ELEMENTI DI VERIFICA PER LA PRONUNCIA DELL’AUTORITA’ COMPETENTE DI CUI ALL’ARTICOLO 10, COMMA 3, SULLA POSSIBILE ESCLUSIONE DI UN PROGETTO DALLA FASE DI VALUTAZIONE. 1. Individuazione cartografica su base C.T.R. 1:10.000 dell'area di intervento, indicando altresì nel raggio di almeno 500 metri gli eventuali ricettori sensibili (ospedali, scuole, residenze civili, pozzi ad uso idropotabile ecc.). L’impianto oggetto del presente studio andrà a sorgere a Cavallermaggiore (CN), in una zona periferica del comune, ubicata in prossimità della strada provinciale che collega il centro abitato con il paese di Sommariva del Bosco. Nella zona in cui andrà a sorgere l’impianto di recupero rifiuti non sono presenti case di riposo oppure scuole, le quali, invece, sono insediate nel centro cittadino. Nell’area studio, per contro, sono presenti alcune abitazioni civili, principalmente annesse alle attività agricole locali. La zona dove sorgerà il centro di recupero rifiuti, infatti, risulta un’area particolarmente dedita all’agricoltura. Per quel che concerne i pozzi idropotabili, in ultimo, dall’analisi della cartografia comunale, ovvero analizzando la Carta Idrogeologica e delle Opere Idrauliche (Elaborato grafico SG 5), nella zona in cui sorgerà l’impianto sono esclusivamente presenti pozzi agricoli. Non figurano, dunque, pozzi ad uso idropotabile. Al riguardo vedere la cartografia riportata di seguito, tratta dagli elaborati grafici del Piano regolatore del comune. ESTRATTO DELLA CARTA IDROGEOLOGICA E DELLE OPERE IDRAULICHE (ELABORATO SG 5 DEL PRG COMUNALE) Legenda: _______ Localizzazione impianto 2. Individuazione cartografica degli eventuali vincoli presenti sul sito di intervento (vincolo idrogeologico, vincolo paesaggistico-ambientale, ZPS, SIC, aree ricomprese nelle perimetrazioni del PAI). L’area in cui sorgerà l’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi base legno e conseguentemente quanto previsto nella presente istanza, è classificata nell’attuale strumento urbanistico comunale adeguato al PAI. Prendendo in esame il Piano Regolatore in vigore, ovvero facendo riferimento alla Variante 3/2008 di adeguamento al PAI, si evince quanto di seguito: - l’area in cui sorgerà l’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi a base legno, a livello geologico e geomorfologico, è inquadrata in Classe 2.1. La Classe 2, in generale, presenta una pericolosità geomorfologica moderata. Alla medesima appartengono tutte le aree comunali idonee all’utilizzo urbanistico con l’adozione di limitati accorgimenti tecnici. La sottoclasse 2.1, andando nello specifico, la quale riguarda l’area studio su cui sorgerà il futuro centro, interessa la piana principale del territorio comunale, ove le limitazioni possono essere date dalla presenza di acquifero freatico superficiale con ridotta soggiacenza e dove i materiali del primo sottosuolo possono avere caratteristiche geotecniche scadenti. In queste aree comunali, comunque, sono ammessi tutti gli interventi urbanistici ed edilizi, in relazione alla moderata pericolosità che contraddistingue l’area medesima; - l’area in esame, nello strumento urbanistico comunale è denominata P1.3E, normata dall’art. 17, I del Piano Regolatore – Variante 3/2008. Trattasi di aree produttive per insediamenti esistenti o di completamento; - l’area in esame non rientra in alcuna delle fasce di rispetto fluviale normate dal PAI; - l’area in esame non è soggetta ad altri vincoli di natura idrogeologica o paesaggistico ambientale. ESTRATTO DELLA TAV. 1 ALLEGATA AL PIANO REGOLATORE COMUNALE CON EVIDENZIATE LE CLASSI DI PERICOLOSITÀ GOMORFOLOGICA DELL’AREA E LE FASCE FLUVIALI CHE INSISTONO SULLE AREE LIMITORFE Legenda Classi di Pericolosità Geomorfologica: Legenda Fasce Fluviali: _______ Area comunale in cui sorgerà l’impianto 3. Copia conforme dell'estratto del vigente P.R.G.C., con evidenziata la destinazione urbanistica del sito, e copia conforme delle relative Norme Tecniche di Attuazione. a) Estratto del vigente P.R.G.C. del comune di Cavallermaggiore relativo all’area dove sorgerà l’impianto. Nella pagina di seguito è riportato un estratto della Tavola 1 allegata al Piano Regolatore Comunale, dove viene identificato che la zona oggetto dell’intervento rientra nell’area identificata con la sigla P1.3 E, regolamentata dall’art. 17. I delle norme tecniche di attuazione riportate al successivo punto b). ESTRATTO DELLA TAVOLA 1 DEL PIANO REGOLATORE COMUNALE CON EVIDENZIATA L’AREA DELL’INTERVENTO LEGENDA : _______ Area comunale in cui sorgerà l’impianto b) Norme tecniche di attuazione relative al vigente P.R.G.C. riferite all’area oggetto dell’intervento ovvero art 17. I e I bis (Aree classificate come P1.3E) c) Copia dell’art. 11 tratto dal Piano Regolatore Comunale richiamato dal precedente art. 17 (le parti in grigio risultano essere state stralciate) d) Copia dell’art. 30 tratto dal Piano Regolatore Comunale richiamato dal precedente art. 17 (le parti in grigio risultano essere state stralciate) 4. Copia dell'estratto catastale con evidenziati fogli e mappali sui quali insisterà l'attività. L’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi base legno in progetto è inquadrabile a livello catastale al Foglio 38, Mappali 176 e 178. L’attiva sui rifiuti, in particolare, verrà svolta sul piazzale di 2500 m2 rappresentato nella planimetria allegata. Sul medesimo si opererà dunque la messa in riserva dei rifiuti (R13) e le operazioni di recupero (R12 ed R3). Nell’immagine di seguito è rappresentato l’estratto di mappa catastale con evidenziata la lo stabilimento ed il piazzale di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi a base legno oggetto del presente studio. COPIA DELL’ESTRATTO DI MAPPA CATASTALE 5. Quantificazione della superficie complessiva da impegnare. L’attività della Rosso Commercio sarà esercita in uno stabile affittato, già realizzato ed allestito. Non si renderanno necessari, pertanto, interventi edili di sorta per l’insediarsi dell’attività medesima. Lo stabilimento in questione, in particolare, risulterà caratterizzato da: - una struttura fuori terra prefabbricata dove saranno impostati gli uffici aziendali, i servizi igienici e gli spogliatoi a servizio del personale operante in ufficio ed in piattaforma, l’officina per la riparazione dei mezzi ed il deposito utilizzato per lo stoccaggio della materia prima seconda derivante dalla lavorazione eseguita sul rifiuto trattato ovvero biomassa combustibile; - una piattaforma cementata utilizzata per il deposito del materiale rifiuto in cumuli a cielo aperto e dove avranno luogo le operazioni di recupero eseguite sul materiale di scarto finalizzate principalmente ad ottenere biomassa combustibile ovvero materia prima seconda; - aree di accesso e manovra interne allo stabilimento. L’attività di messa in riserva (operazione R13) e recupero di rifiuti speciali non pericolosi (operazione R3), per la quale il sito risulta essere soggetto alla fase di Verifica di Via, in particolare, sarà esercitata: - sulla piattaforma cementata a cielo aperto (avente una dimensione di circa 2.500 mq). Sulla medesima, infatti, saranno depositati i rifiuti speciali non pericolosi base legno (specificati di seguito) e verranno svolte le operazioni di recupero finalizzate principalmente ad ottenere biomassa combustibile ovvero materia prima seconda; - nel deposito realizzato in una porzione della struttura prefabbricata (avente dimensione pari a circa 1.800 mq), all’interno del quale verrà depositata la biomassa combustibile ottenuta dalla lavorazione del rifiuto. Il presente studio di Verifica di VIA, in particolare, sarà eseguito andando ad analizzare le possibili pressioni negative della piattaforma (piazzale) di stoccaggio e recupero dei rifiuti speciali non pericolosi sulle componenti ambientali locali, soffermandosi sulla fase di esercizio ed eventuale dismissione della piattaforma. La piattaforma di stoccaggio e recupero rifiuti speciali non pericolosi, infatti, risulterà il principale elemento di disturbo in grado di creare potenziali impatti sulle componenti ambientali locali. 6. Descrizione di dettaglio del progetto, ivi comprese le opere necessarie per l'allestimento generale e l'eventuale urbanizzazione dell'area. Le attività che l’azienda Rosso intenderà attuare sul materiale rifiuto in arrivo al sito, sono le seguenti: a) messa in riserva preliminare (operazione R13) dei seguenti rifiuti speciali non pericolosi a base legno: - 02.01.07: rifiuti di silvicoltura; - C.E.R. 03.01.01: scarti di corteccia e sughero; - C.E.R. 03.01.05: segatura, trucioli, residui di taglio, pannelli di truciolare piallacci diversi da quelli di cui alla voce 03.01.04; - C.E.R. 03.01.99: rifiuti non specificati altrimenti; - C.E.R. 03.03.01: scarti di corteccia e legno; - C.E.R. 15.01.03: imballaggi in legno; - C.E.R. 17.02.01: legno derivante da attività di demolizione e costruzione; - C.E.R. 19.12.07: legno diverso da quello di cui alla voce 19.12.06; - C.E.R. 20.01.38 legno diverso da quello di cui alla voce 20.01.37; - C.E.R. 20.02.01 rifiuti biodegradabili (potature). b) l’operazione di recupero verrà eseguita con trituratore primario diesel di tipo mobile, con vaglio per eliminare il fine indesiderato e con macchina cippatrice, col fine ultimo di ottenere materia prima seconda ovvero biomassa combustibile (operazione di recupero R3) oppure di effettuare la sola riduzione volumetrica (triturazione primaria) per ottenere materiale triturato ancora rifiuto (attività ricompresa nell’operazione R12). L’impianto, in particolare, come già esplicitato al precedetne paragrafo, sarà caratterizzato da una piattaforma pavimentata a cielo libero avente una superficie complessiva pari a 2500 mq circa, utilizzata per il deposito del matriale in ingresso ovvero il rifiuto di cui ai C.E.R. specificati e da una struttura fuori terra ovvero capannone prefabbricato così suddiviso: - porzione di capannone di 1800 mq circa utilizzata per il deposito del materiale lavorato ovvero biomassa combustibile (materia prima seconda); - un’ulteriore porzione di capannone (600 mq circa) utilizzata come officina per la manutenzione dei macchinari utilizzati; - locali uso ufficio con annessi servizi igienici e spogliatoio a servizio del personale. A livello di macchinari utilizzati per gestione e la lavorazione, nell’impianto, opereranno una pala gommata, un mezzo semovente equipaggiato con ragno, un macchinario mobile per la triturazione primaria, un vaglio mobile ed un cippatore mobile, rispettivamente per le operazioni di riduzione voumetrica, vagliatura e cippatura del legno. Il materiale in entrata, ovvero legno vergine non trattato, classificato con i codici C.E.R. specificati in precedenza, verrà posizionato sulla piattaforma in cumuli a cielo aperto. I cumuli, nello specifico due (dettagliati di seguito), avranno un ingombro in pianta massimo di 1000 mq (ovvero occuperanno una superficie di 50 m x 20 m) ed un’altezza massima di 3-4 m circa. Il materiale sarà movimentato con la pala gommata e con il mezzo semovente equipaggiato con ragno. Il rifiuto medesimo, con l’ausilio dei macchinari menzionati, sarà correttamente collocato sulla piattaforma e verrà asservito al trituratore mobile, al vaglio ed al cippatore per il trattamento finalizzato all’ottenimento della materia prima seconda biomassa oppure per la riduzione volumetrica (solo triturazione primaria). 7. Planimetria dell'area in scala non inferiore a 1:1000 riportante: l'ubicazione dell'impianto di recupero rifiuti; l'ubicazione delle aree da adibire allo stoccaggio dei rifiuti e delle materie prime (tali aree devono essere chiaramente individuate e distinte). VEDERE PLANIMETRIA ALLEGATA 8. Planimetria e sezioni in scala adeguata del rilevato in progetto ed indicazione della percentuale di rifiuto rispetto alla cubatura totale del rilevato. All’interno dell’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi non sono previsti rilevati con apporto di materiale di recupero di alcun tipo. Non è necessario, dunque, riportare planimetria e sezioni del rilevato medesimo e neppure definire la percentuale di rifiuto rispetto alla cubatura totale del rilevato. 9. Illustrazione di dettaglio del ciclo di trattamento. Il rifiuto base legno descritto ai paragrafi precedenti arriverà alla piattaforma trasportato in cassoni scarrabili e verrà scaricato sul piazzale in cumuli a cielo aperto. Verranno a definirsi, in particolare, due mucchi principali di rifiuto, costituiti da materiale omogeneo e caratterizzati dalle peculiarità precisate di seguito ovvero : - Il Cumolo denominato “A” (scarti di legno derivanti in particolare da attività produttive e commerciali) : caratterizzato da imballaggi generici in legno, scarti della lavorazione del legno per la produzione di pannelli o mobili (in particolare scarti di corteccia con pezzatura fine, segatura e truccioli), legno derivante da operazioni di costruzione o demolizione, scarti di legno prodotto dal trattamento meccanico dei rifiuti, rifiuti assimilabili agli urbani e derivanti da attività commerciali e produttive e raccolta differenziata dei comuni. I rifiuti di questo gruppo in entrata al sito saranno identificati rispettivamente dai seguenti codici C.E.R.: 15.01.03 (imballaggi generici in legno); 03.01.01 (scarti di corteccia di pezzatura fine); 03.01.05 (segatura, truccioli e residui di taglio); 03.01.99 (rifiuti della lavorazione del legno non specificati altrimenti); 17.02.01 (rifiuti di legno derivanti dall’attività di demolizione e costruzione); 19.12.07 (scarti di legno derivante dal trattamento meccanico dei rifiuti); 20.01.38 (rifiuti assimilabili agli urbani e derivanti da attività commerciali e produttive e raccolta differenziata comuni). - Il Cumolo denominato “B” (rifiuto biodegradabile ed assimilato): caratterizzato da potature della manutenzione di parchi e giardini, da scarti di corteccia derivanti dalla lavorazione meccanica dei tronchi, scarti di legno derivanti da attività di segheria con pezzatura grossolana, da cortecce di alberi derivanti per lo più da attività di cartiera, da imballaggi in legno vergine non trattato e da scarti della silvicoltura . I rifiuti di questo gruppo saranno in entrata al sito identificati rispettivamente dai seguenti codici C.E.R.: 20.02.01 (rifiuti biodegradabili ovvero potature della manutenzione di parchi e giardini); 03.01.01 (scarti di corteccia di pezzatura grossolana); 03.01.05 (residui di taglio con pezzatura grossolana); 03.03.01 (scarti di corteccia derivanti da attività di cartiera); 15.01.03 (imballaggi in legno vergine assolutamente non trattati); 02.01.07 (residui di silvicoltura). I due mucchi di rifiuto sopradescritti saranno disposti in areee specifiche della piattaforma e distinti tra di loro (vedere planimetria allegata), a creare due cumuli chiaramente definiti, con altezza da terra massima pari a 3 -4 m. Il quantitativo di stoccaggio massimo istantaneo, con riferimento ai codici rifiuto sopra specificati, risulterà pari a circa 5000 t totali. Nella piattaforma, dunque, si ipotizza che potranno essere presenti al più tremila tonnellate di rifiuto contemporaneamente messe in riserva preliminare e suddivise, principlamente, in due mucchi distinti (2000 t di materiale di scarto di cui al cumulo A e 3000 t di cui al cumulo B). Prima di essere collocato nei rispettivi cumuli (Cumulo A oppure Cumulo B) il rifiuto in entrata al sito subirà un’accurata ispezione visiva. Il medesimo, in particolare, verrà scaricato in una specifica porzione dell’impianto ed immediatamente sottoposto alla fase di verifica preliminare ovvero verrà controllato ed ispezionato per definire se in possesso delle caratteristiche intrinseche tali da poterlo riposizionare direttamente nel Cumulo denominato “B” (materiale da destinare alla lavorazione volta all’ottenimento della materia prima seconda biomassa) oppure nel Cumulo denominato “A” (materiale da destinare all’operazione di semplice riduzione volumetrica). Il controllo sarà effettuato ogni qual volta il materiale di scarto raggiungerà l’impianto, in modo tale che, a seguito dell’ispezione, il medesimo venga celermente collocato nel cumulo A oppure in B. Il materiale di scarto, in particolare, per poter essere collocato nel cumulo B (ovvero materiale da destinare a recupero per la produzione di biomassa combustibile) dovrà: 1) rispondere caratteristiche previste dalla norma Uni En ISO 17225 (Norma Eeuropea che fornisce le caratteristiche della biomassa combustibile e definisce le caratteristiche del materiale utilizzato per ottenerla che ha da poco sostituito la Uni En 14961) ovvero risultare materiale legnoso completamente privo di componenti organici alogenati o metalli risultanti da trattamenti per la conservazione del legno; 2) rispondere alle caratteristiche previste dalla Sezione 4, Allegato X, alla parte V del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., ovvero essere caratterizzato da scarti di materiale vegetale prodotto dalla lavorazione esclusivamente meccanica del legno non contaminato da inquinanti; 3) avere caratteristiche (tipologia e pezzatura) e provenienza specificata nella seguenti Tabelle 2 e 4. Dal materiale in generale, inoltre, saranno eliminati eventuali sfalci verdi, i quali saranno avviati ad aziende operanti l’attività di compostaggio. Ciclicamente, con una frequenza massima di circa 15 – 20 giorni lavorativi, il materiale del cumulo B verrà avviato alla fase di recupero (operazione R3 ovvero triturazione primaria, vagliatura e cippatura) per la produzione di biomassa combustibile. Il trattamento di questa fase di recupero sarà pertanto caratterizzato dalle seguenti fasi: - triturazione primaria per la riduzione del materiale in ingresso a pezzature grossolane; - vagliatura per la rimozione di eventuale materiale fine presente; - cippatura con dimensione del grano in uscita variabile in funzione delle effettive esigenze di produzione; - deferizzazione per la rimozione di eventuali componenti ferrose presenti nei rifiuti avviati a recupero. Dal trattamento sopradescritto ed eseguito sui riifuti di legno del cumulo B avremo produzione di materiale triturato, vagliato e cippato con caratteristiche rispondenti alla norma UNI EN ISO 17225 ovvero biomasse combustibili. Trattando il materiale in ingresso (con caratteristiche conformi ai precedenti punti 1 e 2), tramite processo di triturazione, valgiatura e cippatura, dunque, si otterrà un materiale che avrà dimensione ricompresa tra i 5 ed i 100 mm. La medesima, secondo quanto previsto dalla normativa tecnica di settore citata, risponderà ai requisiti previsti della biomassa combustibile (biocombustibile), ovvero cippato di legno non trattato, con caratteristiche di pezzatura idonea, ottenuto tramite taglio con attrezzature taglienti da destinare al consumo come fonte di energia per produrre calore. Le biomasse combustibili ottenute dal recupero, infine, saranno cedute a terzi e trasportate fuori dall’impianto accompagnate da apposito documento di trasporto. Per quel che riguarda il materiale di cui al cumulo A, invece, il medesimo, a seguito della messa in riserva (operazione R13) verrà avviato a triturazione primaria (attività ricompresa nell’operazione R12) per ottenere materiale di pezzatura idonea ancora rifiuto e classificato col C.E.R. 19.12.07. La riduzione volumetrica avverrà, anche in questo, ciclicamente ogni 15 – 20 giorni lavorativi. 10. Quantificazione dei rifiuti annui da trattare (t/anno), indicazione dei relativi codici C.E.R., specificazione della loro provenienza. Di seguito si riportano le tabelle riepilogative riguardanti la tipologia e la quantità dei rifiuti in ingresso all’impianto, con indicazione del codice CER, il settore di stoccaggio, la relativa descrizione e la provenienza dei medesimi. Tab. 1: Rifiuti del Cumulo A in ingresso al sito per la messa in riserva preliminare (operazione R13) Cumulo C.E.R. Descrizione 03.01.01 Scarti di corteccia di pezzatura fine 03.01.05 Segatura, truccioli e residui di taglio 03.01.99 Rifiuti non specificati altrimenti derivanti da attività della lavorazione del legno 15.01.03 Imballaggi generici in legno A 17.02.01 Legno derivante da operazioni di costruzione e demolizione 19.12.07 Materiale di scarto derivante dal trattamento meccanico dei rifiuti 20.01.38 Rifiuti assimilati agli urbani derivanti da attività commerciali e produttive Settore stoccaggio Provenienza Quantitativo Quantitativo massimo annuo istantaneo presunto (t) (t) Attività della lavorazione del legno (falegnamerie, mobilifici, etc..) Piattaforma (cumulo a cielo aperto) Attività varie produttive e commerciali 2.000 Cantieri Aziende che eseguono la riduzione volumetrica del legno di scarto Raccolta differenziata di attività varie produttive e commerciali 20.000 TABELLA 2: Rifiuti del Cumulo B in ingresso al sito per la messa in riserva preliminare (operazione R13) Cumulo Settore stoccaggio C.E.R. Descrizione 03.01.01 Scarti di corteccia derivanti dalla lavorazione meccanica dei tronchi con pezzatura grossolana Lavorazione del legno vergine 03.03.01 Scarti di corteccia derivanti da attività di cartiera Attività di cartiera 03.01.05 Residui di taglio con pezzatura grossolana 02.01.07 Residui della silvicoltura 15.01.03 Imballaggi in legno generico non sottoposti ad alcun trattamento, neppure di conservazione B Rifiuti biodegradabili 20.02.01 (potature) Piattaforma (cumuli a cielo aperto) Provenienza Attività produttive (falegnameria e segheria in particolare) Attività di lavorazione del legno vergine Attività varie produttive e commerciali Manutenzione del verde Quantitativo Quantitativo massimo annuo istantaneo presunto (t) (t) 3.000 30.000 Nella tabella di seguito sono specificate l’operazione di recupero effettuata sui materiali di cui al cumulo A ed il materiale ottenuto a seguito del trattamento. Tabella 3: Operazione di recupero effettuata sui rifiuti di cui al Cumulo A Cumulo A C.E.R. Descrizione 03.01.01 Scarti di corteccia con pezzatura fine 03.01.05 Segatura e truccioli 03.01.99 Rifiuti non specificati altrimenti derivanti da attività della lavorazione del legno Provenienza (falegnamerie, mobilifici, etc..) Imballaggi generici in legno Attività varie produttive e commerciali 17.02.01 Legno derivante da operazioni di costruzione e demolizione Cantieri 19.12.07 20.01.38 Quantitativo annuo trattato (t) Materiale prodotto 20.000 Rifiuto di legno adeguato volumetricamente con pezzatura variabile Attività della lavorazione del legno 15.01.03 Materiale di scarto derivante dal trattamento meccanico dei rifiuti Rifiuti assimilati agli urbani derivanti da attività commerciali e produttive Operazione di recupero eseguita sui rifiuti Aziende che eseguono la riduzione volumetrica del legno di scarto Attività varie produttive e commerciali R12 Adeguamento volumetrico mediante triturazione meccanica primaria con ottenimento di mateiale triturato ancora riifuto classificabile col codice C.E.R. 19.12.07 Nella tabella di seguito è specificata l’ operazione di recupero (R3) effettuata sui materiali di cui al cumulo B ovvero le lavorazioni descritte eseguite sul rifiuto e finalizzate ad ottenere materia prima biomassa combustibile. TABELLA 4: Operazione di recupero effettuata sui rifiuti di cui al Cumulo B Cumulo C.E.R. Descrizione Provenienza 03.01.01 Scarti di corteccia derivanti dalla lavorazione meccanica dei tronchi con pezzatura grossolana Lavorazione del legno vergine Scarti di corteccia derivanti da attività di cartiera Attività di cartiera 03.01.05 Residui di taglio con pezzatura grossolana Attività produttive (falegnameria e segheria in particolare) 02.0107 Residui della silvicoltura Attività di lavorazione del legno vergine 15.01.03 Imballaggi in legno generico non sottoposti ad alcun trattamento, neppure di conservazione Attività varie produttive e commerciali 03.03.01 B 20.02.01 Rifiuti biodegradabili (potature) Manutenzione del verde Operazione di recupero eseguita sui rifiuti Quantitativo annuo trattato (t) Materiale prodotto 30.000 Materia prima seconda ovvero biomassa combustibile R3 Triturazione meccanica, vagliatura e cippatura, finalizzata all’ottenimento di biomassa conforme alle specifiche della Sezione 4, Allegato X alla parte V del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. ed alla norma UNI EN ISO 17225 ovvero cippato biocombustibile materia prima seconda 11. Schema del ciclo del processo impiantistico. 12. Idonea documentazione, a firma di tecnico abilitato, in cui venga dichiarata e comprovata la compatibilità dell'intervento con le caratteristiche chimico (fisiche dei rifiuti -fornendo a supporto eventuale certificazione analitica) e con le condizioni idrogeologiche e geomorfologiche dell'area di intervento, con particolare riferimento alla stabilità dei versanti ed alle caratteristiche delle falde idriche sotterranee. Inquadramento morfologico, geologico ed idrogeologico del territorio L’attività della Rosso Commercio, come già precisato nei precedenti paragrafi, sarà impostata all’interno di un capannone artigianale preso in locazione, in una zona periferica del Comune di Cavallermaggiore, lungo la strada provinciale SP193, in prossimità di Località Salerie. A livello morfologico la zona è pianeggiante, con una quota media sul livello del mare che si attesta attorno ai 279 metri. Tale quota del livello campagna rimane pressoché costante nell’intorno dell’impianto, sia spostandosi verso Cavallermaggiore ad ovest e ad est rispetto all’impianto stesso verso Sommariva del Bosco. Sotto il profilo geologico di superficie l’area è caratterizzata da depositi alluvionali medio recenti, ovvero ciottoli e sabbia in abbondante matrice limoso sabbiosa. A livello geotecnico, sulla base di quanto affermato dal P.R.G.C., ovvero relazione geologica allegata allo strumento urbanistico medesimo, si evince che ad oggi non si sono riscontrate limitazioni particolari con riferimento alle attuali realizzazioni edili impostate nell’intorno della zona studio. Per quanto riguarda gli acquiferi locali, invece, la falda idrica superficiale, secondo i dati riportati in letteratura e da quanto emerge dalla relazione geologica annessa al Piano Regolatore Comunale, risulta assai prossima al piano campagna, ad una profondità di pochi metri dalla medesima. Considerazioni circa la fattibilità del sito Analizzando quanto riassunto al precedente paragrafo, desunto dalle considerazioni geologiche annesse al Piano Regolatore Comunale, si ritiene che l’intervento possa essere compatibile con le caratteristiche geotecniche ed idrogeologiche dell’area di intervento. Si ribadisce al riguardo che l’area non presenta limitazioni di natura geotecnica e idrogeologica sotto il profilo realizzativo ovvero è considerata idonea all’utilizzo urbanistico. Dalla relazione geologica realizzata a corredo delle documentazione elaborata finalizzata all’ottenimento del provvedimento di permesso costruire, per altro, non sono stati messi in luce, a seguito delle prove eseguite, elementi di criticità sotto il profilo geologico tecnico. Per quel che concerne, invece, le potenziali escursioni del livello superiore della falda superficiale (prossima al piano campagna) ovvero in riferimento alle potenziali interazioni tra acquifero libero e materiale rifiuto trattato dal futuro centro, si evidenzia che il materiale gestito dall’impianto risulterà caratterizzato da scarti di legno non trattato e che la piattaforma di stoccaggio, come anche le vie di accesso e transito interne, risulteranno cementate. Anche in questo caso, dunque, non si rilevano problematiche di sorta riferite alla attività ovvero il concretizzarsi di interazioni tra acque sotterranee e materiale di scarto gestito, il quale per altro risulterà assolutamente inerte e non lesivo per la risorsa sotterranea. 13. Valutazione degli impatti attendibili a seguito della realizzazione del progetto, in particolare sull'aria (eventuale diffusione di polveri) e da rumore, sia in fase di allestimento del sito sia in fase di esercizio dell'impianto. Eventuali misure di mitigazione/compensazione. Con riferimento all’All. B2 della Legge Regionale n. 40/98 e s.m.i. le componenti ambientali (e relative interazioni) considerate nel presente studio sono: - aria e fattori climatici; - suolo e sottosuolo; - acque superficiali e sotterranee; - popolazione e fattori socioeconomici; - flora, fauna ed ecosistemi; - paesaggio. Nel seguito della trattazione si definiranno le correlazioni e le potenziali interazioni fra le componenti ambientali individuate e le attività svolte nelle diverse fasi di vita dell’opera. A tal fine, per ciascun aspetto ambientale individuato, è necessario definire le componenti ambientali che potranno configurarsi come eventuali potenziali recettori degli aspetti ambientali stessi. Di conseguenza nella tabella seguente, per ciascuna attività prevista sono stati correlati gli aspetti ambientali che scaturiscono dallo svolgimento delle diverse attività in progetto con le componenti ambientali potenzialmente interessate. La realizzazione delle opere e lo svolgimento delle attività potranno avere anche eventuali interazioni positive con le componenti ambientali: tali interazioni sono evidenziate in tabella mediante sottolineatura. Componenti ambientali Aria e fattori climatici Acque sotterranee e superficiali Suolo e sottosuolo Flora, fauna ed ecosistemi Popolazione e fattori socioeconomici Paesaggio Attività Esercizio e manutenzione Arrivo degli autocarri che trasportano il materiale di scarto base legno alla piattaforma e scarico del materiale medesimo nelle aree deputate ovvero autorizzate Operazioni di controllo e selezione proprie dell’attività di messa in riserva (R13), caratterizzazione del materiale e suddivisione del medesimo in cumuli a cielo aperto sulla piattaforma, operazioni triturazione, vagliatura e cippatura con macchinari mobili diesel (R3 ed R12) Carico dei mezzi in uscita dal sito col materiale ancora rifiuto oppure con la materia prima - Emissioni in atmosfera Rischio incendio - Contaminazione del sottosuolo - Contaminazione delle acque sotterranee - - - Emissioni in atmosfera Rischio incendio Emissioni in atmosfera Rischio incendio - Contaminazione del sottosuolo - Contaminazione delle acque sotterranee - - Contaminazione del sottosuolo - Contaminazione delle acque sotterranee - Emissioni in atmosfera Rumore Traffico Emissioni in atmosfera Rumore Rischio incendio Emissioni in atmosfera Rumore Traffico - - - Emissioni in atmosfera Rumore Traffico Emissioni nell’atmosfera Rumore Rischio incendio Emissioni in atmosfera Rumore Traffico - Impatto visivo - Impatto visivo - Impatto visivo Componenti ambientali Aria e fattori climatici Acque sotterranee e superficiali Suolo e sottosuolo Flora, fauna ed ecosistemi Popolazione e fattori socioeconomici Attività Dismissione Smaltimento/recupero rifiuti residui Emissioni in atmosfera - Contaminazione del sottosuolo - Contaminazione delle acque sotterranee - Pulizia dell’area utilizzata dall’impianto - Emissioni in atmosfera Contaminazione del sottosuolo Contaminazione delle acque sotterranee - Emissioni in atmosfera Rumore Traffico Emissioni in atmosfera Rumore Traffico - Emissioni in atmosfera Rumore Traffico Emissioni in atmosfera Rumore Traffico Paesaggio La rilevanza delle interazioni positive e negative delle attività svolte con le componenti ambientali individuate dipende sia dallo stato attuale delle componenti stesse nell’area di studio, ovvero dal livello di qualità ambientale attualmente presente, sia dalla significatività delle pressioni generate dalle attività sulle singole componenti ambientali. Il giudizio complessivo relativo all’entità dei potenziali impatti sulle componenti ambientali dovrà pertanto tenere conto di entrambi parametri: gli impatti potenziali saranno più elevati al crescere della qualità e della sensibilità dei ricettori ed al crescere della severità delle pressioni ascrivibili alle attività in progetto. Al fine di poter formulare il giudizio complessivo relativo all’interazione componente-attività, nel seguito della trattazione, per ciascuna delle componenti ambientali individuate: - verrà caratterizzato lo stato di fatto attraverso la valutazione dei dati esistenti (derivanti da monitoraggi e banche dati disponibili dei principali Enti Pubblici e di controllo) e di indagini e monitoraggi realizzati ad hoc per l’intervento in esame; - sulla base delle considerazioni e delle risultanze della precedente fase verrà stilato un giudizio sintetico di qualità della componente ambientale allo stato attuale; - verranno caratterizzate le principali interazioni attività in progetto-componente ambientale, con riferimento anche agli eventuali interventi mitigativi e preventivi previsti, stilando un giudizio sintetico di entità delle pressioni generate dalle attività sulla componente; - verrà infine stilato un giudizio complessivo di interazione progetto-componente che terrà conto di entrambe i giudizi precedenti. I giudizi sintetici di qualità delle componenti ambientali e di entità delle pressioni generate dalle attività sulle componenti saranno espressi mediante valori da 1 a 5, secondo quanto indicato nella tabella seguente: Livello di giudizio Qualità delle componenti ambientali Entità delle pressioni Livello 1 Bassa qualità ambientale Bassa pressione Livello 2 Livello 3 Livello 4 Livello 5 Medio-bassa qualità ambientale Media qualità ambientale Medio-alta qualità ambientale Elevata qualità ambientale Medio-bassa pressione Media pressione Medio-alta pressione Elevata pressione Il giudizio di qualità ambientale delle singole componenti ambientali, espresso sulla base delle informazioni e dei dati disponibili analizzati per ciascuna componente ambientale, tiene conto: - del grado attuale di compromissione della componente e del suo grado di naturalità; - di eventuali caratteristiche di particolare pregio ambientale; - della capacità della componente di rispondere ad eventuali ulteriori pressioni antropiche e quindi di mantenere il proprio stato; - della capacità della componente di rispondere alle esigenze socio-economiche dell’area. Il giudizio di entità delle pressioni esercitabili dalle attività in progetto sulle componenti ambientali viene invece tiene conto: - della entità e severità degli aspetti ambientali e delle interazioni che scaturiscono dalle singole attività; - degli interventi preventivi e mitigativi previsti; - della durata temporale delle pressioni. Il giudizio di entità delle pressioni viene definito, relativamente ad ogni componente ambientale, per ognuna delle fasi del progetto (ovvero esercizio e manutenzione e dismissione). Come già specificato in precedenza non esiste una fase di cantiere. L’attività della Rosso Commercio andrà ad insediarsi in una struttura già realizzata. L’entità della pressione dovuta ad ogni singola fase può essere un giudizio sintetico derivante dai singoli giudizi definiti per i singoli aspetti ambientali originati dalla fase in esame (emissioni in atmosfera, rumore, etc.): in questo caso, operando in modo cautelativo, il giudizio sintetico sarà il giudizio più alto ottenuto dalla valutazione delle pressioni ascrivibili al singolo aspetto ambientale (ad esempio: emissioni in atmosfera = pressione “medio-bassa” = 2; rumore = pressione “bassa” = 1; giudizio sintetico per l’intera fase in esame = pressione “medio-bassa” = 2). L’impatto ambientale esercitato da ogni fase del progetto sulle singole componenti ambientali deriverà dall’interazione tra l’entità della pressione esercitata e la qualità e sensibilità della componente ambientale. Il giudizio complessivo di rilevanza degli impatti ambientali terrà quindi conto di entrambi i giudizi espressi in precedenza e sarà formulato sulla base dello schema riportato di seguito: Rilevanza degli impatti Entità delle pressioni Qualità della componente 5 4 3 2 1 5 V IV+ III+ III- III- 4 V IV- III+ III- II+ 3 IV+ III+ III- II+ II- 2 III+ III- II+ II- I 1 III- II+ II- I I Legenda della rilevanza degli impatti Classe (e sottocl.) Livello di rilevanza Descrizione V Estremamente alta Stato delle risorse molto alto e pressioni alte o medio-alte IV+ Molto alta Stato di qualità da alto a medio-alto e pressioni rilevanti IV- Alta III+ Medio-Alta III- Medio-Bassa II+ Bassa II- Molto bassa Stato di qualità da medio a basso e pressioni da basse a medie I Estremamente bassa Stato della risorsa molto basso e pressione molto bassa (peggioramento improbabile delle risorse) Stato di qualità medio-alto e pressioni medio-alte o stato molto alto e pressioni medio-basse Stato delle risorse alto sottoposto a pressioni irrilevanti o stato da medio-alto a medio su cui agiscono pressioni da medie ad alte Stato di qualità da medio-alto a medio-basso e pressioni da medio-basse a elevate Stato medio-alto e pressioni molto basse o stato molto basso con pressioni molto alte (numerose situazioni intermedie fra queste) 13.1 ARIA E FATTORI CLIMATICI 13.1.1 Pluviometria Per quanto riguarda le caratteristiche pluviometriche dell’area in esame si è fatto riferimento ai dati degli Annali Meteorologici della Regione Piemonte, Settore per la prevenzione del rischio geologico, meteorologico e sismico, per gli anni dal 2005 al 2009, relativamente alla stazione di misura di Villanova Solaro (n.281, 264 m s.l.m.). Tale stazione di misura, tra quelle costituenti la rete di monitoraggio regionale, risulta la più vicina all’area interessata dall’impianto, nonché la più rappresentativa delle sue condizioni ambientali. Di seguito sono riportate l’ubicazione della stazione di misura su carta CTR, l’andamento delle precipitazioni totali mensili per i cinque anni di osservazione e l’istogramma delle precipitazioni medie mensili. Fig.1: Ubicazione della centralina di monitoraggio Tab. 1: Precipitazioni totali mensili e relative medie (Stazione di Villanova Solaro) PRECIPITAZIONI TOTALI MENSILI [mm] GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC TOT 2005 153,4 1,6 31,6 131,6 59,6 15,6 21,2 93,2 100,2 120,0 15,6 11,8 755,4 2006 50,6 40,0 9,8 22,4 30,0 19,0 53,2 24,6 219,4 53,2 4,8 33,4 560,4 2007 11,2 0,2 57,0 83,8 95,0 5,6 159,0 46,0 63,0 53,4 7,0 581,2 2008 55,4 10,8 2,0 127,8 92,2 67,2 27,6 55,8 24,6 12,6 140,4 189,6 806 2009 45,0 25,2 51,4 280,8 25,4 45,8 61,2 77,8 90,8 55,6 69,0 27,6 855,6 Totali 315,6 77,8 151,8 562,6 291 242,6 168,8 410,4 481 304,4 283,2 269,4 - Media mensile 63,1 15,6 30,4 112,5 58,2 48,5 33,8 82,1 96,2 60,9 56,6 53,9 - Anno Fig.2: Istogramma delle precipitazione medie mensili (Stazione di Villanova Solaro) Osservando i dati della tabelle e del grafico si osserva come i mesi primaverili ed autunnali siano mediamente più piovosi rispetto agli altri, tuttavia, le piogge risultano distribuite in tutto l’arco dell’anno in perfetto accordo con la climatologia della pianura piemontese, caratterizzata da un clima continentale. Per quel che concerne il numero di giorni di pioggia, facendo sempre rifermento agli annali metereologici regionali e, nello specifico, ai dati rilevati dalla stazione di misura di Villanova Solaro, si sono realizzate le tabella ed il grafico di seguito riportati. Tab.2: Giorni di pioggia (Stazione di Villanova Solaro) NUMERO DI GIORNI PIOVOSI Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC TOT 2005 1 1 4 9 4 3 3 5 8 8 4 2 52 2006 4 3 3 6 4 3 4 6 7 5 1 4 50 2007 2 0 6 8 9 2 8 6 3 4 2 50 2008 5 3 1 7 12 13 4 5 4 3 10 9 76 2009 5 4 6 14 4 4 4 9 7 4 5 4 70 Media mensile 3,4 2,2 4 7,2 6,4 6,4 3,4 6,6 6,4 4,6 4,8 4,2 - Fig. 3: Istogramma del numero medio di giorni di pioggia Dai dati si evince che i mesi che presentano il maggior numero di giorni piovosi sono nuovamente quelli primaverili ed autunnali, in accordo con quanto precedentemente relazionato riguardo la piovosità dell’area. 13.1.1 Climatologia: temperatura ed umidità Facendo anche in questo caso riferimento alla stazione di misura di Villanova Solaro (n.281, 264 m s.l.m.), nelle tabelle di seguito, si riportano i valori delle temperature massime, minime e medie registrate mensilmente nel periodo che va dall’anno 2005 al 2009. Tab.3: Temperature massime della zona studio (Stazione di Villanova Solaro) TEMPERATURE MASSIME [°C] Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC 2005 21,5 16,2 26,6 26,3 33,2 36,1 34,9 31,0 32,1 22,6 18,7 11,6 2006 14,0 15,1 22,0 25,6 34,2 33,9 35,0 33,1 33,8 24,2 20,8 14,4 2007 27,5 21,2 22,7 23,8 33,6 31,6 35,6 32,8 29,8 25,3 19 16,1 2008 19,5 16,2 24,3 24,7 26,7 36,0 36,1 35,9 34,1 25,9 19,3 13,0 2009 8,5 16,8 23,8 25,7 35,1 35,6 36,0 37,4 33,7 28,2 18,0 11,8 Media mensile 18,2 17,1 23,9 25,2 32,6 34,6 35,5 34,0 32,7 25,2 19,2 13,4 Tab.4: Temperature minime della zona studio (Stazione di Villanova Solaro) TEMPERATURE MINIME [°C] Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC 2005 -9,0 -7,0 -9,3 0,6 5,8 7,0 11,7 9,2 8,3 4,4 -7,1 -9,3 2006 -8,2 -4,7 -6,3 0,1 4,5 3,7 14,0 5,7 7,0 3,3 -3,7 -4,5 2007 -5,2 -3,4 -3,1 8,2 4,6 9,6 6,9 10,4 4 -3,9 -7,3 -12 2008 -5,7 -5,2 -4,6 -1,2 5,5 11,0 10,5 8,4 3,3 -0,8 -7,4 -14,3 2009 -14,1 -6,2 -3,9 2,8 5,4 8,0 9,3 11,6 8,9 -1,9 -2,2 -14,6 Media mensile -8,4 -5,3 -5,4 2,1 5,2 7,9 10,5 9,1 6,3 0,2 -5,5 -10,9 Tab.5: Temperature medie della zona studio (Stazione di Villanova Solaro) TEMPERATURE MEDIE [°C] Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC 2005 0,4 0,9 7,1 11,2 17,9 21,9 23,2 20,6 17,7 12,0 5,7 0,1 2006 -0,3 2,1 6,8 13,2 17,0 21,2 24,5 20,0 19,2 13,9 7,2 3,0 2007 3,9 5,2 8,5 15,6 17,5 20,7 22,4 20,8 16,7 11,6 4,5 0,5 2008 2,4 3,5 8,2 11,1 16,6 20,9 22,9 22,2 17,3 13,0 6,2 -0,2 2009 -3,2 2,5 8,2 12,4 19,4 22,0 23,4 23,7 18,4 11,9 6,6 -0,5 0,6 2,8 7,8 12,7 17,7 21,3 23,3 21,5 17,9 12,5 6,0 0,6 Media I dati sopra tabellati vengono riportati di seguito su specifici diagrammi per meglio evidenziare l’andamento delle temperature dell’area studio. Fig. 4: Andamento delle temperature massime Fig. 5: Andamento delle temperature minime Fig. 6: Andamento delle temperature medie I diagrammi evidenziano che la zona di interesse è caratterizzata da estati calde ed inverni freddi, con un clima moderato nei periodi primaverili e di inizio autunno. La temperatura dell’area, dunque, è nuovamente in accordo con il clima tipico della pianura piemontese (clima continentale). Per quanto riguarda infine l’umidità media dell’aria, facendo sempre riferimento ai dati della stazione di misura di Villanova Solaro, sono stati di seguito tabellati i valori rilevati suddivisi per anno e mese. Tab.5: Valori di umidità mensili (Stazione di Villanova Solaro) UMIDITÀ MEDIA DELL’ARIA [%] Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC 2005 81 65 67 77 67 70 69 76 86 91 90 87 2006 86 81 68 70 70 66 73 76 84 89 90 94 2007 90 83 68 Non nota 72 77 67 79 78 84 83 87 2008 91 86 67 75 80 83 77 80 80 84 91 94 2009 92 76 68 79 68 70 77 81 82 85 96 94 Media mensile 88,0 78,2 67,6 75,3 71,4 73,2 72,6 78,4 82,0 86,6 90,0 91,2 Fig. 7: Istogramma dell’ umidità media mensile L’umidità dell’aria della zona, da quanto traspare dai dati sopra tabellati risulta, essere particolarmente accentuata. Valori di umidità considerati buoni, infatti, si attestano attorno a dei valori al più pari al 65%. Per, quel che concerne i valori registrati in zona, invece, essi stessi sono superiori in quasi tutti i periodi dell’anno di almeno 20 punti in percentuale. 13.1.1 Anemologia I valori medi mensili delle velocità del vento per il periodo considerato sono riportati di seguito in Tabella 6. Tab.6. velocità medie del vento (Stazione di Villanova Solaro) VELOCITÀ MEDIE MENSILI DEL VENTO [m/s] Anno GEN FEB MAR APR MAG GIU LUG AGO SET OTT NOV DIC 2007 Non nota Non nota Non nota 1,2 1,5 1,3 1,4 1,1 1,1 1,1 1,2 1,3 2008 1,2 1,1 2 1,7 1,5 1,3 1,2 1,1 1,1 1,1 1,4 1,3 2009 1,2 1,3 1,8 1,9 1,5 1,6 1,3 1,2 1,2 1,2 1,1 1,2 Medie 1,2 1,2 1,9 1,8 1,5 1,4 1,3 1,1 1,1 1,1 1,2 1,2 Fig. 8: Istogramma della velocità media del vento 13.1.4 Qualità dell’aria Per andare a definire la qualità dell’aria della zona in oggetto studio si è fatto riferimento alle informazioni relative allo stato dell’aria tratte dal sito dell’Arpa Provinciale. I valori ottenuti sono frutto delle misurazioni sul campo effettuate dal Sistema regionale di rilevamento della qualità dell’aria (S.R.Q.A.) gestito dall'ARPA Piemonte con la presa in rassegna dei dati dell’Inventario regionale delle emissioni. Gli inquinanti monitorati sono i seguenti: - Biossido di azoto (CO2); - Polveri sottili (PM10); - Ozono (O3). Detti inquinanti, vengono quotidianamente monitorati a mezzo di centraline sparse sul territorio regionale ed i valori sono elaborati dai tecnici Arpa. I risultati delle analisi in laboratorio, svolte sui campioni, vengono infine inseriti in rete e consultabili presso i Siti Ufficiali Arpa Provinciali o direttamente dal sito della Regione Piemonte stesso. Accedendo al sito Arpa di Cuneo si è osservato l’andamento medio (per il periodo dell’anno 2014 fino ad oggi) delle concentrazione nell’aria dei tre inquinanti sopracitati per il comune di Cavallermaggiore. I valori di inquinante sono riportati come medie giornaliere in µg/m3. Da un’analisi dei valori possiamo affermare quanto segue: - Polveri sottili: 6-28 µg/m3 - Biossido di azoto: 10 – 47 µg/m3 - Ozono: 27-117 µg/m3. 13.1.5 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale Il giudizio sintetico sullo stato attuale della presente componente ambientale deve tenere conto sia delle caratteristiche meteo-climatiche sia dei valori medi relativi alla qualità dell’aria del Comune di Cavallermaggiore, desumibili dal sito Arpa regionale. Per quanto riguarda il primo fattore, dall’analisi dei dati a disposizione non emergono criticità sostanziali o disomogeneità rispetto ai risultati attesi per un’area localizzata in tali posizione geografica e quota. Il clima locale, infatti, come quello delle altre regioni piemontesi è di tipo continentale, tendenzialmente con estati calde ed inverni rigidi. Per quel che concerne invece la qualità dell’aria, analizzando i dati riportati sulla banca dati on line citata, si evince che la medesima, in generale, può essere giudicata discreta. I valori di PM10 ed NO2, infatti, presentano valori che la fanno rientrare in Classe 1 (ovvero valori rispettivamente tra 0 e 25 mg/m3 e tra 0 e 100 mg/m3), mentre, il valore dell’indicatore O3 rientra in Classe 3 (ovvero valori tra 84 e 120 mg/m3). In merito a quanto enunciato al periodo precedente è possibile attribuire alla presente componente ambientale un giudizio sintetico di qualità ambientale media (valore “3”). L’aria, infatti, pur rientrando in Classe 1 con riferimento ai valori di polveri sottili e biossido di azoto, presenta a livello di ozono valori medio alti, soprattutto nei periodi estivi e primaverili. Per quel che riguarda, invece, le caratteristiche di piovosità e temperatura non presenta connotati di particolare pregio, ma valori semplicemente tipici. 13.1.6 Interazioni progetto – componente ambientale Nelle due principali fasi di vita dell’impianto (esercizio e dismissione) le interazioni con la componente ambientale “aria e fattori climatici” saranno in maniera pressoché esclusiva determinate dall’utilizzo di alcuni macchinari adoperati per il recupero del materiale rifiuto e per la movimentazione del materiale sulla piattaforma di stoccaggio medesima, oltre che dall’entrata ed uscita dal sito degli autocarri che trasportano il materiale gestito dall’impianto stesso. Di seguito si illustrano le principali interazioni progetto-componente per le due fasi citate. Durante la fase di esercizio dell’impianto, l’interazione con la componente aria e fattori climatici sarà fondamentalmente legata ai seguenti aspetti: Entrata ed uscita al sito degli autocarri per la presa/consegna del materiale trattato dalla piattaforma; Movimentazione del materiale sulla piattaforma di stoccaggio dello stabilimento eseguita con pala gommata; Operazioni di triturazione e vagliatura del materiale con appositi macchinari mobili (trituratore primario, cippatore e vaglio) asserviti da pala gommata. Sulla base degli aspetti sopraelencati si andrà ora ad evidenziare la natura delle potenziali interazioni con la componente ambientale in questione. - Emissioni in atmosfera: le medesime saranno da imputarsi ai mezzi in entrata ed uscita dal sito per la consegna/presa del materiale, alla pala gommata operante sulla piattaforma per la collocazione e la riorganizzazione del materiale medesimo e ai macchinari mobili diesel utilizzati per la triturazione, vagliatura e cippatura del rifiuto. Per la mitigazione delle emissioni prodotte dagli automezzi in arrivo/uscita non sarà applicabile alcuna misura specifica, se non quella legata al corretto utilizzo dei mezzi (evitare pause con motore acceso) ed al loro buono stato di manutenzione, azioni in grado di limitare anche i livelli di rumorosità. Stesse considerazioni possono essere effettuate per quel che riguarda i mezzi utilizzati dall’azienda per la lavorazione del materiale ovvero pala gommata e trituratori diesel. Altra tipologia di emissione risultano le polveri generate dal rifiuto base legno movimentato sulla piattaforma e lavorato con riduzione volumetrica a mezzo di triturazione e cippatura col fine di ottenere, come più volte detto, principalmente biomassa combustibile. Per ridurre l’emissione di polveri si opererà la riduzione volumetrica in assenza di vento e nei periodi estivi si eseguirà la bagnatura del materiale (sia di quello stoccato che di quello lavorato con triturazione e cippatura). Tenendo conto delle misure mitigative paventate, la pressione esercitata dal futuro sito sulla componente ambientale “aria e fattori climatici”, per quel che concerne le emissioni in atmosfera prodotte, è da ritenersi “medio - bassa” (valore: 2); - Rischio di incendio: l’insorgere di un incendio potrà dare luogo ad emissioni in atmosfera di fumo misto a cenere, derivante dalla combustione del materiale incendiato. Per evitare problematiche di sorta e ridurre il livello di rischio sarà assolutamente necessario evitare di fumare ed utilizzare fiamme libere in prossimità della piattaforma di stoccaggio. Sarà necessario, inoltre, inumidire i cumuli di materiale nei periodi estivi eccessivamente caldi ed afosi. Il sito verrà dotato degli opportuni presidi attivi e passivi, conformemente a quanto previsto dalla normativa cogente e dalla buone prassi antincendio di settore. Verrà elaborato, conformemente a quanto previsto dal D.lgs. 81/08 e s.m.i., un piano di emergenza volto a gestire eventuali inconvenienti di sorta. In seno al piano, parte di complemento del documento di valutazione dei rischi aziendale, verranno individuate le persone incaricate di gestire le emergenze e le regole comportamentali da tenere in tale caso. Tenendo conto delle misure mitigative paventate, la pressione esercitata dal futuro sito sulla componente ambientale “aria e fattori climatici”, per quel che concerne il rischio incendio, è da ritenersi “medio - bassa” (valore “2”); Complessivamente, dunque, l’entità della pressione esercitata dalla fase di esercizio e manutenzione sulla componente “aria e fattori climatici”, considerando sia le emissioni in atmosfera che il rischio incendio, è da ritenersi medio-bassa (valore “2”). Fase di dismissione Per questa fase valgono le medesime considerazioni elaborate per la fase precedente, relativamente ad emissioni in atmosfera da gas di scarico dei mezzi coinvolti ed al possibile sollevamento di polveri da operazioni di pulizia della platea di stoccaggio interna allo stabilimento. Le misure mitigative previste sono le stesse specificate per la fase di esercizio. La durata delle lavorazioni riferite alla fase, comunque, risulterà limitata. Complessivamente, dunque, possiamo ritenere la pressione esercitata dalla fase di dismissione sulla componente “aria e fattori climatici” come bassa (valore “1”). 13.2 SUOLO E SOTTOSUOLO 13.2.1 Inquadramento geo-morfologico L’impianto verrà realizzato nel comune di Cavallermaggiore, sulla Strada Provinciale SP193 che collega Cavallermaggiore medesima alla vicina Sommariva del Bosco. Dal punto di vista topografico la località è identificabile sulla sezione C.T.R. alla tavola 192050. Di seguito è riportata una immagine tratta dalla Carta Tecnica Regionale e riferita al comune di Cavallermaggiore, con evidenziata in rosso la zona dove andrà a sorgere l’impianto. Fig. 9: Estratto della CTR – Dettaglio della zona di interesse Impianto La zona oggetto dell’intervento, da quanto traspare osservando le immagine della carte tecnica regionale, a livello morfologico presenta le caratteristiche tipiche della pianura alluvionale cuneese. Il territorio risulta pianeggiante e caratterizzato da una quota media sul livello del mare pari a 279 metri, la quale rimane pressochè invariata nell’intero intorno dell’area studio. Geologicamente parlando, nella zona in esame, si possono riscontrare ampi affioramenti di quella che viene definita “Unità Alluvionale del Livello Fondamentale della Pianura Principale” (Civita et al. 2000: Le risorse idriche sotterranee del territorio cuneese parte 2: il settore pianura). La litologia del complesso, in generale, è costituita da ghiaie immerse in una matrice sabbioso siltosa, con un suolo in genere di spessore intorno al metro, costituito da argille sabbioso siltose di colore nocciola. L’unità in esame, scendendo ancora più nello specifico, appartiene principalmente ai depositi delle alluvioni del fluvio glaciale e del fluviale Riss, mentre, in prossimità dei principali corsi d’acqua, comprende anche i depositi del fluvio glaciale e del fluviale Wurm. Nel territorio in esame, in ultimo, non sono rilevabili affioramenti dell’Unità Alluvionale delle Conoidi e dei Terrazzi Antichi e dell’Unità Alluvionale dei Fondovalle e dei Terrazzi Annessi, le quali costituiscono altre due importanti unità stratigrafiche della Successione Quaternaria medesima. Nella pagina di seguito verrà riportata la carta degli affioramenti delle unità geologiche per quel che concerne il territorio comunale di Cavallermaggiore, con riferimento alla zona su cui andrà a sorgere l’impianto di deposito del materiale di scarto base legno in progetto. Tale mappa è stata ricavata dagli elaborati grafici realizzati in seno al progetto di ricerca denominato “Studio di valutazione della vulnerabilità intrinseca delle acque sotterranee”, redatto dal Politecnico di Torino in collaborazione con la Provincia di Cuneo. 13.2.2 Pedologia del suolo Il suolo della zona oggetto studio è quello caratteristico dell’Unità Alluvionale Fondamentale della Pianura Principale Cuneese, caratterizzato da uno spessore modesto (di un metro circa) e da materiale fine, nello specifico, argille siltoso sabbiose, color nocciola. 13.2.3 Capacità d’uso dei suoli Per quel che concerne la capacità d’uso del suolo si è fatto riferimento a quanto riportato nella carta della Capacità d’Uso dei Suoli (riportata di seguito) redatta dalla Regione Piemonte (Scala 1:250.000). In merito all’area in esame, facendo riferimento alla succitata carta, possiamo affermare di essere in presenza di suoli di Classe II. I suoli di seconda classe sono caratterizzati da alcune moderate limitazioni che riducono la produzione delle colture agrarie. La limitazione è legata principalmente alla non presenza di un franco di suolo sufficientemente potente allo sviluppo radicale di tutte le culture ed alla pedologia del suolo medesimo. Zona Studio 13.2.4 Capacità protettiva dei suoli Per quel che concerne la capacità protettiva dei suoli si è fatto riferimento alla Carta della capacità protettiva dei suoli nei confronti delle acque sotterranee (Scala 1:250.000) redatta dalla Regione Piemonte. Osservando la succitata carta si può affermare che nella zona studio la capacità protettiva del suolo è valutata come moderatamente bassa. Il suolo, infatti, pur essendo connotato da materiale fine, scarsamente permeabile, è caratterizzato da uno spessore modesto e da spaccature evidenti. La potenza ridotta e le crepe che contraddistinguono il medesimo, dunque, non permettono al suolo di produrre un’efficace difesa nei confronti del sottosuolo e della falda superficiale (per altro prossima al piano campagna). Zona Studio 13.2.5 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale Il giudizio sintetico sullo stato attuale della presente componente ambientale deve tenere conto sia delle caratteristiche strutturali della stessa, con particolare riferimento alla capacità di rispondere ad eventuali pressioni senza perdere le proprie caratteristiche funzionali e di proteggere gli acquiferi, sia dell’importanza che le caratteristiche del suolo e del sottosuolo rivestono nel tessuto socio-economico locale. Il suolo della zona studio, come precedentemente specificato, presenta delle caratteristiche protettive nei confronti delle acque sotterranee moderatamente basse. Tutto ciò è dovuto al franco esiguo ed alle crepacciature caratterizzanti il medesimo. Per quel che concerne, invece, il sottosuolo della zona, esso è caratterizzato da depositi alluvionali costituiti da ghiaie in matrice siltoso sabbiosa, con permeabilità buona. La protezione, dunque, che il suolo e gli strati più superficiali del sottosuolo possono dare alle acque sotterranee della falda superficiale è definibile come insufficiente. Per quel che concerne, invece, la capacità d’uso dei suoli abbiamo definito, in precedenza, che i medesimi risultano idonei alla maggior parte delle colture, con alcune limitazioni sotto il profilo della produzione. Le caratteristiche del medesimo, dunque, rivestono un’importanza notevole nel contesto comunale di Cavallermaggiore, dove l’attività prevalente è l’agricoltura. Attenendosi, dunque, alle considerazione di cui sopra, per quel che concerne la presente componente ambientale possiamo attribuire un giudizio sintetico di qualità media (valore “3”). Il valore attribuito alla componente è stato ottenuto mediando l’utilità e l’importanza che il suolo riveste nel contesto comunale dell’area oggetto di studio col basso livello di protezione nei confronti della risorsa acquifera sotterranea. 13.2.6 Interazioni progetto – componente ambientale Fase di esercizio e manutenzione In fase di esercizio e manutenzione l’aspetto ambientale in grado di interagire con la componente suolo e sottosuolo è individuabile nel fattore inquinamento. Il tutto è da correlarsi alle potenziali perdite di liquidi dei mezzi operanti sul piazzale di recupero (autocarri in entrata ed uscita, macchinari per la movimentazione e la triturazione del materiale). Per mitigare il problema, dunque, si cercherà di curare il più possibile la manutenzione dei mezzi. Essendo, inoltre, la maggior parte degli stessi di proprietà della società proponente, le operazioni manutentive verranno eseguite con maggior scrupolo. Per quel ch concerne il materiale di scarto che andrà depositato sulla piattaforma, invece, si ribadisce nuovamente che il medesimo è un materiale legnoso non trattato, classificato come rifiuto speciale non pericoloso. Quest’ultimo non sarà in grado di produrre problematiche di sorta alla componente ambientale. Il materiale conferito alla piattaforma, inoltre, verrà sempre ispezionato, allontanando dal medesimo tutti gli elementi indesiderati che potrebbero essere in esso contenuti. Si rammenta, in ultimo, che la piattaforma di deposito e le vie di accesso alla medesima saranno cementate, ulteriore garanzia di protezione nei confronti della risorsa sotterranea. Sulla base di quanto affermato ai punti precedenti, dunque, è ragionevole considerare la pressione della fase di esercizio e manutenzione sulla componente suolo e sottosuolo come medio-bassa (valore “2”). Fase di dismissione In fase di dismissione dell’impianto, l’aspetto negativo che può interagire con la componente ambientale sottosuolo è nuovamente caratterizzato dalla possibilità di contaminazione del medesimo con i mezzi operanti sulla piattaforma, per l’allontanamento dalla medesima dell’eventuale rifiuto speciale non pericoloso residuale. Per lenire il problema di inquinamento legato ad ipotetici sversamenti dai mezzi, dunque, rimangono valide le considerazioni mitigative legate alla manutenzione già specificata per le fasi precedenti. La durata ridotta della fase, dovuta alle dimensioni della piattaforma ed ai quantitativi di materiale residuale da allontanare, porta a definire la pressione come bassa (valore “1”). 13.3 ACQUE SOTTERRANEE E SUPERFICIALI 13.3.1 Inquadramento dei complessi idrogeologici Facendo riferimento allo studio eseguito dal Politecnico di Torino e dai dati riportati in letteratura, si evince che la zona studio fa parte di quella che viene definita Pianura Alluvionale Cuneese. La medesima risulta caratterizzata dalla serie idrogeologica quaternaria, la quale si estende in tutta la zona di pianura della provincia, nelle principali valli alpine, nei fondovalle del Tanaro e dei suoi affluenti. Nella serie citata, da quanto traspare in letteratura, possono essere distinti quattro complessi idrogeologici principali. Partendo, dunque, dal più antico si riconoscono: il Complesso alluvionale delle ghiaie antiche; il Complesso alluvionale principale; il Complesso alluvionale dei fondovalle e dei terrazzi annessi. Nella zona comunale di Cavallermaggiore e specificatamente nell’intorno dell’impianto che andrà a sorgere, dei complessi sopracitati, affiora il Complesso Alluvionale Principale. Il complesso in questione corrisponde all’Unità Alluvionale della Pianura Principale, caratterizzata dai sedimenti del fluvio glaciale e del fluviale Riss. Si tratta, in genere, di ghiaie anche grossolane intervallate da orizzonti siltoso sabbiosi. Il complesso è caratterizzato da una permeabilità che va da media ad elevata. Il valore è direttamente legato alla presenza o meno di potenti orizzonti fortemente cementati che riducono la permeabilità stessa. Di seguito viene riproposta la carta dei complessi idrogeologici affioranti nella zona di interesse tratta dallo studio effettuato dal Politecnico di Torino in collaborazione con la Provincia di Cuneo. 13.3.2 Inquadramento degli acquiferi Dai dati riportati in letteratura, la pianura cuneese presenta una struttura acquifera assai complessa e differente sui due lati del Torrente Stura. Nel settore della pianura, principalmente, sono stati individuati diversi sistemi acquiferi liberi, impostati in corrispondenza dei depositi alluvionali quaternari. Le molteplici fasi di erosione, sedimentazione e alterazione dei depositi alluvionali del quaternario, infatti, hanno dato origine a differenti unità morfologiche che ospitano diversi sistemi acquiferi riconosciuti. Tale divisone rispecchia a sua volta notevoli differenze idrogeologiche in termini di permeabilità relativa, giustificando il riconoscimento e la suddivisione dei tre complessi idrogeologici della serie quaternaria, in ordine dal recente al più antico: Complesso alluvionale dei fondovalle e dei terrazzi annessi; Complesso alluvionale principale; Complesso alluvionale delle ghiaie antiche. Ogni complesso sopracitato ospita un acquifero libero, distinguibile per geometria e posizione plano-altimetrica. Nella zona comunale di Cavallermaggiore, come affermato in precedenza, il complesso idrogeologico predominante risulta quello definito Complesso alluvionale principale ed in esso è contenuto l’acquifero libero superficiale caratterizzante il complesso medesimo. Facendo ancora una volta riferimento ai dati di letteratura e allo studio idrogeologico effettuato dal Politecnico di Torino, nella zona di interesse la soggiacenza dell’acquifero libero, impostato nel Complesso alluvionale principale, presenta un valore medio che si attesta intorno ai 4 metri. La ridotta soggiacenza della falda libera è propria di tutta la zona comunale di Cavallermaggiore e, in particolare, del territorio dove andrà a sorgere l’impianto medesimo. Lo spessore della falda, inoltre, nella zona studio presenta un valore ricompreso tra i 30 ed 50 metri, risultando in questo modo una riserva di acqua importante. Di seguito verranno riportate le carte della soggiacenza e della spessore dell’acquifero superficiale riferite alla zona studio (le carte riproposte sono ancora una volta tratte dallo studio effettuato dal Politecnico di Torino in collaborazione con la Provincia di Cuneo). 13.3.3 Qualità dell’acqua della falda superficiale Facendo riferimento ai dati di letteratura ed allo studio effettuato dal Politecnico di Torino col supporto della Provincia di Cuneo, nel corso di questa fase studio si cercherà di dare un giudizio sintetico sulla qualità delle acque dell’acquifero libero superficiale presente all’interno del Complesso alluvionale principale affiorante nella zona comunale di Cavallermaggiore, prendendo in considerazione alcuni parametri chimici caratterizzanti a livello idrogeochimico la falda libera e rilevati nel corso dello studio sopramenzionato. Nello specifico, i parametri analizzati nello studio effettuato dall’ equipe del Politecnico di Torino e le relative classi qualitative sono riportati nella tabelle che seguono. Tabella 7 – Classificazione chimica in base ai parametri di base (ex D.Lgs. 152/99–All. 1 Tab. 20) Parametro Classe 1 Classe 2 Classe 3 Classe 4 Classe 0 Conducibilità elettrica specifica a 20°C [μS/cm] ≤ 400 ≤ 2500 ≤ 2500 > 2500 > 2500 Cloruri [mg/l] ≤ 25 ≤ 250 ≤ 250 > 250 > 250 <50 < 50 > 50 Nitrati [mg/l] ≤5 <25 Solfati [mg/l] ≤ 25 ≤ 250 ≤ 250 > 250 > 250 Ione Ammonio [mg/l] ≤ 0,05 ≤ 0,5 ≤ 0,5 > 0,5 > 0,5 Ferro [μg/l] ≤ 50 ≤ 200 ≤ 200 > 200 > 200 Manganese [μg/l] ≤ 20 ≤ 50 ≤ 50 > 50 > 50 Tabella 8 - Caratteristiche delle classi che definiscono lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei (ex D.Lgs. 152/99 – All. 1) Classe 1 Classe 2 Classe 3 Impatto antropico nullo o trascurabile con pregiate caratteristiche idrochimiche. Impatto antropico ridotto e sostenibile sul lungo periodo e con buone caratteristiche idrochimiche. Impatto antropico significativo e con caratteristiche idrochimiche generalmente buone, ma con alcuni segnali di compromissione. Impatto antropico rilevante con caratteristiche idrochimiche scadenti. Impatto antropico nullo o trascurabile ma con particolari facies idrochimiche naturali in concentrazioni al di sopra della Classe 3 (*). (*) per la valutazione dell’origine endrogena delle specie idrochimiche presenti dovranno essere considerate anche le caratteristiche chimico-fisiche delle acque. Classe 4 Classe 0 Per ogni parametro chimico tabellato è stata mesa a punto una carta parametrica isovalore, costruita dopo aver georiferito sul territorio il punto (pozzo) dal quale è stato prelevato il campione d’acqua che successivamente è stato analizzato per la definizione del valore del parametro medesimo (i campionamenti e le rispettive misure appartengono ad una campagna di prelievi e ricerche intraprese dal Politecnico di Torino tra il 2004 e il 2005). Di seguito, quindi, verranno riproposte le carte ottenute a seguito dello studio svolto dal Politecnico di Torino, riguardanti la classe qualitativa dell’acqua per ogni parametro col dettaglio sulla situazione della zona studio. Carta parametrica dei nitrati Zona Studio Carta parametrica della conducibilità elettrica Zona Studio Carta parametrica dei cloruri Zona Studio Carta parametrica dei solfati Zona Studio Carta parametrica dello ione ammonio Zona Studio Carta parametrica del ferro Zona Studio Carta parametrica del manganese Zona Studio Sovrapponendo le carte dei vari parametri si è poi costruita una carta generale della qualità dell’acqua, andando a considerare come rappresentativo per ogni area il valore parametrico maggiormente penalizzante. Per la zona studio, dunque, la qualità dell’acqua è risultata essere di terza classe ed il parametro peggiorativo che va a caratterizzare la classe medesima è quello dei nitrati. Di seguito viene riproposta la carta generale della qualità dell’acqua dell’acquifero superficiale (anche questa mappa è stata tratta dalla cartografia redatta dal Politecnico di Torino durante lo studio effettuato in collaborazione con la Provincia di Cuneo). 13.3.4 Acque superficiali –Analisi portate Nella zona studio il corso d’acqua principale è il Torrente Maira, il quale scorre da Sud in direzione Nord, lambendo la parte occidentale del territorio comunale di Cavallermaggiore. In merito a questo corso d’acqua, di seguito, verranno riportate informazioni circa le portate riferendosi alle misurazioni effettuate da Arpa Piemonte e messe a disposizione del pubblico sul sito dalla Regione Piemonte. Analisi portate anno 2009 (Stazione di misura automatica di Racconigi “MAIRC”) QMAX QMED QMIN Qmedia (l/s Km2) Deflusso (mm) Aff. Meteorico (mm) Coeff. Deflusso ANNO 91,9 13,9 0,14 12,1 389 944 0,41 ELEMENTI CARATTERISTICI PER L'ANNO 2009 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug 10,0 21,1 25,6 91,9 46,9 23,3 13,6 7,16 13,4 19,1 29,3 32,2 13,8 4,70 5,06 8,27 15,2 15,8 19,4 7,97 0,20 6,24 11,7 16,7 25,5 28,1 12,0 4,10 16,7 31,2 44,6 68,3 75,2 32,2 11,0 56,2 42,2 79,7 305 34,4 59,5 34,5 0,30 0,74 0,56 0,22 2,19 0,54 0,32 DURATA DELLE PORTATE 2009 GIORNI mc/s 10 43,3 30 27,0 60 20,1 91 17,1 135 14,2 182 12,7 274 7,99 355 0,20 Ago 3,66 0,72 0,14 0,63 1,68 39,2 0,04 Set 14,4 7,56 1,78 6,59 17,7 103 0,17 Ott 20,1 13,0 10,4 11,3 30,4 47,3 0,64 Nov 19,1 14,1 12,0 12,3 32,9 73,2 0,45 Dic 14,0 11,5 6,34 10,0 26,9 69,8 0,39 Analisi portate anno 2010 (Stazione di misura automatica di Racconigi “MAIRC”) QMAX QMED QMIN Qmedia (l/s Km2) Deflusso (mm) Aff. Meteorico (mm) Coeff. Deflusso ELEMENTI CARATTERISTICI PER L'ANNO 2010 ANNO Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago 75,4 75,4 26,1 21,4 18,9 17,6 15,8 19,7 16,0 17,5 37,5 24,0 20,2 18,3 16,8 14,4 7,07 4,69 0,07 26,1 21,7 18,9 17,7 15,9 13,1 0,12 0,07 15,3 32,7 21,0 17,6 16,0 14,7 12,5 6,16 4,09 491 87,5 56,1 47,1 42,7 39,2 33,5 16,5 11,0 997 53,6 57,5 57,3 68,3 116 163 30,6 55,1 0,49 1,63 0,98 0,82 0,63 0,34 0,21 0,54 0,20 DURATA DELLE PORTATE 2010 GIORNI mc/s 10 43,3 30 26,8 60 21,4 91 18,9 135 16,8 182 13,0 274 9,25 355 0,14 Set 13,1 8,19 1,11 7,14 19,1 44,6 0,43 Ott 28,4 14,6 11,3 12,8 34,2 119 0,29 Nov 75,4 25,9 16,5 22,6 60,5 167 0,36 Dic 28,0 18,5 15,9 16,1 43,2 64,5 0,67 Analisi portate anno 2011 (Stazione di misura automatica di Racconigi “MAIRC”) QMAX QMED QMIN Qmedia (l/s Km2) Deflusso (mm) Aff. Meteorico (mm) Coeff. Deflusso ANNO 162 18,1 0,07 15,8 495 967 0,51 ELEMENTI CARATTERISTICI PER L'ANNO 2011 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago 19,1 20,9 70,7 32,9 23,9 101 11,1 4,12 17,7 15,5 27,9 21,4 18,3 44,7 2,02 1,28 15,6 13,4 18,7 12,7 9,44 13,9 0,07 0,51 15,4 13,5 24,3 18,6 16,0 39,0 1,76 1,11 41,3 32,7 65,1 48,3 42,8 101 4,71 2,99 39,3 50,2 148 50,3 39,1 187 68,7 15,1 1,05 0,65 0,44 0,96 1,09 0,54 0,07 0,20 DURATA DELLE PORTATE 2011 GIORNI mc/s 10 83,8 30 32,7 60 23,8 91 20,6 135 18,6 182 16,2 274 8,12 355 0,16 Set 11,6 7,38 0,73 6,43 16,7 60,5 0,28 Ott 14,9 8,61 6,61 7,50 20,1 40,1 0,50 Nov 162 36,5 9,76 31,8 82,4 264 0,31 Dic 19,3 15,9 9,43 13,9 37,2 4,70 7,91 Da quanto si evince dai dati riportati in merito alla stazione di misura di Racconigi, locata sul Torrente Maira, appare evidente che il corso d’acqua presenta portate estremamente variabili nel corso dell’anno, passando da valori medio alti a valori bassi, soprattutto nei periodi molto secchi tipo quelli estivi. L’impianto di recupero rifiuti speciali non pericolosi sorgerà ad una distanza di circa 1500 metri dal torrente, in una zona classificata come non a rischio a livello di esondazione. Il centro, dunque, non interagirà in alcun modo con il corso d’acqua e non correrà neppure il rischio di essere allagato in caso di esondazione del medesimo. Fig. 10 – Localizzazione del futuro centro rispetto al letto del Maira Impianto Maira Per quel che riguarda, invece, i corsi di acqua minori (bealere) presenti nelle immediate vicinanze dell’area studio non sono stati reperiti dati in letteratura da poter analizzare. Da quanto riportato nello strumento urbanistico comunale, comunque, si evince che nell’area in cui sorgerà l’impianto di messa in riserva e recupero rifiuti speciali non pericolosi base legno non si sono riscontrati fenomeni di allagamento localizzati e correlati a questi corsi d’acqua minori. 13.3.5 Acque superficiali – Definizione del livello di inquinamento delle acque superficiale del Torrente Maira Per definire lo stato ecologico e di inquinamento del Maira si è preso in considerazione l’indice definito con acronimo “LIMeco”, che significa Livello di Inquinamento dai Macrodescrittori per lo stato ecologico. Il medesimo è un singolo descrittore nel quale vengono integrati i seguenti parametri chimici: Ossigeno disciolto (100 - % di saturazione) Azoto ammoniacale N-NH4 Azoto nitrico N-NO3 Fosforo totale Il LIMeco, in particolare, viene utilizzato per individuare le classi di qualità di un'acqua corrente. Il procedimento per il calcolo del LIMeco è il seguente: ad ogni campionamento vengono analizzati i parametri chimici LIMeco; alla concentrazione misurata per ciascun singolo parametro (macrodescrittore) corrisponde un determinato punteggio come indicato di seguito: Il LIMeco di ciascun campionamento si ottiene sommando i punteggi attribuiti ai singoli parametri e operando la media del risultato ottenuto. Alla fine dell’anno in esame si hanno, per ciascun sito del corpo idrico, una serie di valori LIMeco corrispondenti al numero dei prelievi effettuati. Il punteggio LIMeco da assegnare al sito, ai fini dell‘attribuzione della classe di qualità, è dato dalla media dei LIMeco calcolati durante tutto il periodo di campionamento. Qualora il corpo idrico comprenda più punti di monitoraggio, viene considerata la “media ponderata” dei valori di LIMeco, in base alla percentuale di rappresentatività di ciascun punto. Le classi di qualità LIMeco sono riportate di seguito: Per quel che riguarda l’indice LIMeco riferito al Maira, si sono presi in considerazione i valori riferiti agli anni 2010 e 2011, correlati alla stazione di misura di Racconigi, posizionata sul torrente medesimo (Stazione di monitoraggio n. 021050) e più vicina alla zona studio. I medesimi, nello specifico, si sono desunti dal sito di monitoraggio delle acque superficiali della Regione Piemonte consultabile in rete. I valori dell’indice LIMeco annuali, calcolati a seguito dei campionamenti effettuati in prossimità della stazione citata, sono riassunti nelle tabelle di seguito. Tab. 9: Valore indice LIMeco anno 2010 Anno Denominazione parametro Valore parametro 2010 LIMeco (annuale) 0,57 2010 Stato LIMeco (annuale) Buono Tab. 10: Valore indice LIMeco anno 2011 Anno Denominazione parametro Valore parametro 2010 LIMeco (annuale) 0,66 2010 Stato LIMeco (annuale) Elevato Analizzando i valori riferiti all’indice misurato alla stazione di misura menzionata, dunque, si evince che lo stato di qualità dell’acqua del Maira, nelle zone prossime alla zona studio, è da ritenersi come buono. In riferimento invece alle caratteristiche qualitative dei corsi d’acqua secondari (bealere) che solcano il territorio immediatamente nelle vicinanze del futuro centro non sono stati reperiti dati. Non è possibile, dunque, esprimere un giudizio circa la qualità. 13.3.6 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale Lo stato attuale della componente ambientale “acque superficiali e sotterranee” porta a dare in linea di massima due differenti giudizi, riferiti allo stato delle acque sotterranee dell’acquifero superficiale ed a quello delle acque del Torrente Maira prossimo all’area dell’intervento. Nel caso delle acque sotterranee dell’acquifero superficiale, da quanto si evince dalle carte riportate in precedenza, pare evidente che la situazione della risorsa sia assolutamente compromessa. Il giudizio che ne deriva, dunque, risulta assolutamente scadente. Per quel che riguarda, invece, le acque superficiali del Maira, il livello qualitativo tarato sull’indice LIMeco è da ritenersi ottimale. Lo stato delle acque dei corsi secondari (bealere), invece, non è noto, ma, considerati gli usi irrigui cui sono principalmente destinate, con caratteristiche intrinseche ipoteticamente più scadenti rispetto a quelle del Maira. Alla luce di tali considerazioni è ragionevole attribuire alla componente ambientale un giudizio di qualità globale di livello medio basso (valore “2”), ipotizzato mediando il giudizio scadente delle acque sotterranee con il giudizio buono riferito alle acque superficiali del Maira medesimo. 13.3.7 Interazioni progetto – componente ambientale Fase di esercizio e manutenzione Durante la fase di esercizio, l’impianto non andrà in alcun modo ad interagire con il Torrente Maira, distante 1500 metri circa dall’impianto medesimo. Le acque meteoriche del piazzale, inoltre, raccolte e convogliate ad una bealera che scorre nelle vicinanze, non porteranno problemi di sorta alla risorsa. I rifiuti trattati, infatti, risultano rifiuti speciali non pericolosi a base legno, non trattati e del tutto privi di componenti pericolose in grado di inquinare. Sulla piattaforma le canaline di scolo dell’acqua piovana verranno dotate di griglie antintrusive per fermare il materiale fine idroveicolato. Quanto asserito, per altro, verrà anche specificato nel piano di prevenzione e gestione delle acque meteoriche propedeutico per ottenere l’autorizzazione alla gestione dei rifiuti. In merito a quanto affermato, dunque, la pressione esercitata in fase di esercizio sulla componente ambientale acque sotterranee e superficiali è da ritenersi nuovamente medio bassa (valore “2”). Fase di dismissione Nella fase di dismissione dell’impianto possiamo tenere valido quanto affermato per la fase di esercizio. In questo caso, però, contando che la fase, correlata al solo allontanamento del rifiuto residuale dall’impianto, risulterà in termini di tempo assolutamente ridotta, possiamo affermare che la pressione negativa esercitata sulla componente ambientale è da ritenersi in bassa (valore “1”). 13.4 FLORA, FAUNA ED ECOSISTEMI 13.4.1 Inquadramento vegetazionale L’elevata produttività agricola ed artigianale dell’area oggetto di studio ha causato la quasi totale scomparsa della vegetazione naturale a favore di campi seminativi che, localmente alternati prati, costituiscono la tipologia di vegetazione pressoché esclusiva dell’area, e caratterizzano la struttura ecosistemica locale. L’area, dunque, risulta caratterizzata dalla presenza di: - seminativi: ampi spazi destinati alla coltivazione del mais, grano o di prati stabili; - urbano: l’abitato di Cavallermaggiore con relative frazioni e tutti i cascinali e costruzioni in genere. La vegetazione naturale è pertanto pressoché scomparsa, ormai limitata a rari boschi riparali distribuiti lungo i fossi e le aste torrentizie. Nell’area investigata non sono state individuate cenosi forestali degne di questo nome; localmente, in prossimità dei confini fondiari o lungo i fossi per l’adduzione dell’acqua, sono presenti dei filari arborati che possono presentare alcuni esemplari in rinnovazione (Acero o Frassino); si tratta per lo più di situazioni marginali. La vegetazione naturale è stata infatti storicamente contrastata per lasciare spazio alle coltivazioni e per limitare eventuali fenomeni di competizione. La vegetazione naturale nell’area è stata da tempo sostituita dalle coltivazioni agrarie intensive e nelle ridottissime porzioni ove sussistono relitte cenosi naturali queste ultime subiscono una elevata competizione da parte delle attività agricole. 13.4.2 Inquadramento faunistico Al fine di ottenere un inquadramento faunistico dell’area in esame di seguito si riporta un elenco della fauna presente o potenzialmente presente indagata principalmente sulla base della bibliografia di settore. Avifauna Per quanto concerne gli uccelli nidificanti, vengono di seguito elencate le specie presenti o potenzialmente presenti nell’area vasta in esame secondo quanto riportato in “Atlante degli uccelli nidificanti in Piemonte e Val d’Aosta, 1980-1984” - Mingozzi, Toni; (1988); a ciascuna specie viene associata la simbologia secondo quanto previsto nella legenda riportata nella pagina che segue. LEGENDA ■ Nidificazione certa ● Nidificazione probabile ▲ Nidificazione possibile Germano reale (Anas platyrhynchos) Albanella minore (Circus pygargus) Sparviere (Accipiter nisus) Poiana (Buteo buteo) Gheppio (Falco tinnunculus) Starna (Perdix perdix) Fagiano (Phasianus colchicus) Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) Corriere piccolo (Charadrius dubius) Pavoncella (Vanellus vanellus) Piro-piro piccolo (Actitis hypoleucos) ■ ▲ ■ ● ● /▲ ■ ■/● ■ ■/● ■ ● Colombaccio (Columba palumbus) Tortora dal collare orientale (Streptopelia decaocta) Tortora (Streptopelia turtur) Cuculo (Cuculus canorus) Barbagianni (Tyto alba) Civetta (Athena noctua) Allocco (Strix aluco) Gufo comune (Asio otus) Succiacapre (Caprimulgus europaeus) Rondone comune (Apus apus) Rondone pallido (Apus pallidus) ● ■ /● ■/● ▲/● ▲/● ■ ■ ▲ ▲ ■ ■ Rondone maggiore (Apus melba) Martin pescatore (Alcedo atthis) Upupa (Upupa epops) Torcicollo (Yunx Torquilla) Picchio verde (Picus viridis) Picchio rosso maggiore (Dendrocopus major) Picchio rosso minore (Dendrocopus minor) Allodola (Alauda arvensis) Topino (Riparia riparia) Rondine (Hirundo Rustica) Balestruccio (Delichon urbica) Cutrettola (Motacilla flava) Ballerina gialla (Motacilla flavia) Ballerina bianca (Motacilla alba) Merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) Scricciolo (Troglodytes troglodytes) Pettirosso (Erithacus rubecula) Usignolo (Luscinia megarhyncos) Codirosso spazzacamino (Phoenicurus ocruros) Codirosso (Phoenicurus phoenicurus) Saltimpalo (Saxicola Torquata) Merlo (Turdus merula) Tordela (Turdus viscivorus) Usignolo di fiume (Cettia cetti) Cannaiola verdognola (Acrocephalus palustris) ■ ■ ▲/● ● ■/● ■/● ● ● ■ ■ ■ ■/● ■ ■ ▲ ■/● ■/● ■ ● ■ ▲ ■ ▲ ● ■ Canapino (Hippolais poliglotta) Beccafico (Sylvia borin) Capinera (Sylvia atricapilla) Luì bianco (Phylloscopus monelli) Luì verde (Phylloscopus sibilatrix) Luì piccolo (Phylloscopus collybita) Pigliamosche (Muscicapa striata) Codibugnolo (Aegithalos caudatus) Cincia bigia (Parus palustris) Cincia mora (Parus ater) Cinciarella (Parus caeruleus) Cinciallegra (Parus major) Picchio muratore (Sitta europaea) Rigogolo (Oriolus oriolus) Averla piccola (Lanius collirio) Ghiandaia (Garrulus glandarius) Gazza (Pica pica) Cornacchia nera (Corvus corone) Cornacchia grigia (Corvus corone cornix) Storno (Sturnus vulgaris) Passera d’Italia (Passer italiae) Passera mattugia (Passer montanus) Fringuello (Fringilla coelebs) ■ ■ ■/● ● ▲ ■ ■/● ● ● ● ■ ■ ■ ● ■ ■/● ■ ▲ ■ ■ ■ ■ ● Per quanto riguarda la distribuzione dell’avifauna nel periodo invernale, vengono di seguito elencate le specie presenti nell’area secondo quanto riportato in “Atlante degli uccelli di Piemonte e Valle d’Aosta in inverno (1986-1992)” - Cucco, Levi; (1996): Germano reale (Anas platyrhynchos) Sparviere (Accipiter nisus) Poiana (Buteo buteo) Gheppio (Falco tinnunculus) Pellegrino (Falco Peregrinus) Tortora dal collare (Streptopelia decaocta) Barbagianni (Tyto alba) Civetta (Athena noctua) Gufo comune (Asio otus) Cincia mora (Parus ater) Cinciarella (Parus caeruleus) Cinciallegra (Parus major) Picchio muratore (Sitta europaea) Ghiandaia (Garrulus glandarius) Picchio verde (Picus viridis) Picchio rosso (Dendrocopus major) Allodola (Alauda arvensis) Spioncello (Anthus Spinoletta) Ballerina gialla (Motacilla flavia) Ballerina bianca (Motacilla alba) Scricciolo (Troglodytes troglodytes) Passera scopaiola (Prunella modularis) Pettirosso (Erithacus rubecula) Merlo dal collare (Turdus torquatus) Merlo (Turdus merula) Cesena (Turdus pilaris) Capinera (Sylvia atricapilla) Luì piccolo (Phylloscopus collybita) Regolo (Regulus regulus) Fiorrancino (Regulus ignicapillus) Codibugnolo (Aegithalos caudatus) Cincia bigia (Parus palustris) Cincia dal ciuffo (Parus cristatus) Cornacchia nera (Corvus corone) Gazza (Pica pica) Corvo (Corvus corax) Verzellino (Serinus serinus) Verdone (Carduelis chloris) Passera d’Italia (Passer italiae) Passera mattugia (Passer montanus) Fringuello (Fringilla coelebs) Peppola (Fringilla montifringilla) Zigolo muciatto (Emberiza cia) Frosone (Coccothraustes coccothrauster) Cardellino (Carduelis cardueli) Lucrino (Carduelis spinus) Ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) Alcune delle specie sopra elencate vengono citate negli allegati della direttiva europea "Uccelli" n. 79/409/CEE (“Direttiva del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici” - pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee n. 103 del 25 aprile 1979) che concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri e si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e ne disciplina lo sfruttamento. Tenuto conto delle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, economiche e ricreative, gli Stati membri adottano le misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire, per tutte le specie di uccelli, una varietà e una superficie sufficienti di habitat. Vengono di seguito elencate le specie presenti nell’area in esame riportate nei diversi allegati della direttiva Uccelli: Specie Allegato I II/1 II/2 Martin pescatore (Alcedo atthis) Averla piccola (Lanius collirio) Pellegrino (Falco Peregrinus) Germano reale (Anas platyrhynchos) Starna (Perdix perdix) Fagiano (Phasianus colchicus) Colombaccio (Columba palumbus) Gallinella d’acqua (Gallinula chloropus) Pavoncella (Vanellus vanellus) Tortora (Streptopelia turtur) Merlo (Turdus merula) Cesena (Turdus pilaris) Sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l'habitat e per garantire la sopravvivenza e la riproduzione di dette specie nella loro area di distribuzione. Germano reale (Anas platyrhynchos) Non sono vietate la vendita, il trasporto per la vendita, la detenzione per la vendita nonché l’offerta in vendita degli uccelli vivi e degli uccelli morti, nonché di qualsiasi parte o prodotto ottenuto dall’uccello, facilmente riconoscibili, purché gli uccelli siano stati in modo lecito uccisi o catturati o altrimenti legittimamente acquistati. Starna (Perdix perdix) III/1 Misure previste dalla Direttiva “Uccelli” Fagiano (Phasianus colchicus) Colombaccio (Columba palumbus) In funzione del livello di popolazione, della distribuzione geografica e del tasso di riproduzione in tutta la Comunità le specie elencate possono essere oggetto di atti di caccia nel quadro della legislazione nazionale. Gli Stati membri faranno in modo che la caccia di queste specie non pregiudichi le azioni di conservazione intraprese nella loro area di distribuzione. Anfibi e rettili Per quanto concerne la distribuzione di Anfibi e Rettili, si è fatto riferimento a quanto riportato in “Erpetologia del Piemonte e della Valle d’Aosta: atlante degli Anfibi e dei Rettili” – Androne, Sindaco; (1998). Vengono di seguito elencate le specie anfibie potenzialmente presenti: - nell’area vasta in esame: Rospo comune (Bufo bufo) Rospo smeraldino (Bufo viridis) Raganella italiana (Hyla intermedia) - lungo le aree ripariali dei corsi d’acqua: Salamandra pezzata (Salamandra salamandra) Tritone crestato italiano (Triturus carnifex) Rana temporaria (Rana temporaria) Rana di Lesiona (Rana lessonae) Vengono di seguito elencate le specie rettili potenzialmente presenti: - nell’area in esame: Ramarro occidentale (Lacerta bilineata) Lucertola muraiola (Podarcis muralis) Lucertola campestre (Podarcis sicula) Natrice tessellata (Natrix tessellata) - lungo le aree ripariali dei corsi d’acqua: Orbettino (Anguis fragilis) Biacco (Hierophis viridiflavus) Natrice del collare (Natrix natrix) Vipera aspide (Vipera aspis) E’ da evidenziare che la Lucertola campestre (Podarcis sicula), per la sua rarità e per la scomparsa o l’alterazione degli habitat frequentati, risulta tra i Rettili maggiormente minacciati a livello regionale; in particolare, le popolazioni presenti nella pianura cuneese sono in imminente pericolo di scomparsa. Le specie faunistiche: Rospo smeraldino (Bufo viridis), Ramarro occidentale (Lacerta bilineata), Lucertola muraiola (Podarcis muralis), Lucertola campestre (Podarcis sicula) e Natrice tessellata (Natrix tessellata) sono elencate nell'allegato IV (“Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa”) lettera a) (“Animali”) della Direttiva europea n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla "conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche", comunemente denominata direttiva "Habitat". Tale direttiva ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell'Unione e rappresenta il principale atto legislativo comunitario a favore della biodiversità. Per le specie elencate nel suddetto allegato IV, lettera a), gli Stati membri adottano i provvedimenti necessari atti ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie nella loro area di ripartizione naturale, con il divieto di: - qualsiasi forma di cattura o uccisione deliberata di esemplari di tali specie nell'ambiente naturale; - perturbare deliberatamente tali specie, segnatamente durante il periodo di riproduzione, di allevamento, di ibernazione e di migrazione; - distruggere o raccogliere deliberatamente le uova nell'ambiente naturale; - deterioramento o distruzione dei siti di riproduzione o delle aree di riposo. Per dette specie gli Stati membri vietano il possesso, il trasporto, la commercializzazione ovvero lo scambio e l'offerta a scopi commerciali o di scambio di esemplari presi dall'ambiente naturale, salvo quelli legalmente raccolti prima della messa in applicazione della presente direttiva. I divieti precedentemente riportati sono validi per tutte le fasi della vita di tali animali. Mammiferi Per quanto concerne i mammiferi, vengono di seguito elencate le specie potenzialmente presenti nell’area vasta in esame. Toporagno (Sorex araneus) Talpa (Talpa europaeus) Riccio occ. (Erinaceus europaeus) Arvicola (Arvicola terrestris) Topo selvatico (Apodemus terrestris) Topolino delle case (Mus musculus) Surmolotto (Rattus norvegicus) Lepre (Lepus europaeus) Scoiattolo grigio (Scirus carolinensis) Volpe (Vulpes vulpes) Donnola (Mustela nivalis) Faina (Mustala foina) Nell’immediato intorno del sito, come già rilevato nell’analisi dell’uso del suolo e della vegetazione, le intense attività agricole hanno compromesso la naturalità dei luoghi e le minime porzioni naturaliformi relitte potenzialmente costituenti habitat adeguati per la fauna interessano aree marginali in abbandono. Ittiofauna Relativamente all’ittiofauna sono disponibili i seguenti dati estratti dalla Carta Ittica della Regione Piemonte del 1992 relativi al torrenti tipici della zona: Specie rilevate nessuna per letto in asciutta Salmo trutta Salmo trutta marmoratus Oncorhyncus mikiss Leuciscus cephalus Leuciscus souffia Phoxinus phoxinus Barbus barbus plebejus Cobitis taenia Padogobius martensi Cottus gobio Lethenteron zanandreai Salmo trutta Salmo trutta marmoratus Oncorhyncus mikiss Thymallus thymallus Leuciscus cephalus Leuciscus souffia Phoxinus phoxinus Barbus barbus plebejus Barbus meridionalis Anguilla anguilla Cobitis taenia Padogobius martensi Cottus gobio Lethenteron zanandreai 13.4.3 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale Le informazioni riportate nei paragrafi precedenti evidenziano come l’area in esame risulti compromessa in quanto ad estensione e significatività di elementi residuali di naturalità principalmente a causa della forte pressione esercitata nel tempo dalle intense attività agricole che caratterizzano in modo incisivo l’intero territorio. L’immediato intorno del sito (che costituisce l’area che potenzialmente potrà subire interazioni e/o disturbo da parte delle attività in progetto) è in ogni caso da ritenere priva di significativi elementi di naturalità che costituiscano sede di habitat per specie non comuni o di particolare interesse o particolarmente sensibili al disturbo causabile dalle attività antropiche. Alla luce di tali considerazioni è ragionevole attribuire alla componente ambientale considerabile come possibile recettore delle pressioni esercitabili dal progetto un giudizio di qualità di livello medio (valore “3”). 13.3.4 Interazioni progetto – componente ambientale Fase di esercizio e manutenzione Durante la fase di gestione dell’impianto non si prevede di interessare in alcun modo la componente vegetazionale. E’ invece nuovamente prevedibile che il rumore, le polveri e il traffico, connessi con l’attività, vadano a disturbare gli animali della zona soprattutto quelli maggiormente sensibili. Vi è da rilevare, comunque, che l’entità e le caratteristiche delle operazioni previste non sono tali da far ritenere che l’entità della pressione esercitata dall’impianto possa significativamente incrementare l’attuale matrice locale di attività antropiche potenzialmente impattanti sulla componente fauna. Al riguardo, infatti, si rende evidente che nell’intorno del sito oggetto dell’intervento sono già presenti altre realtà produttive. L’area, inoltre, è caratterizzata da un forte sviluppo dell’agricoltura e delle attività ad essa connesse. Complessivamente, dunque, sulla base di quanto asserito ai periodi precedenti l’entità della pressione esercitata dalla fase esercizio e manutenzione sulla componente “flora, fauna ed ecosistemi” è da ritenersi medio-bassa (valore “2”). Fase di dismissione Durante la fase di dismissione sono da prevedersi pressioni analoghe a quelle previste per la fase di esercizio. La durata della fase, inoltre, risulterà alquanto limitata e riferita alla sola attività di allontanamento dalla piattaforma dei rifiuti base legno residuali ed alla pulizia della medesima. L’entità della pressione esercitata sulla componente ambientale in esame, sulla base di quanto asserito, è quindi da ritenersi complessivamente bassa (valore “1”). 13.5 POPOLAZIONE E FATTORI SOCIOECONOMICI 13.5.1 Caratterizzazione della componente L’impianto si collocherà nel territorio del Comune di Cavallermaggiore, in una posizione decentrata rispetto al centro abitato, in direzione Est, lungo la strada provinciale che collega Cavallermaggiore medesima con il vicino comune di Sommariva del Bosco. Come si può vedere dall’estratto della Carta Tecnica Regionale riportato di seguito, l’impianto in oggetto nascerà nella parte più orientale del comune, la quale è principalmente caratterizzata dalla presenza di abitazioni civili rurali, annesse ad attività agricole che caratterizzano in assoluto la zona. Fig. 11 – Localizzazione del futuro centro rispetto al centro abitato di Cavallermaggiore Impianto Maira Cavallermaggiore Il Comune di Cavallermaggiore conta una popolazione di circa 5.500 abitanti, distribuiti su di una superficie di circa 51.60 Km2. L’attività locale predominate è quella agricola, che rappresenta la principale occupazione della popolazione che risiede in questi luoghi. Accanto alla medesima, sono presenti attività commerciali ed artigianali che vanno a completare il panorama produttivo dell’area in oggetto. 13.5.2 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale In questo studio non risulta agevole valutare il livello di qualità relativo alla componente “popolazione e fattori socioeconomici”, in quanto sono numerosi gli elementi che potrebbero condurre alla definizione di tale giudizio che risultano di difficile caratterizzazione, quali ad esempio la qualità della vita, la fruibilità di servizi pubblici, etc., che non sono stati oggetto di approfondimento in questa sede. Nell’analisi della componente, dunque, si è ritenuto opportuno di esprimere un giudizio basandosi su di elementi oggettivi di immediata evidenza. Questi, nello specifico, sono correlati alla tipologia di attività svolte nei dintorni della zona studio ed al livello di interazione che le medesime possono avere, in particolare, sulla componente popolazione. In riferimento a quanto accennato al precedente periodo, dunque, si può affermare che la popolazione della zona studio è attualmente già inquadrata in un ambiente destinato ad attività agricole ed artigianali. La medesima, di conseguenza, in qualche modo risulta già passibile di una pressione che il contesto produttivo locale genera e che sicuramente non sarà accentuata dal sorgere della nuova attività. Alla luce di tali considerazioni è quindi ammissibile attribuire alla componente ambientale un giudizio di qualità di livello medio (valore “3”). 13.5.3 Interazioni progetto – componente ambientale Fase di esercizio e manutenzione Durante la fase di gestione dell’impianto gli aspetti che possono interessare la componente ambientale potranno nuovamente essere le emissioni nell’atmosfera, il rumore ed il traffico. Per quel che riguarda le emissioni in atmosfera si evidenzia il fatto che verranno attuate debite precauzioni per ridurre il sollevamento di polveri. In particolare si eviterà di operare l’attività di riduzione volumetrica del rifiuto base legno nelle giornate di vento e si eseguirà la bagnatura ovvero le nebulizzazione dei cumuli di materiale nelle giornate estive ed afose, laddove esiste un maggior pericolo di sollevare polveri. Per quel che concerne il rumore prodotto dai macchinari in fase di lavoro, si evidenzia il fatto che si attueranno tutti gli accorgimenti per contenere il livello di rumorosità. I macchinari saranno manutenzionati e controllati per ridurre al minimo i rumori derivanti da guasti e malfunzionamenti. I medesimi saranno spenti al termine della lavorazione e non lasciati inultimente accesi sul piazzale. In fase di autorizzazione dell’impianto ai sensi dell’art. 208 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i., inoltre, verrà predisposta valutazione previsionale di impatto acustico per evidenziare i valori di rumore emissivo ed immissivo, a garanzia del rispetto dei limiti imposti dalla zonizzazione acustica comunale. Per quanto concerne il rischio di incendi, invece, si rammenta che presso l’impianto sono stati previsti adeguati sistemi (presidi attivi e passivi) ed accorgimenti atti a prevenire tale pericolo, nonchè ad intervenire con tempestività ed efficacia in condizioni di emergenza. Al riguardo, inoltre, verranno messe in atto misure preventive specifiche, dettate dall’applicazione diretta della normativa di sicurezza. In particolare verrà vietato di fumare in tutti gli ambienti della piattaforma e verrà stilato un piano di emergenza da adottare in caso di pericolo ovvero di innesco di un incendio. Il volume di traffico veicolare addotto dalla piattaforma, in ultimo, non andrà ad influire sull’attuale viabilità della Strada Provinciale SP 193, già ampiamente trafficata. I volumi di traffico, in particolare, non saranno incrementati in percentuali rilevanti rispetto alla situazione attuale. Alla luce di tali considerazioni si può affermare che l’entità della pressione esercitata dalla fase esercizio e manutenzione sulla componente “popolazione e fattori socio-economici” si attesti su di un livello medio - basso (valore “2”). Fase di dismissione Durante la fase di dismissione sono previste le medesime interazioni con la componente ambientale della fase di esercizio. La fase tuttavia, correlata all’allontanamento dal sito degli eventuali rifiuti residuali ed alla pulizia della piattaforma, avrà una durata limitata al qualche giorno di lavoro. In relazione a questo aspetto si può considerare che la pressione della fase esercitata sulla componente possa essere ritenuta come bassa (valore “1”). 13.5 PAESAGGIO 13.6.1 Caratterizzazione della componente L’impianto in progetto sarà localizzato in un’area caratterizzata dalla presenza di intense attività agricole, che occupano vaste superfici e di attività artigianali/industriali, svolte all’interno di capannoni ed edifici sparsi. In tale area, come già dettagliato nei capitoli precedenti, la grande presenza di seminativi, localmente alternati a frutteti e prati, condiziona il paesaggio dell’area di studio, conferendogli una certa monotonia. L’unica variabilità al paesaggio rurale è rappresentata dagli sporadici filari arborati presenti generalmente lungo i confini degli appezzamenti o lungo i fossi per l’adduzione dell’acqua. 13.6.2 Giudizio sintetico sullo stato attuale della componente ambientale Da quanto appena illustrato emerge la notevole influenza sul paesaggio delle coltivazioni agricole tipiche della zona studio, intervallate da aree destinate all’attività produttiva ed alle abitazioni civili in buona parte correlate con le attività agricole medesime. E’ quindi è possibile attribuire alla presente componente ambientale un giudizio sintetico di media qualità (valore “3”). Il paesaggio locale, prettamente agricolo, se pur apprezzabile dal punto di vista visivo, non presenta infatti particolari connotazioni di pregio. 13.6.3 Interazioni progetto – componente ambientale L’attività della piattaforma destinata alla messa in riserva ed al recupero di rifiuti speciali non pericolosi a base legno con operazioni di triturazione effettuate a tratti sul materiale medesimo, non si ritiene possa influire negativamente sul paesaggio locale. Il paesaggio medesimo, infatti, come già affermato, risulta compromesso dalle attività locali già ampiamente radicate, sia di natura produttiva che di natura agricola, e non presenta connotati di particolare pregio. In base a quanto precisato ai periodi precedenti, appare sensato, dunque, attribuire alla pressione della fase sulla componente un giudizio di medio- bassa pressione (valore “2”). Fase di dismissione Per l’eventuale fase di dismissione valgono le considerazioni effettuate in precedenza. La medesima non andrà ad influire sul paesaggio essendo limitata ad operazioni di rimozione del materiale residuo, di pulizia della platea di stoccaggio e con durata limitata. L’entità della pressione in questo caso, dunque, è da ritenersi bassa (valore “1”). 13.7 RILEVANZA DEGLI IMPATTI AMBIENTALI INDIVIDUATI Al fine di ottenere una visione d’insieme ed immediata delle considerazioni espresse nel presente studio si riportano schematicamente i giudizi sintetici di qualità delle singole componenti ambientali e di entità delle pressioni generate dalle attività sulle componenti stesse attribuiti nei capitoli precedenti. Nella tabella riportata di seguito sono riportate e raffrontate le entità delle pressioni generate nelle tre fasi di vita dell’impianto con il giudizio di qualità (unico per le tre fasi) delle diverse Fase di esercizio e manutenzione Fase di dismissione 3 2 3 2 3 1 2 2 3 1 3 2 2 1 3 2 3 1 Paesaggio Popolazione e fattori socioeconomici Flora, fauna ed ecosistemi Fase operativa Acque sotterranee e superficiali Componenti ambientali Suolo e sottosuolo Aria e fattori climatici componenti ambientali considerate: 3 2 3 1 3 1 Secondo quanto previsto dal metodo di valutazione adottato, tali giudizi concorrono in eguale misura a determinare la rilevanza degli impatti ambientali individuati nelle diverse e successive fasi di vita dell’impianto in progetto. Nella tabella successiva sono riportati i giudizi complessivi di rilevanza degli impatti ambientali ottenuti a partire dai giudizi riportati nella tabella precedente. Tale tabella costituisce il quadro sintetico e riassuntivo dei risultati del presente Studio di Impatto Ambientale e rappresenta la rilevanza degli impatti ambientali che, con approccio cautelativo, sono presumibili come residuali in presenza delle misure mitigative e degli accorgimenti progettuali previsti per l’opera in esame. Suolo e sottosuolo Acque sotterranee e superficiali Flora, fauna ed ecosistemi Popolazione e fattori socioeconomici II+ II+ II- II+ II+ II+ Fase di dismissione II- II- I II- II- II- Fase operativa Paesaggio Aria e fattori climatici Fase di esercizio e manutenzione Componenti ambientali Legenda della rilevanza degli impatti Classe (e sottocl.) Livello di rilevanza Descrizione V Estremamente alta Stato delle risorse molto alto e pressioni alte o medio-alte IV+ Molto alta Stato di qualità da alto a medio-alto e pressioni rilevanti IV- Alta III+ Medio-Alta III- Medio-Bassa II+ Bassa II- Molto bassa Stato di qualità da medio a basso e pressioni da basse a medie I Estremamente bassa Stato della risorsa molto basso e pressione molto bassa (peggioramento improbabile delle risorse) Stato di qualità medio-alto e pressioni medio-alte o stato molto alto e pressioni medio-basse Stato delle risorse alto sottoposto a pressioni irrilevanti o stato da medio-alto a medio su cui agiscono pressioni da medie ad alte Stato di qualità da medio-alto a medio-basso e pressioni da medio-basse a elevate Stato medio-alto e pressioni molto basse o stato molto basso con pressioni molto alte (numerose situazioni intermedie fra queste) 14 Quantificazione di massima del volume di traffico indotto (n. automezzi e relative capacità di carico espresse in m3 e n. viaggi previsti) ed individuazione dei percorsi da utilizzare. Relativamente al traffico degli autocarri in entrata/uscita all’impianto per la presa/consegna del materiale (rifiuto oppure materia prima seconda) possiamo affermare quanto segue: - mediamente avranno accesso all’impianto 20 autocarri al giorno, ciascuno con una portata di materiale trasportato compresa tra le 10 e le 12 tonnellate; - in uscita al sito, invece, avremo all’incirca 8-10 autocarri al giorno, trasportanti un quantitativo di materiale lavorato pari a 25 tonnellate circa. In entrata al sito, inoltre, è già presente in loco un’ogiva stradale, la quale permetterà agli autocarri, che giungeranno al sito percorrendo la Strada Provinciale SP 193, di abbandonare in sicurezza la carreggiata ed accedere all’impianto. 15 Cronoprogramma di massima dell'attività: inizio lavori, messa in esercizio, cessazione. Le attività in progetto per le fasi di esercizio/manutenzione e dismissione sono schematicamente riportate nella seguente tabella: Apporto di materiale di scarto in piattaforma ovvero legno non trattato Controllo del materiale e messa in riserva (R13) in cumuli (Cumulo A e Cumulo B in particolare – Vedere quanto riportato nel Progetto Preliminare) Esercizio e manutenzione Operazioni di recupero del legno di scarto di cui al Cumulo B col fine di produrre biomassa combustibile materia prima seconda per mezzo di triturazione primaria, vagliatura e cippatura (R3) Operazioni di riduzione volumetrica con trituratore primario del rifiuto di cui al Cumulo A al fine di ottenere materiale di scarto triturato ovvero CER 19.12.07 (R12) Allontanamento dalla piattaforma degli eventuali rifiuti residuali Dismissione Pulizia della piattaforma di stoccaggio ALLEGATO 2 ELENCO DELLE AUTORIZZAZIONI, DEI NULLA OSTA, DEI PARERI DA ACQUISIRE AI FINI DELLA REALIZZAZIONE E DELL’ESERCIZIO DELL’OPERA O INTERVENTO La società Rosso Commercio Srl, per l’esercizio dell’impianto di messa in riserva e recupero del rifiuto speciale non pericoloso nelle modalità descritte, dovrà: Conseguire autorizzazione in forma ordinaria ai sensi dell’art. 208 del D.lgs. 152/06 e s.m.i. per le messa in riserva e recupero dei rifiuti speciali non pericolosi (nel medesimo provvedimento verranno anche autorizzate le emissioni diffuse derivanti dall’attività ai sensi dell’art. 269 del D.Lgs. 152 e s.m.i.); Predisposizione del piano di prevenzione e gestione dell’acqua meteorica di prima pioggia, redatto ai sensi del D.P.G.R. 20/02/2006 n. 1/R e del D.Lgs. 152/06 e s.m.i.; ALLEGATO 3 COPIE CONFORMI IN FORMATO ELETTRONICO ALLEGATO 4 ATTESTAZIONE DI AVVENUTO DEPOSITO DELLA DOCUMENTAZIONE PRESSO IL COMUNE DI CAVALLERMAGGIORE PLANIMETRIA IMPIANTO