PRESENTAZIONE DEL SECONDO REGISTRO DELLE MISSIVE
AI contenuto pressochè unico del primo registro, inteso ad annotare, con disordinata
successione cronologica, le disposizioni, date da Francesco Sforza dal 1447 al 1458, sulla
tenuta delle fortezze poste a garanzia della sicurezza del territorio e a vigilanza sulla
popolazione, si contrappone il secondo registro con una varietà di annotazioni che permettono di
cogliere il formarsi dello Stato sforzesco e di individuare più da vicino la personalità di Francesco
Sforza.
Preoccupazioni per la fornitura del grano, attenzione per la regolarità del servizio dei cavallari in
modo che le comunicazioni del capo siano puntuali, cura sempre solerte per le fortezze, rapporti
non sempre pacifici tra e con i feudatari, sono temi in cui ci si imbatte con varia frequenza. I
bisogni di uno Stato in perpetuo stato d'allarme per pericoli di scontri agli incerti e malsicuri
confini con Venezia, che mal sopporta l'affermarsi di un condottiero che blocca la sua mai sopita
volontà di espansione sulla terraferma; la scomoda vicinanza del Savoia, sempre disponibile ad
alleanze ostili; interventi pacificatori di contrasti tra l'amica comunità di Lucca e il non nemico
marchese di Ferrara, questi sono gli altri argomenti di cui si fa parola.
Ripiegando, poi, su assillanti problemi domestici, si narra delle preoccupanti e mai appagate
necessità sforzesche di danaro, dalle quali consegue un patologico ritardo nei pagamenti del
soldo ai militari, ritardo che, a sua volta, consente alla cronaca di riportare un incessante
crescendo di furti d’ogni genere ed entità. Nè ciò bastasse, le diserzioni si seguitano con
discreta frequenza : bastano semplici e incontrollate voci dell’approssimarsi del nemico perchè
parte della truppa cerchi scampo nella fuga.
La difesa di un territorio, quale quello sforzesco, circoscritto da gente avversa, fa nascere,
accrescere e ingigantire le esigenze di alloggiamenti per i soldati, che destinati alla difesa contro
i nemici esterni, mal si adattano a salvaguardare la tranquillità delle piccole e grandi comunità.
Comunità che mal sopportano tale presenza, cagione di gravi scontenti non solo e non tanto per
gli aggravi finanziari, ma per gli inconvenienti con i quali i militari si sbizzarriscono a rifarsi del
ritardato e insufficiente soldo con sottrazione di cose e di frutti della terra, giungendo perfino ad
asportare il bestiame, prezioso strumento con cui il contadino lavora il campo, da cui ricava
l’essenziale per potere quotidianamente porre una ciotola piena dell’usuale pasto sul misero
desco “fiorito d’occhi di bambini”.
Dal canto suo Francesco Sforza, ben conscio di tutto ciò, ritiene opportuno, per raddrizzare torti,
rendere saggiamente giustizia e governare con il consenso del popolo richiamarsi all'usato, a
quanto, cioè, si faceva al tempo addietro, ai giorni del " suocero e padre", com'egli andava
ripetendo. Era, perciò, indispensabile dare ai sudditi un ben visibile e poderoso segno
dell’affermazione della sua autorità, che coadiuvasse a instillare nelle loro menti la persuasione
della continuità di una signoria, che era stata ieri viscontea, e che era al presente sforzesca, ma
le cui leggi e le cui disposizioni, pur " mutato nomine," non si discostavano da quelle del
precedente signore.
E subito , quasi all’indomani della presa di Milano, vede, come vindice per tutti del suo potere e
della sua determinazione di comando, la ricostruzione di un possente castello, che imponga
disciplina ai sottoposti e incuta timore ai nemici. Abbattuto, come è noto, quello visconteo, dagli
uomini della Repubblica Ambrosiana, perché ritenuto simbolo della tirannide, il nuovo signore
profonde, nella tenacemente voluta fortezza cittadina, notevoli sostanze e ne segue, passo
passo, il crescere. Alla sua realizzazione convoglia le maggiori possibili prestazioni. La generalità
dei sudditi sono chiamati a contribuire, dopo che tutti i Milanesi hanno (poco conta quanto
sponte) annuito alla sua edificazione, lasciando solitario l’unico oppositore, il giureconsulto
Piattino Piatti, che scorgeva nella sua realizzazione una permanente minaccia alla libertà dei
sottoposti.
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Francesco Sforza teneva all'amore del popolo, ma, da signore avveduto, non ne ignorava la
naturale instabilità e, perciò, a quel simbolo di potenza non intendeva rinunciare, anzi, ne
sollecitava (come i documenti ripetutamente testimoniano) insistentemente il compimento.
Da poco si era posta la prima pietra (5 giugno 1450) e già il 18 settembre 1450 manifestava la
sua impazienza perché i lavori avessero un'accelerazione. Impone al capitano e alla comunità di
Monza che "pro expeditione castri Porte lovis" devono consegnare al famigliare ducale, Rizzardo
d'Avignone, "carra duo fulcita hominibus, victualibus et aliis necessariis". Altrettanto ordinerà ai
podestà di Abbiategrasso e di Rosate. Un carro, egualmente equipaggiato, ne daranno Binasco,
Lacchiarella, Siziano, Locate, Vidigulfo, Bascapè, ecc. Sulla universale partecipazione
all'edificazione di tale imponente costruzione era inflessibilmente esigente. Se alcune località del
vicariato di Gallarate si dimostreranno renitenti a collaborare, egli farà capire che non
ammetterà mai alcuna diserzione a tale obbligo e, deciso, replicherà (14 ottobre 1450) al
capitano del Seprio: "intendimo che ogniuno del dicto vicariato li debba contribuire".Non solo
vuole che si faccia tale castello, ma pretende pure che si faccia di tutto perchè lo si abbia subito.
Centrale sua preoccupazione è che " dicto nostro castello sia fornito prestissimo" (21 novembre
1450), e ne espliciterà pochi giorni dopo (8 dicembre), la ragione:è la “ cosa dove pende molto
el facto nostro". Di più: l’esigenza di un centrale ben munito e possente castello viene dallo
Sforza associato alla volontà di avere fortezze e rocche ben salde, disseminate sul territorio : "le
fortezze et le roche è la principale cosa che habiamo in lo stato nostro". Volendo, da uomo
pratico dell’ambiente militare, testare quanto nella reatà esse siano valido presidio del territorio
manda a ispezionarle Giovanni Orombelli, esigendo da lui che "in scriptis"gli dia un resoconto di
"come sono guardate, se li castellani e conestabili tengono li fanti che degono tenere, segondo la
lista che Cicho ha data...; le monicione che gli sonno et quello ti pare gli bisogna." Disposizioni
necessarie. Non vuole che si debba constatare, come ebbe lui stesso a denunciare (12
novembre 1450) al castellano della rocchetta di Cremona, "che li fanti vostri et voi medesimi,
anchora a tempo di nocte,... andati a vendemiare le uve et fructi deli nostri cittadini et poveri
homeni....Credevamo pur dovessevo essere quilli che ve reputavamo et non dovessevo mettere
il facto nostro in pericolo et talle schandolo, quale è aprire de nocte le nostre fortezze et lassarle
a quello modo in possanza deli fanti". Quanta insoddisfazione in quel: "credevamo pur essere
quilli che ve reputavamo"! Scontento che il duca avrà ancora modo, in molteplici occasioni, di
attestare nei riguardi dei suoi soldati a constatazione che la gente che egli governa non si è
ancora ripresa dagli scossoni politici che si sono succeduti nei tre anni successivi alla morte di
Filippo Maria Visconti. Il senso della disciplina e il dovere dell'ubbidienza stenteranno a essere
una nota distintiva sia dei militari che degli ufficiali civili dello stato. Avrà motivo di rimbrottare,
ancora il 3 giugno 1451, l'uomo d'arme Ungaretto di Ungaria per avergli detto, e lui sa "quante
volte et con quanta instantia", di lasciare Gravellona Lomellina, ma egli non s’è mosso, né
servirono le "minaze": egli s’è comportato "pezo che mai". Tale il comportamento di un uomo
d'arme, e affatto dissimile è stato quello di un ufficiale ducale, Battista de Burgo, commissario di
Oleggio, al punto da indurre il duca alla sconfortante ammissione che si ha " poco concepto de
obbedire le nostre lettere" (11 dicembre 1450). E neppur più affidante attenzione mostra agli
ordini sforzeschi lo stesso capitano del Seprio, se lo Sforza deve deplorare d'avergli scritto "più
altre nostre lettere", perchè gli segnalasse quanti uomini e cavalli "Iogiano nel Seprio". Non un
accenno di risposta. Allo Sforza non resta che contestargli: “tuto cognoscimo procedi per la poca
stima fai dele littere et comandamenti nostri". (14 dicembre 1450)
Se l'attenzione si sposta dai laici agli ecclesiastici la sensazione che se ne trae è che gli ordini
ducali siano acolti con la medesima , se non maggiore “nonchalance” Lo Sforza scrive ( 5
novembre 1450) al vicario vescovile di volere "ad contemplacione nostra conferire lo canonicato"
a prete Tommaso Visconti. L'invito ducale, non solo è disatteso, ma si elegge tutt'altra persona
dal patrocinato "camorero" sforzesco. Il signore non tollera lo sgarbo pretesco e s’impunta.
Rivendica obbedienza e s’impunta a esigere la riforma della decisione, nettamente esigendo
che la scelta cada sul suo raccomandato, che dovrà essere eletto "in canonico solennemente".
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Né è pago, la sua reazione lo porta ad ammonire, mirando anche prevenire probabili future
disobbedienze: "nostra intencione è che non siano impetrati alchuni beneficii, tanto delli riservati
in corte, quanto deli non riservati et de tucti quilli se expectano alla collazione vostra".
L'irritazione sforzesca per un'altra noncuranza ecclesiastica alle sue sollecitazioni per il
conferimento del canonicato a prete Giovanni Bassano lo fa sbottare in una finale affermazione
che ha del grottesco. L'arciprete di Mulazzano non si dà per inteso. Il duca lo rampognerà per
non aver "voluto fare niente, stimando... le nostre littere quanto ve scrivesse lo minimo diacono
habiati". L’imperativo ducale sarà perentorio : s’ha da " elleggere et deputare al canonicato esso
prete Zohanne", e ammonirà il renitente che, all’occorrenza : "saremo essere vescovo et abate,
prete et canonico" (15 novembre 1450).
Al di là di simili forzati atteggiamenti, sempre, comunque, nella riaffermazione dei suoi diritti di
signore dello Stato, il comportamento sforzesco verso il clero è nella normale correttezza.
Ben testimoniati sono i rapporti del duca con il cardinale beneventano, Astorgio Agnesi, che,
come gli dirà lo stesso Niccolò V, "excellentie tue ...plurimum afficitur". E' il prelato cui lo Sforza
si rivolge in svariati casi e per le più svariate occorrenze, specie se desidera o è necessaio che
la richiesta dello Sforza arrivi al pontefice. come avverrà quando perorerà (12 novembre 1450) il
conferimento a Gabriele Maino della commenda della milanese abbazia di San Celso, abbazia
che è “preso le mura dela citade, loco importantissimo". Lo Sforza si dilunga a confutare "la
informacione data alla santità de nostro signore, più a voluntà che a raxone" per impedire che il
beneficio sia conferito al suo "affino", e giunge quasi a sfidare il pontefice per una verifica in loco
della verità delle sue asserzioni. “La santità de nostro signore mandi ad havere informacione dal
canto de qua". Lo chiede "per respecto nostro", a dimostrazione che non scrive avventatamente
e chiede di venir appagato in testimonianza di non essere "in poco precio cum la santità de
nostro signore, quando... non poteremo ottenere uno simile beneficio". Il papa lo accontenterà.(
Poco conta che un mese dopo (16 dicembre) si proporrà il Maino per uno scambio con l'abbazia
di San Pietro di Civate).
Dal papa otterrà pure (tramite un altro intermediario) che Giovanni da Capistrano lasci Siena,
che lo vuole trattenere, e si porti a Milano, ove è tanto atteso dal duca e dal popolo milanese.
Popolo milanese, che pare venga scosso da un tal monaco, Martino da Lesa, che, smesso
l’abito monacale con il solo consenso del padre, se n’è uscito dalla Certosa di Pavia, ritornando
"a l'habito et vita mondana: cosa nefanda et vergognosa al mondo". Il duca non crede di poter
tollerare tanto ardimento e spedisce immediatamente l'ordine al padre di ricondurre il figlio tra le
mura del convento. L'avvenimento è di tal gravità, da creare grandissimi disagi alla gente,
perché, "siando lui continue in excomunicatione..., qualunque gli parla cade in scomunicatione".
Tutto ciò premesso, dieci giorni dopo (22 novembre), lo Sforza avvertirà il capitano del Lago
Maggiore perché, occorrendo, intervenga il "brazo seculare ad moderare questo fatto", onde,
"per ogni via et rimedio oportuno .…effectualmente" il défroqué ripari nuovamente nella Certosa.
Tutto s’acquieterà quando il giovanotto, ripreso l’”habito moniale”, riparerà nuovamente accanto
a quel gioiello dell’arte che è la Certosa di Pavia e riprenderà l’”habito moniale” a seguito di una
bolla papale.
Non a bolle papali, ma a pressioni ecclesiastiche dovrà far ricorso (16 aprile 1451) Francesco
Sforza, perché il vicario vescovile rimuova il divieto ai dazieri di Piacenza di confessarsi, proprio
in vicinanza della Pasqua. Non si capacita di tale inibizione, considerando "quod licitum esse
nobis et premissum exigi posse facere et debere vectigalia ordinaria absque ulla imputatione."
Si tolga, quindi, ogni impedimento all'effettuazione delle confessioni.
Dei dazieri si interesserà ancora lo Sforza, ma non per difenderli, bensì per richiamarli e, in
ispecie, rimbrotta sia quelli di loro che lasciano condurre gran "quantità de biada ..,non facto
ancora el pagamento deli dacii de (Milano) como de Como" (3 novembre 1450).
Negligenza nell'assolvere il proprio dovere nella riscossione della dovuta tassazione, da una
parte, sprovveduta applicazione di una norma, dall'altra , per cui il duca deve (21 novembre
1450) deplorare i dazieri di Piacenza che esigono il pagamento del "datio per le biade, quale
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vanno per l'uso della corte," e motivano il loro intervento nella mancanza di sottoscrizione ducale
sulla licenza di trasporto.
Atri eccessi dei dazieri non mancheranno. Succederà che l'ebreo Moysè da Cremona debba far
ricorso al duca, (4 gennaio 1451) perché viene "molestato per el dacio delli uxorari de Cremona,
nel quale dice non havere a fare niente et averli renunciato". Il duca anche allora interverrà,
"perché non voramo che lui (Moysè) né nessuno fosse menato alla lunga per subterfugi et
cavilacione".
Se mai una merce gode (o soffre) di un primato di tassazione, detta merce è il sale, da cui lo
Stato trae la maggiore delle sue entrate: da ciò la gelosa cura perché tale tassa sia dovunque e
da chiunque riscossa, non essendovi privilegio che ne consenta la esenzione. Lo Sforza avrà
modo di ribadirlo (11 maggio 1451) al conte Franchino Rusca : "in li privilegi feudale...havimo
reservati per nuy...la gabella del sale et certi altri datii." Siccome il conte ne impedisce l'esazione,
pronta arriva l'ammonizione del duca: "non vi impazati per modo alcuno, immo lassati scodere
per li datiarii... senza contraditione alcuna".
Semmai fosse ancora necessario attestare in quale conto il signore di Milano tiene il sale, basta
rivedere quanto egli ha scritto (2 ottobre 1450) al doge di Genova, Piero Campofregoso, quando
lo sollecita a fornire tale merce con puntualità e abbondanza, "considerato quanto importa allo
augmento et conservatione de l'intrate nostre che se habia del sale in copia per uso delle gabelle
nostre necessario,...il mancamento del quale ce ritorna in grande detrimento della Camera
nostra." Se è tanto prezioso e tanto indispensabile alle fortune finanziarie dello Stato e se è di
tanto (anche imposto) consumo, è naturale accorgimento della furberia (o dell’intraprendenza per
avere di che vivere)che nello smercio di tale bene vi si inserisca il "frosatore". Appartiene, costui,
a quel genere di persone truffaldine, delle quali non si lamenta la mancanza sul lago di Como,
come gli denuncerà (12 ottobre 1450) Boniforte Guarguaglia. Il duca lo ringrazierà
dell'informazione fornitagli e avrà modo nel contesto della missiva di soggiungere: "considerato
che al procedere più oltre contra li dicti frosatori specta al nostro capitano del lago di Como,
volimo che tal inventione debbi dare al dicto capitano et informarlo di tutto come la cosa passa,
sichè lui possa fare circa ciò quanto richiede il suo officio”. Rispetto ducale delle competenze,
che, nel contempo, rivela nel signore costante avvertenza di ammonire i sudditi sui compiti e
sulle connesse responsabilità di ciascun ufficiale dello Stato, su cui si vuole ( o, almeno, aspira
a che) si imperni il buon governo.
Sensibilità per le competenze,ma esercitate, però, sempre nei limiti della legalità Così, in tema
di giustizia, lo Sforza avverte (12 ottobre 1450) il luogotenente e il podestà di Alessandria, ai
quali spetta "ius facere", che nel giudicare i malfattori (come sono quelli che hanno tra le mani,
autori di “ robbarie et homicidii") vogliano "havere bona advertentia che, non avendo sufficienti et
evidenti inditii, non proceda(no) ad tortura, né ad acto personale, ma proceda(no) maturamente
et cum grande diligentia, et advertentia che non siano artati et torturati fuora del dovere."
Sapienti norme di procedura, come quelle che farà praticare il duca ordinando che si sospenda
(1 novembre 1450) un processo perché l'imputato, Cazanimico Spinola, "ex supremo
Ancianorum magistratu" è impegnato nei compiti di tale magistratura e non può, di conseguenza,
assentarsi da Genova per portarsi a Milano, ove la causa, “reo legitime absente”, verrebbe
irregolarmente trattata (principio oggi tanto ovvio, ma che allora tanta ovvietà non doveva
sempre avere, come appare evidente dal fatto che il duca debba intervenire a reclamizzarlo, sia
in questo che nel caso successivo). Lo stesso indirizzo processuale verrà osservato quando dei
poveri borghigiani non potranno accedere a Milano, perché nei loro luoghi infierisce la peste.
Di tutt’altra, e opposta, specie è il caso offerto dagli abitanti di Ottaviano. Essi non consentono a
Giorgio Trotti di "exequire la iustitia". Interviene allora lo Sforza e minaccia: "vi daremo ad vedere
che faciate male et che ne dispiaza". Altrettanto severo è con chi vuole arrogarsi compiti di
giudice: "qui havemo nostri officiali, non intendendo che iusticia manchi a niuno" e, in aggiunta,
avverte che vi è un supremo regolatore del diritto: lui, "qui non volimo altro signore che noy." (30
dicembre 1450).
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Che sia lui il signore, lo dimostra con una vigilanza insistita sul comportamento di coloro cui ha
trasmesso poteri di intervento. Non gli è dato di capire (26 gennaio 1451) perché il luogotenente
di Alessandria non sia intervenuto contro "li dishonesti portamenti et tristi, quali fanno li
conestabili delle porte della città." Non vi è nessuno che passi per dette porte senza che i
connestabili "non vogliano torre la parte loro". Chiudono le porte "più a bona hora che non
debeno" per pretendere un balzello da chi deve entrare in città. L'accusa ducale cala sul
luogotenente: simili malefatte "non poterissevo essere senza imputatione, non avendoli provisto,
como è vostro officio". E, a ribadire quanto gli aveva già scritto (10 novembre 1450), lo
ammonisce: ''l'officio vostro è de far ragione".
Il capitano di Casteggio gli invia dati inesatti. Il duca, di rimando, lo gratifica di incapace: "o che
tu non sai fare quello che te scrivemo o che tu non lo voli fare". Lo rimette alla prova e gli rifà la
richiesta di una precisa lista di uomini e cavalli ivi stanziati, pretendendo da lui una risposta
"chiara et neta et...vera".
AI castellano della rocchetta di Parma che persevera nei mali modi "tanto in fare tristissima
guardia quanto in ogni altra cosa", dà il benservito: lo licenzia, "ad ciò non intervenga sinistro
alcuno".
AI rimprovero e all'esonero sa opportunamente accompagnare, là ove occorre, la ricompensa,
facendo prevalere la meritevole prestazione sulla letterale formalità delle disposizioni. E' il caso
di Cristoforo da Mozzanica de Ghislieri. Il duca impone al podestà di Covi e Antignago (10
gennaio 1451) di pagare Cristoforo "integramente...del suo salario...nonobstante ch'el non
avesse littere confirmatorie oltre li sei primi mesi del dicto officio". Quel che allo Sforza importa è
l'efficienza del servizio durante tutto il mandato e Cristoforo "se è portato bene et laudabilmente
in questo officio".
Osservatore attento dei comportamenti umani, traduce tale sua qualità in ammaestramenti al
fratello Alessandro che va a Firenze. "Perché il magnifico Cosmo scrive una cosa et li excelsi
signori fiorentini ordinano un'altra, vedi di portarti per la via di mezzo cum tali modi che né l'una
parte né l'altra ti possa dare imputatione, ma piuttosto commendatione".
Più naturali e spontanee e senza impicci di opportunità scivolano le parole del duca quando
volge il discorso alla caccia. Sono ringraziamenti (3 dicembre 1450) a Novello Malatesta per il
falcone inviatogli: "el quale molto ne piace". Ne mandi pure degli altri, "perché de tali uzeli se
deletamo". Eguali espressioni di gratitudine invia (29 dicembre 1450) a Borso d'Este per il "paro
de falconi mandatine". Nulla di nuovo ! Attestazioni delle simpatie venatorie del duca ci sono
note: le ha inequivocabilmente già espresse (25 novembre 1450) al futuro capitano della
Lomellina : “havemo ad core le caze..(che) volemo sianno preservate per li solazi et piaceri" suoi
e della consorte.
Carlo Paganini
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NOTE AL SECONDO REGISTRO DELLE MISSIVE SFORZESCHE
Il registro n. 2 delle Missive Sforzesche reca sulla costa il seguente titolo “A.S.M. ARCHIVIO
DUCALE SFORZESCO – REG. MISSIVA 1450 – 1451”
Si tratta di un registro cartaceo di cc. 1r – 478r, le carte, secondo l’antico sistema di cartolazione,
sono numerate sul recto. Il registro reca una altra numerazione poste a matita in basso al centro
di ogni pagina (uguale sia per il recto che per il verso), che non sempre corrisponde alla
numerazione in alto a destra.
Numerose sono le carte bianche: 11r – 21v; 24r – 68r; 140r.
Vi sono inoltre varie carte mancanti:
387r – 403v; 418r – 445v; 455r – v.
23r – v; 142r – v; 198r – v; 262r – v; 353r – v; 368r – v;
Alba Osimo
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1
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AGLI UOMINI DI CASTELNUOVO PIACENTINO DI AVER CONCESSO IN
FEUDO NOBILE E GENTILE AL CONDOTTIERO GIACOMAZZO DA SALERNO LA LOCALITÀ DI CASTELNUOVO
CON TUTTI I POSSEDIMENTI, DIRITTI, ENTRATE,GIURISDIZIONE E LA FORTEZZA DEL LUOGO
1450 febbraio 3, Vimercate.
1r
MCCCCL die iii februarii, in Vicomercato comuni Castrinovi Placentini.
Dilecti nostri, ve avisamo como nuy havemo dato in feudo nobile et gentile alo spectabile et
strenuo nostro compadre et conductero carissimo Iacomacio da Salerno quela nostra terra et
forteza de Castelnovo cum tute le sue ville, possessione, honori, utilitate, intrate et commoditate,
iurisdictione et dritto d'aqua; et che d'essa terra, forteza et ville et d'ogni altra cossa licite
spectanti pertinente a Castelnovo predicto possa disponere et fare como a luy parerà et piacerà
et co mo possemo nuy medesimo. Pertanto volemo et per lo tenore dela presente vi
comandiamo che de questo dì inanci voy debeati obedire al dicto Iacomacio in tute quele cosse
che luy vi dirà, ordinarà et commanderà como faressevo la nostra propria personna. Et cossì da
questo dì presente inanci volemo respondeati al dicto Iacomacio, o ad altri che luy vi dicesse,
ogni intrata et commoditate che se perciperà de quela nostra terra et dele sue possessione, ville
et iuri sdictione de Castelnovo predicto, perché cossì è nostra voluntà intentione, avisandovi che
dal dicto Iacomacio voy sareti tuti benissimamente tractati et veduti, per modo che ogni dì
restareti de luy meritamenti ben contenti et satisfacti. Et per più vestra chiareza et ad ciò vidiati
che que sta sia la nostra voluntà et intentione, habiamo suttoscripto la presente de nostra
propria mano.
Data ut supra.
Iohannes.
2
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AD ANTONIO DA DESIO, PODESTÀ DI CASTELNUOVO PIACENTINO, LA
CONCESSIONE IN FEUDO DI DETTA LOCALITÀ CON TUTTE LE SUE PERTINENZE A GIACOMAZZO DA
SALERNO, A CUI DEVE FARE LA CONSEGNA DI TUTTO
1450 febbraio 3, Vimercate.
Antonio de Dexio, potestati Castrileonis Placentini.
Antonio, perchè havemo donato in feudo nobile et zentile allo spectabile nostro compare et
conductero Iacomazo da Salerno quella nostra terra de Castelnovo de Piacentina cum le forteze,
possessione, ville et tucte sue iurisditione come tu vederai che nuy scrivemo a quelli nostri
homini de Castelnovo, volemo, et cossì per la presente te commandiamo, che a qualuncha
messo del dicto Iacomazo che ti porterà littera subtoscripta de sua propria mano ad ogni sua
posta et requisitione tu li debbi consignare liberamente et senza alcuna contradictione quella
nostra terra de Castelnovo predicta cum le sue forteze, terre, ville, possessione et ogni altra cosa
expectante alla dicta terra et loco de Castelnovo. Et facta haverai dicta consignatione, tu venerai
subito qui da nuy et non dimorare più là; et non guardare che noi non te mandiamo li contrasigni
perché qui in campo non habiamo la cassetta d'essi contrasegni, quale è ad Lode, ma per più
toa chiareza habiamo sottoscripto la presente de nostra propria mano.
Data ut supra.
Iohannes.
7
3
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A G IACOMO BOLOGNINO D’AVER MANDATO NELLA ROCCA DI
SANT’ANGELO IL MARCHESE DI COTRONO: VUOLE CHE LO TENGA IN STRETTA SORVEGLIANZA E NON GLI
CONSENTA DI COMUNICARE CON ALTRI . GLI ORDINA, INOLTRE, DI NON LIBERARLO SE NON IN SEGUITO
AD UNA LETTERA DA LUI DUE VOLTE SOTTOSCRITTA
1450 febbraio 25, Vimercate.
1v
Iacobo Bolognini in Vicomercato, die xxv februarii 1450.
Iacomo, nuy vi mandiamo el marchese de Cotrono perchè lo tenghi lì in quella rocha de Sancto
Angelo et lo habiamo voluto piutosto mandare a ti che a niuno altro, perchè sapemo a chi lo
mandiamo, et ne pare potere dormire securo. Et pertanto volimo lo debbi acceptare cum lo suo
regazo solamente et lo tenirai in una camera quale meglio parirà a ti, dove possa stare
comodamente et cum tale guardia de persone fidate, cum tale diligentia che non possa per
alcuno modo fugirsine, al quale non vogliamo li possa parlare niuno senza nostro bullectino et
licentia, non ma coloro che l’havirano ad guardare et governare, advisandoti, Jacomo, ch'el dicto
Marchese è multo astuto et malitioso, sì che tanto più è d' haverli bona cura et circa lo vivere suo
siamo contenti habbia bono tractamento. El quale marchese tu non lassarai mai se prima non
vedi littera nostra che dica dela sua liberatione sottoscripta dui volte de nostra propria mano,
come questa presente, como tu vedirai. sì che in conclusione fa per modo che tu nelo sappi
reconsignare come tilo facimo consignare a ti.
Data ut supra.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Iohannes.
4
FRANCESCO SFORZA COMUNICA CHE MATROGNANO COIRO GLI HA CONSEGNATO LA FORTEZZA E IL
CASTELLO DI COMO: GLI SARANNO DATI 1000 DUCATI D’ORO PER IL SERVIZIO DA LUI PRESTATO AL
TEMPO DELLA REPUBBLICA AMROSIANA
1450 marzo 6, Vimercate.
2r
Magistris intratarum.
Perché nuy siamo convenuti con Matrognano Coyro, castellano del castello de Como che luy ne
consegna la dicta forteza et castello de Como, et nuy gli havemo promisso dargli mille ducati,
cioè ducati 1000, quali dice resta havere dal servito suo et per spexe et damno supportato per
tenere quella rocha al tempo dela libertà de Mediolano. Pertanto volimo che, como siano
incantati li datii dela dicta nostra città de Como, gli faciati assignatione che delli primi denarii se
caverano delle intrate dela dicta nostra città de Como, siano pagati al dicto Matrogniano ducati
mille d'oro a ratione de soldi sexantaquatro per ducato. Et questo fati liberamente et senza
alcuna exceptione nè contraditione, perché così è la voluntà nostra. Et perché siati più chiari de
questo havemo sottoscripta la presente de nostra propria mano. Et così da mò ve ordinamo et
commettemo non pagati ne fati pagare dinaro alcuno senza nostra littera sottoscripta de nostra
propria mano como è questa.
Ex campo nostro felici in Vicomercato, die vi martii 1450.
Franciscusfortia Vìcecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
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5
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO VERSATI A FERMO DA LANDRIANO 300 DUCATI, COME GIÀ
ASSEGNATIGLI , PER AVERE CONSEGNATO LE TORRETTE DI TREZZO.
1450 MARZO 13, MONZA.
Domino Antonio de Minutis et magistris intratarum.
Altra volta, como ti, ser Antonio, sey informato, facessimo assignare ad Fermo de Landriano, che
ne deti le torrecte de Trezo, ducati trecento in Pavia et non gli ha possuto havere. La casone per
la quale sia proceduto non sapimo, Il perché volimo che, avuta questa, vuy faciatì una
assignacione al dicto Fermo in qualche locho dove ve pare, sichè luy per ogni modo habii li dicti
denarii, et che per tal casone non ne bisogna scrivere, attento maxime lo servitio che ne ha facto
lo dicto Fermo.
Data, Modoetie, die xiii martii 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
6
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI A GIOVANNI DA MELZO 1200 DUCATI D’ORO PER IL
RISCATTO DI ALCUNI PEGNI
1450 marzo 18, Monza.
Magistris Intratarum.
Perché nuy havimo alcuni pigni alle parte de Sotto, deli quali è informato Iohanne da Melzo,
cittadino de quella nostra città, presente portatore, pertanto volimo che al dicto Iohanne da Melzo
debiati, recevuta questa, fare assignatione sopra le intrate de quella nostra città de ducati mille
ducento d'oro, perché possiamo rehavere li dicti pigni nostri.
Ex Modoetia, die xviii martii 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
7
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO DATI, IN PIÙ RATE NELL’ANNO IN CORSO, 220 DUCATI
D’ORO AL CASTELLANO DELLE TERRE DI OLONA PER AVERLE SOTTOPOSTE AL DOMINIO SFORZESCO
1450 marzo 16, Monza.
2v
Magistris intratarum.
Siamo rimasti d’acordo cum el castellano dele terre de Ologna del locho nostro de Como, la
quale è reducta ad la nostra obedientia, et dargli per le paghe soe ducentovinti ducati, dele quali
volimo li ne debiati respondere la terza parte de presente, el resto, cioè l’altre doe parte, volimo li
debiati assignare sopra le intrate nostre de Como de l’anno presente, sichè per tuto questo anno
venga ad essere integramente satisfacto de la dicta quantità de ducentovinti ducati.
Ex castro nostro Modoetie, die xvi martii 1450
Li quali ducati intendimo che siano d’oro.
Data ut supra.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
9
8
FRANCESCO SFORZA ALLA RICHIESTA DI FRANCESCO CRIVELLI, CASTELLANO DI UNO DEI CASTELLI DI
BELLINZONA, DI 400 DUCATI PER IL SERVIZIO PRECEDENTEMENTE SVOLTO, VUOLE CHE
CONSTATATONE LA REALTÀ GLI SI DIANO, AL PRESENTE, 100 DUCATI
1450 marzo 28, Milano.
Magistris intratarum nostrarum.
Francischo Crivello, castellano de uno dei castelli da Berinzona, dice dovere havere più de qua
trocento ducati per lo suo servito del tempo passato; et perché nostra intentione è che gli sia sati
sfatto, ve commettimo et volimo che fazati vedere le ratione sue et ne avisati de tuto quello che
realmente el resta habere per lo suo servito passato, et ulterius gli fazati rispondere al presente
de cento ducati da essere compensati nel dicto suo credito, mediante li quali se possa levare da
la dicta rocha, como havemo ordinato.
Data, Mediolani, die xxviii martii 1450.
Appresso volimo che ad Antonio dala Chiesia fazati dare et exbursare vinti ducati d’oro per pretio
de certo feno dato per luy ad Monza per uso della corte nostra mettendolo per spexa consumata.
Data, ut supra.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
9
FRANCESCO SFORZA AI MAESTRI DELLE ENTRATE PER SALDO DEL CREDITO DI FRANCESCO DE
MONTE
1450 aprile 18, Lodi.
3r
Magistris intratarum.
Iuxta factam per nos requisitionem Francischo de Monte, olim thexaurario civitatis nostre Parme,
subvenit ille nobis de ducatis tercentum, a soldis lxiiii pro ducato, per eum hic modo nobis exbur
satis; volumus ergo et mandamus quatenus ipsum Franciscum de dictis ducatis tercentum credi
torem camere nostre in et super libris illis de quibus expedire videbitur et opus fuerit fieri ex nunc
faziatis. Cum autem per referendarios nostros generales idem Franciscus camere nostre creditor
compertus fuerit de libris novemcentumnonagintaquinque soldis decem et denariis undi cim ipsi
occaxione administrationis dicte thexaurarie a kalendis proxime preteriti mensis ianuarii retro et
proinde quia intendamus quod tam de hac ipsa pecunie summa quam de predictis ducatis tercen
tum ei satisfiat, sicut dignum est, fatiatis assignationem sibi fieri, sicut et nos per presentes face
mus firmam quidem et validam de ipsis ducatis tercentum et libris novemcentumnonagintaquin
que soldis decem et denariis undecim imperialium super primis pecuniis datii introytus portarum
premisse civitatis xxxxxxx mensibus Januarii et februarii ani proximi venturi 1451 pro rata, cum
utilitate etiam duorum pro centinario singulo mense, usque quo huiusmodi denarios fuerit conse
quutus, faziendo de premissis omnibus fieri ex nunc scriptum et expediri confessiones quaslibet
necessarias prout idem Francischus duxerit, requirendo in modum quod prescriptas denariorum
quantitates, simul cum utilitate predicta modo et ordine quibus supra, consequi veniat et habere,
incipiendo utile pro dictis ducatis trecentum et libris novemcentumnonagintaquinque soldis de
cem et denariis undicim; ponendoque dictos ducatos trecentum pro expensa consumata si expe
diens fuerit, declarantes et volentes quod propter fiendas in futurum quibusvis assignationes
aliquas super datio supradicto derogari non possit neque debeat huic ipsi asignationi presenti.
Data Laude, xviii aprilis 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
10
10
FRANCESCO SFORZA ORDINA IL PAGAMENTO DEL CREDITO DI FRANCESCO DA MONTE CHE I MAESTRI
DELLE ENTRATE AVEVANO ERRONEAMENTE ASSEGNATO A DEBITO
1450 aprile 28, Lodi.
3v
Magistris intratarum.
Ritrovandose Francisco da Monte, olim vice thexaurero dela nostra città de Parma, haverne
subvenuto per li nostri bisogni de ducati tricento et altri havere exbursati nel offitio della
thexauraria libre novecentonovantacinque solidi deci denarii undeci de imperialibus più che non
ha havuto de intrata, como appare nel suo calculo de ragione facta per li nostri referendarii
generali, ve scripsemo che fessene creditore a li libri dela nostra camera el dicto Francisco deli
dicti ducati 300 et dele dicte libre 995, solidi 10 et denari 11 de imperiali et che gli ne fessene lo
assignamento dele dicte quantitate cum la utilità de duy per cento el mese fina ala sua integra
satisfatione. Hora intendemo che lo havete facto debitore de le somme predicte et non creditore
et che li voleti fare retentione de capsoldi de quelli denarii che luy se trova havere sborsati
contanti nel dicto offitio dela thexauraria, che non ne pare cosa conveniente. Pertanto volemo
servati modo ch’eI dicto Francisco sia facto creditore dele predicte quantità de ducati trecento a
soldi 64 per fiorino per ducato, dele dicte libre 995, soldi 10, denari 11 de imperiali et che gli ne
fazati lo assignamento senza alcuna retentione de capsoldi sopra li datii che altra fiada ve
scripsemo, como è debita e conveniente cosa.
Laude, die xxviii aprilis 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
11
FRANCESCO SFORZA ORDINA IL PAGAMENTO DEL MENSILE A TOMMASO DA BOLOGNA
1450 aprile 27, Lodi.
Magistris intratarum.
Havemo el spectabile Thomasio da Bolognia nostro carissimo commissario a Como e in quelle
parte, como sapeti, al quale havemo taxato quaranta florini el mese per quello tempo ch’elo starà
lì e luy, como nostro servitore, è restato contento de quanto ne è piaciuto. Pertanto volemo, e
così vi commandiamo, che, senza alcuna exceptione, gli fazati rispondere ogni mense quaranta
fiorini su quelle nostre entrate di Como, como è nostra intentione.
Data, Laude, xxvii aprilis 1450.
Cichus.
11
12
FRANCESCO SFORZA LASCIA A PIETROMARIA ROSSI LA LEVA DEL SALE, SALVO IL RELATIVO
ADDEBITAMENTO ALLA CAMERA SFORZESCA
1450 aprile 28, Lodi.
4r
Magistris intratarum.
Li pagamenti del dinaro havesseno a fare ad la camera nostra li comuni et homini del spectabile
nostro conductero Petromaria Rosso per la leva del sale haveranno ad fare, comenzando a
kalende de mazo de l’anno presente et seguendo per tutto el presente anno vogliamo, et così
espresse ve commandiamo, li lassati exigere et retenire in sé al prefato miser Petromaria, non=
obstante alcuna cosa in contrario, perché così è nostra intentione.
Data, Laude, die xxviii aprilis MCCCCL.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscrpsit.
Cichus.
Et de questo sale fariti debitore Petromaria dela camera nostra.
13
FRANCESCO SFORZA ORDINA L’ESECUZIONE DI ORDINATIVI SOTTOSCRITTI DA ANTONIO DE MINUTI
1450 aprile 14, Lodi.
Magistris intratarum.
Perché accadono et accadrano pur continuo farsi dele spese per la camera nostra che dovendo
aspectare ogni volta littera sottoscripta de nostra propria mano, secondo l’ordine dato, non si
poriano così exequire le cose ad tempo et ne poria seguire alle volte per cose minimi
inconvenienti, però volimo e ve ordinamo che in similibus, zoè in cose de poca somma, che
senza littera nostra sottoscripta exequati quanto ve ordinarà ser Antonio di Minuti refenderario et
administratore, per soe littere scripte o sottoscripte de sua propria mano, perché luy è informato
dela mente nostra.
Ex Laude, xiiii aprilis 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
14
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE L’OSSERVANZA DEL CAPITOLO FATTO A
FERMO DA LANDRIANO, E CIOÈ ABBIA IL SOLDO PER 25 PAGHE IN RAGIONE DI 3 FIORINI PER PAGA
MENSILE
1450 MAGGIO 9, LODI.
4v
Magistris intratarum.
L’invernata passata quando fornissemo le rochette overo torrette de là d'Adda per mezo Trezo,
promettessemo a Fermo da Landriano, lì castellano, el capitulo qui incluso. Pertanto vi commet
tiamo et volemo gli fazati observare quanto se contene in esso capitulo et ulterius gli fazati fare
la prestanza de uno mese per le paghe gli forono promisse.
Data Laude, die viiii maii 1450.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
Cichus.
12
Copia.
Item lo sopradicto cancellero, nomine quo supra, promette al dicto Firmo che, per finchè piacerà
ala excelentia del conte che esso Firmo stia per castellano dele dicte torrette, sarà pagato et
haverà el soldo per paghe xxv, ad ragione de firini tri per paga singulo mense, cum hoc che lo
dicto Firmo sia tenuto et debia tenere tutte le sopraditte page xxv bone et suffitiente et fare le
mostra dele dicte page una et più del mese secondo et como parirà et piacerà a sua excelentia o
ad altri per la signoria sua sopra ciò deputati.
15
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SULLE ENTRATE DI MILANO O DI PAVIA VENGA ASSEGNATO A
GUGLIELMO DI MONFERRATO LA QUOTA MENSILE CORRISPONDENTE AI DUEMILA DUCATI D’ORO ANNUI
CON LUI CONVENUTI
1450 maggio 27, Lodi.
Magistris intratarum.
Perché siamo obligati ter li capituli novamente facti con lo illustre ser Gulielmo de Monferà dargli
ducati duomilia d’oro per anno in compensatione dele intrate de Alixandria, finchè altramente gli
provederimo in qualche loco de intrata equivalente. Et pertanto volimo gli fazati assignatione in
suso le intrate de Mediolano o de Pavia, per modo che la signoria sua possa havere dicti denarii
de doy mesi in doy mesi per rata parte, et che provediati con effecto per modo la signoria sua
resti contenta, perché nostra intentione è observarli quello gli havimo promisso et molto più. Et
di questo fati ogni scripto et bullette opportune.
Laude, xxvii maii 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
16
FRANCESCO SFORZA ORDINA UNA ULTERIORE ASSEGNAZIONE SULLE ENTRATE DEL SALE A CARLO
GONZAGA
1450 maggio 28, Lodi.
5r
Magistris intratarum.
Volimo et semo contenti che oltra le doe assignatione facte al signore misser Carlo sopra quelle
intrate nostre del sale, zoè l’una de ducati vii milia, l’altra de ducati iii milia et D cento gli fazati
ancora per questa un’altra assignatione de ducati cinquecento, zoè 500, per vignara poy havere
in tutto assignatione de ducati xi milia. Sichè della dicta assignatione de ducati 500 gli fati quelle
littere vorà la signoria sua, et non manchi.
Ex Laude, xxviii mai 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
13
17
FRANCESCO SFORZA ORDINA SIA FATTA UNA ULTERIORE ASSEGNAZIONE DI MILLE DUCATI ORO A
CARLO GONZAGA
1450 giugno 11, Lodi.
Magistris intratarum.
Volirno che ultra li ducati xi milia ciòè undicimillia, di quali ha havuta assignatione lo illustre
signore miser Carlo sopra le nostre intrate del sale, che li fazati l’assignatione de altri mille ducati
oro, che venirà ad havere havuta assignatione in tuto per ducati duodicimillia; e fatilli dare de ciò
quelle bollette et scripture vorà siché sia contento, e non manchi.
Laude, xi iunii 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
18
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI A GIACOMO DA CAMERINO 1700 DUCATI PER
RISCATTARE IL PEGNO CHE GIOVANNI DA TOLENTINO HA A FIRENZE
1450 giugno 15, Lodi.
Magistris Intratarum.
Accade uno bisogno molto extremo al magnifico nostro genero miser Zohane da Tollentino de al
cuni argenti et robbe sono in pegno a Firenza per ducati milleseptecento d’oro, sive ducati mdcc,
li quali pegni inpegnò l'anno passato per venire alli nostri servitii et condure la compagnia, et non
mandando quisti denarii per tutto lo presente mese a Firenza, se perderanno dicti pigni, argenti
et cose Et perché el damno d'esso misser Zohanne saria pur nostro et ancora ne saria incarico,
però volimo tegniatì modo et via possibile che in contanti o per littera de cambio a Fiorenza ser
Iacomo da Camerino presente portatore canzellario del dicto miser Zohanne, fra domane o l’altro
sia facto contento delli dicti ducati rnilleseptecento, remosta ogni casone. Siché operati ogni
vostro studio et dilligentia ch’el dicto ser Iacomo fra domane et l’altro, per ogni modo con effecto
ut supra, sia facto contento.
Laude, xv iunii 1450.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
Cichus.
19
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI TROVARE MERCANTE O BANCHIERE CHE
FACCIA AVERE DA NAPOLI, CON LETTERA DI CAMBIO, A NICCOLÒ ARCIMBOLDI 100 DUCATI D’ORO
1450 luglio 13, Milano
5v
Magistris intratarum.
A ciò che miser Nicolò Arcimboldo, nostro consigliero, possa perseverare in li nostri servitii,
volimo che ritrovati qualche mercadante o bancheri che gli risponda a Napole per littera de
cambio de ducati cento, cioè 100, d’oro, in modo ch’el dicto miser Nicolò li habia presto.
Mediolani, xiii iulii 1450.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
Cichus.
14
20
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE LA COMUNITÀ E GLI UOMINI DI CASALMAGGIORE
ABBIANO MILLE LIRE, RESTO DEI MILLE DUCATI D’ORO SOVVENUTIGLI
1450 agosto 8, Lodi.
Magistris Intratarum.
La comunità et homini de Casalmagiore del districto nostro de Cremona dicono essere creditori
dela camera nostra de mille libre per resto de mille ducati d’oro di quali ne sovenerono, et
recchedeno gli vogliamo fare fare assignatione del dicto resto sopra l’imbotate de quella terra in
questo anno, como altre volte gli promissemo; et perché nostra intentione è che conseguano el
debito suo, siamo contenti et volimo gli assignati esse mille libre sopra l’imbotade predicte, ita
ch’el venga ad conseguire el debito suo.
Data Laude, die viii augusti 1450.
Cichus.
21
FranceSCO SFORZA ORDINA CHE SIANO PAGATI
A COSIMO DE MEDICI I 200 DUCATI DA LUI AVUTI IN PRESTITO
1450 30 novembre, Milano.
8r
Magistris intratarum.
Meminibus ordinasse hac prossima estate et mandavisse quod magnifico fratri nostro carissimo
domino Alixandro Sfortie respondeatur de ducatis quingentis aureis, ex quibus, cum camera
nostra consequi non potuerit nisi ducatos trecentum solummodo necesse fuit alios ducentum
ducatos cum mutuo recuperare, et recuperavit a magnifico carissimo Cosma de Medicis
florentino; ut ergo Cosmas ipse nedum nobis verum etiam nostris munificum se et liberalem
exhibere sem per se consuevit, ita et nos honoris debiti nostri esse, censemus providere quod
restitutionem dictorum denariorum asequatur. Volumus itaque et mandamus quatenus eidem
Cosme, sive Paulo de Castignolo eius nomine ipsos ducatos ducentum assignetis
quenadmodum et nos per presentes assignamus super prima solvendis pecuniis ex datio macine
civitatis huius nostre in mense augusti proximi anni 1451, faciatisque postmodum sibi de ipsis
responderi ex primis, ut prefertur, tempore debito, nec minus ex nunc fieri scripturas et
confessiones quaslibet proinde necessarias, si et prout opus fuerit, fieri fatiendo debitorem de
ipsis ducatis ducentum prefatum dominum Alixandrum, prout convenit.
Data Mediolani, ultimo.novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
15
22
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO ASSEGNATI 400 DUCATI D’ORO A MESSER CARLO
1450 agosto 23, Lodi.
Magistris intratarum.
.
Volimo et ve commettiamo che alo illustrissimo signore miser Carlo, nostro capitano generale,
debiate fare assignare, dare et numerare ducati quatrocento d’oro cioè ducati 400, de quelle iii
milia libre che de’ exborsare Donato del Conte, per resto dele vii milia libre, e curati sia expedito
presto. Aciò che el dicto signore miser Carlo se possa valere deli dicti denarii de presente,
considerate el dice havere grandissima necessità per lo vivere suo proprio.
Data Laude, xxiii augusti 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
23
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO DATI 300 DUCATI D’ORO AL FRATELLO ALESSANDRO PER
L’IMPRESA IN TOSCANA
1450 novembre 1, Milano.
8v Magistris intratarum.
Perchè mandiamo al presente Alixandro nostro fratello verso la Thoschana ad alcuna impresa
quale nuy gli havemo commiso, et pertanto volimo che gli fatiati dare o a Pavia o dove vi parirà
meglio trecento ducati d’oro, cioè 300, facendovi fare le debite bollette et scripture sopra ciò
espedienti et necessarie, et mettendoli per dinari consumati. Item faritigli vinti, cioè xx cellate, xx
para de guanti et vinti gorgellini. Ceterum volimo che de quilli milleducento ducati, cioè 1200,
quali ne restamo a Piasenza per l’anno presente, non gli debiati assignare ad alcuna persona,
perché nuy gli havimo assegnati et ordinati a chi volimo siano dati. El spazamento predicto de
Alixandro, subito ricevuta questa, daritelo a ser Michele suo canzellero.
Mediolani, primo novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
24
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO RESTITUITI A LELIO FRADUZIO DUCATI 500 DA LUI AVUTI
1450 novembre 3, Milano.
9r
Magistris intratarum.
Subvenit alias mutuo nobis Lilius Fraduzius de Ancona de ducatis quinquegentum Venetis,
prompte quidem libera manu et absque ullo prorsus interesse ; nos itaque restitutioni huiusmodi
denariorum opportune providere intendentes, tum quia dignum est, tum ut ipse Lilius in futuris
necessitatibus nostris subvenire etiam nobis possit, volumus et mandamus quatenus eidem Lilio
dictos ducatos quinquecentum assignatis, sicut et nos per presentes assignamus, super
quibuscumque intratis ordinariis nostre civitatis Cremone in mensibus augusti, septembris et
octubris anni proxime futuri 1451 mensuatim pro rata solvendos, aut de ipsis assignationem sibi
fatiatis alibi super quibusvis intratis nostris, prout melius vobis videbitur, intratis camere
satisfacere nequentibus, cum hoc quod huiusmodi assignationem possit ille in alium transferre si
et prout sibi videbitur et magis placuerit, fatiendo fieri ex nunc scripturas quaslibet proinde
16
necessarias et expedientes et congruis temporibus solutiones debitas.
Data, Mediolani iii novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
25
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO SALDATI I PRESTITI IN DANARO AVUTI DA SOLAM DE
MONSIGNOR E DAI SOCI EBREI NONCHÉ DA LEONARDO DI NICOLA BONAROLLI
1450 novembre 3, Milano.
Suprascriptis magistris.
Habere debent a camera nostra Solam de Monsignor et eius sotii Ebrey ducatos duos mille du
centos aureos, de quibus usque die septimo mensis augusti anni cursi 1447 mutuo nobis subve
nerunt cum interesse ducatorum quoatuordecem pro centenario in anno, quod quidem usque ad
diem presentem capit in sumam, computatis nonnullis aliis expensis inde sequtis, ducatos septin
gentos duos et soldos trigintaduos, ultra libras centum quinquaginta et soldos septem in drapis
presentialiter sibi in hac civitate solutas. Debet quoque Leonardus Nicolai Bonarolli de Ancona
ab ipsa camera habere ducatos tercentum quatuor, de quibus mutuo nobis similiter subvenit de
mense augusti anni cursi mccccxlvi cum interesse ducatorum 9v viginti pro centinario singulo
anno quod ascendit in suma ducatos centumnonaginta duos et soldos quadragintasex. Qui om
nes denarii, computatis libris millesexingentis imperialium que pro interesse temporis futuri ad ra
tionem quindicim pro centinario iuxta camptam conventionem debentur ascendunt sumam libra
rum duodecimmille quadragentarum septuaginta septem et soldorum decem imperialium si cut
de premissis omnibus constat per rationem visam et calculatam cum ipsis Ebreis et Leonar do in
concordia per dilectum familiarem nostrum Steffanum de Zachariis cum scientia et parti cipatione
vestrum. Et quia nedum obtulerunt illi verum etiam promisserunt restituire nobis nonnulla iocalia
et pignera nostra penes eos pro cautione denariorum de quibus, ut pretangitur, mutuo nobis sub
venerunt, existentia, si securi per nos fiant de solutione dictarum librarum duodecimmille quadri
gentarum septuaginta septem et soldorum decem per fiendam eis super intratis nostris assigna
tam opportunam, habentes hanc oblationem et promissionem suam nonmodo gra tam sed etiam
acceptissimam, deliberamus et intendimus digne eorum petitioni satisfacere. Quare contentamur,
volumus et mandamus quatenus eisdem Ebreis et Leonardo firmam validam et irrevocabilem
assignationem fatiatis, sicut et nos per presentes irrevocabiliter facimus, de predictis libris duode
cimmille quadrigentis septuaginta septem et soldos decem imperialium super quibuscumque in
tratis ordinariis huius inclite urbis nostre mensium augusti, septembris et octobris proxime futuri
anni mcccclprimi sibi mensuatim pro rata solvendis, decernentes et ipsis Ebreys et Leonardo con
cedentes quod ipsam assignationem possint in totum vel partem alienare vel in alium trans ferre,
prout sibi melius videbitur et placuerit, fatiendo fieri ex nunc scripturas quaslibet pro pre missis
necessarias et expedientes et congruis temporibus solutiones debitas.
Mediolani, iii novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
17
26
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI PAGARE UN DEBITO DI 45 DUCATI D’ORO
DEI FRATELLI SANTO E NICCOLÒ DA SARNANA
1450 novembre 5, Milano.
10r Magistris intratarum.
Per Santo da Sarnana, nostro canzellario, et Nicolò suo fratello similmente canzellario del magni
fico miser Alixandro nostro fratello, ne hanno dicto essere debitori de Bartholomeo de Folchino,
thexorero de quella nostra città, de ducati quarantacinque d’oro, cioè ducati 45 d’oro, per certo
panno che loro tolessero in la morte de magistro Marino loro padre; et perché essi fratelli per le
loro virtute et fidele servitii verso de nuy meritono maiore cosa da nuy che questa, ve commet
temo e volemo che de li denarii de l’intrate nostre li faciati contento el dicto Bartholomeo d’essi
quarantacinque ducati, mettendoli per spesa consumata.
Data Mediolani, v novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
27
FRANCESCO SFORZA ORDINA SIANO DATI 150 DUCATI D’ORO A SUO FRATELLO GIOVANNI
1450 novembre 6, Milano.
Suprascripsit magistris.
Ut magnificus germanus noster Iohannes Sfortia substentare se valeat donec uberiorem sibi
provisionem facere poterimus, contentamur immo committimus vobis et volumus quod eidem seu
agentibus pro eo, dari et numerari faciatis ducatos centumquinquaginta auri et in auro, omni
exceptione remota.
Data, Mediolani, die vi novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Chicus.
28
FRANCESCO SFORZA ORDINA SIANO DATI 10770 DUCATI AL MARCHESE DI MANTOVA PER LA
CONDOTTA DELL’ESERCITO
1450 novembre 24, Milano
Como haviti inteso, nuy havemo conduto ali nostri servitii lo illustre signor marchexe de Mantua e
siamo obligati ad dargli ducati deceseptemiliaseptecento al presente, perché così siamo
convenuti e rimasti d’acordo insieme. Pertanto volimo, vi stringemo et caricamo quanto
strettamente, possimo debiati, avuta questa, provedere et ordinare per quello modo et via parirà
ad vuy, ch’esso illustre signor marchexe con ogni celerità possibile habia dicti ducati xvii milia
settecento ad ratione de soldi cinquantaquatro per ducato; et in questo poneti ogni vostra
dilligentia et sollici tudine per modo ch’esso illustre signor marchexe possa valerse de dicti denari
et habia caxone di chiamarse contento de nuy, computando però in dicti ducati xvii milia 10v
settecento ogni denaro ch’el avesse avuto, alla ricevuta di questa, portati alla signoria sua per
Carlo de Agnelli suo mandatario. E fati in modo non bisogna replicarvi più questo facto, ad ciò
18
ch’esso illustre signor marchexe possa ancora attendere et exequire le promesse che luy ha
facto ad nuy. Considerato quanto al facto nostro importa el facto d’esso illustre marchexe,
avisandovi che nuy siamo obligati per scripture ad esso illustre signor marchexe at darli tutti li
dicti ducati xvii milia dcc per infino al mezo el mese de decembre proximo, et deliberamo per
ogni modo che anzi al dicto termine sia satisfacto da nuy de dicti denarii si che ad questo vi
sforzati con ogni vostra diligentia et studio in modo ch’esso illustre signor marchexe anzi el dicto
tempo sia contento et satisfacto de nuy de dicti denarii de li quali fareti debitore esso illustre
signor marchexe, et in questo fati quelle scripture et bollecte ve parirano necessarie et
opportune et non manchi.
Data Mediolani, xxiiii novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
29
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO DATI AL SUO CAMERIERE 100 DUCATI PER L’ACQUISTO DI
DUE BUOI
1450 dicembre 3, Milano.
Magistris intratarum.
Nuy havemo concesso ad Papi, nostro camerero, li denarii de doy bovi de quelli se pagano ad
questa festa per l’honoranza nostra; pertanto volimo gli fazati dare li denarii del bove che tocha
ad pagare alo abbate de Sancta Chrystina et essendo promessi quelli ad altri, volimo gli fazati
dare li denari de duy altri bovi de quelli non sono promissi, cioè ducati cinquanta per bove,che
sono per duy bovi ducati cento et non manchi.
Mediolani, iii decembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
30
FRANCESCO SFORZA NOTIFICA A PIETRO DE TEBALDISCHIS LO STUPORE CHE NON GLI SIA STATO
ANCORA CONSEGNATO IL CASTELLO DI GAMBALERO I CUI FRUTTI EGLI DOVRÀ ACQUISIRE
1450 giugno 17, Lodi
68v
Domino Petro de Tebaldischis, locumtenenti Alexandrie.
Nuy ne meravigliamo grandemente ch’el castello di Gambalero non vi sia hoy may stato posto
nelle mane a quello che noy ne habiamo scripto al segnor Marchexe et al segnor Gulielmo, ad li
quali replicamo de presente anchora per le allegate, le quali volemo che le mandiate
subitamente, et che solicitate con instancia che el dicto castello ad omni modo ve sia posto nelle
mane, delle quali littere ve mandiamo la copia inclusa, ad ciò sapiate melio quello haveti a fare et
che noy li scrivamo, et secondo ne seguirà avisatene, ad ciò ve possiame possa scrivere quello
nuy vorremo che vuy ne faciate. Demum ser Lorenzo, fratello di Simone Giglino, forse anchora
non fosse ritornato in Alexandria ad casa sua, siamo contentissimi et volemo che ad omni modo
glielo faciate ritornare et che vediate realmente et sinceramente, sine strepitu et figura iudicii,
sola facti veritate inspecta, remotis frivolis invocacionibus et petitionibus quibuscumque, se
quelle occupacioni facte alli dicti fratelli per li parenti suoi et per altri, et se altri ce vi fusse, sonno
debitamente et honestamente facte, non habiando maxime possuto essi Simonino et Laurencino
deffendere le raxone loro. Et possendo vuy fare con honestade et equitade, secondo semo
informati lo possete fare, volemo che li remitiate in tutti li boni soi, et quando pur paresse non
poderlo farlo, como è dicto, volemo che prendiate li fructi et cussì omne altra soa cosa occupata
19
per chi se voglia in vuy, perfin che vi scriveremo altro. In lo facto de Gamalerio, studiate
provedere non sianno exportati li fructi per condicione veruna, como habiamo scripto alli segnor
Marchexe et ad Guiglielmo, che gli piacia provedere ancha loro, rescrivendone subito quanto
hareti facto circha tutte le predicte cose, et avixatene sì chiaramente et particularmente del tutto
che gli possiamo provedere et pigliare partito, segondo ne parerà, ad omni cosa. Et in questo
vogliate mettere ogni celerità possibile, perché Simonino non habia ad prehendere li fructi de
Gamalerio, perché tutte queste dillacioni che danno, le danno per per ricogliere degli dicti fructi.
Data Laude, xvii iunii MCCCCL.
Cichus.
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FRANCESCO SFORZA DÀ DISPOSIZIONE CIRCA I FUORIUSCITI, I RIBELLI E I FORESTIERI
1450 giugno 18, Lodi.
69r
Domino Petro suprascripto.
Respondendo ad più parte de vostre littere dicemo et prima alla parte delli foraussiti haveti remis
si in casa, ne piaze et tante più quanto l’habiate facto con el bono modo che scriveti, et cussì
siamo contenti et piaceno ch'el fratello de Simonino Ghiglino sia anchora luy remisso et possa
ritornare a casa, como per una altra nostra anchora comprehenderite. AIl'altra parte delli fructi
delli ribelli, dicemo che nostra intencione è stata et è che tutti quelli, che sonno stati fatti ribelli
della morte della bona memoria dello illustrissimo quondam signor ducha passato nostro socero
in qua, possiano et debiano retornare in casa liberalmente et godere gli loro beni; et cussì simil
mente quelli che erano rebelli al tempo del prefato quondam signor ducha et che habiano gratia
dalla sua illustrissima signoria. Et cussì anchora dicemo de quelli che al tempo del prelibato si
gnor duca non eranno però banduti, ma staveno fuora de casa per dubio et suspecto delli emuli,
non como rebelli. Quelli eranno rebelli al dicto tempo et che non hebeno may la gratia dal pre fac
to ducha, volemo ne debiate advisare particularmente et chiaramente chi sono et li nomi de essi,
et che beni, et che robbe, et cose eranno le loro et chi le ha tenuti dicti loro beni per lo passato et
chi li tene al presente, distintamente, perché poy ve advisaremo della intencione nostra super
ciò. Et cussì ne advisate della valuta et rendita delli dicti beni tanto chiaramente et distinctamen
te omne cosa quanto se possa, perché possiamo pigliare quello partito ne parerà. Alla [parte] del
li beni delli eredi di miser Aluyse Guasto, volemo rilassati alli dicti eredi liberalmen te. Alla parte
de foresteri, ad quali è proveduto de alogiamento separato dalle case et habitacioni delli homini e
pur in burgo gli è del grano et del vino gle fate dare dall’altri tri quarteri, siamo contenti et piace
ne. Et cussì de mettere el castelano per nuy mandato nella rocha del castelaccio, ne piace an
chora. A Lucha Schiavo provedeteglì de alogiamento o lì nel castelazo o unde ve parerà meglio
et fategli dare como alli altri. Alla parte de Gamalero per le altre nostre haveriti da Simonino
Ghiglino o da suo messo. Et cussì delle biade fa segare Menabruzo, intenderete la voluntade
nostra. De Refrancoro vi dicemo solicitate con ogni instancia haverlo in le mane; del messo aveti
mandato dreto all’abate veneciano et cetera, havete facto bene et di quanto seguirà advisatene.
Data Laude, die xviii iunii MCCCCL.
Cichus.
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FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIA DATA ESECUZIONE ALLA SENTENZA CONTRO TAYANIMICO
SPINOLA
1450 settembre 19, Milano.
69v
Magistris intratarum nostrarum extraordinariarum.
Ne è stato exposto per parte de Francesco Pompeio, figliolo quondam del spectabile Theodoro
Bosso, havere una sentencia contra Tayanimico Spinola, in la quale lui fui condennato in una
certa quantità de dinari verso quondam esso Theodro et Innocente Cotta per li precessori vostri
al tempo dela comunità, supplicandone che dicta sentencia sia exequita, vogliamo et ve comme
tiamo che, vocatis vocandis, faciati ragione summaria et expedita in questo facto, mandando ad
execucione dicta sentencia in quanto de ragione debia essere exequita etiam per la parte del
dicto Innocente la qual, como sapeti, tocha alla camera nostra per li soi demeriti.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
33
FRANCESCO SORZA DISPONE CHE SIA CONCESSO A GIACOMO CHIZOLO DI APRIRE,SE NON VI È
PREGIUDIZIO DI PERSONA ALCUNA, UNA BOTTEGA IN CASALMAGGIORE
1450 luglio 27, Lodi.
70r Potestati nostro Casalis Maioris.
Desyderosi de compiacere a li subditi et servitori nostri in tute le cosse honeste et rasonevele,
però avendone rechesto Iacomo Chizolo, abitatore de quella nostra terra, gli vogliamo concedere
licentia ch’el possa fare una botega dentro la porta de verso Cremona da man drita, siamo
contenti che possendosse fare la dicta botega senza preiudicio de alcuna terza persona et dela
guardia et conservatione de essa terra, gli la lassi fare. Quando non se podesse fare senza el
dicto preiudicio, volemo non gli concedi licentia alcuna, ma ne avisi a chi et quale preiudicio
seguiria per lo fare dela dicta botega.
Iohannes.
34
FRANCESCO SORZA ORDINA LA REINTEGRAZIONE DI LUIGI BOSSO E DEI DEFUNTI TEODORO, ANTONIO,
GIACOMINO E CARLO BOSSO NELLA FAMA E NEI BENI
1450 luglio 30, Lodi.
Dominis de consilio secretto.
Come heri vi scripsemo, de novo replicamo ch’el ne piace et siamo contenti che ad ogni richesta
de miser Aluysino Bosso gli faciati fare littere patente de liberatione absolutione et restitucione
deli beni, della fama et honori suoi de quondam Theodoro, Antonio, Iacomino et Carlo Bosso,
cum irritatione et cassatione d’ogni bando, processo, et condemnatione factali al tempo della
libertà, cum le clausule et in quella più piena forma sapereti, perché tali sono stati et sonno li
deportamenti suoy verso noy che ne pare meritanno anchora maiore cosa di questa.
Cichus.
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FRANCESCO SFORZA ORDINA SIANO DATE LE MONETE TOSATE AI LORO INVENTORI, TENUTI, PERÒ, A
FONDERLE
1450 luglio 31, Lodi.
Domino referendario Papie.
Avemo inteso quanto ne aviti scripto circa le monete tosate dele quale sono facte invencione al
Roso da Valle et Augustino suo fratello et a Gabriel Alexandrino, sìche considerate le rasone in
le vostre littere alligate, maxime che de rasone et per li ordini aliax superinde compillati dicte
monete 70v debono spectare et applicarse alli inventori de quelle, dicemo che, essendo così
usitato et servato al tempo della bona memoria del illustre quondam signor duca passato, siamo
contenti et volemo che le dicte monete, alli predicti trovate, siano vostre et se convertino in
vostra utilitate, facendo però funderle in modo non siano spese per condicione alcuna, como el
debito volle et è nostra ferma intencione.
Laude, xxxi Julii 1450.
Cichus.
36
FRANCESCO SFORZ A È D’ACCORDO CHE SIA MESSO ALL’INCANTO L’UFFICIO DELLE BOLLETTE DI
PARMA, MA RINVIA L’INCANTO DELL’UFFICIO DEL CAPITANEATO DI CASTEGGIO
1450 agosto 2, Milano
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, per certo respecto volimo et dicemovi per questa siamo contenti incantati l'offitio
dele bollette de Parma; ma quando habiati tirati el dicto offitio ad quello magiore pretio ve parerà
sia rasonevele, volimo non lo debiati liberare senza nostra licentia, ma ne advisati ad quanto
serà posto perché nuy ve responderemo la intentione et voluntà nostra. Ceterum, volimo non
debiati incantare l'offitio del capitaneato Chiastezo zoé de Pavese Ultra Po, perché nuy lo
havemo concesso al presente capitaneo per uno anno, del quale anno anchora non ha finito li
primi sey mesi; per la provisione de xx fiorini lo mese, quali siamo obligati ad darli. Ma lo dicto
offitio del capitaneato de Chiastezo siamo contenti se incanti finito l’anno del presente capitaneo.
Data Mediolani, die secundo augusti 1450.
Iohannes.
Die tertio augusti tulit dictam litteram Filippus de Bononia.
37
FRANCESCO SFORZA ORDINA SIA TOLTA L’ADDIZIONE DEL SALE CHE, NEL PAVESE INCREMENTEREBBE
IL GIÀ CONSISTENTE CONTRABBANDO
1450 agosto 31, Lodi.
71r
Dominis Oldrado de Lampugnano et Lanzaloto de Mayno.
Dilectissimi nostri, havemo intesso che vui haveti messa l’adicione in lo dacio del sale, cioè de
deci soldi per staro; ad che dicemo che questo ad nuy non par ben facto per modo alcuno,
considerato: primo, como vui sapeti, che in Pavese se togli pocha quantità de sale, perché la
maior parte non usa se non sal frosato et essendo messa tal addicione se toglirà meno sal del
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nostro et se farano, per questo maior respecto, froxacione. Poy perchè in li capitoli sonno cum
questi Zenoesi, che danno lo sale, se contene che omni accresimento et ogni guadagno se tra
sese del dicto dacio del sale, debbe essere loro. Sichè questo facto ad nuy non reportaria utilità
alcuna, ma grandissimo danno. Sichè vediati per omni modo levare via la dicta addicione et
meterla in qualche altro luocho como meglio ve parirà.
Laude, ultimo augusti 1450.
Cichus.
38
FRANCESCO SFORZA CHIEDE DI VERIFICARE SE UNA COSTRUZIONE VICINO ALLA ROCCA LE SIA DI
DANNO: NEL QUAL CASO VENGA ABBATTUTA
1450 agosto 4, Milano.
Domino Sacramoro Vicecomiti ac potestati Castrileonis.
Dilecti nostri, intendimo che uno Pezino hatitatore in Castellione ha facto uno levamento di una
casa presso ala rocha de Issio de quella nostra terra, lo quale levamento secundo Carlo de
Calabria, castellano dela dicta rocha, dice è molto nocivo ad essa rocha. Et pertanto volimo che
vedati se lo dicto Pezino ha havuto licentia alcuna di fare lo dicto levamento et da chi et quale
rasone gli ha havuta ad farlo; et se per caso Pezino predicto non havesse havuta altra licentia,
ma como da sè havesse facto lo dicto levamento, et non gli havesse havuta rasone alcuna, et
che fosse in preiuditio e nocimento ala dicta rocha, como lo dicto castellano dice, volimo che vui
faciati buctari per terra lo dicto levamento, et eo maxime perchè siamo informati che ad niuno
tempo, et maxime ad tempo de guerra, non è stato contiguo hedifitio alcuno ala dicta rocha. Ma,
se questo facto passasse per altra via, volimo che non ve movati ad cosa alcuna, ma advisatine
de tucto chiaramente, et questo tale advisamento mandati in mano de Cecho nostro secretario.
Data Mediolani, die iiii augusti 1450.
Cichus.
39
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A LUCHINA DAL VERME DI TOGLIERE IL SEQUESTRO DEI BENI DI GALASSO
DE FIGINO
1450 agosto 4, Milano.
71v
Domine Luchine de Verme comitise et cetera.
Magnifica carissima nostra, veduta la ultima littera responsiva alla nostra et preponuta la conti
nencia d'essa nel nostro consilio secreto, c’è parso cosa convenevole et bene honesta che depo
nendo Galasso de Figino ydonea segurtade devanti alli magistri de l’intrate nostre extraordinarie
de stare ad rasone et pagare ogni condemnazone gli porrà venire ad essere facta sive per li mis
ser Antonio Boso et Georgio Prato alli quali fo altra volta la differencia vertise fra vuy commessa,
sive per qualunch’altri haverano per nostra commissione ad dare iudicio et sentencia sula causa,
come nelle predicte nostre scripsemo, vuy vogliati fare in tuto revocare el sequestro del quale el
dicto Galasso se grava. Et pertanto repplicamo et ve carrichiamo quanto possemo che ve piaza
fare anullare et revocare el sequestro antedicto, dagando luy la segurtade como è dicto. El che
facendo, fareti per certo cosa degna de vuy et a nuy molto piacevele et grata; altra mente, non
dovendo nuy né volendo manchare al dicto Galasso de rasone como non poriamo altramente già
fare cum nostro honore, el quale sopra ogni altra cosa disponiamo de salvare, ve avissamo aciò
non vi ne possiati tenere gravata che non lo facendo vuy esso sequestro revocare, nuy lo faremo
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mò prorsus annullare et revocare et ex nunc prout ex tunc lo habiamo et faremo lo havere per an
nullato et revocato, sempre prius dando lui la seguritade com’è dicto bene, né sarà più caro ch’el
faciati vuy. Et così speramo de sentire presto che l’habiati facto, al che de novo ve carichiamo.
Mediolani, iiii augusti 1450.
Cichus.
Edita per dominos de conscilio secreto.
40
FRANCESCO SFORZA DÀ DISPOSIZIONE CIRCA IL TRASPORTO DI BIADE E VETTOVAGLIE
1450 agosto 3, Milano.
Domino Petro de Nursia locumtenenti et Raynaldo Testagrosse capitaneo devetus Alexandrie.
Dilecti nostri, vidimus quas scripsistis litteras spectabilibus de consilio nostro secreto, et
propterea vobis respondimus quod licet vel oretenus vel per litteras vobis comisserimus ut non
permiteretur et partibus illis trahi aliquam bladorum quantitatem nisi pro hiis bladis extrahendis
vobis consignarentur littere facte pro licenciis signate propria manu nostra, tamen ut faciamus
inclitam hanc urbem nostram melius bladis, ut non mediocri tenemur desiderio, abundare et
minus dificultatem inveniant homines ad ipsa conducenda volumus ut, predicta commisione
nostra nonobstante, permitatur non solum inde trahi, sed, undecumque venerint, transire illac
quecumque blada et victualia ad urbem prefatam conducenda, dummodo licenciam habuerint
conducentes ab officialibus illis nostris equorum iurisdicione 72r ipsa blada levaverint, cum illa
tamen excepcione de qua facit mencionem capitulum iis involutum, quod ideo ad vos mitti
iussimus ut ipsum observetis et vos et ius copiam deferri faciatis ad omnes ac singulos officiales
nostros precium illarum, qui intelligant etiam ab eis illud observandum esse de nostro mandato.
Quos item volumus moneatis nostri parte ut advertant in concedendis licenciis predictis pro
extrahendis, uti prefertur bladis omnino observari formam antedicti capituli et a nemine ista de
causa pecunias accipere, quod nisi fecerint male eis succederet, et vos similiter ordinetis cum
vestris quod nullatenus pecunias extorqueant. Quantum ad blada que conduci voluerint non ad
ipsam urbem, sed ad alias districtus nostri partes, volumus hunc modum observetis et moneatis
dictos officiales ad ipsum observandum, quod non permittant e partibus illis trahi nisi litteras
videritis et viderint ipsi nostras de concessa volentibus conducere dicta blada licencia;et ut
conducere volentes dicta blada intelligant hanc mentem et ordinacionem nostram, volumus quod
de huiusmodi continencia litterarum nostrarum faciatis per publicam proclamationem noticiam
fieri et rescribatis consilio nostro secreto prout feceritis.
Mediolani, die iii augusti 1450.
Cichus.
41
DISPOSIZIONI DI FRANCESCO SFORZA PER IL TRASPORTO DI BIADE E LEGUMI A MILANO E PAVIA
s.d.
Item quod quilibet de omnibus nostris terris hearum territoriis possit conducere et conduci facere
ad civitatem nostram Mediolani excepto de civitate nostra Papie et eius territorio, et ad dictam
civitatem nostram Papie excepto de ipsa nostra civitate Mediolani et eius territorio, bladum et
legumina cuiuslibet maneriei impune, solutis tamen daciis et pedagiis ordinatis et servatis
ordinibus nostris, videlicet quod conducere volentes dicta blada vel legumina ad ipsas nostras
civitates Mediolani vel Papie teneantur et debeant accipere licenciam ab illo officiale sub cuius
iurisdicione dictum ladum vel legumina levabuntur. Qui officiales dictam licenciam eisdem facere
teneantur absque solucione alicuius pecunie, et dictum bladum vel legumina conducere per
stratas rectas cum dicta licencia et ipsa consignare, cum fuerint Mediolani vel Papie, potestati vel
illi officiali, qui ad hoc deputatus erit ac etiam ab ipso potestate vel officiales accipere litteras de
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consignacione bladi vel leguminum; que littere eisdem fiant absque solucione alicuius pecunie, et
que presententur predicto officiali sub cuius iurisdicione, ut premititur, dictum bladum vel
legumina levabuntur et qui dictam concesserit licenciam.
42
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RAFFAELE DE PUGNELLI DI PORTARSI DAL CONTE BARTOLOMEO
ANGUISSOLA PERCHÉ CESSI DAL MOLESTARE VENTURA DA PARMA NEL SUO POSSESSO NEL
PIACENTINO
1450 agosto 4, Milano.
72v Nobili familiari nostro dilecto Raphaeli de Pugnellis.
Dilecte noster, cum più nostre lettere havimo sollicitato et confortato el conte Bartholomeo Angu
sola et Honofrio suo fratello ad dovere non dare molestia de facto ad Ventura de Parma, nostro
homo d’arme, per caxone de una possessione quale gli specta per rasone de nostra
concessione ha presa lì in Piasentina. Per fino qui non c'è stato modo gli habiano vossuto farvi
pendendo le lettere nostre: il perché n’havemo grande dispiacere, ma perché a nuy non pare più
con lettere de instare a questa cosa havemo deliberato et cossì volimo che tu personaliter per
parte nostra vadi al dicto conte Bartholomeo et gli dichi como t’havimo mandato da luy per la
dicta casone per le quale gli havimo scripto più fiade et pare che del nostro scrivere pocho se
cura, del che se maravigliamo assay, perché credevamo che luy et li soy dovessero essere deli
più ferventi ala obedientia et executione dela voluntà nostra che avesse quello nostro paese ma
ne pare et cossì per effecto trovamo faciano el contrario.Et quando in una cosa minima como
questa ne sonno renitenti, che dovemo allora de loro concipere et sperare in le maiore et ch’el
farrà bene a relassa re dicta possessione et non dare più casone a Ventura de venire ad
infestarne de questa cosa et che non guardano che più gli scrivamo lettere che disposti siamo a
più non scriverli per tale casone, ma, non rilassandola, siano certi pigliarimo altra via ale
reintegracione dela raxone de Ventura, chè disposti siamo che al più minimo subdito non sia
facto violentia né iniustitia alcuna, et relassandola, faramno cosa che n ‘è piacere. Et de quanto
faray circha questo, volimo ne avisi ad plenum.
Data Mediolani, die iiii augusti 1450.
Cichus.
43
STESSE FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE DOMENICO D’ALESSANDRIA, SUO UOMO D’ARME, GODA
DELLE ESENZIONI DEGLI ALTRI PARI COLLEGHI D’ARME
1450 agosto 5, Milano
Locuntenenti et potestati Alexandrie.
Cum grande instantia ne ha richesto Dominico d’ Alexandria, nostro homo d’arme, che non
vogliamo farlo contribuire alle taxe delle gente d’arme né a prestiti né altre spese extraordinarie,
come è usanza che l’altri nostri homini d’arme sonno preservati da simile spese. Et perché la
richesta sua ne pare honesta, volemo et siamo contenti che a mo’ in antea non debiati astringere
dicto Dominico a taxa veruna né prestito né altra spesa extraordinaria, come havemo deto de
sopra, perché nostra intentione è che non sia pezo traxtato né in pegiore condictione che l’altri
no stri homeni d’arme.
Mediolani, v augusti 1450.
Cichus.
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44
FRANCESCO SFORZA COMUNICA L’ASSUNZIONE DI GIOVANNI DA MILANO A CAVALLARO AL POSTO DI
GIOVANNI DA LOCATE
1450 agosto 4, Milano.
Magistris intratarun et colaterali generali.
Dilecti nostri, assunpsimus in numero cabalariorum nostrorum Iohannem de Mediolano loco
Iohannis de Locate, quem a caballariatus officio, presentium tenore, revocamus, cum illa
mensuali provisione florenorum septem, quam et prout habent alii nostri caballarii. Volumus igitur
quod, facta eius scriptione iuxta ordines banchi illius, sibi de dicta provisione, ordinatis
temporibus, respondere faciatis, incipiendo in kalendis mensis huius.
Data Mediolani, die iiii augusti 1450.
Cichus.
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FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI BIADA E FRUMENTO AL MESSO DI PERINO
CAMPOFREGOSO
1450 agosto 6, Lodi.
Raynaldo Testagrosse capitaneo districtus Alexandrie.
Dilecte noster, volimo che ad qualunque messo di messer Perino de Campofregoso non solo
presti patientia, ma etiamdio adiuto et favore per cavare fora di quello nostro districto de
Alexandria modii 200 di biada et modii 100 di frumento, per condurlo dove piacerà ad esso
meser Perino in le parte soe delà. Et questo faray senza contradictione né prohibitione alcuna.
Data Laude, die vi augusti 1450.
Cichus.
Date fuerunt suprascripte littere Iohanni de Lerino de Gavis.
46
ORDINE CHE SI DIA A BARTOLOMEO DE PORRIS LA POTESTARIA DI PAVIA O DI COMO
1450 agosto 6, Lodi.
73v Laude, die vi augusti 1450.
Scriptum fuit regulatori et magistris intratarum quod providerent et deliberarent Bartholomeo De
Porris aut potestariam Papie aut Cumarum, ipso solvente precium quod solvere deberet unius
alius.
Impetrante domino Aluisino Bossio.
Cichus.
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47
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RINALDO TESTAGROSSA DI ANNULLARE TRE CONDANNE PER
DISOBBEDIENZA
1450 agosto 6, Lodi.
Dictis loco et die.
Dilecte noster, et per ti et per li toi precessori sonno stati condemnati per disobediencia Zorzo
Donà da Fregarolo in libre 100, Baptestino Restiano in forini 100 et Zohannina, figliola de Oberto
Guascho, in altri 100 firini; el che, quando così fosse, saria per legiera casone. Pertanto ve
commettiamo et volemo che, se li predicti sonno stati condemnati per la dicta casone solamente,
tu non gli lassi dare impazo alcuno, immo fazi annullare la dicta condemnatione quale, isto casu,
nuy gli remettiamo liberamente.
A tergo: Raynaldo Testegrosse capitaneo devetus Alexandrie.
Impetrante Petro de Pusterla.
Cichus.
48
DISPOSIZIONE CHE A LISA DE ATTENDOLIS VENGANO ASSEGNATI 100 DUCATI PER I MALATI CHE HA IN
CASA
1450 agosto 6, Lodi.
Dictis loco et die
Scriptum fuit referandario Papie quod ex denariis provisionis magnifice domine Lise de Attendolis
recuperaret ducatos 100, quos daret eidem domine Lise pro substentatione aliquorum infirmorum
quos habet in domo.
Impetrante domino Angelo Simonetta.
Cichus.
49
DISPOSIZIONI POSTE NEGLI INCANTI DEI DAZI DELLA CITTÀ ED EPISCOPATO DI LODI A FAVORE DEL DUCA
E DELLA DUCHESSA E DI QUANT’ALTRI A ESSI PIACERÀ
s. d., s.l.
74r Rapperitur in incantu daciorum civitatis Laude capitula infrascripta sic fore scripta.
Et primo: Incantentur omnia dacia civitatis et episcopatus Laude cum pacto expresso quod illu
stris dominus noster et quod illustrissima domina Blancha, eius consors, et quilibet ipsorum pos
sint conduci facere omnia que eorum dominationibus videbuntur et placuerint pro usu dominatio
num suarum et curiarum suarum absque solutione alicuius dacii, pedagii, gabelle et fondinavis,
et intelligantur conducte nomine suo, si conducens habuerit litteras dominationum suarum pos
sendi ipsas tales res conducere. Item quod liceat et licitum sit ac sit in arbitrio illustris et excellen
tis domini nostri concedendi licenciam cuicumque persone et quibuscumque personis, quibus do
minationi sue videbitur et placebit conducendi et conduci fatiendi omnem frumenti et bladorum
quantitatem ab extra territorium dominationis sue natura et nascitura ad quascumque partes
dominationis sue secundum quod dominationi sue videbitur et placebit, absque solucione ali
cuius dacii, pedagii et alterius cuiusvis gabelle; et sit in arbitrio etiam prelibati domini de ipsius
frumenti et bladorum quantitate fatiendi solvere dacium, si dominationi sue videbitur et placuerit.
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FRANCESCO SORZA ORDINA CHE SI FACCIANO REALIZZARE I CREDITI SPETTANTI ALLO SQUADRIERO
OTTAVIANO VISCONTI
1450 agosto 7, Lodi.
Potestati Varisii.
Dilecte noster, el strenuo squadrero Octaviano Vesconte ne ha facto exponere che ha lì sotto la
vostra iurisdicione certi suoi debitori, dali qualli per loro subterfugii non po’ conseguire el debito
suo; pertanto volimo, et per questa ve competiamo, che, cognosciuta la verità del facto, ad omni
requisicione d’esso Octaviano o de qualunche suo legitimo meso, li faciati contra ogni suo debi
tore rason summaria senza strepito et figura de iudicio, per modo che esso Otaviano consegui
sca el dovere suo integramente.
Laude, vii augusti 1450.
Iohannes.
51
FRANCESCO SFORZA DICHIARA AI CREMONESI LA SUA INSODDISFAZIONE PER L’OFFERTA DI FRUMENTO
DA LORO FATTA
1450 agosto 7, Lodi.
Communitati Cremone.
Dilecti nostri, per relacione delli vostri ambasiatori, qualli forono da nuy, doveti havere inteso co
mo noy non se contentavamo a tanto nostro bisogno della vostra proferta a noy facta de quella
moza 74v ii milia de frumento cum quelle condicioni ce mandassemo a dire; nunc autem così per
vostre littere como etiam per relacione de Andrea nostro cancellero, havimo intiso de quanto ve
siti alzati che non ni satisfaria, anci, se bene consideramo el facto nostro, ne metaria meglio lasa
rlo stare che acceptarlo per più respecti: primo, perché saria uno refridare l’animi a l’altri nostri
subditi, quali se sono offerti liberaliter et de notabel summa subvenirce in questi nostri bisogni; sa
ria etiamdio uno insuperbire et dare piacere a nostri inimici, quando vedeseno vuy moverve così
fievolmente alli nostri subsidii et adiuti, et per altri respecti, qualli ve dirà esso Andrea, nostro can
zelero, al qual dariti quella pieneza de fede che faresti a nuy proprii. Pertanto ve confortiamo et
denuo pregamo che a questa fiata ve vogliati estendere et fare quello che potiti in tanto nostro
bisogno; et quando pur non voleseno più estendere che habiati dicto et scripto, restarimo conten
ti, dummodo in la subvencione non se includano li exempti, anci sianno exclusi, et similiter non
sia computato quello frumento ha havuto Iohanne Botto a nostro nome. Et quanto non ve delibe
rate aquiescere ad questo, saremo più contenti non havere niente da vuy et cercharimo fare el
facto nostro alla meglio che potrimo, senza tal adiuto et senza dare impazo a vuy, como ve dirà
esso ser Andrea per nostra parte.
Laude, vii augusti 1450.
Cichus.
28
52
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE TADDEO NON LASCI MONZA SENZA SUO PERMESSO
1450 agosto 7, Lodi.
Capitaneo et castellano Modoetie.
Dilecti nostri, havimo inteso ne ha facto rechiedere che darà securitade sufficiente de non partir
se de Monza senza nostra licencia, facendolo nuy cavare della rocha. Pertanto siamo contenti et
per questa vi dicemo debiati togliere securitade sufficiente per 4000 ducati dal dicto Thadeo che
non se partirà senza nostra licencia de Monza per modo ne siati bene cauti et securi. Et quando
habbiati dicte securitade, siamo contenti lo liberati della rocha, cioè che lo lassati andare nella
terra, essendo voi securi, como havimo dicto, ch’ello non se parterà de Monza senza nostra
licencia et observarà le confine ordinate, rispondendone como haveriti facto.
Laude, vii augusti 1450.
Cichus.
53
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA DI INDAGARE SUL RAPIMENTO
DELLA FIGLIA DI DONATO CRIVELLI PERPETRATO DA PIETRO MORIGGIA
1450 agosto 7, Lodi.
75r Dominis de consilio iusticie.
Dilecti nostri, in questa hora havimo intiso uno acto molto straneo et dishonesto facto per Pedro
Morigia da Palanza, el qual è andato lì in Milano in casa de uno Donato Crivello, citadino de
Milano, non sapendolo dicto Donato, et hagli menato via una sua figliola et factola sposare per
uno filiolo d’esso Pedro, perché dice che è de multa hereditate. Il qual acto como inhonestissimo
asay asay ne dispiace et havemolo molestissimo. Et perché ne pare se ne debba fare debita
punicione, volemo et così ve cometiamo che cum omni dilligencia et solicitudine opportuna a tale
casone, ve ne vogliati bene informare et chiarire et fargli sì per respecto ad matrimonio como
etiamdio alo acto, ch’è stato tanto protervo et inhumano, omni provissione et punicione ve parirà
gli convegna.
Laude, vii augusti 1450.
Cichus.
54
FRANCESCO SFOZA ESPRIME AL COMMISSARIO DI PELLEGRINO LA SUA SODDISFAZIONE PER LA
DISPONIBILITÀ DELLE “VILLE” A CONTRIBUIRE CON PARMA
1450 agosto 7, Lodi.
Comissario Pelligrini.
Dilecte noster, haveno recevuto le toe littere et per quello inteso la suassione hai facta per nostra
parte alle ville, dele quali le nostre littere facevano mencione, che vogliano essere contenti de
rispondere alla cità de Parma et contribuire cum essa, et havimo etiamdio intiso lo apparire tuo
circa questo. Et perché il tuo avisso ne piace, siamo contenti et volimo che ali homini delle dicte
ville non faci altra novitate, né gli astringi, né conforti, né persuadi ad fare altro fine a tanto che
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non ordinemo altro.. E volimo tegni la cosa in ti, non ne facendo altra mencione.
Data Laude, vii augusti 1450.
Ceterum volimo et te comendiamo che subito faci cavare una copia in forma autentica delli
capituli concessi a nostro nome alla comunità de Pelligrino e la mandi in mano de Cicho, nostro
secretario. E in questo non intervenga fallo alcuno.
Data ut supra.
Cichus.
55
FRANCESCO SFORZA VUOLE SI CORRISPONDA A MARCOBELLO LA PROVVIGIONE DA LUI FISSATA
1450 agosto 8, Lodi.
Administratori et magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, siamo contenti et volimo che debiati respondere ad Marchobello dela provisione
sua, quale nuy li havemo ordinato per le nostre lettere patente ad luy per nuy concesse, dal
primo dì che forono concesse esse lettere per fin al dì presente, et similiter fareti per lo advenire.
Data Laude, die viii augusti 1450.
Iohannes.
56
FRANCESCO SFORZA CHIEDE DI RINVIARE L’ASSEGNAZIONE DELLA TESORERIA DI PIACENZA
1450 agosto 7, Lodi.
75v Regolatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, volimo che soprastati per quatro giorni proximi a venire, comenziando al dì de do
mane, ad delivrare la texauraria de Piasenza; et hoc perché el fratello de misser Antonello da Pia
xenza ce ha mandato a dire che vole fare bunissima condicione alla camera nostra per dicta the
xauraria. Sichè volimo supersediate alla delivracione d’essa per quatro dì, como hadvimo dicto.
Laude, vii augusti 1450.
Cichus.
57
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ATANASIO DE FERRARIIS DI RESTITUIRE AI FRATELLI MALETTA I
BENI AVUTI DA LUDOVICO DI POSTORIONI E INFORMI DI CHI ALTRI NE AVESSE
1450 agosto 7, Lodi.
Atanasio de Ferrariis civi Parmensi.
Dilecte noster, como dei havere inteso, li nobili Boniforto et Iohanne Antonio Maleta, nostri
citadini pavesi, hanno sposate et tolte per soe legitime sposi et mogliere Chiarabiancha et Anna,
olim mogliere et figliola unica del strenuo Lodovico di Postorioni da Parma, per lo quale
matrimonio essi iugali vengano ad hereditare tuti li beni mobili et immobili del dicto quondam
Lodovico per respecto della dicta Anna sua unica et legitima figliola. Et perché siamo certificati
che tu eri amatissimo del dicto quondam Lodovico et non gli è alcuna persona meglio informata
de ti delli beni lassati per esso, te cometiamo, carrichiamo et volimo che ad essi fratelli di Maleti
non solamenti restituissi et assegni integramente tuti li beni del dicto quondam Lodovico che te
ritrovi havere preso de ti, ma etiamdio gli dagi ogni expediente informacione de qualunche altro
havesse deli dicti beni, como da loro et da suoy mesi sarai richesto. Et in questo non mancha
30
perché pertenendo a loro li dicti beni de rasone, nostra ferma disposicione è che omnino li
goldeno, possedeno et habiano; et non habbi respecto alla legitima del figliolo perché l’havimo
facto annullare. Et aciò credere questo procedere de mente nostra, havimo sottoscripto la
presente de nostra propria mano. Ricordandote che quello bene faray alli dicti fratelli lo
reputaremo lo faci a nuy.
Laude, vii augusti 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
58
FRANCESCO SFORZA CONCEDE LA GRAZIA A TRE GIOVANI RIMETTENDO OGNI PENA PECUNIARIA
1450 agosto 9, Lodi.
76r Magistris intratarum extraordinariarum.
Dilecti nostri, per lo capitaneo nostro del districto de Alexandria sonno stati condennati per
inobediencia Zorzo Donà dal Fregarolo in livere cinquanta, Baptistino Ristiano, figliolo de
Stefano, in fiorini cento, et Zohanina, figliola de Oberto Guasco, in altri cento fiorini, et è mandata
la condemnatione ala camera; per quello intendiamo nuy, considerato che li predicti sonno pueri
homini et che la dicta condempnatione gli è facta per casone legieria, gli ne havemo facto gratia
spetiale. Pertanto ve commetiamo et volemo che le dicte tre condemnatione remitiati liberamente
ad essi Zorzo, Baptistino et Zohannina et li fatiati cassare de tucte li libre, filze et scripture, in
modo che in niuno tempo posseno essere guastati.
Data Laude, die viiii augusti 1450.
Cichus.
59
AUTORIZZAZIONE AD ANTONINO DA CONTE DI PORTARSI NEL SUO POSSEDIMENTO A BARANZATE
1450 agosto 7, s.l.
Capitaneo et castellano Modoetie.
Scriptum fuit die vii augusti quod, dante Antonino de Comite fideiussionem sufficientem ducato
rum iiii milium, permitterent ipsum ex terra Modoetia, ut eis videretur, accedere ad eius posses
sionem Barazie prope Modoetiam et novi prope Binaschum, dummodo essent securi quod non
accederet Mediolanum vel alio sine licencia domini.
Cichus.
60
DICHIARAZIONE DI RICEVUTA DA GIOVANNI STEFANO DA CASATE, A NOME DI GIOVANNIANTONIO DE
CASATIS, DELL’IMPORTO PER L’INCANTO DELL’UFFICIO DI DOMODOSSOLA
1450 agosto 7, s.l.
Magistris intratarum ordinariarum.
Dicta die scriptum fuit quod Iohanni Stefano de Casate computarent pro receptis ducatos l auri
in incantu officii Domus Ossule, nomine Iohannisantonii de Casatis, quem dominus acceperat ad
eius servicia, dicto Iohanne Stefano solvente reliquum incantus in pecunia numerata; iterm quod
darent dicto Iohanniantonio pannos per decem ducatos.
Cichus.
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61
ORDINE A GIANFRANCESCO MANGANO DI SOPRASSEDERE ALLA TRATTAZIONE DELLE CAUSE PENDENTI
DAVANTI A LUI
1450 agosto 7, Lodi.
76v
Laude, die vii augusti 1450.
Scriptum fuit domino Iohannifrancisco de Mangano quatenus soprasederet in omnibus causis
coram eo vertentibus, nec amplius in ipsis procederet, donec dominus aliud mandaret, prout
dominus asserebat bis ei dixisse Mediolani.
62
CONFERMA DELL’ ASSEGNAZIONE DELL’UFFICIO DELLE BOLLETTE DI PAVIAQ AD ANTONIO DA
VARESE E DEL CAPITANEATO DEL LAGO DI COMO AD ANTONIO PORRO
1450 agosto 7, Lodi.
Laude, die vii augusti 1450.
Scriptum fuit magistris intratarum quatenus intencio domini erat quod officia bullettarum Papie et
capitaneatus lacus Cumarum incantarentur; et, cum deducta essent ad summam equivalentem,
volentibus exbursare dictas summas denariorum Antonio de Varisio pro officio bullettarum et
Antonio Porro pro officio capitaneatus, quibus presunt, deliberarent pocius eis quam alteri
persone.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit pro Bartholomeo Porro pro potestaria Papie aut Cumarum, cui
preest.
63
COMUNICAZIONE AI MAESTRI DELLE ENTRATE DELL’ ASSEGNAZIONE DELL’’UFFICIO DELLE BOLLETTE
DI NOVARA A GIACOMO SUARDO, SPONSORIZZATO DA GASPARE DA VIMERCATE
1450 agosto 9, Lodi.
Laude, viiii augusti 1450.
Scriptum fuit regulatori et magistris intratarum quod deliberarent officium bullettarum Novarie Ia
cobo Suardo, instanti Gaspare de Vicomercato. Et quia dictus Gaspar volebat solvere denarios,
qui ponerent ad partitum dicti Gaspari omnem summam denariorum ad quam ascendisset dictum
officium, habitis presentibus, et haberent pro receptis, et quod advisarent dominum de summa
denariorum ad quam dictum officium ei deliberassent ut possent poni ad partitum dicti Gaspari.
Cichus.
32
64
FRANCESCO SFORZA, SPINTO DAL MALCONTENTO DEI DAZIERI DELLA MERCANZIA CHE RITENGONO
NOCIVA ALLE ENTRATE DELLO STATO L’ADDIZIONE PROPOSTA, VUOLE SI RIASCOLTINO I MAESTRI DELLE
ENTRATE E SI INTERROGHINO DEI COMPETENTI IN MATERIA
1450 agosto 8, Lodi.
Dominis Oldrado de Lampugnano et Lanzaloto de Mayno militibus.
Spectabiles dilectissimi nostri, havimo intiso per più vostre littere quanto haviti scripto nella
materia del subsidio per lo quale seti andati là, et, fra l’altre cosse, quanto diciti deli dacieri della
mercancia, li qualli alla prima monstrorono acquiescere et essere contenti delo acrescimento, et
postea hanno voltato el folio et nedum dicto al contrario, ma subornato l’altri in contrario in nostro
preiudicio et tardare la facenda, del che se ne retrovamo mal contenti. Et avendo mandato per
loro, sonno venuti et allegano molte cose che pur hanno deli verisimili et dicono, fra l’altre cose,
che tale adicione, 77r maximamente a quello dacio, grandemente preiudicaria ad quelle nostre
intrate per lo incanto de l’anno a venire, et che ulterius saria loro total desfactione et uno
erradicarli funditus per molte ragione, qual allegano; et perché non volessimo preiudicare a
l’intrate no stre se l’anno a venire, et anche non vorisimo far torto a veruno né iniusticia, et
avendo maxime respecto che tale diferencie et disputacione non siano cagione de tardare el
facto nostro, volimo che habiati novo consilio et informacione cusì dali maystri dele nostre intrate
como d’altri periti et docti in similibus pratici et in deferenti, se tale addicione è preiudicativa a
l’intrate nostre, como havimo dicto, et anche s’el se po’ fare senza iniuria de veruno. Et demum,
consi derato el carico havimo alle spale de queste nostre gente d’arme, che ogni dì ce
demandono dinari, ve confortiamo et ad fare presto conclusione alla facenda.
Data Laude, viii augusti 1450.
Cichus.
65
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIA DATO ALL’USCIERE DI SAN PIETRO MARTIRE QUANTO GLI
COMPETE PER LE SPESE SOSTENUTE
1450 agosto 10, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, siamo contenti et volimo che al hosero de Sancto Pietro martire, quale habita sula
stradella tra Milano et Pavia, fatiati numerare et exbursare quello che veramente debbe havere
per le spese facte ad Falameschia da Bagnio, metendolo per spesa consumata.
Data Laude, die x augusti 1450.
Iohannes.
33
66
ELENCO DI PAGAMENTI
1450 agosto 10, Lodi.
77v
Antonio de Minutis, regulatori intratarum.
Dilecte noster, siamo contenti et volimo ali descripti in la cedula alla presente inclusa faci dare
uno ducato per uno ducato per cadauno a soldi cinquantaquatro per ducato.
Data Laude, die x augusti 1450.
Cichus.
Resegato
p.10
Angello dala Roca
p. 2
Colla de Maystrata
p. 4
Scaramuza de Resegato
p. 2
Chierico da Firenza
p. 4
Iohanne dela Volta
p. 2
Bartolo da Firenza
p. 4
Pietro de Colegio
p. 4
Gulielmo Picinino
p. 4
Scaramuza da Luca
p. 3
Marino da Fermo
p. 4
Leonato da Trano
p. 2
Gregoro da Trano
p. 4
Zorzo Albanese
p. 4
Petro dala Rafa
p. 2
Petruza de Conza
p. 2
Colla de Celano
p. 2
Rizo da Pavia
p. 2
Zohanne Cane
p. 2
Francesco de Resegato
p. 4
p. 71
Piacentino
Malagrapi
Colla siciliano
Guido siciliano
Spinozo
Romanello
Franchino da Cremona
Francisco siciliano
Iohanne de Serigno
Iohanne da San Lorenzo
Petro da Balsarana
Tatio
Batista da Nolla
p.10
p. 4
p. 4
p. 4
p. 4
p. 4
p. 2
p. 4
p. 4
p. 4
p. 4
p. 2
p. 3
p. 53
34
67
DISPOSIZIONI AD ANTONIO DE MINUTIS PER VARI PAGAMENTI
1450 agosto 10, Lodi.
78r Ser Antonio da Minutis.
Ser Antonio, finché providerimo altramente al spectabile misser Raynaldo da Foligno, volimo
ch'el abia omni mese fiorini xxv da soldi xxxii per fiorino et che, visis presentibus, habia la paga
de duy mese. Item che ad ****************** maestro da Zarabatane dati fiorini xvi dalla dicta
raxone de soldi xxxii per fiorino. Item perché quello conza el horilogio dice non gli basti fiorini 6,
sive sey, el mese et che se reduca ad fiorini octo, como haveva prirna, siché nuy siamo contenti
gli sia da calende del presente mese inanzi resposto firini octo al mese. Item che faciano dare ad
Bruniforto Guarguaglia, qual va al laco de Como, ducati xii d'oro.
Data Laude, die x augusti 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscrpsit.
Cichus.
68
FRANCESCO SFORZA AUTORIZZA CHE SI CONSENTA A GIOVANNI DA SUIGO DI PORTARSI IN CITTÀ, DOPO
AVER DATA IDONEA CAUZIONE DI RITORNARE
1450 agosto 11, Lodi.
Magnifico Bolognino de Atendolis.
Dilecte noster, havemo intiso che Iohanni de Suygo è molto gravato de febre et per meglio
curarse se voleria reducere in la cità; volendoli adoncha compiacere, siamo contenti, che dando
luy ydonea et sufficiente segurità de ducati quatromilia, cioè 4000 d'oro, de non partirse et de
presentarse, tu gli daghi licencia et faci comoditate ch'el se gli posa reduere per suo aconcio et
meglio liberare.
Data Laude, xi augusti 1450.
Cichus.
69
FRANCESCO SFORZA ORDINA, SU RICHIESTA DI ANTONINO BOSSIO, DI COSTRINGERE I DEBITORI PER LA
VENDITA DEL SALE A SODDISFARE IL RICORRENTE
1450 agosto 11, Lodi.
Capitaneo Valis Lugani.
Dilecte noster, requisisti a spectabili milite domino Aluisino Bossio ut opportune provideremus
quod nonnullos debitores, quos hic essent in illa nostra Valle Lugani, occaxione salis eis vendito
per quondam Theodorum, ipsius domini Aluisini fratrem, possit convenire et eius debitum con
sequi, scribimus tibi et mandamus quod, ad requisicionem prefati domini Aluisini, vel agencium
pro eo, huiusmodi debitores convenias et, constante tibi de eorum debito, per omnia iuris reme
dia compellas illos ad sibi vel agentibus ut supra integre satisfaciant de omni et toto eo de quo
veri debitores apparuerint, sine litigio et temporum ulla dillacione exequendo et in presentiarum
vigore aliarum litterarum nostrarum patentium, quas eidem domino Ludovico impartiti sumus.
Data, die xi, Laude, augusti 1450.
Cichus.
35
70
FRANCESCO SFORZA ORDINA, CHE IN CASO DI PESTE A PAVIA, SI PROVVEDA A RICOVERARE GLI INFETTI
A S. GIOVANNI IN VIGNA E SI PAGHI L’UFFICIALE ALLA SANITÀ CON I SOLDI DERIVATI DALLE CONDANNE.
DIFFIDA I COMUNI DI NAZANO E BELGIOIOSO DI METTERE AL BANDO DETTA CITTÀ
1450 agosto 11, Lodi
78v
Dominis Oldrado de Lampugnano et Lanzaloto de Mayno.
Dilecti nostri, ad ciò che accadendo peste in quella nostra cità, che Dio non voglia per sua infinita
missericordia, niente manchi per la salute d’essa, siamo contenti et volimo che se togliano li de
nari di lavorery et d’essi se ne fazano le spese necessarie a San Zohanne in Vigne per li infecti
et se ne pagano li medici, barberi et li altri se acccaderà deputare a tal maestrero siamo etiamdio
contenti che l’officiale deputato alla sanità dela dicta peste habia provisione xx fiorini el mese
delli denari delle condemnacione, qualle gli accederà ad fare, cum questo ch’el se possa compo
nere cum li condemnati; et così volimo se ne avisi lo referendario et thexaurero nostro lì. Et per
chè intendiamo che li comuni et homini de Nazano et da Belzoyoso hanno havuto ardire de ban
nire quella nostra cità contro la verità, se ne siamo molto maravigliati, et però gli scrivemo in mo
do se ne retrarano et la cavarano de bando. Ulterius perché etiamdio havimo inteso ch’el nostro
podestà se parte de lì per suspecto dela peste, volemo providiati che per niuno modo se parti.
Laude, die xi augusti 1450.
Cichus.
71
FRANCESCO SFORZA ORDINA SI DIA DENARI AL FIGLIO SFORZA E VELLUTO CREMISI A GENTILE DELLA
MOLARA
1450 agosto 12, Lodi.
Ser Antonio de Minutis regulatori, et cetera.
Ser Antonio, volimo che ad Sforza nostro figliolo faci dare ducati cinquanta d’oro et così lo
zornee ordinato, como say. Item ad Zentile dalla Molara volimo che faci dare el veluto cremisili
piano per uno zuparello.
Data Laude, die xii augusti 1450
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit
Cichus.
72
FRANCESCO SFORZA CHIEDE SE SIA PIÙ CONVENIENTE CHE LE SPESE PER IL NAVIGO DA S.ANGELO A
MILANO SIANO SOSTENUTE DA LUI O DA ALTRI E QUALE VANTAGGIO NE VERRÀ ALLA CAMERA DUCALE
1450 agosto 13, Lodi
Regulatori et magistris intratarum.
Egregi dilecti nostri perché de questo facto del Navilio de Po ad Sancto Angello et de Sancto
Angello ad Milano gli sonno asay diverse et diverse cose, volimo che vuy ne advisati in che
modo lo fati incantare. Et perché n’è stato dicto ch’el dicto Navilio al precio che sarà incantado
sarano mercatanti et conductieri 79r de sale che butarano fora la quantità del denaro del incanto,
senza nuy gli habiamo mettere alcuno denaro contanti, vogliamo che ne advisati chiaramenti et
36
distintamente como trovati ad fare ch’el dicto Navilio se faza et quale metaria meglio, o
sborsando nuy tuto el denaro, o che altri li exborsase; et che utile li ne veneria. Item advissatene
quanto credeti se possa incantare l’anno et che utilità ne venise ala camera, detratta omni spexa.
Et cusì ne vogliati subito advissare chiaramente ad ciò non habiamo mandare un' altra volta da
vuy per questo.
Laude, die xiii augusti 1450.
Iohannes de Ulesis.
73
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA CHE SI PROVVEDA ALLA RIPARAZIONE DELLA CASA DEL PODESTÀ
AVVALENDOSI DELLE CONDANNE EROGATE DAI VARI GIUDICI DEL COMUNE
1450 agosto 13, Lodi.
Potestati, vicario et duodecim provisionum ac sindicis communis Mediolani.
Dilecti nostri, secundo intendiamo, maxime per querella de ti, podestà, non è anchora riparata la
cassa tua como per più littere havemo scripto; d’il che, sì per lo disconzo tuo quanto per lo poco
honore ne reportiamo, se maravigliamo et tanto più quanto ch’el nostro scrivere è quondam
modo poco extimato. Il che non volendo nuy più patire, immo dispositi che la dicta casa omnino
et senza più dilacione sia repparata; per il che habiamo facta vedere per dui inzigneri la spexa
della dicta reparacione et monta circa centodece libre, como ne ha referito maystro Zoanne da
Solero et maystro Antonio da Novate, incigneri de quello nostro comune. Pertanto volimo che,
havuta insema bona et opportuna intelligencia, et domandati li dicti incigneri, procediati, così ti,
podestà, como vui, vicario, dodici et sindici, ad fare omni execucione reale et personale contra
qualuncha debitori che spectano alo comune de quela cità per casone de tute le condemnacioni
facte et che se farano, così per la corte de ti, podestà, et per lo iudìce nostro de maleficio, como
per lo iudice deli dacii, como per lo iudice delle victualie et per qualunche altre condemnacione
spectano al dicto comune, facendone fare omni scriptura opportuna. Et circa questo metiti tanto
più dilligencia in exequire l'intencione nostra quanto fine a qui è usato mazor negligencia et facti
per modo che non habiamo più casone de scrivere sempre may havendo bona advertencia che
la dicta spesa sia utile et necessaria et che i denari se scodano per questo realiter 79v in questa
opera se convertiseno et non in altro et non transisseno in sinistro.
Laude, die xiii augusti 1450.
Cichus.
74
ORDINE CHE MARCHINO DE PREALONI NON VENGA RITENUTO COLPEVOLE DI FRODE DI SALE
1450 agosto 13, Lodi.
Ser Antonio de Minutis administratori.
Scriptum fuit che facit fede ad chui specta che Marchino de Prealoni non è colpevole de l’acusa
gli è stata facta de havere comissa frosatione de salle, ma che, partendosi lui da questa cità et
andare ad habitare sul Milanese, portò cum luy tre libre de sale. Et considerato che quello ha
facto non l'à facto ad intencione de cometere fraude, debia provedere, non sia molestato per
questo; ma se da mo’ inanti se retrovase in simile falli sia punito quanto volerà la rasone.
Laude, die xiii augusti 1450.
Iohannes.
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75
FRANCESCO SFORZA SI DICE SODDISFATTO DEL SUSSIDIO PROMESSO DALLA CITTÀ E NE SOLLECITA LA
RISCOSSIONE.CHIEDE CI SI RIVOLGA ALLA COMUNITÀ EBRAICA PER UNA ULTERIORE CONTRIBUZIONE,
RICAMBIANDOLA CON ASSEGNAZIONI SULLE ENTRATE
1450 agosto 13, Lodi.
Locuntenenti Cremone et ser Andree de Folignio.
Havimo intiso così per vostre como per littere de quella comunità nostra, la provissione facta
conclusa per essa nostra comunità circa el subsidio richesto et cetera; et siando noy certissimi
che habiati usato omni industria cura studio et dilligentia per haverlo più grasso, siamo contenti
de quanto è facto et volimo che acceptate la proferta d'essa nostra comunità, ma sopra tuto ve
dete che se scoda quanto più presto sia posibile aciò che possiamo provederi a quelle nostre
gente che restano ad havere la sua rata et che ce stimulano, et non mancho extimeno la preste
za e la celerità dela cosa quanto la cosa propria. Siamo etiamdio contenti faciate quelle
concessione domandano quilli nostri citadini de poter metre l’interciamento per lo dicto subsidio,
dummodo non se metano su debio che preiudicase a l’intrate nostre; et de questo havitene bona
intelligentia cum Iohanne Boto, nostro referendario generale. Gli concederiti anchora che se pos
sano taxare fra loro et che tal taxa habia loco; et perché essa comunità ce richede concediamo
che se scoda le addicione della draparia de quella nostra cità, dicemo essere contenti dum
tamen 80r fiat senza iniuria et senza preiudicio dele ragione de veruno, al che habiati bona
advertencia. Ceterum, perchè più è bona copia de ebrei in quella nostra cità, le quali altre volte
ce subvenero ne li nostri bisogni, volimo che gli rechediate anchora de presente ad subvenirce di
quel più potriti, facendoli bona assignacione sule nostre intrate de quanto ce subvenerano. Et
ultra ciò volimo che assignati ad Theseo de Spoleto conto de quello frumento se retrarà ch’el
possi satisfare a quilli de chi gl’ havemo scripto.
Laude, die xiii augusti 1450.
Cichus.
76
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA PER AVER PROPIZIATO IL SUSSIDIO DATO DA CREMONA
1450 agosto 13, Lodi.
Presidentibus Cremone.
Dilecti nostri, havemo recevuto le vostre littere circa la provixione haviti ordinata in nostro
subsidio, et intiso bene tuto, havimo giarito la mente nostra al magnifico nostro locotenente lì et
ad ser Andrea da Folignino de quanto sia a dire et exequire, si c’havendove loro ad referire la
voluntà nostra, non ve scrivemo altro salvo che ve ringraciemo de vostra bona et optima voluntà,
la qualle, benchè ad noy non sia cosa nova, havemo gratissima et tanto più quanto il nostro
bisogno, et ben cognoscemo expressissimamente fedellissimi nostri, che se pur ve fuseno potuto
extendere l’haverisseno facto volentera per la vostra solita fede, caritade et benivolencia portati
ad noy et al stato nostro. Acceptamo adoncha la vostra proferta, confortandove ad exequirla
quanto più presto sia possibile. Quantum autem ad reliqua, ve respondrano li predicti magnifico
locotenenti et ser Andrea, como havimo sopradicto.
Laude, die soprascripta.
Cichus.
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77
FRANCESCO SFORZA ECCEPISCE SUL MODO DA LORO USATO PER LA RICHIESTA DI SUSSIDIO
1450 agosto 13, Lodi.
Dominis Georgio de Mayno et Georgio de Annono.
Dilecti nostri, havimo intiso per vostre littere quanto haviti facto fari mò in la materia del subsidio,
per lo quale seti andato là. Alle qualle brevemente respondendo, dicimo che a nostro iudicio non
haviti havuto quello fundamento alla facenda che dovevate havere al principio per conserva
cione, consecucione della facenda, et a noy pare gli dovevati servare altri modi; nondimeno,
possendo refirmare la cosa in migliori termini, usateli omni industria e ussati omni dilligencia per
cavare quello effecto et conclusione che possibile sia.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
78
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ALLA FINE DEL MANDATO DI MARCO DA MARLIANO SUBENTRI NEL
CAPITANEATO DI VOLTOLINA ANTONIO DA PEGI
1450 agosto 12, Lodi.
80v
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, per declaracione dela mente vostra, ve avvisamo nostra intencione essere che
Marco da Marliano exercisca el capitaneato de Voltilina per l’anno a lui assignato, et poy, finito el
termino d’esso Marco, havendo bono concepto dela fede et devocione del nobile Antonio da
Pegii nostro citadino milanese, verso nuy et el stato nostro, deque industria et sufficiencia sua,
volimo sia assignato ad esso Antonio, facendo el dovere alla camera nostra secondo l’incanto. Et
cusì servati questa nostra mente.
Data Laude, die xii augusti 1450.
Ceterum volimo che induciati ad scotere li dinari per tal officio dal dicto Antonio per fin ad dui
mesi inanti el termine che intrarà ad l’ officio et inanti non lo gravati ad exbursarli.
Data ut supra.
Cichus.
79
FRANCESCO SFORZA ORDINA SI RESTITUISCA A MARIANO DI CALABRIA QUANTO GLI APPARTIENE
1450 agosto 14, Lodi.
Commissario Pizleonis.
Dilecte noster, ser Mariano de Callavria, capo de squadra, è stato qui da nuy, quale ne dice che
tu anchora hay presso ti alcune pancere et arme soe, que furono retenute fin quando retornò da
Melzo per andare in Cremonese; pertanto volimo che subito, recevuta questa, remosa omni
cagione, gli restituissi omni cossa del suo. Et non manchi.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
39
80
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE LA VERTENZA TRA MARTINO DA TRESSANO E SOCI CON I DAZIERI
VENGA DIBATTUTA A LODI
1450 agosto 14, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Egregii dilecti nostri, perché Martino de Tressano e lo compagno se grava alquanto de vuy che
haveti mandato per luy per casone della differencia qual ha cum li dacieri dela ferraza, perchè
dicono non havere la possibilitate de potere stare ad litigare ad Milano, et che le prove loro
sonno qua e non le porria far andare ad Milano, pertanto ve dicimo che la vogliate cometre qua
in questa nostra cità de Lodi ad qualuncha ve parerà, che sempre starano paciente ad quanto
per quilli sarà chiarito.
Laude, xiiii augusti 1450.
Iohannes de Ulesis.
81
FRANCESCO SFORZA CALOROSAMENTE RINGRAZIA GUARNERIO CASTIGLIONI PER LA SUA ATTVITÀ A
NOVARA PER LA CONCESSIONE DEL SUSSIDIO
1450 agosto 14, Lodi.
81r
Domino Guarnerio de Castilione.
Spectabilis dilectissime noster, è stato a nuy Damiano, vostro cancellero, el quale havemo vedu
to volintera et inteso quanto ne à referito per parte vostra. Dicemo prima che, per quanto inten
dimo vuy havere ordinato et facto a Novara per lo subsidio et cetera, comprendimo che haviti
metuta a scotto la vostra usata prudentia, industria, cura, studio, amore, caritate et benevolentia,
con le quale sempre haviti persequito nuy et el stato nostro, del che, benchè a nuy non sia cosa
nova né may havessemo altra opinione de vuy, in la quale magis in dies ce conservati, ve ren
gratiamo et bene videmo che como sapientissimo et ardentissimo del nostro bene, considerati
che le intrate sono nervi del stato nostro, como pur sono. Havemo adhuncha ordinato et scripto
ali vostri collegi et magistri dele intrate nostre che, intendendose con vuy, mandano ad execu
tione gli partiti vostri, gli quali molto ne piaceno. Quantum autem ale altre parte di rechesta a nuy
facta per lo privilegio de Garlasco et degli denari de Conrado, credemo havere satisfacto ala
petitione vostre per nostre littere assignate ad epso Damiano, et quando pure non ne satisfaces
seno, avisatice che gli provederemo et volintera, cossì etiam in altre cose como in que sta, per
ché la fede vostra verso nuy el merita.
Laude, die xiiii augusti MCCCCL.
Cichus.
40
82
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I MEMBRI DEL CONSIGLIO SEGRETO E I MAESTRI DELLE ENTRATE
S’INCONTRINO CON GUARNIERO CASTIGLIONI PER ESTENDERE LA RICHIESTA DEL SUSSIDO
DAPPERTUTTO
450 agosto 14, Lodi.
Consilio secreto et magistris intratarum, et cetera.
Dilectissimi noster, benchè ali dì passati havessemo inteso l’opera haveva facta el spectabile
doctore misser Guarnerio nostro consiliero ad Novara, dove era andato per la richesta del sub
sidio, et cetera pur de presenti siando nuy magis habunde informati de quanto ha facto et ordina
to, comprendiamo che la sua andata parturaria bono fructo chi bene intende et mandi ad
executione quanto ha ordinato, et non solamente in la provintia de Novara, 81v ma etiam in tute
le ter re del nostro dominio. Il perché volimo ve ritrovati con el prefato misser Guarnerio et, bene
discu ssa re et intisa la facenda da luy, mandati con ogni celeritate possibile ad executione tuti
quelli or dini de quali ve informarà et quali ve parirano tendere ad bene et augumento dele intrate
nostre.
Laude, die xiiii augusti MCCCCL.
Cichus.
83
FRANCESCO SFORZA ORDNA DI NON MUTARE NULLA DEL PRIVILEGIO DI GARLASCO DATO A
GUARNERIO CASTIGLIONI, PRIVILEGIO CHE DEVE ESSERE GODUTO AL PARI DEGLI ALTRI FEUDATARI
[1450] agosto 14, Lodi
Magistris intratarum extraordinariarum.
Dilecti nostri, per certo bono rispecto che non exprimemo adesso, siamo contenti et volimo che,
facendovi securi et protestandovi o per instrumenti publici o per scripto de sua mano propria,
como meglio ve parirà, el spectabile misser Guarnerio de Castiliono, nostro consiliero, de stare a
una moderacione se fa a gli privilegii dele concessione per nuy facte per el facto de Garlascho et
che non usarà el suo privilegio de Garlascho se non con quelle iurisdictione, modi et forme che
ve parissano de esser facte et che se faciesseno ad altri nostri feudatarii de simile natura, non
mutate altramente el dicto suo privilegio, anze ge lo lassati imaculato et integro como el sta ad
litteram, quanto ala littera , ma quanto alo effecto sia observato quanto agli altri.
Laude, xiiii augusti.
Cichus.
84
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIA A GUARNERIO CASTIGLIONI GARANZIA DEI SOLDI RUBATI AL DI
LUI FAMIGLIO CORRADO
1450 agosto 14, Lodi
Iohanni de Christianis.
Dilecte noster, nonobstante cosa che te fusse scripta in contrario, volimo et te commettiamo che
stringe la segurtade de Boschayno ad satisfare al spectabile misser Guarnerio nostro consiliero
per li denari che 82r furono robati ad Conrado suo famiglio. Exequisse adhuncha questa nostra
41
mente in modo che al dicto misser Guarnerio sia facto el dovere.
Laude, xiiii augusti MCCCCL.
Cichus.
85
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI COSTRINGANO GLI UOMINI D’ARME A PAGARE I DENARI RUBATI AL
FAMIGLIO DI GUARNERIO CASTIGLIONI
1450 agosto 13, Lodi.
Magnifico domino Iohanni de Tolentino.
Magnifice miles gener noster carissime, nonobstante cosa alchuna havissemo scrita in contrario,
nostra intentione è et volimo che le segurtade, quale avevano prestate quelli homini d’arme de
pagare gli denari robati al famiglio de spectabile misser Guarnerio nostro consiliero, siano
conscrecte al debito pagamento. Et cussì facite in modo ch’el dicto misser Guarnerio consequi el
suo dovere senza più dillatione.
Laude, xiii augusti MCCCCL.
Cichus.
86
FRANCESCO SFORZA ORDINA SI DIA LA POTESTARIA DEL CASTELLAZO A MAFFEO STAMPI
1450 agosto 14, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, siamo contenti et volimo che deliverati la potestaria del Castellazo ad Mafio di
Stampi per quello precio l’ha abocato, non avendolo dopo lui alzato, et se fose alzato per altri,
volimo pur lo delivrati ad esso Mafio, bonificando lui quello più fose alzato, contentandose nuy
che toliate da lui tanto panno in pagamento per competente precio, quanto montarà lo incanto de
dicto officio. Servati adoncha questa nostra mente senza veruna excepcione.
Laude, xiiii augusti 1450.
Cichus.
87
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NELLA CONTROVERSIA PER LA PODESTARIA DI ROSATE TRA
GIOVANNI DONATO DEGLI ANTONI E GIOVANNI ANTONIO SACCO VENGA FAVORITO DONATO
1450 AGOSTO 14, LODI.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, essendo altercacione et differencia tra Zohanne Donato degli Antoni et Zohanne
Antonio Saco per l’officio de la podestaria de Rosà, ve scrisemo che, atese le littere prima scrite
per esso Zohanne Donato et quanto era seguito da poi, doveseno fare ragione et dare l’officio a
chui de iure doveva essere dato; ma perché pare sia opposito al facto del dicto Zohanne Donato,
perché non habia l’officio vostro presentata la nostra littera in termino, dicimo che siando questo
non havere esso Zohanne Donato presentata dicta 82v littera al termine competente proceduto
per havere lui obbedito et exequito quello gli avevano comandato circa li allogiamenti et viveri
deli subditi nostri sonno in Roxà, non ne pare gli debia preiudicare et che debia per questo
perdere el facto suo, qualle nostra intencione fu che avesse, como appare per la prima nostra
littera alla quali ne referimo. Volemo adoncha che, attendute le cose soprascripte, faciate rasone
42
alle parte sumarie et expeditamente.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
88
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE, SE RITENUTO IDONEO, VENGA DATO PER UN ANNO L’UFFICIO DI
RAZIONATORE DEL COMUNE DI PAVIA A PIERO ROSSO
1450 agosto 14, Lodi.
Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Spectabilis miles ac nobilis dilecti nostri, perchè Piero Roso ha obtenuto l’officio del racionatore
del comune di Pavia per sey mesi, ne adimanda che li sia concesso per uno anno dicto officio; et
perché misser Adriano, quale habbe dicto officio, fo posto per li maystri nostri de l’intrate, perché
dicevano essere apto et idoneo ad quello officio et che non era officio de chi non lo sa exercitare
et fare. Pertanto, avendo noy asay bona informatione della sufficiencia del dicto Piero Roso,
volemo da vuy essere advisati s’ello dicto Piero Rosso è sufficiente al dicto officio o non, o quale
è più idoneo et sufficiente al dicto officio, perché non die essere officio de tanta dificultà che non
se imprenda in x dì; sichè, siando dicto Piero idoneo, volimo che lui habia dicto officio per un
anno, quantuncha sia stato scripto che lo habia per mesi sey. Et così volimo fati l’officio
liberamente per lo dicto anno siando idoneo al dicto officio.
Laude, xiiii augusti 1450.
Iohannes de Ulesis.
89
FRANCESCO SFORZA RIBADISCE CHE NON SI PUÒ ESTRARRE GRANO DAL CREMONESE SENZA SUA
LICENZA. SCRIVE, POI, ESSERE STATO NECESSARIO FAR FUNZIONARE IL PORTO DI CASTIGLIONE....
1450 agosto 14, Lodi.
Locuntenenti Cremone.
Magnifico miles gener noster carissime, inteso quanto ne scriveti dela inibicione dela tracta del
frumento del Cremonese, et cetera, ve respondemo nostra intencione essere ch’el bando altre
volte facto se observi, cioè ch’el non se possa cavare fora del Cremonese alcuna quantità di
grano, se non gli è licencia sotoscripta de nostra propria mano; et così volimo se observino
quelle havimo concesso da qui indreto sottoscripte como è dicto o non. Ala parte del porto de
Castigliono dicimo ch’el è vero che per lo passato non solevase exercire lì quello porto, ma n’è
stato necessario meterglilo per 83r lo facto de Crema; et, se li dacieri se gravano de questo,
pono mandare li suoy officiali, como fanno a Piziguitone.
Laude, xiiii augusti 1450.
Intendemo, però, prima se questo se po’ fare cum raxone, bench’el ne parà meglio provederli per
altra forma in levare dicto porto via, che mandarli altri officiali ad ciò che non se possa nascere
inconveniente alcuna.
Data ut supra.
Cichus.
43
90
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ANTONIO DA VERTUA VENGA SODDISFATTO DEL SUO CREDITO DI
470 LIRE
1450 agosto 14, Lodi.
Gracino de Piscarolo.
Dilecte noster, como in questi dì scrisemo al referendario et thesorero nostri lì, s’è lamentato
Antonio de Vertua, abitatore de quella nostra, ch’el non po’ conseguire cccclxx livre vel circa
ch’el debbe havere per robbe date a noy et alla corte nostra, como appare per soe bolete et
scripture facte, quantunche più volte habiamo scripto circha de ciò. Pertanto, ve cometiamo et
volemo che sopra quelli dacii te parirano, omnino faci satisfare al dicto Antonio de quello debbe
havere, senza exccepcione o contradicione alcuna et in modo ch’el non habia più casone de
venire da nuy ad lamentarse.
Data Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
91
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GALEOTTO DA SANSEVERINO DI RILASCIARE I PRIGIONIERI DA LUI
INGIUSTAMENTE FATTI
1450 agosto 14, Lodi.
Galeoto de Sancto Severino armorum ductori.
Strenue dilette noster, havemo sentito cum poca admiracione che tu hay substenuto el Farina
Provenzale et Bolognese, qualli erano venuti dal canto de qua et conzasate cum te cum nostro
consentimento. Non credendo nuy che tu gli dovese fare tal tractamento senza nostra saputa et
non avendo loro cometuto altro defecto che sapiamo. Dela qual cosa molto ce ne rincresce,
perché questo non saria fare el facto nostro ma desfarlo, perché quando li nostri fugino dal canto
de là furono acarezati et che quelli vengono de là in qua fuseno mal trattati non ne metaria bene;
volemo adoncha et te cometiamo che tu li debi relaxare non avendo loro cometuto cosa degna
de tal presonia e sustencione dela quale seria debito tuo ad avisarce.
Data Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
92
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GIOVANNI DA COMO VENGA SCARCERATO
1450 agosto 14, Lodi.
83v Dux Mediolani, et cetera.
Tenore presencium mandamus potestati civitatis nostre quatenus relaxetis et relaxari faciatis
libere sine excepcione et contradicione aliqua, Iohannem de Como quem detentum et
carceratum tenetis ocaxione cuiusdam malefitii et condemnacionis inde factis, de qua
condemnacione sibi liberalem graciam facimus, habita tamen pace ab offensis quam praticari
faciet, liberato tamen a carceribus, ut prefertur, quem, visis presentibus, liberari et rellaxari
volumus.
Laude, die xiiii augusti 1450
Cichus.
44
93
FRANCESCO SFORZA CHIEDE LA MOTIVAZIONE PER CUI GALEOTO DA SANSEVERINO HA IMPRIGIONATO
FARINA PROVENZALE E BOLOGNESE
1450 agosto 13, Lodi.
Locuntenenti Cremone.
Magnifice gener noster carissime, havimo intiso cum grande admiracione che Galeoto da San
Severino ha sostenuto et impresonato et tolta la roba sua al Farina Provenzale et Bolognese,
qualli venuti al canto de qua se erano conzati cum ti de nostro consentimento, del che, non
siando noy avissati dela cagione, se dolimo, perché non saria fare el facto nostro, ma desfarlo
ché li nostri fugeno da qua in là siano carezati et quelli de là venendo in qua siano presonati. Il
perché scrivemo ad esso Galeoto che de ciò se dolimo et che, se avesero comiso cossa digna
de presonia, suo debito era advisarce et che aut li relaxi, aut doceat causam detencionis, sichè,
relaxandoli, seremo contenti, non li relaxando, volimo ve informati de ciò. Et non havendo loro
comisso altro che sapiamo, fatili relaxare, aut informandovi dela cosa avisatece como passa.
Laude, xiii augusti 1450.
Cichus.
94
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE PAGHI IL MENSILE A GIOVANNI D’ISEO, CAPITANO DEL DIVIETO
1450 agosto 14, Lodi.
Referendario Parme.
Dilecte noster, volimo che debbiati rispondere ogni mese del suo salario et stipendio ad misser
Zohanne de Iseo, capitaneo nostro del deveto del vescovato de Parma, nonobstante littere
nostre o deli maystri dele intrate nostre scripte in contrario, perché così è nostra intencione. Et
fati non manchi.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
95
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER MANDATO LÌ GIOVANNI SECO QUALE COMMISSARIO: SI DIA
STANZA E LEGNA PER LUI E STRAME PER I CAVALLI
1450 agosto 14, Lodi.
84r Castellano potestati et hominibus Viglevani.
Dilecti nostri, perchè havemo deputato nostro comissario lì el dilecto nostro miser Zohanne
Secho per alchune cose importante al stato nostro, pertanto lo mandiamo là, al qual volemo
faciati subito, recevuta questa, secondo el consueto, provedere de una stantia secondo el
consueto per luy et così per li soy cavalli; et voliamo li fatiati dare strame per li soy cavalli et
legne per suo uso. Et non manchi per conditione alchuna.
Ex Laude, die xiiii augusti 1450.
Iohanne de Ulesis.
45
96
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE PER RIGUARDO A FILIPPO VISCONTI NON SI DIA SPAZIO NELLE
LOCALITÀ DI GORLA MAGGIORE, CAIRATE E BERGERA A MILITARI
1450 agosto 14, Lodi.
Capitaneo et commissario Seprii.
Nobiles dilecti nostri, ad contemplacione del spectabel affine nostro misser Filipo Visconte,
siamo contenti et volemo che alli lochi et ville de Gorla Magiore, Cayrà et Bergera non gli lassati
stare né allogiare soldato veruno delli nostri così da pede como da cavalo, per finchè havereti da
noy altro in contrario.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Iohannes.
97
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE A COLELLA MOZAMANO, AGGIUDICATARIO DEL POSTRIBOLO DI
CREMONA, SIANO LASCIATE 50 LIRE DELL’INCANTO
1450 agosto 13, Lodi.
Referendario ac thexaurario Cremone.
Dilecti nostri, avendo incantato Colella Mozamano el postribolo de quella cità nostra cum mosi et
pacti honesti et convenevoli, siamo contenti et volimo sia deliverato a luy, et ultra ciò volimo che
deli denari de l’incanto gli siano donati ad nostro nome libre cinquanta, cioè cinquanta imperiali,
metendole per spexa consumata et facendone fare ogni scriptura et bolete necessarie et
opportune. Servate adoncha questa nostra mente.
Laude, xiii augusti 1450.
Franciscus Sforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
98
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI STIA IN GUARDIA PERCHÉ 20 VENEZIANI SONO PARTITI ALLA VOLTA
DELLA DARSENA DI PAVIA PER BRUCIARLA
1450 agosto 14, Lodi.
Domino Antonio de Eustachiis.
Siamo avissati dal canto de là che Veniciani cerchano cum omne cativanza et trista industria fare
brusare quella nostra darsana et già, secondo l’aviso havimo, sono 84v partiti vinti dellà in due
squadre e sonno venuti ad Pavia. Il perchè ve confortiamo et carrichiamo, quanto più possimo,
che gli vogliati havere bona advertencia et far fare tal guardia, cusì la nocte como el dì, che talle
damnoso sinistro non occurresse, et studiate cum omni vigilancia, industria et cura de far fare
pigliare qualchuno de quelli scelerati, che tentano tanto nostro preiudìcio.
Data Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
46
99
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIA A TOMMASINO FORLANO IL SOSTENTAMENTO SUO E DELLA
FAMIGLIA PER UN MESE OLTRE ALLA BIADA PER I CAVALLI
1450 agosto 14, Lodi.
Consuli, comuni et hominibus Caursii.
Dilecti nostri, volimo che ad Thomasino Forlano nostro homo d’arme logiato lì provideati del
vivere suo et suoy per uno mese a venire, che sia uno staro de frumento per bocha, intendendo
per le boche vive et extante, et similiter una brenta de vino et uno pocho de biava per dui tanto
deli suoy cavalli. Et perché nostra intencione è et volimo omnino pagarve dicto frumento, farina
et biava gli dariti, non vi debb’essere gravo a dargelo; dateglio adoncha senza veruna
excepcione.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
100
INFORMATO CHE A CREMONA VI È LA PESTE, FRANCESCO SFORZA ORDINA GRANDE AVVERTENZA SU
QUANTI VENGONO DA LÀ
1450 agosto 14, Lodi.
Comissario Pizleonis.
Dilecte noster, havendo nuy informacione che pur a Cremona è suspecto de mala malatia et ce
ne sonno morti alcuni, volimo che nel lasar passare quelli che vengono da Cremona habi bona
advertencia che non passano alcuni contaminati né infecti, Quantum autem ad quelli che
vengono d’altroe et da lochi vetiti et infecti, siamo certissimi che tu faray el dovere et debito tuo
et perciò non te repplicamo altro salvo che a noy non potrese far maior piacere como ad ponere
ogni tua dilligencia et vigilanzia in non lasare contaminare le parte de qua per alcuni che
passasseno da quello ponte.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus.
101
MERAVIGLIATO DELLA LUNGAGGINE DELLA CAUSA DI BETTINO DORDONE,
FRANCESCO SFORZA,VUOLE ESSERNE INFORMATO DEL PERCHÉ E ORDINA CHE IL DORDONE E FILIPPO
D’ANCONA SIANO MANDATI DA LUI PER ESPORRE LE LORO RAGIONI
1450 agosto 14, Lodi.
Domino Silvano de Nigris et ser Antonio de Minutis.
Per certo non possiamo fare che non se maravigliamo et che in duoi anny non habiamo possuto
fare tanto 85r cum vuy che habiati terminata la causa de Betino Dordone; comprendemo non sia
senza qualche macula de qualchuno. Il perché volimo che domatina debiati advisarci per questo
cavalaro quale è la casone de questo, ad ciò che sapiamo che fare. Et anchora ne mandati qua
domane Filipo d’Ancona et Betino cum le loro rasone. Et questo non manchi per quanto haviti
cara la gracia nostra, avisandove che de questo facto havimo gran despiacere per non poter
sapere la casone de questa tardanza cum nostro preiudicio. Et fati che ad hore xiii habiamo la
resposta de questo domatina infalanter.
Laude, die xiiii augusti 1450.
Cichus
47
102
FRANCESCO SFORZA VUOLE CONOSCERE LA RAGIONE DELL’OCCUPAZIONE DI LANGOSCO,
POSSEDIMENTO DELLA CAMERA DUCALE
1450 agosto 14,Lodi.
Dominis Silano de Nigris et magistris intratarum extraordinariarum.
Crediamo sapiati como Langusco è possessione della nostra camera et tenuta indebite per quilli
la occupano de presente; et perché nostra intencione è sapere quello sia nostro, volimo che tro
vati le raxone dela camera nostra et così intendiati le rasone delli dicti occupanti et expeditamen
te procedere et exequire in predictis quanto de rasone ve parerà, ** et del tuto per vostre littere
advisarci cum quella cellerità che possibile ve sia, che siamo certi in dece dì porriti tuto vedere.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
Replicata die xviii prout iacet.
Repplicata die xviiii cum hac parte adiuncta, videlicet: ** et se cum honore se potesseno far
sequestrare li beni, saresmo contenti.
103
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI TENGA CONTO DEI SEI CONFEDERATI CHE HANNO PRESO PARTE
ALLA MOSTRA, PERCHÉ NON SIANO PRIVATI DELLO STIPENDIO
1450 agosto 15, Lodi
Collaterali generali.
Dilecte noster, licet in profectione tua Modoeciam et monstra facta a castellano ibi nostro
defuerint sex sociales, quos idem castellanus alio transmisserat tam pro serviciis suis quam pro
beneplacitis nostris et illustrissime domine et consortis nostre, verumtamen contenti sumus et
volumus quod eorum scripcionem facias nec paciaris quod ullum proinde veniant stipendium
amittere, aliquo ordine in contrarium nonobstante.
Laude, die xv augusti 1450.
Cichus.
104
FRANCESCO SFORZA INTERDICE L’USO DEL PORTO DI CASTIONE
1450 agosto 15, Lodi.
Comuni Castioni
Dilecti nostri, per bon respecto del qual havimo avissato Donato da Milano, nostro famiglio,
volimo che per alcuni dì sia levato in tuto quello porto da Castione, in modo che veruno non gli
possi passare. Levatello aduncha senza excepcione alcuna et non aspectate più nostre littere
sopra ciò.
Laude, die xv augusti 1450.
Cichus
48
105
FRANCESCO SFORZA COMUNICA IL DIVIETO DELL’USO DEL PORTO DI CASTIONE
1450 agosto 15, Lodi.
Donato de Mediolano
Donato, perché sentimo che ad Brexa et in lì lochi circomstanti et anche a Parma ne moreno più
de peste et sentendo 85v noy che per el porto de Castione ogniuno passa che volle, per schiva
re li periculi de contagione in le parte de qua, considerando ch’anchora la persona nostra non
saria senza periculo, volimo che per alcuni dì faci cioè toglire al tuto quello porto da Castione,
sichè non se gli possa per modo alcuno passare.
Laude, die xv augusti 1450.
Cichus.
106
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIA DATO A RAIMONDO TESTAGROSSA IL SUO SALARIO PER IL
PERIODO IN CUI FU CAPITANO DEL DIVIETO
1450 agosto 15, Lodi.
Locumtenenti, referendario et thexaurario civitate Alexandrie
Dilecti nosri, volemo et siamo contenti che fati pagare a Raymondo Testagrossa, nostro
capitaneo del diveto, dele condemnagioni che luy ha facte et mandate ala camera nostra el suo
salario per lo tempo che luy è stato al dicto officio secondo se contene nele sue littere, tanto de
quelle dal Fregarolo quanto dell’altre ve pareranno.
Data Laude, die xv augusti 1450
Cichus
107
FRANCESCO SFORZA ACCONDISCENDE CHE VENGANO ASSICURATI TUTTI I BENI E LE MERCANZIE DEI
VENEZIANI
1450 agosto 15, Lodi.
Consilio secreto.
Dilecti nostri, gli dacieri dela mercancia de quella nostra inclita cità ce hanno mandato a chiedere
per Melchion Squasse che ne piaccia per nostro salvaconducto asecurare tutte le robbe et
merchancie de Venetiani in quella nostra cità, como de esso Melchion più apieno seriti informati;
el qual remandimo a voy a ciò richesto como meglio vi parerà, et noy aquieserimo a quanto
ordinarite et farite. Ben vi recordiamo che, quando se condescenda ala richesta, la qual lasemo a
la deliberatione vostra, a noy pareria che tale secureza e salvoconducto dovesse essere
reciproco cusì per li nostri como per li suoi.
Data Laude, xv augusti MCCCCL.
Cichus.
49
108
FRANCESCO SFORZA CONCEDE A LUIGINO BOSSO DI POTER TAGLIARE LEGNA NEI BOSCHI DI
CUSAGO
1450 agosto 14, Lodi
Offitiali datiarum.
Nobilis dilecte noster, havemo concesso al spectabile cavalliero misser Alouysino Bosso per
monitione dela casa sua el possa fare tagliare in quelli luochi de lì quelle ligne che li piace et de
le quale 86r luy per suo uso bisognia. Il perché ti avisamo per queste nostre, et ti comandamo
che ad omni richesta d’esso spectabile misser Aluisino li lasci fare quelle legne ti pareno conve
nentemente satisfare a l’usare suo, togliendole però in luogo più comodo et che sia manco
disconzo ad quelli nostri boschi da Cusagho che sia possibile, havendoli in questa bona
advertencia.
Data Laude, die xiiii augusti MCCCCL.
Cichus.
109
FRANCESCO SFORZA INVIA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELL’ENTRATE L’ELENCO DEI LAVORI DA
FARSI PER LA RIPARAZIONE DEL PONTE DI PIZZIGHETTONE
1450 agosto 15, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, vederite per la inclusa, sive alligata, cedula la previxione et spexa necessaria ala
reparatione del nostro ponte. Voliemo adoncha, como per altre nostre sottoscritte de nostra
propria manu ve scrisemo, che subito si li proveda et statim examinate adoncha essa lista facta
per mastro Iohanne da Pavia, presente portatore, cum el qual ve intenderiti et gli darite qualche
denare, mandando com si chi ve parerà et facendo omni necessarie et opportune provixione
perché se ripare como è nostra total intentione.
Data Laude, xv augusti MCCCCL.
Cichus.
Provisio fienda pro reparatione pontis Pizleonis incipiendo a bocha magna usque ad bocham
bochettam citra Abduam.
Prima volumne 60, longhe brazza 28 fine in 30 et grosse once 8 dal capo grosso ad computo del
libre 3 per l’una, monta libre 1.8.0.
Item, per fare le cavriate, ligni 60 longhi brazza 14 l’uno et grosso once 7 in 8, ad computo de
soldi 24 l’uno monta libre 0.72.
Item, per fare le mazze delle sopraditte cavriate, ligni 48 longhi brazza 8, et sey grossi de once 7
in 8, ad computo de soldi 16 l’uno, libre 0.3.8 soldi 8.
Item, braccia 300 de tasselli longhi brazza xii l’uno et grossi once 2, ad computo de soldi x per
brazzo, monta libre 1.5.0.
Item, pexi de ferro 200 per fare chiodi et ponte de ferro per incalzare la colona, ad computo de
libre l 1 soldi 12 el peso lavorato 86v monta soldi 3 2 0.
Item, brachiere 200 ad computo de soldi 6 l’una, monta libre 0.6 0.
Procimo per prese 4 de corde luoghi de brazza 60 l’una ad compoto pesi 6 l’una, monta soldi
uno il peso, vale libre 0 1 9 soldi 4.
Item, bastarde doe longhi brazza 200 ad compoto suprascripto per pisi 4 l’una, monta libre 0 12
soldi 16.
Item, sartia una longha brazza 60 de pisi 8 al supradicto prexio libre 0 1 2 soldi 16.
50
Item, sinighotti 200 per tirare la mazza per confichare le colunne.
Item, nave doy per mettere suso lo castello, libre 0 20 soldi.
Item, colunne 90 de brazza 20 per fino ad 22 et grosse 7 once ad compoto de libre 1 soldi 12
l’una, monta libre 1 4 4 soldi.
Somorii 12 de brazza 14 l’uno et grossi once 10, ad compoto de libre 3 l’uno.
Capelli 46 longhi bracce 14 grosse once 6 et 7, libre 3 6 soldi ad computo de soldi 20 l’uno,
monta libre 40 soldi
Item, per lo magistrerio libre 4 0 0 soldi --.
Libre 14 95 soldi 4.
110
FRANCESCO SFORZA CONCEDE CHE ANTONIO DEL CONTE POSSA PORTARSI NEI SUOI POSSEDIMENTI
PURCHÈ DIA UNA GARANZIA DI 4000 DUCATI DI FAR RITORNO AL CONFINO
1450 agosto 7, Lodi.
In nomine Domini. Anno a nativitate eiusdem millesimo quadringentesimo quinquagesimo
indictione xiii, die merchurii xii mensis augusti. In executione infrascriptarum litterarum tenoris
huiusmodi videlicet: Dux Mediolani et cetera, Papie Anglerieque comes ac Cremone dominus,
dilecti, miser Antonio del Conte, confinato in quella terra nostra, ne ha facto con istantia
richierere siamo contenti el possa andare alcune fiade fora de quella nostra terra ale suoe
possessione de Daradia (Barazia), apresso a Monza et Sanctonovo presso Binascho, perché luy
darà sigurtà sufficiente non se partirà de quella nostra terra senza licentia et non andarà altrove
che ale dicte soe possessione. Pertanto siamo contenti togliati sigurtà da luy de ducati
quatromilia, zoè iiii milia, dele qual siate bene securo che el dicto Antonio non andarà altrove che
ale ditte possessione senza licentia nostra. 87r Et quando abbiate ditte securità, siamo contenti
lo lassiate andare andare ala ditta possessione et tornare, como ve parerà, dumodo che el non
vada senza nostra licentia a Millano né altrove che ale ditte possessione.
Ex Laude die vii augusti MCCCCL.
Cichus.
111
ATTO NOTARILE CON CUI SI ATTESTA CHE ANTONIO DE COMITE PROMETTE DAVANTI AL CASTELLANO
E AL CAPITANO DI MONZA DI NON LASCIARE IL CONFINO SENZA PERMESSO DUCALE. INTERVENTO DEI
FIDEIUSSORI PER 2000 DUCATI D’ORO A GARANZIA DELLA PROMESSA
Signatarum et sigillatarum sigillo ducali, a tergo: nobilibus viris castellano et capitaneo nostris
Monde. Modo ad executionem predictarum litterarum et aliis omnibus modo iure via et forma,
quibus me lius et validius potuit et potest, suprascriptus dominus Antonius de Comite, filius
condam domini Thomaxii civitatis Mediolani, porte Ticinensis, parochie sancti Alesandri in
Zebedia, et nunc mo ram trahentis in Modoetia pro confinato in contrata medicum, et constitutus
personaliter coram dominis Andrea de Simonetis, castelano castri Modoetie, et Lanzaloto de
Beaquis, capi taneo Modoetie, promisit et vadiam dedit, obligando se et omnia sua bona mobilia
et immobilia presen tia et futura et etiam suppelectilia domus et ea que alias verisimiliter non
caderent in generali obligatione pigneri prefatis dominis castellano et capitaneo Modoetie,
necnon in manibus mei notarii infrascripti persone publice et quilibet nostrum presentium
stipulantium et recipientium nomine et vice et ad partem et utilitatem ducalis camere, quod ipse
dominus Antonius de Comite non se transferat ad aliquas alias partes nec ad civitatem Mediolani
et non se transferat nisi ad predictas possessiones, nisi per transitum, sine spetiali licentia prefati
illustris domini domini nostri ducis, nisi et prout in dictis licteris fit et habetur mencio. Et hoc sub
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pena, et nomine pene, in stipulacione deducte predictorum ducatorum quattuormilium, de quibus
in dictis litteris fit et habetur mentio, auri et in auro et ad computum librarum trium sive quattuor
imperialium pro quolibet ducato, dandorum et solvendorum per predictum dominum Antonium si
et in casu quo predictis contrafecerit et non attendiderit et non observaverit predicta superius
declarata et in dictis litteris contenta et specificata et in stipulatione et obligatione aducta,
predictis modo et forma ut supra, renunciando et cetera, promittens, et cetera. Et pro predictis
omnibus et singulis per predictum dominum Antonium attendendis extiterunt et sunt fideiussores
et in solutum ut infra atenditores pro ratis formis et tenoribus infrascriptis, videlicet:
ser dominus Iohannes de Petrasancta, filius quon dam Antonii, porte Romane, parochie Sancti
Nazarii in Brolio Mediolani, pro ducatis mille auri et in auro;
Iacobus de Alzate, filius quondam Antonii, porte Horientalis, parochie Sancti Viti in Pa squirolo in
Mediolano, pro aliis ducatis mille auri et in auro ut supra;
87v Antonius Rabia, filius quondam Girardi, porte Nove, parochie Sancti Stephani ad Nosichiam,
pro ducatis mille auri et in auro ut supra; Bernabuvis de Comite, filius quondam Petri, porte
Ticinensis, parochie Sancti Se bastiani Mediolani, pro aliis ducatis mille auri et in auro, ut supra.
Qui domini Iohannes de Petra sancta, Iacobus de Olzate, Antonius de Comite et Bernabuvis de
Comite sese constituerunt prin cipales debitores, observa tores et in solidum fideiussores pro
quantitatibus et modis ac formis suprascriptis declaratis et specificatis ut supra, renunciantes
epistule divi Adriani et beneficio novarum constitutionum et omni alii iuri et auxilio usus et legis,
iuris et facti, quo et quibus sese tueri possint vel iuvari modo aliquo vel ingegnio, obligantes sese
omnia eorum et cuiuslibet eorum in solidum bona ut supra et iura pro quantitate et modis
suprascriptis. Et hec omnia cum pactis roborando, et cetera.
Actum in castro Modoetie, presentibus pro notario Iacobo de Monetis filio quondam Iohannis, et
Iohanne de Casate, filio quondam Girardi, ambobus Modoetie notariis.
Interfuerunt ibi testes: dominus Iacobus Rabia filius quondam Girardi, Franciscus de Seregnio
filius quondam Henriperti, ambo habitatores Modoetie noti; Tadeus de Busti, filius quondam
Iohannis civitatis Mediolani porte Horientalis parochie Sancti Nazarii in Brolio Mediolani et nunc
moram trahens in castro Modoetie similiter notus; Iacobus de Abiate, filius quondam Iohannini,
porte Horientalis, parochie Sancti Viti in Pasquirolo Mediolani, notus similiter; omnes testes ad
premissa ydoney vocati specialiter et rogati.
Ego Girardus de Bosomis, filius quondam Iacobi publicus imperiali auctoritate notarius civitatis et
ducatus Mediolani, necnon terre Modoetie notus ac habitator rogatus presens instrumentum
promissionis tradidi et in testimonium promissorum subscripsi.
112
ELENCO DEGLI ESLIATI E FUORIUSCITI DAL TERRITORO DI LECCO
88r Magistris intratarum extraordinariarum.
Bandezati dela terra de Leco.
Vannotus de Merlinis est in villa Olerte subtus capitaneum Martesane;
Vaninus de Belingardis est Mediolani;
Antonius de Gazonis est Mandeli;
Isachus de Madio est Oggioni, et cotidie vadit ad partes inimicas;
Filiponus de Cantonis est Mediolani;
Petrius de Boldizonis est Bononie;
Gaspar de Ysachis est Ballabii in territorio marchionum;
Iohannes quondam Rovede de Teoldis est Bergami;
52
Carolus quondam Bay de Mandello est Mandeli;
Omnes quottidie veniunt ad Malgradum ad eorum libitum.
Forausiti et confinati Leuci.
Augustinus de Bacho est Melinate et Malgrade et Vallis;
Gulielmus iiii capellis est ut supra;
Melchion et Gaspar, fratres, de Belingardis sunt Mediolani;
Petrus de Isachis et Balzarinus eius filius sunt Oggioni;
Andreas Petrus et Mutus, fratres, de Scanagatis sunt in lacu;
Petrus, frater Isachi, de Madis est Clivate;
Petrus Rovede de Teoldis est in Malgrate;
Ferdolis et Iacobus, fratres Filipini, de Caritonis est sive sunt;
Iacobus, frater Antonii, de Gacii est cum capitaneo Martesane.
113
FRANCESCO SFORZA INFORMA FRANCESCO BOTTO E BARTOLOMEO DE LOCADELLO CHE UN
CITTADINO DI CREMONA INTENDE SPOSARE UNA LORO PARENTE
1450 agosto 13, Lodi
88v Francisco Botto et Bartolomeo de Locadelo affinibusque suis.
Dilecti nostri, el spectabile et strenuo Bernabò da San Severino, nostro conductero, ce ha pregati
ve voliamo scrivere che dagati Apolonia vostra parente per molie ad Iohanne Manara nostro
citadino Cremone. Per compiacere adoncha ad esso Bernabò siamo contenti che de ciò faciate
commo vi pare et piace.
Laude, xiii augusti.
Cichus.
114
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE IL RICORRENTE BERNARDO DA RIVA SIA RISARCITO DEI CAVALLI E
DELLE COSE RUBATIGLI
1450 agosto 29, Lodi.
Capitaneo lacus Cumarum.
Dilecte noster, perchè Bernardo da Riva se grava de certi homini, qualli forano casone de farli
tore certi cavagli et robbe, come da luy intenderiti, et domanda gli faciamo fare rasone, pertanto
volimo che mandiate per quilli homini ve nominarà luy, et, constandovi che dicti homini siano stati
cagione de farli perdere li cavali et robbe gli fo tolta, astrenzeti mediante iusticia dicti homini ad
pagare dicta sua robba al dicto Bernardo.
Laude, die xxviiii augusti 1450.
Iohannes de Ulesis.
53
115
FRANCESCO SFORZA INFORMA CHE DAVIDE DA PARMA È DISPOSTO A CONCORRERE, PAGANDO, ALLA
PODESTARIA DI CALISTANO. A PARITÀ DI OFFERTE, VUOLE VENGA PREFERITO
1450 agosto 28, Lodi
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, già sono più dì passati promettessemo ad David de Parma per suoy benemeriti et
de casa sua verso nuy la podestaria de Calistano; ma siando poy succeduto lo incanto universa
le delli officii, dice che, per non detrare alle nostre intrate, è contento de pagare de dicto officio
insieme cum la fictaleza de Calistano quello che qualuncha altro volese pagare. Siamo adoncha
contenti et volimo che ve intendiati cum esso David et vogliando luy exbursare quanto un altro,
datila a luy, perché, considerati li respecti havimo dicto, ne pare et volimo ad egual pre cio luy sia
preferito. Et siamo contenti che al facto del denaro gli faciati uno poco de sufferencia de vi dì aut
vii in viii, mentre andarà a casa per fare provisione al dinaro.
Laude, xxviii augusti 1450.
Cichus.
116
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI DIA A PARMESANO DELL’ALTRO TEMPO PER AVERE UN RAGAZZO
AL POSTO DI QUELLO SPROVVEDUTAMENTE GARANTITOGLI DA RIZARDO
1450 agosto 15, Lodi
89r
Domino locuntenenti Cremone.
Nonobstante ch’el Parmesano, homo d’ arme compagno del strenuo Stamignone, havese dato
per seguritade Rizardo nostro homo d’ arme de cinquanta ducati per uno regazo, como crediamo
vuy essere informato, et già fose caduto in pena el dicto Rizardo de pagare dicti cinquanta du
cati, per certo respecto non volimo perhò ch’el dicto Rizardo né veruno altro per el dicto regazo
sia molestato né inquietato, per fin che non ve scriveremo altro, perché intendimo ch’el dicto Par
mesano habia uno poco di tempo ad ricatare un altro regazo, et poy relaxarà et licenciarà quello.
Data Laude, die xv augusti 1450.
Cichus.
117
ANTONIO DE MINUTIS INFORMA CHE LE TERRE DUCALI SONO STATE MESSE ALL’INCANTO ALLA
CONDIZIONE CHE SENZA PAGAMENTO DI DAZIO SI POSSA CONDURRE NEI POSSEDIMENTI DEL SIGNORE
QUANTO ALTROVE VIENE RACCOLTO
1450 agosto 10, Milano
Magnifico Cicho, et cetera. Copia.
Domine compater, respondendo ad una vostra littera, responsiva ale mie per lo fatto de li dacieri,
se puono in tute le littere del nostro illustre signore domandare restoro dele biavie forasterie ad
menare in le terre del prelibato signore nostro; ve dico questo per certissima conclusione che tuti
li dacii de tute le terre che erano del prelibato signore nostro lo zenaro passato, sono incantati
cum rapis et spinolis et cum lo decreto derrogatorio e preciso, et ulterius cum questo ch’el
prelibato signore possa dare licencie ad cadauno de conduere alle terre della excellencia sua
omni biave nasciute et recolte fora delle terre della signoria sua senza pagamento de dacio
54
alcuno e senza far restoro alcuno. Et pertanto ve avisso che per alcuna dele suprascripte casone
non li cade restoro in alcuna dele terre nostre et de questa non bisogna cerchare più chiareza.
Mediolani, x augusti 1450.
Vestre excellentie Antonio de Minutis
118
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIACOMO LANDRIANO VENGA SODDISFATTO, SE REALMENTE
DOVUTOGLI, PER LA PASSATA CASTELLANIA DI NOVARA
1450 agosto 16, Lodi
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, como vederiti per copia di uno capitulo in la domanda inclusa, Iacomo de
Landriano, olim castellano de Novara, quando occupassemo la cità, se pretende dovere havere
certa quantità de denari a lui restati per lo tempo haveva servito alla libertà, et dice sonno restati
tali denari a lui debbuti in le mane del thexaurero et daciere tunc de Novara, como da lui sareti
informato et credimo simile casone ve debbeno constare. Volimo adoncha et vi comitimo, intiso
el credito d’esso Iacomo, provediati li sia satisfacto secondo richede ragione et l’honestate.
Laude, xvi augusti 1450.
Cichus.
119
FRANCESCO SFORZA DICHIARA CHE IL SUSSIDIO ACCORDATOGLI DA PAVIA CON UNA ADDIZIONALE SUI
DAZI NON LO SODDISFA AFFATTO PER IL DANNO CHE NE DERIVERÀ ALLE ENTRATE DUCALI DELL’ANNO
SUCCESSIVO. MANDA, PERCIÒ, GIAMPIETRO CAYMO A PAVIA PERCHÉ S’INTENDA SULLA FACCENDA
CON OLDRADO E LANZALOTTO E LA COMUNITÀ PAVESE
1450 agosto 16, Lodi
89v
Magistris intratarum.
Como credemo habiati inteso per lo subsidio qualle havemo domandato alla comunità nostra de
Pavia, la dicta comunità ha deliberato subvenirci dono de fiorini xv milia, benchè nuy invito
l’habiamo acceptati perché nuy volevamo ne subvenissero supra le nostre intrate de l’anno
futuro, et ha deliberato dicta comunità che questi fiorini xv milia siano rescosi sopra l’addicione
deli dacii; et perché li dacieri molto se sonno gravati de queste addicioni, allegando che,
nonobstante sia la desfactione loro per questo anno, ma sarà gran preiudicio in l’anno a venire
ale intrate nostre, nuy havimo scripto ad vuy et così alli spectabili misser Oldrado et Lanzaloto a
Pavia che intendessero bene questa cosa, et poy facessero quello gli paresse lo meglio. Et
perché ne pare per questo sia dilongato lo facto nostro et lo bisogno nostro richede cellerità,
perhò volimo che vuy, Iohannepetro Caymo, andati domatina a Pavia et ve intendiati cum li
predicti misser Oldrado et Lanzaloto et la comunità quale ha facta dicta adicione et intiso insieme
el tuto volimo che dichiarate questa cosa che habia fine che nuy habiamo lo facto nostro per
quello meglior et più honesto modo et forma vi parerà perché nuy damo lo peso et lo incarico a
vuy et li predicti in Pavia. Et che questa dichiaratione sia facta per tuto martedì o mercordì
proximo futuro infalanter et che nuy ne siamo advissati. Et facto questo, cerchati le vie et li modi
per li qualli se possano retrare li dicti xv milia fiorini et che li possiamo assignare ad alcuni nostri
conducteri et homini d’ar me.
Data Laude, die xvi augusti 1450.
Cichus.
55
120
FRANCESCO SFORZA INFORMA DI AVERE INCARICATO GIOVANNI DA TOLENTINO E ANDREA DA FOLIGNO
PERCHÉ RICHIEDANO UN SUSSIDIO IN DANARO E IN NATURA DAI CITTADINI, DAI CONTADINI E DAGLI
EBREI
1450 agosto 18, Lodi.
Referendario et thexaurario Cremone.
Dilecti nostri, occurrendoce el bisogno al presente d’essere subvenuti dali nostri che ne amano
et cum fide et carità prosequino el stato nostro, havimo cometuto al magnifico nostro genero et
licotenenti lì domino Iohanne da Tolentino et ser Andrea de Foligno, nostro cancellero 90r che
rechedano alcuni nostri fidelli citadini et anche contadini de quella nostra cità, cusì in particulare
como in comune, et così seculari como ecclesiastici, ad servirci chi de denari et chi de frumento
o pano, secundo le loro facultate, cum ordine che dela quantità ne servirano gli siano facte debi
te assignacione sule intrate nostre de l’anno a venire. Volemo adoncha, et per le presente nostre
litere ve comettimo che a qualuncha ne subvenirà faciati debite assignationi sulle nostre intrate
de l’anno a venire, como havimo dicto, secondo l’ordine ve darano essi magnifico locotenenti et
ser Andrea nostri, informati dela mente nostra, intendendo el simile deli Ebrei habitanti in quella
nostra cità, li qualli, secondo le nostre richeste, ce subvenerano.
Laude, die xviii augusti 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit
Cichus.
121
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO RESTITUITI ANIMALI E COSE CHE RISULTASSERO
EFFETTIVAMENTE SOTTRATTE NELLA LOCALITÀ DI INVERIGO A BIANCHINO DEL CONTE
1450 agosto 16, Lodi
Potestati Mediolani.
Dilecte noster, Bianchino del Conte, dilecto nostro, pretendi che certi habitatori de quella nostra
cità habianno di suoi beni, qualli gli furono tolti nel loco de Inverico al tempo delle guerre
passate, como da lui saray informato, et ne richede vogliamo providere alla restitucione d’essi.
Per compiacerli aduncha, te commetiamo et volemo che, essendo como lui dice e retrovandose
alcune bestie bovine o equine, vestimenti o lecti de quilli gli furano tolti nel dicto loco, gli li faci
restituire liberamente et senza excepcione alcuna.
Data Laude, die xvi augusti 1450.
Cichus.
56
122
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI CANTÙ QUANTO SOPRA RICHIESTO AL PODESTÀ DI
MILANO A FAVORE DI BIANCHINO DEL CONTE
1450 ottobre 18, Milano
Potestati Canturii.
a
Dilecte noster, Bianchino del Conte, dilecto nostro, pretende che alcuni habitatori de quella no
stra cità et de destrecto d’essa habiano certi suoi beni, quali gli furono tolti in Inverico al tempo
delle guerre passate; dele quali et como sarai da lui informato, et ne rechede vogliamo provede
re alla restitucione d’esse. Per compiacerli adoncha, siamo contenti et volemo che, se così è co
mo luy dice et retrovandose alcune bestie bovine, cavalli, vestimenti et lecti, quali gli fosseno
tolte nela dicta villa, gli li faci restituire liberamente et senza excepcione et contradicione alcuna.
Mediolani, xviii octobris 1450.
Cichus.
a Corretto su Potestati Cumarum, depennato.
123
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI RESTITUISCA DA AMBROGIO DE ALBICIS E STRAMEZOLO QUANTO
DA LORO SOTTRATTO IN CAVALLI E BIADE A BELTRAMINO DA ERBA
1450 agosto 16, Lodi
Dominico de Albicis et Stramezolo.
Cum singular despiacere et mal contentamento de vui havemo intesso per diversi modi la novità
haviti fatta ad Beltramino 90v da Herba et soy compagni in torli cinque cavali et biade, qualle
conducevano ad Asso, nonobstante havesseno bona licencia da Bartholomeo Trovamale. Et
certamente haviti facto male et contra l’honore et debito vostro ad fare contra la dicta licencia,
perché essendo esso Bartholomeo locotenente in quelle parte per la magnifica madona Luchina
dal Verme, non doveresti contrafare, immo piutosto exequire quello ordinasse luy nel facto de
conduere biade. Pertanto ve comendiamo et volimo che, vedute le presente, subito et senza
excepcione o contradicione alcuna et senza aspectare altro comandamento da nuy, vui relaxati
et restituati le dicte cavalle biave et omni altra cosa tolta alli poveri homini predicti, havendo bona
advertencia ad exequire questa nostra intencione et observare le licencie de biave, quale facese
el dicto Bartholomeo, perché, quando facesti altramente, ne fareti cosa molesta et ve daremo a
vedere che siamo de vuy malcontenti.
Laude, die xvi augusti 1450.
Cichus.
57
124
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE , IN SEGUITO ALLA DENUNCIA DI GIOVANNI ANTONIO MARCELLO, LA
GENTE DI PANDINO DESISTA DAL FARE QUALSIASI NOVITÀ PER LA ROGGIA
1450 agosto 16. Lodi.
Potestati comuni et hominibus Pandini.
Dilecti nostri, per le incluse littere del magnifico misser Iohanne Antonio Marcello, vederiti quanto
scrive delo excesso comisso per vuy, secondo luy dice, per quella rugia, et perché a noy non
pare ragionevole che ve faciati rasone da vuy stessi, et anche non volimo comportare vuy siati
cagione de scandali et questione, ve comandiamo che debiati desistere da simile novitate et
revocare quelle havessevo facte. Et se gli pretenditi ragione alcuna, avissati noy che cercharimo
remediargli et gli remediaremo, ma in questo mezo non ve deshonestate. Et lecte che haveriti le
incluse, mandatile in mano de Cicho nostro secretario.
Laude, die xvi augusti 1450.
Cichus.
125
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SOLLECITAMENTE SI RACCOLGANO DANARO E FRUMENTO DA
ASSEGNARE A CHI LUI INTENDE
1450 agosto 17, Lodi.
Locuntenenti Cremone et ser Andree de Fulgnato.
Dilectissimi nostri, havemo recevuto vestre littere circa el facto dele addicione, cioè an se
debeno fare et cetera; alle 91r qualle respondemo, dicimo che, essendo com vui scriviti, siamo
contenti et anche volimo che concedati ad nostro nome che se possano fare per cagione del sub
sidio, al qual ve carrichiamo quanto più possimo, vogliati insistere cum omni industriosa
solicitudine et dilligencia, ita che senza perdimento de tempo se reschoti, ad ciò che possimo deli
dinari o frumento di quello assignare la parte sua a chi la intendemo dare. Siamo ultra ciò
contenti, attento quantto scriveti del dacio dela draparia. Alla parte dela biava per li cavali deli
soldati, ad noy non pare né volimo che se gli dia fino a tanto che non ve scriveremo altro. De
quanto ce haviti scripto vuy, Zohanne, dela conditione de quella nostra cità rimanemo molto leti
et consolati, confortandovi et pregandove che gli faciati havere tal dilligencia che se conservi in
sanità, dela quale non ne potresti far cosa che più ne piacese né più ne fose grata.
Laude, xvii augusti 1450.
Cichus.
58
126
FRANCESCO SFORZA RICHIAMA IL PROBLEMA DELLA ROGGIA RIPETENDO CHE VUOLE SI DESISTA DA
OGNI NOVITÀ
1450 agosto 16, Lodi.
Iacobo Antonio Marcello provissori Creme.
Havimo intiso quanto ce ha scripto la vostra magnificencia delo excesso, segondo ditano vestre
litere, comiso per quilli de Pandino nel facto de quella rogia; del quale se ne maravigliamo, et per
le alligate gli ne scrivemo opportunamente in modo che desistirano et, se havirano facte le novita
te, le revocherano se gli fareti presentare le littere. Et quando non lo faceseno et ne sarimo avis
sati, gli darimo ad intendere che non siamo contenti sia facto cosa che rincresca alla vostra
magnificiencia né ali suoi suppositi.
Laude, xvi augusti 1450.
Cichus.
127
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO PAGATI IL CAPITANO DELLA CITTADELLA E IL
CASTELLANO IN MODO CHE POSSANO FORNIRSI DELLE COSE NECESSARIE PER NON LASCIARE
USCIRE I SOLDATI
1450 agosto 17, Lodi
Iohanni Botto generali referendario ac referendario et thexaurario Parme.
Dilecti nostri, essendo quella nostra cità reducta alla condicione ch’el è per respecto alla pe
ste,delibarimo et volimo che al capitaneo della citadella et castellano nostro li faciati respondere
dela paga del mese passato, mediante le quale se possino fornire dele cose necessarie per non
havere cagione de lasare usire fora li compagni et infectarsi dela dicta peste.
Laude, die xvii augusti 1450.
Cichus.
128
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE AL FAMIGLIO DUCALE ALESSANDRO DA FOLIGNO VENGANO
ASSEGNATI QUATTRO DUCATI AL MESE SENZA ALCUNA BOLLETTA COME INVECE PRETENDONO DI FARE
IL REFERENDARIO E IL TESORIERE
1450 agosto 17, Lodi.
91v Antonio de Minutis regulatori.
Ordinassemo altre volte che ad ser Alexandro da Foligno, nostro famiglio, fose dato la spessa ad
Cremona per quatro boche et tu, como say, li fessi assignare quatro ducati el messe per le dicte
spese. Da poy noy scrissemo al referendario et thexaurero che gli dovesseno respondere deli
dicti denari senza fare altre bolete, et, per lamenta ne fa el dicto Alexandro, essi referendario et
thexaurero non lo voleno fare, dicendo havere comissione dali maystri de non respondere ad
alcuno de dinari se le bolete non se fanno lì a Milano; et etiamdio dice gli voleno retenere uno
grosso per fiorino de capsoldo et xxxii de incanepa. Pertanto, non intendendo che questo ordine
se extenda al dicto Alexandro, te cometiamo et volemo provedi et ordine che ad esso ser
Alexandro sia resposto ad Cremona deli dicti quatro ducati senza retencione de capsoldo senza
canepa et senza gravarlo delo facto dele bollete.
Laude, die xvii augusti 1450.
Cichus.
59
129
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALLE COMUNITÀ SUACCENNATE DI CONTINUARE A PASSARE LE LORO
ENTRATE AI CASTELLANI
1450 agosto 17, Lodi.
Comuni et hominibus villarum Albazani, Isole Vallis Parme, Annole et Prete districtu Parme.
Dilecti nostri, ali dì passati ve scripsemo che dovesti contribuire obedire et essere sottoposti alla
nostra comunità de Parma, el che molto ne piaceria per reintegrari li suoi membri alla cità;
nondimeno perchè intendiamo che l’intrate et censi de quella terra per lo passato erano ordinate
e deputati ad quelli castellani, deliberamo et volimo che, fin a tanto che per altra via faremo
provissione alli dicti castellani, vuy gli rispondiate d’esse intrate a modo usato.
Laude, die xvii augusti 1450.
Cichus.
130
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE, CAUSA LA PESTE, SIANO LASCIATE APERTE SOLO TRE PORTE
DELLA CITTÀ
1450 agosto 17, Lodi
Vicecomissario et potestati nostris Parme.
Essendo vacuata quella nostra cità de citadini como è, per casone dela peste, ne pare superfluo
appriri tante porte quante gli sonno. Pertanto laudiamo et volimo che, aprindo solamente porta
Nova, porta Santa Croce et porta San Francesco, tegnati serrate tute l’altre durante questa
condicione et fin alla ritornata deli dicti citadini, facendo questo cum bon modo per non dare
umbreza alli citadini, como saperiti ben fare. Et aciò quella nostra cità resti più secura in questa
evacuacione volemo che tute quilli fanti sono ordinati a venire lì siano 92r logiati in la piaza.
Eseguiti adoncha questa nostra intencione.
Data Laude, die xvii augusti 1450.
Cichus.
131
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE A FRANCESCO ALMERICO E BERNABÒ DA SANSEVERINO VENGA
DATA LA RIMANENZA SUI 300 DUCATI DI PANNO DO VUTI
1450 agosto 17, Lodi.
Iacobo Griffo.
Iacomo, scripsemo in questi dì et ordinassemo che li magnifici Francesco Almerico et Barnabò
da San Severino fosse dato in trecento ducati de panno, et anco non ne hanno avuto se non in L
ducati, como loro dicono. Pertanto volemo che subito provede che incontinenti gli sia dato el
resto fin al computo delli dicti trecento ducati.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
60
132
FRANCESCO SFORZA ORDINA VENGANO TRATTENUTE TRE PERSONE IN ATTESA DI SUE DISPOSIZIONI
1450 agosto 18, Lodi
Iacobo de Alferiis.
Iacomo, volimo servi ogni via et modo a te possibile de fare che honestamente tu habii nelle
mane uno chiamato Zanna, figliolo de Leone Zucho, un altro Cattanio suo fratello et un altro
nipote de Donato, che sta alla Cassinaza in Vallera, l’altri dui sopradicti stanno in Vallera; li qualli
tutti tri volimo debii far ben guardare et tenere in districto. Et facto questo, ne advissa noy,
perchè te advisaremo quello doveray fare de loro. Et questa cosa fa che tu la governi cum boni
modi ad ciò che non andaseno in sinistro.
Laude, die xviii augusti 1450.
Cichus.
133
SI INFORMA IL DUCA DELLA IMPOSSIBILITÀ DI FORNIRE DATI CERTI SUI VANTATI PRIVILEGI DEI FRATELLI
FRANCESCO E GUIDO VISCONTI. SI RICORDA CHE NOTIZIE SI POTREBBERO AVERE SUI PREDETTI PER IL
LORO RICORSO AL CONSIGLO SEGRETO PER POTER VENDERE IL SALE AI LORO UOMINI AL PREZZO DA
LORO FISSATO, VANTANDO ANCHE IN QUESTA MATERIA AMPI PRIVILEGI IMPERIALI. SI ALLEGANO DATI
SUI LUOGHI (DEI QUALI VENGONO INDICATI I FUOCHI E LE ENTRATE) RIVENDICATI DAI SUDDETTI
FRATELLI COME A LORO SOGGETTI
1450 luglio 24, Milano
Illustrissimo principi et domino duci Mediolani.
Illustrissime princeps et excellentissime domine noster singularissime. In execucione dele littere
della excellentia vostra, nuy cum quilli modi ne sono parsi più secreti, havemo tolta quella
informacione sopra quello domanda misser Francesco et misser Guido fratelli deli Vesconti, la
quale inclusa ve mandiamo, avissando la excellentia vostra che deli suoy privilegii et rasone noy
non possiamo chiarire la Signoria Vostra che non li domandasi suoy privilegii et raxone ad essi
fratelli, ma la cosa poy non saria secreta. Gli è perzò uno modo indirrecto, per saperlo perchè
intendiamo dicti fratelli essere heri stati in consiglio secreto et havere richesto poter havere
licencia de vender sale alli suoi homini per quello precio li pare ad loro, et che 92v al tempo del
duca Zohanne et de lo illustre signore passato loro pagavano el salle alla gabella ad raxone de
soldi xl el staro, et poy loro lo dispensaveno a loro modo. Et hanno dicto in consiglio haveri privi
legii imperiali molto ampli. Il perché la Signoria Vostra potria scrivere ad quilli del consiglio
secreto se faciano mostrare quilli suoy privilegii et raxoni, le qualli perfin adesso non sono
anchora veduti da perso na; sichè saria laudabile ad vederli. Et avissamo la excellentia vostra
che al tempo del signore passato li Vesconti per li suoy massari et per loro avevano el salle per
uno certo precio et minori che gli altri; ma erano anchora obligati ad levare una certa taxa de
salle, la quale però may non fiseva levata cum quanti comandamenti se podeva fare. Misser
Pedro Cotta è andato a Como per facti dela excellentia vostra, et nuy senza luy havimo tolta
quella informacione havemo potuto havere tanto secretamente quanto è stato possibile. Se
recomendiamo alla excellentia vostra.
Mediolani, xxiiii iulii 1450.
Eximie excellentie vestre fideles servitores.
Silanus de Nigris. Antonius de Bosiis et Iohannes Calcaterra.
Pro dominis Francisco et Guido Vicecomitibus.
Primo la terra de Summa et Mezana cum le pertinencie tenevano al tempo del signore passato.
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Item, Grialasica e Vergià cum le sue pertinencie hanno comprato dalla comunità, como appare
per carta. Item, lo resto della pieve rechedita la qualle teneno, son li infrascripti Vizolla, si è una
cassina, le qualle sonno separate per littere della Signoria Vostra dalo vicariato de Gallarà e date
a noy per la provisione a noy altre volte facta le qualle sono de minima intrata, como porrà
vedere la Signoria Vostra:
prima, Corzeno che sonno foghi x;
item, Cuyrono che sono foghi viiii;
item, Cimbro che sono foghi vi;
item, la Villa con lo monastero foghi iiii;
item, Nornago foghi iiii;
item, Montanate foghi xii;
item, Vinago foghi vii;
item, Corrignola foghi xii;
item, Quinzano foghi xiii;
item, in Arsago, che è nostro, foghi vi;
item, in Caxora foghi vi;
item, Castelnovate foghi i;
item, Castilago, lo quale è nostro como apare per littere delo duca Zohanne;
item, li è protestanze, le quale ho facto fare a recheduta dela Signoria vostra, como lo signore
passato ne volea rendere Lonà Pozoldo et le altre terre nostre. 93r Infrascripta è la informacione
tolta su la richesta ha facto misser Francesco e Guido frateli deli Vesconte al nostro illustre
signor duca de Milano et cetera. Soma è bon loco e capo dela pieve e fa cento fochi et ha porto
su Ticino, et è de intrada per dacio, panni, vino et carne e per la imbotata de vino et de biava,
ogni anno livre cccxx. Et li dicti fratelli et li suoy antecessori ultra la exempcione hanno nel dicto
loco, segondo se dice, hanno exercitado mero et mixto imperio et may non habiamo intiso per
qualle raxone né concessione né privilegio era tenuto el dicto luocho per loro Vesconte, salvo
che le ussanza de Vesconti se hanno possessione in uno locho per la exempcione che hanno
deli soi beni, usurpeno de comandare alli homini che stanno ali dicti luochi, et fare como se
fusano signori. Et in quello locho de Somma, Otto e Galeazio, fratelli de misser Batista, che fo
padre deli dicti misseri Francesco et Guido, aveveno la parte sua. Et la parte de Otto, per la
imputatione li fo facta dela morte del duca Zohanne, fo confiscata et donata per lo illustrissimo
signore passato ad messer Conradino da Vicomercato, et così ha sempre golduto fin alla morte
del duca passato, et così li beni aveva el dicto Otto ad Castillago. La parte de Galeazio anchora
fo confiscata per uno homicidio fece in questa cità e poy ultimamente fo donata ad Francesco
Vesconte figliolo che fo de messer Hestor. Et sempre l’ha golduta salvo che da duy anni in qua
misser Francesco et lo fratello diceno che la parte de Galeazio de’ essere confiscata alla camera
loro, como signori de Soma, et che lo illustrissimo signore passato li sforzava. Mezana è una villa
della dicta pieve de Soma et sempre tenuta per lo illustre signore passato et cercato li dacii ad
suo nome salvo che in lo anno mccccxlvi, che li Veniciani passaro Adda, dicti fratelli
comenzarono ad usurpare el dicto locho. Et dal luocho da Soma in fora, tuto lo resto de la pieve
fiseva tenuta per lo illustrissimo signore passato, et cercato li dacii ad suo nome deli qualli se ne
cava, non mettindo Soma né Grillasica, circa libre cccc vel D lo anno.Grillasica fa pur de fochi lx,
et lo illustrissimo signore passato la dedi ad goldere ad Petro Zuchono per certi dinari che lui
exbursò; et ne cavava el dicto Petro del dicto luocho più de libre cc l’anno. Vergià è poco locho
et è dela dicta pieve de Soma; et quilli altri lochi dela dicta sono dato in scripto per li dicti fratelli,
hanno deli fochi più de xxx che non hanno dato in scripto. Et la intrata deli dicti lochi monta omni
anno 93v circa libre cccc vel D, como è dicto sopra, non li metando Soma né Grillasica. Havemo
anchora trovato che la comunità de questa terra a dì xvii de novembre de mccccxlviii fue vendita
ali doi fratelli deli luochi de Grillasica et de Vergià per ducati cccc, non che al tempo del signore
passato tenesseno may li dicti luochi. Cistellago è la migliore villa che sia sotto la pieve de Olzà
Olona lunze da Soma più de xii miglia, et fa più de fochi clx; in lo qualle locho dicti fratelli hanno
alcune possessione et pochè hanno anchora succeduto a misser Iacomo Vesconte suo barba, il
62
quale ancora lui lì aveva alcune possessione. Et per la exempcione che lui aveva, stagando lui lì
et fazando del signore, faceva grande damno ad li dacii delo illustrissimo signore per modo che li
daciarii delo illustre signore bisognava sempre acordarse per fiorni c l’anno e mancho che fanno
libre clx. Et poy el dicto messer Iacomo faxeva cerchare la terra ad suo modo, cavava anchora
de uno pristino et de una taberna, che lui faceva fare, circa ducati cento l’anno. Sichè a
concludere, dicti fratelli non hanno altra raxone in quello locho, salvo la exempcione, la parte deli
beni de Otto, barba suo, haveva in lo dicto loco fo dovuta ad messer Conradino da Vimercato
Lonà Pozoldo se chiama borgo et è bono locho apresso Ticino, et fa più de ccl fochi et al tempo
del signore passato valeva la imbotata del vino et dela biava ogni anno da libre dccc perfin in
libre m; del dacio del panne, vino et carne se ne cavava circha libre cc l’anno. Anchora se
cavava del dicto borgo una intrata de libre L l’anno, la quale responde alla camera extraordinaria
et se chiamava la honorancia dela podestaria del signore. Né may intendessimo da persona che
viva che li antecessori deli dicti fratelli havesseno concessione né raxone nel dicto borgo; ancora
li è memoria de homo che se recorda che lo dicto logo fosse tenuto per li antecessori deli dicti
fratelli, né crediamo anchora che li habiano una minima possessione.
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GUARNERIO CASTIGLIONI SI IMPEGNA PER AUMENTARE A NOVARA L’ENTRATA DEI DAZI DEI QUALI DÀ
INFORMAZIONI SIA PER NOVARA CITTÀ CHE PER IL VESCOVADO. CONSIDERATO IL GRANDE
CONTRABBANDO DI SALE E LA MODESTA QUOTA FISSATA PROPONE DI ELEVARLA DA 4 MILA A7 OD 8
MILA STAIA E DI INCANTARE LA TASSA DEL SALE PER TALE CIFRA. PER GARLASCO, DI CUI GUARNERIO È
FEUDATARIO ASSICURA CHE NON INTACCHERÀ LE ENTRATE DUCALI. QUANTO AI SOLDI RUBATI DAL
FAMIGLIO TEDESCO PROPONE DI ACCONTENTARSI DI REPERIRE 300 DUCATI
s.d.
Instructio et memoria dicendorum illustrissimo domino nostro parte domini Guarnerii.
Primo, che iunto che fo in Novara, fece le pratiche cum varie et diversi citadini per obtenere li
acresimenti de dacii, segondo la comissione, et conduxi tuti li principali discordi in altro ad
consentire a questo, quantuncha alcuni populari fossano molto contrarii. Et narrari tuti li progresi
et difficultate sarebbe cosa più longa et tediosa che subtile; ma perchè sempre dicevano voler
fare per sua qualitate como le altre citate, quantuncha foseno rari poveri et afflicti mandorono a
Pavia. Et anche vene lì uno mese Susino de Simone fornaro che dixi male asay che non
volevano rumpere convencione né accrescere dacii, se non per questo tanto in modo che
Novaresi pretendeva no non tocargli uno quinto de quello subsidio de Pavia per gli extimi antichi
et vole seno fari a quella rata. Post multa la excellentia sua me scripsi che attendesse alla
expresione de quantitate et facesse questa conclussione et rechedessi fiorini xii milia senza
molestia de citadini, et non gli metese umbreza, che anche non se facese per meno et che
venesse ad conclusione o sopra accressimenti de dacii o de altro. Et per questo per omni
industria cum magiore fatica che may avesse, ho facto conclusione credo molto bona et assay
conforme alla peticione dela excellentia sua. Et per cavari più denari et per remediare al stilo
antico, che de ogne carrico la citate toleva el terzo et gli dui terzi compartiva in el vescoato de
fora, secondo la qualle forma haveriamo havuto doe volte più denari, ma non s’è potuto fare al
presente, perché quasi tute le terre de fora sonno alienate et infeudate excepto tre. Pertanto la
citate cum poche villete desfacte s’è obligata per instrumenti publici, nonobstantibus
convencionibus, a subsidio de libre xii mi lia sopra acresimenti de dacii et de sale. Et ulterius
sono taxate libre cccc milia dccc ad Olegio, Cerrano et Borgo Maynero, per lo qualle sonno
offerti fiorini ii milia, ma restiamo in conclusione che sianno libre iiii milia per compire florini x
milia. Tochaveno etiam a Breme, Romagnano et Carpegnano circha fiorini mile, ma dicano che
tute l’intrate sonno date ad Francesco et Imerico et per questo senza special comissione non
sonno taxati, sichè la sua excellentia po’ chiarire questo passo. Le altre terre bene non
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respondano: messer Oldrado tene Trechate, Ugolino Crivello Galiate, el conte Filipo tene nove
terre del novarese, misser 94v Zanardo Torniello et mes ser Thomaso Caza tengano el resto per
feudo novo, sichè la citate remane quasi sola, et non fa octocento homini da guardia et ritrovo
Olegio farne quasi più; ma se la excellentia sua volese fosseno taxate quelle de Francisco et
Imerico sarebbe el subsidio appreso xviii milia libre, aliter resta in xvi milia. Et perché questi
denari, quantucha foseno asay, secondo el scrivere dela signoria sua, perché la citate è povera,
parendome tamen a me pochi alla necessitate sua, et vedan do la intrata del sale in frose et
grandissimo straxordine, perché non se leva la mitate dell’usato, et tute le gabelle non le valeno
più de libre ii milia dccc, et mangiasse più salle vercellese, per fede et devocione me son
sforzato fare ordinare et alzare quella intrata et accre scere più de altre libre vi milia o vii milia
per sutile industria, dela quale novaresi non sono avisti, per fare reiusire in tuto circa libre xxiii
milia, in questa forma che ho capitulato in contratto che ultra l’interciamento de dacii extanti,
acrescano x soldi el staro del salle ma xxxx per staro per lo subsidio. Et perché ritrovo così poca
leva de sale se debia fare et moderare la taxa vegia per fare levare mazor quantitate de sale in
citate et tuto el vescoato, in modo che, levandose adesso mancho che stara iiii milia, se ne leva
rà vii milia o viii milia servando el mio ordine; et in questo acresci mento de iii milia stara et più, la
excellentia sua guadagna non x soldi ma xl per staro, sichè qua serano dele libre vii milia
sotocoperto. Ma non bisogna publicare questo guadagno per non guastarlo, ma solum exequire
l’or dine et lo capitulo et havere el fructo. Et quantuncha sia dicto solum per questo anno et
sequen te, non dimancho saperò tenere modo che da poy se continuerà la taxa. Et facendo
questo principio a Novara, sarà fundamento et casone de farlo per tuto el terreno, se gli sarà
necessitate de denari per guerra per non perdere, quantuncha io più laudaria et piaceria la pace
ma, non potendola havere, se vale fare ogni cosa per vincere. Et questa pa rebbe la maior
intrata et più comune et factibile, che removarene le frose et relevarene più che libre ccc milia
ubique. Item dirai ala excellencia sua che, quantuncha gli accresimenti de dacii predicti sianno
per questo anno et se quente per lo 95r subsidio tantum, como scripsi la signoria sua,
nondimanco ad quello termino non dubito che se tenerà modo che Novara continuarà questi
accrescimenti, se Pavia et l’altri citate farano el simile perchè molti se spegiano in Pavia et al
presente avevano convencione che non se potesse metre questo carrico; ma io gli ho mostrato
agli libri et sostenuto per rasoni che le convencione non se extendeno quando emergi et nasci
nova casone de periculo de stato. Così, finito questo tempo, sustineremo che per nova casone
bisogna continuare questi acrescimenti, che in Novara seranno quasi alter tanto como la prima
intrata avissando che, quando gli dixi Pavia fare per xvii milia fiorini, fuoreno più retrogredi
dicendo che Novara non pò fare per lo sexto de Pavia, pur sono conducti ut supra, ma gi è
bisognato et del dolze et del brusco et de ogni inzegno cum solicitudine. In el la qualle ho facto
più ex corde che conservare la vita propria. Item diray che mio officio non è de incantare né
scotre intrate et che poco valeria fare boni ordeni et contracti et accrescimenti se non foseno
exequiti cum dilligencia et prom ptudine. Et pertanto è necessario mandare uno degli suoy
maystri o altro grato ad incantare gli dacii cum gli accrescimenti et accordare gli dacieri, che non
voleno scoteri gli accrescimenti, et ad ordinare la predicta tassa de salle per tanta utilitate et non
perdere tempo, et anche facendo questo bono pegno per rehatare parte deli denari bisognando,
et cetera. Avissando etiam che ho havuto alcuni iorni el dolore collico et sonto infermo che potria
essere fora de casa, quantun cha questa volta non habia voluto fare difficultate ne excusacione.
Item diray che, volendo misser Antonio Bosio retore el mio privilegio de Garlasco, ho sentito che
tuto era per exceptare el salle; ma de questo non bisogna che la excellentia sua prenda affano,
perché io gli farò, per littera cum mano propria o per contracti, chiareza o certeza de impagiarme
de sale mercancia in gualdi, per dare exempio ad altri feudatarii, né may gua starò le sue intrate,
quan tuncha Garlasco a me vaglia pochissimo, avissando ch’el mio privilegio novo non è largo,
anzi mezo et molto mancho che non era el vegio et la reservacione non era posta nel mio
privilegio vegio perchè fo facto già xvii anni inanti quello ordine. Non dimancho son a 95v Item
diray che de quelli lxxx ducati forano furati per lo fameglio tedesco et robati a luy, non hagio
rehavuto nesuno, perchè, siando date le segurtate per xxx ducati, ha poy facta una littera che gli
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robbatori non siano astricti per fino non correno le pagge; pertanto supplico se degna far lettera
revocatoria, et che siano astrecte le sugurtate a Melignano et Cremona, almancho per quilli xxx
ducati, per non perderli tuti.
a La carta 95r termina così.
135
ALL’ACCUSA DEI CREMASCHI CONTRO GLI UOMINI DI PRANDINO, FRANCESCO SFORZA FA SEGUIRE UNA
LETTERA DI RIMPROVERO CONTRO QUESTI CHE, A LORO VOLTA, RESPINGONO ( IN DATA 17 AGOSTO)
OGNI IMPUTAZIONE. DI FRONTE A QUESTO SCAMBIO DI ACCUSE, IL DUCA SCRIVE AL PROVVEDITORE DI
CREMA PERCHÉ INDAGHI AI FINI DELL’ACCERTAMENTO DELLA VERITÀ
1450 agosto 18, Lodi
96r
Provissori Creme.
Ali dì passati recevessemo una littera dela vostra magnificentia, continente certo excesso havere
facto li homini da Pandino ad quelli da Crema per la rogia et cetera. Il perché subito scrisemo alli
dicti da Pandino in modo se doveano accorgere noy havere per male quanto se diceva loro
havere facto; unde loro ce respondeno quanto vederiti per sue incluse. Intesso adoncha el
tenore de quelle, pregamo la vostra magnificentia se vogli bene informare dela verità et se forsi
ve fose dato ad intendere mancho ch’al vero, avissando che havimo per fermo proposito che per
li nostri non se faci cosa che debbia rincrescere ad vuy né alli vostri. Et così monstraremo cum
effecti, perchè nostra intencione è che non gli innovata cossa alcuna contra el dovere.
Laude, die xviii augusti 1450.
Cichus.
1450 agosto 17, Pandino.
Illustri domino duci Mediolani.
llustris princeps et excellens dux domine noster, post humilissimam reverenciam et recomenda
cionem cum debita reverencia, havimo intiso quanto ne scrive la illustre vostra signoria sopra el
facto dela lamenta ha exponuto lo magnifico misser Iacomo Antonio Marcello per la turbatione
dela roga da Crema, qual se cava d’Ada. Cum digna humilitate avissamo la vostra illustre signo
ria è tuto in contrario como è significato che alle xiiii del mese presente andono quilli da Crema,
ad una cum alcuni infanti forastieri, alla dicta sua roza, e li fereno uno arzeno et uno obstaculo
nanti alla nostra roza contra ragione per modo la nostra non ne haviva niente aqua. Et vedendo
de tracta ad noy manchare aqua, mandassemo dui deli nostri ad vedere per que manchava. Et
quando forano al dicto loco atrovareno li dicti cremaschi havere stopata tuta quanta la nostra et,
dicendo loro che haviveno facto male, li suoi fanti forasteri assaltareno li nostri et incalzareno,
trandoli dele prede, per modo se non se fosano atrovati a cavallo gli haveriano a guastati. Sichè,
vedendo loro avere pecato, ha voluto prima lamentarse e levare lo pigno allo camparo. Et de
questo se offerisemo de stare che se veda quello che de ragione.
Ex Pandino, xvii augusti 1450.
Eiusdem vestre dominationis fideles subditi.
Potestas et homines Pandini.
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136
FRANCESCO SFORZA CHIEDE CHE IL RESTO DELLA GARANZIA DOVUTO DA ROSSO DA VALLE VENGA
DATO AL MESSO DI ALESSIO DA PUSTERLA
1450 agosto 18, Lodi.
Refferendario Papie.
Dilecte noster, volemo che per urgentissima necessità deli lavorerii facimo fare qua, faciati metre
in punto el resto de quelli doa milia ducati debbeno pagare le segurtate del Rosso da Valle; el
qualle resto debbe essere ducati ducentovinti, li qualli havimo deputati ad questi lavorerii. Li qual
li recuperati et metuti insieme, che 96v volimo gli assignati ad qualuncha messo ve manderà Ale
xio da Pusterla, nostro thexaurero deputato sopra questo lavorero; ma sopratuto, se may havesti
voglia fare cosa che ce fose grata, dati oppera cum questo effecto che subito siano apparichiati.
Laude, die xviii augusti 1450.
Franciscusforcia Vicecomes manu proipria subscripsit.
Cichus.
137
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI LASCI A FIASCO, SUO COMPAGNO, TAGLIARE DELLA LEGNA NEI
BOSCHI DUCALI DA CACCIA
1450 agosto 18, Lodi.
Magistro caciarum.
Siamo contenti et volimo che presti paciencia ad Fiasco, nostro compagno, de far tagliare dele
ligne da foco per suo uso honestamente et condurli cum dui o tri mulli, de quelli boschi vetati per
le nostre caze, dum tamen se habia bona advertencia che non se guasta lignami utili né anche le
caze instituite per li piaceri nostri.
Laude, die suprascripta.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
138
FRANCESCO SFORZA SOSPENDE L’INCANTO DELLA COLLATERIA GENERALE LASCIANDOLA ALL’ATTUALE
TITOLARE
1450 agosto 19, Lodi
Magistris intratarum.
Nostra intencione è et volimo che desistate dal incanto dela nostra collateraria generale, perchè
volimo che la rimanga ad Iaco d’Alzà. Servate adoncha questa nostra mente, et lassate esso
Iacomino al officio non gli dando altro impazo.
Laude, xviiii augusti 1450.
Cichus.
66
139
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIA A PIETRO AMBROSIO DA CASALE IL CAPITANEATO DELLA
VALLE DI LUGANO, PERCHÉ SUA È STATA LA MAGGIOR OFFERTA
1450 agosto 19, Lodi
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecte noster, quid per alias nostras scripserimus, havendo Petro Ambrosio da Casale, già
prima domandato el capitaneato de Val Lugano et per quello proferto quatrocento fiorini, cioè
400, et non siando poi incantato se non ducento cinquanta, a noi pare et volimo, così perché ne
pare ragionevele, che debba precedere el primo, como etiam per lo avantagio della nostra
camera, che date el dicto capitaneato al prefato Petro Ambrosio mediante li 400 fiorini. Dateglilo
adoncha senza contradicione et replicacione de più nostre littere.
Data Laude, die xviiii augusti 1450.
Cichus.
140
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FRANCESCHINO DA SAN PIERO DI PORTARSI A PAVIA E ACCORDARSI
CON IL REFERENDARIO PER PRENDERE POSSESSO, A NOME DELLA CAMERA DUCALE, DEI BENI
FACENTI PARTE DELL’EREDITÀ DI PAOLO DA GALLIATE
1450 agosto 19, Lodi
97r Magistris intratarum extraordinariarum.
Perché intendemo che la hereditate de Paulo de Gallià è devoluta legittimamente alla camera
nostra, pertanto volimo che vui mandiati ad pigliare la possessione, beni e fructi dela dicta
heredità in nome della camera nostra. Et parevace et volimo che vuy, Franceschino da Sancto
Piero, ve conferati perfino a Pavia et lì ve intendiati con lo referendario nostro et pigliati la
possessione deli dicti beni per nome della camera nostra; et vogliati ancora, bisognandovi,
intendervi cum lo dicto referendario per lo facto dello Rosso da Valle et dareti al dicto
referendario ogni aiuto ve parerà et che ne recercarà. Et circa ad ciò vogliati ussare omni
dilligencia et solicitudine.
Ex Laude, xviiii augusti 1450.
Post datum. Volimo similiter che vediate examinare Gabriel et Augustino et tuti quilli altri
bisognarà per lo facto delo tossare della moneta. Et dati circa de ciò omni favore bisognarà per
trovare la verità della cossa. Et se della presa dela dicta possessione se lamentase alcuno, diceti
che vengano da nuy che gli faremo raxone.
Data ut supra.
Cichus.
67
141
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REFERENDARIO CHE HA ORDINATO AI MAESTRI STRAORDINARI DELLE
ENTRATE DI PRENDERE POSSESSO DELL’EREDITÀ DI PAOLO DA GALLIATE E HA SOLLECITATO
FRANCESCHINO DI SAN PIETRO, UNO DEI PREDETTI MAESTRI, DI ACCORDARSI CON IL REFERENDARIO
PER I FATTI DI ROSO DA VALLE I CUI BENI VUOLE VENGANO VENDUTI ALL’INCANTO SINO ALLA CIFRA DI
2000 DUCATI E DI 1000 LIRE. VUOLE, INFINE, CHE FRANCESCO DA MODENA, DEBITORE DI ROSO DA
VALLE PER 240 FIORINI, VENGA COSTRETTO A SALDARLI
1450 agosto 18, Lodi.
Referendario Papie.
Dilecte noster, nuy scrivemo alli maystri de l’intrate nostre extraordinarie che debiano mandare
ad pigliare la possessione dela heredità de Paulo de Galià et scrivemo che vegna per fino lì Fran
ceschino de Santopetro, qual è uno deli dicti maystri, ad pigliare dicta possessione; al quale scri
vemo se habia ad intendere cum vuy et similiter, bisognando lo adiuto suo in cosa alcuna per li
facti del Roso da Vale se intenderà cum vuy et farà quanto gli direti. Ceterum al facto del Roso
da Valle, ve dicemo che vogliati far vendere ad lo incanto li beni suoy per fino alla qiuantità delli ii
milia ducati et libre mille, che intendemo poy gli si faza raxone et iusticia, secondo lo errore et de
licto suo. Et advisatece de quanto haveriti facto et similiter de Augustino et Gabriel. Ulterius al
facto de Gabriel dicemo che vediati per bono modo metendoli una bona parola como passa la co
sa et advissatemi se ha pagato li cento ducati vel non e como sta la cossa; et de tuto ne advissa
ti como haveriti, in modo restamo ben chiari. Ceterum per que bisognamo qua, per questi lavore
rii facimo fare qua, circa ducento ducati, et intendemo che Francescho da Modena è debi tore
del Roso da Valle de ducento et quaranta fiorini, pertanto voglimo che lo strengiati ad pagarli de
presente, secondo havimo informato Iohannefrancesco vostro cancello, al quale tanto in que sto
quanto in omni altra cosa de soprascripta vogliati credere et dare fede quanto ad nuy proprii. Et
97v così vogliati cum dilligencia subito exequire quanto per questa ve scrivemo et che ve dirà dic
to Iohannefrancesco.
Ex Laude, xviii augusti 1450.
Cichus.
142
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI RICERCHI BETTINO DORDONE CHE NON SI È PRESENTATO CON
FILIPPO D’ANCONA
1450 agosto 19, Lodi.
Domino Silano et regulatori ac magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, havimo intiso quanto haviti scripto in la causa de Filipo d’Ancona et Betino
Dordona; et perché Filippo è venuto qua et Betino non se trova, volimo che faciati cerchare esso
Betino per tuto, tanto che se trova. Et fatti che domane per tuto dì vegna qua da noy.
Laude, xviiii augusti 1450.
Cichus.
68
143
FRANCESCO SFORZA, SORPRESO PER LA FUGA DI ALCUNI SUDDITI, CHE EMIGRATI ALTROVE SPARLANO
IMMOTIVATAMENTE CONTRO DI LUI ORDINA CHE SIANO BANDITI DALLO STATO COME RIBELLI E I LORO
BENI VENGANO INCAMERATI
1450 agosto 19, Lodi.
Dominis de consilio secreto
Simo informati como da Milano sono fugiti, da poy che nuy havemo obtenuto lo dominio de
quella cità, alcuny qualli ve mandiamo annotati in la cedula inclusa in la presente, et che ne sono
ancora andati via alcuni di qualli non sapiamo lo nome, de che prendemo non poca admiracione,
che costoro habiano facto così repentina fuga senza essergli altra cagione data, considerato da
poy havemo havuto lo dominio di quella cità non è stato in cosa alcuna ad nisuno facta iniusticia
né torto ad alcuno se non raxone et iusticia ad ogn’omo, como è notorio. Et ultra che costoro
habiano facto fuga, siamo chiaramente informati che, dove costoro sono andati, et de sparlare et
de operare e praticare male non gli hanno perduto tempo né perdono, per la qual cosa non aven
do costoro 98r havuta alcuna legitima casone, comprendiamo manifestamente che l’hanno facto
per iniquo et perfido animo, qualle hanno et bene lo demostrano per lo portamento che fanno
verso nuy et lo stato nostro; unde, quanto ad nuy, pareria se dese bando ad costoro de rebelione
et li loro beni, pagati quelli che debitamente dovesero havere da loro sopra dicti beni, se appli
cassero alla camera nostra, perché, faciando per questa via, raxone et iusticia , ad costoro, loro
sarano puniti del fallo et alli altri cadarà in exemplo de non presumire far tal fallo. Sichè exami
nato havereti questo nostro parere, s’el ve parerà iusto, ce ne vogliati avissare; et se fossero de
altro iudicio, pur ce ne advisati, perché mandaremo ad execucione quello parerà più iusto et
conveniente, advissando anchora et giungendo in la lista quilli più fossero fugiti, di qualli non
sapiamo lo nome. Et de questo vogliatene responderne presto.
Data Laude, die xviiii augusti 1450.
Cichus.
Dominus Paganus de Platis,
Petrinus Pilizarius de Roxate,
Bartholomeus et Giavacius de Regiis,
Augustinus de Cixate,
Iohannes de Placencia,
Bartolà de Bernadigio,
Inocencius Cota,
Petrus de Samoyrago,
Gabriel de Tabernis,
Petrus de Foglianis faber,
Fachinus de Calvenzano,
Iohnnes de Regnis.
69
144
FRANCESCO SFORZA DICE DI CONVENIRE CON QUANTO GLI HANNO SCRITTO DA MILANO IL GIORNO
PRECEDENTE I MAESTRI DELLE ENTRATE CIRCA IL LAMENTO DEI DAZIERI DELLE GRASSINE. CONVIENE,
INOLTRE, SULLA SCELTA DI GIACOMO DA COZZO ALLA GUARDIA DEL PONTE SUL PO A MONSELICE
1450 agosto 19, Lodi
Consilio secreto.
Reverende in Christo pater et spectabiles dilectissimi nostri, per le lamenta facevano li dacieri
dele grase de quella nostra inclita cità li maystri de l’intrate nostre, in remedio dela iactura d’essi
nostri dacieri ce scriveno quanto vederiti per le inclusa littere in le quali como vederiti allegano
etiamdio lo apparere vostro. Il perché siamo contenti che ordinati sopra tal materia quanto ve
pare per occore al preiudicio de dicti dacieri, cum questo che se habia tal advertencia per cagio
ne dela peste che periculo non occorra, del quali al presente facimo più caso che de veruna altra
cosa. Et così per la sufficiencia et rectitudine fi allegata de Iacomo da Cozo, siamo contento che
lo deputate a quello porto del quale le littere fanno mencione. 98v Faretili adoncha fare le littere
opportune et daretili tale thema et instructione da essere per lui servata nel lassare passare
robba et mercancia che sinistro non possa occorrere.
Laude, xviiii augusti 1450.
Cichus.
1450 agosto 18, Milano.
Illustrissimo domino duci Mediolani et cetera
Inteso quanto ce scrive la signoria vostra del lamento hanno fatto li dacieri delle grasse de
questa vostra inclita cità de l’anno presente, habiamo avuti da nuy essi dacieri et inteso li modi et
vie qualle hanno proponute in fare che loro non ne patiscano alcuno danno, etiam cum la salute
de queste parte per quella inhibicione dicono essere facta di mandamento vostro; et da puy
habiamo conferito del tuto cum el magnifico consiglio vostro secreto, al quale gli è parso che solo
resti sopra Po el porto da Muntiseli como quello meglio serve et è più comodo al passare de qua
da Po le cose obligate al pagamento del predicto dacio, con questo però gli deputa la excellentia
vostra uno officiali pratici, sufficienti et fidelle el quale non si lasi corrumpere per alcuna cossa gli
fose data overo promessa, ad lassare passare altri che le robbe et victualie obligate al predicto
dacio; et anchora qualche persone necessarie et opportune per conduere le dicte robbe, le quale
però non sianno state né praticate in loco alcuno infecto de peste. Et ha nominato uno Iacobo da
Cozo como persona sufficiente ad questo, parendo così alla signoria vostra. Dela qual cosa
habiamo voluto avissare la excellentia vostra ad ciò gli possa fare sopra de questo quella
provissione meglio gli piacerà et parirà.
Data Mediolani, die xviii augusti 1450.
Eiusdem dominationis fideles servitores regulator et magistri intratarum vestrarum.
Cichus.
70
145
FRANCESCO SFORZA SI DICE D’ACCORDO CON LA PROPOSTA DI GIOVANNI D’ ALESSANDRIA, MEMBRO
DEL CONSIGLIO SEGRETO, DI NOMINARE GIOVANNI NIGRO ALLA CURA DELLA SANITÀ DI QUELLA CITTÀ
1450 agosto 19, Lodi,
Dominis de consilio secreto.
Inteso quanto ce haviti scripto del abisso a vui dato per lo spectabile misser Iohanne de
Alexandria, vostro collega, per deputare uno officiale habia cura dela salute della nostra cità de
Alexandria, et anche habia cura dela reparatione del conducto overo botale per utile de quella
nostra comunità de Alexandria, dicimo che non è cossa, qual al presente habiamo più a core,
como la conservacione d’essa cità et altre da contagione de peste; a noy molto piace tal ricordo
et siamo contenti provvedendo essa 99r del sallario, como scriviti, che sia deputato alla cura
predicta Iohanne Nigro in esse vostre littere nominato. Gli fareti adoncha fare quelle littere ve
parirano necessarie et opportune et dare quella instructione et ordine et forma vi pareno sia da
essere observate in similibus; fatilo adoncha et quanto più presto, meglio.
Data Laude, xviiii augusti 1450.
Cichus.
146
FRANCESCO SFORZA STABILISCE LA MISURA DI STRAME E BIADE CHE COMUNITÀ DELL’ ALESSANDRINO
DEVONO PASSARE MENSILMENTE ALLA GENTE DARMI OLTRE AGLI ALLOGGIAMENTI
1450 agosto 20, Lodi.
Locuntenenti Alexandrie.
Dilecte noster, le comunità et homini de quelle parte se gravano che per le zente d’arme in quelle
parte lozate voleno essere astreti a dargli del vino et de l’altre cose, che è contra la mente
nostra, perché, como sapiti, ordinasemo che alla zente d’arme fosseno dato solamente stara doa
de grano alla mesura milanese ogni mese per boca viva; fo ben dicto che alli fanti a pede fosse
dato qualche poco de vino, perché non gli podevamo provedere del dinaro, ma a loro non basta
un poco de vino che ne vorriano una brenta. Pertanto, aciò sapiate la mente nostra, dicimo così
che alle dicti zenti non faciati dare cosa alcuna se non lozamento, strame et biave in la forma
dicta de sopra. Et provedeti in modo che le dicte comunicate et homini non habiano iusta
casone de lamentarse.
Laude, die xx augusti 1450.
Cichus.
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147
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE IL CAPITANO DI GIUSTIZIA AGISCA CONTRO TRE PERSONE ACCUSATE
DA ANTONIO MISSAGLIA DI AVERGLI SOTTRATTO BIADE E ALTRE COSE
1450 agosto 20, Lodi.
Capitaneo iusticie.
Dilecte noster, Antonio, figliolo de Misaglia maystro da arme in quella nostra cità dice che al
tempo dela libertà misser Pagano Prato, Iacomo del Ponzo et Lionardo Cicero, quali adesso
sonno absenti, gli tolseno per forza certe biade et altre robbe, como sareti informato da lui.
Pertanto, constandovi che cossì sia, ve commetiamo et volimo che contra li predicti faciati
rasone et procedati contro d’essi in modo ch’el dicto Antonio consegua el debito suo.
Laude, die xx augusti 1450.
Cichus.
148
FRANCESCO SFORZA LODA ALBERTO SANTO PER LA SUA CONDOTTA VERSO LE GENTI DI GIACOMO
PICCININO USCITE DA VOGHERA, INVITANDOLO A SOLLECITARE IL COMUNE E LE ALTRE LOCALITÀ A
SOSTENTARLE
1450 agosto 21. Lodi
Alberto Sancto ducali familiari.
Dilecte noster, havimo intiso per toe littere como quelle gente de Iacomo Pizinino sonno usiti fora
de Vogera et como tu gli hay sequiti et per conservarli et per evitare de molto inconvenienti che
potriano essere occorsi; dele quali cose te comendiamo et molto plaudiamo li modi per te serva
ti, confortandote et caricandote ad fare cum simile solicitudine in tute le cosse te occorerano per
bene de noy et stato nostro. Et tene modo de metre dicte gente in qualche loco che non se
sviano, aut, non volendo essere acceptati, che almancho le terre e comune gli faciano qualche
provissione del vivere per fin a tanto che se gli provede altramente. Et in questo usa tua solita
dilligencia per conservare dicte gente.
Laude, die xxi auguti 1450.
Iohannes de Ulesis.
149
FRANCESCO SFORZA, AL QUALE AVEVANO SCRITTO IL 15 AGOSTO GLI UOMINI DI COTIGNOLA PERCHÉ
VENIVANO VESSATI A CAUSA DEL TERRENO A BARBIANO, DEL QUALE SI VOLEVA TASSARLI, ORDINA AD
ANTONIO DA TREZZO DI PORTARE LA VERTENZA DAVANTI AL MARCHESE D’ESTE
1450 agosto 21, Lodi
Antonio de Tricio.
Dilecte noster, per le incluse littere vederai et intenderai de quanto se gravano li nostri comuni et
homini de Cotignola per gli sconci et disturbii gli sino dati per lo terreno de Barbiano; et
desiderando nuy occorrere ad li loro danni, volimo che tu te trovi cum lo illustre signor marchese
et lo preghi per nostra parte voglia provedere opportunamente che essi nostri homini non siano
molestati nì agravati ad contribuire ad graveza alcuna per el terreno de Barbiano, che saria
contra el dovere, et insta cum omni cura, studio et dilligencia che la excellencia del marchese gli
proveda totalmente che li homini nostri non habiano più cagione de gravarse de ciò, et sopratuto
procura cum omni instancia che le cavale et bovi tolti alli nostri siano restituiti.
Laude, die xxi augusti 1450.
Cichus.
72
1450 agosto 15, Cotignola.
Domino duci Mediolani, et cetera.
Illustris princeps et potens domine domine noster singularissime, post humilem et debitam
comendacionem et cetera, nonobstante che in li zorni passati habiamo scripto alla vostra illustre
signoria circa la ocupacione che nuy habiamo de zorno in zorno per lo terreno de Barbiano,
nondimeno, essendo novamente succeduto certi inconvenienti per cagione del dicto terreno, è
bisogno che nuy repplicamo alla vostra illustre signoria predicta, la qual advissamo che per
vigore de una littera la qual già gran tempo ce scrise la vostra illustre signoria, comandandoce
che nui non dovessemo pagare graveza alucuna a Lugo, per casone del dicto terreno, volemo
observare quella, ma non possiamo se la prelibata vostra signoria non li fa provissione; di che gli
notificamo che in questi zorni proximi, essendo andato uno de questa terra suso el dicto terreno
per tuor certo formento del ficto che dovea havere da suoi beni che possedi lì, gli fo tolte le
cavale, cum che portava dicto frumento, per li provisionati che stanno a luogo et sono conducte
ala dicta terra de Lugo, et dicono che le dicte cavalle sonno perdute perchè non haveva la
bolleta de posser conduere el dicto frumento. Simelmente ad alcuni homini de Barbiano che
sonno reducti in questa terra ad habitare, gli hanno tolte li bovi et posti anchora in presone
perchè non erano andato a Lugo ad tore la bolleta per conduere le loro biave; sì che, illustre
signore nostro, nuy pregamo et quanto possemo confortamo la vostra illustre signoria che una
fiata li piaqua de volire diffinire questa cosa cum lo illustre signor marchese cum quelle provis
sioni che pare ad essa, in modo che nuy sapiamo se nuy siamo liberi dal terreno de Balbiano o
non, ad ciò che questi simili inconvenienti non nascano. Et così supplicamo la vostra illustre
signoria che se. degni de scrivere al prelibato 100r al prefato signor marchese, circha el facto
dele sopradicte cavalle che diceno sono perdute, in modo che gli restituite al bonhomo. Et per
questa casone mandamo Maxo da Cutiglia, presente ostensore, al quale ultra de ciò gli havemo
comeso alcune cose che debia refferire alla vostra prelibata illustre signoria, la qual se digna de
audirlo et dargli piena fede. Insuper ricordemo alla vostra illustre signoria dela frumentaria, dela
qual semo constrecti ad pagare, como per altra gli habiamo scripto, advissandola che nui non
l’habiamo termino, se non per tuto questo mese proximo, non altro. Sempre ne recomendiamo
alla vostra illustre signoria, la qual Dio conservi sempre in stato felice.
Ex Cotignola, xv augusti 1450.
Illustrissime vestre dominationis servitores massarius, procuratores et comune Cotignole.
150
FRANCESCO SFORZA FA PRESENTE AL CARDINALE BENEVENTANO L’INGIUSTA TASSAZIONE, IMPOSTA
DAGLI UFFICIALI DELLA CHIESA, SULLE GRANAGLIE DI COTIGNOLA, LUOGO ESENTE,
1450 agosto 21, Lodi.
Cardinali Beneventano.
Reverendissime in Christo pater et domine, li homini nostri de Cotignola ce hanno scripto et
gravatose cum nuy che per alcuni officiali di Sancta Chiesa sono rechesti ad pagare la
fumentaria contra el dovere et usato. Nam, da poy che la bona memoria del illustre nostro patre
comprò quello locho et noy lo fecimo murare, may non pagò fumentaria; et ben credimo nuy che
la Sanctità del nostro signore de ciò sapia nulla, ma che più tosto socto generalità sianno richesti
li nostri homini. Et perciò havimo scripto ad Vicencio Amidano, nostro cancellero, che per obviare
ad tal graveza non dovuta sia cum la vostra signoria, la qual preghiamo, benchè credemo non
bisognare, che in questo como in li altre nostre cose voglia far per nuy como ha sempre facto et
como nuy farissimo. Vicencio più apieno informarà la signoria vostra, a piaceri e comodi dela
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quale sempre siamo apparigiati, et benchè questa cosa sia picola, pur nuy ne faciamo caso per
l’honore nostro.
Laude, die xxi augusti 1450.
Cichus.
151
FRANCESCO SFORZA SCRIVE A VINCENZO AMIDANO DI PORTARSI DAL PAPA PER NOTIFICARGLI CHE LE
GRANAGLIE DEGLI UOMINI DI COTIGNOLA NON DEVONO, PER PRIVILEGI ACCORDATI , ESSERE TASSATE
DAGLI UFFICIALI DELLA CHIESA
1450 agosto 21, Lodi.
Vicencio Amidano ducali cancellario.
Dilecte noster, li nostri comune et homini da Cotignole de presente ce hanno scripto gravandose
che per li officiali de Sancta Chiesa fino rechesti pagare la fumentaria et monstrano volerli
gravare et dare spexa se, fra termino de questo meso et l’altro, non haverano pagato, che saria
contra el dovere et l’usato, perchè da poy che la felice memoria del illustre nostro padre comprò
quelo locho, del quale havimo li privilegii opportuni, che lo fecimo murare, may non pagarono
fumentaria, benchè nuy siamo certissimi che la Sanctità de nostro signore non se sapia nulla,
anci crediamo piutosto che tale rechesta sia facta sotto una generalità che faciano li officiali de
Sancta Chiesia ale altre terre. 100v Pertanto volimo tu te trovi cum la Sanctità de nostro signore
et gli supplichi per nostra parte che proveda che a tal cosa non devuta non siano gravati li homini
nostri, et talmente insta che per opportune littere sia revocata tal novità, conferendone etiam cum
monsignore Beneventano, al qual etiam scrivemo de ciò. Et de quanto haveray facto ce avissarà
et simelmente avissaray li homini nostri de Cotignola de quanto succederà et gli mandaray le
littere se haberano sopra ciò.
Laude, die xxi augusti 1450.
Cichus.
152
NICOLA V SCRIVE A FRANCESCO SFORZA DI ACQUIETARSI PER L’ASSEGNAZIONE DEL PRIORATO DI
CAMPOMORTO AL CARDINALE DI BOLOGNA
Anno quarto del pontificato, Fabriano.
Nicolaus papa v.
Dilecte fili, salutem et apostolicam benedicionem. Pluribus litteris ac nunciis tuis intelleximus
desiderium tuum super facto prioratus Campimortui, quod erat prout aduc esse videtur ut illum in
aliquem de Landriano bonis respectibus conferremus. Respondemus, prout alias etiam
excellentie tue per dilectum filium nostrum cardinalem Beneventanum et multos alios responderi
fecimus, nos summe cupere posse desideriis tuis omni tempore complacere et ita iam per
effectum cognovit et cognoscet excellentia tua in occurrentibus. Verum in hac re nobilitati tue
nullo pacto complacere possemus, absque diminutione magna nostri honoris, nam alias dicto
prioratu vacan te, cupientes voto tuo satisfacere, ipsius provisionem per aliquod tempus
distulimus, expectantes ut civitate Mediolani potieris. Quod cum tardius expectatione omnium
sequeretur et nos ex parte comunitatis Mediolani ac aliunde plurimum sollicitaremur ut ispius
prioratus provisionem face remus, tandem ut omnes petitiones merito sopirentur ac ut persone
forsitam statui tuo suspecte dictus prioratus non daretur, eundem dilecto filio nostro Filipo
cardinali Bononiensi germano nostro contulimus, quo casu putavimus omnibus satisfactum quod
autem modo collationem ipsam per nos etiam antequam dominio Mediolani potireris factam
revocaremus nec dignitati conveniret nec honori nostris 101r immo si faceremus de levitate
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notaremur. Quare, cum ad nos et sedem apostolicam ipsius prioratus et omnium aliorum
beneficiorum collatio pleno iure pertineat, et persone non indigne nec statui tuo suspecte
providerimus, hortamur atque monemus per hec scripta excellentiam tuam ut velis tamquam
bonus et catolicus princeps huic provisioni nostre aquiescere et permittere quod prefatus
cardinalis dicti prioratus pacificam possessionem obtineat, nec solus princeps esse velis cum
ceteri reges et principes catolici etiam exteri nobis plene obediant, qui provisiones nostras
contemnas et sis rebellis nobis et appostolice sedi, quia esset valde alienum a dignitate tua et
honore tue nobilitatis. Nam, cum tantum principatum tam brevi tempore fueris consecutus, non
debes te Deo, a quo cuncta procedunt, et eius vicario in terris reddere ingratum. Propterea ut
finem faciamus, excellentiam tuam per presentes cerciorem reddimus nos hanc provisionem
nostram pro nunc nullo modo immutaturos immo curraturos omnibus remediis, ut effectum
debitum sortiatur; in qua re si vuoluntati nostre aquieveris, ut de bes, ac teneris in occurentibus
famiglie ipsorum de Landriano, cui dudum plurimum afficimur, ita providebimus quod nobilitas tua
et ipsi merito poterunt contentari.
Data Fabriani, sub annulo piscatoris nostri anno quarto.
Petrus de Noseto.
A tergo : dilecto filio nobili viro Francisco Sfortie Vicecomiti duci Mediolani et cetera.
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FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE PETROLO E I FRATELLI CITTADINI NON VENGANO TASSATI PER LA
PUSTERLA PRESSO PORTA TICINESE
1450 agosto 21, Lodi.
Die xxi augusti 1450.
101v Magistris intratarum nostrarum extraordinariarum.
Dilecti nostri, intendemo che Petrolo et fratelli di Citadini sono convenuti con quella nostra
Camera per una pusterla, la quale è appresso porta Ticinese, sul fosso de quella nostra citate de
Mediolano et ch’el ne de’ pagare cinque ducati l’anno; il perché ve commettiamo et volemo che
ali dicti fratelli di Citadini, per occasione dela dicta pusterla, seu per il pagamento d’essa, niuna
molestia né impacio gli dagati finchè da nuy non haveriti altro in contrario.
Data Laude, die xxi augusti 1450.
Iohannes.
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FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GIOVANNI ANTONIO DA CASTELNUOVO SIA RICONFERMATO QUALE
SECONDO NELLA LETTURA ORDINARIA DI MEDICINA
1450 agosto 21, Lodi
Dominis de Consilio secreto et iustitie
Perchè promissemo l’anno passato al signore misser Carolo refermare alla lectura sua lo famoso
doctore d’arte et de medicina maystro Zohanni Antonio da Castelnovo per l’anno proximo futuro,
et de presente el dicto signore misser Carolo ce l’ha cum instancia recordato, benché anche nuy
l’havessemo alla mente, volimo, sì per cason dela dicta promissione et sì perché simo fidedignis
etiam de domo nostra informati che sonno grandi li suoi meriti, sì de pratica et sì de lectura, sia
refermato per secondo alla lectura ordinaria de medicina de quello nostro studio de Pavia, alla
qual lectura è stato tre anni proximi passati, presertim perché al dicto secondo loco per la
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sciencia e virtù sua è stato così deputato questo anno como nel rottolo facto secondo li statuti e
consuetudine dela università di medici del nostro studio de Pavia.
Laude, die xxi augusti 1450.
Iohannes.
155
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL LUOGOTENENTE DEL RE DI FRANCIA IN ASTI CHE MANDERÀ TADDEO
DE MORUCIO PER ACQUISTARE UNA GROSSA QUANTITÀ DI BIADE PER MILANO E CHIEDE NE FAVORISCA
L’ESPORTAZIONE
1450 agosto 18, Lodi.
Magnifico amico nostro optimo locuntenenti serenissimi domini regis Francorum in citate Ast.
Summum studium animo inest nostro reficere inclitam hanc urbem nostram nonnisi strage
preteritorum bellorum satis afflictam, eandemque quibus possumus maioribus commoditatibus
atque prerogativis recreare. Inter cetera huic uni rei dilligeris datam a nobis operam ut efficiamus
ipsam bladis abundantem et undique curamus ad eam anonam importari ut inde popullus hic
noster nu merosissimus et utilitatem percipiat et senciat voluptatem et nos gaudeamus ipsam
rebus ac victualibus oppleri. Cum igitur spes nobis sit data quod e partibus illis astensibus
facilime recuperare poterit anone bona summa 102r mittendum eo duximus ac mittimus nobilem
Thadeum de Morucio, civem nostrum Mediolanensem dilectum, harum exhibitorem, dato et com
misso sibi ne gocio ut emat nomine nostro, tam in illa civitate quam in partibus exterioribus,
usque ad mileno rum modiorum anone quantitatem, huc deinde transmitendam. Ea propter
hortamur vos placeat pro ea devocione quam regie gerimus mayestati et nostra erga vos non
exigua benivolencia, non solum concedere ut inventam et solutam eiusmodi anonam inde
trahere vel trahi facere possit, sed et vestros ei prebere favores, quibus mediantibus et anonam
cicius invenire et melius illinc iuxta votum nostrum sese expedire queat. Nam nos hic omnia
faceremus et fieri mandaremus nobis possibilia pro regiis serviciis et que vobis grata futura
putaremus sic que facturos nos offerimus.
Laude, xviii augusti 1450.
Franciscusfortia Vicecomes dux Mediolani. et cetera.
Iohanne de Ulesis.
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FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI CONSENTA AGLI INGEGNERI DI FARE NELLA CORTE DELL’ARENGO
TUTTO QUANTO È NECESSARIO PER LE FONDAMENTA DEL DUOMO
1450 agosto 22, Lodi
Dominis de Consilio secreto.
Reverende in Cristo pater ac spectabiles dilectissimi nostri, sonno stati da nuy li maystri dela
fabrica del domo nostro de Mediolano, pregandone et supplicandone vogliamo concedergli
licentia che possano fare li fundamenti nela corte nostra del arengo, secondo è stato ordinato, li
fundamenti d’essa ecclesia, come voy ne dovete essere pienamente informati. Et perché
sempre, da poi che noi ne recordiamo essere homo siamo stati et havemo in grandissima
reverentia et honore lo gloriosissimo nome de madonna sancta Maria, et sempre in tucte quelle
cose a noy possibile ne siamo sforzati augumentare et crescere le cose sue, come deve fare
ciascheduno fidele christiano, volimo, recevuta questa, mandati per li nostri magistri dele intrate
et che, nonobstante cosa alcuna gli avessimo ordinata, siamo contenti che lassino stare li dicti
fundamenti, secundo hanno designato li ingegneri et maystri d’essa fabrica, ad ciò che se possa
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dare mezo et fine ad esso lavorero, esaminando et intendendo voy molto bene questa cosa et
del tucto ne vogliati advisare.
Laude, die xxii augusti 1450.
Cichus.
157
FRANCESCO SFORZA INFORMA DI AVER INCARICATO GIORGIO DA MODENA E SOCI DI CONDURRE PER
L’ESERCITO FRUMENTO E BIADE NON GRAVATE DI DAZIO
1450 agosto 22, Lodi.
102v
Beltramo de Sertorelis.
Per fare abundevole lo esercito nostro de victualie, havimo cometuto et dato caricho al egregio
Georgio de Modena et a certi suoy compagni de conduere dale parte de sotto ad queste nostre
parte una notevole quantità cusì de frumento como d’altre biave, segondo se contene nelle littere
gli havimo facto superinde; et scrivendo nuy che sia lassato passare senza pagamento de dacio,
como è nostra intencione, così ve confortiamo et carrichiamo vuy in specialità che non gli faciati
contrasti alcuno, braiccandulo anchora lui venendo o mandando da vuy; e gli dariti libero transito
senza pagamento alcuno.
Laude, die xxii augusti 1450.
Cichus.
In simili forma infrascriptis et primo
magnifico Rolando marchioni Palavicino,
magnificis domino Giberto et Mafredo de Corrigia,
comiti Christoforo Torello.
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FRANCESCO SFORZA INFORMA IL TESORIERE DI AVER DATO ALLE PERSONE DA LUI INDICATE LA
LICENZA RICHIESTA
1450 agosto 23, Lodi.
Thexaurario Cremone.
Nobilis dilecte noster, inteso quanto ne scrivite della licentia domandati per Lanfranchino de
Lamo et Iacomo Guazzone per venire qua da nuy, ecco ve le mandamo qui introclusa, sì che
fati che vegnano subito da nuy.
Laude, xxiii augusti 1450.
Cichus.
159
NELLA NECESSITÀ DI DOVER METTERE ALL’INCANTO LE PODESTARIE O DI CREMONA O DI VOLTILINA,
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER SCRITTO AL PODESTÀ DI CREMONA DI OPTARE PER L’INCANTO
DI VOLTILINA
1450 agosto 23, Lodi
Regulatori et magistris intratarum.
Nui havemo [scripto] allo egregio dilecto nostro misser Alberto da Marliano, potestate de
Cremona, che per lo bisogno nostro grande non possiamo fare di mancho che non faciamo
incantare uno di questi dui officii, videlicet la podestaria de Cremona o de Voltilina, et che nuy
havemo deliberato per più suo honore la podestaria de Cremona per lui. Pertanto volemo
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incantati l’officio de Voltilina, del quale n’è dicto e quasi n’è stato data certeza che se ne cavarà
milli fiorini; sichè seguiti in ciò como meglio ve parirà, avantagiando lo facto nostro più che porriti.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
160
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AD ALBERTO DA MARIANO DI AVERE DELIBERATO DI LASCIARGLI LA
PODESTARIA DI CREMONA E DI AVER POSTO ALL’INCANTO QUELLA DI VOLTELINA, SPERANDO CHE VI
CONCORRA SUO FIGLIO
1450 agosto 23, Lodi.
103r
Potestati Cremone.
Noy havevamo facto restare de incantare dui officii, cioè la potestaria de Cremona et quella de
Voltolina, per lassarle ad vuy et ad vostro figliolo; ma, considerato che nuy facemo incantare tuti
li nostri officii per la necessitate grande et bisogno che havemo del dinaro, n’è stato bisogno et
etiam strecti da necesitate, incantare dicti officii delli qualli certamente n’è gravato assay. Pur ve
advissamo como havemo deliberato lasarvi uno deli dicti dui officii, quali è quello de Cremona,
dove seti de presente, per lo più commodo et honorevele per vuy; quello de Voltellina havemo
deliberato sia incantato et così se incantarà et deliberarasse presto. Pertanto ne posseti advis
sare Marcho vostro figliolo de questo, inanzi se deliberi dicto offitio, perché volendo lui incantarlo,
seresemo contenti gline fose compiazuto ad l’ incanto, secondo se deliberano gli altri officii.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
161
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NON SI DIA ALTRO DENARO A GIUSEPPE DA CREMONA
1450 agosto 23, Lodi.
Regolatori et magistris intratarum.
Volemo soprasediati de dare dinaro più alcuno ad maystro Ioseph hebreo da Cremona per finchè
haveriti da nuy altro in contrario.
Laude, die suprascripta.
Iohannes.
162
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI FACCIANO GRIDE CONTRO I FUGGITIVI ( NEMICI DELLO SFORZA MA
ANCHE DEL BEN VIVERE ); SCADUTO IL TERMINE POSTO NELLE GRIDE SI PASSI D’ACCORDO CON I
CONSIGLIERI DI GIUSTIZIA E CON I MAESTRI DELLE ENTATE STRAORDINARIE, AL BANDO PER RIBELLIONE
E ALLA CONFISCA DEI BENI.
1450 agosto 23, Lodi
Dominis de consilio secreto.
Reverende in Christo pater ac spectabiles dilectissimi nostri, havemo recevuto le vostre littere
responsive alle nostre circa el facto de quilli sonno sonno fugiti da quella nostra inclita cità da
poy havemo obtenuto el dominio d’essa, et bene intiso el tenori de quella. A noy molto piace et
laudiamo el iudicio et apparere vostro iustificato, equo et ragionevele como nuy sempre in omni
nostra cosa desideremo; et respondendo dicimo che perseverando nuy in la sentencia che nele
prime littere ve dicesemo, ce pare et volimo che per reprimere la rabie et prava opinione de tal
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fugitivi nemici non solum de noy, ma del ben vivere et essere de tuti li nostri subditi, procedati ad
far fare le cride publice limitate de honesto et competente termino, el qual passato, volimo che
succesive procedati al bando rebellacione et confiscacione de beni loro; ma ve carrichamo,
benchè credamo non bisogna, che circa ciò procedati cum tale maturità, iustificacione et fermeza
che may per veruno tempo avenire non se gli possa opponere cum ragione et rimanga
corrOborato de ragione quanto se farà contra gl’ inobedienti retrogradi et rebbelli, participando
de questo cum el nostro consiglio de iusticia et li maystri de l’intrate nostre extraordinarie,
avissandove che havemo informacione che tuti quelli ve mandasemo notati in la lista sonno fugiti
et absentati senza licencia da poy obtenesemo el dominio de quella cità. Servate adoncha
questa nostra mente 103v in quanto havemo dicto. Quantum autem alla parte de far mencione
nele cride che niuno dubita repatriare per cossa havese comesa nel tempo ante lo acquisto del
dominio, havendo già nuy giarito questo et remoso omni cosa, siamo contenti che se faza, et
cusì faciti; et benchè nuy habiamo informacione, como havimo dicto, che quelli mandasemo in
quella lista siano partiti senza licencia, nondimeno siamo contenti et volemo ve informati se cusì
è, et così de qualuncha altro absentato, aciò che niuno posa dire che se faza per torgli el suo, né
per veruno altro respecto, se non per fare ragione.
Laude, die xxiii augusti MCCCCL.
Cichus.
163
FRANCESCO SFORZA COMUNICA CHE GLI AMBASCIATORI DI COMO SI SONO LAMENTATI CON LUI
PERCHÉ, AL DI LÀ DELL’ADDIZIONE DEI DAZI, PIETRO COTTA HA RICHIESTO ALLA CITTÀ UN SUSSIDIO
PARTICOLARE, SUSSIDIO CHE CONSIGLIEREBBE DI TOGLIERE, ALTRA LAMENTELA NASCE DAL FATTO DI
PRIVARE I DEPUTATI DI QUELLA COMUNITÀ DEL POTERE DI CALMIERARE LA CARNE: SI REVOCHI TALE
DISPOSIZIONE. QUANTO, POI, ALL’UFFICIO DELLE VETTOVAGLIE SI PROVVEDERÀ IN MODO DI
ACCONTENTARE LA CITTÀ
1450 agosto 23, Lodi.
Petro Cotte consiliario.
Dilectissime noster, sonno venuti a noy ambasatori comaschi, li qualli fra l’altre cosse, dicendo
che, ultra l’addicione di dacii per tri anni avenire in nostro subsidio, tu gli domandi subsidio parti
culare; del che se gravano molto in nome de quella comunità rechedendo che tal particularità
voliamo fare et metere silencio et star contenti al subsidio de l’addicione facta in comune. Alli
quali, benchè habiamo resposto che ad quelli ce subvenirano faremo bone et debite assignacio
ne, pur se gravano et instano che non se facia altra richesta. Il perché dicemo cusì che tu, che è
su lo facto, debbi considerare ogni cosa et quanto potria intervenire per troppo asprezare la
cosa, et procedere cum bona maturità humanamente et cum dolci modi inducergli s’el se po’;
casu quo non, non vorresemo già tanto aspregiarli che potesero dire farlo per forza. Sichè in
questo habi bona consideracione al facto nostro et provede cum tua solita prudencia a quanto se
po’. Ulterius, dicono questi ambasiatori che sonno emanati nostre littere per vigore dele quale se
tolle l’arbitrio et la possanza alli deputati de quella comunità de dare la meta et calmero ale carne
se vendano lì, et data tal possanza alli officiali; la qual cosa non è senza suspicione che li be
chari vogliano cometre fraude cercando questo contra l’usato. Et perché de tale littere non siamo
informati se forse non fusero procedute dal nostro consiglio, volimo tu te ne informi et inteso
quanto te sarà dicto da loro sopra ciò, volimo, parendote, che tu revochi questa cosa et la retorni
al consueto. Quantum autem al facto deli logiamenti, havimo scripto ad Boniforto Guarguaglia
quanto se debba fare cum tua participacione; sichè provede al tuto cum tua solita prudencia.
104r Ceterum perché ci hanno richesto che gli vogliamo reintegrare la iurisdicione de quella cità
et ge lasiamo l’officio dale victualie fine ad kalende de zenaro prossimo avenire, volimo che tu gli
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respondi che al facto dela iurisdicione gli provederimo in modo restarano ben contenti, et lo
officio dele victualie li lassarimo como domandano.
Laude, die xxiii augusti 1450.
Cichus.
164
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE LA COLLATERIA DEL PODESTÀ DI MILANO VENGA DATA A BABILA DA
FILAGO
1450 agosto 23, Lodi.
Magistris intratarum.
Siamo contenti et volimo deliberati la collateria del potestate nostro de Milano a Babila da Filago
citadino nostro de Millano, per quello ultimo prexio ve vorrà dare cadauna altra persona.
Laude, die suprascripta.
Iohannes.
165
FRANCESCO SFORZA DÀ ASSICURAZIONE ALLE AUTORITÀ COMASCHE CIRCA L’ESITO DELL’AMBASCIATA
CITTADINA
1450 agosto 23, Lodi.
Presidentibus Cumarum.
Dilecti nostri, havimo veduto volentera li vostri ambasatori et intiso quanto ci hanno referito per
parte vostra, havimo scripto la opinione et voluntate nostra circa le richeste vostre ad Petro Cotta
et Boniforto Guarguaglia, li qualli ve darano resposta et provederano a nostro nome in modo che
crediamo restariti ben contenti.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
166
FRANCESCO SFORZA RICONFERMA NESSUN ALLOGGIAMENTO IN COMO, MA PER LE RICHIESTE DI
EGUALE ESENZIONE DI TRE BORGHI COMASCHI RICHIEDE CHE BONIFORTE GUARGUAGLIA SI ACCORDI
CON PIETRO COTTA
1450 agosto 23, Lodi.
Boniforto Guarguaglie ducali familiari.
Tu debbe già havere intiso quanto te havimo comisso et scripto per li logiamenti de quelle nostre
gente; ma, siando novamenti venuti a noy ambasiatori comaschi per facende dela comunità de
Como, et havendoce fra l’altre cose facto mencione deli logiamenti cum richesta che non gli
diamo graveza de logiare gente te repplicamo che nostra intencione non è né volimo che se allo
gi gente d’armi in la cità, né borghi, né corpi santi de Como. E perché richedeno el simile dela
plebe de Cicio Ogiate et Fino, dicimo anchora che de questi debbi essere cum Petro Cotta et
ordinare cum sua participacione et consilio in modo che non habiano cagione de gravar se,
havendo respecto al subsidio a lor richesto, allogiando le dicte nostre gente et partendole là suso
per lo lago et dove meglio ve parirà, alargando più che se po’, aciò che li nostri subditi non
habiano cagione de gravarse che siano gravati altri, et altri non.
Laude, die suprascripta.
80
167
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIOVANNI FRANCESCO DE MANGANO NON SENTENZI CONTRO I
CAPITANI E UFFICIALI DELLA REPUBBLICA AMBROSIANA FINO A NUOVO SUO ORDINE
1450 agosto 7, Lodi.
104v Domino Iohanni Francisco de Mangano vicario et sindicatori nostro dilecto.
Dilecte noster, movendove certi legiptimi et honesti respecti, et non per volere preiudicare ale
rayone de alchuno, volemo et per la presente ve commettemo che sopra sedati de dare
sententia alcuna nele cause vertisse denanzi da vuy contra li capitanei et officiali olim de
l’asserta libertà de Milano fini che haverite altro mandato da nuy.
Data Laude, die vii augusti MCCCCL.
Cichus.
168
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE LA CAMPAGNA LUNGO IL LAMBRO DA MONZA, DESIO E MARLIANO
FINO A MILANO SIA RISERVATA AI PIACERI DEI CONIUGI SFORZA. A GARANZIA DI TALE DISPOSIZIONE
VUOLE CHE VENGANO FATTE DELLE GRIDE VIETANTI QUALSIASI CACCIAGIONE PENA MULTE PECUNIARIE
O FUSTIGAZIONI
1450 agosto 23, Lodi.
Potestati nostro Marliani.
Dilecte noster, perché intendemo che quelle campagne de Monza et de Dexio et de Marliano et
de la iurisdicione deli dicti lochi dal Lambro fine a Milano sia reservato et ben guardato per li pia
ceri nostri et dela illustre consorte nostra madona Biancha e che non sia persona alcuna sia de
qual stato et condicione se voglia o sia, che ardesca desfare o guastare li dicti nostri piaceri,
volimo per quanto ad caro hay de fare cosa che ad nuy piaccia, viduta la presente, per obviare
alle insolentie de molti che non gli hanno advertentia veruna, facci fare una crida publica tentro
da quella nostra terra in più lochi et in tucti quelli altri lochi et ville circonstanti che te parirano
biso gnare, ad ciò che veruno non se possa excusare de ingnorantia, in la forma quale te mandia
mo qui inclusa. Et cossì, facta la dicta crida, la facci servare ad unguem sicome cosa la quale
have mo grandemente ad cura, puniendo che contrafarà et facendo lo tenore de questa crida
senza remissione et exceptione alcuna, etiam s’il fussi deli più cari, quali habiamo apressa alla
persona nostra. Et ad ciò che veruno non possa contrafare senza tua saputa, volimo tu ordini
campari et persone pratiche che 105r guadeno et che habiano bona cura ad ciò, secondo te
parerà bisognare, advisandote che similimente scrivemo alli potestati nostri de Monza et de
Dexio, cari candote che in questo usi tale diligentia che non habiamo più caxione de scrivere
questi incon venienti, altramente te faremo intendere quanto ne serà rencresuto la tua
negligentia intorno ad ciò, rescrivendone dela receptione presente et come haveray facto per lo
portatore presente.
Laude, xxiii augusti 1450.
Iohannes.
81
Forma cride.
Ch’el non sia persona alcuna grande o picola de quallo stato, grado o condictione se voglia o sia,
che de questa hora inanzo de dì né de nocte ossa né presuma caciar né fare caciare suso la
campagna de Monza del Lambro per fin ad Milano, cum rette, lacii, né altri artificii da prendere
ucelli, né animale, o salvadicina de quala mayneria se voglia, apti a dare piacceri al nostro illu
strissimo signore et alla illustre domina Biancha sua consorte, sotto pena de florini xxv, che
vadano alla camera del prefato nostro signore, per ogni volta che serano trovati ad caciare cum
dicti artificii o in atto de caciare fuora de strata a zascaduno che contra farà. Et ciascuna persona
possa accusare et haverà la mitade dela condamnasone et serà tenuto secreto s’il contrafa
ciento serà apto ad pagare, se no gli seranno dati quattro squasi de corda senza remissione et
perdonanza alcuna, et sia chi se voglia.105v In simili forma scriptum fuit castellano Modoetie et
potestati Dexii et capitaneo Modoetie.
169
FRANCESCO SFORZA IMPONE CHE VENGA LIBERATO IL MUGNAIO DI OLDRADO DA LAMPUGNANO FATTO
PRIGIONIERO DAI FAMIGLI DEL FRATELLO GIOVANNI E ALTRESÌ VENGA RESTITUITA LA CAVALLA RUBATA
1450 agosto 23, Lodi
Iohanni Sforcie de Attendolis comiti Cotignole.
Magnifice frater carissime, se è lamentato gravemente cum nuy el spectabel cavellero misser
Oldrado da Lampugnano, che, venendo da Novaria uno suo molinaro fo priso alla campagna per
alcuni tuoi famigli destenuto et totoli la cavala, sotto presto che a tempo dela guerra passata gli
fo tolto uno cavalo a Lignano, che non ne pare licita né bona scusa a pigliare li homini, prima
perchè già havimo remisso ogni errato fato inanti havessemo el dominio de Milano, secondo
perché essendo tolto el cavalo a tempo di guerra et non havendolo tolto quello che è priso non è
ragionevole lo debba pagare. Pertanto volimo che, senza veruna excepcione, faci lasare et
liberare el dicto molinaro liberamente cum sua cavala et robbe, senza altra replicacione de
nostre littere; et faray bene et cosa che ce piacerà ad admonire li tuoi et provedere talmente che
non habiamo lamenta de là quante habiamo, como doveresi fare per l’honore nostro etiam se
non te ne scrivesemo nulla, perchè venendone ogni dì lamente et scrivendote noi tanto e tu non
gli remediando, saria necessario che gli provedessimo in modo che forsi non te piaceria.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
170
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI AMMONISCANO GLI UOMINI DI FROSSONARIA AD OBBEDIRE A
SCAGOSSO E FRATELLI DI ANFOSSO AI QUALI È STATO RINNOVATO IL POSSESSO DEL LUOGO GIÀ
CONCESSO DA FILIPPO MARIA VISCONTI
1450 agosto 21, Lodi.
Locuntenenti Alexandrie.
Dilecte noster, confirmato habiamo et de novo concesso al Scagoxo et fratelli de Anfoxo el loco
de Froxonaria del districto de quella nostra cità, secondo haveano dala felice memoria delo illu
stre signor duca passato nostro socero et patre; per la qual cosa ve scrivemo et volemo che
admoneati et inducati li homini del dicto loco de Froxonaria ad iurare la debita fidelitate et obe
diencia alli predicti fratelli de Anfoxo, che gli siano fidelli et obedienti, como erano nel tempo del
prelibato quondam nostro socero et patre; e così è nostra intencione, remota omni exceptione.
Data Laude, xxi augusti 1450.
82
Intendendo però se alcuno havesse in questa cosa ragione alcuna non se gli preiudica.
Data, ut supra.
Cichus.
171
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE VENGA ASSEGNATA LA PODESTARIA DI ALESSANDRIA A GIOVANNI DA
ZONO
1450 agosto 24, Lodi
106r
Regulatori et magistris intratarum.
Siamo contenti et volimo che siando homo da bene sufficiente et pratico, como scriviti, Iohanne
de Zono et non essendo trovato più dela podestaria de Alexandria, como lui habia incantata, che
la delivrati a lui per quello più ve ha offerto; et così facite.
Data Laude, die xxiiii augusti 1450.
Cichus.
172
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA GIOVANNI DA TOLENTINO PERCHÉ D’ACCORDO CON IL TESORIERE SI
FACCIA DARE 650 DUCATI DAGLI EBREI DI CREMONA, ASSICURANDOLI CHE VERRANNO RIFUSI SUI DAZI
DELL’ANNO SUCCESSIVO
1450 agosto 24, Lodi.
Domino Iohanni de Tollentino Cremone locumtenenti.
Magnifice et strenue miles gener noster carissime, nui havemo dato licentia ad quisti ebrei da
Cremona che se tornino ad casa, con questo, che debiano servirce de quelli 650 ducati che
restavano ad havere dela somma de mille ducati che altre volte prestarono per le mano de
misser Andriocto del Mayno; pertanto volimo che vui ve debiate intendere per tal faccenda con el
thesaurero o con qualunqua altro parirà ad vui debia bisognare et fare che dicti 650 ducati se
possano havere, azò li possamo operare in li nostri bisogni. Et alli decti ebrei vui ne fariti fare li
assignamenti su in le nostre intrate in li datii de l’anno che vene, azò che ancora loro siano chiari
potere ad qualche tempo havere li loro denari, assignando ad ciascuno la rata sua per quello
prestarono la prima volta et che non siano gravati più l’uno che l’altro al presente che fussero
allora, quando exborsarono li dicti denari.
Laude, die 24 augusti 1450.
Cichus.
In simili forma et dicta die scriptum fuit Antonio Trecho thesaurario Cremone.
83
173
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI SOPRASSIEDA ALL’INCANTO DELL’UFFICIO DI MORBEGNO E NEL
FRATTEMPO I MAESTRI DELLE ENTRATE ESAMININO L’ACCORDO INTERVENUTO CON EMANUELE
MALACRIA
1450 agosto 24, Lodi.
Magistris intratarum.
Dilecti nostri, ve mandiamo inclusa la copia d’uno capitolo concesso per nuy al spectabel misser
Emanuel Malacria; come in quello vederiti, volimo che, considerato al presente s’incantano li
officii, debiati dilligentemente intenderlo et examinarlo per forma non se contrafacese alli capituli
et a quello havessemo concesso al dicto misser Emanuel, perchè intendemo de observargli
quanto gli habiamo concesso et volemo soprasedeati allo incanto delo officio de Morbegno,
finchè altro vi scrivaremo.
Data Laude, die xxiiii augusti 1450.
Cichus.
174
FRANCESCO SFORZA DÀ ORDINE CHE SI FACCIANO RIPARAZIONI NEL CASTELLO DI MONZA, DOVE SI
SISTEMERANNO DONNA AGNESE CON I FIGLIOLI DEL DUCA
1450 agosto 25, Lodi.
106v
Magistris intratarum.
Dilecti nostri, perché havimo deliberato che la magnifica madona Agnesa et nostri figlioli, quali
sonno a Pavia, se levano da lì et vadano ad stare a Monza, et intendiamo che in quello castello
de Monza gli sonno necessarie certe reparacione, dele qualli siti informati, ve cometiamo et
volimo che subito li faciati fare, aciò che li predicti madona Agnesa et nostri figlioli non stiano
impazati a levarsi de Pavia.
Data Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
175
FRANCESCO SFORZA MANDA AI CONSIGLIERI DI GIUSTIZIA LE RISULTANZE DELLE RICERCHE
DOCUMENTALI DI TRE INVIATI CON LETTERA DEL 17 LUGLIO A PAVIA DALLE QUALI SI LEGITTIMA
L’ACQUISIZIONE ALLA CAMERA DUCALE DEI POSSESSI DI ROVESCALA E DI SCALDASOLE
1450 agosto 25, Lodi
Dominis de Consilio iusticie.
Egregi dilecti nostri, nuy mandassemo ad Pavia per havere informatione dele possessione de
Rovescala et de Scaldasole, et nuy havemo havuta la resposta, come vedirite per la inclusa
littera, quale vi mandiamo ad vostra informatione; il che ve dicemo che vogliati havere quella
informatione vi pare bisognare, et, parendovi debita cosa, vogliati farle pigliare per la camera
nostra iuridicamente et vogliati subito advisarne poy come havirite facto, ad ciò sappiamo in che
termini stanno. Et vogliati dare ad questo celere expeditione et advisarce.
Laude, xxv augusti 1450.
84
1450 agosto 21, Pavia.
Illustrissime ac excellentissime domine domine noster, humili recomendacione premissa,
habiando recevuto le littere dela signoria vostra date ex Mediolano die xvii iulii proxime preteriti,
per le quale la excellentia vostra manda che habiamo dilligentissima informacione dele
possessione de Roveschala et de Scaldasole se le se aspectano pleno iure dela camera et se
sonno dela Camera et se la signoria vostra rasonevelemente le po’ pigliare per la camera
advissando de tuto et cetera, prout lacius in esse continetur, et advissata la continencia de
quelle, respondemo prima alla parte de Rovescala che, appresso alle scripture dela camera, non
è confiscatione alcuna, sed habiamo inteso che lo figliolo de Zohanne Matto di Grasi haveva, et
dè havere alo presente la mogliere delo dicto Zohanne, le littere olim ducale de donatione facta
alo dicto Zohan ne alo dicto Zohanne delo castello et la possessione da Rovescala, ch’era de
quilli conti, como confiscati per rebelione per uno procisso facto contra uno Zohanne Zorzo in
uno litigio facto contra lo dicto Zohanne Mato, per lo quale se dice essere provato la cagione
dela confiscacione. Non ne habiamo però la copia, sed sonno state producte davanti al officiale
dela camera vostra et etiam poy reportati presto. Habiamo scripte doe littere alla dicta dona che
mandi li originali, aciò se daga fine alle composione 107r facte per lo figliolo. Non habiando
resposta, credimo sia per la contagione ch’è in Piaxenza, là unde se dimora; item habiamo
trovato che è in le littere dela donacione de Cicognola facte a ser Scaramuza Vesconte, le quale
sonno appresso al dicto ser Scaramuza, se dice aperte che Zohanmartino et li fratelli di
Roveschala hanno li suoi beni confiscati, et così fi degiarato confiscati. Et questo è quanto alla
parte de Rovescala. E si così è che appaia dela dicta sentencia et confiscacione et la signoria
vostra vole che fiza observata, dicemo che la signoria vostra po’ pigliare quella. Alo facto de
Scaldasole respondimo, illustre signore, che abbiamo veduta la sentencia data contro misser
Ardengo Folperto de chi era, la qual fo data al spectabile doctore misser Bonifacio Guarnerio,
confiscatoria de tuti li beni delo dicto misser Ardengo, salvo iure descendencium ascendencium
que et predictorum ex causis ex sentencia narratis data die quarto februarii 1430, et altre
sentencie cum molti capituli, così in favore dela camera como de altre singolar persone e
comunicate, perchè in diversi iorni fo data quella sentencia; item per altre littere olim ducale se
trova sub die decimo sexto ianuarii 1439, essere declarate per iudicio delo spectabile doctore
misser Pacino da Perosa vicario generale et cetera lo castello cum le pertinencie de Scaldasole
poter essere de valore de fiorini xxiiii milia et ultra, et ali figlioli delo dicto misser Ardengo essere
stati assignati tanti beni et possessione in la terra de Sanctonazaro che asendano alla summa de
fiorini vii milia cento xlv, et esse stati taxato per la legitimacione alli dicti figlioli fiorini xv milia D
setanta dui et solde dece imperialium; unde se conclude loro fratelli restar creditori de fiorini viii
milia cccc et declarato quelli fratelli per li dicti beni de Santo Nazario deveno essere exstimati per
li beni che teneno in lo comitato de Pavia et che siano exempti per essi beni dalo pagamento de
l’incarrighi impositi et che si impo nerano dala sentencia citra et in futurum quoad ipsi fratres
habuerint et consequti fuerint tottam et integram legitimam. Et così li dicti fratelli alli suoi carrichi
trovamo essere stati preservati exem pti.Trovamo che alo tempo dela libertà di questa vostra
inclita cità de Pavia li dicti fratelli intrarono lo castello et la possessione de Scaldasole et fi dicto
trovano lì de molti beni et continue dala dicta apprehensione in qua hanno tenuto et golduto lo
dicto castello et possessione cum molti fructi et presencialiter teneno. Unde dicemo, illustre
signore, che se la signoria vostra vole la dicta sentencia havere loco et fi mandata ad execu
cione, salvo iure dicte legitime ascenden cium et descendencium et salvis declaracionibus ante
dictis, che la signoria vostra po’ li dicti beni pigliare per la dicta camera. E questo scrivemo ala
signoria vostra essere nostro apparere et che deli carrighi passati se dice che non se trovano li
libri del comune, benchè più volti li habiamo cercati per la dicta camera. Alla qual signoria vostra
supplicamo se degna nui havere per recomandati vostri fidelissimi, la quale Dio sempre conservi.
Ex Papia, xxi augusti 1450.
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Illustrissime et excellentissime dominationis vestre fedelissimi servitores Bartholomeus de
Corrigia miles,
Gracinus de Piscarolo referendarius generalis et Augustinus de Barrachis sindicus camere
Papie, et cetera.
A tergo : illustri principi ac excellenti domino nostro singularissimo domino duci Mediolani et
cetera, Papie Anglerieque comiti ac Cremone domino, et cetera.
176
I MAESTRI DELLE ENTRATE COMUNICANO AL DUCA LE ENTRATE DEI DAZI DI PANE, VINO E CARNE DI
DORNO E DI LOMELLO
1450 agosto 1, Milano
107v Illustrissime princeps et cetera, advisamo la signoria vostra che la vostra terra de Dorni è
de entrata cadauno anno de libre novecento fin in mille per respecto deli dacii del pane, vino et
carne, de vino et biada tanto pagando per le dicte imbotature ad ragione de dinari ventiquattro
per brenta de vino et dinari dodeci per quaduno mozo de biada; et Lomelo è de quattrocento fin
in cinquecento libre per li antedicti datii et imbotature tanto, et pagando al modo predicto,
quantunche al tempo dela bona memoria del duca passato fussero de magiore quantitade.
Data Mediolani, die primo iulii 1450.
Excellentissime dominationis vestre fedelissimi servitores magistri intratarum vestrarum.
177
FRANCESCO SFORZA TRASMETTE AL CAPITANO DELLA MARTESANA IL SUGGERIMENTO DI UN
SUO CONFIDENTE PER IL PERCORSO DELLE MERCI DA COMO
1450 agosto 25,Lodi
108r
Domino Petropaulo capitaneo Martesane.
Egregie miles dilecte noster, te mandiamo qui introclusa una informatione quale v’è stata data da
uno nostro fidatissimo, ad ciò che tu la vedi et intendi molto bene. Pertanto volimo mandi ad exe
cutione et provedi opportunamente quanto in essa se contene, sforzandote fare per tale modo
che para tu l’habbi bene intesa; et advisarane dela receptione de questa nostra littera.
Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
Copia infrascriptorum capitulorum missa interclusa in littera suprascripta.
Tertio: bisogna ch’el signore proveda che le biave non vengano per lo lago né per la rivera, per
niuna altra via che per quella da Come, ciò è ad conservare bene la Martesana de sopra,
incomenciando a Melze, Vimercato, Seregno, Meda et Cantù et fare che da lì in suso non sia
lassato passare biava né per recto ne per indirecto, si non per lo usare dela pieve de Incino
Vallasina et Monte Brianza tantum et non ultra. Et cossì facendo sequitarà al signore questi beni,
prima el datio dela biava da Como, che è deli boni datii ce sia, valerà bene a modo usato et forse
meglio et anche gli altri datii datii da Como se ne sentirano beneficati secundo el signore havirà
la bria in mano de dare biava a suoi inimici ad libitum et li soi far stare drudi et più habundanti. Et
in queste cose non serà fatica veruna perchè queste cose sonno solite essere servate per lo
tempo del duca Filippo Maria passato et soi precessori.
86
178
FRANCESCO SFORZA RIBADISCE AL CONSIGLIO SEGRETO QUANTO SOPRA RIPORTATO
1450 agosto25, Lodi.
Dominis de Consilio nostro secreto.
Reverende in Christo pater ac spectabiles dilectissimi nostri, per conservare bene la Martesana
de sopra incomenzando da Melzo, Vicomercato, Seregno, Meda et Cantù è necessario prove
dere che biave non vengano per lo lago de Como né per la rivera né per niuna altra via che per
quella de Como et fare che biava veruna non sia lassata passare né per recto né per indirecto si
non per l’usare dela pieve de Incino Vallissina et Monte de Brianza solamente et non ultre.
Pertanto volimo provedati come meglio vi parirà, sì che questo ve scrivemo sia mandato ad
executione, tanto nele parte de Commo, quanto etiam in Martesana, advisandove che de questo
ne consequiremo utile assai, perchè le nostre intrate de Commo se augumentarano grandemen
te et le terre nostre restarano fornite de biava in abundantia.
Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
179
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI ACCETTARE LA RATA
CHE GIANPIETRO DI LANTERI INTENDE PAGARE
1450 agosto 25, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, Iohannepetro de Lanteri ce ha facto dire et pregar cum instantia lo vogliamo havere
recomandato in questo, cioè che havendo lui asieme cum alcuni compagni incantato el dacio
dele porte de quella nostra inclita cità, et havendo scavedato del dacio et volendo lui pagare la ra
ta sua 108v del dicto dacio nonobstante fuse obligato in solidum, volimo essere contenti et prove
dere non sia molestato per li altri suoi compagni siando loro bene solvendo, como sono, et paren
doce la sua domanda pur contenire del raxonevele asay, siamo contenti gli faciati quello aconzo
honesto se po’, non derrogando però aliqualiter al facto nostro né ala ragione de veruno altro.
Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
180
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER CONCESSA VALGRAVENA AI CONTI GIOVANNI DA BALBIANO E
FRATELLI : PERCIÒ IL CAPITANO NON SI IMMISCHI NELLE FACCENDE DI DETTA VALLE
1450 agosto 25, Lodi.
Capitaneo lacus Cumarum.
Dilecte noster, havemo confirmato et de novo concesso Valgravena in contato al spectabile
cavalero misser Zohanne da Balbiano et soy fratelli conti dela dicta valle, como per li privilegii
per nuy facti largamente se po’ vedere; et volendo che pacificamente cum li suoy homini
possano vivere como richedi l’honestà et la natura de simili contadi, te cometiamo et volimo che
dela iurisdicione dela dicta valle e così deli homini non te ne impazi per modo alcuno, ma
accadendo et bisognando più una cosa che un’altra habii recorso dali dicti conti o da suoi officiali
87
quali se intenderano cum ti in tute le cosse occorerano; et questa nostra disposicione observa et
fa observare senza excepcione alcuna.
Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
181
FRANCESCO SFORZA COMUNICA LA RICONFERMA DELLA VALGRAVENA A GIOVANNI DA BALBIANO
1450 agosto 25, Lodi.
Comissario et potestati et referendario lachus Cumarum.
Dilecti nostri, habiamo confirmato et de novo concesso Vallegravena al spectabile cavalero
misser Zohanne da Balbiano et a suo fratello et cetera: finendo de verbo ad verbum prout
suprascripta.
Data die suprascripta.
Cichus.
182
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI COSTRINGA GIOVANNI ANDREA DA CORENO A VERSARE 108
DUCATI A GARANZIA DEL RISCATTO DI LAMBERTO DA TRIULZIO
1450 agosto 25, Lodi.
Capitaneo lacus Cumarum.
Dilecte noster, altre volte te scripsemo ad instancia del conte Zohanne da Balbiano et Simonino
Arrigono che, constandote per confessione o per sacramento de Zohanne Andrea da Coreno, o
per altra via, che esso avesse promisso ali predicti cento octo ducati per securità dela redemp
cione de misser Lamberto de Triulcio, lo dovesse constrenzere al pagamento; et per quello
intendiamo ancora non ne hay facto execucione alcuna solamente perchè non fo nominato per
nome el dicto Lamberto 109r ma fo dicto uno presone. Pertanto te cometiamo et volemo che
exequisi le dicte nostre littere, nonobstante ch’el dicto misser Lamberto non fosse nominato in
esse per nome, astrenzando esso Zohanne Andrea al pagamento deli dicti denari constandoti
como è dicto de sopra.
Laude, die xxv augusti 1450.
Cichus.
183
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MALASPINA DI CALCEDONI DA PEROSA, GIÀ COMMISSARIO IN
VALCAMONICA 12 ANNI FA, DI RITORNARSENE A CASA NON PREOCCUPANDOSI, PER IL MOMENTO,
DELL’IMPOSIZIONE FATTAGLI PER CONTO DEI MAESTRI DELLE ENTRATE STRAORDINARIE
1450 agosto 25, Lodi.
Domino Iacobo de Angleria vicario nostro generali.
Dilecte noster, è stato da nuy Malaspina di Calcedoni da Perosa lamentandosse che, per certe
imputacione gli sono facte per lo tempo ch’el fo commissario in Valcamonica zà dodeci anni
passati, gli haviti mandato uno commandamento in executione de certa commissione quale ve
hano facta li magistri de l’intrate nostre extraordinarie circa de ciò. Nuy gli havemo resposto ch’el
se ne vada a casa perché è gotoso et infermo et etiandio perché, essendo zà passati xii anni,
non ne pare che se gli devessi dare impazo per questo. Nondimanco, aciò sapiati la mente
88
nostra circa de ciò et quella possati exequire, dicemo che, se questa imputatione è de dodece
anni passati et pertene ala camera nostra, volemo che la tegnati suspesa et non procedati più
oltra fin a tanto saremo meglio informati dela cosa. In quanto pertenesse a terza persona, siamo
contenti ministrati rasone.
Laude, die xxv augusti 1450.
184
FRANCESCO SFORZA RIMBROTTA IL CASTELLANO PER AVER ACCOLTO UOMINI PROVENIENTI DA LUOGHI
APPESTATI E D’AVER VIETATO CHE VENISSERO CACCIATI DAL TERRITORIO
1450 agosto 26, Lodi
Castellano nostro Nazarii.
Dilecte noster, cum gran dispiazere habiamo intexo che tu recepti in quello nostro castello deli
homini, quali vengono da lochi infecti da pesta; et non solo li recepti nel castello, ma etiamdio li
metti in la terra; et che volendo li homini de quella terra caciare fuora alcuni de quilli gli havevi
missi dentro, gli l’hay prohibito cum saxi et altre cose, che non è stato nì bono ni laudevele nì
etiam convenieto allo debito et honore tuo, perché doveresti cercare la salute et sanità di quelli
homini, nonchè vetarli che non possino caciare li suspecti. Pertanto te commetiamo et
commandiameti che, per quanto hay ad caro la gratia nostra, da mò inanzo non recepti in quella
nostra forteza alcuno senza nostra saputa et etiamdio non te impazi deli homini dela terra, ma
solamente faci l’offitio tuo.
Data Laude, xxvi augusti 1450.
Cichus.
185
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI IMPONGA A RIGOLLO DI MANGIACAVALLI DA MENAGGIO DI DARE
QUANTO HA PROMESSO A GIOVANI DA BOLOGNA PER L’OSPITALITÀ CONCESSAGLI DURANTE LA
REPUBBLICA AMBROSIANA
1450 agosto 26, Lodi
109v Capitaneo lacus Cumarum.
Dilecte noster,ne ha significato Zohanne da Bonomia che, avendo luy, al tempo dela libertà de
Milano liberato dale mane di partessani et tenuto in cassa soa per uno tempo Rigollo di
Mangiacavalli da Menasio a proprie spese, esso Rigollo gli promisse in la partita sua de dargli fra
xv dì novanta ducati, como appare per uno suo scripto e may no gli l’ha dati, immo recusa de
darli. Pertanto volimo che, intisa questa cosa, provedi che dicto Zohanne sia satisfacto de quello
debbe havere.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
89
186
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGA ARRESTATO UN CERTO AGOSTINO CHE HA RUBATO SULLA
STRADA SARONNO-CARONNO DUE SPARVIERI DONATIGLI DAL CONTE FRANCHINO RUSCA
1450 agosto 26, Lodi
Capitano Seprii.
Dilecte noster, mandandone a donare el magnifico conte Franchino Rusca dui sparaveri, quando
quello che ne li portava fo tra Serono et Carono, gli sonno stati tolti li dicti sparaveri alla strata
per uno Angelino nepote de Gabriel dicto compagno de Castigliono; la qual robaria n’è stato
tanto molesta quanto dire se possa, et non volendola tollerare te cometiamo et volimo che te
inzegni per omni modo et via de havere in le mane del dicto Angelino et lo tegni sotto bona
guardia, non rexandolo senza nostra saputa et licencia.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
187
FRANCESCO SFORZA, INFORMATO CHE LA GENTE DI BELLANO E VARENNA TRASPORTA VIVERI ED
ALTRO ELUDENDO IL PAGAMENTO DEI DAZI, ORDINA AL CAPITANO DEL LAGO DI COMO DI PERSEGUIRE
CON I SUOI UOMINI A BELLANO, A VARENNA E ALTROVE TALI VIOLATORI DI ORDINI E DECRETI
1450 agosto 26, Lodi.
Capitano lacus Cumarum.
Dilecte noster, habiamo intiso cum grande displicencia dali nostri maystri de intrate et refe
rendario nostro de Como per frequentate lamente a loro facti per li dacieri nostri da Como, che li
homini da Bellano et da Varena conduceno et fanno conduere de molte biave, bestiame,
formagio, coramo, brase et altre merchadancie senza el debito pagamento deli dacii nostri, qual
cosa molto ne dispiace et cede in grandissimo damno nostro; et, deliberati non volere simile co
se patire per modo alcuno, volimo et strectamente te comandiamo, per quanto t‘è caro la gratia
nostra, che tu transcorre la tua fameglia et corrabiese per tuto quello laco così verso quelle terre
de Bellano et da Varena quam etiam altrove, puniendo li malfactori secondo la forma deli decreti
et ordeni deli dacii nostri; et del tuto ne avisaray de dì in dì; però non se contenendo essi homini
da simile errore, li provedaremo in modo restarano malcontenti et transirà in exemplo ad altri.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Iohannes.
188
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL CANCELLIERE D’AVER RICHIAMATO VESCOVO E CLERO PER IL
CONTRIBUTO; QUALORA FOSSERO DETERMINATI A NON DARLO VUOLE CHE COMPAIANO DAVANTI A LUI.
AI DAZIERI E AI MERCANTI SI CHIEDE CHE DIANO DI PIÙ.
1450 agosto 26, Lodi
Ser Andree de Fulgineo cancellario.
Rispondendo alle tue littere et primo, quanto alla dureza et obstinacione deli preti secondo el
parere tuo, scrivemo per le alligate al vescho et a tuto el clero de quella nostra cità cum questi
propositi, che se debano movere ad fare la voluntate nostra; et casu quo ne faciano et pur
voliseno perseverare nel suo duro proposito che se debbeno, volimo che aut tu ne avisi aut che
90
comandi per parte nostra ad quelli te 110r parirà che vengano dala nostra presencia. Alla parte
che anchora non sia facto el compartito, dicemo che crediamo mò debba essere facto per tua
solicitudine, perché già sonno passato quatro dì da poy el data dele tue; et quando pur non fose
facto, solicitalo cum omni dilligencia. Alla parte deli dacieri et mercadanti da essergli richesti
denari, pani, veluto et frumento, dicimo che tu cum participacione del magnifico nostro loco
tenente, debbi richedere subsidio in nostro nome a chi ve parerà et cavare da essi più che se
pote facendoli debite assignacione de quanti ce subvenirano. Alla parte ad chi se debba el
frumento et per bolletini de chi, te havimo già scripto che tuto quello frumento se haverà del
contado lo debbi assignare ad Torniello nostro fameglio il qualle l‘haverà ad distribure segondo
l‘ordinacione nostra; et così fa. De quello dela cità non volemo se mova perché l‘havemo
ordinato ad altri bisogni.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
189
FRANCESCO SFORZA RIMBROTTA IL VESCOVO PER IL MANCATO SUSSIDIO. SPERA CAMBI IDEA
ALTRIMENTI AGIRÀ DI CONSEGUENZA
1450 agosto 26, Lodi
Episcopo et universo clero civitatis Cremone.
Reverende in Christo pater et venerabiles dilecti nostri, cum ampla fede et speranza che alli
nostri bisogni ce dovesseno soccorrere, ve habiamo già mandato più dì fa ad chedere per ser
Andrea da Foligno nostro cancellero, subsidio appresso gli altri nostri subditi cremonesi, al quale
per certo non dovevati far dificile volendone nuy fare securo d‘essi su l‘intrate nostre; ma, per
quanto comprehendemo, non ve moviti cum quella amorevoleza nè benivolencia che doveresti
fare et che faciamo nuy per la conservacione de tuti vuy; del che ne siamo molto maravigliati et
dolene perchè remanemo molto inganati dela oppinione havevamo verso voy, né possiamo
pensare donde proceda tanta vostra dureza. Et renditivi certissimi che a tanti nostri bisogni non
smenticarimo lingeramente chi ce servirà e chi non: et perché ce disponimo una volta de
intendere se da vuy possimo may sperare che faciati la volentà nostra, volimo che cum quanto
più cellerità possiti, provedati ad subvenirce respondendo ad ser Andrea del subsidio voliti fare,
aut respondeti ad noy per vostri mesi proprii delo vostra ultima voluntà, avissandove che mal
volentera comportarimo essere così postergati da vuy.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
190
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI INTERVENGA SUBITO PER EVITARE LA DIVERSIONE DEL TICINO
CON GRAVE DANNO DI PAVIA
1450 agosto 26, Lodi
Presidentibus negociis Papie.
Siamo certificati ch‘el fiumo de Ticino de sopra el ponte fa una diversione verso la chiesa de
Sancto Antonio lasando el ponte et quella nostra cità da canto, in modo che, non providendoli
presto, sarà da poy mayor dificultate ad ripararli; et perchè intendeti molto bene 110v quanto
importa al dicto ponte a quella nostra cità et de quanto preiudicio saria la dicta diversione, ne
pare et così vi confortiamo et carichiamo che vogliati far fare uno cavo in quello luocho, unde fo
ordinato per la felice memoria del illustrissimo quondam duca, primo overo altrove ove ve parirà
meglio et più utile per obviare alla dicta diversione, metendo in questo ogni cura et dilligencia
91
vostra, perché ultra provederiti alla secureza de quella cità per questa via, sariti cagione de
spalmiare de maior spexa et ad nuy fareti cossa gratissima.
Laude, xxvi augusti 1450.
Cichus.
191
FRANCESCO SFORZA SI LAMENTA CHE ENTRINO LIBERAMENTE IN CITTÀ MOLTE PERSONE. SI STIA
MOLTO ATTENTI ALLE PORTE OSSERVANDO GLI ORDINI DUCALI IN MODO CHE NESSUNO, PROVENIENTI
DA LUOGHI INFETTI, VI POSSA PENETRARE
1450 agosto 26, Lodi
Presidentibus Papie.
Dilecti nostri, havemo inteso che continuamente intrano in quella nostra cità de molte persone et
non se ne ha consideracione alcuna de intendere dove vegnano; siamo etiamdio informati che
de qua de Po passano persone asay che vegnano de lochi suspecti; dele quali cose se dolemo
grandemente, perchè sono cagione de infectare non solamente quella cità, ma etiandio tuto lo
resto del territorio nostro. Pertanto ve cometiamo et volemo provediate alle porte che niuno
possa passare et se serveno li ordini nostri; zordinati etiamdio et facti fare tal guardia alle porte
de quella cità che niuno, sia chi se voglia, possa intrare venendo da loco contagioso et infecto,
provedendo ulterius alli Pavesi infecti che sonno mandati de fora della cità in modo non habiamo
casone de morire de fame et in necessità et andare de qua et de là ad infectare li altri lochi.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
192
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE DEGLI OMICIDI SI FACCIA LA DESCRIZIONE DEI BENI DA CONSEGNARE
A PERSONA IDONEA E POI ALLA CAMERA DUCALE PER I RISARCIMENTI DOVUTI
1450 agosto 26, Lodi.
Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Ve cometiamo et volemo che, medianti comandamenti et per qualuncha altro modo ve parirà,
providiati che da mò inanzi, accadendo ad cometere alcuno homicidio o ferita mortale in quella
nostra cità et nel suo contato, et li officiali, a chi specta, faciano fare la descripcione di beni de
quelli haverano comisso tal maleficio et consignacione d‘essi preso idonea persona, in modo
che, accadendo altro de l‘infamo, la camera nostra resti secura. Providiati etiamdio che niuno
deli dicti officiali sotto quello parirà a vuy olsa o presuma tore alcuni deli dicti beni senza licencia
de quelli officiali a chi specta, la qual appaia in scripto, perchè l‘intencione nostra è che tuti li dicti
beni siano consignati alla camera et poy de essi ne sia facta satisfactione o compensacione a chi
se deverà fare. Exequiti adoncha questa nostra mente senza exepcione alcuna.
Laude, xxvi augusti 1450.
Cichus.
92
193
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I FRATELLI GUARGUAGLI CONSEGNINO ALLA CHIESA DI SAN
GUINIFORTO I BENI ACQUISTATI PER LA SUA DOTE
1450 agosto 26, Lodi.
111r Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Desiderosi dela salute et conservacione di beni ecclesiastici, deliberamo et volemo che haviti da
vuy Aluyse et li fratelli delli Guarguagli habitatori et citadini de quella nostra cità, vediati de
indurgli ad fare per publico instrumento de mane del nostro notaro lì, la vendita di beni acquistati
per la dote dela chiesia de San Guiniforto, considerato che la bona memoria dell‘illustre signore
quondam duca passato ordinò che li dicti beni fossaro assignati alla dicta giesia et che essi beni
stano meglio presso la dicta giesia che presso loro fratelli; volemo astrenzi li dicti fratelli
successori et heredi de quello era preyto in la dicta giesia a consignare ad essa in presencia del
prevosto et deli vicini circumstanti tuti li beni et patrimonio dela chiesia predicta; et in questo non
intervenga excepcione alcuna.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
194
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI COSTRINGANO I RAGIONIERI DEL COMUNE A CONSEGNARE I LIBRI
DELLE CONFISCHE E DELLE CONDANNE DI PERSONE PUBBLICHE E PRIVATE DELLA CITTÀ E DEL
CONTADO PER CONOSCERE I DIRITTI DELLA CAMERA DUCALE
1450 agosto 26, Lodi.
Referendario Gracino de Pisacarolo ac presidentibus Papie.
Deliberando nuy per utilità della camera nostra far vedere li libri dele confiscacione et condem
nacione de private et publice persone così dela cità como del contato de quella nostra cità, ve
cometiamo et volimo che havuti da vuy li rasonati del comune, li qualli hanno tenuti preso de si le
chiave dela rasonaria del tempo passato così denanzi como da poy la morte del illustrissimo
quondam signore duca, li astrenziati realmente et personalmente et sotto ogni pena ve parirà ad
consignarvi li dicti libri perché così è la mente nostra, per potere vedere le rasone dela camera.
Laude, die xxvi augusti 1450.
Cichus.
195
FRANCESCO SFORZA CHIEDE VENGANO OSSERVATI I CAPITOLI DELLA PACE VIOLATI DAGLI UOMINI DI
BASSIGNANA CHE OSTACOLANO LA CONDUZIONE DI BIADE E AFFITTI AI CITTADINI E SUDDITI PAVESI
1450 agosto 27, Lodi.
Presidenti seu potestati Burgi Franchi Basignane.
Egregie amice noster carissime, quantuncha per li capitoli dela pace, qual è tra nuy e lo vostro
illustre signor duca, sia licito et debianno li homini de quello borgo de Bassignana conduere le
biave et ficti alli citadini et subditi nostri de Pavia et del contato, nondimeno gli è proibito el con
duere dele dicte cosse; del che se maravigliamo et non possiamo quasi credere che così sia
perché credemo et havimo per indubitato che la mente dela excellentia sia de observare le con
vencione et capitoli dela dicta pace como etiamdio nuy dal canto nostro intendiamo de fare verso
la signoria sua. Pertanto ve confortiamo et pregamo che contra li capitoli dela dicta .pace non
93
vogliati tentare cosa alcuna imo vogliati lasare conduere per li homini del dicto borgo ali nostri le
biave et ficti dicti de sopra, 111v perché cusì facendo, fareti como deno fare li boni vicino l’uno
cum l‘altro et como faciamo nuy verso li vostri et ulterius ne fariti cosa grata et accepta.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
196
FRANCESCO SFORZA ESPRIME COMPIACIMENTO PER IL MATRIMONIO DI UN SUO UOMO D’ARME CON LA
FIGLIA DI FACINO DA CANTÙ
1450 agosto 27, Lodi.
Facino de Canturio.
Havemo presentito che fay mencione et già sono fate parole de contrahere matrimonio fra una
tua figliola et il Franzoso nostro homo d’arme dela squadra de Pupi da Pisa; dela qual serimo
molto contenti et per respecto del dicto Franzoso, el qual amemo et gli havimo voglia far del
bene, et anche per bene dela puta tua, la qual crediamo sarà bene maritata, avissandote che ha
vimo piacere che gli nostri soldati se maritano de qua et faciano parentato cum li valenti homeni
et nostri servitori como crediamo tu sia, te confortiamo adoncha, se non l’ hay facto, che lo faci.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Non astrengendote se non quanto a te pare, ma te lo confortiamo bene.
Data ut supra.
197
FRANCESCO SFORZA SI LAMENTA DEL TRATTAMENTO FATTO A TOMMASO DA FARA.
1450 agosto 27, Lodi.
Petro dela Bella squadrero.
Havimo asay intiso deli tractamenti fino facti alli nostri homini et anche siamo informati como è
stato tractato Thomaso da Faro da Romanengo; dele qualcose quanto ne siamo de malavoglia
et malcontenti per certo lo monstrarimo un dì cum effecto, ma dicimo altro per adesso se non
che tu faci restituire la cavalla et ogni sua robba al dicto Thomaso senza altra repplicacione de
nostre littere et faray bene ad farlo et questo basti.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
198
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE DELLA DELIBERA DELLA COMUNITÀ DI SONCINO DI FORTIFICARE
QUELLA TERRA E INVIA COME CONTRIBUTO CINQUANTA DUCATI D’ORO
1450 agosto 27, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, la communità et homini nostri de Soncino del districto de Cremona hanno
deliberato fortificare quella terra et la rocha d‘essa, el che molto ne piace et per poterlo meglio
fare ne hanno richesto subvencione de qualche dinaro; nuy gli havemo resposto non havere lo
modo de presente per l’altre nostre spese et che nondimeno siamo contenti provederli al
presente de cinquanta ducati fine, a tanto gli potremo far megliore provissione. Pertanto siamo
94
contenti faciati respondere alli dicti homini d‘essi cinquanta ducati d‘oro sopra l‘intrate d‘essa
nostra terra de Soncino da essere convertiti in la dicta reparacione.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
199
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI FACCIA QUANTO CHIEDE ANTONIO TRIVULZIO PER I BOSCHI DI
MELEGNANO PURCHÈ CONFORME A RAGIONE
1450 agosto 27, Lodi.
112r Magistris intratarum extraordinariarum.
Dilecti nostri, è stato da nuy el spectabile Antonio da Trivulcio nostro consigliero et dice che,
pretendendosse ragione in li boschi da Melignano, vui gli facti alcune innovacioni richedendo
proinde che debiamo fare vedere et bene intendere da vuy estessi quanto ne volle ragione.
Parendoce adoncha la sua peticione honesta et contenere iusticia, siamo contenti et volemo che,
vedute examinate et bene intese le sue ragione et quelle dela camera nostra, faciati quanto vole
ragione non avendo respecto a cossa veruna, ma solum al debito de ragione.
Laude die xxvii augusti 1450.
Cichus.
200
FRANCESCO SFORZA CHIEDE IN PRESTITO DEL FRUMENTO PER I SOLDATI DI STANZA NEL MELZESE
1450 agosto 27, Lodi.
Comuni et hominibus Melcii.
Dilecti nostri, per li affani et rencresimenti haveti havuti per lo passato, ne rencresce ad darvi più
desconzo alcuno, ma pur la necessità hanno quilli nostri soldati sonno lì, ne strenze a darvi
ancora alquanto più desconzo; del che ve dicemo et volemo che diati ad a trovare tra vuy tanto
frumento che ad quelli nostri soldati sonno lì diati per boca stara doy al mese. Et ad questo non
die essere exempto nisuno perchè intendemo rendervi el dicto frumento o pagarvello per modo
sareti satisfacti; chè nostra intencione è che dicto fromento ce lo prestiati et così ne tegneati ben
conto, che ve farimo bono lo dicto formento; et questo non chiedemo per via de taxa, ma
imprestanza. Sichè vogliati per omni modo provedere come è dicto alli dicti soldati che
quantuncha ve sia alquanto disconzo non lo perderete chè ve li renderemo o pagarimo et questo
facti senza excepcione et repplicacione alcuna, perché non possemo fare de mancho che non vi
diamo questa poca graveza al presente et questo non intendemo sia preiudicio ad nisuno
exempti nì ad altri, perchè, como havimo dicto, intendemo de renderlo.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
95
201
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I SOLDATI DI GIACOMO PICCININO SIANO BEN TRATTATI E VENGANO
ALLOGGIATI NELLE TERRE DI LUCHINA DAL VERME
1450 agosto 27, Lodi.
Alberto Santo.
Havimo inteso cum quanta dilligentia et solicitudine tu ti hai portato circa el governo et salvacione
de quelle gente del spectabile Iacomo Picinino, le quale tanto havimo care quanto verune ne
habiamo nuy; de che te comendiamo. Et perché non intendimo che a quelle manchi più como a
l‘altre gente, volimo et te cometimo che, vedute le presente nostre littere, tu debbi levare le dicte
gente dala campagna 112v dove sonno, et alllogiarle nelle terre dela magnifica madona Luchina
dal Verme, cum più ordine sia possibile et havendo bona advertencia che, nelle terre et lochi
dove le metray, non regni morbo, et gli faray provedere del loro vivere secondo l‘ordine se
provede ad l‘altri, cum questo proposito che quelli dove erano prima et a chi tocha el caricho
d‘esse pagano poy le spexe gli sirano facti per lì altri; et così ne faray tenere el conto.Serva
adoncha questa nostra mente et a ciò ce possi avissare de quanto acadirà, te mandiamo uno
buletino per el passare de uno tuo che te parirà.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
202
FRANCESCO SFORZA RISPONDE A PIETRO CHE PROVVEDERÀ PER LA SUA SQUADRA, PERÒ SI LAMENTA
DEL MANCATO SUO INTERVENTO NEL TACITARE CRITICHE CONTRO IL DUCA
1450 agosto 27, Lodi
Petro de La Bella.
Dilecte noster, per tue littere, scrite a Cicho nostro secretario, havimo intiso la solicitudine che
per lo spacio tuo et dela squadra tua; al che respondendo dicemo che non te maraviglii se
havimo induciato fin a mò ad provedergli, perchè non gli havimo havuto el modo; ma presto
presto gli haverimo el modo et mandarimo per te per provederte a ti et alla squadra, sichè ad
questo non bisogna dire altro. Ma ben te dicimo, Petro, che che quando l‘altri faciseno poca
stima del honor nostro, credevamo che tu non dovesti portarti cusì in lasarce venire tante
lamente deli tuoi, le quale tanto ne sono moleste quanto dicere se potesse, et crede fermamente
che s‘el fuse mile fiata nostro fratello, non lo comportarimo. Pertanto, s‘el te piace, provedeli et
non volere la nostra vergogna et danno.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
96
203
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIA A GIOVANNI DA PAVIA UNA GIORNEA, UN PAIO DI CALZE ALLA
MODA SFORZESCA E UNO ZUPPONE
1450 agosto 27, Lodi.
Ser Antonio de Minutis et cetera.
Dilecte noster, siamo contenti et volimo che tu fazi dare ad magistro Zohanni da Pavia, nostro
ingegnero, presente portatore, una zolnera et uno paro de calze ala divisa nostra, et etiam uno
zoppone, facendoli dare presta expeditione.
Laude, xxvii augusti 1450.
Cichus.
204
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI ARRUOLINO DIECI GIOVANI CAPACI COME BALESTRIERI E
SCHIOPPETTIERI E ALTRETTANTO SI FACCIA A PAVIA E A CREMONA
1450 agosto 27, Lodi.
Commissario, potestati et referendario nostris Novarie.
Dilecti nostri, perché havemo bisogno al presenti de alcuni balestreri fidati per adoperarli in uno
nostro servitio de grandissima importantia, vi confortiamo caricamo et volemo che, vedute le
presente, vogliate recaptare in quella nostra città dece zoveni ben apti per balestreri et
schiopecteri, et neli mandiati subito pagati 113r per duy mesi ad rasone de tre fiorini per paga,
senza alcuna retemptione de caposoldi; et in questo non intervegna fallo né exceptione alcuna.
Et aciò crediati questa essere la mente nostra, havemo sottosscritta la presente de nostra
propria mano.
Laude, die xxvii augusti 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis videlicet:
potestati et referendario Papie ac Gracino de Piscarolo, locuntenenti et potestati et referendario
Cremone.
205
FRANCESCO SFORZA CHIEDE CHE, COME CONVENUTO, SI RESTITUISCANO IL CASTELLO E LE TERRE DI
REFRANCORE
1450 agosto 27, Lodi.
Illustri domino Iohanni Melchioni Montisferrati.
Illustris tamquam frater noster carissime, più volte havemo scripto et facto instantia preso la si
gnoria vostra che la volesse farne consignare in le mane la forteza et terra de Refrancore, come
è obligata per vigore di capituli celebrati et contracti tra lo illustre ser Guglielmo vostro fratello et
nuy et confirmati per essa vostra signoria; et fin adeso non havemo possuto havere.
Cognoscemo benchè Bernardo Maceo non s’è curato restituirlo per godere li fructi, ma non
havemo facto novitate alcuna, credendo pur che la signoria vostra gli dovese provedere.
Pertanto mando de là Antonio da Dexio, nostro famiglio, exibitore dela presente, solamente per
questa casone; de novo confortiamo et pregamo la prefata signoria vostra che per honore suo et
observancia deli dicti capituli gli piacia provedere et ordinare ch’el dicto castello et terra gli siano
97
consignati in le mane et non darne più casone de replicare littere sopra de ciò, perché, oltra fariti
cosa debita, l’haveremo a piacere.
Data Laude, die xxvii augusti MCCCCL.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis:
illustri domino Gulielmo de Monteferrato et strenuo Bernardo de Maceo.
206
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI A LEONE STAMPA, SUO UOMO D’ARME, 60 DUCATI
1450 agosto 28, Lodi.
Ser Antonio de Minutis.
Volimo che faciati dare ad Lione Stampa, nostro homo d’arme, ducati sexanta delli nostri, zoè
ducati 60 delli nostri et fati 113v fare subito spazato de quelli denari delli officii et non manchi.
Ex Laude, xxviii augusti 1450.
Cichus.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
207
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI AIUTI VINCENZO DA CAMNAGO A RICUPERARE LE COSE
RUBATEGLI DURANTE LA REPUBBLICA AMBROSIANA
1450 agosto 28, Lodi.
Domino Galihoto Rato capitaneo nostro Mediolani.
Dilecte noster, siamo informati che, nel tempo dela libertà de quella nostra cità de Milano, fo
sachezata la casa ad Vicenzo da Cannago, presente portatore, et toltogli molte robbe, fra le
quale erano alcune robe de certi homini d’arme; et perché dicti homini d’arme voleno le robbe
sue et cerchano de far destenire dicto Vincenzo, considerato che queste cose gli fonno tolte
publicamente, et che luy le vole pagare, potendo essere satisfacto da quelli chi hanno havute
dicte sue robbe, secondo seriti informato da luy, pertanto volimo che ad ogni sua requisitione,
constandove che quelli, li quali luy ve dirrà, habiano tolte dicte sue robbe, gli faciati fare raxone
summaria et expedita sine strepitu et figura iudicii, cavillationibus et frivolis quibuscumque
reiectis; et per questa caxone gli havimo concesso uno salvaconducto, como vedereti.
Data Laude, die xxviii augusti 1450.
Cichus.
208
FRANCESCO SFORZA ASSERISCE CHE L’AZIONE FATTA DAI FANTI DI ALESSANDRIA CONTRO IL
CASTELLO SABAUDO DELLA PRETA DI MARAZZI È DOVUTO A LORO IGNORANZA E INSOLENZA PER
REAZIONE ALLA CATTURA DI ALCUNI DI LORO FATTA DALL’UFFICIALE DI BASSIGNANA
1450 agosto 29, Lodi.
Duci Sabaudie.
L’è venuto da nuy Catallano de Valperga cum littere credenciale dela excellentia vostra qual ne
pare ha dicto del caso qual fa la prefata vostra excellentia de l’acto facto per quelli fanti nostri
stanno in Alexandria verso lo castello vostro della Preta di Marazi. Dicimo che questo è proce
duto per insolencia et ignorancia deli fanti, perché el suo connestabile era amallato a Milano, e fo
98
contra saputa et voluntà del nostro locotenente de Alexandria; et la cagione fo per alcuni de loro
qualli erano stati pigliati per l’officiale vostro de Bassignana, che volevano per quelli fare repre
saglia et usanza, et dove sono le gente d’arme 114r far deli inconvenienti. Ma de questo a nuy è
doluto grandemente et gli havimo remediati: nostra intencione è de ben vivere et ben vicinare et
observare la pace, como più largamente sopra questo havimo a bocha dicto la mente nostra al
dicto Catallano. Alla parte del compromisso, el dicto Catallano responderà anchora ad pieno alla
excellentia vostra, alli piaceri dela qualle ne offerimo apparichiati.
Data Laude, die xxviiii augusti 1450.
Cichus.
209
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI ABBIA LA MASSIMA VIGILANZA PERCHÉ NESSUNO, PROVENIENTE
DA LUOGO SOSPETTO DI PESTE, POSSA PASSARE
1450 agosto 28, Lodi.
Officiali portus Dossorum.
Dilecte noster, nonobstante quanto habiamo scripto da qui indreto che li porti siano levati via,
volemo et per questa te commetiamo che faci portezari et passare cadauno che capitarà ad
quello porto cum licencia o boletino, ma vogli havere bona advertencia cura et dilligencia cum
talle studio et vigilancia che non lasi passare veruno che vada o venga de locho morboso et
suspecto; et in questo vogli meterli omni sentimento et industria che non passi nissuno che
venga de luocho morboso, et perché gli va el stato et la vita, et quando altramente fuse facto, te
certificamo che te daressemo tale mencione che sempre te ne recordaresti.
Laude, die xxviii augusti 1450.
Cichus.
210
FRANCESCO SFORZA SI STUPISCE CHE IL TRIVULZIO MOLESTI ANTONIO SQUASSA E AGOSTINO CACCIA
DA MARIGNANO PER DEL FRUMENTO, CHE FU INVECE SOTTRATTO DALLA ROCCA DI MARIGNANO DAI
SOLDATI QUANDO GIOVANNI CRISTIANO VI FU FATTO CASTELLANO
1450 agosto 28, Lodi.
Petro de Trivulcio, et cetera.
Dilecte noster, perchè Antonio Squassa et Augustin Caza da Marignano se gravano de vuy,
dicendone che li volete aggravare ad pagarvi certa quantità de formernto, quale dicete haverlo
venduto, quale havevati nella rocha da Marignano quando deputassemo Iohanne Cristiano per
castelano, et lo quale formento da poy fo tolto per li soldati nostri. Il che ne pare che siando stato
tolto per li soldati, como fo, et como fo tolto ad locha et ad tuti li luochi milanesi, che non sia mole
stato et aggravato de quello che non hanno havuto perchè nissun’ altra persona de quelli sonno
stati in simili dani, attento che li soldati gente d’arme et tali quali, como fanno le guere, habbiano
havuto et tolto le biade et formenti non sonno may stati molestati per simile perdite; nì anche ne
pare condigna cossa che li dicti Antonio et Augustino siano molestadi 114v da quello non hanno
avuto, come et rasonevole.
Ex Laude, die xxviii augusti MCCCCL.
Iohannes de Ulesis.
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211
FRANCESCO SFORZA DICHIARA DI AVER RICEVUTO IN MUTUO DA NICOLA DE GEORGIS, COMMISSARIO E
PODESTÀ DI LODI 100 FIORINI CHE VUOLE GLI VENGANO RESTITUITI SULLE ENTRATE FUTURE DELLA
CITTÀ
1450 agosto 29, Lodi.
Regolatori et magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, habuimus iam pluribus diebus mutuo a viro nobile Nicolao de Georgiis, commissa
rio et potestate nostro huius nostre civitatis Laude, florenos centum ad computum soldorum tre
gintaduorum pro singulo floreno; volumus itaque et vobis iniungimus quatenus eidem Nicolao
responderi faciatis de dictis florenis centum de et super introytibus futuris anni presentis huius
nostre civitatis, facendo et superinde fieri buletas opportunas, et dictos florenos centum ponendo
camere nostre pro expensa consumata.
Data Laude, die xxviiii augusti 1450
Cichus.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
212
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI FACCIANO I LAVORI DI RIPARAZIONE E FORTIFICAZIONE DELLA
CITTADELLA E DELLA ROCCHETTA DI PARMA SEGNALATI DA GIOVANNI BOTTO, REFERENDARIO DELLA
CITTÀ
1450 agosto 29, Lodi.
Referendario et thexaurario Parme.
Dilecti nostri, il nobile Iohanne Botto nostro generale referendario ne scrive havere ordinato
alcune cose da firfacte per reparatione et fortificatione de quella nostra citadella de Parma et
cossì dela rocheta. Pertanto volimo ve intendiati col capitaneo nostro dela citadella et provediati
in modo che cum effecto sia exequito et mandato ad executione quanto per esso Iohanne Botto
è stato ordinato, cossì in fortificatione et reparatione et altre cose necessarie alla citadella, come
etiam dela rocheta, perché cossì è la voluntà nostra; et non manchi.
Laude, die xxviiii augusti 1450.
Iohannes.
213
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGA AFFIDATO PER 400 FIORINI IL CAPITANEATO DELLA VALLE DI
LUGANO A FRANCESCO ALMERICO E BERNABÒ DA SANSEVERINO
1450 agosto 29, Lodi.
115r Magistris intratarum nostrarum.
Dilecti, vuy seti informati como è passato el facto el capitaneato de Val Lugano, per lo qual gli è
chi ne ha offerto quatrocento fiorini; et perché nuy havemo concesso la dicta valle alli magnifici
Francesco Almerico et Bernabò da Sanseverino nostri conducteri, siamo contenti et volemo gli
lasiati a loro el dicto capitaneato per essi quatrocento fiorini et quello più o meno ne trovati d’altri,
facendoli compensari li dicti denari nel credito hanno cum la camera nostra.
Laude, xxviiii augusti 1450.
Cichus.
100
214
FRANCESCO SFORZA NOTIFICA AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE GUGLIELMO RIVERO È STATO DA LUI
PROTESTANDO CHE L’UFFICIO DI CASALMAGGIORE CONCESSOGLI È STATO INCANTATO E DELIBERATO A
STEFANINO ZACCARIA. VUOLE CHE SI OSSERVINO GLI ORDINI IN MODO CHE NESSUNO ABBIA DA
LAMENTARSI
1450 agosto 29, Lodi.
Magistris intratarorum nostrarorum.
Egregie dilecti nostri, Guglielmo Rivero et stato qua da nuy, al quale fo concesso l’offitio de
Cassalmagiore, et alla ha la lettera del dicto offitio, per bene ch’el non sia ancora lo tempo de
andare al dicto offitio; et dice che ha inteso ch’el dicto offitio è stato incantato et deliverato per
Stephanino Zacharia et gravasso de questo; de che nuy lo mandiamo da vuy et che dica la
rasone sua denanzi de vuy. Et perché vuy sapeti la cosa et li ordini et deliberatione facte circha
al facto delo incantare et deliverare dicti offitii, vogliati che sia observati li ordini et quello vole la
rasone et lo dovere, per modo nisiuno non se possa iustamente gravare.
Ex Laude, die xxviiii augusti 1450.
Iohannes de Ulesis.
215
FRANCESCO SFORZA ORDINA IL LICENZIAMENTO DI DIECI MILITARI, L’ALLEGGERIMENTO DI BUSTO
ARSIZIO DI ALCUNI CAVALLI E LA RAZIONE MENSILE DEGLI UOMINI D’ARME
1450 agosto 29, Lodi.
115v
Capitaneo Seprii.
Dilecte noster, li homeni d’arme, quali se retrovano in quelle parte, se lamentano che non gli è
provisto d’alozamento ; nui te advisamo, a ciò sappi el tucto, che de quelli homeni d’arme, quali
sonno descripti in la cedula introclusa, nui ne havemo cassati dece, cioè quelli hanno la croce
denanzi, et volemo che, provedendo d’alozamento a quelli non hanno la croce, a tucti li altri che
l’hanno daghi licentia cum bono et honesto modo che si ne vadano per li facti loro et non stagano
più alle spalle de quelli nostri homeni. Provedi etiamdio che la comunità de Busti sia ligerita de
quelli tre cavalli hano, quali volimo distribuischi altrove, ove te parirà meglio, ligerendola etiandio
de quelli altri più cavalli che possibile serà, et ordinando che quelli sono lozati in essa terra da
qui indiretro habiano quello di che sonno convenuti cum essa comunità, ma da mò inanzi non
habiano si non secundo li ordini nostri, cioè lozamento, strame et dua stara de grano alla mesura
milanese per bocha viva ogni mese, intendando nostra intentione essere che facci tucte le
predicte cose cum el consentimento de miser Baptista dal Burgo, al quale havemo scripto che se
intenda techo del tucto.
Laude, xxviiii augusti 1450.
Cichus.
101
216
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A BATTISTA DE BURGO LE DECISIONI CONTENUTE NELLA MISSIVA
PRECEDENTE, OLTRE AL LICENZIAMENTO DI DIECI UOMINI D’ARME ALLOGGIATI IN SEVESO
1450 agosto 29, Lodi.
Domino Baptista de Burgo.
Dilecte noster, havemo cassato dece homeni d’arme de quelli sonno lozati in Sevro et havemo
scripto al capitaneo nostro lì che daghi lozamento alli altri et lezerisca la comunità de Busti de
quelli tre cavalli hanno alle spalle et anche deli altri, zoè de quelli più serà possibile; proveda
etiandio che li soldati lozati in quella nostra tera da qui indiretro habiano quello de che sonno
convenuti cum la comunità, ma da mò inanze non habiano si non secondo li ordini nostri. Et de
tucte queste cose se intenda cum vuy. Pertanto vi commectiamo et volimo che, havendo
inteligentia cum esso capitaneo, quale havemo informato del tucto, provedati che questa nostra
mente se exequisca et se faccia come è dicto de sopra. Quelli homeni d’arme havemo cassati
sonno quelli che sonno signati de una croce.
Data Laude, xxviiii augusti 1450.
Cichus.
217
FRANCESCO SFORZA INFORMA LA MOGLIE DI NON POTERLA ACCONTENTARE PER L’UFFICIO RICHIESTO
A FAVORE DI FRANCESCO DAL MAINO AVENDOLI GIÀ TUTTI ASSEGNATI, MA DI ESSERE DISPONIBILE AD
ACCONTENTARLA SE SI DESSE UN UFFICIO ADATTO A FRANCESCO
1450 agosto 28, Lodi.
Domine Blanche Marie.
Illustrissima consors nostra precordialissima, veduto quello ne ha scripto la signoria vostra de
provedere a miser Francesco dal Mayno de uno deli offitii descripti in la interclusa cedula, ve re
spondiamo che nuy gli compiazeressemo voluntera de uno, sì per respecto dela signoria vostra,
sì etiamdio perché l’he homo da bene; ma perché tuti sonno dati ad boni piazere et ad homini
benemeriti de nuy, non li poteressimo cum nostro honore tore ad quelli li hanno per dare ad altri.
Sichè advisati s’el gli è alcuna altra cosa che se affatia per luy, perché gli ne compiazeremo de
bona voglia.
Data Laude, die xxviii augusti 1450.
Cichus.
Lista supradicta offitiorum.
La castellania de Como.
La castellani[a] de Abbià.
La castellania de Vigevano.
La castellania de Melignano.
La rocheta de porta Romana.
102
218
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI SOPRASSIEDA ALL’INCANTO DELL’UFFICIO DEL BOLLO DI MILANO
ASSEGNAZIONE A FRANCHINO BONACIO DEL BORGO DI SAN DONNINO
1450 agosto 30, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Per certi respecti, deliberamo et volimo che soprasidiati ad fare incantare l’officio del bollo de
quella nostra cità fin a tanto sarimo ad Milano.
Laude, die xxx augusti 1450.
Et questo faciti, nonobstante alcuna littera in contrario.
Data ut supra.
Cichus.
Item quod in contemplacione domini Alexandrie deliberarent officium potestarie Burgi Sancti
Donini domino Franchino Benacio pro precio ad quod erat abochatum secundum listas missas.
Data ut supra.
Cichus.
219
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI A MESSER CARLO 400 DUCATI SUI SETTEMILA
SOVVENUTIGLI DA DONATO DEL CONTE
1450 agosto 30, Lodi.
Magistris intratarorum nostrarorum.
Dilecti nostri, benchè in questi dì ve mandassimo a dire per Christofono da Romano nostro
fameglio che devesti fare dare quatrocento ducati al illustre signore messere Carllo, nondimeno
intendemo per soa querella che ancora non li ha havute; de che se maravegliamo et però ve
commettiamo de non 116v et volemo che de quilli sette millia, vii millia, di quali ne sovene
Donato del Conte, ne faciate dare adesso al signore messere Carllo li dicti quatrocento ducate et
ne avisato quando poremo avere lo resto.
Data Laude, die xxx augusti MCCCCL.
Cichus.
220
FRANCESCO SFORZA ASSICURA CARLO DI AVERE ORDINATO AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI VERSARGLI
400 DUCATI
1450 agosto 30, Lodi.
Illustri domino Carulo.
Illustris tamquam frater noster carissime, inteso quanto ne ha facto dire la signoria vostra per
Azino Toschano de quelli quatrocento ducati, l’avisamo che nuy havemo ordinato cum li magistri
delle intrate nostre che ve li facciano dare et credimo che, alla receptione de questa, li havereti
recevuti; nondimeno ad mayore certeza li scrivimo per l’alligata in forma che, se la signoria
vostra non li haverà havuti, li receverà.
Laude, xxx augusti 1450.
Cichus.
103
221
FRANCESCO SFORZA SI MERAVIGLIA CHE NON ABBIANO TROVATO DIECI BALESTRIERI O
SCHIOPPETTIERI; VUOLE CHE AD OGNI COSTO GLIELI TROVINO
1450 agosto 30. Lodi.
Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Non possiamo credere, respondendo alla vostra littera, che in quella nostra cità non se debiano
trovare dece balestreri overo schiopteri bene apti, se vuy gli meteti la dilligencia vostra a cerchar
li; et però ve repplicamo et volemo che per omni modo li retrovati et ne li mandati subito, non
guardando a mezo firino ultra li tre, a farli contenti per venire da nuy.
Data Laude, die xxx augusti 1450.
Cichus.
222
FRANCESCO SFORZA DICE CHE PER QUANTO RIGUARDA I ROMEI CHE PASSANO PER LA LOMELLINA DI
AVER DATO DISPOSIZIONI AL LOCALE CAPITANO E AGLI UFFICIALI DEI PORTI. PER QUEL CHE RIGUARDA
LE LAMENTELE DELLE GUARDIE DELLA DARSENA INFORMA DI AVER DATO DISPOSIZIONE PERCHÉ
VENGANO SODDISFATTE.ASSICURA,INOLTRE, ANTONIO EUSTACHIO DI TENERE IN CONSIDERAZIONE I
SUOI DESIDERI
1450 agosto 30, Lodi.
Domino Antonio de Eustachio
Veduto quello ne scrivi per doe littere date heri, dicemo per resposta, quanto alla parte deli
romeri qualli passano per Lomellina che haveno scripto al capitaneo nostro lì et alli officiali di
porti quanto bisogna, et de l’avisso qual ne hai dato circa de ciò .te commendiamo.117r Alla
parte dele guardie dela darsina, qual se lamentano dele quatro paghe deno havere et dela
detractione facta del salario, scriveno per le alligate alli maystri de l’intrate nostre a Milano
quanto bisogna, sì che voglile mandare et fare solicitare a expedicione. Et perché recordi che la
bona memoria del illustrissimo quondam signore duca nostro te haveria lasato lì in queste
condicione de tempi, te respondemo che non te havemo manco caro como te haveva la signoria
sua, et quando quella nostra cità fose in mali termini non solamente non te teneressemo lì,
immo te confortaressemo al partire; ma non essendo per divina gracia maior periculo como gli è,
non ne pare che tu te parti per condicione del mundo.
Laude, die xxx augusti 1450.
Cichus.
104
223
FRANCESCO SFORZA VIETA CHE PASSINO PER I SUOI PORTI PERSONE PROVENIENTI DA ROMA
1450 agosto 30. Lodi.
Officialibus portuum Thovi et Dossorum.
Dilecti nostri, ve comandamo et volimo che quelli vengono da Roma senza nostro boletino non
lasiati passare per quelli nostri porti, ma li mandiati a passare più in suso sia possibile, ad ciò che
tochino del nostro territorio meno che sia possibile.
Data Laude, die xxx augusti MCCCCL.
Cichus.
224
FRANCESCO SFORZA ORDINA DI PRESTARE ATTENZIONE A CHE I ROMEI DALLE PARTI DI VERCELLI NON
ABBIANO A CALARE VERSO LA LOMELLINA
1450 agosto 30, Lodi.
Capitaneo Lomeline.
Dilecte noster, perché siamo avissati che da verso Vercelli per quelle parte de Lomellina
passano molti romeri, qualli vano a passare alli porti dala bastita de Pancharana et del Tovo et
porriano essere casone de infectare tuto quello payse in grande periculo del stato nostro, ne
pare et te commetiamo et volemo che tuti quelli romeri haverano a passare provedi che vadano
et passano più dala longa de Lomellina che possibile sia; et in questo habi bona advertencia.
Data Laude, die xxx augusti 1450.
Cichus.
225
FRANCESCO SFORZA ORDINA DI INTERVENIRE A FAVORE DELLE GUARDIE DELLA DARSENA IN MODO
CHE NE SIANO CONTENTI
1450 agosto 30, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Antonio de Eustachio, nostro capitaneo di galioni, ne ha scripto l’introclusa littera circa la querella
fano le guardie dela darsina per li denari deno havere et per la reductione del salario, quale gli è
stata facta; et perché nele presente condicione de tempi per respecto dela peste è necessario
havere diligentissima guardia et cura dela dicta darsina, ve cometiamo et volemo che ale dicte
guardie faciati quelle provisione ve parirano et tal che restano contenti et posino atendere a
l’officio et a fare el debito suo.
Laude, die suprascripta.
Cichus.
105
226
ANTONIO EUSTACHIO ESPONE IL MALCONTENTO DELLE GUARDIE PER LA RIDUZIONE DI STIPENDIO, E
RICORDA LA PROMESSA DI FILIPPO M. VISCONTI DI FARGLI LASCIARE PAVIA DA CUI AVVISA CHE
PARTIRÀ SE LE CONDIZIONI PEGGIORERANNO
1450 agosto 29, Pavia.
[Illustrissimo domno duci Mediolani]
117v. Illustrissime princeps et excellentissime domine domine singularissime, la excellentia
vostra sa per quante littere a mi ha scripto circa la cura et dilligencia dela guardia dela darsina,
alla quale io ho ogni diligencia cura solicitudine et viglilanza per conservare la dicta darsina et
perché le guarde dela dicta darsina sono venute da me, dicendo non voleno più stare ala dicta
guarda perché diceno havere doe paghe de l’anno passato, et doe altre de questo presente. Et
ultra de questo como hanno avuto fiorini tre il mese per lo tempo passato li hanno reducto in
questo anno a libre iiii et soldi iiii per paga ogni mese, sichè, considerati li tempi che regnano al
presente et considerato che ogni homo fuge da Pavia, prego la excellentia vostra se voglia
dignare et provedere siano pagate le dicte guarde de qui a callende che vene et che habiano a
rasone de fiorini tre el mese per paga, como hanno havuto per lo passato, altramente io me
excuso alla excellentia vostra de ogni periculo et sinistro gli achadesse, per mia sempre
excusacione. Alla quale ricordo se lo illustre signore quondam duca de Milano fose vivo per
questi tempi regnano al presente, la signoria sua non me haveria lassato tanto in Pavia, sichè in
l’anno de mccccxviiii, xxiii et xxxi, quando comenzava ad regnare simile condicione, la signoria
me scriviva me dovese partire da Pavia per ogni modo et se io non me havea proveduto de
logiamento, la signoria sua me fatea provedere, aricordando alla excellentia vostra che in questa
septimana, se le condicione havirano pezorare, io me partirò da Pavia, perché ogni homo fuze et
inanti ch’io me parte io provedarà ala dicta darsina, siando provisto del dinaro dela provissione;
dela qual darsina per mi facta ne avissarò la excellentia vostra, la qual gli potrà provedere como
meglio gli parirà. La excellentia vostra pò ben sapere in quanto pericolo starebe la dicta darsina
senza guarda; alla quale propiciamente me recomando.
Papie, xxviiii augusti 1450.
Excellentissime vestre dominationis fidelis servitor Antonius de Eustachio.
A tergo : Illustrissimo domino duci Mediolani, et cetera.
227
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE LE ENTRATE DI BIANDRINA VENGANO ASSEGNATE ALLA SORELLA
LISA
1450 agosto 31, Lodi.
118r Referendario et thesaurario civitatis nostre Novarie, et cetera.
Dilecti nostri, perché noi havemo concesse quelle intrade de Biandrina a madonna Lise nostra
sorella, pertanto volemo et commandamovi che de quelle intrade tutte de Biandrina debiate
integraliter et con effecto senza altra exceptione et contraditione responderli et farli respondere.
Data Laude, die xxxi augusti MCCCCL.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
Cichus.
106
228
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIA PERSEGUITO CON UN SUO COMPLICE ANGELO, FAMIGLIO DI
PIETRO DELLA BELLA, COLPEVOLE DI FURTO AI DANNI DI TOMMASO DAL FERRO DI ROMANENGO
1450 agosto 31, Lodi.
Potestati terre nostre Trinoli.
Dilecte noster, crediamo che tu debbi essere informato delo excesso comesso in la persona de
Thomaso dal Ferro da Romanengo; et perché havemo voluto havere informacione como sia pas
sata la facenda. Et siamo informati fra l’altri essere colpevole uno Angello, familio de Petro dala
Bella, et etiam uno altro, deli quali seray informato da esso Thomaso, volimo et te compatiamo,
per quanto tu hay cara la gratia nostra, che tu debbi subito fare piliare et mettere stretamente in
pregione esso Angello et etiam quello altro, del qual saray informato da esso Thomaso, non
relasandoli senza nostra licencia, facendo questa cosa cum quanta dilligencia te sia possibile et
secrete; et se Petro dala Bella o alcuno deli suoi volesseno obviare ad questo, fa et comanda a
tuti li homini de quella nostra terra che siano ad lo opposito et se defendano 118v et gli tractano
como nostri nemici, avissandote che, se tu non faray questa nostra volontà, te farimo pagare a ti
tuto quello è stato tolto al dicto Thomaso et ulterius te privarimo dela gratia nostra, avissandoce
poy subito como haveray facto circa ciò.
Laude, die ultimo augusti 1450.
Cichus.
229
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE DELLE BUONE DISPOSIZIONI VERSO DI LUI DEL CONTE QUERSIO
1450 agosto 31, Lodi
Magnifico comiti Quersio.
Magnifice amice noster carissime, sotto littere credentiale dela magnificentia vostra havemo
inteso quanto ne ha referito per vostra parte Gasparino di Sancto Angelo del bono amore et
sincera dispositione vostra verso de nuy; circa le quale cose non ne extendimo più ultra,
parendone superfluo et perché al dicto Gasparino havemo resposto a compimento et siamo certi
vi referirà ogni cosa fidelmente.
Laude, die ultimo augusti 1450.
Cichus.
230
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI CONCEDA A GASPARINO DA SANT’ANGELO D’ANDARE DAL
MAGNIFICO SIMONETTA
1450 agosto 31, Lodi.
Iohanni de Tolentino.
Dilectissime noster, perché Gasparino da Sancto Angelo, al quale havivamo deputato logia
mento su quello de Casalmaiore, cum nostra bona licentia debe andare dal magnifico Simonecto
cum soe arme et cavalli, et dice havere avuto octanta stara de frumento, volimo scrivati et prove
dati ch’el fine possa andare nonobstante ch’el habia havuto dicto frumento, perché lo pagaremo
nuy; ma s’el havesse havuto altro frumento, oltra li lxxx stara o altra robba oltra li ordini nostri,
siamo contenti che li paghi.
Laude, die xxxi augusti 1450.
Cichus.
107
231
FRANCESCO SFORZA ASSICURA GLI EREDI DEL FU GASPARINO DA PREMENUGO DI ESSERSI
INTERESSATO PERCHÉ IL COMUNE DI TORTONA VENGA AD UNA CONCLUSIONE CON CRISTOFORO DA
BERNADIGIO IN MODO CHE CONSEGUANO QUANTO LORO SPETTA
1450 agosto 31, Lodi.
Heredibus quondam Gasparrini de Promenugo Mediolanensis.
Dilecti nostri, havimo facto et facimo quanto possimo che il comune et homini da Terdona sianno
d’acordio et vengano ad conclusione cum Christoforo de Bernadigio, ad ciò vuy subsequenter
veniati ad consequire el facto vostro; et cossì de presente, per pigliare modo et forma alla
facenda, havimo mandato al comune de Terdona che infra il termino de dece dì mandano da nuy
tri informati dela facenda, per via deli quali se gli meta tale ordine et forma che ancora vuy
consequirete el dovere vostro.Volimo adoncha et ve confortiamo che, fra questo termino de dece
dì, habiati patientia et non ve metiati ad fare novitade alcuna contra esso Christoforo.
Data Laude, ultimo augusti 1450.
Cichus.
232
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AI PRESIDENTI DEGLI AFFARI DELLA CITTÀ DI TORTONA CHE MANDINO DUE
O TRE PERSONE BENE INFORMATI CIRCA LA CAUSA CON CRISTOFORO BERNADIGIO
1450 agosto 31,[ Lodi].
119r
Presidentibus negotiis civitatis Terdone.
Spectabiles dilecti nostri, è stato da nuy Zacharia Zentile ad vostro nome per la causa haveti
insieme cum Christoforo da Bernadigio; et perchè esso Zacharia monstra et dice essere mal
informato dela causa, et ad ciò che ad essa se possa pigliare qualche partito et forma, ve
confortiamo et anche volimo che, fra el termine de dece giorni ad tardius, mandate ad nuy, dove
se trovarimo, duy o tri bene informati de dicta facenda et ita informati che ozimay ogni deferentia
vigente fra vuy et dicto Christoforo se tolia via, come desideremo.
Data, ultimo augusti 1450.
Cichus.
233
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ANTONIO DE PICHETIS PROVVEDA ALLA RESTITUZIONE AI FRATELLI
DELLA CHIESA DELLA COLLANA DATA A GARANZIA DEL PAGAMENTO DELLA DECIMA DI CASTANO
1450 agosto 31, Lodi.
Domino Antonio de Pichetis.
Venerabilis in Christo pater dilecte noster, vederite per la supplicatione, quale ve mandiamo
introclusa ale presente, quanto ne hanno significato Iacomo et Antonio fratelli dela Croce; et,
ricordandece noy havere hauto li dinare, de quali la supplicatione fa mentione, perché fo
necessario facessemo cussì per subvenire alhora ali nostri bisogni, et ordinasemo che la decima
rimanese a l’homeni de Casteno, ce pare sia da considerare la ragione de dicti suplicanti. Il
perché ve confortiamo et carichamo voliate provedere ala restitutione dela soa collana, maxime
se quela fo resposta apresso voy per secureza del pagamento d’essa decima, li dinare dela
qualle havessemo noy, como havimo dicto. Fate adoncha la restitucione de essa cullana, aciò
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che dicti Iacomo et Antonio suplicanti non habiano cagione de più ricorere a noy per questa
cossa.
Data Laude, ultimo augusti 1450.
Cichus.
234
GIACOMO E ANTONIO DELLA CROCE CHIEDONO AL DUCA DI ORDINARE AD ANTONIO PICHETO DI
RESTITUIRE LA COLLANA DATA IN GARANZIA PER LA DECIMA CHE IL DUCA, POI, DECISE DI LASCIARE
AGLI UOMINI DI CASTANO
119v Illustrissime princeps, cum debita reverencia exponeno li vostri fidelissimi servitori et
citadini milanesi Iacomo et Antonio dela Croce che, como sa la vostra excellencia quando loro
venero for de Milano, avevano tolto ad ficto da quelli che facevano per lo reverendissimo domino
misser lo archiepiscopo de Milano passato, cioè da misser Antonio Picheto, la decima de
Casteno et, per segureza del pagamento el prefato misser Archiepiscopo dedino ad esso misser
Antonio Picheto una sua collana de perle la qual lui, misser Antonio, ha anchora. La signoria
vostra sa como ella volse che alli homini de Casteno remanesse la dicta decima et la prefata
signoria vostra hebbe li denari; sichè li dicti Iacomo et Antonio non hano goduto cosa alcuna et,
rechedendo la dicta sua collana, non li vole fir data dal prefato misser Antonio, el quale de
presente è per doversi partire da Milano et non se sa quando retornarà. Per la qual cossa
humiliemente suplicano dicti Iacomo et Antonio alla vostra excellentia, la qual è fontana de
iusticia, che la se digna de provedere che loro non vengano a supportare danno de quello del
che non hanno havuto utile veruno et comandare al dicto misser Antonio Picheto che statim,
ante ch’el se parte et senza veruna exceptione, gli restituisca la dicta collana, perché credeno
non essere intencione vostra che y pagano de quello de che non hanno goduto et che è
pervenuto alla signoria vostra, alla quale humilmente s’arecomandano.
235
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO DI OLEGGIO CHE VENGANO PAGATE LE SPESE DI
ALBERGO ALL’UOMO D’ARME ANTONIO SCHIAVO A CUI NON SI ERA PROVVEDUTO ALLOGGIO A SEVRO
1450 settembre 1, Lodi.
Domino Batiste de Burgo commissario Olegii.
Dilecte noster, essendo altre volte ordinato che ad Antonio Schiavo nostro homo d’arme fose
proveduto de logiamento in Sevro et non essendoli proveduto così presto, ne è dicto che li festi
allozare sopra l’hostaria et gli prometesti che li faresti satisfare dele spese, quale fese sopra
essa hostaria per li homini che lo dovevano logiare; et avendo el dicto Antonio facta longa resi
dencia et bona spesa alla dicta hostaria, iusta gli vogliamo provedere gli sia satisfacto. Essendo
adoncha così, siamo contenti et volimo che provediati gli sia satisfacto dele dicte spese per quelli
li dovevano logiare et non lo volesseno acceptare, perché così ne pare convenienti et debito.
Laude, die primo setembris MCCCCL.
Iohannes.
109
236
FRANCESCO SFORZA DICE CHE SONO STATI DA LUI DUE AMBASCIATORI DI CASALMAGGIORE E DI AVER
PRESO PROVVEDIMENTI DI CUI RIFERIRANNO
1450 settembre 1, Lodi.
120r
Comunitati et hominibus Casalis Maioris.
Dilecti nostri, sono stati da nuy Bernardo Burato et Pedro di Bonzohanne vostri ambassatore, et
ne hano referto alcune cosse per vostra parte, ali quali havemo resposto et etiandio facto certo
provisione ali facti vostri dele quale et como sarite informati da loro ; sichè porreti credere ale
relatione loro come ale nostre.
Data Laude, die primo septembris MCCCCL.
Cichus.
237
FRANCESCO SFORZA COMUNICA CHE AGLI AMBASCIATORI DI CREMONA È STATO NOTIFICATO QUANTO
SPETTA ALLA GENTE D’ARME IN MODO CHE NON DIANO FASTIDIO ALLA POPOLAZIONE CON RICHIESTE
SUPPLETTIVE E DI CIÒ VENGA INFORMATA ANCHE LA GENTE DI CASALMAGGIORE
1450 settembre 1, Lodi.
Domino Iohanni de Tollentino locumtenenti Cremone.
Dilectissime noster, sonno venuti da nuy duy ambasiatori dela comunità de Cremona qual ne
hanno richesto alcune cose et nuy gli habiamo resposto in forma che sono remasti contenti; pur,
perché tra le altre cose se gravano che le zente d’arme logiate in quelle parte hano le spese dali
homini dele ville et poy togliano ancora la taxa da queli dela terra et voleno del vino del feno
lanzoli et ligne, che è totalmente contra la mente nostra, ve cometiamo et volimo che, mandando
uno di vostri cum uno citadino fidato ale dicte parte de Casal Maiore per intendere queste cose,
providiati che le dicte zente non gravano li homini et subditi nostri se non in quello loco ove sono
logiati. Non li gravano etiamdio de feno, trovandose dele stopie bone, come loro dicono. Et in
conclusione, avendo loro logiamento, strame et uno staro de frumento alla mesura cremonese
per cadauna boca viva ogni mese, non gli diano altro impazo de lanzoli ligne nì altro, excepto de
vino, qual siamo contenti possino havere medianti li suoi pigni. Vogliati adoncha exequire questa
nostra mente, dela quale loro homini restano contenti.
Laude, i setembris 1450.
Cichus.
238
FRANCESCO SFORZA CONCEDE AL MARCHESE PALLAVICINO DE SCIPIONE E AI FIGLI IL POSSESSO
DELLA ROCCA DI SPECCHIO, IL MULINO DI SERRAVALLE E LA VILLA DI CONTILLI
1450 settembre 2, Lodi.
120v
Domino Petro marchioni Pallavicino de Scipiono.
Magnifice dilecte noster, azò cognoscati et intendati per effecto che la intencione nostra è fare
verso li nostri servitori per omne modo ad nuy possibile cose grate maxime verso vuy, conside
rato quanta devocione et fide ne haveti continuamente portato et monstrato cum effecto, non
possendo nuy, al presente, usari verso vuy quella liberalità che saria la intencione nostra et che
comprendimo merita la continua sincera devotione et fede vostra verso nuy et lo stato nostro, ve
havemo concesso la rocha nostra de Spechio, el molino de Seravalle et la villa de Contilli per
110
vuy et vostri figlioli, delli quali ve farimo fare opportuni privilegii. Et così per la alligata scrivimo al
potestà nostro de Pellegrino, quale ve metterà alla possessione de dicte cose.
Laude, die ii setembris 1450.
Cichus.
239
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI PELLEGRINO QUANTO DA LUI CONCESSO AL
MARCHESE PIETRO DE SCIPIONE
1450 settembre 2, Lodi.
Potestati Pellegrini.
Dilecte noster, nuy havemo concesso al magnifico Petro de Sipiono, per usare liberalità verso
luy, la rocha de Spechio, lo mollino de Seravalle et la vigna de Contilli, deli quali gli farimo fare
opportuni privilegii. Pertanto volimo che, subito avuta questa, senza alcuna contradictione,
mettati alla possessione della dicta rocha et pertinencie, così della dicta villa et molino, lo prefato
magnifico Pedro da Sipione et suoi figlioli, et non manchi, perché così è la intencione nostra.
Data ut supra.
Cichus.
240
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ANCHE GLI ESENTI CONTRIBUISCANO ALLE SPESE PER L’ARGINE E LA
PALIFICATA NEL TERRITORIO DI CASALMAGGIORE
1450 settembre 1, Lodi.
Potestati Casalis Maioris.
Dilecte noster, tra le altre cose, per le quale li ambassatori de quella nostra terra sono stati da
nuy, essi ne hanno rechesto che, essendo la corte overo territorio suo poca cosa, et havendo de
molte graveze ale spalle et de zente d’arme et de fare uno arzine et una pallificata, vogliamo
providere che li exempti, como sono il reverendo vescovo et li marchesi de Soragna, che hano di
121r beni in esso territorio, contribuiscano alla spesa del dicto arcine et palificata, et etiamdio
che li homini dele terre del illustre signor misser Carlo lì vicine patiscano una parte dela spesa
dele dicte zente d’arme, dicendo che ancora loro contribuiscano con essi homini, accadendoli
carico alcuno, quando questo potesse essere, nuy ne saresemo molto contenti per lezerire quilli
nostri homini dele innumerabile graveze che hano. Pertanto siamo contenti et volemo vedi de
induere li dicti exempti ad contribuire alla spesa deli dicti arcine et pallificata, poichè anchora loro
ne hano utilità come li altri. Se etiamdio cum persuasione et cum honesto et piacevole modo
podesti induere li homini de misser Carlo ad contribuire ala spesa di soldati, l’haveressemo molto
caro per beni et comodo de quelli nostri homini.
Laude, die primo setembris 1450.
Cichus.
111
241
FRANCESCO SFORZA ESPRIME LA SUA MERAVIGLIA AI MAESTRI DELLE ENTRATE PER AVER ASSEGNATO
A SUA INSAPUTA MILLE DUCATI A MADONNA BIANCA SUA CONSORTE
1450 settembre 2, Lodi.
Regulatori et magistris intratarum.
Havemo intiso vuy havere assignato ala illustre madona Biancha nostra consorte mile ducati sula
subvencione dela nostra cità de Pavia; de che ne maravigliamo molto, nì possimo pensare che
ve habia inducti ad fare questa cosa senza nostra licencia et saputa, avissandove che tal
assignacione non pò havere loco, perché già havimo assignati li dinari de dicta subvencione ali
magnifici signori da Correza et Petro Maria Roso et altri conducteri. Volemo adoncha che, veduta
la presente, remetiate dicta assignacione altrove ala prefata illustre nostra consorte, aciò che
quilli de quella subvencione vadano come l’havimo assignati. Et per certo quanto più pensamo
tanto più ne maravigliamo che habiate facta tal assignacione senza nostra saputa; ben volimo
che madona habia el dover suo per altra via, ma non per questa, che saria sconzare quanto
havimo facto et ordinato.
Data Laude, die ii setembris 1450.
Cichus.
242
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DI GIUSTIZIA DI MILANO DI RILASCIARE BALUCHINO DA
PIEMONTE CATTURATO ERRONEAMENTE
1450 settembre 2, Lodi.
Capitaneo iusticie Mediolani
Havimo inteso che l’altro dì, essendo andato li vostri fanti per pigliare certi famigli de Michel de
Pemonte piglarane assieme cum essi uno giamato Baluchino de Pemonte per errore e che non
havemo colpevele de cosa alcuna el dicto Baluchino; volimo che subito lo debiati liberamente
relaxare et così faciti,
Laude die ii setembris 1450.
Cichus.
243
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER ORDINATO A TORNIELLO DA FIRENZE DI FAR CONDURRE DA
CREMONA A LODI 1000 STAIA DI FRUMENTO AD USO DELLA FAMIGLIA DUCALE OLTRE A 1136 STAIA DA
CREMONA A PIZZIGHETTONE
1450 settembre 2, Lodi.
Thexaurario Cremone
Ordinassemo ali dì passati ad Tornielo da Fiorenza, nostro fameglo, che mandase et facese
conduere da quella nostra cità qua a Lodi mile stara de frumento per uso dela famiglia nostra et
milecentotrentasey stara pur de lì fin a Piziguitone; aciò che adoncha se exequisca questo nostro
ordine, volimo che tu faci pagare deli denari dele nostre intrate quella spesa andarà per fare
dicta conducta, così de nave como de carri, et così fa.
Laude, secondo setembris 1450.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit
Cichus
112
244
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI FAR CONDURRE NEL CASTELLO DI CREMONA AMBROGIO TRIULZIO
PERCHÉ VI SIA CONSERVATO SOTTO BUONA GUARDIA, ESSENDO UOMO SAGACE ED ASTUTO E ORDINA
DI LASCIAR LIBERO DON GIULIANO
1450 settembre 2, Lodi
Laude.
Bettucio, per Zohan Caymo, nostro cancellerio, et Michele de Bataglia, nostro famiglio presente
portatore, mandiamo lì, in quello nostro castello de Cremona, Ambroxio de Triulzio, perché tu el
tenghi et fazi guardar nel dicto castello sotto bona custodia fin ad tanto che gli haverà ad stare.
Pertanto volimo tu el debbi acceptare et in sua compagnia uno ragacio deli soi solamente; et lo
faray stare in una de quelle camare, o altro loco, de quello castello, donde el non se possi partire
senza tua licentia, mettendoli tu appresso luy bone et sufficienti persone di toy per sua guardia,
quali sianno fidati et che tu credi né per via de promissione né per niuna altra cosa non consen
tino alla sua fuga, né possano essere da luy inganati, perché per tuo adviso el dicto Ambroxo è
homo molto sagace et astuto e che sa dire et fare; et vede tenirlo in conclusione per altro modo
che non hay tenuto don Zuliano, perché, come dicemo, questo è homo più sagaze et de più
importancia al stato nostro che non è don Zuliano, sichè tu nel sapi ad ogni nostra posta consi
gnare. Bene volimo che circa lo suo vivere usi discrecione, perché, purchè siamo del facto suo
securi, semo contenti ch’el sia bene tractato del vivere et stare suo. a Volimo liberamente relassi
el dicto don Zuliano che vada dove pare ad luy, recordandoti et commandandoti che per niuna
via non debbi mai relassare el dicto Ambroxio senza lettera sottoscripta de nostra mano, et
cetera.
Data, ii septembris 1450.
Iohannes.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
a Da semo a stare suo scritto a margine sinistro.
245
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE A PARITÀ D’OFFERTA, VENGA ASSEGNATA LA PODESTARIA DI
ALESSANDRIA A BARTOLOMEO PORRO
1450 settembre 3, Lodi
122r Magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, perché havemo bonissime informacione dele virtute et laudevele portamenti de
Bartholomeo Porro, nostro podestà de Como, in li officii che l’ha exercitato per lo passato,
deliberamo et volimo che, exbursando lui a l’incanto per la podestaria de Alexandria quello se ne
trovasse da veruno altro, li la dagati piutosto a luy.
Data Laude, die lll setembris 1450.
Cichus.
113
246
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A BARTOLOMEO PORRO CHE LA PODESTARIA DI ALESSANDRIA PER
CUI EGLI HA OFFERTO 500 FIORINI È STATA MESSA ALL’INCANTO PER 600 FIORINI, SBORSANDO I QUALI
EGLI VERREBBE PREFERITO
1450 settembre 3, Lodi
Bartholomeo de Porris potestati Cumarum.
Dilecte noster, restiamo avissati per le toe littere de quanto ne scrivi dele bombarde et municione
sono in quella nostra cità, et circa de ciò non dicemo altro se non che, comendandote de l’avisso
tuo, li provideremo come ne parirà expediente. Ala parte del facto del livrarte la podestaria de
Alexandria per cinquicento fiorini, nonobstante che Zohanne Zello, o sia Zeno l’habia incantata
per sey cento, dicemo che non ne potressemo fare, perché esendo nuy a necessitate de dinari et
per questa casone facendola incantare, è necessario darla a chi fa meglior condicione alla
camera nostra; ben te avissamo che, exbursando tu quello è stata incantata da altro, siamo
contenti remangha ad ti et cossì scrivemo per l’aligata alli magistri dele intrate nostre.
Data Laude iii septembris 1450.
Cichus.
247
FRANCESCO SFORZA DICE CHE NON PUÒ ESSERE DATO A COLLELLA DA NAPOLI LA SISTEMAZIONE DI
40 CAVALLI TRA PO E TICINO, ZONA GIÀ OCCUPATA DAL CONTESINO
1450 settembre 3, Lodi.
Francisco Georgio.
Respondendo a quello ne scrivi del alogiamento se ha ad dare per xl cavali ad Collella da Napoli
tra Po et Ticino, dicemo che quantuncha el Contesino sia partito, non volemo però sia impazato
el logiamento suo per veruno altro; immo sia provisto altroe al dicto Collella. Et perché dice ch’el
Sichomario sempre è stato preservato nel passato, ne pare ch’el non se debia guardare ad que
sto, perché se al tempo dell’illustrissimo quondam signore passato era preservato, proce deva
perché la excellentia sua non haveva tanta multitudine de zente d’arme quanto havemo nuy; ma,
havendone tante quante se retrovamo havere al presente, è necessario fare como se pò.
Data Laude, die iii septembris 1450.
Cichus.
248
GIOVANNI DA TOLENTINO, ALBERTOLO DA MARLIANO E GIOVANNI DE SCHITIS INVIANO DIECI TRA
BALESTRIERI E SCHIOPPETTIERI COME RICHIESTO DAL DUCA
1450 settembre 3, Lodi.
122v Illustrissime princeps et cetera, havemo dato opera et retrovati quelli dece tra balestreri et
schiopecteri n’ha per una sua richiesto la signoria vostra, quali sonno li descripti nela interclusa
cedula, li quali consignarà ala signoria vostra Domenico de Pelizoni presente exhibitore et uno
d’essi descripti; se in più breve tempo li havessemo poduto retrovare fidati como richedeti et
speramo in questi, li haresemo mandati ala signoria vostra, ala quale se recommandiamo.
Cremone, i septembris 1450.
114
Illustrissime dominationis vestre servitores, Iohanne de Tolentino,
Albertolus de Marliano,
potestas et Iohannes de Schitiis vicereferendarius.
Questi sonni li balestreri et schiopecteri:
Domenico de Pelizoni,
Bartholomeo de Cuchlarii,
Conrado de Tezani dicto Thodesco,
Iacomo di Verderii,
Nicolò de Sancto Anglo,
Domenico de Cremona,
Valariano de Scrosati,
Iacomo de Perli,
Bartholomeo de Cavichiello,
Iacomo da Lodi, figlio de Zohanne.
249
FRANCESCO SFORZA INFORMA GIOVANNI DA TOLENTINO SULLA PARTENZA DI GASPARINO DA
SANT’ANGELO, SULLA FERMA DI GIOVANNI UNGARO, SUGLI ALLOGGIAMENTI DI FRANCESCO E
ANTONELLO SECURO
1450 settembre 3, Lodi.
Iohanni de Tholentino.
Dilecte noster, restiamo contenti, respondendo ale vostre littere, ch’el sia dato ordine al
lozamento de miser Baldasar, aciò che, quando retorni indireto, non sia impazato. Et ala parte de
Gasparino de Sancto Angelo et de Francesco Securo dicemo che esso Gasparino deve essere
partito, perché in questi dì te scripsemo ch’el se lassasse andare cum li soi, nonobstante ch’el
habia havuto lxxx stara de frumento, quali farimo pagare nuy; ma s’el havesse havuto altro, ch’el
pagasse, et così credimo sia exequito. Francesco et Antonello Securo volemo restino alli soi
lozamenti et in scontro d’essi se proveda a miser Baldasarre altroe. Zuhanne Ungaro è andato a
Mediolano et è refirmato cum nuy, et però volimo che gli sia provisto come è facto fin qui,
secundo li ordini nostri, havendo però advertentia ch’el non se possa partire insalutato hospite,
come recordati.
Laude, iii septembris 1450
Cichus
250
FRANCESCO SFORZA MANDA AGLI ARRESTI DOMICILIARI DUE SUDDITI A COMO, DUE A NOVARA E DUE
AD ALESSANDRIA
1450 settembre 3, Lodi.
123r
Potestati et officiali bullectarum Cumarum.
Dilecti nostri, per certi respecti mandiamo a stare lì Antonio Bonono et Rodulfo Favallo; pertanto
volimo che li receptiati in quella nostra città et provedati che se presentano nanzi ad voy una
volta el dì.
Laude, die iii septembris 1450.
Cichus.
115
In simili forma potestati et officiali bullectarum Novarie, de Marco Longo et Christoforo de
Quinteris.
In eadem forma potestati et officiali bullectarum Alexandrie, de Aluysio de Villanova et Antonio
Garoffolo.
Cichus.
251
FRANCESCO SFORZA RICORDA LO STATO DI FERMO DEI CARRI A MILANO PERCHÉ A PAVIA NON SI PUÒ
FAR FRONTE ALLA SPESA. PER OVVIARE A CIÒ IL DUCA DECIDE CHE L’ADDIZIONE POSTA DAI PAVESI
RIMANGA LORO PER ALTRI DUE MESI
1450 settembre 2, Lodi.
Potestati, referendario, Gracino de Piscarolo, nec non deputatis provisioni communis Papie.
Dilecti nostri, havemo inteso quanto ne scriveti circa el facto de quelli carrigii, li qualli sono a
Milano, como vuy, deputati, diciti non havere el modo né potere suplire ala spesa de quele carre,
per li duy mesi, como havimo richesto, perché la addicione, quale vuy havevati posta per questo
la haveti relassata al subsidio, credendo vuy havere satisfacto ale dicte carre. Pertanto siamo
contenti et volimo che ve remanga la dicta adicione per dui mesi, et che suppleati ale carre per lo
termino sopradicto de dui mesi cum questo che, passato el dicto termino, volimo che l’una et
l’altra addicione remangna a nuy fina ala satisfacione deli fiorini xv milia deli quali ne haveti facta
subvencione.
Laude, ii septembris 1450.
Cichus.
252
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE NON SI RITARDI OLTRE A DARE I 400 DUCATI CHE SPETTANO A CARLO
1450 settembre 3, Lodi.
Magistris intratarum.
Ha mandato qua da noy el signore misser Carlo, qual ne dice non havere havuto li ducati
quatrocento ve scrissemo; dela qual cosa ne maravigliamo grandemente, considerato che lui ne
ha priso despiacere asay e tanto, che quasi ne ha domandato licencia, parendoli non essere ben
tractato et questo non è nostro difecto, ma vostro. Et pertanto volimo che, visis presentibus, li
dati dicti ducati quatrocento, per modo che per tuto hogi sia facto contento et satisfacto; quali
toliti o deli denari de officii o interesse o per omni via et modo ve parerà, posposto ogni altro
pagamento et omni altra cosa, perché così è la voluntà nostra. E non manchi, per quanto haveti
cara la gratia nostra.
Laude, iii setembris 1450.
Cichus.
Franciscusforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
116
253
ELENCO DI DENARI CHE DEVONO ESSERE DATI DAL REFERENDARIO DI LODI
1450 settembre 3, Lodi.
123v Scriptum fuit referendario Laude quod dare deberet Villano de Gualdo florenos triginta ad
usum domini, ituro pro castellano arcis Cassani; item domine Caterine, uxori strenui Flaschi,
ducatos L ad rationem soldorum liiii pro quolibet ducato.
Laude, die iii septembris 1450.
Cichus.
254
FRANCESCO SFORZA È GRATO A SIMONETTO PER LE PAROLE AFFETTUOSE ESPRESSEGLI, MA AFFERMA
NON POTERLO ASSUMERE AL SUO SERVIZIO AVENDO GIÀ “GRAN CARICHO DE GENTE D’ARME”.
1450 agosto 31, Lodi
Simonecto comiti Castri Petre.
Magnifice et strenue tanquam frater noster carissime, et per vostre lettere date a dì xvii del
presente, et per relatione de Gasparino de Sancto Angelo vostro compagno, havemo inteso
quanto amore et affectione ne portate et quanto site desideroso de farne cosa grata et d’essere
alli servitii nostri, el che molto n’è piaciuto et, benchè prima fussemo più che certi l’animo vostro
essere tale verso noy quale ne havite significato, perché molte volte l’havemo experimentato,
nondimeno n’è stato gratissimo haverlo inteso de novo et tanto vi ne regratiamo et siamo obli
gati, quanto dire potessemo, certificandvi che l’animo nostro è reciproco verso de voy et, ove
possiamo fare cosa alcuna che redundi in bene et honore vostro, trovarite che lo farimo volunteri,
come per nuy stessi. Et per venire alla spetialità dela vostra lettera et de quello ne ha exposto
dicto Gasparino circa el condurve alli nostri servitii, dicemo essere vero che Alexandro, nostro
fratello, ne ha parlato assai de facti vostri, et lo nostro desiderio saria de havervi cum nuy,
perché cognoscemo le virtute et valere vostro et la fede et affectione vostra verso noy; et si le
conditione nostre fusseno tale che potessemo supportare la spesa, più voluntere vi acceptares
semo che non veneresti voy. Ma, havendo gran caricho de gente d’arme alle spalle et tale che
non possiamo supplire alla spesa, non vi vorressemo tirare de qua et poi stentarvi al pagamento
vostro, che non se faria per voi né etiamdio per noi; non di mancho noi continuamente acten
diamo ad mectere ordine et affecto alli facti nostri et speramo dirizare le cose nostre in modo che
col tempo potiremo fare verso voi quello che n’è totalmente impossibile al presente. Et perché
largamente havemo resposto et dicto al dicto Gasparino l’animo et mente nostra, et però non ne
stendiremo più oltra, si non che alluy la magnificentia vostra porrà credere quanto a nuy proprii.
Laude, ultimo augusti 1450.
Cichus.
117
255
FRANCESCO SFORZA SI CONGRATULA CON LE AUTORITÀ DI ALESSANDRIA PER LA SOVVENZIONE
ACCORDATA DI DIECIMILA FIORINI ASSICURANDO CHE VERRANNO RESTITUITI
1450 settembre 5, Milano.
124r
Locuntenenti, potestati et anzianis Alexandrie.
Spectabiles ac egregii dilecti nostri, siamo informati come è stato deliberato per quella nostra
comunità de subvenirce a questo nostro bisogno de florini x milia, cum remissione de l’imboctato
et cum alcuni altri capituli et cetera; da poi siamo anchora informati come domenica proxima
passata fu deliberato de exigere et retrahere dicti denari supra lo registro d’essa nostra
comunità. La qual cosa n’è molto piaciuta, per respecto che intendiamo, è cosa grata a tucto
quello popolo, et anche perchè è cosa più facile a recaptare dicti denari; ma perché havemo
grande bisogno del denaro, volimo facciati a sapere a chiaschuna persona, a chi specta questa
cosa, che, infra termine de octo dì proximi che verrano, loro habiano recaptati et trovati dicti
florini x milia et noy in questo termine vi mandarimo li capituli sigillati et conzi, come deverano
stare secundo è remasta d’accordio dicta compositione. Et vogliati sollicitare cum ogni diligentia
et sollicitudine, non li perdendo uno minimo actomo de tempo che questi denari siano presto
recaptati, sichè al decto termino ne possiamo aiutare d’essi.
Mediolani, v septembris 1450.
Cichus.
256
FRANCESCO SFORZA VIETA CHE I SOLDATI ALLOGGIATI SULLE TERRE DI MADONNA LUCHINA SI
SPOSTINO ALTROVE
1450 settembre 5, Milano
Capitaneo nostro comitatus Papie ultra Padum.
Dilecte noster, per lamenta de Matheo da Becharia nostro cittadino de Pavia havemo inteso che
certe zente d’arme dela magnifica madonna Luchina, lozate in le terre soe, hanno deliberato de
venire ad lozare nel loco de San Gaudentio del contado nostro de Pavia a persuasione de
Menapace Buctigella, quale ha una possessione a ficto nel dicto luoco; et perché non ne pare
conveniente nì da tollerare che quelli sono lozati in le terre de madonna Luchina, et maxime li
soi, se levine de lì et vengano in le terre nostre a suasione d’alcuna persona, volemo provedi che
non se lozano nel dicto loco de San Gaudentio, immo restino in li soliti lozamenti soi, overo in le
terre dela prefata madonna Luchina, et, s’el dicto Menapace gli vole dari li fructi dela posses
sione sua, siamo contenti glili dia, purchè non logiano in lo dicto loco.
Mediolani, die v septembris 1450.
Cichus.
118
257
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ANTONINO DA RIVA, GIÀ CASTELLANO DELLA TORRE DI OLOGNO,
VENGA SODDISFATTO DEI CREDITI, SE DOVUTI, CHE PRETENDE DI AVERE
1450 settembre 5, Milano.
124v Regulatori et magistris intratarum ac collaterali generali nostris dilectis.
Dilecti nostri, Antonino da Ripa, quale in la estate proxima fu castellano dela torre de Ologno, ne
rechiede gli vogliamo far satisfare quello deve havere per le paghe tenute in la dicta torre,
segondo la dispositione dele nostre lettere, nonobstante che non gli siano facte alcune scriptione
e monstre; et perché non ne pare honesto che, havendo finito, non sia satisfacto, ve
commectiamo et volimo che, constandovi che esso Antonino habia tenute le paghe dele quale fa
mentione la dicta lettera, provediati che per esse li sia satisfacto in la forma et come se contene
in essa, benchè mai non gli sia facta scriptione nì monstra alcuna.
Data Mediolani, die v septembris 1450.
Cichus.
258
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER NOMINATO LORENZO DA CORNETO UFFICIALE E
COMMISSARIO CONTRO LA PESTE PER PAVIA E CONTADO
1450 settembre 5, Milano
Potestati et referendario Papie ac Gracino de Piscarolo.
Dilecti nostri, nuy havemo deputato in quella nostra città et contado nostro officiale et
commissario ad pestem evitandam ser Laurenzo da Corneto, loco et scontro de Nicolò da
Palude, cum mensuale salario de xx fiorini el mese da essergli pagati secundo che se contene
nele lettere sue del officio; per la quale cosa volimo che gli fazati respondere del suo debito
salario a tempi congrui et ulterius gli date ogni favore et aiuto ad exercire dicto officio per
conservatione de quella nostra città et contado.
Mediolani, v septembris 1450.
Cichus.
259
AFFIDAMENTO A GIOVANNI DE ROTTORIO DEL LA SOLUZIONE DELLA VERTENZA TRA BALDASSARRE DE
BARZIS E SIMONE, FRATELLI E NIPOTI
1450 settembre 5, Milano
Iohanni de Rottorio mercatori Mediolani.
Scriptum fuit dicto Iohanni per differentias vertentes inter Baldexarrem de Barzis et Simonem ac
fratres suos nepotes commissas sibi deberet iuste quam citius determinare et ipsos ad quietem
et pacem deducere.
Mediolani, die v septembris 1450.
Cichus.
119
260
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL CASTELLANO E PODESTÀ DI ABBIATEGRASSO CHE SI PROVVEDA AGLI
ALLOGGIAMENTI DI UOMINI E CAVALLI DEL CONDOTTIERO GIACOMO ORSINO
1450 settembre 6, Milano.
Castellano et potestati Abiate Grassi
Iacomo Ursino nostro conductero ne ha rechesto vogliamo provedere gli sia provisto in quella
terra per lo mese presente. A nuy rencresce dare carichi a quilli nostri homini, nondimeno, astreti
da necessità, perché tute le nostre terre sono gravate de simili carichi, siamo contenti et volemo
che per quille boche et cavalli se retrova havere el dicto Iacomo gli faciati provedere 125r
per lo presente mese al modo usato. Et perché dice havere de presente più cavalli che non
soliva, siamo contenti che, se possibile è, vediati de alozarli.
Data Mediolani, vi septembris 1450.
Cichus.
261
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE IL MULO DEL CAVALIERE DE URSINI VENGA RILASCIATO A GIACOMO
DA MULAZZANO
1450 settembre 6, Milano.
Antonio Galino hospiti Capelli Mediolani.
Siamo contenti et volimo ch’el mulo del cavalero de Ursini, quale è sequestrato presso de te ad
instancia de Iacobino de Mulazano, relaxi al dicto Iacobino aciò se posa pagare de quello debbe
havere dal dicto cavalero et esso mulo non se consumi sopra l’hostaria.
Ex Mediolano in curia, die vi septembris 1450.
Cichus.
262
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANDREA DE CERRUTIS DI CONSEGNARE A GIACOMO DA MULAZZANO
IL RONZINO SEQUESTRATO PRESSO L’OSTERIA DEL CAPPELLO
1450 settembre 6,Milano.
Andree de Cerrutis.
Havemo inteso che hai tolto preso de ti uno roncino del cavalero de Ursini, qual era sequestrato
presso l’hostero del Capello de questa nostra cità ; et perchè havemo ordinato ch’el dicto hostero
relaxi el mulo et l’altre cose sequestrate a Iacobino da Mulazano per lo credito ha cum esso
cavallero, te cometiamo et volemo che etiamdio gli consigni el dicto roncino senza excepcione
alcuna.
Ex curia nostra Mediolani, die vi septembris 1450.
Cichus.
120
263
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ONOFRIO ANGUISSOLA DI RESTITUIRE AL PARENTE GIOVANNI
ANGUISSOLA I BUOI E IL CARRO RUBATIGLI
1450 settembre 6, Milano.
Comiti Honofrio de Angusolis.
Siamo avissati che hai tolto doa para de bovi et uno carro ad misser Zohanne Angosola da
Vigulzono, de che se maravigliamo asay perché, essendo tuti dui parenti, deveresti defendere li
beni l’uno de l’altro, non che torli como hai facto ti. Pertanto te carrichiamo et volimo che subito
gli restituisi li dicti bovi e carro et da mo’ inanzi habii advertencia a non commettere simile
deshonestate, facendo in modo non habiamo più lamenta di facti tuoi; e, facta la dicta
restitucione, subito vogli venire da nuy.
Mediolani, die vi septembris 1450.
Cichus.
264
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI LASCINO CONDURRE BIADE DAL TERRITORIO DI CREMONA A
ROMANENGO
1450 settembre 6, Milano.
Angelo Lombardo.
Dilecte noster, ce hanno rechiesti cum instantia li nostri comuni et homini de Romenengo che
vogliamo provedere gli sia facta licentia de potere trahere et condure biave dal nostro territorio
de Cremona ad Romenengo per seminare et etiam per loro usare del vivere suo; et parendoce la
sua domanda honesta et volendoli consentire, siamo contenti et volemo che tu gli fazi licentie
oportune, secondo è lor bisogno, per seminare et vivere tanto, avendo bonissima advertencia
che non sine faza mercantia né vada per altre vie contra li nostri ordeni. Guarda aduncha
satisfare ali loro bisogni senza preiudicio deli ordeni nostri.
Mediolani, vi septembris 1450.
Cichus.
265
FRANCESCO SFORZA COMUNICA ALLA COMUNITÀ DI ROMANENGO DI AVER DISPOSTO L’INVIO DELLE
BIADE RICHIESTE PER LA SEMINA E PER IL VITTO E L’AMMONISCE A NON MERCANTEGGIARE LA MERCE
1450 settembre 6, Milano.
125v Consulibus et comuni et hominibus Romenenghi.
Dilecti nostri, havemo inteso quanto ne scriveti dela necessità vostra de biave cossì per
seminare come etiandio del vivere ; et, deliberandoce soccorere alli bisogni vostri, siamo contenti
et cossì scrivemo ad Angelo Lombardo, nostro capitano del diveto, che vi conceda licentia
oportuna per la necessità vostra, ma ben ve admonimo che vogliati essere contenti de havere
licentia de quello tanto vi bisognarà et non farne mercantia, perchè, presentendo nuy che fidesse
menato altroe contra gli ordini nostri, ve darissemo intendere cum effectu che farissevo male.
Mediolani, die vi septembris 1450.
Cichus.
121
266
FRANCESCO SFORZA, IN MERITO AL SUSSIDIO RICHIESTO ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI
MANDAR VIA BOCCALARO SE SI OSTINA NEL SUO MALO PROPOSITO; PER QUANTO RIGUARDA ANTONIO
BONONO CI SI ACCONTENTA DEL TERZO RICHIESTOGLI; INFINE ANTONIO BORSINARO VENGA MANDATO
A PARMA SE PERSISTE NEL RIFIUTO
1450 settembre 6, Milano
Referendario Laude.
Dilecte noster, havemo inteso quanto tu hai scripto del subsidio rechiesto ad Antonio Bonono, el
Boccalaro et Antonio Borsinaro, nostri cittadini lodesani; et miravigliandose et anche dolendoce
dela loro dureza et obstinanza, dicemo prima quanto al Buccalaro che, volendo luy perseverare
nel suo mal proposito, tu lo debbi mandare via perché tale sua obstinanza ne pare procedere da
perverso animo. Al facto de Antonio Bonono, dicemo che gli fazi pagare almancho el terzo dela
richiesta a luy facta. Se Antonio Borsinaro non si vole redure al convenevole, volimo che tu lo
mandi a Parma. Et questa è la nostra oppinione circa tucti tre.
Mediolani, vi septembris 1450.
Cichus.
267
GRACINO DE PISCAROLO INFORMA CICO SIMONETTA DELL’INVIO DI DIECI UOMINI CON CERBOTTANE E
BALESTRE
1450 settembre 5, Pavia
Magnifico Cicho.
Magnifice et generosse maior onorande, mando alla magnificiencia vostra Stefanino da
Mazenta, exhibitore dele presente, cum novi compagni bene in puncto cum zarabatane et
balestre, apti al mistero, como vederiti; li sonno pagati per duy mesi, como se contene nelle
littere del illustre nostro signore, et ve mando incluso el nome de cadauno de loro suso una lista.
Papie, v septembris 1450.
Gracinus de Piscarolo.
Videlicet
Stefanus de Mazenta,
Petrus Cumpesanus,
Bartolomeus de Palancia,
Iacobus de Palancia,
Franciscus Guerrerius,
Augustinus de Garrotis,
Georgius de Aliprandis,
Franciscus de Grassis,
Damianus de Novi,
Petrinus Cagnola,
omnes descripti ad officium cum nominibus geni torum et portis ac parochis eorum habitacionum.
122
268
FRANCESCO SFORZA ACCONSENTE AL REFERENDARIO DI PAVIA DI ASSENTARSI PER MOTIVI DI SALUTE
1450 settembre 7, Milano
126r
Referendario Papie.
Per satisfare ala rechesta tua siamo contenti che te possi absentare per meglio curare la tua
infermità, de quello officio, lassando in tuo loco Gracino da Piscarolo, quale suplirà ad quanto
sarà bisogno.
Mediolani, die vii septembris 1450.
Cichus.
269
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI FRATELLI CORREGGIO DI NON TURBARE I POSSESSI A PASCOLO CHE
DONNA LUCHINA DAL VERME HA NEL PARMENSE
1450 settembre 7, Milano.
Manfredo et domino Giberto fratribus de Corigia.
Magnifici dilectissimi nostri, la magnifica madona Luchina dal Verme molto se grava che da poco
tempo gli haveti turbata anche usurpata la sua ragione de certi pasculi, quali già longo tempo ha
goduto pacifice là in Parmesana, alegando lei per più certeza del facto suo, che, essendo altre
fiate posti in diferencia dicti pasculi, ne fo dato sentencia in favore del magnifico quondam ser
Aluise suo consorte; il perché da poi in qua sempre li ha golduti sine controversia. Et mo’,
essendoli facto novità, se grava et pargli per la sua viduanza che gli mancano li favori o sia mal
tractata; che non intendemo debia essere cusì, anci volemo gli siano conservate le sue ragione
et intendemo che non gli siano turbate più, como fideva in vita del prefato conte et così la volimo
conservare in possessione de quelle tute che gli spectano de ragione. Pertanto ve confortiamo et
carichiamo non gli vogliati lasar far né fare vui torto né violencia et, se pur ne pretendesevo
ragione alcuna in li dicti pasculi, non ve la vogliati far per vuy, anzi fatela vedere de ragione, aciò
che essa madona Luchina non habia ragione de tanto gravarse cum noy, como siamo certi fareti
et non vorreti se non quanto ne vole iusticia.
Mediolani, vii septembris 1450.
Cichus.
270
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RABOTTO DE LAUDECH DI SODDISFARE I CREDITI CHE FILIPPINO DI
ARSAGO E SUO FRATELLO HANNO CON LUI PER LE FORNITURE FATTEGLI
1450 settembre 7, Milano.
126v
Rabotto de Laudech.
Dilecte noster, ce significano Filippino de Arsago et suo fratello, nostri cittadini lodesani, che tu li
se’ debitore de ducati 30, zoè ducati trenta et soldi 17, per casone de zornera et zopponi a te dati
per la tua famiglia, et tale suo credito domandano cum instantia et anche se tornano a Baldaxare
de Bazi, quale dicono fu tua sicurtà. Pertanto, così per el debito dela raxone, essendo come
esso Filippino dice, così etiam per disbrigare decto Baldexare, volimo che tu debbi satisfare al
decto Filippino et relevare de securtà dicto Baldexar. Et in questo non mancare, aciò che non
habiamo casone de provedere per altra via de rasone.
Mediolani, die 7 septembris 1450.
Cichus.
123
271
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI TRATTENERE SULLO STIPENDIO A
RABOTTO DE LAUDECH LA SOMMA DI CUI FILIPPO DI ARSAGO È CREDITORE, QUALORA LUI NON
PROVVEDA DIRETTAMENTE
1450 settembre 7, Milano.
Referendario Laude.
Facendone fare querella Filipino de Arsago et suo fratello, nostri citadini lodesani, che debeno
havere da Raboto de Laudech nostro conductero ducati trenta, cioè 30 et soldi più, et non gli
poteno havere, havemo scrito a dicto Raboto che gli faza el debito et così volimo che ge lo faza.
Pertanto volemo et te cometimo che, non facendo el debito dicto Raboto al prefato Filipino, tu gli
lo faci fare sula asignatione a lui facta lì, fin ala summa de tal debito, per la qual retencione dicto
Filipino conseguisca el dovere suo. E questo non manchi.
Mediolani, vii setembris 1450.
Cichus.
272
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIACOMO DE BILIS DI PORTARSI DA ZELLO A NOVARA E DI
PRESENTARSI ALL’UFFICIALE DELLE BOLLETTE CHE DARÀ AL DUCA CONFERMA DELLA SUA
PRESENTAZIONE
1450 settembre 8, Milano.
Iacobo de Biliis.
Te concedessemo ali dì passati che da Novara potessi venire al loco de Zello per tuo piacere per
componere et per visitare li frati tuoi; et considerando che mo’ debbi havere dato ordine a quanto
bisogna, volimo et comandiamote che tu debii partire de lì et andare a Novara et te presenti alo
officiale nostro dale bolete et faci che per sue littere ne avissi dela tua presentacione. Et facendo
cusì, farai bene et la voluntà nostra, altramente se renderesemo malcontenti de ti et gli provede
resemo altramente.
Mediolani, die viii septembris 1450.
Cichus.
273
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A GIOVANNI FERUFFINO E A SILANO DE NEGRIS INFORMAZIONI
SULL’ATTIVITÀ DI LUCA DE GRASSI, CHE SI LAMENTA DELLO STIPENDIO, CHIEDE INOLTRE CHE SI
FACCIANO ALTRE INDAGINI PER UN ADEGUATO GIUDIZIO SUGLI STUDI E LE FATICHE DI LUCA
1450 settembre 8, Milano.
127r
Dominis Iohanni Ferufino et Silano de Nigris ducalibus consiliariis.
Ve scripsemo altre fiate che recevesti et referesti a noy le informacioni ve daria misser Lucha deli
Grassi, doctore, dele fatiche sue et studii, perché potessemo sapere, previa discrezione, prove
dergli de premio, perché se lamentava de noy essergli proveduto de poco salario per respecto ali
studii suoy et fatiche passate et presente. Adesso ne ha significato le legitime seu ragionevele
occupacione et absencie vostre per le quale non ne havete potuto respondere et havine richesto
che ve repplicamo per una altra nostra littera per havere le dicte informacione. Adoncha, perché
la sua domanda ne pare iusta, ve scrivemo de novo per meglio intendere como se spende el
nostro dinaro, reccivate le dicte informacione et quale, segondo che ve le darà, ne le significati et
124
noy farimo poy sopra quelli il iudicio et provisione ne parirà de fare, avissandove che de esse
fatiche sue et studii volemo anche da altri iurisperiti havere informacione per meglio sapere
provedere a chi ce serve.
Mediolani, die viii septembris MCCCCL.
Cichus.
274
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA IL PODESTÀ DI PAVIA PERCHÉ INTERVENGA PRESSO I DEBITORI DI
CREMONINO DA CREMONA, FORNITORE DELL’ESERCITO DUCALE, PERCHÉ VERSINO IL DOVUTO AGLI
EREDI
1450 settembre 8, Milano
Potestati Papie.
Dilecte noster, li heredi de quondam Cremonino da Cremona, quale soleva fornire l’exercito
nostro de biave et de pano, deno havere certi denari in quella cità, come da Ieronimo loro cosino
sarai informato; et perché l’ è forastero et non pò el dicto Ieronimo attendere a piadezare lì, te
cometiamo et volimo che gli faci rasone contra qualuncha suo debitore summaria et expedita,
astrengendoli quando te consti havere in modo che non habiano iuxta ragione de lamentarsi che
siano menato in longo, perché la fede et li servicii recevuti dal dicto quondam Cremonino
meritano che gli figlioli siano ben tractati et che gli sia facto ogni honesto favore.
Mediolani, viii setembris 1450.
Cichus.
275
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI GRANDE DI DARE GLI ALLOGGIAMENTI RICHIESTIGLI PER
LETTERA
1450 settembre 8, Milano.
Raphaeli Pugnello.
Respondendo ale tue litere ne maravigliamo grandemente che tu non habi dato logiamento ad
Iohanne Grande, segondo el tenore dele nostre litere. Volimo adoncha che subito, senza veruna
excepcione, gli dia logiamento, et non essendoli altro logiamento, dagli de quelli hai reservati
per te. Et non manchi, per quanto tu hay cara la gracia nostra.
Mediolani, die viii septembris 1450.
Cichus.
276
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA DI COMPORRE LA VERTENZA TRA
PIETRO TRIVULZIO E ANTONIO PALAFERRO, ANTONIO SQUASO E AGOSTINO CACCIA PER LA VENDITA DI
BIADE VENDUTE DAL TRIVULZIO E DA COSTORO NON PAGATE
1450 settembre 8, Milano.
127v
Dominis de consilio iusticie.
Dilecti nostri, rechedendo altre volte Pedro da Trivulcio, nostro dilecto citadino de Milano, ad
Antonio Palaferro, Antonio Squaso et Augustino Caza certi dinari per biade a loro vendute, essi
forono da nuy gravandosi de questo et dicendo che le dicte biade erano consumati in nostri
serv[i]cii et per questo non erano obligati al pagamento; il perché scripsemo al dicto Pedro non li
125
volese gravare d’esse. Adesso el dicto Pedro se lamenta et dole esser privato del credito suo et
hanno sporto la cedula qui introclusa. Pertanto ve cometiamo et volemo che, odite le parte et
intesse le rasone loro, providiati et faciati in questo facto quello vole la rasone et in modo che nì
l’una parte nì l’altra habia iusta casone de lamentarse.
Mediolani, viii septembris 1450.
Cichus.
277
INVIO DELL’INGEGNERE DUCALE AD ALESSANDRIA PER LAVORI DI ABBELLIMENTO DELLA CITTADELLA
1450 settembre 8, Milano.
Mediolani, die viii septembris 1450.
Scriptum fuit potestati Salarum quod det alligatas ingeniario ibidem ducali eique mandat quod
vadat Alexandriam ad exequenda sibi scripta per ducales litteras.
Cichus.
Scriptum fuit die suprascripta ingeniario ducali commoranti Saliarum quod vadat Alexandriam ad
videndam citadellam ibidem et notet in scriptis expensam necessariam pro ipsa citadella reficien
da in ea forma qua erat tempore proxime defunti ducis Mediolani, et eam depingi faciat et de
depincta portat domino duci.
Cichus.
Scriptum fuit die suprascripta potestati Alexandrie quod solvat pitorem pro dicta citadella depin
genda et suprascripto ingeniario det necessarias res pro exequendo que habet in mandatis a
domino nostro duce.
Cichus.
278
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO DELLA SANITÀ DI PAVIA DI APPURARE QUAL È LA
SITUAZIONE IN CITTÀ PER POTER EVENTUALMENTE CONCEDERE AI FRATI DEL MONASTERO
DELL’ANNUNCIATA L’APERTURA DELLA LORO CHIESA
1450 settembre 8, Milano.
Commissario sanitatis Papie.
Se gravano li venerabili frati del monastero dela Annunciata di quella nostra cità che, piutosto per
mal dire de altrui che per suspecto de morbo, gli è facta inhibicione de apprire la loro giesia et
casa, supplicandone proinde che vogliamo provedere sia revocata tale inhibicione. Volimo
adoncha che dilligentemente ve informate de tal cosa et, retrovando che fose como essi frati
significano, siamo contenti sia revocata la inhibicione; ma habiati bona advertencia a questo et
atrovando che gli fose suspecto alcuno de peste, attendete, postpositis omnibus, alla sanitate
dela cità, non guardando a cosa alcuna.
Mediolani, die viii septembris 1450.
Cichus.
126
279
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI PROVVEDA DEL FIENO O DELLO STRAME PER QUANTI SONO
ALLOGGIATI NEL CREMONESE
1450 settembre 9, Milano.
128r Iohanni de Tolentino.
Magnifico et cetera, essendo come ne significa el strenuo Antonio de Landriano che al presente
non se trova più herba né stopia né strame ala campagna, volimo che a quelli del dicto Antonio
logiati lì in Cremonese facciate provedere de feno o strame secundo l’usanza et ordini nostri.
Mediolani, die viiii septembris 1450.
Cichus.
280
FRANCESCO SFORZA CHIEDE QUANTO MATERIALE (PIETRE, MATTONI E COPPI) ALESSIO DA PUSTERLA
HA RICEVUTO E QUANTO ANCORA GLIENE ABBISOGNA
1450 settembre 8, Milano..
Alexio de Pusterla et presidenti laboreriis Laude.
Dilecte noster, havemo sentito per lo strenuo Antonio de Landriano che per quelli nostri lavorerii
tu hay havute alcune quantità de prete mathoni et coppi dali soi; et perché vorrissemo sapere
come et quante ne hay havute, volimo che subito tu ce ne avisi quanti ne hay havuti fine in
questa hora, et quanto montano, et similiter se più ti ne bisogna per lo avenire e quante.
Mandace aduncha tucto in scripto destinctamente.
Mediolani, viii septembris 1450.
Cichus.
281
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL TESORIERE DI ALESSANDRIA DI PAGARE AL CASTELLANO DELLA
ROCCA DI ANNONE LE PAGHE DOVUTEGLI
1450 settembre 8, Milano.
Gaspari Tachono thesaurario Alexandrie.
Dilecte noster, se grava el nostro castellano dela rocha de Annone che già tre mesi e mezo non
ha havuto altro che una paga et uno quarto d’un’altra, et rechiede che gli fazamo fare provisione
aciò che si possa fare provisione alle munitione per bona guardia de quella nostra forteza,
instando el tempo de fornirse de victualie. Volimo adonche che omnino tu gli fazi dare una paga
integra et tri quarti de l’altra che gli restano, et questo sia de presente.
Mediolani, die viii septembris 1450.
Cichus.
127
282
FRANCESCO SFORZA ORDINA A SACRAMORO VISCONTE DI IMPEDIRE AI SUOI UOMINI DI RECAR DANNO
ALLA CORTE DEI CAVALCABOVI IN POSSESSO DEL CONTE ANTONIO CRIVELLI
1450 settembre 9, Milano.
Domino Sacramoro Vicecomiti et ceteris armigeris alogiatis in Castroleone.
Dilecti nostri, se miravigliamo grandemente che, nonobstante le nostre littere, quale altra volta ve
scripsemo, de novo incontento nostro sentiamo damnificati la possessione dela corte dicta de
Cavalcabovi, quale havemo concessa al spectabile conte Antonio de Crivelli, in tagliarli l’erbe li
megli e cogliere le ughe. Pertanto, havendo noi de questo summa displicentia, iterum vi dicemo
et commandiamo che per l’avenire non presumate inferire più alcuno damno né novitate alli fructi
d’essa possessione, altramente, si ne haviremo più lamenta, li faremo tale provisione che
restarite malcontenti havere spregiate nostre lettere.
Mediolani, die viiii septembris 1450.
Cichus.
283
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI CREMONA DI METTERE ALL’INCANTO, COME VUOLE
IL CONTE ANTONIO CRIVELLI, LA CORTE DI MONTOLLARO, DETTA DEI CAVALCABOVI NELLE FORME E
ALLE CONDIZIONI CON CUI IL DUCA L’AVEVA INCANTATA NEL PASSATO
1450 settembre 9, Milano.
128v
Referendario Cremone.
Dilecte noster, vogliando el spectabile conte Antonio Crivello, potestà dela città nostra de Pavia,
far mectere a l’incanto la possessione dela corte de Montollaro, dicta de Cavalcabovi, per
affictarla cum maiore commodità lì in Cremona, vogliamo et siamo contenti che ad ogni
requisitione sua o de cadun suo messo la debbi incantare cum quelli modi, pacti, conventione et
forma et cum quelle exemptione, comoditate, honorantie et prerogative solite, secondo la forma
del incanto, quale era solito quando noi la tenevamo; et questo farai cum summa diligentia
perché liberalissimamente havimo concessa essa possessione al prefato conte Antonio.
Mediolani, viiii septembris 1450.
Cichus.
284
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGANO SEQUESTRATI I BENI DELL’URSINO FINO ALLA COMPLETA
SODDISFAZIONE DI GIACOMINO DA MULAZZANO
1450 settembre 9, Milano.
Collaterali generali.
Perché Iacomino da Mulazano dice ch’el sa dove sonno alcuni beni del cavalero di Ursini, siamo
contenti et volimo che, retrovando ove sia di la dicta roba, la faci sequestrare fin a integra
satisfactione del dicto Iacomino.
Ex curia nostra Mediolani, viiii setembris 1450.
Cichus.
128
285
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI SANNAZZARO CHE CONSEGNI AL PODESTÀ DI PAVIA I DUE
LADRI DI SCALDASOLE
1450 settembre 9, Milano.
Presidentibus negociis comunitatis Papie.
Se maravigliamo, respondendo ale vostre littere ch’el podestà de San Nazaro non habia vogliuto
consignare ala fameglia de quello nostro podestà quelli duy da Scaldasole, che hanno furato el
grano; né è puncto nostra intencione che quella iurisdicione sia usurpata per alcuna persona. Et
però scrivemo al dicto podestà de San Nazaro che facia in tuto deli dicti duy ladri como ordinarà
el vostro podestà.
Data Mediolani, viiii septembris 1450.
Ala parte de quelli lochi, quali vorresti contribuiseno ala spesa dele carre, havemo scripto circa
de ciò al referendario lì et a Gracino quanto bisogna.
Data ut supra.
286
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI MANTENGANO E SI OSSERVINO GLI ORDINI PER IL PASSAGGIO DEI
PORTI FINO ALLA CESSAZIONE DELLA PESTE
1450 settembre 9, Milano.
Potestati comuni et hominibus Salarum.
Compiaceresemo, volentera ala richesta vostra in dare licencia al vostro portenaro de passare le
persone inanze et indreto, quando se potese fare senza periculo, et l’havesemo data ali altri; ma
ve avissamo che noy non havemo fin a qui revocata alcuna inhibicione facta ali dicti portenari,
immo intendiamo che li ordini nostri se observano per salute di nostri subditi, dala quale procede,
immo depende el bene 129r del stato nostro. E’ ben vero che havemo facto metre uno porto de
sopra da Pavia, per lo passare dele mercancie, et in loco d’esso n’è remosto un altro; si ch’el ne
pare habiati un poco de paciencia, perché speriamo purchè in breve debia cessare la contagione
de peste et alhora ve compiaceremo de bona voglia.
Mediolani, die viiii septembris 1450.
Cichus.
287
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FRANCESCO DE GIORGIS DI SISTEMARE I CAVALLI DI COLELLA DA
NAPOLI, DOVE GLI PARERÀ MEGLIO
1450 settembre 9, Milano.
Familiari dilecto Francisco de Georgiis.
Nonobstante quello te scripsemo in questi dì de lozare in Sichomario certi cavalli de Colella da
Napoli nostro squatrero, adesso deliberamo per certi respecti et volimo che non gline allozi
alcuno, ma li allozi altroe, come te parirà meglio.
Mediolani, viiii septembris 1450.
Cichus.
129
288
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIACOMO DE ALFERIIS DI AIUTARE IL PODESTÀ DI VILLANTEA A
CONSEGUIRE IL SUO STIPENDIO
1450 settembre 9, Milano
Iacobo de Alferiis de Crema.
Sonno pur difficili renitenti li homeni de Villantrà ad satisfare a Guglielmo Marinono, suo pote
state, del suo salario, secondo intendiamo per la mente d’esso. Pertanto, replicandoti quello che
altre volte te havemo scripto, te commectiamo et volimo che circa la consecutione del credito suo
gli daghi ogni brazo et favore possibile.
Mediolani, viiii septembris 1450.
Cichus.
289
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DONATO DA MILANO DI INDURRE FOTINO A SALDARE IL DEBITO DI 14
MILA DUCATI D’ORO CHE HA CON GIACOMO DA CAVALERA
1450 settembre 10, Milano.
Donato de Mediolano.
Dilecte noster, Iacomo da Cavalera, compagno de misser Thiberto, è stato da nuy e dictone
debbe havere da Fontino ducati xiiii milia d’oro, li quali tu prometesti ad ogni modo de fargli
restituire, e pur fin a qui non gli ha havuto Pertanto volemo et scrivemo sii con dicto Fotino et teni
modo che gli habia et presto, avissandoti, se più retornarà da nuy che non gli habia havuti,
faremo tore tanti deli beni d’esso Fotino ch’el dicto Iacomo venirà havere suo debito, perché ad
omni modo volimo sia pagato.
Mediolani, die x septembris 1450.
Cichus.
290
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FOTINO DI PAGARE I 14000 DUCATI D’ORO A GIACOMO DA CAVALERA
ALTRIMENTI IL DUCA SI AVVARRÀ SULLA ROBA SUA
1450 settembre 10, Milano
129v
Fotino armigero nostro.
Iacomo da Cavalera compagno de miser Ziberto ne ha decto ch’el deve havere da ti ducati xiiii
milia d’oro; li quali, quamvis più fiate te li habbia requesti et rechieda ogni dì, non li po’ havere.
Pertanto te scrivemo et volimo che per ogni modo lo paghi et habia il debito suo et presto,
advisandoti che, se da noi più venirà che non l’habi satisfacto, farimo torre tanto dela robba tua
ch’el venirà ad essere satisfacto, perché cossì volimo al postucto.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
130
291
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL LAGO DI COMO DI CONVOCARE GLI UOMINI DI PIANELLO
E DI CUGNOLO PER IMPORRE LORO DI OBBEDIRE AD EMANUELE MALACRIDA E AL NIPOTE RAFFAELE
CHE VANTANO PRIVILEGI FEUDALI SU DI LORO
1450 settembre 8, Milano
Capitaneo lacus Cumarum.
Dalo egregio cavalero miser Emanuello Malacrida et Raffael suo nevote, nostri dilecti, siamo
advisati che li homeni de Pianello et de Cugnolo de mezo del comune de Mussio non gli vogliono
prestare quella debita obedientia che meritamente debiono et sonno atenuti per vigore deli soi
privilegii feudali; la qual cosa non è de nostra intentione né poteria questa loro renitentia et
inobedientia passare senza nostro incarco. Il perché volemo et ti commectiamo che habi li decti
homeni denanzi da ti et intendi da loro la casone perché non vogliono obedire; deinde la chiarirai
et provederai che debiano obedire alli dicti miser Emanuel et Raffael suo nevote, come sonno
tenuti per li dicti soi privilegii, perché cossì è nostra intentione et volemo si observi per honore
nostro, nonobstante alcune nostre littere che fusseno emanate non facendo mentione dele
obligatione feudali deli dicti comuni et homeni.
Data Mediolani, die viii septembris 1450.
Cichus.
292
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIACOMO DE ALFERIIS DI METTERE IN LIBERTÀ CATTANEO DA VALERA
SE ANCHE A LUI CONSTA CHE NON ABBIA PRESO PARTE AD UN OMICIDIO
1450 settembre 10, Milano.
Iacobo de Alferiis de Crema.
Havemo recevuta la toa littera et inteso quanto ne scrivi del facto de Cataneo da Valera, qual
hay in presone per la informacione quale n’era stata data che lui s’era trovato in quello homicidio,
et cetera, che luy è senza difecto; dicimo che, constando ad te essere così il vero, volimo, rece
vuta questa, il debie liberare et relaxare fora de presone et meterlo in sua libertate.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
293
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CONTE FRANCHINO RUSCA DI ATTENERSI AL PASSATO NEL
PAGAMENTO DEL DAZIO PER LE VETTOVAGLIE DIRETTE AL CASTELLO DI BELLINZONA
1450 settembre 10, Milano
130r
Comiti Franchino Rusche.
Ne ha facto lamenta el figliolo de Zohanne de Landriano, castellano nostro de Berinzona, che
per le victualie, quale fa conduere de Arona alla dicta forteza per quilli da Locarno, gli vole esse
re tolto l’integro pagamento del dacio, ove per lo passato non soliva pagare se non per lo terzo.
Essendo adoncha così, te confortiamo et carichiamo non gli lassi innovare alcuna cosa contra l’u
sato et se per lo passato non pagavano se non el terzo del dacio provedi non gline sia tolto più.
Mediolani, die x setembris 1450.
Cichus.
131
294
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A GIACOMAZZO DA SALERNO IL SUO BENEPLACITO AL MATRIMONIO
CON LA NIPOTE DI ROLANDO PALLAVICINO
1450 settembre 10, Milano
Domino Iacomacio de Salerno.
Havemo presentito che li magnifici Rolando Palavicino et madonna Caterina sua consorte, per
rispecto dele virtute et conditione vostre, haveriano piacere et contentariase fare amicitia et con
trahere parenteza cum voy per lo mezo d’una sua nevote ve vorriano dar per moglie; la qual co
sa non saparessemo se non laudare et confortarvene quando a voi piacesse de cusì fare. Et
havendo voi oppinione de maritarve, se aduncha cossì pare a voi. Similiter a noi pare et siamone
contenti.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
295
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI PIACENZA E AL LOCALE VICARIO EPISCOPALE DI
FARE L’INVENTARIO DEL BENEFICIO DELLA CHIESA PIACENTINA DI SAN MICHELE E DI CONSEGNARE OGNI
COSA ALL’AGOSTINIANO FRA GIOVANNI
1450 settembre 9, Milano.
Locuntenenti Placentie et vicario episcopi Placentie.
Perché li fructi et le altre cose del beneficio della ecclesia de san Michele de dentro de quella
nostra città, per la morte de prete Matheo Chrocho non vadano in sinistro alcuno, per fin che
verrà la dispensatione dela Santità de nostro Papa, volimo per bello inventario facciati
consignare ogni cosa del dicto beneficio a fra Zohanne del ordine de Sancto Augustino, presente
portatore, quale mandiamo lì ad posta facta per questa casone; et fate per tale modo che né
fructi né altra cosa non vada in sinestro.
Mediolani, viiii septembris 1450.
Cichus.
296
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER ASSUNTO COME USCIERE DELLA CAMERA DUCALE AMBROGIO
PELLARATO
1450 settembre 10, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, havemo tolto a nostri servicii et per hoschiero dela camera nostra Ambroso Pellara
to con mensuale provisione de sey fiorini a rason de solde xxxii per fiorino. Pertanto vi cometia
mo et volimo che da mo’ inanzi incommenzando in calende de agosto proxime passato gli faciate
respondere dela dicta provisione a tempi debiti et fare le scripture expedienti.
Data Mediolani, x setembris 1450.
Iohannes.
132
297
FRANCESCO SFORZA CHIEDE CHE VENGA AFFIDATO A VALENTI UOMINI IL GIUDIZIO SUL RISARCIMENTO
DEL FURTO SUBITO DA DUE MILANESI IN TERITORIO MONFERRINO
1450 settembre 10, Milano.
130v Melchioni de Monteferato et domino Gulielmo.
Illustres domini tamquam fratres carissimi, havimo per altre nostre littere scripto et anche manda
to nostro trombeta ale vostre signorie per la robaria facta sul vostro terreno ad Antonio da Ligna
no et compagno, nostri cittadini; et perché retornato il nostro trombeta et ancho il vostro cancel
lero, dicono che le vostre signorie alegano non essere obligate ala menda et restauro deli dicti
nostri citadini robbati perché se la robbaria è facta non è facta per quelli de vostre signorie, anci
per forasteri, dicimo noy havere informacione che sonno stati li vostri et a nuy pare poco verissi
mile che tal robaria possa essere facta senza saputa de alcuni di vostri et anche consenti mento
et colpa. Nondimeno nonobstante le informacione havemo, siamo contenti et così pregamo et
confortamo le vostre signorie che vogliano essere contente che se veda de iure, per iudicio de
valenti homini se le vostre signorie sonno obligate ala menda de dicta robaria como havimo
etiandio dicto a boca al cancellero dele signorie vostre, che de ciò ve ne habia ad fare noticia.
Mediolani, die x septembris 1450.
Cichus.
298
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI PIACENZA E AL LOCALE VICARIO EPISCOPALE DI
CONSEGNARE, INVENTARIATI, I BENI DELLA CHIESA PIACENTINA DI SAN MICHELE ALL’AGOSTINIANO
FRATE GIOVANNI
1450 settembre 10, Milano.
Nostro locumtenenti et vicario episcopi Placencie.
Perché fructi et altre cose del beneficio dela giesa de san Michele de dentro de quella nostra
cità, per la morte de pre’ Matheo Chiocho, non vadano in sinistro alcuno per fin che verrà la
dispensacione dela Santità de nostro signore Papa, volimo per bello inventario faci consignare
omni cosa del dicto beneficio a fra Zohanne de l’ordine de Sancto Augustino, presente portatore,
qual mandiamo lì ad posta facta per questa cagione. Et facti per tal modo che nì fructi né veruna
altra cosa possa andare in sinistro.
Mediolani, die x septembris 1450.
Cichus.
299
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE E ALL’UFFICIALE CONRO LA PESTE DI ALESSANDRIA DI
PRENDERE OGNI PROVVEDIMENTO PER EVITARE CHE ENTRI IN CITTÀ GENTE INFETTA DA PESTE
1450 settembre 10, Milano.
Locumtenenti et officiali contra pestem nostris Alexandrie.
Perché nostra intencione è modo provedere che quella nostra cità se perservi sana dala peste,
pertanto volimo et così pur ve comandiamo che debiati usargli ogni diligencia et bona adverten
cia ve sia posibile, sichè quella nostra cità se perservi sana, et volimo debiati bandegiare tute
quelle terre et lochi che fossero infecti de peste, che persona alcuna non gli possa venire, et
pigliatigli quili megliori ordini et vie ve pareranno, sichè quella nostra cità se mantenghi sana. Et
133
perché de’ venire lì miser Iacomo dal Pozo per alcune cose gli havimo commesso, volimo lo
lasiati intrare per stare ad suo bon piacere in quella cità.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
300
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA PIETRO GIOVANNI DA CAMERINO PER I SUOI SCORRETTI
COMPORTAMENTI
1450 settembre 10, Milano.
131r
Petro Iohanni de Camerino squatrerio.
Se miravigliamo et siamo troppo malcontenti dele lamente, quale havemo continuamente de facti
toi, per li mali deportamenti fai in quella terra, perché non te basta havere logiamenti et feni, che
ancora fai pascere li prati deli frati dela Certosa; et certo ne pare essere stata grande prosump
tione la toa, che, essendo venuto da ti el potestà de quella terra per questa casone, gli habi
menazato. Pertanto te commectiamo et volemo che da mo’ inanzi te deporti più honestamente
et, essendote provisto de quello è conveniente et debito, non gravi più oltra quelli nostri homeni,
facendo in modo che non habiamo più querela de facti toi, perché, havendone, ne darai materia
de fare altra provisione, quale forse non te sarà grata. Et circa de ciò havemo commesso alcune
cose ad Zohanne da Besozo, nostro trombetta, quale te debia referire per nostra parte, ala cui
relatione credarai et darai piena fede come a noy stessi.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
301
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL CASTELLANO DI SAN COLOMBANO DI AVER FATTO RICHIAMARE A
BUONI COMPORTAMENTI PIERO GIOVANNI DA CAMERINO TRAMITE UN TROMBETTIERE CHE, DA PARTE
SUA, RIVENDICA ALCUNI CREDITI CHE, SE REALI, IL CASTELLANO PROVVEDERÀ SIANO SODDISFATTI
1450 settembre 10, Milano.
Castellano Sancti Columbani.
Veduto quanto ne hai scripto deli captivi deportamenti de Pietro Zohanne da Camerino nostro
squatrero, li quali certamente ne recresceno quanto dire se possa, gli havemo scripto quello n’è
parso, et ulterius gli mandiamo uno nostro trombecta a dirgli in modo ch’el intenderà, et speramo
che da mo’ inanzi serà più continente; sichè in questo non accade dire altro. Et perché esso
trombecta dice devere havere lì certi denari, te commectiamo et volimo che, mediante la rasone,
provedi ch’el sia satisfacto con ogni possibile celerità de tucto quello realmente deve havere, et
in modo non habia casone restare sopra l’hostaria a spendere, perché, essendo occupato in li
servitii nostri, non è honesto ch’el sia menato in longo.
Mediolani, x septembris 1450.
Cichus.
134
302
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO DI OLEGGIO CHE INTERVENGA PERCHÉ I FRATELLI
NICOLINO ED ANTONIO DA PALTRONI, NOVARESI, NON VENGANO, ARBITRARIAMENTE, OBBLIGATI A
CONCORRERE CON GLI UOMINI DI CALPIGNANO AL CARICO DELLA GENTE D’ARME
1450 settembre 10, Milano.
Domino Baptiste de Burgo commissario Olegii.
Ce hanno significato cum grave querella Nicolino et Antonio, fratelli da Paltroni, nostri citadini
novaresi, che nonobstante pagano, et iamdiu, la loro rata de grance occurrenti cum l’altri nostri
citadini novaresi, cusì per li loro beni hano in la cità como nel districto, como etiandio ne hanno
significato per loro littere li nostri potestate et presidente de Novara. Atamen fino molestati per
quelli da Calpignano et astrecti ad contribuire cum essi per lo carico dele gente d’arme; et per
questo gli hanno facto novitate ne loro beni, che non pare ragionevele che duplici onere gravari
debeant. Per la qual cosa volimo et vi cometimo che de ciò ve debiati diligenter informare et,
vocatis vocandis, intendere la ragione dele parte 131v et ministrare iusticia, ita che neutra
partium possit iuste querellam facere; et, se iniusta novitate fose facta alli dicti fratelli per quelli
da Calpignano, volimo la debiati revocare si et in quantum de iure veniat revocanda.
Mediolani, die x septembris 1450.
Cichus.
303
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI AVERE ASSUNTO
COME PORTINAIO DELLA CAMERA DUCALE AMBROGIO PELLARATO CON IL MENSILE DI 6 FIORINI
1450 settembre 10, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Havemo tolto a nostri servitii et per hostrero dela camera nostra Ambrosio Pellarato cum mensua
le provisione de sei fiorini ad rasone de soldi xxxii per fiorino; pertanto vi commectiamo et volimo
che da mo’ inanze, incomenzando in calende de augusto proximo passato, gli fazati respondere
dela dicta provisione a tempi debiti et fare le scripture expedienti.
Mediolani, x septembris 1450.
Iohannes.
304
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL CARDINALE DI BOLOGNA DI VOLER RILASCIARE UNA CONFESSIONE
LIBERATORIA A FAVORE DEI FRATELLI LANDRIANO, RELATIVA AL BENEFICIO DI CAMPOMORTO
1450 settembre 9, Milano.
Reverendissimo domino cardinali Bononie.
La signoria vostra debbe havere inteso, per quello ha mandato in questa parte per toglere la
possessione de Campomorto, como Antonio de Landriano nostro conductero ha et consignato al
predicto messo la possessione del dicto beneficio et cetera, el qual meso ha facto al predicto
Antonio et fratelli confesione et liberacione de omni cosa pervenuta ale mane loro. Pregamo la
signoria vostra li piaza, sì per respecto de havere boni vicini li dicti fratelli, sì anche per
compiacere a quelli, far de novo un’altra concfesione et liberacione de tuto quanto fose
pervenuto ale mane deli predicti fratelli, cioè misser Francesco, Antonio, Andrea, Giorgio et
135
quondam Galeoto da Landriano, così in vita del priore suo fratello, como doppo la morte sua, di
beni mobili, fructi, ficti o altro che fose del predicto priore et del predicto beneficio.
Data Mediolani, viiii septembris 1450.
Cichus.
305
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI ACCORDARSI CON GIOVANNI DA MILANO
PER LE FINESTRE DELLA CASA DEL DUCA A LODI
1450 settembre 11, Milano.
132r
Referendario Laude.
Perché sonno da fare certe fenestre impannate in la casa nostra de Lode, volemo te debbi
trovare cum Zohanne da Mediolano et vedere inseme con luy quante fenestre gli serano da fare,
et fa che siano facte prestissimo, pagando tu ogni spesa li andasse.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus.
306
FRANCESCO SFORZA SCRIVE A GIOVANNI DA MILANO CHE FARÀ CONTROLLARE QUANTO DA LUI FATTO
NELLA CASA LODIGIANA DEL DUCA. LO RIMPROVERA PER I BURCHIELLI “DE CALZINE” CHE HA
TRATTENUTI . SI STUPISCE, ANCORA, CHE MENTRE PER LA COSTRUZIONE DEL CASTELLO DI PORTA
GIOVIA CI SI SERVA DI 10 CARRI EGLI NE VOGLIA TANTI QUANTI NE SONO IN LODI
1450 settembre 11, Milano.
Iohanni da Mediolano.
Havemo recevuto la toa lettera et inteso quanto ne scrivi che per tucto lo dì de sabbato havirai
facto conzare tucte le camere et la sala de sopra, secondo te ordinassemo; dicemo che ne pia
ce, advisandote che mandiremo là uno nostro ad vedere se tu n’havirai scripto la veritate. Al fac
to de quelli burchielli de calzine, che hay retenute, dicemo che ne dispiace grandemente et per
tanto vogli subito, recevuta questa, farle liberare et licentiare che vadano dove deviano andare.
Alla parte dele carre et cetera, dicemo che ne miravigliamo del tuo scrivere, considerato che si fa
lo castello de porta Zobbia con x carre et tu hai da fare una piccola cosa et voli quanti carre
sonno in Lode: che quanto te parà honesto vogliamo lo debbi considerare. Pure te advi samo
che le carre, che se adoperano de presenti per portare ligname, volimo portino legne per uno de
casa nostra; provedi come te pare che facci per ogni modo portare lo ligname da conzare lo
ponte, et quello che hai da fare, fa che sia facto presto.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus.
136
307
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE CON IL LUOGOTENENTE DI LODI PER QUANTO HA DETTO E FATTO,
MA VORREBBE SAPERE QUANDO ALCUNI CITTADINI SI SONO IMPOSSESSATI DI CASE SENZA
L’AUTORIZZAZIONE NÉ DUCALE NÉ DI UFFICIALI
1450 settembre 11, Milano.
Domino Folchino locuntenenti Laude.
Havemo recevuto tue littere et inteso quanto ne scrivi deli denari, che tu hai domandati al factore
de Iacomino da Villanova et dela resposta che lui t’ha facta et cetera, et quanto tu hai dicto a
quelli cittadini, che hanno tolto quelle case et del commandamento gli hai facto; del tucto resta
mo advisati et piacene quanto hai dicto et facto. Et perché tu non ne advisi di che tempo costoro
intrarono et pigliarono la possessione dele dicte cose, non sapemo chiaramente in che forma
debiamo respondere, ma ben te advisamo che nostra intentione è che li decti cittadini non debia
no fare così de facto, senza haverne dicto una minima parola a noi né a nostri officiali; et però
volimo gli commandi che dele dicte possessione non ne possano far niente senza nostra licentia.
Et se miser Bartholomeo dicesse cosa veruna, respondigli humanamente et piacevol mente,
concludendoli questa nostra voluntà essere così. Et fa che ne advisi subito quanto tempo è che li
dicti pigliarono le dicte case et possessione.
Data Mediolani, die xi septembris 1450.
Cichus.
308
FRANCESCO SFORZA ORDINA A CORRADO DA FOLIANO DI VALUTARE SE VERAMENTE IL CONTE
STEFANO DA SANVITALE SIA GRAVATO DI ALLOGGIAMENTI DI UOMINI E DI CAVALLI AL DI LÀ DI QUANTO
GLI TOCCHI
1450 settembre 11, Milano.
132v
Domino Conrado de Foliano armorum ductori.
Ne ha facto dire, lamentandose, el spectabile conte Stefano da Sanvitale ch’è molto gravato de
logiamento de zente d’arme et che ha logiati sul suo terreno molto più cavalli che non gli toca per
la sua debita rata parte. Pertanto volimo che, veduta la presente, essendo così como ne dice el
predicto conte Stefano, lo aleviisci tanto de cavalli che non sia gravato ultra el debito dela sua
rata parte et non habia iusta casone de lamentarse per questo, gravando quelli a chi tocase el
gravamento sopra più havese et se retrovase havere el dicto conte Stefano.
Mediolani, xi septembris 1450.
Iohannes.
137
309
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE CRISTOFORO TORELLO RISOLVA INSIEME CON PIETRO DA SCIPIONE
LA VERTENZA TRA PIERMARIA ROSSI E STEFANO SANVITALE, VERTENZA CHE IL DUCA VUOLE SIA
RISOLTA ENTRO 15 GIORNI
1450 settembre 11, Milano.
Christoforo Torello.
Havemo inteso che la diferencia, quale vertise fra li magnifici Pedromaria Rosso et conte Stefano
da Sanvitale, è commessa a vui, la quale habiate a vedere et terminare insieme cum lo
spectabile Petro da Scipione; dela qual cosa restamo molto contenti. Et perché intendimo pur la
deferite, ve dicimo et carichiamo che, postposta omni altra cosa, infra termino de xv dì vogliati
diffinire dicta differencia et pacificare le parte in modo non habiano più querella.
Data Mediolani, xi septembris 1450.
Iohannes.
310
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE A FRA POLO DA LAMPUGNANO VENGANO PAGATE LE SPESE DA LUI
SOSTENUTE PER L’OSPEDALE DI SAN LAZZARO DI COMO
1450 settembre 11, Milano.
Commissario et potestati Cumarum.
Fra Polo da Lampugnano ne ha rechiesto che, poi nuy restassemo contenti ch’el non havesse
l’hospitale de San Lazaro de quella nostra città, quale haveamo dato, almancho vogliamo prove
dere che gli siano pagate le spese facte per luy circa el facto del dicto hospitale; è vero, como
sapete, che noi concessemo el dicto hospitale ad esso fra Polo, perché la fede et devotione sua
verso de noi lo meritava, ma, vedendo che quelli nostri cittadini non si ne contentavano, la revo
cassemo. Pertanto dicemo cossì che, parendone honesto ch’el dicto fra Polo habbia le dicte
spese facte per luy, providati che le habbia, ad ciò ch’el si ne possa adiutare in la liberatione dela
infermità sua, et l’haviremo gratissimo.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus.
311
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE, SE RESTITUISCONO LA ROBA RUBATA, VENGANO LIBERATI I TRE
SACCOMANNI PRESI
[1450] settembre 11, Milano.
Capitaneo descrictus Novarie
Siamo advisati che hai nele mane tri sachomani de quelli del magnifico Almerico da Sancto
Severino per casone de certe robarie facte per loro. Pertanto siamo contenti et volimo per usare
liberalità et clementia secho, che, restituendo loro la robba tolta, li fazi relassare senza
exceptione alcuna.
Mediolani, die xi.
Cichus.
138
312
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI LUCHINA DAL VERME DI PROVVEDERE CARRI O
CAVALLI PER IL TRASPORTO DELLE BIADE ACQUISTATE DAL CASTELLANO DELLA TORRE ROTONDA DI
COMO NELLA PIEVE DI INCINO
1450 settembre 11, Milano.
133r
Locuntenenti magnifice domine Luchine de Verme in plebe Incini.
Michele de Petraccini da Cotignola, nostro castellano dela Torre Rotonda de Como, ha
comparate certe biave, videlicet moze xxv, nela pieve de Incino, per uso et munitione d’esso
castello, la quale non po’ far condure; pertanto siamo contenti et caricamoti che recaptati tante
carre o cavalli in quelle parte che conducano le dicte biave ad essa forteza.
Mediolani, die xi septembris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis pro eorum territoriis:
spectabili capitaneo Marthesane de modiis xxv bladorum;
Egano de Bononia de modiis xxv bladorum.
Cichus.
313
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA GASPARE DA VIMERCATE E BOSCHINO DI ANGERA PER NON AVER
ANCORA RISOLTO LA VERTENZA TRA CRISTOFORO E ANTONINO PANIGAROLA E TOMMASO GRASSO
1450 settembre 11, Milano.
Comiti Gasparri de Vicomerchato et Boschino de Angleria.
Dilecti nostri, altre volte come sapeti, ve commissemo la deferencia quale vertise tra Christorofo
et Antonino Panigaroli per una parte, et Thomasyo Grasso per l’altra; et ancora non l’haveti
terminata et dicisa, immo la menati in longo et pare non ve ne curati. Del che maravigliandose et
essendono malcontenti, perché el desiderio nostro seria che subito gli metiati fine secondo la
forma dela ragione et in modo non habiamo più caxone de scrivere circha de ciò.
Data Mediolani, die xi septembris 1450.
Iohannes.
314
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI PROVVEDA A SCARAMUZA QUANTO È NECESSARIO PER LUI E PER I
SUOI UOMINI
1450 settembre 11, Milano.
Francisco Georgio.
Li dì passati scripssemo al podestà nostro dala costa che facese provedere a Scaramuza da
Trivisio, nostro homo d’arme, per li homini de San Zenone ove è allozato de quello sonno obligati
per li ordini nostri, et niente, ha possuto havere como lui dice; de che gravandose lui, te
commetiamo et volemo provede che ad esso Scaramuza per lui et per li suoy sia provisto per li
dicti homini, secondo è la disposicione de l’ ordini nostri e como è dicto de sopra.
Data Mediolani, xi setembris 1450.
Cichus.
139
315
FRANCESCO SFORZA AUTORIZZA L’ASSENZA DEL CONNESTABILE PER UN MESE,PURCHÈ LASCI UN SUO
SOSTITUTO
1450 settembre 11, Milano.
133v
Conestabili porte Turris Cumarum.
Per satisfare alla richesta tua siamo contenti et te concediamo piena licencia per vigore dele
presente che te possi partire dala guardia de quella porta per spacio d’uno meso, computato
l’andare, stare et retornare, lassando in tuo loco persona fidata qual suplisca dilligentemente alla
guarda d’essa porta.
Mediolani, xi setembris 1450.
Cichus.
316
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A GIACOMO ANTONIO MARCELLO CHE FACCIA RESTITUIRE IL CAVALLO
RUBATO A UN UOMO D’ ARME DUCALE
1450 settembre 11, Milano.
Domino Iacobo Antonio Marcello provissori Creme.
Da Bertola da Nava, nostro homo d’arme, è fugito uno fameglio suo, qual gli ha conducto via uno
suo ronzino et menatello a Lodovico Spagnolo, soldato dela illustre signoria, como da suo
messo, exhibitore dela presente la magnificiencia vostra sarà pienamente informata. Pertanto
confortiamo et pregamo la magnificiencia vostra che, intesa la cosa, ve piaza operare et scrivere
al dicto Ludovico in forma ch’el dicto cavallo sia restituito al dicto nostro homo d’arme, come è
debito et rechede el modo de ben vivere insieme.
Mediolani, die xi septembris 1450.
Cichus.
317
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANTONIO DA CASTANO DI CONSEGNARE QUELLO CHE LUI HA A
FALAMESCHIA PER IL FRATELLO GALASSO
1450 settembre 11, Milano.
Antonio de Casteno sutori Mediolani.
Siamo contenti et volimo che tu debbi consignare ogni et tucta robba reposta appresso te per
Galasso da Bagno ad Falameschia suo fratello, presente exhibitore; et questo facendote el
devere esso Falameschia de quanto te fosse obligato el prenominato Galasso suo fratello,
intendendo sempre che tu habi el tuo devere.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus.
140
318
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CASTELLANO PUNISCA I SUOI UOMINI CHE DI NOTTE ESCONO PER
VENDEMMIARE UVA E FRUTTA DEI CITTADINI
1450 settembre 11, Milano.
Castellano castri Cremone.
Havimo giara informacione che gli tuoi famigli a tempo de nocte calono la piancheta dal secorso
de quello nostro castello et iscono de fori ad vendimiare le uve et fructi deli nostri citadini et
poveri homini; la qual cosa quanto sia scandalosa et vergognosa, pensalo tu. Et benchè ce
rendiamo certi et non dubitamo niente che sia senza tua saputa et consentimento, nondimeno
non è senza tuo grande caricho et imputacione et grande rigiamo a noy; et pertanto volimo che
cum omni dilligencia intervenghi qualli sono quilli deli tuoi che hanno comeso questo errore, et li
punisi del passato, admonendoli et facendo tal provissione che per la venire non intervenga
simile cose, dele quale se domandarimo ultromodo mal contenti. Et attende ben a questo, che
non extimemo poco.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus.
319
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI CREMONA DI CONVOCARE I DEBITORI DI GABRIELE
VISCONTI PERCHÉ POSSA RECUPERARE I SUOI CREDITI
1450 settembre 11, Milano.
134r Alberto de Marliano potestati Cremone.
Ce ha significato Gabriel Vesconte che ha de multi debitori cossì in quella nostra città come nel
distrecto, da quale non po’ havere el debito in suo grande preiudicio et damno; et proinde
rechiede gli sia proveduto de oportuno remedio de ragione. Volimo adunca et te commectimo
che, vocatis vocandis, fazi rasone al dicto Gabriel contra qualinca suo vero debitore, summarie
et de plano sine strepitu et figura iudicii, cavillationibus et frivolis exceptionibus quibuscumque
reiectis, ita tamen procedendo che veruna dele parte non habia legitima casone de querela.
Mediolani, xi septembris 1450.
Cichus,
320
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GLI SIANO CELERMENTE TROVATE 300 MOGGIA DI FRUMENTO DA
CONDURRE A LODI PER POI FARLE TRASPORTARE A MILANO
1450 settembre 11, Milano.
Domino Iohanni de Tollentino et ser Iohanni Botto, ser Andree de Fulgineo ac thexaurario
Cremone.
Magnifice miles gener, dilecti nostri volimo e così per questa ve ne carichiamo et stringemo
quanto possimo che subito, visis presentibus, cum quanta dilligencia et solicitudine possiti,
trovati moza trecento de frumento ad quella mesura, qual volemo per metre in castello de Porta
Zobia, et lo mandiate subito ad Lode cum quanta celerità ve sia possibile et cum tale ordine che
non sia mosso uno minimo granello fin non sia conducto et giunto a Lodi; et in questo ve sforzati
cum ogni vostra industria provedendo, o per via de assignacione, o per quello altro melior modo
141
et via parerà ad vuy che senza alcuna excepcione et senza altra replicacione dicto frumento sia
subito trovato et cum ogni celerità possibile. Et in questo non manchati, se may desiderati farne
cosa grata et accepta. Et quando sia conducto a Lodi, ordinati siamo subito avisati aciò
possiamo dare ordine a farlo conduere qui; et vuy, Iohanne Botto, remosa ogni cagione, per tuto
lunedì proximo ve retrovariti qui da nuy.
Mediolani xi septembris 1450.
Cichus.
Replicata sub die xiiii septembris.
321
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER PRESO DUE FRATELLI DI STRADELLA COME SUOI CAVALLARI E
VUOLE VENGANO DATI LORO 14 DUCATI PER COMPRARE DUE CAVALCATURE
1450 settembre 12, Milano.
Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Havemo tolti in nostri cavalari Iohannepetro et Bartholomeo, fratelli de Strabelle cum una
cavalcadura per cadauno per servire ala posta de Durne; volemo adoncha che li fazati, segondo
l’ordini,scrivere et respondere de quello salario per cadauno che hanno li altri nostri cavalari
incominzando a dì xv del mese presente et al presente gli faciati dare ducati xiiii fra loro per
paghe doe, per comprare doe cavalcadure, da essere da poy retenuti a poco a poco sopra la
provixione loro.
Mediolani die xii septembris 1450.
Cichus.
322
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA L’USCITA DI NOTTE DALLA FORTEZZA PER VENDEMMIARE UVA E
FRUTTI E VUOLE SIANI PUNITI I FANTI CHE HANNO FATTO CIÒ
1450 settembre 12, Milano.
134v
Castellano rochete et conestabili porte Sancti Laurencii civitatis Cremone.
Dilecti nostri, havemo giara informatione che li fanti vostri et voi medesmi anchora a tempo di
nocte, calate le pianchete che respundeno de fori, et andati a vendemiare le uve et fructi deli no
stri cittadini et poveri homeni; la qual cosa quanto sia ignominiosa et vergognosa a voi lo possiti
pensare, a noy anchora è grande caricho et ne havemo richiamo assai perché, vedendo fuori li
nostri homeni, li loro facultade cridano et ricorano a nuy. Ma lasiamo andare questo. Credevamo
pur dovessevo essere quilli che ve reputavamo et non dovessevo mettere il facto nostro in
periculo et talle schandolo, quale è aprire de nocte le nostre forteze et lassarle a quello modo in
possancia deli fancti; et pertanto volimo, per quanto havite cara la gratia nostra, che vi abstignate
da simile errore et per dare evidentia ad altri che siti mal contenti de ciò, fate punitione ad quilli
vostri fanti che hano facto il malle per lo passato, admonendogli che per l’avenire non se facia
più, et, se non ne farite punitione, crederimo siate vuy cagione de tuto il malle.
Data Mediolani,xii setembris 1450.
Cichus.
142
323
FRANCESCO SORZA COMUNICA D’AVER SCRITTO AL SUO FAMIGLIO LORENZO D’ORVIETO PERCHÉ SI
PORTI A CASTELL’ ARQUATO PER FAR CESSARE I FURTI DI UVA E FRUTTI FATTI DA GENTE D’ARME
1450 settembre 12, Milano.
Comunitati et hominibus Castriarquati.
Essendo nui avissati che per le zente d’arme del signore misser Carolo et de misser Gasparo dal
Piglio ve sono continuamente facte infinite robarie in le uge et in li altri fructi vostri, se ne siamo
retrovati de mala voglia, perché havemo caro el bene vostro como el nostro proprio, et per
questo havemo scripto a Lorenzo de Orvieto, nostro fameglio in Firenzola, che venga a quella
terra et faza ogni reparo et provisione expediente, aciò che le dicte robarie cessano et le ughe
non siano tolte; et così credemo farano, sichè anche vuy lo vogliati solicitare.
Mediolani xii septembris 1450.
Iohannes.
324
FRANCESCO SFORZA MANDA LORENZO DA ORVIETO A CASTELL’ARQUATO PER FAR CESSARE I FURTI DI
FRUTTA DA PARTE DLLA GENTE D’ARME
1450 settembre 12, Milano.
135r
Laurencio de Urbeveteri.
Siamo avissati che le zente d’arme del signor misser Carolo et de misser Gasparro dal Piglio usa
no de grande deshonestate in robare de Castelarquà et torgli le ughe et li altri fructi, et questo
procede perché quilli sonno sul facto non gli provedano et etiamdio perché li homeni de chi son
no, per essere absentati per casone dela peste, non gli porono reparare. Pertanto maraviglian
dose de questo et essendo malcontenti, te cometiamo et volemo che, andando al dicto loco de
Castelarquà, faci tuti quelli repari et provisione sarano expediente, aciò che cessino le dicte
robarie et tolte non siano l’ughe né altre cose; de che te carrichamo quanto savemo et possemo.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
325
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL DUCA LUDOVICO DI SAVOIA CHE NON GLI CONSTA ESSERE
DETENUTO MICHELE ZOPELLO, SUO SERVITORE.
1450 settembre 12, Milano.
Domino Ludovico duci Sabaudie.
Illustrissime princeps et excellentissime domine consanguinie noster honorande, vidimus que ad
nos scribit excellencia vestra circa liberacionem Michelis Zopelli de Xacillo, servitoris vestri in
civitate nostra Alexandrie detenti. Breviter autem respondentes eundem Michaelem de mandato
nostro nequaquam detentum fuisse quinymmo de tali detencione nullam unquam noticiam habui.
mus; miramur etiam quod idem Micael ab officialibus nostris aut ab alio quoque, nulla
subsistente causa, detentus extiterit, quemadmodum vestra celsitudo presuponit. Si ergo de hac
re cerciores facti erimus, curabimus votis celsitudinis vestre quantum possibile nobis fuerit
satisfacere, ad eius beneplacita queque parati.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
143
326
FRANCESCO SFORZA VUOLE CONOSCERE IL PREZZO DI UN CORROBIO PER POTER PAGARE IL VALORE
DI QUELLO SOTTRATTO DA LUI AD ANTONIO MAGNO
1450 settembre 12, Milano.
Comissario Cumarum.
Per ordinacione nostra è stato tolto a Antonio da Magno uno corrobio, qual havea nel laco, et
reposto lì a Como, et nuy gli havimo promisso pagarglilo; pertanto volemo che parlandone cum
qualche homo pratico de simili cose, vedi de intendere quanto vale lo dicto corrobio et subito ne
avisi.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
327
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI FRATELLI MANFREDO E GILBERTO CORREGGIO DI LASCIARE NOCETO
E DI PORTARSI A CASA PROPRIA
1450 settembre 12, Milano.
135v Manfredo et domino Giberto fratribus de Corrigia.
Havemo sentito cum grande admiracione che, summoste dele gente de Rolando Palavicino et
quele de conte Stefano da Sanvitale, seti andati a campo a Noxeto, la qual cosa c’è molto dificile
a noy crederla, perché non se possemo persuadere che tanta insolentia et temerità procedese
da vuy senza nostra saputa. Per la qual cosa, si cusì è, como non potimo perhò credere, ve
comandiamo che subito, vedute le presente, ve removate de lì et andiati a casa vostra; e questo
per quanto haviti cara la gracia nostra, altramente ne faresti carezare et ne daresevo materia de
farvene levare a più de passo, como ve dirà anchora a boca ser Andrea nostro cancellero, al
qual credeti quanto ala nostra persona persona propria .
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
In simili forma magnifico Rolando Palavicino et agentibus pro eo contra Nucetum ac comiti
Stefano de Sanctovitali.
328
FRANCESCO SFORZA, D’ACCORDO CON IL PODESTÀ DI LODI SUL FATTO DI ANTONIO MOZO E
DELL’ALTRO DETENUTO, ORDINA CHE SIANO RIMESSI IN LIBERTÀ
1450 settembre12, Milano.
Nicolao Georgio potestati Laude.
Havemo inteso el parere tuo sopra el facto de Antonio Mozo et de quello altro prima destenuto
per medesima cagione et, essendo de medesima opinione, cioè che siano state feminele parole
et vane, non trovando vuy altro, siamo contenti et volemo che tu li devi liberare et metre in tua
libertà.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
144
329
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A RIVALDONE IL SUO COMPIACIMENTO PER LA VOLONTÀ DI GIORGIO
VISCONTI DI SPOSARE UNA DI LUI FIGLIA
1450 settembre 12, Milano.
Domino Rivaldono de Tormellis.
Zorzo Vesconte, figliolo del quondam magnifico Hermes, desidera molto contrahere amicitia et
affinità con voy in torre per mogliera una vostra figliola, el che ne piaceria grandemente per bene
de l’una parte et de l’altra et per ogni altro respecto. Pertanto vi confortiamo vogliati
condescendere a fare la dicta amicitia, perché anchora nuy l’haviremo grata.
Data Mediolani die xii septembris 1450.
Cichus.
330
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NON SI INFASTIDISCANO PER MOTIVO DI PESTE PATERNA I FIGLI DEL
QUONDAM GIOVANNI DE RINERI
1450 settembre 12, Milano.
136r Officiali deputato super morbo in Placentia
Mediolani, xii septembris 1450.
Dilecte noster, intendimo como tu voli gravare li figlioli et heredi del quondam Iohanne de Rineri,
dicendo como lo dicto Iohanne intrò in Piasenza amalato de morbo; et perché havimo
informatione ch’el dicto Iohanne quando intrò in Piasenza non havia male alcuno de sospecto,
ma gli intrò per purgarse, volimo che ali dicti figlioli et heredi non daghi per la dicta casone
graveza né impazo alcuno, attento etiam la fede et devotione ch’el dicto Iohanne havia verso nui
et, per consequens, li dicti suoi figlioli.
Data.
Persanetus.
331
FRANCESCO SFORZA RISPONDE A LUCHINA DAL VERME CHE DEVE INNANZITUTTO RESTITUIRE AL
CONTE ALBERTO SCOTTI LA LOCALITÀ DI VICOMARINO ASSICURANDOLA CHE POI EGLI INTERVERREBBE
PRESSO DETTO CONTE AFFINCHÉ ABBIA SODDISFAZIONE DI TUTTE LE SUE RICHIESTE
1450 settembre 8, Milano.
Magnifice domine Luchine de Verme.
Magnifica tamquam soror carissima, veduto quanto ne scriveti, respondendo a quello v’è dicto
per parte nostra per Zohanne de Virago, cancellero vostro, dele qualle vostre questo è lo effecto,
che noy vogliamo, prima, sia veduto dela casone vostra, anziché restituati Vicomarino al conte
Alberto Scoto, ve sia satisfacto deli debitori haviti in Sarmato dela parte vostra dele biade, iusta
le promese facte a noy, tercio, che per esso conte Alberto quietacione et liberacione de tuto
quello ve volse domandare et cetera, dicemo ch’el conte Alberto dice el termino dela dicta
stasfactione de che s’è convenuto cum Andrea, cancellero et agente per vuy, durare per tuto el
mese presente e così non essere ancora mancato dele promese et in tuto voler attendere, ita
tamen, como più volte ve habiamo mandato a dire, vui satisfaciati deli fructi haveti havuto questo
anno de Vicomarino; quo facto, ve satisfarà integramente in lo termino convenuto et così se
145
offerise de dare bona promessa. Ance dice esso conte Alberto non essere obligato in havere
promesso de fare liberacione veruna et così non dovere etiam che inanze la restitucione de
Sarmato dela dicta liberacione. Sichè nonobstante le predicte cose allegate per vui, ve
confortamo et carrichamo et stringemo che, senza più dilacione, debiati restituire el dicto loco de
Vicomarino al dicto conte Alberto et vogliati fare che per questo non habiamo più casone de
scrivere né de mandare da vui. Qua restitucione facta, se offeremo a farvi fare bona raxone et
expedita cum lo dicto conte Alberto in ogni cosa quale domandariti superinde, senza dimora et
alcuna excepcione a fare el debito suo.
Mediolani, viii septembris 1450.
Cichus.
332
FRANCESCO SFORZA CONCEDE AL CASTELLANO DI BINASCO DI ASSENTARSI DAL CASTELLO PURCHÈ NE
LASCI LA GUARDIA AL FRATELLO
1450 settembre 12, Milano.
336v
Ser Angelo castellano Binasschi
Per satisfare ala rechesta toa et provedere alla necessità tua, siamo contenti et te dasemo piena
et larga licentia che, per dui misi prossimi a venire, te possi asentare dalla guardia de quella
nostra forteza doe volte el mese et andare ove te piacerà per fare li facti toi, nonobstante alcuni
ordini in contrario, lassando però in tuo loco tuo fratello, quale durante la tua absentia non
ussisca fora del castello per quanto ha cara la vita, immo atenda con li altri compagnie a bona
guardia d’esso.
Data Mediolani die xii setembris 1450
Cichus.
333
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ANCHE CRISTOFORO TORELLO MANDI UN SUO UOMO PER PORRE
FINE ALLA CONTROVERSIA CON QUELLI DI COREZA
1450 settembre 12, Milano.
Domino Christoforo Torello
Magnifice dilecte noster, perché havemo deliberato per ogni modo mettere fine alla diferencia
quale vertise tra vuy et li zintili homeni da Coreza, havemo scripto ad essi zintil homeni che
subito vogliano mandar da nuy uno deli soi, intelligente et bene informato de tale diferentia; sichè
ne advisamo anchora vuy ad ciò possati mandare uno di vostri.
Data Mediolani die xii septembris 1450
Cichus.
146
334
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GILBERTO CORREGGIO DI MANDARE UN SUO UOMO DA LUI PER PORRE
FINE ALLA VERTENZA CON IL CONTE TORELLO
1450 settembre 12, Milano
Domino Giberto et Antonio fratribus de Corigia
Magnifici dilecti nostri, respondendo ad quanto ne haveti scripto vuy, miser Giberto, dicemo,
sotto brevità, che nostra ferma intentione et disposicione è de mettere fine alla vostra deferentia
vertente tra vuy et el conte Christoforo Torello; et pertanto ne pare, et così ve confortiamo et
caricamo, che subito vogliati mandare qua da noy uno de vostri, quale sia inteligente et bene
informato de questa diferentia.
Mediolani xii septembris 1450
Cichus.
335
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE IL NOBILE FILIPPINO VISCONTI VENGA TRATTATO CON I SUOI
MASSARI, FITTAVOLI, COLONI, DIMORANTI SULLE SUE TERRE, AL PARI DEI NOBILI VISCONTI PARENTI DEL
DUCA E PERTANTO CHE NEI COMPARTITI CHE SI FARANNO IN QUEL VICARIATO, DETTI MASSARI,
FITTAVOLI E COLONI DI FILIPPINO NON VENGANO GRAVATI DI ALCUN ONERE
1450 settembre 12, Milano.
337r
Capitaneo Martesane
Est nostre intentionis ut nobilis Filippinus Vicecomes, genitor Iohannis cancellarii nostri dilecti,
cum suis massariis fictabilibus colonis et hominibus super suis bonis manentibus, atque tolenti
bus, tractentur in omnibus quemadmodum tractantur ac tractabuntur reliqui nobiles Vicecomites
affines et propinqui nostri; itaque volumus advertatis ne in compartitis facendis in illo vicariatu
inter plebem et plebem ac inter locum et locum plebis Cornaliani dicti vicariatus, occasione occur
rentium et occursurorum et aliquorum onerum, gravetur comune loci Cavaglioni suprascripte
plebis Cornagliani pro dictis massariis fictabilibus colonis et hominibus Filippini memorati, quos
deinde non faciatis vos nec permictatis ab aliis dictorum onerum causa aliquanto molestari.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit potestati Melzii.
336
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE DAGLI UOMINI DI MELZO E DEL VICARIATO SI PROVVEDANO GLI
ALLOGGIAMENTI PER LA SQUADRA DI ALESSANDRO VISCONTI IN MODO CHE SIA PROVVISTA DI STRAME E
MASSERIZIE
1450 settembre 12, Milano.
Potestati Melzii.
Non havemo noy al presente el modo de provedere d’altro lozamento alla squadra de Alexandro
Vesconte; volimo et vi commectimo che fazi tra li homini de quella nostra terra et del vicariato si
mectano in ordine li lozamenti per quelli dela dicta squadra, ita che gli possino stare compe
tentemente, facendoli provedere de stantie strame et massaritie grosse. Et questo non manchi.
Mediolani, die xii septembris 1450.
Cichus.
147
337
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ZANONE DA CREMONA PAGHI IL DEBITO CHE HA CON SCARINZO, DA
CUI FARÀ POI RESTITUIRE IL CAVALLO SOTTRATTO
1450 settembre 12, Milano
Domino Iacobo Antonio Marcello.
Veduto quanto la magnificencia vostra ha scripto del cavallo menato via per Scarinzo a Zanon da
Crema, dicemo che nuy l’haveressemo facto restituere; ma come Augustino di Bianchi, presente
portatore, vostro messo, ha veduto et intexo, dicto Scarinzo pretende dovere havere dal dicto
Zanone ducati xxv et domandane non gli faciamo iustitia, però voglia Zanono contentare costuy
del debito et nuy faremo restituire lo cavallo, se vallesse bene ccc ducati, come a bocha avemo
dicto al dicto Augustino.
Mediolani xii septembris MCCCCL.
Cichus.
338
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGA APERTA LA PORTA DI BOLOGNA E CHE SI FACCIA BUONA
GUARDIA A DETTA PORTA COME A TUTTE LE ALTRE E ALLE FORTEZZE. IMPONE, INOLTRE, AL CAPITANO
DELLA CITTADELLA DI NON USCIRE SENZA SUA LICENZA
1450 settembre 13, Milano.
137v
Capitaneo cittadelle civitatis nostre Parme.
Nobilis dilecte noster, volemo debbie fare apiare la porta de Bologna, quale è serrata, perché
intendemo molto commoda ad quelli nostri cittadini per lo facto delle vendemie; alla quale porta
et cossì ad tucte le altre porte et fortezze, volemo faciati fare bona guardia de dì et de nocte et
che stagano cum li ochii aperti. Et questo ordinati per modo sia mandato ad execucione cum
effecto.
Data Mediolani die xiii septembris 1450.
Et per evitare ogni inconveniente potesse sequire cossì de quelle nostre cosse dellà como della
persona vostra per questa, ve dicemo et ordiniamo debbiate stare fermo nella cittadella et non
eusire d’essa senza nostra licentia se nuy non ve scrivemo altro.
Data ut supra.
Cichus.
339
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGA IMPOSTA LA MEDESIMA TAGLIA CHE FU IMPOSTA NELLE
STESSE TERRE DEL VESCOVATO PARMENSE AFFINCHÉ SIANO ANCHE SODDISFATTI I FRATELLI DA
CORREZA E IL TESORIERE DI PARMA, PRESTATORI DI DENARO AL DUCA
1450 settembre 13, Milano
Thxeaurario Parme.
Dilecte noster, habiamo per altre nostre littere ali officiali et alla comunità de quella nostra cità de
Parma vogliano in modo provedere che la taglia, quale se ha ad imponere in l’anno presente in
le terre del vescoato dela dicta cità, per satisfacione dele convencione in loco de l’imbotato havu
ta cum la camera nostra cadauno anno fiza inposta in le terre, dale quale l’anno passato fo resco
sa, et servato quelle terre quale sono descripte in la cedula in esse littere inclusa, et le qual le
per certi iusti respecti reservamo per l’anno presente l’anno presente tanto, aciò che alli magnifici
148
fratelli da Correza et a ti, qualli haveti sopra d’essa assignacione, li possa essere opportune
satisfacto, come fu sempre et è nostra intentione de satisfare ad quadauno ne ha imprestato et
ne imprestarà per lo advenire alcuna quantitade de dinari. Il perché vogliamo et te caricamo resti
contento che la predicta taglia se impona nele terre antedicte, secondo habiamo ordinato et, da
poi rescosa serà, se 138r satisfaza prima alli prenominati fratelli deinde ad ti, secondo l’ordine de
le dicte assignatione, perché siamo certi ne reiuserà tanta quantitade de dinaro poterà comoda
mente esser satisfato ad ciascuno né voglio per questo dubitare segua per alcuno modo alcuno
manchamento de dinari quale te sia alcuno damno, perché gli provederemo in forma non have
ray caxone de dolerte, anzi staray contento da nuy.
Data Mediolani, xiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
340
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI ROMANENGO INTERVENGA TRA TOMMASO DI ZORZI E
ZORZO DI ZORZI A METTERE PACE FRA DI LORO
1450 settembre 13, Milano.
Potestati Romanenghi.
Sentimo essere nasciuta diferencia fra Thomaxo di Zorzi et Zorzo di Zorzi de quella nostra terra;
et perché como havimo intiso sonno parenti insieme, non ne pare che fra parenti sia honesto
piadezo. Pertanto volimo che tu te studii de metere accordio fra loro.
Mediolani, xiii septembris 1450.
Cichus.
341
FRANCESCO SFORZA INVITA IL CONTE FILIPPO BORROMEO A SCRIVERE AL PODESTÀ PERCHÉ PIETRO
PAOLO DA ALEMAGNA RIABBIA ROBE E DENARI E SIA RISARCITO CON INTERESSE DEL DANNO SUBITO
1450 settembre 13, Milano.
Comiti Filipo de Bonromeis.
Havemo giara informacione, già più mesi passati, fo robato in la valle de Vegezo Petro Paulo da
Alamagna, fameglio ala nostra stalla, da alcuni de lì et, per provedere alla indennità del dicto
Petro Paulo havemo scripto al podestà de lì che gli proveda de ragione ita ch’el dicto Petro
Paullo sia restaurato del danno suo. Ve confortiamo che vogliati scrivere ancora vui al dicto
podestà che gli faci raxone così per le robbe et denari, como de ogni danno et interesse gli n’è
seguito.
Mediolani, xiii septembris 1450.
Cichus.
149
342
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI VIGEZZO DI INTERVENIRE PER PUNIRE COLORO CHE
HANNO RECATO DANNO A PIERO PAOLO, CHE DEVE ESSERE RISARCITO DI OGNI DANNO CON INTERESSE
1450 settembre 13, Milano.
Potestati Vigecii.
Havemo giara informacione et anche debbe essere notorio a molti de quella iurisditione che, già
più mesi passati, fo robato Petro Paulo da Alamagna, presente portatore fameglio, da alcuni de
lì, como sarai informato; et deliberandose noy ch’el dicto Petro Paulo sia restaurato del suo dano
et siano li malfactori astrecti ala emenda de omni danno et interesse, te cometemo et comanda
mo che, havuta diligente informacione 138v de quilli comeseno tal excesso, procedi contra loro
per omni via de ragione ad integre satisfare al dicto Pedro Paulo, procedendo in questo sumarie
simpliciter et de plano sine strepitu et figura iudicii, cavilacionibus frivolis quibuscumque reyetis
et excepcionibus, expediendo la cosa quanto cicius, perché havimo bisogno de lui per la cura di
nostri cavali.
Mediolani,xiii septembris 1450.
Cichus.
343
FRANCESCO SFORZA CONSENTE CHE AI FRATELLI GALEAZZO E GABRIELE BOSI VENGANO
CORRISPOSTE PER IL PASSATO 22 PAGHE CHE PER L’AVVENIRE SARANNO SOLAMENTE 20
1450 settembre 14, Milano.
Regulatori et magistris intratarum ac collaterali generali.
Galeaz et Gabriel fratelli de Bosi nostri castellani del ponte de Leco ne rechedeno vogliamo
provedere gli satisfacto del passato a rasone de xxii page, como si contene nela sue littere. E’
vero che la soa littera diceva de xxii, sive 22 paghe, el che procedete per errore del scriptore, ma
la mente nostra fo et è che li habianno xx paghe solamente, computate doe morte; e così
havemo facto reconzare la dicta littera. E perché non ne pareria honesto che havendo lui tenuto
xxii paghe, non gli siano facte bone, ve cometiamo et volemo che da mezo el presente mese
indreto gli faciati satisfare dele dicte xxii paghe in quanto ne habia tenute xx vive, et in l’avenire
gli faciati respondere solamente a raxone de xx paghe in tuto.
Mediolani, die xiiii septembris 1450.
344
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I DUE CAVALLARI DA LUI ASSUNTI ALLA POSTA DI SERRAVALLE
VENGANO PAGATI MENSILMENTE
1450 settembre 14, Milano.
Referendario Alexandrie.
Perché havemo ordinato de presenti che stiano duy cavallarii ala posta de Seravale, pertanto
volimo che ad ogni hora mandirà lì da te misere Blaso de Axereto per lo pagamento de diti
cavallari, li debi respondere dela rata loro de mese in mense, perché havimo disposto el
pagamento d’essi se faza lì; e de presenti, pur ad requisitione del prefato miser Biasio gli daray
una prestantia per uno, azò se posseno metere imponto de quello li bisogna, avisando dito
misere Blasio de quanto ti scrivimo ad ciò ch’el sapia quello havirà a fare, et che te mande in
scripto dicti cavallari; intendendo la dicta prestanza la paga d’uno mese como se dà ali altri
cavallari
150
Data Mediolani, xiiii septembris 1450.
345
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER ASSUNTO COME CAVALLARI FRAUBOLDO DE ALEMANIA E
AMBROGIO DE BERETIS A SETTE FIORINI AL MESE E CON UNA CAVALCATURA
1450 settembre 14, Milano.
139r
Dominis magistris intratarum et coleterali nostro generali
Asumssimus in numero caballariorum nostrorum Frauboldum de Alamania et Ambrosium de Be
retis, nuncupatum comissarium, cum equitatura una pro quolibet eorum et florenis septem in
mense quamadmodum habent ceteri alii caballarii nostri; vollumus igitur quod ipsos scribi faciatis
iuxta illius banchi nostri ordines et de dicta provisione debitis temporibus responderi, ponendo
scriptionem eorum in calendis presentis mensis septembris, quia et ipsi abinde citra continue,
cum equitaturis convenientibus, serviverunt et debitum suum fecerunt prompte quidem ac
diligenter.
Data Mediolani, die xiiii septembris 1450.
346
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I DENARI PER I CAPOSOLDI NON VENGANO DISPERSI IN ALTRE COSE,
MA USATI UNICAMENTE PER LE MUNIZIONI
1450 settembre 14, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum
Perché intendimo che li denari deli capisoldi sonno dispersi in altre cose che in le munitione, che
ne miravigliamo et rincrescene siando cossì, perché sapete se deno spendere in le munitione
secondo li ordini et non in altro. Pertanto volimo et commandamovi che debiati havere cura che
tali denari de capisoldi, che rasonevelemente se denno retenere et pigliate che li reteniate tucte
et che non siano dispesi in niun altra cosa che nele munitione, perché intendiamo circa ciò siano
servati li ordini et non fati in contrario per cosa alcuna, perché cossì è nostra intentione.
Mediolani, xiiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
347
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI ASSECONDI IL DESIDERO DEGLI UOMINI DI BUSTO CHE VI SI MANDI
FRANCESCO VISCONTI, PAGANDO QUANTO HA O DEVE PAGARE GUIDINO LAMPUGNANI CHE HA
CONCORSO ALL’INCANTO DELL’UFFICIO DI BUSTO
1450 settembre 14, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Voy vederite la inclusa, quali ne hanno scripta li homini da Busti ; et perchè non ne pare ad
mectere officiali suspecti et exosi alli homini, et siando alloro grato come è Francesco Vesconte,
quale gli è al presente, siamo contenti et cossì vi confortiamo fazati per quello più aconzo modo
vi pararà che gli resti dicto Francesco, pagando quello ha pagato o che de’ pagar Guidino de
Lampugnano, quale ha incantato dicto officio de Busti, perché, come havimo dicto, non ne pare
bene mandare dicto Guidino, non siando grato a quelli homini, come siamo informati.
Data Mediolani, die xiiii septembris 1450.
Cichus.
348
151
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO PRONTAMENTE CONSEGNATE 2000 LIRE IMPERIALI A
GUGLIELMO DEL MONFERRATO, COME CONVENUTO QUANDO GLI CONSEGNÒ ALESSANDRIA
1450 settembre 14, Milano.
139v
Domino Petro locuntenenti Alexandrie.
Volimo che provediati per quella più aconza expediente via vi parirà che lo illustre signor messer
Guielmo habia quelle duimilia libre de imperiali, quali li restarono ad pagare quelli homini et
comunità de Alexandria, quando ne consignò Alexandria, per modo sia integramente satisfacto
et pagato come per altre vi havemo scripto, et non manchi.
Mediolani xiiii septembri 1450.
Cichus.
349
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA CHE FACCIA RESTITUIRE A
GIOVANNI BENEDETTO QUANTO GLI È STATO TOLTO DA GIANGALEAZZO TROTTO
1450 settembre 14, Milano.
Suprascripto locuntenenti Alexandrie.
Pare che Iohanne Galeaz Trocto facesse torre certi cavalli arme et altre cose ad Iohanne
Benedecto, già capitaneo del diveto in Borgoglio, per lo signore Guielmo, come intenderite dal
portatore de questa. Pertanto vogliati intendere questa cosa et, siando cossì, vogliati fare
restituire dicte cose integramente.
Mediolani die xiiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
350
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE MICHELE ZUPELLO VENGA DAL LUOGOTENENTE DI PIACENZA
TENUTO STRETTAMENTE NELLA CITTADELLA IN MODO CHE NON POSSA FUGGIRSENE
1450 settembre 14, Milano.
Locuntenenti Placencie.
Spettabilis dilecte noster, nuy mandiamo lì per lo presente portatore uno Michele Zupello, como
vederai, lo quale volimo lo debbi receptare lì nella citadella et volimo lo tegni in modo nello sapi
reconsignare et che per niente non se ne fugisse et tenello tanto strecto quanto sia possibile al
mondo; che niuno deli tuoi, se non qualchuno fidato, et niuna altra persona del mundo sapia
ch’el sia lì. Et in questo omni dilligencia et solicitudine per modo se exequisi questa nostra
voluntà ad unguem.
Mediolani die xiiii septembris 1450.
Cichus.
351
152
FRANCESCO SFORZA SI LAMENTA COL PODESTÀ D’ALESSANDRIA CHE SIA GIUNTO A NOTIZIA DEL DUCA
DI SAVOIA IL TRASFERIMENTO AD ALESSANDRIA DI MICHELE ZUPELLO. GLI ORDINA, PERTANTO, DI
PROCEDERE AL TRASFERIMENTO DEL MEDESIMO A PIACENZA, IMPUTANDOGLI A NEGLIGENZA OGNI
FUGA DI NOTIZIE IN MERITO
1450 settembre 14, Milano.
Potestati Alexandrie.
Tu say quanto strectamente te caricassemo dovessi tenere quello Michele Zopello qual hay
presso ti secreto, in modo non fose persona alcuna che sapese el fose lì; et pur non habiamo
possuto far tanto che è venuto al orecchie del duca de Savaya, dela qual cosa havemo avuto
grandissimo dispiacere, considerando nuy questo esse processo per vostra negligencia, che
forse gli haviti lasato parlare ad qualche persona contra la voluntà et intencione nostra. Pertanto
volimo che subito, recevuta questa, mandati subito zuso el dicto Michelle ad Piasenza cum la
alligata nostra littera, qual scrivemo alo nostro locotenente lì, et lo mandati in modo che a
salvamento sia conducto a Piasenza, facendolo conduere como parerà a vuy, fino de sotto da
Basignana per terra et poy de lì a Piaxenza per aqua, et mandatelo cum tal ordine et diligencia
de nocte, o como parerà a vuy, che per niuno modo persona alcuna non ne sapia niente. E
questo facte cum tal diligencia et solicitudine che non habiamo casone gravarse de vui,
certificandovi che, accadendo altro de questo, ne teneremo gravati de vuy et non d’altri.
Mediolani xiiii septembris 1450.
Cichus.
352
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE, PER COMPIACERE BIANCA MARIA, VENGA ASSEGNATA A GIOVANNI
GHEZONO LA PODESTARIA DI SORICO.
1450 settembre 14, Milano.
140v
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, per compiacere alla illustre consorte siamo contenti et volimo deliberati l’officio dela
podestaria de Sorico ad Zohanne Ghezono, presente portatore, pagando lui solamente li denari
deli avantagii delo incanto d’esso officio, perché deli denari delo incanto nuy siamo contenti da
luy.
Mediolani, die xiiii septembris 1450.
Cichus.
353
FRANCESCO SFORZA RASSICURA IL PODESTÀ DI MALETO CHE ETTORE DA VILLANOVA NON DEVE
RIMANERE LÌ, MA LO FACCIA ANDAR VIA SUBITO
1450 settembre 14, Milano.
Potestati Maleti.
Havemo veduto et inteso quello ne scrivi de quello Hectore da Vilanova quale è venuto et
demoratose in quella nostra terra. Respondendo te dicemo che la intentione nostra non è ch’el
stia in quella nostra terra, et, se bene guardi la licentia gli havemo concessa, dice solamente de
andare da Mediolano a Cremona et non de stare lì, sichè, non essendo partito, lo fa partire
subito, havuta questa.
Ex Mediolano, die xiiii setembris 1450.
Cichus.
354
153
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GLI UOMINI DI MORTARA NON VENGANO GRAVATI AL DI LÀ DI QUANTO
DEBBONO PER LA SQUADRA DI UNGARETO
1450 settembre 14, Milano.
Potestati Mortarii.
Instancia de che li homini de quella nostra terra ne hanno facto lamenta che per lo nostro
capitaneo de Lomelina voleno essere astricti insieme cum alcuni altri lochi ad contribure al
logiamento de alcuni cavalli de quelli del signore misser Carolo, nonobstante siano gravati de
quelli dela squadra de Ungareto et etiamdio d’altri; se doleno etiamdio et voleno essere astretti a
dare biade per li cavalli, che è totalmente contra la mente nostra. Pertanto volemo che non gli
lasi dare impazo alcuno per cavalli de misser Carolo nì d’altri ad se voglia, se non te scrivemo;
provedi etiamdio che dando essi homini alli cavalli sonno al presente per le boche vive doa stara
de grano alla mesura milanese per caduna de loro et per li cavalli feno et paglia per la mitate,
non siano gravati più ultra perché così è la disposicione et l’ordini et la mente nostra.
Mediolani, die xiiii septembris 1450.
Cichus.
355
SI IMPONE AL PODESTÀ DI RETORBIDO DI OSSERVARE LE ESENZIONI CONCESSE A ANGELILLO DA
LAVELLO E DI RESTITUIRE IL FRUMENTO SOTTRATTO
1450 settembre 14, Milano.
Potestati Returbii.
Scriptum fuit potestati Returbii quod deberet observare exemptiones concessas Angelelo de
Lavello pro suis possessionibus in loco Returbii et quod debeat sibi restituere salmas decem
frumenti quas abstulit pro dictis possessionibus, et quod in futurum totaliter conservet ipsum
Angelelum exemptum.
Data Mediolani, die xiiii 1450.
Cichus.
356
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL COMMISSARIO DI COMO CHE POSSONO ESSERE DATE A BENZO ED
ANTONIO ALBRICI LE NAVI A LORO TOLTE PURCHÈ AD OGNI RICHIESTA VENGANO RESTITUITE
1450 settembre 14, Milano.
141r
Comissario Cumarum.
Per la introclusa supplicacione de Benzo et Antonio de Albrici, citadini de quella nostra cità,
intenderai la rechesta qual ne fano de quelle doe nave, quale gli sonno tolte, et perché essendo
loro citadini habitanti lì et volendo adoperare le dicte nave per le casone per loro allegate, ne
pare se gli possa facilmente compiacere. Siamo contenti et volemo che, dando loro idonea
securtà de consegnare le dicte nave del molo ad omni nostra richesta et de nostri officiali, gli le
faci liberamente restituire.
Mediolani xiiii septembris 1450.
Havendo però advertencia che per questo non possa sequire scandalo nì periculo alcuno.
Data ut supra.
Cichus.
154
357
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DI NOVARA CHE CON OGNI MEZZO FACCIA AVERE A
MANFREDI DA FORLÌ, GIÀ CAPITANO DEL DISTRETTO NOVARESE, QUANTO GLI SI DEVE
1450 settembre 14, Milano
Capitaneo nostro Novarie.
Per casone del suo salario, dice Manfredo da Forlì, olim capitaneo de quello nostro distrecto,
dovere havere alcuni denari così de condemnacione como d’altro, como da suo meso sarai
pienamente informato. Pertanto te cometiamo et volimo che ad omni richesta del dicto suo meso
astrenzi per ogni rasonevele remedio qualuncha veraze debitore a satisfarli de quello debbe
havere, procedendo in questo summarie in modo che presto consegua el debito suo et non
habia iusta casone de lamentarse nì de recorere più a noy per questa casone.
Mediolani, xiiii septembris 1450.
Cichus.
358
FRANCESCO SFORZA NON CONVIENE CON IL CAPITANO DELLA CITTADELLA DI NOVARA CHE LA
COMUNITÀ PROVVEDA I PROVVISIONATI DI LEGNA E DI MASSERIZIE PER NON CREARE UNA NUOVA
CONSUETUDINE. QUANTO ALLA RICHIESTA DI AVERE LE CHIAVI DELLA METÀ DELLE PORTE DI NOVARA, IL
DUCA SI DICE D’ACCORDO
1450 settembre 14 Milano.
Capitaneo citadelle Novarie.
Veduto quello ne scrivi deli cativi modi observano quilli nostri provisionati, per seguire el tuo
recordo, qual ne pare laudevele et bono te scrivemo la nostra ala presente alligata, como
vederai, la qual porai mostrare como te parirà. Quello ne scrivi de fare che quella nostra
comunità proveda de ligne et masaricie ali dicti provisionati, non ne par bene per non metere
questa consuetudine inusitata et etiamdio perché siamo certi che quilli citadini non gli
consentirano, et perché dici che non sonno pagati, dicemo che nuy crediamo molto bene ch’el
Bolognino gli faza el debito loro. Ala parte de farte havere le giave per la mità dele porte de
quella cità, scrivemo per l’aligate che, solendose tenere per li tuoi precessori, al potestà nostro lì
farà che tu le tegni.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
359
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DI NOVARA TENGA, COME I PREDECESSORI, PARTE
DELLE CHIAVI DELLE PORTE DELLA CITTÀ
1450 settembre 14, Milano.
141v
Potestati Novarie.
Siamo avissati dal capitaneo nostro de Novara che li precessori suoi al tempo del illustre
quondam signor duca passato solivano tenere parte dele giave dele porte de quella nostra cità;
pertanto, essendo così, siamo contenti et volimo che etiamdio lui le tegna.
Mediolani, die xiiii septembris 1450.
Cichus.
155
360
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE STRAORDINARIE CHE INDAGHINO E
PROVVEDANO CIRCA LE LAMENTELE DI FRANCESCO DA GALLARATE
1450 settembre 14, Milano.
Magistris intratarum extraordinariarum.
Vederite per la supplicatione de Francisco da Galerà, quale ve mandimo introclusa, de quanto
esso Francesco se lamenta e grava; pertanto volimo che diligentemente ve informate dela conti
nentia d’essa et faciati rasone ita che con honesta querela non habbia più cagione retornare a
noy. Et perché ultra ciò, dice esso Francisco essergli facta indebita novità per cagione contenuta
in la supplicatione, volimo, casu che cossì sia, la debiate revocare.
Mediolani xiiii septembris 1450.
Cichus.
361
FRANCESCO SFORZA PERORA PRESSO I MONACI DEL MONASTERO DI CIVATE LA CONCESSIONE IN
AFFITTO A GALEAZZO DELLA RIVA DI UNA PICCOLA POSSESSIONE NELLA PIEVE DI INCINO
1450 settembre 14, Milano.
Iconimo et monacis monasterii de Sancti Petri de Clivate Mediolani.
Ce ha facto significare Galeaz dela Riva, nostro servitore, che avendo quello monasterio de
Clivate una possessionzella in la plebe de Incino, chiamata Borrune, volonteri la torria a ficto
novennio per competente et honesto pretio et proinde ce ha facto pregare che vi confortiamo ad
cusì fare; pertanto actenta la fede et devotione del dicto Galeaz verso noy, el stato nostro, non
derogando ale ragione del monastero et parendone, a noi serà piacere assai che glila affictiate
per honesto et competente pretio secondo che lui se proferisse. Et de questo ve confortiamo
intendendo sempre con aconzo del monasterio.
Mediolani xiiii septembris 1450.
Cichus.
362
FRANCESCO SFORZA INFORMA RAFFAELE DE PUGNELLIS CHE INTENDE INTERVENIRE CONTRO GLI
UOMINI DI VEGIANO, AUTORI DI ATTACCHI AI MASSARI DI DONNA CATERINA DA LANDO, O TRAMITE IL
CONTE MANFREDO O DIRETTAMENTE
1450 settembre 16, Milano.
143r
Raphaeli de Pugnelis in Placentino.
Havemo intexo pienamente quanto ne hay scripto delo excesso comisso contra li massari dela
nobile donna Caterina da Lando, che fu mogliere de Giovane Matho di Grassi da Castelone, per
li homini da Vegiano; scrivemo opportunamente al conte Manfredo e in forma siamo certi
providerà a tali inconveniente et non providendogli fa che ne avisi che li provederemo nuy, per
modo quili da Vognano non se ne haverano a laudare.
Data Mediolani, die xvi septembris 1450.
Iohannes.
156
363
FRANCESCO SFORZA RASSICURA CATERINA DE LANDO DEL SUO INTERVENTO PRESSO IL CONTE
MANFREDO PER GLI ECCESSI COMMESSI DAGLI UOMINI DI VIGIANO NEI CONFRONTI DEI SUOI MASSARI
DI AUSTIANO
1450 settembre 16, Milano.
Caterine de Lando relicte strenuy Iohannis Mathei.
Havemo inteso per le littere vostre lo excesso commesso per quelli da Vigiano contra li vostri
massari da Austiano, del quale ne è dispiaciuto pur assai; et scrivemo al conte Manfredo per
modo siamo certi se guardirà da tali inconvenienti et quando pur non volesse stare deli debiti
termini, li farimo conoscere non facia bene et che non volimo che niuno sotto l’ombra nostra faza
iniuria al compagno. Et cossì stativine de bona voglia.
Mediolani, xvi septembris 1450.
Iohannes.
364
FRANCESCO SFORZA AFFIDA A CITTADINI MILANESI LA VERTENZA TRA IL GENOVESE BRANCALEONE
LERCARIA E NARTINOLO DA CORBETTA E SOCI, ESORTANDOLI A PORTARLA A TERMINE PRONTAMENTE
E SENZA ECCESSI DI SPESA
1450 settembre 15, Milano..
Bartholomeo de Vimercato, Bartholomeo Galerani, Raffaeli de Nigris et Francho Luciano civibus
Mediolani.
Scrisimus vobis commissam esse causam quandam vertentem, parte una, inter virum nobilem
Brachaleonem Lerchariam civem ianuensem, parte altera, inter Nartinolum de Corbecta et
socios: quapropter vos stricte hortamur et oneramus ut eandem causam, quo celerius possibile
sit, terminetis set decidatis sic quod unicuique partium ius suum ministretur nec partes ipse ob
eandem causam frustentur in expensis.
Data Mediolani die xv septembris 1450.
Cichus.
365
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALLE AUTORITÀ DI NOVARA DI DARE AD ANTONIO DA LONATE QUANTO
DEL SUO SALARIO ANCORA GLI SPETTA PER IL PERIODO IN CUI FU PODESTÀ DI QUELLA CITTÀ
1450 settembre 15, Milano.
Iacobo Scrovinio potestati et presidentibus Novarie.
Sicuti nobis exposuit egregius legum doctor dominus Antonius de Lonate pro eo tempore quo
prefuit et servivit officio potestarie illius nostre civitatis de eius salario adhuc habere restat certam
denariorum quantitatem, quam exigere non potuit ex factis per eum condemnationibus,
implorans ob inde circa consecutionem eiusmodi crediti benignos favores nostros ei impendi.
Cum igi tur idem dominus Antonius de nobis adeo benemeritus sit ut in maioribus
complaceremus, man damus vobis quatenus modum oportunum statim adhibeatis et oportune
provideatis quod sive ex intratis ordinariis communi dicte civitatis spectantibus, sive per viam
tales in dicto communi ob inde imponende sive quamlibet aliam meliorem 143v et expeditiorem
viam statim satisfiat dicto domino Antonio de omni et toto eo quod habere restat occasione dicti
eius salarii.
157
Mediolani, xv septembris 1450.
Cichus.
366
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL CARDINALE AGNESI ASTORGIO PERCHÉ PERORI PRESSO NICCOLÒ V
LA DISPENSA MATRIMONIALE PER ONOFRIO RUFALDO E CARACOSSA SPINOLA
1450 settembre 14, Milano.
Domino Cardinali Beneventano.
Recitaremus aliter, reverendissime pater et domine prestantissime, pater noster precipue, casum
strenui Honofrii Rufaldi ex nostris armorum ductoribus circha contractum et consummatum iam
ab eo cum nobili Caracossa Spinula matrimonium nisi replicative ad maximum pontificem littere
nostre latius ipsum continerent et plenissimam eius notitiam haberet internuntius suus harum
portitor qui cum viva voce exponet; quod itaque reliquum est paternitatem vestram, que nostris et
nostrorum in rebus continue magis accensa est, quanta maiore possumus prece rogamus inter
cedat operet et instet apud apostolicam beatitudinem cause naturam examinet et illi compatiatur
et nostri contemplatione, et tum vel maxime pro innata sibi benignitate ac clementia, inclinet ad
concedendam iugalibus ipsis dispensationem, que tot votis et precibus expetitur et que adeo
necessaria est. Nos enim eam auribus et ex auditione condignam existimamus et usque adeo
gratam et acceptam habebimus quam in hoc prestabit vestra paternitas opeam, ut nulla alia re
gratiorem et cariorem habere possumus; et satis scimus quantum gratie habeat apud beatitu
dinem apostolicam vestra paternitas et quantum ponderis sint et efficatie persuasiones et
orationes sue.Cuius vestre paternitatis ad beneplacita queque nos semper offerimus.
Data Mediolani, die xiiii septembris 1450.
Cichus.
In simili forma, scriptum fuit domino Petro de Nuceto, secretario apostolico.
Item in simili forma, domino Iacobo de Calvis, apostolico soldano.
Item in simili forma,Vicencio de Amidanis.
In simili forma, Cardinali Morinensi.
367
FRANCESCO SFORZA IMPETRA DAL PAPA LA DISPENSA MATRIMONIALE PER ONOFRIO RUFALDO E
CARACOSSA SPINOLA
1450 settembre 14, Milano.
144r
Beatissimo domino nostro Pape.
Satis intellexit vestra Sanctitas causam strenui Honofrii Rufaldii ex meis armorum ductoribus
circa contractum et consumatum ab eo matrimonium cum nobili Caracosa Spinula. Is enim, non
tam iuvenili appetitu quam necessitate motus et pietate, id egit, videns ab Antonello avunculo
sine patrimonio sine opibus sine facultatibus parvulas duas filias relictas et earum quidem enu
triendarum et extollendarum ac educandarum onus et curam ad eum in primis pertinere, et id se
castrensibus in laboribus et milicia occupatum male facere posse, nisi matrem quoque secum et
in uxorem assumeret. Eadem immo movit et ipsam, cum presertim ne dotem quidem habere se
videre, qua necessariis sibi et carissimis filiolis satisfacere posset, in multis ipsa deliciis educata
et e nobilissima familia Spinulorum orta et illa prosapia, que per omne tempus, et Antonius pater
non in ultimis percelebris memorie principem dominum Filipum Mariam patrem et predecesso
rem meum et me precipuam fidem observanciam singularem et summam devocio nem edocuit.
Agitur de salute et discrimine animarum quibus ingenti cura dilligenti attencione et omni studio
consulendum est, et eo magis a Sanctitate vestra quo plus potest et benignitate bonitate et cle
158
mencia ceteros omnes longe antecellit. Agitur de re qua iam acta et perfecta est et irrevocabilis
et nulius arte nisi beneficio et ope Beatitudinis vestre medicabilis. Agitur de tanto liberorum
interesse qui nisi Sanctitas vestra provideat spurii et illegitime nati et gravi ignominia et macula
obrupti sine culpa sua dicerentur. Itaque Sanctitatem vestram suplex et denuo qua maiore pos
sum instancia et efficacia oro dinietur iugalibus ipsis dispensacionem impartiri quam ipsi, quam
Antonius pater quam affines et amici omnes sui votis et studiis omnibus suis expostulant, quam
et eo quidem pretattis et omnibus et aliis que humanum quemvis excitarent pro singolari gracia
sum habiturus et tanta quanta in presenciarum facere mihi possit vestra Beatitudo, cui causam
hanc iterum et iterum meque simul ex corde comendo et cui longevam incolumitatem et feliciora
continua incrementa prestari cupio.
Mediolani xiiii septembris 1450.
Sanctitatis vestre servitor Franciscus Sfortia.
Cichus.
368
AUTORIZZAZIONE AL CASTELLANO DELLA ROCCA DI GRANDOLA AD ASSENTARSI PER I SUOI AFFARI
PURCHÈ LASCI UN FIGLIO O UN NIPOTE A CUSTODIA DEL LUOGO
1450 settembre 15, Milano.
144v
Castellano roche Grandole.
Quod dimitente in ipsa rocha loco sui aliquem ex filiis aut nepotum ipsius aptum ad custodiam
dicte roche, dominus contentatur possit se absentare aliquando pro aliis suis negociis
peragendis habens respectum tempori et quod dicte roche aliquid sinistri intervenire non possit.
Mediolani, die xv septembris 1450.
Cichus.
369
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL SEPRIO DI COSTRINGERE LA COMUNITÀ DI BUSTO A
SALDARE A FRANCESCO ALMERICO E BERNABÒ SANTOSEVERINO QUANTO ANCORA LORO SPETTA DI
AVERE
1450 settembre 15, Milano.
Capitaneo Seprii.
Ad instancia deli magnifici Francesco Almerico et Bernabò da Sancto Severino, nostri conducteri,
havemo scripto più volte a Busti per consecucione de certi denari restano ad havere lì de una
assignacione factali per nuy altre volte et may non li hanno possuto conseguire per negligencia
deli officiali. Comettiamo aduncha a ti et volimo che ad ogni richesta d’essi frattelli, o a loro
meso, astrenzati essa comunità a satisfarli integramente de quello restano ad havere, in modo
che non habiano più casone de recorere da nuy per questa casone.
Mediolani, xv septembris 1450.
Cichus.
370
159
CONVOCAZIONE ALLA SUA PRESENZA DI FRANCESCO SFORZA DI QUATTRO PERSONE
1450 settembre 16, Milano.
Potestati terre Sallarum.
Quod moneat infrascriptos quatenus venire debeant ad presenciam domini; auditis que ipsis
dominis dicere voluerit et quod rescribat de recepcione litterarum et de execucione in hoc per
eum facta.
Data Mediolani, die xvi septembris 1450.
Cichus.
Dominus Thomenus de Trovamalis;
dominus Iohannes Bonus de Madiis;
Augustinus Galianus;
Gulielmus Tetho.
371
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE CRISTOFORO E FRATELLI QUADRIO RESTITUISCANO AL GIÀ
CASTELLANO SCARPA QUELLO CHE LUI E COMPAGNI LASCIARONO NEL CASTELLO
1450 settembre 15, Milano.
Capitaneo Vallis Lugani.
Dilecte noster, como per altre vi havimo scripto, volimo che faci restituire da Christoforo et dali
fratelli de Quadrio al Scarpa, già castellano de ********** overo al portor presente, suo messo,
tuta quella robba lasò in el dicto castello, segondo gli fo promesso in vostre mane et similiter la
roba deli suoi compagni, et che le segurtate siano astricte a fare el dovere, quando lor nol
faxano. Et, se de questo niuno se tene gravato, compara denanzi a noi, che li faremo rasone et
fati che non sentiamo più lamenta di questo.
Mediolani,xv septembris 1450.
Cichus.
372
FRANCESCO SFORZA ESPRIME AL VESCOVO DI TORTONA LA PROPRIA SODDISFAZIONE PER
L’ASSEGNAZIOE DEL PREVOSTATO DI SPAROVARIA AL PRETE GUGLIELMO DA MALINDO, SUDDITO
SFORZESCO, CONTRASTANDO QUANTI NEGANO LA GIURISDIZIONE SFORZESCA DELLA LOCALITÀ
1450 sttembre 16, Milano.
145r Episcopo Terdonensi.
Havemo facto vedere una collacione per la vostra paternità alias facta al venerabile prete
Gulielmo da Malindo dela terra nostra de Sale, el quale havemo accepto asay del prevostato de
Sparovaria, et piacene dela dicta collacione, maxime intendendo nuy li gentili homini conti essere
contenti; et perché intendimo al dicto prete Gulielmo fi dato impazo nel dicto beneficio per altre
persone non subdite al dominio nostro, quale etiamdio pare vogliano dire el loco de Sparovaria
non essere de nostro dominio et de nostra iurisdicione, confortamo la vostra Reverencia al
dovere conservare la dicta collacione al dicto prete Gulielmo et doveti asay credere non siamo
contenti ne sia gitati in questione li lochi nostri, anzi havemo a caro, ceteris paribus, et potendose
fare cum rasone, como in questo caso, li benefici rimangano infra li subditi del dominio nostro et
160
non in li forasteri, li quali non hanno cum nuy a fare. Et sopra ciò de quanto hareti exequito
saremo contenti havere vostra resposta.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
373
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIORGIO VENTURINO DI RESTITUIRE TUTTI GLI OGGETTI DI CULTO
DELLE CHIESE DELLE QUALI GUGLIELMO DA MALINDO È TITOLARE
1450 settembre 16, Milano.
Georgio Venturino.
Ve vogliamo olsare confortare che al venerabile prete Gulielmo da Malindo, preposito dela
chiesa de San Marciano de Sparovaria et de Sancta Maria de Candio, dilecto nostro, vogliati
dare et restituire le fine paramenti, calici et tute altre cose dele dicte giesie, altramente non
vedemo poter fare de manco che cum honore nostro non li provediamo.
Mediolani, die suprascripta.
Iohannes de Ulesis.
374
FRANCESCO SFORZA EPRIME MERAVIGLIA CHE I CONTI DI SPAROVARIA NON GLI ABBIANO MAI FATTO
PAROLA DEL TENTATIVO DI USURPAZIONE DELLA GIURISDIZIONE SFORZESCA SU SPAROVARIA E
COMUNICA LA NOMINA DI GUGLIEMO DA MALINDO AL BENEFICIO LOCALE DI S. MARCIANO E A QUELLO
DI S. MARIA DI CANDIA
1450 settembre 16, Milano.
Comitibus Sparovarie.
Ne maravigliamo alquanto se cerchi per alcuni usurpare la iurisdicione nostra del loco de
Sparovaria e non manco ne maravigliamo de vuy, che may non ce ne habiati facto aviso.
Pertanto ve dicemo che del beneficio de Sancto Marciano da Sparovaria et de Sancta Maria de
Candio haremo a caro, in quanto la presentacione spectase ad vuy, debiati metre omni vostra
cura et dilligencia che elle rimangano in mane de prete Gulielmo da Malindo, subdito nostro, alo
qual una fiata, secundo intendimo, sonno state iuridicamente conferite, ch’a in gente aliene et
che non sapiano che se siamo.
Mediolani, die suprascripta.
Iohannes de Ulesis.
375
FRANCESCO SFORZA DESIGNA LUIGI GARELO A CAVALLARO DELLA POSTA DI ALESSANDRIA IN LUOGO
DEL DEFUNTO SUO PADRE
1450 settembre 16, Milano.
145v Dilectis nostris magistris intratarum nostrarum ducalium et collateralibus nostris generali
bus.
Dilecti nostri, periit die primo presentis mensis Iacobinus Garelus de Alexandria, qui curie nostre
caballarius erat ad postam ipsam Alexandrie; bonam igitur habentes informationem de Aluisio,
filio suo et eius sufitientia, ipsum sui loco deputamus et constituimus cum stipendio quod ipse
Iacobinus habebat, comitentes vobis et volentes quod, facta scriptione opportuna, sibi de dicto
161
stipendio mensuatim ordinatis temporibus responderi faciatis, incipiendo die predicto primo
presentis, quondam ipse continue servivit.
Data Mediolani, die xvi septembris MCCCCL,
signata Cichus.
376
ORDINE CHE SI FACCIA GIUDIZIO SOMMARIO CONTRO I DEBITORI DEI FIGLI DEL FU GIOVANNOLO
DETTO VARENE
1450 sttembre 16, Milano.
Antonio Porro, capitaneo lacus Cumarum.
Quod ministret ius summarium et expeditum ad instantiam filiorum quondam Iohannoli dicti
Varene de Pino contra quoscumque suos veros debitores
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Iohannes.
377
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE A FIORAVANTE DA POSA SI CONCEDA PER UN MESE QUANTO GLI SI È
DATO NEL PASSATO
1450 STTEMBRE 17, MILANO
Capitaneo nostro comitatus Papie.
Deliberamo et volemo che a Fioravante da Posa, nostro conductero per si et per li suoi, faci
provedere per uno mese avenire de quello se contene per l’ordini nostri e como è facto per lo
passato.
Mediolani, die xvii septembris 1450.
Cichus.
378
FRANCESCO SFORZA, DELUSO DEL SUO INSUCCESSO COME PRONUBO, MINACCIA AD AGNESINA LE
SUE REAZIONI QUALORA ANDASSE A NOZZE CON PERSONA DIVERSA DA QUELLA DA LUI PATROCINATA
1450 settembre 16, Milano.
Agnesine de Castroleone.
Altre volte ve scripsemo ch’el ne saria stato et haveressemo caro che ve volesti maritare a
Dominico da Padoa, nostro squadrero, et credevamo ch’el dicto matrimonio fose facto como
quello saria metuto bene a l’una parte et a l’altra, ma intendiamo el contrario et che vuy diceti
non volerve maritare ad alcuna persona. Pertanto ve dicemo così che, se vuy non ve voleti
maritare may, non volemo già essere quello che ve faciamo maritare per forza, ma vi avissamo
etiamdio che, se ve maritareti ad altra persona che a luy, l’haveremo molesto et ve monstraremo
che haverite facto male a non compiacere et al desiderio et piacere nostro.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Cichus.
162
379
FRANCESCO SFORZA , IN SEGUITO ALLE LAMENTELE DEGLI UOMINI D’ARME DEL CONTE GAPARE DA
VIMERCATE, ORDINA CHE VENGA DATO STRAME E FIENO PER I CAVALLI NONCHÉ LA RATA MENSILE DI
FRUMENTO AI SOLDATI OLTRE A DEL VINO
1450 settembre 16, Milano.
146r
Locuntenenti et potestati Alexandrie.
Qua sonno venuti una frocta de homeni d’arme de quelli del spectabile conte Gasparro da Vimer
cato, quali sonno querelati che non possono havere né grano né strame né cosa alcuna: che
siando così, ne miravigliamo et rincrescene. Pertanto volimo che, recevuta questa, debiate dare
tal forma et ordini che dicti soldati habiano la rata sua per uno mese del frumento, secondo
l’ordine vi è stato dato et fateli dare per li cavalli loro strame, cioè per le due parte paglia et la ter
za parte feno, et similiter vogliate operare et interponervi che habiano del vino per uso loro,
perché lo prefato conte Gasparro lo pagarà luy et faralo pagare a qualuncha deli soi che havira
no havuto del vino prima se partano de là; et cossì possite vuy promettere alli homini ch’el vino
darano alli compagni et soldati del prefato conte Gasparre gli serà realmente et cum effecto
pagato. Et circa le predicte cose date tale forma et modo che siano exequite et che non habiamo
ad rescrivere più de ciò, intendendo tamen che per li cavalli de casa del conte Gasparre sia dato
tucto fieno et niente. Et miravigliamone ch’el potestà del Castellazo non ha exequito quanto li
habiamo scripto sopra zò, et vogliati admonire però li villani che non vogliano essere sì bruschi et
usare parole stranie, et che si vogliano portare modestamente con loro per modo non habia ad
succedere inconveniente alcuno.
Mediolani die xvi septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
380
ORDINE CHE SI CONCEDA A COLELLA DI NAPOLI E A GIOVANNI PICCININO DI PARLARE CON GASPARE
DE PIGLIO
1450 settembre 16, Milano.
Domino Galeoto capitaneo iusticie.
Quod permittat loqui domino Gaspari de Piglio per Colellam de Neapoli dominum de Parma et
Iohannem Picininum de Caravagio.
Data Mediolani, die xvi septembris 1450.
Iohannes.
381
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO DI OLEGGIO E AL CAPITANO DEL SEPRIO DI ACCERTARE
SE I SOTTOPOSTI DEL VISCONTI SIANO OLTREMODO OPPRESSI DA CARICHI DI ALLOGGIAMENTI E, SE
COSÌ CONSTA, DI ALLEGGERIRLO DI TALI ONERI
1450 settembre 15, Milano.
Domino Baptista de Burgo, commissario Olegii, et capitaneo Seprii.
El spectabel cavalero misser Gasparino Vesconte nostro dilecto se grava che li homini deli lochi
suoy, quali teni, sono troppo gravati de logiamenti de cavalli et vorria li facessimo reduere al
dovere; parendone adonca la richesta sua iusta et digna de provisione, ve cometiamo et volimo
163
ve informati de questo e, trovando essere così como luy dice, provediati che li suoi homini et
lochi non siano gravati più de l’altri, nì ultra del dovere.
Mediolani, xv septembris 1450
Cichus.
382
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIA VINO ALLA COMPAGNIA DI SAGRAMORO VISCONTI
1450 settembre 15, Milano..
Potestati Castrileonis.
Fin a tanto potrimo meglio far provissione ala compagnia del spectabile cavallero misser Sagra
moro Vesconte, logiate in quella nostra terra, deliberamo et volemo che ultra quello se gli ha a
dare segondo gli ordini nostri, gli faci provedere del vino sopra l’arme et pegni suoy.
Mediolani,die xv septembris 1450.
Cichus
383
FRANCESCO SFORZA MANIFESTA IL DESIDERIO CHE CERTA AGNESINA SI SPOSI CON UN SUO
SQUADRERIO
1450 settembre 15, Milano.
146r
Potestati Castrileonis.
El spectabile cavalero misser Sagramoro Vesconte te informarà como nostro desiderio saria che
una Agnesina se maritasse cum Domonico da Padoa, nostro squadrero et a ciò che questo facto
più tosto se meta ad effecto, pertanto volimo che in quele cose ch’el dirà gli daghi piena fede.
Mediolani, xv septembris 1450.
Cichus.
384
FRANCESCO SFORZA INTERVIENE PRESSO IL REFERENDARIO DI PIACENZA PERCHÉ A GIOVANNI DALLA
NOCE SIA DATA L’ASSEGNAZIONE CHE GLI COMPETE
1450 settembre 16, Milano.
Referendario Placencie.
Se lamenta el spectabile cavallero misser Zohanne dala Noce, nostro conductero, che fin al
presente dì non ha possuto conseguire quelli denari resta havere de l’assignacione factali in
quella nostra cità, nonobstante che li habia solicitati et procurati continuamenti, immo per con
secucione d’essi dice havere facte de grande spese de usura et d’altro; pertanto maraviglian
dose de questa tua negligencia e siandone malcontenti, te cometiamo de novo et volemo che,
usando circa de ciò maior dilligencia, che non hai facto per lo passato, omnino provedi che subi
to sia satisfacto lui, o chi ordinarà, de tuto quello resta ad havere per casone dela dicta
assignacione. E in questo non intervenga falo.
Data Mediolani, xvi septembris 1450.
Cichus.
164
385
FRANCESCO SFORZA INTERVIENE PRESSO IL PODESTÀ E IL COMMISSARIO DI COMO PERCHÉ AL GIUDICE
DELLE STRADE NON SI RITARDI OLTRE IL PAGAMENTO DEL SALARIO
1450 settembre 16, Milano..
Commissario et potestati Cumarum.
Benché la consuetudine cossì deli homini de laco come del resto del vescovato di Como sia de
pagare el salario del zudexe dele strade de quella città a kalende de augusto per tucto l’anno,
nondimeno Zohanne Adulberto de Pellegrini se lamenta che fine al presente dì non ha possuto
consequire el debito suo, imo è menato per dilatione in suo granve preiudicio. Pertanto vi
commectiamo et volimo che provediati el deto Zohanne zudexe sia satisfacto integramente de
quello deve havere per casone del dicto salario in modo non habia iusta casone de lamentarsi.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Cichus.
386
FRANCESCO SFORZA INTERVIENE PERCHÉ A GIORGINO PIEMONTESE VENGA RESTITUITO QUANTO
RUBATOGLI
1450 settembre 16, Milano.
Michaeli de Pedemonte.
Ch’el tegna modo che Baptista et fante Aguzo restituiscano quatro cavalli et altre cose hanno
menato via a Georgino de Pemonte, quali gli hanno menato via; et in questo farà cosa grata al
signore.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
387
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI CONSIGLIERI SEGRETI DI PRENDERE I PROVVEDIMENTI RITENUTI
DOVEROSI PERCHÈ I SUDDITI DI DONNA ISABETTA E DEL COGNATO STEFANINO MERIGGIA PRESTINO
QUEGLI ATTI DI OBBEDIENZA E FEDELTÀ DA LORO DOVUTI
1450 settembre 16, Milano.
147
Dominis de Consiglio Secreto.
Supplicatum nobis extitit velimus et scribere et mandare litteris nostris hominibus locorum Cusu
gni et Ugnasche, subditis domine Isabete de Vicecomitibus et Stefanini Morigie eius cognati, qua
tenus debeant ipsis domine Isabete et Stefanino quam iam annis septem lapsis consueverunt
prestare fidelitatem et obedienciam, prout apparet ex privilegiis ipsis domine Isabete et Stefani
no per illustrem quondam dominum ducem concessis et etiam postea per nos concessis ; quare
volumus et vobis per presentem comitimus quatenus in hac re debitas assu matis informa ciones
et deinde que vobis videbuntur iustas et honeste faciatis provisione, nobis tamen rescri bendo
quicquid hoc in facto per vos gestum extiterit.
Mediolani, xvi septembris 1450.
Cichus.
165
388
FRANCESCO SFORZA,PUR DOPO AVER INTESO I LORO AMBASCIATORI, RICONFERMA AI COMUNI E
UOMINI DELLA VAL SESIA LA NECESSITÀ DEL LORO CONTRIBUTO DI DUECENTO DUCATI
1450 settembre 16, Milano.
Communibus et hominibus Vallis Sicide.
Sonno stati da nuy li vostri ambasatori, qualli havimo veduti volentera, et ne hanno referto alcune
cose per parte vostra et ultra ciò dato in scripto quanto potrite vedere per le introcluse, le quale
tutte cose intese, dicemo che non siamo mancho malcontenti che vuy che ce bisogna richederne
et darne carrico alcuno, e siate certissimi che non lo facimo volentera ma, attento el nostro biso
gno, non havimo potuto fare che, asieme cum l’altri nostri servitori, non ve habiamo richesto quel
lo subsidio deli ducento ducati el qual è bisogno habiamo da vuy, ma dative bona voglia che,
mediante la gratia de Dio et questo subsidio, che ne fa universalmente tutti li nostri subditi, le
cose nostre passaranno totalmente che per l’avenire non haverimo cagione darvi simili carichi,
anci goderiti et reposariti in modo che, se per lo passato haveriti supportato dele spese, tanto
manco ne supportareti per l’avenire. Fati adoncha che, senza veruna excepcione, habiamo li dicti
ducati ducento infra quindeci dì o, al più tardo, sin a vinti; e non manchi per quanto haviti cara la
gratia nostra.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Cichus.
389
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER NOMINATO PIETRO DI SANT’ANGELO CAVALLARO ALLA POSTA
DI PAVIA LICENZIANDO PER INEFFICIENZA I FRATELLI DOSSO E IL COMMISSARIO DEI CAVALLARI
[1450] settembre12, Milano.
147v Referendario Papie et Gracino de Piscarolo.
Dilecti nostri, havemo tolto in nostro cavallaro Petro de Sancto Angelo cum una cavalcatura per
stare a quella posta de Pavia. Volimo duncha lo fatiati scrivere secondo li ordini et respondergli
de quello salario che hanno li altri nostri cavallari, incommenzando a dì xv del presente, et al
presente gli fatiati dare ducati vii per due page per comprare una cavalcatura, et da poy reteniteli
a poco a poco sopra la provisione sua, et revocamo quilli erano denanzo, zoè Dosso cum lo
fratello et lo commissario cavallari, perché non serveno bene; lassamo Zohanne Rampino cum
due cavalle.
Data Mediolani, die xii septembris.
Cichus.
390
ORDINE A BOLOGNINO DI FARSI DARE DA UN CERTO GALEAZZO DA FORLÌ LE SCRITTURE POSSEDUTE
DA UN TESORIERE PAVESE PER POI, TRASMETTERLE AL DUCA
1450 settembre 16, Milano.
Bolognino.
Quod inveniat quondam Galeaz de Forlì et quod ab eo sibi dari faciat omnia illa instrumenta
omnesque processus et escripturas, quas habet de certo thexaurario Papiensi; et omnes illas
scripturas hibitas per unum cavalarium Binaschi mittat uno ex cavalariis poste, qui inde ad nos
portet Domino.
Mediolani, die xvi septembris 1450.
Cichus.
166
391
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE CERTI UOMINI D’ARME VENGANO PAGATI CON FONDI CLERICALI E
CHE LE TRECENTO MOGGIA DI FRUMENTO DESTINATI AL CASTELLO DI PAVIA VENGANO DIROTTATI A
LODI
1450 settembre 17, Milano.
Ser Andrea de Fulgineo.
Havimo ricevuta vostra litera et inteso quanto ne scriveti dela expedicione de quelli homini
d’arme, dicemo che semo contenti che li spaci deli denari, che pagarano li preti, et spazali subito.
Ceterum nuy non volimo che ne mandi quelle 300 moza de frumento a Pavia, quale volimo per
lo castello per respecto alla peste, ma vogli subito mandarlo ad Lodi e far che sia consegnato a
Martino da Tresina, et attendi ad exigere lo resto de quello frumento.
Mediolani, die xvii septembris 1450
Iohannes de Ulesis.
392
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA AL DUCA DI SAVOIA IL MILANESE GUIDETTO E CHIEDE CHE AL
CASTELLANO DI AVIGLIANA, OVE IL GUIDETTO ABITA, SI ABBIA UN CERTO RIGUARDO NEI SUOI
CONFRONTI
1450 settembre 17, Milano.
Domino Duci Sabaudie.
Perchè se rendiamo certi che, per la benivolencia et fraternitate è fra la vostra signoria e nuy
averesti sempre. Reguardati et per recomandati qualunche citadini subditi et servitori nostri,
nientedimeno ex abundantia per amore portiamo verso el nobile Guideto da Cusano, fratello de
Azino et Galdino, citadini milanesi et sevitori nostri devotissimi, se siamo mosti a recomandare
ad ad essa vostra signoria el dicto Guideto: et così preghiamo la signoria vostra per nostro
respecto gli haverli per recomandati et favorirli in omni cosa recorerano ad essa vostra signoria,
et anche piaza ala vostra signoria inclinarse, per li respecti predicti, recomandare alo egregio
castalano vostro de Vigliana, ove el dicto Guideto habita da lungo tempo, per forma ch’esso
castellano intenda che ogni bono tractamento farà verso el dicto Guideto a nuy sarà accepto et
gratissimo: nel che, ultra che fareti cosa digna d’essa vostra signoria, ne compiacerà grande
mente essa vostra signoria, per la qual siamo apparigiati, et cetera.
Mediolani, xvii septembris 1450.
Cichus.
393
FRANCESCO SFORZA, SU ISTANZA DEI RETTORI DI BERGAMO, IMPONE AL PODESTÀ DI PAVIA CHE
DISPONGA CHE IL BERGAMASCO PIETRO VENGA SODDISFATTO DI QUANTO RICHIEDE DA NOLO PER UN
CAVALLO E CONNESSE PRESTAZIONI
1450 settembre 17, Milano.
148r
Potestati Papie.
Dilecte noster, li rectori de Pergamo ne hanno scripto la lettera inclusa ala presente in favore de
Petro, suo subdito exhibitore dela presente, per caxone de uno cavallo prestato a Nolo Egozo,
come per lo tenore d’essa intenderai. Et perché nostra intentione è che ali subditi dela illustris
sima signoria de Venesia sia facto raxone non manchi che alli nostri, te commectiamo et volimo
167
che, ad in stantia del dicto Pietro, face raxone summaria et expedita contra el dicto Nolo et gli
facci satisfare cossì del pretio del cavallo come dela vitura, trovando essere cossì come se con
tene nela dicta lettera. Et spazi questa cosa senza dilazione alchuna, perchè, essendo forestero,
non volimo sia menato in longo.
Mediolani,die xvii septembris 1450.
Cichus.
394
PERMESSO A GRACINO DI UN COLLOQUIO CON IL MARCHESE DI COTRONE, RINCHIUSO NEL CASTELLO
DI PAVIA
1450 settembre 17, Milano.
Scriptum fuit Bolognino de Attendolis quod permitteret entrare in castrum Papie spectabilem
dominum Gracinum, militem nostrum, et aloqui cum domino marchione de Cotrono ad sue
libitum voluntatis, et cetera.
Data Mediolani, die xvii septembris 1450.
395
FRANCESCO SFORZA CONCEDE AL CASTELLANO DI BELLINZONA DI PORTARSI DA LUI PURCHÈ LASCI A
CUSTODIA I SUOI TRE FIGLI
1450 settembre 17, Milano.
Iohanni de Landriano, castellano castri magni Berinzone.
Dilecte noster, contentamur quod a custodia, cui prees, te discentare possis et venire ad nos,
dimissis tamen loco tui tribus filiis tuis per mensem unum, et cetera.
Data ut supra.
Cichus.
396
ORDINE A DEFENDINO DI RESTITUIRE “ VEGECES” POSSEDUTE
1450 settembre 17, Milano.
Iohanni Cristiano.
Quod restituat Defendino vegeces quas habet, sicuti Dominus ordinavit.
Data ut supra.
Iohannes.
397
FRANCESCO SFORZA INFORNA IL CONTE RUSCA CHE I DAZIERI DI LOCARNO ESIGONO CHE SI PAGHI
L’INTERO DAZIO, ANZICHÉ UN TERZO, PER LE VETTOVAGLIE DESTINATE AL CASTELLO DI BELLINZONA
1450 settembre 17, Milano.
148v
Comiti Franchino Rusche.
Dilecte noster, n’è facta lamenta per parte de Zohanne da Landriano, castellano da Berinzona,
che per le victualie et robbe, qual fa conduere da Arona alo dicto castello, volle essere astricto
per li tuoi da Locarno a pagare interamente el dacio, nonobstante che al tempo delo illustre quon
dam signore passato pagasse solamente el terzo; et quantoncha crediamo non sia de mente toa
168
che al dicto castellano nì ad altri sia innovata alcuna cossa contro l’ussato, nondimeno, perché
forsi non ne hay notcia alcuna, te ne havemo vogliuto avisare et te confortiamo vogli provedere
et ordinare che in le cosse, quale farà conduere el castellano ala sua forteza, non sia gravato
ultra el dovere et l’usanza del passato.
Mediolani, die xvii septermbris 1450.
Cichus.
398
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MARCHESI DI DARE ALLO SQUADRERIO E AI SUOI UOMINI QUANTO LORO
IMPOSTO
1450 settembre 18, Milano.
Marchionibus Galigliassi.
Innocentio Rozone, nostro squatrero, se lamenta che alcuni di voy marchesi, quali site absenti,
recusati de farli el devere de quello ordinassemo altre volte dovesse havere per lui et per li soi;
del che miravigliandone, vi carichamo et volimo omnino gli provedati de quello fu ordinato et gli
fazati etiamdio provedere da quelli sonno absenti per la rata soa, et immo non ne habiamo più
querela.
Mediolani, xviii septembris 1450.
Cichus.
399
FRANCESCO SFORZA ORDINA, SU PETIZIONE DEGLI UOMINI DI MOZZANICA, CHE NON VI SI MANDINO
OFFICIALI E, CONSEGUENTEMENTE , SI RESTITUISCA A LUCHINO BOTTO QUANTO VERSATO PER
L’INCANTO
1450 settembre 18, Milano.
Vicereferendario et thesaurario Cremone.
Dilecti nostri, li homini da Mozaniga ne hanno supplicato che non vogliano per adesso mandarli
officiali in quella terra, attenta la povertà loro per li tempi passati. Pertanto volimo et ve dicemo
per questa debbiati restituire li suoi dinari ad Luchino Botto, quali aveva incantato, perché non
volimo gli vada officiale alcuno per adesso; et perché fino qui nuy li havemo pagato quello
offitiale è stato a Mozanega, secondo fu ordinato per ser Antonio, ve declaramo che nostra
intentione è de non pagare più cosa alcuna per dicto offitiale.
Data Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
169
400
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIANO DATI AD ANTONIO MAGNO CINQUANTA DUCATI D’ORO PER IL
CORABIO PRESO DA LUI
1450 settembre 17, Milano.
149r
Regolatori et magistris intratarum.
Perché nuy havemo facto pigliare da Antonio Magno uno suo corabio, qual aveva et lo quale
intendemo operare in quelle parte de Como, pertanto vogliati fare scrivere a Como che al dicto
Antonio Magno, per pagamento del dicto carabio, sia resposto de ducati d’oro cinquanta, zioè
ducati 50 sopra quelle nostre intrate de quella nostra cità de Como overo sopra la composicione
di lacuale, per modo sia satisfacto cum effecto deli dicti ducati 50.
Mediolani, die xvii septembris 1450.
Cichus.
401
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE NON VENGA TOCCATO NULLA DI QUANTO LASCIATO A PIACENZA DA
SCEVA DE CURTE, GIÀ PODESTÀ DELLA CITTÀ. SE, A SUA RICHIESTA, EGLI VORRÀ ESSERE SINADACATO
CON I SUOI, IL DUCA COSTITUIRÀ GIUDICE IL LUOGOTENENTE
1450 settembre 18, Milano..
Locumtenti Placencie.
Volimo prendiati carico de non lassar far novitate alcuna ale cose dal spectabile doctore dilecto
nostro misser Sceva de Curte, olim lì potestate, le quale ha lassate lì per fin a tanto quella cità
sarà desbandezata et che ello possa venire securamente e, se fosi facta, sia revocata et ritor
nato omni cosa a loco; et poi voriamo, a sua richesta, che lui et la corte sua sia legitimamente
sindicata, et così faciti: li suoi officiali sonno lì ex nunc dagano le debite segurtate et, se al tempo
porrà venire lì misser Sceva, sarà chi pretenda havere cosa alcuna da lui, alhora ve commetemo
siati iudice ad intendere lo vero e faciati rasone sumaria a chi l’haverà.
Data Mediolani, die xviii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
402
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DELLA NOCE E A DONNINO DI PARMA DI DECIDERE SECONDO
IL RITO MILITARE CIRCA LE RICHIESTE DI DENARO CHE PIETRO DE LUNA PRETENDE DALLA GENTE
D’ARME AGLI ORDINI DEL PADRE.
1450 settembre 18, Milano.
Domino Iohanni dela Nuce et Donnino de Parma.
Secundo che a noi è significato, se pretende devere havere il nobile Pietro da Luna una bona et
notevole quantità de denari da quelle nostre gente d’arme, che militavano et erano sotto el gover
no del spectabile condam Iacomo da Luna suo padre, et dice havere esso Pietro tal credito per
denari et robbe hanno havuto esse gente per lor sustentamente, ultra il saldo li davamo noi.
Domandando aduncha Pietro predicto gli sia facto ragione, confidendoci noi in la vostra equani
mità, dricteza et peritia nel facto de l’arme, volimo et vi commectiamo che, havute le parte et inte
se bene et diligentemente le ragione d’esse, cognoscate et terminate la causa segondo vi parirà
convenire alla ragione, procedendo in essa causa segondo el stilo et usanza militare, confortan
170
dove, benché credimo non bisognare, che procedate talmente che veruna dele parte non habia
legitima cagione de lamentarse.
Data Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
403
SI ORDINA A GIACOMO BOLOGNINO DI PROVVEDERE A SCARAMUZZA DA CREMA ALLOGGIO A
SANT’ANGELO PER TRE CAVALLI E ALTRETTANTI UOMINI, DANDO A QUELLI STRAME E A QUESTI DUE
STAIA MENSILI DI FRUMENTO
1450 settembre 18, Milano
149v
Iacobo Bolognini.
Quod provideat Scaramucie de Crema in Sancto Angello de logiamento pro equis tribus et toti
dem buchis et faciat ei dare pro equis stramina et pro qualibet buca viva ex predictis tribus staria
duo frumenti in mense ad mensuram Laudensem.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Iohannes.
404
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AD ANDREA DE OLIVIS IL PRESTITO DI CENTOCINQUANTA DUCATI D’ORO
1450 settembre 18, Milano.
Andrea de Olivis.
Havendote sempre cognosciuto prompto et caldo in li nostri servicii, ne pare poderte richedere
cum fiducia in le cosse occorrente; pertanto, essendone necessarii de presenti alcuni dinari per
uno nostro strecto bisogno te confortiamo et carichiamo ne vogli sovenire de ducati centocin
quanta d’oro et numerarli ad Antonio Trecho, nostro thexaurero lì, certificandote che l’haveremo
gratissimo et prometiamo fartelli restituire subito. Et così per vigore dela presente te assignamo li
dicti centocinquanta ducati sopra li primi dinari de l’intrate nostre de quella cità del mese de mar
zo proximo avenire fin a l’integra satisfacione tua.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Franciscus Sfortia manu propria.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit Fustino de Fustignonibus.
Franciscusfortia manu propria.
Cichus.
405
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI CONSENTA AGLI UOMINI DI MOZZANICA DI CONDURVI
LIBERAMENTE TRENTA MOGGIA DI FRUMENTO PER USO DEL LORO MULINO E PER LA SEMINA
1450 settembre 18, Milano
Capitaneo districtus Cremone.
Quod permittat homines de Mozaniga ex territorio Cremonensi conducere ad locum Mozanighe
modia treginta frumenti pro usu eorum pistrini et pro semenando libere sine aliqua condicione
modo pena et pluribus vicibus, prout melius poterint, usque quo conduxerint dictam quantitatem,
advertendo tamen qod maiorem non conducant quantitatem.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
171
406
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA MILESIO DI RIPORTARE IN MONASTERO IL FIGLIOLO, GIÀ
PROFESSO MONACO, CHE EGLI AVEVA CONSENTITO NE USCISSE
1450 settembre 18, Milano.
150r Iohanni de Milexo de loco Lexie Lacus Maioris.
Havemo inteso non cum poca admiratione che siando già ser Martino, tuo figliolo, monaco pro
fesso del monastero dela Certosa de Pavia, hai non solamente consentito che uscisca del mona
sterio, ma che torni a l’habito et vita mundana, cosa nefanda et vergognosa al mundo, contra la
lege divina, contra bon costume et ogni exempio a chi havesse voglia de vivere bene et spiritual
mente. Et perchè questa cosa partoriria grandissimo scandalo perché, siando lui continue in
excommunicatione, tu anchora et qualuncha li parli cade in scommunicatione, ad ciò che tu non
sii casone de tanto male che dispiaza a Dio e al mundo, te confortiamo et caricamo che subito
conduchi in persona el dicto miser Martino tuo figliolo al dicto monasterio, al quale già è dedito et
obligato; ma si poi poterai impetrari per bolle papale dispensa sopra ciò, serimo contenti se
exequisca la ordinatione e voluntà del Sancto Padre, ma in questo mezo volimo che senza
alcuna exceptione tu lo conduchi al dicto monasterio.
Mediolani, xviii septembris 1450.
Cichus.
407
LDESTRIFRANCESCO SORZA ASSICURA IL CAPITANO DELLA CITTADELLA DI NOVARA CHE RICHIAMERÀ
PRESSO DI LUI IL PROVISIONATO GIACOMO ALBANESE PER QUANTO HA FATTO A SUO DANNO E VUOLE
CHE RICHIAMI I PROVISIONATI PER I FURTI DI UVA E ALTRI LORO MA
1450 settembre 18, Milano.
Capitaneo citadelle Novarie.
Veduto quello ne scrive de l’acto deshonesto ussato conta de te per Iacomo Albaneso nostro
provisionato, n’è parso meglio scrivere et così scrivemo per l’aligata al dicto Iacomo che venga
da nuy et, venendo esso, li providerimo como ne parirà. Et perché havemo speso lamenta dele
deshonestate usano li nostri provvisionati in robare le uge et fare deli altri mali; et pur novamente
quella nostra comunità ne ha scripto circa de ciò, volemo li amonischi et provedi che vivano hone
stamente, cessando le robarie et noi non habiamo de loro altro rechiamo. De che te carichiamo
quanto savemo et possemo.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
408
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI NOVARA E AL COMMISSARIO DI OLEGGIO DI DISTRIBUIRE
EQUAMENTE NELLE VARIE LOCALITÀ LA GENTE D’ARME
1450 settembre 18, Milano.
Potestati Novarie et comissario Olegii.
Fanno continuamente le zente d’arme nostre in le terre ove sonno logiate et etiamdio dela
inequalità quale s’è observata nel logiare dele dicte zente et n’è suplicato vogliamo provedere
ale predicte cosse, et perché ne pare bene ad provederli per ogni respecto, ve commetiamo et
volemo compartiati le dicte zente in modo se observi equalità, et che neuno loco habia casone.
172
Per parte de quella nostra comunità n’è facto lamenta per scripto et a boca dele grande estor
sione, qualli one de lamentarse de essere più gravato de l’altro et ultra el dovere; et ulterius
provedati che, dando li subditi nostri ale dicte zente logiamento, strame et doa stara de frumento
ala mesura milanese ogni mese per boca viva cum el suo sacramento, non sia molestati più
oltra. Et per execucione de questa nostra voluntà ve carichiamo ve intendiati bene insieme.
Havemo ben caro che, bisognando alle dicte zente d’arme vino o altro, ne gle ne sia dato a
credenza sopra li pigni suoi.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
409
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO E ALLA COMUNITÀ DI MONZA DI CONSEGNARE A RIZZARDO
DI AVIGNONE DUE CARRI CON UOMINI E VETTOVAGLIE E ALTRE COSE NECESSARIE PER CINQUE O SEI
GIORNI PER LA COSTRUZIONE DEL CASTELLO DI PORTA GIOVIA. UN CARRO SINGOLO DI ALTRE
LOCALITÀ DEVONO ESSERE CONSEGNATI AD ALTRI INCARICATI
1450 settembre 19, Milano.
150v Capitaneo Modoecie ac communitati ibidem.
Quod pro expedicione Castri Porte Iovis mittere debeant hic ad castrum predictum et consignare
Rizardo de Avignone, ducali familiari presencium latori, carra duo fulcita hominibus victualiis et
aliis necessariis pro quinque aut sex diebus.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
In simili forma potestati ac communitati Abiatis pro carris duobus.
In simili forma potestati ac communitati Rosate pro caris duobus.
Nicolaus de Signore.
Carrum 1 pro qualibet
Carrum 1
similiter potestati et communitati Binaschi
potestati et communitati Lactarelle
potestati et communitati Siciani
plebs Locate
Locate
Carpiani
Carrum 1
Landriani
Videgulfi
Carrum 1
Basicapetri
Iohannes de Mediolano Galupus
parente fameglio
Boldrinus caballarius
173
Iacobus de Roma
410
FRANCESCO SFORZA INVITA IL CARDINALE BENEVENTANO A PATROCINARE IL BENEFICIO DELL’ABBAZIA
DI SAN CELSO PER GABRIELE MAINO
1450 settembre 18, Milano.
Cardinali Beniventano.
Havemo ricevuta vostra littera et inteso quanto la signoria vostra scrive circa alla richesta et
supplicacione havemo facta ala Santità de nostro Signore per fare conferire l’abbacia de Sancto
Celso a Gabrielo del Mayno, affino nostro et dela illustre nostra consorte madona Biancha, dela
risposta scrivite havere facta la prefata Santità quale dice per informacione ha havuta tanto del
beneficio, devocione et sito suo, quanto dela condicione del dicto don Gabriello preferito, non li
pare de farlo in consiencia sua, perché dice dicto don Gabriello essere molto giovene per
rispecto alla qualitate, condicione, devocione et sito del locho, et per lo concorso che ha, et
cetera. De che respondemo ale parte: et prima, alla parte dela observancia, sito et devocione del
locho, dicemo che è vero ch’el loco porta el nome de observancia et devocione, ma nelli effecti
non è de tanta observancia quanto fi dicto, et questo è per non havere fermo et continuo
superiore, et è preso la mura dela citade, loco importantissimo; ma ala seconda parte del dicto
Gabriel, dicemo che la informacione data alla Santità de nostro Signore è stata data per persone
che hanno parlato più a voluntà che a raxone, perché lo dicto don 151r Gabriello è de quello
ordine, ma non de quella regula, lo quale è de etade de anni circa xxxiiii et è docto, idoneo,
continente et virtuoso et digno et capace del dicto beneficio. Et ad verificacione de questo,
dicemo dicemo che receveremo in singular piacere et contentamento che la Santità de nostro
Signore mandi ad havere informacione dal canto de qua in questa citade, dove esso don
Gabriello è noto dela condicione, etate et suficiencia sua, prima per respecto nostro, ad ciò che
parà non scrivamo cussì facilmente per ogniuno che non sapiamo come et per non perdere el
credito. Che quando la Santità de nostro Signore credesse ad tale informacione non vere, per
ogniuno che li scrivesemo staria in ambiguo, credendo fose inganata la consciencia sua; et poy
pariria ad altri fossemo in poco precio cum la Santità de nostro Signore quando per uno modo
idoneo non potessemo obtenere uno simile beneficio. Et perché semo certi la prefata Santità ha
mosto tal parlare per sinistra et non vera informacione havuta, pregamo la signoria vostra voglia
instare cum la prefata Sanctità che se digni de conferire la dicta abbacia al prefato don Gabriel
dal qual sarà optima mente recta et governata. Et quando pur avesse in ciò dubietade, semo
contentissimi che mandi chi li pare dal canto de qua ad informarse dela condicione sua, perché
non dubitamo che, se la prefata Santità soa solummodo lo vedese senza altro examine, gli
concederia molto più degno beneficio de quello. Piacevi operare per omni modo che habia locho,
perché, non avendo loco et siando affine et idoneo, como è, ne cederia ad mancamento asay,
como doveti pensare, et attento maxime che in quello loco, respecto al sito, bisogna li sia
persona dela qual ne possiamo pigliare confidencia et che sia fidatissimo.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
174
411
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA MARTESANA DI CONVOCARE GIOVANNI DA
MEDOLATO PERCHÉ DIA AD ANTONIO DA COMO QUANTO GLI SPETTA PER UN PANNO AFFIDATOGLI
1450 settembre 18, Milano
Capitaneo Martesane.
Volimo che habiati denanzi a voy Zohanne da Medolato ad instantia de Antonio da Como, homo
d’arme del spectabile miser Zohanne dala Noce per certo panno, che esso Antonio li dede in
governo; et fateli rasone summaria senza strepito de predo per modo el dicto Antonio habia el
debito suo et che non habbia ad spendere el suo in l’hostaria.
Mediolani, xviii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
412
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI PIACENZA DI CHIAMARE DAVANTI A LUI GOTTARDO DA
PALLANZA PERCHÉ RESTITUISCA A TERESIO DA VERSA UN CAVALLO O DIA L’EQUIVALENTE IN DANARO
1450 settembre 18, Milano.
151v Potestati Placentie.
Volimo che habbiati denanzi a voi Goctardo de Palanza et che lo costrenziate a restituire a
Therixe da Versa, homo d’arme del spectabile miser Zohanne dala Noce, uno suo cavallo overo
la valuta d’esso, quale gli tolse in Valsoldo, overo al portatore dela presente suo messo; et
fategli tale provisione che non habiamo casone rescrivervi più. Et s’el si sente gravato da questo,
venga da noy che li farimo rasone.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
413
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A GIOVANNI DA TOLENTINO D’AVER SCRITTO AD ANDREA E ANTONIO
TRECCO DI RISCUOTERE DAL CLERO QUANTO DOVUTO, NON DESTINANDO AGLI UOMINIDARME PIÙ DI
DUECENTO DUCATI, SÌ CHE NON VENGANO INTACCATI I RIMANENTI CENTO DUCATI,OLTRE AI
QUATTROCENTO DOVUTI DAGLI EBREI
1450 settembre 19, Milano.
Ser Iohanni de Tolentino.
Nuy scrivemo ad ser Andrea et Antonio Trecho che debbiano exigere li denari deli preti et che
non li spendino in cosa alcuna, excepto che ducento ducati, li quali scrivemo siano dati ad certi
homini d’arme, ma lo resto, che sonno ducati cento, et così li ducati quatrocento delli zudei, non
volimo siano dispesi perché li havemo distribuiti. Et perché li zudei denno pagare perfine in mille
ducati, pertanto vediate de fare che suppliscono perfino a mille ducati et fati che non siano
dispesi in cosa alcuna et fate exigerli prestissimo.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
175
414
FRANCESCO SFORZA RICHIAMA AD ANDREA FULMINEO E AD ANTONIO TRECCO QUANTO SIGNIFICATO
NELLA PRECEDENTE LETTERA A GIOVANNI DA TOLENTINO
1450 settembre 18, Milano
Ser Andree de Fulgineo et Antonio Trecho thexaurario Cremone.
Como per altre ve habiamo scripto, vogliate spazare quegli homeni d’arme che scripsemo; et
siamo contenti che per lo spazo loro pigliati ducento ducati de quelli denari denno pagare li preti
et vediate de havere lo resto, et cossì quelli quatrocento ducati delli zudei, et non li spendiati in
cossa alcuna perché li havimo già distribuiti. Et perché fu decto alli zudei che pagassero perfine
in mille ducati, vediate de havere lo resto perfine in mille, che saria seicento, et fate che non se
ne spenda nisuno.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
415
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AD ANTONIO TRECCO DI SOLLECITARE DA ANDREA DE OLIVI IL SUSSIDIO
DI DUECENTO DUCATI D’ORO E DA FAUSTINO FUSTIGNONO IL VERSAMENTO DI CENTOCINQUANTA
DUCATI
1450 settembre 19, Milano.
Antonio Trecho
Per uno nostro bisogno, richiedemo per nostre lettere Andrea de Olivi ne subvegna de ducento
ducati d’oro et Fustino Fustignono de ducati centocinquanta, ali quali scrivemo li paghino a te.
Pertanto vogli sollicitarli et quanto più tosto li havirai, avisa Cecho, nostro secretario, el quale te
ordinarà quello havirai da fare et de questo te carichamo.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
416
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO, AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI PARMA DI
INTENDERSI CON GIOVANNI ZABULO PERCHÈ CONCEDA ALLO SQUADRERIO STAMIGNONO, AI
CONESTABILI PADOANO E BARTOLOMEO DA MESSINA, IL FABBISOGNO PER UN MESE.
s.d.
152r Commissario et Referendario et Thesaurario Parme.
Per provedere al vivere de Stamignono, nostro squatrero, et similiter al Paduano et Bartholomeo
da Messina nostri conestabili lozati lì scrivemo opportunamente al nobile Zohan Zabulo, in lo qua
le se confidamo gli provedirà; pertanto vogliati intendervi con luy et provederli per ogni modo che
siano forniti per uno mese confortandoli a stare de bona voglia che infra pochi dì gli provedire mo
per modo restarano contenti. Et voi, referendario et thesaurario, gli farite le scripture oportune.
Cichus.
176
417
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A GIOVANNI ZABULO DI RIPETERE PER UN MESE QUANTO GIÀ FATTO DAL
REFERENDARIO GENERALE GIOVANNI BOTTO, CIOÈ DI FORNIRE AI CONESTABILI PADOANO E
BARTOLOMEO DA MESSINA DI FRUMENTO E VINO E DI DARE ALLO SQUADRERIO STAMIGNONE TRE
MOGGIA DI FRUMENTO
1450 settembre14, Milano.
Iohanni Zabulo Parmensi.
Como crediamo site informato, Zohanne Botto, nostro referendario generale, questi dì passati
fece fornire el Paduano et Bartholomeo da Messina, nostri conestabili lozati lì, de frumento et
vino per uno mese. Et perché el dicto mese se fornisse alli xxii del presente, non havendo nuy el
modo de provedergli altramente, te confortiamo et caricamo vogli provedere che siano forniti per
un altro mese de frumento et vino; et similiter siamo content et volimo sia proveduto ad Stami
gnone, nostro squatrero, de moze tre de frumento per fine li provederemo de altro, come delibe
ramo fare. El pretio del quale te assignamo sopra la intrata de quella nostra città de Parma del
mese de marzo del anno 1451 proximo a venire deli primi denari; et per maiore chiarezza, havi
mo sottoscritta la presente de nostra propria mano.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
418
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A LAMPUGNINO BIRAGO CHE ANTONELLO DA INZAGO VORREBBE
AVERE UN SUO CAVALLO DEL VALORE DI 32/35 DUCATI : LO STESSO SFORZA, PER COMPIACERE
ANTONELLO, SAREBBE DISPOSTO A DARGLIENE TRENTACINQUE
1450 settembre 17, Milano.
Lampugnino de Birago.
Nui havemo veduto uno cavalo, qual haveti, quale se contentaria havere Antonello de Inzago, el
quale cavallo può valere da xxxii perfin in xxxv ducati, il perché ve dicemo che, volendo vui
compiacerne del dicto cavalo et darlo al dicto Antonello, ve prometemo pagarvi el dicto cavallo
perfino ala quantità de ducati xxxv, et haverimolo in piacere da vuy. Et sopra ciò ne vogliati
respondere.
Mediolani, die xvii septembris 1450.
Referente Iohanne camerario.
Iohannes.
419
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE VENGA PORTATO ALTROVE IL SECONDO CAVALLO A CARICO DEGLI
UOMINI DI CARCANO
1450 settembre 19, Milano.
152v Commissario Olegii et Capitaneo Sepri.
Dilecti nostri, se prima li homini de Cardano se tenevano gravati de uno cavallo, quale gli era
assegnato, adesso se teneno molto più per un altro, quale gli havite azonto, et de questo ne ha
facto grave lamenta Zohanne da Castelnova, quale ha a fare nel dicto loco. Pertanto ve commec
tiamo et volimo che, facendo contribuire alla spesa del primo cavallo per tucti li habitatori del
177
dicto loco, removiate el secondo et lo mectiate altrove, ove ve parirà meglio, perché non intendia
mo che quello luoco sia gravato oltra el dovere.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Cichus.
420
FRANCESCO SFORZA PONE A CARICO DEGLI UOMINI DI CASTANA VENTIDUE CAVALLI GIÀ SISTEMATI A
STRADELLA AI CUI ABITANTI LASCIA L’ONERE DELLA FORNITURA DELLO STRAME
1450 settembre 19, Milano.
Communibus et hominibus Castanee et locorum circumstantium.
Benchè ne rincresca gravarvi oltra el dovere, nondimancho, astrecti da necessità et perché quelli
de Fiascho, che erano lozati in la Stratella, quali sonno xxii cavalli, non gli ponno stare per la
peste, vi caricamo et volimo che voi lozati dicti xxii cavalli in quel loco et ville circumstanti et gli
provedati de strame, come per altre nostre vi havimo scripto. Et perché sapemo che voi non
porresti sopportare tanto carico, nì etiandio saria honesto lo supportasti, se ben potesti, ne pare
che voi teniate conto del dicto strame, perché l’intencione nostra è ch’el vi sia pagato per li
homeni dela Stratella; et cossì trovarite vi lo farimo pagare con effecto.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
421
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MANFRINO E RAINALDO BECCARIA DI CONSEGNARE AL PODESTÀ DI
LOMELLO UN LORO FAMIGLIO CHE OLTRE A RUBAR LORO “CERTE GALLINE”, MOLESTA DUE DOMESTICHE
E LA MOGLIE DEL FRATELLO DEL QUERELANTE, MATTEO BECCARIA.
1450 settembre 18, Milano.
Domino Manfrino et Raynaldo fratribus de Becharia.
S’è lamentato da nuy Matheo de Becaria che per uno vostro fameglio è facto insulto a doe fante
sche et etiamdio ala mogliere de Iacomo suo fratello cum saxi et parolle vituperose, cazando fino
a cassa, lamentandose esse de certe galline a loro tolte; dice etiamdio ch’el dicto fameglio va a
cercho cum l’arme per cometere scandalo contra l’ordini nostri, le qual cose havemo moleste et
non intendemo de patire per modo alcuno. Pertanto, essendo così, ve comettiamo et volemo
destegnati el dicto fameglio et lo mandati a Lomello in le mane del nostro podestà aciò lo possa
punire segondo vole la rasone et farlo pentire dela sua temeraria presumpcione.
Mediolani, xviii septembris 1450.
Cichus.
422
FRANCESCO SFORZA DISSENTE DA INNOVAZIONI NELL’ABBAZIA DI LARDIRAGO, IL CUI ABATE
INTENDEVA ACCOGLIERVI DEI CANONICI REGOLARI DELL’OSSERVANZA DI SANT’AGOSTINO
1450 settembre 14, Milano.
153r Abbati de Lardirago.
Havemo facto pensero sopra quanto ne dicesti questi dì de recevere in la abbacia vostra certo
numero de canonici regolari dela observancia de Sancto Augustino; unde dicemo che a nuy
piace che reformati et fati vostro debito ala abbacia vostra, ma volemo, per quanto haveti cara la
gratia nostra, habiati advertencia ad non fare novitate alcuna circa el titulo d’essa abbacia, la
178
qual cosa nuy non comportaressemo per modo alcuno et, facendo altramente, restaressemo
malcontenti di facti vostri.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
423
FRANCESCO SFORZA IMPONE AGLI UOMINI DI MONTE INTROBIO DI OBBEDIRE A GIOVANNI PIETRO DA
GIUSSANO SENZA INSISTERE NEL RIVENDICARE CAPITOLI LORO CONCESSI
1450 settembre 19, Milano.
Comuni et hominibus Montis Introcii.
Intendimo chomo vuy recusati obedire ha Giovanne Petro da Giusano, quale già più dì
deputassemo officiale de Coreno Doro et de quel Monte de Introzo, et questo fati per respecto
alhi capituli ve havemo concessi; lha qual cossa he contra lha mente, intentione et voluntà
nostra, perché nuy volimo debiati obbedire et respondere in ogni cossa al dicto nostro offitiale,
incominziando dal dì che lhuy intrò nel officio fino syeno finiti lhi sexe mexi che lhuy ha a stare
ha hofitio, nonobstante dicti capituli, né altra cossa in contrario. Pertanto ve scrivimo questa aciò
syati informati delha mente et animo nostro, quale senza altra replicatione et exceptione volimo
debyati exequire , perché, finiti lhi primi sei mesi del dicto Iohanne Petro, provederimo per modo
sereti contenti et seravi observato quanto ve havemo promesso.
Data Mediolani, xviiii septembris MCCCCL.
Cichus.
424
FRANCESCO SFORZA ESPRIME LA SUA INDIGNAZIONE PERCHÉ NON SI È PROVVEDUTO A DARE A
SCARAMUZZA DA TREVISO E AI SUOI UOMINI ALLOGGIAMENTO, STRAME OLTRE A DUE STAIA DI GRANO
A PERSONA.
1450 settembre 19, Milano.
Nobili dilecto familiari, dilecto Francisco de Georgiis
De novo s’è lamentato Scaramuza da Triviso, nostro homo d’arme de San Zenone, non po’
havere el debito suo, nonobstate che più volte habiamo scripto circa de ciò. De che se maravi
gliamo, perché ne pare hormay una vergogna a repplicare tante littere de una medesima cosa;
però te cometemo anchora per la presente et volemo provedi omnino che 153v al dicto Scara
muza et ali suoy sia provisto segondo li ordini nostri per li dicti homini de San Zenone, cioè de
logiamenti, strame et doa stara de grano per boca viva ogni mese. Et se li dicti homini foseno
dificili a provederli per essere troppo excesivamente gravati, provede che sianno reducti al
honesto, et poy, per quello tocharà a loro, omnino fazano el dovere avissandote che, quando
questo non se facesse, ne sarà data casone de provedere altramente.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
179
425
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI NOVARA CHE GIOVANNI DI ANGILELLI NON DEVE
ESSERE PUNITO PER LA SUA ASSENZA
1450 settembre 19, Milano.
Potestati Novarie.
Havendo noy ad opperare lo egregio doctore nostro dilecto misser Iohanne di Angilelli, olim pode
stà de quella nostra cità, il perché al presente lui non po’ retornare là, como dice havia promesso
et dato segurtà, volemo et dechiaramovi per questa che, non tornando lui al tempo ordinato,
nostra intencione è non sia preiudicio né pena alcuna a lui né alla segurtà et che questa sua
absencia non incorra in cossa alcuna, perché, como sia expedito, noi lo faremo retornare là.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450
Cichus.
426
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GRACINO DA PISCAROLO CHE, UNA VOLTA FATTA L’ASSEGNAZIONE
STABILITA PER BIANCA MARIA, GLI VENGA DATO QUANTO PATTUITO
1450 settembre 18, Milano.
Gracino de Piscarolo.
Disignavimus strenuo Floravanti de Perusio,nostro armorum ductori, florenos trecentum ad
computum soldorum quinquaginta quatuor pro quolibet floreno, super subvencione florenorum
quindecim mille per comunitatem illius nostre civitatis camere nostre presencialiter facienda, sol
vendos ei post factam aliam illustrissime consorti super ea ipsa subvencione assignacionem, si
cut constat aliis litteris nostris tibi et referendario ibi preteritis diebus scriptis. Cum ergo inten
cionis nostre sit quod eidem Floravanti de dicta pecunie quantitate satisfiat eo cicius quo fieri
possit, et se et sociales suos manutenere possit, volumus et mandamus quatenus, cum primum
soluta erit assignacio prefate consorti nostre, ut prefertur, facta, ordines et omnino provideas
quod ex primis immediate exigendis pecuniis, causa premisse subvencionis, satisfiat smemorato
Floravanti sive cuicumque 154r eius nuncio, de predistis florenis trecentum integre.
Mediolani, die xviii septembris 1450.
Cichus.
427
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RAFFAELE PUGNELLO CHE NON COSTRINGA GALEOTTO DI SICILIA A
PAGARE I MARCHESI DI GODIASCO PER LE CAPRE PRESE AL PARI DI QUANTO SI È FATTO PER GLI UOMINI
DELLA COMPAGNIA DI MADONNA LUCHINA
1450 settembre 18, Milano.
Raphaelli Pugnello.
Per una littera, qual hai facta a Galeoto da Scicilia, nostro homodarme, restiamo avisati ch’el
vole essere astrecta certa soa segurtà a pagare certi dinari ali marchese de Godeliasco per
casone de alcune capre a loi tolte, et perch’el dicto Galeoto se lamenta de questo dicendo che,
quando li suoi tolseno le dicte capre, quelli dela compagnia dela magnifica madona Luchina ne
tolseno de l’altre et non sonno astrecti a pagarle né a restituirle, ne pare che, non essendo
astrecti li altri a pagare nì a restituire le capre tolte per loro ali dicti marchesi, esso Galeoto et le
180
segurtà soe predicte etiamdio non siano gravati per la dicta casone. Et così volimo che in questo
habii bona advertencia.
Mediolani, die xviiii sptembris 1450.
Cichus.
428
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FOSCHINO ATTENDOLO DI PRENDERE TANTI CAVALIERI E UFFICIALI
QUANTI NE NU TENEVA NICCOLÒ ZORZO, CHE HA ABBANDONATO LA CITTÀ CON TUTTA LA SUA
MASNADA
1450 settembre 19, Milano.
Domino Foschino de Attendolis,locuntenenti Laude.
Havemo recevuto le toe littere et, inteso quanto ne scrivi dela partita de Nicolò Zorzo et dela sua
masinata et officiali non è rimasto excepto il suo vicario, non te dicemo altro se non che vogli
tenere tuti quilli cavalleri et officiali che teneva dicto Nicolò Zorzo et così la famiglia, li quali
volimo siano pagati del salario d’esso Nicolò; et così per l’aligata scrivemo al referendario et
thexaurero nostri lì che gli debiano pagare, sì che solicita siano pagati et che loro fazano el
debito suo et che se attendi dì et nocte alla bona guardia de quella cità, et meterce ogni tuo
ingenio per conservarla sana dala peste.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
429
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI LODI DI PAGARE, SUL SALARIO
DELL’ALLONTANATOSI NICCOLÒ ZORZO, GLI UFFICIALI ARRUOLATI DA FOSCHINO ATTENDOLO
1450 settembre 19, Milano.
Referendario et Thexaurario Laude.
Perchè el nobile Nicolò Zorzo, potestate de quella nostra cità, s’è partito et ha menato via tuti li
oficiali et famiglia sua, et perché quella nostra cità non sta bene senzo officiali 154v habiamo
ordinato al magnifico affine et nostro locuntenenti Foschino de Attendoli che debia tore dicti
officiali et fornirse de fanti secondo dovè tenere dicto Nicolò Zorzo; pertanto volimo et
cometemovi debiati et pagare dicti officiali et fanti, ch’el dicto Foschino haverà tolti per l’absencia
del dicto Nicolò, del suo salario et provisione per lo pagamento del suo officio per fin a tanto ch’el
dicto Nicolò venirà o mandarà li suoi officiali et famiglia ch’è tenuto a tenere. Et questo non
manchi, intendendove del pagamento col prefato Foschino.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Cichus.
181
430
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELL’ENTRATE DI FAR CONVALIDARE DAI
DAZIERI DI PIZZIGHETTONE FINO A CENTO DUCATI D’ORO QUANTO GIOVANNI CAIMO HA SPESO PER SÉ
E PER IL DUCA SULLE ENTRATE DELLA LOCALITÀ
1450 settemre 19, Milano.
Regolatori et magistris intratarum.
Zohanne Cayme, nostro cancellero et commissario in Pizleone, ha avuto casone spendere certi
dinari dele intrate nostre di quella terra de Pizleone, sì per nostri bisogni come per bisogno de
esso Zohanne; pertanto volimo faci fare la rasone deli dacieri de Pizleone et li faciati fare boni
tuti quelli dinari hanno numerato al dicto nostro commissario fin ala summa de cento ducati d’oro,
computando in la dicta summa di cento ducati sì quilli denari sonno spesi per nostri bisogni,
como quelli sono spesi per bisogno d’esso Zohanne, metendoli per spesa consumata.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
431
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GRACINO DI PESCAROLO E AL REFERENDARIO DI PAVIA DI FAR AVER
2500 DUCATI A PIETRO MARIA ROSSI SULLE ENTRATE DELLE PORTE DELLA CITTÀ DI PAVIA
1450 settembre 19, Milano.
Gracino di Pescarolo et domino referendario Papie.
Quia spectabilis Petrus Maria de Rubeis presencialiter se iuvare commode non potest de illis
ducatis quos ei designavimus super subvencione florenorum quindecim mille per comunitatem
illius nostre civitatis camere nostre fienda, prout sua presens necessitas maxime exigit et nostre
est intencionis quod ei de eiusmodi pecuniis indilate satisfiat, contentamur et volumus quatenus
eidem Petro Marie, sive cuilibet eius nuncio, de dictis 2500 ducatis responderi faciatis ex denariis
dacii intrate portarum premisse 155r civitatis ultimorum quinque mensium presentis anni et
imbotaturarum vini et bladorum comitatus ibi nostri eiusdem anni, omni contradicione cessante.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
432
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DUCALI DI DARE AL
FRATELLO ALESSANDRO 500 DUCATI D’ORO IN CONTANTI E 300 DUCATI IN PANNO
1450 settembre 19, Milano.
Regolatori et magistris intratarum nostrarum.
Ve commectiamo et volimo che al magnifico miser Alexandro, nostro fratello, et a chadeuno suo
messo facciati dare cinquecento ducati d’oro in denari contanti et trecento ducati in panno,
spazandolo con ogni possibile celerità.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Cichus.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
182
433
FRANCESCO SFORZA SI MERAVIGLIA CHE IL REFERENDARIO DI PIACENZA NON ABBIA FATTO DARE A
GIOVANNI DALLA NOCE QUANTO DOVUTOGLI ASSERENDO CHE LA LETTERA NON ERA SOTTOSCRITTA
DAL DUCA, PUR NON TRATTANDOSI DI UNA ASSEGNAZIONE NUOVA
1450 settembre 19, Milano.
Referendario Placentie.
Benchè più volte et anche nuovamente te haviamo scripto che debi fare satisfare al spectabile
cavalero miser Zohanne dala Noce de quello resta havere del assignatione sua, non dimancho
intendiamo per lamente del dicto miser Zohanne ch’el nostro scrivere poco gli è zovato, immo
che tu dici non volere exequire la nostra lettera perché non è signata de nostra propria mano, di
che meiavigliandone, perché questa non è assignatione nova, immo executione et satisfatione
del assignatione altra volta facta et de simili lettere non bisogna altra signatura, te commrectiamo
de novo et volimo che al dicto miser Zohanne, o a chi ordinarà luy, faciati satisfare de quello
resta havere et exequire l’altra vostra lettera senza expectare altro da noy et con tanto maiore
celerità quanto è menato più longo per lo passato.
Mediolani, xviiii septembris 1450.
Cichus.
434
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI CREMONA CHE, PERDURANDO LA MANCANZA DI
ERBA, NON INDUGI OLTRE A PROVVEDERE DI STRAME I CAVALLI DELLA GENTE ALLOGGIATA NEL
CREMONESE
[1450] settembre 19, Milano.
Locuntenenti Cremone.
Ve havimo ali dì passati scripto per altre nostre che, non trovandose più herbe, facesseno
provedere de strame alli cavalli dele nostre gente lozate lì in Cremonese, che non è anchora
facto, secondo sentiamo per lamente a nui facte per le dicte nostre gente et maxime per Antonio
da Landriano, quale se ne grava gravemente. Pertanto iterato ve scrivemo che gli fazati omnino
provisione secondo che per le altre nostre vi havemo scripto.
Mediolani, xviiii septembris.
Cichus.
435
ORDINE AD ANGELO DE CAPOSILVIS DI NON CONSENTIRE DI MOLESTARE CON LA TASSA DEI CAVALLI
GLI UOMINI DI CAMAIRASCO
1450 settembre 19, Milano.
155v Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Scriptum fuit Angelo de Caposilvis quod non permicteret molestari homines de Camayrasco de
tassa equorum.
Cichus.
183
436
FRANCESCO SFORZA ORDINA A OTTONE DA MANDELLO DI CONCEDERE LICENZA AI MULATTIERI E AI
CARRETTIERI E AGLI UOMINI DI PIOVERA DI ANDARE E VENIRE PER LA CONDOTTA DEL SALE,
MINACCIANDOLO, SE SI COMPORTA ALTRIMENTI, DI SEVERE SANZIONI
1450 settembre 19, Milano.
Domino Ottoni de Mandello.
Non possemo se non maravigliare che, habiandone scripto tante volte como habiamo,et habian
done mandato a dire più volte che volisevo dare modo, forma et ordine cum effecto et non
restasse per vui nì per l’homini vostri da Piovra ch’el sale non se conducesse , e pur ne pare che
littere né ambasiati zovano, immo queste cose procedano in modo como se le dicte nostre littere
et ambasate fosero nulla et le remetessevo da parte in contempto et dispresio nostro. Il che non
vogliamo supportare. Sichè siando informati et giaramente sapendo che, per vostra cagione, è
stato et resta da essere conducta gran quantità de sale, la qual cossa cede in nostro gran danno,
dicemo, volemo et ve comandiamo che debiati concedere licencia a mulateri, carratori et con
ducteri da venire et andare per la conducta d’esso sale, et fati che li vostri da Piopera vadano a
conducere, siando satisfatti, como lor sirano, dela lor mercede, et dategli ali conducteri nostri
mesi ogni aiuto sapeti et poseti. Il che, se fariti, ne fareti cosa grata et fareti el vostro dovere; si
vero non, creditene che siamo disposti de non patire questo danno per vostra casone et farimove
tale demostracione che non solum satisfareti al danno haveremo portato et portarimo, ma ancora
ve trovati essere malcontenti. Sichè adoncha facti non manchi né per vui né per li vostri a fare
ch’el sale se conduca et avisaretene del modo et ordine prendereti circa questo.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
437
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI ALESSANDRIA CHE DIANO IL
DENARO CHE GLI SPETTA AD ANTONELLO PER CAVALCARE COME GLI È STATO ORDINATO
1450 settembre 19, Milano.
Referendario et Thexaurario Alexandrie.
Ad ciò che Antonello dal borgo possa cavalcare a fare quanto gli è stato ordinato, volimo et ve
comandiamo che subito, havuta questa, gli faciati assignacione deli denari che gli toca per la rata
sua, como se contene in la nostra littera in Borgogli, 156r non essendo facta in Borgoglio al
conte Gasparo assignacione alcuna deli denari che gli tocano. Et questa assignacione faciamo
fare lì al dicto Antonello per respecto che gli ha arme soe in pegno, senza le quale, como sapeti,
lui non porria cavalcare; sichè spazatello prestissimo et non lo teneti in tempo.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
184
438
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI ALESSANDRIA DI DARE AL
PROPRIO CONESTABILE, LUCA SCHIAVO, CENTO DUCATI D’ORO
1450 settembre 19, Milano.
Referendario et thesaurario Alexandrie.
Siamo contenti et volimo che a Lucha Schiavo, nostro conestabile, faciati dare et daghi tu the
saurario, ducati cento d’oro de quelli denari dovevano pagare li homeni de Cassino per lo termi
ne de luglio agosto et septembre come etiamdio vi scrive Pietro Acceptante de ordinatione
nostra.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Cichus.
439
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI NOVARA CHE IMPONGA A PIERINO DI CASTANO ABITANTE
IN NOVARA DI SALDARE IL DEBITO CHE HA CON GIOVANNI DA PIACENZA
1450 settembre 20, Milano.
Potestati Novarie.
Ne ha exposto Iohanne de Piasenza, presente exhibitore, che debbe havere da uno Petrino de
Casteno, habitatore de quella cità, certa quantità di dinare, como per lui te sarà facta informa
zione. Pertanto volimo et per tenore de questa te cometemo che, essendo così como dice esso
supplicante per omni via de rasone constrenzi dicto Petrino a satisfare al dicto exponente de
tucto quello te constare essere suo vero debitore procedendo in questo fumarie et de plano sine
strepitu et figura iudicii, in modo che esso supplicante senza dilacione conseguisca el debito suo.
Data Mediolani, die xx septembris 1450.
Cichus.
440
ORDINE AL PODESTÀ DI SAN NAZZARO DI CONSEGNARE I DUE LADRI CH’EGLI DETIENE
1450 settembre 19, Milano.
Potestati Sancti Nazarii.
Quod consignari faciat potestati Papie illos duos de Scaldasole qui furtaverunt granum, quos
habet penes se detentos, nonobstante aliquibus litteris in contrarium emanatis.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
185
441
DISPOSIZIONE DI INVIARE A SCALDASOLE DEI MEMBRI DELLA FAMIGLIA PODESTARILE PER PRENDERE I
LADRI DI CUI ALLA NOTA PRECEDENTE.
1450 settembre 19, Milano
Potestati Papie.
Quod scribitur potestati Sancti Nazarii ut supra; pro eo igitur mittat aliquos de eius familia ad
accipiendos dictos de Scaldasole.
Mediolani, die quo supra.
442
RACCOMANDAZIONE ALL’UFFICIALE SOPRA LA CONSERVAZIONE DELLA SANITÀ IN ALESSANDRIA DI
PERSEVERARE IN DILIGENZA E VIGILANZA
1450
SETTEMBRE 19, MILANO.
Officiali super conservatione sanitatis Alexandrie.
Commendatur de avisamento per ipsum scripto circha pestem; in quo denuo oneratur quod in
futurum sic faciat adhibendo curam dt diligentiam quod, toto suo posse, civitas ipsa et terra
Bergolii a peste conserventur.
Mediolani, ut supra.
443
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI RESTITUIRE A SCARINZIO DA TRIESTE I
CAVALLI SEQUESTRATI, POTENDO CHIUNQUE LIBERAMENTE VENIRE E FERMARSI NEL DUCATO
[1450 ] settembre 20, Milano.
156v
Domino Iohanni de Tolentino.
Quod restitui faciat libere equos per ipsum sequestratos Scarinzio de Trieste noviter ad partes
nostras advento, quoniam intentionis nostre est quod quilibet venire possit et stare secure in
partibus nostris.
Mediolani, die xx septembris.
444
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE CON IL PROVVISIONATO LODIGIANO,GIOVANNI DA MILANO, PER
L’INFORMAZIONE SULLA PESTE. SI ORDINA VENGANO DATI DA 40 A 50 DUCATI PER LA PROSECUZIONE
DEI LAVORI
1450 settembre 20, Milano.
Iohanni de Mediolano provisionato Laude.
Commendatur de avisamento quod facit circha pestem, que non exasperat in civitate illa Laude.
Circha vero laboreria, que ibi fiunt, scribitur referendario et thexaurario ibidem quod recuperent xl
usque in l ducatos expensis in dictis laboreriis.
Die ut supra.
186
445
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI LODI CHE INVIINO AD ALESSIO DA
POSTERLA CINQUANTA DUCATI PER IL COMPLETAMENTO DEI LAVORI INTRAPRESI
1450 settembre 20, Milano.
Referendario et thexaurario Laude.
Quod recupererent ducatos xl usque in l numerandos Alexio de Pusterla, officiali ibidem super
laboreriis, ut maiori cum celeritate eadem laboreria expedita sortiantur, et id faciant pro quanto
gratiam domini caripendunt.
Die quo supra.
446
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI PIACENZA DI APPURARE SE GIOVANNI DALLA
PORTA DI VALENZA NEL RITORNO DA VIADANA ABBIA PORTATO ZAFFERANO, DEL CHE LO ACCUSANO I
DAZIERI PIACENTINI E SE INNOCENTE, GLI VENGA RILASCIATA LA NAVE.
1450 settembre 20, Milano.
Referendario Placencie.
Ne ha significato Zohanne dala Porta da Valenza che, avendo lui conducto a Viadana per aqua
certi balistreri sotto salvoconducto del illustre signore misser Carlo da Gonzaga, in la soa
ritornata indreto gli è stata retenuta la nave a nome deli dacieri de quella nostra cità per casone,
como lor dicono, che habia conducto in zuso zafrano senza pagamento de dacio; et perché lui
nega havere conducto alcuno zafrano et altro, de che se paga dacio, et, essendo così, non saria
honesto fose constrecto ad alcuno pagamento, te cometiamo et volemo che, essendo como lui
dice,cioè ch’el non habia conducto cosa alcuna in zoso da pagare dacio, provedi non gli sia dato
impazo alcuno, immo gli sia relaxata la dicta nave.
Data Mediolani, xx septembris 1450.
Cichus.
447
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI LODI DI COSTRINGERE, SE RISULTANO TALI, I DEBITORI
DEL TROMBETTIERE DUCALE, FEDERICO DELLA MAGNA, A SALDARE LE LORO PENDENZE
1450 settembre 20, Milano.
157r
Potestati Luade sive locumtenenti.
Dilecte noster, Federico dela Magna, nostro tronbeta, ne ha rechesto vogliamo providere gli sia
satisfacto da certi soi debitori habitanti in quella nostra cità; et perché, essendo luy occupato in li
nostri servicii, non merita essare menato in longo per consecucione de tale suo credito, te
comettiamo et volemo che, ad ognia sua rechesta o de suo messo, gli ministri rasone contra
qualunca suo debitore summaria et expedita et senca strepito de piedo et, constandote del suo
credito, li astrenzi per caduno rasonevele remedio a satisfarlo interamente de tuto quello debe
havere, in modo non abia casone de replicarne più per quista casone.
Data Mediolani, die xx septembris MCCCCL.
187
448
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL TESORIERE DI PIACENZA DI PROVVEDERE PERCHÉ FINALMENTE
GIOVANNI DALLA NOCE ABBIA OGNI SUA ASSEGNAZIONE
1450 settembre 20, Milano.
Placentie thexaurario.
Non ha ancora el spectabel cavalero misser Zohanne dala Noce, nostro conductero, possuto
conseguire tucti quelli dinari gli fecimo assignare altre volte in quella nostra cità benché più volte
ne habiamo scripto al nostro referendario lì. Dil che lamentandose lui, te cometiamo et volemo,
como etiamdio scrivemo al dicto referendario che, per omni modo satisfaci a lui, o a qualuncha
el ordinarà, de tuto quello resta havere per casone dela dicta assignacione et in tal modo ch’el
non habia casone de condolerse più.
Mediolani, die xx septembris 1450.
Cichus.
449
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE I COMMISSARI DI OLEGGIO E DEL SEPRIO SPOSTINO I CAVALLI DI
SAGRAMORO DA PARMA, ATTUALMENTE AD AZZATE, IN LOCALITÀ NON GRAVATE DA TALE ONERE
1450 settembre 20, Milano.
Domino Baptiste de Burgo,commissario Olegii et commissario Seprii.
Mosti per compasione del comune et homini de loco de Azà del vicariato de Varese, qualli ne
hanno supplicato gli vogliamo levare dale spalle certi cavalli de Sagramoro da Parma, allegando
l’imposibilità loro per essere posti a sacomano al tempo dele guerre passate, per essere
tempestati dui anni et per havere supportate infinite graveze de zente d’arme et d’altro, et
recordando che se poriano metre in li luochi descripti in la inclusa cedulla, perchè non hanno
carico alcuno de cavalli, siamo contenti et così ve comettiamo et volemo che, essendo così, cioè
che essi lochi non habiano carico alcuno de cavalli, provideati che quelli de Sagramoro predicto
se levano da Azà et vadino ad allogiare ali luochi predicti, avissandone dela cagione perché non
hanno carico alcuno. Se ancora ve parese che havesseno poco gravamento per respecto ali
altri luochi, gli metiati de quilli del dicto Sagramoro fin ala contingente porcione dela rata sua.
Data Mediolani, die xx septembris 1450.
Cichus.
Locus Caydate et locus de Albuzago, locus de Quinzano, locus de Besnate, locus de Aliciago,
locus de Solbiate super Arne, locus de Menzago.
188
450
FRANCESCO SFORZA INVITA FRANCHINO RUSCA A CONSEGNARE AL COMMISSARIO DUCALE ANGELO LA
VALLE DI BALLERNO E LA BASTIDA DI MORBIO
1450 settembre 19, Milano.
157v
Magnifico comiti Franchino Rusche.
Como denanze la partita vostra da qui ve dicessemo, de novo ve repplicamo et confortiamo et
caricamo che, per bona casone concernente grandemente el stato nostro, vogliate consignare la
valle de Ballerno cum la bastita de Morbio in le mane de misser Angello, nostro commissario et
mandatario, exhibitore dela presente, qual mandiamo lì solamente per questa casone.
Data Mediolani, die xviiii septembris MCCCCL.
Cichus.
451
FRANCESCO SFORZA, INDIGNATO PER LA RENITENZA DEGLI UOMINI DI FREGAROLO A DARE CARRI,
PERSONE E BESTIE PER LA CONDUZIONE DEL SALE DA GENOVA A PAVIA, IMPONE LORO DI RECEDERE
DA TALE ATTEGGIAMENTO MINACCIANDO ALTRIMENTI GRAVI SANZIONI.
1450 settembre 14, Milano.
Communi et hominibus Fregarolii.
Ex facta nobis relacione per Tristanum de Dexio, familiarem nostrum dilectum, intelleximus
inobedienciam et renitenciam vestram in exhibicione plaustrorum necessariorum pro sale nostro,
qui a Ianua ad civitatem nostram Papie conducendus est pro usu gabellarum nostrarum in
detrimentum camere nostre non exiguum. Quare cum ipsius salis conducta nedum utilitatem
prefate camere verum etiam omnimodum vestrum et aliorum subditorum nostrorum concernat,
sumusque ceti vos iacturam nostram pati non velle, volumus et mandamus quatenus ad omnem
instanciam ipsius Tristani, sive cuiuscumque nuncii sui, recuperetis et libere sibi exhibeatis
plaustra cum personis et bestiis opportunis ad conductam predicti salis expediencia, si et
quocienscumque opus fuerit, ita quod sal ipse expedite conduci possit et defectu plaustrorum
impeditum in itinere non remaneat neque prefata camera iacturam exinde pati veniat. Alioquim
hanc vestram negligenciam ab effectu cognosceretis supramodum nobis fuisse molestam.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Iohannes.
452
FRANCESCO SFORZA, DOPO LA LODE PER L’ATTESTATA LORO DISPONIBILITÀ A PRESTARE CARRI PER
LA CONDUZIONE DEL SALE, SOLLECITA GLI UOMINI DI BOSCO A ESSERE SEMPRE DISPONIBILI A
QUALSIASI RICHIESTA DI CARRI, PERSONE E BESTIE PER ESIGENZE DI SALE DI CUI LE GABELLE DUCALI
NE DENUNCIANO LA CARENZA
1450 settembre 19, Milano.
Comuni et hominibus Boschi.
Gratam admodum habuimus relacionem, quam de vobis fecit nobis dilectus familiaris noster
Tristanus de Desio, circa dilligenciam et solicitudinem, qua usi fuistis in recuperacione 158r et
exhibicione plaustrorum ad conductam salis nostri opportunorum, indeque fidem et devocionem
vestram erga nos commendamus; verum, cum pro ipso sale conducendo necessaria adhuc sit
non esigua plaustrorum quantitas, sic exigente maxima salis necessitate, qui in gabellis nostris
deficit, volumus quod ad omnem instanciam memorati Tristani, sive cuiuscumque nuncii sui,
189
recuperetis adhuc et sibi libere exhibeatis alia plustra cum personis et bestiis opportunis ad
conductam dicti salis expediencia, si et quandocumque opus fuerit, ita quod salem ipsum
expedite conduci facere valeat, opportunitate temporis si presencialiter accomodante, et nos per
effectum cognoscamus vos in solita fide et devocione erga nos perseverare.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Iohannes.
453
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL LUOGOTENENTE E PODESTÀ DI ALESSANDRIA CHE LA PRIORITÀ SU
OGNI ESIGENZA DI TRASPORTO SPETTA ALLA CONDOTTA DEL SALE PER CUI, A QUALSIASI RICHIESTA
VUOLE CHE PROCURINO CARRI E IMBARCAZIONI
450 1settembre 19, Milano.
Locuntenenti et potestati nostro Alexandrie.
Ab habentibus curam et onus conducte salis nostri a Ianua ad civitatem nostram Papie condu
cendi, avissati sumus quod, defectu plaustrorum et navium, sal in itinere impeditus remanet et
conduci nequit in detrimentum camere nostre et in subditorum nostrorum incommodum non exi
guum. Cum ergo hoc egre ferramus, volumus et mandamus quatenus ad omnem requisicio nem
Tristanti de Dexio familiaris nostri, sive cuiuscumque nuncii sui, aut alterius curam conducte dicti
salis habentis, provideri sibi faciatis de plaustris et navibus opportunis, in modum quod sal ipse
expedite conduci possit et, eorum defectu, gabellis nostris sal non deficit et nec prefacta camera
iacturan nec dicti subditi penuriam sali spati veniant, adhibendo in hoc omnem diligenciam et
solicitudinem per modum quo de negligencia imputari non valeatis. Volentes quod non permitatis
aliquam ibi navem alia ex causa per quempiam impediri, nisi facta prius noticia conductori dicti
salis quoniam, si sal conducendus fuerit, intencionis nostre est quod eius conducte prius satisfiat.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Iohannes.
454
NOTIFICA DI LETTERE CREDENZIALI A PROTASIO DE TABERNIS, CANCELLIERE DEL CARDINALE FIRMANI
E ALLO STESSO PRELATO
1450 settembre 20, Milano.
158v Illustrissimo domino nostre pape.
Littere credenciales in personam Protaxii de Tabernis, cancellarii reverendissimi cardinalis
Firmani et similiter prefato cardinali.
Data Mediolani, die xx septembris 1450.
Cichus.
190
455
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL DISTRETTO DI ALESSANDRIA DI ACCORDARSI CON
GIACOMINO FERUFFINO, O CON CHI PER LUI, PER LA LIBERA CONDOTTA MENSILE DI CINQUANTA SOMME
DI BIADE DALL’ALESSANDRINO A GENOVA
1450 settembre 19, Milano.
Capitaneo districtus nostri Alexandrie.
Quoniam, vigore capitulorum salis nostri e Ianua ad civitatem nostram Papie conducendi,
permititur quod e territorio nostro ad ipsas Ienue partes conduci possint some quinquaginta
bladorum ab equis mensuatim, contentamur et volumus quatenus paciaris Iacobinum Ferufinum,
conductorem dicte conducte, sive quenlibet eius nuncium, extrahere a commissa tibi iurisdicione
et ad dictas Ianue partes conducere usque ad quantitatem dictarum summarum quinquaginta
bladorum singulo mense, libere et expedite, omni inhibicione et impedimento remotis, cum tali
tamen advertencia et cura quod sub isto pretextu blada alio in fraudem contra ordines nostros
non divertantur.
Data Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Iohannes.
456
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE, AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI PIACENZA DI
SALDARE OGNI SPETTANZA DOVUTA A SCEVA DE CURTE PER LA PASSATA PODESTARIA IN MODO CHE
EGLI POSSA POI SALDARE LE SUE PENDENZE CON LA CAMERA DUCALE
1450 settembre 19, Milano.
Locuntenenti referendario et thexaurario Placencie.
Maxime per alcuni denari debe pagare lo spectabile doctore nostro dilecto misser Sceva de
Curte ala camera nostra, volimo et omnino ve carichiamo li safiati satisfare dele paghe debbe
havere lì per la podestaria sua, intendendo faciati li sia satisfacto etiam per quello lui debbe
havere per respecto dela comunità, segondo la continencia de nostre lettere per nui già a lui
concesse, aciò anche lui possa ala nostra satisfare. Et questo fati senza excepcione, se credeti
far cosa ne sia grata.
Mediolani, die xviiii septembris 1450.
Iohannes.
457
FRANCESCO SFORZA CERTIFICA A PASQUALE MARIPIERO CHE I SOLDI, DEI QUALI SI IMPUTA IL FURTO
ALL’UOMODARME FRANCESCO MATTO, SONO PERVENUTI AD ANTONIO NARDO, SUO CONDOTTIERO.
VENGA, PERCIÒ, RESTITUITO IL CAVALLO, SICCHÈ LO RIABBIA IL PROPRIETARIO, CRISTOFORO DA
CREMONA
1450 settembre 21, Milano.
159r
Magnifico domino Pasquali Mariperio.
Magnifice et generose vir tamquam frater noster carissime, per Franceschino Matto homo d’ar
me del quale scrisse la magnificencia vostra a nostro figliolo Tristano, che l’haveva robato xxiii
ducati ad uno saccomano, et cetera, siamo certificati, tum per sacramento suo tum etiam per
testimoni, che dicti denari sonno certi esser pervenuti in Nardo Antonio, vostro conductero; dela
qual cosa essendone nuy talmente certificati, ne pare ch’el dicto Franceschino Matto più non gli
191
sia obligato. Il perché confortiamo et pregamo la prefata magnificencia vostra, dappuoy che li
dicti denari sonno in el predicto Nardo Antonio, voglia operare et fare ch’el cavallo sia mò
restituito et che lo rehabia Christoforo da Cremona, nostro conductero, de chi è, como siamo
certi farà.
Data Mediolani, die xxi septembris 1450.
Cichus.
458
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A PASQUALE MARIPIERO DI COSTRINGERE GIERICHINO A RESTITUIRE A
PIETRO PAOLO DA NORCIA IL CAVALLO, CHE VILLANAMENTE RICUSA DI RIDARE
1450 settembre 21, Milano.
Domino Pasquali Maripetro, procuratori Sancti Marci, nec non domino Iacobo Antonio Marcello
militi ac provisoribus.
Magnifici taquam fratres carissimi, segundo che alli dì passati scripsemo alle vostre
magnificence, è stato abduto furtivamente uno cavallo al spectabile cavalero miser Petro Paulo
da Norsa, et habuto chiara informatione che esso cavallo è venuto per le mane de Gierichino,
predicto miser Petro Paulo gli l’ha facta rechiedere, et esso Gierichino non solum non ge l’ha
voluto restituire, ma gli ha facto fare resposta assay inumana et bruscha: et pregamo le vostre
magnificence che gli piaza dare opera cum effectu ch’el cavallo sia restituito al prefato miser
Petro Paulo, come siamo certi farite, perché noy anchora havimo facto et faremo el simile
volunteri per li vestri.
Mediolani, die xxi septembris 1450.
Cichus.
459
FRANCESCO SFORZA, AL DI LÀ DELLA SUPERFLUA SCUSA, SI COMPIACE DI ACCORDARE A MATTEO DE
CURTE IL PERMESSO DI PORTARSI AL SERVIZIO DEL DUCA LUDOVICO
1450 settembre 21, Milano.
159v Domino Matheo de Curte.
Veduto quello ne scrivite per una vostra continente doe parte, cioè la excusatione vostra del non
essere venuto da noy, et la licentia, quale ne richiedite del andare ad servire lo illustre signor
miser lo duxe, respondemo, quanto ala prima, che nuy havemo grata et accepta la dicta vostra
excusatione, bench’el non bisognasse farla, perché cognoscemo el bono animo et sincera
dispositione vostra et sappiamo che, si legitima casone non fusse intervenuta, saresti venuto ad
ogni modo. Ala parte de l’andare a servire el prefato miser lo dusse, dicemo che questo ne piaze
et ve ne concediamo piena licentia, perché desiderio nostro seria sempre de compiacere al
prefato signor miser Ludoico et anchora havemo caro l’honore et bene vostro, repudandoce
che,essendo vuy cum la signoria sua, siati cum nuy.
Data Mediolani, die xxi septembris 1450.
192
460
FRANCESCO SFORZA, IN REAZIONE ALLE PRETESE DEI DAZIERI PIACENTINI, FA PRESENTE CHE IL
GRANO DESTINATO ALLA CORTE DUCALE È ESENTE DA IMPOSTE E, QUINDI, PUÒ LIBERAMENTE
TRASPORTARSI DAL PIACENTINO NEL MILANESE
1450 settembre 21, Milano.
Referendario Placentie.
Li dì passati concessemo licentia al spectabile cavalerio miser Auysino Bosso, nostro dilecto
cortesano da fare condure de Piasentina in Milaneso certa quantitade de grano, et pare che li
datieri de quella cità gli inhibiscano el condure d’esse senza pagamento de datio, perché non era
signata la licentia de nostra propria mano. Et perché non è de usanza ch’el sia tolto pagamento
de datio per le biade, quali venano per uso dela corte nostra et deli nostri, come questa. Volimo
provedi cum li dicti datieri che esse posseno venire senza pagamento, secondo la dispositione
de essa nostra licentia, et per tale modo ch’el non se habia per questo ad fare restore ali dicti
datieri.
Data Mediolani, die xxi septembris 1450.
Cichus.
461
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANGELELLO DA BOLOGNA CHE TENUTA PER UN GIORNO LA
FORTEZZA DI MURCO IN VAL LUGANO CON LA PIEVE E LA VALLE DI BALERNO,. CONSEGNI IL TUTTO AI
CONDOTTIERI DUCALI FRANCESCO, AMERICO E BERNABÒ SANSEVERINO. AVUTA, POI, LA BASTIDA DI
MORBIO, LA SPIANI AL SUOLO
1450 settembre 21, Milano.
160r
Domino Iohanni de Angilellis de Bononia.
Aciò sappiate la mente nostra et quella possiati exequire, vi commectiamo et volimo che, da poi
havirete havute in le mane vostre la forteza de Murco de Val Lugano et la pieve et valle de
Balerno, et le havirete tenute uno zorno in le mane, subito li consignati ali magnifici Francesco,
Americo et Bernabò de San Severino, nostri conducteri, liberamente et senza exceptione alcuna;
volimo etiandio che, havuta in le mane la forteza overo bastita de Morbio, subito la facciati
spianare et buctare per terra.
Mediolani, xxi septembris 1450.
Cichus.
462
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE ALLA GENTE ALLOGGIATA NEL PARMENSE SI DIA SINGOLARMENTE
UNO STAIO DI FRUMENTO E STRAME PER I CAVALLI
1450 settembre 21, Milano.
Domino Baptiste de Sabelischis.
Dilecte noster, quamvis per altre nostre debiate essere giarito de quanto se deba provedere ale
nostre gente logiate in Parmesano, nondimeno ve replicamo che la voluntade nostra si è che se
dia stantia et strame per li cavali et uno staro de formento ala mesura cremonese per cisciauna
bocha viva tanto, dando el sacramento dele boche vive; et questo è l’ordine nostro, el quale
volimo che vuy giariate al marchexe de Soragna et anche ale gente sono alogiate a casa sua,
che sciano piaciente et contente a questo nostro ordine.
Data Mediolani, die xxi septembris MCCCCL.
Cichus.
193
463
FRANCESCO SFORZA INVITA CORRADO DA FOGLIANO A TROVARE UN MODO DI RIDURRE IL TROPPO
NUMERI DI CAVALLI CUI DEVE PROVVEDERE IL MARCHESE DI SORAGNA
1450 settembre 21, Milano.
Magnifico Conrado de Foliano armorum, et cetera.
Magnifice frater noster carissime, se grava el spectabile marchixe de Soragna del tropo numero
de cavali ha ad casa, dicendo non podere supportare tanta spexa; per la qual cosa volemo che
tu vedi se con bon modo tu gli poy fare qualche aleviacione, aciò che de tropo graveza non se
habia a lomentare: vedelo adoncha, et haverimo piacere de ognia bono tractamento se li possa
fare.
Data Mediolani, die xxi septembris MCCCCL.
Cichus.
464
IN SEGUITO A RICHIESTE DI LIBERAZIONE, FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI ALESSANDRIA
DI RILASCIARE, SENZA CHE RESTI ALCUNA TESTIMONIANZA SCRITTA DI QUANTO PERPETRATO,
ANSELMINO FERRO , INCRIMINATO PER AVERE SCAVALCATO LE MURA CITTADINE DI NOTTE
1450 settembre 21, Milano
Domino potestati Alexandrie.
Egregie miles dilecte noster, havemo presentito che haviti lì in prexone uno Anselmino Ferro di
quela nostra cità per lo excesso per luy commesso in trapassare li muri dela cità di Noiti, et che
contra luy procediti, secondo dispone la rexone; et perché siamo molto cum instantia pregati che
li vogliamo perdonare questo suo dilito, la quale gratia siamo contenti farli per respecto dele dicte
prechere, vi commetiamo et volimo che, recepute le presente,subito lo dobiate rexarlo liberamen
te et deinde fare cancellare ognia proceso contra di luy facto per dicta caxone, sichè may in
alcuno tempo non vencha a patire pena alcuna.
Data Mediolani, die xxi septembris MCCCCL.
Cichus.
465
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL TESORIERE DI CREMONA DI FAR TRASPORTARE AL CASTELLANO DI
PIZZIGHETTONE TANTO FRUMENTO PER QUANTO AMMONTA L’ASSEGNAZIONE FATTA A GIOVANNI DA
TOLENTINO, A GIACOMAZZO E AGLI ALTRI
1450 settembre 22, Milano.
160v
Thexaurario Cremone.
Volimo che debiati assegnare al Folignato, castellano de Piziguitone o ad Lucha, suo meso,
tanto frumento quanto monta lo capsoldo dela rata et assignacione facta a misser Zohanne de
Tolentino et misser Iacomazo et ali altri, fatte sopra le xx m milia libre donate, provedendo de
carigii opportuni per far conduere dicto frumento nella rocha de Pizighitone, qual volimo sia per
municione d’essa rocha; et non manchi.
Mediolani, xxii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
194
466
FRANCESCO SFORZA, PER ASSECONDARE LE RICHIESTE DI LUDOVICO BOLERO, UOMO DEL RE
RENATO, VUOLE CHE GIOVANNI DA CENTALO VENGA BEN TRATTATO E CHE VENGANO RESTITUITE A
BOLERO LE ARMI CHE HA A SOLERO E A FREGAROLO
1450 settembre 22, Milano.
Locuntenenti Alexandrie.
Dal magnifico misser Ludovico Bolero, homo del illustre et serenissimo re Renato, havemo
recevuto doe littere quale ve mandamo incluse continente quatro parte. Alla prima havemo sati
sfacto, ale altre doe, che tocano el facto de Zohanne da Centalo, abitatore del Fregarolo, per
l’imputacione fateli, como intenderiti in esse littere, volimo che, per respecto d’esso misser Ludo
vico, quale è tanto nostro quanto potesse essere, habiati recomandato el dicto Zohanne et gli
faciati tutto quello bono tractamento che ve sarà possibile e in modo che misser Ludovico inten
da che havimo cari li suoi. Quanto ala quarta parte de l’arme, quale dice havere in li lochi de Sole
ro et Fregarolo, siamo contenti de compiacerli e cossì volimo gli le faciati liberamente restituiire.
Data Mediolani, die xxii septembris MCCCCL.
Cichus.
467
FRANCESCO SFORZA ASSICURA LUDOVICO BOLERO AVER DISPOSTO DI COMPIACERLO NELLE
RICHIESTE, DI CUI ALLLA MISSIVA PRECEDENTE. GLI INVIERÀ, INOLTRE, ABRAMO DE ARDICIIS PER
ASSECONDARNE LA SUA RICHIESTA
1450 settembre 22, Milano
Domino Ludovico de Bolero, vicecomiti Relame et de Monte, et cetera.
Ut primum recepimus litteras magnificencie vestre, quibus requirit ut ad eam mittere velimus
unum ex nostris intelecturum quecumque dicere voluerit statum nostrum concernencia, scripsi
mus indilate ad Abraam de Ardiciis ut eo proficiscatur et veniet certi sumus. Rengraciamur autem
magnificencie vestre ex eo quod pro negociis fidum a nobis fidum a nobis nuncium postula verit,
ex inde quod singularem in nos affectionem declaraverit ; in favorem Iohannis de Centalo subditi
vestri scripsimus opportune ad locuntenentem nostrum Alexandrie,nec dubitamus quin, virtute
litterarum nostrarum et respectu magnificencie vestre, eidem Iohanni rem gratam facere studebit.
Iniungimus etiam prefato locuntenenti nostro quod arma, de quibus in cedula vestra agi tur eidem
magnificencie vestre restitui faciet. Ad cuius beneplacita queque ex animo parati sumus.
Mediolani, xxii septembris 1450.
Cichus.
195
468
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL PODESTÀ DI SALE IL MOTIVO PER CUI LORENZO TROVAMALA,
GIOVANNI BONO MAZO, AGOSTINO GALIANO E GUGLIELINO TETO NON SI SONO PRESENTATI, COME
ORDINATO DA LUI, NEL QUAL CASO RICHIEDA LA PENA COMMINATA DI CENTO DUCATI D’ORO A CIASCUNO
DI LORO RINNOVANDO L’ORDINE DI PRESENTAZIONE.
1450 settembre 20, Milano.
161r Potestati Salarum.
A xv vel a xvi del presente te forono presentate [littere] per nostra parte da Gulielmo da Malindo
et Ferraro de Valo, como siamo informati, per le quale doveve fare comandamento a misser Lo
renzo Trovamala, misser Zohanne Bono Mazo, Augustino Galiano et ad Gulielmo Theto de
quella nostra terra iincontinenti et senza dimora dovesero comparere denanti al conspecto nostro
ad oldire et intendere quanto li voremo dire et questo sotto pena de ducati cento d’oro per
cadauno de loro ipso iure et facto da essere applicati ala camera nostra et etiam sotto altra pena,
como in esse nostre littere se contene, ale quale te scrissemo che presto tu ne dovesti
rispondere. E ora non sonno venuti né tu ce hai resposto, dil che molto ne maravigliamo de tal
tua negligencia, la qual non possimo se non cannari et detestare; unde volimo et dicimo tu ce
advisi se tal comandamento lo hai facto et habiano disobedito et, eo casu, tu procedi a fare
rescotre la dicta pena, se de infermitate o d’altra simile causa non hanno digna excusacione, e li
dinari manda al nostro thexaurero generale incontinenti. Et preterea falli un altro simile
comandamento: debiano comparere denanti da noi sotto consimile pena. Si vero non li hay facto
lo primo comandamento, hay facto male et te ne porresti avedere che ne dispiace, ma fallo de
novo e prestissimo respondene et advisa de quanto sarà seguito, per quanto hai voglia de non
perdere la gracia nostra.
Mediolani, die xx septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
469
COMUNICAZIONE A GIOVANNI BOLDEZONO CHE È STATA AFFIDATA PER DUE ANNI LA ROCCHETTA
ALL’EBREO MANO PER 200 DUCATI
1450 settembre 22, Milano,
Iohanni Boldezono.
Quod dominus contentatur, respondendo litteris suis, dare domum sive rochetam Giarele Mano
ebreo pro duobus annis, dummodo in ea non fiant aliqua illicita, et dummodo mittat die iovis
poxime futuri illos ducatos ii centum quos dare mutuo promisit, et cetera.
Mediolani, xxii septembris 1450.
Cichus.
196
470
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE CON IL LUOGOTENENTE DI LODI PER AVER NOMINATO SEI CITTADINI
ALLE PORTE DELLA CITTÀ PER LA SANITÀ, MA AVVERTE CHE IL LORO SALARIO È A CARICO DELLA
COMUNITÀ
1450 settembre 22, Milano.
Locuntenenti Laude.
Per resposta dela toa lettera, te comendiamo dela provisione, qual hay facta, de sei citadini ale
porte de quella nostra cità, per conservacione et salute d’essa, et piaceni che gli habii taxata la
provisione de vintiquatro livre al mese; ma te avissamo che nostra intencione non è de pagare
nui questa spesa , imo che la comunità lì la paghi, considerato che la redunda in bene d’essa e
l’altre comunità dele terre nostre fanno el simile.
Mediolani, die xxii septembris 1450.
Cichus.
471
NELL’ATTESA DELLA NOMINA PONTIFICIA DEL TITOLARE DELL’ABAZIA DI SAN CELSO, FRANCESCO
SFORZA NE NOMINA AD ECONOMO E AD AMMINISTRATORE FILIPPO DA GALLARATE
1450 settembre, Milano
161v Filippo de Gallarate, preposito ecclesie Sancti Laurentii Maioris Mediolani ac Iohanni de
Cornibus
Perché nuy havemo scripto et mandato alla Sanctità del nostro signore che se digna promovere
alla bacia de Sancto Celso uno de quelli havemo proferito alla prelibata sua Santità, quale
abacia de Sancto Celso vaca, et intendendo che, fra questo mezo che idoneamente serà
proveduto al dicto benefitio, non patisca alcuno detrimento et che li fructi non siano disipati et
vadano in mala parte, pertanto volimo et cossì per la presente vi ordinamo et deputamo iconimi
et administratri dela dicta abacia cum pieno arbitrio de regulare, ordinare et despensar dicti fructi
cum più utilmente vi parerà per bene del dicto monasterio; sichè volimo aceptiati dicto officio de
iconemato et administratione, quali vogliati exercetari benetritamente et fidelemente perfino al
dicto benefitio serà idoneamente proveduto per la Sanctità del nostro signore.
Ex Mediolano, septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
472
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE PER LA DISPONIBILITÀ DI ADOLONE SPINOLA ALLA PACIFICAZIONE
CON NICOLA NONOSTANTE LA SUA INDISPONIBILITÀ A UNA COMPOSIZIONE E LO ASSICURA DEL SUO
AIUTO
1450 settembre 22, Milano.
Adolone Spinole de Guarco.
Inteleximus quod optime dispositus es ad capescendam composicionem et concordiam cun
Nicolao, consorte et adversario tuo contentus es etiam in aliquos affine set amicos comunes
facere compromisum ut omnis invicem vertens diferencia cognoscatur et exitum habeat, ubi ille
aliter omnia dificultat et nimia, sicut refertur, utens pertinacia, contenciones sequi et amplecti
constituit. Cum igitur inter nostros, et eo maxime qui affinitate et sanguine cuniuncti cuiusmodi
vos estis caritatem et animorum sinceritatem et unionem vigere libenter videamus, te comenda
197
mus et disposicionem tuam et hortamur in ea persencies et omnia offerre preponere et facere,
quibus composicio et concordia succedat, velut optamus et utrumque vestrum decebit, sique
Nicolosius dificiis adhuc et renitens fuerit et honestati negaverit acquiescere, et aliquo tibi favo re
auxilioque nostro opus extiterit nequaquam tibi deficimus, ut qui tranquilitatis et amicicie viam
spreverit, aliis flectatur remediis et pertinaciam sibi nocuise et honestatem ac mansuetudinem tibi
profuisse dignoscat.
Mediolani, die xxii septembris 1450.
Cichus.
473
FRANCESCO SFORZA INVIA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA LA SUPPLICA DI PAOLO DA RHO
PERCHÉ, ACCORTAMENTE INFORMATI DELLA FACCENDA, VI PROVVEDANO
1450 settembre 22, Milano.
162r
Dominis de Consilio Iusticie.
Supplicationem Pauli de Raude, civis nostri Mediolanensis, nobis porrectam vobis mittimus hiis
inclusam, cuius attenta continencia, cum maxime in ea legitur supplicacione vos aut vestrorum
aliqui de materia ibi narrata esse debeatis informati, comittimus vobis et volumus quatenus de
narratis in ipsa supplicacione dilligenter informemini, et demum et bene re et mature intellecta,
provideatis circa petita prout iuri et honestati videritis convenire.
Mediolani, die xxii septembris 1450.
Cichus.
474
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA I FRATELLI GUIDO E FILIPPO TERZI A UN’EQUA RIPARTIZIONE DI TUTTI I
BENI CON IL FRATELLO NICCOLÒ
1450 settembre 23, Milano.
Guidoni comiti Belvederis ac Filipo de Triciis.
E’ stato da nuy Nicolò Terzo vostro fratello et, gravandose che nele particione deli beni che
meritamente tocariano a lui, cussì in case et possessione et fornace como altre cose, non lo
tractate como meritamente doveresti. Ce ha richesto che gli providiano de opportuno remedio de
ragione, ita che in comparticione vegna ad essere tractato equalmente per la parte sua, como
vui; per la qual cosa noy, sempre desiderosi che de bono et equo se togliano le diferencie fra li
nostri et maxime fra parenti como siti, ve confortiamo et carichiamo quanto più possimo che gli
vogliati fare tal tractamento ch’el non habia più cagione recorere a noy per questa cosa, a noi
sarà necessario provedere ala sua indemnità per via dela ragione.
Mediolani, xxiii septembris 1450.
Cichus.
198
475
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA DI INDURRE ZANINO BARBERO E
LORENZINO TROTTO, MOROSI NEL SALDARE I DEBITI CON ANGELO DA LAVELLO, A SODDISFARE IL
CONDOTTIERO
1450 settembre 23, MILANO.
Locumtenenti Alexandrie.
El spectabile Angelelo de Lavello, nostro conductero, ne dice deve havere certa bona quantità
de dinari da uno Zanino Barbero et Lorencino Trotto dela terra nostra da Castellazo, como sareti
informato. Pertanto volimo habiati le parti da vui et, intesa questa cosa, provedeti in modo ch’el
dicto Angello habia el debito suo senza altro litigio; et perché lui se dubita che, sentendo li dicti
Zanino et Lorencino che lui cerchi questo facto, non se ne vadano cum Dio, volimo faciati questa
cosa in modo che dicto Lorencino et Zanino non se possino partire, o per via de securtà o como
ve parerà, per modo ch’el dicto Angello conseguisca el debito suo.
Mediolani, xxiii septembris 1450.
Cichus.
476
FRANCESCO SFORZA INFORMA CHE LE POSTE SONO FERME A DORNO E PERCIÒ LA CORRISPONDENZA
VENGA INVIATA LÀ E NON LA SI TRATTENGA. SI PROVVEDA, INOLTRE, AL PAGAMENTO DEI CAVALLARI,
COMPRESI QUELLI DI SERRAVALLE.
1450 settembre 23, Milano.
162v Referendario Alexandrie.
Haviemo ricevuta vostra littera et inteso quanto scriviti del facto deli cavallari et cetera. Vi dicemo
che le poste sonno ferme a Dorni, pertanto, avendo ad mandare littere, vogliati mandare ad
Dorni, perché le poste sonno ordinate ad Dorni et ad Binascho, et non vogliati retenire le littere lì
duy o tri dì, che poriano essere de tale importantia che gli andaria la testa, come l’altro dì che
fureno retenute uno dì. Ceterum volimo che provediati al pagamento deli cavallari, secondo
l’ordine dato ad Pietro Acceptante; et cossì volimo sia proveduto alli cavallari de Seravalle, per
modo ce possano servire et siano tenuti a fare lo debito. Et non manchi.
Mediolano, die xxii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
477
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI NOVARA DI PRESTARE OGNI ASSISTENZA AD ANGELO
ATTENDOLO PERCHÈ POSSA PACIFICAMENTE GODERE DEL BENEFICIO DI S. GENESIO DI GEMME
CONCESSOGLI DAL PONTEFICE.
1450 settembre 22, Milano.
Potestati Novarie.
Dilecte noster, perchè de consentimento et voluntà nostra el spectabile cavalero de San
Giovanni, meser Angello deli Attendoli de Cotignola ha impetrato et obtenuto dal Summo
Pontifice el beneficio de San Genexe da Ghemme del destrecto di quella nostra cità, como
appare per evi dente bolle papale a nuy concesse; volimo et cussì ti commettiamo che, se per
alcuna persona volesse fir molestato dicto cavalero et inquietato dela possessione del dicto
199
beneficio, gli presti et daghi ogni tuo adiuto et favore possibile, secondo che seray richesto, sichè
vengha a stare pacificamente nela possessione predicta, del che molto ti carichamo.
Mediolani, die xxii septembris 1450.
In simili forma potestati vallis Sicide.
Item in simili forma potestati Vulpeculi.
478
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL PODESTÀ DI RETORBIDO DI RESTITUIRE I DIECI CARICHI DI
FRUMENTO CHE, IN SPREGIO DELLE ESENZIONI, HA TOLTO AD ANGELO DA LAVELLO, IMPONENDOGLI
RISPETTO PER LE CONCESSIONI DUCALI DI ESENZIONE
1450 settembre 22, Milano.
163r
Potestati Retorbii.
El spectabile Angelelo de Lavello, nostro conductero, como te havemo scripto per altra, ne dice
et lamentase de vuy, che non volite observare la executione quale habiamo facta et concessa
ale herede de Christofano da Lavello, et che gli haveti tolto circha dece some de formento,
perché voleti contribuiscano per la rata parte sua, como fanno li altri de quella terra per le
possessioni che loro hano lì. Dela qual cosa ne meravigliamo assay de vuy, che non habiate
voluto observare le nostre littere de exemtione; e perché nostra intentione è che le exemtione
nostre siano observate, pertanto volemo, et per la presente vi comandiamo debiate, ricevuta
questa, restituire al dicto Angelello, o ad qualunche altro suo meso presente portator, tuto quello
for mento gli fosse tolto per dicta cagione. Et de qui inanzi fati non presentiamo che cosa alcuna
habiate contrafacto ala nostra exemtione, perché, come habiamo dicto, volemo le exemtioni per
nuy concesse o confirmate siano observate.
Data Mediolani, die xxii setembris 1450.
Cichus.
479
FRANCESCO SFORZA PRESO ATTO DI QUANTO COMMESSO DA PIETRO DALLA PORTA A DANNO DEI
FAMIGLI DI ETTORE DA DOGLIONE, INFORMA IL COMMISSARIO DI COMO DI AVER AFFIDATO LA
RISOLUZIONE DELLA FACCENDA AL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA, DI CUI EGLI DOVRÀ ATTUARE LE
DISPOSIZIONI.
1450 settembre 23, Milano.
Commissario Cumarum.
Habiamo per le toe littere inteso quanto ne scrivi del excesso comeso per Petro dela Porta
contra li famigli de Hector da Dogliono, et quanto tu hai facto circa quello et cetera. Al che non
dagamo altra resposta a ti, perché habiamo comessa la causa al consiglio nostro de iusticia,
dove tu haveray ad exequiri quanto per esso te firà scripto et comesso; ma ben volimo che faci
per ogni modo e via restituire integramente tute quelle cosse et robbe sonno state robate e tolti
ali famegli del predominato Hector, sichè ciascaduno venga a rehavere el suo.
Data Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Iohannes.
200
480
FRANCESCO SFORZA CONSENTE CHE IL CASTELLANO DI S. COLOMBANO ACCORDI A PIETRO PAOLO DA
FABRIANO DI AGGIRARSI PER IL CASTELLO PURCHÈ SEMPRE CON I “FERRI ALLI PIEDI”
1450 settembre 23, Milano.
Castellano Sancti Columbani.
Perché siamo molto astrecti et pregati ad in stantia de Petro Paulo da Fabriano, quale hai lì in
persone, che voliamo cavarlo del fondo dela terra, siamo contenti che lo tray fore de unde è et lo
lassi andare per lo castello, avendo però li ferri alli pedi continuamente; et nondimancho volimo
lo facci bene guardare che non fuga, avisandote che se fuzesse te meteressemo ti in quello loco
dove è luy.
Data Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
481
FRANCESCO SFORZA PRENDE ATTO DELL’INFORMAZIONE SUI COMPOERAMENTI DI PIETRO DALLA
PORTE
s. d.
163v Thome de Bonomia. a
Carissime noster, habiamo per le toe littere inteso quanto ne scrivi del excesso commesso per
Petro dalla Porta contra gli famigli de Hector da Dogliono.
a Lo scritto è depennato da tratti di penna. A lato ” quia registratum”.
482
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SIA PUNTUALMENTE PAGATO IL SALARIO MENSILE MAGGIORATO,
RISPETTO AGLI ALTR SIMILI OFFICIALI, A SIMONE ORRIGONE NOMINATO COLLATERALE GENERALE
1450 settembre 23, Milano.
Regolatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, havimo costituito Simone Horrigono collaterale nostro generale, como doviti havere
visto per nostre lettere patenti facte per questo officio cum provisione de xx fiorini al mese. Et
perché, come sapiti, el dicto Simone ha substenuto e nel corpo e nela robba danni et tormenti
gravissimi et asprissimi per nostro respecto, è privato de tuti li soi beni mobili, per forma non ha
modo de vivere, per li quali degnamente aveva meritato maiore cosa da nuy, ma, aciò possa
substentarse la vita fin che gli providerimo de meglio, vogliamo et vi commettiamo ch’el dicto suo
salario, sensualmente et senza alcuna retentione, gli ne faciati liberamente respondere che,
attenduto il dicto suo caso gravissimo, meritamente gli bisogna havere più respecto che ad altri
molti officiali, quali anchora loro per questo non hanno ad rechiamare nì ad lamentare che ad
esso sia facto tractamento più favorevole o propitio che ad essi.
Data Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
201
483
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE SIANO LASCIATI RITORNARE A CASA GIULIO DE BURGO, GIOVANNI
MATTO E FRATELLI, GIACOMINO DE ROSO E FRATELLO, BELINO DA MOBIO E FIGLIOLI, GENESO
GENESI,BANDITI DA ROVAGNANO PER AVER ACCONSENTITO CHE IL DUCA DI SAVOIA SI IMPOSSESSASSE
DEL TERRITORIO
1450 settembre 23, Milano.
Potestati Novarie et potestati Romagnani.
Dilecti nostri, volendo usare clemencia e benignità cum Iulio de Burgo, magistro Zohanne Matto
et fratelli,Iacobino de Roso e fratello, Belino de Mobio e figlioli et Geneso di Genesi, bandezati da
Romagnani per havere altre volte data quella nostra terra alo illustre signore duca de Savoya li
havemo tolti ala gracia nostra e perdonato ogni loro mancamento, como vederiti per nostre
patente littere. Pertanto siamo contenti et volemo che li lasati retornare a casa a loro piacere et
non gli lasiati dare impazo alcuno, immo gli observati in tutto la dicta nostra littera.
Data Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
484
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI ARRESTI, A RICHIESTA DI CRISTORO DEL CONTE E DI LUCHINO
PESTAGALA
FRANCESCO RESTA LORO DEBITORE
1450 settembre 23, Milano.
Commissario Binaschi.
Ad instancia de Christoforo del Conte et de Luchino Pestagala, nostri cittadini milanesi, gli
havemo concesso littera patente 164r de fare destenire Francesco Resta, suo debitore, per
qualuncha officiali sotto la cui iurisdicione se retrovase. Et essendo lui in Rosà et avendo loro
presentato la littera al podestà, dicono che esso podestà l’avisò et s’è reducto lì apreso a doa
miglia et perché non è da tollerare che li nostri cittadini patiscano danno per defecto deli officiali,
siamo contenti et te cometiamo che, veduta la dicta littera patente et constandote quello se
contene in essa la exequisci et metti ad execucione contra lo dicto Francesco, nonobstante ch’el
non se ritrovi essere sotto la iurisdicione toa.
Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
202
485
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA I CONTI GIORGIO E LAZZARO DE ARCELLIS A CONSENTIRE A GUIDO,
NICCOLÒ E OTTOLINO ,FRATELLI MAZI, DI RICUPERARE,SENZA ALCUNA OPPOSIZIONE, LA ROBA CHE
HANNO A BORGONUOVO
1450 settembre 24, Milano.
Comitibus Georgio et Lazaro de Arcellis.
Perchè Guido, Nicolò et Ottolino fratelli di Mazi, qualli sonno nostri boni et fidelissimi servitori,
hanno certa robba loro nel loco vostro de Borgonovo, de che vi confortiamo che lasati cavarli
fora dicta robbaquello loco et che la possino conduere et far conduere dove che voleno: et etiam,
se quelli che l’hanno non gli la voleremo dare, vogliateli astrenzere ad darglila perché non
intendiamo che perdano dicta robba.
Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
486
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DE ANGELLELLIS DA BOLOGNA CHE, AVUTO IL POSSESSO,
PER UN GIORNO, DELLA FORTEZZA DI MURCO, DELLA VAL LUGANO, DELLA PIEVE DI BALERNA CON IL
TERRITORIO DI MENDRISIO, E DI TUTTE LE ALTRE TERRE, GIÀ TENUTE DA LUIGI SANSEVERINO, CEDA IL
TUTTO A FRANCESCO, ALMERICO E BERNABÒ SANSEVERINO
1450 settembre 23, Milano
Domino Iohanni de Angellellis de Bononia.
Ad ciò sapiati la mente nostra e quella possiati exequire, ve commetiamo et volemo che, da poy
haveriti havuta la possessione nelle mane vostre dela forteza de Murco de val Lugano et dela
dicta valle et dela pieve de Balerna cum la terra de Mondrise et de tute le altre terre, cose et
pertinencie, le quale teniva et possedeva la bona memoria del magnifico quondam signore
Aluiso da Sancto Severino, et quelle talli terre, forteze, ville et pertinencie haverite tenuto uno
giorno nele mane, subito le restituati, consignati et relaxati et in esse metiti in possessione
pienissima li magnifici Francesco Almerico et Bernabò da San Severino, nostri conducteri,
liberamente et senza excepcione alcuna, o veramente a chui mandarano essi ad suo nome.
Volimo etiamdio che, avuta nele mane la forteza overo bastita de Morbio, la faciati spianare et
butare per terra.
Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
487
CONCESSIONE DI LETTERE COMMENDATIZIE A GIOVANNI BARTOLOMEO DEL CARRETTO PER IL DUCA DI
GENOVA
1450 settembre 24, Milano.
164v Domino duci Ianue.
Facte fuerunt lettere recomendatitie dicto domino duci in personam Iohannis Bartholomei de
Carrecto favorabiles et in ampla forma.
Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Cichus.
203
488
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE CON MANFREDO E GILBERTO DA CORREGGIO PER AVERE PUNITO I
DELINQUENTI CHE AL PONTE DI LENZA AVEVANO RUBATO I BENE DI ZANELLO DA MILANO, BENI
FATTIGLI RESTITUIRE
1450 settembre 24, Milano.
Manfredo et domino Giberto de Corrigia.
Havessimo ali dì passati grande lamenta che uno Zannello da Mediolano era stato robbato al
ponte de Lenza per li vostri; dela qual cosa havissemo spiacere assai. Nunc autem ne hano
referito li vostri cancelleri che haviti facto pigliare li malfactori et colpevoli et factone punitione et
etiam facto restituire la robba tolta al dicto Zanello, del che havimo piacere et contenteza assai et
vi ne commendiamo et regratiamo grandemente confortandove ad fare el simele, se simile caso
occurresse per l’avenire, perché non poterissemo havere mazor piacere como che le strate nel
dominio nostro rimangano secure. Ceterum, si forse mancasse qualche cosa al dicto Zanello, vi
pregamo che procedate ad far fare integra restitutione de tucte le cose tolte.
Mediolani, xxiiii septembris 1450.
Cichus.
489
FRANCESCO SFORZA PROPONE A COSIMO DE MEDICI DI ELEGGERE A PODESTÀ DI FIRENZE PIETRO
TEBALDESCHI DA NORCIA, DI CUI TESSE GRANDI ELOGI
1450 settembre 28, Milano.
Magnifice Cosme de Medicis.
Noy scriviamo a quella excelsa signoria pregandola se degni ad nostra complacentia eleggere a
potestà de quella vostra città el spectabile cavalero et doctore miser Pietro de Thebaldeschi da
Norsia, al presente nostro governatore de Alexandria, el quale amiamo cordialmente perché,
ultra l’haverci servito longo tempo, è gentile homo discreto e virtuoso, apto ad ogni gran facto e
governo; et etiam habiamo dicto a bocca e de novo scriviamo a Nicodemo, nostro cancellero,
che ne dica cum la magnificentia vostra, perché sapiamo quanto continuamente habiate dato et
daghiate favore alle cose nostre. Pertanto vi piaza volere dare favore a questa facenda, quale
reputiamo nostra, come più largamente sentirete dal dicto Nicodemo, al quale vi piaza dar fede
quanto alla nostra propria persona. Che invero, oltre li decti respecti, miser Pietro merita ogni
piacere da voi tucti, perché è affectionatissimo a quella excelsa signoria prefata et a tucto quel
populo.
Mediolani, die xxviii septembris 1450.
Cichus.
In simili forma scrictum fuit communitati Florentie, addito hoc quod placet ei per viam suorum
consiliorum removere devetum quod habet dictus dominus Petrus de mansione sua olim ad
offitium capitaneatus populi illius civitatis; sed infrascriptis scriptum fuit in forma predicta ad
litteram sine eadem particula, videlicet:
Alexandro de Alexandris,
Iohannotio de Pithis,
Luce de Pithis,
domino Bernardo de Inviis,
Neroni de Nisys,
domino Angelo de Azaiolis,
204
Nerio Gini de Caponibus.
domino Iuliano de Avanzatis,
Alamano de Salviatis,
Nicodemo de Pontremulo.
490
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL LUOGOTENENTE E AL PODESTÀ DI ALESSANDRIA DI ESSERSI
ACCORDATO CON GLI UOMINI DI CASTELLAZZO DI DARE STRAME E GRANO NONCHÉ VINO PER LA GENTE
D’ARME
1450 settembre 24, Milano.
165r Locuntenenti et potestati Alexandrie.
Sono stati da noi li homini dal Castellazo per uno comandamento gli è stato fatto de setecento
ducati del provdere ale nostre zente d’arme; et perché sonno stati et remasti d’acordio cum nuy
de volere dare ale dicte zente li strami et lo grano per le boche vive et del vino sopra li pegni,
siamo contenti et volemo providiati et cossì scrivati al podestà de Castellazo che, contentando
loro la cente d’arme in la forma dicta de sopra, non gli sia data altra molestia, immo anullato et
revocato dicto comandamento.
Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Cichus.
491
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A BIAGIO DI PIETRASANTA DI AVER CONCESSO A MANO EBREO,
ATTUALMENTE ABITANTE A PAVIA, LA CASA O ROCCHETTA NEL TERRITORIO DI CLARELLE CON TUTTO
QUANTO VI SI TROVA E DI CUI BIAGIO FARÀ, PREVENTIVAMENTE, UN INVENTARIO
1450 settembre 24, Milano.
Blasio de Petra Sancta, potestati nostro Clarelle.
Havemo deliberato per certo nostro respecto concedere quella nostra casa osia rocheta de
quella nostra terra ad Mano ebreo, nunc habitatore dela nosta cità de Pavia, cum questo che luy
la tenga et conserva ad nostro honore et stato fin tanto che a nuy piacerà. Per la qual cossa
siamo contenti et volimo che subito, ad instantia d’esso Mano ebreo, tu gli consegni dicta rocheta
osia casa et la giave d’essa cum ogni munitione et fornimento se ritrovi in essa . Et fallo per
inventario in scrito, acià che nyuna cossa nostra vada in sinistro. Consigna adoncha la dicta casa
ad esso Mano, como havemo dicto, senza veruna exceptione o contradictione.
Data Mediolani, die xxquarto septembris 1450.
Cichus.
205
492
FRANCESCO SFORZA INFORMA GIOVANNI DE BOLDIZONIBUS CHE MANDERÀ GIORGIO ALIPRANDO PER
RISCUOTERE I 200 DUCATI CHE MANO INTENDE PRESTARE AL DUCA PER L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA
O ROCCHETTA DI GERELLA
1450 settembre 24,Milano.
Iohanni de Boldizonibus.
Per mandare ad executione quanto tu ne hay più fiate scrito et noy a ti rescritto nel facto de
Mano ebreo per lo facto dela nostra casa osia rocheta dela Gerella, mandiamo là Georgio
Aliprando, nostro familiare presente portatore, per tore quilli ducento ducati che ce vole prestare
esso Mano et per fargli assignare la dicta casa. Et cussì scriviamo 165v per nostre littere al
podestà dela Giarella che gli assegni la dicta casa et ogni fornimento et munitione che sia in
essa per inventario in scrito, cum questo che esso Mano la tenga in nostro nome, honore et
stato, cum iuramento da essere dato a luy per dicto Georgio de tenerla a nostro nome et de non
darla may senza parte del contrasigno, quale gli mandiamo per dicto Georgio, sichè ancora tu
seray ad exequire quanto sia ad fare per questa cagione.
Data Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Cichus.
493
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MANO EBREO DI VERSARE A GIORGIO ALIPRANDO 200 DUCATI D’ORO
PER LA CONSEGNA DELLA CASA O ROCCHETTA DELLA GERELLA.
1450 settembre 24, Milano
Mano ebreo, habitatori civitatis nostre Papie.
Mano ebreo, havendo nuy deliberato et siando contenti de concederte quella nostra casa osia
rocheta dela Gerella per duy anni a venire, cum questo che tu ce presti ducento ducati d’oro,
mandiamo là Georgio Aliprando, nostro familiare presente portatore, al quale volimo che assegni
et numeri quelli ducento ducati a nostro nome et luy te darà littere directive al nostro potestate
dela Gerella, che te consigni et metta ala possessione de dicta casa per duy anni, cum questo
che tu la tegni et servi a nostro nome, honore et stato, et iura in mane del dicto Georgio de cussì
fare et de non dare may a veruna persona, signore, signoria o communità dicta casa senza
nostro contrasigno o senza la parte di quello, quale te darà dicto Georgio, nostro familiare.
Data Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Cichus.
494
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI DIANO 50 DUCATI D’ORO AL REFERENDARIO DI LODI.
1450 settembre 24, Milano
Referendario Laude.
Quod det domino Foschino locuntenenti Laude ducatos quinquaginta auri sine ulla excepcione.
Data Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Franciscusfortia Vicecomes manu propria subscripsi.
Cichus.
206
495
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE L’ASSUNZIONE IN
MAESTRI A FERRIS SERETONORUM DI GIOVANNI DETTO ROSSINO DE CAVALERIS E DI GIOVANNI DE
PALUDO
1450 settembre 24, Milano.
166r
Regulatori et magistris intratarum.
Assumpsimus in magistros a ferris seretonorum curie nostre Iohannem dictum Rossinum de
Cavaleriis et Iohannem de Paludo, cum mensuali provisione florenorum duorum pro singulo
eorum, ad computum soldorum triginta duorum pro floreno; faciatis itaque de huiusmodi
provisione ipsismet magistris temporibus debitis responderi, incipiendo in kalendis mensis
septembris proxime preteritis.
Data Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
496
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AI MAESTRI DELLE ENTRATE STRAORDINARIE DI AVER AFFITTATO
A DAVIDE DE SCAFFI DI PARMA IL POSSESSO E LA PODESTARIA DI CALISTANO
1450 settembre 24, Milano.
Referendario Parme.
Como sariti advisato dal officio deli magistri nostri extraordinari, havimo afictato la possessione
cum la potestaria da Calistano a David de Scaffi de Parma per anni cinque per libre 724, et da
luy siamo contenti del ficto de questo anno presente; perhò, tolto haveriti la debita securità da
luy, ce ne vogliati avisare perché possamo fare ponerlo in possessione dela possessione et del
officio, finito serà lo tempo de quelli quali tengono dicta possessione et officio.
Data Mediolani, die xxiiii septembris l450.
Cichus.
497
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA CHE PER I BENI DELLA
CAMERA DUCALE SI PROCEDA DAL POSSESSORIO AL PETITORIO
1450 settembre 23, Milano.
Dominis de Consilio iustitie.
Spectabiles et sapientes dilecti nostri, licet in le nostre lettere a voi mandate a Laude, date a dì
xxv augusti, in el facto dele possessione da Roescala e de Scaldasole, assai se possa
comprehendere la mente nostra, tamen, perchè sentiamo che vole essere deducto in dubio
utrum se debia procedere super petitorio an super posessorio, per levare ogni dubio, vi
mandiamo che la intentione nostra è che, per respecto ali dicti beni et possessione e anchora in
le altre possessione e beni pertengono alla camera nostra e in le cause d’esse, se cognosca
prima super lo posessorio tanto avante che se deducha il petitorio, perché cossì dicta li ordini
dela rasone.
Mediolani, die xxiii septembris 1450.
Cichus.
207
498
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PIETRO DE SCIPIONE DI PROVVEDERE CHE ALL’ATTUALE PODESTÀ DI
SALSOMAGGIORE SIA DATA, COME AI TEMPI DI FILIPPO MARIA VISCONTI, UNA CHIAVE DELLE SALINE
OLTRE AL SALARIO E ALLE ALTRE USUALI SPETTANZE
1450 settembre 24, Milano.
166v
Petro de Scipiono, marchioni Palavicino.
Magnifice dilectissime noster, certitudinem omnimodam habemus quod, tempore felicissime
memorie illustrissimi quondam domini, soceri nostri honorandissimi, solebat potestas Salsi
Maioris tenere clavem unam super salinis tuis Salsi Minoris, quo obviari veniret fraudibus que ex
dispensa salis ipsarum salinarum in detrimentum gabellarum tunc ducalium comicti potuissent;
quodque percipiebat ex dictis salinis ipse potestas propter curam eiusmodi oneris minimum
quoddam salarium cum certis honorantiis; cum igitur pro tua erga nos fide et devotione non
dubitemus non minori desiderio nobis et rebus nostris te commoveri et affectum esse quam
prefato domino socero nostro fueris et conservationem intratarum nostrarum eque velud suas
caripendere, hortamur te et oneramus quatenus ordinare veli set providere quod presens
potestas noster dicte terre super salinis predictis possit et omnino permictatur tenere clavim
unam iuxta solitum et prout tempore supradicto tenebatur, atque sibi respondeatur de salario et
honorantiis exinde percipi soliti set haberi libere, omni exceptione sublata, talem ordinem super
inde adhibendo quod in premissis fallum aliquod non interveniat, nec ulla quidam difficultas atque
nos advisando de ordine ipso quem adhiberi feceris.
Mediolani, die xxiiii septembris 1450.
Ordinatione magistrorum intratarum
Cichus.
499
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DONNA LUCHINA DAL VERME DI CONSEGNARE, AI DAZIERI DELLA
GABELLA DI CREMONA IL SALE PRODOTTO DALLE SALINE DI BOBBIO TRATTENENDO SOLO IL
NECESSARIO PER I SUOI UOMINI,
1450 settembre 24, Milano.
Domine Luchine de Verme.
.
Quantunqua per altre nostre littere ali dì passati vi scrivessemo che a Bernardo Ghiringhello,
potestà nostro de Salso, volessevo far dare el sale dele vostre saline de Bobio, et voi circa de
questo ne rescrivessevo volere exequire la voluntà nostra, nientedemeno, perché hora è bisogno
che li datiarii dela gabella del sale dela città nostra de Cremona de l'anno presente, per
fornimento et uso d'essa gabella, habiano dicto vostro sale, siamo contenti et vi confortiamo che,
non obstante le dicte littere, facciati liberamente consignare e dare alli dictì datiarii, secundo vi
serà scripto per li maystri dele intrate nostre ordinarie, ogni quantità de sale, la quale alle dicte
saline vostre, ultra la dispensa et l'uso deli vostri homeni, ch'averà essere fabricato per soldi xii
per stari, cioè a quello prexio et in quelli modi 167r et forma se faceva al tempo dela bona
memoria delo illustrissimo quondam nostro socero et patre honorandissimo, remossa ogni
exceptione et dificultà, et come fi dato alli vostri homeni da Bobio, caricandovi grandemente che
alle dicte saline facciate fare tale provisione et ordine ch'el dicto sale ultra l’ uso deli predicti
homeni non si dispensa alcuna quantità piccola né grande in alcune altre parte et loci salvo in
consignarlo e darlo, come vi serà scripto per li antedicti maystri, secundo havemo dicto de sopra,
come siamo certi che farite observare. Et si altramente se facesse serebbe questo in fraude et
detrimento dele gabelle nostre, dela qual cosa prendarenemo molestia e dispiacere;
208
rescrivendone per vostre lettere alli maystri dele intrate nostre ordinarie de l'ordine haverite posto
circa de questo.
Mediolani, xxiiii septembris 1450.
Ordinatione magistrorum intratarum
Cichus.
500
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI CONSOLI, AL COMUNE E AGLI UOMINI DI LACCHIARELLA DI
PROVVEDERE
ALL’ABITAZIONE DEL PODESTÀ
1450 settembre 25, Milano.
Consulibus comuni et hominibus Lactarele.
Perché havimo proveduto de quella nostra rochesta o casa havimo lì ad altri, il perché bisogna
che Iohanne Antonio nostro podestà là vadi; pertanto volimo et ve comendiamo, per quanto
haviti cara la gratia nostra, che subito senza tardanza debiati havere proveduto de un'altra
idonea et suficiente stancia al dicto Iohanne Antonio potestà per sua habitacione et sua familia;
et non manchi, perchè statim bisogna che lui vodi quella nostra, nela quale abitava. Fati adoncha
che non habiamo più cagione de scrivere de ciò.
Mediolanì, die xxv septembris 1450
Cichus.
501
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI RISCUOTERE SOLLECITAMENTE
L’ADDIZIONE DELL’IMBOTTATO E DEL SALE
1450 settembre 25, Milano.
Referendario Laude.
Tu say quanto te fu commesso alli di passati quando eri qui da nuy circa lo facto dela addicione
deli datii et maxime dela addicione sopra le intrade dele porte de l’imboctà et del sale; et perché
questo facto non torni in descunzo alcuno de quella nostra communità, siamo certi che quelli
nostri citadini remaneranno contenti dela dicta additione, perché de una cossi poca cosa, come
l’aditione dicta, non vene attocarne quasi niente per homo. Pertanto vogliamo tu attendi 167v
cum ogni industria et sollicitudine de rescotere la dicta addicione e ad spazare tucti quelli ad qui
è facta la signatione là perché non vogliamo cosa alcuna de altro, anzo chi ne prestarà niente,
gli faremo multo bene revedere.
Data Mediolani, die xxv septembris 1450.
Cichus.
209
502
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DANESIO CRIVELLI CHE CONSENTA DI FARE LEGNA DA FUOCO E NON
DA OPERA NEI BOSCHI DI CUSSAGO
1450 settembre 25, Milano.
Danexìo de Crivellis.
Dilecte noster, per non fare disconzo a quelli gentilhomini et citadini nostri quali hanno a fare neli
boschi da Cuxago, siamo contenti et volimo che ad ogni loro posta li lassa talliare dela legna per
fare focho solamente et non altro lignamo, che fusse da hopera; in che vogliamo sii advertente et
faci bona guardia sichè non lassa tagliare lignamo alcuno, como havimo dicto, da hopera perchè
troppo l’haveriamo a grande dispiazere.
Data Mediolani die xxv septembris MCCCCL.
Iohannes.
503
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO DI BINASCO DI PROVVEDERE CARRI PER IL TRASPORTO
A MILANO DEL SALE LÌ SCARICATO E LASCI PASSARE I CARRETTIERI CHE LO TRASPORTANO
1450 settembre 25, Milano.
Comissario Binaschi.
Havemo facto ogni provissione perché sale se conduca qua, perché già più dì non ce n’è et hora,
che se ne conduceva intendiamo che non lo lasi passare per Binasco nonobstante che li
carrateri se scambiano, et che pegio pare che n’è descarricato quatro carra de dicto sale el quale
è lasato lì senza essere reposto presso ad alcuno e sta senza guardia: che non ne piace punto.
Pertanto te comandiamo strectamente che instanti faci provissione lì in Binasco de quelle carra
che bisognono, per levare et conduere qua dicto sale descarricato, et subito subito et al più tardo
in questo dì, lo faci consignare qua socto guardia de uno deli tuoi, et amodo provedi che ly
carratori, che non venghano cum sale da Pavia imo da Sancta Croce, siano lasati passare
liberamente, avissandoti che questo impedire che sai non venghi ne infecisse danno inextimabile
Mediolani, xxv septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
504
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL COMUNE E AGLI UOMINI DI BIANDRATE DI AVER DONATO DETTA
LOCALITÀ ALLA SORELLA LISA E NE CHIEDE OBBEDIENZA, FEDELTÀ E PAGAMENTO DELLE
ENTRATE
1450 settembre 25, Milano.
168r
Comuni et hominibus terre nostre Biandrate.
Dilecti nostri, nuy havemo concesso et donato quello luocho de Biandrà cum le sue pertinentie et
iurisdictione ad Madona Lysea, nostra sorella; pertanto volimo che li dia plenaria obedientia
come ad vostra superiore in ogni cosa, et che li faciati homagio de fidelità et che li respondeati
de tucte le intrate de quello luocho nonobstante cosa alchuna in contrario, perché cossì è nostra
intentione.
Data Mediolani, die xxv septembris 1450.
Cichus.
210
505
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL CASTELLANO DI BEREGUARDO DI AVER INVIATO ALLA ZELATA
FRANCESCO GIRAMO PER SEQUESTRARE I FRUTTI DI QUEL POSSEDIMENTO, PERDURANDO LA LITE TRA
SCARAMUZZA VISCONTI E FRATELLI CON BIGINO E FRATELLI
1450 settembre 25, Milano.
Castellano nostro Belreguardi.
De consentimento et mandamento nostro, mandamo li maystri de l’intrate nostre extraordinarie
alla Zellata Francesco Giramo, per sequestrare li fructi de quella possessione, et in diferencia tra
lo egregio cavalero misser Scaramuza Vesconte et suoy fratelli, nostri affini e Bigino et suoi
fratelli deli diversi; et questo perchè niuna dele parte li possa mettere mane suso, finchè la dicta
diferencia non sia finita. Pertanto, perchè li sey vicino, vogliamo che al dicto Francesco, se forse
volese impedire et inhibire esso sequestro, gli presti ogni aiuto , brazo et favore cum li quali
possa exequire quanto ha in commissione circa el dicto sequestro E poy, volendo luy et
parendogli per el meglio de reponere essi fructi presso de ti in quello nostro castello, li recepti et
cum bona cura et diligencia li guardi et servi, finchè te scriveremo como se ne debia disponete,
el che farimo quando la dicte differencia sarà determinata.
Mediolani, xxv septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
506
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI MORTARA DI AVER INVIATO BOSCHINO PER
RACCOGLIERE I FRUTTI DEI POSSEDIMENTI E DEI BENI DEL DEFUNTO OTTOPAOLO GALIA
1450 settembre 26, Milano.
Potestati Mortarii.
Nui havemo concesso a Boschino nostro de potere recoglere tuti li fructi de questo anno de tute
le possessione et bene che forano de Octopaulo Galia, cìtadino de Pavia, morto novamente; li
qualli beni et fructi, como tu dei savere, forono presi per la camera nostra; pertanto vogliamo et
così te comandiamo che nonobstante ogni altra littera che te sia scripto per nuy 168v o per lo
referendario nostro de Pavia, tu debi lasare recoglere tuti li dicti ficti e fructi a Boschino predicto,
overo al presente portatore suo fameglio; e così farali respondere liberamente d’ogni ficto et
fructo de questo anno de tute le dicte possessione. E questa è nostra intencione.
Mediolani, xxvi septembris 1450.
Non preiudicando però ala relaxacione deli dicti beni immobili per nui facta a misser Antonino
Preoctono, secundo che appare per l'altre nostre littere.
Data ut supra.
Cichus.
211
507
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ, AL COMUNE E AGLI UOMINI DI STRADELLA DI SPOSTARE,
CAUSA LA PESTE, I 22 CAVALLI DI FIASCO A CASTANA, IMPUTANDO ALLA COMUNITÀ DI STRADELLA LE
SPESE PER DETTI CAVALLI
[1450] settembre 25, Milano.
Potestati ac communi et hominibus Stratelle.
Dilecti nostri, vedendo nuy che quelli xxii cavalli de Fiasco, quali erano lozati in quella nostra
terra, non li ponno stare per periculo dela peste, scripsemo in queste dì alli homini de Castanea
che li volesseno allozare et provedere de strame, tenendo bon conto d'ogni cosa, perchè nostra
intentione era che voi li satisfacesseno, come è conveniente e debito; et perchè intendimo che li
hanno acceptati et li provedono in la forma dicta de sopra, ve commectiamo et volimo che ti,
potestà, facci satisfare et voi, homeni, satisfaciate a quelli da Castanea dele spese facte et che
farano alli decti cavalli, senza exceptione alcuna, perchè vi de' bastare havervi levati li cavalli da
casa, senza che anche gli fazano le spese per voi.
Mediolani, die xxv septembris.
Iohannes.
508
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NÉ I MASSARI E GLI UOMINI DI FILIPPINO VISCONTI, NÉ IL COMUNE DI
CAVAGLIONE VENGANO COSTRETTI AI LAVORI CHE SI DEVONO FARE NELL’ADDA
1450 settembre 25, Milano.
Petro de Cortona et Zanipono provisionato cornmìssariis super laboreriis in flumine Abdue.
Benchè vi habiamo commesso in generale che voy divessevo strengere ogni homo del vicariato
de Melzo a contribuire a quelli lavoreri se devono fare in Adda, nondimancho non intendevamo
che in questo fosseno et se comprehendisseno li massari et homini del nobile Filippino
Vesconte, patre de Zohanne, nostro cancellero, quale habitano nel loco de Cavaglione dela
pieve de Cornaglione, quale habiamo disposti per nostre littere et vogliamo non siano strecti ad
alcuno carico nè ch'el comune de quel loco de Cavaglione sia carigato per loro; e cossì habiamo
scripto al capitaneo nostro de Marthesana et al potestà nostro de Melzo. Pertanto vi
commandiamo che ali dicti massari et homeni non dagati nè lassate dare molestia alcuna per
casone de quelli lavoreri, nè anche per loro caricate el comune supradicto. Et questo per quanto
havite cara la gratia nostra.
Mediolani die xxv septembris 1450.
Iohannes.
212
509
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PRIORE DI SAN BERNARDO QUANTO HA DECISO PER BARTOLOMEO
DE SCAZOSI
1450 settembre 25, Milano.
169r
Priori Sancti Bernardi.
Reverende in Christo pater amice noster carissime, ob irnmensam Bertholomey de Scazosiis
erga nos et statum nostrum fidem et devocionem, qui nec, ut rem gratam et nobis statuique
nostro utilem faceret, laboribus et vite periculis pepercit, singulari affectione cum prosequamur ac
ei complacere obnoxium arbitramur et pro aliquali recompensacione, licenciam questus et
redditus in dominio nostro hospitalis vestri nomine percipiendi eidem et successoribus suis
concessimus; sed ne nos vobis et conventui vestro adversari videamur, quem pro posse tueri et
augeri intendimus, et dicto Bertholomeo concessa revocare nedum nefax, verum aliquid nobis
adversi occurere cerciores reddimur mediam viam una vestra tuendi et sibi complacendi periculis
habemus scilicet paternitatem vestram scilicet paternitatem vestram cum consensu capituli ad
anno viginti pro pensione ad ratam pro rata eius, quod hactenus percipi consuevit, dictum
Bertholomeum investire, nec dubitantes quin paternitas vestra ob suam in nos benivolenciam et
caritatem ad ea se inclinet, que nobis grata sint, prout et nos complacremus; eandem hortamur,
requirimus et maiorem in modum rogamus ut predictum Bertholomeum de questis illiusmodi ad
tempus predictum investire velit modo predicto, Quod quidem gratum et acceptum nobis erit. Et
si ipsa vestra paternitas circa factum prestandi sibi ficti liberam se magis intuitu nostro rediderit a
qua liberalitate retrahere se etiam merito non debebit, propter occursas maxime his in
temporibus in hac provincia malas et pravas bellorum condiciones, id sequidem gracius et
accepcius habebimus nec paternitas vestra poterit damna consequi cum a vobis recognoscat et
iusta solitum reditus exsolvet. Ad quelibet ipsius paternitatis vestre parati.
Mediolani, xxv septembris 1450.
510
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI PODESTÀ DI SONCINO, COVO E ANTEGNATE DI INFORMARLO DI TUTTE
LE LETTERE RIGUARDANTI I FRUTTI DEI POSSEDIMENTI E BENI DI COVI E ANTIGNATE PER
L’ACCERTAMENTO DI DETTI POSSEDIMENTI
1450 settembre 26, Milano.
169v
Potestatibus Suncini ac Covi et Antignate.
Dilecti nostri, se recordiamo haverve scripto altre volte che dovesti fare tenire in sequestro li
fructi dele possessione et beni de Covo et Antignà, le quale el magnifico Bartolomeo Cogliono
dice havea facto seminare. Da poy sonno concesse altre lettere, quale se dicono essere in
favore dela donna del conte Pietro da Cono, per le quale se dice essa donna volere vendere lì
dicti fructi; et perchè non se recordiamo essa lettera essere passata, ve commetiamo et volimo
che subito ne advisati del tenore de tucte le lettere ve fonno scripte in questa materia da poy el
sequestro deli dicti fructi in qua et se la dicta donna o altri hanno ragione alcuna sopra le dicte
possessione et beni, et quale per modo che dìstinctamente intendiamo el tucto, tenendo in
suspeso tucte le biave et fructi de essi beni et non lassandoli tore ad alcuna persona, sia che se
voglia, fin ad tanto haveremo inteso la cosa et ve scriveremo altro.
Mediolani, dia xxvi saptembris 1450.
213
511
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL COLLEONI CIRCA LA VICENDA DELLE LETTERE RIGUARDANTI IL
SEQUESTRO DEI FRUTTI DEI POSSEDIMENTI DI COVO E ANTEGNATE
1450 settembre 26, Milano.
Magnifico Bartholomeo Colioni, capitaneo et cetera.
Inteso quanto ne haveti scripto circa el facto dele biave et fructi dele possesione de Covo et
Antignà, dìcemo per resposta che nuy se recordiamo molto bene che per nostra ordinatione fu
facto el sequestro deli dicti fructi, ma non sapiamo zà che ad instantia de alcuna persona sia
passata lettera in contrario; nondimancho, per intendere meglio questa cosa, scrivemo per le
alligate ali nostri potestati de Suncino, de Cavo et de Ancignà, che tengano in sequestro li dicti
fructi et non li lassino tore ad alcuna persona senza nostra saputa. Dela quale cosa ne advisamo
la vostra magnificencia ali piacceri dela quale siamo aparechiati.
Medìolani, xxvi septembris 1450.
Franciscus Sfortia Vìcecomes dux Mediolani, et cetera.
512
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ E AL REFERENDARIO DI COMO CHE INDUCANO COLORO CHE
HANNO PROMESSO DENARO E PANNO A CONSEGNARE QUANTO CONCESSO PERCHÉ DESTINATO IN
AIUTO AL CONDOTTIERO FIORAVANTI DI PERUGIA
1450 settembre 25, Milano.
170r Potestatì et referendario Cumarum.
Subvenire presencialiter nobis et camere nostre habent descripti in cedula presentìbus inclusa,
de quantitibus pecuniarum ad unumquemque eorum inibi annotatis, quid in pecunia et quid in
pannis, prout in ipsa cedula distincte et particulariter annotatum est, iuxta factam per eos
superioribus dìebus promisionem spectabili et nobili Petro Cotte consiliario et Christoforo Pagano
magistro intratarum nostris cum igitur huiusmodi subvencionem assignaverimus strenuo
armorum ductori nostro Floravanto de Perusio, volumus et mandamus quatenus statim, his
habitìs, ordinetis et provideatìs quod sibi de subvencìone ìpsa tam pecuniaria quam in pannis pro
dicto descriptos omnino satisfìat, prout in cedula predicta continetur, omni exceptione sublata;
verum dilligenter adversatis quod in extìmacione ìpsorum pannorum iustum et debitum precium
non excedatur in decepcionem et detrimentum ìpsius Floravanti. Ut autem ìddem descripti
debìtam consequi veniant restitucionem dìcte subvencionis, prout dignum est et intendimus,
contentamur et volumus quod super illis daciis illius nostre civitatis anni proxime futuri, qui ipsi
descripti maluerint, sic assignetis
pecunias antedictas, sicut et nos per presentes assignamus, atque eisdem de ipsis postea,
debitis temporibus, libere responderi faciatis.
Mediolani, die xxv septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
214
513
FRANCESCO SFORZA IMPONE AL COMUNE E AGLI UOMINI DI ANCARANO CHE DIANO A GIOVANNI DALLA
GUARDIA OGNI ENTRATA, SPETTANZA E OMAGGIO
1450 settembre 26, Milano.
Communi et hominibus terre Ancharani.
Essendo di nostra intencione non solamente conservare, ma de augmentare la ragione, dritti,
honorancìe, preheminencìe et prerogative del nobile homo Zohanne dala Guardia, idcirco
vogliamo, et per le presente exprese ve comandiamo, respondati senza alcuna excepcìone al
dicto Zohanni d'ogni sua intrata de quello loco, honorancia, utilìtà et commoditate, qual may.ad
alcuno tempo per vui o per vostri antecessorì sia consueta dare, observando vui le presente
littere per quanto haveti cara la gracia nostra.
Mediolani, die xxvi septembris 1450.
Cìchus.
514
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GASPARE DA SESSA CHE FACCIA RITORNARE DA GIULIANO MUNDO GLI
UOMINI D’ARME CHE SONO ANDATI VIA DA LUI O, SE NON INTENDONO FARE CIÒ, RESTITUISCANO LE SUE
ROBE E CAVALLI
1450 settembre 25, Milano.
170v
Gaspari de Sexa.
Altre volte te scrissemo dovessi provederi che quilli dui homini d'arme overo famegli de Iulliano
Mundo, qualli serano partiti da lui e veniti cum ti, retornaseno seco o, quando non voleseno
retornare, gli restituiseno li cavalli et robbe sue, et anchora niente è seguito; de che lui se grava
et nuy ne maravìgliamo. Pertanto te replicamo de novo et te commetiamo, comandiamo et
volemo provedi ch’el dìcto Zuliano Mundo almancho consegui la roba sua, quando pur non
vogliano retornare. E in questo non intervenga fallo.
Mediolani, xxv septembris 1450.
Cìchus.
515
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO CHE I FAMIGLI DI ROSSO PORCO
RESTITUISCANO A DALFINO DA VARANO I DUE CAVALLI RUBATI O L’EQUIVALENTE IN DENARO
1450 settembre 27, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino locuntenenti civìtatis nostre Cremone.
Come per altre nostre ali dì passati ve scripsemo, havemo chiara informacione che li famigli de
Rosso Porcho homo d’arme a tempo de nocte hanno furtato duy cavalli ad Dalfino da Varano; et,
deliberando nuy che gli siano restituiti o la valuta d'essi, come vole la ragione et honestate,
volimo che cum bono modo mandiati per Rosso Porco et non lo lassiati partire se prima non fa
restituire dicti cavalli duy, o la valuta de quelli, o sia d’acordio cum esso Dalfino da Varano.
Data Mediolani, die xxvii septembris 1450.
Cìchus.
215
516
FRANCESCO SFORZA RICHIAMA IL COMMISSARIO DI BINASCO PER AVER IMPEDITO, NONOSTANTE GLI
ORDINI DUCALI IN CONTRARIO, IL PASSAGGIO DEI CARRETTIERI TRASPORTANTI SALE
1450 settembre 26, Milano.
Comissario nostro Binaschi.
Quantunche heri per altre nostre littere te scripsemo che lasasti passare lì per Binasco li
carrateri, che conducono sale, nondimeno intendemo che non li lasi passare; del che molto se
maravi gliamo. Il perchè iterato per questo te comettiamo et comandiamo strectamente che debi
lassar passare liberamente dicti carratori et qualunque altro che conduca sale, così da Pavia
como da Sancta Croce, purchè non facinno dimora in essa terra de Binasco, ma che senza
dimorare possino passare ultra de longo. In questo fa che non sia manchamento veruno, per
quanto hay cara la gratia nostra, et maxirme atesso che questo non lasar passare quelli che
conducono sale saria impedire el modo de havere sale: del che ne redundaria danno
grandissimo.
Mediolani die xxvi septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
517
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI DARE AL CASTELLANO DELLA ROCCA
DELLA CITTÀ UNA PAGA, CHE EGLI DICE ARRETRATA, E UN’ALTRA PER FORNIRE I SUOI FANTI DI
VETTOVAGLIE
1450 settembre 27, Milano.
171r Referendario civitatis nostre Laude.
Ad ciò che Venturino, castellano de quella nostra rocha de Lode, se possa fornire de vetualie,
como se convene ad suoi pari, volimo tu gli fazi dare li dinari d'una paga, qual dice restarglì del
passato; et ultra ciò fagli dare li dinari de un’altra avenire, mediante la quale se possa fornire
delle cose necessare per meglio mantenire li fanti alla guardia de quella nostra rocha. Et non
manchi per cosa veruna.
Data Mediolani, die xxvii septembris 1450.
Iohannes.
518
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI PAGHINO IN
CONTANTI IN TRE RATE 150 FIORINI PATTUITI CON GIOVANNI DA BORDELANO
1450 settembre 27, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Ut efficiamini clariores quomodo et quibus temporìbus dari et numerari volimus Iohanni de
Bordelano illos florenos centum quinquaginta ad monetam, quos anno singulo sibi deputavìmus
sicuti aliis nostris lìteris debuistis intelexisse, ordinavimus et volumus ut illos in tribus terminis sibi
numerari et dari faciatis videlicet in primis quatuor mensibus anni, annum incipiendo in kalendìs
proxìme preteriti mensibus iulii, florenos quinquaginta, et sic seriatim de quatuor mensibus in
quatuor usque ad integram dictorum florenorum centum quinquaginta. Et sic exequamini omni
excepcione et contradictione procul mota.
Mediolanì, xxvii septembris 1450.
Cìchus.
216
519
s.d.
Referendario et thexaurarìo Alexandrie.
Dilectì nostri, per altre nostre littere intendesti lo pagamento….. a
A Così A.
520
FRANCESCO SFORZA COMANDA CHE NON SI ACCETTI NESSUNO PROVENIENTE DA LUOGO APPESTATO,
E RIMPROVERA LA POCA AVVERTENZA DEI LOCALI
1450 settembre 27, Milano.
171v
Potestatì, nobilibus, communitatibus et hominibus Glarolarum et Guazatorii.
Dilectì nostri, sentimo quilli lochi essere per Dio gracia molto sani, ma siamo informati como
alcuni homini de quelli vanno talhor ocultamente talhor senza regurdo ad Voghera, ala pieve et
ad altri lochi infecti, e così quelli da lochi infecti vengono a parlare lì cum li homini, tal fiata de
fora et tal fiata dentro da li lochi, il che molto ne dispiace. Pertanto volimo et comandamovi
expressamente non debiati receptare nisuno qual venga da loco suspecto de peste ni conversa
cum loro, né li vostri proprii non receptatì se vano contra la mente nostra e nisuno vada fora deli
vostri terreni senza tua de ti, podestà, expressa licencia; e fa fare cride et comandamenti per
parte nostra de questa nostra intencione, la qual volimo sia observata soto pena de l’havere et
dela persona. Et fa le execucione, quando lo caso accedesse, arricordandovi, se per vostro
defecto quelle terre se infectarano, faremo tal demostracione che e tu, potestate, e vui, homini, vi
accorgerite per longo effecto quanto de vui restarimo malcontenti
MedIolanì, die xxviii septembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
521
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI DIA LA
PROVVIGIONE DI DUE MESI A GIOVANNI ORLANDO PERCHÉ POSSA CURARSI DELLA SUA INSANIA
1450 settembre 28, Milano.
Regulatori et magistris ìntratarum.
Aciò che Iohanne Orlando, qual è insanio, meglio et più aptamente possi curare la salute sua,
volemo che senza veruna excepcìone ad esso de presente gli faciati dare e numerare li denari
de la sua provixione de dui mesi.
Mediolani, die xxviii septembris 1450.
Cìchus.
217
522
FRANCESCO SFORZA ORDINA A TESEO DE PONTANIS DI PORTARSI DA LUI DILIGENTEMENTE
INFORMATO SU QUANTO È STATO FATTO DAGLI UOMINI DI PIETRO MARIA (ROSSI) INTORNO ALLA ROCCA
DI RAVARANO
1450 settembre 28, Milano.
Theseo de Pontanis de Spoleto.
Crediamo che tu debie hormay havere ben asetate e acordate quelle differencie et cose del
canto di là sichè per questa non dicemo altro, si non che voglì venire da noy e veni
informatissimo et cum cose chiare et cum la veritate: si è vero che quelli de Petro Maria siano
andati intorno ala rocha de Ravarano de nocte, como Orlando dice, et così li suoy; e veni
informato del facto de quello bosco, per lo quale è venuta la questione, de chi è et per chi è
stato posseduto, e ch’è stato casone e principio de questi excessi seguiti, et cetera.
Mediolani, die xxviii septembris 1450.
Cichus.
523
FRANCESCO SFORZA, INFORMATO DELLA BUONA VOLONTÀ DEI SIGNORI DI CORREGGIO VERSO DI LUI,
ASSICURA ROBERTO DA SANSEVERINO CHE LI TERRÀ COME FRATERNI AMICI
1450 settembre 28, Milano.
172r
Magnifico domino Roberto de Sanctoseverino.
Havemo recevuta la tua littera et in questo quanto ne scrivi dele cose de là e como sono ben
resetate e dela bona voluntà de quilli magnifici signori da Corrigia verso de nui et cetera. Dicemo
che essendo cossì como tu ne scrivi, ne piace; et perché sonno stati qua da noi sei mesi, li qualli
retornano da loro informati a pieno dela nostra intencione e voluntade, per queste ne accade dire
poco, se non quella conclusione habiamo dicto e facto cum loro sotto brevitate dirlo ancora a ti,
ad ciò tu ne sie informato, avegna ne rendiamo certi lo intenderai da loro, che, volendo loro
essere nostri boni amici et che vogliano vivere et fare verso noy et l’honore nostro el debito loro,
noi l’haveremo a caro et tegneremoli per boni amici et fratelli et parenti. In quanto che loro
vogliano vivere legeramente e portarse secundo li apetitì loro, como hanno facto fin qui,
intendemo anchora volerne intendere cum loro et fare per modo che intendiamo chiaramente
como debiamo cum essi per lo tempo avenire. Ceterum siamo avissati da persona fidedigna, e
questo è certo, como quilli soldati sonno allogiatì alla pieve in quello de Cibello hanno pratica de
andarsene cum Dio, li qualli non sapemo se siano de li tuoi o de altri, pur siano de chi se voglia,
vogli subito, recevuta questa, como meglio te parerà, siché tu te asecuri de tuti loro, E questo fa
presto, per loro non piglassero la via che hanno praticata.
Mediolani, xxviii septembris 1450.
Cìchus.
218
524
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIACOMAZZO DA SALERNO DI RESTITUIRE AL SEGRETARIO DEL
CARDINALE BENEVENTANO L’OSPEDALE DI CASTELNUOVO
1450 settembre 28, Milano.
Domino Iacomatio de Salerno.
Spectabilis, como per altre nostre dovitì havere inteso, vi havìmo scripto che dovestino restituire
liberamente al secretario del reverendissimo monsignore cardinale de Benevento lo hospitale de
Castellonovo, el quale, per quello che mò intendiamo, anche non l’haviti restituito, del che molto
se maravigliamo. Pertanto dì novo vi scrivemo, carichamo et stringemo che per ogni modo
vogliati restituire dicto hospìtale al prefato secretario, perché, oltra che fariti el dovere, a nuy fariti
cosa grata.
Medìolani, die xxviii septembris 1450.
Iohannes.
525
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AI MAESTRI DELLE ENTRATE STRAORDINARIE CHE AL NOTAIO,
GABRIELE TAVONO, DEL QUALE APPREZZA SOLLECITUDINE, FEDELTÀ E PERIZIA CORRISPONDANO OGNI
MESE 5 FIORINI
1450 settembre 26, Milano.
169v
Magistris intratarum extraordinariarum.
Havemo recevuto le vostre littere circa el facto de Gabriel Tavono, notaro de quella nostra
camera extraordinaria, et inteso el tenore de quelle, a noy pare cossa conveniente et ragionevele
che qualuncha sia premiato de sua fatica et maxime cum quelli che se afaticano e serveno cum
fede et solicitudine et pericia dele cose hanno a fare, como fa esso Gabriel, secundo el vostro
scrivere, del qual, ultra ciò, havemo ogni bona informacione; siamo contenti, adoncha, et volimo
che a dicto Gabriel faciatì respondere ogni mese de cimqui fiorini a rasone de soldi xxxii
d'imperiali per fiorino, incomenzando in calende del presente messe et prosequendo fin a nostro
ben piacere et faciendo fare sopra ciò ogni scripture et bollete opportune.
Mediolani, die xxvi septembris 1450.
Cichus.
526
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL SEPRIO DI REVOCARE, COME RICHIESTO DA BIANCA
MARIA, OGNI MOLESTIA CONTRO I FRATELLI PIETRO E ARESMINO RAINOLDI
1450 settembre 28, Milano.
Capitaneo Seprii.
Se miravigliamo assai non debbi havere obedito le lettere te ha scripto la illustrissima madonna
Biancha nostra consorte, continente devesse revocare ogni molestia et novità facta contra Petro
et Uresmino fratelli de Raynoldi, per cagione de certe condemnatione per te o per tuo vicario
facta contra de loro, perché essa madonna intendeva farla revedere ad ciò li predicti fratelli non
havessero cagione iustamente de potersi lamentare. Pertanto volimo che, remossa ogni
exceptione, veduta la presente, facci revocare ogni molestia et novità facta et suprasedi de fare
per la dicta cagione donec scrivarimo altro sopra de ciò, et vogli mandare de novo alli maystri
219
dele intrate nostre extraordinarie il processo, ali quali havemo commessa la revisione dela dicta
condemnatìone.
Mediolanì, xxviii septembris 1450.
Cichus.
527
FRANCESCO SFORZA ACCUSA RICEVUTA DELLA RATIFICA DEI CAPITOLI FATTI DAI PROCURATORI DI
FEDERICO DI MONFERRATO, ANGELO GALLI E PIETRO DAL CANGELO,
1450 settembre 28, Milano.
173r Magnifico ac excellenti domino tamquam fratri nostro carissimo domino Federico
Montisferrati Urbini ac Durantis comiti nostroque armorum capitaneo, et cetera.
A dì xxvi del presente mese recevessemo la vostra lettera de dì xvi, pur del presente, cum la
retificatione deli capituli zà facti per el spectabile cavalero miser Angelo de Galli et Piero dal
Cangelo, vostri procuratori, et nuy, la quale, quantuncha non fusse stata necessaria, ad nuy è
stata grata et accepta, onde per più vostra chiareza ve ne advisamo per questa nostra littera. La
excusa che fa la signoria vostra per quello ch'el dicto miser Angelo domandò et replicò in la
conclusione de dicti capituli in nome dela signoria vostra, non bisognava la signoria vostra la
fessi, perchè, quello che luy dixe, el dise ad bono fine, come fanno li boni servitori per li loro
signori; de che ne de' havere più tosto commendacione che altro, advisando che la signoria
vostra che ciaschuno deli vostri sempre com nuy pono dire e fare ogni cosa cum quella segurtà
et baldanza, come da fare el patre cum lo figliolo.
Ex Mediolano, xxviii septembris 1450.
Iohannes.
528
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL LAGO MAGGIORE DI INDURRE IL PADRE DI DON
MARTINO, SMONACATOSI, A RIPORTARE IL FIGLIO NEL MONASTERO DELLA CERTOSA
1450 settembre 28, Milano.
Capitaneo Lacus Maioris.
Cosa nephanda inhonesta et digna de provisione ne è stata notificata, cioè che uno don Martino,
già monaco professo nel monasterio dela Certosa de Pavia, più dì passati è uscito dal
monasterio et gito ad casa del padre, il quale non solamente l’ha acceptato, ma gli ha consentito
ch’el pigli habito mondiale contra le leze divine et humane et contra ogni bono exemplo a chi
havesse voglia de vivere spiritualmente e bene; la qual cosa non volimo patere, perchè è
cagione de molti scandali perchè non solamente luy, ma el padre, che gli consente et qualuncha
gli parla, et pratica cum si è excomunìcato. Per la qual cosa, bisognandoli brazo seculare ad
moderare questo fallo, volimo et te commectimo expressamente che, per ogni via et remedio
oportuno, debbi operare ch’el padre del dìcto don Martino, qual se domanda Iohan del Nilex,
habitatore de Lexa, conduca o faza effectualmente condure el dicto don Martino suo figlio al
monasterio dela Certosa, et a consignarlo al priore del dicto monasterio. Et questo fa con ogni
diligentia et cura et studio, se hai voglia farne cosa grata.
Mediolani, xxviii septembris 1450.
Cichus.
220
529
ORDINE AL PODESTÀ DI MORTARA DI NON DARE RICOVERO AI PELLEGRINI SENZA LICENZA DUCALE
1450 settembre 29, Milano.
173v Potestati Mortarii fuit scriptum quod non permitteret allogiare in hospitiis extra terra Mortarii
pelegrinos sine sua licentia, et quod adverteret diligenter quod dìcta terra non morbo infectaretur.
Data Mediolani die xxviiii septembris 1450.
Cichus.
530
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DE ANGELELIS DI PORTARSI A COMO PER CONSEGNARE
UNA CASA, CHE I FRATELLI SANSEVERINO, RIVENDICANO PER PRIVILEGI CONCESSI DA FILIPPO MARIA
VISCONTI
1450 settembre 28, Milano.
Domino Iohanni de Angelelis.
Vuy sapeti la commissione haviti da nuy et siamo certi la exequiriti interamente, nondimanco,
perché li magnifici fratelli da San Severino dicono havere una casa in la cità nostra de Como,
quale li pertene per vigore di soy privilegii, siamo contenti, immo ve commetiamo et volemo che,
spazate quelle cose de là, vi transferiti a Como et li metiati etiandio alla possessione loro, o a chi
farà per loro de essa casa secondo la dispositione d'essi privilegii, maxime perché dicono che al
tempo dela felice memoria del illustrissimo quondam signore passato era alla possessione dela
dicta casa.
Mediolanì, xxviii septembris 1450.
Cìchus.
531
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI COMO CHE, ACCERTATO IL CREDITO DI GIOVANNI DA
BALBIANO E SIMONE ORRIGONE, COSTRINGA GIOVANNI ANDREA ANDREANI DA CORENO A
SODDISFARLI
1450 settembre 26, Milano.
Potestati nostro Cumarum.
A rechiesta del conte Zohanne da Balbiano et Symone Horrigono, scripsemo altre volte al
capitanio nostro del laco de Como che, constandoli Zohanne Andrea di Andriani da Coreno
esserli debitore per esser stato segurtà de miser Spilemberto da Trivulzo, lo dovesse
constrenzere al pagamento, et ancora non l'ha facto, nì etiamdio se cura de farlo, come
intendiamo per querella de essi conte Zohanne et Symone, pertanto te commetiamo et volimo
che, constandote del debito d'esso Zohanne Andrea, provedi che li dicti conte Zohanne et
Simone siano integramente satisfacti de quello veramente deverano havere et in tal forma che
non habiamo iusta casone de lamentarse.
Mediolanì, xxvi septembris 1450.
Cìchus.
221
532
RIPETIZIONE QUASI AD VERBUM DELLA MISSIVA SUB N° 530
1450 settembre 28, Milano.
174r
Domino Iohanni de Angelelis.
Voy sapete la commissione haveti da noy et siamo certi la exequirete integramente,
nondimancho perchè li magnifici fratelli da Sanseverino dicono havere una casa in la città nostra
de Como, quale gli pertene per vigore de soi privilegii, siamo contenti, imrno ve commectìamo et
volemo che, spazate quelle cose de là, ve transferiate a Como et li mectiate etiandio ala
possessione loro, o chi farà per loro, d’essa casa, secondo la dispositione d’essi privilegii,
maxime perché dicono che al tempo dela felice memoria del illustrissimo quondam signore
passato era ala possessione dela dicta casa.
Mediolani, xxviii septembris 1450.
Cìchus.
533
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI AVER ASSUNTO AL PROPRIO SERVIZIO
BALDASSARE DA TREVISO E VUOLE CHE GLI DIA ALLOGGIO NEL CREMONESE CON I SUOI, ANCHE SE
EGLI SI ACCONTENTEREBBE DI STARE A PESCAROLO
1450 settembre 29, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
Havendo noi conducto alli nostri servitii el spectabile et strenuo cavalero miser Baldesar da
Treviso, como per altre nostre devete essere advisato, volimo che voi gli diate lozamento lì in
Cremonese in loco dove el possa stare bene cum li soi; et perchè lui dice che se contentaria de
stare ad Pescarolo, provedendo a Zohanne Ungaro et alcuni altri sonno lì de altro lozamento,
dicemo che anchora nuy seriamo contenti, parendo a voi che se faza, et caso che non potesse
essere, volimo glilo fazate dare altrove per li soi cavalli vivi, in modo ch'el sia bene allozato,
facendoli dare el formento per le boche vive et cossì el strame per li cavalli, non trovando ormai
più herbe nè stopia, Volimo etiamdio che voi gli fazati bona cera et lo acarezate in modo ch'el
conosca che l'havimo caro.
Data Mediolani, die xxviiii septembris 1450.
Cichus.
534
FRANCESCO SFORZA IMPONE A FRANCESCO DEI LUPI DI SORAGNA DI CONSEGNARE LA GIORNEA, CHE
EGLI TIENE, AL CAVALIERE DEGLI ORSINI
1450 settembre 29, Milano.
Spectabili Francesco de Luppis marchioni Soranie.
Per queste nostre lettere te confortiamo, carichamo et strengemo che vogli dare quella zornea
hay presso de ti al cavalero deli Orsini senza exceptione alcuna, perché ne faray cosa grata
certificandote che deli dinari, che debi havere sopra la dicta zornea, nuy te ne seremo bono
renditore
Mediolani, xxx septembris 1450.
Iohannes.
222
535
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE HA DESTINATO
CRISTOFORO DA SONCINO E DIONISIO DA NORCIA AL SERVIZIO DEL FIGLIO GALEAZZO
1450 settembre 29, Milano.
174v
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostri, havemo tolti alli nostri servicii et deputati presso lo illustre Galeaz, nostro figliolo,
magistro Chrìstoforo da Suncino et magistro Dyoniso da Norsia, cum mensuale provisione de 25
fiorini per caduno. Pertanto volimo che da mò inanzo, incomenzando a calende de octobre
proximo che vene, gli faciatì respondere ad caduno de loro dela dìcta provisione.
Data Mediolani, die xxviiii septembris 1450.
536
VIENE NOTIFICATO CHE A PIETRO DA CORTONA E A ZAMPONO È STATO RICHIESTO UN MAGGIOR
NUMERO DI GUASTATORI PER LAVORI SUL FIUME MUZZA OLTRE A CHIEDERE AL PODESTÀ DI MELZO CHE
I SUOI UOMINI DIANO OGNI AIUTO
[1450] settembre 30, Milano.
Petro de Cortona et Zampono.
Scriptum fuit predìctis Petro et Zampono quod deberent invenire maiorem numerum
guastatorum, quam ipsi possent, ad laborerium illud super flumine Mucie; et ut dictum laborerium
haberet expeditionem, dominus non vult aliquem exemptum ad laborerium ipsum licet quod
omnes tam nobiles quam ignobiles teneantur ad debitum. Et scriptum fuit potestati Melzii quod
faceret et disponeret ex hominibus Melzii omne auxilium et favorem ad laborerium eundem.
Mediolani, ultimo septembris.
Iohannes.
537
FRANCESCO SFORZA RISPONDE ALLE LETTERE DI ANDREA FULGINEO PRECISANDO: QUANTO AL
DENARO CHE DEBBONO I PRETI SI MERAVIGLIA CHE NON LO ABBIANO ANCORA DATO; QUANTO ALLA
QUANTITÀ DI GRANO DOVUTA A GIOVANNI DALLA NOCE E A CRISTOFORO DA CREMONA, VUOLE CHE
VENGA LORO DATA SENZA INTACCARE IL QUANTITATIVO DOVUTO AL CASTELLO DI MILANO. INFINE DAGLI
EBREI NON PUÒ AVERE IN LOCO PIÙ DI DUECENTO DUCATI PER CUI LO INVITA AD OTTENERNE DI PIÙ, MA
CON BELLE MANIERE
1450 settembre 30, Milano.
Ser Andree de Fulgineo cancellario nostro.
Dilecte noster, havemo recevuto le tue lettere continente più parte alle quale respondendo, prima
alla parte deli dinari deli preti, dicemo penitus che non volimo se dispona de dicti dinari se non
quanto se contene in le littere del’ assignatione de Antonio da Landriano, et bene se
maravigliamo dela dureza de essi preti, che ancora non l’habino dati. Fa aduncha che subito li
pagano et de essi dinari non dispone se non quanto è dicto o scripto. Ala parte ch’el non se pò
dare lo grano dela sua rata ad miser Zohanne dala Noce né ad Christoforo da Cremona, che non
gli desse de quello volimo per lo castello de Milano, perché dice non gli n’è d'altro, se
maravigliamo chè pur credemo. ge ne deba esser quanto 175r basta per questa, etiam senza
tore de quello havemo ordinato per lo castello qua. Pertanto, secondo per altre te havemo
223
scripto, mandane la raxone del dato et recevuto et omnino retrova quello de miser Zohanne dala
Noce et Christoforo da Cremona. De quello del castello de Milano siamo contenti et volimo che
ne dia queste due poste tanti zoè alli nostri provisionati et alla squadra de Octaviano Vesconte,
secondo li bolletini te portarano. Ceterum, perché ali dì passati te scripsemo che desse ad
Zohanne camarero dece moza de frumento et non fu specificato a quale mesura, volimo che tu
intendi alla mesura lodesana et a quella mesura gelo dà. Per altre nostre te responderemo ale
altre parte dele tue lettere et anche per queste. Al facto deli dinari deli zudei, nuy non trovamo
poterne havere qua più cum ducento ducati siché volimo che cum bon modo habi lo resto ma
non vresemo che tu lo cavasse per meterli in persone né cum aspere extorsione, perchè non
potessero esser sforzati ma cum ogni altro modo honesto. Ala parte del caposoldo del frumento,
restamo contenti che ne sia satisfacto ad quelli hominì d'arme et vederemo de provedere ad
Piziguitone per altra via. Finalmente fa per ogni modo et via che miser Zohanne dala Noce et
Christoforo da Cremona habiano la sua taxa dela quale t’è scripto et questo non manchi per
cosa del mondo.
Data Mediolani, ultimo septembris 1450.
Cìchus.
538
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RAINALDO DA APPIANO DI TRASMETTERE SIGILLATO IL PROCESSO , DI
GRANDE INTERESSE PER LA CAMERA DUCALE, CONTRO MARCO FERRARIO AL CONSIGLIERE DI
GIUSTIZIA SILLANO DE NIGRIS AD OGNI SUA RICHIESTA
1450 ottobre 1, Milano.
Raynaldo de Aplano.
Habes, ut informati sumus, penes te processum quendam alias contra Marcum Ferrarium
formatum, et, quendam illius Camere nostre maxime interest, volumus et tibi mandamus
quatenus, sub indignationis nostre pena, processum eiusmodi cum omnibus exinde secutis
egregio et sapienti doctori consiliarioque nostro iusticie domino Silano de Nigris ad omnem eius
requisicionem indilate tradas et obsignes tenendo pariter et tibi restituendo, quando nobis libuerit
et non aliter; non intendentes preterea nec volentes ob causam ipsam ac consimilem et pro aliis
multis informacionibus, quas nobis in utilitatem camere nostre asidue dare potes, quod longius
quam huic ruri ire aliqualiter presumas absque speciali nostri seumemorati domini Silani licencia.
Si qui tamen vel fuerint, qui audeant vel presumant te aliqua iniuria dicto vel facto afficere,
quemadmodum nonnullos fuisse et esse inteleximus, quod nobis adeo molestum fuit et grave
tulimus, volumus quod nos de eorum, qui te iniuria affecerint, nominibus et cognominibus
avisatos cum primum reddas, quia talem fieri facimus punicionem, que ceteris exemplo erit;
intencionis enim nostre est quod et tu et quilibet bonus civis noster tute domi sue stare possit et
habitare.
Mediolani, primo octobris 1450.
Cichus.
224
539
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA PIETRO GIOVANNI DA CAMERINO PER AVER TOLTO AI FRATI DELLA
CERTOSA GRANO E ALTRE COSE, ORDINANDONE L’IMMEDIATA RESTITUZIONE, MINACCIANDO, SE
DISOBBEDIENTE, LA RIMOZIONE DAL LUOGO OVE SI TROVA
1450 settembre 30, Milano.
175v
Petro Iohanni de Camerino.
Per querela dei frati dela Certosa, intendiamo dele grande dishonestà, quale continuamente fai a
loro et ali soi homini, et come novamente gli è stato tolto certo grano et alcune altre cose: del che
se miravigliamo, perché pur te ne havemo scripto tante volte che te deveresse reparare.
Pertanto te commectiamo de novo et volimo che, veduta la presente, subito gli fazi restituire
integramente quel grano et ogni altra cosa tolta certificandote che, si ala receptione de questa tu
non lo fai et ne sentiamo più querela, subito te levaremo da lì et mandaremote in altro loco, ove
non havirai cosa alcuna, et queste habi per indubitato. Volemo etiandio che subito te levi da lì et
vadì al tuo lozamento deputato.
Mediolani, ultimo septembris 1450.
Cìchus.
540
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ E AL REFERENDARIO DI NOVARA DI AVER CONCESSO AI
FRATELLI ANTONIO E GI ANPIETRO DA RABOCCIO LA FORTEZZA DI LANDIONA
1450 settembre 30, Milano.
Potestati et referendario Novarie. a
Havemo concesso ad Antonio et Zohanpetro fratelli da Raboccio la forteza et loco de Landiona
cum tucti li datii et intrate d'esso et havemogline concessa lettera in piena forma; pertanto vi
commectiamo et volimo che li rnectiate ala tenuta et posessione dela decta forteza et gli faciati
respondere de tucti li datii et intrate d'esso loco, et etiandio gli lassatì ministrare rasone ali
homeni, et provedatì che habiano obedientia da loro.
Mediolani, xxx septembrìs 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuìt comunitati et hominibus Landione.
a Precede, cancellato communitati et hominibus Landione.
541
RICHIAMO AL PODESTÀ DI NOVARA DI MANDARE PER DUE MESI DIECI UOMINI DEL TUTTO SPESATI.
1450 ottobre 1.
Potestati e referendario Novarie
Scriptum fuìt, ut per alias olim litteras, quod deberet mittere homines decem solutos pro
mensibus duobus de quibusvis denariis.
I octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
225
542
SOLLECITAZIONE A VILLANO DE GUALDO DI AVERE CURA DI CASSANO PERCHÈ NON SORGANO
INCIDENTI E ORDINE A CREMONA DI INCARCERARE I DIECI FANTI ASSENTATISI SENZA PERMESSO
Scriptum fuit Villano de Gualdo quod haberet optimam curam in loco Cassani ne scandalum et
incomodum oriretur, et propter hoc et ad maiorem custodiam dicti loci, scripsit Novarie pro
hominibus, et Cremone quod carcerentur decem illi, qui absque licentia a dicto loco discessere.
Cichus.
543
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI CREMONA DI ARRESTARE I DIECI FANTI INVIATI A
CASSANO E CHE SONO FUGGITI E DI INVIARNE ALTRI DIECI A SPESE DEI FUGGITIVI
1450 ottobre 1, Milano.
Locuntenenti Cremone.
Magnifice et strenue gener noster carissime, perché quelli dece fanti cremonesi, quali mandasti
ad Cassano, sonno tucti fuziti, pertanto volimo che li fazati tucti pigliare et meterli in presone, et
mandati ad Cassano dece altri fanti, et fati siano pagati alle spese de quelli sonno fuziti; et fati
che subito exequati circha ciò quanto ve scrivemo, remossa ogni casone.
Ex Mediolano, 1 octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
544
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA FRATE GIOVANNI DA OMATE QUALE PRIORE DEL CONVENTO DI
SAN GIOVANNI DI BELLINZONA
1450 ottobre 1, Milano.
176r
Reverendo patri domino fratri Iohanni de Berinzona provinciali ordinis Sancti Augustini.
Intendemo nuy che quilli de Belinzona hanno mandato dui priori al loco de San Zohanne de
Belinzona, quali non sono accepti a quilli homini et desideririano de havere uno frate Zohanne de
Homa, qual altre volte è stato al dicto beneficio, del quale grandemente se laudano Et pertanto,
siando dicto frate Antonio caro alli dicti homini, et siandosi altre volte ben portato, vi confortamo
lo vogliati deputare priore del dicto beneficio de San Zohanne perché sarà bene recto et
governato de lui et compiaceritece asai.
Ex Mediolano, primo octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
226
545
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL COMMISSARIO DI NOVARA DI COMPORTARSI CON LA GENTE DI
SEZZADIO UMANAMENTE. ORDINA, POI, CHE AGLI UOMINI DI RUGGERO DE GALLI E A QUELLI DI
GIOVANNI DALLA NOCE SIA DATA LA QUOTA DI FRUMENTO CHE ANCORA NON HANNO RICEVUTO
1450 ottobre 1, Milano.
Commissario Alexandrie.
Havemo recevuta la vostra lettera et inteso quanto ne haveti scripto circha lo facto del subsidio
et cetera Dicemo che in questo facto sequiti quanto ve pare necessario. Circha lo facto de quilli
da Sezadio, dìcemo che cum loro ve portiati humanamente et vedati de farve obedire. Ulterius
miser Rugero de Galli et quelli de miser Iohanne dala Nuce dicono che loro non pono havere lo
frumento, come per altre havemo ordinato; pertanto volimo che per le boche vive, che se trovano
havere, gli fati dare la rata loro del frumento, et altro non intendiamo gli sia dato.
Data Miediolani, primo octobris 1450.
Cichus.
546
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI PAVIA E A GRACINO DI PESCAROLO DI AVER
ORDINATO DEI LOCALI ALLA BOCCA DEL TICINO PER LA CONSERVAZIONE DEL SALE, VOLENDO CHE VI
SIANO PERSONE PRONTE A RICEVERE LA MERCE RICUSANDO I NAVAROLI DI VENIRE A PAVIA CAUSA LA
PESTE
1450 settembre 30, Milano.
PotestatI Papie et Gracino de Piscarollo, referendario.
Havemo imposto alli magistri dele intrate nostre facino subito ordinare certe stancie sonno in
bocha de Ticino, ad ciò che in esse se possa conservare el sale, et gli sia posto tale ordine che,
zonte siano le nave, le quale conducano el dicto sale, siano subito expedite et etiam gli siano ale
predicte stantie le persone deputate a recevere ogni quantitade de sale ce conduca, perché
recusano del tuto li navaroli de volere venire ad Pavia cum le nave per lo suspecto dela pesta: il
perché, ad ciò che per defecto de debita provissione non segua per alcuno modo manchamento
di sale, volimo et ve commandiamo che, habuta questa et remosa ogni exceptione, debiati fare.
exequire quanto ve scriveranno li prenominati magistri et 176v in questo non lassati intervenire
alcuno fallo, advisandove, si per difecto vostro non seranno ordinate le predicte case et poste
tale provisione, che, giunte siano le nave alla predicta bocha se possano descarichare, et se ne
segua alcuno manchamento, lo reputaremo ad vuy et seremo malcontentì de vuy et cossì
vedereti per effecto, advisandone statim del ordine havereti posto in questo.
Data Mediolani, die ultimo septembris 1450.
Iohannes, Iohannes et Petrus.
227
547
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA IL VESCOVO DI CREMONA A VOLER CELEBRARE SOLENNEMENTE
OGNI ANNO LA FESTIVITÀ DI SAN FRANCESCO
1450 ottobre 1, Milano.
Domino venerabili episcopo Cremone.
Perchè nuy fra li altri sancti de Dio havemo in somma reverentia la festa de sancto Francesco,
quale serà presto, haveriamo caro et così confortiamo et pregamo la signoria vostra voglia
proveder et ordinare che lo dì dela celebratione et festa del prefato sancto Francesco in quella
nostra città sia facta una sollemne processione et festa ad laude et gloria del prefato beato san
Francesco, quale havemo in summa devotione. Et questo dicemo non tanto per questo presente
anno, ma ne pare, così confortiamo la signoria vostra, lo faza fare annuatim, perché a nuy serà
tanto più caro et grato quanto che sopra lì altri sanctì de Dio havemo in devotione et reverentia lo
beato sancto Francesco.
Data Mediolani, primo octobris 1450.
Iohannes.
548
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTA’ E AL REFERENDARIO DI NOVARA DI DARE A GIOVANNI
DALLA NOCE 318 DUCATI D’ORO, DETRATTI DALLE 12.000 LIRE CHE LA CITTA’ DEVE A FRANCESCO E
FRATELLI SANSEVERINO , DEBITORI DI TALE CIFRA AL CITATO GIOVANNI
[1450] ottobre 1, Milano.
Potestati et referendario Novarie.
Come devite sapere, nuy havemo assignati alli magnifici Francesco et fratelli da Sanseverino
quelle dodecimilia libre, dele quale ne subvene quella nostra comunità; et per ch'el spectabile
miser Zohanne dela Noce nostro conductere dice dovere havere da essi fratelli ducati trecento
deceocto d’oro et nuy gli havemo promesso farglili restituire, deliberamo et volemo che deli primi
denari dele decte dodecimilia libre ne dagate o fazate dare al decto miser Zohanne, o a
qualuncha ordinarà luy, fine ala quantità de trecento deceocto ducati.
1 octobris, Mediolani.
Cichus.
549
FRANCESCO SFORZA SI MERAVIGLIA CHE QUELLI DI CORREGIO ABBIANO MANDATO CAVALLI E FANTI A
REGGIO PER PORTARE SOCCORSI NELLA RIBELLE GARFAGNANA. CHIEDE AL FRATELLO LA
DISPOSIZIONE DELLA GENTE D’ARME NEL PARMENSE E UN ELENCO DELLA DISLOCAZIONE DEI CAVALLI
AL TEMPO DI FILIPPO M. VISCONTI
1450 ottobre 1, [Milano].
177r
Domino Alexandro Sfortie.
Havemo inteso, da poy la partita toa, che quelli da Corregio hanno mandati cavalli et fanti deli
loro in quello de Regio per soccorrere certe terre de Garfignana quale se sonno revoltate contra
el signore marchese de Ferrara; dela qual cosa ne miravigliamo, perchè questa è pure de quelle
usate, che loro sonno nostre gente et sempre fano a lor modo, per la qualcosa vogliamo gli
provedì come meglio te pare. Ceterum volimo ne mandi il compartimento de tucte le gente
228
d’arme che allozano im Parmesana, zoè tanto de quelle toccano alli zentili homIni de
Parmesana, quanto de quelle toccano alle terre sotto alla città de Parma, perché volimo vedere
quello de tenere quelli de Corrigio et cossì quello tocca a tucti gli altri; et questa lista del dicto
compartimento mandiranela chiara e necta et quanto più presto sia possibile per uno cavallaro
aposta.
1 octobris 1450.
Cìchus.
Post datam. Voressemo ne mandasse doe liste de compartitione, cioè una de cavalli che se
alozava im Parmesana al tempo del signor duca passato, et l'altra lista come te scrivemo per la
littera nostra.
550
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE PER L’ARRESTO DELL’UOMO D’ARME FORTINO PER I FURTI E DANNI
DA LUI PERPETRATI E VUOLE CHE NON VENGA RILASCIATO A SUA INSAPUTA
1450 ottobre 1, Milano.
Sacramoro Vicecomiti.
Havemo inteso come voi havìte facto pigliare Fortino nostro homo d’arme per casone dele
robarie e damni che faceva et cetera, de che n'è molto piaciuto et volemo quando havirà
acordato et pagato li damni, che ha facti luy et li soi, non lo facciati relaxare de presone senza
littera sottoscripta de nostra propria mano.
1 octobris Mediolani, 1450.
Cichus.
551
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE, COME NEL PASSATO, GLI USCIERI DELLA CORTE ABBIANO DODICI
MENSILITÀ
1450 ottobre 1, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Non volendo noy che li usceri dela corte nostra siano in pezore grado et pezo tractati che siano
sta i per lo passato, et essendo noi informati che al tempo del illustrissimo signor duca de Milano
passato gli usceri dela corte sua haviano lo salario suo integramente ad rasone de paghe dodici
per anno, per questa ve dicemo siamo contenti che li decti usceri nostri habiano lo salario suo ad
rasone de xii paghe per anno, et così volimo gli fazate respondere, et questo intendimo, essendo
stato cossì consueto per lo passato, come siamo informati.
1 octobris Mediolani, 1450
Cichus.
229
552
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI PIACENZA DI COSTRINGERE GLI UOMINI DI CORANO
A PAGARE QUATTROCENTO DUCATI PER I DUE ANNI NEI QUALI NON HANNO PAGATO NIENTE
1450 ottobre 1, Milano.
Referendario Piacencie.
Perché l’homini de Corano in dui anni che sonno sotto la dictione et devocione nostra non hanno
may pagato dinaro in cosa veruna altra ala camera nostra, dove che a Francisco Picinino et ad Lazaro
Todesco pagavano ducati ducento l’anno, essendo honesta cosa che li subditi nostri supportano cadauno
el suo debito cazuto per la rata sua. Pertanto volemo, et così comandiamo che omnino tu provedi et
astrengi dicti homeni ad exborsarci de presente et caliter ducati quatrocento per questi dui anni per li quali
hanno pagato niente. Et in questo fa non gli sia fallo né excepcione veru na, perché maxime el bisogno del
dinaro ne strenge, et havendo nuy supportato tanto tempo dicti homeni et tractandoli equalmente et meglio
che gli altri, ne pare che meritamente se debiano con tentare pagare dicti dinari senza dificultate. Et così
per ogni forma astringeli al dicto pagamento.
Mediolani, xvi octobris 1450.
Iohannes Christoforus.
Cichus.
553
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AD ANDREA FULGINEO D’ESSERE D’ACCORDO CHE CON IL FRUMENTO
DEL CAPOSOLDO SI SODDISFINO GLI UOMINI D’ARME DEI QUALI HA SCRITTO
1450 ottobre 1, Milano.
177v
Ser Andree de Fulgineo, cancellario
Secondo che herì per altre nostre lettere te scrivissemo, cossì per queste te dicemo che siamo
contenti che de quello frumento del caposoldo se satisfaza a quelli homìnì d’arme, deli quali tu
ne hai scripto; et così fa, perchè provediremo che per altra via se satisfaza a Pizchetone.
Mediolano, l octobris 1450.
Cìchus.
554
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI PROCURINO PER LA SUA CASA 3000 MOGGE DI FRUMENTO DA
PAGARSI SULL’ENTRATA DELL’ANNO CORRENTE O DI QUELLO SUCCESSIVO
1450 settembre 1, Milano.
Locuntenenti, referendario et thexaurario Alexandrie.
Noi havemo de bisogno, per uso de casa nostra et per l’altre cosse importante al stato nostro, de
moza tremilia de fromento; unde vogliamo debiati servare quello modo et via ve parerà più
expediente, siché lo dicto frumento se habia prestissimo. Lo qual volemo pagati sopra l’intrate
del resto del presente anno; e, mancandove denari siamo contenti gli fati qualche assignacione
sopra l’intrate de l'anno da venire 1451. E vediti fare questa cosa più secretamente ve sia
posibile, ad ciò non habia casone de incarirse lo precio. Et questo fati non manchi per cosa
alcuna perché, como havemo dicto, è necessario che trovati le dicte tre milia moza de frumento
in ogni modo, del modo gli haverite pigliato sopra ciò
Mediolanì, die primo septembris 1450.
Cichus.
230
555
NICCOLÒ V COMUNICA A FRANCESCO SFORZA CHE LA COMMENDA DELL’ABAZIA DI MORIMONDO È
STATA ACCORDATA AL CARDINALE BENEVENTANO
1450 settembre 15, Fabriano.
Dilecte filio nostro Francisco Sforcie Vicecomiti duci Mediolani.
Dilecte fili, salutem et apostolicam benedicionem. Requisivit nos proximis diebus litteris ac
nunciis magna cum instancia excellentia tua ut monasterium Morimundi ordìnis Cistercensium
venerabili fratri nostro episcopo Mutinensi commendare; dìlecta vero in Christo filia nobilis mulier
Blancha Maria ducisa consors tua per litteras suas etiam instanciam fecit ut prefatum
rnonasterium venerabili fratri nostro archiepiscopo Mediolanensi in commendam dimittere
dìgnaremur. Nos considerantes prefatum episcopum pacifica ecclesie sue possessione gaudere,
aliudque beneficium in commendam obtinere, et a dìcto monasterio valde distare, ìpsum
archiepìscopum Mediolanensem tante ecclesie fuisse prefectum, non potuimus, etiam certis aliis
legittimis rationibus moti, precìbus huiusmodi condescendere; sed volentes circa regimen dicti
monasterii oportune 178r providere, ìllud dilecto filio nostro cardinali Beneventano, qui
excellentìe tue ac prefate ducise plurimum affi citur, commendamus, sperantes rnonasterium
ipsum per ìpsius cardinalis circumspectam pro videnciam in spiritualibus et temporalibus felicia
nocumenta suscepturum, et prefatum cardi nalem onera sibi dietim incumbencia pro status sui
condecencia facilius supportare debere. Quare hor tamur excellentiam tuam ut hanc
deliberacionem nostram equo ferat animo, ipsique cardinali pro virtute sua omnìa bona merentì
faveat et assìstat ut prefati monasterii pacificam possessionem con segui ipsiusque bona
recuperare et illud feliciter gubernare possit, quemadmodum nostri suique desiderii est. Et nobis
in hoc singularissime complacebit excellentia tua et honori suo consulet.
Data Fabriani sub anulo piscatoris die xv septembris MCCCCL, pontificatus nostri anno quarto.
Petrus de Noxeto.
556
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE D’ALESSANDRIA SCRIVA AI MARCHESI D’INCISA
CHE GLI CONSEGNINO L’ASSASSINO DI GIOVANNI BOIDO DA CASTELLAZZO PER LA SUA ESECUZIONE
SULLA PIAZZA D’ALESSANDRIA
1450 ottobre 1, Milano.
Locuntenenti Alexandrie.
Non porriamo exponere quanto ne si stato moleste el caso seguito de Zohanne Boydo dal
Castellazo, qual è stato cossì crudelmente assasinato, perché l'animo et ogni nostro studio è
inclinato a questo, che cadauno possa andare inanze et indreto a fare li facti suoi; et però,
deliberando non lassare impunito questo tale assassinamento scrivemo ali alligati per li marchesi
de Ancisa che per ogni modo debiano consegnare ad vui, o a chi ordinareti vui, quello parente
nostro homo d’arme, et ve commetiamo et volimo che, veduta la presente, subito cercati de
haverlo in le mane vostre e lo faciati apicare o decapitare su la piaza de Alexandria, como vol
rasone. Et simile volemo se facia ali figliolì et a qualuncha se fose trovato al dicto sassinamento,
possendoli havere in sua possanza. Et dela robba fatine et disponitine como ordinarà el
spectabile conte Gaspar nostro conductero.
Mediolani, primo octobris 1450.
Iohannes.
231
557
ORDINE AI MARCHESI D’INCISA DI CONSEGNARE PARENTO, ASSASSINO DI GIOVANNI BOIDO DA
CASTELLAZZO
1450 ottobre 1, Milano.
Spectabilibus marchionibus Incise.
Quod consignent locuntenenti Alexandrie Parentum, qui sassinavit Iohannem Boydum de
Castellacio.
Data ut supra.
Iohannes.
558
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI ARRESTI GRATA VILLANO CUI È ANDATO PARTE DEL BOTTINO
RUBATO A FRANCESCO DA TRANO DA UN SUO FAMIGLIO
1450 ottobre 1, Milano.
178v
Castellano Cassani et Zanipono provissionato ibidem.
Ne dice Francesco de Trano, commissario olim de quella, che, essendo lui ad quello officio, se
fugite da lui uno fameglio cum dinari et altre cose d'esso Francesco, lo qual fameglio, essendo
per nui destenuto a Bergamo, ha confessato che uno Grata Villano, qual ve dirà esso Francesco,
ha havute parte dele dicte cosse. Pertanto volimo ve informati de questo facto e, constando a vui
ch’el dicto Grata Vilano sia colpevole de questo facto, volemo lo debiati subito destenere e non
liberarlo per fin ch’esso Francesco sia integramente satisfacto dele cose sue.
Mediolani, die primo octobris MCCCCL.
559
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI LIBERINO DA OGNI AGGRAVIO PER 2 CAVALLI GLI UOMINI DI
MASNAGO
1450 ottobre 1, Milano.
Domino Baptiste de Burgo commissario et Ambrosio de Crìvellis potestati Varisii.
Per certi respecti, quali ne moveno a ciò, volimo che vediate se possibile è, senza troppo sconzo
et gravamento d’altri nostri subditi, sgravare el loco de Masinago dela pieve de Varese de quelli
dui cavalli gli sonno a casa et toglierli via, perchè el zentilhomo de quel luocho che è Antonio da
Castiglione, ne ha satisfacto in altre cose equivalente la spesa de dicti dui cavalli; et haviremo
caro che cossì se faza,
Mediolani, die i octobris 1450.
Cichus.
232
560
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI FACCIA QUANTO DA LUI SCRITTO A FAVORE DI FILIPPINO VISCONTI
1450 ottobre 1, Milano.
Pisanello.
Volimo che te intendi cum lo potestà de Melzo et con Piero da Cortona et Zampono nostro
provisionato et fazi che li siano observate le lettere, quale havemo scripto in favore de Filippino
Vesconte, quale sonno honeste, in modo non si possa gravare.
Mediolani l octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
561
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CASTELLANO DI PAVIA CONSENTA A GIOVANNI MICHELE DI
PARLARE PIÙ VOLTE CON IL MARCHESE DI COTRONO
1450 ottobre 1, Milano.
Magnifico Bolognino castelano Papie.
Siamo contenti et volimo lassi parlare Zohanne Michele, presente latore, doe o tre volte al illustre
marchese de Cotrono; et questo non manchi.
Data Mediolani, die primo octobris 1450.
Cichus.
562
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GRACINO DA PESCAROLO CHE SI INFORMI SE IL REFERENDARIO DI
PAVIA HA AVUTO DENARI E COSE DI CUI SI PARLA NELLA LETTERA INVIATA ALLO STESSO REFERENDARIO
1450 ottobre 1, Milano.
179r
Gracino de Piscarolo.
Nuy scrivemo al referendario nostro lì la lettera ala presente alligata. Pertanto volimo che,
essendo luy in quella citade, lì presente, la dicta lettera quando non gli fusse tu l'apri et vedi et te
informi diligentemente et bene s'è vero ch'el dicto referendario habia habuto li dinari et cose se
contenino in la dicta lettera, et perché casone, et de tucto ne advisi. Et ulterius volimo tu cerchi
de havere la cortellera, quale dice Gabriele esserli tolta, et la mandi ale mano del comissario
nostro de Binascho, quale nela manderà qua da nuy.
Data Mediolani, primo octobris 1450.
Cichus.
233
563
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI PESCAROLO CHE, PER RAGIONI DI STATO, PUÒ
ASSENTARSI PURCHÈ LASCI UN IDONEO SOSTITUTO
1450 ottobre 1, Milano.
Oradeo Favagrosse potestati Piscaroli.
Siamo contenti et ne piace, per satisfare alla rechesta toa che, accadendote a fare alcuna cosa
pertinente al stato nostro, te possi partire da quello officio quale te havemo assignato, por lo
spatio de quatro mesi; et cossì te ne concediamo piena licentia lassando alcuna persona in tuo
loco, quale sia idonea et supplisca per ti a quanto accaderà a fare.
Data, Mediolani i octobris 1450.
Cichus.
564
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE LUIGI OLDANO SI INTENDA CON IL PODESTÀ E GLI UOMINI DELLA
LOCALITÀ CIRCA LA RICHIESTA DEI SANSEVERINO DI AVERE LA LORO ASSEGNAZIONE DI 12000 LIRE
1450 ottobre 2, Milano.
Aluisio Oldano.
Per che quisti da Sanseverino se voriano posser valere de quella assignacione a loro facta de
libre xii mila e dicono che no se pigliando altro partito et altra via che per la via ordinania et che
se va, non se ne venerà may a capo, pertanto ne pare che ve debiate intendere cum lo podestà
et cum li homini et cum qualunche altro ve parirà sia intendenti, et vidiati dare tal forma et modo
che se possino prestissimo ritrare et che se possino valere et aiutare neli bisognii loro. Et circa
ad ciò vogliati usare ogni diligencia et solicitudine.
Mediolani, ii octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
565
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI INTERESSINO PRESTINAI E MUGNAI PER L’ACQUISTO DELLA
QUANTITÀ DI FRUMENTO CHE GLI RIMANE INVENDUTO
1450 settembre 30, Milano.
179v
Magistris intratarum nostrarum.
Perchè nuy havemo comparato da uno merchadante mantovano moza dece de frumento, quale
vogliamo che de presente sia venduto et perché non gli habiamo modo alcuno de venderlo
presto et havere el dinare se non per la via havete venduto l’altro, pertanto vogliamo et ve
commandiamo che providiati subito ch'el dicto frumento sia venduto per la via fu venduto l'altro,
mandando per li pristinarì et farinari che in continenti butano fora el dinare; et questo non manchi
per cosa alcuna.
Mediolani, ultimo septembris 1450.
Cichus.
234
566
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO E AL PODESTÀ DI PARMA CHE SOLLECITAMENTE
RICUPERINO LA TAGLIA POSTA IN LUOGO DELL’IMBOTTATO
1450 settembre 28, Milano.
Potestati commissario referendario et ancianis Parme.
Per altre nostre lettere havemo scripto che la taglia in luocho dela imbotade se metesse, detrati
alcuni loci descripti in quelle nostre littere et, secondo intendemo, fin al presente non l'haveti
facto, dicendo che è contra la forma deli vostri ordini. Dela qualcosa assay se maravigliamo,
havendo nuy scripto ch'el facesti solum per questo anno tanto per certi respecti, quali, se vuy li
sapesti, non dubitamo restareti contenti. Pertanto volemo che, vedute le presente nostre littere,
per ogni modo restiati contenti dela dicta taglia, come per altre nostre littere ve havemo scripto;
et questo dicemo per questo anno tanto. Li dinari dela quale taglia volimo che vuy, commissario
et potestate, sollicitati siano presto retrati, ad ciò se possa satisfare a quili ha assignatione sopra
la dicta taglia, come è nostra intencione sia satisfacto a qualunche habia assignatione. Preterea
nuy intendemo et volimo che tucti li dinari, quali pertengano alla camera nostra, siano pagati in
mano del texaurerio de quella nostra citade et se altre nostre lettere fusseno in contrario a
questa nostra voluntà, per la presente nuy le revocamo; et questo facemo ch'el dicto texaurerio
habia assignare ragione alli magistri dele intrate nostre, secondo li ordini dela camera nostra.
Mediolani, xxviii septembris 1450.
567
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI ROSATE CHE LIBERI I CARRETTIERI, PARTITI SENZA
LICENZA. VUOLE, POI, CHE QUELLA COMUNITÀ E LE COMUNITÀ VICINE CONTRIBUISCANO AI CARICHI
IMPOSTI
1450 settembre 29, Milano.
180r
Potestati Rosate.
Per usare clementia a quelli carratori, quali te scripsemo in questi dì che dovesse destinere
perché erano partiti de qui senza licentia, siamo contenti et volimo che li relassati tucti et perché
quella communità et homini se lamentano che quelli da Gazano Covezano Vergano et Gadé et
cossì duy homini habitatori de quella terra, sonno renitenti ad contribuire alli carigi occurrenti in
quella comunità, come facevano al tempo dela bona memoria del illustrissimo quondam signor
duca passato; ve commetiamo et volemo che, essendo usato al dicto tempo li lochi et homini
predicti ad contribuire cum quella comunità alli carigy carigi occurrenti, provede etiamdio che
facino cossì per lo advenire.
Mediolani, die ii octobris 1450.
Iohannes.
235
568
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL FIGLIO TRISTANO DI METTERE IN LIBERTÀ ANTONIO DA FORLÌ E
SILVESTRO, UOMINI D’ARME DUCALI, RITENUTI VALENTI PERSONE
1450 ottobre 2, Milano.
Magnifico Tristano, figlio nostro.
Havemo pienamente inteso quello è sequito circa la detencione de Antonio da Forlì et Silvestro
nostri homini d’arme, et la casone te ha mosto ad fare questo, et de tucto te ne commendamo;
ma perché non ne po' accadere a niente che essi Antonio et Silvestro se dovessero partire nè
fare cosa alcuna che fusse in detrimento del stato nostro et in manchamente del honore suo,
perché sempre li havemo cogniosciuti valenti homini, per questa tale opinione se moviamo per
nostra propria voluntà a scriverti la presente et te commettiamo et volemo che, sotto la fede sua,
tu li relaxi tutti dui et gli commandi che vengano qua da noy; in fede del che havemo sottoscripta
la presente de nostra propria mano
Mediolani, 13 octobris 1450.
Iohannes.
Franciscus Sfortia manu propria.
569
ORDINE AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE A FOSCHINO DE ATTENDOLIS UN FINE PANNO MORELLO
[1450] ottobre 1, [Milano].
Primo octobris.
Magistris intratarum qui dent dent magnifico Foschino de Attendolis panum morelum finum pro
uno vestito pro ipso.
Cichus.
570
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MEMBRI DEL CONSIGLIO DI GIUSTIZIA DI RISOLVERE CELERMENTE LA
VERTENZA TRA I NOBILI DE CURTO DE GUAZATORIO E GLI UOMINI DI SALE
1450 ottobre 2, Milano.
Dominis de consilio iustice
Quod ut cicius fieri potest, expediant causam ipsis comissam et vertentem inter nobiles de Curte
de Guazatorio et homines Salarum.
Mediolani, die ii octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
236
571
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE LA GENTE D’ARME DIA APPOGGIO AGLI “INCANTATORI” DEGLI
IMBOTTATI DEL FIENO E DEL VINO NELLA RICERCA DI DETTA MERCE
1450 settembre 30, Milano.
180v
Domino Iohanni de Tollentino locuntenenti Cremone.
Perché è qua el tempo de incantare l’imbotature de feno et vino de quella nostra cità e suo
distrecto, et aciò che l’incantatore et daziario non habiano sguardo né timore ad abocare et
augumentare esse imbotade, et che per questa la camera nostra non venghi ad patire
detrimento, volemo che, havuta questa, imponiati e comandiati strectamente a tuta quella gente
d’arme dela squadra vostra et cossì che admoneati per parte nostra qualunche altro nostro
conductero de gente d’arme logiate in quella nostra cità et nel contado, che ali incantatori d’essi
imbotati et loro officiale debiano dare et prestare paciencia in fare le cerche de dicte loro
imbotate, così nele case et logiamenti loro como nele case et habitacione deli citadini et
contadini, et che in questo non faciano renitencia alcuna, se hanno cara la gratia nostra; et così
vui dareti ogni favore dal canto vostro ad essi incantatorì, in far le loro cerche et descriptione. E
in questo ve carrichiamo e strengemo gli habiati bona dilligencia, e non manchi per cosa del
mundo, perché altramente l'incantatori domandarano restauro et la camera nostra ne patirebe
grande iactura e danno. Siché provedeti per modo non habia cagione de intervenire questi
inconvenientì, et avisareti poi li maystri de l'intrate nostre de l’hordine haveriti posto a questo
facto.
Mediolani, die ultimo septembris 1450.
Cichus.
572
FRANCESCO SFORZA DÀ IL MEDESIMO ORDINE, DI CUI ALLA MISSIVA PRECEDENTE, A TRISTANO
SFORZA VISCONTI E A 14 ALTRE PERSONE
[1450]
In simili forma domino Tristano Sforcie Vicecomiti et infrascriptis, videlicet primo:
Sagramoro Vicecomiti,
Baldasarì de Trivisio,
Antonio de Landriano,
Antonio de Forlivio et Francisco de Liodda,
Troyolo Arcamono et Malcorpo,
Merlino de Modigliano,
Pedrino de Pergamo,
Rabotto de Laudech,
Mariano de Calabria,
Andree de Landriano,
Gulielmo de Rossano,
Domino de Parma,
Iohanni Barrili,
Petro dela Bella.
237
573
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL VICARIO E I DODICI DI PROVVISIONE DI MILANO DIANO 5 FIORINI
MENSILI ALLA VEDOVA E AI FIGLI DI LUIGI DE ARSAGO CHE PERSE LA VITA A CAUSA DELLE FERITE
RICEVUTE COMBATTENDO DURANTE I TORBIDI SCOPPIATI PER L’INGRESSO DELLO SFORZA IN CITTÀ
1450 settembre 26, Milano.
181r
Vicario et duodecim provissionum Mediolani
Non ignoratis credimus quonammodo pridie eius diei, quo feliciter ac iocunde fecimus in hanc
inclitam urbem nostram ingressum, Aluisius de Arsago animo suo totus gladiatores atque
satelites omni conatu satagentes impedire ne ad debitum nobis principatum reciperemur accepto
letalli quoddam in illo turbine rerum vulnere, tandem post paucos dies decessit, relictis uxore
cum plu ribus parvulis, qui ex multa inopia, velut accepimus, nec habent quomodo se vestiant,
nec solo pa ne famen sibi sedare queunt, tam igitur pro pietate, qua movemur, erga dictam
uxorem ac parvulos, qui patre amiso in ea sunt extrema condicione paupertatis, constituti ut
gratitudinem aliquam ostendamus erga ipsos respectu patris eorum, qui non extimavit mortis
obire discrimen pro status nostri beneficio rebus nostris tunc ambiguis exsistentibus, assignamus
eis mensuales florenos quinque sibi respondendis de denariis intratarum comunis urbis
smemorate et, illis aliquo superve niente casu aut impedimento non supplentibus super denariis
proventuris ex condenna cionibus quibusvis per iudicem victualium urbis predicte faciendis,
volentes ac vobis mandantes quatenus pro observacione huiusmodi assignacionis nostre dictis
quondam Aluisii heredibus, de premissa mensuali provisione ex denariis memoratis et veluti
prefertur respondere cum integritate nec non et buletas et scriptura quaslibet expedientes et
opportunas fieri faciatis.
Mediolani, xxvi septembris 1450.
Angellus de Reate, legum doctor auditor.
Cichus.
574
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FILIPPO D’ANCONA CHE I FANTI ALLOGGIATI A CARO, DESIO E
SEREGNO NON PRENDANO DAGLI UOMINI DI DETTE LOCALITÀ COSA ALCUNA SENZA PAGAMENTO
1450 ottobre 2, Milano.
Filipo de Ancona.
Aciò sii informato dela mente nostra volemo et cometemoti per questa che a quilli fanti logiati a
Caro, Desio et Serigno non faci dare cosa alcuna da quelli homini se non cum lo loro dinaro et,
havendoli dicti fanti havuta cosa alcuna dali dicti homini, volemo che gli sia integramente
satisfacto, non obsta cosa alcuna te sia scripto in contrario perchè così è nostra intencione.
Mediolani, ii octobris 1450.
Cìchus.
238
575
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NON SI COSTRINGA ANTONIOLO DA CREMA A PAGARE IL FRUMENTO
PRESO, PER ORDINE DUCALE, PER DARLO A PROVVISIONATI E BALESTRIERI
1450 ottobre 2, Milano..
181v Communi et hominibus Carate.
Intendimo che volite astrengere Antoniolo da Crema, già vostro officiale, a pagarvi due moze et
meza de frumento, quale vi ha tolto per dare ad alcuni provisionati nostri et balestreri; et perchè
noi gli commandassemo de propria bocca, volimo et vi commandiamo che al decto Antoniolo non
gli fazati molestia alcuna, relassandoli liberamente quelli denari del salario suo quali l’havite
sequestrati, perchè cossì è nostra intentione.
Mediolani, ii octobris 1450.
Cichus.
576
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI AVER STABILITO UN
MENSILE DI FIORINI 25 PER CRISTOFORO DA SONCINO E DIONISIO DA NORCIA, MEDICI DEL FIGLIO
GALEAZZO
1450 ottobre 2, Milano.
Regulatori et magìstris intratarum.
Havemo assignato a magistro Christoforo da Soncino et a magistro Dionisio da Norsa, medici
deputati presso lo illustre Galeaz, nostro figliolo, una mensuale provisione de fiorini xxv per
caduno de loro, come vedirete per una littera signata de nostra propria mano. Pertanto siamo
contenti et volimo che a caduno de loro facciate dare de presenti una paga in prestanza, aciò se
ne possino aiutare.
Mediolanì, ii octobris 1450
Cichus.
577
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA I FRATELLI DA CORREGGIO A LIBERARE , COME RICHIEDE PIETRO
MARIA ROSSI, PELLEGRINO ZACCAGNO E LI INVITA A RISPETTARE IL BUON VICINATO CON DETTO
PIETRO MARIA
1450 ottrobre 2, Milano.
Manfredo, domino Giberto et Antonio, fratribus de Corrigia.
Havete destenuto in Brexello, per quello intendiamo, Pellegrino Zachagno subdito del magnifico
Petro Maria, per la relassatione del quale esso Petro Maria ne fa grande instantia, dicendo
essere destenuto senza alcuna legitima casone et voy essere difficili a relaxarlo. Pertanto
haviremo caro, et cossi vi confortiamo et caricamo, vogliate fare relassare dicto Pellegrino et
vivere et deportarvi con el dicto Petro Maria et li soi in modo ch'el para ve amate, come debono
fare li boni vicini l'uno con l’altro; el che serà conveniente a l’honore vostro et a nuy grato.
Mediolanì, ii octobris 1450.
Cìchus.
239
578
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI ALESSANDRIA DI PORTARSI CON 4 O 6 UOMINI DI
QUARNIENTO SUL LUOGO DOVE EGLI DESIGNERÀ, ALLA PRESENZA DI TESTI E DI UN NOTAIO,IL POSTO
DOVE COSTRUIRE UN MULINO SUL FIUME TANARO
1450 ottobre 2, Milano.
182r
Referendario Alexandrie
Concessimus communi et hominibus nostris Quarnienti quod possint construere et construi seu
hedificari facere in flumine Tanegri molendinum unum a bancha de rivo supra, pro usu dictorum
communis et hominum. Quapropter volumus et tibi precipiendo mandamus quatenus te
transferas super locum, una cum quattuor sive sex ex hominibus predicti loci Cuarnienti, et
diligenter videas situm et locum magis comodum pro dìctis nostris hominibus, ipsumque dictis
hominibus assignes, presentibus testibus et notario, qui instrumentum conficiat de assignatione
siti dicti molandini.
Mediolani, ii octobris 1450.
Cichus.
579
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE NON VENGA DATA NESSUNA MOLESTIA AGLI UOMINI DI QUARNIENTO
E DI SOLERO PER COSTRINGERLI A CONTRIBUIRE CON ALESSANDRIA PER IL SUSSIDIO DI 10000 FIORINI
1450 ootobre 2, Milano.
Locuntenenti potestati at referendario Alexandrie.
Altra volta havite, potestate et referendario, per vostre lettere deschiarito che habiando vuy
havuto littera dal venerabile miser l’abbate de Sancto Ambroso e lo spectabile miser Zohanne de
Feruffini come delo subsidio de fiorini decemilia, quale li homini de Alexandria hanno promectuto
fare, erano exclusi Quarniento et Solerio, essi Solerio et Quarniento non dovere essere astrecti a
parte alcuna di quello subsidio; il perchè, siando noi de quella intentione, scrivemo ad voy tucti
che per subsidio alcuno non lassati dar molestia ali predicti homini de Quarniento, perchè non
debbeno con essi homini de Alexandria per tale casone participare deli altri carichi
extrahordinari, quali soleno le ville contribuire cum la cittade, perché ad uno deli capituli de dicti
homini, continente tal materia, havimo resposto che fiat iustitia, volimo essa responsione essere
observata.
Mediolanì, ii octobris 1450.
Cìchus.
580
FRANCESCO SFORZA INVITA IL DOGE DI GENOVA A DARE OGNI AIUTO PER LA CONDUZIONE DELLA
MAGGIOR QUANTITÀ DI SALE POSSIBILE A VANTAGGIO DELLE GABELLE DUCALI
1450 ottobre 2, Milano.
Domino Perino de Campofregoso Ianuensi duci.
Quantunche siamo certi che in quello concernerà la utilità dela camera nostra et potrà essere per
alcuno modo augumento de l'intrate nostre lo favoraria sempre la signoria vostra, perchè il simile
faressemo nui per la prefata vostra signoria in quello ce acadesse gli fose utile, nondimancho,
240
considerato quanto importa alo augumento et conservacione de l’intrate nostre che se habia del
sale in copia per uso dele gabelle 182v nostre necessario, el quale fin al presente per le
condicioni son occorse non l'habiamo potuto havere, il mancamento del quale ce ritorna in
grande detrimento dela camera nostra. Il perché pregamo et confortamo la signoria vostra gli
piaza in tuto quello gli sarà richesto a nome nostro, etìam per coloro ne hanno ad conduere el
dicto sale, secondo l’ordì ne hano da nuy, farce dare ogni aiuto e favore, come sarà necessario
et rechederano ala signoria vostra, aciò senza alcuno impedimento, in quella mazore copia sia
possibile, lo possono fare conduere, né, per alcuno disturbio gli sia dato, segua alcuno
mancamento de sale nele preditte nostre gabelle, quale siamo certi sarebe contra la disposicione
vostra e in grande danno dela prefata Camera vostra.
Mediolani, die ii octobris 1450.
Cichus.
Similiter domino Nicolao de Campofregoso mutatis mutandis.
581
FRANCESCO SFORZA ORDINA A BIAGIO ASSERETO VISCONTI DI VIETARE AI CARRETTIERI,
PROVENIENTI DA GENOVA, DI VENDERE, NEL SUO TERRITORIO, IL SALE DESTINATO A MILANO
1450 ottobre 2, Milano.
Domino Blasio Asereto Vicecomiti.
Siamo avissati da più parte che per li mulateri qualli conducano el sale da Zenoa ad quella vostra
terra, quando sono iuncti lì, di sua auctoritate propria vendano sal ad chi ne vole, eI quale da poy
ce conduce in el paese nostro in grande detrimento de l’intrate nostre. E, quantuncha questo se
fa za contra l'ordini e decreti nostri, non dimanco, perchè non furo puniti quelli contrafano
ardiscano de fare pegio ogni dì. Il perché, non disponendose per alcuno modo de patire questo
per el gran de detrimento ne segue a l’intrate nostre, sì per mancamento de sale sì ancora per le
frosacione ce cometano, e siamo certi questo se faza contra la voluntà vostra, ve carigamo et
stringemo, per chè siamo certi non mancho haviti care l'intrate nostre, che vogliati ordinare et
provedere in modo che niuno ardisca vendere nè comprare sale, qual se conduca ala predicta
terra, de quello dela conducta nostra et, se alcuno se retrovase qual contrafacese per alcuno
modo ad questo nostro ordine, vogliatelo far punire in tal forma non presumano per l'avenire far
el simile, et siano exempio ad altri de non contrafare a questo nostro ordine, avisandone del
ordine haveritì posto sopra ciò.
Mediolanì, ii octobris 1450.
Cichus.
582
FRANCESCO SFORZA INVITA NICOLA CAMPOFREGOSO AD EVITARE CHE GLI UOMINI DI GAVI
IMPEDISCANO LO SCARICO DEL SALE
1450 ottobre 2, [Milano].
183r.
Domino Nìcolao de Campofregoso.
Spectabilis tanquam frater et amice carissime, siamo avissatì per li nostri, quali hanno carico de
fare conduere el sale necessario per uso dele gabelle nostri che per li homini dela terra vostra di
Gavi fi inhibito che li mulateri qualli conducano el dicto sale, segondo l'ordine altra fiada sopra de
questo, non possano mandare in essa terra a scarigare el dicto sale e questo recusano de volere
più conduere, la qual cosa sarebe in grande detrimento dela camera nostra e siamo certi sia
contra la mente vostra Il perché ve pregamo et confortiamo ve piaza provedere et ordinare ch’el
predicto nostro sale possa esser reposto in la dicta vostra terra, segondo altra fiata ordinato, aciò
241
per questo non segua in le gabelle nostre alcuno mancamento de sale, qual havendo loco
sarebe grande danno dela camera nostra e, como è predicto, siamo certi sarebe contra la
disposicione vostra.
ii octobris 1450.
Cichus.
583
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL VICARIO E AI DODICI DI PROVVISIONE DI MILANO DI AVERE
ASSEGNATO A GIOVANNI DA PIOLTELLO UN MENSILE DI DUE FIORINI PER AVERE COMBATTUTO A
FAVORE DEL DUCA NELLA PRESA DI MILANO
1450 settembre 26, Milano.
Vicario et duodecim provisionum Mediolani.
Fuit Iohannes de Pioltello in et de numero illorum benivollorum fìdelissimorumque nostrorum qui,
quo die certatum est et dimicatum de nobis intra urbem reducendam ad apprehensionem debiti
nobis principatus, arma pro nobis contra malignos emulos nostros et urbis eius vastatores,
animis fidentibus ac intrepidis, assumpserunt; in qua quidam re, ut certiores effecti sumus et
strenue et fortiter sese gessit nullum persone sue fugiendo nec evitando, quinimmo in medios
illos sese audacter obiectando, ut sumpta ipsa pro nobis arma prevalerent et faceret clarius ab
omnibus intelligi se partes nostras sequi atque fovere nec igitur huiusmodi sue erga nos
permagne devocionis imminime ipsum ex toto dimitamus, sed pocius nostra consueta gratitudine
complectamur, assignamus ei mensuales florenos duos sibi respondendis ex denariis comunis
urbis smemorate et, illis aliquo superveniente casu aut impedimento non suplentibus, super
denariis proventuris ex condem nationibus quibuscunque per iudicem victualium predicte urbis
faciendis mandantes et volentes et cetera.
Mediolani, xxvi septembris 1450.
Angellus de Reate legum doctor auditor.
Cichus.
584
RICHIAMO DELL’ORDINE AL LUOGOTENENTE E AL REFERENDARIO DI ALESSANDRIA DELL’OBBLIGO DI
PROVVEDERE DENARO E FRUMENTO A RUGGERO DE GALLO
1450 ottobre 3, Milano.
183v
Locuntenenti et referendario Alexandrie.
Scriptum fuit supradictis quod deberent providere de denariis et de frumento spectabili domino
Rugerio de Gallo, ut eis alias sibi ordinatum fuit, ita quod prefatus Rugerius non possit conqueri
de aliquo.
Data iii octobris 1450.
Iohannes.
242
585
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CASTELLANO DELLA TORRE DI OLOGNO DI INFORMARSI DI QUANTI
MILITARI ERANO NELLA TORRE QUANDO VI ENTRÒ
1450 ottobre 3, Milano.
Castellano turris Olognii.
Perché l'animo nostro è de fare le raxone et satisfare ad Antonio da Riva per le page ha servito
in quella nostra torre, te commetiamo et volemo che ti informi quante page ha tenuto dentro, et
de tucte ne advise, chiarendone etiam quante page gli trovasti quando festi l'intrade.
Data Mediolani, iii octobris 1450.
Cichus.
586
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GRASSINO DELLA CAVALE, ABATE DI SAN PIETRO DI CIVATE, VENGA
RIAMMESSO NELL’ABBAZIA ASSEGNANDOGLI FRUTTI E PROVENTI SPETTANTI ALL’ABBAZIA STESSA
1450 ottobre 2, Milano.
Domino don Marino archipresbitero Voltorini et inconimo abbacie sancti Petri de Civate.
Venerabilis dilecte noster, perché havemo deliberato ch'el venerabile meser don Grassino dala
Cavale, abbate dela abbatia de san Petro da Clivà debbia reintrare nela dicta abbatia, el quale
cum nostra bona licentia et consentimento gli vegnerà per intrarglì, volimo et commettiamovi che
gli debiati assignare ogni fructi et proventi, intrate et cose pertinenti ala dicta abbacia liberamente
et senza alcuna contradictione, facendogli provide assignacione de tute le rasone spectante ala
predicta abbadia, dela quale rasone volimo ne tegnati rasone presso vuy.
Data Mediolani, die secundo octobris 1450.
Cichus.
587
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA MARTESANA DI AIUTARE GRASSINO DALLA CAVALA A
RIENTRARE NEL POSSESSO DI TUTTI I BENI DELL’ABBAZIA DI SAN PIETRO DI CIVATE
1450 ottobre 2, Milano.
Capitaneo Martesane.
Havimo deliberato che lo venerabile meser don Grassino dala Cavale, abbate di San Petro da
Clivà, debia reintrare nela dicta abbatia, dela quale è stato absente et privato per le guerre
passate; pertanto volimo et commettiamovi che vuy cum la famiglia vostra debiati andare ad darli
adiuto et favore et ad metterlo in possessione dela dicta abbatia, providendo che gli possa stare
quietamente et goldere pacificamente, et che gli sia resposto 184r integramente de ogni fructe,
intrate, pro venti et cose spectanti ala predicta abbatia, siché ne possa disponere ad ogni suo
piacere liberamente et senza alcuno impedimento.
Mediolani, die secundo octobris 1450.
Cichus.
243
588
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALL’ECONOMO DEL MONASTERO DI CIVATE DI ADERIRE ALLA RICHIESTA
DI GALEAZZO DA RIVA PER LA LOCAZIONE NOVENNALE DI UN PICCOLO POSSEDIMENTO DELLA CHIESA
DI SAN PIETRO IN GESSATE
1450 ottobre 1, Milano.
Iconimo monasterii Sancti Petri de Clivate Mediolani.
Ce recordiamo ali dì passati havere scripto a te et ali monaci dela ecclesia de San Pietro in
Gessià per lo facto d’una posessioncella del monasterio dela dicta gesia, la quale domanda a
ficto novennio Galeaz da Riva nostro servitore; et pertanto noi volimo che havuta relatione a
dicte nostre lettere quale allora te scripsemo debbi observare et mandare ad executione quanto
in esse se contene.
Mediolani, primo octobris 1450.
Cìchus.
589
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO E AD ANDREA DA FULGINEO CHE INDUCANO
CON BEL MODO GLI EBREI A VERSARE I 150 DUCATI PER COMPLETARE LA SOVVENZIONE DI MILLE
DUCATI DA LORO DOVUTA
1450 ottobre 3, Milano.
Iohanni de Tolentino et ser Andree de Fulgineo.
Vi mandiamo inclusa una copia de supplicatione ad nuy sporta per parte deli hebrei habitanti lì in
quella nostra città de Cremona, circa la materia dela subventione, quale de presente gli havemo
domandata, de mille ducati, deli quali ne havemo habuto li ad Cremona ducati
sexcentocinquanta et qua ducento sopra l'assignatione facta ad magistro Isach, li altri
ducentotrentatrì ha habuto esso magistro Isach, siché in tucto havemo habuto da essi hebrei
ducati octocentocinquanta, unde per fornire el resto fin in mille, volimo che habeate da vuy dicti
hebrey et vidiate cum piazeveleze et dol ze parole che fornischano fin ala somma de mille,
recordandoli che, piazendone loro al presente de questo nel advenire concederemo ad essi dele
cose gli piacerano et gli renderemo tal merito che dignamente se contentarano da nuy. et cum
questa via vedeti havere dicto compimento et pur se stessero duri et pertinaci, non gli usati però
sforza né extorsione. et perché in essa supplica tione se contene che li quattrocentotrentatrì
ducati, deli quali era facta qua assignatione ad ma gistro isach, sonno comuni cossì alli altri
hebrei come alluy, magistro isach, volimo che ad dicti hebrei faciati rasone perché non habiano
iusta casone de querelare et che caduno habia la rata sua. et potendo havere dicto resto, che
sonno ducati centocinquanta de quelli ha habuto qua ma gistro isach, siamo più contenti li
habeati per questo modo che per altro, poy che sonno COMUNI.
Mediolani, iii octobris 1450.
Cìchus.
244
590
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL CARDINALE GRECO DI FAR RIENTRARE NELL’ABBAZIA DI SAN
GIOVANNI A PIRO L’ESTROMESSO ABATE ANTONIO GIOVANNI
1450 ottobre 3, Milano.
184v
Reverendissimo cardinali Greco.
E' stato denanzi da mi il venerabile miser Antonio Iohanne, abbate del monasterio de San
Zohanne ad Pirum quale mi ha pregato lo voglia recommandare alla signoria vostra, dicendo luy
che è de fora la dicta abbatia contra ogni debito de rasone, unde ad preghiere del decto miser
l'abbate, me so’ mosso ad scrivere questa mia alla signoria vostra, pregando quella se degni
havere per recomandato il predicto miser lo abbate, che, si iusta cosa è et sì possibile est, gli
piaza fare restituire dicta abbatia al supradìcto miser Antonio Zohanne, la qual cosa possendo
sortire ad effecto, io l'havìrò grato et accepto assay.
iii octobris, Mediolani, 1450.
Cichus.
591
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI OGGIONO DI CONSEGNARE LA CURA DEL PORTO A
NICCOLÒ DA FOLIGNO E A LUDOVICO DORIA
1450 ottobre 3, Milano.
Potestati Ozzene.
Concesso habiamo ad Nicolò da Foligno et Ludovico Doria la cura de quello nostro porto,
incommenzando in callende de octobre passato, come vederay per nostre patente littere;
pertanto te commetiamo et volimo che gli consigni el dicto porto a qualuncha de loro verrà lì et
da mò inanzi non te impazi d'esso, ma lassi el carico ali predicti.
Data Mediolanì, die iii octobrìs 1450.
Cìchus.
592
IMPOSIZIONE A PIETRO PAOLO CAPITANO DELLA MARTESANA DI PORTARSI SUL LUOGO DOVE
BARTOLOMEO, FIGLIASTRO DI MORELLO DA PARMA, È STATO UCCISO; SEQUESTRARE I BENI DELLA
LOCALITÀ, IMPRIGIONARE I FRATELLI GIACOMO E COSTANTINO DE MONTE, NONCHÈ GIOVANNINO E
FRATELLI DA CASATE SEQUESTRANDO A TUTTI I RISPETTIVI BENI
1450 ottobre 3, Milano.
Mediolani, die iii octobris 1450.
Scriptum fuit domino Petro Paulo capitaneo Marthesane quod deberet se personaliter transferre
ad locum de Fabrica eo quod interfectus fuit Bartholomeus, figliaster domini Morelli de Parma, et
ipsum locum accipere in tenutam, bonaque ipsius loci instantiare et sequestrare, ac Iacobum et
Costantinum de Monte fratres deprehendi facere, ìpsorumque bona etiam sequestrare, nec non
Iohanninum et fratres de Casate et bona sua ut supra; et de his non aliter facere dìctus dominus
Petrus Paulus debeat, quod per mandatum domini ordinatum et statutum sibì fuerit et quod de
omnibus notum facìat domino punctualiter et etiam quomodo ìnvenerìt dictum homicidium factum
fuisse.
Iohannes.
245
593
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI SODDISFI IL
CREDITO CHE BENEDETTO DE REGUARDATIS HA DALLA CAMERA DUCALE
1450 settembre 2, Milano.
185r Regulatorì et magistris ìntratarum.
Creditor est camere nostre insignìs arcium et medicine doctor magister Benedictus de
Reguardatis, phìsicus noster dìlectissimus, de libris sex milibus quadraginta una et soldis
quatuor ìmperialium, ocasione resti provìsionis et servitii sui a kalendis mensis augusti anni
presentis retro; quamobrem cum dignum sìt ut de dictis sibi debitis pecuniis satisfiat, ea propter
presentium serie comitimus vobis atque mandamus quatenus eidem magistro Benedicto integre
satisfieri fatiatis de dìctis lìbris sexmilìbus quadraginta una et soldis quatuordecim, de quibus
quidem pecuniis volumus et mandamus ut oportunam sibi fatiatis asignacionem super primis
denariis imbotature vini et bladorum ducatus nostri Mediolani anni presentis, per modum quo
dIcti crediti sui solucionem ìntegramque satisfacionem omnino consequi veniat, ut nostre est
firme intentione.
Data Mediolanì, die ii septembris 1450.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
Cichus.
594
FRANCESCO SFORZA VUOLE ACQUISIRE LA VERITÀ CIRCA IL DENUNZIATO FURTO DI UN CAVALLO E DI
UNA MULA
1450 ottobre 4, Milano.
Dominis et rectoribus Pergami
E’ stato denanzi a noi Nicolò Barisone da Padua, presente ostensore, dìcendone che gli è fugito
uno famiglio, quale li ha menato via una mula et uno cavallo, le quale bestie sonno state
comperate qui per lo strenuo dìlecto nostro Petrino da Bergamo pregandone glile vogliamo far
rendere, per la qual cosa havimo havuto denanzi da noi lo dìcto Petrino et volendo sapere la
veritate da luy, come era passata questa cosa, ne ha sacramentato e dìcto che luy ha comparato
dìcto cavallo e mula aposta de uno chiamato Meligazo de Zoni, quale sta in Bergamasco, et che,
subito l’hebbe comparati, gli mandò fine a Zoni; siché, havendo luy zurato per suo sacramento la
cosa essere passata per questa forma, et essendo li dìcti cavallo e mula dal canto vostro, noi
non gli possemo fare altro, ben ne pare, et cossì vi confortiamo vogliate havere denanzì da voi lo
dicto Meligazio et, si lui negasse haverle havute, vogliate mandarlo qua da noi, perchè lo
mettarimo ad volto ad volto con lo dìcto Pedrino et intendiremo donde procedirà lo dìfecto et,
trovando noi che lo dìcto Pedrino o altri deli nostri habiano dicte bestie, glile farimo restituire. Sì
autem lo decto Meligazio le havirà havute, voi glili porrite fare restituire.
Mediolani, die iiii octobris 1450.
Cichus.
246
595
FRANCESCO SFORZA, A RICHIESTA DEI COMUNI E UOMINI DELLA PIEVE DI INCINO SI DICE DISPOSTO A
LIBERARLI DALLA PRESENZA DELLA GENTE D’ARME, MA VI SI OPPONE CARLO GONZAGA, SE PRIMA NON
GLI SI DANNO 1000 DUCATI D’ORO, SOMMA CHE LA GENTE DELLA PIEVE D’INCINO SI DICE DISPOSTA A
VERSARE ENTRO UN MESE: OTTERRÀ, ALLORA, DAL DUCA L’ESENZIONE DELL’IMBOTTATO DEL VINO E
DELLE BIADE PER L’ANNO IN CORSO.
1450 settembre 25, Milano.
186v
Domine Luchine de Verme.
Considerando noi quanti affanni, tribulatione, danni et guai habiano dato le guerre passate alli
communi et homini dela pieve de Incino et considerando etiandio, post l'acquisito de Mediolano,
che, per le innumerabile gente d’arme habiamo, non havemo possuto fare non gli habiamo dato
deli carichi et molte spese per lozamento de dicte gente, et supplicato a noi più fiate per parte
d'essi homini et comuni che iantandem gli vogliamo liberare da dicte gente d’arme, mossi per
compassione, siamo deliberati de levare dicte gente da casa loro, benché invero a noi sia quasi
impossibile, perchè non sapemo dove mandarle né che fare per lo grande numero che ne
havìmo; ma inanci le mandarimo al bosco con promissione etiandio de non mandarge né
lassarge mandare le dicte gente né verune altre fine ala festa de pasca resurrectionis dominice
anni futuri 1451. Ma perché il removere de dicte gente a nuy non era facile, perché lo illustre
signor miser Carlo da Gonzaga non gli consentiva, dicendo che gli era impossibile né gli poteva
per veruno modo removere, se prima non haveva ducati mille d’oro, essi homini sonno stati
contenti et hanno promesso dare fine ad uno mese proximo avenire al dicto miser Carlo ducati
mille d’oro, et noi per scontro de dicti ducati mille, volendoli usare più cortesia, siamo stati
contenti de liberargli, et cossì gli havemo liberati dalo imbottato del vino, e de biava del anno
presente tanto, et gli havimo promesso de dare opera che la sìgnoria vostra et ogni altra
persona havirà rata et ferma questa no stra tale liberatione da imbottato per questo anno tanto.
Et questo havimo facto, non possendo fare altramente., deI che vi havemo voluti advisare ad ciò
che voi etiam siate advisata de questa liberatione, pregandove et confortandove che la vogliate
havere rata firma e grata, et ultra ciò liberare dicti comune et homìni da dicto imbottato per vostre
littere o scripture.
Mediolani, xxv septembris 1450.
Cìchus.
Facta fuit littera patens comunibus et hominibus plebis Incini de supradìcta materia, registrata in
libro litterarum patentium in folio 94 et signata CIchus.
596
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI ESSERE DISPOSTO A GRATIFICARE GLI UOMINI DEL TERRITORIO DI
QUARNIENTO DI VENTI MOGGIA DI FRUMENTO SULLE 200 DA LORO PROMESSE
1450 ottobre 4, Milano.
186r
Regulatorì et magistris intratarum nostrarum.
Promìserunt, sicuti estis informati, tradere denuo nobis homines terre nostre Quarnienti districtus
nostri Alexandrie modios ducentum frumenti merchantilis et boni ad mensuram Alexandrinam.
Cum igitur in huiusmodi oblatione promiserimus compensare modios viginti frumenti per homines
illos datos armigeris nostris existentibus ibi logiatis, mandamus vobis ut, solventibus veil
consignantibus hominibus commemoratis in terra ipsa Quarnienti modios centum octoginta
247
agentibus pro nobis ibi, pro reliquis viginti cassari fatiatis debitum ipsum sic quod nullatenus ea
occasione amplius valeant molestari.
Data Mediolani, die quarto octobris 1450.
Cichus.
597
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI PAVIA DI INDAGARE TRA GLI ABITANTI DI GUAZZANO CHI
HA RUBATO LA CAVALLA DI GIOVANNI DA CREMA
1450 ottobre 5, Milano.
Potestati Papie.
Mandando Angelo da Caposelvi, nostro famiglio, Zohanne da Crema, suo famiglio presente
portatore a Pavia, per portare certe sue cose, et allogiando la sera alla villa de Guazzano,
apesso a Pavia v miglia, gli fu tolta una cavalla; et perché in la dicta villa non allogia soldato né
zente forestiere alcune, volimo provediati per quella megliore via et modo ve parerà, sichè lo
dicto Zohanne rehabia la dicta cavalla, perché è cosa certa che l’ha de havere habuto qualcuno
habitatore in essa villa. Et perché la dicta cavalla se retrovi non lassati manchare niente dal
canto vostro.
Mediolani, v octobris 1450
Cichus.
598
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA MARTESANA DI IMPORRE AGLI UOMINI E AI COMUNI
DI SOLBIATE DI SOPRA E DI SOTTO, DI MEZZANO E DI BELUSCO NONCHÉ DI CORNATE DI FORNIRE
MENSILMENTE TRE MOGGIA DI FRUMENTO AL PROVVISIONATO DUCALE PIETRO DA BRINDISI
1450 ottobre 5, Milano.
Capitaneo Martexane.
Come per altre nostre te havemo scripto, cossì per questa te replicamo et dicerno che tu debi
fare contribuire per le moza tre de frumento, che de’ havere ogni mese Pietro da Brindeci nostro
provisionato, quale tenemo dentro dala torre da Cornà, dali homini et comuni de Sulbià di Sopra
e di Sotte, Mezano et Beluscho insieme cum Cornà, siché ciaschuno deli sopradicti comuni
contribuisca per la rata parte sua ogni mese al dicto Pietro da Brindeci per la summa deli dicti tri
moza de frumento; et questo fati non sia fallo et che non habiamo casone scrivere più.
Mediolani, v octobris1450.
Cichus.
599
FRANCESCO SFORZA INVITA MANFREDO E GILBERTO DA CORREGGIO A FAR RICUPERARE GLI ANIMALE
E QUANT’ALTRO È STATO RUBATO AL PARMENSE PIETRO GARIMBERTO E AI SUOI MASSARI
1450 ottobre 5, Milano.
186v
Manfredo et Giberto de Corigia.
Per li vostri sonno stati tolti ad Pietro Garimberto, nostro dilecto citadino de Parma, certi bovi et
altre cose tolti alli suoi masari in lo loco de Ponte de Sorbele, per le quale robbarie è stato
necessario alli dicti massari habandonare dicto loco, dele quale cose ne habiamo habuto dispia
cero assay, perché cum li amici simile domestigeze non se devono usare. Et pertanto vi
pregamo et caricamo quanto possemo facciate restituire al decto Pietro et alli soi massari bovi
bestie et ogni altra cosa che li fosse stata tolta, per modo che non n'habiamo più lamentanza. Et
248
ultra questo vogliate amonire tucti li vostri che non vadano robando né facendo molestia alcuna
alli homini del paiese né ad verun’ altra persona, perché ne havemo pur lamente assai.
Mediolani, quinta octobris 1450.
Cìchus.
600
FRANCESCO SFORZA ORDINA A BONIFORTO GARGALIA DI ALLOGGIARE I FANTI IN LUOGO PIÙ IDONEO
1450 ottobre 4, Milano.
Boniforto Guargalie.
Havendo tu ad allogiare de nostra impositione quelli fanti, non volimo per certo nostro respecto
che tu li allogii né in lo Monte de Introzo nè adozzo, ma de là in zoso, fintanto che te scrivemo
altro metendoli però in loco più acunzo, cossì per li homini come per li soldati, che sia possibile.
Data Mediolani, iiii octobris 1450.
Cichus.
601
SI È SCRITTO AD ANTONIO SPINOLA CHE TRATTENGA PAZIENTEMENTE PRESSO DI SÉ L’ARMIGERO DI
CARLO
1450 ottobre 5, Milano.
Antonio de Spinulis.
Scriptum fuit Antonio de Spinulis quod se vellet patienter ferre pro aliquibus diebus de armigero,
quem retinet apud se illustris domini Caroli, et provideret sibi de expensis prout solitum: sed, quia
dominus non invenit nec habet locum aliquem pro suo logiamento ut posset removere abinde,
ubi non solum in hoc sed in omni suo posse libenter complaceret, provideret ei usque dum ipse
dominus providebit.
Data Mediolanì, die v octobris 1450.
Cichus.
602
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANGELO DE CAPOSILVIS DI IMPRIGIONARE UN TEDESCO E NON
LIBERARLO SENZA UNO SCRITTO DUCALE. DEVE, INVECE, LIBERARE GIOVAN GIACOMO DE REBUGHI E
STRAZA CAPPA. SI MERAVIGLIA CHE DI TANTI LADRI E MALVIVENTI NON ABBIA PRESO CHE I
SUMMENZIONATI. INFINE, SI FACCIA RESTITUIRE PORCI E DENARI RUBATI A GIOVANNI BONERO DA
SETTIMO
1450 ottobre 6, Milano.
187 Angelo de Caposilvis.
Havemo inteso quanto ne scrivi de Straza Cappa et de Zohaniacomo de Rebughi et cossi del
todesco, che tu l’hai destenuti et cetera; dicemo n'è piaciuto et laudiamotene assai. Et perchè noi
havemo pur captiva informatione de dicto todesco volimo lo fazi mettere in presone et non sia
liberato senza littera sottoscripta de nostra propria mano. Li dicti Zohan Iacomo et Straza Cappa
siamo contenti, recevuta questa, li fazi liberare et li amonerai siano savii per l’avenire. Pur
alquanto ne miravigliamo che, havendo noi tanti lamenti quanti havemo ogni dì deli danni et
robarie che fanno quelli nostri soldati in quelle parte, che tu non n’habbi havuto nele mane et
pigliati più che costoro, et pertanto vogli havere ogni tuo ingegno per havere in le mane
qualchuno de questi che vanno robbando et non volere scusare veruno, perchè deveresti havere
più caro l’honore nostro che uno tristo. Ulterius è stato da noi Iohanni Bonero da Septimo,
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presente portatore, quale dice l'è stato tolto presso Cognolo dece porci et dinari; pertanto vogli in
ogni modo trovare chi sonno stati et fargli restituire ogni cosa del suo.
Mediolanì, die vi octobris 1450.
Cichus.
603
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CONSOLE E AGLI UOMINI DI VILLA BREMBO DI DARE ALLOGGIO E
STRAME A 34 CAVALLI CONDOTTI LÌ DA GIOVANNI GIORGIO DA LAMPUGNANO
1450 ottobre 6, Milano.
Consuli comuni et hominibus Ville Brembie.
Per la gran moltitudine de gente d’arme havemo, è necessario che habiamo a mandare lì el stre
nuo Zoanzorzo da Lampugnano con cavalli 34 per alozare fintanto che gli provediremo altroe.
Volimo aduncha et vi commandiamo che a dicto Zohanne Zorzo per li decti 34 cavalli provediate
pur solamente de stantia et strame et questo non vi deve agravare perchè vi sarà poca spesa et
viverano modestamente secundo li havimo commandato, in modo che da loro non havirete
molestia alcuna. Alozateli aduncha et non manchi, per quanto havite cara la gratia nostra.
Mediolani, vi octobris 1450
Cichus.
604
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARO E AL TESORIERE DI LODI CHE DEL DENARO
ASSEGNATO AL CONDOTTIERO RABOTTO VENGANO DATI DUCATI D’ORO 30 E SOLDI 17 A FILIPPINO DI
AZZAGO
1450 ottobre 6, Milano.
187v Referendario et thexaurario Laude.
Volimo et per la presente ve commandiamo che de quelli dinari, li quali havimo assignati lì ad
Rabotto, nostro conductero, ne debiati numerare ad Filipino de Arzago, presente latore nostro
citadino milanese, ducati trenta d'oro et soldi xvii, li quali luy de’ havere dal dicto Rabotto; et non
havendo modo de darli li dinari contandi al presente, siamo contenti et volimo che vuy prometiati
questi dicti trenta ducati e soldi xvii como principali debitori al prefato Filipino; et questo facimo
perch’el dicto habia el debito suo et non sia menato per litigio.
Data Mediolani, vi octobris 1450.
Iohannes.
605
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MELCHIORRE LANCIVECCHIA DI CESSARE DI MOLESTARE I FRATI
DELLA CERTOSA DI PAVIA, CHE RIVENDICANO DI NON ESSERE TENUTI CON L’ALTRO CLERO A
CONTRIBUIRE AI CARICHI STATALI
1450 ottobre 6, Milano.
Melchiori Lancivechie esecutori.
Dilecte noster, ce hanno significato con grave querela li venerabili priore et monaci dela Certosa
de Pavia che, sotto generalità del clero de Mediolano, tu l’hai molestato et molesti ogni dì,
tenendoli li fanti im possessione et facendoli torre le cose loro. Et proinde rechiedono che li
facciamo provedere oportunamente che non siano molestati ad instantia del dicto clero con lo
quale allegano non havere comertio alcuno nè mai per lo passato havere contribuito con esso
per carichi o spese alcune. Pertanto volemo che tu soprasedi de dare molestie alcune al decto
monasterio dela Certosa, et subito li levi li fanti de possessione et li fazi restituire la bestia et ogni
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altra cosa che li fusse sequestrata, perché deliberamo far vedere se de iure son obligati insemi
cum el dicto clero de Mediolano. Fa aduncha senza contradictione alcuna.
Mediolani, vi octobris 1450.
Cichus.
606
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GRACINO DA PESCAROLO DI DARE AL BOLOGNINO IL COMPLETO SUO
SALARIO
1450 ottobre 6, Milano.
Gracino de Piscarolo.
Noi scrivemo al Bolognino che vi debbia lassare, siché vogliate per qualche via provedere che lui
habia el suo salario senza retentione alcuna, perchè non volimo a lui sia facta retentione alcuna;
siché vedite per qual via satisfarlo.
Data ut supra.
Iohannes de Ulesis.
607
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI CERREDANO DI DARE AGLI UOMINI DEL FRATELLO
GIOVANNI ALLOGGIO E STRAME E NULL’ALTRO FUORCHÈ LE 43 STAIA DI FRUMENTO CONCORDATE
1450 ottobre 6, Milano.
188r
Potestati Cerredani.
Ad cìò sapii la mente nostra circa quelle cose se hanno a dare a quelli de Zohanne nostro fratello
logiati in quella terra, nostra intentione è et volimo che, dandoli quelli homini logiamento strame
zoè xv libre grosse de feno tra el dì e la nocte per cavallo, et legne secondo l’ordine, non li sia
data altra molestia advisandote che nuy siamo convenuti cum quelli homini che debiano dare ala
fameglia del dicto Zohanne quarantatre stara de frumento, et del precio d'esso gli ne havemo
facta assignatione sopra quello deno pagare in l'anno a venire
Data Medìolani die vi octobris MCCCCL.
Cichus.
608
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI DARE 50 DUCATI AI CAPOMASTRI PER I
LAVORI FATTI E FORNIRE LORO I FERRAMENTI NECESSARI
1450 ottobre 7, Milano.
Referendario Laude.
Vogli de quelli cinquanta ducati, che te havemo scripto dovessi dare alli maestri, che fanno il
nostro lavorerio, intenderte cum Iohanne da Mediolano, che siano dati et exborsatì per lo
lavorerio che facemo fare de presente; et vogli provedere ch’el dicto Iohanne habia tucte quelle
chiodere et ferramento te pareranno necessarii per quello gli havemo commesso et ordinato
debia far fare.
Data Mediolani, die vii octobrìs 1450.
Cichus.
251
609
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FRANCESCO MALETTA DI LIBERARE GIACOMO DA URBESAGLIA,
RITENENDO LUI E SUO FRATELLO SUOI BUONI AMICI E SERVITORI
1450 ottobre 7, Milano.
188v Francisco Malette.
Havemo veduto quanto ne hai scripto de quello hai sequito cum Iacomo da Urbesaglia; dicemo
che de tucto remanemo advisati. Et perchè questo tale Iacomo non è quello che volimo dire nuy,
considerato che costui et lo fratello sonno valenti homini et nostri boni amici et servitori, come
per experientia li havemo sempre cognoscuti et de loro havemo quella bona confidentia che
potessimo havere da alcuno nostro servitore et amico, volimo che subito, havuta questa, debi
liberare et relaxare lo dicto Iacomo et rendergli soi cavalli arme et robba, che non gli manchi
tanto che vaglia un pontale de strenga, perchè siamo certi che loro non fariano né consentariano
fosse facta una minima cosa contra lo stato nostro.
Mediolani, vii octobris 1450
Cichus.
Dupplicata fuit die xiii octobris Medìolani.
610
FRANCESCO SFORZA CHIEDE LA LIBERAZIONE DI GIACOMO DA URBESAGLIA E LA RESTITUZIONE DI
TUTTA LA SUA ROBA E GLI MOSTRI QUANTO LO STESSO DUCA SCRIVE SOPRA LA SUA FACCENDA
1450 ottobre 7, Milano.
Francisco Malette.
Nuy havimo ben inteso quanto ne hai scripto del facto de Iacomo da Urbesaglia et pertanto,
poichè non lo trovi in alcuno defecto et poiché lui ha, et cossì suo fratello, le donne loro et
possessione ad Vialbara in Pavese siamo contenti che tu relaxì lo dicto Iacomo et cavalli et
robba soa, che non gli manchi niente, et mostrargli questa lettera ti scrivimo sopra lo facto suo,
et ultra ciò gli dirai intorno questa materia quanto ti pare necessario, sichè lui remanga ben
contento et satisfacto. Et non habia a male quello che gli hai facto. De Framuco et Abondio
havemo inteso quello tu scrivi dela venuta loro qui et pertanto volimo che circa lo facto deli
cavalli et robbe loro non debbi innovare altro, finché scrivemo altro.
Data ut supra.
Cichus.
252
611
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ E AGLI UOMINI DI VOGHERA DI FORNIRE A BOCCACINO
SOCCO E COMPAGNI FIENO E BIADA
1450 ottobre 7, Milano
Potestati et hominibus Viquerie.
Volimo che provedati a Boccacino Socco et alli compagni de fieno et biava, como havite facto
per lo passato secondo lì ordini nostri; et vogliate fare per modo che non habiamo ad scrivere più
per ciò et fati non manchi.
Mediolani, vii octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
612
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI PAVIA DI CANCELLARE LA CONDANNA DI
BOLDRINO DA CARIO FATTA DAL PODETÀ DI SARTIRANA
1450 ottobre 7, Milano.
189r
Referendario Papie.
Siamo informati che la condemnatione facta a Boldrino da Cario, compagno del spectabile
Moreto da Sannazaro nostro condutero, fo facta l’anno passato per lo potestà nostro de
Sartirana, quando mandassemo esso domino Moreto cum li suoi alla dicta terra de Sartirana per
lo vino venduto alla dìcta compagnia; et perché lo dicto Boldrino dice non haveano megliore
conditione come in campo e pare, essendo cossì come luy dice, iusto et rasonevele fosano
tractati nel facto dela victualia come quelli de campo, quali haveano victualia senza datio,
pertanto, se trovareti essere cossi vero, volimo faciati cancellare e annulare la dicta
condemnatione, come per altre nostre ali dì passati ve havemo scripto ad ciò ch'el dicto Boldrino
per la dicta casone per alcuno tempo non sia molestato.
Data Mediolani, vii octobris 1450.
Cichus.
613
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE DELLE 200 MOGGIA DI FRUMENTO DATE DAGLI UOMINI DI
QUARNIENTE SE NE DESTININO 180 ALLA CAMERA DUCALE E LE 36 LIRE DEL NOLEGGIO SI PRENDANO
SUL CENSO DI CASSINE
1450 ottobre 6, Milano.
Referendario Alexandrie.
Havemo ordinato che dela summa de mogia ducento de frumento, quali li homini de Quarniente
de presente ne danno per subsidio se ne conducano moza cento ottanta per uso dela corte
nostra; et perché siamo informati che per nollo fino a Pavia d'esse moza cento ottanta si haverà
a pagare soldi quattro per mogio libre xxxvi imperiali, volimo che quelle libre xxxvi vel quello che
intenderay che dicto frumento costarà per nollo tanto fin a Pavia, provedi de havere del termino
de septembre del censo de Cassine et li numeri secondo seray informato da Raynaldo
Testagrossa, a cui havemo de questo dato commissione.
Data Mediolani, die vi octobris 1450.
Cichus.
253
614
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI COLLATERALI GENERALI CHE INDUCANO LORENZINO GHILINO A
CONSEGNARE I SOLDI DOVUTI A PIETRO MARIA ROSSI
1450 ottobre 7 Milano.
Collateralibus generalibus.
El magnifico Pietro Maria se grava che fin al presente dì non ha possuto consequire tucti li dinari
quali debe havere da Lorenzino Ghilino per l’assignatìone a Iuy facta, licet tucti li altri, che erano
in simile grado, habiano facto lo dovere; pertanto ve commetiamo et volimo provediati che esso
Lorenzino faci el debito al dicto Petro Maria et gli satisfaza de tucto quello resta ad havere, come
hanno facto li altri, per modo ch’el non se habia iusta casone de lamentarse.
Data Mediolani, die vii octobris 1450.
Cichus.
615
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL FRATELLO ALESSANDRO INFORMAZIONE SULLA DONNA E SUL
POSSEDIMENTO E SU OGNI ALTRA COSA CHE IL CANCELLIERE DI GIACOMO PICCININO, CRISTFORO DA
PARMA, HA IN CITTÀ O NEL PARMENSE
1450 ottobre 7, Milano.
189v Domino Alexandro.
Alexandro, da uno nostro caro amico et servitore questa matina havemo havuta una lettera dela
quale te mandiamo la copia qui inclusa, aciò che tu la vedi; pertanto, letta che l’havirai et bene
examinata come vederai ch'el facto rechiede, vogli fare bona et celere provisione a quanto te
pare expedire si chè scandalo né sinistro alcuno non possa accadere, perchè tu iudicarai quanto
la cosa importa. Vogli ultra ciò per tua lettera farne subito avisati se quello ser Christoforo da
Parma, cancellero del conte Iacomo Piccinino, ha donna o possessione o alcuna altra cosa in
Parma e in Parmesana. A l’altra lettera facta a Guardasone non ce accade fare altra resposta se
non che havimo inteso quello ne scrivi deli cavalli hanno mandati in Graffignana quelli de
Correzo, unde volimo che de questo facto non fazi altra mentione, et molto ne piacerà se fine ala
havuta de questa non ne havisse facta altra mentione.
Mediolani, vii octobris 1450.
Cichus.
Dupplicata fuit die xiii octobris Mediolani.
616
FRANCESCO SFORZA COMUNICA DI AVER CONCORDATO CON GLI AMBASCIATORI DI COMO IL DONO DI
FIORINI 550 RIPARTITI IN 4000 CONTANTI E 1500 IN PANNO, VALUTATO, QUESTO, DA UN ESTIMATORE
PER PARTE
1450 ottobre 8, Milano.
Communitati Cumarum.
Sonno venuti da noy miser Luchino dela Porta et Zohanne Lavezaro, vostri ambasiatori, cum li
quali, per fare omnino cosa grata a quella nostra comunità come è nostra intentione a fare in
ogni cosa a nuy possibile, siamo remasti in compositione et accordio che, havendo dono da
quella comunità fiorini 5500 de soldi xxxii per fiorino in termine d'uno mese proximo futuro
comenzando dal presente dì, cioè fiorinì 4000 contanti et fiorinì 1500 in panno, lo quale panno
254
sia extimato per uno, mandarimo noy et un altro ponerà essa comunità, de remectere lo
interzamento deli datii deli tre anni quali haveva decta comunità ordinato de darce et così per la
presente remectimo. Et perché questo facemo per summa necessitate quale hanno le nostre
gente d’arme, ve confortiamo caricamo et strengemo vogliate con effecto provedere che dicti
denari e panno se possano havere fra el dicto termine, che ne farite cosa gratissima et
acceptissima, como havimo dicto alli vostri predicti ambasiatori, ali quali vogliate dare sopra ciò
piena fede quanto a noy, remectendo caduna promissione et domanda facta ad et per alcuni de
quelli cittadini per cagione de questo subsidio.
Data Mediolani, die viii octobris 1450.
Cichus.
Franciscusfortia manu propria subscripsit.
617
FRANCESCO SFORZA ORDINA , IN SEGUITO ALLA DENUNCIA DEGLI UOMINI DI BORDOLANO, CHE LA
VERTENZA TRA L’UOMO D’ARME DUCALE SCHIAVETTO E IL MAGNIFICO GENTILE, VENGA RISOLTA CON
L’ALLONTANAMENTO DELL’UOMO D’ARME
1450 ottobre 9, Milano.
190r
Domino Iohanni de Tolentino locumtenenti Cremone.
Più volte ne hanno facto querela li homini de Bordolano del facto de uno Schiavecto, nostro
homo d’arme, che allogia lì, de certa differentia che lui ha col magnifico Gentile et del
menacciare ch’el dicto Gentile fa verso el dicto Schiavecto per la qualcosa li dicti dubitano che
per casone de lui quillo loco non venesse ad retenere qualche danno, o per via de farli brussare
el suo allogiamento, che quando brusasse la stantia dove lui sta porriano ancora brusare delle
altre, o forsi con farli qualche altro danno et per dicta casone ne hanno pregato el voramo fare
removere de lì. Pertanto volimo che vui servate modo et via secundo meglio vi parirà che vui
levati el dicto Schiavecto de lì et che se li daga allogiamento in qualche altro loco; et questo fati
non manche, actento etiam che li dicti ne dicono ch’el dicto Schiavecto gli fo loro gionto oltra la
rata loro, con dire che l’averiano ad tenere pochi dì, siché per omni modo fati che sia remosso de
lì.
Mediolani, 9 octobris 1450.
Iohannes.
618
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA MILANO DI PORTARSI CON GIACOMO DA SAN GENESIO
DA STEFANO CARRATORE PER DECIDERE DEI BENI DUCALI
1450 ottobre 9, Milano.
Iohanni de Mediolano.
Per altra casone vene lì Iacomo da San Zenese, ma volimo che tu insieme con luy siate con
Stefano Carratore per fare rasone deli nostri beni; et in quanto non volisse fare dicta rasone,
volimo lo fazì venire qua da noy, advisandoti che si fusse absente da lì volimo mandi per esso.
Mediolani, viiii octobris 1450
Cichus.
255
619
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIO DI LODI LO INFORMI SE GLI STAI , PRESI DA
GIACOMO DA SAN GENESIO IN PRESTITO DA ANTONIO DA BOLZANO, SONO STATI RESTITUITI
1450 ottobre 8, Milano.
REFERENDARIO NOSTRO LAUDE.
Perchè Iacomo da San Genese ne dice che li stari dove ha facto mesurare questi dì passati el
frumento a Pizleone li ha impremutati lì in quella città da uno chiamato Antonio da Bolzano et poi
li fece portare a Pizleone et quelli havere continuamente usato in fare mesurare dicto frumento,
volimo et cossì ti commectiamo che te informi dela verità se cossì è che abbia impremutati dicti
stari dal dicto Antonio et se poi dicti stari gli sonno restituiti, overo anche siano a Pizchetone; de
che, secundo havirai informatione, vogline subito per tue lettere avisare.
Mediolani, viii octobris 1450.
Cichus.
620
RILASCIO DI LETTERE CREDENZIALI DIRETTE AL CARDINALE ORSINI PER NICODEMO TRANCHEDINI
1450 ottobre 10, Milano.
190v Reverendissimo domino cardinali de Ursinis.
Scripte fuerunt littere credentiales prefato domino cardinali in personam Nicodemi in strictissima
forma, subscripte manu domini, et quod prestaret sibi ausilium consilium et favorem.
Datum Mediolani, die x octobris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsit.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis cardinalibus: a
summo pontifici,
cardinali Patriarce L.,
cardinali Morinensi lohanni,
cardinali Firmano D.,
cardinali Bononiensi F.,
cardinali Beniventano A.,
cardinali de Columna P.
domino espiscopo Placentino N.,
domino Petro de Noseto.
a Da in simili a de Noseto a margine sinistro.
621
FRANCESCO SFORZA RIMBROTTA LE AUTORITÀ DI CREMONA PER NON AVER RIPARATO IL PONTE SUL
PO E INGIUNGE LORO DI FARLO SUBITO.
1450 ottobre 9, Milano.
Locuntenenti potestati referendario ser Augustino de Narne ac presidentibus negociis civitatis
Cremone.
256
Ne miravigliamo, havendovi noi tante volte scripto, sollicitato e facto dire che devessevo
provedere alla reparatione de quel nostro ponte grande sopra Po, che non gli habiate facto
qualche provisione, anzi è reducto a tal conditione che apena gli pò andare cavallo nè persona
alcuna da pede, che quanto dispiacere ne habiamo non vi poressimo dire; et pertanto volimo et
cossì per la presente vi commectimo et commandiamo, che, visis presentibus, voi mectiate ogni
diligentia, studio et sollicitudine se possa per tucto cavalcare, et perchè sopra de ciò havimo
dicto et informato più largamente Francesco Squasso presente portatore, volimo gli debiate
credere quanto a noi proprii.
Mediolanì, die viiii octobris 1450.
Cichus.
622
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA IL CARDINALE BENEVENTANO PER IL PRIVILEGIO ACCORDATO AD
ANGELO ATTENDOLO E PERÒ LO SUPPLICA A FARE INSERIRE UNA CLAUSOLA OMESSA
1450 ottobre 9, Milano
Cardinali Beniventano.
Miser Angilo deli Actendoli se lauda assai del opera che ha facta la vostra signoria nel facto del
suo privilegio per nostro amore, dela qual cosa ne regratiamo essa vostra sìgnoria, et perchè lo
decto miser Angilo dice che in lo decto suo privilegio gli mancha una clausula, pregamo la vostra
signoria, possendose fare et essendo cosa iusta et honesta, gli piaza per nostro amore fargli
mectere dicta clausula, perchè l’ haviremo grato et accepto assay.
Mediolani, die viiii octotrìs 1450.
Cichus.
623
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI DIA A SACRAMORO VISCONTI E ALLA SUA SQUADRA DEL VINO
[1450] ottobre 9, Milano
Communi et hominibus sancti Bassani.
Volimo daghati del vino al spectabile miser Sacramoro Vesconte et alli altri dela squadra sua
sopra le arme o altri loro pegni, si chè siate cauti et sicuri.
Data Mediolani, die viiii octobris.
Cichus.
624
FRANCESCO SFORZA ORDINA DI NON ALLOGGIARE GENTE A MUTONO DI LAGRINA ESSENDO DETTO
LUOGO STATO SACCHEGGIATO
1450 ottobre, Milano.
191r
Boniforto Guarguaglie.
Perché havemo informatione che quello nostro loco de Mutono de Lagrina è stato saccomanato
et è tucto disfacto, volimo che tu non gli debbi allozare nè far stari gente alcuna frostera in lo
decto loco; et avendogli tu messo veruna persona, vogli omnino levarla et mecterla in altro loco,
dove meglio te parirà.
Mediolani, viiii octobris 1450.
Cichus.
257
625
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REFERENDARIO DI PIACENZA DI AVER RESTITUITO A GIOVANNI
DELLA GUARDIA PROPRIETÀ E BENI DI ANCARANO E VUOLE CHE GLI UOMINI DEL LUOGO, ESENTI DA
DAZI, PAGHINO A LUI LE ENTRATE
1450 ottobre 9, Milano.
Referendario Placentie.
Altre volte scrivessimo al potestà nostro de Piacenza e a te come avevamo restituito a Zohanne
dela Guardia le sue proprietate et beni del loco e villa de Ancharano et ch’ el dovesti far mectere
alla possessione et tenuta de essi, et che gli observasti ogni sue honorantie, prerogative et
immunitati secundo aveva per lo passato. Novamente etiamdio havimo scripto ali homini del
decto loco et villa d’Ancharano che senza exceptione respondeno al decto Zohanne del intrate et
prerogative iuxta solitum. Le qual cose te reducemo a memoria aciò habbi cagione neli incanti
deli datii et imboctate reservare et exceptare el dicto loco e villa. Et cossì volimo et expresse te
imponiamo et commandiamo con ciò sia cosa che non intendiamo de difalcare alchuna
commodità et honoranze del dicto Zohanne, ma de observargli, come gli son state observate
per lo passato.
Data Mediolani, viiii octobris 1450.
Cichus.
626
FRANCESCO SFORZA COMUICA A ROBERTO DA SANSEVERINO CHE CONSENTE SIANO DATI A LUI I
DENARI DEL SALE DI COLORNO
1450 ottobre 9, Milano.
Domino Roberto de Santo Severino.
Havemo recevuto la tua littera et, inteso quanto ne scrivi, non dicemo altro, perchè, vinendo qua
miser Ghiberto, come tu scrivi, noy l'haviremo a caro et vederemolo volontero. Alla parte che tu
scrivi del salle de Collorno, dicemo che siamo contenti che te sia resposta de quilli dinari per
l'avenire a nostro beneplacito, como hay havuto de l'anno passato, et mandiamote la littera
sottoscripta de nostra propria mano dirretiva a Desiderio, che te debia respondere de dicti dinari.
Mediolanì, viiii octobris 1450.
Cichus.
627
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI FARE UNA
ASSEGNAZIONE, TRASFERIBILE, DI 2500 DUCATI A PIETRO MARIA ROSSI
1450 ottobre 10, Milano.
191v Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Perché deliberamo et volimo omnino ch’el magnifico Pietro Maria Rosso nostro conductero habia
quella quantità de dinari gli habiamo ordinato, ad cìò se possa mettere impuncto a luy e la gente
d’arme sua, gli habiamo assignato sopra l’aditione è facta nel anno presente sopra li datii dela
cità nostra de Pavia ducati duomillia cinquecento a soldi cinquantaquattro per ducato. Il perchè
ve commandiamo et volimo ch’ al prenoniato Petro Maria fatiati anchora vuy sopra essa
additione deli predicti duomilliacinquecento ducati opportuna et valida assignatione come
258
faciamo nuy per le presente, et da puoy gli fatiati respondere dela predicta quantità de dinari cum
quella magiore celerità sia possibile, concedendogli che la dicta assignatione la possa transferire
in cui meglio gli piacerà et recuperare sopra essa ogni quantità de dinari per maiore sua utilità et
spazo poterà. La quale translatione sia valida et firma non altramente che se vuy stessi la
facestivo, facendo fare ex nunc ogni scriptura, bollecte et confessione oportune e necessarie, in
modo che, remota ogni difficultà, possa el predicto Pietro Maria, on vero coloro in chi transferirà
la dicta assignatione, l’integra satisfactione d’essa consequire et havere. Et in questo non lassati
per alcuno modo intervenga fallo alcuno, perché cossì è firma nostra dispositione.
Data Mediolani, die x octobris 1450.
Francischusfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
628
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FOSCHINO DI MANDARE A CASA SUA CRISTOFORO CAGAMOSTO.
ORDINA CHE I FANTI, SE ANCORA PRESENTI A SPINO, SIANO MANDATI VIA
1450 ottobre 10, Milano.
192r
Domino Fuschino.
Havemo inteso quanto ne ha decto Benedecto tuo cavallero circa li facti de Christoforo
Cagamusto. Dicemo che, trovando essere stato per ligera casone et non gli trovando
facidamento alcuno de captività, remandamo dicto Christoforo a casa, quale volimo possa stare
a casa soa et fare li facti soi come de prima. Ala parte deli fanti dela signoria sonno venuti ad
Spino, crediamo siano levati, ma quando non fossero levati, volimo mandi da miser Iacomo
Antonio Marcello a farli levare de lì, come alluy scrivemo et havimo anchora dicto a boccha al
predicto Benedecto.
Mediolani, x octobris 1450.
Cichus.
629
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE I FANTI ALLOGGIATI A SPINO VENGANO MANDATI VIA DA DETTA
LOCALITÀ
1450 ottobre 10, Milano.
Domino Iacobo Antonio Marcello.
Sentiamo come alcuni fanti deli vostri sonno allozati ad Spino, territorio nostro de Lode, dove
hanno tolto li stramì et robbati li massari, la qual cosa non credimo sia de intentione dela illustre
signoria né vostra. Il perché vi pregamo et confortamo li vogliati far torre de lì et che non
damnificano li homini nostri come non possimo credere sia intentione dela prefata illustre
signoria, pregandovi sopra ciò ne vogliate respondere per questo nostro messo.
Mediolani, die x octobris 1450.
Cichus.
259
630
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DEL SEPRIO LO INFORMI SCRUPOLOSAMENTE DI TUTTI I
CAVALLI E DI TUTTI I SOLDATI SISTEMATI IN QUELLA PARTE
1450 ottobre 12, Milano.
Capitaneo nostro Sepri.
Ve commetiamo et volimo che subito prendi diligente et bona informatione de tucti li cavalli vivi et
boche vive deli nostre gente logiate in quelle parte, dando el sacramento a loro et alli homini del
paiese, per intendere meglio la verità, et tucto quello trovaray subito ne advisi et presto, non
guardando in vulto ad alcuna persona nè in zente d’arme nè altri, ad scriverne la mera verità,
perché se trovassemo facessi altramente te faressemo malcontento.
Data Mediolani, xii octobris 1450.
Cichus.
Scriptum fuit in simili forma capitaneo comitatus Papie ultra Padum.
Data Mediolani die xii octobris MCCCCL.
Cichus.
Scriptum etiam fuit in simili forma Laurentio de Urbeveteri, familiari nostro.
Data Mediolani die xii octobris 1450.
Cichus
631
FRANCESCO SFORZA, DOPO AVER LODATO BONIFORTE GUARGUAGLIA PER AVERE INDIVIDUATI I
FRODATORI DEL SALE, VUOLE CHE LASCI ALLA COMPETENZA DEL CAPITANO DEL LAGO DI
COMO IL PERSEGURLI. AGGIUNGE, POI, CHE GLI UOMINI DI URIO E DI MONTE INTROBIO NON
DEVONO ESSERE TASSATI IN QUANTO CITTADINI DI COMO
1450 ottobre 10, Milano.
192v
Die x octobris 1450, Mediolani. Ad Bonifortum Guarguagliam
Boniforto, havimo veduto quanto tu ne hai scripto del cose dellà et de quanto hai sequito, dicemo
che de ogni cosa remanemo bene advisati et ne piace quanto hai facto. Et quanto alla parte de
quilli frosatorì del sale, che tu dice havere trovati, dicemo che hay facto bene a far tal invencione,
ma considerato che al procedere più oltra contra li dicti frosatori specta al nostro capitaneo del
laco de Como, volimo che tal invencione debbi dare al dicto capitaneo et informarlo del tuto
como la posa passa, siché lui possa fare circa ciò quanto richede el suo officio como te hanno
dicto et scripto li maistri nostri de l'intrade. Alla parte dele boche che sonno state taxate ali
homini de Urio et de Monte Introcio et che, attento quello hanno tenuto per lo tempo passato,
doveriano remanere contenti, dicemo, consìderato loro sonno citadini de Como non volemo che
habianno la dicta taxa, sichè levala via et fa che lì dicti homini non habiano graveza alcuna de
cavalli né de boche, ma vede de interpartirle fra quelli altri lochi de là, como meglio te pare.
Data.
Iohannes.
260
632
FRANCESCO SFORZA DICE A GRACINO DA PESCAROLO CHE PER QUANTO RIGUARDA I BENI DI
GIACOMINO DE PRINOLI, MORTO SENZA EREDI, SEGUA QUANTO GLI DIRANNO I MAESTRI DELLE ENTRATE
STRAORDINARIE
1450 ottobre 10, Milano.
Gracino de Piscarolo.
Havemo veduto quanto ne hai scripto circa lo facto di beni de quilli Iacomino de Prinoli, qual è
passato de questa vita e non ha lasato herede alcuno; dicemo che in questo debi seguire quanto
te scrivano lì nostri maystri de l’intrade extraordinarie per l'aligata, et de questo facto non
monstrare cum persona alcuna che habi havuto altro da nuy. Et subito ne avisa como haverai
facto.
Mediolani, die x octobris 1450.
Iohannes
633
FRANCESCO SFORZA SI MERAVIGLIA CHE GIOVANNI DA ISEO SIA STATO COSTRETTO A TROVARE UNA
SISTEMAZIONE A LANGHIRANO PAGANDO 86 LIRE, IL CHE APPARE AL DUCA DISONESTO
1450 ottobre 8, Milano.
193r
Ancianis et presidentibus civitatis Parme.
Miser Zohanne de Iseo, capitaneo del vescovato de quella nostra terra, più volte ne ha facto
querela che nel luoco de Langhirano, dove suole far stantia li precessori soi, cum faticha ha
trovato casa dove alozare; e, quantunche ella non gli sia idonea e quantunche anchora nuy ne
scrivesse mo a quelli homini ha convenuto promectere de quella dove sta, tal qual se sia, libre
lxxxvi. La qualcosa ne pare altucto disonesta, che nostri officiali debiano pagare pensione de
casa et in questa summa, non essendo usitato per lo passato. Pertanto vogliati provedere in
forma non habia ad agravarse, perchè non intendimo sia pezo tractato luy come li altri capitanei
passati al tempo dela bona memoria del signore nostro padre, ma più tosto meglio.
Mediolani, viii octobris 1450.
634
ORDINE DI CONCEDERE IL TRASPORTO DI DIECI MOGGIA DI FRUMENTO A FALLAMESCHIA DA QUALUNQUE PARTE DEL
CREMONESE
1450 ottobre 12, Milano.
Domino Iohanni de Tollentino.
Scriptum fuit predicto domino Iohanni che per certo bono respecto, dovesse concedere la tracta
de moza diece de frumento ad Fallameschia da l'isola de Dovarisi de qualunqua terra del
Cremonese, et condurlo a l'Isola de Dovarisi libere et sine contradictione aliqua.
Mediolani, xii octobris 1450.
Iohannes.
261
635
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA LOMELLINA DI PORTARSI A TURIONO E,
CONSTATATO CHE È LOCALITÀ DEL VERCELLESE E DIPENDENTE DAL DUCA DI SAVOIA, COMANDI A
TUTTI I SUDDITI SFORZESCHI DI RITIRARSI NEI LORO ALLOGGIAMENTI
1450 ottobre 12, Milano.
Capitaneo Lumeline.
Intendimo como alchune dele nostre gente che stano dellà, sono andati ad alogiare a uno loco
de Vercelli, chiamato Turiono; pertanto volimo che subito, havuta questa, debia andare al dicto
loco de Turiono et vedere che sonno quili alogiano lì, et sapere si lo dicto loco è del Vercelese, et
che sia delo illustrissimo signor duca de Savoya o suoi subditi et puoy per nostra parte
comandaray ad tucti quili nostri che gli allogiano che se debbiano partire et andare ali loro
allogiamenti. Et avisane de quale squadra sonno et commo se domandano loro.
Data Mediolani, die xii octobris MCCCCL.
Cichus.
636
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL DOGE GENOVESE PIETRO CAMPOFREGOSO DI PORRE TERMINE ALLA
CONTROVERSIA TRA GLI ABTANTI DI NOVI E QUELLI SFORZESCHI DI POZOLO PER RAGIONE DI CONFINI E
FURTO DI BUOI SOTTRATTI DAI SUDDITI GENOVESI. SI CHIEDE CHE I SUDDITI GENOVESI RESTITUISCANO
GLI ANIMALI RUBATI E CHE SI RIMETTA A DEI SAGGI DELL’UNA E DELL’ALTRA PARTE LA RISOLUZIONE,
IURE MEDIO, DEI CONFINI
1450 ottobre 10, Milano.
193v
Domino Petro de Campofregoso Ianuensi duci, et cetera.
Illustris princepes tamquam frater carisime, ut controversia, que iamdudum inter vestros de Novis
et nostros de Pozolo vertitur, occasione confinium et nonnullorum bovum dìctis nostris de Pozolo
ablatorum per ipsos de Novis, super his ex quibus controversia orta est sine debito et amore
requisito, determinaretur, sepius scripsise recolimus, ad id magis moti cum nostri de Pozolo
causam ipsam cognitioni cuiuslibet docti non suspecto partibus committi neque litterarum
nostrarum animadversione neque etiam consideratione, que a iure sic exigatur, pro parte vestri
adhibita provixio est ulla; verum cum molesto satis animo feramus nostros cum vestris
contendere, quibus pariter bene esse volemus et volumus, ìndugium existimantes pati ut nostri
opprimantur, curavimus ìterum his nostris dominatio vestra ortari velit suos de Novis sic commoni
facere quod abductos boves primum restituant et quod controversia ipsa, ut dictum est,
committatur et determinetur, ut utraque partium, sic iure iubente suis in debitis confìnibus
persistat, quando autem secus fieret nostrorum violari iura ferre ut scitis, modo siquidem non
cederet honori neque bene et pacifice simul vivendi et confinandi is esset modus. Placeat itaque
rei huic talem adhiberi facere et modum et provisio nem quod ipsa de causa non habeamus
ulterius ad vos scribere, sicuti in fraternitate vestra plurimum confidimus.
Data, Mediolani die x octobris MCCCCL.
Cichus.
262
637
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CASTELLANO DI CREMONA CHE CONSENTA AD AMBROGIO TRIVULZIO
DI MUOVERSI DURANTE IL GIORNO NEL CASTELLO, MA DI FARGLI STRETTA GUARDIA DI NOTTE
1450 ottobre 11, Milano.
Castellano Cremone.
Siamo contenti che qualche a del dì tu lassì andare per lo castello Ambroxio da Trivulcio, quale
hai in pressone, facendogli havere sempre bona guardia; de cetero la nocte volimo lo faci stare
in loco che non se ne possa fugire et che tu staghi securo molto bene de lì facti suoy,
recordandote che de dì et de nocte tu gli faci fare bona guardia per modo che tu ne lo sapi
reconsignare ad ogni nostra posta.
Mediolani, die xi septembris octobris 1450. b
Cichus.
a Forse si sottintende: ora.
b Così A.
638
LETTERE CREDENZIALI AD ANTONIO DORIA DEL FU GOFFREDO PER IL DOGE DI GENOVA E PER TUTTI
QUELLI DELLA CASA DORIA
1450 ottobre 11, Milano.
194r
MCCCCL die xi octobris, Mediolani
Facte fuerunt littere credencìales in personam domini Antoni de Aurea quondam domini Zonfredi
ìnfrascriptis et primo domino et duci Ianuensi omnibus de domo Auree, Bartholomeo, Paulo et
Branchaleoni ac Filipo, omnibus de Aurea.
Cichus.
639
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE SI MANDINO DA LUI I DUE SUDDITI DI VENEZIA DERUBATI TRA
CASSANO E MILANO
1450 ottobre 12, Milano.
Villano de Gualdo commissario Cassani.
Havemo inteso quanto ne hai scripto de quelli dui subditi dela signoria de Venexia, che sonno
stati robati tra Cassano e qui, unde vogliamo che, essendo li dectì dui subditi li fazi che vengano
qua da noy et, non essendo loro lì et sapendo tu dove siano, mandi per loro et per ogni modo fa
che vengano qua da nuy, aciò che possiamo provedere che non habiano casone de lamentarse.
Mediolani, xii octobris 1450.
Iohannes.
263
640
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE SI RESTITUISCANO A BARTOLOMEO DORIA I 500 FIORINI D’ORO
CON I QUALI SI RISCOSSE DA RAFFAELE NIGRI ALCUNI PEGNI DI BIANCA MARIA. TALE RESTITUZIONE SI
FACCIA CON BUONI SULLE ENTRATE DEL SALE NEL MEDESIMO MODO CON CUI SI RECUPERARONO IN
GENOVA 20000 FIORINI D’ORO
1450 ottobre 9, Milano
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Dilecti nostni, ultra li fiorini xxmilia d'oro recuperati in Zenua sopra lo sale per miser Iohanne
Ferufino et Antonio Guidolino, deli quali ne subene lì zintilhomini Doria et Ieronymo Larcharo et
compagni, come seti informati, lo spectabile Bartholomeo Doria quondam domini Iacobi, ad suo
nome et ad nome deli altri predicti subvenienti de casa Doria a nel mese de marzo proxime
passato, nel recuperare fiorini d’oro cinquecento in Zenua a cambio, ad computo de soldi lxiiii per
fiorino, deli quali se rescosse per Raphaelo di Nigri alcuni pigni dela illustrissima nostra consorte
madona Biancha in Zenua, et gli prometessemo restìtuire dicti dinari et pagare li cambi, sive
chiumenti, deli dinari del sale in quella medesima forma et maiora, che se pagariano li predicti
fiorini xxmilia recuperati in Zenua, come è dicto de sopra. Pertanto siamo contenti et volimo che
al predicto Bartholomeo et ad caduno altro in suo nome siano facti boni sopra li dinari del salle li
predicti fiorini cinquecento cum li cambii, sive chiumentì, in quella medesma mainera et forma
che gli farete boni lì predicti fiorini xxmilia come è dicto de sopra, facendo fare le debite scripture
194v come ve parirà bisognare, dummodo che le conventione, che forono facte per questa
facenda, siano facte in tal forma
Data Mediolani, die viiii octobris MCCCCL.
Francìschusfortia Vìcecomes manu propria susbcripsit.
Cìchus.
a Da quondam a casa Doria aggiunto nel margine sinistro.
641
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ E ALL’UFFICIALE DELLE BOLLETTE DI PARMA DI PRENDERE
TUTTI I PROVVEDIMENTI NECESSARI PER SALVARE LA CITTÀ DAL CONTAGIO DELLA
PESTE
1450 ottobre 12, Milano.
Potestati et offitiali bulletarum Parme.
Per satisfatione del desiderio nostro quale è circa la salute et conservatione del terreno nostro et
territorio da contagiosa peste più che circa altra cosa, sì per bene dele intrate nostre, como
etiandio di nostri cittadini et subditi, quali non pono stare a casa per timore dela dìcta peste,
deliberamo se faza ogni provisione expedìente sopra ciò; et pertanto, havendo nuy carissima
quella nostra cità sopra le altre cose, ve commetiamo et volimo che, intendandovi tucti duy
insieme, faciate tucte le provisione necessarie per emendare quella cità et conservarla sana et
neta da essa peste, non manchandoli cosa alcuna perché non ne poteresti fare cosa alcuna più
grata che questa. Et ad ciò che tu offitiale, non te possi scusari in cosa alcuna, te dasemo per la
presente ogni arbitrio et posanza expediente circa tal materia, et volimo metti ogni studio et
264
opera tua, perché questo nostro desiderio se adimplisca et quella nostra cità se renda sana et
libera, el che etiandio retornarà ad tuo grande honore et commendatione presso caduno.
Data Mediolanì, xii octobris 1450.
Cichus.
642
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ E AGLI UOMINI DI CARPIGNANO CHE LE ENTRATE DEL
LUOGO VENGANO PAGATE A FRANCESCO SANSEVERINO
1450 otobre 12, Milano.
Potestati comuni et hominibus Carpagnani.
Come per altre nostre littere doveti havere inteso, havemo concesso al magnifico Francesco da
Sanseverino, nostro condutero, le intrate de quella nostra terra, dele quale, per quanto havemo
mò inteso, anche non gli ne respondeti secondo havemo deliberato et è nostra intentione.
Pertanto di novo ve scrivemo et volimo che dele dicte intrate debiate respondere interamente et
senza exceptione alcuna al predìcto Francesco overo a qualunche suo factore o messo quale luy
ordinasse. In che volemo non fatiati contradictione alcuna, perché cossì è la mente et totale
dispositione et intentione nostra.
Mediolani, duodecimo octobris MCCCCL.
Cìchus.
643
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIO DI LODI SI IMPEGNI A RISCUOTERE L’ADDIZIONE
DEL SALE DATA LA SUA MODESTA ENTITÀ.
1450 ottobre 12, Milano.
195r
Referendario Laude.
Come per un’altra nostra de dì xxv de septembre proxime passato ti havemo scripto cossì per
questa repplicando ti dicemo che tu say quanto ti fu commesso alli dì passati, quando eri qui da
nuy, circha lo facto dela additione deli datii et maxime dela additione sopra le intrate dele porte
deli imbottati et del sale; et perchè questo facto non torna in descuntio alcuno de quella nostra
comunità, siamo certi che quelli nostri citadini remaneranno contenti dela dicta additione, perché
de si poca cosa, come è la dicta additione, ne veni ad tocare una minima cosa per homo.
Pertanto volimo che tu attendi cum ogni tuo ingenio et industria et sollicitudine a rescotere la
dicta addicione et ad spazare tucti quelli a chi è facta la assignatione là, perché nuy non volimo
cosa alcuna de altri, anzi chi ne prestarà niente è gli molto bene a rendere.
Data Mediolani, die xii octobris 1450.
644
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AD ANDREA DE FULGINEO DI VENIR VIA CONSTATANDO DI NON POTER
OTTENERE IL SUPPLEMENTO DI FRUMENTO
1450 ottobre 12, Milano.
Ser Andree de Fulgineo canzellario nostro.
Havemo riceuto più toe littere et, intexo quanto scrivi, de tuto ristamo advisati. Dicemote che in
somma che vogli per ogni modo havere lo resto et suplimento per fin in mille moza de frumento
et vedendo tu non podere havere dicto suplimento, vogli venire via con lo conte et rexon di questi
265
frumenti, et de ogni cosa vedi fare siano spazate quele squadre, per le quale te havemo per altre
nostre scripto.
Ex Mediolano, xii octobris MCCCCL .
Iohannes de Ulesis.
Ser Andrea, scrivemo ad miser Iohanne da Tolentino, come poray vedere del spazamento de
meser Baldassaro da Trevisio; pertanto seray cum luy che gli sia data presta expedicione.
Data ut in litteris.
A margine: replicata die xv octobris.
645
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE E IL PODESTÀ DI ALESSANDRIA PROCEDANO
ALL’ESAME DEI MALFATTORI ARRESTATI PER FURTI E OMICIDI IN PRESENZA DEL CANCELLIERE DEL
CONTE GASPARRE
1450 ottobre 12, Milano.
195v
Locuntenenti et potestati Alexandrie.
Havemo ricevuta vostra lettera et inteso quanto havete scripto de quanto havete exequìto circa
lo examine de quili malfactori, quali haviti facti pigliare de nostra commissione, quali hanno facto
rubbarie et homicidii et altri dilitti et cetera. Dicemo che de tuto restamo advisati et commendamo
la diligentia vostra; ma bene se grava et dole lo spectabile conte Gasparro de vuy che non haveti
voluto che gli sia stato presente alo examine haveti facto de quelli talli malfactori lo canzilliero
suo siandogli maxime lo interesso delli compagnii d'esso conte Gasparro. Pertanto vi dicemo
per que sta che vogliate procedere allo examino di questi malfactori et ad alchuna punitione
iuridica insie me, et non sia uno de voy senza l’altro et vogliati che de continuo gli sia presente lo
dicto canzilliero del prefato conte Gasparro, et vogliati havere bona advertentia che, non
havendo suffi cienti et evidenti iuditii, non procedatì ad tortura nè ad acto personale, ma
procedati maturamente et cum grande diligentia et advertentia che non siano artati et torturati
fuora dello dovere
Ex Mediolano, die xii octobris 1450.
Cìchus.
646
FRANCESCO SFORZA ORDINA AGLI UOMINI E AL COMUNE DI CUTRONO DI RESTITUIRE, IN PARTE, A
QUELLI DI VALENZASCA IL BESTIAME LORO TOLTO AVENDO ESSI DATA CAUZIONE DI PAGARE OGNI
CONDANNA
1450 0ttobre 12, Milano.
Hominibus et comuni Cutrone.
Perché quelli de Valenzasca, secundo ne hanno referito, hanno data idonea cautione et
securitade de stare a rasone curn vuy et de pagare ogni condemnatione che rasonevelemente
fossero condemnati, et sonno offerto fare ad ogni vostra instantia restituire ogni pignoratione
facta ad vuy per loro, dagando nuy segurtade idonea de fare lo simile. Pertanto volimo, stando
cossì, che debiati integralemente havere restituito ogni quantitade de bastiame, che gli haveti
tolto sopra lo territorio loro proprìo, et non de quello dela dìfferentia, et fati non habiamo ad
scrivere più sopra de ciò et vogliati dìcta restitutione havere facta fra termine de octo dì.
Ex Mediolano xii octobris 1440.
Cichus.
266
647
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI DOMODOSSOLA DI INDURRE LE DUE PARTI, GLI UOMINI DI
CUTRONE E QUELLI DI VALENZASCA A RECIPROCAMENTE RESTITUIRE LE COSE RUBATE E OBBLIGA IL
PODESTÀ A RENDERE GIUSTIZIA CONTRO I MALFATTORI
1450 ottobre 13, Mlano.
196r
Domino Antonio de Rangonibus, potestatì Domus Ossule.
Maravigliamone grandemente havendo vuy sentito le corerie et insolentie usati per quelli de
Cutrono verso quelli de Valenzasca, che non haveti facta alcuna dimonstratione né in fare
punitione deli malefactori nè in far fare la restitutione dele robarie et cose tolte, pertanto ve
dicerno et commandiamovi che vogliati far fare la restitutione dele cose tolte hinc inde et
corregere li malefactori mediante la iustitia, perché, non provedendo et succedendo altri scandoli
et inconvenienti, saria imputato alla vostra negligencia et rencresceriane. Sìché vogliati fare
rasone ad ciascuno et cossì vogliatì haveri cura et diligencia in la expeditione dela commissione
haveti.
Ex Mediolano, xiii octobris 1450.
Cìchus.
648
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI FAR PAGARE DAGLI EBREI 150 DUCATI,
ASSEGNATI A BALDASSARE DA TREVISO
1450 ottobre 12, Milano.
Iohanni de Tolentino.
Havemo veduto quanto ne hai scnipto circa lo facto deli centocinquanta ducati che degono
pagare li hebrei, dicemo che magistro Isach non è venuto qui, ma ben vi avisamo che lui deli
quatrocento ducati devia havere qui, non ha recevuti se non cento. Et perché li decti 150 ducati
sonno stati assignati alo strenuo cavalere miser Baldexar de Trivisio, volimo che voi fati pagare li
decti 150 ducati fra li hebrei de quella nostra città, perché esso miser Baldexare non pò expectar
più ad recevere lì decti denari; et se per caso lo decto magistro Isach deverà pagare luy questi
denari, poy gli serà facto pagare cum lì decti ebrei. Mandatì ad executione con boni modi quanto
havimo dicto de sopra.
Mediolani xii ootobris 1450.
Cìchus
A margine: replicata die xv octobris, et cetera.
267
649
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MARTINO DA TRESSENO DI PORTARSI DAL DUCA QUANDO SARÀ
INFORMATO DAL COMMISSARIO DI PIZZIGHETTONE CHE IL FAMIGLIO DI PERRINO FOCO STA PER
MUOVERSI
1450 ottobre 12, Milano.
Martino de Tresseno.
Volemo havere informatione da te et da uno famellio di Perrino Focho, quale debe fare vegnire
da nuy Io commissario nostro di Pizighitone. Pertanto quando decto commissario te adviserà che
quello fameglio sta per partirse, vegnerai ancora tu da nuy incontenente, non facendone
mentione ad alcuno de questa nostra ordìnatione, et lasserai in tuo loco per uno dì quello
lassasti l’altro dì o altri che te parirà perché in uno dì seray expedito da nuy.
Data Mediolanì, die xii octobris1450.
Cichus.
650
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI FACCIANO VERSARE 150 DUCATI D’ORO A BALDASSARE DI BALZI
SOPRA L’IMBOTTATO DELLE BIADE E DEL VINO DELLA PIEVE DI PARABIAGO
1450 ottobre 13, Milano.
196v
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Volimo debiati dare et fare pagare al nobile dilecto nostro Baldesarro di Balzi, sopra l'imbotato de
biave et vino dela pieve de Parabiago del presente anno, ducati centocinquanta d’oro ad rasone
de soldi sexantaquactro de imperialibus per ciascuno ducato, et gli ne fati tucte quelle scripture
seranno opportune, ponendoli per dinari consumati et provedendo in modo che se ne possa
presto valere et aductare.
Data Mediolani, dìe xiii octobris 1450.
Franciscusfortia manu propria subscripsit
Cìchus.
651
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL CAPITANO DEL SEPRIO DI REPERIRE ALTRI DIECI CARRI PER I LAVORI
DEL CASTELLO DEL GALLARATESE E VUOLE CHE IN PIÙ OTTO CARRI SIANO A DISPOSIZIONE PER OGNI
BISOGNO
1450 ottobre 14, Milano.
Capitaneo Sepri.
L’altro dì per altre nostre te scripsemo che dovesti commandare dece carre per lì lavorerii, quali
facemo fare qui a questo nostro castello in quello vicariato nostro de Gallarà, dele quale ne
sonno venute alcune, dove intendemo essere alcuni lochi che non hanno contribuito alla spexa
dele dicte carre; et perché mò di novo havemo bisogno dele altre carre per li dicti lavorerii nostri,
et ad cìò che caduno venghi a suportare la debita portione del loro carico, volimo che, alla
receputa de questa, commandi nel dicto vicariato nostro ultra le predicte dece carre, octo altre
carre quale faci stare in puncto et aparechiate, sìché ad ogni rechiesta nostra li possi subito
mandare. Ala spesa dele quali carre, cossì dele dece quanto etiandio de queste ultime octo,
268
intendimo che ogniuno, del dicto vicariato li debia contribuire, ad cìò che la spexa se porti
equale, ricordandoti che volimo carri et non dinari.
Data Mediolanì, die xiiii octobris 1450.
Iohannes.
652
FRANCESCO SFORZA, SODDISFATTO DEL DONO CHE CASALMAGGIORE GLI FA PER IL SUO INGRESSO
NELLA CITTÀ DI MILANO, DI CENTO DUCATI CHE EGLI DEVOLVE A GIORGIO DA LODI
1450 ottobre 12, Milano.
197r Consilio, comuni et hominibus terre nostre Casalismaioris.
Zorgio da Lode, presente portatore, ne ha referito del presente et dono che quella comunitade ne
fa per fare quello fecero le altre nostre terre in la felice intrata nostra de questa inclita cità et
apprensione del ducato del che ve rencratiamo, et, trovandosse qui dìcto Zorgio, ne ha facto
contento in nome vostro deli ducati cento. Però vogliati satisfare et respondere ad luy deli dicti
ducati cento, sichè ne resti contento et satisfacto da vuy in nome nostro et, per più vostra
chiareza, havemo sottoscripta la presente de nostra propria mano.
Data Mediolani, xii octobris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
653
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ALBERTO SANETO CHE NON SI DIA NUOVO ALLOGGIAMENTO NÉ AGLI
UOMINI DI PAOLO DA ROMA NÉ A QUELLI DI GIACOMO PICCININO, MA VUOLE RIMANGANO DOVE
ATTUALMENTE STANNO
1450 ottobre 14, Milano.
Alberto Saneto de Tritio.
Dilecte noster, havimo inteso quanto ne hai scripto et quanto ancora ne ha dicto Bartolomeo
Trovamale, dicemo che de ogni cosa remanimo et ne piace quanto hai seguito, unde volimo ti
sforzi per ogni via et modo ti sia possibile che, per alcuni boni respecti, ad quelli de Paulo da
Roma et de Iacomo de Picinino non sia dato altro novo allogiamento né siano mossi da li luochi
dove loro stanno de presenti, ma in questo facto volimo che te porti tanto honestamente quanto ti
sia possibile et non dimonstrare cum niuno che de questo facto habbi havuta cosa alcuna da nui.
Data Mediolani, die xiiii octobris 1450.
Iohannes.
269
654
FRANCESCO SFORZA DICE A PIETRO DA LONATE CHE IL COGNATO INNOCENZO COTTA PUÒ, SE
INTENDE VIVERE BENE E FARE IL SUO DOVERE VERSO QUELLI A CUI È TENUTO, RITORNARE A CASA
PERCHÉ AVRÀ DAL DUCA IL SALVACONDOTTO
1450 ottobre 14, Milano.
197v
Petro de Lonate in Villarasca.
Havemo inteso quello scriveti mandascevo a dire ad Innocento Cotta, vostro cognato et quanto
esso Innocento responde. Dicemo che quello dice Innocento non ne pare honesto ch’el voglia
capitulare per tornare ad casa sua, dala quale indebite s’è partito, perché molte cose dice in la
littera non sonno vere che non havesse audientia dali offitiali nostri et parci sia partito per altra
voluntà haveva et non per paura avesse, perché sa che da nuy fu ben veduto et cossì seria
stato bene tractato; ma ch’el se ne sia fugito et possa voglia venire et stare cum lo
salvoconducto et ch’el non sia facto ragione ad quelli degono havere da luy, non ne pare
honesto, ma, volendo luy venire et stare ad casa sua et adtendere ad bene vivere et fare lo
dovere ad quilli è tenuto, siamo contenti torni et cossì da nuy serà sempre bennedicto e ben
tractato, et cossì li faremo salvoconducto. Altramente non ne pare honesto ch’el vegnia, perché
seria dare exempio che ogniuno dovesse dare se ne potesse fugire et poy avessi salvoconducto
de retornare et starsi securo ad casa sua, et chi dovessi havere havessi patientia: questo cum
nostro honore non poteressemo fare nel faressemo.
Data Mediolani, xiiii octobris 1450.
Cichus.
655
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL VESCOVO DI TORTONA QUALI SONO I PROVVEDIMENTI CUI
OCCORRE RICORRERE PER I SOLDATI E I CAVALLI ALLOGGIATI PRESSO GLI ECCLESIASTICI
1450 ottobre 14, Milano.
Reverendo episcopo Terdone.
Intelligentes quod homines ecclesie vestre suppositi declararì petunt de ordine nostro circha
provisionem gentibus armigeris apud eos stantiatis fatiendam, avisamus paternitatem vestram
quod ex dicto ordine debet gentibus ipsis de alogiamento et de straminibus pro equis vivis
providere et ulterius de stariis duobus frumenti ad mensuram mediolanensem pro singola bucha
viva et singulo mense; cuius tamen frumenti pretium nos solvere intendimus et in rationibus
dictarum gentium computare. Erit etiam nobis gratum et acceptum si supra pigneribus ipsarum
gentium fiet 199r eis de vino pro victu suo provisio, donec pro eius pretio debite satisfecerint,
sicut intendimus, quare potestis dictos homines vestros avisare de ipso ordine ut, intelligentes
mentem nostram, melius fiant quid acturi sint et ultra se gravari non patiantur.
Data Mediolani, die xiiii octobris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia, et cetera.
270
656
FRANCESCO SFORZA ASSICURA LE AUTORITÀ DI PAVIA CHE LA TRATTENUTA DI 200 LIRE CHE
GRACINO VORREBBE FARE, NON È CONSENTITA, PERCHÉ DETTA SOMMA È MENSILMENTE DESTINATA AI
LAVORI. A GRACINO POI, IL DUCA SCRIVE DI NON POTERGLI DARE I RICHIESTI 100 DUCATI PERCHÉ
SONO ASSEGNATI AI SOLDATI
s.d.
Locuntenenti potestatis et duodecim adiunctis provisionum civitatis Papie.
Havemo veduto quello per vostre ne scriveti, condolendove dela retentione pare voglia essere
facta per Gracino dele ducento libre, quali nuy lassamo mensuatim ad quella nostra comunità
per li lavorerii, quale retentione pare faza in executione de lettere a luy scripte per li magistri dele
intrate nostre et cetera. Ve dicemo che, benché nuy habiamo scripto et ordinato che ad caduno
sallariato sia retenuto la paga de questo mese, che per compiacere a quella nostra comunità et
ad ciò meglio se possa provedere alla saluta de quella nostra cità, quale desideramo più che
niuna altra cosa, siamo contenti non ve sia facta altra retentione per lo presente; così se scrive
per le alligate opportune ad esso Gracino. Deli cento ducati che ne domandati impresto, nuy
volentieri ve compiaceriamo, possendolo fare, ma perché li denari dele additioni sonno assignati
tucti ad soldati, non ve ne possiamo compiacere de presente; de che ne dole grandemente per
lo caso è in quella nostra città, del quele havimo tanto afanno quanto dire se possa.
Cichus.
657
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI NOVARA CONVOCHI I PIÙ ABBIENTI CITTADINI PER
CONVINCERLI A VERSARE ALLA CAMERA DUCALE 12000 LIRE, CHE LORO RICUPERERANNO CON
L’ADDIZIONE DEI DAZI E DELLA GABELLA DEL SALE
1450 ottobre 15, Milano.
Potestati Novarie.
Havemo facto assignare alli spectabili conducteri nostri Francesco Imerico et Bernabò fratelli de
Sanctoseverino de xii milia libre dovete alla camera nostra per cagione dela compositione de
quella comunità, le quale devosi rescose per addicione deli dacii et dela gabella del sale de
quela cità; et perché essi fratelli de questi dinari al presente non se possano aiutare, como
richedeno li suoi bisogni, et nuy haverimo molto cara la sua expedicione et presta consequicione
deli dicti dinari aciò se possino de presente metre in puncto et satisfare ale sue necessità, et nuy
etiandio deli sui servicii più comodamente neli nostri bisogni se possiamo aiutare, te comettiamo
et volemo et carrichiamo che, haucte queste, vogli havere denanti da te quelli megliori citadini te
parirà et indureli cum quello meglior modo serà possibile che ne vogliano subvenire et exbursare
ala prefata camera li predicti dinari, cum questo che a quelli che subvenirano gli faci assignare,
come per le presente nuy assignamo, quelli dinari deli quali subvenirano sopra la predicta
addicione, taliter che sianno cauti et seguri de conseguire la sua restitucione. Circa la qual cosa
vogli usare ogni dilligencia per modo cognoscano per effecto la tua opera in questo havere facto
bono proficuo; dela qual cosa, ultra el commodo dela prefata camera, ne prenderemo ancora
grande piacere, rendendosi certi che, se tu voray adoperarti et far bona diligencia, sarà satisfacto
a questa nostra voluntà, perché non dubitamo haveresti bona in molte maior cosa. Et como faray
sopra questo vogliamo avissare.
Mediolani, xv octobris 1450.
Cichus.
271
658
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DANESIO CRIVELLI CHE CONSENTA A GIOVANNANTONIO DA
VIMERCATE DI TAGLIARE LEGNA NEI BOSCHI DI CUSAGO DI PROPRIETÀ DI AZZO TEDESCO PER IL
RIFACIMENTO DELLA CASA BRUCIATA
1450 ottobre 14, Milano.
199v
Danexio de Crivellis generali intratarum nostrarum magistro.
Considerato che Iohanneantonio da Vimercato ha recevuto novamente grande iactura per lo
brusare dela casa sua, ala rehedificatione dela quale ultra la spexa dele altre cose gli è
necessario havere lignamo, contentamose et vogliamo per recunzare essa casa che gli concede
liberamente opportuna licentia de potere fare tagliare in li boschi da Cusago, che sonno de Azo
Toschano, ligni trenta boni da opera et da edificare, et quelli lassare condure qui ad Mediolano et
consignare alla casa sua per la dicta rehedificatione de essa casa; et questo, senza exceptione
veruna, non ostante ordine nì decreto alcuno facto contra questa materia, alo quale, per questa
volta tantum et per compiazere ad esso Zohanneantonio, derogamo.
Mediolani, xiiii octobris 1450.
Iohannes.
659
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A BETUCIO DEI CORTISI CHE L’AMICO EBREO ISACCO SI FA
LATITANTE. LO AVVERTA CHE SE RITORNASSE VERRÀ ESPULSO DALLO STATO
1450 ottobre 15, Milano.
Betucio de Cortisiis de Cotignola castellano castri Cremone.
Come per altre nostre lettere te havemo scripto, sentemo che magistro Isacho ebreo è absento
da quella nostra cità, overo sta in ascosto et non compare, che non è bono exemplo et ne
dispiaze et rencresce et ce deliberamo dargli ad intendere; et perché sapemo luy essere tuo
amico, te advisamo che non volimo che may più possa retornare nele terre nostre et, s’el ce
serà, volimo ne sia scunciato.
Mediolani, xv octobris 1450.
Iohannes.
670
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO DI LODI DI FORNIRE A GIOVANNI DA MILANO LE
FERRAMENTA DI CUI HA BISOGNO PER I LAVORI IN CORSO A LODI
1450 ottobre 15, Milano.
Referendario Laude.
Iohanne da Mediolano, quale fa fare lì alcuni nostri lavorerii, ne scrive bisognargli alcuni
ferramenti, senza li quali non pò fornire dicti nostri lavorerii. Il perché volimo gli faci provedere de
tucti quelli ferramenti te rechiederà esso Iohanne per essi nostri lavorerii, ad ciò non manchi de
fornirli, come gli havemo commandato.
Data Mediolani, die xv octobris 1450.
Iohannes.
272
671
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AD ANTONIO CAMPOFREGOSO DI COSTRINGERE UN CAVALLARO DI
LUCA SCHIAVO, RIPARATO A NOVI, A RESTITUIRE LA ROBA RUBATA A DETTO SCHIAVO
1450 ottobre 15, Milano.
200r
Domino Antonio de Campofregoso.
Ne ha significato Lucha Schiavo nostro conestabile che uno suo cavallero è capitato lì in quella
terra de Novi, quale fugito da luy gli ha portato via certi suoi dinari; et dice che, avendo luy
mandato da vuy duy suoy famigli per rehavere dicto cavallerio et robba sua, li haveti menazati et
sbarufati, la quale cosa non la credemo però. Pertanto, perché tucte le rasone sonno contra li
fugitivi, vi confortiamo et pregamo vogliati strengere dicto cavallerio ad restituire la dicta robba
integre, secondo che per suoi messi dicto Lucha ve rechiederà; in la qual cosa, oltra che fareti lo
dovere, fareti ad nuy cosa grata.
Data Mediolani, die xv octobris MCCCCL.
Iohannes.
672
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL FIGLIO TRISTANO DI RESTITUIRE I DUE CAVALLI E LE ALTRE COSE
RUBATE A DUE SUDDITI VENEZIANI
1450 ottobre 16, Milano.
Domini Tristano Sfortia Vicecomiti.
Tristano, sonno stati qui da noy Marcho de Frecholi et Scarnitio, quali sono venuti dal canto
nostro dicendone como tu gli hai tolto doi cavalli, che loro menavano, et certe altre loro cose et
cetera; della quale cosa ne maravegliamo grandemente de ti che, venendo quili del canto dela
signoria de Venezia dal canto nostro, ali quali ne deveristo fare honore et carezze, tu gli robbie et
fatigli tali portamenti. Et pertanto vogli subito, recevuta questa, senza altra exeptione et
replicatione, restituire alli sopradicti Marcho et Scarnitio li soi cavalli et ogni altra cosa del loro,
che non gli manchi uno punctale de strincha, admonendoti che non te vogli usare ad fare simile
cose perché, se lo saperemo, te daremo ad intendere havaray fato malle et ch’el ne recrescarà
grandemente.
Data Mediolani, die xvi octobris MCCCCL.
Cichus.
673
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MERLINO DI FAR RESTITUIRE CAVALLI E QUANT’ALTRO È STATO TOLTO
A MARCO FREGOLI E A SCARNIZIO
1450 ottobre 16, Milano.
200v
Merlino armigero.
Strenue dilecte noster, sonno venuti ad noy Marcho de Fregoli et Scarnitio, quali se lamentano
che li soy famigli et doi altri deli soy homini d’arme, venendo loro dal canto nostro, gli anno tolto
quatro cavalli, una panzera et certe altre cose et cetera; della quale cosa ne maravigliamo assay.
Et pertanto volemo et commandiamoti che subito, recevuta questa, tu fazi alli dicti Marcho et
273
Scarnitio rendere li dicti cavalli panzera et ogne altra cosa del loro, che non gli manchi uno tristo
punctale de strenga. Et questa fa senza replicatione et exceptione.
Data Mediolani, die xvi octobris 1450.
Cichus.
674
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE DAGLI UOMINI DI CASTELLAZZO SI PROVVEDA A LUCA SCHIAVO DI
QUANTO NECESSARIO PER VIVERE
1450 ottobre 15, Milano.
Locuntenenti Alexandrie.
Si lamenta Lucha Schiavo nostro connestabile che non gli fi a né del vivere suo ne dele ligne da
quelli nostri homini dal Castellazzo; il perché, intendendo nuy ch’el sia tractato nel modo che
sonno tractati li altri nostri soldati allogiati in Alexandrina, vogliamo provediati che per li dicti
homini dal Castellacio gli sia provisto quanto al vivere suo, secondo li ordini nostri et come è
provisto alli altri soldati nostri, sichè anchora luy non habia casone de lamentarse et essere
pegio tractato che li altri.
Data Mediolan, die xv octobris 1450.
Iohannes.
a Sottinteso provisto.
675
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE A MASEOLINO DA VENEZIA VENGA DATO QUANTO GLI SPETTA
AVENDO TERMINATO IL SUO UFFICIO DI REFERENDARIO DI NOVARA
1450 ottobre 16, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Maseoliono da Venetia nostro referendario de Novara, finirà lo suo offitio in fine del presente
mese et intende de tornare ad casa sua; pertanto volimo ordinati ch’el sia pagato del salario suo
de quello che resta ad havere, come sonno stati pagati li altri referendarii passati, et che non sia
tenuto in tempo niente.
Data Mediolani, die xvi octobris MCCCCL.
Cichus.
676
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PASQUALE DE PASQUALINIS E AD ANTONIO DE TUDERTO CHE SI
FACCIA UNA GIUSTA RIPARTIZIONE DEI FRUTTI DELL’ABBAZIA
1450 ottobre 16, Milano.
201r
Domino Pasquali de Pasqualinis et Antonio de Tuderto.
Ne è facto querella per li factori del reverendissimo monsignore de Vesconti, arcivescovo di
questa nostra inclita cità, che dela ratta deli fructi de quella abbatia, quale era partita fra luy et
vuy, secondo che eratino remasti d’acordio, gli haveti levata una certa parte d’essi fructi che
spectavano a luy; la qualcosa essendo cussì, non ne pare sia licita né honesta, anci fuora d’ogni
rasone.Pertanto vi confortiamo et carichamo vogliati liberamente restituirgli ogni cosa a luy tolta
dela dicta sua ratta, dappuoy facta la compositione fra vuy predicta, et lassargli cavare de lì et
condure dove gli piacerà ogni suo fructo, cossì biave, vino et feno, como de altre cose, senza
exceptione alcuna, facendo sopra ciò in modo che non habiamo più querella.
Data Mediolani. die xvi octobris 1450.
Cichus.
274
677
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GLI ANZIANI E I PRESIDENTI DELLA CITTTÀ DI PARMA LASCINO IL
CASEO DELLE BESTIE E IL DAZIO DELLE BESTIE DEL CONTADO
1450 ottobre 17, Milano.
Potestati et locuntenenti commissarii Parme.
Nuy scrivemo per lo presente exhibitore alli anciani et presidenti de quella nostra cità che
vogliano compiacere de lassare el caseo dele bestie de essa cità et per lo simile lo datio dele
bestie del contado, li quali altre volte li concedessemo per nostri capituli, per satisfare a certa
devotione de nostra donna; il perché vogliamo che ve retrovate cum li dicti antiani et presidenti et
vediati, cum quelli più honesti modi ve siano possibile de fare che essi anciani et presidenti ne
compiaciano de dicti datio et casio. Et perché nostra intentione è de provedergli de tanta intrade
quanto hanno de dicti datii, come meglio ve informarà Aluysio Garimberto nostro compagno,
volimo fatiati essi antiani et presidenti securi de quello restareti de acordio cum loro et per quella
via vi dirà el dicto Aluysio, al quale siamo contenti dagati piena fede et gli credati in questo facto
quanto ad nuy proprii.
Data Mediolani, die xvii octobris 1450.
Cichus.
678
FRANCESCO SFORZA SCRIVE A FOSCHINO DE ATTENDOLIS DI CONSENTIRE A CATERINA DALLA CORTE
DI RITORNARE A LODI QUALORA, BENE INFORMATO, GLI RISULTI IMMUNE DA OGNI PERICOLO DI
CONTAGIO
1450 ottobre 17, Milano.
201v
Foschino de Attendolis.
Ce ha facto supplicare Caterina dalla Corte, moglie de maestro Antonio da Mediolano, che,
essendo stata già più de tri mesi passati absente da Lode per suspecto de morbo, et essendo
essa stata in luoco sano essendo sana, et non pratichata in luoco suspecto, vogliamo essere
contenti ch’ella ritorni a Lode; il perché gli compiaceressemo volentiera se se potesse senza
periculo o suspecto alcuno. Volemo adoncha che tu te ne informi diligentemente et potendo
essere la sua ritornata senza periculo o suspecto alcuno, siamo contenti che li concedi che la
possa ritornare, ma in ciò habbie così facta diligentia che periculo non incorra.
Mediolani, xvii octobris 1450.
Cichus.
679
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ALBERTO SANETO DA TREZZO CHE DIA BIADA, CIOÈ FRUMENTO PER I
SOLDATI DI PAOLO DA ROMA E DEGLI ALTRI E NON PER I CAVALLI
1450 ottobre 18, Milano.
Alberto Saneto de Tritio.
Quando te partisti da nuy te ordinassemo che dovessi far dare la biava per le boche vive ad
quelli soldati sonno dal canto de là et non te ordinassemo né dicessemo niente che facessi dare
la biava per li cavalli loro; mò è venuto da nuy el cancellerio de Paulo da Roma, quale ne dice
che tu gli voli fare dare la biava per li cavalli vivi et non per le boche vive, che, essendo questo
275
vero, seria tucto lo contrario de quello te havemo ordinato. Et pertanto te dicemo et replicamo
che tu debie far dare la biava, zoè frumento, per le boche vive et non per li cavalli, tanto ad quelli
del dicto Paulo quanto alli altri del canto de là.
Data Mediolani, die xviii octobris 1450.
Cichus.
680
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI CREMONA DI NON FARE SISTEMARE I CAVALLI DI
BALDASSARRE DA TEVISO A CASTEL NUOVO BOCCA D’ADDA
1450 ottobre 18, Milano.
Locuntenenti Cremone.
Li homini nostri de Castellonovo de Bocha d’Ada hano mandato qui da nuy et se gravano deli
cavalli de miser Baldessaro da Trevise, quali pare vogliati mandare ad allogiare là, come
vedereti per la inclusa supplicatione; pertanto volimo, et cossì per la presente ve dechiaramo,
che la intentione nostra è non li gravati al presente de logiare dicti cavalli in quello loco, ma li
allogiati altrove, dove pare ad vuy, secondo ve havemo mò per altre scriptoure
Mediolani, xviii octobris 1450.
Cichu
681
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI CHIAMARE PRESSO DI SÉ IL CREDITORE DI
CRISTOFORO DA CREMONA, CONNESTABILE DUCALE, DEBITORE DI OLTRE 100 DUCATI D’ORO PER
INDURLO AD UNA MORATORIA
1450 ottobre 18, Milano.
202r
Iohanni de Tolentino.
El strenuo Christoforo da Cremona nostro conestabile ce significa essere obligato ad uno nostro
cittadino cremonese de cento ducati d’oro o più per li quali ha promesso et è stato securtade
magistro Mondino Zupellaro, etiam nostro cittadino; et essendo già passato el termine del
pagamento, fi molestata la securtade, del che molto se dole esso Christoforo, et confessando el
debito et allegando la inhabilità, perché da luy non pò et noy fina mò havimo male avuto el modo
de sostenerlo de dinari, volimo che avuto denanti a voy el suo creditore, del quale sariti
informato, lo confortate et inducate con bono modo per nostra complacentia ad havere patientia
almancho per cinque o sey mesi, fra el qual termine esso Christoforo, o del suo o mediante lo
aiuto li farimo, potrà satisfare al debito come è sua intentione, et a tale creditore date intendere
che questo non se richiede per preiudicare ale sue rasone, ma per la impotentia de Christoforo,
el quale omnino gli satisfarà al termine havimo dicto.
Mediolani, xviii octobris 1450.
Iohannes.
276
682
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO CHE, IN ASSENZA DI MAESTRO ISACH,
INDUCA GLI EBREI A VERSARE I 130 DUCATI ASSEGNATI A BALDASSARRE DA TREVISO, ASSICURANDOLI
CHE SI PROCEDERÀ CONTRO ISACH SIA PERSONALMENTE CHE REALMENTE.
1450 ottobre 18, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
Rispondendo alle vostre littere circa el facto de maystro Isach, el quale debbe essere absentato
de lì, dicemo che qua non è venuto, ma como in altre nostre vi havimo scripto, a noy pare che
con bono modo inducate gli altri ebrei, che si trovano lì, a buctare fora quelli 130 ducati assegnati
a miser Baldesarre et poy, atrovandose che maystro Isach debia pagare, se procederà contra luy
cossì realmente come personalmente in modo che luy pagarà, et cossì ce pare se debbia fare.
Ceterum ordinate a ser Andrea, nostro cancellero, che non se parta de lì mentre non siano
spazate quelle squadre de gente d’arme, quale gli havimo mandate, perché non volimo che la
ragione del grano vada in tante mane, che poi non se potesse intendere.
Mediolani. xviii octobris 1450.
Cichus.
683
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE LAZZARO DE ARCELLIS DI BORGONUOVO GLI MANDI UNA LISTA DI
TUTTO IL FRUMENTO E OGNI ALTRA COSA CHE VITALIANO DE VITALIANI HA AVUTO PER UOMINI E
CAVALLI E QUANTI SOLDI GLI SONO STATI DATI
1450 ottobre19, Milano.
Comiti Lazaro de Arcellis de Borgo Novo
Volimo che subito ne mandiate una lista de tucto lo fromento et ogni altra cosa ha havuta lì da
quelli homini Vitaliano de Vitaliani, nostro homo d’arme, da poy che luy gli è allogiato, et per
quanti cavalli et boche vive, et se luy ha recevuto dinari alcuni; et cossì anchora ne advisati de
tucto quello hanno avuto li altri, che sonno allogiati lì cum luy, sichè de tucto ne vogliati advisare
chiaramente.
Data Mediolani, die xviiii octobris MCCCCL.
Persanetes.
684
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI BEN SISTEMARE NEL CREMONESE AL DI LÀ
DELL’ADDA BALDASSARRE DA TREVISO IN MODO CHE POSSA RIFERIRE A BORSO D’ESTE DI ESSERE
STATO VISTO E TRATTATO BEN VOLONTIERI DAL DUCA
1450 ottobre 18, Milano.
202v
Domino Iohanni de Tolentino.
Altre volte per più nostre littere ve havemo scrito quanto desideremo che misser Baldesar de
Trevisio sia ben veduto acarezato et ricolto dali nostri, in modo ch’el cognosca noy averlo caro,
per reverentia dela felice memoria del marchexe passato, et mò non mancho lo desideremo per
rispecto del illustre signor miser Borso el quale reputamo in loco de caro fratelo, considerato che
esso miser Baldesar è sua creatura et che ala sua signoria farà sapere tuto quelo tractamento
277
haverà dal canto nostro; per questo rispecto deliberamo fargli ogni bono tractamento a noy
possibile. Et prima circha el fato deli 150 ducati deli ebrei a luy assegnati, volimo che scrivate el
modo, qual per altre nostre ve havemo scripto, in fare che gli ebrei gli butano fora et poy si
faciano pagare ad magistro Isach. E circha el fato deli logiamenti suoi, sentendo nuy che aviti
posti xviii cavali de li suoi a Castelnovo de Boca D’Ada, se ne maraeliamo, perché già più mesi
passati per più nostre littere ve havemo giarito che non ve impazate de Castelnovo de qua
d’Ada, perché, avendo noy tanti cavali in Lodesana quanti havemo et che non gli pono capere
beni, gli averissimo saputo metere deli cavali senza che gli avesino posto de quili che volimo
alogiano de là d’Ada in Cremonese. Dovete anchora sapere che quanto aspeta in fare ragione
havimo dicto se lasi al podestate dela terra, et quanto aspecta a l’intrate al referendario di
Cremona, et quanto aspeta al stato nostro voy haviti a piliare caricho. Volimo adoncha, per
concludere el fato de miser Baldesar, che gli diate logiamento bono in Cremonese de là d’Ada in
modo ch’el se possa contentare, perché se bene intenderiti le nostre littere, nuy cerchamo ch’el
sia tractato in modo ch’el referischa al illustre signor miser che vedemo volentera li suoy.
Ceterum, intese le vostre novissime littere circha el fato deli ebrei che mandano qua ad alegare
la sua inhibilità, dicemo che vengano 203r a suo piacere, che da nuy non haverano altra
risposta, sichè exequiti quanto ne havimo scrito, non aspectando altra nostra reposta, et non
debbe gravare a lor pagare questi pochi dinare, siando lor certi de rehaverli da magistro Isach,
che pur se trovarà tanta sua roba che potrà pagare.
Data Mediolani, die xviii octobris MCCCCL.
Cichus.
685
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIO E IL TESORIERE DI LODI DIANO 40 DUCATI PER IL
COMPIMENTO DELLA BASTIDA
1450 ottobre 13, Milano.
Referendario et thesaurario Laude.
Ad ciò che Iohanne da Milano, nostro provisionato, cum più cellerità possa perseverare alla
expeditione dela bastita nostra, volimo che subito gli numerati ducati quaranta, cioè ducati 40; et
questo fareti senza dimora, ad ciò che per lo manchamento di essi dinari non manchano li
lavorerii, quali si fanno alla dicta bastita.
Data Mediolani, die xiii octobris 1450.
Iohannes.
686
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE VENGANO
RISPETTATE TUTTE LE ESENZIONI DI CUI GODONO FRANCESCO DA CASTELLEONE E IL FRATELLO
1450 ottobre 18, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Havemo informatione che li nobili Francesco da Castellione et suo fratello hanno de molti
privilegi de exemptione et concessione, cossì dal serenissimo imperatore Sigismundo, come
etiam dal illustrissimo signore quondam nostro padre passato duca, le quale exemptione et
confirmatione non intendimo infringere, ma piutosto che li siano observate. Volimo aduncha et vi
commectiamo che, anchora havuta voy notitia et informatione de dicte exemptione et
reformatione, che gli siano observate in la forma che fidevano observate al tempo dela felice
memoria del duca passato, servando el tema et forma a voy data da essere servata in similibus.
Mediolani, xviii octobris 1450.
Cichus.
278
687
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE SI CONVOCHINO DA LUI DUE UOMINI DI GRAVEDONA, SORICO,
DONGO E DOMASO
1450 ottobre 19, Milano.
Capitaneo lacus Cumarum.
Volimo che subito, avuta questa, comandiati ali homini dela pieve de Gravadona, de Sorico,
Donco et Domaso che mandino qui da nuy duy de loro homini per caduno de essi luochi, perché
havemo ad conferire cum loro de alcune cose che ne accadeno.
Data Mediolani, die xviiii octobris 1450.
Iohannes.
688
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A LUCHINA DAL VERME L’ELENCO,ALLO STATO ATTUALE, DELLE
CONDOTTE, DEI CONDOTTIERI E DEGLI UOINI D’ARME DELLA SUA COMPAGNIA
1450 ottobre 19, Milano.
203v
Domine.Luchine de Verme.
Confortiamo et pregamo la signoria vostra gli piaza, visis presentibus, mandare la lista dele
conducte delli conducteri et homini d’arme dela compagnia dela signoria vostra, et maxime como
et in che termine se trovano al presente; la quale vi piaza mandare in mane de Cecho nostro
secretario.
Mediolani, xviiii octobris 1450.
Cichus.
689
FRANCESCO SFORZA ESPRIME AL CARDINALE BENEVENTANO LA SUA ADESIONE CHE GIOVANNI
PIETRO DA SESTO CONTINUI A PRESTARE LA SUA OPERA NEI SERVIZI PAPALI
1450 ottobre 18, Milano.
Reverendissimo cardinali Beneventano.
Havemo veduto quanto la signoria vostra ne scrive circa el facto de Zohanpietro da Sexto;
dicemo che, per satisfare alla mente dela Santità de nostro signore, et anchora per fare cosa
grata ala signoria vostra, siamo contenti che luy stia de là et che se eserciti in li servitii dela
prefata Santità et maxime in quello officio ch’el ha deputato de presenti, come la signoria vostra
ne scrive. Et cossì ordinarimo qui cum li nostri officiali che non serà dato impazo né molestia
alcuna alle cose sue.
Mediolani, die xviii octobris 1450.
Cichus.
279
690
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI DARGLI UNA PRECISA INFORMAZIONE
DELLA QUANTITÀ DI FRUMENTO CHE ANDREA DA FOLIGNO HA RICEVUTO DA QUALSIASI PERSONA IN
NOME DEL DUCA
1450 ottobre 18, Milano.
Iohanni da Tolentino.
Como per altre nostre ve avemo scripto, il simile per questa ve replicamo che subito, recevuta la
presente, ne debiate avixare particularmente de tucta quella quantitade de frumento che ha
recuto ser Andrea da Foligno nostro canzelero in nostro nome da qualuncha persona et per
qualunche modo voglia se sia; et de quello retrovaray, avisarcene prestissimo, perché volemo
essere chiaro del tucto.
Data Mediolani, die xviii octobris 1450.
Iohannes.
691
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI MILANO DI LIBERARE UN FAMIGLIO DELLO SQUADRERO
GIACOMO FERRARO
1450 ottobre 20, Milano
Potestati Mediolani.
Siamo contenti et volimo che, veduta la presente, subito fatiati liberamente relaxare uno fameglio
de meser Iacomo Ferraro, nostro squadrero, quale fo preso la nocte proxima passata.
Ex curia nostra Mediolani, die xx octobris MCCCCL.
Cichus.
692
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AGLI UOMINI DELLA PIEVE DI INCINO CHE CARLO GONZAGA HA
CHIESTO LICENZA AL DUCA DI SISTEMARE I SUOI UOMINI PRESSO LA GENTE DEL LUOGO SE DETTA
GENTE INSISTE A NON DARGLI I SOLDI CHE SONO TENUTI A VERSARGLI
1450 ottobre 19, Milano.
204r
Hominibus plebis Incini.
Lo illustro signor messer Karolo da Gonzaga, nostro capitanio generale, ne dice como vuy non
gli voleti dare quelli denari che seti obligati a dargli, et che lo menati ala longa; per la qualcosa ne
ha domandato licentia ch’el vole mandare li soy fanti ad stare lì suso da vuy per darve spesa.
Noy gli habiamo risposto che, se in termino de duy dì voy non gli dagati dicti denari, che siamo
contenti gli possa mandare, maxime considerato ch’el prefato signor messer Carolo dice che ha
con vuy tale acordio et obligacione, zoè che, non servandogli voy de dare dicti denari, luy possa
mandare li suoy fanti a stare nele case vostre; sichè ve ne voliamo per questa havere advisati,
ad ciò che in questo termino possiate recattare dicti denari tucti et fare ch’el dicto signor messer
Carolo sia satisfacto et contento da voy, ad ciò non habia cagione de mandarve dicti fanti et
spese ale spale vostre.
Data Mediolani, die 19 octobris 1450
Cichus.
280
693
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ROBERTO SANSEVERINO GLI FACCIA MANDARE IL CAVALLO PORTATO
DA UN CERTO SCHIAVO IN CASA DI UN FAMIGLIO DI ROBERTO
1450 ottobre 19, Milano.
Domino Roberto de Sancto Severino
Siamo informati che uno tuo fameglio receptò in casa sua uno Schiavo, quale era venuto dal
canto de Veneciani, et che menò uno cavalo, et ch’el dicto tuo fameglio, da poy che habbe in
casa il cavalo dede licentia al dicto Schiavo et retenne lo cavalo per luy; et perché n’ è dicto ch’el
dicto cavalo il deve havere Balzarino o il dicto tuo fameglio, volemo, receuta questa, tu debbe
trovare che ha il dicto cavalo et mandarnelo qua ad nuy per uno deli toy fameglii, et sia che chi
se voglia che l’habia altri deli toy o famegli o homo d’arme.
Data Mediolani, xviiii octobris 1450.
Cichus.
694
FRANCESCO SFORZA ORDINA AGLI UFFICIALI E AGLI UOMINI DI BORDOLANO DI DARE OSPITALITÀ A
SCHIAVETTO, SUO UOMO D’ARME CON TUTTI I CAVALLI E LA ROBA SUA
1450 ottobre 19, Milano.
Officialibus et hominibus Bordolanni.
E’ stato qui da noi el Schiavetto, nostro homo d’arme, quale ne dice che dubita star lì dove il sta,
per suspecto ch’el non sia robato una nocte et cetera. Pertanto volemo che debiate receptare
dicto Schiavetto con tutti li cavali e robba soa dento da quella nostra terra, et provedergli de
stantia comoda per luy et per li dicti suoy cavali. Et cussì volemo anchora debiate provedere al
vivere suo per lo advenire et tractarlo come haveti facto fina al presente. Et questo facti senza
altra replicacione et exceptione.
Data Mediolani, die 19 octobris 1450.
Cichus.
695
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO E AL PODESTÀ DI PARMA CHE LIBERINO IL FAMIGLIO
DEI GENTILUOMINI DA CORREGGIO DOPO CHE EGLI ABBIA RESTITUITO I CAVALLI RUBATI A CRISTOFORO
DA VALERA. COMUNICA D’AVER SCRITTO A GIOVANNI ZABOLO DI DARE PANE E VINO PER UN MESE AI
FANTI CHE LÌ SI TROVANO
1450 ottobre 20, Milano.
204v
Comissario et potestati Parme.
Intendemo como vui haveti in presone uno fameglio de quelli magnifici zentilhomini da Corregio,
qual ha furato al conte Christoforo da Valera dui cavalli, dela qual cosa lui meritamente meritaria
la forca; unde, non volendo nui guardare al suo errore, ma piutosto guardare a fare cosa grata ali
dicti zentilhomini, siamo contenti et così volimo che, rendendo lo dicto fameglio li dicti dui cavalli
al prefato conte Christoforo da Vallera, vui non procedati più ultra contra lui, ma volimo, como lui
haverà renduti li dicti cavalli, como havimo dicto, lo debiati liberare. Ultra ciò scrivemo ad
Zohanne Zabolo che debia provedere a quilli fanti sonno lì per le boche vive tanto de pane, vino
281
per uno mese; sichè solicitatello in modo che subito sia mandato ad execucione questa nostra
intencione.
Mediolani, die xx octobris 1450.
Cichus.
696
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI MELZO DI SEGNALARGLI I DISOBBEDIENTI CHE NON
VOGLIONO FORNIRE CARRI, DEI QUALI EGLI RIBADISCE LA NECESSITÀ DI AVERLI COME OGNI ALTRA
COSA RICHIESTA DA ZAMPONE E PIERO DA CORTONA
1450 ottobre 20, Milano.
Potestati Meltii.
Havemo recevuta la tua lettera et inteso quanto ne scrivi de quelli che non te volano obedire,
dicando che in la tua commissione non se specifica carri et cetera; ad che te respondemo che tu
te vogli fare obedire et quelli, che non te voranno essere obedienti, ne advisaray nuy, perché gli
daremo tal punitione che gli parerà havere errato. Et la tua commissione intendemo sia de carri
guastatori et ogni altra cosa; et vogli in ogni modo dare tucto quello adiuto et favore, tanto de
carri quanto de ogni altra cosa, secondo et come te sarà rechiesto per Zampone et Piero da
Cortona.
Data Mediolani, die xx octobris MCCCCL.
Cichus.
697
FRANCESCO SFORZA SCRIVE A PASQUALE MARIPIETRO, PROCURATORE DI SAN MARCO, CHE FACCIA
RESTITUIRE DAI FAMIGLI DEL CONTE GIACOMO PICCININO IL CAVALLO RUBATO AD ASOLA AD UN
FAMIGLIO DELL’UOMO D’ARME DUCALE SIMONE RIGONE., NON AVENDO IL FAMIGLIO DEL RIGONE
ALCUNA SODDISFAZIONE DAL PICCININO, CHE, ANZI, HA RISPOSTO ESSERE CONSUETUTDINE TRA
BRACESCHI E SFOZESCHI RUBARSI RECIPROCAMENTE
1450 ottobre 20, Milano.
Domino Pasquali Maripetro, procuratori sancti Marci ac provisori, et cetera
Havendo mandato Symone Rigone , nostro homo d’arme, uno suo fameglio ad Asola per alcune
sue facende et, essendo allogiato al hosteria, certi famigli del conte Iacomo andarono lì et tolse
al dicto famiglio uno suo cavallo, dicendo dicti famigli ch’el selaro del prefato conte Iacomo ne
havea perso uno, et che loro volevano tore questa per contracambio del suo; il perché il dicto
Symone andò ad parlare al conte 205r Iacomo et domandogli ch’el gli piacessi fare restituire
dicto suo cavallo, il quale conte Iacomo gli respose che non gli voleva fare restituire et che l’ era
usanza de Braceschi et Sforceschi robbare l’uno l’altro, et, comandogli che se partessi subito de
lì et ch’el venessi per li facti suoi. Unde, avendo nuy inteso questo, ne vogliamo havervene
advisati ad ciò che ve piaza volere provedere ch’el dicto conte Iacomo restituisca dicto cavallo al
dicto Symone Rigone od a questo suo fameglio presente portatore, come rechiede l’honestate et
lo dovere. Et se questa cosa andarà da Braceschi ad Sforceschi, speramo in Dio che ne prestarà
la gratia che ne poteremo bene vendicare, advengha imperochè molta et molte volte habiano
provati le mane et opere degli Sforceschi, et come ne rendemo certissimi vuy ne seti
informatissimo.
Data Mediolani, die xx octobris 1450.
Cichus.
282
698
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PARMENSE GIOVANNI ZABALO DI PROVVEDERE A BARTOLOMEO DA
MESSINA E AL PADOVANO, CONNESTABILI DUCALI DI PARMA , FRUMENTO E VINO PER UN MESE
1450 ottobre 20, Milano.
Iohanni Zabalo, civi parmensi.
Aciò che Bartholomeo da Missina et el Padoano, nostri connestabili de quella nostra cità, per el
manchamento del vivere loro non habiano casone de absentarse, deliberamo et volemo gli
faciati fare provisione de frumento et vino per uno mese, a rasone de mezo staro de frumento
per boca et meza mesura de vino, et de questo ve ne confortiamo et carichiamo quanto più
potemo, non dicendo de non a quisti nostri bisogni presenti, pur como haveti facto da qui indreto,
havendo intelligencia col nostro comissario lì, che solamente queste victualie sianno distribuite
ali dicti connestabili per le boche vive. Et fatene tenere tal cunto che a tempo se possa fare le
scripture oportune ala camera nostra.
Mediolani, die xx octobris 1450.
Cichus.
699
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE I FANTI ABBIANO MEZZA MISURA DI VINO E MEZZO STAIO DI
FRUMENTO DA TUTTI I LUOGHI DOVE SONO ALLOGGIATI
1450 ottobre 20, Milano.
Doimino Alexandro Sforcie, et cetera.
Tu sai quanto altra volta ne dicesti del vivere de quelli fanti che sonno ala guardia de Parma, et
che loro haviano la taxa de fora ; mò trovano che hanno havuto da vivere 205v da dentro et la
taxa de fora, del che se ne maravigliamo. Al presente te avisamo che nui habiamo ordinato che
in Parma gli sia dato mezo staro de frumento et meza mesura de vino el mese per cadauna boca
viva a quella mesura; et così volimo che tu ordine et faci cum effecto che li dicti fanti habiano le
taxe loro de fora da tucti quilli luochi dove sonno alogiati, ad ciò che essi possano supplire alla
vita loro et altri loro bisogni.
Mediolani, die xx octobris 1450.
Cichus.
700
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALL’UFFICIALE DEL PORTO DI ARENA DI PERMETTERE AL MILANESE
GIOVANNI CORO DI PORTARE 40 SACCHI DI FRUMENTO A MILANO
1450 ottobre 20, Milano.
Offitiali portus Arene.
Quod sinat Iohannem Corum mediolanensem citra Padum conducere sachos quadraginta
frumenti ad hanc urbem nostram, aliquibus ordinibus editis ocaxione pestis in contrarium non
attentis.
Mediolani, die xx octobris 1450.
Cichus.
283
701
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL PODESTÀ DI ALESSANRIA DI AVER PERDONATO IL CATTIVO
COMPORTAMENTO DI DENTE D’OSSOLA CONTRO IL CAVALLARO DELLO STESSO PODESTÀ, MA VUOLE
SIA AMMONITO AFFINCHÈ NON LO RIFACCIA
1450 ottobre 20, Milano.
Potestati Alexandrie.
Nui havemo inteso l’acto dishonesto facto per Dente d’Ossola de quella nostra cità contra el tuo
cavalero, et benché de questo facto nui siamo stati malcontenti et se ne siamo trovati de mala
voglia, perché non deliberamo comportare che homo del mundo presuma fare simili acti verso li
officiali nostri, tamen siamo remasti contenti fargli gracia et perdonarli per questa volta, et così
volimo per dicta cagione non gli procedi contra altramente, et faci casare et annullare ogni
condennacione gli fosse facta per dicta casone, admonendolo in modo che da mò inanzi faza in
modo non sentiamo più querella.
Mediolani, die xx octobris MCCCCL.
Cichus.
702
FRANCESCO SFORZA CONSIDERATO IL PESSIMO STATO IN CUI , PER NEGLIGENZA, SONO STATI TENUTI
GLI ARGINI DEL PO CON DANNO PER I CITTADINI DI CREMONA E DI CASALMAGGIORE, VUOLE CHE
L’UFFICIALE DELLE STRADE DI CREMONA CON LA PARTECIPAZIONE DI STEFANINO ZACCARIA, PODESTÀ
DI CASALMAGGIORE PROVVEDA SOLLECITAMENTE AL LORO RIFACIMENTO
1450 ottobre 20, Milano.
Officiali stratarum civitatis nostre Cremone.
Havemo inteso che, per incuria et negligentia deli officiali passati tuoy processori, et de quelli a
chi aspecta, li arzeni del Po sonno guasti et desfacti in modo che ne resulta grande damno et
detrimento cossì alli nostri cittadini de Cremona come etiandio a quelli da Casalmaiore, perché li
dugali et conducti non pono discorere et irrigare per li campi come solevano, che ridonda
etiandio in damno dele intrate nostre. Volimo adoncha et te commetimo 206r che, cum
participatione et inteligentia de Stefanino Zacharia, nostro podestà de Casalmaiore, al quale
havemo facto commissione a bocha sopra ciò, debiati trambe duy attendere et curare la
refactione de dicti arzeni, ponendogli ogni cura, studio, diligentia et sollicitudine, che dicti arzeni
se reconzano presto.
Data Mediolani, die xx octobris MCCCCL.
Cichus.
284
703
FRANCESCO SFORZA, RIMPROVERATO IL LUOGOTENENTE DI CREMONA, CHE PER LA NEGLIGENZA SUA
E DEGLI ALTRI UFFICIALI IL PONTE SIA IN UNO STATO FATISCENTE, ORDINA CHE LO SI RESTAURI “ A
PONTATE, O SUGLI SANDONI “ CON LE ENTRATE DUCALI E GLI INTERVENTI COMUNITARI. SPETTERÀ A
MAESTRO AGUZZO DECIDERE SUL TIPO DI RIFACIMENTO
1450 ottobre 20, Milano
Locuntenenti Cremone.
Quella nostra comunità de Cremona ha mandato qua a nuy suoy ambasatori per essergli dato
intendere che nuy volevemo et intendevemo che essa rifacesse a tute sue spese quello nostro
ponte, che non è nostra intentione et ben sapimo che, dovendoli ley refare tucto, gli seria nedum
insuportabile spesa, ma ancha impossibile. ben ve screpsemo, gravandone de vuy et l’altri nostri
officiali, per incuria et negligentia l’abiati lassato cossì anichilare et ruinare che, dove prima gli
seria andato uno solde, mò gli andaria uno ducato de spesa, et è pur vero che havendone
havuto cura et metendoli anchoy una asse et domane uno chiode, come accade lo bisogno, no
seria venuto ad questo. come se sia, deliberando che omnino se recunza, volimo bene che essa
nostra comunità adiuti et faza quello che abelmente pote, et demum volimo che, tra la parte del
datio se cava del dicto ponte et cum qualche cosa de l’entrate nostre et cum adiuto darà essa
comunità, se recunci. et per questo volimo che alla recevuta de questa, mandate qua da nuy
maestro aguzo, informato dele cose pertinente ad tale refactione, et se megli fusse farlo a
pontate et ficate o sulli saudoni. intendimo anchora che le terre circonstante, zoè quelle le quale
ve pareranno gli debba contribuire, contribuischa alla spesa de dicto ponte in mandarce dele
opere et sic in similibus.
Data mediolani, die xx octobris MCCCCL.
Cichus.
704
FRANCESCO SFORZA DOPO ESSERSI LAMENTATO PER LA MANCATA CONTRIBUZIONE DI CARRI PER I
LAVORI DEL CASTELLO ORDINA CHE SI FACCIA PER DETTI CARRI TUTTO QUELLO CHE DIRÀ FRANCESCO
SPERANZA INVIATO APPOSITAMENTE A CREMONA . IMPONE CHE VI SIA DISPONIBILITÀ DI CARRI E
CARRETTIERI ANCHE PER IL MESE SUCCESSIVO
1450 ottobre 21, Milano.
206v
Locuntenenti Cremone.
Più volte havemo scripto ch’el se dovesse provedere alla satisfacione deli carri, quali tene quella
nostra comunità alli lavorerii de questo nostro castello. Et fin a qui non sonno satisfacti, de che
continuamente ne facta grave lamente et nuy se ne maravigliamo grandemente et simo
malcontenti, considerato che, come posseti pensare, non pono stare qua senza gran descontio
et spesa. Pertanto, venendo lì Francesco di Speranzi, superiore deli dicti carri, solamente per
questa casone ve confortiamo, caricamo et strenzemo vogliati provedere che subito gli sia
resposto de tucto quello debbene havere gli dicti carre overo carratori d’essi, cossì del passato,
come del presente et de uno mese havenire; perché è necessario che etiandio ne servano per
uno mese al dicto castello et, in questo, vogliati mettere ogni studio et diligentia vostra et fare per
modo che li dicti carre possino servire, et non habiano più casone de lamentarse, facendo
astrenzere alla satisfatione de essi carre quelli a chi specta pagarli, come intendereti dal dicto
Francesco.
Data Mediolani, die xxi octobris MCCCCL.
Cichus.
285
705
FRANCESCO SFORZA COMUICA ALLE AUTORITÀ DI ALESSANDRIA DI AVER CONCESSO IN FEUDO NOBILE
E GENTILE AL CONSIGLIERE DUCALE GIOVANNI FERUFFINO IL LUOGO E IL CASTELLO DI SEZZADIO E
PERCIÒ, A LUI SI DEVE FEDELTÀ E PAGAMENTO DELLE ENTRATE DEL LUOGO
1450 ottobre 21, Milano.
Locuntenenti, potestati et referendario Alexandrie.
In remuneratione dela fede, amore et dilectione, quale porta a nuy et allo stato nostro el
spectabile doctore Zohanne Ferufino, nostro dilecto consigliero, gli havemo concesso in feudo
nobile et gentile el loco et castello de Sezedo cum soe pertinentie per si et per suoi figlioli, come
vederite per lo privilegio quale gli havemo concesso. Pertanto ve commetiamo et volimo che
imprendere la possessione deli dicti locho et castello, in tore la fidelità deli homini d’essi, et in
fare le altre cose secondo la dispositione 207r del dicto privilegio, gli dagati a luy et a qualunche
suo messo ogni aiuto et favore expediente, et de l’intrate d’esso locho lassatene disponere ad
suo modo.
Data Mediolani, die xxi octobris Mccccl.
Cichus.
Scriptum fuit in simili forma nobilibus comuni et hominibus Sezadii et Georgio de Annono.
Data Mediolani, die xxi octobris MCCCCL.
Cichus.
706
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI MILANO DI RENDERE GIUSTIZIA A BALOSSO DA FIGINO,
TURLUPINATO DAI SUOI DEBITORI, CHE LO RIPAGANO CON SOLO PAROLE PER LA BIADA E I BUOI LORO
VENDUTI
1450 ottobre 21, Milano.
Potestati Mediolani.
E’ stato da nuy el nobile Balasso da Figino, quale dice de havere da Chitobotazo et Polino da
Figino, compagni, certa quantitate de biava et alcuni bovi, et perché dice che li predicti gli danno
parole et lo menano alla longa, volimo debiati havere denanzo da vuy ambe doe le parte, et
veduta la verità del facto, volimo ministati rasone summaria et expedita al dicto Galasso contra
dicti soy debitori, sichè presto, mediante la rasone, possa consequire lo debito suo.
Data Mediolani, die xxi octobris MCCCCL.
Cichus.
286
707
FRANCESCO SFORZA DETERMINA QUANTO DEBBANO PAGARE GLI UOMINI DI GAIA PER L’IMBOTTATO
DEL VINO , DEL PANE, DELLA CARNE E PER L’ALTRO DAZIO DOVUTO AL CONTE UGOLINO CRIVELLI
FISSANDOLO IN 600 DUCATI D’ORO COMPRENSIVI DI QUANTO RICAVATO AL NETTO DA 400 STAIA DI
SALE. TALE CIFRA VARRÀ ANNUALMENTE PER I DUE ANNI SUCCESSIVI DANDO ALLA COMUNITÀ 400
STAIA DI SALE, VALUTATO SOLDI 14 PER STAIO
1450 ottobre 18, Milano.
Comiti Ugolino de Crivellis
Desiderando nuy et omnino intendendo che hormay sia posto fine alla controversia et diferentia,
quale s’è vertita e se verte de presente fra te et li homini de Gaya per quella quantità de dinari
non specificata, quale essi homini et comune te debano dare et pagare in loco et scontro dele
imbotate et del datio de pane, vino et carne et de qualunche altro datio et caricho, usato per loro
essere pagato nel tempo passato, per lo tenore de questa nostra dichiaramo intentione nostra
essere et omnino volimo che dicti homini de Gaya, per tucto lo tempo passato, incomenzando
dal dì che quella terra 207v vene sotta la nostra devotione, fin ad callende de septembre
proximo passato, te debiano dare et pagare realiter, per integro et fornito pagamento de dito
tempo, ducati sex cento d’oro, compensandoli et essendoli fati boni nel dito pagamento ogni
quantità de dinare, qual sia pervenuta in te de neto deli dinari cavati dele quatrocento stara de
sale, dal dicto kallende de septembre in dreto, per li offitiali nostri a ti dato et consignato per uso
d’essi homini, volendo omnino che per tuto quelo tempo tu non debi, né possi domandari, né
consequire da queli homini niente altro per cagione de dicto imbotature, datii et qualunque altro
caricho consueto, così al nome tuo, como a nome dela camera nostra. Et per lo advenire,
incomenzando dal dito kallende de septembre fin a duy ani proximi, volemo et che ve charegamo
ch’essi homini debiano et siane obligati ad pagare ducati sex cento d’oro ogni anno dagando nuy
overo fatiando dare ad essi homini, in caduno anno fin a diti duy anni, stara quattrocento de sale
per lo quale loro non siano obligati ad pagare che soldi quatordece imperiali per caduno staro
per pretio d’esso sale; et forniti che siano dicti anny duy dechiareremo e diremo la intentione
nostra quanto devrano pagare et esserti obligati dicti homini per l’altro tempo advenire; quale
nostra dechiaratione et mente havemo suprascripta te carichamo et volemo omnino che debe
observare integramente, como similiter scripto, opportune, et comandato ali homini sopradicti. In
simili forma, substantia comuni et hominibus Galiate, mutatis mutandis, addita in fine aliquibus
verbis exhortatoriis, videlicet recordandovi che nelo advenire et inante che passiano quisti duy
anny ve poterimo fare et faremo de lì cose vi sarano grato et molto vi piacerano, il che non
potemo fare de presente et datene de bona volia che farimo per modo meritamente vi
contentariti de nuy.
Data Mediolani, die xviii octobris 1450.
287
708
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ E GLI UOMINI DI ROMANENGO PROVVEDANO A BIASINO
DA MILANO, UOMO D’ARME DUCALE, UN ALLOGGIAMENTO SUFFICIENTE PER TUTTI I SUOI CAVALLI
1450 ottobre 23, Milano.
208r Potestati, Comuni et hominibus Romanenghi.
E’ stato qui da nuy Biasino da Mediolano, nostro homo d’arme quale logia in quella nostra terra,
dicendo che luy non pò havere tanto logiamento che gli possa logiare dentro li suoi cavalli vivi et
che bisogna li tegna ad l’aere et cetera; la qual cosa non credemo pur essendo cossì, volimo gli
debiati provedere de logiamento suficiento per tucti li suoi cavalli vivi, come è debito e iusto.
Data Mediolani, xxiii octobris 1450.
Cichus.
709
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIACOMO BECCARIA DI FAR RESTITUIRE A LUIGI GARELLO UNA
CAVALLA, RUBATAGLI, CHE GUGLIELMINO SI RIFIUTA DI RIDARE O DI PAGARE IL PREZZO RICHIESTO
1450 ottobre 21, Milano.
Iacobo de Becharia.
Dilecte noster, fo altre volte furata ad Aluise Garello, nostro cavallario d’Alexandria, una cavalla et
poy venduta ad uno Thomeno da Basignana, quale, essendo conducta ala pieve de Cario, el
dicto Aluise la regnobe et la fece sequestrare, et benchè Guillmino Batarino fosse segurtade o de
restituire al dicto cavallaio la cavalla o de darli sete ducati, pur fin a qui niente è seguito, de che
ne fa gravissima lamenta. Pertanto non volendoli mancare de rasone, ni etiandio patire ch’el
resta privato indebitamente dela dicta cavalla, ve comandiamo et volemo che, essendo come è
dicto, cioè ch’el dicto Guillmino prometesse de darli o li dinari o la cavalla, lo astrenzati ad
observare la dicta promissione et a contentare el dicto cavallaro, in modo ch’el non habia ligitima
casone de lamentarse.
Data Mediolani, die xxi octobris MCCCCL.
Cichus.
710
FRANCESCO SFORZA VUOLE SI LASCI STABILMENTE SUL PONTE DI LODI GIOVANNI GROSSO DA
MILANO, PROVVISIONATO DUCALE,
1450 ottobre 23, Milano.
Conestabili pontis nostri Laude.
Volimo tu lassi stare Iohanne da Milano Grosso, nostro provvisionato, suso quello nostro ponte
de Lode de dì et de nocte.
Data Mediolani, die xxiii octobris 1450.
Cichus.
288
711
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE PAGHINO ALLA CAMERA DUCALE IL CASSIO DELLE BESTIE DI PARMA E
IL DAZIO DELLE BESTIE DEL CONTADO, ASSICURANDO CHE IL DUCA DARÀ L’EQUIVALENTE IN ENTRATE
1450 ottobre 19, Milano.
208v
Anzianis et presidentibus negotiis communitatis nostre Parme.
Per certi degni respecti, li quali debitamente moveno lo animo nostro, seriamo contenti de redure
ad la camera nostra lo cassio dele bestie di quella nostra citade et etiam lo datio dele bestie di
quelo nostro contato, li quali per nostri capituli concessimo ad essa comunitade per satisfare ala
devotione de Nostra Donna ala festa de Sancta Maria de avosto. Ma perché nostra intentione è
però de conservare la dicta devotione, deliberemo, in scontro de quelo si cava dele dicti cassio
et datio, provedere de altretanta intrata e piutosto del più che del mancho et farvi ben cauti e
securi. Et come meglio vi informerà a bocha lo podestà nostro di quella terra e meser Baptista di
Sabaleschi ali quali siamo contenti li dati plena fede sopra di ciò quanto ala nostra propria
persona. Et si ve prechiamo e confortiamo, si desiderati farvi cosa accepta, non ne vogliate dire
de non, anzi, liberamente, compiacervi maxime non constandovi più come fa ricordandovi che
tuto quelo ve dirà et prometerà essi potestà e miser Batista in questo facto, vi sarà sanato et nuy
lo haveremo rato e fermo.
Data Mediolani, die xviiii octobris MCCCCL.
Cichus.
712
FRANCESCO SFORZA VOLENDO AVERE DALLA COMUNITÀ DI SALE L’EGUALE QUANTITATIVO DI
FRUMENTO E BIADA DATO A CRISTOFORO DA ROMANO IN NOME DEL DUCA (CIOÈ 288 SACCHI E STAIA
8 DI FRUMENTO, NONCHÉ 312 SACCHI DI BIADA PER CAVALLI) E CONSEGNATI A CERTI BARCAIOLI
CHIEDE AL PODESTÀ DI SALE CHE INDAGHI PRESSO DETTI BARCAIOLI LA QUANTITÀ DI SALE LORO
CONSEGNATA E QUANTA NE DIEDERO IN PIZZIGHETTONE
1450 ottobre 20, Milano.
Potestati Salarum.
Volendo nuy, in lo principio de questo presente anno, havere da quelli homini et comunitade de
Sale certa quantitade de formento et biada consegnaron, secondo n’è stato referto, a
Christofano de Romano, in nome nostro, sachi 288 cioè ducento octanta octo et stare viii de
frumento, et sachi trecento dodice cioè 312 de biada da cavalli, quale intendemo quello
Christoforo in presentia delo potestade de lì consegna a certi navaroli, secondo che intenderai
dali agenti di quella comunità, e troveray ancora con tua industria. Volendo adoncha essere
certificati de questa cosa, ti dicemo che, habuiti da ti dicti navaroli, investighi da essi quanta
quantitade ne tenga ciascheduno et se haveranno li suoi retorni da quello a chui forono
consegnati, ne li manderai. Saperai ancora da loro a quale mesura lo consignarono in Pizleone
et quella mesura come torna con la mesura de Sali. Ceterum, per havere tucto compidamente
quanto bezogna, 209r certificherai cum mercanti che siano uzati portare frumento et biade de
quello loco a Pavia et in questa cittade come responde lo sacho de quella terra del frumento et
similiter dela biada da cavalli cum lo sacho de Pavia et con lo moggio di questa terra et tucto
inteso chiaramente et distintamente ne manderai la resposta prestissimo senza demora.
Data Mediolani, die xx octobris 1450.
Iohannes.
289
713
FRANCESCO SFORZA RICHIAMATA LA CONVENZONE DEI SUOI AGENTI CON ZANNULINO DA CREMONA
PER 2000 STAIA DI FRUMENTO E L’ALTRA CONVENZIONE CON DOMENICO DA VERTUA PER 880 STAIA
(ENTRAMBE ALLA MISURA LODIGIANA E DA TRASFERIRSI A PIZZIGHETTONE), VUOLE SAPERE A QUALE
MISURA VENNE REALMENTE CONSEGNATO IL FRUMENTO, CHI FU IL MISURATORE , ECC.
1450 ottobre 22, Milano.
Domino Petro de Tolentino servitore vicario, locumtenentis Cremone.
Haveno in lo principio de questo anno li agenti per nuy conventione con Zannulino da Cremona
per stara ii milia de frumento alla mezura lodezana, quale si devia consegnare in Pizleone, et
con Dominico de Vertua de stara mille octocento octanta a dicta mezura, et da fir consegnando
ut supra; volendo adhonca bene intendere nuy questa cossa, te dicemo che, habuiti dati li
suprascripti vel quelli che per essi condusseno lo formento suprascripto, con sacramento et con
quella industria saperay uzare, investigharay bene a quale mesura consegnarono lo formento
soprascripto, et chi fo lo mezuradore, uno o più, et item secondo uno staro vel con più stari, et se
li stari tucti erano eguali, vel differentiati, et come lo cognosceno, et se fu quella quantitade che
consignarono ciaschaduno de loro la suprascripta, vel se fo più et poi reducta a quella
quantitade, et ultimo se, consegnando loro a Iacomo da Sancto Genexio, esso Iacomo lassariti
ricevere alla gente d’arme quella mizura che li suprascripti consegnavano, et se cum una mezura
vel con più et quanto con ciaschaduna vel se pure consignarono differentiatamente dalla
destributione. At recordando in la consignatione differentiam, intendemi bene, la quantitade de
ciaschaduna differentia così in consignare, come etiamdio in lo distribuire, facto per li agenti per
noy et demum, per avere la intelligentia del tucto, uzerai tucti quelli modi et advizamenti saperay
fare; bene advertendo a distinguere ogni cosa sichè, separatamente, ciaschaduna parte, se
possa ben intendere et come habi computo tucto, ne manderai prestissima responsione.
Mediolani, die xxii octobris 1450,
Cichus.
714
FRANCESCO SFORZA ORDINA CHE GALLASSO DEL PAGLIO DA CARPI NON VENGA IMPORTUNATO DAI
DAZIERI PER IL TRASPORTO DI BIADA , GODENDO EGLI DELL’ESENZIONE DUCALE DEI DAZI
1450 ottobre 22, Milano.
209v
Gracino de Piscarolo et referendario Papie.
Sono stati da nuy li factori del magnifico Gallasso del Paglio da Carpo significandone che non gli
fi observata la lettera quale nuy li concedessemo, signata de nostra propria mane, che
podesseno condure dele parte da sotto certa quantità de biade et che sonno artati ali pagamenti
delli datii dela qualcosa se meravigliamo. Pertanto volimo et vi commandiamo che provediati et
fazati che per ciaschaduno datiero, et per qualunchuno altro gli sia observata dicta lettera nostra
integramente et senza pagamento de alcuno datio non altramente como sonno observate ali altri
a chi havimo concesse simile lettere, perché cussì è nostra intentione.
Mediolani, die 22 octobris 1450.
Iohannes.
290
715
ORDINE AD ANTONIO DA TREZZO DI PRESTARE OGNI AIUTO A TRISTANO DA DESIO PER IL TRASPORTO
DEL FRUMENTO
1450 ottobre 23, Milano.
Antonio de Tricio
Mediolani, die xxiii octobris 1450.
Scriptum fuit Antonio de Tricio quod deberet dare auxilium et favorem Tristano de Dexio ad
conducentum frumentum. Datum illustrissimo domino nostro Episcopo Mutinensi.
716
IL PODESTÀ DI NOVARA E BARTOLOMEO DE CAZIIS INDUCANO GLI UOMINI DI BORGO LAVEZZARO A
PAGARE AD AGOSTINO BECCARIA IL SALARIO DOVUTOGLI PER LA PASSATA PODESTARIA
[1450 ottobre 23, Milano].
Potestati Novarie et domino Bartholomeo de Caziis.
Scriptum fuit suprascriptis quod facere deberent ius et auxilium impenderet Augustino de
Beccaria ad rendimentum salarium suum, quod debet habere ab hominibus Burgi Lavezarii de
anno preterito, ubi dominus Augustinus fuit potestas.
Cichus.
717
FRANCESCO SFORZA ORDINA AGLI UOMINI DI AZZATE DI ALLOGGIARE CARLO DA PARMA CON ALTRI
DUE UOMINI D’ARME E PROVVEDERE LORO CIBO E DARE STRAME PER I CAVALLI
1450 ottobre 24, Milano.
Hominibus et comuni Azzate.
Perché deliberamo presto provedere al logiamento de quelli nostri soldati che sonno allogiati lì,
in quello loco, volimo, et cossì per la presente ve commendiamo, che debiati teniri et allogiare in
quello nostro loco Carlo da Parma cum duy altri homini d’armi, del spectabile nostro conductiero
Sacramoro da Parma, et provedergli de stramo per li cavalli vivi et cossì per lo vivere loro,
secondo haveti facto fin al presente. Et questo non manchi per quanto haveti ad caro la gratia
nostra.
Data Mediolani, die xxiiii octobris 1450.
Cichus.
291
718
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PIETRO BENEDETTO DI NON MOLESTARE GLI UOMINI E I MASSARI
DELLE QUATTRO MARIE PERCHÉ GODONO DELLE ESENZIONI DUCALI.
1450 ottobre 24, Milano.
210r
Petro Benedicto provixionato
Volemo in execucione dela taxa toa, quale te havemo ordinata tu non debe molestare né dare
impazo veruno ad quelli homini et massari, quali fossene dele Quatro Marie, perché sonno
exempti da nuy et quelli boni che tu gli ha tolto vogli subito restituirgli.
Data Mediolani, 24 octobris 1450.
Cichus.
719
FRANCESCO SFORZA NON VUOLE CHE ANDREA DA CREMA VENGA INFASTIDITO PER AVERE, (SU
RICHIESTA DELLO STESSO SFORZA PRIMA DEL SUO INGRESSO IN MILANO) RAZZIATA A CARATE LA
BIADA APPARTENENTE AI CITTADINI MILANESI
1450 ottobre 24, Milano.
Potestati Mediolani.
Nel tempo dela presente guerra passata, inanzi che nuy fessemo l’intrata de questa nostra inclita
cità, mandasseme uno Andrea da Crema, nostro fameglio, quali alogiava cum Angelo da
Caposelvi, nostro fameglio al luocho nostro de Carrate, al qual nuy committessemo et
ordinassemo che devesse tuore ogni biava ch’el trovasse fossi stata de Milanesi et maxime de
quelli che alhora erano dentro de questa nostra cità de Mediolano; la qual biava devisse dare et
distribuire secondo nuy gli scriveressemo. Et cussì fo facto et cetera. Mò pare che li dicti citadini,
ali quali noy fessemo tore la biava, alora. come nostri inimici, vogliano fare astrenzere quelli ali
quali noy fessemo tore la biava che gli restituiscano la loro biava, o li satisfaceno et cetera. Et
considerato che questa biava l’havevemo facto tore noy, et hautela li nostri soldati et gente,
pertanto volemo per questa ve cometemo, che per dicta casione, vuy non debiate astrenzere
veruna persona et sia chi se voglia, quale avesse data biava veruna al deto Andrea perché,
como havemo dicto, gli havemo facto tore nuy.
Ex Mediolano, 24 octobris 1450.
Cichus.
720
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AI RETTORI DI BERGAMO DI RESTITUIRE A DIONIGI BIGLIA E AI CITTADINI
E AI MERCANTI MILANESI LA ROBA LORO TOLTA IN BERGAMO DOPO LA SUA PRESA DI MILANO
1450 ottobre 24, Milano.
210v Rectoribus Pergami.
E’ stato denanzi da noy il nobile dilecto nostro Dionisi Biglia cum alcuni altri citadini et
merchadanti de questa nostra inclita città dicande che dopoy hauto che havessemo il dominio de
questa città, in quello principio, gli fo tolto per voy alcune sue robbe et mercancie quale erano in
quella città de Pergamo, secondo diceno tutti lorro senza alcuna casione et rasone, et hannone
supplicato gli voliamo provedere et cetera; per la qual cosa, essende cussì, ve confortiamo et
pregiamo il ve piaza havere per recomandati li dicti nostri homini et cittadini et provedere che lo
dicto Dionisio et compagni habiano, integramente, la robba loro perché le robbe et mercancie
292
deli homini dela illustrissima signoria de Venesia, che sonno in le terre nostre, sonno salve, et a
loro posta et petticione, et piaceve volere respondere a questa nostra lettera ad ciò nuy sapiamo
ad che modo ne habiamo a governare in questa facenda.
Data Mediolani, 24 octobris 1450.
Cichus.
721
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL FIGLIO TRISTANO GLI SCRIVA IL PERCHÉ HA TOLTO A ROGINALE
ARMI E CAVALLI
1450 ottobre 24, Milano.
Domino Tristano Sforcie.
Roginale è venuto qua ad noy qual se lamenta che gli è stato tolto le arme et li cavali soy. Et
perché non sapiamo la casione perché li sia stato facto questo, volemo, recevuta questa, tu
mandi qui ad noy uno tuo informatissimo de questa cosa; et ultra de ciò per tua lettera ne advisa
anchora chiaramente como è passata questa cosa, perché deliberamo volere multo bene
intenderla; et fa che lo dicto tuo con la dicta informacione vegna prestissimo qui da noy.
Data Mediolani, 24 octobris 1450.
Cichus.
722
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE NON SI TOCCHINO GLI STIPENDI DEL COMMISSARIO E DEL
CASTELLANO DI BELLINZONA
1450 ottobre 20, Milano.
Referendario Cumarum.
A dì passati te scrissemo che al comissario et castellano nostro de Berinzona tu dovesti fare
retenere tanti dinari dele loro paghe quanto assendeva la somma deli dinari per loro havuti dali
homini da Clari; unde havendo nuy, dapoi, havuto vera informacione sopra questo facto, per
questa nostra te scrivimo et commandamo che, nonobstante alcun’altra cosa a te scripta in
contrario, ala quale per lo tenore de questa expressamente derrogamo, tu non faci, né lasi fare
altra novità né retentione veruna ad essi nostri commissario et castellano per la casone sopra
dicta, né così fare respondere altramente de quelli dinari a dicti homini da Clari se non te
mandiamo altro in contrario.
Mediolani, 20 octobris 1450.
Cichus.
723
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI MELZO DI PRENDERE TRE SOLDATI, COMPAGLI
DELL’UOMO D’ARME RUGGERO, LEGARLI E METTERLI IN UN LUOGO DAL QUALE NON POSSANO FUGGIRE
1450 ottobre 23, Milano.
211r
Potestati Melci.
Per certo bon respecto volemo che, subito recevuta questa, debbi andar personalmente ali
logiamenti de Antonio Cazalupo, Pizeto de Chugnolo et Casamata, compagni de Rugero homo
d’arme delo strenuo Alexandro Visconte, et meni cum ti alcuni dela terra, quali te diano aiuto et
favore ad pigliare dicti tre soldati et, presi li haveray, volimo li debbi tenere ligati et meterli in loco
293
che non se ne possano fugire. Et se altri soldati che alozano voleseno dargli favore, comandoli,
per quanto hanno cara la gracia nostra, che non se impazano de cosa alcuna et in ciò usa ogni
tua dilligencia, per modo che la cosa habia effecto et havisane subito come haverar seguito.
Data Mediolani, die xxiii octobris 1450.
Cichus.
724
ORDINE AL VICARIO DI LODI DI CONSEGNARE AL LOCALE LUOGOTENENTE LE CHIAVI DELLE PORTE DI
LODI
1450 ottobre 22, Milano.
Vicario Laude.
Quod consignet domino locuntenenti ibidem omnes claves portarum civitatis Laude quas habet
penes se.
Data Mediolani, die xxi octobris 1450.
Iohannes.
725
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA MARTESANA CHE AD OGNI RICHIESTA DELL’ABATE DI
CIVATE, COSTRINGA I DEBITORI MOROSI DEL MONASTERO A PAGARE INTEGRALMENTE QUANTO DOVUTO
1450 ottobre 24, Milano.
Capitaneo Martesane.
El venerabile don Traffino dala Canale, abbate de Sanpetro de Chiva, dice havere molti debitori
in la vostra iurisditione per casone de fitti dala sua abbatia dali quali non pò consequire el debito
suo, immo è menato per dilatione, in suo gran detrimento et damno et ne rechiede vogliamo
provedere ala satisfatione soa. Essendo aduncha honesta questa soa requisitione et degna de
provisione, ve commectiamo et volimo che, ad ogni richiesta soa et de qualuncha suo messo,
astrenzati tucti li soi veri debitori per tucti quelli remedii ve parirano expedienti a satisfarli
integramente de tucto quello deno dare, procedendo in questo summarie et expeditamente, et
senza litigio, et in modo che presto consegna el devere perché, come sapete, le cose
ecclesiastice meritano essere tractate favorevolmente et non essere conducte in longo.
Mediolani, xxiiii octobris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit Bartholomeo de Trovamalis sive eius locuntenenti in plebe Incini
mutatis mutandis.
726
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI DIANO A CARLO
GONZAGA, CAPITANO GENERALE, 3500 DUCATI D’ORO RIPARTITI IN VARIE RATE SULLE ENTRATE A
PARTIRE DAL 1551
1450 ottobre 19, Milano.
211v Regulatori et magistris intratarum.
Carissimi nostri, extat camere nostre creditor illustris dilectissimus noster dominus Carolus de
Gonzaga, capitaneus noster generalis, de ducatis tribus mille quingentis aureis quos, cum
omnino disponamus assequatur, deliberavimus de eis super intratis nostris opportunam
assignationem facere ut de ipsis usque modo, si sibi videbitur et opus fuerit, suis in
294
opportunitatibus iuvare se valeat, volumus itaque et vobis mandamus quatenus prefato domino
Carolo de eis ipsis ducatis tribusmillequingentis super primis denariis dacii et additionis intrate
portarum proximorum septem mensium huius inclite urbis nostre anni proximi venturi mccccl
primi in mense iulii de libris tribus mille septingentis triginta tribus et solidis sex imperialibus,
videlicet pro tertia parte ad quintam diem eiusdem mensis et reliquis duabus partibus ad diem
vigesimam ipsius mensis, item et in mense iulii proxime subsequuturo de aliis libris tribusmille
septingentis trigenta tribus et soldis sex imperialium modo et ordine predictis, necnon super
eodem datio ulteriorum quinque mensium dicti venturi anni in mense augusti de libris mille
ducentis quattragentaquattuor soldis octo et dinaris octo imperialium ad diem quintam eiudem
mensis, et de libris duabus mille quattringentis octuagenta octo soldis decem septem et denariis
quattuor imperialium in eodem mense ad terminum viginti dierum, que pecunie summam
ascendit ipsorum ducatorum trium millium quingentorum, firmam et validam assignationem
fatiatis sicut et nos per presentes facimus, et de eis tribus mille quingentis ducatis postea sibi in
predicto limitato tempore responderi et satisfieri fatiatis, ita quod integram illiusmodi pecunie
quantitatis satisfationem consequatur et omnino habeat quenadmodum disponimus et
intendimus, declarantes nostre esse intentionis, quod hec ipsa assignatio illam habeat roboris
firmitatem et obtineat et de ea ita agere et disponere possit ipse dominus Carolus prout vigore
patentium litterarum nostrarum assignationis per nos eidem facte de ducatis viginti novem
millibus ducentis octuaginta aureis potest et eidem licet fieri eximuit, proinde facendo
quascumque confessiones et scripturas oportunas, ordine in contrarium existente non obstante
nec attento, cui in hac parte duntaxat derogamus, decernentes et quod quicquid pecuniarum in
antedictis mensibus iunii, iulii deficere veniet ex suprascripta assignatione id assequi debent et
percipere ex pecuniis datii et additionis eiusdem datii in prefato mense augusti post libras
octocentum sexdecem prius super dicto datio assignatas.
Data Mediolani, die xviiii octobris MCCCCL.
Francischus Sfortia Vicecomes manu propria.
Cichus.
727
FRANCESCO SFORZA SI CONGRATULA CON IL PODESTÀ DI MORTARA PER LA CAUTELA NEL NON
LASCIARE ENTRARE NEL PAESE MATTEO DA BIASSONO PER SISTEMARE I BENI DEL FRATELLO
DEFUNTO. ALLA INSISTENZA DI MATTEO IL DUCA ACCONSENTE CHE ENTRI CON UN COMPAGNO
QUALORA SIA ACCERTATO CHE È SANO
1450 ottobre 24, Milano.
212r Potestati communi et hominibus Mortarii.
Ce ha facto supplicare Mathio de Biasono, nostro cittadino pavese, che, essendo morto lì uno
suo fratello non di male suspecto et volendo luy venire là per provedere che li beni lassati per
dicto quondam suo fratello non andasseno in sinistro, et voy non l’havite voluto lassar intrare
dentro la terra, del che ve commendiamo et dicemove havete facto bene, né a noy poresti far
cosa più grata al presente, come da havere tal cura et diligentia de quella terra, che mediante la
gratia de Dio se conservi da peste; ma perché ce fa allegare suo grave preiudicio e damno s’el
non potesse provedere al facto suo, et etiam dice essere sanissimo, siamo contenti et volimo
che, facendo voy prima vedere se cossì è, come dice ch’el sia sano, nonobstante ch’el sia stato
a Pavia, lo lassati intrare in quella nostra terra con uno compagno per potere provedere al facto
et hoc etiandio constandovi dicto suo fratello non esse morto de mal suspecto.
Data Mediolani, die xxiiii octobris 1450.
Cichus.
295
728
FRANCESCO SFORZA, IN SEGUITO ALLE LAMENTELE DI GIOVANNI SPAGNOLO, ORDINA CHE ALLA DI LUI
MOGLIE SI DIANO, COME ORDINATO DAL DUCA, FRUMENTO E VINO
1450 ottobre 24, Milano.
Comuni et hominibus Castrinovi Bucce Abdue.
S’è gravato a nuy magistro Zohanne Spagnolo, nostro balestrero, che voy non gli respondite alla
donna soa del frumento et vino secundo vi havemo scripto; di che miravigliandose noy, de novo
ve dicemo et commectimo che, remossa ogni cagione, gli respondati et fazati respondere como
ve havemo per altre scripto et ordinato.
Mediolani, xxiiii octobris 1450.
Cichus.
729
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA ROLANDO PALLAVICINO A INDURRE I SUOI UOMINI A PROVVEDERE AI
SOLDATI E AI CAVALLI, NON RICUSANDO DI PORTARE STRAME PER QUESTI
1450 ottobre 25, Milano.
Magnifico Rolando Palavicino.
Ve pregamo et caricamo che ad quelle nostre zente sonno allogiate nel territorio vostro gli fatiati
provedere per lo advenire per le boche et cavalli loro vivi, secondo hanno avuto per lo tempo
passato; et perché li dicti nostri ne dicono che li homeni vostri non gli volono portare stramo et
che bisogna lo badano attore a sachomano cum li cavalli loro, et considerato che portando li
cavalli lo stramo per uso loro non gli remaneria cavallo veruno che non se schorticaso poy,
anchora che se loro andarano a sachomano faranno gran damno alli dicti vostri, come sapiti
fanno li soldati per despecto, ve pregamo et caricamo assay, ch’el ve piaza ordinare che alli dicti
nostri sia portato lo stramo cum qualche carro, de che ne fareti piacere assay.
Mediolani,xxv octobris 1450
Cichus.
730
FRANCESCO SFORZA ORDINA A ROLANDO PALLAVICINO CHE SI DIA PER GLI UOMINI E PER I CAVALLI ,
SISTEMATI NEL SUO TERRITORIO, QUANTO SI È DATO NEL PASSATO
1450 ottobre 25, Milano.
Magnifico Rolando Palavicino.
Ve pregamo et caricamo che ad quelle nostre zente sonno allogiate nel territorio vostro gli fatiati
provedere per lo advenire per le boche vive et cavalli loro vivi, secondo hanno havuto per lo
tempo passato; et perché li dicti nostri ne dicono che li homini vostri non gli volono portare
stramo et che bisogna lo vadano attore a sachomano cum li cavalli loro, et considerando che,
portando li cavalli lo stramo per uso loro non gli remaneria cavallo veruno che non s’è
schorticaso, poy anchora che se loro andarano ad sachomano, faranno gran damno alli dicti
vostri, come sapiti fanno li soldati per despecto, ve pregamo et caricamo assay, che’l ve piaza
ordinare che alli dicti nostri sia portato lo stramo cum qualche carro, de che ne fareti piacere
assay.
Mediolani, xxv octobris 1450.
Cichus.
296
731
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GUGLIELMO TROMPELLI DI BORGONOVO DI PORTARSI DA LUI CON I
PRIVILEGI CONCESSI DA FILIPPO M. VISCONTI AL CONTE FILIPPO DARCELLO E CONFERMATI A DONNA
ELENA
1450 ottobre 25, Milano.
212v
Domino Guglielmo Trompello de Borgonovo, doctori.
Ve confortiamo et carichamo che, recevuta la presente, vegnati fin qua da nuy et che portiati con
vuy gli privilegii che altre volte concesse lo illustre segnor quondam duca, nostro padre, al conte
Filippo Darcello et la conformatione facta a madonna Helena de quelle cose che teneno, le quale
siamo chiaramente informati che sonno appresso de vuy; et essendo vuy, quindi, habile ad
venire, siamo contenti et volimo che omnino dagati dicti privilegii et scripture e integramente al
nostro cavallero, presente portatore, quale mandiamo per questa sola facenda.
Data Mediolani, die xxv octobris 1450.
Iohannes.
732
FRANCESCO SFORZA RIBADISCE A GIOVANNI DA TOLENTINO, LUOGOTENENTE DI CREMONA DI DARE
ALLE SQUADRE SFORZESCHE DEL CREMONESE IL FRUMENTO GIÀ ALTRE VOLTE RICHIESTO E MAI
AVUTO
1450 ottobre 25, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino locuntenenti Cremone.
Vuy haveriti intexo quelo ve scripsimo in questi dì del dare formento a quele nostre squadre del
Cremonexe. Pur intendiamo, per lamenta del spectabile cavallero meser Sacramoro Vesconte,
che doe volte ha mandato a tore, et non l'ha posuto havere; de che maravigliandose, per che
havemo scripto a quili nostri citadini per la soventione del grano in la forma per vuy recordata, de
novo ve replicamo et caricamovi vogliate provedere che le dicte squadre omnino habiano el
fromento ordinato et presto, perché, come sapiti, senza esso non hano el modo de vivere.
Data Mediolani, die xxv octobris MCCCCL.
733
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI BELLANO SI INFORMI SUI COMPORTAMENTI DI
ANTONINO MAGINO E DELL’AMICO DEGLI UOMINI DELLA MONTAGNA DI INTROZZO. QUANTO AL
BESTIAME, CAUTELOSAMENTE FACCIA IN MODO CHE NON VADA IN VALSASSINA
1450 ottobre 25, Milano.
Potestati Bellani.
Per tre lettere date a xvi del presente restiamo advisati de quello te hanno dicto Antonino Magino
et quell'altro amico deli homini de la montagna de Introzo, quali hanno mandato ad Pergamo per
accordarse, et cetera. Et circa de ciò non dicemo altro, se non che, commendandote del tuo
aviso, te caricamo che cum bono modo vedi de intendere più oltra li portamenti soi, et come
faranno et de tucto ne advisi. Alla parte del bestiamo, quale se conduce per lì in Valsaxina,
siamo contenti faci quella provisione te parirà, ad ciò non gli sia conducto, ma habbi advertentia
a farlo cossì honestamente ch'el non parà nuy proibiamo che una parte non possa conversare
cum l’altra.
Data Mediolani, die xxv octobris MCCCCL.
Cichus.
297
734
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL CONTE DI URBINO DI FAVORIRE LE RICHIESTE DI GIACOMO FERRARO
DAL DUCA PRESO AL SUO SERVIZIO
1450 ottobre 24, Milano.
213r Comiti Urbini.
Magnifice et excelens domine tamquam frater honorande, perché havemo conducto a nostri
servicii el spectabile cavaliero messer Iacomo Ferraro et desideramo ogni suo bene et commodo
como lo nostro pro prio, lo recomandiamo alla signoria vostra et la confortiamo et pregamo che,
havendo luy bisogno de qual che favore de la excelencia vostra per soe facende et
rechedendone, gli lo piaza dare et tractarlo como merita la fede et devocione soa verse la
signoria vostra, el che haveremo gratissimo. Apparechiati ali pia ceri dela excelentia vostra.
Data Mediolani, xxiiii octobris MCCCCL.
Cichus.
Franciscus Sfortia Vicecomes dux Mediolani et cetera, Papie Anglerieque comes ac Cremone
dominus.
735
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA IL PODESTÀ E IL REFERENDARIO DI CREMONA A DARE AI
PANDALFESCHI, PRESI AI SUOI SERVIZI FRUMENTO PER 250 (...200...) DUCATI
1450 ottobre 26, Milano.
Potestati et referendario Cremone.
Per altre nostre ve scripsemo che ad quelli homini d'arme Pandalfeschi, quali havemo tolti ali
servitii nostri, dovestivi far dare tanto frumento de quello nostro lì che montasse alla summa de
ducento cinquanta duca ti, secondo gli havemo promesso per la prestantia loro, et fin a mò non
haveti facto niente; del che grande mente se ne maravigliamo, et pertanto de novo ve replicamo
et commandiamo che, subito recevuta la pre sente, debiati far dare dicto frumento alli predicti
homini d’armi fin alla summa de ducento ducati, como ha vemo dicto de sopra, non manchando
in ciò, per quanto haveti cara la gratia nostra, dagandogli presto expeditione ad ciò non habiano
casone de spendere el suo suso per le hostarie et nuy non habiamo più lamenta.
Data Mediolani, die xxvi octobris MCCCCL.
Cichus.
298
736
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIIO E IL TESORIERE DI PARMA DIANO AL
COMMISSARIO BATTISTA DI SEVALISCHI DA NORCIA UN MENSILE DI 15 DUCATI D’ORO
1450 ottobre 26, Milano.
Referendario et thexaurario Parme.
Siamo contenti et volimo che a misser Batista de Sevalischi da Norsia, comissario de quella
nostra cità, vuy dati et pagati per soa provisione ogni mese ducati xv d’oro, incomenzando in
calende de setembre proximo passato fin a nostro beneplacito. Et questo volimo che faciati
senza alcuna contradicione; et per più vostra chiareza havimo sottoscripto la presente de nostra
propria mano.
Mediolani, xxvi octobris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia, et cetera.
737
FRANCESCO SFORZA ORDINA A BETUCIO, CASTELLANO DELLA ROCCA DI CREMONA DI ACCOGLIERE E
BEN CUSTODIRE COLORO CHE IL LOCALE COMMISSARIO, GIOVANNI DA TOLENTINO, VORRÀ FOSSERO
DETENUTI IN DETTA ROCCA
1450 ottobre 25, Milano.
213v
Betucio, castellano arcis Cremone.
Havimo facte certe commissione ad miser Iohanne da Tolentino lecotenente de quella nostra
cità, per la quale forse gli acaderà destenere certe persone, et gli havemo scripto che,
bisognando destenirli, li metti in quello nostro castello sotto tua guardia; volimo aduncha che,
accadendo volerseli mettere, tu li acepti et teni sotto bona custodia, et cossì dicemo per lo
advenire volesse lui destenire qualunch’altra persona per bene del stato nostro.
Data Mediolani, die xxv octobris MCCCCL.
Cichus.
738
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO CHE SE, LA SICUREZZA LO IMPONE, METTA
IN PRIGIONE NEL CASTELLO DI CREMONA IL SUO SQUADRERIO MAZZAFERRATA
1450 ottobre 25, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
El nobile Francesco Malecta, nostro famiglio, ce ha facto relatione de quanto gli havite scripto
sopra el facto de Mazaferrata, vostro squadrero e, inteso tucto, a noy pare che per ogni modo
debiate pigliare de luy ogni migliore secureza che a voy sia possibile et, non parendove poterne
pigliare secureza quale vi satisfaza, se non per destenerlo personalmente, destenitelo et fatelo
mectere in quel nostro castello de Cremona in guardia de Bectuzo, nostro castellano, al quale
scrivimo che lo accepti et luy et qualunch’altro che a voy parisse da essere destenuto per cose
importante al facto nostro.
Mediolani, xxv octobris 1450.
Cichus.
299
739
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA ALBERTO SANTO PER LE NOTIZIE SU GIACOMO PICCININO. ORDINA
CHE METTA PURE NELLA LISTA DELLE ALTRE COSE LE VACCHE, DI CUI PARLA E, INOLTRE, DISPONE CHE,
RITROVATO IL CAVALLO, GLIELO SI RIMANDI. ORDINA, ANCORA, CHE GLI UOMINI D’ARME SISTEMATI
NELLA VILLA DEL PROTONOTARIO, FRATELLO DI GIOVANNI MATTEO BOTTIGELLA, SIANO TRASFERITI
PRESSO DONNA LUCHINA
1450 ottobre 27, Milano.
Alberto Sancto.
Havimo veduto quanto ne hay scripto de quello tu hay sequito circha lo facto de quelle cose de
Iacomo Picinino; dicemo che de tucto remanemo advisati e ne piaze quanto hay facto, et cossì
volimo che quello groppo de vache, che tu ne scrivi, lo metti in la lista che tu hay facto del altre
cose et per ogni modo vedi che quello cavallo sia retrovato et mandalo qui da nuy senza che te
scrivemo altro. Circha lo facto deli allogiamenti de quelli homini d’arme che tu ne scrivi, ti dicemo
che loro hanno ragione, et per che Iohanne Matheo Butigella da Pavia che l’allogiamento de
quelli homini d’arme è stato più dì in una villa del protonotario suo fratello, e de ciò luy se grava
assay per lo gran damno che ne receve, volimo tu vedi fare levare dicti homini d’arme de quella
villa et allogiarli in li luochi dela magnifica madonna Luchina, perché la magnificencia sua ha
dicto che ella ne he contenta.
Data Mediolani, die xxvii octobris 1450
Cichus.
740
FRANCESCO SFORZA FA SAPERE A BASSANO DA CASALE E AD ANTONIO DA VARESE CHE GLI È
MOLTO GRADITA L’OFFERTA DEL LORO AMICO DI PORTARSI AI SUOI SERVIZI: LO ACCETTA VOLENTIERI
ANCHE CON I SUOI UOMINI, DEI QUALI ASSICURA IL LIBERO PASSAGGIO, AVENDO GIÀ INFORMATO DELLA
LORO VENUTA GIOVANNI DA TOLENTINO
1450 ottobre 26, Milano.
214r Baxano de Casale et Antonio de Varesio.
Havimo recevuta la vostra littera et inteso per quella la bona voluntate et dispositione delo amico
verso nuy et che omnino ha deliberato de volere venire alli nostri servicii, et cetera; restamo del
tucti ben advisati. Al che ve respondemo che siamo molto contenti che lo dicto amico vegni ad
sua posta, perché serà sempre da nuy ben veduto e tractato et per efecto gli mostraremo che
nuy lo amamo et lo havemo ad caro, siché gli posseti mandare a dire ch’el vegni quanto più
presto el po’ et che il meni più gente cum luy ch’el porà, perché ad tucti provederemo in forma
che restaranno da nuy bene contenti. Alla parte che diceti che nuy gli debiamo mandare la littera
del passo et che sia receptato et cetera, dicemo ch’el n'è paruto per più suo bene et per più
honestate non gli la mandare, ma nuy havemo bene scripto al magnifico miser Iohanne da
Tolentino, locotenente nostro de Cremona, che deve venire uno nostro amico dal canto delà et
cetera, lo nome del quale vuy ve lo advisareti; al quale amico et tucti quelli veneranno cum luy li
debia vedere volantura e farli allogiare et cetera, siché uno dì o duy inanzo ch’el dicto amico vorà
venire de qua, poreti advisare el dicto miser Iohanne del nome de l’amico et cetera, et per questa
via la cosa passarà bene e serà secretissima et de tucto poreti advisare esso amico et che
vegna liberamente che serà receptato in tucte le terre nostre et veduto volunctera da tucti li
nostri.
Data Mediolani, die xxvi octobris MCCCCL.
Cichus.
300
741
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL LUOGOTENENTE DI CREMONA, GIOVANNI DA TOLENTINO, DELLA
VENUTA DI UOMINI ( DI CUI ALLA MISSIVA PRECEDENTE) E DISPOONE CHE SI DIA LORO BUONA
ACCOGLIENZA E ALLOGGIO
1450 ottobre 26, Milano.
Locumtenenti nostro Cremone.
El deve venire dal canto de Venetiani uno nostro amico, lo nome del quale Baxano da Casale et
Antonio da Varexio ve ne advisarà, lo quale amico havemo conducto alli nostri soldi et servitii. Et
perché siamo certi lo dicto nostro amico venirà in Cremonese, volimo, quando vuy sereti advisati
dali dicti Baxano et Antonio dela venuta del dicto amico, vuy lo fatiati receptare in ogni luocho
deli nostri et provedergli de qualche logiamento per luy e per tucti quelli veneranno cum luy, per
fin atanto che nuy gli provederemo per altra via. Al quale amico volimo fatiati careze et honore.
Data Mediolani, die xxvi octobris MCCCCL.
Cichus.
742
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ GIOVANNI VISCONTI, AGLI OFFICILALI DELLA SANITÀ E AGLI
ALTRI UFFICIALI DI ALESSANDRIA DI LASCIARE LIBERI I QUATTRO ALESSANDRINI SE ANCHE A LORO
CONSTA CHE ABBIANO AGITO “EX CAUSA PIA”
1450 ottobre 26, Milano.
214v
Potestati Iohanni Vicecomiti, officiali sanitatis et ceteris officialibus Alexandrie.
Vederiti per la supplicacione de Raynero Choa, Petrantonio Guasco, Francesco Cremonese et
Raynaldo Sarde, nostri citadini de Alexandria, qual ve mandiamo introclusa, quanto essi ne
hanno supplicato. Et perché se così fosse quanto lor hanno significato che la cosa si’ proceduta
ex causa pia più tosto che per altro respecto lucrativo, a nuy pare la causa digna de misericordia,
siamo contenti et ve cometimo che, bene intellecta la continencia d’essa supplicacione et
trovando essere como fi significato, annullate et irritate dicta condemnacione, laudando nuy però
et comandando quanto tu hai facto, Iohanne Vesconte, et confortandote ad fare el simile per
l’avenire et anche ogni altra provisione expediente per conservare quella nostra cità da
pestilencia, dela qual cosa non ne potresti far cosa più grata.
Mediolani, xxvi octobris 1450.
Cichus.
743
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA A TOMMASO DA BOLOGNA UN POVERACCCIO, A TORTO
INCOLPATO E BANDITO DALLA SUA TERRA. IMPONE CHE DI QUELLA PERSONA NON RIMANGA NESSUNA
TESTIMONIANZA SCRITTA RELATIVA ALLA SUA CONDSANNA
1450 ottobre 26, Milano.
Thome de Bononia.
Dilecte noster, el povero homo presente portatore, chiamato Pedro da Ozonigo, ne ha supplicato
flebili voce lo vogliamo per reccomandato cum sie che già circha dui mesi el dicto fosse inculpato
a torto ch’el haveva rotta una presone et per questa casone fia messo in bando, in modo ch’el
non ha potuto né po’ repatriare. Et perché lo predicto Pedro ne pare poverissima creatura et
persona che non possa fare né bene né male, misericordia moti, gli havimo perdonato quando
301
bene havesso commesso dicto excesso. Pertanto volimo, et per la presente te commandiamo,
debbi far annullare et cassare ogni scriptura, processo et condemnatione facta, et revocare ogni
bando proclamato contra de luy, in modo che, per lo advenire, non habia molestia alcuna.
Data Mediolani, xxvi octobris 1450.
Iohannes.
744
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE 300 DUCATI D’ORO AD
ANTONELLO PICCININO DA CORNETO
1450 ottobre 27, Milano.
Mediolani, die xxvii octobris 1450.
Scriptum fuit magistris intratarum quod darent ducathos auri ecc domino domino comunitas
Cassinarum pro subsidio.
Antonello Picinino de Corneto, quos postea redderent cuiusque eis cummodaret, de ducatis cc,
quos dabat Data ut supra.
Franciscus Sforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
745
ORDINE DI CONSEGNARE AL FIGLIO DI GIACOMINO IL VELLUTO SEQUESTRATO A CRISTOFORO
1450 ottobre 27, Milano.
215r
Mediolani, die xxvii octobis 1450.
Scriptum fuit Iohanni Caymo commissario Pizleonis quod per querelam factam per procuratorem
olim Iacomini Tubete, dominus intellexerat cum fecisse sequestrare in manibus Christofori
Tubete brachia xviii velluti tangentem dicto Iacomino et quam dominus volebat dari filiis, quod
vellutum ideo liberaret dictis filiis quia sic erat intentio domini, quod vellutum fuit ex lucro facto
per Tubetam domini in eundo portatum novum gloriosi introytus Mediolani.
746
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE 100 DUCATI
PRO CAPITE AD ANDREA DE OLIVI E A FUSTINO FUSTIGNANO, CHE GLI IMPRESTARONO TALE SOMMA
PER IL FRATELLO ALESSANDRO
1450 ottobre 28, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Li nobili citadini nostri de Cremona Andrea de Olivi et Fustino Fustignano ad questi dì ne
imprestarono ducati ducento, zoé cento per uno, quali fureno numerati al magnifico miser
Alexandro, nostro fratello, pertanto volimo che subito havuta questa, remossa ogni cagione,
fatiati assignatione deli dicti ducento ducati, cioé 200 ducati, alli dicti Andrea et Fustino suso
l’entrate nostre de Cremona deli mesi de aprile et mazo proximo avenire.
Mediolani, xxviii octobris MCCCCL.
Cichus.
302
747
FRANCESCO SFORZA DICE A PIETRO MARIA ROSSI DI ESSERE IMPOSSIBILITATO A COMPIACERLO A
FAVORE DEI MARCHESI DI FOSDINOVO, PERCHÉ PREVENUTO, NELLE RICHIESTE DI GENTE, DAI SIGNORI
FIORENTINI
1450 ottobre 27, Milano.
Magnifico Petro Marie.
Respondendo alle vestre lettere circha il facto deli marchesi de Fosdenovo contra Spineta
Malaspina, dicemo che voluntiera ve haveressemo compiazuto in questo come in altre cose, ma,
considerato che ambedue le parte recomandati et homini deli illustre signori Fiorentini et
havendone essi signori Fiorentini requesto alcune dele nostre gente, non havemo possuto fare
salvo honore nostro che non ge ne havemo mandato. Ben ce rencrese che non siamo più presto
advisati de quanto ne haveti scripto, perché ce seressemo sforzati fare cosa vi fusse stata grata;
ma, essendo la cosa passata tanto inanzo come l’è, non potrissemo cum honore nostro
revocarla.
Data Mediolani, die xxvii octobris MCCCCL.
Cichus.
748
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DI BINASCO CHE TENGA, FINO A UNA SUA NUOVA
DECISIONE, ANDREA ALBANESE E IL DI LUI SUOCERO, COLPEVOLI DELL’ASSASSINIO DI GABRIELE DEL
CONTE
1450 ottobre 28, Milano.
215v Capitaneo nostro Binaschi.
Perché Andrea Albaneso, nostro homo d’arme et lo socero suo, quali habitano al mulino de
Guizano, dicto lo mulino de Parocti, presso al muro del barcho de Pavia et apresso ad Vilaregio,
hanno ferito a morte Gabriel del Conte, nostro citadino milannese, pertanto volimo servi ogni via
et modo te parerà de pigliare li dicti Andrea et suo socero, li quali volimo tegni in destreto et in
persone perfinché haveremo lo tuo adviso et che nuy te responderemo quello doveray far de
loro; et questo fa quanto più presto poteray, et per modo che tu exequisqui quanto per questa te
scrivemo.
Data Mediolani, die xxviii octobris 1450.
Cichus.
303
749
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE VINCENZO AMIDANI DETERMINI IL PAPA E I CARDINALI A RESTITUIRE
LA ROBA , CHE DICE, A VITERBO, È STATA INGIUSTAMENTE TOLTA A FIASCO
1450 ottobre 29, Milano.
Vincentio de Amidanis.
Havemo scripto più fiate et per nostri messi proprii facto supplicare ala sanctità de nostro
segnore che se dignasse fare restituire la robba, qual fu tolta a Viterbo, senza veruna honestà o
colore de ragione, al strenuo Fiascho, nostro compagno, et similiter havemo instato apresso
multi de quelli reverendi signori cardinali che vogliano operare et persuadere che così se faza; et
quamvisdio da tucti habiamo havuto bo na resposta cum promissa de operare che se faza la
restitutione, pur fine a qui non è sequito effecto alcu no. Il perché, havendo noy questa cosa a
core, persuasi dala iustitia et equitate et impulsi da l’amore, qual portamo ad esso Fiasco,
novamente scrivimo super inde ala sanctità de nostro signore et ali cardinali, el nome deli quali
vederai a tergo dele aligate, che vogliano tendere ala restitutione de dicta robba, tolta inde bite. Il
perché volimo che tu operi insti solliciti preghi et fazi cum ogni cura studio et diligentia che così
fiza facto, avisandote che per una cosa non ne potresti più compiacere, como che per a nostra
contemplatione per tua industria la restitutione se facesse ala moglie de dicto Fiasco, quale vene
là per questa cagione.
Data Mediolani, die xxviiii octobris 1450.
Cichus.
750
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL PAPA DI ATTUARE LA PROMESSA DI RESTITUZIONE DELLA ROBA
SOTTRATTA A FIASCO DA CALABRIA E AVVERTE IL PONTEFICE CHE LA LISTA DEI BENI SEQUESTRATI,
CHE EGLI HA NELLE MANI, NON CORRISPONDE CHE A UN TERZO DI QUANTO È STATO SACCHEGGIATO
1450 ottobre 27, Milano.
216r
Beatissimo domino nostro pape.
Ne ricordo per altre mie lettere et anche per mei proprii messi, havere facto recordare et
supplicare ala beatitudine vostra che se dignasse far restituire al strenuo Fiasco da Calabria, mio
compagno, quella soa robba, che gli fo tolta ad Viterbio, dala quale sempre ho havuta quella
resposta bona et benigna che se convene ala sanctità vostra. Ma perché la cosa pur fin mo' non
ha havuto effecto, come serò certo sia intentione dela vostra beatitudine, et considerando la
cosa essere facta senza veruna honestà o colore de ragione, et etiam conoscendo mi che non
essendo dal canto del dicto Fiasco mancamento alcuno, né havendo contrafacto in cosa alcuna,
cossì se poteria haver tolta quella robba su lo altare o ala strata, et rendendome certissimo che
la sanctità vostra, quale è fontana de iustitia pietà et misericordia, sia disposita che se
restituisca, non me è parso superfluo de novo pregare et supplicare a quella che, venendo là per
dicta casone la moglie de dicto Fiasco, se degni ordinare che la robba sia restituita, così perché
la ragione et honestà el rechede, cossì etiandio per mia singulare complacentia. Et per che sento
la sanctità vostra havere una lista dela dicta robba tolta, aviso la vostra clementia che ho
informatione la lista non contenere la mità, né il terzo dela robba, perché fu sachezata in modo
che non se ne poteria far fede. Sì che supplico la clementia vostra gli voglia havere quella
consideratione gli parirà et piacerà. La quale Dio conservi in longo et a la quale iterum devote mi
reccomando.
Mediolani, xxvii octobris 1450.
Cichus.
Replicate fuerunt suprascripte littere omnibus infrascriptis die xxii ianuarii 1451 Laude additis ut
infra.
Cichus.In simili forma vel quasi scriptum fuit, mutatis mutandis, infrascriptis, videlicet:
304
Reverendissimo cardinali Beniventano, reverendissimo cardinali de Columna et beatissimo
sanctissimi domini nostri pape camerario, reverendo domino Vicecamerario, domino Soldano.
751
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE AD ANTONIO
TRECCO I 100 DUCATI VERSATI AD ANTONIO GUIDOBONO
1450 ottobre 29, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Antonio Trecho ha dato, per uno nostro strectissimo facto, ad Antonio Guidobono ducati cento.
Volimo gli li compensati in le sue rasone, siché in lo presente anno li possa havere et li habia per
ogni modo.
Mediolani, xxviiii octobris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
752
FRANCESCO SFORZA, RICHIAMATA LA TRADIZIONE NATALIZIA DEL BUE GRASSO, INVITA ( E CON LUI
UNA LUNGA SERIE DI ECCLESIASTICI) IL PRIORE DI MORTARA A VERSARE I CONSUETI 50 DUCATI
1450 ottobre 27, Milano.
216v
Domino Priori Mortarii.
Come siamo certi deve sapere la reverentia vostra, solivamo in li tempi passati, caduno anno alla
festa de Natale, per l’honorantia del bove grasso, pagare ala camera dela bona memoria de
l’illustrissimo signor nostro padre et socero honorandissimo ducati cinquanta d'oro. Et perché
siamo certi siti disposto, per l’amore et devotione ce portate, volere fare verso de noy el simile et
quantuncha non vi lo havessemo richiesto l’averistevo facto da voy stesso, ve carichamo et
confortiamo vi piaza et vogliati provedere et adoperare in modo che li predicti cinquanta ducati
ad ogni richiesta deli maistri de le intrate ce possino havere et fir dati ad cui ordinarano,
avisandone de l’ordine havirete posto in questo.
Mediolani, xxvii octobris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit infrascriptis de denariorum quantitate pro ut patet, videlicet:
abbati Sancti Marini pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Bartholomei iustrata pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Lanfranchi pro ducatis aureis
L.ta
archiepiscopo Mediolanensi pro ducatis aureis
L.ta
abbati de Bremide pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Petri in Celo Aureo pro ducatis aureis
L.ta
priori Sancti Maioli pro ducatis aureis
L.ta
305
episcopo Papiensi pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Ambrosii Mediolani pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Salvatoris pro ducati aureis
L.ta
Infrascriptis scriptum fuit die 29 octobris 1450 a :
episcopo Laudensi pro ducatis aureis
L.ta
preposito Sancte Marte pro ducatis aureis
L.ta
abbati Clarevallis Florenzole pro ducatis aureis
L.ta
abbati de Locavana pro ducatis aureis
L.ta
episcopo Cremonensi pro ducatis aureis
L.ta
abbati Columbecte in Florenzola pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Sepulcri pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Laurencii pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Savini pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Petri de Herbamata pro ducatis aureis
L.ta
abbati Aquelogne pro ducatis aureis
L.ta
episcopo Parmensi pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Stefani
L.ta
abbati Sancti Bartolomei pro ducatis aureis
L.ta
preposito Capucii pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Basilidis pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Laurencii pro ducatis aureis
L.ta
episcopo Novariensi pro ducatis aureis
L.ta
abbati Sancti Bartholomei pro ducatis aureis
L.ta
abbati Romagnani pro ducatis aureis
L.ta
preposito de Dolzago pro ducatis aureis
L.ta
priori Carpignani pro ducatis aureis
L.ta
306
preposito Sancte Marie
L.ta
Die xvii novembris b
a Aggiunto nel margine sinistro.
b Da episcopo Novariensi a preposito Sancte Marie inserito successivamente con altra data.
Die xvii novembris scritto a margine.
753
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FRANCESCO DE GIORGIIS DI DISTRIBUIRE DODICI FANTI E DODICI
CAVALLI DEL CONDOTTIERO PAOLO DA ROMA IN SEI LOCALITÀ, RICORDANDO DI DARE MENSILMENTE
AGLI UOMINI DUE STAIA DI GRANO A PERSONA E DELLO STRAME PER I CAVALLI
1450 ottobre 29, Milano.
Francisco de Giorgiis.
Dilecte noster volemo debi alogiare nelle infrascripte sey ville o lochi cioè Rocholi Materno, Monti
Torri, Castello de Lambro et Marciano dodici cavalli con dodici boche de quelli de lo spectabile et
strenuo Spanolo da Roma nostro conductiero et cioè cavalli et doi boche per chiascheuno de
dicti lochi, alli quali volemo farti provedere per li homini de ciascheuno de li dicti lochi de
prestantie et strame per li cavalli loro et così volemo gli fagi provedere omne mese de doi stara
de grano per per bocha ala mesura milanese et non manchi perché così è la voluntà nostra.
Datum Mediolani, xxviiii octobris 1450.
754
FRANCESCO SFORZA FA PRESENTE A COMMISSARIO, REFERENDARIO E TESORIERE DI PIACENZA CHE I
BENI DI IORIO ADVOCATI , MORTO DI PESTE, DEVONO ESSERE CONFISCATI DALLA CAMERA DUCALE PER
ESSERSI EGLI PORTATO IN CITTÀ CONTRO GLI ORDINI. DECIDE CHE I 40 DUCATI D’ORO, TROVATI
PRESSO DETTO IORIO SIANO DATI AL FAMIGLIO DUCALE ANTONELLO DA PIACENZA
1450 ottobre 30, Milano.
Commissario referendario et thexaurario Placentie.
Siamo avvisati che le passato de questa vita uno iorio de advocatis per casone de posto et che
li suoi beni debeno essere confiscati alla camera nostra perché essendo luy de fuora infermo se
reduse in la cità contra li ordini nostri; havemo etiamdio inteso che oltra li altri beni se gli sonno
retrovati ducati quaranta d’oro quali el commissario sopra la sanitate ha facto deponere presso
antonio dale caselle et pertanto ut commettemo et volimo che dovendo rasonevolemente essere
applicati alla camera nostra li beni del dicto quondam iorio provediati che li dicti xl ducati siano
exbursati ad ti texaurerio et da poy li fatiati dare et dagati ad misser antonello da piasenza nostro
fameglio o ad che ordenarà luy liberamente et senza exceptione alcuna metendoli per spesa
consumata.
Data mediolani, die xxxx octobris MCCCCL.
Iohannes.
307
Abbati Sancti Stefani
Abbati Sancti Bartolomei Pro Ducatis Aureis
Preposito Capucii Pro Ducatis Aureis
Abbati Sancti Basilidis Pro Ducatis Aureis
Abbati Sancti Laurencii Pro Ducatis Aureis
Episcopo Novariensi Pro Ducatis Aureis
Abbati Sancti Bartholomei Pro Ducatis Aureis
Abbati Romagnani Pro Ducatis Aureis
Preposito De Dolzago Pro Ducatis Aureis
Priori Carpignani Pro Ducatis Aureis
Preposito Sancte Marie
die xvii novembris a
a scritto a margine.
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
L.Ta
755
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI PAGHI IL
DOVUTO A PIETRO DE ACCEPTANTIBUS PER I DIVERSI SERVIZI DA LUI RESI
1450 ottobre 30, Milano.
217v
Regulatori et magistris intratarum.
Ha cavalcato in questi dì passati Pedro Aceptante in li nostri servitii; essendo adoncha nostra
intentione che per lo tempo he stato exercitato per nuy li sia facto el debito, ve commettiamo et
volemo che per lo tempo he stato de fora li faciate fare la razone della andata sua per due
cavalli, in la forma se fanno a quelli cavalcano senza provizione, ma per lo tempo che ello è stato
et sta qui sopra la spesa siamo contenti et volemo gli faciate la razone come alli altri che stanno
sopra la spesa senza provizione, vel altramente li provediate secondo vi parerà honesto et
condecente, faciendo fare le oportune scripture.
Mediolani, die xxx octobris 1450.
Cichus.
756
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FUSCHINO ATTENDOLI, LUOGOTENENTE DI LODI, CHE VENGA
ESCLUSIVAMENTE IMPRIGIONATO (SALVANDOGLI COSÌ LA VITA) COLUI CHE LO HA AIUTATO A
RITROVARE LA REFURTIVA, LASCIANDO CHE LA GIUSTIZIA FACCIA IL SUO LIBERO CORSO PER L’ALTRO
MALANDRINO
1450 ottobre 30, Milano.
Domino Fuschino de Attendulis locumtenenti Laude.
Havimo recevuta tua littera et inteso quanto scrivi circha al facto de quelli malefactori de
Domenico da Mu zano, quali hay sostenuti per lo furto del panno hanno facto, et cetera. Dicemo
hay facto bene de quanto hai exequito et piacene et commendiamote; ma circha el facto de fare
rasone alli dicti malefactori, te dice mo che havendo promesso Domenico da Nuzano ad uno de li
dicti duy malefactori che, facendo luy retro vare la robba furata, che li faria perdonare la vita,
siamo contenti et cossì volimo che quello tale che ha facto retrovare la robba sia retenuto senza
308
farli altra novitate, et de l'altro malfactore siamo contenti et voli mo che ne faci quanto vole la
ragione et iustitia, perché cossì è nostr iIntentione.
Data Mediolani, die xxx octobris MCCCCL.
Iohannes de Ulesis.
757
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ALBERTO SANCTO LASCI INVIARE A GIACOMO PICCININO GLI
INDUMENTI SUOI
1450 ottobre 29, Milano.
Alberto Sancto de Tritio.
Dilecte noster, nuy siamo contenti che tu lassi mandare qui ad Iacomo Picinino delle cose soe,
ciò è qualche vestito, calce, camise et cose simile, senza le quale luy non può stare.
Data Mediolani, die xxviiii octobris 1450.
Cichus.
758
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI CREMONA DI PERMETTERE, A RICHIESTA DEL
CONDOTTIERO GUIOVANNI DALLA NOCE, CHE DOMENICO DALLA NOCE POSSA ABITARE NELLE LOCALITÀ
DI FIESSO E SALVAROLO, PAGANDO PERÒ LE TASSE A CREMONA
1450 ottobre 30, Milano.
218r
Locumtenenti Cremone.
Per compiacere el spectabile et strenuo nostro conductero miser Iohanne dela Noce, siamo
contenti et volimo che, non obstanti alcuni ordini, decreti o statuti de quella nostra citade che
fosseno in contrario, lassi stare et habitare Domenico dala Noce, nostro citadino de la dicta cità,
in le ville del Fiesso et Salvarolo, pagando però luy a Cremona per la sua ratta de li carichi, come
fanno li altri nostri citadini Cremonesi.
Data Mediolani, die xxx octobris 1450.
Iohannes.
759
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL LUOGOTENENTE DI CREMONA CHE ORDINI A UNO DEI FRATELLI,
MAFIO E ONOFRIO DI CASELLI, DI PORTARE DA LUI I 40 DUCATI D’ORO LASCIATI DAL DEFUNTO
PROVVISIONATO FRANCESE
1450 ottobre 31, Milano.
Dicto locumtenenti Cremone.
Siamo certificati ch’el Franzoso nostro provisionato, quale è morto in questi dì lì in Cremona,
anzo la morte sua, mise in mano de Mafio et Honofrio di Casselli, fratelli, ducati quaranta d’oro;
unde volimo che, subito havuta questa, fatiati che uno de quelli fratelli incontinenti porti qua da
nuy li dicti ducati quaranta. Et in questo non gli sia fallo alcuno.
Data Mediolani, die ultimo octobris 1450.
Iohannes.
309
760
FRANCESCO SFORZA COMANDA A PIETRO DA CORTONA DI NON MOLESTARE ULTERIORMENTE
MARLIANO E DINTORNI CON RICHIESTA DI GUASTATORI
1450 ottobre 31, Milano.
Petro de Cortona.
A li dì passati te scripsemo che per certi boni respecti non volevamo che, in la rechiesta quale
hai a fare de guastatori, tu gravasse Marliano né gli rechiedesse più como dece guastatori; et
quando te scripsemo intendevamo de Marliano et de le terre conrespondente a Marliano in li
carichi occurrenti, et così te replicamo. Non gli gravare aduncha de più, come te havemo scripto.
Mediolani, ultimo octobris 1450.
Cichus.
761
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AI SIGNORI , AI PRIORI DELLE ARTI E AL VESSILLIFERO DELLA
GIUSTIZIA DEL POPOLO E DEL COMUNE DI FIRENZE UNA PROROGA DI SEI MESI PER RISCATTARE I PEGNI
( ARGENTERIA E GIOIE CONCESSE DAL DEFUNTO MARCHESE LIONELLO D’ESTE), IMPOSSIBILITATO A
FARLO AL PRESENTE PER LE RICORRENTI SPESE. CHIEDE, INOLTRE, DI “FARE RISCOTERE LI DENARI
DEL NOSTRO SERVITO VECHIO, QUALI NE SONO ASSIGNATI, ET D’ESSI FARE RISCOTERE LI DICTI PEGNI”
1450 ottobre 31, Milano.
218v
Dominis et prioribus artium et vexillifero iustitie populi et communis Florentie.
Excellens et cetera, l’è gran tempo che la bona memoria de l'illustre Leonello quondam
marchese de Ferrara, per subvenire ad uno nostro grave bisogno, ne concedette alcune
argentere et zoye, quale furono impegnate lì per certa quantità de denari a Bono banchero, et
mai non le havemo possuto rescotere per le conditione passate, nì etiamdio gli havemo el modo
de presenti per le nostre tollerabile spese, quale continuamente occorrono; et perch’el termino
de rescodere decti pegni ogni dì passa et cognoscemo le signorie vostre essere prompte et
calde in le cose nostre, però recorremo da esse confidentemente et le confortiamo et pregamo
con quanta maiore affectione possemo gli piaza operare et provedere ch’el termino de rescotere
dicti pegni a sia prorogato per sei mesi avenire. Gli piaccia etiamdio fra questo tempo usare ogni
studio et diligentia in fare riscotere li denari del nostro servito vechio, quali ne sono assignati, et
d’essi fare riscotere li dicti pegni, como siamo certi faranno per lo amore et dilectione quale ne
portano; nondimanco fra questo mezzo vederemo de provederli per altra via, quando altramente
non se possa fare, ma, come è dicto, più grata ne seria la via dela dicta assignatione et così
pregamo le segnorie vostre voglano fare. Ali piaceri dela quale siamo continuamente aparechiati.
Mediolani, die ultimo octobris MCCCCL.
a Segue depennato da tratti verticali a penna il testo da ogne dì passa fino a operare et
provedere.
310
762
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AGLI ANZIANI E AL VESSILLIFERO DELLA GIUSTIZIA DEL POPOLO E DEL
COMUNE DI LUCCA LA DISPONIBILITÀ DEL MARCHESE DI FERRARA A CONCORDARE BUONI RAPPORTI
CON LORO
1450 ottobre 31, Milano.
Antianis et vexilifero iustitie populli et comunis Luchani.
Sonno retornati li vostri ambasatori, quale mandessemo alo illustre signor lo marchese de
Ferrara, per provedere che tra le magnificentie vostre et la signoria sua sequa bona concordia et
amicicia. La qual pre fato signor marchese ne ha resposto per li dicti nostri che la signoria sua è
contenta, per nostro amore, to gliere via le offese tra li vostri homini et li suoi et che, fin che loro
erano a Ferrara, lo prefato signor marche se havea mandato a togliere via le offese predicte et
poi che per lui non mancarà 219r may a redurse cum le magnificentie vostre ale cose iuste et
honeste. Li dicti nostri ne dicono che lo prefato signor marchese è ben disposito a volere bene
vivere cum le magnificencie vostre; siche confortiamo esse magnificientie vo stre ad volere
pacifice et bene vivere cum lo prefato segnor marchese et reduerse cum la signoria sua a le
cose iuste et honeste, perché facendolo nuy n’haveremo piacere asay.
Data Mediolani, ultimo octobris 1450.
Cichus.
763
FRANCESCO SFORZA DISPONE CHE DAL REFERENDARIO DI PAVIA O DAL SUO LUOGOTENENTE E DA
GRACINO DA PISCAROLO SI PRESTI ATTENZIONE ALLA SUPPLICA DEL COMUNE DI DOVERASCO, E CIOÈ
CHE NON ABBIANO A SOFFRIRE INGIUSTIZIA
1450 novembre 2, Milano.
Referendario Papie vel ipsius locuntenenti et Gracino de Piscarolo.
Exibuerunt nobis supplicacionem comune et homines Doveraschi illius nostri comitatus Papie,
cuius continentiam plurium attendentes disponiti omnino talia enorma non perpeti, scribimus
vobis et comittimus quatenus de contentis in supplicatione ipsa dilligenter informari velitis et
debitam adhibere provissionem, quod ipsi supplicantes iniusticiam non paciantur, nec vexentur
ullo modo propter debitum, avissantes vos quod capitaneo inibi nominato de huiusmodi facta
vobis comissione scribimus et quod vobis et mandatis vestris super ipsa causa firmiter obediat et
exequatur quicquid sibi superinde mandaveritis et duxeritis fiendum.
Mediolani, secundo novembris 1450.
Cichus.
311
764
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DI CASTEGGIO SMETTA DI ANGARIARE LA GENTE DI
DOVERASCO E SI ATTENGA , ANCHE, A QUANTO GLI DIRANNO I REFERENDARI DI PAVIA
1450 novembre 2, Milano.
Capitaneo Clastigii.
Per parte del comune et homini de Doverascho n’è porrecto et facto grandissimi lamenti dele
extorsione, che tu gli fay o la famiglia tua in le execucione che hay a fare; le quale cose, cossì
essendo, molto ne dispiaceno né volemole comportare, dove, intendendo che per ogni modo che
questa cosa sia intesa et fazassi de rasone, havemo cometuto a li nostri referendarii a Pavia che
dilligentemente se informano de questo et provedano che quelli homini non siano ultragiati.
Pertanto te scrivemo et comandamote che a quanto te scriverano et mandarano dicti referendarii
sopra de ciò, exequisci como se nuy te scrivessemo.
Data ut supra.
Cichus.
765
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA A MARTINO, ABATE DI CASANOVA CONSIGLIERE DEL LEGATO DI
SAVOIA, IL CONTE FRANCHINO RUSCA CHE HA DEI BENI NEI TERRITORI SABAUDI
1450 novembre 1, Milano.
219v
Domino Martino abbati Casenove consiliario reverendissimi et excellentissimi domini
legati Sabaudie, et cetera.
Licet persuadeamus nobis non esse opus reccomendatione apud vestram paternitatem pro iis,
qui nostri sunt, quos gratis et benignis favoribus assidue prosequeretur pro sua in nos
benevolentia et caritate, quia tamen contingere posset magnificum dilectissimum nostrum comitem Franchinum Ruscham, sive agentes pro eo, super nonnullis bonis et posessionibus quas
illis impartibus habere dicit, favoribus nostris indigere, eundem et res suas omnis paternitatis
vestre ex animo commendamus pariter et rogamus ut, quandocum que ad eam recursum
habuerint ipse et sui predicti, libeat eisdem patrocinium et favores quoscunque ho nestos et
possibiles prebere et declarare quod eos caros habeat quemadmodum et nos suos omnes et
subditos vestri reverendissimi domini caros habemus et iuvaminibus nostris utique prosequi
vellemus.
Mediolani, primo novembris 1450.
Cichus.
312
766
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA ALLA COMUNITÀ DI FIRENZE GIACOMO E I FRATELLI DI PIACENZA
IN LITE CON L’EREDE PIACENTINO DI UBERTINO BARDI PERCHÉ LA LORO VERTENZA , GIÀ TIRATA IN
LUNGO, VENGA RISOLTA CON RITO SOMMARIO
1450 novembre 3, Milano.
Comunitati Florentie.
Siamo certi le signorie vostre siano informate de una differentia, quale vertisse fra Iacobo et li
fratelli da Piasenza nostri citadini da una parte, et lo herede de Ubertino di Bardi, citadino de
quella nostra città, da l’altra, per certa quantità de dinari, che li dicti Iacobo et fratelli pretendeno
havere dal predicto herede. Et benché nuy crediamo non essere necessario recommandare ale
signorie vostre li homini et citadini nostri, li quali sonno vostri, tamen, perché dicti fratelli se
agravano non esserli administrata in quella cità raxone né iustitia, et che sonno menati per litigio
in modo che non possono consequire el debito suo, et più che novamente gli è stato rotto uno
salvoconducto senza alcuna denunciacione, il quale gli haveva concesso già longo tempo fa le
signorie vostre, la qualcosa credemo perhò essere molto aliena dala veritate, pregamo le
signorie vostre vogliano in raxone havere recommandati dicti fratelli et farli administrare raxone
summaria et expedita, ad ciò non siano menati più in longo et che la raxone equitate et veritate
habia loco, così per l'una parte como per l'altra, et niuna de quella se possa dignamente
lamentare; et per questa casone mandiamo da le signorie vostre Tristano da Dexio, nostro
famiglio presente latore, informato dela intentione nostra circha ciò, al piaza le signorie vostre
credere et prestare piena fede quanto a nuy proprii.
Mediolani, iii novembris 1450.
Cichus.
220r In simili forma scriptum fuit:
sex deputatis ad officium merchancie Florencie,
Cosme de Medicis,
domino Angelo de Azayolis,
Bocchacino de Alamanis et
Nicodemo de Pontremulo, mutatis mutandis.
Cichus.
767
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE ENTRATE DI AVER NOMINATO
QUATTRO RAGIONIERI PER VERIFICARE L’OPERATO DI ANTONIO MORONE GIÀ TESORIERE GENERALE
DUCALE
1450 novembre 3, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Intendentes quod rationes Antonii Moroni, olim thesaurarii nostri generalis, videantur et debite
concludantur, occasione administratorum per eum in ipsa thesauraria, committimus vobis et
volumus quatenus Thomeum de Sclagenatis, Bernardum de Affori, Iohannem de Vicecomitibus
et Aluysium de Varisio, ratio natores Camere nostre, deputatis, sicut et nos per presentes
deputamus, ad videndum examinandum et diligenter calculandum quascunque rationes dicti
Antonii causa administrationis thesaurarie predicte, relaturos de hinc vobis quicquid superinde
compererint.
Mediolani, iii novembris 1450.
Cichus.
Iohannes, Christoforus
313
768
FRANCESCO SFORZA INFORMA GIACOMAZZO DA SALERNO DI AVERE AFFIDATO A RAFFAELE
PUGNELLO LA VERTENZA FRA AGOSTINO DA SALERNO E GLI UOMINI DI FABIANO, CHE NON VUOLE
VENGANO MOLESTATI DA DETTO AGOSTINO FINO ALLA CONCLUSIONE DELLA CAUSA
1450 novembre 4, Milano.
Domino Iacomacio de Salerno.
Perché havemo commessa la differentia, quale ha Augustino da Salerno cum li homini de
Fabiano, ad Raffaello Pugnello, quale farà rasone a chi l’havirà, pertanto vogliati fare che dicto
Augustino non die alcuna molestia né impedimento ali dicti homini per fine Raffaello havirà
deciso quanto vorrà rasone. Mediolani, iiii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
769
FRANCESCO SFORZA CONCEDE AD ANTONIO PORRO, CAPITANO DEL LAGO DI COMO, DI PORTARSI A
MILANO PER ATTENDERE ALLE SUE FACCENDE
1450 novembre 4, Milano.
220v Antonio Porro capitaneo lacus Cumarum.
Siamo contenti et cossì per questa nostra littera te concediamo piena licentia che possi venire et
stare qui otto dì, per fare li facti toi, et poi tornare al tuo offitio.
Mediolani, iiii novembris 1450.
770
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL FRATELLO ALESSANDRO DI AVER CONSENTITO A GIACOMINO
DELLA GIROLA DI PORTARSI DA LUI
1450 novembre 4, Milano.
Domino Alexandro Sfortie.
Iacomino de la Girola è venuto qui da noy, il quale ne ha domandato licentia, dicendone che luy
vole venire da ti; et perché nuy non volimo tenere niuno per forza, gli habiamo concessa e data
dicta licentia, sì che noy te ne avisiamo che lo dicto Iacomino non sta più con noy, né ali nostri
soldi et servitii et è in sua libertate. Luy ne ha pregato ti ne vogliamo scrivere, siché noy ti ne
avimo voluto avisare, aciò che tu sappi come la cosa passa.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Cichus.
314
771
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE FOSCHINO ATTENDOLI, INSIEME CON IL VICARIO DEL PODESTÀ,
FACCIA SMETTERE TAL MACORATO DI DARE FASTIDIO A MASTRO PIETRO, MANISCALCO DUCALE, CHE
NON PUÒ BENEFICIARE DELL’ABITAZIONE DATAGLI
1450 novembre 4, Milano.
Foschino de Attendolis.
Maystro Pietro nostro manescalco se grava che, essendoli assignata lì in Lode una stantia per
lozamento, non la pò usare né per uso del suo exercitio né per suo habitare, et questo per
insolentia et temerità de uno chiamato el Macorato. Volimo adunca che, participato de questo
con el vicario del potestà, tu provedi che, essendo assignata tale stantia per logiamento al dicto
maystro Pietro, esso ne possa usare honestamente senza iniuria de veruno.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Cichus.
772
ORDINE AL COMUNE E AGLI UOMINI DI CAMPO SPINOSO DI PAGARE AI FAMILIARI E AGLI STIPENDIARI DI
FIASCO DI GIRACIO LE TASSE PRECEDENTEMENTE VERSATE AD ANTONIO DI PROVENZA
1450 novembre 4, Milano.
Comuni et hominibus Campi Spinosi.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Scriptum fuit suprascriptis quod de tassis, de quibus respondebant Antonio de Provenzia et
armigeris suis, deberent, ipsis dimissis, respondere familiaribus et stipendiariis Flaschi de
Giracio.
Iohannes de Ulesis.
773
FRANCESCO SFORZA CHIEDE NUOVAMENTE A GIACOMO BIRIETTA DI INTERPORRE UNA BUONA
PAROLA PRESSO IL PREVOSTO DI SAN BERNARDO A FAVORE DI BARTOLOMEO STAZOSO
1450 novembre 4, Milano.
221r Iacobo Biriette merchatori in Gebenis.
Vi facissemo, inante la partita vostra da qui, recomandare per Piero da Pusterla nostro
Bertolomeo Stazoso per caxone de l’inquesta che noy gli havemo data et concessa in el dominio
nostro, ciò è vi interponesti col reverendo monsignor preposto de San Bernardo talmente che,
per nostra reverentia et contemtamento, luy fuse contento che dicto Bartolomeo havese dicta in
questa, et maxime offerendose luy de ricognoscerla dela paternità sua, secondo la ratta de
Lombardia et cetera. Anchora di novo desiderosi che dicto Bartolomeo goda et tenga questa
cosa, vi dicemo, confortiamo et charicamo vogliate fare tale opera presso esso preposito, del
quale sapemo quanto potete desponere, ch’el sia contento compiacere al desiderio nostro; il che
ascriveremo a non mediocra complacentia, offerendoli per la sua paternità ad ognia et magiore
cosa liberamento apparechiato.
Data Mediolani, die iiii novembris MCCCCL.
Cichus.
315
774
FRANCESCO SFORZA CONFIDA NELL’ASCENDENTE CHE GIOVANNI ZABOLO HA SUI SUOI CONCITTADINI
PARMESI PER REPERIRE 300 DUCATI D’ORO A FAVORE DEL FRATELLO ALESSANDRO
1450 novembre 4, Milano.
Iohanni de Zabolis, civi Parmensi.
Benché siamo certissimi che da ti non habii el modo al presente de subvenirne de alcuna
quantità de peccunia a nuy necessarie, segondo che habiamo inteso per toe littere et etiam
como hay facto la scusa, nondimanco confidando ne la tua devocione al stato nostro, non
dubitamo che, vogliandote adoperare cum lo credito che hay preso quelli citadini, non retrove
facilmente da una o vero più persone per fin ala summa de trecento ducati d’oro per cosa
importante asay al stato nostro; il perché deliberamo de man dare lo magnifico Alexandro, nostro
fratello carissimo in le parte de Toschana per bono respecto. Te con fortiamo et carrichiamo
quanto possimo che vogli tenere modo che habiamo li dicti tricenti ducati, como credemo saperai
fare, li quale volemo sianno dati et numerati al prefato nostro fratello, perché meglio habia el
modo de andare a l’impressa gli havemo comissa, etiam se bene fose de bisogno che li recha
tasse ad interesse 221v de dui per cento, de qualli ducati trecento et interesse te faremo fare
tanti as signamenti sopra el dacio dele porte de quella cità del mese de aprile et de mazo
proximo avenire, o vero sopra quale altro dacio meglio parerà et piazerà a te; o vero che
facesseno la dicta subvencione in modo et forma che sareti cauti, et de ciò scrivemo
oportunamente al referendario et thexaurero nostri lì che fazano, como tu diray, tanti
assignamenti ut supra in modo o forma che o altri che subvenirà ala camera nostra o vero ti deli
predicti ducati remagna satisfacto, così per la sorte como per lo interesse.
Mediolani, die iiii novembris 1450.
Cichus.
775
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REFERENDARIO DI PARMA DI AVER CHIESTO A GIOVANNI ZABOLO DI
PROCURARGLI PRESSO I PARMESI 300 DUCATI D’ORO PER IL FRATELLO ALESSANDRO
1450 novembre 4, Milano.
Referendario nostro Parme.
Perché havendo de presente la Camera nostra bisogno recuperare alcuna quantità de dinari per
strecta necessitate et importantissime al stato nostro, havemo scripto al nobile nostro dilecto
Zohanne Zabolo citadino li voglia subvenire ala Camera nostra de trecenti ducati d’oro, o per
altri, perché siamo certi non ha lui el modo, ben che siamo certissimi provedaria a maior facto, lo
havemo caricato et exortato li voglia recuperare da altri o ad interesse, purché rechati per
satisfare a questa nostra necessitate et poy darli a l’illustre signor Alexandro, nostro fratello,
perché habiamo casone de transferirlo aIe parte de Toschano per alcune cosse importantissime
al stato nostro. E quando li talli haverano subvenito ala camera de quelli ducati trecento, volemo
li fati assignacione sopra li dacii de l’intrate dele porte de quella nostra cità del mese d’aprile et
mazo proximo che venirano, et sopra qualuncha altro dacio li parirà et piacerà a loro, como per
la presente li assignamo o per altra via, pur che remagnano taciti et contenti de nuy. Volemo
etiandio, s’el sarà necessario per via de interesse, volemo li faci assignacione cossì per lo
interesse como per la sorte.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Cichus.
316
776
FRANCESCO SFORZA RIDICE AL TESORIERE DI PARMA QUANTO SURRIPORTATO PER LA RICHIESTA
FATTA A GIOVANNI ZABOLO
1450 novembre 4, Milano.
222r Thexaurario Parme.
Scrivemo lì per nostre littere al nobile nostro dilecto Zohanne Zabollo voglia rechatare lì in quella
nostra cità ducati trecento d’oro per satisfare alcuni nostri bisogni, qualli importano asai al Stato
nostro, li qualli volemo siano dati al magnifico misser Alexandro, nostro fratello, per che havemo
bisogno transferirlo ale parte toscane per alcune fazende al stato nostro importantissime.
Havemo etiamdio scripto al referendario lì quanto citius sia subvenuto deli dicti ducati ala camera
nostra li faza fare assignacione sopra lo dacio dele porte di quella nostra cità del mese di aprile
et mazo proximi che venerano, o sopra qualuncha altro dacio piacerà a loro, o per altra via et
modo rimangano contenti de nuy. Et se forsi non fosse altro modo ad recatare quilli talli dinari,
salvo che per via de interesse, volimo etiamdio siano satisfacti così delo interesse como dela
sorte. Et quando sarà el termine dela dicta assignacione volimo statim respondi, et exborsi li dicti
trecento ducati a quelli haverano ala Camera nostra subvenuto, cessando ogni excusacione et
dilacione.
Data Mediolani, die iiii novembris 1450.
Cichus.
777
FRANCESCO SFORZA SI RIVOLGE AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI PARMA PER CHIEDERE,
ALL’UNO L’ASSEGNAZIONE SOPRA LE ENTRATE DELLE PORTE CITTADINE DI APRILE E MAGGO 1451 PER
RIMBORSARE I 300 DUCATI RACCOLTI DA GIOVANNI ZABOLO, E ALL’ALTRO ULTERIORI 200 DUCATI
1450 novembre 4, Milano.
Referendario et thaxaurario Parme.
Como vederiti per nostre littere scrivemo a Zohanne Zabolo, cittadino lì, per alcuni bisogni nostri
ne voglia subvenire de trecento ducati, li quali volimo siano dati al magnifico misser Alexandro,
nostro fratelo et ti referendario li faci l’assignacione sopra l'intrate dele porte de quella nostra cità
del mese di aprile et marzo proximi che venerano; non obstante quelli trecento havemo ancora
bisogno, per nostre grandissime necessitate, recuperare ultra quelli altri ducento ducati, qualli ti
texaurero te confortiamo vogli essere insieme cum lo dicto Zohanne Zabolo, et tra l'uno e l'altro,
tenere et servare quello meglior modo sia posibile al rechato d'essi ducento ducati, li qualli
volemo siano dopo exbursati, et statim datene cento ad Antonio da Dexio presente exhibitore, et
li altri cento ad Francesco Maletta. Et volemo faci fare tu, referendario, la assignacione sopra ciò,
como havimo dicto; et perché siamo informati ch’el dicto Zohanne Zabolo, vogli tu thexorero, non
habiando altro modo, al manco recuperarli ad interesse li dicti denari, et questo tenitelo in vuy.
Data Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
317
778
FRANCESCO SFORZA ORDINA A SAGRAMORO DA PARMA DI RESTITUIRE IL PAIO DI BUOI SOTTRATTI A
OPICIO DA CASTIGLIONE NON ESSENDO EGLI TENUTO A PAGARE LA TASSA DEI SOLDATI CON IL COMUNE
DI CASTIGLIONE, IN QUANTO GIÀ LA PAGA NELLA PIEVE DI VARESE
1450 novembre 4, Milano.
222v
Sacramoro de Parma.
Ce ha significato con querela Opicio da Castiglione, nostro cittadino milanese, che già più mesi
passati tu gli facesti torre uno paro de bovi, li quali mai gli hay restituiti, et questo dice essere
facto sotto protesto che sia obligato pagare le tasse de soldati cum el comune de Castiglione, et
luy allega che non, perché paga et contribuisce in la pieve de Varese per le dicte tasse, come
allega et se proferisce farne fede, et per questo inferisce non essere obligato a contribuire con
quilli da Castiglione, et per consequente essergli tolti li soi bovi indebite. Volimo aduncha, per
non dare materia a veruno de lamentarse de torto o iniustitia, che tu te informi o faza far fede se
così è che contribuisca cum la pieve de Varese, et, trovando essere cossì, che tu gli restituischi li
soi bovi, perché non saria debito ch’el pagasse in duy luochi.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Cichus.
779
CICCO SIMONETTA VUOLE CHE MARTINO DA TRESSINO CESSI LA DISTRIBUZIONE DI GRANO
1450 novembre 4, Milano.
Martino de Tressino.
lo ho recevuta vostra lettera et inteso quanto scrivite del facto del dispensare del frumento et
cetera; dico che vogliati per honesto modo sopra sedere alla dicta dispensatione et non fate altra
distributione, se altro de novo non vi serà scripto; et non mostrate ve ne habiamo scripto.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Vester Cichus ducalis secretarius.
780
FRANCESCO SFORZA ESPRIME AL VICARIO DEL VESCOVO, AL PREPOSITO, AI CANONICI E AL CAPITOLO
DELLA COMUNITÀ DI PIACENZA IL PROPRIO DISAPPUNTO PER AVERE ESSI DATO IL CANONICATO A
PERSONA DIVERSA DA QUELLA DA LUI INDICATA E PERTANTO ORDINA CHE LO SI CONFERISCA A PRETE
TOMMASO. FA PRESENTE AL VICARIO CHE È SUA INTENZIONE “ CHE NON SIANO IMPETRATI ALCHUNI
BENEFICI”
1450 novembre 5, Milano.
Domino vicario episcopi et preposito, canonicis et capitulo comunitatis Placentie.
Per altre nostre vi scripsemo che volesti ad contemplatione nostra conferire lo canonicato,
vacante per la morte de messer Baldasarro, a pre’ Thomaso fratello de Zohanne Vesconte,
nostro camorero, et non lo havite facto, anzi l’havete conferito ad uno altro, che ne maravigliamo;
il che ve dicemo che vogliati conferire dicto canonicato al prefato pre’ Thomaso et elegerlo in
canonico solennemente et fatilo mectere in possessione. Ceterum havemo recevute littere de
voy, miser lo vicario, responsive alle nostre, circa el facto de lo impetrare deli beneficii et cetera;
di che respondemo che nostra intentione è che non siano impetrati alchuni beneficii tanto deli
318
reservati in corte, quanto deli non reservati et de tucti quelli se expectano alla collatione vostra.
Et questo è la intentione nostra.
Mediolani, v novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
781
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL COMMISSARIO DI BELLINZONA COSTRINGA GUIDINO DELLI RONCI
DI BREGNANO A DARE IL DOVUTO A FRANCESCO ARDITO
1450 ottobre 31, Milano.
223r
Commissario Bilinzone.
Ha facto lamenta denanci a noy miser Francesco Ardito devere havere certa quantità de denari
per casone de sua mercede da Guidino deli Ronci de Bregnano si che vi commectiamo et
vogliamo astrengati realmente et personalmente dicto Guidino a pagare dicto miser Francesco
de tucto quello che da luy debitamente deverà havere per la dicta sua mercede, per forma non
sentiamo più querela.
Mediolani, ultimo octobris 1450.
Iohannes de Ulesis.
782
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL CAPITANO DEL LAGO DI COMO DI NON AGIRE CONTRO IL COMUNE DI
GRAVEDONA, MA CONTRO I SINGOLI ATTORI DELL’OPPOSIZIONE A MEMBRI DELLA FAMIGLIA
CAPITANEALE, INVIATI COLÀ PER INTERCETTARE IL FRUMENTO CONDOTTOVI ABUSIVAMENTE
1450 novembre 4, Milano.
Capitaneo lacus Cumarum.
La nostra comunità de Grabedona ne ha facto significare, per suo ambassatore mandato a nui,
che gli procedi contra per uno certo mancamento, insolencia et temerità, qual tu dice havere
comisso alcuni da Gravedona in prohibere che la tua famiglia non facesse l’officio suo contra
alcuni che menaveno frumento a Gravedona, allegando esso ambassadore de Gravedona che
per tale processo, qual tu far contra el co mune, ne sequita gran danno a l’homini tucti e
mancamento de l’intrate nostre, perché non osano andare a fare li facti loro et mercatare como
solevano; per la qual cosa, considerando nuy che dicto comune de Gravedona ha supportato et
supporta pur de grande spese per le nostre gente d’arme, per non dargli tanta graveza, siamo
contenti et volimo che per questa fiata tu desisti de procedere contra el dicto comune per la dicta
casone, ma, parendote lo excesso meritare punitione, volemo che tu procedi contra li culpevoli e
non contra tuto el comune. El qual na ha facto dire che, se l’è comisso cosa veruna contra el
debito, è contra la mente sua et senza sua saputa e consentimento. Fa adoncha quanto te havemo sopradicto.
Mediolani, quarto novembris 1450.
Cichus.
319
783
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA MANDI DA GIOVANNI DA NAPOLI
UNA PERSONA DI FIDUCIA CHE LO INFORMI DEI FATTI “ DE MISSER ROGIERO”
1450 novembre 5, Milano.
Locuntenenti Alexandrie.
Havimo inteso quanto ne scriveti, respondendo aIe nostre littere, circa el facto de quelli
connestabili et havemo etiandio inteso quanto ne ha scripto Antonio da Campofregoso, siché
non acade a dire altro circa de ciò. Ma perché Zohanne da Napoli ne ha scripto che, se nuy gli
mandiamo uno fidato, ne avissarà de alcune cose importante in li facti de misser Rogiero, volimo
gli mandiati uno di vostri fidati cum le littere credenciale qui alligate, et de poi ne avissati de tucto
quello referirà.
Mediolani, v novembris 1450.
Cichus.
784
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA FRATE DONATO DA SARONNO AD APPOGGIARE LA PREVOSTURA DEL
CONVENTO DI BRERA A FRA MARTINO
1450 novembre 5, Milano.
223v
Fratri Donato de Sarono.
Intendemo nuy essere una certa controversia nello vostro convento de Blera per casone del
vostro prevostato. Il che, siando nuy affectionate al venerabile frate Martino per li benemeriti et
virtute soe, haveriamo gratissimo che dicto prevostato pervenesse al dicto frate Martino.
Pertanto ve confortiamo et stringemo che per nostra contemplacione vogliati essere contento a
dare la vostra voce liberamente al dicto frate Martino a ciò possa conseguire dicto prevostato
senza contradicione, pacificamente; la qual cosa reputaremo gratissima.
Mediolani, v novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
785
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA AL GENERALE DEL CONVENTO DI BRERA CHE SI DIA LA
PREPOSITURA DEL CONVENTO, A FRA MARTINO
1450 novembre 5, Milano.
Generali conventus Brayde.
Siando noy informati che nel vostro convento de Blera vertisse una controversia et diferentia per
casone de prepostato del dicto ordine, per la qual cosa havendo noi affectione assay al
venerabile frate Martino del decto ordine per le sue virtuti et benemeriti, quale havemo carissimo,
haverimo carissimo luy consegua honore et dignitate come merita le virtute sue. Pertanto ve
confortamo et strengemo che vi piaza, ad contemplatione nostra, dare tale opera efficace a
modo ch’el dicto prepostato pervenga nela persona del dicto frate Martino, come saperite fare et
operare et speramo farite per nostro respecto. La qual cosa conseguendo effecto, lo riputarimo
in piacere assai et maxime intendendo ch’el dicto fra Martino ha la magiore parte dele voce.
Mediolani, v novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
320
786
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI PIACENZA SI INFORMI CIRCA LA SUPPLICA DI
ANTONIA, FIGLIA DI MARTINO DA FAENZA, SUPPLICA CHE GLI È INCOMPRENSIBILE
1450 novembre 4, Milano.
Locumtenenti Placencie.
Per parte de la nostra honesta dona Antonia, figliola misser Martino da Favenza, havemo
recevuta la supplicacione qual ve mandamo introclusa; et perché nuy non intendemo la
substancia d’essa, volimo che tu te informi dela substancia et de quanto fi supplicato et ne avise
distinctamente como sia passata la facenda et, insieme col tuo apparere, ne faci giari quelIo te
pare sia da fare.
Mediolani, quarto novembris 1450.
Cichus.
787
FRANCESCO SFORZA SI AUGURA CHE IL CONTE GIOVANNI MANFREDI CONSENTA ALL’ATTUALE
PODESTÀ DI PAVIA, CONTE ANTONIO CRIVELLI, DI PROTRARRE IL SUO INCARICO PER TUTTO IL MESE
PRIMA DEL DI LUI SUBENTRO
1450 novembre 5, Milano.
224r
Comiti Iohanni de Manfredis.
Per satisfare agIi aconci del conte Antonio Crivello, nostro podestà de Pavia, e non sconzando el
facto vostro, sarisemo molto contenti che vui lo lasasti fornire in I’officio dela potestaria de Pavia
tucto el mese presente non obstante che, per la concessione a vui facta de quello, gli debiati
intrare più presto. Et questo dicemo non per volere el sconzo vostro et non per artarve se non a
quanto ve piace, ma perché forsi non ve trovaresevo in puncto et al conte Antonio saria aconzo
asay, per certi suoi respecti, haveressemo piacere che gline compiacesti che fuse sempre cum
vostra voluntà e non altramente.
Mediolani, v novembris 1450.
Cichus.
788
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIO E I PRESIDENTI DI CREMONA DETTAGLIATAMENTE
INFORMINO PER SCRITTO I MAESTRI DELLE ENTRATE SULLA QUANTITÀ DI DENARI E DI FRUMENTO AVUTI
IN SEGUITO ALLA CONVENZIONE FATTA CON LA COMUNITÀ E IL DISRETTO DI CREMONA
1450 novembre 3, Milano.
Referendario et presidentibus Cremone.
Deliberando nuy de intendere ogni quantità così de frumento como de dinari, ce ha havuta
questo anno per la convencione sone facta ad nostro nome cum quella nostra comunità e del
distrecto d’essa, ve cometiamo et volemo che havuta questa debiati particularmente mandare in
scripto ali maystri de l’intrate nostre ogni quantità de dinari et frumento havuto per la predicta
cagione, et da cui et quando etiam ad chui è data, de quale mandamento et ordinamento, et per
qual vigore, in modo possiamo apertamente intendere el tuti et exequire quanto gli habiamo
commisso; et in questo non lassati per alcuno modo intervenga alcuno fallo né dillactione de
321
tempo quantuncha minima, avissandone da poi de l’ordine haveriti posto in questo et como
haveriti facto.
Mediolani, die iii novembris 1450.
Cichus, Antonius, Iohannes, Iohannes Petrus.
789
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A CAZANIMICO SPINOLA DI AVERE ORDINATO IL RINVIO DI QUINDICI
GIORNI DELLA CAUSA FRA LUI E FRANCESCO POMPEO BOSSIO
1450 novembre 1, Milano.
Cazanimico Spinole.
Havemo veduto quello ne ha scripto lo illustre ser misser lo duxe in favore nostro, cossì quello ne
haveti scripto vuy, unde ve avissamo como nuy facemo soprasedere nella causa vertise fra vuy
et Francesco Pompeio Boso, per la qual seti chiamato qui fino a questo mezo mese. Potreti
adoncha, cossì ve confortamo, passato mezo questo mese, vegnati a defendere le rasone vostre
per che ve sarà ministrato iusticia, così ve mandamo inclusa la licentia del passo.
Mediolani, primo novembris 1450.
Cichus.
790
FRANCESCO SFORZA INFORMA DOMENICO GUAZARDO DEL RINVIO DI QUINDICI GIORNI DELLA CAUSA
SPINOLA CONTRO BOSSIO
1450 novembre 1, Milano.
224v
Dominico Guazardo.
Havimo veduto quello ne scrivi de quanto te ha dicto lo illustre misser lo duxe de Cazanimico
Spinola, lo quale par sia del magistrato deli anciani de quella inclita cità, et non posse venire a
presentarse inanzi ali nostri maystri de l’intrate, dove è chiamato per certa diferencia ha cum
Francesco Pompeyo Bossio. Volimo adoncha te ritrovi cum lo prefato illustre signor misser lo
duxe et cum lo prefato Cazanimico, ali quali darai le alligate dicendoli como nuy facimo
suprasedere questa causa fin a mezo questo mese de no vembre, et che poi esso Cazanimico
vegna o mandi a defendere la rasone sua per che gli sarà ministrato iusticia.
Mediolani, die primo novembris 1450.
Cichus.
322
791
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL DOGE DI GENOVA CHE LA CAUSA, DAVANTI AI MILANESI MAESTRI
DELLE ENTRATE, TRA CAZANIMICO SPINOLA, MEMBRO DEGLI ANZIANI, E FRANCESCO POMPEO
BOSSIO, CITTADINO MILANESE È STATA RINVIATA SINO A METÀ NOVEMBRE, “QUO TEMPORE EUNDEM
CAZANIMICUM AB OFFICIO ABSOLUTUM ESSE CREDIMUS”
1450 novembre 1, Milano.
Domino duci Ianue.
Vidimus que pridie nobis scripsisti de nobili Cazanimico Spinola quem, cum ex supremo
ancianorum magistratu vestro nunc sit et vocatus esset coram magistris intratarum nostrarum
pro causa quadam, que verti videtur inter ipsum Cazanimicum et Franciscum Pompeium
Bossium civem nostrum Mediolanensem, nec comode ab eo abesse posse dicitur, donec officio
suo functum sit; vidimus etiam que superinde nobis ipse Cazanimicus scripsit, unde, habitis
coram nobis magistris ipsis, ordinavimus et iniunximus eis quate nus in causa predicta
suprasedere et eam suspensam tenere debeant ad usque medium instantis mensis novembris,
quo tempore eundem Cazanimicum ab officio absolutum esse credimus. Poterit igitur vestra
illustris dominatio eidem Cazanimico, cui etiam nos scripsimus, hoc significari facere ut
quemadmodum rei sue providendum sit non ignoret. Parati ad queque vobis grata.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
792
FRANCESCO SFORZA SI LAMENTA CON IL COMMISSARIO E IL CAPITANO DELLA MARTESANA DI NON
AVERE IMPEDITO CHE SI CONDUCESSE BIADA PER MALGRATE E LECCO FUORI DAL DUCATO DI MILANO
SENZA PAGAMENTO DI DAZI, SPECIE DI QUELLO DELLA BIADA DEL LAGO DI COMO
1450 novembre 3, Milano.
Comissario et capitaneo Martesane.
Quantoncha ali di passati più fiade ve habiamo commisso et scripto a vui, misser lo capitaneo, in
modo che contra l’ordini et decreti nostri non ce potesse conducere alcuna 225r quantità de
biada per el loco de Malgrà et la terra nostra de Leuco fora del ducato nostro de Milano,
nondimanco par se gline conduca molta quantità, non facto ancora el dicto pagamento così de li
dacii de questa nostra inclita cità, como de Como; la qual cosa non solum ritorna ad diminucione
per lo avenire per l’intrate nostre et deli dacii del pre sente anno, ma evacua el paeso nostro de
biada. Il perché, non disponendose per alcuno modo de patire questo, de novo ve carichiamo et
comandamo vogliati cum ogni opera, solicitudine et diligentia pro vedere che per li dicti loci non
se possa conducere, né se conduca alcuna quantità de biada contra li predicti nostri ordini, se
prima non sia facto el debito pagamento de dacii predicti et maxime del dacio dela biada del laco
de Como, el quale per questo patisse mazor danno che li altri; et in questo provideati in modo
che non sentiamo più lamenta, né ancora habiamo cagione de far repplicare tante littere,
avisando da poi li maistri de l'intrate nostre de l’ordine havereti posto in questo.
Mediolani, die iii novembris 1450.
Cichus.
Matheus
Iohannes.
323
793
FRANCESCO SFORZA RISCRIVE AL DOGE DI GENOVA DI FAR RESTITUIRE AL CONTE MANFREDO DA
LANDO LA LOCALITÀ DI TERSOGNO DEL CONTADO DI COMPIANO
1450 novembre 4, Milano.
Illustri domino duci Ianue.
Per altre nostre litere havemo scripto et anco a bocha per Dominico Guazardo, nostro fameglio,
facto dire alla segnoria vostra gli piaza fare restituire al conte Manfredo da Lando el luocho de
Tersogno del contà de Compiano, quale, come la segnoria vostra sa, gli fi retenuto; et perché
pur desideramo che la resti tucione predicta gli sia facta, la quale haveremo molto gratissima, de
novo scrivemo et preghamo vostra segnoria voglia fare dicto luoco restituire al predicto conte
Manfredo, maxime attenduto ch’el dicto luoco è del contado de Compiano patrimoniale del conte
Manfredo, per la quale restitucione ne sequirà che, dove de presente fi tenuto cum spesa et
violento, doppoi la dicta restitucione, sarà alli piaceri della signoria vo stra 225v et dicto conte
cum tucti li suoi homini cum quello insieme, promettendovi noy ex inde de fare che per el dicto
conte Manfredo non se farà novità alcuna contra l’homini de quello luoco, quali per ri specto della
casa vostra li havesseno facto qualche despiacere, imo li faremo remettere integramente ogni
iniuria quale gli fosse facta, et farimoli ben tractare.
Mediolani, iiii novembris 1450.
Cichus.
794
FRANCESCO SFORZA INVITA NICOLA CAMPOFREGOSO A VOLER CONVINCERE IL DOGE PER LA
RESTITUZIONE DELLA LOCALITÀ DI TERSOGNO AL CONTE MANFREDO DA LANDO, RESTITUZIONE DA CUI
LO STESSO NICOLA TRARRÀ DEI VANTAGGI
1450 novembre 4, Milano.
Domini Nicolao de Campofregosio capitaneo, et cetera.
Per nostre littere havemo scripto et anco a bocha per Dominico Guazardo, nostro famiglio, facto
dire a l’illustre miser lo duxe che voglia fare restituire al conte Manfredo da Lando el luoco de
Tersogno del contà de Compiano, quale, come la magnificencia vostra sa, gli fi retenuto; circa la
quale restitucione cogno sce mo apertamente esserli necessarie l’opere vostre et persuasione et
conforti vostri. Il perché, rendendose noy certissimi che la magnificencia vostra farne cosa
haverà piacere, pregamola et confortamola voglia cum bono animo et voluntariamente
condescendere alla restitucione del dicto luoco al conte Manfredo, et così confortare et pregare
lo prefato miser lo duce, attenduto maxime che dicto luoco è patrimoniale del dicto conte
Manfredo. In la qual cosa, ultra che più cose ne havereti per dicta restitucione, cioé primo
havereti dicto luocco sempre alli piaceri vostri senza spexa, né damno alcuno, secondo che mo’
l’haveti et violento et cum grande spesa, et puoi insieme cum quello havereti dicto conte
Manfredo et li homini suoi apparechiati sempre ali honori et piaceri vostri, a noy ancora fareti
cosa gratissima, quale desideramo se facia, promettendovi noy de fare che per lo dicto conte
Manfredo non se farà novità alcuna contra li homini del dicto luoco, quali per respecto della casa
vostra gli havessero facto qualche despiacere, imo li faremo remettere integramente ogni iniuria
li fosse facta. Siché vi pregamo che per tucti li respecti vogliati condescendere alla dicta
restitucione, perché, como havemo dicto, ne fareti cosa grata.
Data Mediolani, die iiii novembris 1450.
Cichus.
Circa suprascripta scriptum fuit hominibus et Dominico Guazardo.
324
795
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI RESTITUIRE, CON
RATE MENSILI, SULLE ENTRATE ORDINARIE MILANESI DI AGOSTO- SETTEMBRE- OTTOBRE 1451, AGLI
EBREI COMPLESSIVAMENTE LIRE 12477, 10 PER I MUTUI (E RELETIVI INTERESSI) CON LORO STIPULATI
NEGLI ANNI 1446-1447
1450 novembre 3, Milano.
226v
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, habere debent a camera nostra Solaam de Bosignor et eius socii ebrey ducatos
duos mille ducentum, de quibus usque die septimo mensis augusti anni 1447 mutuo nobis
subvenerunt cum interesse ducatorum quatuordecim pro centeno in anno; quod quidem usque in
diem presentem capit in summa, computatis nonnullis aliis expensis inde sequutis, ducatos septemcentum duos et solidos triginta duos ultra libras cl, solidos vii in drapis presentialiter sibi et in
hac civitate solutos. Debet quoque Leonardus Nicolay Bonarelli de Ancona ab ipsa camera
habere ducatos trecentum quatuor, de quibus mutuo nobis similiter subvenit de mense augusti
anni 1446 cum interesse ducatorum viginti pro centeno singulo anno, quod ascendet in summam
ducatos centum nonagintaduos, soldos 46. Qui omnes denarii, computatis et m de imperialium,
qui pro interesse temporis futuri ad rationem quindecim pro centeno yuxta captam conventionem
debentur, ascendunt sumam librarum duodecim mile quatuorcentum septuaginta septem et
solidos decem imperialium, sicut de premissis omnibus constat per rationem visam et calculatam
cum ipsis ebreis et Leonardo per dilectum familiarem nostrum Steffaninum de Zachariis, cum
sientia et participatione vestriy. Et quia nedum obtulerant illi, verum etiam promiserunt restituere
nobis nonnulla yocala et pignora nostra penes eos pro cautione denariorum, de quibus, ut
pretangitur, mutuo nobis subvenerunt existentia, si securi per nos fiant de solutione dictarum
librarum xii milia cccclxxvii lx per faciendam eis super intratis nostris assignationem oportunam,
habentes hanc oblationem et permissionem suam non modo gratam sed etiam aceptam sumam,
deliberamus et intendimus digne eorum peticioni satisfacere. Qua re contentamur, volumus et
mandamus quatenus eisdem ebreis a Leonardo formam validam et inrevocabilem asignationem
faciatis licet et nos per presentes irevocabiliter facimus de predictis libris duodecimmille
quatuorcentum septuaginta septem et solidis decem imperialium super quibuscumque intratis
ordinariis huius inclite urbis nostre mensium augusti, sectembris et octobris proxime futuri anni
1451, sibi mensuatim pro rata solvendi, decernentes et ipsis ebreis et Leonardo concedentes per
ipsam assignationem in totum veI partem alienare aut in alium transfere possint, prout sibi melius
videbitur et magis placuerit, faciendo fieri ex nunc quaslibet scripturas pro premissis necessariis
et expedientes et congruis temporibus solutiones debitas.
Mediolani, iii novembris 1450.
Cichus.
796
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SI PAGHI, CON RATE
MENSILI SULLE ENTRATE ORDINARIE DI CREMONA NEI MESI DI AGOSTO- SETTEMBRE- OTTOBRE 1451,
IL MUTUO DI 500 DUCATI VENETI CONTRATTO CON LELIO FEDENERO DI ANCONA
1450 novembre 3, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Dilecti nostri, subvenit alias mutuo nobis Lilius Fedenerus de Ancona de ducatis 500 Venetis
prompte quidem et libera manu et absque ullo prorsus interesse; nos itaque restitucioni
huiusmodi denarios oportune intendentes providere, tum quia dignum est ita, tum ut ipse Lilius in
futuris necessitatibus nostris subvenire etiam nobis possit, volumus et mandamus quatenus
325
eidem Lilio dictos ducatos 500 assignetis sicut et nos per presentes assignamus super
quibuscumque intratis ordinariis nostre civitatis Cremone in mensibus augusti, septembris et
octobris anni proxime futuri 1451 mensuatim pro rata solvendos, aut de ipsis assignatis faciatis
super quibusvis intratis nostris, prout melius vobis videbitur, intratis Cremone satisfacere
nequeuntibus, cum hoc quod huiusmodi assignacioni possit ille in alium transfere si et prout sibi
videbitur et magis placuerit, faciendo fieri ex nunc scripturas quaslibet proinde necessarias et
expedientes et congruis temporibus solutis debitis.
Mediolani, iii novembris 1450.
Cichus.
797
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE I NOBILI CRIVELLI DI MAGENTA PUNTUALMENTE VERSINO
ALL’UFFICIALE DEL PORTO DI BUFFALORA LA QUOTA DA LORO DOVUTAGLI PER LA SUA CARICA
1450 novembre 6, Milano.
227r
Nobilibus de Crivellis in Mazenta.
Per più secureza et maior conservacione de tuto el ducato de questa nostra cità dala condicione
de la peste, qual è in molti lochi como sapiti, havemo deputato officiale al porto de Bofalora
Zohane da … Et cossì è posto ala possessione d’esso officio, como doveti havere intesso; ma
perché intendiamo ch’el ve tocha a contribuire al suo salario, ve cometiamo et volemo che, per la
parte toca a vuy, gli voliati satisfare integramente ali tempi debiti, el che ritornarà etiamdio in
beneficio vostro, conservandosse questa parte da quella contagiosa peste.
Data Mediolani, die vi novembris 1450.
Cichus.
798
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE AL FRATELLO
GIOVANNI SFORZA DUCATI 150 D’ORO PER IL SUO SOSTENTAMENTO
1450 novembre 6, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Ut magnificus germanus noster Iohannes Sfortia sustentare se valeat, donec uberiorem sibi
facere poterimus provissionem, contentamur immo comittimus vobis et volumus quod eidem, seu
agentibus pro eo, dari et numerari faciatis ducatos centum quinquaginta auri et in auro, omni
exceptione remota.
Data ut supra.
Cichus.
326
799
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE ENTRATE DIANO A TRE SUOI
NUOVI PIFFERAI UN INDIVIDUALE SALARIO DI 10 FIORINI MENSILI ANTICIPANDO LORO, AL PRESENTE,
QUATTRO MENSILITÀ
1450 novembre 6, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Sumpsimus ad servicia nostra et in pifferos aulae nostre Antonium de Leuco, Petrum de Casate,
et Bertholomeum de Porris cum mensuali sallario florenorum decem a soldis triginta duobus pro
floreno per unumquemque eorum percipiendorum. Qua re comittimus vobis et volumus quod
eisdem et unicuique eorum de dicta provissione, incipiendo in calendis octobris proximi delapsi,
debitis atque ordinatis tempomribus, de cetero responderi faciatis.
Mediolani, vi novembris 1450.
Cichus.
Quin etiam de presenti unicuique eorum prestanciam quatuor mensium fieri faciatis, ut se
apparare et in puncti ponere valeant.
Data ut supra.
800
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL CONTE LAZARO ARCELLI CHE IN ISCRITTO SEGNALI QUANTO HA
AVUTO LÌ E NEL TERRITORIO DI BORGONUOVO IL DUCALE UOMO D’ARME VITALIANO, ATTUALMENTE AGLI
ARRESTI. VUOLE, INOLTRE, GLI SCRIVANO QUANTI CAVALLI E QUANTI UOMINI D’ARME ( DI CUI
SEGNALERANNO I NOMI) RISIEDONO A BORGONUOVO
1450 novembre 7, Milano.
Domino comiti Lazaro de Arcellis.
Volemo, recevita questa, vui ne mandiati in scripto tuta la biava et ogni altra cosa che havesse
havuta lì o nel territorio de Borgonovo Vitaliano nostro homodarme, qual è in presone. Item
mandatine in scripto tuti li cavalli vivi et boche vive, lo nome de quelli homini d’armi che sono
alogiati in Borgonovo et nelo territorio de Borgonovo, el che chiaramente possiamo sapere la
veritate et in la lista, che ne mandariti, guardati non compiacere ad homo del mondo, ma
mandatene in scripto la veritate, altramente ne gravaressemo de vui.
Mediolani, vii novembris 1450.
Cichus.
801
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA IL CAPITANO DI CASTEGGIO DICENDOGLI CHE È O UN INCAPACE O
UN BUGIARDO, PER NON SAPER FARE O PER NON VOLER FARE. GLI ORDINA CHE QUANTO PRIMA GLI
INVII UNA LISTA”CHIARA ET NETA ET CHE SIA VERA” CON I NOMI DEGLI UOMINI D’ARME CON I LORO
CAVALLI, CON IL NUMERO DEI SOLDATI E L’INDICAZIONE DEI LORO ALLOGGI
1450 novembre 7, Milano.
227v
Capitaneo Clastigii.
Te havemo scripto più volte che ne dovesse mandare in scripto tuti li cavalli vivi et le boche vive
che sonno logiati de là da Po sotto la iurisdicione del tuo officio, et tu ne scrive haverne mandato
lo nome deli homini d'arme et dove sonno logiati; per la qual tua resposta ne pare comprendere
327
due cose: o che tu non sai fare quello te scrivemo, o che tu non lo voli fare, che crediamo sia più
tosto per non lo sapere fare che per non volerlo fare, che certamente ne havemo havuto et
havemo dispiacere asai che tu non ne habii mandato dicta lista. Et pertanto vogli subito, recevuta
questa, mandarne in scripto homini d’arme per homini d’arme et li cavalli loro et le boche, che se
retrovano de presente vive, et li lochi dove logiano, siché possiamo chiaramente sapere la
veritate et intendere como passa questo facto. Et la dicta lista manderala per meso proprio et
che l'habiamo quanto più presto sia possibile, interlassando ogni altra cosa per mandarne dicta
lista chiara et neta et che sia vera de quello tu ne scriveray.
Data Mediolani, die vii novembris 1450.
Cichus.
802
TOTALE DEI VARI DAZI PRESENTATO DAGLI UFFICIALI ELETTI DAL COMUNE DI LODI
Mccccl die lune septimo septembris
228r Adicio facta per infrascriptos dominos officiales ellectos per comune Laude super daciis
infrascriptis pro anno presenti et futuro, videlicet per dominum Paulum de Brachis, Bernardum
Boconum, Martinum de Trexio, Bonsignorem de Bonsignoribus, Iohannem de Vignate quondam
Antonii et Baptistam de Pelato et cetera, videlicet: super dacio macine frumenti pro quolibet
modio frumenti solidos duos imperialium et ad computum pro rata montara fin a cenaro libre 356
soldi; super dacio panis albi venalis pro quolibet modio solidos quatuor imperialium, lire 232
soldi; super dacio scanature bestiarum pro qualibet libra carnium imperialium unum cum dimidio
libre 316 soldi; super dacio traversus tercia pars eius quod solvi consuetum est et solvitur de
presenti, libre 18 soldi; super dacio mercancie pro qualibet libra precii solidos quatuor, libre 180
soldi; super dacio lini et stupe pro qualibet vintina solidos denarios sex et pro quolibet rubolini
solidos denarios octo, libre 52 soldi; super dacio vini de minuto ad computum imperialium
duorum pro quolibet bocale vini, libre 250 soldi; super dacio bulletarum forensium pro quolibet
equestri denarios tres et pro quolibet pedestri denarios tres, libre 20 soldi; super dacio pontis
Abdue tercia pars eius quod solvitur de presenti et solvi consuetum est, libre 50 soldi.Summa:
libre 1474 soldi; summa: ducati 460 soldi 40. Li dacii de l’intrata et sale montarano a rasone de
soldo i per mozo de biada grossa et soldi i per brenta et de salle denari vi per libra, montarano
fino a Natalle circa ducati 400.
803
DALLA RELAZIONE DI DONATO DA LODI RISULTA CHE GASPARE DEL PIGLIO DEVE ANCORA AL SUO
CANCELLIERE ANTONIO DALLA ROCCA DUCATI 48
s.d.
228v
Relacio facta per Donatum de Laude.
Referisse Donato da Lode havere parlato cum misser Gasparro del Piglio per el salario de ser
Antonio dala Rocha suo cancellero, et dice ch’el dicto misser Gasparro gli ha dicto havere
promesso al prefato misser Antonio per il salario suo soldo per una lanza, zoé sete ducati, et ha
havuto esso Antonio in tuto ducati xxxv et resta havere ducati xxxv per il servito suo et xiii ducati
pro spese, siché resta havere ser Antonio in tutto ducati xlviii soldi.
328
804
FRANCESCO SFORZA SI DICE D’ACCORDO CON LE PROPOSTE DI GIOVANNI DA ALESSANDRIA (IN
PRESENZA DI FURTI, ASSASSINI, MALVAGI COMPORTAMENTI DEI SOLDATI) DI FAR PERCORRERE IL
TERRITORIO DA UN VALENT’UOMO CON ASSISTENTI. QUANTO AL SUSSIDIO, SE LA CAVI CON LE
ENTRATE. SI DICE, POI, CONVINTO CHE SE IL DOGE DI GENOVA PASSASSE DEL DENARO A SANTINO DA
RIVA, QUESTO LO SERVIREBBE E FAREBBE TUTTO QUELLO CHE IL DOGE GLI DICESSE
1450 novembre 6, Milano.
229r
Domino Iohanni de Alexandria.
Havemo recevute due vostre littere de data a dì tre del presente et inteso quanto scrivite.
Respondemo a le parte, et primo ad quanto scriviti delo ricordo ne faceti ad volere obviare alli
mali portamenti deli soldati et alli robbamenti et assassinamenti sonno commessi, con
recordarce che ve pareria fosse ben facto a dare la cura et guardia ad uno qualche valente homo
che descorresse lo paese cum x o xii cavalli et cetera. Dicemo che ne pare optimo ricordo lo
vostro et parce sia ben facto, siché vogliati provedere de meterli uno chi parirà ad vui, et fategli
provedere là dove parerà a vui essere più aconzo, ma habiati advertencia de non metere el lupo
per guardiano delle peccore, et habbia bona informacione de chi pigliariti ad questa cura et
guardia ad ciò non multiplicono inconvenienti. Alla parte del fare dela iusticia, dicemo che
havemo intesso quanto scriveti et parce che sia bene ad mantenere iusticia et ad pigliare ogni
via che se observi. Alla parte del richedere subsidio che ve pare non havere loco et cetera,
dicemo che vediati et provati de havere dicto subsidio ponendo li dinari consumati, et fatigli quelli
che se può; et in caso che non possa havere loco dicto subsidio, vedati de havere dicto subsidio
per via delle intrate como scriveti, et fate presto et advisatece como haveriti facto. Al facto de
Antonello dal Borgo, nuy expectiamo le liste et venuto che sarano, provederemo al facto suo per
qualche bona via che remagnarà satisfacto. Ceterum, per che Sanctino da Riva e in Astesana e
senza soldo da nisuno et voria pur cum essere in libertà fare de le cose asay et proferirse,
havendo aiutorio de dinari, che farà molte cosse, et nuy non havemo voluto attenderli, perché
non volemo che fuza contra lo illustre signor duxe de Zenova, de che havemo facto concepto
che, dasendo el prefato illustre signor duxe qualche dinaro al prefato Sanctino, che lui lo serverà
et faria bon servicio et restarli servitore e farà tutto quello vorà dicto illustre signor duxe, et sarà
utilissimo dinaro. Pertanto vogliati recordare et persuadere al prefato signor duxe che li faza
provedere de qualche dinaro et haverlo al suo comando et succederali utile et comodo asay. Et
non essendo ancora spazato dellà, vogliati expedirvi subito dellà et andati ad Zenoa ad sequire
quanto ve havemo imposto et advisatene subito 229v de questo et de quanto ve havimo
comisso particularmente et chiaramente; et circa al facto de Sanctino non recordamo questo per
alcuno nostro acunzo se non per ben et cauteza d’esso illustre signor lo duxe, perché non habia
casone de pigliare altro partito che havesse a fare contra la segnoria sua, nì entendemo faza in
questo lo parere suo.
Mediolani, die vi novembris 1450.
805
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE NOSTRE ENTRATE CHE DIFFIDANDO
DELLA COMUNITÀ DI CASTIGLIONE, PRIMA RIBELLE E POI AMICA, HA DESIGNATO FILIPPO VISCONTI A
REGGERE QUELLA COMUNITÀ E PERTANTO VUOLE CHE GLI SI PASSINO 600 FIORINI. DENARI CHE
DOVRANNO ESSERE VERSATI DAI RIBELLI E, IN PARTICOLARE, SI TRATTERRANNO A GIACOMINO DA
CASTIGLIONE, CHE NE È STATO IL CAPORIONE, 400 FIORINI
1450 novembre 6, Milano.
Regulatori et magistris intratarum nostrarum.
Siando rebellatosse Castiglone da nuy et siando da poy retornato a nostra obediencia et
havendo nuy suspecto del dicto loco che non se rebellase un’altra volta, mettessemo lo
spectabile nostro affine misser Filippo Vesconte alla cura et conservacione del dicto loco; lo qual
329
ha tenuto cum dispendio asay custodito dicto loco uno bon tempo. Il perché per satisfactione deli
fanti che gli tenne et dispendii che ha haviti per guardia del dicto loco, havemo deliberato gli
sianno dati et pagati fiorini sey cento, cioè fiorini 600, a rasone de soldi trentaduy per ciaschuno
firino, intendendo tamen che questi sey cento fiorini debiano pagare quelli che forano principalli a
fare rebellare da nuy dicto locho. Et havendo chiareza et informacione vera che Iacobino da
Castiglione fo uno deli principali a fare rebellare dicto locho, volimo che, sopra l’assignacione che
ha, gli faciati retenere fiorini quatrocento, et fatine respondere al dicto misser Filippo, facendo le
opportune scripte et quello bisogna, per modo che li habia.
Mediolani, die vi novembris 1450.
Cichus.
806
FRANCESCO SFORZA IMPONE AGLI UOMINI DI SEZZADIO DI PRESTARE FEDELTÀ AL CONSIGLIERE
DUCALE, GIOVANNI FERRUFFINI, FEUDATARIO DEL LUOGO
1450 novembre 8, Milano.
Hominibus Sezadii.
Per il privilegio del feudo di quella terra da nuy concesso al spectabile doctore misser Zohanne
Ferofino, nostro consiglero carissimo, et subsequentemente per altre nostre littere scripte a
Gulielmino Ferofino potestà de essa terra, doveti havere expressamente intesa la mente et total
disposicione nostra che doveti dare piena obediencia et giurare la fidelitate nele mane del
prefato misser Zohanne et qualuncha suo meso et procuratore a questo; et nondimeno, per
quello habiamo intexo, par che faciati difficultate in exibirle la dicta fidelitate, rechedendo vuy che
la debiano fare insieme cum vui li zentilhomini Ferofini de quella terra a parenti d’esso misser
Zohanne, b la fidelità di quali zentilhomini resservamo in nuy, e per vigore di nostri decreti a nui
specta, nè intendiamo nì volemo che prestino fidelità alcuna ad altri che a nuy. 230r c Il perché,
havendo nuy molto molesto questa vostra renitencia, la qual non ha in se nì rasone, nì honestate
alcuna, volemo et comandiamove expresamente per queste nostre presentelittere che, remosta
ogni exceptione et dimora, gli faciati la dicta fidelitate non li usando più scusa né renitencia alcuna, per quanto haviti cara la gracia nostra et per modo non vi habiamo più casone de scrivere
sopra di ciò.
Mediolani, viii novembris 1450.
Cichus.
a Segue depennato con tratto di penna la fidelitate ali quali per vigore de certi decreti è
reservata in nuy.
b Segue depennato da tratto di penna del che esso misser Zohanne non ne fa instancia alcuna
per sua modestia, cum etiamdio lo vole et nuy siamo asai contenti.
c Segue depennato da un tratto di penna né per modo alcuno volemo se remova.
330
807
FRANCESCO SFORZA FA PRESENTE AI NOBILI FERRUFFINO CHE, SE ANCHE GIOVANNI FERRUFFINI NON
VUOLE CHE I SUOI PARENTI GLI GIURINO FEDELTÀ, È DOVEROSO CHE ESSI GLI PORTINO “REVERENCIA “
QUANTO ALLA PERSONA DEL DUCA
1450 novembre 6, Milano.
Nobilibus de Ferofinis.
Carissimi nostri, siamo informati como el spectabile doctore misser Zohanne Ferofino, nostro
consiglero carissimo, per sua modestia et honore etiam de la casata vostra et volendo così la
raxone de li nostri decreti, non richede né vole fidelitate alcuna da vui per vigore del feudo qual li
havemo concesso de quella terra de Seze; la qual cosa ne é stata grata et accepta et
nondimeno, a ciò questo non venga ad essere in diminucione alcuna del dicto feudo per nuy
concesso, volimo che in ogni cosa vi possa ministrare ragione como se dispone per esso
privilegio nostro et comandamove gli siati obediente et gli portiati reverencia quanto ala nostra
propria persona, non li contrafacendo per condicione alcuna, per quanto haveti cara la gratia
nostra.
Mediolani, vi novembris 1450.
Cichus.
808
FRANCESCO SFORZA IMPONE AL POTESTÀ DI GIAROLE DI PERSEGUIRE I DEBITORI DI SCEVA CORTI
( DI CUI HA BISOGNO PER IMPIEGARLO IN AFFARI DI STATO) IN MODO CHE POSSA RITORNARE PRESSO IL
DUCA
1450 novembre, Milano.
Potestati Glarolarum.
Vederai le nostre littere patente havimo concesso al spectabile doctore nostro dilectissimo miser
Sceva de Corte contra li suoy debitori; et perché li havimo imposto ch’el retorni presto da nuy,
havendo nuy bisogno de adoperarlo nelli importantissimi facti nostri, volimo faci omni execucione
contra li dicti suoi veri debitori, in modo et forma ch’el possa retornar da nuy presto, et non
manchi per quanto hai cara la gracia nostra.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
In simili forma, mutatis mutandis, potestati Castrinovi Terdonensis.
809
FRANCESCO SFORZA RIPETE AL CAPITANO DELLA VALLE DI LUGANO CHE DAGLI UOMINI DI DETTA
VALLE SI DEVONO, SENZA ULTERIORE RESISTENZA, DARE 140 DUCATI D’ORO
1450 novembre 6, Milano.
230v
Capitaneo Vallis Lugani.
Per un’altra nostra sottoscripta de nostra propria mano te havemo scripto et ordinato che tu
facese dare et pagare al spectabile cavalero misser Zohanne dala Noce, nostro conductero, dalli
homini dela Valle de Lugano ducati cento quaranta d’oro per la guardia del castello de Morcho.
Pare tu habi resposto al messo de misser Zohanne che tu non li volli far pagare se tu non hay
littera et licentia dali magnifici fratelli da Santo Severino; dela qual cosa ne maravigliamo asay
che non habii exequito quanto per dicta nostra littera te scrivevamo et pertanto volimo et per la
presente te comandiamo che tu scrivi ogni via et modo te parerà più cellere et expeditiva de fare
331
che lo dicto misser Zohanne habia prestissimo li dlcti ducati 140 d'oro, et che sia satisfacto
integramente delli dicti dinari. Et de questo facto fa che nuy non habiamo più querella, né casone
de replicartello più perché li predicti da Sanseverino non hanno a contradire a tal pagamento.
Mediolani, vi novembris 1450.
Cichus.
810
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AL DOGE DI GENOVA, PIETRO DI CAMPOFREGOSO, DI FARGLI AVERE
QUANTO DI GRATIFICANTE DISSE A FILIPPO SPINOLA QUANDO LO PREGÒ DI CONSENTIRE CHE FOSSE
MESSO A CAPO DELL’UFFICIO DI PONTE MAURIZIO
1450 novembre 7, Milano.
Domino Petro de Campofregoso, Dei gratia Ianuensi duci.
Non sumus immemores superioribus diebus fiducialiter per nostras litteras rogasse
dominationem vestram ut spectatum Filippum Spinulam quondam Neapoleonis dignoretur nostro
frui possit cum honore preficere offitio Pontis Mauritii, ipso admodum cupiente in numero servitorurn excellentie vestre describi; et cum intellexerimus dominationem vestram et grate et optime
respondi fecisse ipsi Filippo et si novum apud nos non sit id boni responsi contemplatione nostra
dedisse, rengratiamur tamen excellenciam vestram et simul eam rogamus ut nos etiam per
litteras suas de responso super re huiuscemodi participem fatiat, offerentes nos ad similia et
maiora paratos pro dominatione vestra.
Data Mediolani, vii novembris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia, et cetera.
811
FRANCESCO SFORZA FA SAPERE A GIOVANNI FRANCESCO DE UBERTIS, LUOGOTENENTE DI CARLO
GONZAGA, DI AVER SCRITTO AL LUOGOTENENTE DI CREMONA, GIOVANNI DA TOLENTINO, CHE
INDAGASSE E PUNISSE I SOLDATI DUCALI CHE SUL TERRITORIO GONZAGHESCO EBBERO UN PESSIMO
COMPORTSAMENTO
1450 novembre 9, Milano.
231r
Iohanni Francisco de Ubertis, locuntenenti illustris domini Caroli.
Havemo veduto quanto per una tua littera hai scripto ad lo illustre ser messer Carolo, nostro
generale capitaneo, deli damni et robbamenti che fanno li nostri soldati su lo territorio del prefato
illustre segnor misser Carolo dela qual cosa n’è molto dispiaciuto quanto dire se possa. Et
perché a questo se gli possa provedere et obviare volemo et così per la presente ve comettemo
et diamo piena et larga licentia che, venendo alcuni deli nostri per robare sulo terratorio del
prefato segnor misser Carolo, te sforci por ogni modo pigliarli et mandarli in mano del magnifico
misser Zohanne de Tollentino, locotenente nostro de Cremona, alo quale havemo comesso gli
debia far rasone et iusticia perché nostra intencione è che li homini et subditi del prefato segnor
misser Carolo sianno più guardati et defesi che li nostri proprii.
Mediolani, die viiii 1450.
Cichus.
332
812
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI CREMONA, GIOVANNI DATOLENTINO,
AMMONISCA I MILITARI SISTEMATI A CASALMAGGIORE IN MODO CHE SI GUARDINO “DE ANDARE
ROBANDO” NEL TERRITORIO GONZAGHESCO, “PERCHÉ SERANO MOLTO BENE PUNITI”
1450 novembre 9, Milano.
Locumtenenti Cremone.
El locotenente de l’illustre segnor misser Carolo de Gonzaga, qual sta nelle terre sue de
Cremonese, ne scrive como alcuni deli nostri vanno nel territorio del prefato segnor misser
Carolo ad robbare li homini et fare ogni male che ponno; al quale locotenente hahiamo resposto
che andando veruno degli nostri ad robbare più in lo dicto terreno che lo debiano pigliare et
mandarlo ligato nelle mane vostre perché vui gli fareti ragione. Per la qual cossa volemo vuy
fatiati a sapere a tutti quilli logiano a Casal Magiore ali lochi circumstanti che se guardano de
andare robando né togliendo el suo ad alcuna persona, perché serano molto bene puniti et
senza alcuna remissione et fategli avissato de quello havemo scripto et ordinato al prefato
locotenente ad ciò che habiano casone guardarse de far male, né dispiacere a nisuna persona.
Mediolani, die viiii novembris 1450.
Cichus.
813
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI NON FARE ALCUNA
TRATTENUTA SULLO STIPENDIO ALL’AULICO DUCALE, SCARAMUZZA BALBO
1450 novembre 9, Milano.
231v
Regulatori et magistris intratarum.
Quanquam de mandato et ordinatione nostra debeat unicuique salariatorum nostrorum paga una
retineri ex et super paghis undecim eis cursuris, non propterea intendimus quod ordo ipse se
extendat ad nobilem Scaramuciam Balbum aulicum nostrum quin imo volumus quod de paga
ipsa more solito sibi respondeatur hanc igitur mentem nostram exequamini et proinde ad
offitiales nostros Papie oportune scribatis.
Mediolani, viiii novembris 1450.
Cichus.
814
FRANCESCO SFORZA RINNOVA AL POTESTÀ DI CANTÙ L’ORDINE DI SORVEGLIARE STRETTAMENTE
GIOVANNI VOLPE, GROSSO DEBITORE DI ANTONIO DA LEGNANO
1450 novembre 9, Milano.
Potestati Canturii.
A rechesta de Antonio da Legnano, nostro citadino et mercadante, te scripsemo altre volte che
dovesse destinere Zohanne Volpe, suo debitore de bona quantità de dinari, perché era et è
fugitivo et recusa fare, el debito et fin adesso non l'hai facto. Immo per quello intendemo dal
dicto Antonio non te ne curi, del che maravigliamone perché doveresse stimare le nostre littere,
te cometiamo de novo et volemo che destegni personalmente non relaxandolo fin attanto che
l’habia facto contento de quello debbe havere et in tuto exequissi la disposicione de l’altre nostre
littere, senza darne casone de scri vere più circa ciò perché se retrovaressemo de ti mal
contento.
Mediolani, viiii novembris 1450.
Cichus.
333
815
FRANCESCO SFORZA CHIEDE IN PRESTITO ALL’EBREO MANO 1200 DUCATI. NEL CASO NON FOSSE IN
GRADO DI PRESTARGLIELI CERCHI DI TROVARNE ALMENO 800, ASSICURANDO LA RESTITUZIONE, CON IL
“DEBITO INTERESSE” SULLE ENTRATE DUCALI
450 novembre 9, Milano.
Mano ebreo, habitatore Papie sive Glarolarum.
Nui mandassemo ali dì passati a te el nostro carissimo Zohanne Pilizone a richederti cum bona
confidentia per nostro bisogno ducati mile ducento in presto cum bona promissione de restituirli
et lui ne ha referito per parte tua che, per le condicione occurrente, tu non gli hay el nostro
perché quilli che te aiutavano non te respondano anci richedano quello de che tu te aiutavi. Ma
perché c’è intervenuto un bisogno al quale ce bisogna suplire et considerato che sempre ali
nostri bisogni tu te se’ proferto et anche ce ha aiutato, non possiamo credere che a questo tanto
nostro bisogno a tu ce vogli abandonare. Pertanto te confortiamo et carichiamo che tu non te
vogli dire de non atanto nostro bisogno che te prometiamo ala fede nostra che tal servicio non se
smentigaremo may et te daremo a vedere che l’havemo havuto a caro et quando tu non 232r
potesse servirce de tuta questa summa almanco vedi de servirce de octocento ducati recatandoli
tu como meglio te pare, prometendote che de questi et de quelli dele tapezarie et de ogni altro
dinaro te faremo bona assignatione cum debito interesse sulle intrate nostre et in tute queste
cose daray piena fede ad esso Zohanne Boldizone qual è informata dela mente nostra et tuto
exequissi circa questa materia et non manco che se nuy te lo dicessemo.
Mediolani, die viiii novembris 1450.
Cichus.
a Cosi A.
816
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL MARCHESE DI FERRARA DI AVERE SOLAMENTE VISTO IL SUO
MESSAGGERO, NICOLÒ SALIMBENE PERCHÉ , RITORNATO ALL’OSTERIA, MORÌ. SE DOVEVA RIFERIRE
COSE IMPORTANTI SE NE MANDI ORA UN ALTRO
1450 novembre 9, Milano.
Domino Marchioni Ferrarie.
Advissamo la segnoria vostra che mercordì proximo passato che fo a dì quatro del presente
gionse qua da nuy Nicolò Salimbene, fameglio dela signoria vostra cum littere credenciale de
quella et perché dicto Nicolò vense tarde et solamente presentò le littere et fece la visitacione,
rimasimo cum luy che vegnisse da nuy la matina sequente et che gli daresimo audientia et
retornato ala hostaria subito se amalò et non è may venuto, nì mandato da nuy et tandem è
morto. Si che havendo lui a eferire cosa alcuna d’importantia la segnoria vostra gli ne po'
mandare un altro o vero dirlo cum Antonio da Trezo el quale poy ne avisarà per sua littera de
tuto, siché la segnoria vostra sia avisata de quanto circa ciò gli accade del caso del dicto Nicolò
n’è tanto rincresciuto quanto dir se possa.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
334
817
FRANCESCO SFORZA, ASSECONDANDO GIOVANNI GALEAZZO TROTTO, IMPONE AI MAESTRI DELLE
ENTRATE DI ANNULLARE QUALSIASI CONDANNA PER FRODE CONTRO BARTOLOMEO TROTTO, GIULIANO
MALANZANA E CHINO DI MINO DEL TERRITORIO DI CASTELLAZZO
1450 novembre 9, Milano.
Magistris intratarum.
Tam ut complaceamus nobili dilecto nostro Iohanni Galeaz Trotto quam ut benigne clementerque
agamus cum Bartholomeo Trotto, Iuliano Malanzana et Chino de Mino de terra nostra Castellacii,
eis et unicuique eorum remitendum et annullandum duximus atque remittimus et annullamus
quancunque condemnacione eis factam occaxione salis et bladorum frosatorum contra ordines
nostros comittimus ergo vobis et volumus quod condemnacionem ipsam de quibuscumque libris
et filciis super quibus descripti reponantur cassari irritari et annullari penitus et omino faciatis ita
quod nullo futuro tempore valeant proinde molestari aut quovismodo inquietari.
Mediolani, die viiiii novembris 1450.
Iohannes.
818
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GUGLIELMINO GHERINDELLO PRESTI FEDE A QUANTO RIFERITOGLI
DA PIETRO DA NORCIA, LUOGOTENENTE D’ALESSANDRIA
1450 novembre 9, Milano.
Guilielmino Gherindello.
Quod credat rellatibus spectabilis militis domini Petri de Nursia locuntenentis Alexandrie.
Data, ut supra.
Iohannes.
819
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DEL DIVIETO DI ALESSANDRIA CHE CANCELLI OGNI
CONDANNA PER FRODE RIGUARDANTE BARTOLOMEO TROTTO, GIULIANO MALANZANA E CHINO DI MINO
1450 novembre 9, Milano.
232v
Capitaneo devetus Alexandrie presenti et futuro.
Volendo participare dela gracia nostra cum Bertholomeo Trotto, Iulliano Malanzana et Chino de
Mino dela terra nostra del Castellazo, condennati per casone de frosacione do biade et sale
havemo scripto ali magistri de l’intrate nostre extraordinarie che cassino et anullino la dicta
condemnacione. Pertanto cometiamo ancora a ti et volemo che dal canto tuo faci cassare la
dicta condemnacione e non li molesti, né lasi molestare per la dicta casone.
Mediolani, die viiii novembris 1450.
Iohannes.
335
820
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA CHE NON È POSSIBILE ACCETTARE
LA CONDIZIONE POSTA DA GUGLIELMINO GHERINDELLO DA BOSCO PER LA CESSIONE DELLA
POSSESSIONE RIVENDICATA DA GIAN GALEAZZO TROTTO
1450 novembre 9, Milano.
Locumtenenti Alexandrie.
Lamentandose altre volte Zohanne Galeazo Trotto de Guilielmino Gherindello dal Bosco per una
possessione qual gli teneva indebiatamente, confortassemo el dicto Gulielmino che gli la volesse
relaxare; esso se monstrò ben disposito a fare la dicta ralaxacione, ma voleva retenere per sè
una peza de terra de cir ca quaranta pertiche, la qual havendo nuy voluto intendere la condicione
sua troviamo che saria troppo gran desconzo et danno a Zohane Galeazo a relaxarla. Pertanto
ve cometiamo et volemo che, havuto da lui el dicto Gulielmino lo confortiati et vediati de indurlo
per ogni modo a restituire la dicta possessione ad esso Zohanne Galeazo, mettendo in questo
ogni dilligencia vostra et avisandolo che s’el vole alcuna cosa da nuy che la faremo et aciò ceh’el
ve creda in questo ve mandiamo alligata littera de credencia in vestra persona.
Mediolani, die suprascripta.
Iohannes.
821
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE E IL VICE POTESTÀ DI PIACENZA INDUCANO
ANTONIO BARUTERO A DARE , COME GIÀ ORDINATOGLI, A NICOLÒ DA VERONA QUANTO GLI È DOVUTO
1450 novembre 10, Milano.
Locumtenenti et vicepotestati Placencie.
Ve scrivessemo ali di passati che dovesse servare modoche misser Antonio Barutero
satisfacess a Nicolò da Verona, nostro home d’arme de quello debitamente deve havere da lui;
del che secondo intendemo dal dicto Nicolò pare fin a qui non ne habiati fato niente. Pertanto
volimo che subito recevuta questa, servati modo et forma ch’el dicto Nicolò sia satisfacto dal
dicto Antonio integramente senza dilacione alcuna de tuto quello debbe havere da luy
debitamente.
Data Mediolani, die x novembris 1450.
Iohannes.
822
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA VALTELLINA CHE I COMUNI DI TRESIVIO E PLANA
INVIINO, ENTRO SEI GIORNI, DUE O TRE UOMINI CON PIENO LORO MANDATO, DAL DUCA, DOVE PURE SI
PORTERÀ GIOVANNI BRANDANO DI QUADRIO DA PONTE CON PIENO MANDATO DEI NIPOTI , E AVVISI CHE
NEL FRATTEMPO LA ESECUZIONE DELLA SENTENZA VIENE SOSPESA
1450 novembre 10, Milano.
233r
Capitaneo Vallistelline.
Bono respectu volumus quod bhs visis comunia et homines Trisivii Plani illius nostre vallis
monitos faciatis ut duo, vel tres cum pIeno eorurm mandato infra dies sex continuos a monicione
facta computandos ad nostri presenciam mittant et similiter Iohanni Brandano de Quadrio de
Ponte precipiatis ut et ipse etiam cum pleno in personam nepotum eius mandato ad nos veniat
intra terminum antedictum litteras preterea his alligatas per propriurm nuncium domino Francisco
336
de Ponte illico presentari faciatis qualiter in premissis feceritis, avissando nos et interim ab
execucione sentencie late inter dictas partes supersederi faciendo, donec aliud mandaverimus
superinde
Data Mediolani, die x novembris 1450.
Cichus.
823
FRANCESCO SFORZA AMMONISCE GABRIELE E LANCILLOTTO DE BOSIIS DI SALDARE IL DEBITO CHE
HANNO CON FRANCESCO DA FOSSATO CHE HA GIÀ INUTILMENTE ACCORDATO UNA DILAZIONE
1450 novembre 10, Milano.
Gabrieli et Lanziloto de Bosiis.
Vuy sapeti che altre volte ad complacentia de miser Aluysino et vostra nuy ve fossemo
favorevole ad ciò non foste molestati per lo debito haveti cum Francesco da Fossato, nostro
citadino, et fecemo opera cum lo dicto Francesco che ve expectasse per alcuni dì et queste
facemo credendo nuy che dovesti essere valent’homini et observare la promessa. Adesso è
stato da nuy el dicto Francescho lamentandosse de vuy et dicendo che l’è passato el termino de
duy mesi, et tanto più quanto è da callende in qua et anchora non gli è facto el dovere et suplica
vogliamo provedere non sia menato più in longao. Pertanto parendone giusta questa sua
rechesta et non possendo più patire tanta instantia quanto el ne fa continuamente, ve
confortiamo et admoniamo che subito et senza dilatione lo vogliati fare contento de quello debe
havere, in modo non hahiamo più querella, certificandovi che non lo facendo vuy, ne serà
necessario provedere alla satisfatione sua per altra via, nì poteremo fare altramente del nostro
honore advisandone dela. receptione dela presente et dela intentione vostra circa ciò.
Mediolani, die x novembris 1450.
Cichus.
824
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE DAI MAESTRI DELLE ENTRATE E DAI COLLATERALI GENERALI , DALLE
CALENDE DI NOVEMBRE, ASSUNTO COME CAVALLARO ARASINO DA SANT’ANGELO CON IL MENSILE DI
SETTE FIORINI. VUOLE , INOLTRE, CHE SIA CANCELLATO DAI RUOLI DEI CAVALLARI FRANCESCO DA
ROMAGNANO
1450 novembre 9, Milano.
233v
Magistris intratarum.et collateralibus generalibus.
Dilecti nostri, volumus quod Franciscum de Romagnano, caballarium nostrum cum una
equitatura ultimo octobris proximi preteriti cassari faciatis eiusque rationes ac solutiones et
scripturas quaslibet provide opportunas fieri suique loco poni et scribi in calendis mensis huius,
Arasinum de Sancto Angelo cum una equitatura et cum illa mensuali provisione florenorum vii a
soldis xxxii imperialium pro quolibet floreno quam et prout habent alii caballarii curie nostre,
faciendo eidem Arasino de dicta provisione ordinatis temporibus responderi.
Data Mediolani, die viiii novembris 1450.
Cichus.
337
825
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE, OCCORRENDO, IL POTESTÀ DI LODI O IL SUO LUOGOTENENTE CON
RITO SOMMARIO INDUCANO, STEFANINO PETROLO, DONATO DE DOLZINIS E ANTONINO BORRO A
PAGARE IL DOVUTO A GIOVANNI CAIMO, FINORA SODDISFATTO A SOLE PAROLE
1450 novembre 10, Milano.
Potestati nostro Laude, sive eius locumtenenti.
Dilecte noster, obbligantur Stefaninus Petrolus et Donatus de Dolzinis ac Antoninus Burrus in
suppositati tibi iurisdictione residentes, Iohanni de Caymis, dilecto civi nostro Mediolanensi. et
officiali tabellariorum de nonnullis pecuniis massaritii de causa quenadmodum significat, qui
omnes sibi verba potius et dilaciones dare, quam satisfacere student, in non leve suum
detrimentum; committimus ergo tibi et volumus quod ad omnem ipsius Iohannis et legitimi nuntii
sui petitionem, constante de vero debito, compellas eos per omnia iuris remedia et ea que
consimilibus in causis usitari solent et debent ad satisfaciendum sibi de eo quod debuerint omni
cum celeritate possibili, super inde procedendo summarie, sirnpliciter et de plano, sine strepitu et
figura iudicii, cessantibus cavillationibus et frivolis exceptionibus quibuslibet, et per modum
quidem quo minime deducatur per anfractus litigiorum, aliis et nostris presertim in servitiis
occupatus.
Mediolani, x novembris 1450.
Iohannes.
826
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI CREMONA CHE GLI SI INVIINO I GIÀ RICHIESTI 40
DUCATI, CHE ERANO DEL DEFUNTO FRANCESE
1450 novembre 9, Milano.
234r
Locumtenenti Cremone.
A questi dì ve scrivessemo dovesti tenere modo de havere quelli quaranta ducati che ha Masio
Cassella et lo fratello che sonno del Franzoso olim nostro provissionato novamente morto e vui
non haveti mandati nel li debitori de che ne maravigliamo asay; unde iterato ve repplicamo et
vogliamo che subito veduta la pre sente tegnati modo de havere li dicti dinari senza alcuna
excepcione et mandarceli per lo Tambornino no stro presente portatore et questo non manchi
per cosa niuna al mondo, perché così è l'intenzione nostra.
Mediolani, die viiii novembris 1450.
Iohannes.
338
827
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL CONNESTABILE FRANCESCO DA BOLOGNA PERCHÉ RICHIEDA I
CAVALLI TRATTENUTIGLI A CARPI. RIMANDI IL SUO FAMIGLIO DA ALBERTO PIO E , NEL CASO CHE IL
TENTATIVO RISULTASSE NULLO, PASSI ALLA RAPPRESAGLIA NEI LIMITI DEL VOLORE DEI CAVALLI
1450 novembre 10, Milano.
Francesco de Bononia connestabili.
Havimo recevuta tua littera et intesso quanto ne hay a de tuo fameglio che hay mandato a
Carpo per lo facto deli tuoi cavalli che te sonno stati retenuti ad Carpo et che non li hai possuto
rahavere. Dicemo che, per più honestà del facto nostro, tu debbi remandare a misser Alberto et
vedere de havere li tuoi cavalli cum bono rnodo, et se tu li porrai rehavere como te pare iusto,
bene quidem, in caso che tu non li possi rehavere, siamo contenti che tu vedi de fare la represaglia che vaglia la quantità deli dinari che vaglino li dicti cavalli, la quelle reprasaglia facta che l’haveray la farai tenere et governare molto bene presso ti, che non ne sia mosso tanto che vaglia
uno puntal do stringa, adciò che, se quelli talli che hanno li tuoi cavalli te li volerano rendore, tu
possi restituire la dicta represaglia senza mancamento alcuno; et como haveray facta la dicta
reprasaglia volimo che subito ne avisi.
Data Mediolani, die x novembris 1450.
Cichus.
a Scripto sottointeso.
828
FRANCESCO DA BOLOGNA NARRA A FRANCESCO SFORZA IL VANO TENTATIVO DA LUI FATTO PER
RIAVERE I SUOI CAVALLI E COME DA TUTTO RISULTI CHE ALBERTO PIO “NON PARE CHE DAGA TROPPO
AUDIENCIA ALE LETERE D’ESSA VOSTRA ...SIGNORIA”
1450 novembre 5.
Illustrissime princeps et potens domino et domino mi honorande, post humiles et debitas
racomandacio nes et humilmente piglarò segurtade dando aviso ala illustrissima vostra signoria
circa al facto de li cavalli, ma retenuto quello de Carpi et similmente li mandai uno fameglio colla
littera de la vostra signoria eccellentissima esso misser Alberto essere trovato et non dimanco
non li possi parlare et non possi intrare in Carpi. Ma perché le guardie dala porta mandarano
dentro la dicta littera, dela quale stecte circa dui dì inan ci havesse resposta nisuna, da poi li dedi
resposta a boca che per altri tempi era fugiti da lui certi cavalli 234v in le terre dela segnoria
vostra et ohe non ne ha may possuto avere ragio, siché ultimamente non le volia rendere;
quapropter a mo non pare che daga troppo audiencia aIe littere d’essa vostra illustrissima
segnoria. Pertanto supplico essa vostra illustrissima signoria che li piaza volermi avisare quanto
ho ad seguire circa questa materia et quanto la illustrissima signoria vostra manderà tanto
exequirò, ala qual humilmente me recomando integramente.
Die v novembris 1450.
Servitor Franciscus de Bononia conestabilis.
A tergo: Illustrissimo ac potenti domino domino Francisco Sfortie Vicecomiti duci Mediolani,
Anglerieque comiti ac Cremone domino et domino nostro honorandissimo.
339
829
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DANESIO CRIVELLI CHE SI CONSENTA AD ANTONIO DI MINUTI , A
MATTEO DA PESARO, DUCALE REGOLATORE E MAESTRO DELLE ENTRATE, E A GIOVANNI BOTTO,
DUCALE REFERENDARIO GENERALE DI FAR TAGLIARE LEGNA NEI BOSCHI DI CUSAGO
1450 novembre 10, Milano.
Danesio de Crivellis.
Siamo contenti et volemo che a qualuche messo de ser Antonio di Minuti, de Matheo da Pesaro,
nostro regulatore et maystro de l’intrate et Iohanne Botto, nostro referendario generale che te
portarà questa nostra littera, tu lassi tagliare in quelli nostri boschi de Cusago, in loco dove sia
manco disconzo, una nave de ligno da foco per cadauno deli dicti tre, cioé ser Antonio, Matheo
et Iohanne Botto, et questo non manchi.
Mediolani, die x novembris 1450.
Cichus.
830
FRANCESCO SFORZA CONCED AL PODESTÀ E AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA DI DISPORRE DI
TODESCHINO, COMPAGNO DEL CONTE GASPARE DA VIMERCATE NEI LIMITI CHE LORO DIRÀ IL
CANCELLIERE DEL CONTE
1450 novembre 10, Milano.
Locumtenenti et potestati Alexandrie.
Volimo che del Todeschino che è là in persona, lo quale è compagno del conte Gasparro da
Vicomercato, vui ne disponati tanto quanto el cancellero de conte Gasparo a boca ve dirà.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
831
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA PIETRO CAMPANA DA CASALE PER AVERGLI RIFERITO LE PAROLE DI
UN AMICO CONTRO IL DUCA
1450 novembre 10, Milano.
Petro Campane de Casalli.
Havemo veduto quanto tu ne scrivi de le parole che ha dicto quello amico contra nuy, dicemo
che a nuy è molto piaciuto questo avisso che ne hay dato et te ne laudamo et comendiamo, et
così te confortiamo a fare per l’avenire de tuto quello te accaderà.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
340
832
FRANCESCO SFORZA INVITA FEDERICO DA URBINO AD AVERE BUONI RAPPORTI CON IL MALATESTA,
CHE, DICE IL DUCA “TENEMO PER NOSTRO BON FIGLIOLO ET FRATELLO” ED È “MOLTO CONTRARIO ET
ALIENO DALA VITA DEL SIGNOR...SIGISMONDO , SUO FRATELLO”
1450 novembre 10, Milano.
Domino Federico.
Intendemo per più vie che fra vui la segnoria vostra et lo magnifico segnor domino Malatesta
sonno alcune diferentie, la qual cosa a nuy dole et rincresce 235r perché haveressimo molto
caro che fra vui fosse bona amicicia et fraternità et che da l’una parte e l’altra se vevisse
pacificamente et quietamente. Et perché cum lo dicto signor misser Malatesta havemo bona
amicicia et lo tenemo per nostro bon figliolo et fratello se per lo amore et affectione che lui ha in
nuy corno etiandio perché lui è molto contrario et alieno dala vita del signor rnisser Sigismondo,
suo fratello, pregamo et confortamo la signoria vostra quanto sapimo et possemo voglia cum lo
dicto signor misser Malatesta et sui subditi vivere quiete et pacifice, et lui haverlo per bon fratello,
perché ne rendemo certissimi farà el simile dal canto suo, certificando la signoria vostra che tuto
quello farà verso lo dicto signor misser Malatesta aIe cose sue, reputaremo ch’el faza verso nuy
per li respecti che havemo dicto de sopra.
Mediolani, x novembris 1450.
Cichus.
833
FRANCESCO SFORZA AVVERTE IL POTESTÀ DI MORTARA CHE ILARIO DA PARMA, COMPAGNO DEL
CONDOTTIERO DUCALE AMERICO, NON PUÒ, IN QUANTO AL SERVIZIO DEL DUCA, ESSERE ESTIMATO
COME GLI ALTRI RESIDENTI IN MORTARA
1450 novembre 10, Milano.
Potestati Mortarii.
S’è lamentato ad nuy Ilario da Parma, compagno del magnifico Americo nostro conductero
habitante in quella nostra terra de Mortara, dicendo che per quello nostro commune è posto in
extimo como son no li al tri de quella nostra terra, dela qualcosa ne miravigliamo parendone
fuora del devere che, essendo luy alli servitii nostri, debia essere posto in extimo como li altri de
quella nostra terra; pertanto volimo provedati in modo non sia gravato ultra el debito et lo usato
perche servendo ad nuy non può fare la factione como li altri.
Mediolani, x novembris 1450.
Cichus.
341
834
FRANCESCO SFORZA RICHIAMA GIOVANNI DA TOLENTINO PERCHÉ FACCIA RISPETTARE GLI ORDINI
CIRCA I PASSAGGI DEL PO. NESSUNO DEVE PASSARLO SENZA IL BOLETTINO E LA LICENZA “SIGNATA
DELA NOSTRA CORNIOLA SECRETA”. I PROVENIENTI DI LÀ DAL FIUME DEVONO ESSERE INQUISITI SUL DA
DOVE VENGONO, SUL PERCHÉ VENGONO E SUL CHI SONO
1450 novembre 10, Milano.
Iohanni da Tolentino.
Siamo certificati, et questo è verissimo, che ogni persona passa Po e va inanzi e indrieto a lor
piacere e non l'è persone alcuna che gli habia a mente, né che servi niilllo ordine nostro quanto
si in quella nostra cit tà non fusse persona alcuna per noy. Dela qual cosa ne maravigliamo assai
et non sapemo donde se proceda tanta negligentia et poca advertentia e per qual casone non
sonno observati li ordini e comandamenti nostri circa el facto de pasar Po, che vegna l’homo
donde se voglia et de loco suspecto o d’altro luoco, che non gli sia dicte niente, che per certo
n’habiamo grandissimo dispiacere. Unde vogliamo, recevuta que sta, voi vi debiate
diligemtemente informare unde procede questo difecto et avisarne subito per vostra litte ra del
tucto; et vogliate ordinare et provedergli per tal via et modo che homo del mondo, et sia chi se
voglia de soldati, possa passar Po senza lo nostro bullactino et licentia signata dela nostra
corniola secreta, et che dele persone che vengono dal 235v canto de là da Po, per passare dal
canto de qua, se vogliano multo ben vedere chi sono et donde vengono et dove sonno stati et
cetera, et demandargli sottilmente de lor progresso, aciò che quella nostra città et anchora li altri
nostri luochi dal canto de qua se preservino sani. Et mectetigli tali ordini et tale persone fidate
che sia exequito cum effecto questa nostra voluntà, et per modo che la mente nostra ne stia
reposata, et del tucto ne vogliati avisare per vostra littera.
Mediolani, x novembris 1450.
Cichus.
835
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AD ALBERTO SANTO DA TREZZO CHE AGLI UOMINI DI GIACOMO
PICCININO SI CONCEDA DI SISTEMARSI IN TERRA DUCALE CON UN CAPITANO SFORZESCO. VUOLE CHE
SI ABBIA LA MASSIMA CURA DEI CAVALLI, DELLA ROBA E DELLE ALTRE COSE DEL SUDDETTO PICCININO
1450 novembre 11, Milano.
Alberto Sancto de Tricio.
Havemo recevute tucte le tue littere et inteso quanto ne scrivi. Del tucti restiamo advisati et non
accade altra resposta, se non che te comendiamo et laudiamo assay dela tua diligentia et
sollicitudine et li advisi tuoi l'habiamo habuti cari et acepti assay, et perché quelli homini d’arme
de Iacomo Pizinino sapiano et intendano li facti loro, volimo et cossì siamo contenti che tu gli
dige, per nostra parte, che li diamo piena licentia che se possano conzare dal canto nostro cum
qualunche capitaneo et conductiero doli nostri; deli cavalli, robba et altre cose del dicto Iacomo
Picinino vogli havere bona guardia et cura che non vada in sinistro tanto che vaglia uno puntale
de stringha, senza nostra licentia et littera sottoscripta de nostra propria mano. Et fa bene
adtendere ad quelli cavalli.
Data Mediolani, die xi novembris 1450.
Cichus.
342
836
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DELLA MARTESANA FACCIA RESTITUIRE BESTIE E
BIADE SEQUESTRATE DAI SUOI FANTI AD ANTONIO BIRAGO
1450 novembris 11, Milano.
Capitaneo Martesane.
S’è lamentato da nuy Antonio da Birago, mulinaro, de certe bestie cariche de biada ad luy tolta
per li tuoi fanti, conducendoli da Bollà, como vederay per la inclusa nota; dela qual cosa essendo
cossì come luy dice ne maravigliamo, et pertanto,essendo cossì, volimo debbi liberargli et fargli
rendere dicte bestie et biade et haveriamo caro intendere da ti come questa cosa è seguita.
Data Mediolani, die xi novembris 1450.
Iohannes.
837
LETTERA DI ANTONIO BIRAGO ( MUGNAIO ) CON CUI DENUNCIA QUELLO ACUI È STATO PROVVEDUTO
CON LA LETTERA PRECEDENTE
s.d.
236r Havuto notitia come sabato do matina a dì 6 novembris 1450, me fonno tolte due bestie,
zòè uno mullo et una mulla dentro da Bollà cum stare xviii de mestura, zòè segalo et miglio et
melego, omgni cosa insieme quando lo molinaro fo per darla ad chi l'era so, li fanti del capitaneo
de Martesana ce tolsano le bestie et la farina et menala via. Del che prego la signoria vostra che
ne voglia fare una li ttera che habia le bestie et la farina perché la non è mia, ma è de tre
persone: Cerutus modio i; Petrus de Cuxano stara vii; Balzarinus de Novate stara iii.
Antonio da Berago, mulinaro.
838
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI LODI CHE ALLE IMBARCAZIONI CARICHE DI BIADE ,
FERME A PIZZIGHETTONE, SI MANDI UN UOMO FIDATO CHE LE FACCIA RISALIRE FINO A CASTIGLIONE E
CHE POI PROCEDANO UNA A UNA, AVVISANDO SUBITO IL DUCA SE MAI QUALCUNA VENISSE FERMATA
1450 novembre 11, Milano.
Locumtenenti Laude.
Perché, segondo sentimo, lì a Pizighitone sonno accepttati circa sey e sete nave carriche di
biade quale voriano venire suso, ma pur se dubitano a venire senza licencia per non essere
arrestati li a Cerreto, et nuy, segondo sai te havimo avissato, non intendimo che se debia piglare
licencia alcuna perché non intendimo consentire a preiudicare ale rasone nostre, perché Crema
non ha a fare cum Lodi, et Cerreti è de Lodesano. Pertanto per questa te dicemo che vogli fare
venire suso le dicte nave et mandarli uno di tuoi fidato e scorto, che venga insieme cum le dicte
nave, ma che vegnano insieme per fin a Castiglione o di sopra, como parerà ali conductori, et
che poi ne sia mandata una dele dicte nave oltra, senza le altre, et passando se mandino le altre
ad una o due nave; et arrestandose nave alcuna, vogli subito avissarce, facendo ritrare le altre in
loco che stiano salve et aconzamente, et passando dicte nave, como è dicto, col nome de Dio.
Et perché nuy scrivemo a Zohanne Caymo più distinctamente, vogli ordinare che quello tuo che
gli mandaray se intenda in ogni cosa col dicto Zohanne.
Mediolani, die xi novembris 1450.
Cichus.
343
839
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL COMMISSARIO, PODESTÀ E REFERENDARIO DI COMO DI AVERE
STABILITO PER L’ANNO SUCCESSIVO UNA ADDIZIONALE SUI DAZI PER CONSENTIRE LA RESTITUZIONE AI
CITTADINI DEI 5500 FIORINI DA LORO MUTUATI AL DUCA
1450 novembre 10, Milano.
236v Commissario, potestati et referendario civitatis nostre Cumarum.
Dilecti nostri, sicut ex aliis litteris nostris intelligetis, ordinavimus et concessimus quod super
daciis illius nostre civitatis in anno proxime venturo, illis duntaxat reservatis que littere ipse
declarant, additio fieri valeat pro fienda nostris civibus ibi, qui Camere nostre presentialiter mutuo
subvenire habent de florenis quin que milibus quingentis, de eis opportuna restitucione; ut igitur
hi, quibus illiusmodi pecunie de nostri mandato assignate fuere, maiori cum celeritate et eodem
tempore assignatarum sibi pecuniarum integram satisfacionem assequi veniant et habere,
volumus vobisque mandamus quatenus facta de civibus illis, qui illiusmodi pecunias denumerare
debebant, electione, assignetis ipsis, ut pretangitur, assignationes haben tibus tot ex dictis
civibus quot eorum pecunie assignaciones suas ascendant, ita quod unusquisque ipso rum
assignatos sibi cives intelligat et deinde ex eis debitam satisfationem consequi possit. In qua
habenda assistatis eisdem omni auxilio omnique favore ac innovacionibus quibuslibet
opportunis.
Mediolani, die decimo novembris 1450.
Christoforus.
Iohannes Petrus.
840
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO, PODESTÀ E REFERENDARIO DI COMO DI IMPORRE UNA
ADDIZIONALE SUI DAZI DELLE PORTE E DELL’IMBOTTATO, ( MA NON SUI DAZI DELLE BIADE E DEL VINO AL
MINUTO) PER RISARCIRE COLORO CHE HANNO DATO A MUTUO 5500 FIORINI
1450 Novembre 15, Milano.
237r Commissario, potestati et referendario nostris Cumarum, nec non presidentibus negociis
civitatis ibi.
Ut magnifici cives illi nostri, qui, per fiendam illic compartitionem iuxta datum superinde ordinem
quemadum ex litteris tui commissarii modo advisati sumus, presentialiter Camere nostre mutuo
subvenire habent de florenis quinque milibus quingentis, loco conventionis alias per agentes
nomine illius nostre comunitatis cum prefata Camera nostra habite, mutuandarum per eos
pecuniarum debi tam cum integritate satisfationem assequantur, ut nostre firme est dispositionis,
et animadvertentes nullum impresentiarum ap tiorem modum adesse fiende sibi eiusmodi
restitutionis, quam per dandam additionem datiis illius nostre civitatis in anno proxime venturo ad
quam comunitas ipsa acquiescere videtur contentamur et ita per pre sentes opportunam vobis
licentiam concedimus quatenus antedictam additionem, de qua vobis melius et pro minori
intratarum nostrarum detrimento expedire videbitur super datiis ibi et maxime super datio intra te
portarum seu imbottati, in ipso futuro anno facere valeatis, reservatis dumtaxat datiis bladi lacus
lacus et vini de minuto,super quibus illiusmodi additionem fieri debere non intendimus aliqualiter,
et postea exigendas ex ea pecunias in satisfationem antedictorum civium converti, videlicet
uniuscuiusque pro mutuata per eum portione, usque dumtaxat ad ipsorum quinque milium
quingentorum florenorurn quantitatem; sed talem in ipsa fienda adhibeatis diligentiam simul et
advertentiam, quod super illis tantumodo datiis ea fiat ex qui us eo minorem Camera ipsa nostra
344
patiatur iacturam quo possibile fuerit, declarantes et decernentes intentionis nostre omnino esse
ut ii omnes ex memoratis civibus, qui priores in fienda eiusmodi subventio ne extiterint, debeant
prius pro eorum parte integram satisfationem consequi; et sic vos omnes, reiecta pro rus
quacumque difficultate, observetis et exequamini, ac observari et executioni demandari omino
faciatis, approbantes et confirmantes ex nunc quicquid in premissis feceritis, servato tamen
ordine ante dicto.
Mediolani, die xv novembris 1450.
Iohannes Petrus.
Christoforus.
Cichus.
841
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE VINCENZO AMIDANI FACCIA DI TUTTO PERCHÉ CESSI LA
RAPPRESAGLIA (ACCORDATA DA EUGENIO IV E CONFERMATA DA NICOLÒ V) DEI PERUGINI CONTRO GLI
UOMINI DI SANTA FIORA . NE PERORI LA CESSAZIONE PRESSO IL PONTEFICE E SE NE AVVALGA, A
SUPPORTO, DEL CARDINALE AGNESI
1450 novembre 10, Milano.
237v
Vincentio de Amidanis.
La magnifica nostra cugnata contessa de Sanctafiore, mogliera del magnifico Boso nostro
fratello, manda lì uno suo fidato exibitore dela presente a supplicare ala Sanctità de nostro
signore per la revocatione de certa represaglia concessa per la felice memoria de sanctissimo
papa Eugenio et deinde confirmata per la Sanctità de nostro signore presente a Perusini contra li
homini soi de Sanctafiore per casone de certa robaria de pecore et altre bestie facta da l’una
parte a l’altra sul territorio Senese fino al tempo che Nicolò Piccinino campezava in quelle parte;
per la quale represaglia sequene infiniti damni a quelli poveri homeni de Sancta Fiore, perchè da
essi Perusini non solamente se tractano male in la robba, ma sonno menati via per presoni,
come se fra loro fusse guerra bandita, el che crediamo non sia mente dela Sanctità soa. Et
perché havemo ordinato ch’el decto messo fidato dela contessa habia prima recorso dal
reverendissimo monsignore de Benivento et da ti, n’è parso de scriverti la presente et
recommendarti questo facto, et cossì te lo recommandiamo et volimo che, intendendo da luy
come passò el facto d’essa robaria, facci ogni opera et instantia presso la Sanctità soa et esso
monsignore et ove serà expediente, che li poveri homini de Sanctafiore non siano gravati contra
el debito, immo sia revocata la concessione dela dicta represaglia, essendo cossì come n’dato
ad intendere, cioè che essi Perusini sopra el Senese prima havesseno robato el bestiame de
quelli de Sancta Fiore. Et circa de ciò non dicemo altro, perché intendirà la cosa piùchiaramente
per relatione del decto messo et per lettere del dicto Boso; ma ben te avisamo che ogni bona
provisione et votiva expeditione se farà al dicto messo ne serà gratissima. Et perché el dicto
messo etiandio te informerà de una differentia vertente tra essa contessa et Angelo da Sala per
la possessione de Castelfranco, te commectiamo che etiandio in questo facto gli sii favorevole et
fazi tucto quello te serà possibile per obtenimento del suo desiderio.
Mediolani, x novembris 1450.
Cichus.
In simili forma, mutatis mutandis, scriptum fuit infrascriptis, reservata tamen ipsis ultima particula
de differentia possessionis Castri Franchi, videlicet:
sanctissimo domino nostro Pape et
reverendissimo domino cardinali Beniventano.
345
842
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ALBERTO SANTO, CONSTATATO CHE LEONE DA MILANO È
FRATELLO DEL CASTELLANO, GLI DIA TUTTA LA ROBA DEL DEFUNTO
1450 novembre 12, Milano.
238r
Alberto Sancto.
Volimo, constando ad ti che Leone da Mediolano fosse fratello del castellano, quale fu morto, gli
fazi et debi dare et restituire tucta la robba et ogni altra cosa del suo al supradicto Leone perché,
essendo suo fretello, è rasonevole debbia havere la robba sua.
Mediolani, xii novembris 1450.
Cichus.
843
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIOVANNI DA ALESSANDRIA E PIETRO DE ACCEPTANTIBUS
MIGLIORINO SEMPRE PIÙ LE CONDIZIONI DELLE LOCALITÀ DA LORO MENZIONATE
1450 novembre 12, Milano.
Iohanni de Alexandria et Petro de Acceptantibus.
Inteso quanto ne scrivite circa la compositione de quelle terre, non dicemo altro se non che vi
vogliate sforzere de tirarle più suso vi sia possibile et augmentare lo facto nostro quanto più
possete.
Mediolani, xii novembris 1450.
Cichus.
844
FRANCESCO SFORZA CONSENTE CHE FILIPPO VISCONTI TENGA CASTIGLIONE FINO A CHE
L’ARCIPRETE, SUO SUBENTRANTE, NON GLI ABBIA VERSATO I 600 FIORINI DAL VISCONTI SPESI PER LA
CONSERVAZIONE E CUSTODIA DELLA LOCALITÀ
1450 novembre 12, Milano.
Domino Filippo Vicecomiti.
Perchè intendimo che quello luoco de Castiglione, quale tenite debiate consignare in mano de
l’arciprete a nome nostro et che vi siano pagati de presenti, per le paghe havite tenute in
guardare et conservare dicto luoco et per li altri dispendii havuti, fiorini seicento, cioè 600, ad
rasone de soldi xxxii per fiorino, et intendendo tamen che, restando voy ad havere più
pagamento facto che sarianno le rasone vostre de li decti 600 fiorini, computando la robba
havete havuta d’alcuni gentili homini, che vi sia facto per lo decto arciprete integro pagamento,
ovvero che vi sia remesso nele mane dicto castello et luoco perfine sarite integre satisfacto; ma
vogliate, havuti che havireti dicti 600 fiorini fare libere consignare, corno è dicto, dicto luoco nele
mane del dicto arciprete che poi immediate sarano vidute le rasone vostre et, restando voy
havere, sarite integre satisfacto.
Mediolani, xii novembris 1450.
Cichus.
346
845
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI CASALMAGGIORE DI COSTRINGERE MARCHESINO
BOCCACCIO A VERSARE (SE REALMENTE DOVUTI) I 12 DUCATI DI CUI PAOLO DA PISA SI DICE
CREDITORE
1450 novembre 12, Milano.
Potestati Casalis Maioris.
Ce richede el strenuo Paulo da Pisa, nostro homo d’arme, che dovendo lui havere da
Marchesino Bocacio dodeci ducati debitamente et recusando lui satisfarli, gli faciamo fare
ragione senza strepito de piado. Parendoce adoncha la sua richesta honesta, et considerato che
ha ad cavalcare in li nostri servicii, vogliamo che havuta bona informacione del debito, costrengi
esso Marchesino a satisfare al dicto Paulo de tuto quello se troverà suo vero debitore,
procedendo in la causa sumnariamente et sola fatti veritate inspecta.
Mediolani, die xii novembris 1450.
Cichus.
846
FRANCESCO SFORZA RICORDA AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA CHE SUO UFFICIO È QUELLO DI
RENDERE GIUSTIZIA E CIÒ FACCIA NEL CASO DELTODESCHINO
1450 novembre 12, Milano.
238v
Locumtenenti Alexandrie.
Havemo inteso quello ne scriveti del Todeschino, quale parente, quando fo conducto ala morte
imputoe d'essere stato ala morte de quello frate de Sancto Bernardo et el simile ha confessato
lui. Intendimo etiamdio como misser Zohanne Ferrofino ve ha dicto gli debiati far ragione et vui
non lo voleti fare senza licencia; al che respondendo prima se meravigliamo de vui perché
l'officio vostro è de far ragione et capitandovi simile malfactore in le mane li doveresti punire
senza aspectare altro da nuy, che saria casone de securare le strate et daria materia a cadanuo
de ben vivere. Et in conclusione dicemo che, constandovi per confessione d'esso Todeschino e
d’altri el delicto, gli faciati senza altra dillatione, quello vole la ragione, participando però et
intendendovi in el tuto col cavallero del conte Gasparro da Vicomercato.
Mediolani, xii novembris 1450.
Iohanne.
847
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PROVISIONATO GIOVANNI DA MILANO CHE, SE È VERO QUANTO
AFFERMA GIOVANNI DALLI CAVALLI, GLI FACCIA RESTITUIRE IL CAVALLO TOLTOGLI
1450 novembre 13, Milano.
Iohanni de Mediolano provisionato.
Iohanne dali Cavalli, presente portatore, ne dice essergli altre volte stato tolto uno suo cavallo,
qual dice sapere dove è et non poterlo havere, como da lui intenderay; pertanto volemo te
informi de questo fatto et, trovando tu ch’el dicto cavallo gli sia stato tolto indebitamente como lui
dice, provede gli sia restituito, ma in questo fatto fa in modo che niuno habia casone dolersi de ti
et che nuy non ne habiamo querella.
Mediolani, xiii novembris 1450.
Iohannes.
347
848
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DELL’EPISCOPATO DI CREMONA GLI FACCIA SAPERE
PERCHÈ UNA GRANDISSIMA QUANTITÀ DI BIADE VA FUORI DEL CREMONESE DIRETTA IN GRAN PARTE IN
TERRA VENEZIANA
1450 novembre 12, Milano.
Capitaneo episcopatus Cremonensis.
Nui havemo scripto più littere circa le biave che vanno nel terreno dela signoria de Venecia et
may da vui non habiamo havuta resposta alcuna, che ne maravigliamo asay. Immo siamo avisati
et certificati da molti lochi como da poy che habiamo scripto de questa cosa gli n’è andata et ogni
dì gli ne va in grandissima quantità che per certo non sapemo ad chi imputare et dare questo
defecto se non a vui che, vel vui lo faceti non gli voleti provedere, vel che vuy non posseti provedere. Et perché questo ne retorna in grandissimo danno volemo, recevuta questa, vuy ne
avisati quala è la casone che dicte biave vanno in lo terreno predieto de Veniciani 239r ad ciò
che nuy gli possiamo provedere et obviare ad queste cose che per cosa alcuna del mondo non
deliberamo comportare, né patire che victualia veruna vada fora del Cremonese et maxime in le
terre et lochi supradicti.
Mediolani, die xii novembris 1450.
Cichus.
849
FRANCESCO SFORZA RICHIAMA IL FIGLIO TRISTANO A FARE DI TUTTO A CHE LE VETTOVAGLIE NON
VADANO IN TERRA VENEZIANA E CERCHI DI SORPRENDERE QUALCUNO DI COLORO CHE ILLEGALMENTE
LE ESPORTANO PER PUNIRLO ESEMPLARMENTE
1450 novembre 12, Milano.
Domino Tristano Sforcie.
Siamo informati como passa et se conduce de molta biava et in grande quantitate da quelli lochi
nostri de Cremonese in Bresana et in le terre et lochi de Veniciani, che non te porressemo dire lo
danno segue ad nui et ali suditi et gente nostre et siamo avissati che alcuni di nostri sonno
allogiati de là gli fanno la scorta. Pertanto volemo et per la presente te cometemo che vogli per
tute quelle vie et modi te parerà provedere et obviare che biave, victualia, né niuna altra cosa
vada in le terre et lochi de Veniciani et sforzati metterglie ogni tuo incegno, studio et sagacità de
dì et de nocte de trovare qualcuno indefecto et ad ciò se gli possa dare tal debita punicione che
sia exempio ad li altri et re sponderano de l’ordine et provisione gli haverai facto, ad ciò che
biava, victualia, né veruna altra cosa possa andare in lo terreno de Veniciani.
Data ut supra.
Cichus.
348
850
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL VESCOVO DI PAVIA DI AVERE INTESO DAL SUO STESSO AVVOCATO
CHE DOVREBBE RICONOSCERE LA COGNATA DI FRANCHINO (CONTROPARTE CON CUI IL VESCOVO È IN
LITE). CERCHI QUINDI DI PORRE FINE ALLA CONTROVERSIA
1450 novembre 13, Milano.
Episcopo Papie.
Desiderando nuy de vedere expedita la causa, quale Franchino nostro ha cum vuy scrissemo li
dì passati a misser Stefano Fazardo, vostro advocato et informato dela cosa che ne volese
avisare del parere suo circa quello facto et se cum honestà la paternità vostra li possene
compiacere; è accaduto de presente el dicto misser Stefano essere venuto qui, et habbiamo
parlato cum esso qual ne dice et afferma che per la iusticia posseti et doveti recognoscere la
cognata d’esso Franchino, pertanto ve confortiamo quanto più strectamente possiamo et
possimo che sando la cosa de la natura che è dicto ve piaza de mettergli fine et de avisarne de
l’ordine haveriti preso per expedicione de questo facto ad ciò ne possiamo avisare Franchino
qual haveriti apparechiato ad ogni vostro acconzo, de che pensati et habiati per fermo ne fareti
cosa gratissima che asay crediamo intendiate quello merita Franchino cum nuy che in maior
cosa gli vorremo compiacere.
Mediolani, xiii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
851
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI SALSO, BERNARDO DE GHIRINGHELLI , CHE A NESSUNO
VENGA DATO SALE DI SALSO MINORE SE NON AI PARMENSI E CHE IL COMMISSARIO SOPRA IL SALE NEL
PARMENSE, DESIDERIO GROSSO, ABBIA ABBONDANZA DI SALE E NON GLI CAPITI PIÙ, COME È
AVVENUTO, DI MANDARE CARRI PER PRENDERE SALE E RITORNASSERO ,POI, VUOTI
1450 novembre 11, Milano.
239v
Bernardo de Ghiringhellis potestati Salsi.
Come vederay per la copia dele lettere de Desiderio Grosso, nostro commissario sopra del sale
in le parte nostre de Parmesana pare che, per tuo difecto, non habbia potuto havere sale
quantunca più e più fiade gli sia promesso de dare et habia mandato li carri per torne, quali
senza sale sonno retornati indietro; et questo è proceduto perchè contra ogni consuetudine et
nostro ordine ha dato sale altroe, come per esse littere più largamente vederay, la qual cosa non
solo torna a disturbio et danno deli cittadini et homeni nostri de Parmesana, ma a grande iactura
et diminutione de l’intrate nostre, del che assai se meravigliamo et siamo mal contenti de ti, né
sappiamo per qual modo presumi de fare et patire questo, maxime essendoge el decto nostro
ordine incontrario. Pertanto volimo et te commandiamo, per quanto hay cara la gratia nostra,
vogli, havuta questa, ordinare et provedere che per alcuno modo directo, né indirecto fiza dato
ad alcuno del sale de Salso Minori, se non per uso d'essi Parmesani, ali quali è deputato, et
anchora de presenti ne habia dicto commissario in tal copia non segua alcuno manchamento de
sale, né habia in lo avenire cum spesa et damno dela Camera nostra mandare li carri, quali da
poi senza sale retornano indireto, avisandoti s’el farai te darimo ad intendere havirai facto male
ad damnificare la Camera nostra et contra dire alli ordini nostri predicti, avisandone de l’ordine
havirai posto sopra de ciò et como havirai facto.
Mediolani, xi novembris 1450.
Antonius.
Iohannes Petrus.
Cichus.
349
852
FRANCESCO SFORZA DICE A PIETRO DE SCIPIONE, MARCHESE PALLAVICINO, DI VOLERE IL PARMENSE
FORNITO DEL SALE DI SALSO MINORE, COME VUOLE UNA VECCHIA CONSUETUDINE E L’ORDINE DUCALE
1450 novembre 11, Milano.
Petro de Scipioni marchioni Palavicino.
Quantuncha per le consuetudine passate etiam per l’ordine nostro se debia dare el sale se
tabrica in Salso Minore per uso dela città nostra de Parma, non dimancho pare se ne dia altroe,
como più largamente potirete intendere per la copia a questa inclusa, et per questo li Parmesani
non possono havere sale, in grande danno et detrimento de l’intrate nostre, del che assai se
maravigliamo et siamo malcontenti. Il perché essendo nuy certi che tua intentione non è che al
predicto nostro ordine sia per alcuno modo contrafacto, ma volere favorire et aiutare li intrate
nostre te caricamo et strengemo vogli, havuta questa ordinare et provedere in modo ch’el
predecto 240r sale sia dato ad ogni richiesta de Desiderio Grosso, commissario nostro sopra el
sale in el Parmesano, et ne habia in tal copia che per mancamento de sale non segua tanto
damno aIe dicte nostre intrate, nè in questo lassi per alchuno modo intervenga alchuno fallo, né
difficultà. Anche li vogli ponere, come siamo certi farai, tale ordine non segua alchuno
manchamento de sale in le predicte nostre parte, né si ne dia altroe contra lo antedicto nostro
ordine, et avisane subito como farai.
Mediolani, xi novembris 1450.
Antonius.
Iohannes Petrus .
Cichus.
853
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI PAVIA CHE SI OSSERVINO
ESENZIONE E IMMUNITÀ, GIÀ VISCONTEE, ALL’ABATE E AL MONASTERO DI LARDIRAGO
1450 settembre 15, Milano.
Referendario et thesaurario Papie.
Lo reverendo patre miser l’abate de Lardirago ha mandato da noy ad supplicarne che li vogliamo
fare observare le soe immunitate et exemptione et del suo monastero. Del che, havendo noy
informatione che dicte exemtione sonno state observate per lo passato al tempo dela bona
memoria de l' illustrissimo signor duca passato et da poy la morte d’esso signor per fine al
presente, ne pare sia bene li debiano essere observati; pertanto vogliati liberamente et con
effecto dare opera et curare che dicte exemptione siano integramente observate, como sono per
lo passato fin qui.
Mediolani, xv septembris 1450.
Cichus.
350
854
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PIETRO PAOLO DA SPOLETO CHE SIA ASSOLTO, SENZA CHE RIMANGA
ALCUNA ISCRIZIONE NEI REGISTRI, BATTISTA DA ROBIA, CONDANNATO PER IL PORTO DI UN COLTELLO
1450 novembre 13, Milano.
Domino Pietro Paulo de Spoleto.
Baptista da Robia, presente portatore, è stato qua da noy, domandandone gratia de una certa
condamna sone, quale dice voy haver gli facta perchè portava una cortella. Mossi da pietà,
maxime considerato lo dicto Baptista non la portava per male ad fare siamo remasti contenti
compiacergli de dicta gratia, la quale quanto a noy se specta gli l’habiamo facta liberamente. Et
cossì per questa vi comectimo debiate cassare e cancellare ogni scriptura et processa
havessevo facta o facta fare per dicta casone, per modo che per alcuno tempo non gli possa
essere dato impazo alcuno.
Mediolani, xiii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
855
FRANCESCO SFORZA SI DICE GRATO A DONNA CHIARA ATTENDOLI, CONTESSA DI COTIGNOLA E
SANT’ANGELO, PER LE FELICITAZIONI FATTEGLI PER LO STATO SFORZESCO. AL RIMPROVERO DI NON
SCRIVERLE ADDUCE LA SCUSA DEL SUO GRAN DAFFARE E PROMETTE UNA PIÙ ASSIDUA
CORRISPONDENZA
1450 NOVEMBRE 13, MILANO.
240v
Magnifice domine Clare de Attendolis, comitisse Cotignole et Sancti Angelli.
Cum gran piacere et contenteza de l’animo nostro havemo recevuta una littera vostra per la
quale ve con gratulate et realegrate del nostro prospero et felice stato et vi maravigliati che nel
passato non vi habiamo may scripto cosa alcuna; et respondendo dicemo che siamo certi et
certissimi la vostra magnificencia ha bia preso singulare contenteza de l’amplitudine et gloria
nostra et degnamente ne pò prendere perché de ogni bene et amplitudine nostra sempre
parteciparono cum la magnificencia vostra et con lo magnifico con te vostro marito, donde lo
rengraciamo quanto sapemo et potemo, certificandola che siamo de simile ani mo verso de ley
et prendemo quello piacere et consolacione del suo bono essere et di soi che prendiamo del
nostro proprio et tra l’altre cose havemo inteso cum summa contenteza ch'el prefato conte vostro
marito sia in bon stato cum la sacra mayestà del re. Et se per lo passato non ve havemo scripto
alcuna cosa non è proceduto per oblivione di facti vostri, ma per le nostre grande occupatione
nostre, et per non metere la casa vostra in suspecto perché credendo nuy de fare bene non
vorramo incontrarse male, che troppo ne doleria pur nell’avenire, intendendo nuy el desiderio
vostro gli satisfaremo volontera et gli scrivaremo più spesso apparigiati ali piacere d‘essa vostra
magnificentia.
Mediolani, xiii novembris 1450.
Cichus.
351
856
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA CHE QUANDO SARÀ RISOLTA LA
VERTENZA TRA PIETRO INVICIATO E BATTISTA DEL FRESCO, FACCIA PAGARE AL LOCATARIO IL CANONE
D’AFFITTO FISSATO SULLA CIFRA DEL PASSATO
1450 novembre 14, Milano.
Locumtenenti Alexandrie.
E’ stato qui da nuy Diodato presente portatore, qual como da luy intenderay ha ad ficto una
possessione chiamata la possessione de San Zohanne de Castellazo, dela qual possessione è
differencia de misser Petro Inviciato et de misser Batista del Fresco, siché esso Diodato se grava
ad sborsare lo ficto d’essa possessione non sapendo ad chi debitamente specta dicta
possessione. Per tanto comettimo et volimo debbi provedere che esso Diodato a chi
debitamente se doveria respondere del ficto dela dicta possessione, ma quando de rasone et sia
terminato ad chi specta saremo contenti el responda del dicto ficto ad che gli haverà meglior
rasone et così volimo debiati exequire. Anchora ne dice esso Diodato che non ha may pagato
per ficto della dicta possessione se non ducati sexanta l'nno et che mo' gli no sonno domandati
octanta, sì che provedeti como ha pagato per lo passato, così paghi per l’avenire.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
857
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI BOSCO DI FAR SALDARE I DEBITI DEI QUALI È CREDITORE
INSODDISFATTO BIASSINO SPONGATA DI CASTELLAZZO
1450 novembre 14, Milano.
241r
Potestati Boschi.
Ce ha significato Biaxino Spongata dela terra nostra dal Castellazo che ha molti debitori in quella
iurisdictione a te commissa et maxime per biava, dali qualli non po' conseguire el debito in suo
grave preiudicio et danno et provide ce richede gli faciamo ministrare ragione; et parendoce la
sua richesta honesta volemo et te cometimo che ad ogni richesta et instanzia d’esso Biaxino, aut
de Deodato dala Cerra, in nome d’esso Biasino procedi contra qualunche suo vero debitore,
sumarie, simpliciter et de plano, sine strepitu et figura iudicii, cavilationibus et frivolis exceptionibus cessantibus quibuscumque, et postquam te constarà del vero debito gli costrengi a far el
dovere de quanto deveno por ogni remedio de ragione.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
352
858
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE FOSCHINO ATTENDOLI, LUOGOTENENTE DI LODI, FACCIA CESSARE
L’IMPOSIZIONE DI FORNITURE DI CARRI E DI BUOI DA PARTE DI GIOVANNI DA MILANO
1450 novembre 14, Milano.
Foschino de Attendolis, locumteneti Laude.
Ultra quello hieri te scripsemo deli modi havemo inforrnatione tene Zohanne da Mediolano in
quella nostra città, siamo informati ch’el dicto Zohanne da Mediolano va commandando carri per
lo contado de quella nostra città; di che ne miravigliamo et rendemone certi che questo
commandare de carri lo faza piutosto per usurpare qualche cosa che per altre casone. Unde te
dicemo che nostra intentione è el dicto Zohanne da Mediolano non se impazi de comandare né
carri, né bovi in quella nostra città, né nel contado; ben volimo che bisognando li carri, nè altro
per la rochetta o per altro nostro facto debbi prevedere li habia, ma luy non volimo se impazi de
commandare cosa alcuna nella città, né anchora nel contado, se nuy non scrivessemo altro et
cossi volimo debi exequire.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
859
FRANCESCO SFORZA INFORMA GIOVANNI CAIMO, COMMISSARIO DI PIZZIGHETTONE, DI NON POTERGLI
DARE IN AIUTO GABRIELE DA PIOLTINO, DELEGATO ALLA GUARDIA DI QUEL PONTE DI PIACENZA CHE
VUOLE SIA SISTEMATO PRONTAMENTE
1450 novembre 14, Milano.
Iohanni Caymo, commissario Pizleonis.
Havemo veduto quello ne scrivi del caso te è occurso del cavallo te ha mosso lo pede et cetera.
Restamo de tucto avisati et condolendose del tuo male, te dicemo che noy havemo remandato
Gabriel de Pioltino, del quale ne scrivi, ala guardia del porto de Piasenza, siché non poteria
lassar là per venire ad aiutarti, ma volimo provedi per altra via como parirà a ti, siché non si
perda tempo alcuno a fare li aparechi per aconzare lo ponte, di che te caricamo strectamente.
Data ut supra.
Cichus.
860
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE ENTRATE METTANO IN CONTO A
FRANCESCO SANSEVERINO L’AMMONTARE DELL’UFFICIO DI PODESTÀ DI CALPIGNANO AFFIDATO A
GIOVANNI ANTONIO AMADEO
1450 novembre 14, Milano.
241v
Regulatori et magistris intratarum.
Siamo informati come voy havete deliberato lo officio dela potestaria de Calpignano de Novarese
a Iohanni Antonio Amadeo, cancellero del magnifico Francesco da Sanseverino, nostro
conductero, quale lo ha incantato a doy anni per fiorini tremta; pertanto, avendogli voy deliberato
dicto officio, siamo contenti ponati aconto d'esso magnifico Francesco quello monta dicto officio,
prechè cossì ne ha pregato esso magnifico Francesco, et de ciò ne avisati per vostre lettere aziò
possiamo fare expedire le littere d'esso officio et far ponere aconto d’esso maginifico Francesco
quello montarà lo incanto del dicto officio.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
353
861
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE L’ABBATE DEL MONASTERO MILANESE
DI SAN VINCENZO NON VENGA GRAVATO DEL CONTRIBUTO PER IL BUE GRASSO
1450 novembre 14, Milano.
Magistris intratarum nostrarum.
Informati quod venerabilis dominus abbas Sancti Vincentii, huius preclarissime urbis, quo
tempore illu strissimus dominus olim dux Filippus Maria recolende memorie vitam agebat in
humanis, numquam gra vatus fuit pro bove pingui, quem alii religiosi singulis annis Camere sue
solvere consueverant, conten tamur et volumus quod presentem abbatem eius monasterii, pro
anno presenti dumtaxat, nullatenus grava ri permictatis dicta occasione.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Iohannes.
862
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REFERENDARIO DI LODI FACCIA AVERE AL CONDOTTIERO
RABOTTO IL DOVUTO, TRATTENENDO SOLO 20 DUCATI PER PAGARE LA GARANZIA DI BALDASSARRE DA
BARZA
1450 novembre 14, Milano.
Referendario Laude.
Segondo che per le altre nostre littere te havimo scripto volimo che, postpositis omnibus, tu
actendi a l’in tegro spazamento del strenuo Rabotto, nostro conductero, retenendo lì quelli venti
ducati, quali luy resta ad pagare per la segurtade de Baldexare de Barza; falo adoncha spazare
subito cum la retentione de dicti venti ducati.
Mediolani, die xiiii nobembris 1450.
Cichus.
863
FRANCESCO SFORZA RACCOMANDA AL PAPA ANTONIO DA PESARO, ANCHE SE NON SI COMPORTÒ
BENE VERSO IL DUCA
1450 novembre 14, Milano.
Sanctissimo domino nostro Pape.
Benchè ser Antonio da Pesaro per lo passato se sia portato senistramente et mancho che bene
verso me et il Stato mio, et a torto in verità apresso Dio et il mondo, non dimeno venendo luy per
le sue fazende al conspecto dela Sanctità vestra serò contento et havirò caro che la Beatitudine
vostra, non havendo respecto veruno a me, lo veda volontera et lo recogli humanamente et in le
sue petitione lo trae ti come gli piace et pare et ultra ciò lo raccomando ala clementia vostra, la
quale Dio se degni conservare longamente in bona prosperità como desidero.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
354
864
FRANCESCO SFORZA NON VUOLE CHE ALBERTO SANTO LASCI IL POSTO DOVE SI TROVA, FINO A CHE
NON SIANO DIVERSAMENTE SISTEMATI GLI UOMINI D’ARME CHE FURONO GIÀ DI GIACOMO PICCININO
1450 novembre 14, Milano.
242r
Alberto Sancto.
Perché quilli homini d’arme erano de Iacomo Pizinino sono conzi cum il strenuo cavallero
missere Ruglero da Rossano, nostro conductero, e de nostro consentimento sono al suo guerno,
e volendogli conservare, non volemo che tu te parti da lì finatanto cho tu habi proveduto che
possano stare lì o in li lochi circumstanti, mentre gli provedaremo altroe, como è nostra
intentione de prevedergli presto, facendogli fare ogni aconzo possibile cusì de alogiamemti e del
vivere como de ogni altra cosa.
Mediolani, die xiiii novembris 1450.
865
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI SIGNORI DEL CONSIGLIO SEGRETO E AI MAESTRI DELLE ENTRATE
STRAORDINARIE CHE ANTONIO DA PESARO NON SIA CONSIDERATO RIBELLE NONOSTANTE CHE “PER
LO VIGORE DELLE CRIDE FACTE ALI DÌ PASSATI FUSSE CADUTO IN RIBELLIONE”
450 novembre 14, Milano.
Dominis de Consilio Segreto et magistris intratarum extraordinariarum.
Per certi respecti, quali ne moveno a cusì fare, non volimo che ser Antonio da Pesaro sia
reputato né scripto sulli nostri libri per ribello, non obstante che per lo vigore dele cride facte ali dì
passati fusse caduto in ribellione; ale qual gride, in questo caso tanto, per le presente derogamo
et volimo sia derogato et volimo et commandiamo che esso ser Antonio sia in quel grado et stato
che l’era inanzi la pubblicatione d'esse cride. Et cosi ordinate che questa nostra mente sia
mandata ad executione.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
866
FRANCESCO SFORZA SI DICE GRATO A FRANCESCO SICCO PER LE ESPRESSIONI DI STIMA
ESPRESSEGLI ANCHE TRAMITE IL CONTE GALEAZZO D’ARCO, ANTONIO GUIDOBONO E CARLO DA
LAGNELLO
1450 novembre 14, Milano.
Francisco de Sichis.
Quamvisdio a noy non sia novo lo amore et benevolentia qual ne portate, non dimeno non
poteressimo esprimere quanto havemo havuto a caro la confirmatione quale de ciò ne ha facta li
spectabile conte Galeaz Darchi, Antonio Guidobone et Karolo da Lagnello, per relatione deli
quali comprehendemo expressamente voy non solum amarne perfectamente, ma essere
desideroso d’ogni nostro honore et exaltatione et gloria, dele qual cose ultra che immortaliter ve
rengratiamo; vi avisamo anchora che fate bene ad havere tale animo et bona voluntà verso noy,
perche invero potete reputare ogni nostro bene et exaltatione vostra propria et, mettendone alla
experientia, trovarite essere vero quanto ve dicemo, finalmente a tucti li vostri honori et comodi
et voluntera in verità se offerimo aparechiati.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
355
867
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA GIACOMO MORARIO PER LE ESPRESSIONI AMICHEVOLI. CONSENTE
CHE I CREMONESI POSSANO MACINARE AI SUOI MULINI DI CANNETO
1450 novembre 14, Milano.
242v
Iacobo Morario.
Ben che sempre habiamo conosciuto che cum amore caritate et benevolentia prosequite noy et il
nostro Stato pur, ad retificatione de questo, havimo inteso voluntera quanto ne ha referito per
parte vostra el nobile Carlo de Lagnello et singularmente ve ne rengratiamo, offerendoce
pariformiter a tucti vestri honori, piaceri et comodi aparechiati; et per compiacervi como sempre
etiam in maioribus faressemo, voluntera havemo scripto ad Angilo Lombardo, capitaneo nostro
del distrecto Cremonese, che lassi andare li nostri homini del Cremonese ad macinare aIe vostre
moline de Caneto, secundo che esso Carlo per vostra parte ne ha rechesto et havemolo facto
voluntera. Ben vi confortiamo et pregamo che facciate tale admonitione ali vostri molinari et
homini che, intendendone de questo cum el prefato Angilo le biave, non fizano menate ali luochi
vedati secundo l’ordini nostri.
Mediolani, die xiiii novembris 1450.
Cichus.
868
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ANGELO LOMBARDO , CAPITANO DUCALE DEL DISTRETTO
CREMONESE, CHE LASCI AI CREMONESI LA POSSIBILITÀ DI MACINARE GRANO A CANNETO
1450 novembre 14, Milano.
Angelo Lombardo.
Havendo noy in amico singulare lo egregio Iacomo Moraro et volendo compiacergli per bono
respecto, siamo contenti che tu concedi et presti patientia ali homini nostri del Cremenese, che
vadano ad macinare aIe sue muline de Canneto, admonendoli però et intendendoti cum esso
Iacomo che le biade non fidessono menate a loco vetito contra li ordini nostri, como più volte ali
dì passati te havemo scripto.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
869
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE ENTRATE ISCRIVAO NEL
QUADERNETTO DEI GENTILUOMINI ESENTI PIETRO CAIMO DI BERNARDO
1450 novembre 14, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Volimo che facciate notare et descrivere nel quaternetto deli altri zentili homeni da essere
preservati exempti, Pietro Caymo de miser Bernardo et ordinate ch'el sia preservato exempto
asieme cum li altri, segondo l'ordine et forma et voy data da essere observata in similibus.
Mediolani, die xiiii novembri 1450.
Cichus.
356
870
FRANCESCO SFORZA PRECISA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE COME DEVE ESSERE
INTESA LA DISPOSIZIONE A FAVORE DI PIETRO CAIMO DI BERNARDO
1450 novembre 18, Milano.
Domini regulator et magistri intratarum.
Vole el nostro illustrissimo signor che quella littera, qual ve scrisse ali dì passati la sua excelentia
per la excelentia de Petro Caymo, de misser Bernardo, vaglie et hahia quella substanciacia et
quello effecto che hanno quelle de l’altri zentil’homini che sono notati sulo quaderneto et como
se essa littera fose data già dui mesi fa. Servate adoncha questa tal mente del nostro
illustrissimo servitore.
Mediolani, die xviii novembris 1450.
Cichus.
871
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AD ANTONIO DA PESARO CHE NONOSTANTE LE GRIDE NON LO
RITIENE RIBELLE E VUOLE VENGA CANCELLATO IL SUO NOME OVE APPARISSE COME TALE
1450 novembre 14, Milano.
243r
Ser Antonio de Pisauro.
Havemo udito voluntera et inteso quanto ne ha referito il nobile Carlo da Langnello per parte
vostra et per compiacerve in quanto luy ne ha rechiesto per parte vostra, nuy ve avisemo fine
mo’ che non vi havemo per ribello et cossì per lo presente ve chiarimo, non obstante alcune
cride havessemo facto pubblicare per le quale potesseno quoque modo essere reputato ribello;
aIe quale cride, per quanto aspecta al facto vostro,derogamo et volimo sia derogato et havimo
chiariti li nostri officiali et magistrati, deputati ad exequire le dicte cride, che vi havimo per
exceptato et commandatoli per nostre lettere che de tucti et qualuncha libro, dove fostivo scripto
per ribello, vigore dele cride, vi debbano cassare, irritare et anullare ogni scriptura contra et in
vostro preiudicio facta per dispositione d'esse cride, et così si farà.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
872
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANTONIO DA BESOZZO DI RIPRISTINARE LA DISPONIBILITÀ DI POSTO
PER I CAVALLI DI GIORGIO DA ANNONE
1450 novembre 14, Milano.
Antonio de Besucio.
Fo deputato altre volte lozamento a Zorzo D’Annone, nostro cortesano, in la piove de Brebia per
li soi cavalli; et per che l’è stato absente più dì in li nostri servitii, pare gli sia posto altri in suo
luoco et privato luy del dicto lozamento, del che se dole et retrove malcontento, non sapendo ove
reponere li dicti cavalli. Pertanto ne pare et cossi te confortiamo et caricamo vogli provedere ch'el
suo lozamento usato gli sia preservato et si alcuno gli fusse posto, sia remosto et mandato altroe
perché intendiamo ch'el dicto Zorzo omnino habia el suo.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit capitaneo Seprii.
357
873
LETTERE COMMENDATIZIE AL PAPA, AL CARDINALE FIRMANO E AL CARDINALE BENEVENTANO PER IL
VESCOVO DI BOBBIO
[1450] novembre 14, Milano.
Serenissimo domino nostro pape.
Littere recommendationis in personam domini episcopi Bobiensis,
item cardinali Firmano;
item cardinali Beniventano;
item littere passus pro eodem.
Mediolani, xiiii novembris.
874
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE IL NUOVO
OSPEDALE MILANESE GODA DEL DIRITTO DI ESENZIONE
1450 novembre 14, Milano.
243v
Regulatori et magistris intratarum.
Acteso quanto havite scripto dela informatione havite che l'Ospidale Novo de questa nostra
inclita città per li tempi passati è stato preservato exempto, cossì per concessione del duca
ultimo passato como de soi precessori, et non intendendo per reverentia dela religione
preiudicare a quilli siamo contenti et volimo ordinate che esso Hospitale sia preservato exempto
secundo la forma a voy data da essere servata in similibus.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
875
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI CAYMO (CHE TERRÀ CONTO DI OGNI SPESA) E A
FILIGNATO CHE LE SPESE DEGLI AMBASCIATORI DI RE RENATO A PIZZIGHETTONE SIANO DA LORO
PAGATE. SIA, INOLTRE, ACCONSENTITO AGLI AMBASCIATORI DI ENTRARE NEL CASTELLO E DI STARVI
A LORO PIACIMENTO
1450 novembre 15, Milano.
Filignato et Iohanni de Caymis.
Quod solvi facere debeant omnes expensas factas in loco Pizleonis per ambassiatores
serenissimi regis Renati, et quod eos venerarentur summo modo et quod sinerent eos ingredi
castrum illud, stare ac morari ad eorum beneplacitum et, ut informabuntur a Francisco Maleta,
cui plenariam et credulam adhibent fidem, et quod de dictis expensis dictus Iohannes Caymus
debeat tenere computum, quia per dominum nostrum fiet sibi fieri satitisfationem magistris
intratarum.
Mediolani , xv novembris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia Vicomes manu propria subscripsit.
In simili forma castellano et thexaurario Cremone, data et subscripta ut supra.
In simili forma commissario et thexaurario Parma, data et signata ut supra.
358
876
FRANCESCO SFORZA, IRRITATO PER L’ INDIFFERENZA DELL’ ARCIPRETE DI MULAZZANO ALLA
PROPOSTA CANDIDATURA AL CANONICATO DEL PRETE GIOVANNI BASSANO, GLI IMPONE DI DESIGNARLO
ALTRIMENTI VI PROVVEDERÀ LUI STESSO DIMOSTRANDOGLI CHE, ALL’OCCORRENZA, SA “ESSERE
VESCOVO ET ABBATE, PRETE ET CANONICO”
1450 novembre 15, Milano.
Archipresbitero Murazani.
Nuy ve havemo scripto et per altre nostre littere replicato et exortato ve piacesse ellegere al
canonicato de Mulazano, qual vaca per la morte del domno prete Bassano de Glisate, domno
prete Iohanne Basano filio Martini, idoneo et sufficiente; et secundo siamo informati fin qui non
havete facto né voluto fare niente, stimando poco el nostro scrivere e le nostre littere quanto ve
scrivesse lo minimo diacono habiati. De che molto ne maravigliamo; et perché scriviamo
humanamente et honestamente ve pare forsi non sia vero el nostro scrivere et che non preciamo
non essere obediti da vui et observato quanto ve scrivemo, et pensati forsi da nuy non gli
sapiamo provedere, siché per queste ve dicemo et confortiamo che, senza più scrivere, debiate
ellegere et deputare al canonicato 244r esso prete Zohanne et fare tute le cose necesare et
opportune in ciò, se non volete gli provederemo poy nuy avisandove che, bisognando, savemo
essere vescovo et abbate, prete et canonico.
Mediolani, xv novembris 1450.
Cichus.
877
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PIETRO DA NORCIA DI TROVARE FRUMENTO PER I CONNESTABILI
ANTONELLO DAL BORGO E LUCA SCHIAVO
1450 novembre 15, Milano.
Domino Petro de Nursia.
Volemo in ogne modo, et così ve sforzati, trovare in presto tanto frumento che ne possiati dare al
strenuo Antonello dal Borgo et a Luca Schiavo, nostro connestabili, che gli basti per uno mese,
et per trovare dicto frumento metitigli ogni vostra cura et dilligentia, siché li dicti habiano frumento
per uno mese. Et questo non vole mancare per cosa alcuna.
Data ut supra.
Cichus.
878
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI LODI RENDA GIUSTIZIA ALLO SQUADRERIO
DUCALE, FRANCALANZA, DA UN BERGAMASCO DA CUI PRETENDE PER VENTOTTO FORMAGGI UNA CIFRA
SUPERIORE A 7 DUCATI, PREZZO DI VENDITA DI DETTA MERCE
1450 novembre 15, Milano.
Locumtenenti Laude.
Essendo altre volte cum Francesco Pizinino a servicii de Milanesi Francalanza, nostro squadrero
gli fecemo toglere le soe robbe et bene, quale haveva in Pavese et tra l’altre cose XXVIII formagie
quale haveva uno suo Pergamasco. Da poi, retornato lui a nostri servicii gli fecimo restituire ogni
cosa et etiandio sette ducati quali haveva preso da sé per lo precio del dicto formagio venduto
uno Lanzaloto nostro comissario; adesso intendiamo per querella d’esso Francalanza, che volendo lui saldo et rasone cum el dicto Pergamasco et farli boni li dicti VII ducati, esso non se vole
contentare dicendo che formagio valeva cento livere et che così gli lo vole computare; venendo
359
adonca et mandando lì el dicto Francalanza per questa casone, ve comettiamo et volemo gli
faciati rasone contra el dicto Pergamasco e provideati che, non essendo venduto el dicto
formagio più che sette ducati non sia compensato al dicto Francalanza ultra el dovere.
Mediolani, die suprascripta.
Cichus.
879
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE TADDEO DAL VERME NON ABBIA A SPARLARE DEL CONDOTTIERO
PAOLO DA ROMA
1450 novembre 16, Milano.
Tadeo de Verme.
Como siamo certi haveti inteso, Paulo da Roma ha havuta bona licencia da noy et così dalla
magnifica madona Luchina, il quale Paulo retorna a casa sua; et perché n’è stato referito havete
havuto a dire alcune parole verso dicto Paulo, quale noy non credemo imperò sia vero, pur sia la
cosa como se voglia, ve avisamo che tuto quello fose dicto o facto contra dicto Paulo reputaressemo fosse dicto e facto alla nostra propria persona, como più largamente intenderite da
Aluiso, nostro trombeta, presente portatore informato dela mente nostra, al quale sopra ciò
vogliati credere et dare piena fede quanto a nuy proprii.
Data Mediolani, die xvi novembris 1450.
Cichus.
880
FRANCESCO SFORZA COMANDA CHE GUINIFORTE DA CANTONE IN METTONO INTERVENGA NELLE
OPERAZIONI CONNESSE CONNESSE LA DELIBERAZIONE DUCALE DI “FARE REINCANTARE LE
IMBOTATURE “ LOCALI, PERCHÉ LE PRECEDENTI ERANO AVVENUTE SENZA DELIBERAZIONE NÉ DEL
DUCA NÉ DEI MAESTRI DELLE ENTRATE
1450 novembre 14, Milano.
244v
Guiniforto de Cantono in Metono.
Como vederai per nostre littere patente, havemo deliberato de novo fare reincantare le
imbotature dele terre comune nonobstante alcuna composicione cum esse terre facta per li
daciarii de esse imbotature, quale composicione, participando la Camera nostra, como participa
in dicte imbotature, non se dovea fare senza saputa et deliberacione nostra et deli maystri de
l’intrate nostre como è facta et ad fare de novo dicta cercha et descriptione havimo deputato per
officiale el dilecto nostro fameglio Filipo de Ancona al quale, una cum quelli haverà in sua
compagnia, volemo, et così per questa nostra te commandiamo, che debbi dare ogni paciencia,
consiglio et favore necessario in fare dicta cercha in quello loco lì et ulterius che tu vadi cum
dicto Filipo et compagni in qualuncha terra e loco dove saray richesto da loro per confortare et
operare cum effecto che li homini che quilli lochi stiano pacienti et obedienti a lasare fornire dicta
circa, et descriptione et generaliter quanto se contene nele dicte littere pattente; et ad exequire
questa nostra intencione vogli metre ogni tuo studio et dilligencia, se hay cara la gracia nostra
sapemo bene che tu poy asay disponere et mettere ordine a dicta facenda et così aspectiamo
l’effecto et fa che non manchi per cosa del mondo.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
Antonius.
Christoforus.
Iohannes Petrus.
360
881
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA LOMELLINA DI RILASCIARE GIOVANNI FRASCAROLO
DOPO AVER DATO 200 DUCATI COME GARANZIA DI PORTARSI DAL DUCA E DI NON ANDARSENE A SUA
INSAPUTA, OLTRE A DEPOSITARE PRESSO UN TERZO CAVALLI E RAME
1450 novembre 16, Milano.
Capitaneo Lomelline.
Volemo et comandamote che, subito recevuta la presente, faci destenere personalmente
Zohanne da Frascarolo homo d‘arme del spectabile misser Moreto de Sancto Nazaro, qual
habita nel loco de Medda, et prima che lo relaxi gli faci dare segurtade de ducento ducati ch’el
vegnarà et se consignarà qui da nuy et non se partirà senza nostra saputa, facendo interim
deponere li cavali et rame sue preso una terza persona, a ciò non vadano in sinistro.
Mediolani, xvi novembris 1450.
Ionannes.
882
FRANCESCO SFORZA DICE AL PODESTÀ E ALLA COMUNITÀ DI CREMONA CHE VUOLE ABBIA LUOGO LA
COMPOSIZIONE TRA DETTA COMUNITÀ E IL LOCALE PARATICO DEL LANIFICIO CON IL PAGAMENTO DI 120
DUCATI DA PARTE DEGLI ARTISTI DEL LANIFICIO
1450 novembre 15, Milano.
245r
Potestati et comunitati Cremone.
Doveti già molti dì fa e mesi essere informati dela deferencia qual vertisse tra la comunità et
universi tà deli artisti del lanificio sive draparia de quella nostra cità et dele alegacione fra l’una
parte et l’altra in defensione dela causa loro et per questo non ve replicamo quanto per
qualuncha dele parte molte fiate et agitato nanti a nuy. ma ben ve dicimo che, portando nuy
quello amore che portemo a quella nostra cità, ogni differencia et discordia che nasese fra quilli
nostri citadini ne è tanto exosa e più che nuy potessemo dire né scrivere. Et così, desiderando
nuy che lì se viva bene unitamente et pacifice et se toglie via ogni cagione de rancore et
inimicicie più tosto per via de acordio et amicabile composicione che per via iudiciaria, ed
haendo nuy inteso che per li deputati de quella nostra cità et alcuni adiuncti a suasione de ti
potestà, era praticata et quasi conclusa compositione et accordio fra le parte in questo modo,
cioé che il pratico o vero artisti, sive Università deli artisti del lanificio pagasseno cento vinti
ducati o vero quanto tu, podestà, determinase et le parte ambedue rimanesero de acordio et
tacite et contente così per lo passato como etiam per lo avenire, la qual cosa per unione et ben
vivere de quella nostra carissima cità a nuy piaceria ultra modo, ve pregamo, confortamo et
carichiamo che vogliati terminare la dicta causa per tale acordio, non agravando però a questo
se non quanto ve pare, ma ben ve avissamo che facendo così ne fareti cosa gratissima che sia
sempre, como havemo dicto, cum piacere dele parte.
Mediolani, xv novembris 1450.
Cichus.
361
883
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI PIACENZA PRENDA E TENGA NELLA
CITTADELLA POLO FRANCESCO E GIOVANNI O ANTONIO BALESTRAZO, PERCHÉ POLO FRANCESCO
TRESCA PER CONSEGNARE BADIA A GIACOMO PICCININO, CUI DA ANTONIO O GIOVANNI SI INTENDE
DARE MONTE SANTO E ANCHE COMPIANO
1450 novembre 16, Milano.
Locumtenenti Placencie.
Per uno nostro servitore n’è sporto la cedula introclusa de doe pratiche quale se movano cum el
conte Iacomo, como tu vederay. Pertanto te comettiamo et volemo che subito vidi de havere in le
rnane Polo Francesco et Zohanne o Antonio Balestrazo, nominati in la dicta cedula et li tegni in
quella citadella cum bona guardia, avisandone como haverai facto.
Mediolani, die xvi novembris 1450.
Iohannes.
Polo Francesco, hahitore dela Badia, quale loco è in Piasentina sopra Castelarquato, he stato da
conte Iacomo Pizinino, praticando de dargli la Badia et ha alcune pratiche in Fiorendola 245v
Zohanne o Antonio Balestrazo, homo del conte Zohanne Angosola, è stato dal conte Iacomo
Pizinino praticando de dargli Monte Sancto, qual è loco del dicto conte Iohnanne; e li sopradicti
danno speranza al conte Iacomo de fargli havere Compiano et ambiduy hanno intelligencia cum
molti altri, deli qualli se haverà piena informacione havendo in le mane li dui suprascripti.
884
FRANCESCO SFDORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI MILANO, CONSTATATO CHE GIOVANNI DETTO
CIGOLA DE MAYNERIIS E GIACOMO DE VALIANIS SI SONO ( DOPO I RECIPROCI FERIMENTI)
REALMENTE RAPPACIFICATI, LI LIBERI DAL CARCERE
1450 novembre 16, Milano.
Potestati Mediolani.
Detenti sunt apud vos quidam Iohannes dictus Cigola de Mayneriis et Iacobus de Valianis pro
mutuis vulneribus sibi ipsis illatis; verum, quia intelleximus utrumque eorum gravi vulnere
affectum esse et pacem contraxisse adinvicem, complacere volentes magistro Martiniano sutori
nostro, contentamur et volumus ut, si ita est quod pax inter ipsos contracta sit, pro eo quod ad
Cameram nostram pertineat, nulatenus contra eos nec alterum eorum procedatis, sed eos ex
carceribus libere relaxari faciatis.
Mediolani, xvi novombris 1450.
Cichus.
362
885
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DEL SEPRIO RIDIA A GIORGIO DA ANNONE
DISPONIBILITÀ DI SPAZIO PER CAVALLI E PERSONE
1450 novembre 14, Milano.
Capitaneo Seprii.
Fo deputato altre volte logiamento a Zorzo de Annono, cortesano, in la pieve de Brebia per li
suoi cavalli; et perché l’è stato absente più dì in li nostri servitii par gli siano posti altri in suo loco
et privato lui de suo logiamento del che se dole et retrova mal contento non sapendo ove
reponare li dicti cavalli. Per tanto volemo provedi ch’el suo usato logiamento gli sia reservato per
li cavalli et boche vivi ch’el se retrova hhavere, et se alcuno altro gli fose posto, sia mosto et
mandato altrove, ordinando etiandio che ali cavalli et famegli ch'el mandarà sia provisto segondo
l’ordini nostri.
Mediolani, xiiii novembris 1450.
Cichus.
In simili forma Antonio de Besucio.
886
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CAPITANO DELLA MARTESANA DI PORTARSI SUL POSTO PER
COMPRENDERE QUELLO CHE IL PROVVISIONATO LOCALE, BERTRAME DA VARESE, INTENDE CON
“FACENDA DEL PORTO”
1450 novembre 16, Milano.
Capitaneo Martesane.
Vederiti per le incluse littere quanto ne scrive Bertrame da Varise nostro provisionato. Et perché
non intendimo bene quella facenda del porto, volimo che vuy ve transferati là su el loco et,
intendove cum esso Bertrame, providiati a quanto è da provedere per honore et bene del Stato
nostro.
Mediolani, xvi novembris 1450.
Cichus.
887
FRANCESCO SFOIRZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI MELZO LIBERI I TRE FAMIGLI DI RUGGERO DA TORSI
PERCHÉ IL DERUBATO DICE DI ESSERE STATO SODDISFATTO
1450 novembre 16, Milano.
246r
Potestati Melcii.
Misser Zohanne dala Noce, nostro conductero ne dice che quello citadino qual fo robato da quelli
tre famegli de Rogiero da Torsi, nostro homo d’arme, qualli sono destenuti lì, è stato da loro et
chiamase contento et satisfacto da loro. Per tanto semo contenti et volemo, chiamandose
contento et satisfacto dicto citadino, debbi subito liberare dicti tre famegli de Rogero.
Mediolani, xvi novembris 1450.
Cichus.
363
888
FRANCESCO SFORZA DICE A BELTRAMO DE VARESE DI AVER SCRITTO AL CAPITANO DELLA
MARTESANA DI PORTARSI SUL POSTO PER INTENDERE MEGLIO LA FACCENDA DEL PORTO
1450 novembre 16, Milano.
Bertrame de Varisio.
Havemo inteso quanto ne hay scripto de quello te ha dicto el Torsa da Malgrado et del porto da
Imbersago; et per intendere meglio la cosa et che se gli facia la debita provisione, havemo
scripto ad misser Petropaulo, nostro capitaneo in Martesana, che venga là per intendere et
provedere a quanto sarà a fare, siché tu te intenderay cum lui sopra ciò.
Mediolani, xvi novembris 1450.
Cichus.
889
FRANCESCO SFORZA IMPONE AL LUOGOTENENTE DI LODI DI CATTURARE TRE O QUATTRO
MALANDRINI AUTORI DI “ROBBARIE ET EXCESSI” O, SE NON GLI RIESCE, DI FARGLI AVERE I LORO NOMI
PER POTERE INTERVENIRE
1450 novembre 16, Milano.
Locumtencnti Laude.
Havemo recevuto tue più littere circa le robbarie et excessi, qualli se cometeno in quello nostro
territorio, le quale ne sonno tanto exose quanto dir se potesse. Et, desideriose de farne
punicione, volimo che tu cerchi de havere nele mane tre o quatro deli malfactori, aut, non
potendolo fat tu, avissane al manco del nome de quelli, a ciò che gli possiamo provedere, perché
scrivendone tu d’esse infinite robbarie et non provedendo de punirli o non avisando nuy, valeria
niente. Siché aut tu cerchi haverne veruno nele mano, aut ne avisi del nome d'essi, aciò che se
gli possa provedere.
Mediolani, die xvi novembris 1450.
Cichus.
890
FRANCESCO SFORZA ALLE LETTERE DI PIETRO DE ACCEPTANTIBUS RISPONDE CON UNO SCRITTO CON
DIRETTIVE PER GLI UOMINI DI CASTELLAZZO.
1450 novembre 17, Milano.
246v
Petro de Acceptantibus.
Havemo recevuto due tue littere et inteso quanto per quelle scrivi. Dela littera domandi directiva
alli homini del Castellazo, dicemo che ti la mandiamo ligata con questa in bona forma siché
spazate et manda ad execucione quanto hai da fare, et avisane chiaramente come haverai facto
con tucti quelli luochi. Ala parte che dici che non te havimo resposto, dicemo che è stato per tuo
difecto, per che una volta scrivi che sonno d’acordo et un’altra volta scrivi in altra forma. Pertanto
vogli avisarne de tucto et scrivere chiaro.
Mediolani, xvii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
364
891
FRANCESCO SFORZA CHIEDE AI MEMBRI DEL CONSGILIO SEGRETO DI PRENDERE VISIONE DELLE
LETTERE E DEI PRIVILEGI DI AMBROGIO VISCONTI PER APPURARE SE DETTO AMBROGIO SIA ESENTE
DALLE IMBOTTATURE E DA ALTRI ONERI
1450 novembre 17, Milano.
Dominis de Conselio Segreto.
Requirit a nobis Ambrosius de Vicecomitibus, civis huius inclite urbis nostre, ut cum ab
imbottaturis immu nem preservare faciamus iis modo et forma quibus et prout tempore
illustrissimi quondam principis et du cis precessoris nostri extitit preservatus; verum, quia rei
huius ignari sumus, commectimus vobis et volu mus ut per visionem litterarum et privilegiorum
suorum et ali'ter quomodocumque videbitur, informemini si a dictis imbottaturis vel ne et a quibus
aliis oneribus exemptionem habet, et si ea fuit sibi hactenus observata, quicquid compereritis
nobis intimando.
Mediolani, xvii novembris 1450.
Cichus.
892
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AD ANDREA DA FULGINEO DI DARE AI FAMIGLI DI GRAZIANO DA
COTIGNOLA ALLOGGIAMENTI E NIENT’ ALTRO
1450 novembre 19, Milano.
Ser Andree de Fulgineo.
Volimo non debbi movere li famigli de Gratiano da Cotignola del logiamento dove sonn al
presente et cossì te commettemo, ma volimo non gli sia dato stramo, nè cosa alcuna se non te
scrivemo altro et cossì exequissi et ordinarai, perchè cossì è la voluntà nostra,
Mediolani, die xviiii novembris 1450
Iohannes.
893
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO E AL PODESTÀ DI PARMA DI NON MOLESTARE I BENI DI
NICCOLÒ TERZI E DELLA MADRE. OGNI CONTESTAZIONE IN PROPOSITO VUOLE SIA PORTATA DAVANTI A
LUI
1450 novembre 17, Milano.
247r
Commissario et potestati Parme.
Volimo che non siano molestati per modo alcuno directe vel indirecte li beni del nobile Nicolò de
Terzi, figliolo che fu del conte Zorzo de Terzi, et cossi dela madre, donna che fu del predicto
conte Zorzo. Et se alcuno se pretendesse havere rasone alcuna contra essi beni comparano
denanzi a nuy che gli farimo administrare iustitia et rasone.
Mediolani, xvii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
365
894
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL FIGLIO TRISTANO RESTITUISCA A RUGINALE I CAVALLI
1450 novembre 16, Milano.
Domino Tristano Sfortie et cetera.
L’è stato qui da nuy Ruginale, presente portatore quale remandiamo là et volimo che subito
hauta questa, remossa ogni casone, debi restituirgli quelli dui suoi cavalli et non manchi, perché
cossì è la voluntà nostra.
Data Mediolani, die xvi novembris MCCCCL.
Cichus.
895
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIOVANNI DA TOLENTINO, FATTO SLOGGIARE DA SONCINO
RUGINALE, TOVI A
DETTO UOMO D’ARME UN ALLOGGIO PER LUI E I CAVALLI
1450 novembre 17, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
Nuy havemo remosso Ruginale, nostro homo d’arme presente portatore da Suncino dove
logiava, perchè non volimo allogia lì per bono respecto, pertanto volimo gli provediati de
logiamenti per luy et li cavalli suoi, dove parerà ad vuy et li fati tratare come feriano tractati li altri
allogiano in Cremonese, et non manchi.
Data Mediolani, die xvii novembris 1450.
Cichus.
896
FRANCESCO SFORZA AVVERTE IL CASTELLANO DELLE TORRETTE DI TREZZO, FERMO LANDRIANI, CHE,
SAPUTO COME NOTTETEMPO SI PORTANO IN TERRA VENEZIANA BIADE E ALTRO CON IL BURCHIELLO
DEL CASTELLANO, LUI SOLO DEVE SERVIRSI DI TALE IMBARCAZIONE
1450 novembre 17, Milano.
Firmo de Landriano, castellano turrectarum Tricii.
Noy havemo ordinato et comrnandato al nostro capitaneo del Sovero che non lassi passare
biava alcuna per Martesana. senza nostra licentia, et questo habiamo facto adciò che biava, né
veruna altra cosa se possa condure dellà d’Adda in le terre de Venitiani, per che siamo più che
certif'icati che ogni dì si gli ne conduce in grande quantità. Et perché siamo avisati che alcuni
vostri passano biava et altre cose con uno burchiello, quale tenete lì de nocte tempo, la qual
cosa retorna in grave danno dele intrate nostre, rendendovi noy imperò certissimi che voy de
questo non ne sapete niente, perché non lo comportarestivo, più per togliere via questi suspecti
et per togliere questo incarico dale spalle vostre, volimo che voy nisuna altra persona debia
usare dicto vostro burchiello in passare gente, né veruna latra altra cosa de qua, né de là
d’Adda, excepto si non fusse per qualche cosa importante al Stato nostro et non altamente,
perché li vostri possono passare al porto, quale tene lì quelli nobili castellani et voy vi possite
fornire dele cose ve bisognono per lo dicto porto et alli captivi se torrà la via de damnificare le
nostre intrate.
Mediolani, xvii novembris 1450.
Cichus.
366
897
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI SCRIVERGLI SUI PROVVEDIMENTI DA LUI
PRESI PERCHÉ NÉ IN GERADADDA NÉ DI LÀ DALL’OGLIO PASSINO VETTOVAGLIE
1450 novembre 17, Milano.
247v Iohanni de Tolentino.
Per più nostre vi havemo scripto che devessevo provedere che victualia veruna vada in le terre
de Venitiani et parne che fino qui non gli sia stata facta provisione alcuna, anzi siamo certificati et
avisati dali amici nostri che stanno dal canto de Venitiani, como del Cremonese se conduce tanta
biava et victualia de dì et de nocte che pare uno mercato bandito et dicene che gli è facta la
scorta per alcuni homini d’arme deli nostri; dela qual cosa ne miravigliamo tanto quanto al mondo
dir se possa, che haveste dove noy scripto tante volte che glisse proveda, che non gli sia stato
may facto niente, et non possemo pensare donde proceda questo difecto, si non per poca
diligentia et per non gli volere provedere, per che non po’ essere che, continuandose el transito
dele dicte victualie come fanno, che non ne fusse trovato qualchuno de questi et ch'al dì tante di
quelli che conducono dicte biave, quanto de quelli che li fanno la scorta; che non vi poressemo
dire il dispiacere grande che noy n’havimo. Per la qual cosa volimo che debiate subito, recevuta
questa, avisare l'ordine et le provisione havete facte per obviare che in Chiaradadda, né dillà da
Oglio non possa andare né passare victualia grassa, né niuna altra cosa lunga uno dito. Et in
questo, misser Zohanne, vogliati usargli ogni diligentia et solliecitudine, per che non vi
porressemo scrivere el dispiacere grande n’havimo et lo damno et lo incomodo sequirà alli homini del Pavese et alle nostre gente d’arme. Vogliate anchora mandare le ligate littere allo illustre
signor marchese de Mantua et cossì le altre due ne dirizano per messi proprii.
Mediolani, xvii novembris 1450.
Cichus.
898
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE I MAESTRI DELLE ENTRATE FACCIANO BUONI AL TESORIERO DI LODI,
BASSANO DE DOSSI, PER 100 DUCATI, DA LUI PRECEDENTEMENTE DATI AL DUCA
1450 novembre 17, Milano.
Regulatori et magistris intrarurum.
L’anno passato, essendo noy ad Calcho, Bassano de Dosso, nostro thesaurero de Lode, ne
subvenne de ducati cento d’oro venitiani, quali exbursò ad Cecho nostro secretario, como
vederete per littere sottoscripte de nostra propria mano; et per che dicti danari furono spesi per
esso Cecho de nostro ordine et commandamento al tempo dela guerra, siamo contenti e volimo
li facciati boni ad esso Bassano, como se contene in dicte littere sottoseripte de nostra mano, et
li mettati ad conto nostro per spesa consumata.
Mediolani, die xvii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
367
899
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DELLA VALLE SESIA CHE LA QUOTA DI SUSSIDIO
RACCOLTA A VARALLO E A VALLENGIA VENGA SUBITO MANDATA, MENTRE AGLI UOMINI DI BALLANUZA E
D’ALTROVE, RENITENTI A VERSARE LA LORO QUOTA, SI PROSPETTI IL RADDOPPIAMENTO DELLA
MEDESIMA SE PERSISTESSERO NEL RIFIUTO DI CONCORRERE AL SUSSIDIO
1450 novembre 18, Milano.
248r
Potestati Vallis Sicido.
Ne para zamai essere de debito et honestà deli nomini da quella nostra Valle a satisfare ala
Camera nostra per il subsidio deli ducati diuicento per loro promesso, et perché intendando noy
per relatione de duy d’essi homini venuti qua che li homeni da Varallo Borgo et Vallengia de dicta
Valle hanno parechiati li denari per la portione sua de dicto subsidio, et che li homini de dicto
luoco de Ballanuza et deli altri luochi da li in suso, che sono dela iurisditione de quella Valle, son
rinitente a volere satisfare per la loro portione del dicto subsidio, qual cosa non poco habiamo in
dispiacere, volimo et te mandiamo che, viste le presente, statim provede che quelli denari hanno
pagati li detti homini da Vallaro Bergamo et Vallengia senza dlimora siano mandati qua da esse,
numerati come ordinarano li maystri dele intrate nostre; et ulterius farai fare commandamento alli
predicti homini de Ballanza et altri luochi suprascripti che,infra sei dì proximi avenire de poi facto
commandamento, debiano havere mandato qua integralmente tucti quelli denari li vengono
imparte per lo dicto subsidio, sotto pena de pagare el duplo et il dicto termino, se non havirano
satisfacto superinde. Volimo et infina per le presente te commandiamo che constringii li decti
homini ad pagare cossi el debito dela pena come el principale debito del dicto subsidio,
mandando qua il canepare d’essi luochi ali predicti maystri dele intrate. Et in queste cose non ne
cada fallo, rescrivendo subito ad essi magistri come haviray facto in nele cose predicte.
Mediolani, xviii novembis 1450.
Cichus.
900
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL PODESTÀ DI SIZIANO CHE SI RESTITUISCANO A BELTRAME DA
MADRIGNANO ASSI E USCI DA LUI RIVENDICATI
1450 novembre 17, Milano.
Potestati nostro Septiani.
Per quento intendiamo da Beltramo da Madregnano, nostro cittadino, tucte le asse che fece
mectere Rabotto, nostro squadrero ala fazata dela casa ove soleva alozare in quella terra, et
tucte quelle sono suIa fossa del castello et certe altre asse et hostii, dele quali saray informato
da luy, sono soe; et per che dicto Rabotto confessa el simile, et nostra intentione è checadauno
habia suo devere, te commetiamo et volimo provedi che al dicto Beltramo siano restituite le dicte
asse et hostii senza exceptione alcuna.
Mediolani, die xvii novembris 1450.
Cichus.
368
901
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL FIGLIO TRISTANO DI AVER OTTENUTO CHE QUEI DI BARBATA
AUTONOMAMENTE DIANO UN LORO CONTRIBUTO PER LA SPESA DELLO STRAME
1450 novembre 17, Milano.
248v
Domino Tristano Sfortie.
Ad instantia de quella comunità de Soncino scrissemo ad miser Pasquale, vicario del
reverendissimo monsignor de B a che volesse fare contribuire l’homini de Barbata ala spesa del
strame con quella comunità, per le gente d’arme nostre che sonno allogiate lì, perché dicta comunità allegava non potere supplere ala spesa da per sì. Hora l’è venuto da nuy dicto misser
Pasquale,el quale, dolendose de questo, ne dice che l’homini de Barbata may non hanno
contribuito per niuno tempo ad spesa veruna con la comunità de Soncino et ch’el dicto loco non
è iurisclictione de Soncino et per questo non debbe contribuire ad questa spesa, né ad niunaltra
con esso, et se la comunità de Soncino obtenesse questa cosa al presente, sempre poteria per
lo advenire astringere dicti homini de Barbata ad contribuire con loro ad ogni spesa. Per la qual
cosa, intendendo nuy de non derogare a niuna sua raxone, havemo confortato dicto miser
Pasquale voglia intonderse con ti et sforzarse de far fare qualche contributione da li dicti homini,
et cossì ne ha promesso fare. Pertanto volemo te debbi intendere con esso et con lo podestà
nostro lì, et tuore quelle strame che te farà dare et comparterlo fra quelle nostre gente, secondo
te parerà, et ultraciò volerno che per respecto del reverendissimo monsignore de B. dicti homini
siano bene tractati in tucte le sue cose.
Data Mediolani, xvii novembris 1450.
Cichus.
a Così A.
902
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMUNE E AGLI UOMINI DI MIRADONO DI CONSEGNARE GIOVANNI
DA MUADEN AL CONDOTTIERO GIOVANNI DALLA NOCE, CREDITORE DEL FUGGITIVO, QUALORA COSTUI
NON L’AVESSE GIÀ SODDISFATTO DEL SUO CREDITO
1450 novembre 18, Milano.
Comunis et hominibus Miradoni.
Per altre nostre littere ve habiamo scripto como dovesivo substenere Zohanne de Muaden, qual
se era fugito dal spectabile cavallero misser Zohanne dala Noce, nostro conductero, aciò che luy
fose pagato integramente de quello doveva havere da esso Zohanne; da poy havemo sentito per
uno trombeta del prefato cavallero che lo haveti sostenuto, il che ne è piaciuto asay. Pertanto
volemo et comandamovi che, vedute le presente, debiati mandare et consignare el dicto giovane
nele mano del predicto misser Giovane dala Noce, o veramente el contenti et satisfaza de tuto
quello deve havere da luy et questo non manchi per modo alcuno.
Mediolani, xviii novembris 1450.
Iohannes.
369
903
FRANCESCO SFORZA COMANDA A BONIFACIO GUARGUAGLIA DI PORTARSI IN VALTELLINA PER
INDIVIDUARE DOVE E QUANTI MILITARI VI POTREBBE FAR ALLOGGIARE
1450 nobembre 18, Milano.
249r
Bonifatio Guargualie.
Nuy havemo tanto numero de gente ale spalle che ne bisogna darne fatica et affano a tute le
terre e lochi nostri; unde, benché nuy lo faciamo mal volentere, ne bisogna per ogni modo
mandarne in Valtelina la par te sua. Pertanto volemo che, subito havuta questa te transferischi
nela parte de Valtellina et togli diligen temente in scripto tuti li lochi et ville dove possano logiare
gente in quelle parte et dapoi ne avisa subito deli logiamenti haveray trovato, et quante gente gli
porriano logiare a loco per loco et non guardare in faza a homo del mondo, ma ne avisa
puncttulmente de quello haveray trovato, in modo non habiamo casone dolerse de ti, per che,
subito havuta la resposta de questo compartito, mandamo là quelle gente quelle intendimo
allogiare in quelle parte. Sichè in questo facto usa dilligentia e non perdere un’hora de tempo.
Mediolani, xviii novembris 1450.
Cichus.
904
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI VARESE DI COSTRINGERE CARLO, PARENTE DI
AMBROGIO DA VELLA, A RESTITUIRE ( SE CONSTA CHE L’ABBIA PRESA ) LA PANCERA O L’EQUIVALENTE,
DEL CONTE BARTOLOMEO DA ALBONESE
1450 novembre 18, Milano.
Potestati Varisii.
S'el te consta per indicii et informazione per ti recevute Carlo, parente de Ambrosio da Vella,
havere tolto la pancera del conte Bartholomeo de Albonese, como esso Bartholomeo ne ha
significato, et dela quale te scripsemo ali dì passati, volemo che, recevuta la presente, strengi lo
dicto Carlo alla restituzione dela dicta pancera o ala satisfactione de quella, etiamdio ala
solucione dele spese facte et che se farano per la dicta casone, se de rasone te pare se li
debiano pagare, senza litigio et dilacione de tempo, aciò ch’el dicto Baltholomeo più non hahia
per questo iustamente ad querelarse.
Data Mediolani, xviii novembris 1450.
Cichus.
905
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL CAPITANO DI NOVARA DI COSTRINGERE TUTTI QUELLI CHE
LAVORANO A SILLAVENGO A CONTRIBUIRE AL CARICO DELLA GENTE D’ARME
1450 novembre 18, Milano.
Capitaneo Novarie.
Se grave el spectabile Bernabò da Sancto Severino et etiam el comune et homini del loco de
Silanengo che molti sono in quello loco qualli gli hanno suoi beni et proprietate et fanno lavorerio
a sua mane et nondimeno, sotto protesto che siano citadini de Novara, non voleno contribuire al
carrico dele gente d'arme asieme cum l'altri del dicto loco de Silanengo, in grave preiudicio de
370
l'altri del dicto loco; et proinde rechedeno gli sia proveduto opportunamente. Volimo adoncha et
te cometimo che provedi per ogni rimedio opportuno che li dicti, che stano et lavorano nel dicto
loco de Sillanengo e non veleno contribuire ali carichi sotto pretesto che siano citadini, come è
dicto de sopra, siano artati a contribuirli, ita et quemad modum fano l'altri, qualli si appelano
citadini in l'altre terre del Novarese. 245v Et circa questo fa tale provisione che né el dicto
Barnabò, né el dicto comune habiano cagione de gravarse, né noy habiamo più cagione de
scrivere sopra ciò.
Mediolani die xviii novembris 1450.
906
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE NERIO DA FOGLIANO, GIOVANNI CORSICO E GLI ALTRI DELLA
COMPAGNIA DI ALESSANDRO, ALLOGGIATI A CHIGNOLO, SE NE PARTANO DA LÌ CON I CAVALLI E OGNI
ALTRA COSA E SI UNISCANO AL FRATELLO ALESSANDRO
1450 novembre 19, Milano.
Nerio de Foliano, Iohanni Corsico, et ceteris, de comitiva domini Alexandri allogiantibus in
Cugnolo.
Volimo che, subito havuta questa, vuy cum li cavalli vostri et cum ogni altra cosa del vostro
debiati partirne de lì dove allogiati et andati a trovare el magnifico nostro fratello misser
Alexandro, ad ciò che ve retrovati cum luy in la impresa ala qual luy è andato, avisandove che
questo sabato proximo passato, che fo dì xiiii del presente mese, lui cum nome de Dio se partì
de Parmesana et andò via; siché vuy andati presto.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
907
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA CHE SI RESTITUISCANO, SE
NESSUNO LI RECLAMA, A PINZIROLO DA MILANO I CAVALLI TOLTIGLI CON DUE SUOI FAMIGLI ACCUSATI
DI FURTO
1450 novembre 19, Milano.
Locumtenenti Alexandrie.
E’ venuto da nuy Pinzirolo da Milano, quale fo homo d’arme nela compagnia de miser Carolo da
Gonzagha, dicendo che gli haveti facto pigliare et destenere duy famigli, quali imputati denno
havere facto certa robbaria; et ultra, che li haveti facto pigliare et tuore li suoi cavalli et robba, li
quali cavalli esso Pinzirolo dice essere suoi propri et hanne pregato gli fatiamo rendere essi
cavalli et cetera. Pertanto volimo che, non comparendo persona alcuna che domanda per la
dicta robbaria, dlebiati liberamente farli rendere dicta cavalli et ogni altra robba sua; se vero
comparesse alcuna persona che domandasse per casone ut supra, volimo che prima li faciati
satisfare et satisfazendo dicto Pinzirolo, farteli proinde similmente rendere dicti cavalli et robbe
senza puoy alcuna contradictione.
Data Mediolani, die xviiii novembris 1450.
Iohannes.
371
908
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ALBERTO SANTO DA TREZZO RESTITUISCA OGNI COSA A
GIOVANNI DA MONTESERCHIO, USCITO DI PRIGIONE. SI DIA A MASO DA PISA ALLOGGIO PER CAVALLI E
UOMINI. CHIEDE, INFINE, CHE GLI SI MANDINOI I DUE CAVALLI CHE FURONO GIÀ DI GIACOMO PICCININO
1450 novembre 19, Milano.
Alberto Sancto de Tritio.
Volemo debie restituire ogne cosa del suo ad Iohanne da Monteserchio, quale havemo facto
liberare de presone, che non gli manchi niente. Anchora volemo provedi de logiamento
opportuno ad Maso da Pisa per li cavali che se retrova vivi et per le boche vive, et cossì prevedi
circa al vivere suo como li altri nostri sonno del canto de là. Ceterum vogli subito, recevuta
questa, mandare qui ad noy quelli doi cavalli che erano de Iacomo Piccinino, zoé uno cavallo
chiamato Caromecosta e l'altra il Balocto, come per altre nostre te havemo scripto, et
maravegliamone che tu non gli habie mandati fino adesso.
Mediolani, die xviiii novembris 1450.
Iohannes.
909
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE PODESTÀ, COMUNE E UOMINI DI CAORSO PROVVEDANO ALL’UOMO
D’ARME, TOMMASINO FORLANO, IL NECESSARIO PER UOMINI E CAVALLI
1450 novembre 19, Milano.
Potestati comuni et hominibus Caursii.
Volemo debiati provedere ad Thomasino Forlano, nostro homo d’arme, per li cavalli vivi et per le
boche che se retrova per lo tempo advenire, como haveti facto per lo tempo passato et como
provedeti et dati ad li altri nostri, quali sonno logiati in quello loco.
Mediolani, dio 19 novembris 1450.
Cichus.
910
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ALBERTO SANTO DI NON PIÙ IMPICCIARSI DELLE ROBE E DEI
CAVALLI DI GIACOMO PICCININO: TUTTO È STATO LASCIATO A DONNA LUCHINA, TRANNE I DUE CAVALLI
PERSONALI DEL CONDOTTIERO
1450 novembre 19, Milano.
Alberto Sancto.
Volimo che de cavalli et robbe et cose de Iacomo Pizinino non impazi più oltra né altramente,
che tucto havemo remesso ala magnifica madonna Luchina, excepto quelli cavalli dela persona
soa, quali volimo per noy; et de quelli farai quanto per noi sei avisato. Del resto lassarai
disponere quello piacerà alla prefata madonna Luchina, che così siamo contenti.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
372
911
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GRACINO DA PISCAROLO FACCIA OSSERVARE DAI DAZIERI LA
TRATTA PER DUE MESI DI MILLE MOGGIA DI FRUMENTO A FAVORE DI CARLO GONZAGA
1450 novembre 19, Milano.
Gracino de Piscarolo.
Per nostre littere, date a v del presente, quale haveray ligate ale presente, te scrivemo che debii
fare observare la confirmacione per duy mesi de una tracta de mille moza de frumento, qual
havemo concessa a lo illustre signor misser Carlo; et perché quelli fanno per esso misser Carlo
dubitano che le dicte. littere non gli siano observate per la novità 250v facta ad esso misser
Carlo, te comettemo et volemo che le exequisi et faci observare dali dacieri la confirmacione o
vero prorogacione de la dicta tracta, non obstante che la non sia sottoscripto de nostra propria
mano.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
912
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI VARESE CHE NON VENGA GRAVATO IN VARESE ANTONIO
MARLIANO, DETTO VEDANINO, PERCHÉ BASTA CHE PAGHI A MILANO
1450 novembre 19, Milano.
Potestati Varisii.
Già per nostre littere dupplicate dovete essere informato come ad Antonio da Marliano, dicto
Vedanino, de quello nostro burgo de Varese, interveniente maxime le virtù et meriti de Damiano
suo figliolo, havemo concesso la separacione da quello borgo a questa nostra cità, ita che in li
carichi occurrenti non sia gravato in quello borgo, ma basti ch’el paghi qua a Milano; et se non
fosti bene avisati de ciò, ve ne avisamo per le presente et ve comettemo che per veruno carrico
occurrenti lì in quello nostro burgo non lo lasati agravare, né molestare, anci gli faciati observare
la littera sua de la separacione per nuy a luy concessa,
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Iohannes.
913
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALL’ABATE DI LARDIRAGO , AL COMUNE E AGLI UOMINI DEL POSTO CHE
ACCETTINO IL CARICO DEGLI OTTO CAVALLI DI ROBINO MALORDICA: IN CASO DI RENITENZA IL CARICO
SARÀ RADDOPPIATO
1450 novembre 19, Milano.
Abbati de Larderaghi ac fratri et comuni et hominibus ibidem.
Vuy seti renitenti a provedere ad Robino Malordica franzoso, nostro homo d’arme per otto
cavalli, como per altre ve havimo scripto; de che molto se maravigliamo et retrovamo mal
contenti. Et però ve commettimmo et de novo volimo che, omnino acceptiati dicti cavall et gli
provediati come ve scripsemo, certifi candove che se non lo fareti, ve mandaremo el doppio più
cavli alle spalle et veli faremo acceptare, vogliati o non.
Data Mediolani, die xviiii novembris 1450.
Cichus.
914
373
FRANCESCO SFORZA SI LAMENTA CON IL LUOGOTENENTE E IL CAPITANO DEL DIVIETO DI
ALESSANDRIA PER LA COSTANTE USCITA DI UNA ASSAI GRANDE QUANTITÀ DI BIADE SENZA LICENZA
1450 novembre 19, Milano.
Locumtenenti et capitaneo devetus Alexandrie.
Siamo informati che ogni dì vanno giuso de quel nostro terreno biave in grandissima quantità
senza nostra licentia contra li ordini et comandamenti nostri; dela qual cosa ne miravigliamo et
dolemo grandemente de voy, parendone usati grande negligentia in questo facto. Pertanto
volimo che subito havuta questa ne avisate donde procede questo facto, provedendo da mo’
inanzi in modo che non sia conducto uno granello senza nostra licentia et ordine.
Mediolani, die xviiii novembris 1450.
Iohannes.
915
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL VICARIO DEL VESCOVO DI PIACENZA DI RIAMMETTERE PRETE
GIACOMO PANICCIARO, REDUCE IN CITTÀ, NEL BENEFICIO DI CUI ERA STATO PRIVATO
1450 novembre 19, Milano.
251r
Domino vicario episcopi Placentie.
Siamo informati come per suspecto de morbo et epidimia uno prete Iacomo Panicciaro se
absentoe da quella cità, come hanno facto li altri religiosi et laici da Piasenza, o tucti o la più
parte; et da puoy, restaverata et resanata la cità, pare sia facto comandamento, o ordine che sia,
che ogniuno debia tornare sotto certa pena. Et esso prete Iacomo Panicciaro, o per negligentia o
qualche casone non sapiamo, certamente è stato da te privato del suo benefitio; la qualcosa ne
fa pigliare qualche admiratione che, non tornando, cossì presto sia stato privato, il perché te
confortiamo et pregamo te piaccia, ad nostra contemplatione et per nostro respecto, restituirgli il
dicto suo benefitio, reponerlo al suo primo loco. La qual cosa facendo, come credemo faray, ultra
sia onesta, equa et rasonevele, ne compiaceray grandemente et haveremolo caro et grato
assay.
Data Mediolani, die xviiii novembris MCCCCL.
Cichus.
916
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REFERENDARIO E AL TESORIERE DI CREMONA DI TROVARE DUE
IMBARCAZIONI PER FAR FRONTE ALLE RICHIESTE DEL NIPOTE, ROBERTO SANSEVERINO, PER IL
TRASPORTO DI BIADE, VINO E ALTRO DA COLOGNO A MILANO
1450 novembre 20, Milano.
Referendario et thexaurario Cremone.
El magnifico nostro nepote misser Roberto da Sancto Severino fa conducere da Colornio qui aei
Millano, per uso de casa sua, certa quantità de biada, vino et altre cose. Per tanto nuy volimo
che gli trovati, havuta questa, doe nave che porti trecento sachi per una, le quale nave
consignareti ad ogni peticione del dicto misser Roberto e de la dona sua, e dela spesa aviarà in
le dicte nave per conduere le cose sopradicte, siamo contenti che la ponati ad nostro conto et
che per chiareza vostra havimo sotto scripta la presente de nostra propria mano.
374
Data Mediolani, die xx novembris 1450.
Cichus.
Franciscus Sforcia Vicecomes manu propria subscripsit.
917
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE PIETRO DE ACCEPTANTIBUS, CON PIETRO DA NORCIA, PROVVEDA
AI RIFORNIMENTI DELLE FORTEZZE SENZA INTACCARE I FONDI PER ALESSANDRIA
450 novembre 19, Milano.
251v
Petro de Acceptantibus.
Per più secureza et contentamento del animo nostro, volimo che tu rendi quelle nostre roche
così dela cità come difora et similiter ogni altre forteze, et trovandali veruno mancamento volimo
che, intendendote cum misser Pietro da Norsa nostro locotenente, tu assieme cum luy gli
facciate quella provisione sia possibile, non movendo però a questo denari veruni dela
subventione de quella nostra città de Alexandria, per ché quelli havimo deputati ad altro, ma per
ogni altra via, come saria in fargli mettere entro qualche sacho de biava per li subditi nostri,
secundo che è bene usanza, et fargli tucto quello si puote et de quello non si po’ provedere
altramente avisatene li maystri dele intrate nostre et etiam provedi che li castellani et custodi dele
nostre forteze tengano sue limitate paghe, ita che in ogni evento ne possiamo vivere cum ogni
secureza.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
918
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE DESIDERIO GROSSO CERCHI DI PORTARSI QUANTO PRIMA DA LUI
CON I 1000 DUCATI CHE MARCO CERATO E MANFREDOTO DA CORNAZZANO DEVONO SBORSARE
1450 novembre 19, Milano.
Desiderio Grosso,
Havemo inteso quanto tu ne scrivi deli denari, quali debeno exbursare Marco Cerato et
Manfredoto da Cornazano et, scrivendo tu de cinquecenti ducati, tanto ne siamo miravigliati per
che li sono littere d’essi Marcho et Manfredoto de mille, como te scripsemo postea.
Subsequenter deve essere venuto là Francisco Maletta, quale havirà chiarita et discussa la cosa,
per modo che li ducati mille se exbursarano; si che non gli perdendo tempo veruno circa da
retrargli et havergli et subito veni ad noi senza perdimento de tempo et, atento el bisogno nostro
vorressimo che foste già mo’ qua. Veni adunca subito et portali tucti li decti mille ducati.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
919
375
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ALESSANDRO CASTIGLIONE, REFERENDARIO DI PARMA, CHE
ESEGUA QUANTO GLI HANNO SCRITTO I MAESTRI DELLE ENTRATE SIA CIRCA I 100 DUCATI PER IL
TRASPORTO DEL GRANO DAL MODENESE, SIA CIRCA I 300 DUCATI PROMESSI DA BARTOLOMEO
FULCHINO
1450 novembre 19, Milano.
Alexandro de Castiliono, referendario Parme.
Havemo inteso quanto tu ne scrivi dela rechiesta a Zohanne Tabulo, facta in nostro nome, de
trecento ducati, et quanto luy ha recusato per non potere né luy, né gli compagni, ma che
Bartholomeo deli Fulchini liberamente ge ha subvenuto; et per che li maystri dele intrate nostre
per nostra impositione te debeno havere resposto, non te dicemo altro, salvo che tu exequischi
quanto loro te scriveno, cossì nel facto deli cento ducati per la conducta del grano de Modenese,
ali quali se farà debita assignatione, et cossì de quelli como deli trecento, como etiam in le altre
cose.
Mediolani, xviiii novembris 1450.
Cichus.
920
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FILIPPO MARIA VISCONTI CHE SI RIDIA A OTTO DA CASTIONE QUANTO
GLI HANNO RUBATO I FANTI DELLA ROCCA DI CASTIONE
1450 novembre 19, Milano.
252r
Domino Filippo Maria Vicecomiti.
Ell’è stato qui da noy Otto da Castione presente portatore, quale se grava che per quelli fanti
sonno nela rocha de Castione gli è stato tolto tre pelandre da dona, uno chiavatoro de argento et
alcuno altre cose, como da luy intendirite. Et per che simili cose sonno a nuy tanto exose quanto
se potesse dire, ve confortiamo et caricamo vogliate provedere per modo che questo Otto
rehabia integramente le cose soe et che nuy non ne habiamo più querela.
Mediolani, die xviiii novembris 1450.
Iohannes.
921
FRANCESCO SFORZA RINGRAZIA IL TESORIERE DI PARMA, BARTOLOMEO FULCHINO, PER AVER
FORNITO PER UN MESE FRUMENTO E VINO AI FANTI DI PARMA E AUSPICA CHE FACCIA ALTRETTANTO
PER IL MESE SEGUENTE
1450 novembre 20, Milano.
Bartholomeo Fulchino, thesaurario Parme.
Havemo inteso quanto havite facto circa lo providimento havite facto ad quelli fanti lì de frumento
et vino per uno mese, di che ve regratiamo grandemente dela vostra liberalitate et bona
voluntate. Et cussì ve confortiamo et strengemo che vogliate, bisognando, provedere a li dicti
fanti per uno altro mese, che nuy ve faremo fare le littere del pagamento de quanto haverite facto
fare et che fariti dare per nostre littere in opportuna forma, per modo seriri integramente
satisfacto.
Ex Mediolano, xx novembris 1450.
Cichus.
Post datam: intendendo che gli faciate provedere per lo mese ha a venire, como haveti facto
376
provedere per questo presente
Data ut supra. a
a Da post a supra aggiunto nel margine sinistro.
922
FRANCESCO SFORZA ACCUSA RICEVUTA DELLA LETTERA DI GIACOMAZZO DA SALERNO E RINVIA AL
SUO RITORNO UNA MATURA DECISIONE
1450 novembre 20, Milano.
Domino Iacomacio de Salerno.
Havemo receuta vostra littera et inteso quanto scriveti circha al facto del parentado et cetera,
dicemo ne pare dicate bene, perché una simile cosa se vole bene examinare et intendere perché
se fa una volta sola; sì che fra questo mezo che retornareti da la vostra cavalcata, vuy poriti
havere matura et bona cognicione de la cosa et poriteve intendere con Alexandro, che ne serrà
informato, et secondo la vera informacione haverite de la cosa, porite deliberare quanto haveriti
a fare et cussì ve ne confortiamo faciati.
Ex Mediolano, xx novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
923
FRANCESCO SFORZA INFORMA TOMASO DA BOLOGNA DI AVER DECISO CHE ETTORE DA DOYONO
RIMANGA NELL’ATTUALE ALLOGGIO E GLI SI DIA VITTO ANCORA PER UN MESE
1450 novembre 19, Milano.
Tome de Bononia.
Volemo che Hector de Doyono resti più nel suo alogiamento usato et che gli sia proveduto per
uno mese per lo vivere soy, come gli è stato preveduto per lo passato; che fra questo mezo o
vero luy resterà con noy, o luy prenderà altro partito, ma fra questo mezo non gli sia innovato
niente.
Ex Mediolano, viiii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
924
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL VICARIO DELL’ARCIVESCOVO DI MILANO TRATTENGA ANCORA IN
PRIGIONE IL PRETE TOMMASO, DETENUTO AD ISTANZA DEL CONSIGLIERE DUCALE LANCILLOTTO
CROTTO
1450 novembre 20, Milano.
252v
Venerabili vicario domini archiepiscopi Mediolani.
Non volemo che per alcuno modo debiate liberare né relasare de presone pre’ Tomaso, qual
haveti destenuto ad instancia del spectabile consciliero nostro Lanzilotto Crotto, per che
intendemo che la casione se intenda più chiaramente, retenendole perfina a tanto ve scrivemo
altro incontrario.
Data Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
377
925
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI AVER SCELTO
BIAGIO DA COTIGNOLA A CASTELLANO DEL PONTE DI LECCO, “CUM PAGIS VIGINTI DUABUS MORTUIS
COMPUTATIS” DANDO MENSILMENTE 3 FIORINI “ PRO PAGA PRO DICTIS XX PAGIS”
1450 novembre 18, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Deputavimus nuperrime providum virum nobis carum magistrum Blasium de Cotignola in
castellanum pontis nostri Leuchi, loco Galeacii et Gabrielis de Bossis, ibidem in presenciarum
castelanorum, cum pagis viginti duabus mortuis computatis; et ut idoneos homines et personas
aptos et fidos reperire secum habere et ducere possit, deque victu vitualibus opportunis et
necessariis providere et ea parare et se fulcire et munire queat, edicimus vobis et presentium
tenore mandamus, ut omnibus posthabitis, eidem magistro Blasio infra terminum dierum
duodecim secutorum proxime provideatis de salario duorum mensium futurorum, ad racionem
florenorum trium singulo mense pro paga, pro dictis xx pagis, exceptione remota.
Mediolani, xviii novembris 1450.
Cichus.
926
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI TROVARE ALLOGGIO PER BEVILACQUA E I
SUOI CAVALLI, O DOVE SI TROVAVA MERLINO E I SUOI O DOVE ERANO GLI ALTRI PANDALFESCHI
1450 novembre 20, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
Volemo che al strenuo Bivelaqua exibitore presente gli debbi provedere de alogiamento et tenere
modo et via alogiarlo luy et li soy cavalli in qualche loco dove eranno Merlino et li soy o vero
dove eranno quelli altri Pandolfeschi sì che habia qualche alogiamento in quelli luochi per ogni
modo senza più rapplicare de ciò.
Data Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
927
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO DI SISTEMARE TROILO DA DUYONE NELLA
LOCALITÀ DI SOLAROLO DI SAN GIOVANNI IN CROCE DEL CONTADO DI CREMONA IN MODO CHE VI SIA
POSTO PER CINQUE PERSONE E TRE CAVALLI, PROVVEDENDO A TUTTI IL NECESSARIO SOSTENTAMENTO
1450 novembre 18, Milano.
253r
Iohanni de Tolentino.
Volimo che fazate lozare Troyolo da Duyone nella villa de Solarolo de San Zohanne in Croce del
nostro contado de Cremona, quale ha boche cinque et cavalli tre; per le quale bocche et cavalli
vogliati farli provedere per lo vivere loro, como è proveduto alli altri nostri soldati de Cremonese,
tanto per le boche quanto per licavalli, et non manchi.
Mediolani, xviii novembris 1450.
Cichus.
378
928
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE CHE SULLE ENTRATE DI
PELLEGRINO SI DIANO SESSANTA MOGGIA DI FRUMENTO A LANFRANCO DA BORDONE PER IL
SOSTENTAMENTO E L’EDUCAZIONE DEI FIGLI DEL DEFUNTO CONTE
1450 novembre 20, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Contentamur et volumus quod de et supor intratis terre nostre Pellegrini responderi faciatis de
modiis saxaginta frumenti ad mensuram Parmensem Lafranco de Bordono, pro substentatione et
educatione filiorurn quondam comitis Antonii et Aluysii de Bordono eius fratrum, faciendo super
inde ei fieri bullectas opportunas, ut sine mora dictam frumenti quantitatem consequatur.
Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
Franciscus Sfortia manu propria subscripsi.
929
FRANCESCO SFORZA SOLLECITA IL MAESTRO ANTONIO DE PAVIGLIONI DI METTERE MANO AI LAVORI
FINO AL PRESENTE RINVIATI, MA GIÀ PAGATI
1450 novembre 20, Milano.
Magistro Antonio Papilionibus,
Sapete che havite recevuto li nostri denari per farne quelli lavoreri de quali eravamo in
conventione, et non havite asteso a lavorerio nostro, né havite restituiti li nostri denari, né site
venuto como per vostre lettere ne havite scripto, del che ne miravigliamo. Pertanto vogliate
venire et actendere al nostro lavorero, non havendo consideratione a veruna cosa passata, che
ve promectimo non ve havirerno mancho caro che prima, et farimove dele cose ve piacerano et
per cosa veruna non ve tractarimo pegio né mancho honorevilmente che prima. Sì che
disponiteve de venire con intentione de servirce et actendere ad far bone che ve trovarite ben
contento de noy; et circa questa materia havite a crodere a magistro Rizardo, nostro phisico et
presente portatore, quanto a noy proprii.
Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
379
930
FRAMNCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI LACCHIARELLA DI DARE MENSILMENTE DAGLI UOMINI
DEL LUOGO AL CONSIGLIERE DUCALE, TOMMASO DA RIETI, QUANTO STABILITO, SIA EGLI PRESENTE O
NON
1450 novembre 20, Milano.
253v
Potestati Lattarelle.
Volimo et cossì per questa ve commectimo et ordinamo che debiate exequire con ogni vostra
diligentia et sollicitudine che la casa, quali è stata ordinata al spectabile cavalero miser Thomaso
da Riete, nostro consegliero, percipienda mensuatim dali homini de quella nostra terra, gli sia
resposto integramente per lo avenire come li è stato facto per lo passato, siché mese per mese
esse sia satesfacto dela dicta soa casa, et si per lo tempo passato gli restasse ad satisfarlo de
cosa alcuna, vogliate senza de expectare de havere altra lettera nè commandamento de noy,
farlo integramente satisfare, sì che lo dicto miser Thomaso se chiami contento, Et perché alle
volte por nostre fazende ne accade tenerlo qua o mandarlo in altro loco vo limo, in l’absentia
soa, gli usati più diligentia et sollicitudine che non faristevo in la sua presentia perché stagando
fora de lì, sta cum mazore spesa che non sta quando esso dimora lì, sì che non manchi per cosa
niuna.
Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
931
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL GOVERNATORE DELLE MARCHE INDUCA ANTONIO DE PAVIGLIONI
(FATTOSI UCCEL DI BOSCO, DOPO AVER RICEVUTO ANTICIPI SULLE OPERE DA FARE ) O A RITORNARE
PER FARE I LAVORI CONVENUTI O A RESTITUIRE I SOLDI ANTICIPATIGLI
1450 novembre 20, Milano.
Reverendissimo gubernatori Marchie.
Già siando apresso noy maystro Antonio de Paviglioni da Norsia, et nunc hahitatore dela
Ripatransone, recevecte una quantità de denari da noy per certi lavoreri quale, secundo
eravamo convenuti, gli ne doveva fare; et partitose, non ne fece lo lavorerio secundo doveva, né
fece la restitutione deli nostri denari et, quamvisdio per più nostre littere l’hahiamo rechiesto che
aut venga ad fornire el lavorerio nostro, aut ne restituisca li nostri denari, como è convenevole,
più mai non è venuto, né facto restitutione veruna deli nostri denari contra ogni honestate et
ragione. Et per tanto confortamo et pregamo la signoria vostra che, secundo rechiede la rasone
et honestate, voglia ordinare et mandare che esso magistro Antonio sia astrecto per ogni via et
remedio de rasone ad venire qua et cum idonea et sufficiente securtate, ad satisfare al nostro
lavorerio, aut fare la restitucione de dicti nostri denari, como più pienamemte informarà la vostra
reverendissima segnoria maystro Rizardo, nostro phisico, informato sopra ciò dela mente nostra,
al quale piaza ala segnoria vostra dargli fede in questo quanto a noy proprii, in operare che esso
magistro Antonio vegna ad satisfare o per una via o per l’altra.
Mediolani, die xx novembris 1450
Cichus.
380
932
FRANCESCO SFORZA ORDINA A RAFFAELE PUGNELLO DI DARE VITTO AGLI UOMINI DI GASPARE DA
PIGLIO, SI CHE NON SIANO LEGITTIMAMENTE MOTIVATI AD ANDARSENE VIA
1450 novembre 20, Milano.
254r
Raffaeli Pugnello.
Scriptum fuit predicto Raffaeli quod provideri faceret illis spectabilis Gasparis de Pillio de eorum
victu ut non haberent causam discedendi, tam illis qui non dederunt fideiussionem quam non.
Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
933
PERORAZIONE A DONNA LUCHINA DAL VERME PERCHÉ RESTITUISCA A BEVILACQUA LA FORTEZZA E
LIBERARE DAL CARCERE SUO FIGLIO
s.d.
Domine Luchine de Verme.
Scriptum fuit in comendationem strenui Bivilaque die xx novembris, ut videlicet vellit sua
magnificentia restituere sibi castrum suum et facere liberari de carceribus eius filium et in reliquis
occurrentibus bene recoligat et tractet et habeat in servitorem, et cetera.
934
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI SALE RACCOLGA IL GIURAMENTO DI FEDELTÀ DEGLI
UOMINI D’ARME DI FERAGUTO E DI NON PARTIRSENE A INSAPUTA DEL DUCA
1450 novembre 21, Milano.
Potestati Salarum.
Per tue littere restiamo advisati de quanto hay agitato et facto per quello te ha riferito Gandolfo,
nostro fameglio, et de tutto te commendiamo, né accade a dire altro circha de ciò, seno che
debbe tore el zuramonto de fidelità da quelli homini d’arme de Feraguto et promessa da loro de
non partirse de lì senza saputa nostra, provedendogli interiIn a modo usato.
Data Mediolani, xxi novembris MCCCCL.
Cichus.
935
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL CAPITANO DELLA MARTESANA CHE, SE A CRISTOFORO DA
CAMINATA NON SI IMPUTA ALTRO CHE DI AVER TOLTO ALCUNI PALI, LO SI SCARCERI
1450 novembre 21, Milano.
Capitaneo Martesane.
L'è stato a noi sporta per parte de Christoforo de Caminata, povero agricola de quella nostra
terra, la suplicacione del tenore inclusa la qual considerata et maxime che per avere tolto luy
alcuni puochi palli non ne pare meritare tanto male, deliberamo et volemo che, s'el non è
destenuto per altro che per casone d'essi palli, vuy lo faciate liberamente relassare de presone et
revocare ogni novità facta contra de luy, né patire che per la fameglia vostra sia oltragiato in
torgli uno ducato como lui significa.
Data Mediolani, xxi novembris MCCCCL.
Iohannes.
381
936
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIORGIO DA ANNONE DI SCEGLIERE UN SUO UOMO AVVEDUTO E
CAPACE A PUNTUALMENTE CENSIRE UOMINI E CAVALLI DI ONOFRIO RUFALDO E DELLA SUA SQUADRA
1450 novembre 20, Milano.
254v
Georgio de Annone.
Volemo che, subito havuta questa, mandi uno delli toy che sia praticho et inteligente ad fare la
descrictione delli cavalli et boche vive ha Honofrio Rufaldo et quelli de la squadra sua,
commetendo et ordinando ad quello tuo che, per via de sacramento et per ogni modo gli parerà,
proveda in modo che in fare la dicta discriptione de cavalli et boche vive non sia fraudato né
ingannato; et de questo Honofrio non saprà niente fino ch'el serrà sul facto. La qual discricione
volemo faci notare et ordinare in scripto et nela manda subito qui.
Data Mediolani, xx novembris 1450.
Iohannes.
937
FRANCESCO SFORZA CONFERMA AL COMMISSARIO DI PARMA DI ESSERE AL CORRENTE DELLA TAGLIA
DELL’IMBOTTATO. QUANTO ALLA PERMANENZA IN LOCO DI BARTOLOMEO DA BOLOGNA, SCRIVERÀ AL
TESORIERE DI PARMA CHE VOGLIA PROVVEDERVI PER UN MESE E CHE VOGLIA INFORMARE IL DUCA E I
MAESTRI DELLE ENTRATE DEL FRUMENTO E DEL VINO CHE HA FATTO DARE E DARÀ
1450 novembre 20, Milano.
Commissario Parme.
Havemo recevuto duy vostre littere continente uno effecto allo qual respondemo,et prima alla
parte de quanto è seguito della imposicione della taglia dela imbotata et cetera, dicemo che
restamo advisati de tutto et per li nostri magistri delle intrate è stato scripto supra ciò de quanto
accade. Alla parte scriveti di Bartolomeo da Bologna, qual è restato lì, nuy scrivemo al texaurero
nostro lì che gli voglia provedere per uno altro mese et cussì voglia advisarne noy et li magistri
delle intrate nostre della valuta, del formento et dello vino che a facto dare et darà et noy li
faremo fare alli magistri delle intracte nostre el boletino et littere del pagamento in bona forma.
Data Mediolani, xx novembris 1450.
Iohanne de Ulesis.
938
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL PODESTÀ DI LACCHIARELLA ESATTAMENTE LO INFORMI SU
QUANTO HA AVUTO GASPARE DEL PIGLIO DALLA COMUNITÀ LOCALE DURANTE LA SUA PERMANENZA LÌ
1450 novembre 21, Milano.
255r
Comuni Lactarelle.
Volemo ne mandate subito havuta questa in scripto particularmente tutto quello ha havuto
Gasparo del Piglio de quella comunità nel tempo logiava lì.
Data Mediolani, xxi novembris 1450.
382
939
FRANCESCO SFORZA ORDINA A FOSCHINO ATTENDOLI DI INFORMARLO SE COLUI A CUI NEI GIORNI
SCORSI DIEDE LICENZA DI PORTARSI A VENEZIA È BERNARDO MAMARELLA DI LODI (CHE, SI È PORTATO
COLÀ IN GRAN SEGRETO CON INNOCENTE COTTA E BECONDINO DELL’ACQUA ) O CHI ALTRO E, IN TAL
CASO GLI DICA CHI È, SE È RITORNATO E DOVE È
1450 novembre 21, Milano.
Domino Foschino de Atendolis.
Nuy siamo informati et advisati che uno Bernardo Mamarella, citadino de Lode, l'è stato ad
Venesia in grande secreto con Innocente Cotta et con Becondino de l’Acqua da Lode, quale sta
a Venexia. a Et perche alli dl passati nuy concessimo licentia ad uno citadino de Lode de andare
a Venexia et non sapiamo se sia tornato, né sapimo se fosse may questo Bernardo, per tanto
volemo ve informatl diligenter chi fo quello citadino andò a Venexia et se è tornato et dove se
retrova, et cussì dove se trova el dicto Bernardo Mamarella, facendo questo facto cum diligentia
et secretamente, et del tutto ne avisate chiaramente subito.
Data Mediolani, xxi novembris MCCCCL.
Iohannes.
a Segue depennato con tratto di penna et non sapemo se sia tornato.
940
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL TESORIERE DI CREMONA DI LIQUIDARE AL CONDOTTIERO ANTONIO
DA LANDRIANO QUANTO È PATTUITO
1450 novembre 21, Milano.
Texaurario Cremone.
Per due lettere del spectabile Antonio da Landriano, nostro conductero, restiamo avisati che
anchora non ha possuto consequire da ti el resto del denaro della assignacione soa, quantuncha
per altre te habiamo scripto gli li dovesse dare et habi li denari presso de ti como luy dice.
Pertanto te commitiamo et volemo che ad esso Antonio o a qualuncha altro farà per luy a habia
iusta casone de lamentarse, nì noy replicare supra de ciò.
Data Mediolani, die xxi novembris MCCCCL.
Cichus.
a Manca la parte della frase che ordina il pagamento.
941
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DANESIO CRIVELLI DI CONSENTIRE AD ANDREA BIRAGO DI FAR
TAGLIARE DELLA LEGNA NEL DUCALE BOSCO DI CUSAGO
1450 novembre 21, Milano.
255v
Danesio de Crivellis.
Siamo contenti et volimo a qualuncha messo del spectabile Andrea de Birago, nostro
consegliero et portatore de questa, per uso del dicto Andrea tu lassi tagliare in quelli nostri
boschi de Cusago pezi de legni da fuoco cinquecento centinara, cioé legni da mesura, et questo
farai senza contradictione alcuna.
Mediolani, xxi novernbris 1450.
Cichus.
383
942
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE FRATE MANSUETO, ABBATE DI SAN LORENZO, DIA DEL GRANO AL
COMMISSARIO GIOVANNI CAYMO PER DISTRIBUIRLO ALLA GENTE SISTEMATA LÌ E LO ASSICURA CHE LO
RIPAGHERÀ CON QUELLO CHE ARRIVERÀ A PIZZIGHETTONE
1450 novembre 21, Milano.
Fratri Mansueto, abbati Sancti Laurentii.
Per che dale parte inferiori facemo condure una bona quantità de grano, quale serà in
Piziguitone fra octo o dece di, et fra questo mezo non havimo el modo de sostenere le nostre
zente lozate lì, perché etiandio intendiamo che voi havete certo frumento in la dicta terra, ve
confortiamo et caricamo che lo vogliate far dare a Zohanne Caymo, nostro commissario, aciò lo
possa distribuire secundo ha in ordinatione da noy, certificandovi che del primo che serà
conducto ve lo farimo restituire senza fallo.
Mediolani, xxi novembris 1450.
Cichus.
943
FRANCESCO SFORZA SI DICE SORPRESO CON GIOVANNI CAYMO DELLA DISPONIBIILITÀ DI SOLE VENTI
MOGGIA DI GRANO. CERCHI DI FARSENE, GARBATAMENTE, DARE DA CHI NE HA
1450 novembre 21, Milano.
Iohanni de Caymis.
Veduto quello ne scrivi et respondendote ad una sola parte, se maravigliamo pur assai che da
quelli homini non se possa havere più che xx moze de frurnento, né possiamo credere che non
gline sia mazora quantità. Quanto ala parte del frumento surascripto dicemo che si tu potesse
con bono modo indure quelli de chi l’è a darnelo, saressemo molto contenti che lo tollessi, ma
quando non fosseno contenti non li volimo gravare contra la voluntà soa. A fra’ Mansueto
scrivimo per le aligate quanto bisogna per che ne impresti lo fromento che l’ha, si che vogli
mandarli le lettere a sollecitarlo che lo daga.
Mediolani, xxi novembris 1450.
Cichus.
944
FRANCESCO SFORZA CHIEDE A LUCHINA DAL VERME DI DARE VITTO E STRAME RISPETTIVAMENTE A
UOMINI E CAVALLI (SONO CIRCA 100) DEL FIGLIO DI PAOLO DA ROMA
1450 novembre 21, Milano.
Domine Luchine de Verme.
Nuy havimo concessa licentia a Paulo da Roma, conductero dela bona memoria del conte
Aluysio, lo quale Paulo ha lassato con noy suo figliolo con cento cavalli. Pertanto vi pregamo et
confortamo che al dicto figliolo per le bocche et cavalli vivi che luy ha, gli fati provedere del vivere
lo[ro] et del strame per li cavalli, como li è stato proveduto fin qui, considerato che vi havemo
levata la briga del dicto Paulo con li cavalli et boche che vive.
Mediolani, die xxi novembris 1450.
Cichus.
384
945
FRANCESCO SFORZA COMANDA A GIORGIO DA ANNONE DI MANTENERE ALLOGGIATI, DOVE
ATTUALMENTE SONO, ANTONIO TROTTO E I SUOI, FORNENDO LORO VITTO E STRAME PER I CAVALLI
1450 novembre 21, Milano.
256r
Georgio de Annono.
Volimo che non debbi per niuna via del mondo removere el spectahile cavalero Antonio Trotto né
alcuni de li soi da li loro logiamenti dove sono logiati de presente; immo volimo gli faci provedere
de strame et omni altra cosa como et in quello modo che gli è stato proveduto per lo passato fin
a qui, per fin a tanto che te scriveremo altro et gli provedaremo a lui et ali altri sonno logiate in
quelle parte d'altro logiamento.
Mediolani, die xxi novembris 1450.
Cichus.
946
FRANCESCO SFORZA ORDINA LUOGOTENENTE, PODESTÀ E REFERENDARIO DI ALESSANDRIA DI
RESTITUIRE A GIULIANO GHIGLINO IL BESTIAME E NON LO SI COSTRINGA A PAGARE IL SUSSIDIO
1450 novembre 21, Milano.
Dominis locumtenenti, potestati, referendario Alexandrie.
Habiamo novamente intexo dal nobile dilecto nostro Iuliano Ghiglino como non havendo luy
possuto far presentare le nostre littere, quale pridie scrivevamo a vuy locotenente nostro a ciò gli
facesseve restituire certo suo bestiame gli haveva tolto Antonello dal Borgo, nostro squadrero,
per le qual nostre leterre volevamo ch’el dicto bestiamo liberamente gli fosse restituito et non gli
fosse dato molestia alcuna per lo subsidio che debba pagare quella nostra citade, attesa la
exencione et promessa che ha dala dicta comunità, donec fusse dechiarato a cui spectasse de
pagare, vedendo li soy lì ch’el dicto bestiame fidiva mal tractato, gli anno rescosse con certe
promesse et securtade de pagare dicto subsidio o de consignare esso bestiame, etiam non
obstante littere che noy scrivessimo. Per la qual cosa, deliberando noy che al dicto Iuliano non
sia facto torto, volemo et sì ve commandiamo expressamente che non obstante alcuna
obligacione, deposito o instrurnento facto per veruno per casione del dicto bestiame verso lo
dicto Antonello, per qualuncha modo sia facto, non faciate astringere esso Iuliano, né le sue
securtade ad consignare esso bestiame ho a pagare quella quantitade de danari gli fi comandato
per esso subsidio. Volemo anchora che per dicto Antonello, né per veruno altro non lasiate fare
alli predicti molestia alcuna quantuncha minima, fin a tanto non sia cognosuto et determinato se
luy doverà pagare o non. Per la qual cosa si la dicta comunità pretende de havere rasone alcuna
contra dicto Iuliano, per la qual il debia essere costrecto ad pagare per lo dicto subsidio, mandi
qui da noy uno suo messo, perché audita et intexa una parte e l’altra, li faremo quela
declaracione che la rasone vorà.
Data Mediolani, die xxi novembris 1450.
Iohannes.
385
947
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANDREA DA FOLIGNO DI SISTEMARE A CUGNOLO I SUOI UOMINI
D’ARME, PROVVEDENDOLI DI QUANTO VENIVA LORO DATO NEL PASSATO, FACENDO, ANCHE, LORO
PAGARE “LI PORCI
CHE HANNO TOLTI ALI PATRONI”
1450 novembre 22. Milano.
256v
Ser Andree de Folignio.
Siamo contenti et volimo che, non obstante cosa havisimo scripto in contrario, che faci pur
alogiare lì a Cugnolo quelli tui homini d’arme, et che li sia proveduto como è stato facto per lo
passato, cum questo che pagano li porci che hanno tolti ali patroni de che erano per modo
restano da loro satisfacti; per cusì è nostra intencione.
Mediolani, xxii novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
948
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL VICARIO DEL PODESTÀ DI CREMONA DI LASCIARE, PER IL
MOMENTO, IN PACE LUIGI TODESCO PER LA ROBA DI ANTONIO BOLETO
1450 novembre 21, Milano.
Vicario potestati Cremone.
Volimo non debiati dare impazo, molestia alcuna ad Aluisio Todesco, per lo facto dela roba de
Antonio Boleto, fin che ve scrivaremo altro in contrario.
Mediolani, xii novembris 1450.
Cichus.
949
FRANCESCO SFORZA COMANDA AD ANTONIO DELLA CHIESA DI RESTITUIRE IMMEDIATAMENTE IL
LETTO RIVENDICATO DA GIOVANNI DA BUSTO, IMPEGNATO CON MOGLIE E SORELLA NELLA C
OSTRUZIONE DEL CASTELLO DI MILANO
1450 novembre 21, Milano.
Antonio dela Ecclesia.
Perché Iohanne da Busti cum la dona et sorella sua stanno ad lavorare in questo nostro castello
de Porta Zobia et perché havemo a core dicto nostro castello sia fornito prestissimo, et non
tanto che comportassimo che li lavoratori se partano de dicto lavorerio, ma nostra intencione è
farne toglere de l’altri per fornire dicta opera et per che lo dicto Iohanne dice che tu hay uno suo
lecto, volemo, visis presentibus, tu gli lo debie restituire, et maxime lo dicto Iohanne non
essendote obligato in cosa alcuna, segondo lui ne dice; siché, essendo così, vogli ogni modo
restituirle dicto lecto.
Mediolani, ut supra.
Cichus.
386
950
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AL CASTELLANO DELLA ROCCHETTEA DI PARMA L’ESONERO DAL
COMANDO DELLA FORTEZZA PER LA “ TRISTISSIMA GUARDIA” FATTA
1450 novembre 20, Milano.
Castellano rochete civitatis Parme.
Come per un’altra nostra te havimo scripto ad questi dì passati, così per questa te replicamo che
nuy te havemo remoso da quella forteza dovo tu stay et havimo deputato in tuo scambio
Chechino da Fiorenza; si ché non volimo tu staghi nuy in la dicta forteza, se non fin atanto
venerà là lo dicto Chechino, lo qualle se trovarà là presto. Et questo nuy te avissamo ch’el non è
proceduto da altro se non per li mali modi tu hay tenuti et teni in quella forteza, tanto in fare
tristissime guardie, quanto in ogni altra cosa, siché, ad ciò non intervenga sinestro alcuno,
havimo proveduto al facto nostro, como è dicto de sopra. De questo te havemo voluto avisare,
ad ciò possi provedere ali facti tuoy como te pare.
Mediolani, xx novembris 1450.
Cichus.
951
FRANCESCO SFORZA ORDINA ALLO SQUADRERIO ANTONELLO DAL BURGO CHE LA SMETTA DI
INFASTIDIRE GIULIANO GHIGLINO PER IL SUSSIDIO E RESTITUISCA IL BESTIAME DA LUI PRESO A
GARANZIA DEL PAGAMENTO DI DETTO SUSSIDIO
1450 novembre 21, Milano.
257r
Antonello de Burgo squadrerio nostro.
Havimo inteso como non hai voluto restituire lo bestiamo per ti tolto ad Iuliano Ghiglino per
casone del subsidio al quale lui dice non essere tenuto a pagare per una exemptione et
promessa dela comunità, de Alexandria, et cetera, se prima non hay havuto segurtà de pagare o
de consignare dicto bestiame infra certo tempo, non obstante littere nuy scrivessemo in contrario. Il perché deliberando nuy che non obstante alcuna obligacione, né instrumento facto per
qualuncha modo se sia facta per questa cagione, non dachi impazo né molestia alcuna al dicto
Iuliano, né ala segurtà data per questo finché sia deliberato per nuy s’el dicto Iuliano debbe
pagare dicto subsidio per la quantità gli fi domandata, o vero la dicta comunità.
Mediolani, xxi novembris 1450.
Iohannes.
952
387
FRANCESCO SFORZA ESIGE DA ALBERTOSANTO DA TREZZO CHE GLI MANDI SUBITO I GIÀ
RICHIESTIGLI DUE CAVALLI DI GIACOMO PICCININO E VI AGGIUNGA IL CAVALLO BAIO SAURO GIÀ DI
GAILOTO
1450 novembre 22, Milano.
Albersancto de Tricio.
Per doe altre nostre littere te havemo scripto ne dovessi mandare quilli dui cavalli de Iacomo
Picinino, cioé quilli qualli l'uno se chiamò "Caro me costa" ,l'altro******,et fin a qui non l'hay facto,
del che ne maravigliamo asay. Per tanto volimo che subito recevuta questa, ne mandi dicti dui
cavalli et un altro cavallo bayo sauro che fo de Gailoto, et questo fa senza perdicione de tempo
per quanto hay cara la gratia nostra.
Mediolani, xxii novembris 1450.
Cichus.
953
FRANCESCO SFORZA DICE A FOSCHINO ATTENDOLI D’ESSERE INFORMATO CHE L’IMBARCAZIONE
CON GRANO È A CAVENAGO: QUANTO AL PAGAMENTO DEL DAZIO A CERRETO, RICORDA CHE NULLA È
DOVUTO, SALVO SI DESSE “QUALCHE COSA PER CORTESIA”. SI AVVISINO LE IMBARCAZIONI, CHE
SONO A CAVENAGO E ANCHE QUELLE FERME A PIZZIGHETTONE, CHE RISALGANO FINO A LODI. IL
PAGAMENTO DEL FRUMENTO AVVERRÀ A CREMONA.
1450 novembre 22, Milano.
257v
Magnifico Foschino de Attendolis.
Nuy havemo recevuti le vostre littere et intexo quanto ne scriveti de quelle nave de formento
sonno giunte ad Cavenago; restamo de tutto advisati et ve dicemo che, intendendo noy che le
nave se conducevene su so per Adda pagavano dacio ad Cerreto, deliberasseno per niente
volerlo comportare, per che non volemo ne sia tolta la iurisdicione nostra et mandassemo ser
Simone de Spoletto, nostro canzelero dalli magnifici miser Pasqual et miser Iacomoantonio a
dirgli che noy non intendevamo comportare che le nave se conducene suso per Adda
recognoscano alcuna da lor, né ancha pagano datio alcuno a Cereto. Qual ser Simone è tornato
da noy et refferitone como esso miser Pasquale et miser Iacomoantonio hanno dicto che le nave
se conduceno suso non saranno constrecte ad pagare cossa alcuna ad Cereto, salvo se non
pagasero qualche cosa per cortesia per la licentia gli sarà facta. Pertanto volemo advisate tutte
quelle nave sonno ad Cavenago et cussì in giuso verso Pizigitone, che vegnino suso et le lassate venire da per loro et poy ne advisate quando sonno gionte ad Lode, como haranno facto ad
Cereto. Et che pur noy havemo bisogno de frumento per le gente nostre volemo, gioncta che sia
quella nave de grano de Burlazo la reteniate in nostro nome et ne advisate quanto grano sarà,
per che noy gli faremo respondere al pagamento del dicto frumento a Cremona, et non havendo
modo dicto Burlazo ad condure subito la dicta nave suso, volemo la fati condure voy, tamen che
domane sia a Lode, dechiarando ad esso Burlazo che noy non facemo questo per torgli niente
del suo, ma volemmogli pagare per quello lo vendesse ad altro e cussì è voluntade nostra.
Data Mediolani, die xxii novembris 1450.
Cichus.
Duplicata Mediolani, die xxiii novembris.
954
388
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DEL DIVIETO DI NOVARA INDUCA GLI UOMINI DI
ROMANENGO A
PAGARE IL DOVUTO RECLAMATO DAL SUO FAMIGLIO LORENZO DA ORVIETO
1450 novembre 23, Milano.
258r
Capitaneo devetus Novariensis.
Per altre nostre littere scripsemo ad questi dì passati al podestà de Novara che dovesse
astringere mediante la iusticia li homini de Romagnano ad satisfare ad Lorenzo de Orivieto,
nostro fameglio, de quanto li sonno pre publico instrumento dobitori et obligati, et pare che non
habia exequito dicte nostre littere. Il perché per questa presente te commetemo et volemo che
debbi, veduta la veritade del facto, senza alcun litigio, astringere li dicti de Romagnano per ogni
migliore et più favorevoli remedii della rasone a satisfare al dicto Lorenzo de tutto quello ve
constarà luy essere creditore delli dicti homini, amputata et remmossa ogni frivola exceptionc et
dilacione frustatoria. Et vogliate expedire prestissimo dicto Lorenzo, quale havimo ad operare in
altre nostre facende et cussì anchora ve commectemo che gli faciate rasone contra qualuncha
suo debitore vero, astrenzendoli ad fare lo devere, veduta che havereti la veritade del facto, senza litigio, adciò possa subito retorna’ da noy.
Ex Mediolano, xxiii novembris MCCCL.
Iohannes de Ulesis.
955
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI VARESE CHE, SU ISTANZA DEL CONDOTTIERO
SAGRAMORO DI PARMA, SI LIBERI IL SUO SACCHEGGIATORE, PREMESSA, PERÒ, LA RESTITUZIONE DEL
MALTOLTO A TUTTI I
DERUBATI
1450 novembre 23, Milano.
Potestati Varesii.
De precibus annuamus spectabilis et strenui armorum ductoris nostri Sagramoris de Parma,
contentamur et volumus quod detentum per vos saccomanuml suum, post harum receptionem,
statim libere relaxetis, omni contradicione remota; intendimus tamen quod prius satisfieri faciatis
integre hiis, quibus saccomanus ipse res aliquas abstulerit, si qui comparuerint de illo
querimoniam facientes.
Data Modiolani, die xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
956
389
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIORGIO DA ANNONE FACCIA RESTITUIRE “VESTIMENTE ET ROBBE”
DI GIOVANNI FRANCESCO DEGLI UBERTINI, GIÀ LUOGOTENENTE DI TORTONA. SI RESTITUISCA ANCHE
LA BIADA PER I CAVALLI, MA IL FRUMENTO RIMANGA NELLE FORTEZZE E A LUI SE NE FACCIA AVERE
(SEMPRE CHE SIA SUO E NON DI CARLO GONZAGA) IL VALORE SULLE ENTRATE DUCALI
1450 novembre 23, Milano.
258v
Georgio de Annono, Terdone.
Ultra quello che per altre nostre littere te havemo scripto per la restitucione delle vestimente et
robbe de miser Iohanne Francesco de li Ubertini, cho fo locotenente de quella nostra cità, siamo
etiamdio contenti et volemo che gli faci restituire quella biava da cavalli tanto ha in quelle nostre
forteze, intendendo de la biava tanto, non autem de formento, perché volemo ch’el formento
remagna in le fortece per municione; ma per non torgli niente del suo volemo che tu gli faci
assignare sulle intrate nostre Iì deli denari che montarà esso forrnento havendo prima bona
informacione e chiara ch'el dicto formento sia suo e non de miser Carlo.
Data Mediolani, xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
957
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI GALLARATE CHE, SE BESNATE È STATA DI TROPPO
CARICATA DI CAVALLI, GLIENE SI DIA IL “DEBITO E NON PIÙ”
1450 novembre 23, Milano.
Capitaneo ac potestati Galarate.
El nobile homo Iacomo Vesconte se querelIa et condole del compartito facto per miser Baptista
dei cavalli sonno allogiati là ad Besnà, dicando essere molto agravato vultra che sia el devero;
perciò volemo che revediate questo compartitto et, essendo gravatto et datogli più che la sua
parte et più che non sia dovere, teniate modo et via darli la sua parte, in quanto sia debito e non
più, et facte per modo non habia iusta casone de querellarse, né retornare più da noy per
questo.
Data Mediolani, die xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
958
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL PODESTÀ DI VARESE DI CHIAMARE DAVANTI A SÉ I LOCATARI, DAI
QUALI GABRIELE DA VARESE RECLAMA IL PAGAMENTO DEL CANONE, E DI COSTRINGERLI A SALDARE,
SE MOROSI, IL DOVUTO
1450 novembre 23, Milano.
Potesta Varesii.
Miser Gabriel, fratello de Francesco da Varexe, nostro camorero ne oxpone altre volte havere
affictato l’hospitale delle Nove Fontane de quello territorio ad uno Leone Tacto et Guiglielmo
Horrigone de quella terra, dalli quali non pò conseguire el ficto del dicto hospitale, et ne ha
pregato vogliamo provedere cl sia satisfacto. Pertanto volimo habiate dinanzi vuy li dicti Leone et
Guglielmo ei intendeti questo facto et, trovando voy che esso misere Gabriel debia havere cosa
alcuna dalli dicti Leone et Guglielmo, volemo provediati per omnia iuris remedia che esso misere
Gabriel sia satisfacto, per modo possa valersi del dicto ficto et non manchi.
Data Mediolani, die xxiii novembris 1450.
Cichus.
390
959
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CANCELLIERE VINCENZO AMIDANI DI PORTARSI DAL PAPA E DI
PERORARE LA COMPOSIZIONE DELLA VERTENZA TRA IL MARCHESE DI FERRARA E LA COMUNITÀ DI
LUCCA. CHIEDA, IN CIÒ, IL SUPPORTO DEL CARDINALE BENEVENTANO E FACCIA VEDERE AL VESCOVO
DI MODENA, INVIATO DEL MARCHESE ESTENSE, LA LETTERA DUCALE. IL TUTTO FATTO CON ABILE REGIA
IN MODO CHE A LUCCA SI VENGA A SAPERE DELL’INTEVENTO FAVOREVOLE SFORZESCO
1450 23 novembre, Milano.
259r
Vincentio canzelario.
Tu say quanto ad noy è amica et benivola la magnifica comunità de Luca, et perché fra lo
illustrissimo signore marchexe de Ferrara et essa magnifica comunità è una certa differencia,
coma sarray informato, per la qual esso illustre signor marchexo intendimo manda lì dalla santità
del nostro signore el reverendo monsignore vescovo de Modena. Pertanto, desiderando noy che
fra esso illustre signor marchese e la prefacta magnifica comunità de Luca sia bona amicicia et
benivolentia, te commectemo et volimo te ri trovo alli pedi della santità del nostro signore et, poy
le debite recomendacione, digli alla santità soa che havendo noy bona amicicia et benivolentia
con lo illustre signor marchexe et con la prefacta magnifica comunità de Luca sia bona amicicia
et benivolentia, te commectemo et volimo te ritrove alli piedi della santità del nostro signore et
poy le debite recomendacione, digli alla santità soa che havendo noy bona amicicia et benivolentia con lo illustre signor marchexe et con la prefacta magnifica comunità, desideriamo
grandemente se levi ogni differentia fosse tra loro, et però pregamo la santità soa, adsesso che
esso monsignore di Modena sarrà lì, gli piaza volere intendere o commectere questa cosa o
provedere per qualoncha modo gli parerà, che al tutto se levi ogni garra et differntia fosse fra
loro, sì che esso illustre signor marchexe et la prefata magnifica comunità resteno in bona
amicicia et benivolentia et siano bene de acordio insieme, recommandandogli la prefacta
magnifica comunità quanto strectamente saperay da parte nostra; et tu volemo soliciti questo
facto con la prefacta santità et con lo reverendissimo monsignore de Benivento, al qual anchora
noy scrivemo per la alligata sopra ciò, et dove bisognarà, sì che quella magnifica comunità
habia bona et votiva expedicione, et cognosca per effecto che queste nostre recomandacione gli
sianno state favorevolle, come lo confidano. Cussi anchora te retrovaray col prefacto monsignore
di Modena et gli dirray de queste littere che noy scrivemo.
Data Mediolani, xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
960
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL SIGNORE DI BAYLO, LUOGOTENENTE DI ASTI PER SBUGIARDARE I
“SEMINATORI DI ZIZANIE” CON INSINUAZIONI DI INTENDIMENTI SFORZESCHI DI ATTACCARE ASTI. IL
DUCA GLI RICORDA CHE LA FEDELTÀ ALLA FRANCIA FU PER LUI CAUSA DI PERDITE DI DOMINIO IN
VARIE PARTI D’ITALIA
E, TUTTAVIA, RIAFFERMA CHE TALE FEDELTÀ SARÀ TRADIZIONALE IN CASA SFORZA
1450 novembre 21, Milano.
259v
Domino Bayli, locumtenenti civitatis Aste.
Stando noy stati advisati da più persone et luochi che alla magnificencia vostra et a chi fa per la
maestà del re di Franza in quella cità d'Aste è stato posto uno certo suspecto et umbreza che
noy habiamo opi nione di far contro le cose d'Aste. La qual cosa non crediamo per cosa del
mondo che debia capere nella mente delle prefecta maestà, né della magnificencia vostra; pur,
ad nostra satisfacione, ve dicemo et certificamo che non tanto habiemo membro né vena alcuna
che pensi de fare contra le cose della prefecta maestà, ma foressemo contra qualuncha tentasse
o cerchasse temptare contro lo stato et cose della prelibata maestà, et in ciò ne trovarà sempre
391
caldissimi et bene disposti ad metergli lo stato, la robba et la persona quanto nessuno altro, che
più fidelissimo et devoto gli sia per fine ce bastarà la vita, como havimo facto per lo passato, che,
per essere noy stati servitori partesani et constanti in la devocione della casa de Franza, havemo
perduto tutto lo stato in lo reame et altroe ce lassò la bona memoria del nostro padre et cussì la
marcha ello patrimonio et quello havevamo aquistato nuy. Et siamo molto ben contenti havergli
perduto, per essere stati tenuti et cognosuti partesani devoti et servitore della casa de Franza
como siamo stati con effecto. Ma chi cercha indure et fare credere tali errori, non sonno ponto
benivoli alla maestà prefacta, nì a noy benché, como havimo dicto, non crediamo che la
magnificencia vostra nella maestà prefacta debia credere che abiamo tale opinione et concepto,
per che cognoserà per effecto che siamo inclinati con amore et afficione ad sequire le
voluntande soe in ognl cosa che sia amplitudine et stato della maestà soa et casa de Franza,
perché la bona memoria de nostro padre et de tutti quelli de casa nostra et cussì noy siamo
continuamente stati amici, servitori et partesani della casa de Franza, como havemo dicto, et
cussì è nostra disposicione essere noy et li nostri perpetuo, et non si troverà may el contrario. Et
non dubitamo ponto che havirano più credito la fede, opere et optimo concepto nostro apresso la
prefacta maestà, che questi tale seminatori de zizanie quali, como havemo dicto, sonno inimici
alla prefaeta maestà et ad noy, pregandove ve piaza respondere della receptione de questa
nostra presente littera.
Ex Mediolano, xxi novembris MCCCCL.
Franciscus Sforcia Vicecomes, dux Mediolani, et cetera, Papie Anglerieque comes ac Cremone
dominus.
Cichus.
961
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMUNE E AGLI UOMINI DI BORGONUOVO, COLPEVOLI DI
NEGLIGENZA NEL CURARE I TRE SCOMPARSI CAVALLI DI VITALIANO BORROMEO, DATI LORO IN
CUSTODIA DALL’UOMO D’ARME DUCALE FRANCESCO MALETTA , DI RISARCIRGLIELI A VENTI DUCATI
L’UNO
1450 novembre 23, Milano.
260r Comuni et hominibus Burginovi.
Ali dì passati Francesco Maletta, nostro fameglio, ve lassò in governo tri cavalli de Vitaliano, già
nostro homo d'arme. Pertanto volemo che in ogni modo vuy dati li dicti cavalli ad Zohanne dal
Purgatorio, nostro fameglio, advisandove che, havendo vuy per vostra negligencia lassato
andare via li dicti cavalli, intende mo gli pagati ad vostre spese ad rasone de ducati xx l'uno,
perchè havimo havuto informacione che valianno anchora più.
Data Mediolani, die xxiii novembris 1450.
Iohannes.
962
392
FRANCESCO SFORZA CONCEDE AL PODESTÀ DI MALETTO DI ASSENTARSI PER 15 GIORNI PER
PORTARSI A MILANO, LASCIANDO IN LOCO UN SOSTITUTO
1450 novembre 24, Milano.
Potestati Maletti.
Tuis annuere volentes requisicionibus, contentamur quod ab officio cui prees te habsentare
possis huc venturus spacio dierum quindecim, itu, mora et redditu computatis, dimissa tamen
loco tui persona idonea et sufficienti, que diligenter in omnibus suppleat vices tuas,
Data Mediolani, die xxiiii novembris MCCCCL.
Cichus.
963
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REGOLATORE E I MAESTRI DELLE ENTRATE DI AVERE ASSUNTO, A
TRE FIORINI MENSILI, COME SERVITORI DELLA CANCELLERIA SEGRETA BARTOLOMEO CAVALLI E
GASPARINO TANZI
1450 novembre 23, Milano.
Regulatori et magistris intratarum.
Sumpsimus ad servicia nostra et ad canzelariam nostram secretam pro servitoribus deputavimus
Bartolomeum de Cavallis et Gasparinum de Tanziis cum mensuali florenorum trium pro singulo
eorum salario. Quare volumus et mandamus vobis quod eis et utriusque a eorum de dicto salario
temporibus debitis, incipientes die quintodecimo presentis, responderi et opportunas scripturas
fieri faciatis,
Data Mediolani, die xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
a Così A.
964
FRANCESCO SFORZA INFORMA IL REGOLATORE, I MAESTRI DELLE ENTRATE E I COLLATERALI
GENERALI DELL’ASSUNZIONE (CON STIPENDIO MENSILE DI 7 FIORINI) , A CAVALLARI DELLA POSTA DI
TORTONA, MARTINO E IL FIGLIO STEFANO DE GALANTIS
1450 novembre 23, Milano.
Regulatori, magistris intratarum ac colettaribus generalibus.
Sumpsimus ad servicia nostra et in nunero cabellariorum nostrorum Martinum et Stefanum eius
filium de Galantis, residentiam facientes in civitate nostra Terdone et ad postam ibi servituros,
com a equis duobus et stipendio mensuali ad computum florenorum septem pro singulo eorum.
Committimus ergo vobis et volumus quod facta eis scripcione de ceteris in kalendis futuri mensis
decembris incipiendo, eis et unicuique eorum de dicto stipendio singulis mensibus responderi faciatis per manus texaurarii nostri Terdone, nec non scripturas opportunas fieri.
Data Mediolani, xxiii novembris MCCCCL.
Cichus.
a Così A.
393
965
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANTONIO DEGLI EUSTACHI, CAPITANO DEL NAVIGLIO, DI FAR
AVVIARE ALLA DARSENA DI PAVIA L’IMBARCAZIONE CATTURATA DALL’UFFICIALE DEL PORTO DI TOVO
1450 novembre 23, Milano.
260v Domino Antonio de Eustachio, Navigii capitaneo.
Sanciamo essere pervenuto nelle mane del officiale nostro del porto dal Tovo una nave de uno
Fachino da Pavia, il qual contra li ordini nostri debbe havere facto, et, per che intendiarno che la
Camera nostra habia la parte sua de soa invencione, ve commectemo et volemo che havuta la
dicta nave cum le municione sue et le altre cosse eranno in essa nelle mane vostre, faciate
rasone secondo li ordini vostri, in modo che né la Camera nostra pattischa detrimento alcuno
nelli ventori habiano casone de lamentarserse, la qual nave et municione fariti poy reponere ala
darsina nostra.
Data Mediolani, die xxiii novembris MCCCCL.
Antonius.
Francischinus.
Iohannes.
966
FRANCESCO SFORZA ORDINA A GIOVANNI DA TOLENTINO CHE SI DIA A FRANCESCO DI SPERANZI,
CAPO DEI CARRI, QUANTO HA DI ARRETRATO E ANCHE IL CORRISPETTIVO DEL MESE SUCCESSIVO PER
EVITARE CHE SE NE VADA VIA CON DANNO PER I LAVORO DEL CASTELLO DI MILANO
1450 novembre 23, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino.
Francisco di Speranzi, superiore delle carre, qual mantene quella nostra comunità sopra lavoreri
de questo castello, se lamenta et grava che non pò essere pagato et satisfacto del suo servito et
che, non essendoli provisto altramente, non gli porà stare, el che, quando seguisse, daria grande
detrimento et dampno alle cose nostre. Pertanto ve confortiamo et carichamo vogliate provodere
et mettere talle ordine che gli sia satisfacto cussì di quello debbe havere per lo passato, como de
quello deverà havere anchora per uno altro mese avenire, nel qual è necessario ch'el servi como
ha facto da qui indrieto, et in questo metiti ogni diligentia vostra adciò se faccia como è dicto et
non hahia casone levarse de qui, avixandove che nostra intencione è che cadauno, cussi
exepto, como non, contribuischa a questo carico.
Data Mediolani, xxiii novembris MCCCCL.
Iohannes.
394
967
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI DARE AL CAPITANO
DELLE PARTI DI DOMODOSSALA E DEL COMITATO DI ANGERA, GIOVANNI STEFANO DA CASATE ( SULLE
PRIME ENTRATE DEGLI INCANTI DEI DAZI DEL PANE, VINO E CARNE DI CORBETTA, BOLLATE O DONATO
DEL BORGO DI BUSTO ARSIZIO, DESIO , NEI MESI DI GENNAIO, FEBBRAIO E MARZO 1451) IL
PAGAMENTO DELLO STIPENDIO DELLE 25 PAGHE DEL SUO UFFIOCIO DI DOMODOSSOLA
1450 novembre 12, Milano.
261r Regulatori et magistris intratarum.
Consequi non potuit egregius miles dominus Iohannes Stefanus de Caxate, dilectus capitaneus
noster partium Domiossule et comitatu Anglerie, illas pecunias que sibi super imbotaturis plebis
Corbete huius nostre inclite urbis anni presentis assignate fuerunt, occasione stipendii illarum
phagarum viginti quinque, quas tenore habet in decto officio Domiossule. Con a ergo intendamus
ut de eis omnino satisfacionem assequatur, sicut etiam dignum est, quandoquidem et ipse ad
requisicionem nostram adhuc exspectare contentatur, assignavimus eidem dictas peccunias
super prinis peccuniis, que ex incantibus daciorum panis, vini et carnium plebium Corbette,
Bolate, seu Donati, burgi Busciarsitii et Dexii, ducatus prefacte civitatis nostre, in primis tribus
mensibus ianuarii, februarii et marcii proximi futuri anni preventuris, ita ut primus sit in quem peccunie dictorum incantuum seu daciorum usque ad integram ipsius crediti sui satisfacionem
perveniant. Volumus itaque et mandamus vobis quatenus prenominato domino Iohanni Stefano
de premissis peccuniis super antedictis daciis earundem plebium in eis ipsis tribus mensibus
firmam et validam assignacionem faciatis, sicut et nos per presentes facimus, et de eis postea
debitis temporibus sibi responderi, usque ad completam satisfacionem suam, et ulterius
provideatis quod pro exequtione huius intencionis nostre fiant confessiones et scripture oportune,
sine aliqua oxceptione et omni contradicione cessante, aliquibus etiam in contrarium
disponentibus aliqualiter non ostantibus, nec attentis.
Data Mediolani, die xii novembris MCCCCL.
Cichus.
a Così A.
968
FRANCESCO SFORZA COMANDA A DONATO DA MILANO DI PORTARSI DA LUI CON I DENARI CHE HA
LANCILLOTTO DA TRIVOLI E I 20 DUCATI PRESI DAL FIGLIO TRISTANO SENZA LICENZA PATERNA. GLI FA
SAPERE CHE LO VUOL MANDARE “IN CERTO LOCO” PER AFFARI DUCALI.
1450 novembre 23, Milano.
Donato de Mediolano.
Vogli, recevuta questa, venire qua ad noy et portare con ti quelli denari che restano in mane de
Lanzilotto da Trivoli, et cussì anchora quelli vinti ducati che se haveva tolto Tristano, nostro
figliolo senza nostra licentia, li quali te faray dare da quello che li dedi ad essi Tristano perché
volemo che, se gli è dato alcuna cosa, gli l’habia dato del suo et non del nostro, et circha in ogni
modo de haverli. Et facto questo, voglie presto venire qua ad noy perché te volemo mandare in
certo loco per alcune nostre facende advisandote che, allo tornare che faray indrieto per andare
dove te volemo mandare, tu faray la via de Castellione et questo te habiamo voluto advisare ad
ciò che tu non trove, né faci scuxa alcuna con toa mogliere.
Data Mediolani, die xxiii novembris 1450.
Cichus.
969
395
FRANCESCO SFORZA COMANDA AI MAESTRI DELLE ENTRATE ORDINARIE DI VERSARE AL MARCHESE
DI MANTOVA 17700 DUCATI (COMPUTANDO, PERÒ, NELLA SOMMA QUANTO HA GIÀ RICEVUTO ) PERCHÈ
ASSUNTO AI SERVIZI DUCALI. COME TROVARE LA SOMMA, IL DUCA L’AFFIDA ALLA “DILIGENTIA ET STUDIO
LORO”.
1450 novembre 24, Milano.
261v
Magistris intractarum ordinariarium.
Como haveti inteso noy havemo conducto alli nostri servicii lo illustre signor marchese de
Mantoa et siamo obligati ad dargli ducati xvii milia dcc al presente, perché cussì siamo convenuti
et remasti d'acordio insieme. Pertanto volimo, ve stringemo et ve caricammo quanto
strectamente possimo debbiati, havuta questa, provedere et ordinare per quello modo et via
parerà ad vuy, che esso illustre signor marchese con ogni celerità possitile habia dicti clucati
xviimilia settecento ad rasone de soldi liiii per ducato; et in questo poneti ogni diligentia et
solicitudine per modo che esso illustre signor marchexe possa valerse de dicti denari et hahia
casone chiamarse contento de noy, computando però in dicti ducati 17.700 ogni denaro havesse
havuto fina alla recevuta de questa, portati alla signoria soa per Carolo de Agnelli, suo
mandatario et fati in modo non sia bisogno replicarve più questo facto, aciò che esso illustre
signor marchexe possa anchora attendere et exequire le promesse che luy ha facto ad noy,
considerato quanto al facto nostro importa el facto de esso illustre signor marchexe, advisandove
che nuy siamo obligati per scriptura ad esso illustre signor marchexe de dargli tutti li dicti ducati
17.700, per fino ad mezo el mese de decembre proximo et deliberamo per ogni modo che anze
el dicto termino sia satisfacto de dicti denari da noy, sichè ad questo ve sforciate con ogni vostra
diligentia et studio, in modo che esso illustre signore marchexe anzi el dicto tempo sia contento
et satisfacto da noy de dicti denari, deli quali fareti debitore esso illustre signor marchexe; et in
questo fate tutte quelle scripture e bollette ve parerane necessarie et opportune, et non manchi.
Data Mediolani, xxiiii novembris 1450.
Cichus.
970
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ANDREA DA FULGINEO CONTROLLI SE IL NUMERO DEI CAVALLI
ASSEGNATI, LEGITTIMA LE LAGNANZE DI GIOVANNI GIORGIO DA LAMPUGNANO E DEGLI UOMINI DI
CASALE PUSTERLENGO, NEL QUAL CASO, PROVVEDA CHE ABBIANO LA QUOTA CHE A LORO SPETTA
1450 novembre 23, Milano.
263r Andree de Fulgineo.
Se gravano Iohannegeorgio de Lampugnano et l'homini da Casale Pusterlengo che tropo et ultra
el iusto seriano taxati in tanti cavalli, quanti gli mostri volere dare offerendoce ad acceptare la
loro contingente parte; et dicono esser contenti acceptare quello numero da cavali che gli tocha,
secondo el loro extimo facto al tempo del duca passato. Il perchè volemo che tu te informe
quanti cavalli gli tochariano el dicto suo extimo, et trovando che per quello gli ne tocasse
ragionevelle parte, fageIo observare, casu qua non vedi che habiano la parte sua et non ultra,
aciò non habiano casone legiptima lamentarse.
Data Mediolani, die xxiiii 1450.
Cichus.
396
971
FRANCESCO SFORZA FA SAPERE A PODESTÀ, COMUNE E UOMINI DI CUGNOLO CHE DEVONO
PROVVEDERE AI SOLI UOMINI D’ARME DESTINATI A STARE LÌ; GLI ALTRI TORNINO PRESSO LE LORO
SQUADRE
1450 novembre 24, Milano.
Potestati, comuni et hominibus Cugnoli.
Inteso quanto per vostra littera ne scriviti dela spexa grande che haveti de quelli nostri soldati
che sonno alogiati lì in quello nostro loco dicemo, et cossì è nostra intentione che vuy non debiati
dare cosa alcuna ad niuno homo d'arme che sia logiato là se non solamente ad quelli homini
d'arme che havevamo deputa to stagano lì ad li altri non gli dati cosa alcuna, perchè volimo vada
ciascheduno alle squadre sue et sopra de ciò intenderetevi cum ser Andree da Foligno nostro
cancellero quale è informato dela intentione nostra.
Data Mediolani, die xxiiii novembris 1450.
Cichus.
972
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL COMMISSARIO DI PIZZIGHETTONE, GIOVANNI CAIMO, CHE
PRENDA L’UOMO D’ARME FINOCHIO, CHE AVEVA PROMESSO A MARCO CASSINARO E COMPAGNI,
DIRETTI A MILANO CON UN CERTO NUMERO DI PORCI, DI FAR LORO BUONA COMPAGNIA. MA SULLA
STRADA LODI – PIZZIGHETTONE LI DERUBÒ, CON ALTRI SOCI, DI PORCI E DELLA ROBA. NON LI RILASCI
FINCHÈ NON AVRANNO RESTITUITO IL TUTTO O L’EQUIVALENTE IN DENARO
1450 novembre 24, Milano.
Iohanni de Caymis, commisario Pizleonis.
Marco Cassinaro et li compagni conduceno de Parmesana certa quantitate de porci a questa
nostra citade et essendo a Pizghitone et dubitando che non fusseno robati, cercareno de havere
bona compagnia, et retrovandoli Finocio, nostro homo d’arme, fe obligo et promesse farli bona
compagnia et che non seriano robati. Et havendo conducti dicti porci tra Lode et Pizguitone, il
dicto Finochio cum alcuni altri compagni gli misseno a saccomano et tolsero dicti porci, secundo
loro ne hanno referito. Pertanto, constando a ti ch’el sia cossì, volemo per ogni modo te sforze
havere in le mane da ti Finochio, quale volemo tu non debii relassare fino attanto che esso non
habia restituito o pagato tuta la roba et ogni altra cossa et tucti li porci che sono stati tolti ali
predicti, et che siano satisfacti fino ad uno pontal de stringha, se dovesse ben vendere li cavagli
suoy et ciò che ha al mondo, perchè deliberamo che non habia tradito et incanato dicti nostri
homini et che si ne passi cossì legeramente, como luy crede. Et circha questo non havere
resguardo a cossa alcuna, fa’ che tu exequischo quanto per questa te scrivemo.
Data Mediolani, die xxiiii novembris 1450.
Cichus.
397
973
FRANCESCO SFORZA INFORMA BOLOGNINO ATTENDOLI CHE LA PODESTARIA DI TORTONA SARÀ, PER
IL BISOGNO DUCALE DI DENARO, MESSA ALL’INCANTO. SE FACIO DELLA SOMALIA VI VOLESSE
CONCORRERE, IL DUCA NE SAREBBE CONTENTO E, A PARITÀ D’OFFERTA, ASSEGNEREBBE L’UFFICIO A
LUI.
1450 novembre 25, Milano.
263v
Magnifico Bolognino de Attendolis.
Nuy havemo resposto ad Gandolfo vostro nepote che eravamo contenti che finito el tempo de
quello è podestà de Terdona, el dicto officio remanesse ad miser Facio della Somalia. Da poy,
considerato el grabisogno havemo de denari havemo ordinato che dicto officio se incanti, et
cussì lo fecimo incantare. Pertanto vogliate advisare Gandolfo de questo, perché, volendo miser
Facio incantare dieto officio lo possa incante et ne sia advisato, perché noy sarimo più contenti lo
habia luy che uno altro per quello precio se debbia deliberare ad altri.
Data Mediolani, die xxv novembris MCCCCL.
Cichus.
974
FRANCESCO SFORZA RICORDATO A RAFFAELE ZACCARIA QUANTO ABBIA “ AD CUORE LE CAZE “ E
COME IN LOMELLINA NON SI OSSERVINO GLI ORDINI DATI IN PROPOSITO, GLI COMANDA DI FARE DELLE
GRIDE AUTORIZZANDOLO A PUNIRE IN OGNI MODO I VIOLATORI DELLE DISPOSIZIONI SULLA CACCIA.
VUOLE CHE AL PODESTÀ DI GARLASCO FACCIA IL MEDESIMO “COMMANDAMENTO”.
1450 novembre 25, Milano.
Rafaeli Zacharie, capitaneo futuro Lomelline.
Tu say quanto havemo ad cuore le caze de questo nostro paese, quale non intendimo per niente
comportare siano defacte et guaste, ma volemo sianno preservate per li solazi et piaceri nostri et
della nostra illustre consorte; et perché siamo informati che in quello nostro paese de Lomellina
sonno molti che non attendono ad altro se no a desfare le caze nostre et pigliare li animali et
uxelli ad tradimento contra li ordini et commandamenti nostri, volimo et te committemo debbi con
ogni diligentia et solicitudine attendere ad preservare le caze de questo paese de Lomelina che
non sianno guaste, facendo fare chride et commandamenti como parerà a ti circha questo facto,
et se fosse trovato niuno che contrafacesse in questo alli ordini et commandamenti nostri,
volemo gli debbi condempnari iremisibiliter alla pena se contene nelli ordini havemo facto supra
ciò et secondo le chride havemo facto fare da per tucto. Et perché lo podestà de Garlasco dice
non havere intexo questo nostro deveto, volimo debbi fargli quello medesmo commandamento è
stato facto alli altri per questa casione et ad questo te damo per la presente et concedemo piena
licentia et arbitrio de comandare, exequire et condemnare como parerà ad ti, secondo li ordini
nostri.
Data Modiolani, die xxv novembris 1450.
Iohannes.
398
975
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL COMMISSARIO, AL CAPITANO DEL DIVIETO, AL REFERENDARIO E AL
TESORIERE DI ALESSANDRIA CHE VENGANO RILASCIATI I DUE UOMINI CHE SI SONO PORTATI AD ASTI,
STANTE IL RAPPORTO D’AMICIZIA CON LA CITTÀ. DECIDE CHE SI DIA FRUMENTO AD ANTONELLO DAL
BURGO E A LUCA SCHIAVO IN QUANTITÀ SUFFICIENTE PER QUINDICI GIORNI
1450 novembre 25, Milano.
264r.
Commisario capitaneo devetus referendario et thexaurario Alexandrie.
Dilecti nostri, havimo viduto quanto vui, commissario, ne haveti a et deli advisamenti che ne dati
de tucto ad compimento remanimo advisati. Et respondendo ale parte, et primo ad quella ne
scriveti de quelli duoi chiamati Iuliano, quali haveti facto pigliare perché erano andati in Aste,
dicemo che ne meravegliamo li habiati facto sostunere, perché cum Astesani non havimo guerra,
né odio alcuno, ma più tosto bona amicitia, siché, non havendo vui li predicti trovato in altro
errore volimo che li relaxati. Ala parte del fromento per Antonello dal Burgo et Luca Schiavo,
dicemo che finché nui mandarimo uno nostro là cum commissione de fare li compartiti deli
allogiamenti, volimo trovati et fati dare al dicto Antonello et Luca, per le boche vive che hanno
tanto fromento che gli basti quindeci dì, in lo modo et forma che se dà ali altri, perché puoy gli
farrimo altra provisione, et questo fati non manche per cosa alcuna. Ale altre parte dele littere de
vui commissario, havimo resposto ad pieno per altre.
Mediolani, xxv novembris 1450.
Cichus.
a Sottointeso scripto.
976
FRANCESCO SFORZA COMANDA A GIORGIO TORTI E AD ANTONIO DA FABRIANO CHE FACCIANO
CELERMENTE QUANTO IMPOSTO LORO E LI ASSICURA CHE VERRÀ MANDATA, AGLI UOMINI DI
OTTAVIANO, LA LETTERA RICHIESTA
1450 novembre 25, Milano.
Domino Georgio de Tortis et Antonio de Fabriano.
Havemo recevuta vostra littera et inteso quanto scriveti de quanto haveti exequito dicemo che
haveti fatto bene vogliate attendere ad dare expedicione cum presteza ad quanto vi havemo
comisso et che haveti ad fare, per modo ne cavati presto et bono effecto. Alla parte della littera
adimandati se scriva alli homini Octaviano, et cetera, dicemo che noy gli scrivemo
opportunamente per la aligata della quale ve mandamo la copia inclusa, la qual allegata vogliate
fare apresentare et spazati quanto haveti a fare.
Ex Mediolano, xxv novembris 1450.
Iohannes de Ulesis.
399
977
FRANCESCO SFORZA LODA CORRADO DA FOGLIANO PER AVERE RICEVUTO IL GIURAMENTO DI
FEDELTÀ DEGLI UOMINI DI CARLO GONZAGA
1450 novembre 25, Milano.
264v
Conrado de Foliano.
Per tue littere restiamo avisati como hay tolta la fidelità da quelli homini d’arme del signor misser
Carolo et expectave che li altri venesseno, et cetera, et de tutto te commondiamo et dicemo che
siamo contenti che, mettuto ordine alle cose de là, vegni ad noy a tuo piacere.
Data Mediolani, xxv novembris MCCCCL.
Cichus.
978
FRANCESCO SFORZA ESPRIME AGLI UFFICIALI E UOMINI DI OTTABIANO IL SUO STUPORE PERCHÉ GLI
UOMINI DEL POSTO NON CONSENTONO A GIORGIO TORTI DI AMMINISTRARE LA GIUSTIZIA. COMANDA
CHE GLI SI FACCIA ESERCITARE IL SUO INCARICO, ALTRIMENTI REAGIRÀ
1450 novembre 24, Milano.
Officiali et hominibus Octaviani.
Nuy havemo mandato alle parte dellà lo egregio et famoso doctore de legie messer Giorzo di
Torti per exe quire la iusticia in alcune cose li habiamo commesso; et volendo exequire dicto
messer Giorzo in quello loco quello gli habiamo commesso, pare che gli sia stato prohibito ad
exequire la iusticia, che grandemente ne maravigliamo che vogliate impedire la iusticia. Il perché
vi dicemo che vogliate, recevuta questa lassare fare rasone et iusticia contra qualunche gli
parerà et che possa exequire quanto gli habbiamo commesso, chè, quando altramente faciati et
che seati casone de impedire la iusticia che non habbia loco vi certificamo che vi daremo ad
vedere che faciate male et che ne dispiaza; et perché crediati questa littera proceda della mente
nostra, la havemo sottoscripta de nostra propria mane.
Ex Mediolano, xxiiii novembris MCCCCL.
Franciscus Sfortia Vicecomes manu propria subscripsit.
Cichus.
979
FRANCESCO SFORZA COMUNICA A GIORGIO DA ANNONE, AL COMMISSARIO, AL REFERENDARIO E AL
TESORIERE DI TORTONA DI AVER NOMINATO L’UOMO D’ARME DUCALE, MANGIAVILLANO, CASTELLANO
DELLA LOCALE ROCCA
1450 novembre 26, Milano.
265r
Georgio de Annono, comissario ac referendario, thexaurario Terdone, et cetera.
Havimo deputato per castellano della rocha de Tortona, Mangiavilano, nostro homo d'arme,
presente portatore; pertanto volemo, hauta questa, lo metiate in possessione della dicta rocha et
oltre a questo, ad ciò luy possa fornire de quello gli fa bisogno in la detta rocha, volimo che de
presente gli provediati di doy phage. Et questo vederite non manchi.
Data Mediolani, die xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
400
980
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIOVANNI DA TOLENTINO, LUOGOTENENTE DI CREMONA, FACCIA
APRIRE LA PORTA DI OGNISANTI, ORDINANDO CHE SIA BEN VIGILATA
1450 novembre 25, Milano.
Domino Iohanni de Tolentino, Cremonensi locumtenenti.
Havemo intexo de novo como la porta d’Ognisancti de quella nostra cittade sta serrata, della
qualcosa se maravigliamo, non havendo noy saputi né sapende la casone perché se tengha
serrata. Et pertanto, parende ad noy che, quella porta stasse meglio aperta che serrata per utile
della citade et per ogni altro respecto, maxime al presente non essendogli altro suspecto como
intendiamo, siamo contenti et volemo la fati aprire, facendogli havere balla cura et tona guardia
coma alle altre porte de quella nostra cittade.
Data Mediolani, die xxv novembris MCCCCL.
Cichus.
981
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANDREA DA FULGINEO CHE SUI POSSEDIMENTI DI SAN FIORANO
DEL CONSIGLIERE ANTONIO TRIVULZIO NON GRAVI LA TASSA DEI CAVALLI ESSENDO EGLI, “ SECUNDO
LUY NE DICE, ... TASSATO TRI CAVALLI ET MEZO”
1450 novembre 26, Milano.
Ser Andree de Fulgineo.
Volemo che tu debbi prevedere como te parerà che in le possessione del spectahile nostro
consciliero Antonio da Trivulzio, quale sonno ad Sam Fiorano, non gli debbi dare graveza, né
spesa alcuna de tassa da cavalli, perché volemo, per honore suo, de questo facto tanto sia
exempto che secundo luy ne dice, gli è tassato tri cavalli et mezo; ma questo fa con bono modo
et la spesa della dicta soa tassa la porray mettere in qualche altro loco dove te parerà, sì che
non ne vegna lamentanza.
Data Mediolani, die xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
982
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE MARTINO DA TRESINO DISTRIBUISCA LE QUARANTOTTO MOGGIA DI
FRUMENTO CHE GLI SONO STATE ASSEGNATE
1450 novembre 26, Milano.
265v
Martino de Tresino, Laude.
Te havimo scripto alli dì passati che tu daghe ad alcune delle nostre gente le quantitate delli
formenti delle qual per nostre littere te havimo scripto et de quelli formenti te faresserno
assignare; et adciò che tu possi satisfare a quanto te havemo scripto, havimo ordinato per nostre
littere al magnifico Foschino nostro locotenente lì che te facia assignare quarantaocto moza de
formento, per dare a quelli de chi te havimo scripto et anche te scriverimo, fina alla dispensacione della dieta summa de quarantaocto moza, la qual volimo da Burlazzo da Cremona.
Data Mediolani, xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
401
983
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE FOSCHINO ATTENDOLI, ASSECONDI LA RICHIESTA DI BURLAZO DI
AVERE UNA CERTA QUANTITÀ DI FRUMENTO PER PAGARE “ EL NAVILIO ET QUELLI L’HANNO CONDUCTO”
TOGLIENDONE, PREVENTIVAMENTE, QUARANTOTTO MOGGIA DA DARE A MARTINO DA TRESINO
1450 novembre 26, Milano.
Domino Foschino de Attendolis.
Havemo inteso quanto tu ne scrive del formento de Burlazo et perché luy è stato qua da noy et
ce rechiede che ge vogliamo lassare tanta quantitade de formento che vendendolo, possa
pagare el navilio et quelli l'hanno conducto, siammo contenti che della summa tu ce hay scripto
tu ne togli per quarantaocto moza et il resto gli lassi ad luy; et quello tu torraray fa extimare recto
iudicio et quanto se gli debba dare per staro, advisandone del precio se convenirà ad ciò che gli
possiamo fare debito pagarnento o per via de asignacione, o altramente, assignando dicto
formento ad Martino da Tresino di quella nostra città, adciò lo possa dispensare secondo la
voluntà nostra et secondo li scripti gli havemo scripti et scriverimo.
Data Mediolani, xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
984
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI MORTARA DI METTERE IN LIBERTÀ L’UOMO D’ARME
DETENUTO PER FURTO, PREVIA RESTITUZIONE DELLA REFURTIVA
1450 novembre 26, Milano.
Potestati Mortarii.
Volendo participare della clementia nostra con Cerpelone, fameglio de qual Angelo homo
d'arme, quale è lì destenuto per certa robbaria, siamo contenti et volemo che restituendo luy le
cose tolte, ita che quello ha chi le à tolto se contenti da luy, tu lo lassi andare per li facti soy con
lo relasare de presone.
Data Mediolani,xxvi novembris 1450.
Iohannes.
985
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE GIORGIO DA ANNONE SCRIVA A GIOVANNI FILIPPO DAL FIESCO DI
DESISTERE DAL PROPOSITO DI ATTACCARE IL CASTELLO DI SURLE E ALTRE TERRE
1450 novembre 26, Milano.
266r
Georgio de Annono.
Siamo avisati dal spectabile misero Antonio et altri zentilomini da Lonà, nostri fidelissimi et cari
citadini Pavesi ch’el magnifico Zohanne Filipo dal Fiesco fa certo amasso de gente et col favore
de Zenovesi delibera andare a Campo al castello de Surle et alle altre soe terre; el che,
quantuncha ne para duro a creder lo per l’amore et benevolentia che gli portiamo et che luy
demonstra verso de noy non di manchi gli scrlvimo quanto bisogna, confortandelo se cussì è
ch’el voglia desistere della impresa et più tosto favorizali quanto bisognasse che darli impazo. Et
perché essendo tu lì alle confine poteray asay facilmente provedere ad queste cose volemo,
ultra quello scrivemo nuy al dicto Zohanne Filippo, gli scrivi anchora tu et lo conforti et preghi, se
cussì è, como è dicto de supra, che non se voglia impazare delle terre delli dicti zentilomini,
402
immo favorezarli et aiutarli, como è dicto, usando in questo ogni diligencia toa et facendo per la
salute et conservacione d’esse terre como faressi per le nostre prorie, rescrivendone quello
haveray da luy per resposta circha de ciò et tutto quello sentiray più ultra in questa materia.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Cichus.
986
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL LUOGOTENENTE DI ALESSANDRIA DIA LIRE 2000, PRETESE DAL
MARCHESE DI MONFERRATO, QUALE RIMANENZA SPETTANTEGLI PER IL PERIODO IN CUI EBBE IL
POSSESSO DI ALESSANDRIA
1450 novembre 26, Milano.
Locumtenenti Alexadrie.
Lo illustre signor marchese de Monferrà ne ha facto dire ch'el resta havere circha doe millia libre
delle intrate de quella nostra città, per el tempo che la signoria soa l’à tenuta, et may non gle ha
possuto conseguire. Et per che degna cosa è ch’el habbia el denaro suo, ve commettiamo et
volemo provediati che a qualunca farà per la signoria sua sia integramente satisfacto de quello
resta havere, con tante maiore cele rità quanto che el ha expectato fin al dì presente, et in modo
che non ve hahiamo più casone de replicarve circha questa materia.
Mediolani, xxvi novembris 1450.
Iohannes.
987
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENETE E AL PODESTÀ DI ALESSANDRIA DI CONVOCARE GLI
UOMINI DELL’ ALESSANDRINO PER UNA RIPARTIZIONE DELL’ONERE DEI CAVALLI ( PORTATO A
OTTOCENTO UNITÀ CONTRO LE MILLE AL TEMPO DI FILIPPO M. VISCONTI ). PER TALE OPERAZIONE
MANDA IL FAMIGLIO DUCALE NICCOLÒ DA PALUDE, CHE PROVVEDERÀ, POI, ALLA SISTEMAZIONE DEI
CAVALLI
1450 novembre 26, Milano.
266v
Locumtenenti et potestati Alexandrie.
Per che siamo avisati che li alogiamenti in quelle parte sono molto male compartiti, per che gli
sono deli lochi che sono tropo excessivamente agravati et che hanno mancho del devero,
haverno deliberato prove dere che cadauno sia tractato equalmente et niuno porti il carico del
altro; et, quantunca troviamo che al tempo dello illustrissimo quondam signore passato, ad
Alexandria et Alexandrina erano taxati milli cavalli, non dimancho, havendo rispecto alle
condicione passate, deliberamo che ne habieno solamente octocento. Pertanto ve commettiamo
et volemo che, convocati delli homini de cadauna terra faciate fare el compartito delli dicti
octocento cavalli sopra lo extimo de cadauna terra et loco con ogni equalità et celerità possibile
et per modo che niuno habbia iusta casone de lamentarse. Et per questa casono mandiamo lì
Nicolò da Palude, nostro fameglio, quale volemo sia presente al dicto compartito et secondo
esso proce da poy allogiare delli dicti octocento cavalli.
Data Mediolani, xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
403
988
FRANCESCO SFORZA DICE AD ANDREA DA FULGINEO DI NON VOLERE CHE L’OSPEDALETTO DEL
VESCOVADO DI LODI SIA OCCUPATO DA ALTRI SOLDATI OLTRE A QUELLI DI FIORAVANTE DA PERUGIA
1450 novembre 26, Milano.
Ser Andree de Fulgineo.
Perchè le possessione del hospitaletto del vescovato della città nostra de Lode è del spectabile
et strenuo conductero nostro Fioravanti da Perosa non volemo che gli debbia allogiare gente
alcuna là; immo la preservaray, perché non pare conveniente che, essendo dicto Fioravante
quello homo che è con noy per altri soldati gli debbano essere occupate le cose sue.
Data Mediolani, xxvi novembris MCCCCL.
Iohannes.
989
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE ANDREA DA FULGINEO CERCHI DI RISARCIRE QUEL POVERACCIO,
CHE GLI RIMANDA, DEL FURTO DEI PORCI
1450 novembre 26, Milano.
267r
Ser Andree de Fulgineo.
Questo povero homo ad chi ali dì passati forono tolti quelli porci, como tu say, ritorna là da ti; et
per luy ne ha havuto gran dampno, volimo ti sforzi di vedere che gli sianno pagati dlcti porci, et fa
luy non habia mate ria per questo facto de retornare più' da noy ad dare impazo.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Cichus.
990
FRANCESCO SFORZA INFORMA PIETRO DE ACCEPTANTIBUS DI ALCUNI PROVVEDIMENTI DA LUI PRESI.
A QUEI DI CASTELLAZZO HA IMPOSTO CHE PAGHINO E COSÌ HA FATTO CON QUELLI DEL BOSECO . A
GIACOMO ORSINO E AD ANTONELLO DA PARMA SI FARÀ AVERE FRUMENTO. QUANTO ALLE FORTEZZE,
SE IL PROBLEMA SONO LE MUNIZIONI , CONSENTE LA SPESA SINO A 150 FIORINI. INFINE, AGLI UOMINI DI
SESE E DI MAZO È STATO DETTO CHE FACCIANO IL LORO DOVERE
1450 novembre 26, Milano.
Petro de Acceptantibus.
Havimo recevuta toa littera et inteso quanto scrivi; respondendo alle parte, dicemo che noy
havemo multo bene rebuffacto quelli del Castellaccio et rimandati li indrieto et chiaritogli molto
bene che nostra inten cione è che paghino, sì che non vogliative spazarvi et maravigliamone che
non habbiate concluxo. Alla par te de quelli del Boseco che se vanno fregando in li panni, et
cetera, dicemo che nostra intencione è che pa ghino secondo te havemo commesso,
nientemene fatilo più aconzamente et humanamente che se può. Al facto de Iacomo Ursino et de
Antonello da Parma, dicemo che gli faciate respondere de quello formento ti fo prima scripto, per
che del secondo, che havemo scripto, havimo commesso ad quello Bartolomeo con duce lo
formento ad Sancta Croce, che gli lo dia. Alla parte de provedere alle fortezze dicemo che delle
spese gli vanno vi vogliate intendere con li magistri dello intrate nostre, ma vedendo ti che sianno
necessarie alcune monicione che non se potesse fare senza, siamo contenti gli provediati che
fazati spendere per fina in cento, ho cento et cinquanta fiorini, ma ad questo habbi bona
advertencia. Al facto delli homini da Sese, dicemo che nostra intencione è che facino lo dovere,
404
como say essere nostra intencione. Al facto de quelli da Mazo, intendite con lo locotenente et fa
che obediscano.
Ex Mediolano, die xxvi novembris MCCCCL.
Iohannes de Ulesis.
991
FRANCESCO SFORZA SI COMPIACE CON ANGELO LOMBARDO, CAPITANO DEL DIVIETO DI CREMONA,
PER LE DISPOSIZIONI PRESE PER I PASSAGGI IN TERRE VENEZIANE. E’, COMUNQUE, INFORMATO CHE
DETTI PASSAGGI NON CESSANO. GLI CONSENTE DI ASSENTARSI UN MESE PER IL GIUBILEO: LASCI,
PERÒ, UNA PERSONA FIDATA
1450 novembre 26, Milano.
267v Angello Lombardo, capitaneo devetus Cremone.
Havemo recevuta la toa littera et inteso quanto ne scrive delli ordini et provisione hay facto
perché biada, né veruna altra cosa sia conducta in lo terreno della signoria de Venecia, et
cetera, dicemo che essendo cussì como tu ne scrive, ch’el ne piaze; ma noy pur semmo advisati
dalli amici nostri quello che per altre nostre te havimo scripto, si che vogli in ogni modo
provedere ad questa cosa per che tu poy bem considerare quanto importa al facto nostro. Del
andare tuo al iubileo siamo contenti darte licentia per uno mese, ad ciò che tu possi andare et
retornare nel dicto termino, lassande però una persona idonea et fidata in tuo loco et che habbia
cura et bona guarda de dì e de nocte al tuo officio, per che tu poy bene compre hende et
considerare quello che importa ad lassargli una persona fidata et da bene,ad lasargli el contrario.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Cichus.
992
FRANCESCO SFORZA SCRIVE A GIOVANNI CAIMO DI VOLERE CHE IL PONTE SI “ FORNISCA
PRESTISSIMO”. VADA PURE A ROMA PER IL GIUBILEO MA LASCI, DURANTE LA SUA ASSENZA DI UN MESE,
UNA PERSONA FIDATA: SE NON L’HA, AVVISI IL DUCA. PER IL RICEVIMENTO DELL’AMBASCIATORE DEL RE
RANIERI, HA ORDINATO CHE GLI SI FACCIANO DEI BUONI E DI PASSARLI AL TESORIERE DI CREMONA
1450 novembre 26, Milano.
Iohanni de Caymis.
Havemo inteso la tua littera quanto ne scrivi; del facte del ponte dicemo che vogli servare ogni
via e modo possibile et con ogni diligentia et sollicitudine ch'el dicto ponte se faccia et fornisca
prestissimo. Del tuo an dare ad Roma al Iubileo siamo contenti, lassando tu in tuo loco una
persona idonea, fidatissima et sufficiente, perché tu vedi molto bem quanto importa quella terra
al stato nostro, et non havendogli il modo de posserli una persona fidata et sufficiente, voglie in
ogni modo advisarne perché gli manderemo una persona che starà in tuo loco fina alla toa
venuta, intendendo che la dicta toa licentia vaglia et dura uno mese tantum proximo cho verrà, et
non ultra. Delli denari che tu hay disposi per fare honore allo ambasiatore della maestà del re
Raynero, te advisamo como havemo ordinato alli nostri magistri delle intrate ordinarie che te le
feceno fare boni et darli dal thexaurario de Cremona come tu ne scrivi et commendamote grande
mente del honore hai facto allo dicto ambasiatore.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Cichus.
993
405
FRANCESCO SFORZA VUOLE CHE IL CAPITANO DELLA MARTESANA CHIAMI DAVANTI A SÉ IL MASTRO
GIACOMINO DA VAPRIO E PAOLO ANGRADO PER LA VERTENZA DI CERTE BIADE E VINO TOLTE NELLA
LOCALITÀ DI MEDA A GIACOMINO IN NOME DI PAOLO
1450 novembre 26, Milano.
268r
Capitaneo Martesane.
Sopra una querella quale ne ha exposto mastro Iacomino da Vaprio, pinctore, contra Paulo
Angrado in casone de certe biade et vino toltogli nel loco de Medde a nome d’esso Paulo, n’è
data la supplicacione qui inclusa, la cui sostantia havere continentia bene intesa, ve
commettiamo et volimo che havuta denanzi a vuy una parte et l’altra et intesa la verità, se trovarite che le diete biade et vino fosseno tolte al dicto magistro Iacomino innanze l‘havuta de
Mediolano, volemo provediati che habbia pacieniia et ch’esso Paulo non sia agravato per questa
casone ma, trovando che la sia tolta da poy l’hauta de Mediolano, nostra intencione è faciate in
questo quello vole la rasone.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Cichus.
994
ORDINE AL PODESTÀ DI VARESE DI FAR RESTITUIRE A GIOVANNI DA VARESE QUANTO GLI È STATO
TOLTO DAI FAMIGLIARI DI GIOVANNI DA SAPERIO
1450 novembre 26, Milano.
Potestati Varesini.
Scriptum fuit quod restitui faciat Iohanni de \/aresio omnes res quas sibi dicit oblatas a
familiaribus Iohanis de Saperio, si sic in re compererit, ut ille querimoniam fecit.
Data Mediolani, xxvi novembris mccccl.
Cichus.
995
CONCESSIONE DI LASCIAPASSARE A BARTOLOMEO DA CERNUSCO PER TRE PERSONE, VALIDO DUE
ANNI
1450 novembre 26, Milano.
Die xxvi novembris, Mediolani. a
Concesse fuerunt littere passus Bartholomeo de Cernusculo, civi Mediolani in forma consueta
pro personis tribus equestribus, sive pedestribus valiture annis duobus.
a Il testo è depennato con tratto di penna.
996
406
FRANCESCO SFORZA NOTIFICA A PASQUALE MALIPIETRO CHE UN TALE DI NOME SCHIAVETTO,
FAMIGLIO DELL’UOMO D’ARME DUCALE LANCILLOTTO, È FUGGITO IN TERRA VENEZIANA. VOGLIA FARLO
RICERCARE IMPONENDOGLI, POI, DI RESTITUIRE IL MALTOLTO
1450 novembre 26, Milano.
Domino Pasquali Malipetro.
Al strenuo Lanzalotto da Como, nostro homo d’arme è fugito novamente uno suo famiglio che ha
nomo Schiavetto quale debbe esse capitato in le terre della illustre signoria de Venesia, et gli à
menato via duy delli soy cavalli, l’uno liardo et I’altro bayo, et similmente ge ha portato via certa
soa robba, como la magnificencia vostra intenderà più pienamente per esso luy, o per suo
messo. Il perché, ad ciò che le bone usan ze et ordini servati per noy et per vuy fin a qui im
provedere a tale cosa se habiano a servare firmamente per lo avenire, como è nostra intencione,
vi confortamo et pregamo che vogliate dare opera di fare ritrovare dicto Schiavetto et
retorvandosi dove se voglia per le terre della prefata signoria, provedere che sianno restituiti dicti
cavalli et robbe a prenominato Lanzilotto, perché el simile faremo noy verso li vostri, como
havemo continuamente facto per fina mo’.
Data Mediolani, xxvi novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes dux mediolani, et cetera, Papie Anglerieque comes ac Cremone
dominus.
Cichus.
In simili forma scriptum fuit domino Antonio Marcello.
997
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PROVVISIONATO TOMASO MARDILEONE DI FAR RESTITUIRE A
MAFIOLO DA RIVA DUE “ SOMME DE BIADA” TOLTEGLI DAI PROVVISIONATI IVI ALLOGGIATI
1450 novembre 27, Milano.
268v
Tomasio Mardileonis, provisionato.
Volemo et per la presente te commandiamo che faci restituire ad Mafiolo da Rippa quelle due
somme de biada le qual gli sonno stato tolte per li provisionati nostri che alogiano lì, considerato
ch’el dicto Mafiolo haveva bona licentia del Conscilio nostro Secreto et che faci liberare le
securtade che luy à date per le bestie in modo che non possano essere molestate per dicta
casone; et questo non manchi, perché cussì è nostra intentione.
Data Mediolani, die xxvii novembris MCCCCL.
Cichus.
998
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL CASTELLANO DI MONZA DI CONCEDERE A GIACOMO GRIFFO DI
PARLARE CON GIOVANNI DA OSSONA , MICHELE DA INCINO E GIOVANNI DA APPIANO, IVI DETENUTI
1450 novembre 27, Milano.
Castelano Modoetie.
Ut daret liberam facultatem Iacobo Griffo loquendi in aliquo loco, seu camera cum Iohanne de
Ossona, Michaele de Incino et Iohanne de Aplano, ibidem Modoetie detentis, et hoc imposicione
domini, et cetera.
Mediolani, dia xxvii novembris 1450 et cetera.
Cichus.
999
407
FRANCESCO SFORZA ORDINA A SAGRAMORO VISCONTI DI PRENDERE L’INDIVIDUO FUGGITO CON UN
CAVALLO DI GUIDO DA FAENZA: FACCIA RESTITUIRE IL CAVALLO O IL SUO VALSENTE E SI MANDI DA
LUI IL FUGGITIVO
1450 novembre 28, Milano.
Domino Sagramoro de Vicecomitibus.
Ne ha dicto Guido da Faenza nostro capo de squadra che s'è fugito lì uno de quelli dal canto de
là, qual ha menato cum sì uno delli soy cavalli, qualli, dopo el fugire che feci Zulio da Fiorenza,
gli forono involati, como debba sapere in quella nocte. Pertanto volemo che recevuta questa
tegni modo de havere nelle mano tue dicto cavallo et quello talle ch’è fugito lo mandi qua ad noy;
et se per ventura fosse venduto dicto cavallo volemo che per quello haverà recevuto gli faci
restituire a chi igli averà exbursati et lo cavallo, como è predicto, tegni modo de haverlo nelle tue
mane et quello s'è fugito lo mandi qua da noy perchè poy te scriveremo de quanto haveray a fare
in questo.
Data Mediolani, xxviii MCCCCL.
Iohannes.
1000
FRANCESCO SFORZA ORDINA AI COLLETTORI GENERALI CHE UN CAVALLO (SCOPERTO MANCANTE
ALLA MOSTRA, PERCHÉ DATO DAL PODESTÀ A SVEVA SFORZA, COGNATA DEL DUCA) SIA DATO PER
PRESENTE ALLA MOSTRA
1450 novembre 26, Milano.
269r
Collateralibus generalibus.
De mense iunii proxime delapso, cum Iohannes de Petra Sancta permanupressisset et
comperisset domino Iohanni de Iordanis, potestati ibidem nostro equurn unurn ad monstram
deesse noluit eum scribere, verurn quia informati summus quod potestas ipse dictum equum
mutuaverat magnifice domine Sveve Sfortie, cognate nostre et illum Mantuam dimiserat pro suis
negociis, contentamur et volumus cum pro rei honestate tum ut complaceamus dicte domine
Sveve, quod equum ipsum scribi faciatis non aliter quam si ad monstram comparuisset, sic quod
potestats ipse nullum proinde detrimemtum paciatur.
Ex curia nostra Mediolani, die xxvi novembris MCCCCL.
Cichus.
1001
FRANCESCO SFORZA COMUNICA AD ANREA DA FULGINEO LA PROPOSTA PER I COMPARTITI FATTA DA
ANTONIO TRIVULZIO. PORRE IN OGNI LUOGO DOVE SI DEVONO FARE ALLOGGIAMENTI UN INCARICATO.
STABILITO IL NUMERO DEI CAVALLI CHE DEVONO ESSERE SISTEMATI IN UNA ZONA, I VARI INCARICATI
LOCALI SI RIUNISCONO E FANNO IL COMPARTITO. AVVENUTO CIÒ, ANDREA EMANERÀ L’ORDINE E DARÀ
IL VIA AGLI ALLOGGIAMENTI
1450 novembre 27, Milano.
Ser Andree de Fulgineo,
Misser Antonio da Triulsi s'è gravato cum nuy dicendo che lì ad Cotogno lo compartito è male
ordinato et che lì sonno alozate più gente che non comporta el luoco et recordace, al facto del
allozare in modo facile quale ne pare laudabile, zò è de havere uno homo idoneo et intendente
per ciascuno luoco dove si die mandare cavalli ad lozare. Verbi gratia, tu say che ti havimo
avisato del numero delli cavalli che intendimo che alozino in Lodesana, sì che vogli havere uno
408
homo intendente per ciascuno luoco de Lodesana, dove se devono allozare cavalli, et redulli
tucti insieme et chiarisili lo numero delli cavalli che denno alozare in Lodesana, et fa che loro
fazano lo compartito deli dicti cavalli, como a loro pare, et poy exequirai l'ordine loro et faray
alozare dicte zente che cossì facendo ne pare serà manco incarco a nuy et anchora a ti, che l'hai
Mediolani, xxvii novembris 1450.
Cichus.
1002
FRANCESCO SFORZA ORDINA AD ANTONIO DA BESOZZO CHE GIORGIO DA ANNONE ABBIA, AL
RITORNO, L’USATO SUO ALLOGGIO CHE, DONATO ZOZO , ATTUALE OCCUPANTE, LASCERÀ LIBERO PER
ANDARSENE “AL SUO USATO” DI BUSTO
1450 novembre 26, Milano.
Antonio de Besucio.
Ad ciò che Zorzo de Annono nostro cortesano, quando el retornarà da nuy trovi expedito el suo
loza men to quale altre volte gli deputassemo in la pieve de Brebia et anchora per che
intendiamo che Donato Zozo, nostro homo d’arme lozato nel lozamento d'esso Zorzo ha
lozamento a Busti, te commectiamo et volimo essendo vero che esso Donato habia lozamento
altrove, provedi ch'el se levi de lì et vada al suo usato.
Mediolani, die xxvi novembris 1450.
Cichus.
1003
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL LUOGOTENENTE DI PIACENZA DI NOMINARE INTERINALMENTE UN
ECONOMO PER LA CURA DEI BENI DI UNA CAPPELLA IN PIACENZA SENZA TITOLARE PER LA MORTE DEL
BENEFICIARIO
1450 novembre 28, Milano.
269v
Locumtenenti Placentie.
Perchè segondo siamo informati vaca una capella de Sancto Nazaro, aut de Sancto Sepulcro in
quella nostra cità per la morte de quondam prete Michele da Rola, aciò che li beni dela dicta
capella passano regulatamente et non vadano in sinistro, fin atanto ch’eI venerabile abbate, a chi
specta, gli provederà de idoneo capellano che tu gli deputi sufficiente iconimo, il quale hahia cura
deli beni dela dicta capella et a nuy ne habia a rendere ragione a quello a chi sarà previsto dela
dicta capella.
Mediolani, xxviii novembris 1450.
Cichus.
1004
409
FRANCESCO SFORZA COMANDA AL PODESTÀ DI SALE DI NON DARE A GANDOLFO LA CELATA DA LUI
RICHIESTA
1450 novembre 28, Milano.
Potestati Sallarum.
Rospondendo a quello ne scrivi dela cellata, qual te ha domandata Gandolfo, et de l’altre arma
de Ferraguto, et cetera dicemo che hay facto bene a non darla al dicto Gandolfo, né volemo gli la
daghi, imo la retegni preso ti in sieme cum l’altre arme fin che te scrivaremo altro.
Mediolani, xxviii novembris 1450.
Iohannes.
1005
FRANCESCO SFORZA NON VUOLE CHE ANDREA DA FULGINEO SISTEMI ALTRI CAVALLI A MALEDO
1450 novembre 28, Milano.
Andree de Fulgineo.
Siamo avisati che hai delivrato logiare alculli cavalli a Maleo, et perché gli ne sonno alcuni de
Zohanne Camerero et d’altri, volemo che tu non gli daghi altro impazo ma, s’el te parese che ne
havessero pochi per la rata sua, volemo ne avisi.
Mediolani, xxviii novembris 1450.
Iohannes.
1006
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI SALDARE DUE
ANDATE A GENOVA FATTE DA SCEVA CON I SUOI CAVALLI
1450 novembre 28, Mialno.
Regulatori et magistris intratarum.
Volimo a misser Sceva metiate rasone de doe andate per lui in nostro nome facte a Zenoa cum
suoi cavalli a computo usato per cavallo; l'una andata fo da Lodi a Zenoa a dì xii de zugno et la
retornata a dì xxviiii del dicto mese; l'altra fu pur da Lodi a quatro dì de luglio et la rotornata a xxiii
de quollo stesso mese de l'anno presente, et faciti de ciò fare debito e credito et scripture
oportune ali libri dela Camera nostra, segondo lo dovere.
Mediolani, xxviii novembris 1450.
Cichus.
1007
410
FRANCESCO SFORZA RIMPROVERA IL FRATELLO ALESSANDRO PER AVER TOLTO ( CONTRAVVENENDO
UNA DISPOSIZIONE FATTAGLI ) CAVALLI E ROBE A BONAMINO E AGLI UOMINI D’ARME PRESI AI SERVIZI
DUCALI. RESTITUISCA TUTTO
1450 28 novembre, Milano.
270r
Domino Alexandro Sforcie.
Havemo recevuto la toa littera et intexo quanto ne responde circha li cavalli et robba che hay
facto togliere ad Bonamino et ad quelli altri homini d’arme, che noy havemo tolti alli nostri
servicii; dicemo che ne me ravigliamo asay che tu non gli habbia facto restituire ogni cosa del
loro, coma per altre nostre littere sot toscripte de nostra propria mane te habiamo scripto. Et
perché tu dici che facesti tuore li cavalli et la robba loro alli predicti perché erano alevati in casa
de terci, et cebera, ad questo te dicemo che non ne pare bona scusa la toa, perché se Beltramo
haveva fallato, costoro non gli havevano culpa veruna et per questo non se gli dovea tore la
robba loro, et perché tu dice che gli debiamo mandare che vegnano drieto ad ti, et cetera,
dicemo che non havendo loro li soy cavalli et la robba loro et maxime li cavalli delle persone
proprie dolIi homini d’arme non poriano venire drieto con le arme loro. Et pertanto volemo,
oramay che doveti essere tutti insieme, tu fazi restituire tutti li cavalli et robba soa alli predicti
nostri homini d’arme, perché non havendo li cavalli delle persone loro et che non habiando la
robba loro, bisogna li provediamo del nostro che quanto al presente siammo in aptitudine de fare
queste spese, tu lo say; sì che vogli in ogni mo do, senza altra replicacione, fare restituire alli
predicti nostri homini d’arme tutti li cavalli et robba loro et fare che chiamano contenti da ti,
perché cussi è nostra intencione.
Data Mediolani, xxviii novembris 1450.
Cichus.
1008
FRANCESCO SFORZA SCRIVE AL PATRIARCA DI AVERE INTESO QUANTO, IN SUO NOME, GLI HA RIFERITO
IL SEGRETARIO, MICHELE DA COMO, CHE, A SUA VOLTA, GLI RIPORTERÀ LA SUA RISPOSTA. CIRCA LA
“COMMENDARIA” DI INVERNO, L’INTENZIONE DUCALE È CHE SIA DATA A CHI NE HA PIÙ DIRITTO DI
AVERLA
1450 novembre 28, Milano.
Reverendissimo patriarca.
Havemo intexo quanto per parte della signoria vostra ne ha refferito Michele da Commo, vostro
segretario, del che remanemo advisati del tutto. Et per che havemo resposto ad pieno al dicto
Michele et informatolo de questo et de altre cose che luy haverà ad refferire alla prefacta vostra
signoria per parte nostra per que sta non facemo altra resposta, si non che preghiamo la vostra
signoria se degni credere in tutte quelle cose ch’el dicto Michele gli refferirà et dirà per parte
nostra quanto alla propria nostra persona. Ceterum respondendo alla prefacta signoria vostra circha lo facto della commendaria de Inverno dicemo che nostra intencione è che qualunche
persona che gli haverà megliore rasone, sia data ad quella et sia certa la si gnoria vostra che
non se farà se non quanto rechiede et vole iusticia et rasone.
Data Mediolani, xxviii novembris 1450.
Franciscus Sfortia Vicecomes dux Mediolani et cetera, Papia Anglerieque comes ac Cremone
dominus.
Cichus.
1009
411
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI ROSATE DI ALLOGGIARE I FAMIGLI DUCALI. DÀ POI
DISPOSIZIONE PER I QUATTRO UOMINI D’ARME IVI SISTEMATI
1450 novembre 27, Milano.
270v
Potestati Rossate.
Intesso quanto ne scrivi, te rispondemo che nostra intencione è et volemo che faci allogiare lì
quilli nostri famegli, como t'è stato ordinato. Ala parte de quelle gente d’arme sono logiati li, cioé
Vitorio, Boniforto et Iacomo Ursino te dicemo che Victorio ha havuto licencia da nuy, siché
volemo non gli faci respondere de cosa alcuna; a Boniforto non se gli debba respondere, perché
gli provederemo in altro; a Iacomo Ursino bem volimo che gli faci provedere et respondere como
hay in ordene.
Data Mediolani, xxvii novembris 1450.
Iohannes.
1010
FRANCESCO SFORZA ACCONSENTE CHE FILIPPO CONFALONIERI RESTITUISCA I LETTI AL CONTE
ALBERTO SCOTTI, TOLTIGLI DURANTE LA SOMMOSSA DI PIACENZA
1450 novembre28, Milano.
Domino Filippo de Confanoneriis.
Havemo inteso che haveti in deposito preso de vuy certi lecti del magnifico conte Alberto Scoto,
qualli gli forano tolti ala novità de Piasenza qualli seti ben disposito ad restituirli, che molto ne
piace et ve ne comendiamo; per tanto ve confortiamo et caricamo che ve piaza restituirli essi
lecti et l’haverimo gratissimo.
Mediolani, xxviii novembris 1450.
Iohannes.
1011
FRANCESCO SFORZA COMANDA A PODESTÀ, CAPITANO DELLA CITTADELLA E DEPUTATI AGLI AFFARI DI
NOVARA CHE SI CONSENTA AI PROVVISIONATI DELLA LOCALE CITTADELLA DI USCIRE PER LA PORTA DEL
SOCCORSO E CHE INOLTRE SIANO FORNITI DI LEGNA
1450 novembre 28, Milano.
Potestati, capitaneo citadelle ac deputatis ad negocia Novarie.
Quelli nostri provisionati che sonno ala guardia de quella nostra citadella de Novaria se
lamentano che non tanto a loro sia proveduto de legne da foco per la guardia che fanno in la
dieta citadella, ma che gli è devetato lo usire fora d’essa citadella per la porta del Seccorso; la
qual cosa a nuy non pare iusta, né rasonevele perché dovete pensare che, facendo loro la dicta
guardia non gli porriano stare. Pertanto volimo et ve caricamo che vui provideati che li dicti nostri
provisionati habiano dele ligne, a ciò che loro possano attendere a fare la guardia et quello
ch’hano a fare.
Mediolani, ut supra.
Iohannes.
412
1012
FRANCESCO SFORZA ORDINA A LUDOVICO DA LUGO, CAPITANO DELLA VALTELLINA, CHE FACCIA
AVERE A STEFANO DA CASATE QUANTO GLI È DOVUTO, QUALE RIMANENZA DEL SALARIO DEL PADRE,
GIÀ CAPITANO DELLA VALTELLINA
1450 novembre 28, Milano.
271r
Domino Ludovico de Lugo, capitaneo Vallis Teline.
Ce ha significato lo egregio cavaliero miser Iohanne Stefano da Casate havere de molti debitori
in quella nostra valle per resto del salario della bona memoria de Francesco conte suo padre
qual fo capitano d’essa nostra valle, et proinde ce rechiede gli faciamo fare ragione summaria
contra essi suoi debitori, attento maxime che luy è forestero là et non poteria vacare apradi
senza suo grande detrimemto et spesa et, parendoce la sua rechiesta honestissima, volimo et
ve commitemo che ad ogni instancia et richiesta d’esse misere Iohanne Stefano, o de qualuncha
suo messo, o procuratore gli faciate ragione sumaria, simpliciter et de plano sine strepitu e figura
iudicii, cavilacionibus et frivolis exceptionibus pospositis quibuscumque, ita che mediante iusticia
consequischa el devere suo interamente.
Data Mediolani,die xxviii novembris MCCCCL.
Cichus.
1013
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL PODESTÀ DI ARENA DI CORRISPONDERE AI SOLDATI DI FIASCO,
NONOSTANTE LA LORO PARTENZA A CAUSA DELLA PESTE, QUELLO CHE È LORO DOVUTO
1450 novembre 29, Milano.
Potestati Arene.
Lo strenuo Fiasco nostro conductero ne dice che dal'hora se partirono li cornpagni suoi da Arena
per rispecto del morbo non gli è stata risposta delle tasse da quelli homini da Arena secondo gli
respondivano prima la partita loro, del che ne maravigliamo per che questa non era nostra
intencione. Pertanto volemo et per questa te commettiamo debbi ordinare che per li gentilomini
et homini da Arena sia risposto delle tasse soe alli dicti compagni et soldati de Fiasco, quali
logiaveno lì secondo gli respondevano prima et cussì gli faray respondere delle dicte tasse per
tutto el tempo passato che per gla loro abscentia non l'hanno havute. Et questo non manchi per
quanto luy à cara la gratia nostra, perché, mancando non ne poreste fare cosa che più ne
dispiacesse.
Data Mediolani, die xxviiii novembris MCCCCL.
Cichus.
413
1014
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL REGOLATORE E AI MAESTRI DELLE ENTRATE DI PAGARE I MACELLAI
PER LE VARIE FORNITURE DI CARNE. DEL TOTALE DI DUCATI 178.8 E DI LIRE 157.12 DISPONE CHE
DUCATI 158.8 VENGANO PAGATI “EX PECUNIIS CAMERE NOSTRE “, PREVIA RESTITUZIONE DI UNA
CONFETTIERA E PIATTINO D’ARGENTO
1450 novembre 28, Milano.
271v
Regulatori et magitris intractarum.
Habere restant a Camera nostra Petrus dela Marascha et Iohannes Laurencius becharii curie
nostre
libras centumquinquagintaseptem et solidos duodecim imperialium super ratione
carnium per eos pro usu ipsius curie a die xiiii proxime presentis mensis decembris retro
datarum, intendentes igitur quod eis de huiusmodi peccunia nec minus de infrascriptis aliis
creditis suis satisfiat, pro ut coveniens est, volumus et mandamus quatenus eisdem bechariis de
ipsis libris centumquinquagintaseptem et solidis duodecim responderi faciatis et de ipsis
debitorem fieri Antonium cancelarium prefacte curie expenditorem. Cumque ulterius creditores
sint prefacte Camere iidem bechariis causa carnium per eos pro fulcimento et usu pre facte curie
similiter datarum de ducatis septuaginta tribus et solidis octo a solidis lxiii pro ducato, super
racione ducatorum ccliii quos de anno usque mccccxlviii proxime pro nobis solvere sibi habebat
Matheus de Pisanis et receperunt solummodo ducatos clxxx, item sint creditores ut supra de
ducatis vigintiquinque ex ducatis quinquaginta per Lanzilottum di Pigino debendis, item
creditores sint de ducatis octuaginta aureos de quibus usque de mense octobris dicti anni
mccccxlii memoratus Matheus sibi responderi habeat in hac civitate, prout ei scripseramus, sed
propter repetititium ipsius Mathei ab ea civitate recessum illos persolvere sibi non potuit, quorum
quidem omnium creditorum summa ascendat ducatos clxxviii et so lidos viii ultra libras clvii et
solidos xii primum positas, faciatis eisdem bechariis de ipsis ducatis clviii et so lidos viii ex
pecuniis Camere nostre responderi, fieri faciendo de premissis onmibus scripturas, confes
siones et soluptiones opportunas et huiusmodi denarios pro expensa consumata et absque
reptencione capsoldi positi; verum quia ipsi becharii hac de causa penes se habent confecteram
unam ac piatellum unum argenti curie nostre, mementote et omnino facite quod antefaciendam
sibi soluptionem denariorum antedictorum nobis restituant confecteram et piatellum predictos
absque ullla exceptione.
Data Mediolani, xxviii novembris 1450.
Antonius.
Matheus.
Cichus.
1015
FRANCESCO SFORZA ORDINA A DANESIO CRIVELLI, UFFICIALE DELLE CACCE DI CUSAGO, DI
CONSENTIRE A QUALUNQUE INVIATO DEL CONSIGLIERE DUCALE ANDREA BIRAGO DI TAGLIARE, NEL
BOSCO DI CUSAGO, QUARANTA CARRI DI LEGNA DA FUOCO
1450 novembre 30, Milano.
272r
Danesio Crivellis, officiali caciarum Cusaghi.
Siamo contenti et volemo che ad qualuncha messo del spectabile nostro consciliero Andrea de
Birago, portatore de questa in nome del dicto Andrea, tu lassi tagliare in quelli nostri boschi de
Cusagho quaranta cara de legne da fuocho, cioé ligni de mesura.
Data Mediolani, die ultimo novembris 1450.
Iohannes.
414
1016
FRANCESCO SFORZA ORDINA A PIETRO DA LONATE IN LAVINZASCA CHE NON LASCI PARTIRE LA
DONNA DI INNOCENTE COTTA VOGLIOSA DI ANDARE DOV’È INNOCENTE. IL DUCA LE HA DATO,
CONTRAGGENIO, IL PERMESSO DI LASCIARE LA DONNA “IN SOA LIBERTADE” PERCHÉ PIETRO L’AVEVA
ASSICURATO CHE LA “DONNA NON SE PARTIRIA”
1450 novembre 29, Milano.
Petro de Lonate in Lavinzascha.
Nuy siamo advisati como la donna de Innocente Cotta circha con summa instantia de partirse et
andare dov’è el dicto Innocente, la qual cosa seguendo sarria ad noy molestissima et in
grandissimo dispiacere. Et pertanto, per che como tu say ad tua rechiesta, fossemo contenti
lassare la dicta donna in soa libertade et tu prometesti che la dicta donna non se partiria, te
havemo voluto advisare de questo et te dicemo dobbi provedere in modo che la dicta donna non
se parta, né possa partirse per alcuno modo, certificandote che, se per caso la se partisse, noy
non se gravariamo, né se recoreriamo ad nissuno se non ad ti et non poresse fare cosa che più
ne fosse in dispiacere de questa, si che provedi mo’ como pare ad ti, perché questo incarico à
tutto lo tuo, et basta.
Data mediolani, die xxviiii novembris 1450.
Iohannes.
1017
FRANCESCO SFORZA ORDINA A MAGISTRO GASPARINO, SERVITORE IN MILANO, DI DARE DODICI
DELLE QUATTORDICI GIORNEE CHE HA ( E CHE FURONO DI PIETRO DELLA BELLA) A GIOVANNIANTONIO E
A BARTOLOMEO DELLA BELLA
1450 novembre 30, Milano.
Magistro Gasparino servitori in Mediolano.
De quelle quatuordece zornee hay in mano, che forono de Piero della Bella nostro squadrero,
volimo, rimosa ogni casone, ne daghe duodece, zioè XII ad Iohanneantonio della Bella et ad
Bartolomeo della Bella, quali sonno nostri soldati, pangando loro la factura delle dicte zornee, et
non manchi.
Data Mediolani, xxx novembris 1450.
+Cichus.
1018
FRANCESCO SFORZA ORDINA AL SUDDETTO GASPARINO DI DARE LE DUE GIORNEE RIMASTE A
MICHELE DA VENEZIA
1450 novembre 30, Milano.
Magistro Gasparino suprascripto.
Volemo debbi dare ad Michele da Venesia, presente portatore quelle doe zornee te restano, che
forono de Piero della Bella, pagando luy la factura doesse, et non manchi.
Data Mediolani, xxx novembris MCCCCL.
Cichus.
415
1019
FRANCESCO SFORZA COMANDA A TOMMASO TIBALDO DA BOLOGNA, COMMISSARIO DI COMO, DI
COSTRINGERE GIOVANNI ANDREA ANDRIANI A MANTENERE LA PROMESSA DI RILEVARE DALLA
GARANZIA DATA DAL CONTE GIOVANNI DA BALBIANO E SIMONE ARRIGONO A QUELLI DI PIURO PER LA
LIBERAZIONE DI SPILIMBERTO DA TRIULZO
1450 novembre 28, Milano.
272v.
Thome Tebaldo de Bononia, commissario Cumarum.
Secondo siamo informati dal conte Zohanne da Balbiano et Simone Arrigono essendo preso da
quelli de Piuri misere Spilimberto da Triuzio loro lo rescoteno medianti soy pigni et denari per
ducati centoocto, quali promesseno a quelli de Piuri, dopoy uno Zohanneandrea di Andriani a
pregare d’esso misere Spilimberto, promessi et dadi la fede soa ad essi conte Zohanne et Simone de relevarli dalla dicta promissione facta a quelli de Piuri per casone d'essi ducati cviii, el
che may non ha facto. Et bem che per nostre littere commectessemo altre volte al capitaneo
nost
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