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Ptuquak SaruluUi
RictmùJ di Lem Sandri
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Non ho avuto modo, purtroppo, di parlare con Lui- era
ormai sopravvenuto il 1990, e le Sue forze fisiche, non certo
quelle intellettive, erano fortemente indebolite - della nuova
legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali e della ricor.
rente crisi di rappresentatività del sindacato.
So con certezza che non avrebbe menato vanto di avere an.
ticipato di tanto la ,problematica, e per di più in un momento
RIDL, lllfli,
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politicamente così difficile, caratterizzato da una pur comprensibile furia distruttiva e liberatoria insieme; si sarebbe solo do.
luto degli effetti negativi della mancata tempestività nel~' avvi~
a soluzione di tali problemi, .evoluti finalmente verso tpotest
accettabili, ancorché perfettibili.
Ma la figura di Lionello LEVI SANDRI come ~uslavorista
pieno, e non solo come ~usprevidenzialista, si coglie, oltre che
dall'impegno didattico - per lunghi anni .Egli, .da~la C~ttedra
romana, ha concorso alla formazione di .sch~ere .dt g~ovam attr~­
verso l'insegnamento proprio del diritto del lavoro -~ da s~~ct.
fiche pubblicazioni nell'ambito di qu~ll~ c~e .si. defiDISCe dmtto
del lavoro in .senso stretto: dalle Lezwm dt dtntto rkllavoro del
1956, al saggio, di impegno propriamente civilistico, sulla Capatita di agire del mirwre degli anni dicioUo (R~L, 19~7),. ~l­
l'analisi _ svolta nella sede dell'Associazione Itahana ~~ Dt~tt:
to del Lavoro e della Sic~rezza Sociale - dei problemi relativi
al tema Statuto dei lavoratori ed enti pubblici (R~L, 1972)..E~­
sa trova altresì conferma nella articolata produztone trattattshca ed enciclopedica, che Lo vede sistematicamente ~res~nt~
nelle più importanti opere di questo genere, con co~trt~ub dt
varia natura e contenuto (mi riferisco alla Sua partectpaztone ~
varie edizioni del TraUato di Diritto del Lavoro, del Trattato dt
Diritto delk Clìmunita Europee, all'Encick;pedia del Diritto, al
D~esto Italiano).
Anche nel saggio Su alcune situazWni soggettive del ~esta~
tore di ~voro subordinato (RTDP, 1960) si coglie la capacttà dt
Lionello LEVI SANDRI di proporre una puntuale ricostruzione
dommatica, in una prospettiva propriamente ~uslavoristica,
dell'interazione fra diritto privato e diritto pubblico del lavoro,
nonché fra autonomia contrattuale ed azione amministrativ.a .di
tutela, in uno schema nel quale l'assetto contrattuale de~h mteressi del lavoratore è sottoposto ad un forte processo di eterointegrazione e ad un complesso meccanismo normativo di .assunzione dello stesso come presupposto dell'azione le~slab~a
di liberazione dal bisogno: modello tuttora operante, pur m
presenza di una diffusa politica di deregulation.
. .
La consapevolezza della inevitabile dimensione umtar1a
del diritto del lavoro, nella sua complessa articolazione, comprensiva cioè delle !ematiche sindacali e prevldenziali, è espli.
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sistenza bresciana; ivi alla p. 125, La rifcmna dell'organizzazwne sindacak),
Egli ci rende così una preziosa lezione, che - al di là della
contingente fascinosità per le oondizioni ambientali e per la pe.
culiarità dei destinatari - si distingue· ,per ·la lucidità del dise.
gno di politica del diritto. Alla consapevolezza della profonda
negatività delle soluzioni illiberali adottate dall'ordinamento
corporativo si accompagna, in quel breve, avventuroso saggio,
la convinzione della necessità ·che un ordinamento sindacale,
ancorché doveroSamente ispirato al principio di libertà, non
possa abbandonare ad una sfrenata libertà - che si tramut,.
rebbe solo in una effimera libertà di conflitto - il governo .di
interessi centrali nel sistema economico-produttivo.
I brevi, ma intensi, passag~ sulla necessarietà di una ·uni.
taria organizzazione sindacale e sui rischi dell'assenza di uno
Stato democratico rispetto agli effetti dello sciopero e della ·ser.
rata, letti dopo oltre quaranta anni di storia delle vicende sin.
dacali italiane ed in controluce con le esperienze europee, in.
ducono una ammirata riflessione.
Certo, il Suo pensiero ha trovato nelle sceùe normative e
nei· fatti, durante la Sua vita attiva~ solo alcuni momenti di riscontro, peraltro di rilevante importanza: un disegno costituzio.
naie solo parzialmente attuato, interventi legislativi contingenti
da Lui stesso in parte coordinati sul piano tecnico (la c.d. legge
erga ()Tnnes del 1959, sotto il Ministro· Vigorelli, di cui Egli era
stato Capo di Gabinetto in un precedente governo).
Etuttavia, questo non Lo ha dissuaso dal ritornare a meditare su questi punti centrali del sistema sindacale: così Egli nel
1955 riesamina nella prospettiva internazionale i temi della li.
bertà sindacale e della contrattazione collettiva (RDL, 1955), e
nel 1959 rielabora i temi della rappresentatività sindacale
(RDL, 1959).
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RIDL, 1992,
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RwortùJ di Lem Sandri
Pasquak Sandulli
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schi e prevedesse poi una ulteriore e più ampia garanzia per
ilavoratori» (lstituzùmi, 1988).
Ho accennato, all'inizio, del potenziale contributo del pen.
siero di LEVI SANDRI a temi attuali e futuri, quali quelli delle
nuove tecniche produttive; se è vero che l'impatto dell'innova..
zione tecnolo~ca è un dato imprescindibile, in atto ed in futu:
ro, sull'intera società civile,. è altr~ttanto vero che sul fronte
più avanzato di questo impatto si trovano proprio i lavo~atori .e
le imprese nelle q~ali essi sono inseriti; .e _la ~loso?a ~~ u~ Sl:
stema di sicurezza sociale, cosi come gh strumenti pr1mar1 dt
realizzazione dei relativi obiettivi, non possono non tener conto
di questo dato~ della priorità, cioè, della tutela dei lavora~ori:
tesi ricorrente .nel pensiero di Lionello LEVI SANDRI,. convmto
della gravità del rischio della perdita di. speci.ficità .di un .siste.
ma che dovesse risultare appiattito sotto la spmta dt una tmpo~
stazione in~ustificatamente generalizzante per tutte le ~potesi
di intervento liberatorio del bisogno. Ma sulla valenza dt que.
sta affermazione, resa ora in controluce, attraverso il pensiero
di LEVI SANDRI sarà doveroso tornare nelle necessarie, successi'
ve meditazioni,' sul futuro della sicurezza sociale nella società
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citamente dichiaralA da Lionello LEVI SANDRI in un succoso sag.
~o del 1959, dal significativo titolo Siturezza sociak ,e diritto
del lavoro (RDL, 1959), non casualmente destinato alla raccolta
di studi per un grande ~uscommercialista, attento ai temi lavo.
ristici, quale Lorenzo MossA. La centralità del soggetto «lavoratore » come destinatario degli interventi di sicurezza sociale
costituisce, non solo alla dalA del sag~o, ma ancora adesso, un
dato essenziale, nella costruzione degli interventi sociali volti a
sollevare dalla condizione di bisogno. E questa idea .domina
tutta la evoluzione del pensiero di Lionello LEVI SANDRI, anc~e
negli anni in cui la Sua produzione scientifica si arricchisce d~l­
la preziosa esperienza di responsabile della politica sociale ~
munitaria, accumulata in un periodo di entusiasmo nella 'costruzione europea, ben diverso dall'attuale clima di diffusa
cautela caratterizzante i rapporti comunitAri. In questo filqne si
colloca l'affermazione, politica e scientifiCa insieme, di Lui
svolta in occasione della Conferenza europea sulla Sicurezza
Sociale {Bruxelles, dicembre 1962), nella quale è dato leggere:
«Ciò {il processo espansivo in atto della sicurézza sociale) non
impedisce naturalmente che esistano punti di v~IA divergenti
in ordine a determinati problemi, anche fondamentali - come
quello se la sicurezza sociale, oquanto meno determinate forme
di essa - debba interessare tutta la popolazione osolo i lavora..
· tori, intesi sia pure in senso lato, comprensivi cioè dei lavorato.
ri salariati e di quelli autonomi. Ma anche qui mi sembra che,
malgrado ogni contraria apparenza, una certa identità di vedute
sussista, anche se non si. -è chiaramente manifestata, nel senso
che in ogni caso ai lavoratori (salariati e autonomi) deve essere
riservato un trattamento diverso, preferenziale, nei confronti di
quello da prevedere per altre categorie ».
E. ancpra, nella Sua piena maturità e con la consapevolezza
della ormai ampia eYoluzione normativa sul punto, Egli con.
ferma la tesi della esigenza di una protezione differenziata, a].
lorché osserva - nel sistemare gli effetti delle innovazioni· del.
l'ordinamento italiano e di quello comunitario - che «non
contrasterebbe ad ogni modo con i principi costituzionali un
sistema, quale quello cui sembra mirare il nostro legislatore,
che garantisse tutti i cittadini dal verificarsi di determinati ri.
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tecnolo~ca.
Questa fuga in avanti, volta quasi a proiettare l'insegna..
mento di LEVI SANDRI, easeguire il maturare ulteriore epostu.
mo del suoi ricchi frutti, deve ancorarsi alla consapevolezza radicata nel Suo pensiero della necessaria omogeneità ed unitarietà di un sistema d~ previdenza sociale, rispetto al quale Egli
ha dato contributi di sistematicità scientifica ed operativi insieme. Si spiega in questa lo~ca la Sua, convinta .e tempes!i~a:
affermazione della necessaria ampiezza ed onmcomprenstvttà
del termine «lavoratore», esteso a tutte le manifestazioni con.
crete di attività umana suscettibili di valutazione economica, e
si spiega altreslla convinzione della nec~ssità ~ che ~~r l'ordì:
namento italiano è rimasta in parte a hvello dt ausp1c1o - dt
una opportuna riunificazione dei vari sistemi di previdenza in
atto, particolarmente nel confronto fra lavoratori privati e. lavoratori pubblici dipendenti (Lezicmi di diritto della prevùknza
sooiak, 1956).
Ho ~à detto del significato delle Sue due opere fondamen.
tali, cresciute con Lui, oltreché nella dimensione imposta dal
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RIDL,l992, I
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PlUquak Sandulli
Rwordo di rem Sandri
dilatarsi della materia, soprattutto nella qualità del Suo progressivo contributo di sistematicità.
Questo ricordo non deve. esaurirsi in una mera rassegna di
titoli, e neppure vuole essere una recensione postuma delle Sue
opere: semmai, quanto alle Istituzirmi, c'è da dolersi che l'ulti.
ma edizione sia rimasta ferma al 1988, mentre per il Codice
delk ltggi sul kzvoro sarebbe auspicabile che la imminente
pubblicazione di una nuova edizione costituisse l'occasione per
discutere approfonditamente il significato di questo genere di
opere: desidero perciò lasciare sospeso il discorso sul Codice,
nella speranza appunto che esso possa essere ripreso quando la/
fresca stampa. dell'a~tesa nuova edizione ~no:erà il piacere ~
una consultazione dtretta, sotto la Sua gmda tdeale, del matt>
riale normativo, consultazione non sostituihile, ma solo integr~
bile, a mio avviso, da ogni ·pur perfetto strumento informatico.
Una sola notazione, dunque, su questo Codice, che si distingue
per la sua completezza ed essenzialità: è una notazione che è
anche una testimonianza personale del rifiuto opposto da LEVI
SANDRI alla lusinga di ~na facile operazione commerciale, volta
a trasformare l'attuale opera in una raccolta semplificata,, ma
~à con le stimmate di una programmata caducità. Difesa, dun.
que, da parte di LEVI SANDRI, del significato culturale e formativo di questa Sua opera: difesa, peraltro, così appassionata da
convincere - devo darne meritoriamente atto -~ l'Editore. a
rinnovare la pubblicazione nella sua ori~naria formulazione,
pur con qualche sacrificio delle esigenze commerciali. ·
Etorno ora, in chiusura di questo mio ricordo, alle Istituzioni di Legiskzziom Sociak. Parlare di esse significa, rispetto
all'opera scientifica di Lionello LEVI SANDRI, parlare di quarantuno anni di studio edi ricerca: tanti sono gli anni che separano
la prima dall'ultima edizione. Sarebbe un fuor d'opera, ho ~à
detto, entrare nei. dettagli, anche ·perché, in relazione alle· c~
ratteristiche e natura dell'opera, è dato ritrovare in essa i vari
spunti di cui ho fin qui detto; merita invece di essere sottoli.
neata la straordinaria tenuta dell'impianto iniziale, a fronte di
una notoriamente tumultuosa e radicale evoluzione. del sistema
normativo ivi. sintetizzato, tanto più considerando la imponente
dilatazione internazionale ecomunitaria dei temi trattati.
Un impianto sistematico nel quale hanno trovato naturale
collocazione tutti gli sviluppi istituzionali e normativi della le.
~slazione sociale, e della quale Egli si è sforzato di fornire una
«idea » costantemente adeguata al dato positivo, facendo sem.
pre riferimento all'obiettivo immediato e specifico dell'azione
le~slativa a tutela della classe lavoratrice per fini di interesse
generale, nel quadro di una sistematica regolazione, autonoma
ed eteronoma, dei rapporti di lavoro eprofessionali in genere.
A questa lo~ca risponde l'articolazione iniziale, sempre
confermata, nei quattro capitoli fondamentali:
· ...:. l'assetto istituzionale, volto alla individuazione dei
soggetti del sistema;
·- la disciplina amministrativa del lavoro, fino alla tem~
tica, inizialmente assai contenuta, dei licenziamenti, schematizzata in termini tali da proporsi come modello di un'area sem.
pre più significativa dell'azione amministrativa generale dello
Stato e degli altri Enti dotati di capacità in qualche modo nor.
mativa ed amministrativa;
- la sicurezza sociale, il cui capitolo è quello certamente
più tormentato, come risulta dall'essere stato l'unico a subire
una seria variazione terminologica rispetto alle scelte iniziali
(ancora nella quinta edizione, del1955, il capitolo è intitolato a
«La previdenza sociale»; nella sesta edizione, del1958, si re.
~stra il nuovo titolo);
- l'attuazione della le~slazione sociale, come essenziale
momento operativo per la concreta realizzazione dell'obiettivo
di tutela della classe lavoratrice.
Con queste notazioni può dirsi concluso questo essenziale
profilo scientifico di Lionello LEVI SANDRI; ma il mio sforzo sarebbe incompleto, se non ricordassi che LEVI SANDRI aveva an.
che il gusto di sottrarsi alla tirannia di .una invadente tecnocra.
zia, aprendosi, con l'usuale impegno, ad orizzonti cultu~ali variegati e del tutto diversi rispetto a quelli professionali. Eil ca.
so della sua conversazione tenuta nel gennaio 1968 all'Istituto
Italiano di Cultura ·di Bruxelles su Un coso con due gambe det.
to guidogozzano, nella quale Egli ripercorre la vita di un poeta
non sempre adeguatamente apprezzato, e che invece proprio
nel ~ugno del 1991 è stato riproposto al pubblico dalla critica
letteraria su iniziativa dell'Università di Torino, con una cele.
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Puquak Satululli
brazione del novantesimo anniv,ersario della prima poesia' goz.
zaniana dedicata .alla madre; certaiJlente LEVI SANDRI sarebbe
rimasto intimamente soddisfatto di trovare un·. oosl. autorevole
riscontro alla sensibilità che Lo aveva mosso in quella occasione~
Su un piano diverso, di ricostruzione storica econ: evidenti
intenti di denuncia proiettati fino ai nostri giorni, sta. il pregei
vole volumetto Il giallo della regùL (ed. Armando, 1988), che. ci
ripropone con una intensa carica etica il primo scandalo..dello
Stato unitario italiano (1868/1869), coinvolgente talune b$tlche,
un'azienda di Stato, la Camera dei Deputati e la magistraty~a.
Una ricostruzione storico-politica in chiave di forte attualità, la i
cui vivacità e limpidezza ha attratto l'attenzione di .Leonard~
SciASCIA, il quale ha voluto accompagnare il testo con una bre~
ve ma significativa nota introduttiva.
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Questo è il respiro culturale e l'insegnamento, che spero ~i
aver adeguatamente colto e rappresentato, di un Uomo da1\a
poliedrica e forte personalità, le cui varie sfaccettature troJ&l\0
(mi piace usare il presente) il loro denominatore comune in' una
rara fermezza morale ed in una coerente severità dell'agire, che
rendevano il rapporto con Lui forse ,non facile, ma certamente
appagante per un .interlocutore che cercasse s~imoli ad agire per
raggiungere traguardi di rilievo spirituale ed .intellettuale, non
di mera soddisfazione materiale.
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STORICO DELLA RESISTENZA BRESCIANA
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ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA BRESCIANA
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GIOVANNI FALCHI· MARIA CARLA LEVI SANDRI
DARIO MORELLI · GABRIELE PESCATORE
PASQUALE SANDULLI
Una vita per la libertà ela giustizia
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LIONELLO LEVI SANDRI
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LA RESISTENZA BRESCIANA
n. 5• ottobre 1992, /
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LIONELLO LEVI SANDRI
Una vita per la libertà ela ~ust~ia
ISTITUTO STORICO DELLA RESISTENZA BRESCIANA
Pubblicazione realizzata con la collaborazione
dell'Editoriale Bresciana s.p.a.
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GIOVANNI FALCHI· MARIA CARLA LEVI SANDRI
DARIO MORELLI · GABRIELE PESCATORE
PASQUALE SANDULLI
LIONELLO LEVI SANDRI
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©Copyright by ISTITUTO STORICO
Una vita per la libertà ela giustizia
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DELLA RESISTENZA BRESCIANA
Stampato in Italia · Printed in
Tipografia ~La Nuova Cartografica» · Brescia
I quaderni di
LA RESISTENZA BRESCIANA
n. 5• ottobre 1992
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COLLABORATORI
FALCHI, GIOVANNI, Roma, Ambasciatore d'Italia, Capo di Gabinetto di
·Lionello Levi Sandri alla Comunità Economica Europea dal1967 al
1970.
LEVI SANDRI, MARIA CAJ{LA, Roma.
MoRELLI, DARIO, Brescia, pr~sidente dell'Istituto Storico della Resi·
stenza.
PESCATORE, GABRIELE, Roma, Giudice della Corte Costituzionale, presi·
dente emerito del Consiglio di Stato.
SANDULLI, PASQUALE, Roma, ordinario di Diritto del Lavoro, direttore
dell'Istituto dì-Diritto del Lavoro nell'Università «La Sapienza)>,
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LIONELLO R. LEVI SANDRI
Roma, 11 aprile 1991
Milano, 5ottobre 1910
MARIA CARLA LEVI SANDRI
IL RICORDO DI UNA FIGLIA
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Tracciare un breve profilo della vita di mio padre, ripercorrerne da
cronista le varie tappe èper me molto difficile. Nonposso parlarne co·
me di qualcuno che sia davvero scomparso: isuoi insegnamenti affettuo·
si, il sensQ di umanità edi calore che sempre si èaccompagnato alla sua
presenza, sono ben vivi per me eper i miei fratelli.
Ogni volta che entro nel suo studio mi ckconda l'atmosfera di serena
operosità che egli vi ha saputo creare; eritorna vivido al mio cuore il
benvenuto affettuoso che sempre mi ha accolto.
Ricordo, fra tanti episodi che si presentano al teatro della mia me·
moria, il ~orno del suo ottantesimo compleanno, il5 ottobre 1990. Era·
vamo tutti lì, noi familiari, ~oiosi einsieme malinconici, ed èstato lui
afare dei bellissimi regali, specie ai nipoti, che in fila, in ordine di età,
compunti anche ipiù piccini, gli andavano vicino uno dopo l'altro, arice·
verne il dono ela sorridente benedizione.
Èun episodio, questo, che si inserisce nel quadro del suo costante
amore verso tutti noi, in uno spirito di dedizione affettuosa e, direi, te·
nace, che ha contrassegnato la sua esistenza sino all'ultimo, così come,
con identica perseveranza, si èimpegnato intensamente nella attività di
stuffioso, gùardando avanti, aperto alle problematiche più attuali epiù
stimolanti per il f~turo, anche nella ultima sta~one della sua vita.
Ai miei occhi ili figlia, èapparso come un uomo che ha saputo trarre,
anche nelle circostanze più dure edifficili, l'occasione per dimostrare co·
rag~o eforza d'animo; che nQn ha mai sotterrato i talenti che gli sono
stati dati, ma li ha messi afrutto, con l'operosità intelligente econcreta
di una personalità certo dominante, ma non oppressiva, priva di rancori,
di invidia, severissima con sé.
Queste peculiari caratteristiche non nascono dal caso, ma gennogliano
in un terreno favorevole, quello della sua famiglia. Di questa famiglia
io ho conosciuto direttamente solo alcuni membri ene ho amato le qua·
lità migliori: l'affettuosità, la tolleranza, la ricchezza culturale, il senso
civile.
Igenitori di mio padre sono per me un esempiQ felice di come cultu·
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posito,, che nessuno meglio ili lui stesso sia in grado ili far rivivere que:
sto periodo: «Gli anni del ~nnasio edel liceo, all'«~aldo», furon~ an~
di seri studi. Edevo dire che si stuiliava con passiOne, sotto la gmda ili
quegli insegnanti. Alla 'maturità' si dovev~o portare tut~ le materie,
con iprogrammi svolti in tre an_ni. In tena hceo le ore dedicate ,ali~ stu·
dio non si contavano. Ma devo nconoscere, almeno per me, che lonzzon·
te era piuttosto limitato, anche se non esc~usiv~en.te p~vinci~e. ~i se·
guivano infatti con interesse certi avvemmenti ne1 quah era 1mphcato
- ci sembrava -l'onore stesso del nostro Paese: ivoli intercontinentali
di De Pinedo; le spedizioni al. Polo Nord ~ Nobile, p~ co~ Amun~en
sul «Norge», epoi con l'«Itaha»; la tragedia che ne se~. C~ arpasswna·
vano certi avvenimenti sportivi, in particolare la «Mille Migha», che al·
lora era ai· suoi primi anni egrazie ad essa il nome di Brescia andava
per il mondo. Di politica, invece, non si parlava con icompa~i che fre:
quentavo. Enon posso dire che imiei orizzonti fossero aperti, come m1
si domanda, verso l'Europa. Più ampi si aprirono prima all'Università,
aMilano, esoprattutto aPisa, dove andai dopo la laurea (3), nel1932,
avendo vinto una borsa di sturno presso il Colle~o annesso alla Scuola
NormaieSuperiore per frequéntare un corso di perfe~onamento ~ scienze
~udiriche (allora era denominato di scienze corporative). Era diretto da
Giuseppe Bottai eaveva docenti come Filippo Carli (che fra l'altro, er~
stato lunghi anni aBrescia come segretario generale della Camera ili
commercio), Ugo Spirito eArnaldo Volpicelli. Questi crede~ano n~lla pos·
sibilità ili real~zare nell'ordinamento corporativo allora tnfiert, un au·
togoverno dei produttori edei lavoratori, ed una ver~ sos~anziale .demo:
crazia. Illusioni ed utopie ben presto cadute, sì che si apnrono gh occhi
amolti di noi. Di certo, quell'esperienza influì decisamente sulla mia sue·
cessiva formazione politica» (4).
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La laurea ed il corso di perfezionamento presso Il Collegio Gmnilico
della Università di Pisa (5) danno ~à un'indicazione delle prime inten·
zioni di mio padre sul suo futuro: gli piace elo attira la carriera ~mv.ersi·
taria· del resto lo stesso ambiente familiare lo spinge in quella direziOne.
Equesta passione, che si traduce nell'impegno di docen~ e. di stu·
moso profuso per tanti anni, traspare anche dalla seguente citaziOne da
lui ricordata nel discorso di commiato dal Consiglio ili Stato, nel1980:
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re esocietà apparentemente ilistanti fra loro si siano integrate produ·
cendo buoni frutti.
~a ~a~e, Carlotta Sandri, proviene da un ambiente, quello della bor·
ghesia Illummata, che aveva trovato fertile terreno nella terra lombardo·
veneta dell'Ottocento eche aveva partecipato con il cuore econ i fatti
alla cos~one dell'unità d'I~a. Il padre, Dario R. Levi, anzi, il pro·
r:ssore Levi, come ancora lo ncordano aBrescia, proviene invece da un,
diverso orizzonte storico-culturale (1),
Lionello R. Levi Sandri (2)nasce aMilano il5 ottobre 1910, nella cit·
tà ove suo padre lavora come professore ili latino egreco al liceo. Èconsuetuiline, nei primi decenni del Novecento, che i professori siano co·
stretti aspostamenti, equelli del professor Levi sono frequenti: d~ Mi·
lano aFerrara, Massa, Como einfine aBrescia.
/
. I~biamenti. di città, di casa, di amicizie noti hanno tuttavia ~pe·
dito amio padre ili mantenere soliili legami affettivi, mentre hanno cer·
tamente contribuito ad approfonilire la sua sensibilità ead estendere le
sue radici in ambienti diversi.
Da questi cambiamenti edal concorso di altri fattori, risalenti del
pari.alla sua 'storia fami~', trae probabilmente origine la sua ampiez·
za di vedute, che troverà Importante verifica ed attuazione nell'attività
politica connessa con i problemi della unificazione europea, cui si deili·
cherà, direttamente, per tutti gli anni Sessanta.
. .El~mento costante, pur nei molti cambiamenti, èla ricca presenza
d1 hbn. Tutte le case abitate da mio padre fin dalla sua infanzia ne sono
letteralmente tappezzate. Alcuni fanno parte della biblioteca avita ma
egli non ha mai smesso di contribuire alloro aumento con nuovi acq~sti:
storia, letteratura italiana estraniera, reli~one, arte, diritto economia·
le sue visite alle librerie, in qualunque parte del mondo si tro~, non man:
cano mai. Ela scelta della dimora in cui abitare èfatta anche in funzione
della possibilità ili arricchirla con un buon numero ili libri.
Dati i m~lti trasferimenti, cambia spesso ancHe scuola. Frequenta
le e!emen~ ~ Ferrara e~~~ il ginnasio inferiore aComo, quello su·
penare ed Il liceo aBrescia. Emquest'ultima città tuttavia che tra·
scorre gli anni fondamentali dell'adolescenza, studi~do con ~pegno e
~llacciando duraturi legami di amicizia. Frequenta il liceo «Arnaldo», unico
hceo statale, sotto la guida di ottimi professori. Emi sembra, aWpro·
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Laurea in ~urisprudenza, con una tesi di dù'itto pubblico, relatore Oreste Ranelletti.
Intervista ad Attilio Mazza, apparsa ne il Crivello bresciano, ed. Il farfengo, Brescia 1983;
pp. 57·58.
(~ Aseguito del quale consegue il relativo titolo di specializzazione H5luglio 1933.
(3)
(Il Si veda in Appendice l'Allegato n. 1.
2
( ) Il cognome Sandri èstato
ag~unto nel1953, su istanza di mio padre motivata dal de~de·
rio di ricordare la famiglia materna.
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(4)
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L'attività civile di mio padre al serv~io dello Stato abbraccia un lungo arco di anni: dal1 °febbraio 1934 fino al6 ottobre 1980, quando, pre·
sidente del Consiglio ili Stato, lascia la pubblica amministrazione. Èuna
carriera importante, dunque, accompagnata da soddisfazioni epubblici
riconoscimenti ed èil risultato di un lavoro appassionato eintelligente,
nel qual~ l'interesse per la res publica èsempre prevalso su quello per·
sonale. Ealtresì una camera arricchita da esperienze in campi 'diversi
icui problemi sono affrontati con entusiasmo inalterato econ la mode·
stia ela tranquilla sicurezza del sag~o.
Nel gennaio del1937 ètrasferito aRoma al ministero delle Corpora·
zioni (poi ministertrdel Lavoro). L'attività in questb comparto della pub·
blica amministrazione gli pennette di approfondire la complessa proble·
matica del lavoro edella produzione.
Nascono in questi anni iprimi importanti lavori di studioso: come
Icontrolli dello Stato sulla produzione indmtriale del1939 eil volume
Istituzioni di le~slazione sociale, opera fondamentale in questo campo,
la cui prima edizione èdel1942.
Le stesse interruzioni nell'attività amministrativa escientifica per
il richiamo alle armi (1940-1941) eper la gueiTa partigiana (1943-1945)
non allentano il suo interesse, ma lo indirizzano afini collettivi.
Gli sono ben chiari i problemi sociali ed economici specie del dopo·
12
guerra· il dramma della disoccupazione, dell'emigrazione, del lavoro mi·
norile ;d egli intende mettere afrutto anche l'e~pe~enza ~turata nel
quadro della vita di combattente per ~frontarh ensolve;h. . .
Un suo scritto dell'ottobre 1944, La rifarma della orgamzzazwne st~·
attcale (6), appare «mentre il ciclone della gueiTa infuria sulle no~tre CI~·
tà esulle nostre campagne; mentre il tedesco ha adottato anche mItah~
la tattica della terra bruciata espoglia eruba edeporta, mentre solo sm
monti enelle vallate dove non si discute ma si combatte, si possono scor·
gere oforse solo intuire con l~ fede, .i segni pr~monitori di una nostra
lontana rinascita». In tale scntto egh affronta Il problema della tutela
del lavoro della libertà sindacale, della contrattazion~_collettiva. <<Si tratta
di un problema eminentemente pratico ed umàÌlo, non mer~~n~ ~ori·
co ed astratto nel quale la costruzione debba procedere dai pnnclpl pro·
grammatici ~e conseguenze secondo un rigore Jo~co, astraendo co~un·
que dalla realtà dei fatti». Enello studiare il problema della. organiZza·
~one sindacale si deve «assicurare al lavoratore la perfetta rispondenza
della mercede al lavoro prestato, per tutelarlo sotto l'aspetto economico
esotto quello umano». ,
.
Nel lasso di tempo tra la campagna militare in Libia ela scelta parti·
~ana, ritorna alla sua attività amministrativa con vari incarichi m.
Terminato con la Liberazione, il periodo duro ed esaltante della guer·
ra parti~ana, riprende la sua attività in modo ancora più.~co ed~·
ticolato con incarichi del nostro governo edel governo militare alleato m
settori allora fondamentali (8) econ aperture ~à di dimensione europea.
EU
«Ricordatevi che dalla cattedra universitaria non si sale mai ad altri in·
carichi, si scende soltanto».
Nel1934 entra, per pubblico concorso, all'Ispettorato corporativo di
Milano enel novembre dello stesso anno viene trasferito aFirenze. Da
lì si reca regolarmente aPisa, dove prosegue la sua attività ili ricerca
scientifica sotto la guida del professor Guido Zanobini, suo grande mae·
stro, esvolge altresì, come assistente, un corso di lezioni, con incarichi
rinnovati annualmente, presso la Scuola Nonnale.
Apartire dall'anno accademico 1937-1938 ètrasferito aRoma dove
consegue la libera docenza (1940) econtinua l'attività ilidattica presso
le facoltà di ~urisprudenza eili economia ecommercio, attività che, sal·
vo qualche interruzione, proseguirà fino all'anno 1972.
,
Ho incontrato in questi anni aRoma molte persone ili cui èstat~ pro·
fessore eche si sono sentite in dovere di ricordarhe la severità unita al·
l'equilibrio, all'onestà, alla profondissima preparazione ~uridica/e alla
capacità di trasmetterla. Dei tanti, importanti studiosi che si sono lau·
reati sotto la sua guida, voiTei ricordarne qui solo uno: Vittorio Bache·
let, grande figura di maestro edi ~urista, vice presidente del Consiglio
Superiore della Ma~stratura, trucidato negli anni di piombo.
(6) Scritto clandestino afirma «cap. Elle», ripubblicato ~ristampa anastatic~ su «l quade~i
del ribelle» acura dell'Associazione Fiamme Verili edell'Istituto stonco della Resistenza Brescia·
na, Brescia 1969; pag. 127 esegg.
.
.
mÈnominato membro del Consiglio ili amministrazione edel ,Co~tato esecutl~o della Cas·
sa nazionale malattia per gli addetti al commercio (~ttobre .1942)..Echi.amato altr;sl afar ~arte
del Comitato amministratore della cassa ili integrazione dei s~ary per Iiav~raton.del cr~ilito~ e
del Colle~o sindacale della Cassa di integrazione dei guadagru deilavoraton della mdustna (giu·
gno 1943).
(Sl Per ricordarne alcuni:
. .
·
d11
- èincaricato, nel dicembre 1945, di curare il collegamento tra l~an I.spettoratl de}lavor~ .ea
Lombarilia eil collegamento fra questi eilocali. Uffici dellavor~ (I~canco affidatogli dal ffilms~r~
del Lavoro ed Assistenza Sociale con l'approvazione della ComnussiOne alleata edel Governo MIII·
tare alleato).
Ufti · · al d11
-Nel marzo 1946 èincaricato dell'indagine sul funzionamento del 1oca1e !~lo reg!On e e avoro:
-Nel marzo 1946 presenzia alle consegne della Delegazione. per l'Alto ~~ge, pr~c~den~~ altresi
all'esame generale della situazi~ne, in partico.lar~ per regolanzzare la posiziOne del cJttailim alloge·
ni dell'Alto Ailige nei confronti dello Stato 1tahano.
.
.
.
-Sempre nel marzo 1946 èincaricato dal ministro del Lavo~o.e della Previdenza SoCiale aparteci·
pare al Comitato interre~onale monda, per la campagna nsiCola ~946. . ,. .
-:-Nell'aprile 1946 èin~cato dal minis~ro .del Lavoro edella Previdenza Socmle del! mdagme scl
funzionamento dell'Ufficio del lavoro di M1lano.
13
Èdelegato alla conferenza preparatoria del «Piano Marshall» nel1947
aPari~ edelegato italiano alla Conferenza internazion~e pe; la mano
d'opera che ha luogo aRoma nel1948.
Dal1946 all957, collabora come Capo di Gabinetto (9) al complesso
eprofondo riordinamento normativa del ministero del Lavoro· ela sua
partecipaziOne èfondamentale nella stesura di provveilimenti importanti
einnovatori come quelli sulla massima occupazione in agricoltura osulla
riqualificazione dei reduci.
Ricordo, in particolare, ili quegli anni, l'incarico apresiedere la Com·
missione governativa ili inchiesta sulle cause del disastro minerario av·
venuto nel1954, aRibolla, in Toscana.
Ericordo soprattutto la trepidazione di noi familiari all'idea che sa·
rebbe disceso, apoche ore dal ilisastro, nella miniera per raccogliere di·
rettamente idati necessari. Nella nostra imma~nazione di bambini egli
èveramente l'eroe che niente può fermare eche riesce con la stessa di·
sin~oltur~ alanciarsi con il paracadute, d'inverno, in montagna, sfidan·
do 11 nemico - come èavvenuto durante la guerra parti~ana - oppure
discendere nelle viscere della terra affrontando le forze della natura. Cre·
do che anch'egli ricordasse con commozione queste 'esperienze' ein un
certo senso le collegasse. Il casco con cui èstato paracadutato sul Morti·
rolo (IO), èsempre nel suo studio assieme alla lampada da minatore che
gli èstata regalata.
I risultati dell'inchiesta su Ribolla, per la competenza ela assoluta im·
parzialità ed obiettività gli fanno meritare gli elo~ di tanti e, pubblica·
mente, quello dell'an. Vigorelli, allora ministro del Lavoro(ll), Un suo
carissimo amico ecollaboratore ili quei tempi, Augusto Paroli, presiden·
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(g) Apartire dall946 èCapo di Gabinetto dei seguenti mhùstri:
l) L~dovico D'~on~, ~stro del Lavoro· (Il Governo De Gasperi, 13luglio 194~2 febbraio 194~.
2) Gm~eppe RomJta! Jlll!ll~O del Lavoro· (III Governo De Gasperi, 2&bbraio 1947-31 maggio 194~.
3) Amin~re F~aru, ll1ll11S~~ del La~oro ·(IV ~verno De Gasperi, 31 mag~o 1947-23 mag~o 1948).
4) Lud~v1co DAragona; rmmstro dei Trasporti (27 gennaio 1950-5 aprile 1951; nel VI Governo De
Gaspen).
5) Ez~o V!gorell!, ~~stro del Lavoro · (Governo Scelba, 10 febbraio 1954-6luglio 1955).
6) EziO VIgorelli, nurustro del Lavoro · (Governo Segni, 6luglio 1955-19 mag~o 195~.
(IO) In alta Valcamonica, provincia di Brescia.
. .(~ll ~Nel .tras~ette~e ~ conforrn!tà alle deliberazioni del Consiglio dei ministri, all'Autorità
gm~ar1a e~ prest~en~J ~e1 due ramJ del Parlamento la relazione predisposta in ordine alle cause
del disastro rmnerarJo di R1bolla [...]ho affermato, dinanzi alla Camera che la relazione costituisce
per ~hi l'ha compilata, un documento di probità edi competenza eho ~nuto asottolineare in mod~
' particolare lo sforzo di superiore obiettività che ha ispirato eguidato i lavori della Commissione
d:inchiesta. D~ q~esta obi~ttività edella probità edella competenza che hanno caratterizzato ilavo~ della C~mrrusswn~, des1der~ d~Le atto ufficialmente. Eper l'opera da Lei svolta in questa occasiOne, d~std~ro m~estarLe Ii rmo apprezzamento ed il mio ringraziamento più vivi», (Lettera del·
l'on. Ezw VIgorelh, 3agosto 1954).
14
Passato al Consiglio di Stato, vi opera per trentadue anni, dall948
al1980, con una interruzione particolarmente significativa negli anni
1961-1970, per ricoprire l'incarico di Commissario epoi di vice presiden·
te della Commissione delle Comunità europee. Per quasi dieci anni la
sua vita sarebbe stata completamente occupata dai nuovi importanti pro·
blemi edalle nuove pesanti responsabilità. Crede profondamente nell'Eu·
ropa enella ne-eessità di una sua real~zazione pratica epolitica; anche
per questo riesce asacrificare tutto il proprio tempo per porre le basi
della costruzione dell'Europa edell'unione tra ipopoli europei.
Terminata nel luglio 1970 la permanenza alla Commissione di Bru·
xelles, riprende, come presidente ili Sezioni consultive e~urisd~ionali,
il suo lavoro al Consiglio di Stato, alla cui attività porta ancora una volta
la sua preparazione ~uridica, il suo senso della ~ustizia, le sue doti di
umanità; d'altronde egli ha sempre considerato Palazzo Spada come la
sua sede d'«elezione» naturale alla quale «ritornare con il pensiero».
Poco tempo dopo la conclusione della sua carriera di ma~strato, gli
viene affidato un incarico impegnativo: quello di svolgere una inda~ne
conoscitiva per conto del governo al fine di accertare se la cosiddetta 'Log·
~a P2' debba essere considerata un'associazione segreta (l2).
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te di Sezione del Consiglio di Stato, ha voluto ricordare l'attività di mio
padre al ministero del Lavoro con queste parole: «Nell'assolvimento de·
gli incarichi affidatigli, egli operò in conformità dell'alta sua concezione
dei doveri edelle responsabilità di quanti sono investiti di pubbliche fun.
zioni, mirando ad assicurare sempre l'efficienza ela legalità della pub·
blica amministrazione eil rispetto dei principi ili ~ustizia edi moralità
pubblica. Coloro che ebbero la ventura di essere suoi collaboratori nella
molteplice attività da lui svolta amano altresì ricordare le doti di umani·
tà che egli ebbe in modo eminente eche oltre agli altri accennati criteri
impostarono sempre la sua azione».
Anche se la carriera vera epropria presso il m~nistero del Lavoro
ha termine nel mag~o 1948, con la nomina aConsigliere di Stato, egli
avrà modo di tornarvi nella veste di Capo di Gabinetto esoprattutto di
rimanere. legato aquel ramo della pubblica amministrazione in cui ha ini·
ziato la sua attività ealle cui problematiche èsempre stata sensibile la
sua attenzione di stuilioso.
(l2) Incarico affidatogli nel mag~o del1981 dall'allora presidente del Consiglio dei mini.stri,
~~
M. ,.._ ~
on. A. F(nfani, unitamente ai proff. Aldo Maria Sandulli eVe~o Crisafulll, come componenti del , 1 UlL
«Comitato amministrativo d'inchiesta sulla cosiddetta 'Log~a P2\) detto dei 'tre sag~' (D.P.C. M.
7mag~o 1981).
15
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Gli anni successivi, dal1982 al1991 sono particolarmente duri per
mio padre, anche acausa delle sempre mag~ori difficoltà fisiche. Ma la
(la)
16
Lionello R. Levi Sandri, Il giallo della regìa, Armando editore, Roma 1983.
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sua ~ornata èsempre operosa: pubblica una nuova edizione Ga XIII) del
volume Istituzioni di leg~lazione sociale, inuovi ag~ornamenti del Co·
dice delle leggi sul lavoro, studi per l'Enciclopedia giuridica ed intervi·
ste aperiodici. Inoltre, nella sua veste di Presidente della Fondazione
del Corpo Volontari della Libertà (C.V.L.) si dedica, con entusiasmo ~o·
vanile, ad in~iative volte amantenere vivo il patrimonio ideale della Re·
sistenza. Il suo interesse èprofondo eappassionato, al punto da fargli
dichiarare che in tutta la sua vita «Vi èstato un unico periodo nel quale
neanche un solo minuto èstato male impiegato, ed èappunto quello del·
la guerra partigiana». Nel settembre del1984 èdeterminante il suo con·
tributo all'organizzazione del primo incontro nazionale dei Comandanti
parti~ani, che ha luogo aBassano del Grappa,nel40° anniversario della
lotta di liberazione. Atale incontro, cui partecipano per la prima volta
unitariamente tutte le associazioni combattentistiche con iloro più pre·
sti~osi rappresentanti, svolge l'orazione celebrativa alla presenza del
presidente della Repubblica, Sandro Pertini. In essa, nel ricordare l'im·
pegno assunto molti anni prima in favore degli ideali di libertà e~usti·
zia, così sottolinea come tale impegno vada riconfermato: «Lo dobbiamo
fare anzitutto per rispetto verso noi stessi, per quello che siamo stati
eche non intendiamo rinnegare, Èpoi un dovere che abbiamo nei con·
fronti dei nostri figli - eormai anche dei nostri nipoti - che non devono
rimproverarci domani di avere lasciato sciupare, per negligenza, per stan·
chezza oper incapacità, i risultati più belli della Resistenza eperché al
contrario, sul nostro esempio, essi sappiano mantenere nella loro socie·
tà la libertà ela ~ustizia. Einfine èun dovere nei confronti di coloro
che non sono più tra noi; nei confronti dei centomila combattenti per la
libertà, scomparsi nella lotta; caduti in combattimento, fucilati oimpic·
cati come banditi, deportati ed eliminati nei campi di concentramento
tedeschi, spentisi nel fondo delle pri~oni. Og~, in questo nostro incon·
tro, che ci vede fraternamente riuniti dopo tanti anni, il loro ricordo si
fa più vivo estruggente, le loro imma~ni si stagliano nette nella nostra
memoria, ~ovani come allora li abbiamo conosciuti, sottratti all'oltrag·
~o del tempo. Euniamo nel loro ricordo anche coloro che sono caduti
oltre iconfini della Patria enelle file del Corpo Italiano di Liberazione, e
coloro che in questi quaranta anni, per l'inesorabile trascorrere del tempo
ci hanno lasciato. Riconfermiamo og~ il nostro impegno soprattutto nei
loro confronti. Riconfermiamolo solennemente, alla presenza del coman·
dante parti~ano, presidente della nostra Repubblica. Enel riconfermarlo,
uniamoci tutti in un istante di raccoglimento alla loro memoria}> (14).
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Il difficile edelicato lavoro viene svolto in un tempo breve econ ri·
sultati importanti in seguito ribaditi in un parere della Ma~stratura am·
ministrativa edalla Commissione parlamentare d'inchiesta che ~unge·
rà alle stesse conclusioni, ecioè astabilire il carattere di segretezza e
quindi d'illiceità della 'Log~a P2'.
Collegata, amio parere, ai problemi di moralità politica ecivile af.
frontati nel quadro dell'inchiesta sulla 'Log~a P2' èla stesura del libro
Il giallo della regia cui mio padre si dedica nell'anno successivo (l3). Si
tratta di un racconto storico, relativo al primo grande scandalo dell'Ha·
lia unita, che avvelenò eappassionò l'opinione pubblica nel1868 ·e nel
1869. Tale scandalo ebbe origine «dalla concessione fatta dal governo Me·
nabrea ad una società di banchieri del monopolio di tabacchi Oa ç.d. re·
~a ~interessata)..corsero vo?, ela ~tampa se ne fec~ eco, che ~appro·
vaz10ne della relativa convenzione, vivamente osteggiata dalla ~amera
dove si era spaccata la stessa mag~oranza, eil presidente Lanza si era
dimesso, fosse dovuta ad interventi corruttori dei quali avrebbero pro·
fittato lo stesso re, il ministro delle Finanze, Cambray·Digny ed alcuni
deputati», La vicenda storica, ad oltre cento anni dall'evento, non pote·
va che risultare di grande significativa attualità «non solo per il nome
di Lobbia, consacrato nel famoso cappello lanciato in quell'occasione da
un cappellaio fiorentino, ma perché questo scandalo contiene tutte le ca·
ratteristiche, che allora apparivano timide ed incerte, degli scandali che
ci del~iano in questa seconda metà del XX secolo».
Una storia, come si vede, che pare essere di questi giorni, enella
quale si parla di corruzione, «carrozzini ecarrozzQni», tangenti o<<ZUC·
cherini», come allora si definiva il fenomeno. Diversi commentatori, quali
Gena Pampaloni su «La Stampa» eSer~o Turone su «Il Messaggero»
sottolineano appunto tale «triste continuità» ricostruita.e argomentata
con una approfondita ed imparziale ricerca storica; Leonardo Sciascia,
nella prefazione al volume,'afferma da parte sua: «Siamo di fronte al pri·
mo scandalo dell1talia unita esomigJia spavent6samente all'ultimo, nel
senso di quella negatività, di quella menzogna, di quell'assenza del dirit·
to edella ~ust~ia con cui facciamo iconti. Questo fa nascere in noi un
senso di stanchezza, di soffocazione, di abbattimento; possibile che le co·
se siano andate sempre così, che debbano andare sempre così1»
4
(l l Fondazione CVL, Incontro nazionale Comandanti partigiani,
Roma 1985; p.·so.
17
-----------------·-------
APPENDICE
Allegato n°1
LE ORIGINI FAMILIARI
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Il padre di Carlotta Sandri, Lui~, èprofessore di matematica escienze
naturali epreside nelle «Re~e Scuole Normali» aParma, Ferrara, Bre·
scia. Autore, fra l'altro, di una Metodologia critica-per l'insegnamento
della aritmetica nelle scuole elementari (ed. Lui~ Battei, Parma 188TI
cura con elegante precisione l'amministrazione dei suoi terreni aVero·
lanuova, in provincia di Brescia.
Il mio trisavolo, Alessandro Sandri, èingegnere ed architetto di gusto
neoclassico. Fra l'altro, egli dirige, con Giuseppe Cassa, gli ultimi lavori
del faro monumentale che si eleva nel Cimitero Vantiniano di Brescia (1).
Anoi, 'ultimi nepoti' piace molto ricordare un pro~o, il professor Lui~
Erra (1883), naturalista ed entomologo, le cui raccolte di insetti, di gusto
gozzaniano, riescono ad incantare ancor og~.
Dario R. Levi ènato nel1875 aCorfù, alungo possedimento della
Serenissima erifu~o per i patrioti greci che fug~vano la presenza tur·
ca, ediventata da poco - dopo le alterne vicende del periodo napoleoni·
co edell'amministrazione britannica- parte del Regno di Grecia. Una
consistente comunità di reli~one israelitica èpresente sin dai tempi an·
tichi aCorfù. Atale comunità ori~naria si affiancano, poi, come in altre
località dei Balcani, ebrei sefariliti di ori~ne spagnola ealtri nuclei fa·
miliari provenienti dall'Europa centrale.
ACorfù, come nelle altre isole Jonie, èpreponderante l'influsso del·
la lingua edella cultura veneta ed italiana. Così, una edizione della Bib·
bia, posseduta dal bisnonno paterno, Leone, èstampata per itipi di una
casa editrice viennese in ebraico, ma diligentemente annotata, come al·
lòra si soleva fare, in lingua italiana.
Gli avvenimenti politici separano in quel tempo i familiari di Dario
Levi: alcuni suoi fratelli emigrano oltre oceano, altri si stabiliscono in
E~ttò; il suo stesso nonno si reca negli ultimi anni di vita in Palestina,
dove muore nel1886 aJaffa.
Suo padre, Leone, ~unge invece aPisa dove il figlio termina gli stu·
AH
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Nonmi èpossibile concludere queste poche righe senza un accenno
amia madre, Beatrice Pederzini, compagna di vita edi ideali di Lionel·
lo, per cinquanta anni.
Si conoscono nel1933, lei diciannovenne studentessa universitaria
elui ~ovane funzionario dell'Ispettorato del Lavoro, alla biblioteca Que·
riniana di Brescia ed èper entrambi il colpo di fulmine.
Il matrimonio viene celebrato il29 agosto 1938, anticipandone di qu~­
che tempo la data prestabilita, come in un atto di sfida alle leg~ razziali
che il governo fascista sta per promulgare.
Da allora in poi mia madre condivide la vita del marito, accompagnandone con corag~o, intelligenza eserenità ogni momento. Affronta con
lui le prove della guerra e, unita negli ideali, il periodo durissimQ della
lotta di liberazione, pagando di persona, anche con il carcere, le ~roprle
scelte.
La sua èuna presenza determinante nella vita di mio padre, che ri·
ceve stimolo nella sua attività dalla comunanza intellettuale edi ideali.
Questa unione, riuscita efelice, viene drammaticamente spezzata il
29 settembre 1982, con la scomparsa di Bice. Èun colpo terrjbile eina·
spettato per mio padre, che rivela così come il mondo degli affetti, che
pure non lo ha mai fermato, né condizionato nelle ore piu difficili della
guerra parti~ana, sia per lui fondamentale.
La sua vita subisce una svolta decisiva esolo il grande amore che
ha per ifigli eper i nipotini lo aiuta acontinuare. Anche la sua salute
comincia acedere poco apoco, fino aquando ècostretto ad usare la se·
dia arotelle.
Affronta tuttavia· con stoico corag~o iproblemi fisici che lo affliggo·
no, in un lll{)do che ricorda le figure del Vecchio Testamento, che riesco·
no asopportare ogni prova eatrasforrnarla in bene.
Il suo viso diventa più magro ed affilato, i lineamenti ancora più no·
bili. Negli occhi c'è la serenità di chi ha ben speso la propria esistenza.
EU
~----:-------·----------
(l) Il faro, venne completato nel1864, otto anni dopo la morte ili Rodo~o V
antini che ne ave·
va preparato i ilisegni. (N.d.r.)
18
19
Allegato n°2
IL SERVIZIO MILITARE
~on~mponmeamente agli studi presso la facoltà di ~urisprudenza,
AH
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1
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negh anm 1929·1930 mio padre presta il servizio militare di leva (1), ed
èuna esperienza positiva.
«Ricordo con una certa nostal~a quel periodo. Ed ènaturale: avevo
19 ~ni (ero più ~ovane di tutti imiei artiglieri) emi sfogavo con l'equi·
taz10ne n~l campo ostacoli, che era situato sulla via per Milano, dopo il
ponte sul Mella, econ le cacce acavallo nella brughlera ili Montichlari (2)>),
Queste sfrenate corse nalla pianura Padana ritornano spesso alla men·
te ili mio padre negli ultimi tempi della sua vita ed èun ricordo rassere·
nante per lui, pri~oniero ili quattro mura.
L'attività militare sottrae in seguito mio padre agli studi eal servi·
~o civile nel mag~o del1940, quando èrichiamato alle armi einviato
in Libia.
Parte con la nave «Roma» diretto aTripoli dove si ferma qualche tem·
P~· ~ questo ~odo te~t.imoniano le lettere scritte alla moglie eai gemton. Sono brevi, le notiZie volutamente generiche. Parlano ili ~ornate
comple~en~ assorbite da impegni militari; di visite poco apprezzate,
ma o~b!t~tone. al mercato arabo per gli approvvi~onamenti; di elo~
pubblici ricevuti dal colonnello dopo una ~ornata di ottima esercitazio·
ne ai tiri; del paesag~o del deserto; di qualche ora di nuoto nello splen·
dido mare della Libia.
Viene trasferito, qualche mese dopo, alla fine di febbraio del1941
ad Hon, nella Libia orientale come comandante della Batteria Guardi~
alla Frontiera 46° bis, in piena zona ili guerra. I suoi scritti sono ancora
più controllati - passano tutti attraverso la censura militare - preval·
gono i saluti per ipropri cari, domande sulla situazione economica in Ita·
~ia, ma si avve~e ~grande nostalgia in lui che da un anno è•sepolto
~n un. oceano di sabbta». Racconta anoi, più tardi, di come addestrasse
1sum soldati non solo agli specifici obblighi militari. Molti di loro sono
UE
di con una laurea in lettere classiche presso la Scuola Normale ili quella
città, un'università di presti~o con illustri insegnanti quali il D'Ancona
eallievi destinati agrande notorietà.
La passione per le lettere classiche ela ilimestichezza con le lingue
lo inducono ad intraprendere la carriera dell'insegnamento che lo porta,
secondo le esigenze dei vari Provveditorari agli Studi, in diverse città
italiane. Nel lessico familiare rimangono molti ricordi di tali città erima~
ne soprattutto il frutto degli studi cui l'allora ~ovane professar Levi non
smette mai ili dedicarsi: tra l'altro, uno studio specialistico sulla Sintas·
si di Tacito (ed. 1903), un commento alle Narrazioni di Cornelio Tacito
(ed. nel1904 aRoma eMilano), uno studio sugli Epigrammi di Mar~alè
ed alcuni divert~sements eruiliti sugli epigrammi greci nonché scritti in
cui il suo nome appare accanto aquelli presti~osi di Croce, Ge~ile e
Lombardo Radice.
··
E, indimenticato, il gusto, che lo ha sempre accompagnato, per~ crea·
zione poetica, una fonte inventiva caratter~zata da una vena inttinistica
ma anche da una sottile eilissacrante ironia con la quale guarda/al mon·
do ealle vicende umane.
·
Il periodo più lungo efecondo nella vita ili educatore, il prof. Dario
Levi lo conosce nella città di Brescia dove per lunghi anni _:. emolte ge·
nerazioni di bresciani ne .serbano ancora il ricordo - insegna latino egreco
al liceo 'Arnaldo' guadagnandosi l'affetto ela stima dei docenti edegli
alunni per lo spirito d'amor patrio edi fedeltà ai principi di libertà e~u·
stizia.
·
.
La civile convivenza che da sempre ha caratterizzato il mondo della
scuola, epiù in generale l'intero Paese, ècome violentemente spezzata
dalle leg~ razziali del1938. Allontanato dall'insegnamento, comincia per
lui un difficile periodo in cui la sua forza morale ecivile si evidenzia per·
mettendogli di affrontare c.~n serena estoica sicurezza le prove che la
guerra, epoi l'oc~pazione tedesca, ag~ungono al suo dramma persona·
le efamiliare. E- si deve qui ricordare che anche ne! periodi più bui, quando
i figli Lionello eLui~ sono lontani, prima sui fronti di guerra in Mrica
eJugoslavia epoi, dal.1943, nelle formazioni parti~ane in Valle Camoni·
ca, non gli mancano l'affetto ela simpatia degli amici edella popolazione
sia aBrescia che aVerolanuova enella Valle Camonica dove si ètempo·
raneamente rifu~ato.
Muore aBrescia il28luglio 1951.
•(I) ABr~, ln Piemonte, per il Corso allievi ufficiali di complemento (Artiglieria da Campagna)
epo~, ~ B~es~a, sotto~enente presso il30° Reg~mento Artiglieria da Campagna per prestarvi il
serviZIO di pnma no!Dlna.
(m Da Crivello bresciano, cit., pag. 59.
20
21
Allegaw n° 3
analfabeti, allora organ~za lezioni in cui insegna aleggere, ascrivere
etrasmette qualche cenno della storia italiana.
Torna in Italia sulla nave «Oceania», per una licenza di venti ~orni,
nell'agosto del1941. Al momento del rientro in Africa, però, la data del·
l'imbarco viene rimandata di ~orno in ~orno Oe navi italiane nel Medi·
terraneo vengono frequentemente bombardate) finché, posto in conge·
do permanente, torna alla vita civile.
Il lungo periodo passato nelle sabbie del deserto non ha comportato
per mio padre il vero battesimo del fuoco, ma èservito adargli una pre·
parazione militare accurata che sarà fondamentale nella guerra parti~ana.
SCRITTI EDISCORSI GIURIDICI
La cassa nazionale per assegni familiari agli operai dell'industria (no·
ta illustrat.), in «Archivio di Studi corporativi», v. V(III, IV), fase. 3e
4, p. 340 eseg.; «L'arte della stampa», succ. Landi, Firenze 1934.
AH
UE
Gli enti pubblici non soggetti acontrollo ela giuri$dizione competente
aconoscere delle controversie derivanti dal rapporto d'impiego (nota a
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Alcune osservazioni sul fem4 di d~dplina, oorporativa di raPJII'frllJ di
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Appunti di diritto dellavrno. Il diritto dellavrno in generale. L'ordina·
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L'apporto dell'azione regionale alla costruzwne europea. Relazione in·
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Su alcune situazioni soggettive del prestatore di lavoro subordina~, in
«Rivista trimestrale di diritto pubblico», a. X, n. 4; Giuffrè, Milano ott.·
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nità internazionale», rivista della SIOl, v. XVIII, fase. 3; Cedam,. Pado·
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Disoccupazione, estratto dal v. XIII della «Enciclopedia del diritto»; Giuf·
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Les aspects sociaux du Marché Commun, in «Rivista degli infortuni e
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Sulla esigenza di un ordinanwnto democratico delle Istituzioni delle Co·
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La C.E.E. dopo dieci anni. Bilancio eprospettive, in «La Comunità in·
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piego con enti pubblici, in «Studi in onore di Giuseppe Chiarelli», t. III;
Giuffrè, Milano 1974.
Per una moderna politica sociale della Comunità nel1968, discorso in
occasione della presentazione al Parlamento europeo della relazione sul·
l'evoluzione della situazione sociale nella Comunità nel1968; Strasbur·
go, 12 mar. 1969.
Discarso pronunciato l'8 nov.1979 in occasir!M del proprio insediamento
alla Presidenza del Cons~lio di Stato, in «Il Foro italiano», v. CII, fase.
12; Soc. edit. del «Foro italiano», Roma; anche in rassegna mensile «Il
Consiglio di Stato», n. 10, ott. 1979.
La Comunità europea agli inizi degli anni Settanta. Discorso tenuto al
circolo via De Amicis; Milano 11 dic. 1969.
L'adunanza plenaria del Consiglio di Stato, in «Studi per il centocin·
quantenario del Consiglio di Stato», v. III; Istit. poligrafico dello Stato,
Roma 1981.
Sul nuovo (mìinamento della giu~d~ione ammin~trativa; Giuffrè, Mi·
lano 1983.
Orientamenti di un'azione comunitaria per la sicurezza del lavoro, in
«Atti» del IV Convegno per la sicurezza del lavoro nelle aziende agrico·
le tenutosi aGrottaferrata (RM) nei ~orni 24·25-26 mar. 1969.
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I lavoratori ele loro famiglie nel quadro della libera circolazione in Europa. Problemi particolari delle donne. Relazione al Convegno di Ta·
ranto, organizzato dal Comitato italiano del Movimento europeo, 2~26
mag. 1969.
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Libertà di stabilimento esicurezza sociale nella Comunita Europea, in
«Studi in onore di Antigono Donati», v. II, 'Diritto delle assicurazioni
evario diritto· Sezione italiana'; ediz. della Rivista «Assicurazioni», Ro·
ma 1970.
·
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Realizzazioni eprospettive della politica sociale della Comunità Euro·
pea. Conferenza tenuta alla 'Scuola di perfezionamento in Studi euro·
pei', della Università degli Studi, in Roma il20 feb. 1970. Pubblicata nella
'Rivista di Studi europei', a. V, fase. l; Giuffrè, Milano genn.·mar. 1970.
La sicurezza sociale dei lavoratori m~ranti nell'ambito della Comuni·
tà Economica Europea, in <<Nuovo Trattato di diritto del lavoro» iliret·
to da L. Riva-Sanseverino eG. Mazzoni, v. III; Cedam, Padova 1971.
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Q!Mlques observations sur la participation des partenaires sociaux à
l'action de la Communauté européenne dansle domain social, in «En
ommage àPaul Hm1on»; Faculté de droi de Liège, 1972.
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Statuto dei lavoratori ed enti pubblici, in «Rivista di diritto del lavoro»,
a. XXIV, fase. 3-4; Giuffrè, Milano 1973.
La fiscalizzazione degli oneri sociali ela riforma della previdenza so·
ciale nel quadro della C.E.E., in «Atti» del Convegno de,ll'Istituto per
la documentazione egli studi le~slativi; Giuffrè, Milano 1973.
Ammin~trazione del lavoro eprevidenza sociale, in «Enciclopeilia del
diritto, v. XXIII; Giuffrè, Milano 1973.
Sull 'applicabilitit dell'art. 13 dello Statuto dei lavoratori al rapporlJJ d'im·
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29
Allegato n°4
LIONELLO LEVI SANDRI
ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA NATURA GIURIDICA DEL CLN
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eapercep~re glt st~pen~~ arretrati. D'altra parte, la società obiettò che
e~sa no~ era tenuta ampondere di quanto era stato disposto dal :CLN
dt fabbrica.al quale soltanto dovevasi far risalire la responsabilità del·
la sospenswne.
Il22 maggio 1946, il Tribunale di Torino emetteva la seguente sen·
tenza n°582.·
. «La tollera~a dell'arbitraria interferenza del CLN aziendale che ha
~~posto l'astensiOne dal lavoro dei dipendenti considerati indesiderabi·
h, ~n~e ~s~nsabile l'~~prenditore verso tali dipendenti.
, . Eù.legittJmo,, perche m,~ontrasto con il blocco vigente in materia,
Il licenziamento ilis~o.sto dalltmpresa nei confronti dei lavoratori che non
prestano la loro-attiVItà perché considerati indesiderabili dal CLN azien·
dale»,
~~ta sen~a fu postillata da LirrMUo Ltm Sarutri coo la rwta
c~.e qut sotto rtprodotm, titolatli «Alcune osservazioni sulla ootura ~u­
~wa del.C~N». e. ~Ubblicata in Giurisprudenza completa della Cassa·
z10ne, SeziOni Ctv1h, vol. XXII, Roma 194 7.
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Ne~ mag~io 1945, alcu~i dipendenti della Società Snia V~cosa ven·
ne:o dif(ulat~ ~l CL.~ az~endale dal prestar servizio perché da esso di·
c~ta~att ~ndesiderab~lt, senza peraltro venire licenziati. La so~età con·
tmuo apagar loro gli s.tipendi sino alla fine d'ottobre 1945, dopo di che,
essendo ~~cora asse~tt dallav~ro, provvide alloro licenziamento. Idi·
pendent!, tl ~ gennaw 1946, cttarono in giudizio la società chiedendo
che vemss~ rtc~no~ciuto. il loro diritto aconservare il posto di lavoro
. l. .La s.en~enza che sopra riportiamo offre lo spunto per alcune bre·
VI osservaziOni sulla natura ~uridica dei Comitati di liberazione nazio-
nale (C.L.N.).
~tema meriterebb~ forse. ~'~si ed un esame più approfonditi.
Ma I,n que~ta. s~de ~oghamo lnm~ so~o ad alcuni rilievi ead alcune
consideraziom dordine generale, dru quali non crediamo si possa prescin·
dere per un retto esame della questione che si presenta particolarmente
compl~ssa.
30
2. ·I C.L.N., come ènoto, sono sorti spontaneamente, subito dopo
1'8 settembre 1943, come organizzazioni clandestine di coordinamento tra
i mag~ori partiti politici antifascisti, ed hanno svolto, durante tutto il
periodo della occupazione tedesca, funzioni importantissime sia sul pia·
no militare che su quello politico. Sul piano militare èda ricordare che
da essi, eprecisamente dal C.L.N. Alta Italia, dipendevano il Comando
generale del Corpo volontari della libertà (C.V.L.) ele varie formazioni
parti~ane di cui questo si componeva (l); sul piano politico occorre inve·
ce porre in rilievo la loro opera di coorilinamento edi collegamento tra
ivari partiti- che consentì un'azione politica comune ai fini della lotta
di liberazione - nonché la loro vera epropria azione di governo nelle
zone che mano amano venivano liberate dalle formaiioni parti~ane. In
tali zone -~molto più numerose di quanto generalmente si creda (2) iC.L.N. assunsero tutti ipoteri civili; provvidero ad indire eafar effet·
tuare elezioni amministrative con conseguente nomina di sindaci edi ~un·
te comunali; curarono l'approvvi~onamento ela distribuzione dei gene·
ri alimentari alla popolazione, ecc.; esercitarono insomma tutte le man·
sioni che erano proprie di una autorità costituita.
Quale era, in tale periodo,'la loro pos~ione ela loro natura ~uridi·
ca1 Il problema evidentemente deve essere esaminato sotto due aspetti.
Anzitutto nei riguardi della pseudo repubblica sociale italiana, che pre·
tendeva di esercitare la propria sovranità in quei territori dove iC.L.N.
operavano. Èevidente che, per tale repubblica, iC.L.N. costituivano un
ordinamento illecito verso il quale si indirizzavano anzi delle norme pe·
nali; gli appartenenti alle forze armate dei C.L.N. erano posti fuori della
legge, dichiarati esplicitamente ((banditi» e, se catturati, dovevano esse·
re passati immediatamente per le armi mediante fucilazione nella schie·
na (3). I due ordinamenti (R.S.I. eC.L.N.) erano quindi- uno rispetto
all'altro - in una posizione di assoluta illiceità. Esolo sotto questo profi·
lo i secondi acquistavano rilevanza ~uridica nei confronti della prima.
Diverso èil problema se si considerano irapporti tra i C.L.N. el'al·
(l) Gli appartenenti atali formazioni sono stati equiparati, con recente provvedimento, ai mi·
litari volontari che hanno operato con le unità regolari delle Forze armate nella guerra di liberazio·
ne (d.l. 6.11.46 n. 93).
(2) Basti pensare alla Valle d'Ossola, alle Langhe, al Monferrato in Piemonte; all'Alta Valle
Camonica in prov. di Brescia; alle zone montuose del Piacentino, del Parmense, del Friuli, ecc.,
che per periodi piu omeno lunghi dell'estate edell'autunno del1944 furono liberate dalla occupa·
~one nazi.fascista. V. il volumetto di documenti Qargamente incompleto) Costituzione ed attività
degli organi del potere democratico tulle zone liberate, acura dell'Ufficio storico per la guerra di
liberazione della Presidenza del Consiglio, Roma, 1946.
(Sl V. d.l. della R.S.I., 18.4.44 n. 145.
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ancora inoperanti. Pertanto ame sembra che nel caso in esame si sia
più che altro in presenza dell' «organo irregolarmente costituito» o, per
essere più esatti, dell'organo Oa dottrina finora contemplava solo il caso
dell'individuo) che si sostituisce, in un periodo di carenza di pubblici po·
teri, agli organi normali, per esercitare determinate funzioni pubbliche
oper sopperire ataluni serv~ urgenti che la collettività richiede.
Questo particolare aspetto del problema, non mi sembra che sia sta·
to sinora esaminato dalla dottrina, la.quale ha preso in considerazione
piuttosto il «funzionario di fatto» che non l' «organo di fatto», Ad ogni modo,
senza addentrarci in un minuzioso esame della questione che, probabil·
mente, ci porterebbe ad esorbitare dai limiti imposti ad una semplice nota,
io penso che possano applicarsi, anche al caso in esaine, icriteri ~à da
tempo elaborati efissati per la validità degli atti compiuti dai funzionari
di fatto. Penso cioè che gli atti dell'organo di fatto debbano avere effica·
eia ~uriilica enon essere quindi nulli; eciò non solo per ragioni di equi·
tà, per la tutela cioè della buona fede di coloro che hanno avuto rapporti
con detto organo, ma per la stessa necessità pratica - che non può esse·
re disconosciuta - eche ha costretto uffici statali eprivati individui, en·
ti pubblici eorganismi privati ad avvalersi dell'opera dell'organo ili fat·
to ead obbedire ai suoi ordini, che erano appoggiati, in sede esecutiva,
dalla forza pubblica, già dipendente dal preesistente governo ille~ttimo,
edalle forze armate del Corpo volontari della libertà.
Inilipendentemente, quindi da una successiva eventuale convalida,
da parte del G,M.A. [Governo Militare Alleato] degli atti dei C.L.N. (con·
valida che molte volte èintervenuta, almeno per gli atti più importanti,
ma in altri casi èmancata)(4l odel governo italiano (che èmancata), è
da riconoscersi amio avviso agli atti dei C.L.N., nel periodo in cui que·
sti istituti hanno esercitato attività di governo, una piena efficacia giuri·
dica.
4. ·Diversa, infme, si presenta la pos~one ~uriilica dei C.L.N. al·
lorquando èentrato in funzione il Governo militare alleato. Questi ha ri·
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lora Regno d'Italia. Anche qui esisteva una determinata rilevanza ~uri·
dica, ma sul piano della liceità. Tale rilevanza, peraltro, non importava
un vero eproprio riconoscimento ~uridico; ma ad ogni modo lo Stato
italiano considerava i C.L.N. come istituzioni lecite, alle quali anche si
riferivano, sia pure sul piano strettamente politico, determinati poteri
edeterminate facoltà. Non solo, infatti, il C.L.N. centrale- sedente nel·
l'Italia ~à liberata- costituiva in un certo senso un organismo sopraor· .
dinato al governo che di esso era considerato quasi una emanazione (tan·
to che aun dato momento il C.L.N. intese sovrapporsi anche alla Coro·
na esottrarle le prerogative sovrane nella procedura di formazione del
governo), ma al C.L.N. Alta Italia, durante il periodo dell'occupazione
tedesca, venne delegata sul piano politico una generica rappresenta~a
del governo di Roma nei territori ancora non liberati.
3.. Nei ~orni dell'insurrezione dell'aprile 1945 ein quelli imm~dia· ·
tamente successivi, mentre le truppe alleate egli ufficiali per gli Jfari
civili dell'A.M. G. [Allied Military Government] ancora non erano ~unti,
iC.L.N. non più clandestini assunsero tutti ipoteri civili, destituirono
enominarono prefetti, questori, sindaci eassessori comunali, presidenti
ecomponenti delle deputazioni provinciali, provveditori agli studi, com·
missari alle opere pie eai vari enti locali, nonché alle cessate ammini·
strazioni centrali della R..S.I.; provvidero ad una prima epurazione del
personale degli uffici ed enti pubblici edelle aziende private; esaminaro·
no, attraverso apposite «commissioni ili ~ustizia», la pos~ione dei dete·
nuti per motivi politici, compiendo una prima istruttoria delle relative
pratiche che poi venivan.o trasmesse all'Autorità ~udiziaria, ecc. In pra·
tica, in quei ~orni (una settimana-ilieci ~orni e, in taluni casi, anche più)
tutte le funzioni pubbliche erano esercitate dai C.L.N. odirettamente
oper il tramite ili funzionari da essi posti acapo dei vari uffici pubblici
locali.
Quale la posizio~e ~uridic8 dei C.L.N. in questQ sia pur breve perio·
do1 Amio avviso il problema si ricolleg~, almeno in parte, aquello della
instaurazione in determinate circostanze di un ordinamento pubblicisti·
co non contemplato enon regolato dal diritto vigente. Diciamo «almeno
in parte» in quanto il problema generale, quale viene impostato econsi·
derato dalla più autorevole dottrina, riguarda più che altro l'instaura·
~one - aseguito ili rivoluzione, colpo di stato oaltro avvenimento ana·
logo - ili un nuovo governo; IC.L.N. invece non intendevano costituire
un nuovo governo né contrapporsi al governo di Roma, del quale anzi
riconoscevano la le~ttimità edal quale avevano ricevuto, sia pure in se·
de politica enon ~uridica, una sorta ili delega ili poteri; intendevano sem·
pli~emente sostituirsi ad esso eaquello dell'A.M.G., in quel momento
L'ordine generale n. l in data l ~ugno 1945 dell'A.M. G. della Lombardia stabilì che «tutti
i de~reti ele o~dinanze imora emanati dal C.L.N.A.I., dal Comitato re~onale di Lombardia eda
ogm altro Comitato od. ente economico, finanziario eindustriale del predetto Comitato di liberazio·
ne, cesseranno automaticamente di avere ogni effetto legale dal momento in cui sono sostituiti da
decreti oda ordinanze del G.M.A.» eche •Ogni nomina ad uffici di qualsiasi natura finora fatta dai
predetti comitati, trascorsi sette ~orni dalla pubblicazione della presente ordinanza, cesserà di es·
sere valida se non sarà legalizzata dal G.M.A.». Da notare per altro che, al n. 6, la stessa ordinanza
stabiliva testualmente: «Le disposizioni della presente ordinanza non pre~udicano la validità od
invali~tà dei decreti, ordinanze onomine fatte dai predetti Comitati prima della data della presen·
te ordinanza», Sicché la questione della natura edell'efficacia ~uridica degli atti in questione rima·
neva impre~udicata nonostante la «legalizzazione» che operava soltanto ex nunc.
(4)
33
DARIO MORELLI
IL COMBATTENTE PER LA LIBERTÀ
l. Con i ribelli della Val Grigna
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(~ V. n. 5dell'ordine generale n. l in data l ~ugno 1945, cit.
34
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La partecipazione alla Resistenza da parte di Lionello Levi Sandri
capitano d'Artiglieria, prende avvio aBienno di Valcamonica Brescia:
Qui egli si trasferisce con la famiglia, moglie ed una figlia, nel ~ttembre
del '43 dopo aver abbandonato il suo posto di Capo Sezione al ministero
delle Corporazioni in Roma. Nella seconda metà del successivo dicem·
bre lo rag~ungerà anche il fratello Lui~.
Lionello viene presto acontatto con Lui~ Ercoli, geometra di Bien·
no, econ Costantino Coccoli, insegnante di Brescia ma residente in que·
sto periodo aBienno. L'uno el'altro si stanno intensamente adoperando
p~r ~is~re isoldati i~ani sbandati equelli alleati fug~ti dai campi
di png10ma eper orgamzzarne il trasferimento in Sv~zera.
In queste _operazioni ha larga parte pure don Carlo Comensoli nati·
vo di Bienno ed ora parroco aCividate Camuno. Nella sua casa,' dal5
novem~re, ~errà ospitato Romolo Ragnoli, tenente degli alpini, che dal
successivo dicembre, per dispos~ione del CLN privinciale di Brescia as·
sumerà il comando delle formazioni Fiamme Verdi di Valcamonic~.
Gi~ ~ _sette~bre, però, cominciano aprendere consistenza iprimi
gruppi di gtovam che, scampati alla cattura da parte dei tedeschi edei
neofascisti, hanno trovato rifu~o nelle baite di Limen edelle altre loca·
lità montane nella zona di valle del Grigna, in comune di Bienno.
Anche Lionello, che in questo periodo, ma in due tempi successivi,
ha adottato gli pseudonimi rispettivamente di Leone Marchi edi Cesare
Morandi eche ha stabilito un contatto quasi ~ornaliero con don Comen·
~oli ~ poi con Ragnoli, fornisce aiuto aquesti primi gruppi eli organizza
mpiccole squadre con struttura edisciplina militari.
. Ip~ p~blemi sono, anche qui come dovunque stia sorgendo il mo·
v1mento di resistenza, quelli del vettovagliamento dell'armamento edel
. . E, contemporaneamente, quelli dell'organ~zazione
'
vesbano.
difensiva.
Perciò cominciano gli attacchi dei ribelli aqualche çaserma di carabinie·
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conosciuto ai Comitati solo una generica funzione consultiva; i C.L.N.
cioè potevano essere interrogati echiamati ad esprimere il proprio pa·
rere dal Governo militare alleato edagli organi dell'amministrazione ita·
tiana (prefetti, questori, sindaci, ecc.) aquesto soggetti, «Sui problemi
relativi al governo, all'amministrazione, alla economia ealla ricostruzio·
ne» della re~one odella provincia (5). Atale funzione si attennero, da al·
!ora in poi, i Comitati sino alla data del loro scioglimento. Ciò natura!· .
mente non impedì che ci fossero, specie nei primi tempi eparticolarmen·
te nei comitati minori, tra i quali quelli aziendali, sconfinamenti più omeno
rilevanti.
5. ·L'atto del C.L.N. aziendale che ha dato ori~ne alla causa di cui
alla sentenza annotata, costituisce amio avviso un esempio di tali sconti·
namenti. Eappunto in quanto esorbitante dalla sfera di compiti edi (im·
zioni attribuite al C.L.N., bene ha fatto il giudice, in linea di stretto di·
ritto, adichiarare l'irrilevanza ~uridica. ,
Senonché, aparte ogni altra considerazione, la sentenza annotata può
fare, amio avviso, anche amaramente meditare sul solco profondo che,
talvolta, si può scavare tra il diritto ela 'vita, tra la norma ~uriilica e
la realtà delle relazioni sociali che, in determinati periodi storici, si costi·
tuiscono, si svolgono esi estinguono fuori ed indipendentemente dall'or·
dine ~uridico costituito, fonti piuttosto di un nuovo ordinamento in via
di formazione. Ho detto «amaramente meditare», in quanto forse non sa·
rebbe eccessivamente difficile sfug~re atale pericolo, apportando, nel·
l'interpretazione della norma, alsummum jus gli accor~menti ei tem·
peramenti dell' aequiUL8,
Ma questo èun altro iliscorso, che ci porterebbe indubbiamente troppo
lontani. ,
35
Dal3 al5 ~ugno, ifascisti, ~unti aBienno eaPrestine con molti
automezzi, operano fermi di varie persone, perquisiscono molte abita·
zioni, compiono furti, minacciano di dar fuoco ai paesi. Il gruppo dei ri·
belli si sposta in Val Bresciana. Lionello scende di notte per conferire,
presso il cimitero di Cividate, con il comandante di brigata. Per reazio·
ne, il23 ~ugno, una squadra di Fiamme Verdi compie una dimostrazio·
ne contro alcuni noti fascisti di Bienno senza recare danno alle persone.
Nella notte sul28 ~ugno, una squadra di 15 ribelli del gruppo Bienno
si reca alla centrale elettrica di Cividate econ due cariche esplosive di·
strugge due delle tre turbine.
ri per procurarsi armi emunizioni. Ne seguono .ind~ eri~rche da
parte di carabinieri edi militi fascisti. Ed anche 1pnnu scontri afuoco.
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Nella notte dal25 al26 mag~o '44, nei pressi di malga Campe~ (Ca·
podiponte, Brescia) ha luogo il primo ~violanc.io alleato per !e F1~e
Verdi camune; armi, munizioni, matenale vano. U?a parte edestmata
anche ai gruppi di Lionello: nella notte dal6 al7 g~ugno vanno aprele·
varla alcuni ribelli di Bienno. . . , . . ,
.
nnemico che ne èinformaW, mtensifica lattJVIta repres~va. 112
~ugno, Lion~llo scrive al comando ~ b~ta: ·~~i v~luto verure atrovarti quest'oggi ma i postumi dell'mCJdente di Jen !m tengono tutto~
immobilizzato (Il, Notizie importanti: il podestà sanlbbe andaW aBre~a
asollecitare un rastrellamenW -l'altra notte quel gruppo che t~ sai~
svaligiato un grosso negozio di qui~l. Forse sarebbe be~e che lnostri
si allontanassero temporaneamente ~a ~uest~ zona anch~ per comp~eta·
re il loro armamento [con le armi d~ll aVIO~CJo lo~ de.stmate). Al ritor·
no potrebbero compiere essi stesSI, con lruuto di altn gruppi, que! ?,·
strellamento nel quale irepubblicani potrebbe~ avere scars~ possibili·
tà di successo [...]• (Diario storico del comando bngata •T. Speri• - Arch.
ISRB).
(l) Con Ragnoli econ una piccola squadra di Fiamme Verdi si era recato a~alga Bass~~e,
sotto il Passo delle Sette Crocette, sul v~te cam~o, per un C?llegam:nto con iltJ~ ~Rti
cardo (Daniele Ravelli) eper riconoscere il camp~ di lancio predisp~sto mq~esta ~~ I . . ~~
. . . 111"lQ~"nte la malga1 Ragnoli che Vl ha notato un movimento di uonuru, commcta a
mpOSlZlOne SOuw14
'
,
' rdin t
. mtro erisale
scendere· ad un certo punto, non otrenendo n~p.o~ta alla par~la do ~~ omta ~~ ~ ili h de·
la china ~a im rovvisamente, dalla malga ha liUZIO una nutnta spara~na con ro l n ~ ce
vono rifuar~i inpdire~one di Bienno. Scendendo dal Dosso dell'Asmo, Lionello cade est sloga una
caviglia.
. . . di b dit'
(2) S' t tta di un gruppo msemcenti parti~ani che aveva compiUtO aziOni a~ lsmo ~
che era ~:~dato da tale Berto. Le Fiamme Verdi, dopo aver eliminato! il ;apo, ob~li~aron~ gh
altri ad allontanarsi dalla zona dopo aver re~tituito d~nar~, ~oielli ed altro mMo~~mrudag(~~,:~
proprietari del nego~o malimentari sito in VIa Fantoru aBienno, che era stato svaligiato 18 SSl
banditi.
36
Ill2luglio, il gruppo, ormai ingrossato, viéne diviso in tre distacca·
menti: C3 (comandante Lui~ Levi, Libero), C4 (comandante Vittorio Mo·
randini, Vito), C5 (comandante Filippo Piccinelli, Dario). Con questi e
con i distaccamenti C6 (comandante Giacomo Mazzoli, Viviano), C7 (co·
mandante Gianni Guaipi, Gior~o) operanti in zona di Ceto, eC8 (coman·
·dante Giacomo Cappellini) operante in zona di Cerveno, viene costituita
la brigata «Ferruccio Lorenzini», al comando di Giuseppe Bonfadini (Pi·
no) ~à comandante del C4. '
Altre brigate sorgono pure in altre zone della valle eil21luglio con
disposizione del comando militare del CLN Alta Italia, la brigata «Tito
Speri» si trasforma in «Divisione Tito Speri», composta, per ora, da tre
brigate. Il comando di essa ètenuto sempre da Ragnoli, mentre, il23
luglio, Lionello ne diventa vice comandante ecommissario politico.
Già il13luglio egli aveva cercato di stabilire rapporti di collabora·
zione con iparti~ani di un gruppo della 54°brigata «Garibaldi» operan·
te nelle vicinanze. Ma il successivo ~orno 21le Fiamme Verdi del C3
sono costrette acatturare edisarmare alcuni di quei garibaldini in con·
seguenza dei furti che essi hanno commesso ai danni della popolazione.
Tre ~orni dopo, invece, le stesse Fiamme Verdi obbligano una ricca bot·
tegaia di Bienno adistribuire alla popolazione il sale eil tabacco che te·
neva nascosti.
Alle Fiamme Verdi fanno sempre difetto le armi. Il comando di divi·
sione sia attraverso la radio della missione Anticer dislocata aFonteno
(Bg), sia amezzo del corriere settimanale con la Svizzera, chiede assai
frequentemente agli Alleati di effettuare aviorifornimenti sui campi che
sono stati allestiti esegnalati. Ne riceve molte promesse.
Il21 agosto, Lionello scrive aRagnoli: «Ritornano adesso (ore 10)
le staffette: lancio nulla. L'aereo non ènemmeno passato. Mi sembra che
vogliano prenderei in giro perché èla terza volta che trasmettono il mes·
sag~o positivo el'esito èsempre negativo.[ ...]Sto ai Novali fino asta·
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Ai primi del gennaio 1944, igru~~i: che si sono ~grossa.ti e.sono ~~­
che cresciuti di numero, vengono umtJ muna fol'lll3Zl~ne umtana,.po~tl·
camente autonoma, che prende il nome di brigata FJB~me V~r~ ·~to
Speri• al comando dii Romolo ~oli. L'.a~ento degli ~ff~ttJVI ~el va·
ri gruppi continua pure nei meSI successiVI ~che ~e~~ VI afflmscono
molti ~ovani che non intendono sottost~e ~ b~ndi di c~ata alle ar·
mi da parte della neonata Repubbli~a sOCiale Jtahana (Rs!): oche non vo·
gliono aderire al nuovo governo f~sta, co~a~rarore deli occupante~­
zista. È, in ogni caso, un at~ ~ape~ ribe~one ~la ~uo~a auOOrita.
Per tal motivo il popolo commc1a subito ach1amar~1 «nbelll».
37
sern, anche per ascoltare il messag~o delle 16,30, sebbene abbia ormai
poca fiducia di esito felice» (Arch. ISRB, Q. V. 2). . . .
1114 agosto, una squadra comandata dallo stesso L10nello, m~10ne
per catturare qualche ~~i~e te~es~o.da.~ttenere ~me ~staggio e~
scambiare poi con partigtam fatti pngtomen dal. nenuco, s1 scon~ra, nel
pressi di Esine, con una pattu~lia te~e.sca. Ne VJene un combattimento
nel quale i nazisti hanno m~rb efenb.. .
1120 agosto Lionello scnve aRagnoh: «Ti abbiamo atte~o m~ti~men·
te ieri eog~~ Spero solo che qualche piccolo contrattempo ti abbia Impe·
dito di rag~ungerci eche tu sia rientrato regolarmente ~Ila ~a~e, come
pure mi auguro che anche il viaggio dello zio edel suo annco si sia svolto
regolarmente» (S),
•
Nella stessa lettera, Lionello prosegue: «N01 stiamo bene ec~ s1a~o
per il momento sistemati in un posticino che può costìtuire.un'ottuna ~a:
se [val Daione]· un'altra ne abbiamo trovata anon molta distanza da qm
[in loc. Stel~] euna squadretta l'andrà ad occupare questa sera [...].•
(Arch. ISRB, Q. V. 2).
., . . .
Queste notizie vanno collegate con la n~cess1~ ~he 1nbelli ha~o se~pre di spostare frequentemente le p~pne basi sia per sottrarsi ~e n·
cerche nemiche, sia perché, facendosi notare permanente~e~te muna
data località, possono provocare rastrellamenti e.persecuzio~I sull~ p~·
polazione. Da qui 1a continua loro ricerca di baSI adatte edispombili.
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Nella notte dall'H al12 agosto 1944 viene paracadutata da un aereo
inglese «Halifax» una missione della Special Force britannica che accom·
pagna il gen. Raff~le C~orn~, d~signato dal comando sup~mo all~to
edal governo itahano adiventre Il co~andante d~l CVL. ~ ~peraz~one
avviene nei pressi di Ranzanico ~g), mval C~valbna; la ~sSione VIene
accolta da un distaccamento di Fiamme Verdi che opera mquella zona.
Della missione fanno parte anche un ufficiale inglese, il magg. Oliver Chur·
chill (Peter, Antoniore un radio operatore italiano, il serg. Delle Mona:
che che ha con sé una radio ricetrasmittente. Quando Cadorna, dopo pochi
~o~, si trnsferisce aMilano, idu~, ~er ~sposizione dello stesso Cador·
na rag~ungono le Fiamme Verili d1 L10nello.
' Inutile dire che la presenza della radio suscita gTandi speranze nei
ribelli. Lionello ne scrive più volte al comando divisionale segnalando pure
l
(3) Lo zio di cui si parla èLui~ Masini (Anronio Fimi), generale degli alpini ec~mand~te
del Raggruppamento divisioni Fiamme Verdi; il suo am~o èMario Pasotti (ZaneUt), mdus~ale
bresciano esostenitore della Resistenza, ill1 figlio ed ill1 rupote del quale app.~ng~no ~e Fl~·
me Verdi dell'alta valcamonica. Il loro incontro :~n i ribelli è.a~v~nuto due g10rru pnma mlocalità
Sesa (ili Bienno) nella cascina di Lui~ Morandiru (detto ùutyt dt Mea).
38
itentativi fatti dall'operatore per farla funzionare. 1127 agosto: «L'ag·
geg~o na radio] pUÒ essere sistemato abbastanza comodamente qui SO·
pra. Occorre fare una piccola modifica ad un impianto, esperiamo di po·
terla fare og~ stesso in modo che domani possa funzionare[, . ]» (Arch.
ISRB, Q. V. 2). 1129 agosto: «L'aggeg~o èsistemato bene eda questa
notte potrà iniziare il serv~io regolare. Penso che in caso di rastrella·
mento potrebbe essere utile per richiedere un soccorso alleato in avia·
zione. Bisognerebbe prestabilire obiettivi stradali eferroviari da far bom·
bardare, in modo da interdire notevolmente le operazioni [...]» (Arch.
ISRB, Q. V. 2). 113 settembre: «Siamo tornati ieri sera dopo aver visita·
. to C4, 05, 03, Cl. L'amico [Churchill] èrimasto in P-arte soddisfatto, in
parte ha notato qualche deficienza. Èun tipo scrupoloso epignolo. Ab·
biamo dato un'occhiata anche al campo [di lancio, presso Malga Fra] che
ha trovato in buona posizione eperfettamente adatto allo scopo. Ma cir·
ca la sua util~zazione non ci ha dato al momento molte speranze. Dice
che bisogna attendere quando isuoi principali [il comando supremo alleato] diranno di prendere in considerazione questa zona. Ma non ève·
nuto appunto per prenderla in considerazione1 [...]Lui, il suo amico G'o·
peratore], idue aiutanti el'aggeg~o sono partiti ieri sera tardi per una
località dove si potrebbero sistemare [...}> (Arch. ISRB, Q. V. 2). La ra·
dio non erano mai riusciti afarla funzionare. Nel novembre, Churchill,
via Sv~zera, rientrerà nel Sud Italia richiamatovi dalla Special For·
ce.
Nella notte del2 settembre, una pattuglia di tre Fiamme Verdi ve·
niva inviata sul tratto di strada Cogno-Esine col compito di far pri~o·
niero qualche fascista da scambiare con tre parti~ani arrestati. Nonavendo catturato nessuno, alle dieci del mattino seguente essi decidono di por·
tarsi alla centrale Edison di Cividate per far pri~onieri itedeschi che
la presidiano. Ne viene uno scontro afuoco, cadono due Fiamme Verdi
(Giovanni Maria Bettoni di Pisogne, Brescia, eGiordano Guaraldo di Ve·
nezia) edue tedeschi. Il4 settembre, Lionello scrive al comando divisio·
naie:«[...]Èstata una cosa dolorosissima, etutti siamo rimasti assai scossi
etristi. Pensare che, al momento della partenza, Pino aveva tassativa·
mente ordinato che non facessero nulla oltre quello che era lo scopo del·
la missione eche, se vedevano tedeschi, scantonassero etornassero in·
dietro! Speriamo che questo triste incidente serva almeno arendere gli
uomini più disciplinati eobbedienti. Per ora i nostri gTUppi sono tornati
in sede esi sono occultati lì. [...}> (Arch. ISRB, Q. V. 2).
!122 settembre, un reparto di Fiamme Verdi della brigata «Lorenzi·
ni», al comando di Lionello, si porta aNiardo per bloccare il treno che
scende da Edolo, allo scopo di catturare tedeschi e(ascisti edi impadro·
39
L'attività d~lle F~me Verili, cresciuta negli ultimi tempi, non po·
nlrsi delle loro armi. Nello scontro afuoco cadono alcu~ te~eschi, t~
vengono catturati eun parti~ano resta. ferito (Bortolo B~~:tl Mo~a, di
Esine). n~orno seguente Lmnello scnve al comando dlVIsiOnale. «~...]
L'azione contro il treno non èdurnta più di un quarto d'ora. Irussi (4l,
che in tempi normali sono disciplinatissimi, .hanno. dimostrato inv~ una
indisciplina euna natura ve~en~ besti~. P~t~ da un fin~nno [del
treno] il primo colpo contro di nm, hanno m~~c1~to ascan.~ .raffi·
che su raffiche contro il treno, poco curandosi di nnrare su Jlllhtan os~
borghesi; alcuni di quest~ devo~o inf~t~ essere rimasti ~erit~; egrave n·
schio hanno corso anche 1nostn uonum che erano saltati subJt() sulle car·
v~odJvenendo sempre più frequenti. Neètestimonianza anche quan·
to L10nello scrive al comando divisionale il3 ottobre: «Il comando tede·
sco avrebbe lanciato una ennesima minaccia contro Bienno, di questo paese
non dovrebbe restare pietra su pietra; anche Ceto eCerveno sarebbero
in lista, ma la priorità dovrebbe spettare aBienno. Ho pensato che nelle
trattative [per lo scambio dei pri~onieri] si potrebbe cercare di sistema·
re in~ certo sen.so questa questione delle rappresaglie sui paesi, sul
raccolti, sulle cascme esul bestiame; in valle vi sono-alcuni stabilimenti
che !avor~ per itedeschi eche senza essere adibiti aproduzioni belli·
che mteressano notevolmente l'economia bellica germanica· vedi ad esem·
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pio, Tassara di Breno, che proprio in questi ~orni dev~ ave; ricevuto
l'or~e di aun;en~ la produzione ili correttivi degli acciai. Noi potrem-
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mo Impegnarci anspettare queste produzioni sino aquando loro rispet·
teranno i paesi, i civili ei loro beni. Bisognerebbe cercare di portarli a
f~ solo la guerra tra noleloro, garantendo la sicurezza delle popolazio-
ni. Io penso che un patto del genere si possa fare senza venir meno ai
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Nella notte sul5 settembre idistaccamenti C3 eC5, al comando~
Lionello, compiono un sabotag~o alla strada di Bazeria. Nella stessa da·
ta Lionello ne scrive al comando divisionale: «Sono stato questa no~
sulla strada di Bazena con C3 eC5. Abbiamo lavorato indisturbati (i te·
deschi dovevano dormire nell'albergo), ma con scarsi risulta~ sembra
che in un paio di ~orni l'interruzione - se tale può chi~si - ~trà
essere riparata; og~, coi muli, sono passati. Esì.ch~ abbJalllo adoper~t~
un quintale di esplosivo eaperto due camere [di nuna] della profondi~
di m4xl. Si vede che la struttura della roccia non èfavorevole. OggJ,
nel pomeriggio, verso le ore 15,.i ~deschi, ,c~e erano ~ti st~e, han·
no bruciato una cascina nelle VJcmanze dell mteiTIIZlone. Segurremo at·
tentamente i loro movimenti• (Arch. ISRB, Q. V. 2).
·
Il Z7 settembre, in pieno ~orno, idistaccamenti Cl, ~' C4, C~ della
brigata «Lorenzini• al comando di Lionello, ,at~o e~o il pre·
sidio della Gnr di Bienno, accasennato nell edific1o scolastico; catturano
21 militi fascisti armi emolto materiale. Il tutto senza che sia stato spa·
rato un sol colp~ da ambo le parti. Lo stesso ~orno Lionello scive al ~·
mando di divisione: .Siamo stati oggi amezzodl in ppnto aprelevare m
blocco la Gnr di Bienno. Il colpo èriuscito ottimamente, senza sparare
una cartuccia, grazie all'azione decisa di una pattuglia di sette finti ted~
schi che si sono introdotti nella caserma.[...]Sarà bene che entro oggJ
avvertiate il comando Gnr di Breno che ci rifaremo senz'altro sugli os~
nel caso che venissero fatte rappresaglie in paese, da parte lo~ ode~
tedeschi. Noi, ad ogni modo, siamo tutti qui (anche Cl è. con nm) pronti
ad intervenire in caso di rappresaglie• (Arch. ISRB, Q. V· 2).
UE
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rozze.[...]» (Arch. ISRB, Q. V. 2).
teva mancare di determmare una più forte attività repressiva da parte
tedesca..Rastrellamenti, arresti di civili, minacce, perquisizioni, saccheggi,
nostri princìpi; li combatteremo lo stesso attaccando iloro reparti le lo·
ro vie di comunicazione, lloro trasporti. Nulla ci vieterà di far ~tare
gli autocarri quando usciranno carichi dallo stabilimento. Guarda un po'
se la cosa èfattibile; ne potremo parlare stanotte» (Arch. ISRB, Q. V. 2).
1'8 ottobre il comando di divisione comunica al podestà ili Bienno,
al quale èrecentemente ~unta l'assegnazione di frumento destinato al·
la popolazione civile, che «trattandosi di vettovaglie destinate esclusiva·
me~te alla popolazione civile ericonoscendo la necessità che detta popo-
laziOne ~ossa prov~edersl ili scorte per la stagione invernale, questo Comando tiene ad assicurare codesto Comune che nessuna azione verrà svol·
ta dai dipendenti reparti per una eventuale requisizione del frumento
in questione» (Are~. ISRB, Q. IV. 2). La lettera èfirmata dal comandan·
te della divisione «T. Speri», col. Libero Fiorentini ~seudonimo di Ro·
molo .~oli) edal commissario politico, avv. Leone Marchi (pseudoni·
modi L10nello), La lettera èforse l'ultimo atto firmato da Lionello in
questo periodo.
~~ lO ottobre, per una settimana, iilistaccamenti della brigata •Lo-
.(l) Si tlatta d'un gruppo di militari sovietici,~ a~ dei ~ese~, eh~ ~8 ~ttemb~ '43
erano fuggiti dai loro reparti ed avevano trovano rifugm presso 1gruppi dei nbelll eamum.
renzmi>> vengono tutti coinvolti in una serie di pesanti rastrellamenti te·
deschi ai quali partecipano reparti della Wehrmacht, delle SS, delle bri·
41
40
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(~ Fino all'ottobre '44, gli Alleati effettuarono iseguenti aviorifornimenti alle Fiamme Verdi
camune: 26.5.44 aMalghe Campelli; 9.6.44 aMalga Bassinale; 10.6.44 aColma di S. Zeno; 12.8.44
aMonte. Sparavera.
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efficacemente alla prevedibile sconfitta del nazifascismo.
«Rifletto brevemente- ricorderà poi Lionello -.Il viag~o mi atti·
ra; lo scopo del viag~o ancora di più[...]Partirò» (6).
La notte seguente, in bicicletta, in corriera, in treno inizia il trasferi·
mento aMilano, in compagnia di Antonio Ticozzelli (A. Monterosa), ad·
detto al Quartier generale del Raggruppamento Fiamme Verdi.
Nel diario storico del comando della divisione «T. Speri», il9 ottobre
1944, don Comensoli scrive: «Questa sera parte Lionello per la sua lun·
ga epericolosa avventura. Ritornerà1 noi lo accompagnamo con l'affetto
ei nostri voti augurali. Io lo accompagno con la preghiera. Il distacco
non èsenza lacrime. Questa notte si porterà.a Darfo, poi aMilano. Poi...».
E, aMilano m, lo attendono i contatti con irgen. Masini, la prepara·
zione del viag~o, l'allungarsi dell'attesa. Da Milano, in una sua lettera
del22 ottobre inviata per corriere al comando delle Fiamme Verdi in
Valcamonica scrive: «Sono trascorsi ormai quasi quindici ~orni dal mio
arrivo e... sono sempre qui, in attesa di poter partire. Forse og~ potrà
essere il ~orno buono. Almeno speriamo, ché sono quattro ~orni che
. continuo asubire rinvii di 24 in 24 ore. Molto mi hanno addolorato le no·
tizie vostre di questo ultimo periodo. Anche perché se fossi stato costì
avrei potuto rendermi utile in qualche cosa, invece di star qui a&onzo·
lare senza meta, eternamente in attesa di questa benedetta partenza.
Ad ogni modo spero che adesso la buriana sia passata enon abbia più
aripetersi. Sarei stato contento di ricevere notizie precise sul vostro conto
prima della partenza; ma stamane nulla è~unto da voi. Pazienza! Forse
qualche notizia mi potrà rag~ungere alla prima tappa dove, ho idea, do·
vrò trattenermi un po' di tempo prima che sia possibile proseguire» (Arch.
ISRB, Q. V. 2).
Ma le notizie che Lionello attendeva non arrivarono. Alla fine d'ot·
tobre, Bonfadini scrive al comando divisionale:«[...]Come ~à saprai [i
fascisti] hanno ripreso la moglie di Lionello. Mi hanno detto che la ten·
gono piantonata all'ospedale. Le avevo ~usto parlato la sera prima, con·
sigliandola di cambiare aria anche anome di Libero. Ma lei non ne volle
sapere.[...]» (Arch. ISRB, Q. V. 2). La signora Bice Pederzini era ~à
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gate nere italiane. Di conseguenze le Fiamme Verdi devono spostarsi
continuamente disperdendosi in varie località mentre iloro effettivi vanno
anche diminuendo di numero. Èquesto un periodo di grave crisi che, per·
dipiù, non investe solo questa zona ma un po' tutta la valle, dato che l'attività dei tedeschi si èintensificata ovunque in s~guito alle disposizioni
impartite dal feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante supremo
delle truppe tedesche in Italia: «Ordino l'attuazione di una settimana di
lotta contro le bande dal1'8 al14 ottobre 1944. Operazioni ~à predispo·
ste devono essere concretizzate su tale data. Entro il17 ottobre icoman·
danti della Wehrmacht edelle SS dovranno riferirmi sulla esecuzione
delle operazioni».
Atutto questo si deve ag~ungere la permanente deficienza di armi
emunizioni, mentre, con l'avvicinarsi dell'inverno, si fanno anche senti·
re la scarsità el'inadeguatezza di equipag~amento/ dei ribelli.
Il comando divisionale aveva previsto èhe si sarebbe ~unti ad una
situazione tanto difficile eaveva inutilmente inoltrato al comando allea·
to, quasi ogni ~orno, richieste di aviorifornimenti (5), Era così venuta
sempre più maturando, nel comando, la convinzione che si dovesse sta·
bilire con gli Alleati un contatto di persona enon solo per via radio. E
da tempo erano stati esaminati la situazione ed il modo di uscirhe anche
con il contributo di Lionello.
Nella notte sul9 ottobre, alle 24, avilla Giustina pr~sso Cividate Ca·
muno, si riuniscono il comandante della di~sione «T. Speri», Romolo Ra·
gnoli, il cappellano capo della stessa divisione, don Carlo Comensoli, il
comandante della brigata «F. Lorenzini», Giuseppe Bol)fadini, Lionello
Levi, v. comandante dellà divisione eil fratello Lui~ comandante del
distaccamento C3. Scopo della riunione, che fa seguito aprecedenti col·
loqui, èquello di discutere con Lionello la proposta di trasferirsi aMila·
no per esporre al comando del Raggruppamento divisioni Fiamme Ver·
di la situazione della valle ed attenerne l'appog~o organizzativo per re·
carsi nell'Italia liberata, presso il comando alleato. E'a questo chiedere,
ancora una volta, quella collaborazione equei rifornimenti di armi emezzi
vari che, finora, nonostante le tante promesse, sono stati del tutto insuf·
ficienti eche invece sono·necessari alle Fiamme Verdi per continuare
la guerriglia anche durante l'inverno e, più ancora, per riprendere con
mag~or intensità esu più vasta scala, dopo il periodo invernale, le ulti·
me econclusive operazioni militari, quelle che consentano di contribuire
(Gl Cit. da Vio.ggio nell'Italia liberata di Alessandro [Lionello Levi Sandri], Quaderni di 'il ri·
belle', n° 11, ed. clandestina.
(~ Per qualche tempo Lionello viene ospitato aMilano nella casa dell'ing. Enrico Olmo (Ber·
gamo 1889 · Chiari, Brescia 1978) in via Gaetano Negri, 4. Questa casa sarà, sino alla ime della
guerra, un punto di riferimento edi assistenza per molti elementi della Resistenza, particolarmen·
te per quelli legati alle fonnazioni Fiamme Verdi, ma anche un luogo di recapito per infonnatori
eper staffette in transito. Molte volte vi si terranno pure le riunioni del comando generale delle
Fiamme Verdi.
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stata fermata una prima volta, per breve tempo, aBienno durante una
retata di varie decine di persone compiuta dai militi fascisti. Questa voi·
ta, invece, si tratta di mesto. Dato il suo stato di avanzata maternità,
viene ricoverata all'ospedale di Breno equi trattenuta sotto sorveglian·
za. Verrà rilasciata eritornerà aBienno poco prima della nascita della
figlia Aurelia. Ma di tutto questo, Lionello non sarà informato fino al suo
ritorno.
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Una prima partenza avviene, dopo che altri progetti si sono dimp·
strati irreal~zabili, verso la Sv~zera con il progetto di passare poi 1~n
Francia per rag~ungere le truppe anglo·americane. Il tentativo, però,
non ha l'esito sperato perché gli svizzeri non lo consentono e, in questo
periodo, lasciano solo la scelta fra l'internamento in un campo per prbfu·
ghi eil rientro in Italia. Perciò Lionello ritorna aMilano. Da qui, ftnal·
mente, il18 novembre '44, inizia, con tre compagni, il cammino verso
la «Linea Gotica», la linea del fronte (B),
I quattro attraversano il Po aCremona abordo di una motobarca
tedesca grazie ai documen~i, naturalmente falsi (Lionello ha assunto l'i·
dentità di tale ing. Franco Novelli) di cui sono forniti eche prescrivono
atutti, nazisti e· fascisti, di dar loro aiuto eprotezione. Rag~ungono Pe·
corara (Pc) dove per tre ~orni sono ospitati dal comando di una divisio·
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2. Al di là della Linea Gotica
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(S) Uno dei compagni di Lionello èMaurizio Fracassi Ratti Mentone, marchese di TolTe Ros·
sano, Ferrari (Cherasco, Cn, 29. 7.190~ 1.4.1985). Dal set~mbre '43 ha partecipato alla Resis~nza.
Èstato membro del2° Comitato militare re~onale piemontese in rappresentanza della DC per
· il settore delle Langhe edell'Ossola; poi ha comandato la 105° brigata autonoma •Gen. Giuseppe
Perotti~ operante nel Monferrato. Ritornerà in Piemonte acapo dell~ missione itala-americana
088·2677-Monistown, paracadutata il16 gennaio '45 aSoglio MonfeiTato (At). Egli ha con sé una
documentazione affidatagli dal cardinale di Milano, l. Schuster, che dovrà recapitare alla Segre~­
ria di Stato vaticana. Un secondo compagno èun ufficiale inglese dell'lntelligence Service ed il ter·
zo èun amico del quale non si èpotuto reperire alcuna notizia.
In «Actes et documents du Saint Siège relatifs àla seconde gueiTe mondiale», vol. 11°, ed. Li·
breria Vaticana, 1981, ap. 677 èpubblicata una lettera del13 gennaio '45 scritta dall'Ordinario
militare in Italia alla Segreteria di Stato vaticana nella quale si dice che «il marchese Fracassi è
~unto aRoma qualche tempo fa dal Piemonte ove èacapo di importanti brigate di patrioti» por·
t&ldo infonnazioni relative ad un progetto della Curia vescovile di Milano per un accordo tra la
Resistenza ele truppe tedesche, nel caso di una ritirata di queste, allo scopo di evitare eccidi e
distruzioni. Segue, in calce, una nota redazionale nella quale si specifica che il marchese Fracassi
è«Crisroforo Fracassi Ratti di Mentone, diplomatico•. Questa nota appare imprecisa, tenuto conto,
come abbiamo fatto, di quanto èstato affermato dallo stesso Maurizio Fracassi in una sua relazione
pubblicata nel volume «Atti del Convegno internazionale: Missioni allea~ eparti~ani autonomi»,
ed. L'Arciere, Cuneò 1980, pp. 242 esegg., dalla quale abbiamo ricavato alcune delle notizie qui
riportate.
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ne parti~ana di «Giust~ia eLibertà» (GL). !121 novembre riprendono
il viag~o che li porta in numerose località delle province di Piacenza,
Pavia, Alessandria, Parma, Genova, La Spezia, Massa-Canara. Un viag·
~o perlopiù sulle montagne appenninfche, compiuto apiedi per un'ot·
tantina di ore più qualche altra ora con una vecchia vettura fornita di
falso permesso tedesco di circolazione, ocon altri diversi mezzi.
Numerose sono le difficoltà incontrate acausa dei vari rastrellamen·
ti tedeschi in atto nelle zone attraversate, per cui il loro cammino èspes·
so un andare etornare per sfug~re alle pattuglie nemiche. Diversi sono
anche gli incontri con reparti parti~ani presso iquali trovano assisten·
za ed ospitalità.
Scendono sempre verso sud, marciano sulle montagne apuane. In pro·
vincia di Massa-Canara, aGiucano di Fosdinovo, il parroco ed alcuni pa·
stori li aiutano atrovare ipassag~ meno pericolosi ma spesso più diffici·
li. Giungono aVinca di Fivizzano, poi aForno di Massa, paesi dove l'e·
state scorsa i nazisti hanno compiuto eccidi edistruzioni. Filtrano tra
le maglie delle posta~oni tedesche. Finalmente, alle lO di sera, ~ungo·
· no in prossimità del fronte. <~Due ~ornate di marcia, di 12 ore ciascuna
- sciverà Lionello - ci permettono di rag~ungere le linee eili passarle
senza incidenti. Nel traversare il Passo che con~unge l'Italia schiava
all'Italia liberata, mentre procuravo di non porre il piede fuori dalla pi·
sta segnata dalla guida onde non saltare in aria su qualche mina, ho sbir·
ciato l'ora: erano le 0,20 del4 dicembre '44» (9).
Alle 6del mattino sono in zona libera, aSeravezza, in provincia di
Lucca. Hanno condotto con sé, dopo averli disarmati, due soldati negri,
sentinelle americane, che li avevano fermati durante il cammino. Poi l'in·
contro con altri americani, ai quali era ~à stato segnalato il loro arrivo,
che li portano aPietrasanta, Viareg~o, Firenze. E~à il ~orno seguen·
te avviene il primo contatto col magg. Vincent Abrignani, comandante
dell'OSS/5th Army Detachment (IO).
(9) Cit. da Viaggio nell'Italia liberata, di Alessandro, Quaderni di 'il ribelle', n.ll, ed. clan·
destina.
(lO) L'OSS (Office of Strate~c Services) era il Serv~io USA di informazioni militari epoliti·
che edi operazioni clandestine contro il nemico soprattutto in territorio occupato dai tedeschi. Equi·
valeva all'inglese SOE (Special Operative Esecutive) che aveva in Italia una Se~one denominata
n. l Special Force (SF).
L'OSS/5 th Army Detachment era stato creato dal gen. William Donovan nell'agosto 1943 CO·
me distaccamento dell'OSSIAFRA del 15th Army Group (AFHA, Allied Forces Headquarters: Quar·
tier generale delle Forze armate alleate, operanti nella zona mediterranea; 15th Army Group: 15°
Gruppo di Arma~ comprendente la 5° Armata americana el'8° Armata inglese). Esso ebbe base
operativa prima aBrindisi, poi aCaserta ed infine aSiena nella villa Pog~o dei Pini. Come tutti
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i servizi deli'OSS, anche il 5th Anny Detachment era alle dipendenze del2677° Reg~mento OSS
(Provisional). Nell'agosto '44 questo reg~mento fu diviso in quattro compagnie aventi autonomia
operativa ma sottoposte alla supervisione dell'OSS/AFHQ. La 4° compagnia, o«-Company D», sta·
bill il proprio Quartier generale aSiena con il compito di coordinare le operazioni in Italia. Nella
prima metà del gennaio '45, per poter essere piu vicina alla linea del fronte eal Quartier generale
del 15th Anny Group, essa si trasferl aFkenze. Ebbe il controllo di tutto il personale OSS operan·
te nel teatro di guerra del Gruppo d'Armate. Ad essa spettò anche il compito di rendere effettivo
il collegamento tra le due armate ele forze della Resistenza. Sia il 5th Army Detachment che la
«Company D» erano formati con ufficali di ori~e italo·americana (cosi come lo stesso magg. Abri·
gnani) ma vi appartenevano anche alcuni civili enumerosi sottufficiali esoldati pure di origine italiana.
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cardi per la cooperazione tra le Fiamme Verdi el'aeronautica statunitense, per l'entità ela qualità dei rifornimenti ai parti~ani, per icolle·
gamenti via radio. Va detto subito che tali accordi si dimostreranno di
grande utilità per ambedue le parti: gli aiuti americani alle Fiamme Verdi
del Mortirolo ~ungeranno sempre tempestivamente, anche durante icom·
battimenti, anche acosì breve distanza di tempo dalla trasmissione del·
la richiesta, che le Fiamme Verdi qualche volta non riusciranno aprepa·
rare i fuochi di segnalazione aterra eguideranno gli aerei soltanto col
lampeg~are delle torce elettriche. Eanche di ~orno, quasi precipitosa·
mente, quando soltanto la sera avanti esse avranno quasi esaurito le ri·
serve di munizioni edi viveri.
Èin questo stesso periodo edurante questi colloq~, che matura ne·
gli americani la decisione di scegliere, per il ritorno di Lionello in Valca·
monica ma anche per l'invio di materiali edi altro personale, il campo
di lancio allestito dalle Fiamme Verdi sotto il Passo del Mortirolo, sul
versante camuno. Da vari mesi il campo èstato segnalato all'OSS, attra·
verso la radio del comando divisionale dislocata aFonteno (Bg) presso
la missione «Anticer», come atto aricevere sia materiali che uomini, sia
di ~orno che di notte (ll) • ELionello ha fatto comunicare al comando
del Raggruppamento Fiamme Verdi la notizia dell'avvenuta decisione
da parte dell'OSS, sin dai primi ~orni del gennaio '45. Se ne ha confer·
ma in vari messag~ (Arch. ISRB, Q. X. 3) trasmessi per corriere da En·
zo Petrini, commissario del Raggruppamento, ad André Petitpierre, uf.
ficiale di collegamento delle Fiamme Verdi con iServizi speciali alleati
in Svizzera, nei quali viene appunto riferita la notizia comunicata da Lio·
nello.
Gli americani assegnano aLionello - ed alla missione che egli co·
manderà - dei compiti precisi ed importanti:
l) raccogliere etrasmettere informazioni riguardanti l'identificazione e
la dislocazione delle truppe nemiche; individuare esegnalare i depositi
nemici; accertarsi dei risultati delle incursioni aeree alleate esegnalare
gli obbiettivi da colpire;
2) far compiere dai parti~ani azioni di sabotag~o degli apprestamenti
nemici secondo le disposizioni ricevute dal Quartier generale della 5° Ar·
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Dopo che i servizi alleati hanno verificato l'autenticità dei documen·
ti di cui Lionello ecompagni sono forniti, hanno inizio subito icolloqui
con i dirigenti dell'OSS: ·a Siena con il cap. André Bourgoin, francese,
responsabile dell'addestramento delle missioni da lanciare sulle zone ita·
liane occupate dai nazisti; aSiena eaRoma con imagg. Max Corvo, Vin·
cent Scamporino, Clementi, ecc., ufficiali dell'OSS. In particolare, Lio·
nello ha contatti anche con alcuni ufficiali del comando della 8° Armata
edella Special Force, ma sono pochi ebrevi colloqui nei quali egli viene
soltanto invitato adar loro tutte le informazioni in suo possesso relative
alla dislocazione ealla consistenza delle forze nazifasciste edi quelle par·
ti~ane. Però senza mai alcuna promessa, da parte inglese, di aiuti alla
Resistenza.
1113 dicembre '44, Lianello èaRoma ed èricevuto al Quirinale dà
Umberto di Savoia, luogotenente del Regno del Sud, dal quale si sente
soltanto ricordare ipiccoli paesi della Valcamonica che il principe ha ~~o­
nosciuto al tempo delle grandi manovre del re~o esercito. Due ~orni
dopo èacolloqui col sen. Alessandro Casati, ministro della guerra,~che
gli parla soprattutto delle gravi difficoltà in cui si trovano il governo e
icomandi militari italiani, della diffidenza degli Alleati aconsentire che
si costituiscano reparti italiani combattenti contro i tedeschi edella loro
intenzione di affidare ai nostri soldati solo compiti ausiliari.
111° febbraio, sempre aRoma, incontra il maresciallo Giovanni Mes·
se, capo di stato mag~ore dell'esercito· italiano. Nei ~orni seguenti ha
colloqui anche con altri generali econ ufficiali del SIM (Servizio Infor·
mazioni Militari, italiano).·
Più frequenti epiù proficui sono invece icontatti eicolloqui con gli
americani dell'OSS. Questi non si limitano solo ad una richiesta di infor·
mazioni militari epolitiche sulla situazione nell'Italia occupata, ma con·
sentono aLionello di svolgere più precisamente l'incarico col quale ève·
nuto nell'Italia libe~a; Icolloqui si svolgono soprattutto aSiena, nella
base del5/th Army Detachment. Possono così venire concretati gli ac·
(Hl
Il campo di lancio al Mortkolo ha le segg. caratteristiche: terreno ondulato sottostante
il Passo sul versante camuno; coordinate del centro del campo (Pin Point): long. WM. Mario 2°
84, lat. N. 46° 144; ampiezza m. 1500 per 800; quota m1800 s.m.; nominativo: Belvedere A. Chard.
Segnali di riconoscimento da terra: di notte trasmissione ogni 10 secondi della lettera Rcon luce
ross~; o~to lu~i ~ fuoc~ ~sposti aq~adr~to per lancio di persone, cinque formanti la lettera Tper
lanc1o di matenale; di giorno uso di teti al posto dei fuochi.
.
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mis~ioni OSS ~er il Nord Italia (13)e, in due valige, le radio ricetrasmet·
mata, Sez. G.-2 (Intelligence Section of division or higher straff=Sezione
per il Servizio di infonnazioni militari);
3) disporre operazioni di guerriglia in zone ein tempi stabiliti dal Quar·
tier generale della 5° Armata;
4) stabilire il collegamento con le missioni OSS residenti nelle zone limi·
trofe edisporre per la guida el'assistenza alle missioni che l'OSS potrà
successivamente inviare;
5) preparare ipiani per la salvaguardia delle industrie ein particolare
degli impianti idroelettrici.
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(!2) Pisrola Colt '45, mitragliatore Thompson, Marlen e, al poligono di tiro, mitragliatrice Brow·
ning cal. 9, mitragliatore Bren, mortaio 60 mm, bazooka.
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Alla fine del corso preparatorio, la missione «Franconia» viene tra·
sferi~a .a Cecin.a (Li) presso il comando ili partenza. Con essa c'è pure
la nussion.e «DICk», comandata dal cap. Giacinto Lazzarini. Qui esseri·
mangano moperose per vari ~orni, dato che le conilizioni atmosferiche
sulle z~ne alpine non ~o~sentono di effettuare aviolanci. Dopo un nuovo
trasfenmento aCasbghoncello (Li), finalmente, la sera del6 febbraio,
v~rs~ le. ore 20, n~ll'aeroporto militare di Rosignano Solvay (Li), le due
m~ss10m vengono Imbarcate su uno stesso quadrimotore Liberator, de·
stmate ad essere paracadutate la «Dick» sulla zona df Lecco ela «Fran·
conia» sulla zona del Mortirolo, tra Valcamonica eValtellina.
. .Superati i tiri di. sban:amento della contraerea sull'Appennino esfug·
giti alla presenza d1 caccia notturni sul Po, Lazzarini ed isuoi vengono
regolarmente paracadutati dopo esser stati preceduti dal lancio del ma·
teriale. Poi l'aereo si dirige verso la Valtellina: ~unto sul Mortirolo, quan·
do la botola è~à stata aperta, gli uomini si stanno preparando per il
s~lto ela luce rossa si è~à accesa, improvvisamente il direttore di lan·
c~o blocca le operazioni, l'aereo inverte il volo etorna aRosignano. Qui
s1 apprende che, per sbaglio, il materiale della missione «Franconìa» è
stato lanciato insieme aquello della missione «Dick» sui monti di Lecco.
Pèrciò la «Franconia» deve venire riequipag~ata ed attendere la nuova
parte~ sino alle ~re 21 del13 febbraio. Due Ore dopo vengono paraca·
dutati sulla neve di Mortirolo (l4). Lo stesso ~orno 13 febbraio Lionello
manda al comando divisionale quesro breve scritto: ,Finalmente ~no rien·
trato. Ebene. Ho bisogno di vederti. Se puoi avvisa anche i miei del mio
ritorno» (Arch. ISRB, Q. V. 5).
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Il3 gennaio, Lionello viene trasferito aSiena. Qui, alla villa Pog~o
dei Pini ed alla villa Serraglio, sedi del 5th Detachment edella «Comp~·
ny D» dell'OSS, egli riceve, con altri volontari provenienti dal Nord I~a·
lia, una rapida istruzione sul Servizio OSS, sull'uso delle carte di lanpio
per calcolare ecomunicare le coordinate, sull'uso di alcune armi (I2)i Si
tratta di un corso preparatorio, soprattutto teorico, senza l' esecuzjone
pratica neppure di un solo aviolancio. Equesto per il poco tempo dispo·
nibile, tenuto conto che, contemporaneamente, Lionello deve ancora con·
tinuare i colloqui con gli ufficiali dell'OSS.
!115 gennaio, in una trasmissione per Radio Sardegna, Lionello par·
la delle Fiamme Verdi ecosi ha modo ili stabilire un contatto con iribelli
della Valcamonica: «In una grande vallata delle Alpi lombarde, ~à im·
biancata di neve, lungo gli scoscesi sentieri appena segnati in mezzo agli
abeti eai larici, passano silenziose evigili le pattuglie dei patrioti. Alta
la penna sul cappello alpino, lo sguardo fiero ed assorto nella contempla·
zione delle vette lontane, pronti, armi ecuori, arintuzzare l'imboscata
el'attacco improvviso, le Fiamme Verili avanzano con il passo lento e
sicuro degli uomini della montagna.[...]Sanno che la guerra in monta·
gna sarà per loro ancora lunga,f dura; ma la guerra lunga edura èsem·
prestata la guerra~egli alpini[...]»,
Nello stesso periodo il comando OSS costituisce la missione «Fran·
conia» dallo pseudonimo Franco Novelli di Lionello, che ne èil coman·
dante. Gli altri componenti sono il ten. Vincenzo Starvag~ (Mario, Clappe)
di Catania eVittorio Maracchioni (Gigi) di Roma, marconista della Mari·
na militare italiana. Ad essi viene fornito l' equipag~amento tipo delle
tenti dotate di generatore di corrente apedali indumenti eviveri per
i paracadutisti.
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. (l~) Un abit~ bor~hese da indossare s~tto l'uniforme ~tare americana (e, su tutto, la tuta
di lanciO), casco di cuoio, scarpe. con suole di gomma eguanti da paracadutista· carte topografiche
quadr~t~~' un altro grup~o di carte re;anti ~e indicazioni di tutti iservizi stradali eferroviari;
quarZI di nserva per le radio; una cara~ma Wmchester atiro rapido, una pistola Colt cal. 12, un
pugnale, quattro bombe amano, una pistola da segnalazione, munizioni varie.
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• ~ ) N~l ~à cita~ n. ~l de~ Qua~e~ di 'il ribelle', Lionello descrive cosi il suo arrivo in Mor·
tirolo. «Il direttore di lanCio assicura il truo paracadute al gancio con la fune di vincolo emi fa verifi·
care la robuste~ del. congegno: 'O~y'1 Okay. Mi siedo sull'orlo della botola, ipieili penzolanti
nel vuoro... Sarò I! pnmo, alanCiarnu, esono al mio primo lancio... Osservo dalla botola la teiTa
che ~co~e,~otto ~me. Laereo perde velocità, splancia. Ci siamo. 'Okay', mi grida il direttore ili
lanCio. Go. Etru batte la ~o s~ una sp~a..Mi. do una leggera spinta esono nel vuoto. Precipi·
to.... La caduta dura sol~ un p~o ~ seconili: Pm tru trov~ sospeso nell'aria; sopra di me il paracadu·
~ SI ~ aperto... çer~o 1~ochl.~ li v~do bnllare al~e nue spalle. Tiro le corde per dirigermi verso
~ ess1 ... ~~o piedi ~ ~occhia, tru copro la faccia con le mani. Arrivo esprofondo in un metro
di neve. MI nalzo... M~ liber~ d~l paracadute... Sento delle voci. Mi stanno cercando. Faccio qualche
se~al~ c~n la lampadina. MI nspondono. Dopo due minuti sono di nuovo in mezzo ai miei compagni
partigtam»,
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3. Fiamme Verdi in Mortirolo
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Al Mortirolo la missione «Franconia» viene ricevuta dalle trentacin·
que Fiamme Verdi del ·Gruppo Sciatori Adamello•, ~stacca:nento.d~l·
la brigata .Antonio Schivardi», comandato dal maresc~allo del carab1rue·
ri Luigi Tosetti (Berti).
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.
.. .
Nei ~orui successivi l'operatore G1g1 tenta di collegarsi vm radio con
la base OSS, ma varie difficoltà tecniche non lo consentono. Soltanto dal
28 febbraio il collegamento può dirsi stabilito everrà mantenuto regolarmente. La radio della missione èsistemata nella sede stessa del co·
mando Fiamme Verdi. Nella sua relazione al comando dell'OSS/5th Army Detachment compilata aSie~a. il25 mag~o '~5, Lion~llo scrive: •Ne\
~orni immediatamente successlVI al nostro amvo abb1amo preso coll'
tatto con il comando della divisione Fiamme Verdi 'Tito Speri', opera~·
te in tutta la Valcamonica, da Pisogne al Passo del Tonale, econ il 00·
mando della brigata 'Schivardi', operante nell'alta Val~onica. Ad. es:
so comunicammo le istruzioni che ci erano state impartite sulle az~oru
da svolgere per la difesa del patrimoni~ industriale (~n~ .elettriche,
bacini, impianti) nonché per il sabotaggio delle comurucaz10ru ted~sc~~~
ottenendo assicurazione di piena collaborazione. Il comandante di diVI·
sione, per assicurare maggiòrmente l'attuazi~ne di ~.~ttive, ~in·
caricò di riassumere la carica, da me coperta sm dagh 1D1ZI del moVIDlen·
to, di vice comandante della divisione 'Tito Speri', con l'incarico specifi·
co di interessarmi di tali problemi edi tali azioni• (Arch. ISRB, P. II. 2).
Nei ~orni 15 e16febbraio si svolgono icolloqui col comandante del·
la divisione che èsalito in Mortirolo. Lionello prende contatto anche con
i distaccamenti di Fiamme Verdi della zona, mentre va ricercando ele·
menti che siano disposti afare da staffette eacollaborare nel servizio
informazioni. Da parte sua, Tos'etti informa Lionello circa la situazione
militare: dal15 febbr~o la zona di Mortiro)o equella ~cina di Guspess~,
occupata dalle Fiamme Verdi, sono q~i circonda~e dalle t~ppe fascl·
ste della le~one Gnr .Tagliamento•, qm fatte afflmre per ordi~e del generale tedesco Kotz, comandante della Wehrmacht operante mValca·
monica.
1122 febbraio verso le 10 del mattino, hanno inizio iprimi attacchi
fascisti, nettamente respinti dalle Fiamme Verdi. La sJtuaz~one st ~pete nei ~orni successivi: imiliti della ·Tagliamen~·, at~~o .da ~ver·
se provenienze impiegando anche quattro mortai, arnu che 1nbelli no~
posseggono; vengono sempre respinti e, in qualche caso, le Fiamme Verdi
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passano al contrattacco. Il giorno 27 ha luogo l'ultimo tentativo fascista
col quale si conclude questo ciclo operativo che vien detto battaglia di
Mortirolo edi monte Padrio.
Ne~ giorni seguenti Tosetti eLionello (che ora ha assunto lo pseudo·
n~mo di.Sandro) studiano la situazione nell'ipotesi che abbiano aripeter·
SI nuovi attacchi. Si tratta, in sostanza, di stabilire se convenga di più
abbandonare la zona Mortirolo-Guspessa, nella quale le posizioni tenute
dai ribelli sono onnai note al nemico, ·per riprendere la guerriglia in al·
t:e località, oppure conservare l'attuale sistemazione eprepararsi are·
s1stere ad oltranza. Tosetti eSandro chiedono il parere di tutti. Sulla
decisione che alla fine prevale, cioè di conservru:e le pos~ioni in Mortiro·
lo edi rinforzarne il presidio facendovi affluire una trentina di uomini
dal presidio di Guspessa, ha gran peso la considerazione delle difficoltà
lo~stiche che si dovrebbero affrontare per spostare i150 uomini dei due
presidi di Mortirolo eGuspessa con muli emolto materiale al seguito,
~a anche il fatto che il Mortirolo si èdimostrato un ottimo campo di lan·
cio sul quale, secondo quanto Sandra ha appena chiesto agli Alleati, si
attendono altri lanci sia di materiali che di persone.
Nella prima quindicina di marzo l'attività aMortirolo eaGuspessa
envolta soprat~utto arafforzare le preesistenti difese eaprepararne
di nu~ve. Tosetti eSandro concordano col comandante della brigata <(Schi·
v~rdi» (Clem~nte To~oli, Tino) un piano di collegamenti tra ivari grup·
p1 ele modalità per Il loro trasferimento arinforzo di pos~ioni sottopo·
ste ad eventuali nuovi attacchi nemici. Gli uomini vengono istruiti da Ma·
~o, della missione «Franconia», sull'uso del bazooka, su quello dell' esplo·
s1vo esulle tecniche per isabotag~ stradali. Quasi ogni ~orno rientra·
n~ ai gruppi l~ Fiamme Verdi che erano in licenza invernale oppure vi
giungono altn nuovi volontari che chiedono di essere arruolati. Sotto la
direzione di Mario si intensifica pure il Serv~io infonnazioni con la colla·
b~razio~e di alcune Fiamme Verdi edi gente del posto; interrogando i
disertori tedeschi ·si ottengono not~ie sulla dislocazione degli aeroporti
nemici, sulle linee di comunicazione esui depositi, sulle fortificazioni al
Passo del Tonale. Le infonnazioni sulla polveriera di Sonico trasmesse
agli Alleati, il30 ~ consent~anno all'aeronautica ameri~ di horn·
bardarla edistruggerla. Si raccolgono infonnazioni anche sulla disloca·
zione delle truppe nemiche nelle altre valli bresciane, sulla pos~ione e
la consistenza degli uffici fascisti etedeschi nella zona del lago di Garda,
sulla consistenza egli organici di alcune grandi unità nemiche come la
divisione fascista «Monterosa» che ha un proprio centro ili arru~lamento
anche in Valcamonica, aCemmo.
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del gruppo Fiamme Verdi del Morti , ,
Edoardo Alessi (Marcello)
drrolo, SI mcontrano con il ten. col.
nesi (!m econ il cap G' ' coman ante delle forze partigiane valtelli
visione Alpina GL.'
o
comandante della 1oDi:
devole collaborazione· viene p!~ Sl'ls~bll!scono ipiani per una vi~en·
d'una .divisione nella ~na d'azion~ ~~ll'e~po~eo ~assag~o ili reparti
caso ili attacchi nemici le operaz' .d a ra! Il reciproco appog~o nel
,
Iom acompiere 1 ,J!t
per aUJ!esa delle centralle1ettnche, il progetto di inte .
località Belvedere, sotto il Passo ~~ne della strada statale n. 39, in
ni nemiche tra Valeamoniea eValte~~c~;ler bloccare le comunicazio·
~:~::M t~\Cam~~o),
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Fiamme Verili.
Di tutti icollegamenti che iribelli del Mortirolo stabiliscono in que·
sto periodo, il più importante dal lato militare ècertamente quello con
0
la 1° Divisione Alpina GL di Valtellina. Ill marzo, Sandro stabilisce
un primo contatto con un gruppo parti~ano valtellinese dislocato in zo·
na di Trivigno (So). Seguono altre trattative finché il5 marzo, in Guspessa,
Sandro eNoHo di Carpegna (Gahi'U!lt), che èil commissario di guerra
52
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.In questo periodo, cioè nei . . !na . :
.
ed1 monte Padrio la repr . g'l~rm. se~tl alla battagha di Mortirolo
~ ~en~no arres~ti ~~~:~as~ta SI èfa:ta più intensa. Nei pae·
tiglaDI che sono trattenuti come ot ~~on ed ~che parenti di par·
catturati Giovanni Venturini (TI ~ ,aggl. ACorteno, il25 febbraio sono
l'intendenza della brigata
e;regorio
responsabili del·
saranno fucilati aMù J: Ed l 1'11 .. opo a.ver subito atroci torture
.d .
w oo apnle (l~ AM
'
statl al fascisti eimpri~onati 'l d , . . onno, vengono arrela Maria Minelli ved Melott"
esta G. Battista Minelli esua sorel·
Il6 marzo Sandr.ose I, aRempo ~ollaboratori delle Fiamme Verili
nve a agnolr [ ]Q
meroSI arresti di partigia . di !affi . «... msono stati operati nu·
che la ' Tagliamento" se nem, dre~b ette' ecc. Voci incontrollate dicono
terosa". Tino oggi avr, ~ an . eeche verrebbe sostituita dalla "Mon·
a orse un mcontro coi tedeschi·Vedremo cosa ne
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Un impegno che tocca soprattutto aSandro èquello diretto alla pro·
lezione dei bacini idroelettrici edegli impianti industriali. Egli stabili·
sce contatti con il capo della centrale dei laghi d'Avionei cui bacini sono
racchiusi 26 milioni di metri cubi d'acqua: si organizza la loro prote~one
in modo che, al momento della ritirata, itedeschi non facciano saltare
le ilighe. Ha contatti con dirigenti ed operai di industrie locali, con il ca·
po del servizio bacini della Eilison ili Valcamonica, predispone con loro
un piano ili difesa eorganizza squadre operaie all'interno degli stabili·
menti. Nella precitata relazione per l'OSS, Sandro scrive: ·l tedeschi,
che pur da tempo ilisponevano in Valcamonica di una squadra tecnica
di 12 guastatori per il sabotaggio delle centrali edegli impianti elettrici,
squadra che avrebbe poturo essere appoggiata sino all'ultimo ~orno dali~
truppe della Wehrmacht in ritirata, non hanno potuto realizzare il milll·
mo sabotaggo etutti gli impianti, ibacini ele centrali della valle si trpvano in perfetta efficienza.[...]In data 1° aprile, con il messag~o f3llio
n. 81, comunicavo che per la difesa degli impianti, bacini ecentrali della
Valsaviore avevo riunito in tale zona ein quelle più vicine, tre ilistacca·
menti partigiani costituenti la brigata Fiamme Verdi 'G. Cappellini'; chiedevo un lancio di armi, munizioni emateriale vario. In data 26 aprile,
poi, ho chiesto con messaggio radio n. 38 un lancio su Mortirolo per ar·
mare le squadre interne degli impianti, centrali ebacini dell'alta Valca·
monica. Né l'una né l'altra richiesta vennero esaudite ele squadre do·
vettero pertanto essere armate con le poche armi individuali disponibili
mentre l'intera brigata 'Cappellini' poté completare il proprio armamento
solo al momenW della ritirata nemica, con le armi catturate all'avversario•.
Sandro, però, si interessa anche per far ~ungere alle Fiamme Verdi
di tutte le altre brigate della provincia le istruzioni per la tutela 'delle
industrie edelle centrali eletgiche. Il7 marzo, scrive aRagnoli: ~...]
Ènecessario coordinare il lavoro di tutta la provincia eili quelle vicine,
anche ai fini del rifornimento dei mezzi di difesa per la tutela degli im·
pianti [...]• (Arch. ISRB, Q. V. 5). Alla lettera èanche accluso il testo
di una circolare preparata da lui stesso, da inviare atutti icomandi delle
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(l~ Edoardo Alessi ufficial d.
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Irato il5 febbraio'45, a;eva ~:- carabm_rerl, nel set.tanbre '43 era sconfinaro in .
~!:·=~~::dìtutre~e~=o~~~~~:rn:~eAJ~::
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(I6l Il b . o una patWglia fascista efucilato
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•Francoaveva inviato la se aggru~~to, Enzo Petrini (Giulio. B I .camere del!
il com·
verso la radio dl~re ~IIDICIIZlone, datata 28 febbraio ad And:ni) a.no~ del gea Masini
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perché, altra·
ma pmso Filmme V . an ruu Mortn-olo: ·Prego oomuni
eda questa
di punto Causa diffi ~ seguente messaggio da parte di Giuli Bcan; F~oolDISsione 'Francocomunicare con voiooun collegamento staffetre est in
Fiamme Ver·
200 fascisti saliti iJat ~ ~~ere ooll~gamento con divisione Val:o di, questo .oomando per
alt Provvedere subito brilll'O.Ilo tt Attesi al Sondrio circa 2lJJO [militi
.mon!J punto Circa
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un renitente di p·Ian di~Beorno,erdi(VItale
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Ghiroldi).(Vittorio Negn· eG'IO·
~~asmessa Uo~W: ~~ ~ ~osse
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allestim:n~ c~mando
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per~;ne distactamen~~al~=~~daj~~ca
~u~tor~~~~s~iliJ~~~~
sub~to fuori il paese, sotto il fuoco di una mitragliatrice pesante Co
salterà fuori (J8l, Ma intanto che fare per quegli ostaggi1 Li possiamo la·
sciare nelle loro mani senza tentare nulla1 Qualcuno di essi deve avere
anche parlato ecosì ifascisti hanno trovato macchine, moto eanche viveri. Ritieni opportuno un colpo di mano per prendere anche noi degli
ostaggi1 Io, certo, preferirei che prima potessero aver luogo idue lanci
che ho richiesto eche, data l'urgenza che ho fatto, non dovrebbero tar·
dare eccessivamente. [...]• (Arch. ISRB, Q. V. 5). Ragnoli, però, consiglia di non compiere, per ora, operazioni per catturare ostaggi.
1116 marw, Sandro, Tosetti, Gabrielli ed una trentina di Fiamme
Verdi scendono precipitosamente da Mortirolo aMonno perché sono stati
infonnati che in questo paese è~unto un gruppo di fascisti travestiti
da ribelli eche due Fiamme Verdi sono state catturate. Quando perii
ipartigiani ~ungono aMonno, ifascisti si sono ~à ritirati eiloro due
pri~onieri, uno èferito, sono riusciti afuggire.
me
amorte~. Tosetti, che dall'autunno scorso èstato il loro coman·
~te ed ha d1Vlso con loro tanti sacrifici, lascia tutte le Fiamme VerI muna ~rofo~~ ~epressione. Aciò si ag~unge la sensazione che
~~a bre~e JfascJstJ ~~overanno i loro attacchi. Per l'uno eper l'al·
o~otJvo, ~~o ntJene necessario spostare tutta la brigata ·Schivardi» no~che il di~taccamento C7 della brigata •Lorenzlni» da Guspes~ ~ M~~lo .. Gh uomini così si sentiranno meno isolati epiù difesi·
mo .re l nnforzt permetteranno anche di meglio proteggere il campo di'
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laneto.
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Lo stesso 6marzo, Tino scrive aRagnoli: «[, ..] Og~ ho avuto un colloquio con itedeschi
eho parlato loro molto chiaramente come da tue direttive datemi ecioè: liberazione dei nostri pri·
~onieri, allontanamento della 'Tagliamento', non &p]lllggiare i fascisti nei rastrellamenti, ~. Di
tutto ciò, però, non ho avuto una precisa risposta. Una cosa sicura saprò fra tre ~orni[...]» (Arch.
ISRB, Q. V. ~.
(lBl
54
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. , Lo stes~ 21. mar~~~ San~ scrive al comando di divisione: •[...]Notizie prov~menti da pm fonti annunziano un nuovo forte rastrellamento
[...]. c.onsJd~rato che la pos~ione di Gnspessa èdifficilmente difendibile
ec~eil nenuco ha mess_o ormai l'occhio anche su tale zona, tanto che ha
ordinato lo s.~m~ero di tutte le cascine, d'accordo con Tino ho ritenuto
:pp~~un~ di.numre al Mortirolo tutta la brigata. Il movimento ha luogo
lgJ.. osbtmremo co~ un altro forte caposaldo che ci pennetterà di chiu·
lere mun vero cercino di fuoco irastrellatori che lasceremo entrare nel·
acon~a. Penso eh~ ormai non ci sia altro da fare che dar loro una lezione
seve~sstm~. Perciò s: vengono, li lasceremo avvicinare enon li lascere·
m~~ PI.u uscrre. Anche Il versante valtellinese èfortemente d:ceso I
ta1 mi pr
fi d
w • mor·
. eoccupano mo a un certo punto. Anzitutto attendiamo illan·
~~~c~~bd~;~be portarcene quattro; poi siamo troppo ben mascherati
Q. ~.1'15)~ Js terreno per costituire un facile bersaglio.[...~ (Are~ ISRB,
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Mentre aMortirolo le Fiamme Verdi continuano ilavori di sistema·
zione delle postazioni, prepanmo ricoveri contro itiri dei mortai emina·
no ipassaggi che portano ai capisaldi, continua l'afflusso di nuovi elementi che chiedono d'essere arruolati. Equesto accresce ogni ~orno i
problemi per il reperimento dei viveri. Cosl alle 7del mattino del18 marzo
una quarantina di Fiamme Verdi, al comando di Sandro eTino, scendo·
no aMonno. Bloccati tutti gli accessi al p~se, requisiscono iforni efan·
no cuocere il pane. Provvedono anche altri viveri etrasportano il tutto
in Mortirolo adorso di mulo.
Il ~orno precedente era partita da Mortirolo una pattuglia di sciatori al comando~ Tosetti per prendere contatto con alcuni collaboratori
di Aprica. Due ~orni dopo, alle 3del pomeriggio, mentre la pattuglia
sta tornando aMortirolo, l'esplosione di una bomba amano che teneva
nello zaino uccide Tosetti. ll211]1arw, Sandro scrive al comando divisio·
naie: ~...]La morte diTosetti èStata una vera botta del destino. In que·
sti ultimi tempi aveVa rischiato cento volte la vita usCendone sempre incolume; l'ultima aMonno, il ~orno 16. Erano venuti irepubblicani eavevano catturato due dei nostri.[...]Appena avuta la notizia siamo scesi,
ma siamo arrivati dieci minuti dopo che i repubblicani avevano sgom·
brato il paese. Tosetti si èallora precipitato verso il basso esi ètrovato,
abb~ fatto as~varsi ~essuno lo sa. [...]• (Arch. ISRB, Q. V. s).
.
:e~ le 6de.lla stessa sera, mentre da Guspessa stanno aftluendo
~ ortll'olo le .Fiamme Verdi della •Schivardi•, tre quadrimotori B24
eratorsl~nctano sul campo di Mortirolo due missioni, una inglese del·
la n. l Special Force el'altra americana dell'OSS ., 1. . .
con il materiaJe(19l.
'pm VarJ e&nta!MI'S
(19l L . . .
annss10ne mglese èagli ordini del m Manfr
.
fred Czernin, n. aBerlino nel1913 maL dr aggj ed Beckett (che mrealtà si chlama Man·
aerea d'Inghilterra come pilota della RAFo~ ~~e 1962) ~he, do~o aver preso parte alla battaglia
~ta al comando della divilione Fiamme V 0coman ~~ di IJ!l'altra Bone inglese aggre
èIl ten. Julian Matthews (che in realtà si chl O~o~po Fnuli~. yiCe comandante della missione
co~tiere d~egato della Banca Commercial~mliano Md~~li ed è~li.o di. ~~e Mattio~
epOI del partito d'azione). Gli altri componenti dli an,a, ~o eJ ~ndaton di «GmstlZla eLibertà»
edue marconisti, il serg. Williams eil caporale Jnn~siOnlesoQno il cap. ~e~son (detto mohicano)
e ac aw ey. uesta ,11llSSJOne non èdestinata al
d,
55
f'
Aqueste due missioni, negli stessi ~orni, se ne ag~ungono altre.
Il24 marzo ~unge apiedi, proveniente dalla Valtellina econ la guida
di alcuni parti~ani valtellinesi, un ufficiale francese, il magg. De Mit·
chel. Altri quattro componenti della missione di cui egli èil comandante,
~ungono, sempre apiedi, i127 eil28 marzo (20),
114 aprile, alle 10 di sera, viene paracadutata da un aereo americano
la missione italiana «Finch Grape 2°», composta dal comandante Ennio
Tassinari (Ennio) edal radio operatore Gino Capparini (Re~. Destinati
alla zona del lago di Garda, non possono rag~ungerla erestano in Morti·
rolo.
116 aprile, viene paracadutata, da aereo americano, la missione ita·
liana «Norma-Lampone», comandata dal cap. Alessandro De Hartingen.
(Sandra Trento) ecomposta da Antonio Capasso (Antonio) edal radi1
operatore Giuliano Gazzea. Anche questi restano in M.ortirolo sino ali~
fine d'aprile quando il comandante eil radio operatore si trasferiscono
aBolzano.
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HA
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I tedeschi, che attraverso i loro informatori hanno certamente avuto
qualche notizia di quanto avviene al Mortirolo, cercano contatti con iri·
belli e, attraverso intermediari, fanno sapere d'essere disposti ad accor·
darsi con essi. Ma Sandra non si fida e, per la stessa via, fa comunicare
ai tedeschi che le Fiamme Verdi non possono discutere accordi con chi
ha fatto eseguire tre rastrellamenti contro di loro ad uno dei quali hanno
direttamente partecipato. Egli comunica che prima di avanzare nuove
proposte devono: l) far liberare tutti gli elementi appartenenti alle Fiam·
me Verdi catturati in Valcamonica dal l0 gennaio in poi dalla Gnr oda
altri reparti fascisti otedeschi, anche se è~à stata pronunziata senten·
za nei loro confronti dai tribunali tedeschi orepubblicani; 2) far liberare
tutti icittadini, maschi efemmine, catturati come favoreg~atori oin qua·
lità di ostag~ dal l 0 gennaio in poi da parte di tedeschi odi fascisti; 3)
far sgomberare l'intera Valcamonica dal Tonale allago d'Iseo dalle for·
ze fasciste esclusi inormali presìdi della Gnr atutela dell'ordine pubbli·
co. Ristabilita così la situazione quo ante si potranno esami.nare ediscu·
tere le proposte tedesche. «Se le richieste di cui ai punti 1·2·.3 non ven·
gono accolte erealizzate entro enon oltre il ~orno l 0 aprile, riprendere·
mo completa la nostra libertà d'azione» (Arch. ISRB, Q. V. 5).
Sull'argomento, Sandro scrive il31 marzo al comando divisionale: «[...]
I tedeschi hanno avanzato delle proposte. Ho rispo~to che prima di di·
scutere devono far liberare tutte le persone catturate in valle dal l0 gen·
naio ad og~. Il termine che ho concesso scade domani sera. Devono inol·
tre far allontanare i fascisti. Penso che ormai si debba agire senza esita·
zione esenza pietismi. Per la morte di Cappellini (21), cinquanta morti
loro ci vogliono. Mi dispiace di scrivere tali cose proprio il ~orno di Sa·
bato Santo, ma non posso proprio fare ameno[...]» (Arch. ISRB, Q. V. 5).
1
Mortirolo bensì alla divisione GL «Orobica» ealla brigata,Fiamme Verdi «Fratelli Calvi». Perciò
i due groppi si trasferiscono tutti nel Bergamasco: il2~ nimo Pe~s~n eun ~arconista ~cen~ono
in media Valcamonica epoi passano nel Bergamasco, 1131 marzo 1nmanentl vanno ali Apnea e
poi, per la val Caronella, rag~~gono la v~ Bondione. ~li. uni egli altri. v~ngon~ accompagnati
per un lungo tratto da alcune F1amme Verdi. Qualche notlZla su questa miSSIOne s1 trova m: Nor·
man L.R. Franks, D®ble Mission, W. Kimber, Londra 1976.
. .
La missione amricana, denominata «Offence•, èformata dal magg. Dick Ramer, comandante,
dal cap. Bill Doak, dal cap. Sam J. Drake, dal ser~. ~oe Ross~, interpre~e,,e,d~ marc~~sta serg.
Stanley. Questa missione avrebbe dovuto trasfenrst presso il comando di diVlstone a~1v1date Ca·
muno. Rimase invece bloccata in Mortirolo eprese parte atutta la seconda battaglia.
(20) Tutta la missione era entrata in Italia dalla Svizzera ed aveva preso sede, per qualche
tempo aLivigno (So) presso la missione americana •Spokane• (paracadutata il4 marzo, composta
dal ~gg. Loorber, c~mandante, dal cap. Vi~ Gianni~, d~ ser~. ~nrico ~n~r eda.due m~coni·
sti; successivamente fu completata con una .cmquantma ~ uommr ~ uftic~ah esoldati). De ~t~hel
ed isuoi veiTanno accompagnati da due Ftamme Verd1 aMalé, mTrentmo, eda qm, con lmuto
di guide di Malé, andranno in Valsugana dove resteranno fino alla fine della gueiTa.
56
Il l0 aprile, domenica di Pasqua, tra le 7ele 12, settanta Fiamme
Verdi, al comando di Tino e'Gabrielli econ la direzione tecnica di Mario,
partono da Mortirolo per rag~ungere, coi muli carichi di esplosivo, la
località Belvedere sulla S.S. 39 (Edolo-Tresenda), all'altezza del Km 38.
Rag~unta questa posizione all'una del2 aprile, fanno saltare 65 metri
di strada provocando un varco profondo 25 metri. L'interruzione potrà
essere riparata solo aguerra finita. L'operazione èla risposta delle Fiam·
me Verdi alle ambigue proposte di trattative fatte dai tedeschi, proprio
allo scadere dei termini fissati da esse nella predetta loro intimazione.
Nel pomerig~o dello stesso ~orno di Pasqua arriva aMortirolo il
comandante ili divisione Romolo Ragnoli (ora si fa chiamare Viftario) che
ha fatto apieili per montagne tutto il tra~tto da Cividate. Nei quattro
~orni di permanenza al Mortirolo egli eSandro hanno vari colloqui con
Marcello, comandante dei parti~ani valtellinesi, econ i membri della mis·
sione «Offence». Si fanno progetti per nuove azioni di sabotag~o strada·
le; in riunioni con icomandanti dei vari distaccamenti Fiamme Verdi si
stabilisce ili raggruppare questi in due brigate, la preesistente «Schivardi»
ela nuova «Lui~ Tosetti». Il4 aprile viene anche costituita, con ampia
autonomia, la «Zona Operativa Alta Valle», al comando di Sandro (vice
2
. ( ll Giacomo Cappellini (Cerveno, Bs, 1909), maestro elementare, presti~oso comandante del
distaccamento CB della brigata Fiamme Verdi «F, Lorenzini», ferito in combattimento ecatturato
dai fascisti il21 gennaio '45, viene fucilato aBrescia il24 marzo successivo.
57
1
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L'interruzione della S.S. 39 colpisce duramente itedeschi. La le~~ne «Tagliamento» ricevè l'ordine di preparare un attacco decisivo CQh·
tro i ribelli del Mortirolo. Infatti 1'8 aprile cominciano a~ungere aSan·
dro not~ie di movimenti econcentramenti di truppe nemiche. Èeviden·
te che il loro obbiettivo non può essere che il Mortirolo, divenuto uno
dei campi di lancio più importanti d'Italia esul quale - il nemico ne è
certamente informato - sono avvenuti numerosi lanci di viveri, armi e
munizioni. Qui, infine, le Fiamme Verdi hanno continuamente accresciu·
to ipropri effettivi che, ora, hanno raggiunto un complesso di 220 uomi·
ni divisi nelle due brigate «Schivardi» e· «Tosetti». «Ogni brigata- seri·
verà Sandra nella precitata sua relazione per l'OSS - compr~ndeva qùat·
tro gruppi fucilieri·mitraglieri, un gruppo artiglieria emortai oltre aun
gruppo comanda con un nucleo di sabotatori, antisabotatori ebazooki·
sti. [...]Grazie ai lanci effettuati dall'OSS nell'ultima settimana di marzo
enella prima di aprile, disponevamo di due pezzi da 47/32, noVe mortai
da 60 mm, nove mitragliatrici pesanti Breda, numerosissimi fucili mitra·
gliatori Bren eBred(quattro bazookas, molte armi aUtomatiche indivi·
duali aripet~ione, mun~ioni abbondanti», Aciò si ag~unga una scorta
di viveri in scatola edi generi di conforto.
1'8·9 aprile Sandra fa piazzare tutte le armi nelle postazioni. Il ~or·
no 10, alle 6,30, comincia l'attacco nemico, preceduto da un intenso bom·
bardamento dell'artiglieria tedesca da 105/14 edei mortai fascisti da 81
mm che, per circa un'ora, battono le postazioni parti~ane eil fabbricato
O' albergo alto) dove èsituato il comando. Una cannonata distrugge la
radio della missione «Offence», ma verrà poi messa in funzione quella di
riserva. Dopo il bombardamento comincia l'attacco della fanteria, ma il
fuoco delle anni automatiche dei ribelli lo stroncano. «Da allora - scrive
58
Sandra - sino al ~orno 15 gli attacchi delle fanterie si succedettero ai
bombardamenti dell'artiglieria dall'alba al tramonto. Ma inutilmente. Dal
nemico non venne conquistata una sola posizione né catturati una sola
arma oun solo pri~oniero». Dal15 in poi le fanterie nemiche non ripeto·
no iloro attacchi ma continuano amartellare coi mortai le posizioni delle
Fiamme Verdi. Il ~orno prima, 14 aprile, itedeschi hanno ritirato dalla
zona di Incudine, dove erano piazzati, iloro cannoni ese ne sono andati.
Però ifascisti hanno messo in linea altri mortai da 81 mm, due mitraglie·
re da 20 mm, alcuni pezzi da 37 ealtri da 47 mm. La guerriglia èdiventata guerra di pos~ione. Il Mortirolo èstretto d'assedio ed anche iviveri
scarseg~ano. Molte volte iparti~ani dispongono solo di viveri asecco.
Ma ~à il ~orno 13, ed era prevedibile, èarrivata la crisi: il bombar·
damento dell'artiglieria tedesca protrattosi, quel ~orno, per dodici ore
consecutive, ha lasciato il segno egli uomini sono depressi. Molti spera·
no che il comando decida di abbandonare il Mortirolo per trasferirsi in
altra località, forse in Valtellina. Alle 7di sera Sandro riunisce arappor·
to comandanti evice comandanti, commissari di brigata edi ilistacca·
·mento. Fa presente che le perdite sinora sono state modeste (un morto
tre feriti gravi ed altri in modo leggero), assai più rilevanti quelle del
nemico. Ricorda che armi emunizioni non mancano eche ilanci degli
alleati ne forniranno altre. La situazione dei viveri èpiù preoccupante
ma non disperata grazie al sicuro rifornimento per via aerea, anche se
non potrà che trattarsi di viveri asecco. Ricorda che le difese apprestate hanno stroncato ogni attacco ed hanno resistito bene. Abbandonare
il Mortirolo costerebbe la perdita ili molto materiale equella del campo
di lancio. In tal modo itedeschi si assicurerebbero la via della ritirata
verso la Valtellina ed il Passo dello Stelvio, con grave pericolo anche per
la ilivisione alpina GL.
Aquesto punto, Sandra chiede ad ognuno dei presenti la propria opi·
nione. All'unanimità si decide ancora per la resistenza ad oltranza.
UE
comandante Tino, commissario Gabrielli) alla quale faranno riferimento
tutte le attività militari epolitiche fino al termine della guerra eanche
dopo. Infme, vengono predisposti due piani operntivi (A eB). Il piano
A, da applicare nel caso che la Germania chieda l'armistizio quando la
Valcamonica non èancora stata liberata, stabilisce icompiti dei coman·
danti di brigata, le norme relative allo stato di guerra, le azioni da svol·
gere nei centri abitati enei confronti dei reparti tedeschi odelle forze
armate repubblicane odegli iscritti al pfr, ecc. Il piano B, da applicare
qualora la ritirata tedesca si compia attraverso la valle, dispone per la
difesa delle centrali, dei bacini, degli stabilimenti, per il sabotag~o delle
comunicazioni nemiche, per l'eliminazione dei presìdi militari tedeschi
efascisti, ecc.
i
Il19 aprile Sandro manda atutti iilistaccamenti una lunga comuni·
cazione nella quale, tra l'altro, scrive: «Come ènoto, per il servizio rifor·
nimento viveri il comando provvede direttamente all'assegnazione ai ffi.
staccamenti dei viveri disponibili provenienti dai lanci odai modesti ac·
quisti che in questi ultimi ~orni si sono potuti effettuare in Valtellina.
L'assegnazione èfatta in ra~one del numero dei conviventi al rancio ·e
deve essere utilizzata per il numero previsto di pasti. Ho notato, aque·
sto proposito, un certo disordine in quanto alcuni gruppi hanno consumato prima del tempo l'assegnazione ed og~ si trovano in dllficoltà. Bi·
59
/
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Lo stesso 26 aprile, dopo che ha sentito dalla radio che l'Italia del
nord èquasi tutta libera dall'occupante nazista, Sandro prepara per il
comandante della «Tagliamento» una comunicazione che due civili reca·
piteranno il mattino seguente. In essa egli scrive: «Avrete ascoltato an·
che voi, og~ alle ore 13, la radio di Milano liberata. Anome del Comita·
todi Liberazione Nazionale edel Comando Generale Alta Italia, vi inti·
miamo la immediata resa incondirionata.
Solo tale atto può salvare la vostra vita, quella dei vostri ufficiali e
dei vostri le~onari, ameno che non dobbiate essere sottoposti aproce·
dimento penale per altri reati.
Vi avvertiamo che, secondo gli ordini che ci sono stati impartiti dal
60
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gen. Cadorna, comandante generale del Corpo Volontari della Libertà,
ogni militare del sedicente governo repubblicano fascista che non si ar·
rende alle Formazioni dei patrioti, sarà passato per le armi.
Il vostro passato di soldato èfuori discussione, sebbene, purtroppo,
la vostra attività bellica si sia diretta in questi ultimi tempi esclusiva·
mente acombattere ed uccidere patrioti italiani.
Appunto avoi, che siete un soldato, vogliamo chiedere se non rite·
nete sia ~unto ormai il momento ili cessare ili spargere sangue italiano,
dal quale spar~mento solo nuovi motivi di odio eili vendetta potranno
sorgere nel cuore del nostro popolo.
Assumetevi la responsabilità di una risposta scritta in ~ornata. Il
vostro silenzio sarà ritenuto ad ogni modo come rifiuto di aderire alla
intimazione ili resa.
Viva l'Italia!» (Arch. ISRB, Q. V. 5)
Il ~orno seguente, in previsione della prossima occupazione della valle
da parte delle Fiamme Verdi, Sandro comunica atutti idistaccamenti
le disposizioni cui attenersi nel momento in cui i reparti si muoveranno.
Nella stessa ~ornata si v~rifica un nuovo attacco dal versante val·
tellinese condotto da un reparto ili SS italiane. Esso si esaurisce sul ve·
nir della sera.
In questa stessa sera il parroco di Monno porta aSandro il rifiuto
ad arrendersi da parte della <<Tagliamento». Lo stesso ~orno, 28 aprile,
Sandro manda un'ultima comunicazione al comandante della Le~one fa·
scista: «Abbiamo ricevuto la sua risposta negativa alla nostra intimazio·
ne di resa, intimazione fattale anome del Comitato di Liberazione per
l'Alta Italia.
Avevamo creduto di parlare da soldati italiani ad un soldato italiano,
dal quale ci ilividevano diversità di ideali edi concezioni politiche, ma
al quale ci dovevano unire ancora ilegami derivanti dall'aver tutti ap·
partenuto ad uno stesso esercito che un tempo aveva combattuto gli stessi
nemici della nostra Patria.
Ci siamo sbagliati. Lei, signor Merico Zuccari, no~ èpiù un soldato
enemmeno un italiano. Lei èun volgare esanguinario capo bandito, al
soldo dei nemici d'Italia. Cerchi pure di difendere ancora isuoi padroni
tedeschi, continui pure afar versare sangue italiano; continui aminac·
ciare ead attuare rappresaglie contro le popolazioni innocenti.
Nessun militare della "Tagliamento" sfug~rà alla pun~ione che lo
attende.
Vi iliamo una sola parola{ esiate ben sicuro che la manterremo: noi,
Fiamme Verdi della "Tito Speri", vi ~ustizieremo tutti». (Arch. ISRB,
HA
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sogna mettersi bene in testa che il comando non ha riserve segrete e
non possiede una bacchetta magica per far saltar fuori farina eriso per
igruppi che hanno consumato prima del previsto le loro assegnazioni[...]»
(Arch. ISRB, Q. V. 5).
Qualche volta Sandro riesce ad ottenere un po' ili viveri freschi por·
tati da qualche pattuglia che èriuscita afiltrare attraverso le maglie dello
schieramento nemico. Ma si tratta sempre ili poca cosa, insufficiente per
sfamare 220 uomini. «Durante la seconda battaglia del Mortirolo - seri·
verà Sandro sempre nella sua relazione all'OSS - abbiamo ricevuto quat·
tro aviolanci, due iliurni - uno dei quali con tre apparecchi - edue not·
turni - ili cui uno con due apparecchi. Avemmo così l'inilispensabile ri·
fornimento ili viveri (per oltre una settimana non avemmo adisposizio~~
ne che i viveri dei lanci, avendo esaurito le riserve enon essendo poss!·
bile far salire dalla valle irifornimenti), ili medicinali, di armi emunizip·
ni. [...]Senza gli aviolanci, al terzo ~orno di combattimento avremmo
dovuto abbandonare le posizioni per mancanza assoluta ili munizioni e
viveri. Gli aviolanci, poi, hanno contribuito moltissimo atenere elevato
il morale degli uomini che, sentendosi fermamente appog~ati dagli Al·
leati, non dubitarono, nemmeno nei momenti più critici, ili poter difen·
dere ad oltranza le posizioni del Mortirolo. Tanto io che la missione <<Of·
fence» richiedemmo anche l'intervento dell'aviazione da combattimento
per colpire le posizioni nemiche. Il ~orno 12 aprile volarono sulla zona
tre caccia bombarilieri ma non riuscirono ad individuare gli obbiettivi
fascisti, abilmente mimetizzati enascosti; successivamente l'intervento
aereo non poté verificarsi p~r le avverse condizioni atmosferiche (nebbia)»,
L'asseilio nemico dura fino al28 aprile, anche se le Fiamme Verili
riescono qualche volta ariprendere operazioni di guerriglia oainviare
pattuglie per il rifornimento dei viveri. Nei ~orni 25-26 aprile, poi, ifa·
scisti rinnovano iloro attacchi ma vengono ancora respinti.
Q. v. 5)
'
61
4. Una testimonianza
Lo stesso ~orno, Sandro manda anche alcune pattuglie in perlustra:
zione equeste gli riferiscono che fascisti etedeschi stanno cerc~ndo di
ritirarsi. L'ultima intimazione di resa al comandante della «Taghamen·
to» rimane senza risposta.
L'indomani, 29 aprile, all'alba, viene inviato un centinaio di Fiamme
Verdi ad occupare Monno. Ipatrioti vi ~ungono mentre ifascisti stanno ·
sgombrando il paese, diretti al Passo del Tonale.
Terminano così icombattimenti di 220 Fiamme Verdi contro una forza
di 2500 uomini, fra fascisti etedeschi.
HA
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62
25 aprile 1991
nelle mie meditazioni ili questi ~orni, sovente mi èvenuto
alla mente Lionello, la cui morte mi ha molto addolorato, così come deve
aver commosso tutte le persone che lo conoscevano.
ALionello ero molto affe~onato. Avevamo vissuto assieme i~orni
del Mortirolo: lui comandante di tutti igruppi lassù confluiti, io vice co·
mandante epoi comandante del gruppo ClO, chiamato anche «gruppo
del Reno», altro grande amico scomparso prematuramente eil cui ricor·
do mi èparticolarmente caro (23),
Lionello, come tu sai, si era fatto paracadutare nel mese di febbraio
del '45 in Mortirolo, zona disabitata, impervia ericoperta di neve, data
la sta~one invernale.
Lanciarsi da un aereo nella oscurità della notte, in quelle condizioni
di terreno, non era una facile impresa. Aveva, certamente, un alto gra·
do ili pericolosità, il che richiedeva sangue freddo ecorag~o, qualità che
Lionello aveva eche esercitava con il cervello, non lasciando nulla al pu·
ro istinto, all'improvvisazione. Lionello, infatti, disdegnava tutto ciò che
sapeva d'improvvisazione, di vuota epura avventura. Tutto esaminava,
discuteva edecideva solo dopo aver fatto emergere gli aspetti positivi
enegativi del problema che doveva risolvere. Ma, adecisione presa, non
si faceva afferrare dal dubbio, non aveva ripensamenti di sorta; era fer·
mo nel perseguire gli obiettivi individuati escelti.
La sua forte personalità aveva come componente una carica umana
che affascinava. Seppe comandare con senso di grande responsabilità ed
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(22) Per la sua attività di resistenza venne concessa aLionello Levi Sandri la Medaglia d' Ar:
gento al Valor Militare con la seguen~e motiv~one: «~alo,roso edeciso combattente della lotta di
liberazione, organizzatore sagace, ~mator~ un~areggtabile, ~ava apporto. altamente apprezz~to
al sorgere ed all'affermarsi .del mo~I~ento ~ r~siste~ delle Fiamme Verdi ~ella Valle Camomca:
Dopo aver svolto attività di gue~gha, ~eruva ~ncmcato dal suo ~o~ando di R.aggrup~~ento di
prendere personalmente contatti con gli Alleati, per con~~etar~ azt~ru ed orgaruzzare ruub. Passa·
te apiedi le linee nemiche ed effettuato accortamente lmcanco nc~vuto, tornav~, p~acadutat~
fra isuoi, ad assumere posizioni ~ ~espon~abili~à co~~ coma~dante ~ un gruppo di bngate. P~rti·
colarmente rifulgevano le sue doti di capacità, di deciSione edi coraggto durante la lunga, san~o:
sa evittoriosa resistenza da lui organizzata esostenuta asbarramento della valle sulle posiZioru
del Mortirolo, contro ingenti forze appog~ate da artiglierie e~ortal».
.
Valle Camoruca, settembre 1943 · apnle 1945
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Caro Dario,
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'
prova semplice eschietta di quanta affeUuosa ammirazione legava Lio·
nello agli uomini che egli aveva comandato.
Gildo era stato partigiano dall'ottobre 1943 in media ein alta Val
Camonica, poi Fiamma Verde nel d~taccamento C10 della brigata «A.
Schivard~> ecombattente del Mortirolo.
Era nato aSonico, Val Camonica, il2.#.1922 ed èmorto aBrescia
il19.1.1992 dopo uoo lunga sofferenza affrontata con grande coraggio
ed0nitosa umanità.
AH
La zona dell'alta Valcamonica, però, èancora teatro di altri combat·
timenti. Ad Edolo si èstanziata una grossa colonna corazzata tedesc'
in ritirata· forte di circa 2.000 uomini, con molti carri armati, autoblindp
esemove~ti diretta verso il Passo del Tonale. Nel pomerig~o del ~O
aprile, San~, due ufficiali della missione ·Offence• edue comandaJ!ti
delle Fiamme Verdi scendono ad Edolo ad intimare la resa al coman·
dante della colonna, magg. Niibling. Ma senza attenerla. 111° maggw
le Fiamme Verdi attaccano l'intera colonna che ha in~iato amuoversi.
Il combattimento dura, con varia intensità, tutto il ~orno. Nel primo po·
merig~o di fronte alla enorme sproporzione di armamento, per evitare
che l'abi~to di Monno venga distrutto, Sandro ordina alle Fiamme Ver·
di di occupare posizioni all'esterno del paese. Durante la notte la colon·
na tedesca completa il trasferimento oltre il Tonale..
,
112 mag~o le Fiamme Verdi occupano Edolo. Qui si stabilisce il co·
mando della Zona Operativa Alta Valcamonica. Nei ~orni seguenti, San·
dro assume tutti i poteri civili emilitari ·e subito emana le disposizioni
relative all'occupazione dell'Alta Valle eal passag~o delle amministra·
zioni civili alle dipendenze del comando stesso. Comicia per la Valcamo·
nica la vita democratica (22).
La leUera·che qui segue èstata scritta da Gildo Adamini ed èuna
(2a) Angelo Gulberti (Reno), nato aRino di Sonico (Bs) il21.1.1918, morto ad Edolo (Bs) il
27.10.1968. Parti~ano combattente dall'ottobre 1943ln media ein alta Val Camonica, poi coman·
dante della brigata Fiamme Verdi «A. Schivardi» durante le battaglie. del Mortirolo.
63
GIOVANNI FALCHI
L'IMPEGNO PER L'EUROPA
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All'inizio del1961 si era aperta, nella Commissione della Comunità
Economica Europea aBruxelles, la successione del Commissario ili na·
zionalità italiana preposto agli Affari sociali. Il ]Jrot Petrilli che - col
sen. Caron, l'altro Commissario italiano- aveva ottimamente operato
nella primissima Commissione Hallestein, rientrava infatti in Italia per
assumere la presidenza dell'I.R.I.
Alla Rappresentanza diplomatica d'Italia presso la CEE - ove allo·
ra io lavoravo - si seguivano con una certa trepidazione le voci 'roma·
ne' circa gli orientamenti in merito alla nuova prossima designazione.
,Era essenziale infatti, in quel!a fase cruciale della costruzione europea,
che la personalità ili chi venisse designato fosse sicuramente all'altezza
della capacità dimostrata edel presti~oacquisito dai due primi commis·
sari italiani.
Una sera, discorrendone tra amici, Cappelletti, funzionario della Com·
missione CEE, se ne uscì osservando: «Ah, se il governo si orientasse
verso qualcuno veramente solido eal ili sopra della mischia!» «Chi, per
esempio», interloquì un ~ornalista. Dopo una pausa di riflessione, Cap·
pelletti rimanda: «Un Levi Sandri, ad esempio». Consenso immeiliato di
tutti ipresenti ed esortazione aCappelletti (che si sapeva aver l'orecchio ili un'alta personalità governativa di allora) ili passare l'idea aRoma.
Pochissimi ~orni dopo, mi rag~unge una telefonata dall'Italia. Era
Lionello: «Sai, mi propongono di venir designato come membro della Com·
missione CEE ... ma mi sembra una funzione molto alta... per la quale
non credo ili essere adeguatamente preparato... l'Europa ècosa troppo
importante... ».
La solita genuina umiltà, che ne accresceva il rispetto.
Considero titolo d'onore per me d'aver contribuito, con quella serra·
ta discussione telefonica, aconvincerlo ad accettare proprio perché «l'Eu·
ropa ècosa troppo importante».
Come tutti gli uomini solidamente impastati ili onestà eili intelligenza,
Levi Sandri non dissimulava le dosi di dubbio che alimentavano il suo
innato bisogno di riflessione nell'affrontare qualsiasi problema. Efu que·
sta, all'inizio, la sua sigla nel lavoro comunitario: nel lavoro colle~ale -
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avendo sempre presente il valore della vita degli uomini al suo co~an:
do. Ebbe inoltre, il merito el'attenzione di non modificare le funzwm
ele resp~nsabilità proprie dei comandanti dei gruppi che componevano
il presidio del Mortirolo, la cui ba~~a fu vinta, in gra~d~ mis~, per
la sua capacità di organizzare edi dirigere. Nonsaprei dire se, muna
situazione diversa, cioè senza la presenza di Lionello in Mortirolo, sa·
rebbe stato possibile resistere per ben ventidue ~orni all'accerchiamento
delle forze soverchianti della le~one «Tagliamento». Edico questo sen·
za nulla voler togliere al valore, al merito, al corag~o dei singoli coman·
danti di gruppo. La guerra ili posizione non era confacente ai gruppi par·
ti~ani.ll pericolo di qualche cedi~en~, q~di, poteva sorg~re emette·
re in crisi l'intero schieramento ilifens1vo. L10nello seppe unificare le vo·
lontà eilirigerle verso la vittoria finale. Fu, questo, un grande meritr.
Quando fu paracadutato, Lionello, per iparti~ del Mortir~lo er~
uno sconosciuto, perché aveva operato nella meilia Valle Camomc~ pn·
ma di raggiungere le linee alleate epoi farsi paracadutare in Mortll'lllo.
Ben presto, però, per le cose dette manzi, seppe farsi stimare ebe~ vo·
Iere da tutti. Era cosl iliventato il capitano Sandra, equesto grado, che
aveva come ufficiale di complemento dell'esercito, premesso al nome di
battaglia, non aveva sapore di gerarchia militare, di naja; veniva usato
per lui, per esprimergli st~, fi~ucia e. rispetto; ~ 1~,, ~à ~bero ~oce~t~
universitario ricco ili stuili eili espenenza; alm, pm anziano di nOI ili
poco più d'~ decina di anni. Nonvoleva, però, sentirselo dire, e~ ar·
rabbiava quando glielo si faceva rilevare in tono scherzoso. E«capitan~
Sandro• restò, per i parti~ani del Mortirolo, anch~ quando! ~opo l~ Li·
berazione assurse alle più alte cariche della pubbhca amnumstraztone.
Teneva a~entirsi chiamare col nome di battaglia econ tale nome si fir.
mava quando scriveva oricambiava gli auguri per le festività.
Lionello fu per me una guida sicura eun maestro.di ~ta: La sua ~orte
mi vivifica i ricordi ili una parte importante della nua. gwvmezza vissuta
con lui.
.·
Caro Dario, sono dolci ricordi che ho voluto condividere con te che
hai stimato Lionello, come lui ti stimava. Gildo.
65
Mentre alcuni dei presenti tentavano di cambiar discorso l'esordiente
Llonello intervenne con serafica pacatezza: ·Mi dispiace di ~on poter in·
tera~ente condividere la sua opinione. Considero che un ~urista, qua·
lora sta dotato anche di senso politico, potrebbe riuscire un ottimo com·
missario. Secondo me sarebbe invece calamitoso un politico, anche se di
alto curriculum, che ag~ungesse la mancanza di senso ~uridico ad uno
scarso senso di opportunità. Se occorrono asfalto ecemento per costrui·
re autostrade, altrettanto sono indispensabili diritto esenso ~uridico
per le costruzioni politiche che vogliano reggere». Non vi furono repli·
che.
Mai perentorio osupponente, adifferenza di vari dei suoi otto colle·
ghi, le argomentazioni di Lionello, se eran sempre lucide, apparivano tal·
v.olta come marcate da una certa timidezza. Era solo un effetto superfi·
ctale della sua scarna epiana tecnica di espos~ione, dato che chi non con·
divideva quelle argomentazioni otentava di ribaltarle, finiva invece per
constatarle invalicabili.
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espesso rovente - della Commissione europea. La sua pacatezza, le sue
penetranti richieste di approfondimento, avolte venivano scambiate per
incertezza oper evasività. Isuoi interlocutori, soprattutto ipiù bollenti
osuperficiali, ogni tanto ricavavano l'impressione di una certa freddez·
za, di valutazioni riduttive nel confronto con l'importanza delle analisi
odelle intu~ioni di cui si ritenevano portatori.
Ma, poi, le professeur cominciava ad analizzare, come se esponesse
dei dubbi ase stesso. «La sua tesi mi piace, ma non mi convince», era
spesso l'esordio. Eseguiva un'elencazione, precisa efluida, dei modi coi
quali si potevano migliorare un orientamento ouna proposta, aumentan·
done anche il grado di accettabilità. Oppure la drasticità ili un ~udizio
negativo veniva levigata da una serie di argomentazioni, ~uriiliche epo·
litiche, che il presentatore di una richiesta odi un progetto non era arfi·
vato apensare.
·
Nei dibattiti comunitari Lionello si rivelò subito capace ili valutare,
acolpo d'occhio, da quale parte stesse la prevalenza delle ragioni, f~sse
pure al 51%. Ma non poteva esimersi dallo scandagliare anche quanto
poteva esserci di non trascurabile nell'eventuale rimanente 49% d~le ar·
gomentazioni edelle posizioni antitetiche: mirando sempre, costruttiva·
mente, ad «assorbire il buono, dissolvendo l'erroneo».
Molti dei suoi colleghi della Commissione europea, in quella fase pio·
nieristica enell'ebbrezza di una supposta sovranazionalità (in pratica ili
là da venire), amavano considerarsi i 'ministri dell'Europa'. Anche per·
ché avevano alle spalle insignì carriere ili parlamentari eili membri di
governo o, almeno, di superesperti ili pianificazione edi politica econo·
mica. Si era tutti curiosi di vedere come quei commissari avrebbero ac·
colto il nuovo collega, meno titolato politicamente, professore, alto buro·
crate eper di più ~ureconsulto.
· .
Mi pare che valga la pena ili, citare, in proposito, un piccolo, sintoma·
tico episodio mondano di quelle iniziali ~ornate comupitarie di Levi San·
dri. In un 'salotto buono' di Bruxelles, un deputato del Benelux, dalle
opinioni politiche piuttosto malferme ma dalle enunciazioni sempre ca·
tegoriche, ebbe una sera il discutibile gusto di esporre ai presenti, fra
iquali Lionello, le proprie opinioni sulle caratteristiche indispensabili per
fare, di qualsiasi membro della Commissione, un buon Commissario eu·
ropeo. Ovviamente, dichiarò che erano indispensabili una lunga militan·
za politica-parlamentare; esperienza di incarichi di governo; oratoria e
capacità di sbrogliarsela in qualunque circostanza. Con l'intrepidezza del
gafftur, quel deputato arrivò anche adichiarare che ipeggiori commis·
sari erano esarebbero sempre stati gli scienziati e, soprattutto, i ~u·
risti.
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Ognuno dei nove membri ,di cui era composta nel1961la Commissio·
ne europea (due per ciascuno dei Paesi mag~ori, Francia, Germania ed
Italia, ed uno per ciascuno dei tre Paesi del Benelux) era preposto ad
un settore primario di responsabilità. Sia perché il prof. Petrilli, cui Lio·
n.ello era succeduto, era stato titolare degli Affari sociali, sia per la spe·
cifica competenza scientifica ed amministrativa che possedeva nello stesso
settore, aLionello venne affidata la diretta gestione proprio della politi·
ca sociale comunitaria.
Egli ne fu soddisfatto. Ene precisò subito, con la sua solita semplici·
tà, la ra~one politica. «Non si creda di poter costruire l'Europa soltanto
att~averso le discussioni ele intese di comitati tecnici, di gruppi di esperti
odi do ut des alivello ministeriale. Né l'Europa può esserci data dalla
laboriosa defin~ione di liste, dalle combinazioni di cartelli, dal ribasso
odallo stesso abbattimento delle tariffe doganali. Sono tutti elementi ot·
t~mi, fattori necessari; ma non sufficienti. Occorre per prima cosa, l'ade·
s10ne delle masse, di tutti ipopoli dei Paesi della Comunità[.. ,] Pertanto
occorre una politica sociale intelligente che faccia partecipare tutti quel·
li che concorrono al ciclo produttivo eche consenta un'equa ripart~ione
dei benefici dell'espansione»,
«Una politica sociale che dimostri la sua superiorità nei confronti delle
po:itiche ~ociali nazionali dei singoli Stati, può avere un grande ruolo,
puo effettivamente portare la grande mag~oranza delle popolazioni dei
nostri Paesi ad aderire aquesta idea di Europa ed acostituire la base
più solida per la costruzione europea. Insomma, se s~emo capaci di svol·
67
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Il 'settore sociale' risultava in effetti uno dei più 'sensibili' escabro·
si fra i molti che il Trattato di Roma apriva all'azione, ed alla responsa·
bilità, della Commissione europea. .
.
Diversamente dalla 'politica agricola' odalle 'regole di concorrenza'
odalla 'unione doganale', ecc. la 'politica sociale' ècaratterizzata nel Trat· ·
tato di Roma - salvo pochi obiettivi concreti dei quali diremo - dalla
genericità edalla imprecisione delle basi ~uridiche (ad esempio gli.~t.
2e117 nonché il tanto discusso art. 118). Inoltre, nel settore sociale,
il terre~o risultava minato anzitutto dalle gelosie edalle diffidenze di
quasi tutti igoverni che non vql~vano in~missi~ni de!la. Commission~
europea in campi ein- problemabche da ess1 conSJdeJìlltl nservato doDll·
nio degli organi sovrani nazionali. ·
In sostanza la Commissione, ed in specie il Commissario preposto
agli Affari socWl, venivano at~v~si comp~ssi su tre l~ti: 1°) l'~ro
ed aprioristico atteggiamento di van goverru; 2°! le. esorb1~ ed,1vel·
leitarismi sindacali che pretendevano dalla Comnnss1one un acntico tutto
esubito' in rapporto arivendicazioni troppo scarsamente elaborate emo·
tivate eche spesso miravano afar passare, via Bruxelles, proposte eri·
chieste ~à respinte nelle rispettive capitali nazionali; 3°) infine l'arei·
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Ela sfula partì
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gna 'vigilanza' delle organizzazioni imprenditoriali che le induceva atrincerarsi dietro la passatista equazione 'progresso sociale= aumento dei
costi di produzione'.
Contro un tale sfondo, più nero che rosa, l'azione di Lionello si impo·
stò esi svolse lungo le seguenti cinque linee essenziali.
l) Realizzare rapidamente ecompiutamente gli obiettivi specifica·
mente indicati dal Trattato. In sostanza: a) realizzazione progressiva della
libera circolazione dei lavoratori nello· spazio CEE (artt. 48·49); b) scam·
bio di giovani lavoratori (art. 50); eguaglianza ili trattamento, per lo stesso
lavoro, fra lavoratori elavoratrici (art.l19); istituzione del Fondo socia·
le europeo per facilitare l'occupazione, la mobilit~ geografica equella pro·
fessionale in ambito comunitario (artt. 123-12n; defin~ione dei 'principi
generali' per la realizzazione di una politica comune di formazione pro· ·
fessionale (art. 128).
Aquesti· obiettivi si ag~ungeva quello del coordinamento delle pre·
stazioni di sicurezza sociale per i lavoratori migranti, obiettivo che ave·
va avuto un brillante erapido principio di attuazione già col l0 gennaio
1959 mediante i due Regolamenti nn. 3e4che richiedevano però molti
completamenti emodifiche.
Tutti questi obiettivi, diciamo ex lege, furono attuati in anticipo sui
tempi previsti dal Trattato. Alcuni dei principali Regolamenti conobbe·
ro anche successivi ag~ornamenti che ne accrebbero efficacia eportata
al punto, avolte, di aprire varchi per andare oltre il Trattato, riuscendo
ad allentare ifreni disperatamente azionati, secondo i temi, dall'uno o
dall'altro dei governi membri.
2) Pur dando ogni attenzione allo 'spirito' delle formulazioni ~uridi·
che del Trattato, si doveva tener ben presente che «coesistono in esso,
in materia di politica sociale, metodo sovranazionale emetodo intergo·
vernativo, norme eprocedure strettamente comunitarie enorme epro·
cedure che ancora si ispirano ai criteri della cooperazione fra Stati» (2).
Occorreva, di conseguenza, operare instancabilmente per creare, nelle
coscienze dei responsabili governativi nazionali edei partners sociali i
genni fecondi di interpretazioni evolutive. Tali interpretazioni, cos~t·
tivamente estensive, sono potute ilivenire avolte (ma sempre dopo mol·
te resistenze iniziali) formulazioni ~uridiche ('Regolamenti') di più am·
pio respiro in confronto alla clausola·base iscritta nel Trattato. Ed in que·
sta azione 'amplificatrice' un ruolo assolutamente positivo èstato sem·
pre assolto dalla Corte di Giustizia del Lussemburgo.
UE
gere questa politica socffi!e, di dare questo~~ :s~ale' atutta la
Comunità, avremo costrmto una base vera, mdistruttibile, per la futura
Europa» (l),
Era facilmente prevedibile che una così lun~rnirante ed impegnati·
va visione della politica sociale comunitaria, se era sicuramente necessa·
ria era altrettanto sicuramente in anticipo sui tempi. Neseguiva che
le :esistenze egli attriti da superare sarebbero stati di grande durezza.
Lionello se ne rendeva conto, tanto più che l'unico metodo che intende·
va adottare non era quello di cercar di piegare le resistenze, ma, addirit·
tura, di riuscire amutarle in consenso. Il complesso di nonne offerto dal
Trattato in materia sociale era infatti cosi limitato elabile che mai si sa·
rebbe riusciti ad andare oltre di esso, come pure era necessario fare, r
meno che l'aspra dialettica di quel periodo tra Commissione egoveTi
aproposito di competenze edi diritti di .iniziativ~ no~ si fosse risolta!~
un general~zato consenso per il consegmmento di fim che fossero un~rumamente condivisi.
yedi in p~icolare ,~ probl~i aU~li della C~unita Economica Europea: prospettive
ecanomwhe epolttwhe dell tntegrazWM, m: «Le Comumtà Europee aGenova», Genova 1964.
2
()
(}} Discorsi ~ Parlamento Europeo; anni 1965-1970.
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AH
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HA
AH
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Le cinque basilari 'linee d'azione' sopra ricordate possono apparire,
og~, quasi ovvie. Ma consentono di misurare la lunga strada percorsa
dall'idea edalla Comunità europea, ove si ritorni con la mente alle 'sde·
gnate' reazioni ealle intransigenti resistenze che quelle linee d'azione
suscitarono in seno ai mi~isteri eai governi nazionali ili Paesi membri
via via che esse venivano formulate eproposte, nei primi anni Sessanta,
da Levi Sandri, commissario europeo preposto, appunto, alla politica so·
ciale della CEE.
In effetti, alcuni dei principali governi membri negavano che la Co·
munità potesse aver~ una propria politica sociale e.sostenevano che le
uniche responsabilità della Commissionei consistevano nell'attuare quei
pochi articoli del Trattato che prescrivevano specifiche realizzazioni in
campo sociale. In pratica, delle cinque grandi linee d'azione, la compe·
tenza della Commissione avrebbe dovuto essere limitata alla prima sola·
mente. Soprattutto si contestava, in molti ambienti governativi, che la
politica economica esettoriale della CEE dovesse subire interferenze
ocondizionamenti da parte della politica sociale. Ed ancor più si conte·
stava che la Commissione europea potesse intrattenere con le orga~·
zazioni nazionali dei lavoratori edegli imprenditori delle relazioni che
non fossero 'filtrate' attraverso il beneplacito, ed il controllo, dei rispet·
tivi governi nazionali.
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La polemica fu, in quegli anni, talmente tesa che i 'ministri sociali'
arrivarono asospendere le loro periodiche riunioni per oltre due anni.
Ancor peg~o: alcuni di loro proposero addirittura di effettuare le riu·
nioni del 'Consiglio Affari sociali' ... tenendo fuori dalla porta la Commis·
sione europea, interlocutore invece imprescindibile, per prassi eper
norma.
Fu una vera guerra di logoramento fra un uomo pressoché solo (il
Commissario Levi Sandri, sempre però sostenuto - sia pure avolte con
eccessiva cautela - dai presidenti che si alternarono alla guida della Com·
missione europea) ei ministri del Lavoro edella Previdenza Sociale de·
gli Stati membri (salvo l'italiano e, nell'epoca in cui fu ministro, l'olande·
se Veldkamp), Efu, alla fine, la vittoria della perseveranza, edelle buone ra~oni d'Europa.
Ma fu lunga edura. Lionello prese il bastone el'umiltà del pellegri·
no andando avisitare ricorrentemente idiversi ministri nelle loro sedi.
Rispondeva ad atteg~amenti, avolte quasi in~uriosi, con la pacatezza
di tesi ineccepibili per chi credeva nell'Europa. Da grande ~urista dota·
to di senso politico, sapeva che il Trattato nelle sue clausole sociali, era
molto fra~le eche occorrevà pertanto poter 'andare oltre il Trattato',
Ma per far questo la via obbligata Oo abbiamo ~à visto) era quella di
ottenere il 'consenso'. Un consenso generalizzato che avrebbe colmato
le lacune del Trattato ereso possibili azioni politiche ed innovazioni strut·
turali basate sull'unanimità delle decisioni.
Per arrivare aquesta svolta fondamentale, Lionello frenava ogni al·
tro suo impeto, tranne la forza del ra~onamento, anche quando era di
fronte al più rozzo politicante che casualmente si trovasse ad occupare
una poltrona ministeriale. Ela svolta cominciò adelinearsi. Poco apoco
ipre~udizi cadevano. Le 'forze sociali' cominciavano acomprendere che
la sol~one di molti loro problemi av~va bisogno del fulcro di una politi·
ca sociale comunitaria. Dopo il secondo clwck petrolifero, il problema della
disoccupazione dominava la programmazione economica esi guardava
al coordinamento delle politiche nazionali per esco~tare efficaci iniziati·
ve di contrasto. Nessun dato èpiù 'sociale' della politica d'impiego edel·
la lotta alla disoccupazione. Da molte parti si scopriva la validità dell'af.
fennazione fatta da Levi Sandri durante la solenne celebrazione svolta·
si aGinevra del50° anniversario dell'Organizzazione Internazionale del
Lavoro. Un'affermazione che avrebbe certo reso felice Albert Thomas,
il fondatore dell'OIL edel BIT: Il faut que dans la réalité le 'social' rè·
gle et guide l'économique.
Nel lasciare la CEE per rientrare in Italia nel1970, Lionello aveva
preparato un 'docmnento' informale che riassumeva ifrutti delle sue espe·
UE
3) Sventare, con constatazioni di fatto, la meccanica - edi sovente
non disinteressata - tesi che il perseguimento degli obiettivi economici
dell'integrazione avrebbe automaticamente risolto squilibri erivendica·
zioni sociali eavrebbe assicurato, senza bisogno di specifici sforzi, quel·
l'armonioso progresso sociale che, nelle parole di Levi Sandri, è«da con·
siderarsi uno degli obiettivi di .fondo dell'Unione europea».
4) Respinto un aprioristico primato dell'economia sul sociale, occor·
reva dimostrare che il progresso sociale si realizza, assai più che con ini·
ziative oistituti con etichetta sociale easè stanti- fra l'altro scarsa·
mente previsti, oconsentiti, dal Trattato - col permeare delle esigenze
sociali tutte le altre politiche. Vale adire: considerare erisolvere i pro·
blemi sociali all'interno stesso di ciascuna 'politica comune' (industriai~,
agricola, energetica, ecc.). Fare in modo, quindi, che il dato sociale di~­
nisse gradualmente un prius condizionante di ciascuna politica com~ne
e, in generale, dell'insieme della politica economica.
'
5) Immettere ipartners sociali acollaborare pienamente, con fotme
gradualmente più istituzional~zate, in tutte le fasi (dalla concezione, al·
l'analisi, all'attuazione) dei processi che possono sboccare su pratiche rea·
l~zazioni per un consistente progresso sociale.
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·In quegli anni intensissimi, fra iproblemi sociali notevole attenzione
veniva data al miglioramento delle 'condizioni di lavoro' ed in particola·
re aquel complesso di misure che, con formula francese, venivano indi·
cate come anwnagement du temps de travail: in primo luogo l'introdu·
zione general~zatadelle 40 ore settimanali. Da tali mistiTe era tacita·
mente inteso che venissero esclusi i... commissari, gli alti dirigenti ei
loro segretariati. All3° piano del 'Berlaymont' (il palazzo in vetro, ac·
ciaio ed amianto in cui aveva sede la Commissione europea) gli orari di
lavoro, infatti, erano francescani. Equando, atarda sera, si usciva, eia·
scuno aveva nella sua borsa un buon peso di fascicoli edi note che, dopo
(a) V. «Gazzetta ufficiale della CEE», 11 marzo 1970. Inoltre, v. «Discours du Vice President
de la CEE et President du Groupe Affaires Sociales àla 53° Conference Internationale du Travail;
Genève 1969. Editions de la Conunission des Communautes Européennes).
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esser stati letti ed annotati, dovevano tornare sui tavoli da lavoro la mattina seguente per gli staff-meeting ele deliberazioni della ~ornata.
Nonera certo meno pesante delle altre la serviette che Levi Sandri
portava con sé ogni sera per il lavoro da smaltire acasa, dopo la cena
eprima della colazione. Per i week·end, il peso era almeno triplicato. Ep·
pure lui trovava il tempo per mantenersi al corrente dei suoi hobbiesletterari, nonché dei diletti studi ~uridici. Sia pur sacrificando in parte il
congedo annuale, riusciva addirittura apredisporre revisioni ed ag~or·
namenti delle sue opere ~uridiche mag~ori: le «Istituzioni di le~slazio­
ne sociale» ed il «Codice delle leg~ sul Lavoro».
Qualche episodio può dare il senso del suo eclettismo intellettuale
edell'ampiezza del suo arco culturale. Ne rievocherò due.
Credo che molti, fra quanti in quegli anni lavorammo in orbita CEE,
ricordino ancora una conferenza di Lionello su Guido Gozzano, una delle
sue grandi passioni letterarie. La data -10 gennaio 1968- era stata
studiata in anticipo per 'un ~orno tranquillo'. Ma, imprevedibilmente,
venne acadere nel mezzo li una settimana tempestosa del lavoro comu·
nitario che aveva tolto atutti i commissari, praticamente da vari ~orni
'in conclave', qualsiasi possibilità di pensare ad altro. Arrivati ~orno ed
or~ della conferenza, Levi Sandri riuscì con difficoltà alasciare un'in·
candescente riunione della Commissione per rag~ungere la sala della
conferenza, presso l'Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, quando il
pubblico aveva ~à occupato tutti iposti. Non aveva avuto il tempo, non
dico di rivedere qualche testo, ma almeno di riflettere quel poco che oc·
correva per stendere una scaletta. Tuttavia iniziò aparlare con un entusiasmo così spontaneo etrascinante da dare l'impressione che, anziché
dalle arroventate eben faticose 'maratone' comunitarie, venisse da una
ristoratrice vacanza dedicata ad ozi letterari, rileggendo Gozzano. Il pub·
blico si sentì trasportato in Arca~a.
Cessati gli applausi, i più vicini lo intesero prender congedo - erano
le dieci di sera - sommessamente dicendo: «Ho purtroppo finito, devo
riprendere il mio lavoro».
Un secondo episodio tratteg~a ancora l'elasticità el'inesauribile cu·
riosità di Lionello.
Era· una nuova serie di ~ornate difficili per la Comunità europea.
Si doveva lanciare il famoso piano Mansholt, atteso etemuto, che avreb·
be dovuto rivoluzionare l'agricoltura europea ecostringere masse di agricoltori edi salariati della terra adifficili riconversioni lavorative.
Mansholt, il legnoso ed iroso, ma anche carismatico, Commissario olan·
dese, voleva evitare che un prolungato dibattito del suo Piano in Com·
missione lo costringesse asensibili emendamenti.prima che il testo ve·
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rienze, le real~zazioni della sua lunga gestione della politica sociale co·
munitaria, gli sviluppi che avevano avuto - esoprattutto quelli che do·
vevano ancora avere -le 'linee d'azione' la cui sostanza ele cui vicende
sono state rievocate sin qui.
Nel marzo 1970 ne presentò una sintesi panoramica, nel discorso di
congedo, al Parlamento europeo (3). Egli rientrò aRoma, al Consiglio di
Stato, per divenirne dopo pochi anni il presidente. Ma la buona semenza .
che aveva profuso aBruxelles non restò sterile, anzi cominciò vigorosa·
mente agermogliare dopo il suo rientro, finché, nell'ottobre del1972,
si tenne aPari~ una riunione al vertice - Capi di stato edi governo .
- di straordinaria importanza.
Tra varie altre decisioni essenziali, tale vertice segnò quella grande
svolta della politica sociale comunitaria di cui, durante quasi dieci ~nni
econ tanta sofferta tenacia epassione, Levi Sandri aveva gettato lejfon·
damenta edisegnato gli orientamenti. Le conclusioni del vertice di Pari·
~riconoscevano, infatti, finalmente ed esplicitamente, la necessità di un
forte impegno comunitario in campo sociale dichiarando che gli sviluppi
concreti di un'efficace politica sociale comunitaria erano almeno altret·
tanto importanti che quelli dell'unione economica emonetaria. Fra l'al·
tro, si proclamava anche che era indispensabile assicurare la partecipa·
zione crescente ed organica delle 'parti sociali' aavoratori eimprendito·
ri) all'elaborazione delle decisioni comunitarie in materia sia economica
che sociale. Il vertice di Pari~, infine, decretava che· un programma glo·
bale di politica sociale (e Lionello ne aveva apiù riprese delineato gli
assi portanti) doveva v~nir stabilito entro il31 dicembre 1973.
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Inove membri della Commissione, organo colle~ale, dovevano con·
certare insieme gli indirizzi da seguire, oda proporre al Consiglio, su
tutte le innumerevoli eilisparate materie considerate dal Trattato di Ro·
ma e, dopo l'unificazione degli Esecutivi, anche dai Trattati CECA ed
Euratom. Occorreva, quindi, un'informazione enciclopedica, una parti·
colare elasticità mentale per poter saltare da un problema all'altro, ed
una inesauribile capacità di lavoro.
Ad ogni Commissario, primo responsabile di un suo proprio settore
venivano affiancati altri due colleghi per sostenerne oalleviarne illav;
ro. Così Levi Sandri, oltre che responsabile primario della politica socia·
le, si trovò, come membro di altre due 'triadi'_di commissari, acondivi·
dere l'opera dei colleghi rispettivamente preposti, gli uni, alla politica
degli aiuti allo sviluppo dei Paesi d'oltremare legati alla CEE da parti·
colari accordi oda vincoli tradizionali; gli altri, alla ponderosa gestione
del personale edell'amministrazione ili un organismo così complesso quan·
to era, ed ètuttora, la plurinazionale Commissione europea. Con parti·
colare impegno ed interesse, Levi Sandri si dedicò quindi anche ai pro·
b~emi di assistenza tecnica ed economica ai Paesi in via di sviluppo, con·
vmto ,~e ormai •l'aiuto allo sviluppo èil nome nuovo della pace•.
LImpegno leale, competente eprofondo che ugualmente dedicava
~i pr~blemi del personale edell'amministrazione, quasi sempre gestiti
mP.nma pe~sona dallo stesso presidente della Commissione, gli procurò
anzi un particolare riconoscimento... concretatosi in un ulteriore non in·
i,fer~nte sovr~ccarico di lavoro. Accadde quando, nel1968, i sempre
spmos1 problemi del personale edell'amministrazione lo divennero an·
cor pih all'atto della fusione degli Esecutivi, cioè della sostituzione di una
Commissione unica alle tre preesistenti (CEE, CECA, Euratom). Tutti
icolleghi, col presidente Rey in testa, pensarono subito che il Commis·
sario più idoneo agestire, sul piano della riduzione degli effettivi edella
razionalilazione delle strutture, la molto complessa operazione fosse Le~
Sandri. Il quale, oltre alle normali ed assorbenti funzioni si trovò cari·
calo anche di queste nuove incombenze gravose epiene ili grane. Infatti, ~l nuo~o incarico significava, in quella contingenza, dover presiedere
allincenzwnento, sia pure 'agevolato', di circa 115 del personale fra fun·
~onari eimpiegati delle tre preesistenti Commissioni edover cercare
di trattenere i migliori eili stimolare all'esodo imeno buoni. Era un po'
come cercare di far 'defluire' un corso d'acqua verso la cima della mon·
tagna. lfunzionari egli impiegati migliori, infatti, aspiravano ad ottene·
re la 'buonuscita di licenziamento' poiché non avrebbero avuto difficoltà
atrovare altrove una soddisfacente sistemazione. I 'meno buoni' erano
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nisse presentato al Consiglio dei ministri. Pertanto, con svariati prete·
sti, ritardava la distribuzione delle sue proposte ai colleghi. Vi riuscì co·
sì bene che esse furono rimesse agli altri commissari - tre volumi di quasi
200 pa~ne ciascuno - solo tre ~orni prima della data fissata per la con·
segna al Consiglio dei ministri. Conseguenza fu l'immediata convocazio·
ne di una riunione 'non stop' della Commissione apartire dalle ore 8del
mattino successivo.
Levi Sandri, ed io che l'assistevo, come del resto anche gli altri com· ,
missari, disponevamo quindi di un pomerig~o edi una notte per esami·
nare le oltre 500 pa~ne delle proposte eper rilevare quanto poteva ri·
sultare in contrasto sia coi presupposti egli scopi della politica sociale,
sia con le esigenze di fondo dell'agricoltura italiana.
Atarda sera lasciammo un momento l'ufficio per prendere qualcòsa ·
ad uno sw.ck dei pressi. Avevo dato istruzione alle segretarie di anfui·
lare tutti gli appuntamenti del vice presidente, cioè Lionello, per quel
~orno eper l'indomani. Rientrati, trovammo però un alto funzio~ario
del Serv~io ~uridico che attendeva. Sempre compìto, Lionello lo salutò
chiedendogli il perché della sua presenza aquell'ora insolita. L'altro ri·
spose che voleva infonnarlo d'aver appena ricevuto la copia di una im·
portante emolto attesa sentenza della Corte di Giust~ia della Comuni·
tà. Gli occhi di Lionello luccicavano di interessamento.
Intuendo la pericolosa deriva, chiesi al funzionario di lascianni il fa·
scicolo promettendogli di sottoporlo al vice presidente non appena aves·
simo ultimato l'esame del più urgente, emonumentale, Piano Man~holt.
«Lasciaci soli appena per cinque minuti», fu la replic~ di Levi Sandri.
«Se non conosco prima il 'filo della lo~ca ~uridica di questa sentenza non
riuscirò più a'Concentrarmi sui problemi agricoli». Rimasero, rinchiusi,
per due ore.
Tornati all'esame del Piano Mansholt verso le 11 di quella sera, Lio·
nello sembravà esser uscito da una cura di rin~ovanimento: l'aver ap·
pagato la sua curioSìtà intellettuale el& sua passidne per l'eleganza di
certe raffinate questioni ~uridiche, anziché sovraffaticarlo, gli aveva ri·
dato vigore. Ci separammo anotte alta portandoci acasa le pa~ne del
Piano Mansholt che non eravamo ~unti ad esaminare.
L'indomani verso le 8, tornato in ufficio, lo trovai con quel residuo
centinaio di pa~ne ~à annotate: doveva aver passato la notte in bianco.
Nel porgermele affinché preparassi delle note specifiche, poche parole:
«Ma quella sentenza, grandiosa! Le sue motivazioni sono un pre~oso sag·
~o di ingegneria ~uriilica; contribuiscono acostruire l'Europa», Esubi·
to dopo passammo 'in Commissione' adiscutere dei problemi sollevati
dal Piano Mansholt, come se non vi fosse nulla ili più importante al mondo.
75
in occasione delle diverse ristrutturazioni dei principali organi comuni·
t~: ad esempio irapporti Commissione-Consiglio-Parlamento; l'appli·
caz10ne del 'principio di legalità' nella Comunità europea; la salvaguar·
dia dei diritti dell'uomo, ecc.
Ma, partendo dalla 'esigenza di un ordinamento democratico delle isti·
tuzioni della Comunità europea' (4), Lionello era anche pervenuto ad ela·
borare un compiuto sistema concettuale fondato sul presupposto che «il
fine ultimo da conseguire èquell'unità europea abase federale che an·
cor og~ èqualificata di utopia enella quale noi continuiamo fermamen·
te acredere».
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Un ulteriore cospicuo contributo ha dato Levi Sandri alla costruzio·
ne europea durant~ lrsua lunga efeconda missione a~Bruxelles. Un con·
tributo poco evidenziabile con date precise edati cifrabili.
Voglio alludere alle sue riflessioni ed indicazioni - de jure condendo
-sull'assetto istituzionale degli organi comunitari. Si ètrattato di un'a·
zione capillare, svolta, si può dire, quotidianamente sia alivello politico
nel continuo contatto edialogo con parlamentari, decideurs governativi
efederalisti, sia alivello scientifico con note ed articoli econ la parteci·
pazione ai più qualificati dibattiti di costituzionalisti ecultori del diritto
pubblico.
Varie tesi eproposte del ~urista Levi Sandri su una razionale archi·
tettura delle istituzioni comunitarie, sono ~à state tenute nel debito conto
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Mi pare che non possa esservi miglior chiusura per queste note che
il riassumere, sia pure per sommi capi, la visione di Levi Sandri sulla
strutturazione eil funzionamento razionali delle istituzioni comunitarie.
La constatazione che mag~ormente lo ha preoccupato sul terreno
istituzionale èstata che la classica tripart~ione di Montesquieu fra ipo·
teri le~slativo, esecutivo e~udiziario risulta estremamente claudican·
te nel sistema comunitario.
Il potere le~slativo - ciÒè il Parlamento europeo - anche se ormai
e~etto asuffra~o universale edotato di alcune facoltà 'propositive', non '
dispone di tutti i normali poteri di controllo di cui normalmente èinve·
stito un parlamento. Nesegue che il Consiglio dei ministri della CEE
- aparte la dicotomia, non sempre serena efeconda, con la Commissio·
ne - è'politicamente irresponsabile', non ècioè responsabile di fronte
anessuno. Se la Commissione ha una responsabilità di fronte al Parla·
mento europeo - il quale può farla cadere con un voto di sfiducia ~ il
Consiglio dei ministri CEE non ha alcun organo davanti al quale rispon·
dere del proprio operato. Nell'assetto nazionale, un Parlamento èrespon·
sabile di fronte al corpo elettorale; un governo èresponsabile di fronte
al Parlamento. Invece, il Consiglio dei ministri della Comunità non ha
responsabilità di cui render conto. Certamente ognuno dei ministri che
prende parte alle sue deliberazioni sarebbe, teoricamente, responsabile
di fronte al proprio Parlamento. Ma sarebbe assai improbabile che un
Parlamento nazionale chieda conto ad un ministro degli atteg~amenti
da esso assunti in seno alla Comunità. La conseguenza èche il normati·
vo della Comunità èancora in gran parte (<affidato ad organi esecutivi
oche sono espressione del potere esecutivo dei singoli Stati».
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invece molto meno stimolati dalle agevolazioni legate alla cessazione del
rapporto d'impiego acausa del ~ustificato timore di non poter trovare
altrove condizioni equivalenti.
Furono mesi di tesissimi sforzi anche perché occorreva valutare, in
ciascuna pos~ione personale, oltre che la capacità di lavoro anche le sog·
gettive condizioni umane efamiliari. Ed occorreva pure tener accuratis·
simo conto di quel fattore esplosivo costituito dal cosiddetto 'equlibrio
geografico', cioè dall'esigenza di assicurare una '~usta' ripartizione fra
i contingenti delle varie nazionalità.
Sotto la supervisione di Lionello, icapi di gabinetto dei nove com·
missari riuscirono atrovare parametri ed accordi per poter procedere,
nello stesso tempo, alla valutazione incrociata dei necessari equilibri ge~­
politici, delle capacità edei bisogni dei singoli dipendenti, ma anche de·
gli interessi generali della Commissione europea che consistevano ~l·
l'assicurarsi le prestazioni dei più idonei, nel liberarsi senza traumi d~lla
forza-lavoro eccedente emeno reddit~ia, nel conseguire la più razionale
distribuzione delle risorse umane fra ivari Serv~i.
Si andò avanti per mesi di riunioni incessanti che, per non toglier
niente al normale lavoro, si svolgevano di notte, terminando diJrequen·
te ben oltre le 24.
Il vice presidente Levi Sandri era sempre vicino ed. attento ache
la più scrupolosa equità fosse assicurata sia in merito aparametri ecri·
teri generali, sia nell'esame di ciascun caso individuale.
La complessa operazione, umanamente epoliticamente 'sensibilissi·
ma', pervenne abuon fine, con grande vantag~o della rafforzata effi.
cienza della Commissione unificata, così come il presidente etutti i suoi
membri vollero solennemente dar atto aLionello.
4
( ) Cfr. Sulla es~enza di un ordinamento democrat~o delle Istituzioni delle Comunita Eu·
ropee, in «Scritti in memoria di A. Giuffrè», vol. IV, ed. Giuffrè, Milano 1967.
77
Ed ecco il viatico di Levi Sandri sugli sviluppi 'costituzionali' della
Comunità europea: «Queste anormali situazioni, comprensibili in una pri·
ma fase del processo ili integrazione, dovranno esser superate attraver·
so una radicale trasformazione del Parlamento europeo, da organo es·
senzialmente consultivo eili limitato controllo politico ad organo le~sla·
tivoed attraverso una conseguente trasformazione dell'attuale Consi·
glioin una seconda Camera, la Camera degli Stati. Camera nella quale,
cioè, gli Stati saranno rappresentati dai loro governi, mentre il Parla·
mento europeo, eletto asuffra~o iliretto ed universale, diverrà la Ca·
mera dei Popoli. Ciò porterà evidentemente alla creazione ili un 'Esecu•
tivo unificato' che sarà l'unico organo esecutivo responsabile di fronte
alle due Camere, quella dei rappresentanti equella degli Stati».
GABRIELE PESCATORE
IL GIUDICE AMMINISTRATIVO
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l. ALionello Levi Sandri furono congeniali le attività di alto funzio·
nario, di ~udice edi studioso, tutte qualificate dalla lunga successione
dei servizi edalla progressione nell'altezza degli incarichi; tra essi fa spicco
la Presidenza del Consiglio ili Stato.
Entrato afar parte dell'anuninistrazione del lavoro edella previdenza
sociale nel1933, Levi Sandri percorse in essa rapidamente il suo «Cur·
sus», pervenendo assai ~ovane alla qualifica dirigenziale. Essa costituì,
insieme con un complesso ili altri requisiti di particolare rilievo, la base
per la nomina aConsigliere di Stato, avvenuta il1 °~ugno 1948; il16
· feb~raio 1964 fu nominato Presidente ili Sezione. In tale qualifica, nel
penodo tra il1970 eil1979, presiedette varie Commissioni speciali inca·
ricate di predisporre il testo di provveilimenti le~slativi eregolamenta·
ri, quali il D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199, sui ricorsi amministrativi·
ll D.P.R. 21 aprile 1973, n. 214, di esecuzione della legge sui Tribunali
amministrativi re~onali (T.A.R.); il D.P.R. 29 settembre 1973, n. 579,
sulla nomina diretta dei Consiglieri di Stato; un disegno di legge sulle
segreterie dei T.A.R. nonché un disegno di legge di riforma della procedura finanzi ai T.A.R. eal Consiglio di Stato.
Dal14 settembre 1979 fino al novembre 1980 ricopri l'ufficio di Pre·
sidente del Consiglio di Stato. Per i particolari meriti acquisiti gli fu con·
ferito, al momento del collocamento ariposo, il titolo di Presidente eme·
rito del Consiglio di Stato.
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Apiccoli passi - piccoli eforse ancora troppo lenti -l'EuropJ si
sta orientando sui binari strutturali sognati, ma anche segnati, da quel
suo grande cittailino che èstato Lionello Levi Sandri.
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2. Come ma~strato amministrativo, Levi Sandri èstato autore di
numerose sentenze' in materia di sicurezza sociale, sanitaria eospedalie·
ra, di pubblico impiego edi lavoro, nelle sue molte ecomplesse esplicazioni.
Mi piace ricordare qui, tra le tante, una decisione particolarmente
sofferta in materia di lavoro portuale, relativa al più importante porto
italiano, sofferta in riferimento anche alla formazione del ~urista ealla
sua apertura sociale. Tale sentenza (Sez. VI, 28 ottobre 1952, n. 89n ha
dato luogo ad un'evoluzione di grande rilievo. Iprincipi affermati nella
decisione, og~ di particolare attualità, sono importanti perché segnaro·
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«Il provvedimento col quale il ministro per la Marina mercantile, ai
sensi dell'ultimo comma dell'art. 110 del codice della navigazione, con·
sente di non avvalersi per il compimento delle operazioni portuali delle ,
compagnie edei gruppi, èun atto amministrativo speciale che deve f~n·
darsi sulla valutazione di circostanze concrete in relazione al pubblico
interesse, enon presuppone una pre~a determinazione generale ed astrat· _
ta dei "casi speciali" che possono consentire l'esercizio della potestà di
esonerare dalle prestazioni delle compagnie odei gruppi.
.
1
«Ricorre un 'caso speciale' per farsi luogo alla deroga quando il PfOV·
vedimento di dispensa dall'avv~lersi ~elle compagnie ~rt~. abija la
finalità di assicurare.l'autonorrna funzionale delle operaziOm di camco e
scarico di un nuovo, grandioso impianto industriale, rispondente aspe·
ciali caratteristiche di installazione edi ciclo di produzione. ·
«Il provvedimento di dispensa non ècondizionato alimiti ili tempo
enon esclude il controllo dell'autorità portuale sull'esecuzione delle ope·
razioni portuali. Èle~ttimamente motivato il provvedimento di dispen·
sa che faccia menzione delle speciali esigenze amministrative etecniche
di uno stabilimento, connesse col ciclo produttivo, nonché delle ra~~ni
di interesse generale della produzione, confermate dalla documentaziO·
ne inerente all'iter formativo dell'atto amministrativo; sì che possa esclu·
dersi che questo sia stato determinato dallo scopo di realizzare econo·
mie nei costi attraverso la riduzione dei compensi, normalmente spet·
tanti alle maestranze portuali»,
'
Sia consentito riprodurre qui un'osservazione alla sentenza di Anto·
nio Scialoja, che consente di ~ccomunare og~, nell'apprezzamento del·
l'acutezza di valutazione, autore ed annotatore. ;
Rileva Scialoja: «[. ..]in materia di lavoro portuale, il problema assu·
me una più vasta portata esi pone nei seguenti schematici termini: può
riconoscersi ancora, dopo che la Costituzione ha disciplinato in forma co·
sì rigorosa la materia della delega della potestà le~slativa el'esercizio
del potere regolamentare da parte del governo, può riconoscersi ancora
validità ai non pochi ecerto non perspicui decreti ministeriali, consortili
eperimo direttoriali (voglio dire, emessi dai direttori marittimi) che re·
galano aspetti essenziali del lavoro portuale dal punto di vista dell'orga·
nizzazione amministrativa edei rapporti privatistici connessi alle opera·
zioni ili movimento delle merci1».
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tet~zare:
3. Il primo incontro con Levi Sandri, avvenuto nell'aula dell'Adunanza generale del Consiglio di Stato, aPalazzo Spada, non fu cordiale,
Appartenevo alla 'scolta' dei ~ovani referendari ela nomina di Levi San·
dri aconsigliere, ~ovane anch'egli, ci era sembrata quasi una diminutio
del risultato della difficilissima prova ili esame superata da poco. Dopo
qualche ~orno dal primo incontro ci trovammo apartecipare ad una com·
missione speciale di particolare delicatezza - se ben ricordo - in mate·
ria di coltivazione di idrocarburi. Il relatore Levi Sandri dette prova di
formazione, di cultura, di sicurezza nel proporre la soluzione, da imporci
rispetto ed ammirazione. Da quel contatto con Lionello isuoi ~ovani col·
leghi cominciarono ad apprendere come le nomine aConsigliere di "ester·
ni" al Consiglio abbiano una funzione integratriee ess-enziale, nel quadro
globale dell'attività del Consiglio di Stato, quando avvengono attraver·
so scelte che fanno acquisire all'Istituto uomini di alta formazione edi
particolare presti~o.
In quello stesso periodo di tempo, con il presidente Andrea Torren·
te - magistrato ordinario edocente, amico indimenticabile - collabora·
vo come redattore alla Rivista trimestrale di Diritto pubblico, che Gui·
· do Zanobini aveva fondato. da poco; non infrequentemente Zanobinf ci
impegnava nell'esame dei contributi da pubblicare ecosì ci imbattemmo
in quello su La persona giuridica pubblica di Levi Sandri. Zanobini era
un lettore attento, severo ecritico, anche nella superstite poca luce de·
gli occhi. Dette un posto d'onore alla monografia di Levi Sandri, nel fa.
scicolo della Rivista, dopo un apprezzamento lusinghiero del suo lavoro,
che collocava il delicato argomento in una ~usta, matura posizione tra
tradizione ed evoluzione.
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no un punto fermo, che consentì di chiarire il concetto della riserva d~l
lavoro portuale alle compagnie dei lavoratori e, al tempo stesso, ne deh·
nearono talune limitazioni fondamentali. Tali principi si possono così sin·
80
4. Alla fine degli anni Cinquanta, frequentavo con una certa conti·
nuità gli uffici della Comunità economica europea, anche in relazione a
rapporti finanziari con istituzioni europee che interessavano il nostro Mez·
zogiorno; in tutti gli ambienti comunitari era unanime l'apprezzamento
per le doti di ~urista, per l'apertura sociale eper l'impegno appassiona·
to ecostante ili Levi Sandri.
Dalla ripresa da parte sua delle funzioni di Presidente di Sezione del
Consiglio di Stato, inostri rapporti furono più intensi; negli incontri non
sapevo se apprezzare in Levi Sandri maggiormente l'equilibrio, l'acume
del giurista ola serenità del giudice: partecipe, ilistaccato, all'apparen·
za, ma intimamente tormentato nel processo del decidere. Il suo impe·
gno come ma~strato non conobbe soste, fino agli ultimi ~orni: di esso
resta una duplice testimonianza, che si riconnette all'attività di ~udice
edi studioso, esplicatasi in rigorose echiare decisioni adottate dall'Adu·
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-l
nanza plenaria sotto la sua presidenza enello scritto, che mi consegnò
il ~orno prima del suo congedo, su l'Adunanza plenaria per gli studi per
il centocinquantenario del Consiglio di Stato: prima elaborazione com·
pleta del tema, fatta con riferimento alle ori~ni, alla evoluzione, alla in·
serzione nel sistema eal funzionamento dell'istituto ecol riferimento e
l'esame di largo materiale, in gran parte inedito.
LA PRODUZIONE SCIENTIFICA
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*Qui si riproduce, con opportuni adattamenti ed eliminando le parole
di circostanza, il testo della commemorazione svolta in Firenze, il18 ot·
tobre 1991, in occasione del Colloquio internazionale dell'Istituto Euro·
peo di Sicurezza Sociale- Sezione Italiana, sul tema «Innovazione tec·
nologica esicurezza sociale».
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L'occasione per la quale sono state pensate queste note volte ari·
cordare la figura scientifica di Lionello Levi Sandri costituisce essa stessa
un momento significativo di verifica dell'importanza dell'apporto dato
dal Suo insegnamento alla costruzione scientifica delle discipline da Lui
coltivate.
La propos~ione di un tema quale quello relativo ai rapporti fra inno·
vazione tecnolo~ca esicurezza sociale, filtrati attraverso il necessario
approfondimento ~uridico del presupposto mutamento dei modelli pro·
fessionali edei relativi schemi contrattuali, riflette concretamente la Sua
conce~one ~usprevidenziale, che va collocata sempre in un contesto ~U·
slavoristico. Dunque, non solo motivi di formale commemorazione, ma
anche motivi di sostanziale rispondenza scientifica, hanno indotto· ade·
dicare alla memoria di Lionello Levi Sandri il Colloquio su «Innovazione
tecnolo~ca esicurezza sociale» organizzato dalla Sezione italiana dell'l·
stituto Europeo di Sicurezza Sociale, alla cui fondazione Egli aveva dato
un determinante contributo, nella veste, allora (1969), di Commissario
per gli Affari Sociali eili Vice presidente della Commissione CEE.
Come Suo allievo, mi sforzerò di ricostruire il più obiettivamente pos·
sibile questa sua concezione peculiare del sistema previdenziale edi co·
gliere il Suo atteg~amento rispetto alla evoluzione ili esso verso forme
di sicurezza sociale; spero così ili offrire ai cultori delle iliscipline ~usla·
voristiche un profilo scientifico di Levi Sandri che rispecchi fedelmente
il ciclo dei Suoi stuili, alla ricerca del significato profondo di civiltà, non
solo ~uridica, del Suo insegnamento.
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Non èmia intenzione ricostruire qui il Suo cursus honorum, costei·
lato di momenti altissimi esempre da Lui vissuti c~n semplice fierezza,
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Per tale complesso di elementi di carattere edi cultura, di impegno
morale edi schiva umanità, questo uomo, solenne anche nella sua digni·
tosa invalidità degli ultimi tempi, affrontò sereno il passag~o della so·
glia segnata dal collocamento ariposo, reso triste dalla solituiline dopo ·
la perdita della sua cara Compagna, che l'aveva seguìto con prese~a
intensa ediscreta.
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Proprio in questi ~orni, sfogliando una raccolta di personali ric~rdi,
èaffiorato un opuscolo, contenente una sua lettura su Guido Gozzano,
tenuta aBruxelles. L'autore dei Colloqui vi èpenetrato non soltanto
nella sua pos~ione nella storia letteraria, ma soprattutto nella vicenda
umana, in una sintesi di valutazione che riflette, anche in questo campo,
la complessa personalità ili Lionello Levi Sandri.
PASQUALE SANDULLI
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Lionello Levi Sandri nasce alla vita degli studi accademici con una
imposWione amministrativistica, laureandosi in ~urisprudenza nei 1932,
ed entrando subito nella scuola di un grande Maestro del Dirittp ammi·
nistrativo, quale Zanobini, seguendolo prima aPisa epoi all'Università
di Roma.
Questa impostazione,· rafforzata nei Suoi primi sag~, in particolare
nella monografia del1938 su Icantrolli dello Stato sulla produzùme in·
dmtriale, costituirà una costante fondamentale della.Sua figura comples·
siva, sia di studioso sia di massimo responsabile di alte istituzioni pub·
bliche ecomunitarie. ·
La monografia testè citata viene scritta quando Egli era ~à ~ovane
assistente all'Università di Roma, in vista della imminente libera docen·
za, ed in essa ~à confluisce la preziosa esperienza professionale acquisi·
ta nei ruoli dell'Ispettorato del Lavoro (allora Ispettorato corporativo);
colpisce la visione moderna di uno Stato interessato al controllo fisiolo·
~co, dall'esterno,· delle attività produttive per il migliore rag~ungimento
delle finalità economiche perseguite dai privati, elo sforzo di delineare
l'area delle attività industriali, riducendo ad unità una, ~à allora, fram·
mentaria le~slazione. Si tratta di una concezione di gran lunga anticipa·
trice del problema della convergenza del dato economico verso il dato
sociale, che costituisce og~la chiave di lettura dell'azione di qualunque
Stato moderno, edal1957 della stessa Comunità europea, cui tante del·
le Sue ener~e Egli avrebbe poi dedicato.
La definitiva inclinazione verso la problematica lavoristica di Levi
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Sandri si conferma, nella pienezza di risultati, nell'arco di tempo acaval·
lo del conflitto mondiale; quel conflitto mondiale che pure lo vede impe·
gnato dapprima sul fronte dell'Mrica Settentrionale epoi, dopo 1'8 set·
tembre 1943, sul fronte della Resistenza nella Valle Camonica.
Risale al1940 il conseguimento della libera docenza in Diritto del La·
voro ed èdel1942la prima ed~ione delle Sue Istituzioni di leg~lazione
sociale, che costituiscono insieme con il Codice delle Leggi sul Lavoro,
l'ossatura del Suo contributo sistematico alla disciplina ~uslavoristica
complessivamente considerata.
Prima ancora di proporre un criterio per la rilettura delle Sue opere
principali, ritengo di dovere subito precisare che sul_piano scientifico Lio·
nello Levi.Sandri èda annoverare apieno titolo fra gli studiosi del Dirit·
to del Lavoro, inteso nell'interezza del suo significato. Non deve sorpren·
dere questa mia affermazione, resa in un tempo nel quale le spinte sepa·
ratistiche del Diritto della sicurezza sociale dal Diritto del lavoro sono
frequenti ed autorevoli.
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Nonècerto privo di significato che, pur in un momento particolar·
mente critico della Sua vita enel pieno del Suo impegno operativo per
la Resistenza, Egli trovi il tèmpo ed abbia l'antiveggenza (siamo nell'ot·
tobre del1944, ed èimminente il provvedimento di definitiva soppres·
sione dell'organizzazione sindacale corporativo-fascista) di riflettere sul
futuro delle relazioni sindacali in Italia, secondo una impostazione certa·
mente atta asuperare iconfini nazionali (1), Egli ci rende cosi una pre·
ziosa lezione, che - al di là della contingente fascinosità per le con~io·
ni ambientali eper la peculiarità dei destinatari - si distingue per la
lucidità del disegno di politica del Diritto. Alla consapevolezza della pro·
fonda negatività delle soluzioni illiberali adottate dall'ordinamento cor·
porativo si accompagna, in quel breve, avventuroso sag~o, la convinzio·
ne della necessità che un ordinamento sindac~e, ancorché doverosamente
ispirato al principio di libertà, non possa abbandonare ad una sfrenata
libertà - che si tramuterebbe solo in una effimera libertà di conflitto
- il governo di interessi centrali nel sistema economico-produttivo.
Ibrevi, ma intensi, passag~ sulla necessarietà di una unitaria orga·
n~zazione sindacale esui rischi dell'assenza di uno Stato democratico
rispetto agli effetti dello sciopero edella serrata, letti dopo oltre qua·
ranta anni di storia delle vicende sindacali italiane ed in controluce con
le esperienze europee, inducono una ammirata riflessione.
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con naturale imponenza emaestosità. Eppure mi ècaro ricordare, in pro·
posito, il momento della Sua nomina aCommissario CEE, che mi vide
testimone del Suo rincrescimento nel lasciare l'impegno didattico, pur
nel ~ustificato compiacimento per l'incarico conseguito; epenso ancora
al recipoco presti~o scambiato fra Lui ela pos~ione di Presidente del
Consiglio di Stato. Momenti altissimi della Sua vita professionale, che
Egli ha vissuto sempre affiancato dalla consorte Bice.
Una vita professionale piena di meritati riconoscimenti edi un den·
so impegno, che non gli hanno impedito di coltivare sempre con la massi·
ma attenzione la Sua passione scientifica attraverso un'opera incessan· _
te, protrattasi fino ai Suoi ultimi ~orni, quando Egli ancora attendeva
alla messa apunto della nuova, attesa ed~one del Codice delle Leggi
sul Lavoro, al cui completamento sta og~ dedicandosi con attenta eqom·
petente devo~one la figlia Maria Carla.
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(Il Si veda: Cap. Elle [Lionello Levi Sandri], Iproblemi del Lavoro. La riforma della orga·
nizzazU!ne sindacale, Quaderni di 1il ribelle', n° 10; ed. clandestina, ottobre 1944.
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Levi Sandri di proporre una puntuale ricostruzione dommatica, in una
prospettiva propriamente ~uslavoristica, dell'interazione fra diritto pri·
vato eiliritto pubblico del lavoro, nonché fra autonomia contrattuale ed
azione amministrativa di tutela, in uno schema nel quale l'assetto con·
trattuale degli interessi del lavoratore èsottoposto ad un forte processo
ili eterointegrazione ead un complesso meccanismo normativa di assun·
zione dello stesso come presupposto dell'azione le~slativa di liberazione
dal bisogno: modello tuttora operante, pur in presenza di una diffusa po·
litica ili deregulation.
La consapevolezza della inevitabile ilimensione unitaria del diritto
del lavoro, nella sua complessa articolazione, comprensiva cioè delle te·
matiche sindacali eprevidenziali, èesplicitamente dichiarata da Lione!·
lo Levi Sandri in un succoso sag~o del1959, dal significativo titolo Sicu·
rezza sociale ediritto del lavoro (Riv. dir. lav., 1959), non casualmente
destinato alla raccolta di studi per un grande ~uscommercialista, atten·
to ai temi lavoristici, quale Lorenzo Mossa. La centralità del soggetto
"lavoratore" come destinatario degli interventi di Sicurezza Sociale co·
stituisce, non solo alla data del sag~o, ma ancora adesso, un dato essen·
ziale nella costruzione degli interventi sociali volti asollevare dalla con·
d~ione di bisogno. Equesta idea domina tutta la evoluzione del pensie·
ro di Levi Sandri, anche negli anni in cui la Sua produzione scientifica
si arricchisce della preziosa esperienza di responsabile della politica so·
ciale comunitaria, accumulata in un periodo di entusiasmo nella costru·
zione europea, ben diverso dall'attuale clima di reciproca cautela. In que·
sto filone si colloca l'affermazione, politica escientifica insieme, da Lui
svolta in occasione della Conferenza europea sulla Sicurezza Sociale (Bru·
xelles, dicembre 1962), nella quale èdato leggere: ((Ciò [il processo espan·
sivo in atto della sicurezza sociale] non impeilisce naturalmente che esi·
stano punti di vista ilivergenti in oriline adeterminati problemi, anche
fondamentali - come quello se la sicurezza sociale, oquanto meno de·
terminate forme ili essa, debbano interessare tutta la popolazione osolo
!lavoratori intesi sia pure in senso lato, comprensivi cioè dei lavoratori
salariati eili quelli autonomi. Ma anche qui mi sembra che, malgrado ogni
contraria apparenza, una certa identità di vedute sussista, anche se non
si èchiaramente manifestata, nel senso che in ogni caso ai lavoratori (sa·
lariati oautonomi) deve essere riservato un trattamento diverso, prefe·
renziale, nei confronti di quello da prevedere per altre categorie».
Eancora, nella Sua piena maturità econ la consapevolezza della or·
mai ampia evoluzione normativa sul punto, Egli conferma la tesi della
esigenza di una protezione differenziata, allorché osserva - nel sistema·
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Certo, il Suo pensiero ha trovato nei fatti, durante la sua vita attiva,
solo alcuni momenti di riscontro, peraltro ili rilevante importanza: un di·
segno costituzionale solo parzialmente attuato, interventi le~slativi con·
tingenti da Lui stesso in parte coordinati sul piano tecnico Oa c.d. legge
erga omnes del1959, sotto il ministro Vigorelli, di cui Egli era stato Ca·
podi Gabinetto in un precedente governo). Etuttavia, questo non Lo
ha dissuaso dal ritornare ameditare su questi punti centrali del sistema ,
sindacale: così Egli nel1955 riesamina nella prospettiva internazionale
i temi della libertà sindacale edella contrattazione collettiva (Riv. dir.
lav., 1955), enel1959 rielabora itemi della rappresentatività sindacale
(Riv. dir. lav., 1959).
Non ho avuto modo, purtroppo, di parlare con Lui- era orma~· so·
pravvenuto il1990, ele Sue forze fisiche, non certo quelle intellettive,
erano fortemente indebolite - della nuova legge sullo sciopero ne~ ser·
v~i pubblici essenziali edella ricorrente crisi di rappresentativi~~ del
sindacato.
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So con certezza che non avrebbe menato vanto di avere anticipato
di tanto la problematica, eper di più in un momento politicamente così
difficile, caratterizzato da una pur comprensibile furia distruttiva elibe·
ratoria insieme; si sarebbe solo doluto degli effetti negativi della manca·
ta tempestività nell'avvìo asoluzione di. tali problemi, evoluti finalmen·
te verso ipotesi accettabili, ancorché peffettibili. Ma la figura di Lionel·
lo Levi Sandri come ~uslavorista pieno, enon solo come ~uspreviden·
zialista, si coglie, oltre che dall'impegno didattico - per lunghi anni Egli,
dalla Cattedra romana, ha concorso alla formazione di' schiere di ~ovani
attraverso l'insegnamento proprio del Diritto del Lavoro-, da specifi·
che pubblicazioni nell'ambito di quello che si definisce Diritto del lavoro
in senso stretto: dalle Lezioni di diritto del lavoro del' 1956, al sag~o,
di impegno propriamente civilistico, sulla Capacità di agire del minore
degli anni dicio.t~lr{Riv, dir. lav., 195~, all'analis~- svolta nella sede
dell'Associazione Italiana di Diritto del Lavoro edella Sicurezza Sociale
- dei problemi relativi al tema Statuto dei lavoratori ed enti pubblici
(Riv. dir. lav., 1972). Essa trova altresì conferma nella articolata produ·
zione trattatistica ed enciclopedica, che lo vede sistematicamente pre·
sente nelle più importanti opere di questo genere, con contributi ili va·
ria natura econtenuto (mi riferisco alla Sua partecipazione avarie edi·
zioni del Trattato di Diritto del Lavoro, del Trattato di Diritto delle Co·
munità Europee, all'Enciclopedia del Diritto, al Digesto Italiano).
Anche nel sag~o Su alcune situazioni soggettive del prestatore di
lavoro subordinato (Riv. trim. ilir. pubbl., 1960) si coglie la capacità di
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