LIBERTÀ
SIA LODATO GESÙ CRISTO
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21 LUGLIO 2015 | Anno CV
www.arcidiocesisassari.it
Se muore il senso di comunità
EGOISMI E PAURE
I fiori del Papa
Leonarda Tola
LO FA OGNI MADRE
Don Mario Simula
C
ome fa un “popolano della
fede”, papa Francesco non
perde occasione per portare alla Madonna un piccolo
omaggio di fiori, semplici e di poco
valore venale. Ma infinitamente amorosi e significativi.
I fiori esprimono, con un linguaggio affascinante e umile, il valore incommensurabile dell’amore.
Perché Francesco sente il bisogno
di esprimere alla Madonna una devozione semplice, evidente e visibile?
Non certo per farsi notare. Non ne
avrebbe bisogno. Piuttosto per dare
>>> continua a pag. 3
Due anni e mezzo di attesa
DON CORRADO MELIS
È VESCOVO DI OZIERI
Don Francesco Marruncheddu
L
a Diocesi di Ozieri ha finalmente il
suo nuovo Vescovo. L’eletto è Don
Corrado Melis, parroco e sacerdote della Diocesi di Ales – Terralba.
Dopo oltre due anni e mezzo di attesa, la
gioiosa notizia è stata ufficializzata sabato
18 luglio scorso in contemporanea dalla
Sala Stampa della Santa Sede, nella Cattedrale di Ozieri e nella Cattedrale di Ales,
dove a darne comunicazione al Clero è
stato il Vescovo mons. Giovanni Dettori,
che proprio da Ozieri proviene.
La notizia è doppiamente ed immensa-
>>> continua a pag. 3
Primo Piano
Equità
e ecologia
integrale
3
I
l corpo esanime della bambina
morta sul barcone di profughi
e migranti scivola dalle braccia
del padre sulle onde del mare,
nell’estremo gesto di pietà. È l’epilogo straziante della storia breve della
piccola siriana di dieci anni, di nome
Raghad; lo zainetto che conteneva le
fiale dell’insulina che l’avrebbe salvata era stato buttato in acqua per guadagnare posto ai 320 ammassati sulla
zattera.
Figlia di quel padre sventurato o creatura la cui vita e morte si fanno macigno che pesa sulla coscienza di tutti?
Questa morte tragica e innocente, a
immagine e somiglianza delle migliaia
di altre morti di quanti fuggono dalla
guerra e dalla fame, è il racconto-simbolo della crudeltà dissennata dei nostri giorni. Quel padre è la nuova statua della Pietà, del dolore della madre
sul figlio morto e deposto, aggiornata
ai nostri tempi, sotto il sole spietato di
questo luglio.
In un mondo invaso dalle immagini, permanentemente ‘expo-sto’, per
dire così, alla visione continuata di
ogni sorta di fotogrammi e trailer, la
bambina adagiata sul fondo del mare
come sulla culla e nella sua tomba, è
l’istantanea del secolo, incancellabile e definitiva. Resiste imperterrita al
‘rimuovi’ e ‘ignora’ degli scatti automatici e senza pensieri del cellulare.
Resta, memoria che non si dovrebbe
più schiodare, mentre la miseria del
mondo rimbalza e imperversa sul versante degli opposti dell’indegnità e del
disonore: quelle ‘foto di gruppo’ degli italiani brava gente che “non ne
Vita diocesana
Appunti
di viaggio
dal Brasile
8
possono più”, sono le proteste degli
indignati da condominio, scesi in strada a Roma e a Treviso, a manifestare
l’intolleranza e il rifiuto, l’odio miserabile contro i migranti; 19, solo diciannove a Casale San Nicola a Roma, a
cui le prefetture avevano trovato una
qualche sistemazione di emergenza.
Truppe in abiti leggeri, sguaiate e vocianti, i ribelli dei materassi bruciati,
capeggiate da agitatori di mestiere e
fomentatori con tessere di partito in
tasca. “Una città che non accoglie i
migranti – famiglie e ragazzi in fuga
da guerre, persecuzioni e povertà – è
un popolo senza memoria, un agglomerato umano che non può dirsi comunità”, sferza con parole lapidarie la
Caritas diocesana di Roma i tafferugli di Roma e di Quinto, in provincia
di Treviso. “Egoismi, interessi e paure. Sentimenti di cui approfittano forze
politiche senza scrupoli per incrementare un clima di odio che mai si era
visto a Roma e in Italia”.
Immagini scomposte di cittadini che
bruciano mobili e suppellettili destinati
all’arredo base, quel minimo per consentire la vita provvisoria dei diseredati del mondo. Un’umanità in fuga in
un mondo dove sono in atto 144 conflitti, dove un miliardo di esseri umani soffre fame e sete, dove nel buio
delle prigioni non cessano torture e
sopraffazioni.
Che il “negativo” di queste foto, non
degne della civiltà cristiana della gente italiana si sciolga al sole, che l’insensibilità di chi ha dimenticato la solidarietà nella boria di poveri arricchiti,
sia curata dalla disponibilità e dall’accoglienza, dalla pietà e dalla carità.
Dall’umanità.
Vita consacrata
Ordine
dei Frati
Minori
12
Cultura
Arturo Paoli
partigiano
dei poveri
Poste Italiane spa spedizione in abbonamento postale D.L.353/03
(conv.in L. 27/02/2004 n°46)ART.1 COMMA 1 MP-AT/C/SS/AUT.140/2008 - € 1
Settimanale dell’Arcidiocesi di Sassari
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2
I lettori ci scrivono
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
[email protected]
IL SALUTO ALLE SUORE DEL “RIFUGIO” DI SASSARI
V
orrei ringraziare le Suore Vincenziane del “Rifugio” che per oltre un
secolo hanno costruito
una storia importante per la nostra città. La struttura svolge i
ruoli di brefotrofio, asilo infantile
ed educandato, che ogni giorno
accolgono varie necessità.
Fin da piccola sono cresciuta seguendo l’educazione
cristiana che ancora oggi sento così tanto forte che mi porta
a restare sconcertata e delusa
nel sapere che le Suore che
mi hanno cresciuta dovranno
andare via da un momento
all’altro.
Come dimenticare il “37”
di Suor Nicolina, il “panepizza” di Suor Teresa o il sorriso
di Suor Caterina, per citarne
qualcuna, che dopo aver migliorato non solo la struttura
ma anche la parrocchia di cui
fanno parte e le persone che
le hanno conosciute, vanno
via nel silenzio seguendo il
carisma di San Vincenzo de’
Paoli. Non sarà la stessa cosa
tornare in quel luogo senza la
loro presenza.
Ringrazio il Signore per
aver iniziato il mio cammino
con loro e pregherò, insieme al
nostro parroco Padre Isidoro,
affinché possa ricompensarle
per il bene, instancabilmente,
profuso e quotidianamente,
nella semplicità, testimoniato.
Fabiana Sanna Non possiamo che rammaricarci per la partenza delle
Suore, Figlie della Carità.
Come è doveroso riconoscere con gratitudine il servizio che hanno reso per
un secolo alla nostra Città.
Le scelte attuali non dipendono né dalle Suore né dal
Vescovo, ma soltanto dalla diminuzione delle vocazioni. Al “grazie”, dunque,
uniamo anche la nostra invocazione perché qualcuno
comprenda l’importanza di
questa missione.
(d.m.s.)
AULA STRACOLMA... MA MANCANO I PRETI
Q
uanta emozione ho
provato dentro nel vedere la sala dell’Auditorium
“Giovanni
Paolo II” dell’Arcivescovado,
stracolmo di gente nonostante
il caldo (e la partita della Dinamo per la finale scudetto!) per
ascoltare la conferenza dell’avv.
Gianfranco Amato che illustrava
il grave ed incombente pericolo della teoria sul gender che
-approfittando della totale ignoranza in materia della gente- si
fa sempre più strada su quattro
fronti: quello politico (per i ddl
Cirinnà e Scalfarotto), quello
giuridico (grazie a magistrati
consenzienti), culturale (vedi
gli opuscoli per l’indottrinamento della teoria gender fin dalla
scuola materna!) e mediatico
(basta sfogliare i giornali per notare da che parte stanno!!).
Un’aula stracolma però solo
di laici. Mancavano i sacerdoti
(se si eccettuano l’Arcivescovo,
tre sacerdoti, due frati france-
scani e cinque suore). Peccato.
I sacerdoti avrebbero potuto
prendere spunto dalla verve di
Gianfranco Amato per le loro
omelie domenicali. Che tristezza quando i fedeli cattolici devono sentire le omelie migliori da
un laico.
Alessandro Marras
Gentile Alessandro,
sono sicuro che a tutti i preti
farebbe piacere partecipare
ai convegni che si celebrano
nella nostra Città.
Ne
avrebbero
diletto
intellettuale e sicuramente
un proficuo aggiornamento
riguardo alle loro competenze.
L’unico problema è il servizio
parrocchiale.
Abbiamo queste possibilità:
chiudere le chiese, aprire
e lasciarle senza nessuno,
dire alla gente che avevamo
qualcosa di più importante
da fare. Quale soluzione trovi
migliore? Mi rimane poi un
problema. Ma laici che non
debbano essere presi per
mano dai preti, ne esistono
nella Chiesa turritana? A chi
spetta l’animazione della
realtà temporale? I sacerdoti
davanti a laici impegnati e
autonomi sanno compiere il
loro servizio.
Grazie comunque del cortese
richiamo.
(d.m.s.)
LIBERTÀ
Gruppo redazionale: Gian Franco Addis, Antonio Brundu, Mariantonia Fara, Francesco Marruncheddu, Pietro Meloni, Marcello Mura, Michele Spanu
Hanno collaborato a questo numero: Gian Franco Addis, Paolo Atzei, Mariantonia Fara,
Luca Foddai, Alessio Marras, Francesco Marruncheddu, Marcello Mura, Marcella Oggiano,
Alessandro Pilo, Diego Pinna, Pier Paolo Roggero, Marinella Sacchetti, Tonio Sau, Mario Simula, Michele Spanu, Leonarda Tola.
Proprietà
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N.28 | ANNO CV
PERIODICO ARCIDIOCESI DI SASSARI
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Primo Piano
>>> continua da pag. 1
spazio ai sentimenti del cuore
e all’alfabeto del profumo e dei
colori. Che cosa può esprimere
meglio ciò che proviamo di bello e di tenero per una persona,
che non un mazzo di fiori?
Serve a dire: “Ti amo”, ma
anche a dire “Ti chiedo perdono” oppure: “Voglio farmi perdonare”. Papa Francesco non
ha paura, nella sua semplicità, di tutte queste espressioni,
perché indicano il suo cuore.
Sicuramente vederlo entrare, a
passo incerto, nelle grandi basiliche, come nelle cappelle di
missione con questo insignificante dono, ci aiuta a comprendere di quale tenerezza sia fatta la sua personale adesione
di amore alla Vergine Madre.
Ci racconta la sua storia intrisa di pietà popolare autentica.
Ma dice anche la sua fiducia
nell’abbandonarsi nelle mani di
Maria in ogni occasione, all’inizio di ogni visita apostolica, prima di dare vita ad un grande
evento.
È commovente sentirci dire
da Francesco, ad ogni occasione: “Per favore, pregate per
me!”. Alla stessa maniera ci
conforta l’infanzia spirituale di
questo Padre degli uomini, gigantesco nella comunicazione
>>> continua da pag. 1
e nell’espressione, efficace nei
gesti, umile nella radicalità delle proposte.
Mi piace vederlo incedere verso i piedi dell’altare per il rito del
“dono dei fiori”. Non ha bisogno
di parole. Non deve essere commentato né spiegato. Parla. Da
solo. Come avviene per ogni gesto di Francesco, anche questo
sottintende il cuore, l’umanità profonda, la genuinità disarmante.
Nel saper avvicinare ogni
uomo e donna, ogni bambino,
ogni malato, ogni carcerato
con l’atteggiamento stesso di
Gesù.
Verso il papa si assumono
posizioni contraddittorie: “È un
ingenuo”, si dice. “È uno strumento in mano a poteri forti”,
aggiungono altri. “Un povero
parroco!” sottolineano alcuni
con commiserazione. Altri lo
esaltano al di là delle sue intenzioni, attribuendogli aperture sulla morale, sulla dottrina,
sulla disciplina della Chiesa. E
commentano: “Meno male che
c’è papa Francesco!”.
Mi chiedo: “Perché è così
difficile vedere in Francesco
un uomo e un uomo normale,
che ci turba, fino a metterci in
difficoltà, con la sua normalità?
Perché è così difficile vedere
in lui un uomo del Vangelo e
di Vangelo che, disarmato, annuncia con le parole e con le
opere che il Regno è in mezzo
a noi?”.
Forse non riusciamo a leggere il senso di quel mazzo di
fiori che, ad ogni circostanza
impegnativa, fa capolino tra le
mani del papa e lo fotografa nel
corpo e nel cuore.
mente gradita, non solo perché con
la nomina di don Corrado la Chiesa
logudorese ha dopo “lungo” tempo
il nuovo pastore, ma anche perché
questo ha significato la certezza della non soppressione della diocesi,
cosa temuta e parsa ormai quasi
certa, avvalorata anche dal ritardo
della nomina di un nuovo Vescovo.
Queste “paure” (soppressione,
accorpamento) sono svanite di colpo in una caldissima e luminosa
mattina di estate. Luminosa come il
sorriso limpido e sereno di Don Corrado, 52 anni, originario di Sardara
e fino ad oggi Parroco di S. Barbara
a Guspini. Ordinato Sacerdote per
il Presbiterio di Ales – Terralba il 25
giugno 1988, don Melis ha lavorato
a tutto tondo per la Chiesa di Dio,
ricoprendo vari incarichi tra i quali
Assistente diocesano dei Giovani di
Azione Cattolica, Vice Rettore del
Seminario di Villacidro, Animatore
al Pontificio Seminario Regionale a
Cagliari, Cappellano a Montevecchio, Guspini, Amministratore a San
Nicolò in Guspini, Parroco a San
Bernardino a Mogoro. Dal 2011 era
Parroco a Villacidro.
Molteplici gli ambiti di lavoro pastorale in uffici diocesani: Vicario
Episcopale per l’Evangelizzazione
e l’Educazione, Direttore dell’Ufficio
Catechistico, Direttore dell’Ufficio
della Pastorale della Famiglia e Direttore della Pastorale dell’Ecumenismo, membro del Collegio dei Consultori e del Consiglio diocesano per
gli Affari Economici.
Scegliendolo, Papa Francesco
ha voluto ribadire la sua linea di
eleggere pastori che provengono
dall’esperienza in parrocchia, a contatto diretto e continuo con la gente.
Pastori “con l’odore delle pecore”.
Grande la gioia di Mons. Dettori,
che, dopo essere stato donato alla
Chiesa di Ales 11 anni fa, ora non
nasconde l’emozione di poter a sua
volta donare alla sua Chiesa di origine il novello e tanto desiderato
pastore.
In effetti, la Diocesi di Ales ha
già di recente visto un altro suo figlio elevato all’episcopato, mons.
Giovanni Paolo Zedda, Vescovo di
Iglesias: segno della vitalità della
“piccola” diocesi della Marmilla.
A Ozieri mons. Corrado Melis
succede al Vescovo emerito mons.
Sergio Pintor, dimessosi al compimento canonico dei 75 anni nel
2012. In questi anni la Diocesi è stata retta da un Amministratore Apostolico decisamente “di casa”, mons.
Sebastiano Sanguinetti, Vescovo di
Tempio e per ben 9 anni Vescovo
di Ozieri. Una diocesi piccola, questa, ma ricca di tradizione e storia
(che rimonta alle antiche Chiese di
Castro e di Bisarcio) e che nel recente passato ha espresso grandissimi uomini di Chiesa, quali mons.
Sebastiano Fraghì, Arcivescovo di
Oristano, il Card. Mario Francesco
Pompedda, Prefetto del Supremo
Tribunale della Signatura Apostolica, mons. Angelo Becciu Sostituto
della Segreteria di Stato Vaticana e
mons. Giovanni Dettori Vescovo di
Ales - Terralba.
Le popolazioni del Logudoro, Goceano e Monte Acuto si preparano
ad accogliere con gioia profonda e
incontenibile il novello pastore. A lui
gli auguri anche dalla Chiesa Madre
di Sassari, della quale Ozieri è Sede
suffraganea, perché possa portare a
tutti l’ “Evangelii Gaudium”.
Laudato si’, Enciclica sulla cura della casa comune/4
EQUITÀ E ECOLOGIA INTEGRALE
Pier Paolo Roggero, docente
T
utti dobbiamo contribuire
allo “sviluppo sostenibile
integrale”, cioè alla cura
della Casa Comune affidataci in custodia da Dio. Papa
Francesco nella Enciclica “Laudato si’”chiama in causa l’intera
umanità chiedendo che ognuno
risponda con le proprie capacità
e in base alle proprie responsabilità. Fa ricorso per questo al
concetto di “Ecologia integrale”,
che richiama la complessità delle
connessioni nascoste tra i comportamenti di ciascuno di noi e
le conseguenze sull’ambiente.
“Niente in questo mondo ci risulta
indifferente”.Il concetto è contrapposto a quello di “Ecologia superficiale”, quella dei comportamenti
“evasivi”, che giustificano le “abitudini nocive di consumo”. Il Capitolo Primo dell’Enciclica, intitolato
“Quello che sta succedendo alla
nostra casa” si fonda sulle più aggiornate conoscenze scientifiche
nel campo dell’Ecologia, apprezzabili anche dagli addetti ai lavo-
ri. Il testo tuttavia è accessibile a
tutti, è accurato nel linguaggio e
ricco di dettagli documentali.
Come interpretare, in concreto
e nel contesto della Diocesi in cui
viviamo, l’insegnamento di questa Enciclica?
Due esempi: “La questione
dell’Acqua” (28-31) e la “Biodiversità” (32-42) .
“La domanda di acqua potabile supera l’offerta”. Non è solo un
problema di quantità, ma soprattutto di qualità. Sassari è stata
fondata su un acquifero di straordinaria qualità. Enrico Costa a
fine ‘800 segnalava la presenza
di centinaia di fonti nel sassarese. Oggi sono quasi tutte prosciugate e quelle poche rimaste
sono inquinate. L’agro sassarese
(circa 34.000 abitanti) è crivellato
di pozzi e costellato di fosse settiche: da qualche decennio in qua,
si tira su acqua pulita da oltre 100
m di profondità e si restituisce
alla falda acqua sporca. Se da
oggi smettessimo di operare ulteriormente questo scempio, serviranno decenni, forse centinaia di
anni, per ripristinare le condizioni
naturali che hanno mantenuto la
comunità di Sassari per secoli.
Stiamo privando dell’acqua potabile i nostri figli. Già oggi sentiamo
il problema: l’acqua non potabile
della rete Abbanoa, per ordinanza del Sindaco, non si può usare
per bere, per cucinare né per fare
il pane o la pizza (anche se tutti
continuano a usarla). Il “rimedio”
è alla portata dei “ricchi” disposti
a pagare sino a oltre 100 volte in
più per l’acqua imbottigliata, che
comporta alti costi energetici (e
quindi altro inquinamento). Una
grande “inequità” (30). Proprio
come accade nei paesi in via di
sviluppo, dove le migliori sorgenti
d’acqua potabile sono monopolizzate dalle multinazionali, che si
arricchiscono privando i poveri di
un loro “diritto umano essenziale”
(30). Potremmo fare numerosi altri esempi di degrado delle risorse
idriche in Sardegna, valga per tutti l’esempio del lago inquinatissimo residuo della illusoria miniera
d’oro di Furtei, con buona pace
di chi l’ha autorizzata, o le falde
inquinate dalla petrolchimica a
Porto Torres.
Colpisce la citazione della connessione acqua-pastorizia: “Le
fonti di acqua dolce riforniscono
i settori sanitari, agropastorali e
industriali” (28). L’allevamento in
Sardegna occupa complessivamente circa 30 mila lavoratori.
L’allevamento al pascolo richiede
fonti di acqua distribuite sul territorio.
(continua nel prossimo numero)
3
4
Politica&Società
SENTENZA
RIVOLUZIONARIA
IN CONSIGLIO
C
olpo di scena nel Consiglio
regionale: perdono il seggio i consiglieri Gavino Sale
(Irs), Efisio Arbau (La Base),
Michele Azara (Idv) e Modesto Fenu
(Zona Franca). La decisione è stata
presa a Roma dai giudici del Consiglio di Stato che hanno accolto il
ricorso presentato dai candidati non
eletti Antonio Gaia (Upc), Pietro
Francesco Zanchetta (Upc) e Gianfranco Congiu (Partito dei sardi).
Dovranno essere loro, in base alla
sentenza, ad occupare gli scranni
dell’Aula lasciati liberi dei consiglieri
decaduti. Si apre invece un piccolo
giallo sul destino del quarto seggio,
in quota opposizione: il massimo
organo della giustizia amministrativa ha dichiarato decaduto Modesto
Fenu, ma nessun candidato non
eletto del centrodestra ha fatto opposizione. In ogni caso, al primo posto tra i non eletti ci sarebbe Gianni
Lampis (Fratelli d’Italia).
La decisione dei giudici riguarda
un tema abbastanza complesso:
l’assegnazione dei seggi sulla base
dei voti residui. Secondo la sentenza
l’Ufficio centrale regionale ha inserito nella stessa casella della tabella
“Voti Residui - cifra elettorale - prodotto quoziente x n. seggi” due entità completamente diverse, ovvero i
voti residui e i resti, assimilando in
modo illegittimo i voti residui ai resti.
Il problema nasce dal fatto che le liste di Irs (voti validi ottenuti a livello
regionale 5.635), La Base Sardegna
(4.931) e Idv (7.578) non hanno alcun resto, “atteso che il quoziente
(che funge da soglia) di 8.330 voti
non sta neanche una volta nelle rispettive cifre elettorali”. Per questo
motivo, sempre secondo i giudici,
“dette liste non superano la divisione
richiesta” dalla norma, “con la conseguenza che i voti di queste liste
sono, pertanto, voti residui e non resti di una operazione compiuta”.
La sentenza tuttavia non cambia
gli equilibri tra maggioranza e opposizione nell’Aula: per il centrosinistra
escono in tre ed altrettanti entrano.
A modificarsi sono però i rapporti di
forza interni alla coalizioni. Ad esempio dal Consiglio sparisce una forza politica come La Base. Il leader
del movimento, Arbau, che è stato
l’unico a costituirsi contro il ricorso
di Congiu, Gaia e Zanchetta, ha già
annunciato di opporsi alla sentenza
tramite i suoi avvocati Benedetto e
Francesco Ballero. “Si potrebbe tentare la via della Cassazione, stiamo
valutando il da farsi”. In tal caso, gli
effetti del verdetto verrebbero congelati in attesa del giudizio della Suprema Corte.
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
Discutibili scelte di Alitalia
S
A cura di Michele Spanu
TAGLIATI FUORI DALL’ITALIA
ettantanove euro da
tutta Italia verso l’Europa, esclusi tutti gli aeroporti sardi. “Una discriminazione ignobile”, denuncia
il deputato di Unidos Mauro
Pili. L’ex presidente della Regione è stato il primo a protestare con fermezza contro la
nuova promozione Alitalia che
introduce la cosiddetta “tariffa
light”, dedicata a chi viaggia col
solo bagaglio a mano in Italia e
in Europa. Una tariffa speciale che però di fatto esclude la
Sardegna perché in regime di
continuità territoriale.
“Tutta l’Europa può viaggiare
verso l’Italia, Sardegna esclusa. Una discriminazione – sottolinea Pili – senza alcun tipo
di giustificazione. Uno schiaffo
alla Sardegna con il silenzio
di chi amministra la Regione
dedito a coprire queste vergogne. Si tratta non solo di una
discriminazione
vergognosa
– dice – Ma anche di pubblicità ingannevole, visto che nei
titoli della promozione europea si parla di collegamento
con l’Italia ma poi nelle piccole
postille si aggiunge che sono
escluse le rotte sugli aeroporti
in continuità territoriale. Alitalia
continua a pensare alla Sardegna – conclude il parlamentare – solo come terra in cui fare
cassa. Guadagna speculando
sulla condizione insulare e per
giunta con la vergognosa complicità di una classe politica regionale di destra e sinistra che
foraggia questo sistema con 50
milioni di euro all’anno del tutto
ingiustificati considerato che le
rotte da e per la Sardegna non
hanno bisogno di alcuna compensazione”.
Da parte sua il governatore
Francesco Pigliaru non è entrato direttamente nella polemica
ma ha fatto capire che sul fronte del trasporto aereo c’è anco-
ra molto da fare. “Non siamo
soddisfatti su questa continuità
territoriale, che ha un piccolo difetto, cioè il rischio di posizioni
dominanti derivanti dalla condizione di insularità. Così appena
arriva l’estate si sentono tutti
liberi di estrarre rendita dai nostri turisti, togliendo a loro soldi
che avrebbero speso nelle nostre strutture ricettive. Presto
faremo la nostra proposta innovativa e intelligente. Quando
aumenta la domanda – ha aggiunto il governatore - dovrebbe aumentare più la quantità
dell’offerta che i prezzi. È per
questo che stiamo pensando
ad una regolamentazione”.
Infine Pigliaru ha auspicato
che a settembre, nel prossimo
confronto con il Governo annunciato dallo stesso premier
Matteo Renzi, l’esecutivo nazionale “raddoppi le risorse per
la continuità territoriale, per migliorare frequenze e tratte”.
Atenei sardi agli ultimi posti
DATI NON CONFORTANTI
L
e due università sarde
finiscono gli ultimi posti
in Italia. Lo dice, nero
su bianco, una graduatoria pubblicata dal quotidiano
Il Sole 24 Ore: Cagliari è al
59o posto (su 61 atenei statali) mentre Sassari è un po’
più avanti, alla 47a posizione
assieme a Lecce e Bari Politecnico. Si tratta di un giudizio
che rischia di rendere ancora
più complicata la vita dei laureati nei due atenei che vorranno partecipare a un concorso
pubblico. Un emendamento
alla riforma della Pubblica amministrazione, infatti, potrebbe
introdurre un punteggio diverso nei concorsi pubblici a seconda degli atenei dove si è
conseguita la laurea. È chiaro
che, con questi criteri e queste
valutazioni, un laureato a Sassari non conterebbe come un
laureato a Trento.
Di sicuro i numeri parlano
chiaro e impongono una riflessione: gli atenei dell’Isola sono
nelle ultime 15-17 posizioni in
tantissimi indicatori. A cominciare, ma era facile ipotizzarlo
considerata la posizione geografica, dall’attrattività, cioè
dalla percentuale di immatricolati di altre regioni. Cagliari
è terzultima (sotto ci sono solo
Palermo e Catania) e Sassari quintultima. Male Sassari,
55a assieme a Messina, nella
classifica della dispersione,
cioè della percentuale degli
studenti che non confermano
l’iscrizione al secondo anno.
Università sarde, inoltre, bocciate dagli studenti: nel giudizio di laureandi sui corsi Cagliari è penultima. Mentre Sassari è sempre nell’elenco dei
peggiori, ma si consola con il
45o posto assieme a Parma,
Trieste, Roma Foro Italico, Na-
poli Federico II.
Ci sono poi alcuni settori
in cui i numeri dei due atenei
isolani non sono così impietosi. Sassari è tra le migliori
(14a) per sostenibilità (numero medio di docenti di ruolo
nelle materie di base e caratterizzanti per corso di studio)
e soprattutto nel settore della
mobilità internazionale, dove
la troviamo al quarto posto.
Cagliari è al quinto posto negli stage (percentuale di crediti
ottenuti in stage sul totale). Ci
sono dunque alcuni segnali
confortanti, ma la valutazione
complessiva dei nostri due
atenei non è certamente da
110 e lode.
Territorio
XVIII Edizione della manifestazione enologica del Nord Sardegna
STORIE E CULTURA: “VINI DI COROS”
G
rande partecipazione
lo scorso 18 luglio alla
XVIII edizione di “Vini
di Coros”, la manifestazione dedicata all’enologia
ed ai vini del territorio che pone
Usini all’attenzione di produttori
e intenditori, ma che propone il
paese a due passi da Sassari
anche come centro di attrazione turistica. Il vino infatti non è
solo produzione. È anche cultura e storia. A questi aspetti era
dedicato il convegno, curato
dal professor Giovanni Antonio
Farris (Università di Sassari), e
che ha visto nella sala dell’ExMa’ approfondire il tema “Come
la storia può rappresentare un
valore aggiunto per i vini della
Sardegna”, con gli interventi di
studiosi e docenti universitari.
Storia allora della vite e del vino
in Sardegna, testimoniata da
importanti ritrovamenti archeologici, dall’età nuragica sino ai
giorni nostri, che dimostrano il
ruolo e l’importanza anche da
un punto di vista sociale del
vino nella vita quotidiana.
Il momento più atteso è stato,
al termine del convegno, il Concorso enologico “Vini di Coros”,
che ha assegnato diversi premi
alle migliori etichette dell’hinterland di Sassari, insieme alla
terza edizione del Premio del
Cagnulari, dedicato al
suo pioniere Billia Cherchi. “Hanno partecipato
133 campioni, a dimostrazione del grande
interesse che negli anni
Usini ha costruito attorno al concorso. La
nostra Amministrazione
prosegue quella che
è ormai diventata una
tradizione e quest’anno
è diventata maggiorenne”, ha detto il sindaco
Antonio Brundu, affiancato dal vicesindaco ed
assessore all’Agricoltura Giovanni Antonio Sechi, presenti assessori
e consiglieri di maggioranza.
Cinque le categorie che hanno partecipato al concorso, per
il quale sono intervenute cinque giurie composte da esperti
enologi. Per i Bianchi amatori
ha vinto Giammario Lai di Usini, seguito da Salvatore Fiori
(Usini) e Franco Sanna (Ossi).
Nella categoria Bianchi produttori si è aggiudicato il primo
posto Gavino Delogu di Usini,
con il secondo per Giammario
Sau di Ittiri e Carlo Delaconi di
Usini terzo. Per i Rossi amatori ha vinto Giovanni Derosas di
Usini, secondo Vittorio Spano
di Ossi e terzo Pietro Contini di
Ossi. Benigno Solinas di Uri si
è imposto nella categoria Rossi produttori, con Giammario
Sau di Ittiri al secondo e Nino
Derudas di Ossi. A tutti è stata
consegnata una targa, a cui è
stata affiancata una bottiglia di
Soberanu per i primi tre classificati nel Premio del Cagnulari,
che sono Francesco Virdis di
Ittiri, primo posto, Antonio Orani
di Uri al secondo e Antonio Pinna di Ittiri terzo. Una targa speciale è stata assegnata a Billia
Cherchi, pioniere del vino a Usini ed in particolare artefice della
riscoperta del cagnulari.
La rassegna “Vini di Coros” è
stata organizzata dal Comune di
Usini, con la collaborazione del
Dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari, la Pro Loco
di Usini, la Compagnia barracellare, l’Agenzia regionale Laore,
la ditta Econord e con il patrocinio della Regione Sardegna
– Assessorato al Turismo, la
Presidenza del Consiglio regionale, la Camera di Commercio
di Sassari e il Banco di Sardegna. Un saluto è stato inviato al
sindaco Antonio Brundu dal presidente del Consiglio regionale
Gianfranco Ganau.
Luca Foddai
Il primo albergo dell’arte in Sardegna
49 CAMERE PER 49 ARTISTI
U
n albergo e un museo.
Il primo albergo dell’arte in Sardegna si trova
a Santa Teresa Gallura, bagnato dalle acque dello
spettacolare Arcipelago di La
Maddalena, un paradiso immerso nel verde che custodisce,
da giugno, centinaia di opere
contemporanee di 49 artisti
sardi.
L’Hotel La Coluccia, incastonato nella caletta di Con-
ca Verde di fronte all’isola di
Spargi, non è più un albergo
ordinario: da un mese è diventato teatro per centinaia di
opere d’arte contemporanee,
create appositamente da una
selezione di artisti autori dell’attuale scenografia di ciascuna
camera. L’hotel è stato costruito alcuni anni fa dall’architetto
Julio Cesar Ayllon in un contesto naturale incantevole. Il nuovo management ha deciso per
questo 2015 di dare una nuova
e inedita versione all’hotel attraverso un progetto artistico rivoluzionario e unico in Italia: il
progetto “Pianeta Coluccia” propone con forza la sua candidatura a luogo simbolo dell’arte
contemporanea sarda e, soprattutto, è diventato l’archetipo per uno sviluppo del turismo vacanziero a vocazione
culturale e artistica.
Il progetto non è incentrato
solo sull’esposizione di arte ma
sviluppa contatti commerciali attraverso un preciso piano
di marketing delle opere d’arte destinato a un target turistico molto interessante: tutte le
opere presenti in albergo sono
di proprietà degli artisti e sono
tutte in vendita. Il “Progetto Coluccia Arte”, infatti, è stato concepito per facilitare la vendita
delle opere a favore dei clienti
dell’albergo, ma anche a tutti
coloro che intendono acquistare un quadro, una scultura, un
ritratto, una foto come ricordo e
memoria del passaggio in Sardegna una volta tornati a casa.
Questa dinamica rende l’hotel
Coluccia una unicità in tutta
Italia: una ricerca specifica ha
confermato che non esiste una
struttura alberghiera italiana che
ha creato un sistema per vendere le opere esposte in maniera così funzionale e strutturata.
È stato lanciato un hashtag per
seguire sui social il progetto con
il nome #pianetacoluccia.
M.M.
5
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
Un nucleo di ricerche sulla desertificazione
PROGETTO SASSARI-PERÙ
I
l Nucleo di Ricerca sulla desertificazione dell’Università
di Sassari amplia il proprio
raggio d’azione siglando un
accordo di cooperazione internazionale con la regione peruviana Amazonas. L’intesa si
prefigge, tra l’altro, di ridurre la
vulnerabilità socio-economica
e ambientale delle popolazioni
dell’Alto e Bajo Imaza, tramite la
ricostituzione di suoli degradati
mediante piantagioni di bambù.
L’accordo è stato firmato nei
giorni scorsi in Perù dal direttore
dell’NRD, prof. Luciano Gutierrez (accompagnato dalla dott.
ssa Laura Altea), dal prof. Carlos Nava de Águila, vicepresidente della Regione Amazonas
del Perù, e dalla dott.ssa Daniela Altino della Fondazione AVSI.
Il progetto biennale, finanziato integralmente dal Fondo Italo Peruano, vede l’NRD come
istituto coordinatore e la Fondazione AVSI come organismo
co-esecutore. Il Centro di Ricerca dell’Università di Sassari amplia in questo modo in America
Latina l’area di intervento, sino
a ieri principalmente focalizzata in Africa. Nello specifico, dal
punto di vista produttivo, la coltivazione di bambù consentirà di
raggiungere diversi obiettivi, tra
i quali combattere il progressivo
degrado dei suoli, conservare la
biodiversità oltre a consentire,
date le proprietà del bambù, un
rilevante sequestro di carbonio.
Dal punto di vista economicosociale, il progetto ha come
obiettivo da un lato quello di
sensibilizzare le comunità locali
sull’importanza delle risorse naturali e, dall’altro, di offrire alle
stesse una fonte di reddito alternativa. Il progetto consentirà,
inoltre, a ricercatori e studenti
dell’Università di Sassari di confrontarsi con contesti diversi, utili per accrescere le competenze
in ambito agro-ambientale.
L’ing. Carboni sostituisce Careddu
ARRIVA IL NUOVO DIRIGENTE
A
lcune settimane fa Libertà ha dato notizia
della conclusione del
servizio da parte del
Comandante della Polizia Municipale dott. Antonio Careddu,
dopo ben 39 anni di onorato
servizio.
In attesa di individiduare un
nuovo Comandante che sostituisca il dott. Careddu, il Comune
di Sassari ha attribuito l’incarico
di dirigente ad interim del Settore Polizia Municipale all’Ing.
Patrizio Carboni, a partire dal 1
luglio scorso.
L’ing. Carboni quindi, in attesa che vengano definite le procedure per la nomina di un nuovo dirigente titolare del Settore,
eserciterà legittimamente tutti i
compiti e le funzioni proprie del
dirigente di Polizia Municipale,
assumendone la piena responsabilità.
Libertà augura all’Ing. Patrizio Carboni i migliori auguri per
lo svolgimento di questo importante e delicato servizio alla città di Sassari.
Stintino, 12a edizione di “Note d’Autore”
NESSUN BIG, TANTE GIOVANI VOCI
I
n Piazza dei 45, per la dodicesima volta è tornato l’appuntamento con Note d’Autore, rassegna musicale curata da Giulio Martinetti e “MegachipMusica”, con il patrocinio
del Comune di Porto Torres e la
collaborazione della Pro loco di
Via Sassari.
Senza alcun ritardo, a partire dalle ore 21.30, la rassegna
musicale ha preso il via con
l’esibizione delle ragazze della scuola di ballo Dance Sport
Academy; a seguire, sul palco,
CAMPAGNA
ABBONAMENTI
A LIBERTÀ
2015
i numerosi artisti invitati per
l’occasione: Gabriele Masala,
Claudio Sini, Paolo Bolognesi, Paola Frau quintet, con la
partecipazione straordinaria di
Cristina Alia, Phisis, Hashtag,
Blackout family, Camberra, Giusy Pischedda, la corale “Amici
del canto sardo”, Giacomo Serra, la Undas band e Minako e
Mr. Pièr. La serata è presentata
come sempre da Giulio Martinetti e da Sonia Sole.
(M.M.)
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Magistero del Papa
INTERVENTI DI FRANCESCO
GLI APOSTOLI CONTENTI
MA ANCHE STANCHI
Il Vangelo di oggi ci dice che
gli Apostoli, dopo l’esperienza della missione, sono tornati
contenti ma anche stanchi. E
Gesù, pieno di comprensione,
vuole dare loro un po’ di sollievo; e allora li porta in disparte,
in un luogo appartato perché
possano riposare un po’ (cfr Mc
6,31). «Molti però li videro partire e capirono… e li precedettero» (v. 32). E a questo punto
l’evangelista ci offre un’immagine di Gesù di singolare intensità, “fotografando”, per così
dire, i suoi occhi e cogliendo i
sentimenti del suo cuore, e dice
così l’evangelista: «Sceso dalla
barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro,
perché erano come pecore che
non hanno pastore, e si mise a
insegnare loro molte cose» (v.
34).
Riprendiamo i tre verbi di questo suggestivo fotogramma:
vedere, avere compassione,
insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Vedere
avere compassione, insegnare.
Il primo e il secondo, vedere e
avere compassione, sono sempre associati nell’atteggiamento
di Gesù: infatti il suo sguardo
non è lo sguardo di un sociologo o di un fotoreporter, perché
egli guarda sempre con “gli
occhi del cuore”. Questi due
verbi, vedere e avere compassione, configurano Gesù come
Buon Pastore. Anche la sua
compassione, non è solamente
un sentimento umano, ma è la
commozione del Messia in cui
si è fatta carne la tenerezza di
Dio. E da questa compassione
nasce il desiderio di Gesù di
nutrire la folla con il pane della
sua Parola, cioè di insegnare la
Parola di Dio alla gente. Gesù
vede, Gesù ha compassione,
Gesù ci insegna.
È bello questo!
E io ho chiesto al Signore che
lo Spirito di Gesù, Buon Pastore, questo Spirito, mi guidasse
nel corso del Viaggio apostolico
che ho compiuto nei giorni scorsi in America Latina e che mi ha
permesso di visitare l’Ecuador,
la Bolivia e il Paraguay. Ringrazio Dio con tutto il cuore per
questo dono. Ringrazio i popoli
dei tre Paesi per la loro affettuosa e calorosa accoglienza ed
entusiasmo. Rinnovo la mia riconoscenza alle Autorità di questi Paesi per la loro accoglienza
e collaborazione. Con grande
affetto ringrazio i miei fratelli
Vescovi, i sacerdoti, le persone
L’approfondimento
consacrate e tutte le popolazioni per il calore con cui hanno
partecipato. Con questi fratelli e
sorelle ho lodato il Signore per
le meraviglie che ha operato
nel Popolo di Dio in cammino in
quelle terre, per la fede che ha
animato e anima la sua vita e la
sua cultura. E lo abbiamo lodato
anche per le bellezze naturali di
cui ha arricchiti questi Paesi.
Il Continente latino-americano
ha grandi potenzialità umane e
spirituali, custodisce valori cristiani profondamente radicati,
ma vive anche gravi problemi
sociali ed economici. Per contribuire alla loro soluzione, la
Chiesa è impegnata a mobilitare le forze spirituali e morali
delle sue comunità, collaborando con tutte le componenti della
società. Di fronte alle grandi sfide che l’annuncio del Vangelo
deve affrontare, ho invitato ad
attingere da Cristo Signore la
grazia che salva e che dà forza all’impegno della testimonianza cristiana, a sviluppare
la diffusione della Parola di Dio,
affinché la spiccata religiosità di
quelle popolazioni possa sempre essere testimonianza fedele
del Vangelo. (Angelus, Piazza
San Pietro, Domenica 19 luglio
2015)
a cura di Don Francesco Marruncheddu
L’ELIPORTO DEL PAPA A DISPOSIZIONE DEI PICCOLI PAZIENTI
T
enerezza e compassione di Dio che diventano
attenzione ai più piccoli
e bisognosi. Nella compassione di Gesù per noi, infatti,
si è fatta carne la tenerezza di
Dio.
È un Angelus particolarmente caldo quello di domenica
scorsa in Piazza San Pietro, afa
e temperature da record, ma i
fedeli non si lasciano scoraggiare. Il popolo c’è, e il pastore non
manca di esserci anche lui. Il
Papa li ha definiti “coraggiosi”.
Durante il discorso Francesco
UI ha rievocato con piacere
anche il suo recente viaggio in
America Latina. La tenerezza
per i piccoli della quale parla il
Papa si è recentemente concretizzata in un gesto pratico e
al quale nessuno aveva fin’ora
pensato. Non tutti sanno che
dentro le mura dello Stato della
Città del Vaticano c’è un piccolo
ma efficientissimo Eliporto, a disposizione del Papa (e dei suoi
ospiti), usato solitamente solo
per i trasferimenti del Santo Padre per e da Castel Gandolfo,
per l’Aeroporto di Fiumicino e
per brevi tragitti. Divenne famoso perché da lì partì il Santo Padre Benedetto XVI il 28 febbraio
2013 nel momento della chiusura del suo ministero petrino,
alla volta di Castel Gandolfo.
L’Eliporto “più bello del mondo”,
nel cuore dei Giardini Vaticani,
su uno dei bastioni michelangioleschi al confine con l’Italia. Ma
poco usato. Perché non adoperarlo allora per una buona causa? Le eliambulanze o gli elicotteri che trasporteranno bambini
in condizioni di salute critiche,
diretti all’Ospedale Bambino
Gesù, potranno perciò atterrare
d’ora in poi proprio nell’Eliporto
Pontificio per sveltire i ricoveri
dei piccoli pazienti, con grande
soddisfazione da parte di Papa
Francesco.La scelta di usare
per scopi sanitari la struttura eliportuale situata nei Giardini Vaticani è frutto di un accordo tra
Governatorato dello Stato della
Città del Vaticano e l’Ospedale pediatrico (di proprietà della
Santa Sede), sottoscritta dal
Segretario Generale del Governatorato, mons. Fernando Vérgez Alzaga, e dal Presidente del Bambino Gesù, dr.ssa Mariella Enoc.
“Il Governatorato – si legge
nel testo dell’accordo – concede al Bambino Gesù di Roma l’autorizzazione all’atterraggio
e al decollo, sia diurno che notturno, all’interno dello Stato della Città del Vaticano, di eliambulanze ed elicotteri provenienti o diretti verso
l’Ospedale, per gravi urgenze
ed emergenze pediatriche o per
casi riguardanti espianti e impianti di organi. L’accordo è propedeutico all’inserimento
dell’eliporto del Vaticano all’interno della Rete regionale per
la gestione delle emergenze. Informato dell’iniziativa – si legge
ancora – Papa Francesco ha manifestato la Sua gioia e ha espresso la Sua benevolenza
per l’accordo che sarà di grande
aiuto ai bambini”.
“Siamo grati per questa opportunità”, afferma la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc, soprattutto per “i tanti piccoli pazienti provenienti da tutta Italia, che hanno purtroppo urgenza di raggiungere il nostro Ospedale. È un gesto importante di carità che risponde ad un bisogno di salute fondamentale: la vicinanza fisica tra lo Stato della Città del Vaticano e la nostra sede
del Gianicolo, infatti, consentirà
di accorciare in maniera significativa i tempi di trasporto, contribuendo in molti casi a salvare la vita dei bambini”. Un
grazie personale della Enoc viene rivolto al Comandante capo
della Gendarmeria Vaticana, il
dr. Domenico Giani, “che molto
si è adoperato con spirito di collaborazione – dice – per il raggiungimento di questo risultato”.
L’Eliporto del Papa sarà dunque un ponte verso la salvezza
per tante giovani vite, che potranno usufruire di questa struttura fisicamente vicina al Bambin Gesù, bypassando il traffico
di Roma e accorciando i tempi
specie nelle urgenze. Un regalo inatteso e utilissimo per tanti
bambini e tante famiglie, proprio
alla vigilia del Giubileo della Misericordia.
7
8
Vita diocesana
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
La visita alla Missione brasiliana delle Pie Sorelle Educatrici/2
“OS COLEJOS DAS PIAS IRMÃS EDUTADORAS”
V
isitiamo la “­ Escola (Colégio)
de São João Evangelista” di
Itamaraju, come viene qui chiamata, domenica 12 liglio mattina, perchè liberi da impegni celebrativi,
programmati per il pomeriggio. Seguendo il consiglio di Suor Marcella Cozzula,
osilese, in Brasile da 44 anni, dedichiamo tutto il tempo necessario per ammirare un’opera che si può dire il fiore
all’occhiello della Misione brasiliana, sia
ad Itamaraju che a Teixeira de Freitas,
più a sud, distante una settantina di chilometri.
Il complesso scolastico dista dalla
casa delle suore un centinaio di metri.
Si tratta di una costruzione ad un piano,
vasta, architettonicamente non pretenziosa all’esterno, internamente molto
funzionale e articolata.
All’ingresso ci accoglie una coppia attempata, con figli a loro volta con prole.
Tutti brasiliani i convenevoli: compiacimento, inchini, baciamano, massima
cordialità, richiesta di benedizioni. Il
caseggiato, tutto raccolto, distribuito in
una vasta area, iniziato una quarantina
di anni fa, è stato ampliato a più riprese, in base alle richieste delle famiglie
che, sempre più numerose, chiedevano
di poter iscrivere i loro figli: prima nelle scuole dell’infanzia, poi elementari e
medie, infine superiori.
Sostando nell’ingresso, Suor Marcella ci racconta del loro faticoso inserimento in questa zona della Bahia, in
una città , all’ora un paese che contava
solo qualche migliaio di abitanti, mentre
oggi supera i 60.ooo. Difficoltà nell’apprendimento della lingua, dell’alloggio
angusto, due camerette donate dai
missionari Cappuccini della Provincia
religiosa di Caserta, della scelta del terreno su cui costruire prima la casa, poi
la scuola. Oggi la casa è una struttura a
un piano, con tutti i servizi propri di una
comunità religiosa nel piano terra e le
camere nel piano superiore. Tra l’altro
alcune destinate all’accoglienza di pouche ragazze bisognose di educazione
umana e cristiana, nonchè di formazione scolastica.
Ma torniamo alla scuola. Queste le
cifre: 524 gli alunni, di cui quasi 100 accolti in assoluta gratuità,e così distribuiti
: 9 le classi dell’infanzia, tutte sistemate
al piano terra, con ampie aule dotate dei
necessari cartelloni per l’apprendimento
di parole, numeri, immaggini, e tutte prospicienti il bel cortile, i muri perimetrali
pitturati con disegni di prati, gli alberi e i
giochi ben distribuiti nell’area ricreativa.
Le classi elementari e medie sono
complessivamente quindici e vanno dalla prima all’ottava classe. In tutte le aule
sono sistemate le lavagne luminose, interattive, power point e, alcune di esse,
sperimentali, sarano presto dotate di
computers. Sei le classi delle superiori
del liceo, tutte a diretto contatto con il
gabinetto scientifico, laboratori di chimica e fisica e scienze naturali.
La direzione e la segreteria sono sistemate ai lati dell’ampio ingresso tra la
duplice serie di aule e il cui spazio funge
anche da salone―teatro, con un palco
in fondo.
Su un piano rialzato le aule delle superiori, gli uffici del coordinamento, la
biblioteca. Al piano terra, oltre a servizi,
gli spogliatoi e le docce per gli atleti, la
camera degli strumenti della banda musicale. Questi locali si affacciano sulla
grande palestra coperta, munifico dono
di un vescovo di origine svizzera, già vescovo ausiliare di Rio de Janeiro, ora in
pensione, Dom Romer, amico delle suore. Attorno i campi in erba del calcetto
con la pista e lo spazio per altri sport.
Caratteristica la divisa degli alunni: tutti in calzoni, lunghi e corti, maglietta e
giacca della canadse color granata e
bianco, con lo stemma della scuola in
evidenza.
All’ora della ricreazione viene aperta
la cantina ( baretto), fornito di merendine, biscotti, bibite e quant’altro.
Infine gli operatori sono 76: di cui 5
suore diplomate o laureate, 35 docenti,
una ventina di collaboratori tra addetti alla segreteria, all’amministrazione,
all’accoglienza, alla biblioteca, ai laboratori, all’assistenza dei ragazzi e alle
pulizie, e alla custodi . Tutti interamenti
assicurati e stipendiati senza che lo Stato rimborsi un centesimo. Davvero una
bella scuola, che esprime bene il carisma delle Pie Sorelle che è l’educazione.
Nella Comunità di Teixeira la scuola
è di dimensioni più piccole e abbraccia
solo la scuola dell’infanzia, le elementari e le medie. Visitiamo questa struttura nell’ultimo giorno di lezione, prima
dell’inizio delle vacanze intermedie
dell’anno. Infatti, mancano i bambini
della materna e gli alunni delle medie
sono impegnati in un compito d’esame. Visitiamo fugacemente ogni classe. I ragazzi sono sorpresi, ma contenti
di vedere “O Bispo das Irmãs Educadoras”. Qui il caseggiato è più raccolto, articolato in due parti: nella vecchia
abitazione delle suore sono sistemati
gli uffici della direzione, la segreteria,
le aule dell’infanzia. Nel caseggiato a
due piani, di color granata scuro, sono
sistemate le elementari e le medie, ed
nell’ultimo piano è stata ricavata un’ ampia palestra. Questi i numeri degli alunni
: 174, distribuiti in tre classi dell’infanzia,
5 delle elementari, 4 delle medie. Gli
insegnanti sono 20, tra cui tre suore e
una postulante e 5 collaboratori a vario
titolo. Attorno alla scuola un campo da
gioco, oggi ridotto a metà perchè in una
parte sono iniziati i lavori per la nuova
casa delle suore, resasi necessaria a
causa della demolizione della vecchia
struttura fatiscente e pericolante. Tutta
la didattica ed i programmi sono allineati alle indicazioni del Ministero dell’Educazione. Questa scuola ha poco più di
trent’ anni e si può affermare sia sempre
rimasta dentro le sue proporzioni ( mai
oltre i 200 alunni iscritti ), e con al massimo 4 suore. Tra l’altro la città, che ha la
stessa popolazione di Sassari, dispone
di un’altra scuola cattolica di antica data
con strutture ben più consistenti.
Comunque, un messaggio chiaro
giunge dalle due scuole: le Pie Sorelle
Educatrici, da subito in Brasile hanno
investito nella finalità primaria del loro
carisma che è l’educazione, attraverso
il e nel mondo della scuola, ricevendo
ampio grandi apprezzamento e pubblici
riconoscimenti.
+ Paolo Atzei
9
Campo scuola vocazionale del Seminario Arcivescovile
LA BELLEZZA DELLA CHIAMATA DI DIO
A
lla ricerca della bellezza
perduta: non è il titolo
di un nuovo episodio di
Indiana Jones... ma il
tema del campo scuola vocazionale del Seminario Arcivescovile, svoltosi nel centro di
formazione pastorale di Sa Pastia (Bultei), dal 5 al 12 luglio,
che ha visto la partecipazione
di venti ragazzi, provenienti da
varie parrocchie della diocesi.
Tutti hanno indossato le vesti
di investigatori per ricercare
“con Gesù” la bellezza perduta.
E ciò che poteva inizialmente
sembrare un banale gioco, alla
fine ha stimolato i ragazzi ad
impegnarsi in questa singolare
indagine: perché occorreva anzitutto affinare le doti del detective, in particolare nella lettura
degli indizi presenti nel vangelo
di Marco, da cui i ragazzi hanno
tratto le caratteristiche di Gesù
di Nazareth: giorno dopo giorno,
essi hanno riflettuto sulla novità
portata da Gesù, che stupisce
tutti nella sinagoga di Cafarnao e libera dalla presenza del
male; hanno visto la sua libertà e il suo essere Figlio di Dio,
sperimentato la sua amicizia e
la vicinanza nell’Eucaristia.
Ma come ogni indagine che
si rispetti, bisogna mettersi alla
ricerca dei testimoni oculari che,
nel nostro caso, erano giovanissimi, tutti conquistati dal fascino
di Gesù: Maggiorino Vigolungo,
giovane aspirante paolino morto in concetto di santità, o il tredicenne Ludovico Ibaraki, uno
dei martiri giapponesi morto nel
1597 e Carlo Acutis, militante di
Azione Cattolica che, colpito
da leucemia fulminante, offrì la
sua sofferenza al Signore per il
Papa e per la Chiesa. Di fronte
a queste belle storie, i ragazzi
sono rimasti davvero impressionati al vedere che dei giovani
come loro sono stati capaci di
spendere la propria esistenza
per il Signore. E cosa hanno
capito? Che una vita si può donare solo per qualcosa di bello:
la vera bellezza è quella della
vita con Gesù, che consiste nel
vivere quegli “indizi” che ci rendono nuovi, liberi, amici, figli...
in una parola, ci fanno diventare
come Lui.
Questa è la strada per la nostra felicità. Nella suggestiva
veglia di Tor Vergata alla Gmg
del 2000, San Giovanni Paolo II
ebbe a dire ai giovani: “È Gesù
che cercate quando sognate
la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di
quello che trovate; è Lui la bel-
lezza che tanto vi attrae; è Lui
che vi provoca con quella sete di
radicalità che non vi permette di
adattarvi al compromesso; è Lui
che vi legge nel cuore le decisioni più vere che altri vorrebbero soffocare. È Gesù che suscita in voi il desiderio di fare della
vostra vita qualcosa di grande,
la volontà di seguire un ideale,
il rifiuto di lasciarvi inghiottire
dalla mediocrità, il coraggio di
impegnarvi con umiltà e perseveranza per migliorare voi stessi e la società, rendendola più
umana e fraterna”. Incontrando
tanti giovani dal cuore generoso
e traboccante di buoni desideri,
noi ripensiamo a quelle parole
del Santo Padre, e vediamo che
tanti ragazzi cercano di essere
felici ma, a volte, sono lasciati
senza strumenti.
Il Seminario cerca di dare i
mezzi per realizzare la vocazione di ognuno, soprattutto
scoprendo i segno della chiamata più bella, quella al sacerdozio ministeriale. Chi scrive,
assieme a don Gerolamo, deve
ringraziare il Signore per aver
benedetto questa bella settimana; siamo altresì grati a tutte le
persone che hanno pregato per
noi. Un altro grazie importante
lo esprimo anche ai parroci dei
giovani, chiedendo di continuare ad accompagnarci sempre.
Infine grazie ai seminaristi di
teologia, compagni di viaggio in
questa straordinaria avventura
che è la vita a servizio di Gesù
Cristo. Don Diego Pinna
Tre giorni di spiritualità per le famiglie della parrocchia di Cristo Redentore
MATRIMONIO, SACRAMENTO DI QUOTIDIANA SANTITÀ
“C
orri a casa e non
indugiare: là divertiti e fa quello che
desideri” (Siracide
32,12).
Tre giornate di vera condivisione dal 10 al 12 luglio, dove
alcune famiglie della Parrocchia
di Cristo Redentore di Sassari
hanno ripensato al proprio matrimonio come sacramento di
quotidiana santità ospitati dalla comunità di Casa Nazareth
di Sorso in un clima di famiglie
nella famiglia.
Suor Assunta Corona, delle
Figlie della Carità e collaboratrice di Padre Christian Steiner
responsabile regionale della
Pastorale familiare, ha guidato i
numerosi sposi presenti in momenti di riflessione personale,
di coppia e comunitaria, partendo dal concetto di festa che la
santità “non taroccata” porta nel
vissuto quotidiano dove vivere,
lavorare e amare coincidono.
L’amore è la radice del conoscere perché è l’amore che
fa vedere, che apre lo sguardo
dello spirito, che svela il mistero della persona, a condizione
che sia libero da ogni chiusura
soggettivistica ed egoistica. La
festa della nostra vita non è un
fatto esclusivamente individuale ma espressione del nostro
vivere in famiglia; siamo chia-
mati a trasfigurare il quotidiano
rivestendolo di festa è questa la
santità a cui siamo destinati!
Il santo e l’uomo coincidono,
perché la vera santità è umanità
compiuta e la pienezza di umanità è santità, ossia riconciliazione, recupero dell’innocenza
originaria.
Ma come il vivere quotidiano
può diventare cammino di santità per gli sposi? Suor Assunta
ha suggerito di creare un proprio stile di vita originale, non
copiato da modelli preesistenti
ma frutto della sintonia amorosa della coppia che, con il sacramento, ha ricevuto il carisma
di cui la famiglia necessita per
essere bella umanità. Non dimenticando in questo le proprie
origini che vedono Dio al primo
posto, come ci aiuta a comprendere lo Shemà: ascolta, Israele,
il Signore è il nostro Dio, il Signore è unico! […].
L’Amore fedele di Dio per il
suo popolo, nella Sacra Scrittura è spesso rappresentato
dall’amore coniugale, un amore
che, nonostante il tradimento
e la dimenticanza dell’uomo, è
per sempre perché si basa sulla fedeltà a se stesso più che a
quella dell’amato, in questo si
fa fondamento l’esperienza del
matrimonio dell’uomo e della
donna fatti a immagine di Dio.
L’amore dei coniugi è espressione dell’amore di Dio, è la realizzazione storica dell’amore di
Dio con il suo popolo per questo
è grazia, dono inesauribile che
configura e trasforma la relazione degli sposi perché da sempre pensati da Dio in vista di
quella vocazione: il coniuge non
lo si sceglie ma lo si riconosce.
La scelta degli sposi di unirsi
in matrimonio è vera Vocazione
il cui rito celebrativo si perpetua nella quotidianità dei gesti
più umili che la famiglia compie (l’occuparsi della materialità
della vita, dell’amore coniugale
nella sua dimensione corporea,
sessuale, intellettuale, affettiva),
abitando la propria casa, luogo
in cui si manifesta lo stile della
propria famiglia. La casa diventa il testimone silenzioso e discreto dell’intimità degli sposi,
luogo simbolo di compattezza,
dove ci si nutre comunicandosi. Amore e amicizia si nutrono
del cibo che mangiamo creando
festa.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano.
Marcella Oggiano
10
Vita diocesana
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
Cargeghe festeggia i Santi Patroni
SS. QUIRICO E GIULITTA
L
a Parrocchia di Cargeghe
ha onorato i suoi Patroni,
i Santi martiri Quirico e
Giulitta, con i solenni festeggiamenti religiosi e civili predisposti dal Parroco Don Davide
Onida con il quale ha collaborato
il Comitato dei festeggiamenti e
tutta la comunità.
La solenne Novena di preparazione, dal 6 al 14 luglio, con riflessioni quotidiane sul “Martirio”
ha visto nella Chiesa Parrocchiale, una buona partecipazione di
fedeli, culminata nei Vespri solenni della vigilia, mentre il giorno
della festa la S. Messa solenne
presieduta dal Parroco don Onida e predicata da don Angelo
Demontis, Parroco di San Giovanni Bosco a Sassari, è stata
animata dal Coro parrocchiale
diretto da Franco Spada.
In serata la lunga processione
tradizionale con i simulacri dei
Santi martiri patroni si è snodata per le vie di tutto
il paese, animata
dalla Banda Musicale di Sennori con la
partecipazione del
Sovrano Militare Ordine di Malta e del
Gruppo Folk “Nostra
Signora di Contra” in
costume tradizionale cargeghese e dei
motociclisti dell’Arma
dei Carabinieri .
I festeggiamenti
civili sono stati indirizzati all’intrattenimento e al divertimento di tutte le fa-
sce di età della popolazione, dai
bimbi agli anziani, con interessanti momenti di spettacolo, serate di ballo e di gioco e musica
sarda e leggera in piazza. Il Comitato ha allestito un gazebo per
autofinanziare i festeggiamenti
con la vendita di cibo e bevande.
La generosità dei cargeghesi non
è venuta meno e ha fatto si che i
festeggiamenti fossero veramente un momento di grande gioia ed
aggregazione, tradotto anche nei
numerosi rinfreschi generosamente offerti alla comunità e agli
ospiti. I festeggiamenti si sono
conclusi domenica 19 con la S.
Messa alla presenza di tutti gli
emigrati cargeghesi e lo scambio di Bandiera tra il Comitato
uscente, presieduto dall’Obriere
Alessandro Spada, e il subentrante che sarà diretto da Franco
Calisai.
don Francesco Marruncheddu
A settembre la formazione insegnanti RC
PROGETTO RELIGIOSO E UMANO
I
l prossimo 6 settembre inizia il
percorso di aggiornamento e
formazione degli Insegnanti di
religione cattolica delle scuole
statali e paritarie dell’Arcidiocesi di Sassari, dopo aver ottenuta
l’approvazione della Conferenza Episcopale Italiana- Servizio
Nazionale dell’IRC. Il Percorso
è costituito da incontri di carattere modulare, effettuati nello stile
ricerca-azione, traducendo ogni
volta i saperi in esperienze laboratoriali. Dal “progetto religioso”
al “progetto umano”: il percorso
dell’IRC, è il titolo del percorso
formativo affinché gli orizzonti
educativi dell’Insegnamento di
religione cattolica si aprano verso
un’esperienza religiosa significativa, dove è impellente l’esigenza di ricostruire l’umanità della
religione stessa. Abitare quindi il
cristianesimo, esserne cittadini e
nello stesso tempo vivere da cristiani nella cittadinanza. Pluralità
è la chiave ermeneutica di questi
nuovi modelli sociali dove le verità
si moltiplicano, le notizie si contraddicono, le famiglie si modificano nella struttura e nel genere,
dove il confine tra lecito e illecito
si assottiglia e le “scorciatoie” diventano stile di vita. [...]
Educare significa svolgere un
delicato confronto interattivo fra
genitori, figli, insegnanti, gruppi di
pari, in cui si mettono in gioco valori, credenze e norme sociali, e si
riflette in modo dialogico sulle scelte di fondo della propria esistenza.
È necessario ripartire da questa
grande verità: famiglia e scuola
sono i luoghi privilegiati in cui im-
parare ad elaborare il futuro. Ogni
principio pedagogico può essere
realizzato solo in una concezione
della scuola e dell’insegnamento
intesi come servizio alla persona.
Non si può fare un patto educativo
nella scuola, se essa non è intesa
così.
In fondo, tutto si riconduce ad
un interrogativo: quale antropologia di riferimento, quale immagine e contenuto di uomo sta alla
base del pensare e del decidere
comune? Essere in una cultura
che cambia in continuazione significa che i parametri di riferimento
stanno trasformandosi senza sosta. Riferimenti un tempo da tutti
condivisi come l’idea di famiglia, di
educazione, di formazione, oggi,
di fatto non lo sono più.
Certe parole che pure vengono usate da tutti indistintamente,
di fatto, indicano cose molto diverse: si usa lo stesso linguaggio
e si intendono cose differenti. Se
sono cambiati quindi i “modelli” di
riferimento del vivere comune, proprio a partire dalla famiglia e dalla
scuola, le prime due agenzie educative per le generazioni di oggi e
di domani, devono essere rimessi
in gioco i valori e, in cima alla scala
che li rappresenta, devono essere
ripristinate l’etica, la solidarietà e la
fraternità.
Altrimenti rischiamo di smarrire
il senso della vita umana. Il progetto si compone di sette incontri formativi, da settembre 2015 ad aprile 2016. Per informazioni visitare il
sito: www.ircsassari.it
Marinella Sacchetti
La relazione di Mons. Franco Magnani sul nuovo Direttorio omiletico/1
ATTESE E LAMENTELE
N
el secondo giorno del
Convegno del Clero,
relatore è stato mons.
Franco Magnani, direttore dell’Ufficio liturgico nazionale, avendo come riferimento
tematico il Direttorio omiletico.
Ha esordito, facendo un rilievo di situazione circa l’effettivo
ascolto delle omelie. Un po’ tutti
ci si lamenta: i preti delle omelie
del vescovo, i fedeli di quelle del
parroco. Tante, infatti, sono le attese e le lamentele. Da un po’ di
anni la predicazione omiletica è
sotto i riflettori della pubblicistica
cattolica e dei media laici.
Da qui, la classificazione popolare: omelie troppo lunghe
e noiose, generiche; fredde,
perché non toccano il cuore,
o troppo ‘teologiche’, da apparire una semplice lezione
scolastica; oppure molto concrete, ma dette con argomentazioni banali e moralistiche;
poco convinte e perciò poco
convincenti; verbose e a senso unico, a fronte dell’odierna
comunicazione multimediale e
interattiva.
Non sembra inutile mettere in
evidenza che siamo di fronte “ad
uno dei momenti liturgici più
attesi e disattesi”, non solo per
le qualità o i limiti del sacerdote
celebrante, e perciò predicatore, omileta, ma anche a causa
dell’obiettiva complessità della
comunicazione in sé e dell’omelia
in particolare.
L’omelia di papa Francesco, in
merito, ci colpisce: quotidianamente prepara, prega, medita e pronuncia l’omelia con tutto se stesso.
Essa si configura come la “cifra
sintetica” del suo ministero petrino.
Come sappiamo, nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium
(EG), viene dedicato ampio spazio
all’argomento, perché “l’omelia è
la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un Pastore con il suo
Popolo” (n. 135). La prima parola di papa Francesco, a proposito
dell’omelia è di fiducia nell’efficacia della Parola rivelata (n. 136)
e nella possibilità che essa ha di
coinvolgere, nonostante la nostra
povertà (n. 151).
Lo stesso Direttorio omiletico incoraggia il desiderio del
sacerdote per migliorare la sua
predicazione, nel contesto delle
molteplici esigenze della cura
pastorale, ma talvolta permane
un senso di inadeguatezza e
consapevolezza del proprio limite.
L’arte oratoria, infatti, non è di
tutti, perché non sono rari anche
nella Scrittura i casi di grandi personaggi che hanno affrontato difficoltà
di vario genere: Mosè di linguaggio,
Geremia di età troppo giovane, Paolo di timore e trepidazione.
Il Direttorio omiletico è stato
predisposto per rispondere ad
attese e disagi, per venire in
aiuto ai Pastori e loro comunità,
per incoraggiare la cura di questo
momento del ministero sacerdotale, in modo che l’omelia sia
“un’intensa e felice esperienza
dello Spirito, un confortante incontro con la Parola, una fonte
costante di rinnovamento e di
crescita” (EG 135).
Più precisamente, e stato
Papa Benedetto XVI a chiedere,
nel Sinodo dei Vescovi del 2008,
un Direttorio sull’omelia (cfr.
Verbum Domini, n. 60), intuizione
anticipata ed espressa nel precedente Sinodo del 2006, con l’invito a prestare maggiore attenzione alla preparazione dell’omelia
(cfr. Sacrosanctum caritatis 46).
Così il Direttorio ha lo scopo di
presentare l’omelia come descritto nei documenti della Chiesa,
dal Concilio Vaticano II all’odierno Magistero di Papa Francesco.
A cura di
mons. Mario Simula
11
Lourdes, il Pellegrinaggio dell’Unitalsi Sarda Nord
“LA GIOIA DELLA MISSIONE”
A
l rientro dal pellegrinaggio è stato chiesto ai
giovani di scrivere una
frase che potesse rappresentare la loro esperienza.
Nella maggior parte di queste
frasi erano contenute le parole
Casa, Famiglia e Vita. Credo
proprio che non sia un caso.
Ogni pellegrinaggio è un’avventura, una storia, episodi che
presto o tardi diventano ricordi
da raccontare, magari tra qualche anno. Però, francamente,
ho come la sensazione che
questo pellegrinaggio sia stato
diverso da tutti gli altri. Non è
solo una personale sensazione,
né quella di un gruppo di giovani
rapiti da mille entusiasmi: è una
percezione che abbiamo assaporato e visto crescere giorno
per giorno, diventando via, via
consapevolezza: uno dei migliori pellegrinaggi che la nostra
Sezione abbia mai potuto raccontare. E ancora una volta si
trovano le motivazioni proprio in
quelle tre parole, dove una spicca tra le altre: famiglia. In effetti
è stato proprio un pellegrinaggio
“formato famiglia”, certo una famiglia molto allargata, con più di
550 persone.
Una famiglia che si è messa
in gioco, alla sequela del tema
pastorale del Pellegrinaggio “La
Gioia della Missione”, che apriva le porte a qualcosa di grande
e di unico. Si è capito fin da subito che sarebbe stato un pellegrinaggio diverso dagli altri, già
dai sorrisi che hanno illuminato
una fresca alba a Porto Torres
il giorno della partenza, nonostante la stanchezza di chi si è
mosso a notte fonda da Tempio,
Nuoro, da Alghero e da Sassari.
Per quelli che il Pellegrinaggio
spesso diventa l’ultima speranza in cui fare porto. Ma parlo di
famiglia perché ogni partecipante ha trovato la sua collocazione in questa Casa, il suo ruolo,
il suo spazio e la possibilità di
abitare Lourdes. In questa Famiglia non mancava proprio
nessuno. C’era don Mosé Marcia, Vescovo di Nuoro, che è
stato come un padre, con la sua
testimonianza di vita e di fede:
pellegrino tra i pellegrini.
C’erano i figli: piccoli e grandi, i giovani che hanno accompagnato gli ammalati in tutto il
pellegrinaggio, che hanno compreso la bellezza di camminare
“allo stesso passo” con l’altro. I
sacerdoti, che sono nati proprio
all’interno dell’Unitalsi: loro che
un tempo sono stati barellieri
ora sono diventati Cappellani.
Le Sorelle d’Assistenza e i Barellieri, quel mare bianco e blu
ordinato e allegro, che si possono paragonare a dei fratelli.
Questo senso di famiglia e di
fratellanza è diventato ancora
più profondo quando, al Flam-
beaux, OFTAL Sardegna e Unitalsi Sarda Nord, si sono ritrovati a camminare fianco a fianco
in processione, con in mano le
fiaccole, che se non fosse stato
per il rigore delle file, qualcuno
avrebbe potuto scambiarci per
un unico gruppo: spalla a spalla nel servizio. C’erano i nonni,
quelli che all’interno della famiglia camminano a passo più
lento, seppur determinato e deciso: i nostri ammalati, che con
la loro presenza hanno reso tale
questa famiglia e che regalano il
senso più profondo della parola
“legame”, sperimentando valori
ed emozioni talvolta sconosciuti. Poi c’è stato un momento in
cui la famiglia, già grande di per
sè, è diventata infinitamente
più grande, dove tutti ci siamo
stretti intorno alla piccola Ariele
Maria che ha ricevuto la Grazia
del Sacramento del Battesimo.
Anche qui, non si è trattato di
un battesimo come tutti gli altri: è stato il compimento di una
promessa, fatta dai suoi genitori, una famiglia che porta al suo
interno una storia di sofferenza
e di malattia, di fatti inspiegabili
al limite del “miracoloso”, nella
bellezza di un percorso di amore e di conversione.
Questo è stato il pellegrinaggio dei sorrisi, un pellegrinaggio
che aveva per tetto una Grotta,
dove sembrava non ci fossero pareti nella maestosità della
chiesa sotterranea di San Pio X,
o tra il verde del Santuario. Infine ciò che manca, per parlare
ancora della nostra famiglia, è la
Mamma, ruolo che chiaramente affidiamo a Maria, che anno
dopo anno ci attira, ci chiama
presenti in questo viaggio, obbedendo alle Sue stesse parole
rivolte a Bernardette: “Dite che si
venga qui in processione.”. Una
processione e una visita che
dura una vita e che non si riduce
a una sola settimana, ma che va
oltre, che sconfina, che supera
i confini del Santuario, del Salus Infirmorum dove alloggiano
i nostri ammalati, che va oltre.
È proprio qui che uso la parola
Vita, perché come sempre ci accorgiamo che gli auguri di “buon
pellegrinaggio” non devono essere scambiati alla partenza, ma
bensì al ritorno, quando mettiamo piede nelle nostre case, dove
noi stessi assumiamo ogni ruolo
di questa famiglia, padri, madri,
sorelle e fratelli. Diventiamo missione, diventiamo Casa, perché
al nostro interno conteniamo
ogni arredo e ogni spazio costruito in questa esperienza. Spazi
di cui prendersi cura, spazi che
devono sempre rimanere accoglienti per l’incontro con l’altro,
perché tutto quanto possa essere declinato nella parola Abitare.
Alessio Marras
Concluso il camposcuola dell’Azione Cattolica Ragazzi di San Giuseppe
“VEDO VEDO... UN FRATELLO ACCANTO A ME!”
“V
edo, vedo… un fratello accanto a me”!
È lo slogan scelto
dall’equipe
degli
educatori ACR della Parrocchia
di San Giuseppe in occasione
dell’esperienza del campo estivo
per bambini e ragazzi tra i 6 e i
14 anni, tenutosi a Bultei presso
“Casa Betania” dal 14 al 19 luglio.
Sei giorni veramente intensi,
caratterizzati da momenti di formazione e incontro con il Vangelo, preghiera, gioco e svago nei
quali tutti ci siamo confrontati,
a vari livelli, prendendo spunto
dal cartone animato “Koda, fratello orso”, adattandone il tema
e presentandolo come incontro
e accoglienza dell’altro, del “diverso”. Un lavoro segnato da
un’attività partita da zero, nata
come esigenza degli educatori i
quali, secondo la loro personale
sensibilità, hanno scommesso
sulla possibilità di far passare un
messaggio così attuale, presente
non soltanto a livello di microcosmo, ma sempre più verificabile
in una società cosmopolita quale
quella in cui viviamo. Non sono
mancate le riflessioni e le risonanze nei gruppi sia nelle attività per arco (6-8/ 9-11/ 12-14) sia
nelle squadre “miste” in cui, con
tanto agonismo, i ragazzi hanno
partecipato per contribuire alla
crescita non soltanto di sé, ma di
tutti i componenti. Sorprendente,
tra l’altro, la lettura e la sintesi
fatta dai ragazzi nell’ultima giornata, in cui ciascuno ha espresso
con parole proprie quanto questo
campo abbia segnato la sua crescita insieme alla voglia e all’impegno per donare la presenza a
chi sta accanto per fargli sentire
vicinanza.
Grati al Signore per tanti doni
elargiti durante l’anno e coronati
con questa esperienza, ci impegniamo nella ripresa delle attività
per il prossimo anno associativo
con la consapevolezza di esser
cresciuti insieme nella strada che
porta a riconoscere Dio nel volto
dell’altro, a trovare un vero tesoro
nell’accoglienza del diverso.
Don Alessandro Pilo
12
Vita consacrata
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
Di don Francesco Marruncheddu
Ordine dei Frati Minori - San Pietro di Silki
SEGUIRE NUDI IL CRISTO NUDO
Proseguiamo il nostro percorso
attraverso le Case religiose maschili della Diocesi incontrando
questa settimana l’Ordine dei
Frati Minori, fino a un recente passato presente con ben
quattro conventi nel nostro territorio, ed oggi ristretto all’unica
ma importantissima presenza
del Convento di Silki in Sassari,
noto come Santuario della Madonnina delle Grazie.
Ordine: Frati minori (O.F.M.)
Case in diocesi:
Convento San Pietro in Silki
Santuario Madonna delle Grazie
Sassari
Guardiano: P. Stefano Cogoni
IL FONDATORE
Come è comprensibile, trattando
la prima delle tre famiglie Francescane (tutte e tre presenti nella
nostra Diocesi), i dati del Fondatore, della spiritualità e del carisma sono in comune a tutte le tre
osservanze, mentre differisce la
storia, che ha preso poi canali e
volti diversi, con influenze anche
sul carisma stesso praticato.
Francesco nasce ad Assisi nel
1182 dal ricco mercante Pietro
di Bernardone e da Giovanna, e
dopo una giovinezza mondana,
tra feste e spedizioni militari, si
converte ed ha l’ispirazione di
tornare ad Assisi per consacrarsi alla preghiera, alla penitenza e
alla vita religiosa.
Superati gli ostacoli del padre
vive per alcuni anni come eremita, restaurando chiese. Abbandona poi la rigida pratica dell’ascetismo eremitico e si dedica alla
diffusione del messaggio evangelico costituendo una comunità
di discepoli viventi in povertà. Cominciò a predicare raccogliendo i
primi discepoli, tra i quali Bernardo di Quintavalle, Pietro Cattani ed Egidio d’Assisi. Nasce così
la prima famiglia dei Frati Minori,
che conoscerà tante ed articolate
vicende storiche, con la nascita di
gruppi e riforme, che la porteranno ad essere suddivisa in nuove
famiglie, a seconda dell’osservanza della Regola. Muore a
Santa Maria degli Angeli presso
Assisi nel 1226.
L’ORDINE
I FRATI MINORI
I Frati Minori costituiscono una
delle tre grandi Famiglie nelle quali si articola l’Ordine dei
Francescani (le altre due sono i
Frati Minori Conventuali e i Frati
Minori Cappuccini, che vedremo nei prossimi numeri del nostro Settimanale).
L’ordine dei Frati Minori deriva da quei gruppi (detti “della
regolare Osservanza”) sorti
all’interno del primitivo ordine francescano subito dopo la
morte di Francesco e caratterizzati dall’aspirazione a una vita
più ritirata e da un più rigoroso
controllo sull’uso dei beni non
accettando il possesso comunitario dei beni e costituiti in ordine autonomo da Papa Leone
X con la bolla Ite vos del 1517.
Nella forma attuale l’ordine è
nato nel 1897 con la Bolla Felicitate quadam di Leone XIII,
con l’unione delle quattro famiglie in cui erano divisi i frati
della Regolare Osservanza: gli
Osservanti, i Riformati, i Recolletti, e gli Alcantarini. SPIRITUALITÀ E CARISMA
L’ideale di Francesco e dei suoi
compagni era quello dell’imitazione degli apostoli, di “seguire
nudi il Cristo nudo” mediante la
predicazione itinerante del messaggio evangelico. Il loro annuncio era incentrato sulla povertà vista come essenza della
vita evangelica. La predicazione
di Francesco e dei suoi compagni trova sintesi nel motto “pace
e bene” annunciato agli uomini
di tutte le classi sociali e delle
varie fazioni in lotta tra loro, e
nell’invito al rinnovamento spirituale, alla conversione e alla
penitenza.
Francesco e i suoi compagni
rifiutarono la proprietà comune
dei beni terreni e scelsero di
affidarsi alla provvidenza e di
mantenersi mediante il lavoro
manuale e la questua.
Da subito i Francescani si caratterizzarono per la sollecitudine
verso il prossimo e l’estrema
apertura verso il mondo che
contraddistingueva il loro apostolato; inoltre, i Frati non erano
tenuti alla stabilità come i monaci (ovvero, non erano legati
a vita a un singolo monastero)
ma potevano essere trasferiti
da un convento all’altro in base
alle esigenze della popolazione
locale.
I Frati Minori vivono dunque la
loro vita in fraternità, nella preghiera e nel lavoro, annunciando il Vangelo con la loro testimonianza ed il loro apostolato.
LA PRESENZA IN DIOCESI
Fino ad un recente passato la
famiglia dei Frati Minori era, fra
le maschili, quella con la più
vasta presenza nel territorio
dell’Arcidiocesi di Sassari, che
non a caso in Sardegna era la
diocesi con più conventi francescani. Infatti i Minori erano
presenti con ben quattro Conventi: S. Pietro in Silki a Sassari, S. Antonio Abate a Sassari,
San Salvatore a Bonorva e San
Francesco a Ittiri. Con la chiusura dei conventi di Bonorva e
di S. Antonio a Sassari, causata
dall’assottigliarsi del numero dei
Frati e della scarsità di nuove
vocazioni, è iniziato il ridimensionamento di questa presenza,
culminato con la recentissima
(nemmeno un anno fa) chiusura del Convento di Ittiri, sede tra
l’altro della Biblioteca Provinciale e di una attivissima parrocchia, riconsegnata alla diocesi.
Resta dunque un’unica ma ben
qualificata presenza, il Conven-
to di San Pietro in Silki a Sassari, dove i Frati sono custodi del
più noto e frequentato Santuario
mariano della Diocesi e del nord
Sardegna: quello della Madonnina delle Grazie. I Frati Minori
vi sono presenti ufficialmente dal 1467, subentrando alle
Monache Benedettine. Tuttavia
è certa la presenza di una comunità minoritica molto prima,
addirittura già durante la vita di
San Francesco.
Fu un Frate Minore, il Beato
Bernardino da Feltre, che durante la sua predicazione in
Sassari nel 1470 ritrovò prodigiosamente il simulacro della
Madonnina delle Grazie in una
campana sotto una croce nel
piazzale del Santuario. Da allora i Frati Minori e la Madonnina
delle Grazie divennero un binomio inscindibile per la città e la
Chiesa Turritana, reso ancora
più forte dal celebre Voto alla
Madonna durante la II Guerra
Mondiale, formulato da un altro
Frate Minore, l’Arcivescovo di
Sassari mons. Arcangelo Mazzotti, che inaugurò poi quella
che ancora oggi, l’ultima domenica di Maggio, è la più bella,
solenne e sentita processione
dei sassaresi: appunto la Processione del Voto.
Attualmente quella che era la
Provincia di Sardegna dei Frati
Minori (intitolata alla Madonna
delle Grazie, e dunque che vede
nel Convento di Sassari uno dei
maggiori poli della propria spiritualità ed identità nell’Isola) è
diventata “Custodia” della provincia dell’Umbria, terra con la
quale da diversi anni era nato
un rapporto di collaborazione.
Il Convento di Sassari in questi
ultimi anni ha visto un rifiorire di
fervore ed attività anche grazie
alla presenza di diversi nuovi
giovani Frati, tra i quali lo stesso
Guardiano P. Stefano Cogoni,
con il quale ha iniziato ad essere scritta una nuova ed appassionante pagina di un Convento
che per Sassari è custode della
storia e della tradizione mariana
e francescana più antica.
ATTIVITÀ IN DIOCESI
Vita fraterna in Convento; custodia e cura del santuario
della Madonna delle Grazie;
confessioni e predicazione; accompagnamento spirituale; animazione giovanile e pastorale
vocazionale;
organizzazione
esperienze ecclesiali; catechesi
bibliche.
InformaCaritas
A cura di Gian Franco Addis
13
Pubblicati i dati sulla povertà nel 2014
CON IL VANGELO NELLE PERIFERIE ESISTENZIALI
«Rivestitevi di sentimenti
di misericordia, di bontà, di
umiltà, di mansuetudine, di
pazienza» (Col 3,12)
I
l 2014 è stato un altro
anno ricco di impegni e di
attività “verso le periferie
esistenziali” per Caritas
Italiana, che nella giornata in
cui l’Istat diffonde i dati sulla
Povertà in Italia, pubblica un
dépliant riepilogativo sull’utilizzo dei fondi e alcuni esempi d’intervento in Italia e nel
sud del mondo.
Gli ultimi dati Istat confermano che oltre 4 milioni di
persone nel nostro paese vivono in condizioni di povertà
assoluta, come evidenziato dalla realtà dei centri di
ascolto e dei servizi Caritas
a livello territoriale, che tratteggiano, nel complesso, i
contorni del fenomeno. Per
dare un’idea della tipologia
di situazioni di disagio intercettate e prese in carico dai
centri di ascolto Caritas ricordiamo qualche numero.
I dati raccolti nel corso nel
primo semestre 2014 provenienti da 531 Centri d’Ascolto in 85 diocesi (su 220 totali)
parlano di 46.000 persone
che hanno chiesto aiuto, di
cui quasi la metà (46,5%) italiani e il 62,7% senza occupazione. Rispetto agli interventi
prevale l’erogazione di beni e
servizi materiali (56,3%); tra
questi spiccano in particolare
la distribuzione di viveri e di
vestiario e i servizi mensa.
La seconda voce di intervento è quella dei sussidi
economici, in particolare:
pagamento bollette, contributi per le spese di alloggio,
acquisto di generi alimentari,
sostegno per le spese sanitarie. Va tuttavia contemporaneamente segnalato un
aumento anche della richiesta di soli interventi di ascolto, spesso ripetuti nel tempo.
Nel testo si ricordano anche le attività istituzionali di
Caritas con i network europei e internazionali, i percorsi di formazione, di studio e
comunicazione, le attività di
animazione sul territorio e i
progetti di sostegno in Italia,
Europa e nel sud mondo.
(Approfondimenti e dati completi
su www.caritasitaliana.it)
La Sardegna aderisce all’iniziativa nazionale
PROGETTO PER IL “REDDITO D’INCLUSIONE SOCIALE”
L
a Caritas regionale aderisce all’iniziativa nazionale che è stata promossa dal tavolo regionale
dell’Alleanza contro la povertà,
per aiutare le 130.000 persone
povere presenti nell’isola.
Un’alleanza contro la povertà. In Sardegna ci sono oltre
57mila famiglie, per un totale di
circa 130mila persone, in stato
di povertà assoluta. Il 10% dei
sardi, dato superiore alla media
nazionale pari al 9%, non ha i
mezzi per arrivare a fine mese
in maniera dignitosa. Partendo
da questi dati dell’Istat del 2013
“L’alleanza contro la povertà” ha
elaborato un progetto dettagliato - presentato a Cagliari - per
l’introduzione del Reis, reddito
di inclusione sociale. In autun-
no inizierà una raccolta firme,
con banchetti in tutta l’isola, per
una legge di iniziativa popolare
che introduca il Reis. Aderisce
all’iniziativa anche Caritas Sardegna.
Le Acli della Sardegna, le
sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil,
Azione Cattolica Italiana, Adiconsum, Associazione Banco Alimentare della Sardegna
Onlus, ANCI Sardegna, ARCI,
Caritas Sardegna, Carta di
Zuri, Centro diurno Don Orione, CNCA, Confcooperative,
Fish Sardegna Onlus, Forum
del Terzo Settore, Jesuit Social
Network, Legautonomie, Salesiani per il sociale, Sardegna
Solidale, e U.N.I.T.A.L.S.I. costituiscono il Tavolo regionale
sardo.
14
La Parola di Dio
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
XVII Domenica del Tempo Ordinario (ANNO B)
LETTURE: 2 Libro dei Re 4, 42-44; Salmo 144/145; Lettera agli Efesini 14, 1-4; Giovanni 6, 1-15
IL PANE DELLA SOVRABBONDANZA
I
l pane è di tutti. Come la mensa è appuntamento per tutti.
La maledizione consiste nelle
mense opulente dello spreco
che richiamano quelle vuote dei
poveri. La gente aspetta il pane
come il respiro, come un diritto.
Non esiste giustificazione che sancisca la loro fame. Altrimenti dietro
l’angolo spinge la ribellione. Noi
osserviamo lo spettacolo dei troppo sazi fino alla malattia e quello
desolante degli affamati che implorano misericordia come il povero
Lazzaro alla mensa del ricco avido
e disumano.
Non è una situazione che può
durare a lungo. “I poveri li avrete sempre con voi”, diceva Gesù.
Noi conosceremo i tempi nei quali
i poveri li avremo davanti alle nostre porte, pronti a farle cadere,
magari violentemente. L’ingiustizia
che priva del pane non conosce
pazienza, e si fa giustizia da sola.
Di venti pani d’orzo il profeta
Ezechiele vuole che si faccia una
provvista abbondante per cento
persone. E così avviene, secondo la parola del Signore. Dio della
manna per tutti. Dio dei frutti della
terra per tutti.
Perché il Signore “apre la sua
mano e sazia ogni vivente”. Le
mense di Dio sono imbandite lungo le strade in modo che ciascuno
possa sedersi quando vuole e nel
posto che vuole.
Il racconto di Giovanni racchiude una sfida e una promessa realizzata.
“Filippo, date voi stessi da mangiare a tutta questa gente che ci
segue da giorni e rischia di venir
meno lungo la strada”. “Come è
possibile sfamare migliaia con
duecento denari nella cassa?”.
Allora? La collaborazione di un
ragazzino è più efficace della incredulità degli apostoli. E’ anche
più intraprendente dei loro calcoli.
Dice Andrea: “C’è qui un ragazzo con cinque pani d’orzo - il pane
dei poveri - e due pesci. Ma cos’è
questo per tanta gente?”. La solita
perplessità, la solita incredulità di
chi è abituato a far tornare i conti!
“Fateli sedere”. Prima di tutto si
imbandisce la tavola sotto il sole,
come nelle sagre popolari, dove
tutti mangiano a sazietà, senza
spendere.
E’ il momento dello svelamento
di Gesù, della sua identità anche
divina.
Il Signore celebra la sua eucaristia di solidarietà. La stessa che
lava i piedi dei discepoli. La stessa
che domanda di dare un bicchiere
d’acqua, un sorriso di benevolenza, una visita senza regali se non
quello di se stessi, un vestito per
chi è nudo. L’eucaristia dell’amore
fraterno. Della quale il sacrificio
eucaristico è il profumo, la celebrazione culminante e gioiosa.
Gesù stesso distribuisce “quanto ne vogliono”, senza misura,
senza razioni. E’ il momento della “sobria abbondanza”. Distribuisce a chi è seduto, a chi sceglie
la “comodità della mensa”. Gesù
vuole che “gli invitati alla mensa
del Signore” stiano bene, si trovino
a loro agio, non debbano andare a
cercarsi il cibo, non facciano ressa
per paura che non ne rimanga.
E tutti sono “saziati”. E’ una
parola divina e allo stesso tempo
umana. Dio sazia. Dio appaga.
Dio non lascia nella penuria. Dio
risponde a dismisura. Dio è imbattibile nella generosità.
Anche i pezzi avanzati appartengono alla prodigalità di Dio.
“Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici
canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato”
Morto Arturo Paoli, partigiano dei poveri
LA PAZIENZA DELL’AMORE
A
rturo Paoli, 103 anni a
novembre, è morto nella
notte tra il 12 e il 13 luglio, dopo una vita straordinaria: ordinato presbitero nel
1940, vice assistente della Gioventù di Azione (Giac) e amico di
Giovanni Battista Montini, allontanato dall’incarico ed “esiliato”
da Roma, scelse di farsi “Piccolo
Fratello del Vangelo” di Charles
de Foucault e per circa 50 anni
fu prete con i poveri in America
Latina.
Testimone radicale del Vangelo, è stato in Argentina negli
anni del potere peronista, quando il suo ritratto fu affisso sui muri
come condannato a morte. Sfuggì alla caccia di “ricercato pericoloso” rifugiandosi in Venezuela
dove continuò il suo impegno cristiano a fianco degli oppressi. La
sua avventura umana: cent’anni
di ricerca appassionata del senso della vita che già negli anni
della prima giovinezza gli si rivela
come urgenza della liberazione
dall’ingiustizia sociale nella difesa dei diritti degli indifesi e degli
ultimi. “Cent’anni di fraternità”
(Chiarelettere2013), in nome di
Gesù Cristo.
Paoli insegue “Dio nella trasparenza dei poveri”, come si intitola un suo libro pubblicato dall’
ed. la Collina di Serdiana (2011).
Con i minatori sardi di Bindua Arturo Paoli ebbe a che fare quando scelse le miniere di piombo e
zinco di monte Agruxau per condividere le fatiche dei più tribolati
tra i lavoratori; nel lontano 1957,
quando dal fuoco sotto la cenere
di un polveroso immobilismo, nella Chiesa e nel mondo si preparava a divampare il vento innovatore del Concilio Vaticano II.
Bindua in Sardegna attrasse
Arturo Paoli come i deserti africani, gli stessi che abitava Carlo
Carretto, suo fratello nella scelta
‘religiosa’; il deserto è silenzio
per fare posto al mistero, vuoto
dell’anima che si apre all’intimità con Dio nella contemplazione,
che è scambio d’amore; come in
“Mi formavi nel silenzio –Costruttori di gioia” del 2012 .
Arturo Paoli era cristiano e
prete d’azione, a cui lo spingeva
un intelletto perspicace, nutrito di
cultura teologica e riversato su
pagine di grande fascino. Paro-
la come evocazione del mistero,
pensieri e preghiera con la forza
del sognatore di Dio che del suo
sogno rende partecipe il lettore,
come indimenticabile resta l’emozione di averlo potuto ascoltare
alla ‘Cittadella Cristiana’ d’Assisi,
a cui si deve, come editrice, la
pubblicazione di molte sue opere.
Oltre cinquanta i suoi libri e altri
scritti su di lui, una bibliografia a
cui hanno attinto molti cattolici,
soprattutto quelli che negli anni
del post Concilio si erano ‘compromessi’ con l’impegno politico,
abbracciato nel fervore di coniugare vangelo e cambiamento sociale.
Uomo di Dio e sacerdote, Arturo Paoli dal 2006 era tornato a vivere nella natia Lucca, nella casa
attigua alla chiesa di S. Martino
in Vignale concessagli dall’arcivescovo mons. Italo Castellani.
Lo stesso presule che nella celebrazione delle esequie ha ricordato di fratel Arturo: “La povertà
e la concretezza come sequela
del ‘modello unico’, Gesù Cristo,
che si fa povero, l’ultimo degli ultimi, per essere accanto ad ogni
uomo… La passione e la respon-
Non vanno persi. Possono ancora
sfamare.
La gente, se non è educata a
guardare Dio con l’occhio luminoso della fede, diventa strabica. Nel
dono di Dio vede un’opportunità
consumistica. “Lo facciamo re ed
avremo sempre il pane!”. Noi vogliamo sempre il sicuro. Non riusciamo a comprendere che come
da cinque si può arrivare ad una
quantità infinita, da una fede abbandonata nelle mani di Dio può
venire la certezza del “pane quotidiano”. Quello sufficiente ad ogni
giorno. Non quello da accumulare,
perché non si sa mai che cosa ci
possa riservare “la crisi”.
E Gesù ritorna nel suo silenzio
popolato di preghiera e di Dio.
C’è, tuttavia, un dettaglio fondamentale nella parola che la Chiesa
offre alla nostra meditazione. Che
cosa è necessario perché il miracolo del pane si rinnovi ogni giorno? Cosa deve avvenire perché il
pane di vita arricchisca ogni giorno
la nostra mensa eucaristica?
Ce lo dice Paolo: “Comportatevi tra voi con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore,
avendo a cuore di conservare
l’unità dello spirito per mezzo
del vincolo della pace”.
Nasce allora la domanda: “Noi
celebriamo eucaristie della sovrabbondanza dell’amore? Celebriamo
eucaristie che non siano consumazione di una “cosa” e rinnegamento del cuore nuovo?”.
Don Mario Simula
Cultura
sabilità per la Storia e per la Terra, primo passo per mettere in
pratica il Vangelo delle Beatitudini, da annunciare fino agli estremi
confini del mondo a partire da un
senso pieno e libero di comunità”.
Medaglia d’oro al valor civile “per
aver salvato circa 800 ebrei”, il
toscano e universale Arturo Paoli
era anche “Giusto tra le nazioni”.
Quasi sul finire della corsa e
al traguardo, l’incontro a Santa
Marta nel 2014 con Papa Francesco conosciuto negli anni argentini. Nessuno sa cosa si siano
detti. Ma tutti sappiamo che parole-chiave del magistero di Papa
Francesco trovano risonanza nel
vocabolario dell’anima di Arturo
Paoli: poveri, ultimi, periferie...
La fedeltà di fratel Arturo alla
Chiesa, messa in dubbio in altre
stagioni “ideologiche” e sotto altri
cieli, ha ottenuto l’ultimo sigillo.
Leonarda Tola
In Limba
15
Dicios antigos e vida moderna
IN TEMPUS DE GHERRA, FAULAS FINA A TERRA
“I
n tempus de gherra,
faulas fina a terra”,
narat unu dìciu antigu,
chi, mi paret deabberu
veridadosu, non chilchendhe
proas in sos ammentos de sas
gherras passadas, ma osservendhe su chi sutzedit oe, chi
paret siat tempus de paghe,
sendhe chi totu su mundhu est
in gherra. Fintzas su Paba, una
die at nadu chi semus vivindhe
sa tertza gherra mundhiale, a
biculedhos. Difatis est gai: gherra cun armas, in medas partes
de su mundhu, a sas cales tocat de agiungher cussas gherras pulitigas e economicas chi
sunt de timer cantu sas àteras. Pensamus a sa gherra de
s’Europa cun sa Grecia, chi no
at postu in afannu sos gregos
ebbia; o a s’acordu chi at fatu
s’America cun s’Iran; a totu
cussas cundierras pro s’arga
nucleare, sutt’arghida moderna
chi niunu cheret. Ma pensamus
puru a sos cuntrastos de tzertos italianos cun sos furisteris
chi sunt acudindhe a trumas a
sa Natzione nostra, in sa cale,
narant, non si cherent frimmare. Abbaidendhe ancora pius a
curtzu a nois bidimus furas e
irrobatorios; brigas tra bighinos
e zente chi s’intopant solu pro
ocasione; atzufos tra babbos e
fizos, tra frades e sorres, e gai
sighindhe.
Totu gherras, e gherras feas,
in custu tempus chi paret tempus de paghe. Gherras, de frecuente, cun mortos e feridos e
suferentzias mannas. Si cherimus chilcare de iscoberrer sos
mutivos de totu custos chertos nos agatamus addananti
de cussideros e arrejonos chi
cuant sa veridade, no intames
ca ognunu, comente est naturale, narat sa veridade sua, ma ca
niunu narat tota sa veridade e,
pro si dare rejone, narat su chi
li cumbenit, faghindhe creer chi
cussa siat sa veridade. Custu
sutzedit in realtades mannas
e in realtades minores, in cundierras tra istados e in brigas tra
pessones.
E chie at a podet ischire mai
cale est sa veridade bera de
ognunu de sos chi sunt fuindhe
dae sa terra issoro!? Istorias de
poberesa, de disisperu pro curare una fiza malaida, (una de
sas urtimas) chi li morit in caminu, ca che li ant fuliadu sas
meighinas; o pro fuire dae chie
los est pessighindhe; o imbarcados a fortza dae chie tenet
dissignos cuados; o pro intrare
che anzones innozentes in chilca de riparu dae sos matzones
sendhe chi sos matzones sunt
issos etotu? Chie l’ischit oe?
Cras, forsis, tzertas fàulas ant a
essire a pizu!
Che passat annos meda, de
solitu, pustis de sas gherras, a
ischire sa veridade, candho non
restat sepultada pro semper.
Sas gherras tra Istados si serrant ponindhe sas paghes, cussas chi si faghent tra pessones,
o tra tzitadinos e ente pubricos,
finint candho si serrant sos dibattimentos chentza apellu. Ma,
cantu durat sa “gherra”, pro si
difendher, ogni inculpadu sighit
a narrer fàulas.
Cantas fàulas siant girendhe,
in sas gherras de su tempus nostru, creo chi siat difitzile a las
contare e deo naro ebbia: abberimus ojos e orijas pro distingher sas fàulas dae sa veridade
e pro non nos lassare leare pro
macos.
Mariantonia Fara
Festa ‘e su Carminu 2015
MARIA DE GRASCIAS EST SELENA FUNTANA
S
i caligunu at pensadu chi Don Tonio Sau, a sa lompida de sos chimbant’annos de Missa, faghindhe imprentare sos versos postos
umpare pro divescias ricurrentzias, fit pro serrare su poetare sou s’est fadhidu meda meda. Acò luego una proa, ponindhe suta
de ojos nostros noe istrofas, de bator versos, tessidos, sas dies passadas, pro dare unore a Nostra Segnora de su Carmine. No
est sa primma borta chi isse pregat in poesia pro custa festa, ma ogni borta est singulare. A Don Tonio sas mezus uras pro chi
ndhe potat fagher ancora medas annos, a nois su gosu de pregare cun sos versos chi isse at isterridu.
Ancora unu invit’est arrividu
da su solerte tertzu cnmitadu
a Ittiri ancor’enz’invitadu
e sun otto annos chi so partidu.
S’ittiresu d’ogni cora luntana
a sa sua torrad ‘ìdda nadia
venerende de Carminu Maria
chi de qrascias est selena funtana.
Devot’anzu a pregare Maria
da Carminu inoghe venerada
ogni annu Maria est festada
da sos chi de muros an categoria.
A su Santu Segnore siat gloria,
a su Fizu a s’lspiritu Santu,
a Maria de Carminu bantu
in sa “nostra” ittiresa istoria.
Prima festa l’at fatta Deus Criadore,
cando at su perfettu mundu criadu
su Settimu Die s’est reposadu
dend’a su reposu veru valore.
O Mama Santa deo imploro
paghe amore e beneiscione,
in d’ogni familia bi siat s’unione
regnet su santu cristianu decoro.
In festa abbaidende Maria
nois gosamus sa Noa Creatzione
chi donendenos sa Resurretzione
nos dat sa vida de Cristos su
Messia.
A su populu, a su comitadu
a sos fraigamuros de “idda mia”
accansa ogni ‘ona pregadoria,
tottu devotos ti an invocadu.
Devotos invochende custa Mama
ponimus in coro e in sa mente
s’amore de Deus chi est clemente
e de Paradisu donat sa brama.
Amabile de Carminu Maria!
Don Tonio Sau
Festa ‘e su Carminu 2015
16
In Calendario
CAMPO DIOCESANO GIOVANISSIMI
Libertà | 21 LUGLIO 2015 | Anno CV | numero 28
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EGOISMI E PAURE - Arcidiocesi di Sassari