circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. IPSOA Guide e Soluzioni Dai migliori per i migliori. Nuovo bilancio integrato Terminale della comunicazione finanziaria, sul business e sulla sostenibilità Scegli le tue guide e con la formula “Sempre Aggiornati” lo sconto è del 50% CONTENZIOSO TRIBUTARIO Paolo Centore Avv. e Prof. di diritto tributario Università Parma. Membro effettivo VEG (2012/14) presso Commissione europea, direzione generale fiscalità e unione doganale. Alberto Marcheselli Avvocato e Professore di diritto finanziario e tributario alle Università di Genova e Torino. CONTABILIÀ E BILANCIO Lelio Cacciapaglia Ministero dell’Economia, Dipartimento Finanze. Gabriele D’Alauro Prof. a contratto Università di Genova, dottore commercialista e revisore legale. 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Massimo Gabelli Esperto di fiscalità d’impresa e straordinaria, è componente di diversi Collegi Sindacali, Organi di Controllo e Consigli d’Amministrazione. Acquista su www.shop.wki.it 11/03/14 16:30 Y43EI_FI.indd 1 Rivolgiti alle migliori librerie della tua città Contatta un agente di zona www.shop.wki.it/agenzie Contattaci 02.82476.794 [email protected] Y43EI FI www.shopwki.it/guidesoluzioni 149252_coge-2.indd 2 ADV_guide_soluzioni_210x297_COLORI_Y29EH FI.indd 1 Il Nuovo Bilancio Integrato propone un nuovo strumento di reporting che include, oltre alle informazioni finanziarie, anche quelle qualiquantitative di natura non finanziaria sulla capacità da parte delle imprese di generare in modo sostenibile valore e sui connessi rischi. L’autore, nel descrivere le migliori prassi di informativa integrata, espone esempi illuminati di Key Performance Indicator, storie e casi d’impresa. Y29EH FI Alberto Quagli Prof. di Ragioneria Università Genova. Membro della Commissione per la statuizione dei principi di gestione della crisi. TUIR È necessario uno strumento differente, che superi queste difficoltà. www.fare.it IVA I bilanci annuali sono spesso troppo lunghi, le informazioni fornite non sono collegate tra loro e permangono elevati limiti nella comunicazione. 26/03/14 09:25 09:18 26/03/14 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 2/14 SOMMARIO LO SPECIALE 5Verifica della base informativa per l’analisi di bilancio: le azioni di manipolazione contabile di Francesco Giunta, Laura Bini e Francesco Dainelli METODI E STRUMENTI 19 Smart Control: costruire il «controllo» in ottica competitiva di Alessandro Garlassi e Luca Fornaciari 27 Modellizzazzione dei flussi di cassa nel lungo periodo: il metodo «Monte Carlo» di Stefano Palestini 38Quanto costa acquisire un nuovo cliente? Le metriche che il controllo deve saper monitorare di Massimo Negro CASE HISTORY 45Il sistema di controllo di gestione di un’impresa operante su commessa: il caso Mondialpack di Pietro Dalena 57 Social Media Measurement nello sport: il caso Arezzo Calcio di Maria Pia Maraghini, Azar Suleymanov e Tiziano Cetarini INDICE 66 Indice analitico 2/2014 03_04.indd 3 3 25/03/14 08:41 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. rivista bimestrale EDITRICE Wolters Kluwer Italia s.r.l. Strada1, Palazzo F6 - 20090 Milanofiori Assago (MI) www.ipsoa.it INDIRIZZO INTERNET Compresa nel prezzo dell'abbonamento l'estensione on-line della Rivista, consultabile all'indirizzo www.edicolaprofessionale.com/controllodigestione DIRETTORE RESPONSABILE Giulietta Lemmi DIREZIONE SCIENTIFICA Alberto BUBBIO – Università C. Cattaneo di Castellanza (LIUC) Francesco GIUNTA – Università di Firenze Luciano MARCHI – Università di Pisa Angelo RICCABONI – Università di Siena COMITATO SCIENTIFICO Marco AGLIATI – Università L. Bocconi di Milano Luca BAGNOLI – Università di Firenze Carmine BIANCHI – Università di Palermo Massimiliano BONACCHI – Università di Napoli Parthenope Cristiano BUSCO, Università di Siena; Adele CALDARELLI – Università di Napoli Federico II Massimo CIAMBOTTI – Università di Urbino Lino CINQUINI – Scuola Superiore S. Anna di Pisa Paolo COLLINI – Università di Trento Luca DEL BENE, Università Politecnica delle Marche; Stefano MARASCA – Università Politecnica delle Marche Kenneth A. MERCHANT – University of Maastricht Antonella PAOLINI – Università di Macerata Aldo PAVAN – Università di Cagliari Riccardo SILVI – Università di Bologna-Forlì David W. YOUNG – Boston University School of Management REFERAGGIO La rivista accoglie contributi di ricerca volti al’avanzamento delle conoscenze scientifiche. Tali contributi saranno accettati solo dopo essere stati sottoposti ad un processo sistematico di valutazione e accettazione, noto come double blind rewiew, condiviso dalla comunità scientifica internazionale. Coloro che fossero interessati possono inviare i propri contributi per posta elettronica all’indirizzo [email protected] 03_04.indd 4 REDAZIONE Paola Boniardi, Elena Rossi, Agnese Trentalance Per informazioni in merito a contributi, articoli ed argomenti trattati scrivere o telefonare a: Redazione Controllo di Gestione IPSOA Casella Postale 12055 - 20120 Milano telefono 02.82476.085 - telefax 02.82476.800 e-mail: [email protected] AMMINISTRAZIONE Per informazioni su gestione abbonamenti, numeri arretrati, cambi d’indirizzo, ecc. scrivere o telefonare a: IPSOA Servizio Clienti Casella postale 12055 - 20120 Milano telefono 02.824761 - telefax 02.82476.799 Servizio Informazioni Commerciali: telefono 02.82476.794 - telefax 02.82476.403 e-mail: [email protected] REALIZZAZIONE GRAFICA Ipsoa FOTOCOMPOSIZIONE Sinergie Grafiche Srl Viale Italia, 12 - 20094 Corsico (MI) Tel. 02/57789422 STAMPA GECA S.r.l. - Via Monferrato, 54 20098 San Giuliano Milanese (MI) - Tel. 02/99952 disdetta da comunicarsi entro 30 gg. prima della data di scadenza a mezzo raccomandata A.R. da inviare a Wolters Kluwer Italia S.r.l. Strada 1 Pal. F6 Milanofiori 20090 Assago (MI). Servizio Clienti : tel. 02 824761 – e-mail: [email protected] - www.ipsoa.it/ servizioclienti Compresa nel prezzo dell’abbonamento l’estensione on line della Rivista, consultabile all’indirizzo: www.edicolaprofessionale.com/controllodigestione Italia annuale: 199,00 Estero annuale: 398,00 Prezzo copia: 41,00 Richiesta di abbonamento: scrivere o telefonare a: IPSOA, Ufficio vendite Casella postale 12055 20120 Milano Telefono 02.82 47 6.794 Telefax 02.82 47 6.403 Forma di pagamento: - versare l’importo sul c.c.p. n. 583203 intestato a WKI Gestione incassi, Strada 1, Palazzo F6, Milanofiori (indicare nella causale del versamento il titolo della rivista e l’anno dell’abbonamento), oppure - inviare assegno bancario/circolare non trasferibile intestato a Wolters Kluwer Italia s.r.l. 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I Suoi dati saranno utilizzati dalla nostra società, da enti e società esterne ad essa collegati, nonché da soggetti terzi, titolari autonomi del trattamento, solo per l’invio di materiale amministrativo -contabile, commerciale e promozionale. Ai sensi dell’art. 7 del citato D.Lgs., Lei ha diritto di conoscere, aggiornare, rettificare, cancellare i Suoi dati, nonché di esercitare tutti i restanti diritti ivi previsti, mediante comunicazione scritta a Wolters Kluwer Italia s.r.l., Ufficio MID, Milanofiori, Strada 1-Palazzo F6, 20090 Assago (Mi)” 25/03/14 08:41 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE VERIFICA DELLA BASE INFORMATIVA PER L’ANALISI DI BILANCIO: LE AZIONI DI MANIPOLAZIONE CONTABILE L’ analisi di bilancio è un prezioso strumento per comprendere le condizioni economiche e finanziarie che caratterizzano la gestione di un’impresa. Tutto però dipende dall’affidabilità dei dati contabili sui quali si lavora. Questa elementare considerazione assume particolare rilievo alla luce dei molti scandali finanziari di questi ultimi anni, dietro ai quali sono emerse gravi alterazioni dei risultati di bilancio. Da qui, la necessità di far precedere l’analisi di bilancio dalla ricerca di segnali di manipolazioni dei risultati economicofinanziari. Un modo semplice e immediato per cogliere la presenza di manipolazioni è calcolare alcuni specifici indicatori che evidenziano incongruenze fra i saldi contabili. In gergo, si parla solitamente di red flag. A queste procedure si affiancano sistemi più evoluti. Questi, attraverso elaborazioni statistiche, combinano vari indicatori in un punteggio il quale esprime la probabilità che un bilancio sia stato «addomesticato». Guardando a tali sistemi, si propone un modello calibrato sulla realtà delle piccole e medie imprese italiane. management che vengono comunemente definiti con il termine ampio di earnings manipulation. Molto efficacemente l’Association of Certified Fraud Examiners (ACFE) ritiene che un’impresa sia impegnata in azioni di manipolazione contabile quando il suo management, all’atto di redigere il bilancio, si chiede: «How can we best report desired results?», invece di: «How can we best report economic reality?». Come già ricordato nella prima parte di questo lavoro1, la manipolazione contabile si può manifestare in diverse forme. In relazione all’intensità delle alterazioni provocate, si distingue fra (cfr. Tavola 1): – earnings management, in senso stretto; – frodi contabili2. Nel caso dell’earnings management, l’ineliminabile discrezionalità insita in ogni valutazione di bilancio è utilizzata, da chi redige il bilancio dell’impresa, per offrire una predeterminata rappresentazione dei risultati aziendali, volta a indurre alcune categorie di stakeholder ad assumere comportamenti che favoriscano, di volta in volta, il raggiungimento di determinati obiettivi, quali: sostenere il corso del titolo, scoraggiare acquisizioni, facilitare l’ottenimento di un finanziamento. L’earnings management, tendenzialmente, si propone come un esercizio, sia pur «spinto», dei margini di Le azioni di earnings manipulation discrezionalità valutativa offerti dai GAAP. Quando la creatività degli amministratori va decisamente Da oltre un decennio, le prime pagine dei giornali oltre ogni ragionevole ambito di discrezionalità riportano con impressionante frequenza notizie di si parla, più propriamente, di frodi contabili. La scandali finanziari dietro ai quali emergono gravi linea di confine che separa i due comportamenti, alterazioni dei risultati di bilancio. Enron, Tyco, tuttavia, è molto sottile. Arthur Levitt, già Chairman Freddy Mac, AEG, Satyam, World Com, Global della SEC, parlava, nel 1998, di una «grey area Crossing, Parmalat sono solo alcuni dei nomi delle between legitimacy and outright fraud». In questo molte imprese che hanno pensato, in questi senso, cruciale è la materialità degli effetti anni difficili per l’economia mondiale, di che si producono, anche se con lo risolvere i loro problemi di gestione Staff Accounting Bullettin n. 99 DALMASTER «aggiustando» i conti. del 1999, la SEC ha espresso L’articolo riprende L’analista di bilancio, dunque, la sua preoccupazione per tematiche tratte dal Master prima di cominciare a elaborare manipolazioni «immateriali», di Controllo di Gestione – i dati contabili deve valutarne ma intenzionali («In certain Ipsoa – con lo scopo di suscitare nei partecipanti un confronto l’attendibilità, cercando di circumstances, intentional di idee ed opinioni individuare la presenza di immaterial misstatements are unlawful»). comportamenti adottati dal 2/2014 05_17.indd 5 di Francesco Giunta Laura Bini e Francesco Dainelli Università degli Studi di Firenze 1 Si veda, a cura degli stessi autori, «Verifica della base informativa per l’analisi di bilancio: la qualità del sistema contabile» in Controllo di gestione n. 1/2014. 2 Un’ampia rassegna sul tema delle alterazioni contabili, condotta alla luce dell’adozione dei principi IAS/IFRS, si ritrova in: Quagli A., «Le politiche di bilancio e l’adozione degli IFRS: profili di studio e rassegna delle prime evidenze empiriche», in: Rivista dei Dottori Commercialisti, 2011, n. 1. 5 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE LO SPECIALE Paradossalmente, tanto più artefatto è il bilancio, tanto più è difficile, per un analista esterno, percepire questa circostanza. Peraltro, il naturale dinamismo dell’impresa tende a diluire nel tempo gli inevitabili effetti di riversamento conseguenti ad ogni precedente manipolazione; ed è proprio su questa circostanza che conta il management quando mette in atto azioni di alterazione del bilancio. Quale che sia la forma nella quale si manifesta, la manipolazione contabile determina una graduale perdita di qualità dei dati contabili e una conseguente riduzione dei segnali di rischio percepibili attraverso l’analisi di bilancio. Questa circostanza interessa tutti gli stakeholder, ma, in particolare, gli investitori. Considerando gli analisti quale proxy degli investitori, la ricerca ha confermato che la manipolazione dei risultati contabili porta gli analisti a formulare valutazioni che si rivelano, nel tempo, disallineate rispetto ai risultati effettivamente conseguiti dalle imprese oggetto della loro attenzione3. In questo senso, la manipolazione contabile causa l’insorgere di uno specifico fattore di rischio che si associa a quello finanziario e operativo: il rischio informativo (cfr. Tavola 2). Con questo termine si indica il rischio di compiere valutazioni e, quindi, decisioni di investimento errate a causa di informazioni che distorcono la rappresentazione della reale situazione aziendale e non consentono di formulare previsioni attendibili sui futuri andamenti della gestione. Tale rischio si riflette necessariamente sul costo del capitale, influenzando il valore fondamentale di ogni impresa4. I diagnostici per valutare la qualità contabile Il rischio informativo merita di essere considerato attentamente, in quanto le sue manifestazioni possono avere conseguenze molto gravi. E questo non solo perché tutto il successivo processo di analisi risulterebbe inficiato, ma anche per l’inevitabile reazione degli investitori al momento in cui si trovassero di fronte a sorprese nei risultati aziendali (earnings surprise) dovute al riversamento di precedenti manovre contabili. L’evidenza empirica suggerisce, infatti, che sorprese negative determinano una caduta del prezzo del titolo interessato sproporzionata rispetto alla crescita di tale prezzo che si manifesta in caso di sorprese positive (effetto torpedo). Nel condurre questa delicata indagine, l’analista deve, preliminarmente, mettere a fuoco: a) la politica contabile alla quale la redazione del bilancio si ispira; Tavola 1 – Livello d’intensità delle manipolazioni contabili * 3 D. Givoly – C. Hayn – T. Yoder, Do Analysts Account for Earnings Management?, Working Paper, Pen State University, 2010. 4 M.E. Barth – Y. Konchitchki – W.R. Landsman, Cost of Capital and Earnings Transparency, Journal of Accounting and Economics, February 2013. * La Tavola è tratta, con adattamenti, da: Dechow P.M. – Skinner D. J., Earnings Management: Reconciling the Views of Accounting Academics, Practitioners, and Regulators, Accounting Horizons, vol.14 (2), 2000. 6 05_17.indd 6 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE b) le caratteristiche dell’attività economica svolta dall’impresa; c) le poste di bilancio dove, tenuto conto delle caratteristiche dell’attività economica, eventuali interventi manipolatori sono più probabili; d) la presenza di situazioni che possono spingere il management ad «aggiustare» il bilancio. Quanto alla politica contabile, questa si presenta, spesso, di difficile individuazione, ritrovandosi in ogni bilancio scelte orientate in senso conservativo per alcune poste, in chiave più aggressiva per altre. A qualificare la politica adottata varrà, dunque, l’orientamento prevalente che si percepisce. Dal momento che la politica contabile si caratterizza per un atteggiamento valutativo che resta costante nel tempo5, ai fini della percezione di condizioni di rischio informativo occorre guardare a cambiamenti intervenuti in tali politiche, atteso che l’earnings management si può realizzare proprio cambiando il modo di rappresentare in bilancio gli stessi fenomeni. Resta, in ogni caso, cruciale il ruolo svolto dalle Note al bilancio, il solo documento che, se adeguatamente redatto, chiarisce il percorso valutativo seguito dagli amministratori e le stime alle quali questi hanno fatto ricorso. Spetta, invece, all’informazione extra-contabile, di tipo non-financial, fornire gli elementi necessari per mettere a fuoco le caratteristiche dell’attività economica svolta dall’impresa. Conoscere tali caratteristiche è essenziale per: – comprendere la sostanza economica dei fatti di gestione; – individuare l’esistenza di principi contabili specifici per settori di attività. Si pensi, in generale, ai principi che disciplinano la redazione del bilancio di banche e assicurazioni; più in particolare, alla regolamentazione riguardante determinati ambiti di attività quali ad esempio, l’estrattivo6; – esaminare il comportamento contabile tenuto dalle altre imprese operanti nel medesimo settore di quella analizzata; – identificare alcuni valori medi di riferimento quali ad esempio: la vita media delle immobilizzazioni e il conseguente tasso di ammortamento; le svalutazioni dei crediti abitualmente operate. Tali valori sono sicuramente utili per cogliere anomalie nei conti dell’impresa oggetto di analisi. La comprensione del business aiuta a concentrare l’attenzione sui valori di bilancio che potranno, più facilmente, essere oggetto di azioni manipolatorie. Si tratta tipicamente di quelle poste contabili capaci di generare i maggiori effetti sul risultato di periodo. Così, in una società di leasing, occorrerà fare attenzione alla stima del valore residuo dei beni ceduti, alla fine del contratto; per un’impresa farmaceutica, cruciale si rivela il trattamento riservato ai costi di R&S; per la cantieristica (navi, aerei ecc.), è bene concentrarsi sulla valorizzazione dei lavori in corso; per i produttori di apparecchiature elettroniche (ad esempio computer), gli stanziamenti a fondi spese per interventi di garanzia su prodotti venduti giocano un ruolo fondamentale, mentre per la grande distribuzione, critica è la valutazione delle scorte di magazzino. Infine, poiché «è l’occasione che fa l’uomo ladro», occorre guardare soprattutto ad alcune condizioni che caratterizzano la gestione dell’impresa e il suo management. Qui l’elenco è lungo. Per schematizzare, è utile distinguere fra condizioni istituzionali ed economico-finanziarie. Tavola 2 – Qualità dell’informazione contabile e rischio informativo 5 Sul punto si rimanda alla prima parte di questo lavoro come da nota 1. 6 L’esigenza di una regolamentazione che tenga conto delle specificità gestionali delle imprese, in relazione all’attività svolta, è sostenuta dall’American Institute of Certified Public Accountants (AICPA), che regola la valutazione di svariati componenti di bilancio attraverso principi specifici, gli Industry Accounting Guides ai quali continua a guardare la Task Force on Specialized Principles del FASB. 2/2014 05_17.indd 7 7 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 7 R.L. Rosner, Earnings Manipulation in Failing Firms, Contemporary Accounting Research, 20, (2), 2003. 8 Cfr.P.M. Dechow – R.G. Sloan – A.P. Sweeney, Detecting earnings management. The Accounting Review, 70(2), 1995, 193-225. 9 Cfr. nota 1. 8 05_17.indd 8 LO SPECIALE Fra le prime si ricordano: – cambiamenti del vertice dell’impresa, specie se con retribuzione legata ai risultati e/o al prezzo delle azioni. In tale circostanza, infatti, il nuovo management sarà incentivato ad attuare manovre di «prestito di utili agli esercizi futuri» per accreditare la sua gestione e massimizzare i propri guadagni; – contratti con finanziatori che prevedono il rispetto di covenant. Questi ultimi, infatti, si configurano spesso in termini di rapporti fra valori di bilancio, come, ad esempio: rapporto fra debiti e capitale di rischio; rapporto fra flussi di cassa e interessi sul debito; – transazioni con parti correlate, che possono naturalmente indurre a valorizzare gli scambi a «prezzi di trasferimento», piuttosto che a prezzi di mercato; – tentativi di acquisizione da parte di altre imprese. In questo caso, il management che voglia resistere a tali tentativi sarà tentato di «prendere a prestito utili dagli esercizi futuri», così da far apparire più alto il valore fondamentale dell’azienda; – negoziazioni con i sindacati. Qui, la manipolazione va in direzione opposta, poiché l’obiettivo perseguito è quello di far apparire insostenibili le richieste di incrementi retributivi; – controllo esercitato da regolatori del mercato. Le imprese che operano su mercati dove i prezzi di vendita devono rispettare tariffe determinate sulla base di valori contabili hanno convenienza ad agire su tali valori per recuperare margini di redditività; – pressione fiscale e criteri di determinazione dell’imponibile. Specie nei sistemi dove il risultato di bilancio costituisce la base per il calcolo dell’imponibile, si possono perseguire politiche volte al contenimento dei risultati di esercizio; – intensità del contesto competitivo. Poiché la profittabilità delle imprese che operano in un dato settore è uno stimolo all’ingresso di nuovi entranti, il management può essere spinto a comprimere i tassi di redditività denunciati dal bilancio. Come condizioni economico-finanziarie foriere di manovre contabili si segnalano: – stime degli analisti che prevedono un rialzo degli utili o dichiarazioni in tal senso da parte del management. L’evidenza empirica ha messo in luce come queste dichiarazioni costituiscano una delle condizioni che maggiormente spinge ad «aggiustare» i valori contabili, per evitare earnings surprise negative e perdita di credibilità del management; – profilarsi di risultati economici negativi e di tensioni finanziarie. Anche indipendentemente dall’esistenza di stime da rispettare o da «battere», il deteriorarsi del quadro reddituale e finanziario costituisce di per sé un forte stimolo a redigere bilanci addomesticati. Significativi, in proposito, i risultati della ricerca empirica i quali dicono che i manager delle imprese sull’orlo del fallimento sono quelli maggiormente impegnati a manipolare i conti nella speranza che i problemi attraversati dalla loro azienda siano temporanei7; – ricorso al mercato finanziario mediante consistenti emissioni di azioni o prestiti obbligazionari. Lo stimolo alla cosmesi del bilancio è particolarmente forte per quelle imprese che intendono affacciarsi alla quotazione di borsa. Non a caso, numerosi studi hanno evidenziato come, dopo una IPO (Initial Public Offering), si manifestino fenomeni di underperformance. Le condizioni richiamate sono tanto più operose, quanto più debole si rivela il sistema di corporate governace della società. La ricerca empirica ha individuato vari elementi di debolezza che facilitano azioni di manipolazione contabile, fra i quali: l’assenza di un «comitato per il controllo sulla gestione», eletto nell’ambito del consiglio di amministrazione, secondo le logiche del modello monistico di governance; il coinvolgimento del fondatore dell’impresa come CEO; una larga presenza di portatori di interessi interni (dipendenti, consulenti ecc.) nel consiglio di amministrazione. Da qui, l’importanza di un’attenta valutazione, da parte dell’analista, del sistema di governance adottato dall’impresa8. L’analisi dei sistemi di controllo si deve accompagnare all’impiego di specifici diagnostici che aiutino a mettere in evidenza la presenza di incongruenze nei valori di bilancio. I diagnostici non individuano con sicurezza la presenza di manovre di bilancio; piuttosto, richiamano l’attenzione dell’analista su alcuni aspetti potenzialmente sospetti e, quindi, rischiosi. Le procedure analitiche (red flag) La ricerca di segnali rivelatori di azioni di manipolazione contabile si è mossa, nel tempo, in varie direzioni (cfr. Tavola 3). L’attenzione si è inizialmente concentrata sulle transazioni e sui cambiamenti delle politiche contabili, specie quando il cambiamento riguarda alcune specifiche poste critiche nell’economia dell’impresa. Ad esempio, il passaggio dal costo medio al FIFO nella valorizzazione delle scorte, o viceversa, se non adeguatamente motivato è indizio di earnings management. A volte, l’azione del management è più sottile. Come mostrato nella prima parte di questo lavoro9, un rallentamento degli investimenti, in un sistema contabile caratterizzato dall’adozione di una politica conservativa, genera automaticamente l’emersione di riserve occulte. I vertici dell’impresa potrebbero, quindi, deliberatamente ridurre gli investimenti – o alcune categorie di questi, come, ad esempio, 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE quelli in R&S – per migliorare i redditi di esercizio. Insomma, è come se il management pescasse dalla «scatola dei biscotti» per gonfiare il reddito (cookie jar accounting). Queste impostazioni, tuttavia, all’atto pratico si rivelano deboli. L’approccio che guarda alle politiche contabili, infatti, porta a un’apparente agevole individuazione delle azioni di manipolazione, ma ha margini di errore molto ampi, poiché non ogni cambiamento di politica contabile ha un intento decettivo. Problemi analoghi s’incontrano guardando alle transazioni, in quanto è molto difficile distinguere, in seno alle scelte manageriali, quelle intenzionalmente volte a influenzare i redditi, stante la discrezionalità che il management deve avere nel decidere cosa e come fare. Si spiega, così, lo sviluppo di un filone di ricerca che si concentra su quelli che, nel linguaggio internazionale, sono definiti accrual. Si tratta di quei valori che segnano la distinzione fra competenza economica e competenza monetaria, come i crediti relativi a vendite non riscosse, le scorte di magazzino derivanti da acquisti di beni non venduti, i debiti verso fornitori per acquisti non pagati, le quote di ammortamento dei cespiti. La determinazione degli accrual, in quanto richiesta dagli stessi principi contabili ai fini di una corretta stima del reddito secondo competenza economica, ben si presta ad attuare manipolazioni contabili10. La manovra degli accrual è favorita dalla circostanza che la determinazione di questi valori contabili richiede di compiere stime e congetture che lasciano al management ampia libertà di manovra, senza lanciare chiari segnali agli utilizzatori del bilancio, diversamente dai cambiamenti delle politiche contabili, immediatamente riconoscibili. Ragionando in questo senso, gli accrual si possono distinguere in non-discrezionali (AcNd) e discrezionali (AcD): esempio dei primi sono le quote di ammortamento che il management è necessariamente tenuto a stanziare in base alle immobilizzazioni materiali presenti nell’attivo; esempio dei secondi sono, invece, le svalutazioni sui crediti inesigibili, dove la discrezionalità valutativa è ampia. Gli AcD, in particolare, appaiono un formidabile strumento per manovrare gli earnings. Per questo la ricerca e la pratica, dalla metà degli anni ottanta, hanno rivolto la loro attenzione sull’abilità del management di manovrare gli accrual. L’approccio più semplice e immediato per cogliere la presenza di fenomeni di manipolazione legati agli accrual è rappresentato dalle simple analytical procedures (APs) basate sul calcolo di singoli indicatori contabili ritenuti capaci di segnalare situazioni anomale. In gergo, si parla solitamente di red flag. In genere, i red flag sono indici, ossia rapporti fra grandezze contenute nei prospetti di bilancio. Il loro uso presuppone che gli indici, una volta calcolati, siano comparati nel tempo e nello spazio con quelli di altre imprese. Solo la comparazione, infatti, può evidenziare la presenza di anomalie, ossia andamenti difformi, sia rispetto a quanto in precedenza accaduto nell’impresa oggetto di analisi, sia rispetto agli andamenti medi delle imprese comparabili o comunque operanti nello stesso settore di attività. Questa tecnica d’indagine ha il pregio di essere semplice e poco costosa, ma non considera le proprietà statistiche dei dati analizzati. Inoltre, il management è consapevole che anomalie nelle relazioni fra alcune grandezze contabili possono insospettire i lettori del bilancio. A ciò si aggiunga che, sovente, i segnali inviati dai diagnostici sono la conseguenza di andamenti particolari della gestione dell’impresa che non implicano alcuna alterazione contabile; sta, dunque, all’analista approfondire l’esame ogni volta che una red flag «sventola». Nell’impiego di questi strumenti occorre considerare che gli aggiustamenti contabili possono essere numerosi e riguardare la gran parte delle poste di bilancio. L’aspetto più importante della gestione, però, è quello operativo, ossia legato alla produzione e vendita dei beni e servizi che costituiscono la ragion d’essere dell’impresa, caratterizzandola come una produttrice di scarpe, piuttosto che di elettrodomestici. È sulla gestione operativa, dunque, vista sia nella dimensione corrente, sia in quella degli investimenti strutturali, che l’analista deve concentrare la sua indagine. Tuttavia, anche circoscrivendo l’ambito d’indagine, gli aspetti potenzialmente di rilievo restano numerosi. Volendo organizzare l’impiego dei diagnostici, è, allora, conveniente ripartirli in due categorie: 1) diagnostici per scoprire manipolazioni nei ricavi di vendita; 2) diagnostici per scoprire manipolazioni nei costi. Nel costruire la prima categoria di diagnostici, bisogna ricordare quanto detto in tema di qualità Tavola 3 – Segnali rivelatori di azioni di manipolazione contabile 10 P. Healy, The Impact of Bonus Schemes on the Selection of Accounting Principles, Journal of Accounting and Economics, Vol. 7, April, 1985, 85-107. 2/2014 05_17.indd 9 9 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE LO SPECIALE contabile11. In questa prospettiva, un dato concernente le vendite è di qualità se esprime attendibilmente le entrate monetarie future dell’impresa. L’attenzione dell’analista si deve, dunque, concentrare su quei valori che possono far divergere le vendite dagli incassi effettivi, come, ad esempio: crediti non esigibili, resi, sconti e interventi di garanzia su prodotti difettosi. I principali indici da calcolare sono: 1) Ricavi di vendita/Incassi da vendite; 2) Ricavi di vendita/Crediti netti verso clienti; 3) Ricavi di vendita/Resi e sconti; 4) Ricavi di vendita/Accantonamenti per garanzie. L’interpretazione dei segnali è agevole. Se l’impresa ha gonfiato le vendite, contabilizzando ricavi non «guadagnati» a fronte in un incremento fittizio di crediti (fenomeno del channel stuffing), il primo indicatore dovrebbe crescere, mentre il secondo si dovrebbe contrarre. La comparazione nel tempo, poi, dovrebbe segnalare un incremento del terzo indicatore, a fronte dei beni indebitamente considerati venduti e successivamente restituiti; come pure può ingenerare sospetti una crescita dell’ultimo indice dovuta a un incremento delle vendite, non accompagnato da un uno stanziamento proporzionato di accantonamenti per garanzie. Proprio la logica della comparazione suggerisce di calcolare gli indici richiamati come rapporto fra variazioni; ad esempio: variazione dei ricavi di vendita/variazione dei crediti verso clienti. L’esigibilità dei crediti verso clienti, nonché la fondatezza degli accantonamenti per resi, sconti e garanzie possono essere investigate con specifici diagnostici quali: – Accantonamenti per perdite su crediti/Perdite effettive su crediti; – Accantonamenti per perdite su crediti/Vendite; – Accantonamenti per garanzie/Costi per interventi di garanzia. Per quanto concerne invece i diagnostici per scoprire manipolazioni nei costi parlando appunto di costi, si fa riferimento sia a quelli attribuiti all’esercizio, sia a quelli capitalizzati come attività. È, infatti, proprio nello spostamento da una categoria all’altra che spesso si realizza l’earnings management. In questo senso, un primo indicatore capace di offrire interessanti indicazioni è dato dal rapporto Costo del venduto/Ricavi di vendita. Costo del venduto/Ricavi di vendita 11 Si veda, a cura degli stessi autori, «Verifica della base informativa per l’analisi di bilancio: la qualità del sistema contabile» in Controllo di gestione n. 1/2014. 10 05_17.indd 10 Il significato dell’indice è chiaro. A meno che non si manifestino significativi incrementi o decrementi di produttività, oppure altrettanto significative variazioni nei prezzi-costo dei fattori produttivi di consumo, il rapporto dovrebbe restare costante. In assenza dei fenomeni richiamati, variazioni dell’indice sono da attribuire a manovre nella valutazione delle scorte di magazzino: incrementi dell’indice derivano da riduzioni del valore attribuito alle scorte; decrementi segnalano consistenze di magazzino in crescita. Questa chiave di lettura è corroborata dall’analisi del rapporto Costo del venduto/Scorte di prodotti finiti. Se a fronte di una riduzione dell’incidenza del costo del venduto sui ricavi di vendita si registra anche una riduzione del rapporto Costo del venduto/Scorte di prodotti finiti, manipolazioni delle stime di fine periodo sono probabili. Le maggiori difficoltà nella costruzione dei rapporti richiamati nascono dal calcolo del costo del venduto (CdV). Nel caso di imprese commerciali, questo può essere fatto pari a: Acquisti – Variazione delle scorte di merci Se, invece, l’impresa è manifatturiera, le cose si complicano in quanto partecipano al costo del venduto anche le quote dei costi di trasformazione, come i costi del personale. In assenza di dati specifici, il CdV può essere così determinato: Totale costi di produzione – Variazione delle scorte di prodotti finiti e semilavorati Un aiuto all’analisi viene da quelle imprese, tipicamente società quotate che, redigendo il bilancio secondo gli IAS/IFRS, presentano il Conto Economico nella configurazione a costo industriale del venduto. In ogni caso, indizi utili possono essere raccolti anche limitando l’analisi alle materie prime e, quindi, sostituendo al CdV il valore dei consumi e a quello delle scorte di prodotti finiti quello delle scorte di materie prime. Un’altra area di costi operativi meritevole di attenzione è quella degli ammortamenti. Qui, l’indice principe è il rapporto Ammortamenti/ Immobilizzazioni lorde. Ammortamenti/Immobilizzazioni lorde Le immobilizzazioni alle quali gli ammortamenti si ricollegano possono essere sia materiali che immateriali. L’obiettivo è verificare se, nel corso del tempo, le quote di ammortamento stanziate a Conto Economico sono sempre le stesse oppure sono state accresciute o ridotte. Dal momento che si tratta di costi non monetari, frutto di mere congetture, la riduzione degli ammortamenti è un espediente di agevole adozione per migliorare i risultati dell’esercizio. Una tale scelta, però, allungando il periodo di recupero economico dei cespiti, espone maggiormente l’impresa ai rischi di obsolescenza, con gravi conseguenze sulla competitività. Anche l’area degli accantonamenti richiede l’attenzione dell’analista. Riduzioni degli accantonamenti possono essere usate per prendere a prestito utili futuri, ma anche una forte crescita 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE degli accantonamenti deve essere guardata con sospetto. Gli accantonamenti in eccesso rispetto ai costi maturati per competenza in base agli eventi di gestione dell’esercizio potranno, infatti, essere utilizzati: – per coprire future perdite senza che queste emergano nel Conto Economico degli esercizi successivi, segnalando, con ciò, il manifestarsi di problemi di gestione; – riversandoli a Conto Economico, per accrescere fittiziamente la redditività (bleed back). Quest’ultima finalità può essere perseguita anche lavorando sulle svalutazioni. Da cui i seguenti indici: – Accantonamenti/Ricavi di vendita; – Fondi rischi e spese future/Totale passività; – Svalutazioni/Ricavi di vendita. Come già sottolineato, la manovra dei costi si traduce spesso in capitalizzazioni indebite. Un indicatore di portata generale, idoneo a segnalare tale fenomeno è dato dal rapporto Immobilizzazioni/ Totale delle attività. Immobilizzazioni/Totale attività Atteso che quella immateriale è l’area dove capitalizzazioni azzardate sono più facilmente operabili, la misura indicata dovrebbe riguardare proprio le attività immateriali. Analogamente, può essere utile, disponendo del dato analitico, anche calcolare il rapporto: – Spese di R&S/Ricavi di vendita; – Spese di pubblicità/Ricavi di vendita. La manipolazione delle spese di R&S può seguire diverse vie. Una è rappresentata dalla costituzione di una società di comodo (dette anche, con espressione molto efficace, shell) alla quale vengono fatturate le attività di R&S svolte. In questo modo, l’impresa controbilancia le spese sostenute con i ricavi derivanti dalla cessione delle attività. Se poi i risultati di tali attività non si riveleranno positivi, l’investimento nella shell verrà svalutato; ciò comporterà la rilevazione di un costo, ma intanto, si è guadagnato tempo. Fra le aree oggetto di attenzione, si ricordano anche le componenti patrimoniali valutate a fair value. La determinazione di tale valore, infatti, ancorché idealmente ancorata a valori di mercato (mark to market), è spesso frutto di stime che, in taluni casi, si basano su ipotesi e formule matematiche (mark to model), come i modelli di valutazione delle opzioni. Ciò accade per determinati investimenti finanziari quando mancano quotazioni ufficiali in un mercato attivo. È opportuno, quindi, calcolare indici del tipo: – Attività valutate a fair value/Totale attività; – Passività valutate a fair value/Totale passività. Più in generale e in conclusione, poiché la gran parte delle alterazioni contabili non può modificare la consistenza dei flussi di cassa prodotti dall’impresa, un indice di sintesi è rappresentato dal rapporto Reddito operativo/Flusso di cassa operativo corrente. Reddito operativo/Flusso di cassa operativo corrente Più alto è il valore dell’indice, minore appare la qualità contabile dei redditi dell’impresa, suggerendo all’analista di sottoporre ad attenta anatomia i conti dell’impresa. Peraltro, è agevole comprendere come la differenza fra il reddito e il flusso di cassa dipenda principalmente dagli accrual. Si spiega, allora, anche il ricorso all’indice dato dal rapporto Accrual/Risultato operativo. Accrual/Risultato operativo Il richiamo agli accrual evidenzia l’importanza del rendiconto finanziario quale documento capace di segnalare manovre di earnings management. Il rendiconto, infatti, esplicita la relazione fra valori di competenza economica, accrual e flussi di cassa. La presenza di manipolazioni di bilancio, tuttavia, può essere suggerita anche da valori fuori bilancio. Si pensi, in proposito, alle passività potenziali segnalate nelle Note al bilancio o, per chi non impiega gli IAS/IFRS, nei conti d’ordine. Valori rubricati come garanzie prestate per altre società, ad esempio, oppure come impegni a eseguire acquisti possono nascondere vere e proprie passività con i relativi costi. I Modelli statistici La numerosità degli indicatori a disposizione rischia di complicare notevolmente il lavoro dell’analista, se non addirittura di disorientarlo. Per questo, la ricerca si è impegnata nella messa a punto di diagnostici di sintesi che, attraverso modelli statistici, elaborano e combinano alcune quantità contabili, per cogliere la presenza di manipolazioni prima che gli effetti di queste divengano conclamati. L’attenzione di molti modelli è concentrata sugli accrual discrezionali, considerati come proxy di azioni di manipolazione contabile. In concreto, si configurano due categorie di modelli: quelli che considerano l’insieme degli accrual (total or aggregate accruals methods) e quelli focalizzati su singoli accrual (single accruals methods). I modelli basati sulla stima dei total accrual prendono le mosse dalla proposta avanzata, nel 1991, da Jones, che impiegò un modello di regressione lineare attraverso il quale controllare la componente non discrezionale degli accrual12. Il modello di Jones è espresso dalla seguente formula: TAit = ai[1/Ait-1] + a1i[ΔREVit] + a2i[PPEit] + εit 2/2014 05_17.indd 11 12 J. Jones, Earnings management during import relief investigations, Journal of Accounting Research, 29 (2), 1991. 11 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 13 Dechow–Sloan–Sweeney (1995), op. cit. 14 P. Dechow P. – I. Dichev, The quality of accruals and earnings: The role of accrual estimation errors, The Accounting Review 77 (Supplement), pp. 35-59, 2002. 15 M.F. McNichols, Research design issues in earnings management studies, Journal of Accounting and Public Policy, 19, 2000, p.320. 16 Cfr. M. Beneish, The detection of earnings manipulation, Financial Analyst Journal, 55 (5), 1999. Per esprimere i risultati della regressione in una scala da 0 a 1, Beneish ricorre a una funzione normale cumulativa; per questo, il modello di Beneish viene indicato come modello probit. La probabilità di manipolazione, quindi, è calcolata ricorrendo a una tavola di distribuzione normale standard, dove F(x) è l’area cumulativa della distribuzione normale standard, ossia: probabilità di manipolazione = F(M-score). 12 05_17.indd 12 LO SPECIALE dove: TAit = total accruals nell’anno t per l’impresa i ΔREVit = variazione dei ricavi di vendita nel periodo t – t-1 PPEit = immobilizzazioni tecniche materiali d’impresa i nell’anno t I valori di TA, ΔREV e PPE sono scalati per Ait-1, ossia il totale attività dell’impresa i all’inizio del periodo considerato. Jones, in sostanza, regredisce il totale degli accrual rispetto alle determinanti degli accrual non discrezionali. Tenuto conto che il capitale circolante esprime molti degli accrual, le variazioni dei ricavi sono inserite nella regressione lineare in quanto esprimono condizioni economiche che causano una variazione del circolante indipendente dalle scelte valutative del management; la variazione del circolante dovuta alla variazione dei ricavi, insomma, esprime la componente nondiscrezionale degli accrual. Lo stesso vale per i PPE dai quali dipende la componente non discrezionale degli accrual riferibile agli ammortamenti. Di conseguenza, e, ossia i residui della regressione, indica la componente della variazione degli accrual, dell’impresa i, nell’anno t, che non è spiegata da fattori economici, ma da scelte discrezionali del management. Il modello di Jones è stato variamente sviluppato in altre ricerche. Si è, ad esempio, ritenuto che non tutte le variazioni del circolante indotte da variazioni del fatturato siano espressione di variazioni degli accrual non discrezionali imputabili a condizioni economiche e, quindi, da considerare al di fuori dell’intento manipolatorio del management13. In particolare, le vendite a credito sono apparse una fonte di manipolazione contabile e, pertanto, la formula di Jones è stata aggiustata sottraendo alla variazione del fatturato una pari variazione dei crediti, ossia: TAit = ai[1/Ait-1] + a1i[ΔREVit – ΔRECit] + a2i[PPEit] + εit dove le variabili mantengono lo stesso significato del modello di Jones, mentre ΔRECit esprime la variazione dei crediti commerciali fra t e t-1, scalata per Ait-1. Un’ulteriore evoluzione di questa impostazione esprime la qualità degli accrual considerando la misura in cui il capitale circolante (WC), che contiene buona parte degli accrual, si trasforma in flussi di cassa14. La formulazione diviene, allora, la seguente: ΔWC = β0 + β1 CFOt-1 + β2 CFOt + β3 CFOt+1 + εt dove CFOt rappresenta il cash flow from operations nell’anno t. Anche in questo caso, la deviazione standard dei residui è la misura della qualità degli accrual, in quanto riflette la parte di questi che non si trasforma in cash flow: più sarà alta la deviazione standard, più bassa sarà la qualità degli accrual. Gli approcci basati sui total accrual soffrono di alcuni limiti. «To interpret accruals-based tests as evidence that earnings management did not occur, one must be confident that the discretionary accrual proxy is sufficiently sensitive to reflect it.... Given the potential for measurement error in discretionary accrual proxies to induce bias in earnings management studies, a fundamental question is how accruals behave in the absence of earnings management... To date, the aggregate accruals literature has largely taken a black box approach to the factors that explain accruals. This causes it to be extremely difficult to be confident that estimates of discretionary accruals capture discretion by management»15. Si considerino, ad esempio, i crediti verso clienti. In uno dei modelli proposti, questi rappresentano una posta contabile attraverso la quale il management esercita la sua discrezionalità. È facile immaginare che la relazione fra livelli di vendita e ammontare dei crediti in bilancio è influenzata da numerosi fattori che non sono assolutamente legati a intenti manipolatori, quanto, piuttosto, a politiche di vendita o di gestione del capitale circolante. Per superare, almeno in parte, questi limiti, la ricerca ha proposto modelli basati su singoli accrual o set di specifici accrual ritenuti rilevanti per un determinato settore. Ad esempio, la ricerca ha evidenziato che le azioni manipolatorie condotte nelle banche, allo scopo di soddisfare le richieste dei regolatori, riguardano prevalentemente gli accantonamenti per perdite sui crediti concessi. Anche questo approccio ha i suoi pro e contro. L’uso di singoli accrual funziona bene quando uno o pochi accrual riflettono tutta o gran parte della discrezionalità usata dal management per manipolare i risultati contabili. È, inoltre, evidente che la loro elaborazione richiede una profonda conoscenza dei singoli settori di attività economica; senza dire che, in molti settori, gli accrual significativi sono numerosi. Nel complesso, tuttavia, i vantaggi potenziali sono maggiori degli svantaggi. È in questo quadro che si colloca la proposta avanzata da Beneish, il quale impiega dati passati, di natura contabile ed extra-contabile, relativi a imprese fraudolente e non, per calcolare la probabilità che il bilancio sia manipolato16. Il modello utilizzato ha carattere olistico in quanto considera due gruppi di variabili: 1) quelle che misurano le prestazioni economicofinanziarie dell’impresa; 2) quelle che esprimono incentivi/possibilità di violare i principi contabili da parte del management. Le prime sono rappresentate da indici di bilancio focalizzati su alcuni specifici accrual nei quali si 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE annidano azioni manipolatorie; le altre indicano, sia pur in termini contabili, condizioni economiche che possono indurre all’alterazione contabile, come, ad esempio, il grado di indebitamento. Questo, infatti, esprimendo la struttura finanziaria, rinvia a fattori che possono spingere il management alla manipolazione, quali: la necessità di finanziarsi sul mercato e il rispetto di covenant imposti dai finanziatori. Nello stesso senso, s’interpreta anche l’intensità della crescita dei ricavi, in quanto un rallentamento di questa è valutato negativamente dal mercato finanziario. La versione più diffusa del modello di Beneish si basa su otto variabili. Il risultato delle stime, l’earnings manipulation index (M-score), deriva dalla seguente relazione lineare: M-score = – 4,840 + 0.920 x DSRI + 0,528 x GMI + 0,404 x AQI + 0,892 x SGI + 0,115 x DEPI – 0,172 x SGAI – 0,327 x LVGI + 4,679 x TATA dove: TATA = Total Accruals to Total Assets; LVGI = Leverage Index; SGAI = Sales General and Administrative Expenses Index; DEPI = Depreciation Index; SGI = Sales Growth Index; AQI = Asset Quality Index; GMI = Gross Margin Index; DSRI = Days Sales in Receivables Index. Il modello di Beneish ha avuto un grande successo internazionale. Parte di tale successo è dovuto ad una singolare circostanza: un gruppo di studenti della Cornell University, impiegando il modello, segnalò la presenza di manipolazioni nei bilanci di Enron oltre un anno prima del primo rapporto redatto degli analisti in tal senso. A ciò si aggiunga che, nel 2002, il Wall Street Journal (25 gennaio 2002) pubblicò la notizia che Arthur Andersen, già dalla primavera del 2001, era consapevole delle frodi contabili di Enron, proprio grazie a una versione personalizzata del modello di Beneish. Lo stesso Beneish, applicando il suo modello a venti imprese rivelatesi come le maggiori responsabili dei grandi scandali finanziari sul finire degli anni ‘90 e i primi anni duemila, verificò che il modello segnalava la manipolazione circa un anno e mezzo in anticipo rispetto al suo disvelamento. Anche per questo, la stessa World Bank consiglia l’impiego del modello, come pure la Association of Certified Fraud Examiners (ACFE), mentre prestigiose università lo insegnano nei loro corsi17. Nell’applicazione del modello come strumento di classificazione delle imprese, la scelta del valore di cut-off in base al quale discriminare i manipolatori dai non manipolatori gioca un ruolo fondamentale. Tale scelta chiama in causa il costo e la consistenza degli errori commessi dal modello. L’analisi, infatti, resta un’analisi probabilistica, dove l’errore è ineliminabile. Esistono due tipi di errore che modelli quali quelli richiamati possono commettere: considerare non alterato un bilancio che lo è (errore di tipo I); considerare alterato un bilancio che non lo è (errore di tipo II). Evidentemente, l’errore di tipo I è più costoso per l’investitore. Di questo occorre tener conto al momento di identificare il punteggio discriminante (valore di cut-off): ad ogni punteggio corrisponde, infatti, una diversa combinazione delle probabilità del verificarsi di errori dei due tipi e conseguentemente un diverso costo per l’investitore. Beneish stima i valori di cut-off che minimizzano i costi attesi degli errori di classificazione, considerando diversi rapporti fra costo dell’errore di tipo I e quello di tipo II, laddove, comunque, tali rapporti dipendono dalle finalità del decisore (investitore, piuttosto che regolatore del mercato). Così, ad esempio, per un rapporto fra gli errori di 10:1, il cut-off che individua le imprese manipolatrici è dato da un M-score superiore a -1,49, corrispondente a una probabilità cumulata superiore a 6,85%; l’adozione di tale soglia comporta una corretta classificazione del 58% dei manipolatori e del 93.4% dei non manipolatori. Dato un rapporto di 20:1, la soglia passa a -1,78, corrispondente a una probabilità cumulata superiore a 3,76%, con il 76% di manipolatori e l’86,2% di non manipolatori correttamente identificati. È evidente che abbassando il punto di cut-off si riduce il numero degli errori di tipo I e aumenta quello degli errori di tipo II. Al di là dei coefficienti individuati e dei valori di cut-off, che ovviamente risentono del contesto economico, contabile e normativo nel quale il modello è stato stimato, può essere utile richiamare i fattori segnalatisi come più significativi e il segno dei relativi coefficienti. Guardando alla proposta a otto fattori, emerge che la probabilità di manipolazione è legata a: – incrementi significativi nei crediti verso clienti. Fermo restando che tale circostanza può non presentare alcuna patologia, una decisa crescita da un anno all’altro delle vendite, accompagnata da un aumento più che proporzionale dei crediti verso clienti, può essere foriera di azioni di channel stuffing o di rilevazione di ricavi non «guadagnati»; – riduzioni apprezzabili del margine lordo sulle vendite, calcolato come differenza fra le vendite e il costo del venduto. Una riduzione di tale margine è indice di scarsa redditività, una condizione che naturalmente spinge a ritocchi del bilancio; – aumenti dell’ammontare di attività immateriali nell’attivo di bilancio. Le attività in parola, infatti, sono quelle più strettamente legate a scelte di capitalizzazione di costi privi di utilità futura; 2/2014 05_17.indd 13 17 Altri modelli basati sulla produzione di uno score sono: F-scores di Piotroski (J. Piotroski, Value Investing: the use of historical financial statement information to separate winners from loosers, Journal of accounting Research, 38, supplement, 2000); Q-scores elaborato da Penman e Zhang (S. Penman – X. Zhang Accounting conservatism, quality of earnings, and stock returns, The Accounting Review, 77:2, 2002). 13 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE LO SPECIALE – marcata crescita delle vendite. La crescita delle vendite, ovviamente, non è di per sé un indizio di manipolazione. Tuttavia, intensi fenomeni di crescita interessano maggiormente le imprese giovani e, come tali, più bisognose di capitali di credito. Da qui, la spinta ad abbellire i conti per ottenere finanziamenti a costi contenuti; – riduzioni del tasso di ammortamento. L’allungamento della vita utile, con la conseguente maggior esposizione al rischio di obsolescenza, ben difficilmente nasce da motivazioni economiche; – contrazione dell’incidenza delle spese di vendita, generali e amministrative sulle vendite. È qui, infatti, che si annidano costi suscettibili di impropria capitalizzazione; – aumento del grado di indebitamento. Il rischio di violare covenant posti dai creditori aumenta, infatti, al crescere del ricorso a capitale di terzi; – incremento del peso degli accrual sul totale dell’attivo di bilancio. Tale incremento causa la divaricazione fra reddito operativo e flusso di cassa operativo corrente in precedenza commentato. Un diagnostico per le piccole e medie imprese italiane18 18 Il riadattamento del modello alla realtà italiana è frutto di una ricerca condotta insieme al Dott. Antonio Gattuso, che gli autori ringraziano. 19 L.J.B., Prevoo, Detecting Earnings Management: A Critical Assessment of the Beneish Model, Maastricht University, 2007. 20 Elaborazioni degli autori. 21 M.F., McNichols, Research Design Issues in Earnings Management Research, Journal of Accounting and Public Policy, 19, 2000. 14 05_17.indd 14 L’applicazione del modello di Beneish e, più in generale, di tutti i modelli basati sulla stima di determinati parametri si scontra con una loro caratteristica: essere stati costruiti, stimandone i parametri, sulla base di dati propri di uno specifico contesto economico e legale, solitamente gli USA. Il campione originariamente impiegato da Beneish, ad esempio, si riferisce a bilanci relativi a grandi società quotate, nel periodo 1987-1993, e tiene conto di violazioni dei GAAP avvenute dal 1983 in avanti. Poiché il tempo passa e le condizioni di contesto mutano, è naturale chiedersi se i modelli proposti dalla ricerca mantengano il loro originario potere predittivo. Indagini condotte in proposito hanno rivelato che il modello di Beneish, applicato sempre ad un campione di società quotate USA, ma nel periodo 1996-2004, aveva perso parte del suo potere predittivo, contrariamente a quanto lo stesso Beneish aveva riscontrato, esaminando alcuni noti casi di frode contabile scoppiati fra 1998 e il 200219. Se poi si prende in esame la realtà italiana, i risultati sono ancora peggiori: il potere predittivo non supera il 47% e gli errori di tipo I e II sono molto alti, rispettivamente oltre il 50% e il 35%20. Per questo, un dato modello non può essere preso «così com’è» (as is) e applicato alla realtà italiana. Le logiche del modello, per poter funzionare, devono essere opportunamente adattate ad un ambiente nel quale dominano imprese di piccola e media dimensione (PMI), che redigono il bilancio secondo quanto previsto dal Codice Civile, integrato dai GAAP nazionali dell’OIC. Questo adattamento è stato compiuto da chi scrive, lavorando sulla logica olistica di Beneish, atteso che «there seems to be great potential to apply this approach further, with more extensive modeling of the behavior of specific accruals»21. Il riadattamento ha riguardato, anzitutto, la configurazione degli indicatori contenuti nel modello. Seguendo l’impostazione di Beneish, gli indicatori impiegati sono i seguenti: 1) DSRI – Days Sales in Receivables Index (Crediti vs clientit/Fatturatot) (Crediti vs clientit-1/Fatturatot-1) Il numeratore del DSRI è composto esclusivamente da crediti commerciali. 2) GMI – Gross Margin Index [(Fatturatot-1 – Costo del venduto t-1)/Fatturatot-1] [(Fatturatot – Costo del venduto t)/Fatturatot] Il «costo del venduto» è una grandezza che nasce dall’analisi dei costi per destinazione. Se i bilanci non seguono tale logica di analisi, come nel caso delle PMI italiane, il costo del venduto può essere approssimato ricorrendo ad alcune delle semplificazioni richiamate in precedenza. 3) AQI – Asset Quality Index 1 – [(ACt + PPEt)/Totale attivot] 1 – [(ACt-1 + PPEt-1)/Totale attivot-1] dove: AC = attività correnti PPE = immobilizzazioni tecniche materiali. 4) SGI – Sales Growth Index Fatturatot Fatturatot-1 5) DEPI – Depreciation Index [(Ammortamentot-1 / (Ammortamentot-1 + PPEt-1)] [(Ammortamentot / (Ammortamentot + PPEt)] Il valore delle immobilizzazioni lorde non è sempre disponibile nei bilanci italiani e, per questo motivo, si è preferito mantenere la formula usata da Beneish per approssimare tale valore. 6) LVGI – Leverage Index (Totale debitit / Totale attivot) (Totale debitit-1 / Totale attivot-1) 7) TATA – Total Accruals to Total Assets (Δ ACt – Δ Disponibilità liquidet – Δ Debiti a breve terminet – Ammortamentit) Totale attivot I debiti a breve termine devono essere riscostruiti guardando alla durata originaria del debito. Per questo motivo, ad esempio, le quote di debito a medio-lungo termine in scadenza entro dodici mesi non devono far parte dei debiti a breve. La predittività degli indicatori selezionati è stata testata su un campione composto da imprese italiane, costruito con lo stesso metodo impiegato 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE da Beneish. In primo luogo si è proceduto all’identificazione del gruppo delle imprese manipolatrici, basandosi su notizie di casi di bancarotta fraudolenta e falso in bilancio22. L’orizzonte temporale preso a riferimento, che assicurava una totale disponibilità dei dati sugli archivi on-line, è andato dal 1997 al 2011. Sono state escluse dalla ricerca: banche e istituti di credito; assicurazioni; enti pubblici. Questo processo di ricerca è terminato con una selezione di 28 imprese manipolatrici. Il passaggio successivo è stato la costruzione del gruppo di controllo. Per rispettare una probabilità a priori (0,28) identica a quella usata da Beneish, sono state selezionate trentasei imprese di controllo per ogni impresa manipolatrice. Il risultato finale conduce a 1.008 imprese per il gruppo di controllo. L’accoppiamento e la selezione delle trentasei imprese di controllo ha rispettato questi criteri: stesso codice ATECO 2007 della manipolatrice; dimensione di fatturato simile (non oltre il doppio e non meno della metà della manipolatrice); stessa forma giuridica; assenza di procedure giuridiche concorsuali in atto. Al fine di migliorare la qualità del campione di controllo, sono state eliminate le imprese che avevano compiuto, nell’anno considerato, operazioni straordinarie o cambi di settore d’attività. Per ogni impresa manipolatrice è stato scaricato: il bilancio d’esercizio relativo all’anno in cui le operazioni illecite si erano conclamate; il bilancio dell’anno precedente. Gli indicatori del modello sono stati espressi sotto forma di variazione annuale. Nel caso di condotte fraudolente estese su più esercizi contabili, come spesso riportato dalle notizie raccolte, si è fatto riferimento al primo bilancio del periodo interessato, così da evidenziare la variazione annuale dal primo momento in cui questa si genera. Chiaramente, una volta selezionato l’anno di riferimento per ogni impresa manipolatrice, l’accoppiamento delle trentasei imprese di controllo è avvenuto scaricando i relativi bilanci delle medesime due annualità (quella della manipolazione e quella precedente). Tutti i bilanci sono stati attinti dalla banca dati AIDA. La Tavola 4 riassume i valori delle principali statistiche descrittive calcolate sui sette indicatori contabili del modello. Come atteso, i valori fatti registrare dalle imprese manipolatrici sono mediamente diversi e molto più alti rispetto al gruppo di controllo. Inoltre, quattro indicatori presentano valori mediani superiori all’unità nel gruppo delle manipolatrici e, contemporaneamente, valori inferiori a uno nel gruppo di controllo (GMI, AQI, SGI, LVGI), in linea con le attese, considerato il tipo di segnale che tali indicatori forniscono. Partendo da queste premesse, ai singoli indicatori è stato attribuito uno specifico peso, così da poterli combinare in una formula generale che consentisse di pervenire a un punteggio sintetico di valutazione. I pesi sono stati stimati attraverso l’analisi della massima verosimiglianza. Conducendo questa fase, è emerso che il modello poteva essere semplificato, senza tuttavia indebolirlo, scartando due variabili: SGI e TATA. La formula del Manipulation Score, rielaborata per le imprese italiane che applicano i principi contabili nazionali, è allora risultata la seguente: M = -6,2273 + 0,4488 * DSRI + 0,1871 * GMI + 0,2001 * AQI + 0,2819 * DEPI + 0,6288 * LVGI [1] Esaminando la correlazione esistente fra ogni Tavola 4 – Statistiche descrittive dei diagnostici di bilancio calcolati sulle imprese manipolatrici e non 22 Tale ricerca è stata compiuta negli archivi on-line del Sole24 Ore e nella sezione «news» di Bloomberg. 2/2014 05_17.indd 15 15 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE LO SPECIALE variabile e la frode contabile (cfr. Tavola 5), la variabile più legata a tale fenomeno risulta GMI, che denota manovre sui crediti. Segue AQI, che indica artificiose capitalizzazioni di costi pluriennali, e DSRI che capta una più generale tendenza alla manipolazione contabile quando i margini operativi si inaridiscono. Infine, con minor capacità predittiva, la variabile DEPI, che coglie azioni volte a contenere il peso degli ammortamenti in Conto Economico, e LVGI, ossia la propensione a falsificare i dati in aziende maggiormente indebitate. Non significativa appare, invece, la variabile TATA, che intende rilevare le componenti del capitale maggiormente frutto di stime economiche. Allo stesso modo, anche la crescita del fatturato, segnalata dalla variabile SGI, non si dimostra una buona determinante delle manipolazioni di bilancio. Il passaggio finale per mettere in pratica il modello, ossia per valutare se l’impresa oggetto di analisi ha alterato il proprio bilancio o meno, prevede l’individuazione di un valore soglia (cut-off) M. Disponendo di tale valore, l’impiego della formula è semplice. In pratica, si tratta di calcolare ogni indicatore su cui si basa il modello, impiegando i bilanci dell’impresa sotto osservazione, e inserire i valori così ottenuti nell’espressione [1] su riportata. Se tale valore supera la soglia, il dato contabile è ritenuto alterato. Il valore soglia, dunque, è idealmente da ricondursi a quel valore che meglio riesce a separare il gruppo delle imprese manipolatrici dal resto del campione. Tuttavia, come già accennato, vi sono costi, di ammontare diverso, legati ai possibili errori di classificazione. Gli errori sono di due tipi: a) Falso Negativo (FN), ovvero l’errore che consiste nel classificare come virtuosa un’impresa manipolatrice; b) Falso Positivo (FP), ovvero l’errore che consiste nel classificare come manipolatrice un’impresa che non lo è. Il costo del primo tipo di errore è evidentemente molto più alto del secondo. Stimare i costi degli errori di primo e secondo tipo è complesso; più facile, è ipotizzare il rapporto che li lega. Il processo adottato da Beneish, basato Tavola 5 – Coefficienti di correlazione lineare 05_17.indd 16 Costo FN = 1 – (LLR/GLL) [2] dove: – LLR (Loan Losses Recovered) è l’ammontare medio delle somme recuperate su una posizione in sofferenza; – GLL (Gross Loan Losses) è l’intero prestito erogato. La formula misura la percentuale del credito vantato da un finanziatore dell’impresa che verosimilmente diventa inesigibile a seguito dell’errore di valutazione compiuto. Essa non considera i costi legati al processo di recupero, come i costi legali, di transazione e quelli relativi alla svalutazione del prestito; ciò porta a una sottostima del risultato. Le componenti della formula differiscono, comunque, da caso a caso e sono legate a elementi soggettivi e ambientali. Un’indagine condotta sul sistema bancario americano ha evidenziato che, in media, su un arco temporale di cinque anni, il costo di un Falso Negativo è circa 0,70 del capitale impiegato nell’impresa. Per calcolare il costo del Falso Positivo, sempre ricorrendo a impostazioni sviluppate nell’ambito dei modelli di previsione delle insolvenze, si considera la perdita che una banca subisce sul prestito che avrebbe potuto erogare considerando solvibile l’impresa. Tale perdita è mitigata dal rendimento che il capitale non erogato all’impresa potrebbe fruttare alla banca impiegandolo in investimenti alternativi. Si utilizza, quindi, la seguente formula: Costo FP = r – i [3] dove: r è il tasso di interesse che avrebbe dovuto essere applicato sul prestito che la banca non ha concesso; i è il tasso di interesse su investimenti alternativi, generalmente privi di rischio. A titolo di esempio, si immagini: un tasso mediamente applicato ai prestiti a medio – lungo termine del 6%; un tasso relativo a investimenti alternativi non rischiosi (come i titoli di stato 23 Un contributo fondamentale è quello di Altman, al quale si è fatto riferimento. Cfr. Altman, E. e Eberhart A. C., Do Seniority Provisions Protect Bondholders’ Investments?, Journal of Portfolio Management, 1994; Altman, E., Corporate Financial Distress and Bankruptcy, 2nd ed., John Wiley & Sons, New York, 1993. 16 su calcoli di andamenti di Borsa, soffre di alcune limitazioni: vale per le sole imprese quotate; non considera le perdite di un ipotetico creditore, perché riferito solo a investitori azionari. Modelli successivi a quello di Beneish, consentono di superare tali limiti. In questo senso, si può ricorrere a impostazioni sviluppate nell’ambito dei modelli di previsione delle insolvenze23, dal momento che la problematica è molto simile: invece che stimare la probabilità che si manifestino, entro un dato periodo, alterazioni del bilancio, si stima la probabilità che l’impresa possa rivelarsi, sempre entro un dato periodo, insolvente. I costi di un errore che comporta un Falso Negativo sono, allora, stimati con la seguente formula: 2/2014 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO LO SPECIALE DI GESTIONE tedeschi), per durate analoghe a quella del prestito, del 4%. Il costo medio del Falso Positivo per una banca italiana sarebbe, allora, il 2% del valore del prestito richiesto. In definitiva, risulta che il costo del Falso Negativo è 35 volte superiore a quello del Falso Positivo (0,70/0,02). Conducendo un processo iterativo, è possibile stimare i costi netti, di primo e di secondo tipo, sopportati da un finanziatore per ognuno dei valori che M può assumere. Procedendo in questo modo, il valore soglia di M che minimizza i costi di errata classificazione è -4,14. In sostanza, è prudente considerare manipolati quei bilanci i cui valori contabili, elaborati secondo la formula [1] in precedenza proposta, restituiscono un valore di M superiore a -4,14. Adottando questa soglia, il modello costruito identifica correttamente oltre il 92% delle imprese manipolatrici del campione, con errori del tipo I al 7,14% e del tipo II al 21,60%. Questi risultati sono, in assoluto, molto positivi e, comunque, decisamente migliori di quelli forniti dal modello di Beneish applicato nella sua versione originale, ossia senza un adeguato ricalcolo dei pesi assegnati agli indici di bilancio impiegati come diagnostici. La correzione dei risultati di bilancio Riscontrare una scarsa qualità contabile può condurre l’analista a operare interventi correttivi dei risultati di bilancio. Gli interventi possono avere varia ampiezza. Solitamente si realizzano al momento di riclassificare il Conto Economico, attraverso la procedura di normalizzazione del reddito. Questa consiste nell’identificare un reddito depurato dagli effetti esercitati da una serie di scelte contabili che rendono il risultato di periodo non adeguatamente predittivo dei redditi futuri dell’impresa. Si immagini, a titolo di esempio, che il Conto Economico dell’impresa Alfa evidenzi, nel corso degli ultimi quattro anni, i risultati riportati di seguito: Reddito netto anno 1 anno 2 anno 3 anno 4 5 5 5 -1 La perdita di esercizio dell’anno 4 è riconducibile a un’ingente perdita su crediti pari a 6, qualificata dall’impresa come frutto di circostanze straordinarie. Si supponga ora che, in base all’analisi condotta sulla qualità contabile, l’analista si convinca che tale svalutazione sia frutto di una manovra di earnings management che ha trascurato di operare i necessari accantonamenti nel corso dei tre anni precedenti e che si è «riversata», poi, nell’ultimo esercizio. In sostanza, il reddito dei primi tre anni è stato sovrastimato per un importo annuo di 1,5; alla fine, la sovrastima è stata corretta con l’attribuzione di un costo una tantum nel quarto anno, pari a 6. Sulla base di questi elementi, è opportuno procedere a normalizzare il reddito della serie storica, «spalmando» i costi dell’anno 4 fra gli esercizi di competenza, come di seguito riportato: anno 1 anno 2 anno 3 anno 4 Reddito normalizzato 3,5 3,5 3,5 3,5 Componenti anomali 1,5 1,5 1,5 -4,5 5 5 5 -1 Reddito netto L’utilità della riclassificazione compiuta è di tutta evidenza. Sulla base delle indicazioni fornite dall’impresa, è naturale essere portati a ritenere che il reddito medio normale, a parità di condizioni di contesto e di strategia, ossia al netto di fenomeni di discontinuità (straordinari), sia pari a 5. La normalizzazione, invece, segnala un risultato di periodo, su cui basare le previsioni, notevolmente più contenuto (3,5). Gli interventi correttivi e integrativi possono giungere fino a una vera e propria riformulazione del bilancio (restatement) per renderlo attendibile e comparabile. Il restatement si configura come un processo che può presentare più fasi e obiettivi. La prima fase è rappresentata dall’individuazione delle azioni di manipolazione contabile e dalla stima degli effetti da queste prodotti. A questa fase, segue quella di riformulazione del bilancio, con riferimento alle poste influenzate dalle manovre di earnings management. In una prospettiva di analisi di bilancio, il restatement può spingersi oltre, ricercando l’allineamento fra i principi contabili adottati dall’impresa nel tempo. Il cambiamento di tali principi, infatti, rende difficilmente comparabili i valori contabili. La comparazione, invece, è il presupposto di ogni analisi economico-finanziaria, la quale richiede che l’analista possieda opportuni termini di confronto rispetto ai quali confrontare i valori assunti dagli indicatori calcolati24. L’impiego di opportuni termini di confronto, peraltro, aiuta anche a individuare gli indicatori che hanno «the best economic intuition». In questo senso, la comparazione dei dati è un momento di fondamentale importanza nel processo di analisi di bilancio. Le fasi e gli obiettivi conoscitivi accennati mostrano che il restatement è un’operazione complessa, caratterizzata da ampi margini di soggettività. Restatement attendibili, pertanto, sono solo quelli imposti dalle autorità di controllo e operati direttamente dall’impresa sotto il controllo di soggetti terzi. 2/2014 05_17.indd 17 24 B. Rees, Financial Analysis, Prentice Hall, Hemel Hempstead, Herts, UK, 1990, p.124. 17 26/03/14 09:50 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. Il Controllo di Gestione Corso base e avanzato Milano Obiettivi Il corso si pone gli obiettivi di fornire un approfondimento operativo circa le tecniche del controllo di gestione nello sviluppo aziendale, rispondendo alla crescente domanda, da parte delle imprese di competenze qualificate in materia. Il corso si propone, inoltre, di offrire un contributo innovativo attraverso l’individuazione di nuovi scenari di applicazione e di strumenti innovativi del controllo di gestione. CORSO BASE CORSO AVANZATO Milano, 20 e 21 maggio 2014 Milano, 25 e 26 giugno 2014 ore 9.30 – 17.30 ore 9.30 – 17.30 • La progettazione di un sistema di controllo di gestione • La riclassificazione del bilancio: finalità e metodi • Gli strumenti per pianificare e controllare i costi: concetti e criteri per l’analisi dei costi • I sistemi di contabilità dei costi • I sistemi di costing: evoluzione delle metodologie di analisi dei costi aziendali: le tecniche tradizionali di Contabilità Industriale • La Break-Even Analysis • Il processo di formazione del Budget; criteri di formazione e d’impiego • I budget finanziari • • • • Le tecniche avanzate di costing Le tecniche innovative di controllo La Balanced scorecard La Business Intelligence a supporto del Controller HETTO C C A P OFFERTAASE + AVANZATO B IVA CORSO + 0 0 , 0 € 1.2é0€ 1.500,00 + IVA) Y94ED_AZ (anzich DOcente ALeSSAnDRO tULLiO - Docente di Programmazione e Controllo e di Analisi dei Costi Dottore Commercialista e Revisore Legale dei conti Per maggiori informazioni e per conoscere le quote agevolate consulta il sito: www.formazione.ipsoa.it circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE SMART CONTROL: COSTRUIRE IL «CONTROLLO» IN OTTICA COMPETITIVA D a qualche anno si assiste alla ricerca continua di soluzioni intelligenti in ogni campo della vita o settore lavorativo: ogni attività umana soggetta a qualche tipo di criticità o complessità viene indagata per raggiungere obiettivi più efficienti e semplici, attraverso il disegno di nuove soluzioni e la creazione/ utilizzo di tecnologie abilitanti. Mentre questo concetto di smart activity è annunciato come la soluzione di numerosi problemi di vita (ambiente, trasporti, comunicazioni, tecnologia, ecc..) molto meno frequentemente viene messo al centro delle analisi e delle applicazioni in ambito manageriale scientifico moderno, quasi come se le filosofie di «smarting» fossero materia estranea o parallela rispetto alla ricerca economica ed all’applicazione dei processi di accounting e management control. L’indagine, l’analisi e le soluzioni di tipo logico e tecnico in ottica «smart» non solo sono possibili ma potrebbero rivelarsi vincenti davanti ad una crescente difficoltà di competitività, anche internazionale, per molte imprese di piccola e media dimensione. Definizione ed origini scientifiche del concetto «smart» in ottica di management Una definizione o una traduzione univoca del termine «smart» non è rinvenibile in nessun dizionario, pertanto il suo significato dipende dal contesto nel quale viene citato e dall’argomento di trattazione. Proprio questo adattamento dei suoi contenuti alle più diverse situazioni reali, rende il concetto di «smart» prima di tutto una filosofia di pensiero e di lavoro. Intelligente, furbo e sveglio sono le tre principali traduzioni del termine che ben identificano altrettante caratteristiche fondamentali del lavorare in ottica smart: – evitare attività inutili, eccessivamente onerose per scarsi risultati, eccessivamente ridotte per obiettivi importanti, facendosi aiutare dalla logica; – trovare le soluzioni migliori, più efficienti che accompagnino il minimo sforzo al massimo risultato per massimizzare il rapporto tra output e input (misura di rendimento); – essere pronti velocemente al cambiamento, avere la capacità di adattarsi alle situazioni in modo rapido, senza perdere la propria capacità di risposta alle necessità e ai problemi. Si ritiene che come in tanti altri ambiti di applicazione, la filosofia «smart» debba guidare anche la ricerca teorica e le applicazioni pratiche in ambito di pianificazione e controllo della gestione aziendale, individuando alcuni principi guida che non devono mai essere disattesi. Nel prosieguo si cercherà di mettere in luce i «nuovi» postulati di lavoro, i vantaggi e le conseguenze positive in ambito di Management Control System. Che il pensiero «smart» sia affascinante anche in ambito manageriale, non è un’invenzione di chi scrive ma, al contrario, ha origini storico-scientifiche molto precise che risalgono al primo dopoguerra. Nel 1954 Peter Druker, uno dei fondatori del management moderno, pubblica un libro dal titolo «The Practice of Managament» nel quale enuncia il metodo di lavoro S.M.A.R.T. All’interno della logica Management by Objectives (MBO) che prevede una gestione aziendale focalizzata sugli obiettivi da raggiungere piuttosto che sui metodi con i quali vengono perseguiti, Druker utilizza l’acronimo per definire le caratteristiche che gli obiettivi devono avere perché siano realmente realizzabili: – Specific. Gli obiettivi devono essere chiari, definiti e concreti, evitando enunciazioni di massima o troppo generici che non trovano poi riscontro con reali misure di confronto. – Measurable. L’obiettivo deve essere concretamente quantificabile per poter valutare il suo raggiungimento e misurare l’entità dell’eventuale scostamento. – Achievable. L’obiettivo non può essere irraggiungibile o eccessivo rispetto alle risorse, alle competenze ed alle condizioni di effettivo lavoro dell’azienda. L’impossibilità al raggiungimento demotiva le persone e riduce la credibilità di ogni plan. 2/2014 19_26.indd 19 di Alessandro Garlassi Dottore Commercialista, Consulente aziendale; Presidente MMCDirezione e controllo e Luca Fornaciari Università degli Studi di Parma, Partner MMCDirezione e controllo 19 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI – Realistic. Un obiettivo deve essere in grado di stimolare le persone e quindi deve essere vicino alla realtà. Obiettivi troppo lontani dalle reali e concrete possibilità di riuscita, rischiano di non essere presi in considerazione e di diventare «scoraggianti». – Time Related. Ogni target di risultato deve avere una dead line precisa ed essere realizzato in un tempo definito utile programmato a priori in base alle esigenze dell’azienda. Raggiungere un obiettivo decisivo fuori tempo può voler dire non averlo raggiunto. Infine la programmazione del tempo, consente di ottimizzare le attività critiche da svolgere. Se 60 anni fa «smart» rappresentava un metodo di lavoro, oggi lo stesso termine definisce una diversa modalità di approccio alle attività di controllo, che prevede l’utilizzo intelligente di regole capaci di superare tutte le difficoltà che gli operatori, i manager, i proprietari ed i direttori di funzione, sentono come di ostacolo alla reale utilità del sistema. Problemi del controllo tradizionale ed impatto dello Smart Control sulle attività aziendali 1 Tra le più recenti ed importanti ricerche scientifiche si citano la «CITO Research - Advancing the craft of technology leadership – Agosto 2013» e «The BI Survey 2013» analisi condotta da BARC – Business Application research center. 20 19_26.indd 20 In questi anni di ricerca scientifica ed applicazioni pratiche di controllo di gestione presso le aziende di piccola e media dimensione, ci è resi conto di come le caratteristiche di complessità di gestione delle informazioni e della successiva fase di visualizzazione dei risultati, fossero i veri motivi di insoddisfazione verso il sistema di controllo e costituissero il vero ostacolo all’utilizzo concreto e quotidiano dello strumento per la guida dell’impresa. Troppo spesso, a parere di chi scrive, la risposta di strumenti e metodi alle «lamentele» degli operatori in difficoltà nello svolgere le attività di controllo sono state sottovalutate o minimizzate secondo la logica che l’operatore aziendale dovesse avere la cultura e la capacità di portare avanti attività complesse perché insite nel suo lavoro di gestione. Come a dire che la complessità fosse naturale e andasse combattuta attraverso lo sforzo culturale e operativo di un utente più esperto, più competente, più efficiente. L’ottica Smart Control inverte completamente questa visione accademica che vede l’utente come dominatore di una complessità ineliminabile o solo limitatamente risolvibile portando le esigenze dell’operatore al centro della costruzione del sistema di controllo. È il modello di controllo, gli strumenti da utilizzare, il reporting da costruire che devono adattarsi alle legittime richieste dell’operatore. Perché è così importante questa inversione? Sostanzialmente per due motivi principali: uno relativo all’ottica esterna di mercato ed il secondo inerente il forte impatto interno organizzativo. Competitività – globalizzazione, mercati, clienti L’internazionalizzazione è realtà consolidata, i mercati non hanno più limiti territoriali, le comunicazioni viaggiano in rete in tempo reale, i clienti sono online e le tecnologie abilitanti riducono tempi di risposta e di attesa anche nelle aspettative degli operatori. Il mercato non accetta ritardi dovuti ad inefficienze di informazione, richiede continuamente nuove offerte da fare a prezzi remunerativi ma competitivi, i clienti non accettano ritardi di consegna o problemi di qualità potendosi rivolgere a qualunque competitor nel mondo, le opportunità di mercato vanno colte nell’attimo in cui si manifestano e non più attraverso una più statica programmazione di inizio anno. Produttività – Sistemi, metodi, tecnologie Per alcuni reparti le urgenze sono la regola, le emergenze rischiano ogni giorno di non far concludere le attività prefissate per le giornate, le ore di lavoro volano durante la giornata e sempre più raramente si è in grado di pensare a miglioramenti di criticità evidenti. Avere tempo oggi è un lusso che pochi si possono permettere. La soluzione di problemi risolvibili non può essere delegata a chi, ogni giorno, è continuamente coinvolto da attività non previste e non programmate. Il controllo «intelligente» da un lato è la risposta alla velocità dei mercati ed all’aumento della pressione competitiva e dall’altro rivede alcune tradizionali attività critiche in ottica utente e non solo in ottica tecnica. Pressione competitiva e controllo: le principali difficoltà riscontrate L’idea che, in contesti di forte competizione anche globale, il controllo di gestione e la programmazione aziendale debbano cambiare alcune logiche base di creazione del modello e costruzione del sistema organizzativo, non è una solitaria iniziativa degli autori. Numerose ricerche scientifiche in riviste nazionali ed internazionali1, dimostrano, con indicatori statistici, interviste agli operatori ed interventi teorici, come a fronte di una sempre maggiore richiesta di informazioni specifiche sul proprio business in tempo reale, il sistema di controllo raramente sia in grado di fornire in tempo utile quanto richiesto. Decisioni, a volte anche importanti, vengono prese 2/2014 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE dai responsabili in assenza di una consapevole misurazione delle cause e degli effetti che nuove opportunità e criticità provocano sulle performance di breve e lungo periodo dell’impresa. Se la competizione sui mercati aumenta e la presenza dei competitor, anche esteri, è più pressante, il controllo di gestione deve aggiungere all’ordine delle proprie priorità alcune caratteristiche essenziali richieste dall’ambiente esterno, aprendo la propria visione dall’interno all’esterno dell’azienda. Il contatto con aziende di piccola e media dimensione di questi ultimi dieci anni di lavoro, hanno consentito agli autori «di toccare con mano» le profonde trasformazioni aziendali che il mercato ha imposto attraverso la globalizzazione diffusa e le tecnologie di rete. Quotidianamente imprenditori e direttori d’impresa lamentano ritardi ed eccessi di complessità nel controllo di gestione causate spesso da una costante difficoltà di certificazione e visione in tempo utile dei dati elaborati dai diversi sistemi di controllo utilizzati. I risultati sono ancora troppo distanti dall’utilizzatore reale che fatica a rivedersi nelle logiche di costruzione dei dati e poco si fida di valori e report spesso troppo tecnici e di difficile ed immediata comprensione. L’esperienza degli autori ha consentito di stilare una «classifica» dei principali problemi che il controllo di gestione, inteso ed applicato in senso tradizionale, produce in ambito aziendale. Di seguito si illustrano le principali problematiche riscontrate in oltre 50 aziende di piccola e media dimensione, dopo il primo anno di creazione ed utilizzo del sistema di controllo. Affidabilità livello logico, troppo articolato da aggiornare. La costruzione di dettaglio delle dimensioni, le misure spesso molto articolate richieste dalla direzione, l’elemento di configurazione degli strumenti tecnologici, creano la «paura» che il cambiamento di qualche elemento possa scombinare lo stato del sistema di controllo, «finalmente» funzionante, e richiedere numerosi interventi tecnici di aggiornamento. Tra un’inaccettabile banalizzazione dei sistemi di controllo ed una percezione di complessità eccessiva, il controllo di gestione deve trovare una risposta non tanto al proprio interno quanto guardando direttamente e filtrando le necessità dell’utilizzatore. Tempi Al controllo di gestione viene spesso associato il concetto di ritardo di presentazione dei risultati ottenuti. Molto spesso i report non sono considerati pubblicati in tempo utile rispetto alle necessità di guida e gestione dell’azienda. Le date prefissate per la presentazione dei report, vengono frequentemente posticipate o rispettate con grande difficoltà da parte dei controller responsabili di organizzare le riunioni. La corsa contro la scadenza rispetto al funzionamento fluido del sistema crea un senso di frequente «pesantezza» del sistema che gli operatori poco sopportano e male considerano. Persone demotivate o avverse a qualsiasi attività, anche aziendale, producono output e risultati inferiori alle loro potenzialità ed aspettative. Organizzazione Il sistema di controllo trasforma i dati di base in informazioni utili al business, o meglio questa è l’intenzione. Alla prova dei fatti le elaborazioni che i sistemi tecnologici producono non sono conosciuti o condivisi dagli operatori. Più sono numerose le attività di costruzione dei dati, più il controllo di gestione è teoricamente utile e funzionante, più il responsabile si sente «lontano» dalla sicurezza dei dati e quindi stenta a sentirli come presentabili e reali. La catena dei controlli sui valori così costruiti diventa nel tempo sempre maggiore e la complessità degli strumenti e dei metodi applicati al controllo aumenta a discapito proprio di quella semplicità che si richiede sin dall’inizio. Il controllo di gestione non è un software e non funziona con un solo referente. Molto spesso tra gli operatori serpeggia l’idea di essere «soli» nel portare avanti un’attività considerata scontata dagli utilizzatori finali, visti gli investimenti tecnologici effettuati che da soli dovrebbero risolvere i problemi del funzionamento del sistema di controllo. Solo attraverso una precisa previsione di collaborazione tra le funzioni contabili, commerciali e produttive, è possibile creare un sistema che funzioni realmente. La definizione di tempi di lavoro precisi, la responsabilizzazione ed il coinvolgimento delle persone ed infine la configurazione degli strumenti di lavoro sono tutte attività indispensabili e non eliminabili. Utilizzo Costi – Benefici Il controllo di gestione è troppo difficile da capire, troppo complicato da ricordare, troppo complesso a Il controllo di gestione «costa» spesso troppo rispetto ai benefici reali che porta in azienda. 2/2014 19_26.indd 21 21 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI A fronte di un investimento di persone e mezzi rilevante (software, controller …) i risultati che si ottengono sono modesti per l’utilizzo concreto che se ne fa delle informazioni create dal sistema. Le misurazioni d’efficienza e d’efficacia sono effettivamente messe a disposizione dal controllo di gestione che però stenta a diventare decisivo per la mancanza delle risposte che in termini gestionali si dovrebbero dare alle criticità o opportunità emerse. In sostanza se è vero che il sistema di controllo verifica i dati, esso non spinge l’azienda verso il futuro attraverso azioni di miglioramento continuo a causa della sua mancanza di risposte ad analisi anche correttamente effettuate. La carrellata dei principali problemi e sensazioni degli addetti ai lavori fin qui esposta, non vuole in alcun modo essere esaustiva di tutte le casistiche aziendali ma pone la base per comprendere come si debba impostare uno Smart Control che risponda e risolva in chiave moderna gran parte delle richieste delle imprese. Le risposte dello Smart Control ai problemi del controllo di gestione di tipo «tradizionale» Per impostare correttamente un controllo di gestione di tipo «intelligente», è necessario innanzitutto conoscere quali sono le regole base a cui ispirarsi nella scelta delle persone, delle attività e degli strumenti di lavoro. Ogni qual volta si è davanti ad una scelta tra diverse alternative, tra diverse possibili soluzioni o tra diversi costi del sistema, avere dei postulati che aiutino a prendere la decisione migliore, è molto utile per distinguere le buone opportunità rispetto a strade più articolate. Le soluzioni smart che di seguito verranno analizzate, rappresentano anche una risposta alle problematiche viste nel paragrafo precedente. Visualizzazione dei modelli Il modello di controllo è quel documento che rappresenta e formalizza la visione del Management Control System che l’azienda ha effettuato. La sua redazione è la premessa logica al funzionamento del suo sistema in quanto vengono definiti gli obiettivi di controllo, elencate e giustificate le «dimensioni» oggetto di analisi, individuate le «misure» da calcolare in funzione di ciascun report di controllo, elencate le fonti dati da cui attingere i valori, regolarizzati i collegamenti tra valori e oggetti di controllo, disegnati i report con i quali analizzare i singoli aspetti di gestione e definiti i tempi con i quali l’attività di controllo deve 22 19_26.indd 22 produrre report periodici. Il Modello di controllo è, in una parola, il cuore del sistema. Esso deve essere redatto all’inizio con lo scopo di allineare tutte le diverse visioni d’impresa eventualmente presenti in azienda. Esso deve inoltre comunicare a tutte le persone coinvolte nel sistema di controllo le scelte effettuate e le procedure decise. Come detto, il business è sempre più rapido nei cambiamenti e sempre più imprevedibile negli andamenti, pertanto il modello deve essere costantemente aggiornato a seguito dei cambiamenti produttivi, organizzativi e di mercato eventualmente accaduti e precedentemente non previsti. Il modello di controllo non è quindi una fotografia una tantum del sistema di controllo ma è strumento di guida alla visione coerente dell’azienda. Se e quando vi è una modifica degli affari, una nuova unità di business, un nuovo reparto, un nuovo mercato, il documento consente di verificare la coerenza delle nuove scelte rispetto alla complessiva situazione aziendale e permette di mantenere il sistema di controllo flessibile ai cambiamenti. In molte aziende, spesso, si verifica che il modello di controllo o non esiste, o esiste ma non è aggiornato, o esiste ma non è seguito. Al di la delle facili critiche di cultura aziendale che vede dare la «colpa» sempre all’organizzazione aziendale (risposta troppo facile per un consulente) bisogna porsi la domanda ben più acuta del perché l’impresa e i suoi responsabili non avvertono l’esigenza di mantenere viva l’attenzione sul «cuore» del sistema di controllo. Le risposte sono, a parere di chi scrive, abbastanza semplici. Anche quando il modello di controllo esiste, esso è troppo spesso: – poco comunicativo, rappresentando un documento per addetti ai lavori, tecnico, che parla una lingua che non è operativa e che racconta una «storia» poco fruibile; – poco lean con prospetti spesso lunghi o al peggio prolissi, che vale per tutti e quindi per nessuno e difficili da consultare; – poco flessibile in quanto l’aggiornamento prevede il cambiamento di più parti tra loro non collegate, e si rischia di cambiare in modo parziale il documento senza il mantenimento della necessaria coerenza. Queste criticità sul modello di controllo, non sono altro che il riflesso della mancanza di utilizzabilità e complessità descritte in precedenza. La risposta può e deve essere solo una: la facilità d’uso, d’aggiornamento e di lettura. In un mondo nel quale si legge sempre meno e si guarda sempre di più, dall’utilizzo delle icone in comunicazione al proliferare di immagini video, anche il controllo di gestione si deve adeguare, utilizzando tecniche comunicative molto più 2/2014 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE prossime alle abitudini della vita reale. Disegnare e non scrivere, porta numerosi vantaggi a discapito di un dettaglio che deve comunque rimanere come eccezione per evitare la banalizzazione del sistema. Visualizzare le dimensioni, invece che scriverle, far vedere le persone invece che identificarle per nome e cognome, disegnare i report invece che raccontarli, sono tutte pratiche «visual» che vanno in una direzione user friendly del sistema. Più il modello è immediatamente espressivo dei contenuti importanti, maggiore sarà la sua capacità attrattiva d’uso e minore saranno le scusanti per il suo mancato utilizzo. Tavola 1 – Composizione del modello di controllo Tavola 2 – Confronto tra stili di modelli 2/2014 19_26.indd 23 23 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI Usabilità ed Intuitività Molto spesso capita di assistere a demo di strumenti di controllo estremamente sofisticati, costruiti per dare risposta a qualsiasi esigenza aziendale. Software completi, ottimamente funzionanti non criticabili in nessun aspetto tecnico. Ma probabilmente a questi elementi di natura del prodotto, devono essere oggi aggiunti altri e importantissimi elementi che vedono l’utente al centro dell’interesse del sistema informatico. Proprio come nei telefoni o nei tablet la parte grafica è il segreto per avere successo nei consumi, così anche nel controllo di gestione la parte di design e l’interfaccia acquisiscono sempre più importanza. La domanda che può sorgere spontanea è: perché oggi si avverte questa necessità mentre in passato non esisteva? Le risposte devono essere cercate nei cambiamenti epocali di vita, del lavoro e della tecnologia anche al di fuori del controllo di gestione. I clienti e gli utenti oggi, molto più che in passato, sono pervasi di design e grafica per rendere più facile ed appassionante il tempo trascorso con le diverse devices. La complessità di qualsiasi transazione o richiesta viene percepita come qualcosa da eliminare in un contesto in cui le cose da fare si sono moltiplicate ed il tempo è sempre troppo scarso. Guidare l’utente verso una facile comprensione delle operazioni da svolgere, senza obbligarlo a giri pindarici in menù troppo complicati, essere mirati alla soluzione di quella specifica richiesta con quello specifico tool di lavoro sono uno dei motivi d’uso reale e quotidiano di ogni strumento applicativo. Anche il controllo di gestione, i suoi strumenti e le sue attività devono essere chiare, facili da mettere in pratica, guidate e, possibilmente, gradevoli da utilizzare. In questo senso, in tale ambito si evidenzia con massima forza le differenti mentalità tradizionale di prodotto con quella innovativa e smart rivolta all’utente. Se una volta il prodotto perfetto doveva essere utilizzato dall’operatore che aveva l’onere di adeguarsi a strumenti ritenuti ottimi, oggi è il sistema informativo che deve adeguarsi alle richieste dell’utente che, se non soddisfatto, non lo utilizza con continuità. Connettività e Performance Se si chiede a qualsiasi operatore aziendale, quale risorsa è la più scarsa tra quelle attualmente a disposizione, quasi tutti vi risponderanno: il tempo. Le ore di lavoro non bastano mai, le urgenze e le emergenze continuano a crescere, soprattutto nel 24 19_26.indd 24 nostro Paese. La conseguenza diretta di questa situazione è quella di dover avere le risposte, a domande anche complesse, in modo immediato ad ogni semplice richiesta. La conseguenza indiretta è che gli strumenti di lavoro, le persone e l’organizzazione in generale necessitano di lavorare con le massime performance possibili. Solo un sistema di controllo in grado di rendere i flussi di lavoro continui e le applicazione continuamente alimentate consente di non disperdere energie e denaro. Nel disegno del modello di controllo, ogni persona deve essere associata a specifiche mansioni da svolgersi in modo coordinato e chiaro, utilizzando determinati software di elaborazione e comunicazione. Non si può infatti discorrere di performance senza parlare di tecnologia e software, elementi centrali delle efficienze dei metodi di lavoro. Quali caratteristiche devono avere per potere essere considerati anch’essi di filosofia smart? La prima caratteristica è la scalabilità intesa nel senso di progressività d’uso, delle postazioni, delle analisi e quindi anche dei costi. Un programma informatico oggi non può richiedere giornate di installazione e di apertura postazioni client: la tecnologia oggi consente soluzioni che riducono i tempi di intervento a qualche ora e che aprono le sicurezze in pochi minuti. Altra caratteristica essenziale, a parere di chi scrive, è la possibilità di condividere file e procedure, non tanto grazie all’uso contemporaneo di più postazioni singole quanto nell’accesso al sistema in mobilità, da casa o con dispositivi mobili. Normalmente perseguita attraverso software strutturati su piattaforme web, la connessione da casa o da fuori ufficio viene consentita attraverso una semplice login e password, dopo avere dato i relativi permessi agli utenti. Se questa necessità è meno sentita quando si lavora in una singola azienda, diventa sempre più importante quando le imprese, per sviluppare la propria competitività, hanno delocalizzato la produzione o si sono espanse commercialmente con stabili organizzazioni all’estero. Da qualsiasi parte del mondo e senza alcuna limitazione temporale, ogni lavoratore del gruppo, può operare sul sistema ed utilizzare gli stessi strumenti e le stesse logiche della sede principale. Le differenze culturali piano piano si riducono, gli usi contabili e di rilevazione del business diventano condivisi, le misurazioni diventano omogenee e quindi, infine, il controllo del business in modo unitario diventa possibile ed a volte effettivo. In ambienti fortemente competitivi anche le informazioni tendono a complicarsi diventando di dimensioni cospicue e a volte straordinarie. 2/2014 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE Gli strumenti tradizionali di controllo di gestione, fanno fatica a lavorare milioni di righe di vendita visti da più dimensioni di analisi (più anni, su più mercati, per più filiali, con centinaia di prodotti). Lasciando da parte il caso di utilizzo dei big data, strumenti di analisi di dati destrutturati provenienti anche da ambienti esterni all’impresa che, a parere di chi scrive, sono ancora ben lontani da una reale applicazione per le piccole e medie imprese2, i software smart devono essere in grado si ridurre gli spazi necessari all’elaborazione e visualizzazione dei dati. In questo senso esistono sul mercato diverse applicazioni capaci di compattare milioni di record in poche decine di mega byte, facilmente trasmissibili attraverso la creazione di semplici ed appositi file (Tavola 3). Se dal punto di vista del controller e della direzione questo aspetto può sembrare secondario, certamente non lo è per il sistema informativo complessivo e per i costi che il controllo di gestione richiede come investimento. Interattività del Reporting Fino a qualche anno fa, le domande venivano poste principalmente dall’interno dell’azienda ed, in un modo o nell’altro e spesso con ritardo, si riusciva a rispondere al responsabile. Oggi però, in situazioni di forte competitività e apertura dei mercati, le richieste originano altrettanto spesso dall’ambiente esterno: un fornitore della Supply Chain integrata, un cliente collegato al servizio di assistenza post vendita, un distributore per conoscere disponibilità della merce o avere i nuovi listini prezzi. In questi contesti non è più accettabile dover aspettare per avere risposte gestionali. Il controllo di gestione deve poter garantire informazioni in tempo reale o quantomeno a date prefissate. Ulteriormente ad ogni interrogazione dei dati, anche complessa, i sistemi di controllo e reporting devono riuscire a rispondere in pochissimi istanti. La navigabilità dei dati deve consentire di procedere alle analisi dei dati dalla sintesi al dettaglio e viceversa con un solo click, senza dover rimuovere la richiesta, uscire dalla visualizzazione e ripetere una differente query. I parametri di selezione devono poter essere decisi sul singolo report in modo da visualizzare le richieste in modo immediato, con aggiornamento dei risultati in tempo reale. Ma queste richieste di interazione diretta sono risultati possibili da ottenere? Se così è, perché tutte le aziende non si dotano di queste strumentazioni? Le risposte sono molteplici ma hanno tutte come comune denominatore l’offerta di strumenti di controllo molto ampia che rende molto difficile decidere per il meglio. L’asimmetria informativa è talmente ampia che solo dopo l’uso si riesce a capire se lo strumento acquistato è davvero smart. Il consiglio che gli autori si sentono di dare è quello di propendere per offerte che prevedano un uso gratuito ovvero una postazione d’uso gratuita prima di procedere all’acquisto della licenza. Solo dopo aver toccato con mano e provato la reale utilità per l’azienda, l’investimento ed il costo diventano giustificati e di buon senso (Tavola 4). Conclusioni Lo Smart Control è un modo di progettare, realizzare ed utilizzare il sistema di controllo che prevede l’affiancamento delle necessità dell’utente alla necessaria e sempre indispensabile tecnica di controllo. In ambienti competitivi dove i mercati sono sempre più presenti e le richieste informative hanno necessità di risposte immediate, strumenti, metodologie e modelli di lavoro devono adeguarsi e diventare «intelligenti», diretti e fruibili. Le procedure, gli strumenti di lavoro ed i report devono essere organizzati in modo chiaro con il minimo investimento, garantendo velocità di ottenimento dei risultati, facilità di gestione dei dati, l’interattività tra le richieste dell’utente e le risposte informative. Tavola 3 – Caratteristiche Smart degli strumenti Tavola 4 – Caratteristiche dello Smart Reporting 2 Per Big Data si intendono strumenti capaci di elaborare e analizzare un insieme elevatissimo di dati anche non strutturati in data base provenienti da fonti eterogenee quali immagini, gps o twit e post derivanti dai social network. Tipici strumenti di analisi molto complesse, essi sono utilizzati soprattutto dalle grandi multinazionali per esaminare gli andamenti e le sensazioni del mercato non direttamente coinvolto nell’acquisto e non necessariamente già in contatto con l’impresa. 2/2014 19_26.indd 25 25 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI Nel cercare nuove opportunità di vendita in epoca di globalizzazione degli scambi e dei consumi, anche il controllo di gestione deve avere nuove caratteristiche, capaci di spostare l’attenzione dal passato al futuro per consentire ai manager di creare strategie, ottenere continui confronti con i competitor, definire obiettivi operativi e prevedere scenari di lavoro. Il sistema di controllo può rivestire un ruolo fondamentale in questa direzione se riesce a diventare strumento d’uso quotidiano, capace di dialogare in modo interattivo con gli utenti e di trasformare, in tempo reale, grandi volumi di dati in poche ma decisive informazioni. Bibliografia AMADIO A. (2005) Performance analysis management, sistemi di analisi, misurazione e gestione delle prestazioni aziendali, Franco Angeli, Milano BARC – Business Application research center (2013 – The BI Survey 2013 BERTOLI M. ((2012), Web marketing per le PMI, Hoepli, Milano BUBBIO A. (2011) Strategie e controllo nelle imprese della distribuzione commerciale, Ipsoa, Milano BUBBIO A. (2009),) Il controllo di gestione nelle imprese del fashion, Ipsoa, Milano BRIMSON J.A., (1992), Contabilità per Attività, Franco Angeli, Milano CARÙ A. & CUGINI A.. (2000), Valore per il cliente e controllo dei costi: una sfida possibile, EGEA, Milano CHRISTENSEN C.M., KAUFMAN S., SHIH W., (2009) I killer dell’innovazione, Il Sole 24 ore, Milano CITO (2013) Research – Advancing the craft of technology leadership DRUKER P..F. (1954), The Practice of management, Harper & Row edition, New York KAPLAN R.S. & NORTON D. P. (1996), «Balanced Scorecard: translating strategy into action», Harvard Business School Press, Boston, Mass. KAPLAN R.S. & NORTON D. P. (2001), «The strategy focused organization: how Balanced Scorecard companies thrive in the new business environment», Harvard Business School Press, Boston, Mass. KAPLAN R.S. & NORTON D. P. (2004), «Strategy maps. Converting intangible assets into tangible outcomes», Harvard Business School Press, Boston, Mass. KAUSHIK A.. ((2011), Web Analytics 2.0, Hoepli, Milano KIMBALL.R. & ROSS M. (2007), Data Warehouse, la guida completa, Ulrico Hoepli editore, Milano FACCHINETTI I. (2001), Le analisi di bilancio, Il Sole 24 ore, Milano FONTANA V. (1994), «La contabilità dei ricavi», in Amministrazione&Finanza, Ipsoa, Milano, anno IX, n.2, pag.89 FORNACIARI l., GARLASSI A. (2014), «L’impresa diventa digitale: riflessi ed effetti sul controllo di gestione», in Controllo di Gestione, n.5/2013 IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2013), «Il Controllo gestione alla guida della strategia commerciale: un caso aziendale», in Controllo di Gestione n.1/2013 IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2013), «Management 26 19_26.indd 26 information system: dai dati alle informazioni per la direzione», in Controllo di Gestione, n.2/2013 IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2013), «Il Controllo gestione nella rivoluzione digitale: la web analytics», in Controllo di Gestione n.5/2013 IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2012), Strategie e Controllo Economico Finanziario per il punto vendita, IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2012), Il Controllo Strategico Operativo nel settore Fitness, in Controllo di Gestione n.4/2012 IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2012), «Il Controllo gestione alla guida della strategia del punto vendita: il “Retail Control System”», in Controllo di Gestione n.5/2012, IPSOA, Milano FORNACIARI l., GARLASSI A. (2012), «La creazione del modello di controllo di controllo: il Map Managing Control M.M.C.», in Controllo di Gestione n.6/2012, IPSOA, Milano McQUIVEY J..(2013), L’innovazione digitale – preparare l’azienda al futuro del busienss, Hoepli, Italia, Milano PIGHIN M. & MARZONA A.(2005), Sistemi informativi aziendali struttura e applicazioni, Pearson Education Italia, Milano PREVIDI G.(2009), Il valore dell’informazione, semantica e logistica dell’ICT, Franco Angeli, Milano SEGAL K. (2012), Simply Apple, Sperling & Kupfer SIMONS R. ((2010), Sistemi di controllo e misure di performance, Edizione Italiana, Egea, Milano VIOLA A., (2012) A gemba, Angelo Guerini Editore, Milano SIMONS R. ((1995), «Levers of control: how manager use innovative control system to drive strategic reneval», Harvard Business School Press, Boston, Mass. 2/2014 25/03/14 09:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE MODELIZZAZZIONE DEI FLUSSI DI CASSA NEL LUNGO PERIODO: IL METODO «MONTE CARLO» N ei processi di determinazione del Valore Attuale Netto di un’azienda o di un progetto spesso una parte troppo significativa è attribuita al Terminal Value per l’incapacità di incrementare l’orizzonte temporale della previsione esplicita. Si propone un modello di esplicitazione dei flussi di cassa avvallandosi di conclusioni empiriche di lungo periodo per cui i tassi di crescita dei ricavi e l’incidenza del costo del venduto convergono verso quelli di settore a causa delle spinte competitive. Issue Le incertezze sulla crescita dei mercati tradizionali, l’incremento della concorrenza in quelli emergenti del Far East unitamente alle incertezze che pervadono i mercati finanziari mettono a dura prova le metodologie di valutazione basate sull’attualizzazione dei flussi finanziari (DCF o EVA) e quindi della misurazione del valore prodotto da un’azienda, soprattutto in quei settori in cui la produzione della gran parte dei flussi di cassa sono presi in considerazione in maniera implicita nella stima del Terminal Value determinato con metodologia sintetica1, detta anche componente implicita. Queste caratteristiche sono rinvenibili, per motivi diversi, in settori come quello della moda oppure in start up ad alto contenuto innovativo (tecnologia, internet company, biotecnologie). Il settore della moda è caratterizzato da un rinnovamento stagionale del portafoglio prodotti in cui i criteri di preferenza dei consumatori sono rappresentati dai fattori estetici e dal messaggio trasmesso dal brand riguardante lo stile di vita da esso veicolato. La variabilità legata al gusto dei consumatori rispetto al rinnovamento stagionale delle collezioni è mitigata dall’immagine e l’awareness del brand. Da ciò deriva che le previsioni esplicite sulle vendite e più in generale dei flussi finanziari sono ragionevolmente possibili lungo un orizzonte temporale di uno o al massimo due anni, in quanto è inverosimile effettuare stime di vendite analitiche ed attendibili di prodotti ancora non ideati. Ne consegue che la maggior parte del valore aziendale è catturato dal Terminal Value. Le proiezioni esplicite derivano usualmente dagli strumenti di pianificazione a breve termine soprattutto di budgeting a cui debbono essere effettuati i relativi aggiustamenti per poter evidenziare i flussi di cassa prospettici. Per avere una previsione delle dinamiche finanziarie possono essere utilizzate due metodologie: 1) quella indiretta per cui dal budget economico e da quello degli investimenti, arricchiti da eventuali altre informazioni finanziarie ed assumption (ad esempio target di alcuni indici di bilancio come i tassi di rotazione del magazzino piuttosto che dei crediti e debiti commerciali, etc.), si elaborano dei rendiconti finanziari prospettici; 2) la soluzione diretta che prevede invece l’impiego degli strumenti di previsione finanziaria operativa di breve termine come gli scadenziari clienti e fornitori nella loro versione contabile e previsionale. Questa metodologia si svincola dalle assumption sul capitale circolante, ma implica un’approfondita governance dei processi aziendali soprattutto della Supply Chain, potendo far affidamento su stime attendibili dei timing mensili di approvvigionamento delle materie prime, dei tempi di produzione e disponibilità/ spedizione dei prodotti finiti. In realtà nella pratica spesso si rilevano metodologie miste in cui nel brevissimo periodo si opera con strumenti diretti per lo più di estrazione contabile (scadenziari-ordini) per poi raccordarsi con il budget finanziario elaborato da quello economico. Il valore delle aziende in start up ad alto contenuto innovativo vedono gran parte del valore stimato determinato dai flussi di cassa più lontani. Per tali aziende le aspettative di lungo periodo sono di raggiungere e mantenere a lungo un rimarcabile vantaggio competitivo e quindi una redditività molto sopra la media, ma che di converso sposta il grosso dei flussi di cassa molto in avanti nell’orizzonte temporale di valutazione e quindi i relativi rischi associati. Al contrario, i settori caratterizzati dalla produzione di redditi elevati e stabili come le public utilities o i settori che operano su concessioni consentono di 2/2014 27_37.indd 27 di Stefano Palestini Studio Integrato Consulenza Aziendale 1 Solitamente si tratta dell’attualizzazione perpetua di un flusso di cassa incrementato da un fattore costante di crescita «g» metodologia che sarà approfondita in seguito. 27 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI Formula 1 2 Il concetto di Equity Duration non differisce sostanzialmente da quello elaborato per i titoli di debito da Macaulay - The Movements of Interest Rates. Bond Yields and Stock Prices in the United States since 1856, New York: National Bureau of Economic Research (1938). 3 Per il concetto di Equity Duration secondo Leibowitz (1989) si veda A Total Differential Approach To Equity Duration – Financial Analyst Journal Sept. – Oct. 1989. 4 In realtà occorrerebbe aggiungere anche il valore delle opzioni di sviluppo (come la brand extention) come insegna la teoria delle «opzioni reali». 5 Theodore Levitt, Exploit the Product Life Cycle, (Harvard Business Review nov. 1965) e Youngme Moon, Break free from the product life cycle (Harvard Business Review, May 2005). 6 Porter, Michael (1985) Competitive advantage: creating and sustaining superior performance, New York: The Free Press. 7 Davis e Stephenson «Ten Trends to Watch in 2006» McKinsey Quartly January 2006. 8 Koller, Goedhart Wessels «Valutation: Measuring and Managing the Value of Companies» (4th Edition), John Wiley and Sons 2005. 9 I parametri che caratterizzano la funzione logistica sono: - k: parametro di controllo della crescita massima, per k<1 si sposta il massimo gradiente verso il limite inferiore mentre per k>1 avviene il contrario quindi la massima crescita si avvicina al limite superiore; k=1 caratterizza una funzione simmetrica rispetto al punto di flesso. - B: è un parametro di controllo della curvatura. - m:è il parametro che localizza il punto di flesso. Il vantaggio rispetto a una distribuzione Normale, a cui somiglia come forma, consiste nel fatto che il suo insieme di definizione è compreso tra 0 e 1 e che è facilmente adattabile alle reali circostanze tramite la modulazione dei parametri. 10 Si veda la nota 9. 28 27_37.indd 28 incrementare la durata dell’orizzonte temporale in cui effettuare attendibili previsioni esplicite dei cash flow, i quali risultano circondati da minori rischi a causa della stabilità del quadro strategico. La misurazione della concentrazione dei flussi di cassa rispetto al periodo di valutazione può essere realizzata tramite lo strumento dell’Equity Duration2 3, che rappresenta la durata media ponderata dell’orizzonte temporale di valutazione pesato per i flussi di cassa prodotti; chiaramente più questo valore tende ad allinearsi con il periodo di valutazione, maggiore è la concentrazione dei flussi di cassa in avanti nel tempo. Il valore dell’Equity Duration ha una valenza autonoma nel misurare il rischio di una valutazione d’azienda in quanto esprime la distribuzione nel tempo dei flussi di cassa, che più sono posizionati in avanti nel tempo maggiore risulta il rischio intrinseco derivante dalla semplice incertezza che grava su un lasso di tempo così lungo. Nei settori della moda di alta gamma e più in generale nei settori luxury brands la duration potrebbe non essere particolarmente lunga, in quanto si tratta di aziende fortemente redditizie con un periodo di previsione esplicita che risulta molto breve, non più di uno o due anni. In questo settore un aumento della duration si verifica quando la redditività si attesta su livelli medio bassi e sussiste un marchio molto forte, determinando un elevato Terminal Value attribuibile soprattutto al valore del brand. Modelizzazione dei ricavi e teoria del ciclo di vita dei prodotti Al fine di ridurre il peso della componente implicita della valutazione, costituita essenzialmente dal Terminal Value4, possono essere effettuate delle proiezioni di medio lungo periodo tenendo conto del posizionamento del portafoglio prodotti nei rispettivi cicli di vita 5 e delle dinamiche che coinvolgono i vantaggi competitivi6 in quanto superano e «mediano» fenomeni contingenti, nonché delle prevedibile evoluzioni macroeconomiche dei mercati di riferimento. Le analisi delle dinamiche competitive possono portare all’identificazione di trend di medio lungo periodo in modo più attendibile che di breve periodo7. Analisi empiriche8 confermano quello che sostiene la teoria economica per cui i tassi di crescita del fatturato nel medio lungo periodo(10 anni dal 1994 al 2003) subiscono un processo di convergenza intorno ad un tasso di crescita stimato del 5%. Sostanzialmente viene confermato il comportamento delle vendite previsto dalla teoria del ciclo di vita del prodotto, modellabile con la seguente funzione logistica9: [1] ������ = �(�) = + � [���∗� ��(���) ](���) il cui andamento è nella prima parte convessa con rilevanti tassi di crescita, che caratterizzano la fase di start up e di espansione fino al punto di flesso, dopo di che la crescita diminuisce assumendo un Formula concavo 2 andamento che si appiattisce intorno al tasso di crescita di convergenza, fase che contraddistingue la maturità commerciale del [2] ������ = �(�) = � ∗ � ∗ prodotto. [ Le conclusioni raggiunte sul trend della redditività del capitale investito10 mostrano un processo di convergenza più lento rispetto a quello del fatturato il che significa che i vantaggi competitivi inFormula termini di3marginalità sono conservati più a lungo, informazione da evidenziare nel momento in cui nella valutazione di un’azienda si decidono gli orizzonti temporali di analisi. Un modello esemplificativo può essere strutturato � ������� � � sulla [3]base a ~ della � commercializzazione di due ������� prodotto �� articoli, uno�stabilmente che caratterizza le dinamiche economico finanziarie e la strategia dell’impresa ed un secondo che va ad affiancare quello principale Formula 4 con un ciclo di vita più breve, legato ai risultati ottenuti nelle vendite che va alla ricerca delle esigenze più attuali dei consumatori. � �(� ∗ ) � �[�(� ∗ )] ∗ (� � ������ ��� b ~ � di ricavo per La[4]funzione il prodotto ∗) ∗ )] � �(� � �[�(� ∗ (� � ������ ��� ) stabilmente commercializzato La funzione di Ricavo utilizzata è quella esposta Formula 5 nella [1] opportunamente parametrizzata per rappresentare le assumption del management � ��� � tramite individuati in nota 9. Se la [5] ∑i parametri ���� �� ∗ ∑��� ���� �������� ∗ ��� modellizzazione è realizzata dopo alcuni periodi di commercializzazione del prodotto, la scelta dei parametri avviene in modo che la funzione possa Formulai 6ricavi conseguiti. riprodurre Riconducendo il modello al settore della moda, il �� [6] �� di=cui ��si *�sta prodotto tracciando lo sviluppo dei ricavi è un modello «continuativo» riproposto, pur con qualche innovazione, in tutte le collezioni, 7 si Formula tratta dei modelli cosiddetti iconici, cioè strettamente legati all’essenza della brand equity. A [7] questo ��punto = ��occorre *� �� individuare in quale posizione/fase della curva del ciclo di vita (start – up, espansione, maturità, declino) si trova attualmente Formula 8il prodotto e sovrapporlo allo shape della funzione di ricavo. Per alcune di prodotti [8] ��� tipologie �� = ��� �� + ��realizzare ��� � questi step è relativamente agevole, ad esempio nel settore automobilistico la durata commerciale di un modello è un parametro definito già in sede di progetto, per altri settori come le macchine utensili è ragionevolmente prevedibile in quanto dipende 2/2014 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE dall’evoluzione tecnologica a sua volta strettamente legata agli investimenti in R&D, infatti fino a che non vi sono significativi progressi tecnici il modello rimane sostanzialmente invariato, ancora nel settore farmaceutico il ciclo di vita è determinato dall’effetto congiunto della durata dei diritti di protezione dei brevetti e dalle nuove scoperte effettuate da parte della concorrenza, anche queste legate agli investimenti in R&D ma pervase da una elevatissima imprevedibilità di successo. La funzione di ricavo [1] rappresenta un approccio di tipo deterministico assegnando un importo preciso per ciascun periodo, tuttavia non si può prescindere dalle condizioni di incertezza che pervadono l’operatività aziendale, riguardanti l’ambiente esterno e l’efficacia ed efficienza della sua organizzazione interna. Il passaggio successivo di stimare per ciascun periodo un intervallo in cui è ragionevole attendersi che possa oscillare il fatturato reale con un certa «confidenza», la distribuzione dei valori che costituiscono tale intervallo è approssimabile da una funzione di tipo «Beta» la cui media è rappresentata dai valori assunti dalla funzione Logistica. Nella Tavola 1 è riportata la parametrizzazione della funzione Logistica (la cui funzione è descritta nella nota 9) relativa al portafoglio prodotti continuativo, mentre nella Tavola 2 sono riportati i valori del fatturato previsti dalla funzione insieme ai relativi intervalli di variazione stimati con la funzione Beta ad un livello di confidenza del 95% nonché il limite superiore ed inferiore che il management si attende verosimilmente che non potrà essere superato. Semplificando si può affermare che nel breve e medio periodo il limite superiore del fatturato è dato dalla capacità produttiva e più in generale dalla capacità di aumentarla anno per anno nonché da un analisi strategica del mercato e della relativa posizione dell’impresa. Più complessa è la stima del limite inferiore che non è vincolabile a parametri tecnici ma è stimabile solo tramite un’analisi strategica del mercato. Chiaramente se si trattasse di un’azienda multi prodotto le relative curve logistiche dovrebbero essere consolidate al fine di definire i ricavi complessivi. Al fine di semplificare l’operatività computazionale è preferibile comporre dei cluster di prodotti omogenei in modo da operare su portafogli di prodotti ciascuno con la sua curva logistica riducendo la complessità analitica. Un fattore strategico di successo del processo di pianificazione diviene la scelta della variabile di omogeneizzazione, che può essere la natura del prodotto, piuttosto che la fase del ciclo di vita in cui si posiziona o ancora per durata del ciclo di vita o altra caratteristica di classificazione commerciale. In questa maniera si passa dal ciclo di vita del singolo prodotto a quello dell’azienda. La funzione di ricavo per il prodotto di commercializzazione non continuativa Settori come quelli della moda hanno delle proprie peculiarità nella struttura dell’offerta dei prodotti: nelle collezioni coesistono prodotti iconici commercializzati da più anni, con altri il cui ciclo di vita può essere brevissimo, anche di una sola stagione, o protrarsi un po’ più nel tempo sulla base delle performance di vendita di una serie di caratteristiche qualitative come la coerenza del prodotto con il messaggio stilistico delle collezioni nonché la capacità in termini di stile di soddisfare le attuali aspettative dei consumatori. Quindi se si può affermare che non vi è incertezza nell’introdurre il nuovo prodotto nella collezione pianificata11, una grossa alea di incertezza circonda la durata del ciclo di vita del prodotto che sostanzialmente dipende dal raggiungimento di una performance minima nelle vendite ed uno stile in linea con le preferenze dei consumatori e coerente con l’intera collezione. Alla luce di tali peculiarità occorre adeguare la funzione logistica dei ricavi già vista nella [1] tramite Tavola 1 – Parametri della funzione dei Ricavi Parametri Asintoto inferiore Asintoto superiore (A+ C) Parametro controllo crescita massima : k<1 crescita max vicino limit inf k>1 crescita max vicino limit sup (k=1 funzione simmetrica) paramtro controllo della curvatura Punto di flesso A C k 50.000.000,00 150.000.000,00 0,53 11 B m Questo perché non sussistono difficoltà tecniche di sviluppo che ne possano ritardare la commercializzazione ne la necessità di investimento non sostenibili. 0,4 5 2/2014 27_37.indd 29 29 25/03/14 09:34 CONTROLLO DI GESTIONE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. Formula 1 METODI E STRUMENTI [1] ������ = �(�) = + Formula 1 [1] ������ = �(�) = + � [���∗� ��(���) ](���) Formula 2 semplifica la variabile casuale assegnando lo stato � [2] ������ = �(�) = � ∗ � ∗ «1» se un generatore di numeri casuali (compresi [� + � ∗ � ��(�� tra 0 e 1) è inferiore a 0,7, che corrisponderebbe alla situazione in cui il 70% dei nuovi prodotti è ancora attuale l’anno successivo, questa assumption per il management è facilmente derivabile dai dati storici Formula 3 sulla composizione delle collezioni. Il comportamento della distribuzione della variabile di stato a è formalizzata come segue: � ������� � � [3] a ~ � � ������� � � la modellizzazione delle condizioni per cui il nuovo articolo continua ad essere riproposto nella stagione successiva. � [2] ������ = �(�) = � ∗ � ∗ [� + � ∗ � ��(���) ](���) Formula 2 � [���∗� ��(���) ](���) La funzione logistica di ricavo costruita [2] si differenzia rispetto alla [1] per la presenza di due variabili di stato a e b, di tipo stocastico che Formula 3 possono assumere due valori 0 o 1; esse indicano rispettivamente l’attualità stilistica del modello rispetto al gusto dei consumatori (variabile a) e la sua capacità di essere venduto in misura superiore � ������� � � [3] a ~ � ad un obiettivo minimo (variabile b), che potrebbe � ������� � � essere anche inferiore al budget. Le due variabili di stato sono legate da una relazione moltiplicativa12, per cui entrambe le variabili debbono assumere Formula 4 valore pari ad 1 per consentire la riproposizione del modello nella stagione seguente. La variabile a, in questa esemplificazione, è ∗ ∗ )] � �(�modellata ) � �[�(�tramite ∗ (�una � ������ ��� )casuale asimmetrica variabile [4] b ~ � ∗) ∗ )] � �(� in�cui �[�(� ∗ (� � ������ ��� ) gran parte della probabilità si concentrata nei primi anni di introduzione del nuovo prodotto, infatti verosimilmente un articolo di abbigliamento Formula 5 è generalmente di «moda» per un paio di anni � sempre più improbabile la sua poi diviene ��� � [5] ∑���� �� ∗ ∑��� ���� ���� ���� ∗ ��� riproposizione sul mercato, almeno che non sfoci in un modello ever green. Il modello qui proposto Il parametro b è anch’esso una variabile di stato che assume valore pari ad 1 nei casi in cui il fatturato Formula 4 dell’articolo raggiunge un obiettivo minimo per cui viene riproposto nelle collezioni seguenti, il suo comportamento è descritto da una funzione di ∗ )] � di tipo �(� ∗«Beta» ) � �[�(� ∗ (� � ������ distribuzione F (t*) parametrizzata in ��� ) [4] b ~ � ∗ ∗ modo che sia simmetrica ) �assicuri )] ∗rilevante � �(� ed �[�(� una (� � ��������� ) densità di probabilità per scostamenti contenuti intorno alla media, quest’ultima rappresentata Formula dai valori5assunti dalla funzione logistica dei Ricavi.�Il fatturato minimo per continuare la � �������� ∗ ��� [5] ∑���� �� ∗ ∑��� ��� ���� commercializzazione è determinato dal valore della funzione di Ricavo [2], ridotto della percentuale di under-performance ritenuta accettabile dal management Formula 6 (target Min). Il comportamento della distribuzione della variabile [6] �� =di ��stato *� �� è formalizzabile come segue: Formula 6 Tavola 2 – Sviluppo della funzione dei Ricavi Formula 7 [6] �� = �� *� �� T Limite Sup 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 67.476.944,72 75.192.313,45 89.507.404,03 112.975.303,69 144.613.702,76 177.647.058,82 204.094.971,57 221.124.494,28 230.603.716,81 235.456.733,34 237.835.058,58 �� Limite Sup [7] � Valori Attesi ‐ � = �� *� 95% confidenza Medi (distribuzione Beta) Formula 7 Limite Inf 95% confidenza (distribuzione Beta) F (t) ‐ Ricavi [7] �� = �� *� �� Formula 8 [8] ��� �� = ��� �� + �� ��� � 10 Formula 8 56.230.787,26 62.660.261,21 54.741.296,69 ��� �� = ��� �� + �� ��� � 74.589.503,36 65.162.928,69 94.146.086,41 82.247.963,04 120.511.418,97 105.281.261,40 148.039.215,69 129.330.112,44 170.079.142,97 148.584.647,53 184.270.411,90 160.982.432,79 192.169.764,01 167.883.469,73 196.213.944,45 171.416.549,19 198.195.882,15 173.148.010,84 70.579.225,73 [8] 84.016.078,02 106.044.209,77 135.741.576,53 166.748.318,94 191.573.638,41 207.558.391,01 216.456.058,28 221.011.339,71 223.243.753,45 250000000 200000000 150000000 100000000 50000000 12 In altri termini il legame può essere interpretato come un operatore logico «and» oppure una intersezione tra insiemi. 30 27_37.indd 30 0 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 2/2014 25/03/14 09:34 Formula 3 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE � ������� � � [3] a ~ � � ������� � � Formula 4 [4] b ~ � � � �(� ∗ ) � �[�(� ∗ )] ∗ (� � ��������� ) �(� ∗ ) � �[�(� ∗ )] ∗ (� � ��������� ) I valori assunti dal fatturato sono valutati come approssimabili con una funzione di distribuzione di Formula 5 probabilità «Beta» F (t*)∼ β ; la funzione logistica � ��� ∑����� ��[2] ∗ ∑rappresenta ∗ ���medi della [5]Ricavo ��� ���� ���� di i ���� valori distribuzione E[F(t*)]. In altri settori le variabile chiave di customizzazione Formula 6 della funzione di ricavo non sono tanto quelle �� che possono [6] � � = �� *�stimare la durata del ciclo di vita del prodotto bensì l’epoca della sua introduzione, come nel settore automotive, dove la durata della Formula 7 vita commerciale di un modello è definita a priori ma una variabilità sull’effettiva epoca [7] è��presente = �� *� �� di introduzione del nuovo modello a causa della complessità tecnica e logistica del progetto; il Formula 8 settore farmaceutico è invece condizionato dalla significativa che l’esito dei [8] ��� �� =incertezza ��� �� + �� ���avvolge � progetti di ricerca per nuovi principi attivi13. Proseguendo nell’esemplificazione si provvederà a parametrizzare la funzione di Ricavo nella versione presentata nella [1], quindi in prima approssimazione si escludono le due variabili di stato a e b, riportata nella Tavola 3. La Tavola 4 riporta i valori del fatturato previsti dalla funzione insieme ai relativi intervalli di variazione stimati con la Funzione Beta ad un livello di confidenza del 95%; inoltre espone il limite superiore ed inferiore che il management ritiene verosimilmente che non potranno essere superati ed infine identifica gli obiettivi minimi di fatturato da raggiungere per proseguire la commercializzazione nel periodo successivo. La colonna «Valori attesi – 10%» indica invece il fatturato minimo necessario (ma non sufficiente) per proseguire la commercializzazione del modello, quindi il 10% è il valore assegnato, nell’esemplificazione, alla variabile targetMin presente nella [4]. La doppia gestione del tempo T e t’ è necessaria per chiarificare che T è l’orizzonte complessivo della valutazione per cui l’introduzione del nuovo prodottoFormula avviene1nel periodo 3, che rappresenta il primo periodo per il ciclo di vita del nuovo prodotto � (t’). [1] ������ = �(�) = + [���∗� ��(���) ](���) Al fine di ottenere una durata media del ciclo di vita del nuovo prodotto è effettuata una simulazione con la metodologia di «Monte Carlo»14 delle due variabili di stato a e b, ciascuna impiegando la 2 funzioneFormula di distribuzione indicata nella [3] e nella [4]. Altra variabile che viene simulata con il metodo � ������ = �(�) = � ∗ � ∗ «Monte Carlo» è l’andamento dei[2] ricavi all’interno [� + � ∗ � ��(���) ](���) del range individuato dal limite superiore ed inferiore della funzione di ricavo [2] la cui media è data dai suoi valori puntuali (Tavola 5). Il numero di scenari ipotizzato è pari a 100, si Formula 3 tratta di un numero relativamente basso utilizzato a scopo esemplificativo per non appesantire le attività computazionali; di solito si simulano dai 1.000 ai � ������� � � 10.000 scenari. [3] a ~ � � ������� � �per ciascuno dei Le simulazioni sono effettuata cinque periodi in quanto è ragionevole che nella migliore Formula delle ipotesi un prodotto di abbigliamento 4 che segue le mode ed i gusti del momento non possa avere un vita commerciale più lunga. Sulla base della media dei flussi di cassa prodotti ∗ )] � �(� ∗5) periodi � �[�(�viene ∗ (� � ��������� ) dalla simulazione [4] b ~ � in ciascuno dei ∗) ∗ )] � �(� � �[�(� ∗ calcolata la duration [5] del ciclo di vita del (� � ��������� ) prodotto, intesa come la durata ponderata per i flussi di cassa medi prodotti dalle cento simulazioni Formula 5 (un estratto dei risultati sono esposti nella Tavola 6). � [5] ∑����� �� ∗ ∑��� ��� ���� �������� ∗ ��� Nel modello proposto la durata media della vita commerciale del 6nuovo prodotto è approssimabile a Formula 2 anni. [6]modello �� = ��che *� ��consenta di stimare la Creare un lunghezza del ciclo di vita di un prodotto può, Formula 7 Tavola 3 – Parametri funzione di ricavo nuovi modelli [7] �� = �� *� 13 �� Parametri Asintoto inferiore 2.000.000,00 Formula 8 A Asintoto superiore (A+ C) 5.000.000,00 [8] ��� �� =C��� �� + �� ��� � Parametro controllo crescita massima : k<1 crescita max vicino limit inf k>1 crescita max k 0,4 vicino limit sup (k=1 funzione simmetrica) paramtro controllo della curvatura Punto di flesso B m 0,7 3 2/2014 27_37.indd 31 Nel settore farmaceutico risultano più idonei applicazioni riguardanti le opzioni reali al fine di stimare il valore dell’impresa, tuttavia così facendo il modello non è utilizzabile ai fini della gestione operativa ed in particolare per la pianificazione finanziaria non potendo esplicitare i componenti di cash in e cash out. 14 Per una descrizione della metodologia di simulazione «Monte Carlo» si rinvia al Capitolo 6 di «How to Measure Anything» D.W. Hubbard, 2° Edizione, Wiley 2010; per una valutazione del limiti di applicabilità della metodologia si rinvia al Capitolo 9 di «The Failure of Risk Management» D.W. Hubbard, Wiley 2009. 31 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI come si è visto, risultare estremamente laborioso soprattutto se reiterato per più prodotti in ogni anno di previsione. Il valore prodotto dallo sforzo di modellizzazione è di costringere ad individuare le variabili e le leve che condizionano la vita commerciale dei prodotti mentre meno significativo può essere il contributo puntuale dei valori stimati. Tali difficoltà possono essere superate continuando Tavola 4 – Sviluppo funzione di ricavo dei nuovi modelli T t' Limite Sup Limite Sup 95% confidenza (distribuzione Beta) 3 4 5 6 7 0 1 2 3 4 5 2.477.693,53 2.821.165,51 4.217.168,02 6.685.714,29 8.010.047,94 8.328.391,24 Valori Attesi ‐ Medi Valori Attesi ‐ meno 10% Limite Inf 95% confidenza (distribuzione Beta) 1.175.485,63 1.757.153,34 2.785.714,29 3.337.519,97 3.470.163,02 2.053.856,99 3.070.170,81 4.867.314,92 5.831.452,59 6.063.211,98 Limite Inf F (t) ‐ Ricavi 2.648.085,53 3.958.442,56 6.275.542,22 7.518.627,31 7.817.440,08 2.064.744,61 2.350.971,26 3.514.306,68 5.571.428,57 6.675.039,95 6.940.326,03 1.651.795,69 1.880.777,01 2.811.445,35 4.457.142,86 5.340.031,96 5.552.260,83 9000000 8000000 7000000 6000000 5000000 4000000 3000000 2000000 1000000 0 3 4 5 6 7 Tavola 5 – Simulazione del successo dei nuovi modelli con Metodo Monte Carlo a= design attuale # 1 2 3 4 5 99 100 generazi nr. casuali b=fatturato >budget*(1‐0,1) generazi nr. casuali T=1 1= il prodotto continua ad essere commercializzato 0= il prodotto viene abbandonato ricavi attesi generazi nr. casuali costo del venduto cash flow prodotto 1 0 1 1 1 0,27 0,86 0,10 0,46 0,63 1 1 1 1 1 0,09 0,50 0,64 0,67 0,74 1 0 1 1 1 2.948.540,82 0,00 3.674.710,55 3.257.434,18 4.150.033,85 0,15 0,87 0,63 0,33 0,89 2.034.493,17 0,00 2.535.550,28 2.247.629,58 2.863.523,36 914.047,65 0,00 1.139.160,27 1.009.804,60 1.286.510,49 1 1 0,38 0,45 1 1 0,47 0,10 1 1 3.279.237,28 3.523.836,29 0,34 0,52 2.262.673,72 2.431.447,04 1.016.563,56 1.092.389,25 59.419.951,92 Tavola 6 – Durata media del ciclo di vita dei nuovi modelli # 1 2 3 4 5 32 27_37.indd 32 Cash Flow medi prodotti nei Durata Media del progetto 100 scenari ponderato per i Cash Flow prodotti in ciascun periodo (Duraton) 594.199,52 316.628,29 204.369,03 96.308,47 51.309,12 1.262.814,43 0,47 0,50 0,16 0,31 0,20 1,64 Dico 2 2/2014 25/03/14 09:34 Formula[4] 5 b~� � � �(� ∗ ) � �[�(� ∗ )] ∗ (� � ��������� ) �(� ∗ ) � �[�(� ∗ )] ∗ (� � ��������� ) � [5] ∑����� �� ∗ ∑��� ��� ���� �������� ∗ ��� circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Formula 5 Italia s.r.l. METODI CONTROLLO � ���STRUMENTI Formula[5] 6 ∑����� �� ∗ ∑E ��� ���� �������� ∗ ��� [6] �� = Formula �� *� �� 9 Formula 6 Formula[6] 7 � = � *� �� � � [7] �� = �� *� �� [9] DI GESTIONE ��� ��� ��� �� �� ��� � = + � � � Formula 9proprietà dei logaritmi [1016 applicando sempre leFormula ad operare con una sola funzione di ricavo Formula 7 10 e 11]. appositamente parametrizzata, sottendendo l’ipotesi ��� ��� ��� �� �� ��� � Formula[7] 8[10] ��� �� � [9] ��� �� = + che mediamente le caratteristiche e le dinamiche ���=��� ���*�=�� � � � del portafoglio prodotti (in termini di durata media Formula 9 [8] ��� �� = ��� �� + �� ��� � del ciclo di vita dei prodotti, vendite, redditività, Formula ��� ��� ���8�11 �� ��� � � sostituzione di prodotti e ingresso di nuovi) siano [9] FormulaFormula = + 10 � � � realisticamente rappresentate dall’andamento [8] ��� �� = ��� �� + �� ��� � [10] � ��� � = ��� �� � ��� �� puntuale della funzione di ricavo. � ��� � Per le aziende il cui il ciclo di vita dei prodotti �� Formula 10 [11]� = � Formula 1 può essere molto breve, anche inferiore all’anno, 11 � ����� = ��� �Nella �� la possibilità di modellizzare i ricavi nel [10] medio Tavola 7Formula è determinata l’incidenza del costo � � ��� [1] ������ = �(�) = + Formula 12 insieme ai relativi ��(���) (���) periodo dipende dalla capacità di continuare ] [���∗�ad del venduto dalla funzione [7] introdurre prodotti di successo nell’orizzonte intervalli di variazione stimati ���� con la funzione Beta [12] �� ��� ������ temporale analizzato. Tale capacità deveFormula essere 11 ad un livello di[11]� confidenza �� del 95% nonché il limite = � studiata preliminarmente, in chiave storica per superiore ed inferiore che il management si attende “FCFO (free cash flow from operation)”: Reddito operativo ridotto per le imposte ( NOPAT: Net Operated Profit A netto variazioneessere del capitale circolante, degli investimenti netti e dei flussi apportati della gestione finanzia capire se tale condizione è riscontrabile nel passato verosimilmente che non della potranno superati. Formula 2 Formulamedio 12 ponderato del capitale; “g”: il tasso di crescita “di tendenza” del FCFO. � e poi in un’ottica strategica rivolta a comprendere ��� � �� � [11]� = ���� � = �(�) = � ∗ � ∗ se l’azienda dispone per il futuro delle condizioni [2] ������ [12] [� + ������� ∗ � ��(���) ](���) organizzative ed economiche / finanziarie per Da un modello deterministico “FCFO (free cash flow from operation)”:ilReddito operativo ridotto per le imposte ( NOPAT: Net Operated Profit After Taxe continuare nel processo di innovazione di prodotto. Formula 12 ad uno statistico e simulativo: Metodo [12] ���� ������ netto della variazione del capitale circolante, degli investimenti netti e dei flussi apportati della gestione finanziaria; “Cmp di Monte Carlo medio ponderato del capitale; “g”: il tasso di crescita “di tendenza” del FCFO. Formula 3 Il modello per stimare l’incidenza In operation)”: questa fase di operativo elaborazione modello si dispone “FCFO (free cash flow from Reddito ridotto perdel le imposte ( NOPAT: Net Operated Profit After Taxes) ed al netto della variazione del circolante, investimenti netti e dei flussi apportati della gestione finanziaria; “Cmpc”: costo del costo del venduto dicapitale funzioni chedegli offrono la determinazione puntuale medio ponderato del capitale; “g”: il tasso di crescita “di tendenza” del FCFO. dei ricavi e dei costi e dei relativi range probabilistici � �������del � �costo del La modellizzazione[3] dell’andamento di variazione (con una confidenza pari al 95%); a~� � ������� venduto è basata sul presupposto che�in� un mercato queste informazioni però nulla possono dire rispetto concorrenziale i rendimenti marginali risultano a come potrebbe distribuirsi il fatturato ed il relativo decrescenti, derivanti dalle pressioni competitive dei costo del venduto intorno alle medie date dalle Formula 4 competitor, quindi il comportamento del rapporto funzioni [1], [2] e [6]. Al fine di poter simulare tra costo del venduto e ricavi tende a convergere l’andamento delle variabili ricavi e costi è utilizzato verso quello ritenuto sostenibile nel lungo ∗periodo. ∗ il metodo di Monte Carlo che utilizza l’inversa � �(� ) � �[�(� )] ∗ (� � ��������� ) La fase di convergenza da una della funzione di probabilità «Beta» che descrive [4] bè~caratterizzata � ∗ ∗ � �(� 15 ) � �[�(� )] ∗ (� � ��������� ) tendenziale condizione di steady state in cui è la distribuzione dei valori dei ricavi e del costo, riscontrabile un tasso di rendimento sul capitale corrispondenti ad un insieme di probabilità (che investito (ROIC) costante, sono l’argomento della funzione e quindi la variabile Formula un 5 margine operativo sostanzialmente costante ed un tasso di rotazione del indipendente) prodotte tramite la generazione di � [5] ∑����� �� ∗ ∑��� capitale anch’esso costante. numeri casuali. Tale procedimento è reiterato per ��� ���� �������� ∗ ��� Un processo di convergenza di questo tipo può 100 scenari per ciascun periodo della simulazione. essere rappresentato da una funzione esponenziale La simulazione Monte Carlo (Tavola 8) è applicata Formula 6 monotona crescente del tipo: indipendentemente alla simulazione dei ricavi del costo del venduto, quindi può accadere che in [6] �� = �� *� �� specifici casi la simulazione dei ricavi possa attestarsi in cui la variabile Ct rappresenta il rapporto tra sui valori prossimi al limite inferiore mentre il costo il costo del vendutoFormula ed il fatturato al tempo t, Co 7 del venduto si posizioni sui livelli massimi stressando indica invece lo stesso rapporto al tempo zero. �� il cash flow netto verso i valori minimi in assoluto. [7] � = � *� � Il parametro x controlla �l’intensità del processo La Tavola 9 sintetizza i risultati della simulazione di convergenza, questo può essere determinato suddivisa per intervalli di EBIT nel periodo T=1, assegnando alla variabile Co8 il valore rilevato nella Formula la frequenza relativa più alta pari al 37% riguarda contabilità al tempo zero (pari a 69.00, fonte la classe con EBIT compreso tra – 3 milioni e zero [8] ��� � �� ��� � � = ��� contabile rinvenibile nella Tavola 7),��C+ t è la stima mentre la seconda classe di EBIT con frequenza dell’incidenza del costo del venduto al termine relativa più alta (30%) è quella compresa tra 0 e del periodo di convergenza (n- esimo periodo) [7] 3 milioni; a livello più aggregato l’EBIT risulta (stimato pari 83.33 per t=10 nella Tavola 7). Per maggiore di zero nel 41% dei casi (30% per la classe poter determinare il parametro x si applica a tutti tra 0 e 3 milioni, 9% per quella tra 3 e 5 milioni e i membri il logaritmo e le relative proprietà [8], si 2% per EBIT maggiori di 5 milioni). divide per n [9] per poi esplicitare la variabile x I risultati della simulazione effettuati con il Metodo 2/2014 27_37.indd 33 15 Per un approfondimento sui risvolti della condizione di steady state si suggerisce «Nota di Best Practice AIAF sulla trasparenza del Terminal Value nelle applicazioni dei metodi finanziari Discounted Cash Flow (DCF) e Dividend Discounted Model (DDM)» Commissione AIAF: Analisi Fondamentale –2010. 16 Per facilità si ricorda che il logaritmo in base e di e è pari ad 1, cioè l’esponente da dare alla base per ottenere il numero dato. 33 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI e 9 sono ripetuti per ciascuno dei 10 periodi che rappresentano l’orizzonte temporale di simulazione i cui risultati in termini di flussi di cassa sono consolidati ed esposti nella Tavola 10, di cui si determina il valore annuale netto per ciascuno dei cento scenari elaborati. La Tavola 11 mostra invece la probabilità di Monte Carlo rappresentano anche uno strumento di risk management per quanto riguarda lo «Scenario Planning» e le relative analisi di sensitività rispetto alle possibili dinamiche delle variabili contenute nella pianificazione strategica e operativa anche e soprattutto per quelle riferite all’ambiente esterno. Come già detto i risultati riportati nelle Tavole 8 Tavola 7 – Sviluppo funzione dei costi Funzione esponenziale di convergenza dei costi C = rapporto tra costo del venduto e ricavi 1,208 0,0210 x= T Limite Sup Limite Sup 95% confidenza (distribuzione Beta) Valori Attesi ‐ Medi Limite Inf 95% confidenza (distribuzione Beta) C (t) ‐ Incidenza Costi Operativi sui Ricavi 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 79,35 81,03 82,75 84,50 86,29 88,12 89,99 91,89 93,84 95,83 75,54 77,14 78,78 80,44 82,15 83,89 85,67 87,48 89,34 91,23 69,00 70,46 71,95 73,48 75,04 76,63 78,25 79,91 81,60 83,33 Costi Fissi 62,46 63,78 65,13 66,51 67,92 69,36 70,83 72,33 73,87 75,43 20.000.000,00 120 100 80 60 40 20 0 1 34 27_37.indd 34 2 3 4 5 6 7 8 9 10 2/2014 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE accadimento dei vari scenari di calcolo del Valore Attuale Netto raggiungibile dall’azienda, in cui è facile verificare che in 35 simulazioni su 100 il VAN si è attestato in un range stimato compreso tra gli 80 e 90 milioni di Euro. In tale elaborazione al fine di non complicare eccessivamente il modello è stata ipotizzata una stazionarietà del capitale circolante netto ed anche degli investimenti. Chiaramente tali Tavola 8 – Simulazione Monte Carlo per il reddito operativo (EBITDA) SIMULAZINE MONTE CARLO T=1 $62.660.261 Ricavi Attesi Costi Operativi Attesi Ranges $63.235.580 Ranges Incidenza Costi Operativi Monetari sui Ricavi Ricavi Monetari Limite Sup 75.192.313 Valori Atte 62.660.261 Limite Infe 50.128.209 79% 69% 59% Scenari Scenario # 1 2 3 4 5 Ricavi $ $ $ $ $ 99 100 Costi Operativi Generazione numeri casuali Funzione "casuale()" EBITDA Generazione numeri casuali Funzione "casuale()" Breakeven (Si=1;No=0) 64.226.573,52 67.035.390,06 62.155.147,67 70.357.831,56 55.474.726,41 0,63 0,84 0,46 0,97 0,04 $ $ $ $ $ 62.760.795,61 67.008.286,50 64.718.660,77 67.904.700,08 57.018.789,45 0,26 0,62 0,79 0,40 0,27 $ $ $ $ $ 1.465.777,91 27.103,56 (2.563.513,10) 2.453.131,48 (1.544.063,04) $ 66.142.670,02 $ 56.679.684,41 0,78 0,08 $ 68.964.874,19 $ 56.568.945,23 0,92 0,11 $ (2.822.204,17) $ 110.739,18 MIN MAX $ (5.520.953,72) $ 5.704.203,03 1 1 1 1 Frequenza relativa secnari EBITDA Tavola 9 – Risultati simulazione Monte Carlo per EBITDA nel periodo 1 frequenze relative Miilioni Eur Frequency 0,4 0,35 0,3 0,25 0,2 0,15 0,1 0,05 0 <‐5 ‐5 / ‐3 ‐3 / 0 0 /3 3 /5 >5 6% 16% 37% 30% 9% 2% 100 <-5 -3 / 0 3 /5 Range EBITDA (Mill./Euro) 2/2014 27_37.indd 35 35 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI Formula 9 assunzioni hanno una validità meramente didattica operativo ridotto per le imposte ( NOPAT: Net in quanto non compatibili con le dinamiche di Operated After ed ��� al netto ��� ��� Profit��� �� Taxes)�� � della + del capitale circolante, degli investimenti crescita ipotizzate dalle funzioni di Ricavo [2] e del [9] variazione = � � � netti e dei flussi apportati della gestione finanziaria; Costo del Venduto [7]. “Cmpc”: costo medio ponderato del capitale; “g”: il tasso di crescita “di tendenza” del FCFO. La situazione in cui il tasso di crescita g potrebbe Conclusioni Formula 10 essere superiore al costo medio ponderato del capitale è riscontrabile più assiduamente nei casi in L’esemplificazione riprodotta rende [10] � ��� � = ��� �evidente � ��� � � � cui l’orizzonte temporale della previsione analitica come un approccio tradizionale caratterizzato è relativamente breve e le previsioni di crescita dai flussi di cassa previsti in modalità analitica del business sono ancora significative e comunque nei primi 2 – 4 anni ed il rimanente orizzonte temporale coperto dal Terminal Value17 sia idoneo superiore al costo del capitale, ecco quindi che Formula 11 l’allungamento del periodo di previsione esplicita solo in prossimità di una condizione di steady può spostare in avanti il posizionamene del Terminal state18, in quanto un incremento dei flussi di Value avvicinandolo temporalmente alla situazione cassa superiore al costo del capitale provoca che � di steady state. ��� � la relazione della rendita perpetua non converge �� [11]�netto, = �infatti Inoltre un maggior arco temporale coperto da verso il valore attuale se nella [12] previsioni esplicite sui flussi di cassa stimati il tasso di crescita g è superiore al costo medio mediante una metodologia simulativa e stocastica ponderato del capitale «CMP» la relazione Formula 12 garantisce una maggior trasparenza sulle variabili diventa inapplicabile. che determinano il valore dell’azienda, che ���� [12] consentono a chi effettua le analisi finanziarie una ������ maggiore consapevolezza sui driver di valore e “FCFO (free cash “FCFO flow from quindi una loro revisione critica. ( NOPAT: Net Operated Profit After Taxe (free operation)”: cash flow fromReddito operation)”: Reddito operativo ridotto per le imposte netto della variazione del capitale circolante, degli investimenti netti e dei flussi apportati della gestione finanziaria; “Cmp medio ponderato del capitale; “g”: il tasso di crescita “di tendenza” del FCFO. Tavola 10 – Simulazione Monte Carlo per determinazione del VAN 40/ 50 50/ 60 60/ 70 70/ 80 80/ 90 90/ 100 100/ 110 0 4 11 26 39 18 2 Frequenza relativa secnari VAN frequenze relative Miilioni Eur Frequency 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 40/ 50 100 60/ 70 80/ 90 100/ 110 Range VAN (Mill./Euro) Tavola 11 – Risultati simulazione Monte Carlo per il VAN 40/ 50 50/ 60 60/ 70 70/ 80 80/ 90 90/ 100 100/ 110 0 4 11 26 39 18 2 17 Terminal Value calcolato tramite la capitalizzazione perpetua dell’ultimo flusso di cassa, eventualmente incrementata di un fattore «g». 18 Si veda la nota 15. 36 27_37.indd 36 100 Frequenza relativa secnari VAN frequenze relative Miilioni Eur Frequency 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 40/ 50 60/ 70 80/ 90 100/ 110 Range VAN (Mill./Euro) 2/2014 25/03/14 09:34 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CAMBIA PROSPETTIVA: LA GESTIONE DIVENTA SEMPLICE EXCEL PER IL CONTROLLO DI GESTIONE E LA FINANZA AZIENDALE Ecco la soluzione che semplifica il lavoro a dirigenti d’azienda, consulenti d’impresa e studenti di corsi universitari avanzati. Il volume, corredato da CD-ROM, spiega in maniera semplice come effettuare il controllo di gestione attraverso l'uso del foglio elettronico più conosciuto e più user oriented: excel. Il libro presenta una casistica di modelli personalizzabili e di difficoltà crescente. MANUALE + CD-ROM A SOLI € 35,00 Nel CD-ROM allegato un software installabile, lavorando su ambiente excel, presenta già realizzati i modelli, gli esempi e le formule richiamati nel volume, consentendo all’utente di copiarli, implementarli, realizzarne di nuovi. SEMPLIFICA IL TUO LAVORO. 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A tal fine, la funzione marketing è chiamata a giocare un ruolo fondamentale nella definizione e scelta degli strumenti di comunicazione e relazione verso la clientela, scegliendo tra quelli connotati da significativa efficacia ed efficienza. Di questa nuova sfida i marketing manager ne sono consapevoli, considerando che il 63% di essi ritiene che in futuro saranno chiamati con maggior frequenza a gestire metriche finanziarie ed economiche nella determinazione e misurazione dei propri obiettivi. Il controllo di gestione è pertanto chiamato a svolgere un ruolo di guida e supporto fondamentale, al fine di concordare con il marketing le metriche rilevanti e assicurare che i dati necessari per la loro determinazione vengano raccolti, elaborati, rappresentati e analizzati sulla base di un glossario di controllo comune. Introduzione Nel 2010 a seguito di una survey condotta a livello globale che ha visto coinvolti circa 1200 Chief Financial Officier (CFO) di società operanti in Europa, Stati Uniti e nel continente Asiatico, il principale punto di attenzione correlato alle dinamiche esterne alla gestione aziendale veniva da questi identificato nella «domanda dei consumatori». Più importante persino delle tensioni sul mercato finanziario e delle difficoltà di reperimento di risorse finanziarie, che andavano ad occupare il secondo posto nella graduatoria delle «preoccupazioni» dei CFO. Mentre, e non a caso, a fare il paio con la difficoltà nella determinazione della domanda dei consumatori, tra i principali punti di attenzione, 38 38_43.indd 38 questa volta interni alla gestione aziendale, i CFO segnalavano come critica la capacità di operare dei processi di forecast efficaci per la determinazione dei risultati attesi. Affrontare il tema dei consumi e della domanda aggregata, per un’azienda significa tradurre queste variabili macro economiche in una dimensione di controllo ad essa più vicina e auspicabilmente più gestibile: il cliente. In un contesto di tensione e perdurante turbolenza il nuovo terreno su cui le aziende sono chiamate a giocarsi il tutto e per tutto è quello su cui si trovano gli attuali e potenziali clienti (prospect). Le aziende hanno acquisito nel tempo una maggiore consapevolezza riguardo l’importanza di questa rilevante variabile di business, ma questa consapevolezza si è tradotta in azioni solo parzialmente concrete riguardo non solo la sua gestione ma anche alle modalità di misurazione della stessa. Eppure una non corretta gestione della dimensione «cliente» può avere impatti significativi sul Conto Economico e sui flussi di cassa di un’azienda. Rob Yanker, partner di McKinsey & Company, ha effettuato una stima dei costi relativi al mantenimento di un vecchio cliente, piuttosto che quelli correlati all’acquisizione di uno nuovo. Acquisire un nuovo cliente costa dalle cinque alle dieci volte in più, rispetto al mantenerne uno già acquisito, mentre recuperare un cliente perso, perché passato alla concorrenza, costa dalle cinquanta alle cento volte di più. Inoltre, secondo la rivista Harvard Business Review le imprese perdono dal 15 al 35% di clienti ogni anno. Un 5% di incremento della fedeltà dei clienti può far crescere il profitto di un punto di vendita dal 60 al 100%. La probabilità di vendere ad un nuovo cliente è del 15%, quello di vendere ad uno fedele è del 35%. Questi dati rendono evidente l’importanza del mantenimento dei clienti già acquisiti ma, ovviamente, un’impresa per crescere non può solo puntare al mantenimento dei clienti attuali e, per quanto possa essere oneroso, l’azienda deve essere ed è alla ricerca di nuovi clienti. Peter Drucker, una delle menti più eminenti del management aziendale, 2/2014 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE soleva dire che «lo scopo di un’azienda è quello di creare clienti». La capacità di spesa dei consumatori, in particolare in Italia, in questi ultimi anni è significativamente calata ma non si è azzerata. La capacità di mantenere gli attuali clienti e, soprattutto, di attrarne di nuovi, in particolare se appartenenti a fasce di reddito dotate di più alto potere d’acquisto, è diventata un tassello imprescindibile nelle strategie aziendali, oggi molto più che nel passato. Il cliente e la sua capacità di spesa sono quindi in cima alle preoccupazioni dei manager ed imprenditori di tutto il mondo. Ma come si traduce in termini operativi questa «preoccupazione» da parte del management e, soprattutto, con quali principi e regole vengono monitorati da parte dell’impresa i processi di marketing, il cui scopo è proprio quello di attrarre clienti verso la proposizione di valore unica che l’impresa vuole offrire?. Creatività vs Produttività Il marketing sino a pochi anni fa aveva un livello di attenzione non all’altezza della sua importanza da parte del management aziendale. Per questo è sempre stato tra le funzioni meno soggette a processi di misurazione riguardo efficacia ed efficienza. Mentre in altre aree si è ormai arrivati alla realizzazione di metriche e benchmark sempre più complessi, come ad esempio per i processi amministrativi dove si è giunti a costruire misure sempre più dettagliate riguardo la produttività delle singole attività e utenti, lo stesso non è accaduto per il marketing. D’altra parte gli stessi marketing manager hanno da sempre dimostrato una sorta di insofferenza verso le metriche, rivendicando la preminenza della «creatività» sulla «produttività» riguardo i loro processi e contenuti. L’indubbia complessità che sottende la misurazione delle attività in questo ambito, è stata più volte accampata come scusante per non cercare di determinare e misurare con chiarezza gli obiettivi da raggiungere. Il Responsabile Marketing di Procter & Gamble ha affermato – «…Il marketing è un’industria da 450 miliardi di dollari e noi stiamo prendendo decisioni con meno informazioni e regole rispetto a quelle che useremo per decisioni da 100.000 dollari in altri ambiti operativi della nostra impresa». Ma anche su quest’area la pressione da parte del top management sta aumentando, il più delle volte per mere esigenze di cost cutting lineare più che di reale sviluppo del mercato e di produttività della funzione. A prescindere dalle reali motivazioni, i marketing manager sono chiamati sempre più spesso a dimostrare quale possa essere il ritorno dei costi che l’azienda andrà a sostenere nella loro area. Una volta era sufficiente riferirsi al richiamo, anche artistico, delle campagne pubblicitarie, al prestigio del testimonial ingaggiato, alla valutazione della «brand awareness». Oggi ai marketing manager viene costantemente richiesto di fornire elementi di valutazione non solo qualitativi ma anche quantitativi di come le spese di marketing possano supportare le strategie aziendali e il raggiungimento degli obiettivi dell’azienda. Non solo, oggi il marketing è parte fondamentale delle strategie aziendali e concorre a determinarle. In una survey condotta a livello internazionale da IBM, il 63% dei marketing manager intervistati ritiene che il ROI del marketing diventerà il parametro più importante per valutarne il successo nei prossimi 3 -5 anni. Quando il controllo di gestione non controlla Se da un lato i responsabili del marketing sono stati tradizionalmente refrattari a concorrere a determinare con chiarezza dal punto di vista quantitativo la rappresentazione finanziaria ed economica dei processi e dei risultati del proprio dipartimento, i CFO e i controller hanno dimostrato spesso di non supportare adeguatamente quest’area aziendale. Una sorta di concorso di colpa. Le cause sono diverse. Innanzitutto, e non è solo una questione terminologica, l’area del marketing è stata solitamente «letta» come un’area generatrice di costi d’esercizio e non di investimenti. Il considerare il marketing un costo da spesare nell’esercizio porta come logica conseguenza la non misurazione dei rendimenti attesi. Se il marketing genera costi d’esercizio e non investimenti, di conseguenza sino a poco tempo fa, si riteneva non applicabile allo stesso i principi e le logiche tipiche della definizione e costruzione del Return on Investment (ROI). Oggi questa logica si sta progressivamente scardinando e si registra un’attenzione progressivamente crescente alla misurazione del ritorno sui costi sostenuti, per certi versi prescindendo dalla logica formale di distinzione tra costi d’esercizio e di investimento. L’azienda chiede di focalizzarsi sull’importanza dell’attività condotta rispetto agli obiettivi che la stessa intende raggiungere e la funzione marketing ha ormai assunto un ruolo chiave nella definizione delle strategie aziendali e nella gestione operativa. C’è una seconda causa di origine organizzativa, che vede una non chiara assegnazione e perimetrazione delle responsabilità tra i controller e i diversi responsabili di funzione, tra cui anche i marketing manager. In molte realtà aziendali, soprattutto quelle più complesse e articolate, è frequente scorgere una sorta di «nebbia» che avvolge i processi con cui i dati 2/2014 38_43.indd 39 39 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI vengono raccolti, elaborati, rappresentati ed infine analizzati. Nonostante ancora si discuta con grandi rappresentazioni teoriche sui nessi di dipendenza funzionale o gerarchica di alcune figure rispetto al responsabile del controllo di gestione o verso il responsabile della funzione di business, molto spesso si perde il vero nocciolo della questione. Non esiste una configurazione organizzativa ottimale teoricamente applicabile a tutti i contesti. Ciò che è importante è che si identifichino con chiarezze quelle dimensioni di controllo e di analisi che siano meritevoli di essere misurate e condivise. Su queste il controllo di gestione e il responsabile della funzione devono trovare un comune accordo per giungere alla definizione di un elenco di dimensioni di business sulle quali costruire un glossario comune a livello aziendale. Il CFO e il responsabile del controllo di gestione troppo spesso si accontentano di analizzare numeri e metriche di natura eccessivamente aggregata. I costi del marketing molto spesso restano affogati tra i costi generali, non ricevendo un’adeguata rappresentazione all’interno del management reporting package. Il controllo di gestione non chiede, il marketing manager di conseguenza non misura. La terza causa, logica conseguenza delle precedenti, è la non completezza del modello di controllo con le dimensioni rilevanti per la misurazione dei processi di marketing. Negli ultimi anni dimensioni di controllo quali quelle del «canale distributivo» e «area geografica» hanno assunto una crescente importanza nell’ambito del reporting aziendale, lo stesso dicasi per la misurazione delle performance della forza vendita. La misurazione della profittabilità della dimensione «brand» è stata portata ad un livello di sofisticazione molto alto. Mentre nuovi e più dettagliati modelli di controllo hanno visto la luce in questi ultimi anni, grazie alla disponibilità di strumenti applicativi dotati di maggiori funzionalità, accompagnati dalla definizione di processi di allocazione dei costi indiretti sempre più complessi, il management e il controllo di gestione hanno spesso dimenticato di fare i conti con coloro che, parafrasando un noto detto nel campo delle vendite, consentono ogni mese che gli stipendi vengano pagati: i clienti. La dimensione di controllo «cliente» continua a trovare poca accoglienza all’interno del reticolato di controllo delle aziende. Molto spesso presente per puro esercizio teorico nelle rivisitazioni dei modelli di controllo, risulta avere scarsa applicazione all’atto pratico. La qualificazione, quantificazione, il monitoraggio e l’analisi di questa dimensione presenta diversi elementi di complessità, ma ben poche aziende sono disposte ad affrontarle. Basti pensare alle modalità con cui viene definita e gestita l’anagrafica cliente. In molte aziende, 40 38_43.indd 40 anche di grandi dimensioni, è spesso assente la segmentazione della clientela per tipologie\classi rilevanti. Classificazione presente in taluni casi negli applicativi della direzione commerciale, viene progressivamente a perdersi del tutto nell’ambito dei processi amministrativi e finanziari. Questo comporta, come logica conseguenza, che il ciclo order-to-cash venga raramente monitorato in ottica end-to-end sulla dimensione «cliente». Profittabilità per cliente? C’è ancora molta strada da percorrere. Per quanto concerne le spese per iniziative di marketing, nel migliore dei casi, queste sono solitamente associate al concetto di «commesse d’esercizio», ma la loro gestione è spesso così parziale che dal punto di vista amministrativo e del controllo di gestione molte aziende a mala pena riescono ad avere sotto controllo le spese per eventi più rilevanti, come quelle per la partecipazione ad una fiera. D’altro canto non può che essere così, considerando la scarsa sensibilità che si registra nella gestione del corredo informativo delle richieste d’acquisto o degli ordini d’acquisto. Le richieste o gli ordini per spese di marketing che non nascono con il corretto corredo informativo, ed è così nella maggior parte dei casi, sono destinate ad entrare nel calderone delle diverse spese che trovano generica accoglienza nei centri di costo del dipartimento….e li rimangono. Sistemi applicativi: un puzzle incompleto In questo quadro di governo assente o parziale delle metriche della funzione marketing, occorre considerare lo stato degli applicativi e correlate funzionalità oggi a disposizione sia dei marketing manager sia del controllo di gestione. La realtà è che nonostante una tendenza ormai affermata e presente da numerosi anni nella direzione dell’integrazione dei sistemi, questa si può considerare pienamente realizzata solo per pochi processi in ottica end-toend. L’area commerciale ha ormai raggiunto un buon livello di integrazione sia al suo interno che con le aree aziendali ad essa connesse, ma limitatamente alla gestione dei processi più squisitamente transazionali. L’area del marketing rimane spesso ancora avvolta nelle nebbie della non misurazione. D’altro canto occorre considerare che una parte dei processi specifici del marketing considerano dimensioni e variabili che non sono gestite o gestibili all’interno dei classici ERP o applicativi generalisti. Ad esempio la misurazione della notorietà di un brand o la penetrazione del mercato, così come la misurazione delle performance dei mezzi pubblicitari e dei canali di comunicazione basati sul web richiedono una gestione specifica delle 2/2014 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE metriche. Per non parlare di forme di marketing non convenzionale che si vanno affermando sempre più. Ma evidentemente ha poco senso limitarsi a calcolare le impression che ha avuto una campagna pubblicitaria se le stesse non vengono correlate al costo specifico sostenuto per quella campagna, né al numero dei nuovi clienti che ha fatto acquisire. Ne consegue che la sfida dell’integrazione delle basi dati è ancora ben lontana dall’essere vinta. La scelta del canale di marketing più efficace ed efficiente Nel comunicare la propria proposizione di valore, l’azienda deve essere presente là dove sono presenti i propri clienti, attuali e potenziali. L’azienda deve quindi comprendere che il proprio messaggio di valore deve essere veicolato usando quelli strumenti che consentono il più efficace ed efficiente contatto sia con i propri clienti sia con il prospect target. Un «entrare in contatto» di natura ben diversa rispetto al passato, dove la comunicazione era intesa solo in termini unidirezionali dall’azienda verso il cliente. L’affermarsi di nuove forme di comunicazione bidirezionali (siti web, blog, forum, social network) hanno mutato profondamente le regole di gestione delle relazioni con i clienti. Si è progressivamente passati da un marketing che, sin dalla sua nascita era focalizzato sul prodotto, ad una successiva maggiore attenzione verso il cliente (customer satisfaction prima, customer excellence poi), sino a giungere oggi all’obiettivo di instaurare una relazione ancora più profonda che vada a raggiungere, come scrive Kotler, l’anima e i valori del cliente e della società in cui l’azienda opera (customer affinity). A differenza delle tradizionali forme di comunicazione e pubblicità, la cui misurazione dei rendimenti è di difficile determinazione, e richiedono spesso il supporto di agenzie di settore, i nuovi strumenti digitali consentono ai marketing manager di disporre di metriche e misure più precise. Le visite ad un pagina web, le visualizzazioni di un video, gli apprezzamenti e le condivisioni su un social network sono importanti indicatori che sono immediatamente a disposizione del management per valutare il riscontro di un messaggio pubblicitario. È altresì vero che, in particolare in Italia, ancorché l’uso del web abbia un tasso di crescita costantemente significativo, sono molti coloro che ne fanno un uso limitato. In una delle ultime rilevazioni pubblicate dall’ISTAT sulle persone tra i 16 e i 74 anni che negli ultimi 3 mesi hanno utilizzato Internet almeno una volta a settimana nei paesi Ue, l’Italia ha una percentuale del 51% a fronte di una media europea del 68%, e ben lontana dalla capolista Svezia con il 91%. La sfida dei marketing manager è quindi quella di scegliere il giusto mix di strumenti di comunicazione al fine di cogliere il miglior risultato comunicativo\ attrattivo possibile. Per far questo è necessario introdurre delle valutazioni anche di natura finanziaria ed economica rispetto ai rendimenti delle possibili opzioni a disposizione. Per questo è importante che il marketing manager e il controllo di gestione abbiano a disposizione i dati necessari per la costruzione delle metriche che consentano di valutare e comparare i risultati di ciascun canale di marketing, in modo da potersi focalizzare solo su quelli che consentono un ritorno più alto. Le metriche del marketing Disporre di dati e metriche di analisi e valutazione è, quindi, diventata la priorità dei marketing manager. Questa maggiore attenzione sulle performance sta portando ad una significativa teorizzazione e costruzione di indici di misurazione delle attività e dei risultati anche in quest’area. Mantenendo il focus sulla dimensione di controllo «cliente», di seguito si tratteranno due importanti indici relativi alla misurazione del valore che scaturisce dalla relazione dell’azienda con i propri clienti. La prima misura è la «Customer Lifetime Value» (CLV) che rappresenta il valore che scaturisce dalla relazione con i propri clienti, determinata sulla base dei flussi di cassa futuri attualizzati che si prevede verranno generati dalla propria clientela. Questa misura consente all’imprese di focalizzarsi non solo sui ritorni immediati, derivanti dall’acquisizione di nuovi clienti o dal mantenimento di quelli già esistenti, bensì di porre enfasi sul valore generato dalla relazione azienda-cliente nel lungo periodo. La formula del CLV è basata su tre parametri: – il margine di profittabilità atteso per cliente; – il tasso di mantenimento dei clienti nel periodo considerato; – il tasso di sconto per l’attualizzazione dei futuri flussi di cassa. Alcune considerazioni di ordine pratico riguardo la costruzione di questa misura. La prima riguarda l’uso della variabile «cliente». Non essendo gestibile un calcolo specifico per singolo cliente, è sufficiente che l’azienda si doti di analisi aggregate per tipologia secondo criteri di classificazione a tal fine rilevanti e concordati con il controllo di gestione. La seconda riguarda la tipologia di dati da utilizzare che possono essere anche non prospettici, ma riferiti a performance passate, solo nella misura in cui il margine di profittabilità e il tasso di mantenimento hanno dimostrato un andamento tendenzialmente costante. È una semplificazione da utilizzare con attenzione 2/2014 38_43.indd 41 41 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE METODI E STRUMENTI e da valutare caso per caso. La terza considerazione riguarda l’orizzonte temporale di analisi che, solitamente, viene posto cautelativamente a massimo cinque anni anziché a «vita intera». Questo consente di disporre di un margine di contingency nella determinazione della profittabilità attesa. Correlato al CLV è la misura del «Prospect Lifetime Value» (PLV) che rappresenta il valore atteso dall’acquisizione di un cliente potenziale, cioè il valore atteso generabile da un prospect meno il costo relativo allo sforzo previsto per la sua acquisizione. Solo se il PLV è positivo l’impresa dovrebbe procedere con la spesa pianificata di marketing. Il concetto di prospect è intuitivo. Un prospect è qualcuno per il quale l’impresa investirà dei soldi nel tentativo di acquisirlo come cliente. La spesa in acquisizione deve essere confrontata non solo con la contribuzione delle vendite immediate attese che verranno generate dai nuovi investimenti di marketing, ma anche con i flussi di cassa attesi negli anni successivi dalla nuova acquisita relazione (il CLV). Come per la precedente metrica, anche per il PLV l’obiettivo è di porre enfasi sul valore generato dalla relazione azienda-cliente nel lungo periodo. Il valore del prospect si ottiene grazie al tasso di acquisizione (la frazione dei prospect che, a seguito della spesa di marketing, si stima faranno il primo acquisto e diventeranno quindi clienti) moltiplicato per la somma del margine iniziale che l’impresa realizza sulle vendite iniziali e il CLV, detratto il valore della spesa per acquisizione (l’investimento atteso in marketing). Se il PLV è positivo, la spesa di acquisizione può essere effettuata. Se il PLV è negativo, la spesa di acquisizione non dovrebbe essere effettuata. Queste misure consentono all’impresa, al marketing manager e al controllo di gestione, di valutare l’efficacia ed efficienza dei diversi strumenti a disposizione e scegliere di conseguenza quello che assicura un maggiore rendimento. Atteso che ogni strumento di marketing può presentare anche un tasso di acquisizione e una platea di prospect diversi. Il marketing manager e il controllo di gestione, oltre che lavorare sulla previsione dei futuri flussi e rendimenti, è bene che inizino a lavorare assieme analizzando e valutando anche le performance di quanto accaduto nel passato. Le misure da utilizzare sono costituite dal «costo medio di acquisizione» e dal «costo medio di mantenimento», nell’ambito di un dato periodo. Entrambe queste misure richiedono che i processi aziendali siano strutturati per conoscere con sufficiente precisione sia le spese per acquisizione e quelle per il mantenimento, sia il numero dei clienti acquisiti e quelli mantenuti nello stesso periodo a cui le spese fanno riferimento. La determinazione del numero di clienti mantenuti e 42 38_43.indd 42 il relativo tasso di mantenimento non è agevole, ma è bene che le aziende inizino a lavorare su queste grandezze. Lo stesso dicasi per quanto concerne la distinzione tra spese di acquisizione e spese di mantenimento. In alcuni casi questa distinzione è semplice da poter tracciare perché le aziende sempre più spesso attuano processi di marketing distinti per acquisire nuovi clienti anziché per il mantenimenti dei clienti attuali. Si pensi ad esempio alle campagne promozionali delle società telefoniche per l’acquisizione di nuovi clienti mediante la proposta di offerte speciali per chi proviene da altro operatore concorrente. Viceversa, ci sono altre forme di comunicazione di valenza più trasversale, come la pubblicità istituzionale che mira a far crescere la consapevolezza del brand e che non è rivolta ad un target specifico di clientela, attuale o potenziale che sia. In questo caso è bene che i controller non si facciano prendere dal virus dell’allocazione a tutti i costi. È meglio che queste spese non vengano considerate in nessuno dei due sottoinsiemi delle spese del marketing, né come spese di acquisizione né come spese di mantenimento. La pubblicità istituzionale legata alla brand awareness può essere misurata in altro modo e con altre metriche, senza necessità di creare informi calderoni. Ulteriore metrica di cui oggi si discute sempre più spesso è il Return On Marketing Investment (ROMI), conosciuto anche come ROI del marketing. Questo indicatore è relativamente nuovo e mira a superare, come già in precedenza evidenziato, il concetto classico di investimento, focalizzandosi sulla «produttività dello speso». Il ROMI è inteso come la contribuzione attribuibile al marketing, al netto delle spese ad esso riferite, diviso per le stesse spese di marketing «investite». La formula per il calcolo è data da: ROMI = [Reddito incrementale attribuibile al marketing (€) * Margine di contribuzione (%) – Spesa di marketing (€)] / Spesa di marketing (€) I punti di attenzione nell’utilizzo di questa formula sono immediati. Il più importante di questi è nel determinare la quota di reddito incrementale attribuibile al marketing in un dato lasso temporale. Questo non sempre è possibile con precisione, stante lo «stato precario» in cui versano le anagrafiche clienti, e ben poche aziende sono attrezzate per poter determinare questa grandezza. Conclusioni Peter Drucker scriveva che «…lo scopo del marketing è rendere inutile il processo di vendita». Un piano di marketing ben congeniato può portare ad un’azienda dei benefici insperati. Considerando 2/2014 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. METODI CONTROLLO E STRUMENTI DI GESTIONE che il management non può più ormai solo limitarsi ad analizzare i risultati e le prospettive della propria azienda facendo leva sulle tradizionali metriche, è indispensabile che non solo all’interno della funzione marketing ma anche all’interno del management reporting package destinato al top management compaiano le metriche dell’area marketing. La dimensione di controllo fondamentale per orientare compiutamente le scelte strategiche di un’impresa è il «cliente». Non ci si può più limitare all’uso di dimensioni di controllo che hanno il difetto di essere delle lenti di ingrandimento di quanto accade all’interno del perimetro delle mura aziendali, tralasciando la relazione oggi più importante su cui porre attenzione, quella tra azienda e cliente. È necessario a tal fine che la funzione marketing e il controllo di gestione lavorino gomito a gomito nell’individuare le metriche rilevanti per orientare correttamente le scelte aziendali. Il primo passo deve essere sicuramente fatto nella direzione di poter disporre di un’anagrafica cliente che abbia tutto il corredo informativo utile per poter essere classificata sulla base delle caratteristiche della proposizione di valore con cui l’azienda si rivolge al mercato. Individuare i clienti e classificarli correttamente sull’intero ciclo del «prospect-to-cash», è questa la prima sfida. Il secondo passo deve essere compiuto nella revisione dei corredi contabili e di controllo di cui sono oggi dotate le aziende al fine di introdurre la gestione della dimensione di controllo «cliente». Non ci si può limitare a contare il numero dei click su una pagina web, o il numero delle impression; occorre che l’azienda introduca stabilmente tra i propri report la profittabilità per cliente. Terzo passo è nella direzione della formazione continua della funzione marketing e del procurement, al fine di assicurare che i processi di acquisto inerenti la funzione marketing nascono con il corretto corredo informativo per identificare i diversi strumenti utilizzati e le loro finalità siano esse di acquisizione o di mantenimento. C’è sicuramente del lavoro da fare, ma i benefici non potranno che essere significativi. Bibliografia KOTLER P., KARTAJAVA H., SETIAWAN I. (2010), Marketing 3.0 – Dal prodotto al cliente all’anima, Gruppo 24Ore. COVA B., GIORDANO A., PALLERA M. (2012), Marketing non-convenzionale, Gruppo 24Ore. KOTLER P., ARMSTRONG G. (2009), Principi di Marketing, Pearson Prentice Hall. RAIMONDI M. (2009), Marketing del prodotto-servizio, Hoepli. FARRIS P. W., BENDLE N. T., PFEIFER P. E., REIBSTEIN D. J. (2006), Marketing Metrics: 50+ metrics every executive should master, Wharton School Publishing. 2/2014 38_43.indd 43 43 25/03/14 10:09 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. IAS/IFRS: IL TOP IN MATERIA LO OFFRE IPSOA Un approccio pratico, con casi, esempi e tavole di sintesi, per comprendere l’applicazione degli IAS/IFRS alle situazioni italiane. Le novità 2014 riguardano: • il nuovo IFRS 13: Fair value measurement, applicabile ai bilanci 2013; • i principi in materia di bilancio consolidato (IFRS 10, IFRS 11 e IFRS 12) obbligatori a partire dai bilanci 2014; • le modifiche allo IAS 27 sul bilancio separato e allo IAS 28 sul metodo del patrimonio netto; • l’introduzione di una sezione dedicata al Framework, ovvero al quadro sistematico per la preparazione e la presentazione del bilancio. CON CD-ROM Ed in più il CD-ROM con il testo integrale aggiornato di tutti i principi IAS e IFRS emessi dallo IASB e adottati dall’Unione europea. Acquista su www.shop.wki.it Contatta un agente di zona www.shop.wki.it/agenzie Contattaci 02.82476.794 [email protected] Y88EG FI Y88EG_FI.indd 1 Rivolgiti alle migliori librerie della tua città 04/02/14 16:04 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE IL SISTEMA DI CONTROLLO DI GESTIONE DI UN’IMPRESA OPERANTE SU COMMESSA: IL CASO MONDIALPACK L a determinazione del margine di commessa integrale che include i costi dei processi operativi di produzione, logistica e servizi di supporto costituisce un obiettivo conoscitivo di grande importanza prodotto dal sistema di controllo di gestione. Infatti rappresenta un parametro di valutazione delle molteplici e convergenti strategie gestionali di politica commerciale (pricing, compensation della rete vendita), di ottimizzazione del ciclo operativo (gestione ore macchina e ore uomo, logistica interna, logistica interna), di definizione e valorizzazione dei servizi di supporto (acquisti, amministrazione, finanza) e più in generale di misurazione del livello di efficienza ed efficacia del modello organizzativo aziendale. Inoltre, costituisce una piattaforma per la definizione di un sistema di valutazione delle performance delle unità organizzative coinvolte a vario titolo nella gestione dei processi operativi. – ridefinire il modello organizzativo in grado di ottimizzare la dinamica dei processi operativi, provvedendo a formalizzare i centri di responsabilità titolari di singole fasi o segmenti dei suddetti processi. Per quanto riguarda le caratteristiche di funzionamento dei processi operativi, si individuano due distinte tipologie: 1. attività organizzata e gestita secondo una logica di commessa (sia materiale che immateriale/servizi); 2. attività organizzata e gestita secondo una logica di prodotto tipico o standard. La prima delle due tipologie può comprendere anche la seconda qualora la commessa venga concepita come un mero assemblaggio di prodotti o di parti di prodotto realizzati in modo tipico o standard. Le imprese specializzate nella produzione di packaging (al pari di quelle grafiche, cartotecniche e tipografiche), presentano le caratteristiche tipiche della tipologia operante su commessa dato, che anche se i prodotti realizzati possono essere riferiti a modelli tipizzati, in realtà vengono posti in essere processi tipici della gestione di commessa Premessa (pianificazione del ciclo produttivo, specifiche e varianti tecniche, etc.) e comunque l’organizzazione Il sistema di controllo di gestione deve essere della produzione è fortemente strutturata necessariamente impostato e progettato rispetto a sull’utilizzo delle macchine in termini di tempi due elementi predefiniti: produttivi ed improduttivi (attrezzaggio, fermo – il modello organizzativo; macchina, etc.). – la dinamica dei processi operativi. Pertanto, le procedure e le logiche di progettazione Il modello organizzativo evidenzia l’articolazione ed impostazione del sistema di controllo di gestione delle unità operative e quindi permette di di un’impresa del settore in oggetto sono quelle configurare il piano dei centri di responsabilità. tipiche del modello operante su commessa, tese in La dinamica dei processi operativi fornisce gli ultima istanza alla redazione del report economico a elementi distintivi rispetto ai quali deve essere strutturato il modello di reporting e quindi, secondo «margine lungo» che addebita alla singola commessa i costi secondo la seguente articolazione: una logica speculare, il modello di budgeting. – costi industriali e commerciali diretti; È evidente, pertanto, che una corretta – costi di processo produttivo e ed efficace implementazione del logistico afferenti la commessa DELLOSTESSOAUTORE sistema di controllo di gestione L’articolo fa parte sulla base dei driver di attività impone la definizione di un di una serie di interventi specifici; lavoro preliminare finalizzato a: sul controllo di gestione in – costi di struttura attribuiti excel, riferiti a contesti aziendali – analizzare tutti i processi differenti per prodotto/processo, sulla base di driver di utilizzo operativi aziendali, cogliendo focalizzando l’attenzione dei servizi indiretti e della le relazioni con le unità sulle tematiche inerenti l’analisi struttura. della dinamica dei costi organizzative preesistenti; e l’elaboraazione di modelli di simulazione utili per l’ottimizzazione delle decisioni. 45_56.indd 45 2/2014 di Pietro Dalena Consulente di management CMC, Dottore commercialista – Bari 45 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HISTORY Il modello di controllo di gestione Le fasi operative finalizzate alla implementazione operativa del modello di controllo di gestione di un’impresa operante su commessa sono le seguenti: 1) mappatura dei centri di responsabilità e definizione del piano dei centri di costo; 2) strutturazione ed organizzazione del sistema contabile integrato; 3) redazione dei report di centro di costo ed elaborazione dei parametri extracontabili; 4) redazione dei report economici di commessa a «margine lungo»; 5) redazione del report economico integrato «quadrato» con il report economico di contabilità generale. Mappatura dei centri di responsabilità e definizione del piano dei centri di costo Il piano dei centri di costo costituisce il primo passaggio della procedura complessiva. Deve essere formalizzato a seguito della definizione (o ridefinizione) del modello organizzativo che evidenzia la mappatura dei centri di responsabilità che a loro volta costituiscono l’architrave su cui si fonda la gestione dei processi operativi. La struttura del piano dei centri di costo deve prevedere: – centri di costo diretti di produzione; – centri di costo diretti di servizi (logistica, magazzino, etc.); – centri di costo indiretti di servizi (amministrazione, commerciale, acquisti, progettazione, finanza, etc.); – centri di costo indiretti (struttura, direzione generale, etc.). Il maggiore livello di articolazione e approfondimento del piano dei centri di costo dipende principalmente da due motivi: 1) volontà del management di parcellizzare la struttura organizzativa, comunque nell’ambito di un modello gestionale stabile e coerente, per poter segmentare le attività operative ed evidenziare in modo chiaro la titolarità delle singole unità organizzative e dei relativi processi; 2) necessità di individuare driver di processo puntuali e non generici, da utilizzare anche come parametro per l’attribuzione delle attività dei costi generati dai centri di costo indiretti rispetto alle commesse. Strutturazione ed organizzazione del sistema contabile integrato L’organizzazione del sistema contabile costituisce la fase di lavoro del modello che consente di definire 46 45_56.indd 46 l’impianto del sistema di rilevazione ed aggregazione di tutte le componenti reddituali. Il sistema contabile integrato si compone di diversi sottosistemi: 1) contabilità generale (produce il conto economico generale con rilevazione di costi e ricavi per natura); 2) contabilità del personale (elabora il costo del personale di ciascun addetto associato al proprio centro di costo di appartenenza); 3) contabilità di magazzino (rileva e valorizza i movimenti di ingresso e di uscita di materie prime, accessorie e merci dal magazzino, e la giacenza disponibile sia a quantità che a valore); 4) contabilità dei beni strumentali (rileva le quota di ammortamento dei beni strumentali); 5) contabilità analitica di centro di costo (rileva gli addebiti per costi di prestazioni di servizio e dei beni strumentali diretti di centro di costo); 6) contabilità di commessa per le attività su commessa (rileva gli addebiti per costi di prestazioni di servizio diretti di commessa e gli accrediti per ricavi di vendita); 7) dati extracontabili (rileva dati di natura quantitativa che esprimono i volumi di attività dei centri di costo, misuratori delle prestazioni specifiche e adottabili anche come driver per l’attribuzione dei costi di ciascun centro di costo alle commesse). Il sistema contabile si definisce integrato perché tutte le componenti (singoli sottosistemi) sono legate da relazioni tali che le movimentazioni devono risultare bilanciate e quadrate: in altri termini, le rilevazioni di ciascun componente reddituale devono produrre nel sottosistema contabile specifico un saldo uguale al saldo di contabilità generale. A titolo di esempio: in un predefinito lasso di tempo, il totale degli scarichi di magazzino alle commesse, rilevato dalla contabilità di magazzino, deve essere uguale al saldo di contabilità generale dato dalla somma algebrica di giacenza iniziale+acquisti – giacenza finale. L’alimentazione del sistema contabile integrato deve essere preceduta, prima di procedere alla elaborazione del modello di reporting, dalla preventiva verifica della quadratura fra i diversi sottosistemi: in tal modo viene assicurata la correttezza e congruità del funzionamento del sistema contabile integrato e la garanzia dell’attendibilità dei risultati del reporting gestionale. A tal fine, i principali riscontri da fare sono riferiti ai seguenti punti: – costo del personale (contabilità generalecontabilità del personale); – costo materiali al netto della variazione rimanenze (contabilità generale-contabilità di magazzino); – costo servizi industriali (contabilità generalecontabilità di centro di costo-contabilità di commessa); 2/2014 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE – costo servizi commerciali (contabilità generalecontabilità di commessa); – costo servizi generali o di struttura (contabilità generale-contabilità di centro di costo); – costo beni strumentali (contabilità generalecontabilità beni strumentali-contabilità di centro di costo); – ricavi di vendita (contabilità generale-contabilità di commessa). Redazione dei report di centri di costo ed elaborazione dei parametri extracontabili Verificata la tenuta del sistema contabile, prima di pervenire alla redazione del sistema di reporting finale di commessa ed integrato aziendale, occorre procedere alla elaborazione di report intermedi finalizzati a: a) definire il report economico di ciascun centro di costo, comprensivo di tutte le voci di costo; b) attribuire il costo del personale diretto di produzione a commessa e/o a centro di costo; c) determinare l’attribuzione e ripartizione di ciascun centro di costo alle singole commesse sulla base dei driver di riferimento (dati extracontabili) per i centri di costo di produzione, per il centro di costo di logistica e per i centri di costo dei servizi indiretti e di struttura. Redazione dei report di commessa a «margine lungo» A seguito dell’elaborazione del report dei centri di costo, si perviene alla redazione del report economico di commessa a «margine lungo». La struttura del report economico secondo tale schema non deve essere confuso con le risultanze di una logica full-cost: infatti la differenza con quest’ultimo approccio consiste sia nelle modalità di attribuzione dei costi indiretti sulla base di precisi driver di attività sia nella circostanza che il management ha comunque la possibilità di valutare la redditività e quindi la congruità delle numerose politiche gestionali facendo riferimento ad una molteplicità di livelli di redditività. Redazione del report economico integrato aziendale «quadrato» con il report economico di contabilità generale Infine, procedendo con il «consolidamento» dei report economici di commessa, si perviene alla redazione del report economico integrato Finale; si ribadisce che la «prova» finale della tenuta del sistema complessivo e della correttezza delle procedure di rilevazione ed analisi dei costi, consiste nel riscontro fra il risultato netto indicato dal suddetto report economico integrato e quello riportato dal Conto economico di contabilità generale. Il caso Mondialpack Mondialpack è un’azienda specializzata nella produzione di packaging. Pur esistendo una tipologia di prodotti predefinita cosiddetta «a listino», le modalità di gestione ed esecuzione delle attività che coinvolgono la totalità del processo operativo sono quelle tipiche dell’attività su commessa per ciascuna delle fasi operative: • acquisizione dell’ordine; • definizione dei fabbisogni industriali e della formulazione dell’ordine di acquisto materie prime ed accessorie; • organizzazione, programmazione e gestione della produzione; • preparazione per la consegna; • consegna a cliente finale. Infatti, per ogni ordine cliente uno stesso prodotto «tipico» subisce rettifiche, adattamenti e personalizzazioni che impongono attività generatrici di costo specifico (progettazione, definizione prototipo, selezione materiali, settaggio macchine, etc.) tipico di un’attività su commessa. Quindi, tranne rare possibili eccezioni, non viene gestita una produzione per il magazzino ma sempre su commessa con l’ordine cliente che pertanto attiva tutti i processi a valle. Il modello che si presenta nelle pagine successive riporta le risultanze dell’esercizio 2013 in termini sia di raccolta ed analisi dei dati che di reportistica. Evidentemente, il sistema di procedure progettato ed implementato deve permettere di elaborare il sistema di reporting a cadenza molto più corta dell’esercizio annuale, possibilmente a periodicità mensile. Pertanto, le problematiche, le attività ed il lavoro di analisi e rielaborazione dei dati deve essere fatto per ciascuno dei periodi assunti come parametro temporale e consolidati su base annua. Piano dei centri di costo La prima fase del lavoro è stata finalizzata a definire il piano dei centri di costo (Tavola 1), coerentemente con quanto rilevato dal modello organizzativo adottato dall’azienda. I centri di costo sono stati suddivisi in tre differenti categorie: 1) centri di costo diretti di produzione e logistica; 2) centri di costo di servizio/struttura; 3) aggregazioni di commesse per area commerciale/ agente. 2/2014 45_56.indd 47 47 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HISTORY I centri di costo diretti di produzione e logistica (1) costituiscono dei macro-centri (prestampa, stampa, accoppiamento, foratura,taglio) dato che aggregano più macchine (impianti per il ciclo produttivo e automezzi per il ciclo logistico) che a loro volta identificano singoli centri di costo: ciascuno dei macro-centri ha un proprio specifico driver di attività da utilizzare per l’attribuzione a commessa dei propri costi specifici. I centri di costo di servizio/struttura (2) rappresentano le unità organizzative di supporto (amministrazione, acquisti, etc.) alle fasi operative ed alle commesse: anche in questo caso, sono stati definiti i driver diretti che rappresentano la propria «produzione» di servizi a favore delle commesse e pertanto devono essere utilizzati per l’attribuzione dei relativi costi a commessa. Infine, le commesse (3) sono state raggruppate in categorie riferite ad aree commerciali/agenti: evidentemente, anche in questo caso è necessario evidenziare che il livello di analisi ed elaborazione del report economico deve essere dettagliato per singola commessa. Le commesse sono state acquisite e gestite per la Tavola 1 – Mappatura centri di responsabilità descrizione codice driver a COMMESSA CENTRI DI COSTO DIRETTI PRESTAMPA STAMPA ACCOPPIAMENTO FORATURA TAGLIO LOGISTICA IN USCITA PRES STAM ACCO FORA zio LOGI ORE MACCHINA DIRETTE ORE MACCHINA DIRETTE ORE MACCHINA DIRETTE ORE MACCHINA DIRETTE ORE MACCHINA DIRETTE KM PERCORSI CENTRI DI COSTO INDIRETTI AMMINISTRAZIONE ACQUISTI COMMERCIALE PROGETTAZIONE GRAFICA MAGAZZINO FINANZA STRUTTURA E DIREZIONE AMM ACQ COM GRAF MAG FIN1 STR N.RO FATTURE EMESSE N.RO ORDINI A FORNITORI FATTURATO NETTO N.RO MODELLI GRAFICI N.RO PEZZI PREPARATI FLUSSO FINANZIARIO CREDITI SPECIFICI FATTURATO NETTO SPECIFICO AGENTI/CLIENTI/COMMESSE COMMESSE AREA AGENTE1 COMMESSE AREA AGENTE2 COMMESSE AREA AGENTE3 COMMESSE AREA AGENTE4 COMMESSE AREA AGENTE5 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 produzione di prodotti di due differenti tipologie: – imballaggi in carta (buste, contenitori, etc.); – imballaggi in plastica (contenitori). Sistema contabile integrato Definita la mappatura del piano dei centri di costo, si è proceduto all’impostazione del sistema contabile integrato. Sono stati impostati ed implementati i seguenti sottosistemi: 1. contabilità generale (Tavola 2); 2. contabilità del personale (Tavola 3); 3. contabilità di magazzino (Tavola 4); 4. contabilità di centro di costo (Tavola 5); 5. contabilità analitica di commessa (Tavola 6). 6. dati extracontabili (Tavola 7). La contabilità del personale rileva i dati di costo totale e delle ore di presenza (ore MOD) per ciascuno degli addetti diretti appartenenti ai singoli macro-centri di costo produttivo (prestampa, stampa, accoppiamento, foratura e taglio), logistico ed indiretto ed il relativo costo orario. Questo ultimo elemento è importante poiché consente di valorizzare le «ore improduttive» di ciascun centro di costo (il valore residuale rispetto alle «ore dirette di commessa») attribuibili a varie cause (fermo macchina per manutenzione, attrezzaggio per cambio tipologia di commessa, mancato pieno utilizzo di capacità produttiva, etc), rilevate dal sottosistema dati extracontabili (Tavola 7). La contabilità di magazzino evidenzia le movimentazioni per ciascuna delle quattro materie prime più importanti (bobina film, bobina cartone, inchiostro e solventi, altre materie prime), evidenziando l’addebito a commessa: la presenza di diverse materie prime implica la produzione di articoli differenti (imballaggi in carta e in plastica). Tavola 3 – Contabilità del personale cdc Tavola 2 – Contabilità generale giac.iniz.materie prime acquisti materie prime retribuzioni lorde oneri sociali quota tfr manutenzione provvigioni energia carburante automezzi trasporti su vendite prestazioni di terzi altre utenze canoni di leasing ammortamenti oneri finanziari breve oneri finanziari medio costi generali e struttura organi sociali materiale di consumo consulenze imposte TOTALE RISULTATO NETTO TOTALE A PAREGGIO 48 45_56.indd 48 RICAVI 3.636,52 ricavi di vendita 13.012,56 giac.fin.mat.prime 2.240,51 757,43 134,50 223,08 301,43 820,80 87,58 535,10 210,65 40,08 364,42 1.492,29 402,74 301,55 700,04 231,50 15,45 76,12 798,25 26.382,61 715,01 27.097,62 TOTALE A PAREGGIO 161,11 diretto di produzione (MOD) 114,45 indiretti di reparto (MOI) €/1.000 COSTI 23.427,65 3.669,97 696,13 diretto di produzione (MOD) 626,35 indiretti di reparto (MOI) 273,15 diretto di produzione (MOD) 209,54 261,30 diretto di produzione (MOD) 204,76 987,60 diretto di produzione (MOD) 927,84 AMMINISTRAZIONE ACQUISTI COMMERCIALE PROGETTAZIONE GRAFICA MAGAZZINO STRUTTURA E DIREZIONE 27.097,62 totale 18.883 56,54 TAGLIO LOGISTICA IN USCITA 33.426 63,61 FORATURA indiretti di reparto (MOI) 37.940 69,78 ACCOPPIAMENTO indiretti di reparto (MOI) 20.197 46,66 STAMPA indiretti di reparto (MOI) 27.097,62 €/1.000 costo ore presenza MOD PRESTAMPA 29.369 59,76 102,16 122,80 71,13 95,13 95,65 90,84 175,45 3.132,45 2/2014 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE Tavola 4 – Giacenza iniziale €/1.000 materia prima: BOBINA FILM GIACENZA INIZIALE carichi ACQUISTI TOT CARICHI GIACENZA FINALE scarichi 8.435,54 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 8.435,54 TOT SCARICHI 2.101,34 890,54 1.212,00 2.643,45 2.134,76 1.559,57 8.440,32 2.096,56 materia prima: BOBINA CARTONE GIACENZA INIZIALE carichi ACQUISTI TOT CARICHI GIACENZA FINALE scarichi 2.696,76 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 2.696,76 TOT SCARICHI 879,65 243,65 313,98 799,12 694,76 592,17 2.643,68 932,73 materia prima: INCHIOSTRI E SOLVENTI GIACENZA INIZIALE carichi ACQUISTI TOT CARICHI GIACENZA FINALE scarichi 1.109,23 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 1.109,23 TOT SCARICHI 421,54 88,98 126,54 365,44 271,98 223,82 1.076,76 454,01 materia prima: ALTRE MATERIE PRIME GIACENZA INIZIALE carichi ACQUISTI TOT CARICHI GIACENZA FINALE scarichi 771,03 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 771,03 TOT SCARICHI 233,99 69,88 94,54 254,09 201,54 198,29 818,34 186,67 Tavola 5 – Contabilità analitica di centro di costo €/1.000 PRESTAMPA energia manutenzione ammortamenti canoni leasing oneri finanziari medio 252,57 102,60 27,89 52,32 14,11 55,65 STAMPA energia manutenzione ammortamenti canoni leasing oneri finanziari medio 751,94 205,20 55,77 392,54 98,43 ACCOPPIAMENTO energia manutenzione ammortamenti canoni leasing oneri finanziari medio 285,15 102,60 27,89 121,54 33,12 FORATURA energia manutenzione ammortamenti canoni leasing oneri finanziari medio 245,14 102,60 27,89 93,54 21,11 TAGLIO energia manutenzione ammortamenti canoni leasing oneri finanziari medio 1.280,20 295,67 62,23 739,09 183,21 LOGISTICA IN USCITA carburante manutenzione ammortamenti canoni leasing 159,99 87,58 21,43 36,54 14,44 AMMINISTRAZIONE prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti 54,84 23,65 6,43 4,45 14,66 5,65 ACQUISTI prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti 70,30 41,23 9,43 2,01 11,54 6,09 COMMERCIALE prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti 111,75 65,12 4,54 1,98 32,99 7,12 PROGETTAZIONE GRAFICA prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti 58,31 34,55 11,32 7,01 MAGAZZINO prestazioni di terzi altre utenze energia consulenze ammortamenti FINANZA oneri finanziari a breve 45,32 18,54 3,54 12,13 STRUTTURA E DIREZIONE prestazioni di terzi altre utenze costi generali e organi sociali consulenze 11,11 ammortamenti oneri finanziari medio 402,74 402,74 5,43 1.248,07 27,56 4,82 931,54 16,93 21,32 245,90 2/2014 45_56.indd 49 49 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HISTORY La contabilità di centro di costo riporta gli addebiti dei costi dei servizi industriali e dei beni strumentali alla totalità dei centri di costo, sia quelli diretti di produzione e logistica che quelli di servizi/struttura. La contabilità di commessa rileva i ricavi ed i costi direttamente imputabili a commessa (provvigioni, lavorazioni esterne, etc.) che non devono «transitare» preventivamente dai centri di costo. Infine, i dati extracontabili riportano i parametri Tavola 6 – Contabilità analitica di commessa €/1.000 COMMESSE AREA AGENTE1 ricavi trasporti vendite provvigioni 2.266,77 48,55 44,87 COMMESSE AREA AGENTE2 ricavi trasporti vendite provvigioni 3.104,55 65,33 COMMESSE AREA AGENTE3 ricavi trasporti vendite provvigioni 7.189,55 167,02 140,65 COMMESSE AREA AGENTE4 ricavi trasporti vendite provvigioni 5.955,01 144,52 115,91 COMMESSE AREA AGENTE5 ricavi trasporti vendite provvigioni 4.911,77 109,68 quantitativi sulla base dei quali procedere all’attribuzione dei costi dei centri di costo alle commesse (driver), allo scopo di poter elaborare il report economico a «margine lungo». I dati acquisiti, specifici di ciascuna commessa (o raggruppamento di commessa) rispetto al centro di costo corrispondente, sono i seguenti: – ore macchina e ore MOD per i centri di costo di produzione, distinguendo le ore produttive di lavorazione dalle ore improduttive: occorre segnalare che i diversi valori delle ore macchina fra i centri di costo (Tavola 7) sono determinati dal numero di turni differenti per centri di costo per effetto della diversa «velocità» di esecuzione; – chilometri percorsi per le consegne per il centro di costo logistica esterna; – numero fatture emesse per il centro di costo amministrazione; – numero ordini a fornitori per il centro di costo acquisti; – numero modelli grafici elaborati per il centro di costo progettazione grafica; – numero pezzi preparati per la consegna per il centro di costo magazzino; – flusso finanziario dei crediti specifici per il centro di costo finanza; – fatturato specifico di commessa per il centro di costo struttura e direzione. Redazione dei report di centri di costo ed elaborazione dei parametri extracontabili Impostato, implementato e soprattutto «quadrato» Tavola 7 – Dati extracontabili ORE MACCHINA DIRETTE CLAG1 PRESTAMPA STAMPA ACCOPPIAMENTO FORATURA TAGLIO TOTALE CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 257 353 199 200 504 1.513 379 495 237 212 706 2.029 415 640 371 243 1.209 2.878 471 859 501 492 1.412 3.735 137 923 341 390 1.010 2.801 ORE FERMO 101 250 111 223 439 1.124 CLAG1 520 641 112 51 1891 1.029,37 2.266,77 CLAG2 870 673 109 55 2702 1.304,60 3.104,55 CLAG3 1.964 2.119 222 99 5030 2.972,48 7.189,55 CLAG4 1.240 1.922 108 87 4478 2.603,33 5.955,01 CLAG5 1.130 1.256 83 55 4661 2.113,97 4.911,77 TOTALE 5.724 6.611 634 347 18.762 10.024 23.428 CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 ORE IMPROD 1.816 3.853 3.258 2.054 2.615 13.596 TOTALE 1.760 3.520 1.760 1.760 5.280 14.080 N.RO TURNI 1 2 1 1 3 ALTRI INDICATORI QUANTITATIVI KM PERCORSI N.RO FATTURE EMESSE N.RO ORDINI A FORNITORI N.RO MODELLI GRAFICI N.RO PEZZI PREPARATI IN CONSEGNA (x1.000 FLUSSO FINANZIARIO CREDITI SPECIFICI FATTURATO NETTO SPECIFICO ORE MOD PRESTAMPA STAMPA ACCOPPIAMENTO FORATURA TAGLIO TOTALE 50 45_56.indd 50 1.650 3.345 2.810 1.534 2.501 11.840 2.245 5.154 3.720 2.011 3.489 16.619 5.913 10.453 9.612 5.561 8.552 40.091 4.760 8.223 7.812 4.012 6.811 31.618 3.813 6.912 6.214 3.711 5.401 26.051 TOTALE 20.197 37.940 33.426 18.883 29.369 139.815 2/2014 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE il sistema contabile integrato, in vista della redazione del report economico di commessa (o raggruppamento di commesse) con una struttura di margine lungo, sono stati definiti due passaggi intermedi: 1. valorizzazione delle ore MOD di centro di costo a commessa (Tavola 8); 2. redazione del report economico di ciascun centro di costo ed attribuzione del relativo risultato alle commesse sulla base del driver specifico di riferimento di ciascun centro di costo (Tavole 9 e 10). La valorizzazione delle ore MOD dirette di commessa al costo orario di ciascun centro di costo (Tavola 3 sottosistema contabilità del personale) permette di attribuire alle commesse il valore delle ore dirette ed ai centri di costo delle ore improduttive. In altri termini il dato di inefficienza, «misurato» dalla valorizzazione delle ore improduttive, non viene attribuito alle commesse ma resta addebitato al centro di costo di appartenenza in aggiunta a tutti gli altri costi diretti. Successivamente, la totalità dei costi di ciascun centro di costo viene attribuita a commessa sulla base del proprio driver di riferimento (ore macchina). Redazione dei report di commessa a «margine lungo» Definito il report economico di ciascun centro di costo e valorizzati i driver di attribuzione a commessa, si è pervenuti alla redazione del report economico di ciascuna commessa strutturato su diversi livelli di marginalità (Tavola 11): • margine sui consumi; • margine su MOD; • margine industriale; • margine di contribuzione; • margine netto. Siffatta struttura di costo evidenzia, in termini di confronto parametrico, il differente grado di redditività delle commesse (o raggruppamento di commessa) rispetto a 5 diversi aggregati di costo, in modo da poter individuare le sacche di inefficienza generatrici di calo di redditività specifiche per ogni produzione/commessa. Il margine sui consumi è determinato al netto dell’attribuzione del costo del materiale diretto di commessa: dall’analisi dei report, non si riscontrano particolari differenze dato che il valore del margine è compreso fra 43,0% e 47,6%. Il margine sul MOD è determinato al netto dell’attribuzione del costo del materiale e del costo della manodopera diretta produttiva, avendo residuato sul centro di costo di appartenenza la parte improduttiva: anche in questo caso, i valori del margine sono in linea con quelli del margine precedente, considerando che l’incidenza del costo MOD si è collocata in un range compreso fra 7,8% e 8,3%. Il margine industriale è determinato al netto del costo del materiale diretto, del costo della manodopera diretta produttiva e del costo attribuito dei centri di costo diretti sulla base dei driver specifici (ore macchina di commessa): a questo livello di analisi, si riscontrano alcune differenze dato che la commessa 3 ha fatto registrare Tavola 8 – Attribuzione e valorizzazione ore MOD €/1.000 CLAG1 PRESTAMPA n.ro ore MOD costo orario costo totale STAMPA n.ro ore MOD costo orario costo totale ACCOPPIAMENTO n.ro ore MOD costo orario costo totale FORATURA n.ro ore MOD costo orario costo totale TAGLIO n.ro ore MOD costo orario costo totale TOTALE n.ro ore MOD costo totale CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 ORE IMPROD TOTALE 1.650 5,67 9,35 2.245 5,67 12,72 5.913 5,67 33,51 4.760 5,67 26,97 3.813 5,67 21,61 1.816 5,67 10,29 20.197 3.345 16,51 55,22 5.154 16,51 85,09 10.453 16,51 172,57 8.223 16,51 135,75 6.912 16,51 114,11 3.853 16,51 63,61 37.940 2.810 6,27 17,62 3.720 6,27 23,32 9.612 6,27 60,26 7.812 6,27 48,97 6.214 6,27 38,95 3.258 6,27 20,42 33.426 1.534 10,84 16,63 2.011 10,84 21,81 5.561 10,84 60,30 4.012 10,84 43,50 3.711 10,84 40,24 2.054 10,84 22,27 18.883 2.501 31,59 79,01 3.489 31,59 110,23 8.552 31,59 270,18 6.811 31,59 215,18 5.401 31,59 170,63 2.615 31,59 82,61 29.369 11.840 177,83 16.619 253,16 40.091 596,81 31.618 470,38 26.051 385,54 13.596 199,21 139.815 2.082,94 114,45 626,35 209,54 204,76 927,84 2/2014 45_56.indd 51 51 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HISTORY un’incidenza pari al 10,3% del fatturato rispetto ad un valore medio pari al 16,0%. Il margine di contribuzione è determinato al netto dell’attribuzione del costo del materiale diretto, del costo della manodopera diretta produttiva, del costo attribuito dei centri di costo diretti e del costo della logistica e delle vendite: in questo caso, i costi attribuiti sono in parte diretti e quindi rilevati da contabilità di commessa (provvigioni e trasporto su vendite esterno) ed in parte (trasporto su vendite interno) determinati sulla base del driver specifico (chilometri percorsi da mezzi interni). Anche in riferimento a questo livello di marginalità, vengono rilevate differenze fra le varie commesse che fanno attestare il valore del margine in oggetto fra 13,2% della commessa 1 e 21,6% della commessa 5, ampliando la differenza riscontrata in riferimento al 1° margine (margine sui consumi). Infine, il margine netto, gravato rispetto all’ultimo anche dell’addebito dei costi di servizi e della struttura, che accentua ulteriormente il divario fra le commesse, in particolare la commessa 1 (12,2% di costo per un margine netto pari a 1,0%), rispetto alla commessa 5 (10,9% di costo per un margine netto pari a 10,6%). Redazione del report economico integrato aziendale «quadrato» con il report economico di contabilità generale Infine, l’ultima fase dell’implementazione del sistema di controllo di gestione consiste nella redazione del report economico integrato finale (Tavola 12) ottenuto per «consolidamento» dei report settoriali. Come segnalato in precedenza, la verifica di correttezza finale dell’intero impianto del sistema contabile integrato avviene con il raffronto fra il risultato economico netto del conto economico di contabilità generale con il risultato netto del report economico integrato prodotto dal sistema di controllo di gestione e dalle sue procedure operative testé illustrate. Nella fattispecie in esame, la verifica Tavola 9 – Report di centro di costo diretti (continua a pag. 53) 52 45_56.indd 52 2/2014 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE ha avuto esito positivo in quanto il risultato netto (pari a €/1.000 715,01) dei due report è identico. Evidentemente, questa verifica dimostra implicitamente l’attendibilità del modello sia nel complesso sia per ciascuno dei report prodotti (commessa, centri di costo) che, infine per la correttezza delle procedure utilizzate. Pertanto, una volta testato il modello, possono essere formulate tutte le valutazioni riferite alla correttezza e congruità delle molteplici politiche gestionali (pricing, costo di processo produttivo riferito ai parametri ore macchina e ore uomo, costo di processo logistico, dimensionamento e performance operative dei centri di costo di servizio e struttura, etc.). Peraltro, proprio sulla base della reportistica prodotta, può essere elaborata una piattaforma di valutazione delle prestazioni per ciascun centro di responsabilità attraverso la definizione di una griglia di KPI specifici legati sia alle performance operative (dati quantitativi/driver) sia a quelle di natura reddituale (costo unitario per unità di driver), allo scopo di integrare le risultanze di natura reddituale della gestione con gli indicatori di produttività dell’organizzazione aziendale complessiva. (segue da pag. 52) 2/2014 45_56.indd 53 53 26/03/14 11:42 54 45_56.indd 54 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 COSTO UNITARIO N.RO FATTURE EMESSE CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 TOTALE CENTRO DI COSTO prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti costo personale diretto 6.611 641 673 2.119 1.922 1.256 177,64 23,65 6,43 4,45 14,66 5,65 122,80 N.RO ORDINI A FORNITORI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 TOTALE CENTRO DI COSTO prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti costo personale diretto ACQUISTI 177,64 17,22 18,08 56,94 51,64 33,75 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 0,02687037 COSTO UNITARIO AMMINISTRAZIONE FATTURATO NETTO CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 TOTALE CENTRO DI COSTO prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti costo personale diretto 141,43 24,98 24,32 49,52 24,09 18,52 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 0,22307571 COSTO UNITARIO 634 112 109 222 108 83 141,43 41,23 9,43 2,01 11,54 6,09 71,13 COMMERCIALE N.RO MODELLI GRAFICI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 206,88 20,02 27,42 63,49 52,59 43,37 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 347 51 55 99 87 55 153,96 34,55 11,32 7,01 0,00 5,43 95,65 MAGAZZINO N.RO PEZZI PREPARATI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 TOTALE CENTRO DI COSTO prestazioni di terzi altre utenze energia consulenze ammortamenti costo personale diretto 153,96 22,63 24,40 43,93 38,60 24,40 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 0,44368876 COSTO UNITARIO PROGETTAZIONE GRAFICA TOTALE CENTRO DI COSTO prestazioni di terzi altre utenze materiale di consumo consulenze ammortamenti costo personale diretto 0,00883059 COSTO UNITARIO 23.428 2.267 3.105 7.190 5.955 4.912 206,88 65,12 4,54 1,98 32,99 7,12 95,13 €/1.000 Tavola 10 – Report di centro di costo indiretti FINANZA FLUSSO FINANZIARIO CREDITI SPECIFICI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 136,16 13,72 19,61 36,50 32,50 33,83 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 0,00725722 COSTO UNITARIO 18.762 1.891 2.702 5.030 4.478 4.661 136,16 TOTALE CENTRO DI COSTO 18,54 oneri finanziari a breve 3,54 12,13 0,00 11,11 90,84 FATTURATO NETTO SPECIFICO CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 402,74 41,36 52,42 119,43 104,60 84,94 ATTRIBUZIONE COSTI CLAG1 CLAG2 CLAG3 CLAG4 CLAG5 0,04017858 COSTO UNITARIO 10.024 1.029 1.305 2.972 2.603 2.114 23.428 2.267 3.105 7.190 5.955 4.912 1.423,52 27,56 4,82 931,54 16,93 21,32 245,90 175,45 1.423,52 137,73 188,64 436,85 361,84 298,45 0,06076245 STRUTTURA E DIREZIONE 402,74 TOTALE CENTRO DI COSTO 402,74 prestazioni di terzi altre utenze costi generali e organi sociali consulenze ammortamenti oneri finanziari medio costo personale diretto CONTROLLO DI GESTIONE circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE HISTORY 2/2014 26/03/14 11:42 45_56.indd 55 300,32 277,67 17,22 24,98 20,02 22,63 13,72 41,36 137,73 22,65 MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI PROCAMMINISTRAZIONE COSTI PROCACQUISTI COSTI PROCCOMMERCIALE COSTI PROCPROGETTAZIONE GRAFICA COSTI PROCMAGAZZINO COSTI PROCFINANZA COSTI PROCSTRUTTURA E DIREZIONE MARGINE NETTO 417,55 117,24 MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita 23,82 48,55 44,87 47,95 95,57 44,55 42,15 148,10 COSTI PROCPRESTAMPA COSTI PROCSTAMPA COSTI PROCACCOPPIAMENTO COSTI PROCFORATURA COSTI PROCTAGLIO COSTI LOGILOGISTICA IN USCITA TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI 795,89 378,33 MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito 9,35 55,22 17,62 16,63 79,01 973,72 177,83 COSTO PERPRESTAMPA COSTO PERSTAMPA COSTO PERACCOPPIAMENTO COSTO PERFORATURA COSTO PERTAGLIO MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva MARGINE NETTO COSTI PROCAMMINISTRAZIONE COSTI PROCACQUISTI COSTI PROCCOMMERCIALE COSTI PROCPROGETTAZIONE GRAFICA COSTI PROCMAGAZZINO COSTI PROCFINANZA COSTI PROCSTRUTTURA E DIREZIONE MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI LOGILOGISTICA IN USCITA TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita COSTI PROCPRESTAMPA COSTI PROCSTAMPA COSTI PROCACCOPPIAMENTO COSTI PROCFORATURA COSTI PROCTAGLIO MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito COSTO PERPRESTAMPA COSTO PERSTAMPA COSTO PERACCOPPIAMENTO COSTO PERFORATURA COSTO PERTAGLIO MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva 134,34 18,08 24,32 27,42 24,40 19,61 52,42 188,64 489,22 354,88 39,84 65,33 0,00 594,39 105,17 70,71 134,02 53,06 44,68 207,46 1.104,33 509,93 12,72 85,09 23,32 21,81 110,23 1.357,49 253,16 1.212,00 313,98 126,54 94,54 CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME 890,54 243,65 88,98 69,88 CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME 3.104,55 1.747,06 COMMESSE AREA AGENTE2 100,0% 57,0% 39,3% 10,7% 3,9% 3,1% 43,0% 7,8% 0,4% 2,4% 0,8% 0,7% 3,5% 35,1% 16,7% 2,1% 4,2% 2,0% 1,9% 6,5% 18,4% 5,2% 1,1% 2,1% 2,0% 13,2% 12,2% 0,8% 1,1% 0,9% 1,0% 0,6% 1,8% 6,1% 1,0% FATTURATO consumi materiale diretto 2.266,77 1.293,05 COMMESSE AREA AGENTE1 FATTURATO consumi materiale diretto 100,0% 56,3% 39,0% 10,1% 4,1% 3,0% 43,7% 8,2% 0,4% 2,7% 0,8% 0,7% 3,6% 35,6% 16,4% 2,3% 4,3% 1,7% 1,4% 6,7% 19,1% 3,4% 1,3% 2,1% 0,0% 15,8% 11,4% 0,6% 0,8% 0,9% 0,8% 0,6% 1,7% 6,1% 4,3% MARGINE NETTO COSTI PROCAMMINISTRAZIONE COSTI PROCACQUISTI COSTI PROCCOMMERCIALE COSTI PROCPROGETTAZIONE GRAFICA COSTI PROCMAGAZZINO COSTI PROCFINANZA COSTI PROCSTRUTTURA E DIREZIONE MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI LOGILOGISTICA IN USCITA TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita COSTI PROCPRESTAMPA COSTI PROCSTAMPA COSTI PROCACCOPPIAMENTO COSTI PROCFORATURA COSTI PROCTAGLIO MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito COSTO PERPRESTAMPA COSTO PERSTAMPA COSTO PERACCOPPIAMENTO COSTO PERFORATURA COSTO PERTAGLIO MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME FATTURATO consumi materiale diretto COMMESSE AREA AGENTE3 586,11 56,94 49,52 63,49 43,93 36,50 119,43 436,85 1.392,77 806,66 89,95 167,02 140,65 1.790,39 397,62 77,43 173,28 83,06 51,22 355,28 2.530,64 740,25 33,51 172,57 60,26 60,30 270,18 3.127,45 596,81 2.643,45 799,12 365,44 254,09 7.189,55 4.062,10 100,0% 56,5% 36,8% 11,1% 5,1% 3,5% 43,5% 8,3% 0,5% 2,4% 0,8% 0,8% 3,8% 35,2% 10,3% 1,1% 2,4% 1,2% 0,7% 4,9% 24,9% 5,5% 1,3% 2,3% 2,0% 19,4% 11,2% 0,8% 0,7% 0,9% 0,6% 0,5% 1,7% 6,1% 8,2% MARGINE NETTO COSTI PROCAMMINISTRAZIONE COSTI PROCACQUISTI COSTI PROCCOMMERCIALE COSTI PROCPROGETTAZIONE GRAFICA COSTI PROCMAGAZZINO COSTI PROCFINANZA COSTI PROCSTRUTTURA E DIREZIONE MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI LOGILOGISTICA IN USCITA TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita COSTI PROCPRESTAMPA COSTI PROCSTAMPA COSTI PROCACCOPPIAMENTO COSTI PROCFORATURA COSTI PROCTAGLIO MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito COSTO PERPRESTAMPA COSTO PERSTAMPA COSTO PERACCOPPIAMENTO COSTO PERFORATURA COSTO PERTAGLIO MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME FATTURATO consumi materiale diretto COMMESSE AREA AGENTE4 Tavola 11 – Report economico di commessa 247,28 51,64 24,09 52,59 38,60 32,50 104,60 361,84 913,14 665,86 56,79 144,52 115,91 1.230,36 317,22 87,87 232,57 112,16 103,70 414,93 2.181,59 951,23 26,97 135,75 48,97 43,50 215,18 2.651,97 470,38 2.134,76 694,76 271,98 201,54 5.955,01 3.303,04 100,0% 55,5% 35,8% 11,7% 4,6% 3,4% 44,5% 7,9% 0,5% 2,3% 0,8% 0,7% 3,6% 36,6% 16,0% 1,5% 3,9% 1,9% 1,7% 7,0% 20,7% 5,3% 1,0% 2,4% 1,9% 15,3% 11,2% 0,9% 0,4% 0,9% 0,6% 0,5% 1,8% 6,1% 4,2% COMMESSE AREA AGENTE5 MARGINE NETTO COSTI PROCAMMINISTRAZIONE COSTI PROCACQUISTI COSTI PROCCOMMERCIALE COSTI PROCPROGETTAZIONE GRAFICA COSTI PROCMAGAZZINO COSTI PROCFINANZA COSTI PROCSTRUTTURA E DIREZIONE MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI LOGILOGISTICA IN USCITA TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita COSTI PROCPRESTAMPA COSTI PROCSTAMPA COSTI PROCACCOPPIAMENTO COSTI PROCFORATURA COSTI PROCTAGLIO MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito COSTO PERPRESTAMPA COSTO PERSTAMPA COSTO PERACCOPPIAMENTO COSTO PERFORATURA COSTO PERTAGLIO MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME FATTURATO consumi materiale diretto 522,89 33,75 18,52 43,37 24,40 33,83 84,94 298,45 1.060,14 537,25 51,75 109,68 0,00 1.221,58 161,43 25,56 249,90 76,34 82,20 296,80 1.952,37 730,80 21,61 114,11 38,95 40,24 170,63 2.337,92 385,54 1.559,57 592,17 223,82 198,29 4.911,77 2.573,85 100,0% 52,4% 31,8% 12,1% 4,6% 4,0% 47,6% 7,8% 0,4% 2,3% 0,8% 0,8% 3,5% 39,7% 14,9% 0,5% 5,1% 1,6% 1,7% 6,0% 24,9% 3,3% 1,1% 2,2% 0,0% 21,6% 10,9% 0,7% 0,4% 0,9% 0,5% 0,7% 1,7% 6,1% 10,6% circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE 2/2014 55 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HISTORY Tavola 12 – Report economico finale integrato voce FATTURATO consumi materiale diretto CONSUMI BOBINA FILM CONSUMI BOBINA CARTONE CONSUMI INCHIOSTRI E SOLVENTI CONSUMI ALTRE MATERIE PRIME MARGINE SUI CONSUMI costo manodopera diretta produttiva COSTO PERSONALE DIRETTO CDC COSTO PERSONALE DIRETTO CDC COSTO PERSONALE DIRETTO CDC COSTO PERSONALE DIRETTO CDC COSTO PERSONALE DIRETTO CDC MARGINE SU MOD costo processo produttivo attribuito COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC MARGINE INDUSTRIALE costi logistica e di vendita COSTI LOGISTICA ATTRIBUITO CDC TRASPORTI SU VENDITE PROVVIGIONI MARGINE DI CONTRIBUZIONE costo servizi struttura attribuito COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC COSTI PROCESSO ATTRIBUITO CDC MARGINE NETTO IMPOSTE RISULTATO NETTO centro di costo/sistema contabile COMMESSA MAGAZZINO MAGAZZINO MAGAZZINO MAGAZZINO PRESTAMPA STAMPA ACCOPPIAMENTO FORATURA TAGLIO PRESTAMPA STAMPA ACCOPPIAMENTO FORATURA TAGLIO LOGISTICA IN USCITA COMMESSA COMMESSA AMMINISTRAZIONE ACQUISTI COMMERCIALE PROGETTAZIONE GRAFICA MAGAZZINO FINANZA STRUTTURA E DIREZIONE €/1.000 % 23.427,65 12.979,10 8.440,32 2.643,68 1.076,76 818,34 10.448,55 1.883,73 104,16 562,74 189,12 182,49 845,22 8.564,82 3.310,55 309,52 885,33 369,18 323,95 1.422,57 5.254,27 1.098,68 262,15 535,10 301,43 4.155,59 2.642,33 177,64 141,43 206,88 153,96 136,16 402,74 1.423,52 1.513,26 798,25 715,01 100,0% 55,4% 36,0% 11,3% 4,6% 3,5% 44,6% 8,0% 0,4% 2,4% 0,8% 0,8% 3,6% 36,6% 14,1% 1,3% 3,8% 1,6% 1,4% 6,1% 22,4% 4,7% 1,1% 2,3% 1,3% 17,7% 11,3% 0,8% 0,6% 0,9% 0,7% 0,6% 1,7% 6,1% 6,5% 3,4% 3,1% 715,01 0,00 56 45_56.indd 56 2/2014 26/03/14 11:42 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE SOCIAL MEDIA MEASUREMENT NELLO SPORT: IL CASO AREZZO CALCIO L ’efficace gestione e la valorizzazione delle attività svolte dalle aziende sui Social Media richiede un’adeguata impostazione strategica, nonché la costante e ponderata misurazione delle performance conseguite, da effettuarsi non solamente sulla base di metriche specifiche (like, share, commenti, fan, follower, views, retweet, favorite, condivisioni e così via), bensì anche di metriche di business (ROI in primis). Il presente lavoro, presentando l’esperienza in corso nella società Arezzo Calcio, fornisce un quadro utile che può essere utilizzato in azienda a supporto della definizione ed esecuzione della strategia inerente la presenza sugli spazi sociali della Rete. Un obiettivo implicito è anche quello di convincere i manager aziendali che l’effetto dei Social Media sul business può essere tangibile ed oggetto di valutazione1. per la competitività aziendale, sovente «l’uso che si fa di questi nuovi servizi è strumentale e tattico»3. In altri termini, raramente le attività svolte dalle aziende sui Social Media risultano conseguenza di un’attenta pianificazione – facendo quindi parte di un ben preciso piano strategico (Social Media Plan) – né tantomeno vengono integrate con i più ampi obiettivi di business. Una simile situazione è in parte riconducibile alle difficoltà di misurazione dei risultati di tali attività, non tanto sulla base di metriche specifiche (like, share, commenti, fan, follower, views, retweet, favorite, condivisioni e così via)4, quanto di metriche di business, ovvero in relazione al valore creato in termini sia economico-finanziari (riduzione dei costi, aumento dei ricavi, etc.) che non (soddisfazione del cliente, brand awareness, etc.). Ciò ostacola molte attività svolte dalle aziende sui Social Media, in quanto la non disponibilità di dati e informazioni in merito al ritorno di tali iniziative spingono a dirottare le scelte di investimento su differenti impieghi, dal rendimento Social media e attività aziendali più elevato (quantomeno sulla carta). In definitiva, se si considerano le attività sui Social Media quali Negli ultimi anni un numero crescente di indagini, investimenti, c’è bisogno di misurarne l’impatto ricerche e business case evidenzia il ruolo positivo sulle attività di business (in primis, la rimuneratività: che i Social Media, e il web in generale, esercitano a return on investment, ROI). favore della crescita e dello sviluppo economico ed Le precedenti considerazioni evidenziano 2 aziendale . Risulta sempre più condiviso, dunque, l’importanza della misurazione ai fini della il fatto che i Social Media rappresentano una parte pianificazione ed esecuzione delle strategie aziendali essenziale del business, un elemento vitale del sui Social Media. Senza un’idonea misurazione, processo di creazione di valore realizzato. infatti, le attività svolte sugli spazi sociali delle Rete In effetti, i Social Media aprono enormi rischiano di non riuscire ad avere un’adeguata opportunità di crescita e sviluppo per un’azienda considerazione in ambito aziendale, a discapito della (indipendentemente dalla tipologia, dalle stessa competitività del business. In effetti, come dimensioni, dal settore di appartenenza o dalla sua sottolineato da Kaplan e Norton teorizzando la particolare ubicazione geografica), in ogni fase del Balanced Scorecard: «non si può gestire ciò proprio processo produttivo (dalla ricerca che non si può misurare»5. e sviluppo, al lancio del prodotto, sino Al contempo, però, riconoscendo alla sua produzione e distribuzione), DELLOSTESSOAUTORE anche che «non si può misurare e per ogni area organizzativa (in L’articolo fa parte ciò che non si può descrivere», la primis, marketing, commerciale di una serie di interventi costruzione di un framework coordinati dal Prof. Angelo e assistenza al cliente). di misurazione non può non Riccaboni sul tema del Tuttavia, pur riconoscendo che cambiamento nei sistemi di partire che da un’attenta la presenza sui canali di Social controllo di gestione e del loro pianificazione delle attività impatto nel mondo delle imprese Media è di vitale importanza aziendali sui Social Media, 2/2014 57_64.indd 57 di Maria Pia Maraghini Docente di Programmazione e Controllo di gestione, Università degli Studi di Siena, Azar Suleymanov Università degli Studi di Siena e Tiziano Cetarini Partner Suasum Business Advisory – Network di società di servizi professionali 1 Pur essendo il presente lavoro frutto dell’impegno comune dei tre autori, Maria Pia Maraghini ha curato i le parti inerenti «Social Media e attività aziendali» e «Il Social Media Management System», Azar Suleymanov si è occupato di quelle inerenti «Il controllo delle performance di gestione dei Social Media dell’Arezzo Calcio», mentre Tiziano Cetarini ha provveduto alla stesura della parte relativa a «Il ROI delle attività svolte sui Social Media dall’Arezzo Calcio». Le conclusioni sono a cura di tutti gli autori. 2 Fra di esse si citano, a mero titolo di esempio e con riferimento al contesto nazionale: Boston Consulting Group (2011), Fattore Internet. Come Internet sta trasformando l’economia italiana o il Rapporto annuale Censis/Ucsi sulla comunicazione (l’ultimo, l’11°, è stato pubblicato nell’ottobre dello scorso anno). 3 Vincenzo Cosenza (2012), “Social Media ROI”, Apogeo editore, Milano. 4 I Social Media, infatti, “ritornano” molteplici metriche, forse troppe, non sempre omogenee tra di loro e raramente con un esplicito collegamento a quelli che sono gli obiettivi aziendali. Una simile eccedenza, difformità e non focalizzazione di dati provenienti dai Social Media, conduce alla loro non integrazione con la reportistica aziendale e, dunque, alla loro non considerazione come base attendibile per prendere decisioni strategiche. 5 Robert S. Kaplan & David P. Norton (1996), The Balanced Scorecard: Translating Strategy into Action, Harvard Business School Press, Boston. 57 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 6 Vincenzo Cosenza (2012), “Social Media ROI”, Apogeo editore, Milano: p. xv. 7 Robert S. Kaplan & David P. Norton (2008), “Mastering the Management System”, Harvard Business Review, January. 8 Kelly Nichole (2012), How to Measure Social Media: A StepBy-Step Guide to Developing and Assessing Social Media ROI, Que Biz-Tech, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. 9 Che siano follower di Twitter o abbonati ad un canale YouTube o iscritti a una newsletter, rappresentano infatti persone che hanno deciso di ricevere comunicazioni dirette dall’azienda a fronte di un interesse vestito o di una passione/attrazione. Ovviamente, un simile parametro è fortemente influenzato dalla notorietà del brand e dalla pressione media esercitata. Cfr. Marco Massarotto, www.chefuturo. it, lunario dell’innovazione de IlSole24Ore, 1 novembre 2012. 58 57_64.indd 58 CASE HYSTORY che deve essere allineata alla più ampia strategia di business. In definitiva, al fine di sfruttare appieno e valorizzare le potenzialità (specie in termini di relazione) dell’operare sugli spazi sociali del web, le aziende debbono dotarsi di un approccio strategico ai Social Media, che si fonda su di un’accurata e costante attività di misurazione e analisi (Social Media Analisis). La misura, infatti, non è un obiettivo in sé, ma un mezzo per prendere decisioni ottimali, supportando il cambiamento continuo. Sulla base delle riflessioni sin qui brevemente richiamate, il presente contributo fornisce un quadro utile che può essere utilizzato in azienda a supporto della definizione ed esecuzione della propria strategia sui Social Media. A tal fine, viene presentata l’esperienza in corso nella società Arezzo Calcio. In particolare, l’analisi prende avvio da una breve rassegna dei principali approcci esistenti relativi alla pianificazione strategica delle attività aziendali sui Social Media. L’obiettivo è quello di meglio capire ed evidenziare gli effetti di tali attività sulle performance complessive aziendali, nonché comprendere i processi ad essi sottostanti (ad esempio, come i fan si trasformano in acquirenti). Solamente sulla base di una simile consapevolezza, infatti, possono essere definiti gli obiettivi da raggiungere, stabilite le relative priorità e, quindi, costruiti gli indicatori di risultato da monitorare costantemente per supportare la più efficace esecuzione delle strategie delineate. Conseguentemente, l’analisi si concentra sulla descrizione del processo seguito per la definizione del quadro (complesso ed integrato) di misure – sia qualitative che quantitative – da utilizzare per valutare le prestazioni delle attività svolte sui Social Media dall’Arezzo Calcio. In particolare, in questa sede l’attenzione si focalizza su di uno specifico indicatore, «quello più mitizzato, ma anche quello meno compreso in riferimento all’investimento in Social Media marketing»6: il ROI. Il presente contributo apre ad ulteriori ricerche in questo campo, dal momento che esiste ancora un gap nella ricerca esistente relativa alla pianificazione ed esecuzione delle strategie aziendali sui Social Media, con particolare riguardo alle società di calcio italiane. Un obiettivo implicito è anche quello di convincere i manager aziendali operanti in tale settore che l’effetto dei Social Media sul business può essere tangibile ed oggetto di valutazione. Il Social Media Management System In linea con quella che è la logica sottostante al Management System7, la «buona» gestione dei Social Media in azienda deve prendere avvio dalla puntuale definizione degli obiettivi da perseguire, i quali devono essere allineati ai complessivi fini aziendali. Tali obiettivi devono poi essere «tradotti» in specifiche azioni da intraprendere per il loro perseguimento, la cui esecuzione deve essere costantemente monitorata, così da controllare adeguatamente (nel senso di «guidare») la traiettoria strategica seguita (Tavola 1). Dunque, una più efficace ed efficiente gestione dei Social Media in azienda richiede anzitutto una migliore comprensione di «come» le attività ad essa inerenti impattano sulle performance complessive aziendali, ovvero delle singole fasi del processo di trasformazione degli «utenti» del servizio offerto in «clienti». Solo così, infatti, potranno essere definiti gli obiettivi da raggiungere in via prioritaria, nonché individuate le azioni da intraprendere (e quindi, da incentivare) per il loro perseguimento. Volendo essere estremamente sintetici, il processo di trasformazione degli «utenti» dei Social Media gestiti dall’azienda in «clienti» viene solitamente rappresentato quale un imbuto (Tavola 2) nel quale si distinguono quattro fasi concentriche8, ovvero: 1) esposizione (exposure, talvolta denominata anche popularity); 2) influenza (influence); 3) coinvolgimento (engagement); 4) conversione (conversion). L’esposizione attiene alla pervasività delle attività svolte sui Social Media: più grande è il numero di affiliati alle attività on-line aziendali (che quindi vedono i vari messaggi lanciati sul web)9, maggiore diviene la visibilità del marchio e, quindi, la consapevolezza riguardo ad esso. Una volta che le persone sono soggette ad esposizione, l’azienda può iniziare ad influenzarle con diversi contenuti e messaggi. L’obiettivo è quello di riuscire ad avvicinarle sempre più all’azienda ed al suo marchio, sino a renderle partecipi alle varie attività svolte sui Social Media, rendendo interattiva la comunicazione. Un simile coinvolgimento promuove e semplifica l’acquisto dei beni e dei servizi offerti dall’azienda e, quindi l’effettiva conversione degli utenti in clienti. In definitiva, quanto più grande è l’esposizione, tanto maggiori sono i risultati ottenibili in termini di acquisizione e conversione alla fine dell’imbuto. Ovviamente, la fase più importante e delicata di tutto il processo è quella che conduce al maggiore e migliore coinvolgimento possibile dei differenti soggetti esposti alle varie attività svolte dall’azienda sui Social Media. Fondamentale in tale passaggio diviene il ruolo dei cosiddetti «influenzatori», ovvero quei soggetti (siti web e utenti social) in grado di modificare le decisioni e le percezioni degli utenti sulla Rete e sui social network. Essi vengono dunque ad essere 2/2014 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE È importante ribadire, tuttavia, come gli obiettivi strategici definiti debbano poi essere costantemente misurati e controllati nella fase di attuazione, così come le specifiche azioni individuate per il loro perseguimento. Come già argomentato, inoltre, le metriche impiegate per la misurazione non debbono limitarsi a dei meri indicatori specifici, bensì questi debbono poi essere normalizzati ed utilizzati per la determinazione di ulteriori misure capaci di stimare le performance delle attività condotte in termini di business, ovvero in relazione al valore creato dall’azienda. In linea con un simile processo, si tende a distinguere le interim metrics (misure specifiche) dalle business metrics. La Tavola 4 riassume alcune delle principali misure specifiche utilizzate per la valutazione delle attività svolte dall’azienda sui Social Media, sia quelle rivolte ai customer, che quelle più specificatamente indirizzate agli influencer. I valori in questione, oltre ad essere estremamente numerosi, presentano un elevato grado di eterogeneità, sia fra i differenti indicatori, che fra le stesse misure calcolate però in relazione a canali diversi (Facebook, YouTube, etc.). Ciò conduce ad una loro scarsa utilizzazione a supporto del processo decisionale aziendale e, in particolare, della definizione delle strategie di marketing e i potenziali veri interlocutori per un’azienda che si voglia muovere sulla Rete. Gli influenzatori possono ricondividere il messaggio generato con nuovi utenti, ovvero coloro con i quali interagiscono sulla Rete. Questo effetto moltiplicatore (denominato reach) è molto prezioso dato che in alcuni casi può generare crescite molto forti in tutti e quattro i parametri richiamati (qualora il messaggio è positivo)10. Gli influenzatori possono essere differentemente classificati: – sulla base della propria celebrità (popolarità e loro grado di identificazione con il marchio) o – a seconda della particolare tipologia. A tal riguardo, la Tavola 3 elenca e descrive brevemente i gruppi nei quali vengono solitamente ripartiti gli influencer. Solamente una volta acquisita una buona conoscenza di come le performance di gestione dei Social Media impattano sui risultati aziendali e sulla qualità dei propri influenzatori (effettivi e potenziali) potrà essere efficacemente definita la strategia da porre in essere al fine di valorizzare la presenza dell’azienda sugli spazi sociali della Rete. Una simile attività, come ogni operazione di pianificazione strategica, è fortemente dipendente dallo specifico contesto nel quale si realizza e non si presta, dunque, a generalizzazioni. C M Y CM MY CY K CMY Customer Audience Influencer Audience Interim Metrics Tavole_Maraghini1.pdf 1 20/03/14 15:57 Tavola 1 – Social Media Management System Tavola 1 - Il Social Media Management System Business Metrics (ROI) 10 Come evidenziato da Marco Massarotto (www.chefuturo. it, lunario dell’innovazione de IlSole24Ore, 1 novembre 2012), il Reach rappresenta “la carica virale di un contenuto o il metro della sua rilevanza/ attualità”. Occorre distinguere, tuttavia, il Reach potenziale (quante persone potrebbero essere esposte a un messaggio) da quello reale (quante lo sono effettivamente). Fonte: adattato da Robert S. Kaplan & David P. Norton (2008), «Mastering the Management System», Harvard Business Review, January; Guy R. Powell, Steven W. Groves & Jerry Dimos (2011), ROI of Social Media: How to Improve the Return on your Social Marketing Investment, John Wiley & Sons, Singapore 2/2014 57_64.indd 59 59 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HYSTORY commerciali. In altri termini, si presenta una dei ricavi, etc.) che non (soddisfazione del cliente, situazione analoga a quella molto spesso già vissuta brand awareness, etc.). dalle aziende in fase di implementazione dei sistemi Una simile «traduzione» non è affatto semplice, ERP, ovvero: troppi dati, ma nessuna informazione. né tantomeno oggettiva e può essere oggetto di Nasce quindi l’esigenza di ridurre il numero di dati molteplici interpretazioni e perplessità. Ai fini forniti, normalizzarli ed uniformare i diversi Social della maggiore utilità delle misure individuate, Media, così da rendere le informazioni prodotte più deve quindi essere ricercata la massima adesione spendibili in comunicazione e internamente. possibile da parte dei decisori aziendali. A tale A tal fine, risulta particolarmente utile la scopo, risulta opportuno e necessario calibrare sullo traduzione delle metriche specifiche che i Social specifico contesto nel quale si inserisce, l’intero Media «ritornano» in indicatori di business, che le processo di definizione del sistema di indicatori in pongono in relazione al valore creato in termini sia grado di guidare l’analista e il Social Media Manager Tavola 2 ‐ Il processo di trasformazione inerente le attività aziendali sui Social Media economico-finanziari (riduzione dei costi, aumento nell’esecuzione del Social Media Plan. Tavola 2 – Il processo di trasformazione inerente le attività aziendali sui Social Media Utenti Clienti Tavola 3 ‐ Tipologie di inuenzatori sulla Rete e sui Social Network Tavola 3 – Tipologie di influenzatori sulla Rete e sui Social Network Influencer type Related Activity Consumer‐related influencer Talk about consumers Category‐related influencer Talk about the category Brand‐related influencer Talk about the brand Competitive brand‐related influencer Talk about competitor brand Distribution channel‐related influencer Talk about category‐related distribution partner External factor influencer Talk about topics that indirectly relate to the brand Fonte: Guy R. Powell, Steven W. Groves & Jerry Dimos (2011), ROI of Social Media: How to Improve the Return on your Social Marketing Investment, John Wiley & Sons, Singapore. 60 57_64.indd 60 2/2014 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE A supporto di tale passaggio, nelle pagine che seguono si descrive, il processo seguito dalla società Arezzo Calcio per la valorizzazione della propria gestione dei Social Media, nello specifico in termini di ROI (return on investment). Il controllo delle performance di gestione dei Social Media dell’Arezzo Calcio L’Arezzo Calcio, è una squadra che milita nel campionato italiano di Serie D. La presenza della Società sui Social Media è sempre stata piuttosto limitata, senza alcuna strategia definita, né una misurazione delle performance conseguite. Fino a pochi mesi fa, l’unico canale social sfruttato è stato Facebook, mediante il quale la Società inviava messaggi per informare i propri fan sulle prossime partite ed eventi in generale. Di recente, l’azienda è diventata più attiva sui Social Media in seguito all’acquisto di un’apposita applicazione per le squadre di calcio11 che integra diverse piattaforme di Social Media come Facebook e Twitter per interagire con il pubblico. All’interno dell’applicazione, Arezzo Calcio ha creato una propria rete di fan. Le accresciute attività hanno fatto sentire in azienda il bisogno di meglio incasellarle nell’ambito del business complessivo, nonché di giustificare l’investimento ad esse inerente. Per tale motivo, è stato avviato un processo strutturato di pianificazione e misurazione delle performance di gestione dei Social Media. In linea con quanto descritto in precedenza (Social Media Management System), il processo ha preso avvio dalla chiara comprensione di quelli che sono i generali obiettivi di business. A tal fine sono stati intervistati i vertici aziendali ed è stato analizzato quanto ufficializzato sul sito della Società12. Sulla base di ciò è emerso che due sono i principali obiettivi del club: 1) aumentare il valore del marchio; 2) massimizzare il ROI. Tali finalità sono state quindi articolate in sottoobiettivi per l’area Marketing, ovvero: – brand awareness; – lead generation; – fedeltà/conservazione. La brand awareness mira a rendere il club ed il suo marchio maggiormente riconoscibili o, da una differente prospettiva, le persone più consapevoli della loro esistenza. Essa, dunque, si riferisce e ricomprende le prime tre fasi del processo di trasformazione inerente le attività aziendali sui Social Media, così come in precedenza descritto (esposizione, influenza e coinvolgimento). Come in parte già richiamato, ai fini del potenziamento della brand awareness, fondamentale è il ruolo dei cosiddetti «influenzatori», i quali devono essere continuamente stimolati a parlare del marchio nei Social Media da loro gestiti ed Tavola 4 – Interim metrics per la misurazione delle performance di gestione dei Social Media Customer Audience Action Measurement Influencer Audience Action Measurement Exposure Total reach, eyeballs Reputation Positive/negative mentions Influence Fans Frequency Hourly, daily, weekly, monthly, etc. Reach n° of pepople influencers imbrace Quality Relevance of the messages to the brand Engagement Shares, likes, posts, comments Conversion Soft/hard leads, revenue, customers Fonte: Rielaborazione degli autori da: Kelly Nichole (2012), How to Measure Social Media: A Step‐By‐Step Guide to Developing and Assessing Social Media ROI, Que Biz‐Tech, Pearson Education, USA; Guy R. Powell, Steven W. Groves & Jerry Dimos (2011), ROI of Social Media: How to Improve the Return on your Social Marketing Investment, John Wiley & Sons, Singapore. 2/2014 57_64.indd 61 11 Nello specifico, l’applicazione è stata creata da Inexma, una start-up italiana specializzata nella produzione di soluzioni di mobile marketing. 12 Si veda www.arezzocalcio. com 61 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 13 Cfr. Paul W. Farris, Neil T. Bendle, Phillip E. Pfeifer & David J. Reibstein (2006), Marketing Metrics: 50+ Metrics Every Executive Should Master, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. 14 Anche se l’applicazione recentemente acquistata dalla Società raccoglie e analizza tutti i dati dei clienti da utilizzare per il database marketing, a causa del fatto che l’applicazione è diventata operativa solo nel novembre 2013, è stato impossibile ottenere tutti i dati necessari. 15 Si confrontino, fra gli altri: James D. Lenskold (2003), Marketing ROI: The Path to Campaign, Customer, and Corporate Profitability, McGraw Hill, New York; Olivier Blanchard (2011), Social Media ROI: Managing and Measuring Social Media Efforts in Your Organization, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. 62 57_64.indd 62 CASE HYSTORY a coinvolgere coloro con i quali interagiscono sulla Rete nel discutere i risultati del club, le attività svolte, ecc. In particolare, l’accrescimento dell’engagement attorno all’azienda ed al suo marchio presuppone un maggiore «impegno» da parte dei suoi sostenitori in termini di mettere online fotografie inerenti la Società, partecipare in occasione di eventi organizzati sui social network da parte della Società. Un simile impegno risulta anche di particolare importanza nel perseguimento del secondo obiettivo di marketing dell’Arezzo Calcio: la lead generation. Essa riguarda, infatti, l’acquisizione di contatti qualificati, riferimenti di potenziali utenti/clienti. È facile comprendere come i primi due obiettivi siano strumentali al raggiungimento della terza ed ultima finalità specifica dell’area Marketing della Società, ovvero la conversione degli utenti in clienti e la loro successiva conservazione. Una volta chiariti gli obiettivi specifici da perseguire e definiti i driver per il loro perseguimento, è risultato più agevole esplicitare le azioni da compiere per la più efficace ed efficiente esecuzione della strategia inerente la presenza dell’Arezzo Calcio sulle reti sociali del web. Tali azioni, definite in riferimento sia alla propria Customer Audience che a quella relativa agli Influencer, per ovvie esigenze di privacy non sono oggetto di specifico approfondimento. Viene invece dedicata una specifica attenzione all’analisi dei risultati di tali attività (interim metrics) e, in particolare, alla loro traduzione in termini di ROI (business metrics). Nel riconoscimento del processo di trasformazione inerente le attività aziendali sugli spazi sociali della rete, la valutazione delle performance di gestione dei Social Media di Arezzo Calcio (per il momento Facebook, Twitter e Youtube), prevede anzitutto il monitoraggio del grado di pervasività raggiunto («Esposizione»). Come già richiamato in precedenza, l’esposizione, denominata anche «impressione» o opportunity-tosee (OTS), è definita come il numero di utenti che vede i vari messaggi lanciati sul web13. Ciò conduce ad una maggiore consapevolezza del marchio da Tavola 5 – Esposizione sui Social Media della società Arezzo Calcio (ottobre-dicembre 2013) Social Media Platform Exposure Facebook 1.500 fan Twitter YouTube 90 follower 200 visualizzazioni parte dei vari utenti. Essa può essere quantificata sulla base della seguente formula: Exposure = (Reach * Frequency)Channel 1 + (Reach * Frequency)Channel 2 + … + (Reach * Frequency)Channel n Dal punto di vista algebrico, dunque, l’esposizione può essere aumentata coprendo più persone e creando messaggi più frequentemente sui vari canali social gestiti. Per quanto attiene all’esperienza oggetto di esame, non disponendo di dati sufficienti ed attendibili in merito alla frequenza, l’esposizione sui Social Media dell’Arezzo Calcio è stata valutata facendo riferimento al solo dato inerente la numerosità degli «affiliati» alle attività on-line aziendali (Tavola 5). La Società ha poi deciso di valutare congiuntamente gli altri due driver della brand awarness («influenza» e «coinvolgimento»). In particolare, è stato deciso di escludere dalla valutazione quelle metriche specifiche per influenzatori, causa la loro scarsa significatività per il club, principalmente dovuta alla mancanza di una base dati dei propri fan14. Gli influenzatori che sono stati in una prima fase analizzati per valutarne l’inclusione nell’attività di misurazione, sono coloro che hanno genericamente parlato del club sulla Rete o di problemi generali legati al settore calcio, dal momento che la Società non è un’entità businessoriented, è nuova ai Social Media e ha un pubblico molto eterogeneo. Inoltre, non sono ancora state definite strategie specifiche inerenti i propri influencer in termini di portata, frequenza, reputazione e qualità. Le metriche impiegate per stimare il coinvolgimento nelle operazioni svolte sui Social Media dall’Arezzo Calcio sono dunque le tradizionali misure solitamente «ritornate» dai vari canali utilizzati (Tavola 6). Il ROI delle attività svolte sui Social Media dall’Arezzo Calcio Le misure di brand awarness (interim metrics) sono integrate con altre metriche in termini di business per stimare il ritorno – in particolare in termini economico-finanziari (ROI) – degli investimenti fatti dalla Società nelle proprie attività sui Social Media. Nello specifico, riconoscendo che la redditività degli investimenti di Marketing viene calcolata come15: Marketing ROI = [ Revenue – Cost of goods sold (COGS) – Marketing investment ] / Marketing investment 2/2014 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CASE CONTROLLO HISTORY DI GESTIONE e che gli investimenti in attività sui Social Media vengono solitamente distinti in16: Marketing investment = (1) ongoing costs in Social Media + (2) campaign costs + (3) set up costs + (4) infrastructure costs completion di Google Analytics, grazie a cui ogni click sul pulsante «buy» nel negozio «ritorna» un valore predefinito in termini di entrate. Sulla base delle seguenti informazioni inerenti le vendite del trimestre sul proprio negozio online, la Società ha potuto stimare ricavi per 6.419 € (Tavola 7) a fronte di un costo delle merci vendute (ricavato dalla contabilità analitica interna) di 1.200€. Si determina così il ROI degli investimenti fatti dall’Arezzo Calcio nelle proprie attività sui Social Media: Social Media ROI = [Revenue 6.419 € [Arezzo Calcio] – Cost of goods sold - 1.200 € (COGS) – Marketing - 4.140 €] investment ] 4.140 € / Marketing investment L’indicatore in questione nel periodo considerato presenta dunque un valore positivo paria al 26%. Ciò significa che ogni euro investito dalla Società nelle proprie attività sui Social Media ha generato 26 centesimi di utile. Qualora invece si optasse per calcolare la redditività dell’investimento sulla base dei ricavi complessivi e non dell’utile lordo, si otterrebbe un valore pari a 1,55 (= 6.419/4.140). Ciò significa che ogni euro investito nelle proprie attività sui Social Media la Società ha guadagnato 1,55 €. Ciò dimostra l’efficacia della campagna di marketing condotta. gli indicatori di «esposizione», «influenza» e «coinvolgimento» sono arricchiti con la determinazione dei costi della campagna (2). In particolare: Campaign costs = (a) cost of exposure + (b) cost of influence + (c) cost of engagement dove i singoli addendi sono determinati sommando, in ciascun caso, il budget complessivo assegnato alle diverse azioni di esposizione, di influenza e di coinvolgimento17. Nel caso dell’Arezzo Calcio: Costi della = (a) costi di 800 € (annunci campagna esposizione: e volantini allo stadio) + (b) costi di 0€ influenza: + (c) costi di 20 € (eventi allo coinvolgimento: stadio) Da notare come la Società abbia deciso di considerare tra i costi della campagna solamente quei costi effettivamente sostenuti e non anche gli oneri figurativi quali il rischio associato a messaggi negativi sui Social Media. Social Media Measurement Sommando ai costi della campagna così determinati, a supporto delle strategie di marketing gli investimenti fatti per l’acquisto di nuovi server e e commerciale nel settore sport sistemi informativi, l’ottimizzazione degli strumenti già posseduti e tutti i costi sostenuti durante Il quadro descritto dal presente contributo aiuta il processo di misurazione, l’Arezzo Calcio ha stimato un investimento complessivo delle proprie Tavola 6 ‐ La misurazione del coinvolgimento nelle attività svolte sui Social Media da Arezzo Tavola 6 – LaCalcio (ottobre‐dicembre 2013) misurazione del coinvolgimento attività sui Social Media pari a 4.140 € nel trimestre nelle attività svolte sui Social Media da Arezzo considerato. Nello specifico: Calcio (ottobre-dicembre 2013) Marketing = (1) ongoing 200 € investment in costs: (manut. appl.vi) Social Media Platform Metrics Value Social Media [Arezzo Calcio] + (2) campaign 820 € Likes 2.831 costs: Comments 491 Facebook + (3) set up 3.000 € User posts 17 costs: (costi di istallaz) Shares 6 + (4) 120 € 16 Cfr. Guy R. Powell, Steven Twitter Retweets Insignificant infrastructure (apparecchiature W. Groves & Jerry Dimos di rete del server) costs: (2011), ROI of Social Media: How to Improve the Return Embeds Insignificant A questo punto per la determinazione del ROI è on your Social Marketing Investment, John Wiley & Sons, necessario conoscere anche l’utile lordo (ricavi – costo Singapore. YouTube Shares Insignificant 17 del venduto) delle attività svolte sui Social Media. Si noti che una campagna per avere un costo preciso, I ricavi si determinano grazie al collegamento del deve avere una scadenza Likes Insignificant negozio online di Arezzo Calcio con la funzione goal certa, altrimenti non può essere quantificata in termini di costi. 2/2014 57_64.indd 63 63 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE CASE HYSTORY a comprendere come un’accurata impostazione strategica inerente la presenza sugli spazi sociali della Rete possa contribuire allo sviluppo delle società nel settore sportivo, in particolare migliorandone le attività commerciali e di marketing. Nello specifico, il contributo evidenzia come l’efficace definizione ed esecuzione delle strategie aziendali sui Social Media, oltre a doversi allineare a quelli che sono i complessivi obiettivi di business, debba essere supportata da idonei strumenti di misurazione ed analisi. Tali strumenti non debbono limitarsi ad impiegare le sole metriche specifiche generalmente «ritornate» dai vari canali di Social Media, bensì comprendere anche delle misure in grado di valutare l’impatto delle attività svolte sulla gestione aziendale, sia in termini economico finanziari che non. In particolare, affinché tali attività possano ricevere un’adeguata considerazione e idonee risorse, risulta importante riuscire a misurare la redditività degli investimenti fatti su di esse (ROI, Return on investment). Il presente contributo, sulla base dell’esperienza in corso nella società Arezzo Calcio, offre un esempio di misurazione del ROI delle attività svolte sui Social Media. Una simile quantificazione, dimostrando l’efficacia della campagna di marketing condotta sui Social Media, ha consentito alla Società di meglio giustificare – sia internamente che con i propri stakeholder – le attività condotte, supportando anche le eventuali ulteriori future decisioni di investimento al riguardo. Bibliografia Blanchard Olivier (2011), Social Media ROI: Managing and Measuring Social Media Efforts in Your Organization, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. Boston Consulting Group (2011), Fattore Internet. Come Internet sta trasformando l’economia italiana. Censis/Ucsi (2013), XI Rapporto annuale sulla comunicazione. Cosenza Vincenzo (2012), Social Media ROI, Apogeo editore, Milano. Farris Paul W., Bendle Neil T., Pfeifer Phillip E. & Reibstein David J. (2006), Marketing Metrics: 50+ Metrics Every Executive Should Master, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. Kaplan Robert S. & Norton David P. (1996), The Balanced Scorecard: Translating Strategy into Action, Harvard Business School Press, Boston. Kaplan Robert S. & Norton David P. (2008), «Mastering the Management System», Harvard Business Review, January. Lenskold James D. (2003), Marketing ROI: The Path to Campaign, Customer, and Corporate Profitability, McGraw Hill, New York. Marco Massarotto, www.chefuturo.it, lunario dell’innovazione de Il Sole 24 Ore, 1 novembre 2012. Nichole Kelly (2012), How to Measure Social Media: A StepBy-Step Guide to Developing and Assessing Social Media ROI, Que Biz-Tech, Pearson Education, Prentice Hall, New Jersey. Powell Guy R., Groves Steven W. & Dimos Jerry (2011), ROI of Social Media: How to Improve the Return on your Social Marketing Investment, John Wiley & Sons, Singapore. Tavola 7 – Ricavi per le vendite on line (ottobre-dicembre 2013) Prodotti Q.tà Prezzo unitario Ricavi T‐shirt n. 55 45 € 2.475 € Felpe n. 28 62 € 1.736 € Penne n. 24 2,5 € 60 € Cover per cellulari n. 120 15 € 1.800 € Zaini n. 12 29 € 348 € 6.419 € 64 57_64.indd 64 2/2014 25/03/14 10:55 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. Valutazione d’azienda Nato dall’esperienza di autorevoli esperti del mondo aziendale e professionale, il testo si propone, con un approccio pratico, operativo e basato sulla essenzialità e sulla sintesi, di fornire una visione dei principali metodi di valutazione (reddituali, patrimoniali, finanziari e misti). A differenza dei principali manuali in argomento, l’approccio è molto più operativo, meno accademico e decisamente più “snello” per venire incontro all’esigenza di chi necessita di soluzioni operative e di immediata applicazione. La quarta edizione analizza il nuovo Organismo Italiano di Valutazione l’O.I.V. - il cui obiettivo principale è di predisporre un corpus di principi per la valutazione di aziende, di strumenti finanziari ed attività reali e le correlate note tecniche, guide applicative e best practice. IL CD-ROM Al testo è allegato un modello in excel che consente di determinare il valore del capitale economico di un’impresa mediante tre criteri, quello reddituale, patrimoniale e finanziario. di Stefano Pozzoli pagg. 350 - IV edizione - 89,00 Il software completa pertanto il prodotto fornendo uno strumento di effettivo aiuto per l’utilizzatore per mettere in pratica quanto spiegato. Compili subito il coupon, e lo invii via fax allo 02.82476403. Può acquistare anche on line su www.shopwki.it oppure può contattare l’Agenzia della sua zona (www.ipsoa.it/agenzie) o rivolgersi alle migliori librerie della Sua città. (00139751) Sì, desidero acquistare il volume Valutazione d'azienda di Stefano Pozzoli a € 89,00 Cognome e Nome Azienda/Studio Via CAP Città Tel. Fax e-mail (obbligatoria): Cod. cliente Partita IVA C.F. q (1002) Pagherò con bollettino postale premarcato sul c.c. n° 412205, intestato a Wolters Kluwer Italia s.r.l. Gestione abbonamenti Ipsoa, allegato alla fattura q Addebitare l'importo di € .................... sulla mia carta di credito: q Mastercard (16 cifre) q American Express (15 cifre) n° Nome e indirizzo titolare carta di credito Timbro e firma q VISA (16 cifre) q Diner's (14 cifre) Data di scadenza Trattamento dati personali ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, La informiamo che i suoi dati personali saranno registrati su database elettronici di proprietà di Wolters Kluwer Italia S.r.l., con sede legale in Assago Milanofiori Strada 1 - Pal. F6, 20090 Assago (MI), titolare del trattamento e saranno trattati da quest’ultima tramite propri incaricati. Wolters Kluwer Italia S.r.l. utilizzerà i dati che La riguardano per finalità amministrative e contabili. I Suoi recapiti postali e il Suo indirizzo di posta elettronica saranno utilizzabili, ai sensi dell’art. 130, comma 4, del Dlgs. 196/03, anche a fini di vendita diretta di prodotti o servizi analoghi a quelli oggetto della presente vendita. Lei potrà in ogni momento esercitare i diritti di cui all’art. 7 del D.Lgs. n. 196/2003, fra cui il diritto di accedere ai Suoi dati e ottenerne l’aggiornamento o la cancellazione per violazione di legge, di opporsi al trattamento dei Suoi dati ai fini di invio di materiale pubblicitario, vendita diretta e comunicazioni commerciali e di richiedere l’elenco aggiornato dei responsabili del trattamento, mediante comunicazione scritta da inviarsi a: Wolters Kluwer Italia S.r.l. - PRIVACY - Centro Direzionale Milanofiori Strada 1 - Pal. F6, 20090 Assago (MI), o inviando un Fax al numero: 02.82476.403. Clausola di ripensamento diritto di recesso ai sensi dell’art. 5 D.lgs. n. 185/1999- Decorsi 10 giorni lavorativi dalla data di ricevimento del bene da parte del cliente senza che questi abbia comunicato con raccomandata A.R. inviata a Wolters Kluver Italia S.r.l. (o mediante email, fax o facsimile confermati con raccomandata A.R. nelle 48 ore successive), la propria volontà di recesso, la proposta si intenderà impegnativa e vincolante per il cliente medesimo. In caso di recesso da parte del cliente, entro lo stesso termine (10 giorni lavorativi dal ricevimento) il bene dovrà essere restituito per posta a Wolters Kluver Italia S.r.l., Milanofiori, Strada 1 - Pal. F6, 20090 Assago (MI) - telefax 02.82476.799. Y30EB AZ circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. CONTROLLO DI GESTIONE 2/14 INDICE ANALITICO C M G P Controllo di gestione Indicatori di performance 57 Introduzione in azienda 45 Reporting e (-) 45 Settori (nei) 57 Sistemi di (-) 19 Strumenti per il (-) 5; 19; 27; 38 Gestione Analisi di bilancio – obiettivi e strumenti 5 Commesse – controllo di gestione 45 66 66.indd 66 Marketing Clienti – analisi 38 – fidelizzazione 38 – gestione 38 R Reporting Sistemi di (-) 45 Pianificazione aziendale Pianificazione strategica – e-business 57 – innovazione 57 2/2014 25/03/14 10:57 circolo giuridico - Copyright Wolters Kluwer Italia s.r.l. IPSOA Guide e Soluzioni Dai migliori per i migliori. Nuovo bilancio integrato Terminale della comunicazione finanziaria, sul business e sulla sostenibilità Scegli le tue guide e con la formula “Sempre Aggiornati” lo sconto è del 50% CONTENZIOSO TRIBUTARIO Paolo Centore Avv. e Prof. di diritto tributario Università Parma. Membro effettivo VEG (2012/14) presso Commissione europea, direzione generale fiscalità e unione doganale. Alberto Marcheselli Avvocato e Professore di diritto finanziario e tributario alle Università di Genova e Torino. CONTABILIÀ E BILANCIO Lelio Cacciapaglia Ministero dell’Economia, Dipartimento Finanze. Gabriele D’Alauro Prof. a contratto Università di Genova, dottore commercialista e revisore legale. ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE Libri, app, ebook, banca dati Guide e Soluzioni è la collana curata da un team di esperti riconosciuti a livello italiano ed europeo. L’unica soluzione operativa con tutte le risposte sui temi fiscali, contabili, bilancio, lavoro e societari. Scegli oggi la tua Guida e potrai consultarla ovunque: libri, App, ebook, banca dati con aggiornamento quotidiano. Il massimo della competenza sempre con te. Antonio Iorio Avvocato, Revisore legale, professore a.a. di Scienze delle Finanze, Università della Tuscia, Viterbo. 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