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In questa e nella pagina a fianco: sguardo alle distese di
vigneti in collina e verso fondo valle - notare sul fondo la sagoma del
castello di Illasi
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Veduta d’insieme dell’elegante residenza
Cantina Sociale della
Valpantena
Cantina del Marion
e la villa antica
lo storico romano Floro a raccontare come la dolcezza del
vino e i sapori dei prodotti della “Valle degli Dei” – questa l’etimologia di Valpantena – avessero sedotto già gli antichi
Romani, che – indiscussi maestri di “dolce vita” – vi intensificarono
la coltura della vite, anche dando luogo a un vasto disboscamento.
E così la “Valle degli Dei” divenne la “Valle di tutti i vini”, come vorrebbe l’etimo che tramanda la tradizione veronese.
Non stupisce quindi che proprio nel cuore di questa terra ricca e
generosa di tante pregiate delizie operi dal 1958 la Cantina Sociale
della Valpantena. Un’associazione cooperativa che raggruppa oggi
circa duecentosettanta aziende per un totale di seicento ettari di
vigneti. Una sfida ambiziosa che, nel corso degli ultimi anni, ha
puntato soprattutto sullo sviluppo qualitativo. Le cure nella coltivazione da una parte e nella vinificazione dall’altra, sono, infatti, il
frutto di un progetto che coniuga tradizione e innovazione tecnologica, permettendo di sfruttare appieno tutte le qualità delle uve
conferite. I successi ottenuti nei più importanti concorsi enologici
internazionali sono, insomma, il meritato riconoscimento a questa
continua ricerca della qualità.
Marioni, secondo lo storico Torresani, sono originari della Siria
dove erano governatori della città di Tiro. Esuli in Italia prima a
Gubbio e poi a Venezia.
Da Venezia alcuni componenti la famiglia si trasferiscono a Verona
e già nel 1483 un Marioni fa parte del nobile Consiglio della città.
Altri esponenti si distinguono come uomini d’armi, specialmente
Domenico comandante di triremi venete contro i Turchi, medici e
soprattutto bonificatori fondiari. Realizzano terrazzamenti sulle
colline e complesse reti di irrigazioni in pianura.
Negli anni costituiscono un immenso patrimonio quasi inimmaginabile, con ville, corti e possedimenti sparsi su gran parte del territorio veronese.
A Marcellise arriva Gerolamo, e fra le tante proprietà sceglie la villa
del “brolo” come sua residenza, e ancora oggi è detta villa Marion.
La villa è situata sul fondo valle, in posizione baricentrica rispetto la
tenuta che si estende fino ai terrazzamenti della collina.
I Marioni a Marcellise coltivano in particolar modo la vite, e come
appare da un documento del 1572 è la loro principale “entrata”.
Oggi la famiglia è estinta e la villa del Marion appartiene alla famiglia Campedelli,i quali hanno restaurato la villa, costruito una
nuova cantina e reimpiantato tutti i vigneti, producendo vini di alta
qualità ottimamente apprezzati soprattutto dai ristoratori.
È
I
La Costa di Romagnano: dove
vino, olio e relax trovano la
propria esaltazione nella
sobria ospitalità
mmaginiamoci un’isola collinare, sulla sommità una residenza
agrituristica elegante e moderna, tutt’attorno un mare di verdi
vigneti e a corona uliveti centenari, tutto disposto e ordinato in
modo geometricamente perfetto, ed al di là del mare, come ad
abbracciare l’isola in un intimo desiderio di protezione, verdi colline, che digradano dolcemente verso sud e salgono a nord orgogliose verso i monti Lessini. Questa è la geografia naturalistica e paesaggistica dell’apprezzata e rinomata azienda agrituristica La
Costa. La famiglia Zecchini produce tutto ciò che potrebbe dirsi
autosufficiente per una popolosa comunità, forte dei suoi 100 e
più ettari di proprietà , di una professionalità oleovitivinicola di
tutto rispetto e di una tradizione arricchita da innovazioni tecnologiche , che le permettono di anticipare il futuro con promesse di
qualità ad alto livello.
Per degustazioni e visite alla cantina ed al frantoio, o per soggiorni
di lavoro o di relax, La Costa di Romagnano è non solo invitante,
ma coinvolgente, così come il carattere degli Zecchini, che hanno
saputo infondere all’azienda una atmosfera di cordiale semplicità
e simpatia.
I
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La facciata moderna della cantina
Particolari del borgo e
della cancellata d’ingresso
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Ville
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Vini
Le
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Ve r o n e s i
La spendida Villa Arvedi,
regina della Valpantena
’stata la prima villa veronese a prestare immagine e ospitalità
a convegni e cene di gala, sotto la discreta regia della famiglia
Arvedi, che la possiede dal 1824. La prestigiosa dimora di
Cuzzano domina il borgo e presidia la Valpantena, rivolgendo le
torri alla montagna. Sorta come casa degli Scaligeri, forse ancora
prima come convento, assume le forme attuali nel 1650 su disegno
dell’architetto scultore G.B.Bianchi.
Il salone Dei Titani é splendidamente affrescato dal Dorigny (16541742) mentre i vertiginosi effetti prospettici Trompe l’oeil sono attribuiti al Bibbiena. Il salone dei Cesari ospita le cene di gala mentre
l’intrattenimento prosegue nei salotti e nella grotta. Nel cortile
posteriore c’é la suggestiva chiesetta dedicata a S. Carlo Borromeo
che sarebbe stato ospitato durante il viaggio per il Concilio di
Trento: qui si celebrano matrimoni e battesimi di famiglia. Nella
sala degli antenati spiccano i ritratti di avi illustri. Giovanni Antonio,
acquisita la villa, si costruì pure la strada da Verona a
Boscochiesanuova. Figura mistica quella di Lucidalba, che fondò
l’ordine di clausura delle Arvediane, assorbito poi dalle Canossiane.
Né mancano, nella genealogia, i partiti contrapposti, come lo zio
segretario di Massimiliano d’Austria e il nipote seguace di Silvio
Pellico.
Il motto di famiglia, “honor labori” (gli Arvedi discendono da intraprendenti commercianti di sete) è tenuto ben vivo da Ottavio
Arvedi e Alda Bertani, con i lori figli Paolo, Arvedo, Giovanni e Anna,
impegnati in varie attività, dall’agricoltura, all’oleificio, alla convegnistica fino all’ospitalità nel Residence Borgo 27. E’ un’ elegante dimora dell’800, già abitazione dei Bertani,con arredamenti originali
d’epoca, immersa in un parco giardino sovrastante la vallata e collegata alla villa, per un soggiorno raffinato, rilassante e confortevole, ben gestita da Anna con eleganza e professionalità
E
Il complesso architettonico
della villa a vista completa sulla struttura,
la cappella,le torri, il giardino,
la rigogliosa campagna
Il grandioso salone decorato con accenni
architettonici, scene di battaglia, allegorie zodiacali del
Dorigny affrescate tra il 1717 –20
Particolari del complesso giardino con in
evidenza i cespugli di bosso artisticamente tosati
L’elegante villa Bertani, ora sede del
prestigioso residence Borgo 27
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Tezza: la forza Baltieri: una govane azienda
dell’innovazione immersa nei vigneti
accontare della famiglia e dell’azienda agricola Tezza di
Poiano, nel cuore della Valpantena, significa innanzitutto raccontare di una sfida. Agricoltori da sempre, per tradizione tramandata di padre in figlio per decenni, i Tezza si erano limitati a
produrre uve per le altre cantine, fino a quando, negli anni Novanta
i “rampolli” della famiglia – Flavio, Vanio e Federico Tezza – hanno
deciso di imporre un decisivo cambiamento nella gestione dell’azienda. Significava per la famiglia rinunciare alle proprie consuetudini in modo radicale, ma l’obiettivo di puntare sulla qualità, in
un mercato sempre più difficile e competitivo si profilava quasi
come un obbligo e si dimostrò presto vincente. Alle vecchie viti coltivate a pergola si sostituirono così impianti ad alta densità a Guyot
e GDC. Alle distese di ciliegi vennero sostituiti nuovi, selezionati
vigneti. E accanto a rondinella e corvina, ecco apparire cabernet
sauvignon e pinot grigio. Una scommessa senz’altro vincente se
oggi l’azienda agricola Tezza con i suoi prodotti (in particolare
Valpolicella Amarone e Recioto) viene annoverata tra le migliori
cantine del Veneto. La grande vocazione di queste terre per la viticoltura, e la bassa produzione per vite, permettono di ottenere uve
di alta qualità, come i vini che ne derivano. La Valpantena gode di
un microclima temperato, favorevole alla vegetazione di piante tipicamente mediterranee quali la vite, l’olivo, il cipresso. In questo
contesto ambientale, i vigneti dell’azienda si estendono dal paese di
Poiano fino alle colline delle Torricelle che incoronano Verona.
R
Mizzole, piccolo e antico borgo di mille persone, situato lungo
la fascia collinare che si estende a nordest di Verona, sorge
l’azienda agricola Baltieri. Curiosa la strada realizzata tra i
vigneti che conduce alla cantina, ricorda un’antica pomposa strada
romana e t’aspetti di incontrare al di là di una curva un’antica biga
trainata da furenti cavalli.La sua storia è recente, ma ricca di risultati
e soddisfazioni. Costituita nel 1970, l’azienda inizia l’attività con l’acquisto di una vecchia casa colonica e dei primi sette ettari di terreno,
tre dei quali coltivati a vigneto. Da allora l’azienda si è sensibilmente
ingrandita con l’aggiunta di nuovi vigneti, alcuni acquisiti e ristrutturati, altri di nuovo impianto conformi, per razionalità d’assetto e selezione dei vitigni, ai criteri più moderni. Alla base della filosofia dell’azienda stanno dunque ricerca ed esperienza, ma anche estro e
creatività. Sono queste le direttive di una cantina in cui nascono
l’Amarone Sortilegio, il Baltieri primo, il Recioto dolce di regina: vini
di grande corpo e struttura, invecchiati in barrique di rovere francese, dai colori caldi e i sentori fruttati che racchiudono in sé ben più
di un gusto. Vini fedeli alla propria particolarità ove uomo, pianta e
terreno s’incontrano creando una nuova geografia liquida.
A
I campanari del diaolo
l gruppo folkroristico “ I Campanari del Diaolo” nasce nel 1991
grazie al maestro di fisarmonica Daniele Zullo. Curiosa l’origine
del nome: un tempo, mentre il campanaro vero richiamava la
gente alla frequentazione delle chiese, il fisarmonicista, al contrario,
la distoglieva dal luogo di culto per portarla ai ritrovi per il ballo. I
sacerdoti soprannominarono così quest’ultimo “campanaro del
diaolo”. Il gruppo si è quindi affermato seguendo la strada della tradizione popolare: in passato infatti, durante le feste delle varie
comunità lessinesi era sempre presente la fisarmonica, che grazie
ai suoi suonatori allietava la popolazione presente. Ogni qualvolta
si esibisce, ” I Campanari del diaolo” fa rivivere la cultura cimbra
cantando e suonando musiche tipiche di questa popolazione che
da oltre sette secoli vive in Lessinia e indossando l’abbigliamento
dell’uomo cimbro di inizio secolo ovvero scarpe basse, camicia
senza collo, gilè e pantaloni alla zuava.
I
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La tradizione della vendemmia è un rito
che possiamo considerare “sacro”
Particolari della moderna cantina,
tra i vigneti
Immagine folcloristica dei “campanari”
che in realtà sono dei valenti fisarmonicisti
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Archeoland: chi erano Parco faunistico
i nostri progenitori? “Al Bosco”
a Lessinia, per le sue condizioni ambientali e climatiche è stata
rifugio sicuro per gli uomini delle caverne. Le numerose testimonianze (una delle più importanti, il Riparo di Fumane dove
coesistono segni dell’Uomo di Neanderthal e di quello “Moderno”
da 90.000 a 25.000 a.c., ma anche il Riparo Tagliente a Grezzana, il
Ponte di Veja, i Covoli di Velo), che si ritrovano in tutta la Lessinia
hanno, per così dire, stimolato la nascita di Archeoland Lupo
Azzurro, in località Mulino Sengio di Stallavena di Grezzana, un
luogo, come qualcuno lo definisce,”fuori dal tempo”, dove tra
capanne di pelle e abitazioni preistoriche si può lavorare la famosa
“selce della Lessinia” (trovata nell’equipaggiamento di Otzi, l’Uomo
di Similaun), modellare la creta, dipingere con le ocre, proprio
come facevano i nostri progenitori.
Si possono ammirare i modelli delle armi e degli arnesi che usavano e accendere il fuoco come facevano loro. Numerosissime sono
le scolaresche che in tutti questi anni hanno potuto “giocare” con
l’archeologia sperimentale e rendersi conto dei problemi quotidiani della preistoria.
L
i voleva una grande passione e una grande energia per trarre da una collina boscosa e trasandata un parco ben ordinato con animali in ampi recinti e in libertà. La coesistenza di
razze, talvolta antagoniste, come volpi e uccelli, talaltra in competizione come cervi, capre, daini, camosci e mufloni e la cura certosina dei terreni è il risultato di una straordinaria attività che ha coinvolto tutta una famiglia e poi una cerchia di amici che hanno fatto
del Parco Faunistico “Al Bosco” una vera oasi di bellezza naturalistica. Ora, circa 150 capi, tra cui uccelli rapaci, cicogne, cinghiali, pecore, capre, cavalli, asini si fanno ammirare e conoscere da grandi e
piccini. Ad un certo punto della storia la passione ha preso un’altra
direzione e dalla natura si è passati alla ricerca preistorica ed allora, sempre la famiglia e sempre gli amici (alcuni di essi con una preparazione specifica), si sono impegnati a costruire aule per l’insegnamento, capanne alla maniera dei cavernicoli, erbari con piante
del territorio e si sono preparati ad accogliere, oltre agli appassionati di animali, anche le scolaresche e i loro insegnanti. Tutto ciò in
loc. Zerbaro di Romagnano di Grezzana.
C
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Il vecchio frantoio in pietra:
curiosità d’altri tempi
Marcellise c’era il frantoio in pietra, purtroppo già demolito,
e veniva aperto verso il venti di novembre per rispettare il
rigido calendario agricolo.
Infatti le olive non potevano essere raccolte prima dell’undici di
novembre giorno di San Martino e ultimo giorno dell’annata agricola.
Le drupe, non venivano come oggi staccate prima della completa
maturazione e avviate direttamente al frantoio, ma raccolte a completa maturazione, immagazzinate e fatte macerare.
L’apertura del frantoio dei fratelli Marino, Eridanio e Angela era un
avvenimento che riguardava il paese. Tutti a turno venivano a informarsi come prometteva il nuovo olio, e non di rado qualcuno
immergeva il dito nell’olio che stava affiorando nell’apposito recipiente, per poi succhiarlo.. E il gesto non dispiaceva al proprietario,
sempre presente alla lavorazione, che aspettava con ansia il giudizio.
A mezzogiorno e alla sera si cuocevano i “bigoli” conditi con la “fioretta” dell’olio scaldata quel tanto per sciogliere le “sardele” e subito
profumi e fragranze scoppiavano nell’aria.
Allora non c’erano pubbliche degustazioni, non c’erano assaggiatori professionisti che talvolta con i loro pareri orientano i consumi,
ma era direttamente l’acquirente a decidere sulla bontà e qualità.
A
per molti disturbi che ci affliggono nella civiltà, cosiddetta, moderna, tanto da far affermare alla Food and Drug Administration, l’Ente
statunitense preposto al controllo del cibo e dei farmaci, che è possibile scrivere sulle etichette dell’Olio Extravergine: fa bene alla
salute! L’Accademia dell’Olio Extravergine d’Oliva Redoro vuole diffondere queste semplici idee: l’olio è buono e fa bene! Aiuta a vivere bene, non può essere considerato un medicinale e va usato con
criterio, come tutti gli alimenti.
In seno all’Accademia vive la Confraternita che, oltre a propagandare le idee della medesima, cerca di promuoverne “l’associazionismo”.
Un’antica macina di frantoio in pietra
Accademia dell’olio
extravergine di oliva Redoro
a coltura dell’olivo nell’Italia settentrionale si è sviluppata nel
periodo medievale, intorno all’anno mille, per merito delle
comunità conventuali a cui veniva assegnato il terreno con
l’obbligo di piantare gli olivi. L’olio ricavato, oltre che a servire per le
funzioni religiose (battesimo, cresima, estrema unzione e ordine
sacerdotale prevedevano l’uso dell’olio sacro) e per la medicina,
serviva principalmente per l’illuminazione dei luoghi sacri. L’uso alimentare era limitato perché le abitudini prevedevano l’impiego,
soprattutto, di grassi animali. Nel territorio veronese molti documenti comprovano la coltivazione dell’olivo e la lavorazione dell’olio. Le due aree (Lago di Garda ed Est veronese) erano note per
la qualità dell’olio. Ai tempi nostri si mantiene ancora questa differenziazione che si evidenzia con due DOP (Denominazione
d’Origine Protetta). I meriti e i pregi dell’olio d’oliva, soprattutto di
quello extravergine, vengono pubblicizzati da numerosissimi studi
e ricerche. L’olio, oltre ad essere uno degli alimenti principe della
dieta mediterranea, esaltatore di sapori e profumi, è una “panacea”
L
Lo sguardo intenso di una civetta e
bellissimi esemplari di cervi liberi di vivere e pascolare nel parco
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Un tipico rustico nella sede Archeoland
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Antica Pesa: dove la tradizione Villa Girasole:
ha creato le passioni per la il palazzo girevole
sperimentazione e l’innovazione
’ difficile tracciare una linea retta nel descrivere una cucina
variegata e di chiaro sperimentale godimento come quella
dello chef Fabio Tacchella . Maestro da tanti anni di ragazzi
divenuti chef importanti quasi in ogni paese della terra, -addirittura in Giappone un suo allievo ha creato un ristorante simile al suo
chiamandolo giustamente “Nuova Pesa”- , Fabio ha l’abitudine di
sbalordire i suoi ospiti, le sue specialità al pesce o al buffet ormai
hanno la fama di piatti storici, come per esempio le sue “padelle”.
Le tradizioni di famiglia risalgono al tempo dei carrettieri (come dire
che l’auto non era ancora stata sognata dall’uomo) e si deve al suo
bisnonno materno l’apertura della prima osteria, proprio li dove
ora l’Antica Pesa merita un posto di primo piano nel panorama
della ristorazione veronese.
Ha collezionato più premi internazionali Fabio, nelle varie rassegne
a cui è spesso chiamato, di qualsiasi altro chef della sua età, le sue
esperienze raccolte in giro per il mondo , le ha sempre messe a
frutto nel suo regno, nella sua Antica Pesa, con la modestia di chi
sa di dover sempre imparare qualcosa e l’impegno di chi sa di
poter anche insegnare.
Il ristorante si trova nel cuore di una ricca valle generosa di uliveti
e vigneti, una campagna lussureggiante che offre tutte, o quasi, le
materie prime necessarie per creare le pietanze di grande tradizione veronese, ma lo spirito sperimentale di Fabio lo conduce alla
ricerca continua di nuovi ingredienti, di nuovi accostamenti, di
nuove proposte, che sa presentare sempre in un perfetto equilibrio
tra l’innovazione e la tradizione.
E
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’ingegnere Angelo Invernizzi, nato nel 1884, è l’ultimo grande
di Marcellise.Terminato il liceo a Verona, si iscrive alla facoltà
di ingegneria a Genova. In questa città si laurea, fa la sua fortuna e diventa famoso. E’ il vero artefice della nuova Genova che
sta nascendo dove vi costruisce il grattacielo più alto in cemento
armato, un piano ambizioso in quanto in quell’epoca non c’era
possibilità di paragone con altre costruzioni similari, infatti negli
Stati Uniti d’America i grattacieli erano a struttura metallica.
Invernizzi, stimolato e spronato dall’impossibile scommessa, ricerca nuove tecniche e soluzioni e in soli due anni realizza il “suo”
grattacielo alto oltre 120 metri. Ma l’opera in cui manifestò il suo
genio è il “Girasole” che volle a Marcellise, sua terra natale, tra vigne
o olivi, una “villa” unica al mondo per la sua particolarità di “casa
mobile” di sedici stanze, progettata e realizzata, per poter girare su
se stessa compiendo un intero giro nell’arco di otto ore: un miracolo inegneristico.
L
La particolare struttura, unica nel suo genere,
di villa Girasole a Marcellise
A sinistra: Fabio Tacchella e un particolare delle
sue scenografiche creazioni cerimoniali
Pagina a fianco: Caratteristici
cavatappi in ferro di antica origine
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La storica
azienda Bertani
Verona fu la locale Accademia di Agricoltura che si adoperò
a creare le premesse ad una modernizzazione dell’agricoltura pubblicando studi e progetti, divulgando le nozioni
scientifiche fondamentali, sperimentando nuove tecniche e nuove
macchine, istituendo poderi modello e premiando i coltivatori benemeriti. In tale contesto furono i fratelli Bertani che in tre loro proprietà della Valpantena gettarono le basi di una profonda e proficua
trasformazione colturale che doveva segnare le sorti di tutta la
futura produzione vitivinicola veronese. Le aziende dei fratelli
Bertani si innalzarono di gran lunga al di sopra di tutte quelle
esistenti sul territorio scaligero e si imposero all’attenzione di
quanti avevano a cuore lo sviluppo dell’agricoltura veronese.
Nella seduta dell’ Accademia di Verona il 13 settembre 1888 fu
scelta “una commissione per istudiare e riferire sulla industria dei
signori fratelli Bertani in Valpantena, considerata sotto i riguardi
ampelografici, enotecnici e commerciali”. La Commissione nell’ottobre di quell’anno eseguì una visita ai tre poderi dei fratelli Giovan
Battista e Gaetano Bertani situati in Valpantena e, precisamente, 5
ettari nella contrada Croce, vicino a Quinto, 17 ettari alle Stelle e 12
ettari al Borgo di Grezzana. Nel febbraio dell’anno successivo la
Commissione riferì che nella parte collinare i fratelli Bertani già
vent’anni prima avevano iniziato a coltivare la vite “alla latina”, ossia
tenendola bassa e usando come sostegno il palo secco abbandonando il vecchio sistema che preferiva tenere la vite alta maritata
ad albero verde. In tal modo, poiché anche il terreno d’intorno a
questi pergolati, lasciato libero da colture di cereali, veniva lavorato
annualmente con diverse arature, la vite poteva godere liberamente
di aria e di sole e nutrirsi abbondantemente di tutte le sostanze
presenti nel terreno. L’uva, raccolta a perfetta maturazione, solo
quando “è asciutta dalla rugiada e dalla pioggia” veniva pigiata “mediante la pigiatrice a cilindri scannellati”. La vinificazione, eseguita
secondo norme precise quanto razionali e, per quei tempi assolutamente originali, forniva un vino che secondo quei commissari
aveva “molto pregio”. Pertanto i Commissari elogiavano i fratelli
Bertani perché avevano garantito un onesto guadagno a molte
famiglie: “ l’aumento notevole della mano d’opera necessaria per
l’impianto e la coltivazione dei vigneti specializzati e dei lavori di
cantina ha portato un beneficio alle popolazioni di quei paesi che
con tal mezzo trovano sempre facilità di lavoro e giornate pagate a
prezzi convenienti”. Concludevano la loro relazione augurandosi
A
Bellissima immagine della grandiosa villa Mosconi Bertani a Novare di
Negrar. Costruita nel 700 su progetto di Adriano Cristofali. Splendido il parco
con un laghetto a somiglianza del lago di Garda
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che l’innovazione portata dai fratelli Bertani in Valpantena fosse
estesa a tutte le altre zone di Verona vocate alla viticoltura: quella
innovazione che allora per la prima volta si imponeva
in
Valpantena si sarebbe dovuta estendere in “tutte le colline che a
semicerchio coprono il lato di tramontana della nostra Provincia”.
E, soprattutto si sarebbe dovuto praticare nella Valpolicella, la quale,
avendo le uve “tra le più pregiate d’Italia, conserverebbe al suo vino
quel meritato primato tra i vini veronesi. I Bertani furono anche tra
i primi a far conoscere ed apprezzare i loro vini “nei principali
Alberghi e Trattorie della Lombardia e della Venezia” a commerciarlo “ in Prussia, in Baviera ed in Isvizzera” a spedirlo “ad Amsterdam
ed a Birmingham, e persino nel Messico e nel Brasile, onde far
conoscere, pure in quelle lontane regioni il vino veronese nella
lusinga di potervi creare regolare commercio”. I successi che
seguirono le prime intraprendenti fasi di internazionalizzazione,
sono ormai storia ben conosciuta, e dopo 150 anni la Bertani è
ancora saldamente radicata ai primi posti di una improbabile statistica che possa tener conto non solo dell’eccellenza dei prodotti
o della loro diffusione nel mondo, ma anche di una storicità che
racconti di pionieri e maestri entrati a far parte della leggenda.
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Villa Mosconi Bertani sede
vitivinicola a Novare di Negrar
illa Mosconi-Bertani a Novare ha uno splendido parco,
più recente della villa. Mentre infatti il parco è della
metà dell’800, la grandiosa villa risale, nel suo primitivo nucleo alla metà del secolo XVIII, quando il conte
Giacomo Fattori, acquistando poderi, qui costituiva un vasto
possedimento al quale voleva dare il coronamento di una
sontuosa dimora. Il conte diede incarico per il progetto all’architetto Adriano Cristofali, massimo esponente dell’architettura settecentesca veronese. La costruzione (che venne però
condotta a termine dopo il 1759, ad opera dei nuovi proprietari, conti Mosconi), sorse grandiosa sullo schema tipico che
si rifà al secolo XVI, cioè un corpo centrale, con due ali perpendicolari ad esso, terminanti in due piccole facciate, simmetriche unite fra loro da una cancellata con vasi ed obelischi, che chiude il giardino.
Sopra l’ala orientale si eleva il campanile della cappella annessa alla villa, ma con ingresso anche sulla strada per consentirvi l’accesso di estranei in particolari solennità dell’anno
liturgico, quando anche questa cappella – non parrocchiale –
veniva officiata.
Dietro la villa si estende il grande parco con piante secolari,
giardino roccioso e un bel laghetto. Nelle immense cantine
della villa si conservano ancora le botti della primitiva azienda vinicola, tra le prime del Verona, qui impiantata dalla famiglia Trezza circa un secolo e mezzo fa.
V
Particolare di straordinaria bellezza artistico-architettonica
nel salone d’ingresso della villa
La preziosa antica cantina della villa con le originali
botti poste dalla fam. Trezza a metà ‘800
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Bella veduta di vigneti che sembrano tuffarsi
nell’oblio di misteriose nebbie
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Il paesaggio tra la valle Fontense
e la valle di Mezzane
ra le valli di Montorio, Marcellise e Mezzane, sopra gli antichi
crinali calcarei e basaltici che costituiscono le ultime propaggini dei Lessini, tra vigneti, oliveti e ciliegeti troviamo tutta una
serie di corti padronali e residenze nobiliari, antichi castelli, monasteri ed edifici religiosi che anche se ebbero la loro origine nel
periodo antico caratterizzarono questo territorio fin dall’epoca
medioevale e scaligera.
La ricchezza delle acque che scaturiscono dalle sorgenti carsiche di
Montorio e la fertilità del terreno fecero del sito un luogo privilegiato per i nobili della città di Verona. Cangrande della Scala adorava questi posti, non solo per la delizia e l’amenità della natura, ma
anche per la pescosità del Fibbio celebre per i suoi “magnaroni”.
Il Saraina nel 1649 ricorda il paese di Montorio dove “…il fiume genera pesci in abondanza di grande delicatezza ma Truttelle, Gambari e Maggiaroni
ottimi. Et oltra questi produce il Temalo pesce soave, e grato nel mangiare, ha il
terreno fertile, e li vini potenti.”.
Nel 1585 Lattanzio Fiorentino (proprietario di mulini sul Fibbio) ci
informa di avere nella sua caneva grande della villa di proprietà (attuale villa Wallner) ben 29.000 litri di “vini negri da bettola” ma anche vezotti e brenti pieni di moscato e moscatello di garganego e marzemino,
a dimostrazione della vocazione soprattutto vitivinicola della collina montoriense
Le dorsali che dividono le valli poste ad est di Verona, ai confini dell’antica Campanea Minor della città, costituirono fin dall’antichità i
luoghi più sicuri per organizzare castellieri, costruire edifici fortificati, edificare monumenti religiosi, lungo i percorsi cari alla gente
preistorica che trovava con facilità le preziose selci di quarzite.
Nella Campanea Minor lungo la via Postumia si svolse il 30 di settembre del 489 d. C., tra Odoacre e Teodorico, una tra le più grandi battaglie che la storia rammenti.
Gli storici ricordano che solo l’esercito di Teodorico era composto
da trecentomila soldati e che nella piana si svolse lo scontro tra
Odoacre arroccato a Verona e l’esercito dei Goti disposto tra le colline della Musella e l’Adige, in una battaglia furibonda che mise in
fuga l’esercito di Odoacre che si rifugiò a Ravenna lasciando Verona
nelle mani di Teodorico.
Su queste ultime propaggini dei Lessini, che si sviluppano come le
dita di una mano, troviamo arroccati sulle ultime asperità rocciose
strutture importanti e famose come il castello di Montorio, la Villa
Musella, il Forte di San Briccio costruito sull’antico castrum di
Lavagno e la chiesa di San Giacomo del Grigliano, mentre nelle valli
scorrono il fiume Fibbio ed i progni di Marcellise e Mezzane.
Il Fibbio nasce a Montorio da varie sorgenti carsiche lessiniche ed
alimentato dalle acque irregolari del Progno della val Squaranto,
costituendo l’unico fiume importante ad est della città di Verona
tanto da essere considerato per svariati secoli il fiume industriale
della città. Tra Olivè, Montorio e San Martino Buon Albergo le ruote
idrauliche azionavano decine di opifici, soprattutto molini e gualchiere, ma anche ferriere, cartiere, pile da riso e perfino macine per
terre naturali da utilizzare in pittura.
T
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Nella relazione del 1561 troviamo lungo il Fibbio ben 42 strutture
industriali, alcune in abbandono, per un totale di 93 ruote idrauliche: il polo cartario sanmartinese, secondo nel Veneto, era noto a
Venezia per la bontade della carta prodotta nei propri opifici.
Fin dall’antichità le acque sorgive del Fibbio, che significa fiume,
venivano convogliate nella città di Verona, prima attraverso un
acquedotto in pietra e mattoni e successivamente dal canale artificiale del Fiumicello che serviva anche per irrigare gli orti di
Veronetta e rendere fertili le terre ad est della città.
Dominante sulla Campagna Minore, tra la Valpantena e la Val
Fontense, troviamo il caratteristico castello scaligero di Montorio in
gran parte diroccato “…sopra cui s’innalza dal mezzo un’alta torre quadrata, mentre altre due minori fan parte della cinta…”. Fin dal periodo neolitico (4000 a. C.) questa altura è stata abitata dall’uomo e trasformata
dapprima in epoca retica (IX sec. a.C.) in castelliere e poi dai galli e
dai romani in fortilizio.
Dopo secoli di decadenza il castello venne riedificato a controllo
del territorio ad est della città e citato fin dal 922 d. C. in alcuni
documenti come “castrum Montis Aurei”. Dimora di Cangrande I
venne distrutto ed incendiato dai padovani nel 1313, per diventare
successivamente nel 1380 sede di un capitanato a controllo di un
vasto territorio dalla Lessinia all’Adige.
Dopo il periodo veneto della Serenissima e di quello dominato dai
francesi e dagli austriaci, il castello rimase in abbandono fino al
recente restauro e riutilizzo per scopi culturali.
Sulla dorsale del monte Tesoro troviamo il piccolo convento romanico di San Fidenzio, in gran parte ristrutturato, che venne fondato
secondo la tradizione da frate Aledartino nel 1213 e chiuso dal
vescovo Giberti nel 1531 per la “mala et inhoesta vita” condotta dalle
suore benedettine.
Ad est della dorsale di monte Tesoro troviamo la Val Squaranto, un
vaio incassato che sale verso i Lessini passando tra gli antichi abitati di Mizzole, Pigozzo e villa Gaspari dove troviamo l’antico oratorio dedicato a San Carlo Borromeo, che qui passò secondo la tradizione quando aveva 27 anni (già vescovo di Milano) per recarsi a
Trento ad accogliere le due sorelle dell’imperatore Massimiliano II.
La val Squaranto, chiamata anche la Pissarrotta (dopo i nubifragi il
progno s’ingrossa all’improvviso con rovinose alluvioni), è sempre
stata un’alternativa per chi voleva raggiungere la Lessinia, ma anche
una scorciatoia per i carri che partendo di notte dalle malghe volevano arrivare a valle al mattino presto con i blocchi di ghiaccio o i
pani di burro freschi, ma anche una via di fuga per i contrabbandieri.
Ad est troviamo la dorsale del Pian di Castagnè che si prolunga per
tutto il bosco della Musella fino ad arrivare ai piedi del paese di San
Martino Buon Albergo. Il paese si sviluppò tra le industrie fluviali
del Fibbio, le botteghe commerciali poste lungo la via Postumia e
l’antica locanda del Buon Albergo che diede l’appellativo al paese (e
non come vuole la tradizione la lapide dedicata al Bono Evento
ritrovata “quattro miglia più in là” nel Pantheon di Santa Maria in
Stelle). Su questa dorsale si sviluppa l’antico acquedotto Muselli
costruito nel 1654 ed ancora funzionante, che serviva per portare
l’acqua potabile a villa Musella dalle sorgenti di Vaio Vargiana lungo
tutto il crinale per una lunghezza di km. 7,5 dai 400 metri di altitudine della sorgente ai 92 metri della villa.
Su questa dorsale ed ai suoi lati troviamo diversi palazzi e corti
importanti, che si dispongono verso la valle di Montorio o quella
di Marcellise, come villa San Carlo, Brolo Muselli già dei Carobbi,
Palazzo Camuzzini con l’Oratorio di Don Nicola Mazza, Villa
d’Acquarone già dei Muselli con gli affreschi del Dorigny e la voliera attribuita alla scuola del Sanmicheli, Corte Ferrazzette o Pasqua,
già dei Marioni con gli affreschi attribuiti al Giolfino ed in basso
oltre il Fibbio Corte Zampini detta del Drago con annesso oratorio
ed affreschi di Francesco Lorenzi.
La collina della Musella ed i suoi pendii orientali ed occidentali da
secoli sono disposti a vigneto (Monte del Drago, Perlar e Palazzine)
ma anche ad oliveto e ciliegeto, per effetto della trasformazione del
bosco pedemontano termofilo e mesofilo in terrazzamenti coltivati.
Sulla dorsale della Musella troviamo lo spartiacque tra i vigneti di
uve Valpolicella ad ovest ed uve Soave ad est, dove si producono
vini di Valpolicella Superiore, Amarone e Recioto, e vigneti particolari con l’imbottigliamento di vini definiti Monte del Drago (corvina
e cabernet sauvignon in parti uguali) e Bianco del Drago (chardonnay). Il territorio della Musella è unico nel suo genere in quanto è
rimasto per secoli incontaminato dalla trasformazione del paesaggio. Tra piante, fiori ed animali rari, tantissimi sono stati gli studiosi
attirati da questo luogo magico. I prati della piana sono attraversati dal fiume Fibbio dove lungo le sponde nel mese di febbraio troviamo già fiorito lo zafferano selvatico, mentre ai margini del bosco
si possono incontrare alcune specie rare come il Billeri dei prati o
il Centocchio dei boschi.
Sempre lungo il Fibbio caratteristici sono il platano, il sambuco
nero, il salice e il pioppo nero, mentre lungo i fossi alla Cengia troviamo delle farnie secolari. Nel bosco e nelle radure collinari esistono specie arboree spontanee come il Bagolaro, il Loppio, la Farnia,
il Nocciolo, il Carpino nero, l’Olmo, la Robinia e l’Orniello.
Passeggiando per il bosco di quercie è facile incontrare specie di
mammiferi alquanto rari per queste zone come il capriolo, il coniglio selvatico, la volpe, il tasso, lo scoiattolo e la donnola Numerosi
sono gli uccelli che nidificano alla Musella (circa 95 specie) di cui
alcune specie molto rare come lo Zigolo Nero, il Prispolone,
l’Airone Cinerino e la Cicogna Bianca.
Tra le colline della Musella e quelle di Barco si trova la valle di
Marcellise, ricca di ville, case padronali e corti rurali. L’abitato si concentra attorno ad antiche borgate come Cao di Sopra, Borgo,
Mezzavilla, Chiesa tra le ville delle antiche famiglie dei Marioni, Orti
Manara, Malanotte, Zamboni, De Betta, Invernizzi e Piazzi. Nomi
illustri hanno abitato e soggiornato in questa dolce valle dove sono
state trovate numerose vestigia romane e dove troviamo la chieset-
ta romanica privata di S. Maria detta la Madonnina fondata il 27
novembre 1100 che conserva alcuni affreschi del XIV secolo, ed ora
adiacente a villa Castellani.
Sul colle di origine vulcanica della contrada di Barco si trova la collina con il Forte detto di San Briccio. La sua costruzione venne iniziata nel 1882 con lo scasso del monte e la conseguente distruzione della chiesa romanica di S. Briccio e di ciò che probabilmente
restava del “castrum” medioevale e dell’antico castelliere già abitato
dal IX secolo a.C..
Alla fine della collina di Barco si trova l’incompiuto santuario di S.
Giacomo del Grigliano. La prima pietra venne posata il 26 luglio del
1397, dopo che un certo Filippo scoprì casualmente sul colle un’antica sepoltura con i presunti corpi degli apostoli Giacomo e Filippo.
La devozione popolare e religiosa ed alcuni miracoli, furono decisivi per la costruzione dell’edificio gotico che doveva essere più bello
e più grande di Santa Anastasia di Verona. Tra la collina di
Montelungo e Barco e quella di Montecurto si trova la valle di
Mezzane, percorsa dall’omonimo progno, famosa per il suo olio ed
i suoi vigneti. All’inizio della valle troviamo il territorio di Lavagno
che si divide negli abitati di Vago, S. Pietro e S. Briccio.
A valle troviamo lungo la Porcilana l’antico convento benedettino
del XII secolo di S. Giuliano di Lepia, che ospitò il Papa Lucio III e la
villa del Busolo dei conti Da Lisca proprietari nella zona fin dall’investitura feudale del 1391, mentre a S. Pietro e sulle colline troviamo alcune ville importanti come Villa Castellani, Villa Da Porto, Villa
Gelmi e Villa Verità-Fraccaroli della “Il Boschetto”. La forma architettonica attuale della villa è attribuita alla scuola del Sanmicheli, mentre all’interno tra numesose opere d’arte troviamo raffigurato il
mito di Fetonte attribuito al pittore settecentesco Giorgio Anselmi.
Inoltre la villa è famosa per il suo giardino terrazzato all’italiana con
fontane, giochi d’acqua, aiuole, peschiere, grotte e gruppi scultorei,
che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi della valle.
Dopo Lavagno troviamo il comune di Mezzane, diviso tra Mezzane
di Sotto e Mezzane di Sopra, territorio vocato all’agricoltura, ma
soprattutto alla produzione di olio dal sapore dolce, intenso e fragrante con un sottile retrogusto di mandorla, ma anche territorio
di grandi vini che vanno dall’Amarone della Valpolicella ai recioti
bianchi e rossi. Anche qui troviamo numerose aristocratiche dimore tra cui spiccano Villa Giuliari, Villa Roja (proprietà di Gaetano
Trezza che acquista Villa Musella nel 1861), Villa Della Torre con
affreschi di Paolo Farinati e Villa Maffei-Benini con affreschi di
Andrea Porta.
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Bacco d’Oro: un gioiello Provolo: tre generazioni per
incastonato nel verde esaltare i valori delle tradizioni
ella vallata di Mezzane, a pochi chilometri da Verona, un
lussureggiante viale di cipressi conduce a una villa padronale del Settecento, racchiusa dalle mura di un antico convento, la cui ultima testimonianza è l’annessa chiesetta dedicata al
Sacro Cuore di Gesù e fatta erigere in stile romanico nel 1881 da
Girolamo Schiavoni, allora proprietario della villa. È in questo contesto che troviamo il ristorante “Bacco d’oro”, gestito con passione
da Elios e Tecla Zara, coadiuvati dai figli Mario e Caterina – due
sommeliers professionisti –, il ristorante è il luogo ideale per banchetti e meeting, ma anche per momenti romantici e serate tranquille. Al ristorante, infatti, si affiancano una ricchissima enoteca,
uno splendido parco e un sporting club attrezzatissimo. Un luogo
incantato, immerso tra colline di rigogliosa bellezza, dove predominano le colture della vite, dei ciliegi e degli olivi. La cucina proposta
dai titolari è all’insegna della tradizione e della stagionalità: paste
fresche, rigorosamente fatte a mano, porcini, tartufi, asparagi, radicchio. E ancora, filetto all’Amarone, capretto al forno, grigliate e arrosti. I piatti tipici della tradizione veronese, proposti con una particolare attenzione ai giusti abbinamenti con i migliori vini nazionali
e internazionali (la cantina dispone di un migliaio di etichette e di
oltre ventimila bottiglie). Non mancano, inoltre, le portate di pesce
e le migliori novità della cucina internazionale. Quella del “Bacco
d’oro” è, insomma, una filosofia enogastronomica vincente, che
sposa la tradizione, guardando però anche oltre i propri confini.
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La bella chiesetta del Sacro Cuore di
Gesù costruita a fianco della villa
ituata nel cuore della valle collinare di Mezzane, nell’est veronese, dal 1927, l’azienda agricola Provolo porta avanti da tre
generazioni l’arte vinificatoria con la cura e la maestria di chi
considera il vino come una vera e propria vocazione, un destino.
Un destino scritto nello stesso territorio che lo ha compiuto e reso
possibile: una terra generosa, particolarmente adatta alla coltura
della vite per posizione geografica e composizione del terreno.
Venti ettari preziosi, che la professionalità dei Provolo hanno sfruttato con impianti vitivinicoli di alta qualità, consapevoli che la sfida
dovesse essere l’eccellenza. Una sfida divenuta negli anni anche
una precisa filosofia aziendale. «La politica dell’azienda non persegue lo sfoggio di grandi cifre, ma la proposta di un vino di elevata
qualità», questo il cardine del pensiero di Luigino e Marco Provolo,
S
Buffa scultura in legno raffigurante
una divinità bacchica
Roccolo Grassi: l’inizio di un
successo che arriverà lontano
titolari dell’azienda. Ecco perché da ogni vite si ricavano pochi, preziosi grappoli d’uva, in cui la pianta concentra le sue migliori caratteristiche e peculiarità. E con uguale scrupolosità e dedizione vengono affrontate tutte le fasi della lavorazione del vino. Strumenti
adeguati e attrezzature all’avanguardia sono il mezzo per realizzare
un prodotto ottimo, nel rispetto della tradizione vitivinicola e dei
valori contadini più profondi e radicati.
Sopra: la moderna sede di cantina Provolo
Sotto a sinistra: caratteristico vigneto a pianta collinare
Sotto a destra: i ricchi vigneti dell’azienda Roccolo Grassi
protetti dalla bellissima struttura della chiesa
“
l vino è la mia vera occupazione e la mia droga. Tutto quello che
faccio è solo ed esclusivamente per migliorare le mie conoscenze. Tutta la mia vita, dal lavoro, al tempo libero, dai viaggi alle letture, tutto deve contenere un elemento che si possa ricondurre al
vino”. Sono queste le parole di Marco Sartori, fondatore dell’azienda vitivinicola Roccolo Grassi. Essa nasce nel 1996, anno in cui
Marco, terminati gli studi alla scuola di enologia, decide di supportare il padre nella conduzione della sua azienda, situata a Mezzane
di Sotto. Una passione, quella per il vino, che gli è quindi stata tramandata dalla famiglia. A 22 anni ha già l’azienda quasi completamente nelle sue mani e decide di compiere delle modifiche, si indirizza verso prodotti completamente diversi rispetto alla tradizione
familiare. Il padre gli da fiducia e ha ragione: oggi la sua azienda
(13,5 ettari di vigneto posizionati in due zone ben definite, nei pressi della cantina il vigneto” La Broia”, sulle colline di San Briccio il
vigneto” Roccolo Grassi”, il cui pregio è tale da essere stato scelto
per dare il nome all’azienda) è una di quelle più affermate e in crescita continua, ha ottenuto, e continua ad ottenere riconoscimenti
per l’eccellente qualità dei vini prodotti. E’ proprio questo infatti lo
scopo di Sartori: portare la bandiera del vino di Verona nell’Italia e
nel mondo, puntando però sulla qualità dello stesso, che deve
essere sempre di altissimo livello; prodotti unici ed emozionanti
anche nel massimo rispetto dell’ambiente.
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La meravigliosa facciata ad oriente, restaurata in stile moresco da
Giacomo Franco nella seconda metà dell’800
Villa d’Acquarone
detta la Musella
artendo dall’abitato
di
San Martino
Buon Albergo e
attraverso l’entrata
monumentale del
Drago si percorre
il secolare viale dei
cipressi tra boschi
millenari e vigneti
di Valpolicella e
Soave arrivando,
dopo diverse curve, all’entrata monumentale della villa da cui si
accede ad una grande esedra che protegge il complesso di Villa
Musella, proprietà attuale dei duchi d’Acquarone.
La Tenuta compresa la villa e numerosi casali, originariamente di
365 ettari, arriva per matrimonio in possesso ai d’Acquarone nel
1922 quando Maddalena Trezza, da pochi anni sposa a Pietro
d’Acquarone, eredita l’immenso patrimonio del padre Cesare
Trezza, banchiere, imprenditore ma soprattutto impegnato nella
riscossione di dazi e gabelle per conto di innumerevoli città e
comuni. Si racconta che a villa Musella i Savoia siano stati di casa e
che proprio durante una festa in onore di Vittorio Emanuele III, si
siano incontrati ed innamorati il nobile Pietro d’Acquarone originario di Genova, futuro ministro della Real Casa, e Maddalena Trezza.
La villa, con giardino e parco, si trova sulla collina detta della
Musella, in quanto l’antica corte delle Colombare della nobile
Marioni è trasformata in residenza nobiliare tra il 1654 ed il 1709
dalla famiglia veronese dei Muselli e così da allora chiamata.
La villa si organizza attorno al cortile quadrato con quattro corpi
tutti di stile diverso e con altezze che variano secondo i prospetti
progettati, tra il 1860 ed il 1894, dall’architetto Giacomo Franco, su
commissione di Matilde Muselli moglie di Momolin Orti-Manara,
filo-austriaco podestà di Verona ma anche collezionista, storico ed
archeologo, e poi di Luigi e Cesare Trezza.
Il prospetto ovest, neo-rinascimentale, è datato 1862 e presenta
dodici statue degli imperatori romani posti su un piedistallo ottagonale all’altezza del piano nobile. La facciata sud è in stile moresco e trattata con decorazioni a stucco ed affresco che richiamano
le decorazioni di stile arabescante, compresi i serramenti di legno,
il poggiolo ed il coronamento finale traforato. Il prospetto est, semplificato nel dopoguerra, è prettamente neoclassico ed è rifatto alla
fine del 1800,con ulteriori modifiche interne, scalone elicoidale con
stucchi e cupola, porticato esterno con soprastante terrazza panoramica e grandi finestrature.
Ad est si trova la famosa voliera quadrata con cupola di ferro ramato, attribuita alla scuola del Sanmicheli, e visibile dalla valle di
Marcellise.
Le sale dell’ala nord sono affrescate, come la chiesa, per volere di
Cristoforo e Gianfrancesco Muselli tra il 1686 e la fine del XVII
secolo. La sala più importante è quella centrale detta “Salone dei
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La caratteristica interessante voliera di scuola
sanmicheliana eretta nel XVII secolo
Pagina a fianco in alto: la sontuosa facciata ad
occidente con in evidenza bifore e statue dei Cesari
Pagina a fianco in basso: veduta aerea complessiva
della stupefacente architettura con parco, giardino e campagna
Pagina a fianco in basso a destra: una particolare scala
in ferro comunica tra i piani - stucchi ed affreschi ovunque
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Venti” o sala delle armi, che mostra una copertura centinata a padiglioni con vele e con una cupoletta ellittica al centro, dove un sistema meccanico, collegato con una banderuola esterna, indica su una
“Rosa dei Venti” le sedici direzioni.
Scene mitologiche di divinità dell’aria, della terra e del mare si
dispongono in modo speculare sul soffitto. Da una parte troviamo
Poseidone e dall’altra Eolo in un arioso ed armonico grande affresco di Lodovico Dorigny datato 1687.
Ai lati del salone altre quattro sale sono affrescate con scene mitologiche, tra le quali troviamo “La Caduta di Fetonte” del 1686, nel
salotto dalle pareti dipinte, “Giove Olimpico” nella saletta del caminetto, tra Mercurio e Giunone, con lunette dedicate alle muse,
“Persefone rapita da Ade” nella sala del Concertino, sul carro infuocato, trainato da due cavalli ed infine nella biblioteca trionfo allegorico di Flora sul carro, trainato da un cavallo alato, tra putti e divinità pagane. Biagio Falcieri affresca la chiesetta della villa nell’anno
1684 con miracoli di S. Antonio da Padova. Al centro, incorniciate da
una struttura architettonica, che si apre con un ovale, si dispongono le figure di S. Antonio, della Vergine e del Bambino Gesù tra
nuvole e angeli in trionfo celeste.
Al piano superiore troviamo diverse camere affrescate attorno al
1740, tra cui spicca la camera detta di Napoleone che secondo la
tradizione orale ospitò nel 1796 il futuro imperatore di Francia
prima della battaglia di Caldiero.
Attorno alla villa si organizza il grande parco ottocentesco ispirato
al parco della villa reale di Monza. Per volere di Cesare Trezza tra il
1882 ed il 1885 vengono costruiti vialetti, laghetti con zampilli e
cadute d’acqua, piantumate specie arboree rare ed esotiche tra
gruppi statuari e serre riscaldate. Nel parco vengono adibite aree
per il gioco del golf, capanni per i daini, gazebi per intrattenimenti
danzanti, insieme a percorsi pittorici ispirati alla Parigi della Bella
Epoque, dove le signore dell’epoca passeggiano, conversano ed
ascoltano musica.
Attorno al 1990, ma ancora di più dopo il 1995 con la divisione
della proprietà, i terreni a vocazione vinicola vengono recuperati
utilizzando le antiche aree terrazzate e dismesse negli anni “60 e “70
del XX secolo. Ancora oggi la villa è particolarmente ben tenuta, ed
abitata dai Duchi D’Acquarone.
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Corte Sant’Alda: La Musella:
il successo della forza vigneti moderni in un parco
di volontà naturalistico di rara bellezza
uando foto, quadri, sculture, musiche, poesie, video s’insinuano tra botti, barriques, bottiglie…è arte in cantina. Le
muse incontrano Bacco ed è grande festa.
Note musicali, segni, colori s’innalzano fino al soffitto a volta e
lungo le scale di un’antica cantina nata su un insediamento romano. Marinella Camerani titolare di Corte Sant’Alda, apre spesso le
porte ad eventi di vario tipo. Come l’omaggio a Dino Buzzati, in
occasione del centenario della nascita, ricordato con esposizione e
letture dal titolo “Negli occhi delle donne”. Donne affascinanti:
quelle dei libri, dei dipinti, delle arcaiche sculture, ospitate tra i pregiati Valpolicella e Soave.
Passione si mescola a passione, Bacco e muse insieme. Dopo l’acquisto di un podere nella valle di Mezzane, sceglie la vita in campagna e, alla fine degli anni ‘70, decide di dedicarsi totalmente alla viticoltura. L’antico rustico ristrutturato diventa efficiente cantina e
casa accogliente, dove Marinella organizza cene, degustazioni, corsi
per appassionati, coinvolgendo esperti enologi e neofiti del vino.
Nella cantina sotterranea si trovano, accanto ai classici carati in
rovere francese, i tonneaux di differenti tostature, utilizzati per l’affinamento della selezione Mythas, Amarone e Valpolicella, vini dallo
stile più moderno e internazionale, più concentrati, pieni e robusti.
Completano la gamma delle disponibilità nel punto vendita, la
grappa di Amarone, l’olio extravergine d’oliva e altri prodotti tipici
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Sereno quadro di famiglia sul prato della casa
aesaggio, architetture, vino, turismo. E’ la sintesi straordinaria della
Musella, un complesso paesaggistico tra i più pregiati del Veneto,
esteso sulle colline di S. Martino Buon Albergo in località Ferrazze,
alle porte di Verona. L’Amarone è il suo gioiello internazionale; l’agriturismo il bozzolo accogliente per gli ospiti; boschi, corsi d’acqua, vigneti, oliveti, corti, rustici, abitazioni, chiesette e sentieri sono l’arazzo
verde intessuto dalla natura e dai proprietari. Al centro del parco secolare sta la grande villa seicentesca edificata su preesistenze medioevali ed ancora abitata dai Duchi D’Acquarone. La tradizione vitivinicola
iniziò nella seconda metà dell’800 per opera del duca Cesare Trezza di
Musella, che coltivò la vite nella parte alta della tenuta, adottando i
sistemi d’avanguardia del tempo, in grado di sviluppare questa attività
divenuta importantissima per l’economia della zona. Nel 1990 la tenuta perde l’originale unitarietà e nel 1995 l’Azienda Agricola Musella di
Emilio Pasqua di Bisceglie acquista tutti i vigneti, circa 25 ettari, ed alcuni rustici, tra cui l’antica corte rurale del ‘500 conosciuta come “le
Ferrazzette”, un tempo scuderia della tenuta e ora sede dell’azienda
agricola. La tradizione vitivinicola ha ripreso vigore e questo nuovo inizio è apprezzato dal mercato italiano e internazionale; non a caso
Emilio Pasqua proviene da una consolidata enologia industriale. La
svolta verso l’ambizioso progetto è stata condivisa in modo determinato e creativo dalla famiglia. La figlia Maddalena, “Donna del vino”,
gestisce il settore vinicolo; la moglie Graziella cura in modo particolare l’agriturismo con bed & breakfast, che conduce insieme al genero
Paulo Luizetto, mentre il nipote Enrico Raber è l’enologo dell’azienda.
Ogni prodotto ha origine esclusivamente dai vigneti e dagli oliveti di
proprietà, che si estende oggi per circa 40 ettari all’interno di un parco
secolare di oltre 400 ettari. E’ una straordinaria ricchezza naturale che
si trasferisce nelle caratteristiche organolettiche dei vini: Valpolicella
Superiore, Amarone , Recioto , Monte del Drago (corvina e cabernet
sauvignon in parti uguali) e Bianco del Drago (chardonnay), tutti gelosamente preparati in una antica cantina che da sola esalta le già storiche tradizioni dei vini di MUSELLA
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La monumentale straordinaria cantina alle Ferrazzette,
con archi e colonne originali e le moderne botti d’invecchiamento
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Pagina a fianco: un suggestivo risultato di intelligente restauro
affrontato nel borgo Ferrazzette, su intuizioni della brava Graziella Pasqua
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Fraccaroli: il bello e il buono di
Villa Verità a Lavagno
come scoprire un prezioso segreto imbattersi, tra le fiorenti
colline di San Pietro di Lavagno, in Villa Verità Fraccaroli (detta
“Il Boschetto”). Fu un poeta, Girolamo Verità, che nel
Cinquecento incaricò Michele Sanmicheli del progetto della villa.
Un incontro di poesia e di genio creativo che si rinnova, ieri come
oggi, in ogni angolo del Boschetto. Oltre alla splendida dimora,
infatti, si apre un parco carico di luminosa e armoniosa bellezza,
dove – accanto alla peschiera, al laghetto e al maestoso corredo
scultoreo – si possono scoprire altri piccoli e suggestivi “gioielli”.
Primo fra tutti la Grotta del Ninfeo, una grotta-fontana che, non a
caso, ha dato il nome ai vini prodotti dall’azienda agricola
Domenico Fraccaroli. Valpolicella, Recioto, Amarone divengono in
questo modo immediati ambasciatori dello spirito e della storia di
Villa Verità Fraccaroli. Un gioiello di bellezza e bontà incastonato nel
territorio veronese e tutto da scoprire, proprio come nei miti antichi, proprio come il buon vino. A Villa Verità si sono concentrati i
migliori vini del triveneto, accanto ai classici vini veronesei, troviamo quelli tipici del Collio, perché la famiglia Fraccaroli in Friuli ha
una vasta tenuta vitivinicola con Bed e Brekfast. Personaggio eclettico Tiziano Fraccaroli,non solo affronta quotidianamente l’impegno agricolo ed enologico con meticolosa professionalità, ma trova
anche il tempo di girare il mondo alla ricerca di curiosità artistiche
(passione ereditata dal padre Domenico grande collezionista d’arte
moderna) da collezionare, opere di artisti noti in ogni continente, e
le dispone poi in villa, ovunque trovi un “buco” libero : nei locali
dedicati alle collezioni, ormai stracolmi,ha addirittura quadri appiccicati a coprire interamente il soffitto. Altro suo hobby, la convivialità, ristretta agli amici per parlare di filosofia o arte, oppure aperta
ai convegni con i saloni addobbati sempre elegantemente e curati
dalla moglie con il garbo e la giusta pignoleria dovuta alla scelta dei
particolari.
È
Particolari della sala al primo piano addobbata
per ricevimenti conviviali. Da notare la
sontuosità architettonica degli interni
Pagina a fianco: la ricca facciata sanmicheliana
realizzata su ordine del poeta cinquecentesco Girolamo Verità
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VALPANTENA: LEADER IN WINE MAKING (BTW. 1800S AND
1900S)
Since the Romans and through the Middle Ages, Valpantena always played an
important role in wine making industry. Documents which date back to the
10th century, state that this area is perfect for farming vineyards and its wines
are excellent. At the beginning of the 19th century the hills were covered with
olive trees and vineyards. In order to get a clearer idea of how farming
occurred in the those years it is possible to read Goethe’s description in his
Italienische Reise. Those years’ techniques were not as good and wine did not
resist long journeys, therefore could not compete with the better French or
Piedmont bottles, which were exported abroad. Some farmers found an alternative solution and created a competitive quality of wine.
Vineyards in Valpantena at the end of the 19th century
In 1886 a Commission established that the Veronese wine production was to
be studied. This is what is found in that report about Valpantena.
White-greenish and white-yellowish grapes
Biancarda: irregual egg-shaped fruit. Golden when mature. Soft skin.
Conviolara: white. Weak wine.
Groppello bianco: thin and long bunch. Sometimes golden,
sometimes greenish.
Marcirola: dialect name: Marzirola or Smarzirola. Round grapes, thin skin. A
type the commission wants to ban.
Mazzurega: plenty. Farmed from Avesa to Quinzano and Grezzana. Fair wine.
Pignola bianca: traces in Valpantena. Many mistake it for Biancarola.
Tirodola bianca: Not much, from Lessini. Soft pulp. Sweet.
Red grapes
Molinara rossa: So called because of the bloom which covers it. Round fruits,
soft skin.
Rossetta: Two types of bunch. Light red. Not too sugary.
Sangioveto: from Tuscany. Not long ago introduced in Quinto. Excellent wine.
Corvina nera: Dialect: corba, corbina, crovina, corniola. Best Veronese grape.
Excellent wine. Red bunch, dark egg-shaped fruits.
Negronza: thick bunches, very dark grapes. Dry wine.
Pelada:irregular grapes: some round, some not. Aromatic wine. Not too strong.
Black grapes
Quagliara: sweet. Present in Grezzana. The wine is not very good.
Imported grapes
Riesling italico: from the Rhein. It is found in some vineyards in Quinto. More
popular in the rest of Veneto, especially around Treviso.
Sauvignon: in Quinto. From France.
WINE-PRODUCERS’ CO-OPERATIVE VALPANTENA
Even the Romans, lovers of the dolce vita, who admired this land and its products, referred to it as ‘Valley of the Gods’. However, the Veronese tradition
considers the word Valpantena as ‘Valley Of All Wines.’ It is therefore no surprise that since 1958 a wine producers’ co-operative has been producing excellent wines in this very location. Six hundred hectares of vines are farmed by
the two hundred and seventy partner companies. Fine farming and vintage are
the keys to making high quality wines, whose success has been internationally
awarded in many important contests.
CANTINA MARION AND THE ANCIENT VILLA
The Marion family is originally from Syria. They arrived in Italy and there is
evidence of a Marion in Verona in 1483. Throughout the years they built a big
patrimony with villas and courts all over the Veronese territory. Gerolamo
arrived to Marcellise and chose the Villa del Brolo as his reidence, today still
called Villa Marion. The Marions were wine growers in Marcellise. Now this
family is extinguished and the villa belongs to the Campedelli family who still
346
Vini
produce good wines which are greatly appreciated in Verona, especially by
restaurant owners.
LA COSTA IN ROMAGNANO: WHERE WINE OIL AND RELAX
MATCH AT THEIR BEST
Let us imagine a farmhouse on the top of a hill, surrounded by geometrically
perfect vineyards. This is the geographical position of La Costa. The Zecchini
family produce everything a community would need, thanks to their 100
hectares of land. The quality is high. It is possible to visit the cellar and the oil
machines, or to stay here for work, or relax. The atmosphere is cordial, nice
and very welcoming.
MAGNIFICENT VILLA ARVEDI, QUEEN OF VALPANTENA
This was the first villa in Verona to host conferences and formal dinners. It is
run by the Arvedi family who have owned it since 1824. It was conceived as
home to the Scaligeri, maybe as a convent before that. It looks now as it did in
1650, after architect G.B. Bianchi’s project. The Titans hall was frescoed by
Dorigny and the Ceasars hall by Bibbiena. In the backyard there is a church
dedicated to San Carlo Borromeo who was hosted here during the Council of
Trent. In the ancenstors’ hall there are portraits of the famous ancestors of the
family. The family company is now run by Vittorio Arvedi and Anna Bertani
and their children. The villa is very well kept by Anna who makes it a comfortable and magnificent residence.
TEZZA: STRONG INNOVATIONS
Telling the story of the Tezza family is telling the story of a challenge. They
always had farm vineyards for the other companies, until Federico, Vanio and
Flavio decicded to radically change the structure of their family company. In
order to succeed in such a difficult market, changes were needed and more functional farming replaced the old fashioned pergola. More types of grapes were
grown as well. Their determination led them to success and now it is possible
to taste the excellence of their best products such as Valpolicella, Amarone and
Recioto. Valpantena is the perfect environment for farming; both this and their
great passion show in their wines.
BALTIERI ESTATE: A GREEN BALCONY OVERLOOKING
MIZZOLE
The Baltieri’s agricultural farm lies in Mizzole , a small ancient village of
merely a thousand souls, located along the hilly strip that stretches northeast
of Verona. Its history is recent, but already full of results and gratification.
The farm was established in 1970 and started by purchasing an old farmhouse
with the first seven hectares of land (three of which had vineyards growing on
them). Since then the farm has become significantly larger for the addition of
new vineyards of which some were purchased and restored, while others were
new implantations, consistent with the most modern criteria of trim rationality
and grapevine selection. Thus research and experience –but also inspiration
and creativity- are the foundations of the company’s philosophy.
These are the guidelines of a winery where the Amarone Sortilegio, the
Baltieri Primo and the Recioto Dolce di Regina are produced : they are all
wines of great structure, aged in French durmast wood casks (barriques), with
warm colours and fruity scents holding so much more than a flavour. These
wines keep faithful to their peculiar context where man, plant and soil meet to
create a new liquid geography.
ARCHEOLAND: WHO WERE OUR ANCESTORS?
Lessinia, thanks to its climate, was a good refuge for primitive men. Mankind’s
presence in this area is demonstrated by the several findings in Riparo di
Fumane, Neanderthal man and modern man (90,000 – 25,000 a.C.) and in
Riparo Tagliente di Grezzana. This has inspired the creation of Archeoland
Lupo Azzurro, in Mulino di Sengio. This park offers its visitors the chance to
see how and where people used to live back in pre-historic time. It is also possible to model clay and to paint with ochres.
This experimental archeology is fun and educative, this is why several school
trips have this destination yearly.
Le
Va l l i
ANIMAL PARK AL BOSCO
A great passion only could succeed in making a wooded hill into an organised
park where animals could live freely, even though enclosed. Several different
sometimes antagonist races co-exist in this park, which is taken care of in every
detail by a family of the area. It is possible to see birds, sheep, wild bears, horses, donkeys, foxes, deers and more. Classrooms have been built for lectures in
order to welcome school trips as well as regular visitors. This park is wonderful
and it is worth seeing if going through Zerbaro di Romagnano in Grezzana.
THE OLD STONE OIL MILL
In Marcellise there used to be a stone oil mill, which unfortunately has been
destroyed, that would open on November 20 to respect the strict agricultural
calendar. Indeed, olives could not be picked before November 11, day of San
Martino and last day of the agricultural year.
The drupes were picked when they had reached complete ripeness but they
were not taken directly to the oil mill as is done today, instead they were
stored and left to macerate.
The opening of the oil mill of the siblings Mario, Eridanio and Angela was an
event that concerned the entire town.
At noon and at night one would cook the “bigoli”, a spaghetti-like buckwheat
pasta, and serve them with the olive oil, heated just enough for the sardines to
melt, so that these scents would quickly fill the air.
There were no public tastings then, no professional tasters who can sometimes
steer consumers with their opinions: the buyers themselves would decide about
taste, quality, flavours and scents. And the olive oil of Marcellise still stands up
to other oils, even beats them.
REDORO: ACADEMY OF EXTRA-VIRGIN OIL
Olive oil tradition in northern Italy goes back to the Midlle Ages. Lands were
given to farmers and they were forced to grow olive trees. The oil was used for
sacraments as well as medicine, however, its main use was for illumination. It
was not so used in cooking as animal fats were preferred. Two areas around
Verona (Lake Garda and East Verona) were rather famous for their oil production. This distinction is still visible in the two D.O.P. labels. The virtues of
olive oil have been recognised by Food and Drug Administration, which stated
that it is possible to write on olive oil bottles “Good for your health”. This is
what Academy of Extra Virgin Olive Oil Redoro is promoting. Oil is good and
it helps us live better.
ANTICA PESA: WHERE TRADITION CREATED PASSION FOR
INNOVATION
Chef Fabio Tacchella, whose pupils are now famous chefs all over the world,
has a sophisticated cookery style which always astonishes his guests at Antica
Pesa, an osteria founded by his great grandfather which still stands where it
used to. This place is where Fabio’s art comes to life and his various dishes,
worldwide reknown and appointed with prestigious prizes, are all experimented here. The valley where the restaurant stands rich, in olive trees and vineyards, offers Fabio the chance to research new tastes and to mix them with fantasy in order to please all his guests.
THE GIRASOLE: A REVOLVING BUILDING
Engineer Angelo Invernizzi, born in 1884 and last great man of Marcellise,
deserves a chapter of his own. After graduating from high school in Verona he
went on studying engineering in Genoa. In this city he graduated, made his
fortune and became famous. He was the real craftsman of the “new” Genoa
that was being created.
In those years the new Genoa wanted to be also the “great” Genoa, outstretched towards an international dimension and with fanciful aspirations like
a reinforced concrete skyscraper. The project was ambitious since there were
no similar previous studies for this kind of building, and the existing American
ones had a metal supporting structure.
This did not seem to worry Invernizzi. On the contrary, it drove him to
research new techniques and solutions, so that within two years he built “his”
skyscraper of over 120-metre height, which made it the tallest building in Italy.
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However, the building where he manifested his true genius was the “Girasole,”
or Sunflower, which he wanted to be built in Marcellise, his home town,
amongst vineyards and olive groves.
This is a unique building: it has sixteen rooms with en-suite bathrooms and
can pivot on itself in eight hours.
Invernizzi was also a man of high nobleness of soul as during the 1930s’
typhoid epidemic in Marcellise, he did not hesitate in helping the townspeople
by building a new acqueduct which took water from his own springs : in fact
the water of the few existing wells was contaminated by the micro-organism
causing the epidemic. To do all this Invernizzi paid from his own pocket.
Some artistic fountains, still standing today, recall that noble gesture.
BERTANI WINE COMPANY
The Accademia dell’Agricoultura in Verona has carried on several projects to
improve local farming. Protagonists of this context are the Bertani brothers,
who set the basis for all the Veronese wine production. In 1888 the Accademia
visited Bertani’s vineyards and referred in their following meeting that they
had been farming vines preferring the Latin method (short vines) to the old
system. Vintage offered a wine that at the time was extremeley appreciated and
considered “of excellence”. In its report the Accademia thanked the Bertani
brothers for giving a job to many people. They concluded hoping that many
other companies would start farming like the Bertanis. Their wines were
appreciated in Itlay and even abroad and traded as far as Mexico and Brasil.
Villa Mosconi-Bertani in Novare has a magnificent park, which is more recent
than the villa. Indeed, while the park dates back to the mid nineteenth century, the sumptuous villa, in its primitive core, dates back to the mid eighteenth
century, when the Count Giacomo Fattori purchased plots of land in the area
in order to create a large estate that he wanted to complement by building a
splendid residence on it.
The count put the architect Adriano Cristofali, the greatest representative of
the eighteenth-century Veronese architecture, in charge of the project.
The building (which, however, was concluded after 1759 by the new owners,
the counts Mosconi) rose majestically according to the traditional sixteenthcentury plan of a main body, with two perpendicular wings that end up in two
small façades, which are symmetrical and united by a railing, lined with vases
and obelisks, that closes the garden.
Above the eastern wing of the villa there is the bell tower of the annexed private chapel which, however, also had a second entrance from the road in order
to allow access to other people during particular religious holidays, when this
non-parochial chapel was officiated.
Behind the villa spreads the large park with age-old trees, a rock garden and a
beautiful small lake. The huge wine cellars of the villa still preserve the barrels
of the primitive winegrowing business, which was established by the Trezza
family approximately 150 years ago and was amongst the first ones in the
Veronese area.
THE LANDSCAPE BETWEEN THE FONTENSE VALLEY AND THE
MEZZANE VALLEY
Among the valleys of Montorio, Marcellise and Mezzane, above the ancient
calcareous and basaltic ridges that constitute the last offshoots of the Lessini
mountains, among vineyards, olive and cherry groves there are a number of
proprietorial courtyards and noble residences, ancient castles, monasteries and
religious buildings that, even if built in ancient times, have characterized this
territory ever since the middle age and the Veronese Della Scala family’s period.
The richness in waters originating from the karstic springs of Montorio and
the fertility of the soil turned this site into a privileged oasis for the nobles of
Verona. Cangrande della Scala adored these places, not only for their pleasant
natural environment but also for the abundance of fish in the river Fibbio.
The ridges that separate the valleys east of Verona, at the borders of the city’s
ancient Campanea Minor, have always been, since the most ancient of times,
the safest places to build castles, fortresses or religious buildings along the
paths so dear to prehistoric peoples.
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Ville
Va l l i
On these last parts of the Lessini mountains, perched on harsh, rocky terrain,
we find famous important buildings such as the “Scaligero” castle of Montorio,
Villa Musella, the Fort of San Briccio, built on the ancient settlement
(Castrum) of Lavagno, and the church of San Giacomo del Grigliano, while in
the valleys flow the river Fibbio and the streams Marcellise and Mezzane.
Ever since ancient times, the spring waters of the Fibbio -this name means
river-, were channelled to the city of Verona, first through an aqueduct built
with stone and bricks and later through the artificial canal Fiumicello which
was also used to water the vegetable gardens of Veronetta and irrigate the land
to the east of Verona.
After the period of the Serenissima Republic of Venice and the periods of
French and Austrian domination, the castle of Montorio remained abandoned
until it was recently restored. It is presently used for cultural purposes.
On the mountain ridge of the Monte Tesoro stands the small Romanesque
monastery of San Fidenzio, mostly restored, which, according to tradition, was
founded by friar Aledartino in 1213 .
East of Monte Tesoro ridge lies Val Squaranto, an enclosed valley that ascends
towards the Lessini Mountains through the ancient hamlets of Mizzole and
Pigozzo. Also in this area stands Villa Gaspari, with its ancient oratory dedicated to San Carlo Borromeo, who, according to tradition, stopped by to visit
this place at the age of 27 (when he was already bishop of Milan) on his way
to Trento.
The Squaranto valley, also called Pissarrotta (when it rains the river suddenly
swells and violent flooding follows), has always been an alternative way to
reach the Lessinia region, but also a shortcut for the carriages that would leave
their mountain huts at night to reach the plain in the morning with their
blocks of ice or fresh butter. In addition, it has also been an escape route for
smugglers.
To the East, we find the ridge of Pian di Castagnè, which ranges as far as the
forest of the Musella to end at the foot of San Martino Buon Albergo. This
town developed among the industrial activities along the river Fibbio, the
trade shops along the via Postumia and the ancient inn called Buon Albergo,
which gave the village its name.
On this ridge and at its sides there are a number of important buildings, such
as Villa San Carlo, Brolo Muselli, Palazzo Camuzzini with the oratory of Don
Nicola Mazza, Villa D’Acquarone with frescoes by Dorigny and an aviary
attributed to the Sanmicheli School, Corte Ferrazzette with frescoes attributed
to Giolfino and Corte Zampini with an oratory and frescoes by Francesco
Lorenzi.
On the hill of the Musella and its eastern and western slopes vineyards have
been growing for centuries (Monte del Drago, Perlar and Palazzine), but once
the wood area gave way to terracing, olive and cherry groves also found their
place.
The land of the Musella is unique in its kind insofar as it has remained uncontaminated by the transformation of the landscape. Many scholars were attracted to this magical place and its rare plants, flowers and animals such as
deer, hares, foxes, badgers, squirrels and weasels. Many birds, some of which
very rare ones, nest in the Musella area (approximately 95 different species).
The valley of Marcellise, rich of villas and country houses, lies between the
hills of the Musella and those of Barco. Renowned people have lived or stayed
in this sweet valley where numerous Roman traces have been found and where
the small private Romanesque church of Santa Maria, founded on 27
September 1100, still stands and still preserves some fourteenth-century frescoes.
On the volcanic hill of Barco, stands the fort called San Briccio. Its construction started in 1882 with the smashing of the mountain and the consequent
destruction of the Romanesque church of San Briccio.
The valley of Mezzane, through which flows the stream with the same name, is
famous for its olive oil and its vineyards and lies among the hills of
Montelungo,Barco and Montecurto. At the beginning of the valley, the territory of Lavagno divides itself into the villages of Vago, San Pietro and San
Briccio.
Down in the valley, along the Porcilana road, stands the ancient, XII century
Benedictine monastery of San Giuliano di Lepia. In San Pietro and on the sur-
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Vini
rounding hills there are some important villas, such as Villa Castellani, Villa
Da Porto, Villa Gelmi and Villa Verità-Fraccaroli which is known for its
Italian terraced garden with fountains, water games, flowerbeds, fish ponds,
caves and sculptures, which make this place one of the most striking ones of
the entire valley.
Past Lavagno there is the town of Mezzane, divided into Mezzane di Sotto and
Mezzane di Sopra, a place devoted to agriculture, especially to the production
of an olive oil with a sweet and intense flavour and a slight almond aftertaste,
but also a land of great wines, that range from the Amarone to red and white
Recioto wines. There are numerous ancient aristocratic buildings in this area,
as well. Amongst these, it is worth mentioning Villa Giuliari, Villa Roja, Villa
Della Torre with frescoes by Paolo Farinati and Villa Maffei-Benini with frescoes by Andrea Porta.
BACCO D’ORO: A “DIVE” INTO BOTH THE PAST AND THE
PARK
In the valley of Mezzane, just a few kilometres from Soave, a luxuriant cypresslined road leads to an eighteenth-century country house, surrounded by the
walls of an ancient convent, and to the reataurant “Bacco d’Oro”. Managed
with passion by Elios and Tecla Zara, with the help of their children Mario
and Caterina –who are professional sommeliers-, the restaurant is an ideal
place for banquets and meetings, but also for romantic occasions and quiet
evenings. “Bacco d’oro” boasts a very rich wine bar, a wonderful park and a
perfectly equipped sporting club. It is an enchanting place, plunged amongst
beautifully luxuriant hills, cultivated with grapevines, cherry trees and olive
groves. The typical Veronese dishes are offered complementing the food with
the best domestic and international wines (the cellar is stocked with over
twenty thousand bottles of approximately one thousand different labels). The
food and wine philosophy of the “Bacco d’Oro” restaurant is a winning one,
since it follows tradition but looks beyond its boundaries.
PROVOLO: THREE GENERATIONS FOR THE VALUE OF
TRADITION
Provolo’s company is located in Mezzane. Three generations have produced
wine so far, following the principle that making wine is a vocation, a destiny.
A destiny made possible by the land, 20 hectares, which gives wonderful fruit
from which excellent wines can stem. This company is not aiming at big numbers, but high quality, say Luigino and Marco Provolo, owners of the company.
The ideal devices and the most modern techniqes mixed with a real respect for
tradition are the right way to obtain this high quality.
ROCCOLO GRASSI: STARTING A SUCCESS
Wine is my job and my drug. All I do is to improve my knowledge and everything in my life; travel, work, and even leisure is related to wine.” These
words are Marco Sartori’s, who started the company Roccolo Grassi in 1996,
after completing his studies in enology. Since he was a child, Marco followed
his father in his job. At 22 he was already running the company but wanted to
modify it a little: his chioces, sometimes far from his family tradition, were
always supported by his father, and rightly so. His company’s continuous
growth and the excellent quality of his wines have been awarded several times.
Sartori’s aim is to take Veronese wines abroad, and to make the world aware
of their high quality.
VILLA D’ACQUARONE, ALSO CALLED LA MUSELLA
Starting from San Martino Buon Albergo, through the monumental entrance
of the Dragon, following the century-old road lined with cypresses and continuing among one-thousand-year-old woods and Valpolicella and Soave vineyards, after a number of bends one finally reaches the majestic entrance of the
Villa, from which one approaches a great exedra that protects the entire Villa
Musella, now owned by the Dukes of Acquarone.
The estate comprises the Villa and numerous other country houses. Originally
it measured 365 hectares. It came into the possession of the d’Acquarone by
marriage, when in 1922 Maddalena Trezza, who had married Pietro
d’Acquarone a few years earlier, inherited the immense wealth from her father
Le
Va l l i
Cesare Trezza, a banker and entrepreneur, but mostly a tax collector on behalf
of several municipal districts and towns.
The Villa is organized around a square courtyard that has four bodies, all of
different styles, and heights. Around the Villa stretches the seventeenth century garden which ends in a belvedere with a quatre-foiled fish pond and a
series of decorative statues. East of the belvedere stands the famous squareshaped aviary with its coppered-iron dome, attributed to the Sanmicheli
School.
Traditionally, the ridge of the Musella divides and separates the vineyards of
Valpolicella in the west from those of Soave in the east. At the end of the
1950s, Cesare d’Acquarone created the cellar of the Musella wine starting its
production in some buildings close to the villa. The wine growing business
remained operational until 1967, year in which Cesare was killed in Acapulco.
Around 1990, but mostly after 1995 when the estate was distributed among
the heirs, the land devoted to grapevines was recovered by using the ancient
terraced areas abandoned during the 1960s and 1970s.
CORTE S. ALDA: SUCCESSFUL WILLPOWER.
When pictures, photos, music and poetry meet bottles and casks, the cellar
becomes art. This is what happens at Corte S. Alda, run by Marinella
Camerani, who often opens her doors to manifestations and events. Different
passions, artistic, literary, musical and oenological, mix here in a dance
Bacchus would have danced with his Muses. After buying an estate in the
Mezzane valley, in the 1970s, she chose to live a country-life. Marinella’s house
is very welcoming and she is always willing to host dinners and courses for
amateurs, which often involve guests such as expert oenologists. All the typical
wines, like Amarone, Valpolicella and Soave, are stocked in her cellar, as well
as grappas and olive oil.
FARM MUSELLA: MODERN VINEYARDS IN A BEAUTIFUL PARK
View, architecture, wine and tourism are the summarising keywords for
Musella, on the hills of San Martino, near Veorna. This farm offers a great
holiday for visitors who can enjoy its parks, views and especially its forte:
Amarone. A majestic villa now inhabited by the D’Acquarones, stands right in
the middle of the park. The wine-making tradition started in the 1800s with
Cesare Trezza di Musella. In 1990 Emilio Pasqua di Bisceglie bought the 25
hectares and set the premises for his company in the 1600s courtyard Le
Ferrazzette. This family-run company now enjoys international success. Its
wines’ high quality stems from their own land, whose fruits are a guarantee for
excellence. Among their best: Valpolicella Superiore, Amarone , Recioto ,
Monte del Drago.
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a great collector of modern art), works from noted artists from all over the
world, which he places in the villa, wherever a free “spot” can be found: in the
chock-a-block rooms dedicated to the collection, there are paintings that completely cover the ceiling. Another of his hobbies is conviviality, shared either in
intimate moments of conversation with friends about art and philosophy or at
the other extreme in conventions, held in the halls elegantly dressed with grace
and perfection to detail by his wife.
VALLEY OF MARCELLISE
Marcellise, once an autonomous town and now an administrative division of
the town of San Martino Buon Albergo, is located in a small charming valley
approximately ten kilometers away from Verona. The location of the inhabited area is typical of all the areas at the foot of the Veronese hills : groups of a
few houses forming countryside districts at the centre and on the slopes of the
valley, amongst patrician villas once owned by the important families of the
Veronese nobility, -such as Orti Manara, Tamarin, Marchenti, Odoli,
Gherardini, Marioni and many others.
Amongst these villas it is worth mentioning one which is located in a marvellous area and is surrounded by a vast park: the Girasole, or Sunflower, built in
the 1930s by engineer Angelo Invernizzi, a world-renowned builder who in
those years built the highest Italian skyscraper in reinforced concrete.
The town dates back to even remoter ages. The lithic material that emerges in
many places of the town is certain proof of a human settlement dating back to
the Neolithic at least.
Thanks to the mild micro-climate, today the hills that form the valley are covered with rich vineyards and olive groves. Centenarian olive trees, scattered
all around the area, are there to prove the importance that this kind of tree has
had over the past two thousand years. There are many varieties of olive trees
still existing today : amongst the most valuable, there are the “nostrale” and
the “gentile.”
FRACCAROLI : THE GOOD AND THE GRACIOUS AT VILLA
VERITA’ IN LAVAGNO
The emotion felt when alighting upon Villa Verità Fraccaroli (called “the
Grove”), among the flourishing hills of St. Peter of Lavagno, is like discovering
a precious secret. It was the poet, Girolamo Verità, who in the sixteenth century charged Michele Sanmicheli with the construction of the villa, that resulted
in a combination of poetry and genius so vibrant today in every pore of the
Grove. Beyond the splendid dwelling there is a park bursting with luminous
and harmonious beauty, where - beside the fish pond, the lake and the sculptures – myriads of delicate and suggestive “treasures” abound. The first of these
is the Nymph Grotto, a fountain cavern that, not by chance, gave its name to
the wines produced by the Domenico Fraccaroli wine estate. Valpolicella,
Recioto, Amarone are the obvious ambassadors of the spirit of Villa Verità
Fraccaroli. A treasure of beauty and tranquillity nestling in the Veronese countryside that waits to be discovered, just like the fairytales of old, just like the
wonderful wine. The best wines of the Triveneto region are collected at Villa
Verità : alongside the Veronese wines stand some typical wines from Collio
because the Fraccaroli family maintains a large wine estate with a Bed and
Breakfast in Friuli. The eclectic Tiziano Fraccaroli not only addresses his agricultural and oenological commitments with meticulous verve and professionalism, but he manages to find the time to trot the globe in search of artistic
treasures to collect (a passion he inherited from his father Domenico who was
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DIE VALPANTENA ALS VORPOSTEN NEUER
WEINBAUMETHODEN ZWISCHEN DEM 17. UND 18.
JAHRHUNDERT
Die Valpantena war seit ihrer Besiedelung durch die Römer ein Ort, wo man
Weine von höchster Qualität finden konnte. Auch im Mittelalter hat sich
daran nichts geändert, wie aus verschiedenen historischen Quellen hervorgeht.
Aufgrund von Kauf- und Schenkungsurkunden aus dem 9. und 10.
Jahrhundert wissen wir, dass sowohl die tieferen Lagen (Vendri, Sezano,
Marzana) in der Nähe der Stadt als die höheren Lagen bei Azzago mit Wein
bebaut waren. Im 16. Jahrhundert wird die Valpantena von
Agrarwissenschaftlern unter den wenigen Bereichen des Umlands von Verona
genannt, die aufgrund großer Mengen von exzellentem Wein als gewinnträchtig gelten dürfen.
In den ersten Jahren des 19, Jahrhunders sind alle der Sonne zugewandten
Hänge rund um die Valpantena mit Ölbäumen und Weinreben bedeckt. Unter
ihnen bestellen die Bauern mühsam ihr Getreide. Einen Eindruck davon, wie
damals Weinbau betrieben wurde, vermittelt die Beschreibung der Landschaft
zwischen Verona und Vicenza, in Goethes Italienischer Reise:
“Der Weg von Verona hieher ist sehr angenehm, (...). Der gerade, gut unterhaltene, breite Weg geht durch fruchtbares Feld, man blickt in tiefe Baumreihen,
an welchen die Reben in die Höhe gezogen sind, die sodann, als wären es luftige Zweige, herunterfallen. Hier kann man sich eine Idee von Festonen bilden! Die Trauben sind zeitig und beschweren die Ranken, die lang und
schwankend niederhängen.
Der Weg ist voll Menschen aller Art und Gewerbes, besonders freuten mich
die Wagen mit niedrigen, tellerartigen Rädern, die, mit vier Ochsen bespannt,
große Kufen hin und wider führen, in welchen die Weintrauben aus den
Gärten geholt und gestampft werden.
Die Führer standen, wenn sie leer waren, drinnen, es sah einem bacchischen
Triumphzug ganz ähnlich. Zwischen den Weinreihen ist der Boden zu allerlei
Arten Getreide, besonders zu Türkischkorn und Sörgel benutzt.“ (Goethe, italienische Reise,19.September)
In diesen Jahren beginnen die Agrarwissenschaftler aber, die hier von Goethe
beschriebene Anbauweise zu kritisieren, weil hier das Getreide im Schatten
der Weinstöcke wächst, die ihrerseits wieder von den Bäumen beschattet werden, an denen sie hochranken.
Dazu kommt eine Art der Weinbereitung, die ein Agronom der Zeit als „vorsintflutlich“ bezeichnet. Der damals gewonnene Wein hielt sich nur wenig und
wurde insbesondere beim Transport auf dem Wasserwege leicht schlecht. Er
konnte deswegen nicht mit Produkten aus Frankreich und dem Piemont konkurrieren, die damals den gesamten Markt beherrschten. .
Ein paar Grundbesitzer stellten dieser Situation eine völlig neue Anbau- und
Produktionsstrategie entgegen, die einen qualitativ hochwertigen Wein hervorbrachte.
Dieser sollte sich am Ende nicht nur auf dem italienischen Markt, sondern
auch in Europa und der ganzen Welt durchsetzen.
DIE WEINERHEBUNG IM AUSGEHENDEN 18. JAHRHUNDERT
1886 wurde eine Kommission unter dem Vorsitz des Grafen Gianbattista
Perez damit beauftragt, eine Erhebung der Weinproduktion in der Provinz
durchzuführen. Die Untersuchung ergab, dass in der Gemarkung von Verona
175 Rebsorten angebaut wurden. In der Valpantena hatte man sieben
Weißweinsorten und sieben Rotweinsorten vorgefunden; zwei weitere
Rebsorten waren ausländischen Ursprungs. Der größte Teil dieser Reben wird
noch heute angebaut.
DIE OLIVENÖLAKADEMIE „REDORO“
Der Olivenanbau in Norditalien geht auf das Mittelalter zurück. Den Klöstern
wurde in dieser Zeit Land zugewiesen, mit der Auflage, es mit Ölbäumen zu
bepflanzen. Das erzeugte Öl wurde nicht nur zu kultischen Zwecken (von der
Taufe bis zur letzten Ölung) und in der Medizin gebraucht, sondern vor allem
auch zur Erleuchtung von heiligen Stätten. In der Küche, wo man tierische
Fette einsetzte, fand es dagegen kaum Verwendung. Der Gardasee und das
Gebiet östlich von Verona waren schon damals für ihr Olivenöl berühmt und
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sind heute als geschütztes Anbaugebiet deklariert. Die Vorzüge, insbesondere
von kaltgepresstem Olivenöl, sind inzwischen auch wissenschaftlich erwiesen.
Das Öl ist nicht nur fester Bestandteil der mediterranen Küche, deren Aromen
es untermalt und akzentuiert, es ist auch ein wirksamer Schutz gegen viele
Zivilisationskrankheiten: die amerikanische Gesundheitsbehörde hat sogar die
Erlaubnis gegeben, dass kaltgepresstes Öl die Aufschrift „gesundheitsförderlich“ trägt. Die Olivenölakademie „Redoro“ möchte diesen einfachen
Gedanken in Umlauf bringen: Olivenöl ist gut und tut gut! Es hilft dabei, gut
zu leben, wenn man es – wie alle Lebensmittel – in Maßen genießt.
DAS RESTAURANT “ANTICA PESA“
INNOVATION DURCH LEIDENSCHAFT UND ÜBERLIEFERUNG
Der Chefkoch Fabio Tacchella, der schon viele Schüler ausgebildet hat, die in
der ganzen Welt berühmt geworden sind, überrascht seine Gäste in der
„Antica pesa“ immer wieder durch seine Phantasie beim Kochen. Seine
„Padelle“ (Pfannen) gehören inzwischen zum festen Repertoire, aber auch die
Fischspezialitäten. Die Familientradition geht auf die Zeit zurück, als die
Autos noch ein Menschheitstraum waren. Bei vielen internationalen
Kochwettbewerben ist er dabei und hat schon viele Preise erhalten.
Seine „Antica Pesa“ liegt mitten zwischen Olivenhainen und Weingärten und
dieses so fruchtbare Land liefert all die frischen Zutaten, die ein Chefkoch
braucht, um die Spezialitäten der Region, aber auch Überraschungsgerichte auf
den Tisch zu zaubern. Fabio ist überzeugt, dass man nie auslernt und er sucht
in großer Bescheidenheit einen harmonischen Zusammenklang aus Tradition
und Innovation zu finden.
ARCHEOLAND – EXPERIMENTELLE ARCHÄOLOGIE HAUTNAH
Die besonderen klimatischen Bedingen der Veroneser Voralpen haben diese
„Lessinia“ genannten Berge schon für die Höhlenmenschen als Wohnort
attraktiv gemacht. (Im Abri von Fumane z.B. findet man nebeneinander die
Spuren von Neanderthalern und modernen Menschen, die aus der Zeit zwischen 90.000 und 25.00 vor Christus stammen!) Diese zahlreichen vorgeschichtlichen Funde haben „Archeoland“ in Stallavena bei Grezzana ins Leben
gerufen: einen Ort „jenseits der Zeit“. Hier kann man zwischen fellbespannten
Steinzeithütten den Feuerstein der Lessinia bearbeiten, (der in der Steinzeit so
weit verbreitet war, dass man ihn sogar im Gepäck von Ötzi, dem
Gletschermann vom Similaun fand!) – man kann mit Lehm töpfern, mit
Naturfarben malen, Feuer anzünden – genau wie unsere Urahnen! Nicht nur
für Schulklassen ein idealer Ort, um die täglichen Probleme der Steinzeit hautnah zu erleben.
BALTIERI – EIN JUNGES WEINGUT MITTEN IM WEINBERG
In der Tausend-Seelen-Gemeinde Mizzole nordöstlich von Verona liegt das
Weingut Baltieri am Ende einer Strasse zwischen den Weinbergen, die ein
wenig römisch anmutet. Die Geschichte des Weinguts beginnt im Jahr 1970
mit dem Ankauf eines alten Gutshauses und sieben Hektar Land, von denen
zunächst nur drei mit Wein bebaut sind. Seither ist das Gut unaufhaltsam
gewachsen, weiteres Land ist dazugekommen mit erneuerten oder neugepflanzten Rebanlagen, die den modernsten Erkenntnissen des Weinbaus entsprechen. Die Philosophie dieses Unternehmens vereint Erfahrung und neueste
wissenschaftliche Erkenntnisse, aber auch Kreativität und Inspiration. So konnte ein Weingut entstehen, aus dem Weine wie der Amarone „Sortilegio“,
„Baltieri primo“ und der Recioto „Dolce di Regina“ hervorgingen: vielseitig
und raffiniert, in Eichenfässern gereift, fruchtig und von intensivem Rot. In
ihnen erschmeckt man die besondere Lage, wo Mensch, Rebe und Erde zu
einer neuen Landschaft verschmelzen.
DER HISTORISCHE BETRIEB DER BRÜDER BERTANI UND
SEINE VERDIENSTE
Die landwirtschaftliche Akademie von Verona war im ausgehenden
19.Jahrhundert bemüht, eine Belebung des stagnierenden Weinbaus durch die
Verbreitung von Wissen und die Förderung besonders erfolgreicher Anbauer
zu erreichen. In diesem Zusammenhang machten sich die Brüder Bertani einen
Namen, als die Akademie für Landwirtschaft im September 1888 eine
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Kommission damit beauftragte, die Güter der Bertani in der Valpantena zu
besuchen und nach weinbautechnischen und kommerziellen Gesichtspunkten
zu beurteilen. Aus dem Kommissionsbericht vom Februar des darauffolgenden
Jahres geht hervor, dass man in den drei Gütern schon zwei Jahrzehnte zuvor
begonnen hatte, die Weinstöcke niedrig zu halten und nicht, wie damals
üblich, an Bäumen in die Höhe wachsen zu lassen. Außerdem hielt man hier
die Weinfelder von anderen Pflanzen frei, während die meisten Bauern damals
unter den Weinstöcken ihr Getreide wachsen ließ. Beeindruckt berichtet die
Kommission auch von der - für die damaligen Standards völlig neue Kelterung, aus der ein Wein von Spitzenqualität hervorging. Positiv bemerkt
der Bericht ebenfalls, dass diese neue arbeitsintensive Anbau- und
Produktionsmethode Beschäftigungsmöglichkeiten für die lokale Bevölkerung
bedeute und empfiehlt, sie auf den gesamten Landkreis auszuweiten, insbesondere auf die Valpolicella mit ihren besonders günstigen klimatischen
Bedingungen.
Die Gebrüder Bertani waren die ersten, die ihren Wein an Restaurantbetriebe
außerhalb der Grenzen Veronas und des Veneto bis ins Ausland und nach
Übersee verkaufen konnten.
DIE “CANTINA DEL MARION”
UND DIE “VILLA ANTICA”
Die Famiglie Marioni soll aus Syrien kommen und sich dann in Venedig angesiedelt haben. Einige Teile der Familie kamen nach Verona und ein Marioni
wird sogar 1483 Stadtrat. Auch andere machen sich in der Stadt verdient. Sie
legen Terrassen an den Hügeln an und bewässern das Land in der Tiefebene.
Im Laufe der Zeit erwerben sie einen riesigen Grund- und Hausbesitz. In
Marcellise siedelt sich Gerolamo an und wählt die Villa del Brolo zu seiner
Residenz. Noch heute wird sie Villa Marion genannt. Ein Dokument macht
ersichtlich, dass für die Marioni schon 1572 der Wein ihre größte
Einnahmequelle war. Von der historischen Familie sind keine Nachfahren
mehr zu finden, aber die Familie Campedelli hat die Villa erworben, restauriert und einen neuen Weinkeller gebaut, aus dem nur Spitzenweine hervorgehen.
DIE VILLA ARVEDI,: KÖNIGIN DES VALPANTENA-TALS
Es war die erste Villa, die zu Anlass von Tagungen, Meetings und
Galaveranstaltungen ihre Tore öffnete. Sie ist seit 1824 im Besitz der Familie
Arvedi. Die Türme der Villa Cuzzano sind weit in dem Tal sichtbar. Einst
Wohnsitz der Scaliger, vielleicht auch Kloster, erhält sie ihr derzeitiges
Aussehen 1650 durch den Architekten G.B. Bianchi. Der „Titanensaal“ zeigt
wunderbare Fresken aus dem 17. Jahrhundert, während die Trompe l’oeilMalereien auf den Bibbiena zurückgehen. Im
„Cäsarensaal“, in den anliegenden Salons und in der Grotte finden die
Galaabende statt. In der hinter der Villa liegenden Kirche San Carlo Borromeo
werden Hochzeiten veranstaltet.
Die 4 Kinder von Ottavio Arvedi und Alda Bertani haben alle außerordentliches unternehmerisches Geschick. Sie produzieren Öl und Wein und betreiben
in der „Residence Borgo 27“, einer eleganten Villa aus dem 19. Jahrhundert
mit antiker Möblierung, ein Hotel für die höchsten Ansprüche.
FRACCAROLI: DAS SCHÖNE UND DAS GUTE VON VILLA
VERITÀ
Auf den üppigen Hügeln von San Pietro di Lavagno kann man die Villa
Verità, auch „Il Boschetto“ genannt, entdecken. Der Dichter Girolamo Verità
hatte im 16. Jahrhundert den Baumeister Michele Sammicheli mit der
Erichtung der Villa beauftragt. Hier begegneten sich Dichtung und Baukunst
und haben ein wunderbares Anwesen mit herrlichem Park geschaffen. Neben
den Marmorstatuen können wir auch kleine Teiche und Grotten und einen
Brunnen in einer Grotte bewundern. Viele Weine sind danach benannt worden und sind somit Botschafter dieser herrlichen Villa Verità. Die Familie
Fraccaroli hat aber auch ein großes Winzergut mit B&B in Friaul.
Tiziano Fraccaroli ist wie auch sein Vater ein großer Kunstsammler und stellt
die Werke dan aus, wo er in der Villa etwas Platz findet. Sogar an den Decken
hängen Bilder.
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Gerne unterhält er sich auch im Freundeskreis über Philosophie und Kunst. Er
veranstaltet zusammen mit seiner Frau Tagungen und Kongresse.
DAS DREHBARE HAUS IN MARCELLISE
Letzter in der Reihe der Berühmtheiten von Marcellise ist der Ingenieur
Angelo Invernizzi, geboren 1884. Nach dem Abitur in Verona studiert er
Bauingenieurwesen in Genua. Er wird zum eigentlichen Schöpfer des neuen
Genua, das in diesen Jahren entsteht und erbaut dort auch das größte
Hochhaus aus Stahlbeton: ein ehrgeiziges Projekt für die Zeit, als es noch
nichts Vergleichbares gab und die Wolkenkratzer in den USA noch
Metallgerüste hatten. In nur zwei Jahren errichtete er ein über 120 m hohes
Hochhaus.
Aber hier in Marcellise, seinem Geburtsort, kommt seine geniale Seite zum
Vorschein: hier baut er die „Sonnenblume“, eine auf der Welt einmalige „bewegliche“ Villa mit 16 Zimmern, die sich in acht Stunden einmal um sich selbst
dreht.
DIE ALTE ÖLMÜHLE VON MARCELLISE
In Marcellise stand früher die steinerne Olivenpresse. Sie nahm ihre Arbeit
erst um den 20. November auf, weil der Bauernkalender vorschrieb, dass man
die Oliven nicht vor Sankt Martin (11. November) ernten durfte, dem letzten
Tag im Bauernjahr. Man erntete die Oliven erst nach völliger Ausreifung.
Wenn die Presse öffnete, war das ganze Dorf dabei. Jeder kam und wollte wissen, was das neue Öl versprach und hin und wieder tauchte auch jemand einen
Finger hinein um es zu probieren. Die Geste störte den Besitzer nicht, der für
ein Urteil dankbar war. Damals gab es noch keine Sommeliers, die mit ihren
Gutachten den Markt bestimmen – es war der Endverbraucher selbst, der über
Güte und Qualität entschied.
LA COSTA DI ROMAGNANO:
ÖL, WEIN UND WOHLBEFINDEN BILDEN HIER EINEN EINZIGARTIGEN EINKLANG
Stellen Sie sich eine grüne Hügellandschaft mit Weinbergen, jahrhundertealten
Olivenbäumen vor und oben in Sonnenlage und wunderbarer Aussicht auf die
Monti Lessini ein wunderbares Winzergut. Die Familie Zecchini baut alles das
an, was in ihrem „Agriturismo La Costa“ auf den Tisch kommt. Hier kann
man nicht nur Zimmer mieten, sondern auch in der hauseigenen Weinkellerei
und in der Ölmühle die Produkte des Hauses probieren und die Anlagen besichtigen.
DER TIERPARK “AL BOSCO” IN ZERBARO BEI ROMAGNANO
Aus einem verbuschten und verwahrlosten Hügel hat die liebevolle unermüdliche Pflege einer ganzen Familie und viele Freunde einen geordneten Park
entstehen lassen, wo man die verschiedensten Tiere aller Arten freilaufend
oder in großen Gehegen beobachten kann. Heute findet man in dieser
Naturoase ca. 150 verschiedene Tierarten, die man sonst kaum zusammen
antrifft: Füchse und Vögel, Hirsche, Ziegen, Rehe, Gemsen und Mufflons ...
aber auch Raubvögel, Storche, Wildscheine, Schafe, Ziegen und Pferde leben
hier, um von Groß und Klein bestaunt zu werden. Daneben gibt es ein vorgeschichtliches Dorf und ein Herbarium. (98)
TEZZA: EINE GROßE INNOVATIONSLEISTUNG
Schon seit Generationen bewirtschaftet die Familie Tezza in Poiano
Obstplantagen und Weinberge. Aber während die Vorfahren die Trauben für
andere Weinkellereien anbauten, haben Flavio, Vanio und Federico Tezza in
den 90er Jahren beschlossen, selbst den Wein der Valpantena zu keltern. Die
Kirschbäume wurden durch Reben ersetzt und neue Rebsorten angebaut. So
entstanden der wunderbare Cabernet Sauvignon und der Pinot Grigio und
besonders der Amarone und der Recioto. Heute gehört das Weingut Tezza zu
den ersten Weingütern des Veneto.
Das Valpantena-Tal weist ein besonders mildes Mikroklima auf und ist
deshalb hervorragend für den Traubenanbau, Kirsch- und Olivenbäume und
seine gesamte mediterrane Vegetation geeignet. Seine Zypressen sind schon
weithin sichtbar.
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DIE LANDSCHAFT ZWISCHEN DEN TÄLERN VON FONTENSE
UND MEZZANE
Zwischen den Tälern von Montorio, Marcellise und Mezzane liegen auf den
kalk- und basalthaltigen Bergkämmen der letzten Ausläufer der Lessinia,
inmitten von Weinbergen, Olivenhainen und Kirschplantagen eine Reihe von
Gutshöfen, alten Burgen, und Klöstern, die diese Gegend seit dem Mittelalter
unter dem Herrscherhaus Della Scala kennzeichnen.
Das Gebiet ist reich an Quellwasser und sein Boden fruchtbar, was der Adel
aus der Stadt Verona sehr zu schätzen wusste.
Aus auf das Jahr 1585 zurückgehenden Schriftstücken können wir entnehmen,
dass der damalige Besitzer der Mühlen am Flüsschen Fibbio in seiner Villa
(der heutigen Villa Wallner) 29 000 Liter Rotwein lagerte, aber auch Fässer
voller Garganego und Marzemino, was ein Nachweis für den jahrhundertealten Weinbau auf den Hügeln von Montorio ist.
KELLEREI CORTE SANT´ALDA
Marinella Camerani, die Inhaberin der Corte Sant´Alda, hat Ende der 70er
Jahre begonnen, sich dem Weinbau zu widmen, nachdem sie einen alten Hof
im Tal von Mezzane aufgekauft und restauriert hatte. Aus dem auf römischen
Resten ruhenden Keller wurde eine effiziente Kellerei und in dem schönen,
einladenden Haus finden Abendessen, Weinproben und Kurse für
Weinliebhaber statt. In ihrem Keller finden wir neben den klassischen Weinen
aus dem französischen Eichenfass auch verschiedene Barriques zur
Verfeinerung des Amarone und Valpolicella der Auswahl „Mythas“. Außerdem
können dort ein Grappa aus Amarone, Olivenöl extravergine und andere
Produkte erworben werden.
RESTAURANT BACCO D´ORO
Im Tal von Mezzane, wenige Kilometer außerhalb von Verona, gelangen wir
durch eine Zypressenallee zu einer Villa aus dem 18.Jh., die von der Mauer
eines alten Klosters umgeben ist, dessen Existenz wiederum durch ein im 19.
Jh. angebautes Kirchlein bezeugt ist.
Das ist die Umgebung des von Elios und Tecla Zara gemeinsam mit ihren
Kindern Mario und Caterina betriebenen Ristorante Bacco d´Oro, zu dem eine
reich ausgestattete Enoteca (Caterina und Mario sind gelernte Sommeliers),
ein wunderschöner Park und ein Sportclub gehören.
Die Küche basiert auf den frischen Produkten der jeweiligen Jahreszeit, die
Pasta ist hausgemacht und zu den Gerichten der Veroneser Tradition, aber
auch der internationalen Küche, werden die besten Weine aus Italien und dem
Ausland serviert, die aus dem hauseigenen, mehr als 20000 Flaschen und
Tausend verschiedene Weinsorten umfassenden Keller kommen.
VILLA D´ACQUARONE, AUCH VILLA MUSELLA GENANNT.
Von San Martino Buon Albergo aus passiert man das “Drachentor” und fährt
die jahrhundertealte Zypressenallee inmitten von Wäldern und Weinbergen
entlang und gelangt nach mehreren Kurven zum Haupteingang der Villa.
Musella, heute Eigentum des Herzogsgeschlechts der Acquarone. Die Villa mit
Garten und Park liegt auf dem Hügel, dem die Veroneser Familie Muselli seinen Namen gab und die zwischen 1654 und 1709 einen Adelssitz aus dem
Anwesen machte. Um einen quadratischen Hof liegen die vier, in verschiedenen Stilen ausgeführten Baukörper der Villa, wie sie der Architekt Giacomo
Franco zwischen 1860 und 1894 entworfen hatte. Der westliche „Flügel“
stammt aus dem Jahr 1862 und zeigt auf der Höhe des ersten Stockwerks 12
Statuen römischer Kaiser. Die Fassade ist mit Arabesken dekoriert, ebenso wie
die Festerrahmen und der Balkon. Der östliche Flügel ist klassizistisch und
Ende des 19. Jh. verändert worden. Auf der Ostseite befindet sich auch die
berühmte, der Schule des Sanmicheli zugeschriebene Voliere, deren kupferüberzogene Kuppel aus dem Tal von Marcellise zu sehen ist. Die Säle des
Nordflügels ebenso wie die Kirche wurden zwischen 1686 und dem Ende desselben Jahrhunderts mit Fresken ausgemalt. Szenen aus der griechischen
Mythologie zieren die Decke, wir sehen Poseidon und Aeolos in einem großen
harmonischen Gemälde von Lodovico Dorigny aus dem Jahr 1687. Die Kirche
der Villa wurde 1684 von Biagio Falcieri mit den Wundern des hl. Antonius
von Padua ausgemalt. Im oberen Stockwerk befinden sich verschiedene, 1796
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anlässlich des Aufenthalts von Napoleon ausgemalte Räume. Der Park der
Villa ist dem der königlichen Villa von Monza nachempfunden. Der damalige
Eigentümer Cesare Trezza ließ zwischen 1882 und 1885 Wege, Teiche mit
Springbrunnen und Wasserfällen anlegen und exotische Bäume zwischen
Statuen und Gewächshäusern pflanzen.
Ab 1990 werden schließlich, nach Aufteilung des Anwesens, die schon vormals
zum Weinbau genutzten terrassierten Böden wieder neu zu diesem Zweck
angelegt.
WEINGUT MUSELLA
Die Verbindung von schöner Landschaft, interessanten Baudenkmälern, Wein
und Tourismus macht die Besonderheit des Guts Musella aus, das sich über die
Hügel von San Martino Buon Albergo im Osten Veronas erstreckt. Im
Zentrum des jahrhundertealten Parks liegt die große Villa aus dem 17.Jh., die
auf mittelalterlichen Resten errichtet worden war und noch heute von den
Nachkommen des Herzogsgeschlechts d´Acquarone bewohnt wird.
Schon im 19.Jh. begann der Herzog Cesare Trezza di Musella mit dem
Weinbau im oberen Teil des Anwesens.
1990 wird das Gut aufgeteilt und 1995 kauft das Weingut Musella von Emilio
Pasqua di Bisceglie die gesamten, ca. 25 ha umfassenden Weinberge mit einigen Gebäuden, darunter den Hof „Le Ferrazzette“ aus dem 16.Jh., heute Sitz
des Weinguts.
Emilio Pasquas Tochter Maddalena, Angehörige der Vereinigung italienischer
Winzerinnen „Donne del vino“, leitet die Weinproduktion, seine Frau
Graziella den Agriturismo mit Bed & Breakfast. Jedes Produkt stammt ausschließlich aus den Weinbergen und Olivenhainen des Guts, das heute mehr
als 400 ha umfasst, wovon 40 ha landwirtschaftlich genutzt werden. Das Gut
produziert folgende Weine: Valpolicella Superiore, Amarone, Recioto, Monte
del Drago (zu gleichen Teilen Corvina und Cabernet) und Bianco del Drago
(Chardonnay).
WEINKELLEREI FRACCAROLI
Die Weinkellerei Fraccaroli befindet sich in den Hügeln von San Pietro di
Lavagno in der im 16. Jh. von Michele Sanmicheli im Auftrag des Dichters
Girolamo Verità erbauten Villa Verità Fraccaroli.
In der Villa Verità finden wir die besten Weine der drei Venetien, außer den
klassischen Veroneser Weinen gibt es auch die typischen Weine aus dem
Collio-Gebiet im Friaul, da die Familie Fraccaroli dort ein großes Weingut mit
Bed & Breakfast besitzt. Tiziano Fraccaroli, Winzer und Önologe, findet neben
seiner Arbeit im Weinberg auch die Zeit, die Welt auf der Suche nach modernen Kunstwerken zu bereisen, zu deren Ausstellung ihm, wie schon zuvor seinem Vater Domenico, die inzwischen fast vollständig bedeckten Wände der
Villa dienen. Die Villa steht auch Gesprächsrunden über Philosophie und
Kunst offen, oder es finden Tagungen in den eigens für diesen Zweck
geschmückten Räumen statt.
WEINKELLEREI ROCCOLO GRASSI
Unter diesem Namen wurde die Kellerei 1996 von Marco Sartori gegründet,
der allerdings den bereits existierenden Betrieb von seinem Vater übernahm.
Nach seiner Ausbildung als Önologe beschließt er unter Zustimmung des
Vaters dem Weingut einen neuen Zuschnitt zu geben und andere Weine anzubauen, als es die Tradition vorsah. Offensichtlich hatte er recht, denn heute ist
sein 13,5 ha Weinberge umfassender Betrieb einer der erfolgreichsten der
Gegend und hat für die exzellente Qualität seiner Weine viele
Auszeichnungen bekommen.
WINZERBETRIEB PROVOLO
Der im Mezzane-Tal östlich von Verona gelegene, 20 ha umfassende Weinhof
wurde 1927 vom Großvater der heutigen Inhaber, Luigino und Marco Provolo,
gegründet. Der bereits in der dritten Generation geführte Hof hat sich vor
allem der Qualität seines Produkts verschrieben. Daher sind die skrupelhaft
ausgelesenen Trauben, ihre liebevolle Verarbeitung unter Verwendung modernster Technologien die Grundlage für einen Qualitätswein, dem man seine traditionsreiche Vergangenheit anmerkt.
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Val d’Illasi, Val d’Alpone e
Soave
Vigneti a perdita d’occhio caratterizzano tutte le valli
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