identità incarnata del Figlio e per questo l’umanità riceve in dono la libertà dei figli di Dio. l’umanità e la creazione - dopo una lunga attesa - ospita il Figlio di Dio creatore e Messia e l’accoglie nella umanità di tutti gli uomini (cfr. Gv 1,14) «11Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto (parélabon, receperunt). 12A quanti però lo hanno accolto (élabon, receperunt) ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, 13i quali, non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,11-13) L’incarnazione richiede una risposta di accoglienza: “Venne fra i suoi e i suoi non lo hanno accolto” Non ha reso più l’israelita estraneo al gentile, il cristiano estraneo all’israelita: Ef 2,14-18 Gesù Cristo ha redento il cuore degli uomini restaurandolo come tenda-tempio dell’ospitalità di Dio e quindi dell’ospitalità come non appartenenza a se stessi, ma “identità per gli altri” (1 Cor 6,19) « 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. […]» (Ef 2,14) © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] «17Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani (makràn, longe), e pace a coloro che erano vicini (enghús, prope). 18Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. 19Così dunque voi [gentili, incirconcisi] non siete più stranieri (xénoi, ospiti) né ospiti (pároikoi, advenae) ma siete concittadini (sunpolîtai, cives) dei santi e familiari (oikeîoi, domestici) di Dio, 20edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. 21In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; 22in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,17-22) I cristiani di origine pagana, prima erano xenoi e paroikoi, perché “esclusi dalla cittadinanza d'Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio” (Ef 2,12). Davanti a questa nuova cittadinanza e familiarità, i pagani ne sono “stupiti”, “fuori di sé”, “estraniati” (xenizontai: 1 Pt 4,4) 2. eventi di accoglienza e di ospitalità nella storia e nell’insegnamento di Gesù di Nazareth le “straniere” nella genealogia (“al maschile”) di Gesù secondo Mt 1,1-17 e Lc 3,2338: in particolare Rut (Mt 1,5) esperienza di Gesù e della sua famiglia come straniero in Egitto (Mt 2,13-15) il Figlio dell’uomo non ha una casa, non ha una pietra dove posare il capo... la gratitudine e il riconoscimento di misericordia solo da parte del lebbroso straniero samaritano Nessun profeta è ben accetto in patria (Lc 4,24-27) Gesù e la Legge: appartenenza o estraneità cfr. Lc 11,37-42 L’ospitalità al banchetto del regno per chi vive ora in condizioni di estraneità (Lc 14,13-14.21) l’arrivo improvviso dell’amico ospite (Lc 11,5-8 + 9-13) e l’attesa vigilante di accoglienza dello sposo da parte delle dieci vergini (Mt 25,1-13; cfr. Lc 12,35-38) sull’ospitalità sarà compiuto il giudizio tra i giusti e i maledetti quando il Figlio dell’uomo verrà nella gloria (Mt 25,31-46) Gesù si fa ospite (cfr. Zaccheo in Lc 19,1-10) e banchetta (cfr. Lc 5,29-32; Mt 9,10-13) con coloro che sono considerati estranei e stranieri . Gesù sapeva incontrare veramente tutti: in primo luogo i poveri, i primi clienti di diritto della buona notizia, del Vangelo; poi i ricchi come Zaccheo (cfr. Lc 19,1-10) e Giuseppe di Arimatea (cfr. Mc 15,42-43 e par.; Cv 19,38); gli stranieri come il centurione (cfr. Mt 8,5-13; Lc 7,1-10) e la donna siro-fenicia (cfr. Mc 7,24-30; Mt 15,21-28); gli uomini giusti come Natanaele (cfr. Gv 1,45-51), o i peccatori pubblici e le prostitute presso i quali alloggiava e con i quali condivideva la tavola (cfr. Mc 2,15-17 e par.; Mt 21,31; Lc 7,34.36-50; 15,1). (cfr. E. Bianchi, I pubblicani e le prostitute vi precedono nel regno di Dio, Qiqajon, Bose 2004). 3. La misericordia e l’ospitalità: le parabole della misericordia e dell’accoglienza: la pecora perduta, la dramma perduta, il figlio prodigo: Lc 15. la parabola del samaritano misericordioso “qui fecit misericordiam in illum” [o poiésas tò éleos met’autou] (Lc 10,25-37). L’ospitalità di Dio si colora di misericordia quando gli uomini infrangono e si estraniano dalla sua ospitalità. E nella pratica della sua fede, il credente ospita lo straniero così come Dio lo ospita nel mondo creandolo e nella sua misericordia salvandolo. Misericordioso è colui che ospita nel suo cuore il misero, mette il suo cuore vicino a quello del misero (miseri-cordia), colui che permette all’altro di rigenerarsi, di sentirsi a casa sua, di prendere fiato e di fare l’esperienza che c’è qualcuno che condivide con lui la propria storia. © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Perché l’ospitalità secondo la Bibbia e il Corano è nella condivisione, nel protendersi verso l’altro, nel prendersi cura degli altri. Nel Nuovo Testamento la parabola del samaritano misericordioso è l’esempio più paradigmatico e parabolico: solo lo straniero samaritano dedica il suo tempo (= ospita nella sua vita) lo straniero “lasciato mezzo morto mentre scendeva da Gerusalemme” (Vangelo secondo Luca 10,30) e si prende cura di lui, come può fare Dio, il Misericordioso, per cui è chiamato il samaritano misericordioso. 4. Il criterio della salvazione negli ultimi tempi: l’accoglienza e l’ospitalità «31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, […] 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, […] 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero (xénos, hospes) e mi avete accolto (syneghághete, collegistis), 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. […] 40“In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,31-46) Nel Nuovo Testamento gli altri, i diversi da noi, coloro verso i quali praticare l’ospitalità hanno nomi come 1. pároikos : confinante, vicino, straniero residente che non gode tutti i diritti di protezione che la comunità garantisce ai residenti. In tutti i passi si fa riferimento alla storia d’Israele: in At 13,16 Paolo ricordo la paroikìa di Israele in Egitto (Es 6,1.6). Il verbo paroikéo (abito accanto, sono vicino ) e l’aggettivo pároikos (vicino, straniero residente) e paroikìa (soggiorno in un paese straniero, all’estero)… In Eb 11,10 Abramo e i patriarchi sono presentati come modelli per i cristiani: tutti attendono la città futura per cui vivono sulla terra come paroikoi e parepidemoi, cioè pellegrini, coloro che soggiornano per breve tempo in luogo straniero, soggiornanti di passaggio, straniero occasionale. Non va dimenticato il nome di parrocchia (primo nome dell’attuale diocesi e dell’attuale parrocchia) e di parrocchiani per ricordare che i cristiani sono stranieri e ospiti di Dio sulla terra in attesa e in cammino verso la casa del Padre nel seno di Abramo. 2. xénos: straniero, forestiero, non del paese; prima della chiamata i gentili (= i non giudei) erano xénoi e paroikoi (Ef 2,19) 3. alloghenês (straniero, di altra nascita, i non giudei): in Lc 17,18 il lebbroso riconoscente è un alloghenês pur tuttavia fa quello che avrebbe dovuto fare un giudeo: ringraziare e lodare Dio per la guarigione. 4. allótrios: estraneo, strano, anche ostile. 5. Lo straniero e l'ospite nel Vangelo secondo Luca criteri di identità e di appartenenza al nuovo popolo di Dio Dio chiama tutti gli uomini, tutti sono figli di Dio e quindi fratelli (adelphoi) tra di loro che Gesù ha redento con la sua morte e risurrezione di Gesù Cristo secondo Luca si appartiene al nuovo popolo di Dio (= si è cristiani) credendo in Gesù Cristo Figlio di Dio, il Salvatore, Risorto dai morti non esistono stranieri. ma ospiti: tutti gli uomini che liberamente credono in Gesù Cristo sono ospiti per eredità di figliolanza della famiglia di Dio ospitare il forestiero e lo straniero significa ospitare Cristo © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] 6. La «santità ospitante” di Gesù»: Gesù, uomo credibile e affidabile (cfr. Ch. Théobald, in particolare in Il cristianesimo come stile, vol. I, Edizioni Dehoniane, Bologna 2009, pp. 49-58) . 7. Nella vita della comunità apostolica: la vita della prima comunità cristiana: «[…] Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune…» Paolo accolto nelle comunità Paolo invita ad accogliere «Non dimenticate l'ospitalità; alcuni, praticandola, hanno accolto degli angeli senza saperlo» (Eb 13,2) Altri passi da visitare 1Pt 4,9; Rm 12,13; Eb 11,13. motivazioni dell’accoglienza degli stranieri nella comunità ecclesiale il lessico: figli di Dio: tutti gli uomini sono figli di Dio filadelfia: amore verso e tra i fratelli filoxenia: amore verso il più lontano e il diverso, l’estraneo e lo straniero la carità: l’amore verso qualunque prossimo (giudei, samaritani, farisei, peccatori, gentili, greci, romani, ...); la pienezza dell’accoglienza; è la stessa personalità di Dio (Deus caritas est, canto) la koinonia: condivisione, comunione..(cfr. At 2,42-45) Per altre indicazioni lessicali per una ricostruzione delle mentalità (di Dio e dell’uomo) a proposito dell’accoglienza e dell’ospitalità così come documentate nella Bibbia vedi DVD motivazioni teologiche: trinitarie: come le Persone della Trinità si amano, così i cristiani cristologica: nessuno ama più di colui che dà la vita [= Gesù Cristo] per i propri amici: Gesù Cristo morto e risorto per la "salvazione" di tutti gli uomini spirituale (= dello Spirito Santo): l'azione di grazia dello Spirito Santo permette ai cristiani di invocare Dio come Padre e di essere riconociuti suoi figli per la sua misericordia ecclesiale: At 2,42-45 di identità escatologica: - l'ospitalità del già e del non ancora i cristiani sono ospiti di Dio sulla terra da Lui creata e donata a tutti gli uomini, ma anche stranieri (xenoi) e forestieri pellegrini (paroikoi e non kataikoi, cittadini di diritto) e viandanti (parepimedoi) perché la terra è una «paroikia» (= dimora nel pellegrinaggio) Considerazioni ulteriori: L’ospitalità non è un dovere, è un diritto (ma non nostro, come ci si aspetterebbe, in una identità egocentripeta) ma un diritto degli altri verso ognuno di noi. L’ospitalità non è (soltanto) un capitolo della carità (antropologia teologica) ma un evento della grazia (teologia antropologica: Dio ci onora di visitarci e di farsi accogliere inviando presso di Dio una sua immagine, quella del povero degradato della sua dignità di uomo e nascosto alla sua immagine rivelata di figlio di Dio) © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] L’ospitalità nelle tradizioni religiose mediterranee e orientali Shālôm , salâm alaykum (la pace sia su di voi), pax vobiscum, la pace sia con voi…” sono queste le espressioni di accoglienza e di incontro, di ospitalità e di condivisione nelle tradizioni ebraiche, cristiane e musulmane. Ancora oggi forme di prima accoglienza e di saluto nella quotidianità e nella ritualità liturgica ebraica, cristiana e musulmana. . «Ubi caritas et amor Deus ibi est Congregavit nos in unum Christi amor….» «La casa del cristiano deve essere l’albergo di Cristo» (s. Giovanni Crisostomo, padre della Chiesa, IV ec.) «L’ospitalità va letta come una buona notizia» (E. Jabés) Pace e accoglienza, ospitalità e pace Shalôm, eirene, pax, salâm, peace, paix, friede, paz, mir… sono questi i nomi dell’ospitalità. Sono queste le sue conseguenze e le sue premesse. La pace cresce con l’ospitalità. Ma è la stessa Pace che fa maturare e permette di condividere l’ospitalità. Due stranieri si ospitano perché ambedue si incontrano in pace e vogliono stabilire alleanze di pace, condividere storie di pace. Si danno l’un l’altro la mano, svuotata dalle armi per riempirla solo della mano dell’altro (è questo uno dei motivi della stretta di mano come segno di accoglienza pacifica). Con un abbraccio l’ospitante e l’ospite aprono il loro corpo l’uno verso l’altro perché la pace abbatte il muro di separazione, di diffidenza e di estraneità. Ed il bacio di pace segna la reciproca accoglienza come un sacramento, un segno di alleanza, un gesto intimo che la volontà di accogliersi in pace rende pubblico. Altre tematiche: L’ospitalità è nell’arte dell’incontro Le arti: epifania dell’ospitalità Ospiti senza frontiere © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Dopo aver Pragmatica dell’accoglienza aver offerto alcune considerazioni sull’educazione ed in particolare sull’educare all’accoglienza (I parte aver considerato in che modo alcuni personaggi dell’Antico Testamento e del Nuovo (in particolare Gesù i Nazareth e la comunità ecclesiale apostolica) hanno praticato l’accoglienza e l’ospitalità (I parte) Ora ci domandiamo: in che modo è possibile attualizzare ed inculturare le testimonianze e gli insegnamenti biblici oggi, qui, nella nostra situazione concreta di donne e uomini del XXI secolo? (cfr. pragmatica Di che cosa stiamo per parlare: che cos’è la pragmatica?1 accoglienza e postmodernità nella nostra società complessa: esigenza di inventare significativi ed efficaci testimonianze, opere e progetti di accoglienza «A volte sembra possibile immaginare che non tutti stiamo vivendo nello stesso periodo storico. Alcuni è come se stessero ancora vivendo nel tempo del Concilio di Trento, altri in quello del Concilio Vaticano Primo. Alcuni hanno bene assimilato il Concilio Vaticano Secondo, altri molto meno; altri ancora sono decisamente proiettati nel terzo millennio. Non siamo tutti veri contemporanei, e questo ha sempre rappresentato un grande fardello er la Chiesa e richiede moltissima pazienza e discernimento» (C.M. Martini) Le perplessità e le domande taciute (ciò che non si dive per non apparire razzista, antisemita..,. per non sfigurare… un politically correct…) Gli immigrati non potrebbero stare a casa loro? Gli immigrati vengono qui a togliere il lavoro a noi e ai nostri figli La Chiesa potrebbe dare di più? Ha tanti tesori artistici (che potrebbe vendere per i poveri) e tanti soldi nelle banche… Il Vaticano, ma anche le diocesi e le parrocchie praticano un’economia equa, solidale e accogliente? I soldi dei preti… chiedono agli altri ma loro quando e quanto danno? SCV (la vecchia targa delle auto del Vaticano): se Cristo vedesse! Il significato di una parola si trovare sul vocabolario. Ma il modo con cui quella parola è gestita e utilizzata da chi parla e da chi interagisce o meno con lui la si può determinare valutandola negli quegli atti linguistici (speech acts, (J.L. Austin, 1911-1960) che i comunicanti attivano tra di loro, in quella situazione comunicativa specifica e in quel determinato contesto. La pragmatica è una scienza della linguistica e della comunicazione: studia le dinamiche con le quali gli interlocutori gestiscono la loro interazione comunicativa in un determinato contesto culturale. La lingua e le sue parole e i suoi linguaggi sono utilizzati per comunicare ed interagire, in un determinato contesto ed in una determinata situazione. Come dono gestiti e come gestire questi flussi di performances di interazioni comunicative? Quindi è una scienza nuova che si avvale di tante altre. Per esempio si avvale della prossemica, che studia in che modo le distanze tra due in-terlocutori influiscono sulla qualità e sulle modalità di comunicazione. E contribuisce a fare della comunicazione una «relazione strutturante». 1 © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Le motivazioni della pragmatica dell’accoglienza: filantropiche: l’altro è un uomo come me civili: è un cittadino come me: con gli stessi diritti e doveri ; solidarietà (art. 2 Costituzione Italiana2) religiose/cristiane: è mio fratello in quanto ambedue figli di Dio; una proporzione analogica che esige e si fonda su una esperienza personale di accoglienza di Dio come Dio accoglie me (noi) così io/noi accogliamo gli altri sui valori… Non si può educare senza un progetto educativo orientato da valori autentici ed efficaci valori documentati secondo gli insegnamenti (in storie e parole) della Bibbia nel modo di vivere, agire, pensare e insegnare di Dio Padre e di suo Figlio Gesù Cristo così come documentati nell’Antico e nel Nuovo Testamento (= Bibbia) e con l’energia e la grazia dello Spirito Santo secondo le testimonianze dei santi (= coloro che vivono secondo la santità di Dio, cioè secondo la sua volontà, oggi…) secondo gli insegnamenti della Chiesa, oggi. Testimoni di valori: i santi (e non solo quelli sugli altari…!) I valori richiedono testimoni, segni, testimonianze, cooperazione, dialogo, condivisioni… modelli di comunicazione I valori devono ‘valere’…oggi e qui sul nostro territorio… per ogni stagione della vita Il mondo dei valori in cui viviamo e il mondo dei valori che sogniamo… … consapevoli che un sogno diventa realtà quando cominciamo a realizzarlo… Le comunità che educano ai valori: la famiglia, la scuola, la società, la comunità ecclesiale INSIEME educarci, INSIEME educarci ad accogliere, INSIEME accogliere Rilevazione di situazioni di pragmatiche relazionali analizzare una situazione educativa con le 5 W: what (che cosa?), who (chi?), when (quando), why (perché?), where (dove?)+ how (come?) 2 «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle forme sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,economica e sociale». © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] EDUCARE ad accogliere dove? chi educa? nella famiglia intesa come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? genitorialità, parentela… fraternità, Dalla parte dei genitori: crescere i figli, crescere con i figli Dalla parte dei figli: crescere con i genitori, crescere con fratelli e sorelle dove? chi educa? nella scuola intesa come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? La scuola: luogo di ospitalità, crocevia di cammini, condivisioni di storie Iniziative, attività e progetti di ospitalità nella scuola (vedi di seguito) Premesso che: autonomia non è autoreferenzialità non c’è autonomia se non sono garantiti il diritto e i valori dell’accoglienza, all’identità e di libertà. I linguaggi dell’ospitalità nell’interazione della comunicazione didattica. In classi sempre più multietniche, il linguaggio dell’insegnante dovrà avere i colori delle etnie e delle culture presenti perché possa sempre essere un linguaggio che ospita più che un linguaggio che definisce, un linguaggio che favorisce espressioni di identità, più che un linguaggio di identificazione…. Parlare il linguaggio e la lingua dello studente è una concreta forma di ospitalità. Pratiche di accoglienza all’inizio dell’anno scolastico e di ogni lezione. Per la progettazione di opere di ospitalità e i accoglienza a scuola. (vedi di seguito) Il valore dell’ospitalità nei libri scolastici (in particolare nei testi di irc) Un’attenzione da prestare. Un’esigenza a cui rispondere. Le buone pratiche di accoglienza a scuola Mission e professionalità dell’insegnante di religione (e non solo)3 (secondo il documento Educare alla vita buona del Vangelo…) «Al raggiungimento di questi obiettivi [della scuola] può dare un qualificato contributo il docente di religione cattolica, che insegna una disciplina curriculare inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola e promuove un proficuo dialogo con i colleghi, rappresentando – in quanto figura competente e qualificata – una forma di servizio della comunità ecclesiale all’istituzione scolastica. L’insegnamento della religione cattolica permette agli alunni di affrontare le questioni inerenti il senso della vita e il valore della persona, alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana. Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea. Infatti, «la dimensione religiosa... è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita». Per questo motivo «la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto ed a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro». (n. 47) Perché non avvenga che “chi sa fare, si dà da fare e fa… chi non sa fare… insegna”! © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] alleanza educativa e contratto educativo dove? chi educa? nella parrocchia intesa come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? Un universo da analizzare, riorganizzare e riprogettare come la speranza alternativa e complementare ad uno status quo… dove? chi educa? nella liturgia e mistagogia intese come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? Liturgia e mistagogia come esperienza dell’accoglienza di Dio nella sua casa e nella sua interazione (come esperienza personale e comunitaria) «l’educazione come mistagogia»4 pragmatica dell’accoglienza di Dio verso di noi e di noi tra di noi le espressioni e i gesti di accoglienza della liturgia accoglienza come inculturazione liturgica: il Crocifisso (di colore nero, con gli occhi a mandorla…) accolto e rappresentato secondo la diversità delle culture (inculturazione). dove? chi educa? nei luoghi di lavoro intesi come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? dove? chi educa? nei non-luoghi intesi come… i tempi dell’educare il come educare quali valori? L’etnologo e antropologo francese Marc Augé, definisce i nonluoghi (non-lieu) in contrapposizione ai luoghi antropologici, tutti quegli spazi che hanno la prerogativa di non essere identitari, relazionali e storici. Fanno parte dei nonluoghi sia le strutture necessarie per la circolazione accelerata delle persone e dei beni (autostrade, svincoli, aeroporti), sia i mezzi di trasporto, i grandi centri commerciali, i campi profughi, etc. Spazi in cui milioni di individualità si incrociano senza entrare in relazione sospinti o dal desiderio frenetico di consumare o di accelerare le operazioni quotidiane o come porta di accesso ad un cambiamento (reale o simbolico). (cfr. M. AUGÉ, Nonluoghi. Introduzione a un'antropologia della surmodernità, Elèuthera, Milano 2009) 4 Cfr. Vito ANGIULI (vescovo di Ugento e s. Maria di Leuca), L’educazione come mistagogia. Un orientamento pedagogico nella prospettiva del Concilio Vaticano II, Centro Liturgico Vincenziano, Roma 2011. © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Percezione della diversità degli altri con i sensi nel vederci nell’ascoltarci nell’odorarsi nell’approssimarci nel sapore nell’ospitarci a casa, in un luogo di culto… … loro fenomenologia [il corpo è il monotor che rivela chi siamo, che cosa pensiamo degli altri e che cosa vogliamo che (consapevolmente o meno) pensino di noi] spaventarsi nel vedere una persona diversa…, Parla una lingua/dialetto diverso… nel significato, nel suono, …. “i negri puzzano”; ogni cultura ha il suo odore… la mano sulla spalla, parole di accoglienza e di incontro per strada, nel salutarci (darsi la mano, abbracciarsi, …); sulla soglia di casa nell’accogliere un ospite; 5 … dei cibi, nel nutrirci La mezûzāh degli ebrei e ‘le edicole private’ delle case dei nostri nonni…; espressioni di benvenuto e di benedizioni all’ingresso delle chiese e delle sinagoghe… nel valutarci nel considerarci nel conoscere le mentalità nel gestire la comunicazione nel pregare nel… che fare? Giustificare, comprendere, correggere, assimilare… far finta di niente? loro fenomenologia Che fare? Giustificare, comprendere, correggere, assimilare… far finta di niente? I pregiudizi, la stima, i loro valori Il punto di vista e di osservazione anche io per gli altri sono diverso: l’altro come mio specchio ma anche reciprocità di ogni considerazione seguente il rischio nell’accoglienza: quando io dico l’altro, l’altro ha diritto di dire io e chiamarci altro la festa e gli eventi musicali: universi di condivisione e di accoglienza Tutte le culture hanno elaborato degli specifici rituali che accompagnano le fasi di esordio e di commiato di una relazione sociale. I saluti assumono forme diverse di cultura in cultura, dal cenno di capo allo strofinamento dei nasi, dalla mano aperta ai vari tipi di bacio e di abbraccio, anche a seconda del tipo di rapporto che vige tra le persone coinvolte nell’interazione. Nei tempi antichi si tendeva la mano aperta per mostrare che non si aveva un’arma e che quindi non si voleva aggredire la persona a cui si tendeva la mano. Anche gli animali conoscono dei segni di amichevolezza: per esempio il cane si rivolta a pancia all’aria per attendere una carezza e nello stesso tempo comunica che non sta in posizione di diffidenza verso di noi perché ci offre la parte più vulnerabile del suo corpo. Soffermiamoci sul significato sociale della stretta di mano. La distanza che ci separa dall’altra persona è abbastanza breve da permetterci di osservarne il volto da vicino, di sentirne il respiro e perfino l’odore. Attraverso il contatto delle mani la ammettiamo nel nostro spazio personale – e, naturalmente, l’altra persona fa lo stesso con noi. La stretta, più o meno vigorosa, trasmette all’altro un’indicazione della propria energia fisica (e ci sono regole culturali che associano diverse sfumature di significato ai vari tipi di stretta)., e non è un caso che la stretta di mano sia anche il modo generalmente adottato per suggellare una promessa. (Cfr. F. FABBRO, Destra e sinistra nella Bibbia. Uno studio neuropsicologico, Guaraldi/Gu.fo Edizioni, Rimini 1998). 5 © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Vale per tutti: Imparare a imparare è l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio apprendimento anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello individuale che in gruppo. Questa competenza comprende la consapevolezza del proprio processo di apprendimento e dei propri bisogni, l’identificazione delle opportunità disponibili e la capacità di sormontare gli ostacoli per apprendere in modo efficace. Questa competenza comporta l’acquisizione, l’elaborazione e l’assimilazione di nuove conoscenze e abilità come anche la ricerca e l’uso delle opportunità di orientamento. Il fatto di imparare a imparare fa sì che i discenti prendano le mosse da quanto hanno appreso in precedenza e dalle loro esperienze di vita per usare e applicare conoscenze e abilità in tutta una serie di contesti: a casa, sul lavoro, nell’istruzione e nella formazione. La motivazione e la «Tutto è da condividere e niente è condivisibile: il fiducia sono elementi essenziali perché destino dell’uomo come quello del mondo. Su questa una persona possa acquisire tale intrinseca difficoltà si fonda forse la reciprocità del competenza. dono. Pertanto, esistere è aprirsi progressivamente alla (competenze chiave per l’apprendimento condivisione. E’ condividere la vita con la vita, … permanente. Un quadro di riferimento europeo, l’istante con l’istante» (E. Jabès, Il libro della condivisione, R. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il Cortina Editore, Milano 1992, p. 124) 30 dicembre 2006/L394. (http://eur-lex.europa.eu/LexUriSer v/site/en/oj/2006/l_394/l_39420061230en00100018.pdf) indicative proposte di ATTIVITA’ DI ACCOGLIENZA E DI OSPITALITA’ Mettere su un foglio a parte quest attività e meterle in DVd citando qui in carta soltanto il titolo? 1. Fare vedere un crocifisso nero, uno asiatico, uno messicano… uno “ebreo” (Chagall)… suscitare reazioni, registrarle per poi discuterle e verificarle. 2. presentare alcuni autorevoli testimoni dell’accoglienza e dell’ospitalità: la loro biografia di accoglienza, le loro pere, alcune loro pagine di vita… i testimoni (più) prossimi: don Tonino Bello le istituzioni e associazioni delle comunità civili e cristiane che operano accoglienza e ospitalità… (dovere degli insegnanti di conoscere il territorio per orientare… ). gli anonimi “personaggi biblici contemporanei”, samaritano misericordiosi… altri, tanti pochi altri… 3. Le opere di misericordia spirituale e corporale: buone pratiche di carità accogliente e di misericordia ospitale: ecco alcune semplici indicazioni operative: Associare un valore contemporaneo (quelli più prossimi agli adolescenti) alle opere di misericordia per il corpo dar da mangiare a chi ha fame ospitare i senza tetto vestire chi ha bisogno di indumenti © Pasquale Troìa [email protected] alloggiare i pellegrini visitare gli ammalati visitare i prigionieri seppellire i morti – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] alle opere di misericordia spirituale istruire consigliare consolare confortare perdonare le offese. sopportare con pazienza pregare dio per i vivi e per i morti. Scegliere alcune opere di misericordia coroporale e/o spirituale e motivarle (umanamente, culturalmente, civilmente, religiosamente… opera di misericordia corporale motivazione opera di misericordia spirituale motivazione 4. Individuare alcuni personaggi biblici che hanno particolarmente testimoniato un valore condiviso rilevare il loro insegnamento ipotizzare indicazioni e forme reali di testimonianza per noi, oggi nell’ambito del nostro spazio di lavoro e di vita valore scelto personaggio biblico (e citazione) quale evento della storia del personaggio quale insegnamento indicazioni e forme reali di testimonianza per noi, oggi… 5. attività e progetti motivati e finalizzati al dialogo interreligioso (in particolare quello ebraicocristiano) rilevare opere di fraternità, iniziative e attività che promuovono accoglienza e costruiscono realmente il dialogo interreligioso (cfr. nel DVD il calendario interreligioso, l’atlante dei credenti…) 6. per un codice di buone pratiche di accoglienza condizioni dell’accoglienza 1. “se tu vuoi io potrei” “se tu volessi io posso” “se tu vuoi io posso” 2. Regole per un galateo e un 3. codice secondo il quale accogliere l’ospite © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] 7. Accoglienza e informatica. Il QR code accoglie turisti e ospiti in chiesa… 8. Accoglienza e internet: siti di associazioni, enti, istituzioni che promuovono progetti di ospitalità e di accoglienza in particolare il sito delle principali religioni il sito delle confessioni cristiane e della Chiesa Cattolica, della propria diocesi e parrocchia… Gestire i media della comunicazione come servizio di reciproca accoglienza… 9. alcune attività e progetti per la scuola (e non solo), già sperimentati e documentabili per la Scuola Una festa dai mille colori dell’Infanzia: Costruiamo un gioco e un giocattolo di accoglienza e interculturale per la Scuola Noi ospitali come Abramo Primaria per la Scuola Secondaria di I e II grado A tavola con gli ospiti di Abramo un libro per gli ospiti proposte didattiche di accoglienza e di ospitalità la Pace: un valore condiviso dai credenti Progetti di scambio culturale Pubblicazione di n diario scolastico (vedi Libro dei giorni) (vedi) proposte di attività didattiche nei cdrom dell’opera multimediale Bibbia Educational Sinagoga, moschea, chiesa obiettivi: individuare, conoscere e valorizzare i luoghi di e luoghi di culto culto delle religioni abramitiche come luoghi di incontro e di reciproca accoglienza i gesti dell’accoglienza e obiettivi: conoscere e saper interpretare e valorizzare i gesti e le ritualità di comunicazione di accoglienza e spiritualità dell’ospitalità utilizzate da noi e da altri (etnicamente) diversi da noi gli altri della porta accanto: obiettivi: individuare, conoscere e valorizzare le persone e le i nomi, i volti, le tradizioni loro tradizioni culturali ed etniche degli studenti della mia scuola non di origini etniche italiane l’ospite e l’ospitalità obiettivi: conoscere i testi sacri che fondano tradizioni secondo la Bibbia e il religioni e definiscono modalità di dialogo interreligioso sul Corano e le loro tradizioni: tema dell’ospitalità ricerca in classe e forum con rappresentanti dei credenti ebrei, cristiani e musulmani obiettivi: ascoltare le voci del canto dell’ospitalità e L’ospite e l’ospitalità nella valorizzarne le tradizioni culturali e religiose musica e nel canto delle tradizioni religiose ebraiche, cristiane e musulmane Identità etnica, culturale e obiettivi: definire gli ambiti di identità etnica e le modalità e religiosa e alterità nel gli ambiti di dialogo interculturale e interreligioso contesto nazionale ed per altri materiali come europeo Documenti Strumenti educativi e didattici Articoli… vedi DVD donato ai partecipanti agli incontri © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Attività di valorizzazione didattica di alcune immagini sulla tematica dell’ospitalità valorizzando alcuni cdrom di Bibbia Educational partecipazione interattiva e professionale proposta dal prof. Pasquale Troìa In questa diapositiva sono schematizzate le fasi operative per valorizzare alcun immagini sul tema dell’ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia 1. Il secondo di questi due fogli - adeguatamente completato utilizzando il file “attività per terzo incontro” presente nel DVD donato durante il II incontro – possono essere inviati al prof. Troìa via email: [email protected]. 2. Durante il III incontro (sabato 28 aprile 2012) – senza fare riferimento ai Docenti che hanno inviato questi fogli - il prof. Troìa presenterà e verificherà queste attività. 3. Il prof. Troìa è disponibile ad essere contattato per consulenza didattica e biblico/teologico/liturgica. Ecco alcune immagini sull’ospitalità presenti – con le proprie decodifiche e le indicazioni didattiche - nel cdrom Abramo dell’opera Bibbia Educational © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] Storie di ospitalità di alcuni personaggi della Bibbia indice del DVD donato dal prof. Pasquale Troìa ai partecipanti al II incontro sabato, 3 marzo Bibbia Educational 2 personaggi: Mosè, Paolo Immagini dei primi 7 cdrom dei personaggi della Bibbia Educational Educare alla vita buona del Vangelo Documenti cdrom jpg Orientamenti pastorali dell’Episcopato Italiano per il decennio 2010-2020 (4 ottobre 2010) della Conferenza Episcopale Italiana pdf Dall’accoglienza all’integrazione Vita buona Don Tonino Bello: lettera a mio fratello marocchino Martini: Dio educa il suo popolo (08 settembre 1097) L’accoglienza degli ospiti secondo la regola monastica di san Benedetto pdf pdf pdf pdf da I colori del dialogo (testo per l’irc nella Scuola Secondaria di I grado), di P. Troìa, C., Vetturini, R. Mazzanti, editore Le Monnier-Mondadori, 2011 1. La famiglia: una comunità di valori 2. Le “altre persone”: gli ospiti e gli stranieri 3. Insieme: cittadini, credenti e cristiani 4. I valori della fede e della regione Calendario interreligioso di P. Troìa, allegato al testo per l’irc nella Scuola Secondaria di I grado, I Colori del dialogo Atlante del testo di irc per la SSI I colori del dialogo Strumenti educativi e didattici pdf pdf articoli Il dono dell’ospitalità. Ospitalità nell’Antico e nel Nuovo Testamento, articolo di P. Troìa , Nuova Secondaria dell’editrice La Scuola Donatella Scaiola: Identità e accoglienza, due figure bibliche di straniero Accoglienza e informatica Troìa, Ospitalità: crocevia di cammini Troìa, Identità donata e riscattata Troìa: Analfabeti si nasce, ignoranti si diventa Troìa: I canti del coro del tempio di Roma durante la visita di Benedetto XVI (17 gennaio 2011) (un dono di fraternità) Lombardini, Ospitalità nelle Scritture ebraiche © Pasquale Troìa [email protected] pdf – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected] pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf pdf Progetti e attività didattiche Griglia di rilevazione a scuola: rilevare e gestire la comunicazione didattica mediante linguaggi dialogici di accoglienza Strumenti educativi e didattici Laboratorio per la scrittura di un codice e un libro dell’ospitalità, della condivisione e dell’intercultura Progetto costruiamo un giocattolo interculturale Progetto alterità: Conoscersi tra credenti (e non credenti) per accogliersi e dialogare Un’attività con Bibbia Educational: da Pesach a Pasqua Progetto per la Scuola primaria sull’ospitalità (1 e 2 cartelle) Proposte didattiche di accoglienza e ospitalità Progetto alterità attività per il terzo incontro Strumenti vari Piccolo lessico dell’accoglienza a cura di P. Troìa Nevé Shalom / Wahat al-Salam [Oasi di Pace] Video razzismo Ubi caritas et amor doc doc doc pdf pp doc pdf pdf doc e pdf pdf pdf mov Mp3 Questi fogli possono esseri inseriti nel contenitore del DVD donato ai partecipanti agli incontri per fare da indice ai materiali in esso custoditi. © Pasquale Troìa [email protected] – a.n.a.p.s. tel 02-52522882 [email protected]