28/X/2011 Viaggiatori del Seicento DAL PRIMO RAGIONAMENTO ELOGIO DEL SOVRANO ABBAS L’esercito del re persiano, riferisce Della Valle, è molto organizzato, temibile, ed è governato con il pugno di ferro, che consiste nella rigorosa punizione di soldati semplici e non se si azzardano a comportarsi come si comportavano gli eserciti europei, quindi scorrerie saccheggi violenze etc. tutti questi comportamenti erano severamente puniti. Questo è fondamentale per il confronto oriente-occidente: in occidente gli eserciti, composti per lo più da mercenari, erano una vera e propria piaga, ingovernabili, ma non solo nel momento in cui invadevano paesi stranieri, ma era pericoloso un esercito di mercenari, perché sono facilmente corruttibili, vedi Lodovico il Moro, che fu tradito da suo esercito, corrotto dal re di Francia. Questa è una piaga descritta anche dal Machiavelli, o dal Manzoni nei Promessi Sposi, quando parla dell’arrivo dei Lanzichenecchi, che ovunque arrivano fanno terra bruciata. Ancora una volta quindi il re di Persia è presentato da Della Valle come un uomo saggio e prudente, forse crudele e violento, ma in definitiva il suo atteggiamento risulta EFFICACE, cosa fondamentale al tempo non è una brutalità fine a se stessa. La lettura del testo deve per questo essere storicizzata, non è che questo tipo di atteggiamento nei confronti dei sudditi fosse completamente sconosciuto in occidente (condanna a morte, tortura, punizioni corporali etc.), Della Valle ha cmq in mente nell’esposizione dell’organizzazione dell’esercito di Abbàs il confronto con gli eserciti europei e il concetto di efficacia (vedi p 336). La severità implacabile di Abbàs contro i suoi soldati non è dovuta solo ad un generico concetto di giustizia in senso teorico –o cmq non nella sua totalità- ma certo c’è anche l’abilità di Abbàs nel comprendere l’importanza del controllo dell’esercito per cui I soldati sono completamente asserviti al sovrano Il popolo non può che amare un sovrano che lo protegge i soldati comprano i loro prodotti, non li rubano Questa giustizia è quindi una manifestazione di prudenza, intesa come capacità di governare. La stessa moderazione viene imposta da Abbàs quando si tratta della costruzione di qualsiasi cosa per il bene pubblico (vedi p 336) nell’altra diatrìba presente nel Principe di Machiavelli sulla preferenza di un principe avaro o prodigo, si inserisce nuovamente la figura del re persiano, particolarmente prodigo nella costruzione di opere pubbliche, avaro invece se si tratta di lusso e cose inutili, ponendosi nuovamente in contrasto innanzitutto con i sovrani occidentali, ma anche con la tradizione dei sovrani orientali a lui precedenti. Fondamentale è l’attenzione di Abbàs per la prosperità economica della Persia, sia in quanto crocevia commerciale, sia grazie alle sue bellezze naturali. Per quanto riguarda il commercio, Abbàs si trova in contrasto con i principi mercantili della Spagna, non ci sono gabelle (tasse) dedicate al passaggio di alcune merci, i mercanti si muovono senza problemi nel regno persiano, ed inoltre Abbàs è di fatto l’unico compratore e venditore di queste merci. Egli interviene comprando tutte le merci e agendo come un “grossista”, si occupa degli accordi commerciali, quindi si fa carico anche della gestione dell’attività economica. In Persia il monopolio del governo è assoluto, non solo ha un controllo molto stretto sui suoi sudditi, ma si fa mercante lui stesso, in un atteggiamento che per un europeo è pressoché incomprensibile e inaccettabile, per cui il sostegno di Della Valle per Abbàs si fa più cauto. su certi argomenti la forza dell’esempio che Abbàs potrebbe dare non è accettata nemmeno da Della Valle L’arte in Persia, nel rapporto tra artista e capo, è diversa dal mecenatismo occidentale, in cui gli artisti sono finanziati ma non senza tornaconto, più o meno spiacevole (cfr il ruolo di Lodovico il Moro alla corte di Milano). Machiavelli sostiene che un tornaconto è necessario perché altrimenti è rischioso, tuttavia l’attività artistica pura e semplice non ha un’utilità pratica (anche per questo l’architettura non è completamente inserita tra le arti); Della Valle parla quindi solo di arti intese come “artigianato” perché assume il pittore fiammingo? Perché, assai abile nel disegno, il suo disegno può essere usato PRATICAMENTE in diversi modi (progettazione e costruzione di edifici etc), per questo Abbàs apre le sue porte agli artisti di tutto il mondo, a volte anche al fine di istruire gli allievi con la tecnica del disegno arte come teknè. Conclusione: È una conclusione assolutamente elogiativa nei confronti di Abbàs Il confronto tra oriente e occidente pesa parecchio verso l’oriente e forse questo ha infastidito molti europei, sudditi e sovrani. Il tentativo di Della Valle di presentare Abbàs pure come sovrano non cristiano, se dobbiamo indagare in maniera imparziale sulle informazioni sul governo della Persia, dobbiamo riconoscere che questo paese è così stabile sono perché Abbàs è Abbàs, quindi rischia di essere inapplicabile non solo all’Europa ma anche in Persia quando Abbàs dovesse morire. La potenza della Persia non si incardina infatti su una solida organicità dello stato, ma dipende tutto dalla grandezza di Abbàs stesso, non dello stato. IL PROBLEMA è CHE è UNA COSA NON REPLICABILE. DAL PRIMO LIBRO DEI VIAGGI DI DELLA VALLE NAPOLI O COSTANTINOPOLI? Le pagine antologizzate chiudono la descrizione molto ampia delle due città. Già nella descrizione delle città, la “vittoria” di Napoli su Costantinopoli , così è ancora rimarcato nella conclusione, tenendo conto di un nuovo metro di giudizio, la maggiore o minore salubrità del sito della città. Nelle Descriptiones di molte città dell’epoca, sono molti i riferimenti alla salubrità delle città, ma non al punto da diventare uno degli elementi decisivi per proclamare la superiorità di Napoli su Costantinopoli. Non è che C sia un luogo del tutto insalubre, ma la suo insalubrità è dovuta alla incuria degli uomini, alle condizioni climatiche infelicità del luogo (vedi p 341-342). Certamente Costantinopoli non è la città ideale, le condizioni climatiche possono indurre numerose malattie, come la peste, malanno endemico ( pressoché legato al territorio), e per questo particolarmente difficile da debellare. Della Valle indica come causa della peste la massiccia assunzione di cibi contenenti molta acqua, come per esempio il cocomero e il cetriolo, e il fatto che Costantinopoli è una città sostanzialmente sporca, poiché i Turchi non si preoccupano di tenerla pulita trascurando la manutenzione delle fogne a cielo aperto, costituite da canali di scolo ai lati delle strade –chiamati chiassi- che convogliano i rifiuti in zone designate. Tuttavia, nelle città europee la situazione non è molto diversa: non ci sono più le fogne al chiuso dei Romani, cfr novella di Andreuccio di Perugia nel Decameron di Boccaccio, in cui il protagonista per scappare da una prostituta che lo voleva derubare, salta da una finestra e atterra su un chiasso; anche a Napoli i rifiuti sono scaricati nel mare. La decadenza di Costantinopoli, infine, è imputata da Della Valle alla noncuranza dei governanti e, per questo fine, Della Valle si avvale anche di argomentazioni scientifiche. Passa poi all’esaltazione della città di Napoli, (vedi p 343) per le sue condizioni climatiche, per il suo sito, per la sua vicinanza al mare ed infine per la salubrità della sua aria. Tuttavia questo confronto non può essere considerato altro se non un “a priori”, dal momento che Della Valle lo inizia già con l’intento di dimostrare la superiorità di Napoli e quindi dell’occidente; consideriamo infatti che siamo ormai lontani dall’epoca della battaglia di Lepanto (1570), e che quindi c’è in questo confronto una ragione storica e religiosa.