VALUTAZIONE AMBIENTALE STRATEGICA Nuova costruzione per parcheggio dipendenti "CANDIANI SPA", nuovo edificio polifunzionale da adibire a showroom e riassetto via Cavour in Comune di Robecchetto con Induno (MI) Rapporto Ambientale Preliminare Ottobre 2014 1 Redazione a cura di : STUDIO EcoLogo di Angela Manuela Vailati Via Fratelli Di Dio, 354 – 20099 Sesto San Giovanni (MI) tel. 393.1973534 - fax 1782275087 P.IVA 07656700965 [email protected] 2 Indice 1 2 3 4 5 6 7 La Valutazione Ambientale Strategica .................................................................................................4 Riferimenti normativi ..........................................................................................................................5 2.1 La Direttiva 2001/42/CE............................................................................................................... 5 2.2 Il recepimento della Direttiva: D.Lvo n. 152/2006 (e successive modifiche e integrazioni) ............ 6 2.3 La Legge Regionale 12/05 e successive modifiche e integrazioni .................................................. 8 Verifica di assoggettabilità alla VAS .................................................................................................. 12 3.1 Fasi del percorso metodologico procedurale della Verifica di assoggettabilità ..............................12 3.2 Mappatura del pubblico, dei soggetti amministrativi, degli strumenti di informazione coinvolti ....13 3.3 Definizione delle modalità di partecipazione e di informazione del pubblico ................................13 Descrizione dell’intervento ................................................................................................................ 14 4.1 Introduzione ................................................................................................................................14 4.2 Localizzazione dell’intervento .....................................................................................................14 4.3 Il PGT del Comune di Robecchetto con Induno ...........................................................................15 4.4 Il Progetto ...................................................................................................................................16 Pianificazione e strumenti sovracomunali ......................................................................................... 26 5.1 Il PTR della Regione Lombardia..................................................................................................26 5.2 Il PTPR della Regione Lombardia ...............................................................................................33 5.3 La Rete Ecologica Regionale (RER) ............................................................................................42 5.4 Il PTCP della Provincia di Milano ...............................................................................................47 5.5 Il PTC del Parco del Ticino..........................................................................................................58 5.1 Interferenza con i Siti Natura 2000...............................................................................................64 5.2 Compatibilità programmatica dell’intervento ...............................................................................64 Identificazione dei possibili impatti ambientali generati dall’intervento........................................... 65 6.1 Acque ..........................................................................................................................................65 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................72 6.2 Suolo e sottosuolo .......................................................................................................................73 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................78 6.3 Aria .............................................................................................................................................79 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................84 6.4 Energia ........................................................................................................................................84 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................86 6.5 Inquinamento luminoso ...............................................................................................................87 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................88 6.6 Inquinamento acustico .................................................................................................................91 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................92 6.7 Paesaggio ....................................................................................................................................92 Relazione con l’intervento ....................................................................................................................94 Effetti del progetto sul sistema ambientale ....................................................................................... 95 3 1 La Valutazione Ambientale Strategica L’oggetto di questa valutazione ambientale è la Variante predisposta dall’Amministrazione Comunale al fine di fornire la conformità della proposta: Nuova costruzione per parcheggio dipendenti "CANDIANI SPA", nuovo edificio polifunzionale da adibire a showroom e riassetto via Cavour. Tale intervento comporta variante urbanistica. A seguito della L.R. n. 4 del 13.03.2012 con oggetto “Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico – edilizia”, anche per le Varianti che interessano il Piano delle Regole è necessaria la VAS, anche se in forma semplificata in quanto è richiesto l’assoggettamento. Scopo della Verifica di Assoggettabilità è la decisione di assoggettare la variante urbanistica a VAS. Il presente rapporto ha, quindi, lo scopo di fornire all’autorità che deve esprimere il provvedimento di verifica le informazioni necessarie alla decisione se il progetto necessita di valutazione ambientale. Tali informazioni riguardano le caratteristiche del progetto, le caratteristiche degli effetti attesi dalla sua attuazione e delle aree potenzialmente coinvolte da essi. L’analisi è stata condotta a partire da quanto contenuto nella relazione del progetto, nelle corredate tavole e negli studi allegati. La procedura di verifica di assoggettabilità prevede l’elaborazione di un Documento Preliminare della proposta di progetto, contenente le informazioni e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull’ambiente e sulla salute derivanti dalla realizzazione del progetto stesso. Nel Documento Preliminare, quindi, a partire dalle caratteristiche del progetto, sarà descritto l’impatto dell’intervento stesso sulle componenti ambientali suolo, sottosuolo, acqua e aria, ambiente biotico, sul sistema di mobilità e sulla funzionalità dei servizi e delle reti tecnologiche, nonché sull’utilizzazione delle risorse naturali e sulla popolazione. Pertanto, in ragione della specificità di questa VAS che si occupa di uno strumento pianificatorio strettamente correlato allo sviluppo di una proposta di intervento, il Rapporto Ambientale si articolerà rispetto ai seguenti temi: ¬ Il quadro pianificatorio e normativo di riferimento; ¬ I riferimenti procedurali e di contenuto del processo valutativo che si intende effettuare; ¬ I criteri di sostenibilità ambientale cui la proposta di intervento deve dare riscontro; ¬ Le componenti ambientali e le fonti informative di riferimento per la valutazione; ¬ I contenuti e gli interventi della proposta di progetto; ¬ Le valutazioni preliminari sui possibili effetti ambientali dell’intervento. 4 2 Riferimenti normativi Si riportano di seguito i riferimenti normativi in materia di VAS, con particolare riferimento alle norme che considerano la Verifica di assoggettabilità di piani, programmi e varianti relative alla Valutazione Ambientale Strategica. 2.1 La Direttiva 2001/42/CE La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) è entrata nell’ordinamento europeo con la Direttiva 2001/42/CE (Consiglio del 27 giugno 2001) “concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull’ambiente”. L’art. 1 dichiara l’obiettivo della VAS che è quello di “garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e di contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione e dell'adozione di piani e programmi al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile, assicurando che, ai sensi della presente direttiva, venga effettuata la valutazione ambientale di determinati piani e programmi che possono avere effetti significativi sull'ambiente”. A tal fine richiede che attenzione prioritaria venga posta alle possibili incidenze significative sui Siti di Importanza Comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CEE. L’art. 3 specifica l’ambito di applicazione della Valutazione Ambientale Strategica, e in particolare afferma che: ¬ 2. Fatto salvo il paragrafo 3, viene effettuata una valutazione ambientale per tutti i piani e i programmi: a) che sono elaborati per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE; b) per i quali, in considerazione dei possibili effetti sui siti, si ritiene necessaria una valutazione ai sensi degli articoli 6 e 7 della direttiva 92/43/CEE. ¬ 3. Per i piani e i programmi di cui al paragrafo 2 che determinano l'uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al paragrafo 2, la valutazione ambientale è necessaria solo se gli Stati membri determinano che essi possono avere effetti significativi sull'ambiente. ¬ 4. Gli Stati membri determinano se i piani e i programmi, diversi da quelli di cui al paragrafo 2, che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti, possono avere effetti significativi sull'ambiente. ¬ 5. Gli Stati membri determinano se i piani o i programmi di cui ai paragrafi 3 e 4 possono avere effetti significativi sull'ambiente attraverso l'esame caso per caso o specificando i tipi di piani e di programmi o combinando le due impostazioni. A tale scopo gli Stati membri tengono comunque conto dei pertinenti criteri di cui all'allegato II, al fine di garantire che i piani e i programmi con probabili effetti significativi sull'ambiente rientrino nell'ambito di applicazione della presente direttiva. ¬ 6. Nell'esame dei singoli casi e nella specificazione dei tipi di piani e di programmi di cui al paragrafo 5, devono essere consultate le autorità di cui all'articolo 6, paragrafo 3 (ovvero: art. 6, co. 3: “Gli Stati membri designano le autorità che devono essere consultate e che, per le loro specifiche competenze ambientali, possono essere interessate agli effetti sull'ambiente dovuti all'applicazione dei piani e dei programmi”). La Direttiva prevede anche specifiche modalità per l'informazione e la consultazione delle autorità e del pubblico. Un punto di attenzione specifica della Direttiva è quello relativo al monitoraggio: sono da prevedere controlli sugli effetti ambientali significativi dell'attuazione dei piani e dei programmi, 5 anche al fine di individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti e essere in grado di adottare le misure correttive che si ritengono opportune. In particolare, secondo quanto affermato dalla stessa DGVII dell’Unione Europea, la VAS: − deve essere applicata al primo stadio possibile del piano o del programma; − deve essere rivista (reviewed) da tutte le parti interessate sul piano sociale ed ambientale attraverso opportune procedure di consultazione e partecipazione, che ne rappresentano una componente integrante; − deve influenzare la decisione finale. Il Manuale applicativo, facente parte della proposta della direttiva CEE, contiene i dieci criteri di sviluppo sostenibile, da considerare come utile riferimento nella definizione dei criteri di sostenibilità utilizzabili per la valutazione del Piano. Di seguito vengono elencati tali criteri. 1. Ridurre al minimo l’impiego delle risorse energetiche non rinnovabili; 2. Impiego di risorse rinnovabili nei limiti della capacità di rigenerazione; 3. Uso e gestione corretta, dal punto di vista ambientale, delle sostanze e dei rifiuti pericolosi inquinanti; 4. Conservare e migliorare lo stato della fauna e della flora selvatiche, degli habitat e dei paesaggi; 5. Conservare e migliorare la qualità dei suoli e delle risorse idriche; 6. Conservare e migliorare la qualità delle risorse storiche e culturali; 7. Conservare e migliorare la qualità dell’ambiente locale; 8. Protezione dell’atmosfera; 9. Sensibilizzare maggiormente alle problematiche ambientali, sviluppare l’istruzione e la formazione in campo ambientale; 10. Promuovere la partecipazione del pubblico alle decisioni che comportano uno sviluppo sostenibile. 2.2 Il recepimento della Direttiva: D.Lvo n. 152/2006 (e successive modifiche e integrazioni) La Direttiva comunitaria 2001/42/CE è stata recepita in Italia con il D.Lvo n. 152/06 “Norme in materia ambientale”; tale decreto riorganizza e integra gran parte della precedente normativa in materia ambientale. Proprio la parte riguardante la Valutazione Ambientale è stata modificata ed integrata con il successivo D.Lvo. n. 4/2008 “Ulteriori disposizioni correttive ed integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale”. La Parte Seconda del decreto riguarda proprio le “Procedure per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), per la Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA) e per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (IPPC)”. L’art. 4 co. 3 dichiara che: “La Valutazione Ambientale di piani, programmi e progetti ha la finalità di assicurare che l'attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un'equa distribuzione dei vantaggi connessi all'attività economica”. Al co. 4 del medesimo articolo si specifica che: “la Valutazione Ambientale di piani e programmi che possono avere un impatto significativo sull'ambiente ha la finalità di garantire un elevato livello di protezione dell'ambiente e contribuire all'integrazione di considerazioni ambientali all'atto dell'elaborazione, dell'adozione e approvazione di detti piani e programmi assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile”. I primi articoli della Parte seconda del Testo Unico si riferiscono alle disposizioni comuni a VAS e VIA, e illustrano le definizioni più importanti, stabilendo i contenuti e gli obiettivi delle procedure di valutazione. In particolare nell’art. 5 viene specificato il significato delle principali definizioni che si ritrovano nel processo di VAS; di seguito si riportano quelle considerate più significative: 6 ¬ Valutazione Ambientale di piani e programmi, nel seguito Valutazione Ambientale strategica, di seguito VAS: il processo che comprende, secondo le disposizioni di cui al titolo II della seconda parte del presente decreto, lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del Rapporto Ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni, l'espressione di un parere motivato, l'informazione sulla decisione e il monitoraggio; ¬ impatto ambientale: l'alterazione qualitativa e/o quantitativa, diretta e indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell'ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimicofisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell'attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti; ¬ piani e programmi: gli atti e provvedimenti di pianificazione e di programmazione comunque denominati, compresi quelli cofinanziati dalla Comunità europea, nonché le loro modifiche; ¬ Rapporto Ambientale: il documento del piano o del programma redatto in conformità alle previsioni di cui all'art. 13; ¬ autorità competente: la pubblica amministrazione cui compete l'adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l'elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi, e l'adozione dei provvedimenti conclusivi in materia di VIA, nel caso di progetti; ¬ autorità procedente: la pubblica amministrazione che elabora il piano, programma soggetto alle disposizioni del presente decreto, ovvero nel caso in cui il soggetto che predispone il piano, programma sia un diverso soggetto pubblico o privato, la pubblica amministrazione che recepisce, adotta o approva il piano, programma; ¬ consultazione: l'insieme delle forme di informazione e partecipazione, anche diretta, delle amministrazioni, del pubblico e del pubblico interessato nella raccolta dei dati e nella valutazione dei piani, programmi e progetti. Gli articoli seguenti disciplinano la VAS, definendone l’ambito di applicazione e le norme di organizzazione e procedurali. In particolare l’art. 6 ha per titolo “Oggetto della disciplina” e specifica quanto segue: ¬ co. 2. Fatto salvo quanto disposto al comma 3, viene effettuata una valutazione per tutti i piani e i programmi: a) che sono elaborati per la valutazione e gestione della qualità dell'aria ambiente, per i settori agricolo, forestale, della pesca, energetico, industriale, dei trasporti, della gestione dei rifiuti e delle acque, delle telecomunicazioni, turistico, della pianificazione territoriale o della destinazione dei suoli, e che definiscono il quadro di riferimento per l'approvazione, l'autorizzazione, l'area di localizzazione o comunque la realizzazione dei progetti elencati negli allegati II, III e IV del presente decreto; b) per i quali, in considerazione dei possibili impatti sulle finalità di conservazione dei siti designati come zone di protezione speciale per la conservazione degli uccelli selvatici e quelli classificati come siti di importanza comunitaria per la protezione degli habitat naturali e della flora e della fauna selvatica, si ritiene necessaria una valutazione d'incidenza ai sensi dell'art. 5 del DPR 8 settembre 1997, n. 357, e successive modificazioni. ¬ co. 3. Per i piani e i programmi di cui al co. 2 che determinano l'uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei piani e dei programmi di cui al co. 2, la valutazione ambientale è necessaria qualora l'autorità competente valuti che possano avere impatti significativi sull'ambiente, secondo le disposizioni di cui all'art. 12. ¬ co. 3-bis. L'autorità competente valuta, secondo le disposizioni di cui all'art. 12, se i piani e i programmi, diversi da quelli di cui al paragrafo 2, che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti, possono avere effetti significativi sull'ambiente. 7 Il Titolo II prende in considerazione la sola Valutazione Ambientale Strategica definendone con l’art. 11 le modalità di svolgimento e in particolare al co. 1 si specifica che la VAS è avviata dall'autorità procedente contestualmente al processo di formazione del piano o programma e comprende: a) lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità; b) l'elaborazione del Rapporto Ambientale; c) lo svolgimento di consultazioni; d) la valutazione del Rapporto Ambientale e gli esiti delle consultazioni; e) la decisione; f) l'informazione sulla decisione; g) il monitoraggio. L’articolo altresì chiarisce che la fase di valutazione strategica deve intervenire prima dell’approvazione dei piani/programmi e contestualmente alla fase preparatoria degli stessi. L’art. 12 considera la “Verifica di assoggettabilità”: ¬ co. 1. Nel caso di piani e programmi di cui all'art. 6, co. 3, l'autorità procedente trasmette all'autorità competente, su supporto cartaceo e informatico, un rapporto preliminare comprendente una descrizione del piano o programma e le informazioni e i dati necessari alla verifica degli impatti significativi sull'ambiente dell'attuazione del piano o programma, facendo riferimento ai criteri dell'allegato I del presente decreto. ¬ co. 2. L'autorità competente in collaborazione con l'autorità procedente, individua i soggetti competenti in materia ambientale da consultare e trasmette loro il documento preliminare per acquisirne il parere. Il parere è inviato entro trenta giorni all'autorità competente e all'autorità procedente. ¬ co. 3. Salvo quanto diversamente concordato dall'autorità competente con l'autorità procedente, l'autorità competente, sulla base degli elementi di cui all'allegato I del presente decreto e tenuto conto delle osservazioni pervenute, verifica se il piano o programma possa avere impatti significativi sull'ambiente. ¬ co. 4. L'autorità competente, sentita l'autorità procedente, tenuto conto dei contributi pervenuti, entro novanta giorni dalla trasmissione di cui al co. 1, emette il provvedimento di verifica assoggettando o escludendo il piano o il programma dalla valutazione di cui agli artt. da 13 a 18 e, se del caso, definendo le necessarie prescrizioni. ¬ co. 5. Il risultato della verifica di assoggettabilità, comprese le motivazioni, deve essere reso pubblico. L’art. 13 prevede la predisposizione di un Rapporto Ambientale a corredo della documentazione del piano/programma da adottare e/o approvare. 2.3 La Legge Regionale 12/05 e successive modifiche e integrazioni La Regione Lombardia, prima dell’entrata in vigore del D.Lvo 152/06 che recepisce la Direttiva Comunitaria concernente la VAS, aveva già provveduto con una propria Legge Regionale (L.R. 12/05 “Legge per il governo del territorio”) a regolamentare la procedura di Valutazione Ambientale Strategica. La L.R. n. 12 “per il governo del territorio” ha forma di testo unico per l’urbanistica e l’edilizia e ridefinisce contenuti e natura dei vari strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale. Tale legge è stata modificata e integrata dalle successive Leggi Regionali: L.R. 12/06 “modifiche ed integrazioni alla L.R. 12/05”; L.R. 5/09 “disposizioni in materia di territorio e opere pubbliche”; L.R. 7/2010 “Interventi normativi per l'attuazione della programmazione regionale e di modifica ed integrazione di disposizioni legislative - Collegato ordinamentale 2010” e e L.R. 4/2012 “Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico – edilizia”. 8 La legge introduce significative modificazioni del ruolo e delle funzioni dei diversi livelli di governo territoriale, affermando all’art. 2 co.1 che: “Il governo del territorio si attua mediante una pluralità di piani, fra loro coordinati e differenziati, i quali, nel loro insieme, costituiscono la pianificazione del territorio stesso”. E introduce il concetto di sviluppo sostenibile al co. 3 dello stesso articolo: “I piani si uniformano al criterio della sostenibilità, intesa come la garanzia di uguale possibilità di crescita del benessere dei cittadini e di salvaguardia dei diritti delle future generazioni”. In particolare poi, l’art. 4 co. 1 di detta legge, prevede che “al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile e assicurare un elevato livello di protezione dell'ambiente, la Regione e gli enti locali, nell'ambito dei procedimenti di elaborazione e approvazione dei piani e programmi di cui alla direttiva 2001/42/CEE del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 giugno 2001 concernente la valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente e successivi atti attuativi, provvedono alla Valutazione Ambientale degli effetti derivanti dall'attuazione dei predetti piani e programmi”. Il co. 2 dello stesso articolo indica i piani e programmi che devono essere sottoposti a Valutazione infatti afferma che “Sono sottoposti alla valutazione di cui al co. 1 il piano territoriale regionale, i piani territoriali regionali d’area e i piani territoriali di coordinamento provinciali, il Documento di Piano di cui all’art. 8, nonché le varianti agli stessi. La Valutazione Ambientale di cui al presente articolo è effettuata durante la fase preparatoria del piano o del programma e anteriormente alla sua adozione o all’avvio della relativa procedura di approvazione”. Sono definiti con gli articoli successivi i contenuti e la struttura dei nuovi strumenti di pianificazione e dei relativi atti. La L.R. 12/05 disciplina in modo molto dettagliato i vari aspetti della materia, due dei quali sono particolarmente significativi: la partecipazione al percorso di VAS e di costruzione dei piani e il confronto tra alternative di piano. Per quanto riguarda le attività di partecipazione, queste dovranno integrarsi nell’impegnativo programma di ascolto con il coinvolgimento di tutti i portatori di interessi economici, sociali e ambientali. Alle forme di partecipazione previste dalla L.R. 12/05 si aggiungono gli obblighi derivanti dalla direttiva sulla VAS, che garantisce la possibilità, da parte dei soggetti coinvolti, di interagire fin dalla fase di elaborazione del piano e anteriormente alla sua adozione. L’art. 6 della direttiva prevede, infatti, che la proposta di piano e il relativo Rapporto Ambientale siano messi a disposizione delle autorità con competenze ambientali e di soggetti interessati opportunamente individuati, incluse le organizzazioni non governative che promuovono la tutela dell’ambiente. Lo svolgimento di consultazioni e la valutazione dei relativi risultati sono a tutti gli effetti parte integrante del processo di Valutazione Ambientale (art. 2). Dal 1 gennaio 2010, ai sensi dell’art. 32 della legge 69/2009, la pubblicazione sul sito web SIVAS sostituisce: ¬ il deposito presso gli uffici delle regioni e delle province il cui territorio risulti anche solo parzialmente interessato dal piano o programma o dagli impatti della sua attuazione; ¬ la pubblicazione di avviso nel BURL contenente: il titolo della proposta di piano o di programma, il proponente, l’autorità procedente, l’indicazione delle sedi ove può essere presa visione del piano o programma e del rapporto ambientale e delle sedi dove si può consultare la sintesi non tecnica. Il processo di VAS dovrà essere documentato attraverso la redazione di un Rapporto Ambientale (i cui contenuti sono specificati dall’allegato I alla citata direttiva comunitaria) che è parte integrante del piano/programma e che deve individuare, descrivere e valutare gli effetti sull’ambiente derivanti dall’attuazione del piano/programma stesso, nonché le ragionevoli alternative alla luce degli obiettivi e del contesto territoriale. Il Consiglio Regionale, nella seduta del 13 marzo 2007, con Determinazione n. 351 ha approvato gli “Indirizzi generali per la Valutazione Ambientale di piani e programmi (VAS)”, ai sensi dell’art. 4 della L.R. 12/2005 per il Governo del Territorio. 9 Gli Indirizzi generali per la Valutazione Ambientale Strategica affrontano le seguenti tematiche: ¬ integrazione tra percorso di formazione del piano e attività di valutazione. Il percorso delineato prevede una stretta collaborazione tra chi elabora il piano e chi si occupa della sua valutazione, per costruire uno strumento di pianificazione partecipato e valutato in ogni sua fase, valorizzando la positiva esperienza già realizzata nell'ambito del progetto europeo Enplan; ¬ ambito di applicazione della Valutazione Ambientale. Sono considerati i piani di livello regionale, provinciale, comunale che dovranno essere accompagnati dalla VAS nella loro formazione; ¬ percorso procedurale metodologico. E’ stato definito un percorso che razionalizza le diverse azioni già previste dagli strumenti di piano e individua i soggetti competenti in materia ambientale da coinvolgere fin dall'inizio del percorso; ¬ processo di partecipazione dei cittadini. La costruzione di piani e programmi è accompagnata da modalità definite di consultazione, comunicazione e informazione, articolati per le diverse fasi; ¬ raccordo con altre procedure. Il coordinamento con le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e di Valutazione di Incidenza su Zone di Protezione Speciale (ZPS) e sui Siti di Importanza Comunitaria (SIC) garantirà l'ottimizzazione e la semplificazione dei procedimenti; ¬ sistema informativo lombardo per la Valutazione Ambientale di piani e programmi. Sarà sviluppato un portale dello strumento VAS, in cui raccogliere i riferimenti legislativi, metodologici e le buone pratiche. La Giunta Regionale ha provveduto agli ulteriori adempimenti di disciplina come previsto al co. 1 art. 4 della L.R. 12/2005 con l’approvazione del DGR n. 8/6420 del 27.12.2007 dal titolo “Determinazione della procedura per la Valutazione Ambientale di Piani e programmi – VAS”. Questa è stata integrata e modificata dalla Deliberazione 8/7110 seduta del 18 aprile 2008: “Valutazione Ambientale di piani e programmi – VAS ulteriori adempimenti di disciplina in attuazione dell'art. 4 della L.R. 11 marzo 2005 n. 12, "legge per il governo del territorio" e degli "indirizzi generali per la valutazione ambientale dei piani e programmi" approvati con DCR il 13 marzo 2007 atti n. 8/0351 (provvedimento n. 2)” e dalla DGR n. 8/8950 del 11 febbraio 2009. E’ stata quindi emanata la DGR n. 8/10971 del 30 dicembre 2009 dal titolo "Determinazione della procedura di valutazione ambientale di piani e programmi - VAS (art. 4, L.R. n. 12/2005; DCR n. 351/2007) - Recepimento delle disposizioni di cui al D.Lvo. 16 gennaio 2008, n. 4 modifica, integrazione e inclusione di nuovi modelli", e infine la DGR n. 9/761 del 10 novembre 2010, “Determinazione della procedura di Valutazione ambientale di piani e programmi – VAS (art. 4 L.R. n. 12/2005; DCR n. 351/2007) – Recepimento delle disposizioni di cui al D.Lvo. 29 giugno 2010 n. 128, con modifica e integrazione delle DDGR 27 dicembre 2008, n. 8/6420 e 30 dicembre 2009, n. 8/10971” pubblicato sul 2° S.S. BURL n. 47 del 25 novembre 2010”. Nuove indicazioni sono state aggiunte in data 14/12/2010 dalla Direzione Generale territorio e urbanistica della Regione Lombardia con l’approvazione della Circolare "l'applicazione della valutazione ambientale di piani e programmi - VAS nel contesto comunale". A seguito della L.R. n. 4 del 13.03.2012 con oggetto “Norme per la valorizzazione del patrimonio edilizio esistente e altre disposizioni in materia urbanistico – edilizia”, anche per le Varianti che interessano il Piano dei Servizi e/o il Piano delle Regole è necessaria la VAS, anche se in forma semplificata in quanto è richiesto l’assoggettamento. L’art. 13 riguardante la Valutazione Ambientale dei piani, apporta le seguenti modifiche all’art. 4 della L.R. 12/2005. Dopo il co. 2 sono inseriti i seguenti: ¬ bis. Le varianti al piano dei servizi, di cui all’art. 9, e al piano delle regole, di cui all’art. 10, sono soggette a verifica di assoggettabilità a VAS, fatte salve le fattispecie previste per l’applicazione della VAS di cui all’art. 6, commi 2 e 6, del D.Lvo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale). 10 ¬ 2 ter. Nella VAS del documento di piano, per ciascuno degli ambiti di trasformazione individuati nello stesso, previa analisi degli effetti sull’ambiente, è definito l’assoggettamento o meno ad ulteriori valutazioni in sede di piano attuativo. Nei casi in cui lo strumento attuativo del piano di governo del territorio (PGT) comporti variante, la VAS e la verifica di assoggettabilità sono comunque limitate agli aspetti che non sono già stati oggetto di valutazione. Per la Verifica di Assoggettabilità alla VAS, secondo la DGR 9/716 del 10 novembre 2010, riferendosi alla realtà di Robecchetto con Induno e del Progetto in oggetto, di seguito viene proposto l’Allegato 1r “Sportello Unico delle Attività Produttive”, dove vengono descritti gli schemi del percorso metodologico - procedurale del processo di VAS. Il modello metodologico procedurale e organizzativo della valutazione ambientale di piani e programmi (VAS) – Allegato 1r / Sportello Unico delle Attività Produttive, definisce al punto 2 – Ambiti di applicazione – i casi in cui lo Sportello è soggetto a Valutazione Ambientale e a verifica di assoggettabilità alla VAS. Il punto 2.1 stabilisce che Lo Sportello è soggetto a Valutazione ambientale – VAS allorché ricadono le seguenti condizioni: a. ricade nel “Settore della destinazione dei suoli” e definisce il quadro di riferimento per l’autorizzazione dei progetti elencati negli allegati I e II della direttiva 85/337/CEE; b. si ritiene che abbia effetti ambientali significativi su uno o più siti, ai sensi dell’art. 6, paragrafo 3 della Direttiva 92/43/CEE (punto 4.4 – Indirizzi generali). Nessuna delle due condizioni connota la proposta di progetto con Sportello Unico di cui viene richiesta l’approvazione. Il punto 2.2 individua invece i casi in cui si applica la Verifica di assoggettabilità: a. SUAP ricompresi nel paragrafo 2 dell’art. 3 della direttiva che determinano l’uso di piccole aree a livello locale e le modifiche minori (punto 4.6 – Indirizzi generali); b. SUAP non ricompresi nel paragrafo 2 dell’art. 3 della direttiva che definiscono il quadro di riferimento per l’autorizzazione di progetti. Per i piani e i programmi che determinano l'uso di piccole aree a livello locale e per le modifiche minori dei piani e dei programmi, la valutazione ambientale è necessaria qualora l'autorità competente valuti che producano impatti significativi sull’ambiente, secondo le disposizioni di cui all'art. 12 del D.Lvo. e tenuto conto del diverso livello di sensibilità ambientale dell’area oggetto di intervento. L'autorità competente valuta, secondo le disposizioni di cui all'art. 12 del D.Lvo., se i piani e i programmi, diversi da quelli di cui al co. 2 dell’art. 6, che definiscono il quadro di riferimento per l'autorizzazione dei progetti, producano impatti significativi sull’ambiente. 11 3 Verifica di assoggettabilità alla VAS La Verifica di Assoggettabilità alla VAS, secondo la DGR 9/716 del 10 novembre 2010, riferendosi alla realtà di Robecchetto con Induno e del Progetto in oggetto, segue lo schema del percorso metodologico - procedurale del processo di VAS definito dall’Allegato 1r “Sportello Unico delle Attività Produttive”. 3.1 Fasi del percorso metodologico procedurale della Verifica di assoggettabilità La verifica di assoggettabilità alla VAS è effettuata secondo le indicazioni di cui all’art. 12 del D.Lvo, e in assonanza con le indicazioni di cui al punto 5.9 degli Indirizzi Generali, come specificati nei punti seguenti e declinati nello schema generale: 1. Avvio del procedimento Suap e Verifica di assoggettabilità - La verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale VAS è avviata a cura del responsabile del procedimento mediante pubblicazione dell’avvio del procedimento del Suap. Tale avviso è reso pubblico a opera dell’autorità procedente mediante pubblicazione su web e sul BURL (se previsto per legge). 2. Individuazione dei soggetti interessati e definizione modalità di informazione e comunicazione - L’Autorità procedente, d’intesa con l’autorità competente per la VAS, con specifico atto formale individua e definisce: • i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati, ove necessario anche transfrontalieri, da invitare alla conferenza di verifica; • le modalità di convocazione della conferenza di verifica; • i singoli settori del pubblico interessati all’iter decisionale; • le modalità di informazione e di partecipazione del pubblico, di diffusione e pubblicizzazione delle informazioni. 3. Proposta di progetto con sportello unico unitamente al Rapporto Preliminare - L’autorità procedente deposita presso i propri uffici e pubblica su web per almeno 30 giorni il Rapporto Preliminare della proposta di Suap e determinazione dei possibili effetti significativi. Dell’avvenuto deposito dà notizia mediante pubblicazione all’Albo dell’Ente. 4. Messa a disposizione - L’autorità procedente in collaborazione con l’autorità competente per la VAS, trasmette ai soggetti competenti in materia ambientale e agli enti territorialmente interessati individuati, il Rapporto preliminare al fine dell’espressione del parere, che deve essere inviato, entro 30 giorni dalla messa a disposizione, all’autorità competente per la VAS e all’autorità procedente. 5. Convocazione conferenza di verifica - L’autorità procedente convoca la Conferenza di verifica alla quale partecipano l’autorità competente per la VAS, i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati. 6. L’autorità procedente predispone il verbale della Conferenza di verifica. 7. Decisione in merito alla Verifica di assoggettamento dalla VAS - L’autorità competente per la VAS, d’intesa con l’autorità procedente, esaminato il Rapporto Preliminare della proposta di Suap e di determinazione dei possibili effetti significativi, acquisito il verbale della conferenza di verifica, valutate le eventuali osservazioni pervenute e i pareri espressi, sulla base degli elementi di verifica di cui all’allegato II della Direttiva, si pronuncia non oltre 90 giorni sulla necessità di sottoporre il Suap al procedimento di VAS ovvero di escluderlo dallo stesso. La pronuncia è effettuata con atto riconoscibile reso pubblico. In caso di non assoggettabilità alla VAS, l’autorità procedente, nella fase di elaborazione del Suap, tiene conto delle eventuali indicazioni e condizioni contenute nel provvedimento di verifica. L’adozione e/o approvazione del Suap dà atto del provvedimento di verifica nonché del recepimento delle eventuali condizioni in esso contenute. 12 Il provvedimento di verifica viene messo a disposizione del pubblico e pubblicato sul sito web SIVAS. L’autorità procedente ne dà notizia secondo le modalità già adottate in precedenza. Il provvedimento di verifica diventa parte integrante del Suap adottato e/o approvato. 8. CdSc comunale con esito positivo; 9. Deposito e pubblicazione della variante; 10. Deliberazione Consiglio Comunale di approvazione e controdeduzioni alle osservazioni; 11. Invio degli atti definitivi a Regione Lombardia; 12. Gestione e monitoraggio. 3.2 Mappatura del pubblico, dei soggetti amministrativi, degli strumenti di informazione coinvolti Il Comune di Robecchetto con Induno, dopo aver avviato con Delibera di Giunta Comunale il procedimento di verifica di assoggettabilità alla VAS, si esprimerà sulla necessità di sottoporre il Piano al procedimento di VAS ovvero di non assoggettarlo allo stesso. Nella stessa verrà nominata l’Autorità Procedente e l’Autorità Competente. L’Autorità procedente, d’intesa con l’autorità competente per la VAS, individua i soggetti competenti in materia ambientale e gli enti territorialmente interessati da invitare alla conferenza di valutazione. Di seguito sono indicati i soggetti da consultare obbligatoriamente: Soggetti competenti in materia ambientale: ¬ ARPA di Milano; ¬ ASL di Milano; ¬ Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia; ¬ Sovrintendenza per i Beni Archeologici; ¬ Parco del Ticino. Enti territorialmente interessati: ¬ Regione Lombardia; ¬ Amministrazione Provinciale di Milano; ¬ Comuni confinanti. I soggetti sopra indicati possono essere integrati a discrezione dell’autorità procedente. La Convenzione di Aarhus del 2.06.1998, ratificata con Legge 108/2001, la Direttiva 2003/4/CE, il D.Lvo 195/05 e la Direttiva 2003/35/CE mettono in risalto la necessità della partecipazione del pubblico a tutto il processo di pianificazione e programmazione. Affinché i processi di partecipazione nell’ambito della VAS abbiano successo e producano risultati significativi, è opportuno che siano coinvolti non solo i singoli cittadini ma anche Associazioni e categorie di settore presenti nel territorio. 3.3 Definizione delle modalità di partecipazione e di informazione del pubblico Consultazione, comunicazione e informazione sono elementi imprescindibili della valutazione ambientale. Il processo di VAS utilizza gli strumenti più idonei per garantire la massima informazione, partecipazione, diffusione e pubblicizzazione delle informazioni. L’Autorità Procedente metterà a disposizione per 30 giorni presso l’ufficio tecnico comunale e sul sito web comunale e SIVAS regionale il presente Rapporto Ambientale Preliminare; l’Autorità competente comunicherà ai soggetti competenti in materia ambientale e agli enti territorialmente interessati la messa a disposizione di tale documentazione al fine dell’espressione del relativo parere. 13 4 Descrizione dell’intervento 4.1 Introduzione Il progetto comporta la realizzazione di interventi che vanno a interessare alcuni fabbricati e aree di proprietà TRC IMMOBILIARE Spa siti nella porzione Nord del comune di Robecchetto con Induno (MI). Tali interventi si rendono necessari per soddisfare le esigenze della “CANDIANI Spa”, azienda leader europea nella produzione di tessuto Denim che deve far fronte alle mutate esigenze aziendali sopraggiunte negli ultimi anni. Il progetto si compone di una serie di interventi che saranno realizzati solo a seguito di una parziale trasformazione urbanistica dell’attuale assetto del PGT vigente sia all’interno delle aree di intervento sia all’interno del perimetro che comprende l’interno complesso “CANDIANI SPA”, per la quale sarà necessaria la stipula di una convenzione tra il soggetto proponente e il Comune di Robecchetto con Induno. Gli interventi saranno altresì attuabili solo a seguito dell’ottenimento delle relative autorizzazioni edilizie, ambientali, ecc… le cui richieste sono presentate in modalità telematica attraverso la procedura di attivazione dello Sportello Unico per le Attività Produttive. 4.2 Localizzazione dell’intervento L’area oggetto del progetto è collocata nella parte nord del territorio Comunale di Robecchetto con Induno, al confine con il comune di Turbigo. Area oggetto del Progetto (Fonte: Google Earth). 14 4.3 Il PGT del Comune di Robecchetto con Induno Il Comune di Robecchetto con Induno è dotato di Piano di Governo del Territorio (PGT) che è stato adottato con Deliberazione del Consiglio Comunale n. 37 del 23 Settembre 2010. A partire dalla ricognizione delle risorse, dei problemi e delle aspettative, illustrata e confrontata pubblicamente, dalle indicazione emerse nell’ambito della procedura di VAS, il Documento di Piano persegue 10 obiettivi principali, posti alla base delle scelte territoriali nonché dell’elaborazione del Piano dei Servizi e del Piano delle Regole, così come degli altri strumenti comunali che disciplinano la trasformazione del territorio. Ai primi posti dell’elenco sono ovviamente collocati gli obiettivi dettati dal PTC del Parco del Ticino per orientare le scelte della pianificazione comunale all’interno delle aree individuate dal perimetro “IC” (Iniziativa Comunale). 1. Preservare il suolo non urbanizzato, consumando suolo agricolo solamente per consolidare il settore produttivo e per riassorbire le aree intercluse. 2. Compattare l’edificato favorendo il riempimento delle aree intercluse nelle quali ricavare prioritariamente lo spazio necessario alla realizzazione delle nuove edificazioni residenziali. 3. Valorizzare e recuperare i nuclei storici, favorendo il riuso del patrimonio edilizio antico e la salvaguardia del particolare ambiente dei centri, incentivando la delocalizzazione degli impianti produttivi dismessi presenti nelle aree centrali. 4. Recuperare le aree occupate da impianti produttivi dimessi, sovente legati ad attività produttive connesse con il settore conciario, interessate da possibili fenomeni di inquinamento. 5. Integrare e ricucire la maglia viaria urbana, realizzando i tratti mancanti e migliorando l’accessibilità delle aree interne dei grandi isolati semicentrali, con una attenzione particolare alla continuità delle percorrenze non automobilistiche all’interno della città e in connessione con la rete dei percorsi del Parco del Ticino. 6. Promuovere l’insediamento di nuove attività lavorative, sfruttando le dinamicità locali e il nuovo assetto infrastrutturale. 7. Preservare la separazione fra Robecchetto e Malvagio, garantendo la destinazione agricola o boschiva dell’area anche attraverso la parziale acquisizione pubblica della stessa. 8. Integrare il sistema dei servizi con attrezzature finalizzate a favorire le relazioni e la vitalità sociale. 9. Migliorare la continuità fra Parco del Ticino e aree interne alla città salvaguardando le aree del ciglio del terrazzo e creando punti di attestamento urbano dei percorsi del Parco. 10. Promuovere il recupero del patrimonio di edilizia rurale storica, con particolare riguardo agli episodi maggiori: Cascina Induno e Cascina Padregnano, in quanto fattori fondamentali dell’identità territoriale. Degli obiettivi enunciati una parte ha effetti diretti sulle scelte operate in sede di Documento di Piano, facilmente riconoscibili sia nelle strategie generali, sia nelle scelte localizzative, sia nei criteri dettati per l’attuazione degli interventi. Parte degli obiettivi enunciati non trova riscontro diretto negli elaborati del Documento di Piano poiché riguarda scelte e materie che formano l’oggetto di altri documenti del PGT o di altri strumenti, regolamentari o di piano: quali il Regolamento edilizio, il Piano Urbano del Traffico, l’Azzonamento Acustico, ecc. 15 Estratto del Documento di Piano – Carta delle Previsioni di Piano e individuazione degli Ambiti di Trasformazione. 4.4 Il Progetto La “CANDIANI Spa”, sita in comune di Robecchetto con Induno (MI), dispone di una struttura pari a 56.000 m2 coperti che ne fanno il più grande impianto produttivo di Denim in Europa. L’azienda conta oltre 650 dipendenti che lavorano a ciclo continuo su 4 turni giornalieri ed è la più avanzata struttura industriale nella storia del Denim. Negli anni il problema del reperimento dei posti auto per i dipendenti è andato crescendo di pari passo con le modificazioni delle esigenze dell’azienda stessa. Attualmente le aree adibite a parcheggio, esistenti all’interno dell’area perimetrata dell’azienda, non sono più sufficienti e non è possibile la realizzazione di nuovi. La soluzione unica è quella di trasferire all’esterno dell’azienda i parcheggi per i dipendenti. L’azienda, inoltre, intende dotarsi di un nuovo edificio da adibire a show-room, sala riunioni e servizi dove poter concentrare alcune attività di supporto all’azienda. Tale manufatto andrebbe a insistere sull’area oggi dedicata a parcheggio che risulterebbe in futuro libera grazie alla ricollocazione dei posti auto all’esterno. L’area dove si progetta di realizzare il nuovo parcheggio per i dipendenti e di sistemare l’assetto di via Cavour, di seguito verrà indicata come Area di Intervento (A); mentre l’area di intervento (B) identifica l’area dove sorgerà lo show-room. Area di intervento (A) Sull’area a sud del complesso “CANDIANI Spa”, sita lungo la via Einaudi-S.P.127 sarà realizzato il nuovo parcheggio a uso esclusivo dei dipendenti “CANDIANI Spa”. Le opere insisteranno su un’area classificata dal vigente PGT come: “Aree agricole infraurbane”, “B1c Tessuto edilizio compatto e misto” e sede stradale. 16 Detta area risulta inoltre inserita all’interno della ZONA “IC” (Iniziativa Comunale) del PTC del Parco Lombardo della Valle del Ticino. Individuazione della Classificazione secondo il vigente PGT delle aree dell’Area di intervento (A). Attualmente l’area, di poco superiore ai 12.000 m2, è parzialmente occupata da bosco. L’area si affaccia verso Nord sul complesso industriale CANDIANI Spa, da cui è separato dalla Via Cavour, a ovest è delimitato dalla S.P.127 e sugli altri lati è circondato da comparti completamente urbanizzati aventi destinazione residenziale. La presenza del bosco impone che per poter procedere con la costruzione si debba presentare al Parco Lombardo della Valle del Ticino relativa “Domanda per l’autorizzazione alla trasformazione con taglio e successivo sradicamento”. Il progetto prevede la realizzazione di un parcheggio che conterà complessivamente n. 198 posti auto di cui n. 132 coperti, il cui accesso avverrà direttamente dalla S.P. 127, dove sarà realizzata un’aiuola spartitraffico al fine di evitare l’incrocio dei veicoli in entrata/uscita con i veicoli in transito sulla pubblica via. Sarà realizzato un cancello di emergenza verso la via Cavour e sempre sulla via Cavour verranno posizionati dei tornelli ad accesso controllato (tramite badge) che consentiranno ai dipendenti “CANDIANI Spa” di uscire dal parcheggio e accedere all’azienda dopo l’attraversamento pedonale della via Cavour. Parte del parcheggio sarà coperto da pensiline metalliche in acciaio zincato con copertura in lastre coibentate color testa di moro (la superficie coperta sarà complessivamente circa 1.765 m2), e saranno realizzate pavimentazioni in asfalto, aiuole a verde, aree a prato con piantumazione di nuove alberature, aree drenanti in ghiaietto e si prevede altresì il miglioramento forestale della porzione di bosco che verrà mantenuta in contiguità alla fascia boscata esistente sul lato sinistro della S.P. 127. Nel nuovo parcheggio sarà realizzato un sistema di raccolta delle acque piovane che saranno convogliate in una vasca/disoleatore adeguatamente dimensionata, con successiva immissione in condotti drenanti 17 che disperderanno la medesima acqua negli strati superficiali del sottosuolo. Il nuovo parcheggio sarà infine dotato di un nuovo sistema di illuminazione con corpi illuminanti a led che si inseriranno armoniosamente nell’impianto planimetrico senza andare a costituire elemento di disturbo. Nel dettaglio saranno eseguite le seguenti opere: ¬ Taglio e sradicamento della porzione di bosco per complessivi 4.200 m2 circa; ¬ Scolturamento e successivi scavi e/o reinterri per il livellamento delle aree di intervento; ¬ Scavo parziale per fondazioni recinzioni e pensiline metalliche a copertura dei posti auto, con sistemazione delle terre di risulta nell’ambito del cantiere; ¬ Realizzazione dadi di fondazione per recinzioni e pensiline metalliche; ¬ In corrispondenza della fascia boscata sulla S.P. 127 costruzione di una nuova recinzione in rete metallica plastificata color verde con supporti in acciaio avente una altezza di 1,80 m. La nuova rete metallica, sarà posta in opera avendo cura di lasciare da terra uno spazio libero di circa 20 cm per consentire il passaggio della fauna selvatica; ¬ In corrispondenza degli altri limiti di proprietà costruzione di una nuova recinzione con zoccolo in calcestruzzo (h = 0,50 m) e soprastante rete metallica color verde avente una altezza di 1,30 m e realizzazione nuovi cancelli carrabili e pedonali in acciaio color grigio; ¬ Installazione tornelli coperti in acciaio e pensilina, per il controllo degli accessi; ¬ Formazione di nuove aree di transito e nuovi posti auto in asfalto; ¬ Montaggio pensiline a copertura dei posti auto realizzate con profilati metallici in acciaio zincato color grigio scuro, copertura in lastre metalliche coibentate color testa di moro, canali di gronda e pluviali in lamiera preverniciata color testa di moro; ¬ Realizzazione nuovo sistema di illuminazione con corpi illuminanti tipo Disano 1786 Aura; ¬ Realizzazione aiuole a verde, aree a prato con piantumazione di nuove alberature, aree drenanti in ghiaietto tutte delimitate da cordoli in c.a.; ¬ Realizzazione vasca/disoleatore per trattamento acque meteoriche, rete di raccolta con posa nuove canalette, pozzetti di ispezione, caditoie stradali e condotti drenanti per subirrigazione; ¬ Piantumazione nuove essenze e collocazione di siepe in corrispondenza delle nuove recinzioni; ¬ Miglioramento forestale della fascia boscata non oggetto di trasformazione. La realizzazione del parcheggio prevede il necessario riassetto della via Cavour con il suo prolungamento sino alla via Alfieri e la realizzazione delle relative opere di urbanizzazione primaria. Il riassetto della via Cavour proseguirà sino all’incrocio con la S.P.127. Al di là del futuro cancello si procederà con una sistemazione delle aree boscate esistenti ma senza intervenire sul calibro della via Cavour che verrà mantenuto tale e consentirà, così come oggi, il transito esclusivo ai pedoni e ciclisti. Nel dettaglio, sul tratto della via Cavour che va dall’incrocio con la Via Alfieri sino alla S.P. 127, saranno eseguite le seguenti opere: ¬ Demolizione tout venant e tappeto d’usura esistente; ¬ Scavo di sbancamento terreno di coltivo esistente; ¬ Fornitura e stesa di misto naturale ghiaioso per riempimento banchina verde esistente sino al piano della via Cavour in progetto; ¬ Realizzazione rete raccolta acque meteoriche con camerette di ispezione e caditoie stradali; ¬ Livellamento meccanico e rullatura del piano di cassonetto stradale; ¬ Formazione sottofondo stradale in misto inerte a granulometria stabilizzata, sp. Medio 5 cm; ¬ Formazione tout-venant bitumato, sp. medio 8cm; ¬ Formazione tappeto d’usura in conglomerato bituminoso, sp. 2 cm circa. Gli altri sottoservizi (ENEL, gas metano, allaccio acquedotto) sono già esistenti lungo tutta la via Cavour. 18 Progetto area (A). Area di intervento (B) Sull’area interna del complesso “CANDIANI Spa”, sita in prossimità dell’accesso esistente dalla via Arese, sarà realizzato il nuovo edificio a patio da adibire a showroom; tale area è già ricompresa all’interno del perimetro recintato CANDIANI Spa. Le opere insisteranno su un’area classificata dal vigente PGT parte in zona “D1 – Insediamenti per la produzione industriale e artigianale di beni” e parte in zona “B2b – tessuto edilizio a villini e palazzine”. Detta area risulta inoltre inserita all’interno della ZONA “IC” (Iniziativa Comunale) del Piano Territoriale di Coordinamento del Consorzio Parco Lombardo della Valle del Ticino. Saranno completamente smantellate le tettoie esistenti in ferro con lastre in Eternit a protezione dei posti auto che ormai versano in cattivo stato di conservazione (con una demolizione di circa 1.100 m2). Nell’area libera si interverrà con la nuova costruzione di un edificio in cui saranno collocate funzioni di rappresentanza e di supporto all’azienda. Complessivamente saranno realizzati circa 690 m2 di nuova Superficie Coperta. L’edificio, a un solo piano fuori terra, sarà costruito con lo stesso stile degli altri fabbricati esistenti in azienda, avrà una struttura in c.a. con porzioni a vista e sarà dotato di alcuni ambienti al piano interrato aventi funzioni di deposito/ripostiglio. Saranno ricavati alcuni posti auto interrati riservati alla proprietà e alla dirigenza a cui si accederà da una rampa esterna. Sarà realizzata anche una scala di emergenza per l’evacuazione e l’accesso alla centrale termica. Sulla copertura dell’edificio saranno posizionati alcuni pannelli fotovoltaici che garantiranno l’alimentazione delle apparecchiature di unità trattamento aria necessarie alla climatizzazione del nuovo edificio. 19 Individuazione della Classificazione secondo il vigente PGT delle aree dell’Area di intervento (A). Nel dettaglio saranno eseguite le seguenti opere: ¬ Demolizione completa dei manufatti in c.a. esistenti (fioriere e cordoli) e delle tettoie in ferro ed Eternit con smaltimento del materiale affidato a ditta specializzata; ¬ Demolizione e rimozione completa delle pavimentazioni in asfalto esistenti; ¬ Scavo di sbancamento per formazione nuovo showroom; ¬ Esecuzione di murature portanti in blocchi REI 120 per formazione locali al piano interrato (deposito/ripostigli, vani tecnici e delimitazione posti auto) e formazione struttura portante del piano fuori terra dell’edificio a patio; ¬ Realizzazione bocche di lupo grigliate per corretta aerazione posti auto interrati; ¬ Realizzazione solai in laterizio armato gettato in opera; ¬ Formazione murature perimetrali in doppio UNI, malta di calce bastarda successivamente intonacate e tinteggiate color bianco; ¬ Formazione tavolati divisori interni in mattoni forati successivamente intonacati e tinteggiati; ¬ Formazione nuova copertura con struttura in c.a., manto in lastre in alluminio coibentate color testa di moro, lattonerie e scossaline in alluminio preverniciato color testa di moro; 20 ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ Sulla falda del tetto verso il patio interno esposta a sud-ovest posizionamento di n. 22 pannelli fotovoltaici integrati per una superficie complessiva di circa 36 m2 per la formazione di un impianto avente potenza di 5,5 Kw ; Formazione camino in c.a. per esalazioni canna fumaria centrale termica a piano interrato; Nuovi serramenti esterni in alluminio color grigio (in parte fissi, in parte apribili); Formazione isolamenti come da progetto termotecnico che verrà predisposto prima dell’inizio dei lavori; Formazione impianto di riscaldamento a pavimento e sistema di condizionamento/ricircolo aria come da progetto degli impianti che verrà predisposto prima dell’inizio dei lavori; Formazione pavimentazioni esterne in porfido e sistemazione area a verde con nuova piantumazione; Formazione rete di raccolta scarichi civili dei bagni e degli eventuali scarichi angolo bar da convogliare in vasca di decantazione “Imhoff” e poi collegare alla rete esistente con immissione nella fognatura comunale esistente sulla via Arese; Formazione rete di raccolta acque meteoriche dilavamento tetti avviate a pozzo perdente; Posizionamento di griglie di raccolta acque meteoriche dilavamento della sola nuova porzione pavimentata (rampa verso piano interrato) avviate a pozzo perdente. Progetto area (B). Le trasformazioni avverranno in parte all’interno l’area di intervento (A) “Nuovo parcheggio per i dipendenti CANDIANI Spa e riassetto via Cavour” e in parte interesseranno l’interno complesso “CANDIANI Spa” nel quale si colloca la seconda area di intervento (B) “Nuovo edificio a patio da adibire a showroom”. 21 Per l’area di intervento (A) si prevede: cambio di destinazione d’uso delle aree attualmente azzonate come “Aree agricole infraurbane” e “Aree B1c - Tessuto edilizio compatto e misto” da trasformare in Aree 'a standard' private per servizi sulle quali sarà realizzato il nuovo parcheggio per i dipendenti a servizio dell’azienda. Assetto urbanistico attuale dell’area di intervento (A). Assetto urbanistico di progetto in variante dell’area di intervento (A). 22 Per l’area di intervento (B) si prevede: cambio di destinazione d’uso di alcune aree attualmente azzonate come “Aree agricole infraurbane”, “Aree B2b – Tessuto edilizio a villini e palazzine” e “Verde privato” da trasformare in “Aree D1 – Insediamenti per la produzione industriale e artigianale di beni” poiché di fatto dette aree sono a tutti gli effetti ricomprese nel perimetro del complesso industriale CANDIANI Spa e su di esse l’attività industriale è in essere. Le opere previste dal progetto prevedono una parziale trasformazione urbanistica dell’attuale assetto del PGT vigente. Assetto urbanistico attuale dell’area di intervento (B). Assetto urbanistico di progetto in variante dell’area di intervento (B). 23 Simulazione Area di intervento (A). 24 Simulazione Area di intervento (B). 25 5 Pianificazione e strumenti sovracomunali 5.1 Il PTR della Regione Lombardia Con la deliberazione di Consiglio Regionale del 19/01/2010, n. 951 “Approvazione delle controdeduzioni alle osservazioni al Piano Territoriale Regionale adottato con DCR n. 874 del 30 luglio 2009 - approvazione del Piano Territoriale Regionale (art. 21, co. 4, LR 11 marzo 2005 “Legge per il Governo del Territorio”) sono state decise le controdeduzioni regionali alle osservazioni pervenute ed il Piano Territoriale Regionale è stato in via definitiva approvato. Il Consiglio Regionale ha approvato l'aggiornamento del Piano Territoriale Regionale (PTR), inserito nel Programma Regionale di Sviluppo (PRS) della X Legislatura con DCR n. 78 del 9 luglio 2013. Il Piano si compone delle seguenti sezioni: ¬ Il PTR della Lombardia: presentazione, che illustra la natura, la struttura e gli effetti del Piano; ¬ Documento di Piano, che definisce gli obiettivi e le strategie di sviluppo per la Lombardia; ¬ Piano Paesaggistico, che contiene la disciplina paesaggistica della Lombardia; ¬ Strumenti Operativi, che individua strumenti, criteri e linee guida per perseguire gli obiettivi proposti; ¬ Sezioni Tematiche, che contiene l'Atlante di Lombardia e approfondimenti su temi specifici; ¬ Valutazione Ambientale, che contiene il rapporto Ambientale e altri elaborati prodotti nel percorso di Valutazione Ambientale del Piano. Il PTR è lo strumento di indirizzo e orientamento per il territorio regionale che definisce in maniera integrata gli obiettivi generali di sviluppo attraverso indirizzi, orientamenti e prescrizioni, che hanno efficacia diretta su altri strumenti di pianificazione, ed è anche lo strumento che porta a sistema le politiche settoriali riconducendole a obiettivi di sviluppo territoriale equilibrato. Gli obiettivi del PTR sono costruiti (e aggiornati) sulla base degli indirizzi e delle politiche della programmazione regionale, in particolare del Programma Regionale di Sviluppo, del Documento di Programmazione Economico Finanziaria Regionale, dei Piani di settore e della programmazione nazionale e comunitaria. I sistema degli obiettivi del PTR fa riferimento a 3 macro obiettivi (rafforzare la competitività dei territori della Lombardia, riequilibrare il territorio lombardo e proteggere e valorizzare le risorse della regione) che si concretizzano attraverso l’individuazione e l’articolazione di 24 obiettivi. Il raggiungimento di uno o più dei 24 obiettivi del PTR avviene tramite il perseguimento di obiettivi tematici. Il PTR individua 6 Sistemi Territoriali e per questi propone specifici obiettivi territoriali che non si sovrappongono agli obiettivi tematici, ma sono a essi complementari, rappresentando le priorità specifiche dei vari territori. 26 I macro obiettivi sono i principi cui si ispira l’azione del PTR; fanno riferimento alla Strategia di Lisbona e sono la declinazione, per la Lombardia, dello sviluppo sostenibile espresso dallo Schema di Sviluppo dello Spazio Europeo. Tale principio di fondo permea infatti tutta la programmazione del PTR. I macro obiettivi sono scaturiti dall’analisi delle politiche di settore e dalla verifica di coerenza rispetto alla programmazione regionale, nazionale e comunitaria. Gli obiettivi del PTR sono gli obiettivi che il PTR si pone per il perseguimento dei macro obiettivi sul territorio lombardo; sono scaturiti dall’analisi congiunta degli obiettivi settoriali e tratteggiano visioni trasversali e integrate. Gli obiettivi tematici sono la declinazione tematica degli obiettivi del PTR. Scaturiscono dall’insieme condiviso degli obiettivi settoriali della programmazione regionale letti alla luce degli obiettivi del PTR. Gli obiettivi dei sistemi territoriali sono la declinazione degli obiettivi del PTR per i 6 sistemi territoriali individuati dal piano. Le linee d’azione del PTR permettono di raggiungere gli obiettivi del PTR. Possono essere azioni della programmazione regionale che il PTR fa proprie, ovvero linee d’azione proposte specificamente dal PTR. Il sistema degli obiettivi del PTR. Il Comune di Robecchetto con Induno appartiene al seguente sistema territoriale “Sistema Territoriale Metropolitano lombardo, Settore ovest”. Il Sistema Metropolitano lombardo, infatti, può essere distinto in due sub sistemi, divisi dal corso del fiume Adda, che si differenziano per modalità e tempi di sviluppo e per i caratteri insediativi. A ovest dell'Adda si situa l'area metropolitana storica incentrata sul tradizionale triangolo industriale Varese-Lecco-Milano, convergente sul capoluogo regionale, caratterizzata da elevatissime densità insediative, ma anche da grandi spazi verdi tra le conurbazioni dei vari poli. Il progressivo ampliamento dei poli urbani del Sistema Metropolitano, caratterizzato da aree residenziali, grandi industrie, oggi sovente dismesse, servizi, infrastrutture, aree libere residuali, si sovrappone alla struttura originaria inglobando vecchi tessuti agrari, cascine e centri rurali, un tempo autonomamente identificabili e oggi divenuti satelliti di un unico organismo. In quest’area si distingue per i suoi caratteri peculiari l'asse del Sempione, appoggiato sulla densa conurbazione Legnano-Busto Arsizio-Gallarate. Varie circostanze (trasporti, sviluppo economico, produzione di energia idraulica, ecc) hanno qui favorito il sorgere di una zona di intensa industrializzazione, oggi in declino. Con la creazione del nuovo polo fieristico a Pero-Rho e dell'aeroporto della Malpensa, l'asse del Sempione riveste, anche oggi, un ruolo di primaria importanza nella pianificazione regionale. 27 Estratto della TAV. 4 del PTR – I SISTEMI TERRITORIALI. Di seguito si riportano i punti di forza, quelli di debolezza, le opportunità e le minacce che caratterizzano tale sistema territoriale: PUNTI DI FORZA Ambiente ¬ Abbondanza di risorse idriche; ¬ Presenza o prossimità di molti Parchi regionali e aree protette. Territorio ¬ Morfologia territoriale che facilita gli insediamenti e gli scambi; ¬ Posizione strategica, al centro di una rete infrastrutturale importante di collegamento al resto d'Italia, all’Europa e al mondo; ¬ Dotazione di una rete ferroviaria locale articolata, potenzialmente in grado di rispondere ai bisogni di mobilità regionale; ¬ Dotazione di un sistema aeroportuale significativo. Economia ¬ Presenza del polo fieristico italiano a maggiore attrattività e di un importante sistema fieristico; ¬ Eccellenza in alcuni campi produttivi e innovativi (es. moda e design); ¬ Presenza di molte e qualificate università e centri di ricerca; ¬ Presenza di forza lavoro qualificata e diversificata; ¬ Presenza del principale centro finanziario italiano, sede della borsa; ¬ Sistema ricettivo importante e presenza di fattori di attrazione turistica di rilievo (affari e cultura); ¬ Forte attrattività della città di Milano dal punto di vista turistico; ¬ Presenza di un vivace centro di produzione culturale, editoriale, teatrale e televisiva; ¬ Elevata propensione all’imprenditorialità; 28 PUNTI DEBOLEZZA ¬ Apparato produttivo diversificato, diffuso e spesso avanzato. Paesaggio e patrimonio culturale ¬ Presenza di parchi di considerevoli dimensioni e di grande interesse naturalistico; ¬ Numerose città d'arte e prestigiose istituzioni espositive (Triennale); ¬ Aste fluviali di grande interesse dal punto di vista ambientale, paesaggistico e turistico; ¬ Presenza di una realtà paesaggistica di valore, centri storici con una propria identità culturale, rete di navigli di interesse storicopaesaggistico. Sociale e servizi ¬ Sistema scolastico complessivamente buono, anche in termini di diffusione sul territorio; ¬ Integrazione di parte della nuova immigrazione; ¬ Rete ospedaliera di qualità. DI Ambiente ¬ Elevato livello di inquinamento: atmosferico, delle acque, acustico, elettromagnetico, del suolo; ¬ Presenza di impianti industriali a rischio di incidente rilevante. Territorio ¬ Elevato consumo di suolo determinato da una forte dispersione degli insediamenti; ¬ Elevata congestione da traffico veicolare e dei mezzi pubblici nei principali poli e sulle vie di accesso ai poli principali; ¬ Inadeguatezza delle infrastrutture per la mobilità rispetto a una domanda sempre più crescente; ¬ Spostamenti nelle conurbazioni e nelle aree periurbane fondati prevalentemente sul trasporto su gomma; ¬ Scarsa considerazione nei nuovi collegamenti delle polarità di nuova formazione (es. Malpensa rispetto alla rete nazionale); ¬ Trasporto merci ferroviario di attraversamento che penetra nel nodo milanese; ¬ Difficoltà di "fare rete" tra le principali polarità del Sistema Metropolitano; ¬ Mancanza di una visione d’insieme e difficoltà di coordinamento tra enti locali per la pianificazione di area vasta e la gestione degli impianti di scala sovra comunale. Economia ¬ Mancanza di un polo congressuale di rilevanza internazionale; ¬ Percezione mancata o debole della complessità e dei problemi emergenti e irrisolti che devono essere affrontati per far fronte alle sfide della competitività internazionale; ¬ Diffusione produttiva e tessuto caratterizzato da aziende di piccole dimensioni che non facilita ricerca e innovazione; ¬ Elevata presenza di un’agricoltura di tipo intensivo ambientalmente non sostenibile. Paesaggio e patrimonio culturale ¬ Bassa qualità degli insediamenti e dell'edificazione recente, dal punto di vista formale, funzionale e della vivibilità; 29 OPPORTUNITÀ ¬ Scarsa attenzione alla tutela del paesaggio e tendenza alla tutela del singolo bene paesaggistico estraniandolo dal contesto; ¬ Edificazione diffusa a bassa densità, che porta all'erosione di aree verdi, a parco, agricole o di pregio; ¬ Scarsa qualità architettonica e inserimento paesaggistico delle opere infrastrutturali che contribuisce al loro rifiuto da parte delle comunità interessate; ¬ Percezione di un basso livello di qualità della vita, in particolare per la qualità dell’ambiente e la frenesia del quotidiano, in un’economia avanzata in cui l’attenzione a questi aspetti diventa fondamentale. Sociale e servizi ¬ Difficoltà a facilitare l'integrazione di parte della nuova immigrazione; ¬ Presenza di sacche di marginalità e disparità sociale, in particolare in alcune zone delle grandi città. Ambiente ¬ Possibilità di ottenere buoni risultati nella riduzione delle differenti tipologie di inquinamento cui è sottoposta l’area attraverso la ricerca, in particolare sfruttando modalità innovative; ¬ EXPO - concentrare in progetti di significativo impatto le compensazioni per la realizzazione di EXPO, attivando sinergie con progetti di Sistemi Verdi, strutturazione delle reti verdi ed ecologiche, azioni per la valorizzazione del sistema idrografico e per la riqualificazione dei sottobacini. Territorio ¬ Riconsiderazione del sistema di mobilità regionale e conseguente riduzione dell'uso dell'automobile, oltre all’avvio di una seria politica territoriale di potenziamento dei poli esterni al capoluogo connessa all'entrata a regime del Servizio Ferroviario Regionale; ¬ Maggiore funzionalità del nodo ferroviario di Milano per il SFR e allontanamento di quote significative di traffico pesante dal nodo metropolitano centrale con risvolti positivi anche sulla qualità dell’aria attraverso la realizzazione di un sistema logistico lombardo con le relative infrastrutture ferroviarie di scorrimento esterne; ¬ Sviluppo della rete ferroviaria nazionale per il traffico merci in cooperazione con la realizzazione delle nuove vie ferroviarie transalpine svizzere (San Gottardo, Sempione-Lötschberg); ¬ Valorizzazione della polarità urbane complementari rendendo l'assetto territoriale più sostenibile rispetto all’attuale modello insediativo; ¬ Possibilità di attuare la riconversione di aree dismesse di grandi dimensioni; ¬ Ridisegno in senso multipolare della regione metropolitana con uno sviluppo insediativo più sostenibile attraverso la realizzazione del corridoio V; ¬ Riequilibrio territoriale e produttivo connesso al pieno funzionamento di Malpensa; ¬ EXPO – rafforzare le connessioni dell’Area EXPO e Nuova Fiera RhoPero con Milano, promuovendo una nuova centralità vitale; recuperare contesti degradati e di dismissione valorizzando le 30 MINACCE progettualità e l’azione di rinnovamento per migliorare i contesti paesaggistici e ambientali. Economia ¬ Presenza di aree industriali dismesse di grandi dimensioni e di elevata accessibilità per l'insediamento di impianti produttivi e di servizio (verde compreso); ¬ Possibilità di valorizzazione territoriale e produttiva connesse all’operatività della nuova fiera; ¬ Possibilità di cooperazione con altri sistemi metropolitani italiani ed europei finalizzata a obiettivi di innovazione, condivisione di conoscenza, di competitività, di crescita sostenibile; ¬ Ottimizzazione nell’utilizzo delle risorse, condivisione di servizi e intervento comune nell’affrontare i problemi del sistema, migliorandone nel complesso la competitività attraverso la cooperazione con le altre realtà che fanno parte del Sistema Metropolitano del Nord Italia; ¬ EXPO - sviluppare e promuove il sistema dei servizi, riorganizzare e rafforzare il sistema della ricettività nelle diverse tipologie, privilegiando la qualità dell’offerta. Paesaggio e patrimonio culturale ¬ Maggiore fruizione e visibilità anche in termini turistici attraverso la creazione di una rete tra istituzioni culturali, anche al di fuori della regione; ¬ Miglioramento della qualità di vita attraverso la realizzazione di una rete di parchi e aree a verde pubblico; ¬ EXPO: garantire che l’allestimento dell’area EXPO sia occasione per promuovere la qualità progettuale dell’inserimento paesistico, in particolare per le realizzazioni permanenti; strutturare la rete del verde regionale, mettendo a sistema le risorse ambientali e paesistiche e coordinando le iniziative a partire dell’impulso delle realizzazioni EXPO; promuovere la messa a sistema del patrimonio culturale e identificare opportunità sostenibili nel lungo periodo per il recupero e la valorizzazione del patrimonio storicoculturale presente. Ambiente ¬ Ulteriore riduzione della biodiversità a causa della tendenza alla progettazione di insediamenti e infrastrutture su un territorio saturo; ¬ Rischio idraulico elevato in mancanza di un'attenta pianificazione territoriale e di una maggiore tutela della naturalità dei corsi d'acqua; ¬ Peggioramento della qualità ambientale verso limiti irreversibili a causa del mancato intervento decisionale in materia di sostenibilità ¬ EXPO – aggravare la delicata situazione idraulica e di qualità paesistico/ambientale dell’area. Territorio ¬ Rischio di non affrontare direttamente il problema della generazione del traffico alla radice a causa della rincorsa continua al soddisfacimento della domanda di mobilità individuale; ¬ Rischio di un depotenziamento del polo di Milano a causa della mancanza di un progetto complessivo per il Sistema Metropolitano; ¬ Congestione da traffico merci per un mancato sviluppo della rete 31 nazionale prima dell'entrata in funzione a pieno regime delle nuove vie ferroviarie transalpine svizzere (San Gottardo, SempioneLötschberg); ¬ EXPO – incrementare la congestione delle aree in carenza del coordinamento e dell’armonizzazione delle iniziative di rafforzamento dell’accessibilità. Economia ¬ Rischio che le città e aree metropolitane europee in competizione con Milano attuino politiche territoriali, infrastrutturali e ambientali più efficaci di quelle lombarde e che di conseguenza l’area metropolitana perda competitività nel contesto globale; ¬ Abbandono da parte di investitori e organizzazioni scientifiche avanzate, e incapacità di attrarne di nuovi a causa di problemi legati alla qualità della vita; ¬ EXPO – benefici sullo sviluppo di nuove attività limitato all’evento e alle aree più prossime. Paesaggio e patrimonio culturale ¬ Rischio di una banalizzazione del paesaggio con perdita di importanti specificità storiche e culturali a causa della mancata attenzione al tema paesaggistico; ¬ Riproduzione delle caratteristiche negative che hanno spinto all’allontanamento dai luoghi di intensa urbanizzazione per ricercare una migliore qualità della vita (ambientale, sociale) nelle località di destinazione; ¬ Diffusione, anche all’estero, di una percezione distorta del vivere nel Sistema Metropolitano lombardo, un’immagine grigia che potrebbe oscurare la bellezza del grande patrimonio storicoculturale ivi presente; ¬ EXPO – limitata attenzione al contesto paesistico/ambientale nella realizzazione degli interventi permanenti. Gli obiettivi individuati per il Sistema Metropolitano sono i seguenti: ¬ ST1.1 - Tutelare la salute e la sicurezza dei cittadini riducendo le diverse forme di inquinamento ambientale (ob. PTR 7,8,17); ¬ ST1.2 - Riequilibrare il territorio attraverso forme di sviluppo sostenibili dal punto di vista ambientale (ob. PTR 14, 17); ¬ ST1.3 - Tutelare i corsi d'acqua come risorsa scarsa migliorando la loro qualità (ob. PTR 16, 17); ¬ ST1.4 - Favorire uno sviluppo e il riassetto territoriale di tipo policentrico mantenendo il ruolo di Milano come principale centro del nord Italia (ob. PTR 2, 13); ¬ ST1.5 - Favorire l'integrazione con le reti infrastrutturali europee (ob. PTR 2, 12, 24); ¬ ST1.6 - Ridurre la congestione da traffico privato potenziando il trasporto pubblico e favorendo modalità sostenibili (ob. PTR 2, 3, 4); ¬ ST1.7 - Applicare modalità di progettazione integrata tra paesaggio urbano, periurbano, infrastrutture e grandi insediamenti a tutela delle caratteristiche del territorio (ob. PTR 3, 4, 5, 9, 14, 19, 20, 21); ¬ ST1.8 - Riorganizzare il sistema del trasporto merci (ob. PTR 2, 3); ¬ ST1.9 - Sviluppare il sistema delle imprese lombarde attraverso la cooperazione verso un sistema produttivo di eccellenza (ob. PTR 11, 23, 24); ¬ ST1.10 - Valorizzare il patrimonio culturale e paesistico del territorio (ob. PTR 5, 12, 18, 19, 20); 32 ¬ ST1.11 - EXPO – Creare le condizioni per la realizzazione ottimale dell’evento e derivare benefici di lungo periodo per un contesto ampio (ob. PTR 2,9,10,11,12,14,19,20,21). Uso del suolo: ¬ Limitare l’ulteriore espansione urbana: coerenziare le esigenze di trasformazione con i trend demografici e le dinamiche territoriali in essere, impegnando solo aree direttamente legate ai ritmi effettivi del fabbisogno insediativo; ¬ Favorire interventi di riqualificazione e riuso del patrimonio edilizio; ¬ Limitare l’impermeabilizzazione del suolo; ¬ Conservare i varchi liberi, destinando le aree alla realizzazione della Rete Verde Regionale; ¬ Evitare la dispersione urbana; ¬ Mantenere la riconoscibilità dei centri urbani evitando le saldature lungo le infrastrutture; ¬ Realizzare nuove edificazioni con modalità e criteri di edilizia sostenibile, di buona qualità architettonica e adeguato inserimento paesaggistico; ¬ Nelle aree periurbane e di frangia, contenere i fenomeni di degrado e risolvere le criticità presenti, con specifico riferimento alle indicazioni degli Indirizzi di tutela del Piano Paesaggistico. ¬ Favorire il recupero delle aree periurbane degradate con la riprogettazione di paesaggi compatti, migliorando il rapporto tra spazi liberi e edificati anche in relazione agli usi insediativi e agricoli. 5.2 Il PTPR della Regione Lombardia Il Piano Territoriale Regionale (PTR), in applicazione dell’art. 19 della LR. 12/2005, ha natura ed effetti di piano territoriale paesaggistico ai sensi della legislazione nazionale (D.lgs. n. 42/2004). Il PTR in tal senso recepisce consolida e aggiorna il Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) vigente in Lombardia dal 2001, integrandone e adeguandone contenuti descrittivi e normativi e confermandone impianto generale e finalità di tutela. Il Piano Paesaggistico Regionale diviene così sezione specifica del PTR, disciplina paesaggistica dello stesso, mantenendo comunque una compiuta unitarietà e identità. Le indicazioni regionali di tutela dei paesaggi di Lombardia, nel quadro del PTR, consolidano e rafforzano le scelte già operate dal PTPR pre-vigente in merito all’attenzione paesaggistica estesa a tutto il territorio e all’integrazione delle politiche per il paesaggio negli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, ricercando nuove correlazioni anche con altre pianificazioni di settore, in particolare con quelle di difesa del suolo, ambientali e infrastrutturali. Le misure di indirizzo e prescrittività paesaggistica si sviluppano in stretta e reciproca relazione con le priorità del PTR al fine di salvaguardare e valorizzare gli ambiti e i sistemi di maggiore rilevanza regionale: laghi, fiumi, navigli, rete irrigua e di bonifica, montagna, centri e nuclei storici, geositi, siti UNESCO, percorsi e luoghi di valore panoramico e di fruizione del paesaggio. L’approccio integrato e dinamico al paesaggio si coniuga con l’attenta lettura dei processi di trasformazione dello stesso e l’individuazione di strumenti operativi e progettuali per la riqualificazione paesaggistica e il contenimento dei fenomeni di degrado, anche tramite la costruzione della rete verde. Il PTR contiene così una serie di elaborati che vanno a integrare e aggiornare il PTPR approvato nel 2001, assumendo gli aggiornamenti apportati allo stesso dalla Giunta Regionale nel corso del 2008 e tenendo conto degli atti con i quali in questi anni la Giunta ha definito compiti e contenuti paesaggistici di piani e progetti. Gli elaborati approvati sono di diversa natura: ¬ La Relazione Generale, che esplicita contenuti, obiettivi e processo di adeguamento del Piano; ¬ Il Quadro di Riferimento Paesaggistico che introduce nuovi significativi elaborati e aggiorna i Repertori esistenti; 33 ¬ La Cartografia di Piano, che aggiorna quella pre-vigente e introduce nuove tavole; ¬ I contenuti Dispositivi e di indirizzo, che comprendono da una parte la nuova Normativa e dall’altra l’integrazione e l’aggiornamento dei documenti di indirizzo. Il Piano descrive la regione suddividendola in Ambiti Geografici e più specificatamente in Unità Tipologiche di Paesaggio alle quali sono associate indicazioni di tutela. Ambiti e caratteri tipologici combinati fra loro servono a costruire l’identità paesaggistica della regione. Il comune di Casorate Sempione si inserisce nell’ambito geografico “Milanese” e nell’unità tipologica di paesaggio “Fascia della Bassa Pianura“ e in particolare “Paesaggi delle Fasce Fluviali e della Pianura irrigua - Paesaggi della pianura irrigua a orientamento cerealicolo e foraggero”. Si riporta di seguito la descrizione nell’ambito geografico “Milanese” ripresa dal Piano Paesaggistico Regionale. Indipendentemente da considerazioni sull’attuale estensione dell’area metropolitana milanese, i limiti del Milanese storico comprendono una larga fascia fra Ticino e Adda, con tratti più incerti a nord (con il Varesotto, il Comasco, la Brianza) che a sud (il confine con la provincia di Pavia, di tradizione medievale, con il Fosso Ticinello; e quello con il Lodigiano). La presenza di centri di una certa consistenza e con forte tradizione municipale o particolari condizioni ambientali portano a riconoscere “spicchi” o ambiti dotati di una certa individualità: ¬ Monza e la Martesana, fino all’Adda; ¬ la Bassa, dalla Strada Rivoltana alla Vigevanese; ¬ l’Abbiatense; ¬ il Magentino; ¬ l’Alto Milanese, altresì detto Seprio Meridionale. È in sostanza il territorio che è sempre stato sotto la diretta influenza della grande città lombarda, ne ha seguito i destini e da essa ha tratto il necessario rapporto economico, fondato sui tradizionali scambi fra città e campagna. Segni della cultura cittadina si sono proiettati all’esterno, in ogni parte del suo vasto circondario. Basti pensare ai sistemi delle residenze nobiliari dei navigli, o ai navigli stessi come importanti vie di comunicazione. Basti pensare al disegno strategico delle fortificazioni viscontee poste sui confini del territorio milanese, sul Ticino e sull’Adda; oppure ai vastissimi possedimenti fondiari di enti religiosi e istituzioni milanesi nella Bassa. Basti pensare, ancora, alla potente rete infrastrutturale (stradale e ferroviaria) sulla quale si è ancorato il sistema produttivo industriale milanese fine ottocentesco, specie nella direzione dell’alta pianura asciutta. La classica distinzione fra alta pianura asciutta e bassa irrigua, e la posizione di Milano nella fascia intermedia fra queste due importanti regioni agrarie, aveva determinato in passato il vero assetto del paesaggio, ma anche le forme dell’insediamento (accentrate e lineari nella pianura asciutta, disperse e apparentemente casuali in quella irrigua), quelle colturali e dunque economiche. Tale segno distintivo, di fronte alla macroscopica espansione metropolitana, non è oggi più avvertibile in quanto altri segni, altri elementi dominanti, di esito più o meno discutibile, caratterizzano il paesaggio del Milanese: in sostanza, un paesaggio edilizio di scarsa identità a cui sottostanno i segni deperiti di un paesaggio industriale, ovvero vetero industriale in via di trasformazione o abbandono, e quelli del tutto incontrollabili di un paesaggio commerciale, per sua stessa definizione effimero, transitorio, ma in grado di trasmettere un fortissimo messaggio ideologico. Di fronte a tale processo, appaiono quantomeno riparatorie le iniziative di tutela delle fasce fluviali maggiori (Adda e Ticino) e minori (Molgora, fontanili ... ), mentre del tutto insondabile appare il futuro destino del parco agricolo del Sud Milano, l’unica risposta per ora possibile rispetto alla salvaguardia del più straordinario patrimonio di cultura agraria del nostro passato. Un dialogo fra conservazione e sviluppo per quanto necessario e urgente non risolve comunque i problemi più generali del paesaggio milanese che vanno risolti propri nei luoghi della sua nuova espressione: le grandi strade commerciali, i nuovi quartieri periferici e metropolitani, il disegno delle infrastrutture, i “vuoti” industriali, i nuovi comparti terziari. È una questione di armonia estetica, la stessa armonia che fece trasognare più d’un osservatore del passato. Esemplare, in questo senso, la 34 visione letteraria del viaggiatore francese Lullin de Chateauvieux (1816): “Di là dal Polesine e sulla riva sinistra del Po, la terra raggiunge il più alto limite della fecondità. Questa vallata sfoggia tutti i doni della Provvidenza e le ricchezze della creazione. Il viaggiatore guarda con rispetto quelle Alpi, che, nude, perdute nelle nuvole e vicine al cielo, non offrono alimenti che alla vita contemplativa, mentre percorre mollemente una pianura ove l’arte e la natura hanno riunito le più dolci fra le sensazioni terrene. Il sole vi si mostra puro e ardente; ma grandi alberi, coprendo la campagna, preservano dai suoi raggi. La serenità del cielo disseccherebbe il suolo; ma innumerevoli canali vi conservano, inaffiandola, una verdura che non appassisce mai. Sotto questi felici auspici si vedon crescere le messi e fiorire i prati. Qui ciascuna casa di campagna è un palazzo rustico, ove è manifesto il lusso dei campi”. Ambiti, siti, beni paesaggistici esemplificativi dei caratteri costitutivi del paesaggio locale. ¬ Componenti del paesaggio fisico: pianura diluviale, lembi nastriformi di pianura alluvionale corrispondente ad alvei antichi o attivi, scarpate o terrazzi; ¬ Componenti del paesaggio naturale: ambiti naturalistici e faunistici (riserva di Vanzago, boschi di Cusago, tratto della valle del Ticino, valle del Lambro, valle dell’Adda: boschi e lanca di Comazzo, Mortone di Zelo; pianalto delle Groane, boschi di Triuggio, boschi di Ornago e della Molgora); fontanili e spazi boscati residuali; parchi e aree verdi di recupero; filari, siepi e cespuglieti, alberature stradali; ¬ Componenti del paesaggio agrario: paesaggio seccagno dell’alta pianura; paesaggio irriguo della bassa pianura; fontanili, marcite e prati marcitori; trame agrarie storiche (rete irrigua a mezzogiorno del Naviglio Grande, tracce delle bonifiche monastiche o di famiglie o di enti fondiari; dimore rurali (“cassine”) pluriaziendali dell’alta pianura a portico e loggiato (C.na Assunta, C.na Rigada, C.na Cavallera, Corte Grande di Muggiano...), sistema delle corti dei centri dell’alta pianura asciutta (Cesate, Solaro...), dimore rurali (“cassine”) monoaziendali della pianura irrigua (C.na Femegro a Zibido San Giacomo, C.na Vione a Basiglio, C.na Sarmazzano, C.na Fallavecchia) anche con elementi fortificati (Tolcinasco, Buccinasco); villefattorie d’impianto quattro-cinquecentesco (C.na Resenterio di Locate Triulzi, Rosio, Marzano, palazzina Pusterla di Zibido) e successivo (Villa Invernizzi di Trenzanesio); dimore temporanee sui fondi (“cascinelli”); sistema dei navigli milanesi (Grande, Pavese, Martesana, Paderno, Bereguardo...), dei canali e dei colatori irrigui (Muzza), rogge, loro attrezzature (chiuse, paratoie, caselli di guardia, traghetti, magazzeni…); molini (Cusago, Assago, Cervignano, sistema dei molini sull’Olona); ¬ Componenti del paesaggio storico-culturale: sistema delle ville e delle residenze dei navigli milanesi (Robecco sul Naviglio, Cassinetta di Lugagnano...); ville, residenze nobiliari e parchi dell’alto Milanese (villa Reale e parco di Monza, Arcore, villa Castelbarco di Vaprio d’Adda, Senago, Varedo, Brugherio...); sistema delle abbazie suburbane milanesi (Chiaravalle, Mirasole, Viboldone...); oratori gotici campestri (Conigo, Cascine Olona, Cascina Donato del Conte, Vimodrone, Solaro...) e altre architetture religiose di rilevanza paesistica; sistema delle fortificazioni viscontee e sforzesche sullo scacchiere difensivo Ticino-Adda; archeologia industriale (fornaci delle Groane, opifici della valle del Lambro e dell’Olona, centrali idroelettriche della valle dell’Adda...); memorie di eventi storici significativi (Marignano, Ticinello, ponte e castello di Trezzo sull’Adda...); ¬ Componenti del paesaggio urbano: centri storici (Milano, Monza, Vimercate, Abbiategrasso, Magenta...); nuclei e centri organizzati attorno a episodi edilizi “colti” (Cesano Maderno, Oreno, Castellazzo di Bollate, Castellazzo di Rho ); paesaggio vetero-industriale della periferia milanese (Sesto San Giovanni, Lambrate) e dei centri dell’alto milanese (Castellanza, Legnano, Parabiago...); città giardino (Cusano Milanino) e villaggi operai (Legnano); ¬ Componenti e caratteri percettivi del paesaggio: luoghi dell’identità locale (Piazza del Duomo, piazza della Scala e Castello a Milano, navigli e abbazie milanesi, valle dell’Adda a Trezzo e ai Tre Corni, Villa Reale di Monza...). 35 Il territorio del comune di Robecchetto con Induno, in particolare, si inserisce nell’Unità tipologica di paesaggio denominata “Fascia bassa pianura”. La bassa pianura si fa iniziare dalla linea delle risorgive che da Magenta-Corbetta, passando per Milano, Lanzate, Melzo, Caravaggio, Chiari, Montichiari, Goito attraversa longitudinalmente l’intera Lombardia. Il paesaggio lungo tale linea dall’alta alla bassa pianura non è percepibile a prima vista: la presenza delle risorgive, con cui inizia naturalmente la pianura umida, che l’uomo ha attrezzato con un esteso sistema irriguo, introduce però una maggior presenza di verde, oltre agli elementi che si legano a un’agricoltura più ricca e diversamente organizzata. Oggi l’irrigazione supera verso l’alta pianura i confini naturali che vigevano in passato e anche questo attenua la discriminazione percepibile tra le due parti. Gli elementi che tradizionalmente stavano a indicare la specificità del paesaggio bassolombardo erano diversi un tempo: in primo luogo va posta l’organizzazione agricola basata sulla grande cascina, la minor densità umana, il senso pieno della campagna, la presenza delle piantate che animano gli scenari, il carattere geometrico del disegno dei campi, la rettilineità delle strade, dei filari, dei canali irrigatori, ecc., la regolare distribuzione dei centri abitati, che si annunciano nel paesaggio con le cuspidi dei campanili. Oggi vi si sono aggiunti i serbatoi idrici sopraelevati e, in qualche senso, i silos e gli edifici multipiani intorno ai centri maggiori. Le riconversioni del paesaggio basso-lombardo degli ultimi decenni riguardano la diversa organizzazione agricola. Diversamente che nell’alta pianura non è molto diffuso qui il fenomeno dell’agricoltura part-time, che si lega per solito alla presenza dell’industria. Qui è ancora agricoltura piana, è attività produttiva specializzata, spesso avanzatissima nelle sue tecniche, nelle sue forme di meccanizzazione. Può sorprendere tuttavia come questa trasformazione dei modi di produzione, legata alla riduzione estrema della manodopera, abbia ancora le sue basi nelle vecchie cascine di un tempo, le grandi corti che in passato accoglievano decine e decine di famiglie impegnate in aziende di diverse centinaia di ettari. Oggi quelle infrastrutture, spesso di notevole impegno architettonico, che associavano casa padronale, chiesa, case dei lavoratori, sono state in parte riconvertite, utilizzate come magazzini, come depositi per le macchine o in parte abbandonate. Ma i perni dei territori rurali sono ancora oggi questi grossi insediamenti agricoli acquattati nel verde, resi malinconici oggi rispetto a un tempo dalla perdita delle presenze umane, delle loro voci, sostituite dal rumore insistente dei trattori, e quindi divenuti strettamente centri di produzione, come indicano le nuove infrastrutture di cui spesso si sono attrezzate (stalle, porcilaie, silos, magazzini, ecc.). Il paesaggio intorno alle cascine, non di rado raggiungibile attraverso viali alberati (elementi ricorrenti nel paesaggio basso-lombardo), si dispiega con una presenza di alberi che varia da zona a zona e, si può dire, da azienda ad azienda. Ciò anche perché oggi si tende ad ampliare, in funzione della meccanizzazione, le superfici coltivate, e quindi a eliminare le piantate che nei secoli passati cingevano fittamente ogni parcella coltivata, ponendosi ai bordi delle cavedagne o lungo i canali di irrigazione, associando alberi diversi, dal pioppo, al salice, al frassino, alla famia, ecc. Oggi l’albero dominante quasi ovunque è il pioppo d’impianto, talora disposto in macchie geometriche, il cui legno è destinato all’industria dei compensati. Il pioppo (Populus nigra) spesso persiste isolato in mezzo ai campi e la sua presenza sopperisce oggi, in modi non di rado maestosi, alla carenza d’alberi nelle campagne, ormai sempre più diffusamente destinate alla maiscoltura per l’allevamento. Tranne che nelle aree a risaia, il mais è la coltura più importante e ciò costituisce una perdita per il paesaggio, che ha perduto le variegature multicolori che un tempo introduceva la policoltura. Complessivamente molto minori sono comunque le superfici destinate a nuove colture come il girasole o la soia. La cellula aziendale, aggregati di corti (spesso semplicemente allineati su strada) oggi dotati di servizi; in alcune aree la gravitazione si ha nei confronti di centri di antica origine e oggi di solide basi borghesi (come Vigevano, Mortara, Melegnano, Codogno, Crema, Soncino, Asola, Casalmaggiore, ecc.), nobilitati spesso da strutture fortificate medioevali, o da palazzi signorili o chiese monumentali di epoche diverse (romantiche o barocche). A un livello gerarchico superiore stanno i capoluoghi provinciali, come Pavia, Cremona, Mantova (ora anche Lodi), con le loro eredità storiche, le loro funzioni di centri religiosi, culturali, finanziari, amministrativi che attraverso i secoli sono riusciti a plasmarsi un proprio Umland. Il caso di Mantova è poi del tutto unico: la città, per secoli capoluogo del ducato dei Gonzaga, ha 36 costituito un’entità territoriale a sé, e non ha mutato che in forme superficiali e marginali l’influsso lombardo. Nel complesso le polarità urbane della bassa pianura sono meno popolose di quelle che governano l’alta pianura, e quindi il fenomeno urbano è più discreto e meno pervasivo. La megalopoli estranea ai loro interessi, benché ne subiscano da vicino il peso. L’industrializzazione è stata flebile in tutta la bassa pianura e consiste nella miniproliferazione intorno ai centri principali di piccole industrie manifatturiere o di industrie legate all’agricoltura. Anche la crescita edilizia degli ultimi decenni è stata relativamente contenuta intorno ai centri maggiori e le sue dimensioni esprimono direttamente la vitalità o meno del polo urbano. Anche qui sono gli assi stradali (soprattutto quelli diretti verso Milano) che fungono da direttrici di attrazione industriale e residenziale. Essi corrono in senso longitudinale o trasversalmente lungo le aree interfluviali, cosicché le fasce attraversate dai fiumi hanno potuto conservare una loro dimensione naturale che ne fa, anche qui, delle presenze fondamentali del paesaggio. Formazioni boschive o pioppeti d’impianto rivestono gli spazi golenali sin dove iniziano le arginature, ormai quasi tutte artificiali. Ciò vale anche per il corso del Po, che fa da confine meridionale della Lombardia, svolgendo il suo corso tra alti argini che gli conferiscono un certo grado di prensilità, caratteristica anche degli affluenti lombardi nel tratto terminale del loro corso. L’argine, importante elemento funzionale, diventa così un tipico elemento-iconema nel paesaggio basso-lombardo. Il regime dei fiumi lombardi è regolato naturalmente dalla presenza dei laghi prealpini; ma oggi su di esso incidono gli usi delle acque per l’irrigazione, gli sbarramenti, le derivazioni, ecc. Il sistema irrigatorio ha come principali fonti di emulazione il Ticino, l’Adda, l’Oglio e anche il Mincio. I grandi canali di derivazione sono allacciati con i canali di scarico e di drenaggio, e alimentano tutta una minore rete irrigatoria che capillarmente bagna una superficie di 700 mila ettari; a essa danno contributo notevole anche le risorgive. Complessivamente la rete irrigatoria si estende su 40 mila chilometri e contribuisce oggi in misura notevole a mantenere alta la produzione, che riguarda per lo più il mais, il quale notoriamente ha un non lungo ciclo vegetativo ma ha bisogno di molta acqua, importante nelle estati siccitose. Se si considera il paesaggio della bassa pianura si deve tener conto del sistema irrigatorio non solo come fattore di vitalità e di ricchezza, oltre che di quell’opulenza propria del paesaggio, ma anche come riferimento storico, in senso cattaneo ricordando le ricerche dello studio ottocentesco sulla tenacia e l’impegno che sono costati per realizzarlo. In altre parole il paesaggio della bassa pianura ha la duplice valenza: quella di rivelarsi esteticamente godibile con le sue prospettive geometriche che talvolta ricalcano la centuriazione romana, e di raccontare la storia di una conquista umana mirabile. Esso acquista perciò un valore, oltre a quello che rimanda agli usi territoriali, di immagine imprescindibile della Lombardia, e che come tale va salvaguardato da usi diversi da quelli agricoli. La bassa pianura lombarda non è un insieme territoriale uniforme. Lo rivelano i suoi paesaggi appena si attraversa da sud a nord come da est a ovest la pianura. Varia la densità di alberi, il tipo di piantata, la forma delle cascine, la loro densità, la misura dei campi, il rapporto tra cascine isolate e centri comunali, il richiamo dei campanili, dei castelli, ecc. Le due aree più diverse sono quelle che si pongono agli estremi: la Lomellina e il Mantovano, entrambe con un’agricoltura che comprende la coltivazione del riso, ma con un “organizzazione agricola diversa, basata su aziende medio-grandi e appoggiate a centri con un’impronta originale, specie nel Mantovano, la cui storia ha alimentato nei secoli una cultura che si specchia non solo nei monumenti di cittadine come Sabbioneta, Rivarolo, Pomponesco, Suzzara, ecc. ma anche nello “stile” del paesaggio agrario, nelle architetture rurali che lo presiedono. In particolare si ritrovano due tipi di paesaggi: quello delle fasce fluviali e quello della pianura irrigua. ¬ Paesaggi delle fasce fluviali: Nel punto dove le valli fluviali escavate guadagnano lentamente il piano fondamentale della pianura il paesaggio muta d’aspetto. Inizialmente i fiumi vi scorrono solo lievissimamente incavati, poi possono addirittura portare il loro letto a un livello pensile con il corredo antropico di continue e sinuose opere di arginatura e di contenimento. Scendono verso il fiume maggiore, il Po, con andamento sud-sudest; alcuni però, minori, confluiscono direttamente nei maggiori nella parte mediana della pianura. La rete di acque 37 che essi formano ha intessuto largamente la pianura, costituendone il fondamento ordinatore sia in senso naturale che antropico, delimitando ambiti geografici e insediamenti. Nonostante le loro evoluzioni nel tempo e nello spazio, con alvei abbandonati e grandi piani di divagazione (per esempio, l’antico lago Gerundio fra Lodi e Crema), nonostante i successivi interventi antropici di controllo e regimazione, tutte le valli fluviali di pianura conservano forti e unici caratteri di naturalità (lanche, mortizze, isole fluviali, boschi ripariali, greti, zone umide...). I limiti di queste fasce sono netti se si seguono gli andamenti geomorfologici (la successione delle scarpate, il disporsi delle arginature) ma sono, al tempo stesso, variamente articolati considerando le sezioni dei vari tratti fluviali, minime in alcuni, massime in altre. In questi ambiti sono compresi, ovviamente, i fiumi, con scorrimento più o meno meandrato, i loro greti ghiaiosi o sabbiosi, le fasce golenali e le zone agricole intercluse, lievemente terrazzate. Gli insediamenti nella golena sono evidentemente rarefatti per i rischi che tale localizzazione comporterebbe. Molti invece si allineano sui bordi dei terrazzi laddove il fiume si mantiene ancora entro limiti naturali, altri invece sono custoditi da alti e ripetuti argini. Di solito sono ubicati nei punti che nei secoli hanno costituito un luogo di transito della valle (ponti, guadi, traghetti) e sono molti i casi di borghi accoppiati, ognuno sulla propria sponda (Pontevico/Robecco, Canneto/Piadena, Soncino/Orzinuovi, Vaprio/Canonica). Occorre anche qui aggiungere che, come nel caso delle valli fluviali escavate, molti di questi ambiti sono ricompresi in parchi naturali regionali soggetti a specifici strumenti di pianificazione. Indirizzi di tutela (paesaggi delle fasce fluviali). − Gli elementi geomorfologici: La tutela degli elementi geomorfologici, solo debolmente avvertibili da un occhio profano, sono importanti per diversificare una dominante paesaggistica di vasta, altrimenti uniforme pianura. Tale tutela deve essere riferita all’intero spazio dove il corso d’acqua ha agito, con terrazzi e meandri, con ramificazioni attive o fossili; oppure fin dove l’uomo è intervenuto costruendo argini a difesa della pensilità. Delle fasce fluviali vanno protetti innanzitutto i caratteri di naturalità dei corsi d’acqua, i meandri dei piani golenali, gli argini e i terrazzi di scorrimento. Particolare attenzione va assegnata al tema del rafforzamento e della costruzione di nuovi sistemi di arginatura convogliamento delle acque, constatando la generale indifferenza degli interventi più recenti al dialogo con i caratteri naturalistici e ambientali. Va potenziata la diffusione della vegetazione riparia, dei boschi e della flora dei greti. Si tratta di opere che tendono all’incremento della continuità “verde” lungo le fasce fluviali, indispensabili per il mantenimento di “corridoi ecologici” attraverso l’intera pianura padana. Le attività agricole devono rispettare le morfologie evitando la proliferazione di bonifiche agrarie tendenti all’alienazione delle discontinuità altimetriche. − Gli insediamenti e le percorrenze: Va rispettata la tendenza a limitare gli insediamenti nelle zone golenali. Vanno controllate e limitate le strutture turistiche prive di una loro dignità formale (impianti ricettivi domenicali, lidi fluviali, ritrovi ecc.) o inserite in ambienti di prevalente naturalità. Al contrario si deve tendere, nel recupero dei centri storici rivieraschi, al rapporto visivo con il fiume e con gli elementi storici che ne fanno contrappunto (castelli, ville e parchi). Non si devono obliterare le ragioni morfologiche della loro localizzazione - l’altura, il ripiano terrazzato, l’ansa rilevata - dirigendo le nuove espansioni edilizie nella retrostante pianura terrazzata. Va salvaguardata la disposizione lineare dei nuclei a piè d’argine (Cremonese e Mantovano) o di terrazzo (Pavese e Lomellina), sia nell’orientamento sia nell’altezza delle costruzioni. Una delle immagini paesistiche più sensibili della fascia golenale del Po è proprio quella del campanile, unico episodio edilizio svettante al di sopra della linea d’argine. Vanno ripresi e conservati i manufatti relativi ad antichi guadi, riproposti traghetti e ricostruiti a uso didattico i celebri mulini fluviali. Va ridefinito l’impatto delle attrezzature ricettive collocate in vicinanza dei 38 ¬ luoghi di maggior fruizione delle aste fluviali (Bereguardo, Lido di Motta Visconti, Spino d’Adda...) attraverso piani paesistici di dettaglio. Paesaggi della pianura irrigua (a orientamento cerealicolo e foraggero): Questa tipologia, distinta nella cartografia a seconda degli orientamenti colturali prevalenti (foraggero nella parte occidentale della bassa pianura, cerealicolo in quella centrale e orientale), si estende con grande uniformità in quasi tutta la bassa pianura lombarda. Rappresenta quella grande, secolare conquista agricola che ha fatto della Lombardia una delle terre più ricche e fertili del continente. Ciò è testimoniato dagli insediamenti, dalla loro matrice generatrice preromana, romana e medievale, dalla dimensione discreta dei centri basata su una gerarchia che forse risponde a leggi distributive ricorrenti. Il sistema irriguo, derivato dai fiumi e dai fontanili, è alla base della vocazione agricola, della sua organizzazione e, dunque, del paesaggio. Vi predomina in larga parte della sua sezione centrale, la cascina capi capitalistica, che si configurava fino a qualche anno fa come centro gestionale di grandi aziende a conduzione salariale. La “cassina” padana assumeva spesso il carattere di insediamento autosufficiente e popolato. Nella sezione orientale predomina la corte, anche con esempi di alto pregio formale (per esempio le corti rurali gonzaghesche del Mantovano) che presidia aziende condotte in economia e mediamente di minori dimensioni, abitate da una o poche famiglie. In molti casi questa distinzione è oggi irrilevante a causa delle trasformazioni introdotte nelle pratiche colturali, specie con la diffusione di quelle cerealicole. L’abbandono del presidio dei campi, con il degrado delle strutture e delle dimore contadine, ha avuto il suo corrispettivo nella crescita delle città e dei maggiori centri della pianura. Ma queste strutture sono pur sempre rimaste, talune malamente riattivate dalle più recenti riconversioni agricole. L’introduzione di nuove colture e la meccanizzazione dei lavori nei campi ha gravemente impoverito la tessitura minuta del paesaggio agrario, con l’eliminazione delle alberature, delle partizioni (il confronto fra una cartografia degli anni ‘50 e una attuale è estremamente indicativo in questo senso), della trama irrigua e di collegamento viario. Nel Cremonese, nel Pavese e in altre situazioni l’impianto territoriale ricalca le centuriazioni e ha un ordine quasi sempre regolare, a strisce o rettangoli; altrove è la tendenza defluente dei cavi irrigui e dei canali a costruire la geometria ordinatrice del paesaggio (per esempio nella Bassa Milanese). La rilevanza persistente delle colture foraggere nella sezione a occidente dell’Adda e in parte di quella cremasca e cremonese accentua ancora il portato d’immagine dei filari, dei pioppeti, delle alberature dei fossi. Nella parte centrale della pianura lombarda, fra Serio e Chiese, si delinea il paesaggio delle colture cerealicole, soprattutto maicole, con i seguenti caratteri definitori: - distribuzione dell’uso del suolo nella dominanza dei seminativi cerealicoli, ma con compresenza, per la pratica dell’avvicendamento, anche di altre colture; - forma, dimensione, orientamento dei campi spesso derivante dalle secolari bonifiche e sistemazioni irrigue condotte da istituti e enti religiosi; - caratteristiche tipologiche e gerarchiche nella distribuzione e complessità del reticolo idraulico, ivi comprese “teste” e “aste” dei fontanili, con relative opere di derivazione e partizione (vedi il caso limite dei Tredici Ponti di Genivolta); - presenza di filari e alberature, ma anche boscaglie residuali che assumono forte elemento di contrasto e differenziazione del contesto; - reticolo viario della maglia poderale e struttura dell’insediamento in genere basato sulla scala dimensionale della cascina isolata, del piccolo nucleo di strada, del centro ordinato re principale; - vari elementi diffusivi di significato storico e sacrale quali ville, oratori, cascinali fortificati ecc. Nella sezione più orientale della pianura lombarda questi elementi sono più attenuati sconfinando nell’estremo lembo dell’Oltremincio in ambiti anche connotati da bonifiche relativamente recenti o nell’Oltrepo Mantovano in quelli, parcellizzati e ancora segnati da piantate, del contiguo paesaggio agrario emiliano. 39 Grande importanza non solo paesistica riveste la ben nota fascia delle risorgive associata in molti casi, residualmente, ai prati marcitori. Altro ambito distinto, benché più limitato, è quello delle emergenze collinari (San Colombano, Monte Netto), “isole” asciutte interessate dalla viticoltura e dalla frutticoltura. Una tipologia a sé stante è stata conferita, come si vedrà in seguito, alla pianura a orientamento risicolo, soprattutto concentrata nella Lomellina, in parte del Pavese e della Bassa Milanese. Gli scenari si imperniano anche sui centri maggiori, spesso dominati da castelli, chiusi entro perimetri murati (per esempio, Rivarolo Mantovano); o essi stessi fondati come centri strategici nel XIV e XV secolo (i “borghi franchi” del Cremonese e del Bresciano) o come città modello (Sabbioneta). Una ricchezza e una diversità di elementi insediativi forse non immediatamente percepibili nella difficoltà degli orizzonti visuali di pianura, ma in sé consistenti e fortemente strutturati. Indirizzi di tutela (Paesaggi della pianura irrigua a orientamento cerealicolo e foraggero). I paesaggi della bassa pianura irrigua vanno tutelati rispettandone la straordinaria tessitura storica e la condizione agricola altamente produttiva. Questa condizione presuppone una libertà di adattamento colturale ai cicli evolutivi propri dell’economia agricola. Ciò va tenuto presente, ma nel contempo va assicurato il rispetto per l’originalità del paesaggio nel quale si identifica tanta parte dell’immagine regionale, della tradizionale prosperità padana. − La campagna: I gravi fenomeni di inquinamento della falda impongono innanzitutto una salvaguardia ecologica della pianura rispetto a moderne tecniche di coltivazione (uso di pesticidi e concimi chimici) che possono fortemente indebolire i suoli e danneggiare irreversibilmente la falda freatica. L’uso di fertilizzanti chimici e diserbanti va controllato e ridotto. Come pure vanno controllati e limitati gli allevamenti fortemente inquinanti che hanno, specie nella pianura orientale, una notevole diffusione. La modernizzazione dell’agricoltura ha fortemente penalizzato il paesaggio agrario tradizionale. L’impressione più netta e desolante è la scomparsa delle differenze, delle diversità nel paesaggio padano, tutto si amalgama, si uniforma essendo venute a cadere le fitte alberature che un tempo ripartivano i campi e, essendo ormai votate alla monocoltura ampie superfici agricole, essendo scomparsa o fortemente ridotta la trama delle acque e dei canali. A questa situazione non concorre però soltanto una diversa gestione dell’attività agricola ma anche l’impropria diffusione di modelli insediativi tipicamente urbani nelle campagne, la necessità di infrastrutture ed equipaggiamenti tecnologici, i processi di allontanamento dei presidi umani dalle campagne verso le città. Gli indirizzi normativi possibili, al fine di invertire queste tendenze, sono di diversa natura. Attraverso una più accurata gestione della pianificazione urbanistica, bisogna evitare i processi di deruralizzazione o sottoutilizzazione provocati da attese in merito a previsioni insediative ma anche prevedere localizzazioni e dimensionamenti delle espansioni urbane che evitino lo spreco di territori che per loro natura sono preziosi per l’agricoltura. Si sottolinea poi l’assoluta urgenza di una tutela integrale e di un recupero del sistema irriguo della bassa pianura, soprattutto nella fascia delle risorgive, e nelle manifestazioni colturali collegate a questo sistema (marcite, prati marcitori, prati irrigui). Promuovere la formazione di parchi agricoli adeguatamente finanziati dove la tutela delle forme produttive tradizionali sia predominante svolgendo un ruolo di testimonianza colturale e di difesa dall’urbanizzazione (si pensi, ad esempio, al vasto comprensorio agricolo della Bassa Milanese). Sviluppare nuove linee di progettazione del paesaggio agrario orientando scelte e metodi di coltivazione biologici. Incentivare la forestazione dei terreni agricoli dismessi (set-aside) o comunque la restituzione ad uno stato di naturalità delle zone marginali anche tramite programmi di salvaguardia idrogeologica (consolidamento delle fasce fluviali). Incentivare il recupero della dimora rurale nelle sue forme e nelle sue varianti locali; nel contempo sperimentare nuove tipologie costruttive per gli impianti al servizio dell’agricoltura (serre, silos, stalle, allevamenti, ecc.) di modo che rispondano a 40 − criteri di buon inserimento nell’ambiente e nel paesaggio. Ricostituire stazioni di sosta e percorsi ecologici per la fauna di pianura e l’avifauna stanziale e di passo. La cultura contadina: Il ricchissimo patrimonio delle testimonianze e delle esperienze del mondo contadino va salvaguardato e valorizzato con misure che non contemplino solo la “museificazione”, ma anche la loro attiva riproposizione nel tempo. Si collegano a ciò le tecniche di coltivazione biologica, la ricomposizione di ampi brani del paesaggio agrario tradizionale, la riconversione ecologica di terreni eccessivamente sfruttati e impoveriti. Estratto relativo all’area in esame della Tavola A del PTR – Ambiti geografici e unità tipologiche. 41 5.3 La Rete Ecologica Regionale (RER) Tratto da: http://www.ambiente.regione.lombardia.it Con la deliberazione n. 8/10962 del 30 dicembre 2009, la Giunta ha approvato il disegno definitivo di Rete Ecologica Regionale, aggiungendo l’area alpina e prealpina. La Rete Ecologica Regionale (RER) è riconosciuta come infrastruttura prioritaria del Piano Territoriale Regionale e costituisce strumento orientativo per la pianificazione regionale e locale. La RER, e i criteri per la sua implementazione, forniscono al Piano Territoriale Regionale il quadro delle sensibilità prioritarie naturalistiche esistenti, e un disegno degli elementi portanti dell’ecosistema di riferimento per la valutazione di punti di forza e debolezza, di opportunità e minacce presenti sul territorio regionale; aiuta il PTR a svolgere una funzione di indirizzo per i PTCP provinciali e i PGT/PRG comunali; aiuta il PTR a svolgere una funzione di coordinamento rispetto a piani e programmi regionali di settore, e a individuare le sensibilità prioritarie e a fissare i target specifici in modo che possano tener conto delle esigenze di riequilibrio ecologico; anche per quanto riguarda le Pianificazioni regionali di settore può fornire un quadro orientativo di natura naturalistica ed ecosistemica, e delle opportunità per individuare azioni di piano compatibili; fornire agli uffici deputati all’assegnazione di contributi per misure di tipo agroambientale e indicazioni di priorità spaziali per un miglioramento complessivo del sistema. I documenti “RER - Rete Ecologica Regionale” e “Rete Ecologica Regionale - Alpi e Prealpi” illustrano la struttura della Rete e degli elementi che la costituiscono, rimandando ai settori in scala 1:25.000, in cui è suddiviso il territorio regionale. Il documento “Rete ecologica regionale e programmazione territoriale degli enti locali” fornisce indispensabili indicazioni per la composizione e la concreta salvaguardia della Rete nell'ambito dell'attività di pianificazione e programmazione. Il territorio di Robecchetto con Induno, nel disegno di RER, ricade nel quadro 32 “ALTO MILANESE”. In particolare l’area di progetto non rientra in nessun elemento della Rete Ecologica. Il territorio di Robecchetto con Induno, nel disegno di RER, ricade nel quadro 32 “ALTO MILANESE”. 42 Descrizione generale Settore densamente urbanizzato, localizzato immediatamente a Sud della provincia di Varese e delimitato a Ovest dal fiume Ticino, a Nord dal Parco Alto Milanese, a Est dagli abitati di Pogliano Milanese e Pregnana Milanese. Include un tratto di Parco del Ticino compreso tra Turbigo e Bernate Ticino, il settore settentrionale del Parco Agricolo Sud Milano, la Riserva del Bosco WWF di Vanzago, i PLIS Parco del Roccolo e Bosco comunale di Legnano e il margine meridionale del PLIS Parco Alto Milanese. L’angolo sud-occidentale del settore è percorso da un breve tratto di fiume Ticino, mentre l’angolo nord-orientale è attraversato dal fiume Olona. È inoltre interessato da corsi d’acqua artificiali quali il Canale secondario Villoresi e il Canale Villoresi; quest’ultimo lo percorre da Ovest a Est e lo frammenta in due settori. Vi sono rappresentate aree boscate di notevole pregio naturalistico, in particolare nel Parco del Ticino e nel Bosco di Vanzago, le due principali aree sorgente del settore. Il Parco lombardo della Valle del Ticino, in particolare, rappresenta il complesso ambientale più esteso e meglio conservato della Pianura Padana e ne racchiude gran parte della diversità ambientale. Un inventario parziale di alcuni fra i gruppi tassonomici studiati fino a ora ha portato a elencare circa 5000 specie fra piante, funghi e animali. Il fiume Ticino è oggi anche l’unico biotopo dell’Italia settentrionale nel quale sia presente una popolazione riproduttiva di Lontra, specie estintasi nella seconda metà del secolo scorso e recentemente reintrodotta. Il Parco del Roccolo e il Parco Agricolo Sud Milano rappresentano fondamentali elementi di connessione ecologica, soprattutto tra il Bosco di Vanzago e il Parco del Ticino. Sono inoltre presenti significativi lembi di ambienti agricoli ricchi di prati stabili, siepi, boschetti e filari. Tutta l’area è permeata da una fitta matrice urbana e da una rete di infrastrutture lineari che ne frammentano la continuità ecologica, in particolare l’autostrada A4 che, nel settore meridionale, attraversa il Parco Agricolo Sud Milano e il Parco del Ticino. Elementi di tutela ¬ SIC -Siti di Importanza Comunitaria: IT2010014 Turbigaccio, boschi di Castelletto e lanca di Bernate. ¬ ZPS – Zone di Protezione Speciale: IT2080301 Boschi del Ticino. ¬ Parchi Regionali: PR Lombardo della Valle del Ticino; PR Agricolo Sud Milano. ¬ Riserve Naturali Regionali/Statali: RNR Bosco di Vanzago. ¬ Monumenti Naturali Regionali: -Aree di Rilevanza Ambientale: ARA “Sud Milano – Medio Lambro”. ¬ PLIS: Bosco comunale di Legnano, Parco Alto Milanese, Parco del Roccolo. ¬ Altro: Riserva della Biosfera UNESCO “Parco del Ticino”; IBA – Important Bird Area “Fiume Ticino”; Oasi WWF Bosco di Vanzago. Elementi della Rete Ecologica Elementi primari Gangli primari: Corridoi primari: Fiume Ticino; Dorsale Verde Nord Milano; Corridoio Ovest Milano. Elementi di primo livello compresi nelle Aree prioritarie per la biodiversità (vedi D.G.R. 30 dicembre 2009 – n.8/10962): 02 Boschi e brughiere del pianalto milanese e varesotto; 03 Boschi dell’Olona e del Bozzente; 04 Bosco di Vanzago e Parco del Roccolo; 30 Fontanili, garzaie e risaie del pavese e del milanese; 31 Valle del Ticino. Elementi di secondo livello Aree importanti per la biodiversità esterne alle Aree prioritarie (vedi Bogliani et al., 2007. Aree prioritarie per la biodiversità nella Pianura Padana lombarda. FLA e Regione Lombardia; Bogliani et al., 2009. Aree prioritarie per la biodiversità nelle Alpi e Prealpi lombarde. FLA e Regione 43 Lombardia): MA19 Boschi e brughiere del basso varesotto e dell’alto milanese; IN31 Vanzago e PLIS del Roccolo. Altri elementi di secondo livello: Aree agricole tra Robecchetto e Cuggiono; aree agricole a nord di Inveruno; PLIS Parco Alto Milanese e aree agricole limitrofe; fiume Olona tra San Vittore Olona e Parabiago; aree agricole tra Vanzago e Bareggio. I seguenti elementi di secondo livello hanno un importante funzione in termini di connettività ecologica: fiume Olona tra Parabiago e Pogliano Milanese, aree tra Casorezzo e Corbetta, Canale secondario Villoresi tra Buscate e Casate, aree agricole a nord di Busto Garolfo. Indicazioni per l’attuazione della Rete Ecologica Regionale Per le indicazioni generali vedi: ¬ Piano Territoriale Regionale (PTR) approvato con DGR del 16 gennaio 2008, n. 6447, e adottato con DCR del 30 luglio 2009, n. 874, ove la Rete Ecologica Regionale è identificata quale infrastruttura prioritaria di interesse regionale; ¬ DGR del 30 dicembre 2009 – n. 8/10962 “Rete Ecologica Regionale: approvazione degli elaborati finali, comprensivi del Settore Alpi e Prealpi”; ¬ Documento “Rete Ecologica Regionale e programmazione territoriale degli enti locali”, approvato con DGR del 26 novembre 2008, n. 8515. Favorire in generale la realizzazione di nuove unità ecosistemiche e di interventi di deframmentazione ecologica che incrementino la connettività: ¬ verso S con il Parco Agricolo Sud Milano; ¬ verso W con il Parco del Ticino; ¬ verso NE con la valle dell’Olona e con i boschi del Bozzente. 1) Elementi primari e di secondo livello ¬ Dorsale Verde Nord Milano: progetto in corso di realizzazione da parte della Provincia di Milano che prevede la ricostruzione della continuità delle reti ecologiche della pianura a nord del capoluogo milanese, dal Ticino all’Adda. Si sviluppa collegando tra loro PLIS, SIC, ZPS, aree agricole e margini dei nuclei urbani presenti in questa porzione di territorio. ¬ 31 Valle del Ticino; Fiume Olona – Ambienti acquatici fluviali: definizione del coefficiente naturalistico del DMV, con particolare attenzione alla regolazione del rilascio delle acque nei periodi di magra; mantenimento delle aree di esondazione; ripristino di zone umide laterali; mantenimento del letto del fiume in condizioni naturali, evitando la costruzione di difese spondali a meno che non si presentino problemi legati alla pubblica sicurezza (ponti, abitazioni); collettare gli scarichi fognari; mantenere le fasce tampone; creazione di piccole zone umide perimetrali per anfibi e insetti acquatici; eventuale ripristino di legnaie (nursery per pesci); mantenimento dei siti riproduttivi dei pesci e degli anfibi; interventi di contenimento ed eradicazione di specie alloctone (es. Siluro); studio e monitoraggio dell’ittiofauna; ¬ 02 Boschi e brughiere del pianalto milanese e varesotto; 04 Bosco di Vanzago e Parco del Roccolo; 31 Valle del Ticino -Boschi: incentivare pratiche di selvicoltura naturalistica; mantenimento della disetaneità del bosco; disincentivare i rimboschimenti con specie alloctone; mantenimento delle piante vetuste; creazione di cataste di legna; conservazione della lettiera; prevenzione degli incendi; conservazione di grandi alberi; creazione di alberihabitat (creazione cavità soprattutto in specie alloctone); interventi di contenimento ed eradicazione delle specie alloctone (es. Ciliegio tardivo); studio e monitoraggio dell’avifauna agricola e forestale e della chirotterofauna; ¬ Vasche del torrente Arno, all’interno dell’area 02 Boschi e brughiere del pianalto milanese e varesotto; 04 Bosco di Vanzago e Parco del Roccolo; PLIS Bosco comunale di Legnano -Zone umide e ex cave rinaturalizzate: favorire il processo di rinaturalizzazione dei laghetti di cava nel Parco del Roccolo; ampliamento delle zone umide artificiali esistenti sul fondo delle cave e 44 mantenimento di canneti estesi nelle ex cave del Parco del Roccolo; incentivare la messa in sicurezza/interramento delle linee elettriche; creazione e mantenimento di isole e zone affioranti nelle ex cave del Parco del Roccolo e nelle Vasche del torrente Arno; studio e monitoraggio dell’avifauna acquatica e degli Odonati; ¬ 02 Boschi e brughiere del pianalto milanese e varesotto; 04 Bosco di Vanzago e Parco del Roccolo; 31 Valle del Ticino; 30 Fontanili, garzaie e risaie del pavese e del milanese; PLIS Parco Alto Milanese e aree agricole limitrofe; altre aree agricole in elementi di secondo livello Ambienti agricoli: conservazione e ripristino degli elementi naturali tradizionali dell’agroecosistema; incentivazione della messa a riposo a lungo termine dei seminativi per creare praterie alternate a macchie e filari prevalentemente di arbusti gestite esclusivamente per la flora e la fauna selvatica; incentivazione del mantenimento e ripristino di elementi naturali del paesaggio agrario quali siepi, filari, stagni, ecc.; mantenimento dei prati stabili polifiti; incentivi per il mantenimento delle tradizionali attività di sfalcio e concimazione dei prati stabili; mantenimento di radure prative in ambienti boscati; mantenimento e incremento di siepi e filari con utilizzo di specie autoctone; mantenimento delle piante vetuste; incentivazione e attivazione di pascolo bovino ed equino gestito e regolamentato in aree a prato e radure boschive; incentivazione del mantenimento di bordi di campi mantenuti a prato o a incolto (almeno 3 m di larghezza); gestione delle superfici incolte e dei seminativi soggetti a set-aside obbligatorio con sfalci, trinciature, lavorazioni superficiali solo a partire dal mese di agosto; incentivazione delle pratiche agricole tradizionali e a basso impiego di biocidi, primariamente l’agricoltura biologica; capitozzatura dei filari; incentivi per il mantenimento della biodiversità floristica (specie selvatiche, ad es. in coltivazioni cerealicole); studio e monitoraggio dell’avifauna, dei micromammiferi e dei Lepidotteri legati agli agroescosistemi; ¬ Aree urbane: mantenimento dei siti riproduttivi, nursery e rifugi di chirotteri; adozione di misure di attenzione alla fauna selvatica nelle attività di restauro e manutenzione di edifici, soprattutto di edifici storici; ¬ Varchi: Necessario intervenire attraverso opere sia di deframmentazione ecologica che di mantenimento dei varchi presenti al fine di incrementare la connettività ecologica: − Varchi da mantenere: - A Sud di Buscate - A Nord-Est di Magnago; - Tra Dairago e Borsano; - Tra Dairago e Villa Cortese; - Tra Cuggiono e Inveruno. − Varchi da deframmentare: - Tra Vanzago e Sedriano, ad attraversamento dell’Autostrada A4; - Tra Arluno e Santo Stefano Ticino, ad attraversamento dell’Autostrada A4; - Tra Inveruno e Arconate; - Tra Buscate e Arconate. − Varchi da mantenere e deframmentare: - Tra Castano Primo e Buscate, ad attraversamento anche del Canale Villoresi; - Tra Castano Primo e Turbigo; - Tra Dairago e Olcella; - Tra Villa Cortese e Busto Garolfo; - A NE di Corbetta. 2) Aree soggette a forte pressione antropica inserite nella rete ecologica ¬ Superfici urbanizzate: favorire interventi di deframmentazione; mantenere i varchi di connessione attivi; migliorare i varchi in condizioni critiche; evitare la dispersione urbana; ¬ Infrastrutture lineari: prevedere, per i progetti di opere che possono incrementare la frammentazione ecologica, opere di mitigazione e di inserimento ambientale. 45 Prevedere opere di deframmentazione in particolare per l’autostrada A4. Criticità Vedi DDR 7 maggio 2007 – n. 4517 “Criteri e indirizzi tecnico progettuali per il miglioramento del rapporto fra infrastrutture stradali e ambiente naturale” per indicazioni generali sulle infrastrutture lineari. a) Infrastrutture lineari: frammentazione derivante dalla fitta rete di infrastrutture lineari, in particolare la autostrada A4, che funge da elemento di frammentazione a esempio tra il PLIS del Roccolo – Bosco di Vanzago e il Parco Agricolo Sud Milano, e i Canali Villoresi e Secondario Villoresi, che interrompono la connettività ecologica all’interno del settore in più punti. b) Urbanizzato: area fortemente urbanizzata. c) Cave, discariche e altre aree degradate: nel settore è presente un numero elevato di cave, ad esempio nel Parco del Ticino, nell’area 02 Boschi e brughiere del milanese e del Varesotto, e nel PLIS del Roccolo. Si tratta di cave soprattutto di sabbia e ghiaia, alcune anche di grandi dimensioni nelle vicinanze del Ticino (ad es. a sud di Lonate Pozzolo e nei pressi di Cuggiono). Necessario il ripristino della vegetazione naturale al termine del periodo di escavazione. Possono svolgere un significativo ruolo di stepping stone qualora fossero oggetto di oculati interventi di rinaturalizzazione, in particolare attraverso la realizzazione di aree umide con ambienti prativi e fasce boscate ripariali. Estratto della tavola del Settore 32 che interessa il territorio di Robecchetto con Induno. 46 5.4 Il PTCP della Provincia di Milano Tratto da: http://www.provincia.mi.it Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) è lo strumento di pianificazione che definisce gli obiettivi di assetto e tutela del territorio provinciale connessi a interessi di rango provinciale o sovracomunale o costituenti attuazione della pianificazione regionale. Il PTCP indirizza la programmazione socio-economica della Provincia, specifica i contenuti del Piano Territoriale Regionale (PTR) e ha efficacia paesaggistico-ambientale, nei termini precisati dalla legge. Il PTCP della Provincia di Milano, raccorda le politiche settoriali di competenza provinciale e indirizza e coordina la pianificazione urbanistica dei Comuni che sono chiamati a verificare la compatibilità dei loro strumenti urbanistici rispetto ai contenuti del PTCP. La Provincia di Milano ha approvato il nuovo PTCP il 17 dicembre 2013 con DC n. 93. Il nuovo PTCP ha acquistato efficacia il 19 marzo 2014, con la pubblicazione dell'avviso di definitiva approvazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia - Serie Avvisi e Concorsi, n. 12, secondo quanto prescritto all'art. 17, co. 10 della LR 12/2005. I macro-obiettivi riformulati dal PTCP adeguato, ed enunciati nell’art. 3 delle NdA, sono i seguenti: ¬ macro-obiettivo 01 - Compatibilità paesistico-ambientale delle trasformazioni. Verificare le scelte localizzative del sistema insediativo assicurando la tutela e la valorizzazione del paesaggio, dei suoi elementi connotativi e delle emergenze ambientali, la difesa del suolo nonché la tutela dell’agricoltura e delle sue potenzialità, cogliendo le opportunità di inversione dei processi di degrado in corso. ¬ macro-obiettivo 02 - Razionalizzazione e sostenibilità del sistema della mobilità e sua integrazione con il sistema insediativo. Verificare la coerenza tra le dimensioni degli interventi e le funzioni insediate rispetto ai diversi livelli di accessibilità, valutati in relazione alla presenza e alla capacità del trasporto pubblico e privato di persone, merci e informazioni, e verificare la sostenibilità ambientale ed economica delle specifiche eventuali maggiori esigenze indotte dalle previsioni insediative. ¬ macro-obiettivo 03 - Potenziamento della rete ecologica. Favorire la realizzazione di un sistema di interventi di conservazione e di potenziamento della biodiversità e di salvaguardia dei varchi inedificati, fondamentali per la rete e per i corridoi ecologici. ¬ macro-obiettivo 04 – Policentrismo, riduzione e qualificazione del consumo di suolo. Favorire la densificazione della forma urbana, il recupero e la rifunzionalizzazione delle aree dismesse o degradate, la compattazione della forma urbana, conferendo una destinazione consolidata, che privilegi la superficie a verde permeabile alle aree libere intercluse e in generale comprese nel tessuto urbano consolidato. Qualora le aree interessate da previsioni di trasformazioni di iniziativa pubblica o privata non siano attuate, favorirne il ritorno alla destinazione agricola. Escludere i processi di saldatura tra diversi centri edificati e gli insediamenti lineari lungo le infrastrutture. ¬ macro-obiettivo 05 - Innalzamento della qualità dell'ambiente e dell’abitare. Favorire un corretto rapporto tra insediamenti e servizi pubblici o privati di uso pubblico anche attraverso l’incremento delle aree per servizi pubblici, in particolare a verde. Tutelare i valori identitari e culturali dei luoghi. Favorire la riqualificazione ambientale delle aree degradate e il sostegno alla progettazione urbana e architettonica di qualità e alla progettazione edilizia ecosostenibile e bioclimatica. Favorire l’impiego di tecniche urbanistiche compensative e perequative di livello comunale e sovracomunale per il perseguimento del macro-obiettivo. ¬ macro-obiettivo 06 – Incremento dell’houdell’housing sociale in risposta al fabbisogno abitativo e promozione del piano casa. 47 Favorire la diversificazione dell’offerta insediativa al fine di rispondere alla domanda di housing sociale per i nuclei familiari che non possono accedere al libero mercato immobiliare. Favorire interventi di housing sociale di elevata qualità urbana e architettonica integrati con il tessuto urbano esistente e motori virtuosi per il recupero delle periferie. Prevedere il reperimento di aree da destinare a interventi di housing sociale e l’introduzione negli strumenti di pianificazione locale di meccanismi urbanistici che favoriscano la realizzazione degli interventi stessi. Secondo l’art. 2 delle NdA, le previsioni del PTCP sono articolate con riferimento a quattro sistemi territoriali: ¬ paesistico-ambientale e di difesa del suolo; ¬ ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico; ¬ infrastrutturale della mobilità; ¬ insediativo. Sistema paesistico ambientale Secondo l’art. 17 delle NdA, fermi restando i macro-obiettivi definiti dall’art. 3, costituiscono obiettivi per la tutela e la valorizzazione del paesaggio quelli indicati qui di seguito: a. Tutelare e valorizzare gli ambiti e gli elementi costitutivi del paesaggio provinciale e i caratteri che ne definiscono l’identità; b. Favorire la qualità paesistica e architettonica dei progetti, ponendo particolare cura al corretto inserimento delle trasformazioni nel contesto; c. Riqualificare la frangia urbana e recuperare un rapporto organico tra spazi aperti e spazio urbanizzato; d. Riqualificare e recuperare gli ambiti, le aree degradate e gli elementi detrattori, attraverso un’analisi delle cause di degrado e l’attivazione di politiche efficaci nella rimozione delle cause e dell’inversione del processo di degrado; e. Migliorare le condizioni di compatibilità paesistico-ambientale degli insediamenti produttivi e commerciali; f. Diffondere la consapevolezza e la conoscenza dei valori paesistici e la fruizione del paesaggio. Le Tavole 2 del PTCP definiscono la struttura paesistica del territorio provinciale mediante le unità tipologiche di paesaggio, che evidenziano le strutture paesistiche caratterizzanti il territorio (quali gli aspetti geomorfologici, geobotanici, faunistici, idrologici e del sistema agrario, modalità di distribuzione, forma e dimensione dei diversi elementi del paesaggio) e forniscono gli elementi per la conoscenza e l’interpretazione del paesaggio, indispensabili per mettere in luce limiti e potenzialità del territorio stesso, evidenziare le specifiche esigenze di tutela e determinare il livello di compatibilità delle trasformazioni. Il comune di Robecchetto con Induno ricade nelle due seguenti unità tipologiche: Alta pianura irrigua e valli fluviali. In particolare l’area di progetto ricade nella prima unità tipologica “Alta Pianura Irrigua”, della quale si riporta la descrizione tratta dalla relazione generale del PTCP della provincia di Milano. Questa “Unità tipologica di paesaggio” e posta immediatamente a sud del Canale Villoresi che artificialmente la divide dall’alta pianura asciutta. Il canale Villoresi, con l’apporto dei propri volumi d’acqua, ha conferito al territorio connotati paesaggistici tipici della pianura irrigua. Il paesaggio che contraddistingue alcune aree ancora non densamente urbanizzate conserva i tipici caratteri del paesaggio agrario e dei suoi elementi costitutivi: sono diffuse piccole aree boschive, siepi e alberature di confine, filari di ripa e si riscontra la presenza di cascine storiche e di un reticolo viario storico. In alcune aree a ridosso di Milano, spesso su piccoli appezzamenti di terreno interclusi tra l’urbanizzato, e praticata un’orticoltura a carattere intensivo. In alcune zone l’alta pianura irrigua si arricchisce della presenza di acque di risorgenza e dell’inizio della presenza di fontanili che sfruttano questo fenomeno. In alcune zone, sottoposte a fortissima pressione 48 antropica esercitata dai grossi centri urbani, spesso la rete di distribuzione delle acque irrigue e dismessa o malfunzionante. Per tale unità tipologiche di paesaggio valgono i seguenti indirizzi: a. Conservare il paesaggio agrario dell’alta pianura irrigua centrale e di quello di elevata qualità paesistica tra Magenta e Robecco sul Naviglio a ovest, e tra Gorgonzola e Cassano d’Adda a est; b. Salvaguardare gli elementi storico-architettonici e le relative visualità percettive lungo i Navigli storici; c. Tutelare e valorizzare gli insediamenti storico-architettonici; d. Valorizzare l’orticoltura e lo sviluppo di attività fruitive in ambito periurbano; e. Promuovere la multifunzionalità nella tutela e riqualificazione della maglia idrografica naturale e artificiale. Unità tipologiche di paesaggio – PTCP Milano. Le Tavole 2 del PTCP individuano tre categorie di ambiti ed elementi ciascuna delle quali disciplinata da specifiche norme attuative: di prevalente valore naturale; di prevalente valore storico e culturale; di prevalente valore simbolico-sociale, fruitivo e visivo-percettivo. L’area di progetto non è caratterizzata dalla presenza di ambiti, sistemi ed elementi di rilevanza paesaggistica. 49 Carta degli ambiti, sistemi ed elementi di rilevanza paesaggistica (Tav.2 - PTCP Milano). 50 Il PTCP nella Tavola 3 ha effettuato una ricognizione delle aree degli ambiti e degli elementi di degrado o compromissione del paesaggio e di quelli a rischio di degrado/compromissione paesaggistica, secondo le tipologie indicate nella Parte IV degli Indirizzi di tutela del PPR. Le relative indicazioni normative, assumono specifica rilevanza provinciale e carattere prevalente, laddove riferite ad aree e ambiti, tematici e territoriali, corrispondenti alle competenze tecnicoamministrative provinciali, come definite dalla LR 12/2005, fra cui: attività agricole, cave, rifiuti, strade, boschi, linee elettriche, impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili (FER). Carta degli ambiti, sistemi ed elementi di degrado o compromissione paesaggistica (Tav.2 - PTCP Milano). 51 Nella tavola si leggono due elementi che non trovano attualmente riscontro. Il primo fa riferimento a una infrastruttura stradale in progetto che in realtà è stata già in parte realizzata ed è in essere; il secondo è l’individuazione di “altri siti contaminati” proprio nell’area boscata che verrà trasformata in parcheggio. Tale individuazione non trova riscontri negli elaborati del PGT. Per realizzare il sistema di interconnessione ecologica nel territorio della Provincia di Milano, il PTCP del 2003 ha progettato la Rete Ecologica Provinciale (REP), costituita principalmente da un sistema di ambiti territoriali sufficientemente vasti e compatti che presentino ricchezza di elementi naturali (gangli), connessi tra loro mediante fasce territoriali dotate un buon equipaggiamento vegetazionale (corridoi ecologici). Nell’ambito della tutela dei beni ambientali e paesaggistici, aventi efficacia prescrittiva e prevalente ai sensi dell’art. 18, co. 2 della LR 12/2005, il PTCP tutela e sviluppa gli equilibri ecologici, la biodiversità e la trama di interazioni animali e vegetali, di cui la Rete Ecologica rappresenta l’aspetto macroscopico. Quale approfondimento ed elemento strategico della Rete Ecologica Provinciale, e stato messo a punto il progetto denominato “Dorsale Verde Nord”, che vuole rappresentare la struttura portante del sistema di connessione ecologica e ambientale della parte settentrionale della provincia e propone il mantenimento della continuità territoriale e la riqualificazione ecologica degli ambiti non edificati nell’area compresa tra i fiumi Ticino e Adda. A essa si aggiungono le dorsali dei fiumi Lambro e Olona, anch’esse strategiche nello sviluppo del progetto della REP in quanto specifiche matrici del paesaggio e dell’ambiente in cui si collocano. La “Dorsale Verde Nord” è un sistema di spazi aperti, verdi o agricoli che complessivamente interessa 29 mila ettari di territorio, con una lunghezza di 65 chilometri tra Ticino e Adda, attraverso la Provincia di Monza e Brianza, e si sviluppa collegando tra loro tutti i parchi locali di interesse sovracomunale (PLIS) presenti in questa porzione di territorio, i Siti di Importanza Comunitaria (SIC), le Zone di Protezione Speciale (ZPS), le aree agricole residuali e i margini dei nuclei urbani. La connessione interessa ambiti che fanno parte della Provincia di Monza e Brianza, in quanto appartengono a un continuum territoriale che può garantire il mantenimento della continuità ecologica a Nord di Milano. L’area non ricade in nessun elemento della Rete Ecologica Provinciale e neppure nell’ambito delle aree ricomprese nel progetto di Dorsale Verde Nord. 52 Carta della Rete Ecologica (Tav.4 – PTCP Milano). 53 Ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico L’individuazione degli ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico costituisce uno dei principali contenuti di adeguamento del PTCP. Il piano approvato nel 2003 tratta gli ambiti agricoli nel contesto delle indicazioni del sistema paesistico-ambientale, assumendo la loro sostanziale coincidenza con quelli individuati dagli strumenti urbanistici comunali e descrivendone i caratteri del paesaggio, senza operare un’individuazione più dettagliata. I criteri regionali di individuazione degli ambiti agricoli strategici, contenuti nella DGR 8/8059 del 19 settembre 2008, definiscono “ambiti agricoli strategici” le parti di territorio provinciale che presentano contemporaneamente una particolare rilevanza dell’attività agricola, un’adeguata estensione e continuità territoriale nonché un’elevata produttività dei suoli. Nell’area oggetto di variante non sono individuati ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico. Carta degli ambiti destinati all’attività agricola di interesse strategico (Tav.6 – PTCP Milano). Sistema infrastrutturale della mobilità Per quanto riguarda il quadro infrastrutturale, l’approccio strategico del PTCP privilegia l’obiettivo del rilancio della struttura policentrica, mettendo efficacemente in rete i centri del territorio provinciale in un sistema unitario, articolato, costituito da insediamenti urbani collegati da una fitta trama infrastrutturale, multimediale e multidirezionale, e connessi da un tessuto continuo di spazi verdi. Il PTCP si occupa anche del tema dell’inserimento ambientale e paesistico delle nuove infrastrutture viabilistiche e di quelle da potenziare, sia mediante soluzioni progettuali ambientalmente compatibili, sia proponendo adeguate opere di mitigazione e compensazione paesistico-ambientali, anche con riferimento ad accordi e/o intese per le grandi infrastrutture. Nell’area oggetto di variante si evidenzia la presenza di una opera stradale in programma che attualmente ha già visto, in parte, la sua realizzazione. 54 Carta del sistema infrastrutturale (Tav. 1 – PTCP Milano). 55 Il PTCP intende sviluppare e potenziare il progetto MIBici della Provincia di Milano, estendendo il sistema delle piste ciclabili sul territorio provinciale. Il progetto Mibici risponde al dispositivo stabilito dall’art. 3 co. 2bis della LR 27 novembre 1989 n. 65 che assegna al PTCP l’obbligo di prevedere sedi viarie dedicate alla bicicletta per i collegamenti fra centri appartenenti a diversi comuni e lungo la viabilità di livello provinciale. Questo progetto ha preso avvio nel 2005, censendo i percorsi protetti e le sedi viarie idonee di tutta la maglia provinciale ed effettuando una ricognizione completa delle pianificazioni o programmazioni locali. L’indagine ha portato alla redazione di una carta, verificata con i Comuni e con gli Enti Parco, che rileva i percorsi esistenti e quelli previsti, proponendo un progetto globale di rete provinciale che abbia le caratteristiche di intercomunalità, interconnessione e intermodalità. Mibici, a partire dai collegamenti locali tra polarità, sistemi urbani e sistema del verde, coordina e integra le iniziative locali in modo da ottenere un sistema continuo, classifica i tracciati e ne verifica l’adeguatezza e l’omogeneità tecnico-funzionale, individua una rete portante strategica provinciale costituita da percorsi radiali dal centro di Milano, circolari dal centro verso l'esterno e cicloturistici nel verde (Ticino, Adda, Villoresi) e una rete di supporto, realizzata dai Comuni e dai parchi, che la connetta al tessuto locale. La rete ciclabile deve essere caratterizzata da continuità e connettività degli itinerari, completezza delle polarità servite, adeguatezza degli standard prestazionali, elevato grado di sicurezza e completezza e omogeneità della segnaletica. L’area di progetto non presenta la vicinanza con nessuna rete ciclabile. Rete ciclabile provinciale (Tav. 8 – PTCP Milano). Sistema insediativo La crescita della citta diffusa e l’espansione degli spazi urbanizzati hanno acquisito nel tempo un’evidenza sempre maggiore, legata anche agli effetti negativi di dispersione insediativa, generazione di traffico, congestione delle infrastrutture, difficolta nell’accessibilità dei servizi. L’erosione degli spazi naturali e delle aree dedicate all’agricoltura, generata anche dalla frammentazione di uno sviluppo non coordinato a scala vasta, non incide solo sulle superfici direttamente coinvolte dal processo di trasformazione urbanistica ma si ripercuote sulle aree residue e sulla loro capacità di rigenerazione ecologica e di sviluppo agronomico produttivo. 56 La tavola 7 “Difesa del suolo” illustra le tematiche e le previsioni di assetto idrogeologico e dello sfruttamento del suolo (aree dismesse, aree di bonifica, discariche, cave, ecc.) Il territorio in oggetto appartiene all’ambito di influenza del canale Villoresi e non rientra in un’area a vincolo idrogeologico e non vi sono acquiferi vulnerabili. Risulta esterno alle fasce individuate dal PAI. Difesa del suolo – (Tav.7 – PTCP Milano). 57 5.5 Il PTC del Parco del Ticino Il Territorio del Parco è governato attraverso il PTC del Parco Regionale (DGR 5983/2001) e il PTC del Parco Naturale (DCR 919/2003), che indirizzano l'intera area sottoposta a tutela verso un modello di sviluppo ecocompatibile. Il PTC costituisce il principale strumento che il Parco ha a disposizione per esercitare le proprie funzioni di tutela e di governo del territorio e da questo trae i principi e gli indirizzi per normare le attività che hanno luogo e/o che potrebbero attuarsi all’interno dell’area protetta. In particolare il piano intende tutelare nel loro complesso le componenti ambientali (diversità biologica e patrimoni genetici esistenti, acque, suolo, boschi e foreste, patrimonio faunistico, agricoltura, emergenze archeologiche, storiche e architettoniche, qualità dell’aria, cultura e tradizioni popolari) che costituiscono l’ambiente naturale e il paesaggio della valle del Ticino. Per il raggiungimento dei propri obiettivi, il PTC prevede altresì la stesura di strumenti di attuazione, quali Piani di Settore, Regolamenti, Convenzioni e Accordi di Programma. All’interno del territorio del Parco sono individuate, a livello normativo e cartografico, zone caratterizzate da un diverso grado di naturalità e di antropizzazione a cui si applicano misure di tutela differenziate. Si distinguono: ¬ ambito posto nelle immediate adiacenze del fiume, definito ambito del fiume Ticino e delle zone naturalistiche perifluviali: - Zona T – zona del fiume Ticino nelle sue articolazioni idrauliche principali e secondarie; - Zone A – zone naturalistiche integrali: zone nelle quali l’ambiente naturale viene conservato nella sua integrità; - Zone B1 – zone naturalistiche orientate: zone che individuano complessi ecosistemici di elevato valore naturalistico; - Zone B2 – zone naturalistiche di interesse botanico-forestale: zone che individuano complessi botanico-forestali di rilevante interesse; - Zone B3 – zone di rispetto delle zone naturalistiche: zone che per la loro posizione svolgono un ruolo di completamento rispetto a tali ecosistemi, alla fascia fluviale del Ticino e di connessione funzionale tra queste e le aree di protezione. ¬ ambito identificato dalla linea del terrazzo principale del fiume Ticino, definito ambito di protezione delle zone naturalistiche perifluviali: - Zone C1 – zone agricole e forestali a prevalente interesse faunistico; - Zone C2 – zone agricole e forestali di protezione a prevalente interesse paesaggistico. ¬ ambito dove prevalgono le attività a conduzione agricola e forestale dei fondi, definito ambito agricolo e forestale: - Zone G1 – zone di pianura asciutta a preminente vocazione forestale; - Zone G2 – zone di pianura irrigua. Le zone A-B1-B2-B3-C1 proteggono i siti di maggiore pregio ambientale e coincidono quasi interamente con l’alveo del fiume e della sua valle: queste zone sono comprese nel Parco Naturale, istituito con Legge Regionale 31/2002, che ne garantisce la più alta forma di tutela. Oltre alle zone sopra elencate, al fine di una maggiore definizione di dettaglio, sono individuate delle ulteriori zone ed aree, quali: ¬ Zone Naturalistiche Parziali (ZNP): istituite allo scopo di salvaguardare particolari emergenze naturali aventi caratteristiche specifiche degne di tutela ed esterne alle zone naturalistiche perifluviali; le ZNP vengono istituite per differenti finalità: - botanico-forestale (BF): lo scopo è quello di tutelare e migliorare gli aspetti floristici e forestali del territorio; - zoologico-biogenetica (ZB): lo scopo è tutelare specie rare autoctone e/o minacciate oppure aree particolarmente adatte alle esigenze della fauna caratteristica del parco; - geologico-idrogeologica (GI). Lo scopo è tutelare aree che hanno conservato caratteri di naturalità dal punto di vista geologico, idrogeologico e conseguentemente biologico. 58 ¬ Zone di Iniziativa Comunale orientata (IC): comprendono gli aggregati urbani dei singoli comuni. ¬ Aree di promozione economica e sociale (D): riconosciute quali aree già modificate da processi di antropizzazione dovuti ad un uso storicizzato delle stesse, da riqualificare ed integrare nel più generale contesto ambientale. ¬ Aree degradate da recuperare (R): aree nelle quali pregresse condizioni di degrado, compromissione o incompatibilità ambientale, vengono indirizzate a un recupero compatibile con le esigenze di tutela naturalistica e paesaggistica del Parco. ¬ Aree a tutela archeologica: costituite da porzioni di territorio dove si riscontrano significative testimonianze di valore storico-archeologico. ¬ Aree di divagazione del fiume Ticino (F): costituite dall’insieme dei territori interessati dall’evoluzione del fiume in cui si persegue l’obiettivo di consentire il naturale evolvere della dinamica fluviale. ¬ Aree a tutela geologica e idrogeologica: riconosciute quali aree potenzialmente a rischio idrogeologico. ¬ Beni di rilevante interesse naturalistico (BN): costituiti da singoli elementi (alberi, massi erratici, sorgenti, filari, ecc.) o piccole superfici (fontanili, zone umide, piccoli dossi) di eccezionale valore naturalistico, paesaggistico e scientifico. ¬ Zone di Protezione Speciale. ¬ Monumento Naturale “Preia Buia” istituito con D.G.R. 22 maggio 1984 n° 38952. Nell’ambito di tale azzonamento meritano un cenno particolare le aree individuate ai fini del recupero, non tanto per il loro grado di naturalità quanto piuttosto per il loro grado di antropizzazione; si tratta cioè di quelle aree, sottoposte a pressione antropica, per le quali il PTC prevede, a fronte del contesto naturalistico di pregio in cui sono inserite il miglioramento paesaggistico e ambientale: ¬ Aree D1 e D2 – aree di promozione economica e sociale: si tratta di aree modificate da processi di antropizzazione, storicamente già utilizzate a scopo socio-ricreativo (aree D1) o turistico-sportivo (aree D2); in queste zone sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del Parco e finalizzate a miglioramento paesaggistico ed ambientale nonché all’organizzazione e miglioramento degli aspetti legati alla vita socio-ricreativa delle collettività locali ed alla fruizione del Parco da parte dei visitatori. ¬ Aree R – aree degradate da recuperare: si tratta di porzioni di territorio dove sussistono condizioni di degrado, compromissione o incompatibilità ambientale, per le quali si prevedono azioni di recupero finalizzate a destinazioni d’uso compatibili con gli obiettivi di tutela naturalistica e paesaggistica del Parco. ¬ A tale scopo sono state predisposte le “schede aree R” che individuano a quali destinazioni deve essere mirato il recupero di ciascuna area: - naturalistica con particolare riferimento alla forestazione naturalistica e alla ricostruzione di zone umide; - agricolo-forestale: ricostituzione di siti agronomicamente produttivi, comprese piscicoltura e forestazione produttiva; - ricreativa: aree destinate alla realizzazione di opere e servizi a basso impatto ambientale; - turistica: aree destinate alla realizzazione di opere e servizi quali complessi ricettivi e/o campeggi. Le azioni di recupero possono consistere in: - sistemazione geomorfologica e/o idrogeologica; - bonifica siti contaminati, aree industriali dismesse; - conversione di attività incompatibili in attività compatibili, con le prescrizioni del Piano, e sostenibili; - recupero a verde di cave. 59 Per ogni zona il PTC prevede vincoli e divieti specifici, come di seguito specificato: Divieti Svolgere attività pubblicitaria Accendere fuochi salvo autorizzazione o secondo quanto previsto dal Piano Settore Boschi Introdurre specie animali o vegetali alloctone o non previste dai piani di settore Transitare con qualsiasi veicolo motorizzato, fatta eccezione per i veicoli autorizzati Allestire complessi ricettivi all’aria aperta ovvero attendamenti o campeggi Esercitare il pascolo* Abbandonare e stoccare rifiuti e costituire depositi di materiale di qualsiasi genere ad eccezione del letame da impiegare in agricoltura Introdurre cani se non al guinzaglio (fatta eccezione per le aree D) Sorvolare con qualsiasi tipo di aeromobile ad una quota inferiore ai 100 m fatta eccezione per i mezzi utilizzati per le attività di vigilanza e soccorso T F A B 1 B 2 Zone B C 3 1 C 2 x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x Effettuare interventi di modificazione del suolo x Effettuare escavazioni in alveo x Effettuare sbancamenti Produrre suoni, rumori e luci fatti salvi quelli causati dall’esercizio delle attività ammesse x x x x Raccogliere o manomettere rocce, minerali, cristalli, fossili x x x x Danneggiare, disturbare, catturare o uccidere animali x x x x Esercitare l’allevamento* x x x x Asportare o danneggiare piante, frutti e fiori x x Asportare o danneggiare piante e fiori x x x ZNP x x x Navigare con motori di potenza massima di esercizio superiore a 20 HP, con scooters acquatici, con howercraft x x Aprire nuove darsene x x Costruire gallerie, sbancamenti, strade, oleodotti e gasdotti, linee elettriche, telefoniche e tecnologiche Introdursi nei corpi idrici interclusi con imbarcazioni o in qualsiasi altro modo Organizzare manifestazioni folcloristiche, praticare lo sport agonistico x G 2 x Asportare o danneggiare fiori Uscire dalle strade e dai sentieri ammessi x G 1 x x x x x x x x x x x 60 Realizzare recinzioni di nuovo impianto x x x Costruire nuovi edifici** x x x Realizzare nuovi edifici adibiti ad attività produttive ad eccezione degli edifici rurali Transitare con mezzi motorizzati al di fuori delle strade, fatta eccezione per i mezzi autorizzati x x x x x x x x x x x Parcheggiare nei campi e nei boschi x x x x Allestire campeggi ad eccezione dei campeggi temporanei x x * vi sono alcune distinzioni in relazione alla zona di tutela. ** nelle zone A, B1, B2 e B3 sono consentiti solo interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione. Per il raggiungimento dei propri obiettivi, il PTC prevede altresì la stesura di strumenti di attuazione, quali Piani di Settore, Regolamenti, Convenzioni e Accordi di Programma. In particolare. L’area oggetto di variante si colloca in un’area azzonata dal PTC come Zona IC - Zone di iniziativa comunale orientata che comprende il territorio urbano del Comune di Robecchetto con Induno. Sono individuate all’interno dei perimetri indicati con apposito segno grafico, come zone di iniziativa comunale orientata, quelle parti del territorio comprendenti gli aggregati urbani dei singoli comuni, le loro frazioni e altre aree funzionali a un equilibrato sviluppo urbanistico. In tali aree le decisioni in materia di pianificazione urbanistica sono demandate agli strumenti urbanistici comunali. Azzonamento PTC del Parco Lombardo della Valle del Ticino (evidenziata in azzurro l’area oggetto di variante). 61 Con Deliberazione del Consiglio di Amministrazione n. 129 del 29 ottobre 2003 è stato approvato il Regolamento Rete Ecologica, che prevede la tutela e la valorizzazione della Rete Ecologica nel Parco Lombardo della Valle del Ticino. Esso costituisce uno strumento attuativo, ai sensi dell’art. 18.3.1 delle NTA del PTC (DGR 02 luglio 2001 n. 7/5983) e fornisce le linee guida per l’applicazione del progetto di “Rete Ecologica” come valido supporto alla pianificazione territoriale e alla gestione sostenibile del territorio. Al fine di evitare la progressiva frammentazione e riduzione degli ambienti naturali presenti nei territori ricadenti nel Parco, è stato individuato al suo interno un disegno di Rete ecologica sulla base del quale fornisce indicazioni di carattere ecologico–ambientale a livello di pianificazione territoriale. Il disegno di rete intende tutelare le connessioni esistenti tra i diversi tipi di habitat, salvaguardare quelle che sono minacciate dalla crescente urbanizzazione o da infrastrutture, che creano frammentazione, garantendo così la possibilità di spostamento alle diverse specie e il mantenimento della biodiversità. Ciò, infatti, rappresenta un elemento indispensabile ai fini della conservazione della biodiversità e della sostenibilità in relazione al fatto che uno dei problemi dell’attuale uso del suolo è proprio la frammentazione del territorio. L’elemento principale della Rete è costituito dal fiume Ticino, matrice naturale primaria in grado di costituire sorgente di diffusione per elementi di interesse ai fini della tutela ed espansione della biodiversità. L’ecosistema fluviale rappresenta il principale corridoio ecologico di connessione a livello regionale. Nel progetto di Rete ecologica sono state individuate alcune direttrici pressoché continue lungo cui mantenere e/o potenziare la permeabilità ambientale, si tratta di fasce continue (corridoi ecologici principali) a elevata naturalità che collegano in modo lineare o diffuso altri elementi della rete. Un ruolo particolarmente importante quali corridoi ecologici è svolto dalle fasce boschive che si estendono ai margini del terrazzo fluviale e che costituiscono importanti direttrici di connessione, parallele all’asta fluviale, tra i nuclei di naturalità residua posti all’interno della piana alluvionale. Le barriere infrastrutturali significative sono rappresentate da autostrade e superstrade, strade a elevata percorrenza e canali artificiali; esse sono fonte di disturbo (rumore, fari di illuminazione, ecc.). Alcune di queste costituiscono vere e proprie linee di frattura ecosistemica tra gli ambienti naturali e rappresentano una barriera invalicabile per gli spostamenti di molte specie faunistiche in virtù dell’ampiezza della carreggiata, del traffico veicolare intenso o della presenza di recinzioni metalliche lungo i lati. La figura seguente riporta lo stralcio del progetto di Rete Ecologica relativo all’area di indagine, nella quale si evidenzia che parte dell’area interessata dalla Variante urbanistica è evidenziata come area agricola. L’ambito viene identificato comunque quasi del tutto come area urbanizzata e non partecipa alla realizzazione della rete ecologica ma neanche costituisce un elemento di conflitto. 62 Elementi della Rete Ecologica del Parco Lombardo della Valle del Ticino (in azzurro oggetto di variante). 63 5.1 Interferenza con i Siti Natura 2000 Rete Natura 2000 è una rete ecologica su scala europea costituita da Siti di Importanza Comunitaria (SIC), istituiti ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, che verranno classificati al termine dell’iter di approvazione, come Zone Speciali di Conservazione (ZSC), e da Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituite ai sensi della Direttiva 79/409/CEE “Uccelli” per la tutela e conservazione degli habitat e delle specie che, per il loro valore ecologico e conservazionistico, vengono ritenuti di interesse comunitario ed elencati negli allegati alle due Direttive sopracitate. Ai sensi dell’art. 6, comma 3 della Direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat), del D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357 e succ. mod., della D.G.R. 8 agosto 2003 – n. 7/14106 Elenco dei proposti siti di importanza comunitaria ai sensi della direttiva 92/43/CEE (Direttiva Habitat) per la Lombardia, individuazione dei soggetti gestori e modalità procedurali per l’applicazione della valutazione d’incidenza. P.R.S. 9.5.7. – Obiettivo 9.5.7.2, e della D.G.R. 15 ottobre 2004 – n. VII/19018 Procedure per l’applicazione della valutazione di incidenza alla Zone di Protezione Speciale (ZPS) ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, contestuale presa d’atto dell’avvenuta classificazione di 14 ZPS ed individuazione dei relativi soggetti gestori, è richiesta, per atti di pianificazione e per interventi, non direttamente connessi e necessari al mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente delle specie e degli habitat presenti nei SIC e/o ZPS, ma che possono avere incidenze significative sugli stessi, singolarmente o congiuntamente ad altri interventi, la predisposizione di uno studio per individuare e valutare i principali effetti, diretti e indiretti, che il piano o l’intervento può avere sui siti Natura 2000, accertando che non si pregiudichi la loro integrità, relativamente agli obiettivi di conservazione degli habitat e delle specie presenti. La valutazione d'incidenza, che costituisce il procedimento di carattere preventivo al quale è necessario sottoporre qualsiasi piano/progetto che possa avere effetti significativi su un sito o proposto sito della Rete Natura 2000, nasce quindi dall’esigenza di ottemperare a questa richiesta, al fine di salvaguardare l'integrità dei siti attraverso l'analisi delle ricadute che un intervento, in grado di condizionarne l'equilibrio ambientale, può avere su di essi. Nell’area di interesse non sono presenti siti della Rete Natura 2000. 5.2 Compatibilità programmatica dell’intervento Il processo di VAS deve provvedere alla verifica della coerenza esterna, cioè deve valutare la rispondenza degli obiettivi del progetto con gli obiettivi derivanti dal PGT e dai piani e programmi sovracomunali che interessano il territorio di Robecchetto con Induno, con attenzione a quelli sopra descritti: il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale di Milano e il Piano Territoriale Paesaggistico Regionale. Dall’analisi di tutti gli strumenti pianificatori e urbanistici vigenti attualmente sul territorio d’interesse, l’area oggetto d’intervento risulta essere, per gli aspetti prettamente insediativi e infrastrutturali, idonea alla trasformazione; l’intervento proposto è compatibile con le previsione programmatiche dei Piani sovracomunali. 64 6 Identificazione dei possibili impatti ambientali generati dall’intervento Di seguito vengono analizzate e descritte le principali caratteristiche ecosistemiche dell’area interessata dalla realizzazione dell’intervento, ponendo particolare attenzione all’individuazione degli aspetti potenzialmente critici allo stato attuale. 6.1 Acque Acque superficiali (Estratto dall’indagine geologica di supporto al PGT). Il reticolo idrografico principale per il territorio di Robecchetto con Induno è costituito dal Fiume Ticino, che delimita la porzione Sud Ovest del territorio costituendo il livello di base per le acque superficiali e sotterranee dell'area. Il Fiume Ticino presenta un drenaggio di tipo anastomizzato con alveo caratterizzato da erosione spondale. Gli orli di scarpata, generati dall'attività erosiva di sponda del Fiume Ticino, presentano una morfologia molto ripida con fronte instabile, interessato da fenomeni di frane di crollo favoriti dalla natura litologica dei depositi ghiaioso-ciottolosi. Di seguito si riporta l’estratto dell’allegato 2 della relazione geologica dove sono riportate, insieme ad altre caratteristiche idrologiche e idrogeologiche, le fasce del PAI (progetto di piano stralcio per l’ assetto idrogeologico – LN 189/1989, art. 17 co. 6ter) che definisce tre fasce di possibile interesse da parte del Ticino: ¬ fascia A: corrispondente alla fascia di deflusso di piena della piena di riferimento; ¬ fascia B: costituita dalla porzione di territorio interessata da inondazione al verificarsi della piena di riferimento, il limite di tale fascia si estende fino al punto in cui le quote naturali del terreno sono superiori ai livelli idrici corrispondenti alla piena di riferimento; ¬ fascia C: corrispondente all’area di inondazione per piena catastrofica, costituita dalla porzione di territorio esterna alla precedente, che può essere interessata da inondazione al verificarsi di eventi di piena più gravosi di quella di riferimento . In corrispondenza del territorio comunale di Robecchetto con Induno il limite tra la fascia B e C e il limite esterno di quest’ultima risultano essere coincidenti. 65 Gli elementi idrografici artificiali principali dell'area sono costituiti dal Canale Naviglio Grande, che si sviluppa in direzione NO - SE nella piana alluvionale in sponda sinistra del Fiume Ticino, dal Canale Navigabile che confluisce nel Naviglio a monte della centrale Termoelettrica ENEL e dal Canale Scaricatore che dallo stesso punto confluisce nel Fiume Ticino. Relativamente all'idrografia secondaria, il territorio può essere suddiviso in due zone: ¬ piana alluvionale, compresa fra il Fiume Ticino e la scarpata della Costa Turbigina, dove si osserva una rete idrografica di tipo naturale determinata dalle acque di scorrimento dei fontanili che defluiscono verso il Ticino e una rete idrografica artificiale costituita dalla fitta rete di canali irrigui principalmente collegati al Naviglio Grande. ¬ piana fluvioglaciale, sprovvista di rete idrografica naturale, caratterizzata da una ridotta rete di canali irrigui alimentati dal Canale Villoresi e dal Canale Secondario Villoresi. L’area oggetto di variante è posta a una certa distanza dal fiume Ticino e non ricade all’interno delle fasce del PAI. L’ambito che ospiterà il parcheggio è una ex area agricola non più coltivata e che per questo presenta un canale di irrigazione ormai inutilizzato che è stato cartografato come facente parte del reticolo idrico minore. Struttura irrigua in disuso presente nell’area di progetto (A). 66 Acque sotterranee (Estratto in parte dall’indagine geologica di supporto al PGT). Le unità idrogeologiche presenti nel territorio comunale sono così distinte: ¬ LITOZONA A Prevalenza di depositi grossolani - ciottoli, ghiaia, sabbia, sino a profondità di circa 50 – 80 m dal piano campagna. Tali depositi, caratterizzati da elevata permeabilità, corrispondono alla cosiddetta "Litozona ghiaioso-sabbiosa" della letteratura. Nell'ambito di tale litozona si localizza il principale corpo idrico sotterraneo. L'acquifero è assimilabile a un unico acquifero monostrato in quanto i differenti livelli permeabili sono generalmente fra loro comunicanti. ¬ LITOZONA B Al di sotto della litozona A si riscontra una netta diminuzione della granulometria dei materiali con prevalenza di sabbie, limi e argille. Il complesso di questi depositi corrisponde alla cosiddetta "Litozona sabbioso-argillosa" della letteratura. Nell'ambito di questa litozona, che si comporta complessivamente come substrato impermeabile nei confronti della sovrastante litozona, si verifica la presenza di orizzonti più permeabili, sede di acquiferi, delimitati da livelli di materiale più fine che caratterizzano la litozona sabbioso-argillosa. Per la valutazione del grado di vulnerabilità idrogeologica del territorio sono stati presi in esame ì seguenti parametri: ¬ soggiacenza della falda rispetto al piano campagna; ¬ grado di permeabilità superficiale; ¬ presenza di eventuali orizzonti impermeabili superficiali. Relativamente alla soggiacenza della falda, nell'area comunale sono state individuate due porzioni di territorio caratterizzate da differenti condizioni di soggiacenza: ¬ l'area compresa fra la il Fiume Ticino e la Costa Turbigina che è caratterizzata dalla scarsa o nulla soggiacenza della falda, testimoniata dalle numerose emergenze idriche (fontanili); ¬ l'area a NE della Costa Turbigina che è caratterizzata da valori di soggiacenza medi pari a circa 20 m. La permeabilità superficiale dei depositi dell'area è da ritenersi MEDIO-ELEVATA mentre non si riscontra la presenza di orizzonti superficiali a bassa permeabilità. Sulla base di quanto sopra esposto, il territorio del comune di Robecchetto con Induno è stato suddiviso in due porzioni a differente grado di vulnerabilità idrogeologica così identificabili: ¬ Area a OVEST della Costa Turbigina si ha grado ESTREMAMENTE ELEVATO, con soggiacenza media pari a 1.0 - 5.0 m e grado di permeabilità pari a BUONO-ELEVATO; ¬ Area a EST della Costa Turbigina si ha grado MEDIO–ELEVATO, con soggiacenza media pari a 20.0 m e grado di permeabilità pari a MEDIO-BUONO. Le caratteristiche litologiche dell’area oggetto di variante, in generale, fanno ritenere l’area caratterizzata da una vulnerabilità geologica di grado medio-elevato. Al fine di determinare l’andamento della piezometria e la direzione di deflusso delle acque sotterranee sono stati utilizzati i dati messi a disposizione dal SIT della Provincia di Milano – Settore Ecologia relativi alla “ Piezometria dell’acquifero tradizionale – Marzo 2004” . L’equidistanza delle isocurve è pari a 5,0 m. Dall'osservazione dell'andamento della superficie piezometrica si considera quanto segue: ¬ il valore di soggiacenza media del livello piezometrico è, di norma, pari a circa 20 - 25 m presso l’abitato di Robecchetto e di circa 15 - 20 m presso Malvaglio; tale valore decresce in entrambi i casi verso la Valle del Ticino; ¬ la direzione di deflusso sotterraneo delle acque appare orientata in direzione NE - SO nella porzione centrale dell’area, mentre nelle porzioni occidentali e orientali del territorio comunale il verso di scorrimento tende a disporsi verso l’asse Nord-Sud: il verso di scorrimento delle acque è orientato verso l'asse del Ticino, a confermare l'azione di drenaggio svolta dal fiume nei confronti delle acque sotterranee; 67 ¬ ¬ il gradiente medio della superficie piezometrica risulta pari allo 0,5 % con valori più bassi nella porzione NE dell'area e più elevati nella porzione SO, in corrispondenza della scarpata morfologica della Costa Turbigina, confermando l'attività drenante svolta dal Ticino; l'andamento regolare delle curve isopiezometriche e, in particolare, l'assenza di deformazioni delle curve medesime non imputabili all’azione drenante del Fiume Ticino, testimonia l'assenza di zone di sovrasfruttamento. Estratto della Carta di sintesi (vulnerabilità geologica) in allegato al PGT del Comune di Robecchetto con Induno. Sulla base dei risultati delle indagini eseguite sugli elementi caratteristici del territorio, sono state delimitate porzioni di territorio con differente CLASSE DI FATTIBILITA' GEOLOGICA secondo quanto suggerito dalla LR 12/2005 e dalla DGR 26/10/2001 n 7/6645. Sono state individuate 4 classi di FATTIBILITA' GEOLOGICA così definite: ¬ CLASSE 1 - Fattibilità senza particolari limitazioni; ¬ CLASSE 2 - Fattibilità con modeste limitazioni; ¬ CLASSE 3 - Fattibilità con consistenti limitazioni; ¬ CLASSE 4 - Fattibilità con gravi limitazioni. L’area oggetto di variante urbanistica è classificata in una classe 2 di fattibilità geologica, quindi con modeste limitazioni. 68 Il servizio di captazione dell’acqua potabile del comune di Robecchetto con Induno è attuato mediante il prelievo di acqua da due pozzi: ¬ Pozzo A di via Ugo Foscolo”, posto a una profondità di 140 m; ¬ Pozzo B di via Don Milani, posto a una profondità di 160 m), dotato di serbatoio di accumulo con funzioni di dissabbiatore della capacità di circa 500 m3. La rete serve l’intero territorio comunale eccetto alcune cascine. 69 L’area di progetto è servita dalla rete acquedottistica e non ricade nell’area di rispetto di pozzi pubblici a uso potabile. La dotazione idrica dell’area industriale è inoltre completata dalla presenza di 3 pozzi privati a uso industriale. Estratto dell’allegato 2 della relazione geologica a supporto del PGT con indicazione dei 3 pozzi privati nell’area industriale in oggetto. 70 Estratto della Tavola della rete idrica allegata al PGT del Comune di Robecchetto con Induno. L’impianto fognario del comune di Robecchetto con Induno è quasi esclusivamente di tipo misto industriale, mentre le aree di recente edificazione presentano la divisione in acque bianche e acque nere. In generale nel territorio comunale sono presenti: ¬ 21 km di rete fognaria mista; ¬ 2 km di rete fognaria acque bianche. Le aziende industriali che producono reflui fognari di natura produttiva aderiscono al “Consorzio per il depuratore di Robecchetto con Induno” costituito fra le stesse aziende locali, utilizzando il relativo servizio di trattamento del refluo industriale, effettuato da Ecologica Naviglio SpA. La quasi totalità del refluo di natura industriale veicolato dalla rete è condotto, dopo una fase di pretrattamento effettuato all’interno di ogni singola azienda, tramite una dorsale principale (vie Pertini, Einaudi e Novara) e tre secondarie (via Garibaldini, vie Legnano e Brescia, via Petrarca e Don Pozzi) all’insediamento industriale della società Ecologica Naviglio SpA. L’impianto è attivo da oltre trent’anni e opera dal 2007 in regime di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), nel trattamento di reflui industriali da attività produttiva (da condotta fognaria) e di reflui industriali allo stato liquido (da trasporto su gomma con autocisterne). Ecologica Naviglio SpA annovera fra i soci sia il Comune di Robecchetto con Induno sia il succitato Consorzio, costituito fra le stesse aziende locali. Ecologica Naviglio S.p.A. effettua nell’impianto, costituito dalle linee acque e fanghi e da attrezzature accessorie, un trattamento di tipo chimico - fisico e biologico, applicato a un flusso unitario e omogeneo costituito da reflui industriali e rifiuti. Le linee citate sono così costituite, a partire da una fase di accumulo e omogeneizzazione iniziale: ¬ linea acque, fase di trattamento chimico–fisico, costituita da vasche di coagulazione e flocculazione e sedimentazione primaria, seguita da una fase di trattamento biologico, costituita da vasche di ossidazione/denitrificazione e sedimentazione secondaria ¬ linea fanghi: fasi di ispessimento, disidratazione meccanica, disidratazione termica Lo scarico avviene in un collettore fognario comunale, che confluisce nel collettore della società Amiacque Srl. 71 Il recapito finale della rete fognaria è l’impianto di depurazione per acque reflue urbane ubicato in Comune di Robecco sul Naviglio (Mi), gestito da Amiacque Srl. I nuovi insediamenti produttivi effettuano la raccolta delle acque meteoriche mediante la realizzazione di manufatti di intercettazione delle acque di prima pioggia verso la fognatura e di seconda pioggia nel sottosuolo, nei modi consentiti dalla legge. Per gli insediamenti residenziali tutte le acque bianche meteoriche devono essere smaltite obbligatoriamente mediante sistemi di subirrigazione / pozzi assorbenti. Come recapito finale nel collettore di Amiacque Srl, la rete fognaria è autorizzata a conferire una portata di deflusso che arriva fino a circa 760 l/s. I dati a corollario del PGT riguardanti la rete fognaria del Comune di Robecchetto con Induno indicano che la zona oggetto di variante ne è servita. Estratto della Tavola della rete fognaria allegata al PGT del Comune di Robecchetto con Induno. Relazione con l’intervento Il progetto non incide sulla qualità delle acque del reticolo idrografico primario (Fiume Ticino) e secondario e sulle acque sotterranee poiché è previsto il collettamento dei nuovi scarichi di tipo civile nel sistema fognario. L’aumento della portata di acque convogliate in fognatura è considerata relativamente irrilevante e sicuramente può essere assorbita e trattata dal sistema di depurazione in essere. Le acque meteoriche di dilavamento dei nuovi piazzali, parcheggio e tetti/tettoie saranno opportunamente raccolte e gestite in accordo con i regolamenti normativi regionali esistenti. Le opere di collettamento delle acque, infatti, saranno progettate prestando particolare attenzione sia al recupero delle stesse, sia al corretto smaltimento soprattutto delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne. Non si produce nessun nuovo scarico di tipo industriale e comunque l’area industriale, che opera in regime di AIA e di certificazione ambientale, è dotata di un sistema di depurazione che tratta tutti gli scarichi prodotti al suo interno. Per quanto riguarda i consumi idrici, pur non sussistendo disagi nel poter disporre della risorsa è auspicabile che l’edificio che verrà realizzato preveda scelte progettuali volte alla corretta gestione degli scarichi e al risparmio idrico. 72 6.2 Suolo e sottosuolo (Estratto in parte dall’indagine geologica di supporto al PGT). L'area comunale è costituita da depositi quartanari di origine continentale. Tali depositi, detti fluvioglaciali, sono formati da materiali prevalentemente grossolani (ciottoli, ghiaie, sabbie), trasportati e accumulati dai corsi d'acqua che costituivano la rete di scaricatori fluvioglaciali. II meccanismo di sedimentazione dei depositi e il modellamento morfologico dell'area sono infatti legati all'azione fluvioglaciale e fluviale. Le unità affioranti nell'area sono: ¬ a2 - Alluvioni ghiaiose recenti e attuali degli alvei abbandonati e attivi (Olocene). Sono costituite da depositi di natura prevalentemente ghiaioso-ciottolosa con frazione sabbiosa nettamente subordinata. Questi depositi costituiscono l'alveo del Fiume Ticino. ¬ a1 - Alluvioni fluvioglaciali e fluviali ciottolose, non alterate, terrazzate (Olocene). Sono costituite da depositi di natura prevalentemente ghiaioso-ciottolosa con frazione sabbiosa nettamente subordinata ma, rispetto ai depositi alluvionali dell'alveo del Fiume Ticino, occupano una posizione altimetricamente superiore. Nell'area comunale costituiscono la fascia di territorio terrazzata compresa fra l'alveo del Ticino e la Costa Turbigina. ¬ FgWr - Alluvioni fluvioglaciali wurmiane ghiaiose, localmente molto grossolane, con paleosuolo argilloso (Pleistocene). Sono costituite da depositi di natura prevalentemente ghiaioso-ciottolosa con frazione fine limoso-sabbiosa nettamente subordinata, costituiscono il livello fondamentale della pianura: nell'area comunale occupano il territorio a monte della Costa Turbigina, dove è ubicata l’area oggetto di variante urbanistica. Carta geologica di Robecchetto con Induno. Gli elementi geomorfologici principali individuati nel territorio comunale di Robecchetto con Induno sono: ¬ Livello fondamentale della pianura: superficie costituita da depositi fluvioglaciali, delimitata a Ovest da una netta rottura di pendio (Costa Turbigina). 73 Il livello fondamentale della pianura è il primo dei terrazzi formatisi a seguito dell'attività erosiva del Ticino, che si succedono, a quote diverse, fino a raggiungere l'alveo attuale del fiume. ¬ Orli di terrazzo: con questo termine sono indicati i gradoni di maggiore evidenza morfologica la cui genesi è legata alle diverse azioni erosionali e deposizionali del Ticino. Gli orli di terrazzo sono costituiti dalla Costa Turbigina e dalla debole scarpata morfologica in prossimità della C.na Gatta. Relativamente alle dinamiche fluviali (forme e processi e depositi per acque correnti superficiali), si evidenziano: ¬ Orli di scarpata di erosione fluviale lungo il corso del Fiume Ticino: si localizzano in sponda sinistra in un tratto di circa 1 km a valle del Ponte di Turbigo e in un tratto di circa 0,8 km a monte della C.na Caccialepre. Gli orli di scarpata, generati dall'attività erosiva di sponda del Ticino, presentano una morfologia molto ripida con fronte instabile, interessato da fenomeni di frane di crollo favoriti dalla natura litologica dei depositi ghiaioso-ciottolosi. Di seguito vengono definiti gli elementi geopedologici del territorio comunale desunti dal lavoro "I suoli del Parco Ticino settore Settentrionale - ERSAL 1992". Il sistema di classificazione prevede le seguenti unità tassonomiche, decrescenti secondo il seguente ordine: ¬ sistemi di paesaggio (entro il quale vengono raggruppati i suoli che si sono sviluppati nel medesimo ambito territoriale); ¬ sottosistemi di paesaggio; ¬ unità di paesaggio (vengono distinte le altre unità tassonomiche che consentono distinzioni di maggior dettaglio, sull'ambiente di formazione dei suoli e quindi delle loro caratteristiche); ¬ sottounità di paesaggio; ¬ unità cartografica. Nel territorio comunale sono stati individuati i suoli appartenenti ai seguenti sistemi, sottosistemi e unità di paesaggio: Sistema L V Sottosistema LG VT VA Unità 31 - 34 - 35 37 - 39 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 I suoli del Sistema L ,che si localizzano in corrispondenza del Livello Fondamentale della Pianura, a monte della Costa Turbigina, sono generalmente da sottili a moderatamente profondi, sub acidi con materiale fine di probabile origine eolica. I suoli del Sistema V, che si localizzano in corrispondenza delle aree terrazzate e di scarpata (Sottosistema VT) e della piana alluvionale del Fiume Ticino (Sottosistema VA), sono generalmente sottili e da sub acidi ad acidi (Sottosistema VT); oppure da sottili a moderatamente profondi e da neutri a molto acidi (Sottosistema VA). Sono state inoltre distinte le aree miste, specificatamente le aree urbane (U), le cave (C), le aree non rilevabili (N). Le unità cartografiche sono rappresentate nell’allegato 1 della relazione geologica a supporto del PGT e in questa vengono descritte. Nell’area oggetto di variante si ritrovano suoli descritti dall’UNITA' 31, cioè suoli da sottili a moderatamente profondi limitati da substrato sabbioso molto pietroso, a tessitura da moderatamente grossolana a grossolana, subacidi, con drenaggio da rapido a buono. Sono aree 74 pianeggianti talvolta ricoperte da materiale fine di probabile origine eolica rimaneggiato dall'azione del torrente Arno; uso del suolo a seminativo e prato. Estratto dell’allegato 1 della relazione geologica a supporto del PGT. L'analisi della capacità d'uso dei suoli rappresenta una caratterizzazione direttamente derivata dall'analisi pedologica e ha lo scopo di classificare i suoli in funzione delle loro qualità agronomiche. I criteri adottati nel citato lavoro ERSAL fanno riferimento alla metodologia della "LAND CAPABILITY CLASSIFICATION" (1961) che prevede la classificazione in 8 classi principali: dalla I alla IV classe si individuano suoli adatti all'attività agricola, dalla V alla VII quelli inadatti ma destinabili alla forestazione e alla pastorizia mentre alla VII classe si ascrivono suoli destinabili ai soli fini ricreativi e conservativi. In ogni sottoclasse vengono introdotti 4 tipi di limitazioni riconducibili alle condizioni ambientali che caratterizzano il suolo: ¬ e - rischio di erosione ¬ w - eccesso idrico per drenaggio difficoltoso, falda subsuperficiale; ¬ s - caratteri del suolo (pietrosità, scarso spessore, caratteri chimici); ¬ c - fattori climatici. Nell'area in esame i suoli ricadono in una classe III con limitazioni di tipo s. Sono suoli che presentano severe limitazioni tali da ridurre la scelta delle colture e da richiedere speciali pratiche conservative. 75 L’uso del suolo è stato desunto dalla copertura dei tipi ambientali in scala 1:10.000 denominata DUSAF e prodotta dalla Regione Lombardia nel 2000 e 2008 e aggiornata, per la parte urbanizzata, nel 2003. I dati quantitativi riassuntivi vengono proposti nella successiva tabella dove l’intero territorio sottoposto è stato descritto mediante le classi di appartenenza. 76 Tipi Ambientali Aree idriche Boschi Legnose agrarie Vegetazione naturale Prati Aree sterili Seminativi Aree urbanizzate ha 31,40 451,11 22,98 31,73 14,76 20,10 534,43 249,02 % 2,32 33,28 1,70 2,34 1,09 1,48 39,43 18,37 L’analisi delle classi evidenzia una netta prevalenza di seminativi con una percentuale prossima al 40% dell’intero comune e una quasi simile percentuale di boschi. Le aree urbanizzate si attestano attorno all’18%. Accorpando ciascuna classe nei tre principali sistemi si evidenzia meglio tale considerazione. Sistemi Sistema naturale Sistema agricolo Sistema antropico ha 534 572 249 % 39,42 42,21 18,37 Il sistema agricolo è quello meglio rappresentato estendendosi su quasi la metà dell’intera area comunale, anche il sistema naturale tuttavia denota una elevata disponibilità almeno in termini di superficie occupata, con quasi il 40% di copertura, i ¾ del quale con destinazione a bosco. La totalità dei boschi rilevati si colloca non solo in prossimità del fiume, ma sino a ridosso dell’abitato del capoluogo. La restante porzione di vegetazione naturale occupa solo il 2,34 % del territorio ed è da ricondurre alla vegetazione delle piccole aree residuali. Le aree boschive e quelle a vegetazione naturale risultano frammiste le une con le altre, aspetto qualitativamente rilevante che peraltro caratterizza l’ambito naturale noto con il nome di “Boschi del Ticino”. L’ambito posto sopra la scarpata invece si caratterizza per la quasi totale assenza del sistema naturale e anche le strutture di integrazione del paesaggio risultano limitate e nella maggior parte dei casi isolate fra loro. E’ in questo contesto peraltro che si colloca la parte urbanizzata estesa al 18 % dell’intero comune. Di seguito si riportano le componenti antropiche presenti nel territorio comunale utili per fornire un quadro complessivo dell’assetto territoriale e delle criticità esistenti. ¬ discarica di RSU ubicata a SO della C.na Padregnana: la discarica è inattiva ed è sottoposta a monitoraggio piezometrico. ¬ cave: sono presenti quattro aree di cava inattive di cui due ubicate entro i confini comunali. La prima si ubica a Ovest dell'abitato di Malvaglio, in prossimità della C.na Altoverde, la seconda si ubica a SUD di C.na Induno, parzialmente in comune di Cuggiono. La cave risultano inattive e al fondo di tutte si riscontra l'emergenza della falda acquifera. ¬ Attività produttive: sono presenti n. 22 attività di tipo produttivo con scarico in fognatura, la maggior parte rappresentate da concerie, concentrate in corrispondenza dei centri abitati di Robecchetto e Malvaglio. ¬ Allevamenti: sono stati censiti n. 8 allevamenti. ¬ Depuratore di via Girometta che gestisce le acque reflue della rete fognaria e, dopo il trattamento, le convoglia al Collettore del Magentino. ¬ Centrale termoelettrica: è ubicata a SO dell'abitato di Robecchetto, in parte in territorio comunale e parzialmente in territorio di Turbigo. Le acque di raffreddamento vengono scaricate nel Canale Naviglio Grande tramite il Canale Scaricatore 77 ¬ ¬ Pozzi per idrocarburi: attualmente l’unico pozzo per idrocarburi ancora esistente sul territorio comunale si trova in località Bosco Morto; tale pozzo, completato e in esercizio, risulta collegato all’oleodotto AGIP (Villafortuna rete raccolta) Metanodotti e oleodotti: sul territorio comunale passano n.2 tratte di oleodotti e n.3 tratte di gasdotti: il metanodotto SNAM che alimenta la Centrale ENEL, il metanodotto SNAM della tratta Turbigo – Busto Arsizio e il metanodotto SNAM della tratta Cesano Maderno – Novara; l’ oleodotto ESSO che taglia da Turbigo a Cuggiono con percorso quasi rettilineo il territorio comunale passando a Sud della Centrale termoelettrica e l’ oleodotto AGIP che collega il pozzo di produzione. Relazione con l’intervento Per le caratteristiche di qualità dei suoli e il loro utilizzo nel comune di Robecchetto con Induno, le opere previste in parte non comportano l’utilizzazione di suoli, poiché insistono su un’area posta all’interno di un’area industriale già utilizzata attualmente come parcheggio interno. La parziale trasformazione del bosco residuale in parcheggio esterno invece determina consumo di suolo e cambiamento di destinazione d’uso dello stesso. Si ritiene comunque che tale trasformazione sia in linea con gli obiettivi del PGT poiché risulta essere una scelta obbligata per lo sviluppo di una attività industriale così prospera come quella rappresentata dall’azienda Candiani. Vista la natura della trasformazione e l’appartenenza del territorio al parco regionale del Ticino tale modifica è sottoposta a valutazione paesaggistica e richiede la predisposizione di azioni compensative. Entrambe le procedure sono state attivate e sono riportate come documentazione aggiuntiva alla domanda SUAP. Di seguito si riporta un estratto degli impatti conseguenti alla realizzazione dell’opera e della proposta interventi di mitigazione riportata nella relazione paesaggistica. Un primo impatto è da ricondursi alla perdita della superficie forestale di 5.250 m2, che verrà compensata ai sensi dell’art. 43 della LR 31/2008. La formazione forestale interessata dalla trasformazione d’uso presenta un valore naturalistico modesto, anche in relazione all’ubicazione e al potenziale di evoluzione del popolamento. Si tratta di fatto di un ceduo di esotiche, residuale tra la zona industriale e la zona residenziale, di superficie molto limitata. La visuale prospettica dalla strada e dalla zone residenziali limitrofe subirà un’alterazione in seguito all’eliminazione del bosco e del prato e alla realizzazione della superficie a parcheggio. Quest’alterazione paesaggistica sarà pertanto mitigata con interventi di inserimento ambientale. Qui di seguito si indicano brevemente gli interventi previsti. La conservazione dell’area a bosco, pur limitata a 2.330 m2 , garantisce il mantenimento di parte dell’elemento paesaggistico boschivo che attualmente è caratteristico. A mitigare ulteriormente l’impatto si conserveranno superfici a prato e si realizzerà un intervento di arricchimento vegetazionale con alberi e arbusti. In specifico, lungo la strada provinciale, sul lato destro in ingresso al parcheggio, si metterà a dimora una fascia arboreo-arbustiva con utilizzo di specie autoctone o comunque tipiche delle nostre zone: Gelsi Aceri campestri, Meli, Tigli selvatici, Rose canine, Sanguinelli, Biancospini. Ciò che si costituirà non sarà bosco poiché non si raggiungeranno sesti di impianto e dimensioni tali da poter garantire le dimensioni di un bosco. Si metteranno a dimora circa 12 alberi e 12 arbusti. Lungo i muri perimetrali si costituiranno siepi di Biancospino, a cui si consentirà un certo sviluppo in altezza, pur non arrecando disturbo ai proprietari confinanti. Sulle aiuole a prato si metteranno a dimora 3 esemplari di Farnia e, all’ingresso pedonale in filare, 5 esemplari di Acero campestre. Vicino ai due ingressi (quello per le auto e quello pedonale ) si metteranno a dimora gruppi di rose a cespuglio rifiorenti ai fine di abbellire e caratterizzare gli ingressi. Segue elenco specie da mettere a dimora negli interventi di mitigazione: 78 NOME SPECIE Morus nigra L. Malus sylvatica L. Tilia cordata Mill. Acer campestris L. Quercus robur L. Crataegus monogyna L. Cornus sanguinea L. Rosa canina L. Crataegus monogyna per siepe Rose cespuglio rifiorenti Piantine forestali arboree ed arbustive NUMERO ESEMPLARI 3 3 3 8 3 4 4 4 Lungo muri perimetrali - filare Sui due ingressi - gruppo Miglioramento forestale Infine si prevede di realizzare un intervento di miglioramento forestale del bosco residuo, avente superficie 2.330 m2, con diradamento delle esotiche e messa a dimora di specie autoctone forestali arboree ed arbustive. Tutta l’area sarà recintata da recinzione metallica. Lungo via Cavour la recinzione avrà un basamento in cemento, mentre la porzione di recinzione lungo strada manterrà la rete fino a terra lasciando uno spazio da terra di 20 cm al fine di ottemperare a quanto previsto dal Regolamento Regionale n. 5/2007 che all’art. 36 indica che le recinzioni debbano consentire il passaggio alla fauna selvatica. 6.3 Aria L’inquinamento atmosferico è lo stato della qualità dell’aria conseguente all’immissione di sostanze di qualsiasi natura in misura e condizioni tali da determinare, in modo diretto o indiretto, conseguenze negative alla salute degli organismi viventi o danno ai beni pubblici o privati. Queste sostanze possono non essere solitamente presenti nella normale composizione dell’aria, oppure lo sono a un livello di concentrazione inferiore. Gli inquinanti atmosferici possono essere classificati in primari, cioè liberati nell’ambiente come tali e secondari, che si formano successivamente in atmosfera attraverso reazioni chimico-fisiche (ad esempio l’ozono troposferico). Le sostanze inquinanti possono avere effetti dannosi nei confronti della salute o dell’ambiente dipendentemente da vari fattori, come la concentrazione, il tempo di esposizione e la tossicità dell’inquinante stesso. Gli effetti sulla salute possono essere di piccola entità e reversibili (come un’irritazione agli occhi) oppure debilitanti (come un aggravamento dell’asma) o anche molto gravi (come il cancro). Le grandi sorgenti fisse, spesso localizzate lontano dai centri abitati, disperdono nell’aria gli inquinanti a grandi altezze, mentre il riscaldamento domestico ed il traffico producono inquinanti che si liberano a livello del suolo all’interno dei centri abitati; generalmente, quindi, le sorgenti mobili e quelle fisse di piccole dimensioni contribuiscono in modo maggiore all’inquinamento dell’aria nelle aree urbane rispetto a quelle provenienti da grandi sorgenti fisse. I principali inquinanti dell’aria sono riassunti nella seguente tabella: Inquinanti Caratteristiche principali Sorgenti di emissione Biossido di zolfo (SO2) Normalmente in atmosfera sono presenti due ossidi di zolfo: l’anidride solforosa o biossido di zolfo (SO2) e l’anidride solforica (SO3). Elevate concentrazioni di SO2 in aria possono determinare le cosiddette “piogge acide”. Il biossido di zolfo è un gas incolore, irritante, non infiammabile, molto solubile in acqua e Impianti di riscaldamento non metanizzati, centrali termoelettriche, combustione di prodotti organici di origine fossile contenente zolfo (gasolio, carbone, oli combustibili). 79 Monossido di carbonio (CO) Ossidi di azoto (NOx) Ozono (O3) Polveri Totali Sospese (PTS) dall’odore pungente. Dato che è più pesante dell’aria tende a stratificarsi nelle zone più basse. L’origine naturale deriva principalmente dalle eruzioni vulcaniche. Il monossido di carbonio (CO) è un gas incolore, inodore, infiammabile, e molto tossico. Si forma durante le combustioni delle sostanze organiche, quando sono incomplete per mancanza di ossigeno). Le emissioni naturali e quelle antropiche sono oramai dello stesso ordine di grandezza. Gli effetti sull’ambiente sono da considerarsi trascurabili mentre quelli sull’uomo sono estremamente pericolosi. In atmosfera sono presenti diverse specie di ossidi di azoto (NOx): il monossido di azoto (NO) e il biossido di azoto (NO2). L’ossido di azoto (NO) è un gas incolore, insapore ed inodore. L’ossido di azoto prodotto viene ossidato in atmosfera dall’ossigeno producendo biossido di azoto. La tossicità del monossido di azoto è limitata, al contrario di quella del biossido di azoto che risulta invece notevole. Il biossido di azoto è un gas tossico di colore giallorosso, dall’odore forte e pungente e con grande potere irritante; è un energico ossidante, molto reattivo e quindi altamente corrosivo. Il colore rossastro dei fumi è dato dalla presenza della forma NO2 come pure il noto colore giallognolo delle foschie che ricoprono le città ad elevato traffico. L’ozono è un gas tossico di colore bluastro, costituito da molecole instabili formate da tre atomi di ossigeno (O3). Si distingue l’ozono stratosferico che viene prodotto dall’ossigeno molecolare per azione dei raggi ultravioletti solari e che costituisce uno schermo protettivo nei confronti delle radiazioni UV generate dal sole; e l’ozono troposferico. Generalmente nella troposfera è presente a basse concentrazioni e rappresenta un inquinante secondario particolarmente insidioso. Viene prodotto nel corso di varie reazioni chimiche in presenza della luce del sole a partire da inquinanti primari, in modo particolare dal biossido di azoto. Le più alte concentrazioni di ozono si rilevano nei mesi più caldi dell’anno e nelle ore di massimo irraggiamento solare mentre nelle ore serali la sua concentrazione diminuisce. Traffico autoveicolare (processi di combustione incompleta dei combustibili fossili). Impianti di riscaldamento, traffico autoveicolare, centrali di potenza, attività industriali (tutti i processi di combustione ad alta temperatura). Non ci sono significative sorgenti di emissione diretta. E’ un inquinante secondario. La sua formazione avviene in seguito a reazioni chimiche in atmosfera tra i suoi precursori (soprattutto ossidi di azoto e composti organici volatili), reazioni che avvengono in presenza di alte temperature e forte irraggiamento solare Particelle solide o liquide aerodisperse di origine sia naturale (erosione del suolo, etc.) sia antropica (processi di combustione). 80 Particolato Fine (PM10) Idrocarburi non Metanici (IPA, Benzene) Il particolato atmosferico è l’insieme di particelle atmosferiche solide e liquide con diametro compreso fra 0,1 e 100 µm. Le particelle più grandi generalmente raggiungono il suolo in tempi piuttosto brevi e causano fenomeni di inquinamento su scala molto ristretta. Il particolato atmosferico può diffondere la luce del Sole assorbendola e rimettendola in tutte le direzioni; il risultato è che una quantità minore di luce raggiunge la superficie della Terra. Questo fenomeno può determinare effetti locali (temporanea diminuzione della visibilità) e globali (possibili influenze sul clima). Molto pericoloso per la salute dell’uomo è il PM10, contrazione delle parole inglesi (Particulate Matter” materiale articolato. Le dimensioni delle particelle sono tali da penetrare fino al tratto toracico dell’apparato respiratorio (bronchi) mentre quelle più piccole possono arrivare fino agli alveoli polmonari. Il benzene è un idrocarburo aromatico ed è il più semplice composto della classe degli idrocarburi aromatici. Il benzene a temperatura ambiente si presenta come un liquido incolore che evapora all’aria molto velocemente. È una sostanza altamente infiammabile, ma la sua pericolosità è dovuta principalmente al fatto che è cancerogeno. Pur essendo la pericolosità del benzene ampiamente dimostrata da numerose ricerche mediche, per il suo ampio utilizzo questa sostanza è praticamente insostituibile. Insieme di particelle con diametro inferiore a 10 µm, provenienti principalmente da processi di combustione. Traffico autoveicolare, evaporazione dei carburanti, alcuni processi industriali. Per i principali inquinanti atmosferici, al fine di salvaguardare la salute e l’ambiente, la normativa stabilisce limiti di concentrazione, a lungo e a breve termine. Per quanto riguarda i limiti a lungo termine viene fatto riferimento agli standard di qualità e ai valori limite di protezione della salute umana, della vegetazione e degli ecosistemi (D.P.C.M. 28/3/83 – D.P.R. 203/88 – D.M. 25/11/94 – D.M. 2/4/02 – D.lvo 183/04) allo scopo di prevenire esposizioni croniche. Per gestire episodi d’inquinamento acuto vengono invece utilizzate le soglie di attenzione e allarme (D.M. 16/5/96 – D.M. 2/4/02). Di seguito vengono riassunti i limiti previsti dalle varie normative per i diversi inquinanti considerati. Monossido di Carbonio 3 Valore Limite (mg/m ) Valore limite protezione salute umana Biossido di Azoto Legislazione 10 Periodo di mediazione 8h Legislazione 200 Periodo di mediazione 1h 200 (+30) 1h D.M. n.60 del 02/04/02 40 (+6) Anno civile 400 1 h (rilevati su 3 ore consecutive) D.M. n.60 del 02/04/02 D.M. n.60 del 02/04/02 3 Valore Limite (µg/m ) Standard di qualità (98° percentile rilevato durante l’anno civile Valore limite protezione salute umana (da non superare più di 18 volte per anno civile) Valore limite protezione salute umana Soglia di allarme D.M. n.60 del 02/04/02 D.P.R. 203/88 81 Ossidi di Azoto 3 Valore Limite (µg /m ) Legislazione 30 Periodo di mediazione Anno civile Legislazione Valore limite protezione salute umana (da non superare più di 24 volte per anno civile) Valore limite protezione salute umana (da non superare più di 3 volte per anno civile) Valore limite protezione ecosistemi 350 Periodo di mediazione 1h 125 24 h D.M. n.60 del 02/04/02 20 D.M. n.60 del 02/04/02 Soglia di allarme 500 Anno civile e inverno (1 ott – 31 mar) 1 h (rilevati su 3 ore consecutive) Periodo di mediazione 8h Legislazione D.L.vo 183 del 21/05/04 D.L.vo 183 del 21/05/04 D.L.vo 183 del 21/05/04 Valore limite protezione vegetazione Biossido di Zolfo Ozono Particolato Totale Sospeso 3 Valore Limite (µg/m ) Valore Limite (µg/m3) D.M. n.60 del 02/04/02 D.M. n.60 del 02/04/02 Valore bersaglio per la protezione della salute umana Valore bersaglio per la protezione della vegetazione Soglia di informazione 120 180 AOT40 (mag-lug) su 5 anni 1h Soglia di allarme 240 1h 150 Periodo di mediazione 24 h 300 24 h Legislazione 50 Periodo di mediazione 24 h 40 Anno civile D.M. n.60 del 02/04/02 Legislazione 18.000 Valore Limite (µg /m3) Standard di qualità (media annuale) Standard di qualità Particolato Fine PM10 D.M. n.60 del 02/04/02 3 Valore Obiettivo (µg /m ) Valore limite protezione salute umana (da non superare più di 35 volte per anno civile) Valore limite protezione salute umana 3 Idrocarburi non Metanici Benzene Valore Obiettivo (µg /m ) Valore obiettivo 5 (+3) Periodo di mediazione Anno civile Benzo(a)pirene Valore obiettivo 0,001 Anno civile D.L.vo 183 del 21/05/04 Legislazione D.P.C.M. del 28/03/83 D.P.C.M. del 28/03/83 D.M. n.60 del 02/04/02 D.M. n.60 del 02/04/02 D.M. 25/11/94 e Dir 107/04/CE 82 Per la stima delle principali sorgenti emissive sul territorio comunale di Robecchetto con Induno si riportano le considerazioni estrapolate dai documenti prodotti dalla VAS del PGT che fanno riferimento ad una “Campagna di Misure di particolato atmosferico” realizzata dall’ARPA. Da tale relazione si possono trarre le seguenti considerazioni circa le fonti che contribuiscono maggiormente alle emissioni delle seguenti sostanze inquinanti: ¬ SO2 – il contributo maggiore (36%) è dato dalla combustione non industriale, dalla produzione di energia e trasformazione dei combustibili (29%) e dalla combustione nell’industria (28%); ¬ NOx – la principale fonte di emissione è il trasporto su strada, (58%); ¬ COV – l’uso di solventi contribuisce per il 65% alle emissioni; ¬ CH4 – per questo parametro le emissioni più significative sono dovute, per il 53%, a processi di estrazione e di distribuzione dei combustibili, per il 22% all’agricoltura, e per il 21% al trattamento e smaltimento dei rifiuti; ¬ CO – il maggior apporto (74%) è dato dal trasporto su strada; ¬ CO2 – i contributi principali (48%) sono le combustioni, sia industriali che non industriali e, per il 28%, il trasporto su strada; ¬ N2O - il maggior contributo percentuale (36%) è dovuto all’Agricoltura, seguito dalla combustione non industriale (31%), e dal trasporto su strada (11%); ¬ NH3 – per questo inquinante le emissioni più significative sono dovute, per l’80% all’Agricoltura, per il 10% al trasporto su strada, e per il restante 9% a processi produttivi; ¬ PM2,5, PM10 e PTS - le polveri, sia grossolane, che fini e ultrafini, sono emesse principalmente dal trasporto su strada (dal 52 al 53%) e secondariamente dalle combustioni non industriali (dal 12 al 16%); ¬ CO2eq – come per la CO2 i contributi principali (44 %) sono le combustioni, sia industriali che non industriali e, per il 26%, il trasporto su strada; ¬ Precursori O3 – per i precursori dell’O3 le principali fonti di emissione sono l’uso di solventi (40%) e il trasporto su strada (35%). ¬ Tot Acidificanti – per gli acidificanti le fonti di emissioni principali sono il trasporto su strada (40%), l’agricoltura (21%), e le varie forme di combustione (23%). Il Comune di Robecchetto con Induno, così come indicato dalla zonizzazione del territorio regionale secondo il Decreto Regionale 351/99 e la DGR n. VIII/5290 del 02.08.2007, rientra nella zona di risanamento di tipo A; e in particolare è indicata come zona A2. Secondo l’Allegato 1 del sopramenzionato decreto le zone sono così caratterizzate: Zona A - area caratterizzata da: ¬ concentrazioni più elevate di PM10, in particolare di origine primaria, rilevate dalla Rete Regionale di Qualità dell'Aria e confermate dalle simulazioni modellistiche ¬ più elevata densità di emissioni di PM10 primario, NOX e COV ¬ situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti (velocità del vento limitata, frequenti casi di inversione termica, lunghi periodi di stabilità atmosferica caratterizzata da alta pressione) ¬ alta densità abitativa, di attività industriali e di traffico e costituita da: - Zona A1 -agglomerati urbani: area a maggiore densità abitativa e con maggiore disponibilità di trasporto pubblico locale organizzato (TPL) - Zona A2 - zona urbanizzata: area a minore densità abitativa ed emissiva rispetto alla zona A1 Zona B - zona di pianura - caratterizzata da: ¬ concentrazioni elevate di PM10, con maggiore componente secondaria ¬ alta densità di emissione di PM10 e NOX , sebbene inferiore a quella della Zona A ¬ alta densità di emissione di NH3 (di origine agricola e da allevamento) ¬ situazione meteorologica avversa per la dispersione degli inquinanti (velocità del vento limitata, frequenti casi di inversione termica, lunghi periodi di stabilità atmosferica, caratterizzata da alta pressione) 83 ¬ densità abitativa intermedia, con elevata presenza di attività agricole e di allevamento Zona C - caratterizzata da: ¬ concentrazioni di PM10 in generale più limitate, rilevate dalla Rete Regionale di Qualità dell'Aria e confermate dalle simulazioni modellistiche ¬ minore densità di emissioni di PM10 primario, NOX, COV antropico e NH3 ¬ importanti emissioni di COV biogeniche ¬ orografia montana ¬ situazione meteorologica più favorevole alla dispersione degli inquinanti ¬ bassa densità abitativa e costituita da: - Zona C1- zona prealpina e appenninica: fascia prealpina ed appenninica dell'Oltrepò Pavese, più esposta al trasporto di inquinanti provenienti dalla pianura, in particolare dei precursori dell'ozono - Zona C2 - zona alpina: fascia alpina Le possibili azioni da attuare per limitare e mitigare gli effetti negativi dovuti alla scadente qualità dell’aria possono essere quelle di seguito elencate: ¬ Monitoraggi chimico-fisici e biologici della qualità dell’aria; ¬ Creazioni di fasce vegetate lungo il fiume Olona e potenziamento delle aree boscate residue; ¬ Rinverdimenti nell’area edificata e lungo le direttrici stradali; ¬ Potenziamento delle piste ciclabili e incentivazione di forme di mobilità sostenibili; ¬ Potenziamento dell’utilizzo di mezzi pubblici per il raggiungimento dei posti di lavoro; ¬ Incentivazione di forme di riscaldamento sostenibili (impianti fotovoltaici, pannelli solari, etc.); ¬ Forme di edilizia che prevedano sistemi a risparmio energetico; ¬ Campagne di sensibilizzazione della cittadinanza per la diffusione di comportamenti che limitino le forme di emissione di gas inquinanti. Relazione con l’intervento Il territorio di Robecchetto con Induno rientra in un’area urbanizzata e industrializzate, in prossimità di strade di grande comunicazione, in presenza di centrali elettriche importanti e nell’area di influenza dell’aeroporto di Malpensa. Le concentrazioni di inquinanti mettono in evidenza che le fonti di emissioni principali sono date dal trasporto su strada e dall’uso di combustibili per fini non industriali (riscaldamento) ma anche dall’attività industriale. Si ritiene che le attività in progetto non determinano peggioramenti della situazione di inquinamento poiché sostanzialmente non mutano la situazione emissiva attuale. Buone scelte progettuali volte a una migliore organizzazione del traffico interno all’azienda con la creazione di appropriati parcheggi esterni, la creazione di parcheggi ombreggiati, scelte progettuali di risparmio energetico e miglioramento vegetazionale dell’area certamente operano nella direzione dello sviluppo di situazioni urbanizzate sostenibili. 6.4 Energia Le problematiche relative alla gestione delle risorse energetiche hanno una posizione centrale nel merito dello sviluppo sostenibile poiché la produzione, il trasporto e il consumo di energia caratterizzano un territorio dal punto di vista del proprio sviluppo economico ma al contempo sono responsabili di una parte importante degli effetti negativi delle attività umane sull'ambiente (a scala locale, regionale e globale) e sulla stabilità del clima. Le azioni di sostenibilità nell’ambito delle politiche energetiche procedono lungo tre direzioni principali: ¬ una maggiore efficienza e razionalità negli usi dell'energia; ¬ modi innovativi, più puliti e più efficienti, di utilizzo e trasformazione dei combustibili fossili; ¬ un aumento delle fonti rinnovabili di energia. Di seguito vengono presentate, per il Comune di Robecchetto con Induno, le informazioni relative ai consumi energetici finali che caratterizzano il territorio e alle emissioni di CO2 equivalente associate a quei 84 consumi. Tali informazioni sono state fornite dal sistema SIRENA della Regione Lombardia (Tratto dal sito http://sirena.cestec.eu/sirena/index.jsp). “SIRENA rende disponibile ai Comuni i dati inerenti gli anni 2005-2010, in coerenza con la logica e le indicazioni della politica climatica europea e delle relative Direttive, che fissano al 2005 il riferimento temporale per tutti i Governi (nazionali, regionali e locali) per l'avvio e il monitoraggio delle politiche di riduzione dei consumi energetici e delle connesse emissioni di gas climalteranti. In SIRENA sono riportati i consumi energetici finali a livello comunale, suddivisi per i diversi settori d'uso (residenziale, terziario, agricoltura, industria non ETS – ossia l’industria che non è soggetta al Sistema europeo dell’Emission Trading, trasporti urbani) e per i diversi vettori di energia impiegati (gas naturale, energia elettrica, energia immessa in reti di teleriscaldamento, ecc.), con l'esclusione della produzione di energia elettrica. SIRENA mette, quindi, a disposizione le emissioni di gas serra (espresse come CO2 equivalente) connesse agli usi energetici finali, considerando in questo modo le emissioni legate ai consumi di energia elettrica e non quelle prodotte dagli impianti di produzione elettrica. Trattandosi dei soli usi energetici, le emissioni non tengono conto di altre fonti emissive (ad es. emissioni da discariche e da allevamenti zootecnici). I dati resi disponibili non costituiscono pertanto una misura delle emissioni di gas serra sul territorio, ma restituiscono una fotografia degli usi energetici finali in termini di emissioni di CO2eq”. Nelle figure seguenti sono riportati i consumi energetici finali del Comune di Robecchetto con Induno, suddivisi per i diversi settori d'uso (residenziale, terziario, agricoltura, industria non ETS, trasporti urbani) e per i diversi vettori impiegati (gas naturale, energia elettrica, energia immessa in reti di teleriscaldamento, ecc.), con l'esclusione della produzione di energia elettrica. L’unità di misura utilizzata è il TEP, cioè la Tonnellata Equivalente di Petrolio che indica l'energia che si libera dalla combustione di una tonnellata di petrolio. Consumi energetici finali del Comune di Robecchetto con Induno (Fonte: SIRENA). Il consumo energetico finale del Comune è diminuito negli anni. I maggiori consumi si hanno per il settore industriale. 85 Nelle figure seguenti sono riportate le emissioni energetiche di CO2eq nel Comune di Robecchetto con Induno. Fanno riferimento al bilancio ambientale comunale in termini di emissioni di gas serra (espresse come CO2 equivalente) connesse agli usi energetici finali. Vengono quindi considerate le emissioni legate ai consumi di energia elettrica e non quelle prodotte dagli impianti di produzione elettrica. Trattandosi dei soli usi energetici, le emissioni non tengono conto di altre fonti emissive (ad es. emissioni da discariche e da allevamenti zootecnici). I dati resi disponibili non costituiscono pertanto una misura delle emissioni di gas serra sul territorio, ma restituiscono una fotografia degli usi energetici finali in termini di CO2eq. Le emissioni seguono, ovviamente, il medesimo trend dei consumi. Emissioni energetiche finali nel Comune di Robecchetto con Induno (Fonte: SIRENA). Relazione con l’intervento La realizzazione delle opere in progetto porterà a un certo aumento del consumo energetico che può essere limitato con la progettazione di strutture attente al risparmio energetico. Gli interventi devono essere rivolti all’organismo edilizio nel suo complesso, con l’obiettivo di ridurre le emissioni inquinanti (con la diminuzione dei consumi e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili), migliorando il comfort abitativo (termico, acustico, ottico, ecc.), di promuovere gli indirizzi di progettazione in armonia con il paesaggio. In particolare nella fase progettuale per l’alimentazione degli impianti climatici che saranno istallati nell’area di intervento (B) si è provveduto all’inserimento di n. 22 pannelli fotovoltaici integrati per una superficie complessiva di circa 36 m2 del tipo Bisol Premium BMO-250 per la formazione di un impianto avente potenza di 5,5 Kw (di seguito si riporta la scheda tecnica). L’impianto di riscaldamento sarà di tipo a pavimento . Il progetto definitivo terrà conto di quanto è previsto dalla vigente normativa regionale Deliberazione n. VIII/8745 del 22 dicembre 2008 “determinazione in merito alle disposizioni per l’efficienza energetica in edilizia”. 86 Scheda tecnica dei pannelli fotovoltaici previsti dal progetto. 6.5 Inquinamento luminoso Da un punto di vista generale si intende per “inquinamento luminoso” una alterazione della quantità naturale di luce presente nell’ambiente notturno dovuta ad immissione di luce artificiale prodotta da attività umane. In particolare è ogni forma di irradiazione di luce artificiale che si disperda al di fuori delle aree cui essa è funzionalmente dedicata e, in particolar modo, se orientata al di sopra della linea dell’orizzonte. Il contributo più rilevante all’inquinamento luminoso, infatti, non è quello diretto verso la verticale ma quello diretto a bassi angoli sopra la linea dell’orizzonte. La LR n. 17/2000, “Misure urgenti in tema di risparmio energetico e uso di illuminazione esterna e di lotta all’inquinamento luminoso” (modificata recentemente dalla LR n. 38 del 2004) considera l’inquinamento luminoso dell’atmosfera come sopra definito e con le sue norme intende ridurre i fenomeni di inquinamento luminoso e conseguentemente contenere i consumi energetici da esso derivanti, al fine di tutelare le attività di ricerca scientifica svolte dagli osservatori astronomici professionali nonché la protezione degli equilibri ecologici delle aree naturali protette. Non meno importante è preservare la possibilità per la popolazione di ammirare un cielo stellato, come patrimonio culturale primario. Dalla data di entrata in vigore della legge, tutti i nuovi impianti di illuminazione esterna, pubblici e privati, ivi compresi quelli in fase di progettazione o in procedura d’appalto, devono necessariamente essere realizzati in conformità ai criteri di antinquinamento luminoso e di efficienza energetica. Recentemente con il DDG 3 Agosto 2007, n. 8950 sono state emanate dalla Regione Lombardia le “Linee guida regionali per la redazione dei piani comunali di illuminazione”. Il comune di Robecchetto con Induno non si è ancora dotato del Piano Regolatore per l’Illuminazione Comunale (PRIC) che comprende diverse disposizioni tecniche destinate a regolare gli interventi di illuminazione pubblica e privata, nel rispetto della normativa regionale. La redazione del PRIC ha lo scopo di: ¬ incrementare l’efficienza energetica degli impianti; ¬ minimizzare i consumi e i corrispondenti costi energetici; ¬ ottimizzare i costi d’installazione, esercizio e manutenzione degli impianti; ¬ ridurre l’inquinamento luminoso; ¬ migliorare la vivibilità della città, la sicurezza dei cittadini e la sostenibilità ambientale; ¬ migliorare l’immagine del Comune; ¬ valorizzare l’ambiente urbano, i centri storici e quelli residenziali, aree verdi etc.; 87 ¬ ¬ ¬ ¬ ¬ miglioramento della viabilità; illuminazione corretta e funzionale di ogni parte del territorio comunale per una sicura fruizione dell’ambiente cittadino di notte; programmazione degli orari di accensione e di parzializzazione; programmazione degli interventi impiantistici; basi uniformi per la progettazione. Relazione con l’intervento Secondo la DGR della Lombardia n. 2611 del 11 Dicembre 2000 "Aggiornamento dell'elenco degli osservatori astronomici in Lombardia e determinazione delle relative fasce di rispetto" l’area non ricade nella fascia di rispetto di Osservatori Astronomici. Estratto della DGR 2611/ 2000 "Aggiornamento dell'elenco degli osservatori astronomici in Lombardia e determinazione delle relative fasce di rispetto”. Le scelte progettuali inoltre sono conformi ai criteri di antinquinamento luminoso e di efficienza energetica esposti nei Criteri per l’applicazione della legge regionale 27 marzo 2000, n. 17 - DGR 7/6162 del 20 settembre 2001 (BURL Serie Ordinaria n. 40 del 1 Ottobre 2001). Di seguito si riportano le schede tecniche degli apparati luminosi che verranno collocati nell’area di progetto (A). In particolare saranno posizionati n. 29 apparecchi del tipo Disano 1786 Aura – Powerled nell’area parcheggio e n. 12 apparecchi del tipo Disano 995 Forma LED sotto le tettoie per l’illuminazione dei posti auto coperti dalle tettoie. 88 89 Simulazione notturna dell’impatto luminoso dell’area parcheggio. 90 6.6 Inquinamento acustico In base a quanto prescritto dalla L 447/1995 “Legge quadro sull’inquinamento acustico”, i Comuni, sulla base dei criteri definiti a livello regionale, devono effettuare la zonizzazione acustica, cioè la suddivisione del loro territorio in zone a diverso livello di protezione. Per ciascuna di tali classi, il DPCM del 14/11/1997 fissa i valori limite di emissione, di immissione, di qualità e di attenzione, come definiti nella legge quadro: ¬ valore limite d’emissione: valore massimo di rumore che può essere emesso da una sorgente sonora misurato in prossimità della sorgente stessa; ¬ valore limite d’immissione assoluto: valore massimo di rumore indotto che può essere immesso da una o più sorgenti sonore nell’ambiente abitativo e nell’ambiente esterno, misurato in prossimità dei ricettori; ¬ valore limite d’immissione differenziale: differenza tra il livello equivalente di rumore ambientale ed il rumore residuo; ¬ valore limite di qualità: valore di rumore da conseguire nel breve, nel medio e nel lungo periodo con le tecnologie e le metodiche di rilevamento disponibili, per realizzare gli obiettivi di tutela indicati dalla legge quadro; ¬ valore limite di attenzione: valore di rumore che segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o per l'ambiente. Di seguito si riportano gli elementi acustici caratterizzanti ciascuna classe. ¬ Classe 1 - Aree particolarmente protette: rientrano in questa classe le aree nelle quali la quiete rappresenta un elemento di base per la loro utilizzazione: aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate al riposo e allo svago, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici, ecc... Le aree vengono indicate in forma alternativa, in base a una ben determinata utilizzazione e con la marcata caratteristica della compatibilità di uno stato di quiete (aree ospedaliere, scolastiche, aree destinate allo svago e al riposo, aree residenziali rurali, aree di particolare interesse urbanistico, parchi pubblici con interesse sovracomunale, ecc....) ¬ Classe 2 - Aree destinate a uso prevalentemente residenziale: rientrano in questa classe le aree urbane interessate prevalentemente da traffico veicolare locale, con bassa densità di popolazione e con limitata presenza di attività commerciali e assenza di attività industriali ed artigianali. ¬ Classe 3 - Aree di tipo misto: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da traffico veicolare locale o di attraversamento, con media densità di popolazione, con presenza di attività commerciali, uffici, con limitata presenza di attività artigianali e con assenza di attività industriali; aree rurali interessate da attività che impiegano macchine operatrici. ¬ Classe 4 - Aree di intensa attività umana: rientrano in questa classe le aree urbane interessate da intenso traffico veicolare, con alta densità di popolazione, con elevata presenza di attività commerciali e uffici, con presenza di attività artigianali; le aree in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie; le aree portuali, le aree con limitata presenza di piccole industrie. ¬ Classe 5 - Aree prevalentemente industriali: rientrano in questa classe le aree interessate da insediamenti industriali e con scarsità di abitazioni. Gli elementi indicati nella declaratoria di questa classe devono ricorrere contestualmente e caratterizzare un'area ben definita ed oggettivamente separata dal restante contesto urbano. ¬ Classe 6 - Aree esclusivamente industriali: rientrano in questa classe le aree esclusivamente interessate da attività industriali e prive di insediamenti abitativi. Rientrano in questa classe le aree caratterizzate dalla sola presenza di insediamenti industriali e privi di insediamenti residenziali. 91 Nel Comune di Robecchetto con Induno non risulta in vigore alcuna zonizzazione acustica del territorio comunale. Relazione con l’intervento L’area di progetto è stata oggetto di uno studio previsionale di impatto acustico di cui si riportano i risultati e le considerazioni conclusive. Tale studio rientra come documentazione aggiuntiva alla domanda SUAP e a questo si rimanda per una più specifica trattazione dei risultati. Poiché il Comune non è dotato di zonizzazione acustica, sulla base all’art. 6 del DPCM 1 marzo 1991 le aree oggetto d’indagine e comprensive di residenze, sono state cautelativamente valutate come Zona B; con tale valutazione i limiti di immissione sono stati definiti in 60 e 50 dB(A), rispettivamente per il periodo diurno e notturno. In assenza di zonizzazione acustica risultano provvisoriamente vigenti i soli limiti di immissione e pertanto non sono stati presi in considerazione i limiti di emissione; il contributo delle nuove sorgenti calcolato in questa valutazione risulta comunque sempre inferiore a 40 dB(A). L’assenza di definizioni di fasce di pertinenza acustica per infrastrutture stradali non consente di prendere in considerazione i limiti previsti dai dedicati decreti emanati in attuazione della Legge Quadro 447/95; le stime dei livelli di immissione sonora dovuti al traffico evidenziano comunque il non superamento dei limiti previsti dalla vigente normativa. L’analisi previsionale non ha evidenziato nessuna criticità per il rispetto sia dei limiti d’immissione che dei valori differenziali. Ai sensi della vigente normativa ci si riserva di effettuare le eventuali verifiche strumentali post operam, a seguito della messa a regime dei nuovi impianti. Sulla base delle valutazioni previsionali elaborate si valuta positivamente l’impatto acustico determinato dal progetto di nuova costruzione di parcheggio dipendenti “Candiani S.p.A.”, nuovo edificio polifunzionale e riassetto di via Cavour relativamente a tutte le attività previste. Si evidenzia, infatti, l’ottemperanza ai livelli di immissione e differenziali previsti dalla vigente normativa. 6.7 Paesaggio Il termine Paesaggio, nella definizione data dalla Convenzione del Paesaggio, designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali (clima, condizioni geologiche, vegetazione, fauna) e/o umani e dalle loro interrelazioni. Le attività umane sono importanti agenti di trasformazione del paesaggio che ne possono migliorare la vitalità, agendo positivamente sulle sue capacità di rigenerazione, oppure tendere alla sua sterilizzazione, limitandone le sorgenti di vita e le possibilità di evolversi. Se il paesaggio ha un aspetto sano e vitale significa che quanto è successo nei secoli ha portato a 92 un’evoluzione positiva, mentre se il paesaggio appare frammentato, connotato da alto contrasto, difficile da vivere, percepire e attraversare da parte di uomini e animali, probabilmente significa che è in atto un processo di degrado. In qualche modo il paesaggio può considerarsi la “cartina tornasole” che evidenzia la bontà, o meno, delle molteplici attività che si svolgono nel territorio (Gibelli, 2005). Per Bene Paesaggistico si intende un’area che è parte integrante del patrimonio culturale della nazione, da tutelare in quanto costituente l'espressione dei valori storici, naturali, morfologici ed estetici del territorio, ai sensi dell'articolo 9 della Costituzione italiana laddove si dice “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. La prima legge a tutela del paesaggio è stata la Legge n. 1497 del 29 giugno 1939, “Protezione delle bellezze naturali” a cui è seguita la Legge n. 431 del 8 agosto 1985, nota come Legge Galasso che supera la concezione puramente estetica del paesaggio; identifica i beni protetti per categorie, non perché aventi dei particolari pregi, ma perché rispondenti ai requisiti individuati per la tutela del paesaggio e riportati all’art. 82 del D.P.R. 616/1977. La normativa generale che in Italia presiede alla tutela del paesaggio è il Decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004, “Codice dei beni culturali e del paesaggio, ai sensi dell’art. 10 della L. 6 luglio 2002, n. 137”, che costituisce oggi lo strumento legislativo più significativo elaborato a seguito della sottoscrizione della Convenzione del Paesaggio. Ai sensi della nuova normativa di tutela rappresentata dal D.L. n. 42/2004, gli strumenti che permettono di individuare e tutelare i beni paesaggistici sono: ¬ La dichiarazione di notevole interesse pubblico su determinati contesti paesaggistici, effettuata con apposito decreto ministeriale ai sensi degli artt. 138 - 141 del DL n. 42/2004 (Codice dei beni culturali e paesaggistici); ¬ Le aree tutelate per legge elencate nell'art. 142 del DL n. 42/2004 (Codice dei beni culturali e paesaggistici) che ripete l'individuazione operata dall'ex legge "Galasso" (legge n. 431 dell'8 agosto 1985); ¬ I Piani Paesaggistici i cui contenuti, individuati dal’art. 143 del DL n. 42/2004 (Codice dei beni culturali e paesaggistici), stabiliscono le norme di uso dell'intero territorio. L’articolo 1 delle NTA del Piano Territoriale Paesistico Regionale stabilisce che la Regione e gli Enti locali lombardi perseguono in ambito paesistico le seguenti finalità: a. La conservazione dei caratteri che definiscono l’identità e la leggibilità dei paesaggi della Lombardia, attraverso il controllo dei processi di trasformazione, finalizzato alla tutela delle preesistenze significative e dei relativi contesti; b. Il miglioramento della qualità paesaggistica e architettonica degli interventi di trasformazione del territorio; c. La diffusione della consapevolezza dei valori paesistici e la loro fruizione da parte dei cittadini. Queste finalità derivano da quanto prevede la Convenzione Europea del Paesaggio (Firenze 2000); nel preambolo di essa si dice: “Riconoscendo che il paesaggio è in ogni luogo un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni: nelle aree urbane e nelle campagne, nei territori degradati, come in quelli di grande qualità, nelle zone considerate eccezionali, come in quelle della vita quotidiana”. Il paesaggio è in ogni parte del territorio “un elemento importante della qualità della vita delle popolazioni”. Ogni intervento che opera una trasformazione del territorio è potenzialmente un intervento di trasformazione del paesaggio. La valutazione sugli esiti paesistici di un intervento è peraltro per sua natura di carattere discrezionale; occorre formare una sintonia culturale tra istituzioni e cittadini per la più ampia possibile condivisione del giudizio. Perché ciò avvenga la discrezionalità del giudizio deve fondarsi il più possibile su criteri espliciti e noti a priori. Il testo predisposto dalla Regione Lombardia 93 relativo alle “Linee guida per l’esame paesistico dei progetti” (DGR 08.11.2002 n. 7/11045) rappresenta un importante punto di riferimento per la individuazione di una corretta metodologia atta a governare i processi di trasformazione del territorio lombardo. Il metodo proposto consiste nel considerare: in primo luogo la sensibilità del sito di intervento e quindi l’incidenza del progetto proposto, cioè il grado di perturbazione prodotto in quel contesto dal progetto stesso. La sensibilità del sito viene determinata dalla “Carta della Sensibilità Paesistica” e l’incidenza del progetto viene determinata dall’utilizzo di una Tabella relativa ai parametri per determinare il grado di incidenza di un progetto (DGR n. 7/11045 del 2002). Dalla combinazione delle due valutazioni deriva quella sul livello di impatto paesistico della trasformazione proposta. La base della valutazione è verificare se quel progetto in quel luogo contribuisca a qualificare oppure a deteriorare il contesto paesistico. Il Comune di Robecchetto con Induno è dotato della Carta della Sensibilità Paesistica che individua gli ambiti relativi al proprio territorio di maggiore o minore sensibilità paesistica. Questa valutazione qualitativa si esplicita in termini sintetici con la indicazione per ogni parte del territorio comunale della sensibilità paesistica del sito attraverso la seguente classificazione: 1. Sensibilità paesistica molto bassa; 2. Sensibilità paesistica bassa; 3. Sensibilità paesistica media; 4. Sensibilità paesistica alta; 5. Sensibilità paesistica molto alta. L’area di progetto ricade in parte in aree a sensibilità paesistica molto bassa, quella riferita all’area di intervento (B) e in parte a sensibilità bassa, quella riferita all’area di intervento (A). Estratto della Carta della sensibilità paesistica riferita all’area di intervento. Relazione con l’intervento In merito alla sensibilità paesaggistica si evidenzia che l’area dove si sviluppa il progetto è interessata da due perimetrazioni differenti nella scala di sensibilità paesaggistica; in particolare si distingua una parte con sensibilità paesistica molto bassa e una parte con sensibilità bassa. Vista la natura della trasformazione e l’appartenenza del territorio al parco regionale del Ticino tale modifica è sottoposta a valutazione paesaggistica e richiede la predisposizione di azioni compensative. Entrambe le procedure sono state attivate e sono riportate come documentazione aggiuntiva alla domanda SUAP, come già esplicitato precedentemente. 94 7 Effetti del progetto sul sistema ambientale Per la definizione dei principali impatti ambientali indotti dall’attuazione delle azioni di progetto in esame è stata preliminarmente effettuata un’attenta analisi delle caratteristiche ecosistemiche attualmente esistenti in un adeguato intorno dell’area di interesse. In estrema sintesi, non emergono particolari criticità ambientali, né in relazione all’attuale contesto territoriale ante-operam, né in seguito alla realizzazione della totalità degli interventi previsti. Non vi sono interferenze con i Siti appartenenti alla Rete Natura 2000 e il progetto è compatibile con le previsione programmatiche dei Piani sovracomunali e con gli obiettivi del PGT vigente del Comune di Robecchetto con Induno. Il progetto non incide sulla qualità delle acque del reticolo idrografico primario (Fiume Ticino) e secondario e sulle acque sotterranee poiché è previsto il collettamento dei nuovi scarichi di tipo civile nel sistema fognario. L’aumento della portata di acque convogliate in fognatura è considerata relativamente irrilevante e sicuramente può essere assorbita e trattata dal sistema di depurazione in essere. Le acque meteoriche di dilavamento dei nuovi piazzali, parcheggio e tetti/tettoie saranno opportunamente raccolte e gestite in accordo con i regolamenti normativi regionali esistenti. Le opere di collettamento delle acque, infatti, saranno progettate prestando particolare attenzione sia al recupero delle stesse, sia al corretto smaltimento soprattutto delle acque di prima pioggia e di lavaggio delle aree esterne. Non si produce nessun nuovo scarico di tipo industriale e comunque l’area industriale, che opera in regime di AIA e di certificazione ambientale, è dotata di un sistema di depurazione che tratta tutti gli scarichi prodotti al suo interno. Per quanto riguarda i consumi idrici, pur non sussistendo disagi nel poter disporre della risorsa è auspicabile che l’edificio che verrà realizzato preveda scelte progettuali volte alla corretta gestione degli scarichi e al risparmio idrico. Per le caratteristiche di qualità dei suoli e il loro utilizzo nel comune di Robecchetto con Induno, le opere previste in parte non comportano l’utilizzazione di suoli, poiché insistono su un’area posta all’interno di un’area industriale già utilizzata attualmente come parcheggio interno. La parziale trasformazione del bosco residuale in parcheggio esterno invece determina consumo di suolo e cambiamento di destinazione d’uso dello stesso. Si ritiene comunque che tale trasformazione sia in linea con gli obiettivi del PGT poiché risulta essere una scelta obbligata per lo sviluppo di una attività industriale così prospera come quella rappresentata dall’azienda Candiani. Vista la natura della trasformazione e l’appartenenza del territorio al parco regionale del Ticino tale modifica è sottoposta a valutazione paesaggistica e richiede la predisposizione di azioni compensative. Entrambe le procedure sono state attivate e sono riportate come documentazione aggiuntiva alla domanda SUAP. Il territorio di Robecchetto con Induno rientra in un’area urbanizzata e industrializzate, in prossimità di strade di grande comunicazione, in presenza di centrali elettriche importanti e nell’area di influenza dell’aeroporto di Malpensa. Le concentrazioni di inquinanti mettono in evidenza che le fonti di emissioni principali sono date dal trasporto su strada e dall’uso di combustibili per fini non industriali (riscaldamento) ma anche dall’attività industriale. Si ritiene che le attività in progetto non determinano peggioramenti della situazione di inquinamento poiché sostanzialmente non mutano la situazione emissiva attuale. Buone scelte progettuali volte a una migliore organizzazione del traffico interno all’azienda con la creazione di appropriati parcheggi esterni, la creazione di parcheggi ombreggiati, scelte progettuali di risparmio energetico e miglioramento vegetazionale dell’area certamente operano nella direzione dello sviluppo di situazioni urbanizzate sostenibili. La realizzazione delle opere in progetto porterà a un certo aumento del consumo energetico che può essere limitato con la progettazione di strutture attente al risparmio energetico. Gli interventi devono essere rivolti all’organismo edilizio nel suo complesso, con l’obiettivo di ridurre le 95 emissioni inquinanti (con la diminuzione dei consumi e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili), migliorando il comfort abitativo (termico, acustico, ottico, ecc.), di promuovere gli indirizzi di progettazione in armonia con il paesaggio. In particolare nella fase progettuale per l’alimentazione degli impianti climatici che saranno istallati nell’area di intervento (B) si è provveduto all’inserimento di n. 22 pannelli fotovoltaici integrati per una superficie complessiva di circa 36 m2 per la formazione di un impianto avente potenza di 5,5 Kw. L’impianto di riscaldamento sarà di tipo a pavimento. Il progetto definitivo terrà conto di quanto è previsto dalla vigente normativa regionale Deliberazione n. VIII/8745 del 22 dicembre 2008 “determinazione in merito alle disposizioni per l’efficienza energetica in edilizia”. Secondo la DGR della Lombardia n. 2611 del 11 Dicembre 2000 "Aggiornamento dell'elenco degli osservatori astronomici in Lombardia e determinazione delle relative fasce di rispetto" l’area non ricade nella fascia di rispetto di Osservatori Astronomici. Le scelte progettuali inoltre sono conformi ai criteri di antinquinamento luminoso e di efficienza energetica esposti nei Criteri per l’applicazione della legge regionale 27 marzo 2000, n. 17 - DGR 7/6162 del 20 settembre 2001 (BURL Serie Ordinaria n. 40 del 1 Ottobre 2001). Nel Comune di Robecchetto con Induno non risulta in vigore alcuna zonizzazione acustica del territorio comunale. L’area di progetto è stata oggetto di uno studio previsionale di impatto acustico e tale analisi previsionale non ha evidenziato nessuna criticità per il rispetto sia dei limiti d’immissione che dei valori differenziali. Si evidenzia, infatti, l’ottemperanza ai livelli di immissione e differenziali previsti dalla vigente normativa. In merito alla sensibilità paesaggistica si evidenzia che l’area dove si sviluppa il progetto è interessata da due perimetrazioni differenti nella scala di sensibilità paesaggistica; in particolare si distingua una parte con sensibilità paesistica molto bassa e una parte con sensibilità bassa. Vista la natura della trasformazione e l’appartenenza del territorio al parco regionale del Ticino tale modifica è sottoposta a valutazione paesaggistica e richiede la predisposizione di azioni compensative. Entrambe le procedure sono state attivate e sono riportate come documentazione aggiuntiva alla domanda SUAP, come già esplicitato precedentemente. L’area interessata dal progetto, infine, non rientra in nessun ambito da preservare ai fini della realizzazione di interventi volti al potenziamento della connettività ecologica. Non interrompe la continuità ecologica dell’area poiché rientra in un’area urbanizzata e non è interessata da elementi della Rete Ecologica (provinciale, regionale e del parco del Ticino). In conclusione, dall’analisi degli interventi e dalla sua localizzazione, nonché dalla verifica degli elementi di sensibilità presenti, si può affermare che, considerando gli impatti potenziali, la realizzazione del progetto non genera effetti negativi non incidendo sul territorio (se non per quanto concerne il consumo di suolo che però prevede atti compensativi) e non interferendo con elementi ecosistemici. Si consiglia comunque di utilizzare e prevedere, nella progettazione di dettaglio, le migliori tecnologie disponibili per l’abbattimento degli eventuali impatti generati, nonché di ottimizzare le performance ambientali ed energetiche delle strutture che si intendono realizzare. In base all’analisi dell’intervento per l’individuazione dei possibili impatti sull’ambiente si propone pertanto che il suddetto progetto di variante venga escluso dalla Valutazione Ambientale Strategica. 96