Settembre
Musica
Torino Milano
Festival Internazionale
della Musica
04_ 21 settembre 2014
Ottava edizione
Milano
Chiesa di Sant’Alessandro
Domenica 14.IX.14
ore 16
°
20
Coro della S.A.T.
Società degli Alpinisti
Tridentini
Mauro Pedrotti direttore
I Canti della Grande Guerra
Sui monti fioccano
Trentino – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Monte Nero
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni
Mamma mia, vienimi incontro
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Siam prigionieri
Siberia 1914-18 – Armonizzazione di Renato Dionisi
La mia bela la mi aspeta
Lombardia (Valcamonica) – Armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli
Dove sei stato mio bell’Alpino
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Al comando dei nostri ufficiali
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
L’artigliere
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
E Cadorna manda a dire
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni
Era una notte che pioveva
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Sono un povero disertore
Lombardia – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Ta-pum!
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
La si taglia i biondi capelli
Trascrizione di Renato Dionisi
La penna dell’Alpino
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
La sposa morta
Piemonte – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Sui Monti Scarpazi
Romania 1914-18 – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Coro della S.A.T.
Società degli Alpinisti Tridentini
Mauro Pedrotti, direttore
Storie di resistenza quotidiana
Non solo canti alpini. E non è l’ennesimo ammiccamento celebrativo al
centenario della Grande Guerra. La poematica popolare incarnata da quasi
novant’anni dal Coro S.A.T. di Trento, fin dagli inizi ebbe una parentela
stretta con le emozioni cocenti, seppure conservate ed espresse con riserbo anche se dolorosissime, scaturite dal tragico evento bellico. In Trentino,
estremo lembo meridionale dell’Impero, la Guerra iniziò nell’agosto del 1914
con gli arruolamenti coatti e l’invio dei coscritti nei lontani fronti jugoslavi,
di Galizia, verso i Carpazi (quindi finiti nei campi di prigionia in Siberia). La
disgraziata contabilità finale comprese non solo morti, irredentismi perseguitati o soffocati nel sangue, ma anche trasferimenti forzati della popolazione civile non militarmente utile nelle ‘città di legno’ di Boemia, Moravia
e Austria, la distruzione totale di valli e paesi (da cui il dramma conseguente dell’emigrazione, altro tema forte dell’epopea popolare della S.A.T.) e il
rimpatrio posticipato di due anni dei prigionieri dei fronti orientali. Anche
i fondatori del coro, internati con la famiglia nel campo di Mitterdorf dove
appresero e memorizzarono (e poi, cantandole, le conservarono per sempre)
le prime melodie che hanno reso celebre il loro repertorio, crebbero col fiato
pesante della Guerra sul collo. Ma a quell’età, delle grandi tragedie i ragazzi
d’istinto conservano i frammenti comunque spensierati, legati alla terra d’origine, alle sue leggende agro-pastorali; e credono nel domani.
Allo stesso modo il programma I Canti della Grande Guerra riassume e esorcizza l’epica bellica. Lo fa raggruppando alcune tra le più belle opere di poesia
musicale degli storici armonizzatori ‘satini’: Antonio Pedrotti, Luigi Pigarelli,
Renato Dionisi, Arturo Benedetti Michelangeli e Andrea Mascagni. Ma al di
là della bellezza intrinseca e della commozione che susciteranno anche in chi
le scoprirà oggi, la proposta è documento intenso dei mille piccoli drammi,
individuali e diversamente strazianti, che i libri di storia dedicati al più spaventoso dramma collettivo vissuto dalla giovane nazione (che per la prima
volta si affacciò tragicamente unita sul palcoscenico della storia) non hanno
avuto modo di raccontare così: semplicemente ma non banalmente. Senza
retorica né patriottismi o folklorismi logori.
Nati e intonati al fronte – anzi sui diversi fronti – in lunghe e fradice nottate
di sentinella, ritmati dal passo funesto della cannonate, ora durante la marcia
(ferroviaria o a piedi) di avvicinamento al confine o calati nella realtà sociale
e sonora del paese in cui si torna (inaspettatamente vivi, ma talvolta senza
più vita né felicità come nella Sposa morta, più spesso morti), I Canti della
Grande Guerra raccontano e testimoniano, in diretta e senza politica, quanto
umana e quotidiana, paesana e privata, sia stata la tragedia mondiale 19141918. Il contenuto sembra quello delle migliaia di lettere, sgrammaticate
ma tenere e sincere, spedite dai soldati alla famiglia ma usa la via diretta
e colloquiale del canto insieme: non accademico ma ‘composto’ e praticato
con professionalità. Carneficine e turni di guardia, assalti e caporetti, colpi
di mortaio e spari fanno da fondale inesorabile ma attutito ai drammi veri
di tutti: la paura, la solitudine, la nostalgia e il ricordo della morosa. C’è la
Rosina del primo canto – Sui monti fioccano è un esempio perfetto di esorcizzazione nel ritmo lieve e nel gioco delle voci a falsetto, del terrore dell’ignoto:
le cime innevate del fronte di destinazione – a cui scrivere la ‘littera’ ma con
‘le parole d’oro’. Ma anche la ragazza dai ‘biondi capelli’ (La si taglia) il cui
eroico affetto risulta paradossale e comico come suggerisce il finale musicale
stranito e dissonante, appena rischiarato dai falsetti.
Da qui deriva l’epica dolente e amara, serena e bozzettistica, rassegnata
ma dignitosa, dei poemetti per voci maschili. L’epopea è contadina e paesana più che militare: prostrata dalla disperazione e priva di risentimenti.
L’atteggiamento fiero degli Alpini e della gente di montagna crea una barriera di contegno: le angosce della guerra non intaccano la dignità dell’uomo,
il sorriso del padre, la nobiltà del buon comandante, l’ottimismo (o le gelo3
sie) del fidanzato o della morosa, l’affetto spasmodico eppure schivo della
mamma (ma lo strazio dell’esplosione corale «ho lasciato la mamma mia»
c’è tutto).
La guerra, così come la celebrano questi titoli, è una sventura infinita, da
cui nessuno è indenne, ma anche l’invettiva «Maledetta la sia questa guerra»
(Sui Monti Scarpazi) vibra addolorata più che astiosa. A leggere di seguito i
testi di questa letteratura pre-post-bellica spontanea che la moderna coralità maschile ha trasformato in repertorio di studio e concerto, si capisce
quanto abbiano sofferto tutti i protagonisti di quelle piccole, spesso funeste,
storie. Ma si sorride, anche, e ci tocca l’ingenuità schietta delle immagini,
l’elementarità sana degli affetti cantati. I loro anonimi autori esorcizzarono
l’orrore vissuto e i ricordi luttuosi con una poesia rurale e ingenua, affidando
la memoria a melodie schiette, talvolta ricalcate su quelle di precedenti canti
di lavoro (Ta-pum) o di precedenti guerre (come in E Cadorna manda a dire):
i testi semplici, le rappresentazioni paesane e contadine – gergali e ingenue –
hanno disincentivato paure e scostato atrocità. Così fecero i quattro ragazzi
Pedrotti quando nel 1918 lasciarono le baracche austriache per tornare a
Trento, segnati per sempre dalla Grande Guerra: avendo però scoperto il
valore salvifico e pacificante dell’autentica poesia popolare cantata in coro.
Angelo Foletto*
*Giornalista professionista e critico musicale di «Repubblica», è stato vicedirettore di
«Musica Viva», ha insegnato nei conservatori e alla Scuola Holden. Scrive di musica
per alcune riviste, ne parla e la racconta per teatri e istituzioni, su Classica Tv e
Radio3. Ha narrato con una lunga intervista Carlo Maria Giulini e in una monografiasaggio Daniele Lombardi. Presidente degli Amici della Galleria d’Arte Moderna-Villa
Reale Milano e dell’Associazione culturale Achille Foletto-Museo Foletto di LedroPieve (Trento), dal 1996 guida il direttivo dell’Associazione Nazionale Critici Musicali.
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Sui monti fioccano
Trentino – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Vecchio canto popolare trentino passato in eredità agli Alpini, che lo cantavano per consolare la loro nostalgia di casa. Il soldato scrive alla ‘morosa’
una lettera sgrammaticata, ma piena di sentimento e... ‘con le parole d’oro’.
Monte Nero
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni
Nel patrimonio dei canti popolari degli Alpini nella Grande Guerra, questo
ha un valore storico: ricorda infatti la tragica conquista del Monte Nero, sul
confine italo-jugoslavo, nei giorni 15 e 16 giugno 1915.
Mamma mia, vienimi incontro
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Un canto che risale alla battaglia di Adua, trasmesso da un protagonista di
quella triste esperienza ai suoi nipoti. Lo stesso canto venne poi ripreso nella
guerra ’14-18, però con il titolo E Cadorna manda a dire e con le opportune
varianti nel testo, mentre lo spirito della musica rimane inalterato.
Una riprova della trasformazione del canto popolare nel tempo, che va adattandosi alla storia della propria generazione.
Siam prigionieri
Siberia 1914-18 – Armonizzazione di Renato Dionisi
‘Lontanissimo’: questa indicazione, apposta in partitura da Renato Dionisi
sulla parte melodica del basso, rende con estremo realismo la disperazione
dei soldati trentini, arruolati nell’esercito austriaco, catturati sul fronte della
Galizia e mandati in Siberia nei campi di prigionia. Durante la detenzione
essi assimilarono melodie tipiche del folklore russo alle quali adattarono testi
improvvisati. Le terribili condizioni di vita di quei prigionieri, a migliaia di
chilometri da casa, trovano nella asciutta armonizzazione un’eco di assoluta
drammaticità.
La mia bela la mi aspeta
Lombardia (Valcamonica) – Armonizzazione di Arturo Benedetti Michelangeli
Canto di sicura antica origine, riscoperto e diffuso dopo l’ultimo conflitto. Un
tema melodico di popolaresca semplicità, nel suo nobile, quasi funebre incedere: un grido di disperazione per il forzato abbandono degli affetti familiari e
della terra natale e per la consapevolezza della tragedia della guerra e dell’incerto destino del soldato. L’essenzialità dell’armonizzazione, consapevolmente spoglia, che differenzia le tre strofe con semplici ma coinvolgenti variazioni
tonali, evidenzia con grande raffinatezza la tragica grandezza del canto.
Dove sei stato mio bell’Alpino
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Musicalmente valido già nell’andamento melodico, questo canto è ulteriormente valorizzato dalla raffinata armonizzazione che affida al controcanto
discendente dei baritoni e dei bassi il compito di far risaltare maggiormente
la linea melodica.
Tipico canto degli Alpini, di derivazione veneta, è cantato anche con varianti
riferite alle diverse zone di reclutamento alpino.
Al comando dei nostri ufficiali
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
È uno dei canti nati o ripresi durante la Grande Guerra che, svolgendosi in
gran parte sulle montagne, ha coinvolto pesantemente le truppe alpine. In
questo canto riecheggia la nostalgia di casa e della propria terra, ma anche
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l’orgoglio di appartenere al glorioso ‘corpo’ degli Alpini. Nella raffinata armonizzazione la ‘coda’ a bocca chiusa accentua drammaticamente il contrasto
tra gli aspetti celebrativi del testo e la dura realtà della guerra.
L’artigliere
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Vivace e ingenuo canto che si presume nato fra le truppe alpine durante l’ultimo conflitto mondiale. La melodia è semplice e piana e si adatta benissimo
al testo sconclusionato e a volte contraddittorio, tipico del folklore popolare.
E Cadorna manda a dire
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Andrea Mascagni
Questo canto (versione modificata di Mamma mia, vienimi incontro, canto
dei soldati italiani in Africa nel 1896) è contenuto nella raccolta di canti del
tenente degli Alpini Pietro Jahier, con le armonizzazioni del tenente Vittorio
Gui, pubblicata a Trento nel 1919.
Era una notte che pioveva
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Il canto, di origine relativamente recente, rievoca i disagi dell’Alpino di guardia al fronte, mentre infuriano vento e tempesta. Anche il riposo, alla fine
del turno, è turbato dalla sofferenza, che offusca e sovrasta perfino i ricordi
più belli. La melodia esemplare, a cadenza prettamente popolare, completa
degnamente il quadro evocativo tradizionale delle truppe alpine.
Sono un povero disertore
Lombardia – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
Versione trentina di un tragicomico poemetto popolare portato certamente
in alta Italia dai cantastorie ambulanti. Naturalmente, subì i più strani adattamenti durante il suo cammino per ogni contrada della penisola.
L’armonizzazione porta la dedica dell’Autore a Silvio Pedrotti ed è datata 12
febbraio 1947.
Ta-pum!
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Canto diffusosi durante la Grande Guerra ma forse risalente a un tema originale dei minatori impegnati nel traforo del Gottardo. Il testo narra le quotidiane vicende belliche degli Alpini, continuamente sottoposti alle fucilate
del nemico. Il rumore dello sparo, reso per l’appunto con la parola ta-pum!,
accompagna ossessivamente tutte le strofe del canto.
La si taglia i biondi capelli
Trascrizione di Renato Dionisi
È la variante ‘militare’ – nata sul Piave durante la Grande Guerra – di un noto
e antico canto popolare veneto. L’andamento melodico, schiettamente popolaresco e perfettamente assecondato dall’armonizzazione di Renato Dionisi,
accompagna la bella storia della ragazza che affronta quattro anni di dura
guerra accanto al suo primo amore.
La penna dell’Alpino
Canto degli Alpini – Armonizzazione di Luigi Pigarelli
È un caratteristico canto degli Alpini, di cui non si conosce esattamente la
provenienza, di epoca relativamente recente. La bellezza della melodia si
adatta efficacemente, con l’aiuto dell’armonizzazione, al testo, ingenuo ed
evocativo a un tempo. Il richiamo alla penna del cappello di ordinanza – e
quindi alla sua simbologia – è tipico dei canti degli Alpini.
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La sposa morta
Piemonte – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Questo canto piemontese ha raggiunto un livello raro tra le spontanee espressioni dei canti popolari. Un ampio ritmo funebre accompagnato dall’ossessionante rintocco delle campane che accoglie il ritorno dell’emigrante. Egli è
colto da un triste presentimento: quel lugubre suono non gli dà pace. Giunto
a casa trova la spietata conferma: le campane accompagnano il funerale della
sua sposa. Un testo conciso ed essenziale sostenuto da un’armonizzazione
incredibilmente scarna: è proprio questa apparente povertà di mezzi che
riesce a creare un’atmosfera di altissima drammaticità.
Sui Monti Scarpazi
Romania 1914-18 – Armonizzazione di Antonio Pedrotti
Questo canto ha origine tra i soldati trentini arruolati nell’esercito austroungarico e mandati a combattere sul fronte orientale durante la Grande
Guerra. Il dolore della sposa che trova, sul campo di battaglia nella zona dei
Carpazi, la croce indicante la tomba del suo caro è reso potentemente sia
dalla semplicità del testo sia dalla struggente melodia. L’armonizzazione di
Antonio Pedrotti eleva poi il canto a un assoluto valore artistico.
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Coro della S.A.T. Società degli Alpinisti Tridentini
Il Coro della S.A.T. è nato a Trento nel 1926: risale infatti al 25 maggio di
quell’anno la prima esibizione ufficiale del Coro con la denominazione di
Coro della S.O.S.A.T. che mantenne fino ai primi anni Trenta.
Fondatori e animatori ne furono i fratelli Enrico, Mario, Silvio e Aldo Pedrotti
che, insieme a un gruppo di amici progressivamente cresciuto, inventarono
un nuovo modo di cantare e interpretare il patrimonio della tradizione e
della cultura popolare. L’iniziativa artistica non tardò a interessare il mondo
musicale, tanto che iniziò quasi immediatamente la collaborazione con musicisti come Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti: questi ebbero il grande merito
di comprendere l’inventiva e la novità interpretativa del Coro, valorizzandole
sapientemente dal punto di vista tecnico.
Il Coro è andato ampliando sempre più il repertorio, formato in massima parte da canti del popolo tramandati di generazione in generazione, mediante
una ricerca sistematica del canto popolare, in particolare nella propria zona
di origine – il Trentino – ma spaziando anche in altre regioni d’Italia e fuori
dai confini nazionali. Si allargò gradatamente anche l’elenco dei musicisti
che trovavano vivo interesse nell’attività del Coro, arricchendolo di nomi di
prestigio internazionale quali Renato Dionisi, Arturo Benedetti Michelangeli,
Andrea Mascagni, Bruno Bettinelli, Aladar Janes, Renato Lunelli, Giorgio
Federico Ghedini, Lino Liviabella, Teo Usuelli: tutti firmarono numerose
armonizzazioni dei canti popolari espressamente dedicate al Coro della
S.A.T. Anche la critica ad alto livello si è interessata al ‘fenomeno S.A.T.’
e segnatamente Massimo Mila, nome tra i più prestigiosi tra i musicologi,
definì il Coro ‘il Conservatorio delle Alpi’. Più recentemente, altri nomi si
sono aggiunti all’elenco: Giovanni Veneri, Luciano Chailly, Mauro Zuccante,
Armando Franceschini, Bruno Zanolini, Sandro Filippi – tutti musicisti di
prestigio – hanno arricchito il repertorio del Coro con le loro elaborazioni.
Merita di essere segnalato in modo particolare il rapporto del Coro con
Arturo Benedetti Michelangeli, che elaborò ben 19 canti popolari nell’arco di
40 anni: lavori che rappresentano un fatto assolutamente eccezionale, perché
costituiscono l’unica attività compositiva dell’artista. Nel 1997 questi gioielli
musicali sono stati nuovamente registrati e riuniti in un cd che rappresenta
la prima monografia nella storia discografica del Coro. La speciale attenzione
riservata al Coro da prestigiosi esponenti del mondo musicale, il valore artistico assoluto delle armonizzazioni e il livello di qualità esecutiva e interpretativa, oltre a distinguerlo da ogni altro complesso del genere, testimoniano
il suo superamento dei limiti della definizione di ‘coro popolare’ o ‘coro di
montagna’ e il raggiungimento di un prestigio consolidato nell’ambito della
musica ‘colta’. In oltre 85 anni di attività, il Coro della S.A.T. ha effettuato
circa 2000 concerti in moltissime città italiane e in parecchie capitali europee
(Parigi, Berlino, Amsterdam, Bruxelles, Vienna, Copenhagen, Mosca, Praga),
sempre in sale di grande prestigio; si è spinto anche oltre oceano, portando il
proprio messaggio in Canada, negli Stati Uniti, in Messico, in Brasile e nella
Corea del Sud. Ha una vasta discografia – le prime registrazioni risalgono
al 1933 – che comprende oggi oltre 250 canti. Fra le più recenti produzioni
spiccano il doppio cd realizzato in occasione del 70º anno di attività (1996),
le raccolte monografiche dedicate ai canti armonizzati rispettivamente da
Antonio Pedrotti (2001), Renato Dionisi (2003) e Luigi Pigarelli (2005), il cd
di canti natalizi Natal! (2009) e il cd Coro S.A.T. 2013.
Naturalmente, per ragioni anagrafiche il Coro ha gradatamente rinnovato
il proprio patrimonio umano; ma, pur nell’inevitabile mutazione fisica, il
Coro della S.A.T. prosegue sulla strada tracciata dai fondatori, mantenendo
immutati il suono e lo spirito, continuamente assorbiti dai nuovi elementi
mediante un processo di assimilazione che si avvale di una preziosa eredità
culturale, artistica e umana.
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Mauro Pedrotti, direttore
Mauro Pedrotti è nato a Trento il 30 gennaio 1946. Ha compiuto gli studi universitari presso l’Università di Padova, sede distaccata di Verona,
presso la facoltà di Economia e Commercio e gli studi di pianoforte presso
il Liceo musicale Gianferrari di Trento. Dal 1988 è direttore artistico del
Coro della S.A.T. di Trento, del quale ha fatto parte come corista dal 1965,
e dal 1992 è presidente della Fondazione Coro della S.A.T. È stato inoltre
presidente dell’Associazione Culturale Antonio Pedrotti (ente organizzatore
del Concorso internazionale per direttori d’orchestra) dal 1995 al 2003.
Gli sono stati conferiti i titoli di Cavaliere e di Ufficiale al merito della
Repubblica Italiana.
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Il FAI presenta i luoghi
di MITO SettembreMusica
Chiesa di Sant’Alessandro
Situata nell’omonima piazza al centro di Milano, Sant’Alessandro è una delle
chiese più ricche della città non soltanto dal punto di vista pittorico e architettonico, ma anche per gli splendidi esempi di arti minori che essa conserva.
Secondo la tradizione, sorge sul luogo di un’antica chiesa del ix secolo dedicata al santo, decapitato nel iii secolo perché convertitosi al Cristianesimo, a sua
volta edificata sulle rovine del Pretorio dove Alessandro fu incarcerato prima
di essere martirizzato. Verso la fine del Cinquecento i Chierici Regolari di
San Paolo, noti come Barnabiti, acquistarono la chiesa e il terreno circostante. Nel 1601 padre Lorenzo Binago, appartenente alla stessa congregazione,
diede il via ai lavori per la costruzione di una nuova basilica da lui stesso
ideata. I lavori si protrassero per un secolo. La pianta della chiesa del Binago
è molto articolata: a un quadrato di base si sovrappone una croce greca che
crea due navate laterali di tre campate, scandite da quattro cappelle laterali.
Sul fondo della chiesa si apre un profondo presbiterio absidato iniziato nel
1653. Alla morte del Binago, avvenuta nel 1629, i lavori furono ripresi da
Francesco Maria Ricchini e dal figlio. Nel 1693-94 Giuseppe Quadrio innalzò
la cupola, più bassa di quella progettata dal Binago, che intendeva impostarla
su colonne isolate: soluzione che avrebbe comportato gravi problemi statici.
Tra il 1704 e il 1710 fu terminata la facciata, allora compiuta fino all’ordine inferiore, con l’esuberante coronamento mistilineo e la torre campanaria. Grazie agli ingenti lasciti di numerose famiglie milanesi, che ottennero
il patronato delle diverse cappelle, la chiesa si arricchì di opere d’arte di
Camillo Procaccini, tra cui l’Assunzione di Maria (terza cappella della navata
destra) L’adorazione dei pastori (nella cappella di testa della navata destra) e
la Crocifissione (nella prima cappella di sinistra). A Daniele Crespi è da riferire
invece La decollazione di San Giovanni Battista, eseguita negli anni Venti del
Seicento. All’interno della chiesa è possibile ammirare anche i dipinti del
Moncalvo e Fiammenghini nell’ultima cappella di destra, che funge anche da
vestibolo della sacrestia. Il presbiterio e l’abside recano dipinti con le Storie
di Sant’Alessandro di Federico Bianchi e di Filippo Abbiati, al quale spetta
anche la monumentale Gloria di tutti i santi nella cupola (1696). Gli altari
sono realizzati in marmi di diversa trama e provenienza con paliotti in stucco
e scagliola, i confessionali e il pulpito riccamente rivestiti con intarsi di pietre
dure. Splendido è anche l’altare maggiore, donato alla chiesa dal marchese
Alessandro Visconti di Modrone, eseguito su disegno di Giovanni Battista
Riccardi e consacrato nel 1741, che presenta una profusione di marmi e di
pietre dure provenienti dalle missioni barnabite in estremo oriente.
La sacrestia, risalente al principio del xvii secolo, è una delle più ricche della
città, con armadi in legno intagliato eseguiti fra il 1686 e il 1689. A sinistra
della chiesa si erge il palazzo delle Scuole Arcimbolde, realizzate grazie al
lascito di monsignor Giovanni Battista Arcimboldi e rette per due secoli dai
Barnabiti. La facciata del palazzo si deve a Francesco Borromini fu realizzato
tra il 1664 e il 1681.
Si ringrazia
10
ASPESI tel. +39 02 861 792 - www.aspesi.com - Ph. Paolo Roversi
BOLOGNA FIRENZE GENOVA LEGNANO MILANO
PORTO CERVO ROMA TORINO MADRID TOKIO SEOUL
Un progetto di
Città di Milano
Città di Torino
Giuliano Pisapia
Sindaco
Presidente del Festival
Piero Fassino
Sindaco
Presidente del Festival
Filippo Del Corno
Assessore alla Cultura
Maurizio Braccialarghe
Assessore alla Cultura,
Turismo e Promozione
Giulia Amato
Direttore Generale Cultura
Aldo Garbarini
Direttore Cultura,
Educazione e Gioventù
Comitato di coordinamento
Presidente
Francesco Micheli
Vicepresidente
Maurizio Braccialarghe
Enzo Restagno
Direttore artistico
Milano
Torino
Giulia Amato
Direttore Generale Cultura
Aldo Garbarini
Direttore Cultura,
Educazione e Gioventù
Francesca Colombo
Segretario generale
Coordinatore artistico
Angela La Rotella
Segretario generale
Claudio Merlo
Responsabile generale
Coordinatore artistico
Associazione per
il Festival Internazionale
della Musica di Milano
Fondatori
Francesco Micheli, Roberto Calasso
Francesca Colombo, Piergaetano Marchetti
Massimo Vitta-Zelman
Comitato di Patronage
Louis Andriessen, Alberto Arbasino, Giovanni Bazoli
George Benjamin, Ilaria Borletti Buitoni, Pierre Boulez
Gillo Dorfles, Umberto Eco, Bruno Ermolli, Inge Feltrinelli
Franz Xaver Ohnesorg, Ermanno Olmi, Sandro Parenzo
Alexander Pereira, Renzo Piano, Arnaldo Pomodoro
Livia Pomodoro, Davide Rampello, Gianfranco Ravasi
Daria Rocca, Franca Sozzani, Umberto Veronesi
Ad memoriam Gae Aulenti, Louis Pereira Leal
Consiglio Direttivo
Francesco Micheli, Presidente
Marco Bassetti, Pierluigi Cerri, Lella Fantoni
Roberta Furcolo, Leo Nahon, Roberto Spada
Collegio dei Revisori
Marco Guerrieri, Eugenio Romita
Marco Giulio Luigi Sabatini
L’organizzazione di
MITO SettembreMusica
Milano
Associazione per
il Festival Internazionale
della Musica di Milano
Francesca Colombo
Segretario generale
e Coordinatore artistico
Stefania Brucini
Responsabile promozione e biglietteria
Carlotta Colombo
Responsabile produzione
Emma De Luca
Referente comunicazione
Federica Michelini
Assistente Segretario generale
e Responsabile partner e sponsor
Luisella Molina
Responsabile organizzazione
Lo Staff del Festival
Segreteria generale
Cristina Calliera, Eleonora Porro e Vincenzo Langella
Comunicazione
Livio Aragona, Irene D’Orazio, Christian Gancitano, Valentina Trovato
con Matteo Arena e Federica Brisci, Arianna Lodi, Elena Orazi, Niccolò Paletti
Produzione
Francesco Bollani, Stefano Coppelli, Matteo Milani con Nicola Acquaviva,
Elena Bertolino, Diego Dioguardi, Elena Marta Grava e Michela Lucia Buscema,
Eléonore Létang-Dejoux, Ivana Maiocchi, Eleonora Malliani
Organizzazione
Massimo Nebuloni, Nora Picetti,
Elisabetta Maria Tonin ed Elena Barilli
Promozione e Biglietteria
Alice Boerci, Alberto Raimondo con Annalisa Cataldi,
Alice Lecchi, Victoria Malighetti, Jacopo Eros Molè,
Caterina Novaria, Anisa Spaho ed Elena Saracino
via Dogana, 2
20123 Milano
telefono +39 02 88464725
fax +39 02 88464749
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Rivedi gli scatti e le immagini del festival
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Si ringraziano i tanti, facenti parte delle Istituzioni, dei partner, degli sponsor
e delle organizzazioni musicali e culturali che assieme agli operatori e addetti a teatri,
palazzi e chiese hanno contribuito con passione alla realizzazione del Festival
MITO SettembreMusica
Ottava edizione
Un progetto di
Realizzato da
Con il sostegno di
I Partner del Festival
Sponsor
Media partner
Partner Istituzionale
Partner Istituzionale
Sponsor tecnici
Si ringrazia per l’accoglienza degli artisti
Cioccolateria Artigiana Guido Gobino
Riso Scotti Snack
Acqua Eva
Si ringrazia per le divise dello staff
Aspesi
MITO a Milano è un evento sostenibile grazie a
Con il sostegno di Edison il Festival è il primo evento musicale
in Italia progettato e gestito in maniera sostenibile,
che si sta certificando ISO 20121.
MITO è anche a emissioni zero grazie alla compensazione
delle emissioni di CO 2 attraverso titoli di Garanzia d’Origine Edison
che attestano la produzione di energia da fonti rinnovabili.
In collaborazione con EventiSostenibili.it
I sentieri sonori di MITO
Aimez-vous Brahms?
Focus Furrer/Vacchi
Oltre alle sinfonie, l’integrale pianistica
con i giovani talenti vincitori
di importanti concorsi internazionali
Per conoscere a fondo due tra i maggiori
compositori viventi, l’italiano Fabio Vacchi
e l’austriaco Beat Furrer
dal 8.IX al 18.IX ore 18
Conservatorio di Milano, Sala Puccini
Ciclo pianistico
13.IX ore 17
Piccolo Teatro Studio Melato
mdi ensemble
9.IX ore 17
Teatro Menotti
Trio Talweg
16.IX ore 21
Teatro Dal Verme
Filarmonica ’900
18.IX ore 21
Conservatorio di Milano, Sala Verdi
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
160° Janáček
La Grande Guerra
Alla scoperta del gusto della MittelEuropa
con due appassionati quartetti d’archi,
il visionario Diario di uno scomparso, tre
capolavori per pianoforte e la magistrale
Sinfonietta con la celebre Orchestra
Filarmonica Ceca: per conoscere
uno dei maggiori compositori del ’900
Musica, poesia e lettere dal fronte:
per scoprire con la musica le voci
della nostra storia
10.IX ore 17
Chiesa di Sant’Antonio Abate
Quartetto Energie Nove
16.IX ore 17
Piccolo Teatro Grassi
il Coro di Praga con Ivo Kahánek
Diario di uno scomparso
6.IX ore 17
Teatro Ringhiera
Ta-pum, suoni e parole della Grande Guerra
7.IX ore 17
Auditorium San Fedele
Lorna Windsor e il duo Ballista-Canino
14.IX ore 16
Chiesa Sant’Alessandro
I Canti della Grande Guerra
Coro della S.A.T.
17.IX ore 21
Teatro degli Arcimboldi
Orchestra Filarmonica Ceca
musiche di Janáček, Smetana e Dvořák
18.IX ore 17
Teatro Out Off
Ivo Kahánek
musiche per pianoforte solo
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