Docente Dott.ssa Teresa De Pilli Tel. 0881/589245 e-mail [email protected] Corso di Operazioni Unitarie della Tecnologia Alimentare Confezionamento e condizionamento Imballaggio Il complesso delle operazioni manuali e delle tecniche necessarie per rendere idoneo un prodotto alla spedizione, deposito e vendita è noto con il nome di imballaggio. L’avvento di nuovi materiali per l’imballaggio ha evidenziato la possibilità di cessioni agli alimenti di sostanze chimiche diverse e la necessità di uno studio approfondito. Definizioni • Occorre premettere alcuni concetti riguardanti i fenomeni di diffusione e migrazione di sostanze attraverso le matrici dei materiali di imballaggio. • La diffusione è un movimento di massa che comporta il trasferimento di un materiale all’interno o attraverso un altro materiale. • La migrazione è il passaggio di una sostanza da un materiale ad un mezzo circostante e dipende dalla natura della sostanza, dal mezzo di contatto e dalla temperatura. Migrazione •Globale: quando viene determinato l’insieme di tutto quello che può migrare, indipendentemente dalla natura chimica delle singole sostanze migrate ed ha la funzione di preservare la naturale composizione dell’alimento. •Secondo la normativa vigente la migrazione globale non può essere superiore a 50mg/kg di contenuto ovvero 8 mg per dm2 di superficie esposta al contatto. •Migrazione specifica: •è la valutazione qualitativa e quantitativa delle singole sostanze migrate. •I rischi di cessione da contenitori sono stati considerati nella norma specifica D.M. 21 marzo 1973. •Essa considera alcuni aspetti generali: •Migrazione globale, cioè la quantificazione della contaminazione massima ammissibile nell’alimento da parte del contenitore •Responsabilità giuridica della idonietà del contenitore. •L’obbligo dell’informazione al consumatore sulla idonietà dell’oggetto mediante applicazione della dicitura “per alimenti” o del relativo simbolo, bicchiere e posate. • Altri aspetti specifici: • Norme specifiche per ogni materiale • Un protocollo di valutazione di nuovi componenti • Lista positiva delle sostanze autorizzate per la preparazione di oggetti destinati al contatto con gli alimenti • La colorazione. Tali coloranti non devono essere ceduti all’alimento • La classificazione degli alimenti ai fini della scelta dei simulanti nella prove di cessione. Imballaggio Il prodotto, composto di materiali di qualsiasi natura, adibito a contenere e a proteggere determinate merci dalle materie prime ai prodotti finiti, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore, e ad assicurare la loro presentazione, nonché gli articoli a perdere usati allo stesso scopo. Imballaggio primario Imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, un'unità di vendita per l'utente finale o per il consumatore. Imballaggio secondario Imballaggio concepito in modo da costituire, nel punto di vendita, il raggruppamento di un certo numero di unità di vendita, indipendentemente dal fatto che sia venduto come tale all'utente finale o al consumatore, o che serva soltanto a facilitare il rifornimento degli scaffali nel punto di vendita. Esso può essere rimosso dal prodotto senza alterarne le caratteristiche. Imballaggio terziario Imballaggio concepito in modo da facilitare la manipolazione ed il trasporto di un certo numero di unità di vendita oppure di imballaggi multipli per evitare la loro manipolazione ed i danni connessi al trasporto, esclusi i container per i trasporti stradali, ferroviari, marittimi ed aerei Finalità e caratteristiche del condizionamento •Contenimento •Protezione •Logistica •Comunicazione •Ecologica •Funzionale Finalità e caratteristiche del condizionamento • contenere adeguatamente il prodotto alimentare • proteggere l’alimento dai danni meccanici • rappresentare un’adeguata barriera ai gas ed ai • prevenire o ritardare la degradazione biologica • prevenire o ritardare la degradazione fisica • facilitare la movimentazione ed il magazzinaggio • presentare il prodotto in forma attraente • rappresentare un’opportunità di informazione • consentire l’identificazione sicura del prodotto • essere degradabile e facilmente riciclabile vapori Finalità e caratteristiche del condizionamento “Il confezionamento degli alimenti è una necessità più di oggi che di ieri, ma mai quanto lo sarà domani” (Jean Paul Pothet, 1996) Oggi l’imballaggio degli alimenti rappresenta circa il 50% del mercato globale del comparto e rappresenta un settore in continua espansione e sviluppo. Idoneità di un materiale per il condizionamento (da Piergiovanni L., 2002) Idoneità di un materiale per il condizionamento (da Piergiovanni L., 2002) Principali materiali d’imballaggio • I tipi di imballaggio più usati nel settore agroalimentare sono: • Materie plastiche • Metalli • Vetro • Carta e cartone. Struttura e proprietà delle materie plastiche • Le materie plastiche sono sostanze artificiali costituite da macromolecole dette polimeri, aventi caratteristiche chimico-fisiche diverse che dipendono dalla natura delle unità fondamentali, dalle modalità di polimerizzazione e dall’organizzazione nello spazio delle macromolecole. • Poiché esistono moltissime materie plastiche con proprietà differenti tra di loro, è comune impiegare vari criteri di classificazione che fanno riferimento alle loro principali caratteristiche. A titolo di esempio ricordiamo i seguenti criteri di classificazione: • Tatticità (m. p. isotattiche, attattiche, sindiotattiche) • Peso molecolare (polimeri mono e polidispersi) • Comportamento al calore (termoplastiche e termoindurenti) • Organizzazione strutturale (m. p. amorfe, cristalline, semicristalline) • Temperatura di transizione vetrosa (polimeri gommosi e vetrosi) • Tatticità • La disposizione spaziale dei residui adiacenti al doppio legame consente di classificare i polimeri in atattici, isotattici e sindiotattici. • Se i sostituenti si dispongono in modo casuale si parla di polimeri atattici, se i sostituenti si dispongono su un unico lato delle catene macromolecolari che si vanno formando, i polimeri si definiscono isotattici,se infine la disposizione è regolarmente alternata sopra e sotto il piano della catena, si parla di polimeri sindiotattici. • La distinzione è particolarmente significativa per il polipropilene (PP) e per il polistirene (PS). • Il PP fino alla fine degli anni 50, si riusciva a produrre solo nella forma atattica a cui corrisponde, a temperatura ambiente, un liquido viscoso che non ha alcuna utilità, mentre la forma isotattica che si può produrre oggi grazie ai catalizzatori stereospecifici che ha sviluppato Giulio Natta (premio Nobel per la chimica), è un materiale altamente cristallino che ha molte utili applicazioni. • Per il polistirene, invece, la forma sindiotattica permette di raggiungere temperature di distorsione molto più alte della comune forma atattica, consentendo nuove applicazioni. • Polimeri monodispersi e polidispersi • Il numero di unità monomeriche che costituisce una singola macromolecola è definito grado di polimerizzazione. • Se tutte le macromolecole hanno lo stesso grado di polimerizzazione si parla di polimeri monodispersi, mentre se le molecole polimeriche prodotte hanno dimensioni variabili si parla di polimeri polidispersi. • Le frazioni ad alto ed altissimo peso molecolare influenzano la rigidità e la fragilità dei materiali, mentre quelle a basso peso molecolare rendono conto della viscosità e della adesività dei polimeri. • Polimeri termoplastici e termoindurenti • I primi sono caratterizzati da catene polimeriche per lo più lineari e prive di insaturazioni; riscaldandoli rammolliscono ed infine fondono ad una temperatura cui corrisponde la massima libertà di movimento per le loro macro-molecole. Questo comportamento è reversibile e, pertanto, i polimeri termoplastici possono essere facilmente modellati a caldo. Circa due terzi delle materie plastiche impiegate industrialmente e praticamente tutte quelle utilizzate per l’imballaggio hanno natura termoplastica. • I polimeri termoindurenti sono caratterizzati da catene insature e da una struttura reticolare assunta al momento della produzione; un eventuale successivo riscaldamento rompe i legami crociati che stabilizzano la loro struttura, provocandone un’alterazione irreversibile. • I polimeri termoindurenti sono, in genere molto più rigidi e robusti di quelli termoplastici; i loro impieghi nel packaging sono rari e si limitano ad alcuni accessori di chiusura e ad alcune lacche di protezione interna delle scatole metalliche. • Polimeri cristallini e semi cristallini • L’organizzazione nello spazio delle macromolecole polimeriche è, per lo più, di tipo amorfo: una disposizione disordinata di macromolecole aggrovigliate senza alcuna simmetria. • La struttura amorfa è tipica dello stato fuso, tuttavia, controllando la velocità di raffreddamento o intervenendo con appositi promotori, molte materie plastiche solidificano in forma parzialmente cristallina per l’allineamento e/o l’impaccamento delle loro macromolecole. • Lo stato cristallino influenza molte proprietà fisiche delle materie plastiche (massa volumica, proprietà meccaniche, ottiche e diffusionali) e, pertanto, è molto importante poter controllare il grado di cristallinità in fase di produzione. Le zone del polimero che si organizzano in forma cristallina sono definite “cristalliti”. • In alcune materie plastiche i cristalliti inglobano zone amorfe a dare tipiche strutture definite “sferuliti”, le cui dimensioni sono tali da interferire con le radiazioni della luce visibile (diffrazione) producendo la tipica opacità lattiginosa. • Temperatura di transizione vetrosa • Molte caratteristiche fisiche e chimico-fisiche dei polimeri dipendono dalla temperatura di transizione vetrosa (Tg): quando si trovano al di sotto di questa temperatura i polimeri hanno un comportamento definito vetroso cui corrispondono, in genere, basse permeabilità e elevata fragilità mentre al di sopra sono allo stato cosiddetto gommoso ed hanno più alte velocità di diffusione e maggiore tenacità. •La Tg è determinata dalla forza dei legami intermolecolari e dalla flessibilità e lunghezza delle catene ed, in relazione alla temperatura ambiente, consente di definire le materie plastiche come gommose o vetrose e spiegarne molti comportamenti. •Modificazioni di struttura dei polimeri plastici •La microstruttura dei polimeri plastici è modificabile anche dopo la produzione della materia plastica attraverso alcune operazioni. •Irradiazione •Sottoponendo ad irraggiamento con radiazioni ionizzanti un film o un oggetto di materia plastica è possibile modificare l’organizzazione strutturale del polimero. •Gli effetti finali del trattamento possono essere molto diversi ed addirittura antitetici a seconda della natura chimica del polimero irraggiato: alcuni polimeri danno luogo ad una reticolazione che rafforza il polimero e ne riduce il volume libero con conseguente minore permeabilità di gas e vapori, altri, per effetto dell’energia raggiante, si degradano, frammentandosi e causando maggiori problemi di migrazione. • Orientazione • Se un oggetto di plastica viene sottoposto ad una sollecitazione tensile si ottengono effetti diversi a seconda della temperatura alla quale viene condotta la sollecitazione. • Quando è condotta ad una temperatura sufficientemente alta, la deformazione dell’oggetto è di tipo plastico, il materiale si assottiglia perché le macromolecole hanno la possibilità di scorrere le une sopra le altre. • In questo caso non vi è alcuna modificazione strutturale e la sollecitazione produce solo un assottigliamento (uno stiro) del materiale. • Nel caso in cui la trazione sia condotta ad una temperatura più bassa (comunque superiore alla temperatura di transizione vetrosa ed a quella ambiente) la deformazione risulta di tipo elastico: le macromolecole, sotto l’effetto della sollecitazione, si distendono e si allungano, diminuendo la distanza che esiste tra le molecole ed aumentando le forze attrattive che le legano. • Il materiale si assottiglia ma questo stiro comporta una orientazione del polimero che ha importanti conseguenze sulle proprietà del materiale. • In generale qualsiasi polimero (amorfo o cristallino) sottoposto ad orientazione migliora le sue proprietà di resistenza meccanica, quelli semicristallini risultano significativamente meno permeabili e quelli molto cristallini diventano più trasparenti perché si disgregano le sferuliti. • L’operazione di stiro e orientazione può essere condotta in una o in entrambe le direzioni ortogonali dando luogo a materiali orientati e bi-orientati. • Se l’oggetto viene bruscamente raffreddato, dopo la realizzazione dello stiro-orientazione, il materiale conserva memoria della sollecitazione ricevuta e, in caso di un successivo riscaldamento alla stessa temperatura a cui è avvenuta l’orientazione, restituirà quella tensione contraendosi e recuperando le dimensioni originali. • Attraverso questa tecnica si conferisce termoretraibilitàal materiale plastico. • Per alcuni polimeri semicristallini è possibile invece far seguire all’orientazione un riscaldamento ed un lento raffreddamento che favorisce una fine cristallizzazione tra le macromolecole distese dall’operazione e stabilizzare in questo modo la deformazione subita dal polimero. • Caratterizzazione delle materie plastiche • Le proprietà delle materie plastiche si possono classificare in quattro gruppi generali: - Proprietà fisiche: le proprietà fisiche o meccaniche riguardano le caratteristiche delle varie resistenze di un polimero e la sua macchinabilità: 1.resistenza alla trazione (lacapacità di un materiale di resistere ad uno sforzo di trazione); 2.resistenza allo strappo e/o alla sua propagazione, la resistenza all'urto (la capacità del materiale di sostenere un impatto diretto); 3.forza di saldatura a caldo (la capacità del film di produrre una saldatura in grado di sostenere uno sforzo mentre è ancora calda); 4.coefficiente di attrito (il grado di resistenza o di attrito quando un film scorre su se stesso o su superfici della macchina); 5. resistenza alla fessurazione sotto sforzo o stress cracking (fenomeno fisico che ha inizio sulla superficie ed è causata dall'effetto di sforzi biassiali in presenza di un agente esterno che non ha altri effetti sulla plastica. Non si verifica degradazione chimica). • Proprietà ottiche: descrivono l'aspetto e la superficie della materia plastica (opacità e brillantezza). • Proprietà chimiche: esprimono la resistenza del materiale a grasso, olio, sapone, acidi, solventi e altri agenti chimici. • La compatibilità chimica implica che non avverrà nessuna attività chimica significativa fra il prodotto e il polimero prescelto ed è variabile a seconda della natura del materiale. • I prodotti alimentari sono compatibili con i sei polimeri da imballaggio più comuni (PE, PP, PVC, PET, PA e PS). • Fra le proprietà chimiche rientrano anche la resistenza alla trasmissione di vapore acqueo, la permeabilità ai gas (relativa all’ossigeno, all’azoto, all’anidride carbonica e agli oli essenziali volatili che si trovano in prodotti alimentari, dolciumi e prodotti per l’igiene personale) e la proprietà di barriera agli oli e ai grassi (capacità del film di resistere alla penetrazione di oli e grassi, con o senza degradazione del film stesso). • Stabilità: si riferiscono alla capacità di conservare la sua resistenza e le sue dimensioni a condizioni ambientali differenti come temperatura e umidità relativa. • La “stabilità dimensionale" è la capacità di mantenere la forma e le dimensioni originali in seguito a modifiche ambientali. Carta e cartone • Carta e Cartone sono materiali piani (fogli, nastri, ecc.) costituiti principalmente da fibre di origine vegetale strettamente intrecciate, fabbricati per deposizione da una sospensione acquosa. • Le materie prime utilizzate per la loro formazione si distinguono in fibrose (legno di conifera o latifoglia, cotone, paglia di cereali, cartacce) e non fibrose (minerali, collanti, coloranti, additivi). • Le caratteristiche finali (colore e resistenza meccanica soprattutto) dipendono in larga misura dal grado di purezza e dalle dimensioni delle fibre cellulosiche: maggiore è la lunghezza migliori sono le caratteristiche meccaniche. • Tipi di carta • Carta antigrasso: È prodotta con paste chimiche raffinate per rompere l'intrico delle fibre. • Le fibre sottili si ammassano densamente, fornendo così una struttura che non assorbe subito i fluidi. • Le carte pergamene sono carte antigrasso supercalandrate e semitrasparenti. • Il trattamento all'acido solforico riduce ulteriormente la qualità fibrosa della carta pergamena e così aumenta le proprietà di barriera ai grassi e all'acqua. • Carta kraft: È la più resistente delle carte utilizzate per imballaggi ed è usata tutte le volte che è richiesta la massima resistenza. • Nei casi in cui l'aspetto è importante, la carta kraft può essere bianchita. • Nelle applicazioni in cui il materiale verrà stampato, la carta kraft viene patinata per lisciarne la superficie. • Carta per sacchetti: La carta per sacchetti è una carta krafl vergine supercalandrata che è stata trattata con un plastificante per renderla ancora più flessibile. • Questo tipo di carta presenta alta densità e resistenza e finitura di superficie liscia. • Carta per copertina e foglio intermedio ondulato: La carta per copertina è carta kraft rigida prodotta esclusivamente per i rivestimenti (o copertine) del cartone ondulato. • Lo strato interno è di solito più ruvido per fornire una buona incollatura al foglio centrale. • Lo strato esterno della carta per copertina è a volte composto da kraft bianchita. • Le proprietà richieste sono incollabilità, rigidità, flessibilità e scorrevolezza. • Il foglio intermedio viene fabbricato con paste di legno duro semichimiche e carta kraft riciclata. • Caratterizzazione Le specifiche che vengono normalmente considerate per la caratterizzazione della carta e del cartone sono il calibro o spessore, la densità, la brillantezza, il contenuto di umidità e la viscoelasticità. • La brillantezza è la misura della riflettanza totale della luce bianca e viene espressa in una scala da 1 a 100, dove 100 è il valore di brillantezza dell'ossido di magnesio puro. • La carta non può avere un valore di brillantezza uguale a 100. La brillantezza non deve essere confusa con la bianchezza, che è una descrizione di colore come lo è il rosso o il giallo. Maggiore è la brillantezza migliori sono le possibilità grafiche. • La carta è igroscopica: assorbe o perde umidità in base alla temperatura e all’umidità relativa dell’ambiente ed è igroespansiva ovvero quando assorbe umidità si espande, quando perde umidità, si contrae. • La carta è più o meno viscoelastica a seconda della velocità di applicazione del carico: più velocemente si applica un carico, più grande è la resistenza apparente. • In seguito a lunghi periodi di carico, le fibre della carta si muovono e si distorcono, o si deformano. • Per un lungo periodo di tempo la resistenza alla compressione statica è minore della resistenza alla compressione dinamica. Metalli • I metalli impiegati per produrre imballaggi alimentari o oggetti che possono entrare in contatto con gli alimenti sono, fondamentalmente, l'alluminio, l'acciaio inossidabile e gli acciai rivestiti. • Questi ultimi corrispondono a leghe ferrose ricoperte prevalentemente di ossidi di stagno o cromo. • ALLUMINIO • L'alluminio si ricava per elettrolisi da minerali ricchi di questo elemento (caolino, mica, feldspati ma soprattutto bauxite). • L'alluminio tende spontaneamente ad autopassivarsi (si ricopre cioè di un sottile strato di ossido di alluminio che protegge il metallo dalla corrosione). • Poiché questa protezione spontanea è però generalmente insufficiente (a causa del suo spessore, della sua porosità e disomogeneità) viene passivato industrialmente per via chimica o elettrochimica (anodizzazione) per ottenere uno strato più spesso e omogeneo. • I metalli impiegati per produrre imballaggi alimentari o oggetti che possono entrare in contatto con gli alimenti sono, fondamentalmente, l'alluminio, l'acciaio inossidabile e gli acciai rivestiti. • Questi ultimi corrispondono a leghe ferrose ricoperte prevalentemente di ossidi di stagno o cromo. • ALLUMINIO • L'alluminio si ricava per elettrolisi da minerali ricchi di questo elemento (caolino, mica, feldspati ma soprattutto bauxite). • L'alluminio tende spontaneamente ad autopassivarsi (si ricopre cioè di un sottile strato di ossido di alluminio che protegge il metallo dalla corrosione). • Poiché questa protezione spontanea è però generalmente insufficiente (a causa del suo spessore, della sua porosità e disomogeneità) viene passivato industrialmente per via chimica o elettrochimica (anodizzazione) per ottenere uno strato più spesso e omogeneo. • Una successiva operazione, detta di fissaggio, ne riduce, senza annullarla completamente, la porosità. • Generalmente l’alluminio richiede l’aggiunta di piccole quantità di altri metalli che ne esaltino determinate proprietà. • Qualunque sia la lega il contenuto di alluminio è comunque superiore al 90%. Gli imballaggi e i materiali di alluminio, peraltro, vengono utilizzati prevalentemente rivestiti di lacche sintetiche per evitarne la corrosione e renderli facilmente termosaldabile e sono piuttosto rari i casi in cui l'alluminio viene a diretto contatto con gli alimenti. • L’alluminio ha buone proprietà, ovvero è: - leggero ma resistente agli urti; - durevole; - resistente alla corrosione, quindi atossico e capace di non alterare il gusto e il colore degli alimenti che contiene; - igienicamente sicuro (protegge dalla luce, dall’aria, dall’umidità, dagli odori e dai microrganismi); - accoppiabile; - a-magnetico cioè non è attratto dalle calamite e perciò si utilizza nella realizzazione di apparecchi come radio, radar e stereo; - ottimo conduttore termico; - riciclabile al 100%. • L’alluminio, grazie alle sue caratteristiche intrinseche, è un materiale ideale per gli imballaggi perché permette di spostare, nel tempo e nello spazio, il consumo delle merci e dei beni. • L’alluminio offre inoltre un alto rapporto prestazioni-peso, che garantisce la massima protezione aggiungendo peso minimo a quello del prodotto imballato. • Il risultato è anche quello della ottimizzazione dei costi di trasporto. • Inoltre gli imballaggi in alluminio garantiscono un ottimo effetto barriera che protegge il contenuto dalla luce, dall’aria, dall’umidità e possono essere riciclati molte volte, costituendo così un rilevante risparmio in termini di energia • ACCIAIO • L'acciaio è una lega ferrosa a basso contenuto di carbonio (inferiore all’1.78%), a cui si aggiungono altri elementi metallici e non metallici in quantità controllate per conferirgli particolari proprietà in funzioni degli usi a cui è destinato. • Le caratteristiche principali dei contenitori in acciaio sono le seguenti: - robustezza - totale riciclabilità - protezione dagli agenti esterni tra cui la luce • A fronte di più che buone caratteristiche meccaniche, l'acciaio non presenta una sufficiente inerzia chimica per il contatto alimentare e viene normalmente protetto con diversi rivestimenti a base di ossidi di stagno, ossidi di cromo o di alluminio e vernici. • In questi ultimi anni le tecnologie si sono sempre più perfezionate aumentando la robustezza, sicurezza, praticità ed economicità del materiale. • Infatti tutti i contenitori d’acciaio, pur essendo sottili, sono robusti e resistenti. • Non solo, l’acciaio è anche molto versatile e quindi si presta alle più svariate lavorazioni. • Negli imballaggi in acciaio sono compresi: • Banda stagnata: universalmente nota come latta, è un foglio di acciaio ricoperto su entrambi i lati da un sottile strato di stagno di spessore variabile. • Lo strato superficiale di stagno rappresenta un’efficace barriera all’ossidazione e alla corrosione del materiale. • I suoi impieghi nel mondo dell’imballaggio sono innumerevoli: dalle conserve alimentari al tabacco, dal tè al caffè, dai biscotti ai cosmetici. • Banda cromata: è un materiale alternativo alla banda stagnata, dalla quale si differenzia per la diversa copertura dell’acciaio con cromo e ossidi di cromo. • Dal punto di vista economico è meno costosa ma non consente una perfetta saldatura come la banda stagnata. Per questo motivo è impiegata soprattutto nella produzione di fondi e coperchi di tappi corona. • Lamierino o banda nera: è un foglio d’acciaio laminato a freddo, senza rivestimenti di altri materiali, con buone doti di resistenza all’ossidazione e alle sollecitazioni meccaniche e che può essere trattato con ogni tipo di vernice o rivestimento. È il materiale ideale per la fabbricazione dei fusti a utilizzo industriale. Banda stagnata • La banda stagnata è il più antico dei materiali metallici impiegati per il condizionamento alimentare, anche se la sua struttura attuale è parecchio diversa da quella delle prime bande stagnate prodotte fin dalla fine del 1600. • Il termine banda stagnata è generalmente riferito ad un lamierino di acciaio dolce (a basso tenore di carbonio) con spessore variabile tra 0.15 e 0.5 mm ottenuto per laminazione a freddo e/o a caldo, ricoperto di stagno (ossidi e metallo ridotto) per spessori variabili tra 0.4 e 2.5 μm su di entrambe le facce del materiale. • La struttura fine della banda stagnata è però più complessa e deriva da un processo metallurgico complesso che comporta operazioni meccaniche, termiche e chimiche sull'acciaio base, detto anche banda nera perché ricoperta da ossidi di ferro. • Le prime bande stagnate erano ottenute per immersione dell'acciaio in un bagno di stagno fuso ma dagli anni '50 il processo elettrolitico di stagnatura ha soppiantato completamente l'antica stagnatura. •In un bagno acido di solfato di stagno l'acciaio si ricopre per elettrolisi di stagno metallico. •Segue la brillantatura, che consiste in un trattamento termico a 260-270 °C. •Successivamente il materiale subisce un rapido raffreddamento, che porta alla formazione di una lega stagno-ferro (0.08 μm di spessore) e quindi all'ancoraggio del rivestimento. •La fase successiva di preparazione consiste nella passivazione, che corrisponde ad un nuovo processo elettrochimico in soluzione di bicromato di potassio che porta alla formazione di un film di ossidi di stagno e di cromo per uno spessore di 2 nm sullo strato di stagno metallico che ha spessore pari a circa 0.3 μm. •L'ultima operazione è l' oliatura che conferisce maneggevolezza e protezione alla banda stagnata ma molto frequentemente le bande stagnate (come del resto anche l'alluminio) sono ulteriormente protette con lacche organiche (sintetiche) di rivestimento sulla faccia destinata al contatto alimentare. Corrosione della banda stagnata • Le lastre di ferro ricoperte di stagno con un procedimento detto di immersione prendono il nome di latta. • Se la lamiera di ferro è coperta di stagno non per immersione ma per elettrolisi, si chiama banda stagnata. • Latta e banda stagnata sono adatte per contenere pelati, tonno, minestre. • L’alluminio è molto malleabile, e questo permette di ricavarne fogli molto sottili; non si ossida, non fa passare la luce: per questa ragione è usato per conservare gli alimenti, da solo o incollato a fogli di carta o plastica nei poliaccoppiati. • Il materiale per le lattine è comunemente definito alluminio, vista l’alta percentuale che lo costituisce (96%), ma in realtà si tratta di una lega in cui la presenza del rame, seppur minima, assicura stabilità e robustezza. • Qualsiasi processo di degredazione di un metallo, attraverso l’interazione con l’ambiente circostante, è definito come un fenomeno di corrosione. • Questo è uno degli aspetti più importanti da valutare nel momento in cui si decide di confezionare un alimento in un contenitore metallico con determinate caratteristiche. • Il fenomeno di corrosione più comune per i metalli a contatto con gli alimenti è una corrosione elettrochimica che prevede un trasferimento di elettroni all’interfaccia “metallo ambiente” ed avviene in soluzione o in mezzo unico. • Questo tipo di fenomeno, è conosciuto come corrosione galvanica che si verifica quando due diversi metalli vengono a contatto in presenza di un elettrolita (es. acqua salata) con la conseguente creazione di una cella galvanica naturale indesiderata che provoca nei metalli coinvolti la reazione chimica descritta. • Ciò che si realizza in una cella galvanica è la diversa velocità con cui si sciolgono nell'elettrolita i metalli, lasciando elettroni liberi nel metallo non disciolto che assume una carica negativa rispetto all'elettrolita. MEZZI USATI PER PREVENIRE LA CORROSIONE • Mantenere i metalli asciutti e/o protetti dai composti ionici (sali, acidi e basi), ad esempio incapsulandoli all'interno di gusci di plastica o resine (vernici). • Realizzare la cosiddetta protezione catodica, che utilizza uno o più anodi da "sacrificare" realizzati con un metallo ancora più "attivo" di quello da proteggere, come lo zinco, il magnesio e l'alluminio.