Aut. del Trib di Belluno n. 558/08 n.c.- «POSTE ITALIANE SpA - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (Conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, CNS BL». CONTIENE I.P. - Direttore Responsabile: Pellegrinon Giuseppe - Tipografia: Dolomiti Stampa s.r.l., Via Campo, 18/F Santa Giustina (BL) Caccia 2000 ORGANO DI INFORMAZIONE DELL’ A SSOCIAZIONE CACCIATORI BELLUNESI SEGUGI PAGINA 2 Caccia 2000 Luglio 2011 Lettera del Presidente Associazione Cacciatori Bellunesi Siamo pronti per una nuova annata venatoria. Il tempo corre più della nostra immaginazione. In questo periodo di pausa, fra le due stagioni venatorie, la vostra. Associazione è comunque sempre stata attiva ed ha portato avanti delle importanti iniziative che sintetizzo per darvi la possibilità di approfondirle nelle apposite rubriche che troverete sfogliando Caccia 2000. La più importante, senza dubbio, è quella di aver contribuito, con l’aiuto dell’amico Elio Battorti, Presidente provinciale dell’Arcicaccia, di far riunire, dopo un’assenza quasi ventennale intorno ad un tavolo,tutte le Associazioni venatorie presenti in Provincia. Ci siamo incontrati martedì 28 giugno a Belluno e, dopo un colloquio franco, atto a dipanare i dissapori degli anni precedenti, fatti i doverosi chiarimenti e le opportune puntualizzazioni è stato redatto un documento ufficiale, firmato da tutti, che è stato inoltrato alla Provincia. (vedi copia protocollata a pag. 21). Auspichiamo vivamente che questo incontro sia il primo di tanti le cui finalità dovranno essere sempre quelle di collaborare insieme per il bene di tutto il mondo venatorio Bellunese. Abbiamo terminato, con l’undicesima serata a Trichiana, il ciclo di conferenze sulla sicurezza nel maneggio delle armi. L’originalità e la bellezza del filmato che veniva proiettato è stato particolarmente apprezzato da tutti coloro che sono stati presenti alle serate (pag. 35). Troverete, inserita in questo numero, la CARD di cui vi avevamo parlato nel precedente numero di Caccia 2000. Allegata alla stessa c’è un foglio con i nominativi delle Aziende che hanno aderito e le condizioni di favore che praticheranno ai Soci A.C.B.. È stato un impegno non di poco conto. Fate di questa CARD un uso buono e soprattutto corretto. (vedi pag. 33). Nelle pagine 28 e succ. avrete modo di ammirare i disegni e leggere alcuni temi, che ci sono stati inviati dalle Insegnanti, elaborati dagli alunni delle elementari che hanno partecipato al nostro progetto “osservare per”. ‘Abbiamo ricevuto da questa iniziativa grandi soddisfazioni oltre che dai diretti interessati anche dal Corpo Insegnante e dai Genitori. Un sincero ringraziamento ai Cacciatori che l’hanno resa possibile ed un impegno, da parte della Giunta, di rimetterla in calendario estesa anche ad altri plessi scolastici per il prossimo anno. È in pieno svolgimento il tesseramento per la prossima stagione venatoria. Nelle pag 22-23 vengono spiegate in maniera dettagliata le novità che sono state apportate al contratto assicurativo ed i diversi tipi di massimali a seconda dell’opzione. Leggete attentamente, confrontate e... valutate. Con il tesseramento, come ogni anno, viene offerto ai nostri Soci un gadget. Quello di quest’anno consiste in un meraviglioso libro, fresco di stampa, edito dall’A.C.B. in collaborazione con la casa editrice Terra ferma (vedi pag. 22-23). È stato un impegno lavorativo ed anche finanziario non da poco. Chiedo quindi da parte vostra l’impegno ad acquistarne almeno uno da regalare ai vostri Amici e Parenti. Un caro saluto a tutti ed un sincero in “ bocca al lupo” IL PRESIDENTE Sandro Pelli Editoriale SIAMO ALLE SOLITE … INCOMPRENSIONI, PERSONALISMI, BARUFFE … I Cacciatori, è noto a tutti, hanno il mondo intero contro. Non basta, a Belluno i Rappresentanti dei Cacciatori, di norma e per “partito preso”, sono uno contro gli altri e viceversa. È una situazione incredibile e pazzesca che crea dei fortissimi danni di immagine a tutta la categoria venatoria. L’Assessore provinciale della caccia, Silver De Zolt, viene poi continuamente strattonato per la giacca da tutti che, gridando più o meno forte, hanno l’obiettivo di fare assumere alla Giunta provinciale le proprie personali idee creando, in tal modo, un forte clima di disagio. Poi, vengono pubblicati sulla Stampa locale, articoli ed interviste dei vari Responsabili venatori che criticano tutti e tutto, anche con considerazioni pregiudizievoli, pungenti e fuori luogo. Tutto ciò non porta da nessuna parte. Anzi, evidenziando ed amplificando le nostre discussioni e divisioni interne mettiamo in cattiva luce l’intero mondo venatorio bellunese. Questo non è il modo corretto per difendere gli interessi dei Cacciatori! Unico spiraglio di luce si è verificato alla fine dello scorso mese di giugno nel momento in cui i Presidenti di tutte le Associazioni venatorie provinciali si sono incontrati, hanno redatto un documento comune e si sono ripromessi di proseguire il cammino insieme per la difesa e la tutela di tutti i Cacciatori bellunesi. Questa, senza dubbio, è la strada corretta da percorrere. Ma cosa sta succedendo? Andiamo per ordine. Già nel precedente numero di “Caccia 2000” il Presidente dell’A.C.B esprimeva, sotto la propria lettera in un trafiletto di dodici righe dal titolo “Ultim’ora”, le proprie perplessità (si badi bene, motivandole) su un’iniziativa di alcuni Rappresentanti di cacciatori che prevedeva la creazione di un nuovo organismo a servizio dei Presidenti delle RAC della provincia di Belluno. I principali fautori di questo progetto, in tutte le sedi ed anche con comunicazioni scritte, si sono fortemente inviperiti ed indispettiti per questa presa di posizione lanciando accuse a destra e a manca e definendo incapaci e stolti coloro che non condividevano tale progetto. Si è creata quindi una situazione di pesante conflittualità che viene tutt’ora mantenuta anche con l’ipotesi prospettata di innalzare il contributo di solidarietà da 0,52 centesimi di Euro ad 1 Euro per ettaro cacciabile a carico delle singole RAC. È un problema di non poco conto. Parliamone, discutiamone, confrontiamoci e, dopodiché, si prendano democraticamente le decisioni del caso. Non ci sembra né corretto, né opportuno proporre la creazione di un nuovo organismo finanziato dal già citato innalzamento del contributo a totale carico dei cacciatori con la pretesa che sia immediatamente accettato da tutti. Ancora una volta si deve purtroppo constatare l’assenza totale della capacità di porre le problematiche e di dibattere le tematiche comuni al mondo venatorio. Per quanto riguarda l’ A.C.B. permangono, su tale iniziativa, tutte le perplessità già precedentemente espresse. Tuttavia se quest’idea è valida ed attuabile, così come sostiene chi la propone, avrà certamente un numero sufficiente di Cacciatori e Presidenti delle RAC che la condividono e potrà conseguentemente essere realizzata. Caso contrario, l’idea non è né corretta, né matura per poterla porre in essere. Tutti devono prendere atto di ciò e tutti devono essere consapevoli che la strada maestra da percorrere è quella dell’unione fra tutti i Cacciatori bellunesi. Possiamo dibattere, discutere, confrontarci, ma alla fine dobbiamo essere uniti come categoria venatoria se vogliamo superare i pregiudizi e le difficoltà che il mondo esterno ci crea continuamente contro l’esercizio della nostra legittima passione sportiva. È necessario che ci si renda conto che gli individualismi e i personalismi sono negativi ad ogni livello; dobbiamo sederci a tutti i tavoli, non come tifosi sfegatati, ma da persone mature, con la consapevolezza che le divisioni e le barricate tra i diversi Responsabili venatori sono molto dannose e non portano a nessun risultato utile. Dobbiamo, d’altro canto, essere costruttivi e sereni con tutti in modo da trovare soluzioni ed iniziative utili a tutto il mondo venatorio. Sognare è sempre possibile. Un bel sogno è quello di vedere un giorno, non molto lontano nel tempo, tutti i cacciatori uniti sotto un’unica bandiera di un’Associazione venatoria bellunese autonoma la quale potrebbe essere collegata ad una valida Associazione nazionale. Centro Studi Caccia 2000 PAGINA 3 PAGINA 4 Caccia 2000 Luglio 2011 Conoscerli Meglio Il Cane da Caccia a cura di Elvio Dal Pan 2ªParte IL SEGUGIO Dopo aver fatto una breve descrizione dei cani nel precedente numero di Caccia 2000 iniziamo la nostra carrellata sui cani da caccia con il segugio, non solo per spiccata fede e passione dell’autore, ma perché è proprio con questo tipo di cane che l’uomo iniziò la sua collaborazione in ambito venatorio e dal quale poi si formarono tutte le attuali razze da caccia. Le opinioni sull’etimo di “segugio” sono discordi. C’è chi crede abbia origine dalla parola Segusii, hegusi (W.TSCHUDY) dal nome del popolo Gallo che ebbe dimora in Val di Susa (antica Segusia) e chi ritiene invece che derivi dal latino Secutius, altri invece lo fanno derivare da Segusium, sinonimo di Seuces e di Seusium, da Sequi, seguire. Nell’evo antico e medio in alcune regioni dell’Italia settentrionale il segugio era chiamato “bracco”, denominazione oggi ancora viva nel dialetto di alcune Province ivi compresa quella di Belluno. La denominazione di “cane da seguito o da seguita” per indicare il segugio è invece di origini piuttosto recenti. Secondo alcuni studiosi, infatti, fu usata per la prima volta in “Venaria Reale” (Conte A, di Castellamonte. Torino, 1674). La propensione a scovare e inseguire la selvaggina è, infatti, innata in ogni tipo di cane ed è quindi partendo da questa caratteristica che fin dall’antichità l’uomo ha selezionato le varie razze di segugi. Entrare nell’ambito di tutto questo gruppo comporterebbe un lavoro lungo e noioso, in special modo per i non appassionati di questo genere di cani, ci limiteremo quindi a soffermarci nelle razze più conosciute e in special modo su quella che c’interessa particolarmente proprio perché a noi più vicina: IL SEGUGIO ITALIANO. Sapere con esattezza da quale tipo di cane derivi il segugio dei nostri giorni è cosa, a mio modo di vedere, quasi impossibile. Diversi esperti cinofili, siano Italiani che esteri, hanno scritto interi trattati sull’argomento a volte smentendosi a vicenda. Alcuni autori lo ritengono discendente del Bloodhound, segugio di mole più grande e di diverse caratteristiche sia fisiche e morali, smentendo quindi, secondo altri, tale ipotesi. Altri autori si “sbizzarriscono” in altre provenienze basandosi su un infinità di scritti medioevali e antecedenti che lasciano in ogni modo, a mio parere, parecchie perplessità. Resta sicuramente il fatto che in moltissime opere, scritti, dipinti, sculture, bassorilievi, anche antichissimi, sono presenti cani che per struttura, forma e linee somatiche sono assimilabili ai segugi dei giorni nostri. Vediamole queste caratteristiche prendendo, come esempio, il segugio Italiano. Senza entrare troppo nel merito dei dati, prettamente tecnici e che lasceremo agli addetti ai lavori, cerchiamo di valutarne l’aspetto generale aiutandoci con il “Manuale del cacciatore col segugio” di Luigi Zacchetti: Centro Carni Gazzi di Gazzi Fabrizio Via Pedemontana, 20 SORANZEN di Cesiomaggiore (BL) Tel. 0439 438161 - Cell. 328 9349009 PAGINA 5 Il segugio Italiano, pur essendo unico nella sua razza, si presenta con due qualità di pelo: pelo raso e pelo forte. La conformazione è identica e le due varietà non differiscono se non appunto nella varietà del pelo. Per il resto, nell’aspetto generale, il segugio si presenta come un cane di taglia media, garrese a livello della groppa, vivace, fortemente costrutto, di simmetria perfetta con forme asciutte fornite di buoni muscoli e assoluta mancanza di parti grasse. La testa è di forma allungata con pochissimo salto nasofrontale. Il muso è lungo con linea superiore leggermente montanina, le labbra aderenti alle mascelle. Gli occhi sono di colore scuro, intelligenti, espressivi, a fior di testa con palpebre ben tese che non lasciano scorgere la congiuntiva. Orecchie pendenti, di forma triangolare, lunghe quanto il muso, con attaccatura mai sopra la linea dell’occhio. Naso di colore nero, sporgente sulla linea anteriore delle labbra, narici ben sviluppate. Petto moderatamente ampio con il manubrio dello sterno situato a livello della punta delle spalle. Gli arti sono robusti, bene in appiombo, asciutti, la coscia ben sviluppata e muscolosa con tibia lunga, senza speroni. Coda piuttosto lunga, attaccata in alto portata a scimitarra, con pelo corto come quello del tronco. Colore: Nero focato, rosso fulvo, tricolore, nocciola, con macchie bianche preferibilmente alla maschera facciale, al collo alle zampe e sulla punta della coda. Pelo: Raso, nella varietà a pelo forte è duro aderente e compatto, lungo da 3 a 5 cm, più corto su gambe e orecchie. Abbiamo riassunto in breve (molto in breve) quelle che sono le caratteristiche morfologiche principali del segugio Italiano, vediamo ora qual è il suo impiego in ambito venatorio. La caccia alla lepre resta sempre, da quando cominciò ad essere selezionato, la sua meta. Gli antichi lo crearono per la corsa ma capace anche di rivaleggiare con i cinghiali. Con il tempo ci si rese conto che il segugio Italiano era nato per la lepre e rimaneva “il cane più ingenuo per la caccia più bella (Mario Quadri). La muta è la sua forza, ma l’operare collettivo presuppone capacità per ogni singolo componente. Solamente così sarà raggiunto il fine ed esaltata la caccia. Vedere un segugio o una muta al lavoro sulla lepre è uno spettacolo anche per i non appassionati di tale caccia. Il cane cerca la passata notturna del selvatico nei luoghi di pastura con metodo e intelligenza. Rinvenutala, ne segue con fedeltà il percorso non solo con il fiuto ma anche con l’iniziativa rimanendo comunque per quanto possibile in contatto con il padrone tramite la sua “voce”. Per il conduttore esperto avrà l’efficacia della parola da essa, infatti, egli conoscendo i cani che lavorano comprenderà le fasi salienti dell’accostamento. In base alle pause, all’intensità, alla passionalità della stessa, stabilirà la natura del selvatico, i vari falli, le rimesse o qualsivoglia attività notturna della lepre. Raggiunto infine il covo e costretto la lepre a “schizzare” il segugio inizierà l’inseguimento o “seguita” incalzandolo, con voce energica e squillante, e risolvendo i falli rapidamente con lo stesso metodo impiegato per la soluzione degli stessi nell’accostamento. Una muta di segugi che insegue una lepre equivale, per l’appassionato, ad una sinfonia musicale scritta da un grande compositore. Dovrebbero capirlo bene i detrattori di tale caccia che definiscono tutto questo solo sconvolgente baccano. Qui si tratta di vera arte venatoria che risale alla notte dei tempi, poiché la caccia è nata con il segugio, tutto il resto è venuto dopo. Oltre al segugio Italiano, messo al primo posto perché ci riguarda direttamente, è utile ed anche doveroso fare una brevissima carrellata sulle altre razze di segugi, sia Italiane che estere, citando le più conosciute ed apprezzate. In Italia esistono altre razze di segugi riconosciute per esempio il segugio maremmano o il Cirneco dell’Etna che ha origini antichissime; sue effigi sono state trovate nelle tombe dei faraoni. In Francia, dove il segugio è molto apprezzato, sono presenti diverse razze. Le più comuni sono il Petit bleu de Gascogne, l’Ariegeòis ed il Porcelline il cui nome deriva dal manto che ha riflessi lucenti simili alla porcellana. In Inghilterra il più noto è sicuramente il Beagle, cane da sempre utilizzato per le grandi cacce alla volpe, il BassetHound e il Bloodhound, cani dotati di un olfatto finissimo. Purtroppo pochissimi soggetti, di queste razze, sono selezionati per la caccia. In Svizzera è molto apprezzato il segugio del Giura ed il segugio del Bernese dal manto tricolore. L’elenco sarebbe lunghissimo perché il segugio è una delle razze più comuni al mondo, suddivise per tipi, mole ed attitudini. Noi ci fermiamo qui sperando di essere riusciti a dare qualche nota in più su quello che già sapevamo di questa splendida razza. PAGINA 6 Caccia 2000 Luglio 2011 L’angolo del Legale Omessa custodia armi a cura dell’avv. Barbara Bastianon Mi sono giunti, attraverso la redazione del Vostro giornale, alcuni quesiti su ciò che prescrive la legge circa la custodia delle armi. I Riferimenti normativi sono i seguenti: Le fattispecie di omessa custodia di armi sono attualmente disciplinate dall’art. 20, 1° e 2° co., legge 18-4-1975, n. 110 nonché dall’art. 20 bis della stessa legge, introdotto dall’art. 9, 1° co., d.l. 13-5-1991, n. 152, convertito in legge 12-7-1991, n. 203. La disposizione codicistica contenuta nell’art. 702 c.p., la cui formulazione precettiva è stata in parte riprodotta nel nuovo art. 20 bis da ultimo citato, è stata espressamente abrogata dall’art. 9, 2° co., d.l. 135-1991, n. 152, convertito in legge 12-7-1991, n. 203. Il 1° co. dell’art. 20 legge n. 110 del 1975 contiene due distinte ed autonome prescrizioni: l’una diretta genericamente a chiunque detenga armi ed esplosivi di qualsiasi genere; l’altra a chi eserciti professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi ovvero sia autorizzato alla raccolta o collezione di armi. «La custodia delle armi di cui ai precedenti artt. 1 e 2 e degli esplosivi» - prevede la prima parte dell’art. 20, 1° co. - «deve essere assicurata con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica». La seconda parte dell’art. 20 legge n. 110 cit. prescrive «chi esercita professionalmente attività in materia di armi o di esplosivi o è autorizzato alla raccolta o alla collezione di armi deve adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dall’autorità di pubblica sicurezza». Il 2° co. dell’art. 20 legge n. 110 cit. sanziona l’inosservanza ai precetti dianzi descritti, stabilendo che «chiunque non osserva le prescrizioni di cui al precedente comma è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con l’arresto da uno a tre mesi e con l’ammenda fino a lire un milione». I commi successivi sanzionano l’omessa denunzia di furto, smarrimento o rinvenimento di armi o di parti di esse o di esplosivi di qualunque natura. L’art. 20 bis legge n. 110 del 1975, introdotto dall’art. 9, 1° co., d.l. 13-5-1991, n. 152 convertito in legge 12-7-1991, n. 203, sanziona al pari dell’abrogato art. 702 c.p., i comportamenti, attivi e negativi, che rendano armi ed esplosivi disponibili a persone le quali, a causa della minore età ovvero di stato di incapacità naturale nonché di mera inesperienza, potrebbero commettere reati contro la vita e l’incolumità personale. È punibile, «salvo che il fatto costituisca più grave reato», con l’arresto fino a due anni «chiunque consegna» - recita l’art. 20 bis, 1° co. - «a minori degli anni diciotto, che non siano in possesso della licenza dell’autorità, ovvero a persone anche parzialmente incapaci, a tossicodipendenti o a persone impedite nel maneggio, un’arma fra quelle indicate nel 1° e 2° co. dell’art. 2, munizioni o esplosivi diversi dai giocattoli pirici». Custodia d’armi Prevista dall’art. 20 legge 18-4-1975, n. 110 L’art. 20, 1° co., legge n. 110 del 1975 prescrive uno specifico dovere di custodia per coloro che detengono o comunque abbiano la disponibilità di armi da guerra o oggetti ad esse equiparati ovvero di armi comuni da sparo o di esplosivi. Le prescrizioni debbono essere osservate da chiunque detenga o disponga delle armi ed esplosivi nonché da coloro - quali i fabbricanti, commercianti e titolari di officine di riparazione - che esercitano professionalmente «attività» in materia di armi ed esplosivi ovvero hanno autorizzazioni alla raccolta o collezione. La ratio della norma è quella di imporre che siano osservate cautele idonee ad impedire che armi o esplosivi possano in qualsiasi modo venire in possesso di chiunque, all’insaputa o, comunque, al di fuori del controllo dell’autorità di sicurezza competente, frustrando in tal modo quel particolare rigore che, con le varie leggi in materia, il legislatore ha adottato allo scopo di prevenire una diffusione e circolazione incontrollata di armi e di esplosivi. Più semplicemente si è osservato che il bene giuridico tutelato è «l’interesse alla sicurezza pubblica» al cui scopo la norma espressamente prevede che la custodia delle armi deve essere assicurata con ogni diligenza. Questa PAGINA 7 specifica connotazione dell’interesse tutelato distingueva l’ipotesi criminosa in parola da quella di cui all’abrogato art. 702 c.p., diretta a prevenire delitti contro l’incolumità personale. L’art. 20, 1° co., contiene due autonomi e distinti precetti la cui violazione è sanzionata dal 2° co. dell’articolo medesimo: il primo pone a carico di chiunque il dovere di assicurare la custodia di armi ed esplosivi «con ogni diligenza nell’interesse della sicurezza pubblica»; il secondo è diretto, invece, esclusivamente a coloro che esercitano professionalmente l’attività in materia di armi o esplosivi, ai quali si fa carico non solo di provvedere alla custodia «con ogni diligenza» ma anche di «adottare e mantenere efficienti le difese antifurto secondo le modalità prescritte dall’autorità di pubblica sicurezza». Si è in presenza, in entrambe le ipotesi, di reato omissivo proprio che si configura nel mancato compimento dell’azione che si attendeva dal soggetto in base a quanto prescritto da una norma. Non rileva, dunque, ai fini della realizzazione del reato, che vi sia stato l’effettivo impossessamento delle armi o di esplosivi da parte di terzi estranei, quale evento della condotta omissiva. Benché tale evento possa comunque derivare dall’omessa custodia, al soggetto si imputa di non avere posto in essere l’azione doverosa tipica e non il non avere impedito il verificarsi dell’evento dannoso, per altro non richiesto dalla norma in parola quale elemento costitutivo del reato. La «situazione tipica» dalla quale sorge il dovere di assicurare la custodia di armi o di esplosivi «con ogni diligenza» è rappresentata dalla detenzione, il porto o il trasporto di armi di cui agli artt. 1 e 2 legge n. 110 del 1975 o di esplosivi. «Situazione tipica», viceversa, dalla quale sorge l’ulteriore dovere di «adottare e mantenere efficienti difese antifurto secondo le modalità prescritte dall’autorità di pubblica sicurezza» è rappresentata dalla detenzione di armi da parte di fabbricanti, commercianti, riparatori e di quant’altri esercitino attività «professionali» ovvero da parte dei soggetti regolarmente autorizzati alla raccolta o alla collezione di armi. Il dovere di custodia da parte del detentore comune o qualificato riguarda le armi di cui agli artt. 1 e 2 legge n. 110 del 1975 e gli esplosivi. Sono ricomprese, quindi, le armi da guerra e tipo guerra e congegni e strumenti ad esse equiparate dall’art. 1 legge n. 110 del 1975 nonché le armi comuni da sparo elencate e balisticamente descritte nell’art. 2 della stessa legge. Ne discende che non sono oggetto di specifico dovere di custodia, la cui inosservanza è penalmente sanzionata dalla norma in questione, le armi proprie non da sparo, le cosiddette armi bianche, in quanto non annoverabili tra le armi da guerra né tanto meno elencate nell’art. 2. Sembra, inoltre, che atteso lo specifico ed esclusivo riferimento alle «armi» di cui agli artt. 1 e 2 legge n. 110 del 1975, che siano anche escluse, quali oggetto dello specifico dovere di custodia, le munizioni, sia da guerra che per arma comune da sparo. Se è incontestabile che dopo l’entrata in vigore della legge n. 110 del 1975 le armi da guerra o tipo guerra non possono essere detenute da privati, non mancano, però, a questa regola generale eccezioni, quale quella della detenzione legittima anteriore all’entrata in vigore della legge medesima ovvero di acquisto per successione delle stesse armi (art. 10, 2° co.). In queste ipotesi residuali, dunque, l’obbligo di custodia di armi da guerra incombe anche sui privati. In conclusione, può ragionevolmente ritenersi che «con ogni diligenza» significhi adottare le cautele che l’esperienza richiede per prevenire che le armi possano «agevolmente» venire in possesso di terzi estranei. DOMANDA: Lasci la macchina alla fine della caccia (fuori di un bar o di una casa di amici ecc.) ovviamente chiusa con all’interno il fucile dentro il fodero. Cos’è? RISPOSTA: Secondo la Corte di Cassazione configura il reato di omissione di cautele necessarie per la custodia di armi ed esplosivi in quanto vi è la concreta possibilità che estranei entrino agevolmente in possesso dell’arma lasciata alla loro portata”. (Cass. pen. Sez. I, 30-03-2006, n. 13006). DOMANDA: Si dovrebbe portarlo all’interno del bar, ma i Clienti cosa direbbero? RISPOSTA: Se è dentro la custodia e privo di munizioni nessuno può dire niente... Raccomandazione: attenti all’alcol però, sapete che fine fa poi la licenza. DOMANDA: Se nello stesso caso tolgo l’otturatore o l’asta sottocanna (dipende dal tipo di fucile) e me li metto in tasca rendendo a tutti gli effetti l’arma inoffensiva cos’è? RISPOSTA: Non ho trovato sentenze specifiche su questo argomento... personalmente ritengo che, in questo caso, si possa lasciare in auto, in quanto l’eventuale impossessamento, da parte di terzi, sarebbe riferita ad un oggetto, di fatto, senza potenzialità offensive. PAGINA 8 Caccia 2000 Luglio 2011 La filariosi cardio-polmonare del cane a cura della Dott. Patrizia Bragagna Filarie adulte nel cuore di un cane La filariosi cardio-polmonare canina è una patologia descritta per la prima volta in Italia nel 1626 dall’italiano Francesco Birago. Da allora ha sempre infestato le zone umide d’Italia e del mondo con variazioni di incidenza influenzate esclusivamente dalla popolazione di zanzare e da quella canina presenti (interazione parassita- vettore- ospite), in quanto fino a pochi decenni orsono non era disponibile una terapia efficace. Nell’ultimo ventennio, l’interesse dei proprietari di animali e dei medici veterinari che si dedicano alla loro cura per questa malattia parassitaria è enormemente aumentato. Il principale reservoir della malattia è il cane, anche se diverse specie di mammiferi, soprattutto carnivori, gatto compreso e i in alcuni casi l’uomo, sono risultati in grado di ospitare il parassita. La sua diffusione sul territorio nazionale ha raggiunto una estensione preoccupante, colpendo in modo grave soprattutto i cani che vivono all’aperto di notte, ovviamente nelle zone infette e dove è presente l’insetto vettore: la comune zanzara. A livello mondiale l’infestazione è diffusa in vaste aree del nord e del sud America, dell’Australia, del Giappone e, tra i Paesi europei, l’Italia è senza dubbio il paese dove la filariosi presenta i valori di prevalenza più elevati (nord: da 1,5 all’ 84%, centro: dal 4 al 30%, sud da 0 al 3%), soprattutto in alcune aree settentrionali come la pianura e il delta del Po, dove la parassitosi è considerata endemica nella popolazione canina. Studi recenti evidenziano, inoltre, differenze significative dei tassi annuali di prevalenza e incidenza della malattia tra zone tradizionalmente endemiche (pianura e delta del Po) e non (zone pedemontane, bacini lacustri artificiali, ecc.). Tali differenze indicherebbero che l’infestazione tende a diffondersi più rapidamente nelle zone dove la malattia è relativamente sporadica, colpendo soggetti che occasionalmente vengono a contatto con soggetti infestati provenienti dalle zone endemiche, che attraverso le zanzare disseminano la malattia (turismo venatorio, mostre cinofile, turisti con cane famigliare al seguito). Bisogna considerare che gli studi si svolgono a livello di Provincia e non a livello di area per cui è bene tenere sempre conto, nella loro valutazione, che in zone ove non ci sono zanzare (es. aree montane) la filariosi non potrà essere trasmessa da cane a cane. L’espansione recente della zanzara tigre e la colonizzazione in ambienti fino a poco tempo fa esenti dalla sua presenza, rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per il diffondersi di questa parassitosi anche nelle zone pedemontane. Pertanto, in termini di profilassi ambientale, anche il controllo di questo vettore, che funge da cavallo di troia (albergando al suo interno il parassita), non può essere disatteso al fine di conseguire risultati duraturi e a vasto raggio. In considerazione di ciò si può affermare che l’infestazione è diffusa, pur con tassi di prevalenza diversi, su tutto il territorio nazionale, Eziologia e ciclo del parassita Zanzara tigre (Aedes albopietus) La filariosi cardiopolmonare del cane è causata da un verme tondo (nematode) la Dirofilaria immitis. I vermi adulti (fino a 30) albergano solitamente ma non esclusivamente nel cuore destro, nell’arteria polmonare e nelle sue diramazioni. Si presentano come spaghi di colore biancastro: i maschi lunghi 12-17 cm, le femmine lunghe fino a 30 cm. Sintomatologia Basse cariche infettanti (1-2 parassiti adulti) non scatenano una sintomatologia visibile nell’immediato ma provocano, stabilendosi a cavallo delle valvole cardiache, l’insorgenza di un soffio cardiaco; è come se si cercasse di chiudere una porta (la valvola) senza riuscirvi perché c’è qualcosa che si incastra nello stipite (il parassita). Questo, a lungo andare, comporta l’irritazione della valvola per cui il soffio rimarrà anche dopo la morte del parassita andando a diminuire l’efficienza cardiaca del cane, soprattutto sotto sforzo; inoltre la patologia valvolare è progressiva, cioè una volta insorta tenderà a peggiorare negli anni. Da qui l’importanza della profilassi nei soggetti a rischio. Alte cariche infestanti invece, portano a gravi sintomi di insufficienza cardiaca ad insorgenza improvvisa (tosse, affaticamento, versamenti intracavitari) con segni di ostruzione vascolare (ittero nella sindrome della vena cava). Diagnosi e Terapia Un tempo esisteva solo l’osservazione della presenza di microfilarie in una goccia di sangue vista al microscopio, poi migliorato dall’utilizzo di quantità di sangue maggiori e tramite l’uso di un “filtro” per raccogliere le microfilarie. Tale test però non era in grado di differenziare tra le microfilarie di Dirofilaria immitis, segno della presenza di filariosi cardiopolmonare da quelle di Dirofilaria repens, a localizzazione sottocutanea e non patogena. Ora esistono test immunoenzimatici in grado di determinare con grande (ma non assoluta) precisione la presenza di adulti di Dirofilaria immitis. La terapia (trattamento antiparassitario adulticida) una volta era effettuata tramite l’iniezione in vena di farmaci arsenicali che provocavano grave danno se iniettati fuori della vena, distruggendo i tessuti con i quali venivano a contatto. Oggi esistono farmaci molto più versatili che possono tranquillamente essere iniettati per via intramuscolare, anche se la morte repentina degli adulti con conseguente tromboembolismo polmonare è una complicazione che ha determinato lo studio di appositi protocolli terapeutici per limitare al minimo i danni collaterali. 9 Larva di Dirofilaria repens nella congiuntiva di un uomo. Da Pampiglione et al, 1995. PAGINA Queste ultime, dopo la fecondazione, liberano direttamente nel torrente circolatorio le microfilarie, forme larvali sotto la soglia di visibilità dell’occhio umano, con una dimensione che varia tra i 200 e i 300 micron (il micron equivale alla millesima parte del millimetro) che rimangono in circolo. A questo punto del ciclo interviene l’ospite intermedio che funge da vettore, la zanzara, un dittero ematofago che col consueto pasto di sangue (puntura) assume le larve dall’ospite infestato. All’interno della zanzara avviene il processo di maturazione e dopo 14 giorni le larve acquistano capacità infettante che consentirà loro, una volta entrate attraverso l’ulteriore puntura della zanzara in un nuovo ospite sano, di svilupparsi e, in 2-3 mesi, di raggiungere il cuore e l’arteria polmonare di quest’ultimo, perpetuando il ciclo e diventando adulti in 5-6 mesi. Nodulo sottopleurico di Dirofilaria in un uomo Da Pampiglione et al, 1995. Profilassi Una svolta nella profilassi della filariosi si è avuta alla fine degli anni 80 con l’arrivo sul mercato italiano delle prime Avermectine, attive contro le forme larvali di filaria, che avevano dimostrato da subito la loro efficacia negli altri paesi dove erano state utilizzate, garantendo una somministrazione sicura, per lo più priva di effetti collaterali per il cane e senza dubbio più razionale ed economica. Ora esiste una gamma immensa di prodotti, generalmente per uso orale mensile ma anche in fiale “spot on” da applicare sulla schiena e per uso iniettivo, addirittura con durata annuale. Tenuto conto che il manifestarsi dei sintomi clinici comporta comunque un danno permanente per il cane, è indispensabile affidarsi alla professionalità del proprio Medico Veterinario per studiare la migliore forma di profilassi in relazione al luogo di vita ed alle abitudini del cane nonché dei suoi spostamenti. Operando correttamente si riesce con altissima probabilità a non dover mai ricorrere alla terapia. La filariosi canina e l’uomo Anche l’aspetto zoonosico della filariosi canina (trasmissione all’uomo) è stato oggetto di studi molto approfonditi. Le lesioni nell’uomo, quasi sempre asintomatiche, sono state scoperte casualmente durante controlli radiologici o autoptici. Se i sintomi al contrario sono presenti, i più comuni e aspecifici sono: dolore toracico, tosse, febbre, malessere diffuso. Pertanto la diagnosi nell’uomo è sempre molto difficile anche perchè non è mai accompagnata da microfilariemia (circolazione ematica di forme larvali che nel cane viene diagnosticata sottoponendo il sangue al test di Knott ). Sono invece più numerose e frequenti le lesioni con neoformazione di noduli sottocutanei provocati da larve in sviluppo di Dirofilaria repens: noduli nelle palpebre superiori, nella linea ascellare, nella pianta del piede e nella regione mammaria. Con tali localizzazioni il trattamento terapeutico consiste in una semplice asportazione chirurgica. La prevenzione della dirofilariosi umana dovrebbe essere basata principalmente sulla riduzione dei reservoirs canini mediante appropriata terapia sui soggetti con malattia conclamata e chemioprofilassi in tutta la popolazione canina per le zone endemiche, lotta ai vettori (ditteri ematofagi) e protezione sia dell’uomo che del cane dalle punture di zanzare utilizzando repellenti cutanei e altri interventi tecnici. PAGINA 10 Caccia 2000 Luglio 2011 Fertilità e produttività nelle femmine di capriolo a cura del dr. Umberto Zamboni Nella maggioranza dei cacciatori, per la formazione acquisita, vi sono alcuni concetti assodati. Ad esempio il tasso di incremento netto del capriolo è pari circa ad un terzo del totale, il 33% che troviamo in tutti i quiz degli esami di abilitazione. Altra convinzione: le sottili partoriscono un piccolo così come le vecchie, conseguentemente anche la mortalità globale varia tra l’80% ed il 120% delle femmine. Sono principi che si ritrovano nella bibliografia disponibile che si rifà ad autori stranieri anche datati o alle numerose ricerche nazionali alcune anche di grande spessore ma scarsamente coordinate fra di loro o con numeri e durata poco rappresentativa rispetto ad una popolazione di capriolo poco assestata ed in fase di aumento nella parte appenninica e di contrazione in quella alpina. Alcune di queste ricerche, così come alcune esperienze gestionali, stanno mettendo in crisi questi principi e, di conseguenza, anche la gestione della popolazione e dei prelievi venatori risulta incongruente. Soprattutto i più comuni metodi di monitoraggio delle popolazioni, quali i censimenti primaverili, non risultano corrispondenti o quantomeno sufficienti a rilevare il reale incremento delle popolazioni che risultano in calo anche in modo consistente non solo nelle zone alpine ma ad esempio a Reggio Emilia. Sulle possibili cause di questo calo il mondo venatorio si sbizzarisce: dall’abbattimento delle femmine alla scarsità di maschi alle condizioni meteorologiche alla predazione. In realtà il mondo venatorio, salvo qualche minoranza, ignora o quantomeno non effettua alcun monitoraggio su due elementi fondamentali sulla dinamica delle popolazioni del capriolo: la fertilità e la produttività. La fertilità nelle femmine di capriolo abbattute nella caccia autunnale viene verificata attraverso il controllo dei corpi lutei rilevabili con una certa semplicità nelle ovaie. Da una ricerca effettuata per un triennio a fine anni 90 in Provincia di Trento e da un confronto con analoghe ricerche condotte in Europa emerge che non vi sono sostanziali differenze sia per fasce di età che per tipologia ambientale salvo una soglia di peso sotto la quale la fertilità risulta di gran lunga inferiore se non addirittura nulla. Riguardo all’età non vi sono riscontri, perche negli abbattimenti sono troppo pochi i soggetti anziani esaminati (vedi grafico e tabella). Sulla produttività delle femmine, intesa come numero di soggetti piccoli che arrivano alla stagione di caccia autunnale e quindi sono suscettibili di prelievo (devono superare la soglia di 4 mesi) i dati reperibili in bibliografia sono molto scarsi. Non vi sono esempi di monitoraggio sistematico ma, da alcuni lavori, si ha la netta percezione che rispetto alla fertilità vi è un calo sostanziale dei piccoli con una variabilità stagionale piuttosto consistente (esempio Parco Adamello Brenta - Ramanzin - Forlì INFS). In una ricerca condotta in Norvegia assume grande importanza la predazione della volpe che, in alcuni casi, incide anche col 48% rispetto all’intero contingente dei piccoli. Da noi non vi sono dati disponibili. È però di facile rilevazione l’incremento dei carnieri di lepre e di piccoli di capriolo negli anni delle epidemie di rabbia e cimurro della volpe. Non è nota neppure indagata se non per l’esperienza della foresta demaniale “Al Gallo” della Provincia di Bolzano la mortalità neo natale per eventi meteorologici. Un dato di fatto è comunque evidente e riportato anche in bibliografia che assegna alla sopravvivenza dei piccoli nati percentuali variabili dal 20 al 60%. Altro fenomeno monitorato se pur con dati non spendibili in campo scientifico sono quelli biometrici dei feti delle femmine investite o rinvenute morte in periodo primaverile. La correlazione tra data di rinvenimento e peso del feto e della femmina dimostra una notevole variabilità e soprattutto un grande discordanza rispetto ai feti delle femmine ab- Kachelofen - Stufe in pietra ollare Caminetti - Stufe Stufe originali scandinave Stufe & Arredo Sas di Gallo e C. Viale Cadore, 44/b - Ponte nelle Alpi - tel. e fax 0437 981535 www.stufe-arredo.it e-mail: [email protected] foto tratte dalla tesi di laurea di Elisabetta Fazzi in medicina veterinaria con il prof. Romanzin Utero di capriolo battute nel tardo inverno in Appennino. D’altra parte è nella natura stessa del capriolo ed è una caratteristica della sua strategia riproduttiva lo stato di benessere della femmina come condizione fondamentale per la produzione e sopravvivenza dei piccoli. In caso di sofferenza (malattia o scarsa alimentazione) la stessa investe sul risparmio lasciando perdere i piccoli in gravidanza o nati predisponendosi in anticipo ad una successiva riproduzione. Alla luce di questa considerazione trovano comprensione le variazioni anche consistenti di incremento di caprioli e allungamento dei periodi dei parti presenti sull’arco alpino. Dalle considerazioni sopra espresse ne consegue che la gestione del capriolo in un ambito riservistico di dimensioni ridotte, dove spesso i prelievi sono al limite superiore del consentito (sostenibile), devono poter disporre almeno ad Effetto della classe di fecondità sul KFI. uso interno di una serie di dati ulteriori rispetto ai semplici censimenti su aree campione. Da questi censimenti si rileva la struttura e il rapporto giovani/adulti (con qualche errore anche consistente sulle Ovaio integro femmine), senza contare poi che questi censimenti vengono fatti a fine aprile con fasi sociali in forte evoluzione con cambiamenti possibili nell’arco di pochi giorni. Assumono quindi un’efficacia gestionale due semplici rilievi Ovaio sezionato (con corpo luteo in evidenza) che non comportano grande impegno e anche di facile rilevazione oltre che lettura. Il primo è quello del rapporto femmine/piccoli da rilevarsi nella prima uscita di caccia tramite una scheda compilata da tutti i cacciatori. Il secondo, solo apparentemente più complesso, consiste nell’osservare nelle femmine abbattute i corpi lutei. È sufficiente un corso di formazione per insegnare a raccogliere l’utero e le ovaie ed il successivo esame è realizzabile in loco o nei centri di controllo ove esistenti. I due dati così raccolti consentono un effettivo ed efficace monitoraggio con la possibilità di calibrare annualmente i prelievi che non possono essere come spesso succede rispondenti o paralleli al numero dei cacciatori della riserva. Confronto fra il numero potenziale e osservato di piccoli per femmina. PAGINA 11 PAGINA 12 Caccia 2000 Luglio 2011 Passeggiando nel bosco: POLIPODIO “Polypodium vulgare” - Polipodiacee Tratto da: “Guarire con le erbe” - Fratelli Melita Editore DESCRIZIONE: Il polipolio è una felce dotata di un rizoma strisciante dal quale si dipartono da un lungo picciolo foglie palmate, pennate. Ciascuna foglia ha il lembo suddiviso in 20-40 segmenti allungati riuniti alla base dell’asta centrale. Sulla pagina inferiore dei segmenti si trovano i sori contenenti le spore alle quali è demandata le riproduzione della pianta. Essi sono disposti in due file, parallele alla nervatura del segmento. Dapprima sono gialli, quindi a maturazione, diventano bruni. Il polipolio, come del resto le felci, non genera fiori. HABITAT: Il polipolio si rinviene nei boschi, presso i tronchi dei vecchi alberi, abbarbicati alle rupi, ma anche sui muri e tra i ruderi. È diffuso in Italia dal piano fino alla montagna. RACCOLTA: Si utilizza il rizoma pulito ed essiccato in luogo semiombroso. La raccolta va fatta in primavera o autunno allorché la radice è più ricca di principi attivi. Il polipolio è una pianta conosciuta ed apprezzata fin dall’antichità. La radice contiene polipodina, tannini, lipidi, glucosidi. Il suo impiego in campo terapeutico la rende utile nei casi di insufficienza epatica e di stitichezza. Per tali affezioni si utilizza il decotto, confezionato facendo bollire per 5 minuti 50 g. di radice essiccata in 1 lt. d’acqua. Trascorso il tempo prescritto, si lascia riposare per 10 minuti, si filtra e se ne consumano 2-3 tazzine al giorno mezz’ora dopo i pasti. Chi non gradisse il sapore può dolcificarlo con zucchero. Il medesimo decotto, consumato nelle identiche dosi, è anche un eccellente sostanza vegetale, depurativa e, in certa misura, diuretica. Per rinforzare l’azione regolatrice esercitata dal polipolio sulla bile, si può consociare con altre erbe. Ad esempio si confeziona un decotto con 10 g. di polipolio, 1 g. di sommità fiorite d’assenzio e 5 g. di liquirizia. Il tutto si fa sbollentare per un paio di minuti, in ½ lt. d’acqua, quindi si lascia riposare per un quarto d’ora. Si filtra e se ne consumano 2-3 tazzine al giorno. ATTENZIONE!!! Prima di utilizzare qualsiasi pianta medicinale, si leggano attentamente le eventuali avvertenze contenute nella loro trattazione. Un loro cattivo impiego può causare seri inconvenienti. Talune piante, o loro parti o sostanze da esse ricavate, possono essere addirittura tossiche o velenose. In ogni caso nell’ incertezza si ricorra al consiglio di una persona qualificata. ALTRI USI Il polipolio non trova impiego né in campo estetico, né in campo culinario. Talvolta viene impiegato per combattere i vermi intestinali. A questo scopo si utilizza il decotto che si prepara facendo sbollentare 10 g. di rizoma essiccato in 250 ml d’acqua per un minuto. Si lascia riposare mezz’ora. Si filtra e se ne consuma 1 tazza al giorno. La medicina popolare oltre ad impiegare il polipolio nei casi di malattie biliari, lo utilizzava come vermifugo ed espettorante nei casi di affezioni alle vie respiratorie. Il rizoma ha un sapore piacevolmente dolciastro che ricorda la liquirizia, per tale motivo è conosciuto anche con i nomi di Liquirizia di montagna e Felce dolce, ed altri appellativi che ricordano questa caratteristica. Il binocolo per cacciare in montagna a cura di dott. Corrà Francesco Quando a caccia si fa fatica, o quando non è necessario estremizzare la ricerca della massima luminosità, una volta soddisfatta la ricerca di ottica e meccanica al top nel binocolo si cerca di minimizzare peso e ingombro. Finalmente un 8x30 dalle qualità ottiche e meccaniche ineccepibili, ma molto più piccolo e leggero dei suoi “colleghi” da 30 e 32 mm già sul mercato. E con un occhio di riguardo, una volta tanto, per il portafoglio del cacciatore. Una piuma da 500 grammi, 12 cm. di lunghezza e 11 di larghezza, con trasmissione di luce oltre il 90%, ottimo campo visivo ed ergonomia perfetta. Sta comodamente nella tasca della giacca e costa 950 euro, che non è poco ma per la categoria di binocoli di alta qualità in cui si inserisce rappresenta una sorpresa positiva. Si mette a fuoco agevolmente con una grande ghiera centrale ed è, obiettivamente, bello da vedere. È addirittura possibile sceglierlo verde, nero oppure in color sabbia, sempre rigorosamente rivestito in gomma antiscivolo. Si chiama CL 8x30 (esiste anche il modello 10x30) ed esce sul mercato in luglio. Finalmente un grande risultato di miniaturizzazione senza dover ricorrere a lenti di dimensione da tascabili (o pocket), che con 20 o 25 mm. di obiettivo sono troppo piccoli per consentire le necessarie lunghe osservazioni alle nostre pupille. CL, sta per Compact and Light (leggero) e nasce per il cacciatore di camosci, per la caccia alla cerca, ma anche per caccia non a palla, in cui un binocolo sarebbe uno strumento piacevole da avere per apprezzare la natura, ma non essendo necessario non viene preso in considerazione a vantaggio della continua ricerca del minimo ingombro. È tanto piccolo che si finisce per tenerlo sempre nel cruscotto dell’auto. Parliamo un po’ di ottica, per dare un senso tecnico al posizionamento di questo binocolo. 30 mm. di diametro dell’obiettivo sono convenzionalmente la base di partenza per considerare un binocolo utilizzabile a caccia, e a dire il vero sono ancora pochi per quelle cacce in cui è necessario appostarsi al limite del crepuscolo. Pur avendo il binocolo di alta qualità una trasmissione di luce straordinaria, è la nostra pupilla che dilatandosi in mancanza di luce esterna ha bisogno di uno spazio utile importante all’interno dello strumento ottico. Questo spazio utile è rappresentato dal cerchio illuminato che si vede guardando attraverso un binocolo quando lo teniamo a distanza di almeno 40 centimetri dagli occhi. Si chiama in gergo tecnico “pupilla d’uscita” e il suo diametro si ottiene dividendo il diametro dell’obiettivo per l’ingrandimento. Idealmente, la pupilla d’uscita dovrebbe essere più grande della pupilla umana, altrimenti questa sarebbe costretta a osservare sempre il medesimo punto senza potersi muovere all’interno del binocolo, con conseguente affaticamento e, dopo qualche minuto, impossibilità di osservare. Quando il sole è appena tramontato e comincia a venir sera, la pupilla umana di una persona di mezza età (invecchiando la pupilla si dilata sempre meno, quindi per un settantenne va benissimo un binocolo con 30-32mm di obiettivo anche la sera) ha bisogno di un binocolo con pupilla d’uscita di valore almeno 5. 30:8=3.75. 42:7=6... Ricordiamoci però che la pupilla d’uscita è una grandezza matematica e quindi è uguale in un binocolo 7x42 di alta qualità così come in un 7x42 da bancarella, per cui il discorso di cui sopra vale solo a parità di qualità dei prodotti, dove parliamo di trasmissione di luce e definizione dell’immagine paragonabili. Per capirci, se il binocolo da bancarella disperde attraverso le lenti il 50% della luce che entra dall’obiettivo, potrà avere un obiettivo enorme ma la sera finirà nello zaino ad un’ora in cui un 8x30 di alta qualità fa ancora egregiamente il suo mestiere! Di giorno la pupilla umana riduce le sue dimensioni a circa 2 mm. di diametro, quindi un 8x30 consente osservazioni prolungate senza problemi. Weidmannsheil! Foto CL vs Swarovision: il CL 8x30, in due colori diversi, di fianco al “mostro” di luminosità crepuscolare, il nuovo EL Swarovision 10x50. PAGINA 13 PAGINA 14 Caccia 2000 Luglio 2011 LA BALISTICA Le Chiusure 1ªParte a cura di Nani Cadorin LE CHIUSURE SCORREVOLI Sotto questo nome vanno quelle chiusure in cui il bossolo è trattenuto nella camera di scoppio da una parte che scorre e permette la chiusura o l’apertura dell’arma. A seconda che il movimento avvenga lungo l’asse della camera di scoppio, o perpendicolarmente a questo, si possono distinguere in due famiglie, quella molto più numerosa delle scorrevoli longitudinali e quella, meno numerosa ma non meno interessante. delle trasversali. SCORREVOLI LONGITUDINALI Parliamo subito della più originale delle scorrevoli longitudinali: la chiusura Darne. A prima vista l’arma può sembrare una normale doppietta basculante: invece le canne non ruotano per aprire l’arma: è il blocco che trattiene le cartucce nelle camere ad arretrare di una corsa sufficiente ad estrarre i bossoli sparati ed inserire due cartucce cariche. Il movimento, comandato da una leva, posta all’incirca nella posizione di una leva di apertura di una doppietta basculante, è azionato da una ginocchiera che assicura anche la chiusura dell’arma. Tra l’altro la Darne, anche se pochissimo diffusa, ha goduto di una fama di arma di buona qualità, sopratutto per merito delle sue canne e di una notevole leggerezza. Le altre chiusure di questa famiglia sfruttano tutte un corpo cilindrico, sagomato in vari modi, che scorre lungo l’asse della camera di scoppio e che, nella sua posizione di funzionamento, tiene il bossolo nella camera durante lo sparo. Questo cilindro poi può scorrere indietro di una lunghezza sufficiente a consentire l’estrazione del bossolo e l’inserimento della nuova cartuccia. Il concetto è molto antico, quasi due secoli: nel 1828 Dreyse brevettò un meccanismo in cui un cilindro scorrevole, munito di un’impugnatura che lo faceva somigliare ad un chiavistello, nella sua posizione più arretrata permetteva di inserire la cartuccia; spingendolo poi in avanti, e facendo alla fine ruotare la maniglia, si bloccava il cilindro che teneva chiusa la camera di scoppio durante lo sparo. A quel tempo le cartucce erano ancora veramente di carta, ed i bossoli metallici dovevano attendere ancora quasi quarant’anni prima di trovare impiego; il concetto però piacque, e si sviluppò sia in Europa che negli Stati Uniti, con infinite varianti sul tema. Le cartucce di carta, caricate a polvere nera, sviluppavano pressioni modeste che tra l’altro non potevano essere innalzate, dato che solo la tenuta tra canna e chiavistello impediva ai gas nella camera di scoppio di sfogare verso l’esterno: forse per questo il chiavistello ebbe sovente il nome di “otturatore”, che ha in molti casi mantenuto anche dopo aver perso questa specifica funzione. Con l’introduzione dei bossoli metallici la tenuta dei gas fu affidata al bossolo, che con la sua parte anteriore, circa da metà bossolo sino al colletto, avendo subito un trattamento termico che lo rende più malleabile, consente alla pressione dei gas di schiacciare il metallo contro le pareti della camera di scoppio come fosse una guarnizione di tenuta. Il chiavistello quindi da allora ebbe solo il compito di trattenere il bossolo in camera di scoppio, però con l’innalzamento delle pressioni permesse dai bossoli metallici, sia con le munizioni a polvere nera ma sopratutto con l’avvento delle polveri senza fumo, il sistema del blocco del chiavistello per mezzo del manubrio divenne troppo debole. Secondo una tendenza soprattutto europea il blocco in chiusura del chiavistello fu affidato ad alette di generose dimensioni che con la rotazione del chiavistello si incastravano in cavità ricavate nel corpo dell’arma; negli Stati Uniti si preferì affidare il compito ad una ginocchiera che distesa (Fig.1) resisteva alla spinta del bossolo, e che ripiegandosi (Fig. 2)permetteva l’apertura dell’otturatore che in questo caso non era più a forma PAGINA 15 Fig. 1. Ginocchiera Winchester 73- chiusa di chiavistello, bensì un semplice cilindro scorrevole. Il sistema fu poi rinforzato con due catenacci trasversali che salivano a bloccare l’otturatore in chiusura, soluzione adottata nel 1886 da Winchester. Il sistema di bloccaggio del movimento dell’otturatore mediante un blocco oscillante trasversale fu anche adottato in Europa, da Mannlicher, nel 1985, su uno dei suoi fucili, ma fu abbandonato con l’introduzione delle polveri senza fumo in quanto ritenuto troppo debole Nel caso delle alette queste furono inizialmente posizionate nella parte posteriore dell’otturatore (Fig. 3) questo sistema sopravvive ancora attualmente solo su qualche modello. Fu ben presto sostituito con alette sulla parte anteriore dell’otturatore (Fig. 4) quanto più possibile vicino alla faccia dell’otturatore che trattiene il bossolo; le alette ruotando vanno ad incastrarsi in incavi dietro la camera di scoppio e bloccano l’otturatore in chiusura. Questo sistema permette di ridurre le dimensioni sia dell’otturatore che della parte del corpo dell’arma verso la parte posteriore, che non devono più sopportare gli sforzi causati dallo sparo. Fondamentalmente due furono le scuole di pensiero: chi disegnò le alette in modo che ruotassero insieme col corpo del chiavistello; chi invece le costruì su una parte separata che ruotava comandata dalla corsa del corpo del chiavistello, che non ruotava. Queste chiusure, nella loro forma iniziale, comparvero nella seconda metà dell’800 Su tutte fu aggiunto un componente essenziale: l’estrattore. Con le cartucce di carta non era necessario: la carta bruciava al momento dello sparo, mentre col bossolo metallico occorreva togliere dalla camera quello sparato per inserire una cartuccia nuova. In tutti i casi il problema fu risolto dotando il fondello dei bossoli di una scanalatura o di una parte rilevata, e l’otturatore di un gancio che potesse afferrarla e trascinare il bossolo fuori della camera quando l’otturatore arretrava. Alcuni adottarono un sistema in cui l’estrattore segue il movimento del chiavistello, ma non ruota insieme ad esso; altri preferirono che il gancio dell’estrattore ruotasse insieme con la testa dell’estrattore. In entrambi i casi occorreva che il bossolo sparato, alla fine della corsa all’indietro dell’otturatore, fosse espulso fuori dell’arma: a questo provvedeva inizialmente un arresto Fig. 2. Ginocchiera Winchester 73- aperta. Si noti l’otturatore che arma il cane fisso sull’arma in modo che potesse battere sul fondello del bossolo, circa in posizione opposta a quella del gancio dell’estrattore: il bossolo era così forzato a ruotare e saltare fuori dell’arma. In tempi più recenti è stata adottata una soluzione più semplice costruttivamente, che consiste nel ricavare nel corpo dell’otturatore l’alloggiamento per un piccolo perno che spinto da una molla agisce sul fondello in posizione opposta rispetto all’estrattore che in questo caso ruota con l’otturatore; il bossolo è così sollecitato dalla spinta della molla del perno a ruotare e saltare fuori dell’arma appena esce completamente dall’apertura prevista per l’estrazione. Weatherby (1962) Mauser (1898) Fig. 4 Alette anteriori Enfield n° 1 (1908) Vetterli (1860) Fig. 3 Alette posteriori Sreyr (1939) Enfield n° 4 (1939) PAGINA 16 Caccia 2000 Luglio 2011 Ricetta “LOMBATINE DI CINGHIALE ALLE PESCHE” a cura dello chef Dal Pan Vanni Ingredienti: 1 Pezzo grosso o 2 pezzetti di lombata di cinghiale - pancetta affumicata - burro - succo di limone o mandarino - 2 fette di pane - 4 pesche pelate e tagliate in quarti - marmellata di mirtilli rossi - mandorle - foglie d’insalata - 4 cucchiai di succo di carne - 4 cucchiai di succo di pesca Prendete i pezzi di lombo di cinghiale, ben frollati e senza pelle, e lardellateli. Tagliate, perpendicolarmente alla fibra, alcune fette dello spessore di 5 cm.; appiattitele leggermente, pepatele e rosolatele nel burro per circa 4 minuti per lato. Cucinate le pesche nel burro con un pizzico di zucchero e bagnatele con qualche goccia di succo di limone o mandarino. Tagliate le fette di pane a triangoli e mettetevi sopra una fetta di cinghiale. Ponete su ogni fetta un pezzo di pesca, svuotata al centro e riempita con un cucchiaio di gelatina di mirtilli rossi e guarnita di mandorle sfilettate. Presentate il tutto su un letto di lattuga condita con una maionese leggera. Deglassate il fondo di cottura con il succo di pesca e versatelo sui pezzi di carne. Come contorno consigliamo riso bianco condito con un po’ di burro. PAGINA MAGGIORE VELOCITÀ IN MIRA 17 PIÙ PRECISIONE DI TIRO CARABINA ARGO COMFORTECH 3 GRANDI TECNOLOGIE, 3 GRANDI VANTAGGI ARGO, CRIO e COMFORTECH®, 3 SISTEMI brevettati uniti nella nuova ARGO COMFORTECH® ARGO: bilanciamento e brandeggio ideale CRIO: assoluta precisione e resistenza all’usura COMFORTECH®: massima riduzione del rinculo e dell’impennamento ARGO COMFORTECH®: personalizzabile sulle esigenze del singolo cacciatore A.C.B. www.benelli.it PAGINA 18 Caccia 2000 Luglio 2011 Pianificazione e reti ecologiche Nei precedenti numeri sono state fornite alcune informazioni essenziali sulla Rete Natura 2000, un progetto europeo, partorito circa 20 anni fa e del quale solo ora si stanno iniziando a vedere i primi effetti. Ne sentiremo parlare sempre più spesso. Nonostante alcuni (non trascurabili) limiti, si tratta in ogni caso di un riferimento fondamentale per tutti coloro che, in modi assai diversificati, credono che l’ambiente naturale e il paesaggio siano importanti per la vita dell’uomo. Uno dei fardelli che spesso ci pesa e del quale ci libereremmo molto volentieri, è la burocrazia, a volte intesa come una montagna di carte e documenti che fanno perdere tempo e che non sempre riusciamo a capire e interpretare a dovere, con il rischio di pagarne qualche conseguenza se si sbaglia. Eppure, almeno in grande maggioranza, siamo convinti che delle regole siano necessarie. Le vorremmo molto più semplici e lineari, certo, però sappiamo che la vita si sta complicando in tutti i settori e che non esistono più sistemi e soluzioni “semplici”. Non stupisce, quindi, se al solo sentir parlare di piani e di reti ecologiche, i nostri primi pensieri saranno indirizzati a una montagna di carte, a una serie di auspici e di idee, magari valide a livello teorico, ma poi scarsamente applicabili in concreto, vuoi perché passa molto tempo da quando si inizia a lavorare al momento della definitiva approvazione ed entrata in vigore della nuova norma scritta nel Piano (e, quindi, alcune situazioni oggettive sono cambiate nel frattempo), vuoi perché, spesso, mancano le risorse per avviare gli interventi previsti dal piano stesso. Consapevoli di queste gravi e oggettive limitazioni (si pensi anche ad un certo spreco di risorse umane e alla frustrazione di chi lavora con impegno e onestà e poi constata che tutto resta sulla carta ...), risulta comunque fondamentale che si possa far riferimento a indirizzi e norme certe e quali cittadini di un comune sappiamo Prato a narcisi in Sinistra Piave con nuclei tutti che esiste, ad di betulle. esempio, un Piano a cura di Cesare Lasen Regolatore Generale (PRG, oggi questo strumento viene gradualmente sostituito da PAT e PATI) che precisa le zone edificabili e quelle agricole o commerciali, ecc. Proprio in questo periodo sono in fase avanzata del loro iter di approvazione gli strumenti urbanistici di governo del territorio, redatti secondo linee programmatiche che sono espressione sia delle giunte che governano gli enti che delle norme in vigore derivanti da leggi europee, nazionali e regionali. Gli strumenti di base sono il PTRC (Piano Territoriale Regionale di Coordinamento) e il PTCP (lo stesso strumento a livello provinciale). Ad essi, necessariamente, dovranno fare riferimento gli strumenti a livello intercomunale (PATI) e comunale (PAT). Una novità consistente nel nuovo PTRC regionale (e a ricaduta anche in quello provinciale) è che tra gli assi portanti del Piano, che ha visto il coinvolgimento di numerosi esperti di settore (ma, è bene chiarire subito: le decisioni che contano sono poi sempre di natura politica!), è stato inserito quello della “Rete Ecologica”, un argomento sul quale, in questi ultimi decenni, si è molto discusso e che vede impegnati architetti, forestali, agronomi, pianificatori di ogni tipo (più raramente gli ecologi e i naturalisti, ad onor del vero ...). Numerosi sono stati i convegni, i workshop, i seminari di studio e non mancano neppure autorevoli pubblicazioni. Definizioni Per Rete Ecologica si intende la distribuzione, su un territorio più o meno esteso, di aree a differente valore ambientale e naturalistico, tuttavia in grado, almeno teoricamente, di garantire un equilibrio e la sopravvivenza degli ecosistemi, attraverso una serie di norme, passive ed attive finalizzate a conservare o migliorare (laddove, e succede spesso, almeno in pianura e a fondovalle) la vita di piante, animali e le rispettive comunità. In altri termini dovrebbe essere uno strumento per evitare la continua e progressiva perdita di biodiversità che indubbiamente rappresenta una delle principali preoccupazioni per la qualità della vita umana sul pianeta. Una Rete è composta da aree a diverso livello di importanza ecologica. Di solito le aree a maggiore vocazione naturalistica, cioè parchi e riserve naturali, nonché i siti della Rete Natura 2000, rientrano nei siti cosiddetti “Aree cuore” o “nuclei primari”. Fatte salve le attività tradizionali che hanno consentito la loro conservazione in buono stato, si tratta di aree destinate alla tutela dei loro valori ambientali e naturalistici e nelle quali, in linea di massima, non si dovrebbero effettuare interventi penalizzanti per le biocenosi (comunità di organismi, vegetali e animali, che vivono in un determinato habitat cartterizzato da simili condizioni ecologiche) e l’ecosistema (unità funzionale che in ecologia comprende sia le comunità di esseri viventi che i fattori fisici e chimici del clima e del suolo). Per raggiungere tale obiettivo, di solito, questi nuclei primari, possono essere meglio protetti disegnando attorno ad essi delle aree con vincoli meno stringenti, ma pur sempre si tratterà di aree di un certo pregio a naturalità diffusa in cui taluni interventi, oltre che consentiti, dovrebbero essere incentivati. Sono le cosiddette “Aree tampone” o “Buffer zone”. Nel territorio esistono poi, di regola, altre aree, di limitata estensione, quasi puntiformi, oppure lineari, in cui vi sono importanti presenze di flora e fauna (i piccoli biotopi) spesso circondate da zone a elevata antropizzazione. Per evitare la loro scomparsa, senza penalizzare le attività umane, anche industriali, o più intensive, che si svolgono nelle adiacenze, servono norme mirate. Questi punti o queste fasce formano dei nodi secondari (cosiddetti stepping stones) che per avere un loro significato a livello di pianificazione devono essere in qualche modo collegati tra essi e con le aree nucleo primarie. Nasce, quindi, la necessità di individuare dei Corridoi Ecologici che sono fasce più o meno antropizzate (ma con residui valori ambientali e quanto meno della naturalità diffusa, assicurata ad esempio da boschetti ripariali, cedui, sistemi prativi o agricoli non troppo intensivi con siepi e alberate) sufficientemente permeabili da consentire sia il movimento di diverse specie animali che i processi riproduttivi e di naturale espansione di tutti gli organismi viventi. Gli assi fluviali e torrentizi, sempre in linea generale, corrispondono spesso a tali corridoi. Nella pianificazione ecologica si possono individuare altre fasce e aree con differente significato, ma di norma esse interessano contesti periurbani o più fortemente antropizzati in cui anche elementi puntuali o ambiti artificializzati possono assumere relativa importanza. In definitiva lo scopo della Rete sarebbe quello di assicurare, attraverso una normativa di tipo graduale, possibilità di sopravvivenza alle specie animali e vegetali, difendendo il territorio da pressioni (incluse quelle turistiche) che, come constatiamo, sono ancora molto forti, sulla spinta dei più svariati interessi. Le risorse naturali sono limitate e non possiamo permetterci, ulteriormente, di penalizzarle. In sè, quindi, la Rete Ecologica nasce come strumento di pianificazione a difesa del territorio. L’esempio a livello economico e del buon padre di 19 PAGINA Vallata feltrina e vette dal Monte Tomatico. famiglia rende in modo semplice l’idea. Se noi continuiamo a consumare il capitale (che sono le risorse naturali, cioè i boschi, le riserve d’acqua, le torbiere, ecc.), ci troveremo nell’impossibilità di continuare a godere degli interessi. In una famiglia che si rispetti, oltre tutto, è sempre stato il Risparmio a garantire future possibilità di miglioramento e di investimento, e non il Consumo, come erroneamente continuano a farci credere! Diciamo la verità: finora sono stati compiuti apprezzabili progressi nella fase di studio delle reti ecologiche, ma a livello di realizzazioni concrete si è ancora ai primordi. Un concetto importante, derivante da decenni di osservazioni in natura, e non solo da elaborazioni teoriche, è che non si dovrebbe essere eccessivamente preoccupati dai vincoli puntuali, pur necessari, specialmente in casi in cui non vi siano alternative, perché l’obiettivo dovrebbe essere quello di garantire la funzionalità degli ecosistemi. Nei fatti, invece, le norme vengono spesso superate e disattese con pretesti giuridici. In altri casi, invece, si applicano burocraticamente delle norme con interpretazioni che non lasciano margine al buon senso. Un esempio chiarificatore toglierà ogni dubbio. Il singolo intervento, ad esempio la messa a coltura di un’area interessante, oppure lo scavo di un canale di drenaggio, o la costruzione di una strada, potrebbe risultare sostenibile rispetto all’equilibrio globale, nel senso che gli impatti potrebbero essere valutabili come limitati e recuperabili. Ma se si sommano i diversi interventi, tutti dello stesso tipo, il risultato sarà l’impoverimento, la banalizzazione, la riduzione delle risorse naturali residue, ecc. Di qui la necessità di prevedere, a fronte di nuovi interventi che intacchino aree a residuo valore naturalistico, misure di mitigazione (ovvie, ma a volte disattese nei fatti, nonostante le prescrizioni) e, soprattutto, di compensazione (ove fossero attuabili: se si consuma del suolo in un sito, si potrebbe riqualificarne un altro). Si tratta di un tipo di cultura e di prassi che ancora non trova concrete applicazioni se non in casi molto isolati. Per le aree montane della nostra provincia il problema della rete ecologica appare ancora prematuro, considerati gli spazi prossimo-naturali ancora prevalenti, ma nella fascia collinare, e a fondovalle (per non parlare della pianura in cui la Rete, completamente distrutta, è da ricostruire in toto) degli interventi si rendono necessari, anche al fine di evitare la perdita totale. Un paragone odontoiatrico renderà ancora meglio questo semplice concetto. È preferibile curare subito e salvare il dente, pur cariato e ammalato, ove possibile, piuttosto che essere costretti un domani al suo reimpianto artificiale. Ne consegue, e qui le associazioni venatorie possono svolgere un ruolo molto importante, constatato che spesso hanno un’ottima conoscenza del territorio, anche nelle sue articolazioni minime, che sfuggono ai pianificatori di area vasta ed anche a qualche esperto, che è necessario vigilare per intuire e interpretare l’evoluzione e la dinamica delle successioni vegetazionali, prestando particolare attenzione ai numerosi segnali di “allarme” e alle stranezze che provengono dal mondo della natura e degli esseri viventi. Serve umiltà e non presunzione, riconoscendo i nostri limiti rispetto alla forza espressa dagli elementi e dai fattori che regolano e governano i cambiamenti del clima. PAGINA 20 Caccia 2000 Luglio 2011 ANGELI IN VAL FALZINA Non dovresti dar da bere a Cicogna perché potrebbe spiccare veramente il volo per quel misterioso viaggio senza ritorno che attende ciascuno di noi. Eppure con un goccio solo, lui si scioglie e si dispone a raccontare. Una volta mi parlò di cose terribili che non ho più dimenticato, come quella faccenda degli angeli della Val Falzina. Aveva perduto una pecora, perciò s’era messo a cercarla (come il Pastore Evangelico) lasciando le altre nello stazzo. Era sicuro di trovarla, ma morta e nel fondo di qualche burrone; rifece dunque a ritroso il percorso che aveva seguito col gregge durante il mattino e non ci mise molto a vedere la povera bestia nel fondo di un terribile precipizio con pareti di roccia infida, solo raramente interrotta da qualche mugo stentato e da ciuffi di erba rinsecchita. A guardar giù, Cicogna, provava una stretta allo stomaco e sentiva spiritelli ballare nel cervello. A causa del pericolo avrebbe lasciato perdere tutta la faccenda ma in quei tempi di fame non poteva permettere che tutta quella grazia di Dio finisse ai corvi imperiali; le bestie poi, non erano sue e doveva giustificare (almeno con la spoglia) l’incidente alla grossa pecora. Pensò allora di scendere lungo una minuscola cengia che portava in basso diagonalmente; una volta giù, avrebbe spinto la bestia di sotto dove era assai meno pericoloso raggiungerla, farla a pezzi e riporla nel sacco. Si tolse la giacca, strinse la cinghia e si sputò per bene sulle mani, raccomandandosi di non guardare mai in basso. In quei tempi gli scarponi avevano la suola di cuoio con i bordi chiodati e non erano buoni per arrampicare in roccia, nonostante ciò il pastore ascendeva abbastanza agevolmente, passando da un appiglio all’altro con grande prudenza, senza fidarsi troppo delle eriche e dei magri pinastri che uscivano dalle fessure della croda. Quando la cengia lo condusse nel bel mezzo della parete dove la vegetazione di roccia s’era fatta rada ed il tracciato ghiaioso sempre più sottile, l’uomo si rese conto in un lampo e con una stretta al cuore, di essersi cacciato nei guai! Gli appigli erano piccoli e ogni tanto qualche sasso malfermo veniva via dal suo letto e saltava nel vuoto, mentre al pastore s’accapponava la pelle; allora lui s’abbarbicava alla roccia e stava lì col fiato grosso ed il cuore in gola per alcuni minuti, poi riprendeva a muoversi per fermarsi subito dopo con le gambe tremanti e la fronte madida di sudore freddo. Provò a tornare indietro ma il tratto che aveva percorso in diagonale, ora gli sembrava inaccessibile; salire o scendere verticalmente era pazzesco; rimase allora a meditare, là fermo, sopra una sporgenza non più larga di un cappello e si raccomandava gemendo a voce alta, la calma e il coraggio. a cura di Paolo Piccolo Cominciava intanto a farsi sera e una prima stella lucente nel cielo terso, gli disse che la notte novembrina era alle porte e che sarebbe stata molto fredda; cominciò allora a disperarsi e riprovò mille volte invano a scendere o a salire. Si mise a gridare selvaggiamente per chiedere aiuto ma gli rispose soltanto più volte l’eco rimbalzando sulle rocce della Roda Bianca, poi fu silenzio assoluto e immenso tra cielo e terra. L’alito freddo della morte spirava lì intorno quando l’uomo, con una penosa e lunga manovra, si tolse prima uno, poi l’altro scarpone e li gettò nel vuoto per sentire meglio la roccia a piedi nudi. Salì gemendo e sudando freddo, solo per qualche metro, in fine si bloccò esausto ed infreddolito, senza alcuna via d’uscita! Specialmente le mani erano diventate dure, paonazze e quasi insensibili come se dei ferri gli stringessero i polsi tremanti; i suoi poveri piedi erano di ghiaccio vivo e ormai non li sentiva più, così cominciò a saltellare con un terribile balletto ora l’una, ora l’altra mano sulla roccia... Quando si fermò, ansante e con i capelli incollati alla fronte, sentì che il sangue tornava lungo le braccia e le mani; i piedi invece erano ancor più duri ed insensibili e non avvertivano più il contatto con le ghiaie puntute del luogo, allora improvvisamente il pastore sentì un fiotto di orina ardente bagnargli le ginocchia e pazzo di terrore, trasse di tasca il suo coltello e si colpì più volte la pianta dei piedi. Mugolava come un cane preso alla tagliola mentre il sangue bagnava la roccia chiara, poi, spinto dal terrore, ripartì come una scimmia folle, quasi divorando il percorso verticale. Saliva “in opposizione” lungo una stretta fessura quando sentì una forte mano sorreggerlo, premerlo contro la roccia, spingerlo in su verso la salvezza tra i pini mughi. Quando afferrò i primi rami di un pino robusto si sentì salvo e nello stesso tempo la gran mano scomparve mentre gli sembrava di udire come un fremito d’ali perdersi intorno; restò sul prato, disteso e con il viso alle stelle, come rapito da un incanto celeste poi si tolse la camicia, la fece a pezzi e si fasciò quei poveri piedi martoriati per camminare fino al “teaz” delle pecore. Per tutto il cammino ebbe l’impressione che un invisibile compagno lo sorreggesse e lo proteggesse sicchè non sentiva dolore e non macchiava più di sangue le ghiaie chiare del sentiero. Raggiunte le sue bestie, si buttò stremato fra gli agnelli senza nemmeno fare un po’ di fuoco e prima di dormire, ringraziò in ginocchio, gli angeli del Signore. Incontro associazioni venatorie Ecco il documento inviato in Provincia e firmato dai Presidenti delle Associazioni Venatorie presenti nella Provincia di Belluno. PAGINA 21 PAGINA 22 Caccia 2000 Luglio 2011 Tesseramento 2011/2012 La Legge sulla caccia, stabilisce che ogni cacciatore debba essere assicurato contro gli infortuni e la responsabilità civile verso terzi, durante l’attività venatoria, e ne fissa i termini e le condizioni per ogni cacciatore. Per questo motivo, anche quest’anno, la nostra Associazione ha ottenuto la possibilità di rinnovo tramite UGF Aurora (ora Unipol assicurazioni) agenzia di Feltre, dell’assicurazione venatoria con alcune modifiche che riguardano l’introduzione di una nuova tessera con massimali importanti. Le nostre tessere “Oro” e “Platino” soddisfano di molto quanto previsto dalla Legge stessa. La possibilità poi di avere in loco l’Agenzia assicurativa ci ha permesso di contenere i premi di rinnovo consentendoci inoltre la risoluzione dei problemi relativi ai sinistri in tempi certi. In calce trovate l’elenco (molto importante e da rispettare) dei documenti che servono in caso di sinistro. La corretta presentazione degli stessi porterà una sensibile riduzione dei costi ed una più veloce liquidazione del sinistro. Tutte le condizioni di assicurazione si possono trovare anche nel nostro sito: www.associazionecacciatoribellunesi. it, oppure potete richiederle direttamente all’Agenzia Unipol assicurazione di Feltre (tel. 0439 81367) chiedendo del Sig. Galdino Marchesan. In un momento particolare della vita venatoria una migliore disciplina ed un corretto comportamento da parte di tutti non potrà che portarci dei sostanziali miglioramenti. Per concludere non mancheremo mai di raccomandare il massimo della prudenza, finalizzata il tutto ad una maggior sicurezza, una svista, un’imprevisto, ecc. è sempre dietro l’angolo, facciamo di tutto per evitarlo. COSA SERVE IN CASO DI SINISTRO PER TUTTI I TIPI SI SINISTRO - copia tessera assicurativa e copia bollettino di c/c attestante la copertura; - copia licenza e porto di fucile; - copia tesserino regionale attestante l’uscita; - eventuale documentazione e/o verbali delle Autorità intervenute; - denuncia dettagliata del fatto, controfirmata dal Presidente della RAC, da far pervenire all’Assicurazione entro tre giorni dal fatto. COPERTURA DI R. C. TERZI - denuncia dettagliata dell’accaduto, con i dati della controparte, da far pervenire all’assicurazione; - fornire successivamente tutta la documentazione, informazioni e atti relativi, funzionali alla definizione del danno. RELATIVAMENTE AL CANE (solo opzione ORO) - denuncia sottoscritta dall’assicurato controfirmata dal Presidente della RAC, dell’avvenuta morte e/o ferimento del cane riportante il numero di microcip e le cause della morte e/o ferimento; - certificato veterinario riportante il numero di micro- cip ed attestante la morte e/o il ferimento del cane e le cause della stessa, eventuale copia di pedigree oltre a tutta la documentazione richiesta per la definizione del danno. COPERTURA INFORTUNI - denuncia di infortunio dettagliata dell’accaduto firmata e controfirmata dal Presidente della RAC, da far pervenire all’assicurazione entro tre giorni dall’infortunio; - certificazione medica di pronto soccorso; - dichiarazione del Presidente della RAC attestante l’uscita per lavori ambientali, ecc.: - nel caso di infortunio relativo alla selezione e/o al controllo del cinghiale, copia del permesso d’uscita; - tutta la documentazione medica richiesta per la definizione del sinistro, compresa eventuale cartella clinica. FURTO TOTALE, RAPINA E SCIPPO DEL FUCILE - copia denuncia alle Autorità competenti dell’avvenuto furto, rapina o scippo; - copia dettagliata della marca, modello, matricola, anno di fabbricazione, ecc.; - copia denuncia alle Autorità del possesso del fucile; - eventuale denuncia di ritrovamento del fucile. NB: OGNI SINISTRO DEVE ESSERE TASSATIVAMENTE DENUNCIATO ENTRO TRE GIORNI DALL’ACCADIMENTO. PAGINA 23 SSOCIAZIONE Affiliato a: a.n.l.c. ASSOCIAZIONE NAZIONALE LIBERA CACCIA ACCIATORI ELLUNESI Tesseramento soci Annata Venatoria 2011 - 2012 GARANZIE VALIDE DALLA DATA DI VERSAMENTO FINO AL 31-08-2012 e 105 e 90 e 70 e 55 TESSERA PLATINO TESSERA ORO TESSERA ARGENTO TESSERA BRONZO senza cane Rct Rct Rct Rct e 3.000.000,00 e 2.000.000,00 e 3.500.000,00 e 1.250.000,00 per sinistro con il limite di per sinistro con il limite di per sinistro con il limite di per sinistro con il limite di e 2.000.000,00 e 1.500.000,00 e 1.200.000,00 e 550.000,00 per persona e di per persona e di per persona e di per persona e di e 2.000.000,00 e 1.500.000,00 e 1.200.000,00 e 550.000,00 per danni a cose per danni a cose per danni a cose per danni a cose e animali Infortuni Infortuni Infortuni Infortuni e 200.000,00 e 200.000,00 e 135.000,00 e 60.000,00 morte per infortunio morte per infortunio morte per infortunio morte per infortunio e 200.000,00 e 200.000,00 e 135.000,00 e 60.000,00 invalidità permanente invalidità permanente invalidità permanente invalidità permanente e 50,00 e 50,00 e 26,00 e 16,00 diaria da ricovero diaria da ricovero diaria da ricovero diaria da ricovero e 50,00 e 50,00 e 26,00 e 16,00 diaria gessatura e/o tutore diaria gessatura e/o tutore diaria gessatura e/o tutore diaria gessatura e/o tutore Nota bene: solo per i nuovi soci l'assicurazione decorrerà dal 01/09/2011 anche se il versamento è stato fatto prima di tale data. Solo per le tessere PLATINO, ORO e ARGENTO è compreso il furto, la rapina, lo scoppio del fucile e/o pistola di proprietà fino ad un risarcimento massimo di € 650,00. Per la garanzia scoppio detto limite massimo resta fissato in € 150,00. Si precisa che: 1) La garanzia, valida in tutto il mondo (escluso USA e Canada, solo per R.C.) è prestata per danni derivanti dall’attività venatoria legalmente esercitata ai sensi della legge 157 per il territorio nazionale e delle legislazioni vigenti nei paesi stranieri. 2) La garanzia si intende estesa agli infortuni subiti dagli associati durante le attività complementari alla caccia, tipo sfalcio, censimenti, pulizia sentieri. 3) L’indennità giornaliera, per ricoveri da infortunio, viene liquidata a partire dal 1° giorno di ricovero. 4) Per l’invalidità permanente è prevista una franchigia assoluta del 5%, sulla percentuale di invalidità permanente accertata a seguito di infortunio indenizzabile a termine di polizza. 5) La garanzia infortuni è subordinata all’immediato ricorso dell’assicurato al Pronto Soccorso o struttura Sanitaria Pubblica. 6) La garanzia prestata dalla presente polizza è estesa alla responsabilità civile derivante all’assicurato durante l’intera durata del presente contratto dalla proprietà dei cani, esclusa la tessera bronzo. . 7) La garanzia del cane (tessera oro) è operante in caso di morte per infortunio, avvelenamento, morso di viperidi, annegamento, punture d’insetti, rimborso delle spese veterinarie e mediche per un massimo di € 150,00 e per una sola volta nell’arco dell’anno. Solo per la tessera oro è inoltre compresa la morte da lesioni prodotte da cinghiale, compreso ferimento. 8) La garanzia si estende alla pratica della pesca sportiva come previsto dalle condizioni di polizza. 9) La presente polizza soddisfa gli obblighi di legge per quanto riguarda le attuali normative in vigore. 10) L’assicurazione copre per tutto l’anno i rischi derivanti all’associato da responsabilità civile per: caccia e cattura autorizzata di selvatici, dalle operazioni di pulizia e manutenzione delle armi; dalla partecipazione ad esercitazioni e gare nei campi di tiro a segno, tiro a volo e nei percorsi di caccia,nei quagliodromi, nei fagianodromi ed in tutti gli impianti ove si esercita attività sportivo-venatoria e cinofila-venatoria; dalla partecipazione a gare ed esposizioni cinofile; dall’attività di protezione civile organizzata dall’ o dalle riserve secondo le disposizioni delle competenti autorità; dall’addestramento di cani nelle apposite zone e su terreni all’uopo destinati o autorizzati anche quando sia consentito lo sparo; da prestazioni di opera per la salvaguardia e la protezione della selvaggina, organizzata dall’ o dalle riserve; dalla caccia ai predatori sempreché autorizzata dalle competenti autorità. 11) Relativamente alla tessera bronzo sono escluse tutte le attività previste dal possesso ed uso del cane in quanto non previsto. 12) La diaria da gessatura e/o tutore viene corrisposta a partire dal 1° giorno. . Ad ogni assicurato sarà consegnato il libro A.C.B.: “Uomini, monti e animali” Marchesan Galdino & C. SAS Via Monte Grappa, 33 32032 - FELTRE - BL Tel. 043981367 - Fax 043980521 Referente : Sig. Marchesan Galdino - UGF Aurora Assicurazioni GAGET 2011: UN MERAVIGLIOSO LIBRO È in distribuzione gratuita, ai Soci che rinnoveranno il tesseramento 2011/12, il libro stampato dall’A.C.B. in collaborazione con la Casa editrice Terra-ferma, intitolato Uomini, monti e animali. Siamo particolarmente orgogliosi di questa pubblicazione e siamo convinti che sarà particolarmente gradita non solo a tutti voi ma anche alle Vostre Famiglie. Il Consiglio direttivo rinnova i più sentiti ringraziamenti ai Sigg. Agostino Andreolli, Ivan Carlin, Renato Grassi, Larese Casanova Giovanni, Mattia Stefano, Mazzucco Ottorino, Midali Baldovino, Troian Luigino e Venuti Matteo per le meravigliose foto ed ai Sigg. Bernard Erio, Betta Claudio. Colle M.Teresa, Dal Pan Elvio, Piccolo Paolo e Vieceli Aessandro per i racconti. Visto il notevole sforzo economico fatto dall’A.C.B. (nr. 2000 libri) è auspicabile che i nostri Soci s’impegnino a prendere qualche libro in più per regalare ad Amici o Parenti magari per Natale come strenna natalizia. Gli interessati possono prenotarlo presso i Responsabili di zona ad un prezzo super scontato. PAGINA 24 Caccia 2000 Luglio 2011 Poesia Il mio Paradiso di C.Betta Dove si ode il mormorio del bosco percorso da un alito di vento, ed il bramito del cervo in amore e l’abbaiare del capriolo nel folto della foresta, ed il canto di sfida del forcello all’alba gialla della luna ed un ruscello che cantando precipita a valle mentre la fuga dei camosci Tipografia Piave: FG nl: AM09-----0177 nome: 27 febbraio 2010 data: 25-02-11 Ora: 10 alt: 97 , 00 Compos.:10,42 del 25-02-11 base: B5 col: CMYK rotola pietre sulla morena: Tipografia Piave: FG nl: AM09-----0177 nome: 27 febbraio 2010 data: 25-02-11 Ora: 10 alt: 97 , 00 Compos.:10,42 del 25-02-11 base: B5 col: CMYK L’Amico del Popolo è lassù che anela d’essere il mio cuore Testatina 27 FEBBRAIO 2011 - N. 9 L’Amico del Popolo 27 FEBBRAIO 2011 - N. 9 Testatina perché lassù è il Paradiso del Cacciatore 177 177 CONCESSIONARIA ESCLUSIVA PER LA PROVINCIA DI BELLUNO Via Tiziano Vecellio, 32 - Telefono 0437 931 888 25 PAGINA Notizie dai circoli S. TOMASO AGORDINO Il nostro Socio Francesco Avoscan ci ha inviato una serie di foto che riprendono la sua splendida cucciolata di Breton. Mamma “Luna” ha dato alla luce il 9 maggio 5 femmine. Nella foto che pubblichiamo i cuccioli hanno 7 settimane. Per informazioni e costi telefonare al 329 13 19 559 MEL Si è svolto, a Giavera e Volpago di Montello, nelle giornate di 19 e 26 Marzo 2011 il II° Trofeo Regina del Bosco. È una prova cinofila su beccacce. A questa prova hanno partecipato 175 cani. Con particolare soddisfazione ci piace segnalare la vittoria del ns. Socio Valgonio Giulio con il setter Miro. Nella prima edizione del 2010 Giulio si era classificato secondo. Complimenti vivissimi anche dalla Redazione. AURONZO La locale Riserva ha festeggiato domenica 29 maggio il proprio compleanno: 100 anni. Era infatti il lontano 23 Aprile del 1911 che i cacciatori dell’epoca decisero di regolamentare la caccia sul territorio comunale allo scopo di conservare le specie degli animali selvatici che vi abitavano. Vendesi cucciole femmine razza Epagneul Breton Madre allevamento Camogliensis (Camogli, Liguria), stallone di Treviso. Sverminate, vaccinate (con richiamo), dotate di microchip. Pedigree con buona genealogia. Cresciute in ambiente familiare, fanno 3 mesi il 9 agosto. I festeggiamenti sono iniziati con la celebrazione di una Santa messa nella Parrocchia di S.Giustina e sono proseguiti con il pranzo presso l’Albergo Juventus. È stata l’occasione, per i seguaci di Nembrotte auronzani, di indossare, per la prima volta, il giubbino della Riserva personalizzato con un logo raffigurante le tre cime di Lavaredo ed un camoscio. Unica nota stonata che ha rovinato un po’ la festa, peraltro organizzata in modo impeccabile, l’assenza di diversi Soci e, soprattutto, dei Rappresentanti del Comune. È bene ricordarlo che la Riserva, ha fra i propri iscritti Il Sindaco, il Vicesindaco ed un Assessore. (T.Z.) Luglio 2011 PAGINA 26 Caccia 2000 LAMON - Dopo una giornata di lavoro (26/06/2012) per il ripristino ambientale un meritato ristoro e riposo. Circolo A.C.B di Lamon in collaborazione con la riserva di caccia. LAMON Anche il Circolo di Lamon continua da anni l’encomiabile attività di ripristino ambientale. In questa foto scattata il 26 giugno u.s. si è proceduto al recupero del sentiero “Lares-Ajet” ed alla sistemazione della “Posa de Conc”. I partecipanti sono stati circa una ventina ed alla fine dei lavori si sono ritrovati presso la “Casera dei cacciatori ai Leib” per il meritato ristoro a base di polenta con costicine, luganeghe e pancetta. San Gregorio nelle Alpi Su iniziativa della Riserva Alpina di Caccia e del Circolo A.C.B. di S. Gregorio nelle Alpi, mercoledì 25 maggio 2011 i ragazzi e gli insegnati della 5ª elementare di S. Gregorio si sono recati al rifugio Casera Ere per una gita, accompagnati dal Presidente della riserva, da una delegazione di Soci A.C.B. e da alcuni collaboratori esterni. Scopo della gita era quello di permettere ai ragazzi di acquisire una conoscenza maggiore del territorio del proprio Comune ed in particolare di una zona ricca di interesse faunistico e naturalistico come la Valle delle Ere. Guidati dagli esperti hanno potuto cimentarsi nell’osservazione e nel riconoscimento di alcuni esemplari di camoscio, capriolo e muflone. Hanno inoltre potuto osservare ed imparare a conoscere tracce, segni, nidi e tane di vari animali presenti nel territorio e a riconoscere alcune specie vegetali, grazie alla valutazione di foglie, fiori, fusto, corteccia. L’iniziativa si inserisce in un progetto che già da molti anni la riserva e l’A.C.B. realizzano in collaborazione con le scuole elementari e che riscuote ogni anno notevole successo, stimolando un incontro costruttivo tra la curiosità degli alunni e l’esperienza dei cacciatori. (V.N.) PAGINA 27 Targa dono della famiglia Da Rold TRICHIANA - RESTAURATO IL BIVACCO COL DEI GAI Grande festa domenica 26 giugno al bivacco Col dei Gai per l’inaugurazione dei lavori di ristrutturazione effettuati dai Soci della Riserva di Trichiana iscritti all’A.C.B., dagli amici di Lorenzo e da altri cacciatori. Presenti alla festa oltre 60 persone tra le quali diversi rappresentanti dell’Amministrazione comunale oltre al Sindaco Giorgio Cavallet e Vice Da Ros Raffaella; per l’A.C.B. il Presidente Sandro Pelli ed il dott. Pasquale Pioggia, oltre agli Amici di Lorenzo. A ricordo della commovente cerimonia, con l’alza bandiera donata dal gruppo Ana di Trichiana, c’è stato anche il dono di una targa in legno da parte della Famiglia di Lorenzo Da Rold. Targa che è stata scoperta dal primo cittadino di Trichiana. Molti gli elogi che gli Amministratori comunali hanno fatto agli autori dei lavori i special modo ai nostri Soci per l’enorme lavoro che hanno svolto. Un ringraziamento particolare è stato riservato al Socio Canal Adelino coordinatore instancabile di tutto il lavoro. (C.A.) Casera Col dei Gai con i partecipanti Foto capitello: Gabriele Dal Magro con il figlio Alessio Foto: discorso del nostro Presidente Sandro Pelli PAGINA 28 Caccia 2000 Luglio 2011 Progetto scuole: Meano Con l’arrivo dell’estate è terminato il progetto scuole 2011 che festeggiava quest’anno i 15 anni. Il risultato è andato oltre le più rosee previsioni coinvolgendo 8 classi di ben cinque plessi scolastici. Grande la soddisfazione degli scolari ma anche del Corpo insegnante. Riportiamo alcuni temi e disegni degli alunni che hanno partecipato all’iniziativa. LA GITA SUL MONTE PALMAR – 20.05.2011 Giovedì 5 maggio siamo partiti per Campel verso le otto e un quarto dal cortile della scuola; arrivati a Cergnai la strada era bloccata da dei lavori in corso e Luca, l’autista, ha dovuto fare manovre mostruose. Finalmente, dopo un fragoroso applauso, siamo partiti a tutta birra, per raggiungere il luogo stabilito. Siamo scesi dal pulmino vicino ad un recinto con dei cavalli bellissimi ed abbiamo incontrato i cacciatori con cui dovevamo salire sul monte. Dopo una breve ma ripida salita, siamo arrivati in un piccolo spiazzo dove ci hanno dato un cappello personalizzato A.C.B. e poi un bastone con inciso il cognome e l’iniziale del nome di tutti noi. Ci siamo avviati poi lungo un sentiero, dove abbiamo visto delle tracce di animali (feci,impronte, prede) e abbiamo sentito i versi di alcuni di loro. Abbiamo osservato degli insediamenti umani (case, stalle, una calchera e le teleferiche…). Il sentiero terminava con uno spiazzo dove abbiamo trovato del terreno smosso da un cinghiale e una vecchia casa. I bambini di quinta, visto che faceva un freddo cane, hanno fatto una foto tutti imbaccuccati, come se stessero per partire per l’Alaska. Io ho fatto merenda con primo, secondo, sgroppino e dolce!! Ossia: panino,merendina, succo e Kinder. I cacciatori intanto hanno montato dei cannocchiali per vedere i camosci, altri ci hanno mostrato delle ossa, teschi, corna, ghiande e nocciole di cui gli scoiattoli si erano cibati. Dopo di che siamo ripartiti per il rifugio. Verso mezzogiorno stavo morendo di fame, quasi svenivo, ma per fortuna dopo una piccola visita a delle vecchie case, siamo andati a mangiare. Dopo pranzo abbiamo giocato ai mimi e poi siamo tornati giù per un sentiero ripido ricoperto di foglie bagnate e scivolose. Lungo la discesa io, Selene, Maria e Chiara abbiamo inventato l’acrostico per la festa della mamma e abbiamo cantato. È STATA UNA GIORNATA INDIMENTICABILE!!!!! SUL PALMAR Giovedì scorso siamo andati in gita sul Monte Palmar. Siamo partiti davanti alla scuola con il pulmino che ci ha portati fino a Campel. a cura di Dal Pan Elvio Appena abbiamo raggiunto i cacciatori, loro ci hanno regala to dei fantastici bastoni con il nome e poco dopo abbiamo visto un’enorme calchera e dopo aver scattato due, tre foto abbiamo ripreso il cammino. Abbiamo osservato delle piume di uccello, probabilmente preda di un rapace o di una faina, il corso del Veses e una lunghissima teleferica. Abbiamo esaminato anche gli escrementi di molti animali e le cornate di un capriolo. Ci siamo fermati per fare merenda in un bel prato, accanto ad una casa diroccata e con uno speciale cannocchiale abbiamo ammirato i camosci che pascolavano in alto, sul monte. I cacciatori ci hanno mostrato anche alcuni teschi di animali e le loro corna. Siamo arrivati al rifugio all’ora di pranzo e abbiamo mangiato una calda pastasciutta. Al ritorno io e le mie compagne ci siamo messe a cantare allegramente mentre gli altri cadevano e scivolavano lungo il sentiero. Abbiamo visto anche un’antica fattoria dove, vicino ad un covone di fieno, c’era una piccola struttura, probabilmente un bagno rudimentale. Siamo ritornati a Campel e ci siamo fermati vicino alla sede degli Alpini che aveva uno splendido affresco sulla parete. Alla fine è arrivato il pulmino e salutando le nostre guide siamo tornati a scuola. LA GITA SUL MONTE PALMAR Giovedì scorso siamo partiti dal piazzale della scuola di Meano con il pulmino, siamo arrivati a Campel e abbiamo iniziato a camminare lungo un ripido sentiero. Lungo il percorso abbiamo incontrato i cacciatori che ci hanno dato un cappello ed un bastone con incisi il cognome e l’iniziale del nome. Abbiamo continuato per il sentiero e durante il tragitto abbiamo visto la calchera. I cacciatori ci hanno spiegato come la usavano e noi abbiamo fatto delle foto. Siamo saliti ancora più in alto e alla fine siamo arrivati in un prato dove abbiamo fatto merenda e dove i cacciatori ci hanno fatto osservare i camosci con il cannocchiale. Siamo poi partiti e siamo arrivati al rifugio per l’ora di pranzo, abbiamo mangiato e successivamente i cacciatori ci hanno fatto vedere i teschi dei camosci e le noci rotte dagli scoiattoli. Abbiamo giocato un po’ nei pressi del rifugio e poi ci siamo avviati verso la valle. La discesa era molto ripida e noi ci ribaltavamo tutti uno sopra l’altro ridendo come matti! Quando siamo arrivati a Cergnai ci siamo seduti e riposati un po’ in attesa del pulmino che ci ha riportato a scuola. LA GITA SUL MONTE PALMAR Siamo partiti alle ore 8.15 dalla piazzetta di Meano con un pulmino color giallo che ci ha portato fino a Campel. Raggiunto il luogo stabilito ci siamo fermati su uno spiazzo dove LA GITA SUL MONTE PALMAR Giovedì scorso siamo partiti da scuola alle 8.15. Il pulmino ci ha portati fino a Campel. Il sentiero era inizialmente tutto in salita e certe volte ci fermavamo ad osservare le lapidi lungo il cammino. I cacciatori ci hanno spiegato che quegli uomini stavano camminando di notte e ad un certo punto erano caduti nel “precipizio”. I cacciatori ci dicevano di procedere sul lato interno del sentiero. Un po’ più avanti abbiamo ammirato la calchera ed anche la teleferica, una specie di funivia che usavano un tempo per trasportare la legna. Il cavo finiva contro un albero, così mettevano i copertoni di un auto per attutire il colpo. I cacciatori ci hanno dato anche un bastone con incisi il cognome e il nome. Un po’ più avanti ci siamo fermati, abbiamo fatto merenda e osservato i camosci con cannocchiale. Vito ci ha mostrato anche i teschi dei camosci e le corna di un cervo. Abbiamo camminato e camminato e finalmente ci siamo fermati a pranzare: pasta in bianco o col ragù. Era buonissima. Al rifugio abbiamo anche potuto giocare. Quando siamo tornati a valle la discesa era ripida e scivolosa!. Si sentiva il cinguettare degli uccelli e ai margini del bosco, intorno a noi, c’erano dei bellissimi fiori. Abbiamo visto anche la tana del tasso. Quando siamo tornati in strada, ci siamo fermati per circa mezz’ora ad aspettare l’autobus. Quando è arrivato siamo saliti ed abbiamo percorso cantando per tutto il tragitto verso Meano dove ho fatto “ l’operazione cerotti”, poiché mi ero scorticata i piedi. È stata una giornata IN-DI-MEN-TI-CA-BI-LE!!! Adoro passare giornate intere con i miei amici! Il tempo passa velocissimo! 29 PAGINA c’erano dei meravigliosi cavalli. La guida ci ha fatto camminare fino al piazzale dove c’erano i cacciatori, che ci hanno dato dei cappelli e dei bastoni con incise le nostre iniziali. La gita è incominciata vedendo la lapide di un uoma che era caduto da un precipizio molti anni fa, poi abbiamo ammirato la Val scura dove nasce il Veses. Proseguendo, abbiamo visto una calchera dove si produceva la calce. Più su abbiamo visto la teleferica, che serviva per trasportare dei materiali molto pesanti che non riuscivano portare nello zaino.Poi abbiamo mangiato la nostra merenda su un prato ed abbiamo osservato con il cannocchiale i camosci che pascolavano sulla montagna: qualcuno ha avuto la fortuna di fotografarli! Abbiamo camminato ancora, fino ad arrivare in fondo al prato dove un cinghiale era andato in cerca di radici. Alla fine siamo arrivati al rifugio Palmar dove abbiamo mangiato e giocato un po’. Nel pomeriggio siamo scesi dalla montagna e procedendo verso Cergnai abbiamo visto le tane dei tassi. Durante il viaggio di ritorno abbiamo cantato allegramente poi, giunti a Meano, ci siamo riposati sulla piazza e siamo tornati a casa stanchi ma felici. PAGINA 30 Caccia 2000 Luglio 2011 Progetto scuole: Santa Giustina a cura di Dal Pan Elvio Classe IV/a di S.Giustina USCITA CON I CACCIATORI Il giorno 6 aprile 2011 siamo andati con l’Associazione cacciatori sulle rive del Piave per cercare delle tracce di animali. Infatti abbiamo trovato delle impronte di capriolo e di cervo; escrementi di lepre e la sua tna. Successivamente abbiamo trovato delle uova di rana. Quando abbiamo proseguito un Signore ha trovato degli alberi senza corteccia, perché un capriolo, passando ha grattato le sue corna per tirare via il velluto. Dopo un po’ abbiamo trovato della tracce di volpe e, seguendole, siamo giunti alla sua tana. Siamo saliti per uno stretto sentiero che conduce ad un prato e qui i cacciatori ci hanno offerto la merenda. Ad un certo punto ci hanno fatto mettere in cerchio perché dovevano passarci delle cose per osservarle. Prima hanno passato un corno di cervo, poi uno di capriolo con il velluto che era soffice come un peluche. Infine abbiamo visto delle noccioline rosicchiate da uno scoiattolo. Poi, per terra, abbiamo scorto una colonna vertebrale di capriolo. Poi siamo andati in un bosco ed abbiamo trovato delle piume per terra e i cacciatori ci hanno detto che uno sparviere ha spiumato una tortora. Un Signore poi ci ha mostrato un nido di picchio rosos. Era molto interessante ma anche un po’ buffo! Quando stavamo tornando a casa abbiamo trovato una piuma di fagiano ed un nido di gazza ladra. La maestra, quando eravamo a scuola, ci ha parlato di questo compito, che sto facendo adesso, ed ero un po’ agitata. Quella visita sulle rive del Piave mi è piaciuta molto e sono felice di esserci andata perché è stata la mia prima uscita con la scuola nel 2011. Alice Dopo essere arrivato a scuola mi preparai, assieme ai miei compagni, in fila pronto per l’uscita. Davanti al cancello della scuola c’era un gruppo di cinque, sei cacciatori. Partimmo poco dopo e ci ritrovammo sulle sponde del Piave. Incominciammo l’escursione. Trovammo subito degli escrementi di una lepre e moltissime orme di caprioli che erano andati al fiume per bere. Poi ci addentrammo in un PAGINA 31 bosco dove trovammo delle impronte e della “pupù” di una volpe. Trovammo anche, tra enormi sassi, una tana di una volpe che probabilmente aveva con sé dei piccoli. All’entrata della tana c’erano piume dappertutto e due corpicini di due poveri uccelli. Proseguendo trovammo dell’acqua stagnante in cui erano state deposte tantissime uova di rana. C’erano uova persino in una pozzangherella in mezzo alla strada. Ci fermammo in un prato a fare merenda a base di succhi di frutta e brioches. I cacciatori poi ci fecero sedere in cerchio e ci mostrarono dei palchi di capriolo e di cervo. Infine andammo in un boschetto dove trovammo le piume di una tortorella che era stata uccisa da uno sparviere. I cacciatori ci lasciarono prendere le piume. Arrivammo in un altro prato e lo risalimmo attraverso una stradina che conduce a Carfai. Accanto alla stradina trovammo degli alberi su cui erano posati dei nidi di cornacchie. Sotto i nidi trovammo un osso di pollo. Proseguendo per quella stradine ritornammo a scuola stanchi e felici. Lorenzo Ieri mattina, durante l’orario scolastico, andammo, con l’associazione Cacciatori Bellunesi, sulle rive del Piave per osservare le tracce di alcuni animali. Le prime tracce che vedemmo erano quelle di una lepre con i suoi escrementi che assomigliavano a dei piccoli sassolini rotondi, si potevano notare, ogni tanto, qua e la fino ad avvicinarsi ad una tana di lepre. Notammo, incise nel fango, le tracce dei piccoli zoccoli di un capriolo e siccome le pozzanghere di fango erano molto frequenti, sul sentiero potemmo notare che il capriolo si era diretto verso il bosco. Del capriolo vedemmo anche le scorteggiature dei piccoli alberelli quando l’animale toglie il “velluto” che si forma sopra le corna ricresciute l’inverno scorso. Del cervo vedemmo solo una o due impronte calcate nel fango e le scorteggiature degli alberi sempre per togliersi il “velluto” dalle nuove corna. Mentre ci dirigevamo verso il prato dove avremmo fatto merenda vedemmo prima gli escrementi di volpe e poi davanti ad un’apertura su un molo di pietre le penne tolte ad un’anatra ed i cacciatori ci spiegarono che quella era la tana di una volpe, perciò mezza classe si tirò indietro dal resto del gruppo... Quando arrivammo al prato, dove avremmo potuto riposare e fare merenda, vedemmo davanti a noi una parte della colonna vertebrale di un capriolo. Mentre io e Alessia stavamo giocando a “un, due, tre stella” io guardai per terra e fra l’erba scorsi qualcosa di bianco e guardandolo da vicino constatai che era un pezzo di costola della colonna vertebrale vista in precedenza. Guardando meglio nel prato scorsi altri pezzi di costole e alcune avevano attorno un po’ di carne putrefatta. Prima di incamminarci verso la scuola i cacciatori ci fecero vedere il corno di un cervo, il corno di un capriolo con e senza il “velluto”. Ritornando verso la scuola potemmo vedere le piume e le penne tolte ad una tortorella e la penna di un fagiano. Insomma abbiamo trovato più penne che animali. Be, perlomeno mi sono divertita a cercare di riconoscere le tracce degli animali insieme ai miei amici e un giorno mi piacerebbe trascinare il mio papà fino dove siamo andati noi. Beatrice PAGINA 32 Caccia 2000 Luglio 2011 News 2011 CACCIA PESCA E NATURA A LONGARONE Notevole l’afflusso a questa simpatica manifestazione che oramai da diversi anni si svolge a Longarone all’inizio del mese di Maggio. Tantissima la partecipazione del pubblico e molti i Soci che sono passati a trovarci presso il nostro stand. Molte anche le Autorità fra le quali ci piace ricordare la visita del Presidente della Provincia Bottacin dell’assessore alla Caccia De Zolt dei consiglieri regionali Bond e Reolon, del Presidente della Fiera De Bona oltre al Sindaco di Longarone. CONTRIBUTI PER RIPRISTINO AMBIENTALE 2011 Si ricorda che il 31 Agosto p.v. scadono i termini per presentare la domanda per poter accedere ai contributi che, anche quest’anno, la Giunta dell’A.C.B. ha deliberato di concedere alle Riserve che opereranno nel ripristino ambientale e che annoverano al proprio interno nostri Soci. Per poter accederVi è necessario presentare la domanda, corredata delle date e della piantina delle località dove si sono svolti i lavori. TARATURA CARABINE SI RICORDA CHE LA RISERVA ALPINA DI CACCIA DI LIMANA ORGANIZZA PRESSO LA “MALGA VAN” in località VAL MOREL NELLE GIORNATE DI SABATO 27 e DOMENICA 2 8 AGOSTO 2011 ORARIO DALLE ORE 8 ALLE ORE 18 CON PAUSA PRANZO LA TARATURA DELLE CARABINE, A DISPOSIZIONE LINEE DI TIRO A 100 - 200 - 300 METRI PER I RITARDATARI SI RICORDA CHE QUEST’ANNO SCADE IL PORTO D’ARMI RILASCIATO NEL 2005 La prova è aperta a tutti i cacciatori con regolare porto d’armi e RC validi. Al termine della manifestazione verranno sorteggiati UN BINOCOLO SWAROVSKI 7x42 GOMMATO e 2 LIBRI “UOMINI, MONTI e ANIMALI” offerti dall’A.C.B. PER I SOCI A.C.B CHE PRESENTERANNO LA TESSERA DI APPARTENENZALA PRIMA ISCRIZIONE COSTERÀ € 5.00 (escluso quelli che ne hanno già usufruito nella precedente prova di maggio) LA DIFFERENZA VERRÀ PAGATA DALL’A.C.B. 33 Come Vi avevamo preannunciato nell'ultimo numero di Caccia 2000 la Card è arrivata. Leggete attentamente nel foglio allegato le condizioni dettagliate che ogni Ditta praticherà ai Soci A.C.B. che la esibiranno al momento dell'acquisto. Si raccomanda, onde evitare spiacevoli equivoci, di rispettare in toto quanto descritto. L'augurio della Giunta dell'Associazione, che ha promosso tale iniziativa con l'apporto indispensabile delle Ditte, è quello che riscuota un buon successo e che possa essere riproposto, magari con un'offerta ancora più ampia, anche nei prossimi anni. PAGINA La card... è arrivata socio riserv a di tesser a n° anno 2 011/12 IL PRE SIDE Sandro NTE Pelli HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO Bastianon Barbara, Bellus Luca, Betta Claudio, Bragagna Patrizia, Cadorin Giovanni, Canal Adelino, Corrà Francesco, Curto Carlo, Dal Pan Elvio, Dal Pan Vanni, De Gasperi Elvi, Fazzi Elisabetta, Lasen Cesare, Marchesan Galdino, Mazzuia Giovanni, Pante Luciano, Perenzin Maurizio, Pelli Sandro, Piccolo Paolo, Pioggia Pasquale, Sbardella Enzo, Segat Stefano, Sgrò Alessandra, Vieceli Nicola, Zamboni Umberto, Zanvettori Tullio PAGINA 34 Caccia 2000 Luglio 2011 Auguri ai soci Soci A.C.B che nei mesi di maggio, giugno, luglio o agosto 2011 hanno compiuto gli anni o stanno per compierli: 88 anni: Rech Edoardo 86 anni: Buttol Sante 83 anni: De Carli Giovanni Casanova Emanuele 82 anni: Micheletto Natalino 81 anni: Moretta Vittore 79 anni: De Candido Bruno 77 anni: Filippin Bruno Dal Vecchio Beniamino Procidano Mario Brandalise Tarcisio 76 anni: Facchinato Giovanni 75 anni: Facchin Giuseppe Bolzon Alberico Battistel Angelo Serafini Angelo 74 anni: Candiani Umberto Somacal Giuseppe Offredi Antonio Bugana Ruggero De Candido Luigi fu Fortunato Merlin Adriano De Cia Giacomo Dalla Corte Paolo 73 anni: Saviane Sergio Dall’Agnol Raimondo Rosson Luigi Del Din Silvano Tormen Aldo Bianchet Ferdinando Brandalise Romano Buzzo Vincenzo 72 anni: Maoret Italo Giovanni Codemo Vincenzo Fauner Romano De Bortoli Pierino Sacchet Ivo - Arsiè - Alano di Piave - Feltre - San Gregorio n. Alpi - Belluno - Sovramonte - Santo Stefano di Cad. - Belluno - Trichiana - Auronzo di Cadore - Arsiè - Arsiè - Santa Giustina - Lamon - Arsiè - Valle di Cadore - Alano di Piave - Lentiai - Trichiana - Santa Giustina - Santo Stefano di Cad. - Santa Giustina - Sovramonte - Sovramonte - Puos d’Alpago - Arsiè - Agordo - Taibon Agordino - Trichiana - Ponte nelle Alpi - San Gregorio n. Alpi - Domegge di Cadore - Cesiomaggiore - Alano di Piave - Sappada - Sovramonte - Santa Giustina 71 anni: Sagui Lodovico Righi Luigi Mosca Fiore Salvatore Busana Doviglio 70 anni: Buoite Stella Giovanni Della Rossa Domenico Bof Renato Bressan Adam Sbardella Claudio Burtet Antonio Burtet Orlando - Zoppé di Cad. -Vodo - Santa Giustina - Rivamonte-Voltago - Lamon - Auronzo di Cadore - Sedico - Mel - Gosaldo - Mel - Mel - Mel E i più giovani, che nei mesi di maggio, giugno, luglio o agosto 2011 hanno compiuto gli anni o stanno per compierli: 31 anni: Zanon Edoardo - Chies d’Alpago Pilotto Erik - Arsiè Raffanetti Leonardo - Mel De Bolfo Raffaele - San Nicolò Comelico 31 anni: De Candido Walter - Lentiai 29 anni: Dalla Dea Marco - Sappada 28 anni: Spada Marco - Lentiai 27 anni: Comis Da Ronco Claudio - San Nicolò Comelico 26 anni: Martignago Livio - Alano di Piave De Carli Manuele - Feltre 25 anni: Ceccotto Adriano - Alano di Piave Berton Franca - Lentiai Giordano Cristian - Lentiai 24 anni: Deola Enrico - Limana 23 anni: Zannini Marco - Sovramonte Dal Zuffo Fabio - Alano di Piave Giasone Angelo - Fonzaso 21 anni: Susana Manuel - Lentiai 20 anni: D’agostini Matteo - Lamon SERATE SULLA SICUREZZA Iniziate a Sappada il 29 Aprile, in concomitanza con l’apertura della Fiera di Longarone ed alla presenza dell’Assessore provinciale alla caccia Silver De Zolt, le serate, aventi come argomento la sicurezza nella pratica venatoria, sono proseguite per tutto il territorio provinciale terminando a Trichiana il 1 Luglio. Alcune manifestazioni, come quella svoltasi a Domegge ed a Trichiana hanno avuto una buona partecipazione di Cacciatori altre, come quella in Alpago, inspiegabilmente molto meno. Alla fine del “tour”, durato 2 mesi, hanno partecipato complessivamente oltre 500 Cacciatori. L’impegno da parte dell’A.C.B. è stato notevole. Si ritiene che tale iniziativa, oltre che ad essere stata gratificante per le considerazioni molto positive espresse dai Partecipanti, contribuisca a fare crescere nei Cacciatori una maggiore sensibilità e correttezza nella pratica venatoria. Forti di questa consapevolezza l’ A.C.B. ha già pronto un nuovo filmato, della durata di circa un’ora, che verrà riproposto il prossimo anno con la speranza che abbia il medesimo lusinghiero successo. Foto: serata ad Agordo Foto in basso a sinistra: una delle serate svoltesi a Serravella di Cesiomaggiore E quindi è già pronto un altro filmato, che verrà proiettato il prossimo anno, Speriamo che ottenga lo stesso lusinghiero successo. PAGINA 35 36 Caccia 2000 PICCOLI BINOCOLI, GRANDI CACCIATORI Luglio 2011 PAGINA IL NUOVO CL COMPANION 30. SEMPRE CON TE Ci sono situazioni di caccia in cui peso e dimensioni contenute sono fondamentali. CL Companion (8x30, 10x30) è un’ottica di altissima qualità, piccolo e leggerissimo, nato per la caccia al camoscio, per la cerca, per essere sempre con te in ogni escursione. DESIGN struttura compatta e peso ridotto garantiscono massima maneggevolezza e straordinaria ergonomia OTTICA trasmissione di luce straordinaria e ottimo campo visivo per osservazioni indimenticabili ESTETICA un inconfondibile SWAROVSKI OPTIK, interamente rivestito in gomma SEE THE UNSEEN WWW.SWAROVSKIOPTIK.COM SWAROVSKI OPTIK ITALIA S.R.L. 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