Sfida nel sociale Sfida nel sociale 1 Foglio informativo per i gruppi e le associazioni che operano nel sociale (In collaborazione con l’Assessorato Provinciale Politiche Sociali) Direttore Responsabile: Lorenzo Vecchia – Aut. Trib. MN n. 17 del 16.11.2000 – Poste Italiane spedizione in A.P. art. 2 comma 20/c legge 662/96 Numero 2 (Dicembre 2013) La politica “vecchia” alimenta disuguaglianze e divisioni il volontariato innovativo cerca di ricucire la coesione 1 Il diverso sei tu 4 Volontariato oggi. Vizi e virtù Dieci anni... con gli Sherpa Vademecum dell’anziano residente nella provincia di Mantova 5 6 7 Gli auguri del Collegamento Troviamo difficile formulare, con convinta serenità, gli auguri di Natale ai nostri lettori senza pensare alle varie problematiche (in particolare quelle economiche) che ci tengono ancora prigionieri di questa crisi che sembra non aver fine. Chiudono aziende e negozi in continuazione ed il il livello della disoccupazione è arrivato a percentuali più che allarmanti. Ci dicono che la crisi sta finendo, ma facciamo fatica a credere che una ripresa sia realmente vicina. Abbiamo esaurito l’ottimismo e la speranza per un futuro migliore. E allora come possiamo contrastare questa triste situazione e ritrovare almeno un po’ di serenità? Come cittadini/volontari pensiamo di avere una importante carta da giocare: LA SOLIDARIETA’. Un esempio: perché non rivediamo il nostro tenore di vita ricorrendo a qualche rinuncia per aiutare chi è in difficoltà? Dobbiamo trasformare l’egoismo in una bontà tangibile non fatta di belle parole. Aiutando chi è nel bisogno potremo riscoprire la gioia del DONO e ritrovare la gioia di vivere in serenità ed in pace con noi stessi. Nel confidare che questo semplice messaggio giunga a destinazione AUGURIAMO ai nostri Lettori i migliori AUGURI di un BUON NATALE e di un FELICE ANNO NUOVO. Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano La politica “vecchia” alimenta disuguaglianze e divisioni il volontariato innovativo cerca di ricucire la coesione ■ ■ di Lorenzo Vecchia I l 2013 si accinge a essere riposto nell’archivio del passato. Forse lo faremo scivolare “involontariamente” in fondo al cassetto, con l’intento di dimenticarcene in fretta, di rimuoverlo dalla “memoria visiva” più immediata. Non è stato un granché, no, come anno? Già, abbiamo vissuto dei tempi migliori, come si è soliti dire. Questa, è stata a tutti gli effetti una brutta annata: è iniziata male, è proseguita peggio, e adesso, sta per chiudersi all’insegna di un pessimismo acuto, nero, come non se ne vedevano oramai da alcuni anni. Il 2013 termina il suo percorso, mentre la classe politica, le istituzioni, sembrano attraversare un periodo di enorme confusione, e il Paese pare caduto in una fase di profonda depressione! Tutto si mostra fragile: l’economia, il lavoro e l’aspetto finanziario; l’ambiente e il clima; l’educazione, la capacità di relazionare, e quindi, la convivenza tra le persone, all’interno di una stessa comunità sociale; la famiglia, ed i rapporti di coppia… Qualunque “cosa” risulta contraddistinta da una forte incertezza. Per non parlare della politica, poi! Il Governo “annaspa” (come molti altri Esecutivi che l’hanno preceduto, del resto!), il Parlamento, per tanti, è delegittimato (dopo che la Corte Costituzionale ha pressoché bocciato due passaggi fondamentali della Legge eletterale in vigore dal 2005…), i politici, spesso, si auto-delegittimano da soli, con le dichiarazioni contrastanti, e appunto confuse, che rendono continuamente alla stampa (il loro “sport” preferito, è quello di smentire se stessi, nel giro di pochissimi minuti), e gli interventi che vengono disposti, al fine di risollevare il Paese, uscire dalla crisi, e sconfiggere la reces- sione (dando anche una “sistematina” ai conti pubblici!), proprio non convincono per nulla. Si ha l’impressione che, anziché “guarire” la malattia della quale soffre l’Italia, finiscano con l’aggravare la situazione patologica in cui si ritrova (insomma, è sempre la vecchia storia del rimedio che fa male quanto e più delle cause che hanno scatenato i malanni, oggigiorno “prodotti in serie”, ampliati, perché stanno diffondendosi così, a macchia d’olio, quasi “per contagio”, invece di venire risanati!). In quest’ottica, si rivela veramente esemplare la faccenda della “Legge di stabilità”: in teoria, la si dipinge come un qualcosa di “salvifico”. Nella realtà, aumenta i danni! La recente, e chiara, presa di posizione assunta dal “Mo.v.i.”, il “Movimento per il volontariato italiano” (che ha denunciato tutte le “storture” e le “carenze” presenti nei provvedimenti contenuti nella suddetta “Legge…), evidenzia, in maniera illuminante, quello che il Governo avrebbe potuto e dovuto fare, ma non ha fatto. Perdendo allora l’ennesima occasione per indirizzare il Paese lungo la strada della ripresa. I “vertici” del “Mo.v.i.”, manifestando un netto dissenso, nei confronti della “Legge di stabilità” (occorre però ricordare che non è ancora definitiva: attualmente, la sta esaminando la Camera dei Deputati…), si sono chiesti: «Siamo o non siamo, tutti tenuti a concorrere alla realizzazione del “bene” della nostra Nazione, ossia alla costruzione di un Paese migliore?». Bèh, se la risposta è “sì”, bisogna rimarcare che le “misure” inserite nella “Legge”, smentiscono questo “dogma”, e percorrono piuttosto segue a pagina 2 2 la direzione opposta… Cioè la direzione di sempre: non si intravvede alcun cambio di rotta, o inversione di tendenza. Peraltro, il dibattito politico è quasi tutto impostato ed imperniato sui fattori di tipo economico e finanziario, con il palese intento di avallare o rifiutare le “scelte” operate, così, di per se stesse (come se fossero astruse, avulse, dal contesto storico nel quale vengono compiute!), mentre si sorvola e si ignorano tranquillamente i possibili riflessi sociali, su larga scala. E proprio per questo motivo, il volontariato si è sentito sollecitato a proporre il suo pensiero, a proposito soprattutto del tema delle tassazioni. LE TASSE E LA COSTITUZIONE Sì, si tratta di un problema assai delicato (e oggigiorno alquanto vituperato…). Però costituisce il punto di partenza, nonché il groviglio da sciogliere, se si vuole sul serio invertire la rotta. Già, tutto risiede e dipende da questa specifica componente: la “leva fiscale”. Che purtroppo, sembra destinata a rimanere iniqua. Cioè, a procedere ancora con i classici “due pesi e due misure”… In barba e alla faccia, oltretutto, di quello che sancisce la Costituzione. L’Articolo numero 53 della nostra “Carta costituzionale”, è una specie di inno alla solidarietà economica: «Tutti, sono chiamati a contribuire alle spese pubbliche, – recita – in ragione della rispettiva capacità…». Probabilmente, una simile norma viene interpretata male. Ma soprattutto (il “Mo.v.i.” è di questo avviso), viene malamente tradotta e declinata, nella realtà quotidiana. Perché il “contributo”… è palesemente disuguale… C’è chi dà di meno e c’è chi dà di più, di quanto potrebbe! «L’odierna crisi, – si spiega a margine di un comunicato emesso dal “Movimento” – interpella e inquieta tutti quanti… Ma ancora di più ci allarmano le vie che vengono indicate e proposte per superarla. Nella nostra veste di volontari, abbiamo optato per l’idea di vivere e affrontare la crisi, con la serena inquietudine di chi, pur scorgendo i segnali di paura e di chiusura egoistica, che potrebbero rendere più frammentato e più conflittuale il nostro territorio, crede e immagina che nel contempo, esista la concreta possibilità di oltrepassare insieme i problemi e le difficoltà, se ognuno mette in gioco le proprie responsabilità, la condivisione delle esperienze, la passione per i valori e il bene comune, impegnandosi ad anticipare quel “nuovo”, che è già in mezzo a noi…». Il “Mo.v.i.” ha già intrapreso questo cammino verso il “nuovo” (ad esempio, con un Progetto intitolato “Strade nuove per…”), e si sta adoperando per aiutare i volontari a capire che cosa possono fare e come devono agire, individualmente e collettivamente, allo scopo di sperimentare delle rinnovate relazioni, interpersonali e comunitarie, e di spendersi a favore dell’implementazione di un autentico Welfare, efficace, inclusivo, e accogliente… Però serve una maggiore consapevolezza anche da parte dei cittadini, oltre che qualche sforzo in più, sul fronte delle decisionalità politico-amministrativa! La riflessione lanciata dal “Mo.v.i.” è perentoria: occorre rimuovere le cause, ormai radicate e consolidate, che generano sia una maggiore povertà sociale, sia un elevato livello di degrado civile… Non ci potrà essere un avvenire, per il nostro Paese, senza la solidarietà. E quest’ultimo, è un concetto che non può certamente prescindere dalla tematica delle tasse. Il rischio insito nella “Legge di stabilità”, per come è stata stilata oggi, è quello di accentuare ulteriormente le disparità sociali accumulate nel corso dei decenni più recenti: «Ci sconcerta il dibattito in atto… – dichiarano i volontari – Vi è una pressoché totale mancanza di “segnali” chiari e significativi, a beneficio di quelle politiche di equità e solidarietà, che auspichiamo da tempo. Il principio fondamentale al quale occorrerebbe attenersi, è quello della cosiddetta “progressività delle tasse”!». La Costituzione (che fissa appunto il pagamento delle tasse quale forma di massima solidarietà economica, ritenendola inderogabile per tutti), decreta che le tasse devono essere progressive, ossia, versate in maniera proporzionale alla propria ricchezza: chi ha un reddito più alto, paga una percentuale superiore. Si tratta di un fatto di giustizia, che consente di attuare la re-distribuzione della ricchezza, ma è pure una componente di “elementare intelligenza economica”, dal momento che così aumenta il numero di quanti possono accedere ai con- Sfida nel sociale sumi, alimentando così la produzione. Insomma, se si riduce la “progressività delle tasse”, crescerà contemporaneamente la disuguaglianza. I REDDITI E LE SPEREQUAZIONI In pratica, è quello che è capitato negli ultimi decenni (e che continua a succedere). E la delusione (l’irritazione) più grandi, derivano proprio dal fatto che non si fa nulla, o poco, per fermare un processo del genere… Chi ha un reddito più alto, corrisponde una percentuale superiore? Macché: avviene magari il contrario… Il ragionamento, è molto semplice: se cala la “progressività delle tasse”, aumenta la disuguaglianza. Ed è, nella sostanza, quello che è capitato, e si verificherà anche prossimamente. A dirlo, sono i “numeri”, come per esempio i dati snocciolati dal “Mo.v.i.” medesimo, che ha illustrato al meglio i processi in atto: «L’Italia è un Paese sempre più disuguale, – si legge ancora nel comunicato steso dal “Movimento” – in cui si seguitano a stanziare delle risorse esigue, a vantaggio delle politiche attive, rivolte all’inclusione sociale, a tagliare i fondi dedicati a sostenere l’infanzia e l’adolescenza, nonché a sottovalutare il problema delle persone non auto-sufficienti, con la solita e falsa motivazione che “i soldi non bastano”. Eppure le risorse ci sono. E per reperirle, è sufficiente non avere paura delle tasse, liberarsi da quell’assurda ideologia che le dipinge come il peggiore dei mali, e discutere semmai di come vengono “incassate”, e dopo, anche utilizzate!». Le statistiche, comprovano come la “forchetta” che separa i ricchi dai poveri, si sia eccessivamente “dilatata”… Nel 1988, i redditi più alti, quelli che superano i 300.000 euro, pagavano il 62% di Irpef, mentre quelli più bassi il 12%. Nel 2013, i redditi più elevati pagano il 43%, e quelli inferiori il 23%. Più chiaro di così! Quello slogan che, a suo tempo, diceva “Meno tasse per tutti”, ha nascosto in verità la pratica del “Meno tasse per i ricchi”. Si tratta di una sorta di Robin Hood alla rovescia! Così, la politica italiana ha costruito un sistema fiscale ingiusto, odiato dai cittadini, e ha ucciso l’idea stessa della solidarietà, sancita e propugnata, in maniera lampante, dalla Costituzione. Quest’ultima, ha cioè individuato nella leva fiscale, un autentico punto di partenza, imprescindibile, l’elemento-clou, ai fini e nell’ottica dell’attuazione di un “modello di Welfare” efficace, efficiente, giusto, e appunto solidale e democratico. Purtroppo, di fronte a questi obiettivi, la classe politica si ostina a opporre tuttora l’abusato refrain, la stucchevole “manfrina” e “solfa”, relativa alla carenza delle risorse, in cui, forse, si malcelano ben altre “mire”. Per questi motivi, il pianeta del volontariato, che “tocca con le proprie mani”, quotidianamente, le crescenti sofferenze di parecchie persone (e il connesso disagio sociale), ha commentato in un modo non proprio favorevole e non esattamente benevolo, i vari provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità, dove si evince che il “nodo dell’iniquità fiscale”, non viene né sciolto e né tanto meno risolto. «Perché è giusto che si paghino equamente le tasse? Bèh, – prosegue il testo redatto dal “Mo.v.i.”, ricco di spunti interessanti, e in cui si manifesta un evidente “fastidio” e dissenso, nei confronti di certi interventi – la battaglia politica per la riduzione delle tasse, ma esclusivamente a favore dei ricchi, si è tradotta anche in una lotta culturale contro l’idea stessa delle tasse, rappresentate attraverso l’immagine di uno Stato, che non fa altro che “mettere le mani” nelle tasche degli italiani, per “sottrargli” il denaro guadagnato con molta fatica… L’inevitabile effetto di una simile “campagna”, è stato quello di divulgare e implementare la convinzione che il pagare le tasse sia sbagliato, e quindi di alimentare l’evasione. Nel frattempo, è cresciuta la distanza fra i ricchi e i poveri, come dimostra una recentissima indagine effettuata in Europa dall’Eurostat!». La ricerca ha stabilito che l’Italia è uno dei Paesi europei in cui risulta più elevato il valore del cosiddetto “Indice di Gini”, che misura, in pratica, il reddito delle famiglie. I DIRITTI E LA CORRUZIONE Oggi, la ricchezza è concentrata nelle mani di pochi. Sembra che occorra il reddito di tre milioni di italiani poveri, per uguagliare quello dei dieci cittadini ricchi. Inoltre, pure da uno studio eseguito dalla Banca d’Italia, è emerso che, dalla metà Sfida nel sociale degli anni Ottanta in avanti, la disuguaglianza è sistematicamente aumentata, finendo così con il portare il 10% dei nuclei familiari del Paese, a possedere più del 45% della ricchezza complessiva… Pertanto, sono solo pochi individui, a detenere e a spartirsi il “grosso” della ricchezza creata in Italia (e a ciò, hanno contribuito certe scelte miopi inerenti le imposte, e la spending-review). «La stessa impostazione culturale folle, – asserisce il “Mo.v.i.” – ha provocato pure quell’insopportabile tassazione che grava sul lavoro… Quest’ultimo, invece, andrebbe decisamente detassato, e “alleggerito”, sostenendo in particolare i redditi bassi, nonché l’inserimento occupazionale dei giovani. Non sono più accettabili le miopie politiche, che si esprimono perfino nella rinuncia a investire nel campo della prevenzione, salvo poi essere costretti a gestire e a rincorrere le tante emergenze legate alle calamità naturali, e pure nella superficialità con cui si operano i tagli alla spesa, senza adottare dei criteri rivolti a salvaguardare i diritti dei poveri…». Meno tasse ai ricchi, meno servizi ai cittadini, e intanto non si può dimenticare che una cattiva azione politica persiste nel nutrire la corruzione, e gli sprechi delle risorse pubbliche (due problematiche mai veramente affrontate): «Un Paese così non ci piace proprio per nulla… – afferma il “Mo.v.i.” – Rischiamo di venire distrutti dalla cultura individualistica ed egoistica, che è divenuta una sorta di “pensiero unico” dominante. Se si vuole affrontare la crisi che stiamo vivendo, si dovrà tutti percorrere delle strade nuove, capaci di diffondere la cultura e la pratica della solidarietà: è la sola via seria e percorribile, che ci può condurre fuori dall’atroce tunnel odierno, altrimenti destinato a protrarsi a lungo. Ogni giorno, la nostra esperienza ci insegna che si deve cambiare. Dalle nostre “postazioni” di volontari, che si situano sulla frontiera dell’ingiustizia, lanciamo con molta forza il nostro appello: chiediamo a tutti i cittadini, di concorrere a costruire un’Italia migliore, più uguale e responsabile, rinnovando l’impegno teso a favorire la partecipazione e la solidarietà, e pure accogliendo l’idea di doverne pagare il prezzo, in termini di piccoli sacrifici, personali e familiari; e dopo, chiediamo anche al Governo, di combattere l’evasione, e la corruzione, che sono dei “furti”, perpetrati ai danni dei poveri, e domandiamo al Parlamento, di rafforzare la “progressività delle imposte”, così da generare le risorse necessarie per facilitare l’inclusione sociale, una reale promozione dei diritti, il lavoro, e un maggiore investimento nei beni comuni!». Ci è sembrato giusto “riprendere” quasi per intero il citato documento elaborato dal “Mo.v.i.”, perché vi si sottolinea come sia in corso un costante “impoverimento”, nel tessuto sociale. Un impoverimento economico, che si accompagna a quello culturale! In altre parole, la “nuova povertà” sta avanzando a passi da gigante e si amplifica in continuazione (anche per effetto delle scelte fatte dal Governo, ma non solo…). Però, le difficoltà economiche sono un po’ le figlie di una pregressa povertà culturale, etica e relativa ai valori, all’educazione e alle relazioni (e a sua volta originata dal “regime consumistico-individualistico” imperante), e nel contempo, ne sono pure il “motore”, in quanto adesso contribuiscono ad acuirla (più peggiora la propria situazione sociale, e più si esaspera la tendenza a diventare egoisti). Sotto questo profilo, è determinante l’apporto erogato dal volontariato, attivo tanto sul piano della lotta contro la “povertà economica”, quanto su quello dell’advocacy, della difesa dei diritti, che poi significa ristabilire i valori dell’educazione e della solidarietà. LA SPERANZA E L’INNOVAZIONE In questo senso, più sopra già si è accennato all’impegno portato avanti proprio dal “Mo.v.i.”. Ma anche il locale “Collegamento provinciale del volontariato”, non se ne sta fermo con le mani nelle mani. Ha promosso e sta promuovendo numerosi interventi e varie azioni. E fra i tanti, vale magari la pena di menzionare il Progetto denominato “Accompagniamo il futuro”, che si è concluso nel settembre di quest’anno (ma che si è preso il merito di aprirsi qualche “varco”, di schiudere qualche “porta”, e che ora ha intenzione di mantenerle aperte…). Gli obiettivi di questa progettualità a vasto raggio 3 (alla quale è peraltro seguita una ricerca-inchiesta riservata ai volontari più giovani!), erano questi: promuovere e potenziare il campo delle risorse umane, all’interno delle organizzazioni del volontariato; promuovere e sviluppare i molteplici servizi, offerti dalle organizzazioni medesime. Semplicando un po’ il concetto, in concreto, lo scopo consisteva principalmente nella volontà di reperire ed ingaggiare dei nuovi volontari, da inserire nelle associazioni, coinvolgendoli nelle loro attività. Questo, in apparenza, e sotto un aspetto meramente “pragmatico” (si avverte il bisogno di “forze nuove”, in prospettiva di un futuro incerto, e da destinare al “ricambio”, a sostituire, insomma, le figure più anziane, i volontari esperti e di “lungo corso”: ovunque, prima o poi, scatta l’esigenza del rinnovamento, oltre che del rafforzamento!). Tuttavia, in un progetto di questo tipo, si “nascondeva”, anche e soprattutto, una finalità di natura “educativa”… Accanto all’ambizione di “fare proselitismo”, di “attirare” le “nuove leve”, in modo da rimpolpare l’esercito dei volontari, vi era anche la voglia di entrare in contatto con le altre realtà locali, con l’intento di diffondere l’idea dell’impegno sociale e solidale, quale vero “stile di vita”, capace di ribaltare il momento di crisi sopracitata, e di farci uscire dal “guado” (perché solo con la solidarietà, si bloccano e si sconfiggono i due impoverimenti citati in precedenza, quello economico, e quello educativo!). Le realtà con cui si è voluto interagire, erano (sono) il mondo scolastico, e il pianeta produttivo (passando attraverso il Provveditorato agli studi, i volontari sono così entrati in alcuni istituti, dove hanno spiegato ai ragazzi che cosa vuole dire “fare volontariato”; ma un qualcosa di analogo, hanno fatto pure nelle imprese, negli ambienti aziendali indicati e segnalati dall’Associazione degli Industriali: dialogando con molti lavoratori ormai prossimi ad andare in pensione, hanno illustrato agli stessi, come funziona l’universo del volontariato). Il bilancio tracciato al termine dell’iniziativa (che il Collegamento ha ideato assieme e in sinergia con altre associazioni e soggetti pubblici virgiliani), è apparso abbastanza lusinghiero. E la collaborazione con i due “mondi” sopracitati, si è rivelata tutto sommato abbastanza proficua (sebbene che si viva in un’epoca… poco propensa all’altruismo!). Molti studenti, e alcuni neo-pensionati, si sono avvicinati al cosmo dell’impegno sociale, solidale, iniziando e intraprendendo in via sperimentale, un’attività da volontari. L’opera di sensibilizzazione, ha insomma dato qualche frutto. Si è riusciti a coinvolgere direttamente quasi una quarantina di “pensionati”, e 25 di loro stanno compiendo la loro prima esperienza, nel settore del volontariato (si sa che con l’entrata in vigore della cosiddetta “Riforma Fornero”, l’età della pensione è stata procrastinata, e spostata più in avanti: quindi, quelli che si apprestano ad abbandonare il posto di lavoro… sono diminuiti!). E poi, nelle 18 classi incontrate nelle scuole, per un totale di oltre 440 alunni, si è riusciti a inserire nelle associazioni, nelle parrocchie, o in altre realtà, ben 118 studenti. Questo “lavoro” proseguirà ancora. Ed è un lavoro, che “contrasta” molto con quanto sta facendo la classe politica: mentre il volontariato fa di tutto per creare una maggiore coesione sociale, il Governo alimenta le tensioni e le divisioni, le disuguaglianze e le ingiustizie… Per esempio, mentre si sta sempre di più escludendo il giovane dal mercato del lavoro, il volontariato sta spiegando a tutti, ai giovani e agli imprenditori, che l’impegno sociale aiuta i giovani a maturare, forgia la loro identità, forma la loro coscienza, li rende “persone”… E in più, mettendo alla prova e spendendo i loro talenti in questo campo, crescono e acquisiscono anche delle competenze “tecniche”, oltre che “morali”, che poi possono essere utilizzate pure nel contesto professionale: è un “valore aggiunto” allo stato puro, che va riconosciuto (prima di tutto, dai datori di lavoro e dalle istituzioni, sotto la forma del “credito formativo!). Questo, signori, si chiama “innovazione” (mentre i politici ragionano da “vecchi”). Il “sociale”, non è disgiunto, non è dell’altro, rispetto all’economia: ecco che cosa ci racconta il volontariato, la cui cultura, costituisce la vera “speranza”, per l’anno che verrà, e per tutto l’avvenire. Ormai la “cultura del volontariato” travalica il suo stesso ruolo precipuo e primordiale. Si è fatta “politica”. Autentica, genuina… E in grado di rigenerare quella fiducia e quell’ottimismo che oggi latitano… 4 Sfida nel sociale Il diverso sei tu ■ ■ di Giuseppe Mattiello Siamo giunti alla 5^ edizione della Giornata della disabilità internazionale promossa nella nostra Provincia. La giornata bella, coinvolgente ed interessante, ma soprattutto eccezionale per l’alta adesione si è svolta al Museo Polironiano di San Benedetto Po. La manifestazione organizzata da Provincia di Mantova ufficio delle Politiche sociali e delle pari opportunità, dal Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano e da Camper Solidale Mantova. Come in tutte le precedenti occasioni, il tema è “il turismo come veicolo di integrazione”, una modalità per unire persone abili e diversamente abili. A partire dalla prima edizione in cui affrontiamo il discorso delle barriere architettoniche che erano poco considerate, oggi qualcosa si è fatto in molte strutture pubbliche nel territorio. Il Museo Polironiano per esempio può ospitare qualsiasi tipologia di turista e per questo va un ringraziamento a coloro che gestiscono tale struttura. La manifestazione è stata ricca di spunti di solidarietà e di coesione sociale, motivi per cui gli organizzatori ringraziano le oltre 20 associazioni partecipanti con oltre un centinaio tra persone con disabilità ed educatori. Un altro considerevole ringraziamento va all’istituto Bonomi-Mazzolari di Mantova, che grazie ai suoi insegnanti ed allievi hanno contribuito all’accoglienza ed all’accompagnamento dei cinque gruppi, Non vogliamo dimenticare i volontari “Amici per il Museo” che con la loro opera hanno reso il percorso piacevole ed interessante. Sono intervenuti per ricordare le motivazioni di questa manifestazione Giuseppe Mattiello Presidente di Camper Solidale Mantova, Elisabetta Golinelli per la Provincia di Mantova, Enzo Zampolli Presidente del Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano Il Sindaco Giavazzi, presente all’evento, ha ricordato come sia molto importante il coinvolgimento delle associazioni di volontariato, delle scuole, degli enti, per creare reti di interesse per i monumenti nazionali, ma più in particolare, come sia importante stare insieme ed essere d’aiuto gli uni con gli altri. La giornata si è conclusa con un ricco rinfresco offerto dai volontari e dal personale del Museo Polironiano ai partecipanti all’iniziativa. Sfida nel sociale 5 Volontariato oggi. Vizi e virtù ■ ■ di Elena Benaglia Nel corso degli anni stiamo assistendo a una crescita costante delle organizzazioni di volontariato presenti sul territorio, dagli anni novanta in poi si registra, infatti, una tendenza al sistematico aumento del numero di associazioni; non si esagera nell’affermare che la realtà del volontariato è di fondamentale importanza per le società moderne, spesso si sostituisce a servizi che lo stato sociale non è più in grado di assicurare. Il volontariato offre, oggi più che mai, un contributo importante all’erogazione dei servizi alla persona e, in qualche misura, all’elaborazione dei piani e delle strategie del welfare locale, in un’ottica di sempre maggiore collaborazione con le amministrazioni pubbliche locali. In una fase di crisi di credibilità di molte delle istituzioni che occupano lo spazio pubblico, il volontariato continua a godere della fiducia di gran parte dell’opinione pubblica. Da un paio di decenni si parla di “insostenibilità economica” del welfare state, lo Stato, cioè, si è dimostrato incapace di finanziare una sempre maggior quantità di servizi, se non a rischio di provocare il generale fallimento della propria economia. La strada migliore da percorrere, dal nostro punto di vista di volontari attivi, è quella di ripristinare gli elementi di solidarietà tipici delle comunità. La strada che invece non vorremmo percorrere è quella di eliminare quote di sicurezza sociale a favore della giungla sociale, adeguandoci a esempi extraeuropei. L’ambito socio assistenziale, sanitario e educativo corrisponde all’attività prevalente di oltre metà delle organizzazioni di volontariato italiane. Le Organizzazioni di volontariato socio-assistenziale tendono a produrre servizi “generalisti” (non specializzati) e di welfare “leggero”: prestazioni ad alto contenuto relazionale che si traducono anzitutto in attività di ascolto (60% circa di queste OdV), di animazione e di assistenza (40%), e – in una minoranza (una OdV su tre) –in forme di sostegno economico a individui o famiglie in difficoltà. Le organizzazioni che operano in ambito sanitario tendono, invece, a produrre servizi più specializzati, a più elevato contenuto di professionalità e con un bacino di utenti meno diversificato. Le attività più diffuse sono la raccolta del sangue, il trasporto dei malati e le attività di pronto soccorso. Benché le attività di tipo socio-sanitario rimangano le più diffuse, si nota una sempre crescente diversificazione delle aree d’intervento di cui si occupano le organizzazioni di volontariato. Questa tendenza testimonia il ventaglio crescente di aspettative e funzioni con cui il volontariato è oggi chiamato a confrontarsi. In Italia la partecipazione ad attività di volontariato è in crescita. Secondo i dati Istat, in poco meno di 20 anni la percentuale di persone che si dedicano al volontariato è passata dal 6,9% al 10%. Nel 2011 sono più di 5 milioni gli italiani che hanno svolto una qualche attività gratuita presso un’associazione di volontariato. Inoltre, secondo una ricerca dal titolo “La valorizzazione economica del lavoro volontario nel settore non profit” (di Istat e Cnel), il valore economico delle attività volontarie in Italia è pari a quasi a 8 miliardi di euro. L’incremento della quota di persone che svolgono attività di volontariato ha riguardato soprattutto alcune fasce d’età: i giovani e gli anziani. Gli ultrasessantenni sono aumentati, dal 1993 al 2011, di oltre 7 punti percentuali, i giovani di oltre 3 punti percentuali, con picchi di 6 punti per i 18-19enni. Le altre fasce hanno registrato aumenti, ma più contenuti. A livello territoriale, la zona d’Italia in cui si regista la percentuale più alta sia di persone che hanno svolto attività gratuita per una qualche associazione di volontariato, sia di quelle che hanno versato del denaro a favore di istituti o enti no profit è il Nord-Est, dove si è anche avuto il più alto numero di donazioni di sangue ogni 1000 abitanti. Ricordiamo, però, che la contabilità Istat, che calcola una quota di volontari compresa tra l’8,5 e il 9% dei residenti in Italia con almeno 14 anni di età, fa riferimento a coloro che hanno svolto attività di volontariato “almeno una volta l’anno”, quindi il numero di volontari che svolgano la propria attività continuativamente potrebbe essere di molto inferiore. Nonostante i dati Istat illustrino un trend positivo, nel confronto internazionale l’Italia si colloca in fondo alla classifica. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, il nostro paese, con Bulgaria, Grecia e Lituania, fa parte del gruppo di nazioni europee caratterizzate da una bassa partecipazione al volontariato. Le percentuali per questi paesi, fanalino di coda, sono pari o al di sotto del 10%. Valori ben più bassi di quelli registrati, ad esempio, da Olanda, Austria, Svezia o Regno Unito dove la partecipazione supera il 40%. Nel corso dell’ultimo decennio l’aumento del numero di organizzazioni di volontariato è andato di pari passo con una certa frammentazione delle appartenenze e della partecipazione nelle stesse: ciò che è stato definito, in una ricerca FeoFivol, “molecolarizzazione e assottigliamento delle compagini solidaristiche”. In un quarto delle organizzazioni di volontariato censite il numero dei volontari è addirittura pari o inferiore alle 5 unità. Questo dato può segnalare la vivacità delle micro-iniziative solidaristiche, ma anche il peso di autoreferenzialità e localismi che segnalano una sempre maggiore difficoltà ad aggregare volontari in una cornice comune, e a fare rete tra organizzazioni diverse. La presenza di tante OdV basate sull’impegno di pochissimi volontari comporta dei problemi di autoreferenzialità e difficoltà a realizzare forme di coordinamento con altre unità, con il rischio o di isolarsi e di essere una realtà marginale. La perdita di tensione verso l’impegno solidaristico determina altresì la presenza di molte “organizzazioni dei presidenti” che proprio per questo hanno un futuro incerto. Diventare soggetti attivi nella costruzione delle politiche sociali, nella realizzazione di servizi di welfare, significa affrontare un passaggio fondamentale: dall’essere portatori dei bisogni dei singoli, organizzando attività di assistenza mirate e specifiche, bisogna arrivare a saper rappresentare insieme ad altri “i problemi del territorio”, contribuendo attivamente alla definizione di obiettivi condivisi di intervento, includendo nella programmazione idee che arrivano dalla riflessione e rielaborazione delle proprie esperienze e di altre esperienze del terzo settore. 6 Sfida nel sociale Dieci Anni... con gli Sherpa ■ ■ di Giovanni Paganini Dieci anni! Sembra impossibile che sia passato tanto tempo! Eppure è così! Certamente nell’ottobre del 2002 non vi era alcuna certezza che Gli Sherpa potessero durare tanto, anzi il dubbio era che non si riuscisse neppure a partire! Gli ostacoli erano tanti quanto il nostro entusiasmo a cercare di superarli.L’emozione più bella ripensando a questa “avventura” è l’aver conosciuto persone stupende con cui condividere un progetto improntato su una base solida di valori quali l’onestà, la dedizione, la gratuità. Valori apparentemente ovvi per chi si accinge a fondare un’associazione di volontariato ma che in realtà non sono sempre così scontati. È necessario, come in qualunque impresa della vita, essere tenaci e coerenti.Io fui coinvolto grazie a Gianni Pirondini che una sera mi incontrò alla Casa di cura Villa al Lago mentre prestavo servizio. Mi confidò il desiderio di costituire un’associazione di volontariato per l’assistenza domiciliare ai malati terminali di cancro. In quell’occasione gli dissi che da poco avevo frequentato un master in cure palliative e che avrei dato volentieri una mano. Fu così che Gianni mi presentò al resto della squadra di avventurieri. Eravamo a casa di Anna Orlandi che conoscevo per i miei trascorsi lavorativi presso l’Oncologia di Mantova ai tempi del compianto Dr. Franco Smerieri. Tra gli altri c’era anche Gianna Bertazzoni, stimata assistente sociale dell’ospedale. Persone che, insieme a Gianni mi garantivano affidabilità. Quella sera ogni membro del gruppo ebbe modo di presentarsi e di esprimere le motivazioni che lo inducevano ad intraprendere questa impresa. Quasi tutti avevano un vissuto personale di sofferenza nell’assistenza di un proprio caro ammalatosi di cancro e che dovette percorrere il lungo, faticoso e spesso solitario periodo della terminalità. È impossibile non ricordare la figura fondamentale del dr. Smerieri fra i promotori di tale iniziativa, egli mise in campo la propria personalità carismatica e le sue conoscenze che permisero il riconoscimento e il sostegno dell’associazione da parte delle principali istituzioni pubbliche mantovane.Solo con delle basi condivise di metodo di lavoro si poteva sperare di creare un gruppo capace di lavorare in equipe. Per cui,il primo anno lo dedicammo alla formazione del personale sanitario istituendo un corso multidisciplinare in cure palliative.Non fu facile, grazie all’impegno straordinario di tutti ma specialmente all’esperienza di Stefania Ambrosi che proveniva dal mondo della scuola riuscimmo ad organizzare il primo corso per volontari e il primo corso multidisciplinare addirittura accreditato dal ministero della salute per l’educazione continua dei medici e degli infermieri. Tutto ciò non fu possibile solo con le buone intenzioni, ci volevano soldi! Così emersero le straordinarie capacità di Mara Baraldi, di Ginetta Tamagnini e del nostro presidente Gianni che si misero a “bussare” alle porte di banche, privati e fondazioni benefiche. Proprio il primo corso fu fucina di tanti volontari che tuttora sono colonne portanti dell’associazione e che in seguito divennero protagonisti nell’assistenza ai malati e nel coinvolgimento di amici e colleghi.Finalmente nel gennaio 2004 iniziammo col primo paziente in stretta collaborazione col medico di famiglia. Concentrammo tutte le nostre energie fisiche e professionali analizzando insieme tutti gli aspetti assistenziali e tutte le criticità che di volta in volta emergevano annotandole scrupolosamente. Dopo un anno di “sperimentazio- ne” di un modello di cura che prevedeva un servizio gratuito che garantisse una pronta reperibilità medico infermieristica 24 ore su 24 per 7 giorni su 7, nacque l’esigenza di reperire fondi per poter pagare professionisti che lavorassero in modo continuativo per l’associazione in quanto era evidente che per garantire un servizio efficiente ed efficace non ci si poteva affidare unicamente al tempo libero di medici ed infermieri volontari. Bisognava creare una equipe costituita da: “professionisti con lo spirito di volontari e volontari impegnati come professionisti”. Con questo motto accogliemmo dapprima la dr.ssa Franca De Felice e successivamente il dr. Sergio Defendi più un piccolo gruppo di Infermiere e Assistenti Socio Sanitarie. A questo punto, il problema dei soldi divenne sempre più pressante facendo passare più di una notte in bianco a Mara e a Ginetta che dedicarono anima e corpo a redigere progetti e domande alle fondazioni. Non mancarono le iniziative dei volontari per organizzare incontri conviviali facendo divenire addirittura una tradizione il pranzo annuale di Cerese. Instancabili motori furono Anna Orlandi e Gianni Pirondini, la prima con la sua grande capacità di coinvolgere e trascinare amici e colleghi, il secondo nel dare a tutti noi sempre la fiducia e la speranza affidandosi alla divina provvidenza che a onor del vero non venne mai a meno. Nel 2005 gli Sherpa, in occasione dell’apertura dell’Hospice di Villa Carpaneda di Rodigo si impegnarono a costituire un gruppo di volontari dedito all’accompagnamento dei malati degenti e delle loro famiglie. È con particolare gratitudine che desidero ricordare quel gruppo di pionieri dal cuore immenso che partecipò fattivamente alla nascita e alla crescita del primo Hospice pubblico mantovano: Gianna, Maria, Nella, Gerardo, Lidia, Franca, Maria e altri che poi nel tempo si aggiunsero. Persone che con la loro presenza discreta e il loro sorriso resero più sereno il doloroso cammino di tanti malati e famiglie. Ripeto sempre con soddisfazione che il nostro Hospice non odorava di disinfettante ma profumava di caffè come a casa. Una casa accogliente, viva! Adornata da piante, fiori e decorazioni. Pur nella fatica questi volontari non abbandonarono mai il loro compito che, soprattutto nei primi tempi, li coinvolse anche quotidianamente trascurando le proprie famiglie. Neppure gli inevitabili conflitti interni li fecero demordere dal loro intento. Con pazienza, mettendosi in discussione, superarono le incomprensioni e proseguirono nella loro opera per il bene degli ammalati. Negli anni, gli Sherpa, si sono adoperati per crescere e lavorare in rete con le altre istituzioni e associazioni di volontariato con alterne fortune e difficoltà ma sempre nella consapevolezza che è necessario integrarsi con un vicendevole atteggiamento di collaborazione superando così i contrasti. Oggi, a distanza di tempo, con lo sguardo di chi vede da lontano, dico che gli Sherpa sono una bellissima realtà che grazie al lavoro e al sostegno di tanti nonché della provvidenza come dice Gianni, si è consolidata nel tessuto sociale diventando di tutti i mantovani. E’ perché tutto questo e molto altro ancora non vada perduto, che si è pensato di raccogliere vissuti, esperienze, emozioni nel testo di questo primo periodo di attività dell’Associazione Gli Sherpa nel libro “I nostri primi dieci anni” che è stato presentato alla Madonna della Vittoria il 14/12/13. Sfida nel sociale 7 Credo che la scheda di presentazione del “Vademecum dell’Anziano residente nella provincia di Mantova”, che si può leggere sulla pagina del sito del Centro Servizi del Volontariato Mantovano, illustri in modo comprensibile e completo l’utilità di questo documento dedicato agli anziani mantovani. Ritengo pertanto utile inserirla integralmente per permettere, anche a coloro che non hanno la possibilità di leggerla online o di scaricarla dal WEB, di rendersi conto perché a circa 7 mesi dalla presentazione pubblica del documento siamo ancora convinti valga la pena parlarne. La speranza di tutti noi che abbiamo contribuito alla scelta deiAldo testi da inserire e a perfezionarne la formattazione è che ■ ■ di Guernieri chi opera a favore degli anziani si unisca a noi nel perfezionamento di questo strumento, per renderlo sempre più di “respiro provinciale” e facilitarne l’aggiornamento e l’integrazione. <<<Cos’è e a chi si rivolge Credo che la scheda di presentazione del “Vademecum dell’Anziano residente nella provincia di Mantova”, che sociosanitari si può leggere Il Vademecum è uno strumento di orientamento, una guida ai servizi sociali, e sulla pagina del sito del Centro Servizi del Volontariato Mantovano, illustri in modo comprensibile e completo l’utilità di questo dosanitari della provincia di Mantova, pensata soprattutto per essere gestita dalle associazioni o cumento dedicato agli anziani mantovani. Ritengo pertanto utile inserirla integralmente per permettere, anche a coloro che non hanno dagli enti di che intercettano gli anziani, anche daglia circa anziani stessi che sono in del grado di la possibilità leggerla online o di scaricarla dal WEB, dima rendersi conto perché 7 mesi dalla presentazione pubblica documento siamo ancora convinti valga la pena parlarne. La speranza di tutti noi che abbiamo contribuito alla scelta dei testi da inserire navigare sul web. e a perfezionarne la formattazione è che chi opera a favore degli anziani si unisca a noi nel perfezionamento di questo strumento, per Dove sisempre consulta e scarica il file del Vademecum renderlo più di “respiro provinciale” e facilitarne l’aggiornamento e l’integrazione. Il documento è direttamente scaricabile dal sito del CSVM al link http://www.csvm.it/index.php/promozione-e-comunicazione/promozione-del-volontariato. Il Vademecum è uno strumento di orientamento, una guida ai servizi sociali, sociosanitari e sanitari della provincia di Mantova, Tale modalità la disponibilità un enti documento in gli versione pensata soprattuttoassicura per essere gestita dalle associazionidi o dagli che intercettano anziani, masempre anche dagliaggiornata. anziani stessi che sono in grado di navigare sul web. Per informazioni o per un’eventuale stampa cartacea, Francesco Molesini 0376-367157, [email protected]. Cosa contiene Il documento è direttamente scaricabile dal sito del CSVM al link Nel http://www.csvm.it/index.php/promozione-e-comunicazione/promozione-del-volontariato. Vademecum sono pubblicate informazioni specifiche e collegamenti diretti ai siti dei vari Tale modalità assicura la disponibilità di un documento in versione sempre aggiornata. Enti, ogni volta citati per competenza, ovvero: Vademecum dell’Anziano residente nella Provincia di Mantova Cos’è e a chi si rivolge Dove si consulta e scarica il file del Vademecum Per informazioni o per un’eventuale stampa cartacea, Francesco Molesini 0376-367157, [email protected]. Contiene i principali servizi e riferimenti presenti presso gli Enti Pubblici del territorio in campo sanitario, sociosanitario integrato e di assistenza sociale: Nel Vademecum sono pubblicate informazioni specifiche e collegamenti diretti ai siti dei vari Enti, ogni volta citati per competenza, ovvero: Numeri utili, servizi e Emergenza informazioni di base Continuità assistenziale Numeri utili, servizi e informazioni di base Contiene i principali servizi e riferimenti presenti presso gli Carta Regionale dei Servizi Enti Pubblici del territorio in campo sanitario, sociosanitario inSportelli Informativi CeAD tegrato e die assistenza sociale: Emergenza Sociale Spazio di Accoglienza assistenziale Sportello di Continuità promozione Sociale di Mantova Carta Regionale dei Servizi Propone, in modo specifico, il sistema della rete di Unità d’Offerta Sportelli Informativi e CeAD Sociale e Sociosanitaria Integrata della provincia in ottemperanza alla Spazio di Accoglienza Sociale programmazione regionale e territoriale: Sportello di promozione Sociale di Mantova Servizio Assistenza Domiciliare Servizisociali sociali e socio-sanitarie Propone, in Integrata modo specifico, il sistema della rete di Unità Servizi e prestazioni prestazioni Assistenza Domiciliare d’Offerta Sociale e Sociosanitaria Integrata della provincia in socio-sanitarie Telesoccorso ottemperanza alla programmazione regionale e territoriale: Continuità delle cure Servizio Assistenza Domiciliare Centri DiurniAssistenza e RSA Domiciliare Integrata Malattia di Alzheimer e altre forme di Demenza Senile Telesoccorso ContinuitàBadanti delle cure Rete degli Sportelli Centri DiurniSociale e RSA Spazio di Accoglienza Malattia di Alzheimer e altre forme di Demenza Senile Rete degli Sportelli Badanti Spazio di Accoglienza Sociale Cosa contiene 8 Sfida nel sociale Agevolazioni sociali e Benefici economici Servizi offerti dal Privato Sociale agli Anziani Questo settore del vademecum, che maggiormente si distingue per innovativitˆ, raccoglie non solo i servizi attivati bens“ anche tutte le opportunitˆ assicurate dalla programmazione regionale e locale per la tutela e la salvaguardia dei diritti degli anziani: ausili protesi esenzioni ticket invaliditˆ civile strumenti per le disabilitˆ accesso a fondi bonus e benefit Le attività svolte a favore degli anziani dalle associazioni e da altri enti no-profit della provincia mantovana: attività e servizi socio-sanitari attività a tutela dei diritti e dei consumatori attività svolte da Cooperative Sociali e Fondazioni. L’idea e i suoi obiettivi Il vademecum nasce da un’idea del Centro per i Problemi dell’Anziano di Mantova nell’ambito del Secondo Laboratorio Provinciale del Volontariato Mantovano organizzato dal CSVM. L’intento era quello di fornire una guida ai cittadini per l’accesso ai servizi sociosanitari, socio assistenziali e del Terzo Settore presenti sul territorio provinciale che risultasse di facile consultazione e che consentisse un rapido e puntuale aggiornamento delle informazioni. Queste due necessità hanno pertanto fatto protendere il gruppo ideatore a preferire la redazione di un documento in versione online, assolutamente suscettibile di evoluzioni e miglioramenti in tempi rapidi, con modalità efficaci e sistematiche di raccolta e organizzazione delle nuove informazioni. Grazie alla collaborazione del CSVM e di altri Enti a vario titolo coinvolti (ASL di Mantova, Comune di Mantova e Sportello di Promozione Sociale, ASPeF e realtà del Tavolo Provinciale del Terzo Settore) è stato pertanto realizzato il “Vademecum dell’Anziano residente nella provincia di Mantova”. Gli obiettivi che ci si è posti sono: - orientare i cittadini anziani, i familiari ed i portatori d’interesse per le fragilità sociali degli anziani riguardo alla rete di offerta dei servizi sociosanitari e socio assistenziali presenti sul territorio provinciale ed alle opportunità offerte dalla programmazione sociosanitaria regionale e locale; - consentire un aggiornamento agevole e tempestivo delle informazioni destinate alla popolazione, allineate con quanto puntualmente revisionato nei siti web degli Enti ed Agenzie competenti nelle varie materie; - offrire un ulteriore strumento di sviluppo e consolidamento della rete dei rapporti attivati sul territorio provinciale riguardante il settore anziani». Il documento è stato continuamente aggiornato e pubblicato ogni volta che le modifiche sono state ritenute importanti e soprattutto utili per l’Utente, ora siamo giunti alla redazione della sua seconda edizione più ricca di informazioni, facilitata nella ricerca dei dati e graficamente più presentabile. Sinora ho potuto riscontrare che il Vademecum dell’Anziano è già pubblicizzato sui siti di ben 8 Comuni e 8 Associazioni della nostra provincia, altre pubblicazioni promesse si verificheranno a breve. Un corso sull’utilizzo del Vademecum online ha coinvolto 12 volontari delle associazioni collaboratrici ed esiste l’intenzione di promuovere altri incontri presso il laboratorio di informatica dell’Università della Terza Età di via Mazzini 28 in città. Siamo convinti che gli elogi ottenuti per questa nostra idea, sul modo di aiutare gli anziani in difficoltà, potrà consolidare la rete di solidarietà esistente e renderla più forte e più vicina ai bisogni dei cittadini del territorio mantovano. Saperne di più Sfida nel sociale Periodico a cura del Collegamento Provinciale del Volontariato Mantovano. Aut. Trib. Mantova n° 17.16.11.2000. Direttore Responsabile: Lorenzo Vecchia Direttore Esecutivo: Elena Benaglia Editore: Gian Franco Giavara Hanno collaborato a questo numero: Enzo Zampolli, Giuseppe Mattiello, Bruno Miorali, Elena Benaglia, Giovanni Paganin, Aldo Guernieri COLLEGAMENTO PROVINCIALE DEL VOLONTARIATO MANTOVANO Piazza Sordello 43, 46100 Mantova Tel/Fax: 0376/223433 www.collegamentovolontariato.org e-mail. [email protected] Presidente: Enzo Zampolli. Presidente onorario: Gian Franco Giavara. Vicepresidente: Elena Benaglia. Consiglieri: Maria Luisa Costa, Bruno Miorali, Laura Amadei, Giorgio Guarnieri Segretario: Giuseppe Mattiello Segreteria: Pasquale D’Urso, Marisa Stellini Federato al MO.V.I. (Movimento del Volontariato Italiano). ADESIONI AL COLLEGAMENTO Per richiedere l’adesione al Collegamento del Volontariato è sufficiente inoltrare una domanda su carta intestata dell’associazione allegando copia dello Statuto Associativo e copia organigramma del Consiglio Direttivo. Le Richieste saranno valutate alla prima riunione del Consiglio. Lo stesso si riunisce ogni mese presso la sede associativa. E’ possibile a tutti i responsabili associativi partecipare alle riunioni del Direttivo del Collegamento