INTERVENTI DI RISANAMENTO 88 5 INTERVENTI DI RISANAMENTO Il miglioramento delle condizioni ambientali del Torrente Crostolo può essere attuato seguendo due indirizzi principali. Il primo indirizzo prevede di accettare l’attuale regimentazione idraulica del Crostolo e di lavorare esclusivamente sulla riduzione delle immissioni inquinanti provenienti dai depuratori. Inoltre si potrebbe prevedere l’eliminazione dei carichi inquinanti gravanti sul tratto cittadino provenienti dai numerosi scarichi di alleggerimento della rete fognaria urbana. Il secondo indirizzo si propone l’obiettivo della “rinaturalizzazione” del corso d’acqua nel tratto cittadino prevedendo l’immissione artificiale di acqua in Crostolo. Tale progetto includerebbe anche l’istituzione di un parco fluviale e il riassetto morfologico dell’alveo di magra attraverso interventi di ingegneria naturalistica. Oltre ad eliminare gli impatti negativi alla cittadinanza in termini di salubrità dell’aria, sarebbe possibile conseguire la rivitalizzazione del Torrente anche in termini di vita acquatica aumentando la fruibilità delle aree circostanti (Crotti, 1997). In prima analisi ne consegue che un intervento volto alla rinaturalizzazione del Crostolo attraverso l’immissione d’acqua risulta essere la tipologia di intervento più idonea sotto ogni profilo poiché gioverebbe non solo al tratto cittadino ma all’intera asta fluviale. 5.1 Riduzione del carico inquinante Il D.Lgs. 152/99, modificato dal D.Lgs. 258/00, all’art.28 afferma che “tutti gli scarichi sono disciplinati in funzione del rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici e devono comunque rispettare i valori limite di emissione previsti nell'allegato 5.” Inoltre “la misurazione degli scarichi, salvo quanto previsto al comma 3 dell'articolo 34, si intende effettuata subito a monte del punto di immissione in tutte le acque superficiali …” All’art.31 si precisa che “gli scarichi di acque reflue urbane che confluiscono nelle reti fognarie, provenienti da agglomerati con meno di 2.000 abitanti equivalenti e recapitanti in acque dolci […], sono sottoposti ad un trattamento appropriato, in conformità con le indicazioni dell'allegato 5, entro il 31 dicembre 2005. […] Le acque reflue urbane devono essere sottoposte, prima dello scarico, ad un trattamento secondario o ad un trattamento 89 INTERVENTI DI RISANAMENTO equivalente in conformità con le indicazioni dell'allegato 5 e secondo le cadenze temporali seguenti: a) entro il 31 dicembre 2000 per gli scarichi provenienti da agglomerati con oltre 15.000 abitanti equivalenti; b) entro il 31 dicembre 2005 per gli scarichi provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 10.000 e 15.000; c) entro il 31 dicembre 2005 per gli scarichi in acque dolci ed in acque di transizione, provenienti da agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso tra 2.000 e 10.000. Per quel che concerne il torrente Crostolo è da precisare che esso a breve rientrerà nelle aree sensibili, previste dal 152, in quanto facente parte del bacino idrografico del Po6. In tale prospettiva i limiti di emissione degli scarichi sono molto più restrittivi, soprattutto per quel che concerne i nutrienti, come precisato dall’art.32: “…le acque reflue urbane provenienti da agglomerati con oltre 10.000 abitanti equivalenti, che scaricano in acque recipienti individuate quali aree sensibili, devono essere sottoposte ad un trattamento più spinto di quello previsto dall'articolo 31 comma 3, secondo i requisiti specifici indicati nell'allegato 5.” Nell’allegato 5 del D.Lgs. 152/99 vengono definiti i valori limiti secondo la seguente tabella. Tabella 5.1 Limiti i emissione per gli impianti di acque reflue urbane. Parametri BOD5 COD Solidi sospesi Potenzialità impianto in A.E. 2000-10000 > 10000 mg/l % di rid mg/l % di rid ≤ 25 ≤ 125 ≤ 35 70-90 75 90 ≤ 25 ≤ 125 ≤ 35 80 75 90 Si precisa che “per i parametri azoto totale e fosforo totale le concentrazioni o le percentuali di riduzione del carico inquinante indicate devono essere raggiunti per uno od entrambi i parametri a seconda della situazione locale.” 6 Causa l’elevato grado di eutrofizzazione delle acque dolci e marine (Adriatico). INTERVENTI DI RISANAMENTO 90 Tale affermazione è poi meglio precisata in allegato 6: “Per individuare il nutriente da ridurre mediante ulteriore trattamento, vanno tenuti in considerazione i seguenti elementi: i) nei laghi e nei corsi d'acqua che si immettono in laghi/bacini/baie chiuse con scarso ricambio idrico e ove possono verificarsi fenomeni di accumulazione la sostanza da eliminare è il fosforo, a meno che non si dimostri che tale intervento non avrebbe alcuno effetto sul livello dell'eutrofizzazione. Nel caso di scarichi provenienti da ampi agglomerati si può prevedere di eliminare anche l'azoto; […]” Nel caso del torrente Crostolo, quindi, si deve applicare la riduzione del carico ad entrambi i parametri, come specificato dalla tabella seguente. Tabella 5.2 Limiti di emissione per gli impianti di acque reflue urbane recapitanti in aree sensibili. Parametri Fosforo totale Azoto totale Potenzialità impianto in A.E. 2000-10000 > 10000 mg/l % di rid mg/l % di rid ≤ 1 ≤2 80 80 ≤ 15 70-80 70-80 ≤ 10 Inoltre, in alcuni casi, per migliorare le caratteristiche degli effluenti dei depuratori occorre valutare possibili interventi già a partire dagli sversamenti in pubblica fognatura. Effluenti in grado di fare sentire i propri effetti (colore) ancora sullo scarico del depuratore finale, sono da abbattere maggiormente all’origine (AGAC, 2000). Un’altra strada da seguire è quella che prevede la valutazione di tutti i carichi inquinanti, puntuali e diffusi, presenti nel bacino e insistenti sul corpo idrico, individuando quelle misure che, in termini di costi-benefici, effettivamente producono miglioramenti nel corpo idrico. Certamente questa strada è più complessa sia dal punto di vista dell’attuazione che dei controlli, rispetto a quella in vigore, ma è anche quella che può portare a consistenti miglioramenti qualitativi. Un ultimo aspetto, anche se di minore rilevanza per quel che concerne la realtà del Crostolo, è la riduzione del carico diffuso. Per quel che concerne alcune correnti inquinanti specifiche quali, ad esempio, quelle contenenti azoto o pesticidi, la frazione proveniente da carichi di tipo diffuso è di notevole entità. Di conseguenza la riduzione dei carichi di tali composti nei corpi idrici passa necessariamente attraverso misure di contenimento degli scarichi diffusi. INTERVENTI DI RISANAMENTO 91 5.2 Variazione del regime idrico Nell’ambito degli interventi indicati tra le “linee guida” individuate dall’apposita Commissione istituita dalla Provincia di Reggio Emilia, è evidenziata in modo prioritario l’esigenza di immettere con continuità nel Crostolo acque di adeguato livello qualitativo (Spaggiari, 1999). L’approvvigionamento delle risorse idriche necessarie deve avvenire al di fuori del bacino del Torrente in questione e la fonte di approvvigionamento deve fornire sufficienti garanzie di continuità. L’immissione deve avvenire a monte del centro abitato di Reggio Emilia, garantendo in tal modo la soluzione al problema lungo il tratto cittadino, nonché a valle attraverso l’effetto diluizione che migliorerebbe la capacità autodepurativa del corso d’acqua. La scelta della fonte idrica prevede innanzitutto che venga definito un DMV relativo al tratto cittadino che debba essere mantenuto per tutto l’anno. È da escludere a priori la possibilità di attingere dalla falda in quanto già gravemente compromessa. Una seconda soluzione potrebbe essere la realizzazione di un invaso sul Crostolo, eventualmente utilizzando l’esistente cassa d’espansione e portando opportune modifiche. Tale tipo di intervento è però da escludere in quanto presenta costi di realizzazione e di gestione notevolmente elevati. Le soluzioni fattibili sono invece costituite dalla possibilità di attingere dai bacini limitrofi. Figura 5.1 Cassa d’espansione sul torrente Crostolo. INTERVENTI DI RISANAMENTO 92 5.2.1 Utilizzo di corpi idrici provenienti dal Secchia e dal Po Attualmente il consorzio di Bonifica Parmigiana Moglia – Secchia è in grado di effettuare la distribuzione del servizio irriguo su un comprensorio di 65.000 Ha attingendo da due derivazioni principali (Vera, 1997): $ dal Po, con sollevamento agli impianti di Boretto, per un totale di circa 150 milioni di m3/anno e con una portata di 35 m3/s; $ dal Secchia, in corrispondenza della traversa di Castellarano, per un totale di 40 milioni di m3/anno e con una portata di 8 m3/s 7. Le acque prelevate da Po giungono, attraverso il canale Derivatore, al canale Parmigiana-Moglia dal quale si diramano tre canali principali denominati Reggio, Correggio e Carpi. Il canal di Reggio è il canale che porta acque nel bacino del torrente Crostolo fino all’altezza di S. Maurizio sulla via Emilia (punto A, Figura 5.2). Ciò è reso possibile grazie ad una serie di impianti di sollevamento che portano l’acqua da una quota di circa 20 m. a 40 m. s.l.m. Le acque prelevate da Secchia giungono, attraverso il canale Reggiano di Secchia (portata 5 m3/s), dopo 37 km, a Reggio Emilia immettendosi poi nel canalazzo Tassone. La rete di distribuzione irrigua è costituita da canali a cielo aperto che attraversano terreni a scarsa componente argillosa, con conseguenti gravi perdite per infiltrazione. In secondo luogo, nella stagione estiva la carenza idrica del Secchia costringe ad un attingimento intermittente. Il progetto portato avanti dal Consorzio di Bonifica Parmigiana Moglia-Secchia punta l’attenzione sulle aree di alta pianura, la cui necessità di ulteriori apporti di risorse idriche può essere risolta, in parte, con l’approvvigionamento di acque provenienti dal bacino alimentato da Po (Vera, 2000). La BPMS inizierà a breve la realizzazione di un impianto di sollevamento e relativa condotta in pressione capace di derivare le acque al limite sud del comprensorio già irrigato da Po e di portarle sul canale Reggiano di Secchia. L’obiettivo che si persegue con tale progetto è quello di soccorrere il comprensorio irriguo sotteso al fiume Secchia con risorse derivate da Po, nei momenti culminanti della stagione irrigua, quando le risorse appenniniche sono limitatissime. L’opportunità di realizzare tale impianto si trova a monte del sollevamento di S. Maurizio, in comune di Reggio Emilia, mentre la condotta in pressione segue un tracciato INTERVENTI DI RISANAMENTO 93 verso sud, lungo un canale irriguo esistente, fino al canale Reggiano di Secchia in località Fogliano. Attualmente il canale Reggiano di secchia domina un comprensorio agricolo dell’estensione di circa 6.000 Ha. Il Consorzio ha già attuato negli anni ’80 un impianto di soccorso in prossimità di bagno (comune di Scandiano) che, con prelievo dal canale di S. Maurizio, è in grado di soddisfare un’area di 350 Ha. Un altro impianto di sollevamento sarà in grado di derivare acque sempre dallo stesso canale fino a Cacciola (comune di Scandiano) servendo un’estensione di 500 Ha. Il prolungamento della condotta da Cacciola a Sabbione permetterà di soddisfare l’esigenza irrigua per un’estensione di altri 700 Ha. Infine vi è un ultimo progetto, il più importante e recente, che prevede la realizzazione di una stazione di pompaggio (330 l/s) ubicata nel torrente Rodano in località S. Maurizio (punto A, Figura 5.2) in grado di sollevare acque da una quota di 44 m. a 67 m. s.l.m. portandole, tramite condotta al canale Reggiano di Secchia in località Fogliano (punto B, Figura 5.2). Attraverso uno sbarramento sarà poi possibile rigurgitare queste acque verso monte soddisfacendo un’area di 1000 Ha. Al completamento di tali interventi un’area dell’estensione complessiva di 2550 Ha (area arancione in Figura 5.2) tradizionalmente servita dalle acque appenniniche, sarà supportata, nei periodi critici, dall’apporto di acque prelevate da Po, con attenuazione delle criticità nei periodi di magra del fiume Secchia. Figura 5.2 Visualizzazione dell’area servita da acque sollevate da Po. 7 Nel periodo irriguo tale portata scende drasticamente. INTERVENTI DI RISANAMENTO 94 La sottrazione di tale area di 2550 Ha al comprensorio dominato dal canale Reggiano di Secchia (6000 Ha) consentirà la distribuzione della limitata risorsa del fiume Secchia su un comprensorio ridotto di 3450 Ha, con conseguente incremento della dotazione specifica per ettaro anche su tale area. La realizzazione di queste opere ha un costo complessivo di 2.298.233 Euro. Il Consorzio BPMS ha la possibilità di fornire acqua al torrente Crostolo attraverso il canale Reggiano di Secchia (Zanetti, 2000). Ciò è possibile grazie al fatto che con le nuove opere in progetto appena descritte esso servirà un’area ridotta rispetto alla situazione attuale. Per portare l’acqua del Secchia in Crostolo è necessario realizzare una tubazione in pressione realizzata sotto il piano campagna e funzionante a gravità. La presa avverrà presso un manufatto esistente non utilizzato attualmente, denominato “la Battistina”, posto tra via Settembrini e via martiri di Cervarolo. Il tracciato della tubazione seguirà all’incirca il percorso già approvato della tangenziale sud di Reggio di prossima costruzione (Figura 5.3). Figura 5.3 Condotta di adduzione tra canale di Secchia e torrente Crostolo. INTERVENTI DI RISANAMENTO 95 La condotta avrà una lunghezza di 1.690 m e un dislivello di 1.87 m (2 per mille); il diametro e calcolato per una portata di 300 l/s. Lo scarico in alveo del Crostolo avverrà appena a monte del tratto cementato cittadino, al termine di via Tassoni (senza poter influire positivamente sull’area del Parco del Crostolo). L’importo stimato per la realizzazione di tale opera è di 1.085.629 Euro. 5.2.2 Utilizzo di corpi idrici provenienti dall’Enza Il prelievo dall’Enza avviene già attraverso il Canal d’Enza, costruito nel 1462, che parte dalla località Cerezzola di Canossa, scende fino a Montecchio, attraversa Cavriago e giunge a Reggio Emilia alimentando i seguenti corsi d’acqua: $ Cavo Vernazza-Ariana-Rubino (Montecchio e Calerno) $ Cavo Bandirola (Gaida) $ Cavo Molinazza – Rio di Cavriago (Cavriago) $ Rio di Cavriago – S.Silvestro (Corte Tegge) $ Fossetta della Torretta (Corte Tegge) $ Torrente Quaresimo (Codemondo) $ Torrente Moreno e Torrente Modolena (Pieve) $ Cavo Guazzatore (RE) Il volume annuale d’acqua che viene immesso, dal Torrente Enza alla rete idrografica di sinistra del torrente Crostolo, è compreso fra i 20 e i 30 milioni di m3, per la maggior parte confluente in Crostolo attraverso il Cavo Cava, circa 14 km a valle della città. Attualmente lo scarico in Crostolo (all’altezza del molino di S. Caludio) non risulta praticabile per le interferenze del tronco terminale di canale con la rete scolante e fognaria dei quartieri attraversati. Il ripristino funzionale di questo tratto permetterebbe un apporto di 300 l/s in Crostolo nel tratto cittadino (BBE, 1997). Tra le vie percorribili per garantire la diluizione e lo scorrimento delle acque stagnanti, questa risulta essere quella più facilmente affrontabile dal punto di vista economico in quanto comporterebbe una spesa di circa 150-200.000 Euro. INTERVENTI DI RISANAMENTO 96 È da precisare che tale immissione nel periodo irriguo è molto limitata, se non nulla, in quanto la portata dell’Enza a Cerezzola scende sotto i 500 l/s, di gran lunga insufficienti anche per le sole esigenze irrigue. Di conseguenza questo canale non permette un miglioramento qualitativo del Crostolo nel periodo estivo. Inoltre il Parco del Crostolo, situato a monte di tale immissione, non riceverebbe nessun beneficio da tale opera. Condotta ambientale Crostolo La “Condotta Crostolo”, progettata dal Consorzio della Bonifica Bentivoglio-Enza, avrebbe origine a Fontaneto (180 m. s.l.m.) dal Canale d’Enza e terminerebbe in Crostolo all’altezza della vasca di Corbelli (110 m. s.l.m.), cioè a 4-5 km a monte del tratto cittadino e all’inizio del Parco Crostolo. La portata di progetto è di 500 l/s con una piezometria dello 0.4%. La lunghezza di questa condotta sarebbe di 16.5 km e avrebbe un costo d’investimento di circa 4.000.000 di Euro. Il costo d’esercizio sarebbe invece molto contenuto, stimato sui 5.000 Euro/anno. Figura 5.4 Visualizzazione grafica della condotta ambientale Crostolo. INTERVENTI DI RISANAMENTO 97 Oltre al Crostolo potranno essere alimentati tutti i cavi naturali che scendono dalla collina nell’area compresa fra Enza e Crostolo ed in particolar modo il Modolena, il Quaresimo, il Moreno, il S. Silvestro, ecc. Tale opera non consentirebbe, però, un apporto d’acqua nel periodo estivo in quanto in tale periodo l’acqua derivabile dall’Enza verrebbe utilizzata unicamente per fini irrigui. La realizzazione di un invaso sull’Enza alla stretta di Vetto renderebbe disponibile la risorsa necessaria anche nel periodo estivo. Tale progetto, sul quale i pareri sono molto discordi, non trova al momento possibilità di realizzazione. 5.3 Utilizzo dei canali di bonifica Il refluo dei depuratori potrebbe essere usato a fini irrigui tal quale dopo opportuna igienizzazione che lo riporti entro limiti normativi per quel che concerne la carica batterica. In questo caso sono state effettuate anche sperimentazioni con esito favorevole in collaborazione fra consorzi di bonifica e A.G.A.C.. I costi risultano alti e tali da non aver consentito alla sperimentazione di avere un seguito applicativo ordinario. Tale soluzione potrebbe trovare attuazione in zone agricole che non possono essere adeguatamente rifornite con le acque sollevate da Po (per esempio l’area di Roncocesi). Per questo specifico caso esiste la possibilità di aumentare la disponibilità di acqua con la immediata diluizione subito a valle del depuratore per eliminare i disagi igienici ed ambientali e aumentare la disponibilità d’acqua. In attesa dell’apprestamento delle soluzioni basate su queste forme di diluizione, periodici rilasci di acqua irrigua nel torrente Modolena e nel canalazzo Tassone, con la relativa azione di lavaggio temporaneo, costituiscono interventi di emergenza per attenuare le fasi più critiche delle condizioni del torrente Crostolo. Esiste inoltre la possibilità, nei mesi irrigui, di diluire l’effluente dei due depuratori indirizzandolo nel reticolo irriguo dei consorzi di bonifica, usufruendo della condizione generalizzata di invaso in cui questo si trova. La dispersione così conseguita porta alla rimozione delle controindicazioni che sussistono per l’uso irriguo dell’effluente tal quale. La diluizione ancor più forte dei reflui di depurazione potrebbe rendere pressoché superflua ogni altra azione di igienizzazione. Su questa impostazione si colloca la proposta del Consorzio di Bonifica Parmigiana Moglia – Secchia per attenuare gli effetti sul Crostolo del Tassone di modificare il punto di INTERVENTI DI RISANAMENTO 98 emissione dello scarico del depuratore di Mancasale. Il progetto prevede di portare lo scarico a monte dell’impianto delle “Rotte”, in acque non più colatizie o di scarico, ma in risalita entro volumi rilevanti di acqua irrigua destinata a distribuzioni su un vasto comprensorio. Il riutilizzo delle acque di scarico depurate costituisce un effettivo incremento delle disponibilità idriche. Impiegando all’interno dei cicli produttivi, in agricoltura o per altre finalità, acque di scarico opportunamente depurate si rendono disponibili per altri scopi le risorse idriche di qualità superiore, che purtroppo spesso vengono utilizzate anche per scopi che non manifestano elevate esigenze qualitative. Gli ostacoli per la realizzazione di questi tipi di interventi sono costituiti dagli oneri di igienizzazione, nonché da problemi di carattere tecnico e sociale. Non bisogna trascurare il fatto che le tecnologie impiegate per il trattamento delle acque di scarico, al fine di un loro successivo utilizzo, sono generalmente di tipo avanzato e che la loro padronanza costituisce un notevole patrimonio che può essere utilizzato a fini diversi. Chiaramente le possibilità di riuso delle acque di scarico depurate dipendono dalle caratteristiche di qualità delle stesse acque e dalla tipologia e dalla efficienza delle tecnologie di trattamento impiegate. I maggiori sforzi di ricerca devono essere rivolti: $ Alla disinfezione o ossidazione chimica; $ Alla separazione solido liquido con processi ad elevata efficienza; $ Alla rimozione di sostanze specifiche organiche o inorganiche particolarmente dannose; $ Al trattamento con membrane 5.4 Miglioramento del sistema fognario Per quel che concerne la situazione del sistema fognario presente nel bacino del torrente Crostolo, si può affermare che è presente un discreto grado di copertura. I gravitanti totali calcolati nel 1999 da AGAC sono circa 222.000 Ab, di cui circa 30.000 non allacciati (13.8 %). Come mostrato in Tabella 1.2, la densità media degli sversati nel bacino è di 153 Ab/km2. Tale valore è relativamente elevato a causa dell’alto numero di INTERVENTI DI RISANAMENTO 99 abitanti non allacciati presenti nei sottobacini del Rodano, Modolena e Guazzatoio8. In questi affluenti gravano, infatti, circa 20.000 abitanti non allacciati, corrispondenti al 67% dell’intero bacino, sebbene essi ricoprano una superficie che corrisponde solamente al 48%. A titolo di confronto, la densità degli sversati sul Crostolo è uguale a quella gravante sul Po, ed è circa il triplo rispetto a quella gravante su Enza o Secchia. Generalmente si può affermare che le più basse percentuali di depurazione corrispondono in genere a bassi valori di carico sversato. In particolare il 77 % delle fognature di allontanamento veicola un carico inferiore ai 50 AE. Di particolare interesse è il comune del capoluogo che in passato aggravava notevolmente la qualità delle acque del torrente. Attualmente il numero di fognature recapitanti direttamente in Crostolo nel tratto cittadino, senza alcun trattamento depurativo, si è ridotto notevolmente9. In generale, per quel che concerne il sistema fognario, si sta provvedendo ad un continuo ampliamento della rete fognaria che ha visto, nell’ultimo anno, un aumento del 2%. Di maggior rilievo è il problema degli scolmatori di piena situati soprattutto nel tratto cittadino. Tali sistemi entrano in funzione ogni qual volta si hanno delle precipitazioni di un certo rilievo, scaricando in Crostolo (o in altri canali limitrofi) la maggior parte del carico fognario, evitando così di sovraccaricare gli impianti depurativi che servono la città (Ferretti, 1997). In questi periodi si ha una elevata immissione di carichi inquinanti, sebbene ben diluiti, che influisce notevolmente sul bilancio qualitativo del torrente e sulle aree da esso attraversate. Si tratta di un problema presente da sempre ed ancora irrisolto, ma che potrebbe trovare una soluzione con la costruzione di una rete duale di fognature. Anche il D.Lgs. 152/99 prevede all’Art.25, comma 2, lett. e), la realizzazione “nei nuovi insediamenti di sistemi di collettamento differenziati per le acque piovane e per le acque reflue”. Chiaramente tale soluzione è attuabile unicamente nei nuovi insediamenti, mentre sarebbe inapplicabile all’intero nucleo cittadino. In tale area, infatti, la raccolta delle acque meteoriche costituisce un problema da affrontare con urgenza, in considerazione anche dell’ampiezza delle superfici impermeabilizzate con le opere di urbanizzazione. Le fognature per acque bianche realizzate nelle nuove urbanizzazioni sono invece collegate, dove possibile, alla rete dei canali di scolo delle acque superficiali. 8 La densità media degli sversati nel solo bacino del Crostolo, senza considerare i suoi affluenti, è di solo 66 Ab/km2. INTERVENTI DI RISANAMENTO 100 Il programma degli interventi di risanamento del settore delle opere pubbliche del comune di Reggio Emilia prevede: ! Estensione della rete fognaria ! Manutenzione ordinaria e straordinaria alla rete esistente ! Costruzione di nuovi collettori per acque nere e potenziamento degli esistenti ! Costruzione di nuovi collettori per acque bianche, da collegare ai canali di scolo 5.5 Metodi innovativi di trattamento delle acque Nel caso di piccoli scarichi, soprattutto concernenti la zootecnia, risulta opportuno valutare la possibilità di depurarli tramite trattamenti estensivi: stagni o lagoni biologici. In questo modo si passerebbe da una situazione in cui si ha un’unica immissione, con elevati carichi, a più immissioni, distribuite lungo il corso d’acqua, con bassi valori di carico inquinante, meno impattanti sul corpo idrico. In queste forme di depurazione i processi di trasformazione della sostanza organica sono basati sul metabolismo batterico e sulle interazioni trofiche del cosiddetto “microbial loop” (batteri, protozoi, piccoli metazooi). Negli stagni i processi metabolici possono essere sia aerobici che anaerobici, in funzione della profondità della massa di liquame10. Infine è possibile costruire anche stagni aerati in cui l’ossigeno viene pompato a forza. Lo svantaggio di queste forme di depurazione consiste spesso nella produzione di forti e cattivi odori, nonché in un forte impatto visivo. Un’altra tecnica di depurazione, sempre più applicata, è la fitodepurazione. Nella fitodepurazione vengono utilizzate piante con elevate capacità di accumulo dei nutrienti e delle sostanze che si voglio eliminare. Tali piante devono, inoltre, avere un alto tasso di crescita e devono essere resistenti. L’impiego di questa tecnica è molto utile per rimuovere i residui di azoto e fosforo non rimossi completamente dai depuratori: infatti la fitodepurazione è conveniente quando le concentrazioni sono basse. Tale tecnica è in fase di progettazione esecutiva a valle del depuratore di Mancasale. 9 Nel catasto Agac ne risulta solamente una gravante su Crostolo ed alcune, di maggiore entità, gravanti su alcuni affluenti come il Guazzatoio e il Canal di Reggio. 10 Si avranno stagni anaerobici per profondità di 3-5 m, aerobici per profondità inferiori a 0.6 m, facoltativi per situazioni intermedie. INTERVENTI DI RISANAMENTO 101 La fitodepurazione può essere utilizzata anche nel caso di piccole comunità, evitando così il trasporto e permettendo la depurazione in loco che non sarebbe economicamente attuabile attraverso un piccolo depuratore. In questi sistemi le piante sono in grado di effettuare un grosso abbattimento di nutrienti, ma non di BOD; però l’intero sistema può portare anche ad un abbattimento di BOD. Lo svantaggio di queste tecniche è la produzione di biomassa che deve essere smaltita (Viaroli, 1999). La fitodepurazione può essere applicata anche nei canali di bonifica nei periodi irrigui, ove vengono fatti confluire gli scarichi dei depuratori. Nei canali della bonifica Parmigiana Moglia – Secchia è in fase di sperimentazione un progetto finalizzato all’abbattimento delle concentrazioni di azoto e fosforo immesse dal Tassone in Crostolo. Un’altra tecnica, molto più recente, prevede l’utilizzo di compost per depurare le acque piovane che vengono raccolte dal sistema fognario dei centri urbanizzati (US-EPA,1997). Tale acqua scorre su molte superfici come strade, parcheggi, tetti delle costruzioni e terreni. Lungo questo tragitto, che le porta ai vari corsi d’acqua ove esse confluiscono, esse si possono caricare di un ampio spettro di contaminanti potenzialmente pericolosi, come metalli, oli e grassi, pesticidi e fertilizzanti. L’U.S.-E.P.A. ha proposto una tecnologia innovativa basata sull’utilizzo del compost che risulta essere più economica rispetto ai metodi tradizionali di trattamento come la fitorimediazione o lagunaggio. Inoltre, tali metodi richiedono vaste aree per il loro impiego e rimuovono uno spettro limitato di contaminanti. Il “compost stormwater filter” o CSF, come esso viene definito, necessita di un’area 7 volte inferiore e dei costi 3 volte inferiori rispetto a quelli richiesti dalla fitorimediazione per ottenere gli stessi effetti. Il filtro di depurazione di acque piovane fatto con compost, è costituito da un largo box in cemento contenente, sul fondo, ghiaia drenante e, sopra questa, un consistente strato di compost. Tale filtro è progettato per rimuovere dall’acqua piovana frammenti, schiuma superficiale, contaminanti chimici e sedimenti facendola passare attraverso lo strato di compost. La struttura porosa del compost gli fa assumere la vera e propria funzione di filtro fisico, inoltre, i microrganismi presenti in esso operano la biofiltrazione di eventuali contaminanti chimici; l’azione chelante della materia organica fa si che vengano immobilizzati i metalli pesanti presenti nell’acqua. INTERVENTI DI RISANAMENTO 102 La microflora batterica presente nel compost è in grado di degradare inquinanti organici come idrocarburi e di velocizzare la degradazione di altre molecole inquinanti. Questo innovativo sistema di biorimediazione e filtrazione delle acque piovane utilizza un volume relativamente piccolo di compost preparato appositamente e ricavato da lignocellulosici11. Esso è in grado di rimuovere il 90% dei solidi sospesi, l’85% di oli e grassi e dall’82 al 98% dei metalli pesanti. Un filtro di compost ha la caratteristica di avere bassi costi di investimento e di manutenzione e può trattare discrete portate d’acqua (200 l/s). Quando il filtro di compost ha esaurito la sua capacità depurativa, esso deve essere rimosso e sostituito. Figura 5.5 Descrizione schematica del Compost Stormwater filter. 11 Basso contenuto in nutrienti, che vengono invece trattenuti dall’acqua che viene filtrata e consumati.