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LaVita
dal 1897
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
È
sorprende il fatto che il giornalista
laico, pur riconoscendo che attualmente non si sente il bisogno di un
partito di cattolici, mostra chiaramente la sua scontentezza e la sua
delusione per questa assenza, se non
proprio totale almeno di dimensioni
preoccupanti. Dette in Italia, naturalmente queste affermazioni sono
rivolte anzitutto alla religione cattolica.
E il richiamo si fa addirittura
sofferto e patetico: “Se il sistema
politico non ha bisogno di un partito
cattolico, viceversa di una voce cristiana, e dunque anche cattolica, di
un’iniziativa politica alta che rechi il
segno di quell’ispirazione, l’Italia ha
sicuramente bisogno. Oggi, infatti,
davanti alla Repubblica sta una difficile via modellata su un abito nuovo
di serietà e di sobrietà: una via fatta
anche di rinunce a traguardi che sembravano ormai acquisiti per sempre,
di spirito di sacrificio. Lo è già ora,
ma ancor più nei tempi che si annunciano sarà questo il vero patriottismo”. La sfida, ripete ancora il nostro
autore, è anzitutto una sfida culturale e morale. Si tratta di uno spazio
che precede, se vogliamo, la politica
formalmente intesa, ma uno spazio
da cui dipende poi tutto l’andamento
dell’intera società. Uno spazio che
l’autore vede tremendamente vuoto:
lo spazio dei valori, dei principi morali che non vengono mai meno, delle
tradizioni che hanno sostentato il nostro paese anche in tempi più difficili
del nostro.
Un diritto-dovere che spetta alle
religioni, in particolare alla religione
cristiana, al quale, fra l’altro, il nostro popolo è richiamato con insisten-
CRISI NEL MONDO
E NELLA CHIESA
Una lettera inviata da un gruppo
di cattolici alla chiesa fiorentina
traccia le linee della situazione
attuale della società
e della comunità cristiana
Pagina 2
L’EVANGELIZZAZIONE
ALL’ORDINE
DEL GIORNO
Su questo tema si terrà,
dal 7 al 28 ottobre prossimi,
il Sinodo dei Vescovi
Pagina 4
DOMENICA
1 LUGLIO 2012
T O S C A N O
I laici chiedono
l’aiuto della Chiesa
ormai da tempo che
l’atteggiamento del
mondo laico nei confronti della religione
sta cambiando. In meglio. Se l’applicazione
rigida dei canoni della vecchia secolarizzazione relegava le religioni in generale e naturalmente il cristianesimo
in particolare nella sfera dei sentimenti privati senza nessuna possibilità di influire sulla società, oggi si è
arrivati in molti casi alla conclusione
opposta. Alle religioni si attribuiscono
così possibilità esclusive di cui le società hanno bisogno, non soltanto per
la loro piena riuscita, ma addirittura
per la loro sussistenza.
Più volte negli anni recenti abbiamo potuto ascoltare o leggere dichiarazioni in questo senso da parte
di persone insospettate. La religione,
si dice, ha una sua funzione sociale.
All’interno di questa corrente di pensiero, ci sono anche i contributi di
personalità di grandissimo prestigio
nell’ambito della cultura contemporanea.
Due nomi soli. Il primo è di un
grande giurista cattolico tedesco, F.
Boeckenfoerde, che ha legato il suo
nome a un principio, qualcuno lo
chiama paradosso, secondo il quale
il mercato, la democrazia, le regole
della convivenza, i principi del liberalismo, vivono di presupposti che non
sono in grado di darsi (come la fiducia, la reciprocità, la simpatia) e che,
quindi, devono ricevere da altri ambiti, prima di tutto dalle diverse religioni. Il secondo è quello J. Habermas,
il cui nome ha avuto un momento di
fama anche nel mondo cattolico perché, nel 2004, a Monaco di Baviera,
ebbe un famoso incontro con l’allora
cardinale Joseph Ratzinger sul tema
del rapporto fra fede e ragione. Sorprendenti le dichiarazioni del filosofo
tedesco, secondo cui “le tradizioni
religiose e le comunità di fede hanno
guadagnato dalla svolta del 1989 un
nuovo inatteso significato politico”:
la possibilità di aiutare con le loro
idee e la loro forza morale il cammino
delle società, le quali, anche per suo
merito, riconoscono di aver assoluto
bisogno di loro. Un diritto, dunque, si
direbbe, ma anche un dovere.
Ma la cosa ha avuto recenti ripercussioni anche in Italia. Proprio
domenica 24 giugno u.s., il “Corriere
della sera” pubblicava un editoriale
di Ernesto Galli della Loggia, che i
cattolici farebbero bene a leggere e
meditare. Si parla dell’attuale vuoto
fra società e politica e si punta il dito
contro “l’irrilevanza dei cattolici”. E
26
Anno 115
e1,10
1,10
e
Il filosofo tedesco Jürgen Habermas, grande sostenitore della presenza delle religioni nella vita politica e
sociale. È rimasto famoso il suo dialogo del 2004 con l’allora cardinale Joseph Ratzinger.
za e urgenza anche dal magistero della chiesa. Finito il tempo del partito
unico (dato e non concesso che questo
tempo sia qualche volta esistito), è
cominciato il tempo del culto e della
semina dei valori, che si rifanno insieme sostanzialmente all’umanesimo
e al cristianesimo, dipendendo la natura e la fede dall’unico Dio. Il tempo
della comunicazione ma soprattutto il tempo della testimonianza e
dell’esemplarità.
Si ricorderà che anche il concilio
Vaticano II ha parlato con assoluta
chiarezza questo linguaggio. Secondo il suo insegnamento, prima di un
influsso diretto della chiesa sulla vita
politica, c’è un influsso indiretto che
promana dalla vita del popolo cristiano, quotidianamente levigato dalla
forza della Parola di Dio e dall’energia vitale dei Sacramenti. Un popolo
nuovo, zelante nelle buone opere, a
cui la liturgia continuamente ci richiama.
Che ora anche i laici ci esortino
con urgenza ai nostri doveri è certamente un fatto nuovo, che non lascia
più spazio alle nostre scuse. E’ molto
importante che noi ne prendiamo piena coscienza, senza pagare nessuno
scotto alla cosiddetta religione civile,
di quanto ci viene detto in faccia senza mezzi termini: abbiamo assoluto
bisogno di voi, della vostra presenza,
del vostro contributo. Se vogliamo,
un atto di umiltà che, in ricambio, richiede di essere pagato con la nostra
coerenza.
Giordano Frosini
COSTRUIAMO GLI STATI
UNITI D’EUROPA
Un recente convegno delle
associazioni di ispirazione
cristiana del mondo del lavoro
chiede quello che manca
all’Europa attuale:
l’unione politica
Pagina 6
L’INSOSTENIBILE
ATTACCO ALL’EURO
Non si riesce a capire che la fine
dell’euro sarebbe un disastro
per il nostro paese
e l’intera Europa
Pagina 14
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L’ESERCITO SEGRETO
AL SEGUITO DELLE
TRUPPE AMERICANE
Dopo anni di espansione
dei contractors, vengono
alla luce i problemi
del loro utilizzo
Pagina 15
2
primo piano
n. 26 1 Luglio 2012
LETTERA ALLA CHIESA FIORENTINA
Vita
La
La crisi nel mondo e nella Chiesa
a cinquanta anni dal Concilio
I
n questo documento i promotori della “Lettera alla Chiesa
fiorentina” presentano una sintesi sommaria delle riflessioni
elaborate dal 2007 al 2011, sviluppate in documenti scritti ed espresse in
alcuni incontri pubblici. Il documento
rappresenta anche il contributo alle
varie iniziative realizzate e in via
di attuazione in Italia per i 50 anni
dall’inizio del Concilio ecumenico Vaticano II. Lo pubblichiamo come stimolo
alla riflessione e al dibattito.
I segni dei tempi:
ombre e luci
I segni dei tempi attuali sono
di carattere ambivalente. Citiamo
solo alcuni problemi rilevanti che
richiedono discernimento.
La globalizzazione comporta
varie possibilità di sviluppo, a cui
però si accompagnano fenomeni di
sfruttamento di ambienti, di persone e del loro lavoro, di distribuzione ineguale di ricchezze e quindi di
aumento di povertà, disoccupazione, ingiustizie.
La finanziarizzazione dell’economia, il potere dei mercati, e la
sudditanza ad essi della politica,
generano forme di vera e propria
idolatria del denaro che non considerano la dignità delle persone,
riducendole a mezzi.
Lo sviluppo industriale pone il
problema del rapporto tra attività
umane e sostenibilità ambientale.
Non si possono dimenticare inoltre le spese notevoli per armamenti in molti casi venduti dai paesi più
ricchi del nord del mondo.
Si possono però notare alcuni
segni di novità positiva come la più
diffusa sensibilità per la libertà di
coscienza e di espressione, la richiesta diffusa di equità nella ripartizione delle risorse e forme di cooperazione per il superamento del
sottosviluppo e la lotta alla fame,
alle malattie, alla miseria, la difesa
della dignità delle donne e dei
bambini, le presenza di movimenti
per la pace e per i diritti umani, la
crescente ricerca di strategie non
violente, la crescita di atteggiamenti
condivisi relativi al pluralismo etnico, culturale e religioso, le proposte
per un cambiamento di rotta nello
sviluppo in direzione della sostenibilità ambientale e di forme di
decrescita positiva.
Nella Chiesa cattolica si nota in
Occidente, il diffondersi di situazioni di disagio di fronte alla incapacità
ecclesiastica di rispondere secondo
lo spirito del Vangelo ai segni dei
tempi e alla difficoltà a realizzare,
con un positivo confronto tra pastori e fedeli, atteggiamenti e pratiche di ascolto, sinodalità e corresponsabilità come frutto e sviluppo
del Concilio.
Sono ancora flebili le voci che
vengono dalla gerarchia ecclesiastica nei confronti delle ingiustizie e
delle ineguaglianze economiche e
sociali. In molti casi l’annuncio cristiano pare configurarsi come una
morale parziale in cui i cosiddetti
“valori non negoziabili” si riducono
a problemi di bioetica se non di
morale sessuale, oppure a ripetere
richiami dottrinali e morali in cui
manca la dimensione profetica.
Sono presenti però in tutto il
mondo esperienze vive di comunità,
di chiese locali, di gruppi, di persone
(cristiani, preti, religiosi, religiose,
vescovi) che cercano di testimoniare il Vangelo e si impegnano per un
mondo più giusto e pacifico e per
la promozione dei più deboli anche
con rischio e sacrificio, in certi
casi della vita stessa e cercano di
costruire una vita di Chiesa come
comunità in cui sia sottolineata la
comune dignità battesimale.
espressione e la presenza di un’opinione pubblica nella Chiesa non
comprometterebbe affatto il magistero dei Vescovi, che comunque
dovrebbero accettare di essere
discussi quando gli interventi non
trattino di ciò che è essenziale per
la fede e la fedeltà al Vangelo.
Dovremmo riprendere con
energia le indicazioni del Concilio
che ha costituito per la Chiesa
cattolica un tornante essenziale per
riconoscere l’azione dello Spirito
che soffia dove vuole e agisce nella
Chiesa e nel mondo. In realtà, a
cinquanta anni da quell’evento straordinario, molte delle indicazioni
conciliari sono rimaste inattuate.
Le crisi e le parole
Riprendere
il Concilio
che ci mancano
Ci sembra che soprattutto nel
nostro paese la Chiesa e i cristiani
non abbiano parole per pronunciarsi secondo il Vangelo di fronte
ai problemi emergenti. Auspichiamo
che i pastori e i cristiani si esprimano con franchezza, in particolare nei riguardi delle ingiustizie
(a livello locale e planetario) e dei
rapporti tra chi è debole e chi detiene il potere, considerando che
la responsabilità dell’annuncio del
Vangelo richiede veracità e che il
parlare e l’agire della Chiesa deve
riconoscere e favorire la libertà e la
promozione delle persone.
Riteniamo necessario nella
Chiesa, il confronto libero tra le
diversità esistenti: la libertà di pensiero deve essere accettata senza
emarginazioni, avendo presente che
l’obbedienza, in vari casi, non è una
virtù. Nella Chiesa locale vorremmo che il ministero della sintesi e
della guida da parte del vescovo
non prescindesse dall’ascolto delle
diverse esperienze.
Pensiamo che la libertà di
Le fondamentali costituzioni del
Concilio mettono in evidenza la comune dignità e responsabilità di tutti i cristiani fondata sul battesimo,
l’ascolto della Parola, la dimensione
comunitaria della Chiesa a partire
dalla vita liturgica, il valore della
collegialità tra i pastori, il rispetto
della pluralità delle scelte, l’ascolto
reciproco tra pastori e fedeli.
Occorre impegnarsi perché le
comunità cristiane nel territorio, si
manifestino come ambiti in cui si
vive il primato del Vangelo e l’eucaristia in un clima di accoglienza e
solidarietà, con una evangelizzazione e catechesi conseguenti.
Il Concilio ha proclamato la
Chiesa aperta alle gioie e alle speranze, alle tristezze e alle angosce
degli uomini d’oggi, dei poveri
soprattutto (cf. Gaudium et spes
n° 1) e non chiusa in se stessa o
contrapposta al mondo: una Chiesa
portatrice di pace e di speranza,
una Chiesa comunità di comunità;
una Chiesa che sceglie la parte dei
poveri e degli oppressi.
La scelta dei poveri sempre affermata, viene spesso contraddetta
da un effettivo rapporto di settori
influenti delle gerarchie ecclesiastiche con forme di potere politico
ed economico della società. Da
ciò appare una Chiesa che spesso
esprime una carità di tipo assistenzialistico, che al massimo può
alleviare le sofferenze dei poveri
grazie al denaro dei ricchi ma che
non può condividere con loro una
prospettiva di dignità e di giustizia.
Consideriamo importante la
distinzione tra ciò che è essenziale,
cioè l’annuncio e la sequela del
Vangelo di Gesù Cristo crocifisso
e risorto e certe espressioni storicamente condizionate di interpretazione del cristianesimo, le quali
in vari casi, tendono a sovrapporsi
all’annuncio e persino ad oscurarlo.
L’autonomia delle realtà temporali e il conseguente impegno
dei laici in merito sono spesso
contraddette da interventi di alcuni
esponenti della gerarchia ecclesiastica che pretendono o credono
di rappresentare tutti i cristiani. Si
corre così il rischio di far apparire
la Chiesa come un soggetto politico che vuole affermare il proprio
potere, anche riferendosi a un’autorità divina.
Ricordiamo che Gaudium et
spes attribuisce la responsabilità di
atteggiamenti antireligiosi o atei anche alla responsabilità dei cristiani
(cf.n°19 c) ed aggiunge che “anzi la
Chiesa confessa che molto giovamento le è venuto e le può venire
perfino a motivo dell’opposizione
di quanti la avversano o la perseguitano” (n°44 c).
Riteniamo che il servizio di
pastori nella Chiesa abbia il pieno
diritto di segnalare i rischi insiti in
vari aspetti della cultura, dell’antropologia, della prassi contemporanea,
poiché i segni dei tempi rivestono
sempre aspetti ambivalenti.
In ogni caso occorre porsi un
problema di metodo, che riguarda
le modalità di rapporto, di ascolto
e di dialogo con la comunità cristiana e successivamente l’intervento autorevole; un problema di
atteggiamento e di linguaggio, che a
indicazioni calate dall’alto con precise consegne, preferisca proposte
di valori, affidando alla responsabilità dei laici l’autonomia delle
mediazioni per le scelte politiche e
legislative.
Si chiede quindi di realizzare un
discernimento costruttivo, nel solco delle linee portanti del Concilio,
nei confronti delle realtà umane
e dei segni dei tempi, in cui sono
presenti aspetti problematici, travagliati, critici e criticabili, ma anche
motivi sinceri e potenzialmente
positivi.
Auspichiamo che la proposta
di dottrine e indicazioni morali si
attui attraverso un dialogo con i
tempi attuali, col nuovo stato di
cose, con le nuove forme di vita,
per giungere verso nuovi orizzonti
dischiusi all’apostolato, e secondo
l’indole pastorale del magistero,
utilizzando la medicina della misericordia piuttosto che le armi
della condanna, in modo da dire
al genere umano sofferente, come
Pietro al mendicante: “Argento e
oro non posseggo, ma quello che
ho te lo dono: nel nome di Gesù
Cristo alzati e cammina!” (cf. Giovanni XXIII, Discorso di apertura
del Concilio, 11 Ottobre 1962). In
tale prospettiva considerare che il
progresso delle scienze, i tesori nascosti nelle varie forme di cultura
umana svelano più appieno la natura stessa dell’uomo e aprono nuove vie verso la verità e tutto ciò è
di vantaggio anche per la Chiesa
(cf. Gaudium et Spes ,n° 44 b).
In tale cammino di discernimento, che riguarda in modo
speciale la comune ragione umana
crediamo che gli interventi dei
pastori dovrebbero tenere particolarmente in conto la competenza e
l’esperienza dei laici credenti, che
hanno il diritto/dovere di far conoscere il proprio parere, su aspetti
che toccano la vita della Chiesa (cf.
Lumen Gentium n°37 a) e della società. e anche dei laici non credenti
(se possono offrire indicazioni
ragionevoli e razionali di carattere
scientifico sui temi in discussione).
Da notare infine che la Costituzione conciliare Gaudium et
spes richiama nei paragrafi finali il
valore del dialogo sia all’interno
della Chiesa sia tra credenti e non
credenti per lavorare insieme alla
costruzione del mondo nella vera
pace (cf. n° 92), auspicando l’unione dei credenti con tutti coloro
che amano e cercano la giustizia
per il compito immenso da adempiere su questa terra (cf. n° 93 e
anche n° 57).
Vita
La
“N
1 Luglio 2012
ota che
Guareschi
con la letteratura
non aveva nulla a che fare,
aveva letto pochissimo, il suo
vocabolario erano 500 parole, non di più. Perché lui non
leggeva mica, lui non veniva
dalla cultura, veniva dal popolo. Per questo don Camillo e Peppone si somigliano e
sono Guareschi, tutt’e due”.
In un’antica intervista televisiva concessa a Vincenzo
Mollica, Indro Montanelli si
occupa con la sua solita (e
talvolta eccessivamente riduttiva) verve di Giovannino
Guareschi, idolo polemico
di una buona parte degli
intellettuali del nostro Paese.
L’intervista è stata riportata
alla luce da Walter Muto,
scrittore e giornalista, nel
volume “Guareschi. L’umorismo e la speranza” (Marietti
1820, 142 pagine). Il libro
tesse le lodi di un uomo
molto letto non solo in Italia
–è il più tradotto all’estero- ,
ma che non è stato molto
amato dalla cultura del suo
tempo: era di destra (monarchico, ha diretto “Candido”)
ma ne aveva un po’ per tutti,
e l’attacco a una parte di
quei tutti (il capo dello Stato
Einaudi e il presidente del
cultura
n. 26
Don Camillo
e Peppone
In un volume l’umorismo
e la speranza di Guareschi
di Marco Testi
Consiglio De Gasperi) fu
fonte anche di detenzione.
Muto è attratto soprattutto da due cose: la coerenza e il coraggio. Erano anni
difficili, quelli dell’immediato
dopoguerra, con vendette
feroci dopo la dittatura
fascista (molti preti furono
uccisi) e con una netta divisione di campo tra sinistre
e Democrazia cristiana.
Da monarchico coerente
Guareschi aveva affrontato
la deportazione, pur di non
tradire il re e, una volta tor-
nato a casa, continuò la sua
battaglia controcorrente che
lui stesso ritenne negli anni
sempre più disperata. Il bersaglio polemico di Guareschi
non erano solo i comunisti,
ma quella visione del mondo
che potremmo ancora oggi
chiamare progressismo, che
per lui voleva significare resa
ai tempi. E non era tenero
neanche con quella parte
della Chiesa che lottava
per il rinnovamento sociale.
Guareschi sentiva anche lì
odore di comunismo e di
debolezza. Per lui Cristo era
Cristo, stop.
Ma il problema è anche
un altro. Pochi allora avvertivano che la modernità e
il progressismo non erano
tanto roba dei comunisti di
allora. Anzi, gli operai comunisti si scagliavano contro
capelloni, schitarrate, mods,
beat e quant’altro negli anni
Sessanta rappresentava, ai
loro occhi una modernità
effeminata e priva di nerbo.
In questo Don Camillo è più
NUOVO LIBRO DI VINCENZO ARNONE
Gerusalemme.
Dove volano i poeti
G
erusalemme. Dove volano i poeti è un libro
che analizza la storia di Gerusalemme nella
letteratura, a cominciare dall’Antico Testamento (Melchisedeh, Davide, i Salmi...), fino
alla narrativa degli scrittori viventi che hanno ambientato le trame di loro romanzi nella città santa fino a
Bruno Forte, a Franco Cardini di cui si riportano una
bellisisima poesia su Gerusalemme e un racconto ambientato nel sec. XIII. E’ un modo originale e credo del
tutto nuovo di conoscere la città santa, molto familiare a cristiani e ebrei.
Riportiamo la prefazione dell’autore.
“Ci sono vari modi di ‘guardare’ una città: quello frettoloso del turista, quello sognante dell’architetto, quello
contrastante e inquieto dell’abitante, quello incantato
del poeta e, nel caso di una città come Gerusalemme,
quello devoto del religioso. Cambia lo sguardo, specchio
dell’anima e delle aspirazioni più profonde, nella rincorsa della memoria e dei sogni, mediati dalla fantasia e
dalle “illusioni” più vere, oltre la cronaca. Il volto di una
città presenta una sfaccettatura di realtà che intendono colloquiare con l’uomo nelle varie situazioni della
vita. ‘Io cerco l’anima segreta delle cose -annotava lo
scrittore Alberto Savinio- e per trovarla sono costretto
molte volte a guardare dietro la loro facciata consunta
dall’uso e divenuta irriconoscibile; ascolto il tuo cuore,
città.’
Accostarsi alla storia letteraria di una città come Gerusalemme include incoscienza, presunzione, amore,
passione, devozione; tale è la grandezza immensa della
città, sacra agli ebrei, ai cristiani e ai musulmani.
Se le pagine della Sacra Scrittura trovano in Gerusalemme, non di rado, il punto di partenza e di arrivo, in un
cerchio di eventi che non sono mai lasciati a caso, altre
pagine- quelle di molti scrittori, poeti dell’èra antica e
moderna- ne hanno cantato la struggente bellezza, la
sacralità totalizzante, la centralità profetica e anche l’imbarazzo culturale nelle evoluzione storica.
Il presente Saggio intende leggere la storia trimillenaria
di Gerusalemme attraverso lo sguardo della poesia e
vicino a Peppone di quanto
s’immagini, e Guareschi lo sapeva.Vi era già allora un altro
problema, avvertito da pochi,
che scavalcava la questione
comunista, e che annunciava
un ritorno. Il ritorno era
quello della cultura fine a se
stessa, elitaria, eterna satira
di ogni cosa, scontenta di tutto, autodistruttiva, incapace
di scendere al livello della
gente comune, imbevuta di
citazioni. Quando Montanelli dice – con una punta
risentita di ammirazione e
invidia – che Guareschi non
aveva nulla a che fare con la
letteratura, sa probabilmente,
quali sono le conseguenze
del suo discorso: che la letteratura con la L maiuscola
è inutile, pura esercitazione
di belle forme, ghirigoro sul
nulla, compiacimento della
propria inutilità, coscienza
di possedere una grande
ma sterile testa, e, talvolta,
pulsione verso il nulla. Non
a caso molti intellettuali di
allora hanno alla fine scelto il
pensiero “forte” della fede o
della spiritualità, da Papini ad
Hesse. La letteratura dell’Europa di primo Novecento
era fatta di inetti che non
avevano più un centro. Il loro
modello è Ulrich, protagonista dell’”Uomo senza qualità” di Musil, talmente colto e
intelligente da autobloccarsi
al momento di agire.
La domanda che ci pone
quel discorso di Montanelli è
inquieta: allora la bellezza è
inutile? Quando si ripropone
questo dubbio non dobbiamo
far altro che andare in pellegrinaggio dovunque vi siano
opere d’arte. Di fronte a un
Giotto, a un Botticelli, a un
3
Nella foto a sinistra: una scena
del film “Don Camillo e Peppone”.
Qui sopra: Giovannino Guareschi
Leonardo, a un Michelangelo, ma anche a un Cezanne
o un Picasso (o leggendo
Dante, Shakespeare, Tolstoj,
Dostoevskij, Goethe, Manzoni) ogni timore svanisce: la
bellezza è sempre la medesima, è quella che ci risuona
dentro, nonostante il mutare
delle forme. Ed è una bellezza che fa rinascere l’amore
per la vita. È costruttiva.
Non c’è bisogno di conoscere tutte le parole del mondo
per creare universi di senso:
Dante ha contribuito alla
formazione della coscienza
d’Occidente aderendo a
precisi valori e facendosene
geniale portatore. Nel loro
piccolo i protagonisti di
Guareschi non hanno necessità di esporre bizantinismi
intellettuali. Sono portatori
di una cultura radicata nella
terra, nel riconoscimento
della necessità del lavoro e
del riposo. I suoi eroi erano
l’antitesi degli uomini senza
qualità del primo Novecento
che senza saperlo si preparavano non al trionfo della
libertà, ma all’avvento di sulfurei padroni della terra.
Raccolta di poesie
Dresda
Seconda raccolta di poesie per Francesco Bargellini, dal
titolo “Dresda” per le edizioni Pazzini, con opere scritte fra
il 2009 ed il 2010, attraverso un difficile percorso di analisi
interiore, nutrito di meditazioni su esperienze personali, ampliate fino a divenire una profonda riflessione sul rapporto
che l’uomo ha con se stesso.
Il volume è stato presentato presso la Saletta Incontri
dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pistoia, in via
Sant’Andrea. Oltre all’autore, erano presenti i professori Fabio Flego e Patrizia Menichi. L’iniziativa era inserita nell’ambito della rassegna “Leggere, raccontare, incontrarsi”.
L.S.
Poeti Contemporanei
Visioni anonime
della narrativa, dai versi dei Salmi, agli Inni e Cantici
dei Profeti fino alla letteratura medievale, moderna e
contemporanea. Nelle pagine degli scrittori più vicini a
noi si coglie una fatica, velata o evidente, nel parlare di
Gerusalemme: da una parte la sacralità antica non viene
mai meno e d’altra parte però la laicità, l’agnosticismo
e la ricerca degli assestamenti sociali di convivenza si
fanno largo in un ventaglio di situazioni drammatiche e
tragiche. I nuovi ‘profeti’, si direbbe, sono i poeti che intendono vedere al di là della “facciata consunta dall’uso
e divenuta irriconoscibile”, per riscoprire la fresca originalità di una città unica al mondo.
L’autore
Li ho visti solitari come silenzi
Guardare il lento passaggio delle nuvole
Confusi tra la nebbia
Leggeri come il volo di un’aquila
Pallidi riflessi dei loro occhi
Suggevano la poca luce di fine inverno
Minuscole forme minute
Trasparenti come un velo d’acqua
Erano due anziani
Sul greto di un fiume
Uomo, donna, capelli bianchi al vento
Ovattati da un silenzio irreale
Chissà a cosa pensavano
E se si sono accorti di me
Marco Beneforti
4
attualità ecclesiale
Tutta la Chiesa
impegnata
nella nuova
evangelizzazione
di Marco Doldi
D
al 7 al 28 ottobre 2012,
si terrà in Vaticano la
XIII assemblea generale
ordinaria del Sinodo dei
vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della
fede cristiana”. Sotto la guida di Benedetto XVI, presidente del Sinodo
dei vescovi, rappresentanti dell’episcopato del mondo intero in un
ambiente di preghiera, di dialogo e
di fraterna comunione, rifletteranno
sulla trasmissione della fede cristiana,
ha detto monsignor Nikola Eterović,
segretario generale del Sinodo.
Il prossimo evento riguarda solo
i vescovi? Certamente essi sono
i primi interessati, a motivo della
missione che svolgono, ma il tema
a motivo della sua portata riguarda
tutto il popolo di Dio. Nessuno,
infatti, può rimanere indifferente al
fatto che in alcune regioni della terra
la fede vada estinguendosi o che il
discorso su Dio sia considerato non
significativo per l’uomo contemporaneo. Inoltre, la prossima assemblea
sinodale avverrà in un momento
particolarmente significativo per la
Chiesa cattolica: il cinquantesimo
anno dall’apertura del Concilio
Vaticano II e il ventesimo dalla promulgazione del Catechismo della
Chiesa cattolica, che è uno dei frutti
più belli della teologia del Concilio.
Ora, proprio i padri conciliari
sentirono forte il desiderio di rinnovare la vita di tutti i cristiani – pastori
e fedeli – guidandoli a un’adesione
sempre più personale a Cristo Gesù.
E dalla contemplazione del volto di
Cristo nasce il desiderio, prima che
impegno, della nuova evangelizzazione. Questa dinamica la riaffermò con
chiarezza il beato Giovanni Paolo
II al termine del grande Giubileo,
altro evento significativo del periodo
postconciliare. Se la preparazione
aveva avuto lo scopo di mantenere
lo sguardo fisso su Gesù, se il Giubileo era stato una grande celebrazione di Cristo Salvatore, gli anni a
venire avrebbero dovuto costituire
un grande impegno, inteso come
un continuo ripartire dal volto di
Cristo. Un ripartire per il miglioramento di sé, secondo la meta alta e
ordinaria insieme della santità, un
ripartire per annunciare al mondo
il Vangelo di Cristo. Un impegno,
questo, che riguarda tutti coloro che
compongono, nella loro diversità e
complementarietà, il Corpo mistico
di Cristo.
Su questo c’è da fare un passo
in più per recuperare la prospettiva
globale del Concilio; in questi cinquant’anni si è giustamente insistito
che la Chiesa ha inteso rivalutare
la condizione battesimale dei fedeli
al fine di renderli partecipi della
missione evangelizzatrice. Questo è
vero, ma non è tutto. Prima ancora,
il Concilio ha voluto mostrare la bellezza della vita cristiana e la chiamata
a partecipare alla vita stessa di Dio,
come dono offerto a tutti.
Essere cristiani è anzitutto un
dono, che porta con sé l’altissima vocazione alla filiazione divina: il Padre
nel suo Figlio ci accoglie come figli
Vita
La
n. 26 1 Luglio 2012
SINODO DEI VESCOVI
Non solo
per gli addetti
e in questa intimità continuamente
ci genera. Dimenticare l’orizzonte
soprannaturale è un po’ come non
considerare l’aria che respiriamo.
Se ci si limita a pensare al ruolo dei
laici nel popolo di Dio, a quello che
possono o non possono fare, si può
facilmente cadere nelle rivendicazioni di ruoli e posti. E, così, non di
rado si oscilla tra una visione dove
il fedele laico ha assunto ruoli del
ministro (si pensi ad esempio alla
predicazione) e una dove il laico è un
semplice spettatore della vita della
comunità cristiana.
L’impegno per la nuova evangelizzazione tocca l’intero popolo
santo di Dio e la sua realizzazione
può essere l’occasione per un armonico operare di pastori, religiosi e
fedeli. Da dove partire? Non ci sono
dubbi: dal grande incontro con Gesù,
grazie al suo Spirito, voluto e donato
dal Padre. “È un incontro nel quale
ci sentiamo attratti, e che mentre ci
attrae ci trasfigura, introducendosi
in dimensioni nuove della nostra
identità, facendoci partecipi della
vita divina (cf. Pt 1,4)” (Instrumen-
tum laboris del prossimo Sinodo,
19). Questo incontro, che è insieme
unico e frequente, non lascia come
prima, ma conduce alla conversione,
ad avere la stessa mentalità di Cristo,
che è venuto per servire, affinché
tutti gli uomini conoscessero il Padre
e avessero la vita eterna.
L’evangelizzatore è, dunque, un
servo che mette se stesso nelle
mani della Chiesa, affinché gli uomi-
ni incontrino Dio ed entrino a far
parte della sua famiglia con la fede
e i sacramenti. In questa prospettiva
di grazia si vive l’armonia dei compiti
e dei ruoli; ci si considera evangelicamente servi inutili, ma chiamati
per grazia ad annunciare il Vangelo,
secondo lo stile di Cristo. Sebbene
egli sia il rivelatore pieno e definitivo
di Dio, non ha fermato a sé gli uomini,
ma, come una porta, li ha introdotti
alla comunione con il Padre. Anche
l’evangelizzatore sa di non dover
attirare a sé gli uomini, di non dover
impressionarli per i suoi mezzi o le
doti personali, ma di condurli all’incontro con il Dio misericordioso.
Propriamente parlando la missione
evangelizzatrice resta opera dello
Spirito Santo e consiste nell’offerta
del Vangelo, l’unico a realizzare l’uomo nella sua storia.
IL PAPA IN EMILIA
Su questa roccia ricostruire
Una presenza breve ma uno straordinario messaggio per il futuro
“V
icino al vostro
cuore per
consolarvi, ma
soprattutto
per incoraggiarvi e sostenervi”.
È condensato in queste parole il
senso della presenza di Benedetto XVI a Rovereto, la cittadina in
provincia di Modena, diocesi di
Carpi, scelta come simbolo di tutto ciò che il sisma ha devastato in
questo fiorente lembo di pianura
padana che si estende tra Emilia,
Lombardia Veneto.
“Avrei voluto visitare tutte le
comunità…”, qui è il cuore del
padre che parla, che ha un pensiero per tutti i suoi figli, nessuno
escluso. Si era capito fin da subito
che i resoconti dalle terre terremotate avevano lasciato il segno
nell’animo del Papa, il sacerdote
morto sotto le macerie, le vittime
tra gli operai, le chiese sventrate
e le comunità orfane dei loro
simboli di storia e di fede, l’eroismo dei parroci e dei volontari.
Ecco il senso di quel pensiero ricorrente, “ho sentito il bisogno di
venire in mezzo a voi”. E con gioia questa famiglia, ora nella prova,
ha accolto come un padre il Papa,
un padre che seppur lontano e
con mille pensieri, ha sentito il bisogno di venire a trovarla. Tutto è
stato preparato con cura in tempi
brevissimi, mantenendo uno stile
di sobrietà e di semplicità familiare: i gruppi di bambini e di giovani
di Luigi Lamma
nelle prime posizioni insieme agli
anziani e ai disabili, persone e famiglie chiamate a portare il saluto
al Papa.
Tutto bello, ma dopo? Restano le
macerie e le zone rosse, si torna
nelle tende e non nelle proprie
case, non si può ancora aprire il
negozio o la fabbrica, in paese non
c’è il pane e il medico è ancora
sotto la tenda. Ciò che colpisce
nelle parole di Benedetto XVI è
la capacità d’immedesimarsi in
questa condizione in cui “ci può
essere la paura, l’angoscia”, ci
sono “le tentazioni che purtroppo
sono connesse a questi momenti
di debolezza e di bisogno”. Tutti
l’hanno sentito davvero vicino.
Tutti hanno accolto il suo messaggio d’incoraggiamento come credibile e possibile perché radicato
nella fede in Dio, il cui amore per
ognuno di noi “è solido come una
roccia”.
C’è un passaggio del discorso
di Benedetto XVI che andrebbe
stampato su magliette e striscioni,
ma soprattutto dovrebbe penetrare nei cuori di tutti coloro che
oggi stentano a vedere un futuro
luminoso: “Su questa roccia, con
questa ferma speranza, si può
costruire, si può ricostruire”. Si
attinge alle radici della fede ma
senza ignorare l’identità di un
popolo che viene prima delle appartenenze o delle diverse opzioni ideologiche: “Rimanete fedeli
alla vostra vocazione di gente
fraterna e solidale, e affronterete
ogni cosa con pazienza e determinazione”.
Il Papa ci è accanto – “non siete
e non sarete soli” – con i fatti e
non solo con le parole; gli aiuti
della Chiesa sono arrivati e arriveranno. Il forte appello alle
Istituzioni e ai singoli cittadini a
non dimenticare ma a farsi prossimo, ognuno per le proprie responsabilità, di chi è nel bisogno,
ora merita di essere raccolto e
misurato alla prova dei fatti. “Rispetto delle regole senza eccessi
di burocrazia”, ha affermato il
governatore Vasco Errani. Bene
ora si faccia presto perché la vera
sfida da vincere è tra il desiderio
di rinascita di un popolo e l’inerzia dei palazzi del potere.
Ricostruire vuol dire anche far
spazio al nuovo, ma tutto deve
tornare come prima, anche se
niente sarà come prima, per
poter affidare ai nostri figli e alle
nostre comunità una stagione di
pace, di serenità e di speranza.
Vita
La
1 Luglio 2012
C
ontribuire al “dialogo” e
a un’azione sinergica tra
le varie forze sociali per
il bene del Paese. È il contributo che si è proposto il seminario
di Retinopera “Le nuove strade del
dialogo sociale. Un contributo alla
governance del Paese”, che si è tenuto a Roma.All’indomani dell’appuntamento, abbiamo interpellato Sergio
Marini, presidente di Coldiretti e
moderatore dell’incontro.
Come passare dalla contrapposizione politica e dalla
sfiducia degli italiani a un
“dialogo sociale”?
“Ormai si è persa la concertazione e anche il dialogo tra forze
sociali, istituzioni, governi è difficile.
È un peccato, ma in un momento
di forte deficit della politica e dei
partiti, le forze sociali, radicate sul
territorio e che vivono in mezzo alla
gente, possono svolgere un ruolo di
supplenza, portando un contributo
alle soluzioni che si stanno mettendo
in atto rispetto alla crisi economica e
a quella sociale.Anche le forze sociali
devono forse recuperare credibilità,
passando dalla fase della rivendicazione a quella delle proposte, dei
fatti, degli esempi. Bisogna tuttavia
riconoscere che al loro interno c’è
un grandissimo patrimonio di persone, idee, proposte, valori”.
attualità ecclesiale
n. 26
DIALOGO SOCIALE
Costruttori
di fiducia
particolari – dei loro rappresentati – con quelli generali dell’intera
comunità”.
Ci sono realtà che, vivendo questo radicamento sul
territorio, sono meno colpite
dalla sfiducia generalizzata?
“Sì, questo livello di sfiducia
riguarda in misura minore le rappresentanze delle imprese, soprattutto
artigiani e agricoltori, che spiccano
per un forte aumento della considerazione sociale di cui godono.
Questo anche perché siamo radicati capillarmente. La vicinanza alla
gente, inoltre, fa capire che non si
vive solo di Pil e reddito, ma anche
di coesione sociale, fare comunità.
Retinopera: è l’ora delle forze sociali,
del territorio, dei giovani
e dell’Europa
di Francesco Marini
Stare bene non passa esclusivamente
dalla busta paga, ma pure attraverso
altri valori che magari abbiamo un
po’ dimenticato”.
Retinopera è un “contenitore” di forze sociali. Quale
messaggio specifico può dare?
“Finalmente le forze sociali, anche
grazie a Retinopera, s’interrogano e
si mettono in discussione per capire
come l’azione sinergica permetta
di contribuire meglio al bene del
Paese. Questo è proprio l’obiettivo
specifico di Retinopera: far dialogare
soggetti che, ciascuno per proprio
conto, cercano di operare bene, sapendo che insieme si agisce meglio
nell’interesse di tutta la collettività.
Solo insieme, infatti, possiamo recuperare quel deficit preoccupante
di fiducia”.
N
In tale contesto quale
significato ha il Forum che
la promosso il seminario di
Todi, lo scorso ottobre, e
recentemente il manifesto
“La buona politica per tornare a crescere”, in vista di
un prossimo appuntamento
chiamato “Todi 2”?
“Vedo un’utile azione sinergica
tra Retinopera e il Forum. Gli obiettivi di queste due realtà, d’altra parte,
non sono molto diversi: ragionare
insieme su come ciascuno debba
contribuire al bene comune, in ogni
ambito”.
Che ruolo possono e devono avere i giovani nella
società civile, nell’associazionismo, nella politica?
“C’è una tendenza, radicata nel
nostro Paese, a parlare molto dei
giovani. Ma ne parlano persone anziane che dicono d’impegnarsi per i
ricambi generazionali, che poi non
avvengono… D’altra parte i giovani
sono fondamentali, sono il nostro
futuro, gli unici capaci domani di far
andare avanti l’Italia. Penso quindi
che vadano coinvolti direttamente,
essi devono riprendersi quella delega
data – volenti o nolenti – a generazioni precedenti. Le idee nuove
possono venire solo da loro”.
Quale contributo può offrire la memoria del passato
– con figure che vanno da Einaudi a De Gasperi, da Moro
a La Pira – per la politica di
oggi, senza cadere in una
nostalgia senza prospettive?
“Basterebbe, come primo impegno, che fosse finalmente realizzata
quell’Europa che i nostri padri avevano disegnato. La vera crisi oggi non è
della finanza, ma della politica, che ha
permesso alla forma speculativa della
finanza di fare il proprio comodo.
La grande assente, qui, non è tanto
la politica italiana quanto la politica
europea. Portiamo a compimento
quell’idea di Europa: questo è il
primo insegnamento che andrebbe
raccolto”.
Come recuperare questa
fiducia?
“Con valori praticati più che
enunciati, primo tra tutti la coerenza. E poi con la vicinanza alla gente.
In questo periodo storico, in cui i
momenti decisionali si allontanano
sempre più e il ‘Palazzo’ a volte non
è più neppure a Roma, è fondamentale, per recuperare fiducia, stare
sul territorio. È qui che ci sono gli
ingredienti della felicità o meno: c’è
o manca il lavoro, si sviluppa o meno
la coesione sociale, c’è la famiglia… È
importantissimo che, soprattutto in
questa fase di smarrimento, le forze
sociali siano vicine ai propri associati
e non solo, nella consapevolezza che
devono saper coniugare gli interessi
ella liturgia della Parola di questa
domenica si trovano intrecciati
insieme i temi della fede e della
vita. Il libro della Sapienza (prima
lettura) ci ribadisce che Dio è per la vita: “egli
ha creato tutte le cose perché esistano” e solo
“per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel
mondo e ne fanno esperienza coloro che le appartengono”. Affidarsi a Dio, nella fede, significa
scegliere di vivere. Gesù nel vangelo opera per
la vita: egli è venuto nel mondo per eliminare
tutto ciò che impedisce all’uomo di vivere in
pienezza (guarigione dell’emorroissa), addirittura per strappare alla morte la sua preda
(risurrezione della figlia di Giairo). Anche Paolo
(seconda lettura), che si fa promotore di una
colletta a favore della chiesa di Gerusalemme
in ristrettezze economiche, non esitando ad addurre come motivazione “la grazia di Gesù Cristo, il quale da ricco che era, si è fatto povero”
per arricchirci, dà una dimensione di estrema
concretezza e stupefacente realismo al discorso
sulla vita. Non basta schierarsi dalla parte della
vita, occorre occuparsi, non con le parole ma
nei fatti, di chi conduce un’esistenza diminuita,
talvolta disumana. Nel brano evangelico Gesù
incontra persone che fanno esperienza di morte. Giairo chiede l’intervento di Gesù per la sua
figlioletta che sta per morire. Anche la donna
che da dodici anni soffre di emorragia è in una
situazione paragonabile ad una morte sociale.
In ambedue i casi Gesù si presenta come colui
5
La Parola e le parole
XIII Domenica del Tempo Ordinario
Sap 1, 13-15; 2, 23-24, Sal 30,
2 Cor 8, 7.9.13-15, Mc 5, 21-43
che restituisce la vita intesa come rete di relazioni positive. L’unica condizione perché avvenga questo passaggio dalla morte alla vita è la
fede. Il racconto della guarigione della donna si
intreccia con quello della risurrezione della figlia
di Giairo. I due personaggi mostrano le diverse
maniere con cui l’uomo, nel suo bisogno, si rivolge al Signore. Unico è il bisogno di vita, diverso il
linguaggio che ciascuno esprime. Giairo, uno dei
capi della locale sinagoga, supplica, parla molto,
ma ha anche il coraggio e l’umiltà di gettarsi
ai piedi di Gesù. L’emorroissa parla invece con i
gesti, con il tatto, non proferisce parola alcuna,
ma parla tra sé e sé. Ognuno nel bisogno va a
Dio con il proprio linguaggio, cioè con tutto se
stesso, con la verità di se stesso. Supplicare non
è solo dire delle parole di richiesta d’aiuto, ma
è atto di tutta la persona che si “piega sotto”,
si raggomitola ai piedi del Signore, si rifugia in
lui cercando relazione e salvezza. Gesù cammina sulle strade dei bisogni e delle sofferenze
umane (“Andò con lui”), divenendo per l’uomo
la via che conduce alla vita. La donna affetta
da emorragia che, avvolta nell’anonimato della
folla, ha toccato le vesti di Gesù viene da lui ricercata. Egli vuole incontrare la persona che ha
ottenuto di nascosto la guarigione. “La donna,
impaurita e tremante, sapendo ciò che le era
accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse
tutta la verità”. Secondo le prescrizioni del libro
del Levitico, a causa della sua emorragia, essa
era in uno stato di impurità che le impediva
qualsiasi contatto e incontro con altre persone.
Dunque la donna che ha toccato il mantello di
Gesù ha trasgredito la legge sulla purità rituale.
La parola di Gesù apre alla donna guarita un
nuovo orizzonte: “Figlia, la tua fede ti ha salvata.
Va’ in pace e sii guarita dal tuo male”. Egli fa
evolvere la fede iniziale della donna, impregnata
ancora di elementi magici, fino alla fede matura, quella che fa passare dalla guarigione alla
salvezza. A Giairo, la cui fede rischia di venir
meno nel momento in cui gli annunciano che è
successo l’ineluttabile, Gesù dice: “Non temere,
soltanto abbi fede!”. Prima era stato il padre
della fanciulla a venire da Gesù e a supplicarlo,
ora è Gesù a implorarlo di continuare ad aver
fede: ha bisogno della sua fede che assicura
la continuità dell’itinerario e la sconfitta della
morte. Finora era stata una fede sufficiente a
muovere l’uomo alla ricerca di Gesù; sufficiente
a rivolgergli l’invito nonostante la situazione
fosse disperata ma, come si dice, finché c’è vita
c’è speranza! Adesso però, la fede subisce un
tremendo scossone e deve reggere alla notizia
della morte. Sono questi i momenti in cui si gioca la continuità del rapporto con Cristo: quando
tutto va male! Quando la realtà ha pronunciato
la sentenza più brutale e inappellabile.Troppo
poco far venire Gesù in casa quando c’è ancora
una speranza. Occorre il coraggio di farlo venire
soprattutto quando non c’è più niente da fare.
Una fede che tratti con Gesù soltanto di affari
possibili, è timidezza, paura galateo (“Perché
disturbi ancora il Maestro?”), non fede. La vera
fede è quella che crede contro ogni evidenza.
E così, grazie alla fede, nella casa di Giairo, già
addobbata per i riti della morte, si festeggia il
miracolo della vita. Dove c’è il Cristo, si liquidano i cantori della morte e vengono celebrati
i riti quotidiani della vita: “E disse di darle da
mangiare”. E la Chiesa è come la casa di Giairo,
luogo della vita, non pura istituzione o semplice
struttura ben organizzata. Poiché là dove si
predica solo la rinuncia e la rassegnazione, là
dove si mortifica la vita, non ci sarà mai posto
per la verità.
Don Luca Carlesi
6
“L’
attuale crisi
finanziaria e
monetaria è
p a r t i c o l a rmente il frutto di un deficit politico dell’Ue, dell’incapacità di far
crescere unitamente la dimensione
delle relazioni economiche e quella
politico istituzionale, separando di
fatto l’ideale europeo dal consenso
dei suoi popoli, e indebolendo le
scelte strategiche della solidarietà
e della sussidiarietà che devono
caratterizzare il rapporto tra le nazioni aderenti all’Unione”. È quanto
si legge nel documento finale della
manifestazione “Costruiamo gli Stati
Uniti d’Europa” svoltasi il 25 giugno a
Roma per iniziativa del Forum delle
persone e delle associazioni d’ispirazione cattolica nel mondo del lavoro
che comprende Cisl, Confartigianato,
Confcooperative, Coldiretti, Compagnia delle Opere, Acli e Movimento
cristiano lavoratori.
n. 26 1 Luglio 2012
CATTOLICI E POLITICA
Non si torna indietro
Parlamento europeo nella funzione
d’indirizzo e controllo della Commissione europea, l’evoluzione dei canali
di rappresentanza per le regioni e per
le rappresentanze sociali”.
Il documento
“Costruiamo
gli Stati Uniti
d’Europa”
Istituzioni
più autorevoli
Per il Forum non si può “consentire un ritorno al passato, che
sarebbe disastroso per gli effetti
economici e infausto per il futuro
delle relazioni interne e internazionali dei nostri popoli e tale da
marginalizzare il Vecchio Continente nello scacchiere mondiale”.
L’uscita dalla crisi attuale è possibile
“offrendo contemporaneamente
risposte all’altezza dei problemi in
campo economico e politico, sulla
spinta dei valori, e delle idealità, che
hanno animato i Padri fondatori”
che ebbero, dopo la Seconda Guerra
Mondiale, “il coraggio e la visione
per costruire le fondamenta delle
economie sociali di mercato, che
hanno segnato il più lungo periodo
di sviluppo e di benessere conosciuto
dall’Europa”. Nel documento si afferma che i tratti dell’identità europea,
ovvero “la centralità della persona,
la libertà nella solidarietà, la sussidiarietà diffusa, il rispetto del pluralismo
culturale, politico e sociale ancorato
alla democrazia partecipativa, hanno
un solido riferimento nelle comuni
radici cristiane che ispirarono Alcide
De Gasperi, Konrad Adenauer, Robert Schuman, Paul Enri Spaak, Luigi
Einaudi, Jean Monnet”.“Crediamo – si
legge nel testo – che l’Europa abbia
oggi bisogno d’istituzioni politiche
comuni che permettano di conseguire tutti quegli obiettivi che nessuna
nazione separatamente può raggiungere”. Urge, pertanto, “un autentico
momento neocostituzionale che dia
insieme legittimità ed efficacia alla sua
azione, attraverso un trasferimento
di poteri dagli Stati nazionali verso
le Istituzioni europee in materia: di
regolazione monetaria e finanziaria,
d’indirizzo e monitoraggio delle politiche fiscali e di bilancio, di politica
estera e di difesa”. Da qui la richiesta
di “istituzioni più democratiche, legittimate e rese autorevoli dal voto
degli elettori, il rafforzamento del
Economia, lavoro
e giovani
Sul piano economico e finanziario, per il Forum, “è indispensabile
costruire la fiducia delle persone
mettendo al riparo i risparmiatori
e gli investitori dalle scorribande
speculative, per rendere sostenibile il
rimborso del debito dei singoli Stati,
per rafforzare i fondi d’investimenti
nella direzione di programmi comuni
per dare solidità al sistema bancario”.
Un ruolo importante lo giocano lo
sviluppo economico e il lavoro:“Rafforzare l’apertura delle nostre economie nazionali per consentire più
libertà d’intraprendere e d’innovare,
e per favorire l’accesso ai migliori
prodotti e servizi da parte dei consumatori, coniugata a una intelligente
tutela delle produzioni e delle specificità culturali dei territori e delle loro
popolazioni”. Per i giovani il Forum
chiede “un programma europeo di
sostegno all’inserimento lavorativo,
che mobiliti il sistema formativo e i
protagonisti del mondo economico
e sociale, rafforzi i processi d’innovazione, favorisca la crescita di una
nuova classe dirigente orientata ad
affrontare le sfide della globalizzazio-
Vita
La
ne”. “Sostenere la costruzione degli
‘Stati Uniti d’Europa’ – conclude il
documento – significa, per noi, costruire una comunità di popoli che
crede nella possibilità di affermare
un umanesimo universale basato sul
riconoscimento dei diritti delle persone e sulla qualità democratica della
vita delle istituzioni. Un umanesimo,
come insegna Benedetto XVI nella
‘Caritas in Veritate’, che trae linfa e
ispirazione nelle radici cristiane che
ispirano la nostra iniziativa e le sappia
sviluppare in una crescita equilibrata
e rispettosa di ogni persona e di ogni
popolo”.
Nazione-Continente
Nell’aprire i lavori, il presidente
di Confcooperative, Luigi Marino, ha
detto che “è tempo di una nazioneContinente. Gli staterelli europei
sono sempre meno competitivi, per
cui bisogna costruire una sovranità
comune e un’Unione politica per non
cadere nelle mani della tecnocrazia”.
Un compito difficile che non deve
far perdere di vista, come affermato
dallo storico Agostino Giovagnoli,“la
visione realistica dei piccoli passi”
che fu dei Padri fondatori dell’Europa e la loro robusta coscienza
storica d’ispirazione cristiana. Dello
stesso avviso, l’economista Stefano
Zamagni, per il quale in questa opera
di nuova costruzione è necessario “recuperare le radici cristiane
dell’Europa che si ritrovano in tre
parole chiave: persona, democrazia
e fraternità”. Accogliere queste parole significa “non tenere separato il
momento della produzione da quello
della distribuzione delle ricchezze.
Redistribuire mentre si produce”.
Pistoia
Sette
N.
26
1 Luglio 2012
IN DIOCESI DI PISTOIA
La prima settimana sociale
dei cattolici toscani
L’annuncio del vescovo monsignor Mansueto Bianchi durante la verifica pastorale di venerdì 22 giugno
S
e nel 1907 i cattolici italiani
si trovarono a Pistoia per
la prima delle settimane
sociali e nel 2007 la Settimana del centenario si aprì proprio
nella cattedrale di san Zeno, nel
maggio 2013 saranno i cattolici
toscani a ritrovarsi a Pistoia per la
prima “Settimana sociale dei cattolici toscani”.
La notizia – pressoché certa
anche se ancora manca la ufficialità
formale - è stata data dal vescovo
nel corso dell’assemblea di verifica
della chiesa pistoiese. “Speriamo
- ha sottolineato il Vicario per la
pastorale don Cristiano D’Angelo
– che possa diventare anche per
la nostra comunità un momento
importante di coinvolgimento, riflessione e rilancio di tutto ciò che
rappresenta l’impegno sociale dei
cattolici”.
Sono due i pistoiesi (Selma
Ferrali ed Edoardo Baroncelli) a
far parte della segreteria pastorale sociale della CET che, dopo
l’incontro dello scorso marzo, sta
lavorando proprio su contenuti e
logistica della “Settimana sociale
dei cattolici toscani”.
La verifica pastorale di “fine
anno” ha avuto inizio con le parole
Cattedrale
Vespro
d’organo
con Matesic
M
usiche di Pachelbel, Pierné, J.S. Bach,
M a l l i n g , W i d o r,
Saint-Saens e Bossi,
eseguite all’organo
(Costamagna, 1969) della Cattedrale di Pistoia da Wladimir Matesic, per il «Vespro» in programma
questa domenica (1 luglio, ore
17), organizzato dall’Accademia
Gherardeschi.
Matesic, che nel 2010 è stato
nominato dal Capitolo Metropolitano organista co-titolare della
Cattedrale di Bologna, è docente
di organo e composizione organistica al conservatorio «Tartini» di
Trieste ed è direttore della Rassegna internazionale di musica sacra
«Voci e organi dell’Appennino».
di monsignor Mansueto Bianchi
che ha sottolineato il senso del
Programma pastorale 2011-2014.
“Finché ci sono, -ha affermato il vescovo- continuerò ad andare avanti
con una chiesa che ha lo stile della
programmazione e della verifica.
Non sono venuto a Pistoia per fare
il notaio, ma per impostare scelte
pastorali: queste le abbiamo condivise, le ho tracciate dopo una intensa fase di ascolto e tutti dobbiamo
sentirci impegnati su esse”.
Fra le questioni su cui si sta
pensando di intervenire, ce n’è
una simile alle riforme che, sul
piano civile, stanno interessando
le istituzioni pubbliche (come nel
caso delle Unioni fra i Comuni e le
Province): i Vicariati Foranei (oggi
a Pistoia sono 10) saranno infatti
ridotti di numero (si presume a 7)
nell’ottica di migliorarne l’efficienza
pastorale nonché di favorire una
migliore formazione del clero.
Proseguono e si consolidano
anche le esperienze -come “Preti
e Parrocchie in alleanza”- rese
necessarie sia per “vivere meglio
le nostre parrocchialità” sia per reagire alla drammatica situazione di
carenza numerica nel clero. A Pistoia i sacerdoti incardinati sono infatti
appena 103, di cui quasi 20 a riposo
per limiti di età o malattie, 3 o 4
impegnati fuori diocesi e attorno
ai 45 in età superiore ai 75 anni. Le
parrocchie teoricamente presenti
sono 161.
Forte attenzione, nella relazione
di don D’Angelo, proprio per le
relazioni fra i preti (“Dobbiamo
riconoscere con onestà la difficoltà
a collaborare, la diversità di età e
di impostazioni mentali, le diversità
di culture e di provenienze geografiche”).
Un capitolo centrale quello sulla dimensione sociale con il “Tavolo
sull’occupazione”, il “Progetto Policoro” per l’occupazione dei giovani,
le attività di Caritas e l’impegno in
favore dei nuovi stili di vita.
Viene in parallelo ribadita la
centralità per l’ascolto della Parola
di Dio. Su questo progetto esistono
circa 130 gruppi, 140 animatori e
oltre 1.300 persone coinvolte in
varie zone della diocesi.
E’ stata anche analizzata la situazione della Pastorale Giovanile
(circa 30 gruppi) e la partenza
di “Oraestate”, gli oratori estivi
parrocchiali con oltre 200 giovani
formatori.
Si è quindi parlato di “iniziazione cristiana” (13, in diocesi, le
parrocchie che hanno iniziato una
nuova sperimentazione): in pratica
un nuovo modo per amministrare il
primo dei sacramenti, il Battesimo,
in un contesto radicalmente seco-
larizzato. Si è discusso di Cresima
(appena uscito un “direttorio”
diocesano per vivere al meglio
questa celebrazione), ma anche di
insegnamento della religione cattolica, di Pastorale con la famiglia e
di omelie.
E si è parlato anche di media
(il sito web e il settimanale diocesano) e di come essere meglio
presenti nell’arcipelago del web
2.0 (tantissimi i gruppi e le parrocchie con siti o profili sui social
network). Iniziative particolari
sono annunciate, anche a Pistoia,
per l’anno della Fede a partire dalla
tradizionale “Settimana Teologica”
(settembre 2012) quest’anno dedicata proprio alla “nuova evangelizzazione”. Di questa, che si terrà
dal 3 al 7 settembre, è già pronto il
programma che pubblicheremo nel
prossimo numero. L’evangelizzazione sarà anche il tema del prossimo
Sinodo dei Vescovi, che si terrà dal
7 al 28 ottobre. Una coincidenza
che rende più impegnativa l’organizzazione della nostra tradizionale
“Settimana”.
R.
29 GIUGNO 2012
IN CATTEDRALE
Giubilei
sacerdotali
Elenco Sacerdoti
70° Mons. Italo Taddei
50° di don Piero Vannelli
25° di Don Hippolite Ngahi
Anniversari di professione religiosa
Monastero delle Clarisse
60° di Suor Benedetta Giovanetti
25° di Suor Donatella Grechi
Suore Domenicane Ancelle del Signore
50° di Madre Emilia Smorgon
50° di Suor Maria Paola Di Felice
Istituto Minime Suore del Sacro Cuore Poggio a Caiano
50° di Suor M . Rosangela Maureddu
50° di Suor Rosita Fiorentino
25° di Suor Dolores Barbarossa
25° di Suor M. Elenoide Goncalves Brasile
25° di Suor Mary Bernadet Lambert Sri Lanka
25° di Suor M. Francesca Mersal Egitto
8
comunità ecclesiale
n. 26 1 Luglio 2012
29 GIUGNO I N CATTEDRALE
Vita
La
Due nuove ordinazioni presbiterali
di Daniela Raspollini D
opo un lungo cammino di
preparazione e servizio
alla Chiesa di Pistoia, il
29 giugno, in cattedrale,
saranno ordinati sacerdoti Maurizio
Andreini e Sergio Agostini.
Ne abbiamo raccolto la testimonianza.
Maurizio Andreini
Maurizio Andreini ha 43 anni ed
è nato a Quarrata; ha prestato servizio nelle parrocchie di San Paolo,
San Benedetto, nella Basilica della
Madonna dell’Umiltà, a Gello e nella
sua parrocchia di origine, S. Maria
Assunta a Quarrata. Attualmente
è in servizio alla parrocchia di San
Michele Arcangelo alle Casermette.
Cosa significa il sì di un
prete? E cosa ci si attende
oggi da questa figura?
Il sì di un prete, prima di tutto
è nel momento in cui il Signore ci
chiama: quel momento, rappresenta già un sì, è rispondere a questa
chiamata. Il sì del sacerdote è anche
la continua disponibilità verso Dio
e verso tutta l’umanità, nonché una
rinuncia a se stessi per donarsi totalmente a Cristo.
Secondo me il prete oggi è una
figura per certi aspetti ambivalente,
perché quanto criticata, ostacolata
ecc. è allo stesso tempo tanto richiesta da tutti.
Si parla oggi di una società che
ha perso il senso di Dio e mai come
oggi, allo stesso tempo, la società cerca Dio. Credo che uno degli agganci
sia proprio la figura del sacerdote
che vive in un contesto quotidiano,
“N
on è stata una
folgorazione
come quella di
Saulo di Tarso
sulla Via di Damasco, né una chiamata
diretta del tipo di quella ai pescatori
sul lago di Galilea. Niente di eclatante: un ‘venticello leggero’ più che un
‘vento impetuoso’ ha spirato sulla
mia vita, un certoorientamento più
che un tracciato preciso. A pensarci
bene, non saprei dare una riposta
precisa... tutto sa di ‘mistero’ nella
mia vicenda. Ancora oggi mi domando con stupore: ‘perché’. Si vede che
il Signore aveva su di me un disegno
particolare, che nel tempo si è fatto
più chiaro. E così sono diventato
e continuo ad essere con molta
meraviglia e con gratitudine, ‘pescatore d’uomini’, nella gratificante e
sorprendente constatazione che il
Signore compie ‘opere grandi’ nonostante la inutilità del servo”. Così don
Piero Vannelli spiega come è nata la
sua vocazione.
Don Piero è stato ordinato
sacerdote dal vescovo monsignor
relazionandosi con persone di ogni
ceto e di ogni cultura. Credo che
oggi più che mai si attenda che il
sacerdote sia il punto fermo, stabile in una società dove i problemi
aumentano e i valori vacillano a tal
punto che il prete diventa sostegno
e accompagnamento.
Molti giovani non rispondono alla chiamata del Signore perché comprendono che
la vita del sacerdote è vissuta
all’insegna dell’obbedienza,
della castità e della povertà.
Ma perchè questi valori fanno paura?
Sì è vero, ma perché i giovani
si pongono di fronte alla chiamata
come una vita pesante e di rinuncia
anziché, come dono di Dio e se è
dono di Dio si risponde nella libertà che ci viene donata dall’amore
di Dio stesso, quindi rispondendo
all’amore non è sacrificio, ma gioia.
Vorrei fare l’esempio di due coniugi:
se entrambi si amano, alcuni doveri
e oneri si trasformano in “gratuità”
e donazione totale di sé.
A quale pastorale credi
sia opportuno dare maggiore
attenzione?
Prima di tutto alla Pastorale della
famiglia; infatti, come ci ricordava
Giovanni Paolo II, è una piccola Nazareth ed è il vivaio delle vocazioni
al matrimonio al sacerdozio e alla
vita consacrata.
Vorrei ringraziare il nostro compianto vescovo monsignor Simone
Scatizzi, che sette anni fa mi accolse
in seminario permettendomi di concretizzare il mio percorso formativo
di sacerdozio; suor Santina Vellani
delle suore Mantellate, che con il
suo esempio di vita ha saputo gettare
in me il seme della vocazione; don
giordano Favillini, che ormai in età
più che adulta ha saputo riordinare
il mio percorso, accompagnandomi
spiritualmente sino all’ingresso del
seminario, rimanendo sempre in
contatto con me sino ad oggi; poi
le comunità educanti del seminario
di Firenze e di Pistoia, il vescovo
Mansueto Bianchi e i tanti laici che
hanno creduto e sostenuto in ciò
che il Signore mi chiedeva. Grazie
di cuore a tutti pregate per me. Dio
vi benedica
Sergio Agostini
Sergio Agostini, è nato nel 1955 a
San Piero in Vincio e nella parrocchia
di San Pietro in Vincio ha iniziato il
suo cammino di iniziazione cristiana.
È diventato diacono nel 1991 e
ha cominciato a prestare servizio
prima nella parrocchia di origine, San
Pantaleo, e poi in suo aiuto a Casore
del Monte; successivamente è stato
chiamato al servizio diaconale nella
parrocchia di Serravalle.
Sergio si è impegnato con grande
dedizione al servizio degli anziani del
Teisd, prima nelle case private, e poi
al Centro Monteoliveto.
Da qualche anno sta seguendo
un percorso di formazione culturale
e spirituale più mirata al ministero
sacerdotale presso l’Istituto di scienze religiose (Isr) di Firenze.
Da molti anni fai parte
dell’associazione Teis: questa
esperienza che cosa ha significato per te?
Essere parte di un gruppo che si
impegna ad assistere gli anziani, come
il Teisd ha inciso molto nella mia
formazione umana e cristiana, perché
qui ho imparato a vivere la diaconia,
cioè il servizio ai più deboli, ai più
emarginati, quali possono essere
certi anziani soli, dimenticati in balia
di se stessi.
In qualunque modo si voglia
essere (cristiani, laici o chierici), è la
carità che ci qualifica. Ogni vocazione
nasce dalla carità. Tutto ha valore e
significato se vissuto nell’ottica del
dono, del servizio. Ogni esperienza in
tal senso forma, ti matura e ti rende
capace di continuare.
Che cosa significa il sì di
un prete?
Il sì al sacerdozio vuol dire accettare di rimanere nel progetto di Dio
perchè si compia ciò che egli vuole
da te; penso che in questo ministero
si debba vivere ancor più da “servi”
per i fratelli nella fede, cercando di
portare a tutti un seme di verità, un
dono di grazia, un esempio di carità:
la testimonianza credibile e l’apporto
sacramentale e pastorale al servizio
della Chiesa.
Il “sì “ di un prete espresso
nell’ordinazione dovrà ogni giorno
ripetersi interiormente perché tutta
la sua vita sia sempre più conforme
a Cristo buon pastore.
Cosa ci si attende dalla
figura del sacerdote?
Da ogni sacerdote ci si attende
che egli sia semplicemente un buon
prete. E questo vuol dire non soltanto buono d’animo, ma sopratutto
vero innamorato di Cristo e della
Chiesa: innamorato di tutti i fedeli,
di quelli meno fedeli e dei non fedeli,
comunque di amare. Credo che l’immagine di un buon prete stia nella sua
credibilità anche quando le difficoltà
che incontra possano causare stanchezza e delusione. Ci vorrà allora
tanta preghiera, umiltà, e pazienza
cercando di ravvivare sempre con la
Parola di Dio, il dono di quel mistero
di grazia che è posto nelle tue mani
per il tuo bene e di coloro che a te
sono affidati.
GIUBILEI SACERDOTALI
50° di don Piero Vannelli
Longo Dorni il 29 giugno 1962 nella
Cattedrale di Pistoia.
“Per due anni – racconta - mi
son fatto le ossa come cappellano
nella parrocchia di San Bartolomeo
in Pantano; per tre anni sono stato
parroco a Pianosinatico e Rivoreta,
con responsabilità pastorale, e per
circa un anno anche nella parrocchia
di Abetone. Nell’ottobre 1967 sono
trasferito a Sarripoli e nel 1974 a
Canapale, dove sono rimasto fino
al dicembre 1982, giorno in cui ho
iniziato la mia attività pastorale nella
comunità di San biagio in Cascheri,
dove tutt’ora mi trovo. In pratica,
ho sperimentato un po’ tutta la geografia della diocesi e questo mi ha
arricchito sotto il profilo culturale
e pastorale. Quello che ho sempre
cercato di attivare con semplicità è
un buon rapporto con tutti, con la
ricerca di contatti, di dialogo e di
rispetto per ciascuno. Ritengo che
l’attività pastorale non consista in
formule prefabbricate, concepite a
tavolino e calate dall’alto, ma deve
partire dalla realtà, dalle situazione
delle persone privilegiando l’ascolto
del vissuto di ognuno.”
Don Piero attualmente è membro del Consiglio presbiterale del
Collegio dei consultori, dell’Idsc e
consigliere ecclesiastico provinciale
Molti giovani non rispondono alla chiamata del Signore perché comprendono che
la vita del sacerdote è vissuta
all’insegna dell’obbedienza,
della castità e della povertà.
Perchè questi valori fanno
paura?
I giovani vanno aiutati ad esprimere il meglio di se stessi: sono una
risorsa immensa anche per la Chiesa,
se si pensa a loro in positivo: dobbiamo condividerne le attese, i desideri,
i problemi, il loro futuro per aiutarli
a sentire che la vita è più bella se
vissuta come vocazione al dono di sé.
Allora contribuiranno davvero
con i propri talenti a realizzare
un mondo migliore. Se le tre virtù
evangeliche fossero più patrimonio
di vita dell’intera società, più giovani
sarebbero capaci di rispondere con
gioia alla chiamata del Signore, perché quando Dio chiama entusiasma,
appassiona.
E’ vero, la povertà, la castità,
l’obbedienza possono far paura a tal
punto da soffocare una chiamata; ma
se si costruisce “la casa sulla roccia”,
cioè sulla parola di Dio, essa non
lascia nessuno solo a se stesso.
A quale pastorale credi
sia opportuno dare maggiore
attenzione?
Ogni giorno si parla tanto di
pastorale: se ne fa tanta dall’altare e
poca fuori di Chiesa. Penso che ci si
debba impegnare a stare più vicino
alla gente sul terreno del loro vissuto, non per compiere grandi opere,
ma semplicemente per valorizzare,
condividere, partecipare in qualche
iniziativa utile che sia di stimolo a
tutti per amore di Gesù e il prossimo. Credo che questa sia la linea
pastorale da seguire: dare ascolto,
portare misericordia, un aiuto, una
possibile risposta in nome di Cristo
e del cristiano che diventa poi buona
testimonianza per una relazione di
amicizia, di fraternità lungimirante
ed umile.
della Coldiretti. Nel passato è stato
assistente diocesano Aimc.
Per quanto riguarda la presenza
di gruppi e associazioni nella parrocchia di san Biagio, don Piero afferma
che “al momento in parrocchia non
ci sono grosse e vistose organizzazioni, ma piuttosto una serie significativa di piccoli gruppi e iniziative,
come in tante altre parrocchie: più
semi che alberi: Il Cpp, due gruppi
di ascolto del Vangelo, il gruppo dei
catechisti, vari gruppi di catechismo
secondo le fasce d’età, il gruppo
Caritas, gruppi di preghiera, il coro
liturgico, il coro polifonico, il gruppo
per il turismo e le attività ricreative”.
“Vorrei saper dire a tutti - prosegue - che mettere Cristo al centro
della propria vita è un affare! Cristo
è la luce che permette di camminare,
di comunicare, di avere un approccio positivo con le persone con se
stessi, con le cose, con la vita nel suo
complesso divenire: senza di Lui si
brancola nel buio, si è abbagliati e
accecati da luci fasulle”.
DR
Vita
La
1 Luglio 2012
comunità ecclesiale
n. 26
GIUBILEI SACERDOTALI
70° di monsignor Italo Taddei
M
onsignor Italo Taddei
è parroco della Basilica di San Giovanni
a Roma.
La sua vocazione è nata nel frequentare la sua parrocchia di Limite
sull’Arno; è stato ordinato nel 1942
nella cattedrale di Pistoia da monsignor Giuseppe de’ Bernardi.
Ha iniziato il suo ministero sacerdotale prima a Montale, dove è rimasto tutto il tempo della guerra, poi ad
Agliana e a Capraia Fiorentina. Da lì il
vescovo lo trasferì a Pistoia per fare
catechismo ai ragazzi del “Tempio”
dove vi era anche una mensa: allora
era cappellano don Lapini e la struttura era gestista dall’Unra. I locali
della mensa non erano sufficienti ad
accogliere tanti bambini bisognosi e
allora il vescovo assegnò alla mensa
i locali del seminario minore, i locali
del Collegio in Via Bindi, dove si potè
ospitare più di oltre 100 ragazzi.
“Il primo giorno - racconta monsignor Taddei - lo passai ad imbullettare i cartoni alle finestre perché i
bombardamenti avevano rotti tutti i
vetri.. All’inizio, della scuola si occupava la maestra Amadori; poi si faceva
catechismo per la preparazione alla
prima comunione; vennero accolti
ragazzi che non avevano famiglia a
mangiare a dormire. Divenne la ‘Casa
dei ragazzi’”. Monsignor Taddei ricorda come la provvidenza divina venne
loro in aiuto per la risoluzione di un
importante problema: l’onorevole
Foresi portò a cena e in visita ai ragazzi dell’opera maternità e infanzia
l’onorevole Ciocceti, il quale promise
loro una nuova sede visto che quella
del Seminario doveva essere lasciata.
Il 15 agosto si inaugurò, in via san
Biagio la “Casa dei ragazzi dell’opera
maternità e infanzia”. Nel tempo
quest’opera si sciolse, ma in memoria
di quel periodo venne intitolata nella
zona di San Biagio, una via dedicata
25 anni di servizio diaconale di Luciano Bani
“Credo fermamente
nel ministero diaconale
In occasione del suo 25° di servizio, il diacono Luciano Bani si
racconta in una breve intervista rilasciata al nostro settimanale
C
ome è nato il diaconato permanente
nella nostra diocesi?
Il cammino diaconale,
voluto da monsignor Simone Scatizzi
per la nostra diocesi, ha avuto inizio
nel 1983. Come responsabile fu
chiamato monsignor Renato Bellini.
Abbiamo iniziato il cammino con due
candidati: uno ero io, l’altro Mario
Breschi. La formazione consisteva
nella partecipazione ai corsi di teologia e ad incontri specifici. Negli anni
successivi i candidati sono aumentati
fino ad arrivare al numero di ben 25.
Il 3 ottobre 1987 in cattedrale,
P
adre Armando Felice Verde, originario di Cimitile
(Napoli) era molto conosciuto a Pistoia. Conseguito il dottorato all’Angelicum
nel 1957, a Roma, venne assegnato
al convento domenicano pistoiese
nel 1956. Qui insegnò Metafisica e
Storia della Filosofia nello Studium
di Pistoia, poi dal 1959 Teologia
Dogmatica. Svolse anche attività
pastorale e dal 1958, per poi molti
anni, fu direttore della Fraternità
del Terz’Ordine a San Pierino Casa
al Vescovo. Nel 1963 si iscrisse
all’Università degli Studi di Firenze,
dove conseguì la laurea con il prof.
Eugenio Garin e fu quindi invitato
a proseguire la ricerca storica relativa all’Università fiorentina nel
Rinascimento. A metà degli anni
’60 entrò nel collegio redazionale
della rivista “Vita Sociale”, con sede
a Firenze e poi a Pistoia, dove nel
1977 ne divenne direttore.
Dagli inizi degli anni ’80 divenne
animatore di un gruppo di giovani,
denominato “La Vigna”, finalizzato
a maturare una formazione socio-
l’allora vescovo monsignor Scatizzi
imponeva le mani per il rito di ordinazione diaconale ed io fui il primo
diacono permanente per la diocesi
di Pistoia. Con proprio decreto, il
vescovo mi destinava al servizio nella
parrocchia di Vicofaro, dove sono
rimasto per 24 anni, e mi affidava la
responsabilità dei ministeri straordinari istituiti per la diocesi; inoltre
fui anche nominato responsabile
dell’ufficio pellegrinaggi diocesano:
Insieme a monsignor Bellini nei primi
tempi, abbiamo istituito la “Giornata
del diaconato”, durante la quale
venivo inviato in varie parrocchie
a parlare ai fedeli ed a incontrare i
consigli pastorali al fine di presentare
questo nuovo ministero ripristinato
dal Concilio Vaticano II.
Dopo questi 25 anni di
servizio alla Chiesa qual è il
suo messaggio?
Credo fermamente nel ministero diaconale per un servizio
disinteressato alla Chiesa e ai fratelli
nell’evangelizzazione, nella liturgia e
nella carità. In questi anni ogni giorno ho pregato affinché il Signore mi
rendesse il più possibile simile a lui,
che è venuto in mezzo a noi non “per
a Don Bosco. Dopo l’opera passò
all’Aias come struttura per disabili.
Nell’ambito della Casa dei ragazzi
monsignor Taddei vuole ricordare
uno struggente episodio di Leone
un “raccattacicche”: “eravamo al
momento in cui in chiesa ci stavamo
preparando alla celebrazione della
prima comunione e Leone non c’era.
Eccolo arrivare con un mazzo di fiori
colti nel giardino vicino e scusandosi
del ritardo disse che tutti avevano la
mamma che portava fiori in chiesa e
lui, non avendola, aveva provveduto
da solo. Quei fiori, donati da Leone,
vennero messi sull’altare”.
Nel 1977 monsignor Taddei fu
chiamato dal cardinale di Firenze Benelli, che lo nominò suo segretario, e
rimase così a Roma occupandosi della Commissione pontificia Migranti.
Della diocesi di Pistoia monsignor Taddei ricorda il suo carissimo
amico monsignor Giordano Frosini,
tutti i sacerdoti e augura a tutti i ragazzi che possano realizzare se stessi
D.R.
essere servito, ma per servire”, ed ho
scelto una preghiera per ricordare
questo anniversario:“se dovessi scegliere una reliquia della tua passione,
prenderei proprio quel catino colmo
d’acqua sporca. Girare il mondo
con quel recipiente e ad ogni piede
cingermi dell’asciugatoio e curvarmi
giù in basso, non alzando mai la testa
oltre il polpaccio per non distinguere
gli amici dai nemici, e lavare i piedi
del vagabondo, dell’ateo, del drogato,
del carcerato, dell’omicida, di chi non
mi saluta più, di quel compagno per
cui non prego mai, in silenzio, finché
tutti abbiamo capito nel mio il tuo
amore, amen”.
Durante il suo diaconato
è nata l’associazione “Amici
di Lourdes”: il suo servizio di
diacono anche a Lourdes cosa
ha significato per te?
Tutto!
D.R.
SAN DOMENICO
Ricordo di padre Verde
politica e pubblicando anche una
rivista periodica. Da questo gruppo di giovani, nei primi anni ’90,
si originò “La Rete”, movimento
politico innovativo che si proponeva di apportare un contributo
nel restituire dignità e nobiltà alla
politica. In questo periodo si dedicò prima ad alcune ricerche su
Savonarola, pubblicate in “Memorie
Domenicane”, poi alla trascrizione
delle prediche e di altri scritti del
frate fiorentino e di altri frati suoi
seguaci. Contribuì quindi alla realizzazione dell’edizione nazionale,
in occasione del V centenario della
morte, in particolare alla trascrizione con l’introduzione del Breviario
di Savonarola. Nel 1998 divenne
priore del convento pistoiese, fino
al 2001, e partecipò al Capitolo
provinciale di Roma sempre nel
2001. L’anno dopo, con l’inizio del
priorato di frate Alessandro Corte-
si, divenne sottopriore. I problemi
di salute per frate Felice iniziarono
a divenire importanti nel 2003. A
causa di una caduta durante la notte, venne ricoverato nell’Ospedale
cittadino e poi trasferito a Firenze,
dove purtroppo ci lasciò, all’età di
84 anni, presso il locale convento
domenicano, assistito dai confratelli
frate Vincenzo Caprara e frate Aldo
Tarquini.
I suoi funerali furono celebrati a Pistoia, nella chiesa di San Domenico.
Accompagnò sempre i suoi studi
storici con riflessioni sulla vita
politica e sulle questioni contemporanee, nel continuo tentativo di
cogliere le grandi intuizioni derivanti dall’intelligenza sulla storia, con
la finalità di interpretare le vie di
un rinnovamento della società e di
riforma della chiesa nel presente. La
sua propensione a correlare le ricerche sul passato con l’attenzione
9
Messa al Campo
Nomadi di
Via Nazario Sauro
Essere
vicini
ai fratelli
zingari
Il mio desiderio
più grande è quello
di diventare cappellano
degli zingari
L
e comunità parrocchiali
di Vicofaro e di RaminiBonelle, insieme al Centro don Milani, promuovono, nel 45°anniversario della morte di don Lorenzo,
per giovedì 28 giugno alle 18,15,
la celebrazione della Messa nel
Campo Nomadi di via Nazario
Sauro, seguita da una piccola cena
di condivisione. Con questa iniziativa aperta a tutta la popolazione,
intendono esprimere vicinanza e
solidarietà ai fratelli zingari, ribadendo la loro piena appartenenza
alla comunità in un momento difficile, in cui vengono loro negati i
diritti a una vita dignitosa. Membri della comunità hanno visitato
più volte il Campo, incontrando
dignità e dolore nel sopportare
una condizione di forte degrado
e di abbandono da parte della
città. Per noi, scegliere di ricordare in questo luogo l’anniversario
della morte di don Lorenzo, grande profeta e maestro al servizio
degli ultimi, significa riaffermare
l’urgenza di una pastorale che, in
piena coerenza con il Vangelo, assume come centrale l’umanità dei
più poveri. Questa scelta si inserisce in un percorso di solidarietà
e di convivenza, rigettando ogni
forma di pregiudizio e di rifiuto
aprioristico. Come don Lorenzo
seppe restituire la Parola a tanti
senza-voce, così vogliamo - dopo
l’indifferenza e il disinteresse che
hanno subito per tanto tempo che questi fratelli abbiano piena
dignità, condividendo con loro le
regole, l’affetto, la giustizia.
Comunità parrocchiali
di Vicofaro e di
Ramini-Bonelle
Centro di documentazione
e di Progetto don Lorenzo
Milani
BADIA A PACCIANA
alla contemporaneità, si traduceva
in lui nell’apertura all’incontro con
persone provenienti da ambiti diversi. Per questo fu in grado di stabilire una significativa rete di amicizie e contatti con ambienti diversi:
nella città di Pistoia, con studiosi di
livello internazionale, con il mondo
della scuola e dell’università.
Leonardo Soldati
Messa
di suffragio
S
abato 30 giugno, nella chiesa di Badia a Pacciana, verrà celebrata una messa in
suffragio di Giampiero ed
Enrico Gherardeschi, presieduta
dal vescovo, monsignor Mansueto
Bianchi.
10 comunità e territorio
n. 26 1 Luglio 2012
Aziende partecipate
Prime nomine
del sindaco Bertinelli
Vita
La
Comune di Pistoia
Tagli per 750mila
euro nel bilancio
di previsione
La scure si abbatte anche sulle indennità
degli amministratori
«I
Rinnovati
i consigli di otto
enti.
Largo a donne
e giovani
di Patrizio Ceccarelli
I
l sindaco di Pistoia, Samuele
Bertinelli, ha concluso la
sua prima rosa di nomine:
18 persone per otto enti le
cui cariche scadevano il 22 giugno.
La scelta è stata fatta tra oltre 300
autocandidature arrivate in appena 15 giorni, da quando la nuova
giunta ha deciso di riaprire, dal 4 al
19 giugno, i termini per la presentazione delle autocandidature, con
l’obiettivo di ricevere tanti curricula e di grande qualità e non solo
legati alla politica.
Per l’Associazione Teatrale Pistoiese il sindaco doveva nominare
cinque persone e, tra queste, designare il presidente che sarà Rodolfo
Sacchettini, 31 anni, di Firenze,
professore a contratto alla facoltà
di sociologia di Urbino per il corso
«Forme e linguaggi del teatro e
dello spettacolo». Nella stessa assemblea anche Claudia Cappellini,
48 anni, responsabile del servizio
cultura, comunicazione e sport del
Comune di Quarrata; Lorenzo Maffucci, 30 anni, giornalista pubblicista
ed esperto musicale; Nadia Tirino,
33 anni, insegnante, diplomata in
pianoforte e laureata in storia della
musica; e l’assessore alla cultura
Elena Becheri, che parteciperà a
titolo gratuito. Il compenso per i
membri del Cda dell’Atp è di 30
euro a seduta come gettone di
presenza.
Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Accademia
di Musica italiana per Organo entra
Maria Camilla Pagnini, 44 anni. Per
il Centro italiano di storia di studi
e d’arte il sindaco ha scelto nel
consiglio direttivo, Giovanna Frosini, 52 anni, professore associato
all’Università per stranieri di Siena.
Nel consiglio direttivo della
Fondazione Michelucci entrano
l’architetto e urbanista Gianluca
Giovannelli, l’architetto Roberto
Agnoletti, e Giulia Andreini, 32
anni, insegnante al liceo scientifico
parificato delle Suore Mantellate.
All’Istituto storico della Resistenza
sono stati nominati Ivan Pagliaro,
24 anni, Silvia Mauro, 34 anni (collaboratrice del nostro giornale), e
Francesca Perugi, 24 anni.
Il professore Francesco
Gaiffi, 45 anni, sarà membro
dell’assemblea e del consiglio di
amministrazione dell’Università
del tempo libero. Nella stessa assemblea entrano anche la professoressa Milva Maria Cappellini, 51
anni, e l’architetto Nicola Bottari
Scarfantoni, 48 anni.
Nel consiglio direttivo del Tiro
a segno nazionale entra l’assessore
allo sport Mario Tuci. Per quanto
riguarda il consiglio di amministrazione degli Istituti Raggruppati, il
sindaco ha scelto di riconfermare
per quattro mesi gli attuali consiglieri per permettere la conclusione in continuità di alcuni interventi
e procedimenti aperti.
Iniziative
Servizio sms 113 per sordi
Per chiedere aiuto basta un messaggino al 334 6907745. Pistoia
tra le prime città italiane ad attivare il canale per audiolesi
«S
iamo lieti di aver
introdotto un ulteriore servizio,
che crediamo sia
di grande utilità. La questura è sempre al fianco delle persone deboli».
Così il questore Maurizio Manzo ha
commentato l’attivazione del nuovo
servizio di chiamata per il 113 tramite sms, dopo l’accordo siglato tra
questura di Pistoia e il presidente
regionale dell’Ente nazionale sordi,
Giovanni Tafi. Pistoia è una delle
prime città italiane, la terza in Toscana insieme a Pisa e Arezzo, ad aver
attivato il canale di comunicazione
per sordi, al quale si accede tramite
il numero 334 6907745. Il servizio
consente di comunicare con gli
operatori della centrale operativa
telecomunicazioni della questura,
tramite sms, che provvederanno ad
assicurare al richiedente il soccorso
necessario (pronto intervento, vigili
del fuoco, emergenza sanitaria).
«Per una migliore conoscenza
dell’iniziativa -ha aggiunto il questore-, i nostri uffici, in collaborazione
con l’Ente nazionale sordi, hanno
attivato una serie di incontri tra
operatori di polizia e utenti».
«Si tratta di un servizio –ha detto
il presidente Tafi– che può essere di
utilità non solo per noi, ma per tutti
i cittadini, perché una persona sorda
può assistere ad un incidente o ad
un altro evento che richiede un immediato soccorso e chiamare aiuto,
semplicemente con un sms». P.C.
l concetto che ci ha guidato è
stato quello che chi più ha,
più deve dare».
Lo ha detto il neo-sindaco di Pistoia, Samuele Bertinelli, presentando il bilancio di previsione 2012
dell’ente. Un bilancio caratterizzato da
oltre 750.000 euro di tagli, tutti interni,
a cominciare dalle indennità degli amministratori e del presidente del consiglio
comunale, che sono state ridotte del 20%, così
come sono stati tagliati tutti i benefit e le spese di
rappresentanza. Lo stesso gabinetto del sindaco ha subito una riduzione di circa 30.000
euro. Incremento, invece, di circa 500.000 euro, per il sociale e il supporto
alle fasce più deboli. Inoltre, è stato ricostituito con 100.000 euro il fondo
di sostegno ai disoccupati, mentre altri 100.000 euro sono stati destinati al
fondo per il contributo affitti e altrettanti come incentivo all’occupazione
giovanile e femminile.
Sugli investimenti, priorità all’edilizia scolastica e alla difesa del suolo. Per
quanto riguarda l’Imu è stata adottata l’aliquota base per le case principali,
massima per fondi sfitti, assicurazioni e banche.
«Abbiamo rispettato alla lettera – afferma il sindaco Samuele Bertinelli
– l’ispirazione di fondo del nostro programma di governo, nonostante le
difficoltà oggettive che abbiamo incontrato nell’operare a metà anno su un
bilancio di previsione.Tutte le indicazioni politiche che potevamo applicare,
le abbiamo applicate e sono leggibili nelle ripartizioni delle spese del bilancio. Il nostro obiettivo è il riequilibrio strutturale del bilancio che vogliamo
raggiungere senza l’inserimento di proventi straordinari come gli oneri di
urbanizzazione che saranno infatti interamente impegnati negli investimenti
sul territorio».
«Siamo consapevoli – spiega l’assessore Daniela Belliti – che si tratta di una
manovra pesante, ma abbiamo voluto costruirla tenendo sempre presente
il requisito dell’equità e della progressività del prelievo. Diamo inoltre fin
da ora la nostra piena disponibilità a ridiscuterla in sede di variazione di
bilancio, a settembre, quando avremo la prima stima del gettito Imu versato
con la prima rata».
P.C.
Sindacato
A Cgil Incontri
si parla di lavoro
e democrazia
L’evento clou sarà il 7 luglio con il faccia
a faccia tra Camusso e Squinzi
I
l ministro dell’ambiente Corrado Clini, il segretario della Cgil Susanna Camusso, e il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi
sono i protagonisti della 16esima edizione di Cgil Incontri (in corso
di svolgimento a Serravalle Pistoiese, fino all’8 luglio), alla quale
prenderanno parte anche il vicepresidente del Senato Vannino Chiti e il
presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. Il titolo di questa edizione
«Orizzonti democrazia» è stato scelto perché «ormai - spiega Gessica
Beneforti, segretaria provinciale della Cgil di Pistoia - sempre più persone sentono persino l’esercizio del proprio diritto al voto espropriato da
scelte e decisioni provenienti dall’estero: Bruxelles, Germania, G20, Fmi,
banche centrali».
I temi oggetto dei vari dibattiti riguardano la crisi economica e occupazionale, sia del nostro territorio, sia dell’intero Paese, la Costituzione e le
riforme, le pensioni, i salari e il potere d’acquisto, l’ambiente visto come
motore di sviluppo, il welfare, le sfide dell’economia e i riflessi sul nostro
territorio.
L’evento clou sarà il faccia a faccia tra Susanna Camusso e Giorgio Squinzi, sabato 7 luglio (ore 18), durante il quale si parlerà a tutto tondo di
occupazione, prospettive di sviluppo e riforma del lavoro.
Com’è tradizione, Cgil Incontri offre anche momenti di intrattenimento e
di svago, con spazi musicali e culturali, oltre alla buona cucina.
La prima edizione, 16 anni fa, ad un anno dalla morte di Luciano Lama,
sempre sotto le Torri di Castruccio a Serravalle Pistoiese, vide confrontarsi
l’allora presidente di Confindustria Gianni Agnelli e il segretario generale
della Cgil, Sergio Cofferati.
P.C.
Vita
La
1 Luglio 2012
comunità e territorio
n. 26
Vivaismo
Si punta sui nuovi
mercati
Per fronteggiare la crisi le aziende guardano con fiducia
alla Russia e ai paesi arabi
di Patrizio Ceccarelli
11
“Il vivaismo a Pistoia
nell’epoca
della globalizzazione
dei mercati”
S
abato 30 giugno presso la
Camera di Commercio di
Pistoia si terrà il forum “Il
vivaismo a Pistoia nell’epoca
della globalizzazione dei mercati”
organizzato dall’Associazione internazionale produttori del verde
“Moreno Vannucci”, in collaborazione
con il distretto rurale vivaistico ornamentale di Pistoia e la Camera di
Commercio di Pistoia.
Questo il programma:
ore 10: saluti del Sindaco di Pistoia
Samuele Bertinelli, del presidente
della Camera di Commercio, Stefano
Morandi, del presidente Provincia
Pistoia, Federica Fratoni e dell’assessore regionale agricoltura, Gianni
Salvadori;
ore 11: relazione del presidente distretto rurale vivaistico-ornamentale,
Vannino Vannucci;
ore 11,15: intervento dell’assessore
comunale attività produttive, Tina
Nuti; Intervento del direttore del
Cespevi, Paolo Marzialetti;
ore 11,45: intervento del dirigente
dello sviluppo rurale del Ministero
politiche agricole alimentari e forestali, Alberto Manzo;
ore 12: interventi di rappresentanti
delle Ooppaa e Associazioni di
vivaisti;
ore 13: intervento dell’ass. provinciale all’agricoltura, Mauro Mari;
ore 13,15: doni di rappresentanza a
tutti i presenti;
ore 13,30: Colazione di lavoro riservata ai relatori, alle autorità, ai
rappresentanti Ooppaa e giornalisti;
ore 16: visite guidate a vivai innovativi
a campione, con partenza bus da
Piazza Garibaldi, previo prenotazione
al momento della registrazione dei
partecipanti.
Coordina: Renzo Benesperi.
INFO: Associazione internazionale
produttori del verde “Moreno Vannucci” tel. e fax 0573.380342, e-mail:
[email protected].
FONDO MUSICALE ROSPIGLIOSI
Presentato il catalogo
A
I
l vivaismo, con le sue 1.500
aziende, 5.000 ettari di
coltivazioni e oltre 8.000
addetti compreso l’indotto,
è il settore che ha risentito meno
della crisi ed è pronto a ripartire,
puntando anche su nuovi mercati. È
quanto sottolineato dall’assemblea
dei soci dell’Associazione Vivaisti
Pistoiesi, che riunisce oltre 200
aziende del settore e che nei giorni
scorsi ha approvato all’unanimità il
proprio bilancio consuntivo e presentato alcune iniziative. «A settembre saremo presenti alla fiera di
Gent in Belgio - spiega il presidente
Andrea Zelari -, che è una delle più
importanti a livello internazionale
e vanta oltre 100mila visitatori. In
quell’occasione saremo chiamati a
realizzare degli splendidi allestimenti, proprio per dare la presentazione di una città davvero verde».
«Dal punto di vista dei mercati - aggiunge il direttore Emanuele
Begliomini - è cambiato molto, con
aziende che hanno risentito più di
altre della crisi. Chi lavorava molto
con la Spagna o con la Grecia ha
accusato colpi grossi, altre imprese,
invece, hanno subito meno questi
effetti. Di certo c’è che le aziende
vivaistiche sono comunque attive,
vanno a cercare mercati nuovi,
soprattutto nell’Est Europa, con un
occhio di riguardo alla Russia, e in
parte nei paesi arabi».
L’assemblea ha approvato, oltre
al consuntivo, anche un proprio
codice etico.
«Si tratta di un breve testo spiega ancora il direttore Begliomini - che detta i regolamenti morali
per chi rappresenta l’Associazione,
a qualsiasi titolo. Un documento
che ha un grande significato e che
rappresenta in questo senso una
novità assoluta».
«In collaborazione con altri enti
e associazioni pistoiesi - aggiunge
il vicepresidente Marco Romiti già dai prossimi giorni apriremo i
nostri vivai ad una serie di visite
guidate, per dare un’offerta in più
ai turisti che scelgono Pistoia come
loro meta e che oltre alle bellezze
artistiche e architettoniche d’ora
in poi potranno ammirare anche il
frutto di un’attività che ci ha reso
famosi in tutto il mondo».
lcune volte ci interroghiamo sulla nostra storia cittadina, consci del fatto
che potremmo avere delle lacune da colmare. Proprio a tal proposito,
in ottica di valorizzare uno dei personaggi più importanti della storia
pistoiese, è stato presentato venerdì 22 giugno, il Catalogo a stampa
del Fondo Musicale Rospigliosi. E’ infatti Giulio Rospigliosi, uno dei nostri
più illustri antenati, essendo stato in passato figura di spicco nella vita culturale
della Roma barocca e Papa (dal 1667 al 1669 con il nome di Clemente IX).
La pubblicazione, preziosa e frutto di un accurato lavoro di ricerche storiche, ha
visto l’impegno di più soggetti coinvolti nella realizzazione del progetto. Gli enti
e i soggetti coinvolti sono: il Comune e la Provincia di Pistoia, la Diocesi di Pistoia,
il Capitolo della Cattedrale, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia
e la Regione Toscana. La realizzazione di tale progetto ha seguito un iter lungo,
iniziato nel 2000 per celebrare la figura di Giulio Rospigliosi. Fra le iniziative che si
sono succedute negli anni, sono da menzionare vari scritti pubblicati nella collana
provinciale “Beni culturali”, fino ad arrivare all’ultimo tassello del progetto che
prevedeva la catalogazione del Fondo Musicale Rospigliosi. Il valore storico del
lavoro è immenso, a maggior ragione se pensiamo che i quattromila pezzi (dal
XVII al XX secolo) facenti parte del Catalogo sono conservati in gran parte nella
Biblioteca Comunale Forteguerriana ed in parte nell’archivio del Capitolo della
Cattedrale. Un’opera ricca, tra opere di musica a stampa, libretti e manoscritti
musicali che ribadisce il valore culturale della nostra città.
Matteo Pieracci
CONSIGLIO COMUNALE DI AGLIANA
Programma triennale degli
interventi sul territorio
V
ia libera dal consiglio
comunale al programma
triennale delle opere e
degli interventi sul territorio di Agliana e alla relazione
previsionale e programmatica per
il triennio 2012-2014. L’assessore
ai lavori pubblici, Alberto Ciampi,
ha presentato alcuni degli interventi previsti. “Per quest’anno –ha
evidenziato– abbiamo ancora una
volta scarse possibilità di investimento e, conseguentemente, l’unica
opera pubblica in programma è
l’installazione sul tetto della scuola
media Bartolomeo Sestini di un
impianto fotovoltaico. Saranno
costruiti impianti del genere anche
su altri edifici ma solamente in se-
di Marco Benesperi
guito all’emanazione di un bando di
gara (previsto entro l’estate), il cui
vincitore si farà carico della realizzazione”.
Sempre per quest’anno sono
stanziati 50.000 euro per l’ampliamento della cucina dell’asilo nido
e di altri locali accessori oltre ad
alcune decine di migliaia di euro
sono previsti per le asfaltature.Viene, inoltre, accantonata metà della
somma necessaria per l’acquisto
(previsto per il prossimo anno)
dei locali ex Coop dove sorgerà la
nuova Asl.
“Maggiore ottimismo –ha comunicato l’assessore Ciampi– per
gli anni 2013 e 2014. Abbiamo
previsto un nuovo lotto di marcia-
piedi, la rotatoria tra via Lucca e via
Provinciale a Spedalino, la riqualificazione del viale Roma sulla base
delle indicazioni giunte da percorso
di partecipazione attiva dei cittadini, l’acquisto di nuovi loculi per
il cimitero comunale “Il Giardino”
e l’ampliamento della scuola di via
Dante”. Dall’opposizione, uniche
voci di commento alle opere pubbliche, discusse insieme al provvedimento relativo alle aliquote Imu,
sono giunte da Massimo Zucchelli,
Pdl-Udc-Lega Nord, che ha riconosciuto “un’attenzione significativa
al mondo della scuola” e da Luigi
Colangelo, lista civica Decidi anche
Tu, che ha apprezzato l’impegno in
favore delle energie rinnovabili.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12
PISTOIA FESTIVAL 2012
Corsa della solidarietà
di Edoardo Baroncelli
A
rriva la prima edizione
della corsa della solidarietà denominata anche
1° staffetta Croce Rossa
Italiana. La manifestazione presentata nei giorni scorsi è in programma
giovedì prossimo 5 luglio; si tratta
in sostanza di una corsa competitiva e di una camminata / corsa non
competitiva di 3 km.
L’evento che rientra nell’ambito
delle manifestazioni riguardante il
Pistoia festival 2012 inizierà con la
staffetta 2x1 miglio (1,6 km) con 2
atleti appartenenti alla stessa società sul percorso identico per le 2
frazioni; il ritrovo è previsto per le
ore 19 in Piazza del Duomo mentre
il via verrà dato alle ore 20 presso
il Palazzo Comunale dove verrà
anche effettuato il cambio per la
frazione successiva.
Il percorso prevede la partenza come detto da Piazza Duomo
poi via Ripa del Sale Via Pacini Via
Palestro/ Via Cavour Via Buozzi Via
Curtatone e Montanara Via Buozzi
Via delle Colonne Via S Andrea Via
del Carmine Via delle Pappe Via delle Stinche e conclusione di nuovo
in Piazza Duomo.
Per quanto riguarda invece la
camminata / corsa non competitiva
la partenza è prevista per le ore
19.15 e il percorso è simile con
l’aggiunta del passaggio in Piazza
San Francesco viale Matteotti Piazza San Lorenzo via del Ceppo e
Ospedale Vecchi per poi tornare in
via delle Pappe e di li proseguimen-
Vita
La
n. 26 1 Luglio 2012
to e conclusione in Piazza Duomo
per un totale di circa 3km.
I premi individuali saranno
riservati alle prime 10 staffette assolute maschili le prime 8 femminili,
le prime 5 veterane A, le prime 3
veterane B e le prime 2 staffette
veterane donne.
Tutta la manifestazione il cui
incasso sarà utilizzato per l’acquisto di un defibrillatore vede il
patrocinio di Comune e Provincia
di Pistoia oltre che il prezioso contributo del Comitato Provinciale di
Pistoia della Croce Rossa Italiana
e della collaborazione della Silvano
Fedi, della Polisportiva Bonelle del
Gp Campiglio e dell’Asd Podistica
Fattori Quarrata.
La fortuna
si
diverte
Commedia brillante in tre atti
M
ercoledì 4 luglio 2012 alle 21, nell’ambito delle manifestazioni del “Pistoia festival 2012”, l’Associazione
“Amici di Pupigliana e della valle del Brandeggio” con
il Comune di Pistoia e la Cna organizza una commedia
brillante in tre atti (di Athos Setti) con la compagnia dei semplici dal
titolo “La fortuna di diverte”. La commedia sarà ambientata in Piazza del
Duomo e presentata da Serena Magnanensi. La regia dello spettacolo
è affidata a Calogero Armato.
Il biglietto d’ingresso è di 10 euro. L’incasso della serata verrà interamente devoluto a favore della Caritas di Pistoia e dell’Associazione
Apr onlus.
COOPERATIVA SOCIALE
“IN CAMMINO”
«L’orto di Paolo»
Al via un progetto sperimentale
per aiutare persone svantaggiate
di Patrizio Ceccarelli
S
i chiama “L’orto di Paolo” il progetto realizzato dalla cooperativa
sociale «In Cammino» in collaborazione con il Comune, per aiutare persone individuate dai servizi sociali
comunali. L’iniziativa, che ha preso il via
nelle scorse settimane ed è in fase sperimentale, è stata presentata nei giorni
scorsi nella zona di San Rocco nei pressi
del cimitero brasiliano, un luogo immerso
nella natura e nella bellezza. La cooperativa sociale, grazie alla generosità
di un privato che ha affittato il terreno a basso costo vista la finalità del
progetto, ha realizzato i primi quattro orti di 250 metri quadrati ognuno,
affidati per un anno a quattro uomini che non hanno lavoro. Ogni persona cura un fazzoletto di terra sul quale coltiva verdure per la famiglia.
Ad oggi sono quasi ultimati i lavori di bonifica di un altro appezzamento
di terreno nel quale saranno realizzati nuovi orti con l’obiettivo di affidarli ad altri soggetti svantaggiati.
“Si tratta di un progetto nuovo e importante –sottolinea l’assessore al
sociale Tina Nuti (nella foto)– che può rendere speranza a chi, per varie
vicissitudini, ha difficoltà a trovare un lavoro e in molti casi anche a sostenere la propria famiglia. Con questa iniziativa si dà la possibilità di lavorare e allo stesso tempo di socializzare e condividere un progetto con
l’ambizione, da parte della cooperativa In Cammino, di riuscire a creare
un mercato di prodotti solidali a chilometri zero. La lavorazione della
terra è un’attività benefica per chi la pratica e c’è tutta una letteratura,
oltre che l’esempio dei nostri nonni, che dimostra la bontà e l’effetto
positivo che svolge a favore delle persone”.
Le quattro persone cui è stata affidata la coltivazione delle verdure sono
affiancate da un tutor della cooperativa In Cammino, che segue passo
dopo passo la loro attività. Ogni orto è recintato ed ha un proprio cancello di accesso. Una curiosità: nell’orto, insieme alle altre verdure, si trova anche lo zucchino di “San Rocco”, tipico della zona, che a differenza di
quello più conosciuto ha la parte esterna più scura, una consistenza più
dura ed un sapore più deciso.
sport pistoiese
EVENTI
La maturità del beach
volley quarratino
I
l Beach Volley Città di Quarrata (nella foto, una fase di
gioco) diventa grande: per il
18° anno consecutivo, infatti,
tornerà l’ormai popolare torneo di
pallavolo sulla sabbia distante dalle
località marine, organizzato dal Blu
Volley Quarrata e patrocinato dal
Comune mobiliero e da La Nazione,
che all’epoca ebbero l’intuizione
vincente di scommettere forte sulla
manifestazione. Quest’anno la competizione, che vedrà al via sei squadre maschili e sei femminili (4x4 uomini; 3x3 donne), si terrà nella cornice di Piazza Fabbri da
lunedì 2 a giovedì 12 luglio. Le categorie che si disputeranno la vittoria saranno la maschile
e la femminile, che sostituiranno quella mista. Dodici compagini si affronteranno per dieci
giorni per conquistare il titolo di squadra campione 2012, mentre i vari giocatori e giocatrici
punteranno al titolo di miglior giocatore e miglior giocatrice del torneo. Ai nastri di partenza
vi saranno atleti del calibro di Simone Lombardi, vittorioso l’anno passato con l’équipe Confezioni Fabio - Le Anfore e in forza alla Zona Market Vigili del fuoco Mazzoni Pistoia nell’ultima annata pallavolistica; Simone Moletta e Angelo Fantoni, pallavolisti della Misericordia Pieve
a Nievole, Niccolò Francini, nell’ultima stagione alla Sestese e alla ricerca della prima affermazione nel beach, Martina Panichi, fresca di promozione in serie C con la Milleluci Casalguidi, impostasi due volte nel “Quarrata”, Letizia Santini, nell’ultima stagione in B2 a Montelupo,
Elisa Storni, già presente l’anno scorso e tesserata del Cecina neopromosso in B2, le sorelle
Falsini, Federica e Valentina, rispettivamente di Scandicci ed Empoli. Raddoppia il torneo di
Beach Soccer, allestito dalla società Real Quarrata, che in un paio di serate organizzerà un
interessante Mundialito Under 12. Nella passata edizione la finale del torneo misto, denominato Trofeo Fashion Service, vide scontrarsi Confezioni Fabio - Le Anfore e Sunrise Cafè, con
successo dei primi. Il premio di miglior giocatore fu appannaggio di Niccolò Magnini mentre
quello di miglior giocatrice andò ad Alessia Corsinovi.
Gianluca Barni
Calcio - Basket
Tempi Supplementari
I
di Enzo Cabella
Il Pistoia Basket ha trascorso gli ultimi
giorni della stagione 2011-12 aspettando
la decisione di Paolo Moretti. Il coach, uno
dei protagonisti del brillante campionato
di Lega 2, culminato con la finale per la
promozione in A1 e persa contro Brindisi, ha
ricevuto allettanti offerte da Bologna, Verona e
Pesaro. Dopo tre anni e mezzo trascorsi a Pistoia,
dove ha avuto modo di imporsi come uno dei
tecnici emergenti della pallacanestro italiana, al
coach aretino non gli dispiacerebbe affrontare
nuove avventure, provare a mietere successi in
piazze più importanti di quella di Pistoia. Logico
che, per restare _ dal punto di vista umano e
dell’ambiente di lavoro, ha sempre detto che
Pistoia rappresenta il massimo _ Moretti
chiede una squadra forte che sia in grado di
lottare per la promozione. Potrà soddisfare le
sue ambizioni la società del presidente Maltinti?
Già nella stagione appena conclusa la società ha
incontrato non poche difficoltà economiche, che
si sono riversate sulla squadra, in quanto è stata
costretta, dopo gli infortuni toccati a Mathis,Yango,Toppo e Saccaggi, a non acquistare i rinforzi
ma contare solo sulle forze residue, cioè su sette
giocatori. Una roster troppo limitato. Tuttavia, la
squadra e Moretti, trovando una compattezza
e una forza di forza straordinarie, sono riusciti
a fare veri miracoli, tanto da arrivare a giocarsi
la promozione nella massima serie. Ma i miracoli capitano una volta ogni tanto. E’ indubbio,
quindi, che Moretti chieda di più, chieda di poter
contare su dieci titolari e non su sette. Non solo.
Il talentuoso Hardy, giudicato il miglior giocato-
re del campionato, è rientrato negli Stati Uniti
dove spera di trovare un ingaggio in NBA; Jones
sarebbe anche disposto a rimanere a Pistoia a
condizione però che gli venga ritoccato l’ingaggio.
Quindi, c’è la necessità di sostituirli degnamente
se si vuol puntare a traguardi di prestigio. E poi
c’è Moretti, che è spinto dalla voglia di misurarsi
in piazze più prestigiose di quella di Pistoia. In
questa settimana, il coach aretino dovrebbe aver
sciolto la riserva: al momento in cui andiamo
in macchina non conosciamo la sua decisione.
Da domani la Pistoiese svelerà i suoi piani per il
prossimo campionato. Il consulente di mercato
Filippo Giraldi ha chiuso il suo rapporto con
il Brescia e quindi potrà liberamente rivelare
le operazioni di acquisto e vendita che ha già
concluso. E’ noto che dei giocatori in forza la
scorsa stagione, solo Bigoni, Cortese e Paolicchi
sono stati confermati. Se, al momento di trattare
l’aspetto economico, non chiederanno la luna, li
rivedremo ancora in maglia arancione. Ci sono
anche Calanchi, Ceciarini e Taddeucci che potrebbero in qualche modo interessare, ma sembra
difficile che possano restare, in quanto destinati
a partire come riserve, ruolo che difficilmente
sono disposti ad accettare, almeno inizialmente.
Dal che si deduce che la nuova Pistoiese avrà un
volto nettamente diverso da quello della scorsa
stagione. Giraldi e Gabbanini (il nuovo allenatore)
hanno deciso, con l’avallo del presidente Ferrari,
di rifondare la squadra. Comporta dei rischi, ma
dopo il modesto campionato scorso ci sembra
doveroso.
Vita
La
1 Luglio 2012
Monsignor Mariano
Crociata agli
assistenti delle
aggregazioni
ecclesiali
dall’Italia
n. 26
CATTOLICI E POLITICA
Una visione nuova
P
er far sorgere “una
nuova generazione di
cattolici impegnati in
ambito sociale, civile e
politico”, “non basta più una stanca
ripetizione di moduli consueti nella
proposta formativa: c’è bisogno di
un pensiero nuovo, di una visione
più rispondente ai problemi e alle
esigenze che sorgono in circostanze mutate”. Lo ha detto mons.
Mariano Crociata, segretario generale della Cei, incontrando a Roma
gli assistenti e i consulenti delle
aggregazioni ecclesiali impegnate
nella formazione alla responsabilità sociale. “Se siamo arrivati alla
dichiarata necessità di una nuova
generazione di cattolici – l’analisi
di mons. Crociata – non è stato
per assenza di politici, sindacalisti,
figure istituzionali dichiaratamente
cattolici, ma per il venir meno di un
quadro sociale complessivo religiosamente integrato e per la perdita
di vitalità e di adeguata incidenza
dell’ispirazione cristiana nella vita
sociale, civile e politica”. “È impressionante – ha constatato il vescovo
– come tanta nostra gente sia parte integrante di quella folla che va a
comporre l’immagine sconfortante
di un Paese condizionato dalla
presenza di corrotti e corruttori, di
evasori e parassiti, di profittatori e
fautori di illegalità diffusa, difensori
sistematici della rivendicazione dei
diritti nell’ignoranza, se non nella
denigrazione, dei doveri”.
Un pensiero nuovo
La “responsabilità sociale e
civile dei credenti”, ha ricordato
il vescovo, è stata al centro di
“molteplici iniziative e contatti”,
che comprendono innanzitutto gli
incontri del card. Bagnasco con le
rappresentanze del mondo cattolico convocate dal forum del mondo
del lavoro a Todi a ottobre scorso,
quello con i soci di “Scienza & Vita”
a novembre, con l’assemblea di
“Retinopera” a dicembre, a cui è
seguito il convegno dei responsabili
delle Scuole diocesane di formazione all’impegno sociale e politico a
marzo, e poi ancora gli incontri con
parlamentari cattolici di tutti gli
schieramenti.
Evoluzione
e debolezza
Analizzando la situazione italiana, mons. Crociata ha segnalato
la “persistenza di un cattolicesimo
popolare nel nostro Paese”, che
però “subisce una costante erosione e soprattutto trova sempre
meno una rappresentanza pubblica
adeguata, per ragioni che attengono non solo alla qualità e alla
responsabilità delle persone, ma
anche all’evoluzione del quadro
culturale e istituzionale”, creando
un “intreccio di evoluzione della
vita pubblica e debolezza della qualità della presenza di cattolici”. “Insieme – l’appello di mons. Crociata
agli assistenti e consulenti nazionali
delle associazioni ecclesiali sociali – dobbiamo farci carico di una
missione difficile e necessaria, in cui
s’incrociano la nostra responsabilità pastorale, le attese di iscritti e
associati, il compito storico della
Chiesa in Italia”. La “complessità
del momento”, per il vescovo,
presenta “un popolo di credenti
fedeli al loro dovere e al loro
compito in famiglia, sul lavoro, nelle
relazioni sociali”, ma anche “una
sequela di ambiguità, incoerenze,
contraddizioni che contribuiscono
a spiegare la situazione dell’Italia di
oggi”, caratterizzata per i credenti
da “una debolezza della personale
consapevolezza di fede e della coscienza morale dei singoli” che esige “un’attenta verifica delle nostre
proposte formative e dei rispettivi
percorsi”, in sintonia con quanto i
vescovi italiani chiedono sul tema
educativo nel corso di questo decennio.
Le insidie
e l’integrità
Sotto accusa, per mons. Crociata, c’è “una mentalità che si
è insinuata in mezzo a noi e che
rimanda a quella tanto deprecata
separazione tra fede e vita, che oggi
assume forme cangianti e insidiose”.
“Mentre sembra recuperare terreno la richiesta di presenza pubblica
della fede e delle sue istanze attraverso la Chiesa – la denuncia del
segretario generale della Cei – la
dissociazione della fede tra privato
e pubblico si ripropone nella vita
dei singoli, che ormai tendono a
pensare, e a vivere, come se la fede
fosse affare privato, e tutto ciò che
riguarda la vita sociale e civile fosse
da trattare secondo una logica tutta
mondana”. A questa “insidia”, si aggiunge quella che induce a “considerare secondario ciò che attiene ai
comportamenti personali o privati”.
Il risultato è quello di “pensare la
fede in maniera separata dalla vita
e dalla coerenza che a essa è richiesta, annullando le esigenze della
morale ridotta semplicisticamente
sempre a moralismo”. “L’integrità,
nel senso dell’unità del pensare e
del vivere, e quindi della persona,
è una dimensione costitutiva della
fede come siamo chiamati a viverla
nella Chiesa”, ha ammonito mons.
Crociata, invitando i credenti “alla
profonda unità tra etica sociale
ed etica della vita con un preciso
primato di quest’ultima, per la
salvaguardia – a cui è preposta
– dell’identità e della dignità inalienabile di ogni persona umana,
in qualsiasi condizione si trovi, dal
concepimento alla fine naturale”.
Alle associazioni, spetta il compito
di “individuare gli elementi costitutivi di una proposta formativa che
porti i credenti a essere fino in
fondo tali, cioè capaci di assumersi
le proprie responsabilità nella vita
privata e in quella pubblica, così da
rispondere alle attese che il nostro
Paese spera di ricevere dalla presenza dei cattolici”.
ORA SIAMO AL COMPLETO
Anche la cima del Colle
Fino a che punto gli eccessi delle intercettazioni?
di Piero Isola
O
ra finalmente siamo al
completo. Del resto,
visto l’andazzo, c’era da
aspettarselo che prima
o dopo ci saremmo arrivati. Ora
tutti i cittadini italiani, ma proprio
tutti, che temevano di essere
intercettati, possono andare tranquilli. Sono, anzi siamo, in buona
compagnia. In Italia siamo seri e
non facciamo sconti a nessuno.
Neanche al Capo dello Stato.
Anche lui può essere intercettato.
Come tutti. Anzi, forse in qualche
procura già sono conservati i
brogliacci con le trascrizioni delle
conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica, pronte
per essere passate ai giornali.
Ipotesi non inverosimile, probabile
per alcuni, dopo che il Colle è
stato sfiorato dalla vicenda delle
intercettazioni tra l’ex ministro
Mancino e il consigliere giuridico
del Quirinale Loris D’Ambrosio
nell’ambito dell’inchiesta sulla
trattativa Stato-mafia negli anni
1992-1993. Napolitano ha reagito
con fermezza alle insinuazioni di
chi in qualche modo lo vedrebbe
coinvolto, ricevendo attestati di
solidarietà e stima da tutti i partiti
della maggioranza. Attestati che
hanno non poco rasserenato il
Presidente.
Ma il caso ha riportato alla ribalta
l’eterno tema delle intercettazioni,
autentico tormentone che ormai
ci affligge da decenni senza che si
venga a capo di nulla per quanto
riguarda la regolamentazione di
questo mezzo investigativo.
E dire che il sottoscritto, nella sua
inguaribile ingenuità, pensava che
quella delle intercettazioni fosse
un’arma destinata inesorabilmen-
te a spuntarsi nelle mani degli
inquirenti (e quindi a cadere nel
dimenticatoio) dopo gli usi e gli
abusi che questi ne avevano fatto
e ne continuano a fare. Intercetta
oggi, intercetta domani, intercetta
a destra, intercetta a manca, con
successiva e puntuale pubblicazione delle trascrizioni sui giornali,
alla fine anche il più stupido degli
italiani avrebbe capito che al telefono è meglio non dire cose che
si vuole restino segrete, e meglio
ancora sarebbe usare un linguaggio più educato per non farsi poi
scoprire maleducati da chi ci riteneva persone a modo. E invece no,
ancora in molti ci cascano, confessandosi al telefono, raccontando
dei propri fatti e misfatti, usando
un linguaggio che una volta si sarebbe detto – non sappiamo con
quanta aderenza alla realtà – da
scaricatore di porto e che oggi,
semplicemente, si potrebbe dire
da “italiano al telefono”. Tutto
ciò con sempre nuovo, accanito
interesse da parte degli inquirenti
che sperano di trovare comodamente spunti o conferme per le
loro indagini, e con sollazzo di
giornali e giornalisti che con la
pubblicazione delle intercettazioni
ci campano.
Adesso, “absit iniuria verbis” per
quanto detto appena sopra a proposito di chi “ci casca”, poco ci
manca che scappi fuori che anche
la più alta carica dello Stato sia
stata intercettata. Sarebbe gravissimo. E non certo per l’uomo
Giorgio Napolitano, persona al di
sopra di qualsiasi sospetto. Anche
da quello, ci giochiamo la testa, di
parlare poco garbato al telefono.
13
Riflessioni
sulla crisi
attuale
di Vincenzo Rini
O
gni giorno ci si pone
di fronte alle tematiche della crisi economico/finanziaria, con
un gioco ondulatorio
e sussultorio che mette i governi, le borse e, soprattutto, i cittadini - che sono quelli che da
tutto questo sono direttamente
toccati nella vita quotidiana – di
fronte a un andamento altalenante che spaventa sempre
di più perché non si intravede
l’uscita da un tunnel che dura
da oltre quattro anni. È un
terremoto che non ha nulla da
invidiare al sisma dell’Emilia.
Qui le rovine sono davanti agli
occhi di tutti come i morti. Ma
anche il terremoto della vita
quotidiana -creato dalle vicende
economico/finanziarie sta
provocando rovine meno visibili
di quelle delle città crollate;
ma esse pure causa di morte:
quante persone in questi anni,
incapaci di far fronte alle enormi difficoltà, hanno fatto ricorso
al suicidio come unica via di
fuga! Ogni giorno anche noi,
che della macroeconomia comprendiamo poco o nulla, siamo
attenti a leggere, nei giornali e
tg, le vicende della borsa, dello
spread, dei tassi di interesse dei
vari strumenti finanziari. E sempre meno ce ne raccapezziamo.
Abbiamo l’impressione che l’informazione stessa ci prenda in
giro: salgono le borse, si tira un
sospiro di sollievo; e il giorno
dopo le borse crollano: bruciati
miliardi. Ma, bruciati o no, gran
parte delle famiglie ha sempre
lo stesso stipendio, sempre più
tartassato... quelle fortunate,
s’intende in cui qualcuno non ha
ancora perso il lavoro. Si aspettano miracoli dalle decisioni
del Fondo Monetario Internazionale o dalla Banca Centrale
Europea, ma non se ne vedono
all’orizzonte.
Le elezioni in Grecia, si diceva,
salvano l’Europa: si può guardare più sereni al domani! E subito
ecco la smentita: le borse però
non ci hanno creduto. Insomma,
un gioco sulle spalle della gente
che lavora, sulle famiglie, sui giovani che non vedono futuro.
E allora? Si diceva - ed è sicuramente vero - che lo crisi é
nata dalla mancanza di etica,
soprattutto in alcune grandi
banche americane, che hanno
dato il via al disastro. Se così è,
ne deriva che non saranno i giochi finanziari e bancari a risollevare le sorti del mondo. Sarà
necessario un ritorno all’etica,
che significa concretamente ai
valori, al primato della persona.
Forse più che studiare i grandi
maestri dell’economia mondiale,
occorrerà tornare a studiare i
grandi maestri di umanità.
Solo in un nuovo umanesimo
sarà possibile uscire dalla crisi. I
giochi finanziari non bastano.
14 dall’italia
Dopo decenni
di un’ideologia
a sostegno
di un’economia
basata sulla
crescita
quantitativa, si
scorge la necessità
di crescita
qualitativa, in
ambito relazionale.
Intervista con
Andrea Olivero
presidente delle Acli
di Paolo Brivio
e Ferruccio Ferrante
L
a crisi influisce sulla
psicologia dell’Italia:
favorirà un irrobustirsi dello spirito di
solidarietà, anche in forme
organizzate, o un generalizzato ed egoistico “si salvi
chi può”?
La crisi di per sé non è garanzia
di solidarietà o di nuova coesione
sociale. Perché ingenera paura e
preoccupazione.
Però questa crisi in particolare,
che non è solo economica, ma anche
crisi di senso, porta molte persone
a interrogarsi su quali siano le cose
importanti per la propria vita, spinge
le comunità a ripensare il modello
sul quale sono costituite. Per le Acli
è stagione di assemblee e congressi
provinciali: girando per il paese notiamo una voglia di partecipazione
che anni fa non c’era. Probabilmente
si avverte la necessità di un ripensamento complessivo dello stare
insieme, perché torni a essere significativo e porti a cambiamenti reali.
Come si vede la crisi
dall’osservatorio Acli? Solo
una faccenda di squilibri finanziari e conti pubblici da
aggiustare, o una transizione
anche culturale?
Siamo nel bel mezzo di una
transizione. È un grande periodo di
trasformazione, non solo del nostro
paese, ma dell’Europa e dell’occidente. Dopo decenni di ideologia
neoliberista, volta a promuovere
un’economia dell’accumulo, basata
sull’aumento dei consumi e sulla crescita quantitativa, iniziamo a scorgere
la necessità di qualcosa di diverso, di
una crescita qualitativa, soprattutto
in ambito relazionale, che è ciò che
determina la felicità delle persone.
C’è però bisogno di un cambiamento
culturale. In fondo, il neoliberismo ha
vinto prima culturalmente e poi sui
mercati. Oggi, sconfitto nei mercati,
non è ancora stato sconfitto nella
testa delle persone e delle comunità.
Gli attori della società civile, in primis il terzo settore,
come possono ripensare il
proprio contributo ai processi economici, sociali e politici
del paese?
Gli attori della società civile
organizzata, laici e cattolici, devono
imparare a leggersi nella loro complessità. Come promotori di nuova
socialità, di nuove relazioni tra le
Vita
La
n. 26 1 Luglio 2012
ACLI
Dopo l’accumulo, tempo
di economia civile
persone, quindi in fondo di nuova
democrazia partecipativa. Ma anche
come attori economici: le opere che
nel tempo hanno costruito sono oggi
un buon esempio di economia civile,
di un’economia rispettosa del territorio, delle comunità, della sostenibilità ambientale, sociale, generazionale.
Intendersi, in maniera duplice, come
soggetti della democrazia e soggetti
dell’economia, è la prospettiva nuova
nella quale orientarsi.
Il risanamento dei conti
pubblici comporterà una revisione del welfare italiano.
Teme smantellamenti o deleghe improprie al non profit,
con la motivazione del rigore
finanziario?
Il rischio è grande. Si continua
Q
uando un argomento
fuoriesce dai ristretti
ambiti accademici o
specialistici, per trasformarsi in dibattito da salotto,
significa che ce lo ritroveremo
nella discussione politica. Perché
vuol dire che quell’argomento
divide, e la politica tende a prendere parte.
Orbene, l’idea che per l’Italia sia
possibile, o addirittura conveniente e salutare, abbandonare l’euro
per tornare alla vecchia lira, sta
ormai attraversando le menti di
certi partiti e leader politici. E ci
si chiede se sappiano realmente
di cosa stanno parlando, o se il
cavallo venga cavalcato solo per
immediati calcoli elettorali.
È vero: è la moneta europea a
essere sotto attacco. La sua debolezza strutturale è quella di
non avere uno Stato unitario alle
spalle. E alcuni Paesi dell’euroclub,
Grecia in primis, non avrebbero
avuto già da principio le carte
in regola per adottare l’euro,
se quelle carte non le avessero
abbondantemente truccate. C’è
estrema riluttanza ad abbandonare la Grecia al suo destino, cioè a
farla uscire dall’eurozona, perché
si teme (a ragione) che l’intero
mondo considererebbe poi l’euro
una moneta finta, pronta a crollare alla prima crisi di uno dei tanti
Paesi che l’ha adottato.
La stessa Grecia – che ora paga
dazio immenso per continuare a
rimanere in area euro – alla fine
sta cercando in tutti i modi di
non esserne espulsa. Sono maso-
a dire, da più parti, che il modello
sociale europeo è morto. Ma non è
così. I diritti sociali cresciuti durante
il novecento grazie ai movimenti sociali, in particolare grazie all’impegno
del mondo cattolico, devono essere
salvaguardati e tutelati, sia pure in
forme nuove. Il welfare può essere
ancora un elemento per la crescita
del paese e non soltanto un costo,
come viene costantemente letto in
questa fase di crisi. Il terzo settore è
certamente uno strumento tramite
il quale razionalizzare la spesa e
migliorare la qualità dei sistemi di
welfare, ma non può e non deve trasformarsi in soggetto che sostituisce
l’intervento pubblico per mancanza
di risorse o scelta di disimpegno. Il
terzo settore vuol fare la sua parte,
ma non accetta lo scaricabarile.
La crisi investe senso e
prospettive dell’Europa, Rigurgiti sciovinisti nelle opinioni pubbliche, ritardi ed
egoismi dei governi: il continente si frantumerà sotto il
peso della sua moneta, o ha
risorse - tra i suoi soggetti
collettivi: sindacati, associazioni, volontariato, chiese
- per completare il disegno
dell’integrazione?
Noi scommettiamo ovviamente
su questa seconda ipotesi. L’Europa
può uscire da questa crisi solo diventando un vero e proprio “paese”, una
nazione coesa che si riconosce non
solo in una moneta, ma in una serie
di valori collettivi condivisi.
I soggetti sociali possono rivelarsi
attori determinanti in questo processo, ma è necessario che tutti i cittadini comprendano che quella europea
è una grande sfida di democrazia e di
fiducia nel futuro. Ritornare ciascuno
nella propria piccola patria vorrebbe
dire cercare di salvarsi da soli: sappiamo che e impossibile, nel mondo
globalizzato. Non dimentichiamo
poi che l’Europa è già oggi, malgrado
tutto, strumento di allargamento dei
diritti e prospettiva di benessere per
i paesi che ne fanno parte. L’integrazione verso est compiuta negli ultimi
anni ha portato con rapidità paesi
in condizioni molto difficili a vivere
un relativo benessere. La strada
è lunga, ma il progetto europeo è
estremamente positivo. E come tale
dev’essere vissuto dai nostri popoli.
Quali risposte si possono
dare a un mondo giovanile
sempre più segnato da disillusione, disoccupazione, crisi
delle agenzie formative?
Noi dobbiamo scommettere sui
giovani. Lo si dice sempre, ma per
farlo davvero bisogna mettere nelle
mani dei giovani progetti concreti e
opportunità autentiche, nelle quali
possano cimentarsi. Molte volte
le nostre organizzazioni sociali, la
nostra stessa chiesa, parlano dei
giovani, li analizzano dal punto di vista
sociologico, offrono loro magari dei
servizi, ma non li mettono mai nelle
condizioni di essere fino in fondo
protagonisti. Tale protagonismo
comporta scelte precise anche sul
piano politico-economico: revisione
del modello di welfare, che garantisca
ai giovani più risorse di quelle date
fino a oggi; riequilibrio dei pesi tra
generazioni all’interno della spesa
pubblica; riduzione della sperequazione tra lavoratori giovani e lavoratori
anziani; accesso possibile per i giovani
ai posti di responsabilità, anche nelle
organizzazioni sociali.
EURO
Non si gioca con il fuoco
L’attacco “politico” alla moneta unica
di Nicola Salvagnin
chisti, o hanno anche loro fatto i
giusti calcoli?
Dall’euro non c’è modo di uscire,
il trattato che l’ha inventato, non
ha pensato a vie di fuga possibili. S’immaginava una successiva
unione politica, non si immaginava
che – a distanza di quindici anni –
questa fosse ancora lontanissima
a venire.
Ma il fatto che non ci siano le
istruzioni per l’uso, non implica
l’impossibilità per un Paese di
abbandonare una moneta per
adottarne un’altra: basta stamparla
in quantità, e dichiarare che da un
certo giorno in poi sarà quella ad
avere corso legale.
Per l’Italia, sarebbe un suicidio. La
nuova lira nascerebbe (necessariamente) fortemente svalutata.
Sarebbero i mercati a decidere
i valori di cambio, ma gli analisti
che in questi mesi si baloccano in
previsioni monetarie, vi diranno
che rivorrebbero molto più delle
1.936 lire del 2003 per acquistare
un euro. Nel 2005, in un periodo
molto più tranquillo, si calcolò che
la possibile svalutazione sarebbe
stata del 27%...
Significa pure che il nostro debito
pubblico, denominato in euro,
esploderebbe. Diciamo che crescerebbe di un quarto in un amen,
toccando livelli da record olimpico. Nella migliore delle ipotesi. Si
dovrebbe scontare poi l’effettodisastro che s’insinuerebbe nella
testa di tutti gli investitori internazionali: l’Italia è alla frutta, se fa
quello che nemmeno la Grecia e
Cipro osano fare. Immaginatevi
come poi sarebbe possibile piazzare qualcosa come 2.500-3mila
miliardi di euro di debito pubblico
in giro per il mondo, se non a tassi
“argentini”.
Per compensare la grande perdita
di potere d’acquisto della nostra
nuova moneta (importiamo molto,
e comprare prodotti in euro o
dollari ci costerebbe ancor di più)
si scatenerebbero dinamiche salariali inimmaginabili, come l’inflazione conseguente a prezzi immediatamente più alti. Le nostre banche
andrebbero a ramengo, così come
buona parte dell’economia, che
non saprebbe più come finanziarsi
o lo farebbe a tassi proibitivi. I
mutui sarebbero carissimi, e addio
mercato immobiliare. Nel Mezzogiorno d’Italia calerebbe un denso
strato di povertà, con massicce e
immediate ondate migratorie. E
molto altro ancora (fuga di capitali
all’estero, contratti in euro tutti
da rifare, ecc.).
In compenso, le aziende del
Centro-Nord sarebbero molto
più competitive nell’export, in
particolare proprio verso la Germania e gli altri Paesi euro. Lo
Stato potrebbe stampare tutta la
moneta che vuole, anche se questa si trasformerebbe sempre più
rapidamente in carta straccia.
Parliamo seriamente: il gioco
varrebbe la candela? O è solo lo
spauracchio da agitare di fronte
alla Germania per farle capire che,
se l’Italia va via, tutta l’impalcatura
della moneta europea crollerebbe
il giorno dopo? Uno spauracchio,
poi, che fa poca paura agli altri.
Proprio per quanto precedentemente detto, chi avrebbe di più da
perderci?
Insomma, la partitica ha bisogno di
voti, e a volte si fa pochi scrupoli
per attirarli. Ma qui stiamo giocando con il fuoco; se mai usciremo
dall’euro, lo faremo solo perché
non vi sarà altra strada per sopravvivere. Non per la mattana
di lanciarsi nel vuoto, per vedere
che effetto che fa cadere da un
burrone.
Vita
La
I
a denuncia è partita dal
prestigioso New Yorker:
c’è un esercito in visibile reclutato dagli Stati
Uniti per sostenere lo sforzo
bellico e la transizione in Iraq,
con il quale l’amministrazione
di Washington deve fare i
conti. Sono i cittadini stranieri arruolati dalle agenzie di
sicurezza private che, “a volte
feriti e rimandati a casa senza
troppi complimenti- si legge
sul giornale - non ricevono
né assistenza né sostegno dai
loro ex datori di lavoro”.
Un numero non di poco
conto: erano 70mila a giugno
2008, all’inizio del ritiro delle
truppe americane dall’Iraq,
per diventare 40.700 (quasi
quanto i 47mila soldati Usa)
a fine 2010.
Incaricati delle attività più
disparate nelle basi che ancora
Washington mantiene nel Paese, sono per la maggior parte
reclutati nei Paesi del sud del
mondo “e -scrive ancora il
New Yorker- tra queste guardie a basso prezzo gli ugandesi
sono in maggioranza, probabilmente vicini alle 20mila unità”.
La massiccia presenza di
questi ultimi viene spiegata
con la smobilitazione, agli inizi
del Duemila, di almeno 60mila
uomini della truppe ugandesi,
e con la lunga collaborazione
tra i militari dei due Paesi,
che data metà degli anni Ottanta. “Così, quando nel 2005
esplode la richiesta americana
di personale paramilitare e di
sicurezza, e il Pentagono va
alla ricerca di manodopera
anglofona, efficiente e dotata
di esperienza bellica - ricorda
lo studioso ugandese Angel
Izama- si rivolge naturalmente
all’Uganda”.
Ed ecco che a Kampala
fanno la loro comparsa quelli
che il politologo Norbert Mao
chiama “gli imprenditori del
conflitto”, società fondate da
ex militari americani e da ex
L
a tentazione di
dare una risposta
pessimista è forte.
Le tensioni sono
elevate, i fondamentalisti
in questi mesi hanno usato
parole preoccupanti e non
sono mancati fenomeni di
violenza come, tra gli altri,
gli attentati nelle chiese
copte. Ma esistono varie
ragioni per una lettura non
pessimista.
Innanzi tutto l’equilibrio
dei poteri. L’esercito ha
accettato lo svolgimento
del ballottaggio e la devoluzione dei poteri al nuovo
presidente, ma questo di
fatto avverrà al termine
di una trattativa che non
è conclusa. L’esercito ha
invalidato le elezioni parlamentari e oggi abbiamo un
presidente senza parlamento che ha come contraltare
l’esercito. Apparentemente
il pessimo degli scenari.
In realtà, con gli occhi del
mondo addosso, Morsi e
1 Luglio 2012
dall’estero
n. 26
Stati Uniti
L’esercito
invisibile
al seguito
delle truppe
ufficiali dell’esercito ugandese
che, nei quartieri popolari
della capitale e nei villaggi
del Paese, propongono l’Iraq
come la nuova frontiera.
Nel 2007 più di tremila
ugandesi sono dispiegati in
Iraq, nel 2008 sono 10.000 e lo
scorso anno, appunto, 20.000.
Secondo una stima del ministero del Lavoro ugandese, i
flussi di uomini inviati in Iraq
a partire dal 2005 avrebbero
dovuto trasferire alle loro
famiglie in patria circa 90
milioni di euro, più di quanto
frutta il caffè, principale bene
di esportazione ugandese: e
anche questo spiega la loro
forte presenza tra i “contractor”. “Ma per essi -sottolinea
Norbert Mao- si è creata una
nuova schiavitù”.
Peggio equipaggiati e
meno tutelati dei soldati, perché le agenzie che li hanno
reclutati hanno, per loro stessa ammissione, come unico
scopo “quello di fare affari”,
gli uomini di questo esercito
invisibile sono spesso lasciati
al proprio destino in caso di
malattia o infortunio.
In teoria, come tutti i cittadini stranieri che lavorano per
una società militare privata
americana sotto contratto
con il Pentagono, gli uomini
rientrati dall’Iraq malati o feriti
sono coperti dal Defense base
act: quest’ultimo garantisce
loro che la compagnia di assicurazione del datore di lavoro
rimborsi le spese mediche, e
prevede una pensione di invalidità per i più sfortunati.“Tuttavia molto spesso gli stranieri
non ne beneficiano”, rileva
l’avvocato Tara Coughlin, che
lavora per un’organizzazione
di aiuto ai soldati americani in
Iraq, e che punta il dito contro
le compagnie di assicurazione,
accusate di impiegare ogni
mezzo per non pagare.
Una situazione ben fotografata dalla Commissione
indipendente sui contratti stipulati durante la guerra in Iraq
che, in un rapporto trasmesso
al Congresso americano alla
fine dello scorso anno, sottolinea:“i crimini e i delitti commessi dalle compagnie che impiegavano contractor minano
la reputazione degli Stati Uniti
all’estero”. E precisa che “se è
vero che il numero dei soldati
americani è in declino in Iraq e
in Afghanistan, quello delle società militari private dovrebbe
aumentare, almeno nel breve
termine, se non per diversi
anni, prima che le operazioni
giungano definitivamente a
termine”.
Il mercato dei contractor,
insomma, non si sta affatto
esaurendo, e l’esercito invisibile non sembra prossimo a
smobilitare.
Dopo anni di espansione dei
contractors, vengono alla luce
i problemi del loro utilizzo
di Angela Carusone
EGITTO
Eletto il nuovo Presidente
L’elezione di Mohammed Morsi, un esponente dei Fratelli Musulmani,
significa l’avvio di una stagione oscura di fondamentalismo
che ucciderà le gemme della primavera araba?
di Riccardo Moro
l’élite militare sono costretti a trovare un’intesa
in tempi rapidi, convocare
nuove elezioni e evitare
colpi di mano antidemocratici.
Il secondo luogo la geografia politica egiziana. La
prima elezione del parlamento ha presentato una
polarizzazione marcata con
una maggioranza ai partiti
più radicali. Le organizzazioni già attive (quelle di
ispirazione religiosa) hanno
raccolto voti più facilmente.
Il voto presidenziale viceversa, pur con l’affermazio-
ne di Morsi, ha distribuito
il voto in modo più ampio,
con una maggioranza netta
alla somma dei candidati
moderati. Raccogliere
voti alle presidenziali su
candidati noti è più facile
che presentare liste nuove
e farle conoscere in ogni
collegio del paese. Questo
farebbe pensare ad un voto
più veritiero espresso alle
presidenziali e ad un Egitto
moderato.
Un terzo elemento è la
situazione internazionale.
L’Egitto in questi anni ha
gestito con responsabilità la
relazione con Israele, disinnescando, anche all’interno
della Lega Araba, le occasioni di crisi in Medio Oriente.
Un cambiamento repentino
renderebbe il clima regionale particolarmente pericoloso. Morsi dovrebbe giustificare davanti al paese e
al mondo la responsabilità
di aver acceso le tensioni,
perderebbe gli aiuti Usa e,
non ultimo, ridarebbe centralità all’esercito, il contrario dei suoi obiettivi.
Ma non ci sono solo considerazioni pragmatiche per
una lettura non pessimista
della situazione.Vi è anche la disponibilità ad uno
sguardo senza pregiudizi.
Formazioni come Hezbollah e Hamas sono escluse
dal dialogo in Occidente
perché estremiste. In realtà
costituiscono una importante forma di presenza sociale che provvede a servizi
fondamentali, dalle scuole
alle pensioni, con motivazioni non dissimili da tante
forme di intervento sociale nate anche in ambito
cristiano. Non è possibile
liquidarle solo come ‘partiti
fondamentalisti’. La partico-
15
Dal mondo
Nepal
in difficoltà
Il Nepal, paese di 29 milioni
di persone, area tra le più
povere dell’Asia, ha fissato
per novembre nuove consultazioni elettorali nella
speranza di dare sbocco alla
crisi istituzionale in essere
dal 2008. Il premier Baburam Bhattarai, esponente
maoista, ha disposto la legge
marziale, atto che permette
la vacanza del potere politico
fino alle elezioni. Le manifestazioni di piazza hanno eco
nel confronto fra i partiti, in
ordine alla possibilità che
il previsto assetto federale
possa modularsi su base etnica. Le minoranze, sorrette
dai partiti regionali, invocano
insistentemente l’autonomia,
una posizione che gode
dell’appoggio del movimento
maoista (che per 10 anni
e fino al 2006 ha guidato
l’insurrezione armata) ma
che non incontra favori nel
partito del congresso.
Tibet
Continua il calvario tibetano
alla ricerca dell’indipendenza
dalla Cina. Nel 2011, in occasione delle celebrazioni per
il sessantesimo anniversario
dell’annessione del territorio
tibetano alla Cina, il vicepresidente e futuro presidente
cinese Xi Jinping dichiarò
nella capitale Lhasa:“Distruggeremo tutti i tentativi di
sabotare la stabilità in Tibet
e l’unità nazionale della madrepatria”. Si sta compiendo,
pensano i tibetani, una vera
e propria colonizzazione,
dal momento che ormai la
maggioranza nella regione
è formata da cinesi di etnia
han colà inviati da Pechino.
L’incremento della ricchezza
del Tibet, già fanalino di coda
dell’economia cinese, è da
anni ragguardevole; il tasso
di crescita annuale è pari
al 12%, e per Pechino ciò è
significativo.
lare condizione di difficoltà
vissuta da queste comunità
ha favorito una tendenza al
fondamentalismo, ma proprio per questo occorre
con questi mondi dialogare,
per isolarne l’estremismo
e valorizzare il contributo
sociale positivo. I Fratelli
Musulmani nascono prima
di questi movimenti con un
richiamo all’integralismo,
ma nella loro storia non
rifiutano la modernità e
da tempo hanno nei fatti
accettato lo stato laico: in
Egitto eleggono da anni un
centinaio di parlamentari
con il 20% dei voti. Ebbene è su quell’abitudine
a partecipare e su quel
senso di responsabilità che
oggi occorre puntare per
costruire un dialogo con i
Fratelli Musulmani egiziani
e isolare le posizioni più
radicali come quelle di
alcune componenti salafite,
peraltro non premiate dagli
elettori.
16 musica e spettacolo
I
l 4 aprile del 1932 nasceva in Russia, quella
Russia per lui odiosamata,Andrej Tarkovskij,
considerato -soprattutto negli
ambienti ecclesiastici- uno
degli autori più significativi
della seconda metà del secolo
scorso. In realtà il regista sovietico, morto per un tumore
incurabile alla fine del 1986, ha
girato film troppo diversificati,
nel loro risultato artistico,
per essere considerato un
“grande” del cinema. Non
è nemmeno una questione
di numeri, cioè il fatto che
questi esiti altalenanti sono
circoscritti ad una filmografia
che conta appena sette titoli.
Dreyer di lungometraggi ne
ha girati anche meno in molti
più anni di carriera eppure la
sua grandezza è indiscutibile.
Tarkovskij è stato autore
discontinuo, nessuno può
negarlo, tuttavia ha dei meriti
non trascurabili. Il primo: quello di essere stato il primo cineasta ad affermarsi in Russia
dopo la morte di Ejzenstejn e
il conseguente periodo di buio
(cinematografico) generato
sia dalla politica antistaliniana di Kruscev, sia da quella
nuovamente più rigidamente
dittatoriale di Breznev. Secondo: quello di essere riuscito in
un così arduo tentativo non
asservendosi meschinamente
ai dettami del potere comunista ma mantenendo sempre
una propria incorruttibilità
morale, espressa sempre in
un dissenso, dapprima più
velato -come ovvio, per non
precludersi la possibilità di lavorare- poi più deciso e quindi
intollerabile dai piani alti, che
non ci pensarono due volte a
mettere i bastoni tra le ruote
“D
are
spazio
ai produttori e ai registi di film,
documentari, docu-fiction,
serie tv, cortometraggi e
programmi che promuovono valori morali universali
e modelli positivi”. Con
questo obiettivo prende
il via la terza edizione del
festival internazionale del
cinema cattolico “Mirabile
dictu” (www.mirabiledictuicff.com), in programma
a Roma dal 2 al 5 luglio,
patrocinata dal Pontificio
Consiglio della cultura.
Un
palcoscenico
privilegiato
“Un’occasione privilegiata
per accogliere una domanda antropologica di senso
che sale dal cuore di ogni
uomo”. Così mons. Franco
Perazzolo, del Pontificio
Consiglio della cultura, ha
definito “Mirabile dictu”
(“bello da dire” in latino),
nel corso della conferenza
stampa di presentazione
(25 giugno); un festival, ha
precisato mons. Perazzolo,
che “offre la possibilità, in
Vita
La
n. 26 1 Luglio 2012
CINEMA
Tarkovskij, autore solitario
80 anni dalla nascita
di Francesco Sgarano
a Tarkovskij, il quale, vistosi
gradatamente avversare dal
regime nelle sue produzioni,
preferì lasciare il suo paese
natale e girare gli ultimi due
titoli in autoesilio, “Nostalghia” in Italia e “Sacrificio” in
Svezia. Titoli, tutti e due, poco
felici, il primo direi addirittura
-nessuno me ne voglia- disastroso nel suo vano tentativo
di poeticizzare l’immagine, ora
con carrellate talmente lente
da sembrare immobili, ora
con monologhi di estenuante
logorrea, ora con il fumigare
dei campi senesi immersi nella
bruma invernale. Nonostante
i superlativi spesi da Bergman
per queste fatiche, molto meglio il Tarkovskij degli inizi, in
cui seppe restituire in dolenti
bianco e nero due tasselli molto attinenti alla storia russa:
una più recente, “L’infanzia di
Ivan”, racconto partecipe e
agghiacciante di un dodicenne
che vede nella lotta partigiana
contro i nazisti che gli hanno
ucciso i genitori l’unica ragione di vita, e che trova una
morte che più che atroce sa
di liberatoria; la seconda più
lontana nel tempo (siamo
alle invasioni dei Tartari, nel
‘400) ma leggibile in chiave
attualizzata: la vicenda del più
famoso pittore di icone, nonché monaco, del XV secolo,
Andrej Rublev, che non riesce
nemmeno a buttar su una parete una pennellata, tutto preso com’è a difendere uomini
perseguitati, donne violentate,
vecchi e bambini in costante
pericolo di vita. E’ questo un
film, solenne nella sua lunghezza ragguardevole (più di tre
ore) in cui sacro e profano,
dimensione divina e terrena si
incrociano costantemente, che
costituisce non solo la riflessione più compiuta del regista
sull’uomo e sull’arte ma che
CINEMA
“Mirabile dictu”
La 3ª edizione del Festival internazionale
del cinema cattolico
di Marta Fallani
un momento così difficile,
di una sosta per riflettere”.
Sono 1.124 i film provenienti da tutto il mondo
che hanno concorso al
festival. Di questi solo tre
sono stati selezionati e verranno presentati nel corso
della rassegna alla giuria,
presenziata dal card. Gianfranco Ravasi. “C’è bisogno
oggi di valori trascendentali, di Dio, e anche il cinema
può contribuire a questo
cammino spirituale”, ha
sottolineato Liana Marabini,
ideatrice e presidente del
festival, indipendente e
patrocinato dal Pontificio
Consiglio della cultura. “I
film cattolici – ha aggiunto Marabini – hanno vita
molto dura nell’industria
del cinema”: per questo “il
festival si propone come un
palcoscenico privilegiato”,
ha detto la regista, preci-
sando che “la volontà è di
promuovere nella divulgazione anche i film non selezionati perché sviluppano
valori positivi”.
Cinema e nuova
evangeliz-
zazione
La rassegna si aprirà a
Roma lunedì 2 luglio con il
Congresso internazionale
“Cinema e nuova evangelizzazione”, un evento che nei
prossimi 18 mesi, toccherà
dieci città in tutto il mondo
(dopo Roma, Parigi, Bruxelles, Barcellona, Oxford, Budapest,Vienna, Los Angeles,
Toronto, Rio De Janeiro).
L’intento è “far prendere
coscienza che un’arte apparentemente “frivola” come
il cinema è al giorno d’oggi
un mezzo potentissimo,
che può essere utilizzato
per raggiungere il cuore
delle persone”, ma anche
quello di “aiutare chi fa
cinema ad utilizzarlo per
scopi positivi”. Al termine
del congresso di Roma verrà presentato in anteprima
italiana il film “Una donna
di nome Maria” del regista
francese Robert Hossein,
che riceverà in occasione
del festival il premio alla
carriera. Tre sono i lungometraggi in concorso per il
premio come “Miglior film”:
il francese “Churchmen” di
Rodolphe Tissot; l’americano “War of the Vandée” di
Jim Morlino, e lo spagnolo
“A song” di Immacolata
Hoces. Nel corso del festival saranno inoltre assegnati i premi come “miglior attrice/attore protagonista”,
“miglior regista”, “miglior
cortometraggio”, e “miglior
documentario”.
è pure il suo esito più felice
da un punto di vista estetico, giustamente premiato in
molte parti del mondo anche
se per molti anni boicottato
in patria. Negli anni ‘70 tre
titoli, tutti importanti, stanno a
testimoniare la forza di un regista non solo controcorrente
ma anche contro gli schemi
usuali di racconto cinematografico. Anche in “Solaris” gli
effetti di straniamento sono
molti, l’ambientazione fantascientifica lascia trasparire
un artificio scenografico di
fondo che, nonostante alcuni
parallelismi, rende il film totalmente opposto al “2001”
kubrickiano. Meglio va con
l’anch’esso angoscioso “Stalker”, dove un uomo conduce
uno scrittore e uno scienziato,
scettici entrambi, in una zona
sconosciuta dove sembra che
i desideri espressi si possano
realizzare. La storia si svolge
tra gallerie alluvionate e pioggia scrosciante che non manca
neppure ne “Lo specchio”,
forse il film più emozionante di
Tarkovskij -pur restanti alcuni
impacci narrativi- proprio perchè il più autobiografico, dove
le figure dei suoi genitori sono
descritte con una sensibilità e
una partecipazione raramente
ravvisate nel cinema contemporaneo.
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n. 26 1 Luglio - La vita – Giornale Cattolico Toscano