ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
Ufficio stampa
Rassegna
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22 marzo 2011
Responsabile :Claudio Rao (tel. 06/32.21.805 – email:[email protected])
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ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
SOMMARIO
Pag 4 CONCILIAZIONE: Perché la media-conciliazione è incostituzionale
Pag 11 CONCILIAZIONE: Invito ad aderire all‘astensione dalle udienze dal 16 al 22 marzo
Pag 12 CONCILIAZIONE: Delibera OUA - Astensione dalle udienze dal 16 al 22 marzo
Pag 14 CONCILIAZIONE: Lettera aperta ai cittadini
Pag 15 CONCILIAZIONE: Si conclude oggi con successo l‘astensione dalle udienze degli
avvocati - comunicato stampa OUA
Pag 17 CONCILIAZIONE: Alfano: italiani troppo litigiosi
Meno processi con la conciliazione (il corriere della sera)
Pag 18 CONCILIAZIONE: Lo sciopero degli avvocati - Il sì del Cnf (il corriere della sera)
Pag 19 CONCILIAZIONE: Giustizia civile, arriva il mediatore
Obbligatorio tentare la conciliazione (la repubblica)
Pag 20 CONCILIAZIONE: de Tilla: ―Pasticcio spaventoso e incostituzionale‖ (il mattino)
Pag 21 CONCILIAZIONE: Alfano difende i nuovi mediatori "Sarà un successo" (la stampa)
Pag 22 CONCILIAZIONE: Siamo il quarto Paese più litigioso d'Europa: piano di Alfano per
snellire i tribunali ingolfati (il giornale)
Pag 23 CONCILIAZIONE: Alfano, con obbligo conciliazione meno liti in Tribunale (ansa)
Pag 24 CONCILIAZIONE: de Tilla (OUA), con mediazione civile è il caos (ansa)
Pag 25 CONCILIAZIONE: Cause civili, prima del Tribunale si dovrà tentare una mediazione
(il messaggero – cronaca di Roma)
Pag 26 CONCILIAZIONE: Ottomila conciliatori ai blocchi di partenza. de Tilla (Oua): è solo
business che fallirà (www.mondoprofessionisti.eu)
Pag 27 CONCILIAZIONE: Mediazione: si conclude oggi il primo sciopero (il denaro)
Pag 28 CONCILIAZIONE: Per la mediazione avvio soft (il sole 24 ore)
Pag 29 CONCILIAZIONE: Alfano: la conciliazione riduce il tasso di litigiosità (gazzetta del sud)
Pag 30 CONCILIAZIONE: Manifesto Consiglio Ordine Avvocati di Palermo (il giornale di sicilia)
Pag 31 CONCILIAZIONE:Manifesto Consiglio Ordine Avvocati di Mantova (gazzetta di Mantova)
Pag 33 CONCILIAZIONE: Alfano: un filtro alle controversie (il sole 24 ore)
Pag 35 CONCILIAZIONE: Alla riforma della stretta di mano
Ora servono fondi (e un po‘ di fiducia) (il corriere della sera)
Pag 36 CONCILIAZIONE: Affitti, eredità, famiglia
Tutte le mosse per fare pace (il corriere della sera)
Pag 37 CONCILIAZIONE: E‘ subito lite sulla conciliazione (il mattino)
Pag 38 CONCILIAZIONE: Una giustizia giusta è (anche) questione di tempo
di Jean Marie del Bo e Giovanni Negri (il sole 24 ore)
Pag 39 CONCILIAZIONE: Il primo caso, una polizza vita (il corriere della sera)
Pag 40 CONCILIAZIONE: Cause civili, scatta la conciliazione (la nazione)
Pag 41 CONCILIAZIONE: Consumatori soddisfatti
<<Ma l‘obbligo spesso non funziona>> (la nazione)
Pag 42 CONCILIAZIONE: La conciliazione ora dà i numeri (italia oggi)
Pag 44 CONCILIAZIONE: Dai legali di Bologna la consulenza gratuita (italia oggi)
Pag 45 CONCILIAZIONE: Viaggio nelle città (il sole 24 ore)
Pag 48 CONCILIAZIONE: Conciliazione obbligatoria, avvocati in protesta fino a martedì
(il resto del carlino)
Pag 49 CONCILIAZIONE: Ipotesi incostituzionalità - Camera civile in campo (il denaro)
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Pag 50 CONCILIAZIONE: Controversie legali, si volta pagina: istruzioni per l‘uso
di Marco Melissa – Dottore Commercialista (il denaro)
Pag 51 CONCILIAZIONE: Unioncamere sorride - Numerose le richieste (italia oggi)
Pag 52 CONCILIAZIONE: I commercialisti scaldano i motori. Ma Napoli registra i primi due casi
(italia oggi)
Pag 53 AVVOCATI: Avvocatura e democrazia, fondazione del Cnf (il denaro)
Pag 54 PREVIDENZA:Casse, parte l'indagine sull'immobiliare (italia oggi)
Pag 56 PRIVACY:Sarah: garante privacy a Codacons, segnalati casi a Procura (ansa)
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PERCHE’ LA MEDIA-CONCILIAZIONE E’
INCOSTITUZIONALE
SETTE FONDATE QUESTIONI DI INCOSTITUZIONALITÀ DEL D.LG. 28/10
SULLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA
1. Violazione degli artt. 76 e 77 Cost.
La obbligatorietà della mediaconciliazione viola la Costituzione, tanto più perché collegata alla mancata
previsione di necessità dell’assistenza dell’avvocato.
Anzitutto va chiarito che il legislatore delegante – in conformità alla prescrizione impartita dalla
Direttiva Europea – aveva stabilito che dovesse essere introdotto un meccanismo di conciliazione, ma
non ne aveva affatto previsto la obbligatorietà, né aveva consentito che essa potesse essere
considerata condizione dì procedibilità della domanda giudiziaria.
Il d.lgs. 28/10 è, quindi, viziato per eccesso di delega, in quanto appare evidente che una condizione di
procedibilità di una domanda giudiziaria, ex art. 24 Cost., può essere introdotta esclusivamente dal
legislatore, e quindi il Governo avrebbe potuto farlo soltanto se ne fosse stato autorizzato dalla legge di
delega.
Si ha così la palese violazione degli artt. 76 e 77 Cost. per contrasto tra la legge delega e il decreto
legislativo.
Va, in proposito, osservato che l’art. 60 della legge 69/09 (legge delega) al terzo comma lett. a) prescrive
che nell’esercizio della delega il Governo si attenga, tra gli altri, al seguente principio e criterio direttivo
“ ... a) prevedere che la mediazione, finalizzata alla conciliazione, abbia per oggetto
controversie su diritti disponibili, senza precludere l’accesso alla giustizia”.
Orbene, in aperto contrasto con la prescrizione della legge delega, l’art. 5 del d.lgs. 28/10 configura il
procedimento di mediazione quale condizione di procedibilità della domanda giudiziale, di fatto
precludendo l’immediato accesso alla giustizia.
Il d.lgs. 28/10, concependo il procedimento di mediazione quale propedeutico alla domanda giudiziale,
rischia di compromettere l’effettività della stessa tutela giudiziale.
Non può argomentarsi, in senso contrario, che la mediazione di cui all’art. 5 del d.lgs. 28/10 non
preclude l’accesso alla giustizia, poiché attivato il procedimento di mediazione e trascorsi i quattro mesi
di cui all’art. 6, l’accesso alla giustizia è possibile, e la condizione di procedibilità della domanda è
assolta.
Ed infatti, che dopo il procedimento di mediazione la parte possa adire il giudice è circostanza del tutto
evidente, e certamente non v’era bisogno che la legge ricordasse una ovvietà del genere, poiché nel
nostro sistema è impensabile che, dopo una condizione di procedibilità, non si possa procedere, ovvero
non si dia alla parte il diritto della tutela giurisdizionale.
Pertanto, se l’art. 60 della l. 69/09 aveva stabilito che la mediazione doveva darsi “senza precludere
l’accesso alla giustizia”, essa, evidentemente, non faceva riferimento alla possibilità della parte di adire il
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giudice dopo la mediazione, cosa scontata e ovvia, ma faceva riferimento alla necessità che la
mediazione non condizionasse il diritto di azione, e quindi non fosse costruita come condizione
di procedibilità.
Né può argomentarsi che il problema non sussiste per la brevità del termine di quattro mesi, cosicché la
condizione di procedibilità dell’art. 5 sarebbe compensata dal termine breve fissato nell’art. 6.
Ciò, infatti, non può sostenersi perché il termine breve di quattro mesi era già stato fissato dalla legge
delega, e precisamente nella lettera q) dell’art. 60, la quale, al tempo stesso, però, voleva che il
procedimento di mediazione si desse comunque senza “precludere l’accesso alla giustizia”.
Dunque, la legge delega voleva sia che il procedimento di mediazione non durasse più di
quattro mesi, sia che il procedimento di mediazione non precludesse l’accesso alla giustizia.
L’argomento della brevità del termine non può quindi essere utilizzato per escludere l’eccesso di delega,
poiché, al contrario, il d.lgs. 28/10, mantenendo il termine già fissato nella lettera q) dell’art. 60 della l.
69/09, non ha però rispettato la medesima disposizione di legge nella parte in cui escludeva che il
procedimento potesse costituire condizione di procedibilità della domanda, ovvero fosse in grado di
precludere, per tutta la sua durata, l’accesso al giudice.
Nel rispetto dell’art. 60 della legge delega 69/09, l’obbligatorietà del procedimento di mediazione in
tutte le ipotesi dell’art. 5 del d.lgs. 28/10 non poteva dunque darsi.
L’art. 5 del d.lgs. 28/10, in contrasto con l’art. 60 della l. 69/09, è pertanto incostituzionale
per violazione degli artt. 76 e 77 Cost.
2. Violazione degli artt. 24, 76 e 77 Cost.
Il d.lgs. 28/10, all’art. 16 e nell’intero capo terzo intitolato “organismi di mediazione”, disattende
palesemente la previsione della delega.
Non vi è, infatti, traccia, di qualsivoglia criterio o parametro volto a selezionare gli organismi deputati
alla mediazione in base a criteri di professionalità ed indipendenza.
L’art. 16, infatti, si limita a stabilire che qualunque ente pubblico o privato che dia garanzie di serietà ed
efficienza sia abilitato a costituire un organismo di mediazione.
Con ciò disattendendo la previsione della delega ove circoscrive lo svolgimento dell’attività di
mediazione esclusivamente in capo ad organismi professionali ed indipendenti e dunque attuando, al di
là delle previsioni della stessa legge delega, una sorta di liberalizzazione nella costituzione e abilitazione
degli organismi di mediazione.
Entrambe le previsioni del d.lgs. 28/10, tanto l’art. 5 quanto l’art. 16, si pongono, pertanto, in aperto
contrasto con le previsioni della legge delega.
Quando invece, alla stregua dell’univoco orientamento della giurisprudenza costituzionale, “il potere di
riempimento dai legislatore delegato, per quanto ampio possa essere, non può mai assurgere a principio
o a criterio direttivo, in quanto agli antipodi di una legislazione vincolata, quale è, per definizione, la
legislazione su delega” (Corte Costituzionale 12 ottobre 2007 n. 340).
Nel caso della mediaconciliazione, utilizzando i parametri di controllo della conformità della norma
delegata alla norma delegante univocamente indicati dalla stessa giurisprudenza costituzionale (Corte
Cost. 44/2008, 71/08, 98/08, 230/10) emerge, infatti, l’incoerenza delle previsioni degli artt. 5 e 16 del
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d.lgs. 28/10 con la previsione dell’art. 60 l. 69/09.
Ad avviso della giurisprudenza costituzionale il contenuto della delega deve essere identificato tenendo
conto del complessivo contesto normativo nel quale si inseriscono la legge delega ed i relativi principi e
criteri direttivi, nonché delle finalità che la ispirano, che costituiscono non solo base e limite delle
norme delegate, ma anche strumenti per l’interpretazione della loro portata.
Orbene la previsione di cui all’art. 60 della l. 69/09, in aderenza agli impulsi dell’ordinamento
comunitario ed in particolare alle previsioni della direttive 2008/52/CE, era orientata a garantire
l’introduzione di sistemi alternativi e celeri di tutela delle posizioni giuridiche integranti “diritti
disponibili” nonché la “qualità della mediazione” attraverso l’individuazione di organismi professionali
ed indipendenti.
Tutto ciò è ben lungi dall’essere realizzato ove si consideri la portata ed il tenore di previsioni, qual è
quella dell’art. 5 del d.lgs. 28/10 volta ad appesantire il procedimento di tutela delle posizioni dei
singoli, attraverso l’introduzione obbligatoria di un procedimento non alternativo e facoltativo, ma
obbligatorio e propedeutico all’accesso alla giustizia; nonché quella dell’art. 16 del medesimo decreto
volta ad escludere dai criteri di selezione degli organismi di mediazione qualsivoglia parametro di
“professionalità” ed “indipendenza”, quali parametri invero indicati dalla legge delega.
L’effetto di entrambe le previsioni è la violazione della delega e lo snaturamento della funzione che il
legislatore delegante aveva attribuito al procedimento di mediazione ed agli organismi professionali ed
indipendenti deputati alla mediazione.
Tutto ciò in palese violazione dei principi costituzionali che sorreggono la disciplina della legislazione
delegata ed ancor più, sul piano sostanziale, la violazione degli artt. 76 e 77
e del principio del diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione.
3. Violazione dell’art. 24 Cost.
Si deve prendere atto che la mediazione di cui al d.lgs. 28/10 ha un costo, e lo ha anche nelle ipotesi di
mediazione obbligatoria, visto che lo stesso art. 16, 40 comma del d.m. 10 ottobre 2010 n. 180
espressamente prevede che detto costo “deve essere ridotto di un terzo nelle materie di cui all’art. 5,
comma 1, del d.lgs.”.
Si eccepisce, al riguardo, che la mediazione può essere obbligatoria, oppure onerosa, ma non
le due cose insieme, poiché se la mediazione, come nel nostro caso, è tanto obbligatoria
quanto onerosa, allora è incostituzionale.
Sembra evidente, infatti, che il legislatore possa prevedere la mediazione come scelta libera e cosciente
della parte, e in questi casi, quindi, anche prevedere che, chi la scelga, debba pagare il servizio; oppure il
legislatore può subordinare l’esercizio della funzione giurisdizionale ad un previo adempimento, se
questo è razionale e funzionale ad un miglioramento del servizio giustizia, ed in questo senso, come è
avvenuto con l’art. 410 c.p.c., può anche prevedere un tentativo obbligatorio di conciliazione, ma senza
costi.
Se viceversa il tentativo obbligatorio di conciliazione ha un costo, e questo costo non è meramente
simbolico, come avviene con l’art. 16 d.m. 180/10, allora, nella sostanza, il sistema subordina l’esercizio
della funzione giurisdizionale al pagamento di una somma di denaro.
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Il Governo, quindi, non si è limitato ad imporre una condizione di procedibilità che non era stata
consentita, ma ha anche stabilito che i relativi costi dovessero cedere (quanto meno in via di
anticipazione) a carico del cittadino, il quale vedrà così gravemente ostacolato quell’accesso alla
Giustizia che la Costituzione garantisce a tutti. Chi di noi, al cospetto di una vertenza di entità
economica modesta, non sarà costretto a rinunziarvi, per evitare di dover anticipare, nell’ordine: la
indennità dovuta al conciliatore; il compenso all’ausiliare tecnico di quest’ultimo, se necessario; il
contributo unificato.
E poiché il nostro sistema non può subordinare l’accesso al giudice al pagamento di una somma di
denaro, la media-conciliazione è in contrasto con i nostri valori costituzionali, e in violazione dell’ art.
24 Cost.
Ciò è affermato anche alla luce degli orientamenti che la Corte costituzionale ha già avuto su questi
temi.
Sostanzialmente, il legislatore può pretendere versamenti per la funzione giurisdizionale civile solo se
questi sono riconducibili a tributi giudiziari o a cauzioni volti a garantire l’adempimento
dell’obbligazione dedotta in giudizio.
In tutti gli altri casi, e fin da Corte costituzionale 29 novembre 1960 n. 67, lo Stato non può pretendere
versamento di somme per adempiere al suo primo e fondamentale dovere di rendere giustizia.
E l’imposizione del pagamento di una somma di denaro per l’esercizio di un diritto in sede
giurisdizionale, quale oggi si realizza con la media-conciliazione in forza del combinato disposto dell’art.
5 d.lgs. 28/10 e art. 16 d.m. 180/10, si pone pertanto in contrasto con tutti i parametri di
costituzionalità per come già definitivi in precedenti decisioni dalla Corte costituzionale, in quanto:
a) si tratta di un esborso che non può essere ricondotto né al tributo giudiziario, né alla cauzione;
b) si tratta di un esborso che non può considerarsi di modestissima, e nemmeno di modesta, entità;
e) si tratta di un esborso che non va allo Stato, bensì ad un organismo, che potrebbe addirittura avere
natura privata;
d) e si tratta infine di un esborso che nemmeno può considerarsi “razionalmente collegato alla pretesa
dedotta in giudizio, allo scopo di assicurare al processo uno svolgimento meglio conforme alla sua
funzione”, poiché questi esborsi, di nuovo, sono da rinvenire solo nelle cauzioni e nei tributi giudiziari,
non in altre cause di pagamento, e perché un esborso che non va allo Stato ma ad un organismo, anche
di natura privata, non può mai avere queste caratteristiche.
4. Violazione art. 24 Cost. (Segue)
Il legislatore delegante nulla aveva detto circa la necessità di una difesa tecnica nel corso del
procedimento di mediazione; tuttavia, aveva avuto cura di evitare che il suo svolgimento potesse avere
ripercussioni di sorta sulla decisione di merito del processo: nella legge di delega, il rifiuto della proposta
formulata dal mediatore, e poi ritenuta equa dal Giudice, poteva influire sul governo delle spese, ma
non mai sull’esito della lite.
Nel fare uso del potere delegatogli, invece, il Governo, all’art. 8 del decreto legislativo 28/20 10, ha
introdotto la previsione secondo cui dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al
procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo
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giudizio, ai sensi dell’art. 116 secondo comma del codice di procedura civile.
In buona sostanza, una scelta che la parte potrà fare senza l’ausilio di un difensore – partecipare oppure
no al procedimento di conciliazione – potrà condizionare in misura determinante l’esito del successivo
processo; è noto, infatti, che il comportamento processuale o extraprocessuale delle parti può costituire,
ai sensi dell’art. 116 c.p.c., non solo elemento di valutazione delle risultanze acquisite, ma anche unica e
sufficiente prova idonea a sorreggere la decisione del giudice di merito (così, tra le tante, Cass. 20
giugno 2007 n. 14748).
Ne risulta evidente la violazione del diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione, diritto che,
come è noto, è la potestà effettiva della assistenza tecnica e professionale in qualsiasi fase del processo e
quindi anche in quelle fasi prodromiche dal cui svolgimento è possibile desumere argomenti di prova,
nonché l’eccesso di delega ex art. 76 Cost. avendo il legislatore delegato introdotto una possibilità di
acquisire elementi di prova pur in assenza di difesa tecnica che il Delegante non aveva permesso mai.
La mancata previsione della obbligatorietà della presenza dei difensori rileva anche sotto un diverso – e
forse addirittura più pregnante – profilo.
Quell’assistenza tecnica, quale che sia il valore della controversia, non è obbligatoria, ma non è neppure
vietata: è facoltativa.
Il che sta a significare che, chi è in grado di pagarseli, potrà farsi rappresentare da fior di avvocati,
consulenti di parte esperti, professionisti di grido, e chi è povero no: dovrà arrangiarsi da solo, perché,
non essendo obbligatoria la presenza di un avvocato, non sarà possibile ricorrere al patrocinio a spese
dello Stato.
Una anziana pensionata ultraottantenne, e munita del diploma di licenza elementare, se non sarà in
grado di anticipare (oltre a quelli per il mediatore) i compensi per un avvocato, potrà trovarsi di fronte
un battaglione di agguerriti specialisti, ma dovrà discutere da sola una proposta di conciliazione in una
controversia avente ad oggetto (citiamo a mò di esempio) i tango-bond, o un altro sofisticato prodotto
finanziario.
5. Violazione degli artt. 24, 76 e 77 Cost.
Un forte contrasto del d.lgs. 28/10 con la legge delega si ha per ciò che riguarda i riflessi del diniego
all’accoglimento della proposta del mediatore, sull’iter del successivo giudizio e segnatamente sulla
disciplina delle spese di lite. Il fatto che alla parte vincitrice del giudizio che non abbia accettato una
proposta conciliativa che sia venuta a coincidere con il contenuto della decisione giudiziaria, debbano
essere accollate le spese di lite proprie e della controparte, oltre al pagamento di un importo pari al
contributo unificato e alle spese di mediazione, costituisce infatti un evidente deterrente “forzato” dal
ricorrere alla tutela giudiziaria ed accettare l’esito della mediazione. Ciò in quanto di fronte alla proposta
del mediatore, la parte quasi sicuramente preferirà non rischiare, finendo per accettare ob torto collo la
soluzione stragiudiziale segnalatagli, anche se non ne è convinta appieno ed anche se può ritenerla
ingiusta, piuttosto che ricorrere alla tutela giudiziaria che avrebbe potuto offrirgli un risultato anche
migliore.
È questo il punto su cui si giocano ulteriori dubbi di costituzionalità per eccesso di delega con
riferimento alla già riferita lett. a) dell’art. 60 della l. n. 69 del 2009, che aveva posto come preciso
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criterio direttivo quello per cui l’attuazione della mediazione non dovesse in alcun caso precludere il
ricorso alla tutela giudiziaria. Preclusione che invece può aversi nel caso della proposta conciliativa, che
sfacciatamente dissuada psicologicamente la parte dal ricorso al giudizio al quale ha diritto e che
potrebbe garantirgli anche un migliore risultato.
Si noti che la parte potrà trovarsi di fronte anche a proposte che a causa di una possibile
impreparazione tecnica del mediatore potranno rivelarsi erronee o squilibrate, anche
inconsapevolmente, a favore di uno dei soggetti della lite. Eppure, pur nella probabile infondatezza di
tali proposte, la parte di fronte allo spettro delle pesanti conseguenze sulle spese, può precludersi il
ricorso a quella che è l’unica strada naturale e garantistica per la composizione delle liti, data appunto
dalla tutela giurisdizionale.
6. Violazione dell’art. 3 Cost.
La media-conciliazione rompe altresì il trattamento paritario nel processo tra attore e convenuto.
Ciò già avviene con il d.lgs. 28/10, che prevede la condizione di procedibilità ex art. 5 per la domanda
principale e non per la domanda riconvenzionale, ma oggi, più gravemente, avviene con l’art. 16 d.m.
180/10, concernente i criteri di determinazione delle indennità.
Tale disposizione, infatti, divide le indennità del procedimento di mediazione tra “spese di avvio del
procedimento” e “spese di mediazione”.
Le “spese di avvio del procedimento” sono dovute da “ciascuna parte” ma sono versate “dall’istante al
momento del deposito della domanda” (2° comma).
Parimenti “le spese di mediazione indicate sono dovute in solido da ciascuna parte che ha aderito al
procedimento”.
Dunque, il decreto ministeriale espressamente prevede che la parte convenuta possa non aderire al
procedimento.
Cosicché, ai sensi dell’art. 3 Cost.: a) o si ritiene che anche l’attore possa non aderire al procedimento, e
quindi possa versare la sola spesa di avvio del procedimento ai fui dell’art. 5 del d.lgs. 28/10 con
contestuale dichiarazione di non voler avvalersi del servizio; b) oppure il sistema è in violazione del
principio d’eguaglianza, consentendo solo alla parte convenuta di non aderire al procedimento, ma non
alla parte attrice, che si vedrebbe ob torto collo obbligata al procedimento di mediazione per poter far
valere in giudizio un suo diritto.
L’istituto della media-conciliazione di cui all’art. 5 del d.lgs. 28/10, in combinato disposto con l’art. 16
d.m. 180/10, in questi termini, non viola così solo l’art. 24 Cost. (per essere, al tempo stesso,
obbligatoria e onerosa), ma viola anche l’art. 3 Cost., perché pone su piani diversi, e tratta diversamente,
la parte attrice rispetto a quella convenuta.
Né, contro questo argomento, si può sostenere che la diversità di trattamento dipende dalla diversità
delle pretese, perché è l’attore che vuoi adire il giudice, non il convenuto.
Un rilievo del genere può esser fatto solo da chi veda nell’attore un rompiscatole da arginare e non la
parte che ha subito un torto e chiede giustizia.
Adire il giudice è un diritto costituzionale, e chi intende farlo non deve subire pregiudizi rispetto alle
altre parti processuali, che possono essere proprio quelle che hanno causato l’insorgere della lite per una
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violazione di legge.
Altrimenti il sistema, oltre ad infrangere il trattamento paritario delle parti in giudizio, rischia altresì di
compromettere seriamente l’elementare dovere del rispetto delle obbligazioni, con gravi ripercussioni
non solo sul diritto, ma anche sull’economia.
7. Violazione degli artt. 24, 76 e 77 Cost.
Un settimo aspetto di incostituzionalità attiene all’organizzazione interna degli organismi di
conciliazione, anche per come definiti con l’art. 4 del d.m. 180/10.
Ed infatti, nel momento in cui la procedura di mediazione è resa
obbligatoria alfine di far valere in
giudizio un diritto, e nel momento in cui le attività del mediatore interferiscono con l’esercizio della
funzione giurisdizionale, in quanto i verbali di conciliazioni costituiscono titolo esecutivo (art. 12, d.lgs.
28/10), le proposte di conciliazione hanno conseguenze sulla liquidazione delle spese del giudizio (art.
13, d.lgs. 28/10), nonché la mancata partecipazione al procedimento di mediazione può rilevare ex art.
116, 2° comma c.p.c. (art. 8, d.lgs. 28/10), va da sé che il procedimento ha funzione pubblica, e deve
pertanto rispondere ai requisiti di buon andamento e di imparzialità di cui all’art. 97 Cost., soprattutto
quando l’organismo è ente pubblico.
Ora, niente di questo si trova nell’art. 4 del d.m. 180/10, che usa talune espressione elastiche, e fissa
blandi criteri di professionalità dei mediatori, ma niente più, senza prescrivere come doverose le
condizioni minime di trasparenza, eguaglianza e imparzialità dovute all’esercizio di una funzione
pubblica.
In particolare il decreto ministeriale doveva prevedere criteri oggettivi circa l’assegnazione delle pratiche
fra i vari mediatori dell’organismo, nonché criteri oggettivi circa il reclutamento degli aspiranti mediatori
presso gli organismi costituiti da enti pubblici.
Soprattutto, sotto il primo aspetto, l’assegnazione della pratica al singolo mediatore all’interno
dell’organismo
andava fissata con criteri oggettivi, analoghi, seppur in forma semplificata, a quelli che sussistono nei
tribunali con il sistema c.d. tabellare, visto che, come detto, l’attività del mediatore interferisce con la
giurisdizione.
Il dm. 180/10 è rimasto viceversa silente sul punto, lasciando così la questione alla discrezionalità
dell’organismo, che la regolerà in base al proprio statuto.
In questo modo si potranno avere statuti che prevedranno l’assegnazione delle pratiche su designazione
discrezionale del presidente, oppure di un garante, singolo o collegiale, o di altro soggetto, all’uopo
istituito.
L’art. 5 d.lgs. 28/10, in combinato disposto con l’art. 4 del d.m. 180/10, si pone pertanto in contrasto
con l’art. 97 Cost., visto che l’assenza di un meccanismo oggettivo e predeterminato per l’assegnazione
delle pratiche rischia di compromettere l’indipendenza e la terzietà del mediatore, attribuendo un potere
gestionale inammissibile all’organismo.
È la violazione dell’art. 97 Cost. si evidenzia come fondata ove solo si considera che l’attività del
mediatore interferisce come detto con quella giurisdizionale, e quindi ha la necessità di essere esercitata
alla luce di detti criteri di trasparenza, indipendenza e imparzialità.
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ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
INVITO A TUTTI GLI AVVOCATI
ASTENSIONE DALLE UDIENZE DAL 16 AL 22
MARZO
CONTRO LA OBBLIGATORIETA’
DELLA MEDIA-CONCILIAZIONE E
LA ROTTAMAZIONE DELLA GIUSTIZIA
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L' Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana riunitasi in data 18 e
19 febbraio 2011 in Roma presso la Cassa Forense
rilevato
-che è in atto un progetto legislativo di sostanziale soppressione del diritto di difesa
con conseguente frustrazione della tutela giudiziaria del cittadino in violazione degli
artt. 24 e 111 della Costituzione;
- che tale disegno favorisce i poteri forti e calpesta i diritti dei deboli e dei cittadini
comuni;
- che il progetto passa attraverso l'approvazione del decreto legislativo n. 28/2010 in
tema di conciliazione obbligatoria con l'esclusione dell'assistenza necessaria
dell'avvocato e con la illegittima limitazione del diritto del cittadino all'accesso della
giustizia e attraverso il disegno di legge preannunciato dal Ministro della Giustizia in
Consiglio dei Ministri, che prevede lo smaltimento del carico giudiziario civile con
sentenze senza motivazione, perenzione dei processi in appello ed in Cassazione,
limitazione dei diritti di difesa con inaccettabili deterrenti di natura economica e
reclutamento senza selezione di 600 ausiliari;
- che, in particolare, la media-conciliazione obbligatoria, confermata in vigore e in
funzione per un numero spropositato di processi all'anno (quasi 500.000), limita il
diritto del cittadino all'accesso alla giustizia con scelte inadeguate che impongono
costi non giustificati anche per chi vuole accedere direttamente al giudizio, e
comportano la possibilità di concludere il tentativo di conciliazione con una proposta
del conciliatore, senza accordo delle parti, che può avere effetti pregiudizievoli per la
parte vittoriosa in giudizio;
-che tale obbligatorietà è viziata per eccesso di delega e per contrasto con l‘art. 24
della Costituzione;
- che il Governo con la presentazione di un maxi-emendamento al "Decreto mille
proroghe", votato con la fiducia, ha disatteso il parere della Commissione Giustizia
del Senato che proponeva lo slittamento dell'obbligatorietà della media-conciliazione
in attesa delle modifiche legislative ed ha, inoltre, contrastato ed eluso l'emendamento
approvato dalle Commissioni Riunite Bilancio ed Affari Costituzionali di proroga per
un anno per tutte le materie;
- che il Congresso Nazionale Forense ha dato incarico all'OUA e al CNF di assumere
iniziative concrete per la modifica della normativa della media-conciliazione e per la
tutela del diritto di difesa;
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- che la media-conciliazione obbligatoria entra in vigore il 21 marzo pv. senza che
siano stati adeguatamente predisposti gli uffici di conciliazione con grave disagio per
i cittadini e i difensori.
Tanto rilevato
Delibera
lo stato di agitazione dell' Avvocatura
Proclama
l'astensione dalle udienze civili, penali, amministrative e tributarie e da ogni
attività giudiziaria dal giorno 16 marzo 2011 al giorno 22 marzo 2011, nel
rispetto della normativa di legge in materia di "autoregolamentazione"
Indice
una pubblica manifestazione di denuncia e di protesta per il giorno 16 marzo 2011
alle ore 10 in Roma presso il Teatro Capranica,Piazza Capranica, 101
Invita
gli avvocati ed i cittadini a prendere parte a detta manifestazione
Invita
i Consigli degli Ordini e le Associazioni Forensi ad organizzare, insieme ai Delegati
dell‘OUA, nei giorni dell‘astensione assemblee aperte ai cittadini e alla società civile
per spiegarne le motivazioni
Dispone
trasmettersi la presente delibera al Consiglio Nazionale Forense, a tutti i Presidenti
degli Ordini territoriali, alle Unioni Distrettuali degli Ordini, alle Associazioni
Forensi nonchè al Presidente della Repubblica, al Ministro della Giustizia, ai
Presidenti delle Camere, ai Presidenti delle Commissioni Giustizia di Camera e
Senato e ai Responsabili giustizia dei partiti.
Roma 19 febbraio 2011
Il Segretario
Avv. Fiorella Ceriotti
Il Presidente
Avv. Maurizio de Tilla
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LETTERA APERTA AI CITTADINI
MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA:
LA SOLUZIONE O UNA GRANDE FREGATURA?
Caro cittadino,
sai che dal 21 marzo la giustizia civile verrà “svenduta” a privati e comincerà
così la sua definitiva rottamazione, con un altro aumento ingiustificato di costi a tuo
carico?
Probabilmente non sai che dal 21 marzo 2011, prima di poter richiedere al Giudice la
tutela dei tuoi diritti, sarai costretto a subire una nuova pasticciata procedura che
comporterà costi e ritardi.
Sai che per legge avrai l‘obbligo di rinvolgerti ad un mediatore prima di rivolgerti al
giudice?
Prendere o lasciare, non avrai scelta!
Dovrai versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base al valore della
controversia, anche se non intendi conciliare.
Sai anche che il tuo mediatore potrebbe non essere ―quello sotto casa‖, perché
potresti essere convocato a centinaia di chilometri di distanza, e che, pur in tua
assenza, il mediatore potrà fare una proposta di conciliazione fortemente vincolante
per il futuro giudizio?
E SE LA CONCILIAZIONE NON RIESCE, COSA SUCCEDE?
Avrai pagato inutilmente queste somme; avrai aspettato almeno 4 o 5 mesi, e, solo
dopo, potrai finalmente andare davanti al Giudice in Tribunale.
È questa, secondo te, la legge che dovrebbe accelerare i tempi della giustizia,
ridurre i costi e portare vantaggi ai cittadini?
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COMUNICATO STAMPA
GIUSTIZIA, SI CONCLUDE OGGI L’ASTENSIONE
DALLE UDIENZE DEGLI AVVOCATI, MA LA PROTESTA CONTINUA
PRIMI RISCONTRI DALLA POLITICA: CALENDARIZZATI AL SENATO
DUE DDL, BIPARTISAN (BENEDETTI VALENTINI E DELLA MONICA),
CHE RECEPISCONO LE PROPOSTE DELL’OUA E PREVEDONO LA
MODIFICA DELLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA
Maurizio de Tilla, Oua, replica al ministro Alfano:
“Il ministro dice cose inesatte. Citiamo due punti. Il primo: l’avvocatura è unita
e compatta contro la media-conciliazione obbligatoria. Lo dicono i numeri e le
adesioni di questi giorni.
Il secondo: la richiesta di slittamento avanzata a suo tempo al ministro era
finalizzata alla modifica della conciliazione e non per accettare il nuovo sistema
dopo un anno così come è formulato. Basta leggere i molteplici comunicati
inviati in questi mesi”
Maurizio de Tilla, presidente dell‘organismo unitario di rappresentanza politica
dell‘avvocatura (Oua), ha dato notizia della pronta calendarizzazione di due ddl per la
modifica della media-conciliazione e colto l‘occasione per replicare alle dichiarazioni
di ieri del ministro Alfano: ―Il ministro continua ad essere arrogante nei confronti
degli avvocati. E a dire cose inesatte: non è vero che parte dell‘avvocatura è con lui.
Anche il Consiglio Nazionale Forense è contro la mediaconciliazione. In una nota di
ieri del CNF leggiamo testualmente ―che la disciplina sulla media-conciliazione, in
quanto obbligatoria, è incostituzionale e che il sistema, così come concepito, non
assicura un‘adeguata soluzione delle controversie‖. Quello che sostiene appunto tutta
l‘avvocatura che si è astenuta dal 16 al 22 marzo e che continuerà questa battaglia
nelle prossime settimane. Non solo: non è, inoltre, vero che gli avvocati hanno
chiesto il rinvio ad un anno della media-conciliazione per attuarla così com‘è. Lo
slittamento è stato chiesto per modificare il decreto legislativo n. 28/2010 che va,
infatti, revisionato in almeno sei punti: obbligatorietà, difesa del legale, proposta
unilaterale del mediatore, competenza territoriale, ricaduta sul successivo giudizio,
annullamento del mandato per mancata o incompleta informativa. In questo senso
sono stati predisposti e calendarizzati due ddl al Senato ( Benedetti Valentini e Della
Monica) che testimoniano l‘impegno bipartisan dei partiti di maggioranza e
opposizione a favore delle nostre osservazioni e che raccolgono le proposte emerse
dalle proteste di questi giorni.‖
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―La realtà – conclude de Tilla - è che il Ministro vuole ignorare che l‘impianto della
mediaconciliazione è, nel suo complesso, incostituzionale ( vedi di seguito) per le
ragioni che il Ministro – spinto dai suoi collaboratori ministeriali – vuole ignorare.
Invitiamo il Ministro – invece che recarsi dai commercialisti a promettere occasioni
di lavoro – a intervenire alla prossima manifestazione pubblica promossa da OUA,
Ordini e Associazioni forensi per ascoltare le istanze dagli avvocati che intende
eludere scegliendosi interlocutori per lui più comodi‖.
Roma, 22 marzo 2011
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IL CORRIERE DELLA SERA
Alfano: italiani troppo litigiosi
Meno processi con la conciliazione
ROMA — Conflitti risolti in quattro mesi invece che in nove anni di giudizio civile. E‘ questa la
promessa del governo ai cittadini che da ora, per una serie di controversie dovranno
obbligatoriamente rivolgersi, prima del Tribunale civile, al «risolutore di conflitti». Una figura
nuova, che si aggiunge a quella del giudice di pace, alla quale sarà richiesta solo una laurea breve e
un corso di formazione di 50 ore. Sarà lui a tentare di redimere conflitti che vanno dalle successioni
ereditarie, al risarcimento danno per colpa medica, dalle controversie sui diritti reali.(quali
usufrutto, servitù di passaggio, distanze nelle costruzioni), a quelle su contratti d‘affitto assicurativi
e bancari, al risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa. Con l‘obiettivo dichiarato dal
Guardasigilli Angelino Alfano, di smaltire l‘arretrato di 5,6 milioni di cause, ovvero 4.768 ogni 10
mila abitanti, che ci colloca al quarto posto della top ten della litigiosità: dopo Russia, Belgio, e
Lituania. L‘auspicio è risolvere le controversie «con una stretta di mano in 120 giorni> «anziché
fare la boxe su un ring di un processo». E‘ rinviata al 2011 l‘applicazione della norma alle cause di
condominio e di incidenti stradali.
Il primo conflitto è già esploso durissimo con l’avvocatura, in sciopero da mercoledì scorso e
in mobilitazione, contro una norma ritenuta anticostituzionale. Il presidente dell’Oua
(Organismo Unitario Avvocatura), Maurizio De Tilla, spiega perché: «Invece di un giudice
terzo indipendente e qualificato, dovrà prima rivolgere obbligatoriamente a un mediatore
senza preparazione specifica. E dovrà pagate molto di più di oggi. Ma volontaria e ben
organizzata. Invece ci sono zone in cui le camere di conciliazione impostate secondo questa
norma mancano: sono solo in 20 tribunali su 165.
Le stanno mettendo su organismi di categoria che non saranno imparziali. C’è lo spazio per
infiltrazioni mafiose e speculazioni. Questa non è una riforma è solo un business».
Alfano minimizza «Gli avvocati avevano solo chiesto il rinvio di un anno> «abbiamo rinviato
l‘obbligatorietà per le liti di condominio e l‘infortunistica stradale, il 60% del pacchetto iniziale>>.
«Piuttosto dovrebbero cogliere la grande opportunità non è richiesto, ma nessuno impedisce al
cittadino di farsi assistere da un avvocato. Alcuni l‘hanno già capito>>.
Ma cosa accadrà nel concreto da oggi? Il cittadino che prima si rivolgeva al tribunale civile ora
dovrà rivolgersi a una camera di conciliazione. Il ministro invita a consultare l‘elenco sul sito
www.giustizia.it . Ci sono 630 organismi operativi. Non c‘è una sola provincia d‘Italia che veda
scoperta la propria zona», assicura. La controparte sarà chiamata di fronte a quel mediatore.
Entrambi dovranno corrispondere un‘indennità all‘organismo di conciliazione (da 105 a 9.240 euro
per le cause con valore oltre i 5 mln di euro), fatto salvo il principio del gratuito patrocinio. C‘è un
beneficio fiscale con credito di imposta fino a 500 euro in caso di conciliazione e di 250 euro anche
in caso di mancato accordo, e un‘esenzione della tassa di registro per le controversie fino a
concorrenza di un valore di 50 mila euro. Grazie alla conciliazione il ministro conta di tagliare 300
mila controversie nei prossimi 12 mesi, e altre 700 mila dal 2012, quando la mediazione civile
diventerà obbligatoria anche per le liti di condominio e i danni da circolazione stradale. «Pia
illusione contesta De Tilla Da qui a sei mesi ci sarà una rivoluzione. Il cittadino a cui magari
l’affittuario sta distruggendo casa o il vicino ha violato i confini scoprirà che di fronte non ha
un esperto che stabilisce di chi è la ragione, ma un ragazzotto che lo invita a fare pace. Andrà
dal giudice. Perderà soldi e tempo. E l’arretrato risalirà».
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IL CORRIERE DELLA SERA
Lo sciopero degli avvocati
Il sì del Cnf
Gli avvocati restano sulle barricate nel giorno del varo della riforma della conciliazione, ma si
intravede qualche crepa nello schieramento. Lo stesso De Tilla, presidente dell'Oua e leader
indiscusso della protesta, prova a serrare le fila ma non rinuncia a qualche richiamo. «Il
nostro sciopero, che si conclude oggi - spiega De Tilla - ha visto l'adesione del 90% dei legali,
la stragrande maggioranza degli ordini e delle associazioni forensi stanno dando prova di
grande compattezza».
Ma malgrado un così ampio e trasversale fronte di opposizione, stona la posizione del
Consiglio nazionale forense che, pur condividendo le critiche, ha considerato doveroso il
rispetto della mediazione. «Con garbo e amicizia chiediamo al Cnf come si possa accettare un
sistema che è innanzitutto incostituzionale - attacca De Tilla - e penalizzante nei confronti
degli stessi avvocati. Che è viziato da una logica strettamente economicistica e dettato da
precisi settori dell'impresa di questo paese. Dunque, come possiamo essere corresponsabili di
un processo di svendita della giurisdizione e di privatizzazione della giustizia civile nonché di
un attacco così duro alla professione di avvocato».
E se servisse un conciliazione anche tra le diverse anime dell'avvocatura? I. Tro.
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LA REPUBBLICA
La legge Alfano presenta la novità, ma gli avvocati scioperano
Giustizia civile, arriva il mediatore
obbligatorio tentare la conciliazione
ROMA - È partita ieri la "mediazione civile obbligatoria", lo strumento giuridico che, secondo il
ministro della Giustizia Angelino Alfano serve a «far diminuire il numero delle cause che inondano
le nostre aule giudiziarie». In pratica da ieri, per tutta una serie di contenziosi civili - (successioni
ereditarie, comodato, patti di famiglia, locazioni, contratti assicurativi e richieste di risarcimenti a
medici, diffamazioni a mezzo stampa e diritti reali come usufrutto e servitù di passaggio) - prima di
arrivare in tribunale si dovrà tentare un accordo, anche senza la presenza di un avvocato, di fronte
ad un mediatore professionale. L'intesa deve essere raggiunta entro quattro mesi e in caso di esito
negativo si può ricorrere al tribunale. Secondo il ministro «il sistema organizzativo fin qui ha
funzionato: sono nati 630 organismi di conciliazione in tutte le province italiane e non ce n'è una
sola che vede scoperta la propria zona».
L'Oua, l'Organismo unitario dell'avvocatura, però boccia la riforma, e ha indetto una
settimana di astensione dalle udienze che si concluderà oggi. «La conciliazione è appena
partita e già «regna la confusione e cominciano i primi disagi per i cittadini», denuncia il
presidente dell'Oua Maurizio de Tilla.
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IL MATTINO
de Tilla: “Pasticcio spaventoso e incostituzionale”
L’accusa in questi casi è chiara: difendete la corporazione. Ma l’avvocato Maurizio de
Tilla, presidente dell’Oua, Organismo unitario avvocatura, non ci sta: «Dicono che il
nostro solo interesse è rendere obbligatoria l’assistenza di un avvocato. Ma il problema
non è la parcella: noi l’assistenza in una conciliazione la facciamo gratis. Siamo di
fronte a un pasticcio con profili di incostituzionalità. Si favoriscono gli interessi di
grandi soggetti, come le banche e gli assicuratori». De Tilla sviluppa il ragionamento
con degli esempi. «Immaginiamo che ci sia un’azienda immobiliare di Milano che fa
causa a un inquilino di Acerra. L’inquilino è obbligato alla conciliazione ma la sede la
sceglie chi intenta la causa, perché non vale il principio che conta l’oggetto della
controversia. L’inquilino dovrà andare a Milano e qui si troverà di fronte un
conciliatore che non ha esperienza: la sua professionalità si limita a un corso di 50 ore.
La conciliazione ha dei costi anche se non va a buon fine e bisogna comunque far
partire il processo».
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LA STAMPA
Alfano difende i nuovi mediatori "Sarà un successo"
Da ieri il nuovo sistema per evitare le cause civili
Gli italiani saranno pure «brava gente», come diceva il titolo di un famoso film, ma litigano
parecchio. Siamo al quarto posto in Europa per numero di contenziosi, quasi 5 mila ogni 100 mila
abitanti. Peggio dell'Italia fanno la Russia (che guida la classifica), il Belgio e la Lituania. Le cause
pendenti sono in aumento: si è passati dai 4,6 milioni del 2007, ai 4,8 del 2008, ai 5 milioni del
2009. Il dato dello scorso anno è ulteriormente in crescita (5,6 milioni al 30 giugno). E, nonostante
la produttività dei magistrati italiani sia tra le più alte d'Europa, risulta insufficiente a smaltire il
lavoro. È così che si arriva ad avere cause civili che durano 845 giorni (2 anni e 4 mesi) per la sola
sentenza di primo grado. Tempi che si allungano quando si passa al processo di appello (altri 1.163
giorni) e in Cassazione (1.195 giorni in più), per un totale di circa 3.203 giorni in media. Ma ora,
per le parti, sarà possibile «anziché trovarsi davanti a un giudice per nove anni, chiudere la vertenza
con una stretta di mano, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni» ha affermato ieri in una
conferenza stampa il ministro della Giustizia, Angelino Alfano. È infatti entrato in vigore il decreto
che rende obbligatoria la mediazione (finora facoltativa) in diversi ambiti: diritti reali, successioni
ereditarie, patti di famiglia, locazione, risarcimento danni per responsabilità, colpa medica,
diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi, finanziari o bancari. Mentre slitta al 2012
l'obbligatorietà della mediazione anche per liti condominiali e risarcimenti danni da incidenti
stradali. I cittadini potranno comunque decidere di far ricorso al tribunale qualora non si arrivasse
alla conciliazione entro i quattro mesi prefissati.
La novità ha messo subito sul piede di guerra gli avvocati. «È certo che l'entrata in vigore
della normativa sulla mediazione determinerà il caos nel settore della giustizia civile» sostiene
Maurizio de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell' avvocatura (Oua). Contro la legge
200 mila avvocati sono scesi in sciopero da mercoledì scorso fino a oggi. De Tilla denuncia
inoltre il «rifiuto ancora una volta al dialogo» da parte del ministro della Giustizia. Che
considera invece la mediazione «un modello che ha avuto successo in tanti altri Paesi d'Europa ed
abbiamo il sostengo di categorie quali i commercialisti, Confindustria e Camere di commercio.
Auspichiamo di poter raccogliere già nel primo anno dei frutti con il calo di cause che entrano in
tribunale». Di tutt'altro avviso Lorenza Morello, presidente dell'Associazione Avvocati per la
mediazione (Apm) che rappresenta oltre 2 mila legali favorevoli allo strumento della mediazione:
«la conciliazione non è vessatoria perché non c'è squilibrio tra le parti. L'unione europea è da dieci
anni che incita a seguire procedimenti stragiudiziali, mentre l'Italia è costretta a pagare multe salate
a causa delle lungaggini giudiziarie». Gli organismi di conciliazione già operativi sono 630 («non
c'è una sola provincia d'Italia che veda scoperta la propria zona», ha detto Alfano invitando a
consultare l'elenco sul sito internet www. giustizia.it). Mentre la Morello invoca un inasprimento
dei controlli sull'efficienza e serietà dei mediatori per impedire una «dequalificazione della nostra
professione, un rischio che non possiamo correre». I cittadini invece forse riusciranno ad evitare il
rischio (ad oggi una certezza) di aspettare dieci anni per mettere un punto alle proprie vicende
giudiziarie. In mediazione stat virtus? Rosaria Talarico
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IL GIORNALE
La riforma delle conciliazioni
Siamo il quarto Paese più litigioso d'Europa: piano di Alfano per snellire i
tribunali ingolfati
Roma. Una stretta di mano di fronte al mediatore e una vertenza civile che si chiude in quattro mesi,
invece di andare avanti per 9 anni davanti al giudice. Non è un sogno, ma la prospettiva concreta
che si apre agli italiani secondo il Guardasigilli Angelino Alfano. Nel giorno in cui diventa
obbligatorio il tentativo di conciliazione il ministro della Giustizia presenta a Palazzo Chigi le
prospettive di questa riforma che vuole mettere un freno alla litigiosità nel nostro Paese. Siamo
sempre pronti, dice con un'immagine, a entrare nel ring per fare una «boxe» giudiziaria. Con 4.768
contenziosi ogni 100mila abitanti ci siamo piazzati al quarto posto in Europa, dopo Russia, Belgio e
Lituania. E questo, sottolinea Alfano, pesa notevolmente sull'arretrato dei processi civili: ormai 5,6
milioni. Sono già 630 gli organismi di conciliazione operativi, soprattutto presso le Camere di
commercio ma anche in istituti giuridici e altre organizzazioni. «Non c'è una sola provincia d'Italia
scoperta», assicura il Guardasigilli. È la fase 2 di questo processo per ridurre il numero di cause che
approdano ogni giorno in tribunale. Fino ad ieri la conciliazione era volontaria, ora sarà obbligatoria
per una serie di ambiti (diritti reali, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, risarcimento
danni per responsabilità colpa medica, diffamazione a mezzo stampa, contratti assicurativi,
finanziari o bancari), mentre a partire dal 2012 riguarderà anche liti condominiali e risarcimenti
danni da circolazione stradale e da natanti.
Questa partenza a fasi è dovuta anche alla fiera opposizione degli avvocati: quelli dell'Oua
(Organismo unitario dell'avvocatura) e di altri organismi forensi sono in sciopero da martedì
ad oggi. Parlano di «svendita e rottamazione della giustizia civile» e prevedono caos e disagi.
Avevano chiesto il rinvio di un anno dell'entrata in vigore delle nuove norme e Alfano spiega
che si è deciso di spostare all'anno prossimo l'obbligatorietà per casi che rappresentano il 60
per cento delle cause.
Il ministro, però, auspica che gli avvocati «si rendano conto della grande opportunità che si offre:
non solo perché la mediazione darà la possibilità di deflazionare il contenzioso civile, ma anche
perché nessuno impedisce al cittadino di chiamare un avvocato e farsi assistere nella conciliazione».
E comunque, se entro 4 mesi l'accordo non si trova, sempre al tribunale si ricorrerà. La via della
mediazione è più rapida e meno costosa. Le indennità dovute dalle parti all'organismo di
conciliazione sono regolate ad hoc : da 105 a 9.240 euro per cause con valore oltre i 5 milioni di
euro. Resta salvo il principio del gratuito patrocinio e c'è un beneficio fiscale con credito di imposta
fino a 500 euro in caso di conciliazione e di 250 euro anche in caso di mancato accordo, oltre ad
un'esenzione della tassa di registro per le controversie fino a concorrenza di un valore di 50mila
euro. Insomma, il governo vuole incentivare in ogni modo questa procedura, che rappresenta uno
dei cardini della riforma del processo civile. Altri passi sono stati fatti o si stanno facendo in questo
settore. «Vogliamo accelerare - spiega Alfano - i processi in corso e diminuire quelli che entrano in
tribunale. Abbiamo stabilito la possibilità di dimezzare i tempi tra una fase e l'altra del
procedimento con la riforma del processo civile. Inoltre, abbiamo dato input allo svolgimento dei
processi attraverso una grande informatizzazione e abbiamo affermato, con il cosiddetto "filtro" in
Cassazione, che non tutto e non sempre deve arrivare al terzo grado di giudizio». Infine, c'è il piano
di smaltimento dell'arretrato, all'esame della Commissione Giustizia del Senato. Anna Maria Greco
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ANSA
Alfano, con obbligo conciliazione meno liti in Tribunale
AL VIA NUOVE NORME; MA AVVOCATI IN SCIOPERO, COSI' E' IL CAOS
(ANSA) - ROMA, 21 MAR - Italiani fumantini ma non piu' subito davanti a un giudice: se il tasso
litigiosita', stimato in 4.786 cause ogni centomila abitanti, ci fa essere quarti in Europa dopo russi,
belgi e lituani, d'ora innanzi per avere ragione su contratti di locazione, successioni ereditarie,
contratti assicurativi o bancari, risarcimenti danni da responsabilita' medica o da diffamazione a
mezzo stampa, comodati, affitti di aziende, patti di famiglia e diritti reali, la strada del Tribunale e'
preclusa. A partire da oggi, prima di arrivare davanti a uno di quei giudici civili gia' oberati da 5,6
milioni di cause pendenti, e' infatti obbligatorio rivolgersi al ''risolutore di conflitti'', nuova figura
istituita dalle norme della media-conciliazione battezzate dal ministro della Giustizia Angelino
Alfano tra le polemiche dei 200mila avvocati aderenti all'Oua in sciopero da mercoledi' scorso
fino a domani. Grazie al ''problem solving'' - non necessariamente di formazione giuridica, anche
un ingegnere o un medico vanno bene purche' abbiano partecipato a unna formazione specifica di
50 ore e facciano parte di uno dei 630 organismi riconosciuti dal ministero della Giustizia - Alfano
conta di tagliare di 300 mila le controversie nei prossimi 12 mesi, e di altre 700 mila dal 2012,
quando la mediazione civile diventera' obbligatoria anche per le liti di condominio e i danni da
circolazione stradale.
Risultato: nei tribunali i flussi di ingresso delle liti dovrebbero diminuire dagli attuali 5 milioni a
circa 4,2. ''Le parti - ha detto Alfano in una conferenza stampa indetta a Palazzo Chigi subito dopo
il consiglio dei ministri sulla Libia - anziche' trovarsi davanti a un giudice per nove anni, possono
con una stretta di mano chiudere la vertenza, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni''. Il
Guardasigilli assicura dunque ''tempi certi'' al posto della ''boxe nel ring di un processo'' che puo'
durare fino a 100 mesi. Se poi la soluzione pacifica non viene trovata entro i quattro mesi prefissati,
''i cittadini - assicura Alfano - possono sempre far ricorso al loro giudice naturale''.
Ma contro la media-conciliazione gli avvocati sono sul piede di guerra da tempo: l'Oua, dopo
aver contestato la mancanza di criteri selettivi per assicurare professionalita' e indipendenza
degli organismi di mediazione e dopo aver impugnato le norme dinanzi al Tar del Lazio per
asserita lesione del diritto di difesa, ha accusato Alfano di non aver tenuto conto di alcuna
richiesta avanzata dall'avvocatura. Innanzitutto quella di introdurre l'obbligo per i cittadini
che ricorrono alla conciliazione di essere assistiti da un legale di fiducia. Le nuove norme assicura Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua - determineranno ''il caos nel settore della
giustizia civile'. Motivo per cui i legali resteranno in sciopero fino a domani mettendo in conto
nuove proteste da indire nell'assemblea del prossimo 25 marzo. Alfano sostiene di aver
''ascoltato la voce degli avvocati'' e di aver dato ''prova di ragionevolezza'' rinviando di un anno
l'obbligo della conciliazione per quanto riguarda le liti di condominio e l'infortunistica stradale, che
da sole - fa notare - ''rappresentano il 60% del pacchetto iniziale''. ''Mi auguro - aggiunge - che gli
avvocati si rendano conto della grande opportunita''', non solo perche' con la mediazione dara' la
possibilita' di deflazionare il contenzioso civile, ma anche perche' ''nessuno impedisce al cittadino di
chiamare un avvocato e farsi assistere nella conciliazione''. Lui stesso assicura di essersi fatto
assistere da un legale nel corso di una mediazione avviata qualche tempo fa, quando era ancora
facoltativa. (ANSA).
BAO
21-MAR-11 19:26 NNN
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ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
ANSA
de Tilla (OUA), con mediazione civile è il caos
(ANSA) - ROMA, 21 MAR - - ''E' certo che l'entrata in vigore della normativa sulla mediaconciliazione determinera' il caos nel settore della giustizia civile''. A denunciarlo e' Maurizio
de Tilla, presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura (Oua), che nel giorno dell'entrata
in vigore delle norme sulla conciliazione obbligatoria parla di ''svendita'' e ''rottamazione
della giustizia civile''. Contro la legge 200 mila avvocati sono scesi in sciopero da mercoledi'
scorso fino a domani. De Tilla denuncia il ''rifiuto ancora una volta al dialogo'' da parte del
ministro della Giustizia Alfano, mentre definisce ''positivo il bilancio del tavolo di
consultazione politica''.
L'Oua ha gia' incontrato numerosi parlamentari di Pdl, Lega, Udc, Pd, Fli e Idv, ''che hanno
dimostrato - sostiene il presidente dell'Oua - di essere vicini alla battaglia che stiamo
conducendo per il rispetto della Costituzione e per affermare la dignita' dell'avvocato e del
diritto di difesa del cittadino''.
L'astensione dalle udienze proseguira' fino a domani e nella prossima assemblea del 25 marzo
l'Oua valutera' la possibilita' di indire altre giornate di astensione e ulteriori manifestazioni
pubbliche a Roma, Milano, Napoli, Venezia e in altre citta' del Paese per sensibilizzare i
cittadini. ''Continueremo la mobilitazione e promuoveremo iniziative affinche' anche in
Commissione Giustizia al Senato - conclude de Tilla - venga subito approvata la modifica
normativa nei sensi indicati dall'Avvocatura''. (ANSA).
COM
21-MAR-11 16:15 NNN
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IL MESSAGGERO – Cronaca di Roma
NUOVE PROCEDURE. Conciliazione obbligatoria per problemi di eredità, locazioni, risarcimenti
per errori medici, comodato.
Il mediatore non emetterà sentenze: se dopo 120 giorni non sarà trovato l'accordo si andrà
davanti al giudice
Cause civili, prima del Tribunale si dovrà tentare una mediazione
Presentata ieri a Roma la pratica numero uno del nuovo iter previsto dalla riforma giudiziaria
Potrebbe risolversi con una stretta di mano. Così prima di andare davanti ad un giudice, si dovrà
passare dal mediatore. È questa la novità che da ieri ha rivoluzionato la gestione delle cause civili
del sistema giudiziario italiano. In altre parole, prima si proverà a cercare un accordo tra le parti e,
solo in caso di fallimento, si finirà a discutere della vicenda in un'aula di tribunale. E ieri,
all'Organismo di mediazione forense dell'Ordine degli avvocati di Roma è stata presentata la prima
pratica: una richiesta di risarcimento danni. Se la mediazione dovesse funzionare la vicenda
potrebbe risolversi in quattro mesi, evitando di finire nelle mani di quei giudici che rinviano i loro
processi su agende e calendari che saranno stampati tra molti anni. Ma accelerare i tempi della
giustizia non è l'unico scopo della mediazione obbligatoria. «L'obiettivo della riforma – ha detto il
ministro della Giustizia Angelino Alfano - è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni
giorno in tribunale. Perciò, a fronte di 5.602.616 cause pendenti al 30 giugno 2010, vogliamo
accelerare i processi in corso e diminuire quelli che entrano in tribunale». Per questo, da ieri, ogni
cittadino ha la possibilità di scegliere un organismo di conciliazione a cui presentare la propria
richiesta. Entra così in scena una nuova figura professionale, quella del mediatore che non avrà il
compito di emettere delle sentenze, ma semplicemente quello di facilitare un'eventuale
conciliazione tra le parti. Sarà un professionista, non necessariamente di formazione giuridica, che
avrà una formazione specifica di 50 ore. «Sono nati 630 organismi di conciliazione in tutta Italia ha detto il ministro della Giustizia - non c'è una sola provincia d'Italia che veda scoperta la propria
zona. È possibile trovare l'elenco completo consultando il sito www.giustizia.it. Se in 120 giorni
non chiudono la partita - ha continuato Alfano - i cittadini hanno sempre la possibilità di andare
davanti ad un giudice». Le materie per le quali è entrato in vigore il tentativo obbligatorio di
conciliazione riguardano le successioni ereditarie, i patti di famiglia, locazioni, comodato, cause per
risarcimenti dei danni causati da colpa medica o riguardanti la diffamazione a mezzo stampa, ma
anche contratti assicurativi bancari e finanziari. Il quadro sarà completo solo tra un anno, il 20
marzo 2012, quando anche per le controversie condominiali e sulla rc auto il tentativo di conciliare
diventerà obbligatorio.
Intanto, mentre per gli avvocati oggi trascorrerà l'ultima giornata di astensione, l'Oua, dopo
la manifestazione del 16 marzo, che ha visto oltre 2000 legali manifestare a Roma prima al
Capranica e poi davanti Montecitorio, annuncia nuove forme di protesta: «Nella prossima
assemblea del 25 marzo - ha detto Maurizio de Tilla, presidente dell'organismo politico di
rappresentanza unitario dell'avvocatura - l'Oua esaminerà la possibilità di indire altre
giornate di astensione e ulteriori manifestazioni pubbliche a Roma, Milano, Napoli, Venezia e
in altre città del paese per sensibilizzare i cittadini sulle tematiche sollevate dalle
rappresentanze forensi». Isabella Faggiano
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Da oggi debutta la mediazione civile obbligatoria
Ottomila conciliatori ai blocchi di partenza. de Tilla (Oua): è solo business che
fallirà
Lun. 21 - Prova del fuoco per i 160 organismi accreditati dal ministero. Tra un anno la seconda
tranche su condominio e Rc auto... articoli correlati. E se il TAR del Lazio respingesse nei prossimi
giorni il ricorso contro il regolamento attuativo presentato dagli Avvocati dell'Organismo Unitario
Avvocatura Italiana, la conciliazione obbligatoria per le controversie civili e commerciali diventerà
effettiva. Da oggi scende comunque in campo una squadra di mediatori professionisti, circa 8 mila,
regolarmente iscritti agli albi e formatisi in base alle direttive delineate dal Ministero. Tale squadra
sperimenterà per prima l'utilizzo obbligatorio dello strumento della risoluzione alternativa delle
controversie in una serie di ambiti: dalle successioni ereditarie ai patti di famiglia fino ai contratti
assicurativi bancari e finanziari. Di essa faranno parte diverse categorie professionali: dottori
commercialisti ed esperti contabili, consulenti del lavoro, notai, ma anche agronomi, agrotecnici,
ingegneri, architetti e geometri; pochi invece finora i periti industriali e i geologi. Presenti anche gli
avvocati che, secondo il nostro sondaggio, hanno nel 43% deciso di conseguire l'abilitazione e di
occuparsi di questa delicatissima fase della risoluzione della controversia.
Torna a criticare la mediazione civile obbligatoria, Così il presidente dell'Oua, l'Organismo
unitario dell'avvocatura, Maurizio De Tilla: “Una riforma – attacca - che, con la scusa di
snellire il processo civile, consente che alcune 'caste' private mettano le mani sulla giustizia
pubblica”. De Tilla denuncia quindi il 'business della formazione dei conciliatori. Si prevede
l'afflusso sul nuovo mercato di un milione di cause l'anno, per un giro d'affari da un miliardo.
I grandi gruppi economici - sottolinea il presidente Oua - punteranno a farsi le loro Camere di
conciliazione nei distretti nei quali hanno sede i rispettivi centri di interesse”. De Tilla ricorda
l'astensione dalle cause fino a domani e annuncia che la protesta “non finisce qui”. Nessun
timore per l'ipotesi che gli Avvocati non siano più indispensabili, assicura: 'il cittadino
solitamente va dall'avvocato. E scommetto che continuerà a farlo. Questa cosiddetta riforma
da qui a un anno deraglierà”'. Istituzionalizzare il metodo della conciliazione non è una
novità, spiega De Tilla: “esiste già un margine del 30% nell'attività degli studi legali
caratterizzata di fatto dalla conciliazione preventiva fra le parti. Quanto alla mediazione come
istituto, certo che in Europa per certe materie funziona, ma - conclude De Tilla - è
facoltativa”. Ma se al centro si suona la tromba della rivolta, in periferia la musica è un’altra.
A Trento, ad esempio, sono accreditati come organismi di conciliazione, il Consiglio dell'Ordine
degli avvocati e la Camera di commercio.
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IL DENARO
Mediazione: si conclude oggi il primo sciopero
Ieri primo giorno di applicazione della nuova procedura: le organizzazioni forensi annunciano altre
giornate di astensione. Pende ancora il ricorso al Tar Lazio
―Prende avvio in forma ufficiale uno dei cardini della riforma del processo civile‖, così ieri il
Guardasigilli, Angelino Alfano, in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, presenta la mediazione
civile obbligatoria, entrata ufficialmente in vigore.
E oggi si conclude la prima tornata di astensioni dalle udienze indetta a partire dal 16 marzo
dall’Organismo unitario dell’avvocatura (in sigla Oua) contro la nuova procedura e a cui
avrebbero partecipato circa 200mila professionisti. Intanto pende ancora il ricorso dinanzi al
Tar del Lazio contro il regolamento attuativo della mediazione, presentato dall’Oua.
Obiettivo della riforma, secondo il Guardasigilli, è ridurre il numero di cause che approdano
ogni giorno in tribunale. Perciò, a fronte di 5.602.616 cause pendenti al 30 giugno 2010,
“vogliamo accelerare i processi in corso e diminuire quelli che entrano in tribu nale – rimarca
il ministro della Giustizia – e la mediazione civile è il nuovo modo per risolvere le controversie
e far sì che le parti provino con una stretta di mano, favorita da organismi di conciliazione
autorizzati dal ministero della Giustizia, a chiudere la controversia in 120 giorni”. Di
tutt’altro avviso l’avvocatura: “E’ certo che l’entrata in vigore della normativa sulla mediaconciliazione determinerà il caos nel settore della giustizia civile”, sostiene Maurizio de Tilla,
presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), che nel giorno dell’entrata in
vigore delle norme sulla conciliazione obbligatoria parla di “svendita” e di “rottamazione
della giustizia civile”. L’Oua denuncia il “rifiuto ancora una volta al dialogo” da parte del
ministro della Giustizia Alfano, mentre definisce “positivo il bilancio del tavolo di
consultazione politica”. L’Oua ha già incontrato numerosi parlamentari di Pdl, Lega, Udc,
Pd, Fli e Idv, “che hanno dimostrato – sostiene il presidente dell’Oua – di essere vicini alla
battaglia che stiamo conducendo”. Nella prossima assemblea di venerdì 25 marzo l’Oua
valuterà la possibilità di indire altre giornate di astensione e ulteriori manifestazioni
pubbliche.
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IL SOLE 24 ORE
Per la mediazione avvio soft
Partenza in sordina ma c'era da aspettarselo. Dopo che per settimane gli avvocati hanno dichiarato
l'ostilità al nuovo meccanismo obbligatorio di conciliazione, il primo giorno non avrebbe potuto
vedere le file agli sportelli.
La scelta della Giustizia a favore dell'istituto ha resistito alle pressioni, con la sola eccezione dello
slittamento di un anno dell'obbligatorietà del tentativo per le liti di condominio e di risarcimento del
danno per incidenti automobilistici o di natanti. Da ieri, quindi, per una serie di materie (si veda «Il
Sole 24 Ore» di ieri) per avviare una lite giudiziaria si deve prima passare dal tentativo di
conciliazione. Una scelta che, come emerge dalle prime impressioni raccolte a caldo da «Il Sole 24
Ore» in dieci città, ha anche un altro risvolto: quello di togliere animosità alla lite, superando la
barriera delle carte bollate per far incontrare i litiganti. Anche vedersi in faccia, sembrano dire in
più occasioni clienti e operatori, serve a smussare gli spigoli.
Il quadro, comunque, è tranquillo in tutta Italia: alla Camera di commercio di Firenze, in tarda
mattinata, era stata depositata una sola domanda per attivare una procedura di conciliazione; molte
chiamate, invece, per il centralino impegnato a smistare le telefonate con richiesta d'informazioni.
Anzi, la responsabile del servizio, Maria Tesi, condivide il rinvio per condomini e Rc auto: «Ci
hanno evitato un assalto che, inevitabilmente, avrebbe ripercussioni sulla qualità del servizio».
Simile la situazione sul fronte dell'altro ente accreditato nel capoluogo toscano, l'Ocf (Organismo
conciliazione Firenze) dove alle 15 si registrava il deposito di due domande.
Anche in un altro centro importante, Padova, la mediazione civile obbligatoria è partita senza il
botto: una sola domanda depositata presso la Camera di commercio, relativa a una questione di
diritto reale. «Siamo stati bombardati di telefonate – dicono all'ente – provenienti anche da fuori
regione, per avere informazioni sul servizio». In arrivo a Padova anche l'organismo dell'Ordine
degli avvocati: «Ci vorranno un paio di mesi», dice il presidente, Lorenzo Locatelli.
Le strutture, comunque, ci sono: tra sedi centrali e distaccate, gli organismi di mediazione offrono
633 sportelli in tutta Italia. Sono escluse solo le province di Barletta-Andria-Trani, CarboniaIglesias, Chieti, Frosinone, Lodi, Medio Campidano, Olbia-Tempio, Oristano e Sondrio. La regione
Piemonte ha attivato i suoi sportelli di relazioni con il pubblico un servizio di informazioni, in
collaborazione con Aequitas, un organismo di conciliazione riconosciuto dal ministero.
Il presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura, Maurizio de Tilla ribadisce la
contrarietrà: «È certo che l'entrata in vigore della normativa sulla media-conciliazione
determinerà il caos nel settore della giustizia civile».
Perplesso anche Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia: «C'è il rischio di un aumento
del contenzioso in una serie di casi legati alla morosità del debitore: locazione, assicurazione e
bancari. È ipotizzabile che il mondo della morosità possa avere interesse a proporre opposizione ai
procedimenti monitori, trasformandoli in procedimenti di cognizione ordinaria e facendo scattare
l'obbligo della mediazione, per conquistare una moratoria di un bel semestre». Saverio Fossati
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GAZZETTA DEL SUD
Alfano: la conciliazione riduce il tasso di litigiosità
ROMA. Italiani fumantini: ma se il tasso litigiosità, stimato in 4.786 cause ogni centomila abitanti,
ci fa essere quarti in Europa dopo russi, belgi e lituani, d'ora innanzi per avere ragione su contratti
di locazione, successioni ereditarie, contratti assicurativi o bancari, risarcimenti danni da
responsabilità medica o da diffamazione a mezzo stampa, comodati, affitti di aziende, patti di
famiglia e diritti reali, la strada del Tribunale è preclusa. A partire da ieri, prima di arrivare davanti
a uno di quei giudici civili già oberati da 5,6 milioni di cause pendenti, è infatti obbligatorio
rivolgersi al «risolutore di conflitti», nuova figura istituita dalle norme della media-conciliazione e
tenuta a battesimo dal ministro della Giustizia Angelino Alfano tra le polemiche dei 200mila
avvocati aderenti all'Oua in sciopero da mercoledì scorso fino a oggi. Grazie al «problem
solving» - non necessariamente di formazione giuridica, anche un ingegnere o un medico vanno
bene purché abbiano partecipato a unna formazione specifica di 50 ore e facciano parte di uno dei
630 organismi riconosciuti dal ministero della Giustizia - Alfano conta di tagliare di 300 mila le
controversie nei prossimi 12 mesi, e di altre 700 mila dal 2012, quando la mediazione civile
diventerà obbligatoria anche per le liti di condominio e i danni da circolazione stradale. Risultato:
nei tribunali i flussi di ingresso delle liti dovrebbero diminuire dagli attuali 5 milioni a circa 4,2.
«Le parti - ha detto Alfano - anziché trovarsi davanti a un giudice per nove anni, possono con una
stretta di mano chiudere la vertenza, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni». Il
Guardasigilli assicura dunque «tempi certi» al posto della «boxe nel ring di un processo» che può
durare fino a 100 mesi. Se poi la soluzione pacifica non viene trovata entro i quattro mesi prefissati,
«i cittadini - assicura Alfano - possono sempre far ricorso al loro giudice naturale». Ma contro la
media-conciliazione gli avvocati sono sul piede di guerra da tempo: l'Oua, dopo aver
contestato la mancanza di criteri selettivi per assicurare professionalità e indipendenza degli
organismi di mediazione e dopo aver impugnato le norme dinanzi al Tar del Lazio per
asserita lesione del diritto di difesa, ha accusato Alfano di non aver tenuto conto di alcuna
richiesta avanzata dall'avvocatura.
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IL GIORNALE DI SICILIA
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LA GAZZETTA DI MANTOVA
CONSIGLIO DELL‘ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MANTOVA
Il 20 marzo 2011 dovrebbe entrare in vigore, nonostante la ferma opposizione dell‘Avvocatura e le
serie perplessità anche della Magistratura, la legge cosiddetta della ― mediazione―.
Gli avvocati, perfettamente consci del ruolo loro affidato dalla Costituzione di tutela e salvaguardia
dei diritti anche dei soggetti più deboli, non sono preconcettualmente contrari all‘istituto della
media conciliazione, intesa come astratto strumento deflativo del contenzioso giudiziario,
consapevoli come sono di essere, per preparazione tecnica e cultura professionale, i soggetti più
qualificati a prevenire e dirimere le liti, di qualsiasi natura.
Sono però fermamente contrari a questa media conciliazione, così come malamente regolamentata
dalla nuova normativa, oltretutto di dubbia costituzionalità, che viene falsamente spacciata come
panacea per gli annosi problemi della giustizia civile del nostro paese.
Tanto doverosamente premesso e chiarito, intendiamo oggi illustrare, seppure in maniera
estremamente sintetica, le ragioni della nostra opposizione, evidenziando ai cittadini i principali,
gravi difetti e le più macroscopiche lacune della nuova legge.
Irragionevole obbligatorietà del ricorso preventivo alla media conciliazione: contrariamente alle
previsioni normative degli altri paesi europei, la nuova legge prevede, irrazionalmente,
l‘obbligatorietà e non la facoltatività dell‘esperimento preventivo del ricorso in media conciliazione,
oltretutto per un numero enorme di materie, tra le più disparate, anche in difetto dei presupposti
oggettivi e soggettivi per una conciliazione della lite.
Mancata previsione dell‘obbligo dell‘assistenza tecnica del difensore: è illogico non aver previsto l‘
obbligatorietà dell‘assistenza tecnica del legale anche nella fase di media conciliazione, laddove la
stessa obbligatorietà è prevista per la fase giudiziale successiva, pur relativa alla stessa materia ed
alla stessa questione. E‘ chiaro il rischio, per la parte più debole non assistita dall‘avvocato nella
sede conciliativa, di irrimediabile compromissione della tutela e garanzia dei propri diritti.
Mancanza di rigorosi criteri di selezione dei mediatori: la legge non impone rigorosi requisiti per la
selezione dei conciliatori, soggetti pure deputati a dirimere questioni attinenti a diritti e doveri di
grande rilevanza, non solo economica, per i cittadini.
Mancanza di norme sulla competenza per territorio: la fase di media conciliazione è affatto
svincolata da vincoli di competenza territoriale. Potrà quindi essere promossa, per esempio, a
Palermo anche se poi il successivo giudizio sarà invece, obbligatoriamente per legge, di competenza
territoriale, per ipotesi, del Tribunale di Mantova, con chiare difficoltà difensive per la controparte
convenuta che, pena il pagamento delle spese di procedura, non potrà disinteressarsi della procedura
stessa.
Irragionevole dilatazione dei tempi e dei costi dell‘ottenimento di giustizia: l‘imposizione
dell‘obbligatorietà, invece della facoltatività, della mediazione significa, laddove non via sia
effettiva volontà di conciliare, costringere le parti a sopportare inutili costi ( che possono
raggiungere gli € 9.200,00 ) ed inutili ritardi (per la mediazione è previsto termine in mesi quattro,
rinnovabile più volte) ed ulteriori costi nell‘accesso al Giudice.
Esistenza nel vigente codice di procedura civile di istituti già finalizzati alla conciliazione delle liti:
l‘art. 185 c.p.c. prevede già la possibilità per il giudice, anzi l‘obbligatorietà se richiesto da tutte le
parti in causa, di fissare, in qualunque momento del processo, anche per più volte, la comparizione
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personale delle parti per esperire il tentativo di conciliazione mentre l‘art. 696 bis c.p.c., in rubrica
testualmente recita: ―consulenza tecnica preventiva (al giudizio di merito ovviamente) ai fini della
composizione della lite.‖.
L‘art. 322 c.p.c. poi prevede già la conciliazione in sede non contenziosa avanti al Giudice di Pace.
Questi i principali problemi che emergono dalla semplice lettura del testo della nuova legge e che
l‘Avvocatura ha denunziato e denunzia.
Ciò nonostante gli Ordini degli Avvocati, consapevoli di dover comunque applicare la legge, quale
che sia, ma certi di dover e poter adoperarsi per renderne l‘applicazione il più possibile aderente alla
effettiva tutela dei diritti dei cittadini, stanno attivando presso i singoli tribunali propri organismi di
conciliazione, organismi la cui costituzione il legislatore, per una volta attento alle reali capacità
professionali degli avvocati, ha espressamente previsto e riservato agli Ordini degli avvocati,
garantendone la sede presso i rispettivi Tribunale.
Anche il Consiglio dell‘Ordine degli Avvocati di Mantova ha ormai di fatto completato l‘iter per
l‘istituzione di proprio Organismo di Conciliazione che avrà sede presso il Tribunale di Mantova, in
locali allo scopo destinati ed a nostre spese ristrutturati.
Il nostro Consiglio poi, ferme tutte le riserve sopra formulate e pur auspicando un urgente, serio
intervento migliorativo del legislatore, ha ritenuto altresì di adottare uno specifico regolamento che
garantisce al singolo cittadino l‘accesso alla mediazione ai costi minimi previsti dalla legge e,
soprattutto, l‘intervento di mediatori scelti tra gli avvocati del Foro Mantovano in base a criteri di
estremo rigore per preparazione ed esperienza professionali, al fine di assicurare ancora una volta la
miglior tutela dei diritti di ogni singolo cittadino.
IL PRESIDENTE
F.to Avv. Paolo Trombini
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IL SOLE 24 ORE
Alfano: un filtro alle controversie
Un piano complesso per restituire efficienza alla giustizia civile. E la conciliazione ne costituisce un
cardine. Ma per ripartire serve un'avvocatura moderna in grado di dimostrare nei fatti di avere
abbandonato il vecchio luogo comune del "causa che prende causa che rende". Il ministro della
Giustizia Angelino Alfano spiega al Sole 24 Ore il senso e gli obiettivi delle misure operative da
poche ore.
Signor ministro, la mediazione obbligatoria si inserisce in un quadro ampio di interventi che
risale almeno all'estate 2009 con l'entrata in vigore della miniriforma della procedura civile...
All'anno prima, in realtà, al 2008, quando provammo ad accelerare le procedure di digitalizzazione
delle notifiche. Proseguimmo nel 2009 con una serie di misure indirizzate a restituire celerità al
processo, riducendo i tempi per la presentazione degli atti, sanzionando le condotte dilatorie,
introducendo un filtro in Cassazione, per esempio. Ora la conciliazione rappresenta uno snodo
fondamentale, ma per capirne la portata bisogna tenere presenti alcuni dati.
Quali? Innanzitutto il numero delle controversie pendenti che è andato via via aumentando nel
corso degli anni, con uno stock di arretrato di 5 milioni e 600mila cause a giugno 2010. Ma nel
2007 erano 4,6 milioni, con una crescita che solo negli ultimi tempi è andata diminuendo. Se non si
riesce a istituire una sorta di filtro alle liti che approdano in tribunale anche la buona produttività
della magistratura rischia di andare smarrita. La mediazione obbligatoria serve esattamente a
questo: a tagliare, noi speriamo di almeno un terzo, i tempi del processo. In questo modo potremo
rientrare a pieno titolo negli standard europei, quando oggi siamo al quarto posto per tasso di
litigiosità.
Però l'avvocatura ha contestato pesantemente l'intervento sostenendo che presenta evidenti
profili di incostituzionalità. Distinguiamo: c'è un'avvocatura che contesta e un'altra che dimostra
estrema attenzione. Parte degli enti di mediazione è costituita proprio da legali. Ma non è corretto
sostenere che l'avvocato è del tutto emarginato dalla procedura di mediazione: è assolutamente
naturale che un cittadino, ricevuta l'informativa dal proprio legale della possibilità di una soluzione
stragiudiziale della controversia che lo vede parte, continui ad affidarsi all'assistenza del legale
anche nel percorso di mediazione.
Quindi gli avvocati possono stare tranquilli? All'avvocatura garantisco anche il massimo
impegno per l'approvazione del nuovo ordinamento forense e che nell'ambito dei lavori
parlamentari per discutere il disegno di legge sullo smaltimento dell'arretrato l'avvocatura reciterà
un ruolo da protagonista. Su quest'ultimo provvedimento chiederò anche al Consiglio nazionale
forense un parere ufficiale.
Si sente di farsi garante della preparazione tecnico-giuridica degli enti di mediazione iscritti
nel registro del ministero? Posso assicurare che saremo estremamente severi nella robusta attività
ispettiva che li riguarderà. I cittadini devono potere contare su conciliatori preparati, disponibili a
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seguire però non solo criteri di natura codicistica ma di bonario buon senso per arrivare a soluzioni
condivise delle liti. E quanto all'asserita incostituzionalità, nessuno ha mai pensato, nè può pensare,
di sottrarre un cittadino al suo giudice naturale. La via giudiziaria è sempre aperta, nella
consapevolezza che questa però può durare 9 anni, con costi assolutamente incerti a differenza della
conciliazione che comunque non può andare oltre i 4 mesi, per ottenere un verdetto definitivo.
E sul fronte della digitalizzazione sul quale lei molto si è speso? In generale credo che gli
interventi debbano essere mirati, per evitare di gettare più risorse pubbliche in una macchina che
non funziona. In passato più si è speso più l'arretrato è salito e i dati sono lì a dimostrarlo. Il piano
appena varato con la collaborazione del ministro della Pubbblica amministrazione, Renato Brunetta,
prevede obiettivi certi, informatizzazione di notifiche e dei pagamenti delle spese di giustizia, e
tempi certi per chiudere, 18 mesi. A breve arriveranno le misure per la semplificazione dei riti.
Effetto crisi
5,6 mln LE CAUSE ARRETRATE
I procedimenti civili arretrati al 30 giugno 2010 erano 5.602.616. Le nuove cause civili iscritte nel
2008 erano 5 milioni nel 2009. Con 4.768 liti ogni 100mila abitanti l'Italia è quarta in Europa
845 I GIORNI PER UN VERDETTO
Una causa ha attualmente una prospettiva di arrivare a sentenza in Tribunale dopo 845 giorni (2
anni e 4 mesi); servono poi altri 1.163 giorni per l'appello e ulteriori 1.195 giorni per la Cassazione
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IL CORRIERE DELLA SERA
Alla riforma della stretta di mano
Ora servono fondi (e un po’ di fiducia)
Chiamatela, Se Volete la riforma della stretta di mano. Ma per una volta la politica si è dimostrata
meno litigiosa della società civile e ha aperto la strada a una giustizia più veloce e amica dei
cittadini. La riforma della conciliazione non è di quelle che scaldano i cuori, riempiono le piazze,
mobilitano gli intellettuali ma è maledettamente utile ed è stata approvata in Parlamento udite udite!
con voto bipartisan Per comprenderne a pieno il valore operativo basta pensare che in Italia ci sono
circa 6 milioni di cause civili pendenti e quindi almeno 1 cittadino su 5 aspetta con trepidazione che
i tribunali si pronuncino sull‘azione che ha mosso o di cui è stato fatto oggetto. In media questi
nostri connazionali aspettano 4 anni e 7 mesi per ottenere un giudizio tra primo e secondo grado e 8
anni più 3 mesi per sapere come si è concluso un fallimento. I costi ve li lasciamo immaginare.
Da ieri sarà possibile cominciare ad abbattere questa montagna di contenzioso, che avvelena la
convivenza, ammazza il business e contribuisce a tenere lontani dall‘Italia gli investimenti stranieri,
grazie a una soluzione conciliativa (obbligatoria) studiata da un mediatore e che potrà avere un iter
massimo di quattro mesi. Basta esaminare pochi dati, dunque, e risulta evidente che per una volta il
buon senso si è fatto legge e per di più a costo zero. Ma se vogliamo c‘è anche lo spazio per una
riflessione politicamente più sofisticata La riforma della stretta di mano è un atto che- si muove nel
solco della sussidiarietà perché devolve funzioni verso il basso, contribuisce a snellire la pubblica
amministra2ione e nel contempo dà protagonismo alla ―società dimezzo‖, dalle Camere di
commercio alle organizzazioni dei professionisti. Senza voler esagerare si può convenire che anche
con delle piccole modifiche che dell‘ordinamento si entra nella logica di una Big Society
all‘italiana, fatta di ammodernamento in alto e responsabilizzazione dal basso. Ma come si sa questi
non sono tempi per apprezzare i segnali positivi, si cercano solo palingenesi.
Detto della bontà delle scelte fatte dal governo non si può tacere della incredibile lentezza dei
preparativi. Ai nastri di partenza ci sono meno di 200 camere di mediazione già pronte. Nel Veneto
se ne contano solo nove, a Milano sette, a Firenze due e a Bologna una (i). Evidente che con numeri
cosi risicati non si potrà parlare mai di una vera riforma, sarebbe come proporsi di prosciugare il
mare con li classico secchiello. Anche per questo motivo saranno importanti le scelte che andranno
a fare i professionisti. Le letture più maliziose sostengono che gli avvocati si oppongono
strenuamente alla riforma, specie nei territori da Roma in giù, in difesa delle loro parcelle. Messi in
difficoltà dai tagli di fatturato causati dalla Grande Crisi i legali avrebbero trovato la loro trincea.
Speriamo che così non sia, sarebbe una scelta da miopi.
Un processo di devoluzione delle competenze pubbliche dall‘alto verso il basso non può che nel
medio termine rafforzare il molo di tutte le professioni, come sostiene da tempo il sociologo Gian
Paolo Prandstraller. Il terziario italiano è gracile, non ha strutture competitive e più le professioni si
Chiudono a riccio nella difesa di illusori privilegi più il futuro si allontana E si acuiscono le
contraddizioni tra seniores e giovani. Fortunatamente ci sono categorie come i commercialisti che
hanno fatto altre scelte e anche all‘interno del mondo legale non tutti hanno voluto seguire fa logica
del muro contro muro. E questo, è uno di quei casi in cui la pazienza
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IL CORRIERE DELLA SERA
Affitti, eredità, famiglia
Tutte le mosse per fare pace
Da ieri la giustizia civile ha cambiato volto. Il tempo dirà se l‘intervento avrà restituito ai cittadini
un sistema con un volto più efficiente o se il risultato sarà servito addirittura a imbruttire l‘aspetto attuale.
L‘esito sarà determinato dalla velocità che l‘introduzione della mediazione civile riuscirà a imprimere alla
macchina della giustizia. La sfida è impegnativa smaltite o accelerare parte dei quasi sei milioni di pratiche
arretrate e riuscire a fronteggiare l‘onda delle nuove controversie.
Affitti e contenziosi medici. Da ieri, dunque si ‗e passati dalla teoria alla pratica e la riforma riguarderà
chiunque voglia intraprendere una controversia su temi come diritti reali (le controversie sulla proprietà), la
divisione (soprattutto divisioni di beni in seguito a divorzio), successioni ereditarie, patti di famiglia, la
locazione, il comodato, l‘affitto di aziende, il risarcimento del danno derivante da responsabilità medica, il
risarcimento del danno derivante da diffamazione, i contratti, assicurativi, bancari e finanziari. Chi oggi
vuole intraprendere una controversia in merito a una di queste materie dovrà presentarsi presso uno degli
organismi accreditati dal ministero della Giustizia: si tratta dì organismi privati oppure pubblici come le
Camere di commercio, gli ordini professionali tipo quello dei commercialisti ma anche quello degli avvocati
(il Consiglio nazionale forense, infatti, ha già formato centinaia di nuovi mediatori). Scelto uno degli
organismi accreditati dal ministero, si deposita un‘istanza e si versano 40 euro più lva (si tratta dell‘anticipo
sul- le spese a titolo di avvio della domanda), I una cifra che non verrà restituita neanche In caso di
insuccesso dell‘operazione.
Il mediatore. Depositata t‘istanza, viene nominato il mediatore che sarà libero di condurre gli i Incontri nel
modo che riterrà più opportuno tenendo conto, naturalmente, della volontà delle parti e della necessità di una
rapida soluzione. Dai momento del deposito dell‘istanza, infatti, il mediatore ha 15 giorni di tempo per far
partire te consultazioni e poi quattro mesi per concludere il percorso. In caso di mancato accordo, il
mediatore può rivolgere una sua proposta di risoluzione della lite (solo nei casi previsti dalla legge). Se
anche questa proposta non viene accettata si passa all‘aula di tribunale e si inizia un percorso tradizionale e
identico al passato. E bene ricordare però che del caso in cui la sentenza emessa dal giudice dovesse
corrispondere alla proposta del mediatore, le spese del processo verranno addebitate alla parte che ha
rifiutato la soluzione conciliativa.
Assenza vincolante. Nei caso in cui una delle parti facesse mancare la presenza senza un giustificato motivo,
il giudice può desumere argomenti di prova di presunta colpevolezza. Se, invece, si arriva a una felice
conclusione del confronto, l‘accordo raggiunto con la collaborazione del mediatore è vincolante e,una volta
omologato dal giudice, diventa titolo esecutivo per l‘espropriazione in forma specifica per l‘iscrizione di
ipoteca giudiziale.
Discorso a parte merita il tema delle spese. Le cifre sbandierate dagli avvocati sono notevolmente diverse da
quelle fatte circolare dai mediatori. Proviamo a seguite quelle indicate da quest‘ultimi e consideriamo- le
come una sorta di listino prezzi. Tutto dipende dal valore delle controversie: per quelle fino a mille euro
bastano i 40 euro versati al momento dell‘stanza, quelle che hanno un valore superi a 5milioni di euro
richiederanno un pagamento 6 mila euro. Ma in Italia le controversie più diffuse hanno un valore che oscilla
dai io mila ai 40 mila euro: e così per un valore di 10 mila euro si pagheranno 155 euro al mediatore, per un
valore di 25 mila euro si verseranno 235 euro e per un valore di 40 mila il costo sarà di 395 euro. Sulle spese
di mediazione però è riconosciuto alle parti un credito d‘imposta tino a 500 euro, in caso di successo della
mediazione, altrimenti 250 curo anche in caso di insuccesso.
Le sedi. Adesso non rimane che assistere all‘evolversi concreto degli eventi; serviranno uomini, sedi e mezzi
sufficienti per far sì che questa riforma risulti realmente efficace. L‘obiettivo non è semplice ma non bisogna
dimenticare che in Italia solo la metà delle cause civili giunge a sentenza, l‘altra si risolve con l‘abbandono
del danneggiato o con un accordo tra i litiganti e solo dopo molti anni di controversie (al momento sono 5,6
milioni le cause arretrate). Difficile fare peggio.Isidoro Trovato
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IL MATTINO
E’ subito lite sulla conciliazione
Basta con i processi civili che durano nove anni. Adesso con la conciliazione, anzi la «mediazione
civile» i conflitti si possono risolvere in quattro mesi. La rivoluzione è appena scattata; ma invece di
accogliere il plauso generale sta provocando una nuova lite, con ricorsi al Tar che rischiano di
moltiplicare invece che di raffreddare i contenziosi. Da questa settimana infatti per molte tipologie
di cause è obbligatorio tentare la strada del «risolutore dei conflitti»; e solo se dopo quattro mesi c‘è
un mancato accordo scatterà il classico processo civile. Si conta di evitare 400mila processi nel
2011 per passare al milione a partire dal prossimo anno. Ma già l‘obbligatorietà suona in qualche
modo stonata: se una delle due parti non ha alcuna intenzione di conciliare, perché convinta di aver
pienamente ragione, perché perdere quattro mesi e pagare il relativo obolo (da 105 a 9.240 euro) al
conciliatore? E perché a scegliere la sede dove tentare la mediazione è chi intenta la causa con il
rischio di obbligare a lunghe trasferte un soggetto debole (si pensi a una società immobiliare del
Nord che denuncia un inquilino che abita nel Mezzogiorno)? Ma ci sono anche dubbi dal sapore
corporativo: agli avvocati non piace che ci si possa recare dal conciliatore senza l‘assistenza
obbligatoria di un avvocato. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è però convinto che gli
aspetti positivi per i cittadini saranno prevalenti, al di là delle polemiche dei 200mila avvocati in
sciopero da mercoledì scorso fino a oggi, in attesa di decidere nuove protesta venerdì. «Le parti - ha
detto Alfano - anziché trovarsi davanti a un giudice per nove anni, possono con una stretta di mano
chiudere la vertenza, grazie a un mediatore professionale, in 120 giorni. Se poi la soluzione pacifica
non viene trovata si può sempre far ricorso al giudice naturale. Il sistema organizzativo fin qui ha
funzionato: sono nati 630 organismi in tutte le province». Il tentativo della mediazione civile è
obbligatorio per controversie su successioni, comodato, patti di famiglia, locazioni, contratti
assicurativi e risarcimenti a medici, diffamazioni e diritti reali come usufrutto e servitù di passaggio.
Scatterà invece dal prossimo anno l'obbligo del ricorso alla mediazione per le liti di condominio e
l'infortunistica stradale. Ma gli avvocati contestano la mancanza di criteri per assicurare
professionalità e indipendenza degli organismi di mediazione (è sufficiente la laurea breve e un
corso di 50 ore) con la lesione del diritto di difesa. Alfano replica: «Nessuno impedisce al cittadino
di chiamare un avvocato e farsi assistere nella conciliazione». Marco Esposito
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IL SOLE 24 ORE
Una giustizia giusta è (anche) questione di tempo
di Jean Marie del Bo e Giovanni Negri
Il debutto delle nuove regole sulla conciliazione obbligatoria potrebbe essere per molti cittadini e
molte imprese il primo passo per approdare a una giustizia civile in grado di rispondere con
maggiore efficacia alle richieste degli utenti. I numeri sembrano accreditare queste speranze:
quattro mesi per arrivare a una conciliazione fra le parti in contrasto, anziché anni di tormenti in
giudizio. Se il nuovo istituto venisse preso in considerazione solo in termini di risparmio di tempo
ed energie, la conciliazione obbligatoria avrebbe partita facile. Come pure se si riflettesse sulla
ricaduta in termini di costi per un cittadino. Sulla carta le premesse di un possibile successo ci sono
tutte.
Si farebbe, però, un torto all'avvocatura e alla serietà delle polemiche di queste settimane che hanno
investito le professioni e il ministero della Giustizia, se tutto fosse confinato in una prospettiva di
semplice convenienza. Quando, per esempio, i legali sollevano il problema della difesa dei diritti
dei cittadini nel corso di una procedura che esclude la necessità dell'assistenza legale, toccano un
nervo scoperto. Facciamo un esempio: quello di una banalissima causa per il pagamento di una
somma di denaro. Come può il cittadino essere a conoscenza dei termini di prescrizione del suo
diritto e che garanzie ha di non uscire gabbato, se non informato adeguatamente, dalla procedura di
mediazione?
È anche su un caso come questo che si misurerà l'efficacia della conciliazione. Che ha bisogno di
partire, rodarsi e trovare i rimedi ai problemi che potrebbero mettere a rischio diritti e garanzie.
Quel che occorre evitare è utilizzare i ritocchi per stravolgere o, peggio, bloccare un esperimento
che merita di percorrere il proprio cammino. La conciliazione potrebbe, invece, sorprendere se i
mediatori si riveleranno figure solide non solo sul piano dell'abilità di mediazione ma anche su
quello della preparazione giuridica. E quale figura più idonea allora dello stesso avvocato, ma in
generale del professionista, per assicurare un consenso o un dissenso veramente informato da parte
dei cittadini? Insomma, i professionisti, in partenza divisi sulla conciliazione, potrebbero diventarne
protagonisti.
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, spiega al Sole 24 Ore che la conciliazione rappresenta
uno dei pilastri di un intervento di ampio respiro che punta anche su digitalizzazione di passaggi
chiave come le notifiche e misure più incisive per intaccare l'arretrato. Su un tema tradizionalmente
delicato come la giustizia e mentre ci si confronta in Parlamento e nel paese su epocali riforme
costituzionali, provare da subito a individuare soluzioni per far tornare l'Italia nella normalità
europea dovrebbe rappresentare per tutti non una semplice facoltà, ma un dovere.
Perché alla fine il dilemma è sempre quello: una giustizia rapida è per ciò stesso una giustizia
giusta? Forse no, ma una giustizia civile lunga, o troppo lunga, considerata anche la nostra
Costituzione, è senza dubbio una giustizia ingiusta.
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IL CORRIERE DELLA SERA
Il primo caso, una polizza vita
Telefoni intasati ieri in Adr Center, uno degli organismi accreditati alla mediazione civile da parte del ministero della
Giustizia. Durante il primo giorno dall'entrata in vigore della mediazione obbligatoria sono già state depositate 24 istanze,
tra lo stupore degli stessi mediatori. Si tratta infatti di una cifra che ha proiezioni molto importanti: se tutti i 179 organismi
iscritti al registro del ministero avessero tenuto la stessa media sarebbero già circa 4 mila i contenziosi trasferiti dai
tribunali agli organismi di mediazione (in un anno si toccherebbe quota un milione). «La prima istanza della giornata racconta Leonardo D'Urso di Adr center - è arrivata via fax alle sette di mattina da un cittadino che ha invitato
alla mediazione una banca per la presunta mancata liquidazione del premio di una polizza vita. Valore
dichiarato della lite 10 mila euro. L'indennità dovuta, solo se l'incontro di mediazione si terrà, è di 155 euro più Iva. Occorre
sottolineare che il 70% delle istanze sono depositate tramite i legali di parte. Da sempre trattiamo soprattutto con gli avvocati
e da sempre raccomandiamo la presenza sia della parte che dell'avvocato».
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LA NAZIONE
Cause civili, scatta la conciliazione
LA GATTA da pelare della «media conciliazione obbligatoria>>, cioè la nuova normativa che ha
l‘obiettivo di risolvere le liti civili in una quindicina di casi codificati senza passare per il giudice da
oggi non è più solo materia di dibattito per addetti ai lavori. Affitto e comodato,eredità e patti di
famiglia, contratti bancari, risarcimento danni da colpa medica, diffamazione a mezzo stampa: non
sono pochi e alcuni possono assumere un interesse rilevante, gli aspetti della conflittualità
quotidiana che per legge dovranno essere affrontati incrociando la strada di un «risolutore di
problemi))
UN PROFESSIONISTA (non necessariamente di formazione giuridica, anche un ingegnere o un
geometra sono abilitati) che, per ora, dovrà esibire una formazione specifica ottenuta attraverso un
corso di 50 ore e che, in futuro, disporrà di una apposita laurea triennale. E tra un anno l‘obbligo di
bussare alla sua porta scatterà anche in caso di liti condominiali e di risarcimenti danni legati alla
circolazione stradale e dei natanti. Il «problem solving», recita il manuale, deve essere capace di
sviluppare il dialogo tra le parti è perseguire la ricerca di una soluzione condivisa che faccia
rinunciare i contendenti dall‘intraprendere il lungo percorso giudiziario che, statistiche alla mano,
dura almeno 10 anni, dal primo approccio in Tribunale al verdetto definiti vo della Cassazione.
Sono quasi 6 milioni le cause civili arretrate. Una montagna di carte, davanti alla quale si pongono
il governo, la Confindustria e alcune associazioni dei consumatori, favorevoli a deflazionare
l‘arretrato rendendo obbligatoria la nuova procedura extragiudiziale Procedura che, creando la
figura del mediatore, offrirà nei prossimi mesi nuove opportunità a migliaia di professionisti
«Quella a cui assisteremo sarà una vera e propria rivoluzione civile e culturale commenta
l‘avvocato Marcello Marani, coordinatore delle sede bolognese di Adr Aequitas, uno dei pochi
organismi privati di conciliazione già attivi su gran parte del territorio nazionale Tuttavia,
nonostante la legge consenta anche a ingegneri, geometri e altre figure di diventare mediatori, noi
pensiamo che sia preferibile riservare tale compito a professionisti che abbiano una specifica
preparazione giuridica».
UNA MANO tesa nei confronti dell‘avvocatura organizzata, che invece è fortemente contraria e
considera la mediaconciliazione così concepita una lesione sostanziale del diritto di difesa garantito
a tutti i cittadini. «Dovrai rivolgerti a un mediatore prima di andare dal giudice; prendere o lasciare,
non avrai scelta‖, scrivono i promotori della protesta togata in una lettera aperta agli italiani, E
aggiungono toccando i portafogli: «Dovrai versare un importo variabile da 105 a 9.240 euro, in base
al valore della controversia, anche se non intendi conciliare».
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LA NAZIONE
Consumatori soddisfatti
<<Ma l’obbligo spesso non funziona>>
«SIAMO DECISAMENTE favorevoli alla conciliazione come alternativa alla via giudiziaria: da 15
anni stipuliamo accordi in questo senso nel settore bancario, della telefonia, dell‘energia, ora
dell‘edilizia residenziale. Ma con altrettanta chiarezza constatiamo che, quando la conciliazione è
stata resa obbligatoria, come accadeva nelle controversie di lavoro, il tentativo è risultato
fallimentare». Paolo Landi, segretario generale dell‘Adiconsum, distingue così la materia del
contendere al momento dell‘entrata in vigore della «corsia preferenziale» voluta dal! Guardasigilli
Alfano. per abbattere il carico della giustizia civile.
Un‘associazione che rappresenta i consumatori deve avere a cuore la qualità del nuovo interlocutore
obbligato del cittadino, appunto il ‗risolutore di conflitti a bassa intensità‘ di cui si parla. Come è
regolamentato questo aspetto decisivo?
«Noi diciamo che da questo punto di vista non possono esistere vie dimezzo. Se la media
conciliazione è una possibilità, deve essere qualificata per efficacia nei risultati. Entrano in ballo
figure specializzate, dai periti ai commercialisti, ma penso anche agli stessi organizzatori dei corsi
di formazione professionale per esperti, tra cui il cittadino interessato possa orientarsi. Se invece la
conciliazione è obbligatoria e per giunta onerosa, si traduce in un costo aggiuntivo per il
consumatore. E quando tocco questo tasto mi riferisco anche all‘ambiguità della posizione assunta
dagli avvocati».
Eppure l‘avvocatura, almeno attraverso sue associazioni più rappresentative, si è schierata contro il
provvedimento del ministero della Giustizia.
«Lo so bene. Il punto è che considero inaccettabile la rivendicazione dell‘esclusiva da parte dei
legali per l‘esercizio delle finzioni di conciliatore. Sarò malizioso, ma non escluderei che, se
l‘esperimento in qualche modo funzionasse, certe resistenze di principio si attenuerebbero,>.
Insomma, la scommessa di ridurre il contenzioso davanti al giudice, rimane tale?
«In estrema sintesi la formula mi pare: ‗Intanto partiamo, poi vedremo‘».
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ITALIA OGGI
Il ministro della giustizia, Angelino Alfano, ha reso noti i dati: gli organismi accreditati passano da
179 a 630
La conciliazione ora dà i numeri
Lavori in corso sulla mediazione civile. Dal numero degli organismi accreditati che cambia di ora in
ora, alla protesta degli avvocati che non accenna a diminuire per non parlare dei ricorsi al Tar Lazio
che se venissero accolti rischierebbero di bloccare il tutto. Fatto sta che il debutto dell'istituto voluto
dal ministro della giustizia Angelino Alfano sta avvenendo in maniera tutt'altro che facile e
sicuramente ancora in evoluzione.
Ma il guardasigilli non demorde e, ieri, nel primo giorno dell'entrata in vigore del tentativo
obbligatorio della mediazione prima di approdare in tribunale per risolvere le controversie civili, ha
tirato fuori dal cilindro oltre 600 organismi accreditati. Un dettaglio fino a ieri mattina inedito.
Visto che fino all'ora di pranzo sul sito internet del ministero della giustizia, al netto delle sedi
secondarie, gli organismi registrati erano 179.
Il giallo dei numeri
«Sono 630 gli organismi di conciliazione accreditati e già operativi e non c'è una sola provincia
d'Italia che veda scoperta la propria zona». Così ha esordito il guardasigilli ieri in occasione della
conferenza stampa a palazzo Chigi invitando a consultare l'elenco sul sito internet del ministero
della giustizia (www.giustizia.it). Anche se proprio sul sito, la nuova tabella (parzialmente
aggiornata rispetto ai 179 enti disponibili in mattinata) è spuntata solo al termine della conferenza
stampa. L'elenco degli organismi aggiornati, però, si fermava a 401 e solo fino a Potenza. Possibile
dedurre, quindi, che i tecnici del ministero hanno lavorato tutta la giornata per mettere nero su
bianco tutti gli enti secondari e dare sostanza all'annuncio del ministro. Non a caso solo a tardo
pomeriggio, ieri, è arrivata la tabella completa.
Le aspettative
La stima fatta dal ministero è che andranno in conciliazione obbligatoria circa 300 mila
controversie nei prime 12 mesi che diventeranno 700 mila quando entreranno in vigore le liti
condominiali e il risarcimento danni da circolazione per un totale di quasi 1 milione l'anno se
continuerà l'attuale trend di mediazioni volontarie. Se si raggiunge il tasso di successo registrato in
altri paesi europei, fa sapere il ministero, i flussi in ingresso nei tribunali si ridurrebbero dagli
attuali 5 milioni ai 4,2-4,4 consentendo a parità di produttività una significativa erosione
dell'arretrato e arrivando come ipotizzato da Alfano «a pareggiare il bilancio della giustizia». Ma la
riforma inciderà anche sui tempi: la riduzione, dicono ancora dal ministero, sarebbe drastica perché
si andrebbe dai 4 mesi al massimo per tutte le conciliazioni positive alla riduzione fino ad un terzo
dei tempi attuali della giustizia ordinaria. A conti fatti e ipotizzando un livello di successo in linea
con le altre esperienze si potrebbero dimezzare le pendenze, portandole a poco più di 3 milioni in
cinque anni.
I dati attuali
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L'obiettivo dichiarato della riforma è quello di ridurre il numero di cause che approdano ogni giorno
in tribunale. Negli ultimi anni, ha precisato Alfano «si è verificata capacità smaltimento del 96%,
ma quel 4% in 25 anni ha determinato quei 6 milioni di cause pendenti. Secondo i dati del ministero
il trend delle cause civili nei nostri tribunali è stato sempre crescente: 4,6 milioni nel 2007, 4,8
milioni nel 2008 e 5 milioni nel 2009. Una causa di contenzioso ha attualmente una prospettiva di
arrivare a sentenza in Tribunale dopo 845 giorni (2 anni e 4 mesi), tempi che però si allungano se la
causa percorre la strada del secondo grado (altri 1163 giorni) e della Corte suprema (ulteriori 1195
giorni) per un totale di 3.200 giorni di media. Secondo i dati del ministero, infatti, «l'Italia è il
quarto paese più litigioso d'Europa, con 4.768 contenziosi ogni 100 mila abitanti dopo Russia,
Belgio e Lituania.
I contrasti con l'avvocatura
Il debutto della mediazione è coinciso anche con l'ultimo di sette giorni di astensione dalle udienze
da parte dell'avvocatura. E mentre gli avvocati non demordono Alfano assicura di aver «ascoltato la
loro voce». «Avevano chiesto il rinvio di un anno dell'entrata in vigore delle nuove norme e così è
stato. Abbiamo infatti rinviato al 2012 l'obbligatorietà per quanto riguarda le liti di condominio e
l'infortunistica stradale». Due campi che da soli ha precisato Alfano rappresentano il 60% del totale
del contenzioso in Italia. «Penso», ha aggiunto, «che sia stata data prova di ragionevolezza. Ecco
perché l'auspicio è che «gli avvocati si rendano conto della grande opportunità offerta dalla
mediazione di cui loro stessi possono esserne i protagonisti, anche perché nessuno impedisce al
cittadino di chiamare un avvocato e farsi assistere nella conciliazione. Da qui l'invito a tutti i
cittadini a considerare come «un'opportunità questo nuovo strumento voluto dal parlamento e dal
governo che favorisce una giustizia civile efficiente. Spero che con il passare dei giorni, tutti si
rendano conto della grande chance che questa riforma rappresenta per i cittadini e anche per gli
avvocati». Benedetta Pacelli
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ITALIA OGGI
Le prime iniziative
Dai legali di Bologna la consulenza gratuita
Consulenza a cittadini e professionisti sul nuovo strumento della conciliazione obbligatoria, entrato in
vigore ieri. È l'iniziativa lanciata dall'ordine degli avvocati di Bologna, che ha attivato uno sportello
informativo sulla mediazione. Il servizio, gratuito, opererà tutti i giorni presso il tribunale civile, con 50
avvocati a disposizione.
Si tratta di un'iniziativa volta a colmare le lacune informative che hanno accompagnato il via libera al dlgs n.
28/2010. A oggi, infatti, l'unico strumento in mano al cittadino obbligato a mediare e in cerca di un
organismo di conciliazione, resta l'elenco pubblicato sul sito del ministero della giustizia e che proprio ieri è
stato arricchito fino a giungere a 630 riferimenti. Un elenco che spesso, però, si rivela un vero e proprio
dedalo per avere informazioni su tariffe, modalità, cosa succede in caso di esito negativo, contatti e via
dicendo. Soprattutto nel caso degli organismi che fanno capo a quei consigli dell'ordine forense che non
hanno ancora attivato un sito ad hoc. Mentre, dall'altro lato, camere di commercio e organismi indipendenti
«guidano» il cittadino passo passo offrendogli tutte le informazioni del caso.
«La consapevolezza informata di chi si rivolge a questi organismi», spiega Annalisa Atti, referente per la
mediazione dell'ordine forense di Bologna, a proposito del nuovo servizio, «le importanti influenze, sul
successivo processo, dell'eventuale esito negativo del procedimento di mediazione, la tenuta degli accordi
eventualmente raggiunti, sono tutti importanti argomenti sui quali è opportuno che i cittadini vengano
informati». «Le conseguenze di una mediazione fai da te, di una inconsapevole o non informata scelta e
partecipazione al procedimento», conclude Atti, «potrebbero avere effetti davvero gravi sui diritti e sugli
interessi dei cittadini coinvolti».
Quanto agli altri ordini forensi, è stata inaugurata ieri, al tribunale di Pescara, la Camera di conciliazione
forense dell'ordine abruzzese. A Pescara, hanno frequentato il corso già 80 mediatori e attualmente sono in
atto una ventina di conciliazioni. Il presidente dell'ordine, Lucio De Benedictis, ha sottolineato che la
posizione dell'avvocatura rispetto alla conciliazione non è di assoluto contrasto. «Chiediamo, però, delle
modifiche in quanto ci sono alcuni aspetti negativi», ha detto. Molte richieste di informazioni stanno
arrivando anche all'organismo di conciliazione di Firenze, nato dal progetto unitario di avvocati,
commercialisti e notai. «Per adesso però le domande depositate in ambito di obbligatorietà sono solamente
due», afferma la coordinatrice della segreteria, Leonarda Grechi, «e da questo punto di vista ci aspettavamo
qualcosa in più. Conti più indicativi, però, li potremo fare solo tra una quindicina di giorni dato che venerdì
scorso molti avvocati sono corsi in tribunale per notificare le istanze che rientravano nella nuova normativa».
In ogni caso, l'organismo fiorentino, che conta su 20 mediatori e sta vagliando altre 150 richieste, stima in
600-700 le procedure che dovrebbero arrivare da qui a fine anno.
L'ordine degli avvocati di Roma è invece sempre in prima linea nella protesta contro la nuova normativa.
Domenica, infatti, ha pubblicato una delibera su un noto quotidiano capitolino, per denunciare l'indifferenza
della politica alla protesta dell'avvocatura. «Contestiamo anche le complicazioni burocratiche per
l'accreditamento del nostro organismo di conciliazione», afferma il presidente, Antonio Conte, «il ministro
sembra infatti voler privilegiare altri enti che nulla hanno a che vedere con gli avvocati».
Contro le lungaggine dell'iter di accreditamento protesta anche il presidente dell'ordine degli avvocati di
Napoli, Francesco Caia. «Il nostro organismo è in fase di accreditamento», spiega, «si tratta però di un
ritardo voluto perché speravamo in un rinvio dell'entrata in vigore della normativa. L'iter avrà tempi lunghi,
anche 40 giorni, e in più abbiamo segnalato al ministero tutte le criticità del caso, a partire dal fatto che i
locali che ci ha messo a disposizione il Tribunale sono interamente da rimettere a nuovo. Ma la nostra voce e
quella di tutti gli altri ordini è rimasta inascoltata». Gabriele Ventura
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IL SOLE 24 ORE
Viaggio nelle città
Roma. Pesa il rinvio per casa e incidenti stradali. Nonostante l'entrata in vigore dell'obbligo di
conciliazione, il primo giorno è trascorso tranquillo negli istituti di mediazione della Capitale. A
Roma le strutture abilitate a svolgere la conciliazione sono una decina. Alla camera arbitrale di
Roma (azienda speciale della Camera di Commercio) fanno sapere che «non c'è stato nessun
aumento delle richieste». Spiega Edoardo Merlino, segretario generale del Cprc (Centro per la
prevenzione e risoluzione dei conflitti), della Fondazione Telos dell'Ordine dei dottori
commercialisti di Roma: «Non ci aspettiamo subito una grandissima mole di lavoro, a causa dello
slittamento dell'obbligo di conciliazione per due materie che rappresentano una parte molto
significativa nel settore della conciliazione: gli incidenti stradali e le questioni condominiali».
Per questo ieri al Centro per la prevenzione e risoluzione dei conclitti dei commercialisti non c'è
stata una grande affluenza. «Abbiamo però ricevuto diverse telefonate di professionisti che hanno
richiesto informazioni per presentare domanda nei prossimi giorni». «Mi sono occupato di un caso
di responsabilità professionale in ambito medico - racconta Marco Ceino, conciliatore presso il Cprc
e dottore commercialista -. La questione si è conclusa con l'accordo in una mattinata di lavoro» .
Milano. Per le liti tra vicini c'è subito interesse. Alla Camera di Commercio di Milano ieri è stato
inaugurato nel salone centrale lo sportello dedicato alla conciliazione. La Camera di commercio
continua a investire sulla conciliazione: ieri si sono svolti gli esami orali per i 60 aspiranti
mediatori. Dieci i posti in palio, che si aggiungeranno ai 41 già attivi. Tuttavia, l'assalto di avvocati
e cittadini per il debutto della conciliazione obbligatoria, non c'è stato. «Arriveranno nei prossimi
mesi», assicura Nicola Giudice, responsabile del servizio conciliazione. La prima giornata in via
Meravigli ha visto solo una decina di telefonate e due persone venute a chiedere informazioni. La
prima si è presentata alle 11,40: «Il mio condominio - racconta - ha vinto una causa ma il legale che
ci ha difesi ci ha comunque presentato la parcella di 7mila euro. Vorrei sapere se possiamo tentare
una mediazione, visto che secondo noi è la parte che ha perso la causa che deve pagare le spese
legali». Tuttavia, per questo tema la conciliazione è ancora facoltativa. E proprio in tema di
condominio, pochi giorni fa, davanti all'avvocato Rossana Filacchione hanno trovato un accordo
due persone in lite per un cancello installato nelle parti comuni. «Il lavoro - racconta Francesco
Parisi dello studio - è stato duro, bisognava spiegare a una delle parti che erano anche nel suo
interesse la rimozione del cancello e la ricerca di un accordo per vivere serenamente il rapporto di
vicinato».
Napoli. Alla ricerca di strumenti alternativi per le liti. Napoli scommette sulla conciliazione: in
città sono attivi nove organismi, mentre in regione gli enti iscritti nel registro del ministero della
Giustizia sono una ventina. Tuttavia, l'inizio della conciliazione obbligatoria è stato rallentato
dall'adesione allo sciopero degli avvocati partenopei. Inoltre, il rinvio di un anno dell'entrata in
vigore della normativa per liti relative al condominio e agli incidenti stradali toglie alla
conciliazione obbligatoria gran parte delle controversie. Secondo Enzo Moretta (Ordine dei dottori
commercialisti ed esperti contabili di Napoli), «circa l'80% dell'intera partita». Ciò nonostante, a
Medi, l'organismo dell'Ordine dei dottori commercialisti, sarebbe già stato anticipato l'arrivo di 15
richieste di conciliazione. «La sensazione è che non si tratti di tentativi strumentali ma ci sia la
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volontà di trovare uno strumento alternativo per risolvere la controversi». Tra i casi, una lite tra
cugini in una complessa successione. Alla Camera di commercio di Napoli (molto attiva da anni nel
settore tlc dove, nel 2010, ha trattato 2.180 conciliazioni), invece, «non sono ancora arrivate
domande relative alla nuova normativa ma molte sulle due materie oggetto di rinvio: condominio e
auto» fa sapere il vice presidente dell'ente camerale, Alessandro Limatola.
Palermo. Sono tanti i candidati a diventare conciliatori. La Camera di commercio di Palermo è
in attesa degli effetti della conciliazione obbligatoria sul lavoro di mediazione. Intanto, si fanno
avanti i candidati. Spiega Vincenzo Genco, segretario generale della Camera di commercio: «negli
ultimi tempi almeno due o tre professionisti al giorno hanno presentato istanza per farsi accreditare
come conciliatori». L'organismo palermitano della Camera di commercio fa valere i risultati: su 300
procedure conciliative, gestite nel primo semestre dello scorso anno, la metà è andata a buon fine.
«La maggior parte dei contenziosi - afferma Genco - è con aziende telefoniche». Il primo ente
accreditato in provincia è stato Concilium Adr dove ieri sono state conciliate (in base al sistema
facoltativo) «due dispute con banche e assicurazioni in merito a problematiche di anatocismo»,
afferma il presidente dell'associazione, l'avvocato Cristiano Pagano. Concilium Adr ha gestito
finora circa 80 conciliazioni, il 30% con esito positivo. Anche l'università di Palermo si è dotata di
un organismo di mediazione: Mediare con Unipa, presieduto dal preside di Scienze politiche,
Antonello Miranda. «Associamo - sottolinea Miranda - la mediazione con la formazione potendo
usufruire di elevate professionalità. Il nostro tariffario, inoltre, è tra i più bassi in assoluto».
Genova. Si parte da medicina, assicurazioni e locazioni. Quattro richieste di mediazione
formalizzate ieri, con procedura via web, dal Centro conciliazione liti di Genova, uno degli
organismi liguri accreditati dal ministero e iscritti al registro. Le materie del debutto: «Un
contenzioso per responsabilità medica, uno per locazione, due rivalse assicurative», riferisce Carlo
Mario Galiberti, avvocato e mediatore nel team di sette figure - legali, commercialisti, consulenti
del lavoro - che operano fra capoluogo e sede distaccata in Valfontanabuona. Operativi da luglio,
lavorano in network con squadre di altre città. «Nei mesi scorsi, però, quando non c'era
obbligatorietà sono stati pochissimi i casi gestiti. Molte richieste di informazioni negli ultimi giorni,
specie da colleghi. Interesse alto, in particolare da parte delle assicurazioni, che giocano d'anticipo
sul rischio cause per responsabilità civile, avviando mediazioni. Certamente una marea di ricorsi e
citazioni è stata depositata nelle cancellerie entro venerdì, in modo da essere fuori dall'ambito di
applicazione delle nuove norme".A Genova (con sedi a Milano e Londra), è attivo Pro Concilia,
accreditato come organismo dal 2007, nato dopo la riforma del diritto societario unendo le forze
interdisciplinari degli studi Sardano e Bazzani. «La mediazione si rivela strumento efficace nei
dissidi societari endofamiliari - ragiona Stefania Sardano, civilista - per esempio quando soci fra
loro parenti vogliono ricomporre una lite, senza che ai dipendenti o all'esterno risulti una causa».
Torino. Telefoni bollenti nel giorno dell'esordio. Telefoni bollenti per l'esordio della
conciliazione obbligatoria a Torino. «Siamo stati tempestati di chiamate fin dalla mattina - racconta
Fabio D'Alessandro, presidente di Noi Conciliamo Srl, organismo attivo da un anno e mezzo molte per sapere come si diventa mediatori». Le idee, però, sono ancora un po' confuse: «C'è chi, ad
esempio, ha chiesto se con la mediazione si può portare avanti una pratica di divorzio, al di là
dell'accordo per la divisione del patrimonio». Una cinquantina le domande rivolte all'Aequitas Adr,
fondazione che raggruppa 150 avvocati favorevoli alle nuove norme e che gestisce anche uno
sportello informativo per la Regione Piemonte, una trentina sono giunte a Formamed, società che si
occupa di mediazione e formazione. «Abbiamo ricevuto richieste da diversi studi legali interessati
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ad attivare servizi di conciliazione agevolati», afferma uno dei fondatori di Formamed, Lorenza
Morello. Fare leva sugli interessi comuni è il cuore della conciliazione, come in un caso di
successione concluso ieri proprio presso Formamed. «La questione riguardava la divisione di un
alloggio, valore 120mila euro, tra quattro fratelli - spiega l'avvocato Daniela Bauduin -. In base
all'accordo a due di loro è stato assegnato l'appartamento, agli altri due un terreno agricolo. L'intesa
è stato raggiunto soprattutto grazie all'interesse a salvaguardare l'unità familiare»
Bari. Professionisti ancora in attesa dei quesiti. Nemmeno una domanda di conciliazione presso
l'«Organismo di mediazione e conciliazione forense» dell'Ordine degli avvocati di Bari, nel primo
giorno della procedura obbligatoria. Venerdì – fanno notare dall'ufficio dell'Organismo di
mediazione allestito in tribunale – c'erano state code in cancelleria per l'iscrizione a ruolo di diverse
centinaia di cause. «Il nostro organismo – afferma Mariano Fiore, consigliere e segretario
dell'Ordine degli avvocati di Bari – è pronto a fare la sua parte. Sono però convinto che
l'introduzione della conciliazione presenti profili di incostituzionalità per la deroga di
giurisdizione». Dello stesso parere Giovanni D'Innella, coordinatore del gruppo di lavoro
dell'Osservatorio permanente giovani avvocati del Cnf, secondo il quale non è detto che «la
mediazione possa svolgere un compito deflattivo sul numero delle cause». L'Ordine degli avvocati
di Bari ha ottanta mediatori, altri 800 legali hanno presentato domanda per svolgere la formazione e
ottenere il titolo. L'esordio della conciliazione obbligatoria è avvenuto senza clamori anche presso
gli enti privati. «Per ora – dice Saverio Sgobba della Camera di conciliazione Avecon
(Associazione verso la conciliazione) di Alberobello, nel barese - non abbiamo domande». Avecon
conta su tredici mediatori, di cui otto avvocati.
Bologna. Due soli incontri per valutare l'appalto. Parte a rilento la mediazione obbligatoria a
Bologna. Solo tre le domande arrivate alla Camera di commercio, l'unico organismo pubblico di
conciliazione attivo in città. Una sola presentata all'organismo di conciliazione privato Adr
Aequitas. Mentre attendono ancora il via libera del ministero per partire le camere di conciliazione
dell'Ordine degli avvocati (che nel frattempo ha aperto uno sportello informativo presso il tribunale)
e della fondazione dei commercialisti. I fari sono puntati sulle mediazioni in corso che, secondo
l'avvocato Mario Paolo D'Arezzo, mediatore della camera di commercio, "si concludono con un
accordo di conciliazione nel 98% delle volte". Come nel caso del bolognese M.R. che, due
settimane fa, si è rivolto al mediatore per risolvere una controversia con una ditta d'appalto
inadempiente. L'accordo è stato raggiunto ieri in soli due incontri davanti al mediatore per un costo
effettivo sostenuto dalle parti inferiore a 500 euro. «In tribunale - ha chiarito D'Arezzo - non
sarebbero bastati sei anni solo per il primo grado e 5mila euro di spese». Più difficile arrivare
all'accordo nei procedimenti con più parti. In tali casi è molto arduo comporre gli interessi di tutti.
Per questo, ad esempio, sempre ieri è fallita la mediazione in materia di responsabilità professionale
tra un'impresa e un geometra che, a sua volta, aveva coinvolto la sua compagnia assicurativa.
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IL RESTO DEL CARLINO
Conciliazione obbligatoria, avvocati in protesta fino a martedì
Mer 16 - Il 21 marzo la giustizia civile subirà, a detta del Guardasigilli, una modifica epoca1e con
l'entrata in vigore della conciliazione obbligatoria che comporterà, per chiunque intenda ottenere un
provvedimento giurisdizionale, l‘obbligo di ricorrere preventivamente ad un organismo di
conciliazione, affinchè un mediatore tenti la conciliazione tra le parti. Sul piede di guerra gli
avvocati che vedono, nel provvedimento un tentativo di ridurre il carico giudiziario attraverso un
meccanismo che rende più difficoltoso e oneroso. l'accesso alla giustizia, Per questo da oggi a
martedì è stata proclamata un astensione da tutte le udienze. «Agli avvocati - spiega Piero Giubelli,
presidente dell'Ordine di Ferrara e dell'Unione regionale Curie forensi Emilia Romagna - non piace
questa legge e non la conciliazione in sé, che è uno strumento alternativo al giudizio, utile a definire
una controversia senza i tempi e i costi di un giudizio ordinario. La legge costringe di utilizzare
questo strumento rendendolo non solo obbligatorio ma oneroso». Per ottenere la comparizione
davanti al conciliatore «devo sopportare un costo iniziale che può andare da un minimo di 105 euro
ad un massimo di 9250. La parte può scegliere di andare in conciliazione senza difensore ma l'altra
può presentarsi assistita dal legale. Chi crede che otterrà l'accordo più conveniente? Dunque, chi ha
il denaro sufficiente potrà pagarsi la conciliazione e illegale, chi non ha disponibilità dovrà
rinunciare ai propri diritti, perché non avrà il denaro per intraprendere detta fase, per la quale non è
previsto il gratuito patrocinio».
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IL DENARO
Ipotesi incostituzionalità - Camera civile in campo
La Camera civile di Napoli – guidata da Andrea Pisani Massamormile – scende in campo con
un‘iniziativa concreta contro la mediaconciliazione: diffonde un‘eccezione-tipo di incostituzionalità
per la norma sulla mediaconciliazione, da presentare in tutti i procedimenti in cui, a partire da ieri
(data di entrata in vigore della nuova procedura), diventa obbligatorio il tentativo di composizione
preliminare.
―Il testo – spiega Pisani Massamormile – è già pronto ed è a disposizione dei colleghi. E‘ il frutto
del lavoro delle Camere civili italiane e tiene conto delle osservazioni sviluppate in questi mesi
dall‘accocatura‖.
La richiesta di un modello tipo per sollecitare l‘intervento della consulta era venuta fuori nei giorni
scorsi, durante un incontro fra le associazioni e l‘Ordine forense di Napoli.
Pisani Massamormile ha provveduto a diffondere il testo via mail agli indirizzi dei colleghi e il
documento verrà anche pubblicato sul sito web della Camera civile partenopea. ―Ai colleghi –
aggiunge il presidente dei civilisti partenopei – ho anche inoltrato una lettera in cui spiego perché
aderiamo alla protesta della categoria. Personalmente – aggiunge – non ho nulla contro le soluzioni
che rendano più efficiente la giustizia civile, ma non si può accettare l‘attuale formulazione della
normativa sulla mediazione: prevista come obbligatoria e senza ascoltare le giuste perplessità degli
avvocati‖.
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IL DENARO
Controversie legali, si volta pagina: istruzioni per l’uso
di Marco Melissa – Dottore commercialista
Il legislatore, con la mediazione, definisce una disciplina lineare in materia di procedimenti stragiudiziali di
risoluzione delle controversie di natura civile e commerciale. Il Decreto Ministeriale n. 180, il quale segue a
ruota il precedente D.Lgs. 28, danno una carta d‘identità ufficiale alla Mediazione. Questa nuova procedura
mostra caratteristiche utili ad evitare che molte controversie finiscano nelle aule dei tribunali o presso i
giudici di pace: poco formale, tempi e costi contenuti rispetto alle altre procedure previste dalla nostra
legislazione (su tutte arbitrato ed ordinario giudizio civile).
POCHE FORMALITA’. L‘attivazione di questa procedura è abbastanza semplice e consta di poche
formalità da esperire presso gli organismi e/o enti che devono gestire l‘intera procedura: privati cittadini,
società, enti ed altri ancora dovranno (nei casi sopra citati) o potranno (laddove è ancora facoltativa la scelta)
presentare domanda per esperire il tentativo presso gli organismi deputati a gestire questo tipo di procedure
(Camere di Commercio, Ordini professionali, società private, organismi presso enti locali etc); a questo
punto il responsabile dello stesso organismo adito deve designare un Mediatore (un soggetto imparziale che
dovrà aiutare le parti a raggiungere un accordo amichevole), fissando, al contempo, un incontro tra le parti
entro 15 giorni.
INCONTRO DELLE PARTI. Il discorso è più complesso quando parliamo dello svolgimento pratico della
procedura, cioè l‘incontro delle parti in conflitto che, nella sostanza, sono le reali protagoniste. E‘ in questa
fase che entrano in gioco fattori di rilievo che possono deporre o meno in favore della buona riuscita della
procedura e che vanno ricondotte all‘agire del mediatore. Durante l‘incontro, il mediatore deve mostrare doti
di abile comunicatore, deve rimanere neutrale, imparziale, e deve saper mettere le parti a proprio agio, in
modo tale che si possa ottenere il massimo da una situazione non replicabile, invece, durante un processo
civile ordinario. Ma non si ferma qui l‘incidenza della figura del mediatore. Se le parti non riescono a trovare
un accordo oppure quando c‘è intesa sul trovare comunque una soluzione alla lite, possono richiedere
congiuntamente al mediatore una ―proposta‖ di risoluzione del loro conflitto. Quindi il mediatore è chiamato
ad un ruolo guida per la buona riuscita del tentativo e deve far ricorso a tutta la propria conoscenzaesperienza per mettere le parti in condizioni ottimali di accordo. La proposta di conciliazione è, poi,
comunicata alle parti per iscritto le quali devono far pervenire al mediatore, per iscritto ed entro sette giorni,
l‘accettazione o il rifiuto della stessa proposta.
DOTI PERSONALI. In mancanza di risposta nel termine, si considera proposta rifiutata. Se è raggiunto,
infine, l‘accordo ―amichevole‖ ovvero se tutte le parti aderiscono alla proposta del mediatore, si forma
processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal mediatore. E‘ immediato, di conseguenza,
dedurre che nella Mediazione giocano un ruolo importante alcune caratteristiche che proprio il mediatore
mette in campo per la piena attuazione della procedura. Ma a favore della procedura vi sono molti altri fattori
che possono recitare un ruolo di traino per la diffusione della Mediazione nel nostro paese: vi sono anche
alcune agevolazioni di natura fiscale che, invece, non è prevista per le altre procedure di risoluzione delle
controversie presenti nel nostro ordinamento giuridico. Tutti gli atti e documenti prodotti nel corso della
procedura non sono soggetti ad imposta di bollo o altro onere tributario/amministrativo; vi è l‘esenzione
dall‘imposta di registro per il verbale di accordo finale entro un valore di 50.000 euro ed un credito
d‘imposta per le indennità erogate a favore degli organismi che gestiscono il tentativo di mediazione.
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ITALIA OGGI
Camere di commercio
Unioncamere sorride - Numerose le richieste
Unioncamere sorride: nel primo giorno dell'avvio dell'obbligatorietà del tentativo di conciliazione, numerose
persone si sono recate nelle camere di commercio per chiedere informazioni sullo strumento che precede, in
caso di liti, l'andata in giudizio. «Non abbiamo ancora cifre precise, se non qua e là nella penisola: una
quarantina a Trento, quattro a Matera, mentre se ne contano decine nelle principali città» dichiara a
ItaliaOggi Tiziana Pompei, vicesegretario generale dell'organismo, ricordando che su 105 strutture, «una
settantina ha ottenuto l'iscrizione nell'apposito registro del ministero della giustizia e ve ne sono altre in
attesa del via libera» di via Arenula.
«La gente è molto incuriosita dalla novità di dover tentare una risoluzione extragiudiziale delle controversie,
perciò ha fatto molte domande sulla procedura di ricomposizione, sui tempi, sull'intero meccanismo. Sono,
però, arrivati anche i quesiti delle associazioni dei consumatori, segnale che la mediazione è ancora un tema
poco conosciuto», spiega, malgrado Unioncamere si stia occupando dell'argomento fin dal 1998, poiché
«riteniamo sia fondamentale dare risposte concrete alle aziende», qualora insorgano conflitti.
Per il sistema camerale è il momento del redde rationem perché, prosegue Pompei, «se noi siamo convinti da
anni che l'impatto dell'imposizione della conciliazione sarebbe stato considerevole, adesso ci aspettiamo che
altri professionisti, magari non gli avvocati, ma ad esempio i dottori commercialisti condividano la nostra
tesi, e il nostro spirito organizzativo». Finora la giustizia alternativa ha raggiunto risultati non trascurabili: a
fine 2009, sul totale di 93.406 procedure (arbitrato amministrato, mediazione amministrata, conciliazione dei
Corecom, negoziazione paritetica, riassegnazione dei nomi a dominio), la conciliazione, con le sue 18.958
domande, costituiva il 20,3% del totale, e altre 10 mila circa si enumeravano nel semestre iniziale del 2010
(ultimo periodo in ordine di tempo del quale si dispongono dati certi, ndr). Due anni fa, poi, è salita del 21%
le percentuale di prove di risoluzione tra imprese delle camere di commercio: 4.473 richieste contro le 3.669
del 2008. E, nel complesso, negli otto anni precedenti, le istanze sono state oltre 80mila. Cifre cospicue, ma
alquanto lontane dalla previsione ministeriale che Pompei rammenta: «Si è ipotizzato che, con l'entrata in
vigore dell'obbligo di provare a riconciliarsi senza il ricorso al giudice, i casi sarebbero stati 600 mila.
Tuttavia», incalza la rappresentante di Unioncamere, «considerando la decisione del governo di far slittare di
un anno il dovere del tentativo di mediazione per le cause riguardanti i sinistri stradali e le liti condominiali,
mi sembra ragionevole ridurre quella rosea previsione della metà, oltrepassando, forse, i 300 mila casi».
Pompei accenna alla resistenza di una categoria, quella dei legali, al felice decollo dell'istituto. E, sollecitata
ad esprimersi sull'orientamento che la categoria porterà avanti, afferma che «è innegabile che l'atteggiamento
degli avvocati si rivelerà fondamentale per la buona riuscita della procedura. Sono loro, infatti, che dovranno
indirizzare le parti nell'accesso allo strumento, farne conoscere le potenzialità e, di conseguenza, arrivare al
risultato migliore per il cittadino».
C'è il rischio che questi professionisti possano fare lo sgambetto alla media-conciliazione? «Beh, se qualcuno
si presentasse in un'aula e spingesse per farsi rilasciare un verbale negativo (il documento che attesti il
fallimento del processo avviato per risolvere una controversia, ndr), allora gli sforzi che tanti organismi come
il nostro stanno compiendo non servirebbero a nulla», replica. Quanto, infine, alle rivelazioni del consiglio
nazionale forense (si veda ItaliaOggi del 18/3/2011) sulla cinquantina di ordini degli avvocati sprovvisti di
sedi per far svolgere il tentativo conciliatorio, Pompei dice la sua: «I problemi organizzativi non mancano
neanche a noi, serve soltanto la volontà per trovare una soluzione». Simona D'Alessio
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I commercialisti scaldano i motori. Ma Napoli registra i primi due casi
Conciliazione obbligatoria sprint a Napoli. Ieri, al debutto del nuovo istituto, presso Medì, l'organismo di
mediazione dell'ordine dei commercialisti nel capoluogo partenopeo sono state depositate le prime due
istanze di mediazione. Una relativa a una controversia in tema di diritti reali nell'ambito di un patto di
famiglia e una riguardante un caso di recupero crediti. «Ma già dalla scorsa settimana abbiamo riscontrato un
forte interesse a questa nuova possibilità», spiega Vincenzo Moretta, segretario dell'Odcec Napoli e delegato
alla conciliazione, «in particolare in tema di successioni, diritti reali, anatocismo, diffamazione a mezzo
stampa e contratti assicurativi (esclusi quelli relativi agli autoveicoli, la cui obbligatorietà, al pari delle cause
in tema di condomini, è stata rinviata di un anno dal decreto milleproroghe, ndr)».
Partenza più soft, invece, in quasi tutto il resto d'Italia, dove i riscontri concreti si sono fermati
prevalentemente a richieste di informazioni.
Per esempio a Milano, dove, conferma Marcella Caradonna, componente della Fondazione Adr
commercialisti, la camera arbitrale e di conciliazione istituita dalla Fondazione dei dottori commercialisti
meneghina già da qualche tempo ha fatto da «apripista». Anche nella capitale tutto pronto all'avvio della
conciliazione obbligatoria. «Lo sforzo preparatorio è stato notevole», spiega Gerardo Longobardi, presidente
Odcec Roma, «attraverso il nostro ente di conciliazione e di formazione Cprc abbiamo formato circa 500
mediatori, 100 dei quali solo a Roma.
Ritengo che le prime valutazioni sui risultati potranno essere fatte a fine anno. La partenza sarà
inevitabilmente lenta, anche a causa del rinvio delle cause condominiali e di quelle inerenti agli incidenti
stradali, ma confidiamo che questo meccanismo aiuti il paese ad uscire dalle secche di una giustizia lenta e
costosa».
Gli enti conciliatori attivi istituiti presso gli ordini territoriali dei commercialisti si contano al momento sulle
dita di una mano, ma molti sono in attesa del placet del ministero della giustizia, dopo aver presentato
domanda tramite la Fondazione Adr commercialisti, il braccio operativo del Consiglio nazionale di categoria.
Nel frattempo, gli ordini non sono stati a guardare, stringendo intese con le Cciaa (anche sulla scorta del
protocollo d'intesa Cndcec-Unioncamere). «Non va tralasciato che creare dal nulla una camera di
conciliazione presenta dei costi», commenta Dante Carolo, presidente dell'associazione dei dottori
commercialisti e degli esperti contabili delle Tre Venezie, «per questo, specie in un periodo di vacche magre,
alcuni ordini hanno inizialmente scelto di appoggiarsi alle già collaudate strutture delle camere di
commercio, mediante appositi protocolli d'intesa. Noi, dal canto nostro, abbiamo formato circa 300 colleghi
e siamo pronti a contribuire a rendere più equa la giustizia civile e commerciale. Anche perché una causa
vinta dopo 10 o 15 anni non può mai definirsi una vera vittoria».
Formazione a tutto tondo anche al Sud, dove l'interesse verso i temi legati alla conciliazione obbligatoria è
marcato. «La decisione di muoverci lungo la strada della formazione già alla fine del 2009 ha pagato»,
afferma Carmelo Stracuzzi, presidente Odcec Reggio Calabria, «e ci ha permesso di formare un'ottantina di
colleghi, su un totale di circa 590 iscritti. Un numero rilevante, al di sopra della media nazionale, che
conferma l'entusiasmo con cui è stata accolta l'iniziativa».
Ma l'impegno formativo della categoria non si è esaurito. A partire da oggi, infatti, si terrà una tre-giorni
(rispettivamente a Milano, Napoli e Roma) in cui la Fondazione Adr Commercialisti porterà avanti l'attività
informativa nei confronti degli ordini. «Saranno occasioni utili per fornire ai colleghi indirizzi di carattere
operativo omogenei», osserva Felice Ruscetta, presidente della Fondazione e consigliere Cndcec, «in cui
illustreremo anche il regolamento standard, messo a punto a livello nazionale, che gli enti conciliatori
potranno seguire per garantire omogeneità sul territorio». Valerio Stroppa
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ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
IL DENARO
Avvocatura e democrazia, fondazione del Cnf
Avvocatura e democrazia, il Consiglio nazionale forense (in sigla Cnf, organismo istituzionale
presieduto da Guido Alpa) lancia una Fondazione per supportare le avvocature dei Paesi del
Mediterraneo nel passaggio dalle dittature alla democrazia.
L‘annuncio in occasione del VI Congresso di aggiornamento giuridico forense organizzato a Roma
dal Cnf. Nell‘ambito del congresso – a cui hanno partecipato circa tremila professionisti – è stata
organizzata una tavola rotonda sul ―Ruolo dei legali nella costruzione delle democrazie‖. Ospiti il
presidente del Consiglio dell‘Ordine forense tunisino, Abderrazek Kilani, e l‘avvocato iraniano
attivista dei diritti umani, legale di Sakineh, Mohammad Mostafei.
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ORGANISMO UNITARIO DELL‘AVVOCATURA ITALIANA
ITALIA OGGI
Intervista a Giorgio Jannone (bicamerale di controllo)
Casse, parte l'indagine sull'immobiliare
Conclusa l'indagine sull'impatto della crisi finanziaria sui patrimoni delle casse dei professionisti si
passa all'esame del patrimonio immobiliare in mano a tutti gli istituti pensionistici pubblici e privati.
La Commissione parlamentare di controllo delibererà domani pomeriggio la nuova indagine
conoscitiva.
Contestualmente si partirà con l'audizione del commissario straordinario e del direttore generale
dell'Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica (Inpdap), Paolo
Crescimbeni e Massimo Pianese. In vista della nuova ricognizione ItaliaOggi ha fatto il punto sullo
stato di salute delle gestioni dei professionisti con il presidente della bicamerale, Giorgio Jannone.
Domanda. Presidente, da ultimo il ministro del lavoro, Maurizio Sacconi, ha affrontato il nodo della
possibile fusione fra enti dei professionisti per blindare la sostenibilità (si veda ItaliaOggi del
16/3/2011). Cosa ne pensa?
Risposta. Non c'è dubbio che eventuali accorpamenti permetterebbero una razionalizzazione delle
spese annuali e favorirebbero le sinergie. La fusione è, però, una strada auspicabile ma non è
possibile imporla.
D. A gennaio avete approvato una relazione che rappresenta uno spaccato importante sull'impatto
della crisi dei mercati finanziari sui patrimoni degli enti. Nessuno, né governo né tanto meno i
ministeri vigilanti (lavoro ed economia) hanno espresso alcuna considerazione in merito. Come
legge questo silenzio?
R. Non è così. Il ministero del lavoro Maurizio Sacconi in audizione ha preso atto dell'indagine
svolta. Come Commissione stiamo cercando di lavorare in sinergia con tutte le istituzioni che hanno
voce in capitolo in materia di previdenza: Corte dei conti, ministeri vigilanti, Nucleo di valutazione
della spesa previdenziale. Questo permette un monitoraggio più attento del comparto.
D. Dalla relazione approvata a gennaio emerge chiara, secondo la commissione, l'esigenza di una
nuova regolamentazione sugli investimenti. Ci sono gli estremi per la presentazione di un disegno
di legge?
R. Durante le audizioni abbiamo fatto un'opera di moral suasion sui titoli tossici molto importante.
L'indagine è stata molto dirompente perché è andata a scandagliare i portafogli degli enti di
previdenza dei professionisti. Dubito che possa succedere ancora che una cassa investa ingenti
somme in prodotti finanziari strutturali. E che quindi serva una legge a tal proposito.
D. Nel 2000 la Bicamerale di controllo che lei presiede oggi lanciò il primo allarme sul fiato corto
delle casse con il sistema di calcolo delle pensioni di tipo retributivo. Dopo oltre 10 anni la
situazione non è molto cambiata se si considera che solo i dottori commercialisti e i ragionieri sono
passati al metodo di calcolo (meno generoso) di tipo contributivo. La situazione è cambiata?
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R. Nel tempo ci sono stati diversi approcci politici a questo aspetto. Credo però che il passaggio al
sistema contributivo per tutti sia un percorso inevitabile. E ci si arriverà. Rispetto a dieci anni fa
molti iscritti oggi si interrogano sul loro futuro pensionistico e capiscono anche il rischio collasso
che corrono alcune gestioni.
D. Qualche nome?
R. Sicuramente gli enti dei medici e dei ragionieri, seppur per motivi diversi.
D. Da ultimo, l'unica riforma che riguarda la previdenza (il passaggio dal 2 al 5% del contributo
integrativo) sembra non riuscire a concludere l'iter legislativo. Il ddl in questione paga un prezzo
politico? Il suo primo firmatario è Antonino Lo Presti, passato dal Pdl a Futuro e Libertà...
R. Personalmente non ho compreso le osservazioni formulate durante il passaggio al senato che
hanno portato al rallentamento dell'iter. Non si può dimenticare che quel provvedimento è stato
approvato praticamente all'unanimità alla Camera con un solo astenuto. Quindi credo che il disegno
di legge sarà prima o poi approvato. Sarebbe grave se la questione fosse meramente politica.
D. Su quali fronti lavorerà la Bicamerale adesso?
R. Saremo impegnati con l'esame del patrimonio immobiliare degli enti pubblici e privati.
Attraverso un questionario standard chiederemo a tutti come è composto il portafoglio, a quanto
ammonta, quanti immobili destinati all'uso abitativo in locazione. Partiremo mercoledì con l'Inpdap.
Ignazio Marino
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ANSA
Sarah: garante privacy a Codacons, segnalati casi a Procura
L'ASSOCIAZIONE LAMENTA VIOLAZIONI NEL TRATTARE DATI PERSONE
(ANSA) - BARI, 18 MAR - Sulla vicenda di Sarah Scazzi, in relazione a presunte violazioni nel
trattamento dei dati personali e a violazioni di legge da parte di alcuni organi di informazione, il
Garante della privacy non ha adottato alcun provvedimento, ma ha segnalato tutto alla Procura della
Repubblica di Taranto. Lo riferisce il Codacons, che nell'ottobre scorso aveva inviato un esposto al
Garante della privacy, Francesco Pizzetti, e al ministro della Giustizia, Angelino Alfano; da
quest'ultimo l'associazione attende ancora risposta.
Il Garante, riferisce in una nota il Codacons, aveva aperto una istruttoria preliminare per verificare
''la liceita' del trattamento in rapporto alla disciplina sul segreto delle indagini preliminari e al
divieto di pubblicazione degli atti giudiziari (artt. 114 e 329 cod. proc. pen.), nonche' in rapporto
alle garanzie poste dal Codice in materia di protezione dei dati personali''. Sul caso di Avetrana,
spiega il Codacons, vennero diffuse ''le registrazioni audio degli interrogatori, gli atti delle indagini
preliminari, le dichiarazioni delle persone informate dei fatti, oltre a particolari macabri e superflui
ai fini del diritto di cronaca''.
Il Garante della privacy ''ha approfondito la questione - e' la risposta inviata dalla stessa autorita' al
Codacons - interpellando le principali emittenti televisive e ha segnalato il caso alla Procura della
Repubblica competente. Quest'ultima, com'e' noto, ha disposto il sequestro 'su tutto il territorio
nazionale delle copie dei documenti cartacei e i file audio e video inerenti all'omicidio di Sarah
Scazzi'. Alla luce di cio'- conclude il Garante - allo stato non si ravvisano gli estremi per
promuovere l'adozione di un provvedimento inibitorio da parte del Garante''. (ANSA).
MP
18-MAR-11 18:54
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Rassegna stampa - Organismo Unitario dell`Avvocatura Italiana