Valutazione di Impatto Ambientale relativo al progetto di ampliamento della coltivazione e recupero ambientale della
miniera per argille bentonitiche e smettiche di Casa S’Aliderru in agro del Comune di Sassari (SS)
STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
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INDICE
1. Premessa e scopo del documento
pag. 5
2. L’opera in progetto e il suo proponente
2.1 L’opera in progetto e la sua importanza strategica
2.2 Il proponente l’opera
pag. 10
pag. 10
pag. 13
3. La normativa di riferimento e l’iter autorizzativo
3.1 Procedure autorizzative per le attività minerarie
3.2 Procedure e normativa in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
pag. 15
pag. 15
pag. 16
PARTE A : Quadro di riferimento programmatico
pag. 19
4. Piani e programmi riguardanti l’area di interesse
4.1 Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.)
4.2 Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.)
4.3 Piano Forestale Ambientale Regionale (P.F.A.R.)
4.4 Piano Tutela delle Acque (P.T.A.)
4.5 Piano di Prevenzione, Conservazione e risanamento qualità dell’aria
4.6 Piano Regionale delle attività estrattive
4.7 Piano di bonifica dei siti inquinati
4.8 Piano regionale dei trasporti
4.9 Piano Urbanistico Provinciale e Piano Territoriale di Coordinamento (P.U.P.-P.T.C.)
4.10 Pianificazione Urbanistica Comunale
pag. 20
pag. 20
pag. 23
pag. 25
pag. 29
pag. 32
pag. 34
pag. 36
pag. 37
pag. 38
pag. 40
5. Regime vincolistico
5.1 Vincoli ambientali e territoriali
pag. 40
pag. 40
5.2 Vincoli Specifici
pag. 40
6. Compatibilità dell’opera con il quadro programmatico
pag. 41
7. Il contesto produttivo di riferimento
pag. 41
PARTE B : Quadro di riferimento progettuale
pag. 44
8. Il contesto territoriale e del sito di intervento
8.1 Inquadramento topografico dell’area di intervento
8.2 Breve storia dell’attività
pag. 45
pag. 45
pag. 47
9. Caratteristiche dei materiali estratti e impieghi
9.1 Caratteristiche mineralogiche, chimico fisiche e geotecniche delle litologie
pag. 50
pag. 50
10. Alternative e descrizione del progetto
pag. 52
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
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10.1 Situazione attuale
10.2 Alternativa zero
10.3 La soluzione adottata. Il piano di sfruttamento
10.4 Operazioni di recupero ambientale
10.5 Ciclo dei lavori, mezzi operativi, volumetrie, tempi di esecuzione
10.6 Le opere di mitigazione e compensazione
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
pag.
52
57
58
61
62
66
PARTE C : Quadro di riferimento ambientale
pag. 67
11. Individuazione degli ambiti di influenza
pag. 68
12. Prevenzione dell’inquinamento atmosferico
12.1 Quadro normativo di riferimento
12.2 Condizioni meteoclimatiche
12.2.1 Pluviometria, termometria e relazioni
12.2.2 Ventosità
12.3 Dati di qualità dell’aria
12.4 Stima degli impatti e interventi di mitigazione
12.4.1 Emissioni in fase di esercizio
12.4.2 Impatti fase finale e a seguito del recupero
12.5 Sintesi
pag. 71
pag. 71
pag. 72
pag. 72
pag. 74
pag. 75
pag. 76
pag. 76
pag. 78
pag. 78
13. Tutela delle acque dall’inquinamento
pag. 79
13.1 Quadro normativo di riferimento
pag. 79
13.2 Idrografia e idrogeologia del territorio
pag. 79
13.2.1 Idrografia
pag. 79
13.2.2 Idrogeologia
pag. 81
13.3 Caratteristiche chimiche delle acque superficiali
pag. 90
13.4 Utilizzo delle risorse idriche
pag. 93
13.5 Stima degli impatti
pag. 93
13.5.1 impatti in fase di esercizio
pag. 93
13.5.2 impatti in fase finale e di recupero ambientale e di dismissione del cantiere
pag. 94
13.6 Aspetti qualificanti del progetto in relazione alla tutela delle acque dall’inquinamento pag. 94
13.7 Sintesi
pag. 95
14. Suolo e sottosuolo
pag. 95
14.1 Quadro normativo di riferimento
pag. 95
14.2 Inquadramento geologico, morfologico, tettonico – strutturale e sismico dell’area vasta pag. 96
14.2.1 Geomorfologia
pag. 96
14.2.2 Inquadramento geologico
pag. 97
14.3 Caratteristiche geologico – morfologiche specifiche del sito
pag. 98
14.4 Caratteristiche pedologiche specifiche del sito
pag. 115
14.5 Stima degli impatti
pag. 116
14.6 Aspetti qualificanti del progetto in relazione alla mitigazione degli impatti
sull’assetto geologico-geomorfologico
pag. 117
14.7 Sintesi
pag. 117
15. Vegetazione e flora, ecosistemi ed aree naturali protette
15.1 quadro normativo di riferimento
15.2 Ambiente naturale, flora e fauna nel territorio in oggetto
pag. 118
pag. 118
pag. 119
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
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15.2.1 Territorio
15.2.2 Flora e fauna
15.3 Interazioni tra opera in progetto e aree naturali protette
15.4 Sintesi
pag. 119
pag. 120
pag. 120
pag. 121
16. Rumore
16.1 Quadro normativo di riferimento
16.2 Clima acustico dell’area vasta
16.3 Stima degli impatti
16.4 Sintesi
pag. 121
pag. 121
pag. 122
pag. 122
pag. 123
17. Aspetti paesaggistici ed impatto visivo
17.1 Quadro normativo di riferimento
17.2 Stato attuale del paesaggio
17.3 Stima degli impatti
17.4 Sintesi
pag. 123
pag. 123
pag. 123
pag. 124
pag. 129
18. Beni materiali e patrimonio storico culturale
18.1 Quadro normativo di riferimento
18.2 Descrizione dei beni archeologici e stima degli impatti
18.3 Sintesi
pag. 130
pag. 130
pag. 130
pag. 130
19. Destinazione d’uso del territorio, assetto socio economico e assetto generale della viabilità pag. 131
19.1 Descrizione dell’uso del territorio, assetto socio economico e della viabilità
pag. 131
19.2 Descrizione degli impatti
pag. 135
19.3 Elementi economici del progetto
pag. 135
19.4 Sintesi
pag. 138
20. Piano di monitoraggio delle componenti ambientali
pag. 138
21. Bilancio complessivo degli impatti sull’ambiente
21.1 Procedura di valutazione
21.1.1 Impatti significativi
21.1.2 Impatti secondari
21.1.3 Impatti di entità trascurabile
21.1.4 Impatti nulli
21.1.5 Valutazione ex ante delle componenti ambientali
21.1.6 Valutazione del progetto e delle attività di impatto
21.1.7 Valutazione ex post delle componenti ambientali
21.2 Quadro riassuntivo degli impatti
21.3 Opportunità e aspetti qualificanti del progetto
pag. 139
pag. 139
pag. 140
pag. 140
pag. 140
pag. 140
pag. 141
pag. 142
pag. 142
pag. 142
pag. 142
22. Considerazioni conclusive
pag. 143
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
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Elenco dei professionisti redattori dello studio:

Dott. Geol. Antonello Frau: Responsabile del progetto e coordinatore
della VIA: ha sviluppato e ideato la progettazione della miniera e del suo
recupero e ha trattato gli aspetti connessi alla geologia, geomorfologia,
idrogeologia, geotecnica, stabilità delle fronti e tutte le valutazioni
minerarie e socio economiche della miniera.

Ing. Silvia Sanna: ha sviluppato l’analisi di coerenza esterna dell’attività
con la pianificazione di settore e valutato la compatibilità dell’intervento in
relazione agli aspetti urbanistico territoriali e vincolistici

Dott. Massimo Frau: Ha sviluppato le tematiche inerenti gli aspetti
forestali, specialmente connessi alle fasi di caratterizzazione del sito e del
recupero ambientale, aspetti faunistici e quelli relativi all’uso del suolo
Allo studio hanno collaborato inoltre ulteriori professionisti e consulenti dello
studio di progettazione
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1. PREMESSA E SCOPO DEL DOCUMENTO
Il presente documento è lo Studio di Impatto Ambientale (SIA) relativo al
PROGETTO DI AMPLIAMENTO DELLA COLTIVAZIONE E RECUPERO
AMBIENTALE DELLA MINIERA PER ARGILLE BENTONITICHE E
SMETTTICHE DI CASA S’ALIDERRU in agro del Comune di Sassari nella
provincia omonima (SS), redatto ai sensi del D. Lgs. 03 Aprile 2006 (G.U. n° 88 del
14 Aprile 2006), “Norme in materia ambientale” e s.m.i. (D. Lgs 4/2008- D. Lgs.
128/2010), e della Delibera della Giunta Regionale n° 24/23 del 23/04/2008 –
“Direttive per lo svolgimento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale e di
Valutazione Ambientale Strategica”
Esso è stato sviluppato in conformità a quanto disposto all’allegato A2 della citata
Deliberazione della Giunta Regionale (nel quale sono indicati i contenuti dello Studio
di Impatto Ambientale), alla norma tecnica italiana UNI 10742:1999 “Impatto
ambientale – Finalità e requisiti di uno studio di impatto ambientale”, tenuto conto della
terminologia di cui alla norma tecnica italiana UNI 10745:1999 “Studi di impatto
ambientale – Terminologia” e alla norma tecnica italiana UNI 10975:2002 “Linee guida
per la redazione degli studi di impatto ambientale relativi ai progetti di attività di cava”.
Il progetto in questione è stato sottoposto inizialmente alla procedura di
valutazione di impatto ambientale in data 7.7.2004 in quanto intervento ascrivibile
alla categoria di cui all’allegato A1, punto 19 della deliberazione della Giunta regionale
n. 24/23 del 23.4.2008 "Attività di coltivazione sulla terraferma delle sostanze
minerali di miniera di cui all’art. 2, comma 2 del R.D. 29 luglio 1927, n. 1443". Con
tale progetto presentato nell’anno 2004 si intendeva effettuare la prosecuzione
dell’attività nella esistente miniera di bentonite, la cui concessione mineraria, è stata
accordata alla Società proponente con decreto del 09.01.1991. Il procedimento di VIA è
stato avviato in data 13 luglio 2004, e attraverso le diverse integrazioni documentali e
conferenze di servizio si è giunti alla Deliberazione 46/13 del 13/10/2009 con la quale
è stato espresso un giudizio positivo di compatibilità ambientale sul progetto con
alcune prescrizioni alle quali attenersi..
Nell’ambito della citata delibera, si rileva infatti:
1. l’obbligo di trasmissione della relazione di impatto acustico
2. entro un anno la Società doveva provvedere ad ultimare i lavori di recupero
delle aree comprese tra lo scavo A1 e la SP 65 ad esclusione dell’area utilizzata
per carico e manovra dei materiali così come individuata nella cartografia
datata settembre 2009 e ultimare i lavori di recupero del cantiere denominato
Casula 2;
3. Entro la data dei due anni la Società dovrà provvedere a ricostruire la viabilità
diretta che dalla provinciale porta all’azienda Bussu, deviata per permettere il
procedere della coltivazione, dismettere detta deviazione e concludere il
recupero delle aree comprese tra le due viabilità
4. i lavori di ripristino dei cantieri A, B e C dovranno procedere contestualmente
ai lavori di coltivazione;
5. l'asportazione degli strati superficiali di suolo dovrà essere effettuata
attraverso l'uso di macchinari idonei al fine di minimizzare la compattazione
del terreno; il suolo asportato dovrà essere stoccato in cumuli di altezza non
superiore a 2 metri e ordinatamente dislocati;
6. qualora si preveda un periodo di stoccaggio superiore a un anno del terreno
vegetale asportato prima della coltivazione, sui cumuli dovranno essere
realizzate idonee semine protettive con miscugli di specie erbacee ad elevato
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potere aggrappante, allo scopo di limitare la riduzione della fertilità, il
dilavamento e la dispersione di polveri;
7. dovrà essere predisposta una specifica rete di raccolta delle acque meteoriche
afferenti alle aree di coltivazione e delle aree di stoccaggio. Le acque dovranno
essere convogliate ad un idoneo bacino di raccolta per la loro decantazione e
chiarificazione prima dell'immissione finale nel reticolo; lo scarico dovrà essere
realizzato in modo da consentire l’esecuzione dei campionamenti per la verifica
del rispetto dei limiti allo scarico di cui alla Tabella 3, Allegato 5 parte III del
D.Lgs. n. 152/2006;
8. dovrà essere monitorato il rilascio accidentale di materiali argillosi aderenti ai
pneumatici dei mezzi di trasporto, assicurando la ripulitura degli stessi e la
rimozione di eventuali depositi sulla strada di accesso e sugli innesti alla
viabilità stradale principale;
9. relativamente alle opere di recupero ambientale:l’utilizzo dei materiali di
risulta nelle fasi di riempimento e rimodellamento morfologico dovrà avvenire
secondo le disposizioni di cui al D.Lgs. n. 117/2008, con la predisposizione di
un piano di gestione e la caratterizzazione dei materiali; il profilo del terreno
dell’area di coltivazione dovrà essere raccordato in maniera graduale con le
aree contermini, avendo la massima cura nell’evitare la formazione di scarpate
ripide; la configurazione finale dovrà garantire il corretto drenaggio delle acque
superficiali verso i collettori naturali;
a fine attività dovranno essere
smantellate tutte le infrastrutture e i manufatti funzionali all'attività
estrattiva, comprese vasche di decantazione, pavimentazioni, piste etc.; su
tutte le aree dovrà essere garantita la copertura dello sterile con uno strato di
terreno agrario di spessore medio non inferiore ai 30 cm; gli eventuali volumi
mancanti dovranno essere compensati mediante l’apporto di terreno di qualità
chimico-fisica idonea per le finalità di progetto; dovranno essere attuate cure
agronomiche idonee a garantire la produttività del terreno al momento del suo
ritorno alla destinazione d’uso agricola; al fine di garantire una rapida
copertura del terreno e la mitigazione di fenomeni erosivi, si dovrà eseguire
una semina di specie erbacee autoctone (miscugli di graminacee, leguminose
autoriseminanti, asteracee); la Società dovrà avvalersi del supporto di un
esperto (agronomo o forestale) al fine di evitare/mitigare eventuali impatti non
previsti in fase progettuale, verificare la corretta esecuzione delle azioni di
recupero, con particolare riferimento alla ricostituzione del suolo, effettuare la
scelta delle specie vegetali da impiantare;
10. tutta l'area estrattiva dovrà essere mantenuta in modo decoroso, evitando o
minimizzando la creazione di discariche e di cumuli di materiali sparsi,
l'accantonamento di mezzi e attrezzature in disuso e quanto altro non
necessario alla conduzione dell'attività che possa creare un ulteriore impatto
visivo negativo;
11. dovrà essere predisposto, per il quinquennio di attività, un piano di
monitoraggio ambientale in cui siano rilevate e descritte, con periodicità
annuale, le fasi di utilizzazione del giacimento minerario, con l'indicazione dei
quantitativi di tutti i materiali estratti e da estrarre e delle lavorazioni
effettuate; siano valutate e descritte, con periodicità annuale, le fasi di
recupero ambientale, gli interventi realizzati e da realizzare, con precisa
indicazione dei tipi di intervento, della loro entità, dei risultati attesi e
dell'efficacia e qualità di quelli già ottenuti; sia documentata, con periodicità
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
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semestrale, la prosecuzione dei lavori attraverso fotografie panoramiche e di
dettaglio;
12. al fine di consentire il periodico riscontro dello svolgimento delle attività di
coltivazione e recupero ambientale, nonché l'applicazione delle presenti
prescrizioni, i dati e le informazioni inerenti al monitoraggio ambientale
dovranno essere trasmessi con periodicità biennale e in forma di “Relazione di
monitoraggio ambientale e stato di avanzamento dei lavori” al Servizio SAVI e
agli Enti competenti;
13. il prospettato progetto di ampliamento delle aree di cantiere, per le quali è in
corso di redazione il progetto, sarà oggetto di una nuova procedura di
valutazione di impatto ambientale.
Il soggetto proponente (Società Sarda di Bentonite SSB) proprio in relazione al
punto 13, ha quindi predisposto il progetto di ampliamento da sottoporre alla
Valutazione di Impatto Ambientale partendo dalla proposta originaria e modificandola
in funzione anche delle prescrizioni impartite.
A tal fine è stato quindi predisposto il presente SIA, conformemente a quanto
richiesto dalle norme in vigore e con specifico riferimento e approfondimento di quanto
indicato nella deliberazione n° 46/13.
Nella stesura del testo, oltre allo sviluppo di studi specifici di carattere
strettamente ambientale (con riferimento ad esempio alle emissioni in atmosfera, ai
rumori, agli ecosistemi naturali), si è inteso fare riferimento e sintetizzare le risultanze
di uno svariato numero di studi progettuali, nei diversi settori di interesse
(geologia/geotecnica, mineralogia, aspetti socio-economici, ecc.).
Tab. 1 FT – Struttura e contenuti dello Studio di Impatto Ambientale (SIA).
Capitolo 1 – Premessa e scopo del documento
Riassume i contenuti dello SIA e li inquadra nel contesto normativo vigente.
Capitolo 2 – L’opera in progetto e il suo proponente
Descrive in estrema sintesi l’opera in progetto, illustra la sua importanza
strategica e ne presenta il proponente.
Capitolo 3 – La normativa di riferimento e l’iter autorizzativo
Riassume le principali normative in materia di attività minerarie e di
autorizzazione delle stesse specie con riferimento alle disposizioni sulla
Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).
PARTE A – QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
Capitolo 4 – Piani e programmi riguardanti l’area di interesse
Riassume gli strumenti di pianificazione territoriale presi in considerazione
nello SIA: Piano Paesaggistico Regionale (PPR),
Piano di Assetto
Idrogeologico (PAI), Piano Urbanistico Provinciale e di Coordinamento (PUPPTC), Piano Forestale Ambientale Regionale, Piano di Prevenzione,
conservazione e risanamento della qualità dell’aria, Piano Tutela delle
Acque, Piano Regionale Trasporti, Piano di bonifica dei siti inquinati, Piano
Attività Estrattive, Piano Regolatore del Comune di Sassari.
Capitolo 5 – Regime vincolistico
Presenta in dettaglio il sistema di vincoli che riguarda l'area d'intervento, sia
in maniera diretta, sia in quanto si trovano prossimi alla zona. I vincoli presi
in considerazione sono i vincoli paesaggistici e ambientali (zone sottoposte a
vincolo paesaggistico, vincoli idrogeologici, aree naturali protette), aree
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archeologiche, zone di tutela dalle captazioni di acque ad uso pubblico
acquedottistico.
Capitolo 6 – Compatibilità dell’opera con il quadro programmatico
Illustra i risultati delle attività di verifica del quadro programmatico relativo
all’area oggetto del progetto in termini di compatibilità dell’opera con il
quadro programmatico stesso.
Capitolo 7 – Il contesto produttivo di riferimento
Inquadra l’opera nei suoi aspetti strategici con riferimento al mercato locale e
al suo sviluppo previsto.
PARTE B – QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
Capitolo 8 – Il contesto territoriale e del sito di intervento
Inquadra l’opera nel contesto territoriale in cui è inserita, fornendo elementi
conoscitivi sull’area e sullo specifico sito nel quale è inquadrata l’opera.
Capitolo 9 – Caratteristiche dei materiali estratti e impieghi
Descrive le caratteristiche di qualità dei materiali estratti
Capitolo 10 – Alternative e descrizione del progetto
Descrive i criteri di valutazione e di scelta di alcune delle soluzioni di
coltivazione per cui erano tecnicamente ed economicamente proponibili delle
soluzioni alternative e le caratteristiche operative di progetto anche in
riferimento al quadro progettuale delle attività.
PARTE C – QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
Capitolo 11 – Individuazione degli ambiti di influenza
Riassume le considerazioni preliminari che hanno orientato la redazione
dello SIA anche con riferimento agli impatti potenziali più significativi.
Capitolo 12 – Prevenzione dell’inquinamento atmosferico
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore, riassume le condizioni
meteoclimatiche locali e i dati di qualità dell’aria, quantifica le possibili
emissioni in atmosfera e ne illustra le modalità di controllo.
Capitolo 13 – Tutela delle acque dall’inquinamento
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore, riassume l’idrografia e
idrogeologia del territorio, i dimensionamenti idraulici, richiama i principali
dati di qualità delle acque correnti, quantifica gli utilizzi e le circolazioni
idriche delle acque e illustra la gestione dei rilasci
Capitolo 14 – Suolo e sottosuolo
Inquadra le condizioni geologiche, morfologiche, tettoniche e sismiche
dell’area vasta, nonché quelle fisiche e chimiche specifiche del sito, e illustra
le modalità di utilizzo del suolo.
Capitolo 15 Vegetazione e flora, ecosistemi ed aree naturali
protette
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore e descrive i principali
sistemi naturali che possono subire impatti derivanti dalla realizzazione
dell’opera
Capitolo 16 – Rumore
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore, descrive il clima
acustico nell’area vasta e quantifica i potenziali impatti.
Capitolo 17 – Aspetti paesaggistici e impatto visivo
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore e descrive lo stato
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attuale del paesaggio, gli impatti visivi indotti dalla realizzazione dell’opera e
la loro mitigazione.
Capitolo 18 – Beni materiali e patrimonio storico-culturale
Richiama il quadro normativo di riferimento di settore e descrive lo stato
attuale del patrimonio storico culturale dell’area vasta e delle aree interne al
perimetro della Concessione
Capitolo 19 – Destinazione d’uso del territorio, assetto socio
economico e assetto generale della viabilità.
Illustra le ricadute occupazionali dirette e indirette del progetto e stima
l’impatto sulle altre attività produttive dell’area, quali ad esempio il turismo o
altre attività
Capitolo 20 – Piano di monitoraggio delle componenti ambientali
Illustra il piano di monitoraggio progettato per la definizione e controllo delle
componenti ambientali significative in funzione degli impatti definiti
Capitolo 21 – Bilancio complessivo degli impatti sull’ambiente
Contiene un’analisi di sintesi dei diversi impatti ambientali (classificati sia
per tipologia che in relazione alle diverse fasi dell’attività estrattiva, in cui si
determinano) e delle opportunità e aspetti qualificanti del progetto
Numero
Tavola I
Tavola II
Tavola III
Tavola IV
Tavola V
Tavola VI
Tavola VII
Tavola VIII
Tavola IX
Tavola X
Tavola XI
Tavola XII
Tavola XIII
Tavola XIV
Tavola XV
Tavola XVI
Tavola XVII
Tavola XVIII
Tavola XIX
Tavola XX
Allegato A
Allegato B
Allegato C
Allegato D
Allegato E
Allegato F
Allegato G
Allegato H
TAB 2 FT: struttura degli allegati allo SIA
Titolo allegato
Inquadramento topografico – varie scale
Stato attuale in scala1:2.000
Stato alla fine del terzo anno di attività in scala 1:2.000
Stato alla fine del sesto anno di attività in scala 1:2.000
Stato alla fine del nono anno di attività in scala 1:2.000
Stato alla fine del dodicesimo anno di attività in scala 1:2.000
Stato alla fine del quindicesimo anno di attività in scala 1:2.000
Stato alla fine del diciottesimo anno di attività in scala 1:2.000
Stato al termine delle attività in scala 1:2.000 (venti anni)
Sezioni stato attuale
Sezioni al terzo anno di attività
Sezioni al sesto anno di attività
Sezioni al nono anno di attività
Sezioni al dodicesimo anno di attività
Sezioni al quindicesimo anno di attività
Sezioni al diciottesimo anno di attività
Sezioni al termine delle attività
Reperimento terre e rocce da scavo per riempimenti (area 1)
Reperimento terre e rocce da scavo per riempimenti (area 2)
Matrice di impatto
Studio di impatto ambientale
Piano dei lavori
Relazione paesaggistica
Piano di gestione dei rifiuti
Relazione di impatto acustico
Documentazione fotografica
Scheda informativa di VIA
Sintesi in linguaggio non tecnico dello SIA
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
Documento SIA – dicembre 2011 – Concessione mineraria di Casa S’Aliderru
Valutazione di Impatto Ambientale relativo al progetto di ampliamento della coltivazione e recupero ambientale della
miniera per argille bentonitiche e smettiche di Casa S’Aliderru in agro del Comune di Sassari (SS)
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2. L’OPERA IN PROGETTO E IL SUO PROPONENTE
Nel presente capitolo si descrive, in estrema sintesi, l’opera in progetto, si
illustra la sua importanza strategica e se ne presenta il proponente.
2.1 L’opera in progetto e la sua importanza strategica
Il progetto in esame prevede la realizzazione di tutte le fasi operative necessarie
per la prosecuzione ed ampliamento delle attività di estrazione di materiali argillosi di
natura bentonitica da destinare ai diversi settori della fonderia, carta, ingegneria
civile, farmaceutica ed alimentare per una capacità produttiva e vendita minima di
circa 280.000-300.000 tonn/anno e per una durata delle attività, completa delle fasi
di ripristino, di circa 20 anni (la coltivazione sarà comunque completamente esaurita
al diciottesimo anno ma tutte le attività di recupero compreso la bonifica e il completo
reintegro dell’area necessita di una ulteriore manutenzione aggiuntiva di almeno un
biennio).
L’attività mineraria nell’area di S’Aliderru si è sviluppata in regime di permesso
di ricerca mineraria sin dai primi anni ottanta. I lavori di indagine sviluppati dalla
MI.CHI.SA S.p.A. si sono protratti fino al 1986 anno in cui è stata inoltrata la richiesta
di trasformazione in concessione mineraria. La concessione mineraria di Casa
S’Aliderru è stata assegnata per un periodo di 10 anni con Decreto della Regione
Autonoma della Sardegna in data 9.01.1991 alla S.S.B., subentrata alla MI.CHI.SA.
Nel dicembre dell’anno 2000 la S.S.B. s.r.l. ha provveduto ad inoltrare richiesta di
rinnovo della concessione. Dall’anno 2000 sono stati attuati ulteriori scavi previsti nel
progetto sottoposto alla VIA nell’anno 2004. Il cantiere minerario intorno all’anno 2000
si sviluppava sui due lati della strada provinciale N.65 su una superficie di circa 11
Ha e su due principali aree di coltivazione indicate con la denominazione “Bussu
Carmine” e “Bussu Antonio”.
Figura 1: Scavi intorno all'anno 2000- da V.I.A. 2004
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Mentre quest’ultima (scavo Bussu Antonio) è ormai già interamente recuperata
quella invece denominata “Bussu Carmine” è quella nella quale è avvenuta gran parte
dell’attività produttiva e lo stesso risulta parzialmente recuperato come si può
osservare anche nella tavola I e II del presente progetto. Da tale scavo si doveva poi
procedere alla coltivazione della cosiddetta zona “C” secondo il piano di coltivazione
approvato con la VIA del 2004.
Figura 2: Sviluppo della coltivazione secondo il progetto già approvato
Il progetto della cava prevedeva lo sfruttamento del minerale su una superficie di circa
24 ha. I quantitativi di estrazione previsti annualmente erano quantificati in 200.000
tonnellate di minerale e 220.000 tonnellate di sterile. Il rapporto sterile/minerale era
pertanto stimato in 1,1:1. Il precedente progetto di sfruttamento della miniera era
dimensionato per una capacità produttiva di 200.000 t/anno di argilla franco miniera
da realizzarsi per campagne annuali di scavo.
La massa mineralizzata già individuata nella zona C nel precedente progetto e
sulla quale è stato attuato lo scavo durante questi anni (si osservi la Tav. II - stato
attuale) è in realtà particolarmente estesa arealmente anche nelle zone limitrofe e
presenta diverse varietà mineralogiche che consentono un ottimale sfruttamento della
miniera in relazione alle diverse miscele ottenibili e commercializzabili, motivo per il
quale si sta procedendo quindi alla richiesta di ampliamento della coltivazione. Viene
quindi attualmente riprogrammato l’intero piano di coltivazione in relazione a
variazioni sostanziali avvenute nell’acquisizione dei terreni (azienda e terreni posti a
Est degli scavi) e in particolare alla necessità di reperimento di determinate qualità dei
livelli ottenibili solo in determinati comparti dell’area della concessione.
La riprogrammazione trova inoltre giustificazione nella forte domanda di
materie prime di cui la S.S.B. si occupa nel contesto internazionale. La S.S.B. ha
infatti fatturato nel 2010 circa 20 milioni di euro con una forza lavoro di 65
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dipendenti, tutti sardi. Circa il 45% delle vendite è stato effettuato verso le consorelle
parte del gruppo Süd Chemie. La S.S.B. sempre nel medesimo anno ha venduto circa
285.000 t di prodotti finiti e 30.000 t di materia prima grezza. Le vendite sono state
comunque prevalentemente avvenute, per circa il 70%, verso i mercati della Spagna,
Francia, Germania, Polonia, Svezia.
E’ stato inoltre calcolato che nei prossimi 5 anni si abbia uno sviluppo ulteriore
del business societario per il 20-25% con l’introduzione di prodotti a qualità
fortemente selezionata ed inoltre dovuto anche ad una maggiore verticalizzazione del
business. Le molteplici applicazioni della bentonite, in aggiunta a quelle potenziali
(trattamento reflui, cosmesi, trivellazione pozzi), richiedono la disponibilità annua di
circa 400.000 t di grezzo da trasformare.
Dal punto di vista catastale l’area mineraria insiste attualmente e insisterà in
futuro sui fogli 90 e 99 del NCT del Comune di Sassari, su diversi mappali che sono
meglio identificati nella Tavola I. Nella tavola II e riportato un raffronto con le superfici
già autorizzate nel progetto vigente con quello predisposto attualmente in questa fase
e dal quale si evince che la superficie di ampliamento della coltivazione, sempre
interna all’area della concessione, è di circa 23 Ha. Dalla stessa area, complessiva
anche delle aree sulle quali si sta attualmente effettuando la coltivazione e
ricompresse nel vecchio progetto, si stima una estrazione di minerale utile stimata in
circa 3.300.000 mc. su una volumetria complessiva di circa 9.600.000 mc. Non si
effettuerà l’intero sfruttamento del giacimento in quanto il minerale utile si sviluppa
anche al di sotto delle profondità massima di scavo prevista in progetto.
L'area ove insiste l’attività di miniera attuale e quella futura sono in parte di
proprietà privata e in parte, specie i mappali interessati dall’ampliamento, sono di
esclusiva proprietà della Società esercente.
Le diverse fasi operative previste in progetto riguardano la rimozione della
coltre di terreno vegetale e suo stoccaggio temporaneo per le fasi di recupero,
l’estrazione del materiale sterile di scopertura del giacimento o comunque dei livelli
sia utili che non utili, il loro carico e trasporto sia ai piazzali di stoccaggio,
essiccamento e miscelazione e sia alle zone di riempimento dei vuoti minerari, il
rimodellamento delle zone di recupero, il carico della materia prima su autoarticolati e
tutte le operazioni di recupero ambientale del sito.
La miniera si sviluppa a fossa dalla superficie pianeggiante che presenta una
altezza media s.l.m. di circa 45 m; i lavori dovranno svilupparsi per gradoni
discendenti a partire dalla quota di circa 50 m. s.l.m. interessando parti dei mappali
citati nella richiesta di ampliamento e si svilupperanno sino al raggiungimento di una
quota di circa 6 m. s.l.m. curando l’estrazione dei livelli argillosi e delle vulcaniti di
scarto.
La configurazione della miniera varierà nel tempo sia con l’attuazione degli
scavi e riporti e sia mediante le operazioni contemporanee di rimodellamento e
recupero ambientale. Di recente è stata eseguita la sistemazione con rimodellamento e
recupero ambientale dell’area a Nord della S.P. 65 e dell’area più ad Ovest del cantiere
Bussu Carmine.
Con il materiale non utile proveniente dagli scavi nonché con apporti anche da
aree ed attività esterne saranno totalmente riempiti i vuoti di coltivazione.
Le
operazioni
di
recupero
del
sito
saranno
comunque
svolte
contemporaneamente a quelle di coltivazione in modo da pervenire al recupero del sito
e alla mitigazione degli impatti nel più breve tempo possibile. L’opera in progetto
comprende anche parte degli interventi infrastrutturali e impiantistici necessari:
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
allo svolgimento di tutte le operazioni di coltivazione in condizioni di sicurezza
(manutenzione ordinaria e straordinaria canali, viabilità etc.);
 alla gestione delle attività connesse (serbatoi, manutenzione mezzi ed impianto,
etc,);
 al corretto trasferimento e preparazione e stoccaggio dei cumuli prima
dell’immissione nella rete di trasporto.
Riguardo i volumi tecnici previsti in progetto, si riportano sinteticamente
alcuni dati. Sulla base dei calcoli volumetrici è stata determinata una volumetria di
materiale in banco da estrarre pari a 9.600.000 mc. Dall’analisi dei dati di sondaggio
e dalle prove geofisiche eseguite si considera una percentuale di recupero di materiale
utile di circa il 35% per un totale di 3.300.000 mc. pari a circa 5.000.000 di tonn con
una quantità di sterile utile per il recupero pari conseguentemente a 6.300.000
mc.
Il rapporto utile/sterile risulta pertanto 3.300.000/6.300.000 pari a 1:2 circa.
L’attività riveste quindi una certa importanza a livello economico e sociale sia
per il numero di addetti impiegati all’interno della miniera (1 direttore dei lavori 1
sorvegliante, 2 operatori, 1 geologo, 1 responsabile titoli, più le lavorazioni affidate
prevalentemente a terzi compreso l’indotto), sia per l’ottima qualità del materiale
estratto, sia per la posizione strategica legata alla movimentazione delle merci che
insiste sulla zona industriale e sullo stesso porto di Portotorres.
2.2 Il proponente dell’opera
La Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B. S.r.l.), soggetto proponente
dell’opera, nasce nel 1989 a seguito della fusione della società MI.CHI.SA. (Gruppo
Laviosa S.p.A. di Livorno) e della società mineraria Süd-Chemie Italia S.p.A..
consociata della Süd-Chemie AG di Monaco di Baviera; ques’ultima dal 1997 è
divenuta totalmente detentrice dell’intero pacchetto azionario. La società opera
dall’anno 2000, nelle fasi di fornitura di minerali grezzi che estrae nelle diverse
concessioni minerarie presenti nell’isola, nella lavorazione e fornitura dei prodotti
granulari, prodotti macinati sfusi, prodotti vagliati sfusi e prodotti, secondo le norme
del sistema ISO 9002 e si connota come una delle più importanti aziende produttrici
di argille bentonitiche del Mediterraneo. La Süd Chemie AG, con sede a Monaco di
Baviera, è una società internazionale con un fatturato di 1.2 miliardi di € e 6.500
dipendenti nei cinque continenti, dei quali 2.800 in Europa. La S.S.B. ha fatturato nel
2010 circa 20 milioni di € con 65 dipendenti, tutti sardi e ha sede principale nel
Comune di Santa Giusta (OR) – loc. Cirras, all’interno del Porto Industriale di Oristano
ed in Sardegna sviluppa la verticalizzazione della produzione attraverso tre
stabilimenti produttivi:
- Santa Giusta dove il materiale viene spedito via nave dal porto industriale
di Oristano.
- Fiume Santo (Portotorres) dove il materiale viene spedito via mare dal porto
di Portotorres.
- Piscinas dove il materiale viene trasportato su gommato .
La società è detentrice di n° 14 concessioni minerarie di cui n° 6 in esercizio e
n° 11 permessi di ricerca. Il materiale grezzo è stato venduto per il 30% in Italia e il
restante 70% in Europa. L’Azienda committente opera comunque nell’ambito di un
sistema integrato qualità-ambiente-sicurezza; ha infatti conseguito le certificazioni di
qualità, UNI EN ISO 9001:2000, e ambientali, UNI EN ISO 14001:2004. Gli
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investimenti in sicurezza e ambiente sono stati pari al 50% degli investimenti totali.
Durante il 2009 è stato pianificato il raggiungimento della certificazione di sicurezza,
OHSAS 18001, per gli impianti di Santa Giusta e Piscinas.
La certificazione ISO 9001 comprende tutte le attività di progettazione,
sviluppo, produzione, commercializzazione e assistenza per i prodotti realizzati in tutti
gli stabilimenti produttivi e relativi a tutti i marchi del gruppo. Le caratteristiche
tecnologiche di tutti i materiali sono garantite da controlli di laboratorio, interni ed
esterni, che verificano la rispondenza dei parametri chimico-fisici con le norme
internazionali. I processi svolti dalla Società proponente possono infatti essere così
sintetizzati:
- Ricerca mineraria;
- Estrazione selezionata materia prima e recupero ambientale;
- Trasporto dei grezzi agli stabilimenti di produzione;
- Trasformazione del grezzo in granulato (attivazione con carbonato di sodio,
estrusione del prodotto attivato o tal quale, essiccazione mediante forni
rotativi a olio combustibile o mediante energia solare);
- Ulteriore lavorazione di una parte del granulato mediante vagliatura e
macinazione;
- Confezionamento di una parte dei prodotti in sacchi su pallets;
- Vendita di materiale sfuso via camion o nave, di materiale confezionato via
camion o container;
A monte e a valle dei suddetti processi e lungo lo sviluppo degli stessi si sviluppano
tutte le attività propedeutiche e consequenziali, basati sull’intervento di personale
specializzato:
- Piano dei lavori minerari (estrazione e recupero ambientale)
- Controllo qualità dalle miniere ai prodotti finiti
- Organizzazione della logistica interna ed esterna (via gomma e nave)
- Ricerche di mercato, vendita e assistenza ai Clienti
- Gestione amministrativa (contabilità, budgeting, controllo costi, gestione
finanziaria e fiscale, gestione del personale e reclutamento, manutenzione
incartamenti autorizzativi, gestione affitti, aspetti legali)
- Gestione sicurezza e ambiente
- Gestione rapporti con gli Stakeholders (sindacati, comunità locali)
- Consulenze (tecniche, amministrative, legali, commerciali)
- Sviluppo strategico del business e rapporti con la casa madre
La S.S.B., come parte integrante della Süd Chemie AG, si è dotata di un Codice di
Comportamento etico e sociale al quale tutti i collaboratori devono conformarsi.
Partecipa inoltre con contributi alle attività sociali di alcuni comuni (Giba, Piscinas,
Busachi, Santa Giusta, Orroli) e alle attività di Confindustria Sardegna ai più alti
livelli (Giunta di Oristano e Federazione Sardegna, Comitato Attività Estrattive).
A completamento del quadro di presentazione del proponente si osservi che l’Azienda
ha, negli anni, potenziato la sua struttura di ricerca e controllo qualità (pari a circa il
3% dell’intero fatturato), la struttura commerciale e di assistenza al cliente, nonché la
presenza nelle più importanti fiere di settore.
E’ stato inoltre realizzato un potenziamento della struttura organizzativa con
l’assunzione di personale a più alta scolarità (laureati e diplomati) e incrementando
gli investimenti in formazione (pari a circa il 2% del costo del lavoro). Di particolare
rilievo nel quadro societario, data la presenza anche di partner stranieri, è
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l’estensione a tutti i livelli organizzativi dell’uso delle più moderne tecnologie di
comunicazione atte sia a velocizzare i processi decisionali che a ridurre la carta in
circolazione.
Parte integrante del coinvolgimento del personale al raggiungimento degli obiettivi è
stata e sarà la contrattazione di secondo livello e bonus personalizzati.
Negli ultimi anni sono state create ex novo alcune funzioni interne quali: sicurezza e
ambiente, gestione titoli minerari, ricerca geologica, ricerca qualitativa, sviluppo
nuovi prodotti e mercati, vendite ed il personale assunto negli ultimi cinque anni è
aumentato del 7%.
Non vi è quindi dubbio che la Società presenti delle enormi potenzialità economiche,
sociali, finanziarie, queste ultime dimostrate inoltre anche dai bilanci sempre chiusi
in utile, della S.S.B. che ha pagato IRPEG e IRAP per 2.7 milioni di €, tutti versati in
Sardegna. A queste somme, per gli ultimi 5 anni, sono da aggiungere circa 0,75
milioni di canoni minerari, una somma di 1,6 milioni di rimborsi ai proprietari dei
terreni inerenti le nostre attività minerarie, 4.3 milioni di € di oneri sociali (INPS,
INAIL, SSN) e 3.3 milioni di € di IRPEF e ICI.
3. LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO E L’ITER AUTORIZZATIVO
Nel presente capitolo si illustra la normativa di riferimento relativamente a:
 autorizzazione attività di cava;
 Valutazione di Impatto Ambientale (VIA);
Lo scopo è quello di indicare le linee principali dell’iter autorizzativo del progetto.
3.1 Procedure autorizzative per le attività minerarie.
La Concessione mineraria per l’estrazione di minerali di prima categoria viene
rilasciata dalla Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato dell’Industria, Servizio
delle Attività Estrattive, ai sensi del R.D. 1443/1927, Norme di carattere legislativo per
disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere nel regno (pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale Italiana n° 194 del 23/07/1927). Il R.D. è stato recepito con L.R. n. 15/1957,
che disciplina le attività di miniera (materiali di 1a categoria facenti parte del
patrimonio indisponibile della Regione).La competenza in materia di attività di miniere
e di cave è esclusivamente attribuita, dall'articolo 18 lettera b), della legge regionale
sarda n. 1 del 1977, al Servizio Attività Estrattive dell'Assessorato Regionale
all'industria. La titolarità dei procedimenti amministrativi del rilascio dei titoli
minerari, originariamente in capo allo Stato, è quindi oggi affidata alle Regioni,
mentre lo Stato mantiene il potere di indirizzo e la titolarità sui giacimenti offshore.
In tale norma primaria è implicita la caratteristica fondamentale
dell’appartenenza del giacimento (inteso come adunamento utile di minerali) al
patrimonio indisponibile dello Stato o della Regione e il preminente interesse pubblico,
per cui il proprietario del fondo rimane in posizione del tutto subordinata: la
valorizzazione della risorsa avviene quindi attraverso il regime di concessione
all’imprenditore minerario, che, a seguito di specifica valutazione, risulti idoneo. Con
l’Art. 8 della legge regionale 9 agosto 2002 n. 15 e s.m.i.- Concessioni minerarie e
autorizzazioni di cava - sono state introdotte norme che hanno avuto un impatto
notevole nel governo del settore. Infatti sino all’emanazione di una normativa per la
disciplina dell’attività mineraria e di cava, i permessi di ricerca, le concessioni
minerarie e le autorizzazioni di cava possono essere rilasciate dall’Amministrazione
regionale previa intesa con il comune territorialmente competente espressa in
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conformità con la pianificazione urbanistica comunale o, in assenza di questa, previa
delibera del Consiglio comunale assunta con la maggioranza dei componenti
assegnati. L’intesa deve essere espressa entro sessanta giorni dal ricevimento
dell’istanza; trascorso tale termine il procedimento prescinde dall’intesa.
Con delibera n 47 del 5/10/2005 la giunta regionale ha approvato il testo della nuova
legge “Disciplina delle attività estrattive” che tende ad aggiornare, oltre che la
disciplina introdotta dalla L.R. n. 30/1989 sulle attività di cava, anche il Regio Decreto
n. 1443/1927. Tutto ciò al fine di conseguire un uso equilibrato e corretto delle
risorse, a tutela dei beni ambientali, paesaggistici e della difesa del suolo, tenendo
conto della rilevanza socio-economica delle attività estrattive.
La pianificazione in materia di attività estrattive è attuata mediante il Piano Regionale
delle Attività Estrattive (PRAE) che attualmente è in fase di Valutazione Ambientale
Strategica e la cui operatività, in attesa dell’approvazione, è comunque ricondotta al
Piano Paesaggistico Regionale.
Per ciò che concerne i recuperi ambientali la legge n. 221 del 1990 ha previsto,
all'articolo 9, che i titolari di permessi di ricerca o di concessione di coltivazione
devono provvedere al riassetto ambientale delle aree oggetto dell'attività di ricerca o di
coltivazione. Successivamente a tale disposizione, è intervenuta numerosa legislazione
comunitaria e nazionale in attuazione della salvaguardia dell'ambiente; tali norme
sono applicate alla procedura afferente il rilascio dei titoli minerari.
Di seguito gli estremi della normativa specifica per le attività minerarie





Decreto Legislativo n. 624 del 25/11/1996 - Attuazione della direttiva
92/91/CEE relativa alla sicurezza e salute dei lavoratori nelle industrie
estrattive per trivellazione e della direttiva 92/104/CEE relativa alla sicurezza e
salute dei lavoratori nelle industrie estrattive a cielo aperto o sotterraneo
Legge 30 luglio 1990 n. 221 – Nuove norme per l’attuazione della politica
mineraria
Decreto del Presidente della Repubblica n° 128 del 09/04/1959 – Norme di
polizia delle miniere e delle cave
Regio Decreto n. 1443 del 1927 - Norme di carattere legislativo per
disciplinare la ricerca e la coltivazione delle miniere nel regno.
D.P.G.R. 31 ottobre 1986, n. 152 Regolamento per l'esecuzione del Titolo I
della L.R. 7 maggio 1957, n. 15, concernente «Norme integrative al R.D.29 luglio
1927, n. 1443, sulla disciplina dell'attività mineraria».
3.2 Procedure e normativa in materia di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)
Le attività di miniera sono soggette a procedura di Valutazione di Impatto
Ambientale in quanto ricadenti nell’allegato A1 della Deliberazione della Giunta
Regionale n° 24/23 del 23/04/2008, punto 19 “Attività di coltivazione sulla terraferma
delle sostanze minerali di miniera di cui all’art. 2, comma 2 del R.D. 29 luglio 1927, n.
1443”
La domanda deve essere inviata da parte del proponente al Servizio
Sostenibilità Ambientale, Valutazione Impatti e Sistemi Informativi Ambientali
dell’Assessorato Regionale della Difesa dell’Ambiente, e contestualmente ai seguenti
Enti:
a) Servizio Governo del Territorio e Tutela del Paesaggio, competente per territorio;
b) Comune o Comuni interessati;
c) ARPA Sardegna
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d) Corpo forestale di vigilanza ambientale – Servizio Territoriale competente per territorio
e) provincia competente.
Entro 30 giorni l’Ente verifica la completezza della documentazione e qualora questa
risulti incompleta viene restituita al proponente con l'indicazione degli elementi
mancanti. Al proponente sono comunicati il nominativo del responsabile del
procedimento e la data di avvio; il procedimento si intende avviato dalla data del
timbro di protocollo dell’Assessorato regionale della Difesa Ambiente impressa sulla
domanda stessa a condizione che la medesima sia regolare e completa. Entro 20 giorni
dalla pubblicazione dell’annuncio nel quotidiano, il soggetto proponente concorda con
il Settore Valutazioni ambientali le modalità della presentazione al pubblico del
progetto e dello studio di impatto ambientale, dandone notizia mediante l’affissione di
un avviso nell’albo pretorio del Comune interessato ed altre ulteriori forme di
pubblicità concordate con il Settore. Nei successivi 60 giorni è indetta dal Servizio
SAVI una conferenza istruttoria a cui partecipano il proponente e gli Enti convocati
nella quale viene illustrato il progetto, i contenuti dello studio di impatto ambientale e
le eventuali osservazioni presentate. Il Servizio SAVI, entro 120 giorni dalla
presentazione della domanda, conclude l’istruttoria sull’impatto ambientale dell’opera
e redige una relazione tecnica di valutazione tenendo conto delle osservazioni, di
quanto emerso nella fase di consultazione, dei pareri e delle considerazioni emerse nel
corso della conferenza istruttoria.
Sulla base dell’istruttoria, viene predisposta e trasmessa all’Assessore della
Difesa dell’Ambiente una motivata proposta di giudizio di compatibilità ambientale.
L’Assessore propone la bozza di deliberazione sul giudizio di compatibilità alla Giunta
la quale entro trenta giorni, assume con proprio atto, il giudizio di compatibilità
ambientale, avente uno dei seguenti contenuti:
- giudizio positivo sulla compatibilità ambientale dell’intervento con l’eventuale
indicazione delle misure per la mitigazione e compensazione degli impatti e
per le attività di monitoraggio;
- giudizio negativo sulla compatibilità ambientale dell’intervento.
La deliberazione della Giunta Regionale è comunicata dal Servizio sostenibilità
ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali ai soggetti del
procedimento, all’Amministrazione competente a rilasciare l’autorizzazione alla
realizzazione dell’opera, a tutte le Amministrazioni pubbliche competenti anche in
materia di controllo ambientale, ed è pubblicata integralmente nel sito istituzionale e
nel bollettino ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.
Di particolare rilevanza per ciò che concerne le tempistiche, sono le novità
introdotte dal D. Lgs. 128/2010. Tale Decreto è infatti intervenuto nelle norme che
disciplinano le varie fasi della procedura di VIA, principalmente con l’effetto di
disciplinare tempi e modalità con i quali è consentito al proponente di integrare la
documentazione presentata, nonchè di estendere le possibilità partecipative del
pubblico e delle amministrazioni interessate.
In caso di istanza incompleta il D. Lgs. introduce la possibilità per il
proponente di presentare la documentazione integrativa entro un termine di trenta
giorni, soggetto a proroga in ragione della complessità della documentazione da
presentare (art. 2, c. 19, lett. c, D. Lgs. n. 128/2010, che sostituisce il comma 4
dell’art. 23 D. Lgs. n. 152/2006).
Inoltre, il proponente può modificare gli elaborati entro quarantacinque giorni
(e non più sessanta) dalla scadenza del termine per le osservazioni da parte degli
interessati sul progetto e sullo studio di impatto ambientale; rispetto alla formulazione
previgente, il termine per la presentazione delle modifiche agli elaborati può essere
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prorogato solo per giustificati motivi, ma non vi è più alcun limite temporale alla
durata della proroga concessa (art. 2, c. 20, lett. b), D. Lgs. n. 128/2010, che
sostituisce il comma 9 dell’art. 24 D. Lgs. n. 152/2006).
Il decreto correttivo ha poi introdotto l’obbligo per l’autorità competente di
imporre al proponente di mettere a disposizione del pubblico il progetto emendato, per
eventuali nuove osservazioni (art. 2, c. 20, lett. c), D. Lgs. n. 128/2010, che introduce
il comma 9bis dell’art. 24 D. Lgs. n. 152/2006). Sempre nell’ottica di allargare le
possibilità partecipative, il D. Lgs. n. 128/2010 prevede che, in caso di modifiche
sostanziali al progetto, l’autorità competente debba concedere a Regione e ad
amministrazioni interessate un termine per l’eventuale revisione dei pareri già resi.
Inoltre all’autorità competente è consentito procedere, comunque, all’adozione del
provvedimento di VIA, qualora le amministrazioni consultate non si siano espresse nei
termini previsti, ovvero abbiano manifestato il proprio dissenso (art. 2, c. 21, D. Lgs. n.
128/2010, che modifica l’art. 25 D. Lgs. n. 152/2006).
Il D. Lgs. n. 128/2010 è intervenuto anche nella fase decisoria della procedura
di VIA, sia al fine di sottolineare la imprescindibilità della pronuncia di VIA (“La tutela
avverso il silenzio dell’Amministrazione è disciplinata dalle disposizioni generali del
processo amministrativo” : art. 2, c. 22, lett. c, D. Lgs. n. 128/2010, che modifica
l’articolo 26 D. Lgs. n. 152/2006), sia al fine di accelerare i termini di conclusione del
procedimento (cfr. l’abbreviazione dei termini previsti per l’integrazione documentale
da parte del proponente: art. 2, c. 22, lett. d, D. Lgs. n. 128/2010, che modifica l’art.
26 D. Lgs. n. 152/2006), sia infine e ancora allo scopo di ampliare le prerogative
partecipative del pubblico nel caso di modifiche al progetto (art. 2, c. 22, lett. e, D. Lgs.
n. 128/2010, che modifica l’art. 26 D. Lgs. n. 152/2006).
La normativa di riferimento per la Valutazione di Impatto Ambientale è di seguito
riassunta:
 Legge Regionale n. 3 del 29 Aprile 2003, art. 20, commi 12 e 13 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione
(legge finanziaria 2003)
 Decreto Legislativo n° 152 del 03/04/2006 – Norme in materia ambientale
 Legge Regionale n° 9 del 12/06/2006 – art. 48 - Conferimento di funzioni e
compiti agli Enti Locali
 Decreto Legislativo n° 4 del 16/01/2008 – Ulteriori disposizioni correttive ed
integrative del decreto Legislativo 03/04/2006 n. 152 recante norme in materia
ambientale
 Delibera della Giunta Regionale n. 24/23 del 23/04/2008 – allegato A delle
direttive per lo svolgimento delle procedure di Valutazione di Impatto Ambientale
e di valutazione ambientale strategica..
 Legge Regionale n° 3 del 07/08/09 art. 5 – collegato alla finanziaria 2009
 D. Lgs. 128/2010: Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 3 aprile 2006,
n. 152, recante norme in materia ambientale, a norma dell’articolo 12 della legge
18 giugno 2009, n. 69.
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PARTE A
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGRAMMATICO
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4. PIANI E PROGRAMMI RIGUARDANTI L’AREA DI INTERESSE
Gli strumenti di pianificazione territoriale e locale presi in considerazione nel
presente SIA sono:










Piano Paesaggistico Regionale(P.P.R.)
Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.)
Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR)
Piano di Tutela delle Acque (PTA)
Piano di Prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria;
Piano Regionale delle Attività Estrattive (PRAE)
Piano di bonifica dei siti inquinati
Piano Regionale dei trasporti
Piano Urbanistico Provinciale, Piano Territoriale di Coordinamento (P.U.P. –
P.T.C.)
Pianificazione urbanistica
4.1
Piano Paesaggistico Regionale (P.P.R.)
Il Piano Paesaggistico della Regione Sardegna, approvato con Decreto del
Presidente della Regione n. 82 del 7 settembre 2006, ai sensi dell’art. 11, comma 5
della L.R. 45/89, come modificata dalla L.R. 8/2004, costituisce il quadro di
riferimento e di coordinamento per gli atti di programmazione e di pianificazione
regionale, provinciale e locale e per lo sviluppo sostenibile.
Il Piano, che definisce il paesaggio come la principale risorsa territoriale della
Sardegna, rappresenta lo strumento centrale del governo pubblico del territorio,
ponendosi come matrice di un’opera di ampio respiro e di lunga durata, nella quale si
saldano in un unico progetto la conservazione e la trasformazione.
Il PPR persegue le seguenti finalità:



preservare, tutelare, valorizzare e tramandare alle generazioni future l’identità
ambientale, storica, culturale e insediativa del territorio sardo;
proteggere e tutelare il paesaggio culturale e naturale e la relativa biodiversità;
assicurare la salvaguardia del territorio e promuovere forme di sviluppo
sostenibile, al fine di conservare e migliorare le qualità.
L’analisi territoriale svolta dal P.P.R. è articolata secondo tre assetti:
ambientale, storico-culturale e insediativo, per ciascuno dei quali sono stati
individuati i beni paesaggistici, i beni identitari e le componenti di paesaggio e la
relativa disciplina generale, costituita da indirizzi e prescrizioni.
Oltre all’analisi del territorio finalizzata all’individuazione delle specifiche categorie di
beni da tutelare in ossequio alla legislazione nazionale di tutela, è stata condotta
un’analisi finalizzata a riconoscere le specificità paesaggistiche dei singoli contesti,
limitata in sede di prima applicazione del P.P.R. alla sola fascia costiera.
Sono stati pertanto individuati 27 ambiti di paesaggio, per ciascuno dei quali il P.P.R.
detta specifici indirizzi volti a orientare la pianificazione sott’ordinata, soprattutto
comunale e intercomunale, al raggiungimento di determinati obiettivi e alla
promozione di determinate azioni.
Secondo la suddivisione del territorio proposta dal PPR, l’area interessata
dall’intervento in progetto ricade nell’ambito di paesaggio n° 13 – Alghero, e non risulta
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vincolata per effetto dell’art. 17 delle Norme di Attuazione che riporta le generalità ed
individuazione dei beni paesaggistici sottoposti a vincolo.
In particolare l’area non ricade all’interno della fascia costiera, così come
perimetrata nella cartografia del PPR di cui all’art. 5.
Figura 3: limite degli ambiti di paesaggio e fascia costiera
Nella cartografia del PPR il settore non è inoltre censito come area mineraria, ma
identificato all’interno di aree agroforestali con destinazione tipica di uso del suolo alle
colture erbacee specializzate.
Dall’esame della cartografia del P.P.R. non si segnalano ulteriori elementi di
vincolo quali beni identitari e paesaggistici.
Per ciò che concerne le attività estrattive esistenti (come nel caso in questione),
si osserva che data la loro specificità, nel Piano Paesaggistico Regionale sono
appositamente individuate le definizioni, prescrizioni e indirizzi ai quali ci si deve
uniformare nella progettazione ed autorizzazione degli interventi; nella fattispecie
vengono trascritti integralmente gli art. 96-97-98 delle N.d.A. del P.P.R.
Art. 96 - Aree estrattive (cave e miniere). Definizione
Le aree estrattive sono quelle interessate da miniere in attività per la coltivazione
e lavorazione di minerali di 1° categoria (minerali di interesse nazionale) e da cave per
la coltivazione di materiali di 2° categoria (inerti per il settore delle costruzioni, per uso
industriale locale e rocce ornamentali quali marmi e graniti).
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Art. 97 - Aree estrattive (cave e miniere). Prescrizioni
Nelle aree estrattive di cui all’art. 96 è fatto obbligo di presentare progetti corredati da
piani di sostenibilità delle attività, giustificativi delle esigenze di mercato, di mitigazione
degli impatti durante l’esercizio e contenenti i piani di riqualificazione d’uso delle aree
estrattive correlati al programma di durata dell’attività di estrazione, accompagnati da
idonea garanzia fidejussoria commisurata al costo del programma di recupero
ambientale.
Art. 98 - Aree estrattive (cave e miniere). Indirizzi
Nelle aree estrattive di cui all’art. 96 le autorità competenti si conformano ai seguenti
indirizzi: a) predisposizione di piani per lo sviluppo sostenibile del settore e per la
riqualificazione e il recupero delle aree già degradate da pregresse attività di cava e
miniera anche attraverso pratiche quali audit e certificazione ambientale; b)
predisposizione di linee guida per l’impiego di buone pratiche di coltivazione finalizzate
a contenere gli impatti ambientali.
Dalla lettura delle norme, considerando quindi la specificità dell’intervento
rispetto a quelli indicati nelle N.d.A. del P.P.R art. 20 (che disciplina appunto le
tipologie di intervento ammesse), è quindi compatibile l’attività, in funzione delle
prescrizioni ed indirizzi indicati.
Area d’intervento
Figura 4: inquadramento P.P.R.
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Figura 5: legenda P.P.R.
4.2 Piano di Assetto Idrogeologico (P.A.I.)
Il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) individua le aree a rischio idraulico e di frana e
ha valore di piano stralcio ai sensi della L. n. 183/89. Il PAI è stato adottato ed
approvato con DGR 54/33 del 30/12/2004 ed è entrato in vigore con Decreto
dell’Assessore ai Lavori Pubblici n. 3 del 21/02/2006.
Il Piano ha lo scopo di individuare e perimetrare le aree a rischio idraulico e
geomorfologico, definire le relative misure di salvaguardia sulla base di quanto
espresso dalla Legge n. 267 del 3 agosto 1998 e programmare le misure di mitigazione
del rischio. Il PAI ha valore di piano territoriale di settore e prevale sui piani e
programmi di settore di livello regionale provinciale e comunale in quanto finalizzato
alla salvaguardia di persone, beni, ed attività dai pericoli e dai rischi idrogeologici
(Norme di Attuazione del PAI, Art. 4, comma 4).
Le previsioni del Piano pertanto producono effetti sugli usi del territorio e delle
risorse naturali e sulla pianificazione urbanistica anche di livello attuativo, nonché su
qualsiasi pianificazione e programmazione territoriale insistente sulle aree di
pericolosità idrogeologica (N.A. PAI, art. 6).
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Le Norme di Attuazione del PAI prescrivono che i
Comuni e le altre Amministrazioni interessate,
provvedano a riportare alla scala grafica della
strumentazione urbanistica vigente i perimetri delle
aree a pericolosità idraulica Hi e geomorfologica Hg e
delle aree a rischio idraulico Ri e geomorfologico Rg,
e ad adeguare contestualmente le norme dello
strumento urbanistico (N.A. PAI, Art. 4, comma
5).Prevedono inoltre che nell’adeguamento della
pianificazione comunale vengano delimitate le aree
di significativa pericolosità idraulica e geomorfologica
non perimetrate in precedenza dal PAI (N.A. PAI, Art.
26).
Gli ambiti di riferimento del Piano sono i sette SubBacini individuati, all’interno del Bacino Unico
Regionale, ognuno dei quali è caratterizzato in
generale da una omogeneità geomorfologica,
geografica e idrologica: Sulcis, Tirso, CoghinasMannu-Temo, Liscia, Posada – Cedrino, SudOrientale, Flumendosa-Campidano-Cixerri.
L’area di intervento in questione ricade all’interno
dell’ambito del sub bacino n° 3 – Coghinas – Mannu
- Temo.
Dall’analisi del Piano emerge che il settore d’intervento non è inserito in nessuna zona
a pericolosità e/o a rischio idraulico o di frana. L’unico settore ad elevata pericolosità
di inondazione segnalato nelle immediate vicinanze è posto a sud dell’area di
intervento sul Rio Don Gavinu così come meglio mostrato nella figura n° 6
Figura 6: pericolosità idrauliche segnalate nel P.A.I. a sud dell’area mineraria
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Al fine di fornire ulteriori elementi utili è stata effettuata anche una ulteriore
valutazione legata alla pericolosità idraulica esaminando anche gli elaborati legati al
Piano Stralcio delle Fasce Fluviali sebbene non ancora approvato dalla Regione
Sardegna ma i cui elaborati sono visibili, in rete, sul sito internet della Regione
Sardegna. Anche con riferimento a tale piano non risulta alcuna pericolosità
idraulica.
4.3 Piano Forestale Ambientale Regionale
Il Piano Forestale Ambientale Regionale (PFAR), redatto ai sensi del D.Lgs.
227/2001, è stato approvato in via definitiva con Deliberazione n. 53/9 del
27/12/2007. Esso rappresenta uno strumento quadro di indirizzo, finalizzato alla
pianificazione, programmazione e gestione del territorio forestale e agroforestale
regionale, per il perseguimento degli obiettivi di tutela dell'ambiente e di sviluppo
sostenibile dell'economia rurale della Sardegna.
Già assunto quale piano stralcio di bacino ai sensi della legge n. 183/1989, individua,
per quanto attiene la tutela del suolo e la lotta alla desertificazione, misure e indirizzi
attuativi per la prevenzione, il recupero e la mitigazione delle aree soggette a fenomeni
di dissesto idrogeologico.
Tra gli obiettivi del piano si annoverano la soluzione di varie problematiche più
o meno direttamente connesse con il comparto forestale, come la difesa del suolo, la
prevenzione incendi, la regolamentazione del pascolo in foresta, la tutela della
biodiversità degli ecosistemi, la compatibilità delle pratiche agricole e la tutela dei
compendi costieri.
I macro-obiettivi individuati sono i seguenti:
 tutela dell’ambiente, da attuarsi mediante azioni inerenti la difesa del suolo e il
contenimento dei processi di desertificazione, Miglioramento della funzionalità
e vitalità dei sistemi forestali esistenti, tutela e miglioramento della
biodiversità, prevenzione e lotta fitosanitaria, lotta ai cambiamenti climatici ed
energia rinnovabile, incremento del patrimonio boschivo, prevenzione degli
incendi ecc;
 miglioramento della competitività delle filiere, crescita economica, aumento
dell’occupazione diretta e indotta, formazione professionale da attuarsi
mediante potenziamento del comparto sughericolo, valorizzazione economica
del ceduo, azioni per la cooperazione e la promozione dell’associazionismo
forestale, Impianti di arboricoltura per biomassa forestale, Formazione
professionale, Certificazione forestale, Valorizzazione delle foreste con finalità
turistico-ricreative;
 informazione ed educazione ambientale;
 potenziamento degli strumenti conoscitivi, ricerca applicata e sperimentazione
da attuarsi mediante Inventario e Carta forestale regionale, Lotta fitosanitaria
e altre varie linee di ricerca.
Il territorio regionale è stato inoltre compartimentato dal PFAR in 25 distretti
territoriali, la cui delimitazione si basa sul concetto di indivisibilità delle unità
fisiografiche, espressione dei caratteri fisici, geomorfologici, pedologico-vegetazionali e
paesaggistici. I distretti accolgono una varietà di ambiti di paesaggio caratterizzati da
connotazioni omogenee nella loro peculiarità. L’area in questione è inserita nel
Distretto n° 2 della Nurra e Sassarese.
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Figura 7:PFAR- schema dei distretti territoriali
I distretti costituiscono delle unità di pianificazione territoriale a ciascuno dei
quali viene attribuita una destinazione funzionale propria, il cui riconoscimento
consente la proposizione di modelli gestionali differenti. Per ogni distretto il PFAR
riporta una scheda descrittiva del quadro conoscitivo di contesto preliminare, il quale
analizza i dati amministrativi, il paesaggio, analisi morfometrica, inquadramento
vegetazionale, uso del suolo, quadro della gestione forestale, analisi delle aree di tutela
naturalistica istituite e delle aree di tutela idrogeologica. Le azioni proposte dal PFAR
si articolano in 5 differenti linee e sono ulteriormente strutturate in Misure, Azioni e
Sottoazioni, riferibili a contesti territoriali tipo descritti sulla base delle criticità
ambientali, delle peculiarità e vocazioni territoriali, delle categorie forestali presenti;
ogni tipologia di intervento è perciò sempre riferita alle specificità e caratteristiche del
contesto ambientale ed economico in cui si opera.

linea protettiva, orientata alla conservazione e al miglioramento del livello di
stabilità delle terre e dell’efficienza funzionale dei sistemi forestali mediterranei;
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



linea naturalistico-paesaggistica, orientata alla preservazione e conservazione
della qualità dei sistemi ecologici in tutte le loro componenti fisiche e biologiche,
all’accrescimento della complessità e della funzionalità dei popolamenti, al
mantenimento e miglioramento del valore paesaggistico dei contesti forestali;
linea produttiva, per la crescita economica e il benessere sociale del territorio
agroforestale attraverso la valorizzazione economica delle foreste e la promozione
dell’impresa forestale;
linea informazione ed educazione ambientale, per la promozione dell’attività di
informazione, sensibilizzazione ed educazione ambientale applicata al settore
forestale;
linea ricerca applicata e sperimentazione, per il potenziamento delle conoscenze
sull’entità, distribuzione e stato della vegetazione forestale regionale, e per la
regolamentazione di particolari aspetti della materia forestale.
L’analisi effettuata ha permesso di classificare il territorio in esame sotto i diversi
aspetti tematici:
- con riferimento alle serie vegetazionali l’area è inserita nel gruppo SA12 della
serie sarda (serie termo mediterranea del leccio);
- con riferimento all’uso del suolo l’area è inserita nell’ambito di aree minerarie e
sistemi agricoli intensivi;
- con riferimento alle aree istituite di tutela naturalistica non si riscontra alcuna
area di tutela
- non si rileva alcun tipo di gestione forestale pubblica EFS
- non è presente il vincolo idrogeologico di cui al R.D. 3267/1923
- non sono presenti vincoli P.A.I. o aree censite nel progetto IFFI
- la propensione potenziale all’erosione delle aree in questione è classificabile da
media a debole e da forte a media
- non si rilevano aree a vocazione sughericola
Gli obiettivi del Piano sono e saranno perseguiti durante le diverse fasi di attività,
attraverso la risistemazione immediata delle aree interessate dalle attività di
coltivazione. Il progetto è quindi da ritenersi compatibile e coerente con le indicazioni
e gli obiettivi di Piano.
A corredo dell’analisi ambientale considerando anche gli aspetti connessi alla
desertificazione, cui anche il PFAR dedica parte dei suoi contenuti, si rileva che è
stata effettuata un’analisi specifica con riferimento ai documenti reperibili per ciò che
concerne gli aspetti della desertificazione. E’ stato infatti esaminato il progetto pilota,
finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che ha
riguardato, oltre alla Sardegna, anche le altre 4 regioni coinvolte in processi di
desertificazione
quali:
Sicilia,
Calabria,
Puglia
e
Basilicata.
Il progetto pilota della regione Sardegna è stato coordinato dalla Direzione TecnicoScientifica dell'ARPAS e vi hanno preso parte i Dipartimenti Specialistici
Idrometeoclimatico e Geologico dell’ARPAS, il Nucleo Ricerca Desertificazione
dell’Università di Sassari e il Dipartimento di Geoingegneria e Tecnologie Ambientali
dell’Università di Cagliari.
Di seguito si riporta uno stralcio cartografico derivato dal Sistema Informativo
geografico per l’individuazione ed il monitoraggio delle aree sensibili alla
desertificazione in Sardegna reperibile sul sito interne all’indirizzo di Sardegna
agricoltura.
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Figura 8: Stralcio carta delle aree sensibili alla desertificazione
Figura 9: legenda della cartografia delle aree sensibili alla desertificazione
Si osservi come parte dell’area di intervento non sia classificata in quanto considerata
area mineraria attiva e come l’intorno manifesti comunque criticità in relazione ai
possibili fenomeni di desertificazione. Gli effetti relativi alla ricostituzione delle
caratteristiche dei suoli saranno perciò approfonditamente trattati anche in relazione
ai potenziali fenomeni di desertificazione.
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4.4 Piano di Tutela delle Acque
Il Piano di Tutela delle Acque è redatto ai sensi dell'art. 44 del D.Lgs. 152/99 e
s.m.i., in recepimento della Direttiva 2000/60/CE sulla redazione dei piani di
gestione dei bacini idrografici.
Lo sviluppo del P.T.A. è partito da un quadro conoscitivo sulle risorse idriche derivato
dal Piano Regionale di Risanamento delle Acque (P.R.R.A.), la cui prima stesura risale
al 1982, poi aggiornata e adeguata, fino alla versione attualmente vigente approvata
con D.G.R. n. 12/14 del 16/4/2002. Il P.T.A., approvato con D.G.R. n. 14/16 del
4/04/2006, ha come finalità primarie la tutela integrata degli aspetti qualitativi e
quantitativi della risorsa idrica e il raggiungimento dell'equilibrio tra fabbisogni e
disponibilità.
Il P.T.A. costituisce il piano stralcio di settore del Piano di Bacino Regionale della
Sardegna ai sensi dell'art. 12 della L. 493/93 (integrazione all'art. 17 della 183/89).
Gli obbiettivi del Piano possono essere così sintetizzati:

raggiungimento
o
mantenimento degli obiettivi di
qualità fissati dal D.Lgs. 152/99 e
suoi collegati per i diversi corpi idrici
ed il raggiungimento dei livelli di
quantità e di qualità delle risorse
idriche compatibili con le differenti
destinazioni d’uso;

recupero e salvaguardia delle
risorse naturali e dell’ambiente per lo
sviluppo delle attività produttive ed in
particolare di quelle turistiche; tale
obiettivo dovrà essere perseguito con
strumenti adeguati particolarmente
negli ambienti costieri in quanto
rappresentativi
di
potenzialità
economiche
di
fondamentale
importanza per lo sviluppo regionale;
raggiungimento dell'equilibrio tra
fabbisogni idrici e disponibilità, per
garantire un uso sostenibile della
risorsa
idrica,
anche
con
accrescimento
delle
disponibilità
idriche attraverso la promozione di
misure tese alla conservazione, al
risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche;


lotta alla desertificazione.
Come previsto dalla Legge 183/89, la Regione integra il dispositivo del P.T.A. con
Direttive “alle quali devono uniformarsi la difesa del suolo, la sistemazione
idrogeologica ed idraulica e l’utilizzazione delle acque e dei suoli” (art. 17, comma 3,
lettera c). Pertanto come ulteriore specificazione degli obiettivi di piano sono
individuate le materie e le problematiche che queste Direttive dovranno trattare.
Queste ultime dovranno, inoltre, essere recepite nei piani territoriali della Regione,
delle Province e dei Comuni.
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Proponente: Società Sarda di Bentonite S.r.l. (S.S.B.) con sede in Santa Giusta loc. Cirras (OR)
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Valutazione di Impatto Ambientale relativo al progetto di ampliamento della coltivazione e recupero ambientale della
miniera per argille bentonitiche e smettiche di Casa S’Aliderru in agro del Comune di Sassari (SS)
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La Regione Sardegna ha individuato, nell’intero territorio regionale, il bacino unico
regionale ai sensi della L. 183/89 e l’Ambito Territoriale Ottimale ai sensi della L.
36/94; si adotta la stessa delimitazione unica anche per il Distretto Idrografico ai
sensi della direttiva 2000/60/CE.
Nella redazione del PTA (art. 24 ed Allegato 4 del D.Lgs. 152/99) per le finalità
derivanti dall’esigenza di circoscrivere l’esame di approfondimento, riservandolo a
porzioni omogenee di territorio, si è suddiviso l’intero territorio Regionale in 16 Unità
Idrografiche Omogenee (U.I.O.) costituite da uno o più bacini idrografici limitrofi, a cui
sono state convenzionalmente assegnate le rispettive acque superficiali interne
nonché le relative acque sotterranee e marino - costiere.
Nel caso in esame, si osserva che l’area di intervento ricade all’interno dell’U.I.O. n° 7
del Rio Barca all’interno dell’acquifero detritico – alluvionale plio quaternario della
Nurra. Dall’esame della cartografia si evince che essa ricade in prossimità della rete
idrografica definita da corsi d’acqua del secondo ordine, compresa nel bacino scolante
del Riu Filibertu (codice corpo idrico 002) e avente una lunghezza dell’asta principale
pari a 9.78 km, affluente diretto del rio Barca identificato dal Codice CEDOC 0191. Le
problematiche idriche della Sardegna individuate nel Piano sono in genere abbastanza
diffuse in tutti i settori del bacino del Mediterraneo e sono comunque riassumibili
nella variazione dell’input idrologico, nel rischio di desertificazione, nel degrado
qualitativo delle acque e nella salinizzazione sia delle acque che dei suoli.
Anche per il settore in questione nel Piano sono state individuate diverse “criticità”
presenti nell’UIO, mediante l’individuazione dei fattori causali che portano al degrado
degli aspetti qualitativi della risorsa idrica a partire dall’analisi complessiva dei
fenomeni che determinano lo stato quali-quantitivo delle acque superficiali e
sotterranee.
Per ciò che concerne i carichi diffusi di BOD5 di origine zootecnica la densità
rapportata all’intero territorio comunale è compresa tra 5.02 e 9.07 tonn/anno/Kmq,
mentre la densità di COD si assesta su valori compresi tra 9.19 e 16.63 t/anno/Kmq.
Anche per ciò che concerne la densità di azoto totale di origine agricola e zootecnica
rapportato per ogni comune alla S.A.U. il valore riferito all’intero territorio comunale è
nella media. Lo stesso si dica del fosforo di origine agricola, mentre sono bassi di
origine zootecnica.
Dall’esame della cartografia del Piano non sono indicate aree protette ed altre
aree di salvaguardia.
Considerando le specifiche riportate nella normativa di attuazione, si evidenzia che
l’area di intervento è posta a monte di un compluvio che drena le acque in direzione
N-S verso il Rio Barca.
L’intervento di estrazione risulta compatibile con gli obiettivi del Piano di Tutela delle
Acque sia per la mancanza comunque di elementi significativi critici segnalati nel
piano e sia in relazione al controllo dei deflussi e delle interazioni tra attività e sistema
idrogeologico superficiale e sotterraneo che sarà meglio evidenziato nell’apposito
paragrafo della presente relazione.
Per ciò che concerne i dati relativi al monitoraggio delle acque è stato
consultato il sito del CEDOC Sardegna dal quale si evince che l’unico punto di
monitoraggio di acque superficiali interessa il Rio Barca a Est del sito in questione
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Area d’intervento
Figura 10:Stralcio PTA
Figura 11:Legenda PTA
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Area mineraria
monitoraggio
Figura 12: monitoraggio acque - CEDOC
4.5 Piano di Prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria
Con Deliberazione della G.R. n. 55/6 del 29.11.2005 la Giunta regionale ha
approvato il “Piano di prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria
ambiente”.
Il Piano riporta la zonizzazione del territorio regionale relativamente alle situazioni di
maggiore criticità della qualità dell’aria. Le conclusioni sono scaturite dall’utilizzo di
modelli, almeno in termini generali, applicati ai dati di monitoraggio analizzati
criticamente in funzione, soprattutto, della non ottimale dislocazione delle stazioni di
misura. Costituiscono una eccezione le polveri sottili, per le quali risultano importanti
fenomeni di formazione di PM10 secondario di cui i modelli non riescono a tenere
conto.
Alla luce di questi elementi il Piano individua nelle relazioni preliminari, le aree
potenzialmente critiche per la salute umana e per gli ecosistemi, da sottoporre a
successiva zonizzazione definitiva. Per l’area che interessa il territorio del Comune di
Sassari, sulla base dei risultati dell’inventario delle emissioni diffuse per l’anno 2001,
in base ai livelli di emissione di CO, NMVOC, NOx, polveri, e SO2, e considerato che
ad ogni comune vengono assegnate le emissioni di pertinenza in maniera omogenea
(mentre esse sono in realtà distribuite in maniera non omogenea nel territorio) il
Piano evidenzia per ciò che concerne l’emissione diffusa di CO, NMVOC, NOx valori
superiori a 1000 t/anno, così come per l’emissione diffusa di Polveri e di SO2 rileva un
valore superiore alla media. Nel Piano in questione, il territorio di Sassari è stato
individuato come una delle zone da risanare e tenere sotto controllo per garantire la
protezione della salute umana e degli ecosistemi presenti. Le misure di risanamento
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proposte dal Piano riguardano principalmente l’inquinamento da PM10., ma come già
detto il dato è significativo per la zona urbana
Inoltre tra lo scenario del 2001 e lo scenario del 2005, si osserva che per il Comune di
Sassari, c’è una diminuzione delle emissioni di piombo e di SO2.
Sono dislocate nel territorio sassarese 5 stazioni di monitoraggio:
- CENS11 che rileva CO, COV, NOX, O3, SO2 e TSP;
- CENS12 che rileva CO, COV, NOX, O3, SO2 e TSP;
- CENS13 che rileva CO, NOX, SO2 e TSP;
- CENS14 che rileva CO, SO2 e TSP;
- CENSS6 che rileva NOX e SO2.
Non sono presenti misuratori di PM10 e BTX. La rete delle stazioni è comunque
concentrata all’interno delle aree urbane e quindi non è comunque significativa dei
dati riscontrabili nell’area in esame.
Figura 13: dislocazione rete di monitoraggio
Nel territorio non sono presenti emissioni puntuali.
Per ciò che concerne lo stato di qualità dell’area, si rilevano superamenti delle medie
giornaliere delle emissioni diffuse e Sassari viene individuata come zona critica
soprattutto per quanto riguarda il traffico veicolare e la vulnerabilità dovuta all’elevato
numero di abitanti.
E’ chiaro che simili valori dipendono solo ed esclusivamente dall’estensione di quanto
misurato nell’area della cittadina e non nell’area ambientale in cui è posta l’area di
intervento. Inoltre la tipologia di attività prevista è comunque tale da non alterare
l’attuale situazione.
Infatti gli effetti indotti dall’ esecuzione delle operazioni di estrazione sul clima, o
meglio sul microclima locale, saranno insignificanti non essendo prevedibile alcun
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mutamento apprezzabile a livello microclimatico sui vari indicatori. Gli effetti indotti
dalla realizzazione delle operazioni di estrazione sulla qualità dell’aria possono essere
considerati trascurabili, limitati al periodo di esecuzione degli interventi e considerati
come peggioramenti localizzati e temporanei della qualità dell’aria da ascrivere alle
emissioni gassose di diverso tipo (CO, NOx, SOx, PM10, NMVOC) prodotte dai mezzi
meccanici principalmente utilizzati nelle fasi di estrazione o movimento dei mezzi. Si
tratta quindi di impatti reversibili ed inoltre non significativi anche per effetto del
previsto utilizzo di macchine che, grazie alle continue manutenzioni, rispettino tutte
le normative in vigore per ciò che concerne la qualità e quantità degli ossidi
inquinanti.
Infine l’attività può produrre una certa polverosità durante la stagione secca ma sarà
attuato l’abbattimento delle polveri ed inoltre si procederà al monitoraggio mediante
deposimetro per tutta la durata della fase di concessione.
4.6 Piano delle attività estrattive
Per ciò che concerne le attività estrattive, viste le premesse già indicate a livello
normativo nell’apposito paragrafo della presente relazione, considerato che le attività
di miniera non erano neanche transitoriamente regolamentate sotto il profilo
pianificatorio dallo “Stralcio del Piano Regionale delle Attività Estrattive” approvato dal
Consiglio Regionale in data 30/06/1993 e pubblicato sul BURAS n° 29 del
28/07/1993 e che lo stesso ha perso la sua efficacia al momento dell’approvazione del
P.P.R., si evidenzia che occorre fare riferimento alla Deliberazione della Giunta
Regionale n° 47/18 del 20/10/2009 quale atto di indirizzo programmativo per il
settore estrattivo e che sostituiva la precedente deliberazione regionale che imponeva
il blocco delle attività estrattive. A tal fine si osserva che nella medesima delibera sono
indicate le prescrizioni, alcune delle quali riguardanti il procedimento in oggetto e
quindi di seguito riportate:
 rimuovere il divieto di rilasciare per 5 anni nuove autorizzazioni e concessioni per
l’apertura di cave e miniere e le limitazioni per il rilascio dei permessi di ricerca,
promuovendo nel contempo un nuovo impulso ai processi di recupero delle cave
dismesse o in attività;
 incrementare nell’esercizio dell’attività estrattive il ricorso alle buone pratiche di
coltivazione mineraria e recupero ambientale. A tal fine dovrà essere privilegiata,
quando la conformazione del giacimento lo consente, il ricorso alla coltivazione per
lotti al fine di garantire, sul lotto già coltivato, l’avvio delle operazioni di recupero e
riqualificazione ambientale contestualmente alla prosecuzione dell’attività
estrattiva;
 migliorare il livello qualitativo delle progettazioni degli interventi di carattere
estrattivo e degli interventi di recupero ambientale e riqualificazione delle aree
estrattive dismesse. A tal fine l’Assessore dell’industria, di concerto con
l’Assessore della difesa dell’ambiente e con l’Assessore degli enti locali, finanze e
urbanistica dovrà predisporre delle linee guida volte a definire gli indirizzi a cui
dovranno attenersi gli operatori del settore nel predisporre i progetti di
coltivazione, di recupero e riqualificazione ambientale, complete della
documentazione da presentare agli uffici al fine di meglio rappresentare l’impatto
della coltivazione e l’idoneità del progetto di recupero proposto;
 favorire l’apertura di cave e miniere per l’estrazione di materiali per uso
industriale quando sono funzionali ad un processo produttivo di filiera;
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
commisurare la durata temporale dell’autorizzazione di cava e della concessione
mineraria alla dimensione del giacimento e al reale periodo di ammortamento degli
investimenti necessari per finanziare la ricerca mineraria, l’avviamento dei
giacimenti e la realizzazione dei nuovi impianti di trasformazione e trattamento, e
comunque non superiore ai 15 anni;
 prevedere che tutti i progetti di recupero e riqualificazione ambientale dei siti
precedentemente interessati da attività mineraria, ivi inclusi i progetti relativi ad
attività minerarie formalmente cessate o abbandonate, devono essere approvati
dall’Assessorato dell’industria, sentito il parere dell’Assessorato della difesa
dell’ambiente e del Comune in cui ricade l’area da riqualificare;
 richiedere, prima di procedere al rilascio della concessione mineraria e
dell’autorizzazione di cava, la presentazione di un’idonea fideiussione a garanzia
dell’effettiva esecuzione del progetto di recupero o riqualificazione ambientale.
Saranno accettate esclusivamente le fideiussioni fornite dagli istituti di credito e
da primarie compagnie di assicurazione, a prima istanza;
 di precludere, per effetto del diverso regime giuridico delle miniere rispetto alle
cave, l’esercizio dell’attività di cava, ovvero la coltivazione e la
commercializzazione di materiali di seconda categoria, in aree oggetto di rilascio di
concessione mineraria. Gli eventuali sterili dovranno essere stoccati ed utilizzati
nelle operazioni di recupero e riqualificazione ambientale della medesima
concessione mineraria secondo le disposizioni delle normative vigenti, ovvero
stoccati in apposite discariche.
Per l’attività in questione si sta procedendo alla progettazione in perfetto accordo
con quelle che sono le prescrizioni della deliberazione; inoltre l’area di ampliamento
non graverà su aree che anche in via preliminare non sono individuabili come ostative
dal nuovo piano delle attività estrattive attualmente sottoposto alla VAS. Si verifica
pertanto che l’attività in questione è quindi ammissibile ai sensi della Deliberazione
citata e anche in base alla carta degli ambiti di pianificazione delle attività estrattive.
Figura 14:stralcio carta degli ambiti di pianificazione delle attività estrattive
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Figura 15: Legenda Carta degli ambiti di pianificazione delle attività estrattive
4.7 Piano di bonifica dei siti inquinati
Il Piano di bonifica dei siti inquinati della Regione Sardegna è stato approvato con la
Deliberazione della Giunta Regionale n. 45/34 del 5.12.2003 e costituisce un settore
del Piano regionale dei rifiuti. Ai sensi dell’art. 22 del D. Lgs. n. 22/1997, il Piano
prevede:
 l’individuazione dei siti da bonificare e delle caratteristiche generali degli
inquinamenti presenti;
 le modalità degli interventi di bonifica e risanamento ambientale;
 l’ordine di priorità degli interventi;
 la stima degli oneri finanziari;
 le modalità di smaltimento dei materiali da asportare.
L'obiettivo principale del Piano regionale per la bonifica delle aree inquinate è il
risanamento ambientale, per quanto possibile, di aree del territorio regionale che sono
state inquinate da una non corretta attività industriale e civile, che presentano
situazioni di rischio sia sanitario che ambientale. Le informazioni e gli indirizzi
presenti nel Piano hanno lo scopo di fornire una serie di indicazioni utili per
l'attivazione, il coordinamento e la realizzazione degli interventi di bonifica su queste
aree inquinate. Il Piano riporta l’aggiornamento di precedenti atti di pianificazione
regionali e non sino all’anno 2002.
In particolare si evidenzia che la programmazione regionale in materia di bonifica dei
siti inquinati ha subito negli anni modificazioni ed elaborazioni in funzione delle
normative in vigore e si è sviluppata su diversi documenti fondamentali tra i quali si
segnalano il Piano Ansaldo, il Piano di disinquinamento e la riabilitazione ambientale
delle aree minerarie dimesse del Sulcis - Iglesiente – Guspinese.
Il censimento dei siti inquinati è stato organizzato secondo la seguente articolazione
per comparti omogenei:
 siti interessati da attività industriali (siti potenzialmente inquinati a rischio di
incidente rilevante; siti di cui alle comunicazioni ex art. 9 del D.M. n.
471/1999);
 siti industriali di discarica/stoccaggio di rifiuti tossico nocivi e speciali;
 siti industriali dismessi; aree interessate da rilasci incidentali o dolosi di
sostanze pericolose);
 aree interne agli stabilimenti industriali in cui sono già in corso attività di
bonifica antecedenti il D.M. n.471/1999;
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 siti interessati da discariche dismesse di rifiuti urbani;
 siti interessati da rilasci accidentali di sostanze pericolose;
 siti di stoccaggio di idrocarburi;
 siti contaminati da amianto;
 siti interessati da attività minerarie dismesse.
Il medesimo censimento ha consentito di predisporre l’anagrafe dei siti da bonificare; a
tal proposito si precisa che tale inserimento risulta dal certificato di destinazione
urbanistica, dalla cartografia e dalle norme tecniche di attuazione dello strumento
urbanistico generale del Comune e viene comunicata all'Ufficio tecnico erariale
competente. Ciò significa che l’inserimento stesso costituisce un vincolo all’uso
dell’area, vincolo che vieta ogni destinazione d’uso futura fino all’avvenuta bonifica, la
cui certificazione è di competenza provinciale.
Il Piano di bonifica individua nel Comune di Sassari 4 siti minerari dismessi non
censiti nel Piano per il disinquinamento e la riabilitazione ambientale delle aree
minerarie dismesse del Sulcis Iglesiente Guspinese in quanto esterne allo stesse, e
per i quali è stata calcolata la priorità di esecuzione degli interventi di bonifica. La
priorità di esecuzione può essere classificata 1 o 2 a seconda del grado di vulnerabilità
del sito, 1 vulnerabilità elevata e 2 vulnerabilità bassa.
- AREA 5 Argentiera - Nurra, miniera P.Ta Ferru, minerale coltivato Fe, mq
discarica mineraria 40.147, mc discarica mineraria 80.294, PRIORITA’
INTERVENTO 1.
- AREA 5 Argentiera - Nurra, miniera Trudda, minerale coltivato Fe, mq discarica
mineraria 41.469, mc discarica mineraria 124.407, PRIORITA’ INTERVENTO 1.
- AREA 5 Argentiera - Nurra, miniera Argentiera, minerali coltivati Pb e Zn, mq
discarica mineraria 57.884, mc discarica mineraria 115.768, PRIORITA’
INTERVENTO 1.
- AREA 5 Argentiera - Nurra, miniera Canaglia, minerale coltivato Fe, mq discarica
mineraria 326.617, mc discarica mineraria 653.234, PRIORITA’ INTERVENTO 1.
L’area d’intervento è comunque esterna alle perimetrazioni previste dal Piano di
Bonifica, infatti non rientra né tra le aree minerarie, né all’interno delle perimetrazioni
delle discariche di RSU o rifiuti pericolosi e/o tossici e neppure ricade nei perimetri
dei siti industriali e pertanto non è soggetta ad alcun vincolo.
4.8 Piano regionale dei trasporti
Il Piano Regionale dei Trasporti (P.R.T.) la
cui proposta definitiva è stata approvata
dalla Giunta Regionale con Delibera n°
66/23 del 27/11/2008 rappresenta lo
strumento di pianificazione di medio e
lungo termine della politica regionale nei
settori della mobilità aerea, marittima,
viaria e ferroviaria e costituisce uno dei
presupposti
essenziali
per
una
programmazione
ed
organizzazione
unitaria del sistema dei trasporti della
Regione Sardegna. La logica dello
strumento è riportato nella figura nella quale si osserva l’interazione con il Piano
Generale dei Trasporti e della logistica (approvato nel 2001) di livello nazionale che
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costituisce lo strumento di definizione delle priorità d’intervento sul sistema nazionale
dei trasporti.
Gli obiettivi del Piano possono essere così riassunti:
 Garantire il diritto universale alla mobilità delle persone e delle merci sulle
relazioni sia interregionali (Sardegna/Continente/Mondo) che intraregionali.
 Assicurare elevati livelli di accessibilità per conseguire ricadute.
 Rendere più accessibile il sistema a tutte le categorie fisiche e sociali, ed in
particolare alle fasce più deboli e marginali in qualsiasi parte del territorio siano
localizzate.
 Assicurare elevata affidabilità e sicurezza al sistema.
 Assicurare lo sviluppo sostenibile dei trasporti.
Si indicano le linee guida di strategia per il settore aereo, per il settore marittimo, per
il settore viario e ferroviario.
Con riferimento alla proposta di progetto in esame, si osserva che il settore
d’intervento è posto proprio a ridosso della S.P. 65. La presente strada incrocia a circa
1 Km la strada provinciale 42 e si innesta dopo altri 9,5 Km nella S.S. 291.
Non è riportato nel Piano l’analisi del flusso veicolare relativo al territorio in cui ricade
l’area di intervento, e nemmeno è riportata alcuna prescrizione per la S.P.65 e la
vicina S.P.42. Il Piano Regionale dei Trasporti individua però la necessità di integrare
le aree a forte sviluppo con quelle meno attrezzate, rendendo allo scopo indispensabile
l’articolazione di una serie di interventi, tra cui il completamento e il recupero delle
risorse della rete di 1° livello regionale, tra cui la Alghero – Sassari – Olbia (SS 291, SS
597, SS 199).
4.9 Piano Urbanistico Provinciale e il Piano Territoriale di Coordinamento
Il Pup-Ptc della Provincia di Sassari, redatto ai sensi della L.R. 45/89 e del D.Lgs
267/00, è stato approvato con Delibera del Consiglio Provinciale n. 18 del 04.05.2006.
Il Piano delinea il progetto territoriale della Provincia proponendo una nuova
organizzazione volta a dotare ogni parte del territorio provinciale di una specifica
qualità urbana, ad individuare per ogni area una collocazione soddisfacente nel
modello di sviluppo assunto e a fornire un quadro di riferimento all'interno del quale
le risorse e le potenzialità di ogni area vengono esaltate e coordinate. Il Pup-Ptc della
Provincia di Sassari ha assunto tra le opzioni di base la sostenibilità ambientale
attraverso l'individuazione dei requisiti dell'azione progettuale: equità territoriale,
perequazione ambientale, economia di prossimità, assunzione dell'ambiente, inteso
come natura e storia, quale nucleo centrale dell'intero progetto di territorio. Sulla base
di tali opzioni il Pup-Ptc, propone la costruzione di un progetto di territorio (progetto
ambientale) attraverso una metodologia improntata al coinvolgimento degli attori, alla
adeguata rappresentazione dei problemi, alla individuazione e condivisione delle
scelte, alla flessibilità del metodo operativo.
Per ciò che concerne lo sfruttamento minerario, l’analisi eseguita nelle relazioni
di settore relative ai campi del progetto ambientale, inquadra l’area in questione nel
campo delle argille smettiche della Sardegna occidentale. Il campo include le aree
interessate da attività estrattiva o potenzialmente suscettibili di tale attività a carico
degli affioramenti di argille smettiche. Nell’ambito della descrizione forma-processo in
tale campo si osserva che “le argille smettiche, più comunemente note come bentoniti,
sono costituite da fillosilicati a reticolo espandibile, che derivano dall’alterazione di rocce
vulcaniche. La sua distribuzione nell’isola è, quindi, strettamente legata alla presenza di
rocce vulcaniche cenozoiche”.
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Per ciò che concerne la risorsa si indica che “l’estrazione di bentonite nella
provincia di Sassari è iniziata negli anni ‘60 con i centri di produzione di Uri e Trinità
d’Agultu e ha fatto registrare una importante crescita negli ultimi anni. Attualmente le
cave attive sono localizzate a Trinità, Uri, Putifigari, Ittiri, La Corte. Mentre permessi di
ricerca e importanti giacimenti si trovano in diverse aree come ad esempio ad Arcone tra
Sassari e Olmedo, vicino a Ploaghe e nell’area compresa tra Ittiri e Villanova”.
Con riferimento alle potenzialità il Piano Provinciale osserva (i dati come riferito
sono comunque relativi al 2005-2006) che attualmente le “potenzialità geo-minerarie
della Sardegna nord-occidentale appaiono notevoli e, negli ultimi quindici anni, hanno
fatto registrare un aumento delle unità produttive da due a cinque. Lo sviluppo
dell’attività estrattiva è però legata all’andamento del mercato internazionale
attualmente in espansione per usi civili, per lettiere domestiche e, nelle qualità di pregio,
nell’industria dei cosmetici, detergenti e supporti catalitici. Una limitazione all’estrazione
potrebbe derivare dalla relativa diffusione del minerale nei paesi in via di sviluppo che,
soprattutto nei livelli di più bassa qualità, potrebbero condizionare il mercato. Appare
opportuno, pertanto, puntare verso la realizzazione di impianti per produrre bentonite
modificate a prezzo elevato che continueranno ad espandersi e potranno costituire
settori di maggior profitto. Per ora gli impianti di lavorazione sono tutti localizzati nelle
aree industriali del sud Sardegna (Oristano, Sulcis, Cagliari)”.
Nel caso specifico in oggetto, all’interno del Piano Provinciale, nell’ambito
dell’analisi delle problematiche dei processi e quindi dei problemi di bilancio tra
popolazione e risorsa e i relativi problemi di fruizione, si osserva che “le cave di
bentonite sono quelle a più basso impatto ambientale, sia perché sono localizzate in siti
marginali rispetto alle morfologie dominati l’unità paesaggistica delle vulcaniti
cenozoiche, sia per la totale impermeabilità della bentonite che inibisce ogni interazione
con le acque sotterranee. Anche i problemi di viabilità sono meno accentuati se
confrontati con quelli generati dallo sfruttamento delle sabbie silicee o del granito nella
Gallura costiera. Dalle cave di bentonite della Sardegna nord occidentale è facile
raggiungere sia Porto Torres per l’esportazione del minerale sul continente o all’estero,
che la Strada Statale 131 per il conferimento del minerale agli impianti di
trasformazione del sud dell’Isola, senza interferire con flussi turistici ed evitando gli
attraversamenti di centri abitati.”.
Per ciò che concerne la progettazione dei processi e quindi le ipotesi di soluzione
delle problematiche evidenziate si osserva che le stesse “passano necessariamente
attraverso la costituzione dei poli estrattivi, alla cui definizione, come per le sabbie
silicee, dovranno essere concretamente coinvolti i comuni e enti sovracomunali.
Concettualmente, i poli estrattivi dovranno comprendere non solo il territorio
direttamente interessato dagli affioramenti del minerale, ma anche gli ambiti coinvolti
sotto l’aspetto visivo e dal traffico pesante per il trasporto del materiale. All’interno dei
poli estrattivi dovrebbe essere favorito l’insediamento di impianti e infrastrutture di
trasformazione che aumentino il valore aggiunto delle materie prime creando
occupazione. In caso contrario potremmo assistere, ad estreme variazioni nella richiesta
in quanto il mercato è condizionato, soprattutto nei livelli di più bassa qualità, dalla
relativa diffusione del minerale nei paesi in via di sviluppo. I fattori di impatto
ambientale insiti nell’attività delle cave di bentonite sono soprattutto di tipo visivo.
Infatti essa non produce grandi quantità di sterili o comunque scarti di lavorazione ne
provoca inquinamento delle falde. Sarà comunque necessario concentrare le coltivazioni
in poche unità produttive di grandi dimensioni. Nel loro recupero potrebbe essere
contemplato il riutilizzo dei siti come discariche in quanto, rispetto ad altre attività di
cava, risultano quelle a più basso impatto ambientale”.
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A seguito dell’analisi del Piano non si rilevano quindi vincoli specifici e quindi si
ritiene che l’attività sia pienamente compatibile visto che l’attività produttiva si esplica
oramai da anni nella miniera di S’Aliderru con l’impiego di maestranze locali e quindi
con una ricaduta occupazionale e di indotto sul territorio medesimo.
4.10 Pianificazione Urbanistica Comunale
Dal punto di vista urbanistico, il vigente Piano Regolatore della Città di Sassari
è stato adottato definitivamente con Deliberazione del C.C. N. 377 - 378 del
29/03/1983. Successivamente a tale atto sono state approvate diverse varianti
l’ultima delle quali in data 20 gennaio 2009. Nelle norme di attuazione del piano
regolatore non sono presenti riferimenti alle attività minerarie. Peraltro queste attività
sono disciplinate da leggi nazionali sovraordinate quando si tratti, come nel caso in
esame, della coltivazione di minerali di prima categoria.
5 REGIME VINCOLISTICO
Di seguito si presenta il sistema di vincoli che riguarda l'area d'intervento, sia
in maniera diretta, sia per prossimità alla zona.
5.1 Vincoli ambientali e territoriali
L’analisi dell’area in rapporto ad altri potenziali vincoli è di seguito specificata.
 Aree di notevole interesse pubblico: vincolo ex. art. 136 D.Lgs 42/04
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione.
 Aree tutelate per legge: vincolo ex art. 142 D.Lgs 42/04
L’area di coltivazione mineraria è esterna al vincolo in questione; all’interno dell’area
mineraria e in prossimità della stessa non figurano corsi d’acqua iscritti nell’elenco
delle acque pubbliche ne identificati nella cartografia Ufficiale del P.P.R. a cui
estendere il vincolo di cui all’art. 142 lettera c.
 Aree d’interesse naturalistico istituzionalmente tutelate e/o individuate
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione
 Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione
 Oasi permanenti di Protezione e Cattura.
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione.
 Aree sottoposte a vincolo idrogeologico ai sensi del R.D. 3267/1923.
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione
 Aree soggette ad uso civico.
L’area di coltivazione mineraria è completamente esterna al vincolo in questione
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
Aree percorse da incendio (L. 353/2000)
Non si rilevano aree boscate percorse dal fuoco. Eventuali aree incendiate
eventualmente già esistenti all’interno dell’area della concessione non interessano
comunque aree boscate sui quali sia applicabile il vincolo.
 Vincolo archeologico
Non si rilevano vincoli archeologici in prossimità delle aree di intervento
 D. Lgs. 152/06 art. 94
Disciplina delle aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee destinate
al consumo umano”. L’area è esterna alla zona di tutela integrale e di rispetto e
quindi non è assoggettabile alle prescrizioni di cui al D.lgs. 152/06
 R.D. 523/1904.
L’intervento manterrà una adeguata distanza da alvei e rii pubblici; l’immissione
delle acque meteoriche nello scavo, la decantazione e il loro pompaggio alle zone di
recapito sarà comunque debitamente autorizzato con un apposito N.O. idraulico da
parte del G.C. competente per territorio.
6. COMPATIBILITÀ DELL’OPERA CON IL QUADRO PROGRAMMATICO
L’area d’intervento si trova all’interno del territorio comunale di Sassari,
inclusa inoltre all’interno dell’ambito costiero del P.P.R. n° 13 (per il quale sono
comunque vigenti le disposizioni particolari relative alle attività di estrazione cui si
devono attenere le progettazioni e gli interventi), e al di fuori delle perimetrazioni del
P.A.I. per ciò che concerne la pericolosità idraulica e da frana.
A seguito dell’esame della pianificazione regionale si evince che comunque
l’intervento di estrazione vigente e quello progettato di ampliamento è compatibile con
le disposizioni del Piano forestale Ambientale Regionale, del Piano Acque, del Piano di
Prevenzione, conservazione e risanamento della qualità dell’aria; del Piano Regionale
delle Attività Estrattive (PRAE), del Piano dei trasporti, del piano siti inquinati, del Piano
Urbanistico Provinciale, Piano Territoriale di Coordinamento (P.U.P. - PTC).
L’area inoltre non è sottoposta ad alcun vincolo e in particolare non ricade
all’interno della fascia costiera, così come perimetrata nella cartografia del PPR o
all’interno di aree di interesse naturale, quali aree SIC o ZPS.
L’attività di coltivazione mineraria è pertanto compatibile con la pianificazione
regionale, provinciale e comunale.
Durante l’analisi di coerenza esterna e vincolistica condotta, non sono state
quindi riscontrate incompatibilità e si può sottolineare che l’intervento risulta coerente
e compatibile con tutte le indicazioni dei Piani sopra esaminati.
7 IL CONTESTO PRODUTTIVO DI RIFERIMENTO
L’iniziativa proposta dalla S.S.B. s.r.l. si pone come naturale prosecuzione e
completamento di un’attività che perdura sin dagli anni 80 e da oltre un decennio con
conduzione diretta e si inserisce in un contesto regionale, nazionale e internazionale
caratterizzato da una richiesta significativa di materiali argillosi di natura bentonitica.
Per meglio contestualizzare il quadro di riferimento, analizziamo di seguito il
panorama globale della produzione industriale con riferimento alle bentoniti. I dati
sono tratti dalla proposta di piano regionale attività estrattive del Luglio 2007 con
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riferimento al 2004. Le produzioni mondiali di minerali bentonitici in genere sono
state costanti nel corso degli ultimi anni registrando per il 2004 la produzione
complessiva di 10,5Mt. Gli Stati Uniti si confermano leader mondiali con il 39% della
produzione totale. Il continente europeo produce circa il 37% della produzione
mondiale. La Grecia con 0,95 Mt e la Turchia con 0,85Mt realizzano il 47% della
produzione totale europea. L’Italia con 0,5Mt ha contribuito per il 13% della
produzione totale europea del 2004. Le produzioni della Grecia e dell’Italia sono state
costanti negli ultimi 4 anni mentre la Turchia ha incrementato mediamente le
produzioni di circa l’8% annuo. Tra i prodotti bentonitici trovano una nicchia
commerciale le terre da sbianca la cui produzione nel 2004 è stata pari a circa 5Mt di
cui il 64% prodotto dagli Stati Uniti. Il continente europeo ha prodotto circa 1,4Mt (il
27% del totale mondiale) a cui la Spagna contribuisce per oltre il 50% con incrementi
progressivi negli anni 2000-2004. L’Italia che produce circa il 2% del totale europeo ha
tenuto, unitamente a Germania (36%) e Gran Bretagna (10%), le proprie produzioni
costanti negli anni 2000-2004.
Sempre con riferimento ai dati riportati nel PRAE si rileva che i giacimenti di minerali
bentonitici sardi costituiscono larga parte delle riserve nazionali. La produzione
regionale con circa 418.000 t ha rappresentato, per il 2004, circa l’83% del totale
nazionale. Sono state operative 7 concessioni minerarie ma i bacini estrattivi più
importanti sono stati quelli di Sassari, di Giba e di Busachi che hanno determinato
l’80% della produzione totale. Il 62% della bentonite prodotta ha avuto come
destinazione l’industria sidero-metallurgica; il 30% è stato destinato al mercato delle
lettiere per animali; gli altri impieghi minori sono stati il ceramico, il refrattario e il
cartario. Altri impieghi che al momento non sono stati indicati come commercialmente
rilevanti sono la produzioni di cementi, le zeoliti di sintesi, i granulati espansi per
l’industria delle costruzioni, il settore ceramico, l’industria dei detersivi e delle creme
cosmetiche.
Per ciò che concerne la specificità del mercato della S.S.B. s.r.l. (dati forniti dalla
S.S.B.) si osserva che lo sbocco commerciale dei prodotti può essere così sintetizzato:
 Fonderia per il 64% (il 79% da Santa Giusta, il 21% da Fiume Santo)
 Lettiera per animali 20% (tutto da Piscinas)
 Carta 6% (tutto da Santa Giusta)
 Ingegneria civile 5% (il 73% da Santa Giusta, il 27% da Piscinas)
 Farmaceutica 2% (il 75% da Santa Giusta, il 25% da Piscinas)
 Alimentare 2% (l’80% da Santa Giusta, il 20% da Piscinas)
 Altre applicazioni minori 1% (tutto da Piscinas)
Le molteplici applicazioni della bentonite, in aggiunta a quelle potenziali (trattamento
reflui, cosmesi, trivellazione pozzi), richiedono la disponibilità annua di circa 400.000
t di grezzo da trasformare.
Negli ultimi cinque anni di attività la S.S.B. s.r.l. ha aumentato il fatturato del 49%
grazie all’acquisizione di nuovi clienti, all’introduzione di nuovi prodotti a più alto
valore aggiunto, ad un miglioramento della qualità dei prodotti tradizionali ed il
conseguente aumento dei prezzi unitari di vendita (o del valore aggiunto).
L’integrazione tipica dell’attività moltiplica per dieci volte il valore del materiale grezzo
estratto nelle miniere.
Nello stesso periodo sono stati investiti 4 milioni di €, tutti autofinanziati, ai quali
aggiungere 1.25 milioni di € di ricerca mineraria. Ogni anno vengono altresì spesi 0.4
milioni di € in recuperi ambientali nelle miniere.
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Nel 2010, su un fatturato di circa 20 milioni di € i costi sono stati utilizzati per l’85%
esclusivamente in Sardegna (personale, trasporti, attività mineraria, energia, servizi e
consulenze esterne, materiali di confezionamento e manutenzione).
Ogni anno vengono investiti circa 0.5 milioni di € nel potenziamento delle strutture
operative, in sicurezza e ambiente.
I consumi energetici, grazie agli aumenti di produttività, all’introduzione di produzioni
mediante essiccazione solare (circa il 20% del totale) e al miglioramento dei controlli di
processo, sono diminuiti del 35% per unità di prodotto. Alla conseguente riduzione
delle emissioni, registriamo inoltre l’80% di riduzione delle emissioni di polveri, del
50% dell’uso di acqua e del 20% dei consumi unitari di energia elettrica.
L’indotto sardo creato dall’attività della S.S.B. viene così calcolato in forza lavoro
equivalente (sulla base di 1840 ore/anno per persona):
 Attività mineraria (esplorazione, estrazione e recupero ambientale)
 Servizi agli impianti (manutenzioni, facchinaggio e pulizia)
 Trasporti esterni (dagli stabilimenti ai clienti)
 Trasporti interni (dalle miniere agli stabilimenti)
 Servizi tecnici e amministrativi (consulenze)
 Investimenti (personale coinvolto)
Attività
Miniere (estrazione e recupero ambientale)
N. viaggi
Servizi impianti
Fiume Santo
Trasporti a clienti via camion da Piscinas
Trasporti a clienti via camion da Santa Giusta
Trasporti finiti via nave
Trasporti da miniere a impianti
2.175
401
75
12.619
Ore
47.463
Equivalenti/ Forza
lavoro
27
18.853
3.597
11
6
45.623
9.865
26
6
3
17
29.879
Servizi uffici
Consulenti tecnici
Consulenti amministrativi
7.040
5.280
5.280
4
3
3
Servizi per investimenti
8.800
5
Totale
111
A tale indotto calcolabile in funzione della fatturazione e ore lavoro necessario, se ne aggiunge
un altro non calcolabile, ma esistente attraverso le attività, quelle connesse ai rapporti con:
 Autorità pubbliche (Regione Sardegna, Province, ASL, Comuni, eccetera)
 Acquisto beni strumentali e di consumo (forniture)
 Acquisto materie prime in Sardegna (carta, pallets, energia termica ed elettrica, etc.)
 Indotto delle aziende fornitrici di beni e servizi.
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PARTE B
QUADRO DI RIFERIMENTO PROGETTUALE
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8 IL CONTESTO TERRITORIALE E DEL SITO DI INTERVENTO
Il presente capitolo inquadra l’opera nel contesto territoriale in cui è inserita
indicando nello specifico le caratteristiche del sito.
8.1 Inquadramento topografico dell’area di intervento
L’area mineraria su cui saranno sviluppate le attività estrattive è individuabile
nel settore Nord Occidentale della Sardegna, e secondo la toponomastica regionale
nella “Nurra”, nel territorio del Comune di Sassari e ad una distanza di circa 20 km a
Ovest dalla medesima cittadina, al centro dell’area compresa tra le frazioni di La Corte
e Santa Maria La Palma, immediatamente a NW dell’area di Tottubella.
E’ topograficamente ubicata al confine del Foglio N° 458 sez I (Palmadula) e Sez. II
(Santa Maria La Palma) della Carta Topografica d’Italia scala 1:25.000 e nella Carta
Tecnica Regionale Numerica, in scala 1:10.000, al confine tra la Sezione N° 458080
(La Corte) e la Sezione N° 458120 (Santa Maria La Palma).
Di seguito si riportano alcuni stralci cartografici e si rimanda alla tavola I per
l’inquadramento generale dell’area.
Così come precisato l’area è inserita catastalmente all’interno del Foglio 90 e 99 del
N.C.T del Comune di Sassari.
Figura 16. Inquadramento generale dell'area
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Figura 17: Inquadramento di dettaglio
Figura 18: Viabilità del settore
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La rappresentazione esatta dei luoghi è riportata negli elaborati cartografici di
progetto (Tav. I) ai quali si rimanda per una chiara e dettagliata localizzazione.
L’accessibilità al sito è garantita dalla S.S. 291 e successivamente dalla S.P. 65
che si snoda proprio all’interno del perimetro della Concessione mineraria. Una
viabilità alternativa è rappresentata dalla S.P. 18 che attraverso la S.P. 42 si innesta
nella S.P. 65.
8.2 Breve storia dell’attività
Così come già precisato l’attività mineraria nell’area di S’Aliderru si è sviluppata
in regime di permesso di ricerca mineraria dai primi anni ottanta. I lavori di indagine
sviluppati dalla MI.CHI.SA S.p.A. si sono protratti fino al 1986 anno in cui è stata
inoltrata la richiesta di trasformazione in concessione mineraria. La concessione
mineraria di Casa S’Aliderru è stata assegnata con Decreto della Regione Autonoma
della Sardegna in data 9.01.1991 alla SSB, subentrata alla MI.CHI.SA, per un periodo
di 10 anni. Nel dicembre dell’anno 2000 la SSB ha provveduto ad inoltrare richiesta di
rinnovo della concessione.
Di seguito si riporta l’analisi storica del settore su base aerea.
Figura 19: ortofoto 1954: situazione antecedente la coltivazione
Dall’esame dell’ortofoto dell’anno 1954 e quindi della situazione antecedente la
coltivazione, si rileva che l’area aveva un uso del suolo a pascolo. Situazione che
comunque si rileva anche nei tempi a seguire ed è meglio evidenziata dall’ortofoto a
colori dell’anno 1977.
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Figura 20: ortofoto anno 1977
Il momento successivo riscontrabile e documentabile anche con le ortofoto è quello
dell’anno 2000 nel quale tra l’altro c’è stato il passaggio di conduzione delle attività
alla società proponente. In essa si notano i due scavi Bussu Carmine e Bussu Antonio
e le attività erano circoscritte al settore adiacente alla S.P. 65.
Figura 21: ortofoto anno 2000
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Nel 2003 le attività si sviluppano sia con l’approfondimento dello scavo principale
(Bussu Carmine) e sia con l’espansione in un settore periferico posto più a sud
dell’area. Si noti come l’area della miniera appariva comunque normalmente
organizzata.
Figura 22: ortofoto anno 2003
Figura 23: immagine satellitare anno 2005
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L’immagine satellitare dell’anno 2005 evidenzia un periodo di forte incremento
delle attività che si sviluppano in settori periferici rispetto agli scavi principali. Tali
aree, nelle quali sono avvenute in passato estrazioni superficiali, verranno comunque
riprese nel presente piano di coltivazione ed approfondite marginalmente.
L’ortofoto dell’anno 2006 non manifesta delle forti differenze rispetto all’anno
2005.
Figura 24: ortofoto anno 2006
Quanto riportato è chiaramente identificabile e dimostrabile mediante i fotogrammi;
non si hanno a disposizione i dati relativi ad ortofoto degli anni successivi al 2006.
Rispetto a tale situazione si evidenzia comunque che sono state ripristinate le aree a
nord della S.P. 65 e i due scavi laterali posti più a sud dello scavo principale saranno
comunque ripresi nell’ambito del presente piano di coltivazione .
Si presume che nel decennio trascorso, la S.S.B. abbia estratto e commercializzato
minerali bentonitici per circa 2.000.000 di tonnellate.
9 CARATTERISTICHE DEI MATERIALI ESTRATTI
9.1. Caratteristiche mineralogiche, chimico fisiche e geotecniche delle litologie
Le tipologie di bentoniti prodotte a S’Aliderru hanno caratteristiche esclusive
nell’ambito della produzione complessiva della SSB e sono quindi componenti
essenziali insostituibili nelle diverse miscele prodotte. La loro disponibilità riveste
quindi un’importanza di carattere strategico sia per la SSB, sia nel quadro del
mantenimento e dell’incremento dell’iniziativa industriale complessiva della SSB in
Sardegna.
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La bentonitizzazione si sovrappone sulle litologie primarie conservandone le
caratteristiche strutturali e tessiturali originarie; infatti il giacimento bentonitico
appartiene all’Unità geologica di “Candelazzos” caratterizzata da depositi di flusso
piroclastico, pomiceo-cineritici, prevalentemente non saldati, di colore variabile. Dal
punto di vista giacimentologico la bentonite è caratterizzata da colorazioni diverse in
funzione della composizione mineralogica. Si presenta quindi con tutte le sfumature
tipiche che vanno dai litotipi vulcanici (tufi, trachiti), con inclusioni di plagioclasio
bentonizzato su una pasta di fondo non risolvibile ad occhio nudo, a rocce
tipicamente bentonitiche. Nell’area in questione la roccia si presenta in giacimenti
massivi di colore variabile dal bianco al verde al rosso, al viola.
Per ciò che concerne i minerali bentonitici si osserva che dal punto di vista
mineralogico la bentonite è un fillosilicato (Al2O3 − 4SiO2 − 4H2O), un minerale
argilloso della famiglia delle smectiti, prevalentemente costituito da montmorilloniti.
Le smectiti sono un gruppo di minerali altamente rigonfianti, per assorbimento sia di
acqua, sia di molecole organiche entro gli strati strutturali, e mostrano notevoli
proprietà di scambio cationico. Il minerale argilloso che le compone allo stato
cristallino deriva dalla devetrificazione e conseguente alterazione chimica delle
vulcaniti. La natura e le origini vulcaniche dei giacimenti bentonitici danno luogo a
varietà spesso fortemente eterogenee del minerale. Vengono così a formarsi bentoniti
che possono essere descritte in associazione con gli ioni dominanti, quali K, Na, Ca e
Al. La montmorillonite ha formula chimica (Na,Ca)0.33(Al,Mg)2Si4O10(OH)2·nH2O, ha
colore bianco e grigio-bianco e si forma per alterazione di feldspati in rocce a basso
contenuto di Si. La montmorillonite ha un’elevata predisposizione a rigonfiare,
espandendo il periodo basale (ovvero la distanza fra gli strati) per adsorbimento del
fluido interstiziale. A tale gruppo appartiene anche l'Illite, un minerale argilloso
potassico chimicamente simile alla mica muscovite.
Con il fine di definire le caratteristiche geotecniche dei litotipi presenti sono state
analizzate le caratteristiche delle principali litologie presenti all’interno della miniera
attraverso il campionamento e analisi di laboratorio (prove di taglio diretto).
Di seguito si riporta una tabella riassuntiva dei dati ottenuti:
Figura 25. parametri geotecnici principali delle litologie
Si osservi come il peso di volume naturale sia molto basso a testimonianza
del fatto che trattasi di vulcanoclastiti. Tutti i campioni provengono dai fronti di scavo
attuali; quindi sono esemplificativi delle condizioni geotecniche dell’intera miniera. Si
noti anche l’uniformità del risultato sia in termini di peso naturale ma anche nei valori
dell’angolo di attrito e coesione che si stabilizzano in un range in genere compreso
rispettivamente tra i 20° e 30° e inferiore a 0,50 kg/cmq.
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A titolo esemplificativo si riporta anche uno stralcio del prospetto del certificato di
laboratorio (campione n° 7) dal quale si evincono i parametri derivati.
Figura 26: prova di taglio diretto sui materiali del fronte
I dati indicati sono di notevole interesse specie in relazione alla valutazione della
stabilità dei fronti di scavo
10 ALTERNATIVE E DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Di seguito si descrive in sintesi la soluzione progettuale prospettata, partendo
dalla descrizione della situazione attuale e confrontando con le possibili alternative.
10.1 Situazione attuale
La miniera di S’Aliderru produce oramai da oltre un decennio con continuità
miscele argillose destinati ai diversi settori merceologici che vengono prevalentemente
verticalizzati dall’impresa medesima in Sardegna attraverso i principali stabilimenti
produttivi del gruppo
Si tratta quindi di una Società che oltre ad avere una specifica preparazione ed
esperienza nelle operazioni legate alla coltivazione dei giacimenti vanta anche una
preparazione specifica nei processi di valorizzazione della materia prima conferendo
un valore aggiunto alle stesse mediante l’applicazione delle tecnologia più innovative a
livello industriale. Gli stabilimenti di Santa Giusta e Piscinas sono infatti
all’avanguardia nello sviluppo delle tecnologie di processo legate alla verticalizzazione.
Nel caso specifico della Concessione mineraria di Casa S’aliderru si osserva
che la Società opera sia con mezzi e personale proprio e sia con appalto a terzi e
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possiede quindi una dotazione specifica di mezzi ed attrezzature che possono così di
seguito essere riassunti:
Descrizione automezzo di proprietà S.S.B.
Descrizione automezzo di terzi
Escavatore cing. Hitachi ZX 520
Escavatore cing. Hitachi ZX 350
Escavatore cing. Hitachi ZX 240
Escavatore cing. Komatsu PC 350
N° 1 pala cing. Fiat Allis FL 20
Escavatore cing. Caterpillar BL 330
N° 1 pala gommata Komatsu Wa 320
Escavatore cing. Caterpillar C 323
N° 3 motopompe 80 Hp 1.200 l/min.
Pala cing. Caterpillar 963
Mezzi d’opera
Figura 27: elenco mezzi e fotografie dell’escavatore durante le fasi operative
L’impresa ha quindi un notevole parco mezzi attivi a cui si sommano tutti i
mezzi dei terzi che effettuano le operazioni di scavo e riporto.
L’area della miniera è già perfettamente organizzata e strutturata per l’attività
in essere e la successiva lavorazione dei prodotti. E’ interamente delimitata da
recinzioni e anche la futura area di ampliamento sarà interamente recintata. Inoltre si
rileva che il materiale è indispensabile per la sopravvivenza dell’impresa che come già
specificato opera a livello regionale, nazionale ed internazionale. La manodopera è
qualificata con conoscenze specifiche sia del lay-out aziendale, oltre che della perfetta
conoscenza delle mansioni attribuite e dei macchinari a ciascuno affidati. Tutti gli
operai hanno mansioni specifiche per i quali hanno ricevuto apposita formazione
anche nella gestione di macchine, di autocarri e dumpers, che gli stessi in prima
persona ne curano, con grandi capacità operative, la manutenzione ordinaria. La
produzione media della società è nel tempo dimensionata alle esigenze del mercato e
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viene pianificata nell’obiettivo di aver a disposizione prodotto sufficiente alla
soddisfazione delle richieste degli stabilimenti e delle esportazioni, ma evitando di
immobilizzare eccessive quantità di rimanenze. Nella normalità, il prelievo nel
giacimento è stabilizzato mediamente in circa 250.000 tonn/anno.
I risultati economici della Società sono sempre marcati da un costante utile
operativo (nonostante il periodo di forte crisi che ha investito tutto il comparto delle
fonderie e più in generale il mercato economico nell’ultimo triennio) che ha permesso
alla stessa di rimanere sul mercato conservando la propria serietà nel far fronte agli
impegni presi con Clienti, fornitori e manodopera, ha raggiunto e mantiene nel tempo
quegli obiettivi che permettono alle attività imprenditoriali di distribuire utili. Nella
seria gestione dell’Imprenditore gran parte di questi utili operativi, sono stati utilizzati
per far fronte alle esigenze ambientali e nel miglioramento delle attività, ricerca e
recupero ambientale.
Nel 2010, su un fatturato di circa 20 milioni di euro i costi sono stati utilizzati
per l’85% esclusivamente in Sardegna (personale, trasporti, attività mineraria,
energia, servizi e consulenze esterne, materiali di confezionamento e manutenzione).
Nel caso dello stabilimento di Piscinas sono stati addirittura raggiunti degli
ottimi risultati in quanto le vendite sono aumentate del 65% in 5 anni in termini di
volumi e del 116% i termini di fatturato. Questo grazie all’aumento di due volte e
mezzo delle vendite di lettiera per animali (nel cui settore la S.S.B. è diventato il primo
produttore in Italia) e la creazione (pari al 20% del suo fatturato totale) di nuovi
prodotti e mercati (essenzialmente ingegneria civile). Il personale diretto è aumentato
nello stesso periodo del 45% (confezionamento). Ogni anno vengono investiti circa 0.5
milioni di € nel potenziamento delle strutture operative, in sicurezza e ambiente.
La miniera esistente può essere classificata come una miniera di pianura a
fossa che quindi non ha particolare impatto ambientale in quanto non sviluppa dei
gradoni fuori terra. La quota media è di circa 45 m. s.l.m. e la profondità di fondo
scavo è attualmente di circa 11 m s.l.m..
Allo stato attuale, nell’area della miniera come è possibile evidenziare nella
Tavola II, che riporta lo stato attuale dell’area, si evidenzia una zona di scavo
gradonata confinante con lo scavo Bussu Carmine e che nel suo margine ovest è in
avanzata fase di recupero.
La zona “C” del Piano di coltivazione approvato è ugualmente in fase avanzata
di attività di escavazione con uno scavo a fossa gradonato allungato prevalentemente
in direzione N-S.
Nel settore a Nord della Strada Provinciale n° 65 è presente il piazzale di
stoccaggio ed essiccazione ed è stato completato il recupero ambientale dell’area dello
scavo Bussu Antonio.
Non sono presenti impianti di trattamento, l’ufficio è posto in posizione
distaccata dalla miniera a nord della medesima e la posizione è sovrastante il piazzale
di miscelazione. La superficie complessiva richiesta in ampliamento è di circa 23 ha
Nel complesso allo stato attuale, si osserva che le superfici in rimodellamento
sono pari a circa 3,5 ha, mentre quelle interamente recuperate sono di circa 2,5 ha. Si
rilevano inoltre delle superfici di stoccaggio di terreno vegetale per circa 3.0 ha. Le
superfici attualmente interessate dalla coltivazione sono pari a circa 19 ha.
Di seguito si riportano alcune fotografie esemplificative del settore.
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Figura 28: recupero ambientale Bussu Carmine e prosecuzione coltivazione in zona C
Figura 29: scavo zona C
Figura 30: zona di ampliamento
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L’area di previsione futura delle coltivazioni si sviluppa su una superficie di circa 23
ha, priva di vegetazione, destinata al pascolo, sul lato ad est dell’attuale scavo della
zona C e prevedendo inoltre il collegamento con gli scavi attuali. Si procederà alla
demolizione della fattoria esistente che è stata acquisita dalla Società.
Come già specificato l’altezza media dell’area subpianeggiante della zona di
ampliamento è di circa 45 metri s.l.m.; l’attività di coltivazione è prevista che si
esplichi sino alla quota di circa 6 m. s.l.m.
Considerato il limitato dislivello (di circa 40 metri), la tipologia di materiale da
scavare, il metodo di escavazione con escavatore ne risulta che la tipologia di scavo
adottata è necessariamente del tipo a gradoni multipli discendenti che sarà tra l’altro
quella più idonea per favorire anche l’immediata attività di recupero del sito.
Area di ampliamento richiesta
Area autorizzata dal vigente piano
di coltivazione
Lo scavo non interferisce con l’idrologia superficiale in quanto non è posto su
una zona di compluvio. Pur tuttavia, per effetto della estensione areale e
dell’impermeabilità delle litologie, le acque zenitali tendono comunque a spostarsi
verso il basso e si accumulano nel fondo scavo. Le stesse una volta decantate vengono
trasferite a monte con l’ausilio delle motopompe ed inserite nella rete di drenaggio
naturale.
Le modalità di realizzazione dei gradoni evitano comunque un ruscellamento diretto
sul fondo scavo ma le acque tendono ad essere raccolte sempre nel lato di monte del
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gradone e poi trasferite in maniera graduale verso il fondo dello scavo. L’azione della
pioggia battente avviene quindi solo ed unicamente sulla scarpata.
Non sono presenti quindi scavi in falda sebbene siano localmente presenti delle
venute laterali per effetto della presenza di intercalazioni che manifestano una
permeabilità differente.
Sono presenti inoltre aree di stoccaggio di terreno vegetale pronte ad essere
reimpiegate nelle operazioni di recupero finale del sito.
Come già precisato tutta la fase di cantierizzazione normalmente prevista per l’inizio
delle opere è oramai attuata senza alcuna necessità di realizzazione di ulteriori
infrastrutture puntuali e lineari ed impianti ex novo. Ai fini della prosecuzione della
coltivazione si pone l’esigenza di spostamento di una linea elettrica rurale e di un
acquedotto rurale; sono stati perciò già avviati i contatti con gli Enti e nel caso di
spostamento della linea elettrica è già in fase di realizzazione la nuova linea
alternativa su un nuovo tracciato esterno e periferico rispetto all’area di coltivazione.
10.2 Alternativa zero
L’opzione “zero” non costituisce un’alternativa alle disposizioni o alle proposte del
piano di estrazione, ma si qualifica piuttosto come alternativa al piano stesso; per
opzione “zero” si intende infatti, in questo specifico caso, la non adozione del piano di
coltivazione e quindi di ampliamento e conseguentemente la mancata prosecuzione e
compromissione delle attività estrattive in essere. Tale opzione “zero” non deve però
essere interpretata come una fotografia della situazione esistente e quindi confusa con
lo scenario di riferimento, poichè nella definizione dello scenario derivante
dall’applicazione dell’opzione “zero” si devono tenere comunque in considerazione le
trasformazioni indotte dalla realizzazione di interventi previsti nel progetto approvato
quali ad esempio il ripristino ambientale che però sarebbe attuato sulla base di
quanto era stato a suo tempo definito nel piano di coltivazione approvato. L’analisi
critica di tale piano mette in luce che comunque il progetto sembra avere necessità
comunque di ulteriori sterili per la ripiena. Pertanto l’aggiornamento attuale anche in
funzione della valutazione di impatto ambientale potrà consentire una ridefinizione
accurata delle modalità del recupero del sito superando le criticità del piano già
approvato. Si è scelto di rinunciare allo sfruttamento integrale del giacimento in
profondità, e di ottimizzare la quantità degli sterili effettuando la ripiena anche con
materiali provenienti dalla regolarizzazione delle aree laterali lo scavo e dalla
realizzazione di un laghetto per uso irriguo (esterna all’area di coltivazione) per il
proprietario delle aree in cui si sviluppa la miniera, ferma restando comunque la
possibilità di reperimento ed acquisizione di ulteriori materiali (terre e rocce da scavo)
esterne all’area mineraria e provenienti da altre attività.
Il mancato ampliamento della concessione mineraria e l’assenza quindi di interventi
per la prosecuzione delle attività con il potenziamento e la razionalizzazione degli
stessi, comporterebbe inoltre una situazione di crisi locale e globale che
comprometterebbe anche la funzionalità dell’impianto di Santa Giusta, vanificando lo
sforzo attualmente in essere da parte del soggetto proponente, volto ad una
prosecuzione di un’attività proficua per le ricadute nel settore. I mezzi esistenti e le
attività svolte dai terzi garantiscono livelli produttivi di qualità in grado di permettere
la prosecuzione di una significativa attività notevole importanza socio economica per il
settore in questione.
L’opzione “zero” può quindi qualificarsi come un approccio rinunciatario alla
prosecuzione delle attività con conseguenze, secondo il proponente, talora
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complessivamente negative non solo sui processi verticalizzati e sull’economia locale
ma anche sulla qualità ambientale del territorio stesso.
10.3 La soluzione adottata. Il Piano di sfruttamento
Il progetto si articola su più campi di intervento svolti per fasi sequenziali. Al
fine di chiarire le caratteristiche dello stesso saranno perciò descritte le diverse fasi di
coltivazione, con particolare riferimento alle metodologie di scavo adottate e in
generale all’organizzazione di tutte le operazioni connesse all’attività estrattiva.
Verranno inoltre indicate e descritte, le tipologie di ripristino ambientale che verranno
adottate al fine di recuperare e ricreare le cadenze naturali del paesaggio interessato
dall’attività estrattiva.
Le diverse fasi di coltivazione e di ripristino sono state riportate negli allegati
cartografici plano-altimetrici in scala 1:2.000 (e relative sezioni) per consentire una
visione d’insieme contestuale alle fasi di coltivazione.
La base cartografica utilizzata deriva da un rilievo diretto georeferenziato svolto con
strumentazione GPS.
Si evidenzia sin d’ora che tutte le quote raggiungibili o comunque previste nel
piano di coltivazione sono comunque soggette a variazioni in funzione dell’andamento
locale e quindi non del tutto prevedibili. Le quote indicative dei gradoni e degli scavi
sono quindi solamente esemplificative della situazione prevedibile in fase progettuale.
I dettagli del piano sono comunque riportati nella relazione tecnica sul piano dei
lavori alla quale si rimanda.
Nella Tavola I è riportato l’inquadramento topografico del settore con
indicazione dei limiti dell’area attualmente concessa e di quella richiesta in
ampliamento al fine di comprendere quei settori nei quali si sono già svolte operazioni
connesse all’attività di scavo o movimentazione terra.
Nella tavola II (situazione attuale - scala 1:2.000) e relative sezioni (Tav. X), al
fine di avere un quadro di riferimento plano-altimetrico di riferimento sia per le
operazioni di estrazione che di ripristino ambientale, è rappresentata la situazione
attuale del luogo che verrà interessato dal proseguimento dell’attività estrattiva. E’ già
stata ripristinata la viabilità rurale che dalla S.P. 65 conduce all’azienda Bussu.
La descrizione della situazione attuale è già stata riportata nei paragrafi
precedenti.
L’evoluzione della coltivazione (Tavola III- previsione al termine del terzo
anno di attività) prevede l’impostazione iniziale di coltivazione con l’ampliamento
della stessa in direzione Est e Sud a partire dal limite dello scavo attuale.
Le operazioni prevedono l’iniziale scopertura del giacimento e accantonamento
del suolo sul lato più esterno posto a est, l’esecuzione di attività di sondaggio al fine
di programmare e pianificare al meglio la coltivazione e la demolizione e corretto
smaltimento dei rifiuti di demolizione della fattoria esistente (acquistata dalla Società)
e delle opere connesse (elettriche, di alimentazione idrica etc.).
L’attività produttiva proseguirà ancora sui livelli attuali e si procederà
all’ampliamento della recinzione perimetrale con rete metallica e paletti a T (che
comprenderà pertanto anche la nuova estensione), e alla messa in posa di cartelli
ammonitori.
La miniera sarà organizzata su quattro gradoni (oltre al fondo scavo posto a
quota + 10) posti a quota +18, +26, +34, +42, della larghezza di 10 metri,
caratterizzati da una lieve contropendenza verso monte e anche longitudinale in modo
da consentire il controllo delle acque di ruscellamento che incidono sulle scarpate e il
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corretto convogliamento verso il fondo scavo dove avverrà la decantazione. Il settore a
sud avrà il fondo a quota + 20 m. La pedata sarà dotata di un limitato sopralzo sul
lato posto a margine della scarpata di valle sia per questioni di sicurezza che per
evitare l’incisione delle acque di ruscellamento e l’indebolimento della scarpata. I
fronti di scavo saranno modellati con pendenze di 1:1 e altezza di 8 metri. Il tutto a
vantaggio della sicurezza in quanto pur essendo la coesione del materiale
sufficientemente elevata, lo stesso è caratterizzato spesso da un sistema di
fratturazione o comunque di indebolimento che consente il distacco di placche
rocciose anche di notevole dimensioni qualora si mantenga elevata la pendenza del
fronte. La superficie della zona di ampliamento prevista sino al quarto anno
(superficie cumulativa che comprende sempre anche le zone oggetto di coltivazione
attuale e quindi già autorizzate dal progetto 2004) è di circa 10.5 ha con un volume di
scavo di circa 1.631.125 mc dal quale si prevede l’ottenimento di circa 850.000 tonn
di minerale utile (in questo settore si dovrà procedere alla rimozione di un
cappellaccio sommitale rappresentato dalle arenarie).
Figura 31: schema gradone (cunetta e sovralzo)
I materiali utili saranno estratti e adeguatamente miscelati nonché trasportati
su mezzi gommati alla zona di stoccaggio e alle destinazioni previste.
I materiali non utili provenienti dallo scavo saranno utilizzati per il
riempimento a tergo della coltivazione mediante la realizzazione di gradoni di altezza
pari ad otto metri, pedata di dieci metri e pendenza di 2:1. al fine di garantire una
adeguata stabilità ai materiali.
Complessivamente come riportato nella tavola III, la superficie in
rimodellamento sarà pari a 8.5 ha; quella interamente recuperata sarà pari a 7.5 ha.
Si prevede lo stoccaggio di terre vegetali su una superficie di circa 1 ha
Complessivamente si osserva che l’angolo di scarpa generale del
rimodellamento sarà di circa 17° mentre quello dello scavo di circa 25°.
Il piazzale di stoccaggio sarà sempre posto oltre la S.P. 65. La miniera
presenta una larghezza tale da consentire un’agevole esecuzione delle lavorazioni.
Il modellamento sarà eseguito anche con l’intento di controllare le acque di
ruscellamento a seguito delle precipitazioni così come sopra indicato. In via sintetica
il ciclo delle acque è schematicamente indicato nella tavola. Si osservi che comunque
tale esemplificazione sarà sempre ripetuta mantenuta anche nelle successiva fasi di
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scavo e che le acque che decantano saranno comunque prelevate con l’ausilio delle
motopompe e comunque analizzate periodicamente in uscita al fine di valutarne il
rientro nei limiti tabellati del D. Lgs. 152/06.
Per accedere ai gradoni si imposteranno delle rampe che saranno modificate
a seconda delle necessità.
Il metodo di scavo utilizzato, così come già precisato, è quello mediante
l’utilizzo dell’escavatore sia con benna che con martellone. Il materiale viene
trasportato, tramite brevi tragitti interni, sino al piazzale di stoccaggio.
L’ulteriore evoluzione è riportata nella tavola IV (situazione avanzata con
previsione al termine del sesto anno di attività) dove si evidenzia che al fine di
garantire alla miniera il prelievo di diversi livelli utili indispensabili alla costituzione
di diverse miscele necessarie per gli impianti produttivi, le attività realizzate sono
quelle di ampliamento degli scavi sia in direzione Est e Sud.
La miniera è organizzata sui soliti gradoni sino a quota + 42 anche sul lato
posto a SW da dove si procederà ad abbassare lo scavo sino a quota + 6 m in due
settori differenti intervallati da uno splateamento a quota + 18 m..
Con i materiali non utili provenienti dagli scavi si proseguirà con il
riempimento di tutti i vuoti di coltivazione del settore Ovest della miniera.
Le variazioni sostanziali rispetto alla configurazione precedente sono quindi
dovute prevalentemente all’arretramento dei gradoni e il riempimento dei vecchi vuoti
di coltivazione. Nello specifico si osserva che la superficie progressiva di nuova
coltivazione è passata a 19 ettari; le superfici interamente recuperate sono di circa
9.2 ha.
Il rimodellamento interessa una superficie di circa 7.0 ha. Il volume di scavo
previsto è di circa 1.191.000 dal quale si prevede di estrarre un quantitativo di
minerale utile pari a circa 650.000 tonn. Si mantengono inalterate le pendenze e
altezze dei gradoni sia in rimodellamento che in scavo.
Nella tavola V (previsione al termine del nono anno di attività) è esposta la
configurazione della miniera che prevede il continuo arretramento verso est e verso S
con raggiungimento della quota di fondo scavo (+ 6 m).
Prosegue nel contempo il rimodellamento delle zone a tergo e quelle di
recupero totale.
Nel complesso si osserva che la superficie progressiva della coltivazione è pari
a 23.0 ha, le superfici interamente recuperate assommano a 13.3 ha, quelle in
rimodellamento a 11.0 ha. Le superfici di stoccaggio di terreno vegetale sono stimate
in circa 2.5 ha. La volumetria prevista sino alla fase citata è quella di circa 1.477.750
mc circa dalla quale si presume di estrarre complessivamente 800.000 tonn. circa
Nella tavola VI e VII (previsione al termine del dodicesimo e quindicesimo
anno di attività) si prosegue all’arretramento secondo la medesima configurazione
precedente raggiungendo lo sfruttamento di oltre il 75% del giacimento.
Nella Tavola VIII (situazione al termine del diciottesimo anno di attività)
raggiunge la configurazione finale di scavo. Mantenendo inalterate le configurazioni
dei gradoni e il controllo delle acque di ruscellamento si raggiungerà una superficie
progressiva di coltivazione pari a 40.0 ha ca. Le superfici interamente recuperate a
tergo saranno pari a 30.0 ha ca. mentre quelle in rimodellamento pari a 11.7 ha ca.
Si prevede la movimentazione di una volumetria complessiva di circa 2.333.800 mc
dai quali si prevede un quantitativo di minerale utile pari a 1.050.000 tonn circa a
causa di un minore rendimento dell’area finale di scavo. La resa è inoltre leggermente
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inferiore in quanto in tale area sono stati attuati degli scavi superficiali in epoche
precedenti nei quali è stata asportata parte dei quantitativi di minerale utile.
Le considerazione inerenti il recupero finale del sito sono espresse nel
paragrafo successivo.
10.4 Operazioni di recupero ambientale
L’intervento principale di mitigazione degli impatti è il recupero definitivo
ambientale dell’area della miniera. In tale modo il ripristino del sito non si traduce
soltanto nella minimizzazione dei danni ma nel creare condizioni di sicurezza nei
confronti dei diversi rischi potenziali, quale presupposto per qualsiasi tipo di
utilizzazione futura dell’area stessa.
L’indispensabile risistemazione del sito estrattivo si impone perciò non
soltanto al termine dell’attività ma durante le fasi stesse della coltivazione e lo stesso
progetto di ripristino diviene così parte integrante e di estrema importanza del
progetto di estrazione. Questa soluzione, adottata nel caso in questione, consente di
elevare la qualità ambientale ammortizzando i costi del ripristino con i ricavi
conseguenti alla commercializzazione dei prodotti estratti. I lavori di recupero
consentiranno e rappresenteranno perciò, non soltanto la ricomposizione
paesaggistica del sito che verrà interessato dalle operazioni di scavo, ma un’occasione
per rimediare in modo positivo alla modificazione delle caratteristiche naturali dei
luoghi operata nei diversi anni di coltivazione, specie nell’area di ampliamento.
E’ previsto di restituire totalmente l’area alle sue forme originali e per perseguire tale
scelta occorrerà certamente assegnare una morfologia di inserimento nel paesaggio
circostante quanto più consona e possibile e similare a quella attuale, attraverso il
rimodellamento continuo e contestuale alle fasi di coltivazione.
La conseguente riqualificazione ambientale sarà pertanto finalizzata al
reinserimento dell’area compromessa nell’ambiente circostante e quindi alla
ricostruzione di un corretto rapporto con l’intorno sviluppando l’eventuale fruizione
agricola del sito e restituendolo quindi alla sua destinazione originaria.
Il piano di recupero ambientale prevede pertanto la ricolmatura dello scavo
con i materiali sterili provenienti dal fronte estrattivo e da apporti esterni, adottando
pendenze e altezze appropriate in fase di abbancamento (altezza di 8 metri, pendenza
1:2, larghezza della pedata pari a 10 metri) e consentendo l’assestamento degli stessi
in strati che verranno costipati dal passaggio dei mezzi meccanici.
Lo sbancamento operato nelle fasi estrattive determinerà un vuoto di coltivazione che
verrà colmato progressivamente sino al completo riempimento dello stesso. Per il
riempimento totale, al termine della coltivazione, il bilancio dei materiali evidenzia la
necessità di reperimento esterno di una volumetria di circa 3.000.000 di mc.
Come già detto nella tavola IX è riportata la situazione al termine delle
operazioni di estrazione e di recupero ambientale del sito. Si osservi come tutte le
aree di scavo siano state reintegrate attraverso il modellamento continuo.
La superficie coltivata è stata modellata definendo un debole compluvio
centrale che consentirà il deflusso delle acque di ruscellamento; tale compluvio
proseguirà nella rete naturale di drenaggio posta più a valle. Le pendenze assegnate
sono leggermente più elevate a monte (circa 3%) mentre nel settore di valle sono
prossime all’1,5 %.
Sui materiali sterili, durante le operazioni di recupero, è stato sempre
adeguatamente riportato uno strato di terreno vegetale preventivamente asportato
durante le fasi di coltivazione. Si calcola nel complesso che effettuando lo
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scorticamento medio di circa 40 cm di suolo siano stati quindi resi disponibili circa
100.000 mc e lo stesso consentirà il recupero globale dell’intera superficie di circa 40
ha con uno spessore medio di circa 30 cm senza alcun apporto esterno.
Considerato che l’area non dovrà essere rivegetata ma restituita alle funzioni
agricole di pascolo, si prevede quindi il riporto di "terreno vegetale" del sito per uno
spessore medio non inferiore a 30 cm.; a seconda delle necessità e reperibilità
saranno effettuate sufficienti integrazioni di terreno di medio impasto,
tendenzialmente neutro o sub-acido, con tenore in sostanza organica non inferiore al
3%; la "terra vegetale" proverrà da zone adatte in termini pedologici e dovrà essere
priva di corpi estranei (materiali inerti, pietrame grossolano, tavolame, ferraglia...).
Si procederà nel caso ad un eventuale arricchimento del letto di semina con
sostanza organica ed elementi nutritivi (fertilizzanti organici, stallatico maturo,
compost di qualità setacciato e privo di materiali estranei quali vetro, plastica, rifiuti
metallici, ecc.). Il terreno vegetale, eventualmente integrato con sostanza organica,
ammonterebbe a circa 30 m3/100 m2. In alternativa si può utilizzare, per 100 m2,
una miscela ottenuta con 10 sacchi da 80 litri di buon terriccio, 2-3 sacchi da 80 litri
di torba e 2-3 sacchi da 80 litri di stallatico di elevata qualità.
Successivamente alla fase di preparazione del terreno e del letto di semina saranno
effettuati inerbimenti secondo le tecniche di buona pratica agricola. Sarà infatti
attuato uno spargimento manuale di miscele di sementi di specie coerenti con le
condizioni ecologiche stazionali (prevalenza di specie erbacee perenni ad alto potere
aggrappante ed elevata capacità di rigenerazione);
Si evidenzia infine che comunque gli interventi qui proposti e che saranno
eseguiti nella miniera non perseguono scopi prevalenti di consolidamento in quanto i
requisiti di messa in sicurezza saranno soddisfatti dal processo di scavo e
modellamento dei fronti in roccia e delle scarpate.
E’ stato inoltre effettuato il corretto controllo delle acque di ruscellamento che
saranno adeguatamente raccolte, ed immesse nella rete naturale di drenaggio
seguendo l’andamento naturale del terreno.
10.5 Ciclo dei lavori, mezzi operativi, volumetria, tempi di esecuzione, materiali
necessari per il recupero
Il ciclo dei lavori verrà svolto per fasi sequenziali, che vengono di seguito
riportate:
 scarificazione ed accumulo del suolo e abbancamento per le successive
operazioni di recupero ambientale ;
 Scavo con benna e martellone, abbancamento in sito, carico e trasporto del
minerale utile al piazzale di miscelazione e del materiale non utile alle aree di
riempimento. Il perfetto bilanciamento delle attività eviterà la realizzazione di
discariche esterne all’area di scavo;
 carico delle motrici per il trasporto e vendita del prodotto
 attività di recupero ambientale con rimodellamenti e semina
I mezzi ed impianti impiegati, di proprietà della Società, sono stati riportati
precedentemente nel paragrafo 10.1:
Tutte le macchine sono a norma CE, dotate di cabina insonorizzata e
pressurizzata, e con protezione della cabina dai danni da ribaltamento (ROPS) e da
schiacciamento (FOPS). Le pale gommate vengono in genere utilizzate per la gestione
delle operazioni connesse alla movimentazione dei materiali nel piazzale. L’escavatore
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cingolato è invece normalmente utilizzato nelle fasi di estrazione e movimentazione dei
materiali assieme ai dumper.
Per la manutenzione dei mezzi meccanici sono stipulati appositi contratti di
assistenza con la società concessionaria del marchio.
Non è necessario alcun approvvigionamento idrico ed energetico ai fini
dell’esecuzione delle attività fatta eccezione per i rifornimenti di carburante la cui
piattaforma è posta in prossimità dell’ingresso della miniera su una piattaforma
adeguatamente controllata e nel rispetto dei vincoli imposti dalla norma. Di seguito si
riporta il prospetto di calcolo dei volumi estraibili, effettuato anche su sezioni
ragguagliate e confrontato dai quali verrà ricavato il volume delle riserve coltivabili. Il
calcolo è stato eseguito anche con simulazione numerica su pc utilizzando i software
di modellazione tridimensionale.
Situazione al terzo anno
sezione
progressiva
area sezione
Relativa
0
0 mq
A
25 m
4.570 mq
B
100 m
16.002 mq
C
100 m
15.080 mq
D
100 m
11.880 mq
100 m
10.874 mq
100 m
12.662 mq
100 m
10.126 mq
100 m
10.458 mq
100 m
4.796 mq
E
F
G
H
I
area
volume
media
estraibile
2.285 mq
57.125 mc
10.286 mq
1.028.600 mc
15.541 mq
1.554.100 mc
13.480 mq
1.348.000 mc
11.377 mq
1.137.700 mc
11.768 mq
1.176.800 mc
11.394 mq
1.139.400 mc
10.292 mq
1.029.200 mc
7.627 mq
762.700 mc
2.398 mq
59.950 mc
25 m
9.293.575 mc
Tab. XII: Prospetto di calcolo dei volumi estraibili
Il calcolo su software eseguito sul modello 3d definisce un riscontro simile ma
superiore al valore suddetto e pari a 9.798.000 mc. Si considera quindi un valore di
circa 9.600.000 mc (approssimazione della media per eccesso). Dall’analisi dei dati di
sondaggio e dalle prove geofisiche eseguite nonché dall’osservazione diretta dei fronti e
dall’evoluzione pregressa delle coltivazioni si considera una percentuale di recupero di
materiale utile di circa il 35% (in realtà variabile a seconda dei settori di coltivazione)
per un totale di 3.300.000 mc. pari a circa 5.000.000 di tonn. con una quantità di
sterile utile per il recupero pari conseguentemente a 6.300.000 mc.
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Considerando un aumento volumetrico del materiale in circa il 35%, lo sterile
utile per il recupero che sarà movimentato sarà pari a circa 8.400.000 mc.
Il rapporto utile/sterile risulta pertanto 3.300.000/6.300.000 pari a 1:2 circa.
La quantità di minerale utile stimata tiene conto anche delle parti del giacimento già
sfruttate in passato.
Le riserve appaiono consistenti e compatibili con una durata dell’esercizio di
20 anni ca., comprensiva delle fasi di ripristino ambientale, per una miniera che a
regime produca ca. 280.000-300.000 tonn/annue.
Gli errori di stima nella valutazione quantitativa delle risorse sono limitati grazie
all’esposizione dei fronti di coltivazione, della esistenza, dalla fitta rete dei sondaggi,
dalle indagini geofisiche.
Per ciò che concerne i volumi necessari per il recupero ambientale, si riporta
di seguito un prospetto di calcolo dal quale si evince che sono necessari apporti
esterni per il riempimento degli scavi. Ciò è comunque principalmente dovuto al fatto
che attualmente sono state già scoperchiate le aree di scavo in zona “C” del vecchio
piano di coltivazione per le quali non sono reperibili i materiali di riempimento. Inoltre
anche parte dello scavo Bussu Carmine deve essere ancora recuperato. Sebbene
quindi l’ampliamento sia dimensionato in modo tale da far fronte alla quasi totalità
dei riempimenti con alcuni apporti esterni, si renderà necessario un
approvvigionamento più cospicuo dei materiali. Si prevede quindi il seguente calcolo
sezione
progressiva
area sezione
Relativa
0
0 mq
A
25 m
3.698 mq
B
100 m
18.498 mq
C
100 m
17.568 mq
D
100 m
13.596 mq
100 m
13.294 mq
100 m
13.946 mq
100 m
12.856 mq
100 m
13.228 mq
100 m
8.352 mq
E
F
G
H
I
area
volume
media
estraibile
1.849 mq
46.225 mc
11.098 mq
1.109.800 mc
18.033 mq
1.803.300 mc
15.582 mq
1.558.200 mc
13.445 mq
1.344.500 mc
13.620 mq
1.362.000 mc
13.401 mq
1.340.100 mc
13.042 mq
1.304.200 mc
10.790 mq
1.079.000 mc
4.176 mq
104.400 mc
25 m
11.051.725 mc
Tab. XIII: Prospetto di calcolo dei volumi di sterile necessari al tombamento
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Il volume sciolto disponibile di materiale per il recupero è pari a 8.400.000 mc.
qualora si volesse compattarlo al fine di raggiungere un indice dei vuoti comunque
vicino al minimo si rileva che non si riuscirebbe comunque a saturare la quantità di
sterili necessaria al riempimento dello scavo. Si rileva che quindi necessitano circa
3.000.000-3.300.000 di mc di materiali che potranno essere reperiti secondo un
piano preordinato. Gran parte degli stessi sarà reperita da operazioni di sbancamento
e livellamento in aree adiacenti (già in disponibilità della concessionaria a seguito
della stipula di contratti di affitto) finalizzati a livellare i terreni presso il mappale 87
dove si procederà anche alla realizzazione di un vascone di accumulo di acque
necessarie per le attività agricole (tav. XVIII). Si stima che da tale settore possano
essere reperiti materiali per circa 600.000 mc. banco. Qualora si raggiungesse
l’accordo con i proprietari adiacenti (mappali 13, 14, 15 30 etc.) potranno inoltre
estendersi le operazioni di livellamento anche oltre il mappale 8, verso Est, ricavando
ulteriori 800.000 mc. Ulteriori approvvigionamenti potranno essere derivati da
operazioni di livellamento anche di ulteriori terreni in disponibilità della Società e
posti a Nord della strada provinciale n° 65 (mappali 9 e 10 del Foglio 90) e a SW
dell’area mineraria (mappale 6 del Foglio 99) (tav. XIX) dai quali si stima che possano
essere reperiti complessivamente circa 1.250.000 mc. banco. Con l’aumento
volumetrico e costipazione successiva si stima che dai mappali 9, 10 e 6 si abbiano
complessivamente disponibili circa 2.250.000 mc.
Per la restante quota si stimano ulteriori apporti esterni legati alla movimentazione di
terre e rocce da scavo derivanti da lavorazioni eseguibili nel settore e programmati a
livello pubblico o già in esecuzione e con i quali si interagirà (come d’altronde già
avvenuto in passato) quali ad esempio:
 lavori di costruzione della S.S. 291. bivio Olmedo- Alghero- Aeroporto di
Fertilia. tratto raccordo con la viabilità di Alghero - 3° lotto.
 lavori di costruzione della ss. 291. bivio Olmedo - Alghero - aeroporto di
Fertilia. tratto bivio Rudas - Olmedo - 2° lotto
 costruzione di n° 54 alloggi di edilizia residenziale pubblica a canone agevolato
nel comune di Porto Torres
Si potranno inoltre reperire ulteriori materiali da eventuali acquisizioni di tout venant
dalle cave di calcare esistenti nel settore. Per il riutilizzo delle terre e rocce da scavo,
si osserva che per i materiali interni all’area mineraria si osserveranno le disposizioni
del piano di gestione definito ai sensi del D. Lgs. 117/2008 (allegato al progetto)
mentre per quelle provenienti dalle aree esterne saranno seguite le procedure previste
dalle norme vigenti che al momento sono in continua evoluzione. Infatti oltre alle
disposizioni del D. Lgs. 128/2010 in data 15/11/2011 è stata inviata al Consiglio di
Stato una bozza di Decreto relativo alla gestione, come sottoprodotto, delle terre e
rocce da scavo, di regolamento.
Riguardo la realizzazione del vascone per l’irrigazione previsto nel mappale 87, si
osserva che lo stesso sarà realizzato su una superficie di circa 13.0 ha (12,8 ha più la
fascia di rispetto). Avrà forma a tronco di piramide rovescia con lato maggiore di 160
metri e lato minore di 80 metri; la profondità massima di scavo è prevista in 7 metri
dal p.c. con angolo di scarpa pari a 25°. L’area del fondo è pari a 6500 mq. Il volume
totale di scavo è pari a 66.316 mc. Si manterrà un franco idraulico di 0,5 metri e
l’invaso utile avrà quindi un volume di 60.000 mc.
Il vascone sarà interamente impermeabilizzato con bentonite e idoneamente recintato.
Non intercetterà alcuna falda freatica e non sarà assoggettato alle disposizioni della
Legge 12/2007 in quanto non sarà dotato di argini di contentimento.
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Figura 32: aree di reperimento terre e rocce da scavo
10.6. Le opere di mitigazione e compensazione
Le opere di mitigazione ambientale sono finalizzate a mitigare, sulla medesima
area di intervento, quindi in area ristretta, gli eventuali impatti negativi derivanti
dall’esecuzione del progetto di coltivazione, attenuandone gli effetti negativi nei
confronti tanto della componente paesaggistica, quanto della possibile complessiva
valenza ecosistemica dell’area. Vista la particolare tipologia di scavo a fosse, si osserva
che la visibilità degli scavi è impedita dalla visione radente. In ogni caso si evidenzia
che uno degli interventi prioritari è la prosecuzione del riempimento e rimodellamento
dell’area posta a ridosso della S.P. n° 65 (Cantiere Bussu Carmine) al fine anche di
consentire la restituzione alle funzioni originarie del tratto nel quale era stato
dismessa anche la viabilità locale.
Le opere di compensazione hanno lo scopo di compensare in una area vasta le
perturbazioni di carattere ambientale portate dall’esecuzione delle opere in progetto in
un quadro di valutazione complessiva riferito all’insieme del contesto di inserimento.
Tutti gli interventi di ricomposizione prevedono l’impiego esclusivo di tecniche di
controllo, risistemazione e monitoraggio, senza costituire motivi di perturbazione
paesaggistica e di ulteriore compromissione dell’equilibrio globale del contesto
morfologico e/o dei corsi d’acqua.
Il modellamento contestuale alle fasi di coltivazione secondo le quote prestabilite, il
controllo dei ruscellamenti e dei rilasci idrici mediante il monitoraggio continuo,
garantiranno il raggiungimento di adeguati livelli di sostenibilità ambientale
dell’intervento.
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PARTE C
QUADRO DI RIFERIMENTO AMBIENTALE
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11 INDIVIDUAZIONE DEGLI AMBITI DI INFLUENZA
Il presente capitolo riassume le considerazioni preliminari che hanno orientato
la redazione dello SIA con riferimento agli impatti potenziali più significativi
relativamente alle fasi di:
 esercizio dell’attività mineraria;
 termine delle operazioni previste nella prossima vigenza.
Come anticipato nel § 1, nel redigere lo Studio si è tenuto conto di tutta la
documentazione progettale, di cui il presente SIA costituisce parte integrante, insieme
ad alcune norme tecniche:
 Norma Tecnica Italiana UNI 10742:1999 “Impatto ambientale – Finalità e requisiti
di uno studio di impatto ambientale”,
 Norma Tecnica Italiana UNI 10745:1999 “Studi di impatto ambientale –
Terminologia”
 Norma Tecnica Italiana UNI 10975:2002 “Linee guida per la redazione degli studi
di impatto ambientale relativi ai progetti di attività di cava”.
La definizione data nella norma tecnica UNI 10975:2002, definisce le
componenti ed i fattori ambientali da analizzare sia in fase preesistente che in fase
revisionale degli impatti. Si riportano di seguito gli elementi indicati in tale norma. Il
quadro che quindi sarà delineato nella presente relazione tenderà, in funzione delle
peculiarità del progetto (specialmente considerando che quindi non si tratta di nuovo
progetto di apertura ma di prosecuzione di attività) a valutare il quadro ambientale
secondo i parametri esposti in tale norma integrata con le disposizioni normative e
circolari in vigore in materia di valutazione degli impatti.
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Figura 33: UNI 10975:2002
12 PREVENZIONE DELL’INQUINAMENTO ATMOSFERICO
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla prevenzione dell’inquinamento
atmosferico. Esso si articola nei seguenti cinque paragrafi:
 quadro normativo di riferimento;
 condizioni meteoclimatiche;
 dati di qualità dell’aria;
 stima degli impatti e interventi di mitigazione;
 sintesi.
12.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative attinenti la prevenzione dell’inquinamento atmosferico sono:
 D.M. (Ambiente) 25 agosto 2000 “Aggiornamento dei metodi di campionamento,
analisi e valutazione degli inquinamenti, ai sensi del decreto del Presidente
della Repubblica 24 maggio 1988, n. 203”.
 D. Lgs 03/ Aprile 2006 n° 152 - Norme in materia ambientale. (G.U. n. 88 del
14/04/2006 - S.O. n. 96) e s.m.i.
 D. lgs. 155/2010 “Attuazione della Direttiva 2008/50/Ce relativa alla qualità
dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa;
 L.R. 9/2006 – conferimento di funzioni e compiti agli Enti Locali s ss.mm.ii.
 Delibera G.R. 47/31 del 20/10/2009 – direttive regionali in tema di
autorizzazione alle emissioni in atmosfera
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12.2 Condizioni meteoclimatiche
L’analisi climatologica è stata condotta attraverso lo studio delle variabili
termopluviometriche registrate nella stazione di Alghero. Quest’ultima stazione,
ricade in ambito pianeggiante e data la breve distanza dal territorio esaminato, è stata
scelta in quanto ritenuta estremamente rappresentativa delle condizioni climatiche
del settore.
12.2.1.Pluviometria, termometria e relazioni.
L’analisi delle condizioni pluviometriche è stata eseguita utilizzando i dati
rilevati dal SISS per la stazione considerata.
Partendo da questi dati, ottenuti dalle medie di ca. un (altitudine 7 m s.l.m. Coordinate 1441800 Est, 4490000 Nord), che per le sue condizioni di esposizione è
quella che si ritiene maggiormente rappresentativa per il territorio in esame.
L’andamento medio delle precipitazioni evidenzia che i mesi più piovosi risultano
Ottobre, Novembre Dicembre, con 109.4 mm, 123.1 e 101.6 mm rispettivamente;
Luglio è il mese meno piovoso, con 4.2 mm di pioggia.
F M A M G
123,1
40,9
10,4
20
17,9
40
4,2
32,5
60
101,6
G
80
65,1
79,9
100
74,2
120
109,4
140
81,1
Altezza di precipitazione (mm)
Andamento medio mensile delle
precipitazioni nella Stazione di Alghero
L
A
0
S O N D
Anno solare
S
10,9
A
14,1
L
18,3
22,1
21,3
17,4
23,8
F
23,7
G
14,2
15,0
10,2
20,0
11,8
25,0
9,7
Temperature (°C)
Andamento medio mensile delle temperature
10,0
5,0
0,0
M
A
M
G
O
N
D
Anno solare
Figura 34: pluviometria e temperature nella Stazione di Alghero
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Per lo studio delle condizioni termiche della zona sono stati utilizzati i dati relativi alla
temperatura media mensile rapportata a 45 anni di osservazioni e riferita alla
medesima stazione termometrica di Alghero. Il massimo valore della temperatura
media si registra nei mesi di Luglio e Agosto rispettivamente con 23.7°C e 23.8°C; il
minimo valore della temperatura media, a Gennaio con 9.7°C. La temperatura media
annua è di 16.5°C (Fig.29). Si osservi che difficilmente la temperatura minima
assume valori inferiori allo zero. Al fine di caratterizzare al meglio l’andamento
climatico del settore, a cui è connesso in parte il comportamento reologico anche dei
terreni e delle falde idriche superficiali, può rivestire una certa utilità l’andamento
comparato dei due fondamentali elementi climatici già descritti: la temperatura e le
precipitazioni. A tal fine si è proceduto al calcolo dell’indice di Aridità (Ia), adottando la
formula di De Martonne in quanto risulta la più adatta per regioni con clima
mediterraneo alle quali la zona studiata può ascriversi. Per la stazione in questione si
ha il seguente valore di Ia:
G
F
M
A
M
G
49.40 47.47 40.84 32.28 14.23 6.86
L
1.50
A
S
O
3.69 15.29
N
46.39 61.29
D
58.33
Figura 35: indice di aridità
Dai dati riportati si evince chiaramente che l’area in esame risente di un
marcato periodo di aridità nei mesi di, Giugno, Luglio, Agosto, ma valori prossimi al
limite sono rilevabili anche nei mesi di Maggio e Settembre.
Tale periodo di aridità è evidenziato graficamente nel diagramma ombro-termico
(secondo Bagnouls-Gaussen - Fig.36). Tale diagramma, attraverso la larghezza
dell’intervallo tra le due curve, evidenzia sia i periodi in cui si ha un prevalere delle
precipitazioni sui consumi dovuti all’evapotraspirazione che i periodi in cui le perdite
per evapotraspirazione superano gli afflussi. La stagione siccitosa, rappresentata
dall’area racchiusa tra le due curve, inizia a giugno e termina a settembre. Durante
questo periodo, pressoché tutta l’acqua che cade sul terreno evapora rapidamente a
causa dei complessi fenomeni legati all’evapotraspirazione. Dall’andamento delle due
curve si nota che l’alta temperatura atmosferica nei mesi estivi contribuisce a smaltire
attraverso l’evapotraspirazione la quasi totalità delle acque superficiali.
60
50
40
30
20
10
0
140
120
100
80
60
40
20
0
G
F
M
A
M
G
L
A
S
O
N
T media (°C)
Precipitazioni (mm)
Rapporto tra stagione piovosa e siccitosa
(Diagramma ombrotermico secondo Bagnouls-Gaussen)
D
Anno solare
Figura 36: diagramma Bagnouls - Gaussen
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12.2.2.Ventosità
L’intensità media annua del vento, per tutte le direzioni di provenienza
considerate nel loro complesso, è di 4 m/s. Le componenti dominanti sono quelle da
W e NW con frequenza rispettivamente di 13,8% e 14,0%. Le calme di vento sono
assai significative e rappresentano circa il 28% delle rilevazioni per la stazione di
Alghero.
Il Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, nell’ambito di Studi
generali finalizzati a verificare la velocità media annua del vento in Italia (Ricerca di
Sistema per il settore elettrico Progetto ENERIN), ha prodotto un atlante eolico che
riporta le velocità medie del vento su una base cartografica in scala 1:750.000. Pur
con le limitazioni imposte dalla scala si osserva che tale atlante costituisce
sicuramente un valido documento di base al quale riferire considerazioni relative alla
distribuzione e velocità del vento alle diverse quote. Considerato che gli impatti di una
attività di miniera sono riferiti principalmente anche alla produzione di polveri che si
distribuiscono in funzione dell’andamento del vento e della sua velocità, si è ritenuto
opportuno analizzare la mappa della velocità del vento alla quota di 25 metri sul
livello del terreno.
Lo studio dell’Università di Genova classifica la zona in questione come
soggetta ad una velocità max di 5 m/s. Si riporta di seguito lo stralcio si tale mappa
Figura 37: mappa della velocità media annua del vento a 25 metri di quota
Per ciò che concerne la pressione del vento ad altezze certamente inferiori a quelle
stabilite nell’atlante citato, si osserva che l’area di intervento è inserita in zona 6;
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Figura 38: inquadramento di riferimento per la pressione del vento
12.3 Dati di qualità dell’aria
Per ciò che concerne i dati di qualità dell’area si
evidenzia che in mancanza di dati significativi specifici,
occorre rifarsi direttamente al Piano di prevenzione,
conservazione e di risanamento della qualità dell’aria e
quindi ai dati riferiti nel Settembre del 2005 dalla Regione
Autonoma della Sardegna – Assessorato Difesa
dell’Ambiente,
nel
progetto
di
“Realizzazione
dell’inventario regionale delle sorgenti di emissione, del
documento sulla valutazione della qualità dell’area
ambiente in Sardegna e individuazione delle possibili
misure da attuare per il raggiungimento degli obiettivi di
cui al D. Lgs. 351/1999”.
Nell’ambito dello studio sono stati riportati i dati relativi
al settore in questione rapportandoli su scala comunale e
non si rilevano potenziali fonti di inquinamento locale.
Nel suddetto studio per l’area prossima a quella di
miniera non sono comunque disponibili dei dati
ambientali sulla qualità dell’aria e le misure di criticità estese all’intero territorio
comunale di Sassari dal Piano regionale appaiono particolarmente restrittive se
rapportate al settore di intervento.
Appare inoltre importante evidenziare che il sito non è comunque distante anche dal
settore industriale di PortoTorres.
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12.4 Stima degli impatti e interventi di mitigazione
12.4.1 Emissioni in fase di esercizio
In generale, così come ampliamente documentato con le applicazioni dello
studio sulla qualità dell’aria, citato nel paragrafo 12.3, si può affermare che i
fenomeni di inquinamento dell’ambiente atmosferico nelle aree in cui è localizzata la
miniera, sono completamente assenti. Inoltre solo nelle immediate vicinanze (aree
infrastrutturate di Portotorres e centro urbano di Sassari) sono strettamente correlati
alla presenza di attività umane e produttive di tipo industriale, di infrastrutture e di
ambito urbano (traffico etc.). L’inquinamento immesso nell’atmosfera subisce sia
effetti di diluizione e di trasporto in misura pressoché illimitata dovuti alle differenze
di temperatura, alla direzione e velocità dei venti ed agli ostacoli orografici esistenti,
sia azioni di modifica o di trasformazione in conseguenza alla radiazione solare ed alla
presenza di umidità atmosferica, di pulviscolo o di altre sostanze inquinanti
preesistenti.
Relativamente al caso in esame, si osserva che le attività di scavo e trasporto,
movimentazione generale dei mezzi e attrezzature, sono gli interventi che potranno
arrecare un minimo disturbo reversibile essenzialmente per le polveri, senza tuttavia
causare disagi significativi, specie per il confinamento delle operazioni all’interno
dell’area della miniera e per l’assenza di obiettivi sensibili nelle aree sottovento, che
anche per la durata limitata nel tempo dei singoli interventi. Si tratta quindi di
emissioni (sollevamento polveri) legate ad un transitorio, molto circoscritte come area
di influenza, e dovute essenzialmente a lavori di:

movimentazione dei mezzi per lo scavo e il trasporto di materiale;

sollevamento polveri dovuto alla realizzazione e manutenzione delle opere
accessorie (viabilità, piste etc.).
La produzione di polveri in miniera è un dato di difficile quantificazione ed è
imputabile essenzialmente, come già detto, ai movimenti di terra (riporti, sbancamenti
in generale) e al transito dei mezzi di scavo e trasporto e di carico finale nell’area del
piazzale e nella pista di accesso che conduce alla miniera.
A livello generale, per tutte le fasi operative, nella miniera si produrrà
fanghiglia nei periodi piovosi o polveri nei giorni secchi che si potranno riversare, in
funzione delle prevalenti condizioni di ventosità, nelle aree più vicine, ma in genere
sempre all’interno del perimetro dell’area di miniera o comunque poco distante da
essa.
Il ruolo svolto dalle depressioni e dai riporti all’interno dell’area della miniera è
fondamentale per la diffusione della polverosità. Durante il periodo estivo e di
massima lavorazione, si ha la maggiore produzione di polveri che però può essere
stimata unicamente dalla letteratura tecnica in un valore di riferimento pari a circa
0,15-0,30 kg m2 mese-1. Tali emissioni, concentrate in un periodo limitato, risultano
comunque accettabili. Le ricadute, che si possono assumere minime e interessanti
esclusivamente le aree del sito di miniera non arrecheranno alcuna perturbazione
significativa all’ambiente e alle attività antropiche. Naturalmente durante la fase
operative, oltre alle polveri, si avranno emissioni di altri inquinanti in atmosfera
dovute alle attività del cantiere; in particolare saranno prodotte le emissioni relative ai
prodotti di combustione (NOx, SO2, polveri, CO, incombusti) dovuti ai motori dei
mezzi impegnati nella cava.
Si ritiene che le moderne tecniche di lavoro, l’adeguata formazione dei
lavoratori, l’applicazione di tutti gli accorgimenti atti ad eliminare o ridurre il rischio,
l’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione, garantiscano contro il rischio di contrarre
malattie professionali derivanti dal materiale in esame.
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Di particolare importanza anche ai fini della tutela della salute dei lavoratori
è la definizione della tipologia delle polveri che si possono produrre. Le bentoniti,
oggetto dell’estrazione, contengono minerali argillosi con concentrazioni comunque
minime di silice cristallina. Per i valori relativi alla presenza di polveri nell’aria, ed alle
quali sono esposti i lavoratori, in Italia ed Europa si fa riferimento ai limiti posti dalla
ACGIH - American Conference of Governmental Industrial Hygienists (Conferenza
Americana degli Igienisti Industriali Governativi, con i suoi dettami adottati anche dai
principali Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro). Le particelle fastidiose sono in
grado di provocare ripetuti modesti effetti negativi sui polmoni e non producono gravi
malattie organiche né effetti tossici quando l’esposizione a queste sia mantenuta sotto
ragionevole controllo. Le polveri fastidiose sono anche chiamate (biologicamente)
“inerti”, ma quest’ultima definizione non è appropriata: infatti non esiste polvere che
non provochi un danno cellulare, anche minimo, sui polmoni, quando venga inalata
in quantità sufficiente. Tuttavia, la reazione del tessuto polmonare, causata da
inalazione di polveri fastidiose, ha le seguenti caratteristiche:
 la strutture degli alveoli rimane intatta;
 il collageno (tessuto cicatriziale) non si forma in quantità significativa;
 la reazione tissutale è potenzialmente reversibile.
Una concentrazione eccessiva di polveri fastidiose nell’aria dell’ambiente di
lavoro può ridurre grandemente la visibilità, può causare un deposito sgradevole negli
occhi, nelle orecchie e nelle prime vie respiratorie o può causare danno alla pelle o alle
mucose per azione chimica o meccanica, oppure in conseguenza del ripetuto lavaggio
necessario per asportare le polveri stesse. I valori limiti di soglia – media ponderata
nel tempo (TLV-TWA) = concentrazione media ponderata nel tempo per una giornata
lavorativa di 8 ore e per 40 ore lavorative settimanali, stabiliscono le concentrazioni a
cui quasi tutti i lavoratori possono essere esposti ripetutamente, giorno dopo giorno,
senza effetti negativi.
Si ritiene che le moderne tecniche di lavoro, l’adeguata formazione dei
lavoratori, l’applicazione di tutti gli accorgimenti atti ad eliminare o ridurre il rischio,
l’utilizzo di tutti i dispositivi di protezione, garantiscano contro il rischio di contrarre
malattie professionali derivanti dal materiale in esame.
Riguardo le possibilità di mitigazione dei minimi impatti si osserva che la ditta
committente e così quindi tutto il personale addestrato che opera nel settore estrattivo
da decenni, dispone di tecnologie e know how tali da permettere, economicamente e
con il massimo rispetto dell’ambiente e delle condizioni di salute e sicurezza, la
coltivazione del giacimento. Diverse sono le metodologie che sono e saranno adottate
per ridurre le polveri. Per ciò che concerne l’attività estrattiva e la movimentazione
delle materie prime, si osserva che oltre all’effetto di irroramento effettuato mediante
autobotte nelle piste principali e nel piazzale, le lavorazioni saranno sospese quando vi
sono ventosità che comportano il sollevamento di elevate quantità di polveri. Infatti,
tra i regolamenti interni della miniera, appositamente definiti concordemente tra
Società, Direzione Lavori e operatori, vi è l’obbligo di interruzione di qualsiasi attività
operativa in caso di forte ventosità e sollevamento polveri. Si evidenzia che la
problematica non ha particolare significatività quando si manifesta durante l’inverno
in quanto i substrati sono spesso umidi. Inoltre è possibile naturalmente effettuare
l’abbattimento delle polveri con metodi che inumidiscano i materiali. La captazione
delle polveri a umido per mezzo di acqua nebulizzata resta infatti il metodo più
efficiente e meno costoso e di applicabilità generale. I sistemi a nebulizzazione sono
stati sviluppati per superare gli inconvenienti delle tecniche dell’acqua spruzzata
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(bagnatura del materiale).Per ottenere una appropriata “atomizzazione”e la
soppressione delle polveri “fuggitive” fini e leggere, la pressione dell’acqua all’ugello
dovrebbe superare i 10 bar.
I mezzi operativi sono comunque dotati di tutte le apparecchiature che
rendono possibile la lavorazione in condizioni di estrema sicurezza e tutela per i
lavoratori. Le macchine sono conformi alle direttive vigenti, in particolare per la parte
riguardante le strutture delle cabine che sono di tipo ROPS e FOPS - antiribaltamento
ed antischiacciamento - e dotate di cabine climatizzate e pressurizzate.
Per ciò che concerne le lavorazioni che saranno effettuate al fine di mitigare la
polverosità si osserva che le previsioni di lavorazione comporteranno:
 umidificazione delle piste di accesso mediante autobotte munita di spruzzatori o
appositi sistemi di bagnatura.
 stoccaggio in cumuli all’aperto ed eventualmente umidificati periodicamente in
funzione delle condizioni metereologiche
 Riduzione della velocità dei mezzi
 Utilizzo DPI
Di particolare importanza, al di fuori dell’area del cantiere è inoltre la
previsione di coprire il carico con teloni di protezione; mentre è previsto che le altezze
di scarico del materiale nelle operazioni di rimodellamento non siano mai superiori
agli otto metri in modo da evitare il riversamento del carico da altezze rilevanti.
Ad ogni modo le emissioni di polveri saranno tenute il più possibile sotto
controllo, applicando opportune misure di mitigazione ed eventualmente il controllo
quantitativo delle stesse mediante appositi deposimetri, specie in prossimità dell’area
della viabilità adiacente alla cava. La rete di monitoraggio di cui si parlerà
successivamente consentirà anche il dovuto controllo delle emissioni polverose.
Le emissioni gassose dei mezzi sono invece irrilevanti sia per il numero dei
mezzi impiegati e sia per le continue manutenzioni effettuate a scadenza, necessarie
per un parco mezzi di ultima generazione, nell’interesse sia della maggiore produttività
che della salvaguardia dei mezzi stessi.
12.4.2 Impatti fase finale e a seguito del recupero
La miniera, alla fine del suo ciclo di vita previsto nella prossima vigenza, verrà
completamente recuperata ed inserita nel contesto di riferimento. L’area sarà quindi
disponibile per usi diversi (specie agricoli) e restituita alle sue funzioni originarie. Le
emissioni in atmosfera in fase finale, durante la movimentazione dei mezzi, sono
quelle simili a quelle già descritte con riduzione progressiva e eliminazione totale delle
emissioni a seguito del recupero.
12.5 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado massimo. Gli impatti rilevabili
in atmosfera sono transitori e funzione delle tempistiche di effettuazione delle
lavorazioni e dovuti principalmente ai mezzi operativi addetti alle lavorazioni nella
miniera. Si tratta comunque di impatti di lieve entità, completamente reversibili e
comunque controllabili anche durante le fasi operative secondo gli interventi indicati
nella presente. Inoltre i dati termopluviometrici e anemometrici rilevati nella stazione
considerata non evidenziano fenomeni meteoclimatici particolari. Nella zona della
concessione mineraria il livello esistente di qualità dell’aria può essere considerato
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abbastanza buono in considerazione del fatto che la distanza dall’area industriale di
Porto Torres è tale da non interferire con la qualità dell’aria o con il clima locale.
13 TUTELA DELLE ACQUE DALL’INQUINAMENTO
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla tutela delle acque
dall’inquinamento.
Esso si articola nei seguenti sette paragrafi:
 quadro normativo di riferimento;
 idrografia e idrogeologia del territorio;
 caratteristiche chimiche delle acque superficiali;
 utilizzo delle risorse idriche;
 stima degli impatti;
 aspetti qualificanti del progetto in relazione alla tutela delle acque
dall’inquinamento;
 sintesi.
13.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative attinenti la tutela delle acque dall’inquinamento sono:
 D.Lgs. 03 aprile 2006, n.152 e s.m.i. “Norme in materia ambientale” e s.m.i.;
13.2 Idrografia e idrogeologia del territorio
13.2.1 Idrografia
L’area in questione, secondo la classificazione dei
bacini sardi riportata nel Piano di Assetto
Idrogeologico, è inclusa nel Sub – Bacino Coghinas –
Mannu - Temo. In particolare si osserva che il
bacino montano di riferimento è quello del Rio Barca
che scorre con andamento prevalente ENE-WSW
circa 9 km a sud dell’area di ricerca e che si
immette direttamente nello stagno di Calich.
Il Rio Barca ha un bacino prevalentemente
impostato sui litotipi vulcanici e sulle successioni
sedimentarie sia mesozoiche che terziarie, a diverso
carattere di permeabilità e drena le acque sia di
ruscellamento, che quelle che riemergono con le
sorgenti di contatto stratigrafico nel complesso della
variabilità delle formazioni. L’asta principale, i cui
deflussi sono prevalentemente orientati in direzione
ENE-WSW ha un bacino idrografico particolarmente
esteso compreso, nella parte apicale, tra gli abitati
di Ittiri, Putifigari, Olmedo. Presenta un pattern di
tipo sub-dendritico in corrispondenza dei substrati
maggiormente impermeabili che caratterizzano il
settore medio-apicale del bacino nel suo tratto
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meridionale e solo nel tratto posto a Nord del medesimo, dove si sovrappongo
sedimenti maggiormente permeabili, il corso d’acqua si presenta con andamento più
regolare e privo di particolari affluenti.
Il corso d’acqua ha un andamento fortemente dipendente dall’entità delle
precipitazioni e quindi carattere in genere torrentizio con piene durante le stagioni
piovose e alveo pressochè asciutto o con minimo deflusso durante le stagioni siccitose
estive. Le acque del settore non vengono immediatamente drenate dal Rio Barca ma
confluiscono sulla destra idrografica del medesimo tramite il Rio Don Gavinu che
confluisce nel Rio Filibertu; quest’ultimo scorrendo con andamento prevalente in
direzione N-S, si immette nel tributario principale dopo circa 9 km.
Figura 39: idrografia del settore con la suddivisione dei bacini idrografici principali
Il Rio Don Gavino, circa 1 km a Sud dell’area di interesse, è inserito tra le aree
ad elevata pericolosità idraulica del P.A.I. in quanto l’alveo si sviluppa a ridosso della
zona industriale di San Marco di Alghero. L’estrazione sarà comunque eseguita a
notevole distanza dalle aree segnate a pericolosità idraulica.
Considerando in dettaglio l’idrografia del settore, si osserva che l’area della
miniera è posta sul limite spartiacque di due bacini idrografici secondari (linea rossa
nella figura n° 40.
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miniera
Ricezione acque miniera
Figura 40: idrografia di dettaglio
La conformazione della miniera determina necessariamente l’accumulo delle acque
superficiali sul fondo dello scavo. Il ruscellamento sarà adeguatamente controllato
con una adeguata realizzazione dei gradoni in leggera contropendenza verso monte.
Le acque del fondo scavo saranno comunque adeguatamente portate in sollevamento
dalla motopompe e immesse nel reticolo idrografico superficiale previa verifica delle
loro caratteristiche qualitative.
13.2.2 Idrogeologia
Il territorio in questione costituisce un complesso idrogeologico ben
caratterizzato e relativamente semplice in funzione dei suoi aspetti morfologici e
geologici. In generale la parte impermeabile o scarsamente permeabile del bacino è
costituita dai livelli argillificati e bentonitici della successione vulcanica
oligomiocenici; il complesso carbonatico e quello arenaceo sedimentario presenta
invece una permeabilità media per fratturazione e carsismo (nei litotipi carbonatici) e
per porosità nelle arenarie e sabbie con 10-3<k<10 cm/sec. Anche i sedimenti
alluvionali presenti nella valle del Rio Barca, così come tutti i sedimenti colluviali e
detritici quaternari presentano una permeabilità medio-alta per porosità. Tuttavia
anche all’interno della sequenza vulcanica argillitica, a seconda della compattezza dei
litotipi e del loro stato di fratturazione, possono essere rilevate permeabilità differenti
ma sempre da basse a medie. Dall’esame delle condizioni idrogeologiche locali
osservabili nell’ambito dei fronti di scavo della miniera, considerando che la stessa
oltrepassa gran parte delle successioni oggetto di studio, si osserva che le vulcaniti
sono per lo più dotate di permeabilità molto bassa; a causa della elevata componente
argillosa si possono classificare come “aquiclude”. Alcune intercalazioni arenaceo
conglomeratiche presenti nella sequenza fungono invece da vie preferenziali di
circolazione. L’acquifero di maggior importanza è però costituito dai sottostanti e
adiacenti calcari mesozoici che sono dotati di una buona trasmissività.
Considerato che lo scavo raggiungerà la profondità di + 6 metri s.l.m. e vista
l’imponente sviluppo areale degli stessi, è stato effettuato un accurato studio
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idrogeologico volto a definire le reali caratteristiche del complesso e quindi il
potenziale impatto sulle falde sotterranee.
Per lo studio idrogeologico sono state effettuate accurate ricerche e sono stati
consultati dati reperibili sia da pubblicazioni del settore e sia ricerche svolte presso
enti pubblici nonché con rilievi diretti in campo. Per il settore in questione sono
reperibili diversi dati e fonti anche storici. Il primo catasto delle acque sotterranee in
Sardegna fu realizzato negli anni 1931-32 dalla sezione di Cagliari del Servizio
Idrografico del Ministero dei Lavori Pubblici. Furono censite tutte le sorgenti con
portata superiore o uguale a 0,10 litri/s; le stesse furono riportate su una carta in
scala 1:250.000. I risultati delle ricerche, corredati da elenchi e da fotografie delle
sorgenti principali, figurano nel volume Le Sorgenti Italiane Sardegna curato da
Manfredi [1934]. Negli anni 1955-56 fu redatta dal Prof. Vardabasso, dell’Istituto di
Geologia dell’Università di Cagliari, una Carta delle Permeabilità della Sardegna, per
conto della CASMEZ, a cura dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Sardegna.
In questa carta, in scala 1:250.000, risultavano indicate le sorgenti con portata
uguale o superiore a 0,5 litri/s, e una distinzione delle diverse formazioni sulla base
delle caratteristiche di permeabilità. Successivamente intorno agli anni 80 è stato
realizzato un ulteriore studio delle risorse idriche sotterranee dal Prof. A.
Pietracaprina, per conto della CASMEZ. Lo studio, fondamentalmente impostato sul
censimento delle captazioni, fu concretizzato in numerosi volumi e atlanti cartografici
(Carte IGM 1:25.000) contenenti descrizioni e dati di pozzi e sorgenti. A parte gli studi
citati, ai fini della ricerca, ci si può rifare ufficialmente solo ed esclusivamente ai dati
reperibili presso gli enti pubblici e in particolare, solo dopo l’emanazione del Decreto
Ass.le n. 676/96, ai Servizi del Genio Civile che hanno potuto acquisire una
documentazione adeguata sulle ricerche e sulle utilizzazioni idriche.
Pur tuttavia si osserva i dati spesso forniti dai privati sono spesso inattendibili
e non rispondenti alle reali condizioni idrauliche e idrogeologiche riscontrate sia per
ciò che concerne i dati stratigrafici e sia per ciò che concerne le potenzialità idrauliche
relativi soprattutto ai pozzi. Vi è infatti notevole diffidenza da parte dei privati a
definire i dati esatti dei pozzi in loro possesso, sebbene autorizzati, difficoltà
riscontrata dal sottoscritto anche nella raccolta diretta dei dati. Anche nelle pratiche
ufficiali spesso non si ha l’informazione sul reale condizionamento, ovvero sulla
profondità e sullo spessore dei filtri delle singole opere di captazione perché a quella
che solitamente viene definita come dichiarazione ufficiale, ossia la sistemazione dei
filtri solo ed unicamente nel tratto dell’acquifero in cui si manifesta la produttività,
non corrisponde la reale messa in posa degli stessi,. Capita infatti sovente che quindi
all’atto della ricostruzione del modello idrogeologico locale, se esistono più acquiferi
sovrapposti ed i filtri sono posizionati per tutta la profondità dell’opera, il dato relativo
alla misura piezometrica è sicuramente condizionato dall’acquifero che possiede il
carico idraulico maggiore. I dati significativi quindi ottenibili e sui quali si può basare
il modello sono quindi solo ed esclusivamente legati alla profondità totale dell’opera di
captazione ed alla soggiacenza. Al massimo si possono essere ritenere accettabili solo
i dati riguardanti sorgenti e pozzi in gestione alle strutture che gestiscono la
distribuzione (Abbanoa S.p.a.), ai servizi vari (Consorzio di Bonifica , Ex Ersat etc.) e
ad alcuni Comuni.
Di particolare rilevanza ai fini della definizione delle caratteristiche
idrogeologiche del settore è il progetto pilota di lotta alla desertificazione nelle cinque
regioni italiane maggiormente a rischio dove nell’area pilota della Nurra di Alghero è
stata sviluppata un’accurata ricerca nell’ambito del progetto RIADE, dal titolo “Studio
sulla gestione sostenibile delle risorse idriche: dall’analisi conoscitiva alle strategie di
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salvaguardia e tutela” (Ghiglieri et al. 2006; 2009a; 2009b). Oltre a consentire
un’accurata ricostruzione del modello idrogeologico, le indagini effettuate nel Bacino
del Calich, hanno inoltre messo in evidenza diffusi e preoccupanti fenomeni di
inquinamento di tipo organico (civile o zootecnico) e/o di tipo agricolo dovuti alla
presenza nelle acque sotterranee di eccessive concentrazioni di composti azotati
(nitrati, nitriti ed ammoniaca). Nell’ambito del citato studio, oltre ad aver effettuato
un’accurata ricerca preliminare presso Enti pubblici e privati in relazione
all’ottenimento di dati da pozzi ed emergenze, è stato definito dapprima una accurato
modello geologico e strutturale del sito.
Figura 41: schema geologico strutturale definito nel progetto Riade
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L’area di intervento è localizzata nell’ambito della Sezione A-A che passa
proprio in prossimità della miniera di S’aliderru.
Figura 42: Sezione stratigrafica-strutturale
Figura 43: profilo gravimetrico associato alla sezione A-A
Dallo studio RIADE, progetto PON RIADE (Ricerca Integrata per l’Applicazione
di tecnologie e processi innovativi per la lotta alla Desertificazione: www.riade.net),
cofinanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca)
nell’ambito del Programma Operativo Nazionale “Ricerca, Sviluppo Tecnologico e Alta
Formazione” 2000-2006, con una partnership composta da: A.C.S. (Advanced
Computer System), ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente), NRD
- Università di Sassari (Nucleo Ricerca Desertificazione). Il progetto RIADE,
nell’ambito del WP 4.4 dell’Obiettivo Realizzativo 4 (OR 4), “Sistema innovativo di
supporto alle decisioni per la gestione degli interventi per la lotta alla
desertificazione”, con il quale è stato realizzato uno studio interdisciplinare, sulla
gestione integrata delle risorse idriche nella Nurra reperibile presso il Ministero
dell’Ambiente e presso l’ARPAS, a seguito anche dell’esecuzione di profili gravimetrici,
si rileva un minimo piuttosto ampio (circa 7 mGal) ed esteso (circa 4,5 km), situato
nella parte centrale del profilo.
L’area della miniera è posta in prossimità di una struttura tettonica ed è
comunque stratigraficamente delimitata inferiormente dalle sequenze triassiche e
cretacee.
L’acquifero più importante della Nurra è costituito dalla successione
carbonatica mesozoica che presenta potenzialità variabili in funzione dello spessore
della successione. Le vulcaniti oggetto di estrazione poggiano anch’esse sui carbonati
mesozoici; qui in particolare sono riconosciute delle manifestazioni idrotermali,
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miniera per argille bentonitiche e smettiche di Casa S’Aliderru in agro del Comune di Sassari (SS)
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riferibili al Miocene superiore, che possono essere descritte come prodotti di
interazione acqua-roccia che hanno dato origine ai depositi bentonitici.
Per ciò che concerne la permeabilità e il modello idrogeologico generale si
osserva che a parte il modesto acquifero ospitato nei sedimenti quaternari, che
possiede una permeabilità per porosità, gli altri sono caratterizzati da una
permeabilità secondaria per fessurazione e per carsismo.
Sulla base delle caratteristiche geologiche e strutturali nonché da quelle
idrogeologiche ed idrochimiche definite nel progetto RIADE è stato possibile
ricostruire il modello concettuale degli acquiferi presenti nell’area d’indagine.
La ricostruzione si basa sull’osservazione e monitoraggio nonché misurazione
di pozzi pubblici e privati distribuiti in tutto il bacino del Calich e che comprende
anche l’area in questione.
L’attività di censimento del progetto RIADE ha interessato con 365 pozzi, di
cui 98 superficiali (fino a 15 m di profondità), 105 medi (con profondità compresa fra
15 e 50 m), 152 profondi (con profondità maggiore di 50 m) e 10 di profondità
indeterminata.
I pozzi superficiali sono maggiormente distribuiti nelle zone sub pianeggianti
più vicine alla costa mentre in funzione della variabilità stratigrafica e tettonica delle
aree interne si ha una distribuzione differente e comunque più profonda al fine di
intercettare risorse idriche confinate o comunque ubicate in seno gli acquiferi
principali.
Ulteriori studi reperiti in rete quale anche la tesi della Dott.ssa Stefania
Tangianu, basata sul progetto RIADE e riguardante i processi di degrado da nitrati
delle risorse idriche sotterranee nell’area della Nurra di Alghero evidenziano e
riportano i dati del monitoraggio delle acque sotterranee stabiliti su 62 punti di
prelievo (58 pozzi e 4 sorgenti) distribuiti su tutto il bacino idrogeologico sotteso dallo
stagno del Calich e così suddivisi:






N° 11 pozzi nell’acquifero ospitato nelle formazioni del Trias (csc);
N° 27 pozzi nell’acquifero ospitato nelle formazioni del Giura (cc);
N° 8 pozzi nell’acquifero ospitato nelle formazioni del Cretaceo (ccm);
N° 7 pozzi e 2 sorgenti nell’acquifero ospitato nel complesso vulcanico
Oligo-Miocenico (cpi);
N° 5 pozzi e 1 sorgente nell’acquifero ospitato nel complesso marnosocalcareo del Miocene (cmc);
N° 1 sorgente nell’acquifero ospitato nel complesso sedimentario recente
del quaternario (csr).
In realtà si tratta del medesimo dato reperibile nella relazione conclusiva del
progetto RIADE curato dall’ARPAS dal quale si desume inoltre il modello idrogeologico
dell’area sulla base delle ricostruzioni delle isopiezometriche (Fig. 46)
Sulla base degli studi citati e in particolare basati sul monitoraggio dei pozzi, sono
state perciò distinte 5 Unità Idrogeologiche principali che a loro volta sono state
suddivise in 7 Complessi Idrogeologici o Acquiferi, caratterizzati da livelli di
produttività medio-alta:
1) Unità idrogeologica Paleozoica caratterizzata da valori elevati di bassa
permeabilità e comunque dove l’infiltrazione può manifestarsi per effetto della
alterazione superficiale o della presenza di sistemi di fratturazione. Per effetto
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2)
3)
4)
5)
delle giaciture riscontrate si rileva che le scarse risorse idriche ospitate tendono
comunque ad essere drenate e ad essere recepite nel sistema carbonatico;
Unità idrogeologica del Mesozoico dove all’interno si distinguono diversi complessi
idrogeologici quali l’ acquifero del Trias (dolomie, marne, gessi, argille, calcari
dolomitici, etc) scarsamente produttivo; l’acquifero ospitato nelle formazioni del
Giura (calcari, calcari dolomitici, marne ecc); l’acquifero ospitato nelle formazioni
del Cretaceo (calcari, calcari dolomitici, marne ecc) mediamente produttivo. Lo
spessore delle formazioni carbonatiche diminuisce verso NW.
Unità idrogeologica delle vulcaniti terziarie (rioliti, riodaciti, tufi ecc) mediamente
produttivo e diffuso specie a Est di Olmedo. L’andamento delle isopieze è in
direzione NW verso la zona di affioramento delle litologie carbonatiche
Unità idrogeologica del Miocene nell’ambito del complesso marnoso calcareo
(esterno all’area in questione ma strategico per il Sassarese dove la sequenza
raggiunge i massimi spessori)
Unità idrogeologica del quaternario (depositi travertinosi ed alluvionali) localmente
scarsamente produttivo; in questo acquifero si segnalano in alcuni casi quote
piezometriche inferiori al livello 50 medio del mare indicativo di fenomeni di
sovrasfruttamento degli acquiferi (Ghiglieri, et al. 2006).
miniera
Figura 44: monitoraggio pozzi svolto nei lavori di tesi della Dott.ssa Tangianu (rep. sito internet)
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Miniera
Figura 45: monitoraggio secondo progetto RIADE (fonte rel. conclusiva ARPAS)
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Figura 46: isopiezometriche generali del bacino (fonte Arpas)
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Così come si evince dagli studi citati è possibile osservare che nell’area in
questione sono presenti alcuni pozzi che risultano significativi ai fini del monitoraggio
sia idraulico che chimico fisico delle acque sotterranee. In particolare si osserva che
risultano strategiche le perforazioni presenti nell’intorno sia a monte che a valle della
miniera.
Sono stati perciò identificati i pozzi definiti 72S, 73S, 75S, 90S, 114S, 56S,
66C, 77C, 63C. Per gli stessi, nel rapporto conclusivo di ARPAS relativo al progetto
pilota di desertificazione, sono riportati i seguenti dati.
Pozzo
72S
73S
75S
90S
114S
56S
66C
77C
63C
UTM E
443776
442081
441866
445044
444118
439181
438858
443121
440366
UTM N
4507878
4510021
4508696
4508801
4504686
4508061
4502128
4501477
4499796
Q.T.
74
75
62
57
51
100
38
33
26
PR
120
50
90
30
32
42
100
58
60
Q.F.F.
- 46
25
-28
27
19
58
-62
-25
-34
L.P.
20,38*
7.83*
10.07
13.42
5.79
25.22
22.40
9.22*
1.85
Q.P.
UI
53,62
67.17
51.93
43.58
45.21
74.78
15.60
23.78
24.15
CC(G)
CC(G)
CSC(T)
CC(G)
CC(G)
CSC(T)
CSC(T)
CC(G)
CC(G)
Figura 47: dati idrogeologici dei pozzi posti a valle e a monte della miniera (progetto RIADE)
Dove:
UI
= Unità Idrogeologica
csc(T) = complesso sedimentario composito del Trias;
cc(G)
= complesso calcareo del Giura;
ccm(C) = complesso calcareo marnoso del Creta;
pi(OM) = complesso piroclastico dell’Oligo-Miocene;
cmc(Mc) = complesso marnoso calcareo del Miocene);
(Q.T.) = quota topografica m s.l.m.;
(Pr)
= profondità del pozzo dal P.C (m);
(Q.F.F.) = quota del fondo foro) m s.l.m.;
(L.P.)
= livello piezometrico (m);
(Q.P.) = quota piezometrica m s.l.m.;
*
= livello piezometrico dinamico.
Da quanto definito si rileva che il complesso vulcanico interessato dall’estrazione è
comunque limitato arealmente e che comunque le caratteristiche idrogeologiche del
settore sono direttamente connesse al sottostante acquifero carbonatico che appunto
è “protetto” dal complesso argilloso.
Dall’area della miniera l’asse di drenaggio è comunque rivolto verso SUD con un
gradiente medio e va ad alimentare la piana a Nord di Fertilia.
La piezometrica relativa nell’area della miniera è stimata tra i 45 e i 55 metri.
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Figura 48: isopiezometriche dell’acquifero carbonatico nell'area della miniera
Da quanto emerso, si rileva che la massima profondità di scavo prevista alla
quota di + 6 metri dal p.c., considerando la quota media di 45 metri s.l.m. garantisce
comunque la salvaguardia della risorsa idrica.
Eventuali venute d’acqua laterali lo scavo, nell’ambito del complesso argilloso,
sono comunque da considerare temporanee e comunque prive di particolare carico
idraulico.
13.3 Caratteristiche chimiche delle acque superficiali e sotterranee
La mancanza di sorgenti puntuali inquinanti nel settore in assenza di analisi
specifiche di dettaglio, e i dati scaturiti dal Piano Acque consentono di definire con
sufficiente sicurezza un buono stato di qualità delle acque superficiali.
Si osserva infatti che eventuali centri di pericolo di carattere puntuale del settore
potrebbero essere esterni all’area di miniera e al bacino idrografico di riferimento.
Inoltre le attività economiche del settore prospiciente la miniera sono prevalentemente
quelle zootecniche. Non si rilevano inoltre siti minerari che possano comunque
determinare impatti per rilascio di metalli pesanti.
Considerata la natura geologica dell’area di cava, si suppone che le acque superficiali
siano comunque a ph prevalentemente oscillante intorno al campo leggermente acido.
Nelle acque circolanti all’interno della miniera, a seguito delle precipitazioni,
si esclude a priori la presenza di metalli pesanti, per effetto della natura del materiale
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estratto e per le condizioni di lavorazione che non comportano trattamenti
mineralurgici ne alcuna aggiunta di solventi o sostanze atte a modificarne la
composizione chimica.
Per rafforzare quanto detto, si evidenzia che i dilavamenti, interessano le seguenti
tipologie di superfici:
 argilliti non ancora coltivate che a contatto con acque piovane danno luogo a
reazioni prevalentemente neutre;
 superfici rappresentate da piazzali di carico e stoccaggio dei materiali che a
contatto con le acque danno luogo a reazioni neutre.
Per ciò che concerne le risorse idriche sotterranee, si rileva che dal medesimo progetto
RIADE sono comunque ottenibili i valori necessari ad indicare lo stato di qualità delle
risorse idriche sotterranee. Uno dei problemi legati riscontrato nella Nurra è quello
realtivo all’accumulo di azoto nitrico nelle acque degli acquiferi della Nurra di Alghero,
mentre si riscontrano comunque ulteriori problematiche legate anche alla elevata
conducibilità.
Dagli studi citati nell’ambito della presente relazione, si rilevano anche dati specifici di
qualità delle acque riferiti ai pozzi assunti quale quadro di riferimento per l’area della
miniera. Per essi sono disponibili alcuni dati relativi ai parametri chimico fisici quali:
conducibilità elettrica diluita a 18 °C ( μS/cm); residuo fisso a 110 °C e a 180 °C
(mg/l); salinità (mg/l); durezza totale (mg/l CaCO3); anioni: cloruri (mg/l), solfati
(mg/l), nitrati (mg/l), nitriti (mg/l), bromuri (mg/l), fluoruri (mg/l), fosfati (mg/l); silice
(mg/l); cationi: calcio (mg/l), magnesio (mg/l), sodio (mg/l), potassio (mg/l);
ammoniaca (mg/l); ferro (mg/l), litio (mg/l), zinco (mg/l), manganese (mg/l), cadmio
(mg/l), piombo (mg/l), nichel (mg/l) e rame (mg/l).
Vengono di seguito riportati alcuni parametri principali atti a consentire di verificare
la qualità delle acque.
Pozzo
72S
73S
75S
90S
114S
56S
66C
77C
63C
Cond
1182
730
2975
936
899
3330
1174
1174
780
R.fisso
760
400
2120
540
460
2100
700
720
460
Ca
165
86.00
342,00
114.0
114.0
186.0
174.0
122.0
78.00
Mg
19.10
18.90
92.00
30.60
27.60
78.60
16.0
38.80
14.10
Na
K
75.00
5.50
53.00
2.20
265.00 6.25
60.00
2.40
53.00
3.10
420.0
10.0
94.0
4.30
92.0
3.60
66.00
3.00
HCO3
373.50
254.80
384.60
426.60
424.00
342.70
436.70
426.4
316.20
Cl
171.05
98.71
402.58
113.91
96.34
783.92
138.64
155.53
84.74
SO4
SiO2
50.24
17.75
42.41
10.01
675.46 13.66
37.33
11.83
27.39
12.02
297.72 22.15
64.91
11.60
65.44
14.98
42.33
11.39
Fe
0.03
n.r.
0.04
n.r.
n.r
0.03
n.r.
n.r.
n.r.
Figura 49: analisi chimiche acque sotterranee (Arpas)
Pozzo
72S
73S
75S
90S
114S
56S
66C
77C
63C
Classificazione
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua solfato alcalino terrosa
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua Cloruro alcalina
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Acqua bicarbonato alcalino terrosa
Figura 50: classificazione delle acque (Arpas)
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Dallo studio ARPAS emerge che i processi che determinano la qualità delle acque
sotterranee circolanti nei diversi acquiferi che costituiscono il sistema idrogeologico
sono numerosi ed in buona parte dei casi, agiscono in sovrapposizione.
L’interpretazione del chimismo delle acque sotterranee e il modello idrogeochimico
hanno permesso di meglio identificare gli acquiferi dell’area in studio; in particolare,
sono stati utilizzati, come indicatori i contenuti in solfati (acquifero gessoso e
dolomitico del Trias), in bicarbonati (acquiferi carbonatici del Giura e del Cretaceo) e
in silice (acquifero piroclastico dell’Oligo-Miocene).
La principale caratteristica delle acque esaminate anche in prossimità dell’area della
miniera è che esse sono interessate da una diffusa salinizzazione, la cui origine non
ricollegabile all’intrusione salina costiera ma dalla litologia a dall’assetto strutturale
del territorio che determinano un arricchimento in cationi e anioni, quali sodio e
cloruri.
Le conclusioni a cui si giunge nel rapporto relativo al progetto pilota di lotta alla
desertificazione sono le seguenti:
 L’acquifero del Trias è caratterizzato da acque di scarsa qualità per l’elevata
concentrazione di solfati, che rimangono costanti, ovvero non vengono diluiti,
durante tutto l’anno idrologico: il TDS varia tra 1.5 e 6.5 g/l, la PCO2 è in
alcuni casi alta; inoltre, quando prevalgono le rocce dolomitiche e
carbonatiche, sono stati rilevati elevati contenuti in bicarbonati. La
dissoluzione di grossi quantitativi di solfato di calcio, derivanti dai livelli
gessosi, determina gli eccessi di calcio e magnesio dovuti dalla
dedolomitizzazione. La presenza di marne causa più evidenti fenomeni di
scambio ionico, solo in corrispondenza di elevati eccessi positivi di sodio,
altrimenti mascherati dal gesso in soluzione. Le facies tipiche sono: NaCl,
CaCl2 (salinizzazione) e CaSO4.
 I calcari del Giura rappresentano l’acquifero più produttivo e le acque sono
prevalentemente bicarbonato-calciche e contengono sino al 20% di solfati. La
maggior parte delle acque con elevata salinità (1-1.5 g/l) hanno una facies
CaCl2. Le acque dell’acquifero del Giura presentano le più elevate medie di
PCO2 insieme ad un elevato DIC. La presenza delle marne favorisce i processi
di scambio ionico (diretto e inverso) con la maggior parte delle acque.
 La maggior parte delle acque dell’acquifero del Cretaceo presentano valori di
TDS maggiori di 1 g/l. Queste mostrano uno scambio ionico, evidenziato da
facies tipo NaHCO3, MgCl2 e CaCl2. I contenuti in silice, più alti rispetto alle
acque degli altri acquiferi della piana, sono possibili a causa della presenza di
depositi glauconitici: la PCO2 è bassa, con isolati picchi.
All’interno della miniera, fermo restando la non intercettazione dei suddetti acquiferi
che si ritiene siano comunque confinati dal banco argilloso, si rileva che all’interno
del complesso possa risentirsi dell’azione di diversi processi che sono responsabili
della evoluzione chimica di queste acque: interazioni acqua-roccia con tufi più o
meno alterati, accumulo di sali e prodotti di alterazione derivanti da una antica
attività idrotermale e processi di scambio ionico con la bentonite. L’acidità dell’acqua
sotterranea favorisce la dissoluzione dei silicati e l’aumento dell’alcalinità che
accresce il contenuto in anidride carbonica, la cui origine non è ben chiara, in
assenza di specifici traccianti.
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13.4 Utilizzo delle risorse idriche
Non è previsto l’utilizzo di risorse idriche superficiali per attività industriale in quanto
l’attività non comporta lavorazioni di tipo mineralurgico (lavaggi). Per i servizi
accessori nel caso si optasse o si rilevasse la necessità di utilizzo di un box;
l’alimentazione avverrà mediante cisterna a riempimento periodico. Gli eventuali
scarichi saranno comunque trattati opportunamente secondo le specifiche normative
di settore e per gli stessi saranno richieste le autorizzazioni necessarie.
Le acque di decantazione del fondo scavo potranno essere utilizzate per l’abbattimento
delle polveri, previa analisi e verifica dei limiti tabellari di cui al D. Lgs. 152/06.
13.5 Stima degli impatti
13.5.1 Impatti in fase di esercizio
Al fine di riassumere i potenziali impatti sull’idrologia superficiale e sotterranea, si
consideri che nelle condizioni ex ante dell’ambiente idrico si può definire:
 Assenza di corsi d’acqua all’interno dell’area della miniera;
 Parziale presenza di ruscellamento concentrato all’interno dell’area di
miniera favorita talvolta dalle elevate pendenze delle scarpate di recupero
e dall’elevata pendenza dei fronti di scavi;
 Assenza di falde subsuperficiali e profonde potenzialmente intercettabili
con gli scavi in quanto dagli studi idrogeologici emerge che la falda
profonda è confinata dagli strati argillosi
 Assenza di manifestazioni sorgentizie
 Limitata presenza di venute d’acqua in seno ai livelli argillosi laddove
sono presenti intercalazioni vulcaniche e più grossolane.
L’impatto delle opere sull’ambiente idrico superficiale e sotterraneo sarà pertanto
minimo è di natura prevalentemente diretta e indiretta e parzialmente o totalmente
reversibile. Potrebbero infatti al minimo essere riferibili:
 Potenziale limitata modifica delle caratteristiche fisico-chimiche delle acque
superficiali per immissione di acque con maggiore carico torbido proveniente
dal dilavamento delle frazioni fini;
 Potenziale deposizioni di polveri in ambiente idrico dovuti alle attività di scavo
e trasporto su piste e strada e alla movimentazione di materiali;
 Fenomeni di dilavamento dei materiali stoccati nei piazzali e nelle discariche
Gli impatti sulle modificazioni chimico – fisiche delle acque non risultano
significativi e comunque potrebbe trattarsi di aspetti confinati all’interno della
miniera.
La modificazione dei parametri fisici delle acque superficiali dovuta all’attività
di miniera è quindi lieve o impercettibile e legata unicamente alle acque interne
superficiali della miniera che attualmente ruscellano verso l’interno dello scavo per
poi decantare. Da qui, previa caratterizzazione periodica, saranno comunque
direttamente pompate in superficie grazie all’ausilio delle motopompe ed immesse
nella rete di drenaggio naturale secondo lo schema riportato nelle tavole grafiche. Le
acque saranno immesse in maniera graduale in modo da evitare ruscellamenti
concentrati e fenomeni di dilavamento del suolo. Per questo motivo saranno utilizzati
sistemi antierosivi nei punti di rilascio.
Al di fuori, come evidenziato nello studio già eseguito, non si rilevano, per
effetto della capacità tamponante del sistema, impatti o modificazione della
composizione chimica delle acque superficiali.
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Anche per ciò che concerne la deposizione di polveri direttamente
sull’ambiente idrico, si osserva che l’impatto può essere definito trascurabile e
reversibile.
Non è prevista la realizzazione di vasche per la raccolta delle acque di prima
pioggia in quanto non vi sono possibilità di contaminazione nei piazzali; le
manutenzioni dei mezzi così come tutte le operazioni di pulizia etc. avverranno in
totale sicurezza in un’area che sarà comunque appositamente attrezzata. In ogni caso
le ditte di assistenza specializzata dispongono di tutte le attrezzature necessarie
all’esecuzione delle manutenzioni in condizioni di estrema sicurezza.
La modifica delle falde profonde è comunque non motivabile per effetto
dell’isolamento delle stesse da parte dei livelli impermeabili di coltivazione.
13.5.2 Impatti in fase finale e di recupero ambientale e di dismissione del cantiere
La maggior parte delle opere previste in progetto, quali ad esempio i canali di
manutenzione e la rete di deflusso delle acque superficiali etc, sono ipotizzati con
obiettivi di durabilità fermo restando l’obbligo di eseguire manutenzioni ordinarie e
straordinarie comuni ad altri settori esterni all’area di miniera anche dopo la
dismissione della stessa.
Gli impatti collegati alla fase di dismissione sono gli stessi descritti per la fase
di esercizio con costante diminuzione degli stessi a seguito dell’attuazione dei
ripristini. In ogni caso si osserva che al termine delle attività l’area sarà modellata in
modo da realizzare un debole compluvio che consentirà il drenaggio delle acque
direttamente nel tributario sottostante.
13.6 Aspetti qualificanti del progetto in relazione alla tutela delle acque
dall’inquinamento
E’ indubbio che la circolazione idrica superficiale all’interno della miniera
dovrà essere costantemente controllata garantendo il deflusso superficiale controllato
delle acque che si accumulano nel fondo scavo. I gradoni saranno realizzati sempre
con un minimo sopralzo e con una cunetta atta a raccogliere le acque superficiali. La
contropendenza verso monte della pedata e la sua debole pendenza longitudinale
consentirà lo smaltimento verso il basso a tratti (senza che si possano innescare
velocità di deflusso atte a determinare ruscellamenti concentrati e solchi erosivi). La
rete di drenaggio e raccolta delle acque a seguito della realizzazione dei gradoni, dovrà
essere costantemente adeguata alla prosecuzione e avanzamento degli scavi come
indicato precedentemente nella presente trattazione e negli elaborati grafici. Le opere
di manutenzione dovranno garantire adeguate condizioni di stabilità delle aree di
deflusso:
In definitiva si osserva che in corrispondenza dei gradoni la circolazione idrica sarà
comunque controllata per effetto del modellamento offerto dagli stessi con una
moderata contropendenza verso monte e longitudinale.
Tutte le opere saranno strutturate di modo di favorire il convogliamento delle
acque agli impluvi naturali sempre nel rispetto dell’attuale reticolo idrografico. E’
previsto il continuo monitoraggio dei livelli di qualità delle acque superficiali contro
eventuali inquinamenti; ma a tal fine si evidenzia che i rischi sono minimi in quanto,
non sono presenti rilasci di metalli pesanti. In ogni caso nella presente è riportato un
programma di monitoraggio ambientale per le diverse componenti ambientali e che
sarà attuato, ad opera del proponente. Ogni rifiuto dovrà essere smaltito secondo le
disposizioni di legge ai sensi del D. Lgs. 117/2008 (piano allegato alla presente)
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13.7 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del
rango specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata
raggiunta ne superata anche se modificata e quindi l’assegnazione specifica è di grado
medio. Dall’analisi degli impatti si evince comunque che gli stessi sono di bassa entità
in quanto:
- non si ha disponibilità di particolari risorse superficiali e sotterranee
all’interno dell’area della miniera
- la capacità di ricostituzione delle risorse idriche superficiali potenzialmente
impattabili è rinnovabile
- Le attività previste non incidono in maniera sensibile sulla capacità dei
carico del sistema idrico superficiale e sotterraneo.
Gli impatti sono quindi classificabili come transitori e reversibili e con una durata
direttamente connessa alla vita della miniera. L’attuazione del recupero ambientale
consentirà infatti il controllo e dimensionamento delle opere di regimazione e il
raggiungimento di obiettivi di qualità dei corpi idrici superficiali.
14 SUOLO E SOTTOSUOLO
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla descrizione del suolo e del
sottosuolo nonché degli effetti indotti dall’attività in progetto.
Esso si articola nei seguenti sei paragrafi paragrafi:

quadro normativo di riferimento;

inquadramento geologico, morfologico, tettonico-strutturale e sismico
dell’area vasta;

caratteristiche geologico-morfologiche specifiche del sito

stima degli impatti

aspetti qualificanti del progetto in relazione alla mitigazione degli impatti
sull’assetto geologico-geomorfologico;

sintesi
14.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative attinenti la tutela del suolo sono:
 Legge 2 febbraio 1974 n° 64: Provvedimenti per le costruzioni con particolari
prescrizioni per le zone sismiche;
 Decreto del ministero dei Lavori Pubblici 11.03.1988 (G.U. 1.6.1988 n° 127
suppl.) e relativa Circolare Esplicativa del 24 settembre 1998 n° 30483;
 Norme Tecniche sulle Costruzioni di cui al D.M. 14/01/2008; Circolare 2
febbraio 2009 n. 617 C.S.LL.PP. (G.U. n. 47 del 26 febbraio 2009 - S.O. n. 27)
Istruzioni per l’applicazione delle“Nuove norme tecniche per le costruzioni” di cui
al D.M. 14 gennaio 2008;
La caratterizzazione e la modellazione geologica del sito è stata quindi eseguita
effettuando la ricostruzione dei caratteri litologici, stratigrafici, strutturali,
idrogeologici, geomorfologici e, più in generale, di pericolosità geologica del territorio
sulla base delle normative citate. Il modello geologico definito è inoltre elemento di
riferimento per l’intero progetto di coltivazione. Attraverso l’osservazione diretta e
sulla base della documentazione disponibile di tipo bibliografico nonché
dall’osservazione diretta degli scavi esistenti, è stato possibile ricostruire la sequenza
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litostratigrafica differenziando unità dotate di caratteristiche litologiche, petrografiche
e geotecniche/geomeccaniche riconoscibili sul terreno e distinguibili da quelle
adiacenti. Si è così pervenuti alla caratterizzazione e modellazione geologica del sito
che sarà direttamente interessato dalle opere in progetto.
14.2
Inquadramento, geologico, morfologico tettonico-strutturale e sismico
dell’area vasta
14.2.1 Geomorfologia
L’area in questione ricade interamente all’interno del complesso sedimentario
e vulcanico della Nurra caratterizzato da un ambiente geomorfico di tipo pianeggiante,
con altimetria media intorno ai 50 m. s.l.m., subpianeggiante e a bassa acclività in
genere inferiore al 10%. Ne deriva che anche l’energia del rilievo e quindi i relativi
processi erosivi si esplicano in maniera molto lenta rispetto alle aree adiacenti
rappresentate da complessi geologici antichi.
In via del tutto generale si evidenzia che l’’evoluzione geomorfologica del
settore è il risultato della combinazione dei processi di natura endogena ed esogena e
come tale è quindi influenzata dalla struttura geologica intesa sia come
caratteristiche mineralogico-petrografiche delle rocce, sia come giacitura e diversa
competenza in relazione alla resistenza che esse oppongono agli agenti del
modellamento esogeno.La dinamica morfologica è strettamente legata alle alternanze
litologiche e alle vicende tettoniche e magmatiche che hanno interessato l’area. La
regolarità delle paleosuperfici di natura carbonatica e arenacea che per motivi
tettonici e giaciturali si presentano nelle tipiche forme strutturali è alternata alle
forme maggiormente arrotondate delle vulcaniti. Il contatto tra le due superfici è
spesso marcato da brusche rotture di pendio, acclività più elevate, gradini e locali
scarpe di faglia ben conservate.
L’analisi della successione geologico
–
morfologica
evidenzia
che
nell’immediato intorno le rotture di
pendio più evidenti si notano in
corrispondenza
delle
bancate
calcaree e travertinose o dei banchi
vulcanici
più
resistenti.
In
corrispondenza
della
zona
di
intervento le forme non sono
comunque evidenti perché ormai già
stravolte dall’attività estrattiva
Nell’ambito delle vulcaniti i processi
maggiormente agenti sono invece
legati al ruscellamento diffuso e
incanalato.
L’area
risente
inoltre
dell’antropizzazione sia per effetto della presenza di numerose aziende agrozootecniche e sia per l’attività mineraria svolta nella miniera di Casa S’Aliderru.
In queste aree è in esercizio l’attività di produzione delle bentonite con riporti e scavi
che solitamente non sono particolarmente evidenti in quanto sviluppati a fossa.
Alcune aree sono state recuperate in maniera definitiva a seguito dello sfruttamento e
restituite alla destinazione originaria.
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14.2.2: Inquadramento geologico
La successione geologico stratigrafica del settore immediatamente circostante l’area di
ricerca, rilevata mediante osservazioni ed indagini dirette è rappresentata dal basso
verso l’alto da:
 FORMAZIONE DI MONTE FORTE, rappresentata da metarenarie e quarziti.
Età CAMBRIANO - ORDOVICIANO INF. La formazione affiora a Ovest
dell’area di ricerca, presso i rilievi collinari di Punta Su candelieri e Punta su
Crabileddu.- Sigla FTE
 FORMAZIONE DI MONTE NURRA rappresentata da dolomie e calcari
dolomitici, calcari bioclastici, calcari selciferi, calcari marnosi, e marne, con
intercalazioni di arenarie quarzose. Alla base calcari e dolomie scure di
ambiente lacustre a carofite. DOGGER- Sigla NRR
 FORMAZIONE DI MONTE UCCARI, rappresentata da calcari micritici e
bioclastici grigio biancastri ben stratificati; dolomie grigiastre e lenti di
calcare oolitico con ciottoli a carofite.Età MALM. Le litologie riferite a tale
formazione, affiorano distintamente presso l’area collinare posta in
corrispondenza della “Cantoniera Juanne Abbas” - Sigla MUC
 FORMAZIONE DI CAPO CACCIA rappresentata da calcari a rudiste. Età
CONIACIANO e che affiora immediatamente a Est dell’area di ricerca verso
la S.P. 41 - Sigla POC
 UNITÀ DI CANDELAZZOS, rappresentata da depositi di flusso piroclastico,
pomiceo-cineritici, prevalentemente non saldati, di colore grigio violaceo, età
BURDIGALIANO. La Formazione in realtà è particolarmente variegata e
possiede intercalazioni marnoso arenacee e conglomeratiche di ambiente
lacustre così come è possibile osservare in corrispondenza dei fronti di scavo
della miniera. Le operazioni di ricerca saranno svolte per intercettare i livelli
minerari appartenenti a questa formazione. I livelli bentonitici della
formazione presentano colorazioni e potenze diverse, anche nell’ambito del
singolo livello gli spessori variano sensibilmente da luogo a luogo. In
generale, dal basso verso l’alto, si ha la seguente sequenza: bentonite
bianca, bentonite viola, bentonite rossa, argille montmorillonitiche grigie.
Sigla CZS
 Litofacies nel Subsintema di Portoscuso (SINTEMA DI PORTOVESME)
rappresentate da ghiaie alluvionali terrazzate da medie a grossolane, con
subordinate sabbie. Età PLEISTOCENE SUP. – Le aree in cui affiora la
formazione sono quelle poste principalmente nella pianura ad ovest della
miniera di Casa S’Aliderru - Sigla PVM2a
 Coltri eluvio-colluviali. Detriti immersi in matrice fine, talora con
intercalazioni di suoli più o meno evoluti, arricchiti in frazione organica.
OLOCENE - Sigla b2
 Depositi alluvionali. OLOCENE - Sigla b
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Figura 51: inquadramento geolitologico dell'area
14.3 Caratteristiche geologiche, morfologiche specifiche del sito
Da un punto di vista strettamente morfologico, si evidenzia che l’area
circostante la miniera conserva i caratteri originari in tutto l’intorno. Lo scavo della
zona di ampliamento non si spingerà oltre il compluvio esistente nel settore ad Est.
Tutti gli altri settori sono stati interessati da scavi e riempimenti e le condizioni
geomorfologiche sono quindi riconducibili a forme antropiche e a processi geomorfici
condizionati prevalentemente da opere antropiche.
All’interno dell’area della miniera alcune zone poste a W in prossimità dello
scavo Bussu Carmine sono state già recuperate.
Per ciò che concerne i fronti di scavo in roccia si osserva che gli stessi si
presentano in condizioni di stabilità date le buone caratteristiche della roccia: sono in
ogni caso osservate le norme specifiche relative alla sicurezza (D.P.R. 128/59). Inoltre
l’elevata coesione ed angolo di attrito rendono conto della stabilità delle pareti anche
in posizione subverticale a breve termine. I litotipi sono in genere coesivi e resistenti
anche all’azione dell’escavatore. In ogni caso considerata l’elevata plasticità assunta
in occasione delle precipitazioni, la presenza di sistemi di fratturazione e di
intercalazioni aventi differenti coesioni, si è ritenuto che ai fini della sicurezza la
pendenza da assumere sui fronti di scavo sia pari a 1:1. e quella delle scarpate in
rimodellamento sia pari a 1:2.
Dal punto di vista geologico si osserva che la campagna significativa di
sondaggi e quella delle indagini geofisiche consente la ricostruzione del giacimento
con una buona accuratezza.
Il modello geologico stratigrafico del giacimento è di seguito riportato e deriva
dall’insieme delle diverse interpolazioni dei sondaggi eseguiti nell’area.
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Figura 52: sezione stratigrafica schematica
Al fine di consentire sia un’adeguata ricerca e sia la taratura delle metodologie
geofisiche, nell’anno 2010 sono stati eseguiti 10 rilievi geoelettrici (a caura del Dott.
geol. Carboni Giancarlo) ad profondità compresa tra i 50 e i 110 m a seconda della
lunghezza dello stendimento utilizzato e per ciascun rilievo sono stati acquisiti dati di
resistività e di caricabilità.
Tutte le indagini geoelettriche sono state supportate da rilievi GPS utilizzando
come riferimenti i punti essenziali di ogni stendimento.
Pur con le dovute cautele si è cercato di modellizzare il settore consci che la
resistività è una proprietà fisica dei materiali che non è in grado di identificare in
modo univoco la natura del materiale stesso; la resistività dei suoli e delle rocce
dipende fortemente dal loro contenuto idrico, dalla presenza di minerali nonché dalla
loro permeabilità.
Per questa ragione la stessa tipologia di roccia può avere range di resistività
molto ampi. In questo scenario le misure di caricabilità forniscono un ulteriore chiave
di lettura in grado spesso di dipanare le ambiguità nell’interpretazione geologica del
dato di resistività.
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Figura 53: principali valori e range di resistività per le litologie
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Figura 54: valori tipici di caricabilità
Figura 55: area investigata con indagini geofisiche
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Figura 56: ubicazione dei profili su foto aerea
Le argille sono in genere caratterizzate da bassi valori di resistitività, che
variano in funzione del loro grado di alterazione e saturazione.
Queste caratteristiche fanno sì che la resistività delle bentoniti si collochi
mediamente all’estremità inferiore (r<3 Ωm) del range di valori delle argille.
In letteratura è noto che una miscela composta dal 75% di bentonite e 25 % di
sabbia abbia una resistività di 2.5 Ωm, ma per poter avere un valore di raffronto
ancora più attendibile si è eseguito un rilievo geoelettrico proprio nel piano di
coltivazione della bentonite pura, dove è stato misurato un valore di resistività medio
di 1.9 Ωm.
La caricabilità è stata misurata attraverso sette finestre di polarizzazione (0.01
sec, 0.02 sec, 0.05 sec, 0.10 sec, 0.25 sec, 0.50 sec e 1.00 sec) con un tempo di
energizzazione di 1.00 sec. Si sono misurati valori di caricabilità limitati a 70 ms,
concordemente alla bassa caricabilità nota per le argille in generale. I suoli
superficiali, proprio a causa della loro composizione e della loro posizione, risultano
facilmente individuabili e sono caratterizzati da valori di resistività più elevati e valori
di caricabilità maggiori rispetto ai livelli di argilla pura, variabili in funzione della loro
granulometria e tenore di umidità.
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Figura 57: tabella dei valori di resistività e caricabilità misurati nel rilievo di taratura
Nei sedimenti sciolti esiste una percentuale ottimale dei minerali d’argilla per
la polarizzazione di membrana: tale concentrazione è compresa tra il 3% e l’8% e
determina la massima polarizzabilità positiva. Le argille pure, data l’inesistenza dei
pori, non polarizzano: esse si caratterizzano per valori di caricabilità compresi tra -10
e 10 ms. Occorre inoltre ricordare che non tutti i minerali d’argilla hanno la stessa
efficacia nell’adsorbimento cationico: la massima efficacia è della montmorillonite con
CEC di 80-150 meq./(100 g), la minima per la caolinite (CEC di 3-15meq./100g). La
distinzione tra i valori negativi e quelli positivi consente di individuare spessori
bentonitici caratterizzati da diverse proprietà fisicomeccaniche: i recenti studi
sembrano ricondurre valori negativi di caricabilità a depositi argillosi sovraconsolidati
e quelli positivi a depositi più porosi. I dieci rilievi geoelettrici sono stati eseguiti
utilizzando due differenti metodologie: il dipolo-dipolo e il quadripolare di
Schlumberger. Infatti mentre la prima è più sensibile nel discernere particolari in
senso orizzontale,la secondo lo è nel distinguere particolari in senso verticale, inoltre
ha una maggiore capacità di investigazione del substrato profondo. La combinazione
di queste due metodologie ha permesso una efficiente discriminazione fino ad una
profondità di circa 100 m della presenza dei livelli bentonitici, nonché di individuare il
substrato roccioso.
I risultati delle indagini geofisiche sono di seguito riassunti dai quali si
evidenzia che i punti più interessanti per la ricerca mineraria sono stati individuati
sulla base dei valori di resistività misurati e indicati nella sezione con delle ellissi a
tratteggio rosso, mentre il giacimento nel suo complesso stato delimitato con linee a
tratteggio giallo.
I dati sono stati parzialmente suffragati anche dai risultati sperimentali delle
campagne di sondaggio e consentono quindi di ricavare una buona conoscenza del
sottosuolo. Ma dai sondaggi eseguiti si è avuto riscontro di ulteriori masse
mineralizzate oltre a quelle segnalate nei profili geofisici. D’altronde questi ultimi
erano stati eseguiti proprio con l’intento di definire puntualmente alcune aree di
indagine diretta.
Di seguito si riportano i profili geofisici di resistività e per sintetizzare
l’esposizione si omettono i grafici dei profili di caricabilità.
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Dal punto di vista geologico si ritiene che le aree siano state sufficientemente
indagate anche con l’ausilio di numerosi sondaggi. Riguardo la qualità delle bentoniti
si osserva che nella sequenza sono comunque rinvenibili diverse tipologie, più o meno
pregiate, che consentono la realizzazione delle diverse miscele utili. Di seguito si
riporta una tabella con indicazione dei comuni parametri analizzati in campo
minerario per le bentonite e i loro valori di riferimento.
Test su bentoniti per fonderia
Umidità (%)
32,3
CaCO3 (%)
4,7
Attivazone Na2CO3 (%)
4,5
Blu di Metilene (mg/g)
425
Rigonfiamento (ml/2g)
28
Resistenza alla compressione (N/cm2)
Resistenza alla trazione (N/cm2)
9,0
0,26
Test su bentoniti per carta
Umidità (%)
31,0
CaCO3 (%)
3,5
Attivazone Na2CO3 (%)
5,0
Blu di Metilene (mg/g)
450
Rigonfiamento (ml/2g)
32
Viscosità
120,0
Sabbia < 75 μm (%)
Magnetite (%)
5,0
0,75
Test su bentoniti per farmaceutica / cosmesi
Umidità (%)
CaCO3 (%)
CEC (Cathionic Exchange Capacity)
Sabbia < 45 μm (%)
31,0
0,8
115
10,0
Metalli Pesanti (mg/kg)
Piombo
4,5
Arsenico
0,8
Manganese
125
Bario
250
Zolfo
85
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14.4 Caratteristiche pedologiche specifiche del sito
Con riferimento all’ambiente pedologico si evidenzia che nel settore
considerato è stato possibile definire le peculiarità tessiturali e strutturali dei pedotipi
presenti nelle aree non ancora interessate dalle attività estrattive solo ed
esclusivamente nell’ambito dell’area in cui si procederà all’ampliamento e in quelle
nelle quali non sono stati eseguiti degli scavi.
Con riferimento alle caratteristiche geopedologiche si osserva che la
descrizione dell’ambiente pedologico del settore è derivata sia dalle indicazioni
bibliografiche che dai rilievi diretti. E’ stato così possibile definire le peculiarità
tessiturali e strutturali dei pedotipi presenti nell’area. L'ambiente pedologico del
territorio deve essere visto in relazione soprattutto alle formazioni geolitologiche
presenti, ai loro diversi aspetti morfologici, vegetazionali, ed al loro uso. Pertanto i
suoli, nell'ambito delle aree di intervento, sono stati suddivisi prevalentemente in
funzione della roccia madre dalla quale derivano e della relativa morfologia. Il livello
tassonomico raggiunto nella classificazione (Soil Taxonomy) è quello del sottogruppo.
E’ stata inoltre effettuata un’analisi delle componenti pedologiche anche attraverso
l’individuazione delle unità paesaggistico-ambientali. In via del tutto generale si rileva
che i suoli risultano fondamentali per le seguenti funzioni:
 assumono un ruolo di grande rilievo nell'accrescimento delle piante e
nell'ampliamento della biodiversità;
 hanno una funzione importantissima nella regimazione delle acque superficiali
e nell'impinguimento delle falde sotterranee.
In via del tutto generale si osserva che secondo la classificazione dei suoli
U.S.D.A. nelle aree in argomento possono essere distinte le seguenti tipologie di suolo.
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Figura 58: tipologie di suolo in funzione delle formazioni affioranti nell'area
In particolare nell’area in esame (che sarà interessata dalle operazioni di
scavo) sono distinguibili suoli ascrivibili secondo la classificazione U.S.D.A. nei TYPIC,
AQUIC, ULTIC PALEXERALFS, subordinatamente XEROFLUVENT, OCHRAQUALFS.
Si tratta di suoli a profilo A-Bt-C, A-Btg-Cg e subordinatamente A-C, profondi al
massimo 1 metro, con tessitura da Franco sabbiosa a franco sabbioso argillosa in
superficie, da franco sabbioso argillosi ad argillosi in profondità, da permeabili a poco
permeabili, da subacidi ad acidi, da saturi a denaturati (nella carta si osservi la sigla
I1). Presentano talora un eccesso di scheletro, drenaggio da lento a molto lento,
moderato pericolo di erosione.La classe di capacità d’uso è III-IV
Nell’area a Est si distinguono TYPIC, VERTIC, AQUIC E MOLLIC
XEROFLUVENTS, subordinatamente XEROCHREPTS. Si tratta di suoli con profili A-C
e subordinatamente A-Bw-C, profondi, da sabbioso franchi a franco argillosi, da
permeabili a poco permeabili, neutri, saturi (Sigla L1). A tratti presentano eccesso di
scheletro, drenaggio lento, pericolo di inondazione. La classe di capacità d’uso è la I-II
14.5 Stima degli impatti
L’occupazione del suolo è media a causa della dimensione degli scavi di ampliamento
e di quelli già realizzati.
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Non si prevede però alcuna modifica nella fruizione del territorio se non
temporaneamente in funzione della durata delle attività di scavo. E’ già stata
dismessa inoltre l’attività zootecnica esistente sul lato Est che è stata di fatto
acquisita dal committente.
Più importanti sono i problemi legati alla temporanea mobilitazione delle quantità di
materiale; alla temporanea modifica morfologica dell’area e delle forme originali ma il
ripristino contemporaneo alle fasi estrattive a cominciare dal settore a tergo della
coltivazione, cercherà di recuperare una forma complessiva quanto più naturale
possibile.
Al termine della vigenza la dismissione e la riabilitazione consentiranno pertanto la
piena disponibilità del sito per qualsiasi attività diversificata. Sarà garantito infatti il
recupero degli strati del suolo e lo stendimento di almeno 30 cm del medesimo
eventualmente additivato così come meglio esplicitato nel paragrafo della presente
relativo alle attività di recupero ambientale
Si tratta comunque di un impatto temporaneo quasi completamente reversibile a
seguito del modellamento.
Non si evidenziano potenziali impatti da metalli pesanti sul suolo e sottosuolo
derivabili dalle attività previste. Non sono quindi previste variazioni composizionali
delle loro caratteristiche.
Anche a seguito delle attività non si raggiungerà la capacità di carico dell’ambiente
geomorfologico.
14.6 aspetti qualificanti del progetto in relazione alla mitigazione degli impatti
sull’assetto geologico-geomorfologico
Il progetto prevede il modellamento e il ripristino del sito interessato dalle attività di
scavo, in maniera contestuale alle fasi di coltivazione anche attraverso lo spandimento
del terreno vegetale o comunque di un mix appropriato in grado di consentire la totale
stabilizzazione delle aree interessate dalla ricarica mediante inerbimento naturale o
eventualmente semina.
Gli studi geotecnici indicano anche le pendenze più appropriate da assegnare ai fronti
sia durante le operazioni di scavo, sia al termine dello scavo, interrompendo la
continuità degli stessi o i cigli in modo da facilitare l’accumulo dei materiali utilizzati
nel recupero.
Inoltre gli interventi di regimazione delle acque superficiali, il dimensionamento e il
corretto inserimento nella rete naturale di drenaggio garantiranno una maggiore
stabilità geomorfologica del sito per effetto della mancata interazione dell’acqua e delle
sue pressioni sulle aree coltivate o sulle ricariche. Verrà quindi garantita la tutela
della risorsa suolo dall’erosione in quanto le pendenze assegnate in maniera definitiva
sono al massimo del 3%
14.7 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata anche se sostanzialmente modificata e quindi l’assegnazione specifica è
di grado medio.
Gli studi condotti sul sito hanno permesso di verificare l’idoneità geologica e
geotecnica alla realizzazione dell’opera, nonché la natura, la quantità e le
caratteristiche dei materiali da estrarre. L’occupazione del suolo è media a causa della
dimensione degli scavi e riempimenti sia già realizzati che da realizzare anche se la
localizzazione della cava è senza dubbio interessante visto che esso va a collocarsi in
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un’ampia e idonea area distante dai centri abitati. Gli impatti sul consumo del suolo e
sulla stabilità geomorfologica sono comunque da considerare lievi e comunque
parzialmente reversibili anche in funzione delle modalità esecutive dei lavori, specie
dell’adozione di pendenze appropriate nel rimodellamento e nelle fasi operative.
15. VEGETAZIONE FLORA E FAUNA, ECOSISTEMI ED AREE NATURALI
PROTETTE
Il presente capitolo descrive i principali sistemi naturali che possono subire impatti
derivanti dalla prosecuzione delle attività.
Esso si articola nei seguenti cinque paragrafi:
 quadro normativo di riferimento;
 ambiente naturale, flora e fauna nel territorio oggetto di intervento;
 interazioni tra opera in progetto e aree naturali protette;
 sintesi.
15.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative che riguardano la tutela delle aree naturali protette sono (in
ordine cronologico):
 la Direttiva del Consiglio (79/409/CEE) del 2 aprile 1979 concernente la
conservazione degli uccelli selvatici;
 la L. 6 dicembre 1991, n. 394 “Legge quadro sulle aree protette”;
 la Del. (Ambiente) 2 dicembre 1996 “Classificazione delle aree protette”;
 il D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 “Regolamento recante attuazione della
direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e
seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche”;
 il T.U. 42/04 (ex D.Lgs. 29 ottobre 1999, n. 490 “Testo unico delle disposizioni
legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della
legge 8 ottobre 1997, n.352”;
 il D.M. (Ambiente) 3 aprile 2000 “Elenco delle zone di protezione speciale
designate ai sensi della direttiva 79/409/CEE e dei siti di importanza
comunitaria proposti ai sensi della direttiva 92/43/CEE”;
 il D.M. 3 settembre 2002, n. 204 “Linee guida per la gestione dei siti Natura
2000”;
 il D.P.R. 12 marzo 2003, n. 120 “Regolamento recante modifiche ed integrazioni
al decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357,
concernente attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione
degli habitat naturali e seminaturali, nonchè della flora e della fauna
selvatiche”;
 il Provvedimento (Conferenza Stato-Regioni) 24 luglio 2003 “Approvazione del
V aggiornamento dell'elenco ufficiale delle aree naturali protette, ai sensi del
combinato disposto dell'art. 3, comma 4, lettera c), della legge 6 dicembre 1991,
n. 394, e dell'art. 7, comma 1, del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281”;
 il D.M. (Ambiente) 25 marzo 2005 “Elenco dei proposti siti di importanza
comunitaria per la regione biogeografica mediterranea, ai sensi della direttiva n.
92/43/CEE”;
 il D.M. (Ambiente) 25 marzo 2005 “Elenco delle Zone di Protezione Speciale, ai
sensi della direttiva n. 79/409/CEE”.
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15.2 Ambiente naturale, flora e fauna nel territorio in oggetto
15.2.1 Territorio
Nell’area di intervento non si distinguono aree tutelate per specificità relative agli
ecosistemi, flora, fauna. Con riferimento all’ambiente naturale specifico del sito
oggetto dell’intervento progettuale, si evidenzia che l’allegata carta dell’uso reale del
suolo risulta pienamente valida per quanto riguarda le occupazioni d’uso del suolo.
Dall’esame della cartografia si evince che nell’area circostante la miniera (che tra
l’altro risulta individuata con il codice 131) si rilevano le seguenti tipologie di uso del
suolo identificate secondo la codifica ufficiale:






1122: fabbricati rurali
131: cantieri
2121: seminativi semplici e colture orticole a pieno campo
3111: bosco di latifoglie con copertura arborea dal 20% al 50%
3231: macchia mediterranea
3222: formazioni di ripa non arboree
Figura 59: Carta dell'uso reale del suolo
La perimetrazione riportata nella tavola precedente deriva dall’uso del suolo
regionale aggiornato all’anno 2008. L’intervento di ampliamento e prosecuzione della
coltivazione andrà ad interessare unicamente le aree classificate 2121, prive di
vegetazione.
Per ciò che concerne gli aspetti legati agli ecosistemi, in via del tutto generale si
osserva che le attività di scavo in generale hanno scarsamente influenzato in passato
in modo pronunciato e continuano al momento a non influenzare in modo non
particolarmente efficace il quadro ambientale e paesaggistico. Viceversa è
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l’antropizzazione dei luoghi che ha già di per se stesso modificato l’assetto ambientale
e paesaggistico del settore.
La conseguente antropizzazione delle aree che in genere rappresenta un ulteriore
aspetto di pericolo per gli ecosistemi, non rappresenta però tuttora l’elemento
predominante di compromissione. I biotopi presenti comprendono alcune zone a
macchia mediterranea e vegetazione riparali limitate ai principali corsi d'acqua
superficiali a carattere esclusivamente torrentizio già individuati nel paragrafo relativo
all’ambiente idrico e sui quali non si ravvisano effetti negativi sulla qualità dei
sedimenti e delle acque.
15.2.2 Flora e fauna
Date le condizioni climatiche e la posizione geografica, la fisionomia, struttura e
caratterizzazione floristica dello stadio maturo di questa zona è data da microboschi
climatofili sempreverdi a Quercus Ilex e Quercus suber. Nello strato arbustivo sono
presenti alcune caducifoglie come Pyrus spinosa e Crataegus monogyna oltre ad
entità termofile come Myrtus communis subsp. Communis, Pistacia lentiscus e
Rhamnus alaternus.
Nello strato erbaceo le specie più abbondanti sono Arisarum vulgare, Arum italicum e
Brachypodium retusum.
La serie si sviluppa in particolare su substrati argillosi a matrice mista calcicola
silicicola.
Le formazioni di sostituzione sono rappresentate da arbusteti densi di taglia elevata a
Pistacia lentiscus, Rhamnus alaternus, Pyrus spinosa, Crataegus monogyna, Myrtus
communis subsp. Communis e da praterie emicriptofitiche e geofisiche, a fioritura
autunnale, dell’associazione Scillo obtusifoliae – Bellidetum sylvestris.
La fauna del settore è quella tipica dell’entroterra; si riscontrano quindi solo gli
animali che vengono preservati quali martore, gatti selvatici
15.3 Interazioni tra opera in progetto e aree naturali protette
Il sito nel quale si procederà alla prosecuzione della coltivazione non ricade all’interno
del perimetro di alcuna area naturale protetta così come definita in accordo con la
normativa vigente.
In considerazione delle significative distanze che separano l’opera in progetto dai siti
tutelati e i trascurabili impatti in aria e acqua connessi all’operatività della miniera,
non si rilevano particolari interazioni a danno del patrimonio ambientale tutelato.
Infatti:
 le distanze relative comunque superiori a 300 m dalle zone tutelate dai SIC;
 l’eventuale polverosità dovuta all’attività non si trasmette a simili distanze e le
emissioni non sono comunque inquinanti;
 non esiste alcuna produzione di rifiuti di processo; tutti i materiali
classificabili terre e rocce da scavo saranno infatti caratterizzati e reimpiegati
per le fasi di recupero ambientale;
Per quanto riguarda l’impatto sulla flora si prevede un impatto irrilevante dovuto alla
mancanza di vegetazione. Pur tuttavia si osserva che le operazioni di recupero
ambientale che prevedono inoltre la ricostituzione dei suoli per le normali attività
agricole garantirà la reversibilità di qualsiasi processo. Per ciò che concerne gli
ulteriori impatti si rileva il perdurare di una situazione oramai compromessa da
tempo e che ha raggiunto un equilibrio globale in funzione della rumorosità e delle
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mutate condizioni ambientali delle aree per effetto della forte antropizzazione dei
luoghi.
15.4 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado massimo.
Nell’area della miniera non sono presenti aree protette e le aree di tutela sono poste in
prossimità delle zone costiere ad Ovest del sito. In considerazione delle trascurabili
emissioni connesse all’operatività della miniera non si rilevano particolari interazioni
a danno del patrimonio naturale locale. Al fine di limitare al massimo l’impatto dei
lavori sugli ecosistemi e sistemi faunistici e floristici analizzati sarà comunque
necessario eseguire correttamente quanto prevede il progetto di recupero ambientale e
in particolare ricostituire lo strato erbaceo così come più volte richiamato, vera cellula
di partenza per la ricostituzione degli ecosistemi oltre all’esecuzione delle opere di
drenaggio e conservazione delle attuali linee di scorrimento delle acque superficiali e
dei relativi ecosistemi.
16 RUMORE
Il presente capitolo è specificatamente dedicato al rumore connesso all’esecuzione dei
lavori e quindi alla fase di esercizio della miniera. Esso si articola nei seguenti tre
paragrafi:
 quadro normativo di riferimento;
 clima acustico nell’area vasta;
 stima degli impatti;
 sintesi
16.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative di riferimento per quanto riguarda il clima acustico sono:
 L. 26 ottobre 1995, n. 447 “Legge quadro sull’inquinamento acustico”;
 D.P.C.M. 1 marzo 1991 “Limiti massimi di esposizione al rumore negli
ambienti abitativi e nell’ambiente esterno”;
 D.P.C.M. 14 novembre 1997 “Determinazione dei valori limite delle sorgenti
sonore”.
 Decreto 24 luglio 2006: “Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e
del mare. Modifiche dell’allegato I – Parte b, del decreto legislativo 4 settembre
2002, n. 262, relativo all’emissione acustica ambientale delle macchine ed
attrezzature destinate al funzionamento all’esterno. (GU n. 182 del 7-8-2006)”
Secondo il D.P.C.M. 14 novembre 1997, tabella A, l’area della miniera potrebbe essere
considerata esclusivamente nella classe VI, come “area esclusivamente industriale”. I
limiti acustici indicati per tale classe nelle Tabelle B e C del Decreto, sono di 70 dB(A)
nella fascia diurna e notturna come valori limite ed assoluti di emissione.
16.2 Clima acustico nell’area vasta
Per ciò che concerne il clima acustico si utilizzano i dati relativi alla relazione di
previsione di impatto acustico ambientale redatta per la miniera in esame a già agli
atti dell’Ente in quanto trasmessa nell’anno 2010.
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L’area in concessione ricade all’interno del territorio comunale di Sassari e appartiene
alla classe terza, ossia aree di tipo misto il cui limite di riferimento diurno è pari a 60
dB(A) mentre quello notturno 50 db(A).
Nell’area in esame non si riscontra la presenza di ricettori in classe I e I; si rileva
inoltre che nell’area sono dislocate tre costruzioni con caratteristiche di abitazione e
di seguito denominate ricettore 1, ricettore 2 e ricettore 3. Il ricettore 1 è posto in
prossimità degli uffici della miniera, il ricettore 2 è invece rappresentata dalla fattoria
recentemente acquisita dalla società committente e che pertanto è già stata dismessa,
mentre il ricettore 3 è rappresentato dalla fattoria Bussu.
Le sorgenti sonore esistenti individuate nell’area di intervento sono le seguenti:
1. la generazione di rumore derivante dal passaggio sporadico di
autovetture o mezzi agricoli o connessi agli allevamenti sulle strade
sterrate che conducono ai vari fondi;
2. la generazione di rumore derivante dalla presenza di impianti e
macchinari utilizzati dalle aziende localizzate nell’area;
3. la generazione di rumore derivante dalla presenza di capi bovini ed ovini
delle aziende di cui fanno parte i tre ricettori
Le misurazioni fonometriche sono state eseguite in data 18/11/2009 mentre erano in
piena attività tutti i macchinari della miniera.
Per i risultati si rimanda alla relazione fonometrica allegata alla presente
Si evidenzia che l’area di miniera è attualmente perimetrata e dotata di appositi
cartelli ammonitori nei casi i valori rilevati dalle misurazioni previste dalle normative
vigenti abbiano superato il valore limite prescritto (87 Db). Si evidenzia comunque la
scarsa o inesistente possibilità di inquinamento acustico nell’ambiente circostante,
vista la lontananza da centri abitati.
La rumorosità di fondo è comunque variabile in funzione della zona operativa, della
ventosità e della tipicità di produzione.
16.3 Stima degli impatti
Per quanto riguarda i rumori, durante le attività, la generazione di emissioni
acustiche con impatti di tipo reversibile ed entità trascurabili, potrà essere imputabile
unicamente al funzionamento di macchinari di varia natura, quali, pale cingolate e
gommate, escavatori ecc., e al movimento dei mezzi pesanti quali autocarri per il
trasporto di materiali, movimenti terra.
Il rumore emesso nel corso dei lavori sarà caratterizzato dalla natura intermittente e
temporanea degli stessi e in funzione dell’ubicazione della zona di intervento.
Di seguito si riportano i valori stimati di alcuni macchinari solitamente utilizzati in
fase operativa:
- escavatori: 80 Leq dB(A) a 10 m;
- autocarro: 80 Leq dB(A) a 10 m;
- pale meccaniche: 70 Leq dB(A) a 10 m.
Si osserva che le sorgenti di rumore sono esclusivamente i mezzi di scavo e
movimentazione del materiale e i mezzi di trasporto del materiale. Nella relazione
fonometrica si conclude che allo stato attuale e con le considerazioni contenute nella
relazione non si ritengono necessari interventi per limitare i livelli di immissione.
Per il contenimento dei rumori in fase operativa è prevista l’adozione di limiti di
velocità e il mantenimento in accensione dei mezzi solo quando effettivamente
necessari. Per quanto riguarda le vibrazioni data l’ubicazione della miniera rispetto ai
recettori potenziali sensibili, si può escludere qualsiasi previsione di impatto
sull’ambiente circostante. Ciò nonostante, saranno predisposte campagne di misura
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periodiche all’interno della miniera per la verifica del rispetto della normativa in
materia. Si esclude comunque qualsiasi tipo di interferenza sonora e impatto.
L’attività è comunque assente nelle ore notturne. Il rumore non è quasi mai causa di
degrado di ecosistemi, a meno che all’interno di essi non vivano specie
particolarmente sensibili. L’ambiente naturale ricadente nelle aree circostante la
miniera è popolato, come già specificato, da specie non particolarmente sensibili a
livelli di rumore ambientale non troppo alti.
16.4 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado massimo.
Gli impatti più significativi della miniera sull’ambiente acustico riguarderanno le fasi
operative e saranno dovuti all’utilizzo di macchinari di diversa natura che verranno
impiegati nelle produzioni e trasporti. Gli impatti saranno di entità trascurabile in
quanto non incrementano il rumore di fondo già attualmente presente che può essere
considerato minimo. Non si rilevano ulteriori fonti di rumore oltre ai macchinari
normalmente usati.
17 ASPETTI PAESAGGISTICI E IMPATTO VISIVO
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla descrizione dello stato attuale del
paesaggio, agli impatti visivi indotti dalla realizzazione dell’opera e alla loro
mitigazione.
Esso si articola nei seguenti quattro paragrafi:
 quadro di riferimento normativo;
 stato attuale del paesaggio;
 stima degli impatti;
 sintesi.
17.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative di riferimento per quanto riguarda il paesaggio sono:
 D.Lgs. 42/04 recante il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ai sensi
dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002 n° 137,
 L.R. 25/11/2004 n° 8, Piano Paesaggistico Regionale
17.2 Stato attuale del paesaggio
La miniera è localizzata in prossimità della S.P. n° 65 dalla quale però non è visibile
per effetto del mascheramento morfologico sia dei cumuli esistenti nel piazzale di
cava, sia per il fatto che la tipologia di miniera è quella a fossa e sia per la presenza di
una debole collina che maschera la visibilità dai settori Est.
Il piazzale più elevato della miniera è situato ad una quota media di circa 50 metri
s.l.m. e la stessa si svilupperà con previsione di una quota minima di scavo pari a + 6
metri s.l.m. Nell’intorno non sono evidenti aree di interesse paesaggistico dalle quali
sia possibile scorgere l’area mineraria.
Con riferimento alla fig. 61 si osservi come la visibilità dello scavo attuale sia impedita
proprio dal rilievo collinare esistente
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Mascheramento scavo
ad opera dei cumuli
S.P. n° 65
Figura 60: visibilità dall'area degli uffici
Figura 61: visibilità attuale dalla S.P. 65
17.3 Stima degli impatti
La posizione della miniera determina un impatto visivo contenuto dovuto alla
morfologia del territorio e alla tipologia di scavo. L’impatto paesaggistico è
estremamente ridotto anche per effetto della posizione della miniera che impedisce
pertanto l’osservazione della stessa da punti di vista o singolarità di importanza
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pubblica. La visione è radente data la presenza di un’estesa pianura antistante sulla
quale sono talora presenti elementi arborei e arbustivi che mitigano la visibilità. Di
conseguenza le modificazioni paesaggistiche di rilievo sono legate solo alla presenza
degli scavi osservabili dalle aree immediatamente confinanti con la miniera e
localizzate in prossimità della S.P. 65. Considerando comunque la localizzazione
dell’opera e quindi la difficile osservazione della stessa dagli altri settori contermini,
ne risulta un impatto tuttavia trascurabile; l’angolo solido di visione da punti di
visuale pubblica è infatti estremamente ridotto a causa della morfologia del settore e
del mascheramento naturale offerto dalla vegetazione presente che in un ambito
pianeggiante come quello in questione, mitiga sensibilmente la visibilità con coni visivi
ridotti e saltuari. Di seguito si riportano alcun fotogrammi che evidenziano l’impatto
di visibilità dalla viabilità circostante. Il quadro grafico di riferimento dei punti di
presa è riportato nella fig. 67
Figura 62: visibilità dalla S.P. 65
Figura 63: visibilità dalla strada Statale 291
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Figura 64: visibilità dalla Strada Statale 291
Figura 65: Visibilità dall'incrocio S.P. 65 - S.P. 42
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Figura 66: Visibilità dalla S.P. 65
Figura 67: punti di scatto delle fotografie
Dai fotogrammi si osserva che l’impatto dalla viabilità principale circostante è
pressoché nullo.La forma di impatto più diffusa della miniera, visibile solo dall’interno
della medesima, è dovuta in generale al contrasto cromatico tra le pareti nude della
stessa e la pianura circostante. In ogni caso si osserva che il recupero ambientale
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contestuale alle fasi di coltivazione attenuerà tale disturbo. La visibilità della zona di
ampliamento permetterà la visibilità dalla S.P. 65 nel tratto posto a ridosso della
medesima. Al fine di contenere l’impatto sarà comunque sufficiente, data la visione
radente, la realizzazione di un piccolo cordolo in terra. Per la mitigazione della
visibilità è prevista l’adozione di metodologie di coltivazione particolari che consentono
di ridurre le aree “in vista” mediante azioni di recupero contestuali o aventi un
minimo sfasamento temporale con le escavazioni; sono inoltre previste azioni di
mimetizzazione quali la creazione di quinte visive (in terra parallelamente alla viabilità
di accesso) .Al fine di ottenere il miglior inserimento nel paesaggio, in fase finale si
cercherà di sviluppare un’azione positiva nella ricerca della massima varietà
morfologica della superficie rimodellata così come esplicitato precedentemente nella
sezione del recupero ambientale. Nello specifico possono saranno quindi essere
previste operazioni di scavo e recupero ambientale da attuare in maniera
contemporanea o con minimo sfasamento. In fase finale, a seguito degli interventi di
recupero ambientale, la visibilità e l’impatto delle attività risulterà minimo o nullo. Si
osservi infatti come, anche con riferimento alla sequenza delle fotografie riportate in
allegato, come l’intervento di sistemazione finale di rimodellamento consenta di
recuperare sensibilmente le cadenze naturali del paesaggio circostante. Di seguito si
riportano alcune simulazione esemplificative. Con riferimento alla fig. n° 46 si simula
una situazione avanzata di coltivazione.
Figura 68: simulazione fase avanzata veduta da NNE
Figura 69: simulazione fase avanzata veduta da NE
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Figura 70: situazione attuale (rif. ortofoto 2006)
Figura 71: simulazione recupero
17.4 Sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado medio.
La cava si sviluppa in un settore che morfologicamente si presta al mascheramento
sia per la posizione che la tipologia di escavazione.
La stessa non è visibile neanche dalla S.P. 65 se non nelle immediate vicinanze dalla
quale si potrà comunque effettuare il mascheramento, data la visione radente, con un
cordolo di terra.
L’adozione di azioni di mimetizzazione con vari sistemi sia in fase operativa che finale
permetterà di limitare l’impatto visivo sul paesaggio locale e sulle infrastrutture lineari
e puntuali presenti. La soluzione di recupero finale prevede l’inserimento armonioso
nel settore agricolo circostante.
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18. BENI MATERIALI E PATRIMONIO STORICO - CULTURALE
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla descrizione della presenza e
importanza dei beni archeologici e storico artistici presenti nell’intorno dell’area della
miniera, agli impatti indotti dalla realizzazione dell’opera e alla loro mitigazione.
Esso si articola nei seguenti tre paragrafi:
 quadro di riferimento normativo;
 descrizione dei beni archeologici e stima degli impatti
 sintesi.
18.1 Quadro normativo di riferimento
Le principali normative di riferimento per quanto riguarda i Beni indicati sono:
 D.Lgs. 42/04 recante il “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio ai sensi
dell’art. 10 della legge 6 luglio 2002 n° 137,
18.2. Descrizione dei beni archeologici e stima degli impatti
Il territorio di Sassari, vista la sua vastità, presenta numerose testimonianze
archeologiche anche di età prenuragica. Pur tuttavia si osserva che nell’area di
escavazione e negli immediati dintorni non si osservano beni archeologici. Le uniche
testimonianze di età nuragica sono ubicate a NE dell’area mineraria e comunque si
tratta di nuraghi semplici monotorre semidistrutti o comunque in stato di abbandono.
L’ubicazione degli stessi è riportata nella figura n° 72
18.3 Sintesi.
Dall’analisi della componente archeologica emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado massimo. L’impatto sui beni
archeologici e storico artistici esterni all’area della miniera, è da ritenere basso o
nullo. La capacità di carico non è superata; non si ritiene quindi siano necessarie
particolari azioni di mitigazione per contenere gli eventuali impatti.
Beni archeologici
miniera
Figura 72: distribuzione dei beni archeologici
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19. DESTINAZIONE D’USO DEL TERRITORIO, ASSETTO
ECONOMICO E ASSETTO GENERALE DELLA VIABILITÀ
SOCIO
Il presente capitolo è specificatamente dedicato alla descrizione della destinazione
d’uso del territorio con riferimento all’assetto socio economico e all’assetto generale
della viabilità, alle interferenze delle attività con il sistema indicato e alla realizzazione
delle opere di mitigazione.
Esso si articola nei seguenti tre paragrafi:
 descrizione dell’uso del territorio, dell’assetto socio economico e della viabilità
 descrizione degli impatti

sintesi.
19.1 descrizione dell’uso del territorio, assetto socio economico e della viabilità
Dal PdF del comune di Sassari emerge che sin dall’atto della sua
approvazione, la destinazione d’uso del territorio in cui è ubicata la cava è quella E
agricola. Di seguito si riportano alcune indicazioni riguardo l’uso generale del
territorio e le caratteristiche demografiche dello stesso tratte da analisi e censimenti
ufficiali aggiornati dell’assetto socio economico. Il comune di Sassari conta 130.658
abitanti (al 31.12.2010), per una superficie pari a 546,08 km² ed una densità di 239,2
abitanti/km². L'agglomerato urbano (considerando in centri limitrofi vicini) ha
raggiunto a settembre del 2010 i 198.528 abitanti con una densità di 2.206 ab/km².
La particolarità di questo sistema urbanizzato è quello della somiglianza con alcune
MSA (Metropolitan Statistical Areas) statunitensi, dove l'area urbana centrale, senza
soluzione di continuità, è circondata da un agro fortemente urbanizzato e dai comuni
limitrofi. L'area metropolitana ha 275.000 abitanti.
Con riferimento all’evoluzione demografica si osserva che la città di Sassari è
cresciuta negli ultimi nove anni di 9.929 abitanti. Questo boom demografico in realtà
è dovuto in massima parte alle rettifiche post-censuarie (+7.629 unità) e solo in
minima parte (+2.300 unità), a normali eventi demografici (saldo naturale+saldo
migratorio). Nel corso del 2010 la popolazione è continuata a crescere 130.658
(massimo storico).
La crescita è dovuta in massima parte al saldo migratorio positivo (+262) per effetto di
2.198 iscrizioni e 1.936 cancellazioni e in minima parte al saldo naturale (+30) frutto
di 1.040 nascite e 1.010 decessi. Rispetto all'anno precedente diminuiscono
leggermente le nascite (-16) e considerevolmente i decessi (-148). Anche Sassari, come
tante città italiane continua ad "invecchiare", diminuiscono le nascite e aumenta il
numero dei morti per effetto dell' aumento del numero degli anziani.Si stima che nel
2050 Sassari avrà 650 nati e ben 2 200 morti ed una popolazione di poco più 118 000
abitanti. Continua a crescere il numero degli stranieri (+441) raggiungendo le 2.709
unità.
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Figura 73: popolazione città di Sassari: dati ISTAT 31/12/2010
Il sistema produttivo del Nord Sardegna si caratterizza, a fine 2010, per oltre 56.700
imprese (il 33% del totale delle imprese registrate nell’Isola), presenti nei diversi
settori di attività economica, dall’agricoltura all’industria e ai servizi. Oltre 34.400
imprese risultano localizzate in provincia di Sassari.
Il sistema imprenditoriale del Nord Sardegna e in particolare del sassarese se
rapportato alle altre province è comunque nel complesso buono sebbene si noti che i
tassi di crescita siano stati comunque in decremento sino all’anno 2009 e con una
sostanziale ripresa nell’anno 2010 (dati C.C.I.A.A.)
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Figura 74: quadro di sintesi del sistema imprenditoriale sassarese
Figura 75: tasso di crescita del sistema imprenditoriale
Nel solo comune di Sassari si registrano 13.840 imprese di cui attive 10.967.
Nell’anno 2010 ci sono state 903 iscrizioni e 710 cessazioni; il tasso di crescita è
quindi stato del 1.41%.
Nell’ambito dei diversi settori di attività economica, nella provincia di Sassari si
registrano 45 imprese che si occupano di estrazione di minerali di cui attive 21.
Nell’anno 2010 non c’è stata alcuna nuova iscrizione mentre è stata registrata la
cessazione di n° 2 imprese con un tasso quindi negativo di crescita pari a – 4.44%.
Lo stesso dato rapportato al comune di Sassari evidenzia che nel comune sono
presenti n° 7 imprese che si occupano di estrazione mineraria. E’ evidente che
l’attività svolta dalla S.S.B. s.r.l. è di importanza strategica nel comparto industriale
estrattivo se rapportato al totale delle imprese esistenti.
Venendo alla descrizione dei trasporti si osserva che con riferimento alla navigazione,
servizio di importanza strategica per il settore estrattivo in questione i dati riferiti
all’anno 2009 e 2010 evidenziano per il porto di Portotorres una variazione
percentuale positiva per le partenze nel settore merci.
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Figura 76: movimento della navigazione nel porto di Portotorres (fonte C.C.I.A.A.)
Il Porto di Portotorres è facilmente raggiungibile dalla S.P. 65 e successivamente dalla
fitta rete viaria presente nel settore.
Considerando l’import-export per settore di attività economica per l’anno 2010, si
osserva che le attività legate all’estrazione di cave e miniere nella provincia di Sassari
riportano un saldo negativo.
Per ciò che concerne la forza lavoro si ha a disposizione un dato generale legato alla
provincia dal quale emerge un tasso di disoccupazione di circa il 16.4% (fonte ISTAT)
Figura 77: tasso di attività, occupazione e disoccupazione
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19.2 Descrizione degli impatti
L’impatto sulla destinazione d’uso del territorio è di medio-bassa entità in quanto le
interazione tra l’attività di miniera e le attività socio economiche sono lievi. Si
evidenzia che comunque, in rapporto alle attività socio-economiche, la prosecuzione
dell’attività di miniera consentirà la sopravvivenza delle attività di diverse imprese, in
un territorio che è al momento comunque non particolarmente ricco di iniziative.
Le attività continue e stabili, come quella proposta, contribuiscono a smorzare seppur
in maniera non particolarmente rilevante, l’oscillazione nell’occupazione, mantenendo
viva l’economia durante tutto l’anno.
Con riferimento alla viabilità si osserva che dall’analisi della produzione si assumono i
seguenti dati di base:
- ciclo di un mezzo d’opera comprensivo delle fasi di carico, trasporto nel raggio
max di 20 km dalla miniera, e rientro alla miniera: max 1.5 ore.
- Previsione di almeno 5 cicli/die
- Per una portata di 18 mc/mezzo si ottiene una volumetria giornaliera
movimentabile per singolo mezzo pari a 90 mc circa
- Volumetria annua per singolo mezzo ripartita su 220 giorni lavorativi pari a ca.
20.000 mc
Da quanto sinora esposto ne deriva che a fronte della produzione annua prevista si
possa verificare un flusso massimo di ca. 10 mezzi giorno sulla viabilità circostante e
che quindi gli impatti siano contenuti se rapportati ai flussi veicolari esistenti.
19.3 elementi economici del progetto
Considerando che il costo totale di produzione, ottenuto in funzione dei parametri
analizzati (nolo, consumi mezzi etc.) e secondo le diverse fasi di produzione indicate,
è pari a €/tonn 7.00, comprendendo tutti i costi di gestione, ammortamenti,
fidejussioni, interessi passivi, recupero ambientale, ecc. si evidenzia che il costo totale
da sostenere per la produzione di ca. 280.000 tonn/anno lordi in banco di argille può
essere stimato in € 1.960.000 ca.
Al fine di sommare i costi di recupero ambientale da sommare ai costi di produzione,
si considerano le seguenti voci (riportate su una superficie di circa 40 ha stimata al
netto dei recuperi che saranno attuati sino alla definizione ed approvazione del piano)
Miniera S’Aliderru. Superficie considerata ha 40.0 ha
Descrizione
U. M.
OPERE di
TRASFORMAZIONE
AGRARIA
Leggera
sistemazione
superficiale di terreni con lama
livellatrice portata/trainata da
trattrice della potenza di 60-80
Hp.
Ha
PREZZI (€)
€
303,33
QUANTITA'
40.0
IMPORTO
€
12.133,20
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Sistemazione di terreno con
modesti movimenti di terra
(entro 400 mc) onde eliminare
dossi ed avvallamenti ivi
compreso formazione di scoline
a carattere annuale.
Semina
e
concimazione
eseguita con trattrice gommata e
seminatrice
con
spandiconcime; (il seme e il
fertilizzante saranno liquidati in
base
a
fattura):
a - per trasporto e distribuzione
b - per acquisto di seme e
concimi
misura
massima
accessibile (* la scelta del seme
deve essere indirizzata verso
specie e/o cultivar di origine
locale o quanto meno di
ambienti similari sotto l'aspetto
pedologico e climatico)
Costipamento post-semina,
eseguito con erpice a rulli lisci o
dentati, rigido o snodato
accoppiato a trattrice gommata.
Ha
€
621,83
40.0
Ha
€
101,14
40.0
Ha
€
286,22
40.0
€
11.488,80
Ha
€
68,17
40.0
€
2.726,80
30.000
mc
€
10,00
€
300.000,00
€
355.267,60
€
645.000,00
€
355.267,60
€
35.526,76
€
390.794,36
€
82.066,81
TOTALE COMPLESSIVO 1
€
472.861,17
INVESTI. (3)
€
645.000,00
TOTALE COMPLESSIVO
€
1.117.861,17
Acquisto terra vegetale
SUB TOTALE 1
INVESTIMENTO
NECESSARIO ALLA
PROSECUZIONE (3)
Acquisti fabbricati rurali ed
attrezzature demolizione
fabbricati e smaltimento
SUBTOTALE 1
RIVALUTAZIONE PREZZI
%
10
SUBTOTALE
IVA
%
21
€
24.873,20
€
4.045,60
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I costi totali del recupero ambientale e degli acquisti vari dei terreni e
fabbricati, ammontano a 1.117.861,17 Euro, che corrispondono ad un costo annuo di
ca. € 66.000. I costi di reperimento delle terre e rocce da scavo non sono computati
ma gli stessi, ipotizzando anche una attività complessiva di produzione di 3.000.000
di mc di materiali dai siti indicati e adiacenti all’area estrattiva, al costo di 3,0/mc
inciderebbe per circa 10.000.000 di euro pari ad un costo di circa 450.000 euro l’anno
Il totale stimato annuo per le attività di produzione di circa 280.000 tonn e
per il recupero è quindi pari a € 1.960.000 + 66.000 = € 2.026.000 circa. Il prezzo di
vendita è differenziato per tipologia. In ogni caso considerando un prezzo medio di €
30/tonn si avrebbe un ricavo pari a € 8.400.000/anno
Grezzo per fonderia € / tonn. 25,00
Grezzo bianco € / tonn. 50,00
Prodotto finito per fonderia € / tonn. 50
Prodotto finito bianco € / tonn. 100
che porta alla conclusione che l’iniziativa risulta economicamente sostenibile.
Per ciò che concerne l’analisi costi benefici dell’iniziativa si osserva che al
fine di valutare la sostenibilità dell’intervento si utilizzeranno più criteri che integrano
fra loro più dimensioni. La realtà dell’iniziativa è caratterizzata da una media
complessità. Quest’ultima può essere intesa sia come complessità ontologica (propria
del sistema osservato) e sia come complessità epistemologica (che deriva dal soggetto
che osserva il sistema).
Dal concetto di complessità ontologica deriva quello di incommensurabilità
tecnica, che può essere definita come impossibilità di trovare una misura comune
attraverso valori plurali: dunque, se si vogliono valutare gli effetti della prosecuzione
della cava, non si può utilizzare il solo linguaggio monetario, ma anche l’insieme dei
valori che non possono essere ridotti a questo linguaggio (come la perdita ad esempio
del valore estetico di un’area). Dalla complessità epistemologica deriva il concetto di
incommensurabilità sociale: diversi gruppi sociali possiedono percezioni diverse
riguardo a uno stesso sistema. Dunque, per valutare una certa decisione sociale si
deve tenere conto della presenza di questi diversi gruppi, spesso con visioni
contrastanti; si tratta quindi di una pluralità di valori ed interessi, che devono essere
tutti analizzati.
Un’analisi siffata, così come descritta più sopra, permette quindi di tenere conto della
complessità, di tutti gli interessi coinvolti nella decisione politica e permette di usare
linguaggi diversi, considerando le posizioni delle varie parti sociali. Ogni impatto, ogni
conseguenza determinata dalle varie alternative di scelta deve essere descritta
attraverso il linguaggio più adatto: quindi, ad esempio, l'analisi Costi-Benefici può
essere una parte dell'analisi complessiva, ed i suoi risultati possono essere utilizzati
nell’ambito della valutazione globale ma deve comunque essere integrata con altri tipi
di analisi, che tengano in considerazione le altre dimensioni coinvolte. Poiché in un
sistema complesso sono coinvolti molti attori, con diversi obiettivi in conflitto tra loro,
sarà molto improbabile che una scelta riesca simultaneamente a massimizzare le
preferenze di tutti gli attori sociali, proprio a causa della presenza di molte
dimensioni, molti criteri, molti indicatori. Il punto di ottimo può essere ricercato solo
in una realtà monocriteriale. Dovrà essere trovata una soluzione di compromesso tra
tutti i punti di vista e tra tutti gli attori sociali, che deve risultare da un processo
partecipativo tra le varie parti coinvolte.
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In tale ottica si inserisce il processo di VIA, processo democratico e trasparente nel
quale dovranno partecipare tutti gli attori sociali coinvolti, e per tutti devono essere
chiare le conseguenze delle varie azioni politiche. Se tutti gli attori hanno idea delle
conseguenze delle varie scelte sui loro interessi e se hanno la possibilità di
intervenire direttamente, allora ciò potrà influire positivamente sulla qualità del
processo.
Nel caso in esame siamo di fronte ad un sistema complesso, sia a livello ontologico
che epistemologico e da ciò deriva l'incommensurabilità tecnica, poiché dimensioni
diverse necessitano di linguaggi diversi per essere analizzate, e l'incommensurabilità
sociale, a causa delle visioni contrastanti dei diversi gruppi sociali
Nella miniera si possono ad esempio distinguere come elementi di complessità:
 complessità dell'ambiente: tutela della vegetazione e delle aree seminaturali
circostanti l’area di miniera (nel caso in questione sono assenti elementi di rilievo)
 complessità del tessuto economico sociale: moderata crisi del sistema attuale di
tipo industriale generale, ma con previsione di crescita per il settore in questione
come dimostrano i dati delle vendite e delle esportazioni
 squilibrio pianura/montagna, viabilità e costi energetici; si ritiene che nel caso in
questione siano minimi per la posizione strategica del giacimento a pochi
chilometri da Portotorres e per il semplice raggiungimento della S.S. 131
 complessità istituzionale: dei soggetti pubblici preposti al governo e alla gestione
del territorio (Enti Pubblici comunali, provinciali e regionali)
Si ha quindi una incommensurabilità sia tecnica che sociale del problema secondo le
definizioni date più sopra ma dallo stesso si possono già trarre alcune indicazioni in
funzione di quanto riportato
Attualmente, per il caso oggetto di studio, abbiamo a disposizione come unici elementi
di analisi il piano di coltivazione rapportato allo studio d'impatto ambientale,
presentati dall'impresa nell’ambito della VIA. Dall’analisi sinora svolta ne deriva che
comunque, nel dare un ordinamento alle alternative e assegnando dei pesi teorici
non solo ai criteri ambientali ma anche economici e produttivi ne deriva un quadro di
impatto ambientale sostanzialmente non elevato se riferito non solo alle componenti
ambientali studiate ma anche al tessuto economico sociale. Anzi sicuramente il
quadro degli addetti e dell’indotto, l’importanza dell’iniziativa a livello di mercato
produttivo e di fornitura di materie prime necessarie all’industria locale sono
parametri positivi di valutazione.
19.4 sintesi
Dall’analisi della componente ambientale emerge che nell’assegnazione del rango
specifico in sede ex ante si ritiene che la capacità complessiva non sia stata raggiunta
ne superata e quindi l’assegnazione specifica è di grado massimo.
Non si rilevano impatti negativi sulle attività socio economiche presenti nel territorio.
Gli impatti sono invece di bassa entità sul traffico e sull’assetto viario per effetto del
transito dei mezzi pesanti adibiti al trasporto delle materie prime. Si tratta di un
impatto comunque reversibile e temporaneo in funzione della produttività della
miniera.
20. PIANO DI MONITORAGGIO DELLE COMPONENTI AMBIENTALI
Il Piano di Monitoraggio (di seguito denominato PMA) prende in considerazione
le diverse componenti ambientali per le quali possono essere eseguite verifiche
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analitiche. In rapporto alle attività di miniera si riportano di seguito quelle che a
giudizio del gruppo progettuale risultano essere identificate come pertinenti:
 paesaggio
 atmosfera
 ambiente idrico
 rumore e vibrazioni;
I potenziali impatti e gli interventi di mitigazione sulle componenti sono stati già
ampiamente discussi nei capitoli precedenti; su alcune delle componenti ambientali
citate si possono escludere interferenze negative per il fatto che:
 per ciò che concerne la vegetazione e le caratteristiche ambientali e
paesaggistiche, l’ampliamento è previsto nelle aree in cui non si rileva alcuna
vegetazione;
 non sono previsti rilasci di reflui e l’unico impatto sulle acque anche se di lieve
entità è legato al recapito in superficie previa decantazione sul quale si
attueranno controlli della qualità delle acque. In ogni caso è stato attuato un
progetto per ciò che concerne il controllo delle acque di ruscellamento
 Per quanto riguarda la componente atmosfera è invece necessario, così come
già eseguito in sede di valutazione, effettuare verifiche periodiche delle
emissioni di polveri all’interno del perimetro dell’area estrattiva autorizzata. Si
ritiene congruo compiere una verifica annuale delle emissioni oppure
immediatamente dopo eventuali sostanziali modifiche estrattive. Si ritiene che
attraverso la sistemazione dei deposimetri lungo il perimetro della miniera in
funzione della ventosità e dei parametri microclimatici, possa essere
monitorato e caratterizzato il rilascio delle polveri con cadenza annuale.
 Concetto analogo è applicabile alla componente ambientale rumore per il quale
sarà eseguita un’analisi fonometrica con cadenza quadriennale. Per le
vibrazioni prodotte dalle attività si può affermare che sia in funzione della
litologia e stante le notevoli distanze tra i fronti della miniera ed i primi
insediamenti si ritiene non pertinente la necessità di verifiche periodiche delle
vibrazioni indotte da tale attività.
Il gestore della miniera, si impegna a conservare su idoneo supporto
informatico e cartaceo i risultati dei dati di monitoraggio che potranno essere messi a
disposizione degli Enti interessati.
21 BILANCIO COMPLESSIVO E STIMA DEGLI IMPATTI SULL’AMBIENTE
Il presente capitolo riporta il bilancio complessivo degli impatti sull’ambiente. Esso si
articola nei seguenti quattro paragrafi:
 Procedura di valutazione
 quadro riassuntivo impatti
 opportunità e aspetti qualificanti del progetto;
 conclusioni.
21.1 Procedura di valutazione
Nel presente paragrafo si riassumono le procedure di valutazione riportate in
letteratura e adottate nel caso in questione e che saranno rappresentati nel quadro
grafico di sintesi riportato in allegato
Una prima classificazione distingue i singoli impatti (negativi) in:
 diretti/indiretti;
 reversibili/irreversibili;
 puntuali (o locali)/a vasta scala;
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 a breve/lungo termine.
Tale classificazione è stata adottata per riassumere i vari impatti prodotti nelle diverse
fasi operative come illustrato nella tabella allegata. Un’ulteriore classificazione
adottata è quella che individua gli impatti in base alla relativa entità ed importanza in
funzione del livello di vulnerabilità delle singole componenti ambientali e delle
caratteristiche del sito. In particolare è possibile distinguere fra:
 impatti significativi (o primari);
 impatti secondari;
 impatti di entità trascurabile;
 impatti nulli (o di entità non apprezzabile).
Figura 78: definizioni di impatto utilizzate nel testo
21.1.1 Impatti significativi (o primari)
Gli impatti significativi (o primari) riguardano quelle componenti o quei fattori
ambientali che subiscono un impatto importante da parte dell’opera. Tali impatti
richiedono particolari attenzioni sia in fase di identificazione e quantificazione che di
definizione delle misure di mitigazione. Nel caso in questione si ritiene che l’impatto
significativo sia quello sull’assetto morfologico e idrogeologico.
21.1.2 Impatti secondari
Gli impatti secondari riguardano quelle componenti o quei fattori ambientali che
subiscono da parte dell’opera un impatto apprezzabile ma comunque tale da non
determinarne alterazioni significative. Tali impatti richiedono particolare attenzioni
soprattutto in relazione alla definizione delle misure di mitigazione. Nel caso in
questione si segnala l’impatto sull’atmosfera e dei trasporti.
21.1.3.Impatti di entità trascurabile
Gli impatti di entità trascurabile riguardano quelle componenti o quei fattori
ambientali che subiscono un impatto del tutto trascurabile da parte dell’opera. Tali
impatti richiedono attenzione limitatamente alla definizione delle misure di
mitigazione. Nel caso in questione si ritiene che l’impatto sui rumori, sui beni storico
artistici siano comunque di entità trascurabile.
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21.1.4 Impatti nulli (o di entità non apprezzabile)
Gli impatti nulli (o di entità non apprezzabile) riguardano quelle componenti o quei
fattori ambientali che non subiscono alcun impatto apprezzabile da parte dell’opera.
Tali impatti non richiedono alcuna attenzione particolare (ad es. misure di
mitigazione).
Un altro schema adottato, in funzione delle analisi eseguite nel quadro progettuale,
consente l’assegnazione ad un rango specifico della componente ambientale ed inoltre
una procedura standardizzata che considera:
 la valutazione ex-ante del quadro ambientale, che fa riferimento allo stato delle
componenti ambientali prima dell’intervento di prosecuzione delle attività;
 l’individuazione della possibile evoluzione dei sistemi ambientali in assenza
dell’intervento (opzione zero).
 la valutazione ex-post degli impatti derivanti dal progetto;
21.1.5 Valutazione ex ante delle componenti ambientali
La valutazione è stata effettuata nel quadro di riferimento progettuale.
L’assegnazione al rango delle componenti specifiche di ogni componente è
stata valutata utilizzando schemi di giudizio dell’importanza delle risorse rispetto al
quadro territoriale di riferimento del progetto. Si tratta di una valutazione che misura
lo stato della risorsa prima dell’avvio dell’intervento e definisce il rango della
componente “ante operam”. In dettaglio le risorse sono valutate secondo i criteri di
disponibilità, riproducibilità, rilevanza territoriale, capacità di carico. La combinazione
dei criteri consente di definire una scala ordinale (I>II>III>IV>V>VI) che specifica il
rango della componente “ante operam”, come risulta dal seguente quadro.
Figura 79 rango della componete ambientale
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21.1.6 Valutazione del progetto e delle attività di impatto
Dall’analisi del quadro progettuale sono state definite le fasi di lavoro e quindi le
azioni progettuali in grado di produrre alterazioni nelle componenti ambientali
esaminate. Le attività (fasi di lavoro) sono riportate nella matrice coassiale allegata.
21.1.7. Valutazione ex post delle componenti ambientali
La valutazione ex post è stata eseguita definendo le modifiche ed alterazioni indotte
dall’attività in progetto sulle dinamiche del contesto di intervento nonché definendo le
potenziali azioni di mitigazione già esplicitate in fase metodologica.
Attraverso l’uso della matrice coassiale è stata effettuata una rappresentazione
qualitativa dell’impatto e una valutazione dell’impatto residuo. La definizione degli
impatti è avvenuta su criteri di positività e negatività dell’impatto, significatività,
rilevanza, dimensione temporale (reversibilità)
Figura 80: definizione dell'impatto
Nell’ambito dei presenti studi vista la soggettività dell’utilizzo di metodologie di analisi
matriciale di tipo quantitativo e considerato che gli impatti non sono sempre
quantificabili si è optato per una valutazione qualitativa utilizzando una opportuna
simbologia indicante la qualità e l’interferenza sull’ambiente.
La stima dell’impatto residuo sarà invece valutata in base al seguente quadro:
 P = Positivo, se a seguito dell’intervento permangono effetti positivi sul
contesto territoriale
 N = Nullo, se l’intervento non genera impatti
 T = Trascurabile, se a seguito dell’intervento gli effetti risultano insignificanti
pur in presenza di lievi alterazioni
 B - MB = Basso, Medio Basso, se a seguito dell’intervento gli effetti di impatto
permangono in presenza di significative alterazioni
 MA - A = Medio Alto, Alto, se a seguito dell’intervento gli effetti di impatto
risultano significativi in presenza di alterazioni rilevanti
21.2 quadro riassuntivo degli impatti
Così come già specificato si rimanda alle matrici allegate per la definizione degli
impatti e di quelli residui. Si rimarca che come già accennato precedentemente
l’impatto primario rilevato sia quello sulla morfologia e idrogeologia dell’area mentre
quelle secondari siano legati all’atmosfera, viabilità e paesaggio. Tutti gli altri impatti
sono da ritenere trascurabili o nulli.
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21.3 Opportunità e aspetti qualificanti del progetto
Le opportunità e gli aspetti qualificanti del progetto sono da mettere in relazione con i
seguenti punti:
 miglioramento prestazioni ambientali e mitigazione degli impatti a seguito di
interventi di risistemazione ambientale anche in fase di esecuzione delle attività;
 controllo continuo della stabilità delle scarpate e dei fronti di scavo;
 controllo continuo del sistema idrico superficiale con particolare attenzione
all’immissione delle acque circolanti nella miniera nella rete naturale di
drenaggio;
 controllo e monitoraggio continuo delle emissioni polverose
 interventi di mimetizzazione per ridurre l’impatto di visibilità;
 eventuali sistemazioni di impatti residui sui fronti di scavo e sulle scarpate
artificiali
22 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE
Sulla base dei rilievi e studi effettuati e dell’attività progettuale svolta, il
progetto di estrazione per la miniera in questione risulta fattibile e con modesta
ripercussione sull’ambiente in fase di esercizio sia per l’adozione di tecniche di
coltivazione che determinano limitati impatti che per la sua localizzazione. L’adozione
degli interventi di mitigazione previsti e la restituzione dell’area alla sua destinazione
originaria consentirà inoltre di mitigare anche gli impatti in fase finale. Il monitoraggio e
controllo periodico alla conclusione della prossima vigenza e per un periodo atto a
garantire la riuscita degli interventi di rinserimento ambientale, garantirà di ridurre al
minimo gli impatti residui. Per ciò che concerne gli impatti e le modalità di mitigazione
degli stessi si rimanda agli appositi allegati al presente studio.
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