Sede Legale ed Amministrativa Via dell’Arrigoni, 120 - 47522 Cesena (FC) Tel. 0547.313514 - Fax 0547.317246 E-mail: [email protected] - www.crpv.it Periodico bimestrale edito dal C.R.P.V. soc. coop. - via dell’Arrigoni, 120 - 47522 Cesena (FC) - tel. 0547.313511 - “Poste Italiane s.p.a. - Sped. in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n°46) art.1, comma 1, DCB Forlì” - Autorizzazione Trib. di Forlì n. 586 del 4/06/1981 - Dir. responsabile: dr. Alvaro Crociani - Prezzo di copertina e 10 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Con il supporto scientifico di: N. 81 - Novembre 2010 Con il contributo di: Novembre 2010 N.81 LA ZONAZIONE VITICOLA DEI COLLI DI RIMINI C.E.S.A.C - Modena BASE SOCIALE CRPV CIFO - Bologna CLAI - Imola (BO) COLDIRETTI - Bologna COLDIRETTI - Modena COMUNE DI IMOLA - (BO) COMUNE DI CASALFIUMANESE - (BO) COMUNE DI VIGNOLA - (MO) A.P.P.E. (Associazione Produttori Patate Emiliano Romagnoli) - Bologna A.R.S. (Associazione Romagnola Sementi) - Cesena (FC) A.S.I.P.O. (Associazione Interprovinciale Produttori Ortofrutticoli) - Parma APO CONERPO - Bologna APO SCALIGERA - S. Maria di Zevio (VR) APOFRUIT ITALIA - Cesena (FC) ASSO.PA (Associazione interprovinciale produttori di Patate) - Bologna C.A.C. (Cooperativa Agricola Cesenate) - Cesena (FC) C.I.C.O. (Consorzio Italiano Cooperative Ortofrutticole) - Ferrara C.I.O. (Consorzio Interregionale Ortofrutticoli) - Parma CANTINE RIUNITE & C.I.V. - Campegine (RE) CAVIRO - Faenza (RA) CEREALI EMILIA-ROMAGNA - Bologna GRANDI COLTURE ITALIANE - Ferrara CONASE (Consorzio Nazionale Sementi) - Conselice (RA) Consorzio AGRIBOLOGNA - Bologna Gruppo CEVICO - Lugo (RA) O.P. PEMPACORER - Bagnacavallo (RA) O.P. GRANFRUTTA ZANI - Ravenna OROGEL FRESCO - Cesena (FC) PROGEO - Masone (RE) COMUNITÀ MONTANA APPENNINO MODENA-EST - Zocca (MO) COMUNITÀ MONTANA DEL FRIGNANO - Pavullo nel Frignano (MO) CONFAGRICOLTURA EMILIA-ROMAGNA - Bologna CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI REGIONALE - Bologna CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI - Imola (BO) CONFEDERAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI PROVINCIALE - Modena CONSORZIO AGRARIO DI BOLOGNA E MODENA - Bologna CONSORZIO AGRARIO DI RAVENNA - Ravenna CONSORZIO DELLA CILIEGIA DELLA SUSINA E DELLA FRUTTA TIPICA DI VIGNOLA - Vignola (MO) CONSORZIO PER LA TUTELA DEI VINI “REGGIANO” E “COLLI DI SCANDIANO E DI CANOSSA” - Reggio Emilia CONSORZIO AGRARIO DI PARMA - Parma COOPERATIVA LAVORATORI DELLA TERRA - Medicina (BO) CO.PRO.B. (Cooperativa Produttori Bieticoli) - Minerbio (BO) C.R.S.A. “Basile Caramia” - Locorotondo (BA) C.T.I. - Cooperativa Trasporti Imola - Bologna HABITAT - Conselice (RA) ILSA - Arzignano (VI) ITALPATATE Unione Italiana Associazioni Produttori Patate - Roma AGRI 2000 - Bologna AGRIFUTURO - Forlì AGRINTESA - Faenza (RA) AGRI.LAB TRADE - Cesena (FC) AGROBIOLAB - Rutigliano (BA) ASSOSEMENTI - Associazione Italiana Sementi - Bologna ALIMOS - Cesena (FC) A.R.P.O. (Associazione Regionale Produttori Olivicoli) - Rimini ASSOCIAZIONE AGRICOLTORI PROVINCIA DI MODENA AZIENDA AGRARIA SPERIMENTALE “M. MARANI” - Ravenna AZIENDA SPERIMENTALE VITTORIO TADINI - Gariga di Podenzano (PC) AZIENDA AGRARIA SPERIMENTALE STUARD - Parma BETA - Società italiana per la ricerca e la sperimentazione in bieticoltura - Malborghetto di Boara (FE) C.A.V. (Centro Attività Vivaistiche) - Faenza (RA) C.C.I.A.A. (Camera di Commercio Industria Artigianato Agricoltura) - Modena C.E.R. (Consorzio di bonifica di 2° grado per il Canale Emiliano Romagnolo) - Bologna I.TER. - Bologna NEW PLANT- Forlì NUOVO CIRCONDARIO IMOLESE - Imola (BO) ORTOLANI COFRI - Imola (BO) PATFRUT - Budrio (BO) PROBER - Bologna PROMOSAGRI - Ravenna SAGIM SERVIZI - Sperlonga (LT) SORGEVA - Argenta (FE) S.I.S. (Società Italiana Sementi) - Bologna TERRE NALDI - Faenza (RA) TERREMERSE - Bagnacavallo /RA) TUTELA AMBIENTALE - Ostellato (FE) UNAPA - Unione Nazionale associazioni produttori di patate - Roma UNIONE GENERALE COLTIVATORI - C.I.S.L. - Modena 3A-PTA (Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria) - Todi (PG) Amministrazioni Provinciali Ferrara - Forlì/Cesena - Modena - Parma - Piacenza - Ravenna - Rimini Progetto grafico, impaginazione e copertina: Grafikamente, Forlì - tel. 0543 798303 www.grafikamente.it - e-mail: [email protected] Stampa: Litografia Gegraf - Bertinoro (FC) 2010 Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana La zonazione viticola dei Colli di Rimini Gentile Lettore, con la pubblicazione del “Notiziario tecnico” il Centro Ricerche Produzioni Vegetali ha l’obiettivo di fornire informazioni puntuali ed esaustive sulle più recenti acquisizioni della Ricerca e della Sperimentazione. Il piano editoriale per il 2010, oltre al presente volume, prevede il n. 82, che sarà disponibile dal mese di dicembre. Le singole copie sono acquistabili presso il CRPV tramite bollettino postale o bonifico bancario oppure in occasione delle iniziative organizzate dallo stesso Crpv. L’abbonamento ha i seguenti costi: • 0 10,00 in Emilia-Romagna; • 0 30,00 fuori regione. Per i funzionari dei Servizi regionali e i soggetti espressione della base sociale del Crpv l’abbonamento è gratuito. I pagamenti possono essere eseguiti utilizzando un bollettino di conto corrente postale (n. 10394476), specificando la causale del versamento e l’indirizzo presso cui si desidera ricevere la corrispondenza. Le copie arretrate della rivista, se disponibili, potranno essere richieste al prezzo di 0 16,00 (comprensivo delle spese di spedizione postale). Il Notiziario Tecnico è inoltre acquistabile direttamente sul portale Crpv: www.crpv.it nella pagina dedicata al CRPV Shop. pag. 1 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Autori Unità Operative: CRPV1 - Dott. Giovanni Nigro: attività di coordinamento, rilievi agronomici e divulgazione dei risultati. Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza2 - Prof. Maurizio Zamboni: responsabile scientifico. ITER3 -Dott. Carla Scotti, Dott. Stefano Raimondi: elaborazione dati e realizzazione Carta delle Terre della zonazione viticola della collina di Rimini; - Dott. Stefano Raimondi, Dott. Filippo Sarti, rilevamento pedologico e scelta dei siti sperimentali per la zonazione viticola della collina di Rimini; - Dott. Stefano Raimondi, Dott. Paolo Rosetti, elaborazione GIS della Carta delle Terre della zonazione viticola della collina di Rimini. ASTRA Innovazione e sviluppo4 - P.A. Gabriele Vespignani: scelta dei siti sperimentali, rilievi agronomici, rilievi per curve di maturazione, raccolta delle uve; - Dott. Marco Simoni, Dott. Lorena Castellari, Dott. Paolo Piscolla, P.A. Nicola Graziani: attività enologica: microvinificazioni, analisi dei vini e dei mosti, test di degustazione, analisi sensoriali. ARPA5 - Dott. Lucio Botarelli, Dott. Gabriele Antolini: climatologia. Testi a cura di: Prof. Maurizio Zamboni2, Dott. Carla Scotti3, Dott. Giovanni Nigro1, Dott. Stefano Raimondi3, Dott. Marco Simoni4. Foto Archivio CRPV, Archivio I.TER, Archivio del Dott. Stefano Romani. Si ringraziano: - il Dott. Stefano Romani del Consiglio Interprofessionale Vini D.O.C. COLLI DI RIMINI per il prezioso contributo nell’individuazione delle aziende – studio e il costante supporto tecnico; - la Dott. Marina Guermandi e la Dott. Paola Tarocco del Servizio Geologico Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna per il contributo tecnico scientifico nella realizzazione della Carta dei Suoli della zonazione viticola della collina di Rimini. - la Cantina le Rocche Malatestiane - i funzionari della Provincia di Rimini per il loro contributo documentale - tutte le aziende che hanno consentito la rilevazione dei dati nei “vigneti-studio”. pag. 2 Presentazione pag. 5 Introduzione pag. 9 Aspetti metodologici pag. 19 Il clima del territorio dei Colli di Rimini pag. 27 Terre e suoli della zonazione della collina riminese pag. 33 Terre calcaree del basso Appennino riminese pag. 34 Terre dei Gessi del basso Appennino riminese pag. 38 Il Sangiovese pag. 41 Vocazionalità viticola dei Colli di Rimini per il Sangiovese pag. 47 Comportamento vegeto-produttivo e qualitativo del Cabernet Sauvignon pag. 51 Conclusioni pag. 57 Glossario dei termini pedologici pag. 59 Bibliografia pag. 63 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Indice pag. 3 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Comitato di redazione: Giovanni Nigro, Mario Savorelli. pag. 4 Pubblicazione realizzata con il contributo della Regione Emilia-Romagna ai sensi della L.R. 28/98 e successive modifiche. La Provincia di Rimini ha sostenuto per tre anni il “Progetto Zonazione” viticola della collina romagnola realizzato dal CRPV - Centro Ricerche Produzioni Vegetali, nella certezza che da tali studi e sperimentazioni potessero scaturire importanti indirizzi e suggerimenti atti a valorizzare la nostra produzione vitivinicola collinare di qualità. Dai risultati del “Progetto Zonazione” ci si aspettano importanti indicazioni per ottimizzare il binomio vitigno-ambiente e interessanti valutazioni tra i caratteri del suolo e le caratteristiche dei vini ottenuti nelle zone collinari viticole vocate alla coltivazione dei vitigni per la produzione di vini DOC, e in particolare delle “DOC Colli di Rimini”. Infatti, la vitivinicoltura riminese, analogamente ad altre zone italiane, ha avviato negli ultimi anni un processo di profondo cambiamento dell’impostazione produttiva, adattandola alle caratteristiche del territorio e puntando all’ottenimento di una maggiore qualità della materia prima. La provincia di Rimini è indubbiamente un’area vocata per la produzione di vini di alta qualità, in particolare dei vini rossi, per le sue caratteristiche ambientali e microclimatiche di collina, per la particolare composizione dei suoli e la vicinanza al mare. Anche per i vini bianchi si può notare un notevole salto di qualità, grazie all’acquisizione delle tipologie della “DOC Colli di Rimini”. La vitivinicoltura rappresenta per la provincia di Rimini una filiera di rilevante importanza dal punto di vista economico-produttivo, e non va sottovalutato neppure l’impatto territoriale-turistico. Dal 1982 la superficie investita a vigneto, che allora consisteva in oltre 4.400 ettari, è progressivamente diminuita, riducendosi di circa il 30%, fino all’inizio del 2000. In particolare, in quel periodo, furono abbattuti vigneti non DOC, situati prevalentemente in pianura, a causa della scarsa remunerazione delle uve, della bassa specializzazione delle aziende e della forte spinta urbanistica. Attualmente la viticoltura è diffusa soprattutto nella fascia pedecollinare e La zonazione viticola dei Colli di Rimini Presentazione pag. 5 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 6 collinare ed è rappresentata da circa 2.300 aziende, con una Superficie Agricola Utile-SAU intorno ai 2.600 ettari, con circa 260mila quintali di uva prodotti da cui si ricavano intorno ai 200mila ettolitri di vino. Come si può notare, le ultime campagne hanno fatto registrare una tendenza alla riduzione delle superfici, risentendo, anche questo comparto, della crisi che sta attraversando in generale l’economia e, in particolare, del calo della redditività di queste produzioni per le aziende agricole e dei possibili incentivi comunitari all’estirpazione volontaria. Grazie all’applicazione del Piano regionale per la ristrutturazione e riconversione dei vigneti -Regg. CE del 1999 e del 2008, le aziende viticole riminesi hanno ricevuto un importante sostegno per sostituire gli impianti obsoleti, non più idonei alle esigenze del mercato, con nuovi vigneti realizzati secondo moderni criteri volti al miglioramento qualitativo delle uve e al contenimento dei costi di produzione. Ciò ha consentito, negli ultimi anni, la realizzazione di circa mille ettari di nuovi vigneti, con conseguente rinnovamento di circa il 30% della superficie viticola provinciale. Se, da un lato, diminuiscono le superfici coltivate a vigneto, dall’altro crescono gli impianti iscritti alle DOC, quindi lo standard qualitativo della nostra vitivinicoltura sta crescendo: il 60% della superficie provinciale a vigneto, (circa 1.800 ettari) è idoneo alla produzione di vini DOC, DOC Romagna e DOC Colli di Rimini. Di questi, circa 800 ettari circa sono rappresentati dalla DOC Colli di Rimini. I vitigni maggiormente coltivati risultano: il Sangiovese (65% del totale), il Trebbiano (13%), il Cabernet Sauvignon (6%), il Biancame (4%), il Merlot (2%), lo Chardonnay (2%) e la Rebola (2%). Il riconoscimento della DOC “Colli di Rimini” avvenuto nel 1996 in 5 tipologie: Rosso, Bianco, Cabernet Sauvignon, Biancame e Rebola, ha permesso di distinguere i pregi dei nostri vini legandoli ad un ambito territoriale specifico e facilmente identificabile rispetto a un ambito romagnolo molto ampio ed eterogeneo. Le superfici iscritte della DOC “Colli di Rimini”, in ambito provinciale, sono progressivamente cresciute. Tale incremento può ulteriormente svilupparsi a seguito del recente riconoscimento della tipologia di vino DOC Colli di Rimini “Sangiovese”, il cui iter si è concluso con la pubblicazione del relativo disciplinare di produzione sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 del 13/08/2009. L’amministrazione Provinciale Riminese è consapevole delle difficoltà economiche che il settore vitivinicolo sta attraversando, proprio per questo si impegnerà anche nel futuro ,compatibilmente con le disponibilità di bilancio, Assessore ad Attività Produttive, Tutela faunistica e Osservatori statistici della Provincia di Rimini Jamil Sadegholvaad La zonazione viticola dei Colli di Rimini per valorizzarne l’immagine e favorire lo sviluppo del comparto. L’Ente Provincia, infatti, ha sostenuto - solo per ricordare le iniziative più recenti la partecipazione all’ultima edizione del “MIA - Divino Lounge” di Rimini e al “Vinitaly” di Verona, con uno stand territoriale che ha ospitato oltre 30 cantine produttrici di vini DOC del riminese; nonché l’ormai tradizionale evento estivo “P.assaggi di Vino” ed altre iniziative divulgative realizzate in collaborazione con i Comuni dell’entroterra e la Strada dei Vini e Sapori dei Colli di Rimini. In conclusione, nutriamo buone aspettative per i risultati del “Progetto Zonazione”: risultati che possano fornire importanti indirizzi per la nostra realtà vitivinicola di qualità, affinché i vini DOC Colli di Rimini possano ulteriormente qualificarsi e con essi si possa valorizzare l’importante filiera vitivinicola provinciale. pag. 7 La zonazione viticola Le indagini per lo studio del territorio al fine di ripartirlo in zone omogenee relativamente ai risultati dell’interazione tra vitigni ed ambiente assumono, oggi, il nome di zonazioni. Nell’antichità greca e romana i vini erano indicati con il nome della località d’origine ma molto spesso si trattava solo di “provenienza”, senza una coincidenza con la zona di produzione. Le prime delimitazioni geografiche documentate delle zone di produzione, giunte sino ai nostri giorni, hanno riguardato il Tokaj (1700), il Chianti (1716) e il Porto (1755) ma sono denominazioni costruite solo sugli usi e le consuetudini. Solo nel 1935, con la creazione dell’INAO in Francia, inizia la delimitazione scientifica dei territori vitati basata su criteri geo-pedologici e viticoli, seguendo la filosofia che “la netta impronta che l’ambiente conferisce alle caratteristiche produttive e qualitative di un vitigno è alla base del concetto di Denominazione d’origine” (Branas, 1980). È solo dagli anni ‘80 che gli studi per determinare l’attitudine di differenti zone di un territorio alla coltura della vite assumono carattere integrato e interdisciplinare. La vocazione ambientale deve scaturire dall’interazione tra le informazioni climatiche, pedologiche, topografiche, colturali e l’espressione vegetativa, produttiva e qualitativa dei vitigni. Astruc e coll. nel 1980 affrontarono la zonazione dell’Aude (Sud della Francia) in modo completo descrivendo clima, natura della roccia madre, posizione topografica, profondità e drenaggio del suolo, calcare attivo ed eseguendo controlli sulle viti ed effettuando vinificazioni. I primi lavori visibili però furono quelli di Morlat, Asselin e coll.. della scuola di Angers che, già dal 1984, affrontano la zonazione della Valle della Loira basandosi sul concetto che il territorio è la somma di singoli ambienti ognuno definibile da una sequenza “eco-geopedologica”. La zonazione viticola dei Colli di Rimini Introduzione pag. 9 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 10 La prima zonazione italiana che segue questo approccio metodologico integrato è quella di Scienza e coll. in Oltrepò Pavese (1990), studio che dà molta enfasi al “sito”, cioè un ambiente ben caratterizzato per clima, suolo ed orografia, in cui si ottimizza l’adattamento di un vitigno. A questa segue la zonazione della Val Tidone piacentina (1992) che Fregoni e coll. affrontano integrando i risultati scaturiti da indagini climatiche, pedologiche, orografiche, sulla produttività e sullo stato nutrizionale delle viti, sulla qualità dei vini. Lo stesso gruppo, successivamente, affronta la zonazione della viticoltura collinare di Cesena, che si conclude nel 1995. In questi anni nasce il cammino italiano delle zonazioni viticole che condurrà a numerosi risultati, soprattutto nei territori vitati dell’Italia centro-settentrionale. Con queste premesse tra il 2003 ed il 2008 si sviluppa il progetto “Zonazione viticola della Collina emiliana”, voluto e coordinato dal C.R.P.V, con il quale si sono accuratamente studiati gli ambienti vitati collinari delle province di Parma, Reggio Emilia, Modena e Bologna e la loro interazione con varietà da vino importanti per la loro diffusione ma anche per la loro immagine caratterizzante il territorio quali Malvasia di Candia aromatica, Lambrusco grasparossa, Pignoletto, Sangiovese. Nello stesso periodo temporale, gli anni 2003-2006, nell’ambito del Progetto “Riqualificazione della vitivinicoltura della pianura litoranea delle province di Ferrara e Ravenna”, si é sviluppato il lavoro di zonazione della DOC Bosco Eliceo per i vitigni Fortana e Sauvignon. Nel 2007, quale logica continuazione di quanto sin qui esposto, sono iniziati i lavori di zonazione viticola della “Collina romagnola”, dal torrente Senio al Mar Adriatico, incentrati essenzialmente sui vitigni Sangiovese e Albana. Questo vasto territorio ha, al suo interno, caratteristiche orografiche, geologiche e pedologiche alquanto variabili e tali da poterlo suddividere in tre macro-areali: le colline del Ravennate, le colline di Forlì-Cesena e i Colli di Rimini, ognuno con paesaggio e tratti della viticoltura molto caratterizzati. La viticoltura nel riminese È difficile datare l’inizio della coltivazione della vite nel Riminese, ma il ritrovamento di reperti archeobotanici di Vitis vinifera, vinaccioli e pollini, nelle necropoli villanoviane di Verucchio (VIII - VII sec. a.C.) in arredi funerari delle tombe n. 85 e n. 89 fa pensare che i frutti della vite fossero in qualche modo utilizzati, anche se non ci sono elementi certi sulla loro trasformazione in vino. La diffusione della civiltà etrusca in Val Padana portò alla diffusione, anche Vinaccioli di Vitis vinifera (sepolcreto Lippi - tomba n. 85) La zonazione viticola dei Colli di Rimini nella zona di Rimini, della tecnica di coltivazione della vite con potatura lunga e sostegno vivo (alberi d’alto fusto come acero e pioppo), ma la posizione costiera di questa città non la rese immune da contaminazioni greche. Infatti, nonostante le imprese coloniali del popolo greco privilegiassero le coste ioniche e tirreniche, furono creati alcuni scali anche in Adriatico a supporto delle rotte commerciali che, attraverso l’emporio di Spina, consentivano loro di scambiare i vini con la preziosa ambra del Baltico. Uno di questi scali si trovava proprio sul promontorio di Santa Maria di Focara che oggi separa Cattolica da Pesaro. L’ipotesi dell’influenza greca nel modo di fare viticoltura in Romagna scaturisce da alcune rarissime testimonianze che ancora si trovano proprio nelle colline riminesi e forlivesi e che consistono in vigneti con viti a basso fusto, potate corte (alberelli) e sostenute da canne (tutori “morti”): tecnica colturale tipicamente di impostazione greca. Anche le illustrazioni del testo “Pratica agricola”, scritto dall’abate Giovanni Battarra nella seconda metà del XVIII sec., dimostrano che nel riminese, a quel tempo, esistevano diverse modalità di allevamento della vite, riconducibili ai cosiddetti modi “greco” (potatura corta e tutori “morti”) ed “etrusco” pag. 11 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 12 (potatura lunga e festoni sospesi tra alberi d’alto fusto). Di seguito si riportano le descrizioni dell’abate Battarra in merito ai termini che indicavano le diverse maniere di disporre le viti: Vigna “è un tratto di terreno dove le viti si dispongono colla regola delle cinquonce, distanti tra loro per lo spazio di quattro in cinque palmi romani per ogni verso”. Serrata a pergolati “è un tratto di terreno dove vi sono varie serie di viti in lungo, composte di due, tre, quattro ed anche cinque file per cadauna e queste ancora si piantano colla stessa regola e distanza che quelle di vigna. Fra una serie e l’altra si lascia uno spazio di terreno capace di otto o dieci ed anche dodici solchi di terra arativa per la seminagione”. Serrata a filoni o piantata “è simile in tutto alla precedente, ma le serie delle viti sono d’un sol filo, dove talora per vaghezza e per utile si piantano alla distanza d’una pertica o due degli arboscelli, cioè olmi, aceri (o sieno oppi), anagiri (detti qui comunemente maggi), oppur frassini, su cui s’alzano due o quattro viti a tirata, delle più vicine e robuste”. Tirate “sono serie d’alberi in linea retta, sopra dei quali si maritan le viti, le quali poi si incatenan da un albero all’altro in foggia di festone”. Viti solitarie “son quelle che si piantano in diversi luoghi e si guidan su per le frasche s’incontrano”. Ma ritornando indietro alla colonia di Ariminum (268 a.C.), il percorso è disseminato di testimonianze documentali e artistiche che attestano l’importanza della vite e del vino in Romagna, e nel Riminese in particolare, fin dall’epoca romana: frammenti di coppe votive (pocola deorum), anfore vinarie di fattura locale, elementi decorativi presenti sull’arco di Augusto piuttosto che in Palazzo Diotallevi (Mosaici con Ercole libante, brocca contornata da tralci di viti, ecc.). I georgici latini scrivono della grande fertilità della Pianura Padana, esaltando in particolare le produzioni di vino. Plinio ribadisce la straordinaria vocazione enologica della Padania e sostiene che i “vini migliori si ottengono dalle viti raccomandate agli alberi, che lungo la via Emilia da Rimini a Piacenza sono in genere olmi atinian”i. La scelta politica di Roma fu quella di privilegiare le colture specializzate (vite e olivo) sulla Penisola decentrando la produzione dei cereali nelle regioni periferiche dell’impero. La particolare vocazione ambientale alla coltura della vite e la presenza di una tecnica già consolidata fecero della Romagna una terra più volte decantata per le sue produzioni di vino. Scrive infatti Varrone Vie commerciali nell’età del bronzo. La zonazione viticola dei Colli di Rimini che nel territorio gallico-romano posto sotto Rimini si raggiungono, talvolta, produzioni di vino pari a 10 cullei (1 culleo=5,25 hl) per iugero (1 iugero=2500 m2), che significa circa 210 ettolitri per ettaro. La Romagna era una importante fonte di approvvigionamento di vino per la Capitale, dove il vino arrivava spesso via mare, visti i costi dei trasporti via terra: secondo Duncan-Jones (R.P. Duncan-Jones, The Economy of the Roman Empire. Cambridge University Press, 1974) il rapporto tra i costi per il trasporto via mare, via fiume e via terra ai tempi di Dioclaziano (301 d.C.) era di 1 a 4,9 a 28-56. Questo spiegherebbe come la viticoltura si diffondesse seguendo soprattutto le vie d’acqua man mano che l’Impero romano allargava i suoi confini e fa ragionevolmente supporre che l’Associazione del Mare Adriatico, più volte citata in epigrafi di epoca imperiale, fosse un nucleo di importatori di vino che facevano riferimento alla Padania e ai suoi porti (tra cui Rimini) per fare arrivare il vino ad Ostia. Il simbolismo assunto dal vino con il Cristianesimo contribuì alla conservazione della coltura della vite anche dopo la caduta dell’Impero romano. Nell’Alto Medioevo la situazione in Romagna era drammatica, come nel resto della Penisola, tuttavia già durante il regno di Teodorico si verificò una pag. 13 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 14 certa ripresa, grazie anche all’opera dei monaci, che continuò con il dominio bizantino. In questo periodo il riminese presenta un panorama agrario in cui la vigna appare largamente diffusa in tutto il territorio e in cui sono diffuse le operazioni di fodendum (scavare o zappare la vigna), propaginare (uso della tecnica della propaggine) e pastinare (mettere a dimora nuove essenze prima dell’impianto di un vigneto). Inoltre si hanno notizie dell’uso di attrezzature per la vinificazione (ad es. il canale, un truogolo in cui si pigiavano le uve) in capanni o tettoie allestiti direttamente in vigna. Dopo l’anno Mille si registra ovunque una significativa crescita delle attività produttive e mercantili, in stretta connessione con l’incremento dei livello demografici. La vite riguadagna spazi sempre più estesi e nell’intera area romagnola la produzione e il commercio di vino acquistano un ruolo economico importante: nel 1194, viene stipulata una convenzione tra Riminesi e Ravennati in cui veniva assicurato il libero commercio tra le due città, ad eccezione del sale, che i Riminesi non potevano vendere a Ravenna, e del vino, che dal Ravennate non poteva arrivare a Rimini, con chiaro intento di valorizzazione della produzione locale. Nel Basso Medioevo, quindi, la Romagna ritrova nel vino un prodotto economicamente valido e i vari Comuni della zona emanano Statuti ricchi di norme a tutela dei campi coltivati e dei vigneti in particolare. Negli Statuti di Savignano (1378) si trova un riferimento, sia pure indiretto, ai vitigni coltivati a quel tempo: “malvasia, tribiano, ruibola vel grecho”. Accanto alla coltura in “vigna”, nel tardo Medioevo e in particolare nel XV secolo, il territorio riminese vede diffondersi la vite in sistemazione promiscua (piantate). Con la venuta dello Stato Pontificio inizia un periodo di crisi sociale ed economica, di stagnazione, anche se il vino continua ad alimentare una forte corrente di esportazione. La Romagna tende a diventare un’area marginale, dove gli elementi di novità della cosiddetta “rivoluzione agraria” del XVIII secolo tardano ad essere accolti e, a parte il consolidarsi degli arativi delimitati dalle piantate, nelle colline la viticoltura tende ad essere abbandonata a favore dei seminativi. Nel Riminese, in questo periodo, l’Abate Battarra descrive lo stato delle cose denunciando il passaggio da una mentalità mercantile ad una mentalità di autosufficienza. Vitigni Sulla base delle dichiarazioni delle superfici vitate (tab. 1), si evince che sul territorio di Rimini la varietà più coltivata in assoluto è il Sangiovese, seguita da Trebbiano romagnolo. Mentre la base ampelografica dei vitigni a bacca nera vede il Sangiovese accompagnarsi ai vitigni bordolesi Cabernet Sauvignon e Merlot, nel caso dei vitigni bianchi prevalgono quelli tradizionali con la sola vera eccezione dello La zonazione viticola dei Colli di Rimini Nell’800 la zona di Rimini conosce anch’essa la mezzadria e i patti colonici prevedono cure ben precise da fare alle viti, mutuandole proprio dagli insegnamenti del Battarra. La mostra ampelografica tenutasi a Forlì nel 1877 consente di tracciare una panoramica dei vitigni coltivati nel Circondario di Rimini a quel tempo: Uve bianche: uva vacca, canino, ribolla, ribolla piccola o uva cimicina, bianchello, vernaccia bianca, verdetto, panzone, malvasia, uva piccinina; Uve nere: uva d’oro, sangiovese, vajano, marzamino, vernaccia nera. Nel 1886, con la fiera enologica di Rimini, si tentò di migliorare la qualità del vino romagnolo, cercando di renderlo competitivo sul mercato europeo: pur avendo un grande capitale vinifero, la Romagna non ne ricavava un adeguato profitto e, a fronte del disinteresse da parte dei governi nazionali, iniziò a farsi strada l’idea di costituire delle forme associative tra produttori, quali le cantine sociali. Nel ‘900 anche Rimini deve fare i conti con la fillossera, ma il rinnovo dei vigneti è lento e graduale, tanto che si dovrà aspettare il secondo Dopoguerra per assistere ad una ristrutturazione in senso imprenditoriale della viticoltura locale, quando si ritorna al vigneto specializzato collocato nelle fasce pedecollinare e collinare. Le motivazioni di questo fenomeno sono molteplici: l’esodo dalle campagne e il subentro di persone con una mentalità più aperta all’innovazione, la fine della mezzadria, il cambio degli ordinamenti colturali, l’affermarsi di una conduzione agraria a basso contenuto lavorativo e l’introduzione della meccanizzazione. È proprio in questo frangente che si inizia a guardare con favore anche all’introduzione di nuovi vitigni, quali quelli cosiddetti internazionali (Cabernet Sauvignon, Merlot, Chardonnay), e all’ammodernamento dei vigneti e degli impianti di trasformazione per valorizzare i vitigni locali, Sangiovese in primis. pag. 15 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Vitigni a bacca nera Sangiovese Sup. dichiarata (ha) 2.042,00 Vitigni a bacca bianca Sup. dichiarata (ha) Trebbiano romagnolo 473,01 Cabernet Sauvignon 163,10 Biancame 50,14 Merlot 43,21 Bombino bianco 42,99 Montepulciano 12,56 Chardonnay 36,26 Terrano 4,82 Pignoletto 27,21 Cabernet franc 4,25 Albana 7,77 Sauvignon 6,07 Malvasia bianca di Candia 5,08 Tabella 1 – Superficie dei principali vitigni da vino coltivati in provincia di Rimini (Consultazione Catasto vigneti a dicembre 2007) Chardonnay e una sparuta presenza di Sauvignon. Il Sangiovese è, ovviamente, il re della viticoltura riminese così come lo è anche di quella delle altre province romagnole (tab. 2). Superficie (ha) Sangiovese % Totale Emilia Romagna 9.068 Ravenna 2.078 23 Forlì-Cesena 4.190 46 Rimini 2.042 23 Tabella 2 – Superficie dedicata a Sangiovese in Emilia Romagna e nelle province romagnole (dati Catasto vigneti RER, 2007) pag. 16 Sistemi di allevamento Una percentuale superiore al 50% dei vigneti di Sangiovese è piuttosto datato (età > 25 anni), ma dai dati di tabella 3 si vede che c’è stato un rinnovo importante degli impianti a partire dagli anni novanta in concomitanza con il forte interesse sviluppatosi attorno ai vini rossi. Tendenza che è proseguita anche negli ultimi anni come si può notare dal dato che raggruppa gli anni dal 2001 al 2007 compreso. I vigneti più vecchi sono allevati a Capovolto doppio (tab. 4), ma spesso si tratta di vigneti con sesti di impianto comunque abbastanza contenuti. Una buona parte della superficie a Sangiovese è invece allevata a Guyot e a cordone speronato, e si tratta dei vigneti più giovani. Sangiovese < 1970 250,03 1970-1980 875,62 1981-1990 128,05 1991-2000 350,82 2001-2007 437,48 Totale 2.042 Tabella 3 – Età dei vigneti di Sangiovese sul territorio riminese (Consultazione Catasto vigneti a dicembre 2007) Mediamente gli impianti di Sangiovese messi a dimora dopo il 1980 hanno una densità di circa 2800 ceppi per ettaro, che aumenta a 2900 se si considerano solo quelli messi a dimora dopo il 1990. La zonazione viticola dei Colli di Rimini Età dei vigneti pag. 17 Il lavoro di zonazione vitivinicola che ha interessato il territorio della collina riminese ha seguito le linee guida comunemente usate, che prevedono lo studio del clima e dei suoli e quindi lo studio dell’interazione tra vitigno ed ambiente pedoclimatico. Le attività sono state svolte da un gruppo di lavoro interdisciplinare coordinato scientificamente dall’Istituto di Frutti-Viticoltura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e composto da agronomi ed enologi di ASTRA e CRPV, dai pedologi di I.TER e dai climatologi di ARPA. Lo studio dei suoli si è avvalso anche dei contributi tecnico scientifici dei pedologi del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione EmiliaRomagna. La zonazione viticola dei Colli di Rimini Aspetti metodologici Lo studio del clima Nell’ambito del progetto di zonazione viticola della collina riminese, il Servizio Idro-Meteo-Clima dell’ARPA dell’Emilia-Romagna, utilizzando un programma di geostatistica originale che elabora dati termici provenienti da stazioni agrometeo fisse della Regione Emilia-Romagna, ha redatto, con dati provenienti da serie storiche, una serie di carte tematiche dell’Indice di Winkler valide per l’intero territorio studiato. Tale indice, molto conosciuto in viticoltura, é definito come: ∑ aprile-ottobre della temperatura media giornaliera sottratta di 10°C e si esprime come gradi-giorno (GG). Il programma di elaborazione dati ha consentito anche di ottenere, conosciutane le coordinate geografiche, il dato puntiforme dell’indice di Winkler, delle precipitazioni del periodo aprile-ottobre e della radiazione globale dello stesso periodo per ogni sito sperimentale (vigneto-studio) in cui si sono svolti i controlli produttivi e qualitativi nei vigneti-campione. Lo studio dei suoli La conoscenza dei suoli ha inizialmente fatto riferimento alla cartografia esi- pag. 19 La zonazione viticola dei Colli di Rimini stente: “Carta dei suoli della pianura emiliano - romagnola” in scala 1:50.000 e alla “Carta regionale dei suoli” in scala 1:250.000 per il territorio di collina, entrambe realizzate dal Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione e Emilia-Romagna. Al fine di approfondire le conoscenze dei suoli presenti nel territorio collinare sono stati eseguiti un’apposita fotointerpretazione e un rilevamento pedologico tramite la descrizione di trivellate e profili di suolo. Lo studio delle trivellate, realizzate con trivella olandese fino a 120 cm di profondità, ha costituito un primo approccio di conoscenza dei suoli e della loro variabilità nel territorio. Lo studio dei profili di suolo è avvenuto tramite lo scavo di sezioni naturali, profonde fino a un limite di un metro e mezzo o fino alla roccia dura, che hanno permesso al pedologo di osservare le differenze tra i vari strati presenti (orizzonti). Per ogni orizzonte sono state rilevate le principali caratteristiche come, ad esempio, il contenuto di sabbia, limo e argilla, la presenza di ciottoli, le dimensioni e la distribuzione dei pori, il contenuto di calcare e il pH. Il rilevamento pedologico del territorio dei Colli di Rimini è proceduto con metodo libero ragionato, realizzando complessivamente 100 trivellate, 19 profili e 46 analisi chimiche routinarie che hanno permesso di realizzare la Carta dei Suoli del territorio collinare in scala 1:50.000 - prima approssimazione e la caratterizzazione pedologica dei “vigneti-studio”. Il rilevamento si è concentrato sulle Terre calcaree del basso Appennino riminese e solo parzialmente ha interessati le Terre dei Gessi del basso Appennino riminese. Profili Trivellate Analisi chimiche (n. orizzonti) Prima approssimazione Carta dei suoli 1:50.000 territorio collinare 11 52 27 Caratterizzazione pedologica “vigneti-studio” 8 48 19 Rilevamento pag. 20 Scelta dei “vigneti-studio” Pedologi, agronomi ed enologi hanno collaborato nel ricercare vigneti rappresentativi sia della gestione agronomica sia dei vari ambienti pedologici della collina riminese. Inizialmente hanno realizzato insieme alcune ricognizioni preliminari presso le aziende vitivinicole, finalizzate alla selezione dei “vigneti-studio” in cui realizzare le prove sperimentali. Sono state prese in esame circa una ventina di aziende affidabili sotto il profilo tecnico, verificando se gli impianti viticoli presenti avevano i seguenti requisiti per impostare La zonazione viticola dei Colli di Rimini le prove sperimentali: •vigneto in piena produzione (età media dai 10 ai 20 anni circa) condotto con una gestione agronomica ordinaria (forma di allevamento, sesto d’impianto, tecnica di gestione del suolo); •presenza di suolo rappresentativo del territorio di studio e quindi diffuso all’interno delle Carte dei Suoli disponibili. La prima verifica del suolo presente è stata fatta tramite rilevamento speditivo con trivella olandese. Al termine delle ricognizioni preliminari sono stati scelti, tra tutti i vigneti visitati, 10 “vigneti-studio” (otto di Sangiovese e due di Cabernet Sauvignon) che rispondevano ai requisiti e che permettevano di confrontare la risposta dei vitigni (a parità di gestione agronomica) su suoli diversi. I due “vigneti-studio” di Cabernet Sauvignon sono contigui ai due siti di Sangiovese. In particolare la scelta dei siti è stata orientata, dal punto di vista pedologico, sui vigneti coi suoli più rappresentativi (ovvero caratteristici e diffusi nel territorio esaminato). L’unica eccezione è rappresentata dalla selezione di un “vigneto-studio” nelle Terre dei Gessi del basso Appennino riminese. Tale scelta è stata motivata dall’interesse viticolo che riscuotono queste pag. 21 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 22 Sigla del vigneto 19SGRN 20SGRN 21SGRN 22SGRN 23SGRN 24SGRN 25SGRN 26SGRN 29CSRN 30CSRN Codice del profilo E5012P0043 E5012P0037 E5012P0038 E5012P0046 E5012P0044 E5012P0047 E5012P0040 E5012P0039 E5012P0037 E5012P0046 Suolo rilevato MIN COR MLP PSS SCM1 SCM1 SCM1 COR COR PSS Vitigno studiato Sangiovese Sangiovese Sangiovese Sangiovese Sangiovese Sangiovese Sangiovese Sangiovese Cabernet S. Cabernet S. Forma di allevamento Guyot Cordone sp. Cordone sp. Guyot Cordone sp. Cordone sp. Guyot Cordone sp. Cordone sp. Guyot Vigneti studio dei Colli di Rimini zone in altre parti della regione in virtù della loro tipicità e per valutare se è necessario incentivare la viticoltura in questo areale ove si è assistito, negli ultimi decenni, ad un graduale abbandono. Studi pedologici realizzati nei “vigneti-studio” I “vigneti-studio” sono stati caratterizzati da uno studio pedologico consistente in trivellate e profili di suolo che hanno permesso di conoscere le caratteristiche dei suoli e la variabilità pedologica presente. Infatti all’interno di ogni “vigneto-studio” sono stati descritti i caratteri dei suoli tramite 6-8 trivellate, distribuite sull’intero appezzamento studiato, e lo studio del profilo pedologico nel punto maggiormente rappresentativo. Le trivellate e in particolare i profili di suolo sono stati studiati dando una specifica attenzione ai caratteri pedologici che influenzano lo sviluppo della vite e la produzione di uva (es. tessitura, profondità utile alle radici, contenuto di calcare). Dai profili pedologici sono stati prelevati i campioni di terreno che sono stati inviati al laboratorio di analisi terreni. I suoli rilevati sono stati correlati alle Unità Tipologiche di Suolo descritte nell’Archivio regionale del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna e alle Unità Cartografiche delle Carte dei suoli. Le Unità Tipologiche di Suolo, cosi ricollegate, sono contraddistinte dal nome della località in cui è stato rilevato per la prima volta il suolo (es. Coriano) e da una sigla (es. COR). Consultando quindi l’Archivio regionale dei suoli è possibile ottenere per ciascun nome e sigla dell’Unita Tipologica di Suolo la descrizione completa che, tra le altre informazioni, comprende la definizione dei range di variabilità dei caratteri per ciascun orizzonte (es contenuto sabbia La zonazione viticola dei Colli di Rimini Localizzazione dei vigneti studio e argilla, scheletro, profondità a cui si rileva il substrato roccioso). La rappresentatività agronomica e pedologica dei “vigneti studio”, ottenuta grazie alla selezione mirata, ha consentito di realizzare lo studio dell’interazione tra vitigno e suolo e di estendere tali informazioni, utilizzando la Carta dei Suoli realizzata, alle zone della collina riminese caratterizzate da suoli simili per comportamento agronomico e per risposta alla produzione vitivinicola. Tutto ciò, di conseguenza, ha portato all’elaborazione della “Carta delle Terre” della viticoltura dei Colli di Rimini. Studi viti-vinicoli realizzati nei “vigneti-studio” I rilievi effettuati in ogni “vigneto-studio” hanno riguardato la valutazione dei parametri fenologici, vegetativi, produttivi e qualitativi dei vitigni Sangiovese e Cabernet Sauvignon. In particolare, si è così operato: - uniformato il carico di gemme; - controllo della manifestazione delle fasi fenologiche (germogliamento, fioritura, invaiatura ). pag. 23 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 24 - studio della cinetica di maturazione delle uve, monitorata tramite campionamenti di uva settimanali nel periodo invaiatura-vendemmia (circa 200 acini per ogni prelievo), analizzati per grado zuccherino rifrattometrico (°Brix), acidità titolabile (g/L) e pH. Nel campionamento alla vendemmia è stata determinata anche la consistenza degli acidi organici (malico e tartarico); - determinazione, all’atto della vendemmia, dei parametri produttivi quali numero di grappoli per ceppo, peso della produzione di uva per ceppo, peso medio del grappolo; - determinazione del peso del legno di risulta della potatura secca per ceppo, parametro in grado di fornire una stima del livello di vigoria della pianta. Nel corso delle vendemmie 2008 e 2009 si è intervenuti con microvinificazioni ed analisi chimiche e sensoriali su mosti e vini ottenuti, presso la cantina sperimentale di ASTRA a Tebano - Faenza. Campioni di circa 100 kg di uva provenienti dai differenti vigneti studio sono stati vinificati con idonee attrezzature, secondo linee standardizzate di vinificazione. Le microvinificazioni sono ovviamente specifiche rispetto alla lavorazione di uve rosse, rispecchiando le tradizionali linee di vinificazione in rosso. È stato così possibile confrontare la composizione dei mosti e dei vini ottenibili dai differenti vigneti e valutarli in funzione delle potenzialità e della qualità enologica esprimibili. CARTA DELLE TERRE della zonazione viticola dei Colli di Rimini La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 26 Dal punto di vista chimico sono state effettuate normali analisi di caratterizzazione dei prodotti vinosi, quali titolo alcolometrico, zuccheri riduttori, pH, acidità totale e volatile, acidi organici, estratto, polifenoli totali, antociani, intensità e tonalità colorante. I vini sono stati sottoposti a un panel di degustatori per l’analisi sensoriale, che ha espresso un gradimento (da 1 a 10) sui differenti aspetti dei vini (visivo, olfattivo, gustativo, complessivo), procedendo ad una analisi descrittiva, in cui i differenti giudici si sono espressi sull’intensità percepita nei vini rispetto ad un elenco di parametri, specificamente individuati per ogni vitigno e ritenuti per questo rilevanti e caratterizzanti. Elaborazione dei dati L’elaborazione statistica dei dati di campo (pedologici, produttivi, vegetativi ed analisi dei mosti) é stata effettuata tramite Analisi di Varianza, utilizzando come fonti di variabilità principale anno e suolo. L’integrazione dei risultati, realizzata dal gruppo di lavoro, ha consentito di condividere i caratteri pedologici che maggiormente influenzano la crescita della pianta e la produzione vitivinicola. Su tale base sono state aggregate in “Terre” le tipologie di suolo considerate simili per comportamento agronomico e per risposta vegeto produttiva della vite. E’ stata così realizzata la “Carta delle Terre” dei Colli di Rimini nella quale sono state evidenziate le “Terre” in cui sono collocati i “vigneti-studio” e per le quali è possibile estendere, con prudenza e ragionevolezza, le conoscenze derivate dalle sperimentazioni. Ne emerge quindi un’indicazione territoriale parziale, ma al contempo efficace, della vocazionalità del territorio studiato, perché legata soprattutto ai territori storicamente vitati, dove la viticoltura è da sempre una risorsa importante. Mappe climatiche Le mappe dell’indice di Winkler realizzate dall’ARPA hanno preso in considerazione il trentennio 1961-1990 e il successivo periodo di diciassette anni 1991-2008, oltre ai singoli anni in cui sono state realizzate le sperimentazioni: 2007, 2008 e 2009. L’area d’indagine è stata quella relativa alla delimitazione della DOC Sangiovese di Romagna (figg. 1 e 2). L’analisi della mappa più antica evidenzia come, dal punto di vista delle medie climatologiche, la maggior parte della viticoltura collinare delle province di Rimini rientri nella classe compresa tra 1800 e 2000 GradiGiorno, con la sola eccezione, più calda, indicante la zona urbana di Rimini. Si evidenziano, invece, valori più alti dell’indice a carico del periodo climatico più recente: parte dei Colli di Rimini è incluso nella classe di 2000-2200 GG, con un’ampia fascia di territorio che presenta valori superiori ai 2200 GG, a conferma del riscaldamento del territorio regionale, inaspritosi nell’ultimo quindicennio. Variabilità climatica del territorio collinare riminese Analizzando i valori dell’Indice di Winkler e quelli delle precipitazioni del periodo aprile-ottobre, riscontrati nei territori vitati dei Colli di Rimini durante il triennio 2007-2009, si é evidenziata una discreta variabilità tra i differenti siti (vedi grafico). Sono evidenti i più elevati valori dell’indice di Winkler registrati nel 2009 e soprattutto nelle località di Passano, San Clemente e Coriano, in rapporto ai valori delle altre due annate, apparse molto simili tra loro. In tutte le località, fatta eccezione per Montefiore Conca (la più elevata!) le precipitazioni inferiori si sono avute nel 2008, mentre 2007 e 2009 sono La zonazione viticola dei Colli di Rimini Il clima del territorio dei Colli di Rimini pag. 27 La zonazione viticola dei Colli di Rimini risultati più piovosi, e soprattutto nell’ultima annata a San Paolo, Santa Aquilina e Ca’ Torsani. Indice di Winkler e precipitazioni del territorio della D.O.C. Colli di Rimini nel triennio 2007-2009 Nel triennio, la località con maggiore dotazione termica è stata Passano, con 2205 GG mentre quelle relativamente più “fredde” sono state Montefiore Conca, a 375 m di altitudine, e San Paolo, a 190 m slm, ma anche a Ca’ Torsani che è invece sita a 77 m slm (Tab. 1). Quest’ultima località è risultata anche la più piovosa, con 388 mm tra aprile e ottobre, mentre Passano, Coriano e San Clemente sono risultate, con 316-318 mm, le più secche. pag. 28 Località Quota (m s.l.m.) Esp. I. W. (Gradi-Giorno) Precipitazioni aprile – ottobre (mm) Radiazione globale aprile-ottobre (MJ/m2) Montefiore C. 375 SE 2067 329 4297 San Paolo 190 S 2096 325 4192 San Paolo 120 piano 2116 367 4081 Passano 100 NE 2205 316 4050 San Clemente 145 E 2192 318 4126 Coriano 60 piano 2177 316 4068 S. Aquilina 72 SE 2127 367 4227 Ca’ Torsani 77 piano 2084 388 4174 Tabella 1 – Indice di Winkler, precipitazioni aprile-ottobre e radiazione globale relativi alla zona D.O.C. Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009. La zonazione viticola dei Colli di Rimini Figura 1 – Mappa dell’Indice di Winkler in Romagna nei periodi 1961-1990 e 1991-2008 pag. 29 pag. 30 La zonazione viticola dei Colli di Rimini La zonazione viticola dei Colli di Rimini Figura 2 – Mappa dell’Indice di Winkler in Romagna nel triennio 2007-2009 La radiazione globale, complessiva del periodo aprile-ottobre, più elevata è stata stimata per le località di Montefiore Conca e di Santa Aquilina, la prima posta a 375 m di altitudine e la seconda a soli 72 m, ma entrambe con l’ottima esposizione a Sud Est. La radiazione globale inferiore è stata stimata invece per i siti di Passano e di Coriano, il primo con esposizione sfavorevole a Nord Est, il secondo con giacitura pianeggiante. pag. 31 Il territorio collinare di Rimini possiede una certa uniformità geologica. È infatti prevalente la Formazione geologica delle Argille Azzurre (sigla FAA), costituita da argilliti azzurrastre calcaree e compatte, talvolta con alternanze di peliti e arenarie. Le forme del paesaggio sono generalmente costituite da ampi rilievi collinari blandamente ondulati (pendenze medie 5-25%) con rari e circoscritti fenomeni di dissesto, ivi compresi i calanchi. È in tale ambiente che si è concentrato lo studio del suolo, in relazione anche alla diffusione della viticoltura, toccando solo marginalmente altre emergenze ambientali comunque molto interessanti, come i rilievi arenacei di Covignano e le Formazioni marnoso-gessose del Messiniano allungate fra Montescudo e Montefiore Conca. I suoli più diffusi hanno moderato grado evolutivo, sono calcarei e argillosi. Le più comuni variazioni riguardano la profondità della roccia (argilliti) e la percentuale di argilla negli orizzonti (oscillante fra il 30 e il 50%); sono segnalati, ma non sono molto diffusi, suoli maggiormente evoluti caratterizzati da decarbonatazione fino ad oltre 1 m di profondità. Di seguito sono descritte le Terre individuate ai fini della zonazione e le caratteristiche dei suoli presenti La zonazione viticola dei Colli di Rimini Terre e suoli della zonazione della collina riminese pag. 33 Terre calcaree del basso Appennino riminese Terre calcaree del basso Appennino riminese Ambiente Caratterizzato da versanti ondulati dolcemente digradanti verso la pianura, con pendenza che varia tipicamente dal 2 al 25%, talvolta associati a calanchi. Localmente sono presenti lembi di superfici sommitali dolcemente ondulate, impostate su depositi alluvionali antichi. Le quote sono tipicamente comprese tra 25 e 200 m slm. L’uso attuale del suolo è in prevalenza di tipo agricolo, con colture arboree specializzate (vigneti e subordinatamente oliveti e frutteti). pag. 34 Suoli I suoli sono dolcemente inclinati o moderatamente ripidi (pendenza tipicamente compresa tra 5 e 25%); e si sono formati in rocce prevalentemente argillose o pelitiche, con intercalazioni sabbiose di età pliocenica (Formazione delle argille azzurre e Formazione delle Arenarie di Borello). Sono a tessitura fine o moderatamente fine, hanno moderata disponibilità di ossigeno, talvolta buona. Sono tipicamente calcarei, talvolta scarsamente o non calcarei nella parte inferiore del suolo; sono moderatamente alcalini. Sono da moderatamente profondi a molto profondi, in funzione della profondità del substrato. Il loro differenziamento rispetto ai materiali originari è variabile in funzione Terre calcaree del basso Appennino riminese della stabilità delle superfici rispetto ai fenomeni di erosione diffusa e per ruscellamento concentrato e discontinuo. I suoli interessati dallo studio di zonazione viticola e presenti nei vigneti sperimentali sono di seguito descritti: Suoli Montelupo (MLP): si sono formati in rocce prevalentemente argillose (Formazione delle argille azzurre); sono abbastanza diffusi e hanno una distribuzione uniforme lungo i tratti lineari e concavi dei versanti; sono da dolcemente inclinati a moderatamente ripidi, profondi o molto profondi sopra il substrato massivo, fortemente calcarei. Suoli San Clemente (SCM1): si sono formati in rocce prevalentemente argillose (Formazione delle argille azzurre); sono abbastanza diffusi e occupano le sommità e i tratti convessi dei versanti; si trovano tipicamente nei tratti di versante sottoposti ad intensa erosione idrica di tipo laminare o ad interventi antropici di rimodellamento dei versanti; sono da dolcemente inclinati a moderatamente ripidi, moderatamente profondi sopra il substrato massivo, presente a 50 - 80 cm di profondità, sono fortemente calcarei. Suoli Coriano (COR): si sono formati in rocce prevalentemente argillose (Formazione delle argille azzurre); sono suoli meno diffusi rispetto ai precedenti, che occupano preferibilmente parti alte e medie dei versanti, sono dolcemente pag. 35 Terre calcaree del basso Appennino riminese Profilo rappresentativo suolo Montelupo: suolo profondo, con accumulo di carbonato di calcio oltre il metro di profondità Profilo rappresentativo suolo San Clemente: suolo moderatamente profondo in cui è evidente la stratificazione della roccia pelitica a circa 55 cm di profondità inclinati, profondi sopra il substrato massivo presente tra 80-100 cm di profondità, calcarei negli orizzonti superficiali e fortemente calcarei in profondità, con accumulo di carbonato di calcio. Suoli Passano (PSS): si sono formati in rocce limoso sabbiose (Formazione Arenarie di Borello); sono suoli poco diffusi da dolcemente a molto inclinati, moderatamente profondi o profondi sopra il substrato massivo, fortemente calcarei. pag. 36 Considerazioni agronomiche I suoli possono sostenere, seppure con qualche limitazione, anche usi agricoli intensivi (vigneti e frutteti specializzati) purché si provveda alla regimazione delle acque superficiali e alla sistemazione dei versanti, in relazione al rischio potenziale di perdita di suolo per erosione idrica. Nei vigneti è consigliata la pratica dell’inerbimento. Il comportamento agronomico è inoltre condizionato dall’elevato contenuto di argilla in tutto il profilo. Ciò determina sia la difficoltà nell’esecuzione delle lavorazioni meccaniche sia la tendenza di formazione di fessurazioni nel suolo. Nei suoli con substrato presente entro 80 cm si può incorrere in periodi di stress idrico per le piante. Considerazioni per la coltivazione della vite Terre calcaree del basso Appennino riminese Profilo rappresentativo suolo Coriano: suolo profondo in cui è evidente la stratificazione della roccia pelitica a circa 1 metro di profondità Terre con elevata variabilità pedologica che con opportuni interventi agronomici e d’impianto consentono una buona potenzialità qualitativa del vitigno. La produzione quali-quantitativa di uva è strettamente dipendente dall’andamento meteorologico stagionale, soprattutto per quanto riguarda le precipitazioni. I fenomeni di smottamento superficiale in genere non sono tali da arrecare gravi danni agli impianti arborei e sono di regola obliterabili con modesti interventi di rimodellamento superficiale. Nei suoli più profondi (MLP) si evidenzia un vigore vegetativo più accentuato rispetto ai suoli moderatamente profondi (SCM1 e COR) ; ciò potrebbe derivare dalla capacità di maggiore disponibilità d’acqua nei suoli profondi. “vigneti-studio” localizzati in queste Terre: Sigla vigneto studio Codice profilo rilevato Suolo rilevato Vitigno studiato Forma di allevamento 20SGRN E5012P0037 COR Sangiovese Cordone sp. 21SGRN E5012P0038 MLP Sangiovese Cordone sp. 22SGRN E5012P0046 PSS Sangiovese Guyot 23SGRN E5012P0044 SCM1 Sangiovese Cordone sp. 24SGRN E5012P0047 SCM1 Sangiovese Cordone sp. 25SGRN E5012P0040 SCM1 Sangiovese Guyot 26SGRN E5012P0039 COR Sangiovese Cordone sp. 29CSRN E5012P0037 COR Cabernet S. Cordone sp. 30CSRN E5012P0046 PSS Cabernet S. Guyot pag. 37 Terre dei Gessi del basso Appennino riminese Terre dei Gessi del basso Appennino riminese Ambiente Caratterizzato dall’alternarsi di parti sommitali con versanti ripidi e sporadici affioramenti rocciosi e di versanti lunghi moderatamente ripidi, soggetti talvolta a fenomeni franosi di limitata entità. La pendenza varia tipicamente dal 10 al 40%, mentre le quote sono generalmente comprese tra 200 e 400 m slm. L’uso attuale del suolo è di tipo agricolo, con seminativi, alternati a vegetazione arbustiva e arborea, raramente colture arboree specializzate (vigneti e frutteti). Suoli I suoli si presentano con caratteristiche abbastanza differenziate in relazione al tipo di substrato e geomorfologia. I suoli interessati dallo studio di zonazione viticola e presenti nei vigneti sperimentali sono i Suoli M. Incisa (MIN) che si sono formati in rocce stratificate di marne gessose e tripolacee. Sono da ondulati a ripidi (tipicamente 15 – 35%); sono da moderatamente a molto profondi, a tessitura moderatamente fine, calcarei, da neutri a moderatamente alcalini. Possono presentare il substrato entro i 100 cm di profondità. pag. 38 Considerazioni agronomiche I suoli M. Incisa possono presentare importanti limitazioni alla produzione Considerazioni per la coltivazione della vite La coltivazione della vite, un tempo diffusa, è attualmente marginale in quanto risente dell’elevata acclività e altitudine. Profilo rappresentativo suolo Monte Incisa: suo- Per ottenere buone produzioni è nelo moderatamente profondo, con accumulo di cessario che i vigneti siano collocati carbonato di calcio in profondità e limite abrupto nelle esposizioni più soleggiate. ad 85 cm su marne azzurrastre della Formazione Gessoso-Solfifera. Terre dei Gessi del basso Appennino riminese delle principali colture agrarie nelle situazioni ad elevata acclività. Sono caratterizzati da un rischio di erosione idrica molto alto. La loro utilizzazione a fini agricole, non può pertanto prescindere dall’adozione di interventi di sistemazione e/o indirizzi colturali conservativi (inerbimento). pag. 39 Terre dei Gessi del basso Appennino riminese pag. 40 “vigneti-studio” localizzati in queste Terre: Sigla vigneto studio Codice profilo rilevato Suolo rilevato 19SGRN E5012P0043 MIN Vitigno studiato Sangiovese Forma di allevamento Guyot Il Sangiovese è il più diffuso vitigno da vino ad uva rossa italiano con oltre 70.000 ha occupa il 10,3% della superficie nazionale ad uve da vino. In Toscana trova la sua massima espansione superando il 55 % della superficie vitata regionale; a essa seguono Puglia con circa 13.000 ha, ma solo il 13 % della superficie vitata regionale, e Marche con circa 4600 ha. In Emilia-Romagna il Sangiovese è coltivato su circa 9.000 ha, più del 15 % della superficie vitata regionale, di cui 2.000 ha distribuiti sulle colline della provincia di Rimini. Vitigno tipico dell’Italia centrale e simbolo enologico della Romagna, nell’ultimo decennio il Sangiovese si è espanso anche in Puglia, Campania e Sicilia e assume sempre più interesse in Francia ed anche in California (Boselli, 2000). Chiamato tuttora Sangioveto nel Chianti, Prugnolo gentile a Montepulciano, Brunello a Montalcino, Morellino nel Grossetano e Nielluccio in Francia, per citare solo i sinonimi più conosciuti, il Sangiovese è stato oggetto di molti studi relativamente alla sua origine geografica, che già il Molon (1906), riprendendo anche il pensiero di altri ampelografi, collocava in Toscana (Calò et al, 2006). Del Sangiovese s’identificano due grandi tipologie fondamentali, la “grossa”, quella più conosciuta e diffusa in Toscana e Romagna, e la “piccola” diffusa solo nel Casentino e conosciuta come Sanvicetro. Recentemente, attraverso l’uso di marcatori microsatelliti, è stata accertata la parentela del Sangiovese con il Ciliegiolo, antico vitigno centro-italiano, e con il Calabrese di Montenuovo, vecchio vitigno campano (Vouillarmoz et al., 2007). Il Sangiovese grosso, la tipologia dominante di questo vitigno, è vigoroso con portamento della vegetazione eretto, ha buona fertilità delle gemme, discreta quella delle basali, ed è costantemente produttivo. Ha grappolo di dimensioni medio - grandi, di forma conica - piramidale, alato, quasi serrato; l’acino è medio, ellittico, di colore nero-violetto, pruinoso. Questo vitigno presenta un’elevata variabilità fenotipica intravarietale, il che La zonazione viticola dei Colli di Rimini Il Sangiovese pag. 41 La zonazione viticola dei Colli di Rimini ha creato una popolazione con ampia base genetica. Per tale motivo la selezione clonale applicata al Sangiovese si è tradotta nell’individuazione di un elevatissimo numero di cloni: allo stato attuale 78. Tra questi, 19 sono biotipi romagnoli, di cui 11 con piante capostipiti originarie della Romagna (Moretti, 2007). Interazione del Sangiovese con gli ambienti dei Colli di Rimini Clima e fattori climatici La variabilità climatica all’interno del territorio dei Colli di Rimini, nel triennio 2007-2009, é apparsa decisamente scarsa. L’Indice di Winkler medio triennale é variato dai 2067 Gradi-Giorno di Montefiore Conca, a 375 m di altitudine s.l.m., ai 2200 GG di Passano, a 100 m s.l.m.. La maggior parte della viticoltura provinciale si situa, però, nella fascia compresa tra i 50 ed i 250 m slm e in questa porzione di territorio dedicata soprattutto al Sangiovese, la tendenza alla diminuzione dell’I.W. col crescere dell’altitudine non è apparsa significativa. Riunendo i dati qualitativi del mosto di Sangiovese, ottenuti nei “vigneti-studio” distribuiti sul territorio, in sole due classi di I.W., inferiore e superiore a 2100 GG, si può notare come i macro-caratteri qualitativi del Sangiovese non mutino in funzione delle sommatorie termiche (tab. 1). Le precipitazioni del periodo aprile-ottobre medie sono oscillate, nel triennio, Zuccheri (°Brix) n.s. Acidità tit. (g/L) * Antociani (mg/kg) n.s. Polifenoli tot. (mg/kg) n.s. 22.1 7.54 1358 4525 Precipitazioni (mm) 22.9 n.s. 6.21 * 1443 n.s. 4050 * < 320 22.6 5.98 1364 3720 > 320 Altitudine (m s.l.m.) 22.5 ** 7.42 * 1433 n.s. 4658 n.s. 350-380 20.7 7.20 1443 4305 130-190 22.8 6.92 1425 4660 < 120 Esposizione 23.2 n.s. 6.40 n.s. 1413 n.s. 4066 n.s. S/SE 22.4 7.20 1390 4540 E/NE 23.0 6.90 1460 4219 Fattore I. Winkler (gg) < 2100 > 2100 pag. 42 Tabella 1 – Caratteristiche qualitative del Sangiovese dei Colli di Rimini in funzione dell’indice di Winkler, dell’altitudine e dell’esposizione del versante. La zonazione viticola dei Colli di Rimini da 316 mm circa di Passano e Marano ai 388 mm di Ca’ Torsani. Anche in questo caso, raggruppando i dati qualitativi in due classi, con piovosità inferiori o superiori ai 320 mm, si nota che a precipitazioni superiori (seppur leggermente) il mosto di Sangiovese è più acido e con un livello di polifenoli totali superiore (tab. 1). La radiazione globale, sempre del periodo vegetativo, è variata dai 4050-4070 MJ/m2 di Passano e Marano ai quasi 4300 MJ/m2 di Montefiore Conca, sito posto a 375 m slm ma con esposizione a Sud-Est. Le variazioni di radiazione globale sul territorio dei Colli di Rimini non hanno, comunque, evidenziato alcuna modificazione significativa sui macro-caratteri qualitativi del mosto di Sangiovese. Dei due fondamentali fattori climatici, altitudine ed esposizione del versante, solamente il primo sembra incidere significativamente su zuccheri e acidità del mosto del Sangiovese ma non su antociani e polifenoli totali. Se però si escludono dall’analisi i siti marginali sopra i 300 m slm, le analisi chimiche del mosto diventano molto uniformi. Figura 2 – Epoche di germogliamento e di invaiatura del Sangiovese, in funzione di altitudine e suolo. Colli di Rimini, valori medi del triennio 2007-2009 L’altitudine condiziona, seppur moderatamente, l’epoca di manifestazione delle fasi fenologiche: a 375 m slm, su suoli Monte Incisa (MIN) originatisi dalla formazione geologica dei Gessi, il germogliamento del Sangiovese avvie- pag. 43 La zonazione viticola dei Colli di Rimini ne mediamente il 9 aprile, mentre a 77 m slm sui suoli Coriano (COR) essa avviene il 4 aprile, con un anticipo di cinque giorni. Sugli stessi suoli, a 190 m slm il germogliamento avviene due giorni dopo circa, confermando un seppur minimo “effetto altitudine”. La fase fenologica dell’invaiatura, cioè l’inizio della maturazione dell’uva, nel triennio in questione si è presentata molto precocemente sui suoli San Clemente (SCM), indipendentemente o quasi dall’altitudine, mentre sui suoli COR essa è apparsa più tardivamente ma, soprattutto, manifestando un evidente effetto altitudine. I suoli I caratteri della produzione, la vigoria e la qualità del mosto di Sangiovese sono stati influenzati dalle differenti tipologie di suolo (Tab. 2). Sui suoli Montelupo (MLP) la vigoria dei ceppi si è dimostrata elevata, soprattutto se comparata a quella manifestata sui suoli San Clemente (SCM), il cui peso del legno di potatura è stato di 0,69 kg/ceppo, rispetto ai 1,16 kg/ceppo dei MLP. Peso del Legno di Acidità Polifenoli Produzione Zuccheri Antociani grappolo potatura titolabile totali (kg/ceppo) (°Brix) (mg/kg) (g) (kg/ceppo) (g/L) (mg/kg) MIN (1) 4.4 a 283 a 0.76 a 20.7 a 7.20 b 1443 4305 ab COR 3.5 a 255 a 0.75 a 23.2 b 6.52 a 1390 4183 ab MLP 4.4 a 273 a 1.16 b 22.9 b 7.00 ab 1494 4927 b SCM 3.7 a 254 a 0.69 a 23.0 b 7.35 b 1380 3980 a Suoli Lettere differenti indicano valori statisticamente significativi per p≤0.05 al test S-N-K (1) Suolo presente solo ad altitudini più elevate rispetto alla media del territorio Colli di Rimini Tabella 2 – Caratteristiche vegeto-produttive e qualitative del Sangiovese dei Colli di Rimini in funzione della tipologia di suolo. Sui suoli MIN il Sangiovese non raggiunge un grado zuccherino del mosto soddisfacente (20,7 °Brix) non in equilibrio con un’acidità titolabile più che discreta (7,20 g/L), ma occorre considerare la maggiore altitudine in cui si collocano questi ambienti. Anche sui suoli SCM l’acidità titolabile (7,35 g/L) è risultata un parametro significativo nel caratterizzare la qualità del mosto. Nessuna differenza significativa è emersa a carico della concentrazione di antociani del mosto, mentre i polifenoli totali sono apparsi più elevati sui suoli MLP (4927 mg/kg) soprattutto se confrontati con i SCM. pag. 44 Caratteristiche chimiche e sensoriali dei vini Nella tab. 3 é riportata l’analisi dei vini Sangiovese ottenuti da microvinifi- Suoli Alcool effettivo (%) Acidità totale (g/L) MIN SCM COR MLP 11.8 13.1 12.0 12.4 5.2 5.5 5.9 5.3 MIN SCM COR MLP 12.5 14.7 13.5 14.9 5.1 5.7 5.6 5.7 Zuccheri (g/L) 2008 1.6 2.3 2.8 1.5 2009 1.6 3.0 2.4 5.0 Estratto secco t. (g/L) Polifenoli totali (mg/L) Antociani (mg/L) 26.1 26.3 28.1 25.8 2115 2757 2700 2128 310 550 450 407 22.9 31.0 28.1 34.1 1805 2532 2488 3128 425 450 330 430 Tabella 3 – Principali parametri chimici dei vini ottenuti da microvinificazioni del Sangiovese dei Colli di Rimini, in funzione della tipologia di suolo. La zonazione viticola dei Colli di Rimini cazione nel 2008 e 2009, da cui emerge, in prima istanza, una sostanziale uniformità tra le due annate, pur nella variabilità dovuta ai differenti ambienti pedo-climatici. Solamente il grado alcolico è risultato sempre superiore nel 2009 in ogni ambiente, mentre gli altri parametri qualitativi hanno evidenziato una interazione tra ambiente ed annata. Nel 2009 i vini Sangiovese ottenuti sui suoli SCM e COR sono risultati più alcolici, con più estratto secco ma con meno antociani e polifenoli totali, rispetto all’annata precedente. Nella stessa annata anche da suoli MLP sono giunti vini con parametri chimici molto elevati. Dal punto di vista sensoriale (vedi grafico) i vini Sangiovese 2008 ottenuti su suoli SCM, ben colorati, strutturati e con note fruttate e speziate evidenti, sono stati molto apprezzati dal panel di degustazione. Abbastanza graditi e con giudizi mediamente positivi sono stati i vini provenienti dai suoli COR e MLP ma entrambi hanno evidenziato qualche indicatore sensoriale poco qualitativo: astringenti, aciduli, leggermente amarognoli e, nel caso dei MLP, anche con il fruttato non molto evidente. Poco gradito e scadente in tutti gli indicatori sensoriali è risultato il vino proveniente dai suoli MIN. Nel 2009 i vini da suoli SCM hanno confermato i giudizi positivi dell’anno precedente, positività che è anche andata ai vini ottenuti su suoli MLP. Sono vini ben colorati, strutturati e fruttati, con nota acidula un poco evidente negli SCM, come nel 2008. Anche i vini da COR e MIN nel 2009 hanno mostrato un discreto livello qualitativo, con i primi un poco più graditi dal panel di degustatori, per l’equilibrio complessivo tra gli indicatori sensoriali. pag. 45 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Profilo sensoriale e gradevolezze del Sangiovese dei Colli di Rimini, nel 2008 e 2009, in funzione della tipologia di suolo. Anno 2008 Anno 2009 pag. 46 Nei Colli di Rimini si sono individuate due Unità Vocazionali, le “Terre”, in ognuna delle quali il Sangiovese, a seguito dei suoi comportamenti fenologici, vegetativi, produttivi e qualitativi può fornire vini distinguibili e con caratteristiche chimiche e organolettiche differenti. Queste due “Terre” hanno, però, un’estensione e un’importanza, all’interno dell’attuale territorio vitato della provincia di Rimini, molto differenti. Le “Terre calcaree del basso Appennino riminese” sono dominanti nella viticoltura riminese ma possiedono, al loro interno, una moderata ma evidente variabilità pedologica che può condizionare l’espressione delle caratteristiche qualitative del Sangiovese. Queste Terre sono ampiamente caratterizzate dai suoli San Clemente (SCM1) sui quali la vite presenta ciclo vegetativo ed epoca di maturazione alquanto precoci, produttività medio-bassa e buon equilibrio vegeto-produttivo. Qui il Sangiovese fornisce un vino rosso rubino intenso, strutturato, rotondo con evidente aroma fruttato (emerge la ciliegia) e speziato che lo rendono molto riconoscibile. Altrettanto diffusi in queste Terre sono i suoli Montelupo (MLP) che si differenziano significativamente dai precedenti per la loro maggiore profondità utile, incidendo in modo diverso sul comportamento vegeto-produttivo della vite. Su questi suoli, infatti, il Sangiovese è risultato più vigoroso e, a parità di contenuti zuccherini e acidici, con i maggiori contenuti di polifenoli totali. I vini da suoli MLP sono apparsi, presumibilmente per questo motivo, poco equilibrati nel 2008, più armonici e qualitativi nel 2009, annata in cui la maturazione ha avuto un decorso migliore. Meno importanti per la loro diffusione sono i suoli Coriano (COR) che hanno caratteristiche agronomiche intermedie tra i suoli SCM e MLP, da cui si differenziano per la profondità utile e l’accumulo di carbonato di calcio in profondità. Su questi suoli il Sangiovese inizia leggermente più tardi la maturazione delle uve ma il suo equilibrio vegetoproduttivo è simile a quello riscontrabile sui suoli SCM. I vini invece risultano La zonazione viticola dei Colli di Rimini Vocazionalità viticola dei Colli di Rimini per il Sangiovese pag. 47 Zonazione del Sangiovese dei Colli di Rimini Le Terre del Sangiovese dei Colli di Rimini Unità Vocazionali Terre calcaree del basso Appennino riminese Terre dei Gessi del basso Appennino riminese Suoli Fenologia Produzione e vigoria SCM Germogliamento medio-precoce; invaiatura medio-precoce; maturazione 14-20 settembre Produzione da media a mediobassa vigoria media COR Germogliamento medio-precoce; invaiatura media; maturazione 16-22 settembre MLP Germogliamento medio; invaiatura media; maturazione 21-26 settembre MIN Germogliamento medio-tardivo; invaiatura mediotardiva; maturazione 23-27 settembre Qualità delle uve Caratteri del vino Rosso rubino Zuccheri mediointenso, strutturato, elevati, acidità rotondo, evidente media, antociani aroma fruttato medi, polifenoli medi (ciliegia) e speziato Produzione da media a mediobassa, vigoria media Zuccheri medioelevati, acidità media, antociani wmedi, polifenoli medi Rosso rubino intenso, strutturato, un po’ astringente e amarognolo, evidente aroma fruttato (frutti di bosco) Produzione media, vigoria medioelevata Zuccheri medioelevati, acidità media, antociani medio-elevati, polifenoli medioelevati Rosso rubino (più intenso nel 2009), acidulo, astringente, fiorale evidente e fruttato (aromi più evidenti nel 2009) Zuccheri mediobassi, acidità medioalta, antociani medi, polifenoli totali medi Colore medio, struttura povera, astringente e acidulo; poco equilibrato. Aroma fiorale nelle annate favorevoli Produzione media, vigoria media La zonazione viticola dei Colli di Rimini meno strutturati, leggermente più astringenti, con meno equilibrio. Assolutamente meno diffusi sul territorio e poco rappresentativi i suoli Passano (PSS), per i quali non é stato possibile stimare il loro grado di vocazionalità verso il Sangiovese. Le “Terre dei Gessi del basso Appennino riminese” costituiscono oggi solo un settore marginale della viticoltura riminese, probabilmente nel passato la loro importanza era superiore. In queste Terre sono caratteristici i suoli Monte Incisa (MIN), sui quali il Sangiovese presenta fasi fenologiche alquanto tardive, anche a causa dell’altitudine elevata in cui si posizionano. Il livello produttivo è soddisfacente e l’equilibrio vegeto produttivo buono ma il rapporto zuccheri/acidi non è sufficiente per una varietà ad uva rossa. Il livello di antociani nelle uve risulta, qui, più che discreto, vista anche l’elevata radiazione luminosa che caratterizza questo ambiente nelle esposizioni migliori, ma è anche molto legato alla variabilità termica annuale. pag. 49 La zonazione viticola dei Colli di Rimini I vini di Sangiovese qui ottenibili hanno caratteristiche mediocri: colore rosso rubino medio, struttura povera, astringenza, acidità percepibile; nel complesso poco equilibrati. Nelle annate termicamente favorevoli la qualità migliora, evidenziando un interessante aroma fiorale. Vocazionalità del Sangiovese per i Colli di Rimini Consigli per i nuovi impianti e la gestione del vigneto. Unità Vocazionali Terre calcaree del basso Appennino riminese Terre dei Gessi del basso Appennino riminese pag. 50 Vocazionalità Terre con elevata vocazionalità verso questo vitigno. Consigli Forme allevamento: Guyot, cordone speronato. Densità d’impianto: 2700-3500 ceppi/ha. Portinnesti: 420 A, SO4, Kober 5BB, 110 Richter. Sopra i 250 m s.l.m. e sui suoli più profondi Nelle annate calde e siccitose sfogliare poco (MLP) può diventare discreta nelle annate e sul lato del filare meno esposto. climaticamente meno favorevoli Nelle annate sfavorevoli (e su suoli più profondi) controllare la produzione con un moderato diradamento dei grappoli. Terre con moderata vocazionalità verso questo vitigno. I vini hanno caratteristiche medie per lo squilibrio dovuto all’acidità sostenuta. Forme allevamento: Guyot, cordone speronato. Densità d’impianto: 2700-3500 ceppi/ha. Portinnesti: 420 A, 161-49, SO4, 110 Richter Esposizioni assolate (es. sud) e controllo della produttività per ceppo (con defogliazione accorta negli anni caldi) possono migliorare la qualità dell’uva. Il Cabernet sauvignon è il vitigno a bacca rossa più diffuso al Mondo. Dalla Francia, sua terra d’origine, grazie alle sue grandi capacità di adattamento alle più differenti condizioni ambientali é emigrato soprattutto in California, Cile, Sud Africa e Australia, zone dove questo vitigno può fornire, in purezza, vini di grande interesse, intensamente colorati, strutturati e complessi. Più antico e tradizionale é il suo utilizzo nel famoso “taglio bordolese”, assieme a Cabernet franc e Merlot. In Italia é presente per oltre 8.000 ha, dei quali 3.250 in Veneto, 1.050 in Toscana e 700 in Sicilia (ISTAT, 2000). In Emilia Romagna é coltivato su circa 200 ha in provincia di Bologna, l’area di suo maggior concentrazione, 70-80 ha nelle province di Piacenza e Ravenna e circa 150 ha in quella di Rimini. In regione La zonazione viticola dei Colli di Rimini Comportamento vegeto-produttivo e qualitativo del Cabernet sauvignon pag. 51 La zonazione viticola dei Colli di Rimini é inserito nelle DOC Colli Bolognesi, Colli Piacentini, Colli di Rimini, Colli d’Imola e Colli di Parma, con la menzione del nome del vitigno se utilizzato per almeno l’85%; può inoltre concorrere per il 40-60% nell’elaborazione del Colli di Faenza rosso e per il 15-25% del Colli di Rimini rosso. Entra anche nelle IGT Emilia, Forlì e Ravenna, con la menzione del nome se utilizzato per almeno l’85%. Originatosi dall’incrocio, presumibilmente spontaneo, tra Cabernet franc e Sauvignon blanc, il Cabernet sauvignon é un vitigno vigoroso, con portamento della vegetazione assurgente, costantemente produttivo, a maturazione medio-tardiva. Ha grappolo di dimensioni medie, di forma piramidale, spesso alato, mediamente serrato; l’acino è medio, sferoidale, di blu scuro molto pruinoso. La foglia, orbicolare e pentalobata, é molto riconoscibile per i cinque “fori” prodotti dalla sovrapposizione dei lembi di tutti i cinque seni della lamina. Attualmente in Italia risultano omologati e propagati 11 cloni di Cabernet sauvignon. Metodologia Nell’ambito del progetto “Zonazione della collina romagnola” nel territorio dei Colli di Rimini sono stati individuati due vigneti di Cabernet Sauvignon, negli stessi siti in cui erano presenti due “vigneti-studio” di Sangiovese oggetto di caratterizzazione pedologica. I due vigneti erano siti a San Paolo, a 190 m slm ed esposizione a Sud, con suoli Coriano (COR), e a Passano , a 100 m slm ed esposizione a Nord Est, con suoli Passano (PSS). Entrambi i siti si pongono all’interno delle “Terre calcaree del basso Appennino riminese”; i suoli COR si sono formati sulle rocce della formazione geologica delle Argille Azzurre mentre i suoli PSS sulle rocce afferenti alla formazione delle Arenarie di Borrello. I due suoli sono entrambi fortemente calcarei ma i suoli COR sono profondi e hanno un valore di argilla in tutto il profilo che oscilla tra il 36 – 41% mentre i suoli PSS Precipitazioni aprile – ottobre (mm) Radiazione globale aprile-ottobre (MJ/m2) 190 S 2096 325 4192 100 NE 2205 316 4050 San Paolo Passano Località pag. 52 Esp. I. W. (Gradi-Giorno) Quota (m s.l.m.) Tabella 1 - Indice di Winkler, precipitazioni aprile-ottobre e radiazione globale relativi ai due “vigneti-studio” di Cabernet Sauvignon nei Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009. Prestazioni vegeto-produttive e qualitative La produzione a ceppo media triennale dei due vigneti é risultata uguale (3,4 kg/ceppo) ed anche il peso medio del grappolo non ha mostrato alcuna differenza significativa. Il peso del legno di potatura é risultato invece significativamente superiore nel vigneto di Passano (suolo PSS); 1,64 kg/ ceppo di legno di risulta della potatura secca è un valore elevato, ma il Cabernet Sauvignon è un vitigno ben conosciuto per la sua vigoria. La zonazione viticola dei Colli di Rimini sono moderatamente profondi e hanno valori di argilla tra il 30 ed il 37 % . Dal punto di vista climatico il sito di San Paolo è risultato, nel triennio, con Indice di Winkler inferiore rispetto al sito di Passano ma con radiazione globale superiore (Tab. 1). L’effetto “esposizione” influenza quindi la radiazione globale indipendentemente dall’altitudine. Il vigneto di San Paolo (suoli COR) è allevato a cordone speronato con sesti di m 3,0 x 1,2 (2775 ceppi/ha), il vigneto di Passano (Suoli PSS) è allevato a Guyot con sesti di m 3,1 x 1,1 (2930 ceppi/ha); entrambi hanno il suolo gestito con diserbo sottofila e lavorazione meccanica dell’interfila. Peso del Legno di Acidità Polifenoli Produzione Zuccheri Antociani grappolo potatura titolabile totali (kg/ceppo) (°Brix) (mg/kg) (g) (kg/ceppo) (g/L) (mg/kg) San Paolo 3.42 137 1.19 a 24.1 b 5.83 2058 b 4017 b Passano 3.43 148 1.64 b 23.6 a 6.13 1687 a 3379 a Lettere differenti indicano valori statisticamente significativi per p≤0.05 al test S-N-K Vigneto Tabella 2 – Caratteristiche vegeto-produttive e qualitative espresse dal Cabernet Sauvignon in due siti pedo-climatici differenti dei Colli di Rimini. Medie del triennio 2007-2009 La gradazione zuccherina del mosto é stata leggermente superiore nel vigneto di San Paolo, in concomitanza con un’acidità titolabile inferiore, mentre si sono qui riscontrati livelli di antociani e di polifenoli totali significativamente più elevati. Andamento della maturazione I due vigneti hanno mostrato andamenti della maturazione alquanto simili nella cinetica ma leggermente differenti nel momento d’inizio della maturazione, più precoce nel vigneto San Paolo (Fig. 1). Si può notare come, nel 2009, l’acidità titolabile del vigneto Passano abbia una degradazione più lenta, raggiungendo valori più consoni al Cabernet Sauvignon solamente negli ultimi giorni prima della vendemmia. pag. 53 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Figura 1 – Andamento della maturazione del Cabernet Sauvignon in due siti pedo-climatici dei Colli di Rimini, negli anni 2008 e 2009. pag. 54 Analisi chimica e sensoriale dei vini Nel 2008 il vino Cabernet sauvignon ottenuto da microvinificazione di uve del vigneto San Paolo è risultato più alcolico, con maggior estratto secco e, soprattutto, con livelli più elevati di polifenoli totali e di antociani rispetto al vino del sito Passano. Nel 2009 i vini di entrambi i siti hanno espresso caratteristiche qualitative simili tra loro e complessivamente elevate; solamente i polifenoli totali si sono mantenuti superiori nel vino del sito San Paolo. Acidità totale (g/L) San Paolo Passano 14.36 13.60 5.9 5.6 San Paolo Passano 14.52 14.13 5.5 5.6 Zuccheri (g/L) 2008 3.2 1.8 2009 3.5 2.6 Estratto secco t. (g/L) Polifenoli totali (mg/L) Antociani (mg/L) 36.6 33.3 3086 2073 843 649 32.4 31.9 2985 2194 714 629 Tabella 3 – Principali parametri chimici dei vini delle annate 2008 e 2009 ottenuti da microvinificazioni di Cabernet Sauvignon provenienti da due “vigneti-studio” differenti dei Colli di Rimini. L’analisi sensoriale dei vini ha confermato gli stessi risultati scaturiti dall’analisi chimica. Nel 2008 il Cabernet sauvignon del sito San Paolo è stato più gradito dal panel di degustazione, raggiungendo un punteggio di 7,4 per la gradevolezza complessiva rispetto a 6,7 ottenuto dal vino di Passano. Nel 2009 i due vini hanno ottenuto lo stesso punteggio di 7,4. La maggior gradevolezza del vini di San Paolo il primo anno è dovuta Figura 2 – Profilo sensoriale del Cabernet Sauvignon prodotto in due siti pedo-climatici differenti dei Colli di Rimini, nel 2008. La zonazione viticola dei Colli di Rimini Alcool effettivo (%) Vini pag. 55 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Figura 3 – Profilo sensoriale del Cabernet Sauvignon prodotto in due siti pedo-climatici differenti dei Colli di Rimini, nel 2009. alla migliore colorazione del vino, soprattutto nei riflessi violacei, alla più intensa nota fiorale e al più basso sentore di peperone verde. L’evidente più elevata astringenza viene probabilmente mascherata, in sede di gradevolezza, dall’elevato grado alcolico del vino. Nel secondo anno solo gli indicatori del colore sono leggermente superiori nel Cabernet Sauvignon di San Paolo. È interessante notare che in entrambi gli anni i vini di Passano hanno mostrato un evidente e maggiore aromaticità da prugna essiccata. pag. 56 Le prestazioni vegeto-produttive di un vitigno e le caratteristiche qualitative del vino con esso ottenuto sono strettamente correlate ai caratteri ambientali del territorio di produzione. In particolare, il clima locale e le caratteristiche dei suoli caratterizzanti ogni zona viticola, interagiscono con il vitigno nel farne emergere la qualità innata del vino: questo concetto sta alla base delle “zonazioni viticole”. I Colli di Rimini sono un territorio vitato climaticamente e orograficamente abbastanza omogeneo, in cui l’altitudine e, in minor misura, l’esposizione sono fattori ambientali importanti nell’influenzare la qualità dei vini ottenibili. Anche la variabilità pedologica di questo territorio, pur non essendo elevata, è apparsa comunque sufficiente per riscontrarne un effetto sulla qualità delle produzioni, sia di Sangiovese sia di Cabernet Sauvignon. Su una superficie investigata di circa 17.000 ha, sono state individuate cinque tipologie di suolo, di cui almeno tre con qualche caratteristica agronomica che la differenzia dalle altre: in particolare tessitura e profondità utile per le radici. Il livello di espressione di questi caratteri ha inciso in modo significativo sulle caratteristiche qualitative e sensoriali dei vini. Dal punto di vista climatico il triennio 2007-2009 é risultato caldo; soprattutto il 2009 ha rafforzato una tendenza iniziata già da un decennio. Nel contesto di un lavoro di zonazione, ciò ha portato a una certa omogeneizzazione delle caratteristiche chimiche del mosto e della qualità dei vini riscontrata. In questo progetto di zonazione i pedologi hanno collaborato con gli sperimentatori in viticoltura e con i tecnici che assistono le aziende viticole anche nella produzione di informazioni utili alla conoscenza e alla gestione agronomica dei suoli. Il complesso dei risultati ottenuti, quindi, ha consentito di individuare nei Colli di Rimini due “unità vocazionali”, che abbiamo chiamato Terre, in cui é lecito attendersi che il vitigno Sangiovese fornisca un prodotto La zonazione viticola dei Colli di Rimini Conclusioni pag. 57 La zonazione viticola dei Colli di Rimini pag. 58 riconoscibile e di qualità. Seppur studiato, in modo più marginale, anche il Cabernet Sauvignon ha dimostrato di possedere una buona adattabilità alle caratteristiche ambientali di questo territorio. In sintesi, lo studio pluriennale che ha condotto all’individuazione delle “Terre dei Colli di Rimini” consente, ora, di: • conoscere i caratteri dei suoli che maggiormente influenzano lo sviluppo vegetativo e la produttività del Sangiovese e la produzione di un vino di qualità (es. capacità di immagazzinare riserve d’acqua, capacità di drenaggio, profondità utile alle radici); • realizzare nuovi impianti in condizioni pedologiche e quindi edafiche ottimali e adottare le opportune tecniche di gestione del suolo; • individuare aree preferenziali per la coltivazione della vite e contribuire così alla valorizzazione del territorio d’origine. L’obiettivo principale di questo studio è, comunque, quello di fornire uno strumento di scelta e di ausilio all’imprenditorialità delle aziende vitivinicole. • Capacità in acqua disponibile (AWC - Available Water Capacity): esprime la quantità di acqua prontamente utilizzabile dalle piante che un suolo è in grado di trattenere. Viene calcolata fino a 150 cm di profondità, considerando gli orizzonti del suolo parzialmente o completamente impenetrabili alle radici della piante. La capacità in acqua disponibile esprime la differenza tra l’umidità presente nel suolo alla capacità di campo (pF 2 ca.) ed al punto di appassimento (pF 4.2). Classi AWC (cm/1,5m) bassa <12 moderata 12-20 elevata >20 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Glossario dei termini pedologici • Contenuto in calcare totale: Classi CaCO3 (%) non calcareo molto scarsamente calcareo scarsamente calcareo moderatamente calcareo molto calcareo fortemente calcareo estremamente calcareo <0,5 0,5-1 1-5 5-10 10-25 25-40 >40 • Contenuto in calcare attivo: Esprime in maniera solo approssimativa la percentuale in peso dei carbonati finemente suddivisi e facilmente solubilizzabili. Più esattamente, corrisponde alla quota percentuale di ioni Ca++ che reagiscono con ossalato di ammonio (determinazione col metodo calcimetrico Drouineau-Gallet). Il dato riportato deriva da determinazione di laboratorio sui profili con il metodo calcimetrico Drouineau-Gallet. Al di sopra del valore soglia del 10% spesso si determinano processi di fissazione del P e di riduzione della disponibilità di alcuni elementi minori (specialmente del Fe, causa della clorosi). pag. 59 La zonazione viticola dei Colli di Rimini Nella legenda dei tipi di suolo viene riportato la classe o le classi presenti entro 80 cm di profondità. Sono distinte le seguenti classi di contenuto: Classi Assente Basso o Moderato Alto o Molto Alto Calcare attivo (%) < 0,5% 0,5-10% >10% Disponibilità di ossigeno: Si riferisce alla disponibilità di ossigeno per l’attività biologica nel suolo. Viene valutata in base alla presenza di acqua libera, imbibizione capillare, tracce di idromorfia. Viene descritta utilizzando le seguenti classi: Classi Descrizione Buona l’acqua è rimossa dal suolo prontamente, e/o non si verificano durante la stagione di crescita delle piante eccessi di umidità limitanti per il loro sviluppo. Moderata l’acqua è rimossa lentamente in alcuni periodi e i suoli sono bagnati solo per un breve periodo durante la stagione di crescita delle piante, ma abbastanza a lungo per interferire negativamente sulla crescita di piante mesofile. Imperfetta l’acqua è rimossa lentamente, ed il suolo è bagnato per periodi significativi durante la stagione di crescita delle piante; l’eccesso idrico limita notevolmente lo sviluppo delle piante mesofile. Scarsa l’acqua è rimossa così lentamente che il suolo è saturo periodicamente durante la stagione di crescita delle piante; l’eccesso idrico non permette la crescita della maggior parte delle piante mesofile. è rimossa dal suolo così lentamente da permanere in superficie Molto scarsa l’acqua durante la maggior parte del periodo di crescita delle piante. • Pendenza: la pendenza di un suolo assume diversi significati in relazione alla complessità o meno del pendio; talvolta alcune proprietà dei suoli sono maggiormente correlate alla complessità del profilo del pendio che non al semplice valore del gradiente (ad es. percorribilità con mezzi meccanici, accessibilità, ecc). Classi di pendenza Versanti semplici Versanti complessi Pianeggiante Pianeggiante Dolcemente inclinato Dolcemente ondulato Molto inclinato Ondulato Moderatamente ripido Molto ondulato Ripido Ripido Molto ripido Molto ripido pag. 60 Limiti del gradiente (%) <3 1-8 4-16 10-30 20-60 >45 Profondità utile per le radici: Indica la profondità a strati impenetrabili alle radici.Si Classi molto bassa bassa moderatamente elevata elevata molto elevata Profondità esplorabile (cm) <25 25-50 50-100 100-150 >150 • Reazione: indica il grado di acidità e di alcalinità del suolo; viene espressa tramite il valore di pH (cologaritmo della concentrazione degli idrogenioni nella soluzione acquosa del suolo) Classi Ultra acido Estremamente acido Molto fortemente acido fortemente acido moderatamente acido debolmente acido neutro debolmente alcalino moderatamente alcalino fortemente alcalino molto fortemente alcalino pH <3.5 3.5-4.4 4.5-5.0 5.1-5.5 5.6-6.0 6.1-6.5 6.6-7.3 7.4-7.8 7.9-8.4 8.5-9.0 >9.0 La zonazione viticola dei Colli di Rimini assume come orizzonte impenetrabile quello che presenta una radicabilità 30%. La radicabilità viene stimata in funzione della compattezza, distribuzione dimensionale dei pori, aerazione, capacità di trattenere l’umidità, condizioni chimiche. Si utilizzano le seguenti classi: • Tessitura: esprime la distribuzione per grandezza delle particelle che compongono la frazione della terra fine (<2mm) e dei frammenti rocciosi o scheletro (>2mm). La Classi di tessitura U.S.D.A. S - Sabbia: sabbia>85%; limo+1,5argilla<=15% SF - Sabbia franca: S=85-90% e limo+1,5 argilla=15% oppure S=70-85% e limo+2argilla<=30% FS - Franco sabbioso: argilla<20%, sabbia>52%, limo+2argillA>30% oppure argilla<7%, limo<59% e sabbia=43-52% F - Franco: argilla=7-27%, limo=28-50%, sabbia<52% FL - Franco limoso: limo>=50%, argilla=12-27%, oppure limo=50-80% e argilla<12% L - Limo: limo>=80%, argilla<12% FAS - Franco argilloso sabbioso: argilla=20-35%, limo<28%, sabbia>=45% FA - Franco argilloso: argilla=27-40%, sabbia=20-45% FAL - Franco argilloso limoso: argilla=27-40%, sabbia<20% AS - Argilla sabbiosa: argilla>=35%, sabbia>=45% AL - Argilla limosa: argilla >=40%, limo>=40% A - Argilla: argilla>=40%, sabbia<45%, limo<40% pag. 61 La zonazione viticola dei Colli di Rimini terra fine si suddivide in sabbia (50-2000 µ), limo (2-50 µ) ed argilla (<2 µ); a loro volta la sabbia ed il limo vengono suddivise in più frazioni: sabbia molto fine, fine, media, grossa e molto grossa e limo fine e grosso. Tali suddivisioni, in particolare quella della sabbia molto fine, vengono utilizzate nel sistema di classificazione della Soil Taxonomy per le distinzioni a livello di famiglia granulometrica. Lo scheletro, i frammenti rocciosi presenti nel suolo, costituisce un attributo della tessitura e viene designato con un termine descrittivo che ne specifica le dimensioni dei frammenti ed uno che ne definisce la quantità. Dimensioni (mm) 2-76 76-250 250-600 Termini descrittivi ghiaioso ciottoloso pietroso Classi assente scarso comune frequente abbondante molto abbondante Quantità <1% 1-5% 5-15% 15-35% 35-70% >70% Le classi di quantità dello scheletro vengono utilizzate per modificare i termini che designano la tessitura degli orizzonti: Quantità di scheletro <15% Termini modificatori della classe di tessitura non si aggiunge alcun termine modificatore 15-35% si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante (ad es.:franco sabbioso ghiaioso) 25-70% si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante preceduto da “molto” (ad es.:franco sabbioso molto ghiaioso) >70% si aggiunge l’aggettivo del tipo di frammento roccioso dominante preceduto da “estremamente” (ad es.:franco sabbioso estremamente ghiaioso) • Unità cartografica: aree (delineazioni o poligoni) interessate da suoli simili e caratterizzate dalla medesima sigla cartografica. pag. 62 • Unità Tipologica di Suolo (UTS): insieme di suoli con caratteri comuni che ne permettono l’individuazione e ne giustificano il raggruppamento. L’ Unità Tipologica di Suolo è inquadrata nel livello di maggior dettaglio della classificazione USDA (Fase di Serie); è contraddistinta da una morfologia ricorrente e da caratteri e qualità del suolo specifici; i suoli afferenti sono caratterizzati dalla medesima sequenza, composizione e spessore degli orizzonti genetici. L’Archivio regionale del Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli contiene le Unità Tipologiche di Suolo riconosciute nel territorio regionale. Ciascuna Unità Tipologica di Suolo ha un nome che deriva dalla località in cui è stato rilevato per la prima volta il suolo (es. Coriano) e una sigla (es. COR). Consultando quindi l’Archivio regionale dei suoli è possibile ottenere per ciascun nome e sigla dell’Unita Tipologica di Suolo la descrizione completa che, tra le altre informazioni, comprende la definizione dei range di variabilità dei caratteri per ciascun orizzonte (es contenuto sabbia e argilla, scheletro, profondità a cui si rileva il substrato roccioso). AA.VV. 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