5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 1 N. 25 • 5 luglio 2015 • € 1,00 Anno LXIX • Poste Italiane S.p.A. • Spediz. in abbon. postale • D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, Aut. 014/CBPA-SUD/NA • Direzione e Redazione Largo Donnaregina, 22 • 80138 Napoli PRIMO PIANO CHIESA L’acqua come misericordia Il documento base del Sinodo dei Vescovi 3 Francesco Paolo Casavola VITA DIOCESANA Tre nuovi canonici per la Cattedrale 4 SPECIALE “Laudato sì” l’enciclica di Papa Francesco 8e9 Negli ultimi due anni sono usciti per editori e studiosi napoletani, due libri, uno di Carlo Iannello, “Il diritto all’acqua”, il secondo di Maurizio Iaccarino, “Un mondo assetato”, entrambi della Editoriale scientifica. Libri di diritto e di scienza, ma quanti li hanno letti e discussi sono stati quasi posti in attesa di ascoltare, su un tema cosi carico di destino per l’umanità del nostro tempo, la voce della religione. a pagina 7 CULTURA Una settimana per riscoprire il Rione Sanità 13 I diaconi permanenti a Convegno 2 Verso il Convegno ecclesiale di Firenze 4 Il Premio San Gennaro 5 Gli interventi Antonio Boccellino • Antonio Botta Pino Capuozzo • Antonio Colasanto Giuseppe Costagliola • Eloisa Crocco Giuseppe Daniele • Doriano Vincenzo De Luca Carla Di Meo • Virgilio Frascino Angela Giustino • Emanuele La Veglia Antonio Mattone • Giovanni Mauriello Lorenzo Montecalvo • Tonino Palmese • Mariarosaria Petti Antonio Salamandra • Michele Maria Serrapica Elena Scarici • Mariangela Tassielli Torneo interparrocchiale: calcio finale 11 Presentata la stagine del Teatro San Carlo 13 Convegno regionale dei volontari in carcere 14 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 2 2 • 5 luglio 2015 Postepay Evolution Un milione di carte vendute in sei mesi Non si ferma la corsa di PostepayEvolution. In soli sei mesi dal lancio sono già un milione le carte prepagate di nuova generazione vendute in Italia, un nuovo record che conferma l’apprezzamento della clientela verso questa innovativa soluzione e consolida la leadership di Poste Italiane nel segmento delle carte con oltre 13 milioni di Postepay vendute sul mercato nazionale. Postepay Evolution è la carta prepagata ricaricabile con le principali funzioni di un conto corrente. E’ infatti dotata di un codice IBAN per garantire ai titolari una gamma completa e integrata di servizi che la rendono uno strumento di pagamento innovativo e un vero e proprio conto corrente tascabile, in grado di aggiungere alle tradizionali funzioni di una carta prepagata, anche i servizi principali di un conto corrente. La carta inoltre è abilitata ai pagamenti contactless mediante la tecnologia Nfc (Near Field Communication). I titolari della carta possono farsi accreditare lo stipendio sulla Postepay Evolution o ricevere e disporre bonifici. 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Gennaro Acampa, dello scorso 27 giugno, nel Salone del Seminario Arcivescovile, ha concluso il cammino di formazione programmato per l’anno pastorale 2014/2015. Mons. Mango ha presentato ai Vescovi quanto svolto e le linee programmatiche per il nuovo anno pastorale 2015/2016. Don Enzo ha evidenziato come il Collegio Diaconale si sia impegnato a riflettere e realizzare le istruzioni che l’Arcivescovo ha offerto alla Diocesi con la Lettera Pastorale “Dar da mangiare agli affamati – la Chiesa di Napoli in cammino per la missione”. «Lo scenario socio economico odierno – ha continuato Mons. Mango – esige una piena partecipazione di tutti alla costruzione di una società fondata su autentici valori morali, nel pieno rispetto del bene comune e nel creare i presupposti per uno sviluppo omogeneo che riesca a superare i profondi divari sociali ed economici». L’approfondimento dei tre ambiti suggeriti dal sussidio catechistico “Andate in Città”: fame di pane, fame di giustizia e fame di futuro, oggetto dei tre incontri di formazione a livello diocesano, e della Lettera Pastorale “Canta e Cammina” ha favorito la costituzione dei Centri di Ascolto, in alcuni territori della Diocesi, coordinati dai Diaconi, per accogliere i bisognosi e cercare di soddisfare i loro bisogni. Il nuovo anno pastorale vedrà il Collegio Diaconale impegnato a riflettere sulla seconda opera di misericordia corporale “Dar da bere agli assetati” secondo le indicazioni della nuova Lettera Pastorale e le indicazioni del sussidio Catechistico che propone l’approfondimento dei tre ambiti: sete di necessario, sete di conoscenza e sete di senso. In conclusione Mons. Mango ha ricordato l’altro momento di Grazia che ci donerà la Celebrazione dell’Anno Giubilare della Misericordia, quando tutti avremo la possibilità di rivedere il proprio rapporto personale con Dio, Padre della Misericordia, e conformarci a Lui per riconoscere il Suo volto in quello del fratello con il quale siamo chiamati a condividere nella carità e nella misericordia, l’esperienza della vita quotidiana come insegna Papa Francesco nella Misericordiae Vultus. I Diaconi Napoletani vivranno il loro Giubileo, insieme ai Diaconi di tutto il mondo, dal 27 al 29 maggio 2016. Il culmine di questa esperienza saranno la Celebrazione Penitenziale e il passaggio attraverso la Porta Santa il 28 maggio, e la Celebrazione della Santa Messa presieduta dal Santo Padre il 29 maggio. Dopo l’intervento di Mons. Mango, S. E. Mons. Acampa ha presentato nei particolari la Lettera Pastorale “Dar da bere agli affamati”. Il Vescovo ha ricordato l’avvenimento di speciale grazia vissuto dalla Chiesa di Napoli con la visita di papa Francesco della scorsa primavera, e le parole pronunciate nel corso dei suoi interventi con le quali il Santo Padre ha invitato tutti a combattere la corruzione e il malcostume dilagante; e il Giubileo della Misericordia del prossimo anno che donerà a tutti la possibilità di riconciliarci con Dio e con i nostri fratelli, con conseguente valenza anche a livello sociale. Entrando nel vivo della Lettera, Mons. Acampa ha presentato le varie seti che ci affliggono e che siamo chiamati a soddisfare: sete di affetto, sete di verità e di dignità, sete di Dio. Gli interventi sugli argomenti presentati da parte di alcuni dei numerosi Diaconi intervenuti con le loro spose, e le relative risposte dei Vescovi, hanno chiuso la prima parte della giornata. La Concelebrazione Eucaristica nella Cappella del Seminario presieduta dal Card. Sepe, con S.E. Mons. Acampa, Mons Mango e don Carmine Nappo e con alcuni Diaconi che hanno assistito i Concelebranti, ha posto il suggello ha questo momento d’intensa comunione tra i Vescovi e i loro Presbiteri e Diaconi, e offerta l’opportunità ancora una volta di rendere grazie a Dio dei numerosi doni ricevuti. Commentando i brani biblici l’Arcivescovo ha colto l’occasione per ricordare come la società di oggi, paragonata a un deserto arido e sterile, abbia bisogno dell’acqua, bene preziosissimo, presente ma non accolto. Il Diacono in questo contesto è il portatore dell’acqua, della vera acqua che toglie ogni sete, Cristo nostro Signore, e sul suo comando è chiamato a portare quest’acqua. Egli è lo strumento che agisce nella fede, nelle mani di Dio. Il Dio della Misericordia ha affidato a tutti il compito di essere testimoni di misericordia. Tutti, ha concluso il Cardinale, e in particolare i Diaconi, sono oggetti e soggetti di Misericordia e con l’aiuto e la forza dello Spirito Santo e l’intercessione di Maria Madre della Misericordia, dobbiamo non abbatterci ma vivere la misericordia per far trionfare l’Amore. Giuseppe Daniele Diacono Unioni Cattoliche Operaie Religiosità e pietà popolare Nei tre termini delle associazioni il senso dell’identità e dell’appartenenza Unione Operaia Il termine è presente nel titolo di tutte le associazioni aderenti alle Unioni Cattoliche Operaie, per indicare un impegno, da parte di ciascuno, a costruire l’unità nell’amicizia e nella fraternità tra i soci. Unità che, poi, si deve esprimere nella solidarietà con tutti, soprattutto verso coloro che vivono nel bisogno. Una caratteristica che deve contraddistinguere le associazioni è l’impegno della carità da vivere nella gioia e nell’impegno per la giustizia sociale. Le Unioni Cattoliche Operaie hanno la capacità di sapere accogliere la gente semplice, la gente del popolo e proprio per questo si caricano di una grande responsabilità, come missionari in prima linea. La Chiesa che vi si incontra non è quella fatta di pietre, immagini e devozioni ma carica di fraternità e di carità. Molte volte Gesù ha fatto riferimento al mondo del lavoro: il buon pastore che offre la vita, il contadino che esce a seminare, l’operaio che viene preso a giornata. Ha scelto poi, tra i suoi apostoli, dei lavoratori, gente semplice che, fino all’incontro con lui, non aveva altro interesse se non quello di portare il pane a casa: pescatori, esattori delle imposte, contadini. Anche l’Apostolo Paolo, negli Atti degli Apostoli, al capitolo 20, versetto 34, dice: «Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani». Era, infatti, fabbricante di tende e, nello stesso tempo, si sentiva operaio del Regno. «Pregate il padrone della messe perché mandi operai nella sua messe. La messe è mota, ma gli operai sono pochi». Le associazioni legate alle Unioni Cattoliche Operaie devono sentire forte questo richiamo del Signore: operai nel mondo per guadagnarsi il pane quotidiano, operai per il regno di Dio per ricevere in dono la vita eterna. Cattolica Altro termine che contraddistingue non solo perché dice dell’appartenenza alla comunità ecclesiale, ma perché, al servizio della Chiesa, si è chiamati a renderla visibile nelle nostre opere. Anche le celebrazioni, le processioni, le iniziative per le feste devono far trasparire l’amore per la nostra Chiesa e la gioia di essere Chiesa. Quindi, la sobrietà, il rispetto per le norme liturgiche, il clima di preghiera e di raccoglimento, non dovranno mai mancare. La partecipazione alla Santa Messa domenicale permetterà di lodare il Signore e di sentirci parte attiva della grande famiglia di Dio: la Chiesa. *** Il Centro Diocesano delle Unioni Cattoliche Operaie ha sede in piazza Cavour 124, presso la chiesa del Rosariello (081.454.666 – www.uconapoli.it). Presidente Pasquale Oliviero (347.615.33.17 – [email protected]). Assistente Diocesano, mons. Domenico Felleca. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 3 Primo Piano Chiesa Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 3 L’Instrumentum Laboris per l’assemblea sinodale di ottobre restituisce l’immagine di una Chiesa viva e differenziata, in ascolto delle istanze del mondo Creatività pastorale, sguardo e discernimento servizio a cura di Doriano Vincenzo De Luca Una Chiesa che si fa prossima e ascolta; riflette e s’interroga; sostiene e incoraggia… Una Chiesa che fa proprie, con affettuosa condivisione - come insegna il Concilio Vaticano II -, le gioie e le speranze, i dolori e le angosce della famiglia… L’Instrumentum Laboris, diffuso in questi giorni, in preparazione alla prossima assemblea sinodale (4-25 ottobre), consegna l’immagine di una realtà viva e differenziata, non in lotta al suo interno , ma in ascolto delle istanze del mondo - nel caso specifico sulla famiglia pronta a rispondere con il Vangelo. Sia ben chiaro: stiamo parlando di uno strumento di lavoro e non di un documento conclusivo in cui vengono definite le questioni dibattute. Questa non è una semplice sottigliezza semantica, ma è il punto di partenza con cui accostarsi al testo che farà da piattaforma alla discussione nel Sinodo di ottobre. Una prima chiave di lettura dell’Instrumentum Laboris sta nella creatività pastorale: i temi delle due assemblee - “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” (ottobre 2014) e “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” (ottobre 2015) - scandiscono un cammino segnato da tre momenti intimamente connessi: l’ascolto delle sfide sulla famiglia, il discernimento della sua vocazione, la riflessione sulla sua missione. Senza creatività non si sarebbe giunti a tutto ciò. Lo scenario tracciato è incoraggiante perché creativo, ovvero donato dallo Spirito Santo. «Il Sinodo - ha più volte affermato Francesco - non è un parlamento (…), è uno spazio protetto affinché lo Spirito possa operare». Se non si tiene conto di questa premessa fondamentale, il rischio è ridurre il processo in corso a letture parziali e ideologiche. I problemi elencati nel documento, i diversi punti di vista, le proposte offerte e le ipotesi dicono, in modo esplicito, la volontà di affrontare concretamente le difficoltà vissute dalle famiglie, specialmente quelle più in difficoltà. La creatività allarga lo sguardo e apre l’orizzonte, facendo emergere con maggior ampiezza le sfide contemporanee che sollecitano i ve- Il documento base del Sinodo dei Vescovi Ascolto, missione e sfide L’«Instrumentum Laboris» presentato nei giorni scorsi è il documento di base su cui si poggerà la discussione della XIV scovi e il popolo di Dio. Nessuna meraviglia, allora, se la Chiesa intende prendersi cura, con particolare premura e attenzione, di chi si trova in situazioni difficili e cariche di sofferenza. Parlare di vescovi, come hanno fatto alcuni giornali, che «bocciano le nozze gay, ma aprono a omosex e divorziati» è riduttivo ed errato. È questione di sguardo che incontra la realtà. Ed è questa una seconda chiave di lettura che emerge dall’Instrumentum, dove - grazie anche al ventaglio di temi affrontati - è possibile constatare un’analisi più serena e condivisa rispetto a quanto qualcuno registrava come voci preoccupate ma che, in definitiva, erano approcci diversi. Tutto ciò si può riassumere in una parola sguardo, appunto - che appartiene al lessico di Bergoglio. Oltretutto, nella spiritualità ignaziana la trasformazione dello sguardo è molto importante e il verbo “mirar” (guardare) è uno dei più presenti negli “Esercizi spirituali” con grande ricchezza di significati: osservare, discernere, contemplare e anche prendersi cura… Con misericordia! Che non significa buonismo, anzi… tutt’altro: è qualcosa di estremamente impegnativo. La misericordia, infatti, si legge nel documento (n. 68), «è verità rivelata» ed «è strettamente legata con le fondamentali verità della fede - l’incarnazione, la morte e risurrezione del Signore - e senza di esse cadrebbe nel nul- la». Il volto del “depositum fidei” (patrimonio di tutte le verità) non è rigido o funereo, ma estremamente gioioso e misericordioso. Per questo, la Santa Madre Chiesa si rende prossima e si fa compagna nelle situazioni difficili. Lo sguardo misericordioso fa «accogliere e integrare». E ciò, ha sottolineato il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, «significa stare vicino alle persone rispettando la loro situazione, indicando la via del Vangelo e offrendo nuova speranza. Questo è il vero senso dell’apertura». C’è, infine, una terza chiave di lettura per comprendere l’impostazione dell’Instrumentum e che, in definitiva, è la sintesi di tutto il percorso sinodale: il discernimento come metodo di lettura della storia e di progettazione pastorale. Il discernimento, sintetizzava Papa Francesco nell’intervista a “La Civiltà Cattolica”, «si realizza sempre alla presenza del Signore, guardando i segni, ascoltando le cose che accadono, il sentire della gente, specialmente i poveri». Insomma, discernere è un’esigenza reale della comunità cristiana nella sua multiforme presenza nella società. Discernere, però, non per dividere, ma per unire ed edificare sempre più una Chiesa madre, che non ha paura di mangiare con il figlio peccatore, che vede i problemi e che aiuta a guardarli nella luce del Vangelo. Una Chiesa che si fa. Assemblea del Sinodo dei Vescovi del 4-25 ottobre prossimo. Il documento è la risposta a 46 domande, scaturite dal precedente sinodo sulla famiglia del 2014, a cui i vari organismi ecclesiali sono stati invitati a rispondere entro il 15 aprile 2015. Sono arrivate 99 risposte dagli organismi aventi diritto (come le Conferenze episcopali), a loro volta sintesi di centinaia di migliaia di contributi di organismi intermedi, e 359 osservazioni inviate liberamente da diocesi e parrocchie, associazioni ecclesiali e gruppi di fedeli. Di queste risposte il Consiglio di segreteria, presieduto da Papa Francesco, ha fatto sintesi appunto nell’«Instrumentum Laboris». Il documento si articola in tre «Uno sguardo su tutta la carne viva della famiglia» A colloquio con don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale familiare della Cei parti: 1) «L’ascolto delle sfide della famiglia»: tratta del contesto sociale, culturale, economico ed “ecologico”. Tra le sfide, la povertà, l’esclusione sociale, la disabilità, le migrazioni, il ruolo delle donne, la bioetica. 2) «Il discernimento della vocazione familiare». tratta Accompagnamento, misericordia, accoglienza, integrazione, discernimento, verità. Sono alcune parole chiave dell’«Instrumentum laboris» con alcuni punti di novità. Abbiamo raccolto il commento “a caldo” di don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale familiare della Cei. Quali sono, a suo avviso, i punti più significativi dell’Instrumentum laboris? All’inizio del cammino sinodale Papa Francesco ha dato come direttive tre sfide: ascolto, confronto fraterno, sguardo su Cristo. Oltre all’ascolto, mi sembra sia molto maturato il confronto dal quale emergono alcune linee concrete su cui i Padri sinodali potranno lavorare, e sono stati toccati spazi in precedenza rimasti esclusi: lo stato vedovile, le famiglie che vivono la fatica di avere un portatore di disabilità in casa o di situazioni economiche gravose, l’esperienza dell’esclusione sociale, il tema degli anziani. Nel testo si parla anche di “accompagnamento differenziato delle famiglie”… Sono il linguaggio e la sensibilità di Papa Francesco, entrati nel cuore del popolo e restituiti dalle famiglie ai padri sinodali; un incarnare il n. 34 della “Familiaris Consortio” sulla legge della gradualità che ogni famiglia vive concretamente ogni giorno nello sguardo “differenziato” che i genitori hanno verso ogni figlio, verso la sua unicità. Lo chiamerei “metodo famiglia”. Un tema “sensibile” è anche quello dei casi di nullità matrimoniale… Un ambito in cui sono emerse proposte pressanti. Insieme alla necessità di uno snellimento delle procedure sono interessanti “la larga convergenza” sulla non obbligatorietà della doppia sentenza concorde, il superamento dell’attribuzione di “responsabilità” al singolo vescovo, l’istituzione nelle diocesi di un servizio stabile e gratuito di consulenza. E per quanto riguarda i divorziati risposati, altro tema “caldo”? Accoglienza e integrazione sono i termini ricorrenti, pur nella diversità delle situazioni. Si parla della possibilità di una via penitenziale, ma non è così semplice, le modalità sono tutte da inventare. Tuttavia la comunità deve superare il suo volto giudicante. Per tradurre tutto questo in prassi pastorale occorre la figura di presbitero che “accompagni”, e quindi la necessità di una nuova formazione dei preti che coniughi doti di discernimento, sapienza e tenerezza. Ribadita la rigorosa distinzione tra accoglienza e cura pastorale delle persone omosessuali, e riconoscimento dei matrimoni gay… Avvertiamo tutta la delicatezza di questo tema in un momento in cui si registra una grande confusione. Non si può mescolare la custodia della famiglia rispetto alla colonizzazione ideologica del gender con il compito dell’accompagnamento delle persone con orientamento omosessuale, in particolare se sono credenti e chiedono un cammino di fede. L’«Instrumentum laboris» si riferisce a veri e propri progetti pastorali diocesani specifici che, tranne qualche tentativo, non esistono. Coniugare insieme carità, fatica e verità del Vangelo richiede una grande sapienza. Tra le novità, il n. 30 sul riconoscimento del ruolo delle donne nella Chiesa e il loro “coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati”… La presenza femminile accompagna e acquieta la formazione sul lato dell’affettività nel seminarista perché il celibato non è per una difesa dalla donna o per un arroccamento su di sé, ma per una maggiore relazione con tutto l’umano e quindi anche con il femminile che ne è parte. tra le altre cose del matrimonio naturale e dell’indissolubilità, della vita familiare, dei giovani e la paura di sposarsi. 3) «La missione della famiglia oggi»: tratta della famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, con focus sull’integrazione dei fedeli in situazioni “irregolari”, sull’eventuale introduzione di una via penitenziale per accedere ai sacramenti, sull’adozione e sul rispetto della vita. Queste tre parti rifletteranno anche i lavori del prossimo Sinodo, che saranno visi per l’appunto in tre settimane. Alla fine sarà elaborato un documento finale che sarà consegnato nelle mani del Papa. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 4 4 • 5 luglio 2015 APPUNTAMENTI Chiesa del Gesù Nuovo Terzo mercoledì del mese, incontro mensile di preghiera dei malati con San Giuseppe Moscati. Il prossimo appuntamento è per mercoledì 15 luglio, a partire dalle ore 16. Alle ore 17, celebrazione della Santa Messa. I padri sono disponibili ad accogliere i fedeli che desiderano ricevere il sacramento della Penitenza. Associazione Figli in Cielo Vita Diocesana Nuovi canonici per la Cattedrale Monsignor Enzo Papa, monsignor Carlo Pinto, monsignor Michele Schiano entrano a far parte del Capitolo Le famiglie aderenti all’Associazione “Figli in Cielo” si incontrano, il terzo sabato del mese, presso la Basilica dell’Incoronata a Capodimonte. Prossimo appuntamento, sabato 18 luglio, alle ore 17. L’incontro sarà guidato da mons. Nicola Longobardo. *** Esperienza di orazione con i Carmelitani Ci sono ancora dei posti per il cammino vocazionale proposto dai p. Carmelitani Scalzi della Provincia Napoletana. Quest’anno ci si soffermerà sulla figura della fondatrice, S. Teresa di Gesù. Se vuoi conoscere il Carmelo teresiano e fare un’esperienza di vita e di orazione con i frati carmelitani scalzi, vieni con noi; vedi com’è la nostra vita di “intima amicizia con Colui dal quale sappiamo di essere amati”. Alloggeremo nella nostra casa estiva di NUSCO (AV) dal 20 al 25 Luglio. Ti aspettiamo. Per ogni informazione puoi rivolgerti a P. Luigi Gaetani: (Superiore Provinciale) 080.5741573; a P. Andrea L’Afflitto: 0823.434030; (convento di Maddaloni); a P. Daniele Lanfranchi: 081.414263 (convento di Napoli); P. Andrea Magliocca: 081.8812259 (convento di Torre del Greco – NA) e a P. Mario Ferrante: 081.8028045 (convento di Montechiaro – NA) Tre nuovi canonici entrano a far parte del Capitolo della Cattedrale: monsignor Enzo Papa, monsignor Carlo Pinto, monsignor Michele Schiano. Il loro ministero, dopo la lettura del Decreto di nomina firmato dall’arcivescovo Crescenzio Sepe, ha avuto inizio domenica 28 giugno, in Duomo, in occasione della celebrazione dei Primi Vespri della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Numerosi i fedeli che hanno preso parte alla cerimonia di insediamento dei tre sacerdoti, che in virtù della loro lunga esperienza di vita pastorale prendono ora l’impegno di dedicarsi in particolar modo alla preghiera, soprattutto alla Liturgia delle Ore, come momento privilegiato di comunione con Dio di tutto il popolo della Chiesa di Napoli. E non è casuale la scelta del giorno di inizio del ministero, quello in cui si fa memoria di San Pietro, colonna della Chiesa, e di San Paolo, apostolo delle genti, chiamato dal Signore ad evangelizzare i popoli; come evidenziato dal cardinale Sepe, questo particolare ci riporta «all’annuncio di Cristo, a cui tutti siamo chiamati». L’arcivescovo ha chiesto formalmente ai nuovi canonici il rispetto del nuovo impegno assunto, soprattutto seguendo tre linee di comportamento: «Insegnare ai fratelli più con i fatti che con le parole il percorso di una vita nuova che segua il Vangelo; perseverare nella preghiera; custodire e alimentare lo spirito di preghiera». Attraverso l’esempio dei tre sacerdoti, ogni cristiano di Napoli deve sentirsi spinto a pregare di più, perché come ha spiegato Sepe «qualunque sia la missione a cui siamo chiamati, tutto inizia con la preghiera, e con la preghiera si rafforza». Con la preghiera si crea un clima di condivisione e comunione, e tutti i cristiani possono sentirsi parte del discepolato di Cristo, spinti a seguire il Suo insegnamento, e a rispettare la vocazione che ciascuno ha a santificarsi appunto pregando. Prima della solenne benedizione a tutti i fedeli presenti, questo l’invito del l’arcivescovo: «Tutti noi dobbiamo assimilare Cristo, renderlo vivo in noi e comunicarlo agli altri». E l’esempio di vita è il modo migliore per far funzionare questa comunicazione, che si nutre proprio della preghiera. Eloisa Crocco Nuova Stagione VERSO FIRENZE Educare e crescere in umanità di Angela Giustino La questione dell’umanesimo, riproposta nei momenti cruciali della storia dell’umanità, ha riguardato sempre la domanda intorno all’essere umano, ma non è stata mai affrontata con la radicalità con cui oggi si pone, evidentemente dettata dalla necessità di restituire all’uomo una humanitas che sembra vada sempre più dissolvendosi. Il ‘nuovo’ umanesimo che viene invocato per il nostro tempo ha, nell’affermazione della dignità dell’essere umano, il suo nucleo fondante. Non si tratta solo di restituire la dimensione dell ’umano’ ad un uomo che, fagocitato dalla tecnica nella molteplicità delle sue applicazioni, si è inaridito ed oggettivato, quanto di una richiesta di un ‘più che umano’, una trasfigurazione dell’uomo che, attraverso il potenziamento di sé, rechi alla luce il divino che lo costituisce; di un uomo che, nell’agire quotidiano dia prova della divino-umanità di cui Gesù, incarnandosi, gli ha fatto dono. L’umanesimo che si invoca è ‘nuovo’ perché richiede un ‘oltrepassamento’ dell’umano che non è verticale innalzamento verso Dio ma è un confermare il divino che abita ogni uomo e che non si manifesta in solipsistica solitudine ma si declina in ogni azione della vita quotidiana relazionale. Si tratta di affinare “l’attitudine del discernimento”, di intravedere il “divino nell’umano e l’umano nel divino”; non diventare preda di un mondo tecnologico dove impera l’individualismo e la vita relazionale è improntata al solo utilitarismo. Il laboratorio svoltosi a Napoli in preparazione del 5° Convegno Ecclesiale Nazionale di Firenze, articolato sul tema: “Leggere i segni dei tempi e parlare il linguaggio dell’amore”, ha riguardato, tra gli altri argomenti, il ruolo che la scuola può svolgere nel raccogliere le sfide del nostro tempo. Oggi la tecnica costituisce una straordinaria opportunità ma può trasformarsi anche in una trappola allorquando l’utilizzo smoderato di tecnologie informatiche, social network, twitter, ecc.. finiscono per narcotizzare sentimenti, emozioni; possono avvolgere in una nebulosa virtuale il singolo che finisce per alienare se da se stesso. La scuola che oggi sembra aver perso la sua centralità di spazio educativo, di fronte al moltiplicarsi di opportunità formative, in realtà, accanto alla famiglia, conserva un ruolo fondamentale nel processo evolutivo del singolo in una fase fragile ed instabile del suo divenire. Ma quale è il modello di scuola a cui pensare per la realizzazione di un nuovo umanesimo? Per la scuola del nostro tempo, impostata su una logica aziendale, una scuola che esprime la sua essenza in termini di attribuzione di crediti, di debiti, che parla di portfolio delle competenze, di misurazione del profitto, è possibile essere il luogo in cui si coltiva la divino-umanità? Come si può auspicare che la “cura”, intesa come dedizione all’altro; come capacità empatica; come relazione comunicativa, possa conciliarsi con una logica del profitto impostata sulla competizione , sull’esercizio dell’individualismo e sulla trasmissione unidirezionale del sapere? La stessa valutazione non è “acquisizione del valore dell’altro” ma assume contorni sanzionatori nel farsi esercizio di controllo del sapere acquisito. In una valutazione scolastica quale peso ha l’humanitas del discente nel calcolo complessivo del profitto? Quanta cura ripone oggi la scuola nel prendere a cuore quell’eccedenza di vita, presente in un adolescente, dove si nascondono emozioni, sentimenti, necessari ad alimentare la dimensione dell’umano? Si richiede una rivoluzione antropologica che coinvolga soprattutto i docenti, le istituzioni scolastiche, le famiglie affinché al centro di ogni attenzione venga riportata la dimensione umana degli allievi. Docenti e dirigenti devono andare oltre la diffusa visione unidimensionale degli allievi intesi come soggetti cognitivi e considerarli esseri umani che “pensano”, che “sentono”, che “vogliono”. Ma una scuola che si pone questi nobili obiettivi può assolvere al suo compito mentre in realtà è tutta declinata a formare soggetti idonei al mercato del lavoro? Inoltre come si può coltivare la “cura” dei singoli allievi in aule sovraffollate, con carenza di docenti e con un numero ristretto di ore di lezione che finiscono per non essere più sufficienti anche per impartire i contenuti disciplinari? Come si può conciliare tutto questo con la rivoluzione antropologica che viene invocata a giusta ragione, per il nostro tempo. Occorre una radicale rivoluzione che restituisca l’essere umano a sé stesso e potenzi in lui, non rapporti contrattualistici, ma legami emotivi, sentimentali, sociali. E’ la nobiltà dell’essere uomo che va rivendicata dal ‘nuovo’ umanesimo; quella nobiltà che affonda le sue radici nel divino che l’uomo custodisce e che non va perduto. Il nuovo umanesimo in Gesù Cristo è potenziamento della qualità e del valore del singolo inteso nel suo legame con l’alterità; è un’attività creatrice dell’uomo che “nel mondo” ma liberandosi dalla “schiavitù del mondo”, compie un atto di libertà attraverso la quale conquista la fede come impegno esistenziale che costa fatica ma riscatta l’essere umano restituendogli dignità. E’ questa dimensione che va coltivata attraverso l’educazione in quanto necessaria a ”contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione” (Educare alla vita buona del Vangelo,10; tratto da “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”51). Coltivare la divino-umanità dell’uomo è porre l’accento sulla vocazione positiva e creatrice dell’uomo; è liberazione delle sue potenzialità; è centralità dell’amore il quale è il solo a consentire la liberazione dai lacci della pesantezza del mondo e dona libertà. L’amore fa circolare unione; fa circolare il sentimento di coappartenenza. La scuola può “prendersi cura” del singolo solo se è costantemente attenta alla divinoumanità che lo costituisce e nell’assolvere al suo compito educativo ha bisogno di un’alleanza con la famiglia, alla quale spetta il compito di far cogliere il vero significato della vita che non si qualifica nel possesso e nel consumo, ma va potenziata attraverso l’amore di Cristo. La Chiesa deve accogliere in sé e costruire comunione con la famiglia, curandone una formazione continua ispirata ai valori cristiani. Ciò che occorre è costruire un sistema relazionale dove scuola, famiglia, chiesa, realtà associative, siano connessi in maniera significativa poiché solo attraverso un impegno sinergico ispirato dall’amore come disponibilità a cooperare e accompagnati dall’umile consapevolezza della condivisione di un comune destino, si può sviluppare un sentimento di solidarietà e di coappartenenza necessari a fronteggiare la problematica complessità del nostro tempo. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 5 Vita Diocesana Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 5 Il Cardinale Sepe ha consegnato i riconoscimenti del Premio san Gennaro, giunto alla decima edizione Eccellenza, professionalità e impegno Premiati Francesco Pinto, Sergio Sciarelli e Marco Salvatore Traguardo importante per il “Premio San Gennaro” giunto alla X edizione. Promosso dal Comitato Diocesano San Gennaro “Guardia d’Onore alla Cripta”, il premio vuole essere un riconoscimento per quei napoletani che, nel campo culturale, artistico e del lavoro, contribuiscono a valorizzare la nostra città e la nostra regione in Italia e nel mondo. La premiazione si è tenuta sabato 27 giugno presso il Seminario Maggiore “Alessio Ascalesi”, dove, ad accogliere gli invitati, vi era l’On. Gennaro Alfano, Presidente del Comitato, che, con la sua solita passione, ha salutato tutti i presenti per, poi, spendere due parole sul premio: «Vi sono stati anni un cui i nostri antenati dovevano emigrare in paesi lontani per esprimere al meglio le loro capacità. Oggi, però, il nostro talento è riconosciuto e richiesto ovunque. E sono queste persone che donano prestigio e al contempo ottimismo a Napoli che noi vogliamo premiare e ringraziare ogni anno». La giuria, presieduta dall’Arcivescovo Crescenzio Sepe, ha scelto quest’anno tre figure di alto profilo che hanno saputo sintetizzare nella loro attività professionale anche una grande vocazione artistica e culturale: lo scienziato Marco Salvatore, fondatore del Servizio di Medicina Nucleare dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “Fondazione Pascale” e direttore per oltre quindici anni del Dipartimento di Diagnostica per immagini del Policlinico federiciano, da sempre impegnato nella divulgazione scientifica (in particolare con il grande successo televisivo del programma Foto: Pino Capuozzo Explora “La Tv delle Scienze” che ha prodotto in diversi canali Rai oltre 300 puntate con 600 scienziati e ricercatori) e nella formazione dei giovani, e da ultimo fondatore del “Sabato delle Idee”, il pensatoio progettuale che dal 2009 ha messo in rete dieci prestigiose istituzioni scientifiche, culturali ed accademiche di rilievo nazionale; Francesco Pinto, da quasi quarant’anni tra le menti più brillanti della produzione televisiva del servizio pubblico italiano, già direttore di Rai 3 (dove ha fondato seguitissime ed indimenticate produzioni come Sfide, Blu Notte, Novecento, Alle falde del Kilimangiaro o la Melevisione) ed attualmente direttore del Centro di Produzione Rai di Napoli dove si realizza da quasi vent’anni “Un posto al sole”, la prima soap opera tutta napoletana; Sergio Sciarelli, professore di Economia di Gestione delle imprese in alcune delle più prestigiose università italiane, da decenni coordinatore scientifico di gruppi di ricercatori impegnati in lavori sull’industria e sull’imprenditoria meridionale, sulla portualità, sul turismo e sulla responsabilità sociale delle imprese, ma soprattutto uomo di multiforme impegno culturale che ha ricoperto incarichi di grande prestigio, dalla presidenza del Teatro Stabile di Napoli a quella dell’Accademia di Belle Arti. Francesco Pinto è stato il primo a ricevere il premio. numerose sono state le oc- casioni in cui ha raccolto, tramite programmi come Made in Sud, grandi somme da donare in beneficenza ad associazioni che si occupano di bambini bisognosi sul territorio. «Non dobbiamo mai dimenticare che questa città ci è stata data in prestito», ha detto Pinto prima di passare la parola a Marco Salvatore che si è distinto negli anni per i suoi sviluppi nel campo della ricerca oncologica. Onorato di poter ricevere il Premio e poterlo condividere con tutti gli amici presenti, ha ringraziato il Cardinale Crescenzio Sepe, presente alla celebrazione, per il suo operato. Premiato, infine, Sergio Sciarelli, Presidente della Fondazione “In nome della vita” promossa dal Cardinale Sepe. Sciarelli, da buon studioso e docente, ha spiegato come abbia trovato uno schema attraverso il quale poter analizzare la propria vita, scissa in quattro stagioni, ognuna con un particolare obiettivo. Dopo aver portato a termine percorsi quali studi, lavoro e famiglia, ha, così, deciso fosse giusto dedicarsi al volontariato. Alla fine il Cardinale Sepe ha spiegato come il Premio San Gennaro esista per valorizzare e dare risalto a quella napoletaneità che ci caratterizza davvero per ciò che siamo, «Le testimonianza dei premiati ci offrono grandi esempi di forza e coraggio. Ognuno di loro, nel proprio campo, ha voluto aprirsi al nostro mondo, alla realtà del sociale – ha concluso - voi siete delle luci in questa realtà fitta di ombre e poiché fu Gesù a dire che le lampade devono essere poste in alto, noi non possiamo esimerci dal farlo». Michele Maria Serrapica 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 6 6 • 5 luglio 2015 Vita Diocesana Nuova Stagione Seminare, raccogliere, pazientare Spunti di riflessione di fine anno pastorale di Giuseppe Costagliola* Chi di noi dopo il lavoro per coltivare il campo dove ha seminato non si aspetta, in genere, di raccogliere con abbondanza? Certo, ognuno mette in conto qualche temporale, ma la fiducia di poter vedere i frutti è tanta! Questa metafora agricola mi è sembrata molto calzante per tanti di noi, soprattutto alla fine di un altro anno di impegno nell’opera educativa e nell’apostolato: tanta fatica, tanto amore e sacrificio fatto per aiutare ragazzi, giovani e famiglie a crescere, basandosi sui valori che contano e che si ispirano alla vita e all’esempio di Gesù, possono essere vanificati in pochissimo tempo dagli stili di vita ispirati dalla pubblicità, dalle mode del momento, da nuove e potenti tecnologie usate senza nessun limite, dai tanti segni di una società che di umano sembra avere sempre meno. Queste cose influiscono e condizionano come una potente dittatura e, quel che è peggio, c’è il rischio che a questa dittatura si possa fare l’abitudine oppure che ci si lasci andare alla tentazione della resa e dell’abbandono della nave. Per esempio, si impiegano anni per suscitare nei ragazzi il desiderio di conoscere e incontrare Gesù, recuperando anche le carenze di chi è venuto meno al proprio dovere di educatore cristiano, ma ecco poi che i regali sproporzionati, la festa all’insegna dello spreco, le anteprime col fotografo, sono in agguato, come la pioggia di primavera. E ancora, da un lato il matrimonio sacramento visto e presentato nei percorsi di preparazione come segno dell’amore fedele e indissolubile di Gesù per la sua Chiesa, dall’altro alla vigilia del Sacramento stesso, la pratica dell’addio al celibato e al nubilato con festeggiamenti il cui clima lascia veramente sconcertati. Si pensi anche all’Oratorio, come palestra di accoglienza, amore, amicizia, solidarietà, rispetto delle regole, sana competizione e divertimento; ma di contro i modelli di comportamento dei ragazzi che girano su facebook e sugli smartphone sono altri; il fascino del facile guadagno con le scommesse più o meno lecite ormai diffusissime; la presa in giro degli altri fino a veri e propri atteggiamenti da stalker per scaricare la tanta rabbia magari per le situazioni a casa. Tutto ciò sta lì a rovinare i germogli ma, soprattutto, ad inquinare sempre più il terreno, fino alle falde acquifere, come nella Terra dei Fuochi. D’altra parte come possono i nostri ragazzi connettersi con i veri valori se la so- Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato La Peregrinatio di Santa Maria Cristina Brando cietà degli adulti, a partire dalla famiglia, rischia di essere sempre più disconnessa da loro, perché magari connessa a chattare come eterni adolescenti. Con questi pensieri, mentre cadeva giù l’ennesima grandinata accompagnata dalla preoccupazione di altri danni anche al mio piccolo orticello, alla mente sono affiorati alcuni ricordi evangelici: «Un seminatore uscì a seminare…» e conoscete il seguito! Proprio così: non c’è seminagione che non verrà insidiata e, talvolta, vanificata; ma altrettanto non vi è dubbio che il seme ha trovato e troverà anche terra buona dove «portare il trenta, il sessanta, il cento per uno». Anche perché, come ci ricorda Gesù nel Vangelo «il contadino, di notte o di giorno, dorma o vegli, il seme germoglia e cresce». Deve solo coltivare la sua tradizionale pazienza. E a quanti di noi talvolta sperimentano come vere le parole di Pietro, «abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla», viene chiesto di completare la frase, dicendo con fiducia «ma sulla tua parola getterò le reti». E la pesca è assicurata. Parola di Dio! +Parroco Santa Maria delle Grazie a Capodimonte Festa di San Camillo Nel 60° dell’Ospedale Santa Maria della Pietà a Casoria Il programma delle celebrazioni Lunedì 6 luglio – Ore 18.30 - Santa Messa presieduta da don Pasquale Fioretti. Martedì 7 luglio – Ore 18.30 - Santa Messa presieduta da don Antonio Pacillo. Mercoledì 8 luglio Una delegazione dell’ospwedale si recherà a Roma per prendere la Reliquia del Cuore di San Camillo – Ore 17.30 - Canto del Vespro presso le Suore Catechiste del Sacro Cuore alla presenza della Relquia. – Ore 18.30 - Santa Messa presieduta da don Giovanni del Prete, cappellano dell’Ospedale di Frattamaggiore. Domenica 5 luglio, alle ore 11, nella chiesa delle Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, a Casoria, il Cardinale Crescenzio Sepe presiede la Solenne Concelebrazione Eucaristica al termine della “Peregrinatio” di Santa Maria Cristina Brando. Le Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato, per tale importante occasione, invitano tutti i fedeli a non far mancare la propria presenza soprattutto per celebrare insieme ma anche per una foto ricordo con l’Arcivescovo e ricevere una preziosa reliquia di Santa Maria Cristina. Carla Di Meo Superiora Generale Giovedì 9 luglio – Ore 13.30 - Riflessioni per il personale dell’Ospedale. “Con lo sguardo di Cristo nel mndo della sofferenza”, tenuta da don Leonardo Zeccolella, direttore Ufficio diocesano per la pastorale della salute. – Ore 18.30 - Raduno dei fedeli all’ingresso dell’ospadale e accoglienza della reliquia. – Ore 19 - Santa Messa presieduta da padre Laurent Zoungrana, Vicario Generale dellOrdine Camilliano. Venerdì 10 luglio – Ore 13.30 - Riflessioni per il personale dell’Ospedale. “Con lo sguardo di Cristo nel mndo della sofferenza”, tenuta da don Leonardo Zeccolella, direttore Ufficio diocesano per la pastorale della salute. – Ore 19 - Santa Messa presieduta da padre Rosario Maurielo, Superiore Provinciale dei Padri Camilliani. Saranno celebrati i Gubilei di padre Vincenzo Ruggiero, nel 50° di sacerdozio e suor Ernesta Iavarone, nel 50° di consacrazione religiosa tra le Figlie di San Camillo. Sabato 11 luglio Vigilia della festa, giornata di preghiera per gli ammalati e operatori sanitari. – Ore 13 - Riflessioni per il personale dell’Ospedale tenuta da padre Rosario Messina. – Ore 18 - Trasferimento della reliquia a Fratamaggiore – Ore 18.30 - Nell’ospedale di Frattamaggiore, Santa Messa presieduta dal camilliano padre Alfredo Tortorella. – Ore 19 - Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Lucio Lemmo, Vescovo Ausiliare di Napoli. Domenica 12 luglio Festa di San Camillo – Ore 9 - Santa Messa presieduta da padre Rosario Messina, camilliano. – Ore 10.15 - La reliquia del cuore di San Camilo visiterà il Madrinato San Placido delle suore Vincenziane di Casoria. – Ore 10.45 - Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Vincenzo Pelvi, Arcivescovo di FoggiaBovino. Parteciperanno gli anziani e gli ammalati del Madrinato e il volontariato vincenziano. – Ore 18.30 - La reliquia del cuore di San Camillo sarà portato dlla chiesa al piazzale dell’ospedale. – Ore 19 - Solenne Concelebrazione Eucaristica presieduta dal Cardinalew Crescenzio Sepe. Animeranno i canti le Suore Vittime Espiatyrici Eucaristiche. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 7 Vita Diocesana Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 7 Riflessione a margine della Lettera del Cardinale Crescenzio Sepe alla Chiesa di Napoli, per l’anno 20l5-l6, dal titolo “Dar da bere agli assetati” L’acqua come misericordia di Francesco Paolo Casavola Negli ultimi due anni sono usciti per editori e studiosi napoletani, due libri, uno di Carlo Iannello, “Il diritto all’acqua”, il secondo di Maurizio Iaccarino, “Un mondo assetato”, entrambi della Editoriale scientifica. Libri di diritto e di scienza, ma quanti li hanno letti e discussi sono stati quasi posti in attesa di ascoltare, su un tema cosi carico di destino per l’umanità del nostro tempo, la voce della religione. E questa è venuta con la Lettera Enciclica “Laudato si”, di Papa Francesco, che ha un paragrafo del capitolo primo con il titolo “La questione dell’acqua”, e quasi contemporaneamente con la Lettera Pastorale “Dar da bere agli assetati. Sete di Dio e di umanità”, del nostro Arcivescovo, il Cardinale Crescenzio Sepe. Riserviamo a questa alcune rifilessioni. Per merito di Papa Francesco quello che tanti tra noi hanno sempre pensato, che l’annuncio di Cristo e la misericordia di Dio, può essere da tutti professato come la massima verità della nostra fede. Questo sentimento di Dio verso le sue creature, si replica nella storia umana con gli atti di misericordia corporale e spirituale. Negli uni e negli altri realizziamo reciprocamente, nelle nostre vite, il grande comandamento del Signore “Amatevi come io vi ho amato”. Il nostro Arcivescovo si è ispirato al dipinto del Caravaggio sulle sette opere di misericordia corporale, ha dedicato l’anno decorso a dar da mangiare agli affamati e, quest’anno, agli assetati. Non dimentichiamo che oltre queste due vengono vestire gli ignudi, alloggiare i forestieri, visitare gli infermi e i carcerati, seppellire i morti, senza dimenticare le sette opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, istruire gli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti. Chi praticherà misericordia, riceverà misericordia. Questo è il quadro della vita umana per cui preghiamo nel Pater noster: «et dimitte nobis debita nostra sicut et nos dimittimus debitoribus nostris». È come una gara di misericordia tra Dio e gli uomini, tutti l’un verso l’altro. Se confrontiamo questa visione meravigliosa della vita con la realtà che quotidianamente sperimentiamo, la delusione è cocente. Il nostro Arcivescovo ha ragione di vedere Napoli come il deserto descritto nella Bibbia, terra arida e desolata. Malgrado la città in cui abitiamo sia provveduta di acqua più di altre, la sete di cui soffriamo, come il sottotitolo della lettera dell’Arcivescovo suggerisce, è sete di Dio e di Umanità. E allora l’acqua diventa simbolo di tutte le nostre relazioni, a cominciare da quella con Dio per continuare all’infinito con le altre, tra marito e moglie, genitori e figli, fratelli e parenti, compagni di scuola e di lavoro, soci in affari, concittadini, poveri e ricchi, sani e malati, analfabeti e intellettuali, amici e nemici. Anzi proprio perdono e misericordia verso chi ci è nemico sono la forma più alta di questa virtù cristiana. Senza la silenziosa invasione della società ad opera dei cristiani, credete che saremmo qui a parlare di acqua agli assetati? Separazioni di culture, di lingue, di popoli, di ceti e di classi avrebbero demolito la pace imperiale romana, peraltro garantita dalla forza militare soccombente dinanzi all’ingresso dei barbari. La civilizzazione occidentale è stata sì considerata civiltà bellica, ma non sarebbe sopravvissuta a se stessa se non fosse stata, in ogni sua particella, costantemente richiamata alla misericordia di Dio. Gesù stesso chiese, per rivelare la sua missione, di dissetarsi. La Lettera del Cardinale Sepe non poteva non accennarvi. Giovanni, nel suo Vangelo, (4. 8-26) racconta di quando Gesù, stanco di camminare, attraversando la Samaria, per andare in Galilea, si fermò se- dendo sul pozzo che il Patriarca Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe. A una donna che veniva a prendere acqua a quel pozzo Gesù dice: «Dammi un po’ d’acqua da bere». Ma la donna gli obietta che proprio un uomo che viene dalla Giudea chiede da bere ad una samaritana. Ecco il primo ostacolo, la diversità dell’appartenenza di gruppo, nazione, popolo, tribù, razza. Gesù così replica: «Tu non sai chi è che ti ha chiesto da bere e non sai che cosa Dio può darti per mezzo di lui. Se tu lo sapessi, saresti tu a chiederglielo ed egli ti darebbe acquaviva». Il primo insegnamento è, dunque, quello di non chiedersi chi sia chi ci chiede di dissetarlo e di avere fede che anche il più anonimo e sconosciuto può essere strumento della gratitudine di Dio verso il nostro gesto di umana solidarietà. Ma la samaritana è ancora chiusa nei sospetti della sua razionalità e continua a controproporre i suoi dubbi: «Signore, tu non hai un secchio e il pozzo è profondo. Dove la prendi l’acqua viva? Non sei mica più grande di Giacobbe, nostro padre, che usò questo pozzo per sè, per i suoi figlie e per le sue bestie, e poi lo lasciò a noi!». Lo sconosciuto non è credibile quando vanta di poter essere egli a donare acqua viva, perché tecnicamente sprovveduto, privo del secchio, e perchè non può certo confrontarsi con il patriarca Giacobbe. Gesù con pazienza non interrompe il filo della conversazione: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete. Invece, se uno beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete: l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente per l’eternità». La donna non ha ancora capito chi possa essere il suo interlocutore, ma intravede il suo utile in quel che le dice: «Signore, dammela quest’acqua, così non avrò più sete e non dovrò più venire qui a prendere acqua». La samaritana comincia a immaginare che lo sconosciuto possa essere un profeta quando si sente smentire la propria menzogna di non avere marito, mentre ne ha avuti cinque, e poi ascolta in che cosa i samaritani adorano Dio senza conoscerlo, diversamente dai Giudei che lo adorano e lo conoscono. È venuto il momento che tutti gli uomini conoscano Dio e chi lo adora deve lasciarsi guidare dallo Spirito e dalla verità di Dio. La donna espone quel che sa: «So che deve venire un Messia, cioè il Cristo, inviato di Dio. Quando verrà ci spiegherà ogni cosa». E Gesù si rivela: «Sono io il Messia, io che parlo con te». Quel dar da bere agli assetati si conclude con la gloria del manifestarsi di Gesù, venuto a redimere il mondo degli uomini nella sua interezza e nella sua durata storica. E allora, letta la Lettera del nostro Pastore, come potremmo ritrarci dal compiere quest’atto di misericordia che ci pone faccia e faccia con il Redentore? La manifestazione di Cristo sopravanza qualsiasi bene che gli chiedessimo in ricambio della nostra misericordia. Vivere, avendo incontrato Lui, ci rende Suoi compagni nel cammino di redenzione, via per via, casa per casa, nazione per nazione. Primo Decanato Chiesa in uscita Nella basilica di San Giovanni Maggiore, il terzo Convegno decanale Un Convegno un po’ particolare, quello di quest’anno per le Comunità del Primo Decanato, per favorire sempre più una “chiesa in uscita”, secondo le indicazioni di Papa Francesco e quelle del nostro Arcivescovo, il Cardinale Crescenzio Sepe. Questo quanto promosso, lo scorso 25 e 26 giugno, nella basilica di San Giovanni Maggiore. Certo, a fine anno è sempre necessario verificarsi, riflettere sull’azione che le parrocchie propongono e interrogarsi sulle prospettive future, ma si voleva soprattutto, ha rimarcato il decano don Lello Ponticelli, «festeggiare ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell’evangelizzazione» (EG 24), soprattutto grazie ai giovani, laici e consacrati che hanno raccontato la propria esperienza alla luce della fede attraverso un linguaggio dinamico, fresco e concreto. Nella prima serata, infatti, i protagonisti sono stati proprio alcuni ragazzi e giovani con il linguaggio della musica e delle testimonianze. Hanno aperto la festa, come ospiti di onore, i ragazzi della neonata “Banda Musicale del Primo Decanato”, che ha sede nella parrocchia di Santa Caterina a Formiello, ha come referente don Carmine Amore, ed è diretta dal maestro Trio dell’isola di Procida. Frutto di un importante progetto fortemente voluto dal Cardinale Sepe e sostenuto dalla Regione Campania, la “Banda Musicale” ha consentito a diversi ragazzi, non solo di conoscere ed imparare uno strumento, ma anche di inserirsi in un importante percorso educativo e formativo. Dopo alcuni pezzi, incoraggiati da tanti e fragorosi applausi, il messaggio ha continuato il suo cammino attraverso canzoni e testimonianze di giovani solisti e gruppi di alcune parrocchie del Decanato, compresa una numerosa delegazione di procidani. Tra le testimonianze molto significative anche quella di Donata, ragazza tedesca volontaria dell’associazione “Punto Cuore” presente a Procida; quella di Mario, ex alcolista, ospite del dormitorio comunale di Napoli, che ha raccontato la sua vittoria sulla dipendenza dall’alcol; quella delle due universitarie procidane, Lisa e Cristina, che hanno fatto una esperienza missionaria in Africa e hanno già promosso la realizzazione di un pozzo in Uganda. Allegri ed entusiasti i ragazzi della parrocchia di Sant’Anna alle Paludi, con un inno del loro cammino di post-comunione, come anche i giovani del Gruppo Cresima della parrocchia dell’Annunziata Maggiore: animati dal parroco don Luigi Calemme, hanno testimoniato con canzoni e un video filmato il loro percorso di fede. La festa non ha trascurato l’anno della vita consacrata e così c’è stato anche la bella testimonianza di fra Pio, responsabile della Mensa di Santa Chiara e di due sorelle Clarisse con l’invio via facebook di un breve video con la loro testimonianza. Nella seconda serata, invece, spazio ai laboratori: gli Operatori Pastorali presenti, divisi in piccoli gruppi, hanno riflettuto e dato alcuni spunti programmatici secondo i diversi ambiti promossi in particolare dal Primo Decanato, in consonanza con la nuova Lettera Pastorale del Cardinale Sepe “Dar da bere agli assetati”. Al termine del Convegno, un finale insolito a significare il cammino fatto e quello da farsi, proprio all’insegna delle indicazioni dell’Arcivescovo: un gruppo di Operatori Pastorali laici e consacrati, insieme al decano e con la guida di Luigi, della Comunità di Sant’Egidio, si sono recati in piazza Garibaldi per consegnare la cena agli amici senza fissa dimora della Stazione Centrale. Antonio Salamandra 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 8 Speciale 8 • 5 luglio 2015 Nuova Stagione Con l’enciclica «Laudato si’», in 6 capitoli e 246 paragrafi, Papa Francesco, nella prospettiva la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale», a partire dalle «dr Prendiamoci “cura d di Tonino Pal «Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista». Lo diceva il “santo” vescovo dei poveri in Brasile, Dom Hèlder Camara. Mi sono tornate in mente queste parole all’indomani della presentazione dell’enciclica «Laudato Si’. Enciclica sulla cura della casa comune» di Papa Francesco. Penso che con questo Documento è finita la stagione della totale e diffusa simpatia per Papa Francesco. Ora vengono fuori i nemici del Papa, della chiesa e senza dubbio dell’etica cristiana. Questa enciclica più di ogni altro tema teologico-confessionale, pretende una risposta di campo e cioè chiede a credenti e non da che parte stiamo, ma soprattutto ci induce verso una impossibilità di poter servire due padroni: il mercato edonistico che propone uno sviluppo senza fine e la priorità verso la giustizia considerando ogni creatura degna della figliolanza di Dio. Insomma, un antropocentrismo che ripropone il tema della vita come fine e mai come mezzo. Un’enciclica che parla anche di ambiente. Anzi, Papa Francesco sembra utilizzare l’ecologia come un “pretesto letterario” per raccontare tutta un’altra storia. Egli racconta l’economia, la politica, gli stili di vita, la crisi, soprattutto racconta una visione antropologica che mette al centro della creazione l’uomo ma non come pre-potente che governa ma creatura che con libertà e responsabilità amministra ciò che viene dal Creatore per bene di tutti avendo a disposizione una “casa comune”: la creazione. Dicevo della diminuita simpatia nei confronti del Papa. Bergoglio non è un miope ambientalista. La sua visione di Dio e della vita gli determina una forte denuncia per il controsenso di quanti considerano l’uomo come il «cancro» del pianeta. È cancro quando vuole assimilare alla sua patologia di morte la stessa creazione e la vita degli altri esseri viventi. Da una parte combattono strenuamente la manipolazione genetica delle sementi e si battono contro la sperimentazione sugli animali. Ma al tempo stesso giustificano l’aborto, la sperimentazione e la manipolazione genetica sugli embrioni umani vivi, interessandosi magari moltissimo delle varie specie animali, soprattutto quelle in estinzione e poi non una parola sui migranti, dei profughi, di chi muore di fame e di sete. Ha scritto bene Gianni Valente su Vatican Insider: «La Laudato si’ di Papa Francesco non è “soltanto” un’Enciclica ecologica. Seguendo il filo verde della questione ambientale fin nei suoi risvolti più capillari, il vescovo di Roma in realtà disegna una critica globale e incalzante al sistema di sviluppo che avvolge l’umanità e il mondo e sembra spingerli contro gli scogli dell’auto-annientamento. L’emergenza ecologica è il volto odierno della questione sociale. Il ricettacolo dove si ritrova traccia di tutte le infezioni che tormentano i popoli e le nazioni». Uno sguardo all’Enciclica Punto di partenza dell’Enciclica potrebbe essere la constatazione dalla quale il Papa parte dicendo che la terra, nostra casa comune, «protesta per il male che provochiamo a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla» (n.2). Serve una «conversione ecologica». La salvaguardia dell’ambiente non può essere disgiunta dalla giustizia verso i poveri e dalla soluzione dei problemi strutturali di un’economia che persegue soltanto il profitto. L’enciclica «Laudato si’» è composta da 246 paragrafi divisi in sei capitoli, diventando perciò un nuovo contributo alla dottrina sociale della Chiesa. Nel testo, il vescovo di Roma ricorda il contributo del «caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo», del suo invito «alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta». San Francesco è il modello dal quale si evince come siano «inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace inte riore». Francesco rivolge un appello alla «solidarietà universale», per «unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale». Lo schema e lo stile dell’Enciclica risente quella dimensione cara alla chiesa del Concilio e precisamente la chiesa animata da Giovanni XXII quando utilizzava lo schema del “vedere giudicare e agire” per descrivere la questione planetaria della guerra e perciò della necessità della pace. Il Documento in questione redatto da Papa Francesco parte da una acuta e spietata constatazione fenomenologica del pianeta terra e del cuore umano. Capitolo primo: Quello che sta accadendo alla nostra casa (17-61) Il Papa affronta il tema dell’inquinamento: gli inquinanti atmosferici che «provocano milioni di morti premature» (20) in particolare tra i più poveri; quello causato dai fumi dell’industria e dalle discariche, i pesticidi, l’inquinamento prodotto dai rifiuti. «La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia» (21). Tali affermazioni sono supportate secondo il Papa da «un consenso scientifico molto consistente che indica che siamo in presenza di un preoccupante riscaldamento del sistema climatico» (23), dovuto per la maggior parte alla grande concentrazione di gas serra. L’umanità deve «prendere coscienza della necessità di cambiamenti di stili di vita, di produzione e di consumo, per combattere questo riscaldamento». «Perciò è diventato urgente e impellente lo sviluppo di politiche affinché nei prossimi anni l’emissione di anidride carbonica e di altri gas altamente inquinanti si riduca drasticamente» (26). Francesco affronta quindi la questione dell’esaurimento delle risorse naturali e dell’«impossibilità di sostenere l’attuale livello di consumo dei Paesi più sviluppati». Tra i luoghi che richiedono «una cura particolare, a motivo della loro enorme importanza per l’ecosistema mondiale», Francesco menziona «quei polmoni del pianeta colmi di biodiversità che sono l’Amazzonia e il bacino fluviale del Congo, o le grandi falde acquifere e i ghiacciai». Invita a non «ignorare gli enormi interessi economici internazionali che, con il pretesto di prendersene cura, possono mettere in pericolo le sovranità nazionali». La soluzione, afferma il Papa con “dolore” e “severità” non passa attraverso la «riduzione della natalità», che si vuole ottenere anche con «pressioni internazionali su i Paesi in via di sviluppo». Esiste un vero «debito ecologico» tra il Nord e il Sud: «Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra» 51. «È necessario che i Paesi sviluppati contribuiscano a risolvere questo debito» (52) ecologico, «limitando in modo importante il consumo di energia non rinnovabile, e apportando risorse ai Paesi più bisognosi» (ibidem). Queste situazioni richiedono un cambiamento di rotta, un «sistema normativo che includa limiti inviolabili e assicuri la protezione degli ecosistemi» (53). Il Papa prende atto che anche su temi così evidenti per la loro situazione catastrofica, se non addirittura da considerare come vere e proprie strutture di peccato, prende atto che c’è diversità di opinioni sulla situazione e sulle possibili soluzioni. Ricorda due estremi: chi sostiene che «i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo». E chi ritiene «che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta». La Chiesa su molte questioni concrete «non ha motivo di proporre una parola definitiva», «basta però guardare la realtà con sincerità per vedere che c’è un grande deterioramento della nostra casa comune» (61). Capitolo secondo: Il Vangelo della creazione (62-100) Nel secondo capitolo, la dimensione fenomenologica del “vedere” si sottopone a quella del “giudicare”, nel senso che orienta un giudizio autentico e vero, alla luce della Parola di Dio. La Bibbia, ovviamente non ha risposte precostituite ma contiene tutta la “sapienza” necessaria per stabilire ciò che è vero, giusto e vitale per ogni creatura e per la stessa creazione. Infatti, Francesco invita a considerare l’insegnamento biblico sulla creazione e ricorda che «la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe»(62) e che per risolvere i problemi è «necessario ricorrere anche alle diverse ricchezze culturali dei popoli, all’arte e alla poesia, alla vita interiore e alla spiritualità» (63). La Bibbia «insegna che ogni essere umano è creato per amore, fatto ad immagine e somiglianza di Dio» (65) «Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data» (67), scrive Francesco, affermando che l’invito a «soggiogare la terra» id contenuto nel Libro della Genesi non significa favorire lo «sfruttamento selvaggio» della natura. Siamo chiamati «a riconoscere che ogni «creatura è oggetto della tenerezza del Padre, che le assegna un posto nel mondo» (77). L’azione della Chiesa non solo cerca di ricordare il dovere di prendersi cura della natura, ma al tempo stesso «deve proteggere soprattutto l’uomo contro la distruzione di sé stesso». Francesco torna e tornerà di continuo su questa forma di schizofrenia, tipica delle nostre società, soprattutto quelle che si ritengono evolute ed emancipate tecnologicamente e cioè constatare chi lotta «per le altre specie» ma non agisce allo stesso modo «per difendere la pari dignità tra gli esseri umani». «È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o è determinato a distruggere un altro essere umano che non 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 9 Speciale Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 9 ttiva di una “ecologia integrale”, disegna un vero e proprio manifesto-appello per «unire tutta e «drammatiche conseguenze del degrado ambientale nella vita dei più poveri del mondo» a della casa comune” no Palmese * gli è gradito. Ciò mette a rischio il senso della lotta per l’ambiente» (91). Capitolo terzo: la radice umana della crisi ecologica Nel terzo capitolo dell’enciclica «Laudato si’» il Papa sottolinea la «radice umana» della crisi ecologica, concentrandosi sul «paradigma tecnocratico dominante». Scienza e Tecnologia «sono un prodotto meraviglioso della creatività umana», ma non possiamo «ignorare che l’energia nucleare, la biotecnologia, l’informatica, la conoscenza del nostro stesso DNA e altre potenzialità che abbiamo acquisito ci offrono un tremendo potere» (104). Se questa è la situazione è necessario perciò che la cultura ecologica «dovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza di fronte all’avanzare del paradigma tecnocratico» (111). «Ciò che sta accadendo ci pone di fronte all’urgenza di procedere in una coraggiosa rivoluzione culturale... Nessuno vuole tornare all’epoca delle caverne, però è indispensabile rallentare la marcia per guardare la realtà in un altro modo» (114). Qui il Papa torna con chiarezza sulla Tradizione e sulla morale della Chiesa Cattolica. Un Magistero che non svende i valori eterni della dignità della vita per la sola questione ecologica. Questa è parresia. «Quando non si riconosce nella realtà stessa l’importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità – per fare solo alcuni esempi –, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa. Tutto è connesso» (117). E non è «neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto» (120). Se non ci sono verità oggettive e princìpi stabili, i programmi politici e le leggi non possono bastare per «evitare i comportamenti che colpiscono l’ambiente», perché «quando è la cultura che si corrompe», le leggi verranno intese solo come «imposizioni arbitrarie e come ostacoli da evitare» (ibidem.) È inoltre «preoccupante», secondo Papa Francesco, «il fatto che alcuni movimenti ecologisti difendano l’integrità dell’ambiente, e con ragione reclamino dei limiti alla ricerca scientifica», ma allo stesso tempo giustifichino «esperimenti con embrioni umani vivi» (136). Francesco tratta poi della necessità di «difendere il lavoro» umano, che non va sostituito con il progresso tecnologico. Capitolo quarto: un’ecologia integrale Nel quarto capitolo dell’enciclica il Papa sottolinea e ribadisce l’importanza di un approccio integrale «per combattere la povertà» e al contempo «prendersi cura della natura». «L’analisi dei problemi ambientali è inseparabile dall’analisi dei contesti umani, familiari, lavorativi, urbani, e dalla relazione di ciascuna persona con sé stessa» . Il Papa parla di due tipi di ecologia per evitare una visione parziale e contraddittoria della questione ambientale. Si tratta di: «ecologia sociale» ed «ecologia culturale» (141). Questa visione determina la possibilità di poter parlare di ecologia umana, nel senso di «apprezzare il proprio corpo nella sua femminilità o mascolinità» e dunque «non è sano un atteggiamento che pretenda di cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa». Sono i temi che in queste ultime settimane tornano nel Magistero di Papa Francesco, dalle udienze alle visite nelle parrocchie e nelle diocesi. Dall’ecologia umana è inseparabile la nozione di «bene comune» che «presuppone il rispetto della persona umana in quanto tale, con diritti fondamentali e inalienabili», tenendo conto dello sviluppo dei gruppi intermedi, a partire dalla famiglia. Capitolo quinto: Alcune linee di orientamenti e di azione Nel capitolo quinto, Francesco definisce «indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia» (164). Il Papa afferma che la «tecnologia basata sui combustibili fossili» deve «essere sostituita progressivamente senza indugio», osserva che «la politica e l’ industria rispondono con lentezza» (165) che i «vertici mondiali sull’ambiente degli ultimi anni non hanno risposto alle aspettative» (166). Papa Bergoglio ricorda che «la politica non deve sottomettersi all’economia» e questa non deve sottomettersi alla tecnocrazia. A proposito della crisi finanziaria afferma: «Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza» (189) che potrà solo generare nuove crisi. Francesco invita a «evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti». Di fronte «alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo» (193), accettando «una certa decrescita in alcune parti del mondo», procurando risorse perché si possa crescere in modo sano da altre parti. Bergoglio osserva che «il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia» (195). Capitolo sesto: educazione e spiritualità ecologica Nell’ultimo capitolo dell’enciclica, Francesco invita a puntare su un altro stile di vita. Espressione questa assunta già da tempo da gruppi e diocesi per sottolineare la concomitanza tra questione ascetica ed importanza pedagogica dell’accompagnamento verso stili di vita che ci permettono di dialogare con tutto, anche con la stessa creazione. Purtroppo, «l’ossessione per uno stile di vita consumistico, soprattutto quando solo pochi possono sostenerlo, potrà provocare soltanto violenza e distruzione reciproca» (204). E’ chiaro che nessuno, ne tantomeno il Papa, possono considerare tale situazione come il frutto di un totale abbandono di custodia della creazione da parte delle creature. Il Papa invita a guardare anche al positivo che già esiste, e alla possibilità per gli uomini di «r itornare a scegliere il bene». Ricordando che un cambio negli stili di vita può «esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale» (206), come «accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione» (ibidem). Il Papa chiede una «una conversione ecologica», che riconosca il mondo «come dono ricevuto dall’amore del Padre». Tutto questo può andare sotto il nome di sobrietà. Essa, va intesa non tanto come una semplice rinuncia ne tantomeno come una mancanza di entusiasmo e gioia nel poco che si può avere. Il Papa esalta un principio caro anche ad altre religioni, e cioè che «il meno è di più» (222). Dal punto di vista educativo mi spinge a credere che dice bene il filosofo dell’educazione, Olivier Reboul e cioè che il fine dell’educazione è: “tutto ciò che unisce e tutto ciò che libera”. Tale fine produce una sola cosa: la gioia. La spiritualità cristiana «incoraggia uno stile di vita... capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo». E «propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco» (ibidem). L’ecologia integrale richiede «un atteggiamento del cuore, che vive tutto con serena attenzione» (226). Francesco suggerisce ad esempio di «fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti», invitando infine a saper contemplare il mistero «in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero» (233). Qui è citato in nota, per la prima volta in un’enciclica papale, il maestro spirituale islamico sufi Ali Al-Khawwas. A conclusione della sua enciclica il Papa propone due preghiere, una «per la nostra terra» e un’altra «con il creato». Una (prima) modesta considerazione conclusiva: il problema di Dio è il problema dell’uomo La problematica che si dovrà verificare alla luce di questa Enciclica consisterà, tra le tantissime sollecitazioni, comprendere se ha ancora senso parlare prima ancora di natura e di umanità, dello stesso Dio, della Sua connessione con la vita della gente e del senso salvifico che può avere oggi. Abbiamo urgente bisogno di comprendere il senso di questa crisi che vede la perdita di futuro. Tra le tante cause, non possiamo escludere la questione “infernale” della morte di Dio che ha segnato, la fine dell’ottimismo teologico. «Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l’uomo come <<il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l’uomo che fa Dio ma Dio che fa l’uomo. (…) la cultura europea dà l’impressione di un’apostasia silenziosa da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse» (cf. Ecclesia in Europa, n.10). Dio morendo non ha lasciato solo orfani. Sono spuntati anche degli eredi. Tre fenomeni culturali (e non solo), hanno sostituto gli elementi teologici della salvezza. Essi sono stati: la scienza, l’utopia e la rivoluzione. Umberto Galimberti, ha più volte ribadito nelle sue ricerche che questi tre elementi in forma laica e laicizzata, hanno consegnato quella visione ottimistica della storia dove appunto colpa, redenzione, salvezza trovavano la loro riformulazione in quell’omologa prospettiva dove il passato appare come male, la scienza o la rivoluzione come redenzione, il progresso (scientifico o sociologico) come salvezza. I fatti non danno ragione a tale visione. Anzi. * Vicario episcopale per la carità 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 10 10 • 5 luglio 2015 Il 18 ottobre i genitori di Santa Teresa di Lisieux saranno canonizzati Un faro nella compagnia dei Santi Grande gioia per l’annuncio di Papa Francesco: il 18 ottobre i genitori di Santa Teresa di Lisieux, Luigi e Zelia Martin, saranno canonizzati. La prima coppia di Santi moderni, innalzata agli onori degli altari nel cuore del Sinodo sulla famiglia. La famiglia avrà finalmente un faro nella compagnia dei Santi. «Sono molto contento – ha commentato padre Romano Gambalunga, postulatore generale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, che ha seguito da vicino nei mesi scorsi il cammino verso la canonizzazione di Luigi e Zelia – per questa notizia ora ufficiale e molto grato a Papa Francesco che ha voluto fortemente questa canonizzazione, informandosi poco più di un anno fa presso la Congregazione delle Cause dei Santi se ci fosse qualche presunto miracolo di una coppia da studiare, per poterla poi presentare come modello e dare concretezza a quanto il Sinodo sulla famiglia andrà delineando». Luigi e Zelia Martin, dopo un discernimento religioso, si sono sposati il 13 luglio del 1858, a mezzanotte a Notre Dame d’Alençon. Dalla loro unione nasceranno nove figli, quattro volati in Cielo in tenera età. Tra loro la piccola Teresa, Santa e Dottore della Chiesa, maestra di spiritualità. In casa Martin si sperimenterà la felicità dell’unione familiare, ma anche il dolore per la perdita dei bambini prima e per la morte di Zelia dopo, avvenuta nel 1877, quando Teresa aveva solo quattro anni. Luigi vivrà il tempo della vedovanza e anche quello della malattia. Tutto è impastato con il motto che da sempre ha animato la loro famiglia “Dio primo servito”. «La santità è sempre qualcosa di straordinario. Ma in questo caso possiamo intravedere un particolare segno della Provvidenza, che invita la Chiesa a comprendere e a valorizzare la vocazione al matrimonio e il ruolo della famiglia» afferma don Silvio Longobardi, custode della Fraternità di Emmaus, realtà ecclesiale che ha eretto la prima Chiesa al mondo dedicata a Luigi e Zelia Martin, vero Santuario per tutte le famiglie. Mariarosaria Petti Attualità Ecclesiale Nuova Stagione La catechesi settimanale di Papa Francesco Combattere la disgregazione dell’amore coniugale di Antonio Colasanto «Lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni. E spesso la disgregazione “frana” addosso ai figli», così Papa Francesco continuando un ciclo di catechesi dedicate alla famiglia, in vista del sinodo di ottobre, ha parlato delle ferite che si aprono proprio all’interno della convivenza familiare. Quando cioè, nella famiglia stessa, ci si fa del male. La cosa più brutta. Sappiamo bene che in nessuna storia famigliare mancano i momenti in cui l’intimità degli affetti più cari viene offesa dal comportamento dei suoi membri. Parole e azioni (e omissioni!) che, invece di esprimere amore, lo sottraggono o, peggio ancora, lo mortificano. Quando queste ferite, che sono ancora rimediabili, vengono trascurate, si aggravano: si trasformano in prepotenza, ostilità, disprezzo. E a quel punto possono diventare lacerazioni profonde, che dividono marito e moglie, e inducono a cercare altrove comprensione, sostegno e consolazione. Ma spesso questi sostegni non pensano al bene della famiglia. Lo svuotamento dell’amore coniugale diffonde risentimento nelle relazioni. E spesso la disgregazione frana addosso ai figli. Ecco, i figli. Vorrei soffermarmi un poco – ha riflettuto il Papa – su questo punto. Nonostante la nostra sensibilità apparentemente evoluta, e tutte le nostre raffinate analisi psicologiche, mi domando se non ci siamo anestetizzati anche rispetto alle ferite dell’anima dei bambini. Quanto più si cerca di compensare con regali e merendine, tanto più si perde il senso delle ferite più dolorose e profonde dell’anima. Parliamo molto di disturbi comportamentali, di salute psichica, di benessere del bambino, di ansia dei genitori e dei figli. Ma sappiamo ancora che cos’è una ferita dell’anima? Sentiamo il peso della montagna che schiaccia l’anima di un bambino, nelle famiglie in cui ci si tratta male e ci si fa del male, fino a spezzare il legame della fedeltà coniugale? Quale peso ha nelle nostre scelte – scelte sbagliate, per esempio – quanto peso ha l’anima dei bambini? Quando gli adulti perdono la testa, quando ognuno pensa solo a sé stesso, quando papà e mamma si fanno del male, l’anima dei bambini soffre molto, prova un senso di disperazione. E sono ferite che lasciano il segno per tutta la vita. Nella famiglia, tutto è legato assieme: quando la sua anima è ferita in qualche punto, l’infezione contagia tutti. Tante volte i bambini si nascondono per piangere da soli. Dobbiamo capire bene questo. Marito e moglie sono una sola carne. Ma le loro creature sono carne della loro carne. Se pensiamo alla durezza con cui Gesù ammonisce gli adulti a non scandalizzare i piccoli, possiamo comprendere meglio anche la sua parola sulla grave responsabilità di custodire il legame coniugale che dà inizio alla famiglia umana. Quando l’uomo e la donna sono diventati una sola carne, tutte le ferite e tutti gli abbandoni del papà e della mamma incidono nella carne viva dei figli. È vero, d’altra parte – ha ricordato Papa Francesco – che ci sono casi in cui la separazione è inevitabile. A volte può diventare persino moralmente necessaria, quando appunto si tratta di sottrarre il coniuge più debole, o i figli piccoli, alle ferite più gravi causate dalla prepotenza e dalla violenza, dall’avvilimento e dallo sfruttamento, dall’estraneità e dall’indifferenza. Non mancano, grazie a Dio, coloro che, sostenuti dalla fede e dall’amore per i figli, testimoniano la loro fedeltà ad un legame nel quale hanno creduto, per quanto appaia impossibile farlo rivivere. Non tutti i separati, però, sentono questa vocazione. Non tutti riconoscono, nella solitudine, un appello del Signore rivolto a loro. Attorno a noi troviamo diverse famiglie in situazioni cosiddette irregolari, ma a me non piace questa parola, e ci poniamo molti interrogativi. Come aiutarle? Come accompagnarle? Come accompagnarle perché i bambini non diventino ostaggi del papà o della mamma? Chiediamo al Signore una fede grande, per guardare la realtà con lo sguardo di Dio; e una grande carità, per accostare le persone con il suo cuore misericordioso. Forte e fiero della sua vocazione Una delle più dolorose pagine della storia italiana recente, a pochi giorni dalla fine del secondo conflitto mondiale, fu la barbara uccisione del quattordicenne Rolando Rivi. Un ragazzo che preferì morire per onorare e difendere la sua identità di seminarista. Per questo, il suo martirio per la fede rappresenta una lezione di esistenza evangelica. All’odio dei suoi carnefici, infatti, rispose con la mitezza dei martiri che, inermi, offrono la vita perdonando e pregando per i loro persecutori. Era quasi commosso il Cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, quando durante il rito di beatificazione del giovane Rivi, presieduto in rappresentanza di Papa Francesco a Modena, ha raccontato i drammatici e ultimi giorni di vita del nuovo Beato. Era troppo piccolo per avere nemici, erano gli altri che lo consideravano un nemico. Per lui tutti erano fratelli e sorelle. Egli non seguiva una ideologia di sangue e di morte, ma professava il Vangelo della vita e della carità. Nonostante fosse ancora un bambino, Rolando aveva già ben compreso il messaggio del Vangelo: amare non solo i genitori e i fratelli, ma anche i nemici, fare del bene a chi lo odiava e benedire chi lo malediceva. Celebrare il martirio del piccolo Rolando è anche una occasione per gridare forte: mai più odio fratricida, perché il vero cristiano non odia nessuno, non combatte nessuno, non fa male a nessuno. L’unica legge del cristiano è l’amore di Dio e l’amore del prossimo. Infatti, le ideologie umane crollano, ma il Vangelo dell’amore non tramonta mai perché è una buona notizia. Fin da piccolo Rolando aveva un sogno: quello di diventare sacerdote. A undici an- ni entrò in seminario e come si usava allora indossò la veste talare che da quel giorno diventò la sua divisa. La portava con orgoglio. Era il segno visibile del suo amore sconfinato a Gesù e della sua totale appartenenza alla Chiesa. Non si vergognava della sua piccola talare. Ne era fiero, tanto che lo portava in seminario, in campagna, in casa. Era il suo tesoro da custodire gelosamente, era il distintivo della sua scelta di vita, che tutti potevano vedere e capire. A causa della guerra, molti consigliavano a Rolando di togliersi la talare, perché era pericoloso indossarla, visto il clima di odio contro il clero. Davanti ai timori anche dei famigliari, Rolando rispondeva: «Non posso, non devo togliermi la veste. lo non ho paura, io sono orgoglioso di portarla. Non posso nascondermi. Io sono del Signore». Ma il 10 aprile del 1945, dei partigiani, imbottiti di odio e indottrinati a combattere il cristianesimo, catturarono Rolando. Il ragazzo venne spogliato, insultato e seviziato con percosse e cinghiate per ottenere l’ammissione di una improbabile attività spionistica. Dopo tre giorni di sequestro, con una procedura arbitraria e a insaputa dei capi, il 13 aprile, il ragazzo fu prima barbaramente mutilato e poi assassinato con due colpi di pistola, una alla tempia sinistra e l’altro al cuore. Dal sacrificio di Rolando vengono quattro consegne per tutti noi: perdono, fortezza, servizio e pace. In modo particolare, per tutti i Seminaristi d’Italia e del mondo, per rimanere fedeli a Gesù, essere fieri della propria vocazione sacerdotale e a testimoniarla con gioia, serenità e carità. Virgilio Frascino 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 11 Città Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 11 Il Cardinale Crescenzio Sepe premia i finalisti del progetto sportivo Tutoring Arriap Quel calcio di strada che piace alle parrocchie di Giovanni Mauriello È giunto al termine il torneo di calcio a 5 diocesano di Napoli del progetto Tutoring Arriapp. Per il secondo anno consecutivo si realizza l’idea dello sport con valenza sociale del cosiddetto calcio di strada, promosso dal cardinale Sepe attraverso la Fondazione Fare Chiesa in Città, il Vicariato Cultura e l’Ufficio sport della Curia di piazza Donnaregina, in collaborazione con il Calcio Napoli, alcuni sponsor e con la parte tecnica curata dal Centro Sportivo Italiano di Napoli. Il programma Tutoring consiste nella identificazione di campetti, messi a disposizione dalle parrocchie, nei quali i ragazzi iscritti possano accedere e giocare con amici di pari età. Promuovere la disciplina sportiva più affermata nel mondo è un modo per educare i giovani alle regole dello sport e poi della vita. L’obiettivo è stato di facilitare la pratica calcistica in tutte le sue forme, aumentando la quantità e la qualità del tempo trascorso da ragazzi e ragazze a giocare a calcio. Il progetto ha portato sui campetti, talvolta malridotti e disagiati della provincia napoletana, oltre duemilacinquecento ragazzini dagli 8 ai 14 anni, suddivisi per categorie. Una ottantina le parrocchie coinvolte, con tanti animatori e volontari, che hanno affiancato i piccoli atleti e gli organizzatori. Al palazzetto dello sport di Cercola, domenica scorsa si è svolta la giornata conclusiva, con le attese finali, alla presenza del cardinale Crescenzio Sepe, del vicario episcopale alla Cultura, monsignor Adolfo Russo, di don Rosario Accardo, responsabile dell’Ufficio sport curiale e di Pasquale Russiello, presidente dell’associazione Arriap. Per il CSI Napoli c’erano il presidente territoriale Antonio Papa, il vice Renato Mazzone, il responsabile della commissione calcio Paolo Moxedano con Pierluigi Parisi referente degli arbitri ed i giovani operatori di comitato. Per il CSI nazionale è intervenuto Salvatore Maturo, consigliere di presidenza a Roma, mentre il CSI Campania è stato rappresentato dal vice presidente regionale, Enrico Pellino. Di fronte, in campo, le rappresentative che più si sono messe in luce nell’arco di questi mesi, arrivando a disputarsi la vittoria finale: le parrocchie S. Giorgio Maggiore e S. Caterina di Ercolano, per la categoria allievi; Beata Vergine di Lourdes e S. Maria del Pilar Ercolano, per i giovanissimi; S. Maria degli Angeli Blu e S. Maria del Pilar Ercolano, per gli esordienti; S. Vincenzo Pallotti Arancio e S. Lorenzo Maggiore, per i pulcini. Tanto gioco e divertimento, per la conquista degli ambiti riconoscimenti. Il momento della premiazione è stato vissuto dai baby calciatori con tanta 22 anni di festa alla parrocchia della Rotonda Era il 1994, quando padre Salvatore Fratellanza, parroco della parrocchia S. Maria della Rotonda, istituì “Facciamo Festa Insieme”, una serata dove tra spettacoli e stand gastronomici si potesse concludere, insieme agli abitanti dell’allora quartiere Arenella, l’anno pastorale: con questo appuntamento terminano infatti la maggioranza delle attività di gruppo e di catechesi, che riprendono poi a settembre. L’anno scorso l’evento, comunemente ribattezzato “Festa della Parrocchia”, si era protratto per una giornata intera con giochi e tornei sportivi e si era svolto in via eccezionale, alla presenza del sindaco de Magistris, nel parco pubblico adiacente all’uscita di via Dell’Erba della stazione Montedonzelli della Linea 1 della metropolitana. La sera di domenica 21 giugno 2015 si è svolta la ventiduesima edizione della Festa, preceduta, alle 19, dalla S. Messa Solenne di conclusione dell’anno pastorale, celebrata dal vescovo ausiliare di Napoli, monsignor Gennaro Acampa. Il vescovo, ringraziandola per il lavoro svolto durante l’anno, ha raccomandato alla comunità di usare sempre al massimo i propri talenti, senza risparmiarsi, perché sono un dono del Signore. Dalle ore 20 fino alle 22 circa, sul palco, allestito nel cortile grande della parrocchia, si sono poi avvicendate le esibizioni di abitanti della zo- na, che si sono dilettati in canti, balli e scenette comiche. Da cinque anni a questa parte, la kermesse vede inoltre il contributo artistico di Guglielmo Capasso, attore e regista di teatro, che ha condotto e animato la serata insieme alla valletta Linda e all’amico e collega Giorgio Gori, noto cabarettista e autore televisivo. A concludere la festa, l’estrazione dei biglietti vincenti dell’annuale lotteria, il cui ricavato viene devolto in beneficenza, con in palio numerosi premi: ceste e gadget gentilmente offerti dai commercianti della zona e quadri realizzati da un’artista locale. Quest’anno gli introiti delle pietanze vendute agli stand e dei biglietti della lotteria verranno destinati alla popolazione del Nepal, colpita da un forte terremoto lo scorso 25 aprile. Come ogni anno, la festa ha riscosso grande partecipazione. Il tutto è stato possibile grazie all’opera degli operatori pastorali della parrocchia, adulti e ragazzi, che hanno dato il loro contributo volontario per la gestione delle casse e degli stand, per la vendita dei biglietti e per l’organizzazione logistica. Dal 26 giugno, ora, spazio alle attività oratoriali estive con l’appuntamento del Grest, due settimane di giochi e di preghiera per i ragazzi dai sei anni in su, perché la fede non va mai in vacanza. Emanuele La Veglia emozione. Il cardinale Sepe si è congratulato con tutti i piccoli protagonisti, ma soprattutto con i loro educatori sportivi. La mattinata si è poi conclusa con due amichevoli, che hanno arricchito il programma dell’evento: gli atleti del Calcio Napoli contro una rappresentativa Arriapp di pari età ed un gruppo di comici del programma televisivo Made in Sud di fronte ad allenatori e tecnici del torneo. Affollati gli spalti dell’impianto di Caravita, con i giovani delle parrocchie coinvolte nelle finali, accompagnati dai rispettivi sacerdoti. Domenica 5 luglio una visita per conoscere il decennio francese attraverso l’arte e l’architettura Invito a palazzo con Gioacchino Murat “A passo di carica”, ospitata nel Salone d’Ercole del Palazzo Reale di Napoli, si potrànno conoscerele luci e le ombre del “Decennio francese” (18061815) quando sul trono del Regno di Napoli due re francesi si succedettero, Giuseppe Bonaparte (fratello di Napoleone), e Gioacchino Murat, suo cognato. L’esposizione è stata curata dal Consolato Generale di Francia a Napoli, dal Comitato Nazionale per le celebrazioni del Bicentenario del “Decennio Francese”, dalla Soprintendenza BAP per il Comune e la Provincia di Napoli, dal Polo Museale della Campania. Esposti più di 150 pezzi, molti provenienti da musei francesi e per la prima volta in Italia. Ci saranno anche due spade personali di Murat: una a lama, impugnata nella campagna d’Egitto e quella cerimoniale da “Maresciallo dell’Impero”. Ancora, porcellane, dipinti ed incisioni, integrati da didascalie e pannelli multimediali che descriveranno gli anni di “Decennio francese”. Info e prenotazioni: 392 2863436 - [email protected] www.sirecoop.it 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 12 12 • 5 luglio 2015 Le nuove leve della “Posteggia” Lo scorso 27 giugno il popolare gruppo “Mastro Masiello Mandolino” ha rinnovato l’appuntamento con la tradizione canora e musicale partenopea per eccellenza: l’antica Arte della Posteggia. L’appuntamento con gli amanti della classica canzone napoletana, è stato proposto fuori la Stazione Toledo della Metropolitana. Un gruppo di musicisti ha reso omaggio alla tradizione musicale partenopea con mandolini, chitarre e fisarmonica con una allegra e colorata passeggiata musicale snodatasi attraverso via Toledo, fino in piazza Trieste e Trento, ripercorrendo i passi dei più amati compositori e cantanti napoletani dell’epoca d’oro della Canzone Napoletana e che nei Caffè storici della zona amavano incontrarsi e dove, spesso, la loro creatività esplodeva dando vita a melodie immortali. «Sosteniamo con entusiasmo – hanno affermato Ciro Daniele ed Antonio Raspaolo, coordinatori del Centro Studi sulla Canzone Napoletana dell’Associazione I Sedili di Napoli – il progetto formativo che grazie ai liutai della Bottega del Mandolino ed ai musicisti del Gruppo Mastro Masiello Mandolino, sta rigenerando l’interesse intorno alla tradizione musicale napoletana. I giovani musicisti di questo primo corso di formazione e di aggiornamento, hanno sicuramente acquisito nuovi stimoli culturali grazie anche alla parte teorica che il Centro Studi ha messo a disposizione per la crescita di questi ragazzi e, in particolare, la storia della musica napoletana, con l’acquisizione di una migliore conoscenza dei grandi compositori, dei poeti e dei musicisti del passato». «Uno degli obiettivi di questo progetto – ha ricordato Giuseppe Serroni, presidente de I Sedili di Napoli (www.sedilidinapoli.com) – resta la costruzione di una Casa del mandolino, della liuteria e della Canzone Napoletana; un luogo d’incontro e di scambio culturale ed emozionale per tutti i musicisti legati alla tradizione partenopea capace di divenire un nuovo volano di sviluppo anche turistico, oltre che socioculturale per la Città. Confidiamo nella manifesta volontà dell’Amministrazione Comunale di voler condividere questo importante progetto e, nelle more, proponiamo l’emanazione di una specifica delibera che ridia dignità all’Arte della Posteggia, con l’istituzione di un apposito registro comunale dei musicisti posteggiatori». Attualità Nuova Stagione La parrocchia San Ludovico D’Angiò di Marano ricorda il suo primo parroco Ri…correre per don Mimì, la festa di un quartiere di Giovanni Mauriello Un quartiere in festa, nel ricordo della prima guida religiosa della parrocchia San Ludovico D’Angiò, a dodici anni dalla sua morte: don Mimì Galluccio. A Marano gli animatori ed i collaboratori del parroco don Ciro Russo hanno curato in tutti i particolari la terza edizione della manifestazione Ri…correre per don Mimì, gara podistica di 10 km. Accoglienza ed ospitalità per i partecipanti, con un ricco buffet per il dopo gara e tanti premi per i vincitori; un gran lavoro, con la collaborazione dell’Atletica Marano ed il coordinamento tecnico del Csi Napoli. L’evento sportivo si è sviluppato attraverso le principali vie e lungo i saliscendi del centro storico, con l’antica pavimentazione in basalto. Partenza per circa 500 podisti, davanti al mercato ortofrutticolo ed arrivo accanto alla scalinata della struttura religiosa, con l’immagine di don Mimì sulla facciata. Prima del via il saluto ai partecipanti e la preghiera del parroco don Ciro, nel ricordo del suo predecessore, che è rimasto nel cuore dell’intera comunità religiosa In gara alcuni affermati atleti del nord Africa ed i promettenti talenti del podismo campano. Molti i fedeli, in maglietta e scarpette, che hanno preso il via al passo. L’assistenza è stata curata dalla polizia municipale e dai giovani volontari della parrocchia. In campo maschile affermazione per il marocchino Youness Zitouni (Laghetto), in 32’58”, seguito da Giuseppe Soprano (Bartolo Longo) a 11” e Gennaro Ciambriello (Atletica Giugliano) in 36’59”; mentre la gara in rosa ha visto la vittoria della giovane Filomena Palomba (Centro Ester) in 39’02”, seguita dalla marocchina Khadija Laaroussi (Caivano Runners) in 40’25”, terza l’altra giovane Palomba, Francesca (Centro Ester) in 42’54”. Per le società il primo premio è stato assegnato all’Atletica Marano; gli atleti, poi, lo hanno devoluto a favore delle opere parrocchiali, tra l’applauso dei presenti. Anche l’intero incasso delle iscrizioni verrà impiegato per le attività religiose. Dopo la gara, atletica promozionale attraverso il quartiere, con decine di bambini, alcuni dei quali in compagnia dei genitori ed altri addirittura in braccio. Per tutti, alla fine, giocattoli, gadget e dolciumi. Premio di Architettura giunto alla VI edizione La convivialità urbana Trotto o galoppo? Quale sarà l’andatura giusta per vincere la sfida di riportare agli antichi fasti l’Ippodromo di Agnano? Ma, soprattutto, bastano le corse per rilanciare questa storica struttura tanto amata dai napoletani? Questi i principali nodi da sciogliere per i gruppi multidisciplinari di professionisti, formati in prevalenza da architetti, che decideranno di partecipare alla sesta edizione del Premio “La Convivialità Urbana”, ideato dall’architetto Grazia Torre, presidente dell’associazione Napolicreativa, in partenariato con l’Ordine degli Architetti Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori di Napoli e Provincia e la società Ippodromi Partenopei s.r.l., con il sostegno della Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Napoli, dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli, dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli e con il patrocinio del Comune di Napoli, della Seconda Università degli studi “Luigi Vanvitelli” e dell’Inarch. Giunti alle VI edizione, l’associazione Napoli Creativa ha deciso di puntare sulla valorizzazione di una parte dell’Ippodromo di Agnano ed in particolare sulla risistemazione del parterre all’ingresso dell’Ippodromo, il restyling esterno della cortina formata dalle tre tribune, la ristrutturazione della sola tribuna laterale B per ospitare un ristorante panoramico sui campi da corsa e uno spazio dedicato alla musica da usare come discoteca ma che potrà interagire con il resto della struttura in occasione dei concerti internazionali. Nelle precedenti edizioni il Premio aveva invitato i gruppi multidisciplinari ad occuparsi della riqualificazione urbana di piazza San Luigi, del Casale di Posillipo, di piazza Mercato, della Mostra d’Oltremare e del Lungomare di Napoli. Il bando integrale è consultabile sul sito www.premiolaconvivialitaurbana.it. I progetti presentati saranno esposti presso il Roof Garden dell’Ippodromo di Agnano dal 28 settembre al 5 ottobre 2015 dove verranno valutati da una giuria tecnicoscientifica e dai visitatori della mostra che dovranno esprimere tre preferenze. Il primo gruppo classificato conquisterà un premio in denaro di 2.500,00 euro, al secondo gruppo andranno 1.500,00 euro e 1.000,00 euro al terzo classificato. Inoltre i progetti concorreranno anche per un premio web che verrà attribuito con un voto pubblico online. A partire dal 23 giugno il bando sarà pub blicato sul sito www.premiolaconvivialitaurbana.it, Europaconcorsi e sul sito di tutti gli enti patrocinanti. Il bando scade il 31 luglio 2015. Le domande devono essere inviate via mail a [email protected]. Gli elaborati, invece, dovranno essere consegnati entro il 24 settembre 2015, a mano o per posta, presso la sede dell’associazione Napoli Creativa, via Manzoni 153, 80100 Napoli. Per informazioni sulle procedure e consegna elaborati contattare l’associazione Napolicreativa scrivendo a [email protected] o chiamando al 338 8887853 dal lunedì al venerdì dalle 10,30 alle 13,30. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 13 Cultura Nuova Stagione 5 luglio 2015 • 13 La nuova stagione 2015-2016 del Teatro di San Carlo, lunga ben 14 mesi per un totale di 150 alzate di sipario, inaugurata dalla bacchetta di Zubin Metha I numeri della “Golden Stage” i Doriano Vincenzo De Luca Sul Golden Stage del Teatro San Carlo per 14 mesi transiteranno artisti di fama internazionale tra sinfonia, balletto e lirica. Un cartellone ricco con 22 titoli di opera e balletto e 23 concerti per 150 alzate di sipario dal prossimo settembre a novembre 2016. Quattro nuove produzioni – Carmen di Georges Bizet, Norma di Vincenzo Bellini, Zenobia di Palmira di Giovanni Paisiello e Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev per la coreografia di Leonid Lavrosky – e le novità non si limitano al palco. Infatti, la Sovrintendente Rosanna Purchia ha presentato anche il nuovo direttore artistico Paolo Pinamonti, già direttore del Teatro La Fenice di Venezia e del Teatro de la Zarzuela di Madrid. Inaugura la Stagione Zubin Mehta, che Rossana Purchia si dice orgogliosa di ospitare nuovamente sul Palco del San Carlo: «l’atmosfera e l’entusiasmo suscitati sia nel pubblico che in noi addetti ai lavori in occasione della messa in scena di Tristano e Isotta e dell’esecuzione della Terza di Mahler non potevano restare episodi isolati e la rinnovata presenza di Mehta conferisce ulteriore prestigio alla nostra programmazione». Il 12 settembre è atteso per aprire la Stagione Sinfonica con la Sinfonia n.4 e la Sinfonia n. 6 di Pëtr Il’i ajkovskij, prima performance per un’integrale del compositore russo che si concluderà nel settembre 2016. Il 13 dicembre invece il primo appuntamento con la Stagione Lirica e di Balletto del Massimo napoletano sulle note della Carmen di Georges Bizet, affidata alla regia di Daniele Finzi Pasca di cui Napoli ancora serba il ricordo della riscrittura in chiave onirica dei Pagliacci. Per quanto riguarda il balletto, immancabile lo spettacolo natalizio Lo schiaccianoci, a giugno è la volta di Romeo e Giulietta, mentre ad illuminare la prossima edizione di Autunno-Danza l’étoile russa Svetlana Zakharova in scena sabato 13 e domenica 14 ottobre nella Carmen Suite. L’8 e il 9 ottobre l’Otello di Monteverde con José Perez e Anbeta Toromani, mentre il 23 e 24 ottobre il Gala della Scuola di Ballo per la direzione di Anna Razzi. Si premia la tradizione napoletana con celebrazioni dedicate a Paisiello, Carlo III di Borbone e San Gennaro. Nel 2016 ricorrono i 200 anni dalla morte di Giovanni Paisiello e il San Carlo ne commemora il genio riproponendo due sue opere nel Teatrino di Corte di Palazzo Reale: la Zenobia di Palmira, nuovo allestimento con Dal 3 al 9 luglio il rione Sanità fa festa grazie all’impegno della comunità parrocchiale di Santa Maria della Sanità e della Fondazione San Gennaro Il quartiere e la sua gente Serata finale con Alessandro Siani e la mostra fotografica di Mimmo Jodice di Elena Scarici Dal 3 al 9 luglio il Rione Sanità fa festa, insieme alla sua gente, per dire di un quartiere che ha cambiato volto. Il titolo è eloquente: “Benvenuti al Rione Sanità”. Veniteci a trovare, perché qui non c’è solo delinquenza e camorra ma anche bellezza artistica e storica, passione della gente, desiderio di rinascita. Non è una favola, è realtà. Se ne è accorto anche Papa Francesco che ha voluto conoscere di persona don Antonio Loffredo, parroco del quartiere, direttore delle Catacombe di san Gennaro e anima della rinascita. Lo ha mandato a cercare, quando i ragazzi sono stati in visita da lui. E dopo averli ascoltati ha detto: ma dov’è questo prete? Voglio stringergli la mano. Oggi tutte le attività di cooperazione – dall’accoglienza turistica al teatro, dalla musica all’artigianato, - sono riunite nella Fondazione di Comunità San Gennaro, nata proprio per costruire solidarietà in un’ottica di dono autentico. E la festa sarà occasione per presentarne i risultati: sette giorni di arte, archeologia, musica, teatro, cibo e divertimento per i più piccoli. Una settimana per scoprire uno dei quartieri più antichi di Napoli e le sue bellezze artistiche, umane e gastronomiche nei giorni della tradizionale processione dedicata a San Vincenzo Ferrer, patrono del quartiere. I mille biglietti messi a disposizione per la serata finale del 9 luglio nella Basilica di Santa Maria della Sanità sono già esauriti, ma in piazza ci sarà un maxischermo. Protagonista Alessandro Siani che ha sposato in pieno la causa, contribuendo personalmente alla bellissima campagna pubblicitaria che mostra proprio come sono cambiati i volti del Rione Sanità. Martina, Vincenzo, Melania. Ragazzi che ci credono, famiglie che ci hanno creduto. I giovani del quartiere hanno distribuito 5000 brochure in poco più di tre ore, la gente si è messa a ripulire i muri, i commercianti offriranno un prodotto in dono ai visitatori attraverso un carnet in distribuzione nei negozi interessati, nello spirito che è proprio della fondazione di comunità: la cultura del dono. Nella serata finale si esibiranno circa 120 giovani musicisti dell’orchestra Sanitansamble e l’orchestra Scarlatti Junior, che si alterneranno sul palco proponendo un repertorio classico ma popolare, con valzer, musiche da film e brani famosi, insieme le due orchestre suoneranno le colonne sonore di Benvenuti al Sud e del Principe abusivo. Protagonista sarà anche Mimmo Jodice, presidente la regia di Riccardo Canessa e La Grotta di Trofonio per l’allestimento del Festival di Martina Franca. Anche i Fiati del San Carlo rivolgono un tributo all’artista con Gli Zingari in Fiera. Trecento sono invece gli anni trascorsi dalla nascita di Carlo III di Borbone e se ne festeggia il compleanno il 4 novembre con una selezione in forma di concerto dell’Achille in Sciro di Domenico Serrao su libretto di Pietro Metastasio. Il Duomo di Napoli infine ospiterà i due concerti in onore di San Gennaro, il 6 ottobre il Requiem di Gabriel Faurè e il 9 ottobre due brani di Pasquale Cafaro, a 300 anni dalla nascita del compositore. La Soprintendente Rosanna Purchia ribadisce la centralità del pubblico: «oggi presentiamo una stagione lunga quattordici e lanciamo nuove sfide ai nostri abbonati, venendo incontro alle suggestioni del nostro pubblico, osando sulla politica dei prezzi e sulle formule, rivolgendoci in modo particolare ai giovani che dovranno far sentire la loro presenza in teatro sempre più numerosa». E proprio agli under 30 e agli Over 65 è riservata la possibilità di acquistare l’abbonamento a 60 euro, con un ribasso sul prezzo dei biglietti in generale del 30 per cento. Un clima di ottimismo e di grandi aspettative, dunque, come dimostra la data già programmata di inaugurazione della stagione 2016-17 con Otello di Gioacchino Rossini per celebrare il bicentenario dell’opera che fu composta proprio a Napoli, dove debuttò il 4 dicembre 1816 al Teatro del Fondo (Mercadante). Nuova Stagione SETTIMANALE DIOCESANO DI NAPOLI Editore: Verbum Ferens s.r.l. Organo di informazione ecclesiale e di formazione cristiana Reg. Tribunale di Napoli N. 1115 del 16.11.57 e del 22.10.68 Iscrizione Reg. Roc. N. 19131del 18.02.2010 Direttore Responsabile CRESCENZO CIRO PISCOPO Vice Direttore VINCENZO DORIANO DE LUCA Redazione, segreteria e amministrazione: Largo Donnaregina, 22 - 80138 NAPOLI Tel. 081.557.42.98/99 - 081.44.15.00 Fax 081.45.18.45 E-mail: [email protected] un numero € 1,00 abbonamento annuale € 40 c.c.postale n. 2232998 della Fondazione San Gennaro, che presenterà una sua mostra itinerante dedicata al quartiere attraverso i suoi scatti degli anni ‘60. Nel corso della serata inoltre saranno presentate le storie delle eccellenze dei volti nuovi della Sanità. Così Marco Crispino, giovane del Rione campione nazionale di vela, Raffaele Marfella, giovane clarinettista ormai in forza alla Scarlatti, Vittoria, la donna immortalata in maniera scapigliata da Elisabetta Valentina, poi diventata fotografa ufficiale del rione, Federica, che parla correntemente tre lingue e che fa la guida turistica alle catacombe, e al nascente casa tolentino, bad and breakfast. Previsti poi, dal 3 al 6 luglio, spettacoli teatrali d’improvvisazione a cura del Nuovo Teatro Sanità, live session con cantautori della nuova leva partenopea organizzati da Apogeo Records e visite guidate teatralizzate promosse dalla Cooperativa Sociale “La Paranza”., Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito perseguendo l’incoraggiamento alla Cultura del Dono, principio sulla quale è nata nel dicembre scorso la Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus, nuova forza di sostegno dello sviluppo umano, culturale ed economico del territorio, che patrocina anche l’evento. La manifestazione sostiene e promuove la campagna sociale “Dona un volto nuovo alla Sanità”, sarà possibile infatti lasciare un proprio dono nei siti coinvolti dagli eventi in programma che permetterà l’aumento del patrimonio della Fondazione di Comunità San Gennaro Onlus e la realizzazione di nuovi progetti sociali per e con il territorio. Pubblicità: Ufficio Pubblicità di NUOVA STAGIONE Manoscritti e fotografie anche se non pubblicati non si restituiscono Associato alla Unione Stampa Periodica Italiana Aderente alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici A.C.M. S.p.A. - Torre del Greco Stabilimento Tipo-Litografico Tel. 081.803.97.46 Chiuso in tipografia alle ore 17 del mercoledì 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 14 14 • 5 luglio 2015 Viviquartiere a Casoria Terza edizione di “Viviquartiere” a Casoria: l’intento dell’ Amministrazione comunale è di consentire ad interi nuclei familiari di riappropriarsi di aree pubbliche, dove ci si può incontrare per conoscersi, dialogare spensieratamente, godersi una giornata di sole, far giocare e divertire i figli. “Viviquartiere” dunque, è un’opportunità offerta ai cittadini delle periferie di generare relazioni, di recuperare la dimensione sociale dell’esistenza, di sostituire alle piazze “virtuali” quelle reali, nelle quali ci si può guardare negli occhi, cogliendo negli sguardi una richiesta d’aiuto, un problema comune, condividendolo, di permettere ai piccoli di stringere legami di amicizia e di rivedersi, perché no, nelle rispettive case. «Abbiamo già iniziato questa edizione - dice l’Assessore allo sport, geom. Antonio Lanzano domenica 21 giugno, nel quartiere Duca D’Aosta, e continueremo a proporre l’ evento nel periodo estivo,con pausa ad agosto, rispettando il seguente calendario: 28 giugno, quartiere via Calvanese – villa Cimarosa; 5 luglio, stadio S. Mauro; 12 luglio, quartiere Arpino; 19 luglio, quartiere via Bissolati; 6 settembre, quartiere Stella – C/O scuola Moscati; 13 settembre, via N. Delle Puglie – Centro Polifunzionale; 20 settembre, quartiere Centro storico – via Nuova P. Ludovico». Partono, inoltre, tornei di calcetto tra i ragazzi degli oratori parrocchiali della città. «Penso- afferma convinto - che l’importanza formativa dello sport acquisti la sua dimensione di maggiore efficacia se gli oratori nei quali si pratica il gioco del calcio e altri sport diventino luogo dell’orientamento, dell’ ascolto, dell’accoglienza e del recupero. Validissima, allora, l’idea del Cardinale di valorizzare al massimo gli oratori,intesi quali comunità di ragazzi che, guidati da educatori disponibili e in grado di rapportarsi al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza, condividono,anche e soprattutto nello sport, importanti percorsi di vita orientati ai medesimi valori fondamentali e aperti alla collaborazione con le altre realtà educative del territorio». Oratori, dunque, che siano luoghi di incontro e di amicizia, nei quali ogni fanciullo sia aiutato a dare il meglio di se stesso nell’allenamento, nella gara, nella vita di gruppo e, quindi, nella scuola e in famiglia. Antonio Botta Provincia Nuova Stagione A Pompei il Convegno regionale dei volontari nelle carceri Educati al servizio In Campania esiste un risorsa straordinaria: è il volontariato che aiuta e sostiene gli oltre 7mila detenuti dei 17 carceri della regione. Si sono dati appuntamento sabato 27 giugno al santuario della Vergine di Pompei per un convegno promosso dalla Conferenza Episcopale Campana dal tema “Educati al servizio per annunciare la speranza”. L’incontro, moderato da don Raffaele Grimaldi, coordinatore dei cappellani campani, è stato aperto dal saluto del vescovo di Pompei Tommaso Caputo, che ha voluto sottolineare l’opportunità della scelta del santuario mariano come sede dei lavori, poiché Bartolo Longo accoglieva i figli dei carcerati e aveva un fitto rap- porto epistolare con molti detenuti. Dopo l’introduzione di Mons. Pasquale Cascio, vescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e delegato della Cec per le carceri e l’intervento di Tommaso Contestabile, Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, sono seguite le due relazioni di Stefania Tallei responsabile nazionale del servizio carceri della Comunità di Sant’Egidio, e di Francesco Cascini, vice capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia. Due interventi pieni di spunti, riflessioni, chiarimenti ed esperienze personali che hanno suscitato l’interesse dei 120 volontari che hanno partecipato al convegno. Al termine un vivace dibattito ha concluso i lavori, dove sono emerse testimonianze, criticità ma anche frutti e proposte come quella di avviare gemellaggi tra i volontari di carceri diversi per uno scambio di idee ed esperienze. Un convegno che ha fatto emergere la grande potenzialità dei volontari che vanno in carcere. Con la loro umile e discreta presenza possono aiutare ad umanizzare il mondo delle prigioni ma anche la nostra società, troppo spesso frettolosa e paurosa davanti al male, chiusa alla misericordia che ci insegna il Signore e che invece può cambiare la vita di tanti. Antonio Mattone Un saggio apologetico su Padre Ludovico da Casoria nella rivista di studi storici Pronto l’ultimo numero di “Archivio Afragolese” Al tredicesimo anno di pubblicazioni, pur mantenendo intatto il format, il periodico semestrale non stanca i lettori, e stuzzica, numero dopo numero, sempre una sana curiosità verso una disciplina, la storia locale, meritevole di maggiore attenzione. Questa volta a calamitare l’attenzione è uno studio su Padre Ludovico da Casoria, il frate francescano canonizzato lo scorso 23 novembre 2014 da Papa Francesco, che mostra come, per usare le parole di Francesco Giacco, Direttore Responsabile della rivista, «le cause di beatificazione e di Santità hanno avuto uno slancio grazie all’impegno che Afragola profuse nel ‘caldeggiare’ la figura di ‘un testimone della carità che aveva operato ampiamente nella loro città». Campeggia, infatti, nel fascicolo fresco di stampa, dopo una presentazione in capite libri dello stesso Giacco, una riproposizione di un pamphlet apologetico su Padre Ludovico di Casoria risalente al 1993: un testo scritto, a quattro mani, dal compianto Padre Luca M. De Rosa e dal Marco Corcione e con prefazione dell’indimenticabile prof. Luigi Grillo, intitolato “Due Voci su Padre Ludovico da Casoria”. Il volume, edito da Momentocittà stampato in 10.000 copie che andarono subito esaurite e integralmente riprodotto- riporta una duplice riflessione sulle virtù di questo Apostolo della Carità, nato a Casoria l’11 marzo 1814 e morto a Napoli nel 1885. «Sentimmo il dovere – spiega Corcione – in un momento in cui sembrava essersi persa contezza dell’esistenza di una causa di beatificazione e canonizzazione dell’allora Venerabile Padre Ludovico, un gruppo di amici della Pro Loco insieme ad alcuni religiosi della comunità dei frati minori di Afragola, come Padre Marcello Pronestì, Padre Felice Cicala, mons. Andrea Tuccillo ed altri, di avviare iniziative alla fine degli anni Ottanta per una ripresa dell’interesse apparentemente sopito». In occasione del primo Centenario della morte (1885-1995) del Santo di Casoria che aveva largamente operato nel Santuario di Sant’Antonio di Afragola fu organizzato, il 19 aprile 1986, un convegno al cinema Gelsomino che vide come relatore dell’evento l’ex Presidente del- la Repubblica Oscar Luigi Scalfaro¸ allora Ministro degli Interni. L’interessamento di Scalfari, noto anche per la sua fama di studioso di vita dei Santi, fu perorato da Padre Luca De Rosa, uno dei postulatori, che informò il Presidente dell’operato ad Afragola, nel secolo scorso, di un religioso che che incarnava la Santità. «Con quest’iniziativa – prosegue Concione - si riprese il processo di beatificazione e di canonizzazione per Padre Ludovico da Casoria. Padre Ludovico fu infatti dichiarato Beato nel 1993 da Papa Giovanni Paolo II e poi Santo lo scorso anno». Nel fascicolo trova spazio un Saggio di Diritto sportivo firmato da Michele Dulvi Corcione, uno studio sulla presenza inglese a Napoli di Olga Pasinetti e una biografia su Renato D’Angiò scritta da Michele Costanzo. Infine, sono presenti due recensioni curate da Giuseppe Diana su i volumi “L’Empia bilancia. Tosatori di moneta e di giustizia” di Giuseppe Garofalo e “Montecassino. Splendore, rovina e rinascita di un’abbazia” di Mariano dell’Omo. Antonio Boccellino 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 15 Pastorale e Domenica Nuova Stagione 5 luglio. Domenica XIV del Tempo Ordinario Chi spesso perseguita il profeta di Dio? Ez 2, 2-5; Sal 122; 2 Cor 12, 7-10; Mc 6, 1-6 Solo chi prega bene e seriamente sa insegnare le cose di Dio. La preghiera è la cattedra della Verità. Durante i momenti di intimità con il Signore. Egli rivela all’amico orante tutta la forza e la dolcezza della Verità eterna. Nei momenti di preghiera la mente dell’orante si apre sempre più all’intelligenza della Verità eterna, attraverso l’unzione dello Spirito Santo, che Gesù chiama “Spirito di Verità”. La Verità ha un nome: Gesù Cristo, che ha detto: «Io sono la Verità». Chi allora accoglie Gesù, accoglie la Verità. Lo Spirito Santo ce la fa comprendere e la incarna dentro di noi. Posseduto dalla Verità, Gesù affida al cristiano ha una missione da compiere: quella di insegnare la Parola di Dio così come l’ha ricevuta nel momento della preghiera, senza fare commenti e senza dire: «Secondo me la Parola di Dio significa…». L’unzione dello Spirito rende il profeta forte, sicuro, chiaro e semplice. Il profeta che insegna con l’unzione dello Spirito Santo comunica parole di Spirito e Verità, davanti alle quali gli ascoltatori non possono rimanere indifferenti. Di fronte a queste parole ci può essere una duplice reazione: di accoglienza della Verità o di ostilità. Chi accoglie il profeta come inviato di Dio, allora, si salverà, ma chi lo rifiuta si perderà. Chi vuole vivere da corrotto, si impegna a mettere a morte il profeta, perché non lo tormenti più con l’annuncio Verità. Spesso non si suole mettere a morte il profeta con il coltello o la pistola, ma con la calunnia. Il corrotto è infatti convinto che, macchiando la stima del profeta, egli perda l’autorevolezza quando parla di Dio. Ma niente e nessuno può soffocare la voce del profeta, che diventa più forte, più efficace e più tagliente nel tempo della persecuzione. Il Signore non abbandona mai il profeta che è fedele alla sua missione di far conoscere la Sua Parola di vita eterna. Con tristezza bisogna dire che spesso i persecutori del profeta non vivono fuori della Chiesa, ma dentro. Chi diventa ostile e perseguita il profeta è colui RECENSIONI Che svolta! Queste pagine sono scritte per preparare ragazzi e giovani all’incontro più intenso che si possa avere con Gesù dopo l’Eucaristia: la Confessione, che è il sacramento della Misericordia, del Perdono. Con gli occhi della fede scopriranno la mano di Gesù che assolve, purifica, rigenera. Lasciarsi amare, lasciarsi perdonare, lasciarsi “rifare”: questa sì che è una svolta! Arturo Cattaneo – Elia Coviello Che svolta! Una guida alla Confessione per i giovani. Edizioni Elledici 2015 Pagine 64 – euro 4,90 Trattato dei miracoli Un classico della letteratura francescana in una nuova edizione, arricchita da un’ampia introduzione, un complesso apparato di indici e una bibliografia aggiornata. Tommaso da Celano fu il primo agiografo di Francesco. Nelle sue opere intese prima di tutto porre in continuità la vicenda di Francesco e in particolare il processo di imitazione di Cristo, culminato nel miracolo delle stimmate, con la costituzione del nuovo ordine religioso e la sua funzione provvidenziale all’interno della Chiesa. Il suo “Trattato dei miracoli” costituisce il tentativo di colmare gli spazi lasciati vuoti nelle precedenti narrazioni agiografiche, raccogliendo e narrando gli episodi miracolosi che ebbero Francesco come protagonista, alla fine della vita e soprattutto dopo la morte. Il grande quadro dell’impressione delle stimmate apre l’opera e ne illumina i contenuti, radicando la santità del fondatore dell’Ordine e conseguentemente la sua capacità di operare prodigi saldamente in Cristo e nella sua croce, che Francesco porta come impressa nel proprio corpo. Di lì discendono gli episodi successivi, narrati attraverso una scrittura agile che ricorda la raccolta di testimonianze di prima mano, a cui Tommaso con ogni probabilità si affidò per la composizione dell’opera. Da essi emerge l’immagine di un Santo quotidiano, vicino ai bisogni della gente e capace di uno sguardo nuovo sulla vita e sulla sua carne, fatta di passione, peccato e redenzione, fatica, povertà e grazia. Tommaso da Celano Trattato dei miracoli a cura di Alessandro Mastromatteo Edizioni Paoline – 2015 pagine 208 - euro 28,00 che, nella Chiesa, vive da mercenario e non da Buon Pastore. La storia della Chiesa è piena di cristiani corrotti che hanno perseguitato i profeti che hanno insegnato le cose di Dio senza guardare in faccia a nessuno. Oggi nella stessa Chiesa c’è un relativismo spaventoso. Ci sono preti e professori di teologia che si disinteressano del Magistero della Chiesa. La gente è confusa e disorientata e si chiede “qual è la Verità?”. Purtroppo molti seguono più chi annuncia e insegna le mezze verità, per non scontentare e scomodare nessuno. Il profeta di Dio non si fa intimidire da niente e nessuno. Come San Paolo dice: «Guai a me, se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Bisogna pregare perché lo Spirito Santo susciti nella Chiesa profeti dalla parola forte e mite, che comunichino la Parola di Dio, nella verità e nella carità, a questa generazione ribelle, perché, ascoltino o non ascoltino, sappiano almeno che veri profeti si trovano in mezzo a loro. Lorenzo Montecalvo sdv SANTI, BEATI E TESTIMONI Beato Benedetto XI (Niccolò Boccasini) Papa – 7 luglio Domenicano, apprezzato per la sua umiltà e la sua pietà, divenuto Provinciale della Lombardia, riuscì a mettere pace tra i Domenicani e la città di Parma. Eletto nel capitolo di Strasburgo, promosse una tregua tra Edoardo I d’Inghilterra e Filippo il Bello. Nominato Cardinale da Bonifacio VIII, non riuscì ad evitare che questi emanasse la Bolla che vietava agli ordini mendicanti di predicare e confessare fuori dai propri conventi. Nonostante ciò, si mantenne fedele a Bonifacio VIII durante il triste periodo di Anagni. Una volta Papa tentò di fermare la lotta tra Filippo il Bello e i Colonna. Accortosi che l’opera di pacificazione era difficile in Roma, si trasferì a Perugia dove morì dopo una vita dedicata a comporre i dissidi che laceravano il suo secolo. Beato Pietro Eremita Benedettino – 8 luglio Nato ad Amiens, Pietro l’eremita è personaggio di notevole importanza storica, perché fu il più grande predicatore della crociata popolare che si mosse nel 1095 dopo gli appelli di Urbano II. Terminata la sua Crociata, lasciò Gerusalemme alla fine del 1099 per tornare in Belgio e stabilirsi presso la città di Huy, dove fondò il monastero di Neufmoustier, di cui divenne priore e dove morì nel 1115. Durante la traslazione del corpo, avvenuta nel 1242, si trovò il cilicio che Pietro portava e sulla testa era ancora visibile la tonsura clericale circondata da capelli abbondanti e crespi. L’Ordine Benedettino lo festeggia il 8 luglio. Santa Veronica Giuliani Vergine – 9 luglio Veronica Giuliani è una delle più grandi mistiche della storia. Ebbe numerose rivelazioni e ricevette le Stimmate. Nata a Mercatello sul Metauro, presso Urbino, nel 1660, visse cinquant’anni nel monastero delle Clarisse di Città di Castello. Entratavi 17enne, vi morì nel 1727, dopo essere stata cuoca, infermiera, maestra delle novizie e badessa. Poco sapremmo delle esperienze di Veronica, se il direttore spirituale non le avesse ordinato di trascriverle. Lo fece per trenta anni e il risultato è il “Tesoro nascosto” pubblicato in dieci volumi dal 1825 al 1928. Morì nel 1727. Fu proclamata Santa dal 1839. Sante Rufina e Seconda Martiri di Roma – 10 luglio Le informazioni sul martirio di Rufina e Seconda narrano che furono condannate, sotto Valeriano e Gallieno, dal prefetto Giunio Donato, martirizzate a Roma al decimo miglio della via Cornelia. La tradizione le vuole sorelle che, fidanzate a due giovani cristiani divenuti apostati, si votarono alla verginità. Non essendo riusciti con ogni sforzo ad indurle all’apostasia e al matrimonio, i due giovani le denunciarono. Già nel quarto secolo, sul loro sepolcro fu eretta una basilica, forse da Papa Giulio I, di cui oggi è impossibile indicare l’ubicazione in maniera sicura. Rufina e Seconda, con il loro esempio ci ricordano che le ragioni della fede sono superiori a quelle del cuore. 5 luglio 2015 • 15 Capaci di vedere C’è da restare di stucco: i gesti e le parole stupiscono, la sua sapienza lascia senza parole, i prodigi che compie sono sotto gli occhi di tutti eppure la gente, vedendolo, resta scandalizzata. Sì, non stupita, non meravigliata... Lui e i suoi gesti creano scandalo tra le gente. Lui è Gesù, la gente sono gli abitanti di Nazaret, e suoi gesti non scandalizzano semplicemente perché hanno toccato, guarito, perdonato, accarezzato. Creano scandalo perché escono fuori dagli standard comuni, vanno molte oltre le logiche di tutti, sono al di là di ciò che da un figlio di falegname ci si sarebbe aspettati. Anche in questo, la storia di Gesù rivive oggi. E la sua diventa la storia di sempre, di profeti non accolti, di fratelli giudicati, di diversi da passare al setaccio. Gesù vive nei poveri di ogni tempo e i poveri in cui vive sono i non-accolti, coloro in cui il bene diventa invisibile, coloro che ci vivono accanto e che non riteniamo capaci di ricominciare, coloro che abbiamo già bollato per ciò che potranno darci o toglierci, coloro da cui non ci aspettiamo più nulla. E allora di fronte alla meraviglia di Gesù per l’incredulità della sua gente, oggi possiamo rispondere solo in un modo: diventare capaci di vedere il bene che c’è nell’altro... Oltre ogni pregiudizio, oltre ogni etichetta. Una preghiera da condividere Aiutaci a vedere, Signore Gesù! Aiutaci a lasciarci sorprendere dal bene presente e vivo nei gesti e nelle parole di chi ci vive accanto. Libera il nostro cuore dai pregiudizi che rendono ciechi e rendici capaci di scoprirti presente nel bene che, anche oggi, opera nella vita di fratelli e sorelle che non stimiamo, non accogliamo o non perdoniamo. Amen Un sms da inoltrare Spesso non ci accorgiamo del bene presente negli altri. Liberiamo cuore e mente per scoprire il bene ed esso germoglierà nel mondo oltre ogni pregiudizio. Mariangela Tassielli, fsp Su www.cantalavita.com immagini e preghiera da scaricare e condividere sui social. 5 luglio_Layout 1 01/07/15 14:27 Pagina 16 Nuova Stagione 16 • 5 luglio 2015 sul c/c postale n. 2232998 intestato a Verbum Ferens s.r.l., largo Donnaregina, 22 - 80138 Napoli. Nuova Stagione Gli abbonamenti si sottoscrivono presso la segreteria di “Nuova Stagione” oppure tramite versamento SETTIMANALE DIOCESANO DI NAPOLI € 40,00 € 50,00 € 150,00 € 500,00 Anno LXIX • Numero 25 • 5 luglio 2015 Abbonamento ordinario Abbonamento amico Abbonamento sostenitore Benemerito a partire da E-mail: [email protected] Quote 2015 Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abb. Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Napoli Reg. Trib. di Napoli n. 1115 16/11/57 e 22/10/68 Redazione e Amministrazione: Largo Donnaregina, 22 - 80138 Napoli Nuova Stagione