Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 Alessandro GUALA Università di Torino [email protected] GRANDI EVENTI, IMMAGINE, COMUNICAZIONE: TORINO E LE OLIMPIADI INVERNALI DEL 2006 1. Alla ricerca dei Mega Eventi Il presente contributo prende spunto da una serie di ricerche, tuttora in corso, sulle prospettive delle Olimpiadi Invernali del 2006, assegnate a Torino e alle Valli Alpine (con notevoli differenze tra Susa, Chisone e Pellice); la ricerca originaria, svolta per conto di “Torino Incontra” e appoggiata all’Istituto di Scienze Umane del Politecnico di Torino, ha visto impegnati docenti e ricercatori di Università e Politecnico di Torino, ed ha fornito una documentazione di partenza sulle passate olimpiadi, con momenti di collaborazione e collegamenti con centri studio e università straniere. Una prima riflessione si è svolta in un convegno internazionale (Torino, 21 maggio 2001; Bobbio, Guala, 2002). (1) Da queste iniziative si possono individuare alcune linee di lettura delle esperienze olimpiche, sia estive che invernali, utili nella prospettiva di Torino 2006. Il presente contributo, orientato sul caso Torino, presume che ulteriori approfondimenti riguardino anche le Valli; il prossimo appuntamento con la manifestazione del 2006 (dopo Salt Lake City 2002) vede infatti la polarizzazione dei siti olimpici su due territori, mai così distanti tra loro in una olimpiade invernale, da una parte l’area metropolitana torinese, dall’altra le Valli Alpine (Guala, 2001; Bobbio, Guala, 2002; Dansero, Segre, 2002). Una parte degli eventi sportivi (ma anche culturali, mediatici ecc.) si svolgono in ambito urbano, e questo costringe ad una riflessione sul futuro del capoluogo piemontese: da questo punto di vista l’impatto di un grande evento sulla città e la sua area metropolitana rientra nel tema più generale dei processi di rigenerazione urbana (indipendentemente dal fatto che questi siano correlati o meno ad un Mega Evento, come le Olimpiadi). Torino vive da tempo la necessità del cambiamento; nel corso degli anni ’80, ma soprattutto con il decennio successivo, la terziarizzazione dell’economia si è intrecciata con la delocalizzazione e lo smantellamento della grande industria, come del resto è avvenuto in molte aree di antica industrializzazione e nelle città portuali. Il che ha comportato problemi di 1 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 recupero urbano, nuove destinazioni d’uso, ricerca e ridefinizione di strategie di sviluppo volte a prevenire ulteriori depauperamenti in termini di risorse, opportunità occupazionali, attrattività delle città (Pichierri, 1989). Ma la ristrutturazione dell’economia comporta anche la ristrutturazione dello spazio urbano, e quindi la ridefinizione di un modello di sviluppo che sia alternativo al declino. Difficile naturalmente definire quale strategia sia funzionale al superamento della crisi, che alcuni hanno collegato alla fine della città fordista (Bagnasco, 1990). In alcuni casi la rivitalizzazione della città viene perseguita attraverso la valorizzazione turistica delle aree dismesse: è questo il caso di molte città di mare, nelle quali lo spostamento dei porti commerciali lascia libere aree appetibili e centrali, sulle quali per altro si devono operare ristrutturazioni e recuperi consistenti nell’ottica di una ricca utilizzazione ai fini di un tempo libero qualificato e di un turismo di una certa dimensione. Questo è il caso di città come Brema e Genova; il capoluogo ligure, ad esempio, con l’operazione delle Colombiane (1992) ha recuperato l’area del porto antico, con un impegno che si è sviluppato a partire dalla metà degli anni ’80: pur conseguendo risultati modesti in termini di presenze e visitatori in occasione dell’Esposizione del ’92, la scelta del capoluogo ligure si è andata consolidando a partire dai primi anni ’90, per rendere viva e vitale un’area destinata originariamente (a parte l’Acquario) a scopi espositivi, e poi notevolmente cambiata, ma tenendo conto del disegno di Renzo Piano (Guala, 1995). Lo stesso obiettivo è stato perseguito a Baltimora, il cui waterfront è stato destinato alla accoglienza di quote consistenti di visitatori partendo dalla ipotesi di valorizzare la città come meta privilegiata della convegnistica. Analogo ragionamento si può fare per Barcellona, anche se la catalana ha saputo sviluppare al meglio una trasformazione avviata sia con forze “endogene” (capitale sociale), sia con occasioni “esogene” di grande rilevanza anche simbolica (non solo economica), come vederemo più avanti (Bohigas, 1985, De Moragas, 1996; Bobbio, Guala, 2002). Esiste ormai una letteratura consolidata sul fatto che i mutamenti urbani degli ultimi due decenni vedono città e macroregioni tese a ridefinire i propri modelli di sviluppo, tentando la carta della valorizzazione turistica e culturale. Ma questa scelta comporta anche una riflessione sulla identità locale (da riscoprire, o da costruire talora ex novo) e sulle forme di veicolazione del messaggio di promozione dell’area. Di qui la necessità di operazioni di citymarketing: rispetto al marketing territoriale tradizionale (che in origine mira ad attirare investimenti per nuovi insediamenti produttivi) a poco a poco si sono venuti differenziando nuovi tipi di promozione: non a caso l’espressione “citymarketing” designa oggi sia le strategie per ottenere investimenti, sia le forme di competizione a livello nazionale e internazionale (bidding 2 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 process) in cui le città e i territori si impegnano per conquistare eventi, fiere, esposizioni, grandi appuntamenti sportivi e culturali (Guidicini, Savelli, 1988, Hiller, 2000). 2. Citymarketing, Grandi Eventi, trasformazione urbana Inseguire un Mega Evento significa lavorare alcuni anni per ottenere la nomination, e quindi impegnarsi in documenti e progetti durante l’iter di candidatura, lavorare nella fase realizzativa, realizzare operazioni di arredo urbano, con investimenti consistenti nel miglioramento delle reti ricettive, nella formazione e riqualificazione professionale degli operatori turistici e commerciali, nel potenziamento di servizi e infrastrutture, nel recupero degli spazi urbani dismessi. Per queste ragioni vi è chi teorizza, anzi enfatizza, il ruolo dei Mega Eventi quali elemento catalizzatore della trasformazione urbana: tra gli esempi riportati nella letteratura si citano i grandi appuntamenti sportivi, a partire dalle Olimpiadi, o i mondiali di calcio, o le gare di Formula 1. Anche le Fiere Internazionali (o Expo mondiali) sono appetite, pur essendo oggi condizionate dalla trasformazione delle comunicazioni di massa e da internet. La loro attrattività sembra appannata: vedi le polemiche attorno alla esposizione di Hannover, o al futuro del Millenium Dome a Londra, a causa dei costi crescenti di questo tipo di manifestazioni e del problema del riuso di tali strutture una volta chiuso l’evento (Chalkley, Essex, 1999, Preuss, 2000, Hall, 1997). I grandi appuntamenti (anche di quelli culturali e musicali, sia pure a scala minore rispetto ad un evento davvero eccezionale come le Olimpiadi) comportano spostamenti di popolazione, crescita dei flussi turistici tradizionali, o anche di semplici fruitori dell’evento, specie quando l’appuntamento è grande, ma di breve durata (city users). Questi mutamenti nelle popolazioni che attraversano le città hanno effetti su marketing: la “visibilità” della città che organizza e ospita l’evento assume una rilevanza strategica. Siamo infatti di fronte al mutamento dei tradizionali rapporti tra popolazione e territorio, poiché è venuta cambiando radicalmente negli anni la coincidenza tra abitante, lavoratore e utente\consumatore di città, con l’aumento delle forme “tradizionali” di pendolarismo, con processi di crescente deurbanizzazione a favore delle cinture e dei Comuni limitrofi alla città centrale: aumentano sia i cosiddetti city users (nuovi fruitori dei servizi e della “offerta” della città), sia i metropolitan businessmen, nuovi pendolari del terziario e del quaternario che lavorano e consumano, ma non “vivono” nella città (Martinotti, 1993). 3 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 Martinotti aggiunge che questi processi mettono tra parentesi il ruolo e la centralità degli Stati in quanto tali: si assiste ad una sorta di dissoluzione dei grandi sistemi nazionali, con effetti di frammentazione delle economie e di competitività crescente delle aree metropolitane: Londra non rappresenta più la Gran Bretagna, Parigi non è più l’unico referente dela Francia. Si formano nuovi sistemi a livelli di macroregioni: la Ruhr, l’asse Milano\Torino, la Catalogna. Regioni e grandi aree metropolitane si mettono sul mercato e concorrono tra loro a livello internazionale, avviando strategie di marketing territoriale che richiedono investimenti crescenti sui bilanci locali. E questo si ripropone un tema che “attraversa” le problematiche di cui ci si sta occupando, poiché bisogna tentare di integrare pubblico e privato, recuperare le spinte localistiche, valorizzandone le dimensioni competitive, ed evitandone le crisi di tipo involutivo, come dice Pichierri nel suo lavoro del 1989, che oggi appare davvero anticipatorio(Pichierri, 1989). Di fronte al rischio della “implosione”, della frammentazione e della divisione localistica, la città deve compattare le forze (anche in termini neocorporativi) verso obiettivi condivisi, motivando la società locale, il sindacato, gli attori economici, il sistema imprenditoriale locale: quindi le strategie del “nuovo” citymarketing dipendono dalla necessità di superare i processi di deindustrializzazione, promuovendo l’immagine e l’offerta della città, per un riposizionamento internazionale cui non sono estranei i Mega Eventi. Le città portuali e delle riparazioni navali, come si è accennato sopra, hanno affrontato il medesimo processo, recuperando il porto storico e rivitalizzandolo (centri congressi, acquari, musei marittimi: il porto antico di Genova oggi raccoglie oltre tre milioni di visitatori\anno) (Guala, 1995). Praticamente tutte le aree di antica industrializzazione devono affrontare un processo simile, le cui varianti sono in parte ascrivibili alle vocazioni economiche originarie: il destino di Torino e della sua area metropolitana non è dissimile. 3. Eppur si muove: Torino e il 2006 Torino matura da tempo la consapevolezza di dover cambiare, per non rassegnarsi ad una lenta e progressiva involuzione. Tutti gli anni ‘70 e ’80 vedono nascere e svilupparsi una forte preoccupazione sulla ristrutturazione in atto, a partire dalla Fiat, e quindi anche sullo stereotipo di Torino “capitale dell’auto”, senza ulteriori connotazioni positive al di là della vecchia immagine collegata alla storia del movimento operaio e al lavoro industriale di tipo fordista. In numerose indagini il capoluogo piemontese viene considerato poco attrattivo da parte di gruppi sociali qualificati, imprenditori, alti dirigenti, difficilmente disponibili a trasferirvisi per le 4 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 loro attività lavorative (Marra, 1989). Mentre Milano viene considerata una città vivace, interessante per le esperienze professionali e per i network relazionali, le cittadine medie e piccole dell’Umbria, della Toscana e dell’Emilia Romagna sono preferite per la qualità della vita e per la possibilità di conciliare residenza e lavoro (Botta, 1986, Dall’Osso, 1987, rilevazioni de Il Sole 24 Ore, anni vari). Torino comincia ad avviare iniziative di sponsorizzazione di eventi; in tale contesto si colloca anche l’intervento della Fiat su Palazzo Grassi a Venezia, che alcuni leggono come disimpegno dal capoluogo piemontese. In quegli anni si avvia il tentativo degli enti locali di riqualificare la città, potenziare i network internazionali, migliorare l'offerta culturale. Luciano Gallino, Guido Martinotti, Roberto Gabetti, Enrico Luzzati, Carlo Olmo, Filippo Barbano, Franco Rositi studiano la città, sia nell’ambito del vecchio “Progetto Torino” (fine anni ’70, primi ’80), sia in esperienze successive (Marra, 1989). In seguito partono altre iniziative: “Torino Internazionale” tesse rapporti con le esperienze forti di rinascita urbana in Europa, mentre “Turismo Torino” cerca di unificare e valorizzare l’offerta culturale e turistica, dispersa su troppi fronti frammentati, e condizionata pesantemente da operatori tradizionali, abituati al turismo d’affari legato alla Fiat, all’indotto, e ad un numero limitato di eventi fieristici ed espositivi davvero grandi. Torino è una città “troppo semplice”, una One Company Town, che ha invece bisogno di differenziarsi per non rassegnarsi al proprio lento declino. Ires, Politecnico, Università e Fondazioni cominciano a muoversi per cogliere il cambiamento e “governarlo” (Bagnasco, 1986, 1990). Questa lento processo di analisi della città comincia a dare i primi frutti: nei primi anni ’90 Camera di Commercio e Torino Incontra (con Giuseppe Pichetto e Enrico Salza) avviano un premio internazionale per il marketing urbano, coinvolgendo una giuria internazionale, di cui fanno parte, tra gli altri, Joan Busquetz (che lavora allo sviluppo di Barcellona e alle Olimpiadi del 1992), e amministratori e studiosi che si occupano del centro storico di Lille, di Rotterdam, di Liverpool. Gli atti del convegno mostrano che Torino sta facendo una scelta politica e culturale ben definita, anche se resta da costruire un percorso preciso di veicolazione dell’immagine e di valorizzazione della propria identità per un nuovo riposizionamento a livello internazionale (Ave, Corsico, 1994). In questo contesto, di fuoriuscita dalla “capitale dell’auto”, matura la scelta di presentare la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2006; scelta coraggiosa, ma anche occasione unica per avviare una profonda trasformazione dell’area metropolitana, dei servizi, delle infrastrutture, come evidenziato fin dal Dossier di candidatura. 5 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 4. Olimpiadi e Mega Eventi. Implicazioni, effetti, “uso” degli eventi La letteratura scientifica (soprattutto in materia di economia e urbanistica), sottolinea come i Giochi Olimpici costituiscano una occasione eccezionale in termini di investimenti, comunicazione, opere pubbliche e iniziative private. Anche altri eventi sono importanti, sia pure ad una scala diversa: tra questi anche l’organizzazione di G7 e G8, o la nomination di “città europea della cultura” (network iniziato nel 1985 con Atene), costituiscono grandi occasioni di promozione, visibilità e riqualificazione urbana. Tra le città italiane, Firenze è stata “città europea della cultura” nel 1986, Bologna lo è stata nel 2000, Genova ha ottenuto tale nomination per il 2004, insieme a Lille (Guala 1997, F. Mellano, 2000). Anche guardando al solo dato economico, l’organizzazione dei Giochi estivi comporta in termini di vecchie lire costi vivi iniziali per 9\10 mila miliardi, quelli invernali tra i 1500 e i 2 mila miliardi; i G7 \ G8 costano 200 miliardi, la nomination di città europea della cultura comporta investimenti per cento\duecento miliardi: a queste cifre vanno aggiunti altri interventi, non direttamente legati alla organizzazione degli eventi, ma soprattutto connessi al recupero o alla realizzazione di manufatti urbani. Nella medesima ottica si collocano i progetti di città che mirano a ottenere un grande appuntamento culturale o sportivo, e che, solo partecipando alla competizione, attivano risorse per progetti di rigenerazione urbana: è questo il caso di Napoli, che nella rincorsa alla edizione 2007 della America’s Cup, ha attivato risorse per la riqualificazione di Bagnoli, indipendentemente dall’esito della competizione. Naturalmente una città può vincere o perdere le Olimpiadi. Le ricerche sulle implicazioni economiche e turistiche del grande evento sottolineano esiti del tutto diversi: Los Angeles 1984 o Atlanta 1996 hanno lasciato una “eredità” su cui è maturato un atteggiamento talora critico; tra le Olimpiadi invernali, il caso di Calgary 1988 e di Lillehammer 1994 segnano ambivalenze sul piano degli effetti consolidati e di lunga durata, al di là della inevitabile notorietà associata all’evento (problema comunque non di poco conto in una strategia di citymarketing e di promozione internazionale). Invece Barcellona 1992 costituisce un esempio vincente. Ma per quali ragioni ? e cosa può insegnare Barcellona a Torino ? A Barcellona le Olimpiadi sono state inserite all’interno di un progetto di trasformazione urbana di grande respiro: dai primi anni ’80 si è lavorato sulla città centrale e sul centro storico con i “100 progetti” di Oriol Bohigas; si sono realizzati parcheggi, aree pedonali, nuovi manufatti urbani, vie di attraversamento veloce. Le Olimpiadi hanno avuto un effetto moltiplicatore all’interno di un processo gestito con grande capacità decisionale e programmatoria (Bohigas, 1985, Papers, 1992, AAVV, 1999). Ma torniamo alle diverse “letture” di quanto sta “sotto” e “dietro” le Olimpiadi, in modo da fornire alcune riflessioni, ed evidenziare differenti strategie. 6 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 In alcuni casi le Olimpiadi sono state utilizzate come legittimazione politica a livello internazionale. E’ questo il caso di Seoul 1988, che vuole superare la fase della guerra fredda: lo slogan utilizzato “portare la Corea nel mondo, e il mondo in Corea” esprime al tempo stesso un tentativo di occidentalizzazione del paese, restando allora ancora aperto il conflitto con il Nord Corea ed essendo i Giochi segnati inevitabilmente dal problema della sicurezza. Un esito verificabile di questo tentativo è offerto dal turismo, i cui dati funzionano da indicatore del tentativo proposto. I visitatori erano 1.660.000 al 1987, e sono diventati 4.250.000 al 1988 (i giochi si sono svolti nel gennaio 1988)(Seoul International Conference, 1988, Koo, 1989). In altri casi le Olimpiadi sono state utilizzate per dimostrare la capacità di una nazione di competere a livello internazionale, mettendo in mostra una scelta forte e credibile. E’ questo il caso di Chamonix, Olimpiadi invernali 1924, che evidenzia un progetto ben preciso, a forte connotazione nazionalistica, volto a sostenere un orientamento governativo che intreccia l’obiettivo di centrare le Olimpiadi con la finalità di posizionare alcune località francesi di sci nel panorama delle mete del turismo internazionale . Malgrado il “disastro ecnonomico” che ha segnato Chamonix 1924, e le sue ambivalenze nazionalistiche, il tentativo di valorizzare tale stazione sciistica come meta privilegiata di sport e villeggiatura di élite a livello internazionale è pienamente riuscito (Arnaud, 1991) Il caso di Torino sembra più correttamente relazionarsi con un altro modello di “uso” dei Giochi, e cioè quello di occasione di trasformazione urbana e di promozione di immagine. Ma quali sono gli impegni di una città che ospita le Olimpiadi, sia estive che invernali? Essa deve definire progetti per varie destinazioni: villaggio olimpico, centro stampa e comunicazioni, sistema dei trasporti pubblici a livello locale, regionale e nazionale, strutture sportive, impiantistica e collegamenti specifici, alcune aree della città centrale o di determinati quartieri, da recuperare, il fronte mare, aree dismesse da rivitalizzare, strutture alberghiere, ristoranti, talora camping e alloggi privati. Tuttavia esiste una enorme differenza nella gestione di questi interventi. Come già sottolineato, il caso positivo è Barcellona, che utilizza le Olimpiadi estive 1992 per una riqualificazione urbana avviata a partire dai primi anni 80 e con interventi diffusi su tutta la città (ci si riferisce al piano dei “100 progetti” di Bohigas, e ad altre iniziative coordinate, già ricordate; cfr. inoltre De Moragas, 1996; Bobbio, Guala, 2002). Malgrado la rigenerazione in atto, Barcellona era carente di strutture sportive e di attrezzature dedicate, e ha dovuto definire alcune azioni precise nell’area del Montjuc (strutture sportive), in Vall’Hebron, nella zona della Diagonal, sulla quale ancora oggi si opera per il recupero di aree dismesse (vecchie fabbiche e comparto ferroviario); è stato costruito il Villaggio Olimpico e recuperato il fronte mare, con il nuovo porto olimpico; sono state 7 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 ammodernate le strutture ricettive. Barcellona quindi non costituisce solo un esempio di riqualificazione urbana, ma è anche un modello per quelle operazioni di piena valorizzazione turistica e culturale di una città o di un dato territorio. In questi progetti Barcellona conferma la capacità di investire sulla città e sulle periferie urbane cogliendo l’occasione dei grandi eventi: il prossimo appuntamento è dato dal 2004, con il Forum internazionale delle Culture, patrocinato dall’Unesco nella capitale catalana. In altre esperienze le cose non sono andate nella medesima direzione: ad Atlanta 1996 (Olimpiadi estive) sono state segnalate difficoltà logistiche pesanti: i giochi sono stati chiamati “The Second Best Games”, dopo 1992, a causa dei problemi del trasporto pubblico e di altre infrastrutture (Cashman, Hughes, 1999, Purchase, 2000). Non è difficile prevedere che il problema logistico segnerà pesantemente anche Atene 2004, a causa del traffico caotico, della mancanza di parcheggi di interscambio e del ritardo nei lavori relativi a comunicazioni e infrastrutture (Guala, 2003). Atlanta resta invece un esempio positivo sotto il profilo del bilancio economico, avendo sfruttato un effetto di “trascinamento” che ha riposizionato la Georgia e la sua capitale tra le mete appetibili per investimenti economici e localizzazioni industriali: è quindi un caso di marketing territoriale tradizionale, cioè una occasione per acquisire investimenti economici per insediamenti produttivi e servizi. Questo successo, secondo alcuni derivante dalla “privatizzazione” o “liberalizzazione” nella gestione e organizzazione dei Giochi, viene confermato dalla valutazione dei puri dati di bilancio della manifestazione: oltre a indagini comparate di carattere generale (per esempio Preuss 2000) si veda l’analisi dell’impatto economico dei Giochi di Atlanta 1996 elaborata dall’Unione Industriale di Torino (una sintesi è stata presentata al Convegno IRES Politecnico del 30 ottobre 2000; cfr. Zangola, 2000, Unione Industriale Torino, 2000, IOC 1998). Si può aggiungere che questa tendenza alla “privatizzazione” dei Giochi costituisce una tradizione USA (Los Angeles, Atlanta), mentre soprattutto in Europa le olimpiadi moderne hanno sempre comportato interventi di riqualificazione urbana, nel tentativo di bilanciare risultati economici e migliorie del territorio ospitante. Maggiore attenzione all’impatto ambientale emerge ovviamente nel caso dei Giochi invernali. A Calgary 1988 (Olimpiadi invernali) si è parlato di urbanizzazione eccessiva, speculazione fondiaria, degrado ambientale, con notevoli problemi nella gestione del “dopo Olimpiadi”, divisioni tra gli attori locali per la mancata pianificazione del riutilizzo delle strutture e dell’impiantistica sportiva (Purchase, 2000; Kariel, 1991; sulla fase di preparazione cfr. Reasons, 1984). Anche Sapporo City (Olimpiadi invernali 1972) ci induce a riflettere sul “dopo evento”, avendo realizzato un numero relativamente limitato di progetti, anche per la vicinanza delle sedi di gara alla città centrale: ma sono emersi problemi di impatto ambientale e 8 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 deforestazione, per cui si sono smantellate alcune strutture sportive una volta terminati i Giochi (Kagaya, 1991, IOC, 1998). In altri casi le Olimpiadi sono state più nettamente indirizzate alla valorizzazione e riaffermazione turistica di un’area o di una città. Mentre Barcellona, come accennato, rappresenta un caso di successo per le olimpiadi estive (Ajuntament de Barcelona, 1999, Orviati, 2000), Albertville 1992, costituisce un esempio positivo per quelle invernali: la Savoia rafforza l’immagine di un’area destinata agli sport invernali, e non solo al soggiorno estivo, avviando la modernizzazione dell’impiantistica sportiva, delle strutture ricettive, delle infrastrutture (Dailly et alii, 1992, Andreff, 1989, Kukawka, 1998, Kukawka et alii, 1991). In negativo, sia pure parzialmente, si colloca Grenoble, Olimpiadi invernali 1968, ove la scelta di abbinare una città media (236.000 ab. al 1962) ai Giochi Olimpici Invernali appare forzata, con effetti negativi o ambivalenti (Arnaud, Terret, 1993, Kukawka, 1997). In altri casi ancora le Olimpiadi hanno contribuito a valorizzare una intera nazione attraverso il successo di un’area molto ristretta (come avvenuto per Lillehammer 1994: Klausen, 1999, Puijk, 1997), oppure un intero continente al di fuori delle rotte turistiche forti e che si rilancia attraverso l’evento (come avvenuto per l’Australia e i Giochi di Sydney 2000: Cashman, Hughes, 1999, Purchase, 2000). Le olimpiadi estive di Sydney sono presentate come occasione di riconciliazione tra culture e ricostruzione di una identità frammentata.; un filtro per cogliere questi aspetti simbolici sono le cerimonie Olimpiche, le quali sono piuttosto diverse a seconda dei valori che intendono esprimere direttamente, o sottendere (oltre a riferimenti già citati, cfr. De Moragas et alii, 1996). Ad esempio, Lillehammer 1994 richiama il legame forte con le tradizioni popolari e la natura, Sydney 2000 rivaluta la cultura aborigena pur all’interno dei processi di modernizzazione del continente australiano, Barcellona 1992 afferma l’autonomia del capoluogo catalano e la sua aspirazione a diventare una delle grandi capitali mondiali della cultura, del turismo e dell’arte, senza abdicare alla propria vocazione economica e portuale tradizionale. 5 Torino: una identità da ri-costruire ? Il progetto Alpi Si è detto che Torino ha davanti a sè la prospettiva di utilizzare le Olimpiadi come occasione di rinnovamento profondo del proprio assetto metropolitano, tentando di risolvere problemi di equilibrio tra la città centrale e le periferie, questioni strategiche come il trasporto pubblico (metropolitana, attraversamenti veloci, parcheggi di interscambio, passante ferroviario, nuova stazione ferroviaria di Porta Susa, possibile “arretramento” di Porta Nuova). Parte degli 9 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 interventi mirati sulle Olimpiadi serviranno a migliorare la ricettività turistica, la domanda di alloggi per studenti (anche in funzione della distribuzione dei poli universitari), l’arredo urbano. Si tratta di capire se la città riuscirà a ridisegnare una nuova identità, se saprà gestire e promuovere una nuova immagine, se sarà in grado di collocarsi come una meta culturale e turistica davvero appetibile a livello internazionale, oppure se l’appuntamento del 2006 (ma anche quello del 2011: 150 anniversario dell’Unità d’Italia) non riuscirà a modificare assetti storicamente consolidati ed equilibri troppo rigidi. Il modello Barcellona, da molti considerato vincente, dimostra che il Grande Evento - da solo - non basta, ma va inserito in un processo continuo, nel quale si mette in gioco l’identità collettiva, il “capitale sociale”, la cultura del cambiamento. Questa è la scommessa di Torino nel 2006; le Valli hanno un obiettivo diverso, che è quello di consolidarsi come meta del turismo non solo invernale, diversificando i network relazionali con il resto del Piemonte, e recuperando un nuovo equilibrio tra territorio e ambiente (Dansero, Segre, 2002) In questo processo non manca chi disegna per Torino un nuovo ruolo, “Torino capitale delle Alpi”, tale da rafforzare un modello di sviluppo urbano che ritrovi con la Montagna un raccordo privilegiato, di reciproco scambio e sviluppo. Accanto ai progetti di tutela degli assetti produttivi tradizionali, di sviluppo dei nuovi distretti della informazione e della tecnologia avanzata, di riqualificazione dei musei e dell’offerta culturale, sta maturando l’ipotesi di un migliore rapporto di Torino con le Alpi e la Montagna. Si tratta di un “pacchetto” di proposte in via di definizione. Su questo tema specifico è stata svolta una indagine, nel corso della Fiera del Libro (maggio 2003) su un campione di 2000 visitatori. Campione non rappresentativo dei “torinesi”, ovviamente, ma campione strategico e “sensibile” per le variabili utilizzate e le elaborazioni svolte. In conclusione del presente contributo sembra utile riprendere alcuni dati, accanto ad altre informazioni desunte dalle indagini longitudinali condotte su Torino e le Valli per conto rispettivamente di Comune e Provincia nel corso del 2002 e 2003. Ma vediamo le tabelle seguenti, che ripropongono alcuni dati, con qualche spunto di lettura e di riflessione. 10 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 Tab. 1 - Alcuni ritengono che i Giochi Olimpici saranno utili anche dopo il 2006, per vari motivi. In che misura Lei è d’accordo con i seguenti motivi? (risposte “molto” e “abbastanza”) Torino Valli Novembre 2002 Maggio 2003 molto abbastanza molto abbastanza 43.8 43.8 33.7 50.3 39.4 43.1 40.8 41.8 51.8 35.1 44.0 39.1 Sviluppo turistico e culturale 45.8 38.3 46.7 37.5 Occupazione, nuove aziende, 26.9 42.3 33.1 39.0 29.6 42.3 25.6 44.4 Potenziamento di infrastrutture, comunicazioni, servizi Potenziamento di impianti sportivi, altrimenti impossibile Maggiore visibilità e notorietà all’estero investimenti produttivi Occasioni di guadagno e investimento per i privati Fonte: - C. Guala, Sondaggio sugli atteggiamenti della popolazione di Torino di fronte ai Giochi del 2006, ricerca svolta per conto del Comune di Torino, 900 interviste tra i residenti a Torino, novembre 2002 (elaborazione dati Metis, Torino, e Maria Grazia Fischer, Dipartimento di Scienze Sociali, Università di Torino) - S. Scamuzzi, Sondaggio sugli atteggiamenti della popolazione delle tre Valli coinvolte (Susa, Pellice, Chisone) di fronte al 2006. 500 interviste, maggio 2003 (elaborazione dati: Metis, Torino). Dalla prima tabella si evince come la popolazione intervistata (a Torino e nelle Valli alpine) sottolineai sia i processi di rigenerazione urbana, sia le opportunità di “visibilità” e riposizionamento internazionale: le risposte si distribuiscono equamente sul miglioramento delle infrastrutture e sulle opportunità legate a turismo e cultura. 11 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 Tab. 2 - Altri sostengono che i Giochi Olimpici comporteranno disagi e problemi.. In quale misura Lei teme i problemi che ora Le leggo ? Torino Valli Novembre 2002 Maggio 2003 molto abbastanza molto abbastanza Lavori pubblici pesanti prima dei Giochi 37.8 35.2 23.1 42.4 Problemi di Traffico e Parcheggi durante i 41.6 29.7 35.9 37.1 30.9 32.3 44.0 33.9 27.7 31.3 23.9 22.1 Investimenti troppo rischiosi dei privati 6.2 18.7 9.8 23.3 Impianti inutili e costosi, difficili da gestire 25.0 37.0 28.6 39.4 14.8 20.6 18.9 30.0 40.6 34.9 36.7 38.5 Giochi Confusione, affollamento, code durante i Giochi Spese eccessive (Enti Locali, Regione) per i Giochi dopo i Giochi Danni irreparabili all’ambiente naturale, inquinamento Possibilità di corruzione e di guadagni illeciti Fonte: idem, come sopra La seconda tabella mette in luce soprattutto i timori diffusi tra la popolazione, in gran parte legati ai disagi per lavori pubblici, traffico, parcheggi, confusione; i timori di corruzione sono diffusi. Si evidenzia anche una certa differenza di valutazione sulla problematica ambientale tra gli intervistati dell’area metropolitana torinese e quelli delle Valli alpine coinvolte. 12 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 Tab. 3 - Secondo Lei, sul territorio in cui vive, I Giochi del 2006 avranno un effetto Torino Valli Novembre 2002 Maggio 2003 Molto positivo 14.3 20.1 Positivo, sostanzialmente positivo 74.9 69.2 Negativo, sostanzialmente negativo 6.5 5.0 Dato non rilevato, non risponde 4.3 5.7 Fonte: idem come sopra Questi dati mostrano un diffuso consenso verso l’operazione 2006, ed esprimono una proiezione sostanzialmente positiva verso l’evento. Le valutazioni critiche appaiono molto contenute. Tab. 4 - Valutazione di possibili interventi per migliorare la fruizione del patrimonio alpino Se dovesse fare una graduatoria tra i possibili interventi per una migliore fruizione della Montagna, cosa sceglierebbe? Migliori collegamenti stradali e ferroviari 44.3% Incentivazione di visite guidate, itinerari turistici e culturali 41.6% Tutela della natura e dell’ambiente 57.8% Valorizzazione dell’arte, dei forti, delle abbazie, del barocco alpino 44.8% Tutela delle comunità montane, degli alpeggi 24.2% Valorizzazione dell’agricoltura, dei prodotti locali 21.0% Tutela della cultura locale, artigianato, dialetto 27.0% Indicazione mancante 2.3% Fonte: C. Guala, Sondaggio sulla identità di Torino e le Alpi, condotto per conto di TOROC, in collaborazione con il Comune di Torino, Settore Comunicazione (il sondaggio ha coinvolto 2000 intervistati nell’ambito dei visitatori della Fiera del Libro, maggio 2003, Torino; elaborazione dati: Metis, Torino) 13 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 La quarta tabella infine ripropone i termini di un migliore raccordo tra Torine e le Alpi, considerando alcune strategie di intervento per evitare un uso meramente “invernale” e solo turistico delle aree montane: per esse devono essere attivate iniziative differenziate e mirate, considerando la città di Torino una risorsa che trova nel patrimonio montano (e non solo nell’alta montagna) un elemento di rafforzamento della propria identità e della propria vocazione culturale. Qui la tutela della natura e dell’ambiente emerge come issue forte, pur in presenza di valutazioni meno evidenti a favore delle risorse localistiche (artigianato, alpeggi, cultura popolare) che trovano minori consensi rispetto ad altri temi. Se Torino intende perseguire la strada del raccordo forte con le Alpi e la Montagna, deve mettere in pratica politiche adeguate, sostenute con caparbietà nel medio periodo. La notorietà associata all’appuntamento olimpico 2006 rappresenta un importante veicolo di sostegno per consolidare e veicolare questa identità. NOTE (1) La ricerca, affidata inizialmente all’Istituto di Scienze Umane (diretto da Carlo Olmo) da parte di “Torino Incontra”, è stata coordinata dallo scrivente. Del gruppo di lavoro fanno parte docenti e ricercatori di Università e Politecnico di Torino: Davide Barella, Luigi Bobbio, Piervincenzo Bondonio, Fulvia Bernard, Egidio Dansero, Alfredo Mela, Carlo Olmo, Angelo Pichierri, Carmela Ricciardi, Ester Rubbi, Sergio Scamuzzi, Anna Segre, Fiorenzo Ferlaino (Ires Piemonte). Una prima riflessione su tali temi si è svolta in un convegno internazionale (Torino, 21\05\2001) i cui atti sono stati ampiamente rielaborati e pubblicati presso Carocci, Roma (Bobbio, Guala, 2002). Recentemente le indagini sono state appoggiate presso il centro interdipartimentale OMERO (Olympics and Mega Events Research Observatory), che nasce dalla collaborazione di quattro Dipartimenti dell’Università di Torino (Economia, Scienze Sociali, Studi Politici, Interateneo Territorio) e che è stato approvato dal senato Accademico. 14 Sociologi e Ambiente Atti del IV Convegno nazionale dei sociologi dell’ambiente Torino, 19-20 settembre 2003 BIBLIOGRFIA AAVV, 1999, Urbanismo en Barcelona, Sector de Urbanismo, Barcelona, 1999 Ajuntament de Barcelona, Barcelona 1979\2004. Del desarrollo a la ciudad de calidad, Barcelona, 1999 G. Amendola, La città post moderna, Laterza, Roma-Bari, 1997 W. Andreff, Les effects d’entrainement des jeaux olympiques d’Albertville, rapport intermediaire, draft, Juin 1989 P. Arnaud, Olympisme et sports d’hiver. Les retombées des J.O. d’hiver de Chamonix 1924, in Revue de Géographie Alpine, 3, 1991 P. Arnaud, T. 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