Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/308372 Fax 0573/568604 e_mail: [email protected] www.settimanalelavita.it Abb. annuo e 45,00 (Sostenitore e 65,00) c/cp n. 11044518 Pistoia LaVita dal 1897 G I O R N A L E C A T T O L I C O È sorprende il fatto che il giornalista laico, pur riconoscendo che attualmente non si sente il bisogno di un partito di cattolici, mostra chiaramente la sua scontentezza e la sua delusione per questa assenza, se non proprio totale almeno di dimensioni preoccupanti. Dette in Italia, naturalmente queste affermazioni sono rivolte anzitutto alla religione cattolica. E il richiamo si fa addirittura sofferto e patetico: “Se il sistema politico non ha bisogno di un partito cattolico, viceversa di una voce cristiana, e dunque anche cattolica, di un’iniziativa politica alta che rechi il segno di quell’ispirazione, l’Italia ha sicuramente bisogno. Oggi, infatti, davanti alla Repubblica sta una difficile via modellata su un abito nuovo di serietà e di sobrietà: una via fatta anche di rinunce a traguardi che sembravano ormai acquisiti per sempre, di spirito di sacrificio. Lo è già ora, ma ancor più nei tempi che si annunciano sarà questo il vero patriottismo”. La sfida, ripete ancora il nostro autore, è anzitutto una sfida culturale e morale. Si tratta di uno spazio che precede, se vogliamo, la politica formalmente intesa, ma uno spazio da cui dipende poi tutto l’andamento dell’intera società. Uno spazio che l’autore vede tremendamente vuoto: lo spazio dei valori, dei principi morali che non vengono mai meno, delle tradizioni che hanno sostentato il nostro paese anche in tempi più difficili del nostro. Un diritto-dovere che spetta alle religioni, in particolare alla religione cristiana, al quale, fra l’altro, il nostro popolo è richiamato con insisten- CRISI NEL MONDO E NELLA CHIESA Una lettera inviata da un gruppo di cattolici alla chiesa fiorentina traccia le linee della situazione attuale della società e della comunità cristiana Pagina 2 L’EVANGELIZZAZIONE ALL’ORDINE DEL GIORNO Su questo tema si terrà, dal 7 al 28 ottobre prossimi, il Sinodo dei Vescovi Pagina 4 DOMENICA 1 LUGLIO 2012 T O S C A N O I laici chiedono l’aiuto della Chiesa ormai da tempo che l’atteggiamento del mondo laico nei confronti della religione sta cambiando. In meglio. Se l’applicazione rigida dei canoni della vecchia secolarizzazione relegava le religioni in generale e naturalmente il cristianesimo in particolare nella sfera dei sentimenti privati senza nessuna possibilità di influire sulla società, oggi si è arrivati in molti casi alla conclusione opposta. Alle religioni si attribuiscono così possibilità esclusive di cui le società hanno bisogno, non soltanto per la loro piena riuscita, ma addirittura per la loro sussistenza. Più volte negli anni recenti abbiamo potuto ascoltare o leggere dichiarazioni in questo senso da parte di persone insospettate. La religione, si dice, ha una sua funzione sociale. All’interno di questa corrente di pensiero, ci sono anche i contributi di personalità di grandissimo prestigio nell’ambito della cultura contemporanea. Due nomi soli. Il primo è di un grande giurista cattolico tedesco, F. Boeckenfoerde, che ha legato il suo nome a un principio, qualcuno lo chiama paradosso, secondo il quale il mercato, la democrazia, le regole della convivenza, i principi del liberalismo, vivono di presupposti che non sono in grado di darsi (come la fiducia, la reciprocità, la simpatia) e che, quindi, devono ricevere da altri ambiti, prima di tutto dalle diverse religioni. Il secondo è quello J. Habermas, il cui nome ha avuto un momento di fama anche nel mondo cattolico perché, nel 2004, a Monaco di Baviera, ebbe un famoso incontro con l’allora cardinale Joseph Ratzinger sul tema del rapporto fra fede e ragione. Sorprendenti le dichiarazioni del filosofo tedesco, secondo cui “le tradizioni religiose e le comunità di fede hanno guadagnato dalla svolta del 1989 un nuovo inatteso significato politico”: la possibilità di aiutare con le loro idee e la loro forza morale il cammino delle società, le quali, anche per suo merito, riconoscono di aver assoluto bisogno di loro. Un diritto, dunque, si direbbe, ma anche un dovere. Ma la cosa ha avuto recenti ripercussioni anche in Italia. Proprio domenica 24 giugno u.s., il “Corriere della sera” pubblicava un editoriale di Ernesto Galli della Loggia, che i cattolici farebbero bene a leggere e meditare. Si parla dell’attuale vuoto fra società e politica e si punta il dito contro “l’irrilevanza dei cattolici”. E 26 Anno 115 e1,10 1,10 e Il filosofo tedesco Jürgen Habermas, grande sostenitore della presenza delle religioni nella vita politica e sociale. È rimasto famoso il suo dialogo del 2004 con l’allora cardinale Joseph Ratzinger. za e urgenza anche dal magistero della chiesa. Finito il tempo del partito unico (dato e non concesso che questo tempo sia qualche volta esistito), è cominciato il tempo del culto e della semina dei valori, che si rifanno insieme sostanzialmente all’umanesimo e al cristianesimo, dipendendo la natura e la fede dall’unico Dio. Il tempo della comunicazione ma soprattutto il tempo della testimonianza e dell’esemplarità. Si ricorderà che anche il concilio Vaticano II ha parlato con assoluta chiarezza questo linguaggio. Secondo il suo insegnamento, prima di un influsso diretto della chiesa sulla vita politica, c’è un influsso indiretto che promana dalla vita del popolo cristiano, quotidianamente levigato dalla forza della Parola di Dio e dall’energia vitale dei Sacramenti. Un popolo nuovo, zelante nelle buone opere, a cui la liturgia continuamente ci richiama. Che ora anche i laici ci esortino con urgenza ai nostri doveri è certamente un fatto nuovo, che non lascia più spazio alle nostre scuse. E’ molto importante che noi ne prendiamo piena coscienza, senza pagare nessuno scotto alla cosiddetta religione civile, di quanto ci viene detto in faccia senza mezzi termini: abbiamo assoluto bisogno di voi, della vostra presenza, del vostro contributo. Se vogliamo, un atto di umiltà che, in ricambio, richiede di essere pagato con la nostra coerenza. Giordano Frosini COSTRUIAMO GLI STATI UNITI D’EUROPA Un recente convegno delle associazioni di ispirazione cristiana del mondo del lavoro chiede quello che manca all’Europa attuale: l’unione politica Pagina 6 L’INSOSTENIBILE ATTACCO ALL’EURO Non si riesce a capire che la fine dell’euro sarebbe un disastro per il nostro paese e l’intera Europa Pagina 14 La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it L’ESERCITO SEGRETO AL SEGUITO DELLE TRUPPE AMERICANE Dopo anni di espansione dei contractors, vengono alla luce i problemi del loro utilizzo Pagina 15 2 primo piano n. 26 1 Luglio 2012 LETTERA ALLA CHIESA FIORENTINA Vita La La crisi nel mondo e nella Chiesa a cinquanta anni dal Concilio I n questo documento i promotori della “Lettera alla Chiesa fiorentina” presentano una sintesi sommaria delle riflessioni elaborate dal 2007 al 2011, sviluppate in documenti scritti ed espresse in alcuni incontri pubblici. Il documento rappresenta anche il contributo alle varie iniziative realizzate e in via di attuazione in Italia per i 50 anni dall’inizio del Concilio ecumenico Vaticano II. Lo pubblichiamo come stimolo alla riflessione e al dibattito. I segni dei tempi: ombre e luci I segni dei tempi attuali sono di carattere ambivalente. Citiamo solo alcuni problemi rilevanti che richiedono discernimento. La globalizzazione comporta varie possibilità di sviluppo, a cui però si accompagnano fenomeni di sfruttamento di ambienti, di persone e del loro lavoro, di distribuzione ineguale di ricchezze e quindi di aumento di povertà, disoccupazione, ingiustizie. La finanziarizzazione dell’economia, il potere dei mercati, e la sudditanza ad essi della politica, generano forme di vera e propria idolatria del denaro che non considerano la dignità delle persone, riducendole a mezzi. Lo sviluppo industriale pone il problema del rapporto tra attività umane e sostenibilità ambientale. Non si possono dimenticare inoltre le spese notevoli per armamenti in molti casi venduti dai paesi più ricchi del nord del mondo. Si possono però notare alcuni segni di novità positiva come la più diffusa sensibilità per la libertà di coscienza e di espressione, la richiesta diffusa di equità nella ripartizione delle risorse e forme di cooperazione per il superamento del sottosviluppo e la lotta alla fame, alle malattie, alla miseria, la difesa della dignità delle donne e dei bambini, le presenza di movimenti per la pace e per i diritti umani, la crescente ricerca di strategie non violente, la crescita di atteggiamenti condivisi relativi al pluralismo etnico, culturale e religioso, le proposte per un cambiamento di rotta nello sviluppo in direzione della sostenibilità ambientale e di forme di decrescita positiva. Nella Chiesa cattolica si nota in Occidente, il diffondersi di situazioni di disagio di fronte alla incapacità ecclesiastica di rispondere secondo lo spirito del Vangelo ai segni dei tempi e alla difficoltà a realizzare, con un positivo confronto tra pastori e fedeli, atteggiamenti e pratiche di ascolto, sinodalità e corresponsabilità come frutto e sviluppo del Concilio. Sono ancora flebili le voci che vengono dalla gerarchia ecclesiastica nei confronti delle ingiustizie e delle ineguaglianze economiche e sociali. In molti casi l’annuncio cristiano pare configurarsi come una morale parziale in cui i cosiddetti “valori non negoziabili” si riducono a problemi di bioetica se non di morale sessuale, oppure a ripetere richiami dottrinali e morali in cui manca la dimensione profetica. Sono presenti però in tutto il mondo esperienze vive di comunità, di chiese locali, di gruppi, di persone (cristiani, preti, religiosi, religiose, vescovi) che cercano di testimoniare il Vangelo e si impegnano per un mondo più giusto e pacifico e per la promozione dei più deboli anche con rischio e sacrificio, in certi casi della vita stessa e cercano di costruire una vita di Chiesa come comunità in cui sia sottolineata la comune dignità battesimale. espressione e la presenza di un’opinione pubblica nella Chiesa non comprometterebbe affatto il magistero dei Vescovi, che comunque dovrebbero accettare di essere discussi quando gli interventi non trattino di ciò che è essenziale per la fede e la fedeltà al Vangelo. Dovremmo riprendere con energia le indicazioni del Concilio che ha costituito per la Chiesa cattolica un tornante essenziale per riconoscere l’azione dello Spirito che soffia dove vuole e agisce nella Chiesa e nel mondo. In realtà, a cinquanta anni da quell’evento straordinario, molte delle indicazioni conciliari sono rimaste inattuate. Le crisi e le parole Riprendere il Concilio che ci mancano Ci sembra che soprattutto nel nostro paese la Chiesa e i cristiani non abbiano parole per pronunciarsi secondo il Vangelo di fronte ai problemi emergenti. Auspichiamo che i pastori e i cristiani si esprimano con franchezza, in particolare nei riguardi delle ingiustizie (a livello locale e planetario) e dei rapporti tra chi è debole e chi detiene il potere, considerando che la responsabilità dell’annuncio del Vangelo richiede veracità e che il parlare e l’agire della Chiesa deve riconoscere e favorire la libertà e la promozione delle persone. Riteniamo necessario nella Chiesa, il confronto libero tra le diversità esistenti: la libertà di pensiero deve essere accettata senza emarginazioni, avendo presente che l’obbedienza, in vari casi, non è una virtù. Nella Chiesa locale vorremmo che il ministero della sintesi e della guida da parte del vescovo non prescindesse dall’ascolto delle diverse esperienze. Pensiamo che la libertà di Le fondamentali costituzioni del Concilio mettono in evidenza la comune dignità e responsabilità di tutti i cristiani fondata sul battesimo, l’ascolto della Parola, la dimensione comunitaria della Chiesa a partire dalla vita liturgica, il valore della collegialità tra i pastori, il rispetto della pluralità delle scelte, l’ascolto reciproco tra pastori e fedeli. Occorre impegnarsi perché le comunità cristiane nel territorio, si manifestino come ambiti in cui si vive il primato del Vangelo e l’eucaristia in un clima di accoglienza e solidarietà, con una evangelizzazione e catechesi conseguenti. Il Concilio ha proclamato la Chiesa aperta alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto (cf. Gaudium et spes n° 1) e non chiusa in se stessa o contrapposta al mondo: una Chiesa portatrice di pace e di speranza, una Chiesa comunità di comunità; una Chiesa che sceglie la parte dei poveri e degli oppressi. La scelta dei poveri sempre affermata, viene spesso contraddetta da un effettivo rapporto di settori influenti delle gerarchie ecclesiastiche con forme di potere politico ed economico della società. Da ciò appare una Chiesa che spesso esprime una carità di tipo assistenzialistico, che al massimo può alleviare le sofferenze dei poveri grazie al denaro dei ricchi ma che non può condividere con loro una prospettiva di dignità e di giustizia. Consideriamo importante la distinzione tra ciò che è essenziale, cioè l’annuncio e la sequela del Vangelo di Gesù Cristo crocifisso e risorto e certe espressioni storicamente condizionate di interpretazione del cristianesimo, le quali in vari casi, tendono a sovrapporsi all’annuncio e persino ad oscurarlo. L’autonomia delle realtà temporali e il conseguente impegno dei laici in merito sono spesso contraddette da interventi di alcuni esponenti della gerarchia ecclesiastica che pretendono o credono di rappresentare tutti i cristiani. Si corre così il rischio di far apparire la Chiesa come un soggetto politico che vuole affermare il proprio potere, anche riferendosi a un’autorità divina. Ricordiamo che Gaudium et spes attribuisce la responsabilità di atteggiamenti antireligiosi o atei anche alla responsabilità dei cristiani (cf.n°19 c) ed aggiunge che “anzi la Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire perfino a motivo dell’opposizione di quanti la avversano o la perseguitano” (n°44 c). Riteniamo che il servizio di pastori nella Chiesa abbia il pieno diritto di segnalare i rischi insiti in vari aspetti della cultura, dell’antropologia, della prassi contemporanea, poiché i segni dei tempi rivestono sempre aspetti ambivalenti. In ogni caso occorre porsi un problema di metodo, che riguarda le modalità di rapporto, di ascolto e di dialogo con la comunità cristiana e successivamente l’intervento autorevole; un problema di atteggiamento e di linguaggio, che a indicazioni calate dall’alto con precise consegne, preferisca proposte di valori, affidando alla responsabilità dei laici l’autonomia delle mediazioni per le scelte politiche e legislative. Si chiede quindi di realizzare un discernimento costruttivo, nel solco delle linee portanti del Concilio, nei confronti delle realtà umane e dei segni dei tempi, in cui sono presenti aspetti problematici, travagliati, critici e criticabili, ma anche motivi sinceri e potenzialmente positivi. Auspichiamo che la proposta di dottrine e indicazioni morali si attui attraverso un dialogo con i tempi attuali, col nuovo stato di cose, con le nuove forme di vita, per giungere verso nuovi orizzonti dischiusi all’apostolato, e secondo l’indole pastorale del magistero, utilizzando la medicina della misericordia piuttosto che le armi della condanna, in modo da dire al genere umano sofferente, come Pietro al mendicante: “Argento e oro non posseggo, ma quello che ho te lo dono: nel nome di Gesù Cristo alzati e cammina!” (cf. Giovanni XXIII, Discorso di apertura del Concilio, 11 Ottobre 1962). In tale prospettiva considerare che il progresso delle scienze, i tesori nascosti nelle varie forme di cultura umana svelano più appieno la natura stessa dell’uomo e aprono nuove vie verso la verità e tutto ciò è di vantaggio anche per la Chiesa (cf. Gaudium et Spes ,n° 44 b). In tale cammino di discernimento, che riguarda in modo speciale la comune ragione umana crediamo che gli interventi dei pastori dovrebbero tenere particolarmente in conto la competenza e l’esperienza dei laici credenti, che hanno il diritto/dovere di far conoscere il proprio parere, su aspetti che toccano la vita della Chiesa (cf. Lumen Gentium n°37 a) e della società. e anche dei laici non credenti (se possono offrire indicazioni ragionevoli e razionali di carattere scientifico sui temi in discussione). Da notare infine che la Costituzione conciliare Gaudium et spes richiama nei paragrafi finali il valore del dialogo sia all’interno della Chiesa sia tra credenti e non credenti per lavorare insieme alla costruzione del mondo nella vera pace (cf. n° 92), auspicando l’unione dei credenti con tutti coloro che amano e cercano la giustizia per il compito immenso da adempiere su questa terra (cf. n° 93 e anche n° 57). Vita La “N 1 Luglio 2012 ota che Guareschi con la letteratura non aveva nulla a che fare, aveva letto pochissimo, il suo vocabolario erano 500 parole, non di più. Perché lui non leggeva mica, lui non veniva dalla cultura, veniva dal popolo. Per questo don Camillo e Peppone si somigliano e sono Guareschi, tutt’e due”. In un’antica intervista televisiva concessa a Vincenzo Mollica, Indro Montanelli si occupa con la sua solita (e talvolta eccessivamente riduttiva) verve di Giovannino Guareschi, idolo polemico di una buona parte degli intellettuali del nostro Paese. L’intervista è stata riportata alla luce da Walter Muto, scrittore e giornalista, nel volume “Guareschi. L’umorismo e la speranza” (Marietti 1820, 142 pagine). Il libro tesse le lodi di un uomo molto letto non solo in Italia –è il più tradotto all’estero- , ma che non è stato molto amato dalla cultura del suo tempo: era di destra (monarchico, ha diretto “Candido”) ma ne aveva un po’ per tutti, e l’attacco a una parte di quei tutti (il capo dello Stato Einaudi e il presidente del cultura n. 26 Don Camillo e Peppone In un volume l’umorismo e la speranza di Guareschi di Marco Testi Consiglio De Gasperi) fu fonte anche di detenzione. Muto è attratto soprattutto da due cose: la coerenza e il coraggio. Erano anni difficili, quelli dell’immediato dopoguerra, con vendette feroci dopo la dittatura fascista (molti preti furono uccisi) e con una netta divisione di campo tra sinistre e Democrazia cristiana. Da monarchico coerente Guareschi aveva affrontato la deportazione, pur di non tradire il re e, una volta tor- nato a casa, continuò la sua battaglia controcorrente che lui stesso ritenne negli anni sempre più disperata. Il bersaglio polemico di Guareschi non erano solo i comunisti, ma quella visione del mondo che potremmo ancora oggi chiamare progressismo, che per lui voleva significare resa ai tempi. E non era tenero neanche con quella parte della Chiesa che lottava per il rinnovamento sociale. Guareschi sentiva anche lì odore di comunismo e di debolezza. Per lui Cristo era Cristo, stop. Ma il problema è anche un altro. Pochi allora avvertivano che la modernità e il progressismo non erano tanto roba dei comunisti di allora. Anzi, gli operai comunisti si scagliavano contro capelloni, schitarrate, mods, beat e quant’altro negli anni Sessanta rappresentava, ai loro occhi una modernità effeminata e priva di nerbo. In questo Don Camillo è più NUOVO LIBRO DI VINCENZO ARNONE Gerusalemme. Dove volano i poeti G erusalemme. Dove volano i poeti è un libro che analizza la storia di Gerusalemme nella letteratura, a cominciare dall’Antico Testamento (Melchisedeh, Davide, i Salmi...), fino alla narrativa degli scrittori viventi che hanno ambientato le trame di loro romanzi nella città santa fino a Bruno Forte, a Franco Cardini di cui si riportano una bellisisima poesia su Gerusalemme e un racconto ambientato nel sec. XIII. E’ un modo originale e credo del tutto nuovo di conoscere la città santa, molto familiare a cristiani e ebrei. Riportiamo la prefazione dell’autore. “Ci sono vari modi di ‘guardare’ una città: quello frettoloso del turista, quello sognante dell’architetto, quello contrastante e inquieto dell’abitante, quello incantato del poeta e, nel caso di una città come Gerusalemme, quello devoto del religioso. Cambia lo sguardo, specchio dell’anima e delle aspirazioni più profonde, nella rincorsa della memoria e dei sogni, mediati dalla fantasia e dalle “illusioni” più vere, oltre la cronaca. Il volto di una città presenta una sfaccettatura di realtà che intendono colloquiare con l’uomo nelle varie situazioni della vita. ‘Io cerco l’anima segreta delle cose -annotava lo scrittore Alberto Savinio- e per trovarla sono costretto molte volte a guardare dietro la loro facciata consunta dall’uso e divenuta irriconoscibile; ascolto il tuo cuore, città.’ Accostarsi alla storia letteraria di una città come Gerusalemme include incoscienza, presunzione, amore, passione, devozione; tale è la grandezza immensa della città, sacra agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani. Se le pagine della Sacra Scrittura trovano in Gerusalemme, non di rado, il punto di partenza e di arrivo, in un cerchio di eventi che non sono mai lasciati a caso, altre pagine- quelle di molti scrittori, poeti dell’èra antica e moderna- ne hanno cantato la struggente bellezza, la sacralità totalizzante, la centralità profetica e anche l’imbarazzo culturale nelle evoluzione storica. Il presente Saggio intende leggere la storia trimillenaria di Gerusalemme attraverso lo sguardo della poesia e vicino a Peppone di quanto s’immagini, e Guareschi lo sapeva.Vi era già allora un altro problema, avvertito da pochi, che scavalcava la questione comunista, e che annunciava un ritorno. Il ritorno era quello della cultura fine a se stessa, elitaria, eterna satira di ogni cosa, scontenta di tutto, autodistruttiva, incapace di scendere al livello della gente comune, imbevuta di citazioni. Quando Montanelli dice – con una punta risentita di ammirazione e invidia – che Guareschi non aveva nulla a che fare con la letteratura, sa probabilmente, quali sono le conseguenze del suo discorso: che la letteratura con la L maiuscola è inutile, pura esercitazione di belle forme, ghirigoro sul nulla, compiacimento della propria inutilità, coscienza di possedere una grande ma sterile testa, e, talvolta, pulsione verso il nulla. Non a caso molti intellettuali di allora hanno alla fine scelto il pensiero “forte” della fede o della spiritualità, da Papini ad Hesse. La letteratura dell’Europa di primo Novecento era fatta di inetti che non avevano più un centro. Il loro modello è Ulrich, protagonista dell’”Uomo senza qualità” di Musil, talmente colto e intelligente da autobloccarsi al momento di agire. La domanda che ci pone quel discorso di Montanelli è inquieta: allora la bellezza è inutile? Quando si ripropone questo dubbio non dobbiamo far altro che andare in pellegrinaggio dovunque vi siano opere d’arte. Di fronte a un Giotto, a un Botticelli, a un 3 Nella foto a sinistra: una scena del film “Don Camillo e Peppone”. Qui sopra: Giovannino Guareschi Leonardo, a un Michelangelo, ma anche a un Cezanne o un Picasso (o leggendo Dante, Shakespeare, Tolstoj, Dostoevskij, Goethe, Manzoni) ogni timore svanisce: la bellezza è sempre la medesima, è quella che ci risuona dentro, nonostante il mutare delle forme. Ed è una bellezza che fa rinascere l’amore per la vita. È costruttiva. Non c’è bisogno di conoscere tutte le parole del mondo per creare universi di senso: Dante ha contribuito alla formazione della coscienza d’Occidente aderendo a precisi valori e facendosene geniale portatore. Nel loro piccolo i protagonisti di Guareschi non hanno necessità di esporre bizantinismi intellettuali. Sono portatori di una cultura radicata nella terra, nel riconoscimento della necessità del lavoro e del riposo. I suoi eroi erano l’antitesi degli uomini senza qualità del primo Novecento che senza saperlo si preparavano non al trionfo della libertà, ma all’avvento di sulfurei padroni della terra. Raccolta di poesie Dresda Seconda raccolta di poesie per Francesco Bargellini, dal titolo “Dresda” per le edizioni Pazzini, con opere scritte fra il 2009 ed il 2010, attraverso un difficile percorso di analisi interiore, nutrito di meditazioni su esperienze personali, ampliate fino a divenire una profonda riflessione sul rapporto che l’uomo ha con se stesso. Il volume è stato presentato presso la Saletta Incontri dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pistoia, in via Sant’Andrea. Oltre all’autore, erano presenti i professori Fabio Flego e Patrizia Menichi. L’iniziativa era inserita nell’ambito della rassegna “Leggere, raccontare, incontrarsi”. L.S. Poeti Contemporanei Visioni anonime della narrativa, dai versi dei Salmi, agli Inni e Cantici dei Profeti fino alla letteratura medievale, moderna e contemporanea. Nelle pagine degli scrittori più vicini a noi si coglie una fatica, velata o evidente, nel parlare di Gerusalemme: da una parte la sacralità antica non viene mai meno e d’altra parte però la laicità, l’agnosticismo e la ricerca degli assestamenti sociali di convivenza si fanno largo in un ventaglio di situazioni drammatiche e tragiche. I nuovi ‘profeti’, si direbbe, sono i poeti che intendono vedere al di là della “facciata consunta dall’uso e divenuta irriconoscibile”, per riscoprire la fresca originalità di una città unica al mondo. L’autore Li ho visti solitari come silenzi Guardare il lento passaggio delle nuvole Confusi tra la nebbia Leggeri come il volo di un’aquila Pallidi riflessi dei loro occhi Suggevano la poca luce di fine inverno Minuscole forme minute Trasparenti come un velo d’acqua Erano due anziani Sul greto di un fiume Uomo, donna, capelli bianchi al vento Ovattati da un silenzio irreale Chissà a cosa pensavano E se si sono accorti di me Marco Beneforti 4 attualità ecclesiale Tutta la Chiesa impegnata nella nuova evangelizzazione di Marco Doldi D al 7 al 28 ottobre 2012, si terrà in Vaticano la XIII assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”. Sotto la guida di Benedetto XVI, presidente del Sinodo dei vescovi, rappresentanti dell’episcopato del mondo intero in un ambiente di preghiera, di dialogo e di fraterna comunione, rifletteranno sulla trasmissione della fede cristiana, ha detto monsignor Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo. Il prossimo evento riguarda solo i vescovi? Certamente essi sono i primi interessati, a motivo della missione che svolgono, ma il tema a motivo della sua portata riguarda tutto il popolo di Dio. Nessuno, infatti, può rimanere indifferente al fatto che in alcune regioni della terra la fede vada estinguendosi o che il discorso su Dio sia considerato non significativo per l’uomo contemporaneo. Inoltre, la prossima assemblea sinodale avverrà in un momento particolarmente significativo per la Chiesa cattolica: il cinquantesimo anno dall’apertura del Concilio Vaticano II e il ventesimo dalla promulgazione del Catechismo della Chiesa cattolica, che è uno dei frutti più belli della teologia del Concilio. Ora, proprio i padri conciliari sentirono forte il desiderio di rinnovare la vita di tutti i cristiani – pastori e fedeli – guidandoli a un’adesione sempre più personale a Cristo Gesù. E dalla contemplazione del volto di Cristo nasce il desiderio, prima che impegno, della nuova evangelizzazione. Questa dinamica la riaffermò con chiarezza il beato Giovanni Paolo II al termine del grande Giubileo, altro evento significativo del periodo postconciliare. Se la preparazione aveva avuto lo scopo di mantenere lo sguardo fisso su Gesù, se il Giubileo era stato una grande celebrazione di Cristo Salvatore, gli anni a venire avrebbero dovuto costituire un grande impegno, inteso come un continuo ripartire dal volto di Cristo. Un ripartire per il miglioramento di sé, secondo la meta alta e ordinaria insieme della santità, un ripartire per annunciare al mondo il Vangelo di Cristo. Un impegno, questo, che riguarda tutti coloro che compongono, nella loro diversità e complementarietà, il Corpo mistico di Cristo. Su questo c’è da fare un passo in più per recuperare la prospettiva globale del Concilio; in questi cinquant’anni si è giustamente insistito che la Chiesa ha inteso rivalutare la condizione battesimale dei fedeli al fine di renderli partecipi della missione evangelizzatrice. Questo è vero, ma non è tutto. Prima ancora, il Concilio ha voluto mostrare la bellezza della vita cristiana e la chiamata a partecipare alla vita stessa di Dio, come dono offerto a tutti. Essere cristiani è anzitutto un dono, che porta con sé l’altissima vocazione alla filiazione divina: il Padre nel suo Figlio ci accoglie come figli Vita La n. 26 1 Luglio 2012 SINODO DEI VESCOVI Non solo per gli addetti e in questa intimità continuamente ci genera. Dimenticare l’orizzonte soprannaturale è un po’ come non considerare l’aria che respiriamo. Se ci si limita a pensare al ruolo dei laici nel popolo di Dio, a quello che possono o non possono fare, si può facilmente cadere nelle rivendicazioni di ruoli e posti. E, così, non di rado si oscilla tra una visione dove il fedele laico ha assunto ruoli del ministro (si pensi ad esempio alla predicazione) e una dove il laico è un semplice spettatore della vita della comunità cristiana. L’impegno per la nuova evangelizzazione tocca l’intero popolo santo di Dio e la sua realizzazione può essere l’occasione per un armonico operare di pastori, religiosi e fedeli. Da dove partire? Non ci sono dubbi: dal grande incontro con Gesù, grazie al suo Spirito, voluto e donato dal Padre. “È un incontro nel quale ci sentiamo attratti, e che mentre ci attrae ci trasfigura, introducendosi in dimensioni nuove della nostra identità, facendoci partecipi della vita divina (cf. Pt 1,4)” (Instrumen- tum laboris del prossimo Sinodo, 19). Questo incontro, che è insieme unico e frequente, non lascia come prima, ma conduce alla conversione, ad avere la stessa mentalità di Cristo, che è venuto per servire, affinché tutti gli uomini conoscessero il Padre e avessero la vita eterna. L’evangelizzatore è, dunque, un servo che mette se stesso nelle mani della Chiesa, affinché gli uomi- ni incontrino Dio ed entrino a far parte della sua famiglia con la fede e i sacramenti. In questa prospettiva di grazia si vive l’armonia dei compiti e dei ruoli; ci si considera evangelicamente servi inutili, ma chiamati per grazia ad annunciare il Vangelo, secondo lo stile di Cristo. Sebbene egli sia il rivelatore pieno e definitivo di Dio, non ha fermato a sé gli uomini, ma, come una porta, li ha introdotti alla comunione con il Padre. Anche l’evangelizzatore sa di non dover attirare a sé gli uomini, di non dover impressionarli per i suoi mezzi o le doti personali, ma di condurli all’incontro con il Dio misericordioso. Propriamente parlando la missione evangelizzatrice resta opera dello Spirito Santo e consiste nell’offerta del Vangelo, l’unico a realizzare l’uomo nella sua storia. IL PAPA IN EMILIA Su questa roccia ricostruire Una presenza breve ma uno straordinario messaggio per il futuro “V icino al vostro cuore per consolarvi, ma soprattutto per incoraggiarvi e sostenervi”. È condensato in queste parole il senso della presenza di Benedetto XVI a Rovereto, la cittadina in provincia di Modena, diocesi di Carpi, scelta come simbolo di tutto ciò che il sisma ha devastato in questo fiorente lembo di pianura padana che si estende tra Emilia, Lombardia Veneto. “Avrei voluto visitare tutte le comunità…”, qui è il cuore del padre che parla, che ha un pensiero per tutti i suoi figli, nessuno escluso. Si era capito fin da subito che i resoconti dalle terre terremotate avevano lasciato il segno nell’animo del Papa, il sacerdote morto sotto le macerie, le vittime tra gli operai, le chiese sventrate e le comunità orfane dei loro simboli di storia e di fede, l’eroismo dei parroci e dei volontari. Ecco il senso di quel pensiero ricorrente, “ho sentito il bisogno di venire in mezzo a voi”. E con gioia questa famiglia, ora nella prova, ha accolto come un padre il Papa, un padre che seppur lontano e con mille pensieri, ha sentito il bisogno di venire a trovarla. Tutto è stato preparato con cura in tempi brevissimi, mantenendo uno stile di sobrietà e di semplicità familiare: i gruppi di bambini e di giovani di Luigi Lamma nelle prime posizioni insieme agli anziani e ai disabili, persone e famiglie chiamate a portare il saluto al Papa. Tutto bello, ma dopo? Restano le macerie e le zone rosse, si torna nelle tende e non nelle proprie case, non si può ancora aprire il negozio o la fabbrica, in paese non c’è il pane e il medico è ancora sotto la tenda. Ciò che colpisce nelle parole di Benedetto XVI è la capacità d’immedesimarsi in questa condizione in cui “ci può essere la paura, l’angoscia”, ci sono “le tentazioni che purtroppo sono connesse a questi momenti di debolezza e di bisogno”. Tutti l’hanno sentito davvero vicino. Tutti hanno accolto il suo messaggio d’incoraggiamento come credibile e possibile perché radicato nella fede in Dio, il cui amore per ognuno di noi “è solido come una roccia”. C’è un passaggio del discorso di Benedetto XVI che andrebbe stampato su magliette e striscioni, ma soprattutto dovrebbe penetrare nei cuori di tutti coloro che oggi stentano a vedere un futuro luminoso: “Su questa roccia, con questa ferma speranza, si può costruire, si può ricostruire”. Si attinge alle radici della fede ma senza ignorare l’identità di un popolo che viene prima delle appartenenze o delle diverse opzioni ideologiche: “Rimanete fedeli alla vostra vocazione di gente fraterna e solidale, e affronterete ogni cosa con pazienza e determinazione”. Il Papa ci è accanto – “non siete e non sarete soli” – con i fatti e non solo con le parole; gli aiuti della Chiesa sono arrivati e arriveranno. Il forte appello alle Istituzioni e ai singoli cittadini a non dimenticare ma a farsi prossimo, ognuno per le proprie responsabilità, di chi è nel bisogno, ora merita di essere raccolto e misurato alla prova dei fatti. “Rispetto delle regole senza eccessi di burocrazia”, ha affermato il governatore Vasco Errani. Bene ora si faccia presto perché la vera sfida da vincere è tra il desiderio di rinascita di un popolo e l’inerzia dei palazzi del potere. Ricostruire vuol dire anche far spazio al nuovo, ma tutto deve tornare come prima, anche se niente sarà come prima, per poter affidare ai nostri figli e alle nostre comunità una stagione di pace, di serenità e di speranza. Vita La 1 Luglio 2012 C ontribuire al “dialogo” e a un’azione sinergica tra le varie forze sociali per il bene del Paese. È il contributo che si è proposto il seminario di Retinopera “Le nuove strade del dialogo sociale. Un contributo alla governance del Paese”, che si è tenuto a Roma.All’indomani dell’appuntamento, abbiamo interpellato Sergio Marini, presidente di Coldiretti e moderatore dell’incontro. Come passare dalla contrapposizione politica e dalla sfiducia degli italiani a un “dialogo sociale”? “Ormai si è persa la concertazione e anche il dialogo tra forze sociali, istituzioni, governi è difficile. È un peccato, ma in un momento di forte deficit della politica e dei partiti, le forze sociali, radicate sul territorio e che vivono in mezzo alla gente, possono svolgere un ruolo di supplenza, portando un contributo alle soluzioni che si stanno mettendo in atto rispetto alla crisi economica e a quella sociale.Anche le forze sociali devono forse recuperare credibilità, passando dalla fase della rivendicazione a quella delle proposte, dei fatti, degli esempi. Bisogna tuttavia riconoscere che al loro interno c’è un grandissimo patrimonio di persone, idee, proposte, valori”. attualità ecclesiale n. 26 DIALOGO SOCIALE Costruttori di fiducia particolari – dei loro rappresentati – con quelli generali dell’intera comunità”. Ci sono realtà che, vivendo questo radicamento sul territorio, sono meno colpite dalla sfiducia generalizzata? “Sì, questo livello di sfiducia riguarda in misura minore le rappresentanze delle imprese, soprattutto artigiani e agricoltori, che spiccano per un forte aumento della considerazione sociale di cui godono. Questo anche perché siamo radicati capillarmente. La vicinanza alla gente, inoltre, fa capire che non si vive solo di Pil e reddito, ma anche di coesione sociale, fare comunità. Retinopera: è l’ora delle forze sociali, del territorio, dei giovani e dell’Europa di Francesco Marini Stare bene non passa esclusivamente dalla busta paga, ma pure attraverso altri valori che magari abbiamo un po’ dimenticato”. Retinopera è un “contenitore” di forze sociali. Quale messaggio specifico può dare? “Finalmente le forze sociali, anche grazie a Retinopera, s’interrogano e si mettono in discussione per capire come l’azione sinergica permetta di contribuire meglio al bene del Paese. Questo è proprio l’obiettivo specifico di Retinopera: far dialogare soggetti che, ciascuno per proprio conto, cercano di operare bene, sapendo che insieme si agisce meglio nell’interesse di tutta la collettività. Solo insieme, infatti, possiamo recuperare quel deficit preoccupante di fiducia”. N In tale contesto quale significato ha il Forum che la promosso il seminario di Todi, lo scorso ottobre, e recentemente il manifesto “La buona politica per tornare a crescere”, in vista di un prossimo appuntamento chiamato “Todi 2”? “Vedo un’utile azione sinergica tra Retinopera e il Forum. Gli obiettivi di queste due realtà, d’altra parte, non sono molto diversi: ragionare insieme su come ciascuno debba contribuire al bene comune, in ogni ambito”. Che ruolo possono e devono avere i giovani nella società civile, nell’associazionismo, nella politica? “C’è una tendenza, radicata nel nostro Paese, a parlare molto dei giovani. Ma ne parlano persone anziane che dicono d’impegnarsi per i ricambi generazionali, che poi non avvengono… D’altra parte i giovani sono fondamentali, sono il nostro futuro, gli unici capaci domani di far andare avanti l’Italia. Penso quindi che vadano coinvolti direttamente, essi devono riprendersi quella delega data – volenti o nolenti – a generazioni precedenti. Le idee nuove possono venire solo da loro”. Quale contributo può offrire la memoria del passato – con figure che vanno da Einaudi a De Gasperi, da Moro a La Pira – per la politica di oggi, senza cadere in una nostalgia senza prospettive? “Basterebbe, come primo impegno, che fosse finalmente realizzata quell’Europa che i nostri padri avevano disegnato. La vera crisi oggi non è della finanza, ma della politica, che ha permesso alla forma speculativa della finanza di fare il proprio comodo. La grande assente, qui, non è tanto la politica italiana quanto la politica europea. Portiamo a compimento quell’idea di Europa: questo è il primo insegnamento che andrebbe raccolto”. Come recuperare questa fiducia? “Con valori praticati più che enunciati, primo tra tutti la coerenza. E poi con la vicinanza alla gente. In questo periodo storico, in cui i momenti decisionali si allontanano sempre più e il ‘Palazzo’ a volte non è più neppure a Roma, è fondamentale, per recuperare fiducia, stare sul territorio. È qui che ci sono gli ingredienti della felicità o meno: c’è o manca il lavoro, si sviluppa o meno la coesione sociale, c’è la famiglia… È importantissimo che, soprattutto in questa fase di smarrimento, le forze sociali siano vicine ai propri associati e non solo, nella consapevolezza che devono saper coniugare gli interessi ella liturgia della Parola di questa domenica si trovano intrecciati insieme i temi della fede e della vita. Il libro della Sapienza (prima lettura) ci ribadisce che Dio è per la vita: “egli ha creato tutte le cose perché esistano” e solo “per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Affidarsi a Dio, nella fede, significa scegliere di vivere. Gesù nel vangelo opera per la vita: egli è venuto nel mondo per eliminare tutto ciò che impedisce all’uomo di vivere in pienezza (guarigione dell’emorroissa), addirittura per strappare alla morte la sua preda (risurrezione della figlia di Giairo). Anche Paolo (seconda lettura), che si fa promotore di una colletta a favore della chiesa di Gerusalemme in ristrettezze economiche, non esitando ad addurre come motivazione “la grazia di Gesù Cristo, il quale da ricco che era, si è fatto povero” per arricchirci, dà una dimensione di estrema concretezza e stupefacente realismo al discorso sulla vita. Non basta schierarsi dalla parte della vita, occorre occuparsi, non con le parole ma nei fatti, di chi conduce un’esistenza diminuita, talvolta disumana. Nel brano evangelico Gesù incontra persone che fanno esperienza di morte. Giairo chiede l’intervento di Gesù per la sua figlioletta che sta per morire. Anche la donna che da dodici anni soffre di emorragia è in una situazione paragonabile ad una morte sociale. In ambedue i casi Gesù si presenta come colui 5 La Parola e le parole XIII Domenica del Tempo Ordinario Sap 1, 13-15; 2, 23-24, Sal 30, 2 Cor 8, 7.9.13-15, Mc 5, 21-43 che restituisce la vita intesa come rete di relazioni positive. L’unica condizione perché avvenga questo passaggio dalla morte alla vita è la fede. Il racconto della guarigione della donna si intreccia con quello della risurrezione della figlia di Giairo. I due personaggi mostrano le diverse maniere con cui l’uomo, nel suo bisogno, si rivolge al Signore. Unico è il bisogno di vita, diverso il linguaggio che ciascuno esprime. Giairo, uno dei capi della locale sinagoga, supplica, parla molto, ma ha anche il coraggio e l’umiltà di gettarsi ai piedi di Gesù. L’emorroissa parla invece con i gesti, con il tatto, non proferisce parola alcuna, ma parla tra sé e sé. Ognuno nel bisogno va a Dio con il proprio linguaggio, cioè con tutto se stesso, con la verità di se stesso. Supplicare non è solo dire delle parole di richiesta d’aiuto, ma è atto di tutta la persona che si “piega sotto”, si raggomitola ai piedi del Signore, si rifugia in lui cercando relazione e salvezza. Gesù cammina sulle strade dei bisogni e delle sofferenze umane (“Andò con lui”), divenendo per l’uomo la via che conduce alla vita. La donna affetta da emorragia che, avvolta nell’anonimato della folla, ha toccato le vesti di Gesù viene da lui ricercata. Egli vuole incontrare la persona che ha ottenuto di nascosto la guarigione. “La donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità”. Secondo le prescrizioni del libro del Levitico, a causa della sua emorragia, essa era in uno stato di impurità che le impediva qualsiasi contatto e incontro con altre persone. Dunque la donna che ha toccato il mantello di Gesù ha trasgredito la legge sulla purità rituale. La parola di Gesù apre alla donna guarita un nuovo orizzonte: “Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. Egli fa evolvere la fede iniziale della donna, impregnata ancora di elementi magici, fino alla fede matura, quella che fa passare dalla guarigione alla salvezza. A Giairo, la cui fede rischia di venir meno nel momento in cui gli annunciano che è successo l’ineluttabile, Gesù dice: “Non temere, soltanto abbi fede!”. Prima era stato il padre della fanciulla a venire da Gesù e a supplicarlo, ora è Gesù a implorarlo di continuare ad aver fede: ha bisogno della sua fede che assicura la continuità dell’itinerario e la sconfitta della morte. Finora era stata una fede sufficiente a muovere l’uomo alla ricerca di Gesù; sufficiente a rivolgergli l’invito nonostante la situazione fosse disperata ma, come si dice, finché c’è vita c’è speranza! Adesso però, la fede subisce un tremendo scossone e deve reggere alla notizia della morte. Sono questi i momenti in cui si gioca la continuità del rapporto con Cristo: quando tutto va male! Quando la realtà ha pronunciato la sentenza più brutale e inappellabile.Troppo poco far venire Gesù in casa quando c’è ancora una speranza. Occorre il coraggio di farlo venire soprattutto quando non c’è più niente da fare. Una fede che tratti con Gesù soltanto di affari possibili, è timidezza, paura galateo (“Perché disturbi ancora il Maestro?”), non fede. La vera fede è quella che crede contro ogni evidenza. E così, grazie alla fede, nella casa di Giairo, già addobbata per i riti della morte, si festeggia il miracolo della vita. Dove c’è il Cristo, si liquidano i cantori della morte e vengono celebrati i riti quotidiani della vita: “E disse di darle da mangiare”. E la Chiesa è come la casa di Giairo, luogo della vita, non pura istituzione o semplice struttura ben organizzata. Poiché là dove si predica solo la rinuncia e la rassegnazione, là dove si mortifica la vita, non ci sarà mai posto per la verità. Don Luca Carlesi 6 “L’ attuale crisi finanziaria e monetaria è p a r t i c o l a rmente il frutto di un deficit politico dell’Ue, dell’incapacità di far crescere unitamente la dimensione delle relazioni economiche e quella politico istituzionale, separando di fatto l’ideale europeo dal consenso dei suoi popoli, e indebolendo le scelte strategiche della solidarietà e della sussidiarietà che devono caratterizzare il rapporto tra le nazioni aderenti all’Unione”. È quanto si legge nel documento finale della manifestazione “Costruiamo gli Stati Uniti d’Europa” svoltasi il 25 giugno a Roma per iniziativa del Forum delle persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro che comprende Cisl, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Acli e Movimento cristiano lavoratori. n. 26 1 Luglio 2012 CATTOLICI E POLITICA Non si torna indietro Parlamento europeo nella funzione d’indirizzo e controllo della Commissione europea, l’evoluzione dei canali di rappresentanza per le regioni e per le rappresentanze sociali”. Il documento “Costruiamo gli Stati Uniti d’Europa” Istituzioni più autorevoli Per il Forum non si può “consentire un ritorno al passato, che sarebbe disastroso per gli effetti economici e infausto per il futuro delle relazioni interne e internazionali dei nostri popoli e tale da marginalizzare il Vecchio Continente nello scacchiere mondiale”. L’uscita dalla crisi attuale è possibile “offrendo contemporaneamente risposte all’altezza dei problemi in campo economico e politico, sulla spinta dei valori, e delle idealità, che hanno animato i Padri fondatori” che ebbero, dopo la Seconda Guerra Mondiale, “il coraggio e la visione per costruire le fondamenta delle economie sociali di mercato, che hanno segnato il più lungo periodo di sviluppo e di benessere conosciuto dall’Europa”. Nel documento si afferma che i tratti dell’identità europea, ovvero “la centralità della persona, la libertà nella solidarietà, la sussidiarietà diffusa, il rispetto del pluralismo culturale, politico e sociale ancorato alla democrazia partecipativa, hanno un solido riferimento nelle comuni radici cristiane che ispirarono Alcide De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Paul Enri Spaak, Luigi Einaudi, Jean Monnet”.“Crediamo – si legge nel testo – che l’Europa abbia oggi bisogno d’istituzioni politiche comuni che permettano di conseguire tutti quegli obiettivi che nessuna nazione separatamente può raggiungere”. Urge, pertanto, “un autentico momento neocostituzionale che dia insieme legittimità ed efficacia alla sua azione, attraverso un trasferimento di poteri dagli Stati nazionali verso le Istituzioni europee in materia: di regolazione monetaria e finanziaria, d’indirizzo e monitoraggio delle politiche fiscali e di bilancio, di politica estera e di difesa”. Da qui la richiesta di “istituzioni più democratiche, legittimate e rese autorevoli dal voto degli elettori, il rafforzamento del Economia, lavoro e giovani Sul piano economico e finanziario, per il Forum, “è indispensabile costruire la fiducia delle persone mettendo al riparo i risparmiatori e gli investitori dalle scorribande speculative, per rendere sostenibile il rimborso del debito dei singoli Stati, per rafforzare i fondi d’investimenti nella direzione di programmi comuni per dare solidità al sistema bancario”. Un ruolo importante lo giocano lo sviluppo economico e il lavoro:“Rafforzare l’apertura delle nostre economie nazionali per consentire più libertà d’intraprendere e d’innovare, e per favorire l’accesso ai migliori prodotti e servizi da parte dei consumatori, coniugata a una intelligente tutela delle produzioni e delle specificità culturali dei territori e delle loro popolazioni”. Per i giovani il Forum chiede “un programma europeo di sostegno all’inserimento lavorativo, che mobiliti il sistema formativo e i protagonisti del mondo economico e sociale, rafforzi i processi d’innovazione, favorisca la crescita di una nuova classe dirigente orientata ad affrontare le sfide della globalizzazio- Vita La ne”. “Sostenere la costruzione degli ‘Stati Uniti d’Europa’ – conclude il documento – significa, per noi, costruire una comunità di popoli che crede nella possibilità di affermare un umanesimo universale basato sul riconoscimento dei diritti delle persone e sulla qualità democratica della vita delle istituzioni. Un umanesimo, come insegna Benedetto XVI nella ‘Caritas in Veritate’, che trae linfa e ispirazione nelle radici cristiane che ispirano la nostra iniziativa e le sappia sviluppare in una crescita equilibrata e rispettosa di ogni persona e di ogni popolo”. Nazione-Continente Nell’aprire i lavori, il presidente di Confcooperative, Luigi Marino, ha detto che “è tempo di una nazioneContinente. Gli staterelli europei sono sempre meno competitivi, per cui bisogna costruire una sovranità comune e un’Unione politica per non cadere nelle mani della tecnocrazia”. Un compito difficile che non deve far perdere di vista, come affermato dallo storico Agostino Giovagnoli,“la visione realistica dei piccoli passi” che fu dei Padri fondatori dell’Europa e la loro robusta coscienza storica d’ispirazione cristiana. Dello stesso avviso, l’economista Stefano Zamagni, per il quale in questa opera di nuova costruzione è necessario “recuperare le radici cristiane dell’Europa che si ritrovano in tre parole chiave: persona, democrazia e fraternità”. Accogliere queste parole significa “non tenere separato il momento della produzione da quello della distribuzione delle ricchezze. Redistribuire mentre si produce”. Pistoia Sette N. 26 1 Luglio 2012 IN DIOCESI DI PISTOIA La prima settimana sociale dei cattolici toscani L’annuncio del vescovo monsignor Mansueto Bianchi durante la verifica pastorale di venerdì 22 giugno S e nel 1907 i cattolici italiani si trovarono a Pistoia per la prima delle settimane sociali e nel 2007 la Settimana del centenario si aprì proprio nella cattedrale di san Zeno, nel maggio 2013 saranno i cattolici toscani a ritrovarsi a Pistoia per la prima “Settimana sociale dei cattolici toscani”. La notizia – pressoché certa anche se ancora manca la ufficialità formale - è stata data dal vescovo nel corso dell’assemblea di verifica della chiesa pistoiese. “Speriamo - ha sottolineato il Vicario per la pastorale don Cristiano D’Angelo – che possa diventare anche per la nostra comunità un momento importante di coinvolgimento, riflessione e rilancio di tutto ciò che rappresenta l’impegno sociale dei cattolici”. Sono due i pistoiesi (Selma Ferrali ed Edoardo Baroncelli) a far parte della segreteria pastorale sociale della CET che, dopo l’incontro dello scorso marzo, sta lavorando proprio su contenuti e logistica della “Settimana sociale dei cattolici toscani”. La verifica pastorale di “fine anno” ha avuto inizio con le parole Cattedrale Vespro d’organo con Matesic M usiche di Pachelbel, Pierné, J.S. Bach, M a l l i n g , W i d o r, Saint-Saens e Bossi, eseguite all’organo (Costamagna, 1969) della Cattedrale di Pistoia da Wladimir Matesic, per il «Vespro» in programma questa domenica (1 luglio, ore 17), organizzato dall’Accademia Gherardeschi. Matesic, che nel 2010 è stato nominato dal Capitolo Metropolitano organista co-titolare della Cattedrale di Bologna, è docente di organo e composizione organistica al conservatorio «Tartini» di Trieste ed è direttore della Rassegna internazionale di musica sacra «Voci e organi dell’Appennino». di monsignor Mansueto Bianchi che ha sottolineato il senso del Programma pastorale 2011-2014. “Finché ci sono, -ha affermato il vescovo- continuerò ad andare avanti con una chiesa che ha lo stile della programmazione e della verifica. Non sono venuto a Pistoia per fare il notaio, ma per impostare scelte pastorali: queste le abbiamo condivise, le ho tracciate dopo una intensa fase di ascolto e tutti dobbiamo sentirci impegnati su esse”. Fra le questioni su cui si sta pensando di intervenire, ce n’è una simile alle riforme che, sul piano civile, stanno interessando le istituzioni pubbliche (come nel caso delle Unioni fra i Comuni e le Province): i Vicariati Foranei (oggi a Pistoia sono 10) saranno infatti ridotti di numero (si presume a 7) nell’ottica di migliorarne l’efficienza pastorale nonché di favorire una migliore formazione del clero. Proseguono e si consolidano anche le esperienze -come “Preti e Parrocchie in alleanza”- rese necessarie sia per “vivere meglio le nostre parrocchialità” sia per reagire alla drammatica situazione di carenza numerica nel clero. A Pistoia i sacerdoti incardinati sono infatti appena 103, di cui quasi 20 a riposo per limiti di età o malattie, 3 o 4 impegnati fuori diocesi e attorno ai 45 in età superiore ai 75 anni. Le parrocchie teoricamente presenti sono 161. Forte attenzione, nella relazione di don D’Angelo, proprio per le relazioni fra i preti (“Dobbiamo riconoscere con onestà la difficoltà a collaborare, la diversità di età e di impostazioni mentali, le diversità di culture e di provenienze geografiche”). Un capitolo centrale quello sulla dimensione sociale con il “Tavolo sull’occupazione”, il “Progetto Policoro” per l’occupazione dei giovani, le attività di Caritas e l’impegno in favore dei nuovi stili di vita. Viene in parallelo ribadita la centralità per l’ascolto della Parola di Dio. Su questo progetto esistono circa 130 gruppi, 140 animatori e oltre 1.300 persone coinvolte in varie zone della diocesi. E’ stata anche analizzata la situazione della Pastorale Giovanile (circa 30 gruppi) e la partenza di “Oraestate”, gli oratori estivi parrocchiali con oltre 200 giovani formatori. Si è quindi parlato di “iniziazione cristiana” (13, in diocesi, le parrocchie che hanno iniziato una nuova sperimentazione): in pratica un nuovo modo per amministrare il primo dei sacramenti, il Battesimo, in un contesto radicalmente seco- larizzato. Si è discusso di Cresima (appena uscito un “direttorio” diocesano per vivere al meglio questa celebrazione), ma anche di insegnamento della religione cattolica, di Pastorale con la famiglia e di omelie. E si è parlato anche di media (il sito web e il settimanale diocesano) e di come essere meglio presenti nell’arcipelago del web 2.0 (tantissimi i gruppi e le parrocchie con siti o profili sui social network). Iniziative particolari sono annunciate, anche a Pistoia, per l’anno della Fede a partire dalla tradizionale “Settimana Teologica” (settembre 2012) quest’anno dedicata proprio alla “nuova evangelizzazione”. Di questa, che si terrà dal 3 al 7 settembre, è già pronto il programma che pubblicheremo nel prossimo numero. L’evangelizzazione sarà anche il tema del prossimo Sinodo dei Vescovi, che si terrà dal 7 al 28 ottobre. Una coincidenza che rende più impegnativa l’organizzazione della nostra tradizionale “Settimana”. R. 29 GIUGNO 2012 IN CATTEDRALE Giubilei sacerdotali Elenco Sacerdoti 70° Mons. Italo Taddei 50° di don Piero Vannelli 25° di Don Hippolite Ngahi Anniversari di professione religiosa Monastero delle Clarisse 60° di Suor Benedetta Giovanetti 25° di Suor Donatella Grechi Suore Domenicane Ancelle del Signore 50° di Madre Emilia Smorgon 50° di Suor Maria Paola Di Felice Istituto Minime Suore del Sacro Cuore Poggio a Caiano 50° di Suor M . Rosangela Maureddu 50° di Suor Rosita Fiorentino 25° di Suor Dolores Barbarossa 25° di Suor M. Elenoide Goncalves Brasile 25° di Suor Mary Bernadet Lambert Sri Lanka 25° di Suor M. Francesca Mersal Egitto 8 comunità ecclesiale n. 26 1 Luglio 2012 29 GIUGNO I N CATTEDRALE Vita La Due nuove ordinazioni presbiterali di Daniela Raspollini D opo un lungo cammino di preparazione e servizio alla Chiesa di Pistoia, il 29 giugno, in cattedrale, saranno ordinati sacerdoti Maurizio Andreini e Sergio Agostini. Ne abbiamo raccolto la testimonianza. Maurizio Andreini Maurizio Andreini ha 43 anni ed è nato a Quarrata; ha prestato servizio nelle parrocchie di San Paolo, San Benedetto, nella Basilica della Madonna dell’Umiltà, a Gello e nella sua parrocchia di origine, S. Maria Assunta a Quarrata. Attualmente è in servizio alla parrocchia di San Michele Arcangelo alle Casermette. Cosa significa il sì di un prete? E cosa ci si attende oggi da questa figura? Il sì di un prete, prima di tutto è nel momento in cui il Signore ci chiama: quel momento, rappresenta già un sì, è rispondere a questa chiamata. Il sì del sacerdote è anche la continua disponibilità verso Dio e verso tutta l’umanità, nonché una rinuncia a se stessi per donarsi totalmente a Cristo. Secondo me il prete oggi è una figura per certi aspetti ambivalente, perché quanto criticata, ostacolata ecc. è allo stesso tempo tanto richiesta da tutti. Si parla oggi di una società che ha perso il senso di Dio e mai come oggi, allo stesso tempo, la società cerca Dio. Credo che uno degli agganci sia proprio la figura del sacerdote che vive in un contesto quotidiano, “N on è stata una folgorazione come quella di Saulo di Tarso sulla Via di Damasco, né una chiamata diretta del tipo di quella ai pescatori sul lago di Galilea. Niente di eclatante: un ‘venticello leggero’ più che un ‘vento impetuoso’ ha spirato sulla mia vita, un certoorientamento più che un tracciato preciso. A pensarci bene, non saprei dare una riposta precisa... tutto sa di ‘mistero’ nella mia vicenda. Ancora oggi mi domando con stupore: ‘perché’. Si vede che il Signore aveva su di me un disegno particolare, che nel tempo si è fatto più chiaro. E così sono diventato e continuo ad essere con molta meraviglia e con gratitudine, ‘pescatore d’uomini’, nella gratificante e sorprendente constatazione che il Signore compie ‘opere grandi’ nonostante la inutilità del servo”. Così don Piero Vannelli spiega come è nata la sua vocazione. Don Piero è stato ordinato sacerdote dal vescovo monsignor relazionandosi con persone di ogni ceto e di ogni cultura. Credo che oggi più che mai si attenda che il sacerdote sia il punto fermo, stabile in una società dove i problemi aumentano e i valori vacillano a tal punto che il prete diventa sostegno e accompagnamento. Molti giovani non rispondono alla chiamata del Signore perché comprendono che la vita del sacerdote è vissuta all’insegna dell’obbedienza, della castità e della povertà. Ma perchè questi valori fanno paura? Sì è vero, ma perché i giovani si pongono di fronte alla chiamata come una vita pesante e di rinuncia anziché, come dono di Dio e se è dono di Dio si risponde nella libertà che ci viene donata dall’amore di Dio stesso, quindi rispondendo all’amore non è sacrificio, ma gioia. Vorrei fare l’esempio di due coniugi: se entrambi si amano, alcuni doveri e oneri si trasformano in “gratuità” e donazione totale di sé. A quale pastorale credi sia opportuno dare maggiore attenzione? Prima di tutto alla Pastorale della famiglia; infatti, come ci ricordava Giovanni Paolo II, è una piccola Nazareth ed è il vivaio delle vocazioni al matrimonio al sacerdozio e alla vita consacrata. Vorrei ringraziare il nostro compianto vescovo monsignor Simone Scatizzi, che sette anni fa mi accolse in seminario permettendomi di concretizzare il mio percorso formativo di sacerdozio; suor Santina Vellani delle suore Mantellate, che con il suo esempio di vita ha saputo gettare in me il seme della vocazione; don giordano Favillini, che ormai in età più che adulta ha saputo riordinare il mio percorso, accompagnandomi spiritualmente sino all’ingresso del seminario, rimanendo sempre in contatto con me sino ad oggi; poi le comunità educanti del seminario di Firenze e di Pistoia, il vescovo Mansueto Bianchi e i tanti laici che hanno creduto e sostenuto in ciò che il Signore mi chiedeva. Grazie di cuore a tutti pregate per me. Dio vi benedica Sergio Agostini Sergio Agostini, è nato nel 1955 a San Piero in Vincio e nella parrocchia di San Pietro in Vincio ha iniziato il suo cammino di iniziazione cristiana. È diventato diacono nel 1991 e ha cominciato a prestare servizio prima nella parrocchia di origine, San Pantaleo, e poi in suo aiuto a Casore del Monte; successivamente è stato chiamato al servizio diaconale nella parrocchia di Serravalle. Sergio si è impegnato con grande dedizione al servizio degli anziani del Teisd, prima nelle case private, e poi al Centro Monteoliveto. Da qualche anno sta seguendo un percorso di formazione culturale e spirituale più mirata al ministero sacerdotale presso l’Istituto di scienze religiose (Isr) di Firenze. Da molti anni fai parte dell’associazione Teis: questa esperienza che cosa ha significato per te? Essere parte di un gruppo che si impegna ad assistere gli anziani, come il Teisd ha inciso molto nella mia formazione umana e cristiana, perché qui ho imparato a vivere la diaconia, cioè il servizio ai più deboli, ai più emarginati, quali possono essere certi anziani soli, dimenticati in balia di se stessi. In qualunque modo si voglia essere (cristiani, laici o chierici), è la carità che ci qualifica. Ogni vocazione nasce dalla carità. Tutto ha valore e significato se vissuto nell’ottica del dono, del servizio. Ogni esperienza in tal senso forma, ti matura e ti rende capace di continuare. Che cosa significa il sì di un prete? Il sì al sacerdozio vuol dire accettare di rimanere nel progetto di Dio perchè si compia ciò che egli vuole da te; penso che in questo ministero si debba vivere ancor più da “servi” per i fratelli nella fede, cercando di portare a tutti un seme di verità, un dono di grazia, un esempio di carità: la testimonianza credibile e l’apporto sacramentale e pastorale al servizio della Chiesa. Il “sì “ di un prete espresso nell’ordinazione dovrà ogni giorno ripetersi interiormente perché tutta la sua vita sia sempre più conforme a Cristo buon pastore. Cosa ci si attende dalla figura del sacerdote? Da ogni sacerdote ci si attende che egli sia semplicemente un buon prete. E questo vuol dire non soltanto buono d’animo, ma sopratutto vero innamorato di Cristo e della Chiesa: innamorato di tutti i fedeli, di quelli meno fedeli e dei non fedeli, comunque di amare. Credo che l’immagine di un buon prete stia nella sua credibilità anche quando le difficoltà che incontra possano causare stanchezza e delusione. Ci vorrà allora tanta preghiera, umiltà, e pazienza cercando di ravvivare sempre con la Parola di Dio, il dono di quel mistero di grazia che è posto nelle tue mani per il tuo bene e di coloro che a te sono affidati. GIUBILEI SACERDOTALI 50° di don Piero Vannelli Longo Dorni il 29 giugno 1962 nella Cattedrale di Pistoia. “Per due anni – racconta - mi son fatto le ossa come cappellano nella parrocchia di San Bartolomeo in Pantano; per tre anni sono stato parroco a Pianosinatico e Rivoreta, con responsabilità pastorale, e per circa un anno anche nella parrocchia di Abetone. Nell’ottobre 1967 sono trasferito a Sarripoli e nel 1974 a Canapale, dove sono rimasto fino al dicembre 1982, giorno in cui ho iniziato la mia attività pastorale nella comunità di San biagio in Cascheri, dove tutt’ora mi trovo. In pratica, ho sperimentato un po’ tutta la geografia della diocesi e questo mi ha arricchito sotto il profilo culturale e pastorale. Quello che ho sempre cercato di attivare con semplicità è un buon rapporto con tutti, con la ricerca di contatti, di dialogo e di rispetto per ciascuno. Ritengo che l’attività pastorale non consista in formule prefabbricate, concepite a tavolino e calate dall’alto, ma deve partire dalla realtà, dalle situazione delle persone privilegiando l’ascolto del vissuto di ognuno.” Don Piero attualmente è membro del Consiglio presbiterale del Collegio dei consultori, dell’Idsc e consigliere ecclesiastico provinciale Molti giovani non rispondono alla chiamata del Signore perché comprendono che la vita del sacerdote è vissuta all’insegna dell’obbedienza, della castità e della povertà. Perchè questi valori fanno paura? I giovani vanno aiutati ad esprimere il meglio di se stessi: sono una risorsa immensa anche per la Chiesa, se si pensa a loro in positivo: dobbiamo condividerne le attese, i desideri, i problemi, il loro futuro per aiutarli a sentire che la vita è più bella se vissuta come vocazione al dono di sé. Allora contribuiranno davvero con i propri talenti a realizzare un mondo migliore. Se le tre virtù evangeliche fossero più patrimonio di vita dell’intera società, più giovani sarebbero capaci di rispondere con gioia alla chiamata del Signore, perché quando Dio chiama entusiasma, appassiona. E’ vero, la povertà, la castità, l’obbedienza possono far paura a tal punto da soffocare una chiamata; ma se si costruisce “la casa sulla roccia”, cioè sulla parola di Dio, essa non lascia nessuno solo a se stesso. A quale pastorale credi sia opportuno dare maggiore attenzione? Ogni giorno si parla tanto di pastorale: se ne fa tanta dall’altare e poca fuori di Chiesa. Penso che ci si debba impegnare a stare più vicino alla gente sul terreno del loro vissuto, non per compiere grandi opere, ma semplicemente per valorizzare, condividere, partecipare in qualche iniziativa utile che sia di stimolo a tutti per amore di Gesù e il prossimo. Credo che questa sia la linea pastorale da seguire: dare ascolto, portare misericordia, un aiuto, una possibile risposta in nome di Cristo e del cristiano che diventa poi buona testimonianza per una relazione di amicizia, di fraternità lungimirante ed umile. della Coldiretti. Nel passato è stato assistente diocesano Aimc. Per quanto riguarda la presenza di gruppi e associazioni nella parrocchia di san Biagio, don Piero afferma che “al momento in parrocchia non ci sono grosse e vistose organizzazioni, ma piuttosto una serie significativa di piccoli gruppi e iniziative, come in tante altre parrocchie: più semi che alberi: Il Cpp, due gruppi di ascolto del Vangelo, il gruppo dei catechisti, vari gruppi di catechismo secondo le fasce d’età, il gruppo Caritas, gruppi di preghiera, il coro liturgico, il coro polifonico, il gruppo per il turismo e le attività ricreative”. “Vorrei saper dire a tutti - prosegue - che mettere Cristo al centro della propria vita è un affare! Cristo è la luce che permette di camminare, di comunicare, di avere un approccio positivo con le persone con se stessi, con le cose, con la vita nel suo complesso divenire: senza di Lui si brancola nel buio, si è abbagliati e accecati da luci fasulle”. DR Vita La 1 Luglio 2012 comunità ecclesiale n. 26 GIUBILEI SACERDOTALI 70° di monsignor Italo Taddei M onsignor Italo Taddei è parroco della Basilica di San Giovanni a Roma. La sua vocazione è nata nel frequentare la sua parrocchia di Limite sull’Arno; è stato ordinato nel 1942 nella cattedrale di Pistoia da monsignor Giuseppe de’ Bernardi. Ha iniziato il suo ministero sacerdotale prima a Montale, dove è rimasto tutto il tempo della guerra, poi ad Agliana e a Capraia Fiorentina. Da lì il vescovo lo trasferì a Pistoia per fare catechismo ai ragazzi del “Tempio” dove vi era anche una mensa: allora era cappellano don Lapini e la struttura era gestista dall’Unra. I locali della mensa non erano sufficienti ad accogliere tanti bambini bisognosi e allora il vescovo assegnò alla mensa i locali del seminario minore, i locali del Collegio in Via Bindi, dove si potè ospitare più di oltre 100 ragazzi. “Il primo giorno - racconta monsignor Taddei - lo passai ad imbullettare i cartoni alle finestre perché i bombardamenti avevano rotti tutti i vetri.. All’inizio, della scuola si occupava la maestra Amadori; poi si faceva catechismo per la preparazione alla prima comunione; vennero accolti ragazzi che non avevano famiglia a mangiare a dormire. Divenne la ‘Casa dei ragazzi’”. Monsignor Taddei ricorda come la provvidenza divina venne loro in aiuto per la risoluzione di un importante problema: l’onorevole Foresi portò a cena e in visita ai ragazzi dell’opera maternità e infanzia l’onorevole Ciocceti, il quale promise loro una nuova sede visto che quella del Seminario doveva essere lasciata. Il 15 agosto si inaugurò, in via san Biagio la “Casa dei ragazzi dell’opera maternità e infanzia”. Nel tempo quest’opera si sciolse, ma in memoria di quel periodo venne intitolata nella zona di San Biagio, una via dedicata 25 anni di servizio diaconale di Luciano Bani “Credo fermamente nel ministero diaconale In occasione del suo 25° di servizio, il diacono Luciano Bani si racconta in una breve intervista rilasciata al nostro settimanale C ome è nato il diaconato permanente nella nostra diocesi? Il cammino diaconale, voluto da monsignor Simone Scatizzi per la nostra diocesi, ha avuto inizio nel 1983. Come responsabile fu chiamato monsignor Renato Bellini. Abbiamo iniziato il cammino con due candidati: uno ero io, l’altro Mario Breschi. La formazione consisteva nella partecipazione ai corsi di teologia e ad incontri specifici. Negli anni successivi i candidati sono aumentati fino ad arrivare al numero di ben 25. Il 3 ottobre 1987 in cattedrale, P adre Armando Felice Verde, originario di Cimitile (Napoli) era molto conosciuto a Pistoia. Conseguito il dottorato all’Angelicum nel 1957, a Roma, venne assegnato al convento domenicano pistoiese nel 1956. Qui insegnò Metafisica e Storia della Filosofia nello Studium di Pistoia, poi dal 1959 Teologia Dogmatica. Svolse anche attività pastorale e dal 1958, per poi molti anni, fu direttore della Fraternità del Terz’Ordine a San Pierino Casa al Vescovo. Nel 1963 si iscrisse all’Università degli Studi di Firenze, dove conseguì la laurea con il prof. Eugenio Garin e fu quindi invitato a proseguire la ricerca storica relativa all’Università fiorentina nel Rinascimento. A metà degli anni ’60 entrò nel collegio redazionale della rivista “Vita Sociale”, con sede a Firenze e poi a Pistoia, dove nel 1977 ne divenne direttore. Dagli inizi degli anni ’80 divenne animatore di un gruppo di giovani, denominato “La Vigna”, finalizzato a maturare una formazione socio- l’allora vescovo monsignor Scatizzi imponeva le mani per il rito di ordinazione diaconale ed io fui il primo diacono permanente per la diocesi di Pistoia. Con proprio decreto, il vescovo mi destinava al servizio nella parrocchia di Vicofaro, dove sono rimasto per 24 anni, e mi affidava la responsabilità dei ministeri straordinari istituiti per la diocesi; inoltre fui anche nominato responsabile dell’ufficio pellegrinaggi diocesano: Insieme a monsignor Bellini nei primi tempi, abbiamo istituito la “Giornata del diaconato”, durante la quale venivo inviato in varie parrocchie a parlare ai fedeli ed a incontrare i consigli pastorali al fine di presentare questo nuovo ministero ripristinato dal Concilio Vaticano II. Dopo questi 25 anni di servizio alla Chiesa qual è il suo messaggio? Credo fermamente nel ministero diaconale per un servizio disinteressato alla Chiesa e ai fratelli nell’evangelizzazione, nella liturgia e nella carità. In questi anni ogni giorno ho pregato affinché il Signore mi rendesse il più possibile simile a lui, che è venuto in mezzo a noi non “per a Don Bosco. Dopo l’opera passò all’Aias come struttura per disabili. Nell’ambito della Casa dei ragazzi monsignor Taddei vuole ricordare uno struggente episodio di Leone un “raccattacicche”: “eravamo al momento in cui in chiesa ci stavamo preparando alla celebrazione della prima comunione e Leone non c’era. Eccolo arrivare con un mazzo di fiori colti nel giardino vicino e scusandosi del ritardo disse che tutti avevano la mamma che portava fiori in chiesa e lui, non avendola, aveva provveduto da solo. Quei fiori, donati da Leone, vennero messi sull’altare”. Nel 1977 monsignor Taddei fu chiamato dal cardinale di Firenze Benelli, che lo nominò suo segretario, e rimase così a Roma occupandosi della Commissione pontificia Migranti. Della diocesi di Pistoia monsignor Taddei ricorda il suo carissimo amico monsignor Giordano Frosini, tutti i sacerdoti e augura a tutti i ragazzi che possano realizzare se stessi D.R. essere servito, ma per servire”, ed ho scelto una preghiera per ricordare questo anniversario:“se dovessi scegliere una reliquia della tua passione, prenderei proprio quel catino colmo d’acqua sporca. Girare il mondo con quel recipiente e ad ogni piede cingermi dell’asciugatoio e curvarmi giù in basso, non alzando mai la testa oltre il polpaccio per non distinguere gli amici dai nemici, e lavare i piedi del vagabondo, dell’ateo, del drogato, del carcerato, dell’omicida, di chi non mi saluta più, di quel compagno per cui non prego mai, in silenzio, finché tutti abbiamo capito nel mio il tuo amore, amen”. Durante il suo diaconato è nata l’associazione “Amici di Lourdes”: il suo servizio di diacono anche a Lourdes cosa ha significato per te? Tutto! D.R. SAN DOMENICO Ricordo di padre Verde politica e pubblicando anche una rivista periodica. Da questo gruppo di giovani, nei primi anni ’90, si originò “La Rete”, movimento politico innovativo che si proponeva di apportare un contributo nel restituire dignità e nobiltà alla politica. In questo periodo si dedicò prima ad alcune ricerche su Savonarola, pubblicate in “Memorie Domenicane”, poi alla trascrizione delle prediche e di altri scritti del frate fiorentino e di altri frati suoi seguaci. Contribuì quindi alla realizzazione dell’edizione nazionale, in occasione del V centenario della morte, in particolare alla trascrizione con l’introduzione del Breviario di Savonarola. Nel 1998 divenne priore del convento pistoiese, fino al 2001, e partecipò al Capitolo provinciale di Roma sempre nel 2001. L’anno dopo, con l’inizio del priorato di frate Alessandro Corte- si, divenne sottopriore. I problemi di salute per frate Felice iniziarono a divenire importanti nel 2003. A causa di una caduta durante la notte, venne ricoverato nell’Ospedale cittadino e poi trasferito a Firenze, dove purtroppo ci lasciò, all’età di 84 anni, presso il locale convento domenicano, assistito dai confratelli frate Vincenzo Caprara e frate Aldo Tarquini. I suoi funerali furono celebrati a Pistoia, nella chiesa di San Domenico. Accompagnò sempre i suoi studi storici con riflessioni sulla vita politica e sulle questioni contemporanee, nel continuo tentativo di cogliere le grandi intuizioni derivanti dall’intelligenza sulla storia, con la finalità di interpretare le vie di un rinnovamento della società e di riforma della chiesa nel presente. La sua propensione a correlare le ricerche sul passato con l’attenzione 9 Messa al Campo Nomadi di Via Nazario Sauro Essere vicini ai fratelli zingari Il mio desiderio più grande è quello di diventare cappellano degli zingari L e comunità parrocchiali di Vicofaro e di RaminiBonelle, insieme al Centro don Milani, promuovono, nel 45°anniversario della morte di don Lorenzo, per giovedì 28 giugno alle 18,15, la celebrazione della Messa nel Campo Nomadi di via Nazario Sauro, seguita da una piccola cena di condivisione. Con questa iniziativa aperta a tutta la popolazione, intendono esprimere vicinanza e solidarietà ai fratelli zingari, ribadendo la loro piena appartenenza alla comunità in un momento difficile, in cui vengono loro negati i diritti a una vita dignitosa. Membri della comunità hanno visitato più volte il Campo, incontrando dignità e dolore nel sopportare una condizione di forte degrado e di abbandono da parte della città. Per noi, scegliere di ricordare in questo luogo l’anniversario della morte di don Lorenzo, grande profeta e maestro al servizio degli ultimi, significa riaffermare l’urgenza di una pastorale che, in piena coerenza con il Vangelo, assume come centrale l’umanità dei più poveri. Questa scelta si inserisce in un percorso di solidarietà e di convivenza, rigettando ogni forma di pregiudizio e di rifiuto aprioristico. Come don Lorenzo seppe restituire la Parola a tanti senza-voce, così vogliamo - dopo l’indifferenza e il disinteresse che hanno subito per tanto tempo che questi fratelli abbiano piena dignità, condividendo con loro le regole, l’affetto, la giustizia. Comunità parrocchiali di Vicofaro e di Ramini-Bonelle Centro di documentazione e di Progetto don Lorenzo Milani BADIA A PACCIANA alla contemporaneità, si traduceva in lui nell’apertura all’incontro con persone provenienti da ambiti diversi. Per questo fu in grado di stabilire una significativa rete di amicizie e contatti con ambienti diversi: nella città di Pistoia, con studiosi di livello internazionale, con il mondo della scuola e dell’università. Leonardo Soldati Messa di suffragio S abato 30 giugno, nella chiesa di Badia a Pacciana, verrà celebrata una messa in suffragio di Giampiero ed Enrico Gherardeschi, presieduta dal vescovo, monsignor Mansueto Bianchi. 10 comunità e territorio n. 26 1 Luglio 2012 Aziende partecipate Prime nomine del sindaco Bertinelli Vita La Comune di Pistoia Tagli per 750mila euro nel bilancio di previsione La scure si abbatte anche sulle indennità degli amministratori «I Rinnovati i consigli di otto enti. Largo a donne e giovani di Patrizio Ceccarelli I l sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, ha concluso la sua prima rosa di nomine: 18 persone per otto enti le cui cariche scadevano il 22 giugno. La scelta è stata fatta tra oltre 300 autocandidature arrivate in appena 15 giorni, da quando la nuova giunta ha deciso di riaprire, dal 4 al 19 giugno, i termini per la presentazione delle autocandidature, con l’obiettivo di ricevere tanti curricula e di grande qualità e non solo legati alla politica. Per l’Associazione Teatrale Pistoiese il sindaco doveva nominare cinque persone e, tra queste, designare il presidente che sarà Rodolfo Sacchettini, 31 anni, di Firenze, professore a contratto alla facoltà di sociologia di Urbino per il corso «Forme e linguaggi del teatro e dello spettacolo». Nella stessa assemblea anche Claudia Cappellini, 48 anni, responsabile del servizio cultura, comunicazione e sport del Comune di Quarrata; Lorenzo Maffucci, 30 anni, giornalista pubblicista ed esperto musicale; Nadia Tirino, 33 anni, insegnante, diplomata in pianoforte e laureata in storia della musica; e l’assessore alla cultura Elena Becheri, che parteciperà a titolo gratuito. Il compenso per i membri del Cda dell’Atp è di 30 euro a seduta come gettone di presenza. Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Accademia di Musica italiana per Organo entra Maria Camilla Pagnini, 44 anni. Per il Centro italiano di storia di studi e d’arte il sindaco ha scelto nel consiglio direttivo, Giovanna Frosini, 52 anni, professore associato all’Università per stranieri di Siena. Nel consiglio direttivo della Fondazione Michelucci entrano l’architetto e urbanista Gianluca Giovannelli, l’architetto Roberto Agnoletti, e Giulia Andreini, 32 anni, insegnante al liceo scientifico parificato delle Suore Mantellate. All’Istituto storico della Resistenza sono stati nominati Ivan Pagliaro, 24 anni, Silvia Mauro, 34 anni (collaboratrice del nostro giornale), e Francesca Perugi, 24 anni. Il professore Francesco Gaiffi, 45 anni, sarà membro dell’assemblea e del consiglio di amministrazione dell’Università del tempo libero. Nella stessa assemblea entrano anche la professoressa Milva Maria Cappellini, 51 anni, e l’architetto Nicola Bottari Scarfantoni, 48 anni. Nel consiglio direttivo del Tiro a segno nazionale entra l’assessore allo sport Mario Tuci. Per quanto riguarda il consiglio di amministrazione degli Istituti Raggruppati, il sindaco ha scelto di riconfermare per quattro mesi gli attuali consiglieri per permettere la conclusione in continuità di alcuni interventi e procedimenti aperti. Iniziative Servizio sms 113 per sordi Per chiedere aiuto basta un messaggino al 334 6907745. Pistoia tra le prime città italiane ad attivare il canale per audiolesi «S iamo lieti di aver introdotto un ulteriore servizio, che crediamo sia di grande utilità. La questura è sempre al fianco delle persone deboli». Così il questore Maurizio Manzo ha commentato l’attivazione del nuovo servizio di chiamata per il 113 tramite sms, dopo l’accordo siglato tra questura di Pistoia e il presidente regionale dell’Ente nazionale sordi, Giovanni Tafi. Pistoia è una delle prime città italiane, la terza in Toscana insieme a Pisa e Arezzo, ad aver attivato il canale di comunicazione per sordi, al quale si accede tramite il numero 334 6907745. Il servizio consente di comunicare con gli operatori della centrale operativa telecomunicazioni della questura, tramite sms, che provvederanno ad assicurare al richiedente il soccorso necessario (pronto intervento, vigili del fuoco, emergenza sanitaria). «Per una migliore conoscenza dell’iniziativa -ha aggiunto il questore-, i nostri uffici, in collaborazione con l’Ente nazionale sordi, hanno attivato una serie di incontri tra operatori di polizia e utenti». «Si tratta di un servizio –ha detto il presidente Tafi– che può essere di utilità non solo per noi, ma per tutti i cittadini, perché una persona sorda può assistere ad un incidente o ad un altro evento che richiede un immediato soccorso e chiamare aiuto, semplicemente con un sms». P.C. l concetto che ci ha guidato è stato quello che chi più ha, più deve dare». Lo ha detto il neo-sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, presentando il bilancio di previsione 2012 dell’ente. Un bilancio caratterizzato da oltre 750.000 euro di tagli, tutti interni, a cominciare dalle indennità degli amministratori e del presidente del consiglio comunale, che sono state ridotte del 20%, così come sono stati tagliati tutti i benefit e le spese di rappresentanza. Lo stesso gabinetto del sindaco ha subito una riduzione di circa 30.000 euro. Incremento, invece, di circa 500.000 euro, per il sociale e il supporto alle fasce più deboli. Inoltre, è stato ricostituito con 100.000 euro il fondo di sostegno ai disoccupati, mentre altri 100.000 euro sono stati destinati al fondo per il contributo affitti e altrettanti come incentivo all’occupazione giovanile e femminile. Sugli investimenti, priorità all’edilizia scolastica e alla difesa del suolo. Per quanto riguarda l’Imu è stata adottata l’aliquota base per le case principali, massima per fondi sfitti, assicurazioni e banche. «Abbiamo rispettato alla lettera – afferma il sindaco Samuele Bertinelli – l’ispirazione di fondo del nostro programma di governo, nonostante le difficoltà oggettive che abbiamo incontrato nell’operare a metà anno su un bilancio di previsione.Tutte le indicazioni politiche che potevamo applicare, le abbiamo applicate e sono leggibili nelle ripartizioni delle spese del bilancio. Il nostro obiettivo è il riequilibrio strutturale del bilancio che vogliamo raggiungere senza l’inserimento di proventi straordinari come gli oneri di urbanizzazione che saranno infatti interamente impegnati negli investimenti sul territorio». «Siamo consapevoli – spiega l’assessore Daniela Belliti – che si tratta di una manovra pesante, ma abbiamo voluto costruirla tenendo sempre presente il requisito dell’equità e della progressività del prelievo. Diamo inoltre fin da ora la nostra piena disponibilità a ridiscuterla in sede di variazione di bilancio, a settembre, quando avremo la prima stima del gettito Imu versato con la prima rata». P.C. Sindacato A Cgil Incontri si parla di lavoro e democrazia L’evento clou sarà il 7 luglio con il faccia a faccia tra Camusso e Squinzi I l ministro dell’ambiente Corrado Clini, il segretario della Cgil Susanna Camusso, e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi sono i protagonisti della 16esima edizione di Cgil Incontri (in corso di svolgimento a Serravalle Pistoiese, fino all’8 luglio), alla quale prenderanno parte anche il vicepresidente del Senato Vannino Chiti e il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Il titolo di questa edizione «Orizzonti democrazia» è stato scelto perché «ormai - spiega Gessica Beneforti, segretaria provinciale della Cgil di Pistoia - sempre più persone sentono persino l’esercizio del proprio diritto al voto espropriato da scelte e decisioni provenienti dall’estero: Bruxelles, Germania, G20, Fmi, banche centrali». I temi oggetto dei vari dibattiti riguardano la crisi economica e occupazionale, sia del nostro territorio, sia dell’intero Paese, la Costituzione e le riforme, le pensioni, i salari e il potere d’acquisto, l’ambiente visto come motore di sviluppo, il welfare, le sfide dell’economia e i riflessi sul nostro territorio. L’evento clou sarà il faccia a faccia tra Susanna Camusso e Giorgio Squinzi, sabato 7 luglio (ore 18), durante il quale si parlerà a tutto tondo di occupazione, prospettive di sviluppo e riforma del lavoro. Com’è tradizione, Cgil Incontri offre anche momenti di intrattenimento e di svago, con spazi musicali e culturali, oltre alla buona cucina. La prima edizione, 16 anni fa, ad un anno dalla morte di Luciano Lama, sempre sotto le Torri di Castruccio a Serravalle Pistoiese, vide confrontarsi l’allora presidente di Confindustria Gianni Agnelli e il segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati. P.C. Vita La 1 Luglio 2012 comunità e territorio n. 26 Vivaismo Si punta sui nuovi mercati Per fronteggiare la crisi le aziende guardano con fiducia alla Russia e ai paesi arabi di Patrizio Ceccarelli 11 “Il vivaismo a Pistoia nell’epoca della globalizzazione dei mercati” S abato 30 giugno presso la Camera di Commercio di Pistoia si terrà il forum “Il vivaismo a Pistoia nell’epoca della globalizzazione dei mercati” organizzato dall’Associazione internazionale produttori del verde “Moreno Vannucci”, in collaborazione con il distretto rurale vivaistico ornamentale di Pistoia e la Camera di Commercio di Pistoia. Questo il programma: ore 10: saluti del Sindaco di Pistoia Samuele Bertinelli, del presidente della Camera di Commercio, Stefano Morandi, del presidente Provincia Pistoia, Federica Fratoni e dell’assessore regionale agricoltura, Gianni Salvadori; ore 11: relazione del presidente distretto rurale vivaistico-ornamentale, Vannino Vannucci; ore 11,15: intervento dell’assessore comunale attività produttive, Tina Nuti; Intervento del direttore del Cespevi, Paolo Marzialetti; ore 11,45: intervento del dirigente dello sviluppo rurale del Ministero politiche agricole alimentari e forestali, Alberto Manzo; ore 12: interventi di rappresentanti delle Ooppaa e Associazioni di vivaisti; ore 13: intervento dell’ass. provinciale all’agricoltura, Mauro Mari; ore 13,15: doni di rappresentanza a tutti i presenti; ore 13,30: Colazione di lavoro riservata ai relatori, alle autorità, ai rappresentanti Ooppaa e giornalisti; ore 16: visite guidate a vivai innovativi a campione, con partenza bus da Piazza Garibaldi, previo prenotazione al momento della registrazione dei partecipanti. Coordina: Renzo Benesperi. INFO: Associazione internazionale produttori del verde “Moreno Vannucci” tel. e fax 0573.380342, e-mail: [email protected]. FONDO MUSICALE ROSPIGLIOSI Presentato il catalogo A I l vivaismo, con le sue 1.500 aziende, 5.000 ettari di coltivazioni e oltre 8.000 addetti compreso l’indotto, è il settore che ha risentito meno della crisi ed è pronto a ripartire, puntando anche su nuovi mercati. È quanto sottolineato dall’assemblea dei soci dell’Associazione Vivaisti Pistoiesi, che riunisce oltre 200 aziende del settore e che nei giorni scorsi ha approvato all’unanimità il proprio bilancio consuntivo e presentato alcune iniziative. «A settembre saremo presenti alla fiera di Gent in Belgio - spiega il presidente Andrea Zelari -, che è una delle più importanti a livello internazionale e vanta oltre 100mila visitatori. In quell’occasione saremo chiamati a realizzare degli splendidi allestimenti, proprio per dare la presentazione di una città davvero verde». «Dal punto di vista dei mercati - aggiunge il direttore Emanuele Begliomini - è cambiato molto, con aziende che hanno risentito più di altre della crisi. Chi lavorava molto con la Spagna o con la Grecia ha accusato colpi grossi, altre imprese, invece, hanno subito meno questi effetti. Di certo c’è che le aziende vivaistiche sono comunque attive, vanno a cercare mercati nuovi, soprattutto nell’Est Europa, con un occhio di riguardo alla Russia, e in parte nei paesi arabi». L’assemblea ha approvato, oltre al consuntivo, anche un proprio codice etico. «Si tratta di un breve testo spiega ancora il direttore Begliomini - che detta i regolamenti morali per chi rappresenta l’Associazione, a qualsiasi titolo. Un documento che ha un grande significato e che rappresenta in questo senso una novità assoluta». «In collaborazione con altri enti e associazioni pistoiesi - aggiunge il vicepresidente Marco Romiti già dai prossimi giorni apriremo i nostri vivai ad una serie di visite guidate, per dare un’offerta in più ai turisti che scelgono Pistoia come loro meta e che oltre alle bellezze artistiche e architettoniche d’ora in poi potranno ammirare anche il frutto di un’attività che ci ha reso famosi in tutto il mondo». lcune volte ci interroghiamo sulla nostra storia cittadina, consci del fatto che potremmo avere delle lacune da colmare. Proprio a tal proposito, in ottica di valorizzare uno dei personaggi più importanti della storia pistoiese, è stato presentato venerdì 22 giugno, il Catalogo a stampa del Fondo Musicale Rospigliosi. E’ infatti Giulio Rospigliosi, uno dei nostri più illustri antenati, essendo stato in passato figura di spicco nella vita culturale della Roma barocca e Papa (dal 1667 al 1669 con il nome di Clemente IX). La pubblicazione, preziosa e frutto di un accurato lavoro di ricerche storiche, ha visto l’impegno di più soggetti coinvolti nella realizzazione del progetto. Gli enti e i soggetti coinvolti sono: il Comune e la Provincia di Pistoia, la Diocesi di Pistoia, il Capitolo della Cattedrale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e la Regione Toscana. La realizzazione di tale progetto ha seguito un iter lungo, iniziato nel 2000 per celebrare la figura di Giulio Rospigliosi. Fra le iniziative che si sono succedute negli anni, sono da menzionare vari scritti pubblicati nella collana provinciale “Beni culturali”, fino ad arrivare all’ultimo tassello del progetto che prevedeva la catalogazione del Fondo Musicale Rospigliosi. Il valore storico del lavoro è immenso, a maggior ragione se pensiamo che i quattromila pezzi (dal XVII al XX secolo) facenti parte del Catalogo sono conservati in gran parte nella Biblioteca Comunale Forteguerriana ed in parte nell’archivio del Capitolo della Cattedrale. Un’opera ricca, tra opere di musica a stampa, libretti e manoscritti musicali che ribadisce il valore culturale della nostra città. Matteo Pieracci CONSIGLIO COMUNALE DI AGLIANA Programma triennale degli interventi sul territorio V ia libera dal consiglio comunale al programma triennale delle opere e degli interventi sul territorio di Agliana e alla relazione previsionale e programmatica per il triennio 2012-2014. L’assessore ai lavori pubblici, Alberto Ciampi, ha presentato alcuni degli interventi previsti. “Per quest’anno –ha evidenziato– abbiamo ancora una volta scarse possibilità di investimento e, conseguentemente, l’unica opera pubblica in programma è l’installazione sul tetto della scuola media Bartolomeo Sestini di un impianto fotovoltaico. Saranno costruiti impianti del genere anche su altri edifici ma solamente in se- di Marco Benesperi guito all’emanazione di un bando di gara (previsto entro l’estate), il cui vincitore si farà carico della realizzazione”. Sempre per quest’anno sono stanziati 50.000 euro per l’ampliamento della cucina dell’asilo nido e di altri locali accessori oltre ad alcune decine di migliaia di euro sono previsti per le asfaltature.Viene, inoltre, accantonata metà della somma necessaria per l’acquisto (previsto per il prossimo anno) dei locali ex Coop dove sorgerà la nuova Asl. “Maggiore ottimismo –ha comunicato l’assessore Ciampi– per gli anni 2013 e 2014. Abbiamo previsto un nuovo lotto di marcia- piedi, la rotatoria tra via Lucca e via Provinciale a Spedalino, la riqualificazione del viale Roma sulla base delle indicazioni giunte da percorso di partecipazione attiva dei cittadini, l’acquisto di nuovi loculi per il cimitero comunale “Il Giardino” e l’ampliamento della scuola di via Dante”. Dall’opposizione, uniche voci di commento alle opere pubbliche, discusse insieme al provvedimento relativo alle aliquote Imu, sono giunte da Massimo Zucchelli, Pdl-Udc-Lega Nord, che ha riconosciuto “un’attenzione significativa al mondo della scuola” e da Luigi Colangelo, lista civica Decidi anche Tu, che ha apprezzato l’impegno in favore delle energie rinnovabili. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 PISTOIA FESTIVAL 2012 Corsa della solidarietà di Edoardo Baroncelli A rriva la prima edizione della corsa della solidarietà denominata anche 1° staffetta Croce Rossa Italiana. La manifestazione presentata nei giorni scorsi è in programma giovedì prossimo 5 luglio; si tratta in sostanza di una corsa competitiva e di una camminata / corsa non competitiva di 3 km. L’evento che rientra nell’ambito delle manifestazioni riguardante il Pistoia festival 2012 inizierà con la staffetta 2x1 miglio (1,6 km) con 2 atleti appartenenti alla stessa società sul percorso identico per le 2 frazioni; il ritrovo è previsto per le ore 19 in Piazza del Duomo mentre il via verrà dato alle ore 20 presso il Palazzo Comunale dove verrà anche effettuato il cambio per la frazione successiva. Il percorso prevede la partenza come detto da Piazza Duomo poi via Ripa del Sale Via Pacini Via Palestro/ Via Cavour Via Buozzi Via Curtatone e Montanara Via Buozzi Via delle Colonne Via S Andrea Via del Carmine Via delle Pappe Via delle Stinche e conclusione di nuovo in Piazza Duomo. Per quanto riguarda invece la camminata / corsa non competitiva la partenza è prevista per le ore 19.15 e il percorso è simile con l’aggiunta del passaggio in Piazza San Francesco viale Matteotti Piazza San Lorenzo via del Ceppo e Ospedale Vecchi per poi tornare in via delle Pappe e di li proseguimen- Vita La n. 26 1 Luglio 2012 to e conclusione in Piazza Duomo per un totale di circa 3km. I premi individuali saranno riservati alle prime 10 staffette assolute maschili le prime 8 femminili, le prime 5 veterane A, le prime 3 veterane B e le prime 2 staffette veterane donne. Tutta la manifestazione il cui incasso sarà utilizzato per l’acquisto di un defibrillatore vede il patrocinio di Comune e Provincia di Pistoia oltre che il prezioso contributo del Comitato Provinciale di Pistoia della Croce Rossa Italiana e della collaborazione della Silvano Fedi, della Polisportiva Bonelle del Gp Campiglio e dell’Asd Podistica Fattori Quarrata. La fortuna si diverte Commedia brillante in tre atti M ercoledì 4 luglio 2012 alle 21, nell’ambito delle manifestazioni del “Pistoia festival 2012”, l’Associazione “Amici di Pupigliana e della valle del Brandeggio” con il Comune di Pistoia e la Cna organizza una commedia brillante in tre atti (di Athos Setti) con la compagnia dei semplici dal titolo “La fortuna di diverte”. La commedia sarà ambientata in Piazza del Duomo e presentata da Serena Magnanensi. La regia dello spettacolo è affidata a Calogero Armato. Il biglietto d’ingresso è di 10 euro. L’incasso della serata verrà interamente devoluto a favore della Caritas di Pistoia e dell’Associazione Apr onlus. COOPERATIVA SOCIALE “IN CAMMINO” «L’orto di Paolo» Al via un progetto sperimentale per aiutare persone svantaggiate di Patrizio Ceccarelli S i chiama “L’orto di Paolo” il progetto realizzato dalla cooperativa sociale «In Cammino» in collaborazione con il Comune, per aiutare persone individuate dai servizi sociali comunali. L’iniziativa, che ha preso il via nelle scorse settimane ed è in fase sperimentale, è stata presentata nei giorni scorsi nella zona di San Rocco nei pressi del cimitero brasiliano, un luogo immerso nella natura e nella bellezza. La cooperativa sociale, grazie alla generosità di un privato che ha affittato il terreno a basso costo vista la finalità del progetto, ha realizzato i primi quattro orti di 250 metri quadrati ognuno, affidati per un anno a quattro uomini che non hanno lavoro. Ogni persona cura un fazzoletto di terra sul quale coltiva verdure per la famiglia. Ad oggi sono quasi ultimati i lavori di bonifica di un altro appezzamento di terreno nel quale saranno realizzati nuovi orti con l’obiettivo di affidarli ad altri soggetti svantaggiati. “Si tratta di un progetto nuovo e importante –sottolinea l’assessore al sociale Tina Nuti (nella foto)– che può rendere speranza a chi, per varie vicissitudini, ha difficoltà a trovare un lavoro e in molti casi anche a sostenere la propria famiglia. Con questa iniziativa si dà la possibilità di lavorare e allo stesso tempo di socializzare e condividere un progetto con l’ambizione, da parte della cooperativa In Cammino, di riuscire a creare un mercato di prodotti solidali a chilometri zero. La lavorazione della terra è un’attività benefica per chi la pratica e c’è tutta una letteratura, oltre che l’esempio dei nostri nonni, che dimostra la bontà e l’effetto positivo che svolge a favore delle persone”. Le quattro persone cui è stata affidata la coltivazione delle verdure sono affiancate da un tutor della cooperativa In Cammino, che segue passo dopo passo la loro attività. Ogni orto è recintato ed ha un proprio cancello di accesso. Una curiosità: nell’orto, insieme alle altre verdure, si trova anche lo zucchino di “San Rocco”, tipico della zona, che a differenza di quello più conosciuto ha la parte esterna più scura, una consistenza più dura ed un sapore più deciso. sport pistoiese EVENTI La maturità del beach volley quarratino I l Beach Volley Città di Quarrata (nella foto, una fase di gioco) diventa grande: per il 18° anno consecutivo, infatti, tornerà l’ormai popolare torneo di pallavolo sulla sabbia distante dalle località marine, organizzato dal Blu Volley Quarrata e patrocinato dal Comune mobiliero e da La Nazione, che all’epoca ebbero l’intuizione vincente di scommettere forte sulla manifestazione. Quest’anno la competizione, che vedrà al via sei squadre maschili e sei femminili (4x4 uomini; 3x3 donne), si terrà nella cornice di Piazza Fabbri da lunedì 2 a giovedì 12 luglio. Le categorie che si disputeranno la vittoria saranno la maschile e la femminile, che sostituiranno quella mista. Dodici compagini si affronteranno per dieci giorni per conquistare il titolo di squadra campione 2012, mentre i vari giocatori e giocatrici punteranno al titolo di miglior giocatore e miglior giocatrice del torneo. Ai nastri di partenza vi saranno atleti del calibro di Simone Lombardi, vittorioso l’anno passato con l’équipe Confezioni Fabio - Le Anfore e in forza alla Zona Market Vigili del fuoco Mazzoni Pistoia nell’ultima annata pallavolistica; Simone Moletta e Angelo Fantoni, pallavolisti della Misericordia Pieve a Nievole, Niccolò Francini, nell’ultima stagione alla Sestese e alla ricerca della prima affermazione nel beach, Martina Panichi, fresca di promozione in serie C con la Milleluci Casalguidi, impostasi due volte nel “Quarrata”, Letizia Santini, nell’ultima stagione in B2 a Montelupo, Elisa Storni, già presente l’anno scorso e tesserata del Cecina neopromosso in B2, le sorelle Falsini, Federica e Valentina, rispettivamente di Scandicci ed Empoli. Raddoppia il torneo di Beach Soccer, allestito dalla società Real Quarrata, che in un paio di serate organizzerà un interessante Mundialito Under 12. Nella passata edizione la finale del torneo misto, denominato Trofeo Fashion Service, vide scontrarsi Confezioni Fabio - Le Anfore e Sunrise Cafè, con successo dei primi. Il premio di miglior giocatore fu appannaggio di Niccolò Magnini mentre quello di miglior giocatrice andò ad Alessia Corsinovi. Gianluca Barni Calcio - Basket Tempi Supplementari I di Enzo Cabella Il Pistoia Basket ha trascorso gli ultimi giorni della stagione 2011-12 aspettando la decisione di Paolo Moretti. Il coach, uno dei protagonisti del brillante campionato di Lega 2, culminato con la finale per la promozione in A1 e persa contro Brindisi, ha ricevuto allettanti offerte da Bologna, Verona e Pesaro. Dopo tre anni e mezzo trascorsi a Pistoia, dove ha avuto modo di imporsi come uno dei tecnici emergenti della pallacanestro italiana, al coach aretino non gli dispiacerebbe affrontare nuove avventure, provare a mietere successi in piazze più importanti di quella di Pistoia. Logico che, per restare _ dal punto di vista umano e dell’ambiente di lavoro, ha sempre detto che Pistoia rappresenta il massimo _ Moretti chiede una squadra forte che sia in grado di lottare per la promozione. Potrà soddisfare le sue ambizioni la società del presidente Maltinti? Già nella stagione appena conclusa la società ha incontrato non poche difficoltà economiche, che si sono riversate sulla squadra, in quanto è stata costretta, dopo gli infortuni toccati a Mathis,Yango,Toppo e Saccaggi, a non acquistare i rinforzi ma contare solo sulle forze residue, cioè su sette giocatori. Una roster troppo limitato. Tuttavia, la squadra e Moretti, trovando una compattezza e una forza di forza straordinarie, sono riusciti a fare veri miracoli, tanto da arrivare a giocarsi la promozione nella massima serie. Ma i miracoli capitano una volta ogni tanto. E’ indubbio, quindi, che Moretti chieda di più, chieda di poter contare su dieci titolari e non su sette. Non solo. Il talentuoso Hardy, giudicato il miglior giocato- re del campionato, è rientrato negli Stati Uniti dove spera di trovare un ingaggio in NBA; Jones sarebbe anche disposto a rimanere a Pistoia a condizione però che gli venga ritoccato l’ingaggio. Quindi, c’è la necessità di sostituirli degnamente se si vuol puntare a traguardi di prestigio. E poi c’è Moretti, che è spinto dalla voglia di misurarsi in piazze più prestigiose di quella di Pistoia. In questa settimana, il coach aretino dovrebbe aver sciolto la riserva: al momento in cui andiamo in macchina non conosciamo la sua decisione. Da domani la Pistoiese svelerà i suoi piani per il prossimo campionato. Il consulente di mercato Filippo Giraldi ha chiuso il suo rapporto con il Brescia e quindi potrà liberamente rivelare le operazioni di acquisto e vendita che ha già concluso. E’ noto che dei giocatori in forza la scorsa stagione, solo Bigoni, Cortese e Paolicchi sono stati confermati. Se, al momento di trattare l’aspetto economico, non chiederanno la luna, li rivedremo ancora in maglia arancione. Ci sono anche Calanchi, Ceciarini e Taddeucci che potrebbero in qualche modo interessare, ma sembra difficile che possano restare, in quanto destinati a partire come riserve, ruolo che difficilmente sono disposti ad accettare, almeno inizialmente. Dal che si deduce che la nuova Pistoiese avrà un volto nettamente diverso da quello della scorsa stagione. Giraldi e Gabbanini (il nuovo allenatore) hanno deciso, con l’avallo del presidente Ferrari, di rifondare la squadra. Comporta dei rischi, ma dopo il modesto campionato scorso ci sembra doveroso. Vita La 1 Luglio 2012 Monsignor Mariano Crociata agli assistenti delle aggregazioni ecclesiali dall’Italia n. 26 CATTOLICI E POLITICA Una visione nuova P er far sorgere “una nuova generazione di cattolici impegnati in ambito sociale, civile e politico”, “non basta più una stanca ripetizione di moduli consueti nella proposta formativa: c’è bisogno di un pensiero nuovo, di una visione più rispondente ai problemi e alle esigenze che sorgono in circostanze mutate”. Lo ha detto mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, incontrando a Roma gli assistenti e i consulenti delle aggregazioni ecclesiali impegnate nella formazione alla responsabilità sociale. “Se siamo arrivati alla dichiarata necessità di una nuova generazione di cattolici – l’analisi di mons. Crociata – non è stato per assenza di politici, sindacalisti, figure istituzionali dichiaratamente cattolici, ma per il venir meno di un quadro sociale complessivo religiosamente integrato e per la perdita di vitalità e di adeguata incidenza dell’ispirazione cristiana nella vita sociale, civile e politica”. “È impressionante – ha constatato il vescovo – come tanta nostra gente sia parte integrante di quella folla che va a comporre l’immagine sconfortante di un Paese condizionato dalla presenza di corrotti e corruttori, di evasori e parassiti, di profittatori e fautori di illegalità diffusa, difensori sistematici della rivendicazione dei diritti nell’ignoranza, se non nella denigrazione, dei doveri”. Un pensiero nuovo La “responsabilità sociale e civile dei credenti”, ha ricordato il vescovo, è stata al centro di “molteplici iniziative e contatti”, che comprendono innanzitutto gli incontri del card. Bagnasco con le rappresentanze del mondo cattolico convocate dal forum del mondo del lavoro a Todi a ottobre scorso, quello con i soci di “Scienza & Vita” a novembre, con l’assemblea di “Retinopera” a dicembre, a cui è seguito il convegno dei responsabili delle Scuole diocesane di formazione all’impegno sociale e politico a marzo, e poi ancora gli incontri con parlamentari cattolici di tutti gli schieramenti. Evoluzione e debolezza Analizzando la situazione italiana, mons. Crociata ha segnalato la “persistenza di un cattolicesimo popolare nel nostro Paese”, che però “subisce una costante erosione e soprattutto trova sempre meno una rappresentanza pubblica adeguata, per ragioni che attengono non solo alla qualità e alla responsabilità delle persone, ma anche all’evoluzione del quadro culturale e istituzionale”, creando un “intreccio di evoluzione della vita pubblica e debolezza della qualità della presenza di cattolici”. “Insieme – l’appello di mons. Crociata agli assistenti e consulenti nazionali delle associazioni ecclesiali sociali – dobbiamo farci carico di una missione difficile e necessaria, in cui s’incrociano la nostra responsabilità pastorale, le attese di iscritti e associati, il compito storico della Chiesa in Italia”. La “complessità del momento”, per il vescovo, presenta “un popolo di credenti fedeli al loro dovere e al loro compito in famiglia, sul lavoro, nelle relazioni sociali”, ma anche “una sequela di ambiguità, incoerenze, contraddizioni che contribuiscono a spiegare la situazione dell’Italia di oggi”, caratterizzata per i credenti da “una debolezza della personale consapevolezza di fede e della coscienza morale dei singoli” che esige “un’attenta verifica delle nostre proposte formative e dei rispettivi percorsi”, in sintonia con quanto i vescovi italiani chiedono sul tema educativo nel corso di questo decennio. Le insidie e l’integrità Sotto accusa, per mons. Crociata, c’è “una mentalità che si è insinuata in mezzo a noi e che rimanda a quella tanto deprecata separazione tra fede e vita, che oggi assume forme cangianti e insidiose”. “Mentre sembra recuperare terreno la richiesta di presenza pubblica della fede e delle sue istanze attraverso la Chiesa – la denuncia del segretario generale della Cei – la dissociazione della fede tra privato e pubblico si ripropone nella vita dei singoli, che ormai tendono a pensare, e a vivere, come se la fede fosse affare privato, e tutto ciò che riguarda la vita sociale e civile fosse da trattare secondo una logica tutta mondana”. A questa “insidia”, si aggiunge quella che induce a “considerare secondario ciò che attiene ai comportamenti personali o privati”. Il risultato è quello di “pensare la fede in maniera separata dalla vita e dalla coerenza che a essa è richiesta, annullando le esigenze della morale ridotta semplicisticamente sempre a moralismo”. “L’integrità, nel senso dell’unità del pensare e del vivere, e quindi della persona, è una dimensione costitutiva della fede come siamo chiamati a viverla nella Chiesa”, ha ammonito mons. Crociata, invitando i credenti “alla profonda unità tra etica sociale ed etica della vita con un preciso primato di quest’ultima, per la salvaguardia – a cui è preposta – dell’identità e della dignità inalienabile di ogni persona umana, in qualsiasi condizione si trovi, dal concepimento alla fine naturale”. Alle associazioni, spetta il compito di “individuare gli elementi costitutivi di una proposta formativa che porti i credenti a essere fino in fondo tali, cioè capaci di assumersi le proprie responsabilità nella vita privata e in quella pubblica, così da rispondere alle attese che il nostro Paese spera di ricevere dalla presenza dei cattolici”. ORA SIAMO AL COMPLETO Anche la cima del Colle Fino a che punto gli eccessi delle intercettazioni? di Piero Isola O ra finalmente siamo al completo. Del resto, visto l’andazzo, c’era da aspettarselo che prima o dopo ci saremmo arrivati. Ora tutti i cittadini italiani, ma proprio tutti, che temevano di essere intercettati, possono andare tranquilli. Sono, anzi siamo, in buona compagnia. In Italia siamo seri e non facciamo sconti a nessuno. Neanche al Capo dello Stato. Anche lui può essere intercettato. Come tutti. Anzi, forse in qualche procura già sono conservati i brogliacci con le trascrizioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, pronte per essere passate ai giornali. Ipotesi non inverosimile, probabile per alcuni, dopo che il Colle è stato sfiorato dalla vicenda delle intercettazioni tra l’ex ministro Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio nell’ambito dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia negli anni 1992-1993. Napolitano ha reagito con fermezza alle insinuazioni di chi in qualche modo lo vedrebbe coinvolto, ricevendo attestati di solidarietà e stima da tutti i partiti della maggioranza. Attestati che hanno non poco rasserenato il Presidente. Ma il caso ha riportato alla ribalta l’eterno tema delle intercettazioni, autentico tormentone che ormai ci affligge da decenni senza che si venga a capo di nulla per quanto riguarda la regolamentazione di questo mezzo investigativo. E dire che il sottoscritto, nella sua inguaribile ingenuità, pensava che quella delle intercettazioni fosse un’arma destinata inesorabilmen- te a spuntarsi nelle mani degli inquirenti (e quindi a cadere nel dimenticatoio) dopo gli usi e gli abusi che questi ne avevano fatto e ne continuano a fare. Intercetta oggi, intercetta domani, intercetta a destra, intercetta a manca, con successiva e puntuale pubblicazione delle trascrizioni sui giornali, alla fine anche il più stupido degli italiani avrebbe capito che al telefono è meglio non dire cose che si vuole restino segrete, e meglio ancora sarebbe usare un linguaggio più educato per non farsi poi scoprire maleducati da chi ci riteneva persone a modo. E invece no, ancora in molti ci cascano, confessandosi al telefono, raccontando dei propri fatti e misfatti, usando un linguaggio che una volta si sarebbe detto – non sappiamo con quanta aderenza alla realtà – da scaricatore di porto e che oggi, semplicemente, si potrebbe dire da “italiano al telefono”. Tutto ciò con sempre nuovo, accanito interesse da parte degli inquirenti che sperano di trovare comodamente spunti o conferme per le loro indagini, e con sollazzo di giornali e giornalisti che con la pubblicazione delle intercettazioni ci campano. Adesso, “absit iniuria verbis” per quanto detto appena sopra a proposito di chi “ci casca”, poco ci manca che scappi fuori che anche la più alta carica dello Stato sia stata intercettata. Sarebbe gravissimo. E non certo per l’uomo Giorgio Napolitano, persona al di sopra di qualsiasi sospetto. Anche da quello, ci giochiamo la testa, di parlare poco garbato al telefono. 13 Riflessioni sulla crisi attuale di Vincenzo Rini O gni giorno ci si pone di fronte alle tematiche della crisi economico/finanziaria, con un gioco ondulatorio e sussultorio che mette i governi, le borse e, soprattutto, i cittadini - che sono quelli che da tutto questo sono direttamente toccati nella vita quotidiana – di fronte a un andamento altalenante che spaventa sempre di più perché non si intravede l’uscita da un tunnel che dura da oltre quattro anni. È un terremoto che non ha nulla da invidiare al sisma dell’Emilia. Qui le rovine sono davanti agli occhi di tutti come i morti. Ma anche il terremoto della vita quotidiana -creato dalle vicende economico/finanziarie sta provocando rovine meno visibili di quelle delle città crollate; ma esse pure causa di morte: quante persone in questi anni, incapaci di far fronte alle enormi difficoltà, hanno fatto ricorso al suicidio come unica via di fuga! Ogni giorno anche noi, che della macroeconomia comprendiamo poco o nulla, siamo attenti a leggere, nei giornali e tg, le vicende della borsa, dello spread, dei tassi di interesse dei vari strumenti finanziari. E sempre meno ce ne raccapezziamo. Abbiamo l’impressione che l’informazione stessa ci prenda in giro: salgono le borse, si tira un sospiro di sollievo; e il giorno dopo le borse crollano: bruciati miliardi. Ma, bruciati o no, gran parte delle famiglie ha sempre lo stesso stipendio, sempre più tartassato... quelle fortunate, s’intende in cui qualcuno non ha ancora perso il lavoro. Si aspettano miracoli dalle decisioni del Fondo Monetario Internazionale o dalla Banca Centrale Europea, ma non se ne vedono all’orizzonte. Le elezioni in Grecia, si diceva, salvano l’Europa: si può guardare più sereni al domani! E subito ecco la smentita: le borse però non ci hanno creduto. Insomma, un gioco sulle spalle della gente che lavora, sulle famiglie, sui giovani che non vedono futuro. E allora? Si diceva - ed è sicuramente vero - che lo crisi é nata dalla mancanza di etica, soprattutto in alcune grandi banche americane, che hanno dato il via al disastro. Se così è, ne deriva che non saranno i giochi finanziari e bancari a risollevare le sorti del mondo. Sarà necessario un ritorno all’etica, che significa concretamente ai valori, al primato della persona. Forse più che studiare i grandi maestri dell’economia mondiale, occorrerà tornare a studiare i grandi maestri di umanità. Solo in un nuovo umanesimo sarà possibile uscire dalla crisi. I giochi finanziari non bastano. 14 dall’italia Dopo decenni di un’ideologia a sostegno di un’economia basata sulla crescita quantitativa, si scorge la necessità di crescita qualitativa, in ambito relazionale. Intervista con Andrea Olivero presidente delle Acli di Paolo Brivio e Ferruccio Ferrante L a crisi influisce sulla psicologia dell’Italia: favorirà un irrobustirsi dello spirito di solidarietà, anche in forme organizzate, o un generalizzato ed egoistico “si salvi chi può”? La crisi di per sé non è garanzia di solidarietà o di nuova coesione sociale. Perché ingenera paura e preoccupazione. Però questa crisi in particolare, che non è solo economica, ma anche crisi di senso, porta molte persone a interrogarsi su quali siano le cose importanti per la propria vita, spinge le comunità a ripensare il modello sul quale sono costituite. Per le Acli è stagione di assemblee e congressi provinciali: girando per il paese notiamo una voglia di partecipazione che anni fa non c’era. Probabilmente si avverte la necessità di un ripensamento complessivo dello stare insieme, perché torni a essere significativo e porti a cambiamenti reali. Come si vede la crisi dall’osservatorio Acli? Solo una faccenda di squilibri finanziari e conti pubblici da aggiustare, o una transizione anche culturale? Siamo nel bel mezzo di una transizione. È un grande periodo di trasformazione, non solo del nostro paese, ma dell’Europa e dell’occidente. Dopo decenni di ideologia neoliberista, volta a promuovere un’economia dell’accumulo, basata sull’aumento dei consumi e sulla crescita quantitativa, iniziamo a scorgere la necessità di qualcosa di diverso, di una crescita qualitativa, soprattutto in ambito relazionale, che è ciò che determina la felicità delle persone. C’è però bisogno di un cambiamento culturale. In fondo, il neoliberismo ha vinto prima culturalmente e poi sui mercati. Oggi, sconfitto nei mercati, non è ancora stato sconfitto nella testa delle persone e delle comunità. Gli attori della società civile, in primis il terzo settore, come possono ripensare il proprio contributo ai processi economici, sociali e politici del paese? Gli attori della società civile organizzata, laici e cattolici, devono imparare a leggersi nella loro complessità. Come promotori di nuova socialità, di nuove relazioni tra le Vita La n. 26 1 Luglio 2012 ACLI Dopo l’accumulo, tempo di economia civile persone, quindi in fondo di nuova democrazia partecipativa. Ma anche come attori economici: le opere che nel tempo hanno costruito sono oggi un buon esempio di economia civile, di un’economia rispettosa del territorio, delle comunità, della sostenibilità ambientale, sociale, generazionale. Intendersi, in maniera duplice, come soggetti della democrazia e soggetti dell’economia, è la prospettiva nuova nella quale orientarsi. Il risanamento dei conti pubblici comporterà una revisione del welfare italiano. Teme smantellamenti o deleghe improprie al non profit, con la motivazione del rigore finanziario? Il rischio è grande. Si continua Q uando un argomento fuoriesce dai ristretti ambiti accademici o specialistici, per trasformarsi in dibattito da salotto, significa che ce lo ritroveremo nella discussione politica. Perché vuol dire che quell’argomento divide, e la politica tende a prendere parte. Orbene, l’idea che per l’Italia sia possibile, o addirittura conveniente e salutare, abbandonare l’euro per tornare alla vecchia lira, sta ormai attraversando le menti di certi partiti e leader politici. E ci si chiede se sappiano realmente di cosa stanno parlando, o se il cavallo venga cavalcato solo per immediati calcoli elettorali. È vero: è la moneta europea a essere sotto attacco. La sua debolezza strutturale è quella di non avere uno Stato unitario alle spalle. E alcuni Paesi dell’euroclub, Grecia in primis, non avrebbero avuto già da principio le carte in regola per adottare l’euro, se quelle carte non le avessero abbondantemente truccate. C’è estrema riluttanza ad abbandonare la Grecia al suo destino, cioè a farla uscire dall’eurozona, perché si teme (a ragione) che l’intero mondo considererebbe poi l’euro una moneta finta, pronta a crollare alla prima crisi di uno dei tanti Paesi che l’ha adottato. La stessa Grecia – che ora paga dazio immenso per continuare a rimanere in area euro – alla fine sta cercando in tutti i modi di non esserne espulsa. Sono maso- a dire, da più parti, che il modello sociale europeo è morto. Ma non è così. I diritti sociali cresciuti durante il novecento grazie ai movimenti sociali, in particolare grazie all’impegno del mondo cattolico, devono essere salvaguardati e tutelati, sia pure in forme nuove. Il welfare può essere ancora un elemento per la crescita del paese e non soltanto un costo, come viene costantemente letto in questa fase di crisi. Il terzo settore è certamente uno strumento tramite il quale razionalizzare la spesa e migliorare la qualità dei sistemi di welfare, ma non può e non deve trasformarsi in soggetto che sostituisce l’intervento pubblico per mancanza di risorse o scelta di disimpegno. Il terzo settore vuol fare la sua parte, ma non accetta lo scaricabarile. La crisi investe senso e prospettive dell’Europa, Rigurgiti sciovinisti nelle opinioni pubbliche, ritardi ed egoismi dei governi: il continente si frantumerà sotto il peso della sua moneta, o ha risorse - tra i suoi soggetti collettivi: sindacati, associazioni, volontariato, chiese - per completare il disegno dell’integrazione? Noi scommettiamo ovviamente su questa seconda ipotesi. L’Europa può uscire da questa crisi solo diventando un vero e proprio “paese”, una nazione coesa che si riconosce non solo in una moneta, ma in una serie di valori collettivi condivisi. I soggetti sociali possono rivelarsi attori determinanti in questo processo, ma è necessario che tutti i cittadini comprendano che quella europea è una grande sfida di democrazia e di fiducia nel futuro. Ritornare ciascuno nella propria piccola patria vorrebbe dire cercare di salvarsi da soli: sappiamo che e impossibile, nel mondo globalizzato. Non dimentichiamo poi che l’Europa è già oggi, malgrado tutto, strumento di allargamento dei diritti e prospettiva di benessere per i paesi che ne fanno parte. L’integrazione verso est compiuta negli ultimi anni ha portato con rapidità paesi in condizioni molto difficili a vivere un relativo benessere. La strada è lunga, ma il progetto europeo è estremamente positivo. E come tale dev’essere vissuto dai nostri popoli. Quali risposte si possono dare a un mondo giovanile sempre più segnato da disillusione, disoccupazione, crisi delle agenzie formative? Noi dobbiamo scommettere sui giovani. Lo si dice sempre, ma per farlo davvero bisogna mettere nelle mani dei giovani progetti concreti e opportunità autentiche, nelle quali possano cimentarsi. Molte volte le nostre organizzazioni sociali, la nostra stessa chiesa, parlano dei giovani, li analizzano dal punto di vista sociologico, offrono loro magari dei servizi, ma non li mettono mai nelle condizioni di essere fino in fondo protagonisti. Tale protagonismo comporta scelte precise anche sul piano politico-economico: revisione del modello di welfare, che garantisca ai giovani più risorse di quelle date fino a oggi; riequilibrio dei pesi tra generazioni all’interno della spesa pubblica; riduzione della sperequazione tra lavoratori giovani e lavoratori anziani; accesso possibile per i giovani ai posti di responsabilità, anche nelle organizzazioni sociali. EURO Non si gioca con il fuoco L’attacco “politico” alla moneta unica di Nicola Salvagnin chisti, o hanno anche loro fatto i giusti calcoli? Dall’euro non c’è modo di uscire, il trattato che l’ha inventato, non ha pensato a vie di fuga possibili. S’immaginava una successiva unione politica, non si immaginava che – a distanza di quindici anni – questa fosse ancora lontanissima a venire. Ma il fatto che non ci siano le istruzioni per l’uso, non implica l’impossibilità per un Paese di abbandonare una moneta per adottarne un’altra: basta stamparla in quantità, e dichiarare che da un certo giorno in poi sarà quella ad avere corso legale. Per l’Italia, sarebbe un suicidio. La nuova lira nascerebbe (necessariamente) fortemente svalutata. Sarebbero i mercati a decidere i valori di cambio, ma gli analisti che in questi mesi si baloccano in previsioni monetarie, vi diranno che rivorrebbero molto più delle 1.936 lire del 2003 per acquistare un euro. Nel 2005, in un periodo molto più tranquillo, si calcolò che la possibile svalutazione sarebbe stata del 27%... Significa pure che il nostro debito pubblico, denominato in euro, esploderebbe. Diciamo che crescerebbe di un quarto in un amen, toccando livelli da record olimpico. Nella migliore delle ipotesi. Si dovrebbe scontare poi l’effettodisastro che s’insinuerebbe nella testa di tutti gli investitori internazionali: l’Italia è alla frutta, se fa quello che nemmeno la Grecia e Cipro osano fare. Immaginatevi come poi sarebbe possibile piazzare qualcosa come 2.500-3mila miliardi di euro di debito pubblico in giro per il mondo, se non a tassi “argentini”. Per compensare la grande perdita di potere d’acquisto della nostra nuova moneta (importiamo molto, e comprare prodotti in euro o dollari ci costerebbe ancor di più) si scatenerebbero dinamiche salariali inimmaginabili, come l’inflazione conseguente a prezzi immediatamente più alti. Le nostre banche andrebbero a ramengo, così come buona parte dell’economia, che non saprebbe più come finanziarsi o lo farebbe a tassi proibitivi. I mutui sarebbero carissimi, e addio mercato immobiliare. Nel Mezzogiorno d’Italia calerebbe un denso strato di povertà, con massicce e immediate ondate migratorie. E molto altro ancora (fuga di capitali all’estero, contratti in euro tutti da rifare, ecc.). In compenso, le aziende del Centro-Nord sarebbero molto più competitive nell’export, in particolare proprio verso la Germania e gli altri Paesi euro. Lo Stato potrebbe stampare tutta la moneta che vuole, anche se questa si trasformerebbe sempre più rapidamente in carta straccia. Parliamo seriamente: il gioco varrebbe la candela? O è solo lo spauracchio da agitare di fronte alla Germania per farle capire che, se l’Italia va via, tutta l’impalcatura della moneta europea crollerebbe il giorno dopo? Uno spauracchio, poi, che fa poca paura agli altri. Proprio per quanto precedentemente detto, chi avrebbe di più da perderci? Insomma, la partitica ha bisogno di voti, e a volte si fa pochi scrupoli per attirarli. Ma qui stiamo giocando con il fuoco; se mai usciremo dall’euro, lo faremo solo perché non vi sarà altra strada per sopravvivere. Non per la mattana di lanciarsi nel vuoto, per vedere che effetto che fa cadere da un burrone. Vita La I a denuncia è partita dal prestigioso New Yorker: c’è un esercito in visibile reclutato dagli Stati Uniti per sostenere lo sforzo bellico e la transizione in Iraq, con il quale l’amministrazione di Washington deve fare i conti. Sono i cittadini stranieri arruolati dalle agenzie di sicurezza private che, “a volte feriti e rimandati a casa senza troppi complimenti- si legge sul giornale - non ricevono né assistenza né sostegno dai loro ex datori di lavoro”. Un numero non di poco conto: erano 70mila a giugno 2008, all’inizio del ritiro delle truppe americane dall’Iraq, per diventare 40.700 (quasi quanto i 47mila soldati Usa) a fine 2010. Incaricati delle attività più disparate nelle basi che ancora Washington mantiene nel Paese, sono per la maggior parte reclutati nei Paesi del sud del mondo “e -scrive ancora il New Yorker- tra queste guardie a basso prezzo gli ugandesi sono in maggioranza, probabilmente vicini alle 20mila unità”. La massiccia presenza di questi ultimi viene spiegata con la smobilitazione, agli inizi del Duemila, di almeno 60mila uomini della truppe ugandesi, e con la lunga collaborazione tra i militari dei due Paesi, che data metà degli anni Ottanta. “Così, quando nel 2005 esplode la richiesta americana di personale paramilitare e di sicurezza, e il Pentagono va alla ricerca di manodopera anglofona, efficiente e dotata di esperienza bellica - ricorda lo studioso ugandese Angel Izama- si rivolge naturalmente all’Uganda”. Ed ecco che a Kampala fanno la loro comparsa quelli che il politologo Norbert Mao chiama “gli imprenditori del conflitto”, società fondate da ex militari americani e da ex L a tentazione di dare una risposta pessimista è forte. Le tensioni sono elevate, i fondamentalisti in questi mesi hanno usato parole preoccupanti e non sono mancati fenomeni di violenza come, tra gli altri, gli attentati nelle chiese copte. Ma esistono varie ragioni per una lettura non pessimista. Innanzi tutto l’equilibrio dei poteri. L’esercito ha accettato lo svolgimento del ballottaggio e la devoluzione dei poteri al nuovo presidente, ma questo di fatto avverrà al termine di una trattativa che non è conclusa. L’esercito ha invalidato le elezioni parlamentari e oggi abbiamo un presidente senza parlamento che ha come contraltare l’esercito. Apparentemente il pessimo degli scenari. In realtà, con gli occhi del mondo addosso, Morsi e 1 Luglio 2012 dall’estero n. 26 Stati Uniti L’esercito invisibile al seguito delle truppe ufficiali dell’esercito ugandese che, nei quartieri popolari della capitale e nei villaggi del Paese, propongono l’Iraq come la nuova frontiera. Nel 2007 più di tremila ugandesi sono dispiegati in Iraq, nel 2008 sono 10.000 e lo scorso anno, appunto, 20.000. Secondo una stima del ministero del Lavoro ugandese, i flussi di uomini inviati in Iraq a partire dal 2005 avrebbero dovuto trasferire alle loro famiglie in patria circa 90 milioni di euro, più di quanto frutta il caffè, principale bene di esportazione ugandese: e anche questo spiega la loro forte presenza tra i “contractor”. “Ma per essi -sottolinea Norbert Mao- si è creata una nuova schiavitù”. Peggio equipaggiati e meno tutelati dei soldati, perché le agenzie che li hanno reclutati hanno, per loro stessa ammissione, come unico scopo “quello di fare affari”, gli uomini di questo esercito invisibile sono spesso lasciati al proprio destino in caso di malattia o infortunio. In teoria, come tutti i cittadini stranieri che lavorano per una società militare privata americana sotto contratto con il Pentagono, gli uomini rientrati dall’Iraq malati o feriti sono coperti dal Defense base act: quest’ultimo garantisce loro che la compagnia di assicurazione del datore di lavoro rimborsi le spese mediche, e prevede una pensione di invalidità per i più sfortunati.“Tuttavia molto spesso gli stranieri non ne beneficiano”, rileva l’avvocato Tara Coughlin, che lavora per un’organizzazione di aiuto ai soldati americani in Iraq, e che punta il dito contro le compagnie di assicurazione, accusate di impiegare ogni mezzo per non pagare. Una situazione ben fotografata dalla Commissione indipendente sui contratti stipulati durante la guerra in Iraq che, in un rapporto trasmesso al Congresso americano alla fine dello scorso anno, sottolinea:“i crimini e i delitti commessi dalle compagnie che impiegavano contractor minano la reputazione degli Stati Uniti all’estero”. E precisa che “se è vero che il numero dei soldati americani è in declino in Iraq e in Afghanistan, quello delle società militari private dovrebbe aumentare, almeno nel breve termine, se non per diversi anni, prima che le operazioni giungano definitivamente a termine”. Il mercato dei contractor, insomma, non si sta affatto esaurendo, e l’esercito invisibile non sembra prossimo a smobilitare. Dopo anni di espansione dei contractors, vengono alla luce i problemi del loro utilizzo di Angela Carusone EGITTO Eletto il nuovo Presidente L’elezione di Mohammed Morsi, un esponente dei Fratelli Musulmani, significa l’avvio di una stagione oscura di fondamentalismo che ucciderà le gemme della primavera araba? di Riccardo Moro l’élite militare sono costretti a trovare un’intesa in tempi rapidi, convocare nuove elezioni e evitare colpi di mano antidemocratici. Il secondo luogo la geografia politica egiziana. La prima elezione del parlamento ha presentato una polarizzazione marcata con una maggioranza ai partiti più radicali. Le organizzazioni già attive (quelle di ispirazione religiosa) hanno raccolto voti più facilmente. Il voto presidenziale viceversa, pur con l’affermazio- ne di Morsi, ha distribuito il voto in modo più ampio, con una maggioranza netta alla somma dei candidati moderati. Raccogliere voti alle presidenziali su candidati noti è più facile che presentare liste nuove e farle conoscere in ogni collegio del paese. Questo farebbe pensare ad un voto più veritiero espresso alle presidenziali e ad un Egitto moderato. Un terzo elemento è la situazione internazionale. L’Egitto in questi anni ha gestito con responsabilità la relazione con Israele, disinnescando, anche all’interno della Lega Araba, le occasioni di crisi in Medio Oriente. Un cambiamento repentino renderebbe il clima regionale particolarmente pericoloso. Morsi dovrebbe giustificare davanti al paese e al mondo la responsabilità di aver acceso le tensioni, perderebbe gli aiuti Usa e, non ultimo, ridarebbe centralità all’esercito, il contrario dei suoi obiettivi. Ma non ci sono solo considerazioni pragmatiche per una lettura non pessimista della situazione.Vi è anche la disponibilità ad uno sguardo senza pregiudizi. Formazioni come Hezbollah e Hamas sono escluse dal dialogo in Occidente perché estremiste. In realtà costituiscono una importante forma di presenza sociale che provvede a servizi fondamentali, dalle scuole alle pensioni, con motivazioni non dissimili da tante forme di intervento sociale nate anche in ambito cristiano. Non è possibile liquidarle solo come ‘partiti fondamentalisti’. La partico- 15 Dal mondo Nepal in difficoltà Il Nepal, paese di 29 milioni di persone, area tra le più povere dell’Asia, ha fissato per novembre nuove consultazioni elettorali nella speranza di dare sbocco alla crisi istituzionale in essere dal 2008. Il premier Baburam Bhattarai, esponente maoista, ha disposto la legge marziale, atto che permette la vacanza del potere politico fino alle elezioni. Le manifestazioni di piazza hanno eco nel confronto fra i partiti, in ordine alla possibilità che il previsto assetto federale possa modularsi su base etnica. Le minoranze, sorrette dai partiti regionali, invocano insistentemente l’autonomia, una posizione che gode dell’appoggio del movimento maoista (che per 10 anni e fino al 2006 ha guidato l’insurrezione armata) ma che non incontra favori nel partito del congresso. Tibet Continua il calvario tibetano alla ricerca dell’indipendenza dalla Cina. Nel 2011, in occasione delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell’annessione del territorio tibetano alla Cina, il vicepresidente e futuro presidente cinese Xi Jinping dichiarò nella capitale Lhasa:“Distruggeremo tutti i tentativi di sabotare la stabilità in Tibet e l’unità nazionale della madrepatria”. Si sta compiendo, pensano i tibetani, una vera e propria colonizzazione, dal momento che ormai la maggioranza nella regione è formata da cinesi di etnia han colà inviati da Pechino. L’incremento della ricchezza del Tibet, già fanalino di coda dell’economia cinese, è da anni ragguardevole; il tasso di crescita annuale è pari al 12%, e per Pechino ciò è significativo. lare condizione di difficoltà vissuta da queste comunità ha favorito una tendenza al fondamentalismo, ma proprio per questo occorre con questi mondi dialogare, per isolarne l’estremismo e valorizzare il contributo sociale positivo. I Fratelli Musulmani nascono prima di questi movimenti con un richiamo all’integralismo, ma nella loro storia non rifiutano la modernità e da tempo hanno nei fatti accettato lo stato laico: in Egitto eleggono da anni un centinaio di parlamentari con il 20% dei voti. Ebbene è su quell’abitudine a partecipare e su quel senso di responsabilità che oggi occorre puntare per costruire un dialogo con i Fratelli Musulmani egiziani e isolare le posizioni più radicali come quelle di alcune componenti salafite, peraltro non premiate dagli elettori. 16 musica e spettacolo I l 4 aprile del 1932 nasceva in Russia, quella Russia per lui odiosamata,Andrej Tarkovskij, considerato -soprattutto negli ambienti ecclesiastici- uno degli autori più significativi della seconda metà del secolo scorso. In realtà il regista sovietico, morto per un tumore incurabile alla fine del 1986, ha girato film troppo diversificati, nel loro risultato artistico, per essere considerato un “grande” del cinema. Non è nemmeno una questione di numeri, cioè il fatto che questi esiti altalenanti sono circoscritti ad una filmografia che conta appena sette titoli. Dreyer di lungometraggi ne ha girati anche meno in molti più anni di carriera eppure la sua grandezza è indiscutibile. Tarkovskij è stato autore discontinuo, nessuno può negarlo, tuttavia ha dei meriti non trascurabili. Il primo: quello di essere stato il primo cineasta ad affermarsi in Russia dopo la morte di Ejzenstejn e il conseguente periodo di buio (cinematografico) generato sia dalla politica antistaliniana di Kruscev, sia da quella nuovamente più rigidamente dittatoriale di Breznev. Secondo: quello di essere riuscito in un così arduo tentativo non asservendosi meschinamente ai dettami del potere comunista ma mantenendo sempre una propria incorruttibilità morale, espressa sempre in un dissenso, dapprima più velato -come ovvio, per non precludersi la possibilità di lavorare- poi più deciso e quindi intollerabile dai piani alti, che non ci pensarono due volte a mettere i bastoni tra le ruote “D are spazio ai produttori e ai registi di film, documentari, docu-fiction, serie tv, cortometraggi e programmi che promuovono valori morali universali e modelli positivi”. Con questo obiettivo prende il via la terza edizione del festival internazionale del cinema cattolico “Mirabile dictu” (www.mirabiledictuicff.com), in programma a Roma dal 2 al 5 luglio, patrocinata dal Pontificio Consiglio della cultura. Un palcoscenico privilegiato “Un’occasione privilegiata per accogliere una domanda antropologica di senso che sale dal cuore di ogni uomo”. Così mons. Franco Perazzolo, del Pontificio Consiglio della cultura, ha definito “Mirabile dictu” (“bello da dire” in latino), nel corso della conferenza stampa di presentazione (25 giugno); un festival, ha precisato mons. Perazzolo, che “offre la possibilità, in Vita La n. 26 1 Luglio 2012 CINEMA Tarkovskij, autore solitario 80 anni dalla nascita di Francesco Sgarano a Tarkovskij, il quale, vistosi gradatamente avversare dal regime nelle sue produzioni, preferì lasciare il suo paese natale e girare gli ultimi due titoli in autoesilio, “Nostalghia” in Italia e “Sacrificio” in Svezia. Titoli, tutti e due, poco felici, il primo direi addirittura -nessuno me ne voglia- disastroso nel suo vano tentativo di poeticizzare l’immagine, ora con carrellate talmente lente da sembrare immobili, ora con monologhi di estenuante logorrea, ora con il fumigare dei campi senesi immersi nella bruma invernale. Nonostante i superlativi spesi da Bergman per queste fatiche, molto meglio il Tarkovskij degli inizi, in cui seppe restituire in dolenti bianco e nero due tasselli molto attinenti alla storia russa: una più recente, “L’infanzia di Ivan”, racconto partecipe e agghiacciante di un dodicenne che vede nella lotta partigiana contro i nazisti che gli hanno ucciso i genitori l’unica ragione di vita, e che trova una morte che più che atroce sa di liberatoria; la seconda più lontana nel tempo (siamo alle invasioni dei Tartari, nel ‘400) ma leggibile in chiave attualizzata: la vicenda del più famoso pittore di icone, nonché monaco, del XV secolo, Andrej Rublev, che non riesce nemmeno a buttar su una parete una pennellata, tutto preso com’è a difendere uomini perseguitati, donne violentate, vecchi e bambini in costante pericolo di vita. E’ questo un film, solenne nella sua lunghezza ragguardevole (più di tre ore) in cui sacro e profano, dimensione divina e terrena si incrociano costantemente, che costituisce non solo la riflessione più compiuta del regista sull’uomo e sull’arte ma che CINEMA “Mirabile dictu” La 3ª edizione del Festival internazionale del cinema cattolico di Marta Fallani un momento così difficile, di una sosta per riflettere”. Sono 1.124 i film provenienti da tutto il mondo che hanno concorso al festival. Di questi solo tre sono stati selezionati e verranno presentati nel corso della rassegna alla giuria, presenziata dal card. Gianfranco Ravasi. “C’è bisogno oggi di valori trascendentali, di Dio, e anche il cinema può contribuire a questo cammino spirituale”, ha sottolineato Liana Marabini, ideatrice e presidente del festival, indipendente e patrocinato dal Pontificio Consiglio della cultura. “I film cattolici – ha aggiunto Marabini – hanno vita molto dura nell’industria del cinema”: per questo “il festival si propone come un palcoscenico privilegiato”, ha detto la regista, preci- sando che “la volontà è di promuovere nella divulgazione anche i film non selezionati perché sviluppano valori positivi”. Cinema e nuova evangeliz- zazione La rassegna si aprirà a Roma lunedì 2 luglio con il Congresso internazionale “Cinema e nuova evangelizzazione”, un evento che nei prossimi 18 mesi, toccherà dieci città in tutto il mondo (dopo Roma, Parigi, Bruxelles, Barcellona, Oxford, Budapest,Vienna, Los Angeles, Toronto, Rio De Janeiro). L’intento è “far prendere coscienza che un’arte apparentemente “frivola” come il cinema è al giorno d’oggi un mezzo potentissimo, che può essere utilizzato per raggiungere il cuore delle persone”, ma anche quello di “aiutare chi fa cinema ad utilizzarlo per scopi positivi”. Al termine del congresso di Roma verrà presentato in anteprima italiana il film “Una donna di nome Maria” del regista francese Robert Hossein, che riceverà in occasione del festival il premio alla carriera. Tre sono i lungometraggi in concorso per il premio come “Miglior film”: il francese “Churchmen” di Rodolphe Tissot; l’americano “War of the Vandée” di Jim Morlino, e lo spagnolo “A song” di Immacolata Hoces. Nel corso del festival saranno inoltre assegnati i premi come “miglior attrice/attore protagonista”, “miglior regista”, “miglior cortometraggio”, e “miglior documentario”. è pure il suo esito più felice da un punto di vista estetico, giustamente premiato in molte parti del mondo anche se per molti anni boicottato in patria. Negli anni ‘70 tre titoli, tutti importanti, stanno a testimoniare la forza di un regista non solo controcorrente ma anche contro gli schemi usuali di racconto cinematografico. Anche in “Solaris” gli effetti di straniamento sono molti, l’ambientazione fantascientifica lascia trasparire un artificio scenografico di fondo che, nonostante alcuni parallelismi, rende il film totalmente opposto al “2001” kubrickiano. Meglio va con l’anch’esso angoscioso “Stalker”, dove un uomo conduce uno scrittore e uno scienziato, scettici entrambi, in una zona sconosciuta dove sembra che i desideri espressi si possano realizzare. La storia si svolge tra gallerie alluvionate e pioggia scrosciante che non manca neppure ne “Lo specchio”, forse il film più emozionante di Tarkovskij -pur restanti alcuni impacci narrativi- proprio perchè il più autobiografico, dove le figure dei suoi genitori sono descritte con una sensibilità e una partecipazione raramente ravvisate nel cinema contemporaneo. Sostieni LaVita Abbonamento 2012 Sostenitore 2012 Amico 2012 euro 45,00 euro 65,00 euro 110,00 c/c postale 1 1 0 4 4 5 1 8 I vecchi abbonati possono effettuare il bollettino postale preintestato, e chi non l’avesse ricevuto può richiederlo al numero 0573.308372 (c/c n. 11044518) intestato a Settimanale Cattolico Toscano La Vita Via Puccini, 38 Pistoia. Gli abbonamenti si possono rinnovare anche presso Graficamente in via Puccini 46 Pistoia in orario di ufficio. 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