Anno VI ISSN 1970-741X SCENARI: LE NUOVE COMPETENZE DELL’ORTOPEDICO SOLUZIONI AVANZATE PER LA PROTESI DI GINOCCHIO EDITORIALE Numero 1/2012 Eccoci all’alba dell’anno fatidico: al di là di ogni previsione Maja, sarà certamente un anno di grandi cambiamenti. Molti nodi stanno venendo al pettine. Nel nostro Paese, in particolare, il brusco passaggio dalla goliardia di regime all’attuale austerità controriformistica ha segnato il gelido risveglio a una realtà spiacevole, da affrontare a muso duro. In tutto il mondo, però, è chiaro a tutti che non è più possibile perseguire l’irragionevole obiettivo di un’infinita espansione economica ma che occorre invece seguire una politica che si può definire di resilienza. La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, è la capacità di un sistema di non collassare se sottoposto a uno stress. Intendo dire che nella fase attuale occorre – beninteso, una volta che avremo provveduto con i nostri soldi a rifinanziare un sistema bancario inefficace e voracissimo – operare una rivisitazione profonda degli obiettivi, a partire da una nuova consapevolezza dei limiti ambientali. È la nostra grande occasione. Carbone e petrolio sono stati i fondamenti della nostra civiltà, hanno rappresentato risorse eccezionali emancipando centinaia di milioni di individui dalla schiavitù della sussistenza rurale. Eppure oggi sappiamo che il petrolio finirà. Il succo è chiaro: o rallentiamo i consumi, o lasceremo in eredità alle future generazioni problemi forse insolubili. Certamente occorre pazientare e imparare ad analizzare in modo freddo e non catastrofico la situazione. Si potrebbero avere sorprese inaspettate: Marc Danzon, direttore dell’Oms Europa, in un’intervista sull’attuale crisi sostiene una tesi apparentemente paradossale, dicendo che “un >> >> CONTINUA A PAGINA 2 ORTHOVIEWS LA RICERCA NEL MONDO IL QUESITO DIAGNOSTICO L Il sistema sanitario e il concetto di resilienza Poste Italiane Spa - Sped. in abbonamento postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n.46) art. I comma I, DCB Milano Taxe Perçue ’ i n t e r v i s t STRETEGIE TERAPEUTICHE PER L’OSTEOPOROSI a Giuseppe Vincenzo Mineo Formazione permanente in chirurgia protesica 43° CONGRESSO NAZIONALE OTODI LE PROBLEMATICHE ORTOPEDICHE E TRAUMATOLOGICHE DEL GRANDE ANZIANO Reggio Calabria, 10-11 maggio Palazzo “Tommaso Campanella” Per informazioni e iscrizioni: Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 [email protected] - www.otodi.com GRIFFIN EDITORE www.griffineditore.it - [email protected] CORSI E CONGRESSI << << FACTS&NEWS 2 Chirurgia protesica Un cambiamento epocale Dal 2000 è stata esponenziale la crescita della ricerca sulle protesi, passando dalla ricerca di base all’applicazione clinica. È così che nuove discipline diventano banco di prova per il chirurgo ortopedico Lo scorso ottobre all’Istituto ortopedico Gaetano Pini di Milano si sono riuniti alcuni tra i principali esperti di chirurgia protesica per una discussione molto aperta e animata. Il tema proposto, «attualità e prospettive nella ricostruzione anatomica dell’anca e del ginocchio», è stato affrontato sulla base delle evidenze scientifiche, con una particolare attenzione dedicata alle criticità. A presiedere il congresso sono stati due ortopedici dell’Istituto ortopedico milanese, Bruno Michele Marelli e Giuseppe Professor Mineo, in che modo si è parlato di questa trasformazione? Il congresso ha posto al centro della discussione i cambiamenti nella protesica di anca e del ginocchio, senza occuparsi dei miglioramenti tecnici di dettaglio, ma di una filosofia di approccio chirurgico completamente diversa, sia nell’anca che nel ginocchio. Per certi versi, paradossalmente, questa trasformazione può apparire come un ritorno al passato. A cosa si riferisce? Penso in particolare alla pianificazione. È un aspetto che negli ultimi tempi è stato trascurato: molti chirurghi oggi non pianificano più gli interventi, ma si limitano a una considerazione del caso che stanno per affrontare. Questo è avvenuto perché il gesto chirurgico e il modello protesico sono talmente standardizzati da permettere comunque buoni risultati. Oggi però si sta “tornando indietro” perché le indicazioni si stanno ampliando quasi a dismisura. Ciò che era accettabile vent’anni fa oggi non lo è più e la richiesta è quella di garantire ai pazienti una qualità di vita che, negli anni successivi all’intervento, sia il più possibile vicina alla normalità. Inoltre vi sono richie- Vincenzo Mineo. Con quest’ultimo, direttore della sesta divisione del dipartimento di ortotraumatologia del Gaetano Pini, abbiamo fatto un bilancio dell’evento, prendendo spunto per un viaggio attraverso una professione che sta cambiando e che, detto con le parole dei presidenti, «sembra essere alla vigilia di una svolta epocale». Una trasformazione non nelle tecniche né nei materiali, ma un vero e proprio cambio di una filosofia dell’approccio chirurgico, sia nell’anca che nel ginocchio. Una trasformazione che per certi versi «può apparire come un ritorno al passato». ste sempre più frequenti da parte dei pazienti legate alla necessità di riacquistare le idoneità fisiche che sono necessarie per svolgere le attività lavorative e ricreative a cui erano abituati. Quindi si è tornati alla necessità di una pianificazione o, in altre parole, come ho sostenuto alla conclusione del congresso, una generazione di chirurghi che pensava di avere una conoscenza sufficiente, si sta mettendo nuovamente a studiare, per un approccio diverso, più legato alla biomeccanica ma non in maniera pedissequa, con l’obiettivo di arrivare a un risultato finale che fisiologicamente si avvicini sempre di più alla protesi naturale. Ma la protesi naturale è diversa per ogni soggetto… Certamente sì e questi nuovi approcci, uniti alle ultime generazioni di protesi, tendono a personalizzare molto la pianificazione. Nell’anca secondo me sarà un po’ più difficile e ci si arriverà successivamente, e del resto l’intervento di protesi d’anca ha già indici di ottimizzazione altissimi. Il ginocchio invece è veramente più personalizzabile e le nuove tecniche che utilizzano le mascherine di resezione preconfezionate sono proprio indirizzate a questo. > Anatomia del corpo umano di Juan Valverde de Amusco, Roma 1559 Bruno Michele Marelli, direttore della II divisione di ortopedia e traumatologia dell’Istituto ortopedico Gaetano Pini > Ci può spiegare come vengono utilizzate? Il procedimento è molto semplice. In primo luogo, il paziente è sottoposto a un esame diagnostico strumentale che non fornisce un’immagine bidimensionale come avviene in una radiografia, ma tridimensionale; questo si ottiene con la ricostruzione tridimensionale della Tac oppure con la risonanza magnetica che, ricordiamoci, è già di per sé una ricostruzione effettuata dal computer. Sulla base dell’immagine ottenuta, l’azienda che realizza le mascherine effettua una programmazione e invia il programma preoperatorio al chirurgo, che lo può accettare o modificare, assumendosene la responsabilità. Il programma opera sui dati oggettivi forniti dalla risonanza o dalla Tac, ma è il chirurgo che ha esaminato il paziente e che effettuerà l’intervento ad avere l’ultima parola. L’imaging tridimensionale è in grado di evidenziare perfettamente il ginocchio da operare e di ricostruire la realtà del ginocchio prima della patologia. Questo ci consente di avere una maschera del tutto personalizzata, che sarà valida per quel paziente e per nessun altro e che guiderà il chirurgo a effettuare i primi tagli, che determinano il resto dell’intervento, nella maniera ottimale per l’anatomia di quel soggetto. Nell’intervento di protesi di ginocchio ci siamo già, ma anche nella protesi d’anca ci arriveremo presto. Questo tipo di chirurgia è legato a protesi di ultima generazione, che non si basano più su punti di repere per l’equilibrio protesico che, con l’approccio tradizionale, noi cercavamo soprattutto attraverso landmark anatomici, validati poi da radiografie. Sarebbe stato impossibile adattare ed equilibrare in modo ottimale le protesi delle generazioni precedenti; > Giuseppe Vincenzo Mineo, direttore della VI divisione di ortopedia e traumatologia dell’Istituto ortopedico Gaetano Pini quindi la nuova concettualità è resa possibile dai progressi ottenuti nelle protesi. Si ottengono dunque una minore invasività e una riduzione del sanguinamento? Intanto molto meno invasività, perché per non c’è bisogno di sacrificare tessuti molli o altro. Ecco perché il congresso sull’anca è stato pensato, anche provocatoriamente, sulla via anteriore. È la più vecchia di tutte, ma sta ritornando in auge perché è una via che passa tra i muscoli senza tagliarli o danneggiarli e non provoca lesioni ai nervi; certo, pre- senta delle criticità, che nel dibattito congressuale sono emerse molto chiaramente. Per esempio, cosa succede se abbiamo necessità di allargare la via per trattare una frattura periprotesica o intraoperatoria? Si tratta di difficoltà superabili a patto, se permette una provocazione, di “tornare a essere un po’ più chirurghi”. Come si rapporta l’approccio basato sulle mascherine personalizzate con quello che si affida ai sistemi di navigazione chirurgica? Al congresso si è discusso ampiamente di questo. Abbiamo impostato le ses- >> >> SEGUE DA PAGINA 1 approccio che prevede il potenziamento del sistema, piuttosto che un semplice taglio di bilancio, risolleverebbe il morale dei cittadini”. L’Oms ha sviluppato molti strumenti per sostenere i ministri della sanità in questo lavoro, che verificheremo alla prova dei fatti. D’altra parte, nel nostro Paese il modello attuale di servizio sanitario non è sostenibile e va corretto: è una cosa che si dice da anni, ma senza trarne le dovute conseguenze. La manovra anticrisi imporrà alle regioni tagli brutali, che porteranno sì a una correzione di fatto del sistema, ma nella logica della limitazione del danno immediato, non certo della progettualità per un futuro migliore. Affrontare esplicitamente il "tabù" della spesa sanitaria è l'unica alternativa sensata al riarrangiamento casuale del sistema. Si tratta, in altre parole, di attivare il risparmio riducendo fortemente gli sprechi, e utilizzare le risorse che si liberano per investire sullo sviluppo qualitativo del sistema sanitario. Malgrado la crisi, la scienza e la tecnologia sanitaria nel mondo continuano a svilupparsi, ma per seguire questa tendenza e non perdere opportunità di sviluppo sanitario occorre un sistema dinamico e in espansione. Bisogna cioè continuamente acquisire e utilizzare le nuove tecnologie diagnostico terapeutiche, rinnovare gli ospedali, investire in ricerca. E tutto questo non può avvenire se non si ripensa profondamente il sistema. Ecco come applicare il concetto di resilienza: istituzioni e gruppi di riferimento resilienti immerse in circostanze avverse riescono, nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a imprimere slanci nuovi e perfino a raggiungere mete importanti. È una sfida, è affascinante, è vitale. (Paolo Pegoraro) 3 << << sioni come riunioni di lavoro di specialisti, in cui ciascuno ha potuto esprimere le proprie opinioni maturate sulla base della propria esperienza diretta. In questo spirito, i fautori della navigazione hanno detto la loro, ma nella realtà dei fatti non c’è una contrapposizione tra due metodiche diverse, bensì un’integrazione. Nella protesica, la navigazione ha ormai mostrato di fornire risultati molto positivi anche se, certamente, comporta una complessità organizzativa e un rilevante impegno economico. In una struttura come quella del Gaetano Pini si eseguono intorno ai mille impianti primari all’anno; su 18 sale chirurgiche, può capitare che siano contemporaneamente in corso otto interventi di protesi di ginocchio ed è chiaramente improponibile disporre di otto impianti di navigazione. Quindi le diverse metodiche devono essere utilizzate a seconda del paziente e del caso che si deve affrontare. Del resto, il costo è un elemento che entra in gioco anche nelle maschere preconfezionate. Prima dell’intervento, le procedure di imaging, la realizzazione del programma e della mascherina di taglio hanno un costo elevato, che però viene ampiamente bilanciato dai risparmi successivi: non c’è bisogno di strumentari pletorici, serve soltanto una fresa, si sterilizza uno strumentario invece di sei o sette cassette, non si utilizzano protesi di prova. Comunque, come si vede, le mascherine non hanno soppiantato la navigazione anzi, quest’ultima potrebbe diventare un utilissimo sistema di controllo e i due approcci potrebbero benissimo integrarsi nello stesso intervento. A proposito di evoluzione tecnologica, c’è stato un intervento molto interessante del professor Pietrabissa… Riccardo Pietrabissa, del Politecnico di Milano, ha presentato i dati relativi all’evoluzione nel tempo di ricerca scientifica, ricerca tecnologica e sviluppo industriale. Il primo dato notevole è che la concettualità che si è mantenuta fino ad oggi nella chirurgia protesica d’anca e di ginocchio deriva essenzialmente da FACTS&NEWS due brevetti, che risalgono al 1972 e al 1975: da allora ci sono state numerose modifiche di dettaglio, ma l’idea di base è rimasta inalterata. Poi, a un certo punto, si è cominciato a parlare di biotecnologie… Fino al 2000 non ci sono stati praticamente brevetti in materia, ma poi si è avuto un andamento crescente. Se consideriamo il numero di brevetti che hanno a che fare con le parole chiave “tessuto ingegnerizzato”, “ortopedia” e “protesi”, vediamo un aumento che negli ultimi anni è stato impressionante: significa che le aziende hanno individuato una fetta di mercato e stanno spingendo i ricercatori a trovare soluzioni in quest’ambito. Siamo dunque alla vigilia di un cambiamento enorme, perché stiamo passando dai risultati della ricerca di base all’applicazione clinica. Tra le novità, abbiamo per esempio un brevetto del marzo 2011 relativo a un tessuto ingegnerizzato di menisco… insomma, si arriverà a menischi sintetici! Questi sono prodromi di qualcosa che sarà veramente rivoluzionario. Ecco perché sostenevo che i chirurghi devono mettersi nuovamente a studiare; non si tratta più solamente della tecnica o del materiale o del tipo di protesi, ma occorre approfondire concetti di anatomia, fisiologia biomeccanica, tribologia, per arrivare all’applicazione di metodiche sempre meno invasive sempre e più “facili”. Ovviamente le nuove tecniche devono essere apprese, ma semplificheranno il raggiungimento dell’obiettivo fondamentale di una prassi chirurgica in cui ogni gesto sia riproducibile, affidabile e pratico, che non sia alla portata solo del chirurgo particolarmente dotato e superspecialistico, ma realizzabile da molti professionisti e quindi applicabile a tutti i pazienti che dovranno essere operati. Quindi, nonostante la crisi economica, in questo settore il mercato promette una grande espansione? Non c’è dubbio, però mi consenta di fare una nota critica. Se andiamo a vedere il dettaglio dei nuovi brevetti, ci accorgiamo che in larga misura provengono da quei Paesi in cui è stata sposata una politica della ricerca. Lo sviluppo, anche economico, passa attraverso la formazione dei giovani, la cultura universitaria e la cultura in generale. In Italia purtroppo non si fa abbastanza e questa miopia si evidenzia in maniera emblematica nel settore di cui ci stiamo occupando: tutto ciò che non abbiamo speso in ricerca produce ora uno svantaggio economico rispetto ad altri Paesi più lungimiranti. Renato Torlaschi << << FACTS&NEWS 4 Ginocchio biotech Le soluzioni avanzate > Lo scorso ottobre si è tenuto a Napoli un congresso nazionale dedicato alle «biotecnologie applicate alla patologia articolare del ginocchio». Lo ha presieduto Donato Rosa, professore presso l’Università Federico II di Napoli e ortopedico specializzato a livello europeo per le cartilagini del ginocchio. «Il congresso è nato dall’esigenza di un confronto costante tra esperti per monitorare i passi avanti nell’applicazione delle biotecnologie per la cura del ginocchio - ci ha spiegato il professore -. L’obiettivo fondamentale era fare il punto della situazione nell’applicazione dei biomateriali. I relatori sono venuti da tutta Italia e abbiamo commentato casi clinici, trial ed evidenze medico scientifiche. Tutte le applicazioni delle biotecnologie richiedono un attento monitoraggio e l’aggiornamento è specifico e necessario. I numerosi video e radiografie che abbiamo mostrato erano esempi di come l’iter di cura sia diverso quando si fanno scelte terapeutiche differenziate» ha concluso Donato Rosa. Per coloro che non hanno potuto assistere al congresso, facciamo il punto, con lo specialista che lo ha organizzato, sullo studio e l’applicazione delle biotecnologie in chirurgia per la cura di questa particolare articolazione. Professor Rosa, qual è oggi lo stato della chirurgia protesica di ginocchio? C’è stata una profonda evoluzione nel corso degli ultimi anni. Attualmente vi sono modelli innovativi di protesi totale, monocompartimentale e di rivestimento; interessante è anche la tecnica chirurgica per il possibile impianto di protesi per via artroscopica. La protesi è costituita da una componente tibiale e da una componente femorale, che vengono fissate all'osso attraverso l'impiego di cemento acrilico. Meno comune, a differenza della protesi d'anca, è l'impiego di componenti porose senza cemento. Sulla Quali innovazioni promettono di migliorare la durata delle protesi e la loro funzionalità? Abbiamo assistito in questi anni allo studio e all’impiego sia di molti nuovi materiali che di innovazioni nel design; due aspetti che migliorano contemporaneamente e con- vergono nel realizzare protesi che funzionano in maniera sempre più vicina alla fisiologia naturale e che durano più a lungo. Ma, a proposito di novità, vorrei segnalare l’importanza dell’approccio chirurgico paziente-specifico che, favorito dalle nuove tecnologie, si va sempre più affermando nelle realtà ospespecializzate e daliere all’avanguardia. Ne è un esempio l’impiego di un software che permette la realizzazione di mascherine di taglio che aiutano il chirurgo a effettuare un intervento più preciso e dunque meno invasivo, personalizzato sull’anatomia specifica del paziente. Queste guide di posizionamento vengono realizzate prima della chirurgia di artroplastica di ginocchio sulla base delle immagini ottenute da una risonanza magnetica tridimensionale. Il livello e l’orientamento ottimali della resezione vengono così determinati con una precisione prima impossibile e si ottiene un’ottimizzazione dei tagli e una riduzione dell’esposizione chirurgica, del sanguinamento e dei tempi dell’intervento. << << di eccellenza degli ospedali pubblici che in Italia sono specializzati e le applicano solo quando necessarie. Protesi di nuova generazione e biotecnologie: ecco le soluzioni di oggi e le prospettive future per la patologia articolare del ginocchio componente tibiale viene assemblato un inserto in polietilene, fisso oppure rotante a seconda del modello protesico. La sostituzione protesica del ginocchio è indicata in tutte le gonartrosi, primarie e secondarie, nel momento in cui la sintomatologia non è più controllabile con le cure mediche e fisioterapiche. Anche le artriti (artrite reumatoide soprattutto) possono richiedere un intervento protesico quando l'articolazione sia stata irreversibilmente danneggiata. Le protesi durano in media dai 10 ai 15 anni, pertanto è meglio procrastinare una eventuale protesizzazione, soprattutto se il paziente è giovane, e intervenire con le biotecnologie, quando indicato. 5 Io ho utilizzato il sistema Signature Personalised Patient Care di Biomet, ma altre aziende stanno sviluppando prodotti simili: in pratica è come fare chirurgia computer-assistita senza quelle lungaggini intra operatorie che talvolta vi si associano. Tutte le misurazioni e le rilevazioni sono fatte prima dell’intervento e la mascherina ne è il risultato: non c’è un riferimento video, ma una scheda che mettiamo direttamente nel campo operatorio. Credo che questi prodotti siano destinati a ulteriori miglioramenti, ma sono davvero interessanti. Quali sono i principali problemi che restano da risolvere in tema di biotecnologie? Di sicuro il costo. Tuttavia, dato che operando con le biotecnologie si può migliorare la qualità di vita dei pazienti e si ritarda l’eventuale protesizzazione, i costi, se rapportati ai benefici di lungo termine nel paziente, fanno comunque risparmiare la sanità e ottimizzano la qualità della cura. Donato Rosa Le biotecnologie rappresentano infatti la più recente evoluzione della chirurgia moderna, che sinora ha attraversato differenti fasi di riparazione, ricostruzione e sostituzione dei tessuti. Le biotecnologie inducono la rigenerazione tissutale e prevedibilmente cresceranno ancora di interesse negli anni a venire fintantoché sarà possibile accedere alla chirurgia preventiva basata sulla terapia genica. I biomateriali sono un punto di incontro tra ingegneria genetica e tessuto muscolo-scheletrico e già attualmente costituiscono soluzioni alternative o complementari ai convenzionali innesti ossei autologhi. Anche in questo caso è opportuno ricordare che le nuove sfide medico-scientifiche per il mantenimento e il potenziamento dell’eccellenza e della qualità in sanità a favore dei cittadini devono rivolgere sempre una particolare attenzione alla garanzia della sicurezza nelle cure. La loro applicazione rappresenta un problema sanitario ma anche socio-economico: ecco perché è fondamentale che i pazienti si rivolgano ai centri A questo proposito, cosa ne pensa del fatto che talvolta le aziende propongono soluzioni innovative direttamente a centri non specialistici? È un approccio diffuso ma, a mio avviso, non corretto. Spesso ci vengono proposti prodotti che non hanno adeguate coperture scientifiche, accompagnate da studi finalizzati proprio a evidenziarne i risultati positivi e magari realizzati dalla stessa azienda. Le proposte dovrebbero invece essere indirizzate a strutture selezionate e che possano garantire un adeguato apparato scientifico, per essere diffuse solo in un secondo tempo, sulla base di risultati positivi documentati e consolidati. I pazienti che per primi sperimentano queste soluzioni cliniche devono essere attenta- mente gestiti e valutati dal punto di vista scientifico e pratico; i risultati vanno analizzati nel tempo e confrontati con i trattamenti più tradizionali. Purtroppo molte strutture ospedaliere o case di cura accreditate non dispongono né delle risorse né dei tempi necessari per un lavoro scientifico di questo tipo. Tornando ai biomateriali, ci può parlare in particolare delle matrici multistrato tridimensionali? Si parla di matrici tridimensionali multistrato perché mimano l’intero comparto anatomico osteo-cartilagineo: cartilagine, tide-mark e osso subcondrale. Consentono una stimolazione diretta della rigenerazione cartilaginea, come ampiamente dimostrato da studi sperimentali su modelli ovini. Io stesso le ho utilizzate per alcuni dei miei pazienti. Una delle loro caratteristiche è il biomimetismo: proprietà che permette al materiale di FACTS&NEWS essere riconosciuto come self dall’organismo, senza evocare alcuna reazione biologica o immunitaria. Il biomimetismo “chimico” è dovuto al fatto che molecole collageniche e nanocristalli di Mg-HA sono combinati mediante un meccanismo di nucleazione analogo al processo biologico di neo-ossificazione. Il biomimetismo “strutturale” è dato dal tipico orientamento delle fibre di collagene, organizzate in modo simile a quelle all’interno del tessuto osteocondrale umano. Un’altra caratteristica è la capacità di assorbire fluidi biologici rapidamente grazie all’elevata porosità e alle proprietà idrofiliche. Questa idrofilicità determina un aumento di volume tale da permettere l’auto stabilizzazione nel sito di impianto, senza l’ausilio di suture o altri metodi di fissazione. Inoltre sono flessibili e hanno formabilità. Queste proprietà permettono un semplice adattamento al sito di applicazione, qualunque sia il grado di cur- vatura o la dimensione della stessa. Un altro aspetto è la degradabilità: la loro composizione chimica biomimetica ne facilita la degradazione e promuove i processi rigenerativi del nuovo tessuto osteo-cartilagineo. TERAPIA FISICA: LA STIMOLAZIONE BIOFISICA OSTEOCONDRALE Al congresso di Napoli sulle «biotecnologie applicate alla patologia articolare del ginocchio» si è parlato anche di terapia fisica basata sull’utilizzo di specifici campi magnetici pulsanti. «Il razionale di questa terapia è rappresentato dal fatto che tali campi magnetici, che hanno una frequenza ben definita, vanno a stimolare in maniera diretta recettori dell’adenosina A2A, che sono responsabili del blocco del processo infiammatorio e quindi del dolore – ci ha spiegato il professor Donato Rosa, docente dell’Università Federico II di Napoli–. Inoltre tale trattamento sembra anche avere effetto sui condrociti, in quanto va a stimolarne la proliferazione e la produzione di nuova matrice. Il vantaggio di tale trattamento rispetto a quello farmacologico è rappresentato dall’assenza di effetti collaterali. Le indicazioni terapeutiche della stimolazione biofisica osteocondrale terapeutica sono ben definite: il trattamento va a preservare l’integrità e la funzionalità della cartilagine articolare, ma non può ricostruire una cartilagine già gravemente danneggiata» ha concluso il chirurgo napoletano. Interessante anche l’impiego di campi elettromagnetici pulsati e ultrasuoni pulsati a bassa intensità sul tessuto osseo, per accelerare il processo di osteogenesi o intervenire nei casi di non-union, in particolare dove la mancata consolidazione è dovuta anche o solamente a fattori biologici. R. T. La ricostruzione della cartilagine è uno dei sogni che si spera la ricerca possa tradurre in realtà. Qual è lo stato dell’arte della ricerca e dell’applicazione clinica su questo tema? Attualmente ci sono evidenze scientifiche sui giovani e gli sportivi, mentre nei pazienti con età superiore ai cinquant’anni la cartilagine può essere trattata con iniezioni di cellule staminali stromali, procedura assolutamente poco traumatica ed efficace. La ricostruzione della cartilagine sarà probabilmente uno degli step del futuro dell’applicazione delle biotecnologie. Renato Torlaschi CASO CLINICO/2: IMPIANTO DI SCAFFOLD BIOMIMETICO DATI PREOPERATORI Età: 38 Sesso: F Diagnosi: condropatia di IV grado della troclea femorale ginocchio destro. Patologie associate: iperpressione rotulea laterale. Sintomatologia: gonalgia da circa un anno; esame obiettivo impossibile a causa del dolore, riduzione significativa del range di motilità del ginocchio, con dolore già a 90° di flessione. Le scale funzionali mostravano risultati scadenti (Lysholm score: 41; Oxford knee score: 36; Vas: 8). La paziente esegue esame Tc del ginocchio che mostra una sofferenza della troclea femorale con degenerazione artrosica dell’articolazione femoro-rotulea (fig. 1). DESCRIZIONE DELL'INTERVENTO La paziente viene pertanto sottoposta ad intervento chi- rurgico. Il piano terapeutico prevede l'impianto di uno scaffold biomimetico e la rimozione degli osteofiti rotulei. L’impianto del biomateriale viene effettuato mediante artrotomia mininvasiva. La lesione della troclea femorale viene accuratamente preparata per permettere l’alloggiamento del biomateriale (fig. 2), che viene sagomato in funzione del difetto e semplicemente applicato mediante leggera pressione. Esso si adatta perfettamente alla conformazione della lesione, ripristinando la continuità anatomica e garantendo l’autostabilizzazione in situ (fig. 3). A due mesi dal trattamento la paziente riferiva assenza di dolore, recupero completo della motilità del ginocchio e significativo miglioramento dei punteggi clinici. Lysholm score: 70; Oxford knee score: 25; Vas: 1. CARATTERISTICHE DEL BIOMATERIALE Il biomateriale utilizzato (MaioRegen) è una matrice tridimensionale multistrato che mima l’intero comparto anatomico osteo-cartilagineo: cartilagine, tide-mark e osso subcondrale. Esso comporta una stimolazione diretta della rigenerazione cartilaginea, come ampiamente dimostrato da studi sperimentali su modelli ovini. Questo scaffold è una strut- tura unica a gradiente: la parte superficiale, costituita da collagene equino di tipo I deantigenato, riproduce il tessuto cartilagineo, mentre lo strato inferiore, costituito prevalentemente (70%) da magnesio-idrossiapatite (Mg-HA) e da collagene equino (30%), simula la struttura ossea sub condrale; la parte intermedia è composta al 60% da collagene equino e al 40% da Mg-HA e simula il tide-mark. CASO CLINICO/1: IMPIANTO DI PROTESI TOTALE DI GINOCCHIO CON CONTROLLO POST OPERATORIO > Fig. 1: esame Tc preoperatorio > Fig. 2: inserimento del biomateriale > Fig. 3 CASO CLINICO/3: IMPIANTO DI UN BIOMATERIALE PER LESIONE OSTEOCONDRALE DI GINOCCHIO > Fig. 1 > Fig. 2 > Fig. 3 > Fig. 4 > Fig. 5 > Fig. 1 > Fig. 2 > Fig. 3 ? QUESITO DIAGNOSTICO FORMAZIONE CONTINUA la soluzione a pagina 14 a cura di giorgio castellazzi Si ringraziano per la collaborazione le équipe mediche: Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano Centro di chirurgia ricostruttiva e delle infezioni osteo-articolari (Crio) Responsabile: Carlo L. Romanò Franca è una ragazza di trent'anni che vive in una città dell’entroterra ligure, e lavora in un negozio per toelettatura di cani e gatti. Circa tre settimane fa ha iniziato a presentare uno stato di prostrazione e malessere, con cefalea e febbriciattola, accompagnati da artralgie. Il quadro clinico è andato migliorando con antinfiammatori e antipiretici, ma non si è risolto del tutto. Nel frattempo in sede ascellare destra è comparsa una vistosa tumefazione dolente per cui la paziente ha deciso di recarsi dal medico di famiglia, che le ha prescritto esami di sangue-urine ed ecografia mirata, nel sospetto di adenomegalie. Fatebenefratelli, Erba (Como) Unità operativa di ortopedia e traumatologia Direttore: Pier Angelo Catalano > Rm (1), assiale, T2 Ffe (a) > Rm (1), assiale, T2 Ffe (b) > Rm (1), assiale, T2 Ffe (c) > Rm (1), coronale, T2 Spair > Rm (1), coronale, T2 Tse (a) > Rm (1), coronale, T2 Tse (b) > Rm (1), parasagittale, T1 > Tc (2), assiale, finestra per osso (c) > ESAMI DI LABORATORIO E STRUMENTALI L’indagine ematologica di routine ha rivelato un quadro infiammatorio in atto con aumento di Ves, Pcr e neutrofili, senza null’altro di rilievo; gli esami delle urine sono risultati negativi. L’ecografia mirata ha evidenziato una tumefazione di 4x4x7 cm, a margini netti e ispessiti, senza significativa vascolarizzazione all’ecd, sospetta per versamento articolare o borsite: il completamento all’addome ha individuato linfonodi lievemente ingranditi in sede periaortica e splenomegalia (diametro interpolare di 13,5 cm), senza lesioni focali. L'indagine sierologica anticorpale ha mostrato anticorpi IgG contro la mononucleosi. È stato quindi richiesto un esame di risonanza magnetica (Rm) (1) per studiare i tessuti molli della spalla in questione: viene dunque confermata la presenza di raccolta fluida in sede ascellare destra, che raggiunge la superficie cutanea. E per completare l’inquadramento clinico tramite lo studio della componente ossea è stata eseguita anche un’indagine di tomografia computerizzata (Tc) (2). IPOTESI DIAGNOSTICHE Ecco le ipotesi diagnostiche più probabili. • Adenopatia colliquata in malattia da graffio di gatto (la paziente presenta numerosi graffi di gatto in relazione al suo lavoro) • Agglomerato di linfonodi colliquati in mononucleosi • Ascesso di Brodie • Osteomielite ematogena con ascesso sottocutaneo e fistolizzazione alla cute Tc (2), assiale, finestra per osso (b) > > Tc (2), assiale, finestra per osso (a) Tc (2), assiale, finestra per osso (d) orthoviews Review della letteratura internazionale CHIRURGIA PROTESICA Meno complicanze nei centri specialistici La chirurgia di protesi articolare, pur con gli enormi progressi fatti registrare negli ultimi anni, presenta ancora dei rischi che aumentano quando l’intervento è effettuato nelle strutture ospedaliere dove se ne fanno meno di frequente. È questa la sintesi di un articolo pubblicato su Arthritis & Rheumatism, rivista dell’American College of Rheumatology. Vi si parla in particolare di artroprotesi d’anca e di ginocchio e di una delle complicanze più gravi, il tromboembolismo venoso, che può portare al decesso del paziente, ma che può essere ridotto ai minimi termini modificando le procedure adottate prima e dopo l’intervento. Lo ribadisce anche il prin- cipale tra gli autori dello studio, Jasvinder Singh dell’università dell’Alabama che ritiene «davvero importante comprendere l’impatto delle complicazioni mediche sul successo di questo tipo di chirurgia: la possibilità di effetti avversi ai danni del sistema cardiaco, di coaguli e di infezioni aumentano i rischi di morbilità e mortalità, e anche i costi sanitari sono ingenti». Quest’ultima affermazione è giustificata dal gran numero di interventi di artroplastica eseguiti sempre più spesso in tutto il mondo. Nei soli Stati Uniti, nel 2007 sono state effettuate 230.000 artroprotesi d’anca e 543.000 di ginocchio, conseguenza di 27 milioni di americani con osteoartrosi diagnosticata e di altri 1,3 milioni con artrite reumatoide per i quali, negli stadi più gravi, la chirurgia offre indubbi miglioramenti in termini di funzionalità, dolore e quindi di qualità di vita. Singh e i suoi colleghi hanno analizzato le informazioni contenute nel database dell’Health care cost containment council della Pensylvania, relative a 19.418 protesi totale di ginocchio e 10.187 protesi d’anca effettuate nel 2002. La particolarità dello studio è che gli interventi sono stati categorizzati in base alla struttura ospedaliera in cui sono stati eseguiti e precisamente alla quantità di interventi chirurgici che vi vengono effettuati: da 26 a 100 all’anno (basso volu- > Nella foto il Centro di ricerca Codivilla-Putti dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna me), da 101 a 200 e superiore ai 200 (alto volume). I pazienti operati in ospedali “a basso volume” sono incorsi più spesso in embolia polmonare nei 30 giorni successivi all’intervento e anche la mortalità entro un anno è stata superiore. Gli autori sollecitano ulteriori approfondimenti per identificare le ragioni di queste differenze e per capire se sia possibile predisporre interventi nelle procedure adottate prima, durante e dopo l’intervento nelle strutture dove se ne eseguono in quantità inferiore. Oltre a quella procedurale e metodologica, un’altra ragione suggerita dal team dell’università dell’Alabama è quello della minore disponibilità, nelle piccole strutture, di appa- recchiature specialistiche sofisticate. Giampiero Pilat Singh JA, Kwoh CK, Boudreau RM, Lee GC, Ibrahim SA. Hospital volume and surgical outcomes after elective hip/knee arthroplasty: a riskadjusted analysis of a large regional database. Arthritis Rheum 2011;63(8):2531-9. GINOCCHIO Risultati funzionali inferiori per i pazienti diabetici Il range of motion è uno dei fattori chiave nel determinare il successo di un intervento di artroplastica totale di ginocchio; la flessione di un’articolazione normale varia dagli 83 ai 105 gradi, mentre livelli inferiori si associano a una mobilità limitata, una mancanza di indipendenza e, spesso, a dolore. Il diabete mellito si associa a numerose anomalie muscolo-scheletriche tra cui una limitata mobilità articolare, dovuta a un aumento di rigidità dei tessuti molli periarticolari e ad alterazioni ossee e capsulari. È dunque naturale il desiderio di capire meglio le relazioni tra una delle malattie sistemiche più diffuse nel mondo con un intervento chirurgico pra- ticato con frequenza sempre maggiore. Un recente studio inglese, pubblicato sulla rivista Knee, è stato condotto con l’obiettivo di valutare se una patologia di diabete mellito di tipo 2 diagnosticata prima di una sostituzione protesica totale di ginocchio esercita un’influenza sugli esiti a lungo termine dell’intervento. Coordinato da Francis Robertson, del dipartimento di chirurgia generale dell'Edinburgh Royal Infirmary, un team di medici scozzesi ha esaminato i risultati funzionali dopo l’intervento in una coorte di 367 pazienti con diabete mellito e in altrettanti soggetti senza questa condizione patologica. Al baseline, i due gruppi erano simili per età media dei partecipanti, sesso, indice di massa corporea (Bmi); simili anche i parametri funzionali di flessione fissa, flessione massimale, range totale di movimenti e Knee society score (Kss) – indice costituito dalla somma di due schede di valutazione, la prima relativa all'esame clinico del ginocchio, la seconda alla funzionalità. Dopo l’esame preoperatorio, i pazienti sono stati controllati sul medio e lungo termine, alla distanza di uno, cinque e dieci anni dall’artroplastica. Dopo un anno, non sono state rilevate differenze statisticamente significative riguardo alla flessione fissa, ma nel controllo a cinque anni i soggetti con diabete hanno mostrato un grado di flessione significativamente superiore, confermato a dieci anni dall’intervento. Entro il primo anno dall'artroplastica, però, il gruppo con diabete mostrava valori significativamente ridotti di flessione massimale, di range totale di movimento e di punteggio Kss. Risultati simili sono stati osservati a cinque anni dall'intervento – fatta eccezione per il Kss – e a dieci anni. Questi risultati non devono condurre a conclusioni fuorvianti. Come sottolineano gli autori dello studio, «è importante notare che, benché i pazienti diabetici facciano registrare risultati funzionali inferiori dopo l’intervento di artroplastica, nel comples- so i miglioramenti a dieci anni rispetto alla condizione di baseline sono notevoli». In termini di pratica clinica, gli esiti di questa analisi non dovrebbero dunque interferire con la decisione di proporre un intervento di sostituzione totale di ginocchio ai pazienti con diabete mellito, che dovrebbero però essere avvertiti del fatto che la loro condizione implicherà miglioramenti più modesti rispetto agli altri. Renato Torlaschi Robertson F, Geddes J, Ridley D, McLeod G, Cheng K. Patients with Type 2 diabetes mellitus have a worse functional outcome post knee arthroplasty: A matched cohort study. Knee 2011 Jun 27. orthoviews Review della letteratura internazionale << 10 11 << orthoviews Review della letteratura internazionale LAVORO ORIGINALE Sintesi elastica delle fratture pertrocanteriche con sistema a viti divergenti Dalla letteratura internazionale pervengono dati allarmanti circa la mortalità dei pazienti anziani affetti da una frattura di collo femore: dal 35 al 50% entro un anno. Dovendo dare una risposta interpretativa a tale gravoso dato, si può ipotizzare che molti siano i fattori che possono essere incriminati per questa pesante morbilità. Primo fra tutti la “sindrome da allettamento”, che per quanto minimizzata può comunque arrivare a condizionare l'attività fisica di un paziente che già si trova in una condizione di ipocinesi consueta alla sua età. Poi il trauma anestesiologico, il non trascurabile trauma psicologico che va ad assommarsi al già precario e delicato equilibrio determinato da uno stato di fisiologico atteggiamento depressivo. Ma soprattutto il danno ematologico che, se in un giovane paziente potrebbe essere considerato trascurabile, in un paziente con una ridotta capacità emopoietica può determinare notevoli difficoltà a contrastare la perdita ematica che inizia insieme alla frattura, aumenta con l'intervento operatorio e prosegue nel periodo postchirurgico come non trascurabile gemizio nella sede dell'osteosintesi endomidollare. Tale squilibrio anemico determina l'inizio di un decadimento generale con stato ipossico cerebrale e miocardico, squilibrio elettrolitico e sofferenza multiorgano, i quali in un organismo anziano possono non essere compensati e piuttosto virare verso una condizione di irreversibilità. Il goal imperativo del chirurgo ortopedico è dunque minimizzare la perdita ematica durante e dopo l'intervento mediante un gesto chirurgico poco invasivo; la mininvasività però mal si raccorda con l'affidabilità e la robustezza della sintesi. Questo è l'obiettivo della sintesi a viti divergenti: coniugare l'affidabilità assoluta di un sistema robusto ed elastico che consenta il carico immediato con una invasività minima, soprattutto nei confronti dell'endostio metafisario, fonte di facile e prolungata emorragia. Il razionale del nuovo sistema La stabilità viene ricercata mediante la riduzione del momento di coppia che esiste fra il carico gravitario sulla testa femorale e la trasmissione della resistenza sulla diafisi femorale. È noto che fra il carico gravante sulla testa femorale di un femore sano e quello trasmesso alla diafisi esiste un braccio di leva proporzionato all’offset femorale che produce un momento di coppia (fig. 1). Il momento di coppia viene trasmesso nel femore inte- gro dal fascio di Adams sollecitato in pressione e dal fascio arciforme che è sollecitato in trazione, sotto il controllo coordinato della muscolatura glutea. Nel femore fratturato al livello trocanterico la sintesi sarà tanto più biomeccanicamente valida quanto più breve sarà il momento di coppia intercorrente fra la spinta del carico gravitario sulla testa (asse meccanico) e la trasmissione sulla resistenza alla diafisi (asse anatomico). Nelle sintesi endomidollari, la trasmissione della resistenza sulla diafisi avviene nel canale midollare, in zona quindi favorevolmente prossima (fig. 2) all’asse gravitario e con grande superficie di appoggio (pressorio ed endomidollare) sull’endostio laterale della diafisi. Nella sintesi con la classica vite-placca la distanza fra asse di carico gravitario e scarico sulla diafisi avviene con maggiore distanza (fig. 3) perché il carico viene distribuito dalle forze di coppia sulla corticale laterale, peraltro non in appoggio come nell’endomidollare, ma in trazione mediante le viti che tengono la placca aderente alla corticale laterale; la proiezione sull’osso delle forze in trazione delle viti è limitata al diametro delle viti. Questo costringe il chirurgo a usare placche lunghe e invasive con molte viti nello scopo di opporsi alle forze in trazione che tenderebbero a sfilare le viti dalla diafisi (fig. 4). Il mezzo ideale dovrebbe trasferire le forze di carico pressorie dalla testa al punto della diafisi più prossimo alla linea di carico gravitario, restituendole come forze non estrusive sulle viti distali, ma compressive; questo punto corrisponde alla robusta corticale diafisaria mediale e la sintesi ideale potrebbe configurarsi pertanto in un arco congiungente il calcar cervicale con la spessa corticale sottotrocanterica mediale, riproducendo così la funzione meccanica dell'arco di Adams. Nella vite-placca tradizionale questo arco ideale si ferma a metà della sua estensione, in corrispondenza della corticale diafisiaria laterale dove va a resistere al carico gravitario con una resistenza in trazione sulle viti, che non comprimono (perché non bloccate) e per di più giacciono sullo stesso vettore delle linee di forza estrusive. Nella sintesi endomidollare l'arco ideale si ferma invece più medialmente nel canale diafisiario, facendo presa sull'endostio laterale con resistenza in pressione. Nel sistema Dilops la funzione di questo arco viene mimata medialmente fino alla corticale mediante il bloccaggio a stabilità angolare (fig. 5) delle viti prossimali e di quelle distali che > A sinistra il professor Paolo Palombi, che opera presso l’Ospedale Cto di Roma; a destra il dottor Andrea Palombi dell’Università Tor Vergata di Roma I VANTAGGI NELLA TECNICA CHIRURGICA Nei confronti dei sistemi a vite placca tradizionali le viti divergenti offrono alcuni importanti vantaggi. ➣ Accesso mininvasivo con riduzione dei tempi di intervento e minimizzazione del sanguinamento ➣ Incremento della stabilità grazie alla trasmissione dei carichi pressori sulla corticale mediale Anche nei confronti dei sistemi di sintesi endomidollare, il sistema a viti divergenti offre una serie di vantaggi. ➣ Mancato impegno del canale midollare: drastica riduzione dell’emorragia ➣ Rispetto della muscolatura glutea ➣ Microelasticità del sistema: l'unico elemento rigido è il piccolo connettore di 5 cm interposto fra lunghe viti elastiche di titanio ➣ La sintesi non atteraversa i frammenti trocanterici, cosa che in particolari tipi di fratture può comportarne la scomposizione ➣ Maggior rispetto del muro laterale, grazie ai tre fori piccoli anziché uno grande da 12 mm ➣ Effettuazione di una sola piccola incisione cutanea, lontana dal focolaio di frattura, invece delle quattro necessarie per la introduzione degli endomidollari ➣ Riduzione drastica del ricorso alle radiazioni ionizzanti durante l’introduzione delle viti distali, in quanto queste saranno facilmente percepibili manualmente dall’operatore che verificherà semplicemente con il dito il punto di fuoriuscita delle viti sulla corticale mediale. ➣ Minimalizzazione dello strumentario chirurgico necessario in sala (misura unica della placca; varia solo la lunghezza delle viti). > Fig. 6: la vite unica occupa necessariamente il canale del collo femorale, mentre le tre viti sottili possono passare tutte nello spessore del calcar > trasformano il sistema in un monoblocco arcuato a doppia curvatura. Tale configurazione conferisce al sistema la funzione di semplice trasmettitore di carico dal calcar alla corticale mediale. In questo arco a doppia angolatura le viti distali, grazie alla angolazione bloccata che le rende solidali alla placca, vengono sollecitate non più in trazione, ma in appoggio pressorio sulla corticale mediale con una proiezione pressoria ampia quanto tutta la lunghezza della vite. La divergenza delle viti conferisce oltretutto caratteristiche autostabilizzanti al sistema in quanto le viti, sollecitate dal carico, tendono a compenetrarsi nell’osso e non a mobilizzarsi, al punto che si può considerare che il sistema sarebbe efficace anche senza viti filettate ma con semplici fittoni lisci. La resistenza al carico esaminata con l'analisi agli elementi finiti ha mostrato la totale sicurezza dell’impianto. In particolare si è simulato un carico assiale di 300 kg (4 volte b.w.) ed è risultato un’accumulo della sollecitazione, in corrispondenza delle più prossimali tra le viti distali, di circa 250 MP, quando viene considerata critica la soglia di 435 MPa, comunque distante dal "carico di snervamento" della lega di titanio, che è di 800 MPa. viti distali con la relativa fresa guidata dalle specifiche cannule (fig. 8). Si procede con la copertura della placca con il lembo di vasto laterale distaccato e viene eseguita una sutura per piani. La tecnica operatoria L’accesso chirurgico, grazie alla notevole angolatura delle viti cefaliche, è molto distale e limitato, venendo a cadere distalmente alla regione trocanterica. Dopo l’incisione della fascia lata e il ribaltamento anteriore di una piccola area d’inserzione del vasto laterale, si appoggia la placca alla corticale laterale, tenendola dalla guida cannulata e facendola aderire, prossimalmente, sotto la salienza del gran trocantere e distalmente in zona limitrofa al tubercolo del terzo trocantere curando la centralità della placca sulla faccia laterale della diafisi femorale. Si introduce un filo guida cervicale nel foro centrale prossimale della placca tramite la cannula-guida inserita nel foro centrale (fig. 7). Se il controllo radiografico mostrerà un buon posizionamento nel calcar, si procederà al fissaggio provvisorio della placca sull’osso mediante due fili K inseriti nei fori minori laterali che fisseranno la placca nella posizione voluta. Si potrà quindi estrarre la cannulaguida e, lasciando il filo repere, si procederà al fresaggio con fresa cannulata corta. Seguirà la rimozione del filo guida e la introduzione della vite centrale cervicale primaria (con eventuale trazione) che verrà guidata INDICAZIONI: FRATTURE TRANSCERVICALI PERTROCANTERICHE L’obiettivo delle viti divergenti del sistema Dilops è quello di riprodurre il più fedelmente possibile la funzione dell'arco di Adams trasferendo il carico della testa femorale alla regione mediale della diafisi femorale. Perché tre viti cefaliche e non una singola? 1. Per poter aderire più strettamente alla corticale inferiore del collo utilizzando appieno la robustezza del calcar (fig. 6). 2. Per incrementare la resistenza antitorsionale. 3. Per conferire microelasticità al sistema. 4. Per ridurre l'aggressività sul muro laterale. > Fig. 1 Fig. 2: scarico delle forze pressorie cervicali sull’endostio laterale del canale midollare nella sintesi endomidollare > Fig. 3: le forze pressorie cervicali vengono restituite alle viti laterali con forze estrusive in un esempio di sintesi con placca laterale > > Fig. 4 Fig. 5: nel sistema Dilops le forze pressorie cervicali vengono restituite come forze pressorie sulle viti diafisarie > Sul sito web www.paolopalombi.com, alla sezione video, è disponibile un filmato che illustra i dettagli della tecnica chirurgica. dal foro ottenuto precedentemente con la fresa; quindi seguiranno le due viti cervicali laterali sempre sotto guida cannulata, rimuovendo prima un filo K, poi l'altro. Successivamente si procederà alla inserzione delle Fig. 7 > Fig. 8 Dati di follow up Dal luglio 2009 ad oggi sono stati effettuati oltre 200 interventi su fratture pertrocanteriche stabili e instabili (età media: 75 anni). I risultati controllati (circa 150) hanno mostrato un un impegno nettamente inferiore delle condizioni generali dei pazienti e un recupero clinico-funzionale marcatamente più rapido rispetto a tutti i sistemi di sintesi precedentemente adottati. 13 Clodronato per l’osteoporosi L’importanza della compliance L’efficacia dei bisfosfonati è fortemente subordinata all’aderenza alla terapia da parte dei pazienti. Il vantaggio di poter somministrare il farmaco ogni due settimane Un ampio studio retrospettivo condotto qualche anno fa su oltre 35.537 donne da Jonathan Adachi della McMaster University a Hamilton, in Canada, individuava nella scarsa aderenza alla terapia un fattore chiave, in grado di compromettere l’efficacia dei bisfosfonati nei pazienti affetti da osteoporosi (1). In uno scenario in cui l’efficacia dei bisfosfonati è confermata da numerose ricerche, una compliance inferiore al 50% emerge come uno dei limiti principali nella prevenzione e terapia dell’osteoporosi. Per ovviare a questo problema, risulta particolarmente interessante la possibilità di somministrare il clodronato ogni due settimane per via intramuscolare, «un’opzione terapeutica vantaggiosa nell’ottimizzare la compliance e la tollerabilità, soprattutto nei pazienti in cui la somministrazione orale risulti di difficile gestione». È l’opinione di Luca Dalle Carbonare dell’Università di Verona, autore con il collega Mirko Zanatta di un articolo pubblicato lo scorso dicembre su Giot, il Giornale italiano di ortopedia e traumatologia (2). Modalità di somministrazione I due ricercatori italiani esaminano a fondo il ruolo del clodronato nel trattamento dell’osteoporosi, sulla scorta dei numerosi studi scientifici pubblicati sull’argomento. Come gli altri farmaci appartenenti alla classe dei bisfosfonati, anche il clodronato è un inibitore del riassorbimento osseo in grado di controllare l’attività degli osteoclasti. Ma ovviamente non tutti i bisfosfonati sono uguali in termini di efficacia, di affinità per la matrice ossea e per il meccanismo di azione. Come si diceva, la modalità di somministrazione è un aspetto non trascurabile. Il clodronato può essere iniettato per via intramuscolare o endovenosa ed è disponibile anche nella formulazione orale. Se la somministrazione endovenosa è limitata essenzialmente all’ipercalcemia maligna, l’uso orale sconta un problema tipico dei bisfosfonati: la biodisponibilità molto bassa, intorno al 2%. Esistono tuttavia alcuni studi sull’efficacia del clodronato orale nel trattamento dell’osteoporosi al dosaggio di 800 mg/die, che corrisponde a circa 100 mg/settimana per via intramuscolare, formulazione quest’ultima che possiede il vantaggio di avere una biodisponibilità vicina al 100%. «È inoltre in fase di commercializzazione – si legge nella revisione critica sul farmaco – un nuovo dosaggio di clodronato, ovvero il 200 mg per la prevenzione e il trattamento dell’osteoporosi postmenopausale da somministrare per via intramuscolare ogni 14 giorni». Il vantaggio del clodronato 200 mg intramuscolare ogni due settimane si manifesta proprio nel favorire decisamente quella aderenza che la revisione canadese aveva denunciato come limite sostanziale all’efficacia dei bisfosfonati. Indicazioni al trattamento Le indicazioni del farmaco si estendono a osteolisi tumorali, mieloma multiplo e iperparatiroidismo primario, ma è nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi postmenopausale che il clodronato trova il suo utilizzo più ampio. «La somministrazione di clodronato si associa a incrementi significativi della massa ossea (BMD) in pazienti con osteoporosi». È questa la sintesi dei numerosi studi che fin dagli anni Novanta sono stati condotti su questo bisfosfonato. Il passaggio dalla somministrazione intramuscolare settimanale in dose da 100 mg al regime bisettimanale del 200 mg ha dimostrato in un recente studio di mantenerne intatta l’efficacia (3). La massa ossea lombare, infatti, è aumentata rispettivamente del 3,5% e del 3,9% mentre quella del collo femorale ha fatto segnare +2,5% e +2,8% dopo due anni di trattamento. Il miglioramento del tessuto osseo si traduce in una riduzione delle fratture, documentata dalla letteratura internazionale. Tra gli studi più significativi, citiamo un trial randomizzato controllato su 292 pazienti affette da osteoporosi postmenopausale o secondaria, che ha riportato un’incidenza riferita alle sole fratture vertebrali, diminuita di circa il 46% dopo tre anni di trattamento con clodronato (4). È importante notare che, a differenza degli aminobisfosfonati, il clodronato ha un’azione antidolorifica documentata da diversi studi (5). L’effetto antalgico è stato dimostrato su pazienti con fratture vertebrali osteoporotiche ma anche in soggetti affetti da neoplasie con metastasi ossee. Bibliografia 1. Adachi J, Lynch N, Middelhoven H, Hunjan M, Cowell W. The association between compliance and persistence with bisphosphonate therapy and fracture risk: a review. BMC Musculoskelet Disord 2007; 26;8:97. 2. Dalle Carbonare L, Zanatta M. Il profilo del clodronato nel trattamento dell’osteoporosi. Giot Dic 2011;37:288-294. 3. Frediani B. Effects of two administration schemes of intramuscular clodronic acid on bone mineral density: a randomized, open-label, parallel-group study. Clin Drug Investig 2011;31(1):43-50. 4. McCloskey E, Selby P, Davies M, Robinson J, Francis RM, Adams J, Kayan K, Beneton M, Jalava T, Pylkkänen L, Kenraali J, Aropuu S, Kanis JA. Clodronate reduces vertebral fracture risk in women with postmenopausal or secondary osteoporosis: results of a double-blind, placebo-controlled 3-year study. J Bone Miner Res 2004;19(5):728-36. 5. Muratore M, Quarta L, Calcagnile F, Quarta E. "Twicea-month" clodronate 200 mg IM: a new dosing regimen and improved therapy adherence in the treatment of postmenopausal osteoporosis. Adv Ther 2010;27(5):314-20. Infine il clodronato ha un’attività antinfiammatoria documentata nei pazienti che soffrono di artriti, artrosi o altre malattie degenerative. Possibili effetti avversi A fronte dell’efficacia e della versatilità del clodronato si impone, come per tutti i bisfosfonati, un’attenta valutazione dei possibili effetti avversi. Un primo inconveniente è rappresentato dall’intolleranza gastrointestinale, con nausea, vomito, dolore epigastrico e dispepsia che possono associarsi alla somministrazione per via orale, soprattutto per la necessità di terapie di lunga durata. Ovviamente il problema non si presenta con le somministrazioni endovenose o intramuscolari. Anche queste ultime potrebbero però indurre una sindrome di fase acuta. Caratterizzata da febbre, mialgie, affaticamento, brivido e artralgie, è più frequente e intensa quando i bisfosfonati sono somministrati per endovena, ma non ci sono segnalazioni specifiche legate al clodronato. Un rischio ulteriore è rappresentato dall’insufficienza renale legata all’escrezione attraverso i reni dei bisfosfonati. Anche in questo caso, tuttavia, «i dati disponibili non sembrano controindicare o condizionare la somministrazione di clodronato per via intramuscolare o endovenosa anche nei pazienti con insufficienza renale». Infine, il dolore associato all’iniezione intramuscolare dei bisfosfonati può essere ridotto con una formulazione contenente lidocaina, come quella prevista nel dosaggio di 200 mg di clodronato. RIDUZIONE della VAS rispetto al basale 50 56 p<0,05 40 2 p<0,05 p<0,05 2,7% 2,8% p=NS 1,9% 1 0 1 anno 2 anni COLONNA LOMBARE 39 30 30 3,9% 3 VAS (mm) p<0,01 4 Incidenza cumulativa di fratture vertebrali (%) Incremento rispetto al basale (%) RIDUZIONE del rischio di fratture vertebrali rispetto al placebo 1 anno -46% 0 24 12 36 Mesi Valutazione dell’efficacia della terapia con clodronato (800 mg/die per os, per 3 anni) nella riduzione del rischio di fratture vertebrali in 292 donne con osteoporosi postmenopausale o secondaria (4) > 19 10 Clodronato12,7% 0 COLLO FEMORALE p<0,05 20 20 0 2 anni > Incremento di BMD associato alla somministrazione di clodronato 200 mg intramuscolare ogni 14 giorni, per due anni, in 30 donne con osteoporosi postmenopausale (3) Placebo 23,3% 10 CORSI E CONGRESSI Congresso Cio Traumatologia del polso concomitanti patologie dismetaboliche, reumatologiche e neurologiche. Le classificazioni proposte in letteratura sono varie ma quelle di cui ci si avvale più frequentemente sono la Vancouver per le periprotesiche di anca e la Lewis e Rorabeck per le periprotesiche di ginocchio. I fattori > Dario Perugia > Pietro Maniscalco considerati nelle suddette classificazioni risultano Il tema del sedicesimo congresso del Club essere la sede della frattura, la scomposiitaliano dell’osteosintesi (Cio), che si terrà zione dei frammenti ossei, lo stato dell’osso dal 19 al 21 marzo come di consuetudine a circostante (bone stock) e la stabilità delSesto di Punteria (BZ), sarà «Le fratture su l’impianto. protesi e le protesi su frattura». Resta tuttavia basilare l’esperienza del chi«La scelta dell’argomento è stata dettata dal rurgo operatore. «I report dimostrano in ruolo delle protesi articolari in ambito effetti che, nonostante l’utilizzo di nuovi traumatologico, di sempre maggiore inte- mezzi di sintesi e l’applicazione di nuovi resse nella nostra pratica clinica e chirurgi- trattamenti, le fratture periprotesiche ca» ci ha spiegato Dario Perugia, professo- rimangono un intervento estremamente re associato di malattie dell’apparato loco- complesso per il chirurgo e per il paziente motore all'Università Sapienza di Roma. - spiega Pietro Maniscalco -. Occorre spe«Negli ultimi anni le fratture periprotesi- cificare inoltre che, nonostante l’impegno che sono venute a costituire un’importante del chirurgo per la perfetta riuscita dell’innuova sfida nel campo dell’ortopedia» ha tervento, i risultati non sono sempre ottimi poi sottolineato il dottor Pietro e la ripresa funzionale è lenta e non sempre Maniscalco, primario di ortopedia completa. Senza considerare poi l'alta perall'ospedale "Guglielmo da Saliceto" di centuale di complicanze: infezioni, ritardi Piacenza. I due chirurghi presiederanno i di consolidazione, pseudoartrosi mobilizlavori di questa edizione del congresso Cio, zazione dell’impianto o rottura dei mezzi che coinvolgerà esperti da tutta Italia ma di sintesi si presentano come elementi anche dall'estero. ritardanti il processo di guarigione» ha L'incidenza delle fratture periprotesiche è concluso il primario. in costante crescita e va di pari passo all’au- A detta dei due presidenti l’obiettivo del mento dei pazienti sottoposti ad interventi congresso sarà quindi il dibattito sull’imdi protesizzazione. «La letteratura mondia- portanza dell’artroprotesi sia come fattore le non ci semplifica la quantificazione del- concomitante nella genesi della frattura, sia l’incidenza di tali fratture - rivela Dario come soluzione alla frattura stessa. Sarà Perugia -, tuttavia è possibile risalire ai concesso allora ampio spazio alla discusseguenti dati: tra lo 0,1% e il 2,3% per gli sione e alla presentazione di tecnologie interventi di artroprotesi di anca e intorno innovative indispensabili per affrontare al 3% per le artroprotesi di ginocchio. queste patologie così complesse. Questi valori tendono a crescere se riferiti, invece, agli impianti di revisione». I principali fattori di rischio sono generalPer informazioni mente traumi, anche di modesta entità, in associazione a fattori di predisposizione, Zeroseicongressi srl come l’osteopenia periprotesica, l’osteolisi Tel. 06.8416681 da consumo degli inserti, o la presenza di [email protected] Venerdì 16 e sabato 17 marzo a Modena, presso la facoltà di medicina dell'Università di Modena e Reggio Emilia, si terrà un convegno per fare il punto sulle instabilità del carpo a genesi traumatica. A presiedere i lavori sarà Antonio Landi, presidente onorario, responsabile della struttura complessa di chirurgia della mano dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, affiancato da Augusto Marcuzzi, docente di chirurgia della mano presso la scuola di specializzazione in ortopedia e traumatologia all'Università di Modena e Reggio Emilia. L'appuntamento scientifico, patrocinato dalla Società italiana di chirurgia della mano (Sicm), rappresenta il terzo appuntamento sulla patologia del polso che la struttura complessa di chirurgia della mano del Policlinico di Modena ha organizzato in questi anni per offrire un aggiornamento scientifico su un argomento specifico della patologia del polso. Il programma del convegno sarà suddiviso in diverse sessioni, che si succederanno durante la due giorni di lavori scientifici. Il venerdì, dopo una completa panoramica storica e un'altrettanto esaustivo "ripasso" dell'anatomia e della biomeccanica del polso, si fisseranno i concetti chiave delle classificazioni e della diagnosi. Spazio poi al trattamento delle instabilità scafo-lunate acute e alle ricostruzioni nelle lesioni croniche. Nella mattinata di sabato si aprirà con una sessione dedicata all'inquadramento etiopatologico e al trattamento delle instabilità luno-piramidali, per poi soffermarsi sul I problemi posturali 60 INCREMENTO percentuale della BMD rispetto al basale << << Basale 6 mesi 12 mesi Tempo > Valutazione dell’effetto sul dolore di clodronato 200 mg intramuscolare somministrato ogni due settimane, per 12 mesi, in donne con osteoporosi postmenopausale (5) Al Cosmo Hotel Palace di Cinisello Balsamo (Milano), venerdì 9 e sabato 10 marzo si tornerà a parlare di posturologia, con la seconda edizione del corso «I problemi posturali e le soluzioni terapeutiche: dall’ortesi alla chirurgia computer assistita». «Dopo il successo di pubblico della prima edizione, è nata l’esigenza di rispondere alle questioni ancora aperte, nel campo della posturologia, sollevate dalla platea» ha rivelato Norberto Confalonieri, direttore e organizzatore del corso. Chi è il posturologo? Chi lo certifica? Chi è il chiropratico? E l’osteopata? Quali sono i loro confini? Il ruolo del fisiatra in questo quadro è chiaro? L’ortesi chi la prescrive? Chi la controlla? Il tecnico ortopedico e il podologo, due realtà simbiotiche od in contrasto? Sono queste le domande alle quali si cercherà di dare una risposta, con anche uno sguardo ai problemi medico-legali che suscitano. «Abbiamo invitato i maggiori esperti delle specialità coinvolte nel processo chiarificatore, con la speranza di vedere, in tutti, lo sforzo a collaborare, più che a distinguere, nella ricerca del bene > Norberto Confalonieri comune per i nostri pazienti» chiarisce Confalonieri. Un corso davvero multidisciplinare insomma, che prevede anche delle sessioni pratiche per illustrare le procedure diagnosticoterapeutiche dei deficit posturali più frequenti. Per informazioni Keyword Europa Tel. 02.54122513/79 - Fax 02.54124871 [email protected] www.keywordeuropa.com > Augusto Marcuzzi trattamento delle instabilità mediocarpiche, sui trattamenti di salvataggio e su quello relativo alle instabilità rare del carpo. Per informazioni Intermeeting Tel. 0521.231123 - Fax 0521.228981 [email protected] www.intermeeting.it << << CORSI E CONGRESSI 14 L’ A g e n d a d e l l ’ O r t o p e d i c o 16-17 marzo EFORT ExMex: Periprosthetic fractures Barcelona, Spagna www.efort.org 19-21 marzo XVI Congresso Nazionale del Club Italiano Osteosintesi (CIO) - Le protesi su frattura e le fratture su protesi dell'arto inferiore Sesto di Pusteria (BZ) Segreteria Organizzativa: Zeroseicongressi Tel. 06.8416681 - [email protected] 30 marzo Corso monotematico Sicp Le fratture del pilone tibiale e i loro esiti Luino (VA), Sala Palazzo Verbania Segreteria Organizzativa: MV Congressi Tel. 0521.290191 - Fax 0521.291314 [email protected] 5-7 aprile 11th Congress of the European Federation of Societies of Microsurgery (Efsm) Parigi, Francia Segreteria Organizzativa: Istria Congrès Fax +33 (0)153655307 - [email protected] - www.micro2012.fr Tabloid di Ortopedia Anno VII - numero 1 - febbraio 2012 Mensile di informazione, cultura, attualità Direttore responsabile Paolo Pegoraro [email protected] Redazione Andrea Peren [email protected] Segreteria di redazione e traffico Maria Camillo [email protected] Tel. 031.789085 - Fax 031.6853110 Grafica e impaginazione Minù Art • boutique creativa - www.minuart.it Foto Archivio Griffin srl Hanno collaborato in questo numero: Giorgio Castellazzi, Andrea Palombi, Paolo Palombi, Giampiero Pilat, Renato Torlaschi PUBBLICITÀ Direttore commerciale Giuseppe Roccucci [email protected] Vendite Sergio Hefti (agente) [email protected] Manuela Pavan (agente) [email protected] TIRATURA DEL PRESENTE NUMERO: 8.000 copie Editore: Griffin srl Piazza Castello 5/E - Carimate (Como) www.griffineditore.it - [email protected] Tel. 031.789085 - Fax 031.6853110 Testata associata L’Editore dichiara di accettare, senza riserve, il Codice di autodisciplina pubblicitaria. Dichiara altresì di accettare la competenza e le decisioni del Comitato di controllo e del Giurì dell’zutodisciplina pubblicitaria, anche in ordine alla loro eventuale pubblicazione. Stampa: Artigrafiche Boccia SpA Via Tiberio Claudio Felice, 7 - 84131 Salerno Tabloid di Ortopedia, periodico mensile Copyright© Griffin srl Registrazione Tribunale di Como N. 17/06 del 26.10.2006 Registro degli Operatori di Comunicazione n. 14370 del 31.07.2006 Poste Italiane SpA - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 (conv. In L.27/02/2004 n.46) art 1 comma 1, DCB Milano Taxe Perçue Abbonamento annuale Italia: euro 2.25 Singolo fascicolo: euro 0.25 Tutti gli articoli pubblicati su Tabloid di Ortopedia sono redatti sotto la responsabilità degli autori. La pubblicazione o ristampa degli articoli deve essere autorizzata per iscritto dall’Editore. Ai sensi della legge in vigore, i dati dei lettori saranno trattati sia manualmente sia con strumenti informatici e utilizzati per l’invio di questa e altre pubblicazioni o materiale informativo e promozionale. Le modalità di trattamento saranno conformi a quanto previsto dalla legge. I dati potranno essere comunicati a soggetti con i quali Griffin srl intrattiene rapporti contrattuali necessari per l’invio della rivista. Il titolare del trattamento dei dati è Griffin srl, al quale il lettore si potrà rivolgere per chiedere l’aggiornamento, l’integrazione, la cancellazione e ogni altra operazione prevista per legge. In base alle norme sulla pubblicità l’Editore non è tenuto al controllo dei messaggi ospitati negli spazi a pagamento. Gli inserzionisti rispondono in proprio per quanto contenuto nei testi. 14 aprile Analisi elementare del lancio Roma, Auditorium del Massimo Segreteria Organizzativa: Concordia Hospital Tel. 06.51606443 - 342.6305355 - [email protected] 16 aprile 1° Master Class of non-unions and bone defect: current aspects of management Milano, Istituto Ortopedico G. Pini Segreteria Organizzativa: Keyword Europa Tel. 02.54122513/54124871 - [email protected] 17-20 aprile 3° Corso teorico-pratico di chirurgia dei traumi di piede e caviglia Torino, Ospedale CTO Segreteria Organizzativa: Il Melograno Servizi Tel. 011.505730 - Fax 011.590940 [email protected] 19-20 aprile Master Class Sigascot Complex Knee Ligament Surgery Bologna, Istituto Ortopedico Rizzoli - Aula Campanacci Segreteria Organizzativa: Medea Tel. 055.3215299 - Fax 055.4641490 [email protected] 21-22 aprile XXI Congresso Internazionale di Riabilitazione Sportiva e Traumatologia - Football Medicine Strategies for Knee Injuries Chelsea, London, UK, Stanford Bridge Stadium Segreteria Organizzativa: Isokinetic Tel. 051.2986814 - [email protected] 22-24 aprile 11th Annual Update Course in Knee Surgery An international perspective Rosemont-Chicago, Usa Segreteria Organizzativa: Dynamicom Tel. 02.20241476 - Fax 02.201176 [email protected] 2-5 maggio 15th Congress of the European Society of Sports Traumatology Knee Surgery and Arthroscopy (Esska) Ginevra, Svizzera www.esska.org 3-5 maggio 105° Congresso Sotimi Le protesi articolari: certezze e nuove acquisizioni Instabilità vertebrale degenerativa Bari, Palace Hotel Segreteria Organizzativa: Elle Center Tel. 080.5041635 - Fax 080.5041645 - [email protected] 9-10 maggio 2012 IX Mendrisio Medical Meeting Mendrisio, EspoCongressi Coronado Segreteria organizzativa: Associazione MMM Tel. 0041.799468103 - Fax 0041.919508156 [email protected] - www.medical-meeting.ch 10-11 maggio 43° Congresso Nazionale Otodi Le problematiche ortopediche e traumatologiche del grande anziano Reggio Calabria, Palazzo “Tommaso Campanella” Segreteria Organizzativa: Ad Arte Tel. 051.19936160 - Fax 051.19936700 [email protected] 14-16 maggio 25th Annual Meeting of the European Musculoskeletal Oncology Society Bologna, Istituto Ortopedico Rizzoli Segreteria Organizzativa: CSR Congressi Tel. 051.765357 - Fax 051.765195 [email protected] - www.emsos2012.it 17-19 maggio XXXV Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia Vertebrale (Gis) Le patologie della chirurgia vertebrale Roma, Ergife Palace Hotel Segreteria Organizzativa: My Meeting Tel. 051.796971 - Fax 051.795270 - [email protected] 24-26 maggio XI Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia della Spalla e del Gomito (Sicseg) Acaya (LE), Acaya Conference Centre Segreteria Organizzativa: Aim Congress Tel. 02.56601301 - Fax 02.70048578 [email protected] 7-9 giugno XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana della Caviglia e del Piede (Sicp) Le lesioni cartilaginee e legamentose della caviglia Latina (RM) Segreteria Organizzativa: Balestra Congressi Tel. 06.2148068 - Fax 06.6227734 [email protected] 14-16 giugno 5th International Meeting of the Italian Arthroscopic Society (Sia) Trieste, Stazione Marittima Segreteria Organizzativa: Meeting di Sara Zanazzi Tel. 0432.1790500 - Fax 0432.1790854 [email protected] 15-16 giugno Corso di aggiornamento "La riprotesizzazione del ginocchio: sistemi a confronto" Reggello (FI), Forum Boehringer Ingelheim Segreteria Organizzativa: Csr CSR Congressi Tel. 051.765357 - Fax 051.765195 - [email protected] 21-23 giugno XII Congresso Nazionale della Società Italiana Chirurghi Ortopedici dell'Ospedalità Privata (Sicoop) Successi e insuccessi chirurgici della tecnologia innovativa Milano, Centro Congressi Fondazione Cariplo Segreteria Organizzativa: Balestra Congressi Tel. 06.2148068 - Fax 06.62277364 [email protected] 22-23 giugno 140° Riunione Sertot Patologia dell'anca dello sportivo Parma Segreteria Organizzativa: MV Congressi Tel. 0521.290191 - Fax 0521.291314 - [email protected] 27-30 giugno Cadaver Lab Sigascot Chirurgia artroscopica e protesica di spalla e ginocchio Arezzo, Nicola's Foundation Segreteria Organizzativa: Let People Move Tel. 075.5026399 - Fax 075.5010921 [email protected] - [email protected] 20-22 settembre 10th Congress of the European Hip Society (EHS) Milano, Milan Marriott Hotel Segreteria Organizzativa: OIC srl Tel. 055.50351 - [email protected] - www.ehs2012.org 27-29 settembre 109° Congresso della Società Piemontese Ligure Lombarda di Ortopedia e Traumatologia (SPLLOT) Genova Segreteria Organizzativa: Keyword Europa srl Tel. 02.54122513/79 - Fax 02.54124871 [email protected] ORTORISPOSTA RISPOSTA AL QUESITO DIAGNOSTICO La diagnosi corretta è quella di osteomielite ematogena con ascesso sottocutaneo e fistolizzazione alla cute. Il germe responsabile era uno Staphylococco multi resistente: sono stati eseguiti per via chirurgica lo sbrigliamento dei tessuti settici, e la ripulitura della cavità flogistica previo accesso dall’omero prossimale.