Settembre Musica Torino Milano Festival Internazionale della Musica 04_ 21 settembre 2014 Ottava edizione Milano Chiesa di Sant’Alessandro Domenica 14.IX.14 ore 16 ° 20 Coro della S.A.T. Società degli Alpinisti Tridentini Mauro Pedrotti direttore I Canti della Grande Guerra Sui monti fioccano Trentino – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Monte Nero Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni Mamma mia, vienimi incontro Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Siam prigionieri Siberia 1914-18 – Armonizzazione di Renato Dionisi La mia bela la mi aspeta Lombardia (Valcamonica) – Armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli Dove sei stato mio bell’Alpino Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Al comando dei nostri ufficiali Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti L’artigliere Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli E Cadorna manda a dire Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni Era una notte che pioveva Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Sono un povero disertore Lombardia – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Ta-pum! Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti La si taglia i biondi capelli Trascrizione di Renato Dionisi La penna dell’Alpino Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli La sposa morta Piemonte – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Sui Monti Scarpazi Romania 1914-18 – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Coro della S.A.T. Società degli Alpinisti Tridentini Mauro Pedrotti, direttore Storie di resistenza quotidiana Non solo canti alpini. E non è l’ennesimo ammiccamento celebrativo al centenario della Grande Guerra. La poematica popolare incarnata da quasi novant’anni dal Coro S.A.T. di Trento, fin dagli inizi ebbe una parentela stretta con le emozioni cocenti, seppure conservate ed espresse con riserbo anche se dolorosissime, scaturite dal tragico evento bellico. In Trentino, estremo lembo meridionale dell’Impero, la Guerra iniziò nell’agosto del 1914 con gli arruolamenti coatti e l’invio dei coscritti nei lontani fronti jugoslavi, di Galizia, verso i Carpazi (quindi finiti nei campi di prigionia in Siberia). La disgraziata contabilità finale comprese non solo morti, irredentismi perseguitati o soffocati nel sangue, ma anche trasferimenti forzati della popolazione civile non militarmente utile nelle ‘città di legno’ di Boemia, Moravia e Austria, la distruzione totale di valli e paesi (da cui il dramma conseguente dell’emigrazione, altro tema forte dell’epopea popolare della S.A.T.) e il rimpatrio posticipato di due anni dei prigionieri dei fronti orientali. Anche i fondatori del coro, internati con la famiglia nel campo di Mitterdorf dove appresero e memorizzarono (e poi, cantandole, le conservarono per sempre) le prime melodie che hanno reso celebre il loro repertorio, crebbero col fiato pesante della Guerra sul collo. Ma a quell’età, delle grandi tragedie i ragazzi d’istinto conservano i frammenti comunque spensierati, legati alla terra d’origine, alle sue leggende agro-pastorali; e credono nel domani. Allo stesso modo il programma I Canti della Grande Guerra riassume e esorcizza l’epica bellica. Lo fa raggruppando alcune tra le più belle opere di poesia musicale degli storici armonizzatori ‘satini’: Antonio Pedrotti, Luigi Pigarelli, Renato Dionisi, Arturo Benedetti Michelangeli e Andrea Mascagni. Ma al di là della bellezza intrinseca e della commozione che susciteranno anche in chi le scoprirà oggi, la proposta è documento intenso dei mille piccoli drammi, individuali e diversamente strazianti, che i libri di storia dedicati al più spaventoso dramma collettivo vissuto dalla giovane nazione (che per la prima volta si affacciò tragicamente unita sul palcoscenico della storia) non hanno avuto modo di raccontare così: semplicemente ma non banalmente. Senza retorica né patriottismi o folklorismi logori. Nati e intonati al fronte – anzi sui diversi fronti – in lunghe e fradice nottate di sentinella, ritmati dal passo funesto della cannonate, ora durante la marcia (ferroviaria o a piedi) di avvicinamento al confine o calati nella realtà sociale e sonora del paese in cui si torna (inaspettatamente vivi, ma talvolta senza più vita né felicità come nella Sposa morta, più spesso morti), I Canti della Grande Guerra raccontano e testimoniano, in diretta e senza politica, quanto umana e quotidiana, paesana e privata, sia stata la tragedia mondiale 19141918. Il contenuto sembra quello delle migliaia di lettere, sgrammaticate ma tenere e sincere, spedite dai soldati alla famiglia ma usa la via diretta e colloquiale del canto insieme: non accademico ma ‘composto’ e praticato con professionalità. Carneficine e turni di guardia, assalti e caporetti, colpi di mortaio e spari fanno da fondale inesorabile ma attutito ai drammi veri di tutti: la paura, la solitudine, la nostalgia e il ricordo della morosa. C’è la Rosina del primo canto – Sui monti fioccano è un esempio perfetto di esorcizzazione nel ritmo lieve e nel gioco delle voci a falsetto, del terrore dell’ignoto: le cime innevate del fronte di destinazione – a cui scrivere la ‘littera’ ma con ‘le parole d’oro’. Ma anche la ragazza dai ‘biondi capelli’ (La si taglia) il cui eroico affetto risulta paradossale e comico come suggerisce il finale musicale stranito e dissonante, appena rischiarato dai falsetti. Da qui deriva l’epica dolente e amara, serena e bozzettistica, rassegnata ma dignitosa, dei poemetti per voci maschili. L’epopea è contadina e paesana più che militare: prostrata dalla disperazione e priva di risentimenti. L’atteggiamento fiero degli Alpini e della gente di montagna crea una barriera di contegno: le angosce della guerra non intaccano la dignità dell’uomo, il sorriso del padre, la nobiltà del buon comandante, l’ottimismo (o le gelo3 sie) del fidanzato o della morosa, l’affetto spasmodico eppure schivo della mamma (ma lo strazio dell’esplosione corale «ho lasciato la mamma mia» c’è tutto). La guerra, così come la celebrano questi titoli, è una sventura infinita, da cui nessuno è indenne, ma anche l’invettiva «Maledetta la sia questa guerra» (Sui Monti Scarpazi) vibra addolorata più che astiosa. A leggere di seguito i testi di questa letteratura pre-post-bellica spontanea che la moderna coralità maschile ha trasformato in repertorio di studio e concerto, si capisce quanto abbiano sofferto tutti i protagonisti di quelle piccole, spesso funeste, storie. Ma si sorride, anche, e ci tocca l’ingenuità schietta delle immagini, l’elementarità sana degli affetti cantati. I loro anonimi autori esorcizzarono l’orrore vissuto e i ricordi luttuosi con una poesia rurale e ingenua, affidando la memoria a melodie schiette, talvolta ricalcate su quelle di precedenti canti di lavoro (Ta-pum) o di precedenti guerre (come in E Cadorna manda a dire): i testi semplici, le rappresentazioni paesane e contadine – gergali e ingenue – hanno disincentivato paure e scostato atrocità. Così fecero i quattro ragazzi Pedrotti quando nel 1918 lasciarono le baracche austriache per tornare a Trento, segnati per sempre dalla Grande Guerra: avendo però scoperto il valore salvifico e pacificante dell’autentica poesia popolare cantata in coro. Angelo Foletto* *Giornalista professionista e critico musicale di «Repubblica», è stato vicedirettore di «Musica Viva», ha insegnato nei conservatori e alla Scuola Holden. Scrive di musica per alcune riviste, ne parla e la racconta per teatri e istituzioni, su Classica Tv e Radio3. Ha narrato con una lunga intervista Carlo Maria Giulini e in una monografiasaggio Daniele Lombardi. Presidente degli Amici della Galleria d’Arte Moderna-Villa Reale Milano e dell’Associazione culturale Achille Foletto-Museo Foletto di LedroPieve (Trento), dal 1996 guida il direttivo dell’Associazione Nazionale Critici Musicali. 4 Sui monti fioccano Trentino – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Vecchio canto popolare trentino passato in eredità agli Alpini, che lo cantavano per consolare la loro nostalgia di casa. Il soldato scrive alla ‘morosa’ una lettera sgrammaticata, ma piena di sentimento e... ‘con le parole d’oro’. Monte Nero Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni Nel patrimonio dei canti popolari degli Alpini nella Grande Guerra, questo ha un valore storico: ricorda infatti la tragica conquista del Monte Nero, sul confine italo-jugoslavo, nei giorni 15 e 16 giugno 1915. Mamma mia, vienimi incontro Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Un canto che risale alla battaglia di Adua, trasmesso da un protagonista di quella triste esperienza ai suoi nipoti. Lo stesso canto venne poi ripreso nella guerra ’14-18, però con il titolo E Cadorna manda a dire e con le opportune varianti nel testo, mentre lo spirito della musica rimane inalterato. Una riprova della trasformazione del canto popolare nel tempo, che va adattandosi alla storia della propria generazione. Siam prigionieri Siberia 1914-18 – Armonizzazione di Renato Dionisi ‘Lontanissimo’: questa indicazione, apposta in partitura da Renato Dionisi sulla parte melodica del basso, rende con estremo realismo la disperazione dei soldati trentini, arruolati nell’esercito austriaco, catturati sul fronte della Galizia e mandati in Siberia nei campi di prigionia. Durante la detenzione essi assimilarono melodie tipiche del folklore russo alle quali adattarono testi improvvisati. Le terribili condizioni di vita di quei prigionieri, a migliaia di chilometri da casa, trovano nella asciutta armonizzazione un’eco di assoluta drammaticità. La mia bela la mi aspeta Lombardia (Valcamonica) – Armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli Canto di sicura antica origine, riscoperto e diffuso dopo l’ultimo conflitto. Un tema melodico di popolaresca semplicità, nel suo nobile, quasi funebre incedere: un grido di disperazione per il forzato abbandono degli affetti familiari e della terra natale e per la consapevolezza della tragedia della guerra e dell’incerto destino del soldato. L’essenzialità dell’armonizzazione, consapevolmente spoglia, che differenzia le tre strofe con semplici ma coinvolgenti variazioni tonali, evidenzia con grande raffinatezza la tragica grandezza del canto. Dove sei stato mio bell’Alpino Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Musicalmente valido già nell’andamento melodico, questo canto è ulteriormente valorizzato dalla raffinata armonizzazione che affida al controcanto discendente dei baritoni e dei bassi il compito di far risaltare maggiormente la linea melodica. Tipico canto degli Alpini, di derivazione veneta, è cantato anche con varianti riferite alle diverse zone di reclutamento alpino. Al comando dei nostri ufficiali Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti È uno dei canti nati o ripresi durante la Grande Guerra che, svolgendosi in gran parte sulle montagne, ha coinvolto pesantemente le truppe alpine. In questo canto riecheggia la nostalgia di casa e della propria terra, ma anche 5 l’orgoglio di appartenere al glorioso ‘corpo’ degli Alpini. Nella raffinata armonizzazione la ‘coda’ a bocca chiusa accentua drammaticamente il contrasto tra gli aspetti celebrativi del testo e la dura realtà della guerra. L’artigliere Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Vivace e ingenuo canto che si presume nato fra le truppe alpine durante l’ultimo conflitto mondiale. La melodia è semplice e piana e si adatta benissimo al testo sconclusionato e a volte contraddittorio, tipico del folklore popolare. E Cadorna manda a dire Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni Questo canto (versione modificata di Mamma mia, vienimi incontro, canto dei soldati italiani in Africa nel 1896) è contenuto nella raccolta di canti del tenente degli Alpini Pietro Jahier, con le armonizzazioni del tenente Vittorio Gui, pubblicata a Trento nel 1919. Era una notte che pioveva Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Il canto, di origine relativamente recente, rievoca i disagi dell’Alpino di guardia al fronte, mentre infuriano vento e tempesta. Anche il riposo, alla fine del turno, è turbato dalla sofferenza, che offusca e sovrasta perfino i ricordi più belli. La melodia esemplare, a cadenza prettamente popolare, completa degnamente il quadro evocativo tradizionale delle truppe alpine. Sono un povero disertore Lombardia – Armonizzazione di Luigi Pigarelli Versione trentina di un tragicomico poemetto popolare portato certamente in alta Italia dai cantastorie ambulanti. Naturalmente, subì i più strani adattamenti durante il suo cammino per ogni contrada della penisola. L’armonizzazione porta la dedica dell’Autore a Silvio Pedrotti ed è datata 12 febbraio 1947. Ta-pum! Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Canto diffusosi durante la Grande Guerra ma forse risalente a un tema originale dei minatori impegnati nel traforo del Gottardo. Il testo narra le quotidiane vicende belliche degli Alpini, continuamente sottoposti alle fucilate del nemico. Il rumore dello sparo, reso per l’appunto con la parola ta-pum!, accompagna ossessivamente tutte le strofe del canto. La si taglia i biondi capelli Trascrizione di Renato Dionisi È la variante ‘militare’ – nata sul Piave durante la Grande Guerra – di un noto e antico canto popolare veneto. L’andamento melodico, schiettamente popolaresco e perfettamente assecondato dall’armonizzazione di Renato Dionisi, accompagna la bella storia della ragazza che affronta quattro anni di dura guerra accanto al suo primo amore. La penna dell’Alpino Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli È un caratteristico canto degli Alpini, di cui non si conosce esattamente la provenienza, di epoca relativamente recente. La bellezza della melodia si adatta efficacemente, con l’aiuto dell’armonizzazione, al testo, ingenuo ed evocativo a un tempo. Il richiamo alla penna del cappello di ordinanza – e quindi alla sua simbologia – è tipico dei canti degli Alpini. 6 La sposa morta Piemonte – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Questo canto piemontese ha raggiunto un livello raro tra le spontanee espressioni dei canti popolari. Un ampio ritmo funebre accompagnato dall’ossessionante rintocco delle campane che accoglie il ritorno dell’emigrante. Egli è colto da un triste presentimento: quel lugubre suono non gli dà pace. Giunto a casa trova la spietata conferma: le campane accompagnano il funerale della sua sposa. Un testo conciso ed essenziale sostenuto da un’armonizzazione incredibilmente scarna: è proprio questa apparente povertà di mezzi che riesce a creare un’atmosfera di altissima drammaticità. Sui Monti Scarpazi Romania 1914-18 – Armonizzazione di Antonio Pedrotti Questo canto ha origine tra i soldati trentini arruolati nell’esercito austroungarico e mandati a combattere sul fronte orientale durante la Grande Guerra. Il dolore della sposa che trova, sul campo di battaglia nella zona dei Carpazi, la croce indicante la tomba del suo caro è reso potentemente sia dalla semplicità del testo sia dalla struggente melodia. L’armonizzazione di Antonio Pedrotti eleva poi il canto a un assoluto valore artistico. 7 Coro della S.A.T. Società degli Alpinisti Tridentini Il Coro della S.A.T. è nato a Trento nel 1926: risale infatti al 25 maggio di quell’anno la prima esibizione ufficiale del Coro con la denominazione di Coro della S.O.S.A.T. che mantenne fino ai primi anni Trenta. Fondatori e animatori ne furono i fratelli Enrico, Mario, Silvio e Aldo Pedrotti che, insieme a un gruppo di amici progressivamente cresciuto, inventarono un nuovo modo di cantare e interpretare il patrimonio della tradizione e della cultura popolare. L’iniziativa artistica non tardò a interessare il mondo musicale, tanto che iniziò quasi immediatamente la collaborazione con musicisti come Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti: questi ebbero il grande merito di comprendere l’inventiva e la novità interpretativa del Coro, valorizzandole sapientemente dal punto di vista tecnico. Il Coro è andato ampliando sempre più il repertorio, formato in massima parte da canti del popolo tramandati di generazione in generazione, mediante una ricerca sistematica del canto popolare, in particolare nella propria zona di origine – il Trentino – ma spaziando anche in altre regioni d’Italia e fuori dai confini nazionali. Si allargò gradatamente anche l’elenco dei musicisti che trovavano vivo interesse nell’attività del Coro, arricchendolo di nomi di prestigio internazionale quali Renato Dionisi, Arturo Benedetti Michelangeli, Andrea Mascagni, Bruno Bettinelli, Aladar Janes, Renato Lunelli, Giorgio Federico Ghedini, Lino Liviabella, Teo Usuelli: tutti firmarono numerose armonizzazioni dei canti popolari espressamente dedicate al Coro della S.A.T. Anche la critica ad alto livello si è interessata al ‘fenomeno S.A.T.’ e segnatamente Massimo Mila, nome tra i più prestigiosi tra i musicologi, definì il Coro ‘il Conservatorio delle Alpi’. Più recentemente, altri nomi si sono aggiunti all’elenco: Giovanni Veneri, Luciano Chailly, Mauro Zuccante, Armando Franceschini, Bruno Zanolini, Sandro Filippi – tutti musicisti di prestigio – hanno arricchito il repertorio del Coro con le loro elaborazioni. Merita di essere segnalato in modo particolare il rapporto del Coro con Arturo Benedetti Michelangeli, che elaborò ben 19 canti popolari nell’arco di 40 anni: lavori che rappresentano un fatto assolutamente eccezionale, perché costituiscono l’unica attività compositiva dell’artista. Nel 1997 questi gioielli musicali sono stati nuovamente registrati e riuniti in un cd che rappresenta la prima monografia nella storia discografica del Coro. La speciale attenzione riservata al Coro da prestigiosi esponenti del mondo musicale, il valore artistico assoluto delle armonizzazioni e il livello di qualità esecutiva e interpretativa, oltre a distinguerlo da ogni altro complesso del genere, testimoniano il suo superamento dei limiti della definizione di ‘coro popolare’ o ‘coro di montagna’ e il raggiungimento di un prestigio consolidato nell’ambito della musica ‘colta’. In oltre 85 anni di attività, il Coro della S.A.T. ha effettuato circa 2000 concerti in moltissime città italiane e in parecchie capitali europee (Parigi, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Vienna, Copenhagen, Mosca, Praga), sempre in sale di grande prestigio; si è spinto anche oltre oceano, portando il proprio messaggio in Canada, negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile e nella Corea del Sud. Ha una vasta discografia – le prime registrazioni risalgono al 1933 – che comprende oggi oltre 250 canti. Fra le più recenti produzioni spiccano il doppio cd realizzato in occasione del 70º anno di attività (1996), le raccolte monografiche dedicate ai canti armonizzati rispettivamente da Antonio Pedrotti (2001), Renato Dionisi (2003) e Luigi Pigarelli (2005), il cd di canti natalizi Natal! (2009) e il cd Coro S.A.T. 2013. Naturalmente, per ragioni anagrafiche il Coro ha gradatamente rinnovato il proprio patrimonio umano; ma, pur nell’inevitabile mutazione fisica, il Coro della S.A.T. prosegue sulla strada tracciata dai fondatori, mantenendo immutati il suono e lo spirito, continuamente assorbiti dai nuovi elementi mediante un processo di assimilazione che si avvale di una preziosa eredità culturale, artistica e umana. 8 Mauro Pedrotti, direttore Mauro Pedrotti è nato a Trento il 30 gennaio 1946. Ha compiuto gli studi universitari presso l’Università di Padova, sede distaccata di Verona, presso la facoltà di Economia e Commercio e gli studi di pianoforte presso il Liceo musicale Gianferrari di Trento. Dal 1988 è direttore artistico del Coro della S.A.T. di Trento, del quale ha fatto parte come corista dal 1965, e dal 1992 è presidente della Fondazione Coro della S.A.T. È stato inoltre presidente dell’Associazione Culturale Antonio Pedrotti (ente organizzatore del Concorso internazionale per direttori d’orchestra) dal 1995 al 2003. Gli sono stati conferiti i titoli di Cavaliere e di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. 9 Il FAI presenta i luoghi di MITO SettembreMusica Chiesa di Sant’Alessandro Situata nell’omonima piazza al centro di Milano, Sant’Alessandro è una delle chiese più ricche della città non soltanto dal punto di vista pittorico e architettonico, ma anche per gli splendidi esempi di arti minori che essa conserva. Secondo la tradizione, sorge sul luogo di un’antica chiesa del ix secolo dedicata al santo, decapitato nel iii secolo perché convertitosi al Cristianesimo, a sua volta edificata sulle rovine del Pretorio dove Alessandro fu incarcerato prima di essere martirizzato. Verso la fine del Cinquecento i Chierici Regolari di San Paolo, noti come Barnabiti, acquistarono la chiesa e il terreno circostante. Nel 1601 padre Lorenzo Binago, appartenente alla stessa congregazione, diede il via ai lavori per la costruzione di una nuova basilica da lui stesso ideata. I lavori si protrassero per un secolo. La pianta della chiesa del Binago è molto articolata: a un quadrato di base si sovrappone una croce greca che crea due navate laterali di tre campate, scandite da quattro cappelle laterali. Sul fondo della chiesa si apre un profondo presbiterio absidato iniziato nel 1653. Alla morte del Binago, avvenuta nel 1629, i lavori furono ripresi da Francesco Maria Ricchini e dal figlio. Nel 1693-94 Giuseppe Quadrio innalzò la cupola, più bassa di quella progettata dal Binago, che intendeva impostarla su colonne isolate: soluzione che avrebbe comportato gravi problemi statici. Tra il 1704 e il 1710 fu terminata la facciata, allora compiuta fino all’ordine inferiore, con l’esuberante coronamento mistilineo e la torre campanaria. Grazie agli ingenti lasciti di numerose famiglie milanesi, che ottennero il patronato delle diverse cappelle, la chiesa si arricchì di opere d’arte di Camillo Procaccini, tra cui l’Assunzione di Maria (terza cappella della navata destra) L’adorazione dei pastori (nella cappella di testa della navata destra) e la Crocifissione (nella prima cappella di sinistra). A Daniele Crespi è da riferire invece La decollazione di San Giovanni Battista, eseguita negli anni Venti del Seicento. All’interno della chiesa è possibile ammirare anche i dipinti del Moncalvo e Fiammenghini nell’ultima cappella di destra, che funge anche da vestibolo della sacrestia. Il presbiterio e l’abside recano dipinti con le Storie di Sant’Alessandro di Federico Bianchi e di Filippo Abbiati, al quale spetta anche la monumentale Gloria di tutti i santi nella cupola (1696). Gli altari sono realizzati in marmi di diversa trama e provenienza con paliotti in stucco e scagliola, i confessionali e il pulpito riccamente rivestiti con intarsi di pietre dure. Splendido è anche l’altare maggiore, donato alla chiesa dal marchese Alessandro Visconti di Modrone, eseguito su disegno di Giovanni Battista Riccardi e consacrato nel 1741, che presenta una profusione di marmi e di pietre dure provenienti dalle missioni barnabite in estremo oriente. La sacrestia, risalente al principio del xvii secolo, è una delle più ricche della città, con armadi in legno intagliato eseguiti fra il 1686 e il 1689. A sinistra della chiesa si erge il palazzo delle Scuole Arcimbolde, realizzate grazie al lascito di monsignor Giovanni Battista Arcimboldi e rette per due secoli dai Barnabiti. La facciata del palazzo si deve a Francesco Borromini fu realizzato tra il 1664 e il 1681. Si ringrazia 10 ASPESI tel. +39 02 861 792 - www.aspesi.com - Ph. Paolo Roversi BOLOGNA FIRENZE GENOVA LEGNANO MILANO PORTO CERVO ROMA TORINO MADRID TOKIO SEOUL Un progetto di Città di Milano Città di Torino Giuliano Pisapia Sindaco Presidente del Festival Piero Fassino Sindaco Presidente del Festival Filippo Del Corno Assessore alla Cultura Maurizio Braccialarghe Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione Giulia Amato Direttore Generale Cultura Aldo Garbarini Direttore Cultura, Educazione e Gioventù Comitato di coordinamento Presidente Francesco Micheli Vicepresidente Maurizio Braccialarghe Enzo Restagno Direttore artistico Milano Torino Giulia Amato Direttore Generale Cultura Aldo Garbarini Direttore Cultura, Educazione e Gioventù Francesca Colombo Segretario generale Coordinatore artistico Angela La Rotella Segretario generale Claudio Merlo Responsabile generale Coordinatore artistico Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Fondatori Francesco Micheli, Roberto Calasso Francesca Colombo, Piergaetano Marchetti Massimo Vitta-Zelman Comitato di Patronage Louis Andriessen, Alberto Arbasino, Giovanni Bazoli George Benjamin, Ilaria Borletti Buitoni, Pierre Boulez Gillo Dorfles, Umberto Eco, Bruno Ermolli, Inge Feltrinelli Franz Xaver Ohnesorg, Ermanno Olmi, Sandro Parenzo Alexander Pereira, Renzo Piano, Arnaldo Pomodoro Livia Pomodoro, Davide Rampello, Gianfranco Ravasi Daria Rocca, Franca Sozzani, Umberto Veronesi Ad memoriam Gae Aulenti, Louis Pereira Leal Consiglio Direttivo Francesco Micheli, Presidente Marco Bassetti, Pierluigi Cerri, Lella Fantoni Roberta Furcolo, Leo Nahon, Roberto Spada Collegio dei Revisori Marco Guerrieri, Eugenio Romita Marco Giulio Luigi Sabatini L’organizzazione di MITO SettembreMusica Milano Associazione per il Festival Internazionale della Musica di Milano Francesca Colombo Segretario generale e Coordinatore artistico Stefania Brucini Responsabile promozione e biglietteria Carlotta Colombo Responsabile produzione Emma De Luca Referente comunicazione Federica Michelini Assistente Segretario generale e Responsabile partner e sponsor Luisella Molina Responsabile organizzazione Lo Staff del Festival Segreteria generale Cristina Calliera, Eleonora Porro e Vincenzo Langella Comunicazione Livio Aragona, Irene D’Orazio, Christian Gancitano, Valentina Trovato con Matteo Arena e Federica Brisci, Arianna Lodi, Elena Orazi, Niccolò Paletti Produzione Francesco Bollani, Stefano Coppelli, Matteo Milani con Nicola Acquaviva, Elena Bertolino, Diego Dioguardi, Elena Marta Grava e Michela Lucia Buscema, Eléonore Létang-Dejoux, Ivana Maiocchi, Eleonora Malliani Organizzazione Massimo Nebuloni, Nora Picetti, Elisabetta Maria Tonin ed Elena Barilli Promozione e Biglietteria Alice Boerci, Alberto Raimondo con Annalisa Cataldi, Alice Lecchi, Victoria Malighetti, Jacopo Eros Molè, Caterina Novaria, Anisa Spaho ed Elena Saracino via Dogana, 2 20123 Milano telefono +39 02 88464725 fax +39 02 88464749 [email protected] Coordinamento Ufficio Stampa SEC [email protected] www.mitosettembremusica.it Rivedi gli scatti e le immagini del festival youtube.com/mitosettembremusica flickr.com/photos /mitosettembremusica Si ringraziano i tanti, facenti parte delle Istituzioni, dei partner, degli sponsor e delle organizzazioni musicali e culturali che assieme agli operatori e addetti a teatri, palazzi e chiese hanno contribuito con passione alla realizzazione del Festival MITO SettembreMusica Ottava edizione Un progetto di Realizzato da Con il sostegno di I Partner del Festival Sponsor Media partner Partner Istituzionale Partner Istituzionale Sponsor tecnici Si ringrazia per l’accoglienza degli artisti Cioccolateria Artigiana Guido Gobino Riso Scotti Snack Acqua Eva Si ringrazia per le divise dello staff Aspesi MITO a Milano è un evento sostenibile grazie a Con il sostegno di Edison il Festival è il primo evento musicale in Italia progettato e gestito in maniera sostenibile, che si sta certificando ISO 20121. MITO è anche a emissioni zero grazie alla compensazione delle emissioni di CO 2 attraverso titoli di Garanzia d’Origine Edison che attestano la produzione di energia da fonti rinnovabili. In collaborazione con EventiSostenibili.it I sentieri sonori di MITO Aimez-vous Brahms? Focus Furrer/Vacchi Oltre alle sinfonie, l’integrale pianistica con i giovani talenti vincitori di importanti concorsi internazionali Per conoscere a fondo due tra i maggiori compositori viventi, l’italiano Fabio Vacchi e l’austriaco Beat Furrer dal 8.IX al 18.IX ore 18 Conservatorio di Milano, Sala Puccini Ciclo pianistico 13.IX ore 17 Piccolo Teatro Studio Melato mdi ensemble 9.IX ore 17 Teatro Menotti Trio Talweg 16.IX ore 21 Teatro Dal Verme Filarmonica ’900 18.IX ore 21 Conservatorio di Milano, Sala Verdi Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai 160° Janáček La Grande Guerra Alla scoperta del gusto della MittelEuropa con due appassionati quartetti d’archi, il visionario Diario di uno scomparso, tre capolavori per pianoforte e la magistrale Sinfonietta con la celebre Orchestra Filarmonica Ceca: per conoscere uno dei maggiori compositori del ’900 Musica, poesia e lettere dal fronte: per scoprire con la musica le voci della nostra storia 10.IX ore 17 Chiesa di Sant’Antonio Abate Quartetto Energie Nove 16.IX ore 17 Piccolo Teatro Grassi il Coro di Praga con Ivo Kahánek Diario di uno scomparso 6.IX ore 17 Teatro Ringhiera Ta-pum, suoni e parole della Grande Guerra 7.IX ore 17 Auditorium San Fedele Lorna Windsor e il duo Ballista-Canino 14.IX ore 16 Chiesa Sant’Alessandro I Canti della Grande Guerra Coro della S.A.T. 17.IX ore 21 Teatro degli Arcimboldi Orchestra Filarmonica Ceca musiche di Janáček, Smetana e Dvořák 18.IX ore 17 Teatro Out Off Ivo Kahánek musiche per pianoforte solo ... lo sapevi che i programmi di sala del festival sono anche on-line? 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