Commissione Nazionale CMP
Logistica:
Organizzazione del Lavoro
Sicurezza e Prevenzione
Roma, 2 dicembre 2009 – Ore 10,00
CGIL Nazionale – Corso Italia, 25
Salone Di Vittorio
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Premessa
Come SLC e come RSU/RLS abbiamo sentito l’esigenza di coordinarci realizzando –
crediamo – un proficuo scambio di esperienze, frutto del vissuto nei diversi Centri di
Rete Postale di provenienza.
Abbiamo colto questa occasione anche alla luce del piano di riorganizzazione che
l’Azienda ha presentato alle Segreterie Nazionali nel mese di settembre e del successivo
progetto illustrato nel mese di ottobre, attraverso cui l'Azienda ha dichiarato 10.665
esuberi. Della qual scelta avremo modo di discutere e di esprimere un nostro modesto
parere. Siamo tutti concordi nel rimarcare il grave ritardo con cui Poste Italiane si è
mossa per procedere ad una seria disamina dello stato dell’arte e quindi ad una
“manutenzione” del comparto della logistica, che con gli adeguati investimenti
tecnologici diventi punto di riferimento per l’intero settore, avendo alle porte la totale
liberalizzazione del mercato postale e, finalmente, la auspicabile adozione del tanto
agognato contratto di settore.
Come si può facilmente immaginare, abbiamo davanti una sfida estremamente
impegnativa, ça va sans dire, chiaramente decisiva per le sorti di questa Azienda e quindi
per il nostro futuro. E noi accetteremo senz’altro di cimentarci in questa “tenzone”,
provando a pressare l’Azienda sul terreno che più le dovrebbe essere proprio:
l’organizzazione del lavoro. Non disgiunto - teniamo a sottolinearlo – dall’altro pilastro
che a nostro modesto parere è la “conditio sine qua non” per fare impresa: la sicurezza
sul lavoro e i temi strettamente ad essa connessi come la prevenzione del rischio e del
pericolo.
Siamo noi che incalziamo l’Azienda sulla competitività e sulla qualità e la sfidiamo a
diventare davvero una Impresa Socialmente Responsabile. Le discrasie e le
contraddizioni in seno al modello organizzativo aziendale davvero non mancano. E in
questo nostro elaborato proviamo a metterle in fila ma soprattutto ad essere propositivi
perché siamo convinti che molte lacune dell’organizzazione aziendale possono essere
corrette – diciamo così - “in economia”. Così come la valorizzazione della professionalità
non può essere unicamente legate a scale gerarchiche di diretta emanazione militaresca,
come avviene oggi.
Siamo - è bene affermarlo sin da subito, senza rischio di essere fraintesi - per la
formazione continua, per l’apprendimento permanente. Siamo per la massima trasparenza
nella circolazione delle informazioni in senso verticale e orizzontale e nella loro gestione.
Siamo, in definitiva, per una rivoluzione culturale, soprattutto in ambiente di prevenzione,
salute e sicurezza, obiettivo questo, ancora tutto da mettere a fuoco.
Precisiamo che l’elaborazione che segue non vuole avere la supponenza di essere
esaustiva di ogni aspetto del mondo logistico postale, ma riteniamo che possa
rappresentare un blocco di partenza per una discussione costruttiva e proficua.
Premesso questo, entriamo nel dettaglio, abbiamo deciso di suddividere la nostra analisi
in due grandi temi: ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO e CULTURA DELLA
SICUREZZA
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Relazioni industriali e ruolo RSU
Si tiene qui a precisare che necessita una seria riflessione circa un riconoscimento
negoziale di secondo livello alla RSU, anche nelle procedure conflittuali, dei Centri di
Rete Postale. Questa esigenza scaturisce dalla dimensione interregionale del bacino di
riferimento delle Unità Produttive oggetto della discussione. Tutto ciò al fine di
qualificare e sostanziare il ruolo reale della rappresentanza.
Una corretta conduzione delle relazioni industriali passa sicuramente per la specifica
esigenza di ricevere dall’Azienda analitiche documentazioni e comunicazioni relative alla
sua “progettualità” con una tempistica che può essere solo apprezzabilmente preventiva e
che non può essere contestuale al momento del confronto tra le parti, come purtroppo
avviene oggi con frequenza sistematica.
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Organizzazione del lavoro
Turni e orari di lavoro
L'articolazione degli orari di lavoro è stata oggetto continuo di aggressioni unilaterali da
parte aziendale, spesso in spregio al disposto contrattuale, dove le esigenze tecnicoorganizzative diventavano l'alibi di ogni loro modifica, senza esserne la reale ragione o
esigenza. Nel frattempo si sono forzatamente utilizzate come leva le concessioni di orari
di lavoro individuali, mercificando le mansioni e la relativa remunerazione economica.
L’azienda ha adottato l'articolazione oraria su turni a 6 ore come linea-guida. Se la
questione fosse legata solo al tema dei turni diurni, non si avrebbe nulla da eccepire. Il
problema si pone sui turni notturni e la loro modulazione: Infatti, sostituendo lo storico
turno 20,00/02,00 con il micidiale 24,00/06,00 articolato su sei giorni lavorativi, si sono
determinati aggravi sia sulla vita privata sia sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori,
perché un turnista, secondo autorevoli pareri (Vedi Medicina del Lavoro), in questo modo
perde i suoi tempi di riposo psico-fisico.
Il vero problema sul tema qui trattato è l’assoluta chiusura effettuata dall’azienda nelle
trattative di secondo livello, dove la mediazione è praticamente impossibile.
Se ciò non bastasse, si sono registrati comportamenti aziendali schizofrenici, con
repentini ripensamenti a seguito di rivoluzioni radicali, che inducono a pensare che
l'Azienda sia in mare aperto e navighi "a vista": assenza progettuale unita ad arroganza
negoziale. Concretamente, siamo costretti a confrontarci con l’utilizzo massiccio di
straordinario, anche per lo svolgimento dell’ordinario o con il ricorso ad orari
plurisettimanali che non hanno ragione di esistere in un settore come il nostro.
Proprio alla luce di tutto questo, chiediamo con forza di sgombrare i tavoli di trattativa di
secondo livello da ogni dictat nazionale, ritornando cosi al dettame contrattuale che
prevede l’armonizzazione tra prodotto ed esigenze dei lavoratori.
All’interno degli uffici di movimento, dove è necessario il lavoro sulle 24h, pensiamo sia
possibile individuare turnazioni che tengano in massima considerazione la tutela del
lavoratore turnista, prendendo anche in considerazione l'adozione di una specifica
indennità, a compensare i disagi derivanti.
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Limitazioni e applicazioni
Col passare degli anni e con il crescere dell’età media, abbiamo assistito ad un aumento
esponenziale delle limitazioni e dei certificati medici. Il fenomeno ha raggiunto
dimensioni patologiche nei CMP che, proprio in virtù delle diverse lavorazioni presenti al
proprio interno, consentono un applicazione più flessibile in base alla specificità del caso.
Ciò non toglie che l’azienda ha poi completamente riversato sui colleghi che non
presentano limitazioni circa la loro residua capacità lavorativa, le problematiche
produttive che tali limitazioni possono comportare, creando un clima, nella maggior parte
dei casi, di tensioni ingiustificate e controproducenti negli ambienti di lavoro.
Ci rendiamo conto che questo tema delicato va affrontato in maniera approfondita prima
tra di noi e successivamente con l’Azienda, sgomberando il campo dal pregiudizio sul
mondo dei furbi in quanto esistono competenze diverse dalle nostre a cui spetta il
compito di accertare la reale condizione del lavoratore. Per non perdere assolutamente di
vista l'aspetto della solidarietà e della comprensione, si possono trovare soluzioni che
soddisfino sia il lavoratore che la produttività: un'applicazione il più possibile
parametrata sulle condizioni sopra indicate, consentirebbe una minore tensione interna a
favore di una maggiore qualità lavorativa. Infatti a tale proposito ,visto anche lo studio in
corso delle postazioni di lavoro in base ai parametri NIOSH, la possibilità di dotare i
preposti (caposquadra, capi turno, ect) di un documento condiviso con i r.l.s. sulle
possibili applicazioni in base alle limitazioni. La rotazione dei lavoratori sulle diverse
postazioni di lavoro, intanto all'interno dello stesso settore, creerebbe sicuramente un
circolo virtuoso: una crescente professionalità personale e la disponibilità di risorse
spendibili per ogni esigenza di servizio per l’Azienda oltre che benefici per la salute dei
lavoratori su cui non gravano limitazioni. I Cmp sono già di per sé degli opifici endogeni
di esonerati dalla MMC e ultimamente si stanno trasformando sempre più in ricettori di
esonerati esogeni. Quasi in maniera automatica e sistematica. Premesso, e non ce ne
sarebbe bisogno, che il lavoratore con ridotta o residua capacità lavorativa va tutelato in
pieno. Mancherebbe altro. Qualcuno, tuttavia, si è domandato: quando gli addetti ai
trasporti del Cmp giungono negli Uffici con i propri collegamenti, chi trovano a dar loro
una mano nelle operazioni previste? La domanda è strettamente connessa al tema degli
esonerati dai servizi esterni, per esempio. Un esonerato dai servizi esterni può tornare
utile nelle operazioni che si svolgono nel CPD di appartenenza, se naturalmente
compatibili con la propria condizione di salute, rimanendo così nella propria zona di
origine, senza dover quotidianamente percorrere , fino a 300 Km tra andata e ritorno per
raggiungere il Cmp cui è stato destinato. E riperpetuando così il fenomeno del
pendolarismo, in netta contro tendenza con l’attenzione al tema dei tempi di trasferimento
casa-lavoro. Tema che tratteremo a seguire.
Urge chiaramente una rivisitazione dell’accordo che sovrintende alla gestione degli
inidonei, focalizzando con particolare attenzione il tema delle inidoneità a titolo
definitivo.
Noi, a tal proposito, ci rendiamo immediatamente disponibili per un confronto franco e
proficuo
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Pendolarismo e tempi di percorrenza casa-lavoro
Crediamo che affrontare concretamente il tema degli orari di lavoro, sia anche un modo
percorribile per affrontare il problema del pendolarismo, che in questi anni di continue
riorganizzazioni e chiusure ha assunto una forte rilevanza sociale. Facciamo l’esempio di
un lavoratore che disti più di un ora dal Cmp, a prescindere dalla possibilità di
raggiungere il posto di lavoro in treno o con i mezzi messi a disposizione dall’ azienda o
dal comune di competenza (casi non rari ma sporadici) nella maggioranza dei casi viene
svolto con i mezzi di trasporto personali del lavoratore.
A prescindere dalle modalità, il suddetto lavoratore arriverà sul posto di lavoro
sicuramente meno riposato e quando avrà finito il turno dovrà intraprendere il ritorno
giungendo a casa certamente più stanco dei sui colleghi che non hanno affrontato lo
spostamento. Se a questo aggiungiamo la quotidianità di tale percorso e come ormai
assodato la massiccia presenza di certificati medici e limitazioni unite all’età media nei
CMP, la situazione ci appare realmente insostenibile per il lavoratore e non proprio utile
alla produttività aziendale, senza dover sottolineare le ricadute sociali e ambientali di tale
fenomeno.
Possiamo affrontare il tema in esame da varie prospettive, sia generalizzando la risposta
che entrando nello specifico dei territori e dei casi. Bisogna comunque risolverlo
velocemente, prima che assuma condizioni più gravi e armonizzandolo il più possibile
con le dinamiche lavorative.
Riguardo ai tempi di percorrenza casa-lavoro, chiamiamo in ballo, ancora una volta, la
Responsabilità Sociale dell’Impresa. Proveremmo a pungolare l’Azienda a dotarsi, di un
vero mobility-manager, ma che sia proficuamente e costantemente a confronto con le
strutture comunali e provinciali di competenza (assessorati, uffici tecnici, ecc.), con le
aziende di trasporto e, naturalmente, con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, al
fine di produrre percorsi vantaggiosi per l’Azienda e per i lavoratori, sia dal punto di vista
dell’organizzazione del lavoro (turni, orari, ecc.) che delle convenienze economiche a
favore dei lavoratori medesimi, oltre che della sostenibilità ambientale e del risparmio
energetico. Tranne in rari casi, di tutto ciò ad oggi non se ne vede l’ombra. E invece il
tema è di scottante attualità.
I tempi di percorrenza casa-lavoro si stanno dilatando a dismisura. Oltretutto bisogna
necessariamente creare un focus sugli infortuni in itinere, altro nervo scoperto, ancora
oggi di non immediata soluzione.
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Mezzi e strumenti di lavoro
Un altro capitolo importante tra le criticità nei CMP è quello degli strumenti di lavoro.
Nonostante i cambiamenti avvenuti in materia di containerizzazione, con la dismissione
del sacco a favore delle cassette, con la sostituzione dei carrelli con "roller xx", cestine,
CV/CR, ecc... l'uso improprio e la scarsa o assente manutenzione fanno sì che tale
processo sia sempre un'eterna incompiuta. Nell’analisi che abbiamo fatto, una più che
discutibile organizzazione fa si che si sia ancora lontani da un obiettivo di ottimizzazione
dei processi lavorativi. Capitolo a parte dovrebbe avere la manutenzione e
l’igienizzazione degli strumenti di lavoro, lontani da un obiettivo di ottimizzazione dei
processi lavorativi. Non c’è una gestione omogenea nei vari centri e molto viene lasciato
alla necessità del momento. Chiunque di noi avesse modo di lavorare in più CMP,
troverebbe modalità e mezzi diversi per svolgere casomai la stessa mansione, tra chi
utilizza mezzi e modalità ormai obsoleti e chi fa dell’arte di arrangiarsi il suo pane
quotidiano.
Anche qui, il bisogno che sentiamo è quello di avere una foto reale della situazione
attuale per intervenire dove ve ne sia urgenza , creare una più efficace struttura di
manutenzione nei vari centri, dotando i lavoratori di mezzi sempre più idonei a fornire
un’omogeneità di modalità di utilizzo.
Prevedere, quindi, una formazione e un addestramento finalizzati ad un efficientamento
dell’uso degli strumenti di lavoro. Questi aspetti sono, per noi, basilari per creare un ciclo
virtuoso e proficuo per tutti.
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Nuova meccanizzazione
Passiamo ad analizzare gli esiti del processo di meccanizzazione spinta avviato da Poste
Italiane dall'inizio del 2001 e rileviamo che non si è mai provveduto ad attivare un vero
percorso di verifica. In tutto questo l’introduzione dei nuovi macchinari viene vanificata,
perchè la meccanizzazione postale avrebbe avuto bisogno di un vero processo di
accompagnamento all’implementazione.
Anziché creare prodotti ad hoc sul mercato per avvicinarsi ad una standardizzazione degli
invii per sfruttare al meglio le potenzialità delle macchine, queste si utilizzano per
"ricircolare" prodotto ancora troppo disomogeneo per formato. Nascono cosi problemi
tecnici che generano pesanti contraccolpi a scapito della qualità e della produttività. Per
curiosità, si vadano ad analizzare gli effettivi volumi di lavorazione delle macchine, le
quantità di prodotto scartato in fase di preparazione, gli scarti di produzione ed il prodotto
finalizzato, senza parlare dei fermi macchina che, anche se brevi, danno la dimensione
del gap che ci separa dall'ottimizzazione di quel determinato invio, che a sua volta si
traduce in un cliente in meno, perché insoddisfatto sul piano della qualità.
Tra l'altro non riusciamo ancora a "governare" il software che sovrintende ai processi di
VCD del prodotto in entrata, producendo un surplus ingiustificato di ricircoli.
Molto si potrebbe fare per rendere tutto ciò realmente e redditiziamente funzionale al
meglio, e a tal proposito ci rendiamo disponibili a confrontarci con l’Azienda che
dovrebbe avere il nostro stesso interesse. Tanto per essere propositivi, saremmo per
considerare l'opportunità di discutere una riorganizzazione della fase di post-vendita tra
"commerciale" e utenza-clientela. E, sempre in quest'ottica, non scarteremmo - diciamo
così - a priori, l'ipotesi di una campagna pubblicitaria dal profilo didattico-pedagogico
verso i piccoli clienti che inviano in maniera sempre più creativa i propri effetti.
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I Trasporti
Un’Azienda a rete, un valore aggiunto per il sistema paese, quale è Poste Italiane,
dovrebbe mantenere la gestione diretta dei trasporti. Riteniamo che l’Azienda, debba
utilizzare lavoratori e mezzi propri, invertendo il trend degli ultimi anni, anche per dare
un segnale di discontinuità rispetto alla tendenza in atto. Ad una prima analisi, i
comportamenti aziendali sui territori sono molto diversificati: andiamo da realtà
territoriali che mantengono ancora sotto la gestione aziendale il servizio, ad altre dove è
stato completamente appaltato. Da un lato si sente il bisogno di riconoscere agli operatori
del settore trasporti la loro professionalità, riposi adeguati e più garanzie sulla durata
minima del turno ecc. Dall’altro si avverte la necessità di riportare i servizi sotto il diretto
controllo aziendale. Dei servizi di trasporto oggi esternalizzati basterebbe analizzare il
rapporto tra costi e ricavi e verificarne soprattutto l’efficienza. Laddove fosse possibile,
siamo convinti che, sia l’internalizzazione dei servizi che l’assorbimento del personale,
che materialmente svolge il lavoro nelle aziende appaltate e subappaltate, risulterebbero
convenienti sia in termini di spesa che di qualità, senza tralasciare la sicurezza.
Il crescente livello delle credenziali richieste agli operatori del settore trasporti in Poste
Italiane (Patenti “C”,”D”,”K”, “C.Q.C.”, ecc.) e le tipologie di prodotto che suddetti
operatori sono chiamati a “trattare” (per es.: oggetti a firma che per il loro recapito
implicano il contatto con l’utenza-clientela) ci spinge ad impegnare le delegazioni
trattanti in sede di rinnovo del prossimo CCNL nel rivendicare un accresciuto
inquadramento professionale.
Crediamo che creare una vera sinergia tra Poste Italiane e l’attuale moderna e veloce
infrastruttura della rete ferroviaria, capace di collegare le più importanti aree
metropolitane d’Italia, possa dare una risposta che guardi ad un miglioramento e ad un
abbattimento dei costi della rete business con la creazione di uno o più treni ad alta
velocità dedicati esclusivamente al trasporto del prodotto postale, concetto già praticato
in altre realtà postali europee, oltre alla più volte richiamata responsabilità d’impresa, ad
un positivo impatto ambientale anche al grave tema dei fenomeno infortunistico stradale.
E' impellente la necessità di asservire la flotta aerea disponibile con la compagnia Mistral
alle reali necessità del core-business Aziendale. Ci sembra superfluo utilizzare veivoli
Boeing 737 per pellegrinaggi o per escursus turistici di qualsiasi sorta e altri utilizzi non
direttamente correlati alle dinamiche dell'organizzazione del lavoro. Nel frattempo si
continua a pagare altre compagnie aeree per supportare il servizio aereo postale.
In una mera logica di mercato non troveremmo disdicevole – diciamo così – mutuare il
concetto di "ultimo miglio" dalle altre reti di comunicazione e trasporto rispetto alla
logistica, organizzandola e strutturandola in modo tale da renderla remunerativamente
disponibile anche per i competitors.
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Diritto alla refezione
Nelle more della razionalizzazione del servizio di mensa e di ristoro, siamo
magistralmente riusciti a far perdere alla stragrande maggioranza delle operatrici e degli
operatori dei Centri di Rete Postale la possibilità di fruire di un pasto caldo degno di
questo nome. Oggi si è estremizzato al capo opposto un fenomeno che obiettivamente era
diventato insostenibile, per le dimensioni che aveva assunto fino alla riforma del vecchio
sistema di refezione. Facendo il punto della situazione, analizzando questo aspetto siamo
in una dinamica palesemente regressiva, sul piano dei diritti reali.
Ci spieghiamo meglio: una cosa è considerare un lavoratore che rende la propria
prestazione lavorativa in costanza di orario, lungo l’arco di tempo della sua vita
lavorativa. Tutt’altra cosa - noi riteniamo – è considerare la condizione del lavoratore
turnista, in luoghi di lavoro spesso allocati in realtà desolate e periferiche dal punto di
vista urbanistico.
I turni serali, poi, non sono contemplati dalla copertura del servizio di refezione e si dà
per scontato che il pasto serale debba essere il classico “panino”. Un panino tutte le sere.
Un panino il 33% dei giorni lavorativi di ogni anno… Questo sì che vuol dire avere a
cuore la salute delle lavoratrici e dei lavoratori di Poste Italiane!
La soluzione finale imposta dall’Azienda è una macchinetta automatica che distribuisce
prodotti “sani e nutrienti” che fanno tanto bene e che rispondono ai migliori crismi di un
corretto regime nutrizionale. Non fa una piega…
Proponiamo l’istituzione di locali per la refezione aperti a tutti i lavoratori e non solo ai
fruitori del servizio di catering.
Resta poi invariabilmente incombente la questione della card ticket restaurant, la cui
fruibilità concreta è ancora tutta da conquistare. Si pensi ai lavoratori notturni e ai
pendolari, che provengono da realtà dove non esistono esercizi convenzionati. A tal
proposito auspichiamo che questo diritto diventi concretamente fruibile, intendiamo sia
sul piano territoriale regionale che su quello nazionale, senza per questo doverci privare
dell’opportunità di una fruizione di un vero pasto nelle strutture interne di refezione e di
ristoro.
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Sicurezza e Prevenzione
Cultura della prevenzione del rischio e del pericolo
Diciamolo intanto da subito: il ruolo del sindacato di categoria è importante per far
emergere, finalmente in maniera chiara, le lacune, le contraddizioni, i ritardi di
un’Azienda che, eufemisticamente, fa “melina”. Le esortazioni e le stigmatizzazioni
contro il management aziendale non sono più sufficienti.
Dai dati aziendali: per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro ( e quelli in itinere ) nei
CMP/CPO/ CPD ecc sono nei 6 mesi dell’anno il 13,9% del totale degli infortuni con il
39% degli eventi è dovuto allo schiacciamento /contusione con attrezzatura ed il 23% alla
movimentazione dei carichi altre cause come inciampo su cassette reggette e cadute
durante il percorso ,nel 2008 erano il 14,3% sul totale , con 3,4% a causa di strappi
muscolari nell’atto di sollevare le cassette contusioni varie , con costi diretti per 2,3
milioni di euro.
I dati aziendali per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro nei Cmp registrano, nel primo
semestre 2009, il 14% sul totale di quelli verificatisi in Azienda. Di questi il 39% degli
eventi è dovuto allo schiacciamento/contusione con attrezzatura ed il 23% alla
movimentazione dei carichi e ad altre cause come inciampo su cassette, reggette e
cadute durante il percorso. Nello stesso periodo del 2008 ammontavano al 14,3% sul
totale, con un 3,4% a causa di strappi muscolari nell’atto di sollevare le cassette e
contusioni varie. Mentre nel corso del terzo trimestre sono in aumento.
Il dato che non emerge è che dal 2003 ad oggi c’è stato un aumento di patologie (tenendo
l’età media dei lavoratori pari a circa 47 anni) oltre che la non continua elaborazione di
modalità nuove per affrontare le lavorazioni in modo più sicuro si calcola che gli inidonei
all’interno dei CMP sfiori oltre il 35% degli addetti .
SLC ha dimostrato in maniera tangibile la propria natura riformista, intesa nel senso più
nobile del termine e ha provato in tutte le occasioni a governare i processi in atto, ma non
può più tollerare le inadempienze aziendali circa le proprie incombenze in materia di
sicurezza del lavoro. Un’Azienda che ha garantito con estrema difficoltà quanto disposto
al minimo dalla normativa vigente, e molto spesso nemmeno quello: Vogliamo parlare
del percorso formativo a favore degli RR.LL.SS. neoeletti e dell’aggiornamento previsto
a favore dei rappresentanti confermati, in occasione dell’ultima tornata elettorale, partito
con ingiustificabile ritardo e con modalità quanto meno singolari e farraginose...?
Dal punto di vista squisitamente normativo, poi, le inadempienze aziendali non si
fermano alla omessa formazione dovuta. Si potrebbe parlare di cose più spicciole… (sic!)
ma altrettanto importanti… Tipo Riunioni periodiche previste ex art.35 Dlgs. 81/08,
effettuate dall’Azienda in assenza del Medico Competente e in barba alle rimostranze
verbali degli RR.LL.SS. presenti… Oppure la omessa rilevazione fonometrica secondo i
parametri introdotti dal citato Dlgs. 81/08.
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Si studi come implementare un servizio di primo soccorso nei centri con operatività h.24
naturalmente giustificata da una cospicua presenza nel centro di lavoratrici e lavoratori,
dotando la struttura di primo intervento e di un defibrillatore. Si sono già verificati casi di
decessi per cause cardiocircolatorie sul luogo di lavoro.
Da tener conto che andiamo verso il secondo anno di vigenza della suddetta norma, per
altro già contro-riformata in senso peggiorativo dal Dlgs. 106/09 e solo oggi l’Azienda si
sta ponendo il problema di sottoporre a formazione i preposti, ripromettendosi così di
mettersi al passo con la normativa vigente. Immaginatevi il tasso di attenzione e di
sensibilizzazione al tema di detti preposti, della cultura della prevenzione di cui possono
mai essere portatori e del buon esempio che possono dare, per il ruolo che svolgono (o
che dovrebbero svolgere) tra gli operatori che sono chiamati a coordinare…
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Strategie Aziendali e Ruolo del R.L.S.
Vogliamo considerare il numero dei rappresentanti previsti per ogni Unità produttiva?
Platealmente sottodimensionato. Uno “scatolone” come un Cmp che contiene circa mille
operatori che lavorano h.24 può, secondo voi, essere seguito da tre - dico tre - RR.LL.SS.?
E, ancora, può l’Ufficio sicurezza del CMP, che sarebbe la prima interfaccia aziendale,
chiudere alle ore 18,30 come un esercizio commerciale qualsiasi? Quando si innesca il
meccanismo delle priorità hanno rilevanza solo le emergenze estreme (allagamenti,
principi di incendio, ecc.) il resto è rimandato a tempi migliori.
I termini dell’accordo vigente su RSU/RLS va rivisto circa il dimensionamento della
rappresentanza, le agibilità disponibili, etc. ma soprattutto alla luce delle modifiche
legislative intervenute successivamente alla ratifica dell’accordo medesimo.
L’accordo di cui sopra deve essere rivisto anche rispetto alla fruibilità delle ore di
convocazione aziendale degli RR.LL.SS. affinché non si configuri un onere gravante sui
rappresentanti medesimi. Si suggerisce una modalità di recupero compensativo in ore di
agibilità a loro favore rispetto agli sforamenti temporali delle riunioni rapportati ai
normali orari di lavoro.
Necessario poi definire una sistematica e periodica interrelazione tra RR.LL.SS e
OPR/OPN.
Vogliamo parlare della dotazione del monte ore di agibilità riservato agli RR.LL.SS….?
E’ palesemente inadeguato. Anche rispetto alle consuetudini consolidate in altri comparti
produttivi e chiediamo l’adeguamento delle agibilità almeno a 40 ore, come previsto
dagli accordi confederali nel settore industriale.
Non si può affrontare seriamente una battaglia quotidiana, qual è quella dell’azione
continua dell’RLS mirata a stanare l’azienda sulle sue inadempienze, a stimolare e a
esortare le colleghe e i colleghi ad assumere azioni e comportamenti consoni ai dettami
della prevenzione, affinché facciano propria una vera cultura della sicurezza in ambiente
di lavoro, con strumenti (in senso lato) desueti o addirittura assenti. Vogliamo fare
qualche esempio?
L’azienda si guarda bene dal mettere a disposizione dei rappresentanti per la sicurezza
strumenti informatici adeguati, costringendo questi ultimi a ricorrere a mezzi di fortuna
arcaici o a mezzi di comunicazione non idonei.
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Una lettura creativa dell’adozione dei DPI
Ci e vi poniamo una domanda: Le scarpe antinfortunistiche sono solo una costrizione o
sono anche una tutela che non deve inficiare il benessere del lavoratore se non in misura
ragionevolmente accettabile? Non è chiaro se per gli/le operatori/trici applicati in
postazioni di lavoro su SIACS, CFSM-V, CFSM-R, ecc. ci sia o non ci sia il vincolo ad
indossare calzature antinfortunistiche. O se lo stesso vincolo si ponga o meno per gli
operatori posti davanti al casellario (L’azienda è arrivata a paventare anche questo tipo di
soluzione). E si perdono giorni e ore a disquisire sul sesso degli angeli. Molto attenti ai
DPI da parte aziendale, ai limiti del guardingo atteggiamento sanzionatorio. Molto più –
diciamo così – distratti si mostrano i “peones” aziendali quando si vedono dei preposti,
con ai piedi fiammanti scarpe ginniche, che movimentano contemporaneamente due
roller o due cestine - pieni o vuoti, non fa x me molta differenza: non si può e non si deve
farlo! – o che trascinano un CV/CR (leggi “frigo”) colmi da scoppiare, dando un buon
esempio e un miglior stimolo ad un analogo comportamento – quando non un mezzo
input – agli/alle operatori/trici che subito assimilano le peggiori abitudini. Che sono poi le
più dure a morire. Ma qui rischiamo di divagare e di tornare al tema della cultura della
prevenzione, già trattato in precedenza.
Resta il fatto che l’Azienda millanta il problema delle gare internazionali per le forniture
dei presidii e antepone il vincolo del fornitore unico. Che fa rima con modello unico.
Notoriamente tutti i piedi sono uguali, per conformazione dell’appoggio e per larghezza
della pianta, vero? Quelli che sicuramente cambiano, e di molto, sono i modelli in
commercio. Si impone dunque l’esigenza di individuare una modalità altra e più efficace
per affrontare il problema. Si propone qui di decentrare a livello regionale la partita in
oggetto e di far assumere l’onere in capo ai Datori di lavoro delegati. Sostanzialmente i
responsabili delle ALT, dotandoli della capacità di indire le gare per le forniture e di
avere una adeguata capacità di spesa.
Pensiamo anche ad altri DPI tipo giubbetti con strisce catarifrangenti, a guanti di varia
conformazione e alla opportunità e necessità di farli indossare a particolari tipologie di
operatori (addetti allo scarico in banchina, agli operatori addetti nelle zone di
alimentazione e di finalizzazione degli impianti). A livello periferico stanno in surplasse.
Forse i centri decisionali nazionali potrebbero essere stimolati a non guardare solo a
sfrondare i bilanci ma a buttare ogni tanto uno sguardo alle condizioni nei luoghi di
lavoro.
Vestiario
Come i DPI anche il vestiario deve – sembrerebbe una ovvietà – essere indossato e
dismesso in vigenza di orario di lavoro. E a tal proposito si coglie l’occasione per ribadire
che un’azienda attenta a questi temi dovrebbe sempre e comunque permettere alle/ai
lavoratrici/ori di poter disporre di spazi idonei e arredati in modo da non costringere i
propri dipendenti a portare a casa né gli indumenti di lavoro né i DPI.
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Organizzazione del Lavoro, Attrezzature ed Ergonomia
Esaminiamo ora la teoria della ruota dell’ergonomia che porterebbe ad una
organizzazione del lavoro come rappresentato qui di seguito.
Ipotizziamo l'ergonomia come una ruota e la suddividiamo in tre parti:
CENTRO - SFERA OPERATIVA - SFERA DELLE REAZIONI
Al Centro troviamo la lavoratrice/il lavoratore.
Da una parte il lavoro deve essere adattato alle capacità e alle caratteristiche del singolo
individuo, dall’altra anche l’uomo deve avere la capacità di adattarsi alle mansioni che è
chiamato a svolgere.
Quindi lo ritroviamo nella Sfera operativa insieme all’organizzazione del lavoro
dell’ambiente e del contenuto della prestazione lavorativa. Tutto confluisce nella Sfera
delle reazioni che, se equilibrata, è una importante premessa per il benessere psicofisico
sul posto di lavoro e per un buon risultato d’esercizio.
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I vantaggi dell'ergonomia nel processo produttivo.
Per diffondere tra le lavoratrici e i lavoratori operanti negli stabilimenti di Poste Italiane
S.p.A. la cultura della sicurezza e della salute sul lavoro si deve sviluppare una serie di
progetti di miglioramento delle Procedure Organizzative sulla Sicurezza, con una
attenzione particolare alle postazioni di lavoro. E' stato constatato pertanto che,
coniugando produttività e tutela del lavoratore contro gli infortuni e le malattie
professionali, si determinano incrementi di qualità con conseguente valore aggiunto nel
rapporto lavoratore/macchina/ambiente e organizzazione del lavoro. L'ergonomia può
essere considerata il fattore di successo di ogni impresa perchè coniuga correttamente il
benessere sul posto di lavoro ad una maggiore e migliore produttività, non disgiunta da
una riduzione degli infortuni e delle malattie da lavoro.
Focalizziamo l’attenzione su alcune situazioni specifiche:
Per quanto riguarda la movimentazione manuale dei carichi (da adesso in avanti MMC),
poco si é fatto e si sta facendo: riscontriamo che nei nostri centri le lavoratrici ed i
lavoratori sono sempre più esposti ai rischi da movimentazione e da sforzi altamente
ripetitivi.. Alcune delle Postazioni di Lavoro interessate sono quelle di alimentazione e di
scarico ICM, CFC e CFSM. Per altri versi si considerino le postazioni di ripartizione
manuale ai casellari e alle rastrelliere (rischio periartrite). Inoltre debita attenzione è,
secondo noi, da riservare alla operatività relativa al caricamento delle "librerie" per il
prodotto voluminoso e per le operazioni di bollatura.
Prendiamo in considerazione le P.d.L. della Videocodifica all’interno dei Cmp e altre
sedi come nei C.P.D.: Si annotano continue "aperture" di postazioni VCD dove sono
sempre più inseriti operatori con inidoneità fisiche, e prescrizioni varie, articolando le
lavorazioni in h.24, con il riscontro di reali problemi di gestione del personale, di
inevitabile incremento del tasso di assenteisimo, di pause insufficienti – a tal proposito
si propone pause brevi ogni ora ottenendo come risultato un aumento della produttività
(del 6 % al 11% ) rendendo inutili le inaccettabili richieste sulle performances .
Riflettiamo invece sull’efficienza del software che sovrintende al "repertorio" e ai suoi
ridicoli aggiornamenti o alla inadeguatezza dei locali e delle postazioni di lavoro (posture,
illuminazione, climatizzazione indoor, ecc.).
Illuminazione delle postazioni di lavoro ( alcune indagini statistiche dimostrano che i
lavoratori avvertono una minore sensazione di fatica all’aumentare dei livelli di
luminosità disponibile; è dimostrata inoltre la diminuzione degli incidenti sui luoghi di
lavoro dotati di corretta e adeguata fonte luminosa.
Il miglioramento delle prestazioni può così raggiungere anche il 40% di produttività
grazie ad una adeguata illuminazione.
E’ provato scientificamente che dopo la quarta ora di lavoro un operatore ha un calo della
resa di circa il 30% in ambienti mal illuminati . Con un danno economico per l’azienda e
un danno fisico e della vista.
Uso scorretto delle attrezzature: Desideriamo argomentare non solo di “gabbie”, di
“cestine” o di "roller xx" caricati oltre misura o movimentati scorrettamente ma anche di
come vengono utilizzate le cassette di tipo B: spesso utilizzate per containerizzare
lettere L/C. Si consideri che una di queste cassette se riempita, può pesare anche oltre 20
Kg. . In particolare, i livelli di riempimento delle cassette della CFSM devono essere
regolati in base alla tipologia di posta lavorata (es. per le stampe il livello deve essere più
16
basso) e comunque dovrebbe essere previsto il secondo operatore alla rolliera. A tal
proposito é parere autorevole della Medicina del Lavoro che in questa specifica
postazione si debba provvedere ad una rotazione sulle due ore di applicazione, con un
dimensionamento organico di due unità per volta tenendo conto delle specifiche della
lavorazione presa in analisi. E' fisiologico un rimando allo studio specifico delle
Postazioni di Lavoro..
Le sedute: talvolta sono in condizioni deprecabili quando non inesistenti e spesso mal
rispondono ai più elementari principi ergonomici.
A nostro avviso il Documento di Valutazione dei Rischi (D.V.R.) e le Procedure
Organizzative sulla Sicurezza (P.O.S.) non sono rispondenti alla realtà effettuale perché,
per esempio, non contemplano che in produzione vengano applicati lavoratori con
prescrizioni e pertanto gli idonei devono sopperire nelle lavorazioni pesanti. Andrebbe
elaborata un'analisi più approfondita delle Postazioni di Lavoro, anche alla luce di
quanto argomentato a proposito dei lavoratori con residua capacità lavorativa e la loro
utile applicazione.
Chiediamo che si determini con il Medico competente la procedura per l'identificazione
del rischio degli arti superiori derivante da lavoro ripetitivo con Check List OCRA e
cartella medica, svolgendo indagini e istituendo il protocollo sanitario a tutt'oggi
inesistente. Discorso analogo bisognerà aprirlo sul tema delle vibrazioni (autisti e
mulettisti). Altresì esprimiamo una urgente necessità sui temi cardine evidenziati dal T.U.
Dlgs. 81/08 così come modificato dal Dlgs. 106/09 circa stress da lavoro correlato, abuso
di alcolici e sostanze psicotrope e campi elettromagnetici.
Rumore- L’Azienda, tra l’altro, non ha ancora provveduto ad effettuare nuovi test
fonometrici in attuazione del vigente T.U. in materia di Salute e Sicurezza e pertanto
risulta a tutt’oggi inadempiente.
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Orario e organizzazione del lavoro con ricadute sulla salute
L’orario di lavoro deve essere articolato in funzione degli obiettivi aziendali senza
escludere però l’aspetto delle ricadute sulle condizioni di lavoro che determinano
sostanzialmente la qualità della prestazione lavorativa.
Nello specifico, gli orari del settore logistico devono essere concepiti in h 24 con
turnazioni che vanno dalle 6 ore alle 8 ore per turno, contemplando anche turni di 7,12
ore .
Il lavoro a turni e in particolare il lavoro notturno, obbliga il lavoratore ad invertire il
normale ciclo sonno-veglia per consentirgli di far fronte al nuovo condizionamento
ambientale. L’organismo, quindi, deve ricorrere ad aggiustamenti fisiologici per evitare
la comparsa di disturbi più o meno rilevanti.
Ne consegue che l’orario di lavoro, in tutti i suoi aspetti, coinvolge il benessere globale
delle persone e vi è pertanto la necessità che i rischi ad esso correlati siano valutati
secondo i principi dell’art. 28 del T.U. 81/08 così come modificato dal Dlgs. 106/09,
tenendo conto oltre che delle necessità aziendali soprattutto dei condizionamenti di
carattere fisiologico, psicologico e sociale a carico degli operatori.
Tale valutazione, va affidata al medico competente, che, con l’introduzione del
sopracitato Testo unico, DEVE INANZITUTTO COLLABORARE con il Datore di
lavoro ALLA STESURA DEL DVR, quindi analizzare tutti i rischi, (sapere anche dove
può ricollocare i lavoratori non idonei a certe mansioni e non delegare a direttori o capi
reparto) con l’eventuale ausilio di specialisti, in quanto detta valutazione richiede uno
specifico studio in relazione alle condizioni organizzative di lavoro della singola azienda
e deve comprendere l’analisi dei vari fattori che concorrono a definire il rischio e
l’individuazione delle misure di prevenzione che consentono di ridurre, attenuare o
controbilanciare gli effetti negativi del lavoro in turni notturni.
Si tenga presente che in un’Azienda come Poste Italiane non tutti i Centri di Rete Postale
articolano i propri orari di lavoro su cadenza settimanale o su una sequenza giornaliera, si
ipotizza comunque una limitazione dell’incidenza del lavoro notturno sull’equilibrio
psicofisico delle lavoratrici e dei lavoratori.
E’ noto che per ottenere la migliore armonizzazione dei ritmi biologici al cambio di
“fase” imposto dal lavoro notturno occorrono molte notti successive e una volta raggiunta
la nuova sincronizzazione occorre mantenerla per lungo periodo di tempo per evitare un
continuo cambiamento di fase. La Medicina del lavoro esprime parere favorevole ad un
turno lungo notturno che sia compensato da un maggior numero di riposi notturni.
Secondo la Medicina del Sonno, disciplina relativamente giovane e di notevole interesse,
si deve affrontare questa tematica in modo innovativo e l’argomento presenta notevole
rilevanza anche per la Medicina del Lavoro sia per la gestione delle diverse
problematiche connesse al lavoro a turni sia per l’identificazione di disturbi del sonno
dei lavoratori .
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I medici del lavoro percepiscono sempre più il bisogno di acquisire adeguate conoscenze
in merito ancorché la necessità di interagire strettamente con specialisti per lo studio del
sonno.
Molti studi concordano sul fatto che una o due notti consecutive di turno non
determinano alterazioni significative della periodicità circadiana mentre dopo 4-6 notti
avviene un netto spostamento della fase e un appiattimento della curva che poi richiede
altrettanti giorni per la re-sincronizzazione. Pertanto, dal punto di vista cronobiologico, è
preferibile predisporre turni a rotazione “rapida” con un numero minimo di turni di notte
consecutivi, piuttosto che cicli a rotazione “lenta” (settimanale e oltre).
Dal punto di vista sociale, inoltre, la rotazione breve evita un prolungato estraniamento
dal contesto familiare e dai consueti contatti sociali (amici, attività di gruppo).
Attuare le migliori rotazioni possibili: bisogna che ogni giorno i preposti, su indicazioni
degli SPPA, si attui un programma di rotazione del personale sulle postazioni più gravose
specialmente per le donne che operano alle macchine e alle rastrelliere (max due ore di
lavoro per postazione di lavoro) in modo da ridurre entro limiti accettabili gli indici di
sollevamento o in alternativa si adottino altre efficaci misure preventive .
Effettuare un’attenta sorveglianza sanitaria per i lavoratori turnisti .
Vi è comunque la necessità di formare il lavoratore turnista notturno ad una cultura
dell’igiene del sonno (orologio biologico/bisogno di sonno) e l’adozione di uno specifico
regime alimentare.
A conclusione delle considerazioni fin qui riportate, riteniamo necessario ribadire con
toni esclamativi che nei CMP sia valutata in maniera completa la problematica del lavoro
in turno notturno per individuare le migliori soluzioni al fine di adottare turni lavorativi in
grado di interferire il meno possibile sui ritmi circadiani e sul sonno.
Si rammenta infine che nella programmazione dei turni deve essere coinvolto il
medico competente il cui contributo è essenziale nell’adozione di orari che tengano
conto dell’adattamento biologico e dello stato di salute e benessere sia a livello
individuale che di gruppo. Si propone di consegnare un questionario di screening
per il medico competente a tutti i lavoratori turnisti ( evidenziando i disturbi del
sonno e della veglia ) soprattutto per lavoratori di età superiore a 45 anni poiché è
facilmente intuibile che con l’aumento della età media delle lavoratrici e dei lavoratori,
ci troveremo seriamente a rivedere l’organizzazione del lavoro notturno e i ritmi del
lavoro che ne derivano.
19
Alienazione e monotonia sul lavoro
La mancanza di stimoli sul lavoro è motivo di insoddisfazione e di demotivazione.
Questo fenomeno si riscontra soprattutto nei lavori monotoni e poco impegnativi.
La monotonia porta ad una rapida frustrazione e ad un calo dell’attenzione.
Entrambi i fattori incidono negativamente sulla sicurezza e sul rendimento del lavoratore.
La mancanza di stimoli e la monotonia si possono evitare favorendo:
- l’intercambiabilità delle mansioni
- la rotazione sulle postazioni di lavoro, tendendo ad alternare quelle sull’impianto
con quelle manuali.
Tutela della maternità e della paternità
Strettamente legato al paragrafo precedente è il tema dell'armonizzazione dei tempi di
cura della famiglia con quelli del lavoro. Si prenda in considerazione la sotto riportata
dichiarazione a verbale:
DICHIARAZIONE A VERBALE IN CALCE ALL'ART.45 DEL VIGENTE CCNL
Per quanto attiene alle previsioni di cui all’art. 9 della legge n. 53 del 2000 come
modificato dalla legge 296 del 27/12/2006, relativo a “Misure a sostegno della
flessibilità di orario”, le Parti si impegnano a definire accordi specifici che prevedano
azioni positive per la flessibilità, in linea con quanto previsto alle lettere a) e b) del
primo comma del succitato art. 9, mediante l’introduzione di procedure e/o
metodologie di lavoro che consentano di conciliare tempo di vita e di lavoro del
personale interessato.
Non é procrastinabile oltre il tema della tutela della maternità e della paternità rispetto
all'art. 9 della Legge 53/2000 e successive modifiche, considerata la delicatezza del tema,
la sua concreta ripercussione sulla vita delle lavoratrici e dei lavoratori interessati a tale
situazione e soprattutto considerato il lasso di tempo che ci divide da quando ci fu il
primo rinvio contrattuale sull'argomento a specifici accordi tra le parti (Art. 42 del CCNL
2003 riportato pari pari nel testo del rinnovo successivo). A tutt'oggi la sopra riportata
Dichiarazione a verbale è rimasta lettera morta. Si tenga conto che questo quadro
d'insieme presenta ripercussioni del tutto peculiari nelle dinamiche di vita e di lavoro dei
Centri di Rete Postale, dove una turnazione h.24 determina un ulteriore aggravio nelle
difficoltà della gestione e armonizzazione dei tempi.
Proponiamo l’istituzione di un asilo nido, anche interaziendale, in ogni Cmp e invitiamo
con forza l’Azienda a permettere l’allattamento nei Cmp di residenza.
20
Qualità dell’igiene negli ambienti di lavoro
L’argomento dell’igiene è strettamente correlato, ahinoi, alla questione degli appalti dei
servizi di pulizia. Fino a quando le gare di appalto saranno esperite con le correnti
modalità (vedi massimo ribasso) nessuno può sperare di vedere dei sensibili
miglioramenti delle condizioni igienico-sanitarie nei Cmp. Probabilmente è necessario
aprire un file con l’azienda e tenerlo ben aperto in prima pagina, fino a quando non si
risolve la questione, avendola affrontata e sviscerata – finalmente in maniera seria. Le
nostre sensazione è la seguente: Formalmente i contratti sono inappuntabili. Il
meccanismo delle penali apparentemente funziona. Ma allora com’è che la qualità
dell’igiene nei nostri luoghi di lavoro è così invariabilmente discutibile? L’Azienda
insiste con le gare d’appalto. Con i processi decisionali accentrati a livello nazionale, con
le “regole d’ingaggio” del contratto di appalto, ecc. ecc. ma, tant’è, ad oggi parlare di
igiene garantita nei luoghi di lavoro è e resta solo un obiettivo. Ancora tutto da
raggiungere. Discorso analogo va fatto per le problematiche legate alla manutenzione,
intesa in tutti i suoi aspetti.
E poi c’è l’altro verso della medaglia. Quello dello sfruttamento degli operatori del
comparto delle pulizie, molto spesso migranti. Spessissimo – difficile non pensarlo – più
facilmente ricattabili. Qualcosa di importante anche in questo ambito si deve provare a
fare..
21
Ecologia in Azienda: Smaltimento rifiuti ed energia.
Un ciclo virtuoso da mettere in atto sin da subito, è quello della raccolta differenziata
progetto presentato dall’azienda nel 2006 ma mai messo veramente in atto. In un Azienda
come Poste Italiane dove la pratica quotidiana implica una produzione ingente di rifiuti
(carta, cartone, plastica, ecc.) crediamo sia essenziale prevedere un loro smaltimento
intelligente vocato al loro riciclo, così da assolvere sia ad una esigenza di risparmio che
di riduzione dell'impatto ambientale. Non prevediamo davvero grosse difficoltà per
un'attivazione strutturale di tale pratica virtuosa, se non riguardo ad una seria campagna
di sensibilizzazione dei lavoratori e alla fornitura di efficaci attrezzature funzionali ai
suddetti obiettivi.
Una proposta, riteniamo, assolutamente praticabile può essere l’attivazione di un servizio
dedicato al ritiro e al riciclo di materiali particolari come pile, toner, ecc.. creando una
rete multiservizi tra uffici postali, grandi clienti e piccole e medie imprese da
implementare nel pomeriggio.
Un altro versante di sviluppo strategico potrebbe essere quello dell'energia pulita, in
special modo, con il ricorso al fotovoltaico.
Sono già disponibili strumenti finanziari europei "ad hoc" per l'introduzione di pannelli
fotovoltaici nelle aree industriali nei Paesi dell'Unione. Ci rimane difficile comprendere
perchè Poste Italiane non si sia ancora attivata in tal senso per soddisfare il fabbisogno
energetico, almeno nei centri logistici che, tra l'altro, rispondono perfettamente al
concetto di "area industriale", se intesa in termini di superfici disponibili e volumetrie.
I benefici potenziali che ne deriverebbero sono di immediata intuibilità per chiunque:
realtà come i CMP, che richiedono per il loro funzionamento fabbisogni energetici più
che rilevanti avrebbero tutto da guadagnare.
Pensiamo a questo punto superfluo parlare addirittura di una presenza di Poste come
operatore sul mercato energetico, secondo una progettualità seria organica e di
prospettiva.
Non si può parlare di Responsabilità Sociale di un'Impresa se non si passa anche per la
valutazione della sua vocazione ecologica.
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Conclusioni – Il futuro di Poste Italiane e il rilancio del settore
Ora che abbiamo provato a trattare i diversi aspetti che investono il settore della logistica,
i problemi che attanagliano il comparto, gli scenari futuri che si prospettano e le sfide che
ci attendono, tentiamo di tirare le fila del discorso.
Da un lato abbiamo le dinamiche organizzative interne e le loro
sull'efficienza del sistema aziendale. Abbiamo provato a spiegare
implicazioni possa produrre il livello di attenzione rivolto ai temi della
sicurezza dei lavoratori e come esso sia direttamente correlato con
organizzative.
ripercussioni
anche quali
salute e della
le dinamiche
Abbiamo più volte riscontrato, a tal proposito, problemi di comunicazione interna e di
rimbalzi delle responsabilità tra i vari comparti aziendali, in cui ordini di servizio interni
e dinamiche di produzione entrano molte volte in contrasto tra loro, evidenziando limiti
organizzativi che creano disservizio. Non basta, ordinare bisogna anche coordinare, in
una logica di recupero di tempi di lavorazione e qualità.
Dall'altro lato abbiamo la questione delle potenzialità che una Azienda come Poste
Italiane possa esprimere per poter restare competitiva sul mercato postale dovendo
affrontare un arduo banco di prova come quello della liberalizzazione totale e di quali
scenari si possano prefigurare se non ci si impegna sin da subito a cimentarsi con l'idea
concreta di un contratto di settore, per altro non scontato come traguardo da raggiungere.
A tal proposito, noi crediamo che non ci sia altra via per poter scommettere ancora sul
nostro futuro. Ribadiamo che siamo in estremo ritardo su questo versante e che purtroppo,
sotto questo aspetto, l'ultima tornata di rinnovo contrattuale si è rivelata un'occasione
mancata in maniera clamorosa.
Per rimarcare alcuni tratti di queste nostre conclusioni sentiamo il bisogno di esprimere
chiaramente questo concetto: una riorganizzazione come quella che ci apprestiamo ad
affrontare, con tutta la serietà del caso, non deve essere solo l'occasione per realizzare un
secco taglio del più importante dei costi aziendali, ossia quello del personale. Non é un
gran management quello che persegue unicamente questo obiettivo, magari camuffandolo
con altre sovrastrutture di facciata.
Vogliamo provare a proporre un esempio: la riorganizzazione del recapito cui la
riorganizzazione della logistica é strettamente legata deve essere pensata e realizzata cum
grano salis.
Se si deve perseguire il soddisfacimento delle esigenze dell'utenza-clientela, così
variegata per tipologia, anche i servizi ad essa offerti devono essere proposti
configurandoli con intelligenza e con una capacità relazionale all'altezza della situazione.
Il solo parametro costi-ricavi, in altri termini, non può definire l'efficienza di un servizio
proposto sul mercato ma bisogna vedere se si é in grado di congegnare anche un sistema
di servizi integrati.
Abbiamo già proposto, per esempio come il post-vendita debba essere un momento
importante per ottimizzare le prestazioni della filiera tendendo come fine ultimo alla
"fidelizzazione" dell'utente-cliente.
23
I dati a nostra disposizione ci dicono che il trend dei volumi di traffico trattati non é
andato in sofferenza solo a causa della pur innegabile crisi economica, ma anche per altre
ragioni. La rete commerciale riesce a dialogare con la logistica per ottimizzare gli
standard di produzione...?
I prodotti proposti sono davvero le leve giuste per aggredire il mercato per provare a
mantenere una posizione leader nel settore...? E' stata davvero così strategica la scelta di
creare delle cattedrali nel deserto come i Cmp, dotandoli di macchinari pachidermici per
poi concentrare qui tutta la produzione ma avendo come principale limite quello di un
non reale governo del software che sovrintende ai processi di lavorazione...? Qual é
stato lo splendido risultato raggiunto se non quello di peggiorare la qualità della
finalizzazione del prodotto...? Oppure che si é obbligati a lavorare dei volumi di traffico
(spesso invano) di dimensioni enormi per conseguire per "economia di scala" una
riduzione dei costi sostenuti per oggetto lavorato altrimenti si ottiene come unico risultato
delle "diseconomie"....?
Se dotarsi di enormi macchinari implica gioco forza investimenti ingenti, bisogna vedere
poi se realmente giustificati, significa comunque che le difficoltà di ammortamento sono
direttamente proporzionali. Questo é quello che si direbbe "un classico ciclo virtuoso".
Un management all'altezza della situazione dovrebbe poter avere una capacità
previsionale che vada oltre il fisiologico limite del breve o del medio periodo... Tanto per
gradire, nel frattempo che Poste Italiane comprava dei macchinari mastodontici
implementando la famigerata "Nuova Rete Logistica", in Europa facevano una scelta
strategicamente opposta potenziando quelli che sarebbero i nostri CPO, dotandoli di
sistemi di automazione altrettanto avanzati ma immaginiamo più snelli o comunque
equamente dimensionati se la stessa Azienda afferma (riportando fedelmente il testo dalle
slides dalla presentazione della Nuova Rete Logistica Postale in data 20 aprile 2001) che
"In Germania, ad esempio, risultano in attività 83 Centri, tutti automatizzati, che
lavorano 52 milioni di lettere al giorno; in Francia esistono 103 Centri tutti
automatizzati che lavorano tutta la corrispondenza;in Inghilterra le lettere vengono tutte
lavorate in 67 Centri tutti automatizzati.".
Quindi il dubbio che ci viene é se non si sia sbagliato il dimensionamento dei
macchinari...La certezza che abbiamo invece è che molti impianti sono rimasti
sottoutilizzati sin dal loro startup.
E allora la dirigenza aziendale le prova tutte, ma proprio tutte: quelle macchine enormi le
alimenta con ogni sorta di prodotto, purché "vadano" e comunque riesce solo
parzialmente nel proprio intento. Alcuni impianti rimangono inesorabilmente fermi per
un arco temporale troppo ampio durante le 24 ore per essere valutato come fisiologico...
E poi riesce persino a dividerle fisicamente in due, raddoppiandole. Con ciò obbligando
gli operatori a cicli infiniti di ricircoli e a serie infinite di ripetitività manuali.
Semplicemente geniale.
La stessa rete dei trasporti, in una logica di sistema integrato, dovrebbe tendere allo scopo
di venire seriamente incontro alle esigenze delle differenti tipologie di utenza-clientela e
di morfologia del territorio. Non vediamo un apprezzabile coerenza in questo senso nelle
scelte aziendali quando si decide di esternalizzare o depotenziare la rete logistica.
Sosteniamo ancora una volta l'esigenza di attivare un'organizzazione integrata della rete
legata all'obiettivo dell'ultimo miglio. Risulta per noi paradossale far passare volumi
ingenti di corrispondenza sugli impianti e poi vedere quella corrispondenza che langue
sulle banchine in stockaggio, per non parlare delle problematiche strettamente legate alle
modalità di carico e di invio (containerizzazione e "pallettizzazione" del prodotto).
24
Oppure non porre adeguata attenzione alle potenzialità delle linee aeree già oggi
disponibili (vedi Mistral) usandole finalmente per il core-business aziendale e non per
una vocazione turistica...? E ancora, se pensiamo alla joint-venture con Trenitalia,
riscontriamo che ad oggi è solo "cartacea". Quando si pensa che potrà assumere pieno
carattere di concretezza, auspicando, in prospettiva, un processo di internalizzazione, in
una seria logica di servizi veramente integrati...? A tal proposito auspichiamo
l'internalizzazione di alcuni servizi appaltati come i pacchi a firma ( CAI e PI ) della rete
dedicata alle piccole e medie imprese del territorio.
Per queste ed altre ragioni riteniamo che il calo dei volumi di traffico sia solo in parte
legato alla situazione economica ma soprattutto legate a dinamiche endogene di carattere
organizzativo.
La salute delle lavoratrici e dei lavoratori costa meno di un SIACS o di una CFSM, si sa...
e ha il vantaggio che non prevede cespiti di ammortamento contabile...
E a proposito di salute, ci prendiamo la briga qui di sottolineare che non può esserci
impresa senza tutela della cultura della prevenzione del rischio e del pericolo. E se non
c'é impresa non c'è organizzazione che tenga.... Il sillogismo regge perfettamente.
La Costituzione Italiana mette al centro l'essere umano e la tutela della sua dignità. Partita
questa non esattamente negoziabile. E' proprio in quest'ottica che dobbiamo porre il
lavoratore al centro del sistema "Azienda", sia con una concreta pratica della cultura della
sicurezza sul lavoro (e della prevenzione dei rischi e dei pericoli che ne derivano), sia con
la valorizzazione delle professionalità disponibili all'interno del sistema aziendale,
perseguendo finalmente percorsi meritocratici.
Ricordiamo, in conclusione, la necessità di migliorare le condizioni degli ambienti di
lavoro dal punto di vista "climatico", igienico, ergonomico e sociale. Sono questi temi
che non possono non avere un'attenzione alta nella discussione con la controparte
aziendale che, su questa partita, ha realizzato ingenti risparmi e cospicue plusvalenze.
Tutto ciò per noi é inaccettabile. Se proprio si vuole razionalizzare i costi si provveda
quanto prima a procedere ad una analisi seria ed obiettiva degli sprechi evidenti che in
un'Azienda come Poste Italiane quotidianamente si producono. Abbiamo suggerito nel
corso della discussione odierna i temi del risparmio energetico, della razionalizzazione e
dello smaltimento dei rifiuti. Ma anche una seria pratica sulla prevenzione degli infortuni
determinerebbe senz'altro una riduzione di costi assolutamente comprimibili.
Pertanto, almeno per darci un orizzonte di speranza, dopo aver sviscerato l'ignoto mondo
della logistica postale confidiamo fin da subito che si cominci a discutere di un contratto
collettivo nazionale di settore per far sì che ci siano regole valide per tutte le aziende
concorrenti sul mercato postale e che questa fase di ristrutturazione aziendale non sia solo
un maquillage che nasconda con spessi strati di cerone le rughe del vero volto del sistema
aziendale di Poste Italiane.
Ribadiamo in maniera forte e chiara che non siamo disponibili a svendere il concetto
fondamentale della unicità aziendale e che nessun processo di riorganizzazione presente e
futuro ci potrà mai vedere favorevoli a scellerate azioni di spacchettamento di sorta.
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Siamo fermamente convinti che l’azienda debba intraprendere senz’altro un processo
riorganizzativo finalizzato a concretizzare la sua capacità di saper stare sul mercato, alla
luce dell’ineluttabile percorso della sua liberalizzazione. Non riteniamo proficuo invece
che l'Azienda fissi a priori dei tagli occupazionali come obiettivo assoluto per poi
preoccuparsi come dimostrarne l’azzardato teorema. Siamo invece sicuri che qualsivoglia
modello organizzativo del recapito (e a cascata, della rete logistica ad esso strettamente
correlato) l'Azienda vorrà mettere in campo, dovrà prima sperimentarlo ad un livello
territoriale locale, tenendo comunque conto delle peculiarità del bacino di riferimento
preso in considerazione, prima di renderlo operativo su scala nazionale. E' evidente come
questa necessità scaturisca dalle differenze geografiche e morfologiche del territorio
italiano, dalle differenti densità di popolazione e dai molteplici assetti urbanistici e
socioeconomici in esso presenti.
Il "bello" – se così possiamo dire - viene adesso. Buon lavoro a tutti.
26
Componenti del Gruppo di lavoro su Logistica e Trasporti
CMP
NOME
COGNOME
Carica/Ruolo
Coord. Lavori Commissione CMP
NICOLA
DICEGLIE
Area Servizi Post. SLC
Coord. Lavori Commiss. Sicurezza
EMANUELA
BIZI
Componente OPN
ANCONA
GIORGIO
MICHELANGELI RSU/RLS
BARI
VITO
BATTISTA
RSU/RLS
BOLOGNA
COSIMO
ARIANO
RSU/RLS
BOLOGNA
PEPPINO
BELLAVIA
RSU
CAGLIARI
SALVATORE CUCCUI
OPN Sardegna
GENOVA
UMBERTO
CAGNAZZO
RSU
MILANO
BRUNO
PIETRONI
SLC Lombardia
PADOVA
CLAUDIO
BENAZZATO
OPR Veneto
PERUGIA
GIANNI
DELLA BOTTE
RSU
PISA
CARLO
CANTINI
RSU/RLS
ROMA
RAFFAELA
CHIARANTINI
RSU/RLS
TORINO
NUNZIA
MASTRAPASQUA
RSU/RLS
VENEZIA
STEFANO
VAGNILUCA
RSU/RLS
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Logistica: Organizzazione del Lavoro Sicurezza e Prevenzione