seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 316 In questa e nella pagina a fianco: sguardo alle distese di vigneti in collina e verso fondo valle - notare sul fondo la sagoma del castello di Illasi A-PDF Split DEMO : Purchase from www.A-PDF.com to remove the watermark seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 318 Veduta d’insieme dell’elegante residenza Cantina Sociale della Valpantena Cantina del Marion e la villa antica lo storico romano Floro a raccontare come la dolcezza del vino e i sapori dei prodotti della “Valle degli Dei” – questa l’etimologia di Valpantena – avessero sedotto già gli antichi Romani, che – indiscussi maestri di “dolce vita” – vi intensificarono la coltura della vite, anche dando luogo a un vasto disboscamento. E così la “Valle degli Dei” divenne la “Valle di tutti i vini”, come vorrebbe l’etimo che tramanda la tradizione veronese. Non stupisce quindi che proprio nel cuore di questa terra ricca e generosa di tante pregiate delizie operi dal 1958 la Cantina Sociale della Valpantena. Un’associazione cooperativa che raggruppa oggi circa duecentosettanta aziende per un totale di seicento ettari di vigneti. Una sfida ambiziosa che, nel corso degli ultimi anni, ha puntato soprattutto sullo sviluppo qualitativo. Le cure nella coltivazione da una parte e nella vinificazione dall’altra, sono, infatti, il frutto di un progetto che coniuga tradizione e innovazione tecnologica, permettendo di sfruttare appieno tutte le qualità delle uve conferite. I successi ottenuti nei più importanti concorsi enologici internazionali sono, insomma, il meritato riconoscimento a questa continua ricerca della qualità. Marioni, secondo lo storico Torresani, sono originari della Siria dove erano governatori della città di Tiro. Esuli in Italia prima a Gubbio e poi a Venezia. Da Venezia alcuni componenti la famiglia si trasferiscono a Verona e già nel 1483 un Marioni fa parte del nobile Consiglio della città. Altri esponenti si distinguono come uomini d’armi, specialmente Domenico comandante di triremi venete contro i Turchi, medici e soprattutto bonificatori fondiari. Realizzano terrazzamenti sulle colline e complesse reti di irrigazioni in pianura. Negli anni costituiscono un immenso patrimonio quasi inimmaginabile, con ville, corti e possedimenti sparsi su gran parte del territorio veronese. A Marcellise arriva Gerolamo, e fra le tante proprietà sceglie la villa del “brolo” come sua residenza, e ancora oggi è detta villa Marion. La villa è situata sul fondo valle, in posizione baricentrica rispetto la tenuta che si estende fino ai terrazzamenti della collina. I Marioni a Marcellise coltivano in particolar modo la vite, e come appare da un documento del 1572 è la loro principale “entrata”. Oggi la famiglia è estinta e la villa del Marion appartiene alla famiglia Campedelli,i quali hanno restaurato la villa, costruito una nuova cantina e reimpiantato tutti i vigneti, producendo vini di alta qualità ottimamente apprezzati soprattutto dai ristoratori. È I La Costa di Romagnano: dove vino, olio e relax trovano la propria esaltazione nella sobria ospitalità mmaginiamoci un’isola collinare, sulla sommità una residenza agrituristica elegante e moderna, tutt’attorno un mare di verdi vigneti e a corona uliveti centenari, tutto disposto e ordinato in modo geometricamente perfetto, ed al di là del mare, come ad abbracciare l’isola in un intimo desiderio di protezione, verdi colline, che digradano dolcemente verso sud e salgono a nord orgogliose verso i monti Lessini. Questa è la geografia naturalistica e paesaggistica dell’apprezzata e rinomata azienda agrituristica La Costa. La famiglia Zecchini produce tutto ciò che potrebbe dirsi autosufficiente per una popolosa comunità, forte dei suoi 100 e più ettari di proprietà , di una professionalità oleovitivinicola di tutto rispetto e di una tradizione arricchita da innovazioni tecnologiche , che le permettono di anticipare il futuro con promesse di qualità ad alto livello. Per degustazioni e visite alla cantina ed al frantoio, o per soggiorni di lavoro o di relax, La Costa di Romagnano è non solo invitante, ma coinvolgente, così come il carattere degli Zecchini, che hanno saputo infondere all’azienda una atmosfera di cordiale semplicità e simpatia. I 318 La facciata moderna della cantina Particolari del borgo e della cancellata d’ingresso 319 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 320 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i La spendida Villa Arvedi, regina della Valpantena ’stata la prima villa veronese a prestare immagine e ospitalità a convegni e cene di gala, sotto la discreta regia della famiglia Arvedi, che la possiede dal 1824. La prestigiosa dimora di Cuzzano domina il borgo e presidia la Valpantena, rivolgendo le torri alla montagna. Sorta come casa degli Scaligeri, forse ancora prima come convento, assume le forme attuali nel 1650 su disegno dell’architetto scultore G.B.Bianchi. Il salone Dei Titani é splendidamente affrescato dal Dorigny (16541742) mentre i vertiginosi effetti prospettici Trompe l’oeil sono attribuiti al Bibbiena. Il salone dei Cesari ospita le cene di gala mentre l’intrattenimento prosegue nei salotti e nella grotta. Nel cortile posteriore c’é la suggestiva chiesetta dedicata a S. Carlo Borromeo che sarebbe stato ospitato durante il viaggio per il Concilio di Trento: qui si celebrano matrimoni e battesimi di famiglia. Nella sala degli antenati spiccano i ritratti di avi illustri. Giovanni Antonio, acquisita la villa, si costruì pure la strada da Verona a Boscochiesanuova. Figura mistica quella di Lucidalba, che fondò l’ordine di clausura delle Arvediane, assorbito poi dalle Canossiane. Né mancano, nella genealogia, i partiti contrapposti, come lo zio segretario di Massimiliano d’Austria e il nipote seguace di Silvio Pellico. Il motto di famiglia, “honor labori” (gli Arvedi discendono da intraprendenti commercianti di sete) è tenuto ben vivo da Ottavio Arvedi e Alda Bertani, con i lori figli Paolo, Arvedo, Giovanni e Anna, impegnati in varie attività, dall’agricoltura, all’oleificio, alla convegnistica fino all’ospitalità nel Residence Borgo 27. E’ un’ elegante dimora dell’800, già abitazione dei Bertani,con arredamenti originali d’epoca, immersa in un parco giardino sovrastante la vallata e collegata alla villa, per un soggiorno raffinato, rilassante e confortevole, ben gestita da Anna con eleganza e professionalità E Il complesso architettonico della villa a vista completa sulla struttura, la cappella,le torri, il giardino, la rigogliosa campagna Il grandioso salone decorato con accenni architettonici, scene di battaglia, allegorie zodiacali del Dorigny affrescate tra il 1717 –20 Particolari del complesso giardino con in evidenza i cespugli di bosso artisticamente tosati L’elegante villa Bertani, ora sede del prestigioso residence Borgo 27 320 321 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 322 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i Tezza: la forza Baltieri: una govane azienda dell’innovazione immersa nei vigneti accontare della famiglia e dell’azienda agricola Tezza di Poiano, nel cuore della Valpantena, significa innanzitutto raccontare di una sfida. Agricoltori da sempre, per tradizione tramandata di padre in figlio per decenni, i Tezza si erano limitati a produrre uve per le altre cantine, fino a quando, negli anni Novanta i “rampolli” della famiglia – Flavio, Vanio e Federico Tezza – hanno deciso di imporre un decisivo cambiamento nella gestione dell’azienda. Significava per la famiglia rinunciare alle proprie consuetudini in modo radicale, ma l’obiettivo di puntare sulla qualità, in un mercato sempre più difficile e competitivo si profilava quasi come un obbligo e si dimostrò presto vincente. Alle vecchie viti coltivate a pergola si sostituirono così impianti ad alta densità a Guyot e GDC. Alle distese di ciliegi vennero sostituiti nuovi, selezionati vigneti. E accanto a rondinella e corvina, ecco apparire cabernet sauvignon e pinot grigio. Una scommessa senz’altro vincente se oggi l’azienda agricola Tezza con i suoi prodotti (in particolare Valpolicella Amarone e Recioto) viene annoverata tra le migliori cantine del Veneto. La grande vocazione di queste terre per la viticoltura, e la bassa produzione per vite, permettono di ottenere uve di alta qualità, come i vini che ne derivano. La Valpantena gode di un microclima temperato, favorevole alla vegetazione di piante tipicamente mediterranee quali la vite, l’olivo, il cipresso. In questo contesto ambientale, i vigneti dell’azienda si estendono dal paese di Poiano fino alle colline delle Torricelle che incoronano Verona. R Mizzole, piccolo e antico borgo di mille persone, situato lungo la fascia collinare che si estende a nordest di Verona, sorge l’azienda agricola Baltieri. Curiosa la strada realizzata tra i vigneti che conduce alla cantina, ricorda un’antica pomposa strada romana e t’aspetti di incontrare al di là di una curva un’antica biga trainata da furenti cavalli.La sua storia è recente, ma ricca di risultati e soddisfazioni. Costituita nel 1970, l’azienda inizia l’attività con l’acquisto di una vecchia casa colonica e dei primi sette ettari di terreno, tre dei quali coltivati a vigneto. Da allora l’azienda si è sensibilmente ingrandita con l’aggiunta di nuovi vigneti, alcuni acquisiti e ristrutturati, altri di nuovo impianto conformi, per razionalità d’assetto e selezione dei vitigni, ai criteri più moderni. Alla base della filosofia dell’azienda stanno dunque ricerca ed esperienza, ma anche estro e creatività. Sono queste le direttive di una cantina in cui nascono l’Amarone Sortilegio, il Baltieri primo, il Recioto dolce di regina: vini di grande corpo e struttura, invecchiati in barrique di rovere francese, dai colori caldi e i sentori fruttati che racchiudono in sé ben più di un gusto. Vini fedeli alla propria particolarità ove uomo, pianta e terreno s’incontrano creando una nuova geografia liquida. A I campanari del diaolo l gruppo folkroristico “ I Campanari del Diaolo” nasce nel 1991 grazie al maestro di fisarmonica Daniele Zullo. Curiosa l’origine del nome: un tempo, mentre il campanaro vero richiamava la gente alla frequentazione delle chiese, il fisarmonicista, al contrario, la distoglieva dal luogo di culto per portarla ai ritrovi per il ballo. I sacerdoti soprannominarono così quest’ultimo “campanaro del diaolo”. Il gruppo si è quindi affermato seguendo la strada della tradizione popolare: in passato infatti, durante le feste delle varie comunità lessinesi era sempre presente la fisarmonica, che grazie ai suoi suonatori allietava la popolazione presente. Ogni qualvolta si esibisce, ” I Campanari del diaolo” fa rivivere la cultura cimbra cantando e suonando musiche tipiche di questa popolazione che da oltre sette secoli vive in Lessinia e indossando l’abbigliamento dell’uomo cimbro di inizio secolo ovvero scarpe basse, camicia senza collo, gilè e pantaloni alla zuava. I 322 La tradizione della vendemmia è un rito che possiamo considerare “sacro” Particolari della moderna cantina, tra i vigneti Immagine folcloristica dei “campanari” che in realtà sono dei valenti fisarmonicisti 323 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 324 Ville Va l l i Vini Le Archeoland: chi erano Parco faunistico i nostri progenitori? “Al Bosco” a Lessinia, per le sue condizioni ambientali e climatiche è stata rifugio sicuro per gli uomini delle caverne. Le numerose testimonianze (una delle più importanti, il Riparo di Fumane dove coesistono segni dell’Uomo di Neanderthal e di quello “Moderno” da 90.000 a 25.000 a.c., ma anche il Riparo Tagliente a Grezzana, il Ponte di Veja, i Covoli di Velo), che si ritrovano in tutta la Lessinia hanno, per così dire, stimolato la nascita di Archeoland Lupo Azzurro, in località Mulino Sengio di Stallavena di Grezzana, un luogo, come qualcuno lo definisce,”fuori dal tempo”, dove tra capanne di pelle e abitazioni preistoriche si può lavorare la famosa “selce della Lessinia” (trovata nell’equipaggiamento di Otzi, l’Uomo di Similaun), modellare la creta, dipingere con le ocre, proprio come facevano i nostri progenitori. Si possono ammirare i modelli delle armi e degli arnesi che usavano e accendere il fuoco come facevano loro. Numerosissime sono le scolaresche che in tutti questi anni hanno potuto “giocare” con l’archeologia sperimentale e rendersi conto dei problemi quotidiani della preistoria. L i voleva una grande passione e una grande energia per trarre da una collina boscosa e trasandata un parco ben ordinato con animali in ampi recinti e in libertà. La coesistenza di razze, talvolta antagoniste, come volpi e uccelli, talaltra in competizione come cervi, capre, daini, camosci e mufloni e la cura certosina dei terreni è il risultato di una straordinaria attività che ha coinvolto tutta una famiglia e poi una cerchia di amici che hanno fatto del Parco Faunistico “Al Bosco” una vera oasi di bellezza naturalistica. Ora, circa 150 capi, tra cui uccelli rapaci, cicogne, cinghiali, pecore, capre, cavalli, asini si fanno ammirare e conoscere da grandi e piccini. Ad un certo punto della storia la passione ha preso un’altra direzione e dalla natura si è passati alla ricerca preistorica ed allora, sempre la famiglia e sempre gli amici (alcuni di essi con una preparazione specifica), si sono impegnati a costruire aule per l’insegnamento, capanne alla maniera dei cavernicoli, erbari con piante del territorio e si sono preparati ad accogliere, oltre agli appassionati di animali, anche le scolaresche e i loro insegnanti. Tutto ciò in loc. Zerbaro di Romagnano di Grezzana. C Va l l i Ve r o n e s i Il vecchio frantoio in pietra: curiosità d’altri tempi Marcellise c’era il frantoio in pietra, purtroppo già demolito, e veniva aperto verso il venti di novembre per rispettare il rigido calendario agricolo. Infatti le olive non potevano essere raccolte prima dell’undici di novembre giorno di San Martino e ultimo giorno dell’annata agricola. Le drupe, non venivano come oggi staccate prima della completa maturazione e avviate direttamente al frantoio, ma raccolte a completa maturazione, immagazzinate e fatte macerare. L’apertura del frantoio dei fratelli Marino, Eridanio e Angela era un avvenimento che riguardava il paese. Tutti a turno venivano a informarsi come prometteva il nuovo olio, e non di rado qualcuno immergeva il dito nell’olio che stava affiorando nell’apposito recipiente, per poi succhiarlo.. E il gesto non dispiaceva al proprietario, sempre presente alla lavorazione, che aspettava con ansia il giudizio. A mezzogiorno e alla sera si cuocevano i “bigoli” conditi con la “fioretta” dell’olio scaldata quel tanto per sciogliere le “sardele” e subito profumi e fragranze scoppiavano nell’aria. Allora non c’erano pubbliche degustazioni, non c’erano assaggiatori professionisti che talvolta con i loro pareri orientano i consumi, ma era direttamente l’acquirente a decidere sulla bontà e qualità. A per molti disturbi che ci affliggono nella civiltà, cosiddetta, moderna, tanto da far affermare alla Food and Drug Administration, l’Ente statunitense preposto al controllo del cibo e dei farmaci, che è possibile scrivere sulle etichette dell’Olio Extravergine: fa bene alla salute! L’Accademia dell’Olio Extravergine d’Oliva Redoro vuole diffondere queste semplici idee: l’olio è buono e fa bene! Aiuta a vivere bene, non può essere considerato un medicinale e va usato con criterio, come tutti gli alimenti. In seno all’Accademia vive la Confraternita che, oltre a propagandare le idee della medesima, cerca di promuoverne “l’associazionismo”. Un’antica macina di frantoio in pietra Accademia dell’olio extravergine di oliva Redoro a coltura dell’olivo nell’Italia settentrionale si è sviluppata nel periodo medievale, intorno all’anno mille, per merito delle comunità conventuali a cui veniva assegnato il terreno con l’obbligo di piantare gli olivi. L’olio ricavato, oltre che a servire per le funzioni religiose (battesimo, cresima, estrema unzione e ordine sacerdotale prevedevano l’uso dell’olio sacro) e per la medicina, serviva principalmente per l’illuminazione dei luoghi sacri. L’uso alimentare era limitato perché le abitudini prevedevano l’impiego, soprattutto, di grassi animali. Nel territorio veronese molti documenti comprovano la coltivazione dell’olivo e la lavorazione dell’olio. Le due aree (Lago di Garda ed Est veronese) erano note per la qualità dell’olio. Ai tempi nostri si mantiene ancora questa differenziazione che si evidenzia con due DOP (Denominazione d’Origine Protetta). I meriti e i pregi dell’olio d’oliva, soprattutto di quello extravergine, vengono pubblicizzati da numerosissimi studi e ricerche. L’olio, oltre ad essere uno degli alimenti principe della dieta mediterranea, esaltatore di sapori e profumi, è una “panacea” L Lo sguardo intenso di una civetta e bellissimi esemplari di cervi liberi di vivere e pascolare nel parco 324 Un tipico rustico nella sede Archeoland 325 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 326 Ville Va l l i Vini Antica Pesa: dove la tradizione Villa Girasole: ha creato le passioni per la il palazzo girevole sperimentazione e l’innovazione ’ difficile tracciare una linea retta nel descrivere una cucina variegata e di chiaro sperimentale godimento come quella dello chef Fabio Tacchella . Maestro da tanti anni di ragazzi divenuti chef importanti quasi in ogni paese della terra, -addirittura in Giappone un suo allievo ha creato un ristorante simile al suo chiamandolo giustamente “Nuova Pesa”- , Fabio ha l’abitudine di sbalordire i suoi ospiti, le sue specialità al pesce o al buffet ormai hanno la fama di piatti storici, come per esempio le sue “padelle”. Le tradizioni di famiglia risalgono al tempo dei carrettieri (come dire che l’auto non era ancora stata sognata dall’uomo) e si deve al suo bisnonno materno l’apertura della prima osteria, proprio li dove ora l’Antica Pesa merita un posto di primo piano nel panorama della ristorazione veronese. Ha collezionato più premi internazionali Fabio, nelle varie rassegne a cui è spesso chiamato, di qualsiasi altro chef della sua età, le sue esperienze raccolte in giro per il mondo , le ha sempre messe a frutto nel suo regno, nella sua Antica Pesa, con la modestia di chi sa di dover sempre imparare qualcosa e l’impegno di chi sa di poter anche insegnare. Il ristorante si trova nel cuore di una ricca valle generosa di uliveti e vigneti, una campagna lussureggiante che offre tutte, o quasi, le materie prime necessarie per creare le pietanze di grande tradizione veronese, ma lo spirito sperimentale di Fabio lo conduce alla ricerca continua di nuovi ingredienti, di nuovi accostamenti, di nuove proposte, che sa presentare sempre in un perfetto equilibrio tra l’innovazione e la tradizione. E 326 ’ingegnere Angelo Invernizzi, nato nel 1884, è l’ultimo grande di Marcellise.Terminato il liceo a Verona, si iscrive alla facoltà di ingegneria a Genova. In questa città si laurea, fa la sua fortuna e diventa famoso. E’ il vero artefice della nuova Genova che sta nascendo dove vi costruisce il grattacielo più alto in cemento armato, un piano ambizioso in quanto in quell’epoca non c’era possibilità di paragone con altre costruzioni similari, infatti negli Stati Uniti d’America i grattacieli erano a struttura metallica. Invernizzi, stimolato e spronato dall’impossibile scommessa, ricerca nuove tecniche e soluzioni e in soli due anni realizza il “suo” grattacielo alto oltre 120 metri. Ma l’opera in cui manifestò il suo genio è il “Girasole” che volle a Marcellise, sua terra natale, tra vigne o olivi, una “villa” unica al mondo per la sua particolarità di “casa mobile” di sedici stanze, progettata e realizzata, per poter girare su se stessa compiendo un intero giro nell’arco di otto ore: un miracolo inegneristico. L La particolare struttura, unica nel suo genere, di villa Girasole a Marcellise A sinistra: Fabio Tacchella e un particolare delle sue scenografiche creazioni cerimoniali Pagina a fianco: Caratteristici cavatappi in ferro di antica origine 327 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 328 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i La storica azienda Bertani Verona fu la locale Accademia di Agricoltura che si adoperò a creare le premesse ad una modernizzazione dell’agricoltura pubblicando studi e progetti, divulgando le nozioni scientifiche fondamentali, sperimentando nuove tecniche e nuove macchine, istituendo poderi modello e premiando i coltivatori benemeriti. In tale contesto furono i fratelli Bertani che in tre loro proprietà della Valpantena gettarono le basi di una profonda e proficua trasformazione colturale che doveva segnare le sorti di tutta la futura produzione vitivinicola veronese. Le aziende dei fratelli Bertani si innalzarono di gran lunga al di sopra di tutte quelle esistenti sul territorio scaligero e si imposero all’attenzione di quanti avevano a cuore lo sviluppo dell’agricoltura veronese. Nella seduta dell’ Accademia di Verona il 13 settembre 1888 fu scelta “una commissione per istudiare e riferire sulla industria dei signori fratelli Bertani in Valpantena, considerata sotto i riguardi ampelografici, enotecnici e commerciali”. La Commissione nell’ottobre di quell’anno eseguì una visita ai tre poderi dei fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani situati in Valpantena e, precisamente, 5 ettari nella contrada Croce, vicino a Quinto, 17 ettari alle Stelle e 12 ettari al Borgo di Grezzana. Nel febbraio dell’anno successivo la Commissione riferì che nella parte collinare i fratelli Bertani già vent’anni prima avevano iniziato a coltivare la vite “alla latina”, ossia tenendola bassa e usando come sostegno il palo secco abbandonando il vecchio sistema che preferiva tenere la vite alta maritata ad albero verde. In tal modo, poiché anche il terreno d’intorno a questi pergolati, lasciato libero da colture di cereali, veniva lavorato annualmente con diverse arature, la vite poteva godere liberamente di aria e di sole e nutrirsi abbondantemente di tutte le sostanze presenti nel terreno. L’uva, raccolta a perfetta maturazione, solo quando “è asciutta dalla rugiada e dalla pioggia” veniva pigiata “mediante la pigiatrice a cilindri scannellati”. La vinificazione, eseguita secondo norme precise quanto razionali e, per quei tempi assolutamente originali, forniva un vino che secondo quei commissari aveva “molto pregio”. Pertanto i Commissari elogiavano i fratelli Bertani perché avevano garantito un onesto guadagno a molte famiglie: “ l’aumento notevole della mano d’opera necessaria per l’impianto e la coltivazione dei vigneti specializzati e dei lavori di cantina ha portato un beneficio alle popolazioni di quei paesi che con tal mezzo trovano sempre facilità di lavoro e giornate pagate a prezzi convenienti”. Concludevano la loro relazione augurandosi A Bellissima immagine della grandiosa villa Mosconi Bertani a Novare di Negrar. Costruita nel 700 su progetto di Adriano Cristofali. Splendido il parco con un laghetto a somiglianza del lago di Garda 328 329 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 330 Ville Va l l i Vini Le che l’innovazione portata dai fratelli Bertani in Valpantena fosse estesa a tutte le altre zone di Verona vocate alla viticoltura: quella innovazione che allora per la prima volta si imponeva in Valpantena si sarebbe dovuta estendere in “tutte le colline che a semicerchio coprono il lato di tramontana della nostra Provincia”. E, soprattutto si sarebbe dovuto praticare nella Valpolicella, la quale, avendo le uve “tra le più pregiate d’Italia, conserverebbe al suo vino quel meritato primato tra i vini veronesi. I Bertani furono anche tra i primi a far conoscere ed apprezzare i loro vini “nei principali Alberghi e Trattorie della Lombardia e della Venezia” a commerciarlo “ in Prussia, in Baviera ed in Isvizzera” a spedirlo “ad Amsterdam ed a Birmingham, e persino nel Messico e nel Brasile, onde far conoscere, pure in quelle lontane regioni il vino veronese nella lusinga di potervi creare regolare commercio”. I successi che seguirono le prime intraprendenti fasi di internazionalizzazione, sono ormai storia ben conosciuta, e dopo 150 anni la Bertani è ancora saldamente radicata ai primi posti di una improbabile statistica che possa tener conto non solo dell’eccellenza dei prodotti o della loro diffusione nel mondo, ma anche di una storicità che racconti di pionieri e maestri entrati a far parte della leggenda. 330 Va l l i Ve r o n e s i Villa Mosconi Bertani sede vitivinicola a Novare di Negrar illa Mosconi-Bertani a Novare ha uno splendido parco, più recente della villa. Mentre infatti il parco è della metà dell’800, la grandiosa villa risale, nel suo primitivo nucleo alla metà del secolo XVIII, quando il conte Giacomo Fattori, acquistando poderi, qui costituiva un vasto possedimento al quale voleva dare il coronamento di una sontuosa dimora. Il conte diede incarico per il progetto all’architetto Adriano Cristofali, massimo esponente dell’architettura settecentesca veronese. La costruzione (che venne però condotta a termine dopo il 1759, ad opera dei nuovi proprietari, conti Mosconi), sorse grandiosa sullo schema tipico che si rifà al secolo XVI, cioè un corpo centrale, con due ali perpendicolari ad esso, terminanti in due piccole facciate, simmetriche unite fra loro da una cancellata con vasi ed obelischi, che chiude il giardino. Sopra l’ala orientale si eleva il campanile della cappella annessa alla villa, ma con ingresso anche sulla strada per consentirvi l’accesso di estranei in particolari solennità dell’anno liturgico, quando anche questa cappella – non parrocchiale – veniva officiata. Dietro la villa si estende il grande parco con piante secolari, giardino roccioso e un bel laghetto. Nelle immense cantine della villa si conservano ancora le botti della primitiva azienda vinicola, tra le prime del Verona, qui impiantata dalla famiglia Trezza circa un secolo e mezzo fa. V Particolare di straordinaria bellezza artistico-architettonica nel salone d’ingresso della villa La preziosa antica cantina della villa con le originali botti poste dalla fam. Trezza a metà ‘800 331 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 332 Bella veduta di vigneti che sembrano tuffarsi nell’oblio di misteriose nebbie seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 334 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i Il paesaggio tra la valle Fontense e la valle di Mezzane ra le valli di Montorio, Marcellise e Mezzane, sopra gli antichi crinali calcarei e basaltici che costituiscono le ultime propaggini dei Lessini, tra vigneti, oliveti e ciliegeti troviamo tutta una serie di corti padronali e residenze nobiliari, antichi castelli, monasteri ed edifici religiosi che anche se ebbero la loro origine nel periodo antico caratterizzarono questo territorio fin dall’epoca medioevale e scaligera. La ricchezza delle acque che scaturiscono dalle sorgenti carsiche di Montorio e la fertilità del terreno fecero del sito un luogo privilegiato per i nobili della città di Verona. Cangrande della Scala adorava questi posti, non solo per la delizia e l’amenità della natura, ma anche per la pescosità del Fibbio celebre per i suoi “magnaroni”. Il Saraina nel 1649 ricorda il paese di Montorio dove “…il fiume genera pesci in abondanza di grande delicatezza ma Truttelle, Gambari e Maggiaroni ottimi. Et oltra questi produce il Temalo pesce soave, e grato nel mangiare, ha il terreno fertile, e li vini potenti.”. Nel 1585 Lattanzio Fiorentino (proprietario di mulini sul Fibbio) ci informa di avere nella sua caneva grande della villa di proprietà (attuale villa Wallner) ben 29.000 litri di “vini negri da bettola” ma anche vezotti e brenti pieni di moscato e moscatello di garganego e marzemino, a dimostrazione della vocazione soprattutto vitivinicola della collina montoriense Le dorsali che dividono le valli poste ad est di Verona, ai confini dell’antica Campanea Minor della città, costituirono fin dall’antichità i luoghi più sicuri per organizzare castellieri, costruire edifici fortificati, edificare monumenti religiosi, lungo i percorsi cari alla gente preistorica che trovava con facilità le preziose selci di quarzite. Nella Campanea Minor lungo la via Postumia si svolse il 30 di settembre del 489 d. C., tra Odoacre e Teodorico, una tra le più grandi battaglie che la storia rammenti. Gli storici ricordano che solo l’esercito di Teodorico era composto da trecentomila soldati e che nella piana si svolse lo scontro tra Odoacre arroccato a Verona e l’esercito dei Goti disposto tra le colline della Musella e l’Adige, in una battaglia furibonda che mise in fuga l’esercito di Odoacre che si rifugiò a Ravenna lasciando Verona nelle mani di Teodorico. Su queste ultime propaggini dei Lessini, che si sviluppano come le dita di una mano, troviamo arroccati sulle ultime asperità rocciose strutture importanti e famose come il castello di Montorio, la Villa Musella, il Forte di San Briccio costruito sull’antico castrum di Lavagno e la chiesa di San Giacomo del Grigliano, mentre nelle valli scorrono il fiume Fibbio ed i progni di Marcellise e Mezzane. Il Fibbio nasce a Montorio da varie sorgenti carsiche lessiniche ed alimentato dalle acque irregolari del Progno della val Squaranto, costituendo l’unico fiume importante ad est della città di Verona tanto da essere considerato per svariati secoli il fiume industriale della città. Tra Olivè, Montorio e San Martino Buon Albergo le ruote idrauliche azionavano decine di opifici, soprattutto molini e gualchiere, ma anche ferriere, cartiere, pile da riso e perfino macine per terre naturali da utilizzare in pittura. T 334 Nella relazione del 1561 troviamo lungo il Fibbio ben 42 strutture industriali, alcune in abbandono, per un totale di 93 ruote idrauliche: il polo cartario sanmartinese, secondo nel Veneto, era noto a Venezia per la bontade della carta prodotta nei propri opifici. Fin dall’antichità le acque sorgive del Fibbio, che significa fiume, venivano convogliate nella città di Verona, prima attraverso un acquedotto in pietra e mattoni e successivamente dal canale artificiale del Fiumicello che serviva anche per irrigare gli orti di Veronetta e rendere fertili le terre ad est della città. Dominante sulla Campagna Minore, tra la Valpantena e la Val Fontense, troviamo il caratteristico castello scaligero di Montorio in gran parte diroccato “…sopra cui s’innalza dal mezzo un’alta torre quadrata, mentre altre due minori fan parte della cinta…”. Fin dal periodo neolitico (4000 a. C.) questa altura è stata abitata dall’uomo e trasformata dapprima in epoca retica (IX sec. a.C.) in castelliere e poi dai galli e dai romani in fortilizio. Dopo secoli di decadenza il castello venne riedificato a controllo del territorio ad est della città e citato fin dal 922 d. C. in alcuni documenti come “castrum Montis Aurei”. Dimora di Cangrande I venne distrutto ed incendiato dai padovani nel 1313, per diventare successivamente nel 1380 sede di un capitanato a controllo di un vasto territorio dalla Lessinia all’Adige. Dopo il periodo veneto della Serenissima e di quello dominato dai francesi e dagli austriaci, il castello rimase in abbandono fino al recente restauro e riutilizzo per scopi culturali. Sulla dorsale del monte Tesoro troviamo il piccolo convento romanico di San Fidenzio, in gran parte ristrutturato, che venne fondato secondo la tradizione da frate Aledartino nel 1213 e chiuso dal vescovo Giberti nel 1531 per la “mala et inhoesta vita” condotta dalle suore benedettine. Ad est della dorsale di monte Tesoro troviamo la Val Squaranto, un vaio incassato che sale verso i Lessini passando tra gli antichi abitati di Mizzole, Pigozzo e villa Gaspari dove troviamo l’antico oratorio dedicato a San Carlo Borromeo, che qui passò secondo la tradizione quando aveva 27 anni (già vescovo di Milano) per recarsi a Trento ad accogliere le due sorelle dell’imperatore Massimiliano II. La val Squaranto, chiamata anche la Pissarrotta (dopo i nubifragi il progno s’ingrossa all’improvviso con rovinose alluvioni), è sempre stata un’alternativa per chi voleva raggiungere la Lessinia, ma anche una scorciatoia per i carri che partendo di notte dalle malghe volevano arrivare a valle al mattino presto con i blocchi di ghiaccio o i pani di burro freschi, ma anche una via di fuga per i contrabbandieri. Ad est troviamo la dorsale del Pian di Castagnè che si prolunga per tutto il bosco della Musella fino ad arrivare ai piedi del paese di San Martino Buon Albergo. Il paese si sviluppò tra le industrie fluviali del Fibbio, le botteghe commerciali poste lungo la via Postumia e l’antica locanda del Buon Albergo che diede l’appellativo al paese (e non come vuole la tradizione la lapide dedicata al Bono Evento ritrovata “quattro miglia più in là” nel Pantheon di Santa Maria in Stelle). Su questa dorsale si sviluppa l’antico acquedotto Muselli costruito nel 1654 ed ancora funzionante, che serviva per portare l’acqua potabile a villa Musella dalle sorgenti di Vaio Vargiana lungo tutto il crinale per una lunghezza di km. 7,5 dai 400 metri di altitudine della sorgente ai 92 metri della villa. Su questa dorsale ed ai suoi lati troviamo diversi palazzi e corti importanti, che si dispongono verso la valle di Montorio o quella di Marcellise, come villa San Carlo, Brolo Muselli già dei Carobbi, Palazzo Camuzzini con l’Oratorio di Don Nicola Mazza, Villa d’Acquarone già dei Muselli con gli affreschi del Dorigny e la voliera attribuita alla scuola del Sanmicheli, Corte Ferrazzette o Pasqua, già dei Marioni con gli affreschi attribuiti al Giolfino ed in basso oltre il Fibbio Corte Zampini detta del Drago con annesso oratorio ed affreschi di Francesco Lorenzi. La collina della Musella ed i suoi pendii orientali ed occidentali da secoli sono disposti a vigneto (Monte del Drago, Perlar e Palazzine) ma anche ad oliveto e ciliegeto, per effetto della trasformazione del bosco pedemontano termofilo e mesofilo in terrazzamenti coltivati. Sulla dorsale della Musella troviamo lo spartiacque tra i vigneti di uve Valpolicella ad ovest ed uve Soave ad est, dove si producono vini di Valpolicella Superiore, Amarone e Recioto, e vigneti particolari con l’imbottigliamento di vini definiti Monte del Drago (corvina e cabernet sauvignon in parti uguali) e Bianco del Drago (chardonnay). Il territorio della Musella è unico nel suo genere in quanto è rimasto per secoli incontaminato dalla trasformazione del paesaggio. Tra piante, fiori ed animali rari, tantissimi sono stati gli studiosi attirati da questo luogo magico. I prati della piana sono attraversati dal fiume Fibbio dove lungo le sponde nel mese di febbraio troviamo già fiorito lo zafferano selvatico, mentre ai margini del bosco si possono incontrare alcune specie rare come il Billeri dei prati o il Centocchio dei boschi. Sempre lungo il Fibbio caratteristici sono il platano, il sambuco nero, il salice e il pioppo nero, mentre lungo i fossi alla Cengia troviamo delle farnie secolari. Nel bosco e nelle radure collinari esistono specie arboree spontanee come il Bagolaro, il Loppio, la Farnia, il Nocciolo, il Carpino nero, l’Olmo, la Robinia e l’Orniello. Passeggiando per il bosco di quercie è facile incontrare specie di mammiferi alquanto rari per queste zone come il capriolo, il coniglio selvatico, la volpe, il tasso, lo scoiattolo e la donnola Numerosi sono gli uccelli che nidificano alla Musella (circa 95 specie) di cui alcune specie molto rare come lo Zigolo Nero, il Prispolone, l’Airone Cinerino e la Cicogna Bianca. Tra le colline della Musella e quelle di Barco si trova la valle di Marcellise, ricca di ville, case padronali e corti rurali. L’abitato si concentra attorno ad antiche borgate come Cao di Sopra, Borgo, Mezzavilla, Chiesa tra le ville delle antiche famiglie dei Marioni, Orti Manara, Malanotte, Zamboni, De Betta, Invernizzi e Piazzi. Nomi illustri hanno abitato e soggiornato in questa dolce valle dove sono state trovate numerose vestigia romane e dove troviamo la chieset- ta romanica privata di S. Maria detta la Madonnina fondata il 27 novembre 1100 che conserva alcuni affreschi del XIV secolo, ed ora adiacente a villa Castellani. Sul colle di origine vulcanica della contrada di Barco si trova la collina con il Forte detto di San Briccio. La sua costruzione venne iniziata nel 1882 con lo scasso del monte e la conseguente distruzione della chiesa romanica di S. Briccio e di ciò che probabilmente restava del “castrum” medioevale e dell’antico castelliere già abitato dal IX secolo a.C.. Alla fine della collina di Barco si trova l’incompiuto santuario di S. Giacomo del Grigliano. La prima pietra venne posata il 26 luglio del 1397, dopo che un certo Filippo scoprì casualmente sul colle un’antica sepoltura con i presunti corpi degli apostoli Giacomo e Filippo. La devozione popolare e religiosa ed alcuni miracoli, furono decisivi per la costruzione dell’edificio gotico che doveva essere più bello e più grande di Santa Anastasia di Verona. Tra la collina di Montelungo e Barco e quella di Montecurto si trova la valle di Mezzane, percorsa dall’omonimo progno, famosa per il suo olio ed i suoi vigneti. All’inizio della valle troviamo il territorio di Lavagno che si divide negli abitati di Vago, S. Pietro e S. Briccio. A valle troviamo lungo la Porcilana l’antico convento benedettino del XII secolo di S. Giuliano di Lepia, che ospitò il Papa Lucio III e la villa del Busolo dei conti Da Lisca proprietari nella zona fin dall’investitura feudale del 1391, mentre a S. Pietro e sulle colline troviamo alcune ville importanti come Villa Castellani, Villa Da Porto, Villa Gelmi e Villa Verità-Fraccaroli della “Il Boschetto”. La forma architettonica attuale della villa è attribuita alla scuola del Sanmicheli, mentre all’interno tra numesose opere d’arte troviamo raffigurato il mito di Fetonte attribuito al pittore settecentesco Giorgio Anselmi. Inoltre la villa è famosa per il suo giardino terrazzato all’italiana con fontane, giochi d’acqua, aiuole, peschiere, grotte e gruppi scultorei, che fanno di questo luogo uno dei più suggestivi della valle. Dopo Lavagno troviamo il comune di Mezzane, diviso tra Mezzane di Sotto e Mezzane di Sopra, territorio vocato all’agricoltura, ma soprattutto alla produzione di olio dal sapore dolce, intenso e fragrante con un sottile retrogusto di mandorla, ma anche territorio di grandi vini che vanno dall’Amarone della Valpolicella ai recioti bianchi e rossi. Anche qui troviamo numerose aristocratiche dimore tra cui spiccano Villa Giuliari, Villa Roja (proprietà di Gaetano Trezza che acquista Villa Musella nel 1861), Villa Della Torre con affreschi di Paolo Farinati e Villa Maffei-Benini con affreschi di Andrea Porta. 335 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 336 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i Bacco d’Oro: un gioiello Provolo: tre generazioni per incastonato nel verde esaltare i valori delle tradizioni ella vallata di Mezzane, a pochi chilometri da Verona, un lussureggiante viale di cipressi conduce a una villa padronale del Settecento, racchiusa dalle mura di un antico convento, la cui ultima testimonianza è l’annessa chiesetta dedicata al Sacro Cuore di Gesù e fatta erigere in stile romanico nel 1881 da Girolamo Schiavoni, allora proprietario della villa. È in questo contesto che troviamo il ristorante “Bacco d’oro”, gestito con passione da Elios e Tecla Zara, coadiuvati dai figli Mario e Caterina – due sommeliers professionisti –, il ristorante è il luogo ideale per banchetti e meeting, ma anche per momenti romantici e serate tranquille. Al ristorante, infatti, si affiancano una ricchissima enoteca, uno splendido parco e un sporting club attrezzatissimo. Un luogo incantato, immerso tra colline di rigogliosa bellezza, dove predominano le colture della vite, dei ciliegi e degli olivi. La cucina proposta dai titolari è all’insegna della tradizione e della stagionalità: paste fresche, rigorosamente fatte a mano, porcini, tartufi, asparagi, radicchio. E ancora, filetto all’Amarone, capretto al forno, grigliate e arrosti. I piatti tipici della tradizione veronese, proposti con una particolare attenzione ai giusti abbinamenti con i migliori vini nazionali e internazionali (la cantina dispone di un migliaio di etichette e di oltre ventimila bottiglie). Non mancano, inoltre, le portate di pesce e le migliori novità della cucina internazionale. Quella del “Bacco d’oro” è, insomma, una filosofia enogastronomica vincente, che sposa la tradizione, guardando però anche oltre i propri confini. N 336 La bella chiesetta del Sacro Cuore di Gesù costruita a fianco della villa ituata nel cuore della valle collinare di Mezzane, nell’est veronese, dal 1927, l’azienda agricola Provolo porta avanti da tre generazioni l’arte vinificatoria con la cura e la maestria di chi considera il vino come una vera e propria vocazione, un destino. Un destino scritto nello stesso territorio che lo ha compiuto e reso possibile: una terra generosa, particolarmente adatta alla coltura della vite per posizione geografica e composizione del terreno. Venti ettari preziosi, che la professionalità dei Provolo hanno sfruttato con impianti vitivinicoli di alta qualità, consapevoli che la sfida dovesse essere l’eccellenza. Una sfida divenuta negli anni anche una precisa filosofia aziendale. «La politica dell’azienda non persegue lo sfoggio di grandi cifre, ma la proposta di un vino di elevata qualità», questo il cardine del pensiero di Luigino e Marco Provolo, S Buffa scultura in legno raffigurante una divinità bacchica Roccolo Grassi: l’inizio di un successo che arriverà lontano titolari dell’azienda. Ecco perché da ogni vite si ricavano pochi, preziosi grappoli d’uva, in cui la pianta concentra le sue migliori caratteristiche e peculiarità. E con uguale scrupolosità e dedizione vengono affrontate tutte le fasi della lavorazione del vino. Strumenti adeguati e attrezzature all’avanguardia sono il mezzo per realizzare un prodotto ottimo, nel rispetto della tradizione vitivinicola e dei valori contadini più profondi e radicati. Sopra: la moderna sede di cantina Provolo Sotto a sinistra: caratteristico vigneto a pianta collinare Sotto a destra: i ricchi vigneti dell’azienda Roccolo Grassi protetti dalla bellissima struttura della chiesa “ l vino è la mia vera occupazione e la mia droga. Tutto quello che faccio è solo ed esclusivamente per migliorare le mie conoscenze. Tutta la mia vita, dal lavoro, al tempo libero, dai viaggi alle letture, tutto deve contenere un elemento che si possa ricondurre al vino”. Sono queste le parole di Marco Sartori, fondatore dell’azienda vitivinicola Roccolo Grassi. Essa nasce nel 1996, anno in cui Marco, terminati gli studi alla scuola di enologia, decide di supportare il padre nella conduzione della sua azienda, situata a Mezzane di Sotto. Una passione, quella per il vino, che gli è quindi stata tramandata dalla famiglia. A 22 anni ha già l’azienda quasi completamente nelle sue mani e decide di compiere delle modifiche, si indirizza verso prodotti completamente diversi rispetto alla tradizione familiare. Il padre gli da fiducia e ha ragione: oggi la sua azienda (13,5 ettari di vigneto posizionati in due zone ben definite, nei pressi della cantina il vigneto” La Broia”, sulle colline di San Briccio il vigneto” Roccolo Grassi”, il cui pregio è tale da essere stato scelto per dare il nome all’azienda) è una di quelle più affermate e in crescita continua, ha ottenuto, e continua ad ottenere riconoscimenti per l’eccellente qualità dei vini prodotti. E’ proprio questo infatti lo scopo di Sartori: portare la bandiera del vino di Verona nell’Italia e nel mondo, puntando però sulla qualità dello stesso, che deve essere sempre di altissimo livello; prodotti unici ed emozionanti anche nel massimo rispetto dell’ambiente. I 337 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 338 La meravigliosa facciata ad oriente, restaurata in stile moresco da Giacomo Franco nella seconda metà dell’800 Villa d’Acquarone detta la Musella artendo dall’abitato di San Martino Buon Albergo e attraverso l’entrata monumentale del Drago si percorre il secolare viale dei cipressi tra boschi millenari e vigneti di Valpolicella e Soave arrivando, dopo diverse curve, all’entrata monumentale della villa da cui si accede ad una grande esedra che protegge il complesso di Villa Musella, proprietà attuale dei duchi d’Acquarone. La Tenuta compresa la villa e numerosi casali, originariamente di 365 ettari, arriva per matrimonio in possesso ai d’Acquarone nel 1922 quando Maddalena Trezza, da pochi anni sposa a Pietro d’Acquarone, eredita l’immenso patrimonio del padre Cesare Trezza, banchiere, imprenditore ma soprattutto impegnato nella riscossione di dazi e gabelle per conto di innumerevoli città e comuni. Si racconta che a villa Musella i Savoia siano stati di casa e che proprio durante una festa in onore di Vittorio Emanuele III, si siano incontrati ed innamorati il nobile Pietro d’Acquarone originario di Genova, futuro ministro della Real Casa, e Maddalena Trezza. La villa, con giardino e parco, si trova sulla collina detta della Musella, in quanto l’antica corte delle Colombare della nobile Marioni è trasformata in residenza nobiliare tra il 1654 ed il 1709 dalla famiglia veronese dei Muselli e così da allora chiamata. La villa si organizza attorno al cortile quadrato con quattro corpi tutti di stile diverso e con altezze che variano secondo i prospetti progettati, tra il 1860 ed il 1894, dall’architetto Giacomo Franco, su commissione di Matilde Muselli moglie di Momolin Orti-Manara, filo-austriaco podestà di Verona ma anche collezionista, storico ed archeologo, e poi di Luigi e Cesare Trezza. Il prospetto ovest, neo-rinascimentale, è datato 1862 e presenta dodici statue degli imperatori romani posti su un piedistallo ottagonale all’altezza del piano nobile. La facciata sud è in stile moresco e trattata con decorazioni a stucco ed affresco che richiamano le decorazioni di stile arabescante, compresi i serramenti di legno, il poggiolo ed il coronamento finale traforato. Il prospetto est, semplificato nel dopoguerra, è prettamente neoclassico ed è rifatto alla fine del 1800,con ulteriori modifiche interne, scalone elicoidale con stucchi e cupola, porticato esterno con soprastante terrazza panoramica e grandi finestrature. Ad est si trova la famosa voliera quadrata con cupola di ferro ramato, attribuita alla scuola del Sanmicheli, e visibile dalla valle di Marcellise. Le sale dell’ala nord sono affrescate, come la chiesa, per volere di Cristoforo e Gianfrancesco Muselli tra il 1686 e la fine del XVII secolo. La sala più importante è quella centrale detta “Salone dei P 339 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 340 Ville La caratteristica interessante voliera di scuola sanmicheliana eretta nel XVII secolo Pagina a fianco in alto: la sontuosa facciata ad occidente con in evidenza bifore e statue dei Cesari Pagina a fianco in basso: veduta aerea complessiva della stupefacente architettura con parco, giardino e campagna Pagina a fianco in basso a destra: una particolare scala in ferro comunica tra i piani - stucchi ed affreschi ovunque 340 Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i Venti” o sala delle armi, che mostra una copertura centinata a padiglioni con vele e con una cupoletta ellittica al centro, dove un sistema meccanico, collegato con una banderuola esterna, indica su una “Rosa dei Venti” le sedici direzioni. Scene mitologiche di divinità dell’aria, della terra e del mare si dispongono in modo speculare sul soffitto. Da una parte troviamo Poseidone e dall’altra Eolo in un arioso ed armonico grande affresco di Lodovico Dorigny datato 1687. Ai lati del salone altre quattro sale sono affrescate con scene mitologiche, tra le quali troviamo “La Caduta di Fetonte” del 1686, nel salotto dalle pareti dipinte, “Giove Olimpico” nella saletta del caminetto, tra Mercurio e Giunone, con lunette dedicate alle muse, “Persefone rapita da Ade” nella sala del Concertino, sul carro infuocato, trainato da due cavalli ed infine nella biblioteca trionfo allegorico di Flora sul carro, trainato da un cavallo alato, tra putti e divinità pagane. Biagio Falcieri affresca la chiesetta della villa nell’anno 1684 con miracoli di S. Antonio da Padova. Al centro, incorniciate da una struttura architettonica, che si apre con un ovale, si dispongono le figure di S. Antonio, della Vergine e del Bambino Gesù tra nuvole e angeli in trionfo celeste. Al piano superiore troviamo diverse camere affrescate attorno al 1740, tra cui spicca la camera detta di Napoleone che secondo la tradizione orale ospitò nel 1796 il futuro imperatore di Francia prima della battaglia di Caldiero. Attorno alla villa si organizza il grande parco ottocentesco ispirato al parco della villa reale di Monza. Per volere di Cesare Trezza tra il 1882 ed il 1885 vengono costruiti vialetti, laghetti con zampilli e cadute d’acqua, piantumate specie arboree rare ed esotiche tra gruppi statuari e serre riscaldate. Nel parco vengono adibite aree per il gioco del golf, capanni per i daini, gazebi per intrattenimenti danzanti, insieme a percorsi pittorici ispirati alla Parigi della Bella Epoque, dove le signore dell’epoca passeggiano, conversano ed ascoltano musica. Attorno al 1990, ma ancora di più dopo il 1995 con la divisione della proprietà, i terreni a vocazione vinicola vengono recuperati utilizzando le antiche aree terrazzate e dismesse negli anni “60 e “70 del XX secolo. Ancora oggi la villa è particolarmente ben tenuta, ed abitata dai Duchi D’Acquarone. 341 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 342 Ville Va l l i Vini Corte Sant’Alda: La Musella: il successo della forza vigneti moderni in un parco di volontà naturalistico di rara bellezza uando foto, quadri, sculture, musiche, poesie, video s’insinuano tra botti, barriques, bottiglie…è arte in cantina. Le muse incontrano Bacco ed è grande festa. Note musicali, segni, colori s’innalzano fino al soffitto a volta e lungo le scale di un’antica cantina nata su un insediamento romano. Marinella Camerani titolare di Corte Sant’Alda, apre spesso le porte ad eventi di vario tipo. Come l’omaggio a Dino Buzzati, in occasione del centenario della nascita, ricordato con esposizione e letture dal titolo “Negli occhi delle donne”. Donne affascinanti: quelle dei libri, dei dipinti, delle arcaiche sculture, ospitate tra i pregiati Valpolicella e Soave. Passione si mescola a passione, Bacco e muse insieme. Dopo l’acquisto di un podere nella valle di Mezzane, sceglie la vita in campagna e, alla fine degli anni ‘70, decide di dedicarsi totalmente alla viticoltura. L’antico rustico ristrutturato diventa efficiente cantina e casa accogliente, dove Marinella organizza cene, degustazioni, corsi per appassionati, coinvolgendo esperti enologi e neofiti del vino. Nella cantina sotterranea si trovano, accanto ai classici carati in rovere francese, i tonneaux di differenti tostature, utilizzati per l’affinamento della selezione Mythas, Amarone e Valpolicella, vini dallo stile più moderno e internazionale, più concentrati, pieni e robusti. Completano la gamma delle disponibilità nel punto vendita, la grappa di Amarone, l’olio extravergine d’oliva e altri prodotti tipici Q Sereno quadro di famiglia sul prato della casa aesaggio, architetture, vino, turismo. E’ la sintesi straordinaria della Musella, un complesso paesaggistico tra i più pregiati del Veneto, esteso sulle colline di S. Martino Buon Albergo in località Ferrazze, alle porte di Verona. L’Amarone è il suo gioiello internazionale; l’agriturismo il bozzolo accogliente per gli ospiti; boschi, corsi d’acqua, vigneti, oliveti, corti, rustici, abitazioni, chiesette e sentieri sono l’arazzo verde intessuto dalla natura e dai proprietari. Al centro del parco secolare sta la grande villa seicentesca edificata su preesistenze medioevali ed ancora abitata dai Duchi D’Acquarone. La tradizione vitivinicola iniziò nella seconda metà dell’800 per opera del duca Cesare Trezza di Musella, che coltivò la vite nella parte alta della tenuta, adottando i sistemi d’avanguardia del tempo, in grado di sviluppare questa attività divenuta importantissima per l’economia della zona. Nel 1990 la tenuta perde l’originale unitarietà e nel 1995 l’Azienda Agricola Musella di Emilio Pasqua di Bisceglie acquista tutti i vigneti, circa 25 ettari, ed alcuni rustici, tra cui l’antica corte rurale del ‘500 conosciuta come “le Ferrazzette”, un tempo scuderia della tenuta e ora sede dell’azienda agricola. La tradizione vitivinicola ha ripreso vigore e questo nuovo inizio è apprezzato dal mercato italiano e internazionale; non a caso Emilio Pasqua proviene da una consolidata enologia industriale. La svolta verso l’ambizioso progetto è stata condivisa in modo determinato e creativo dalla famiglia. La figlia Maddalena, “Donna del vino”, gestisce il settore vinicolo; la moglie Graziella cura in modo particolare l’agriturismo con bed & breakfast, che conduce insieme al genero Paulo Luizetto, mentre il nipote Enrico Raber è l’enologo dell’azienda. Ogni prodotto ha origine esclusivamente dai vigneti e dagli oliveti di proprietà, che si estende oggi per circa 40 ettari all’interno di un parco secolare di oltre 400 ettari. E’ una straordinaria ricchezza naturale che si trasferisce nelle caratteristiche organolettiche dei vini: Valpolicella Superiore, Amarone , Recioto , Monte del Drago (corvina e cabernet sauvignon in parti uguali) e Bianco del Drago (chardonnay), tutti gelosamente preparati in una antica cantina che da sola esalta le già storiche tradizioni dei vini di MUSELLA P La monumentale straordinaria cantina alle Ferrazzette, con archi e colonne originali e le moderne botti d’invecchiamento 342 Pagina a fianco: un suggestivo risultato di intelligente restauro affrontato nel borgo Ferrazzette, su intuizioni della brava Graziella Pasqua 343 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 344 Ville Va l l i Vini Le Va l l i Ve r o n e s i Fraccaroli: il bello e il buono di Villa Verità a Lavagno come scoprire un prezioso segreto imbattersi, tra le fiorenti colline di San Pietro di Lavagno, in Villa Verità Fraccaroli (detta “Il Boschetto”). Fu un poeta, Girolamo Verità, che nel Cinquecento incaricò Michele Sanmicheli del progetto della villa. Un incontro di poesia e di genio creativo che si rinnova, ieri come oggi, in ogni angolo del Boschetto. Oltre alla splendida dimora, infatti, si apre un parco carico di luminosa e armoniosa bellezza, dove – accanto alla peschiera, al laghetto e al maestoso corredo scultoreo – si possono scoprire altri piccoli e suggestivi “gioielli”. Primo fra tutti la Grotta del Ninfeo, una grotta-fontana che, non a caso, ha dato il nome ai vini prodotti dall’azienda agricola Domenico Fraccaroli. Valpolicella, Recioto, Amarone divengono in questo modo immediati ambasciatori dello spirito e della storia di Villa Verità Fraccaroli. Un gioiello di bellezza e bontà incastonato nel territorio veronese e tutto da scoprire, proprio come nei miti antichi, proprio come il buon vino. A Villa Verità si sono concentrati i migliori vini del triveneto, accanto ai classici vini veronesei, troviamo quelli tipici del Collio, perché la famiglia Fraccaroli in Friuli ha una vasta tenuta vitivinicola con Bed e Brekfast. Personaggio eclettico Tiziano Fraccaroli,non solo affronta quotidianamente l’impegno agricolo ed enologico con meticolosa professionalità, ma trova anche il tempo di girare il mondo alla ricerca di curiosità artistiche (passione ereditata dal padre Domenico grande collezionista d’arte moderna) da collezionare, opere di artisti noti in ogni continente, e le dispone poi in villa, ovunque trovi un “buco” libero : nei locali dedicati alle collezioni, ormai stracolmi,ha addirittura quadri appiccicati a coprire interamente il soffitto. Altro suo hobby, la convivialità, ristretta agli amici per parlare di filosofia o arte, oppure aperta ai convegni con i saloni addobbati sempre elegantemente e curati dalla moglie con il garbo e la giusta pignoleria dovuta alla scelta dei particolari. È Particolari della sala al primo piano addobbata per ricevimenti conviviali. Da notare la sontuosità architettonica degli interni Pagina a fianco: la ricca facciata sanmicheliana realizzata su ordine del poeta cinquecentesco Girolamo Verità 344 345 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 346 Ville Va l l i VALPANTENA: LEADER IN WINE MAKING (BTW. 1800S AND 1900S) Since the Romans and through the Middle Ages, Valpantena always played an important role in wine making industry. Documents which date back to the 10th century, state that this area is perfect for farming vineyards and its wines are excellent. At the beginning of the 19th century the hills were covered with olive trees and vineyards. In order to get a clearer idea of how farming occurred in the those years it is possible to read Goethe’s description in his Italienische Reise. Those years’ techniques were not as good and wine did not resist long journeys, therefore could not compete with the better French or Piedmont bottles, which were exported abroad. Some farmers found an alternative solution and created a competitive quality of wine. Vineyards in Valpantena at the end of the 19th century In 1886 a Commission established that the Veronese wine production was to be studied. This is what is found in that report about Valpantena. White-greenish and white-yellowish grapes Biancarda: irregual egg-shaped fruit. Golden when mature. Soft skin. Conviolara: white. Weak wine. Groppello bianco: thin and long bunch. Sometimes golden, sometimes greenish. Marcirola: dialect name: Marzirola or Smarzirola. Round grapes, thin skin. A type the commission wants to ban. Mazzurega: plenty. Farmed from Avesa to Quinzano and Grezzana. Fair wine. Pignola bianca: traces in Valpantena. Many mistake it for Biancarola. Tirodola bianca: Not much, from Lessini. Soft pulp. Sweet. Red grapes Molinara rossa: So called because of the bloom which covers it. Round fruits, soft skin. Rossetta: Two types of bunch. Light red. Not too sugary. Sangioveto: from Tuscany. Not long ago introduced in Quinto. Excellent wine. Corvina nera: Dialect: corba, corbina, crovina, corniola. Best Veronese grape. Excellent wine. Red bunch, dark egg-shaped fruits. Negronza: thick bunches, very dark grapes. Dry wine. Pelada:irregular grapes: some round, some not. Aromatic wine. Not too strong. Black grapes Quagliara: sweet. Present in Grezzana. The wine is not very good. Imported grapes Riesling italico: from the Rhein. It is found in some vineyards in Quinto. More popular in the rest of Veneto, especially around Treviso. Sauvignon: in Quinto. From France. WINE-PRODUCERS’ CO-OPERATIVE VALPANTENA Even the Romans, lovers of the dolce vita, who admired this land and its products, referred to it as ‘Valley of the Gods’. However, the Veronese tradition considers the word Valpantena as ‘Valley Of All Wines.’ It is therefore no surprise that since 1958 a wine producers’ co-operative has been producing excellent wines in this very location. Six hundred hectares of vines are farmed by the two hundred and seventy partner companies. Fine farming and vintage are the keys to making high quality wines, whose success has been internationally awarded in many important contests. CANTINA MARION AND THE ANCIENT VILLA The Marion family is originally from Syria. They arrived in Italy and there is evidence of a Marion in Verona in 1483. Throughout the years they built a big patrimony with villas and courts all over the Veronese territory. Gerolamo arrived to Marcellise and chose the Villa del Brolo as his reidence, today still called Villa Marion. The Marions were wine growers in Marcellise. Now this family is extinguished and the villa belongs to the Campedelli family who still 346 Vini produce good wines which are greatly appreciated in Verona, especially by restaurant owners. LA COSTA IN ROMAGNANO: WHERE WINE OIL AND RELAX MATCH AT THEIR BEST Let us imagine a farmhouse on the top of a hill, surrounded by geometrically perfect vineyards. This is the geographical position of La Costa. The Zecchini family produce everything a community would need, thanks to their 100 hectares of land. The quality is high. It is possible to visit the cellar and the oil machines, or to stay here for work, or relax. The atmosphere is cordial, nice and very welcoming. MAGNIFICENT VILLA ARVEDI, QUEEN OF VALPANTENA This was the first villa in Verona to host conferences and formal dinners. It is run by the Arvedi family who have owned it since 1824. It was conceived as home to the Scaligeri, maybe as a convent before that. It looks now as it did in 1650, after architect G.B. Bianchi’s project. The Titans hall was frescoed by Dorigny and the Ceasars hall by Bibbiena. In the backyard there is a church dedicated to San Carlo Borromeo who was hosted here during the Council of Trent. In the ancenstors’ hall there are portraits of the famous ancestors of the family. The family company is now run by Vittorio Arvedi and Anna Bertani and their children. The villa is very well kept by Anna who makes it a comfortable and magnificent residence. TEZZA: STRONG INNOVATIONS Telling the story of the Tezza family is telling the story of a challenge. They always had farm vineyards for the other companies, until Federico, Vanio and Flavio decicded to radically change the structure of their family company. In order to succeed in such a difficult market, changes were needed and more functional farming replaced the old fashioned pergola. More types of grapes were grown as well. Their determination led them to success and now it is possible to taste the excellence of their best products such as Valpolicella, Amarone and Recioto. Valpantena is the perfect environment for farming; both this and their great passion show in their wines. BALTIERI ESTATE: A GREEN BALCONY OVERLOOKING MIZZOLE The Baltieri’s agricultural farm lies in Mizzole , a small ancient village of merely a thousand souls, located along the hilly strip that stretches northeast of Verona. Its history is recent, but already full of results and gratification. The farm was established in 1970 and started by purchasing an old farmhouse with the first seven hectares of land (three of which had vineyards growing on them). Since then the farm has become significantly larger for the addition of new vineyards of which some were purchased and restored, while others were new implantations, consistent with the most modern criteria of trim rationality and grapevine selection. Thus research and experience –but also inspiration and creativity- are the foundations of the company’s philosophy. These are the guidelines of a winery where the Amarone Sortilegio, the Baltieri Primo and the Recioto Dolce di Regina are produced : they are all wines of great structure, aged in French durmast wood casks (barriques), with warm colours and fruity scents holding so much more than a flavour. These wines keep faithful to their peculiar context where man, plant and soil meet to create a new liquid geography. ARCHEOLAND: WHO WERE OUR ANCESTORS? Lessinia, thanks to its climate, was a good refuge for primitive men. Mankind’s presence in this area is demonstrated by the several findings in Riparo di Fumane, Neanderthal man and modern man (90,000 – 25,000 a.C.) and in Riparo Tagliente di Grezzana. This has inspired the creation of Archeoland Lupo Azzurro, in Mulino di Sengio. This park offers its visitors the chance to see how and where people used to live back in pre-historic time. It is also possible to model clay and to paint with ochres. This experimental archeology is fun and educative, this is why several school trips have this destination yearly. Le Va l l i ANIMAL PARK AL BOSCO A great passion only could succeed in making a wooded hill into an organised park where animals could live freely, even though enclosed. Several different sometimes antagonist races co-exist in this park, which is taken care of in every detail by a family of the area. It is possible to see birds, sheep, wild bears, horses, donkeys, foxes, deers and more. Classrooms have been built for lectures in order to welcome school trips as well as regular visitors. This park is wonderful and it is worth seeing if going through Zerbaro di Romagnano in Grezzana. THE OLD STONE OIL MILL In Marcellise there used to be a stone oil mill, which unfortunately has been destroyed, that would open on November 20 to respect the strict agricultural calendar. Indeed, olives could not be picked before November 11, day of San Martino and last day of the agricultural year. The drupes were picked when they had reached complete ripeness but they were not taken directly to the oil mill as is done today, instead they were stored and left to macerate. The opening of the oil mill of the siblings Mario, Eridanio and Angela was an event that concerned the entire town. At noon and at night one would cook the “bigoli”, a spaghetti-like buckwheat pasta, and serve them with the olive oil, heated just enough for the sardines to melt, so that these scents would quickly fill the air. There were no public tastings then, no professional tasters who can sometimes steer consumers with their opinions: the buyers themselves would decide about taste, quality, flavours and scents. And the olive oil of Marcellise still stands up to other oils, even beats them. REDORO: ACADEMY OF EXTRA-VIRGIN OIL Olive oil tradition in northern Italy goes back to the Midlle Ages. Lands were given to farmers and they were forced to grow olive trees. The oil was used for sacraments as well as medicine, however, its main use was for illumination. It was not so used in cooking as animal fats were preferred. Two areas around Verona (Lake Garda and East Verona) were rather famous for their oil production. This distinction is still visible in the two D.O.P. labels. The virtues of olive oil have been recognised by Food and Drug Administration, which stated that it is possible to write on olive oil bottles “Good for your health”. This is what Academy of Extra Virgin Olive Oil Redoro is promoting. Oil is good and it helps us live better. ANTICA PESA: WHERE TRADITION CREATED PASSION FOR INNOVATION Chef Fabio Tacchella, whose pupils are now famous chefs all over the world, has a sophisticated cookery style which always astonishes his guests at Antica Pesa, an osteria founded by his great grandfather which still stands where it used to. This place is where Fabio’s art comes to life and his various dishes, worldwide reknown and appointed with prestigious prizes, are all experimented here. The valley where the restaurant stands rich, in olive trees and vineyards, offers Fabio the chance to research new tastes and to mix them with fantasy in order to please all his guests. THE GIRASOLE: A REVOLVING BUILDING Engineer Angelo Invernizzi, born in 1884 and last great man of Marcellise, deserves a chapter of his own. After graduating from high school in Verona he went on studying engineering in Genoa. In this city he graduated, made his fortune and became famous. He was the real craftsman of the “new” Genoa that was being created. In those years the new Genoa wanted to be also the “great” Genoa, outstretched towards an international dimension and with fanciful aspirations like a reinforced concrete skyscraper. The project was ambitious since there were no similar previous studies for this kind of building, and the existing American ones had a metal supporting structure. This did not seem to worry Invernizzi. On the contrary, it drove him to research new techniques and solutions, so that within two years he built “his” skyscraper of over 120-metre height, which made it the tallest building in Italy. Ve r o n e s i However, the building where he manifested his true genius was the “Girasole,” or Sunflower, which he wanted to be built in Marcellise, his home town, amongst vineyards and olive groves. This is a unique building: it has sixteen rooms with en-suite bathrooms and can pivot on itself in eight hours. Invernizzi was also a man of high nobleness of soul as during the 1930s’ typhoid epidemic in Marcellise, he did not hesitate in helping the townspeople by building a new acqueduct which took water from his own springs : in fact the water of the few existing wells was contaminated by the micro-organism causing the epidemic. To do all this Invernizzi paid from his own pocket. Some artistic fountains, still standing today, recall that noble gesture. BERTANI WINE COMPANY The Accademia dell’Agricoultura in Verona has carried on several projects to improve local farming. Protagonists of this context are the Bertani brothers, who set the basis for all the Veronese wine production. In 1888 the Accademia visited Bertani’s vineyards and referred in their following meeting that they had been farming vines preferring the Latin method (short vines) to the old system. Vintage offered a wine that at the time was extremeley appreciated and considered “of excellence”. In its report the Accademia thanked the Bertani brothers for giving a job to many people. They concluded hoping that many other companies would start farming like the Bertanis. Their wines were appreciated in Itlay and even abroad and traded as far as Mexico and Brasil. Villa Mosconi-Bertani in Novare has a magnificent park, which is more recent than the villa. Indeed, while the park dates back to the mid nineteenth century, the sumptuous villa, in its primitive core, dates back to the mid eighteenth century, when the Count Giacomo Fattori purchased plots of land in the area in order to create a large estate that he wanted to complement by building a splendid residence on it. The count put the architect Adriano Cristofali, the greatest representative of the eighteenth-century Veronese architecture, in charge of the project. The building (which, however, was concluded after 1759 by the new owners, the counts Mosconi) rose majestically according to the traditional sixteenthcentury plan of a main body, with two perpendicular wings that end up in two small façades, which are symmetrical and united by a railing, lined with vases and obelisks, that closes the garden. Above the eastern wing of the villa there is the bell tower of the annexed private chapel which, however, also had a second entrance from the road in order to allow access to other people during particular religious holidays, when this non-parochial chapel was officiated. Behind the villa spreads the large park with age-old trees, a rock garden and a beautiful small lake. The huge wine cellars of the villa still preserve the barrels of the primitive winegrowing business, which was established by the Trezza family approximately 150 years ago and was amongst the first ones in the Veronese area. THE LANDSCAPE BETWEEN THE FONTENSE VALLEY AND THE MEZZANE VALLEY Among the valleys of Montorio, Marcellise and Mezzane, above the ancient calcareous and basaltic ridges that constitute the last offshoots of the Lessini mountains, among vineyards, olive and cherry groves there are a number of proprietorial courtyards and noble residences, ancient castles, monasteries and religious buildings that, even if built in ancient times, have characterized this territory ever since the middle age and the Veronese Della Scala family’s period. The richness in waters originating from the karstic springs of Montorio and the fertility of the soil turned this site into a privileged oasis for the nobles of Verona. Cangrande della Scala adored these places, not only for their pleasant natural environment but also for the abundance of fish in the river Fibbio. The ridges that separate the valleys east of Verona, at the borders of the city’s ancient Campanea Minor, have always been, since the most ancient of times, the safest places to build castles, fortresses or religious buildings along the paths so dear to prehistoric peoples. 347 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 348 Ville Va l l i On these last parts of the Lessini mountains, perched on harsh, rocky terrain, we find famous important buildings such as the “Scaligero” castle of Montorio, Villa Musella, the Fort of San Briccio, built on the ancient settlement (Castrum) of Lavagno, and the church of San Giacomo del Grigliano, while in the valleys flow the river Fibbio and the streams Marcellise and Mezzane. Ever since ancient times, the spring waters of the Fibbio -this name means river-, were channelled to the city of Verona, first through an aqueduct built with stone and bricks and later through the artificial canal Fiumicello which was also used to water the vegetable gardens of Veronetta and irrigate the land to the east of Verona. After the period of the Serenissima Republic of Venice and the periods of French and Austrian domination, the castle of Montorio remained abandoned until it was recently restored. It is presently used for cultural purposes. On the mountain ridge of the Monte Tesoro stands the small Romanesque monastery of San Fidenzio, mostly restored, which, according to tradition, was founded by friar Aledartino in 1213 . East of Monte Tesoro ridge lies Val Squaranto, an enclosed valley that ascends towards the Lessini Mountains through the ancient hamlets of Mizzole and Pigozzo. Also in this area stands Villa Gaspari, with its ancient oratory dedicated to San Carlo Borromeo, who, according to tradition, stopped by to visit this place at the age of 27 (when he was already bishop of Milan) on his way to Trento. The Squaranto valley, also called Pissarrotta (when it rains the river suddenly swells and violent flooding follows), has always been an alternative way to reach the Lessinia region, but also a shortcut for the carriages that would leave their mountain huts at night to reach the plain in the morning with their blocks of ice or fresh butter. In addition, it has also been an escape route for smugglers. To the East, we find the ridge of Pian di Castagnè, which ranges as far as the forest of the Musella to end at the foot of San Martino Buon Albergo. This town developed among the industrial activities along the river Fibbio, the trade shops along the via Postumia and the ancient inn called Buon Albergo, which gave the village its name. On this ridge and at its sides there are a number of important buildings, such as Villa San Carlo, Brolo Muselli, Palazzo Camuzzini with the oratory of Don Nicola Mazza, Villa D’Acquarone with frescoes by Dorigny and an aviary attributed to the Sanmicheli School, Corte Ferrazzette with frescoes attributed to Giolfino and Corte Zampini with an oratory and frescoes by Francesco Lorenzi. On the hill of the Musella and its eastern and western slopes vineyards have been growing for centuries (Monte del Drago, Perlar and Palazzine), but once the wood area gave way to terracing, olive and cherry groves also found their place. The land of the Musella is unique in its kind insofar as it has remained uncontaminated by the transformation of the landscape. Many scholars were attracted to this magical place and its rare plants, flowers and animals such as deer, hares, foxes, badgers, squirrels and weasels. Many birds, some of which very rare ones, nest in the Musella area (approximately 95 different species). The valley of Marcellise, rich of villas and country houses, lies between the hills of the Musella and those of Barco. Renowned people have lived or stayed in this sweet valley where numerous Roman traces have been found and where the small private Romanesque church of Santa Maria, founded on 27 September 1100, still stands and still preserves some fourteenth-century frescoes. On the volcanic hill of Barco, stands the fort called San Briccio. Its construction started in 1882 with the smashing of the mountain and the consequent destruction of the Romanesque church of San Briccio. The valley of Mezzane, through which flows the stream with the same name, is famous for its olive oil and its vineyards and lies among the hills of Montelungo,Barco and Montecurto. At the beginning of the valley, the territory of Lavagno divides itself into the villages of Vago, San Pietro and San Briccio. Down in the valley, along the Porcilana road, stands the ancient, XII century Benedictine monastery of San Giuliano di Lepia. In San Pietro and on the sur- 348 Vini rounding hills there are some important villas, such as Villa Castellani, Villa Da Porto, Villa Gelmi and Villa Verità-Fraccaroli which is known for its Italian terraced garden with fountains, water games, flowerbeds, fish ponds, caves and sculptures, which make this place one of the most striking ones of the entire valley. Past Lavagno there is the town of Mezzane, divided into Mezzane di Sotto and Mezzane di Sopra, a place devoted to agriculture, especially to the production of an olive oil with a sweet and intense flavour and a slight almond aftertaste, but also a land of great wines, that range from the Amarone to red and white Recioto wines. There are numerous ancient aristocratic buildings in this area, as well. Amongst these, it is worth mentioning Villa Giuliari, Villa Roja, Villa Della Torre with frescoes by Paolo Farinati and Villa Maffei-Benini with frescoes by Andrea Porta. BACCO D’ORO: A “DIVE” INTO BOTH THE PAST AND THE PARK In the valley of Mezzane, just a few kilometres from Soave, a luxuriant cypresslined road leads to an eighteenth-century country house, surrounded by the walls of an ancient convent, and to the reataurant “Bacco d’Oro”. Managed with passion by Elios and Tecla Zara, with the help of their children Mario and Caterina –who are professional sommeliers-, the restaurant is an ideal place for banquets and meetings, but also for romantic occasions and quiet evenings. “Bacco d’oro” boasts a very rich wine bar, a wonderful park and a perfectly equipped sporting club. It is an enchanting place, plunged amongst beautifully luxuriant hills, cultivated with grapevines, cherry trees and olive groves. The typical Veronese dishes are offered complementing the food with the best domestic and international wines (the cellar is stocked with over twenty thousand bottles of approximately one thousand different labels). The food and wine philosophy of the “Bacco d’Oro” restaurant is a winning one, since it follows tradition but looks beyond its boundaries. PROVOLO: THREE GENERATIONS FOR THE VALUE OF TRADITION Provolo’s company is located in Mezzane. Three generations have produced wine so far, following the principle that making wine is a vocation, a destiny. A destiny made possible by the land, 20 hectares, which gives wonderful fruit from which excellent wines can stem. This company is not aiming at big numbers, but high quality, say Luigino and Marco Provolo, owners of the company. The ideal devices and the most modern techniqes mixed with a real respect for tradition are the right way to obtain this high quality. ROCCOLO GRASSI: STARTING A SUCCESS Wine is my job and my drug. All I do is to improve my knowledge and everything in my life; travel, work, and even leisure is related to wine.” These words are Marco Sartori’s, who started the company Roccolo Grassi in 1996, after completing his studies in enology. Since he was a child, Marco followed his father in his job. At 22 he was already running the company but wanted to modify it a little: his chioces, sometimes far from his family tradition, were always supported by his father, and rightly so. His company’s continuous growth and the excellent quality of his wines have been awarded several times. Sartori’s aim is to take Veronese wines abroad, and to make the world aware of their high quality. VILLA D’ACQUARONE, ALSO CALLED LA MUSELLA Starting from San Martino Buon Albergo, through the monumental entrance of the Dragon, following the century-old road lined with cypresses and continuing among one-thousand-year-old woods and Valpolicella and Soave vineyards, after a number of bends one finally reaches the majestic entrance of the Villa, from which one approaches a great exedra that protects the entire Villa Musella, now owned by the Dukes of Acquarone. The estate comprises the Villa and numerous other country houses. Originally it measured 365 hectares. It came into the possession of the d’Acquarone by marriage, when in 1922 Maddalena Trezza, who had married Pietro d’Acquarone a few years earlier, inherited the immense wealth from her father Le Va l l i Cesare Trezza, a banker and entrepreneur, but mostly a tax collector on behalf of several municipal districts and towns. The Villa is organized around a square courtyard that has four bodies, all of different styles, and heights. Around the Villa stretches the seventeenth century garden which ends in a belvedere with a quatre-foiled fish pond and a series of decorative statues. East of the belvedere stands the famous squareshaped aviary with its coppered-iron dome, attributed to the Sanmicheli School. Traditionally, the ridge of the Musella divides and separates the vineyards of Valpolicella in the west from those of Soave in the east. At the end of the 1950s, Cesare d’Acquarone created the cellar of the Musella wine starting its production in some buildings close to the villa. The wine growing business remained operational until 1967, year in which Cesare was killed in Acapulco. Around 1990, but mostly after 1995 when the estate was distributed among the heirs, the land devoted to grapevines was recovered by using the ancient terraced areas abandoned during the 1960s and 1970s. CORTE S. ALDA: SUCCESSFUL WILLPOWER. When pictures, photos, music and poetry meet bottles and casks, the cellar becomes art. This is what happens at Corte S. Alda, run by Marinella Camerani, who often opens her doors to manifestations and events. Different passions, artistic, literary, musical and oenological, mix here in a dance Bacchus would have danced with his Muses. After buying an estate in the Mezzane valley, in the 1970s, she chose to live a country-life. Marinella’s house is very welcoming and she is always willing to host dinners and courses for amateurs, which often involve guests such as expert oenologists. All the typical wines, like Amarone, Valpolicella and Soave, are stocked in her cellar, as well as grappas and olive oil. FARM MUSELLA: MODERN VINEYARDS IN A BEAUTIFUL PARK View, architecture, wine and tourism are the summarising keywords for Musella, on the hills of San Martino, near Veorna. This farm offers a great holiday for visitors who can enjoy its parks, views and especially its forte: Amarone. A majestic villa now inhabited by the D’Acquarones, stands right in the middle of the park. The wine-making tradition started in the 1800s with Cesare Trezza di Musella. In 1990 Emilio Pasqua di Bisceglie bought the 25 hectares and set the premises for his company in the 1600s courtyard Le Ferrazzette. This family-run company now enjoys international success. Its wines’ high quality stems from their own land, whose fruits are a guarantee for excellence. Among their best: Valpolicella Superiore, Amarone , Recioto , Monte del Drago. Ve r o n e s i a great collector of modern art), works from noted artists from all over the world, which he places in the villa, wherever a free “spot” can be found: in the chock-a-block rooms dedicated to the collection, there are paintings that completely cover the ceiling. Another of his hobbies is conviviality, shared either in intimate moments of conversation with friends about art and philosophy or at the other extreme in conventions, held in the halls elegantly dressed with grace and perfection to detail by his wife. VALLEY OF MARCELLISE Marcellise, once an autonomous town and now an administrative division of the town of San Martino Buon Albergo, is located in a small charming valley approximately ten kilometers away from Verona. The location of the inhabited area is typical of all the areas at the foot of the Veronese hills : groups of a few houses forming countryside districts at the centre and on the slopes of the valley, amongst patrician villas once owned by the important families of the Veronese nobility, -such as Orti Manara, Tamarin, Marchenti, Odoli, Gherardini, Marioni and many others. Amongst these villas it is worth mentioning one which is located in a marvellous area and is surrounded by a vast park: the Girasole, or Sunflower, built in the 1930s by engineer Angelo Invernizzi, a world-renowned builder who in those years built the highest Italian skyscraper in reinforced concrete. The town dates back to even remoter ages. The lithic material that emerges in many places of the town is certain proof of a human settlement dating back to the Neolithic at least. Thanks to the mild micro-climate, today the hills that form the valley are covered with rich vineyards and olive groves. Centenarian olive trees, scattered all around the area, are there to prove the importance that this kind of tree has had over the past two thousand years. There are many varieties of olive trees still existing today : amongst the most valuable, there are the “nostrale” and the “gentile.” FRACCAROLI : THE GOOD AND THE GRACIOUS AT VILLA VERITA’ IN LAVAGNO The emotion felt when alighting upon Villa Verità Fraccaroli (called “the Grove”), among the flourishing hills of St. Peter of Lavagno, is like discovering a precious secret. It was the poet, Girolamo Verità, who in the sixteenth century charged Michele Sanmicheli with the construction of the villa, that resulted in a combination of poetry and genius so vibrant today in every pore of the Grove. Beyond the splendid dwelling there is a park bursting with luminous and harmonious beauty, where - beside the fish pond, the lake and the sculptures – myriads of delicate and suggestive “treasures” abound. The first of these is the Nymph Grotto, a fountain cavern that, not by chance, gave its name to the wines produced by the Domenico Fraccaroli wine estate. Valpolicella, Recioto, Amarone are the obvious ambassadors of the spirit of Villa Verità Fraccaroli. A treasure of beauty and tranquillity nestling in the Veronese countryside that waits to be discovered, just like the fairytales of old, just like the wonderful wine. The best wines of the Triveneto region are collected at Villa Verità : alongside the Veronese wines stand some typical wines from Collio because the Fraccaroli family maintains a large wine estate with a Bed and Breakfast in Friuli. The eclectic Tiziano Fraccaroli not only addresses his agricultural and oenological commitments with meticulous verve and professionalism, but he manages to find the time to trot the globe in search of artistic treasures to collect (a passion he inherited from his father Domenico who was 349 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 350 Ville Va l l i DIE VALPANTENA ALS VORPOSTEN NEUER WEINBAUMETHODEN ZWISCHEN DEM 17. UND 18. JAHRHUNDERT Die Valpantena war seit ihrer Besiedelung durch die Römer ein Ort, wo man Weine von höchster Qualität finden konnte. Auch im Mittelalter hat sich daran nichts geändert, wie aus verschiedenen historischen Quellen hervorgeht. Aufgrund von Kauf- und Schenkungsurkunden aus dem 9. und 10. Jahrhundert wissen wir, dass sowohl die tieferen Lagen (Vendri, Sezano, Marzana) in der Nähe der Stadt als die höheren Lagen bei Azzago mit Wein bebaut waren. Im 16. Jahrhundert wird die Valpantena von Agrarwissenschaftlern unter den wenigen Bereichen des Umlands von Verona genannt, die aufgrund großer Mengen von exzellentem Wein als gewinnträchtig gelten dürfen. In den ersten Jahren des 19, Jahrhunders sind alle der Sonne zugewandten Hänge rund um die Valpantena mit Ölbäumen und Weinreben bedeckt. Unter ihnen bestellen die Bauern mühsam ihr Getreide. Einen Eindruck davon, wie damals Weinbau betrieben wurde, vermittelt die Beschreibung der Landschaft zwischen Verona und Vicenza, in Goethes Italienischer Reise: “Der Weg von Verona hieher ist sehr angenehm, (...). Der gerade, gut unterhaltene, breite Weg geht durch fruchtbares Feld, man blickt in tiefe Baumreihen, an welchen die Reben in die Höhe gezogen sind, die sodann, als wären es luftige Zweige, herunterfallen. Hier kann man sich eine Idee von Festonen bilden! Die Trauben sind zeitig und beschweren die Ranken, die lang und schwankend niederhängen. Der Weg ist voll Menschen aller Art und Gewerbes, besonders freuten mich die Wagen mit niedrigen, tellerartigen Rädern, die, mit vier Ochsen bespannt, große Kufen hin und wider führen, in welchen die Weintrauben aus den Gärten geholt und gestampft werden. Die Führer standen, wenn sie leer waren, drinnen, es sah einem bacchischen Triumphzug ganz ähnlich. Zwischen den Weinreihen ist der Boden zu allerlei Arten Getreide, besonders zu Türkischkorn und Sörgel benutzt.“ (Goethe, italienische Reise,19.September) In diesen Jahren beginnen die Agrarwissenschaftler aber, die hier von Goethe beschriebene Anbauweise zu kritisieren, weil hier das Getreide im Schatten der Weinstöcke wächst, die ihrerseits wieder von den Bäumen beschattet werden, an denen sie hochranken. Dazu kommt eine Art der Weinbereitung, die ein Agronom der Zeit als „vorsintflutlich“ bezeichnet. Der damals gewonnene Wein hielt sich nur wenig und wurde insbesondere beim Transport auf dem Wasserwege leicht schlecht. Er konnte deswegen nicht mit Produkten aus Frankreich und dem Piemont konkurrieren, die damals den gesamten Markt beherrschten. . Ein paar Grundbesitzer stellten dieser Situation eine völlig neue Anbau- und Produktionsstrategie entgegen, die einen qualitativ hochwertigen Wein hervorbrachte. Dieser sollte sich am Ende nicht nur auf dem italienischen Markt, sondern auch in Europa und der ganzen Welt durchsetzen. DIE WEINERHEBUNG IM AUSGEHENDEN 18. JAHRHUNDERT 1886 wurde eine Kommission unter dem Vorsitz des Grafen Gianbattista Perez damit beauftragt, eine Erhebung der Weinproduktion in der Provinz durchzuführen. Die Untersuchung ergab, dass in der Gemarkung von Verona 175 Rebsorten angebaut wurden. In der Valpantena hatte man sieben Weißweinsorten und sieben Rotweinsorten vorgefunden; zwei weitere Rebsorten waren ausländischen Ursprungs. Der größte Teil dieser Reben wird noch heute angebaut. DIE OLIVENÖLAKADEMIE „REDORO“ Der Olivenanbau in Norditalien geht auf das Mittelalter zurück. Den Klöstern wurde in dieser Zeit Land zugewiesen, mit der Auflage, es mit Ölbäumen zu bepflanzen. Das erzeugte Öl wurde nicht nur zu kultischen Zwecken (von der Taufe bis zur letzten Ölung) und in der Medizin gebraucht, sondern vor allem auch zur Erleuchtung von heiligen Stätten. In der Küche, wo man tierische Fette einsetzte, fand es dagegen kaum Verwendung. Der Gardasee und das Gebiet östlich von Verona waren schon damals für ihr Olivenöl berühmt und 350 Vini sind heute als geschütztes Anbaugebiet deklariert. Die Vorzüge, insbesondere von kaltgepresstem Olivenöl, sind inzwischen auch wissenschaftlich erwiesen. Das Öl ist nicht nur fester Bestandteil der mediterranen Küche, deren Aromen es untermalt und akzentuiert, es ist auch ein wirksamer Schutz gegen viele Zivilisationskrankheiten: die amerikanische Gesundheitsbehörde hat sogar die Erlaubnis gegeben, dass kaltgepresstes Öl die Aufschrift „gesundheitsförderlich“ trägt. Die Olivenölakademie „Redoro“ möchte diesen einfachen Gedanken in Umlauf bringen: Olivenöl ist gut und tut gut! Es hilft dabei, gut zu leben, wenn man es – wie alle Lebensmittel – in Maßen genießt. DAS RESTAURANT “ANTICA PESA“ INNOVATION DURCH LEIDENSCHAFT UND ÜBERLIEFERUNG Der Chefkoch Fabio Tacchella, der schon viele Schüler ausgebildet hat, die in der ganzen Welt berühmt geworden sind, überrascht seine Gäste in der „Antica pesa“ immer wieder durch seine Phantasie beim Kochen. Seine „Padelle“ (Pfannen) gehören inzwischen zum festen Repertoire, aber auch die Fischspezialitäten. Die Familientradition geht auf die Zeit zurück, als die Autos noch ein Menschheitstraum waren. Bei vielen internationalen Kochwettbewerben ist er dabei und hat schon viele Preise erhalten. Seine „Antica Pesa“ liegt mitten zwischen Olivenhainen und Weingärten und dieses so fruchtbare Land liefert all die frischen Zutaten, die ein Chefkoch braucht, um die Spezialitäten der Region, aber auch Überraschungsgerichte auf den Tisch zu zaubern. Fabio ist überzeugt, dass man nie auslernt und er sucht in großer Bescheidenheit einen harmonischen Zusammenklang aus Tradition und Innovation zu finden. ARCHEOLAND – EXPERIMENTELLE ARCHÄOLOGIE HAUTNAH Die besonderen klimatischen Bedingen der Veroneser Voralpen haben diese „Lessinia“ genannten Berge schon für die Höhlenmenschen als Wohnort attraktiv gemacht. (Im Abri von Fumane z.B. findet man nebeneinander die Spuren von Neanderthalern und modernen Menschen, die aus der Zeit zwischen 90.000 und 25.00 vor Christus stammen!) Diese zahlreichen vorgeschichtlichen Funde haben „Archeoland“ in Stallavena bei Grezzana ins Leben gerufen: einen Ort „jenseits der Zeit“. Hier kann man zwischen fellbespannten Steinzeithütten den Feuerstein der Lessinia bearbeiten, (der in der Steinzeit so weit verbreitet war, dass man ihn sogar im Gepäck von Ötzi, dem Gletschermann vom Similaun fand!) – man kann mit Lehm töpfern, mit Naturfarben malen, Feuer anzünden – genau wie unsere Urahnen! Nicht nur für Schulklassen ein idealer Ort, um die täglichen Probleme der Steinzeit hautnah zu erleben. BALTIERI – EIN JUNGES WEINGUT MITTEN IM WEINBERG In der Tausend-Seelen-Gemeinde Mizzole nordöstlich von Verona liegt das Weingut Baltieri am Ende einer Strasse zwischen den Weinbergen, die ein wenig römisch anmutet. Die Geschichte des Weinguts beginnt im Jahr 1970 mit dem Ankauf eines alten Gutshauses und sieben Hektar Land, von denen zunächst nur drei mit Wein bebaut sind. Seither ist das Gut unaufhaltsam gewachsen, weiteres Land ist dazugekommen mit erneuerten oder neugepflanzten Rebanlagen, die den modernsten Erkenntnissen des Weinbaus entsprechen. Die Philosophie dieses Unternehmens vereint Erfahrung und neueste wissenschaftliche Erkenntnisse, aber auch Kreativität und Inspiration. So konnte ein Weingut entstehen, aus dem Weine wie der Amarone „Sortilegio“, „Baltieri primo“ und der Recioto „Dolce di Regina“ hervorgingen: vielseitig und raffiniert, in Eichenfässern gereift, fruchtig und von intensivem Rot. In ihnen erschmeckt man die besondere Lage, wo Mensch, Rebe und Erde zu einer neuen Landschaft verschmelzen. DER HISTORISCHE BETRIEB DER BRÜDER BERTANI UND SEINE VERDIENSTE Die landwirtschaftliche Akademie von Verona war im ausgehenden 19.Jahrhundert bemüht, eine Belebung des stagnierenden Weinbaus durch die Verbreitung von Wissen und die Förderung besonders erfolgreicher Anbauer zu erreichen. In diesem Zusammenhang machten sich die Brüder Bertani einen Namen, als die Akademie für Landwirtschaft im September 1888 eine Le Va l l i Kommission damit beauftragte, die Güter der Bertani in der Valpantena zu besuchen und nach weinbautechnischen und kommerziellen Gesichtspunkten zu beurteilen. Aus dem Kommissionsbericht vom Februar des darauffolgenden Jahres geht hervor, dass man in den drei Gütern schon zwei Jahrzehnte zuvor begonnen hatte, die Weinstöcke niedrig zu halten und nicht, wie damals üblich, an Bäumen in die Höhe wachsen zu lassen. Außerdem hielt man hier die Weinfelder von anderen Pflanzen frei, während die meisten Bauern damals unter den Weinstöcken ihr Getreide wachsen ließ. Beeindruckt berichtet die Kommission auch von der - für die damaligen Standards völlig neue Kelterung, aus der ein Wein von Spitzenqualität hervorging. Positiv bemerkt der Bericht ebenfalls, dass diese neue arbeitsintensive Anbau- und Produktionsmethode Beschäftigungsmöglichkeiten für die lokale Bevölkerung bedeute und empfiehlt, sie auf den gesamten Landkreis auszuweiten, insbesondere auf die Valpolicella mit ihren besonders günstigen klimatischen Bedingungen. Die Gebrüder Bertani waren die ersten, die ihren Wein an Restaurantbetriebe außerhalb der Grenzen Veronas und des Veneto bis ins Ausland und nach Übersee verkaufen konnten. DIE “CANTINA DEL MARION” UND DIE “VILLA ANTICA” Die Famiglie Marioni soll aus Syrien kommen und sich dann in Venedig angesiedelt haben. Einige Teile der Familie kamen nach Verona und ein Marioni wird sogar 1483 Stadtrat. Auch andere machen sich in der Stadt verdient. Sie legen Terrassen an den Hügeln an und bewässern das Land in der Tiefebene. Im Laufe der Zeit erwerben sie einen riesigen Grund- und Hausbesitz. In Marcellise siedelt sich Gerolamo an und wählt die Villa del Brolo zu seiner Residenz. Noch heute wird sie Villa Marion genannt. Ein Dokument macht ersichtlich, dass für die Marioni schon 1572 der Wein ihre größte Einnahmequelle war. Von der historischen Familie sind keine Nachfahren mehr zu finden, aber die Familie Campedelli hat die Villa erworben, restauriert und einen neuen Weinkeller gebaut, aus dem nur Spitzenweine hervorgehen. DIE VILLA ARVEDI,: KÖNIGIN DES VALPANTENA-TALS Es war die erste Villa, die zu Anlass von Tagungen, Meetings und Galaveranstaltungen ihre Tore öffnete. Sie ist seit 1824 im Besitz der Familie Arvedi. Die Türme der Villa Cuzzano sind weit in dem Tal sichtbar. Einst Wohnsitz der Scaliger, vielleicht auch Kloster, erhält sie ihr derzeitiges Aussehen 1650 durch den Architekten G.B. Bianchi. Der „Titanensaal“ zeigt wunderbare Fresken aus dem 17. Jahrhundert, während die Trompe l’oeilMalereien auf den Bibbiena zurückgehen. Im „Cäsarensaal“, in den anliegenden Salons und in der Grotte finden die Galaabende statt. In der hinter der Villa liegenden Kirche San Carlo Borromeo werden Hochzeiten veranstaltet. Die 4 Kinder von Ottavio Arvedi und Alda Bertani haben alle außerordentliches unternehmerisches Geschick. Sie produzieren Öl und Wein und betreiben in der „Residence Borgo 27“, einer eleganten Villa aus dem 19. Jahrhundert mit antiker Möblierung, ein Hotel für die höchsten Ansprüche. FRACCAROLI: DAS SCHÖNE UND DAS GUTE VON VILLA VERITÀ Auf den üppigen Hügeln von San Pietro di Lavagno kann man die Villa Verità, auch „Il Boschetto“ genannt, entdecken. Der Dichter Girolamo Verità hatte im 16. Jahrhundert den Baumeister Michele Sammicheli mit der Erichtung der Villa beauftragt. Hier begegneten sich Dichtung und Baukunst und haben ein wunderbares Anwesen mit herrlichem Park geschaffen. Neben den Marmorstatuen können wir auch kleine Teiche und Grotten und einen Brunnen in einer Grotte bewundern. Viele Weine sind danach benannt worden und sind somit Botschafter dieser herrlichen Villa Verità. Die Familie Fraccaroli hat aber auch ein großes Winzergut mit B&B in Friaul. Tiziano Fraccaroli ist wie auch sein Vater ein großer Kunstsammler und stellt die Werke dan aus, wo er in der Villa etwas Platz findet. Sogar an den Decken hängen Bilder. Ve r o n e s i Gerne unterhält er sich auch im Freundeskreis über Philosophie und Kunst. Er veranstaltet zusammen mit seiner Frau Tagungen und Kongresse. DAS DREHBARE HAUS IN MARCELLISE Letzter in der Reihe der Berühmtheiten von Marcellise ist der Ingenieur Angelo Invernizzi, geboren 1884. Nach dem Abitur in Verona studiert er Bauingenieurwesen in Genua. Er wird zum eigentlichen Schöpfer des neuen Genua, das in diesen Jahren entsteht und erbaut dort auch das größte Hochhaus aus Stahlbeton: ein ehrgeiziges Projekt für die Zeit, als es noch nichts Vergleichbares gab und die Wolkenkratzer in den USA noch Metallgerüste hatten. In nur zwei Jahren errichtete er ein über 120 m hohes Hochhaus. Aber hier in Marcellise, seinem Geburtsort, kommt seine geniale Seite zum Vorschein: hier baut er die „Sonnenblume“, eine auf der Welt einmalige „bewegliche“ Villa mit 16 Zimmern, die sich in acht Stunden einmal um sich selbst dreht. DIE ALTE ÖLMÜHLE VON MARCELLISE In Marcellise stand früher die steinerne Olivenpresse. Sie nahm ihre Arbeit erst um den 20. November auf, weil der Bauernkalender vorschrieb, dass man die Oliven nicht vor Sankt Martin (11. November) ernten durfte, dem letzten Tag im Bauernjahr. Man erntete die Oliven erst nach völliger Ausreifung. Wenn die Presse öffnete, war das ganze Dorf dabei. Jeder kam und wollte wissen, was das neue Öl versprach und hin und wieder tauchte auch jemand einen Finger hinein um es zu probieren. Die Geste störte den Besitzer nicht, der für ein Urteil dankbar war. Damals gab es noch keine Sommeliers, die mit ihren Gutachten den Markt bestimmen – es war der Endverbraucher selbst, der über Güte und Qualität entschied. LA COSTA DI ROMAGNANO: ÖL, WEIN UND WOHLBEFINDEN BILDEN HIER EINEN EINZIGARTIGEN EINKLANG Stellen Sie sich eine grüne Hügellandschaft mit Weinbergen, jahrhundertealten Olivenbäumen vor und oben in Sonnenlage und wunderbarer Aussicht auf die Monti Lessini ein wunderbares Winzergut. Die Familie Zecchini baut alles das an, was in ihrem „Agriturismo La Costa“ auf den Tisch kommt. Hier kann man nicht nur Zimmer mieten, sondern auch in der hauseigenen Weinkellerei und in der Ölmühle die Produkte des Hauses probieren und die Anlagen besichtigen. DER TIERPARK “AL BOSCO” IN ZERBARO BEI ROMAGNANO Aus einem verbuschten und verwahrlosten Hügel hat die liebevolle unermüdliche Pflege einer ganzen Familie und viele Freunde einen geordneten Park entstehen lassen, wo man die verschiedensten Tiere aller Arten freilaufend oder in großen Gehegen beobachten kann. Heute findet man in dieser Naturoase ca. 150 verschiedene Tierarten, die man sonst kaum zusammen antrifft: Füchse und Vögel, Hirsche, Ziegen, Rehe, Gemsen und Mufflons ... aber auch Raubvögel, Storche, Wildscheine, Schafe, Ziegen und Pferde leben hier, um von Groß und Klein bestaunt zu werden. Daneben gibt es ein vorgeschichtliches Dorf und ein Herbarium. (98) TEZZA: EINE GROßE INNOVATIONSLEISTUNG Schon seit Generationen bewirtschaftet die Familie Tezza in Poiano Obstplantagen und Weinberge. Aber während die Vorfahren die Trauben für andere Weinkellereien anbauten, haben Flavio, Vanio und Federico Tezza in den 90er Jahren beschlossen, selbst den Wein der Valpantena zu keltern. Die Kirschbäume wurden durch Reben ersetzt und neue Rebsorten angebaut. So entstanden der wunderbare Cabernet Sauvignon und der Pinot Grigio und besonders der Amarone und der Recioto. Heute gehört das Weingut Tezza zu den ersten Weingütern des Veneto. Das Valpantena-Tal weist ein besonders mildes Mikroklima auf und ist deshalb hervorragend für den Traubenanbau, Kirsch- und Olivenbäume und seine gesamte mediterrane Vegetation geeignet. Seine Zypressen sind schon weithin sichtbar. 351 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 352 Ville Va l l i DIE LANDSCHAFT ZWISCHEN DEN TÄLERN VON FONTENSE UND MEZZANE Zwischen den Tälern von Montorio, Marcellise und Mezzane liegen auf den kalk- und basalthaltigen Bergkämmen der letzten Ausläufer der Lessinia, inmitten von Weinbergen, Olivenhainen und Kirschplantagen eine Reihe von Gutshöfen, alten Burgen, und Klöstern, die diese Gegend seit dem Mittelalter unter dem Herrscherhaus Della Scala kennzeichnen. Das Gebiet ist reich an Quellwasser und sein Boden fruchtbar, was der Adel aus der Stadt Verona sehr zu schätzen wusste. Aus auf das Jahr 1585 zurückgehenden Schriftstücken können wir entnehmen, dass der damalige Besitzer der Mühlen am Flüsschen Fibbio in seiner Villa (der heutigen Villa Wallner) 29 000 Liter Rotwein lagerte, aber auch Fässer voller Garganego und Marzemino, was ein Nachweis für den jahrhundertealten Weinbau auf den Hügeln von Montorio ist. KELLEREI CORTE SANT´ALDA Marinella Camerani, die Inhaberin der Corte Sant´Alda, hat Ende der 70er Jahre begonnen, sich dem Weinbau zu widmen, nachdem sie einen alten Hof im Tal von Mezzane aufgekauft und restauriert hatte. Aus dem auf römischen Resten ruhenden Keller wurde eine effiziente Kellerei und in dem schönen, einladenden Haus finden Abendessen, Weinproben und Kurse für Weinliebhaber statt. In ihrem Keller finden wir neben den klassischen Weinen aus dem französischen Eichenfass auch verschiedene Barriques zur Verfeinerung des Amarone und Valpolicella der Auswahl „Mythas“. Außerdem können dort ein Grappa aus Amarone, Olivenöl extravergine und andere Produkte erworben werden. RESTAURANT BACCO D´ORO Im Tal von Mezzane, wenige Kilometer außerhalb von Verona, gelangen wir durch eine Zypressenallee zu einer Villa aus dem 18.Jh., die von der Mauer eines alten Klosters umgeben ist, dessen Existenz wiederum durch ein im 19. Jh. angebautes Kirchlein bezeugt ist. Das ist die Umgebung des von Elios und Tecla Zara gemeinsam mit ihren Kindern Mario und Caterina betriebenen Ristorante Bacco d´Oro, zu dem eine reich ausgestattete Enoteca (Caterina und Mario sind gelernte Sommeliers), ein wunderschöner Park und ein Sportclub gehören. Die Küche basiert auf den frischen Produkten der jeweiligen Jahreszeit, die Pasta ist hausgemacht und zu den Gerichten der Veroneser Tradition, aber auch der internationalen Küche, werden die besten Weine aus Italien und dem Ausland serviert, die aus dem hauseigenen, mehr als 20000 Flaschen und Tausend verschiedene Weinsorten umfassenden Keller kommen. VILLA D´ACQUARONE, AUCH VILLA MUSELLA GENANNT. Von San Martino Buon Albergo aus passiert man das “Drachentor” und fährt die jahrhundertealte Zypressenallee inmitten von Wäldern und Weinbergen entlang und gelangt nach mehreren Kurven zum Haupteingang der Villa. Musella, heute Eigentum des Herzogsgeschlechts der Acquarone. Die Villa mit Garten und Park liegt auf dem Hügel, dem die Veroneser Familie Muselli seinen Namen gab und die zwischen 1654 und 1709 einen Adelssitz aus dem Anwesen machte. Um einen quadratischen Hof liegen die vier, in verschiedenen Stilen ausgeführten Baukörper der Villa, wie sie der Architekt Giacomo Franco zwischen 1860 und 1894 entworfen hatte. Der westliche „Flügel“ stammt aus dem Jahr 1862 und zeigt auf der Höhe des ersten Stockwerks 12 Statuen römischer Kaiser. Die Fassade ist mit Arabesken dekoriert, ebenso wie die Festerrahmen und der Balkon. Der östliche Flügel ist klassizistisch und Ende des 19. Jh. verändert worden. Auf der Ostseite befindet sich auch die berühmte, der Schule des Sanmicheli zugeschriebene Voliere, deren kupferüberzogene Kuppel aus dem Tal von Marcellise zu sehen ist. Die Säle des Nordflügels ebenso wie die Kirche wurden zwischen 1686 und dem Ende desselben Jahrhunderts mit Fresken ausgemalt. Szenen aus der griechischen Mythologie zieren die Decke, wir sehen Poseidon und Aeolos in einem großen harmonischen Gemälde von Lodovico Dorigny aus dem Jahr 1687. Die Kirche der Villa wurde 1684 von Biagio Falcieri mit den Wundern des hl. Antonius von Padua ausgemalt. Im oberen Stockwerk befinden sich verschiedene, 1796 352 Vini Le Va l l i Ve r o n e s i anlässlich des Aufenthalts von Napoleon ausgemalte Räume. Der Park der Villa ist dem der königlichen Villa von Monza nachempfunden. Der damalige Eigentümer Cesare Trezza ließ zwischen 1882 und 1885 Wege, Teiche mit Springbrunnen und Wasserfällen anlegen und exotische Bäume zwischen Statuen und Gewächshäusern pflanzen. Ab 1990 werden schließlich, nach Aufteilung des Anwesens, die schon vormals zum Weinbau genutzten terrassierten Böden wieder neu zu diesem Zweck angelegt. WEINGUT MUSELLA Die Verbindung von schöner Landschaft, interessanten Baudenkmälern, Wein und Tourismus macht die Besonderheit des Guts Musella aus, das sich über die Hügel von San Martino Buon Albergo im Osten Veronas erstreckt. Im Zentrum des jahrhundertealten Parks liegt die große Villa aus dem 17.Jh., die auf mittelalterlichen Resten errichtet worden war und noch heute von den Nachkommen des Herzogsgeschlechts d´Acquarone bewohnt wird. Schon im 19.Jh. begann der Herzog Cesare Trezza di Musella mit dem Weinbau im oberen Teil des Anwesens. 1990 wird das Gut aufgeteilt und 1995 kauft das Weingut Musella von Emilio Pasqua di Bisceglie die gesamten, ca. 25 ha umfassenden Weinberge mit einigen Gebäuden, darunter den Hof „Le Ferrazzette“ aus dem 16.Jh., heute Sitz des Weinguts. Emilio Pasquas Tochter Maddalena, Angehörige der Vereinigung italienischer Winzerinnen „Donne del vino“, leitet die Weinproduktion, seine Frau Graziella den Agriturismo mit Bed & Breakfast. Jedes Produkt stammt ausschließlich aus den Weinbergen und Olivenhainen des Guts, das heute mehr als 400 ha umfasst, wovon 40 ha landwirtschaftlich genutzt werden. Das Gut produziert folgende Weine: Valpolicella Superiore, Amarone, Recioto, Monte del Drago (zu gleichen Teilen Corvina und Cabernet) und Bianco del Drago (Chardonnay). WEINKELLEREI FRACCAROLI Die Weinkellerei Fraccaroli befindet sich in den Hügeln von San Pietro di Lavagno in der im 16. Jh. von Michele Sanmicheli im Auftrag des Dichters Girolamo Verità erbauten Villa Verità Fraccaroli. In der Villa Verità finden wir die besten Weine der drei Venetien, außer den klassischen Veroneser Weinen gibt es auch die typischen Weine aus dem Collio-Gebiet im Friaul, da die Familie Fraccaroli dort ein großes Weingut mit Bed & Breakfast besitzt. Tiziano Fraccaroli, Winzer und Önologe, findet neben seiner Arbeit im Weinberg auch die Zeit, die Welt auf der Suche nach modernen Kunstwerken zu bereisen, zu deren Ausstellung ihm, wie schon zuvor seinem Vater Domenico, die inzwischen fast vollständig bedeckten Wände der Villa dienen. Die Villa steht auch Gesprächsrunden über Philosophie und Kunst offen, oder es finden Tagungen in den eigens für diesen Zweck geschmückten Räumen statt. WEINKELLEREI ROCCOLO GRASSI Unter diesem Namen wurde die Kellerei 1996 von Marco Sartori gegründet, der allerdings den bereits existierenden Betrieb von seinem Vater übernahm. Nach seiner Ausbildung als Önologe beschließt er unter Zustimmung des Vaters dem Weingut einen neuen Zuschnitt zu geben und andere Weine anzubauen, als es die Tradition vorsah. Offensichtlich hatte er recht, denn heute ist sein 13,5 ha Weinberge umfassender Betrieb einer der erfolgreichsten der Gegend und hat für die exzellente Qualität seiner Weine viele Auszeichnungen bekommen. WINZERBETRIEB PROVOLO Der im Mezzane-Tal östlich von Verona gelegene, 20 ha umfassende Weinhof wurde 1927 vom Großvater der heutigen Inhaber, Luigino und Marco Provolo, gegründet. Der bereits in der dritten Generation geführte Hof hat sich vor allem der Qualität seines Produkts verschrieben. Daher sind die skrupelhaft ausgelesenen Trauben, ihre liebevolle Verarbeitung unter Verwendung modernster Technologien die Grundlage für einen Qualitätswein, dem man seine traditionsreiche Vergangenheit anmerkt. 353 seconda parte 21-03-2007 12:47 Pagina 354 Le Va l l i Ve r o n e s i Val d’Illasi, Val d’Alpone e Soave Vigneti a perdita d’occhio caratterizzano tutte le valli