UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MESSINA
Servizio Autonomo di Prevenzione e Protezione
INFORMAZIONI PER L'USO IN SICUREZZA DI BOMBOLE DI GAS IN
PRESSIONE
Lo scopo primario delle norme qui riportate è quello di aiutare l'utilizzatore di gas in recipienti a
pressione ad operare in condizioni di sicurezza ed in modo tecnicamente corretto.
Le norme si riferiscono a tutte quelle operazioni che con il termine generale di "manipolazione"
comprendono: la movimentazione, lo stoccaggio, il deposito e l'uso dei recipienti contenenti i gas
compressi, liquefatti e disciolti sotto pressione.
MOVIMENTAZIONE DEI RECIPIENTI
§
§
§
§
§
§
§
§
I recipienti contenenti gas tecnici, non possono in nessun caso essere movimentati dagli
studenti.
I recipienti devono essere movimentati esclusivamente dagli operai della ditta fornitrice e
dal personale a tale scopo autorizzato.
Il personale autorizzato alla movimentazione dei gas tecnici, deve essere regolarmente
informato e formato sui possibili rischi derivanti dalla movimentazione e dall’uso degli
stessi gas.
Tutti i recipienti devono essere provvisti dell'apposto cappellotto di protezione delle valvole,
che deve rimanere sempre avvitato tranne quando il recipiente è in uso, o di altra idonea
protezione, ad esempio maniglione, cappellotto fisso.
I recipienti devono essere maneggiati con cautela evitando gli urti violenti tra di loro o
contro altre superfici, cadute od altre sollecitazioni meccaniche che possano
comprometterne l'integrità e la resistenza.
I recipienti non devono essere sollevati dal cappellotto, né trascinati, né fatti rotolare o
scivolare sul pavimento. La loro movimentazione, anche per brevi distanze, deve avvenire
mediante carrello a mano od altro opportuno mezzo di trasporto.
Per sollevare i recipienti non devo no essere usati elevatori magnetici né imbracature con
funi o catene. Eventuali sollevamenti a mezzo gru, paranchi o carrelli elevatori devono
essere effettuati impiegando esclusivamente le apposite gabbie, o cestelli metallici, o
appositi pallets.
I recipienti non devono essere maneggiati con le mani o con guanti unti d'olio o di grasso:
questa norma è particolarmente importante quando si movimentano recipienti di gas
ossidanti.
STOCCAGGIO E DEPOSITO DEI RECIPIENTI
o
I recipienti contenenti gas non devono essere esposti all'azione diretta dei raggi del sole, né
tenuti vicino a sorgenti di calore o comunque in ambienti in cui la temperatura possa
raggiungere o superare I 50°C.
2
o
o
o
I recipienti non devono essere esposti ad una umidità eccessiva, né ad agenti chimici
corrosivi.
La ruggine danneggia il mantello del recipiente e provoca il bloccaggio del cappellotto.
I recipienti devono essere protetti da ogni oggetto che possa provocare tagli od altre
abrasioni sulla superficie del metallo.
È vietato lasciare i recipienti vicino a montacarichi sotto passerelle, o in luoghi dove oggetti
pesanti in movimento possano urtarli e provocarne la caduta.
N.B. Le frasi in grassetto sono di competenza della struttura che ha il compito, in particolare, di rendere i locali
idonei allo stoccaggio dei gas.
o
o
o
o
o
o
o
o
o
o
I locali di deposito devono essere asciutti, freschi, ben ventilati e privi di sorgenti di
calore, quali tubazioni di vapore, radiatori, ecc.
I locali di deposito, devono essere contraddistinti con il nome del gas posto in
stoccaggio. Se in uno stesso deposito sono presenti gas diversi ma compatibili tra loro, I
recipienti devono essere raggruppati secondo il tipo di gas contenuto.
È vietato immagazzinare in uno stesso locale recipienti contenenti gas tra loro
incompatibili (per esempio, gas infiammabili con gas ossidanti) e ciò per evitare, in
caso
di
perdite,
reazioni
pericolose,
quali
esplosioni
od
incendi.
È necessario altresì evitare lo stoccaggio dei recipienti in locali ove si trovino materiali
combustibili o sostanze infiammabili.
Nei locali di deposito devono essere tenuti separati i recipienti pieni da quelli vuoti,
utilizzando adatti cartelli murali per contraddistinguere I rispettivi depositi di
appartenenza.
Nei locali di deposito i recipienti devono essere tenuti in posizione verticale ed
assicurati alle pareti con catenelle od altro mezzo idoneo, per evitarne il ribaltamento,
quando la forma del recipiente non sia già tale da garantirne la stabilità.
I locali di deposito di recipienti contenenti gas pericolosi e nocivi (infiammabili, tossici,
corrosivi) devono essere sufficientemente isolati da altri locali o luoghi di lavoro e di
passaggio ed adeguatamente separati gli uni dagli altri.
I locali di deposito di recipienti contenenti gas pericolosi e nocivi devono essere dotati
di adeguati sistemi di ventilazione. In mancanza di ventilazione adeguata, devono
essere installati apparecchi indicatori e avvisatori automatici atti a segnalare il
raggiungimento delle concentrazioni o delle condizioni pericolose. Ove ciò non sia
possibile, devono essere eseguiti frequenti controlli e misurazioni.
Nei locali di deposito di recipienti contenenti gas pericolosi e nocivi devono essere
affisse norme di sicurezza concernenti le operazioni che si svolgono nel deposito,
evidenziando in modo particolare i divieti, i mezzi di protezione generali ed individuali
da utilizzare e gli interventi di emergenza da adottare in caso di incidente.
Nei locali di deposito di recipienti contenenti gas asfissianti, tossici ed irritanti deve
essere tenuto in luogo adatto e noto al personale un adeguato numero di maschere
respiratorie o di altri apparecchi protettori da usarsi in caso di emergenza.
I locali di deposito di recipienti contenenti gas infiammabili devono rispondere, per
quanto riguarda gli impianti elettrici a sicurezza, i sistemi antincendio, la protezione
contro le scariche atmosferiche, alle specifiche norme vigenti.
USO DEI RECIPIENTI
•
Un recipiente di gas deve essere messo in uso solo se il suo contenuto risulta chiaramente
identificabile.
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P.zza Immacolata di Marmo, 4 98100 Messina - Te. 090.711145 - 090.6764970-71 Fax. 090.711346 e-mail [email protected]
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3
•
•
L’uso dei gas compressi è assolutamente vietato agli studenti, a meno ché non siano
assistiti dai loro docenti o dal responsabile del laboratorio.
In ogni caso gli studenti devono essere preventivamente informati sui comportamenti da
tenere e sui possibili rischi per l’uso errato dei gas tecnici.
Il contenuto viene identificato nei modi seguenti:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
a. colorazione dell'ogiva, secondo il colore codificato dalla normativa di legge;
b. nome commerciale del gas punzonato sull'ogiva a tutte lettere o abbreviato, quando
esso sia molto lungo;
c. scritte indelebili, etichette autoadesive, decalcomanie poste sul corpo del recipiente,
oppure cartellini di identificazione attaccati alla valvola od al cappellotto di
protezione;
d. raccordo di uscita della valvola, in accordo alle normative di legge.
Prima di utilizzare un recipiente è necessario assicurarlo alla parete, ad un palco o ad un
qualsiasi supporto solido, mediante catenelle o con altri arresti efficaci, salvo che la forma
del recipiente ne assicuri la stabilità. Una volta assicurato il recipiente si può togliere il
cappellotto di protezione alla valvola.
I recipienti non devono mai essere collocati dove potrebbero diventare parte di un circuito
elettrico. Quando un recipiente viene usato in collegamento con una saldatrice elettrica, non
deve essere messo a terra. Questa precauzione impedisce al recipiente di essere incendiato
dall'arco elettrico.
I recipienti non devono mai essere riscaldati a temperatura superiore ai 50ºC. È
assolutamente vietato portare una fiamma al diretto cont atto con il recipiente.
I recipienti non devono essere raffreddati artificialmente a temperature molto basse. Molti
tipi di acciaio perdono duttilità e infragiliscono a bassa temperatura.
I recipienti non devono essere usati come rullo, incudine, sostegno o per qualsiasi altro
scopo che non sia quello di contenere il gas per il quale sono stati costruiti e collaudati.
I recipienti devono essere protetti contro qualsiasi tipo di manomissione provocato da
personale non autorizzato.
L'utilizzatore non deve cancellare o rendere illeggibili le scritte, né asportare le etichette, le
decalcomanie, I cartellini applicati sui recipienti dal fornitore per l'identificazione del gas
contenuto.
L'utilizzatore non deve cambiare, modificare, manomettere, tappare I dispositivi di sicurezza
eventualmente presenti, né in caso di perdite di gas, eseguire riparazioni sui recipienti pieni
e sulle valvole.
Non devono essere montati riduttori di pressione, manometri, manichette od altre
apparecchiature previste per un particolare gas o gruppo di gas su recipienti contenenti gas
con proprietà chimiche diverse e incompatibili.
Le valvole dei recipienti devono essere sempre tenute chiuse, tranne quando il recipiente è
in utilizzo. L'apertura delle valvole dei recipienti a pressione deve avvenire gradualmente e
lentamente. Non usare mai chiavi od altri attrezzi per aprire o chiudere valvole munite di
volantino. Per le valvole dure ad aprirsi o grippate per motivi di corrosione, contattare il
fornitore per istruzioni.
La lubrificazione delle valvole non è necessaria. È assolutamente vietato usare olio, grasso
od altri lubrificanti combustibili sulle valvole dei recipienti contenenti ossigeno e altri gas
ossidanti.
Prima di restituire un recipiente vuoto, l'utilizzatore deve assicurarsi che la valvola sia ben
chiusa, quindi avvitare l'eventuale tappo cieco sul bocchello della valvola ed infine rimettere
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il cappellotto di protezione. Si consiglia di lasciare sempre una leggera pressione positiva
all'interno del recipiente.
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SCHEDE PER L'USO IN SICUREZZA DI BOMBOLE DI GAS IN PRESSIONE
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Acetilene
Acido cloridrico
Ammoniaca
Anidride carbonica
Anidride solforosa
Argon
Aria
Azoto
Biossido d'Azoto
Bromuro di Metile (Monobromuro metano)
Butano
Carburo di Calcio
Cloro
Cloruro di Metile
Elio
Etano
Etilene
Freon
Idrogeno
Idrogeno Solforato
Isobutano
Isobutilene
Kripto
Metano
Neon
Nitrato di Ammonio
Ossido di Azoto
Ossido di Carbonio
Ossido di Etilene
Ossigeno
Propano
Propilene
Protossido d'Azoto
Tetrene
Xenon
pag.
5
9
11
13
15
17
19
21
23
25
27
28
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6
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ACETILENE
1
FORMULA CHIMICA
C2 H2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, di odore agliaceo, infiammabile, soggetto a fenomeni di decomposizione e polimerarizzazione. Non è
tossico, ma ha azione narcotica.
2.2
Densità
L'acetilene ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 0,91; la sua massa volumica, in condizioni normali di pressione e
temperatura è di 1,1747 kg/m3 ; a temperatura di 15°C a pressione atmosferica è di
1,117 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'acetilene si liquefa allapressione critica di 61,91 bar e alla temperatura critica di 35,18°C.
2.4
Solubilità
L'acetilene è solubile in acetone, che ne scioglie 24 volte il suo volume a pressione atmosferica; è pure solubile in molti
altri solventi, tra I quali di particolare interesse la dimetilformamide.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità in aria a pressione atmosferica (760 mm Hg) ed alla temperatura di 15°C è compreso tra 1,5%
e 82% in volume di acetilene: la temperatura di accensione in aria a pressione atmosferica è di 300%.
2.6
Tossicità
L'acetilene non è tossico, ma agisce come narcotico. Ad levata concentrazione nell'aria può diventare asfissiante, a
causa della riduzione del tenore di ossigeno nell'atmosfera che ne consegue.
2.7
Corrosione
L'acetilene non corrode, a temperatura ordinaria, I materiali metallici, con eccezione del rame, argento e mercurio con I
quali forma dei composti suscettibili di dar luogo ad esplosione.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Esplosione
L'elevato grado di instabilità dell'acetilene può provocare la decomposizione della molecola con fenomeni di
esplosione.Allo stato gassoso l'acetilene è stabile a pressione atmosferica, ma portato a pressione superiore a 1,5 kg/cm2
diventa esplosivo.
Allo stato liquido, a temperatura ordinaria, è fortemente esplosivo.
L'esplosione può essere innescata da urti, detonazioni o altre cause ed avviene con notevole sviluppo di calore. Per
consentirne l'impiego, l'acetilene viene prodotto allo stato gassoso e raccolto in gasometri a pressione non superiore a
1,5 kg/cm2 . Può essere compresso ma deve essere stabilizzato mediante soluzione sotto pressione in un solvente
(acetone e, più raramente, dimetilformamide) fissato da una materia porosa contenuta in bombole, a pressione non
superiore
1,5 kg/cm2 alla temperatura di riferimento di a 1,5°C.
3.2.
Infiammabilità
L'acetilene è particolarmente infiammabile a causa del limite di infiammabilità assai esteso e del basso valore della
temperatura di accensione (ved. Punto 2.5).
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7
3.2
Reazioni con sostanze chimiche
L'acetilene reagisce violentemente a contatto con varie sostanze, in particolare gli alogeni ed i composti alogenati ,
dando origine ad esplosioni: reagisce anche con rame, argento e mercurio formando acetiluri suscettibili di decomporsi
violentemente.
4
PRODUZIONE
L'acetilene viene normalmente prodotto in appositi generatori facendo reagire carburo di calcio con acqua.
È anche ottenuto come sottoprodotto di sintesi organiche o con processo di decomposizione del metano o del gas di
raffineria.
5
UTILIZZAZIONE
Oltre all'uso come materia prima nell'industria chimica per la produzione di numerosi prodotti di sintesi, l'acetilene
viene normalmente usato:
- per la saldatura ed il taglio di metalli con fiamma ossiacetilenica
- per la maturazione artificiale di frutta.
Viene trasportato in bombole che contengono l'acetilene disciolto sotto pressione in solvente entro
materia porosa.
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8
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ACIDO CLORIDRICO
1
FORMULA CHIMICA
HCL
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, di odore soffocante, infiammabile, chimicamente molto stabile, soffocante e corrosivo.
2.2
Densità
L'acido cloridrico ha densità , a 0°C, riferita all'aria, di 1,27; la sua massa volumica in condizioni normali è di 1,639
kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'acido cloridrico si liquefa alla pressione di 82,58 bar ed alla temperatura critica di 31,4°C.
2.4
Solubilità
L'acido cloridrico è solubile in acqua ed in molti solventi organici o minerali; a 0°C un volume di acqua scioglie 503
volumi di acido cloridrico.
2.5
Infiammabilità
L'acido cloridrico non è infiammabile
2.6
Tossicità
L'acido cloridrico ha, allo stato di vapore, azione irritante sulle mucose, sulla congiuntiva e sulla faringe, ed azione
ustionante. La concentrazione massima ammissibile raccomandata nei luoghi di lavoro con esposizione di 8 ore al
giorno per 5 giorni alla settimana è di 5 ppM in volume nell'aria.
2.7
Corrosione
L'acido cloridrico allo stato perfettamente secco ed a temperatura ordinaria, è corrosivo solo nei riguardi di diversi
materiali, quali acciaio inossidabile, alluminio e sue leghe, magnesio e sue leghe, mentre non attacca acciaio, ghisa,
nichel, rame, piombo ed altri metalli.
In presenza di umidità, anche in tracce modeste, corrode la maggior parte dei metalli ed occorre l'impiego di materiali
speciali, quali nickel e hastelloy, per resistere a tale azione.
Per conseguenza tutte le installazioni a contatto di acido cloridrico devono presentare atmosfere
particolarmente anidre ed I recipienti destinati a contenere lo stesso acido devono essere perfettamente ermetici.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Tossicità
L'elevata tossicità dell' acido cloridrico costituisce uno dei motivi principali della sua pericolosità
d'impiego.
3.2
Corrosione ed azione ustionante
Date le particolari caratteristiche di corrosione, nell'industria si usano per resistere all'azione dell'acido cloridrico leghe
di hastelloy ed il nickel.
La notevole avidità d'acqua causa a contatto della pelle e delle mucose ustioni per fenomeno di disidratazione.
4
PRODUZIONE
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9
Si prepara industrialmente per reazione dell'acido solforico sul cloruro di sodio in appositi forni, o più frequentemente
per sintesi dell'idrogeno col cloro.
5
UTILIZZAZIONE
L'acido cloridrico è usato in numerose applicazioni industriali, tra le quali:
- fabbricazione di cloruro di metile
- fabbricazione di cloruro di vinile
- fabbricazione di gomma sintetica
- industria elettronica
- fotoincisione
- industria dei coloranti
- tintoria
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10
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: AMMONIACA
1
FORMULA CHIMICA
NH3
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, di odore irritante e pungente, poco infiammabile, tossico.
2.2
Densità
L'ammoniaca ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 0,596; la sua massa volumica, in condizioni normali di pressione e
temperatura, è di 0,7714 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'ammoniaca si liquefa alla pressione critica di 114,8 bar e alla temperatura critica di 132,4°C.
2.4
Solubilità
L'ammoniaca è solubilissima in acqua: un volume di acqua a pressione atmosferica e a 0°C scioglie 1148 volumi di
ammoniaca, a 20°C 740 volumi; è pure solubile in molti altri solventi organici e minerali.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità in aria a pressione atmosferica (760 mm Hg) ed alla temperatura di 20°C è compreso tra 15%
e 27% in volume di ammoniaca; la temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è 690°C.
2.6
Tossicità
L'ammoniaca ha azione irritante sulle mucose della congiuntiva, delle narici e della fa ringe a funzione ustionante.
La concentrazione massima ammissibile raccomandata nei luoghi di lavoro con esposizione di 8 ore al giorno per 5
giorni alla settimana è di 25 ppM in volume nell'aria.
L'ammoniaca ha inoltre effetto ustionante.
2.7
Corrosione
L'ammoniaca, allo stato anidro, è poco corrosiva: in presenza di ossigeno è però corrosiva con l'acciaio, ma corrode il
rame e sue leghe, l'alluminio, il nickel ed il monel.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Pur essendo classificata come fluido infiammabile, l'ammoniaca, per la sua elevata temperatura di infiammabilità
(690°C) ed I limiti ristretti di infiammabilità della miscela (15+27%) è meno pericolosa di altri gas, anche perchè la sua
presenza in aria è facilmente avvertita.
3.2
Tossicità
In concentrazione di oltre 400 ppM in volume nell'aria provoca azioni broncopolmonari acute mentre al di sotto di tale
limite può provocare disturbi alle vie respiratorie superiori con tosse, irritazione e nei casi più gravi, vomito.
Una concentrazione superiore a 1500 ppm può provocare la morte per soffocamento ed emorragia polmonare. Allo stato
liquido, a contatto della pelle, può provocare ustioni anche gravi.
4
Produzione
L'ammoniaca si produce industrialmente soprattutto per via sintetica dei suoi componenti elementari. Può essere anche
prodotta dalle acque ammoniacali, dai forni di cokeria e da altri processi industriali di minore importanza.
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11
5
Utilizzazione
L'ammoniaca è usata in numerosi settori industriali:
- per la produzione di acido nitrico, urea e fibre plastiche
- come solvente
- in metallurgia per ottenere atmosfere riducenti
- in agricoltura come fertilizzante
- nell'industria cartaria
- nell'industria del freddo
- nell'industria della gomma
- nell'industria elettronica
Viene trasportata normalmente liquefatta in bombole o in serbatoi sotto pressione.
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12
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ANIDRIDE CARBONICA
1
FORMULA CHIMICA
CO2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, inodore, inerte, infiammabile, poco attivo, chimicamente tossico solo in elevate concentrazioni.
2.2
Densità
L'anidride carbonica ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 1,527; la sua massa volumica in condizioni normali di
pressione e temperatura è di 1,977 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'anidride carbonica si liquefa alla pressione critica di 73,825 bar e alla temperatura critica di 31.06°C.
2.4
Solubilità
L'anidride carbonica è solubile in acqua, che ne scioglie a pressione atmosferica e a temperatura ordinaria una quantità
pari al proprio volume.
2.5
Infiammabilità
L'anidride carbonica non è infiammabile.
2.6
Tossicità
Per concentrazioni in volume nell'aria inferiori al 3% non provoca disturbi, per concentrazioni comprese tra 3% e5%
può provocare mal di testa; per concentrazioni comprese tra 8% e 15% può provocare cefalee, nausee, vomito; oltre tale
concentrazione può provocare insufficienza cardiaca
con effetti anche letali. La concentrazione massima ammessa raccomandata per esposizioni di 8 ore al giorno e per 5
giorni alla settimana è di 5.000 ppM in volume nell'aria.
2.7
Corrosione
Allo stato anidro l'anidride carbonica è praticamente inerte verso I metalli.
Allo stato umido è viceversa corrosiva, e reagisce con quasi tutti I metalli salvo gli acciai inossidabili (tipo 316, 309 e
310) gli hastelloy ed il monel.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Tossicità
Pur non essendo tossico se non a concentrazione molto elevata, l'anidride carbonica può rappresentare un pericolo in
quanto, essendo un gas più pesante dell'aria, si può accumulare in zone basse poco ventilate o in serbatoi chiusi, fino a
raggiungere concentrazioni pericolose, a causa della diminuzione del tenore di ossigeno nell'aria.
3.2
Effetto ustionante
L'anidride carbonica allo stato liquido può provocare ustioni anche gravi alle mucose.
4
PRODUZIONE
L'anidride carbonica viene prodotta bruciando carbonio in eccesso di aria, oppure per decomposizione termica del
carbonato di calcio.
5
UTILIZZAZIONE
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13
L'anidride carbonica viene messa in commercio liquefatta sotto pressione in bombole. Ha numerose utilizzazioni
industriali, tra le quali:
- preparazione acque gassate e altre bevande
- industria del freddo
- estintori di incendio
- preparazione di carbonato di sodio e bicarbonati alcalini
- disidratazione della penicillina
- industria dei coloranti
- saldatura all'arco elettrico
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14
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ANIDRIDE SOLFOROSA
1
FORMULA CHIMICA
SO2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, di odore irritante, non infiammabile, tossico, irrespirabile.
2.2
Densità
L'anidride solforosa ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 2,264; la sua massa volumica in condizioni normali di pressione
e temperatura è di 2,928 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'anidride solforosa si liquefa alla pressione critica di 78,84 bar e alla temperatura critica di 157,65°C.
2.4
Solubilità
L'anidride carbonica è solubile in acqua ed in numerosi composti organici.
2.5
Infiammabilità
L'anidride solforosa non è infiammabile.
2.6
Tossicità
L'anidride solforosa è irritante per gli occhi, la gola e le vie respiratorie.
La concentrazione massima ammissibile raccomandata per esposizioni di 8 ore per 5 giorni
settimanali è di 22 ppM di volume in aria.
2.7
Corrosione
Allo stato anidro l'anidride solforosa non reagisce con I metalli, ad eccezione dello zinco e dei metalli alcalini che sono
rapidamente aggrediti. Allo stato umido provoca la corrosione di molti metalli, sicché occorre impiegare acciaio
inossidabile 8tipo 309, 310 e 316), hastelloy C e F Monel 825 per resistere alla sua azione.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Tossicità
L'anidride solforosa è estremamente tossica per le vie respiratorie.
Una concentrazione di 20 ppm in volume nell'aria provoca tosse ed irritazione degli occhi; l'effetto è tale che
un'esposizione prolungata a tale concentrazione risulta impossibile, provocando rapidamente edema polmonare e coma
per soffocamento.
3.2
Effetto ustionante
L'anidride solforosa liquida può provocare ustioni cutanee ed oculari.
4
PRODUZIONE
L'anidride solforosa viene prodotta per combustione dello zolfo o della pirite in apposito forno.
5
UTILIZZAZIONE
L'anidride solforosa viene usata in numerose applicazioni industriali, tra le quali:
- fabbricazione dell'acido solforico
- fabbricazione di solfonati organici
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15
- fabbricazione di solfuro di carbonio
- come imbianchitore nell'industria della carta, dello zucchero e dei tessili
- come agente riducente nell'industria del tannino, della stampa, dello zucchero
- come antiparassitario ed antisettico nell'industria alimentare
- nell'industria del freddo
Il trasporto dell'anidride solforosa è fatto con bombole allo stato liquefatto sotto pressione.
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16
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ARGON
1
FORMULA CHIMICA
2
PROPRIETÁ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Ar
Gas incolore, inodore, ininfiammabile, stabile chimicamente, non tossico.
2.2
Densità
L'argon ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 1,38; la sua massa volumica in condizioni normali di pressione e
temperatura è di 1,7836 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'argon si liquefa alla pressione critica di 48,98 bar ed alla temperatura critica di -185,86°C.
2.3
Solubilità
Ha solubilità in acqua circa doppia di quella dell'aria; tale solubilità decresce con l'aumentare della temperatura.
2.4
Infia mmabilità
L'argon non è infiammabile.
2.5
Tossicità
L'argon è un gas inerte, non tossico. Tuttavia un'atmosfera contenente argon può diventare asfissiante se la
concentrazione del medesimo è talmente elevata da ridurre la disponibilità di ossigeno per la respirazione.
2.6
Corrosione
L'argon è inerte e quindi non corrosivo nei riguardi di metalli o altri materiali.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Nocività
In atmosfera ricca di argon ma povera di ossigeno si possono manifestare sintomi di asfis sia quali:
vertigine, mal di testa, formicolio all'estremità delle mani e dei piedi, difficoltà nella parola,
difficoltà di lavoro muscolare, perdita progressiva della sensibilità.
Avendo l'argon densità maggiore dell'aria, può accumularsi allo stato gas soso in zone basse non ventilate sostituendosi
all'atmosfera normale e rendendo l'aria asfissiante per mancanza di
ossigeno.
3.2
Effetto ustionante
Quando usato liquefatto a bassa temperatura, può provocare sulla pelle ustioni da freddo.
4
PRODUZIONE
L'argon viene prodotto attraverso il processo di liquefazione e distillazione dell'aria.
5
UTILIZZAZIONE
L'impiego più frequente nell'industria è per l'esecuzione di saldature in atmosfera neutra; viene usato inoltre in
metallurgia e siderurgia per realizzare atmosfere non ossidante, ed in elettrotecnica (fabbricazione di lampade) e
radiotecnica (fabbricazione di tubi).
Viene trasportato compresso in bombole o liquefatto a bassa temperatura.
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17
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ARIA
1
FORMULA CHIMICA
L'aria è un miscuglio gassoso di azoto, ossigeno, argon, anidride carbonica, neon, olio ed altri gas rari.
La composizione normale in volume dell'aria secca è la seguente:
N2 78,09 %
O2 20,94 %
Ar 0,93 %
CO2 0,033 %
Altri gas 0,007 %
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
L'aria è trasparente, inodore, comburente ma non combustibile, non tossica.
2.2
Densità
La massa volumica dell'aria è di 1,2928 kg/m3 in condizioni di temperatura a pressione normali; la sua massa volumica
è presa come riferimento per stabilire la densità relativa degli altri gas.
2.3
Punto di liquefazione
L'aria si trasforma in liquido, a pressione atmosferica, alla temperatura di -194,35°C.
2.4
Solubilità
L'aria è solubile in acqua a temperatura ambiente; la sua solubilità diminuisce con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
L'aria forma miscele infiammabili o esplosive con i gas infiammabili, costituendo il carburante della miscela: i limiti di
infiammabilità dipendono dalle caratteristiche dei gas infiammabili con cui
viene miscelata.
2.6
Tossicità
È nulla in condizioni normali.
2.7
Corrosione
L'aria allo stato secco non è corrosiva.
In presenza di umidità provoca fenomeni di ossidazione su molti metalli, fenomeni spesso esaltati da pres enza di
impurità gassose quali anidride solforosa, cloro sali marini ecc.
2.8
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
L'aria in condizioni normali non è pericolosa ma fornisce anzi l'ossigeno necessario alla respirazione. Solo quando la
concentrazione dell'ossigeno diminuisce al di sotto del 17% iniziano difficoltà di respirazione, che portano alla perdita
di conoscenza quando la concentrazione scende all'11% e all'arresto della respirazione quando la concentrazione si
abbassa a meno del 6%. Sotto
pressione l'aria deve essere respirata con particolari cautele per evitare fenomeni di embolia gassosa nella fase di ritorno
in condizioni normali.
2.9
PRODUZIONE
L'aria disponibile in natura, viene liquefatta per la separazione industriale con distillazione a bassa temperatura dei suoi
componenti.
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18
2.10
UTILIZZAZIONE
L'aria è usata allo stato gassoso come carburante per tutti i processi di combustione.
Compressa in bombole può essere utilizzata per vari impieghi, on particolare per l'avviamento di motori.
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19
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: AZOTO
1
FORMULA CHIMICA
N2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, inodore, ininfiammabile, chimicamente assai stabile, non tossico.
2.2
Densità
L'azoto ha densità a 0°C, riferita all'aria, di 0,97; la sua massa volumica in condizioni normali di pressione e
temperatura è di 1,25 kg/m3 .
2.3
Punto critico
L'azoto liquefa alla pressione critica di 33,999 bar ed alla temperatura critica di -146,95°C.
2.4
Solubilità
L'azoto è poco solubile in acqua, e la sua solubilità diminuisce con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
L'azoto è un gas non infiammabile,
2.6
Tossicità
L'azoto non è tossico ma diventa asfissiante in caso di eccessiva concentrazione nell'aria.
2.7
Corrosione
L'azoto non provoca azioni corrosive sui metalli o altre sostanze.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÁ
3.1.1
Nocività
L'azoto non è tossico, ma l'aumento della sua concentrazione nell'aria provoca fenomeni di malessere crescente, quali
vertigine, mal di testa, formicolio all'estremità delle mani e dei piedi, difficoltà nella parola, difficoltà nell'eseguire
lavori fisici, diminuzione della sensibilità.
3.1.2
Effetto ustionante
L'azoto allo stato liquefatto deve essere usato con cautela in quanto a contatto con la pelle può provocare ustioni da
freddo.
4
PRODUZIONE
L'azoto viene prodotto attraverso il processo di liquefazione dell'aria e successiva distillazione.
5
UTILIZZAZIONE
L'azoto è impiegato in molte applicazioni industriali: tra le quali:
- realizzazione di atmosfere inerti in metallurgia e petrolchimica
- conservazione della frutta e dei vegetali
- riempimento con altri gas delle lampade elettriche
- spegnimento di incendi in miniera
- come sorgente di freddo (allo stato liquefatto).
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20
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: BIOSSIDO D'AZOTO
1
FORMULA CHIMICA
N2 O4
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Il biossido di azoto è liquido a temperatura ordinaria, ha colore giallo tenue, odore acido e
soffocante, è ininfiammabile, si decompone molto facilmente ed è molto tossico.
2.2
Densità
La densità del biossido di azoto , riferita all'aria a 0ºC è 2,44; la sua massa volumica in condizioni normali di pressione
e temperatura è di 3,157 kg/m3.
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il biossido di azoto liquefa alla pressione critica di 101,32 bar e alla temperatura critica di 157,85ºC; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è 21,10ºC.
2.4
Solubilità
Il biossido di azoto è solubile in acqua e in cloruro di nitrosile.
2.5
Infiammabilità
Il biossido di azoto non è infiammabile.
2.6
Tossicità
Il biossido di azoto è tossico: la concentrazione massima ammissibile consigliata nella miscela con aria, per esposizioni
di 8 ore al giorno per 8 giorni alla settimana, è 3 ppM in volume.
2.7
Corrosione
Il biossido di azoto è molto corrosivo in presenza di umidità; allo stato anidro I materiali che offrono maggiore
resistenza alla corrosione, sono il titanio, l'acciaio inossidabile tipo 3041 e 316 ,
l'alluminio.
3.
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Nocività
Il biossido di azoto è un forte irritante delle vie polmonari: una moderata concentrazione nell'aria provoca tosse acuta,
dolori al torace, convulsione e insufficienza circolatoria.
L'attacco all'apparato polmonare può provocare danni irreversibili le cui manifestazioni più gravi si possono avere
anche molti mesi dopo l'attacco.
Essendo più denso dell'aria, I suoi vapori tendono a rimanere a livello del suolo.
3.2
Effetto ustionante
Allo stato liquido può provocare ustioni da freddo alle mucose.
3.3
Corrosione
Nell'impiego occorre usare materiali resistenti alla corrosione per evitare possibilità di rottura e di perdite, ed eseguire
un accurato trattamento di essiccazione prima di introdurre il biossido di azoto in tubazioni o contenitori.
4
PRODUZIONE
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21
Il biossido di azoto è prodotto per riscaldamento dal nitrato di piombo.
5
UTILIZZAZIONE
Il biossido di azoto viene utilizzato per la preparazione di miscele gassose campioni usate per il controllo
dell'inquinamento atmosferico. È trasportato liquefatto sotto pressione.
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22
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: BROMURO DI METILE (Monobromuro metano)
1
FORMULA CHIMICA
CH3 Br
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, inodore, moderatamente infiammabile, stabile a temperatura ordinaria, molto tossico.
2.2
Densità
La densità del bromuro di metile, riferita all'aria a 0°C, è di 3,27; la sua massa volumica è di 4,225 kg/m3 in condizione
di pressione e temperatura normali.
2.3
Punto critico
Il bromuro di metile si liquefa alla pressione critica di 52,3 bar e alla temperatura critica di 194°C.
2.4
Solubilità
Il bromuro di metile è solubile in acqua ed in molti altri solventi.
2.5
Infiammabilità
I limiti di infiammabilità in miscela gassosa con l'aria, a pressione atmosferica ed a 20°C, sono compresi tra 13,5% e
14,5%; la temperatura di accensione a pressione atmosferica è 537°C.
2.6
Tossicità
Il bromuro di metile è alquanto tossico. La concentrazione massima ammissibile raccomandata per esposizione di 8 ore
al giorno e per 5 giorni alla settimana è di 5 ppM in volume in aria.
2.7
Corrosione
Il bromuro di metile in presenza di umidità produce acido bromidico per cui occorre tener conto di tale circostanza nella
scelta dei materiali con I quali viene messo in contatto.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Nocività
L'azione tossica del bromuro di metile si manifesta inizialmente con sonnolenza, cefalea e disturbi gastrointestinali. Se
l'esposizione al gas continua, iniziano perdita di equilibrio, scoordinamento dei movimenti, crisi epilettiche, perdita di
sensibilità, di vista ed udito, confusione mentale, sindrome depressiva, allucinazione. La morte può avvenire per crisi
epilettica. L'intossicazione può danneggiare i reni ed i polmoni. La proiezione di liquido sulla pelle può causare ustioni.
La sua pericolosità è accentuata dal fatto di essere molto più pesante dell'aria e perfettamente inodore.
3.2
Infiammabilità
Il bromuro di metile non è classificato tra i gas infiammabili, in quanto la sua pericolosità è ridotta avendo limiti di
infiammabilità in aria ristretti e temperatura di accensione elevata.
Allo stato liquido il bromuro di metile può provocare ustioni da freddo.
4
UTILIZZAZIONE
Il bromuro di metile è impiegato:
- nell'industria dei coloranti
- come disinfettante e fumigante
- nell'industria del freddo
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23
Viene trasportato in bombole come gas liquefatto.
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24
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: BUTANO
1
FORMULA CHIMICA
CH4 H10
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, inodore, moderatamente infiammabile, stabile a temperatura ordinaria; non è tossico.
2.2
Densità
Il butano ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 2,1; la sua massa volumica a 0°C è 2,7 kg/m3 .
2.3
Punto critico
Il butano liquefa alla pressione critica di 37,96 bar e alla temperatura critica di 152,03°.
2.4
Solubilità
Il butano ha scarsa solubilità nell'acqua, ma ha buone proprietà di solvente a temperatura
ordinaria.
2.5
Infiammabilità
Il butano ha un limite di infiammabilità nell'aria, a 20°C, compreso tra 1,8% ed 8,4%; la sua temperatura di
infiammabilità a pressione atmosferica è di 420°C.
2.6
Tossicità
Non è un gas tossico, ma ha un leggero potere narcotico; la concentrazione massima ammissibile raccomandata per
esposizione di 8 ore al giorno per 5 giorni settimanali è di 800ppM di volume in
aria.
2.7
Corrosione
Il butano non ha azione corrosiva con nessun metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo molto più pesante dell'aria ed avendo un limite di infiammabilità inferiore (1,8%) molto basso, forma
facilmente miscele esplosive: per tale motivo nell'impiego viene odorizzato per evidenziarne la presenza.
3.2
Tossicità
Non è tossico, ma in forte concentrazione (oltre 20%) può provocare effetti narcotici che si manifestano con senso di
ebrietà e scoordinamento dei movimenti.
4
PRODUZIONE
Viene normalmente prodotto dalla raffinazione del petrolio greggio.
5
UTILIZZAZIONE
È utilizzato principalmente come combustibile per impieghi industriali e domestici.
Tra gli impieghi industriali, come materia prima della chimica, è usato nella produzione di etilene, propilene, n-butani,
isobutani, butadiene.
È usato inoltre:come propulsore di aerosol.
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25
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: CARBURO DI CALCIO
1
FORMULA CHIMICA
CaC2
2
2.1
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
Sostanza solida, cristallina, incolore o chiara per presenza di impurità, con odore caratteristico, suscettibile di reagire
rapidamente con l'acqua dando luogo alla produzione di acetilene.
2.2
Punto di fusione e densità
Il carburo di calcio ha un punto di fusione superiore a 2500°C e peso specifico di 2,22 kg/dm3.
2.3
Infiammabilità
Di per sè non infiammabile, reagisce rapidamente con acqua dando luogo a formazione di acetilene, altamente
infiammabile.
2.4
Reazione chimica
Il carburo di calcio reagisce con acqua producendo acetilene ed idrato di calcio, con reazione isotermica.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Il carburo di calcio viene considerato sostanza pericolosa per la sua tendenza a reagire facilmente con l'acqua
producendo acetilene.
Per tale motivo il suo impiego è disciplinato da particolari disposizioni di legge.
Essendo la causa maggiore di pericolosità rappresentata dal contatto con l'umidità, particolari precauzioni devono essere
adottate per la sua conservazione ed il suo trasporto.
Inoltre, in caso d'incendio, è vietato usare l'acqua come mezzo di spegnimento.
4
PRODUZIONE
Il carburo di calcio viene prodotto in speciali forni facendo reagire ad alta temperatura il carbonio con ossido di calcio.
5
UTILIZZAZIONE
Il carburo di calcio è la materia prima per la produzione di acetilene; trova anche impiego nella produzione di
calciocianamide.
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26
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: CLORO
1
FORMULA CHIMICA
CL2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas di colore giallo verdastro, di odore irritante e soffocante, non infiammabile, chimicamente
stabile, molto tossico.
2.2
Densità
Il cloro ha densità, riferita all'aria, a 0°C, di 2,49; la sua massa volumica, in condizioni normali di temperatura a
pressione è di 3,22 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il cloro si liquefa alla pressione critica di 77 bar ed alla temperatura critica di 144°C, la temperatura di liquefazione a
pressione atmosferica è di -34,1°C.
2.4
Solubilità
Il cloro è solubile in un gran numero di sostanze organiche e minerali, in acqua è solubile con rapporto in peso di due
parti di cloro per ogni parte di acqua.
2.5
Infiammabilità
Il cloro non è infiammabile.
2.6
Tossicità
Il cloro è altamente tossico e agisce come gas asfissiante sull'apparato respiratorio. La concentrazione massima
ammissibile consigliata per esposizione di 8 ore per 5 giorni alla settimana è di 1 ppM in volume nell'aria.
2.7
Corrosione
La presenza di umidità nella formazione di acido cloridrico provoca la corrosione di molti metalli; solo oro, tantalio,
piombo ed hastolloy hanno una buona resistenza alla corrosione. Nettamente migliore il comportamento dei metalli
quando il cloro è allo stato perfettamente essiccato.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Azione tossica
Già in concentrazione dell'aria compresa tra 1 e 3 ppM provoca irritazione agli occhi e alle narici. In concentrazioni di 5
ppM provoca irritazione alla gola, ed una esposizione di lunga durata in tale situazione provoca affezioni bronchiali.
In concentrazioni di 30 ppM provoca accessi convulsi di tosse; se la concentrazione sale ad un valore compreso tra 40 e
60 ppM un'esposizione di un'ora provoca lesioni gravi all'apparato respiratorio; in concentrazione superiore a 100 ppm
il suo effetto diventa letale.
La sua pericolosità è resa più elevata dal fatto che, essendo più pesante dell'aria, tende ad
accumularsi nelle zone più basse degli ambienti ed a contatto col suolo.
3.2
Corrosione
A causa del suo elevato effetto corrosivo in presenza di umidità, è necessario effettuare un
trattamento di essiccazione prima di introdurre cloro in tubazioni e recipienti.
3.3
Effetto ustionante
Allo stato liquido può provocare ustioni da freddo alle mucose.
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27
3.4
Reazioni pericolose
Reagendo facilmente con prodotti organici e naturali, il cloro può dare origine a esplosioni o a incendi, in particolare a
contatto con il fluoro, di fluoruri, ammoniaca, fosforo ed arsenico.
4
PRODUZIONE
La produzione industriale del cloro è ottenuta con processo di elettrolisi di sali di iodio e di potassio.
5
UTILIZZAZIONE
Il cloro trova numerosi impieghi tra gli altri:
- per imbiancare fibre vegetali, carta e cellulosa
- per sterilizzazione dell'acqua;
- per preparazione di detersivi ed antiparassitari;
- nell'industria chimica.
Il trasporto del cloro avviene mediante bombole o contenitori sotto pressione allo stato liquefatto.
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28
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: CLORURO DI METILE
1
FORMULA CHIMICA
CH3 CL
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Il cloruro di metile (o monoclorometano) è un gas incolore, con odore irritante, infiammabile e tossico, con effetto
narcotico.
2.2
Densità
Il cloruro di metile ha densità, riferita all'aria, a 0°C, di 1,8; la sua massa volumica, in condizioni normali di temperatura
a pressione è di 2,328 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il cloruro di metile si liquefa alla pressione critica di 66,8bar ed alla temperatura critica di 143,1°C, la temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -23,76°C.
2.4
Solubilità
Il cloruro di metile è solubile in acqua ed in molte altre sostanze quali alcool, etere, cloroformio, acido acetico, acetone
e benzene.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità del cloruro di metile, a 20°C a pressione atmosferica, è compreso tra 8,1% e 17,2% in volume
nell'aria; la temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è
632°C.
2.6
Stabilità chimica
Il cloruro di metile è stabile a temp eratura ambiente, ma a temperatura superiore a 400°C tende a decomporsi formando
sostanze tossiche quali cloro, acido cloridrico e in particolari condizioni,
fosgene.
2.7
Tossicità
Il cloruro di metile è tossicocon effetto narcotico: agisce attraverso le vie respiratorie. La concentrazione massima
ammissibile per esposizione di 8 ore al giorno per 5 giorni settimanali è di 50 ppM in volume nell'aria.
2.8
Corrosione
In presenza di umidità il cloruro di metile provoca corrosioni su alcuni metalli quali lo zinco, l'alluminio e le relative
leghe.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo più pesante dell'aria, in caso di fughe può formare miscele esplosivein quanto tende ad accumularsi nelle zone
basse e radenti il suolo.
3.2
Tossicità
L'azione tossica si manifesta con sintomi di cefalee, vertigini, nausee e vomito.
Nelle intossicazioni gravi si ha stato confusionale e perdita di conoscenza, che nei casi estremi porta al coma e alla
morte.
I sintomi dell'avvelenamento si possono manifestare anche dopo alcune ore dalla respirazione del gas.
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P.zza Immacolata di Marmo, 4 98100 Messina - Te. 090.711145 - 090.6764970-71 Fax. 090.711346 e-mail [email protected]
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29
Il contatto con la pelle e gli occhi di vapori ad alta concentrazione o di liquido provoca
ustioni.
4
PRODUZIONE
Il cloruro di metile è prodotto per sintesi chimica.
5
UTILIZZAZIONE
Il cloruro di metile è utilizzato:
- per anestesia locale in chirurgia
- come agente refrigerante nell'industria del freddo (con la sigla R 40);
- come propulsore nei contenitori come aereosol;
- in varie applicazioni nell'industria chimica;
- come solvente.
È trasportato in bombole allo stato liquefatto sotto pressione.
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30
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ELIO
1
FORMULA CHIMICA
He
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
L'elio è un gas incolore, inodore, non infiammabile, chimicamente molto stabile, non tossico.
2.2
Densità
L'elio è molto più leggero dell'aria e la sua densità, riferita all'aria, a 0°C, è di 0,137; la sua massa volumica, in
condizioni normali di temperatura a pressione normale è di 0,176 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il cloruro di metile si liquefa alla pressione critica di 2,275 bar ed alla temperatura critica di 267,95°C, la temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -268,9°C.
2.4
Solubilità
L'elio è il meno solubile dei gas sia nell'acqua che in altri liquidi.
2.5
Infiammabilità
L'elio è un gas non infiammabile.
2.6
Reazione con altre sostanze
Non avendo proprietà corrosive, può essere usato a contatto di qualsiasi metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Trattandosi di un gas chimicamente stabile, non corrosivo, non infiammabile, non tossico, le sue caratteristiche di
pericolosità dipendono esclusivamente dal fatto che può diventare asfissiante qualora, in caso di fuga o di perdita di
bombole o impianto che lo contengono, vada a ridurre la quantità di ossigeno presente nell'atmosfera.
Può provocare ustioni da freddo allo stato liquido.
4
PRODUZIONE
Con procedimento di distillazione dalla liquefazione dell'aria.
4
UTILIZZAZIONE
É utilizzato come gas di pressurizzazione:
- in impieghi spaziali ed in aviazione
- nei reattori nucleari ad acqua pesante;
- nel campo della ricerca scientifica.
È trasportato in bombole allo stato gassoso, oppure in contenitori sotto vuoto allo stato liquido.
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31
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ETANO
1
FORMULA CHIMICA
C2 H6
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
L'etano è un gas incolore, inodore, infiammabile, con buona stabilità chimica, non tossico.
2.2
Densità
La densità dell'etano riferita all'aria, a 0°C, è di 1,0493; la sua massa volumica, in condizioni normali di temperatura a
pressione normale è di 1,3562 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'etano si liquefa alla pressione critica di 48,839 bar ed alla temperatura critica di 32,27°C; la temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -88,68°C.
2.4
Solubilità
L'etano è poco solubile in acqua, ma è solvente nel cloro, acido cloridrico, idrogeno e altre sostanze organiche ed
inorganiche.
2.5
Infiammabilità
L'etano ha un limite di infiammabilità nell'aria, a temperatura di 20°C a pressione atmosferica, compresa tra 3% 12,4%;
la sua temperatura di infiammabilità è di 515ºC a pressione atmosferica.
2.6
Tossicità
L'etano non è tossico, ma può diventare asfissiante qualora il contenuto di ossigeno nell'aria venga a ridursi
eccessivamente.
2.7
Corrosione
L'etano non è corrosivo e può essere impiegato con qualsiasi metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
L'etano ha una densità quasi uguale a quella dell'aria ed un limite inferiore di infiammabilità assai basso (3%) per cui
forma facilmente con l'aria miscele infiammabili.
3.2
Tossicità
Solo in miscela con l'aria in notevole percentuale (20%) può diventare pericoloso per l'effetto di asfissia causato
dall'impoverimento di ossigeno nell'atmosfera.
4
PRODUZIONE
Viene normalmente prodotto dalla raffinazione del petrolio greggio.
5
UTILIZZAZIONE
È utilizzato nell'industria chimica per la produzione di alcune sostanze quali etanolo, acetaldeide, acetato di vinile,
cloruro di etile, dicloroetano, polietilene.
È trasportato compresso in bombole.
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32
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ETILENE
1
FORMULA CHIMICA
C2 H4
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, con leggero odore dolciastro, infia mmabile, chimicamente stabile in condizioni normali, non tossico.
2.3
Densità
L'etilene ha una densità riferita all'aria a 0°C, di 0,978; la sua massa volumica in condizioni normali di pressione e
temperatura è di 1,260 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'etilene si liquefa alla pressione critica di 50,76 bar ed alla temperatura critica di 9,5°C; il suo punto di liquefazione a
pressione atmosferica è di -103,72°C.
2.4
Solubilità
L'etilene ha bassa solubilità in acqua, decrescente con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità della miscela con aria, alla temperatura di 20°C ed alla pressione atmosferica è compreso tra
3,1% e 32%.
La temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è di 520°C.
2.6
Tossicità
Non è tossico, ma ha una leggera azione atmosferica.
2.7
Corrosione
L'etilene non è corrosivo e può essere impiegato con qualsiasi metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo molto vicina di densità a quella dell'aria ed avendo un limite inferiore di infiammabilità relativamente basso
(3%) può formare facilmente miscele infiammabili con l'aria.
3.2
Tossicità
L'azione anestetica non provoca nessun tipo di disturbo irreversibile, ma in concentrazioni molto elevate (20%) può
provocare azione asfissiante per riduzione del contenuto di ossigeno
nell'atmosfera.
4
PRODUZIONE
L'etilene viene prodotto con processo di cracking termico dal petrolio e dal gas naturale.
5
UTILIZZAZIONE
L'etilene viene impiegato nell'industria chimica come materia prima per produrre numerose sostanze di sintesi: alcool
etilico, acido acetico, polietilene, cloruro di vinile, piombo tetrateile ecc.
È usato inoltre come liquido frigorifero.
Viene trasportato compresso in bombole o liquefatto in contenitori a bassa temperatura.
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33
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: FREON
1
FORMULA CHIMICA
Sono considerati gas refrigeranti (con la denominazione commerciale di freon) i gas derivati dal
metano e dall'etano per sostituzione degli ioni idrogeno con ioni di alogeni (cloro, fluoro, bromo).
I gas della famiglia più comunemente usati sono:
Triclorofluorometano R 11
CCl3 F
Diclodifluorometano R 12
CCl2 F2
Clorotrifluorometano R 13
CCIF3
Tetrafluorometano
R 14
CF4
Diclorofluorometano R 21
CHCI2 F
Clorodifluorometano R 22
CHCIF2
Trifluorometano
R 23
CHF3
Bromotrifluorometano R 13 BI
CBrF3
Diclorotetrafluoroetano
R 114
C2 CL2 F4
2
2.1
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
Si tratta di gas incolori, senza odore o con debole odore di etere, ininfiammabili, chimicamente stabili, senza alcuna
azione tossica.
2.2
Densità
La densità dei gas, riferita all'aria alla temperatura di 0ºC e la massa volumica in condizioni normali di massa e di
temperatura, sono le seguenti:
R 11
densità
4,9
massa volumica
6,35
kg/m3
R 12
"
4,3
"
"
5,56
"
R 13
"
3,8
"
"
4,87
"
R 14
"
3.0
"
"
3,884
"
R 21
"
3,7
"
"
4,73
"
R 22
"
3,1
"
"
4,005
"
R 23
"
2,5
"
"
3,19
"
R 13 BI
"
5,3
"
"
6,91
"
R 114
"
6,13
"
"
7,92
"
2.3
Punto liquido e punto di liquefazione
La pressione critica e la temperatura critica hanno i seguenti valori:
R 11
pressione critica
bar
43,74
temperatura critica 0ºC
R 12
"
"
"
41,15
"
"
R 13
"
"
"
38,60
"
"
R 14
"
"
"
37,43
"
"
R 21
"
"
"
51,68
"
"
R 22
"
"
"
49,36
"
"
R 23
"
"
"
48,37
"
"
R 13 BI
"
"
"
39,85
"
"
R 114
"
"
"
32,63
"
"
La temperatura di liquefazione a pressione atmosferica ha i seguenti valori:
R 11
Temperatura di liquefazione
ºC
23,77
R 12
"
"
"
R 13
"
"
"
R 14
"
"
"
R 21
"
"
"
R 22
"
"
"
R 23
"
"
"
R 13 BI
"
"
"
R 114
"
"
"
198
112
28,78
- 45,75
178,5
96
25,6
67
145,7
- 29,78
81,50
- 127,94
8,90
- 40,78
- 82,10
- 57,75
3,60
Servizio Autonomo di Prevenzione e Protezione
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34
2.4
Solubilità
I freon hanno solubilità in acqua relativamente bassa; sono facilmente solubili in molti idrocarburi, in alcole, acetone,
esteri, acidi organici.
2.5
Infiammabilità
Nessuno dei gas freon è infiammabile in miscela con aria.
2.6
Tossicità
I freon non hanno particolare azione tossica. La concentrazione ammissibile massima in aria consigliata è di 1000 ppM
in volume.
2.7
Corrosione
I freon non hanno particolare attività corrosiva e possono essere usati con tutti i metalli di normale impiego.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Incendio
Pur non essendo né tossici né infiammabili, i freon, portati a temperatura elevata (alcune centinaia di °C) - ad es. a
causa di un incendio -, possono decomporsi e dare origine alla formazione di gas tossici.
3.2
Tossicità
Essendo più pesante dell'aria, in caso di perdita e fughe tendono ad accumularsi negli strati inferiori dell'aria e possono
quindi causare asfissia per l'impoverimento del tenore di ossigeno che può aver luogo nell'atmosfera.
4
PRODUZIONE
I freon vengono prodotti per sintesi chimica partendo dal metano.
5
UTILIZZAZIONE
I freon trovano maggiore impiego nell'industria del freddo, come fluidi del ciclo frigorifero.
Sono inoltre impiegati come gas di propulsione per aerosol, come solventi, come fluido per ricerca
di fughe.
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35
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: IDROGENO
1
FORMULA CHIMICA
H2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore e inodore, fortemente infiammabile ad azione riducente, non tossico.
2.2
Densità
È il più leggero dei gas ed ha densità, rispetto all'aria, a 0°C, di 0,69; la sua massa volumica, in condizioni normali di
pressione temperatura è 0,08989 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'idrogeno liquefa alla pressione critica di 12,98 bar ed alla temperatura critica di -239,91°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è di -252,76°C.
2.4.1
Solubilità
La sua solubilità in acqua è molto bassa e decresce con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
L'idrogeno ha un limite di infiammabilità in aria alla temperatura di 20°C ed a pressione
atmosferica, compreso tra 4% e 74,5%.
La temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è 570°C.
2.6
Corrosione
L'idrogeno ha una notevole azione riducente, avendo grande affinità per l'ossigeno e tutte le sostanze ossidanti.
3
3.1
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Infiammabilità
Forma miscele infiammabili con l'aria entro limiti molto estesi e si accende con molta facilità. Essendo molto più
leggero dell'aria, si diffonde facilmente.
Al contrario degli altri gas, si riscalda nell'espansione e ciò può provocare fenomeni di autoaccensione a contatto
dell'ossigeno dell'aria.
3.2
Effetto ustionante
L'idrogeno non è tossico, ma il suo impiego allo stato liquido deve essere eseguito con cautela perchè a contato con la
pelle provoca ustioni da freddo.
4
PRODUZIONE
L'idrogeno viene prodotto per elettrolisi dall'acqua o da idrocarburi naturali.
5
UTILIZZAZIONE
L'idrogeno trova svariati impieghi industriali, tra i quali:
- idrogenazione degli olii e dei grassi
- trattamenti termici
- raffreddamento alternatori
- industria del vetro
Viene trasportato compresso in bombole e liquefatto in contenitori con isolamento sotto vuoto.
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36
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: IDROGENO SOLFORATO
1
FORMULA CHIMICA
H2 S
2
2.3
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
Gas incolore, di odore sgradevole caratteristico, infiammabile, ad azione fortemente riducente, molto tossico.
2.2
Densità
L'idrogeno solforato ha una densità, riferita all'aria, a 0°C, di 1,1906; la sua massa volumica a temperatura e pressione
normale è di 1,534 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'idrogeno solforato liquefa alla pressione critica di 89,37 bar ed alla temperatura critica di 100,05°C; la sua
temperatura di liquefazione a pressione atmosferica è di -60,2°C.
2.4
Solubilità
L'idrogeno solforato è molto solubile in acqua ed in molte altre sostanze quali alcool, aldeide, acetone, etere, ammine ed
idrocarburi.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità in aria dell'idrogeno solforato a temperatura di 20°C varia tra il 4% ed il 44%; la sua
temperatura minima di infiammabilità a pressione atmosferica è di 290°C.
2.6
Tossicità
L'idrogeno solforato è un gas molto tossico. La concentrazione massima ammissibile consigliata per esposizione di 8
ore giornaliere e di 5 giorni settimanali è di 10 ppM in volume
nell'aria.
2.7
Reazioni chimiche
L'idrogeno solforato ha spiccate proprietà riducenti e può reagire violentemente a contatto con
prodotti ossidanti.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Il punto di infiammabilità molto basso e la sua densità maggiore dell'aria rendono l' idrogeno
solforato particolarmente pericoloso per la formazione di miscele infiammabili, anche se l'odore
caratteristico consente di rilevarne facilmente la presenza nell'atmosfera, a partire da una
concentrazione intorno a 1000 ppM.
3.2
Tossicità
A causa della sua azione riducente l'idrogeno solforato può reagire violentemente con sostanze
ossidanti, quali acido nitrico, ipoclorito ed altro. In presenza di umidità corrode molti materiali
quali il rame e le sue leghe ed acciaio al carbonio: è consigliabile pertanto l'impiego in tali
condizioni di acciaio inossidabile.
4
PRODUZIONE
L'idrogeno solforato viene preparato industrialmente per reazione di idrogeno o acidi con sostanze sulfuree.
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37
5
UTILIZZAZIONE
È impiegato nell'industria chimica per la produzione di solfuri e di composti organici solforati: è
pure usato come solvente.
È trasportato liquefatto in bombole.
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38
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ISOBUTANO
1
FORMULA CHIMICA
C4 H10
2
2.1
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
L'isobutano è un gas incolore, inodore, infiammabile, chimicamente stabile, non tossico, ma narcotico.
2.2
Densità
L'isobutano ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 2,1, la sua massa volumica in condizioni di temperatura e pressione
normali, è di 2,7 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'isobutano liquefa alla pressione critica di 37,2 bar ed alla temperatura critica di 134,98°C; la sua temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -11,7°C.
2.4
Solubilità
L'isobutano ha scarsa solubilità in acqua, ma ha ottime proprietà solventi con altri gas.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità dell'isobutano in aria alla temperatura di 20°C varia tra 1,8 e 8,4%; la
sua temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è 420°C.
2.6
Tossicità
L'isobutano non è tossico, ma ha notevoli proprietà narcotiche.
La concentrazione massima ammissibile consigliata nell'atmosfera per esposizioni di 8 ore per 5 giorni settimanali, è di
500 ppM in volume.
2.7
Corrosione
L'isobutano non ha azione corrosiva con nessun metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo molto più pesante dell'aria ed avendo un limite di infiammabilità inferiore (1,8%) molto basso, forma
facilmente miscele infiammabili.
3.2
Tossicità
Ha azione narcotica che deprime il sistema nervoso centrale, ma la concentrazione alla quale si avvertono tali effetti in
modo evidente è molto elevata (20%).
4
PRODUZIONE
L'isobutano viene prodotto nella raffinazione del petrolio greggio e si trova normalmente
miscelato con il butano.
5
UTILIZZAZIONE
È impiegato principalmente come combustibile in miscela con il butano, liquefatto in bidoni.
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39
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: ISOBUTANO
1
FORMULA CHIMICA
C4 H10
2
2.1
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
L'isobutano è un gas incolore, inodore, infiammabile, chimicamente stabile, non tossico, ma
narcotico.
2.2
Densità
L'isobutano ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 2,1, la sua massa volumica in condizioni di temperatura e pressione
normali, è di 2,7 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'isobutano liquefa alla pressione critica di 37,2 bar ed alla temperatura critica di 134,98°C; la sua temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -11,7°C.
2.4
Solubilità
L'isobutano ha scarsa solubilità in acqua, ma ha ottime proprietà solventi con altri gas.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità dell'isobutano in aria alla temperatura di 20°C varia tra 1,8 e 8,4%; la sua temperatura di
infiammabilità a pressione atmosferica è 420°C.
2.6
Tossicità
L'isobutano non è tossico, ma ha notevoli proprietà narcotiche.
La concentrazione massima ammissibile consigliata nell'atmosfera per esposizioni di 8 ore per 5 giorni settimanali, è di
500 ppM in volume.
2.7
Corrosione
L'isobutano non ha azione corrosiva con nessun metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo molto più pesante dell'aria ed avendo un limite di infiammabilità inferiore (1,8%) molto basso, forma
facilmente miscele infiammabili.
3.2
Tossicità
Ha azione narcotica che deprime il sistema nervoso centrale, ma la concentrazione alla quale si avvertono tali effetti in
modo evidente è molto elevata (20%).
4
PRODUZIONE
L'isobutano viene prodotto nella raffinazione del petrolio greggio e si trova normalmente miscelato con il butano.
5
UTILIZZAZIONE
È impiegato principalmente come combustibile in miscela con il butano, liquefatto in bidoni.
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40
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: KRIPTO
1
FORMULA CHIMICA
Kr
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Il kripto è un gas inodore e incolore, non infiammabile, chimicamente inerte, non tossico.
2.2
Densità
Il kripto ha densità, riferita all'aria a 0°C, di 2,86; la sua massa volumica, in condizioni di
temperatura e pressioni normali, è di 3,7 kg/m3 .
2.1.2
Punto critico e punto di liquefazione
Il kripto liquefa alla pressione critica di 55,02 bar ed alla temperatura critica di -63,75C; la sua temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -153,35°C.
2.4
Solubilità
Il kripto ha scarsa solubilità in acqua.
2.5
Infiammabilità
Il kripto non è infiammabile.
2.6
Tossicità
Il kripto non è tossico.
2.7
Corrosione
Il kripto è perfettamente inerte e quindi non ha azione corrosiva.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Pur non essendo tossico, può causare asfissia nel caso in cui la sua concentrazione nell'aria raggiunga valori tali da
ridurre la percentuale di ossigeno necessaria per la respirazione.
È da notare infatti che il gas è molto più pesante dell'aria.
4
PRODUZIONE
È prodotto per processo di liquefazione dell'aria.
UTILIZZAZIONE
Il kripto, trasportato allo stato gassoso compresso in bombole, è utilizzato per la produzione di
lampade a incandescenza e di tubi fluorescenti.
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41
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: METANO
1
FORMULA CHIMICA
CH4
2
2.1
PROPRIETÀ FISICHE
Caratteristiche generali
È un gas incolore, con leggero odore agliaceo, infiammabile, chimicamente stabile, non tossico.
2.2
Densità
Il metano ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 0,55; la sua massa volumica, in condizioni di temperatura e pressioni
normali, è di 0,7174 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefa zione
Il metano liquefa alla pressione critica di 45,96 bar ed alla temperatura critica di -82,62C; la sua temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -161,52°C.
2.4
Solubilità
Il metano ha scarsa solubilità in acqua.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità della miscela aria-metano è compreso tra 5% e 15% a temperatura di 20°C.
La temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è di 580°C.
2.6
Tossicità
Il metano non è tossico.
2.7
Corrosione
Il metano è inerte e può essere usato con tutti i metalli di impiego normale.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Il metano è molto più leggero dell'aria e può formare facilmente miscele infiammabili.
3.2
Tossicità
Il metano non ha tossicità propria, ma essendo irrespirabile può causare asfissia qualora la sua concentrazione in aria
riduca a valori troppo bassi il tenore di ossigeno per la respirazione.
4
PRODUZIONE
Il gas metano industrialmente deriva dai giacimenti naturali.
5
UTILIZZAZIONE
Il metano è utilizzato soprattutto come combustibile sia in impianti industriali che per le reti di gas urbano, come
prodotto di base per l'industria chimica; come fluido criogenico.
È trasportato compresso in bombole oppure liquefatto a bassa temperatura.
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42
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: NEON
1
FORMULA CHIMICA
Ne
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
È un gas incolore, inodore, non infiammabile, inerte, non tossico.
2.2
Densità
La densità del neon, riferita all'aria a 0°C, di 0,695; la sua massa volumica, in condizioni di
temperatura e pressioni normali, è di 0,888 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il neon liquefa alla pressione critica di 27,56 bar ed alla temperatura critica di -228,75°C; la sua temperatura di
liquefazione a pressione atmosferica è di -246,05°C.
2.4
Solubilità
Il metano ha scarsa solubilità in acqua e in altre sostanze liquide.
2.5
Infiammabilità
Il neon non è infiammabile.
2.6
Tossicità
Il neon non è tossico.
2.7
Corrosione
Il neon non è corrosivo e può essere impiegato con tutti i metalli.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Pur non essendo tossico, il neon può diventare asfissiantenel caso in cui una sua concentrazione troppo elevata
nell'atmosfera provochi una eccessiva riduzione dell'ossigeno disponibile per la respirazione.
4
PRODUZIONE
Il neon viene prodotto attraverso il processo di liquefazione nell'aria.
5
UTILIZZAZIONE
Il neon è usato industrialmente per la costruzione di lampadine, lampade fluorescenti, insegne luminose.
È trasportato in bombole sotto pressione o in speciali contenitori con intercapedine sotto vuoto allo stato liquefatto.
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43
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: NITRATO DI AMMONIO
1
FORMULA CHIMICA
NH4 NO3
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Sostanza solida, cristallina, di colore bianco, deliquescente ad azione ossidante, senza odore
caratteristico, non infiammabile, nè tossica.
2.2
Punto di fusione
Il nitrato di ammonio fonde alla temperatura di 170ºC.
2.3
Solubilità
Il nitrato di ammonio è assai solubile in acqua con abbassamento di temperatura: 100 parti di acqua sciolgono 187 parti
di nitrato a 20ºC e 843 parti a 100ºC.
2.2.5
Infiammabilità
Il nitrato di ammonio non è infiammabile, ma comburente.
2.5
Tossicità
Il nitrato di ammonio non ha alcuna proprietà tossica.
2.6
Reazioni chimiche
Il nitrato di ammonio si decompone a temperatura leggermente superiore al punto di fusione con reazione isotermica
producendo protossido di azoto (N2O) ed acqua. A temperature superiori e innescato da detonatori si decompone con
reazione esplosiva dando luogo a liberazione di azoto, ossigeno e vapore d'acqua. A temperature superiori e innescato
da detonatori si decompone con reazione esplosiva dando luogo alla liberazione di azoto, ossigeno e vapore d'acqua.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Non essendo nè infiammabile nè tossico Il giorno il nitrato di ammonio non presenta particolari caratteristiche di
pericolosità perché venga conservato in quantitativi non eccessivi per evitare che la reazione termica di decomposizione
possa innescarsi e dar luogo a fenomeni esplosivi.A tale scopo, mentre non esistono particolari prescrizioni nella
legislativa italiana, si riportano le disposizioni stabilite dalla legislazione francese (Decreto 20.5.1953) che prescrive
l'applicazione delle disposizioni riguardanti le industrie insalubri o pericolose per depositi del Nitrato di Ammonio di
quantitativo:
- superiore a 50 T quando il nitrato contiene più di 0,4% di materie estranee
combustibili;
- superiore a 500 T quando il nitrato contiene meno di 0,4% di materie estranee combustibili e viene conservato in
appositi imballaggi;
- superiore a 100 T quando il nitrato contiene meno di 0,4% di materie estranee combustibili e viene conservato alla
rinfusa.
4
PRODUZIONE
Il nitrato di ammonio viene prodotto per via chimica neutralizzando acido nitrico in soluzione diluita con ammoniaca.
5
UTILIZZAZIONE
Il nitrato di ammonio è usato soprattutto come fertilizzante; è usato come materia prima per la produzione di protossido
di azoto ed infine nell'industria degli esplosivi.
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44
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: OSSIDO DI AZOTO
1
FORMULA CHIMICA
NO
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
L'ossido di azoto è un gas incolore, inodore, non infiammabile, facilmente ossidabile, tossico.
2.2
Densità
L'ossido di azoto ha densità, riferita all'aria a 0°C, pari a 1,037; la sua massa volumica, in condizioni di temperatura e
pressioni normali, è di 1,3402 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'ossido di azoto liquefa alla pressione critica di 64,85 bar ed alla temperatura critica di -93°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è di -151,75°C.
2.4
Solubilità
L'ossido di azoto è poco solubile in acqua; la sua solubilità decresce rapidamente con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
L'ossido di azoto non è infiammabile.
2.6
Tossicità
L'ossido di azoto non è tossico; la concentrazione massima ammissibile consigliata per esposizione di 8 ore giornaliere
per 5 giorni alla settimana è di 25 ppM in volume nell'aria.
2.6
Corrosione
Poiché l'ossido di azoto si ossida facilmente all'aria formando diossidi che danno luogo alla formazione di acido nitroso
e nitrico, in presenza di umidità corrode quasi tutti i metalli.
Si consiglia pertanto l'impiego di acciaio inossidabile, monel, hastelloy A,B e C, tungsteno e
molibdene.
2.6.1
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Tossicità
L'azione tossica si manifesta con irritazione alle mucose: concentrazioni in aria comprese tra 60 e 150 ppM in volume
provocano tosse e irritazione alla gola; esposizioni prolungate provocano dolori al torace, convulsione, insufficienza
circolatoria ed edema polmonare. Per concentrazioni comprese tra 200 e 700 ppM in volume nell'aria l'azione tossica
può risultare mortale anche per brevi esposizioni.L'ossido di azoto avendo densità quasi uguale a quella dell'aria, si
diffonde rapidamente nell'ambiente nel quale viene immesso.
3.2
Corrosione
L'azione corrosiva dell'ossido di azoto deve essere tenuta presente evitando l'impiego, per contenerla, di materiali
inadatti.
4
PRODUZIONE
L'ossido di azoto viene prodotto riducendo l'acido citrico col rame.
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45
5
UTILIZZAZIONE
L'ossido di azoto viene utilizzato per la preparazione di miscele gassose campioni usate per il controllo
dell'inquinamento atmosferico
E’ trasportato compresso in bombole.
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46
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: OSSIDO DI CARBONIO
1
FORMULA CHIMICA
CO
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
L'ossido di carbonio è un gas incolore, inodore, infiammabile, chimicamente stabile, ma ad azione riducente, molto
tossico.
2.2
Densità
L'ossido di carbonio ha densità, riferita all'aria a 0°C, pari a 0,954; la sua massa volumica, in condizioni di temperatura
e pressioni normali, è di 1,234 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'ossido di carbonio liquefa alla pressione critica di 34,987 bar ed alla temperatura critica di -140,24°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è di -191,53°C.
2.4
Solubilità
La sua solubilità in acqua e in altri liquidi è molto bassa.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità della miscela dell'ossido di carbonio con aria a temperatura di 20°C è compreso tra 12,5% e
74%; la sua temperatura di accensione a pressione atmosferica è 630°C.
2.6
Tossicità
L'ossido di carbonio è un gas altamente tossico: la concentrazione massima ammissibile consigliata per esposizione di 8
ore al giorno per 5 giorni la settimana è di 50 ppM in volume
nell'aria.
2.6
Corrosione
L'ossido di carbonio non è corrosivo con i metalli di normale impiego.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
L'ossido di carbonio forma miscele infiammabili con l'aria ed avendo una densità molto prossima a quella dell'aria, la
miscelazione avviene facilmente in qualsiasi condizione.
3.2
Nocività
L'ossido di carbonio, respirato anche in piccole dosi, si fissa rapidamente sull'emoglobina del sangue causando
situazioni di crisi nell'ossigenazione delle cellule.
L’azione tossica si manifesta con cefalea e vomito e porta rapidamente ad uno stato di coma fino al
blocco della respirazione, con collasso vascolare…..
4
PRODUZIONE
L'ossido di carbonio viene prodotto industrialmente facendo reagire carbonio con ossigeno in difetto d'aria.
5
UTILIZZAZIONE
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47
L'ossido di carbonio è usato industrialmente in metallurgia per ottenere atmosfere riducenti ed in industrie chimiche per
la sintesi di numerose sostanze(alcole metilico, acido acetico, aldeidi, esteri, acetoni, fosgene, policarbonati etc…)
È trasportato gassoso in bombole sotto pressione.
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48
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: OSSIDO DI ETILENE
1
FORMULA CHIMICA
C2 H4 O
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Gas incolore, con odore percettibile dolciastro, infiammabile, chimicamente instabile, tossico.
2.2
Densità
L'ossido di etilene ha densità, riferita all'aria a 0°C, pari a 1,53; la sua massa volumica, in condizioni di temperatura e
pressioni normali, è di 1,974 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
L'ossido di etilene liquefa alla pressione critica di 71,91 bar ed alla temperatura critica di 195,78°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è di 10,45°C.
2.4
Solubilità
L'ossido di etilene forma con l'acqua un idrato solido a temperatura inferiore a 10°C.
2.5
Infiammabilità
Il limite di infiammabilità della miscela ossido etilene-aria è compreso tra 3% e 100% alla temperatura di 20°C.
La temperatura minima di infiammabilità a pressione atmosferica è 430°C.
2.6
Tossicità
L'ossido di etilene è un gas irritante, moderatamente tossico, con effetto narcotico.
La concentrazione massima ammissibile consigliata per esposizione di 8 ore giornaliere per 5 giorni alla settimana è 10
ppM in volume nell'aria.
2.7
Corrosione
Pur non essendo corrosivo, l'ossido di etilene si polimerizza a temperatura ordinaria con i metalli di comune impiego,
quali acciaio, rame, alluminio; per evitare tale fenomeno è consigliato l'uso dell'acciaio inossidabile.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità ed esplosione
L'ossido di etilene è altamente infiammabile e forma facilmente miscela esplosiva con l'aria, anche perchè, essendo più
pesante della stessa, si propaga radente il suolo ed occupa le zone basse dei locali. Per ridurre il pericolo di
infia mmabilità è trasportato allo stato liquido sotto l'atmosfera di gas inerte. I vapori di ossido di etilene possono dare
luogo ad esplosioni a contatto con soda caustica, calce, cloruro di magnesio, ammoniaca, alcoli, ammine e idrocarburi
in generale.
3.2
Tossicità
L'ossido di etilene è irritante, con effetto narcotico. Deboli concentrazioni (0,01% nell'aria) causano difficoltà di
respirazione, nausea, irritazioni agli occhi e al naso. Concentrazioni maggiori causano difficoltà di respirazione, nausea,
irritazioni agli occhi e al naso. Concentrazioni maggiori causano difficoltà gravi di respirazione, stordimento, edema
polmonare acuto.
3.3
Effetto ustionante
Allo stato liquido provoca causticazioni agli occhi e alla pelle.
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49
4
PRODUZIONE
L'ossido di etilene è prodotto mediante processo di ossidazione dell'etilene.
5
UTILIZZAZIONE
L'ossido di etilene trova impiego nell'industria chimica per la sintesi di varie sostanze, tra cui:
- glicole
- polietilene
- acrilonitrile
È usato inoltre come conservante e sterilizzante in agricoltura, in chirurgia, per disinfezioni, per la preparazione di
antibiotici.
È trasportato allo stato liquefatto in contenitori sotto pressione di gas inerte.
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50
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: OSSIGENO
1
FORMULA CHIMICA
O2
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
È un gas incolore, inodore, indispensabile alla respirazione e alla combustione, a reazione ossidante.
2.2
Densità
La densità dell'ossigeno, riferita a quella dell'aria a 0°C, pari a
temperatura e pressioni normali, è di 1,4289 kg/m3 .
2.3
1,10; la sua massa volumica, in condizioni di
Punto critico e punto di liquefazione
L'ossigeno liquefa alla pressione critica di 50,43 bar ed alla temperatura critica di -118,574°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è -182,97°C.
2.2.1
Solubilità
L'ossigeno è moderatamente solubile in acqua: la sua solubilità decresce con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
L'ossigeno è la sostanza comburente per eccellenza e forma miscele esplosive con i gas combustibili.
2.6
Tossicità
L'ossigeno non provoca alcun effetto nocivo se contenuto in aria in concentrazione variabile tra il 17% e il 75%.
2.6.2
Corrosione
L'ossigeno puro non è corrosivo e può essere impiegato con tutti i metalli di normale uso; ad alta pressione occorrono,
tuttavia, particolari precauzioni nella scelta dei materiali.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Reazioni chimiche
Reagisce con tutti i combustibili dando fuoco a pericolo di esplosione e d’incendio: tale pericolo è particolarmente
grave quando l'ossigeno viene a contatto con olio e grassi.
3.2
Effetto ustionante
L'ossigeno allo stato liquido può provocare ustioni da freddo per contatto con l'epidermide.
4
PRODUZIONE
L'ossigeno è prodotto mediante liquefazione dell'a ria.
5
UTILIZZAZIONE
L'ossigeno è usato industrialmente per aumentare la temperatura di combustione in molti processi quali:
- saldatura dei metalli
- siderurgia
- vetreria
È usato nell'industria chimica come ossidante in numerose reazioni di processo. Può essere trasportato sia allo stato
gassoso in bombole sotto pressione che allo stato liquefatto in contenitori a bassa temperatura.
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51
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: PROPANO
1
FORMULA CHIMICA
C3 H8
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
È un gas incolore, inodore, infiammabile, chimicamente stabile; non è tossico.
2.2
Densità
La densità del propano, riferita a quella dell'aria a 0°C, è pari a 1,55; la sua massa volumica, in condizioni di
temperatura e pressioni normali, è di 2,005 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il propano liquefa alla pressione critica di 42,5 bar ed alla temperatura critica di 96,67°C; il suo punto di liquefazione a
pressione atmosferica è -42,045°C.
2.2.2
Solubilità
Il propano ha scarsa sensibilità in acqua, ma è solubile in alcool, etere, cloroformio e benzene; ha buone proprietà di
solvente a temperatura ordinaria.
2.5
Infiammabilità
Il propano ha un limite di infiammabilità nell'aria, a temperatura di 20°C e pressione atmosferica , compresa tra 2,2% e
9,5%; la sua temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è 480°C.
2.6.3
Tossicità
Il propano non è un gas tossico, ma ha debole azione narcotica.
2.7
Corrosione
Il propano non ha azione corrosiva con nessun metallo.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Il propano è pericoloso in quanto la sua densità maggiore di quella dell'aria e il limite di infiammabilità molto basso
(2,2%) facilitano la formazione di miscele infiammabili; viene pertanto odorizzato per evidenziarne più facilmente la
presenza nell'aria.
3.2
Tossicità
Pur non essendo tossico, forti concentrazioni nell'aria (20%) possono provocare alla respirazione un effetto di narcosi
che si manifesta con senso di ebrietà e stordimento.
4
PRODUZIONE
Il propano viene prodotto nella raffinazione del petrolio greggio.
5
UTILIZZAZIONE
È utilizzato come combustibile per impieghi industriali, per il taglio dei metalli e per la brasatura. È trasportato
liquefatto sotto pressione in bidoni; è spesso fornito miscelato come butano.
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52
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: PROPILENE
1
FORMULA CHIMICA
C3 H6
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
È un gas incolore, inodore, infiammabile, chimicamente stabile; non è tossico.
2.2
Densità
La densità del propilene, riferita a quella dell'aria a 0°C, è pari a 1,51; la sua massa volumica, in condizioni di
temperatura e pressioni normali, è di 1.953 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il propilene liquefatto alla pressione critica di 46,10 bar ed alla temperatura critica di 91,6°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è -47,72°C.
2.4
Solubilità
Il propilene ha scarsa sensibilità in acqua, ma è molto solubile in alcool e acido acetico.
2.5
Infiammabilità
Il propilene ha un limite di infiammabilità in aria, a temperatura di 20°C, compreso tra il 2% e il 10,5%; la sua
temperatura di infiammabilità a pressione atmosferica è 460°C.
2.6
Tossicità
Il propilene non è tossico, ma ha leggera azione narcotica.
2.7
Corrosione
c corrosivo e può essere impiegato con tutti i metalli di normale uso.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Essendo più pesante dell'aria ed avendo un limite di infiammabilità assai basso (2%) può dar luogo facilmente a miscele
infiammabili con l'aria.
3.2
Tossicità
Il propilene non è tossico, ma respirato in notevole concentrazione nell'aria (20%) ha un effetto narcotico che si presenta
con sensazioni di ebrietà e stordimento.
4
PRODUZIONE
Il propilene viene ricavato dalla raffinazione del petrolio greggio.
5
UTILIZZAZIONE
Il propilene è usato nell'industria chimica come prodotto di base per numerosi processi di sintesi.
È usato in bidoni allo stato liquefatto sotto pressione come gas campione per usi di laboratorio.
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53
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: PROTOSSIDO D'AZOTO
1
FORMULA CHIMICA
N2 O
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
È un gas incolore, inodore, dolciastro, non infiammabile, chimicamente stabile; non è tossico.
2.2
Densità
Il protossido di azoto ha densità, riferita all'aria a 0°C, è pari a 1,54; la sua massa volumica, in condizioni di
temperatura e pressioni normali, è di 1.99 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Il protossido di azoto liquefa alla pressione critica di 72,45 bar ed alla temperatura critica di 36,41°C; il suo punto di
liquefazione a pressione atmosferica è -88,47°C.
2.5.1
Solubilità
È solubile in acqua e in numerosi altri solventi; la sua solubilità si riduce con l'aumentare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
Il protossido di azoto non è un gas infiammabile, ma è comburente.
2.5.2
Tossicità
Non è tossico, ma le sue proprietà narcotiche ne hanno favorito l'impiego in chirurgia come anestetico.
2.5.3
Corrosione
Il protossido di azoto non ha alcuna azione corrosiva nei confronti dei metalli di normale impiego.
2.5.4
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Nocività
Non essendo né tossico né infiammabile, l'unico pericolo deriva dalla possibilità di effetti asfissianti in quanto un
eccesso di concentrazione nell'aria porta ad una riduzione del tenore di ossigeno necessario alla respirazione: a tale
proposito è opportuno ricordare che il protossido di
azoto è più pesante dell'aria e pertanto tende a depositarsi nelle zone basse dei locali e resta entro i serbatoi se non
vengono opportunamente areati.
3.2
Propagazione incendi
A causa della sua qualità di comburente, il protossido di azoto può favorire il propagarsi d'incendi alimentando le
fiamme in presenza di sostanze combustibili.
4
PRODUZIONE
È ottenuto dalla decomposizione termica del nitrato di ammonio.
5
UTILIZZAZIONE
Come anestetico in chirurgia e come propellente per aerosol.
È trasportato in bombole liquefatto sotto pressione.
Servizio Autonomo di Prevenzione e Protezione
P.zza Immacolata di Marmo, 4 98100 Messina - Te. 090.711145 - 090.6764970-71 Fax. 090.711346 e-mail [email protected]
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54
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: TETRENE
1
FORMULA CHIMICA (composti attivi)
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
C3 H4
Il tetrene è un gas con odore, dolciastro caratteristico, infiammabile, stabilizzato chimicamente con aggiunta di
idrocarburi gassosi; non è tossico.
2.2
Densità
Il tetrene ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 1,4; la sua massa volumica alla temperatura di 15°C e a pressione
normale, è di 1,81 kg/m3 .
2.3
Punto di liquefazione
Il tetrene a pressione atmosferica liquefa ad una temperatura compresa tra -38, e -20°C.
2.4
Infiammabilità
Il tetrene ha un limite di infiammabilità in aria, a temperatura ordinaria, compreso tra il 3,4 e il 10,8%.
2.5
Tossicità
Il tetrene non è tossico.
2.6
Corrosione
Il tetrene normalmente non corrode I metalli, ma può formare a contatto del rame acetiluri, per cui deve essere usato in
contenitori e in tubazioni realizzate con materiali aventi un tenore di rame inferiore al 67%.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
3.1
Infiammabilità
Il tetrene è più pesante dell'aria e può formare facilmente miscele esplosive.
3.2
Tossicità
Il tetrene non è tossico, ma essendo più pesante dell'aria, può causare asfissia qualora la sua concentrazione nell'aria
riduca a valori troppo bassi il tenore di ossigeno nell'atmosfera di ambienti chiusi.
4
PRODUZIONE
Il tetrene è una miscela di gas idrocarburati (metilacetilene e propadiene) con gas stabilizzanti, brevettata dall'AIR
LIQUIDE.
5
UTILIZZAZIONE
Il tetrene è usato essenzialmente come combustibile per le seguenti operazioni:
- ossitaglio
- metallizzazione
- scriccatura
- brasatura e saldobrasatura
- tempra superficiale
- riscaldo localizzato
- decapaggio
È trasportato in bidoni allo stato liquido.
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55
Schede per l'uso in sicurezza dei gas: XENON
1
FORMULA CHIMICA
Xe
2
PROPRIETÀ FISICHE
2.1
Caratteristiche generali
Lo Xenon è un gas incolore e inodore, infiammabile, chimicamente stabile; non è tossico.
2.2
Densità
Lo Xenon ha una densità, riferita all'aria a 0°C, di 4,56; la sua massa volumica in condizioni di temperatura e pressione
normale, è di 5,892 kg/m3 .
2.3
Punto critico e punto di liquefazione
Lo Xenon liquefa alla pressione critica di 58,4 bar e alla temperatura critica di 16,583ºC; il suo punto di liquefazione a
pressione atmosferica è -108,1°C.
2.2.3
Solubilità
Lo Xenon è abbastanza solubile in acqua: la sua solubilità decrescerapidamente con l'ammontare della temperatura.
2.5
Infiammabilità
Lo Xenon è un gas non infiammabile.
2.5.5
Tossicità
Lo Xenon non è tossico, ma ha solo una leggera azione narcotizzante.
2.5.6
Corrosione
Lo Xenon non ha azione corrosiva nei riguardi dei metalli di normale impiego.
3
CARATTERISTICHE DI PERICOLOSITÀ
Lo Xenon non essendo nè tossico, nè infiammabile, non presenta particolari caratteristiche di pericolosità; può soltanto
produrre azione asfissiante qualora, in elevata concentrazione nell'aria, provochi la riduzione eccessiva del tenore di
ossigeno necessario alla respirazione.
2.2.4
PRODUZIONE
Lo Xenon è prodotto attraverso il processo di liquefazione dell'aria.
6
UTILIZZAZIONE
Lo Xenon è impiegato nella fabbricazione di lampade di vario tipo e di apparecchi scientifici. È trasportato allo stato
liquefatto sotto pressione.
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