ESTRATTO DA
ACER
INGEGNERIA NATURALISTICA RICOMPOSIZIONE AMBIENTALE DI UNA CAVA ABBANDONATA
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
Palificata viva
a parete doppia
e, a destra,
dopo otto mesi,
nel pieno
della primavera.
Nuova identità
Testo e foto di Francesco Custode, architetto socio Aipin e Onidia Ciriello, architetto
M
▼
Da cava di pietra per l’edilizia ad area fruibile dai cittadini. Un esempio
positivo di come le tecniche di ingegneria naturalistica al servizio
dell’amministrazione comunale abbiano permesso di ricucire
il paesaggio e recuperare parte del territorio. Ad oggi primo e unico
intervento realizzato in Campania ai sensi della normativa regionale
olti i temi e le problematiche affrontati in fase progettuale ed esecutiva
per il recupero di una cava a Castelnuovo di Conza, un piccolo comune del salernitano: dagli aspetti storici connessi a una cava
abbandonata prima degli anni ’50, al problema
della stabilità e della protezione dei versanti,
alla ricerca di tecnologie di intervento appropriate, al tema del paesaggio.
Per l’opinione pubblica una cava abbandonata rappresenta oggi la testimonianza dello
scempio perpetrato per anni al nostro paesaggio. Eclatante è il deturpamento fatto al paesaggio della Campania nel cui territorio sono
presenti circa 1114 cave (tabella 1).
All’indomani del trasferimento alle Regioni
delle competenze in merito all’attività estrattiva, in Campania con la Legge Regionale (L.R.)
n. 54/85 e successivamente con la L.R. n.
17/95, si disciplinava la materia tenendo conto:
• per l’apertura di nuove cave, della necessità
di effettuare le relative ricomposizioni ambientali dei lotti abbandonati;
• per le cave abbandonate e dismesse, di promuoverne il recupero ambientale, nella
considerazione che fino a oggi, sia per gli
interessi economici e imprenditoriali legati
a questo settore, sia per la mancanza di
un’adeguata pianificazione, non si era realmente recuperata, con la ricomposizione
ambientale, una cava in tutta la Campania.
Oggi la maggiore sensibilità rispetto a
queste problematiche deve indurre a ritenere
una cava abbandonata un’occasione, per restituire al nostro territorio una parte di ambiente
naturale perduta o per offrire nuove funzioni
compatibili e sostenibili alla collettività.
A sinistra, l’evoluzione della cava a due
anni dall’intervento. Le staccionate, le
scalinate e i percorsi in pietra favoriscono
l’accesso e la visita all’area recuperata.
63 • ACER 2/2006
ESTRATTO DA
ACER
INGEGNERIA NATURALISTICA
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
PLANIMETRIA E SEZIONI DEL PROGETTO DI RICOMPOSIZIONE DELLA CAVA DI CASTELNUOVO DI CONZA
Fronte Nord
Limite cava
Inerbimento mediante posa in opera di biostuoia
in fibra di cocco e idrosemina
Palificata viva in legname a parete doppia
Pulizia della roccia affiorante, testimonianza
della passata attività estrattiva e del geotopo
Scaletta in legname per accesso al fronte Nord
Tipologie vegetali
Specie arboree
Fronte Nord
Specie arbustive
Specie erbacee
(I numeri indicano le specie)
Piano di cava
Sezione 2
Piano di cava
Accessi e percorsi in selciato di pietra
Muretto di delimitazione
Stagno
Staccionata in legname
Ingresso
Fronte Sud
Inerbimento mediante posa in opera di geocelle
a nido d’ape e idrosemina
N
Sezione 1
Fronte Sud
Idrosemina
Sezione 1
Geocelle tridimensionali
Staccionata
Staccionata
676,80
Trincea per aggancio
biostuoia
Biostuoia
677,50
676,80
674,90
Arbusti
Selciato
663,00
Idrosemina
Talee
Manto erboso
Palificata viva
in legname a parete
doppia
Tubo drenante
Sezione 2
Trincea
per aggancio
biostuoia
Staccionata
Muretto in pietra di perimetrazione
677,40
Biostuoia
Idrosemina
Muretto di delimitazione
Tubo drenante
▼
Per questa ragione il recupero di una cava
abbandonata è un tema appassionante; quello
della cava Chianche è stato possibile grazie alla
politica di valorizzazione e investimento nei
beni ambientali adottata dall’Amministrazione
Comunale di Castelnuovo di Conza che pensa
a uno sviluppo economico sostenibile del
proprio territorio. L’intervento è realizzato
attraverso una progettazione “pioniera”, che
ha anticipato le direttive del “Regolamento per
l’attuazione degli interventi di ingegneria
naturalistica” emanato da parte della stessa
Regione Campania nel 2002 (con Decreto del
Presidente della Giunta Regionale n.
574/2002). La progettazione, prevedendo
l’utilizzo di tecniche d’ingegneria naturalistica si “inventava”, in quel particolare momento, una metodologia d’intervento, successivamente sistematizzata dalla normativa.
Il progetto di recupero
della cava
Si è valutata la necessità di recuperare il
sito attraverso un progetto di rinaturazione
che potesse ricucire quei legami perduti
con l’ambiente circostante, costruire connessioni con il contesto, favorendo equilibri ecologici distrutti.
L’ingegneria naturalistica ha consentito
Trincea
per aggancio
biostuoia
Biostuoia
678,10
Selciato
Stagno
Manto
erboso
Percorso principale
in selciato
di risanare questa parte di territorio, risolvere tecnicamente i problemi di erosione superficiale dei versanti e realizzare una costruzione architettonica del paesaggio in cui
ogni singolo elemento, pur conservando
una propria identità, divenisse partecipe di
un equilibrio generale.
Con il progetto si è mirato anche alla valorizzazione del sito, cercando una funzione
realmente compatibile e con le caratteristiche ambientali del posto e con le esigenze
della collettività. La destinazione più inte-
Tubo
drenante
Idrosemina
Staccionata
Muretto di perimetrazione
ressante e più legittima per la cava abbandonata, in questo ambito, è risultata quella
di parco suburbano di tipo produttivo.
In considerazione degli studi specialistici
ante operam, riguardanti gli aspetti geologici,
idrologici, floro-vegetazionali, paesaggistici,
si è previsto: la sistemazione idrogeologica
dell’area di cava, la modellazione del terreno
a protezione dei corpi litici, il risanamento
paesaggistico con la ricostituzione dei caratteri generali ambientali e naturalistici dell’area in relazione alla situazione preesistente e
TABELLA 1 - STATO DELLE CAVE ESISTENTI IN CAMPANIA AL 2001 E AL 2005
CAVE CLASSIFICATE AL 2001 (n.)
Province
CAVE RECUPERATE AL 2005 (n.)*
Attive Sospese Dimesse Abbandonate Totale
Avellino
26
Benevento 20
Caserta
47
Napoli
24
Salerno
44
Totale
161
9
5
19
2
61
96
29
66
41
21
55
212
77
80
220
114
154
645
141
171
327
161
314
1114
Recuperate
0
0
0
0
1
1
(*) = Rielaborazione dei dati tratti dalla relazione di Abate I. presentata al convegno “Coltivazione e recupero
delle cave di pietre ornamentali”. Sant’Andrea di Conza (AV), 10 giugno 2005.
ACER 2/2006 • 64
ESTRATTO DA
ACER
INGEGNERIA NATURALISTICA
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
Scheda tecnica
Una trasformazione lunga cinquant’anni
Progetto: recupero ambientale della cava
abbandonata in località Aia delle Chianche
Luogo: Castelnuovo di Conza (SA)
Categoria dei lavori: OG13 Opere
d’ingegneria naturalistica
Superficie: 8046 m2
Committente: Comune di Castelnuovo
di Conza
Progetto: Francesco Custode (architetto)
Coordinatore alla sicurezza in fase
di progettazione e esecuzione
e direttore dei lavori: Francesco Custode
Collaboratore alla progettazione
e alla direzione dei lavori: Onidia Ciriello
(architetto)
Consulenti: Rocco Tasso (geologo),
Maria Grotta (naturalista)
Geologo: Luigi Mirabella
Responsabile unico del procedimento
U.T.C.: Luca Zarra (geometra)
Funzionario regionale Settore cave
e torbiere: Giuseppe Pistone (ingegnere)
Durata dei lavori: 6/5/ 2003 - 29/4/2004
Importo contrattuale dei lavori con
oneri alla sicurezza: 137167,79 Euro
Finanziamento: 75% Regione Campania
- Settore cave e torbiere
25% Comune di Castelnuovo di Conza
Impresa appaltatrice dei lavori: Giardini
e ambiente di Lavello di Potenza (PZ)
Impresa subappaltatrice per alcune
opere d’ingegneria naturalistica:
Cooperativa Sele Legnami di Laviano (SA)
Costo unitario dei lavori: 17,05 Euro/m2
L
dissesto. Il fenomeno principale di cui si è
dovuto tener conto è invece l’erosione superficiale causata dagli agenti atmosferici. In
questa zona, in occasione e a seguito di intense precipitazioni, anche nevose, si verifica un
dilavamento superficiale molto intenso, favorito dalla ridotta permeabilità della coltre superficiale e dall’assenza, su ampie superfici, di
vegetazione arborea e arbustiva.
Uno dei percorsi in selciato di pietra
che attraversano tutta l’area.
Gli interventi realizzati
Schematizzando l’area di cava in tre zone, gli
interventi si sono differenziati a seconda delle
caratteristiche del sito.
Fronte Nord
Si è realizzato un intervento di inerbimento mediante posa in opera di biostuoia in fibra
di cocco e idrosemina; una palificata viva in
legname a parete doppia; la pulizia della
roccia affiorante, testimonianza della passata
attività estrattiva e della natura del materiale
litico utilizzato nell’edilizia storica di Castelnuovo di Conza; la conservazione e la protezione di un geotopo.
Per proteggere il versante Nord dall’erosione superficiale, connesso alle acque di scorrimento superficiale, è stata posata una biostuoia
in fibra di cocco. L’applicazione di tale tecnica
ha garantito la protezione del versante da fenomeni erosivi di tipo concentrato e diffuso,
inizialmente grazie all’azione protettiva della
biostuoia e successivamente per effetto della
copertura erbacea. Già prima di effettuare
l’idrosemina, dopo alcune settimane, si è notata la presenza di una coltre erbacea grazie alla
germinazione di semi già presenti in sito o
portati dal vento, evidenziando subito un effetto positivo della stesura della biostuoia.
▼
a quella circostante, il raccordo delle superfici di nuova formazione con quelle già esistenti e la piantagione di specie vegetali autoctone o analoghe a quelle preesistenti.
L’area della cava, con una superficie totale di
8046 m2, è collocata alla sommità di un modesto rilievo collinare che raggiunge una quota di
circa 700 m slm, su di un versante separato da
due incisioni torrentizie che hanno una funzione di raccolta e trasporto delle acque meteoriche di ruscellamento. Dall’analisi geologica e
idrologica si è rilevata l’assenza di segni di
a cava rappresenta una testimonianza storica per la cultura materiale del paese di Castelnuovo di Conza.
Nata per l’estrazione di pietre utilizzate
come materiale da costruzione, fu
abbandonata intorno agli anni ’50.
Le pietre cavate, dalla caratteristica
colorazione grigio-verdastra e giallastra,
sono state utilizzate per la costruzione
della maggior parte dell’abitato storico
del paese.
Cessata l’attività estrattiva, divenne un
campo sportivo di fortuna fino al terremoto del 1980. Nei giorni successivi al
sisma, che distrusse gran parte dell’abitato storico del paese portando la morte
per 86 persone, fu utilizzata come area
di atterraggio per gli elicotteri di soccorso. Vi atterrò l’elicottero con il Presidente Pertini, Spadolini e altre autorità.
Negli ultimi anni ’80, data la necessità di
smaltire il materiale di scavo della parte
più antica del centro storico, totalmente
distrutta, divenne una discarica occasionale di macerie e detriti di materiale
edile. Prima dell’intervento, la cava si
presentava non solo come una ferita nel La cava di Castelnuovo di Conza ieri (in alto)
paesaggio, ma anche una discarica di e oggi (sopra) dopo l’intervento realizzato.
materiale edile, una sacca di degrado ai
limiti fra il centro abitato e l’aperta campagna. Eppure l’Aia delle Chianche, località in cui si
trova la cava, è in una particolare posizione panoramica; al limite tra l’insediamento urbano, l’area cimiteriale e l’area archeologica dei mulini ad acqua, essa è posta in uno dei punti
più acclivi e più alti del paese, luogo dove si può godere un’ottima vista, non solo su tutto il
centro abitato ma anche sulla Valle del Sele fino al varco appenninico Sella di Conza, limite
naturale fra i territori bagnati dal Sele e quelli interessati dall’Ofanto.
65 • ACER 2/2006
ESTRATTO DA
ACER
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
Posa della biostuoia.
■ BIOSTUOIA IN FIBRA DI COCCO
Per proteggere il versante Nord dall’erosione
superficiale, è stata posata una biostuoia in fibra
di cocco. La sua messa in opera ha previsto le
seguenti operazioni: riprofilatura del versante;
realizzazione della trincea a monte e fissaggio;
stesura della biostuoia; fissaggio su versante;
fissaggio al piede con alloggiamento di un tubo
drenante; idrosemina. In fase esecutiva,
considerato che il sito si trova in una zona
ventosa, per evitare sollevamenti e strappi delle
stuoie è stato necessario sovrapporle secondo
la direzione predominante del vento.
Palificata al termine dei lavori.
■ PALIFICATA VIVA A PARETE DOPPIA
La messa in opera della palificata (n. 6 file x 11
x 1,2 h x 1,5 m) ha previsto le seguenti
operazioni: riprofilatura del versante;
costruzione della palificata con tondame
scortecciato di castagno; inserimento delle talee
di salice (con una densità di circa 5 talee per
metro) nel terreno presente a tergo della
palificata per almeno 10 cm; riempimento con
terreno vegetale. Oltre alle talee di salice
bianco, sono state inserite nella palificata specie
arbustive a radice nuda come la ginestra dei
carbonai, la fillirea, il rosmarino, il biancospino.
■ GEOCELLE A NIDO D’APE
La messa in opera delle geocelle a nido d’ape,
lungo il fronte Sud, ha previsto le seguenti
operazioni: riprofilatura del versante;
realizzazione di una trincea a monte;
stendimento; fissaggio mediante picchetti in
acciaio; riempimento con terreno vegetale;
idrosemina a spessore.
Riempimento delle geocelle con terreno.
■ IDROSEMINA
I versanti rivestiti con biostuoia e geocelle a nido
d’ape sono stati rinverditi mediante
idroseminatrice a pressione. La composizione
del miscuglio idroseminato, per 1 m2 di superficie
inerbita, era così costituita: acqua 15 l, semi 35
g, concime misto organico 150 g, mulch a base
di fibra di cellulosa e paglia 200 g, collante
organico a base di alghe 40 g.
Distribuzione del miscuglio con lancia.
COMPOSIZIONE PERCENTUALE DELLE SPECIE ERBACEE UTILIZZATE
NELL’INTERVENTO DI IDROSEMINA
SPECIE ERBACEE
Festuca arundinacea
Festuca ovina
Lolium perenne
Melilotus vulgaris
Lotus corniculatus
Cynodon dactylon
QUANTITÀ (%)
40
20
10
10
10
10
Oggi si è realizzata, per la presenza di
specie vegetali autoctone, una perfetta integrazione tra l’area di intervento e il contesto
paesaggistico e ambientale.
Sempre nel fronte Nord, dove la coltre di
alterazione superficiale e di riporto risultava
più spessa e data la natura incoerente di parte
del versante, è stato realizzato un intervento
di tipo intensivo antierosivo e di consolidamento mediante una palificata viva in legname a parete doppia. La palificata ha provveduto alla protezione del versante da fenomeni erosivi di tipo concentrato e diffuso. Oggi
è in buono stato di conservazione, grazie al
fatto che il legname di castagno è stato, in fase
esecutiva, ben scortecciato Il versante è totalmente rinverdito ed è difficile individuare la
presenza della struttura in legname.
▼
Le tecniche per controllare l’erosione
Fronte Sud
Questo versante è di circa 900 m2 ed è
costituito da un taglio in cui è prevalente la
componente minerale (roccia affiorante) con
substrato povero di materia organica e interessato da erosione superficiale. Quindi si è
optato per la posa di geocelle a nido d’ape,
composte di una struttura tridimensionale a
forma esagonale dello spessore di 10 cm per
garantire la permanenza in loco del terreno
vegetale (che altrimenti per motivi di pendenza e per le caratteristiche del substrato sarebbe stato completamente eroso dagli agenti
meteorici) e per consentire la messa a dimora
di specie arbustive e l’attecchimento mediante idrosemina di manto erboso.
A differenza di quanto accaduto nel versante Nord, qui la vegetazione ha dapprima attecchito lentamente e poi ha dato risultati positivi proteggendo bene il versante anche dopo le
precipitazioni intense del novembre 2003 che
hanno creato diversi dissesti idrogeologici nel
territorio. Dall’ultimo monitoraggio si è infatti potuto constatare il buon attecchimento
degli arbusti e, in particolare, delle ginestre
che sono risultate idonee laddove il substrato
è povero o quasi assente.
I versanti, di circa 4477 m2, rivestiti con la
biostuoia e le geocelle, sono stati trattati con
idrosemina utilizzando un sistema di spargimento meccanico a mezzo di idroseminatrice
a pressione. Il miscuglio era composto da
acqua, sementi di Festuca arundinacea,
Festuca ovina, Lolium perenne, Melilotus
vulgaris, Lotus corniculatus, Cynodon dactylon, concime organico e inorganico, mulch e
collante. La provenienza e germinabilità delle
sementi sono state certificate e la loro miscelazione con le altre componenti dell’idrosemina è avvenuta in loco, onde evitare fenomeni di stratificazione gravitativa dei semi
all’interno della cisterna.
Piano di cava
Il piano di cava è stato organizzato con
accessi e percorsi in selciato e zone di messa a
dimora arborea e arbustiva. Per la piantagione
ACER 2/2006 • 66
ESTRATTO DA
ACER
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
delle specie vegetali, nel piano di cava, sono
state privilegiate quelle a carattere produttivo,
con lo scopo di offrire alla collettività un luogo
di ricreazione dove poter sostare, passeggiare,
godere del fresco, dei colori durante le fioriture, ma anche dei sapori dei frutti degli alberi.
I sentieri hanno anche la funzione di stradelle spartifuoco secondo quanto stabilito dalla
L.R. n. 11/96. Gli accessi in selciato sono stati
prolungati con scalette realizzate in legname
sul fronte Nord. Un muretto in pietrame a
secco di limitate dimensioni delimita la zona
piana con il fronte Nord, ulteriore protezione
dall’eventuale caduta di materiale.
A tergo del muretto corre in aderenza un
tubo drenante nel quale vengono convogliate
le acque provenienti dal versante. Verso il
fronte Sud, una staccionata in legname e una
larga fascia di cespugli rappresentano il limite con la zona piana.
Uno dei problemi da affrontare negli interventi di rinaturazione di cave è il reperimento
di grandi quantità di terreno vegetale, possibilmente materiale autoctono. La legge prevede
che, nel momento in cui si procede alla coltivazione di una nuova cava, il terreno vegetale
superficiale venga accantonato e non venduto,
come spesso accade, per poter essere riutilizzato nella ricomposizione ambientale, prima
dell’apertura del successivo lotto di estrazione.
Considerate le grandi quantità di terreno necessarie, si può correre il rischio che mentre si
recupera un sito se ne deturpi un altro. In certe
realtà è necessario vigilare in corso d’opera in
merito alla provenienza del terreno vegetale,
che andrebbe reperito laddove sono presenti
cantieri che prevedono grandi interventi di
sbancamento come per esempio, quelli per la
realizzazione di strade. Nel nostro caso sono
stati utilizzati circa 3500 m3 di terreno vegetale, proveniente da cantieri vicini.
La risposta
delle specie vegetali
L
e specie vegetali prescelte per l’intervento di recupero sono state il risultato delle indagini
svolte sul campo e dei fattori legati alle condizioni termiche e alle esposizioni delle zone di
cava, alle capacità vegetative e di resistenza, soprattutto in relazione agli interventi di
ingegneria naturalistica, alla presenza delle piante sul territorio e non ultimo rispetto all’aspetto
paesaggistico e alla capacità di ogni pianta, insieme alle altre, di consentire una fruizione visiva
armoniosa dell’opera. L’area risulta essere nell’orizzonte di vegetazione sub-montano e
montano, a clima mite, che secondo il Pavari appartiene nella fascia inferiore, fino a 800-900 m
di altitudine, alla sottozona fredda del Castanetum. Le specie autoctone diffuse come noce,
sorbo, gelso, ciliegio, mandorlo, ulivo, selezionate in fase di progettazione per l’impianto nella
zona piana, sono risultate per lo più adatte. Sono state messe a dimora piantine a radice nuda
e in fitocella. Le due tabelle riportano le specie arbustive e arboree impiantate da progetto e i
risultati dei monitoraggi. Per quanto riguarda le talee di salice, nonostante le condizioni poco
favorevoli, si è scelto di fare un tentativo mettendone a dimora un certo numero. Il risultato del
monitoraggio è stato negativo: sono sopravvissute solo le talee impiantate nella zona più
umida, ovvero dove scaricano i tubi drenanti. Fra gli arbusti impiantati nella palificata invece è
da segnalare la risposta positiva della ginestra per il suo elevato grado di attecchimento.Tutte le
altre specie, sia arbustive che arboree, sono in gran parte sopravvissute a due stagioni
vegetative. Nell’ottobre 2005 sono state reimpiantate tutte le specie arboree morte.
In alto, gli arbusti scelti per la palificata hanno attecchito in buona percentuale.
RISULTATO DEL MONITORAGGIO DELLE SPECIE ARBUSTIVE A RADICE
NUDA UTILIZZATE PER LA PALIFICATA
SPECIE ARBUSTIVE
Alloro (Lauris nobilis)
Pero (Pyrus amygdaliformis)
Evomino (Euonymus europaeus)
Rosmarino (Rosmarinus officinalis)
Ginestra (Citisus scoparius)
Fillirea (Phyllirea angustifolia)
Biancospino (Crataegus monogyna)
Lentisco (Pistacia lentiscus)
Totale
PIANTE MESSE
PIANTE
PIANTE
A DIMORA (n.) MORTE (n.) VIVE (n.)
13
15
17
73
77
18
26
15
254
9
4
8
15
12
6
6
5
65
FALLANZA
(%)
4
11
9
58
65
12
20
10
189
69
26,6
47,0
20
15,6
33,3
23,1
33,3
25,5
Nota: la piantagione è stata eseguita l’1 ottobre 2003 e il monitoraggio il 7 ottobre 2005.
Considerazioni finali
▼
Per la riuscita di questo tipo d’intervento è
necessaria una manutenzione costante che, in
questi due anni, è stata affidata alle squadre di
idraulici forestali della Comunità Montana Alto
e Medio Sele. Affidare la manutenzione a
questo ente è stata una scelta riuscita: sia perché
il comune non ha sufficienti risorse per effettuare in proprio la manutenzione del sito, sia
per sensibilizzare le maestranze locali alla
conoscenza e all’ esecuzione di opere di ingegneria naturalistica. È auspicabile che queste
ultime siano parte integrante del bagaglio tecnico e culturale di questi operatori, i soggetti
certamente più adatti e per la loro presenza
sul territorio e per la loro formazione.
Il progetto di rinaturazione della cava
Chianche rappresenta un esempio di metodologia d’intervento aderente alla normativa
vigente e un modello di concreta volontà di
recupero ambientale di una cava. Infatti, il suo
recupero è a oggi il primo e unico intervento
realizzato ai sensi della L.R. n. 54/85, non per
carenza di fondi ma soprattutto per
67 • ACER 2/2006
RISULTATO DEL MONITORAGGIO DELLE SPECIE ARBOREE MESSE
A DIMORA NELL’AREA DEL PIANO CAVA
SPECIE ARBOREE
Noce comune (Juglans regia)
Castagno (Castanea sativa)
Sorbo (Sorbus domestica)
Gelso (Morus alba e Morus nigra)
Ciliegio (Prunus avium)
Mandorlo (Prunus amygdalus)
Olivo (Olea europaea)
Leccio (Quercus ilex)
Cipresso (Cupressus sempervirens)
Roverella (Quercus pubescens)
Melograno (Punica granatum)
Totale
PIANTE MESSE
PIANTE
PIANTE
A DIMORA (n.) MORTE (n.) VIVE (n.)
43
9
16
6
22
16
1
60
32
2
20
227
8
9
4
1
17
2
0
10
4
0
5
60
35
0
12
5
5
14
1
50
28
2
15
167
Nota: la piantagione è stata eseguita il 26 marzo 2003 e il monitoraggio il 7 ottobre 2005.
FALLANZA
(%)
18,6
100
25
16
77,2
12,5
0
16,6
12,5
0
2,5
26,5
ESTRATTO DA
ACER
© IL VERDE EDITORIALE
MILANO
per l’Alta Formazione Europea “Jean
Monnet”, Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze, Agenzia del Territorio, Siti, Napoli, 8 luglio 2004.
ONETO G., 1991. Manuale di architettura del
paesaggio. Elemond Periodici.
REGIONE LAZIO, 2002. Manuale d’ingegneria
naturalistica applicabile al settore idraulico. Edizione Punto e Stampa, Roma.
TASSO R., 2002. Considerazioni geologicotecniche sui limiti di applicabilità delle
opere d’ingegneria naturalistica nella sistemazione dei versanti. In: atti del convegno “L’ingegneria naturalistica nel
quadro di attuazione del P.O.R. Campania”. A cura dell’Aipin Campania, Napoli, 9 maggio 2002.
▼
mancanza di progetti. Questo nonostante
in Campania vi siano ben 1114 cave, di cui
più della metà, ovvero 645, abbandonate.
L’interesse dimostrato da parte dei tecnici
degli ordini professionali, di ingegneri, architetti, geometri, agronomi, con i quali sono
state organizzate visite tecniche e incontri, e
quello degli studenti dell’Università di Napoli coinvolti in seminari sull’argomento, si
contrappone alla disattenzione dimostrata
dagli organi istituzionali come quelli coinvolti nell’iter di approvazione del Piano regionale delle attività estrattive.
Su “La Repubblica” dell’8 novembre del
2004, mezzo di informazione popolare e non
tecnico, una giornalista (Rossella Sleiter) scrive: “...così gli architetti resuscitano il paesaggio ucciso dal cemento… anche una cava
abbandonata può tornare ad essere rimboschita, la materia le università l’insegnano, i giovani che la studiano ci sono”.
Ci si chiede, a questo punto, se il recupero
ambientale delle cave è e resterà un mero
“pensiero” dei tecnici e della collettività. ■
La cava come si presenta oggi: gli interventi
di recupero hanno cancellato il suo passato
e l’hanno reinserita nel contesto territoriale.
Bibliografia
AA.VV., 2002. L’ingegneria naturalistica
nel quadro di attuazione del P.O.R. Campania. Atti del convegno curato dell’Aipin
Campania, Napoli, 9 maggio 2002.
ABATE I., 2005. La breccia irpina indagine e
giacimentologica e geo-mineralogica nella
prospettiva del recupero dei centri storici.
Lo stato delle attività estrattive in Campania”. In atti del convegno: “Coltivazione e
recupero delle cave di pietre ornamentali”,
Sant’Andrea di Conza, 10 giugno 2005.
C IRIELLO O., C USTODE F., G ROTTA M.,
2004. Rinaturazione e ingegneria naturalistica. In: atti del seminario-corso di alta
formazione governo del territorio 20032004, coordinatore scientifico prof. ing.
Realfonzo A., - Arpa (Università di Napoli Federico II), Cure, Scuola di Ateneo per
Riferimenti normativi
Regione Campania - L.R. 13 dicembre 1985,
n. 54 “Coltivazione di Cave e Torbiere”.
Regione Campania - L.R. 13 aprile 1995, n.
17 “Modifiche ed integrazioni alla legge regionale13 dicembre 1985, n. 54, concernente la disciplina della coltivazione delle cave
e delle torbiere nella Regione Campania”.
Regione Campania - Regolamento per l’attuazione degli interventi di ingegneria naturalistica, DPGR n. 574/2002 - All. Tecnico.
Abstract
New identity
The former quarry in Castelnuovo di Conza
(SA), utilized until the 1950 for the extraction
of building material, has been reclaimed through the application of the most traditional
bioengineering techniques that have technically solved the surface erosion of slopes. The
result of the monitoring of trees and shrubs
two years after planting has been positive.
Scarica

Nuova identità - Il Verde Editoriale