Free Service srl Edizioni - Falconara M. (AN) - Supplemento al n. 5 Maggio 2007 di Regioni&Ambiente - Poste Italiane s.p.a. - spedizione in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art.1, comma 1, DGB Ancona n. 9 Giugno 2007 - Anno III SOMMARIO QUALE FUTURO PER LE VECCHIE GOMME? .............. 4 ROTTAMAZIONE DELLE DUE RUOTE, PARTONO GLI ECOINCENTIVI ................................ 6 LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI RICAMBI PROVENIENTI DAI VEICOLI FUORI USO .................... 8 Logima srl DAL PASSAPAROLA PRATICHE SOLUZIONI PER GLI AUTODEMOLITORI ................... 12 SEDA DA SEMPRE I PRIMI E I PIÙ IMITATI Impianti e attrezzature per il fine vita dell’auto .......... 16 LA CONSULENZA ESTERNA COME VALIDA GUIDA PER L’AUTODEMOLITORE DEL FUTURO ................... 18 TRA “ORCHE E COCCODRILLI”, IL SUCCESSO DI ECOTECNICA .............................. 20 DALLA DEMOLIZIONE, LA NUOVA VITA DEI PEZZI DI RICAMBIO................... 22 3 m QUALE FUTURO PER LE VECCHIE GOMME? Tra abbandono indiscriminato, recupero, riciclo, valorizzazione energetica e ricostruzione; le mille chances dei pneumatici a fine vita di Alberto Piastrellini Sabato mattina, metà giugno. Sotto le falesie della città di Ancona, fra i mille detriti che il mare porta con sé durante le mareggiate primaverili, spuntano le nere carcasse di vecchi pneumatici gettati chissà dove e qui arrivati per l’ultimo viaggio… Domenica pomeriggio: durante la solita scampagnata lontano dalla città, mentre percorro l’argine di un torrente minore dell’entroterra marchigiano, fra la vegetazione idrofila e le fioriture primaverili, occhieggiano strani “funghi” dal colore luttuoso… sono pneumatici, smaltiti illegalmente e abbandonati ad un lentissima degradazione (ci vorranno un centinaio d’anni). Lunedì mattina, “navigando” in rete mi imbatto in due notizie di qualche tempo fa, due “brevi” che vale la pena citare. La prima (fonte Ice - Istituto Nazionale per il Commercio Estero) riguarda un impianto di riciclaggio di pneumatici che sta per essere aperto in Malaysia dalla Advanced Pyrotech Snd Bhd. L’avveniristico progetto che dovrebbe riciclare 43.800 tonnellate l’anno di pneumatici, allo scopo di produrre circa 22.000 tonnellate di oli, 13.500 tonnellate di nerofumo di gas e 4.400 tonnellate di acciaio (e le restanti 3.900 tonnellate?), è stato realizzato grazie ad una collaborazione settennale con una compagnia sudcoreana che fornirà la relativa tecnologia di pirolisi. Nella fase iniziale l’impianto utilizzerà pneumatici esausti importati, ma l’azienda investitrice sta prendendo accordi con il governo per creare un centro di raccolta di pneumatici locali. Il reddito previsto dal processo di trasformazione è calcolato in una cifra pari a circa 10 milioni di dollari! La seconda notizia (fonte Ecoblog) prende l’avvio da una iniziativa piuttosto miope di 35 anni fa… Nel 1972, al largo della Florida, erano stati affondati 2 milioni di copertoni usati con l’idea che questi, trattenuti da fili di nylon ed acciaio, nel tempo, costituissero la “base” necessaria allo svilupparsi di una nuova barriera corallina. Ebbene, non solo i celenterati che costituiscono il corallo non si adattavano ad aderire a questo insolito substrato, ma quest’ultimo, malgrado gli accorgimenti presi per ancorarlo al fondo, si ostinava ad andarsene qua e là rischiando di danneggiare irrimediabilmente la barriera corallina pre-esistente e già a rischio. Risultato: dopo 35 anni, ora, bisogna recuperare tutta quella gomma vulcanizzata e smaltirla correttamente per un costo di circa 3 dollari per ogni pezzo (considerando che ad occuparsi del recupero saranno gli allievi del corso sub delle forze armate statunitensi). La sola Florida, per bocca del governatore Charlie Crist, aveva proposto di spendere 2 milioni di dollari per smaltire “solo” 675.000 copertoni! C’è di che riflettere. 4 Si pensi che oltre mezzo miliardo di veicoli circolano sulla superficie del pianeta, veicoli che abbisognano di 1,1 miliardi di pneumatici nuovi ogni anno. Che succede abitualmente a quelli dismessi? Molti, lo abbiamo visto, vengono abbandonati e dispersi illegalmente (con enormi danni per il paesaggio e l’ambiente oltre al considerevole rischio di incendi). Altri vengono recuperati e rigenerati oppure triturati ed utilizzati per la produzione di fondi stradali drenanti od ulteriori manufatti in gomma riciclata. Una buona percentuale, infine, viene utilizzata come combustibile da rifiuti, dato l’alto potenziale calorifico, all’interno di cementifici, inceneritori e caldaie industriali. Ma qual è la situazione nel nostro Paese e in Europa? Con la Direttiva 2000/53 del 18/09/2000 la Commissione Europea ha inteso rivedere completamente il ciclo dei veicoli fuori uso e, oltre a definire chiari obiettivi di raggiungimento dei quantitativi di riutilizzo, riciclaggio e recupero dei componenti auto e delle loro parti, ha obbligato produttori a costruire i vari veicoli nell’ottica di un loro futuro riciclaggio. Si consideri, infatti, che nella sola Europa, i veicoli rottamati generano una quantità di rifiuti, in parte anche pericolosi, compresa fra gli 8 e i 9 milioni di tonnellate annue. Ecco allora che l’obiettivo fissato dalla Direttiva (giungere entro il 1 gennaio 2006 al reimpiego e al recupero dell’85% del peso del veicolo e al successivo limite del 95% entro il 2015), diventa, per tutti gli attori della filiera del fine vita auto, una grande assunzione di responsabilità nell’ottica della salvaguardia ambientale e delle sviluppo sostenibile. L’Italia, ad esempio, conta di allinearsi entro il 2007 all’Unione Europea nell’obiettivo comune di riutilizzare al 100% i pneumatici dimessi. Se guardiamo ai dati del 2006, in Europa erano 7 i Paesi più virtuosi che erano riusciti a raggiungere l’obiettivo strategico: Austria, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Svezia, il Bel Paese poteva vantare una percentuale di utilizzo pari al 94%, mentre la vicina Germania aveva raggiunto il 96% e fanalini di coda, restavano Spagna, col 50% e Irlanda (19%). Andando a recuperare alcuni dati specifici presentati a Ecomondo 2006 nell’Indagine sull’universo del recupero e riciclaggio in Italia, promossa da UIRE (Unione Imprese di Recupero), Associazione aderente a FISE (Federazione Imprese di Servizi), possiamo valutare come, in Italia, nel 2005, sono state prodotte quasi 350.000 tonnellate di pneumatici fuori uso. Di queste, il 23,9% sono destinate al recupero energetico, una quota il linea con la media europea. Maglia nera all’Italia per quanto riguarda la quota di export (1,7% contro 11% nel 2004) e per quanto riguarda il recupero di materia (8,5% contro il 25% circa). Pollice verso anche per quanto concerne la quota destinata alla discarica, che appare ancora troppo elevata rispetto alla media europea (circa la metà della quota italiana), mentre quella destinata alla ricostruzione (12,9%) appare in linea. Proprio sulla ricostruzione o rigenerazione, su l’Etat de la planète si può leggere un dato interessante: “il processo richiede solo il 30% dell’energia necessaria alla fabbricazione di un nuovo pneumatico: ogni anno, negli Stati Uniti, 45 milioni di pneumatici servono a fabbricare 25 milioni di pneumatici”. Oltre ad un evidente risparmio energetico pari al 70% la rigenerazione di un pneumatico comporta un risparmio notevole nei consumi di greggio; infatti mentre per la produzione di un pneumatico nuovo vengono utilizzati tra i 20 e i 28 litri di petrolio, nel caso di una ricostruzione la quantità di idrocarburo si riduce a circa 5,5 litri. Non solo, attraverso la ricostruzione si stima che sia preservato l’80% del pneumatico da un’anticipata eliminazione mediante incenerimento o deposito in discarica. Come riportato su Quattroruote, secondo l’AIRP - l’Associazione che raggruppa i ricostruttori di gomma italiani - l’uso di pneumatici ricostruiti ha permesso di risparmiare, nel 2005, ben 166 milioni di litri di petrolio, con un abbattimento dei costi stimabile in 290 milioni di Euro. Se la ricostruzione dei pneumatici esausti appare, per evidenti motivi economici ed ecologici, la soluzione più auspicabile, senza contare che, per esempio, l’acquisto di pneumatici ricostituiti da parte di Pubbliche Amministrazioni potrebbe rientrare in quel Green Public Procurement i cui effetti stentano a manifestarsi malgrado il D. Lgs 203/2003; una ulteriore dimostrazione di come si guardi alle “vecchie gomme” di una volta con occhi diversi, è dovuta alla notizia, apparsa a fine 2006, che la Commissione Europea erogherà un finanziamento di 3 milioni di Euro alla storica Goodyear, nell’ambito del Programma LIFE-Ambiente. Il finanziamento di cui sopra andrà a sostegno di un progetto che prevede lo sviluppo di un pneumatico di nuovissima concezione che utilizza, invece dei filler tradizionali, un bio-filler a base di amido di mais, che, presentando non solo una bassissima resistenza al rotolamento, ha in più il vantaggio di ridurre considerevolmente alla fonte la quantità delle emissioni di CO2 durante la produzione. Nel frattempo, sognando che ricerca e tecnologia arrivino a mettere a punto strategie produttive di minimo impatto ambientale, non rimane che sperare ad una revisione puntuale, a breve termine, del quadro normativo di riferimento sui rifiuti, perché, di fatto, sussiste una confusione interpretativa tra “pneumatici fuori uso” e “pneumatici usati ricostruibili”, confusione che mette in difficoltà sia il produttore (cliente fornitore, manutentore) del pneumatico usato e/o fuori uso, sia il recuperatore-ricostruttore. Non sia mai che per eludere controlli da parte degli organi deputati, oppure per perseguire fini illeciti e criminosi, si sfrutti l’ambiguità normativa conseguendo un doppio danno, all’ambiente e al portafoglio… di tutti. 5 m Eco-Finanziamenti ROTTAMAZIONE DELLE DUE RUOTE, PARTONO GLI ECOINCENTIVI Arrivano i finanziamenti per la sostituzione del parco mezzi inquinante nell’ottica delle politiche sulla qualità dell’aria e la mobilità sostenibile di Alberto Piastrellini Dopo l’affondo della Regione Lombardia, la prima in Italia ad aver promulgato una legge regionale volta alla tutela della qualità dell’aria e alla conseguente salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente, senza contare le iniziative correlate che mirano ad una riduzione del traffico e, più in generale, all’abbattimento delle emissioni di particolato e di gas climalteranti, tramite iniziative di mobilità sostenibile, si rinnova, a due anni dalla precedente iniziativa, l’Accordo fra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) per 6 rinnovare il parco moto e scooter Euro zero e, per la prima volta, sono previsti anche specifici contributi per l’acquisto di biciclette e veicoli elettrici. Pertanto, a partire dall’11 giugno, data in cui l’Accordo è stato presentato ufficialmente presso gli Uffici del Ministero alla presenza del Ministro Alfonso Pecoraro Scanio e del Presidente Ancma, Guidalberto Guidi, sono disponibili 15 milioni di Euro complessivi, di cui 1,5 milioni dedicati ai motori elettrici, con l’obiettivo di raggiungere la vendita di 2.150 ciclomotori di questo tipo e con sconti fino al 30% del listino per l’acquisto di nuovi ciclomotori di ultima generazione o biciclette elettriche. Finalità dell’operazione, che si estrinseca nella più ampia campagna che mira al miglioramento della qualità dell’aria nazionale (ndr per l’elenco delle principali iniziative e finanziamenti stanziati, vedere il box di seguito), risulta essere lo svecchiamento del parco-moto nazionale con la graduale eliminazione dalla circolazione dei ciclomotori più datati e inquinanti e la realtiva sostituzione con mezzi a basso o senza impatto ambientale. In sostanza, l’accordo consentirà ai cittadini che sceglieranno di rottamare i proprio vecchio ciclomotore Euro Iniziative del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare per la qualità dell’aria e mobilità sostenibile Bando per i piani di qualità dell’aria. Un primo significativo provvedimento è il programma di finanziamenti per il miglioramento della qualità dell’aria che destina 70 milioni di euro all’anno per tre anni al co-finanziamento degli interventi individuati nei piani di risanamento della qualità dell’aria elaborati dalle regioni e dalle province autonome. Fondo Nazionale Mobilità Sostenibile. 90 milioni di Euro ogni anno per tre anni sono stati destinati al Fondo con l’obiettivo di finanziare progetti che favoriscono l’utilizzo di mezzi pubblici, i veicoli a basso impatto ambientale, la realizzazione di parcheggi di interscambio, la diffusione ed utilizzo di carburanti a basso impatto ambientale, la mobilità ciclistica, il trasporto merci a basso impatto ambientale, ecc. Car sharing. 10 milioni di Euro sono stati destinati a finanziare un accordo di programma per promuovere il car sharing in Italia. Attraverso questo accordo si promuovono esperienze, soprattutto nei grandi centri urbani, con un coinvolgimento diretto delle Amministrazioni Locali. zero - o costruito fino a tutto il 2001 - di ottenere i seguenti contributi significativi: • Copertura totale delle spese di demolizione anche senza contestuale acquisto di un nuovo motorino; • 30% di sconto dal listino - fino ad un massimo di 250 Euro - per l’acquisto di una bicicletta; • 30% di sconto dal listino - fino ad un massimo di 1.000 Euro per un motociclo o quadriciclo a trazione elettrica; • 30% di sconto dal listino - fino ad un massimo di 700 Euro - per l’acquisto di un ciclomotore elettrico o una bicicletta a pedalata assistita; • 15% di sconto dal listino - fino ad un massimo di 300 Euro - per un motorino Euro 2 a 4 tempi o comunque a basso consumo (2,3 Lt. per 100 Km); • 8% di sconto dal listino - fino a 150 Euro - per un ciclomotore Euro 2 a 2 tempi. “Credo che l’accordo di oggi dimostri che si possono fare intese e che il Ministero dell’Ambiente sostiene l’industria innovativa del Paese - ha dichiarato nella Conferenza Stampa il Ministro Alfonso Diffusione del metano. Sono stati destinati 20 milioni di Euro, attraverso due accordi di programma da 10 milioni di Euro ciascuno, rispettivamente per la diffusione dei mezzi a metano e per la realizzazione di una miglior rete di distribuzione sul territorio. Tavolo Nazionale per la Mobilità Sostenibile. È stato istituito un organismo composto dai rappresentanti delle Istituzioni, degli Enti di ricerca, delle Associazioni di categoria e delle Associazioni ambientliste. Si propone di affrontare le problematiche connesse all’attuazione delle politiche di mobilità sostenibile, elaborando proposte per l’utilizzo delle risorse stanziate (es. Fondo per la Mobilità Sostenibile), per l’inserimento nella programmazione del Governo (es. DPEF e Legge Finanziaria 2008) e per la predisposizione di documenti inerenti la programmazione comunitaria. Pecoraro Scanio, ricordando poi che - Per il triennio abbiamo messo in movimento 210 milioni di Euro per i piani di qualità dell’aria, 270 milioni per il Fondo Nazionale per la Mobilità Sostenibile, oltre ai 10 milioni per il car sharing e i 20 milioni per la diffusione di mezzi alimentati a metano e la realizzazione di una miglior rete di distribuzione”. Commentando in seguito come l’entità delle cifre sia tale da dimostrare la volontà di agire dell’Istituzione, anche se, ovviamente non basta a risolvere totalmente il problema, il Ministro ha voluto sottolineare l’importanza del coinvolgimento degli Enti Locali: Regioni, Province e Comuni, per aiutare i quali è stato costituito un apposito Tavolo Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Fra le novità dell’Accordo, oltre ai benefici economici per chi decide di sostituire la propria “due ruote” c’è la golosa proposta del 100% del contributo per la demolizione del ciclomotore per chi opta per i mezzi pubblici; una particolarità messa a punto dagli estensori dell’accordo con l’obiettivo di ridurre i ciclomotori in circolazione e comunque favorire una circolazione migliore e più consapevole. Infatti, i motori dell’ultima generazione sono in grado di abbattere le emissioni inquinanti e climalteranti di CO2 del 90%. Da non sottovalutare, poi, che l’operazione prevede la verifica dei dati ipotizzati, infatti, è stato lo stesso Ministro ha dichiarare che: “nell’accordo abbiamo previsto anche 200 milioni per il monitoraggio dei risultati”. A salutare con favore l’iniziativa nel giorno della sua presentazione ufficiale è stato anche il Presidente ANCMA, Guidalberto Guidi che, sottolineando come questa campagna di ecoincentivi sia la dimostrazione che industria e ambiente possono andare d’accordo, ha dichiarato: “non so dire di quanto si ridurranno le emissioni di CO2 nelle nostre città, ma senza dubbio, di molto”. Nelle sue proiezioni, infatti l’ANCMA, prevede che grazie agli ecoincentivi le vendite del settore aumenteranno del 20% nell’anno 2007, pari all’acquisto di circa 70.000 nuovi ciclomotori, ottenendo un duplice risultato: da un lato significativi vantaggi per le imprese produttrici; dall’altro inequivocabili benefici ambientali e per la salute dei cittadini, derivanti dall’abbattimento totale, in sei anni, di 265 tonnellate di particolato atmosferico, di 11.466 tonnellate di idrocarburi e di 20.580 tonnellate di monossido di carbonio. 7 m LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI RICAMBI PROVENIENTI DAI VEICOLI FUORI USO (1a parte) di Adriano Conti Responsabile Servizio Gestione Rifiuti Provincia di Macerata 1. Premessa Le problematiche collegate alla commercializzazione dei ricambi provenienti dalla demolizione dei veicoli fuori uso sono collegate al ricordo delle pionieristiche ed animate discussioni degli anni ’80 (periodo di vigenza del D.P.R. 915/82) in merito alla regolamentazione dei “Veicoli a motore, rimorchi e simili”. Era la prima volta che nell’ambito della normativa sui rifiuti veniva introdotta la specifica disciplina, infatti sino ad allora la gestione dei centri di raccolta dei veicoli fuori uso era stata considerata a tutti gli effetti come attività commerciale. Tanto che, per la gestione dei centri in questione, era considerato elemento imprescindibile il rilascio di “una apposita licenza comunale che stabilisce, tra l’altro, i limiti massimi della superficie … al fine di evitare l’eccessivo deterioramento dei materiali stessi e di agevolarne una sollecita riutilizzazione”. Tale licenza, rilasciata dal Sindaco ai sensi dell’art. 126 del TULPS di cui al R.D. 18/6/1931 n. 773, consentiva la vendita di cose antiche ed usate, cioè la commercializzazione dei ricambi. Quanto sopra per evidenziare che gli autodemolitori “sono nati” come commercianti e sono “forzosamente” diventati gestori di rifiuti. infatti anche quando il parco autoveicoli 8 circolante non raggiungeva le attuali consistenze e, conseguentemente, il numero dei veicoli da avviare al recupero era modesto, la vendita dei pezzi di ricambio ha rappresentato per l’intera categoria una fonte di reddito. Con l’evoluzione della normativa ambientale (prima il D.Lgs. 22/97 e, da ultimo, il D.Lgs. 209/2003) gli autodemolitori hanno sempre più acquisito la figura di gestori dei rifiuti, tanto che vengono posti a loro carico adempimenti burocratici a volte molto più gravosi rispetto agli altri operatori addetti allo smaltimento dei rifiuti pericolosi. La vendita dei ricambi deve avvenire nel rispetto della normativa di riferimento che, brevemente e senza pretesa di infallibilità, intendiamo illustrare: - parte prima, dedicata alla normativa nazionale; - parte seconda, dedicata alle possibilità di commercializzazione dei ricambi nei paesi dell’UE e nei paesi terzi. 2. La gerarchia della normativa: reimpiego dei componenti. Il Decreto Legislativo 24 giugno 2003, n. 209 (successivamente modificato dal D.Lgs. 23 febbraio 2006 n.149) intende perseguire politiche che facilitano le operazioni di reimpiego delle componenti provenienti dalla rottamazione dei veicoli fuori uso. La lettera q), comma 1, dell’art. 3 del D.Lgs. 209/2003 definisce “reimpiego” come : “le operazioni in virtù delle quali i componenti di un veicolo fuori uso sono utilizzati allo steso modo per cui erano stati originariamente concepiti”. Inoltre il primo comma dell’art. 7 del D.Lgs. in questione prevede: “Ai fini di una corretta gestione dei rifiuti derivanti dal veicolo fuori uso, le autorità competenti, fatte salve le norme sulla sicurezza dei veicoli e sul controllo delle emissioni atmosferiche e del rumore, favoriscono, in conformità con la gerarchia prevista dalla direttiva 75/442/Cee, il reimpiego dei componenti idonei, il recupero di quelli non reimpiegabili, nonché, come soluzione privilegiata, il riciclaggio; ove sostenibile dal punto di vista ambientale”. 3. I Soggetti attuatori. Sia i Soggetti pubblici che privati sono chiamati a collaborare in sinergia per il raggiungimento delle predette finalità e, a ciascuno di essi, la legge riserva specifiche azioni che possono essere sinteticamente così riassunte: • Regioni, d’intesa con i Comuni e le Province, promuovono iniziative idonee a favorire il reimpiego ed il riciclaggio delle parti di ricambio derivanti dalle operazioni di trattamento veicoli fuori uso, ricorrendo (se del caso) ad appositi accordi da sottoscrivere con le associazioni di categoria; • Operatori economici: produttori, distributori, addetti alla raccolta, imprese di demolizione, di frantumazione, di recupero, di riciclaggio, ecc.., garantiscono una elevata percentuale di reimpiego e di recupero (ad esempio: entro il 1 gennaio 2015 dovrà essere raggiunto un recupero pari al 95% del peso medio per veicolo). Per la verifica del raggiungimento di tale obiettivo è previsto l’invio dei dati attraverso il modello di dichiarazione ambientale di cui alla legge n. 70 del 1990 (MUD - Sezione Veicoli).In particolare il produttore dei veicoli è chiamato ad adottare, fin dalla fase della progettazione, particolare attenzione in merito all’utilizzo dei materiali riducendo la pericolosità di talune sostanze pericolose che in sede di trattamento del veicolo fuori uso potrebbero causare problematiche ambientali per il loro smaltimento ed impedire il reimpiego dei materiali. Allo scopo, il produttore del veicolo, entro sei mesi dall’immissione sul mercato dello stesso veicolo, mette a disposizione degli impianti di trattamento autorizzati informazioni per la demolizione, attraverso apposito manuale o supporto informatico. Tali informazioni devono consentire di identificare i diversi componenti e materiali del veicolo e l’ubicazione di tutte le sostanze pericolose in esso presenti. Il produttore del veicolo, in accordo con il produttore di materiali e di componenti, utilizza le norme di codifica previste dalla decisione 2003/138/Ce. 4. I compiti dei titolari dei centri di trattamento. Il veicolo fuori uso conferito al centro viene avviato, “al più presto”, alle operazioni inerenti la messa in sicurezza, consistenti nella rimozione dell’ accumulatore, neutralizzazione delle soluzioni acide, rimozione serbatoi gas, neutralizzazione dei componenti che possono esplodere (airbag), ecc… e successivamente avviato alla demolizione. Nella fase di demolizione occorre prestare attenzione affinchè lo smontaggio avvenga in modo da non compromettere le successive possibilità di reimpiego, di riciclaggio e di recupero. 5. La commercializzazione delle parti di ricambio. La commercializzazione delle parti di ricambio può essere effettuata da parte del titolare del centro sia ad acquirenti occasionali che agli autoriparatori, tenendo presente comunque che le parti di ricambio attinenti alla sicurezza possono essere commercializzate solo a soggetti esercenti attività di autoriparazione ed iscritti ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 122. Le imprese che esercitano l’autoriparazione sono tenute a trascrivere nella fattura da rilasciate al cliente che il veicolo è stato riparato con l’utilizzo di ricambi provenienti dalla demolizione di altro veicolo fuori uso: tale obbligo è previsto sia nel caso di utilizzo di parti generiche che nel caso di utilizzo di ricambi attinenti alla sicurezza. Sono parti di ricambio attinenti alla sicurezza i componenti il cui funzionamento errato provoca direttamente una perdita di controllo dell’autoveicolo o qualsiasi altro grave rischio per gli occupanti o eventuali terzi coinvolti ed i componenti il cui mancato funzionamento non è avvertibile dal conducente con un anticipo sufficiente a permettere di arrestare la marcia del veicolo o a consentire manovre tali da eliminare le possibilità di rischio. In particolare sono parti di ricambio attinenti alla sicurezza: a) impianto freni: servofreno; pompa/cilindro freni; dischi/ tamburi; pinza completa; disco portafreni; tubazioni flessibili/rigide; pedaliera completa; cavi per freno a mano; leva freno a mano; b) sterzo: albero superiore e inferiore snodato; tiranteria lato cremagliera/ruote; tubazioni idroguida; organi servosterzo; c) sospensione anteriore/posteriore: montanti/mozzi/fusi con relativi cuscinetti; bracci oscillanti; perni a sfera; puntoni/barre stabilizzatrici/aste longitudinali; traverse e telai; ammortizzatori; d) trasmissione: semiassi; e) varie: tubazioni impianto alimentazione; pompa benzina esterna; sistemi di ritenuta per sicurezza passiva (cinture, pretensionatori, air bag). 6. Le problematiche collegate alla “revisione singola” Le parti di ricambio attinenti la sicurezza possono essere commercializzate esclusivamente ai soli autoriparatori iscritti 9 all’apposito Albo di cui all’articolo 5 della legge 122/92 e sottoposte alla “revisione singola” (1) così come previsto dall’articolo 80 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (codice della strada). In merito alla necessità di avviare alla “revisione singola” le parti di ricambio da utilizzare è interessante evidenziare che, in data 16.01.2003, la Commissione della Camera dei Deputati, istituita per valutare l’attuazione nella direttiva 2000/53 del Parlamento europeo (direttiva recepita con il D.Lgs. 209/2003), ha ritenuto opportuno procedere ad una serie di audizioni mirate ad approfondire il sistema della rottamazione degli autoveicoli usati. In tale circostanza il Presidente dell’Automobile Club Italiano ha rappresentato la difficoltà di avviare alla “revisione singola” le parti di ricambio per mancanza di una regolamentazione, tenuto presente che l’articolo 80 del Codice della Strada fa riferimento unicamente ai rapporti redatti dagli organi di polizia stradale a seguito di sopralluoghi in caso di incidentati stradali. Anche in mancanza di specifica norma che regolamenta l’accesso alla revisione singola si tenga presente che l’art. 78 del Regolamento di attuazione del codice della strada prevede che: “ I veicoli a motore ed i loro rimorchi devono essere sottoposti a visita e prova presso i competenti uffici della Direzione generale della M.C.T.C. quando siano apportate una o più modifiche alle caratteristiche costrut- 10 tive o funzionali, ovvero ai dispositivi d’equipaggiamento indicati negli articoli 71 e 72, oppure sia stato sostituito o modificato il telaio”. Pertanto, anche qualora non si provveda alla revisione singola del pezzo di ricambio da parte dell’officina autorizzata, spetta al proprietario provvedere a sottoporre a visita l’autoveicolo non più rispondente alle caratteristiche costruttive o funzionali. (La 2a parte verrà pubblicata nel prossimo numero di Autodemolitori) Note: (1) Revisione singola.Il comma 7 dell’articolo 80 del D.Lgs. 285 del 30 aprile 1992 (codice della strada) prevede: “In caso di incidente stradale nel quale i veicoli a motore o rimorchi abbiano subito gravi danni in conseguenza dei quali possono sorgere dubbi sulle condizioni di sicurezza per la circolazione, gli organi di polizia stradale di cui all’art. 12, commi 1 e 2, intervenuti per i rilievi, sono tenuti a darne notizia al competente ufficio della Direzione generale della M.C.T.C. per la adozione del provvedimento di revisione singola.” LogiMa S.r.l. DAL PASSAPAROLA PRATICHE SOLUZIONI PER GLI AUTODEMOLITORI m Anche Autodemolizioni Lenzi tra i professionisti che consigliano i cantilever LogiMa di Fabio Bastianelli LogiMa S.r.l., giovane già affermata Società di progettazione consulenza e vendita di soluzioni per la logistica e la gestione di magazzino, con sede a Porto d’Ascoli (AP), è nata nel 2004 dalla decennale esperienza nel settore da parte dei tre Soci fondatori, Piero Armandi, Fabio Franceschi e Giovanni Paolini. Sempre all’avanguardia per quanto riguarda le migliori soluzioni tecniche disponibili sul mercato nell’ambito della logistica industriale e di automazione di magazzino, la società di Porto d’Ascoli è in grado di soddisfare le esigenze di quanti operano nel settore dell’autodemolizione e del trattamento di autoveicoli a fine vita, proponendo un ampio catalogo di prodotti per la gestione ottimale di grandi magazzini e parchi attrezzati. Per saperne di più, per conoscere meglio i sistemi proposti dall’azienda e le loro applicazioni pratiche, nonché per verificare, “sul campo” la versatilità dei prodotti in catalogo e il successo che questi hanno avuto presso vari professionisti del fine-vita auto, abbiamo contattato il Sig. Fumino Lenzi, titolare della Autodemolizioni Lenzi, sita in località Casa Bianca, Ponte Buccianese, in provincia di Pistoia. 12 Sig. Lenzi può illustrarci la storia e le attività dell’impresa di cui è titolare? La mia impresa di autodemolizioni, che si occupa anche di trattamento dei materiali ferrosi, ha circa quarant’anni di attività alle spalle. Il mio centro è autorizzato alla consegna delle targhe al P.R.A. ed effettua su richiesta il servizio di soccorso stradale. Da sempre il mio slogan è “Demolire nel rispetto dell’ambiente”. Qual è l’entità del suo impianto? Per quanto riguarda le dimensioni del mio centro di autodemolizione, posso disporre di un’area di circa 8.000 m2 di cui 1.000 m2 coperti, adibiti allo operazioni di smontaggio e trattamento. Il tutto per una capacità annua di oltre 700 automezzi trattati. Quali problematiche vi hanno spinto a contattare la ditta di Porto d’Ascoli? Come certamente le sarà capitato di osservare in altri impianti analoghi, per noi autodemolitori la problematica maggiore consiste nello stoccaggio degli autoveicoli da trattare, pre e post bonifica. Fino a qualche anno fa, il tutto si risolveva con un antiestetico e pericoloso impilaggio degli stessi automezzi i quali, oltre a presentare i danni di eventuali passati incidenti, subivano così ulteriori guasti a causa del peso derivante dalla sovrapposizione, con conseguente perdita di valore per quanto riguarda le parti di ricambio. Ora, grazie alla soluzione offerta delle speciali scaffalature LogiMa, si è raggiunta la quadratura del cerchio risolvendo due problemi fondamentali: da una parte si salvaguarda l’integrità dell’autoveicolo stoccato, che in questo modo non subisce ulteriori danni; dall’altra si garantisce la praticità e la sicurezza dei lavoratori che effettuano le varie manovre di carico e scarico con semplici e versatili muletti. Insomma tutta la logistica del magazzino ha subìto un positivo rinnovo e con il posizionamento dei cantilever LogiMa, l’aspetto esteriore del piazzale ha subito un positivo impatto. Come siete venuti a conoscenza delle soluzioni LogiMa e quante scaffalature speciali avete acquistato per il vostro centro? Molto semplicemente, sfogliando le pagine del Notiziario Autodemolitori. Per quanto riguarda l’acquisto, invece, attualmente ci siamo orientati su 10 cantilever bifronte che sono stati allestiti in breve tempo e da subito sono stati utilizzati con grande profitto pratico. Signor Lenzi, come autodemolitore consiglierebbe ad un suo collega i cantilever LogiMa? Credo che il loro lavoro può andare più che bene per le nostre comuni esigenze e lo consiglieri sinceramente, qualora sussistessero le necessarie condizioni economiche. 13 A.T.L.A.S. • A.T.L.A.S. opera dal 1981 in uno dei settori più importanti del veicolo industriale: l’allestimento; • L’azienda è distributrice ed installatrice autorizzata di caricatori e attrezzature scarrabili di marchi leader di settore di cui cura anche l’assistenza post-vendita; • A.T.L.A.S. ha voluto dare il proprio contributo al settore del trasporto con motrici scarrabili progettando e costruendo il RIMORCHIO ATLAS, l’unico in grado di soddisfare con le sue caratteristiche tecniche l’esigente clientela italiana; • SERIETÀ, PROFESSIONALITÀ e PASSIONE sono i punti cardine della nostra filosofia aziendale. A.T.L.A.S. S.r.l. Strada Statale 11 n. 32 - 36053 GAMBELLARA (VI) Tel. 0444/440188 - Fax 0444/440189 [email protected] - www.atlassrl.com ! A D E S i l a n i g i r O DA SEMPRE I PRIMI E I PIÙ IMITATI Impianti e attrezzature per il fine vita dell’auto Impianto bonifica Seda Midi Plant presso l’Autodemolizione f.lli Papa a Grugliasco (TO). L’impianto Midi Plant, attrezzato con il ponte a forbice da 35 q.li consente la bonifica di ca. 4 veicoli ora. Midi Plant può essere equipaggiato con due ponti ed un unico set di pompe per raggiungere una capacità di bonifica di ca. 6 veicoli ora. A sinistra raddoppio dell’impianto Single Plant presso l’Autodemolizione Aniello Mandile di Avellino. L’autodemolizione era già attrezzata con una stazione Seda Single Plant installata alcuni anni or sono. Oggi con il raddoppio la capacità di bonifica sale a ca.8 veicoli ora. 16 Impianto Seda Midi P.A. installato presso l’Autodemolizione Eli Snc di Torino. L’impianto è organizzato per il funzionamento con due ponti sollevatori per una capacità di bonifica di ca. 6 veicoli ora. Cesoia elettroidraulica Weber per la rimozione di catalizzatori, taglio di cavi e parti di carrozzeria. Da oggi disponibile in tre versioni: RS 100 RS 130 RS 165 Importatore esclusivo per il mercato italiano: Seltek Sas - Via Stiria, 36 - Loc. ZAU - 33100 Udine Tel. 328 8272193 - 349 1691425 - Fax 0432 500425 [email protected] - www.seltekitalia.it 17 LA CONSULENZA ESTERNA COME VALIDA GUIDA PER L’AUTODEMOLITORE DEL FUTURO di Vitale Vicoli Amministratore Krom srl Gli obiettivi che l’autodemolitore del futuro deve raggiungere sono importanti e decisivi per la sua crescita professionale e per la sua competitività a livello nazionale e concorrenziale verso i mercati esteri. Gli adeguamenti di progetto che il D. Lgs. 209/03 impone, la scelta di aderire alle norme volontarie di settore e non quali la UNI EN ISO 9001:2000 (gestione della qualità aziendale) la UNI EN ISO 14001:2004 (gestione ambientale) e la OHSAS18001: 1999 (gestione della sicurezza) pongono l’imprenditore a scelte drastiche e sostanziali di non poco conto. Il ruolo di supporto tecnico esterno può essere il vero partner dell’autodemolitore; un professionista consulente in grado di percorrere le vie scelte dall’imprenditore mettendo al servizio la propria esperienza settoriale, normativa e quant’altro utile per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Scegliere bene è l’imperativo perché solo da una scelta oculata del giusto consulente si possono trarre vantaggi adeguati. Quali sono i vantaggi? Il consulente è un tecnico che conosce bene le norme e come queste vanno “plasmate” secondo le varie realtà aziendali; sa dare i giusti consigli tecnici per risolvere le diverse situazioni e problematiche riscontrate oltre a mettere al servizio la praticità, che in questi casi non guasta mai, che solo un profondo conoscitore di innumerevoli realtà aziendali sa dare. Forse non sono subito visibili i benefici di 18 questa collaborazione, ma occorre perseverare più a lungo per notare come egli possa diventare il partner ideale per le sfide del futuro immediato Bisogna però ben identificare l’obbiettivo che le aziende di autodemolizione devono raggiungere nel futuro: noi pensiamo che queste “organizzazioni” devono sempre più diventare imprese che oltre ad erogare un servizio fisico di demolizione e soluzione di problemi di tipo “pratico” nell’ambito automobilistico, debbono diventare dei partner delle aziende automobilistiche e della comunità in quanto hanno in mano tutto il know how del ciclo finale dell’auto (End Life Cycle) e delle problematiche ivi connesse. In questo contesto, decisiva sarà la capacità imprenditoriale di chi gestisce tali aziende, una capacità che si manifesterà in azioni mirate a “comprare” formazione specifica a livello si normativo, ma soprattutto “organizzativo” e di controllo di gestione aziendale al fine di poter diventare dei degni “progettisti” del proprio futuro imprenditoriale e magari di scelte nel settore automobilistico che sia derivanti dalle esperienze della autodemolizione. Non ultima sarà la capacità di mantenere solida la capacità di associazione che sarà rinforzata da un approccio evolutivo che stiamo teorizzando e che porrà le organizzazioni di autodemolizione in posizione paritaria e in alcuni casi determinante, rispetto ad interlocutori e problemi del settore. TRA “ORCHE E COCCODRILLI”, IL SUCCESSO DI ECOTECNICA La RECFER Srl soddisfatta dell’acquisto di una nuova pressa Nel settore dell’autodemolizione fervono le innovazioni tecnologiche, anche in virtù di una legislazione sempre più esigente ed attenta in materia di protezione ambientale. La Ecotecnica Srl è una società nata alla fine degli anni ‘90 che non si limita a vendere impianti ed attrezzature per il riciclaggio e l’ecologia, ma fornisce anche assistenza, manutenzione ordinaria e straordinaria, consulenze tecniche ai suoi clienti, grazie ad una conoscenza del settore, ad uno staff di progettazione qualificato ed un costante aggiornamento tecnologico. Tutta questa esperienza, acquisita negli anni, permette anche di personalizzare i prodotti in base alle specifiche esigenze e richieste dei clienti. Per conoscere meglio i prodotti ed i servizi che Ecotecnica propone agli autodemolitori, abbiamo parlato con il sig. Roberto Capocasa, titolare di Recfer Srl, impresa di autodemolizione con sede a San Benedetto del Tronto (AP). Sig. Capocasa, a quando risale la sua collaborazione con Ecotecnica Srl? Conosco questa società da diversi anni, da quando abbiamo intrapreso insieme un percorso, anche attraverso il sostegno dato dalla rivista “Autodemolitori”, per far conoscere agli operatori del settore tutte le innovazioni tecnologiche. Inoltre abbiamo studiato insieme una macchina per il taglio di gomme e cerchi dei veicoli che ora è stata realizzata e porta il nome di “Cesoia a Coccodrillo”. Recentemente la Recfer Srl ha acquistato una pressa dalla Ecotecnica? La mia vecchia pressa si era rotta, allora ho deciso, anziché ricorrere alla riparazione, di sostituirla con una nuova la Pressa Scarrabile Orca, acquistata appunto dalla Ecotecnica. Quali vantaggi presenta questa nuova macchina rispetto a quella tradizionale? Si tratta di una pressa automatica senza ausilio di gru e quindi senza necessità di manodopera e questo si traduce in un notevole risparmio. Inoltre ha una cassa di 5,25 m, quindi più lunga rispetto alla precedente, che consente di demolire anche auto di grossa cilindrata e furgoni. L’am- Orca è funzionante con un motore diesel 4 tempi a iniezione diretta, ma a richiesta è disponibile una versione anche con motore elettrico. È insonorizzata e consente, in fase di azione, il recupero dei liquidi che fuoriescono dalle carcasse degli autoveicoli. Orca è ormai diffusa sul mercato da cinque anni, con una produzione di circa tre esemplari al mese. In media se ne producono 30 all’anno, di cui 10 per il mercato italiano, 10 vendute in USA e le restanti destinate al resto del mondo. Orca è una macchina supercollaudata, soggetta a costanti fasi di ulteriori miglioramenti, con una domanda in continuo aumento da parte della clientela degli autodemolitori. È venduta non soltanto in Italia, ma ricercata dal mercato europeo e mondiale. Si tratta di un mezzo che costituisce la sintesi di un lavoro di avanzata tecnologia, con caratteristiche che ne giustificano la preferenza: veloce, robusta ed affidabile, ma soprattutto concepita per un uso razionale e rispettoso dell’ambiente. 20 m mortamento dei costi si realizza nel giro di 4/5 anni. In definitiva posso affermare che il rapporto qualità-prezzo è risultato ottimo. Quali vantaggi, invece, avete trovato nell’affidarvi alla professionalità di Ecotecnica? È una società molto seria intervenuta con immediatezza appena venuta a conoscenza del problema. Per quanto riguarda l’acquisto della Pressa Orca, avevo già visitato altri impianti di colleghi, che si erano dichiarati soddisfatti della scelta. La consegna della pressa avverrà entro 90 giorni dall’ordine, ma nel frattempo la Ecotecnica ha fornito una macchina sostitutiva che ha permesso di non interrompere il lavoro. E poi si può sempre contare su questa società per quanto riguarda l’aspetto della manutenzione. La Ecotecnica non si limita a vendere, ma segue il cliente in tutte le fasi: prima, durante e dopo. CESOIA A “COCCODRILLO” Tra le cesoie per il taglio dei metalli, cosiddette a “coccodrillo”, prodotte in diverse dimensioni e adatte a vari scopi, oltre ai modelli EC 350 ed EC 500, ora c’è la EC 500 Maxi, un modello che si presta in modo particolare al taglio dei pneumatici completi di cerchio ed alla riduzione dei volumi, provvedendo alla prima fase di separazione tra gomma e ferro. via B. Pontecorvo, 9 - 00016 Monterotondo (RM) tel. +39 06 90085361 - fax +39 06 9060618 [email protected] - www.ecotecnica.it 21 DALLA DEMOLIZIONE, LA NUOVA VITA DEI PEZZI DI RICAMBIO La decennale esperienza nel settore autodemolizione dei fratelli Orrù, si allarga alla dimensione internazionale per quanto riguarda la rigenerazione di motorini di avviamento e alternatori. di Vinicio Ruggiero Spesso, quando si tratta di impresa, non sono solo le dimensioni strutturali, impiantistiche ed economiche a fare la differenza. Un peso considerevole l’hanno le modalità di conduzione del lavoro, l’attenzione all’ambiente e la qualità dei servizi e dei prodotti offerti alla clientela; una caratteristica, questa, di quella modalità di intendere l’attività imprenditoriale cha ha fatto grande la storia delle piccole e medie aziende italiane. Nel settore dell’autodemolizione, un caso da analizzare e guardare con favore è quello della Autodemolizioni F.lli Orrù Snc di Nurri (CA). Per conoscerla meglio, abbiamo intervistato il signor Ignazio Orrù, co-titolare della Società insieme al fratello Roberto. Signor Ignazio, può presentarci la Società, la sua storia e le caratteristiche del suo centro di autodemolizione? Molto semplicemente, la nostra Società nasce nel 1990 come centro di autodemolizioni. Attualmente possiamo contare su 8 dipendenti e su un impianto sviluppato su un’area di 4.300 m2 autorizzati, attrezzati a piazzale, e su 1.000 m2 di spazio coperto organizzato su due livelli per un totale effettivo di 1.800 m2 dedicati alla ricambistica e al magazzino. Stiamo inoltre attendendo l’autorizzazione per un ampliamento di altri 4.300 m2. Con queste dimensioni riusciamo trattare circa 2.500 autoveicoli l’anno, un numero sufficiente a garantire un buon lavoro senza che si determinino accumuli pericolosi ed antiestetici. In Sardegna siamo leader nel settore autodemolizioni, non tanto per la quantità degli autoveicoli trattati, ma per la qualità dei servizi e le modalità operative per mezzo delle migliori tecnologie disponibili sul mercato, che ci permettono, altresì, una cura particolare per le esigenze dell’ambiente e la salvaguardia del territorio. In effetti il nostro centro lavora come dovrebbero lavorare tutti i centri di autodemolizione che vogliono 22 rispettare le regole e le normative in materia di sicurezza dell’ambiente e sicurezza nel luogo di lavoro e, proprio da questo punto di vista posso affermare che ci stiamo muovendo affinché già dal prossimo anno ci si possa certificare dal un punto di vista della qualità ambientale. Oltre al nostro centro autodemolizioni di Nurri, abbiamo anche un punto vendita (una struttura di 1.000 m2) dove vendiamo usato e nuovo. Proprio sulla ricambistica la vostra attività imprenditoriale ha fatto un passo in avanti. Ce lo può raccontare? Beh, quattro anni fa, abbiamo deciso di acquistare una piccola fabbrica in Romania, a Braila, dove, col supporto delle maestranze locali, rigeneriamo motorini e alternatori ivi spediti, da re-immetere nel mercato italiano. Quali sono le problematiche maggiori che avete trovato nella vostra attività? Per quanto riguarda gli adeguamenti normativi previsti dalle leggi a tutela dell’ambiente e del territorio non abbiamo mai avuto particolari problemi, avendo scelto di adeguarci subito nell’ottica di un guardare sempre avanti con serenità. Tuttavia, lavorando in Sardegna abbiamo problemi diversi da quelli dei colleghi del continente; per lo stato delle strade, per la lontananza relativa fra i diversi centri abitati e le città maggiori… Faccio un esempio: noi ci facciamo retribuire per il servizio di ritiro dei veicoli, cosa che normalmente non avviene in altre regioni d’Italia, perché rispetto ai nostri colleghi del continente abbiamo delle spese e dei consumi in più causati da una maggior usura degli automezzi. Quale sarà il futuro prossimo di Autodemolizioni F.lli Orrù Snc? Per adesso non prevediamo ulteriori ampliamenti impiantistici, strutturali o di mercato, fatti salvi quelli di cui ho già fatto cenno. L’attività del presente ci impegna già abbastanza e per svolgerla al meglio c’è bisogno di una presenza attiva e costante. CENTRO AUTODEMOLIZIONI NURRI (CA) - Zona Ind.le lotto 21 Tel. 0782 849777 - 842184 fax RIVENDITA RICAMBI SIMAXIS (OR) Tel. 0783 406028 - 406198 fax [email protected] SC AUTOCOMPLET srl Rigenerazione motorini e alternatori Via Vizirului Km.10 Lotto 37 BRAILA (Romania)