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Periodico bimestrale edito dal C.R.P.V. soc. coop. - via dell’Arrigoni, 120 - 47522 Cesena (FC) - tel. 0547.313511 - “Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma 1, DCB Forlì” - Autorizzazione Trib. di Forlì n. 586 del 4/06/1981 - Dir. responsabile: dr. Alvaro Crociani - Prezzo di copertina e 10
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Con il supporto scientifico di:
N. 81 - Novembre 2010
Con il contributo di:
Novembre 2010
N.81
LA ZONAZIONE VITICOLA
DEI COLLI DI RIMINI
C.E.S.A.C - Modena
BASE SOCIALE
CRPV
CIFO - Bologna
CLAI - Imola (BO)
COLDIRETTI - Bologna
COLDIRETTI - Modena
COMUNE DI IMOLA - (BO)
COMUNE DI CASALFIUMANESE - (BO)
COMUNE DI VIGNOLA - (MO)
A.P.P.E. (Associazione Produttori Patate Emiliano Romagnoli) - Bologna
A.R.S. (Associazione Romagnola Sementi) - Cesena (FC)
A.S.I.P.O. (Associazione Interprovinciale Produttori Ortofrutticoli) - Parma
APO CONERPO - Bologna
APO SCALIGERA - S. Maria di Zevio (VR)
APOFRUIT ITALIA - Cesena (FC)
ASSO.PA (Associazione interprovinciale produttori di Patate) - Bologna
C.A.C. (Cooperativa Agricola Cesenate) - Cesena (FC)
C.I.C.O. (Consorzio Italiano Cooperative Ortofrutticole) - Ferrara
C.I.O. (Consorzio Interregionale Ortofrutticoli) - Parma
CANTINE RIUNITE & C.I.V. - Campegine (RE)
CAVIRO - Faenza (RA)
CEREALI EMILIA-ROMAGNA - Bologna
GRANDI COLTURE ITALIANE - Ferrara
CONASE (Consorzio Nazionale Sementi) - Conselice (RA)
Consorzio AGRIBOLOGNA - Bologna
Gruppo CEVICO - Lugo (RA)
O.P. PEMPACORER - Bagnacavallo (RA)
O.P. GRANFRUTTA ZANI - Ravenna
OROGEL FRESCO - Cesena (FC)
PROGEO - Masone (RE)
COMUNITÀ MONTANA APPENNINO MODENA-EST - Zocca (MO)
COMUNITÀ MONTANA DEL FRIGNANO - Pavullo nel Frignano (MO)
CONFAGRICOLTURA EMILIA-ROMAGNA - Bologna
CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI REGIONALE - Bologna
CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI - Imola (BO)
CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI PROVINCIALE - Modena
CONSORZIO AGRARIO DI BOLOGNA E MODENA - Bologna
CONSORZIO AGRARIO DI RAVENNA - Ravenna
CONSORZIO DELLA CILIEGIA DELLA SUSINA
E DELLA FRUTTA TIPICA DI VIGNOLA - Vignola (MO)
CONSORZIO PER LA TUTELA DEI VINI “REGGIANO”
E “COLLI DI SCANDIANO E DI CANOSSA” - Reggio Emilia
CONSORZIO AGRARIO DI PARMA - Parma
COOPERATIVA LAVORATORI DELLA TERRA - Medicina (BO)
CO.PRO.B. (Cooperativa Produttori Bieticoli) - Minerbio (BO)
C.R.S.A. “Basile Caramia” - Locorotondo (BA)
C.T.I. - Cooperativa Trasporti Imola - Bologna
HABITAT - Conselice (RA)
ILSA - Arzignano (VI)
ITALPATATE Unione Italiana Associazioni Produttori Patate - Roma
AGRI 2000 - Bologna
AGRIFUTURO - Forlì
AGRINTESA - Faenza (RA)
AGRI.LAB TRADE - Cesena (FC)
AGROBIOLAB - Rutigliano (BA)
ASSOSEMENTI - Associazione Italiana Sementi - Bologna
ALIMOS - Cesena (FC)
A.R.P.O. (Associazione Regionale Produttori Olivicoli) - Rimini
ASSOCIAZIONE AGRICOLTORI PROVINCIA DI MODENA
AZIENDA AGRARIA SPERIMENTALE “M. MARANI” - Ravenna
AZIENDA SPERIMENTALE VITTORIO TADINI - Gariga di Podenzano (PC)
AZIENDA AGRARIA SPERIMENTALE STUARD - Parma
BETA - Società italiana per la ricerca e la
sperimentazione in bieticoltura - Malborghetto di Boara (FE)
C.A.V. (Centro Attività Vivaistiche) - Faenza (RA)
C.C.I.A.A.
(Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura) - Modena
C.E.R. (Consorzio di bonifica di 2° grado
per il Canale Emiliano Romagnolo) - Bologna
I.TER. - Bologna
NEW PLANT- Forlì
NUOVO CIRCONDARIO IMOLESE - Imola (BO)
ORTOLANI COFRI - Imola (BO)
PATFRUT - Budrio (BO)
PROBER - Bologna
PROMOSAGRI - Ravenna
SAGIM SERVIZI - Sperlonga (LT)
SORGEVA - Argenta (FE)
S.I.S. (Società Italiana Sementi) - Bologna
TERRE NALDI - Faenza (RA)
TERREMERSE - Bagnacavallo /RA)
TUTELA AMBIENTALE - Ostellato (FE)
UNAPA - Unione Nazionale associazioni produttori di patate - Roma
UNIONE GENERALE COLTIVATORI - C.I.S.L. - Modena
3A-PTA (Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria) - Todi (PG)
Amministrazioni Provinciali
Ferrara - Forlì/Cesena - Modena - Parma - Piacenza - Ravenna - Rimini
Progetto grafico, impaginazione e copertina: Grafikamente, Forlì - tel. 0543 798303
www.grafikamente.it - e-mail: [email protected]
Stampa: Litografia Gegraf - Bertinoro (FC)
2010
Associato
all’Unione Stampa
Periodica Italiana
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Gentile Lettore,
con la pubblicazione del “Notiziario tecnico” il Centro Ricerche Produzioni Vegetali ha
l’obiettivo di fornire informazioni puntuali ed esaustive sulle più recenti acquisizioni
della Ricerca e della Sperimentazione.
Il piano editoriale per il 2010, oltre al presente volume, prevede il n. 82, che sarà
disponibile dal mese di dicembre.
Le singole copie sono acquistabili presso il CRPV tramite bollettino postale o bonifico
bancario oppure in occasione delle iniziative organizzate dallo stesso Crpv.
L’abbonamento ha i seguenti costi:
• 0 10,00 in Emilia-Romagna;
• 0 30,00 fuori regione.
Per i funzionari dei Servizi regionali e i soggetti espressione della base sociale del Crpv
l’abbonamento è gratuito.
I pagamenti possono essere eseguiti utilizzando un bollettino di conto corrente postale
(n. 10394476), specificando la causale del versamento e l’indirizzo presso cui si desidera ricevere la corrispondenza.
Le copie arretrate della rivista, se disponibili, potranno essere richieste al prezzo di
0 16,00 (comprensivo delle spese di spedizione postale).
Il Notiziario Tecnico è inoltre acquistabile direttamente sul portale Crpv: www.crpv.it
nella pagina dedicata al CRPV Shop.
pag. 1
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Autori
Unità Operative:
CRPV1
- Dott. Giovanni Nigro: attività di coordinamento, rilievi agronomici e divulgazione
dei risultati.
Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza2
- Prof. Maurizio Zamboni: responsabile scientifico.
ITER3
-Dott. Carla Scotti, Dott. Stefano Raimondi: elaborazione dati e realizzazione Carta
delle Terre della zonazione viticola della collina di Rimini;
- Dott. Stefano Raimondi, Dott. Filippo Sarti, rilevamento pedologico e scelta dei siti
sperimentali per la zonazione viticola della collina di Rimini;
- Dott. Stefano Raimondi, Dott. Paolo Rosetti, elaborazione GIS della Carta delle
Terre della zonazione viticola della collina di Rimini.
ASTRA Innovazione e sviluppo4
- P.A. Gabriele Vespignani: scelta dei siti sperimentali, rilievi agronomici, rilievi per
curve di maturazione, raccolta delle uve;
- Dott. Marco Simoni, Dott. Lorena Castellari, Dott. Paolo Piscolla, P.A. Nicola
Graziani: attività enologica: microvinificazioni, analisi dei vini e dei mosti, test di
degustazione, analisi sensoriali.
ARPA5
- Dott. Lucio Botarelli, Dott. Gabriele Antolini: climatologia.
Testi a cura di:
Prof. Maurizio Zamboni2, Dott. Carla Scotti3, Dott. Giovanni Nigro1,
Dott. Stefano Raimondi3, Dott. Marco Simoni4.
Foto
Archivio CRPV, Archivio I.TER, Archivio del Dott. Stefano Romani.
Si ringraziano:
- il Dott. Stefano Romani del Consiglio Interprofessionale Vini D.O.C. COLLI DI
RIMINI per il prezioso contributo nell’individuazione delle aziende – studio e il
costante supporto tecnico;
- la Dott. Marina Guermandi e la Dott. Paola Tarocco del Servizio Geologico Sismico
e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna per il contributo tecnico scientifico nella
realizzazione della Carta dei Suoli della zonazione viticola della collina di Rimini.
- la Cantina le Rocche Malatestiane
- i funzionari della Provincia di Rimini per il loro contributo documentale
- tutte le aziende che hanno consentito la rilevazione dei dati nei “vigneti-studio”.
pag. 2
Presentazione
pag.
5
Introduzione
pag.
9
Aspetti metodologici
pag.
19
Il clima del territorio dei Colli di Rimini
pag.
27
Terre e suoli della zonazione della collina riminese
pag.
33
Terre calcaree del basso Appennino riminese
pag.
34
Terre dei Gessi del basso Appennino riminese
pag.
38
Il Sangiovese
pag.
41
Vocazionalità viticola dei Colli di Rimini per il Sangiovese
pag.
47
Comportamento vegeto-produttivo e qualitativo
del Cabernet Sauvignon
pag.
51
Conclusioni
pag.
57
Glossario dei termini pedologici
pag.
59
Bibliografia
pag.
63
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Indice
pag. 3
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Comitato di redazione:
Giovanni Nigro, Mario Savorelli.
pag. 4
Pubblicazione realizzata con il contributo della Regione Emilia-Romagna
ai sensi della L.R. 28/98 e successive modifiche.
La Provincia di Rimini ha sostenuto per tre anni il “Progetto Zonazione” viticola
della collina romagnola realizzato dal CRPV - Centro Ricerche Produzioni
Vegetali, nella certezza che da tali studi e sperimentazioni potessero scaturire
importanti indirizzi e suggerimenti atti a valorizzare la nostra produzione
vitivinicola collinare di qualità.
Dai risultati del “Progetto Zonazione” ci si aspettano importanti indicazioni
per ottimizzare il binomio vitigno-ambiente e interessanti valutazioni tra i
caratteri del suolo e le caratteristiche dei vini ottenuti nelle zone collinari
viticole vocate alla coltivazione dei vitigni per la produzione di vini DOC, e in
particolare delle “DOC Colli di Rimini”.
Infatti, la vitivinicoltura riminese, analogamente ad altre zone italiane,
ha avviato negli ultimi anni un processo di profondo cambiamento
dell’impostazione produttiva, adattandola alle caratteristiche del territorio e
puntando all’ottenimento di una maggiore qualità della materia prima. La
provincia di Rimini è indubbiamente un’area vocata per la produzione di vini
di alta qualità, in particolare dei vini rossi, per le sue caratteristiche ambientali
e microclimatiche di collina, per la particolare composizione dei suoli e la
vicinanza al mare. Anche per i vini bianchi si può notare un notevole salto di
qualità, grazie all’acquisizione delle tipologie della “DOC Colli di Rimini”.
La vitivinicoltura rappresenta per la provincia di Rimini una filiera di rilevante
importanza dal punto di vista economico-produttivo, e non va sottovalutato
neppure l’impatto territoriale-turistico. Dal 1982 la superficie investita
a vigneto, che allora consisteva in oltre 4.400 ettari, è progressivamente
diminuita, riducendosi di circa il 30%, fino all’inizio del 2000. In particolare,
in quel periodo, furono abbattuti vigneti non DOC, situati prevalentemente
in pianura, a causa della scarsa remunerazione delle uve, della bassa
specializzazione delle aziende e della forte spinta urbanistica.
Attualmente la viticoltura è diffusa soprattutto nella fascia pedecollinare e
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Presentazione
pag. 5
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 6
collinare ed è rappresentata da circa 2.300 aziende, con una Superficie Agricola
Utile-SAU intorno ai 2.600 ettari, con circa 260mila quintali di uva prodotti
da cui si ricavano intorno ai 200mila ettolitri di vino. Come si può notare,
le ultime campagne hanno fatto registrare una tendenza alla riduzione delle
superfici, risentendo, anche questo comparto, della crisi che sta attraversando
in generale l’economia e, in particolare, del calo della redditività di queste
produzioni per le aziende agricole e dei possibili incentivi comunitari
all’estirpazione volontaria.
Grazie all’applicazione del Piano regionale per la ristrutturazione e
riconversione dei vigneti -Regg. CE del 1999 e del 2008, le aziende viticole
riminesi hanno ricevuto un importante sostegno per sostituire gli impianti
obsoleti, non più idonei alle esigenze del mercato, con nuovi vigneti realizzati
secondo moderni criteri volti al miglioramento qualitativo delle uve e al
contenimento dei costi di produzione. Ciò ha consentito, negli ultimi anni,
la realizzazione di circa mille ettari di nuovi vigneti, con conseguente
rinnovamento di circa il 30% della superficie viticola provinciale.
Se, da un lato, diminuiscono le superfici coltivate a vigneto, dall’altro crescono
gli impianti iscritti alle DOC, quindi lo standard qualitativo della nostra
vitivinicoltura sta crescendo: il 60% della superficie provinciale a vigneto,
(circa 1.800 ettari) è idoneo alla produzione di vini DOC, DOC Romagna e
DOC Colli di Rimini. Di questi, circa 800 ettari circa sono rappresentati dalla
DOC Colli di Rimini. I vitigni maggiormente coltivati risultano: il Sangiovese
(65% del totale), il Trebbiano (13%), il Cabernet Sauvignon (6%), il Biancame
(4%), il Merlot (2%), lo Chardonnay (2%) e la Rebola (2%).
Il riconoscimento della DOC “Colli di Rimini” avvenuto nel 1996 in 5 tipologie:
Rosso, Bianco, Cabernet Sauvignon, Biancame e Rebola, ha permesso
di distinguere i pregi dei nostri vini legandoli ad un ambito territoriale
specifico e facilmente identificabile rispetto a un ambito romagnolo molto
ampio ed eterogeneo. Le superfici iscritte della DOC “Colli di Rimini”, in
ambito provinciale, sono progressivamente cresciute. Tale incremento può
ulteriormente svilupparsi a seguito del recente riconoscimento della tipologia
di vino DOC Colli di Rimini “Sangiovese”, il cui iter si è concluso con la
pubblicazione del relativo disciplinare di produzione sulla Gazzetta Ufficiale
n. 187 del 13/08/2009.
L’amministrazione Provinciale Riminese è consapevole delle difficoltà
economiche che il settore vitivinicolo sta attraversando, proprio per questo si
impegnerà anche nel futuro ,compatibilmente con le disponibilità di bilancio,
Assessore ad Attività Produttive, Tutela faunistica
e Osservatori statistici della Provincia di Rimini
Jamil Sadegholvaad
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
per valorizzarne l’immagine e favorire lo sviluppo del comparto. L’Ente
Provincia, infatti, ha sostenuto - solo per ricordare le iniziative più recenti la partecipazione all’ultima edizione del “MIA - Divino Lounge” di Rimini
e al “Vinitaly” di Verona, con uno stand territoriale che ha ospitato oltre 30
cantine produttrici di vini DOC del riminese; nonché l’ormai tradizionale
evento estivo “P.assaggi di Vino” ed altre iniziative divulgative realizzate in
collaborazione con i Comuni dell’entroterra e la Strada dei Vini e Sapori dei
Colli di Rimini.
In conclusione, nutriamo buone aspettative per i risultati del “Progetto
Zonazione”: risultati che possano fornire importanti indirizzi per la nostra
realtà vitivinicola di qualità, affinché i vini DOC Colli di Rimini possano
ulteriormente qualificarsi e con essi si possa valorizzare l’importante filiera
vitivinicola provinciale.
pag. 7
La zonazione viticola
Le indagini per lo studio del territorio al fine di ripartirlo in zone omogenee
relativamente ai risultati dell’interazione tra vitigni ed ambiente assumono,
oggi, il nome di zonazioni.
Nell’antichità greca e romana i vini erano indicati con il nome della località
d’origine ma molto spesso si trattava solo di “provenienza”, senza una
coincidenza con la zona di produzione.
Le prime delimitazioni geografiche documentate delle zone di produzione,
giunte sino ai nostri giorni, hanno riguardato il Tokaj (1700), il Chianti (1716) e il
Porto (1755) ma sono denominazioni costruite solo sugli usi e le consuetudini.
Solo nel 1935, con la creazione dell’INAO in Francia, inizia la delimitazione
scientifica dei territori vitati basata su criteri geo-pedologici e viticoli,
seguendo la filosofia che “la netta impronta che l’ambiente conferisce alle
caratteristiche produttive e qualitative di un vitigno è alla base del concetto di
Denominazione d’origine” (Branas, 1980).
È solo dagli anni ‘80 che gli studi per determinare l’attitudine di differenti
zone di un territorio alla coltura della vite assumono carattere integrato e
interdisciplinare. La vocazione ambientale deve scaturire dall’interazione
tra le informazioni climatiche, pedologiche, topografiche, colturali e
l’espressione vegetativa, produttiva e qualitativa dei vitigni. Astruc e coll.
nel 1980 affrontarono la zonazione dell’Aude (Sud della Francia) in modo
completo descrivendo clima, natura della roccia madre, posizione topografica,
profondità e drenaggio del suolo, calcare attivo ed eseguendo controlli sulle
viti ed effettuando vinificazioni. I primi lavori visibili però furono quelli di
Morlat, Asselin e coll.. della scuola di Angers che, già dal 1984, affrontano la
zonazione della Valle della Loira basandosi sul concetto che il territorio è
la somma di singoli ambienti ognuno definibile da una sequenza “eco-geopedologica”.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Introduzione
pag. 9
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 10
La prima zonazione italiana che segue questo approccio metodologico
integrato è quella di Scienza e coll. in Oltrepò Pavese (1990), studio che dà
molta enfasi al “sito”, cioè un ambiente ben caratterizzato per clima, suolo
ed orografia, in cui si ottimizza l’adattamento di un vitigno. A questa segue
la zonazione della Val Tidone piacentina (1992) che Fregoni e coll. affrontano
integrando i risultati scaturiti da indagini climatiche, pedologiche, orografiche,
sulla produttività e sullo stato nutrizionale delle viti, sulla qualità dei vini.
Lo stesso gruppo, successivamente, affronta la zonazione della viticoltura
collinare di Cesena, che si conclude nel 1995. In questi anni nasce il cammino
italiano delle zonazioni viticole che condurrà a numerosi risultati, soprattutto
nei territori vitati dell’Italia centro-settentrionale.
Con queste premesse tra il 2003 ed il 2008 si sviluppa il progetto “Zonazione
viticola della Collina emiliana”, voluto e coordinato dal C.R.P.V, con il quale
si sono accuratamente studiati gli ambienti vitati collinari delle province di
Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna e la loro interazione con varietà
da vino importanti per la loro diffusione ma anche per la loro immagine
caratterizzante il territorio quali Malvasia di Candia aromatica, Lambrusco
grasparossa, Pignoletto, Sangiovese. Nello stesso periodo temporale, gli anni
2003-2006, nell’ambito del Progetto “Riqualificazione della vitivinicoltura
della pianura litoranea delle province di Ferrara e Ravenna”, si é sviluppato il
lavoro di zonazione della DOC Bosco Eliceo per i vitigni Fortana e Sauvignon.
Nel 2007, quale logica continuazione di quanto sin qui esposto, sono iniziati
i lavori di zonazione viticola della “Collina romagnola”, dal torrente Senio
al Mar Adriatico, incentrati essenzialmente sui vitigni Sangiovese e Albana.
Questo vasto territorio ha, al suo interno, caratteristiche orografiche,
geologiche e pedologiche alquanto variabili e tali da poterlo suddividere in
tre macro-areali: le colline del Ravennate, le colline di Forlì-Cesena e i Colli
di Rimini, ognuno con paesaggio e tratti della viticoltura molto caratterizzati.
La viticoltura nel riminese
È difficile datare l’inizio della coltivazione della vite nel Riminese, ma il
ritrovamento di reperti archeobotanici di Vitis vinifera, vinaccioli e pollini,
nelle necropoli villanoviane di Verucchio (VIII - VII sec. a.C.) in arredi funerari
delle tombe n. 85 e n. 89 fa pensare che i frutti della vite fossero in qualche
modo utilizzati, anche se non ci sono elementi certi sulla loro trasformazione
in vino.
La diffusione della civiltà etrusca in Val Padana portò alla diffusione, anche
Vinaccioli di Vitis vinifera (sepolcreto Lippi - tomba n. 85)
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
nella zona di Rimini, della tecnica di coltivazione della vite con potatura lunga
e sostegno vivo (alberi d’alto fusto come acero e pioppo), ma la posizione
costiera di questa città non la rese immune da contaminazioni greche. Infatti,
nonostante le imprese coloniali del popolo greco privilegiassero le coste
ioniche e tirreniche, furono creati alcuni scali anche in Adriatico a supporto
delle rotte commerciali che, attraverso l’emporio di Spina, consentivano loro
di scambiare i vini con la preziosa ambra del Baltico. Uno di questi scali si
trovava proprio sul promontorio di Santa Maria di Focara che oggi separa
Cattolica da Pesaro.
L’ipotesi dell’influenza greca nel modo di fare viticoltura in Romagna
scaturisce da alcune rarissime testimonianze che ancora si trovano proprio
nelle colline riminesi e forlivesi e che consistono in vigneti con viti a basso
fusto, potate corte (alberelli) e sostenute da canne (tutori “morti”): tecnica
colturale tipicamente di impostazione greca.
Anche le illustrazioni del testo “Pratica agricola”, scritto dall’abate Giovanni
Battarra nella seconda metà del XVIII sec., dimostrano che nel riminese, a quel
tempo, esistevano diverse modalità di allevamento della vite, riconducibili
ai cosiddetti modi “greco” (potatura corta e tutori “morti”) ed “etrusco”
pag. 11
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 12
(potatura lunga e festoni sospesi tra alberi d’alto fusto).
Di seguito si riportano le descrizioni dell’abate Battarra in merito ai termini
che indicavano le diverse maniere di disporre le viti:
Vigna “è un tratto di terreno dove le viti si dispongono colla regola delle
cinquonce, distanti tra loro per lo spazio di quattro in cinque palmi romani
per ogni verso”.
Serrata a pergolati “è un tratto di terreno dove vi sono varie serie di viti in
lungo, composte di due, tre, quattro ed anche cinque file per cadauna e queste
ancora si piantano colla stessa regola e distanza che quelle di vigna. Fra una
serie e l’altra si lascia uno spazio di terreno capace di otto o dieci ed anche
dodici solchi di terra arativa per la seminagione”.
Serrata a filoni o piantata “è simile in tutto alla precedente, ma le serie delle
viti sono d’un sol filo, dove talora per vaghezza e per utile si piantano alla
distanza d’una pertica o due degli arboscelli, cioè olmi, aceri (o sieno oppi),
anagiri (detti qui comunemente maggi), oppur frassini, su cui s’alzano due o
quattro viti a tirata, delle più vicine e robuste”.
Tirate “sono serie d’alberi in linea retta, sopra dei quali si maritan le viti, le
quali poi si incatenan da un albero all’altro in foggia di festone”.
Viti solitarie “son quelle che si piantano in diversi luoghi e si guidan su per le
frasche s’incontrano”.
Ma ritornando indietro alla colonia di Ariminum (268 a.C.), il percorso
è disseminato di testimonianze documentali e artistiche che attestano
l’importanza della vite e del vino in Romagna, e nel Riminese in particolare,
fin dall’epoca romana: frammenti di coppe votive (pocola deorum), anfore
vinarie di fattura locale, elementi decorativi presenti sull’arco di Augusto
piuttosto che in Palazzo Diotallevi (Mosaici con Ercole libante, brocca
contornata da tralci di viti, ecc.).
I georgici latini scrivono della grande fertilità della Pianura Padana, esaltando
in particolare le produzioni di vino.
Plinio ribadisce la straordinaria vocazione enologica della Padania e sostiene
che i “vini migliori si ottengono dalle viti raccomandate agli alberi, che lungo la via
Emilia da Rimini a Piacenza sono in genere olmi atinian”i.
La scelta politica di Roma fu quella di privilegiare le colture specializzate (vite
e olivo) sulla Penisola decentrando la produzione dei cereali nelle regioni
periferiche dell’impero. La particolare vocazione ambientale alla coltura della
vite e la presenza di una tecnica già consolidata fecero della Romagna una
terra più volte decantata per le sue produzioni di vino. Scrive infatti Varrone
Vie commerciali nell’età del bronzo.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
che nel territorio gallico-romano posto sotto Rimini si raggiungono, talvolta,
produzioni di vino pari a 10 cullei (1 culleo=5,25 hl) per iugero (1 iugero=2500
m2), che significa circa 210 ettolitri per ettaro.
La Romagna era una importante fonte di approvvigionamento di vino per
la Capitale, dove il vino arrivava spesso via mare, visti i costi dei trasporti
via terra: secondo Duncan-Jones (R.P. Duncan-Jones, The Economy of the Roman
Empire. Cambridge University Press, 1974) il rapporto tra i costi per il trasporto
via mare, via fiume e via terra ai tempi di Dioclaziano (301 d.C.) era di 1 a
4,9 a 28-56. Questo spiegherebbe come la viticoltura si diffondesse seguendo
soprattutto le vie d’acqua man mano che l’Impero romano allargava i suoi
confini e fa ragionevolmente supporre che l’Associazione del Mare Adriatico,
più volte citata in epigrafi di epoca imperiale, fosse un nucleo di importatori
di vino che facevano riferimento alla Padania e ai suoi porti (tra cui Rimini)
per fare arrivare il vino ad Ostia.
Il simbolismo assunto dal vino con il Cristianesimo contribuì alla conservazione
della coltura della vite anche dopo la caduta dell’Impero romano.
Nell’Alto Medioevo la situazione in Romagna era drammatica, come nel
resto della Penisola, tuttavia già durante il regno di Teodorico si verificò una
pag. 13
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 14
certa ripresa, grazie anche all’opera dei monaci, che continuò con il dominio
bizantino.
In questo periodo il riminese presenta un panorama agrario in cui la vigna
appare largamente diffusa in tutto il territorio e in cui sono diffuse le
operazioni di fodendum (scavare o zappare la vigna), propaginare (uso della
tecnica della propaggine) e pastinare (mettere a dimora nuove essenze prima
dell’impianto di un vigneto). Inoltre si hanno notizie dell’uso di attrezzature
per la vinificazione (ad es. il canale, un truogolo in cui si pigiavano le uve) in
capanni o tettoie allestiti direttamente in vigna.
Dopo l’anno Mille si registra ovunque una significativa crescita delle attività
produttive e mercantili, in stretta connessione con l’incremento dei livello
demografici.
La vite riguadagna spazi sempre più estesi e nell’intera area romagnola la
produzione e il commercio di vino acquistano un ruolo economico importante:
nel 1194, viene stipulata una convenzione tra Riminesi e Ravennati in cui
veniva assicurato il libero commercio tra le due città, ad eccezione del sale,
che i Riminesi non potevano vendere a Ravenna, e del vino, che dal Ravennate
non poteva arrivare a Rimini, con chiaro intento di valorizzazione della
produzione locale.
Nel Basso Medioevo, quindi, la Romagna ritrova nel vino un prodotto
economicamente valido e i vari Comuni della zona emanano Statuti ricchi di
norme a tutela dei campi coltivati e dei vigneti in particolare.
Negli Statuti di Savignano (1378) si trova un riferimento, sia pure indiretto, ai
vitigni coltivati a quel tempo: “malvasia, tribiano, ruibola vel grecho”.
Accanto alla coltura in “vigna”, nel tardo Medioevo e in particolare nel XV
secolo, il territorio riminese vede diffondersi la vite in sistemazione promiscua
(piantate).
Con la venuta dello Stato Pontificio inizia un periodo di crisi sociale ed
economica, di stagnazione, anche se il vino continua ad alimentare una forte
corrente di esportazione.
La Romagna tende a diventare un’area marginale, dove gli elementi di novità
della cosiddetta “rivoluzione agraria” del XVIII secolo tardano ad essere
accolti e, a parte il consolidarsi degli arativi delimitati dalle piantate, nelle
colline la viticoltura tende ad essere abbandonata a favore dei seminativi.
Nel Riminese, in questo periodo, l’Abate Battarra descrive lo stato delle cose
denunciando il passaggio da una mentalità mercantile ad una mentalità di
autosufficienza.
Vitigni
Sulla base delle dichiarazioni delle superfici vitate (tab. 1), si evince che sul
territorio di Rimini la varietà più coltivata in assoluto è il Sangiovese, seguita
da Trebbiano romagnolo.
Mentre la base ampelografica dei vitigni a bacca nera vede il Sangiovese
accompagnarsi ai vitigni bordolesi Cabernet Sauvignon e Merlot, nel caso dei
vitigni bianchi prevalgono quelli tradizionali con la sola vera eccezione dello
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Nell’800 la zona di Rimini conosce anch’essa la mezzadria e i patti colonici
prevedono cure ben precise da fare alle viti, mutuandole proprio dagli
insegnamenti del Battarra.
La mostra ampelografica tenutasi a Forlì nel 1877 consente di tracciare una
panoramica dei vitigni coltivati nel Circondario di Rimini a quel tempo:
Uve bianche: uva vacca, canino, ribolla, ribolla piccola o uva cimicina,
bianchello, vernaccia bianca, verdetto, panzone, malvasia, uva piccinina;
Uve nere: uva d’oro, sangiovese, vajano, marzamino, vernaccia nera.
Nel 1886, con la fiera enologica di Rimini, si tentò di migliorare la qualità del
vino romagnolo, cercando di renderlo competitivo sul mercato europeo: pur
avendo un grande capitale vinifero, la Romagna non ne ricavava un adeguato
profitto e, a fronte del disinteresse da parte dei governi nazionali, iniziò a
farsi strada l’idea di costituire delle forme associative tra produttori, quali le
cantine sociali.
Nel ‘900 anche Rimini deve fare i conti con la fillossera, ma il rinnovo dei
vigneti è lento e graduale, tanto che si dovrà aspettare il secondo Dopoguerra
per assistere ad una ristrutturazione in senso imprenditoriale della viticoltura
locale, quando si ritorna al vigneto specializzato collocato nelle fasce
pedecollinare e collinare.
Le motivazioni di questo fenomeno sono molteplici: l’esodo dalle campagne
e il subentro di persone con una mentalità più aperta all’innovazione, la
fine della mezzadria, il cambio degli ordinamenti colturali, l’affermarsi di
una conduzione agraria a basso contenuto lavorativo e l’introduzione della
meccanizzazione.
È proprio in questo frangente che si inizia a guardare con favore anche
all’introduzione di nuovi vitigni, quali quelli cosiddetti internazionali
(Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay), e all’ammodernamento dei
vigneti e degli impianti di trasformazione per valorizzare i vitigni locali,
Sangiovese in primis.
pag. 15
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Vitigni a
bacca nera
Sangiovese
Sup. dichiarata
(ha)
2.042,00
Vitigni a
bacca bianca
Sup. dichiarata
(ha)
Trebbiano romagnolo
473,01
Cabernet Sauvignon
163,10
Biancame
50,14
Merlot
43,21
Bombino bianco
42,99
Montepulciano
12,56
Chardonnay
36,26
Terrano
4,82
Pignoletto
27,21
Cabernet franc
4,25
Albana
7,77
Sauvignon
6,07
Malvasia bianca di Candia
5,08
Tabella 1 – Superficie dei principali vitigni da vino coltivati in provincia di Rimini
(Consultazione Catasto vigneti a dicembre 2007)
Chardonnay e una sparuta presenza di Sauvignon.
Il Sangiovese è, ovviamente, il re della viticoltura riminese così come lo è
anche di quella delle altre province romagnole (tab. 2).
Superficie (ha)
Sangiovese
%
Totale Emilia Romagna
9.068
Ravenna
2.078
23
Forlì-Cesena
4.190
46
Rimini
2.042
23
Tabella 2 – Superficie dedicata a Sangiovese in Emilia Romagna e nelle province romagnole
(dati Catasto vigneti RER, 2007)
pag. 16
Sistemi di allevamento
Una percentuale superiore al 50% dei vigneti di Sangiovese è piuttosto datato
(età > 25 anni), ma dai dati di tabella 3 si vede che c’è stato un rinnovo
importante degli impianti a partire dagli anni novanta in concomitanza con
il forte interesse sviluppatosi attorno ai vini rossi. Tendenza che è proseguita
anche negli ultimi anni come si può notare dal dato che raggruppa gli anni dal
2001 al 2007 compreso.
I vigneti più vecchi sono allevati a Capovolto doppio (tab. 4), ma spesso si
tratta di vigneti con sesti di impianto comunque abbastanza contenuti. Una
buona parte della superficie a Sangiovese è invece allevata a Guyot e a cordone
speronato, e si tratta dei vigneti più giovani.
Sangiovese
< 1970
250,03
1970-1980
875,62
1981-1990
128,05
1991-2000
350,82
2001-2007
437,48
Totale
2.042
Tabella 3 – Età dei vigneti di Sangiovese sul territorio riminese
(Consultazione Catasto vigneti a dicembre 2007)
Mediamente gli impianti di Sangiovese messi a dimora dopo il 1980 hanno
una densità di circa 2800 ceppi per ettaro, che aumenta a 2900 se si considerano
solo quelli messi a dimora dopo il 1990.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Età dei vigneti
pag. 17
Il lavoro di zonazione vitivinicola che ha interessato il territorio della collina
riminese ha seguito le linee guida comunemente usate, che prevedono lo
studio del clima e dei suoli e quindi lo studio dell’interazione tra vitigno ed
ambiente pedoclimatico. Le attività sono state svolte da un gruppo di lavoro
interdisciplinare coordinato scientificamente dall’Istituto di Frutti-Viticoltura
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e composto da agronomi ed enologi di ASTRA e CRPV, dai pedologi di I.TER e dai climatologi di
ARPA. Lo studio dei suoli si è avvalso anche dei contributi tecnico scientifici
dei pedologi del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione EmiliaRomagna.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Aspetti metodologici
Lo studio del clima
Nell’ambito del progetto di zonazione viticola della collina riminese, il Servizio Idro-Meteo-Clima dell’ARPA dell’Emilia-Romagna, utilizzando un
programma di geostatistica originale che elabora dati termici provenienti
da stazioni agrometeo fisse della Regione Emilia-Romagna, ha redatto, con
dati provenienti da serie storiche, una serie di carte tematiche dell’Indice di
Winkler valide per l’intero territorio studiato. Tale indice, molto conosciuto in
viticoltura, é definito come: ∑ aprile-ottobre della temperatura media giornaliera sottratta di 10°C e si esprime come gradi-giorno (GG). Il programma di
elaborazione dati ha consentito anche di ottenere, conosciutane le coordinate
geografiche, il dato puntiforme dell’indice di Winkler, delle precipitazioni del
periodo aprile-ottobre e della radiazione globale dello stesso periodo per ogni
sito sperimentale (vigneto-studio) in cui si sono svolti i controlli produttivi e
qualitativi nei vigneti-campione.
Lo studio dei suoli
La conoscenza dei suoli ha inizialmente fatto riferimento alla cartografia esi-
pag. 19
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
stente: “Carta dei suoli della pianura emiliano - romagnola” in scala 1:50.000
e alla “Carta regionale dei suoli” in scala 1:250.000 per il territorio di collina,
entrambe realizzate dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione
e Emilia-Romagna. Al fine di approfondire le conoscenze dei suoli presenti
nel territorio collinare sono stati eseguiti un’apposita fotointerpretazione e un
rilevamento pedologico tramite la descrizione di trivellate e profili di suolo.
Lo studio delle trivellate, realizzate con trivella olandese fino a 120 cm di profondità, ha costituito un primo approccio di conoscenza dei suoli e della loro
variabilità nel territorio.
Lo studio dei profili di suolo è avvenuto tramite lo scavo di sezioni naturali,
profonde fino a un limite di un metro e mezzo o fino alla roccia dura, che
hanno permesso al pedologo di osservare le differenze tra i vari strati presenti
(orizzonti). Per ogni orizzonte sono state rilevate le principali caratteristiche
come, ad esempio, il contenuto di sabbia, limo e argilla, la presenza di ciottoli,
le dimensioni e la distribuzione dei pori, il contenuto di calcare e il pH.
Il rilevamento pedologico del territorio dei Colli di Rimini è proceduto con
metodo libero ragionato, realizzando complessivamente 100 trivellate, 19 profili e 46 analisi chimiche routinarie che hanno permesso di realizzare la Carta
dei Suoli del territorio collinare in scala 1:50.000 - prima approssimazione e la
caratterizzazione pedologica dei “vigneti-studio”.
Il rilevamento si è concentrato sulle Terre calcaree del basso Appennino riminese e solo parzialmente ha interessati le Terre dei Gessi del basso Appennino
riminese.
Profili
Trivellate
Analisi chimiche
(n. orizzonti)
Prima approssimazione Carta dei suoli
1:50.000 territorio collinare
11
52
27
Caratterizzazione pedologica “vigneti-studio”
8
48
19
Rilevamento
pag. 20
Scelta dei “vigneti-studio”
Pedologi, agronomi ed enologi hanno collaborato nel ricercare vigneti rappresentativi sia della gestione agronomica sia dei vari ambienti pedologici
della collina riminese. Inizialmente hanno realizzato insieme alcune ricognizioni preliminari presso le aziende vitivinicole, finalizzate alla selezione dei
“vigneti-studio” in cui realizzare le prove sperimentali. Sono state prese in
esame circa una ventina di aziende affidabili sotto il profilo tecnico, verificando se gli impianti viticoli presenti avevano i seguenti requisiti per impostare
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
le prove sperimentali:
•vigneto in piena produzione (età media dai 10 ai 20 anni circa) condotto con
una gestione agronomica ordinaria (forma di allevamento, sesto d’impianto,
tecnica di gestione del suolo);
•presenza di suolo rappresentativo del territorio di studio e quindi diffuso
all’interno delle Carte dei Suoli disponibili. La prima verifica del suolo presente è stata fatta tramite rilevamento speditivo con trivella olandese.
Al termine delle ricognizioni preliminari sono stati scelti, tra tutti i vigneti
visitati, 10 “vigneti-studio” (otto di Sangiovese e due di Cabernet Sauvignon)
che rispondevano ai requisiti e che permettevano di confrontare la risposta
dei vitigni (a parità di gestione agronomica) su suoli diversi.
I due “vigneti-studio” di Cabernet Sauvignon sono contigui ai due siti di
Sangiovese. In particolare la scelta dei siti è stata orientata, dal punto di vista
pedologico, sui vigneti coi suoli più rappresentativi (ovvero caratteristici e
diffusi nel territorio esaminato). L’unica eccezione è rappresentata dalla selezione di un “vigneto-studio” nelle Terre dei Gessi del basso Appennino riminese. Tale scelta è stata motivata dall’interesse viticolo che riscuotono queste
pag. 21
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 22
Sigla del
vigneto
19SGRN
20SGRN
21SGRN
22SGRN
23SGRN
24SGRN
25SGRN
26SGRN
29CSRN
30CSRN
Codice
del profilo
E5012P0043
E5012P0037
E5012P0038
E5012P0046
E5012P0044
E5012P0047
E5012P0040
E5012P0039
E5012P0037
E5012P0046
Suolo
rilevato
MIN
COR
MLP
PSS
SCM1
SCM1
SCM1
COR
COR
PSS
Vitigno
studiato
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Sangiovese
Cabernet S.
Cabernet S.
Forma di
allevamento
Guyot
Cordone sp.
Cordone sp.
Guyot
Cordone sp.
Cordone sp.
Guyot
Cordone sp.
Cordone sp.
Guyot
Vigneti studio dei Colli di Rimini
zone in altre parti della regione in virtù della loro tipicità e per valutare se è
necessario incentivare la viticoltura in questo areale ove si è assistito, negli
ultimi decenni, ad un graduale abbandono.
Studi pedologici realizzati nei “vigneti-studio”
I “vigneti-studio” sono stati caratterizzati da uno studio pedologico consistente in trivellate e profili di suolo che hanno permesso di conoscere le caratteristiche dei suoli e la variabilità pedologica presente. Infatti all’interno
di ogni “vigneto-studio” sono stati descritti i caratteri dei suoli tramite 6-8
trivellate, distribuite sull’intero appezzamento studiato, e lo studio del profilo
pedologico nel punto maggiormente rappresentativo. Le trivellate e in particolare i profili di suolo sono stati studiati dando una specifica attenzione ai
caratteri pedologici che influenzano lo sviluppo della vite e la produzione di
uva (es. tessitura, profondità utile alle radici, contenuto di calcare).
Dai profili pedologici sono stati prelevati i campioni di terreno che sono stati
inviati al laboratorio di analisi terreni.
I suoli rilevati sono stati correlati alle Unità Tipologiche di Suolo descritte
nell’Archivio regionale del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna e alle Unità Cartografiche delle Carte dei suoli.
Le Unità Tipologiche di Suolo, cosi ricollegate, sono contraddistinte dal nome
della località in cui è stato rilevato per la prima volta il suolo (es. Coriano) e
da una sigla (es. COR). Consultando quindi l’Archivio regionale dei suoli è
possibile ottenere per ciascun nome e sigla dell’Unita Tipologica di Suolo la
descrizione completa che, tra le altre informazioni, comprende la definizione
dei range di variabilità dei caratteri per ciascun orizzonte (es contenuto sabbia
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Localizzazione
dei vigneti studio
e argilla, scheletro, profondità a cui si rileva il substrato roccioso).
La rappresentatività agronomica e pedologica dei “vigneti studio”, ottenuta
grazie alla selezione mirata, ha consentito di realizzare lo studio dell’interazione tra vitigno e suolo e di estendere tali informazioni, utilizzando la Carta
dei Suoli realizzata, alle zone della collina riminese caratterizzate da suoli simili per comportamento agronomico e per risposta alla produzione vitivinicola. Tutto ciò, di conseguenza, ha portato all’elaborazione della “Carta delle
Terre” della viticoltura dei Colli di Rimini.
Studi viti-vinicoli realizzati nei “vigneti-studio”
I rilievi effettuati in ogni “vigneto-studio” hanno riguardato la valutazione
dei parametri fenologici, vegetativi, produttivi e qualitativi dei vitigni Sangiovese e Cabernet Sauvignon.
In particolare, si è così operato:
- uniformato il carico di gemme;
- controllo della manifestazione delle fasi fenologiche (germogliamento, fioritura, invaiatura ).
pag. 23
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 24
- studio della cinetica di maturazione delle uve, monitorata tramite campionamenti di uva settimanali nel periodo invaiatura-vendemmia (circa 200
acini per ogni prelievo), analizzati per grado zuccherino rifrattometrico
(°Brix), acidità titolabile (g/L) e pH. Nel campionamento alla vendemmia è
stata determinata anche la consistenza degli acidi organici (malico e tartarico);
- determinazione, all’atto della vendemmia, dei parametri produttivi quali
numero di grappoli per ceppo, peso della produzione di uva per ceppo,
peso medio del grappolo;
- determinazione del peso del legno di risulta della potatura secca per ceppo,
parametro in grado di fornire una stima del livello di vigoria della pianta.
Nel corso delle vendemmie 2008 e 2009 si è intervenuti con microvinificazioni ed analisi chimiche e sensoriali su mosti e vini ottenuti, presso la cantina
sperimentale di ASTRA a Tebano - Faenza. Campioni di circa 100 kg di uva
provenienti dai differenti vigneti studio sono stati vinificati con idonee attrezzature, secondo linee standardizzate di vinificazione.
Le microvinificazioni sono ovviamente specifiche rispetto alla lavorazione di
uve rosse, rispecchiando le tradizionali linee di vinificazione in rosso.
È stato così possibile confrontare la composizione dei mosti e dei vini ottenibili dai differenti vigneti e valutarli in funzione delle potenzialità e della qualità
enologica esprimibili.
CARTA DELLE TERRE
della zonazione viticola dei Colli di Rimini
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 26
Dal punto di vista chimico sono state effettuate normali analisi di caratterizzazione dei prodotti vinosi, quali titolo alcolometrico, zuccheri riduttori, pH,
acidità totale e volatile, acidi organici, estratto, polifenoli totali, antociani, intensità e tonalità colorante.
I vini sono stati sottoposti a un panel di degustatori per l’analisi sensoriale,
che ha espresso un gradimento (da 1 a 10) sui differenti aspetti dei vini (visivo,
olfattivo, gustativo, complessivo), procedendo ad una analisi descrittiva, in
cui i differenti giudici si sono espressi sull’intensità percepita nei vini rispetto
ad un elenco di parametri, specificamente individuati per ogni vitigno e ritenuti per questo rilevanti e caratterizzanti.
Elaborazione dei dati
L’elaborazione statistica dei dati di campo (pedologici, produttivi, vegetativi
ed analisi dei mosti) é stata effettuata tramite Analisi di Varianza, utilizzando
come fonti di variabilità principale anno e suolo. L’integrazione dei risultati,
realizzata dal gruppo di lavoro, ha consentito di condividere i caratteri pedologici che maggiormente influenzano la crescita della pianta e la produzione vitivinicola. Su tale base sono state aggregate in “Terre” le tipologie di suolo considerate simili per comportamento agronomico e per risposta vegeto produttiva
della vite. E’ stata così realizzata la “Carta delle Terre” dei Colli di Rimini nella
quale sono state evidenziate le “Terre” in cui sono collocati i “vigneti-studio” e
per le quali è possibile estendere, con prudenza e ragionevolezza, le conoscenze derivate dalle sperimentazioni. Ne emerge quindi un’indicazione territoriale parziale, ma al contempo efficace, della vocazionalità del territorio studiato,
perché legata soprattutto ai territori storicamente vitati, dove la viticoltura è da
sempre una risorsa importante.
Mappe climatiche
Le mappe dell’indice di Winkler realizzate dall’ARPA hanno preso in considerazione il trentennio 1961-1990 e il successivo periodo di diciassette
anni 1991-2008, oltre ai singoli anni in cui sono state realizzate le sperimentazioni: 2007, 2008 e 2009. L’area d’indagine è stata quella relativa alla
delimitazione della DOC Sangiovese di Romagna (figg. 1 e 2).
L’analisi della mappa più antica evidenzia come, dal punto di vista delle medie climatologiche, la maggior parte della viticoltura collinare delle
province di Rimini rientri nella classe compresa tra 1800 e 2000 GradiGiorno, con la sola eccezione, più calda, indicante la zona urbana di Rimini. Si evidenziano, invece, valori più alti dell’indice a carico del periodo
climatico più recente: parte dei Colli di Rimini è incluso nella classe di
2000-2200 GG, con un’ampia fascia di territorio che presenta valori superiori ai 2200 GG, a conferma del riscaldamento del territorio regionale,
inaspritosi nell’ultimo quindicennio.
Variabilità climatica del territorio collinare riminese
Analizzando i valori dell’Indice di Winkler e quelli delle precipitazioni
del periodo aprile-ottobre, riscontrati nei territori vitati dei Colli di Rimini
durante il triennio 2007-2009, si é evidenziata una discreta variabilità tra i
differenti siti (vedi grafico).
Sono evidenti i più elevati valori dell’indice di Winkler registrati nel 2009 e
soprattutto nelle località di Passano, San Clemente e Coriano, in rapporto
ai valori delle altre due annate, apparse molto simili tra loro.
In tutte le località, fatta eccezione per Montefiore Conca (la più elevata!)
le precipitazioni inferiori si sono avute nel 2008, mentre 2007 e 2009 sono
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Il clima del territorio dei Colli di Rimini
pag. 27
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
risultati più piovosi, e soprattutto nell’ultima annata a San Paolo, Santa
Aquilina e Ca’ Torsani.
Indice di Winkler e precipitazioni del territorio della D.O.C. Colli di Rimini nel triennio 2007-2009
Nel triennio, la località con maggiore dotazione termica è stata Passano,
con 2205 GG mentre quelle relativamente più “fredde” sono state Montefiore Conca, a 375 m di altitudine, e San Paolo, a 190 m slm, ma anche a Ca’
Torsani che è invece sita a 77 m slm (Tab. 1). Quest’ultima località è risultata anche la più piovosa, con 388 mm tra aprile e ottobre, mentre Passano,
Coriano e San Clemente sono risultate, con 316-318 mm, le più secche.
pag. 28
Località
Quota
(m s.l.m.)
Esp.
I. W.
(Gradi-Giorno)
Precipitazioni
aprile – ottobre
(mm)
Radiazione globale
aprile-ottobre
(MJ/m2)
Montefiore C.
375
SE
2067
329
4297
San Paolo
190
S
2096
325
4192
San Paolo
120
piano
2116
367
4081
Passano
100
NE
2205
316
4050
San Clemente
145
E
2192
318
4126
Coriano
60
piano
2177
316
4068
S. Aquilina
72
SE
2127
367
4227
Ca’ Torsani
77
piano
2084
388
4174
Tabella 1 – Indice di Winkler, precipitazioni aprile-ottobre e radiazione globale relativi alla zona
D.O.C. Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Figura 1 – Mappa dell’Indice di Winkler in Romagna nei periodi 1961-1990 e 1991-2008
pag. 29
pag. 30
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Figura 2 – Mappa dell’Indice di Winkler in Romagna nel triennio 2007-2009
La radiazione globale, complessiva del periodo aprile-ottobre, più elevata
è stata stimata per le località di Montefiore Conca e di Santa Aquilina, la
prima posta a 375 m di altitudine e la seconda a soli 72 m, ma entrambe
con l’ottima esposizione a Sud Est. La radiazione globale inferiore è stata
stimata invece per i siti di Passano e di Coriano, il primo con esposizione
sfavorevole a Nord Est, il secondo con giacitura pianeggiante.
pag. 31
Il territorio collinare di Rimini possiede una certa uniformità geologica.
È infatti prevalente la Formazione geologica delle Argille Azzurre (sigla FAA),
costituita da argilliti azzurrastre calcaree e compatte, talvolta con alternanze
di peliti e arenarie. Le forme del paesaggio sono generalmente costituite da
ampi rilievi collinari blandamente ondulati (pendenze medie 5-25%) con rari
e circoscritti fenomeni di dissesto, ivi compresi i calanchi.
È in tale ambiente che si è concentrato lo studio del suolo, in relazione anche
alla diffusione della viticoltura, toccando solo marginalmente altre emergenze
ambientali comunque molto interessanti, come i rilievi arenacei di Covignano
e le Formazioni marnoso-gessose del Messiniano allungate fra Montescudo e
Montefiore Conca.
I suoli più diffusi hanno moderato grado evolutivo, sono calcarei e argillosi.
Le più comuni variazioni riguardano la profondità della roccia (argilliti)
e la percentuale di argilla negli orizzonti (oscillante fra il 30 e il 50%); sono
segnalati, ma non sono molto diffusi, suoli maggiormente evoluti caratterizzati
da decarbonatazione fino ad oltre 1 m di profondità.
Di seguito sono descritte le Terre individuate ai fini della zonazione e le
caratteristiche dei suoli presenti
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Terre e suoli della zonazione
della collina riminese
pag. 33
Terre calcaree del basso Appennino riminese
Terre calcaree del basso Appennino riminese
Ambiente
Caratterizzato da versanti ondulati dolcemente digradanti verso la pianura,
con pendenza che varia tipicamente dal 2 al 25%, talvolta associati a calanchi.
Localmente sono presenti lembi di superfici sommitali dolcemente ondulate,
impostate su depositi alluvionali antichi.
Le quote sono tipicamente comprese tra 25 e 200 m slm.
L’uso attuale del suolo è in prevalenza di tipo agricolo, con colture arboree
specializzate (vigneti e subordinatamente oliveti e frutteti).
pag. 34
Suoli
I suoli sono dolcemente inclinati o moderatamente ripidi (pendenza tipicamente compresa tra 5 e 25%); e si sono formati in rocce prevalentemente argillose o pelitiche, con intercalazioni sabbiose di età pliocenica (Formazione
delle argille azzurre e Formazione delle Arenarie di Borello). Sono a tessitura
fine o moderatamente fine, hanno moderata disponibilità di ossigeno, talvolta
buona. Sono tipicamente calcarei, talvolta scarsamente o non calcarei nella
parte inferiore del suolo; sono moderatamente alcalini. Sono da moderatamente profondi a molto profondi, in funzione della profondità del substrato.
Il loro differenziamento rispetto ai materiali originari è variabile in funzione
Terre calcaree del basso Appennino riminese
della stabilità delle superfici rispetto ai fenomeni di erosione diffusa e per ruscellamento concentrato e discontinuo.
I suoli interessati dallo studio di zonazione viticola e presenti nei vigneti sperimentali sono di seguito descritti:
Suoli Montelupo (MLP): si sono formati in rocce prevalentemente argillose
(Formazione delle argille azzurre); sono abbastanza diffusi e hanno una distribuzione uniforme lungo i tratti lineari e concavi dei versanti; sono da dolcemente inclinati a moderatamente ripidi, profondi o molto profondi sopra il
substrato massivo, fortemente calcarei.
Suoli San Clemente (SCM1): si sono formati in rocce prevalentemente argillose (Formazione delle argille azzurre); sono abbastanza diffusi e occupano
le sommità e i tratti convessi dei versanti; si trovano tipicamente nei tratti di
versante sottoposti ad intensa erosione idrica di tipo laminare o ad interventi antropici di rimodellamento dei versanti; sono da dolcemente inclinati a
moderatamente ripidi, moderatamente profondi sopra il substrato massivo,
presente a 50 - 80 cm di profondità, sono fortemente calcarei.
Suoli Coriano (COR): si sono formati in rocce prevalentemente argillose (Formazione delle argille azzurre); sono suoli meno diffusi rispetto ai precedenti,
che occupano preferibilmente parti alte e medie dei versanti, sono dolcemente
pag. 35
Terre calcaree del basso Appennino riminese
Profilo rappresentativo suolo Montelupo: suolo
profondo, con accumulo di carbonato di calcio
oltre il metro di profondità
Profilo rappresentativo suolo San Clemente: suolo moderatamente profondo in cui è evidente la
stratificazione della roccia pelitica a circa 55 cm
di profondità
inclinati, profondi sopra il substrato massivo presente tra 80-100 cm di profondità, calcarei negli orizzonti superficiali e fortemente calcarei in profondità, con accumulo di carbonato di calcio.
Suoli Passano (PSS): si sono formati in rocce limoso sabbiose (Formazione
Arenarie di Borello); sono suoli poco diffusi da dolcemente a molto inclinati,
moderatamente profondi o profondi sopra il substrato massivo, fortemente
calcarei.
pag. 36
Considerazioni agronomiche
I suoli possono sostenere, seppure con qualche limitazione, anche usi agricoli
intensivi (vigneti e frutteti specializzati) purché si provveda alla regimazione
delle acque superficiali e alla sistemazione dei versanti, in relazione al rischio
potenziale di perdita di suolo per erosione idrica. Nei vigneti è consigliata
la pratica dell’inerbimento. Il comportamento agronomico è inoltre condizionato dall’elevato contenuto di argilla in tutto il profilo. Ciò determina sia la
difficoltà nell’esecuzione delle lavorazioni meccaniche sia la tendenza di formazione di fessurazioni nel suolo. Nei suoli con substrato presente entro 80
cm si può incorrere in periodi di stress idrico per le piante.
Considerazioni per la coltivazione della vite
Terre calcaree del basso Appennino riminese
Profilo rappresentativo suolo Coriano: suolo
profondo in cui è evidente la stratificazione della roccia pelitica a circa 1 metro di
profondità
Terre con elevata variabilità pedologica che con opportuni interventi agronomici e d’impianto consentono una
buona potenzialità qualitativa del vitigno. La produzione quali-quantitativa di uva è strettamente dipendente
dall’andamento meteorologico stagionale, soprattutto per quanto riguarda
le precipitazioni. I fenomeni di smottamento superficiale in genere non
sono tali da arrecare gravi danni agli
impianti arborei e sono di regola obliterabili con modesti interventi di rimodellamento superficiale. Nei suoli più
profondi (MLP) si evidenzia un vigore
vegetativo più accentuato rispetto ai
suoli moderatamente profondi (SCM1
e COR) ; ciò potrebbe derivare dalla capacità di maggiore disponibilità
d’acqua nei suoli profondi.
“vigneti-studio” localizzati in queste Terre:
Sigla vigneto
studio
Codice profilo
rilevato
Suolo rilevato
Vitigno studiato
Forma di
allevamento
20SGRN
E5012P0037
COR
Sangiovese
Cordone sp.
21SGRN
E5012P0038
MLP
Sangiovese
Cordone sp.
22SGRN
E5012P0046
PSS
Sangiovese
Guyot
23SGRN
E5012P0044
SCM1
Sangiovese
Cordone sp.
24SGRN
E5012P0047
SCM1
Sangiovese
Cordone sp.
25SGRN
E5012P0040
SCM1
Sangiovese
Guyot
26SGRN
E5012P0039
COR
Sangiovese
Cordone sp.
29CSRN
E5012P0037
COR
Cabernet S.
Cordone sp.
30CSRN
E5012P0046
PSS
Cabernet S.
Guyot
pag. 37
Terre dei Gessi del basso Appennino riminese
Terre dei Gessi del basso Appennino riminese
Ambiente
Caratterizzato dall’alternarsi di parti sommitali con versanti ripidi e sporadici
affioramenti rocciosi e di versanti lunghi moderatamente ripidi, soggetti talvolta a fenomeni franosi di limitata entità. La pendenza varia tipicamente dal 10 al
40%, mentre le quote sono generalmente comprese tra 200 e 400 m slm.
L’uso attuale del suolo è di tipo agricolo, con seminativi, alternati a vegetazione
arbustiva e arborea, raramente colture arboree specializzate (vigneti e frutteti).
Suoli
I suoli si presentano con caratteristiche abbastanza differenziate in relazione
al tipo di substrato e geomorfologia. I suoli interessati dallo studio di zonazione viticola e presenti nei vigneti sperimentali sono i Suoli M. Incisa (MIN)
che si sono formati in rocce stratificate di marne gessose e tripolacee. Sono
da ondulati a ripidi (tipicamente 15 – 35%); sono da moderatamente a molto
profondi, a tessitura moderatamente fine, calcarei, da neutri a moderatamente
alcalini. Possono presentare il substrato entro i 100 cm di profondità.
pag. 38
Considerazioni agronomiche
I suoli M. Incisa possono presentare importanti limitazioni alla produzione
Considerazioni per la coltivazione
della vite
La coltivazione della vite, un tempo
diffusa, è attualmente marginale in
quanto risente dell’elevata acclività e
altitudine.
Profilo rappresentativo suolo Monte Incisa: suo- Per ottenere buone produzioni è nelo moderatamente profondo, con accumulo di cessario che i vigneti siano collocati
carbonato di calcio in profondità e limite abrupto
nelle esposizioni più soleggiate.
ad 85 cm su marne azzurrastre della Formazione
Gessoso-Solfifera.
Terre dei Gessi del basso Appennino riminese
delle principali colture agrarie nelle
situazioni ad elevata acclività. Sono
caratterizzati da un rischio di erosione idrica molto alto. La loro utilizzazione a fini agricole, non può pertanto prescindere dall’adozione di interventi di sistemazione e/o indirizzi
colturali conservativi (inerbimento).
pag. 39
Terre dei Gessi del basso Appennino riminese
pag. 40
“vigneti-studio” localizzati in queste Terre:
Sigla vigneto
studio
Codice profilo
rilevato
Suolo rilevato
19SGRN
E5012P0043
MIN
Vitigno studiato
Sangiovese
Forma di
allevamento
Guyot
Il Sangiovese è il più diffuso vitigno da vino ad uva rossa italiano con oltre
70.000 ha occupa il 10,3% della superficie nazionale ad uve da vino.
In Toscana trova la sua massima espansione superando il 55 % della superficie vitata regionale; a essa seguono Puglia con circa 13.000 ha, ma solo il 13 %
della superficie vitata regionale, e Marche con circa 4600 ha.
In Emilia-Romagna il Sangiovese è coltivato su circa 9.000 ha, più del 15 %
della superficie vitata regionale, di cui 2.000 ha distribuiti sulle colline della
provincia di Rimini. Vitigno tipico dell’Italia centrale e simbolo enologico della Romagna, nell’ultimo decennio il Sangiovese si è espanso anche in Puglia,
Campania e Sicilia e assume sempre più interesse in Francia ed anche in California (Boselli, 2000).
Chiamato tuttora Sangioveto nel Chianti, Prugnolo gentile a Montepulciano,
Brunello a Montalcino, Morellino nel Grossetano e Nielluccio in Francia, per
citare solo i sinonimi più conosciuti, il Sangiovese è stato oggetto di molti
studi relativamente alla sua origine geografica, che già il Molon (1906), riprendendo anche il pensiero di altri ampelografi, collocava in Toscana (Calò
et al, 2006). Del Sangiovese s’identificano due grandi tipologie fondamentali,
la “grossa”, quella più conosciuta e diffusa in Toscana e Romagna, e la “piccola” diffusa solo nel Casentino e conosciuta come Sanvicetro. Recentemente,
attraverso l’uso di marcatori microsatelliti, è stata accertata la parentela del
Sangiovese con il Ciliegiolo, antico vitigno centro-italiano, e con il Calabrese
di Montenuovo, vecchio vitigno campano (Vouillarmoz et al., 2007).
Il Sangiovese grosso, la tipologia dominante di questo vitigno, è vigoroso con
portamento della vegetazione eretto, ha buona fertilità delle gemme, discreta
quella delle basali, ed è costantemente produttivo. Ha grappolo di dimensioni medio - grandi, di forma conica - piramidale, alato, quasi serrato; l’acino è
medio, ellittico, di colore nero-violetto, pruinoso.
Questo vitigno presenta un’elevata variabilità fenotipica intravarietale, il che
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Il Sangiovese
pag. 41
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
ha creato una popolazione con ampia base genetica. Per tale motivo la selezione clonale applicata al Sangiovese si è tradotta nell’individuazione di un
elevatissimo numero di cloni: allo stato attuale 78. Tra questi, 19 sono biotipi
romagnoli, di cui 11 con piante capostipiti originarie della Romagna (Moretti,
2007).
Interazione del Sangiovese con gli ambienti dei Colli di Rimini
Clima e fattori climatici
La variabilità climatica all’interno del territorio dei Colli di Rimini, nel triennio 2007-2009, é apparsa decisamente scarsa. L’Indice di Winkler medio triennale é variato dai 2067 Gradi-Giorno di Montefiore Conca, a 375 m di altitudine s.l.m., ai 2200 GG di Passano, a 100 m s.l.m..
La maggior parte della viticoltura provinciale si situa, però, nella fascia compresa tra i 50 ed i 250 m slm e in questa porzione di territorio dedicata soprattutto al Sangiovese, la tendenza alla diminuzione dell’I.W. col crescere
dell’altitudine non è apparsa significativa.
Riunendo i dati qualitativi del mosto di Sangiovese, ottenuti nei “vigneti-studio” distribuiti sul territorio, in sole due classi di I.W., inferiore e superiore a
2100 GG, si può notare come i macro-caratteri qualitativi del Sangiovese non
mutino in funzione delle sommatorie termiche (tab. 1).
Le precipitazioni del periodo aprile-ottobre medie sono oscillate, nel triennio,
Zuccheri
(°Brix)
n.s.
Acidità tit.
(g/L)
*
Antociani
(mg/kg)
n.s.
Polifenoli tot.
(mg/kg)
n.s.
22.1
7.54
1358
4525
Precipitazioni (mm)
22.9
n.s.
6.21
*
1443
n.s.
4050
*
< 320
22.6
5.98
1364
3720
> 320
Altitudine (m s.l.m.)
22.5
**
7.42
*
1433
n.s.
4658
n.s.
350-380
20.7
7.20
1443
4305
130-190
22.8
6.92
1425
4660
< 120
Esposizione
23.2
n.s.
6.40
n.s.
1413
n.s.
4066
n.s.
S/SE
22.4
7.20
1390
4540
E/NE
23.0
6.90
1460
4219
Fattore
I. Winkler (gg)
< 2100
> 2100
pag. 42
Tabella 1 – Caratteristiche qualitative del Sangiovese dei Colli di Rimini in funzione dell’indice di
Winkler, dell’altitudine e dell’esposizione del versante.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
da 316 mm circa di Passano e Marano ai 388 mm di Ca’ Torsani. Anche in
questo caso, raggruppando i dati qualitativi in due classi, con piovosità inferiori o superiori ai 320 mm, si nota che a precipitazioni superiori (seppur
leggermente) il mosto di Sangiovese è più acido e con un livello di polifenoli
totali superiore (tab. 1). La radiazione globale, sempre del periodo vegetativo,
è variata dai 4050-4070 MJ/m2 di Passano e Marano ai quasi 4300 MJ/m2 di
Montefiore Conca, sito posto a 375 m slm ma con esposizione a Sud-Est. Le
variazioni di radiazione globale sul territorio dei Colli di Rimini non hanno,
comunque, evidenziato alcuna modificazione significativa sui macro-caratteri
qualitativi del mosto di Sangiovese.
Dei due fondamentali fattori climatici, altitudine ed esposizione del versante,
solamente il primo sembra incidere significativamente su zuccheri e acidità
del mosto del Sangiovese ma non su antociani e polifenoli totali. Se però si
escludono dall’analisi i siti marginali sopra i 300 m slm, le analisi chimiche del
mosto diventano molto uniformi.
Figura 2 – Epoche di germogliamento e di invaiatura del Sangiovese, in funzione di altitudine e
suolo. Colli di Rimini, valori medi del triennio 2007-2009
L’altitudine condiziona, seppur moderatamente, l’epoca di manifestazione
delle fasi fenologiche: a 375 m slm, su suoli Monte Incisa (MIN) originatisi
dalla formazione geologica dei Gessi, il germogliamento del Sangiovese avvie-
pag. 43
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
ne mediamente il 9 aprile, mentre a 77 m slm sui suoli Coriano (COR) essa
avviene il 4 aprile, con un anticipo di cinque giorni. Sugli stessi suoli, a 190 m
slm il germogliamento avviene due giorni dopo circa, confermando un seppur minimo “effetto altitudine”.
La fase fenologica dell’invaiatura, cioè l’inizio della maturazione dell’uva, nel
triennio in questione si è presentata molto precocemente sui suoli San Clemente (SCM), indipendentemente o quasi dall’altitudine, mentre sui suoli
COR essa è apparsa più tardivamente ma, soprattutto, manifestando un evidente effetto altitudine.
I suoli
I caratteri della produzione, la vigoria e la qualità del mosto di Sangiovese
sono stati influenzati dalle differenti tipologie di suolo (Tab. 2). Sui suoli Montelupo (MLP) la vigoria dei ceppi si è dimostrata elevata, soprattutto se comparata a quella manifestata sui suoli San Clemente (SCM), il cui peso del legno
di potatura è stato di 0,69 kg/ceppo, rispetto ai 1,16 kg/ceppo dei MLP.
Peso del Legno di
Acidità
Polifenoli
Produzione
Zuccheri
Antociani
grappolo potatura
titolabile
totali
(kg/ceppo)
(°Brix)
(mg/kg)
(g)
(kg/ceppo)
(g/L)
(mg/kg)
MIN (1)
4.4 a
283 a
0.76 a
20.7 a
7.20 b
1443
4305 ab
COR
3.5 a
255 a
0.75 a
23.2 b
6.52 a
1390
4183 ab
MLP
4.4 a
273 a
1.16 b
22.9 b
7.00 ab
1494
4927 b
SCM
3.7 a
254 a
0.69 a
23.0 b
7.35 b
1380
3980 a
Suoli
Lettere differenti indicano valori statisticamente significativi per p≤0.05 al test S-N-K
(1) Suolo presente solo ad altitudini più elevate rispetto alla media del territorio Colli di Rimini
Tabella 2 – Caratteristiche vegeto-produttive e qualitative del Sangiovese dei Colli di Rimini in
funzione della tipologia di suolo.
Sui suoli MIN il Sangiovese non raggiunge un grado zuccherino del mosto
soddisfacente (20,7 °Brix) non in equilibrio con un’acidità titolabile più che
discreta (7,20 g/L), ma occorre considerare la maggiore altitudine in cui si
collocano questi ambienti. Anche sui suoli SCM l’acidità titolabile (7,35 g/L)
è risultata un parametro significativo nel caratterizzare la qualità del mosto.
Nessuna differenza significativa è emersa a carico della concentrazione di antociani del mosto, mentre i polifenoli totali sono apparsi più elevati sui suoli
MLP (4927 mg/kg) soprattutto se confrontati con i SCM.
pag. 44
Caratteristiche chimiche e sensoriali dei vini
Nella tab. 3 é riportata l’analisi dei vini Sangiovese ottenuti da microvinifi-
Suoli
Alcool
effettivo
(%)
Acidità
totale
(g/L)
MIN
SCM
COR
MLP
11.8
13.1
12.0
12.4
5.2
5.5
5.9
5.3
MIN
SCM
COR
MLP
12.5
14.7
13.5
14.9
5.1
5.7
5.6
5.7
Zuccheri
(g/L)
2008
1.6
2.3
2.8
1.5
2009
1.6
3.0
2.4
5.0
Estratto
secco t.
(g/L)
Polifenoli
totali
(mg/L)
Antociani
(mg/L)
26.1
26.3
28.1
25.8
2115
2757
2700
2128
310
550
450
407
22.9
31.0
28.1
34.1
1805
2532
2488
3128
425
450
330
430
Tabella 3 – Principali parametri chimici dei vini ottenuti da microvinificazioni del Sangiovese dei
Colli di Rimini, in funzione della tipologia di suolo.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
cazione nel 2008 e 2009, da cui emerge, in prima istanza, una sostanziale uniformità tra le due annate, pur nella variabilità dovuta ai differenti ambienti
pedo-climatici. Solamente il grado alcolico è risultato sempre superiore nel
2009 in ogni ambiente, mentre gli altri parametri qualitativi hanno evidenziato una interazione tra ambiente ed annata.
Nel 2009 i vini Sangiovese ottenuti sui suoli SCM e COR sono risultati più alcolici, con più estratto secco ma con meno antociani e polifenoli totali, rispetto
all’annata precedente. Nella stessa annata anche da suoli MLP sono giunti
vini con parametri chimici molto elevati.
Dal punto di vista sensoriale (vedi grafico) i vini Sangiovese 2008 ottenuti
su suoli SCM, ben colorati, strutturati e con note fruttate e speziate evidenti,
sono stati molto apprezzati dal panel di degustazione. Abbastanza graditi e
con giudizi mediamente positivi sono stati i vini provenienti dai suoli COR
e MLP ma entrambi hanno evidenziato qualche indicatore sensoriale poco
qualitativo: astringenti, aciduli, leggermente amarognoli e, nel caso dei MLP,
anche con il fruttato non molto evidente.
Poco gradito e scadente in tutti gli indicatori sensoriali è risultato il vino proveniente dai suoli MIN. Nel 2009 i vini da suoli SCM hanno confermato i
giudizi positivi dell’anno precedente, positività che è anche andata ai vini
ottenuti su suoli MLP. Sono vini ben colorati, strutturati e fruttati, con nota
acidula un poco evidente negli SCM, come nel 2008.
Anche i vini da COR e MIN nel 2009 hanno mostrato un discreto livello qualitativo, con i primi un poco più graditi dal panel di degustatori, per l’equilibrio
complessivo tra gli indicatori sensoriali.
pag. 45
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Profilo sensoriale e gradevolezze del Sangiovese dei Colli di
Rimini, nel 2008 e 2009, in funzione della tipologia di suolo.
Anno 2008
Anno 2009
pag. 46
Nei Colli di Rimini si sono individuate due Unità Vocazionali, le “Terre”, in
ognuna delle quali il Sangiovese, a seguito dei suoi comportamenti fenologici,
vegetativi, produttivi e qualitativi può fornire vini distinguibili e con caratteristiche chimiche e organolettiche differenti. Queste due “Terre” hanno, però,
un’estensione e un’importanza, all’interno dell’attuale territorio vitato della
provincia di Rimini, molto differenti.
Le “Terre calcaree del basso Appennino riminese” sono dominanti nella viticoltura riminese ma possiedono, al loro interno, una moderata ma evidente
variabilità pedologica che può condizionare l’espressione delle caratteristiche
qualitative del Sangiovese. Queste Terre sono ampiamente caratterizzate dai
suoli San Clemente (SCM1) sui quali la vite presenta ciclo vegetativo ed epoca
di maturazione alquanto precoci, produttività medio-bassa e buon equilibrio
vegeto-produttivo. Qui il Sangiovese fornisce un vino rosso rubino intenso,
strutturato, rotondo con evidente aroma fruttato (emerge la ciliegia) e speziato che lo rendono molto riconoscibile.
Altrettanto diffusi in queste Terre sono i suoli Montelupo (MLP) che si differenziano significativamente dai precedenti per la loro maggiore profondità
utile, incidendo in modo diverso sul comportamento vegeto-produttivo della
vite. Su questi suoli, infatti, il Sangiovese è risultato più vigoroso e, a parità
di contenuti zuccherini e acidici, con i maggiori contenuti di polifenoli totali.
I vini da suoli MLP sono apparsi, presumibilmente per questo motivo, poco
equilibrati nel 2008, più armonici e qualitativi nel 2009, annata in cui la maturazione ha avuto un decorso migliore. Meno importanti per la loro diffusione
sono i suoli Coriano (COR) che hanno caratteristiche agronomiche intermedie
tra i suoli SCM e MLP, da cui si differenziano per la profondità utile e l’accumulo di carbonato di calcio in profondità. Su questi suoli il Sangiovese inizia
leggermente più tardi la maturazione delle uve ma il suo equilibrio vegetoproduttivo è simile a quello riscontrabile sui suoli SCM. I vini invece risultano
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Vocazionalità viticola dei Colli di Rimini
per il Sangiovese
pag. 47
Zonazione del Sangiovese
dei Colli di Rimini
Le Terre del Sangiovese dei Colli di Rimini
Unità
Vocazionali
Terre calcaree
del basso
Appennino
riminese
Terre dei Gessi
del basso
Appennino
riminese
Suoli
Fenologia
Produzione
e vigoria
SCM
Germogliamento
medio-precoce;
invaiatura
medio-precoce;
maturazione
14-20 settembre
Produzione da
media a mediobassa vigoria media
COR
Germogliamento
medio-precoce;
invaiatura media;
maturazione
16-22 settembre
MLP
Germogliamento
medio; invaiatura
media; maturazione
21-26 settembre
MIN
Germogliamento
medio-tardivo;
invaiatura mediotardiva; maturazione
23-27 settembre
Qualità
delle uve
Caratteri
del vino
Rosso rubino
Zuccheri mediointenso, strutturato,
elevati, acidità
rotondo, evidente
media, antociani
aroma fruttato
medi, polifenoli medi
(ciliegia) e speziato
Produzione da
media a mediobassa, vigoria media
Zuccheri medioelevati, acidità
media, antociani
wmedi, polifenoli
medi
Rosso rubino
intenso, strutturato,
un po’ astringente
e amarognolo,
evidente aroma
fruttato (frutti di
bosco)
Produzione media,
vigoria medioelevata
Zuccheri medioelevati, acidità
media, antociani
medio-elevati,
polifenoli medioelevati
Rosso rubino (più
intenso nel 2009),
acidulo, astringente,
fiorale evidente e
fruttato (aromi più
evidenti nel 2009)
Zuccheri mediobassi, acidità medioalta, antociani medi,
polifenoli totali medi
Colore medio,
struttura povera,
astringente e
acidulo; poco
equilibrato.
Aroma fiorale nelle
annate favorevoli
Produzione media,
vigoria media
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
meno strutturati, leggermente più astringenti, con meno equilibrio. Assolutamente meno diffusi sul territorio e poco rappresentativi i suoli Passano (PSS),
per i quali non é stato possibile stimare il loro grado di vocazionalità verso il
Sangiovese.
Le “Terre dei Gessi del basso Appennino riminese” costituiscono oggi solo
un settore marginale della viticoltura riminese, probabilmente nel passato la
loro importanza era superiore. In queste Terre sono caratteristici i suoli Monte
Incisa (MIN), sui quali il Sangiovese presenta fasi fenologiche alquanto tardive, anche a causa dell’altitudine elevata in cui si posizionano.
Il livello produttivo è soddisfacente e l’equilibrio vegeto produttivo buono
ma il rapporto zuccheri/acidi non è sufficiente per una varietà ad uva rossa.
Il livello di antociani nelle uve risulta, qui, più che discreto, vista anche l’elevata radiazione luminosa che caratterizza questo ambiente nelle esposizioni
migliori, ma è anche molto legato alla variabilità termica annuale.
pag. 49
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
I vini di Sangiovese qui ottenibili hanno caratteristiche mediocri: colore rosso
rubino medio, struttura povera, astringenza, acidità percepibile; nel complesso poco equilibrati. Nelle annate termicamente favorevoli la qualità migliora,
evidenziando un interessante aroma fiorale.
Vocazionalità del Sangiovese per i Colli di Rimini
Consigli per i nuovi impianti e la gestione del vigneto.
Unità Vocazionali
Terre calcaree del
basso Appennino
riminese
Terre dei Gessi del
basso Appennino
riminese
pag. 50
Vocazionalità
Terre con elevata vocazionalità verso
questo vitigno.
Consigli
Forme allevamento: Guyot, cordone
speronato.
Densità d’impianto: 2700-3500 ceppi/ha.
Portinnesti: 420 A, SO4, Kober 5BB, 110
Richter.
Sopra i 250 m s.l.m. e sui suoli più profondi Nelle annate calde e siccitose sfogliare poco
(MLP) può diventare discreta nelle annate
e sul lato del filare meno esposto.
climaticamente meno favorevoli
Nelle annate sfavorevoli (e su suoli più
profondi) controllare la produzione con un
moderato diradamento dei grappoli.
Terre con moderata vocazionalità verso
questo vitigno.
I vini hanno caratteristiche medie per lo
squilibrio dovuto all’acidità sostenuta.
Forme allevamento: Guyot, cordone
speronato.
Densità d’impianto: 2700-3500 ceppi/ha.
Portinnesti: 420 A, 161-49, SO4, 110 Richter
Esposizioni assolate (es. sud) e controllo della
produttività per ceppo (con defogliazione
accorta negli anni caldi) possono migliorare la
qualità dell’uva.
Il Cabernet sauvignon è il vitigno a bacca rossa più diffuso al Mondo. Dalla
Francia, sua terra d’origine, grazie alle sue grandi capacità di adattamento
alle più differenti condizioni ambientali é emigrato soprattutto in California,
Cile, Sud Africa e Australia, zone dove questo vitigno può fornire, in purezza,
vini di grande interesse, intensamente colorati, strutturati e complessi. Più
antico e tradizionale é il suo utilizzo nel famoso “taglio bordolese”, assieme a
Cabernet franc e Merlot.
In Italia é presente per oltre 8.000 ha, dei quali 3.250 in Veneto, 1.050 in Toscana
e 700 in Sicilia (ISTAT, 2000). In Emilia Romagna é coltivato su circa 200 ha in
provincia di Bologna, l’area di suo maggior concentrazione, 70-80 ha nelle
province di Piacenza e Ravenna e circa 150 ha in quella di Rimini. In regione
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Comportamento vegeto-produttivo
e qualitativo del Cabernet sauvignon
pag. 51
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
é inserito nelle DOC Colli Bolognesi, Colli Piacentini, Colli di Rimini, Colli
d’Imola e Colli di Parma, con la menzione del nome del vitigno se utilizzato
per almeno l’85%; può inoltre concorrere per il 40-60% nell’elaborazione del
Colli di Faenza rosso e per il 15-25% del Colli di Rimini rosso. Entra anche
nelle IGT Emilia, Forlì e Ravenna, con la menzione del nome se utilizzato
per almeno l’85%. Originatosi dall’incrocio, presumibilmente spontaneo,
tra Cabernet franc e Sauvignon blanc, il Cabernet sauvignon é un vitigno
vigoroso, con portamento della vegetazione assurgente, costantemente
produttivo, a maturazione medio-tardiva. Ha grappolo di dimensioni medie,
di forma piramidale, spesso alato, mediamente serrato; l’acino è medio,
sferoidale, di blu scuro molto pruinoso. La foglia, orbicolare e pentalobata,
é molto riconoscibile per i cinque “fori” prodotti dalla sovrapposizione dei
lembi di tutti i cinque seni della lamina.
Attualmente in Italia risultano omologati e propagati 11 cloni di Cabernet
sauvignon.
Metodologia
Nell’ambito del progetto “Zonazione della collina romagnola” nel territorio
dei Colli di Rimini sono stati individuati due vigneti di Cabernet Sauvignon,
negli stessi siti in cui erano presenti due “vigneti-studio” di Sangiovese
oggetto di caratterizzazione pedologica.
I due vigneti erano siti a San Paolo, a 190 m slm ed esposizione a Sud, con
suoli Coriano (COR), e a Passano , a 100 m slm ed esposizione a Nord Est,
con suoli Passano (PSS). Entrambi i siti si pongono all’interno delle “Terre
calcaree del basso Appennino riminese”; i suoli COR si sono formati sulle
rocce della formazione geologica delle Argille Azzurre mentre i suoli PSS
sulle rocce afferenti alla formazione delle Arenarie di Borrello. I due suoli
sono entrambi fortemente calcarei ma i suoli COR sono profondi e hanno un
valore di argilla in tutto il profilo che oscilla tra il 36 – 41% mentre i suoli PSS
Precipitazioni
aprile – ottobre
(mm)
Radiazione
globale
aprile-ottobre
(MJ/m2)
190
S
2096
325
4192
100
NE
2205
316
4050
San Paolo
Passano
Località
pag. 52
Esp.
I. W.
(Gradi-Giorno)
Quota
(m s.l.m.)
Tabella 1 - Indice di Winkler, precipitazioni aprile-ottobre e radiazione globale relativi ai due
“vigneti-studio” di Cabernet Sauvignon nei Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009.
Prestazioni vegeto-produttive e qualitative
La produzione a ceppo media triennale dei due vigneti é risultata uguale
(3,4 kg/ceppo) ed anche il peso medio del grappolo non ha mostrato
alcuna differenza significativa. Il peso del legno di potatura é risultato invece
significativamente superiore nel vigneto di Passano (suolo PSS); 1,64 kg/
ceppo di legno di risulta della potatura secca è un valore elevato, ma il
Cabernet Sauvignon è un vitigno ben conosciuto per la sua vigoria.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
sono moderatamente profondi e hanno valori di argilla tra il 30 ed il 37 % .
Dal punto di vista climatico il sito di San Paolo è risultato, nel triennio, con
Indice di Winkler inferiore rispetto al sito di Passano ma con radiazione globale
superiore (Tab. 1). L’effetto “esposizione” influenza quindi la radiazione
globale indipendentemente dall’altitudine.
Il vigneto di San Paolo (suoli COR) è allevato a cordone speronato con sesti
di m 3,0 x 1,2 (2775 ceppi/ha), il vigneto di Passano (Suoli PSS) è allevato a
Guyot con sesti di m 3,1 x 1,1 (2930 ceppi/ha); entrambi hanno il suolo gestito
con diserbo sottofila e lavorazione meccanica dell’interfila.
Peso del Legno di
Acidità
Polifenoli
Produzione
Zuccheri
Antociani
grappolo potatura
titolabile
totali
(kg/ceppo)
(°Brix)
(mg/kg)
(g)
(kg/ceppo)
(g/L)
(mg/kg)
San Paolo
3.42
137
1.19 a
24.1 b
5.83
2058 b
4017 b
Passano
3.43
148
1.64 b
23.6 a
6.13
1687 a
3379 a
Lettere differenti indicano valori statisticamente significativi per p≤0.05 al test S-N-K
Vigneto
Tabella 2 – Caratteristiche vegeto-produttive e qualitative espresse dal Cabernet Sauvignon in due
siti pedo-climatici differenti dei Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009
La gradazione zuccherina del mosto é stata leggermente superiore nel vigneto
di San Paolo, in concomitanza con un’acidità titolabile inferiore, mentre si
sono qui riscontrati livelli di antociani e di polifenoli totali significativamente
più elevati.
Andamento della maturazione
I due vigneti hanno mostrato andamenti della maturazione alquanto
simili nella cinetica ma leggermente differenti nel momento d’inizio della
maturazione, più precoce nel vigneto San Paolo (Fig. 1). Si può notare come,
nel 2009, l’acidità titolabile del vigneto Passano abbia una degradazione più
lenta, raggiungendo valori più consoni al Cabernet Sauvignon solamente
negli ultimi giorni prima della vendemmia.
pag. 53
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Figura 1 – Andamento della maturazione del Cabernet Sauvignon in due siti pedo-climatici dei
Colli di Rimini, negli anni 2008 e 2009.
pag. 54
Analisi chimica e sensoriale dei vini
Nel 2008 il vino Cabernet sauvignon ottenuto da microvinificazione di uve
del vigneto San Paolo è risultato più alcolico, con maggior estratto secco e,
soprattutto, con livelli più elevati di polifenoli totali e di antociani rispetto
al vino del sito Passano. Nel 2009 i vini di entrambi i siti hanno espresso
caratteristiche qualitative simili tra loro e complessivamente elevate; solamente i polifenoli totali si sono mantenuti superiori nel vino del sito San
Paolo.
Acidità
totale
(g/L)
San Paolo
Passano
14.36
13.60
5.9
5.6
San Paolo
Passano
14.52
14.13
5.5
5.6
Zuccheri
(g/L)
2008
3.2
1.8
2009
3.5
2.6
Estratto
secco t.
(g/L)
Polifenoli
totali
(mg/L)
Antociani
(mg/L)
36.6
33.3
3086
2073
843
649
32.4
31.9
2985
2194
714
629
Tabella 3 – Principali parametri chimici dei vini delle annate 2008 e 2009 ottenuti da microvinificazioni di Cabernet Sauvignon provenienti da due “vigneti-studio” differenti dei Colli di Rimini.
L’analisi sensoriale dei vini ha confermato gli stessi risultati scaturiti
dall’analisi chimica. Nel 2008 il Cabernet sauvignon del sito San Paolo è
stato più gradito dal panel di degustazione, raggiungendo un punteggio
di 7,4 per la gradevolezza complessiva rispetto a 6,7 ottenuto dal vino di
Passano. Nel 2009 i due vini hanno ottenuto lo stesso punteggio di 7,4.
La maggior gradevolezza del vini di San Paolo il primo anno è dovuta
Figura 2 – Profilo sensoriale del Cabernet Sauvignon prodotto in due siti pedo-climatici differenti
dei Colli di Rimini, nel 2008.
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Alcool
effettivo
(%)
Vini
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La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Figura 3 – Profilo sensoriale del Cabernet Sauvignon prodotto in due siti pedo-climatici differenti
dei Colli di Rimini, nel 2009.
alla migliore colorazione del vino, soprattutto nei riflessi violacei, alla più
intensa nota fiorale e al più basso sentore di peperone verde.
L’evidente più elevata astringenza viene probabilmente mascherata, in
sede di gradevolezza, dall’elevato grado alcolico del vino. Nel secondo
anno solo gli indicatori del colore sono leggermente superiori nel Cabernet Sauvignon di San Paolo.
È interessante notare che in entrambi gli anni i vini di Passano hanno mostrato un evidente e maggiore aromaticità da prugna essiccata.
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Le prestazioni vegeto-produttive di un vitigno e le caratteristiche qualitative
del vino con esso ottenuto sono strettamente correlate ai caratteri ambientali
del territorio di produzione. In particolare, il clima locale e le caratteristiche
dei suoli caratterizzanti ogni zona viticola, interagiscono con il vitigno nel
farne emergere la qualità innata del vino: questo concetto sta alla base delle
“zonazioni viticole”.
I Colli di Rimini sono un territorio vitato climaticamente e orograficamente
abbastanza omogeneo, in cui l’altitudine e, in minor misura, l’esposizione
sono fattori ambientali importanti nell’influenzare la qualità dei vini ottenibili.
Anche la variabilità pedologica di questo territorio, pur non essendo elevata,
è apparsa comunque sufficiente per riscontrarne un effetto sulla qualità delle
produzioni, sia di Sangiovese sia di Cabernet Sauvignon.
Su una superficie investigata di circa 17.000 ha, sono state individuate cinque
tipologie di suolo, di cui almeno tre con qualche caratteristica agronomica che
la differenzia dalle altre: in particolare tessitura e profondità utile per le radici.
Il livello di espressione di questi caratteri ha inciso in modo significativo sulle
caratteristiche qualitative e sensoriali dei vini.
Dal punto di vista climatico il triennio 2007-2009 é risultato caldo; soprattutto
il 2009 ha rafforzato una tendenza iniziata già da un decennio. Nel contesto
di un lavoro di zonazione, ciò ha portato a una certa omogeneizzazione delle
caratteristiche chimiche del mosto e della qualità dei vini riscontrata.
In questo progetto di zonazione i pedologi hanno collaborato con gli
sperimentatori in viticoltura e con i tecnici che assistono le aziende viticole
anche nella produzione di informazioni utili alla conoscenza e alla gestione
agronomica dei suoli.
Il complesso dei risultati ottenuti, quindi, ha consentito di individuare
nei Colli di Rimini due “unità vocazionali”, che abbiamo chiamato Terre,
in cui é lecito attendersi che il vitigno Sangiovese fornisca un prodotto
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Conclusioni
pag. 57
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
pag. 58
riconoscibile e di qualità. Seppur studiato, in modo più marginale, anche il
Cabernet Sauvignon ha dimostrato di possedere una buona adattabilità alle
caratteristiche ambientali di questo territorio.
In sintesi, lo studio pluriennale che ha condotto all’individuazione delle
“Terre dei Colli di Rimini” consente, ora, di:
• conoscere i caratteri dei suoli che maggiormente influenzano lo sviluppo
vegetativo e la produttività del Sangiovese e la produzione di un vino
di qualità (es. capacità di immagazzinare riserve d’acqua, capacità di
drenaggio, profondità utile alle radici);
• realizzare nuovi impianti in condizioni pedologiche e quindi edafiche
ottimali e adottare le opportune tecniche di gestione del suolo;
• individuare aree preferenziali per la coltivazione della vite e contribuire
così alla valorizzazione del territorio d’origine.
L’obiettivo principale di questo studio è, comunque, quello di fornire uno
strumento di scelta e di ausilio all’imprenditorialità delle aziende vitivinicole.
• Capacità in acqua disponibile (AWC - Available Water Capacity): esprime la quantità di acqua prontamente utilizzabile dalle piante che un suolo è in grado di trattenere. Viene calcolata fino a 150 cm di profondità, considerando gli orizzonti del suolo
parzialmente o completamente impenetrabili alle radici della piante. La capacità in
acqua disponibile esprime la differenza tra l’umidità presente nel suolo alla capacità
di campo (pF 2 ca.) ed al punto di appassimento (pF 4.2).
Classi
AWC (cm/1,5m)
bassa
<12
moderata
12-20
elevata
>20
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Glossario dei termini pedologici
• Contenuto in calcare totale:
Classi
CaCO3 (%)
non calcareo
molto scarsamente calcareo
scarsamente calcareo
moderatamente calcareo
molto calcareo
fortemente calcareo
estremamente calcareo
<0,5
0,5-1
1-5
5-10
10-25
25-40
>40
• Contenuto in calcare attivo:
Esprime in maniera solo approssimativa la percentuale in peso dei carbonati finemente suddivisi e facilmente solubilizzabili. Più esattamente, corrisponde alla quota
percentuale di ioni Ca++ che reagiscono con ossalato di ammonio (determinazione col
metodo calcimetrico Drouineau-Gallet).
Il dato riportato deriva da determinazione di laboratorio sui profili con il metodo
calcimetrico Drouineau-Gallet. Al di sopra del valore soglia del 10% spesso si determinano processi di fissazione del P e di riduzione della disponibilità di alcuni elementi
minori (specialmente del Fe, causa della clorosi).
pag. 59
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
Nella legenda dei tipi di suolo viene riportato la classe o le classi presenti entro 80
cm di profondità. Sono distinte le seguenti classi di contenuto:
Classi
Assente
Basso o Moderato
Alto o Molto Alto
 
Calcare attivo (%)
< 0,5%
0,5-10%
>10%
Disponibilità di ossigeno: Si riferisce alla disponibilità di ossigeno per l’attività biologica nel suolo. Viene valutata in base alla presenza di acqua libera, imbibizione capillare, tracce di idromorfia. Viene descritta utilizzando le seguenti classi:
Classi
Descrizione
Buona
l’acqua è rimossa dal suolo prontamente, e/o non si verificano durante la
stagione di crescita delle piante eccessi di umidità limitanti per il loro sviluppo.
Moderata
l’acqua è rimossa lentamente in alcuni periodi e i suoli sono bagnati solo per
un breve periodo durante la stagione di crescita delle piante, ma abbastanza
a lungo per interferire negativamente sulla crescita di piante mesofile.
Imperfetta
l’acqua è rimossa lentamente, ed il suolo è bagnato per periodi significativi
durante la stagione di crescita delle piante; l’eccesso idrico limita notevolmente
lo sviluppo delle piante mesofile.
Scarsa
l’acqua è rimossa così lentamente che il suolo è saturo periodicamente
durante la stagione di crescita delle piante; l’eccesso idrico non permette la
crescita della maggior parte delle piante mesofile.
è rimossa dal suolo così lentamente da permanere in superficie
Molto scarsa l’acqua
durante la maggior parte del periodo di crescita delle piante.
• Pendenza: la pendenza di un suolo assume diversi significati in relazione alla complessità o meno del pendio; talvolta alcune proprietà dei suoli sono maggiormente
correlate alla complessità del profilo del pendio che non al semplice valore del gradiente (ad es. percorribilità con mezzi meccanici, accessibilità, ecc).
Classi di pendenza
Versanti semplici
Versanti complessi
Pianeggiante
Pianeggiante
Dolcemente inclinato
Dolcemente ondulato
Molto inclinato
Ondulato
Moderatamente ripido
Molto ondulato
Ripido
Ripido
Molto ripido
Molto ripido
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Limiti del gradiente
(%)
<3
1-8
4-16
10-30
20-60
>45
Profondità utile per le radici: Indica la profondità a strati impenetrabili alle radici.Si
Classi
molto bassa
bassa
moderatamente elevata
elevata
molto elevata
Profondità esplorabile (cm)
<25
25-50
50-100
100-150
>150
• Reazione: indica il grado di acidità e di alcalinità del suolo; viene espressa tramite
il valore di pH (cologaritmo della concentrazione degli idrogenioni nella soluzione
acquosa del suolo)
Classi
Ultra acido
Estremamente acido
Molto fortemente acido
fortemente acido
moderatamente acido
debolmente acido
neutro
debolmente alcalino
moderatamente alcalino
fortemente alcalino
molto fortemente alcalino
pH
<3.5
3.5-4.4
4.5-5.0
5.1-5.5
5.6-6.0
6.1-6.5
6.6-7.3
7.4-7.8
7.9-8.4
8.5-9.0
>9.0
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
assume come orizzonte impenetrabile quello che presenta una radicabilità 30%. La
radicabilità viene stimata in funzione della compattezza, distribuzione dimensionale
dei pori, aerazione, capacità di trattenere l’umidità, condizioni chimiche. Si utilizzano le seguenti classi:
• Tessitura: esprime la distribuzione per grandezza delle particelle che compongono
la frazione della terra fine (<2mm) e dei frammenti rocciosi o scheletro (>2mm). La
Classi di tessitura U.S.D.A.
S - Sabbia: sabbia>85%; limo+1,5argilla<=15%
SF - Sabbia franca: S=85-90% e limo+1,5 argilla=15%
oppure S=70-85% e limo+2argilla<=30%
FS - Franco sabbioso: argilla<20%, sabbia>52%,
limo+2argillA>30% oppure argilla<7%, limo<59% e
sabbia=43-52%
F - Franco: argilla=7-27%, limo=28-50%, sabbia<52%
FL - Franco limoso: limo>=50%, argilla=12-27%,
oppure limo=50-80% e argilla<12%
L - Limo: limo>=80%, argilla<12%
FAS - Franco argilloso sabbioso: argilla=20-35%,
limo<28%, sabbia>=45%
FA - Franco argilloso: argilla=27-40%, sabbia=20-45%
FAL - Franco argilloso limoso: argilla=27-40%,
sabbia<20%
AS - Argilla sabbiosa: argilla>=35%, sabbia>=45%
AL - Argilla limosa: argilla >=40%, limo>=40%
A - Argilla: argilla>=40%, sabbia<45%, limo<40%
pag. 61
La zonazione viticola dei Colli di Rimini
terra fine si suddivide in sabbia (50-2000 µ), limo (2-50 µ) ed argilla (<2 µ); a loro volta
la sabbia ed il limo vengono suddivise in più frazioni: sabbia molto fine, fine, media,
grossa e molto grossa e limo fine e grosso. Tali suddivisioni, in particolare quella della
sabbia molto fine, vengono utilizzate nel sistema di classificazione della Soil Taxonomy per le distinzioni a livello di famiglia granulometrica.
Lo scheletro, i frammenti rocciosi presenti nel suolo, costituisce un attributo della tessitura e viene designato con un termine descrittivo che ne specifica le dimensioni dei
frammenti ed uno che ne definisce la quantità.
Dimensioni (mm)
2-76
76-250
250-600
Termini descrittivi
ghiaioso
ciottoloso
pietroso
Classi
assente
scarso
comune
frequente
abbondante
molto abbondante
Quantità
<1%
1-5%
5-15%
15-35%
35-70%
>70%
Le classi di quantità dello scheletro vengono utilizzate per modificare i termini che
designano la tessitura degli orizzonti:
Quantità di scheletro
<15%
Termini modificatori della classe di tessitura
non si aggiunge alcun termine modificatore
15-35%
si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante
(ad es.:franco sabbioso ghiaioso)
25-70%
si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante
preceduto da “molto” (ad es.:franco sabbioso molto ghiaioso)
>70%
si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante
preceduto da “estremamente” (ad es.:franco sabbioso
estremamente ghiaioso)
• Unità cartografica: aree (delineazioni o poligoni) interessate da suoli simili e caratterizzate dalla medesima sigla cartografica.
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• Unità Tipologica di Suolo (UTS): insieme di suoli con caratteri comuni che ne permettono l’individuazione e ne giustificano il raggruppamento. L’ Unità Tipologica di
Suolo è inquadrata nel livello di maggior dettaglio della classificazione USDA (Fase di
Serie); è contraddistinta da una morfologia ricorrente e da caratteri e qualità del suolo
specifici; i suoli afferenti sono caratterizzati dalla medesima sequenza, composizione e
spessore degli orizzonti genetici. L’Archivio regionale del Servizio Geologico, Sismico
e dei Suoli contiene le Unità Tipologiche di Suolo riconosciute nel territorio regionale.
Ciascuna Unità Tipologica di Suolo ha un nome che deriva dalla località in cui è stato
rilevato per la prima volta il suolo (es. Coriano) e una sigla (es. COR). Consultando quindi l’Archivio regionale dei suoli è possibile ottenere per ciascun nome e sigla
dell’Unita Tipologica di Suolo la descrizione completa che, tra le altre informazioni,
comprende la definizione dei range di variabilità dei caratteri per ciascun orizzonte
(es contenuto sabbia e argilla, scheletro, profondità a cui si rileva il substrato roccioso).
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