Sfida nel sociale
Sfida nel sociale
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Foglio informativo per i gruppi e le associazioni che operano nel sociale
(In collaborazione con l’Assessorato Provinciale Politiche Sociali)
Direttore Responsabile: Lorenzo Vecchia – Aut. Trib. MN n. 17 del 16.11.2000 – Poste Italiane spedizione in A.P. art. 2 comma 20/c legge 662/96
Numero 2 (Dicembre 2013)
La politica “vecchia” alimenta disuguaglianze
e divisioni il volontariato innovativo cerca di
ricucire la coesione
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Il diverso sei tu
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Volontariato oggi. Vizi e virtù
Dieci anni... con gli Sherpa
Vademecum dell’anziano
residente nella provincia di Mantova
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Gli auguri del Collegamento
Troviamo difficile formulare, con convinta serenità, gli auguri di Natale ai nostri lettori senza pensare alle varie problematiche (in particolare quelle economiche) che ci tengono ancora prigionieri di questa crisi che sembra non aver fine.
Chiudono aziende e negozi in continuazione ed il il livello della disoccupazione è arrivato a percentuali più che allarmanti. Ci dicono che la crisi sta finendo, ma facciamo fatica a credere che una ripresa sia realmente vicina. Abbiamo
esaurito l’ottimismo e la speranza per un futuro migliore. E allora come possiamo contrastare questa triste situazione
e ritrovare almeno un po’ di serenità? Come cittadini/volontari pensiamo di avere una importante carta da giocare: LA
SOLIDARIETA’. Un esempio: perché non rivediamo il nostro tenore di vita ricorrendo a qualche rinuncia per aiutare chi è
in difficoltà? Dobbiamo trasformare l’egoismo in una bontà tangibile non fatta di belle parole. Aiutando chi è nel bisogno
potremo riscoprire la gioia del DONO e ritrovare la gioia di vivere in serenità ed in pace con noi stessi.
Nel confidare che questo semplice messaggio giunga a destinazione AUGURIAMO ai nostri Lettori i migliori AUGURI di
un BUON NATALE e di un FELICE ANNO NUOVO.
Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano
La politica “vecchia” alimenta disuguaglianze e divisioni
il volontariato innovativo cerca di ricucire la coesione
■ ■ di Lorenzo Vecchia
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l 2013 si accinge a essere riposto nell’archivio del passato.
Forse lo faremo scivolare “involontariamente” in fondo al
cassetto, con l’intento di dimenticarcene in fretta, di rimuoverlo dalla “memoria visiva” più immediata. Non è
stato un granché, no, come anno? Già, abbiamo vissuto dei
tempi migliori, come si è soliti dire. Questa, è stata a tutti gli
effetti una brutta annata: è iniziata male, è proseguita peggio,
e adesso, sta per chiudersi all’insegna di un pessimismo acuto,
nero, come non se ne vedevano oramai da alcuni anni. Il 2013
termina il suo percorso, mentre la classe politica, le istituzioni,
sembrano attraversare un periodo di enorme confusione, e il
Paese pare caduto in una fase di profonda depressione! Tutto
si mostra fragile: l’economia, il lavoro e l’aspetto finanziario;
l’ambiente e il clima; l’educazione, la capacità di relazionare,
e quindi, la convivenza tra le persone, all’interno di una stessa
comunità sociale; la famiglia, ed i rapporti di coppia… Qualunque “cosa” risulta contraddistinta da una forte incertezza.
Per non parlare della politica, poi! Il Governo “annaspa”
(come molti altri Esecutivi che l’hanno preceduto, del resto!),
il Parlamento, per tanti, è delegittimato (dopo che la Corte Costituzionale ha pressoché bocciato due passaggi fondamentali
della Legge eletterale in vigore dal 2005…), i politici, spesso,
si auto-delegittimano da soli, con le dichiarazioni contrastanti,
e appunto confuse, che rendono continuamente alla stampa (il
loro “sport” preferito, è quello di smentire se stessi, nel giro di
pochissimi minuti), e gli interventi che vengono disposti, al fine
di risollevare il Paese, uscire dalla crisi, e sconfiggere la reces-
sione (dando anche una “sistematina” ai conti pubblici!), proprio non convincono per nulla. Si ha l’impressione che, anziché
“guarire” la malattia della quale soffre l’Italia, finiscano con
l’aggravare la situazione patologica in cui si ritrova (insomma,
è sempre la vecchia storia del rimedio che fa male quanto e più
delle cause che hanno scatenato i malanni, oggigiorno “prodotti
in serie”, ampliati, perché stanno diffondendosi così, a macchia
d’olio, quasi “per contagio”, invece di venire risanati!).
In quest’ottica, si rivela veramente esemplare la faccenda
della “Legge di stabilità”: in teoria, la si dipinge come un qualcosa di “salvifico”. Nella realtà, aumenta i danni!
La recente, e chiara, presa di posizione assunta dal “Mo.v.i.”,
il “Movimento per il volontariato italiano” (che ha denunciato
tutte le “storture” e le “carenze” presenti nei provvedimenti
contenuti nella suddetta “Legge…), evidenzia, in maniera illuminante, quello che il Governo avrebbe potuto e dovuto fare,
ma non ha fatto. Perdendo allora l’ennesima occasione per indirizzare il Paese lungo la strada della ripresa. I “vertici” del
“Mo.v.i.”, manifestando un netto dissenso, nei confronti della
“Legge di stabilità” (occorre però ricordare che non è ancora
definitiva: attualmente, la sta esaminando la Camera dei Deputati…), si sono chiesti: «Siamo o non siamo, tutti tenuti a
concorrere alla realizzazione del “bene” della nostra Nazione,
ossia alla costruzione di un Paese migliore?». Bèh, se la risposta è “sì”, bisogna rimarcare che le “misure” inserite nella
“Legge”, smentiscono questo “dogma”, e percorrono piuttosto
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la direzione opposta… Cioè la direzione di sempre: non si intravvede alcun cambio di rotta, o inversione di tendenza. Peraltro, il dibattito politico è quasi tutto impostato ed imperniato
sui fattori di tipo economico e finanziario, con il palese intento
di avallare o rifiutare le “scelte” operate, così, di per se stesse
(come se fossero astruse, avulse, dal contesto storico nel quale
vengono compiute!), mentre si sorvola e si ignorano tranquillamente i possibili riflessi sociali, su larga scala. E proprio per
questo motivo, il volontariato si è sentito sollecitato a proporre
il suo pensiero, a proposito soprattutto del tema delle tassazioni.
LE TASSE E LA COSTITUZIONE
Sì, si tratta di un problema assai delicato (e oggigiorno
alquanto vituperato…). Però costituisce il punto di partenza,
nonché il groviglio da sciogliere, se si vuole sul serio invertire
la rotta. Già, tutto risiede e dipende da questa specifica componente: la “leva fiscale”. Che purtroppo, sembra destinata a
rimanere iniqua. Cioè, a procedere ancora con i classici “due
pesi e due misure”… In barba e alla faccia, oltretutto, di quello che sancisce la Costituzione. L’Articolo numero 53 della
nostra “Carta costituzionale”, è una specie di inno alla solidarietà economica: «Tutti, sono chiamati a contribuire alle spese
pubbliche, – recita – in ragione della rispettiva capacità…».
Probabilmente, una simile norma viene interpretata male. Ma
soprattutto (il “Mo.v.i.” è di questo avviso), viene malamente
tradotta e declinata, nella realtà quotidiana. Perché il “contributo”… è palesemente disuguale… C’è chi dà di meno e c’è
chi dà di più, di quanto potrebbe!
«L’odierna crisi, – si spiega a margine di un comunicato
emesso dal “Movimento” – interpella e inquieta tutti quanti…
Ma ancora di più ci allarmano le vie che vengono indicate
e proposte per superarla. Nella nostra veste di volontari, abbiamo optato per l’idea di vivere e affrontare la crisi, con la
serena inquietudine di chi, pur scorgendo i segnali di paura e
di chiusura egoistica, che potrebbero rendere più frammentato
e più conflittuale il nostro territorio, crede e immagina che nel
contempo, esista la concreta possibilità di oltrepassare insieme
i problemi e le difficoltà, se ognuno mette in gioco le proprie
responsabilità, la condivisione delle esperienze, la passione
per i valori e il bene comune, impegnandosi ad anticipare quel
“nuovo”, che è già in mezzo a noi…».
Il “Mo.v.i.” ha già intrapreso questo cammino verso il
“nuovo” (ad esempio, con un Progetto intitolato “Strade nuove
per…”), e si sta adoperando per aiutare i volontari a capire
che cosa possono fare e come devono agire, individualmente
e collettivamente, allo scopo di sperimentare delle rinnovate
relazioni, interpersonali e comunitarie, e di spendersi a favore
dell’implementazione di un autentico Welfare, efficace, inclusivo, e accogliente… Però serve una maggiore consapevolezza
anche da parte dei cittadini, oltre che qualche sforzo in più, sul
fronte delle decisionalità politico-amministrativa!
La riflessione lanciata dal “Mo.v.i.” è perentoria: occorre
rimuovere le cause, ormai radicate e consolidate, che generano sia una maggiore povertà sociale, sia un elevato livello di
degrado civile… Non ci potrà essere un avvenire, per il nostro
Paese, senza la solidarietà. E quest’ultimo, è un concetto che
non può certamente prescindere dalla tematica delle tasse. Il
rischio insito nella “Legge di stabilità”, per come è stata stilata
oggi, è quello di accentuare ulteriormente le disparità sociali
accumulate nel corso dei decenni più recenti: «Ci sconcerta il
dibattito in atto… – dichiarano i volontari – Vi è una pressoché
totale mancanza di “segnali” chiari e significativi, a beneficio di
quelle politiche di equità e solidarietà, che auspichiamo da tempo. Il principio fondamentale al quale occorrerebbe attenersi, è
quello della cosiddetta “progressività delle tasse”!».
La Costituzione (che fissa appunto il pagamento delle tasse quale forma di massima solidarietà economica, ritenendola
inderogabile per tutti), decreta che le tasse devono essere progressive, ossia, versate in maniera proporzionale alla propria
ricchezza: chi ha un reddito più alto, paga una percentuale superiore. Si tratta di un fatto di giustizia, che consente di attuare
la re-distribuzione della ricchezza, ma è pure una componente di “elementare intelligenza economica”, dal momento che
così aumenta il numero di quanti possono accedere ai con-
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sumi, alimentando così la produzione. Insomma, se si riduce
la “progressività delle tasse”, crescerà contemporaneamente la
disuguaglianza.
I REDDITI E LE SPEREQUAZIONI
In pratica, è quello che è capitato negli ultimi decenni (e
che continua a succedere). E la delusione (l’irritazione) più
grandi, derivano proprio dal fatto che non si fa nulla, o poco,
per fermare un processo del genere… Chi ha un reddito più
alto, corrisponde una percentuale superiore? Macché: avviene
magari il contrario… Il ragionamento, è molto semplice: se cala
la “progressività delle tasse”, aumenta la disuguaglianza. Ed è,
nella sostanza, quello che è capitato, e si verificherà anche prossimamente. A dirlo, sono i “numeri”, come per esempio i dati
snocciolati dal “Mo.v.i.” medesimo, che ha illustrato al meglio
i processi in atto: «L’Italia è un Paese sempre più disuguale,
– si legge ancora nel comunicato steso dal “Movimento” – in
cui si seguitano a stanziare delle risorse esigue, a vantaggio
delle politiche attive, rivolte all’inclusione sociale, a tagliare i
fondi dedicati a sostenere l’infanzia e l’adolescenza, nonché a
sottovalutare il problema delle persone non auto-sufficienti, con
la solita e falsa motivazione che “i soldi non bastano”. Eppure
le risorse ci sono. E per reperirle, è sufficiente non avere paura
delle tasse, liberarsi da quell’assurda ideologia che le dipinge
come il peggiore dei mali, e discutere semmai di come vengono
“incassate”, e dopo, anche utilizzate!».
Le statistiche, comprovano come la “forchetta” che separa i
ricchi dai poveri, si sia eccessivamente “dilatata”… Nel 1988,
i redditi più alti, quelli che superano i 300.000 euro, pagavano
il 62% di Irpef, mentre quelli più bassi il 12%. Nel 2013, i
redditi più elevati pagano il 43%, e quelli inferiori il 23%. Più
chiaro di così! Quello slogan che, a suo tempo, diceva “Meno
tasse per tutti”, ha nascosto in verità la pratica del “Meno tasse
per i ricchi”. Si tratta di una sorta di Robin Hood alla rovescia!
Così, la politica italiana ha costruito un sistema fiscale ingiusto,
odiato dai cittadini, e ha ucciso l’idea stessa della solidarietà,
sancita e propugnata, in maniera lampante, dalla Costituzione.
Quest’ultima, ha cioè individuato nella leva fiscale, un autentico punto di partenza, imprescindibile, l’elemento-clou, ai
fini e nell’ottica dell’attuazione di un “modello di Welfare”
efficace, efficiente, giusto, e appunto solidale e democratico.
Purtroppo, di fronte a questi obiettivi, la classe politica si ostina
a opporre tuttora l’abusato refrain, la stucchevole “manfrina”
e “solfa”, relativa alla carenza delle risorse, in cui, forse, si
malcelano ben altre “mire”. Per questi motivi, il pianeta del volontariato, che “tocca con le proprie mani”, quotidianamente, le
crescenti sofferenze di parecchie persone (e il connesso disagio
sociale), ha commentato in un modo non proprio favorevole e
non esattamente benevolo, i vari provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità, dove si evince che il “nodo dell’iniquità
fiscale”, non viene né sciolto e né tanto meno risolto.
«Perché è giusto che si paghino equamente le tasse? Bèh,
– prosegue il testo redatto dal “Mo.v.i.”, ricco di spunti interessanti, e in cui si manifesta un evidente “fastidio” e dissenso,
nei confronti di certi interventi – la battaglia politica per la
riduzione delle tasse, ma esclusivamente a favore dei ricchi,
si è tradotta anche in una lotta culturale contro l’idea stessa
delle tasse, rappresentate attraverso l’immagine di uno Stato,
che non fa altro che “mettere le mani” nelle tasche degli italiani, per “sottrargli” il denaro guadagnato con molta fatica…
L’inevitabile effetto di una simile “campagna”, è stato quello di
divulgare e implementare la convinzione che il pagare le tasse
sia sbagliato, e quindi di alimentare l’evasione. Nel frattempo,
è cresciuta la distanza fra i ricchi e i poveri, come dimostra
una recentissima indagine effettuata in Europa dall’Eurostat!».
La ricerca ha stabilito che l’Italia è uno dei Paesi europei in
cui risulta più elevato il valore del cosiddetto “Indice di Gini”,
che misura, in pratica, il reddito delle famiglie.
I DIRITTI E LA CORRUZIONE
Oggi, la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Sembra che occorra il reddito di tre milioni di italiani poveri, per
uguagliare quello dei dieci cittadini ricchi. Inoltre, pure da uno
studio eseguito dalla Banca d’Italia, è emerso che, dalla metà
Sfida nel sociale
degli anni Ottanta in avanti, la disuguaglianza è sistematicamente aumentata, finendo così con il portare il 10% dei nuclei
familiari del Paese, a possedere più del 45% della ricchezza
complessiva… Pertanto, sono solo pochi individui, a detenere
e a spartirsi il “grosso” della ricchezza creata in Italia (e a
ciò, hanno contribuito certe scelte miopi inerenti le imposte,
e la spending-review). «La stessa impostazione culturale folle,
– asserisce il “Mo.v.i.” – ha provocato pure quell’insopportabile tassazione che grava sul lavoro… Quest’ultimo, invece,
andrebbe decisamente detassato, e “alleggerito”, sostenendo in
particolare i redditi bassi, nonché l’inserimento occupazionale
dei giovani. Non sono più accettabili le miopie politiche, che
si esprimono perfino nella rinuncia a investire nel campo della
prevenzione, salvo poi essere costretti a gestire e a rincorrere
le tante emergenze legate alle calamità naturali, e pure nella
superficialità con cui si operano i tagli alla spesa, senza adottare
dei criteri rivolti a salvaguardare i diritti dei poveri…».
Meno tasse ai ricchi, meno servizi ai cittadini, e intanto non
si può dimenticare che una cattiva azione politica persiste nel
nutrire la corruzione, e gli sprechi delle risorse pubbliche (due
problematiche mai veramente affrontate): «Un Paese così non
ci piace proprio per nulla… – afferma il “Mo.v.i.” – Rischiamo
di venire distrutti dalla cultura individualistica ed egoistica, che
è divenuta una sorta di “pensiero unico” dominante. Se si vuole
affrontare la crisi che stiamo vivendo, si dovrà tutti percorrere
delle strade nuove, capaci di diffondere la cultura e la pratica
della solidarietà: è la sola via seria e percorribile, che ci può
condurre fuori dall’atroce tunnel odierno, altrimenti destinato a
protrarsi a lungo. Ogni giorno, la nostra esperienza ci insegna
che si deve cambiare.
Dalle nostre “postazioni” di volontari, che si situano sulla
frontiera dell’ingiustizia, lanciamo con molta forza il nostro
appello: chiediamo a tutti i cittadini, di concorrere a costruire
un’Italia migliore, più uguale e responsabile, rinnovando l’impegno teso a favorire la partecipazione e la solidarietà, e pure
accogliendo l’idea di doverne pagare il prezzo, in termini di
piccoli sacrifici, personali e familiari; e dopo, chiediamo anche
al Governo, di combattere l’evasione, e la corruzione, che sono
dei “furti”, perpetrati ai danni dei poveri, e domandiamo al
Parlamento, di rafforzare la “progressività delle imposte”, così
da generare le risorse necessarie per facilitare l’inclusione sociale, una reale promozione dei diritti, il lavoro, e un maggiore
investimento nei beni comuni!».
Ci è sembrato giusto “riprendere” quasi per intero il citato documento elaborato dal “Mo.v.i.”, perché vi si sottolinea
come sia in corso un costante “impoverimento”, nel tessuto
sociale. Un impoverimento economico, che si accompagna a
quello culturale!
In altre parole, la “nuova povertà” sta avanzando a passi da
gigante e si amplifica in continuazione (anche per effetto delle
scelte fatte dal Governo, ma non solo…). Però, le difficoltà
economiche sono un po’ le figlie di una pregressa povertà culturale, etica e relativa ai valori, all’educazione e alle relazioni (e
a sua volta originata dal “regime consumistico-individualistico”
imperante), e nel contempo, ne sono pure il “motore”, in quanto adesso contribuiscono ad acuirla (più peggiora la propria
situazione sociale, e più si esaspera la tendenza a diventare
egoisti). Sotto questo profilo, è determinante l’apporto erogato
dal volontariato, attivo tanto sul piano della lotta contro la “povertà economica”, quanto su quello dell’advocacy, della difesa
dei diritti, che poi significa ristabilire i valori dell’educazione
e della solidarietà.
LA SPERANZA E L’INNOVAZIONE
In questo senso, più sopra già si è accennato all’impegno
portato avanti proprio dal “Mo.v.i.”. Ma anche il locale “Collegamento provinciale del volontariato”, non se ne sta fermo
con le mani nelle mani. Ha promosso e sta promuovendo numerosi interventi e varie azioni. E fra i tanti, vale magari la
pena di menzionare il Progetto denominato “Accompagniamo
il futuro”, che si è concluso nel settembre di quest’anno (ma
che si è preso il merito di aprirsi qualche “varco”, di schiudere qualche “porta”, e che ora ha intenzione di mantenerle
aperte…). Gli obiettivi di questa progettualità a vasto raggio
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(alla quale è peraltro seguita una ricerca-inchiesta riservata ai
volontari più giovani!), erano questi: promuovere e potenziare
il campo delle risorse umane, all’interno delle organizzazioni
del volontariato; promuovere e sviluppare i molteplici servizi,
offerti dalle organizzazioni medesime. Semplicando un po’ il
concetto, in concreto, lo scopo consisteva principalmente nella
volontà di reperire ed ingaggiare dei nuovi volontari, da inserire
nelle associazioni, coinvolgendoli nelle loro attività. Questo,
in apparenza, e sotto un aspetto meramente “pragmatico” (si
avverte il bisogno di “forze nuove”, in prospettiva di un futuro
incerto, e da destinare al “ricambio”, a sostituire, insomma,
le figure più anziane, i volontari esperti e di “lungo corso”:
ovunque, prima o poi, scatta l’esigenza del rinnovamento, oltre che del rafforzamento!). Tuttavia, in un progetto di questo
tipo, si “nascondeva”, anche e soprattutto, una finalità di natura
“educativa”…
Accanto all’ambizione di “fare proselitismo”, di “attirare”
le “nuove leve”, in modo da rimpolpare l’esercito dei volontari, vi era anche la voglia di entrare in contatto con le altre
realtà locali, con l’intento di diffondere l’idea dell’impegno
sociale e solidale, quale vero “stile di vita”, capace di ribaltare
il momento di crisi sopracitata, e di farci uscire dal “guado”
(perché solo con la solidarietà, si bloccano e si sconfiggono
i due impoverimenti citati in precedenza, quello economico,
e quello educativo!). Le realtà con cui si è voluto interagire,
erano (sono) il mondo scolastico, e il pianeta produttivo (passando attraverso il Provveditorato agli studi, i volontari sono
così entrati in alcuni istituti, dove hanno spiegato ai ragazzi che
cosa vuole dire “fare volontariato”; ma un qualcosa di analogo,
hanno fatto pure nelle imprese, negli ambienti aziendali indicati
e segnalati dall’Associazione degli Industriali: dialogando con
molti lavoratori ormai prossimi ad andare in pensione, hanno
illustrato agli stessi, come funziona l’universo del volontariato).
Il bilancio tracciato al termine dell’iniziativa (che il Collegamento ha ideato assieme e in sinergia con altre associazioni e
soggetti pubblici virgiliani), è apparso abbastanza lusinghiero.
E la collaborazione con i due “mondi” sopracitati, si è rivelata tutto sommato abbastanza proficua (sebbene che si viva
in un’epoca… poco propensa all’altruismo!). Molti studenti, e
alcuni neo-pensionati, si sono avvicinati al cosmo dell’impegno
sociale, solidale, iniziando e intraprendendo in via sperimentale, un’attività da volontari. L’opera di sensibilizzazione, ha
insomma dato qualche frutto.
Si è riusciti a coinvolgere direttamente quasi una quarantina di “pensionati”, e 25 di loro stanno compiendo la loro
prima esperienza, nel settore del volontariato (si sa che con
l’entrata in vigore della cosiddetta “Riforma Fornero”, l’età
della pensione è stata procrastinata, e spostata più in avanti:
quindi, quelli che si apprestano ad abbandonare il posto di lavoro… sono diminuiti!). E poi, nelle 18 classi incontrate nelle
scuole, per un totale di oltre 440 alunni, si è riusciti a inserire
nelle associazioni, nelle parrocchie, o in altre realtà, ben 118
studenti. Questo “lavoro” proseguirà ancora. Ed è un lavoro,
che “contrasta” molto con quanto sta facendo la classe politica: mentre il volontariato fa di tutto per creare una maggiore
coesione sociale, il Governo alimenta le tensioni e le divisioni,
le disuguaglianze e le ingiustizie… Per esempio, mentre si sta
sempre di più escludendo il giovane dal mercato del lavoro, il
volontariato sta spiegando a tutti, ai giovani e agli imprenditori,
che l’impegno sociale aiuta i giovani a maturare, forgia la loro
identità, forma la loro coscienza, li rende “persone”… E in più,
mettendo alla prova e spendendo i loro talenti in questo campo,
crescono e acquisiscono anche delle competenze “tecniche”,
oltre che “morali”, che poi possono essere utilizzate pure nel
contesto professionale: è un “valore aggiunto” allo stato puro,
che va riconosciuto (prima di tutto, dai datori di lavoro e dalle
istituzioni, sotto la forma del “credito formativo!).
Questo, signori, si chiama “innovazione” (mentre i politici
ragionano da “vecchi”). Il “sociale”, non è disgiunto, non è
dell’altro, rispetto all’economia: ecco che cosa ci racconta il
volontariato, la cui cultura, costituisce la vera “speranza”, per
l’anno che verrà, e per tutto l’avvenire. Ormai la “cultura del
volontariato” travalica il suo stesso ruolo precipuo e primordiale. Si è fatta “politica”. Autentica, genuina… E in grado di
rigenerare quella fiducia e quell’ottimismo che oggi latitano…
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Sfida nel sociale
Il diverso sei tu
■ ■ di Giuseppe Mattiello
Siamo giunti alla 5^ edizione della Giornata della disabilità internazionale promossa nella nostra Provincia.
La giornata bella, coinvolgente ed interessante, ma
soprattutto eccezionale per l’alta adesione si è svolta al
Museo Polironiano di San Benedetto Po. La manifestazione organizzata da Provincia di Mantova ufficio delle
Politiche sociali e delle pari opportunità, dal Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano e da Camper
Solidale Mantova.
Come in tutte le precedenti occasioni, il tema è “il
turismo come veicolo di integrazione”, una modalità
per unire persone abili e diversamente abili.
A partire dalla prima edizione in cui affrontiamo il
discorso delle barriere architettoniche che erano poco
considerate, oggi qualcosa si è fatto in molte strutture
pubbliche nel territorio.
Il Museo Polironiano per esempio può ospitare qualsiasi tipologia di turista e per questo va un ringraziamento a
coloro che gestiscono tale struttura.
La manifestazione è stata ricca di spunti di solidarietà
e di coesione sociale, motivi per cui gli organizzatori ringraziano le oltre 20 associazioni partecipanti con oltre un
centinaio tra persone con disabilità ed educatori.
Un altro considerevole ringraziamento va all’istituto
Bonomi-Mazzolari di Mantova, che grazie ai suoi insegnanti ed allievi hanno contribuito all’accoglienza ed
all’accompagnamento dei cinque gruppi,
Non vogliamo dimenticare i volontari “Amici per il
Museo” che con la loro opera hanno reso il percorso piacevole ed interessante.
Sono intervenuti per ricordare le motivazioni di questa
manifestazione Giuseppe Mattiello Presidente di Camper
Solidale Mantova, Elisabetta Golinelli per la Provincia
di Mantova, Enzo Zampolli Presidente del Collegamento
Provinciale del Volontariato Mantovano
Il Sindaco Giavazzi, presente all’evento, ha ricordato
come sia molto importante il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, delle scuole, degli enti, per creare
reti di interesse per i monumenti nazionali, ma più in
particolare, come sia importante stare insieme ed essere
d’aiuto gli uni con gli altri.
La giornata si è conclusa con un ricco rinfresco offerto
dai volontari e dal personale del Museo Polironiano ai
partecipanti all’iniziativa.
Sfida nel sociale
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Volontariato oggi. Vizi e virtù
■ ■ di Elena Benaglia
Nel corso degli anni stiamo assistendo a una crescita costante delle organizzazioni di volontariato presenti
sul territorio, dagli anni novanta in poi si registra, infatti,
una tendenza al sistematico aumento del numero di associazioni; non si esagera nell’affermare che la realtà del
volontariato è di fondamentale importanza per le società
moderne, spesso si sostituisce a servizi che lo stato sociale
non è più in grado di assicurare. Il volontariato offre, oggi
più che mai, un contributo importante all’erogazione dei
servizi alla persona e, in qualche misura, all’elaborazione
dei piani e delle strategie del welfare locale, in un’ottica
di sempre maggiore collaborazione con le amministrazioni pubbliche locali. In una fase di crisi di credibilità
di molte delle istituzioni che occupano lo spazio pubblico, il volontariato continua a godere della fiducia di
gran parte dell’opinione pubblica. Da un paio di decenni
si parla di “insostenibilità economica” del welfare state,
lo Stato, cioè, si è dimostrato incapace di finanziare una
sempre maggior quantità di servizi, se non a rischio di
provocare il generale fallimento della propria economia.
La strada migliore da percorrere, dal nostro punto di vista
di volontari attivi, è quella di ripristinare gli elementi di
solidarietà tipici delle comunità. La strada che invece
non vorremmo percorrere è quella di eliminare quote di
sicurezza sociale a favore della giungla sociale, adeguandoci a esempi extraeuropei. L’ambito socio assistenziale,
sanitario e educativo corrisponde all’attività prevalente di
oltre metà delle organizzazioni di volontariato italiane.
Le Organizzazioni di volontariato socio-assistenziale tendono a produrre servizi “generalisti” (non specializzati)
e di welfare “leggero”: prestazioni ad alto contenuto relazionale che si traducono anzitutto in attività di ascolto
(60% circa di queste OdV), di animazione e di assistenza
(40%), e – in una minoranza (una OdV su tre) –in forme
di sostegno economico a individui o famiglie in difficoltà.
Le organizzazioni che operano in ambito sanitario tendono, invece, a produrre servizi più specializzati, a più
elevato contenuto di professionalità e con un bacino di
utenti meno diversificato. Le attività più diffuse sono la
raccolta del sangue, il trasporto dei malati e le attività di
pronto soccorso. Benché le attività di tipo socio-sanitario
rimangano le più diffuse, si nota una sempre crescente
diversificazione delle aree d’intervento di cui si occupano le organizzazioni di volontariato. Questa tendenza
testimonia il ventaglio crescente di aspettative e funzioni
con cui il volontariato è oggi chiamato a confrontarsi.
In Italia la partecipazione ad attività di volontariato è in
crescita. Secondo i dati Istat, in poco meno di 20 anni la
percentuale di persone che si dedicano al volontariato è
passata dal 6,9% al 10%. Nel 2011 sono più di 5 milioni
gli italiani che hanno svolto una qualche attività gratuita
presso un’associazione di volontariato. Inoltre, secondo
una ricerca dal titolo “La valorizzazione economica del
lavoro volontario nel settore non profit” (di Istat e Cnel),
il valore economico delle attività volontarie in Italia
è pari a quasi a 8 miliardi di euro. L’incremento della
quota di persone che svolgono attività di volontariato ha
riguardato soprattutto alcune fasce d’età: i giovani e gli
anziani. Gli ultrasessantenni sono aumentati, dal 1993 al
2011, di oltre 7 punti percentuali, i giovani di oltre 3 punti percentuali, con picchi di 6 punti per i 18-19enni. Le
altre fasce hanno registrato aumenti, ma più contenuti. A
livello territoriale, la zona d’Italia in cui si regista la percentuale più alta sia di persone che hanno svolto attività
gratuita per una qualche associazione di volontariato, sia
di quelle che hanno versato del denaro a favore di istituti
o enti no profit è il Nord-Est, dove si è anche avuto il più
alto numero di donazioni di sangue ogni 1000 abitanti.
Ricordiamo, però, che la contabilità Istat, che calcola una
quota di volontari compresa tra l’8,5 e il 9% dei residenti
in Italia con almeno 14 anni di età, fa riferimento a coloro che hanno svolto attività di volontariato “almeno una
volta l’anno”, quindi il numero di volontari che svolgano
la propria attività continuativamente potrebbe essere di
molto inferiore. Nonostante i dati Istat illustrino un trend
positivo, nel confronto internazionale l’Italia si colloca
in fondo alla classifica. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, il nostro paese, con Bulgaria,
Grecia e Lituania, fa parte del gruppo di nazioni europee
caratterizzate da una bassa partecipazione al volontariato.
Le percentuali per questi paesi, fanalino di coda, sono
pari o al di sotto del 10%. Valori ben più bassi di quelli
registrati, ad esempio, da Olanda, Austria, Svezia o Regno
Unito dove la partecipazione supera il 40%. Nel corso
dell’ultimo decennio l’aumento del numero di organizzazioni di volontariato è andato di pari passo con una certa
frammentazione delle appartenenze e della partecipazione
nelle stesse: ciò che è stato definito, in una ricerca FeoFivol, “molecolarizzazione e assottigliamento delle compagini solidaristiche”. In un quarto delle organizzazioni di
volontariato censite il numero dei volontari è addirittura
pari o inferiore alle 5 unità. Questo dato può segnalare la
vivacità delle micro-iniziative solidaristiche, ma anche il
peso di autoreferenzialità e localismi che segnalano una
sempre maggiore difficoltà ad aggregare volontari in
una cornice comune, e a fare rete tra organizzazioni
diverse. La presenza di tante OdV basate sull’impegno di
pochissimi volontari comporta dei problemi di autoreferenzialità e difficoltà a realizzare forme di coordinamento
con altre unità, con il rischio o di isolarsi e di essere una
realtà marginale. La perdita di tensione verso l’impegno
solidaristico determina altresì la presenza di molte “organizzazioni dei presidenti” che proprio per questo hanno
un futuro incerto. Diventare soggetti attivi nella costruzione delle politiche sociali, nella realizzazione di servizi di
welfare, significa affrontare un passaggio fondamentale:
dall’essere portatori dei bisogni dei singoli, organizzando
attività di assistenza mirate e specifiche, bisogna arrivare a saper rappresentare insieme ad altri “i problemi del
territorio”, contribuendo attivamente alla definizione di
obiettivi condivisi di intervento, includendo nella programmazione idee che arrivano dalla riflessione e rielaborazione delle proprie esperienze e di altre esperienze
del terzo settore.
6
Sfida nel sociale
Dieci Anni... con gli Sherpa
■ ■ di Giovanni Paganini
Dieci anni! Sembra
impossibile che sia passato tanto tempo! Eppure è
così! Certamente nell’ottobre del 2002 non vi era
alcuna certezza che Gli
Sherpa potessero durare
tanto, anzi il dubbio era
che non si riuscisse neppure a partire! Gli ostacoli
erano tanti quanto il nostro
entusiasmo a cercare di
superarli.L’emozione più
bella ripensando a questa
“avventura” è l’aver conosciuto persone stupende con cui condividere
un progetto improntato su
una base solida di valori
quali l’onestà, la dedizione, la gratuità. Valori apparentemente ovvi per chi si accinge a fondare un’associazione
di volontariato ma che in realtà non sono sempre così scontati. È
necessario, come in qualunque impresa della vita, essere tenaci e
coerenti.Io fui coinvolto grazie a Gianni Pirondini che una sera mi
incontrò alla Casa di cura Villa al Lago mentre prestavo servizio.
Mi confidò il desiderio di costituire un’associazione di volontariato per l’assistenza domiciliare ai malati terminali di cancro. In
quell’occasione gli dissi che da poco avevo frequentato un master
in cure palliative e che avrei dato volentieri una mano. Fu così
che Gianni mi presentò al resto della squadra di avventurieri. Eravamo a casa di Anna Orlandi che conoscevo per i miei trascorsi
lavorativi presso l’Oncologia di Mantova ai tempi del compianto
Dr. Franco Smerieri. Tra gli altri c’era anche Gianna Bertazzoni,
stimata assistente sociale dell’ospedale. Persone che, insieme a
Gianni mi garantivano affidabilità. Quella sera ogni membro del
gruppo ebbe modo di presentarsi e di esprimere le motivazioni
che lo inducevano ad intraprendere questa impresa. Quasi tutti avevano un vissuto personale di sofferenza nell’assistenza di
un proprio caro ammalatosi di cancro e che dovette percorrere
il lungo, faticoso e spesso solitario periodo della terminalità. È
impossibile non ricordare la figura fondamentale del dr. Smerieri
fra i promotori di tale iniziativa, egli mise in campo la propria personalità carismatica e le sue conoscenze che permisero il riconoscimento e il sostegno dell’associazione da parte delle principali
istituzioni pubbliche mantovane.Solo con delle basi condivise di
metodo di lavoro si poteva sperare di creare un gruppo capace di
lavorare in equipe. Per cui,il primo anno lo dedicammo alla formazione del personale sanitario istituendo un corso multidisciplinare in cure palliative.Non fu facile, grazie all’impegno straordinario di tutti ma specialmente all’esperienza di Stefania Ambrosi
che proveniva dal mondo della scuola riuscimmo ad organizzare
il primo corso per volontari e il primo corso multidisciplinare
addirittura accreditato dal ministero della salute per l’educazione
continua dei medici e degli infermieri. Tutto ciò non fu possibile
solo con le buone intenzioni, ci volevano soldi! Così emersero le
straordinarie capacità di Mara Baraldi, di Ginetta Tamagnini e del
nostro presidente Gianni che si misero a “bussare” alle porte di
banche, privati e fondazioni benefiche. Proprio il primo corso fu
fucina di tanti volontari che tuttora sono colonne portanti dell’associazione e che in seguito divennero protagonisti nell’assistenza
ai malati e nel coinvolgimento di amici e colleghi.Finalmente
nel gennaio 2004 iniziammo col primo paziente in stretta collaborazione col medico di famiglia. Concentrammo tutte le nostre
energie fisiche e professionali analizzando insieme tutti gli aspetti
assistenziali e tutte le criticità che di volta in volta emergevano
annotandole scrupolosamente. Dopo un anno di “sperimentazio-
ne” di un modello di cura
che prevedeva un servizio
gratuito che garantisse una
pronta reperibilità medico
infermieristica 24 ore su
24 per 7 giorni su 7, nacque l’esigenza di reperire
fondi per poter pagare professionisti che lavorassero
in modo continuativo per
l’associazione in quanto
era evidente che per garantire un servizio efficiente
ed efficace non ci si poteva affidare unicamente
al tempo libero di medici
ed infermieri volontari. Bisognava creare una equipe
costituita da: “professionisti con lo spirito di volontari e volontari impegnati
come professionisti”. Con questo motto accogliemmo dapprima
la dr.ssa Franca De Felice e successivamente il dr. Sergio Defendi
più un piccolo gruppo di Infermiere e Assistenti Socio Sanitarie. A
questo punto, il problema dei soldi divenne sempre più pressante
facendo passare più di una notte in bianco a Mara e a Ginetta che
dedicarono anima e corpo a redigere progetti e domande alle fondazioni. Non mancarono le iniziative dei volontari per organizzare
incontri conviviali facendo divenire addirittura una tradizione il
pranzo annuale di Cerese. Instancabili motori furono Anna Orlandi
e Gianni Pirondini, la prima con la sua grande capacità di coinvolgere e trascinare amici e colleghi, il secondo nel dare a tutti noi
sempre la fiducia e la speranza affidandosi alla divina provvidenza
che a onor del vero non venne mai a meno.
Nel 2005 gli Sherpa, in occasione dell’apertura dell’Hospice
di Villa Carpaneda di Rodigo si impegnarono a costituire un gruppo di volontari dedito all’accompagnamento dei malati degenti
e delle loro famiglie. È con particolare gratitudine che desidero
ricordare quel gruppo di pionieri dal cuore immenso che partecipò fattivamente alla nascita e alla crescita del primo Hospice
pubblico mantovano: Gianna, Maria, Nella, Gerardo, Lidia, Franca, Maria e altri che poi nel tempo si aggiunsero.
Persone che con la loro presenza discreta e il loro sorriso resero più sereno il doloroso cammino di tanti malati e famiglie.
Ripeto sempre con soddisfazione che il nostro Hospice non odorava di disinfettante ma profumava di caffè come a casa. Una
casa accogliente, viva! Adornata da piante, fiori e decorazioni.
Pur nella fatica questi volontari non abbandonarono mai il loro
compito che, soprattutto nei primi tempi, li coinvolse anche quotidianamente trascurando le proprie famiglie. Neppure gli inevitabili conflitti interni li fecero demordere dal loro intento. Con
pazienza, mettendosi in discussione, superarono le incomprensioni e proseguirono nella loro opera per il bene degli ammalati.
Negli anni, gli Sherpa, si sono adoperati per crescere e lavorare
in rete con le altre istituzioni e associazioni di volontariato con
alterne fortune e difficoltà ma sempre nella consapevolezza che
è necessario integrarsi con un vicendevole atteggiamento di collaborazione superando così i contrasti. Oggi, a distanza di tempo,
con lo sguardo di chi vede da lontano, dico che gli Sherpa sono
una bellissima realtà che grazie al lavoro e al sostegno di tanti
nonché della provvidenza come dice Gianni, si è consolidata nel
tessuto sociale diventando di tutti i mantovani.
E’ perché tutto questo e molto altro ancora non vada perduto,
che si è pensato di raccogliere vissuti, esperienze, emozioni nel
testo di questo primo periodo di attività dell’Associazione Gli
Sherpa nel libro “I nostri primi dieci anni” che è stato presentato
alla Madonna della Vittoria il 14/12/13.
Sfida nel sociale
7
Credo che la scheda di presentazione del “Vademecum dell’Anziano
residente nella provincia di Mantova”, che si può leggere sulla pagina
del sito del Centro Servizi del Volontariato Mantovano, illustri in modo
comprensibile e completo l’utilità di questo documento dedicato agli
anziani mantovani. Ritengo pertanto utile inserirla integralmente per
permettere, anche a coloro che non hanno la possibilità di leggerla
online o di scaricarla dal WEB, di rendersi conto perché a circa 7 mesi
dalla presentazione pubblica del documento siamo ancora convinti
valga la pena parlarne. La speranza di tutti noi che abbiamo contribuito
alla scelta
deiAldo
testi
da inserire e a perfezionarne la formattazione è che
■ ■ di
Guernieri
chi opera a favore degli anziani si unisca a noi nel perfezionamento di
questo strumento, per renderlo sempre più di “respiro provinciale” e
facilitarne l’aggiornamento e l’integrazione.
<<<Cos’è e a chi si rivolge
Credo che la scheda
di presentazione
del “Vademecum
dell’Anziano residente
nella provincia
di Mantova”,
che sociosanitari
si può leggere
Il Vademecum
è uno
strumento
di orientamento,
una guida
ai servizi
sociali,
e
sulla pagina del sito del Centro Servizi del Volontariato Mantovano, illustri in modo comprensibile e completo l’utilità di questo dosanitari
della provincia di Mantova, pensata soprattutto per essere gestita dalle associazioni o
cumento dedicato agli anziani mantovani. Ritengo pertanto utile inserirla integralmente per permettere, anche a coloro che non hanno
dagli
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che
intercettano
gli anziani,
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anziani
stessi
che sono
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grado
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leggerla
online o di scaricarla
dal WEB, dima
rendersi
conto perché
7 mesi dalla
presentazione
pubblica
documento
siamo
ancora
convinti
valga
la
pena
parlarne.
La
speranza
di
tutti
noi
che
abbiamo
contribuito
alla
scelta
dei
testi
da
inserire
navigare sul web.
e a perfezionarne la formattazione è che chi opera a favore degli anziani si unisca a noi nel perfezionamento di questo strumento, per
Dove
sisempre
consulta
e scarica
il file
del Vademecum
renderlo
più di “respiro
provinciale”
e facilitarne
l’aggiornamento e l’integrazione.
Il documento è direttamente scaricabile dal sito del CSVM al link
http://www.csvm.it/index.php/promozione-e-comunicazione/promozione-del-volontariato.
Il Vademecum è uno strumento di orientamento, una guida ai servizi sociali, sociosanitari e sanitari della provincia di Mantova,
Tale
modalità
la disponibilità
un enti
documento
in gli
versione
pensata
soprattuttoassicura
per essere gestita
dalle associazionidi
o dagli
che intercettano
anziani, masempre
anche dagliaggiornata.
anziani stessi che sono
in grado
di navigare sul web.
Per
informazioni
o per un’eventuale stampa cartacea, Francesco Molesini 0376-367157,
[email protected].
Cosa contiene
Il documento è direttamente scaricabile dal sito del CSVM al link
Nel http://www.csvm.it/index.php/promozione-e-comunicazione/promozione-del-volontariato.
Vademecum sono pubblicate informazioni specifiche e collegamenti diretti ai siti dei vari
Tale
modalità
assicura
la disponibilità
di un documento
in versione sempre aggiornata.
Enti, ogni
volta
citati
per competenza,
ovvero:
Vademecum dell’Anziano
residente nella
Provincia di Mantova
Cos’è e a chi si rivolge
Dove si consulta e scarica il file del Vademecum
Per informazioni o per un’eventuale stampa cartacea, Francesco Molesini 0376-367157, [email protected].
Contiene i principali servizi e riferimenti presenti presso gli Enti Pubblici
del territorio in campo sanitario, sociosanitario integrato e di assistenza
sociale:
Nel Vademecum sono pubblicate informazioni
specifiche e collegamenti diretti ai siti dei vari Enti, ogni volta citati per competenza,
ovvero:
Numeri utili, servizi e
Emergenza
informazioni di base
Continuità assistenziale
Numeri utili, servizi e informazioni di base
Contiene i principali servizi e riferimenti presenti presso gli
Carta Regionale
dei Servizi
Enti Pubblici
del territorio in campo sanitario, sociosanitario inSportelli Informativi
CeAD
tegrato e die assistenza
sociale:
Emergenza Sociale
Spazio di Accoglienza
assistenziale
Sportello di Continuità
promozione
Sociale di Mantova
Carta Regionale dei Servizi
Propone, in modo specifico, il sistema della rete di Unità d’Offerta
Sportelli Informativi e CeAD
Sociale e Sociosanitaria
Integrata
della provincia in ottemperanza alla
Spazio di Accoglienza
Sociale
programmazione
regionale
e
territoriale:
Sportello di promozione Sociale di Mantova
Servizio Assistenza Domiciliare
Servizisociali
sociali e
socio-sanitarie
Propone, in Integrata
modo specifico, il sistema della rete di Unità
Servizi
e prestazioni
prestazioni
Assistenza Domiciliare
d’Offerta
Sociale
e Sociosanitaria Integrata della provincia in
socio-sanitarie
Telesoccorso
ottemperanza alla programmazione regionale e territoriale:
Continuità delle
cure
Servizio
Assistenza Domiciliare
Centri DiurniAssistenza
e RSA Domiciliare Integrata
Malattia di Alzheimer
e altre forme di Demenza Senile
Telesoccorso
ContinuitàBadanti
delle cure
Rete degli Sportelli
Centri DiurniSociale
e RSA
Spazio di Accoglienza
Malattia di Alzheimer e altre forme di Demenza Senile
Rete degli Sportelli Badanti
Spazio di Accoglienza Sociale
Cosa contiene
8
Sfida nel sociale
Agevolazioni sociali e
Benefici economici
Servizi offerti dal
Privato
Sociale agli Anziani
Questo settore del vademecum, che maggiormente si distingue per innovativitˆ, raccoglie non solo i
servizi attivati bens“ anche tutte le opportunitˆ assicurate dalla programmazione regionale e locale
per la tutela e la salvaguardia dei diritti degli anziani:
ausili
protesi
esenzioni ticket
invaliditˆ civile
strumenti per le disabilitˆ
accesso a fondi
bonus e benefit
Le attività svolte a favore degli anziani dalle associazioni e da altri enti no-profit della provincia mantovana:
attività e servizi socio-sanitari
attività a tutela dei diritti e dei consumatori
attività svolte da Cooperative Sociali e Fondazioni.
L’idea e i suoi obiettivi
Il vademecum nasce da un’idea del Centro per i Problemi dell’Anziano di Mantova
nell’ambito del Secondo Laboratorio Provinciale del Volontariato Mantovano organizzato dal
CSVM. L’intento era quello di fornire una guida ai cittadini per l’accesso ai servizi sociosanitari, socio assistenziali e del Terzo Settore presenti sul territorio provinciale che risultasse di
facile consultazione e che consentisse un rapido e puntuale aggiornamento delle informazioni.
Queste due necessità hanno pertanto fatto protendere il gruppo ideatore a preferire la
redazione di un documento in versione online, assolutamente suscettibile di evoluzioni e miglioramenti in tempi rapidi, con modalità efficaci e sistematiche di raccolta e organizzazione
delle nuove informazioni.
Grazie alla collaborazione del CSVM e di altri Enti a vario titolo coinvolti (ASL di Mantova, Comune di Mantova e Sportello di Promozione Sociale, ASPeF e realtà del Tavolo Provinciale del Terzo Settore) è stato pertanto realizzato il “Vademecum dell’Anziano residente
nella provincia di Mantova”.
Gli obiettivi che ci si è posti sono:
- orientare i cittadini anziani, i familiari ed i portatori d’interesse per le fragilità sociali
degli anziani riguardo alla rete di offerta dei servizi sociosanitari e socio assistenziali presenti sul territorio provinciale ed alle opportunità offerte dalla programmazione sociosanitaria
regionale e locale;
- consentire un aggiornamento agevole e tempestivo delle informazioni destinate alla popolazione, allineate con quanto puntualmente revisionato nei siti web degli Enti ed Agenzie
competenti nelle varie materie;
- offrire un ulteriore strumento di sviluppo e consolidamento della rete dei rapporti attivati
sul territorio provinciale riguardante il settore anziani».
Il documento è stato continuamente aggiornato e pubblicato ogni volta che le modifiche
sono state ritenute importanti e soprattutto utili per l’Utente, ora siamo giunti alla redazione
della sua seconda edizione più ricca di informazioni, facilitata nella ricerca dei dati e graficamente più presentabile. Sinora ho potuto riscontrare che il Vademecum dell’Anziano
è già pubblicizzato sui siti di ben 8 Comuni e 8 Associazioni della nostra provincia, altre
pubblicazioni promesse si verificheranno a breve.
Un corso sull’utilizzo del Vademecum online ha coinvolto 12 volontari delle associazioni
collaboratrici ed esiste l’intenzione di promuovere altri incontri presso il laboratorio di informatica dell’Università della Terza Età di via Mazzini 28 in città.
Siamo convinti che gli elogi ottenuti per questa nostra idea, sul modo di aiutare gli anziani
in difficoltà, potrà consolidare la rete di solidarietà esistente e renderla più forte e più vicina
ai bisogni dei cittadini del territorio mantovano.
Saperne di più
Sfida nel sociale
Periodico a cura
del Collegamento
Provinciale del Volontariato
Mantovano.
Aut. Trib. Mantova n° 17.16.11.2000.
Direttore Responsabile:
Lorenzo Vecchia
Direttore Esecutivo:
Elena Benaglia
Editore:
Gian Franco Giavara
Hanno collaborato a questo numero:
Enzo Zampolli, Giuseppe Mattiello,
Bruno Miorali, Elena Benaglia,
Giovanni Paganin, Aldo Guernieri
COLLEGAMENTO PROVINCIALE
DEL VOLONTARIATO
MANTOVANO
Piazza Sordello 43, 46100 Mantova
Tel/Fax: 0376/223433
www.collegamentovolontariato.org
e-mail. [email protected]
Presidente: Enzo Zampolli.
Presidente onorario:
Gian Franco Giavara.
Vicepresidente: Elena Benaglia.
Consiglieri:
Maria Luisa Costa, Bruno Miorali,
Laura Amadei, Giorgio Guarnieri
Segretario: Giuseppe Mattiello
Segreteria:
Pasquale D’Urso, Marisa Stellini
Federato al MO.V.I.
(Movimento del Volontariato Italiano).
ADESIONI AL COLLEGAMENTO
Per richiedere l’adesione al Collegamento del Volontariato è sufficiente
inoltrare una domanda su carta intestata
dell’associazione allegando copia dello
Statuto Associativo e copia organigramma del Consiglio Direttivo.
Le Richieste saranno valutate alla prima
riunione del Consiglio.
Lo stesso si riunisce ogni mese presso
la sede associativa.
E’ possibile a tutti i responsabili associativi partecipare alle riunioni del Direttivo del Collegamento
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Sfida_nel_sociale_dic._2013