LIBERTÀ SIA LODATO GESÙ CRISTO 28 21 LUGLIO 2015 | Anno CV www.arcidiocesisassari.it Se muore il senso di comunità EGOISMI E PAURE I fiori del Papa Leonarda Tola LO FA OGNI MADRE Don Mario Simula C ome fa un “popolano della fede”, papa Francesco non perde occasione per portare alla Madonna un piccolo omaggio di fiori, semplici e di poco valore venale. Ma infinitamente amorosi e significativi. I fiori esprimono, con un linguaggio affascinante e umile, il valore incommensurabile dell’amore. Perché Francesco sente il bisogno di esprimere alla Madonna una devozione semplice, evidente e visibile? Non certo per farsi notare. Non ne avrebbe bisogno. Piuttosto per dare >>> continua a pag. 3 Due anni e mezzo di attesa DON CORRADO MELIS È VESCOVO DI OZIERI Don Francesco Marruncheddu L a Diocesi di Ozieri ha finalmente il suo nuovo Vescovo. L’eletto è Don Corrado Melis, parroco e sacerdote della Diocesi di Ales – Terralba. Dopo oltre due anni e mezzo di attesa, la gioiosa notizia è stata ufficializzata sabato 18 luglio scorso in contemporanea dalla Sala Stampa della Santa Sede, nella Cattedrale di Ozieri e nella Cattedrale di Ales, dove a darne comunicazione al Clero è stato il Vescovo mons. Giovanni Dettori, che proprio da Ozieri proviene. La notizia è doppiamente ed immensa- >>> continua a pag. 3 Primo Piano Equità e ecologia integrale 3 I l corpo esanime della bambina morta sul barcone di profughi e migranti scivola dalle braccia del padre sulle onde del mare, nell’estremo gesto di pietà. È l’epilogo straziante della storia breve della piccola siriana di dieci anni, di nome Raghad; lo zainetto che conteneva le fiale dell’insulina che l’avrebbe salvata era stato buttato in acqua per guadagnare posto ai 320 ammassati sulla zattera. Figlia di quel padre sventurato o creatura la cui vita e morte si fanno macigno che pesa sulla coscienza di tutti? Questa morte tragica e innocente, a immagine e somiglianza delle migliaia di altre morti di quanti fuggono dalla guerra e dalla fame, è il racconto-simbolo della crudeltà dissennata dei nostri giorni. Quel padre è la nuova statua della Pietà, del dolore della madre sul figlio morto e deposto, aggiornata ai nostri tempi, sotto il sole spietato di questo luglio. In un mondo invaso dalle immagini, permanentemente ‘expo-sto’, per dire così, alla visione continuata di ogni sorta di fotogrammi e trailer, la bambina adagiata sul fondo del mare come sulla culla e nella sua tomba, è l’istantanea del secolo, incancellabile e definitiva. Resiste imperterrita al ‘rimuovi’ e ‘ignora’ degli scatti automatici e senza pensieri del cellulare. Resta, memoria che non si dovrebbe più schiodare, mentre la miseria del mondo rimbalza e imperversa sul versante degli opposti dell’indegnità e del disonore: quelle ‘foto di gruppo’ degli italiani brava gente che “non ne Vita diocesana Appunti di viaggio dal Brasile 8 possono più”, sono le proteste degli indignati da condominio, scesi in strada a Roma e a Treviso, a manifestare l’intolleranza e il rifiuto, l’odio miserabile contro i migranti; 19, solo diciannove a Casale San Nicola a Roma, a cui le prefetture avevano trovato una qualche sistemazione di emergenza. Truppe in abiti leggeri, sguaiate e vocianti, i ribelli dei materassi bruciati, capeggiate da agitatori di mestiere e fomentatori con tessere di partito in tasca. “Una città che non accoglie i migranti – famiglie e ragazzi in fuga da guerre, persecuzioni e povertà – è un popolo senza memoria, un agglomerato umano che non può dirsi comunità”, sferza con parole lapidarie la Caritas diocesana di Roma i tafferugli di Roma e di Quinto, in provincia di Treviso. “Egoismi, interessi e paure. Sentimenti di cui approfittano forze politiche senza scrupoli per incrementare un clima di odio che mai si era visto a Roma e in Italia”. Immagini scomposte di cittadini che bruciano mobili e suppellettili destinati all’arredo base, quel minimo per consentire la vita provvisoria dei diseredati del mondo. Un’umanità in fuga in un mondo dove sono in atto 144 conflitti, dove un miliardo di esseri umani soffre fame e sete, dove nel buio delle prigioni non cessano torture e sopraffazioni. Che il “negativo” di queste foto, non degne della civiltà cristiana della gente italiana si sciolga al sole, che l’insensibilità di chi ha dimenticato la solidarietà nella boria di poveri arricchiti, sia curata dalla disponibilità e dall’accoglienza, dalla pietà e dalla carità. Dall’umanità. Vita consacrata Ordine dei Frati Minori 12 Cultura Arturo Paoli partigiano dei poveri Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L.353/03 (conv.in L. 27/02/2004 n°46)ART.1 COMMA 1 MP-AT/C/SS/AUT.140/2008 - € 1 Settimanale dell’Arcidiocesi di Sassari 14 2 I lettori ci scrivono Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 [email protected] IL SALUTO ALLE SUORE DEL “RIFUGIO” DI SASSARI V orrei ringraziare le Suore Vincenziane del “Rifugio” che per oltre un secolo hanno costruito una storia importante per la nostra città. La struttura svolge i ruoli di brefotrofio, asilo infantile ed educandato, che ogni giorno accolgono varie necessità. Fin da piccola sono cresciuta seguendo l’educazione cristiana che ancora oggi sento così tanto forte che mi porta a restare sconcertata e delusa nel sapere che le Suore che mi hanno cresciuta dovranno andare via da un momento all’altro. Come dimenticare il “37” di Suor Nicolina, il “panepizza” di Suor Teresa o il sorriso di Suor Caterina, per citarne qualcuna, che dopo aver migliorato non solo la struttura ma anche la parrocchia di cui fanno parte e le persone che le hanno conosciute, vanno via nel silenzio seguendo il carisma di San Vincenzo de’ Paoli. Non sarà la stessa cosa tornare in quel luogo senza la loro presenza. Ringrazio il Signore per aver iniziato il mio cammino con loro e pregherò, insieme al nostro parroco Padre Isidoro, affinché possa ricompensarle per il bene, instancabilmente, profuso e quotidianamente, nella semplicità, testimoniato. Fabiana Sanna Non possiamo che rammaricarci per la partenza delle Suore, Figlie della Carità. Come è doveroso riconoscere con gratitudine il servizio che hanno reso per un secolo alla nostra Città. Le scelte attuali non dipendono né dalle Suore né dal Vescovo, ma soltanto dalla diminuzione delle vocazioni. Al “grazie”, dunque, uniamo anche la nostra invocazione perché qualcuno comprenda l’importanza di questa missione. (d.m.s.) AULA STRACOLMA... MA MANCANO I PRETI Q uanta emozione ho provato dentro nel vedere la sala dell’Auditorium “Giovanni Paolo II” dell’Arcivescovado, stracolmo di gente nonostante il caldo (e la partita della Dinamo per la finale scudetto!) per ascoltare la conferenza dell’avv. Gianfranco Amato che illustrava il grave ed incombente pericolo della teoria sul gender che -approfittando della totale ignoranza in materia della gente- si fa sempre più strada su quattro fronti: quello politico (per i ddl Cirinnà e Scalfarotto), quello giuridico (grazie a magistrati consenzienti), culturale (vedi gli opuscoli per l’indottrinamento della teoria gender fin dalla scuola materna!) e mediatico (basta sfogliare i giornali per notare da che parte stanno!!). Un’aula stracolma però solo di laici. Mancavano i sacerdoti (se si eccettuano l’Arcivescovo, tre sacerdoti, due frati france- scani e cinque suore). Peccato. I sacerdoti avrebbero potuto prendere spunto dalla verve di Gianfranco Amato per le loro omelie domenicali. Che tristezza quando i fedeli cattolici devono sentire le omelie migliori da un laico. Alessandro Marras Gentile Alessandro, sono sicuro che a tutti i preti farebbe piacere partecipare ai convegni che si celebrano nella nostra Città. Ne avrebbero diletto intellettuale e sicuramente un proficuo aggiornamento riguardo alle loro competenze. L’unico problema è il servizio parrocchiale. Abbiamo queste possibilità: chiudere le chiese, aprire e lasciarle senza nessuno, dire alla gente che avevamo qualcosa di più importante da fare. Quale soluzione trovi migliore? Mi rimane poi un problema. Ma laici che non debbano essere presi per mano dai preti, ne esistono nella Chiesa turritana? A chi spetta l’animazione della realtà temporale? I sacerdoti davanti a laici impegnati e autonomi sanno compiere il loro servizio. Grazie comunque del cortese richiamo. (d.m.s.) LIBERTÀ Gruppo redazionale: Gian Franco Addis, Antonio Brundu, Mariantonia Fara, Francesco Marruncheddu, Pietro Meloni, Marcello Mura, Michele Spanu Hanno collaborato a questo numero: Gian Franco Addis, Paolo Atzei, Mariantonia Fara, Luca Foddai, Alessio Marras, Francesco Marruncheddu, Marcello Mura, Marcella Oggiano, Alessandro Pilo, Diego Pinna, Pier Paolo Roggero, Marinella Sacchetti, Tonio Sau, Mario Simula, Michele Spanu, Leonarda Tola. Proprietà Direzione e Amministrazione L.go Seminario 2/a 07100 Sassari - Tel. 079.20.21.877 N.28 | ANNO CV PERIODICO ARCIDIOCESI DI SASSARI ARCIDIOCESI DI SASSARI Reg. Trib. Sassari n.9 - 13/10/2008 Direttore responsabile: Paolo Atzei Vice Direttore: Leonarda Tola Caporedattore: Mario Simula http://www.arcidiocesisassari.it E-mail - [email protected] Abbonamento Ordinario € 30,00 Sostenitore € 50,00 - Estero € 50,00 - Benemerito € 100,00 Stampa NUOVA STAMPA COLOR s r l Zona Industriale - Muros (SS) - tel. 079 345999 [email protected] Ai sensi dell’art. 13 del D. Lgs. 16/2003, vi informiamo che i dati in nostro possesso saranno mantenuti riservati e verranno trattati esclusivamente per soddisfare gli obblighi previsti dalla normativa in vigore. Primo Piano >>> continua da pag. 1 spazio ai sentimenti del cuore e all’alfabeto del profumo e dei colori. Che cosa può esprimere meglio ciò che proviamo di bello e di tenero per una persona, che non un mazzo di fiori? Serve a dire: “Ti amo”, ma anche a dire “Ti chiedo perdono” oppure: “Voglio farmi perdonare”. Papa Francesco non ha paura, nella sua semplicità, di tutte queste espressioni, perché indicano il suo cuore. Sicuramente vederlo entrare, a passo incerto, nelle grandi basiliche, come nelle cappelle di missione con questo insignificante dono, ci aiuta a comprendere di quale tenerezza sia fatta la sua personale adesione di amore alla Vergine Madre. Ci racconta la sua storia intrisa di pietà popolare autentica. Ma dice anche la sua fiducia nell’abbandonarsi nelle mani di Maria in ogni occasione, all’inizio di ogni visita apostolica, prima di dare vita ad un grande evento. È commovente sentirci dire da Francesco, ad ogni occasione: “Per favore, pregate per me!”. Alla stessa maniera ci conforta l’infanzia spirituale di questo Padre degli uomini, gigantesco nella comunicazione >>> continua da pag. 1 e nell’espressione, efficace nei gesti, umile nella radicalità delle proposte. Mi piace vederlo incedere verso i piedi dell’altare per il rito del “dono dei fiori”. Non ha bisogno di parole. Non deve essere commentato né spiegato. Parla. Da solo. Come avviene per ogni gesto di Francesco, anche questo sottintende il cuore, l’umanità profonda, la genuinità disarmante. Nel saper avvicinare ogni uomo e donna, ogni bambino, ogni malato, ogni carcerato con l’atteggiamento stesso di Gesù. Verso il papa si assumono posizioni contraddittorie: “È un ingenuo”, si dice. “È uno strumento in mano a poteri forti”, aggiungono altri. “Un povero parroco!” sottolineano alcuni con commiserazione. Altri lo esaltano al di là delle sue intenzioni, attribuendogli aperture sulla morale, sulla dottrina, sulla disciplina della Chiesa. E commentano: “Meno male che c’è papa Francesco!”. Mi chiedo: “Perché è così difficile vedere in Francesco un uomo e un uomo normale, che ci turba, fino a metterci in difficoltà, con la sua normalità? Perché è così difficile vedere in lui un uomo del Vangelo e di Vangelo che, disarmato, annuncia con le parole e con le opere che il Regno è in mezzo a noi?”. Forse non riusciamo a leggere il senso di quel mazzo di fiori che, ad ogni circostanza impegnativa, fa capolino tra le mani del papa e lo fotografa nel corpo e nel cuore. mente gradita, non solo perché con la nomina di don Corrado la Chiesa logudorese ha dopo “lungo” tempo il nuovo pastore, ma anche perché questo ha significato la certezza della non soppressione della diocesi, cosa temuta e parsa ormai quasi certa, avvalorata anche dal ritardo della nomina di un nuovo Vescovo. Queste “paure” (soppressione, accorpamento) sono svanite di colpo in una caldissima e luminosa mattina di estate. Luminosa come il sorriso limpido e sereno di Don Corrado, 52 anni, originario di Sardara e fino ad oggi Parroco di S. Barbara a Guspini. Ordinato Sacerdote per il Presbiterio di Ales – Terralba il 25 giugno 1988, don Melis ha lavorato a tutto tondo per la Chiesa di Dio, ricoprendo vari incarichi tra i quali Assistente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica, Vice Rettore del Seminario di Villacidro, Animatore al Pontificio Seminario Regionale a Cagliari, Cappellano a Montevecchio, Guspini, Amministratore a San Nicolò in Guspini, Parroco a San Bernardino a Mogoro. Dal 2011 era Parroco a Villacidro. Molteplici gli ambiti di lavoro pastorale in uffici diocesani: Vicario Episcopale per l’Evangelizzazione e l’Educazione, Direttore dell’Ufficio Catechistico, Direttore dell’Ufficio della Pastorale della Famiglia e Direttore della Pastorale dell’Ecumenismo, membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio diocesano per gli Affari Economici. Scegliendolo, Papa Francesco ha voluto ribadire la sua linea di eleggere pastori che provengono dall’esperienza in parrocchia, a contatto diretto e continuo con la gente. Pastori “con l’odore delle pecore”. Grande la gioia di Mons. Dettori, che, dopo essere stato donato alla Chiesa di Ales 11 anni fa, ora non nasconde l’emozione di poter a sua volta donare alla sua Chiesa di origine il novello e tanto desiderato pastore. In effetti, la Diocesi di Ales ha già di recente visto un altro suo figlio elevato all’episcopato, mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo di Iglesias: segno della vitalità della “piccola” diocesi della Marmilla. A Ozieri mons. Corrado Melis succede al Vescovo emerito mons. Sergio Pintor, dimessosi al compimento canonico dei 75 anni nel 2012. In questi anni la Diocesi è stata retta da un Amministratore Apostolico decisamente “di casa”, mons. Sebastiano Sanguinetti, Vescovo di Tempio e per ben 9 anni Vescovo di Ozieri. Una diocesi piccola, questa, ma ricca di tradizione e storia (che rimonta alle antiche Chiese di Castro e di Bisarcio) e che nel recente passato ha espresso grandissimi uomini di Chiesa, quali mons. Sebastiano Fraghì, Arcivescovo di Oristano, il Card. Mario Francesco Pompedda, Prefetto del Supremo Tribunale della Signatura Apostolica, mons. Angelo Becciu Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana e mons. Giovanni Dettori Vescovo di Ales - Terralba. Le popolazioni del Logudoro, Goceano e Monte Acuto si preparano ad accogliere con gioia profonda e incontenibile il novello pastore. A lui gli auguri anche dalla Chiesa Madre di Sassari, della quale Ozieri è Sede suffraganea, perché possa portare a tutti l’ “Evangelii Gaudium”. Laudato si’, Enciclica sulla cura della casa comune/4 EQUITÀ E ECOLOGIA INTEGRALE Pier Paolo Roggero, docente T utti dobbiamo contribuire allo “sviluppo sostenibile integrale”, cioè alla cura della Casa Comune affidataci in custodia da Dio. Papa Francesco nella Enciclica “Laudato si’”chiama in causa l’intera umanità chiedendo che ognuno risponda con le proprie capacità e in base alle proprie responsabilità. Fa ricorso per questo al concetto di “Ecologia integrale”, che richiama la complessità delle connessioni nascoste tra i comportamenti di ciascuno di noi e le conseguenze sull’ambiente. “Niente in questo mondo ci risulta indifferente”.Il concetto è contrapposto a quello di “Ecologia superficiale”, quella dei comportamenti “evasivi”, che giustificano le “abitudini nocive di consumo”. Il Capitolo Primo dell’Enciclica, intitolato “Quello che sta succedendo alla nostra casa” si fonda sulle più aggiornate conoscenze scientifiche nel campo dell’Ecologia, apprezzabili anche dagli addetti ai lavo- ri. Il testo tuttavia è accessibile a tutti, è accurato nel linguaggio e ricco di dettagli documentali. Come interpretare, in concreto e nel contesto della Diocesi in cui viviamo, l’insegnamento di questa Enciclica? Due esempi: “La questione dell’Acqua” (28-31) e la “Biodiversità” (32-42) . “La domanda di acqua potabile supera l’offerta”. Non è solo un problema di quantità, ma soprattutto di qualità. Sassari è stata fondata su un acquifero di straordinaria qualità. Enrico Costa a fine ‘800 segnalava la presenza di centinaia di fonti nel sassarese. Oggi sono quasi tutte prosciugate e quelle poche rimaste sono inquinate. L’agro sassarese (circa 34.000 abitanti) è crivellato di pozzi e costellato di fosse settiche: da qualche decennio in qua, si tira su acqua pulita da oltre 100 m di profondità e si restituisce alla falda acqua sporca. Se da oggi smettessimo di operare ulteriormente questo scempio, serviranno decenni, forse centinaia di anni, per ripristinare le condizioni naturali che hanno mantenuto la comunità di Sassari per secoli. Stiamo privando dell’acqua potabile i nostri figli. Già oggi sentiamo il problema: l’acqua non potabile della rete Abbanoa, per ordinanza del Sindaco, non si può usare per bere, per cucinare né per fare il pane o la pizza (anche se tutti continuano a usarla). Il “rimedio” è alla portata dei “ricchi” disposti a pagare sino a oltre 100 volte in più per l’acqua imbottigliata, che comporta alti costi energetici (e quindi altro inquinamento). Una grande “inequità” (30). Proprio come accade nei paesi in via di sviluppo, dove le migliori sorgenti d’acqua potabile sono monopolizzate dalle multinazionali, che si arricchiscono privando i poveri di un loro “diritto umano essenziale” (30). Potremmo fare numerosi altri esempi di degrado delle risorse idriche in Sardegna, valga per tutti l’esempio del lago inquinatissimo residuo della illusoria miniera d’oro di Furtei, con buona pace di chi l’ha autorizzata, o le falde inquinate dalla petrolchimica a Porto Torres. Colpisce la citazione della connessione acqua-pastorizia: “Le fonti di acqua dolce riforniscono i settori sanitari, agropastorali e industriali” (28). L’allevamento in Sardegna occupa complessivamente circa 30 mila lavoratori. L’allevamento al pascolo richiede fonti di acqua distribuite sul territorio. (continua nel prossimo numero) 3 4 Politica&Società SENTENZA RIVOLUZIONARIA IN CONSIGLIO C olpo di scena nel Consiglio regionale: perdono il seggio i consiglieri Gavino Sale (Irs), Efisio Arbau (La Base), Michele Azara (Idv) e Modesto Fenu (Zona Franca). La decisione è stata presa a Roma dai giudici del Consiglio di Stato che hanno accolto il ricorso presentato dai candidati non eletti Antonio Gaia (Upc), Pietro Francesco Zanchetta (Upc) e Gianfranco Congiu (Partito dei sardi). Dovranno essere loro, in base alla sentenza, ad occupare gli scranni dell’Aula lasciati liberi dei consiglieri decaduti. Si apre invece un piccolo giallo sul destino del quarto seggio, in quota opposizione: il massimo organo della giustizia amministrativa ha dichiarato decaduto Modesto Fenu, ma nessun candidato non eletto del centrodestra ha fatto opposizione. In ogni caso, al primo posto tra i non eletti ci sarebbe Gianni Lampis (Fratelli d’Italia). La decisione dei giudici riguarda un tema abbastanza complesso: l’assegnazione dei seggi sulla base dei voti residui. Secondo la sentenza l’Ufficio centrale regionale ha inserito nella stessa casella della tabella “Voti Residui - cifra elettorale - prodotto quoziente x n. seggi” due entità completamente diverse, ovvero i voti residui e i resti, assimilando in modo illegittimo i voti residui ai resti. Il problema nasce dal fatto che le liste di Irs (voti validi ottenuti a livello regionale 5.635), La Base Sardegna (4.931) e Idv (7.578) non hanno alcun resto, “atteso che il quoziente (che funge da soglia) di 8.330 voti non sta neanche una volta nelle rispettive cifre elettorali”. Per questo motivo, sempre secondo i giudici, “dette liste non superano la divisione richiesta” dalla norma, “con la conseguenza che i voti di queste liste sono, pertanto, voti residui e non resti di una operazione compiuta”. La sentenza tuttavia non cambia gli equilibri tra maggioranza e opposizione nell’Aula: per il centrosinistra escono in tre ed altrettanti entrano. A modificarsi sono però i rapporti di forza interni alla coalizioni. Ad esempio dal Consiglio sparisce una forza politica come La Base. Il leader del movimento, Arbau, che è stato l’unico a costituirsi contro il ricorso di Congiu, Gaia e Zanchetta, ha già annunciato di opporsi alla sentenza tramite i suoi avvocati Benedetto e Francesco Ballero. “Si potrebbe tentare la via della Cassazione, stiamo valutando il da farsi”. In tal caso, gli effetti del verdetto verrebbero congelati in attesa del giudizio della Suprema Corte. Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 Discutibili scelte di Alitalia S A cura di Michele Spanu TAGLIATI FUORI DALL’ITALIA ettantanove euro da tutta Italia verso l’Europa, esclusi tutti gli aeroporti sardi. “Una discriminazione ignobile”, denuncia il deputato di Unidos Mauro Pili. L’ex presidente della Regione è stato il primo a protestare con fermezza contro la nuova promozione Alitalia che introduce la cosiddetta “tariffa light”, dedicata a chi viaggia col solo bagaglio a mano in Italia e in Europa. Una tariffa speciale che però di fatto esclude la Sardegna perché in regime di continuità territoriale. “Tutta l’Europa può viaggiare verso l’Italia, Sardegna esclusa. Una discriminazione – sottolinea Pili – senza alcun tipo di giustificazione. Uno schiaffo alla Sardegna con il silenzio di chi amministra la Regione dedito a coprire queste vergogne. Si tratta non solo di una discriminazione vergognosa – dice – Ma anche di pubblicità ingannevole, visto che nei titoli della promozione europea si parla di collegamento con l’Italia ma poi nelle piccole postille si aggiunge che sono escluse le rotte sugli aeroporti in continuità territoriale. Alitalia continua a pensare alla Sardegna – conclude il parlamentare – solo come terra in cui fare cassa. Guadagna speculando sulla condizione insulare e per giunta con la vergognosa complicità di una classe politica regionale di destra e sinistra che foraggia questo sistema con 50 milioni di euro all’anno del tutto ingiustificati considerato che le rotte da e per la Sardegna non hanno bisogno di alcuna compensazione”. Da parte sua il governatore Francesco Pigliaru non è entrato direttamente nella polemica ma ha fatto capire che sul fronte del trasporto aereo c’è anco- ra molto da fare. “Non siamo soddisfatti su questa continuità territoriale, che ha un piccolo difetto, cioè il rischio di posizioni dominanti derivanti dalla condizione di insularità. Così appena arriva l’estate si sentono tutti liberi di estrarre rendita dai nostri turisti, togliendo a loro soldi che avrebbero speso nelle nostre strutture ricettive. Presto faremo la nostra proposta innovativa e intelligente. Quando aumenta la domanda – ha aggiunto il governatore - dovrebbe aumentare più la quantità dell’offerta che i prezzi. È per questo che stiamo pensando ad una regolamentazione”. Infine Pigliaru ha auspicato che a settembre, nel prossimo confronto con il Governo annunciato dallo stesso premier Matteo Renzi, l’esecutivo nazionale “raddoppi le risorse per la continuità territoriale, per migliorare frequenze e tratte”. Atenei sardi agli ultimi posti DATI NON CONFORTANTI L e due università sarde finiscono gli ultimi posti in Italia. Lo dice, nero su bianco, una graduatoria pubblicata dal quotidiano Il Sole 24 Ore: Cagliari è al 59o posto (su 61 atenei statali) mentre Sassari è un po’ più avanti, alla 47a posizione assieme a Lecce e Bari Politecnico. Si tratta di un giudizio che rischia di rendere ancora più complicata la vita dei laureati nei due atenei che vorranno partecipare a un concorso pubblico. Un emendamento alla riforma della Pubblica amministrazione, infatti, potrebbe introdurre un punteggio diverso nei concorsi pubblici a seconda degli atenei dove si è conseguita la laurea. È chiaro che, con questi criteri e queste valutazioni, un laureato a Sassari non conterebbe come un laureato a Trento. Di sicuro i numeri parlano chiaro e impongono una riflessione: gli atenei dell’Isola sono nelle ultime 15-17 posizioni in tantissimi indicatori. A cominciare, ma era facile ipotizzarlo considerata la posizione geografica, dall’attrattività, cioè dalla percentuale di immatricolati di altre regioni. Cagliari è terzultima (sotto ci sono solo Palermo e Catania) e Sassari quintultima. Male Sassari, 55a assieme a Messina, nella classifica della dispersione, cioè della percentuale degli studenti che non confermano l’iscrizione al secondo anno. Università sarde, inoltre, bocciate dagli studenti: nel giudizio di laureandi sui corsi Cagliari è penultima. Mentre Sassari è sempre nell’elenco dei peggiori, ma si consola con il 45o posto assieme a Parma, Trieste, Roma Foro Italico, Na- poli Federico II. Ci sono poi alcuni settori in cui i numeri dei due atenei isolani non sono così impietosi. Sassari è tra le migliori (14a) per sostenibilità (numero medio di docenti di ruolo nelle materie di base e caratterizzanti per corso di studio) e soprattutto nel settore della mobilità internazionale, dove la troviamo al quarto posto. Cagliari è al quinto posto negli stage (percentuale di crediti ottenuti in stage sul totale). Ci sono dunque alcuni segnali confortanti, ma la valutazione complessiva dei nostri due atenei non è certamente da 110 e lode. Territorio XVIII Edizione della manifestazione enologica del Nord Sardegna STORIE E CULTURA: “VINI DI COROS” G rande partecipazione lo scorso 18 luglio alla XVIII edizione di “Vini di Coros”, la manifestazione dedicata all’enologia ed ai vini del territorio che pone Usini all’attenzione di produttori e intenditori, ma che propone il paese a due passi da Sassari anche come centro di attrazione turistica. Il vino infatti non è solo produzione. È anche cultura e storia. A questi aspetti era dedicato il convegno, curato dal professor Giovanni Antonio Farris (Università di Sassari), e che ha visto nella sala dell’ExMa’ approfondire il tema “Come la storia può rappresentare un valore aggiunto per i vini della Sardegna”, con gli interventi di studiosi e docenti universitari. Storia allora della vite e del vino in Sardegna, testimoniata da importanti ritrovamenti archeologici, dall’età nuragica sino ai giorni nostri, che dimostrano il ruolo e l’importanza anche da un punto di vista sociale del vino nella vita quotidiana. Il momento più atteso è stato, al termine del convegno, il Concorso enologico “Vini di Coros”, che ha assegnato diversi premi alle migliori etichette dell’hinterland di Sassari, insieme alla terza edizione del Premio del Cagnulari, dedicato al suo pioniere Billia Cherchi. “Hanno partecipato 133 campioni, a dimostrazione del grande interesse che negli anni Usini ha costruito attorno al concorso. La nostra Amministrazione prosegue quella che è ormai diventata una tradizione e quest’anno è diventata maggiorenne”, ha detto il sindaco Antonio Brundu, affiancato dal vicesindaco ed assessore all’Agricoltura Giovanni Antonio Sechi, presenti assessori e consiglieri di maggioranza. Cinque le categorie che hanno partecipato al concorso, per il quale sono intervenute cinque giurie composte da esperti enologi. Per i Bianchi amatori ha vinto Giammario Lai di Usini, seguito da Salvatore Fiori (Usini) e Franco Sanna (Ossi). Nella categoria Bianchi produttori si è aggiudicato il primo posto Gavino Delogu di Usini, con il secondo per Giammario Sau di Ittiri e Carlo Delaconi di Usini terzo. Per i Rossi amatori ha vinto Giovanni Derosas di Usini, secondo Vittorio Spano di Ossi e terzo Pietro Contini di Ossi. Benigno Solinas di Uri si è imposto nella categoria Rossi produttori, con Giammario Sau di Ittiri al secondo e Nino Derudas di Ossi. A tutti è stata consegnata una targa, a cui è stata affiancata una bottiglia di Soberanu per i primi tre classificati nel Premio del Cagnulari, che sono Francesco Virdis di Ittiri, primo posto, Antonio Orani di Uri al secondo e Antonio Pinna di Ittiri terzo. Una targa speciale è stata assegnata a Billia Cherchi, pioniere del vino a Usini ed in particolare artefice della riscoperta del cagnulari. La rassegna “Vini di Coros” è stata organizzata dal Comune di Usini, con la collaborazione del Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, la Pro Loco di Usini, la Compagnia barracellare, l’Agenzia regionale Laore, la ditta Econord e con il patrocinio della Regione Sardegna – Assessorato al Turismo, la Presidenza del Consiglio regionale, la Camera di Commercio di Sassari e il Banco di Sardegna. Un saluto è stato inviato al sindaco Antonio Brundu dal presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau. Luca Foddai Il primo albergo dell’arte in Sardegna 49 CAMERE PER 49 ARTISTI U n albergo e un museo. Il primo albergo dell’arte in Sardegna si trova a Santa Teresa Gallura, bagnato dalle acque dello spettacolare Arcipelago di La Maddalena, un paradiso immerso nel verde che custodisce, da giugno, centinaia di opere contemporanee di 49 artisti sardi. L’Hotel La Coluccia, incastonato nella caletta di Con- ca Verde di fronte all’isola di Spargi, non è più un albergo ordinario: da un mese è diventato teatro per centinaia di opere d’arte contemporanee, create appositamente da una selezione di artisti autori dell’attuale scenografia di ciascuna camera. L’hotel è stato costruito alcuni anni fa dall’architetto Julio Cesar Ayllon in un contesto naturale incantevole. Il nuovo management ha deciso per questo 2015 di dare una nuova e inedita versione all’hotel attraverso un progetto artistico rivoluzionario e unico in Italia: il progetto “Pianeta Coluccia” propone con forza la sua candidatura a luogo simbolo dell’arte contemporanea sarda e, soprattutto, è diventato l’archetipo per uno sviluppo del turismo vacanziero a vocazione culturale e artistica. Il progetto non è incentrato solo sull’esposizione di arte ma sviluppa contatti commerciali attraverso un preciso piano di marketing delle opere d’arte destinato a un target turistico molto interessante: tutte le opere presenti in albergo sono di proprietà degli artisti e sono tutte in vendita. Il “Progetto Coluccia Arte”, infatti, è stato concepito per facilitare la vendita delle opere a favore dei clienti dell’albergo, ma anche a tutti coloro che intendono acquistare un quadro, una scultura, un ritratto, una foto come ricordo e memoria del passaggio in Sardegna una volta tornati a casa. Questa dinamica rende l’hotel Coluccia una unicità in tutta Italia: una ricerca specifica ha confermato che non esiste una struttura alberghiera italiana che ha creato un sistema per vendere le opere esposte in maniera così funzionale e strutturata. È stato lanciato un hashtag per seguire sui social il progetto con il nome #pianetacoluccia. M.M. 5 Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 Un nucleo di ricerche sulla desertificazione PROGETTO SASSARI-PERÙ I l Nucleo di Ricerca sulla desertificazione dell’Università di Sassari amplia il proprio raggio d’azione siglando un accordo di cooperazione internazionale con la regione peruviana Amazonas. L’intesa si prefigge, tra l’altro, di ridurre la vulnerabilità socio-economica e ambientale delle popolazioni dell’Alto e Bajo Imaza, tramite la ricostituzione di suoli degradati mediante piantagioni di bambù. L’accordo è stato firmato nei giorni scorsi in Perù dal direttore dell’NRD, prof. Luciano Gutierrez (accompagnato dalla dott. ssa Laura Altea), dal prof. Carlos Nava de Águila, vicepresidente della Regione Amazonas del Perù, e dalla dott.ssa Daniela Altino della Fondazione AVSI. Il progetto biennale, finanziato integralmente dal Fondo Italo Peruano, vede l’NRD come istituto coordinatore e la Fondazione AVSI come organismo co-esecutore. Il Centro di Ricerca dell’Università di Sassari amplia in questo modo in America Latina l’area di intervento, sino a ieri principalmente focalizzata in Africa. Nello specifico, dal punto di vista produttivo, la coltivazione di bambù consentirà di raggiungere diversi obiettivi, tra i quali combattere il progressivo degrado dei suoli, conservare la biodiversità oltre a consentire, date le proprietà del bambù, un rilevante sequestro di carbonio. Dal punto di vista economicosociale, il progetto ha come obiettivo da un lato quello di sensibilizzare le comunità locali sull’importanza delle risorse naturali e, dall’altro, di offrire alle stesse una fonte di reddito alternativa. Il progetto consentirà, inoltre, a ricercatori e studenti dell’Università di Sassari di confrontarsi con contesti diversi, utili per accrescere le competenze in ambito agro-ambientale. L’ing. Carboni sostituisce Careddu ARRIVA IL NUOVO DIRIGENTE A lcune settimane fa Libertà ha dato notizia della conclusione del servizio da parte del Comandante della Polizia Municipale dott. Antonio Careddu, dopo ben 39 anni di onorato servizio. In attesa di individiduare un nuovo Comandante che sostituisca il dott. Careddu, il Comune di Sassari ha attribuito l’incarico di dirigente ad interim del Settore Polizia Municipale all’Ing. Patrizio Carboni, a partire dal 1 luglio scorso. L’ing. Carboni quindi, in attesa che vengano definite le procedure per la nomina di un nuovo dirigente titolare del Settore, eserciterà legittimamente tutti i compiti e le funzioni proprie del dirigente di Polizia Municipale, assumendone la piena responsabilità. Libertà augura all’Ing. Patrizio Carboni i migliori auguri per lo svolgimento di questo importante e delicato servizio alla città di Sassari. Stintino, 12a edizione di “Note d’Autore” NESSUN BIG, TANTE GIOVANI VOCI I n Piazza dei 45, per la dodicesima volta è tornato l’appuntamento con Note d’Autore, rassegna musicale curata da Giulio Martinetti e “MegachipMusica”, con il patrocinio del Comune di Porto Torres e la collaborazione della Pro loco di Via Sassari. Senza alcun ritardo, a partire dalle ore 21.30, la rassegna musicale ha preso il via con l’esibizione delle ragazze della scuola di ballo Dance Sport Academy; a seguire, sul palco, CAMPAGNA ABBONAMENTI A LIBERTÀ 2015 i numerosi artisti invitati per l’occasione: Gabriele Masala, Claudio Sini, Paolo Bolognesi, Paola Frau quintet, con la partecipazione straordinaria di Cristina Alia, Phisis, Hashtag, Blackout family, Camberra, Giusy Pischedda, la corale “Amici del canto sardo”, Giacomo Serra, la Undas band e Minako e Mr. Pièr. La serata è presentata come sempre da Giulio Martinetti e da Sonia Sole. (M.M.) Abbonarsi è semplice e conveniente. Per ricevere il settimanale direttamente a casa vostra, con uno sconto rispetto all’acquisto diretto! Ecco le cifre: Ordinario Sostenitore Estero Benemerito € 30,00 € 50,00 € 50,00 € 100,00 Potete effettuare il vostro Oppure attivate il vostro versamento in un ufficio abbonamento allo sporpostale, compilando il tello bancario: bollettino intestato a: APS Libertà Periodico Diocesi di Sassari Largo Seminario 2/a conto corrente 91752402 APS Libertà Periodico Diocesi di Sassari Largo Seminario 2/a 07100 - SASSARI GRAZIE 6 Territorio IBAN IT 78 Y076 0117 2000 0009 1752 402 Magistero del Papa INTERVENTI DI FRANCESCO GLI APOSTOLI CONTENTI MA ANCHE STANCHI Il Vangelo di oggi ci dice che gli Apostoli, dopo l’esperienza della missione, sono tornati contenti ma anche stanchi. E Gesù, pieno di comprensione, vuole dare loro un po’ di sollievo; e allora li porta in disparte, in un luogo appartato perché possano riposare un po’ (cfr Mc 6,31). «Molti però li videro partire e capirono… e li precedettero» (v. 32). E a questo punto l’evangelista ci offre un’immagine di Gesù di singolare intensità, “fotografando”, per così dire, i suoi occhi e cogliendo i sentimenti del suo cuore, e dice così l’evangelista: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (v. 34). Riprendiamo i tre verbi di questo suggestivo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Vedere avere compassione, insegnare. Il primo e il secondo, vedere e avere compassione, sono sempre associati nell’atteggiamento di Gesù: infatti il suo sguardo non è lo sguardo di un sociologo o di un fotoreporter, perché egli guarda sempre con “gli occhi del cuore”. Questi due verbi, vedere e avere compassione, configurano Gesù come Buon Pastore. Anche la sua compassione, non è solamente un sentimento umano, ma è la commozione del Messia in cui si è fatta carne la tenerezza di Dio. E da questa compassione nasce il desiderio di Gesù di nutrire la folla con il pane della sua Parola, cioè di insegnare la Parola di Dio alla gente. Gesù vede, Gesù ha compassione, Gesù ci insegna. È bello questo! E io ho chiesto al Signore che lo Spirito di Gesù, Buon Pastore, questo Spirito, mi guidasse nel corso del Viaggio apostolico che ho compiuto nei giorni scorsi in America Latina e che mi ha permesso di visitare l’Ecuador, la Bolivia e il Paraguay. Ringrazio Dio con tutto il cuore per questo dono. Ringrazio i popoli dei tre Paesi per la loro affettuosa e calorosa accoglienza ed entusiasmo. Rinnovo la mia riconoscenza alle Autorità di questi Paesi per la loro accoglienza e collaborazione. Con grande affetto ringrazio i miei fratelli Vescovi, i sacerdoti, le persone L’approfondimento consacrate e tutte le popolazioni per il calore con cui hanno partecipato. Con questi fratelli e sorelle ho lodato il Signore per le meraviglie che ha operato nel Popolo di Dio in cammino in quelle terre, per la fede che ha animato e anima la sua vita e la sua cultura. E lo abbiamo lodato anche per le bellezze naturali di cui ha arricchiti questi Paesi. Il Continente latino-americano ha grandi potenzialità umane e spirituali, custodisce valori cristiani profondamente radicati, ma vive anche gravi problemi sociali ed economici. Per contribuire alla loro soluzione, la Chiesa è impegnata a mobilitare le forze spirituali e morali delle sue comunità, collaborando con tutte le componenti della società. Di fronte alle grandi sfide che l’annuncio del Vangelo deve affrontare, ho invitato ad attingere da Cristo Signore la grazia che salva e che dà forza all’impegno della testimonianza cristiana, a sviluppare la diffusione della Parola di Dio, affinché la spiccata religiosità di quelle popolazioni possa sempre essere testimonianza fedele del Vangelo. (Angelus, Piazza San Pietro, Domenica 19 luglio 2015) a cura di Don Francesco Marruncheddu L’ELIPORTO DEL PAPA A DISPOSIZIONE DEI PICCOLI PAZIENTI T enerezza e compassione di Dio che diventano attenzione ai più piccoli e bisognosi. Nella compassione di Gesù per noi, infatti, si è fatta carne la tenerezza di Dio. È un Angelus particolarmente caldo quello di domenica scorsa in Piazza San Pietro, afa e temperature da record, ma i fedeli non si lasciano scoraggiare. Il popolo c’è, e il pastore non manca di esserci anche lui. Il Papa li ha definiti “coraggiosi”. Durante il discorso Francesco UI ha rievocato con piacere anche il suo recente viaggio in America Latina. La tenerezza per i piccoli della quale parla il Papa si è recentemente concretizzata in un gesto pratico e al quale nessuno aveva fin’ora pensato. Non tutti sanno che dentro le mura dello Stato della Città del Vaticano c’è un piccolo ma efficientissimo Eliporto, a disposizione del Papa (e dei suoi ospiti), usato solitamente solo per i trasferimenti del Santo Padre per e da Castel Gandolfo, per l’Aeroporto di Fiumicino e per brevi tragitti. Divenne famoso perché da lì partì il Santo Padre Benedetto XVI il 28 febbraio 2013 nel momento della chiusura del suo ministero petrino, alla volta di Castel Gandolfo. L’Eliporto “più bello del mondo”, nel cuore dei Giardini Vaticani, su uno dei bastioni michelangioleschi al confine con l’Italia. Ma poco usato. Perché non adoperarlo allora per una buona causa? Le eliambulanze o gli elicotteri che trasporteranno bambini in condizioni di salute critiche, diretti all’Ospedale Bambino Gesù, potranno perciò atterrare d’ora in poi proprio nell’Eliporto Pontificio per sveltire i ricoveri dei piccoli pazienti, con grande soddisfazione da parte di Papa Francesco.La scelta di usare per scopi sanitari la struttura eliportuale situata nei Giardini Vaticani è frutto di un accordo tra Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e l’Ospedale pediatrico (di proprietà della Santa Sede), sottoscritta dal Segretario Generale del Governatorato, mons. Fernando Vérgez Alzaga, e dal Presidente del Bambino Gesù, dr.ssa Mariella Enoc. “Il Governatorato – si legge nel testo dell’accordo – concede al Bambino Gesù di Roma l’autorizzazione all’atterraggio e al decollo, sia diurno che notturno, all’interno dello Stato della Città del Vaticano, di eliambulanze ed elicotteri provenienti o diretti verso l’Ospedale, per gravi urgenze ed emergenze pediatriche o per casi riguardanti espianti e impianti di organi. L’accordo è propedeutico all’inserimento dell’eliporto del Vaticano all’interno della Rete regionale per la gestione delle emergenze. Informato dell’iniziativa – si legge ancora – Papa Francesco ha manifestato la Sua gioia e ha espresso la Sua benevolenza per l’accordo che sarà di grande aiuto ai bambini”. “Siamo grati per questa opportunità”, afferma la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, soprattutto per “i tanti piccoli pazienti provenienti da tutta Italia, che hanno purtroppo urgenza di raggiungere il nostro Ospedale. È un gesto importante di carità che risponde ad un bisogno di salute fondamentale: la vicinanza fisica tra lo Stato della Città del Vaticano e la nostra sede del Gianicolo, infatti, consentirà di accorciare in maniera significativa i tempi di trasporto, contribuendo in molti casi a salvare la vita dei bambini”. Un grazie personale della Enoc viene rivolto al Comandante capo della Gendarmeria Vaticana, il dr. Domenico Giani, “che molto si è adoperato con spirito di collaborazione – dice – per il raggiungimento di questo risultato”. L’Eliporto del Papa sarà dunque un ponte verso la salvezza per tante giovani vite, che potranno usufruire di questa struttura fisicamente vicina al Bambin Gesù, bypassando il traffico di Roma e accorciando i tempi specie nelle urgenze. Un regalo inatteso e utilissimo per tanti bambini e tante famiglie, proprio alla vigilia del Giubileo della Misericordia. 7 8 Vita diocesana Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 La visita alla Missione brasiliana delle Pie Sorelle Educatrici/2 “OS COLEJOS DAS PIAS IRMÃS EDUTADORAS” V isitiamo la “ Escola (Colégio) de São João Evangelista” di Itamaraju, come viene qui chiamata, domenica 12 liglio mattina, perchè liberi da impegni celebrativi, programmati per il pomeriggio. Seguendo il consiglio di Suor Marcella Cozzula, osilese, in Brasile da 44 anni, dedichiamo tutto il tempo necessario per ammirare un’opera che si può dire il fiore all’occhiello della Misione brasiliana, sia ad Itamaraju che a Teixeira de Freitas, più a sud, distante una settantina di chilometri. Il complesso scolastico dista dalla casa delle suore un centinaio di metri. Si tratta di una costruzione ad un piano, vasta, architettonicamente non pretenziosa all’esterno, internamente molto funzionale e articolata. All’ingresso ci accoglie una coppia attempata, con figli a loro volta con prole. Tutti brasiliani i convenevoli: compiacimento, inchini, baciamano, massima cordialità, richiesta di benedizioni. Il caseggiato, tutto raccolto, distribuito in una vasta area, iniziato una quarantina di anni fa, è stato ampliato a più riprese, in base alle richieste delle famiglie che, sempre più numerose, chiedevano di poter iscrivere i loro figli: prima nelle scuole dell’infanzia, poi elementari e medie, infine superiori. Sostando nell’ingresso, Suor Marcella ci racconta del loro faticoso inserimento in questa zona della Bahia, in una città , all’ora un paese che contava solo qualche migliaio di abitanti, mentre oggi supera i 60.ooo. Difficoltà nell’apprendimento della lingua, dell’alloggio angusto, due camerette donate dai missionari Cappuccini della Provincia religiosa di Caserta, della scelta del terreno su cui costruire prima la casa, poi la scuola. Oggi la casa è una struttura a un piano, con tutti i servizi propri di una comunità religiosa nel piano terra e le camere nel piano superiore. Tra l’altro alcune destinate all’accoglienza di pouche ragazze bisognose di educazione umana e cristiana, nonchè di formazione scolastica. Ma torniamo alla scuola. Queste le cifre: 524 gli alunni, di cui quasi 100 accolti in assoluta gratuità,e così distribuiti : 9 le classi dell’infanzia, tutte sistemate al piano terra, con ampie aule dotate dei necessari cartelloni per l’apprendimento di parole, numeri, immaggini, e tutte prospicienti il bel cortile, i muri perimetrali pitturati con disegni di prati, gli alberi e i giochi ben distribuiti nell’area ricreativa. Le classi elementari e medie sono complessivamente quindici e vanno dalla prima all’ottava classe. In tutte le aule sono sistemate le lavagne luminose, interattive, power point e, alcune di esse, sperimentali, sarano presto dotate di computers. Sei le classi delle superiori del liceo, tutte a diretto contatto con il gabinetto scientifico, laboratori di chimica e fisica e scienze naturali. La direzione e la segreteria sono sistemate ai lati dell’ampio ingresso tra la duplice serie di aule e il cui spazio funge anche da salone―teatro, con un palco in fondo. Su un piano rialzato le aule delle superiori, gli uffici del coordinamento, la biblioteca. Al piano terra, oltre a servizi, gli spogliatoi e le docce per gli atleti, la camera degli strumenti della banda musicale. Questi locali si affacciano sulla grande palestra coperta, munifico dono di un vescovo di origine svizzera, già vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, ora in pensione, Dom Romer, amico delle suore. Attorno i campi in erba del calcetto con la pista e lo spazio per altri sport. Caratteristica la divisa degli alunni: tutti in calzoni, lunghi e corti, maglietta e giacca della canadse color granata e bianco, con lo stemma della scuola in evidenza. All’ora della ricreazione viene aperta la cantina ( baretto), fornito di merendine, biscotti, bibite e quant’altro. Infine gli operatori sono 76: di cui 5 suore diplomate o laureate, 35 docenti, una ventina di collaboratori tra addetti alla segreteria, all’amministrazione, all’accoglienza, alla biblioteca, ai laboratori, all’assistenza dei ragazzi e alle pulizie, e alla custodi . Tutti interamenti assicurati e stipendiati senza che lo Stato rimborsi un centesimo. Davvero una bella scuola, che esprime bene il carisma delle Pie Sorelle che è l’educazione. Nella Comunità di Teixeira la scuola è di dimensioni più piccole e abbraccia solo la scuola dell’infanzia, le elementari e le medie. Visitiamo questa struttura nell’ultimo giorno di lezione, prima dell’inizio delle vacanze intermedie dell’anno. Infatti, mancano i bambini della materna e gli alunni delle medie sono impegnati in un compito d’esame. Visitiamo fugacemente ogni classe. I ragazzi sono sorpresi, ma contenti di vedere “O Bispo das Irmãs Educadoras”. Qui il caseggiato è più raccolto, articolato in due parti: nella vecchia abitazione delle suore sono sistemati gli uffici della direzione, la segreteria, le aule dell’infanzia. Nel caseggiato a due piani, di color granata scuro, sono sistemate le elementari e le medie, ed nell’ultimo piano è stata ricavata un’ ampia palestra. Questi i numeri degli alunni : 174, distribuiti in tre classi dell’infanzia, 5 delle elementari, 4 delle medie. Gli insegnanti sono 20, tra cui tre suore e una postulante e 5 collaboratori a vario titolo. Attorno alla scuola un campo da gioco, oggi ridotto a metà perchè in una parte sono iniziati i lavori per la nuova casa delle suore, resasi necessaria a causa della demolizione della vecchia struttura fatiscente e pericolante. Tutta la didattica ed i programmi sono allineati alle indicazioni del Ministero dell’Educazione. Questa scuola ha poco più di trent’ anni e si può affermare sia sempre rimasta dentro le sue proporzioni ( mai oltre i 200 alunni iscritti ), e con al massimo 4 suore. Tra l’altro la città, che ha la stessa popolazione di Sassari, dispone di un’altra scuola cattolica di antica data con strutture ben più consistenti. Comunque, un messaggio chiaro giunge dalle due scuole: le Pie Sorelle Educatrici, da subito in Brasile hanno investito nella finalità primaria del loro carisma che è l’educazione, attraverso il e nel mondo della scuola, ricevendo ampio grandi apprezzamento e pubblici riconoscimenti. + Paolo Atzei 9 Campo scuola vocazionale del Seminario Arcivescovile LA BELLEZZA DELLA CHIAMATA DI DIO A lla ricerca della bellezza perduta: non è il titolo di un nuovo episodio di Indiana Jones... ma il tema del campo scuola vocazionale del Seminario Arcivescovile, svoltosi nel centro di formazione pastorale di Sa Pastia (Bultei), dal 5 al 12 luglio, che ha visto la partecipazione di venti ragazzi, provenienti da varie parrocchie della diocesi. Tutti hanno indossato le vesti di investigatori per ricercare “con Gesù” la bellezza perduta. E ciò che poteva inizialmente sembrare un banale gioco, alla fine ha stimolato i ragazzi ad impegnarsi in questa singolare indagine: perché occorreva anzitutto affinare le doti del detective, in particolare nella lettura degli indizi presenti nel vangelo di Marco, da cui i ragazzi hanno tratto le caratteristiche di Gesù di Nazareth: giorno dopo giorno, essi hanno riflettuto sulla novità portata da Gesù, che stupisce tutti nella sinagoga di Cafarnao e libera dalla presenza del male; hanno visto la sua libertà e il suo essere Figlio di Dio, sperimentato la sua amicizia e la vicinanza nell’Eucaristia. Ma come ogni indagine che si rispetti, bisogna mettersi alla ricerca dei testimoni oculari che, nel nostro caso, erano giovanissimi, tutti conquistati dal fascino di Gesù: Maggiorino Vigolungo, giovane aspirante paolino morto in concetto di santità, o il tredicenne Ludovico Ibaraki, uno dei martiri giapponesi morto nel 1597 e Carlo Acutis, militante di Azione Cattolica che, colpito da leucemia fulminante, offrì la sua sofferenza al Signore per il Papa e per la Chiesa. Di fronte a queste belle storie, i ragazzi sono rimasti davvero impressionati al vedere che dei giovani come loro sono stati capaci di spendere la propria esistenza per il Signore. E cosa hanno capito? Che una vita si può donare solo per qualcosa di bello: la vera bellezza è quella della vita con Gesù, che consiste nel vivere quegli “indizi” che ci rendono nuovi, liberi, amici, figli... in una parola, ci fanno diventare come Lui. Questa è la strada per la nostra felicità. Nella suggestiva veglia di Tor Vergata alla Gmg del 2000, San Giovanni Paolo II ebbe a dire ai giovani: “È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bel- lezza che tanto vi attrae; è Lui che vi provoca con quella sete di radicalità che non vi permette di adattarvi al compromesso; è Lui che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della vostra vita qualcosa di grande, la volontà di seguire un ideale, il rifiuto di lasciarvi inghiottire dalla mediocrità, il coraggio di impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più umana e fraterna”. Incontrando tanti giovani dal cuore generoso e traboccante di buoni desideri, noi ripensiamo a quelle parole del Santo Padre, e vediamo che tanti ragazzi cercano di essere felici ma, a volte, sono lasciati senza strumenti. Il Seminario cerca di dare i mezzi per realizzare la vocazione di ognuno, soprattutto scoprendo i segno della chiamata più bella, quella al sacerdozio ministeriale. Chi scrive, assieme a don Gerolamo, deve ringraziare il Signore per aver benedetto questa bella settimana; siamo altresì grati a tutte le persone che hanno pregato per noi. Un altro grazie importante lo esprimo anche ai parroci dei giovani, chiedendo di continuare ad accompagnarci sempre. Infine grazie ai seminaristi di teologia, compagni di viaggio in questa straordinaria avventura che è la vita a servizio di Gesù Cristo. Don Diego Pinna Tre giorni di spiritualità per le famiglie della parrocchia di Cristo Redentore MATRIMONIO, SACRAMENTO DI QUOTIDIANA SANTITÀ “C orri a casa e non indugiare: là divertiti e fa quello che desideri” (Siracide 32,12). Tre giornate di vera condivisione dal 10 al 12 luglio, dove alcune famiglie della Parrocchia di Cristo Redentore di Sassari hanno ripensato al proprio matrimonio come sacramento di quotidiana santità ospitati dalla comunità di Casa Nazareth di Sorso in un clima di famiglie nella famiglia. Suor Assunta Corona, delle Figlie della Carità e collaboratrice di Padre Christian Steiner responsabile regionale della Pastorale familiare, ha guidato i numerosi sposi presenti in momenti di riflessione personale, di coppia e comunitaria, partendo dal concetto di festa che la santità “non taroccata” porta nel vissuto quotidiano dove vivere, lavorare e amare coincidono. L’amore è la radice del conoscere perché è l’amore che fa vedere, che apre lo sguardo dello spirito, che svela il mistero della persona, a condizione che sia libero da ogni chiusura soggettivistica ed egoistica. La festa della nostra vita non è un fatto esclusivamente individuale ma espressione del nostro vivere in famiglia; siamo chia- mati a trasfigurare il quotidiano rivestendolo di festa è questa la santità a cui siamo destinati! Il santo e l’uomo coincidono, perché la vera santità è umanità compiuta e la pienezza di umanità è santità, ossia riconciliazione, recupero dell’innocenza originaria. Ma come il vivere quotidiano può diventare cammino di santità per gli sposi? Suor Assunta ha suggerito di creare un proprio stile di vita originale, non copiato da modelli preesistenti ma frutto della sintonia amorosa della coppia che, con il sacramento, ha ricevuto il carisma di cui la famiglia necessita per essere bella umanità. Non dimenticando in questo le proprie origini che vedono Dio al primo posto, come ci aiuta a comprendere lo Shemà: ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico! […]. L’Amore fedele di Dio per il suo popolo, nella Sacra Scrittura è spesso rappresentato dall’amore coniugale, un amore che, nonostante il tradimento e la dimenticanza dell’uomo, è per sempre perché si basa sulla fedeltà a se stesso più che a quella dell’amato, in questo si fa fondamento l’esperienza del matrimonio dell’uomo e della donna fatti a immagine di Dio. L’amore dei coniugi è espressione dell’amore di Dio, è la realizzazione storica dell’amore di Dio con il suo popolo per questo è grazia, dono inesauribile che configura e trasforma la relazione degli sposi perché da sempre pensati da Dio in vista di quella vocazione: il coniuge non lo si sceglie ma lo si riconosce. La scelta degli sposi di unirsi in matrimonio è vera Vocazione il cui rito celebrativo si perpetua nella quotidianità dei gesti più umili che la famiglia compie (l’occuparsi della materialità della vita, dell’amore coniugale nella sua dimensione corporea, sessuale, intellettuale, affettiva), abitando la propria casa, luogo in cui si manifesta lo stile della propria famiglia. La casa diventa il testimone silenzioso e discreto dell’intimità degli sposi, luogo simbolo di compattezza, dove ci si nutre comunicandosi. Amore e amicizia si nutrono del cibo che mangiamo creando festa. Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Marcella Oggiano 10 Vita diocesana Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 Cargeghe festeggia i Santi Patroni SS. QUIRICO E GIULITTA L a Parrocchia di Cargeghe ha onorato i suoi Patroni, i Santi martiri Quirico e Giulitta, con i solenni festeggiamenti religiosi e civili predisposti dal Parroco Don Davide Onida con il quale ha collaborato il Comitato dei festeggiamenti e tutta la comunità. La solenne Novena di preparazione, dal 6 al 14 luglio, con riflessioni quotidiane sul “Martirio” ha visto nella Chiesa Parrocchiale, una buona partecipazione di fedeli, culminata nei Vespri solenni della vigilia, mentre il giorno della festa la S. Messa solenne presieduta dal Parroco don Onida e predicata da don Angelo Demontis, Parroco di San Giovanni Bosco a Sassari, è stata animata dal Coro parrocchiale diretto da Franco Spada. In serata la lunga processione tradizionale con i simulacri dei Santi martiri patroni si è snodata per le vie di tutto il paese, animata dalla Banda Musicale di Sennori con la partecipazione del Sovrano Militare Ordine di Malta e del Gruppo Folk “Nostra Signora di Contra” in costume tradizionale cargeghese e dei motociclisti dell’Arma dei Carabinieri . I festeggiamenti civili sono stati indirizzati all’intrattenimento e al divertimento di tutte le fa- sce di età della popolazione, dai bimbi agli anziani, con interessanti momenti di spettacolo, serate di ballo e di gioco e musica sarda e leggera in piazza. Il Comitato ha allestito un gazebo per autofinanziare i festeggiamenti con la vendita di cibo e bevande. La generosità dei cargeghesi non è venuta meno e ha fatto si che i festeggiamenti fossero veramente un momento di grande gioia ed aggregazione, tradotto anche nei numerosi rinfreschi generosamente offerti alla comunità e agli ospiti. I festeggiamenti si sono conclusi domenica 19 con la S. Messa alla presenza di tutti gli emigrati cargeghesi e lo scambio di Bandiera tra il Comitato uscente, presieduto dall’Obriere Alessandro Spada, e il subentrante che sarà diretto da Franco Calisai. don Francesco Marruncheddu A settembre la formazione insegnanti RC PROGETTO RELIGIOSO E UMANO I l prossimo 6 settembre inizia il percorso di aggiornamento e formazione degli Insegnanti di religione cattolica delle scuole statali e paritarie dell’Arcidiocesi di Sassari, dopo aver ottenuta l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana- Servizio Nazionale dell’IRC. Il Percorso è costituito da incontri di carattere modulare, effettuati nello stile ricerca-azione, traducendo ogni volta i saperi in esperienze laboratoriali. Dal “progetto religioso” al “progetto umano”: il percorso dell’IRC, è il titolo del percorso formativo affinché gli orizzonti educativi dell’Insegnamento di religione cattolica si aprano verso un’esperienza religiosa significativa, dove è impellente l’esigenza di ricostruire l’umanità della religione stessa. Abitare quindi il cristianesimo, esserne cittadini e nello stesso tempo vivere da cristiani nella cittadinanza. Pluralità è la chiave ermeneutica di questi nuovi modelli sociali dove le verità si moltiplicano, le notizie si contraddicono, le famiglie si modificano nella struttura e nel genere, dove il confine tra lecito e illecito si assottiglia e le “scorciatoie” diventano stile di vita. [...] Educare significa svolgere un delicato confronto interattivo fra genitori, figli, insegnanti, gruppi di pari, in cui si mettono in gioco valori, credenze e norme sociali, e si riflette in modo dialogico sulle scelte di fondo della propria esistenza. È necessario ripartire da questa grande verità: famiglia e scuola sono i luoghi privilegiati in cui im- parare ad elaborare il futuro. Ogni principio pedagogico può essere realizzato solo in una concezione della scuola e dell’insegnamento intesi come servizio alla persona. Non si può fare un patto educativo nella scuola, se essa non è intesa così. In fondo, tutto si riconduce ad un interrogativo: quale antropologia di riferimento, quale immagine e contenuto di uomo sta alla base del pensare e del decidere comune? Essere in una cultura che cambia in continuazione significa che i parametri di riferimento stanno trasformandosi senza sosta. Riferimenti un tempo da tutti condivisi come l’idea di famiglia, di educazione, di formazione, oggi, di fatto non lo sono più. Certe parole che pure vengono usate da tutti indistintamente, di fatto, indicano cose molto diverse: si usa lo stesso linguaggio e si intendono cose differenti. Se sono cambiati quindi i “modelli” di riferimento del vivere comune, proprio a partire dalla famiglia e dalla scuola, le prime due agenzie educative per le generazioni di oggi e di domani, devono essere rimessi in gioco i valori e, in cima alla scala che li rappresenta, devono essere ripristinate l’etica, la solidarietà e la fraternità. Altrimenti rischiamo di smarrire il senso della vita umana. Il progetto si compone di sette incontri formativi, da settembre 2015 ad aprile 2016. Per informazioni visitare il sito: www.ircsassari.it Marinella Sacchetti La relazione di Mons. Franco Magnani sul nuovo Direttorio omiletico/1 ATTESE E LAMENTELE N el secondo giorno del Convegno del Clero, relatore è stato mons. Franco Magnani, direttore dell’Ufficio liturgico nazionale, avendo come riferimento tematico il Direttorio omiletico. Ha esordito, facendo un rilievo di situazione circa l’effettivo ascolto delle omelie. Un po’ tutti ci si lamenta: i preti delle omelie del vescovo, i fedeli di quelle del parroco. Tante, infatti, sono le attese e le lamentele. Da un po’ di anni la predicazione omiletica è sotto i riflettori della pubblicistica cattolica e dei media laici. Da qui, la classificazione popolare: omelie troppo lunghe e noiose, generiche; fredde, perché non toccano il cuore, o troppo ‘teologiche’, da apparire una semplice lezione scolastica; oppure molto concrete, ma dette con argomentazioni banali e moralistiche; poco convinte e perciò poco convincenti; verbose e a senso unico, a fronte dell’odierna comunicazione multimediale e interattiva. Non sembra inutile mettere in evidenza che siamo di fronte “ad uno dei momenti liturgici più attesi e disattesi”, non solo per le qualità o i limiti del sacerdote celebrante, e perciò predicatore, omileta, ma anche a causa dell’obiettiva complessità della comunicazione in sé e dell’omelia in particolare. L’omelia di papa Francesco, in merito, ci colpisce: quotidianamente prepara, prega, medita e pronuncia l’omelia con tutto se stesso. Essa si configura come la “cifra sintetica” del suo ministero petrino. Come sappiamo, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium (EG), viene dedicato ampio spazio all’argomento, perché “l’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo Popolo” (n. 135). La prima parola di papa Francesco, a proposito dell’omelia è di fiducia nell’efficacia della Parola rivelata (n. 136) e nella possibilità che essa ha di coinvolgere, nonostante la nostra povertà (n. 151). Lo stesso Direttorio omiletico incoraggia il desiderio del sacerdote per migliorare la sua predicazione, nel contesto delle molteplici esigenze della cura pastorale, ma talvolta permane un senso di inadeguatezza e consapevolezza del proprio limite. L’arte oratoria, infatti, non è di tutti, perché non sono rari anche nella Scrittura i casi di grandi personaggi che hanno affrontato difficoltà di vario genere: Mosè di linguaggio, Geremia di età troppo giovane, Paolo di timore e trepidazione. Il Direttorio omiletico è stato predisposto per rispondere ad attese e disagi, per venire in aiuto ai Pastori e loro comunità, per incoraggiare la cura di questo momento del ministero sacerdotale, in modo che l’omelia sia “un’intensa e felice esperienza dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte costante di rinnovamento e di crescita” (EG 135). Più precisamente, e stato Papa Benedetto XVI a chiedere, nel Sinodo dei Vescovi del 2008, un Direttorio sull’omelia (cfr. Verbum Domini, n. 60), intuizione anticipata ed espressa nel precedente Sinodo del 2006, con l’invito a prestare maggiore attenzione alla preparazione dell’omelia (cfr. Sacrosanctum caritatis 46). Così il Direttorio ha lo scopo di presentare l’omelia come descritto nei documenti della Chiesa, dal Concilio Vaticano II all’odierno Magistero di Papa Francesco. A cura di mons. Mario Simula 11 Lourdes, il Pellegrinaggio dell’Unitalsi Sarda Nord “LA GIOIA DELLA MISSIONE” A l rientro dal pellegrinaggio è stato chiesto ai giovani di scrivere una frase che potesse rappresentare la loro esperienza. Nella maggior parte di queste frasi erano contenute le parole Casa, Famiglia e Vita. Credo proprio che non sia un caso. Ogni pellegrinaggio è un’avventura, una storia, episodi che presto o tardi diventano ricordi da raccontare, magari tra qualche anno. Però, francamente, ho come la sensazione che questo pellegrinaggio sia stato diverso da tutti gli altri. Non è solo una personale sensazione, né quella di un gruppo di giovani rapiti da mille entusiasmi: è una percezione che abbiamo assaporato e visto crescere giorno per giorno, diventando via, via consapevolezza: uno dei migliori pellegrinaggi che la nostra Sezione abbia mai potuto raccontare. E ancora una volta si trovano le motivazioni proprio in quelle tre parole, dove una spicca tra le altre: famiglia. In effetti è stato proprio un pellegrinaggio “formato famiglia”, certo una famiglia molto allargata, con più di 550 persone. Una famiglia che si è messa in gioco, alla sequela del tema pastorale del Pellegrinaggio “La Gioia della Missione”, che apriva le porte a qualcosa di grande e di unico. Si è capito fin da subito che sarebbe stato un pellegrinaggio diverso dagli altri, già dai sorrisi che hanno illuminato una fresca alba a Porto Torres il giorno della partenza, nonostante la stanchezza di chi si è mosso a notte fonda da Tempio, Nuoro, da Alghero e da Sassari. Per quelli che il Pellegrinaggio spesso diventa l’ultima speranza in cui fare porto. Ma parlo di famiglia perché ogni partecipante ha trovato la sua collocazione in questa Casa, il suo ruolo, il suo spazio e la possibilità di abitare Lourdes. In questa Famiglia non mancava proprio nessuno. C’era don Mosé Marcia, Vescovo di Nuoro, che è stato come un padre, con la sua testimonianza di vita e di fede: pellegrino tra i pellegrini. C’erano i figli: piccoli e grandi, i giovani che hanno accompagnato gli ammalati in tutto il pellegrinaggio, che hanno compreso la bellezza di camminare “allo stesso passo” con l’altro. I sacerdoti, che sono nati proprio all’interno dell’Unitalsi: loro che un tempo sono stati barellieri ora sono diventati Cappellani. Le Sorelle d’Assistenza e i Barellieri, quel mare bianco e blu ordinato e allegro, che si possono paragonare a dei fratelli. Questo senso di famiglia e di fratellanza è diventato ancora più profondo quando, al Flam- beaux, OFTAL Sardegna e Unitalsi Sarda Nord, si sono ritrovati a camminare fianco a fianco in processione, con in mano le fiaccole, che se non fosse stato per il rigore delle file, qualcuno avrebbe potuto scambiarci per un unico gruppo: spalla a spalla nel servizio. C’erano i nonni, quelli che all’interno della famiglia camminano a passo più lento, seppur determinato e deciso: i nostri ammalati, che con la loro presenza hanno reso tale questa famiglia e che regalano il senso più profondo della parola “legame”, sperimentando valori ed emozioni talvolta sconosciuti. Poi c’è stato un momento in cui la famiglia, già grande di per sè, è diventata infinitamente più grande, dove tutti ci siamo stretti intorno alla piccola Ariele Maria che ha ricevuto la Grazia del Sacramento del Battesimo. Anche qui, non si è trattato di un battesimo come tutti gli altri: è stato il compimento di una promessa, fatta dai suoi genitori, una famiglia che porta al suo interno una storia di sofferenza e di malattia, di fatti inspiegabili al limite del “miracoloso”, nella bellezza di un percorso di amore e di conversione. Questo è stato il pellegrinaggio dei sorrisi, un pellegrinaggio che aveva per tetto una Grotta, dove sembrava non ci fossero pareti nella maestosità della chiesa sotterranea di San Pio X, o tra il verde del Santuario. Infine ciò che manca, per parlare ancora della nostra famiglia, è la Mamma, ruolo che chiaramente affidiamo a Maria, che anno dopo anno ci attira, ci chiama presenti in questo viaggio, obbedendo alle Sue stesse parole rivolte a Bernardette: “Dite che si venga qui in processione.”. Una processione e una visita che dura una vita e che non si riduce a una sola settimana, ma che va oltre, che sconfina, che supera i confini del Santuario, del Salus Infirmorum dove alloggiano i nostri ammalati, che va oltre. È proprio qui che uso la parola Vita, perché come sempre ci accorgiamo che gli auguri di “buon pellegrinaggio” non devono essere scambiati alla partenza, ma bensì al ritorno, quando mettiamo piede nelle nostre case, dove noi stessi assumiamo ogni ruolo di questa famiglia, padri, madri, sorelle e fratelli. Diventiamo missione, diventiamo Casa, perché al nostro interno conteniamo ogni arredo e ogni spazio costruito in questa esperienza. Spazi di cui prendersi cura, spazi che devono sempre rimanere accoglienti per l’incontro con l’altro, perché tutto quanto possa essere declinato nella parola Abitare. Alessio Marras Concluso il camposcuola dell’Azione Cattolica Ragazzi di San Giuseppe “VEDO VEDO... UN FRATELLO ACCANTO A ME!” “V edo, vedo… un fratello accanto a me”! È lo slogan scelto dall’equipe degli educatori ACR della Parrocchia di San Giuseppe in occasione dell’esperienza del campo estivo per bambini e ragazzi tra i 6 e i 14 anni, tenutosi a Bultei presso “Casa Betania” dal 14 al 19 luglio. Sei giorni veramente intensi, caratterizzati da momenti di formazione e incontro con il Vangelo, preghiera, gioco e svago nei quali tutti ci siamo confrontati, a vari livelli, prendendo spunto dal cartone animato “Koda, fratello orso”, adattandone il tema e presentandolo come incontro e accoglienza dell’altro, del “diverso”. Un lavoro segnato da un’attività partita da zero, nata come esigenza degli educatori i quali, secondo la loro personale sensibilità, hanno scommesso sulla possibilità di far passare un messaggio così attuale, presente non soltanto a livello di microcosmo, ma sempre più verificabile in una società cosmopolita quale quella in cui viviamo. Non sono mancate le riflessioni e le risonanze nei gruppi sia nelle attività per arco (6-8/ 9-11/ 12-14) sia nelle squadre “miste” in cui, con tanto agonismo, i ragazzi hanno partecipato per contribuire alla crescita non soltanto di sé, ma di tutti i componenti. Sorprendente, tra l’altro, la lettura e la sintesi fatta dai ragazzi nell’ultima giornata, in cui ciascuno ha espresso con parole proprie quanto questo campo abbia segnato la sua crescita insieme alla voglia e all’impegno per donare la presenza a chi sta accanto per fargli sentire vicinanza. Grati al Signore per tanti doni elargiti durante l’anno e coronati con questa esperienza, ci impegniamo nella ripresa delle attività per il prossimo anno associativo con la consapevolezza di esser cresciuti insieme nella strada che porta a riconoscere Dio nel volto dell’altro, a trovare un vero tesoro nell’accoglienza del diverso. Don Alessandro Pilo 12 Vita consacrata Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 Di don Francesco Marruncheddu Ordine dei Frati Minori - San Pietro di Silki SEGUIRE NUDI IL CRISTO NUDO Proseguiamo il nostro percorso attraverso le Case religiose maschili della Diocesi incontrando questa settimana l’Ordine dei Frati Minori, fino a un recente passato presente con ben quattro conventi nel nostro territorio, ed oggi ristretto all’unica ma importantissima presenza del Convento di Silki in Sassari, noto come Santuario della Madonnina delle Grazie. Ordine: Frati minori (O.F.M.) Case in diocesi: Convento San Pietro in Silki Santuario Madonna delle Grazie Sassari Guardiano: P. Stefano Cogoni IL FONDATORE Come è comprensibile, trattando la prima delle tre famiglie Francescane (tutte e tre presenti nella nostra Diocesi), i dati del Fondatore, della spiritualità e del carisma sono in comune a tutte le tre osservanze, mentre differisce la storia, che ha preso poi canali e volti diversi, con influenze anche sul carisma stesso praticato. Francesco nasce ad Assisi nel 1182 dal ricco mercante Pietro di Bernardone e da Giovanna, e dopo una giovinezza mondana, tra feste e spedizioni militari, si converte ed ha l’ispirazione di tornare ad Assisi per consacrarsi alla preghiera, alla penitenza e alla vita religiosa. Superati gli ostacoli del padre vive per alcuni anni come eremita, restaurando chiese. Abbandona poi la rigida pratica dell’ascetismo eremitico e si dedica alla diffusione del messaggio evangelico costituendo una comunità di discepoli viventi in povertà. Cominciò a predicare raccogliendo i primi discepoli, tra i quali Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani ed Egidio d’Assisi. Nasce così la prima famiglia dei Frati Minori, che conoscerà tante ed articolate vicende storiche, con la nascita di gruppi e riforme, che la porteranno ad essere suddivisa in nuove famiglie, a seconda dell’osservanza della Regola. Muore a Santa Maria degli Angeli presso Assisi nel 1226. L’ORDINE I FRATI MINORI I Frati Minori costituiscono una delle tre grandi Famiglie nelle quali si articola l’Ordine dei Francescani (le altre due sono i Frati Minori Conventuali e i Frati Minori Cappuccini, che vedremo nei prossimi numeri del nostro Settimanale). L’ordine dei Frati Minori deriva da quei gruppi (detti “della regolare Osservanza”) sorti all’interno del primitivo ordine francescano subito dopo la morte di Francesco e caratterizzati dall’aspirazione a una vita più ritirata e da un più rigoroso controllo sull’uso dei beni non accettando il possesso comunitario dei beni e costituiti in ordine autonomo da Papa Leone X con la bolla Ite vos del 1517. Nella forma attuale l’ordine è nato nel 1897 con la Bolla Felicitate quadam di Leone XIII, con l’unione delle quattro famiglie in cui erano divisi i frati della Regolare Osservanza: gli Osservanti, i Riformati, i Recolletti, e gli Alcantarini. SPIRITUALITÀ E CARISMA L’ideale di Francesco e dei suoi compagni era quello dell’imitazione degli apostoli, di “seguire nudi il Cristo nudo” mediante la predicazione itinerante del messaggio evangelico. Il loro annuncio era incentrato sulla povertà vista come essenza della vita evangelica. La predicazione di Francesco e dei suoi compagni trova sintesi nel motto “pace e bene” annunciato agli uomini di tutte le classi sociali e delle varie fazioni in lotta tra loro, e nell’invito al rinnovamento spirituale, alla conversione e alla penitenza. Francesco e i suoi compagni rifiutarono la proprietà comune dei beni terreni e scelsero di affidarsi alla provvidenza e di mantenersi mediante il lavoro manuale e la questua. Da subito i Francescani si caratterizzarono per la sollecitudine verso il prossimo e l’estrema apertura verso il mondo che contraddistingueva il loro apostolato; inoltre, i Frati non erano tenuti alla stabilità come i monaci (ovvero, non erano legati a vita a un singolo monastero) ma potevano essere trasferiti da un convento all’altro in base alle esigenze della popolazione locale. I Frati Minori vivono dunque la loro vita in fraternità, nella preghiera e nel lavoro, annunciando il Vangelo con la loro testimonianza ed il loro apostolato. LA PRESENZA IN DIOCESI Fino ad un recente passato la famiglia dei Frati Minori era, fra le maschili, quella con la più vasta presenza nel territorio dell’Arcidiocesi di Sassari, che non a caso in Sardegna era la diocesi con più conventi francescani. Infatti i Minori erano presenti con ben quattro Conventi: S. Pietro in Silki a Sassari, S. Antonio Abate a Sassari, San Salvatore a Bonorva e San Francesco a Ittiri. Con la chiusura dei conventi di Bonorva e di S. Antonio a Sassari, causata dall’assottigliarsi del numero dei Frati e della scarsità di nuove vocazioni, è iniziato il ridimensionamento di questa presenza, culminato con la recentissima (nemmeno un anno fa) chiusura del Convento di Ittiri, sede tra l’altro della Biblioteca Provinciale e di una attivissima parrocchia, riconsegnata alla diocesi. Resta dunque un’unica ma ben qualificata presenza, il Conven- to di San Pietro in Silki a Sassari, dove i Frati sono custodi del più noto e frequentato Santuario mariano della Diocesi e del nord Sardegna: quello della Madonnina delle Grazie. I Frati Minori vi sono presenti ufficialmente dal 1467, subentrando alle Monache Benedettine. Tuttavia è certa la presenza di una comunità minoritica molto prima, addirittura già durante la vita di San Francesco. Fu un Frate Minore, il Beato Bernardino da Feltre, che durante la sua predicazione in Sassari nel 1470 ritrovò prodigiosamente il simulacro della Madonnina delle Grazie in una campana sotto una croce nel piazzale del Santuario. Da allora i Frati Minori e la Madonnina delle Grazie divennero un binomio inscindibile per la città e la Chiesa Turritana, reso ancora più forte dal celebre Voto alla Madonna durante la II Guerra Mondiale, formulato da un altro Frate Minore, l’Arcivescovo di Sassari mons. Arcangelo Mazzotti, che inaugurò poi quella che ancora oggi, l’ultima domenica di Maggio, è la più bella, solenne e sentita processione dei sassaresi: appunto la Processione del Voto. Attualmente quella che era la Provincia di Sardegna dei Frati Minori (intitolata alla Madonna delle Grazie, e dunque che vede nel Convento di Sassari uno dei maggiori poli della propria spiritualità ed identità nell’Isola) è diventata “Custodia” della provincia dell’Umbria, terra con la quale da diversi anni era nato un rapporto di collaborazione. Il Convento di Sassari in questi ultimi anni ha visto un rifiorire di fervore ed attività anche grazie alla presenza di diversi nuovi giovani Frati, tra i quali lo stesso Guardiano P. Stefano Cogoni, con il quale ha iniziato ad essere scritta una nuova ed appassionante pagina di un Convento che per Sassari è custode della storia e della tradizione mariana e francescana più antica. ATTIVITÀ IN DIOCESI Vita fraterna in Convento; custodia e cura del santuario della Madonna delle Grazie; confessioni e predicazione; accompagnamento spirituale; animazione giovanile e pastorale vocazionale; organizzazione esperienze ecclesiali; catechesi bibliche. InformaCaritas A cura di Gian Franco Addis 13 Pubblicati i dati sulla povertà nel 2014 CON IL VANGELO NELLE PERIFERIE ESISTENZIALI «Rivestitevi di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza» (Col 3,12) I l 2014 è stato un altro anno ricco di impegni e di attività “verso le periferie esistenziali” per Caritas Italiana, che nella giornata in cui l’Istat diffonde i dati sulla Povertà in Italia, pubblica un dépliant riepilogativo sull’utilizzo dei fondi e alcuni esempi d’intervento in Italia e nel sud del mondo. Gli ultimi dati Istat confermano che oltre 4 milioni di persone nel nostro paese vivono in condizioni di povertà assoluta, come evidenziato dalla realtà dei centri di ascolto e dei servizi Caritas a livello territoriale, che tratteggiano, nel complesso, i contorni del fenomeno. Per dare un’idea della tipologia di situazioni di disagio intercettate e prese in carico dai centri di ascolto Caritas ricordiamo qualche numero. I dati raccolti nel corso nel primo semestre 2014 provenienti da 531 Centri d’Ascolto in 85 diocesi (su 220 totali) parlano di 46.000 persone che hanno chiesto aiuto, di cui quasi la metà (46,5%) italiani e il 62,7% senza occupazione. Rispetto agli interventi prevale l’erogazione di beni e servizi materiali (56,3%); tra questi spiccano in particolare la distribuzione di viveri e di vestiario e i servizi mensa. La seconda voce di intervento è quella dei sussidi economici, in particolare: pagamento bollette, contributi per le spese di alloggio, acquisto di generi alimentari, sostegno per le spese sanitarie. Va tuttavia contemporaneamente segnalato un aumento anche della richiesta di soli interventi di ascolto, spesso ripetuti nel tempo. Nel testo si ricordano anche le attività istituzionali di Caritas con i network europei e internazionali, i percorsi di formazione, di studio e comunicazione, le attività di animazione sul territorio e i progetti di sostegno in Italia, Europa e nel sud mondo. (Approfondimenti e dati completi su www.caritasitaliana.it) La Sardegna aderisce all’iniziativa nazionale PROGETTO PER IL “REDDITO D’INCLUSIONE SOCIALE” L a Caritas regionale aderisce all’iniziativa nazionale che è stata promossa dal tavolo regionale dell’Alleanza contro la povertà, per aiutare le 130.000 persone povere presenti nell’isola. Un’alleanza contro la povertà. In Sardegna ci sono oltre 57mila famiglie, per un totale di circa 130mila persone, in stato di povertà assoluta. Il 10% dei sardi, dato superiore alla media nazionale pari al 9%, non ha i mezzi per arrivare a fine mese in maniera dignitosa. Partendo da questi dati dell’Istat del 2013 “L’alleanza contro la povertà” ha elaborato un progetto dettagliato - presentato a Cagliari - per l’introduzione del Reis, reddito di inclusione sociale. In autun- no inizierà una raccolta firme, con banchetti in tutta l’isola, per una legge di iniziativa popolare che introduca il Reis. Aderisce all’iniziativa anche Caritas Sardegna. Le Acli della Sardegna, le sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil, Azione Cattolica Italiana, Adiconsum, Associazione Banco Alimentare della Sardegna Onlus, ANCI Sardegna, ARCI, Caritas Sardegna, Carta di Zuri, Centro diurno Don Orione, CNCA, Confcooperative, Fish Sardegna Onlus, Forum del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Salesiani per il sociale, Sardegna Solidale, e U.N.I.T.A.L.S.I. costituiscono il Tavolo regionale sardo. 14 La Parola di Dio Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28 XVII Domenica del Tempo Ordinario (ANNO B) LETTURE: 2 Libro dei Re 4, 42-44; Salmo 144/145; Lettera agli Efesini 14, 1-4; Giovanni 6, 1-15 IL PANE DELLA SOVRABBONDANZA I l pane è di tutti. Come la mensa è appuntamento per tutti. La maledizione consiste nelle mense opulente dello spreco che richiamano quelle vuote dei poveri. La gente aspetta il pane come il respiro, come un diritto. Non esiste giustificazione che sancisca la loro fame. Altrimenti dietro l’angolo spinge la ribellione. Noi osserviamo lo spettacolo dei troppo sazi fino alla malattia e quello desolante degli affamati che implorano misericordia come il povero Lazzaro alla mensa del ricco avido e disumano. Non è una situazione che può durare a lungo. “I poveri li avrete sempre con voi”, diceva Gesù. Noi conosceremo i tempi nei quali i poveri li avremo davanti alle nostre porte, pronti a farle cadere, magari violentemente. L’ingiustizia che priva del pane non conosce pazienza, e si fa giustizia da sola. Di venti pani d’orzo il profeta Ezechiele vuole che si faccia una provvista abbondante per cento persone. E così avviene, secondo la parola del Signore. Dio della manna per tutti. Dio dei frutti della terra per tutti. Perché il Signore “apre la sua mano e sazia ogni vivente”. Le mense di Dio sono imbandite lungo le strade in modo che ciascuno possa sedersi quando vuole e nel posto che vuole. Il racconto di Giovanni racchiude una sfida e una promessa realizzata. “Filippo, date voi stessi da mangiare a tutta questa gente che ci segue da giorni e rischia di venir meno lungo la strada”. “Come è possibile sfamare migliaia con duecento denari nella cassa?”. Allora? La collaborazione di un ragazzino è più efficace della incredulità degli apostoli. E’ anche più intraprendente dei loro calcoli. Dice Andrea: “C’è qui un ragazzo con cinque pani d’orzo - il pane dei poveri - e due pesci. Ma cos’è questo per tanta gente?”. La solita perplessità, la solita incredulità di chi è abituato a far tornare i conti! “Fateli sedere”. Prima di tutto si imbandisce la tavola sotto il sole, come nelle sagre popolari, dove tutti mangiano a sazietà, senza spendere. E’ il momento dello svelamento di Gesù, della sua identità anche divina. Il Signore celebra la sua eucaristia di solidarietà. La stessa che lava i piedi dei discepoli. La stessa che domanda di dare un bicchiere d’acqua, un sorriso di benevolenza, una visita senza regali se non quello di se stessi, un vestito per chi è nudo. L’eucaristia dell’amore fraterno. Della quale il sacrificio eucaristico è il profumo, la celebrazione culminante e gioiosa. Gesù stesso distribuisce “quanto ne vogliono”, senza misura, senza razioni. E’ il momento della “sobria abbondanza”. Distribuisce a chi è seduto, a chi sceglie la “comodità della mensa”. Gesù vuole che “gli invitati alla mensa del Signore” stiano bene, si trovino a loro agio, non debbano andare a cercarsi il cibo, non facciano ressa per paura che non ne rimanga. E tutti sono “saziati”. E’ una parola divina e allo stesso tempo umana. Dio sazia. Dio appaga. Dio non lascia nella penuria. Dio risponde a dismisura. Dio è imbattibile nella generosità. Anche i pezzi avanzati appartengono alla prodigalità di Dio. “Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato” Morto Arturo Paoli, partigiano dei poveri LA PAZIENZA DELL’AMORE A rturo Paoli, 103 anni a novembre, è morto nella notte tra il 12 e il 13 luglio, dopo una vita straordinaria: ordinato presbitero nel 1940, vice assistente della Gioventù di Azione (Giac) e amico di Giovanni Battista Montini, allontanato dall’incarico ed “esiliato” da Roma, scelse di farsi “Piccolo Fratello del Vangelo” di Charles de Foucault e per circa 50 anni fu prete con i poveri in America Latina. Testimone radicale del Vangelo, è stato in Argentina negli anni del potere peronista, quando il suo ritratto fu affisso sui muri come condannato a morte. Sfuggì alla caccia di “ricercato pericoloso” rifugiandosi in Venezuela dove continuò il suo impegno cristiano a fianco degli oppressi. La sua avventura umana: cent’anni di ricerca appassionata del senso della vita che già negli anni della prima giovinezza gli si rivela come urgenza della liberazione dall’ingiustizia sociale nella difesa dei diritti degli indifesi e degli ultimi. “Cent’anni di fraternità” (Chiarelettere2013), in nome di Gesù Cristo. Paoli insegue “Dio nella trasparenza dei poveri”, come si intitola un suo libro pubblicato dall’ ed. la Collina di Serdiana (2011). Con i minatori sardi di Bindua Arturo Paoli ebbe a che fare quando scelse le miniere di piombo e zinco di monte Agruxau per condividere le fatiche dei più tribolati tra i lavoratori; nel lontano 1957, quando dal fuoco sotto la cenere di un polveroso immobilismo, nella Chiesa e nel mondo si preparava a divampare il vento innovatore del Concilio Vaticano II. Bindua in Sardegna attrasse Arturo Paoli come i deserti africani, gli stessi che abitava Carlo Carretto, suo fratello nella scelta ‘religiosa’; il deserto è silenzio per fare posto al mistero, vuoto dell’anima che si apre all’intimità con Dio nella contemplazione, che è scambio d’amore; come in “Mi formavi nel silenzio –Costruttori di gioia” del 2012 . Arturo Paoli era cristiano e prete d’azione, a cui lo spingeva un intelletto perspicace, nutrito di cultura teologica e riversato su pagine di grande fascino. Paro- la come evocazione del mistero, pensieri e preghiera con la forza del sognatore di Dio che del suo sogno rende partecipe il lettore, come indimenticabile resta l’emozione di averlo potuto ascoltare alla ‘Cittadella Cristiana’ d’Assisi, a cui si deve, come editrice, la pubblicazione di molte sue opere. Oltre cinquanta i suoi libri e altri scritti su di lui, una bibliografia a cui hanno attinto molti cattolici, soprattutto quelli che negli anni del post Concilio si erano ‘compromessi’ con l’impegno politico, abbracciato nel fervore di coniugare vangelo e cambiamento sociale. Uomo di Dio e sacerdote, Arturo Paoli dal 2006 era tornato a vivere nella natia Lucca, nella casa attigua alla chiesa di S. Martino in Vignale concessagli dall’arcivescovo mons. Italo Castellani. Lo stesso presule che nella celebrazione delle esequie ha ricordato di fratel Arturo: “La povertà e la concretezza come sequela del ‘modello unico’, Gesù Cristo, che si fa povero, l’ultimo degli ultimi, per essere accanto ad ogni uomo… La passione e la respon- Non vanno persi. Possono ancora sfamare. La gente, se non è educata a guardare Dio con l’occhio luminoso della fede, diventa strabica. Nel dono di Dio vede un’opportunità consumistica. “Lo facciamo re ed avremo sempre il pane!”. Noi vogliamo sempre il sicuro. Non riusciamo a comprendere che come da cinque si può arrivare ad una quantità infinita, da una fede abbandonata nelle mani di Dio può venire la certezza del “pane quotidiano”. Quello sufficiente ad ogni giorno. Non quello da accumulare, perché non si sa mai che cosa ci possa riservare “la crisi”. E Gesù ritorna nel suo silenzio popolato di preghiera e di Dio. C’è, tuttavia, un dettaglio fondamentale nella parola che la Chiesa offre alla nostra meditazione. Che cosa è necessario perché il miracolo del pane si rinnovi ogni giorno? Cosa deve avvenire perché il pane di vita arricchisca ogni giorno la nostra mensa eucaristica? Ce lo dice Paolo: “Comportatevi tra voi con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace”. Nasce allora la domanda: “Noi celebriamo eucaristie della sovrabbondanza dell’amore? Celebriamo eucaristie che non siano consumazione di una “cosa” e rinnegamento del cuore nuovo?”. Don Mario Simula Cultura sabilità per la Storia e per la Terra, primo passo per mettere in pratica il Vangelo delle Beatitudini, da annunciare fino agli estremi confini del mondo a partire da un senso pieno e libero di comunità”. Medaglia d’oro al valor civile “per aver salvato circa 800 ebrei”, il toscano e universale Arturo Paoli era anche “Giusto tra le nazioni”. Quasi sul finire della corsa e al traguardo, l’incontro a Santa Marta nel 2014 con Papa Francesco conosciuto negli anni argentini. Nessuno sa cosa si siano detti. Ma tutti sappiamo che parole-chiave del magistero di Papa Francesco trovano risonanza nel vocabolario dell’anima di Arturo Paoli: poveri, ultimi, periferie... La fedeltà di fratel Arturo alla Chiesa, messa in dubbio in altre stagioni “ideologiche” e sotto altri cieli, ha ottenuto l’ultimo sigillo. Leonarda Tola In Limba 15 Dicios antigos e vida moderna IN TEMPUS DE GHERRA, FAULAS FINA A TERRA “I n tempus de gherra, faulas fina a terra”, narat unu dìciu antigu, chi, mi paret deabberu veridadosu, non chilchendhe proas in sos ammentos de sas gherras passadas, ma osservendhe su chi sutzedit oe, chi paret siat tempus de paghe, sendhe chi totu su mundhu est in gherra. Fintzas su Paba, una die at nadu chi semus vivindhe sa tertza gherra mundhiale, a biculedhos. Difatis est gai: gherra cun armas, in medas partes de su mundhu, a sas cales tocat de agiungher cussas gherras pulitigas e economicas chi sunt de timer cantu sas àteras. Pensamus a sa gherra de s’Europa cun sa Grecia, chi no at postu in afannu sos gregos ebbia; o a s’acordu chi at fatu s’America cun s’Iran; a totu cussas cundierras pro s’arga nucleare, sutt’arghida moderna chi niunu cheret. Ma pensamus puru a sos cuntrastos de tzertos italianos cun sos furisteris chi sunt acudindhe a trumas a sa Natzione nostra, in sa cale, narant, non si cherent frimmare. Abbaidendhe ancora pius a curtzu a nois bidimus furas e irrobatorios; brigas tra bighinos e zente chi s’intopant solu pro ocasione; atzufos tra babbos e fizos, tra frades e sorres, e gai sighindhe. Totu gherras, e gherras feas, in custu tempus chi paret tempus de paghe. Gherras, de frecuente, cun mortos e feridos e suferentzias mannas. Si cherimus chilcare de iscoberrer sos mutivos de totu custos chertos nos agatamus addananti de cussideros e arrejonos chi cuant sa veridade, no intames ca ognunu, comente est naturale, narat sa veridade sua, ma ca niunu narat tota sa veridade e, pro si dare rejone, narat su chi li cumbenit, faghindhe creer chi cussa siat sa veridade. Custu sutzedit in realtades mannas e in realtades minores, in cundierras tra istados e in brigas tra pessones. E chie at a podet ischire mai cale est sa veridade bera de ognunu de sos chi sunt fuindhe dae sa terra issoro!? Istorias de poberesa, de disisperu pro curare una fiza malaida, (una de sas urtimas) chi li morit in caminu, ca che li ant fuliadu sas meighinas; o pro fuire dae chie los est pessighindhe; o imbarcados a fortza dae chie tenet dissignos cuados; o pro intrare che anzones innozentes in chilca de riparu dae sos matzones sendhe chi sos matzones sunt issos etotu? Chie l’ischit oe? Cras, forsis, tzertas fàulas ant a essire a pizu! Che passat annos meda, de solitu, pustis de sas gherras, a ischire sa veridade, candho non restat sepultada pro semper. Sas gherras tra Istados si serrant ponindhe sas paghes, cussas chi si faghent tra pessones, o tra tzitadinos e ente pubricos, finint candho si serrant sos dibattimentos chentza apellu. Ma, cantu durat sa “gherra”, pro si difendher, ogni inculpadu sighit a narrer fàulas. Cantas fàulas siant girendhe, in sas gherras de su tempus nostru, creo chi siat difitzile a las contare e deo naro ebbia: abberimus ojos e orijas pro distingher sas fàulas dae sa veridade e pro non nos lassare leare pro macos. Mariantonia Fara Festa ‘e su Carminu 2015 MARIA DE GRASCIAS EST SELENA FUNTANA S i caligunu at pensadu chi Don Tonio Sau, a sa lompida de sos chimbant’annos de Missa, faghindhe imprentare sos versos postos umpare pro divescias ricurrentzias, fit pro serrare su poetare sou s’est fadhidu meda meda. Acò luego una proa, ponindhe suta de ojos nostros noe istrofas, de bator versos, tessidos, sas dies passadas, pro dare unore a Nostra Segnora de su Carmine. No est sa primma borta chi isse pregat in poesia pro custa festa, ma ogni borta est singulare. A Don Tonio sas mezus uras pro chi ndhe potat fagher ancora medas annos, a nois su gosu de pregare cun sos versos chi isse at isterridu. Ancora unu invit’est arrividu da su solerte tertzu cnmitadu a Ittiri ancor’enz’invitadu e sun otto annos chi so partidu. S’ittiresu d’ogni cora luntana a sa sua torrad ‘ìdda nadia venerende de Carminu Maria chi de qrascias est selena funtana. Devot’anzu a pregare Maria da Carminu inoghe venerada ogni annu Maria est festada da sos chi de muros an categoria. A su Santu Segnore siat gloria, a su Fizu a s’lspiritu Santu, a Maria de Carminu bantu in sa “nostra” ittiresa istoria. Prima festa l’at fatta Deus Criadore, cando at su perfettu mundu criadu su Settimu Die s’est reposadu dend’a su reposu veru valore. O Mama Santa deo imploro paghe amore e beneiscione, in d’ogni familia bi siat s’unione regnet su santu cristianu decoro. In festa abbaidende Maria nois gosamus sa Noa Creatzione chi donendenos sa Resurretzione nos dat sa vida de Cristos su Messia. A su populu, a su comitadu a sos fraigamuros de “idda mia” accansa ogni ‘ona pregadoria, tottu devotos ti an invocadu. Devotos invochende custa Mama ponimus in coro e in sa mente s’amore de Deus chi est clemente e de Paradisu donat sa brama. Amabile de Carminu Maria! Don Tonio Sau Festa ‘e su Carminu 2015 16 In Calendario CAMPO DIOCESANO GIOVANISSIMI Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28