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Percorsi di legalità
nelle scuole veronesi
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Prefazioni di:
Giovanna Boda
Stefano Quaglia
Anna Lisa Tiberio
Giovanni Renso
Luca Erbifori
La voce delle Istituzioni:
Perla Stancari
Flavio Tosi
Roberto Bernardini
Enrico Buttitta
Danilo Gagliardi
Pietro Oresta
Luigi Altamura
- La voce agli Enti
- La voce del Mondo della Scuola
- La voce alle Associazioni
testo a cura di:
Anna Lisa Tiberio
e della
Consulta Provinciale degli Studenti di Verona
Foto in quarta di copertina:
”Paesaggio Corleonese”
di Antonio Buttitta
[email protected]
vmeo.com/antoniobuttitta
Impaginazione grafica e stampa:
Villafranca di Verona
[email protected]
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Ai giovani
che hanno
il futuro
nelle loro mani ...
dott.ssa Anna Lisa Tiberio
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Indice
Prefazioni
Pag.
La voce delle Istituzioni
Pag. 17
La voce agli Enti
Pag. 31
La voce al mondo delle Scuole
Pag. 41
La voce delle Associazioni
Pag.117
Conclusioni: Per non dimenticare
Pag. 144
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PREFAZIONE
Carissimi studenti, carissime studentesse,
vi rivolgo un affettuoso ringraziamento in occasione della pubblicazione di
questo libro, che ben descrive il vostro costante impegno e lavoro che insieme ai docenti e ai genitori portate avanti su argomenti così decisivi come la
legalità, l’integrazione e la lotta alle mafie.
La Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la
Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
nel corso di ogni anno scolastico è impegnata a sensibilizzare le scuole su
tantissimi progetti didattico-formativi sui temi della cittadinanza, della legalità
e dei diritti umani, molti dei quali sono stati realizzati anche da voi in questi
anni.
La Direzione, in collaborazione con le tante Associazioni che in tutta Italia
lavorano con le scuole di ogni ordine e grado, promuove una serie di concorsi
e iniziative per trovare insieme la strada verso una cultura della legalità veramente condivisa e costruire, proprio a partire da voi ragazzi, un patto che veda
le istituzioni, la scuola e la società civile insieme contro ogni tipo di illegalità.
Tali progetti hanno il loro momento conclusivo il 23 maggio, anniversario della
strage di Capaci, giornata che col tempo è diventata un appuntamento molto
atteso dai docenti e dagli studenti del nostro Paese. In questi anni, infatti, la
partecipazione è stata altissima e il 23 maggio è ormai la data simbolo dell’impegno delle scuole nella diffusione della cultura della legalità e del contrasto
ad ogni atteggiamento mafioso.
Nella scuola, per la prima volta, avete l’occasione di fare esperienza di cosa
sia lo Stato e di imparare quella coscienza civile che si sostanzia nel rispetto
della legge e dei valori sociali, nella conoscenza e nell’attenzione verso l’altro,
nella difesa della nostra cultura, delle nostre tradizioni, di una società inclusiva affrancata dal bisogno.
In questo modo, la scuola diventa un fecondo laboratorio di cittadini consapevoli e pratiche partecipate; solo così il futuro potrà parlare un nuovo linguaggio
di legalità, giustizia e condivisione. La partecipazione e la memoria sono le
coraggiose risposte che voi ragazzi potete dare con il vostro impegno quotidiano a scuola e in famiglia.
Grazie di cuore!
Giovanna Boda
Direttore generale per lo Studente, l’Integrazione,
la Partecipazione e la Comunicazione
Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
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UNA VIA VERSO LA LEGALITÀ
Questo opuscolo, che elenca e brevemente illustra recenti “percorsi
di legalità” affrontati da scuole veronesi, è tutt’altro che esaustivo delle innumerevoli iniziative, conferenze, degli incontri e convegni che hanno coinvolto
gli studenti veronesi.
In tutte le attività intraprese i dirigenti scolastici e i membri della Consulta Provinciale degli studenti, hanno instancabilmente svolto una incessante attività
volta a promuovere nei giovani la capacità critica di scelta per una cittadinanza responsabile ed attiva.
L’Ufficio Scolastico di Verona, i Dirigenti degli Istituti, i docenti, i ragazzi della
Consulta degli studenti, hanno così realizzato innumerevoli progetti, coinvolgendo anche il sottoscritto in moltissimi incontri con gli studenti, con i genitori
e gli insegnanti sui temi della legalità e dei principi della nostra Costituzione
Repubblicana, dell’uso responsabile del web e dei social network, dei pericoli del gioco d’azzardo e delle dipendenze, del diritto e interesse alla salute,
dell’immigrazione, del bullismo, dei diritti delle donne e dell’infanzia.
Valore aggiunto di queste esperienze è stata la capacità di saper coinvolgere
tutti i rappresentanti della società civile, dagli Enti locali alla Magistratura e
alle forze dell’ordine, dall’associazionismo ai rappresentanti del mondo sportivo e imprenditoriale, consentendo una sinergia continua tra gli attori della
realtà in cui viviamo.
Filo conduttore di questi interventi è stata la previsione di un ruolo attivo e
propositivo dei ragazzi che hanno consentito il buon esito dei progetti e hanno
espresso la loro forte motivazione a divenire protagonisti della società nella
quale vivono. Le iniziative intraprese sono state tra le più varie e hanno riguardato non solo le tematiche più vicine ai ragazzi, quali il fumo , l’alcool o le
nuove dipendenze, ma anche temi quali l’evasione fiscale, l’amministrazione
della giustizia o la lotta alla mafia, percepiti forse come più distanti nell’adolescenza eppure fondamentali per fornire ai ragazzi tutti gli strumenti per essere
cittadini consapevoli e divenire domani adulti responsabili.
In alcuni casi la conclusione dei progetti ha portato anche alla realizzazione
di prodotti fruibili dalla società tutta, quali mostre, prodotti multimediali o manufatti di vario genere, a dimostrazione della particolare sensibilità prestata
nell’elaborazione degli interventi ad uno scambio e confronto continuo tra il
mondo scolastico e la società nel quale lo stesso si trova ad operare.
Gli interventi promossi dalla Istituzioni scolastiche in questo percorso verso la
legalità dimostrano come la Scuola abbia un ruolo propulsore nella formazione di una cittadinanza attiva e consapevole nei nostri ragazzi, che, grazie a
questi progetti, hanno potuto arricchire e approfondire la conoscenza ed ac- 10 -
cettazione dei valori di legalità derivanti dai principi della nostra Costituzione
repubblicana, preparandosi ad affrontare con spirito critico e democratico le
sfide che la società attuale, sempre più complessa e insidiosa, presenta loro.
Stefano Quaglia
Dirigente reggente Ufficio Scolastico Territoriale
XII Verona
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PREFAZIONE
Il riunire in un testo pensieri, messaggi e progetti per favorire la cultura della
legalità e della cittadinanza responsabile ed attiva nelle giovani generazioni
risponde a un’idea espressa dai giovani della Consulta Provinciale degli studenti per valorizzare percorsi significati ed innovativi inseriti nei Piani dell’Offerta Formativa delle singole scuole realizzati in sinergia con le Istituzioni e gli
Enti preposti sul territorio.
Verona in questi ultimi anni è diventata un punto di riferimento per numerose
Associazioni Nazionali che hanno realizzato convegni ed eventi importanti
con la presenza di testimonial d’eccezione.
Attraverso la rievocazione di fatti di cronaca che hanno caratterizzato la storia
della nostra Italia, i giovani vengono educati ai valori portanti della vita: rispetto, altruismo e solidarietà.
Personalmente ho contribuito a costruire reti sinergiche tra storie di donne e
uomini che hanno vissuto in prima persona esperienze di vita toccanti, con
l’obiettivo di essere sempre tesi alla speranza di poter contribuire a costruire
un mondo migliore.
Ma ciò che vorrei evidenziare è il grande lavoro espletato dai nostri docenti
che fin dalla scuola dell’infanzia, usando varie strategie metodologiche e didattiche attive, hanno realizzato percorsi motivanti coinvolgendo anche i genitori.
Canzoni, poesie, spettacoli teatrali, visione di filmati, partecipazione a concorsi grafico-pittorici e letterari, incontri con autori, hanno caratterizzato l’anno
scolastico.
Ho sempre ritenuto fondamentale coinvolgere a tutti i livelli i giovani nei processi di sensibilizzazione e nelle politiche di sviluppo di attenzione verso la
conoscenza della Costituzione e dei Diritti Umani.
In particolare quest’anno, i giovani della Consulta hanno dimostrato con grande consapevolezza che sono davvero sensibili, attivi, critici e costruttivi e che
possono contribuire ad essere sempre più protagonisti dello sviluppo complessivo dell’Umanità, partendo dalle dinamiche delle azioni a livello locale,
nazionale, comunitario ed internazionale.
Sono giovani che contribuiscono alla promozione della cultura del rispetto
della pace, della solidarietà e della interculturalità.
Sono la principale risorsa del nostro futuro, la vera forza nella costruzione di
un mondo in cui è necessario informare, aprirsi, partecipare, essere responsabili con grande coerenza.
Ma è necessario che Istituzioni mantengano sempre un dialogo costante con
il mondo giovanile per promuovere la diffusione di buone prassi. E quindi i
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Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le associazioni riconosciute e i
gruppi d’interesse spontanei devono continuare a dialogare con le nuove generazioni attraverso tutte le forme di partecipazione democratica.
Già l’Unione Europea si è sempre preoccupata di fornire a suoi giovani cittadini un’educazione di qualità che porti ad una cultura di pace fondata sul
rispetto dei diritti umani.
Durante l’anno hanno dimostrato che la scuola ha un ruolo fondamentale per
diffondere la cultura della convivenza civile democratica e della cittadinanza.
A scuola ognuno di loro comprende di avere dei diritti e dei doveri e impara a
rispettare la libertà degli altri.
Anche aver recentemente partecipato all’incontro tra i giovani studenti veronesi e quelli della prestigiosa Scuola Militare Aeronautica Douhet di Firenze,
presso il Terzo Stormo di Villafranca di Verona, ha rievocato in me grandi
emozioni e riflessioni.
Spesso la vita viene paragonata ad un aereo che prima di affrontare un volo
prepara il decollo con un gran rullare dei motori … la forza del cuore pulsante
che batte così forte prima di affrontare un viaggio.
Un viaggio negli azzurri del cielo ci fa vedere da una prospettiva diversa e
più ampia ogni piccolo particolare del Mondo. E ci si accorge che nel viaggio
nessuno è solo. Tanti volti diversi con il loro sorriso, il loro sguardo, i loro occhi, le profonde rughe, la bellezza di una vita unica e irripetibile che va sempre
salvaguardata e protetta.
Non importa quanto il viaggio possa durare … l’importante è imparare a volare. Volare pensando che ognuno di noi è diverso e può contribuire con le
proprie attitudini e propensioni a mettere in atto i principi costituzionali, promuovere una cittadinanza attiva e responsabile.
L’importante è avere la consapevolezza delle proprie azioni e saper scegliere
quando è il momento di partire e di decollare con un’attenzione sempre costante verso gli altri.
Nessuno è mai solo e di ciò dobbiamo convincere i nostri giovani … sempre
guardando il nostro Tricolore che sventola nel cielo di tutti …
La nostra bandiera racchiude la storia che deve essere sempre conosciuta
per aiutare tutti a mettere basi solide per la costruzione di un futuro radioso.
Nella nostra bandiera ritroviamo storie di uomini e donne che abbiamo il dovere di non dimenticare mai … storie da raccontare perché è nella memoria
che si trovano i valori portanti della vita: rispetto, solidarietà, amicizia, pace,
amore … valori che inneggiano al rispetto della vita e di ogni essere umano.
La bandiera a cui tutti dovrebbero rivolgere lo sguardo con gli occhi pieni di
speranza … speranza di continuare a studiare, a lavorare, a fare ricerca, a
formarsi una famiglia per un vero progresso umano relazionale e sociale.
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E agli studenti auguro sempre di realizzare i loro sogni … il vero volo nella
libertà di essere per esistere. Ma necessario è aprire il cuore alla speranza.
Adulti e giovani insieme in un cammino verso il futuro per una Vita unica ed
irripetibile e da raccontare.
Dott.ssa Annalisa Tiberio
Responsabile Ufficio Interventi Educativi
UST XII Verona
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UN TESTO LETTO IN OCCASIONE DELLA
FESTA DELLA REPUBBLICA
Rivolgo alle Autorità civili e militari, al Sindaco, al Prefetto ed a tutti i Cittadini
presenti un cordiale saluto a nome della Consulta Provinciale degli Studenti
di Verona che sono stato chiamato a rappresentare.
Nel celebrare l’anniversario della Repubblica è doveroso l’omaggio alle nostre Forze Armate che, con l’ausilio del volontariato civile, servono la Nazione
e garantiscono la sicurezza di noi tutti.
Ed è proprio dalle Forze Armate che ci viene dato un grande esempio di unità,
del quale il Paese ha estremo bisogno per affrontare e risolvere i problemi
di una crisi molto profonda, dal punto di vista economico, finanziario e direi
anche sociale.
Per noi giovani e per noi studenti che ci accingiamo ad entrare nel mondo
dell’università e successivamente del lavoro, gli elementi di preoccupazione
sono pesanti. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli insostenibili per
un Paese civile e socialmente avanzato come il nostro.
Ho letto sul web il testo dell’intervista che il Presidente della Repubblica ha
rilasciato recentissimamente, dedicata in larga misura al rapporto tra i giovani
ed il lavoro. “Dobbiamo essere una Repubblica all’altezza dell’articolo 1 della
Costituzione” ovvero “Fondata sul lavoro” , ha ricordato. E per quanto riguarda le cosiddette “fughe di cervelli” all’estero, ha ancora ricordato il Capo dello
Stato, “continuare a disperdere queste energie giovani, è una perdita secca
per l’Italia, anche perché l’Italia si accolla il costo della formazione di questi
giovani fino alla laurea e poi deve deprivarsi di queste fondamentali energie.
Quindi è importante creare le condizioni perché trovino lavoro qui, o perché
possano tornare qui occupandosi in modo adeguato.”
Come rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti di Verona ringrazio fin d’ora la classe politica che metterà l’impegno necessario in relazione alla gravità che si presenta perché riesca a trovare i modi per la risoluzione
di questi problemi, che sono quelli che stanno maggiormente a cuore alla
maggioranza di noi.
Giovanni Renso
Presidente Consulta degli Studenti Verona
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PREFAZIONE
Giovani e legalità. Un binomio fondamentale per una seria diffusione
della cultura del rispetto, della sincerità, dell’aiuto reciproco, della verità, della
libertà.
Ho sempre ritenuto che per cambiare veramente le cose si debba innanzitutto
cambiare la mentalità delle persone. È la mentalità intrinseca a noi che distorce la realtà, sono i processi con i quali analizziamo il mondo che modificano
il mondo stesso.
È veramente difficile ormai insegnare ad un adulto, ben inserito in un determinato contesto sociale, il valore della legalità e come questo possa e debba
essere diffuso. Un po’ come un capillare morto che non riesce a trasmettere il
sangue, piccolo impulso vitale che contribuisce egli stesso, seppur in minima
parte, alla soppravvivenza dell’essere umano.
Ebbene però i giovani non sono capillari morti. I giovani sono dei vasi sanguigni che pompano e trasmettono in ogni istante stimoli ed energia agli altri
componenti della società. È proprio su questo che dobbiamo puntare: il legame tra le persone. Se riusciamo ad insegnare ad un bambino che picchiare
un coetaneo più fragile è una forma di sopruso allora quel bambino insegnerà
ad altri amici che quel gesto non deve essere fatto. Uguale per il giovane che
spaccia, per il ragazzo che estorce denaro ai più deboli. E’ il troppo buonismo
che spesso vincola e segna un futuro meno agile ma più propenso all’illegalità.
Il primo passo per prevenire è educare.
Ogni volta davanti ad intere platee di studenti mi ritrovo a fare sempre lo
stesso discorso: dico loro di immaginare per un istante un mosaico, composto
da migliaia e migliaia di piccoli tasselli uguali tra loro, ma ciascuno di essi
caratterizzato da una peculiarità individuale che lo differenzia dagli altri, ma
che allo stesso tempo lo rende parte integrante di un grande disegno. Se un
solo tassello si rompesse ecco che allora tutto il mosaico perderebbe senso,
significato. Se invece ogni quadratino, nel suo piccolo, fosse una componente
ben fatta allora solo in quella circostanza il mosaico riacquisterebbe il suo
significato.
Noi giovani dobbiamo essere come quei tasselli, non più di un mosaico ma
della società, in grado di diffondere al nostro vicino, al nostro amico, al nostro
compagno la logica e la cultura della legalità e del rispetto.
Luca Erbifori
Tutor Consulta Provinciale degli Studenti di Verona
Responsabile Politiche Giovanili Coordinamento nazionale antimafia
Portavoce ass. Progetto Sostenibile
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LA VOCE ALLE ISTITUZIONI
Cari ragazzi,
sono molto lieta di potervi esprimere il ringraziamento delle Istituzioni
per l’impegno che avete profuso nelle progettualità in tema di legalità.
Sono convinta che l’educazione sia il primo percorso per la maturazione delle
capacità della persona e lo sviluppo delle sue potenzialità. E per questo sia i
genitori che la scuola, devono condurvi verso obiettivi sempre più importanti.
In questo compito non facile anche le Istituzioni devono contribuire a rendervi
protagonisti della società e non soggetti passivi, influenzabili da ogni moda
effimera o da condizionamenti di tipo dittatoriale.
Siamo in un momento particolarmente complesso -non solo per la crisi economica in atto- nel quale il rischio maggiore è l’omologazione a modelli spesso fuorvianti e che mortificano il senso dell’individuo come essere libero e
capace di autodeterminarsi.
Una realtà sociale ed economica in continua evoluzione, come quella che
stiamo vivendo, chiede al Paese -a ciascuno di noi, individualmente come
cittadino- e soprattutto a chi riveste ruoli istituzionali, di essere un esempio
nell’impegno richiesto per affrontare, con serietà e professionalità, una fase
della nostra storia, complessa e difficile.
Perché la legalità consiste nel seguire le regole che lo Stato democratico si
è dato, in una dialettica continua ma sempre densa di contenuti di crescita
individuale e sociale.
Obiettivi ambiziosi ma fondamentali, che richiedono fermo convincimento e
sincera capacità di intendersi su cosa sia la coesione sociale; quale sia il
profondo significato che proviene dai princìpi fondamentali contenuti nella
Costituzione e quale sia il Paese che vogliamo essere, per noi e per voi,
che rappresentate le nuove generazioni.
Questo, oggi, è il momento di decidere non per se stessi, ma in un’ottica più
allargata di crescita del Paese. E noi che rappresentiamo le Istituzioni
dobbiamo dimostrare di essere un punto di riferimento sereno e sicuro per voi
ragazzi, che non potete -e non dovete- mai sentirvi abbandonati e soli.
Per questo gli “adulti” ed i rappresentanti delle Istituzioni devono sapervi ascoltare. Prestare attenzione ai vostri discorsi, ai vostri “sogni”. Sapervi dedicare quel tempo che spesso viene sprecato.
Impegno, coerenza, merito e condivisione degli impegni assunti: questi sono
i compiti a cui tutti siamo chiamati, per garantire al Paese una crescita più
sostenuta, più equa e la piena occupazione.
Percepire il Paese come sintesi di valori e principi nobili; ascoltare le categorie più fragili, dare fiducia e realizzare progetti per il futuro: questo dobbiamo
impegnarci a fare oggi e questa è la promessa che dobbiamo e vogliamo
mantenere, anche per i figli che verranno.
Auguri di cuore, ragazzi.
Perla Stancari
Prefetto di Verona
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Cari ragazzi,
a nome della città di Verona mi complimento con voi per le iniziative
sulla legalità che, insieme ai vostri docenti, avete portato avanti nel corso
dell’anno scolastico. Progettualità che trovano spazio in questa pubblicazione, realizzata grazie al contributo della Banca Popolare.
Attraverso questi percorsi avete avuto l’opportunità di riflettere e discutere sui
temi della legalità e della cittadinanza responsabile, che rappresentano le basi
fondamentali per una positiva crescita personale all’interno della comunità.
Affrontare a scuola queste tematiche rappresenta un’interessante occasione
di confronto sui valori da vivere e promuovere per contribuire al miglioramento
della società di cui facciamo parte. La cultura della legalità va di pari passo
con il recupero dei valori di dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia posti a fondamento della civile convivenza. Un impegno
che, per essere realmente efficace, necessita della condivisione e della collaborazione di più soggetti che, quotidianamente, si occupano di sostenere e
difendere la cultura legalità nel nostro Paese: le Amministrazioni pubbliche,
la Prefettura, le Forze dell’Ordine, le istituzioni preposte alla formazione, ma
anche le associazioni che sul territorio, a vario titolo, promuovono iniziative
finalizzate a diffondere questa cultura a partire proprio dai più giovani.
Da parte dell’Amministrazione comunale diversa è stata ed è l’attività portata avanti in questi anni per promuovere e diffondere tra i cittadini, giovani e
adulti, le tematiche della legalità e di una cultura di giustizia e responsabilità
civile. Iniziative che hanno visto la partecipazione e la fattiva collaborazione
delle diverse componenti della società civile che, insieme al Comune, hanno
promosso percorsi formativi in questo senso. Dalle Giornate della Gerbera
Gialla contro la mafia, promosse insieme al Coordinamento nazionale antimafia “Riferimenti” e di cui quest’anno abbiamo festeggiato insieme il ventennale, agli incontri con figure di spicco delle Istituzioni pubbliche, come Pietro
Grasso e dell’imprenditoria, come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese al
quale, proprio in virtù della coraggiosa testimonianza e denuncia contro la
malavita organizzata, l’Amministrazione comunale di Verona ha conferito la
cittadinanza onoraria. Vi sono poi i percorsi promossi all’interno del progetto
“Educare alla Legalità”, organizzato in collaborazione con la rete Prospettiva Famiglia e quelli realizzati nell’ambito del Consiglio delle Bambine e dei
Bambini, finalizzati a valorizzare la conoscenza delle istituzioni pubbliche
e l’appartenenza alla comunità. A livello amministrativo sono state avviate
azioni finalizzate alla prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione. Non sono mancate poi iniziative nell’ambito della sicurezza stradale,
del decoro e dell’ordine pubblico, rivolte a trasmettere il messaggio che è im- 18 -
portante l’osservanza delle regole, non subite, ma scelte e vissute nel rispetto
dell’interesse della collettività.
Cari ragazzi, l’Amministrazione comunale e la città di Verona ripongono in voi
grandi speranze per il futuro. Per promuovere veramente la cultura della legalità siamo chiamati tutti, nel nostro agire quotidiano, ad indirizzare le nostre
scelte verso il bene comune e non solo verso quello personale, ricordando
che non sempre la strada più facile e veloce è anche quella più giusta. In
quanto cittadini abbiamo doveri precisi, nei confronti del Paese in cui siamo
nati e nel quale abitiamo, ma anche rispetto alla società di cui facciamo parte.
Promuovere queste idee tra voi giovani, che siete il nostro futuro, sono certo
significhi preparare la strada verso un vero e possibile cambiamento.
Flavio Tosi
Sindaco di Verona
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ESERCITO ITALIANO:
UNA RISORSA PER IL PAESE
Non so se via sia mai capitato di pensare a noi militari e al nostro mondo,
l’Esercito.
Magari così, anche solo di sfuggita, guardandoci in televisione o incrociandoci per strada, avete provato a darci un volto, a immaginare le nostre vite,
idealizzato le nostre qualità e il nostro coraggio.
Non voglio deludervi, ma i soldati che quotidianamente lavorano nelle città
per la vostra sicurezza, che portano con orgoglio il Tricolore e onorano la
Patria con il loro continuo impegno nei più disparati teatri operativi, sono
esattamente come voi.
Sono uomini e donne che con passione e una briciola di sana follia vanno
incontro al proprio attimo. Capita anche a voi, provate a pensarci.
Si è vero, se osservo i nostri militari in Afghanistan, Libano, Kosovo, non
posso non ammettere che a volte i nostri “attimi” sono particolari: una sorta
di intima solitudine fatta di concentrazione, tensione e qualche volta, perché
no, anche di umana paura.
Ma se guardaste con attenzione questi nostri istanti, come fossero le scene
di un film e vi soffermaste ad analizzare la successione delle immagini, fotogramma dopo fotogramma, avreste l’intangibile sensazione di assistere all’emozionante visione di come singoli ingranaggi - i nostri soldati - si uniscano
e all’unisono siano in grado di affrontare le sfide che il nostro lavoro ci riserva.
L’Esercito è infatti una comunità di uomini e donne, prima che l’insieme delle
sue armi.
Basterebbe questo semplice concetto per capire che l’Esercito è, innanzi
tutto, un gruppo di persone che a un certo punto della vita ha scelto consapevolmente di abbracciare un ideale per servire gli altri cittadini italiani.
L’atto formale che sancisce l’inizio di questo servizio è il giuramento, prestato
di fronte alla Bandiera italiana e la cui formula recita: “ giuro di essere fedele
alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore a tutti i doveri del mio stato per la difesa della
Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”.
Il Tricolore, come disse il Presidente Azeglio Ciampi, non è una semplice
insegna di Stato ma “un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si
riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia e nei valori della propria storia e della propria civiltà”.
Con le parole del giuramento impresse nella mente e il Tricolore cucito sulla
manica dell’uniforme e nel cuore, migliaia di militari italiani sono impegnati
all’estero per difendere principi nobili come democrazia, libertà e difesa dei
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più deboli e per far sì che popoli oppressi o tormentati possano godere dei
diritti di libera scelta e di autodeterminazione.
Ma la Costituzione italiana affida alle Forze Armate anche altri compiti.
Uomini e donne dell’Esercito quotidianamente svolgono compiti poco noti
ma fondamentali per la sicurezza di tutti i cittadini: pattugliano le città della
nostra penisola in collaborazione con le Forze dell’Ordine, disinnescano ordigni bellici che quotidianamente si rinvengono sul territorio italiano, intervengono in caso di pubbliche calamità e si addestrano per far fronte agli impegni
futuri.
Impegni quindi diversi e continui che non possono prescindere da preparazione tecnica, mentale, fisica, da una forte spinta motivazionale e da un’elevata capacità di adattamento a situazioni e luoghi diversi, dove il militare è
chiamato ad operare in ogni parte del mondo.
Sono questi, uomini e donne in uniforme - che si possono a buon diritto definire cittadini di tutta l’Italia se non del mondo - che accumulano e interiorizzano facendole proprie esperienze di vita e di lavoro significative e di spessore
e valore difficilmente eguagliabili.
Tali esperienze, uniche nel genere, determinano in loro una grande maturazione sociale e umana che naturalmente ma anche inevitabilmente essi
trasferiscono nel contesto sociale cittadino in cui vivono, arricchendolo di
nuove conoscenze e valori.
Alcune volte, a date fisse, i militari organizzano semplici che coinvolgono la
società civile per ricordare assieme a tutti gli Italiani alcune date simbolo non
solo per l’Esercito ma anche per tutto il Paese: il 4 maggio e il 4 novembre.
Il 4 maggio è il compleanno dell’Esercito poiché Il 4 maggio del 1861, il Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretò a Torino la costituzione dell’Esercito Italiano: l’armata sarda, parte delle forze borboniche, elementi garibaldini e degli eserciti degli stati preunitari furono uniti sotto la stessa bandiera
superando notevoli differenze culturali e materiali delle singole componenti.
Si può quindi affermare che l’Esercito Italiano è stato tra le prime istituzioni
“nazionali” dell’Italia unita, un esercito di popolo e per il popolo.
Il 4 novembre del 1918 terminava il 1 o conflitto mondiale e in tale giorno si
commemora la festa dell’Unità Nazionale e di tutte le Forze Armate. Si commemorano militari di ieri e di oggi, padri e figli, nonni e nipoti. Ognuno di essi,
infatti, in epoche di conflitti o in tempo di pace, in decenni caratterizzati dalla
guerra fredda o in quelli contraddistinti dall’impegno nei Teatri Operativi all’estero, ha prestato il suo servizio a favore del Paese indossando l’uniforme
delle Forze Armate. E sempre, in ogni ricorrenza, si ricorda chi ha sacrificato
la vita nell’adempimento del proprio dovere: erano colleghi, amici, padri, fratelli e sorelle, figli e figlie e il loro ricordo accompagna ogni militare e lo sprona
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a dare il meglio per far si che essi non siano morti invano. Perché lo spirito
di servizio che sempre guida il militare nel quotidiano operato non ha spazio,
non ha tempo e non ha grado: nobilita chi lo esprime perché lo avvicina ai
valori che sono rappresentati dalla nostra Bandiera.
Roberto Bernardini
Gen. C.A., Comandante delle
Forze Armate Operative Terrestri
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PERCORSI DI LEGALITÀ
Non ho mai dimenticato il mio primo ingresso in un carcere.
Ero un bambino di 5 o 6 anni e per un puro caso mi trovai a dovere seguire
mio padre, cancelliere, ed il Procuratore della Repubblica di Sciacca all’interno di quella casa circondariale.
Un primo agente ci aprì il portone di ingresso, che richiuse dietro di noi. Aprì
quindi un pesante cancello in ferro affidandoci ad altro agente e sbattendo il
primo cancello alle nostre spalle. Percorremmo una decina di metri e superammo un altro cancello metallico, poi un altro ed un altro ancora. Forse ancora un altro. Di tutti ricordo il rumore metallico quando si aprivano e chiudevano
e le grosse chiavi che giravano nelle serrature.
Entrammo nella stanza del direttore, che si offrì di intrattenermi mentre il procuratore e mio padre proseguivano verso le celle accompagnati da agenti e
da un uomo che conoscevo come “l’avvocato”.
Fui consapevole del fatto che mai sarei riuscito da solo ad uscire da quel posto, e che lì dentro c‘erano uomini che avevano violato la legge.
Riflettei a tale proposito che, qualunque sia l’utilità data dalla commissione di un crimine, questa non può in alcun modo ripagare la perdità della libertà, il peso morale e psicologico del processo penale cui si è sottoposti,
l’allontanamento dagli amici e dagli affetti, la perdita della considerazione di
cui si gode nella società civile.
Tornai in un carcere qualche anno dopo, quando, ancora ragazzino, il padre
di un mio amichetto ci portò al Carcere dei Minorenni Malaspina di Palermo,
dove egli lavorava come agente, approfittando del fatto che, essendo domenica pomeriggio, vi si proiettava un film per i giovanissimi detenuti.
La sala del cinema era piena di ragazzi con il capo rasato che indossavano
una stessa tuta informe.
Mi stupì il fatto che nessuno di essi ridesse o parlasse a voce alta come si
usava, almeno un tempo, tra ragazzi nei cinema di Palermo. Mi sentii estraneo e fuori posto, anche perché, pur essendo seduto nella stessa platea, non
mi era consentito dialogare con nessuno di loro.
Sentii forte il senso di oppressione e disagio per il luogo in cui mi trovavo, e
pensai ancora a come dei comportamenti sbagliati e illegali, posti in essere
non sempre per cattiveria, ma a volte anche solo per bisogno, sfortuna, debolezza o avventatezza, possano sconvolgere e pregiudicare la propria vita
attuale e quella futura.
Voglio dire a chi legge queste mie semplici parole, che per convincersi della
necessità del rispetto di regole e leggi, basterebbe riflettere sul fatto che pro- 23 -
prio l’accordo degli esseri umani nel rispettare regole comuni, ha consentito la
nascita e l’evolversi della civiltà umana, con la costruzione di città, di Stati, di
Imperi e di Nazioni. La società umana, fin dal primo nascere di tribù e villaggi
si è sempre basata sul rispetto delle leggi e delle regole che gli uomini spontaneamente si sono dati.
Dal 1978 sono ritornato in carcere innumerevoli volte in veste di Pubblico Ministero del Tribunale Militare
I tre Tribunale Militari presenti in Italia, in tempo di pace, giudicano i reati
militari commessi dagli appartenenti alle forze armate (militari dell’Esercito,
Marina, Aeronautica, Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza).
Oltre ai reati corrispondenti a quelli puniti dal codice penale comune, i Tribunali Militari giudicano i reati tipici del contesto militare, quali ad esempio i reati
di assenza e quelli contro il servizio e la disciplina.
Quando iniziai a Palermo il mio lavoro di magistrato, nel 1978, a venticinque
anni d’età, mi trovai a dover giudicare anche militari che erano più o meno
miei coetanei; questo mi mise a contatto con una realtà sociale e militare particolare. Reati molto comuni, a quei tempi, erano la diserzione e la mancata
presentazione alle armi. Spesso gli imputati erano ragazzi di povere famiglie
siciliane o calabresi, spinti a disertare per lavorare nei campi come braccianti,
anche per poche settimane, per sostenere la famiglia. Erano esperienze molto toccanti e io e i miei colleghi cercavamo di aiutare questi ragazzi applicando criteri di giustizia e di umanità. Come infatti diceva il mio collega e amico
Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia a Caltanissetta nel ’91, “un
giudice deve soprattutto capire, non solo giudicare”.
Erano ancora tanti, poi, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, i soldati di leva analfabeti. Per questi militari analfabeti, dopo l’arresto e la concessione da parte mia
della libertà provvisoria sollecitavo l’invio ad appositi corsi tenuti nelle “Scuole
Reggimentali”, dove in poco tempo imparavano a leggere e a scrivere.
Vorrei per concludere ricordare che se “la difesa della Patria è sacro dovere
del cittadino”, al tempo stesso “l’ordinamento delle Forze Armate si informa
allo spirito democratico della Repubblica” (art. 52 Cost.). In forza di tale principio, tutti i militari hanno eguale dignità sociale, a prescindere dal grado rivestito.
Tali principi costituzionali, tuttavia, hanno avuto piena realizzazione da parte
del legislatore soltanto dopo quasi quarant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. In passato e fino alla legge 685/1985, le pene previste dal Codice
Penale Militare per i reati di insubordinazione commessi dagli inferiori in grado contro i superiori erano eccessivamente elevate rispetto ai corrispondenti
reati di abuso di autorità commessi dai superiori, per i quali spesso non era
prevista la procedibilità d’ufficio bensì a richiesta del Comandante del Repar- 24 -
to. Inoltre, una diversità di trattamento sanzionatorio si aveva anche tra l’insubordinazione verso superiore ufficiale e l’insubordinazione verso un superiore
non ufficiale, il che non appariva giustificabile al di fuori di una anacronistica
discriminazione di casta. Dopo la riforma legislativa, il trattamento sanzionatorio è identico sia per i reati commessi dai superiori, sia per quelli commessi
dagli inferiori in grado, in evidente ossequio ai principi di pari dignità sociale
e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ed in conformità alle esigenze di
un ordinamento democratico delle Forze armate.
Dall’anno 2000 anche le donne sono entrate a far parte delle nostre Forze
armate a pieno titolo ed in qualsiasi grado e ruolo. È ovvio a tal proposito che,
in forza del principio di uguaglianza stabilito dall’art. 3 della Costituzione, nessun militare potrà mai sentirsi autorizzato, solo perché “maschio” o per il grado
rivestito, a comportarsi nei confronti di una donna alle armi in modo arrogante,
offensivo, scorretto o volgare. Tali principi vengono costantemente seguiti da
noi magistrati militari.
In questi anni stato quindi contattato dall’ Ufficio Scolastico Territoriale di Verona e da diversi dirigenti scolastici per incontri sui temi della legalità e della
prevenzione; in particolare su tematiche legate ad un uso corretto e responsabile di internet e dei social network ed alle responsabilità penali cui si può
andare incontro utilizzandoli.
Mi è stato chiesto di trattare, tra le altre, tematiche sulla Costituzione italiana
in relazione ai diritti delle donne, sul rapporto tra legalità e le varie forme di
dipendenza, sui casi di trasgressione nel mondo dei giovani, sul gioco d’azzardo, sul diritto alla salute, sul valore della diversità.
Questa attività svolta per il mondo dei giovani, ma anche per i genitori e gli insegnanti, mi ha interessato particolarmente, perché mi ha consentito di parlare dei valori fondanti della nostra società e della nostra Costituzione a ragazzi
di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, focalizzando i comportamenti da
contrastare, quale, ad esempio, il bullismo, fenomeno che comincia a verificarsi tra gli studenti, già a partire dalla quarta classe elementare. È un’attività,
questa, che svolgo volentieri, sperando, ad ogni incontro, di trasmettere almeno un messaggio positivo.
Penso che i ragazzi debbano essere aiutati a capire, debbano ricevere ed
accettare stimoli diversi, più validi e variegati rispetto a quelli loro proposti
quotidianamente dai mass media. Il rischio, altrimenti, è che si perdano nell’omologazione.
Tuttavia la legalità non si identifica semplicemente con il rispetto delle regole
ma anche e soprattutto con la riconosciuta possibilità di essere tutti artefici di
una nuova società.
L’art. 2 della Costituzione, mentre riconosce e garantisce i diritti inviolabili di
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ogni uomo, richiede infatti a ciascuno di noi l’adempimento dei nostri doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
È su ognuno di noi, in prima persona, che ricade la responsabilità di fare in
modo che le regole non siano solo scritte ma acquistino un contenuto con il
nostro comportamento, con l’esempio, la nostra attività, il rispetto degli altri.
Inoltre, occorre prendere parte alla vita sociale. La “cittadinanza” è proprio
questo: la capacità di sentirsi cittadini attivi nella vita quotidiana, nello studio
e nel mondo del lavoro.
L’atteggiamento più utile per costruire una nuova società è esattamente l’opposto di quello che ci vede delegare ad altri la soluzione dei problemi, deresponsabilizzandoci.
Le istituzioni non esistono senza le persone, e ogni persona costituisce un
valore e ha una dignità. Si tratta di partecipare, di non ritrarsi, di fare e di non
lasciar fare, di assumersi le proprie responsabilità e cioè di rispondere a ciò
cui si è chiamati nell’organizzazione sociale.
Certo, il male non potrà mai essere estirpato del tutto dalla storia e ognuno di
noi è un essere umano che si porta dietro ogni giorno tutte le sue imperfezioni.
Ma la scelta della nostra Costituzione di voler costruire una società basata
sul riconoscimento del valore dell’essere umano e del suo onesto lavoro e
della solidarietà stabilisce la direzione del percorso da prendere. Più si va
avanti per questa strada e più vedremo crescere la possibilità di riconoscere
noi stessi e gli altri come soggetti e non come oggetti, di essere liberi e non
sottomessi, cittadini e non sudditi.
Enrico Buttitta
Procuratore della Repubblica
del Tribunale Militare di Verona
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LA LEGALITÀ
Cosa può significare “educazione alla legalità” all’inizio di questo terzo millennio? Non certo un semplicistico invito al mero rispetto delle norme. L’unica via che può portare alla vera assimilazione del concetto di legalità è
quella che, partendo dalla comprensione del valore di se stessi, di ogni singolo essere umano nella sua preziosa individualità, porti poi come naturale
conseguenza al rispetto e alla cura dell”’altro”, all’interno di una società in
cui ognuno di noi, giovane e meno giovane, dia il proprio fattivo contributo.·
Il valore delle regole non può essere apprezzato, infatti, se queste vengono
percepite come autoritari obblighi imposti. In questo tempo in cui si esalta
una libertà slegata dalla ,t responsabilità, una libertà degradata ad arbitrio,
ad affermazione a scapito degli altri se non contro gli altri, il valore delle regole riemerge prepotentemente come strumento fondamentale per tornare a
“sentire” la ricchezza di un mondo di relazioni, sociali ed affettive, nelle quali
ogni individuo può trovare piena realizzazione.
Affinché ciò sia possibile, risulta di fondamentale importanza la valorizzazione di percorsi e momenti formativi che stimolino i giovani, che in un domani
che si approssima saranno chiamati a dare il loro contributo per una società
sempre più equa e giusta, a riflettere sulle proprie responsabilità. Come ci
ricordano le parole del grande filosofo torinese Norberto Bobbio, infatti, «la
Democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi». Non solo, quindi, è necessario che lo Stato provveda ad una legificazione attenta ma, soprattutto,
che si diffonda sempre di più nella cittadinanza una sensibilità sempre tesa a
coltivare i buoni costumi. Non vi può essere, infatti, un diritto senza un dovere
e, viceversa il dovere, che dobbiamo rispettare, è proprio quello che garantisce la tutela di un nostro diritto.
In quest’ottica la Polizia di Stato da sempre si distingue come soggetto attivo
e propositivo nell’organizzazione di diversificate iniziative sia a livello locale
che a livello nazionale, anche in, coll’aborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si pensi alle varie edizioni de “Il poliziotto
un amico in più”, progetto elaborato in accordo con il Comitato italiano per
l’Unicef, nato per consentire ai poliziotti di imparare come stare vicino ai più
piccoli; o ancora alle campagne della Polizia Stradale “Progetto Icaro”, “Guido con prudenza” e “Pronti a partire”.
Altre numerose iniziative sono poi attivate a livello locale, cosicché le medesime finalità di riflessione sui valori della legalità siano diffuse in modo capillare
sul territorio. Molteplici sono infatti le visite scolastiche presso la Questura,
gli interventi didattici nelle scuole, la partecipazione in progetti formativi e di
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orientamento, nei quali la Polizia di Stato si afferma sempre più quale partner
autorevole di istituzioni ed enti.
Temi ricorrenti di dette iniziative sono proprio quelli che più riguardano il mondo dei giovani, così entusiasti ma allo stesso tempo così pericolosamente
esposti alle insidie di una società complessa. Si parla quindi del fenomeno
del bullismo, dell’abuso di sostanze alcoliche, della diffusione di sostanze
stupefacenti, vecchie e nuove, anche fra i giovanissimi, della violenza negli
stadi e della sicurezza alla guida, della violenza sulle donne e della sicurezza
in rete.
Conoscenza delle insidie, senso delle proprie responsabilità e costanza
nell’impegno civile sono quindi valori fondamentali, valori che la Polizia di
Stato non cessa di diffondere, mettendo a disposizione la propria esperienza
professionale, nella piena convinzione che siano proprio i più giovani i soggetti più importanti nella elaborazione di una rinnovata cultura della legalità.
Non sono dimenticate, infatti, le parole del Prefetto Manganelli, il quale, dialogando con i ragazzi di una scuola superiore, ricordava loro che ogni forma di
criminalità, più di ogni altra cosa, “detesta le vostre curiosità, il vostro studio”.
Danilo Gagliardi
Questore Polizia di Stato di Verona
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UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ
È con vero piacere che mi si richiede di esprimere qualche considerazione
a prefazione del volume “Un viaggio nella legalità” che rende note le migliori
progettualità espletate sull’argomento nelle scuole veronesi.
L’Arma dei Carabinieri, da tanti anni, partecipa, attraverso propri rappresentanti, a cicli di incontri presso le scuole finalizzati a far comprendere al meglio
il ruolo dell’Istituzione nelle aree in cui opera, le difficoltà che incontra nel proprio agire quotidiano nonché per ringraziare i giovani della loro attenzione e
fornirgli qualche consiglio su come scongiurare e, soprattutto, prevenire comportamenti o frequentazioni che possano risultare sconvenienti o dannose.
I ragazzi, che anche personalmente ho avuto occasione di incontrare, sono
attenti, ascoltano con interesse e non mancano mai di fornire il proprio contributo, talvolta anche critico, sul loro rapporto con i Carabinieri che li fermano
o anche solamente li incontrano per la nostre strade.
Ne ho sempre tratto motivo di arricchimento e di soddisfazione.
Sono uscito da tali incontri sinceramente convinto di come la nostra Italia sia,
in prospettiva, in buone mani, poiché è ineludibile che il futuro sia dei giovani,
oggi studenti ma domani dirigenti, professionisti, imprenditori, operai.
I giovani sono la parte più bella della nostra società; sono simpatici, disinvolti,
curiosi e incontrarli rende felici e rassicura.
Sono anche profondamente convinto che gli incontri nelle scuole, compresi
nella campagna denominata “cultura della legalità”, siano un percorso utile
fosse anche solo per “smussare” qualche angolo, favorire il dialogo, trovare
i punti che avvicinano e non separano di più posizioni talvolta ingiustificatamente avvertite come contrapposte.
Per tutto ciò auspico continuità a tale linea d’azione che certamente migliora
tutti e credo funzioni davvero.
Colonnello Pietro Oresta
Comandante Provinciale Carabinieri di Verona
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PER ESSERE VICINI ANCHE AI CITTADINI
DEL DOMANI
Parlare di legalità non è sempre semplice perchè per la maggior parte delle
persone questo termine è sinonimo di limitazioni, controllo e stato di polizia,
multe o denunce.
Guardare alla legalità solo in questo modo, non consente di vedere a tutti i
benefici che essa garantisce.
È infatti necessario inquadrare la questione nella sua interezza per comprenderne la portata: anzitutto siamo troppo numerosi per vivere liberi da vincoli e
la legalità è in primo luogo uno strumento per vivere assieme.
Pensiamoci: per la maggior parte del nostro tempo viviamo in contesti collettivi. Senza regole da rispettate, sarebbe ogni giorno una guerra di tutti contro
tutti, dove a vincere sarebbe innegabilmente il piú forte.
L’assetto giuridico e la legalità che da esso deriva ripiana anche le differenze
sociali, mettendo tutti su uno stesso piano.
Un principio, questo dell’uguaglianza, per nulla scontato.
Ma di più, la legalità permette ai sistemi di tutelare e prendersi cura dei diversi, i meno fortunati, i meno dotati, in un certo senso sovvertendo le leggi della
natura, un luogo dove per quei soggetti non ci sarebbe scampo.
Ed è questo il secondo grande valore, il legame esistente tra legalità ed inclusione.
Si tratta di due principi elevati, che poggiano però le radici nel terreno quotidiano della nostra vita di tutti i giorni, dove l’ordine generale che tanto apprezziamo quando attendiamo il nostro turno in pizzeria o in un negozio non è
molto diverso dalla correttezza che regola la circolazione stradale o il funzionamento di molti servizi di cui abbiamo bisogno.
Legalità è un po’ questo, un insieme di regole che ci permettono di sapere
cosa aspettarsi dai nostri compagni di viaggio, anche di quelli che incontriamo
per puro caso... Un principio per nulla scontato e che, come Polizia Locale,
cerchiamo di tutelare ogni giorno con la nostra attività, i nostri controlli e i
nostri interventi. E con una attività di prevenzione ed educazione alla legalità
nelle scuole di ogni ordine e grado. Per essere vicini anche ai cittadini del
domani.
Dr. Luigi Altamura
Comandante Corpo Polizia Municipale di Verona
Coordinatore Servizio Protezione Civile Comune di Verona
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LA VOCE AGLI ENTI
LEGALITÀ
Legalità, ossia conformità alla legge. Siamo nella legalità quando rispettiamo quel complesso di regole che ci siamo dati per garantire la civile
reciproca convivenza.
Astrattamente ciascuno di noi, dovendo scegliere tra legalità ed il suo contrario, sceglierebbe certamente la prima. Ma quando il concetto teorico deve
prendere forma concreta, allora entrano in gioco necessariamente delle valutazioni più complesse.
Quando parliamo di legalità la associamo a persone come Falcone e Borsellino, che ad essa hanno sacrificato la propria vita, o a battaglie di forte impatto
sostanziale ed emotivo, come la guerra alle mafie, al terrorismo o ad altri
crimini più o meno efferati.
Ma nel quotidiano la legalità, oltre ad essere un concetto inerente al diritto è
anche un concetto inerente la predisposizione dell’animo delle singole persone. Non riguarda solo gli organi dello Stato, che la tutelano, o i delinquenti,
che vi attentano. Riguarda anche la cosiddetta gente “per bene”: i nostri amici, i nostri conoscenti, noi.
Sembra banale, ma non andrebbe mai dimenticato che all’affermazione della
legalità corrisponde necessariamente una piccola o grande limitazione della libertà di ciascuno di noi, anche e soprattutto nelle piccole cose di ogni
giorno. Il punto è questo: siamo davvero e sempre disposti a sacrificare la
nostra libertà per il bene di tutti? Quante volte parcheggiamo in seconda fila o
prendiamo il posto al parcheggio di chi era arrivato prima, usiamo il cellulare
quando non si dovrebbe, tentiamo di saltare le file, ci assentiamo dal lavoro anche se non realmente malati, utilizziamo metodi – magari formalmente
consentiti – per pagare meno tasse, o accettiamo di essere raccomandati. Ci
scordiamo che arrogarsi queste piccole libertà costituisce una violazione delle
regole di legalità. Queste riflessioni valgono tanto più nei tempi che stiamo
vivendo, in cui spesso l’esempio che arriva dalle istituzione non sempre è dei
più edificanti.
L’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, che ho l’onore di
presiedere, seppur in maniera mediata, si prefigge anche l’obiettivo di educare alla legalità. La legalità della gente normale, della gente “per bene”. I
benefici non sono assegnati a chi prima arriva, a chi fa la voce più grossa, a
chi è più scaltro degli altri. Sono assegnati a chi con il proprio impegno e la
propria tenacia dimostra di averne il merito. Secondo regole predeterminare
che premiano i più capaci; secondo un principio di legalità applicato al Diritto
allo Studio. Ugualmente la fruizione dei nostri servizi avviene sulla base di
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norme regolamentari, improntate al rispetto per gli altri ed alla necessità di
garantire la pacifica convivenza e la tutela di analoghi diritti di ogni studente.
È piccola cosa, soprattutto rispetto a grandi persone che sono la incarnazione
della legalità. Ma è comunque un contributo, che vogliamo dare all’affermarsi
di quel concetto di legalità quotidiana, che non aleggia sopra le persone, ma
deve essere insito in ciascuno di noi.
Domenico Francullo
Il Presidente ESU
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PROGETTO FAIR PLAY
Fair Play, che tradotto letteralmente significa soltanto "gioco pulito",
indica di più: un modo di interpretare il gioco, l'attività sportiva in un modo che
va oltre il semplice rispetto delle regole. Le regole ci sono per principio, una
partita di calcio ad esempio è definita da un campo delimitato, dai tempi di
inizio e fine gara, dalle numerose regole a cominciare dal numero dei giocatori. Giocare con fair play è inserire qualcosa di molto importante: il rispetto
degli altri e di se stessi. Quando si ha rispetto gli altri non sono nemici, sono
avversari e lo sono soltanto nel breve periodo della competizione sportiva.
Esaurito quel momento (spesso mettendocela tutta) sono persone con le quali
abbiamo interessi in comune, a partire dalle emozioni che proviamo quando
pratichiamo quello sport. Emozioni è una parola forte, è la vera molla che
ci fa sentire vivi; lo sport è una miniera di emozioni, altrimenti non avrebbe
senso praticarlo soprattutto oggi che la pubblicità ci convince che il sudore
è una cosa estremamente sconveniente. Come impariamo a rispettare una
persona sudata, allo stesso modo possiamo dare meno importanza al colore
della pelle del nostro compagno di squadra, alle sue appartenenze politiche
o religiose, alla sua nazionalità. Ciascuno di noi è diverso da chiunque altro e
avremo sempre cose che ci uniscono ed altre che ci dividono; l'atteggiamento
del fair play, del rispetto, ci porta a evidenziare quelle che ci uniscono. Portare
questo atteggiamento negli altri aspetti della vita è una cosa che ne migliora
decisamente la qualità, tutti gli scambi sociali ispirati da un atteggiamento
corretto diventano migliori. Il fair play assimilato nello sport diventa poi un
comportamento che è inclusivo rispetto a tutte le possibili differenze; un vero
sportivo avrà una minore tendenza alla discriminazione e al bullismo perchè
cercherà istintivamente negli altri i punti di forza.
Il rispetto verso se stessi dovrebbe andare di pari passo con l'attività sportiva,
in quanto i risultati pratici si ottengono con l'allenamento, l'alimentazione, i
ritmi di vita regolari. Anche questo è fair play!
Rientra infine nel fair play anche il rispetto delle attrezzature e dell'ambiente
nel quale si svolge l'attività, qui possiamo partire dalla cura degli attrezzi di
una palestra fino al rispetto del mare e delle montagne se la nostra è una attività all'aria aperta.
Ho evitato di proposito di citare gli esempi negativi, di quelli sono pieni giornali
e telegiornali; di fair play si parla poco perchè non fa notizia ma è utilissimo
per migliorare la qualità della vita.
CNIFP
Comitato Nazionale Italiano Fair Play
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UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ:
È UN ITER QUOTIDIANO
Essere nella legalità non vuol dire solamente non far parte della criminalità
organizzata, non aver rubato o non aver ucciso…spesso si parla di legalità e
illegalità solo quando ci si riferisce a mafia, ndrangheta, Sacra Corona Unita,
camorra, nuova camorra organizzata etc…sembra che il viaggio nella legalità
sia solo combattere queste forme di violenza. Non è solo questo. Anzi…
Il viaggio nella legalità, non parlando in termini giuridici ma sociali, è un itinerario quotidiano, non riservato a questo o a quel giorno, al week end o ai feriali.
Ed è un viaggio difficile perché molto spesso la differenza fra legalità e illegalità corre su quel filo sottile che distingue un illecito penale da un comportamento inopportuno non sanzionabile legalmente ma moralmente riprovevole.
Spesso molte persone lo adottano, ritenendo di essere nella piena legalità (e
lo sono in realtà), pur sapendo che però stanno agendo in modo non conforme alle leggi della moralità, per ottenere o far ottenere un vantaggio personale a se stessi o ad altri, utilizzando mezzi e modi impropri.
La legalità deve essere una mentalità insita nell’essere umano perché riguarda il suo vivere in relazione alla comunità civile che lo circonda, allo scopo di
evitare la ‘giungla’ di comportamenti (tipica forse delle società primitive) e di
rispettare il prossimo: è noto che ognuno di noi è libero (quantomeno nelle
società civili) ma la mia libertà finisce dove inizia quella del mio vicino…mi
piaccia o no… anche di questa legalità ha bisogno, forse, il cittadino normale,
soprattutto di questa quotidiana e non solo di quella che reprime e sanziona
comportamenti illeciti, così definiti secondo legge,
E’ certamente importante, ad esempio, avere potere istituzionale ma se poi
questo tipo di potere viene usato per agevolare o favorire figli, parenti, conoscenti o per parcheggiare più facilmente l’automobile (per fare alcuni esempi
fra i più banali della vita di tutti i giorni) , tutto questo non sempre ricade sotto
sanzioni di vario genere (alcune volte sì) ma rientra in quei comportamenti ‘al
limite’ che sono solo moralmente sanzionabili ma che rendono la vita difficile
agli altri.
Se sottrai qualcosa alla comunità per tuo vantaggio personale togliendo risorse o opportunità ad altri, non sempre violi penalmente la legge ma certamente
la violi in quella parte che riguarda le relazioni umane, perché si utilizzano
per interessi personali strumenti istituzionali concessi sì ad un singolo però a
favore della intera cittadinanza.
In questo modo la mentalità della legalità inizia a svanire giorno per giorno,
pensando che alcuni modi di vita resi più ‘facili’ con qualche privilegio, possano essere atteggiamenti normali che non recano danno agli altri….e non è
così e allora comportamenti inopportuni, ‘al limite’, diventano nella mentalità
di chi li adotta, assolutamente normali e reiterati. E se fai notare l’inopportunità del comportamento, ti rispondono che loro non vedono nulla di male
nel loro agire…che male c’è, ti dicono con aria meravigliata. Oppure quando
senti un commento di questo genere: se hai potere e non lo usi anche per fatti
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privati, il potere non serve…eppure frasi di questo genere si sentono spesso.
In sintesi: tutti i giorni occorre adottare comportamenti corretti perché quando
una certa elasticità nell’interpretazione anche di banali regole scritte e non
scritte induce a ritenere che si sia nella piena legalità, allora quello è l’inizio,
non sempre ma spesso sì, di una scivolata, anche senza accorgersene, verso
qualche piccola ‘innocua’ illegalità…senza essere dei criminali ma certamente dei cittadini con coscienza, diciamo così, quantomeno superficiale, ancor
più riprovevole se si è investiti di una autorità istituzionale. Le cronache non
sono avare di episodi del genere.
Pratichiamo dunque la ‘legalità’ ogni giorno, anche nelle più semplici situazioni per aiutare noi stessi, una società, una nazione a ritrovare una serenità di
comportamenti e di vita che aiuta l’evoluzione della società civile e il mantenimento della democrazia, bene prezioso del cittadino.
Maria Gabriella Pasqualini
Università di Palermo
Scuola Ufficiali Carabinieri Roma
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LETTERA A UN GIOVANE
Carissimo Giovane,
è a te che mi rivolgo con commozione e senso di responsabilità, per
comunicare e condividere l’impegno e i grandi valori che, quotidianamente,
promuovo e difendo per favorire una cittadinanza responsabile. È te che mi
rivolgo, con sincerità, perché credo che, da te, debba partire ogni forma di
rinnovamento morale e etico e ogni sorta di innovazione, per un mondo migliore e più umano, ricco di quella speranza che, necessariamente, trova origine da un profondo senso di responsabilità. Certamente, non mancheranno
le difficoltà: la tua esperienza di vita è ben diversa da quella dei tuoi Nonni,
comporta delle differenze su cui vale la pena riflettere. I tuoi nonni, attraversati
dalla sofferenza della guerra, sperimentarono una tragedia di proporzioni immani e le sfide della ricostruzione, formandosi in un clima, necessariamente,
austero, ma positivo, capace di ricostruire un tessuto sociale sconvolto dalla
distruzione e dalla miseria.. I tuoi nonni, infatti, erano animati da una speranza
che, oggi, pare eclissata: quella di un futuro migliore, grazie proprio alla recuperata democrazia e al loro duro lavoro.
Lo studio della Storia, sui banchi di scuola, ti insegna come l’impegno degli
Italiani, negli anni 1945-1965, supportato dalla compattezza familiare, ha dato
luogo al cosiddetto boom o “miracolo economico”, che ha generato un benessere diffuso e prima sconosciuto ma, insieme, ha favorito una serie di guai:
in primis, quell’umanissima ma antieducativa brama dei genitori di procurare
ai figli e, senza alcun impegno, quanto loro non ebbero: quei figli sono, oggi, i
vostri Genitori! Ecco, allora, caro Giovane, come, per te, sia ancor più difficile
fronteggiare i mutamenti della Storia, impreparato, come sei, a riconoscere le
zone d’ombra e i rischi di una realtà sociale poco attenta ai tuoi bisogni, come
la inevitabile ricerca della tua identità.
Nelle difficoltà di questo mondo, tra le pieghe dei mille e più messaggi che
arrivano alla tua coscienza, sono consapevole che tu vivi la crisi nei rapporti
con l’adulto che diventa, spesso, fonte e occasione di insicurezza in un arduo e complesso rapporto con i tempi della vita. E se il futuro risulta a te
oscuro e minaccioso, il presente rischi di considerarlo, quasi solo, per riempirlo di soddisfazioni materiali e indotte artificialmente. Certo, i nostri occhi
di adulti osservano esempi di ragazzi seri, determinati, generosi, che accettano, fiduciosamente, il progetto educativo degli adulti, specie nell’ambito del
volontariato, ma gli stessi occhi non possono non tener conto del fenomeno
che vede prevalere il trend socioculturale (e massmediale) degli adolescenti,
come “possibili consumatori”, che innesca la ricerca di sempre nuovi beni di
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consumo come ci è reso noto dal fenomeno della tossicodipendenza, brutta
esperienza, spesso intrecciata con bullismo e violenza. Posti tali inquietanti
orizzonti, con relative situazioni di emergenza, urge la domanda: “Che fare”
per, almeno, “ridurre il danno”? Noi adulti, memori che l’adolescenza è una
fase della vita esposta a molteplici rischi, siamo chiamati a esserti accanto, a
darti, in modo intelligente e affettuoso, gli strumenti necessari per affrontare
le sfide e uscirne vincenti, grazie a quel forte motore riparatorio che ti fa comprendere i possibili errori commessi e innesca la voglia di rimediare: è la valorizzazione di questo motore che ti chiede di dimostrare, in primis a te stesso,
di saper far tesoro anche delle esperienze negative. Ecco, come l’adulto ha la
responsabilità di instillare, in te, la capacità preventiva, ossia l’abilità di scegliere, per contrastare l’effetto gregge o branco: cioè, la tendenza ad avere tutti
le stesse cose, la maglietta o lo zainetto “griffati”, il motorino: con tali obiettivi,
la prevenzione gioca un ruolo di fondamentale importanza, strada difficile che
richiede fantasia e impegno! Anche questo è promuovere, difendere e favorire
una cittadinanza responsabile, che si fa sempre più vera nel ritrovar tempo e
voglia, da parte degli adulti, di ascoltarti perché tu possa sentirti a tuo agio in
famiglia, nella vita e scoprire, così, valori e potenzialità, spesso, in te, latenti.
Tutto questo, caro Giovane, è un tuo diritto e l’adulto è chiamato a risponderti
senza autoritarismo né rampogne, bensì con l’autorevolezza fondata tanto
sull’amore, sull’esempio quanto sull’ascolto e il calore umano. L’educazione,
infatti, ricordalo, è, anzitutto, “cosa del cuore” (come diceva San Giovanni
Bosco, patrono della gioventù) che richiede soprattutto una “presenza”: tanto
affettuosa quanto ferma e decisa.
Tu hai diritto ad essere ascoltato, a essere guardato negli occhi per aver interpretate, con amore e rispetto, le espressioni del viso, gli atteggiamenti, le
omissioni e i silenzi. Tutte forme di un linguaggio che va colto e interpretato,
dato che, proprio attraverso quel linguaggio criptico, tu cerchi di dire quanto
non osi esprimere, ma che i genitori e gli adulti, spesso, non vorrebbero sapere. Un coraggio che viene dalla voce di Testimoni che, prima di noi, hanno
attraversato, come il Gesuita P. Piersandro Vanzan, difficoltà e dolori importanti, ma non si sono mai fermati: anzi, intorno alla vita, si sono posti, sempre,
domande profonde. Ti ricordo, in merito, il grande giornalista Indro Montanelli
il quale, richiesto da un lettore sul perché non avesse voluto figli, rispose:
«Che educazione avrei potuto dare a mio figlio, se avessi trovato il tempo di
dargliene una? [dato che per Lui il giornalismo era una “passione esclusiva
e divorante”]. Certamente, avrei cercato di infonderli il rispetto dei valori nei
quali io stesso sono stato allevato e mi sono fatto uomo: e, in tal caso, delle
due l’una: o ci sarei riuscito, e in tal caso avrei fatto di lui uno spostato, perché
i valori nei quali sono stato educato io, e sui quali poggiano tutte le mie regole
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morali, sono ormai fuori corso e costituiscono, per chi le segue, soltanto un
impaccio. O non ci sari riuscito, e in tal caso di mio figlio avrei fatto, nella
migliore delle ipotesi, un estraneo: nella peggiore, un nemico» (Cf CorSera,
23.1.2000).
Ecco emergere, nei tuoi confronti, il mio impegno per un messaggio e una
testimonianza coerenti, coraggiosi e di verità come lo sono stati quelli vissuti,
fino alla morte, dal “Questore Giusto” Giovanni Palatucci di cui non si può non
parlare con devozione, ammirazione e rispetto profondi. Per te, allora, qualche nota di rilievo, su di Lui.
Il 16 settembre 1936, al termine del Corso a Genova, nel Corpo di Polizia, con
l’incarico di Vice Commissario Aggiunto in prova, Giovanni Palatucci riceve
la notizia dell’ordinazione sacerdotale del cugino Federico, al quale scrive, il
16 dicembre 1936, una lettera in cui leggiamo: «Desidero unirmi a te in questi
giorni di fervore e di gioia che precedono la tua ordinazione sacerdotale. Sento dire che celebrerai la prima Messa domenica prossima. Mi dispiace di non
poter essere presente. La consacrazione di una vita umana è una cerimonia
toccante per chi vede dal di fuori; per chi ne è oggetto rappresenta la proclamazione solenne di una grande rinuncia. È l’inizio, oltreché di un’altissima
missione, di una continua e aspra lotta tra lo spirito e la carne, per il trionfo dei
valori migliori e più alti che sono in noi. Son certo che tu, con l’intelligenza e la
sensibilità, ti renderai conto della grande responsabilità di conservarti degno
dell’Ideale a cui hai votato le tue energie. È questo il solo augurio che io so
farti nel momento più importante della tua vita», perché a trionfare debbano
essere sempre e comunque i valori migliori, i più alti presenti in ogni uomo,
ancor di più in coloro che dopo aver scelto un “Ideale”, decidono di seguirlo
fino alle estreme conseguenze». Valori che il “Questore Giusto” Giovanni Palatucci vive anche nei confronti degli Ebrei, come testimoniato dal Rabbino E.
Toaff: «All’epoca mi recavo spesso a Fiume e mi stupivo nel vedere quanta
solidarietà veniva dimostrata nei confronti di tanti ebrei che passavano il confine della Jugoslavia. I bambini venivano aiutati dai poliziotti di frontiera, le
nostre famiglie venivano ospitate da quelle cristiane e inoltrate, poi, verso
destinazioni più sicure» : ecco un esempio di solidarietà cristiana capace di
superare i confini delle diverse appartenenze territoriali e culturali. Giovanni
era molto apprezzato dai suoi collaboratori e colleghi per le sue qualità di
persona affabile, capace e disponibile sempre ad aiutare qualunque persona
si presentasse per chiedere a lui aiuto, soprattutto emigrati, ebrei, rifugiati
politici ecc., consapevole che: «Bisogna che finisca la tragicommedia della
pistola puntata sul petto per ottenere quello che la nostra coscienza si rifiuta
di concedere […]. Non è il terrore che può sostituire l’autorità». Innamorato
della Patria e del Tricolore che incitava tutti a guardare svettante sulla Prefet- 38 -
tura dicendo: «Dite a tutti gli amici che fin tanto che sventolerà quel Tricolore
io rimarrò qui al mio posto!».
Caro Giovane, il “Questore Giusto” Giovanni Palatucci che morì di peste petacchiale nel campo di concentramento di Dachau, il 10/02/1945 a soli 36 anni,
dedicò la sua giovane esistenza a combattere gli orrori che l’uomo è in grado
di produrre e il suo nome deve valere come monito per il futuro, per ricordarci
che, finché qualcuno è in grado di spendersi per gli altri, c’è una luce accesa
per tutti noi. A Fiume, la sua anima era già amica dell’Infinito e il treno che lo
portò via, caro Giovane, non uccise mai la sua gioia, né la sua speranza, in
un mondo nuovo. E a scorno, dice P. Piersandro Vanzan, di quanti pensavano che di lui restasse soltanto la registrazione della matricola 117826, la
storia gli ha reso giustizia, consegnando la purezza dei suoi ideali e le sue
gesta meravigliose alla memoria di quanti credono in un futuro migliore! Con
Giovanni Palatucci, caro Giovane, è possibile ancora credere e sperare nel
primato dell’uomo e della sua coscienza, anche in un tempo in cui questo
significava andare incontro alla morte. Impresa enorme: mettersi al servizio
di persone sconosciute, perseguitate, in fuga, lasciando da parte la propria
vita per difendere il loro diritto a una esistenza futura. Il primo messaggio che
ti deve giungere per evitare che certe tragedie si ripetano, è quello di non
dimenticare!
Palatucci, i cui valori quotidianamente promuovo nelle mie relazioni quotidiane e difendo per favorire una cittadinanza responsabile, preferì la coscienza
della sua legge cristiana e volle restare uomo , vittoriosamente uomo quando
intorno a sé vedeva martirizzare la stessa dignità umana: «[…] è un dovere
morale che chiama in causa tutti noi, senza interferenze, incertezze o pigrizie:
il “valore dei valori”, un principio universale di credenti e non credenti. Pertanto, è bene, caro Giovane, ricordare e testimoniare come Giovanni Palatucci
scelse il bene sopra ogni cosa e, pur di seguire quanto gli dettava la sua
coscienza (intelletto d’amore) e la sua religione (comandamento dell’amore)
superò ogni ostacolo per salvare quei perseguitati dell’Olocausto, indipendentemente dal loro credo politico o religioso, e lui, senza dubbio, riuscì a
farlo. Da qui, l’impegno per organizzare, nella scuola e con il tuo aiuto, momenti di educazione “alla diversità”, per promuovere, con te, testimonianze di
fede incrollabile, amore per la politica, per la Patria e il mondo intero, al di là
delle differenze, delle varie e diverse nazionalità, per il Vero Bene Comune!
Insieme a Giovanni Palatucci, il “Questore Giusto”, un altro Campione della
Carità, don Enzo Boschetti, ci soccorre e ci ricorda come “[…]. La vera gioia
consiste nel portare un contributo, per essere servizio, nell’esperienza di ogni
giorno. Dobbiamo sforzarci per favorire dei rapporti, dice don Enzo che tendono all’unità e alla comunione di condivisione perché senza questa tensione
- 39 -
il nostro servizio perde la specificità del sapore proprio dell’amore. […]. Coloro
che soffrono oggi sono i giovani senza lavoro, senza ideale, vittime del potere
dei forti e di un consumismo che tende a disintegrare la personalità.”. Un invito ancora, caro Giovane, da don Enzo quando a tutti dice: «[…]. Prega con
la Parola di vita perché nel mondo di oggi non manchino mai i grandi uomini
della carità nella condivisione piena, come don Orione, che, conversando con
Ignazio Silone, si definiva “L’asino di Dio”. Così, don Enzo chiedeva perdono:
“Molti uomini, disorientati da una solitudine atroce, non riescono ad avere un
pensiero di fiducia o una preghiera di speranza. Se la mia indifferenza e tiepidezza fossero la causa di questa disperazione, ti prego, o Signore, perdonami
e non permettere più che a causa mia il fratello sofferente si senta estraneo
alla tua redenzione e al tuo Vangelo di liberazione”.
Caro Giovane, che ti ho incontrato in occasione della bellissima iniziativa promossa dalla Dirigente Dott.ssa Annalisa Tiberio, dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Verona, “Un viaggio nella legalità” di cui ho potuto apprezzare la profondità dei contenuti e il loro valore etico e sociale, spero Tu possa accogliere
qualche scampolo del mio pensiero e delle mie emozioni che acquistano una
energia particolare quando si parla di Legalità, di Patria, di Tricolore!
A Te, il mio augurio più caro perché i Tuoi anni scorrano con entusiasmo
e serenità e, quando qualche nube attraverserà la Tua Vita, che Tu sappia
guardare ai tanti Testimoni che ci hanno preceduto e che non possiamo e
dobbiamo dimenticare!
Grazie per la tua pazienza e la tua capacità di ascolto, nella speranza
di incontrarci ancora sui e fra i sentieri della “Legalità”!
Un affettuoso Augurio di ogni Bene.
Renata Castellani
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LA VOCE AL MONDO DELLE SCUOLE
PERCORSI DI EDUCAZIONE
AL RISPETTO E ALLA LEGALITÀ
Presentazione sintetica dell’attività
Come si evince dalle “Linee di indirizzo del Comitato Nazionale Scuola e Legalità” emanate il 23 maggio 2007 l’impegno a favore della legalità
risponde al diffuso malessere dei giovani che si esprime in molteplici forme
e dimensioni: le difficoltà di apprendimento, lo scarso rendimento scolastico,
l’abbandono precoce degli studi, l’inosservanza delle regole che spesso diventa micro delinquenza e bullismo. La scuola, luogo di tutela dei diritti e di
esercizio di cittadinanza attiva, offre agli studenti le basi per diventare cittadini
consapevoli, nella propria città, nella propria nazione, nel mondo, responsabili
del proprio e dell’altrui futuro. La cultura della legalità può diventare il nesso di
congiunzione tra l’istruzione e l’esperienza attraverso il coinvolgimento attivo
degli studenti nella vita della scuola, con l’obiettivo di sviluppare la loro capacità di assumere impegni, di autoregolarsi e di amministrarsi per spronarli ad
un costante impegno sociale. Le giovani generazioni devono essere guidate
a prendere coscienza delle regole della convivenza civile attraverso percorsi
motivanti e progettati in sinergia con gli Enti preposti e inseriti in tutti gli ambiti
curriculari evidenziandone le dimensioni trasversali. L’educazione alla legalità, infatti, non va aggiunta alle discipline, ma sono queste ultime a dover
cedere spazi ed agganci formativi. Dovranno essere ampliate ed integrate le
occasioni di conoscenza e di comprensione dei fenomeni sociali, nel rispetto
delle esigenze formative degli studenti, che saranno in grado di contestualizzare problemi e soluzioni attraverso solide competenze cognitive, civiche e
relazionali. Vanno potenziate forme di comunicazione più diretta, anche con
il ricorso alla modalità dell’educazione tra pari: gli studenti potranno essere
coinvolti nella predisposizione di percorsi formativi attraverso i quali trasmettere messaggi di legalità in modo moderno ed efficace, per prevenire e contrastare varie forme di violenza giovanile. È, pertanto, prioritario potenziare la
conoscenza dei valori costituzionali attraverso interventi educativi centrati sui
temi della cittadinanza democratica ed attiva.
Il rispetto della legalità, la conoscenza dei principi costituzionali, l’osservanza dei diritti e dei doveri sono i mezzi più adeguati per far divenire i giovani
protagonisti in un progetto comune e solidale volto allo sviluppo della società.
- 41 -
Attività come risposta ai bisogni rilevati
Il progetto risponde principalmente ad un’esigenza espressa dal coordinamento regionale delle consulte studentesche dell’USRV e dall’Osservatorio Regionale Permanente sul fenomeno del bullismo, che mira ad implementare, consolidare e successivamente a far conoscere le progettualità, le
azioni, i percorsi di educazione alla legalità. È importante valorizzare, documentare, recuperare le buone prassi e organizzare la diffusione in seminari,
convegni, incontri e sui siti istituzionali. Le buone pratiche diventano oggetto
di scambio all’interno di iniziative di informazione e formazione. Attraverso i
rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti di Verona e i docenti
referenti alla partecipazione studentesca delle scuole secondarie di II grado si
attivano percorsi di comunicazione interistituzionale per sensibilizzare tutte le
persone coinvolte nel “Sistema Scuola” a favorire il passaggio dall’educazione alla legalità alla cultura della legalità.
I risultati attesi e i risultati raggiunti
RISULTATI ATTESI
• Favorire negli studenti una presa di coscienza dei valori costituzionali che
sono alla base della convivenza civile.
• Promuovere attività di consulenza alle scuole per la progettazione di percorsi informativi e formativi.
• Diffondere documenti legislativi e filmati messi a disposizione dal Ministero
della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, dalla Prefettura di Verona,
dalla Procura militare della Repubblica di VERONA dalle Forze dell’Ordine
.
• Divulgare la “Carta dei Valori della Cittadinanza e dell’Integrazione”.
• Coordinare incontri, dibattiti e seminari con esperti e rappresentanti delle
Istituzioni rivolti a Dirigenti Scolastici, docenti, personale ausiliario, studenti
e genitori.
• Valorizzare le attività prodotte sulla tematica della legalità attraverso incontri di informazione-formazione, coordinamento, convegni, workshop e
assemblee studentesche con la partecipazione attiva degli studenti rappresentanti e del tutor della consulta, dei docenti referenti alla partecipazione
studentesca di ogni istituzione scolastica, con testimoni d’eccezione come
IL il dottb.Enrico Buttittai procuratore della Repubblica presso il Tribunale militare di Verona, rappresentanti della Prefettura, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di
Stato, Polizia Municipale e Provinciale), delle Forze Armate, in particolare
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•
•
•
•
•
•
Esercito Aeronautica militare Dipartimento delle Dipendenze ULSS e degli
Enti Locali.
Favorire la cooperazione, il dialogo e lo scambio di buone pratiche tra i
docenti attraverso gruppi di lavoro e sui siti ministeriali.
Mettere a disposizione delle singole Istituzioni Scolastiche le competenze
di esperti delle varie istituzioni per consulenza e progettazione di azioni
educative.
Avvicinare i giovani alle Istituzioni.
Promuovere la partecipazione al concorso denominato “Segni, parole e immagini per la legalità” rivolto alle scuole secondarie di II grado di Verona
e provincia con elaborati grafici, pittorici, letterali, multimediali e fotografici
che saranno valorizzati in una pubblicazione.
Produrre un archivio di progettualità significative per favorire la trasferibilità
delle buone pratiche e la variazione di nuovi modelli di iniziative di qualità.
Attivare e consolidare percorsi di comunicazione interistituzionale al fine di
creare reti progettuali di promozione, sviluppo, monitoraggio e valutazione.
RISULTATI RAGGIUNTI
L’obiettivo è stato raggiunto grazie ai docenti referenti alla partecipazione studentesca e agli studenti rappresentanti della Consulta Provinciale. Essi hanno divulgato iniziative e attivato percorsi significativi, in sinergia con l’Ufficio
Interventi Educativi USP Verona, con i referenti del Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca e testimoni ed esperti della Procura della
Repubblica, dela procura del tribunale militare della Prefettura, delle Forze
dell’Ordine (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Municipale e Provinciale). Il contributo delle Forze Armate e delle Forze
dell’Ordine con la programmazione di interventi concordati con i responsabili
delle singole o reti di scuole prevedeva l’attuazione di incontri e di conferenze
su tematiche relative a:
•
•
•
•
•
•
•
Norme sociali e giuridiche
Regole per una civile convivenza
Rispetto alla persona
Rispetto dell’ambiente
Rispetto delle leggi come principio di libertà e uguaglianza
Devianze giovanili
Sostanze stupefacenti
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Le varie iniziative promosse dall’Ufficio Interventi Educativi e dalla Consulta Provinciale degli Studenti sono state sistematicamente monitorate dalla
responsabile del progetto in riferimento alla pianificazione annuale delle attività e ai risultati attesi. In relazione alle specificazioni patrocinate dall’Ufficio
Scolastico Provinciale è stato individuato un gruppo di lavoro ristretto che ha
valutato e valorizzato i percorsi attivati anche attraverso la pubblicazione dei
report finali sul sito USP Verona, area Interventi Educativi e su alcune testate
giornalistiche locali. In particolare gli incontri di monitoraggio e verifica hanno
avuto lo scopo di valutare il progetto nella sua complessità e di porre le basi
per le azioni da intraprendere nell’anno anno scolastico in corso..
Un plauso particolare va al grande sostegno dell’aeronautica militare che ha
contribuito a rendere il cammino della scuola veronese intriso dei grandi valori
umani che ritroviamo nel Tricolore.
PER UN’ALLEANZA EDUCATIVA
• Il compito della scuola è quello di far acquisire non solo competenze ma
anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di
identità,appartenenza e responsabilità.
• Al raggiungimento di tale obiettivo è chiamata l’autonomia scolastica che
consente alle singole Istituzioni scolastiche di programmare,condividere
con gli studenti,con le famiglie e gli Enti del territorio,il percorso educativo
da seguire per la crescita umana e civile dei giovani.
IL DPR N.235 DEL 21-11-2007 REGOLAMENTO RECANTE MODIFICHE ED
INTEGRAZIONI ALLO STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA mette in rilievo che L’emergenza
educativa deve essere affrontata con interventi sinergici,continuativi e strategie nuove .Importante è recuperare la dimensione pedagogica propria dei
genitori e degli insegnanti per aiutare i ragazzi ad orientarsi in modo corretto
in una società complessa e in continua trasformazione ,aiutandoli ad essere cittadini attivi e responsabili scuola e famiglia devono allearsi per far si
che ognuno possa svolgere,secondo le proprie possibilità e la propria scelta
un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale
della società. Grande importanza bisogna attribuire al PATTO EDUCATIVO
TERRITORIALE
In questo cammino scuola e famiglia non sono sole:ci sono le Istituzioni, gli
Enti le associazioni e il territorio
- 44 -
Gli obiettivi da perseguire sono:
• rispondere in modo adeguato ai bisogni emozionali,relazionali educativi
degli studenti, i veri protagonisti nel processo formativo e nel percorso di
insegnamento-apprendimento e rispondere alle esigenze personalizzate
dei giovani esposti al pluralismo dei valori
• Il patto di corresponsabilità segna una tappa fondamentale e coinvolge dirigenti scolastici, docenti, alunni, personale ausiliario e amministrativo per
concordare responsabilmente modelli di comportamento coerenti con uno
stile di vita in cui si mantengono impegni rispettando l’ambiente sociale
• La scuola si impegna a garantire un piano formativo basato su progetti
ed iniziative volte a promuovere lo star bene e il successo formativo dello
studente,la sua valorizzazione come persona la sua realizzazione umana e
culturale con particolare attenzione alle varie forme di disagio.
• Importante sarà creare un clima sereno estimolare il dialogo e la discussione.
• Promuovere il talento e l’eccellenza verso una cittadinanza attiva e partecipata.
• Ascoltare e coinvolgere gli studenti e le famiglie richiamandoli ad un’assunzione di responsabilità rispetto a quanto espresso nel patto formativo.
• Comunicare costantemente con le famiglie anche attraverso strumenti tecnologicamente avanzati,nel rispetto della privacy.
• Garantire la massima trasparenza nelle valutazioni.
• Sensibilizzare gli studenti a rispettare le norme di comportamento e di
quanto espresso nel regolamento-statuto degli studenti e delle studentesse
e provvedere alle sanzioni disciplinari.
STIPULARE CON LA FAMIGLIA IL
PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITÀ
La famiglia si impegna a
• Prendere visione del piano dell’offerta formativa insieme ai propri figli.
• Instaurare un clima positivo di dialogo e di rispetto reciproco.
• Condividere con gli insegnanti linee educative comuni per dare continuità
all’Azione educativa.
• Proporre, in modo costruttivo,eventuali attività attraverso i rappresentanti
dei genitori nei Consigli di classe e nei Consigli d’Istituto.
• Partecipare attivamente agli Organi collegiali.
• Prendere visione di tutte le comunicazioni provenienti dalla scuola stimolando una riflessione sugli episodi di conflitto e di criticità.
• Discutere,presentare e condividere con i propri figli il patto educativo sottoscritto con l’ Istituzione scolastica
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Lo studente si impegna a…
• Condividere con gli insegnanti ,attraverso le forme di partecipazione attiva
e responsabile, la lettura del POF
• Mantenere un comportamento positivo,corretto e responsabile
• Partecipare attivamente e in modo responsabile alla vita di classe
• Favorire il rapporto ed il rispetto con i docenti e con i coetanei sviluppando
situazioni di cittadinanza partecipata
• Riferire tutte le comunicazioni provenienti dalla scuola per favorire il rapporto di continuità
ALLEANZA EDUCATIVA,CORRESPONSABILITA’, PARTECIPAZIONE:LE
CHIAVI PER APRIRE LA PORTA DEL CUORE DELLA SCUOLA DI TUTTI DOVE IL CURRICOLO TRASVERSALE DI CITTADINANZA E COSTITUZIONE DIVENTA IL PERCORSO FORMATIVO TRANSDISCIPLINARE E
INTERDISCIPLINARE CHE FUNGE DA CONNETTIVO NON SOLO TRA LE
DISCIPLINE MA TRA LO STUDENTE ,LA SCUOLA E LA FAMIGLIA.
Una strada tutta da percorrere…e non da soli.
Buon viaggio!
PROTOCOLLO D’INTESA SULLA PREVENZIONE
DELLA VIOLENZA E DELL’ABUSO SUI MINORI
Presentazione sintetica dell’attività
Come si evince dal “Protocollo d’intesa sulla prevenzione della violenza e
dell’abuso sui minori” con circolare del Ministero dell’Interno del 2000 veniva
evidenziata la necessità che la tematica della violenza minorile, nelle sue diverse esplicitazioni – dal maltrattamento fino alla pedofilia – potesse trovare
una sede di analisi e di correlazione in rete nell’ambito del Comitato Provinciale della Pubblica Amministrazione – ora Conferenza Permanente (Decreto del
Presidente della Repubblica 3/4/2006, n. 180 “Regolamento recante disposizioni in materia di Prefetture, in attuazione dell’art.11 del Decreto Legislativo
30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni”);
con successive circolari l’indirizzo di cui sopra è stato ulteriormente ribadito in
un’ottica di prevenzione, basata su azioni comuni e condivise fra i vari “attori”
che per ruoli istituzionali specifici operativi, ovvero di studio di dette problema- 46 -
tiche, sono parti di una articolazione complessa, che proprio per tale connotazione va opportunamente raccordata, nel rigoroso rispetto delle competenze;
Attività come risposta ai bisogni rilevati
Considerato che la violenza sui minori ha per lo più connotazioni segnatamente sotterranee, con delle barriere di conoscenza, che indubbiamente
ostacolano fortemente una azione mirata di prevenzione tale da portare ad
interventi correttivi, ovvero, a tempestive forme di contrasto.
Infatti alla base di un idoneo sistema di tutela del minore si pone l’esigenza
di un massimo rafforzamento degli strumenti di prevenzione, nonché di informazione diffusa sul dovere morale di tutti di segnalare situazioni che possano
essere sintomatiche di uno stato di disagio (dovere che per i pubblici ufficiali
va inteso, ovviamente, come obbligo di legge), fermo restando in tutti i casi
l’esclusiva competenza degli Organi a tanto deputati ad effettuare valutazioni
ed a disporre gli accertamenti del caso.
La particolare delicatezza delle modalità di approccio si collega alla esigenza
primaria dell’interesse del minore, interesse che va tenuto presente sia nella
fase informativa sia in quella di denuncia sia in quella degli accertamenti, ad
evitare che la condizione del minore abbia a subire ulteriori incidenze negative e sofferenze aggiuntive.
Le problematiche del malessere minorile assumono nella realtà odierna ulteriori specificità di rilievo legate alla crescente presenza di minori stranieri,
per i quali occorre una percezione particolarmente sensibile per cogliere i
segnali di disagio, ovvero per portare alla luce situazioni di abbandono e di
sfruttamento.
I risultati attesi e i risultati raggiunti
RISULTATI ATTESI
• Partecipare attivamente al tavolo di analisi e coordinamento provinciale
presieduto dal Prefetto al fine di concorrere a promuovere interventi idonei
a monitorare e prevenire il fenomeno della violenza sui minori, nonché ogni
forma di disagio o carenza da cui derivino situazioni di grave pregiudizio
alle potenzialità di crescita e di sviluppo della personalità dei bambini e
degli adolescenti.
Tali scopi verranno perseguiti mediante la sollecitazione e lo sviluppo delle
seguenti azioni:
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• Favorire l’interazione della rete dei servizi pubblici sociali e sanitari con le
aree giudiziaria e scolastica;
• Instaurare un effettivo coordinamento dei servizi che operano sia nell’area
sociale che sanitaria in modo da rendere possibili risposte congrue, globali
e tempestive in caso di necessità;
• Formulare proposte finalizzate alla predisposizione da parte degli Enti competenti di un’adeguata formazione per gli operatori interessati, allo scopo di
potenziarne le capacità di individuazione, valutazione e presa in carico di
casi di maltrattamento, abuso e/o pregiudizio;
• Individuare, sulla base di esperienze acquisite, le modalità di interventi più
appropriate per il trattamento di situazioni di abuso, al fine di divulgarle a
tutti i servizi del territorio, perché possano essere utilizzate, incentivando e
valorizzando l’attività di rielaborazione critica da parte degli stessi Servizi
locali e degli enti del “Terzo Settore”;
• Favorire l’elaborazione di progetti comuni per attività di informazione, nella
scuola e negli altri contesti educativi, rivolti anche alle famiglie ed ai minori
e finalizzati allo sviluppo di capacità relazionali a scopo autoprotettivo;
• Stesura di un decalogo;
• Sottoscrizione di un protocollo;
• Far conoscere il Centro di Ascolto che funge da recettore di segnalazioni
di situazioni che possono prefigurare un disagio del minore. Detto Centro
fornirà utili delucidazioni e informazioni sulla scorta del decalogo;
• Rispondere ai monitoraggi curati dalla Prefettura;
• Partecipare al gruppo ristretto di lavoro con il compito di monitorare la progressione delle attività connesse.
RISULTATI RAGGIUNTI
• Prendere atto dei progetti “Sara“ ed “Eva“ – rivolti in genere alla Violenza
familiare – operativi da parte della locale Questura, di intesa con la Procura, nell’ambito del programma dell’Unione europea, nonché delle varie
iniziative in essere o in itinere da parte della Procura, dei competenti Assessorati regionali e comunali, i cui ambiti di interesse vengono tenuti presenti al fine di evitare sovrapposizioni, stabilendo, invece, una funzionale
reciproca linea informativa;
• Prendere atto degli esiti dei vari incontri tenuti presso questa Prefettura dal
novembre 2007, e da ultimo di quanto condiviso nell’incontro del 10 marzo
2008, sulla necessità di elaborare un documento di intesa mirato essenzialmente a definire modelli operativi tesi a favorire azioni di prevenzione, e di
corretta informazione;
• Far parte del gruppo di lavoro, presieduto dal Prefetto, che, nell’ambito
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delle competenze della Conferenza Permanente, svolga una attività di coordinamento e di finalizzazione univoca delle iniziative concordate;
• Partecipare alla stesura del protocollo di cui il decalogo (che viene pubblicato integralmente) è parte integrante;
• Sottoscrizione del Documento.
DECALOGO
1) La maggioranza degli episodi di abuso e di maltrattamento in danno dei
minori avviene in ambito familiare (padre-figlio o figlia, zio/nonno-nipoti) o in
contesto para-familiare (convivente del genitore-bambino) o ambientale (coinquilino/vicino di casa/amico di famiglia).
Solo raramente si sviluppa in circostanza di relazioni occasionali (estraneominore).
2) Solo una percentuale bassissima di tali episodi di abuso emerge e viene
portato a conoscenza degli organi preposti alla tutela dei minori nonché all’accertamento e alla repressione dei reati in danno degli stessi.
3) Evidentemente proprio negli ambienti dove il minore dovrebbe sentirsi
maggiormente tutelato (famiglia, scuola, parrocchia, piscina, palestra etc.) c’è
chi non vede o non vuole vedere o fa finta di non vedere.
4) SEGNALARE le situazioni di evidente e grave disagio, oltre che di abuso,
subiti da un minore anche di altra nazionalità o etnia e anche se l’episodio non
riguarda un proprio figlio
- È UN OBBLIGO DI LEGGE per gli operatori sociosanitari, per tutti i pubblici
ufficiali, gli operatori incaricati di un pubblico servizio e per l’istituzione scolastica;
- È UN DOVERE MORALE per ogni persona responsabile che comunque
venga a conoscenza di episodi del genere.
5) SEGNALARE NON VUOL DIRE ACCUSARE O DENUNCIARE ma è
espressione di civiltà, senso civico e sensibilità, nel rispetto della legge 3 agosto 1998 n° 269 che tutela i fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale,
morale e sociale quale obiettivo primario perseguito dell’Italia.
6) SEGNALARE NON VUOL DIRE VIOLARE le norme di tutela della privacy:
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esse riguardano vita, abitudini, costumi, usanze, convinzione del singolo individuo, non atti che possono arrecare danno ad altra persona (sia esso adulto
e ancor più minore).
7) NON È COMPITO O DOVERE DEL CITTADINO VALUTARE se i fatti siano veri o meno, se costituiscano reato, se siano perseguibili d’Ufficio o a querela di parte offesa, se consistano nella semplice incuria da parte dei genitori
o nella mancanza di protezione e di quelle condizioni affettive minime che
garantiscano al minore una normale crescita, evoluzione e sviluppo o, ancora,
se dimostrino una vera situazione di abbandono.
E nemmeno valutare se la deprivazione materiale e affettiva dipenda dalla incapacità o dalla impossibilità oggettiva di gestione dei figli da parte dei genitori
o da cause diverse.
8) NON È COMPITO O DOVERE DEL CITTADINO EFFETTUARE indagini
o accertamenti personali per stabilire come si sono svolti i fatti e chi ne sia
responsabile o colpevole.
Al contrario interventi del genere sono controproducenti e rendono più difficile
l’accertamento della verità.
9) Per tutte queste valutazioni ESISTONO ISTITUZIONI ALLE QUALI È DEMANDATO ESPRESSAMENTE IL COMPITO di provvedere.
La trattazione di tutta questa materia ed anche dei procedimenti relativi ad
abusi sessuali o a comportamenti violenti (siano essi psicologici e/o fisici) in
danno dei minori esige particolare professionalità, sensibilità, competenza e
preparazione in considerazione della speciale natura dei soggetti vittime di
tali comportamenti ed anche delle conseguenze che di solito ne conseguono
nella vita personale e familiare della vittima e dell’indagato.
10) Pertanto LA SEGNALAZIONE VA EFFETTUATA alla Prefettura di Verona che sarà disponibile a fornire ogni informazione, secondo le seguenti
modalità:
a) al numero di telefono 045 8673411, attivo h 24, per parlare con il funzionario di turno;
b) all’indirizzo postale: via Santa Maria Antica 1 – 37121 Verona
c) all’indirizzo di posta elettronica: [email protected]
(dal lunedì al venerdì dalle ore 08.00 alle ore 14.00)
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Molto utile, al fine di un’ampia diffusione, è risultata la traduzione in 18 lingue
del decalogo (inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, arabo, cinese, cingalese, sloveno, romeno, serbo-croato, albanese, greco, ceco, nigeriano yoruba, nigeriano urhobo, nigeriano igbo e nigeriano benin-edo).
ENTI COINVOLTI
• Prefettura di Verona
• Regione Veneto
• Procura della Repubblica di Verona
• Tribunale Civile e Penale di Verona
• Provincia di Verona
• Comune di Verona
• Università degli Studi di Verona
• Ufficio Scolastico Teritoriale XII di Verona
• Questura di Verona
• Comando Provinciale Carabinieri di Verona
• Comando Provinciale Guardia di Finanza di Verona
• Osservatorio Nazionale Violenza Domestica
• ULSS 20 di Verona
• ULSS 21 di Legnago
• ULSS 22 di Bussolengo
• Centro regionale e interaziendale “Il Faro”
Iniziative in via di realizzazione
• Partecipazione attiva al gruppo di lavoro ristretto allo scopo di monitorare il servizio del Centro Ascolto per conseguire al meglio gli obiettivi
esplicitati nel Protocollo d’Intesa
• Pubblicizzare il Documento e il Centro in conferenze di servizio, convegni, seminari, workshop
• Divulgare il Protocollo sui siti istituzionali e su testate giornalistiche
• Far conoscere il documento alle famiglie di immigrati con il supporto
degli sportelli gestiti dalla “Rete Tante Tinte” e dei mediatori culturali
• Realizzare interventi formativi con esperti del settore rivolti ai Dirigenti
Scolastici, docenti e personale amministrativo e ausiliario delle scuole
• Stabilire una funzionale reciproca linea informativa con i progetti “Sara”
ed “Eva”
• Consolidare percorsi di comunicazione interistituzionale con Enti ed
Associazioni di volontariato che si occupano di minori (es. Telefono
Azzurro) al fine di creare reti progettuali di significativa e incisiva sensibilizzazione
• Promuovere un concorso rivolto agli studenti delle scuole secondarie di
II grado di Verona e provincia teso alla creazione di un manifesto che
- 51 -
verrà affisso in tutte le scuole e nelle sedi degli Enti coinvolti
• Organizzare un convegno rivolto alle famiglie con il supporto professionale dei firmatari del Protocollo
• Attivare un percorso di monitoraggio rivolto a tutte le persone che fanno
parte del “Sistema Scuola” allo scopo di far conoscere l’utile servizio
offerto e le modalità di accesso.
Valutazione
L’attuazione del Documento è demandata ai soggetti sottoscrittori, i quali si attiveranno, in maniera coordinata e continuativa, per la realizzazione
e l’aggiornamento degli obiettivi individuati, oggetto di analisi e condivisione
nell’ambito del Tavolo che verrà riunito periodicamente con cadenza trimestrale ovvero su richiesta dei componenti.
Le Amministrazioni e gli Enti firmatari si impegnano, nel rispetto delle proprie
competenze ed in piena autonomia di giudizio, a condividere le proprie conoscenze ed esperienze, ed a fornire ogni opportuna collaborazione per l’attuazione di specifiche azioni che dovessero essere progettate e programmate
dal Coordinamento.
Da parte dell’Ufficio Interventi Educativi USP Verona sarà importante monitorare e valutare costantemente il progetto nella sua complessità per porre le
basi delle azioni da intraprendere nel Mondo della Scuola portandole a conoscenza della Prefettura.
Tempistica dell’attività
Dott.ssa Annalisa Tiberio
Responsabile Ufficio Interventi Educativi UST XII Verona
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GLI INTERVENTI POSSIBILI.... COMPORTAMENTI A
RISCHIO... LE RISPOSTE DELLA SCUOLA ...
Indicazioni di buone prassi
Il Punto d’ascolto sul disagio scolastico e il bullismo, promozione di una
cittadinanza attiva presso l'U.S.T.
Tale iniziativa è inserita nelle azioni previste dalla Direttiva Ministeriale (MPI)
16/2007 del 5 febbraio 2007 e nasce con il patrocinio dell’Osservatorio Regionale Permanente sul Bullismo, in sinergia con analoghe iniziative attivate
nelle altre province del Veneto.
La sede è situata presso l’Ufficio Scolastico Territoriale di Verona in via dei Caduti del Lavoro n. 4,al, e 5 piano dott.ssa Annalisa Tiberio - 045808656 coordinamento, 4 piano / dott.ssa Giuliana Guadagnini – 045808522 – 3402586576
consulenze / Leda Sartori - 0458086506 segreteria.
Al servizio si può accedere telefonando o tramite mail [email protected], per prenotare un appuntamento con le esperte. Il nostro Punto d’Ascolto ha lo scopo di configurarsi come un servizio che collabora in
sinergia operativa a tutti i livelli con le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, e con
gli altri Centri d’ascolto e progettualità volte al benessere presenti sul territorio. La società attuale, caratterizzata da un intreccio tra diversi bisogni, valori
di riferimento, stili di vita, ha assunto nel tempo una propria organizzazione
economica e del lavoro con conseguenti risposte nei settori dell’aggregazione
sociale, della necessità di migrazioni, tale da determinare una situazione di
notevole “complessità”. In tale contesto coloro che si occupano di educazione
e di intervento sociale, hanno potuto riscontrare negli ultimi anni un considerevole aumento di casi di persone e/o di famiglie che vivono situazioni di
disagio, che in molti casi si ripercuotono sul vissuto dei bambini/ragazzi e sul
loro comportamento adattivo, osservabile soprattutto nel contesto scolastico.
In particolare, nei giovani, sono stati riscontrati fenomeni sempre più frequenti
di difficoltà nel rispetto del senso del “limite” e del valore della legalità, nella
convivenza civile, nella gestione dei conflitti interpersonali, in alcuni casi con
episodi di vera e propria aggressività tra pari, definibili di “bullismo” secondo
criteri ormai condivisi dalla letteratura internazionale (intenzionalità, persistenza e asimmetria). Di qui la necessità di un lavoro di rete tra le agenzie che
nel territorio si occupano di educazione, prevenzione e promozione sociale,
attraverso il coinvolgimento delle famiglie, della scuola, degli operatori sociali,
delle Forze del’Ordine e di chi lavora nel territorio ai vari livelli istituzionali o in
associazioni di volontariato.
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La premessa indispensabile di un lavoro di rete e di collaborazione è data dal
condividere obiettivi psicologici/educativi protettivi generali sui quali i diversi
attori della rete possano impostare gli interventi nei rispettivi ambiti di lavoro.
Alcuni tra tali obiettivi condivisibili possono essere:
- Creare una società in cui ciascuno abbia il diritto di partecipare in qualità di
cittadino attivo.
- Formare soggetti con un’identità solida, che, anche di fronte ad eventuali
difficoltà, sappiano farvi ronte con autonomia, responsabilità, impegno, inventiva, solidarietà, passando dall’individualismo alla cooperazione.
- Impostare il progetto a partire dalle risorse della persona e della famiglia
piuttosto che dalledifficoltà, in una logica di partnership e di empowerment
(collaborazione e potenziamento delle risorse già presenti in ogni famiglia).
Infatti un progetto educativo non sviluppa soltanto interventi di prevenzione,
quanto soprattutto di promozione.
- Offrire strumenti agli operatori che lavorano nei servizi alla persona, agli
insegnanti e agli educatori dei servizi per l’infanzia e per l’adolescenza, per
attivare interventi tesi a rafforzare le competenze delle persone che vivono
situazioni di disagio;
La nostra attività offre un’attenzione che possa adattarsi a varie situazioni
relativamente al “panorama benessere a scuola” attraverso un intervento psicologico:
il counseling, una relazione d’aiuto basata sul dialogo, individuale o di gruppo;
ed interventi a vari livelli di carattere formativo e informativo e gestionale.
Come prevenire il bullismo? Come intervenire di fronte ai comportamenti predevianti e a rischio?
Il conflitto in genere è da considerarsi come un campanello d’allarme e può
degenerare in forme patologiche e o croniche quando non si hanno gli strumenti che permettono di riconoscerlo, esprimerlo e gestirlo in un’ottica evolutiva dei rapporti. Se non gestito, il conflitto rischia di mutarsi e provocare
effetti distruttivi sulle relazioni (prevaricazione e sofferenza) e sull’ambiente
(alterazione del clima di gruppo) vedi la scuola.
Prevenire e affrontare il bullismo, dunque, significa non solo identificare vittime
e prepotenti, ma affrontare e intervenire sul gruppo dei pari nel suo insieme.
La classe è, nello specifico, il luogo privilegiato in cui, dopo il verificarsi di un
caso di bullismo ma anche nell’intento di prevenire il dilagare di certi fenomeni, si deve svolgere l’irrinunciabile azione educativa a favore di tutti gli studenti, coinvolgendo però anche tutti gli adulti del sistema educativo di riferimento,i
presidi, i genitori, tutti i docenti, gli esponenti degli Enti locali e le Forze dell'Ordine.
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L’attuazione del programma di intervento “si basa prevalentemente sull’impiego delle risorse umane che sono preparate presenti e disponibili: psicologi,
insegnanti e altro personale della scuola, assistenti sociali, genitori e studenti
peer tutor.
Sia in funzione preventiva, quando siano presenti comportamenti di tipo conflittuale o un clima relazionale che possono favorire il sorgere di fenomeni di
bullismo, o comunque appena si è accertato il verificarsi di alcuni degli indicatori, è necessario attuare interventi mirati sul gruppo classe, gestiti in collaborazione con il corpo docente e d’intesa con le famiglie ad esempio percorsi di
“peer education” o di mediazione volta alla gestione del conflitto, gruppo di discussione, rappresentazioni e attività di roleplay sull’argomento del bullismo.
Tali interventi sono molto utili per comprendere le dinamiche affettive che
hanno originato i comportamenti disfunzionali. Inoltre consentono l’elaborazione del fenomeno e la ricerca di modelli nuovi applicabili, volti a modificare
le regole instaurate e gli atteggiamenti informali, impliciti ed espliciti, del gruppo che supporta il bullo.
Laddove vi siano accertate situazioni di bullismo può essere utile anche intraprendere percorsi
individualizzati di sostegno alle vittime, volti ad incrementarne l’autostima
e l’assertività e a potenziarne le risorse di interazione sociale. Anche i bulli
come le vittime possono essere destinatari di interventi mirati a smuoverne le
competenze empatiche e a favorire una loro condivisione delle norme morali
e interelazionali.
Peraltro, gli interventi mirati sul gruppo classe non dovrebbero essere sporadici, isolati dal contesto della vita quotidiana della classe, ma piuttosto ascriversi in un quadro complessivo di attenzione che interessi tutte le persone, le
relazioni, le regole, le abitudini del contesto scolastico.
E' sempre opportuno promuovere l’attivo coinvolgimento di tutte le componenti dell’ Istituzione Scolastica, contribuendo così a creare un ambiente scolastico caratterizzato da empatia, interessi positivi e coinvolgimento emotivo
degli alunni.
A solo titolo esemplificativo ci permettiamo di indicare alcune pensabili buone
prassi estrapolate dalla nostra esperienza nell'ambito:
· il dirigente scolastico:
definisce e promuove una Politica Scolastica per la legalità e la convivenza
civile ad hoc in collaborazione con l'U.S.T. presso il nostro Punto di Ascolto
Provinciale per il disagio scolastico ed il bullismo , rappresentata da un documento elaborato da tutte le componenti della scuola , che ne costituisca un
punto di riferimento stabile, incluso nel Piano dell’Offerta Formativa, richiamato nel patto formativo e di corresponsabilità sottoscritto dai genitori ne assicu- 55 -
ra la diffusione a tutte le componenti della scuola, unitamente al Regolamento
d’Istituto e alle altre norme interne e collabora con la dott.ssa Tiberio e la dott.
ssa Guadagnini per la prevenzione attiva
· Il docente :
valorizza nell’attività didattica modalità di lavoro di tipo cooperativo, spazi di
riflessione e di drammatizzazione adeguati al livello di età degli alunni definisce con la classe regole semplici e certe (le regole possono essere scritte e
affisse nell’aula) si mostra coerente nel far emergere ogni atto di intolleranza
e sopraffazione osserva regolarmente i comportamenti a rischio sia dei potenziali bulli sia delle potenziali vittime se ha assistito personalmente ad un episodio di bullismo o ne ha avuto notizia certa, registra l’accaduto nel registro di
classe, informa subito i genitori con le modalità stabilite dal suo istituto in uso
, convocandoli a scuola per un colloquio. Di tutto è data immediata comunicazione al dirigente scolastico, al fine di definire soluzioni specifiche condivise
· il consiglio di classe:
stabilisce strategie di intervento, concordando comportamenti coerenti per
prevenire e/o reprimere
comportamenti prevaricatori o violenti, favorire un clima collaborativo all’interno della classe e
nelle relazioni con le famiglie pianifica attività didattiche e/o integrative finalizzate al coinvolgimento attivo e collaborativo degli studenti, la conoscenza
e l’approfondimento di tematiche che favoriscano la riflessione e la presa di
coscienza della necessità dei valori di convivenza civile
· il Collegio Docenti : promuove scelte didattiche ed educative, in collaborazione con il Punto di Ascolto Provinciale per il disagio scolastico ed il bullismo
e le altre agenzie del territorio anche in rete con altre scuole, per la realizzazione delle linee definite nel piano Politica Scolastica per la legalità e la
convivenza civile,valorizzando l’esperienza e apportando periodicamente le
necessarie innovazioni
· i genitori:
acquisiscono la conoscenza e la consapevolezza dell’esistenza e della gravità del fenomeno stabiliscono o riattivano canali comunicativi con i propri figli, nella consapevolezza della difficoltà rappresentata dall’età evolutiva in cui
essi si trovano rivedono con loro l’organizzazione del tempo scuola e del tempo libero; percepiscono i docenti e il dirigente scolastico come alleati nel processo educativo, stabilendo con gli stessi confronto e collaborazione corretti
e costruttivi di fronte alla possibilità che il proprio figlio sia coinvolto a diverso
titolo in episodi di bullismo, stabiliscono tempestivamente la collaborazione
con la scuola, anche accettando l’eventuale sanzione come un’opportunità di
modificazione positiva e crescita del proprio figlio
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· i collaboratori scolastici:
partecipano attivamente ai percorsi ed alle iniziative messe in atto nella scuola
per la promozione del benessere degli studenti e la prevenzione del disagio;
· gli studenti:
sono coinvolti nella progettazione e nella realizzazione delle iniziative scolastiche, al fine di favorire un miglioramento del clima relazionale nelle classi; in
particolare, dopo opportuna formazione, possono operare come tutor per altri
studenti nella secondaria di II° i loro rappresentati, eletti negli organi collegiali
d’Istituto o nella Consulta Provinciale, promuovono tutte le iniziative che favoriscano il protagonismo positivo degli studenti, la collaborazione e la giusta
competizione (concorsi, tornei, progetti di solidarietà e di creatività).
Come e quando applicare sanzioni disciplinari...
Gli episodi di bullismo accertati devono essere subito sanzionati, privilegiando
il ricorso a sanzioni
disciplinari di tipo riparativo, convertibili in attività a favore della comunità scolastica, anche in
conformità con quanto indicato nella direttiva del Ministero della Pubblica
Istruzione n. 16 del 5 febbraio 2007 e nello Statuto delle studentesse e degli
studenti della scuola secondaria– d.P.R. 21 novembre 2007 n.235 “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al d.P.R. 24 giugno 1998 n. 249”(Testo in vigore dal 2 gennaio 2008).
Le competenze in materia disciplinare, se il comportamento trasgressivo è
previsto dal regolamento disciplinare d’Istituto, redatto in conformità alle norme sopraindicate, spettano al Consiglio di classe.
Le impugnazioni dei provvedimenti disciplinari vanno indirizzate all’Organo
Regionale di Garanzia, presso l’Ufficio Scolastico Regionale, di cui la dott.ssa
Tiberio Annalisa è membro attivo.
La dott.ssa Giuliana Guadagnini specializzata in psicologia giuridica, ricorda
che le sanzione disciplinari irrogate dalla scuola non sostituiscono né sono
sostituite da eventuali sanzioni penali (vedi punto 3.2) se il comportamento
violento e prevaricatore si configura come reato, né quelle civili per eventuali
danni ingiustamente causati a cose o a persone; queste ultime colpiscono i
genitori dei minori che hanno causato tali danni (responsabilità civile oggettiva) o gli adulti che li hanno in custodia.
Gli insegnanti hanno una posizione analoga, ma non identica a quella dei
genitori. Perché vi sia
responsabilità dell'insegnante, l'atto illecito dev'essere commesso dall'allievo
durante il tempo in cui è sottoposto alla sua vigilanza (art. 2048, 2° comma cod. civ.). Come il genitore, l'insegnante può liberarsi da responsabilità
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soltanto dimostrando di non avere potuto impedire il fatto.Un'ipotesi tipica di
responsabilità dell'insegnante si ha quando il fatto si verifica mentre egli si è
allontanato dalla classe. Ma la vigilanza dev'essere assicurata all'interno della
struttura scolastica anche fuori dalla classe e spetta alla direzione dell'istituto
scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto
il tempo in cui si trovano all'interno dell'istituto stesso. Com'è noto alla responsabilità dell'insegnante si affianca quella dello Stato (art. 28 Costituzione),
naturalmente allorché l'istituto scolastico sia statale. Il danneggiato può agire
indifferentemente contro l'insegnante o contro lo Stato; di fatto, risponde sempre lo Stato, che può poi rivalersi contro l'insegnante, se questi ha agito con
dolo (intenzione) o colpa grave (violazione grave dei doveri che incombono
su di lui).
Le esperte del Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il
bullismo collaborano attivamente con:
I Servizi Sociali perchè il dialogo tra scuola e famiglia per la creazione di un
intervento educativo sinergico è necessario e preliminare agli interventi dei
servizi psicosocioeducativi presenti sul territorio.
La creazione di un ambito relazionale di scambio reciprocamente propositivo
tra scuola e famiglia pone infatti le basi per una presentazione spontanea
delle famiglie in difficoltà ai Servizi territoriali e ne facilita l’utilizzo delle risorse. La mancata presentazione spontanea pone, infatti, problemi nell’aggancio
tra utenti e Servizi e rende ulteriormente difficile un supporto costruttivo e
condiviso con le famiglie. La scuola qualora rilevi una situazione psicosocioeducativa problematica deve convocare i genitori o gli esercenti la potestà ed
informarli delle risorse territoriali a cui possono rivolgersi ed eventualmente
della segnalazione che si intende effettuare ai Servizi territoriali.
Per quanto attiene l’obbligo e le modalità di segnalazione o di denuncia si
rinvia a quanto puntualizzato dalla Magistratura. La scuola deve quindi avere
una mappa dettagliata dei servizi del proprio territorio per facilitare, promuovere e supportare la richiesta o rivolgersi direttamente al nostro servizio Punto
di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il bullismo alla dott.ssa Annalisa Tiberio. Al servizio si può accedere telefonando 045808656 o tramite mail
[email protected], per prenotare un appuntamento presso
l'Ufficio Scolastico Territoriale o la propria sede scolastica con le esperte.
Il ruolo e i compiti dell’Autorità Giudiziaria: Procura Minorile, Tribunale
Minorenni.
Quando l’episodio di bullismo si configura come vero e proprio reato Si conviene che il bullismo non sia reato , ma una forma di malaeducazione, nel
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senso di non educazione o educazione distorta del minore al rapporto con gli
altri e in particolare all’interazione con coetanei (e anche adulti) nelle formazioni sociali ove si svolge il suo percorso di crescita formazione, segnatamente scuola, palestre, attività sportive, oratori , centri di aggregazione. Esso si
esplica con comportamenti e atteggiamenti costanti e ripetitivi di arroganza,
prepotenza, prevaricazione, squalificazione, disprezzo, dileggio, emarginazione, esclusione ai danni di una o più persone, agiti da un solo soggetto (ma
in genere con la complicità o connivenza di altri) o da un gruppo.
I comportamenti definibili “Bullismo” possono esprimersi nelle forme più varie
e non sono definibili a priori; le caratteristiche che aiutano a individuarli e a
distinguerli dallo scherzo, dalle intemperanze caratteriali, dai diverbi usuali
nelle comunità giovanili sono, la costanza nel
tempo e ripetitività, la asimmetria, il disagio della/e vittima/e .Il reato è una
condotta non generica, ma tipica, cioè descritta in modo specifico e dettagliato dalla norma penale, in tutti i suoi elementi, oggettivi (che definiscono
l’azione materiale sanzionata dalla legge) e soggettivi (che riguardano il dolo
o la colpa di chi compie l’azione).
Quali sono gli estremi per procedere alla denuncia penale o alla segnalazione all’Autorità giudiziaria?
La denuncia per reati procedibili d’ufficio
I pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di denunciare all’autorità
giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferire, la notizia
di ogni reato procedibile d’ufficio di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio (art. 331 cod. proc. Pen.).
Un analogo obbligo, detto di referto, hanno gli esercenti una professione sanitaria che prestano la loro assistenza od opera in casi che possono presentare
i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere di ufficio (art. 334 cod.
proc. Pen.). La denuncia e il referto rappresentano un preciso obbligo di legge
e la loro omissione costituisce reato (artt. 361, 362, 365 cod. Pen.). Essi devono essere fatti anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato
è attribuito (art. 331 cod. proc. Pen.). I soggetti obbligati alla denuncia Soggetti obbligati alla denuncia sono i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico
servizio. Vi rientrano, pertanto, anche gli operatori scolastici, sia il personale
docente che quello amministrativo.
Come presentare la denuncia
La denuncia di un reato va fatta per iscritto, nel modo più accurato possibile,
e deve essere indirizzata alla Procura della Repubblica competente: alla Pro- 59 -
cura della Repubblica presso il Tribunale del luogo dove è avvenuto il reato,
se indiziato del reato è un maggiorenne; alla Procura della Repubblica per i
minorenni se indiziato è un minore.
Essa può essere presentata, più semplicemente, anche ad un ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili urbani, ecc.).
Ai sensi dell'art. 332 cod. proc. pen. per notizia di reato s’intende l’esposizione
degli elementi essenziali del fatto, il giorno dell’acquisizione del fatto nonché
le fonti di prova già note. Essa contiene, inoltre, per quanto possibile, le generalità, il domicilio e quant’altro utile ad identificare la persona alla quale il
reato è attribuito, la persona offesa, e tutti coloro che sono in grado di riferire
circostanze rilevanti per la ricostruzione del fatto.
Procedibilità d’ufficio ed a querela di parte.
Per alcuni reati, la legge rimette alla persona offesa la scelta di richiedere la
punizione del colpevole; tale scelta viene esercitata attraverso la querela (che
è, praticamente, una richiesta di punizione).
In mancanza di querela, tali reati non sono procedibili, o meglio, i relativi autori
non sono perseguibili dalla giustizia.
Sono punibili a querela di parte quei reati che sono stati ritenuti dal legislatore
meno gravi, cioè non tali da destare particolare allarme sociale.
Esempi più ricorrenti: furto semplice (cioè non aggravato da particolari circostanze, quali, ad esempio, la violenza sulle cose, la destrezza, ecc.); ingiuria;
diffamazione; percosse; lesioni da cui derivi una malattia con prognosi di guarigione fino a venti giorni.
Esempi invece di reati perseguibili d’ufficio: furto aggravato; rapina; estorsione; violenza privata; violenza sessuale; atti sessuali compiuti con persona di
età inferiore a dieci anni; minacce gravi; danneggiamento aggravato.
E’ comunque opportuno che la scuola tenga contatti con il commissariato o la
caserma CC di zona per avere indicazioni nei casi dubbi.
Riassumendo, conferma la dott.ssa Guadagnini Giuliana, nei casi di reati perseguibili d’ufficio, gli operatori scolastici hanno l’obbligo di effettuare la denuncia all’autorità giudiziaria (o, più semplicemente, come detto, agli organi di
Polizia territorialmente competenti).
Si sottolinea l’importanza di attenersi a questo semplice principio, evitando di
entrare nella valutazione di merito del fatto accaduto, al fine, eventualmente,
di evitare una denuncia: può accadere, infatti, che si ritenga trattarsi di episodio di lieve entità, non particolarmente grave, sporadico, occasionale, involontario. Si può essere portati, pertanto, a non denunciare l’accaduto magari “a
fin di bene”, ritenendosi impropria o inadeguata, o comunque eccessiva una
segnalazione all’autorità giudiziaria.
Ciò va decisamente evitato: la valutazione sul merito (e, quindi, sulla gravità o
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meno del fatto) compete all’autorità giudiziaria; l’obbligo di denuncia, in fondo,
non è che un aspetto, un portato del “principio di legalità” che va non solo declamato a parole ma testimoniato nei fatti, soprattutto agli occhi degli studenti
e delle loro famiglie, proprio come valore e riferimento educativo.
Nei casi, invece, di commissione di reati perseguibili a querela, non vi è obbligo di denuncia. Si
suggerisce, comunque, in tali casi, opera di informazione e sensibilizzazione
nei confronti delle vittime di reati e delle rispettive famiglie sulla possibilità e
opportunità di presentare querela.
In questi casi, quando non vi sia la querela della persona offesa dal reato, è
opportuno che la scuola valuti, unitamente al servizio sociale, se non ricorrono gli estremi, nelle azioni dei presunti autori del reato, di comportamenti
denotanti una irregolarità della condotta e del carattere, con conseguente segnalazione civile alla Procura per i minorenni.
La scuola, infatti, è comunque “testimone” di ciò che avviene al suo interno e,
dunque, anche delle
situazioni di difficoltà, disagio, disadattamento, sofferenza dei propri studenti
che, ancorché non prodotti da fatti reato, ovvero prodotti da reati non procedibili, dovrebbero tuttavia mobilitare interventi di sostegno e di rieducazione da
parte delle istituzioni.
In tal caso, pertanto, la segnalazione si presenta come situazione non obbligatoria, ma certamente
opportuna e consigliata, ed è preferibile sia indirizzata ai servizi sociosanitari
del territorio.
La scuola può segnalare anche direttamente alla Procura per i Minorenni la
situazione del minorenne che, con suoi comportamenti gravi, manifesti una
“irregolarità della condotta e del carattere”, cioè un disadattamento sociale
che faccia temere la caduta nella devianza vera e propria.
La Procura per i Minorenni, se ravvisa nella segnalazione gli elementi per
chiedere l’apertura di un
procedimento rieducativo, propone ricorso al Tribunale per i Minorenni.
In merito a tutto questo il Punto di Ascolto di ascolto si propone di
offrire:
- un servizio di consulenza per accogliere le situazioni di difficoltà all’interno
della scuola, in particolar modo riconducibili ai fenomeni di disagio scolastico - disagio adolescenziale e bullismo;
- proposte operative: percorsi di osservazione mirata, definizione del fenomeno, supervisione, interventi di educazione al rispetto e alla convivenza
civile/cittadinanza attiva;
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- progettualità: per la scuola materna (incontri per insegnanti e genitori); per
la scuola primaria (incontri per insegnanti e genitori); per la scuola secondaria di primo grado (incontri per insegnanti e genitori); per la scuola secondaria di secondo grado (incontri per insegnanti e genitori, e assemblee con
studenti a richiesta);
- incontri formativi/conferenze/eventi/convegni presso Istituti scolastici secondari di secondo grado su tematiche relative alla prevenzione dei comportamenti a rischio per il contrasto al disagio sociale – disagio adolescenziale – prevenzione delle devianze e bullismo (I giovani e l'alcool, I giovani
e i fumo, Educazione all'affettività ed alla sessualità, Educazione alimentare, Prevenzione acquisto sostanze su internet, Educazione alla legalità...)
in collaborazione con Enti Locali e Regionali e con il contributo di esperti.
- attivazione di una “scuola per genitori” per una corresponsabilità educativa con percorsi per salvaguardare la famiglia e fare cultura della famiglia
riconoscere valori e dignità ai legami parentali, responsabilizzare i ruoli di
genitori e figli, favorirne una comunicazione efficace come fattore di protezione e prevenzione.
ATTIVITÀ DI PREVENZIONE AL DISAGIO SCOLASTICO
ATTRAVERSO PERCORSI DI EDUCAZIONE ALLA
LEGALITÀ con l’obiettivo di fornire alle istituzioni
scolastiche e ai loro operatori ogni supporto utile alla
faticosa costruzione di quella condizione di legalità
che ci permette di garantire la dignità di ogni persona.
Un programma di intervento adeguato e soprattutto efficace deve prevedere
la messa a punto di strumenti operativi in grado di garantire una rilevazione e
monitoraggio del fenomeno, un buon livello di supervisione delle attività degli
studenti dentro e fuori la scuola. Siano essi genitori, insegnanti, dirigenti, collaboratori scolastici o altre persone a contatto con i bambini e gli adolescenti,
è importante che gli adulti imparino ad essere consapevoli del loro ruolo, che
richiede un’attenzione ed una sensibilità educativa. Essi devono promuovere
un’azione educativa comune nei contesti dove operano, nella convinzione di
svolgere un ruolo centrale nell’azione di contrasto e di prevenzione del disagio scolastico attraverso percorsi di promoziomne della legalità. Solo l’azione
sinergica di tutti gli adulti significativi per i ragazzi e la definizione di modelli e
procedure di prevenzione e presa in carico condivise rendono possibile intervenire tempestivamente ed efficacemente in situazioni complesse come il di- 62 -
sagio scolastico e organizzare e mettere in atto ed implementare dei percorsi
efficaci di tutela e responsabilizzazione. Da queste osservazioni si evidenzia
l’importanza di attuare piani di intervento preventivo integrati e finalizzati alla
promozione di una cultura della legalità, della prevenzione, della solidarietà e
della responsabilità contro quella del disagio adolescenziale.
Il lavoro svolto sui temi della prevenzione del disagio scolastico e della educazione alla legalità sono statele prime azioni svolte dall Punto di Ascolto per
il disagio scolastico ed il bullismo del nostro Ufficio Scolastico Territoriale. Si
sentiva forte la necessità di verificare la percezione del fenomeno nelle scuole
e comprenderne i reali bisogni al fine di progettare iniziative fondate su dati
concreti ed efficaci.
Dall’analisi dei dati è dopo quattro anni di lavoro è emerso un quadro molto
chiaro che ha messo in luce un grande bisogno di chiarezza sulle caratteristiche del fenomeno, sulle proprie dinamiche e sugli interventi di prevenzione
da attivare.Le segnalazioni all’insegnante, al dirigente scolastico, all'ufficio
amministrativo della scuola, al Punto di ascolto, all’autorità giudiziaria, fino
a giungere alle segreterie particolari dei Ministri, (che poi tempestivamente
ci vengono inoltrate), rappresentano per lo più reazioni da parte dei genitori,
che “pretendono” una forma di legalità, cioè la messa in atto di dispositivi di
precauzione ed azioni volte a limitare il possibile ripetersi delle azioni violente.
Per rispondere a queste esigenze abbiamo scelto la strada della formazione,
ossia un percorso integrato destinato a dirigenti, docenti, personale scolastcio
e genitori, mediante il quale abbiamo cercato di fare un focus sul fenomeno
del bullismo e sulle altre tipologie di disagio scolastico, sui comportamenti
a rischio per poi entrare nelle dinamiche comunicative all’interno del target
adolescenziale verso la scuola e la famiglia e concludere con delle riflessioni finali per individuare strategie integrate, condivise e rispondenti ai reali
bisogni degli studenti, al fine di promuovere “legalità” come una condizione
fondamentale perché vi siano libertà , benessere e equilibrio nella comunità
scolastica e nella società civile.
Dopo il grande riscontro nello scorso anno scolastico ancora prima dell'inizio
di questo stavamo già ricevendo richieste e prenotazioni da parte di alcuni
dirigenti scolastci per riavviare questi percorsi di intervento di aggiornamento
e formazione......
Gli incontri sono stati dei momenti di confronto e di dialogo tra le diverse realtà
scolastiche e tra il mondo della scuola e delle famiglie. Le metodologie utilizzate nelle varie sessioni sono state lavori di gruppo (role play, simulazione,
studio di casi) e hanno offerto degli spunti di riflessione interessanti che ci
hanno dato la possibilità di conoscere molti spaccati delle realtà scolastiche ,
oltre a un ventaglio di situazioni di disagio che hanno confermato come ogni
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realtà scolastica abbia le sue criticità, ma anche le sue risorse e le sue interrelazioni con le istituzioni, gli Enti, le associaioni, le Ulss, le Forze dell'Ordine
e le altre agenzie del territorio.
Questi incontri sono stati possibili grazie al lavoro portato avanti dai dirigenti
scolastici che hanno collaborato per la loro attivazione, alle segnalazione delle famiglie e al lavoro delle esperte del Punto di Ascolto composto dalla Dott.
ssa Annalisa Tiberio - Responsabile Ufficio Interventi Educativi contingente
M.I.U.R. Autonomia U.S.T. Verona e dalla Dott.ssa Giuliana Guadagnini responsabile delle attività del Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico
ed il bullismo dell'UST di Verona; alla partecipazione del Procuratore Militare
dott. Enrico Buttitta e delle Forze dell'Ordineper poter riflettere direttamente
su notizie e fatti di cronaca che riguardano il mondo giovanile creando un
dibattito dialogo costruttivo per far emergere i veri valori.
Di qui la necessità di un lavoro di rete tra le agenzie che nel territorio si occupano di educazione, prevenzione e promozione sociale, attraverso il coinvolgimento delle famiglie, della scuola, degli operatori sociali, delle Forze del’Ordine e di chi lavora nel territorio ai vari livelli istituzionali o in associazioni di
volontariato.
A tale proposito si ringraziano particolarmente per la condivisione di intenti,
progettualità e disponibilità: l’Assessore alle Politiche Giovanili della Provincia
di Verona Marco Luciani; i il Dirigente dell'Ufficio Scolatico Territoriale prof.
Pontara, e i Dirigenti scolastici che tempestivamente hanno collaborato.
La premessa indispensabile di un lavoro di rete e di collaborazione è data dal
condividere obiettivi psicologici/educativi protettivi generali sui quali i diversi
attori della rete possano impostare gli interventi nei rispettivi ambiti di lavoro.
Giuliana Guadagnini
Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico
ed il bullismo presso U.S.T. XII di Verona
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PER COSTRUIRE UN AVVENIRE MIGLIORE
“Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e
misteriosa mafia svanirà come un incubo”, sono parole di Paolo Borsellino che testimoniano la fiducia totale nella potenza della gioventù, come contrasto alla mafia e, potremmo dire, più in generale, alla
criminalità e alla delinquenza. Proprio questo potenziale “atomico” di
energie, ideali, spinte emozionali viene chiamato a percorrere le strade
della legalità, con progetti scolastici che diventano esperienze di vita
che i ragazzi porteranno con sé per sempre.
Agire la legalità in modo consapevole e propositivo non è l’arrivo spontaneo di un cammino qualsiasi, ma è il traguardo di un viaggio fatto
di interrogativi, di ricerca, di conoscenza di fatti storici, di adesione
ideale agli insegnamenti di uomini e donne che costituiscono esempi
luminosi nella storia della conquista della legalità.
Ai ragazzi si deve permettere di vivere a scuola momenti in cui poter riflettere, individualmente, nel gruppo dei pari e con adulti autorevoli, su
queste tematiche. Non è solo questione di studio o esercizio teorico.
La riflessione sui fatti, sul valore dello stato di diritto, sulla necessità
di rispettare e onorare le Istituzioni e la Costituzione, di agire secondo
la legge, sono tappe imprescindibili in un percorso di formazione che
coinvolga tutti gli ambiti del sapere e dell’agire umano.
Anche - o meglio - proprio in momenti difficili come questi, in cui vengono addirittura violati i luoghi e le persone fino ad ora risparmiate da
qualsiasi disegno criminale, le scuole e i ragazzi, è essenziale che le
tematiche della legalità tocchino trasversalmente ogni percorso disciplinare, come nuclei di senso che diano valore ad ogni altra attività.
Questo dovrebbe essere il significato di ogni azione formativo-didattica proposta dalla scuola in sinergia con le Istituzioni. Gli esempi riportati in questo prezioso “diario di esperienze vissute” testimoniano l’alta
valenza di questi itinerari di studio e di vita.
Solo l’attraversare paesaggi fatti di storie, celebrazioni, rievocazioni,
favorirà un futuro in cui i giovani non avranno certo meno difficoltà dei
padri a vivere le sfide dei tempi, ma saranno guidati, come i marinai
dalla stella polare, dal richiamo alla legalità, unico modo per costruire
un avvenire migliore e per formare una struttura morale che li sorregga
in ogni circostanza.
Roberta Isoli
Docente
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EDUCARE ALLA LEGALITÀ
Se si prescinde dal significato strettamente giuridico del termine “legalità” riconducibile al principio di legalità proprio dello Stato di diritto, cioè alla conformità formale e sostanziale dell’agire privato e pubblico alle leggi, e di queste
alla Costituzione, il termine è usato ad indicare l’impulso etico che deve guidare i cittadini privati, ma soprattutto i pubblici funzionari ed i rappresentanti
politici, in tutti i loro comportamenti, ad astenersi dal compiere azioni nel proprio interesse o per esercitare un potere discrezionale.
La parola “legalità” si è imposta dunque nel linguaggio comune piuttosto
nell’accezione di eclissi o decadimento della legalità.
L’eclissi di legalità è legata alla crescita dell’individualismo, della tendenza a
fare il proprio interesse personale esercitando la libertà individuale a scapito
dell’interesse collettivo.
A tale percezione hanno contribuito taluni comportamenti pubblici che attraverso il cattivo esempio si sono riverberati gravemente sul senso di legalità, innescando l’imitazione di chi si auto-giustifica “perché così fan tutti” e
generando sfiducia nelle istituzioni nella convinzione dell’impossibilità di un
cambiamento.
Coloro che ricoprono un ruolo pubblico hanno una doppia responsabilità etica, individuale e sociale in quanto devono rendere conto alla società.
A parlare di legalità in senso lato, e non strettamente giuridico, si iniziò a partire dall’inizio degli anni novanta: Giovanni Paolo II a Napoli nel 1990 rilevava
la grave crisi di legalità dell’Italia. «Non c’è chi non veda - disse - l’urgenza
di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì urge un
recupero di legalità».
Le parole del pontefice erano profetiche: presto sarebbero emersi gli scandali di “mani pulite” ; successivamente le stragi di Capaci e di via D’Amelio
avrebbero richiamato tragicamente l’attenzione sulla necessità di opporre una
resistenza civile e democratica, fatta di risposte morali, sia ai fenomeni di corruzione della classe politica, sia al prepotere delle cosche mafiose che dalla
corruttela politica traggono illeciti guadagni.
In un documento della CEI del 1991 la legalità è definita «insieme rispetto e
pratica delle leggi, esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere
il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune».
Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, cui prestiamo
riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi.
La legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità, e rappresenta l’anello che
salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale. Tanto premesso non
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basta “predicare” la legalità, bisogna viverla attraverso la pratica quotidiana di
regole condivise.
Presentare la legalità solo in un’ottica formale, come un sistema di prescrizioni e divieti, rende i giovani insensibili all’invito, al richiamo alla legalità in quanto si sottovaluta la loro aspirazione al cambiamento e il loro senso di giustizia.
Il rispetto delle regole non può ridursi ad un adeguamento ad esse dettato
dalla convenienza o dalla paura delle sanzioni; pertanto la legalità ha il suo
alveo nell’educazione e rappresenta la forma più alta di educazione ai rapporti
umani, alla capacità di riconoscimento, di ascolto, di reciprocità, d’incontro, di
accoglienza.
L’educazione nasce dentro l’orizzonte che salda la dimensione della convivenza alla cura della vita nella sua unicità, ed è etimologicamente un condurre ogni esistenza fuori dal guscio dei propri istinti perché possa, nella libera
espressione della sua diversità, diventare un bene per se stessa e per la
società di cui fa parte.
È questa accezione ampia della legalità che include l’accettazione della diversità che non solo è parte della vita, ma è la vita, la sua essenza e la sua
ricchezza.
La legge si fonda sull’uguaglianza. È l’uguaglianza il fondamento della legge
che viene dopo le persone e deve essere per tutte le persone.
La legge riconoscendo e responsabilizzando tutte le persone diviene anche
voce della loro coscienza.
Ci soccorre il richiamo alla nostra Costituzione che all’art. 3 recita : “tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli
di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza
dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
La legalità si coltiva costruendo una società viva, eterogenea, inclusiva, formata da persone che sappiano vedere negli altri non il potenziale nemico ma
un possibile alleato. Una società ospitale, aperta alle differenze, sostenuta
da diritti e doveri e in cui l’individuo e la collettività si completano nei rispettivi
interessi per custodire e tutelare la vita delle persone intese sia come individui
che come collettività.
Talvolta la sicurezza ha costituito un alibi per l’affermazione della legalità. La
sicurezza nasce dall’estensione dei diritti, cioè delle responsabilità: sicuro è
quel contesto sociale in cui ogni persona si sente accolta e riconosciuta nella
sua dignità, dotata dei mezzi materiali e culturali per vivere, lavorare e nutrire
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sogni, sentimenti e passioni, accettando che la libertà implichi responsabilità
e impegno per il bene comune.
Il tema della legalità è di quelli di cui bisognerebbe ragionare molto spesso:
“Legalità” è una parola polisemica: è prima di tutto dovere fondamentale dello
Stato il quale ha l’obbligo di rispettare la Costituzione; dei giudici tenuti, nel
giudicare, ad applicare solamente le leggi senza sostituirvi loro personali e
arbitrarie interpretazioni; degli organi del potere esecutivo, dai Ministri all’ultimo impiegato, che hanno l’obbligo di esercitare le loro funzioni nel rispetto
assoluto delle regole che le leggi hanno stabilito.
In questa prospettiva ampia della nozione di legalità emerge il ruolo fondamentale della scuola e della sua funzione educativa, ruolo che non sfuggì a
Nino Caponnetto, titolare tra il 1983 e il 1988 del pool antimafia di Palermo in
cui crebbero le coscienze limpide e coraggiose di Falcone e Borsellino: « La
mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi
della cultura mafiosa ».
Recentemente Papa Francesco ha esortato i governanti a « puntare sulla
legalità come il filo rosso dello sviluppo, con i conseguenti impegni per evitare
l’evasione fiscale e assicurare la trasparenza e la responsabilità dei governanti ».
La scuola volano della rinascita del paese e presidio di legalità è stato anche
l’auspicio recente del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e del
presidente di Libera, don Luigi Ciotti, i quali, in occasione della premiazione
delle scuole vincitrici della VII edizione del concorso ‘’Regoliamoci’’ di Libera,
hanno sottolineato le enormi potenzialità dell’istruzione, arma pacifica, riconoscendo nella scuola il pilastro su cui ricostruire il Paese dopo la crisi.
Educare, sostenere e incrementare attività e comportamenti rivolti al rispetto
reciproco tra le persone ed alla condivisione e accettazione delle regole civili
è un impegno a cui una scuola attenta ed inclusiva non si può sottrarre.
In più documenti il Ministero dell’Istruzione subito dopo la terribile stagione
delle stragi di mafia ha fornito indicazioni alle scuole affinché si facciano carico di questo importante compito di opporre alla illegalità una resistenza culturale ed educativa come la Circolare MPI n. 302 del 25 ottobre 1993, la Direttiva n. 58 dell’8 febbraio 1996 e il Protocollo di intesa del 5 giugno 1998 fra
Dipartimento per gli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio, il Ministero
della Pubblica Istruzione e la Commissione Parlamentare Antimafia.
Aldilà degli interventi emergenziali preme sottolineare l’evidente valore sociale della legalità; ed è necessario considerare che un giovane, per crescere in
armonia con se stesso, deve nutrirsi della cultura della legalità in primo luogo
a scuola luogo in cui primariamente si confronta con gli altri, apprende il ri- 68 -
spetto di alcune norme funzionali alla vita collettiva e matura una propria condotta. La scuola deve essere perciò protagonista nella diffusione della cultura
della legalità, per una migliore convivenza tra diversi, nel rispetto delle regole,
condizione primaria per uno sviluppo dell’autentica moralità quale dimensione
irrinunciabile della persona.
Educare alla legalità significa diffondere un’autentica cultura dei valori civili,
una cultura che intende il diritto come espressione del patto sociale, che è alla
base della costruzione di relazioni consapevoli tra i cittadini e con le istituzioni.
Educare alla legalità aiuta a comprendere come l’organizzazione della vita
personale e sociale si fonda su un sistema di relazioni giuridiche; sviluppa la
consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza,
non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite,
conquistate e tutelate.
Educare alla legalità vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono
essere presentate come comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione.
Per affermare il valore di questa cultura, occorre promuovere il concetto di
cittadinanza fondato sul rispetto dell’altro e sulla coscienza dei due principi
essenziali del “diritto” e del “dovere” .
L’educazione alla legalità va oggi progressivamente ampliando l’ambito di intervento verso la tematica della cittadinanza attiva, recependo le questioni
poste dal fenomeno della globalizzazione, delle forme di criminalità organizzata transnazionale ed interseca temi quali la pace, l’interculturalità, la tutela
dell’ambiente, il consumo critico e tutte le nuove forme di partecipazione civile.
Educare alla legalità è dunque un esercizio di lucidità e pazienza.
Augusta Celada
Dirigente Scolastico Educandato Statale “Agli Angeli” Verona
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È ANCORA COSA BUONA ESSERE
UOMINI E DONNE, OGGI?
QUAL È IL CENTRO DELLA NOSTRA SCUOLA?
Riprendo dalle parole di Benedetto XVI uno splendido interrogativo sul quale
riflettere insieme, all’apertura di questo ennesimo anno scolastico: “è ancora
oggi cosa buona essere uomini e donne?”
Sì, la risposta è scontata. Lo sappiamo tutti. Ma se il nostro cuore ci suggerisce il valore inestimabile della vita umana, lo sguardo sulla realtà di tutti i
giorni ci fa soffermare su difficoltà, su crisi, su disvalori, come se la domanda
potesse ammettere una discussione.
Eppure, il valore dell’esperienza umana è alla base di tutto. Se crolla questa
certezza, frana l’intero edificio della nostra convivenza civile.
I ragazzi ci provocano. Si sa, è il loro mestiere. Perché questo e perché quello. Perché non posso postare quello che voglio su face book, perché non
posso studiare con i miei terminali accesi, perché non posso avere l’iphone
come regalo alla prima Comunione, perché non posso tornare alla sera quando voglio, e avanti.
È tutto sempre più complicato, è vero.
È difficile studiare quando il Mondo corre veloce e tutto quello che hai imparato è già diventato vecchio e quasi inutilizzabile; è faticoso costruirsi un’identità
in una società che ne propone un’infinità, a piacere e tutte con lo stesso valore; è eroico progettare un futuro quando nessuno te ne parla più, perché, si
dice, esiste solo il presente.
Ma questo è il nostro Mondo e questo è il dono che ci è stato fatto, oggi e
per noi.
“Se potessi avere… o se potessi essere…”: non serve seguire questi desideri.
Serve ancorarsi al presente e al reale, confidando che questi siano il miglior
tassello del Mondo, fatto per noi.
Le risorse per essere felici e per cambiare le cose sono prima di tutto dentro
di noi.
E ci sono oggi come c’erano al tempo dei Romani o, per i nostri nonni, in
tempo di guerra.
È stato un anno grandioso, il 2013: abbiamo avuto due Papi, in contemporanea!
Abbiamo avuto le elezioni Politiche che hanno rinnovato il Parlamento e il
Governo: attendiamo con fiducia passi significativi per il bene comune.
Insomma, le occasioni non mancano per far risuonare nelle nostre orecchie e
nella nostra vita l’eco di quella bellissima espressione del Libro della Genesi:
“e vide che era cosa molto buona”.
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Per Dio ciascuno di noi, così com’è, in qualsiasi istante, “è cosa molto buona”.
Papa Francesco, nella veglia di Pentecoste di sabato 18 maggio 2013, ha
raccontato questo simpatica storia:
“Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo
farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un
Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni.
Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare
tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su,
per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto
il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia
nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che
se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente,
era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non
hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra
crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro
questa mentalità.”
La Scuola nasce da questo sguardo positivo e felice del Creatore del Mondo
su ciascuno di noi, così com’è, e lì vi ritorna ogni volta che vuole interrogarsi
su se stessa.
Costruire una società migliore è il nostro compito quotidiano, prima di tutto di
noi adulti. A Scuola che cosa possiamo fare per voi se non aiutarvi a diventare consapevoli, giorno dopo giorno, della dignità di ogni essere umano, per il
semplice fatto che esiste e che appartiene alla nostra grande famiglia?
Solo il giovane che cresce contornato da adulti che lo rispettano e che lo
trattano per quello che vale, sarà un adulto capace di promuovere relazioni
positive ed improntate alla solidarietà con tutti.
Questa consapevolezza – “che è ancora cosa buona essere uomini e donne
oggi” – è il principio e il fondamento di ogni educazione alla convivenza civile
e quindi alla legalità.
Tutto il resto viene di conseguenza.
A tutti Voi, cari studenti, chiediamo di richiamarci quando non ve la
facciamo crescere.
Umberto Fasol
Dirigente Scolastico Istituto “Alle Stimate” - Verona
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LEGALITÀ E CITTADINANZA RESPONSABILE
Il nostro liceo è da sempre orientato alla corretta gestione dei rapporti umani
e del vivere civile e nella iniziativa proposta si è sentito ancor più motivato ad
affrontare con varie iniziative culturali e anche ludiche il tema in oggetto.
Sensibilizzati dalla tematica sulla legalità e sulla cittadinanza attiva e responsabile, noi insegnanti attraverso l’assertiva comunicazione, ci siamo divisi il
carico lavorativo e abbiamo concertato di poter partire dalle nostre classi con
circle-time che potessero sviscerare il concetto di legalità e come effettivamente gli alunni “vivessero la democrazia” anche nel loro piccolo.
Li abbiamo guidati alla corretta formulazione di percorsi che hanno evidenziato quanto sia stato importante parlarne, perché i ragazzi, partendo dal loro
bisogno personale di chiarezza, hanno prodotto manifesti ( esposti nella sede
di palazzo Ridolfi), cartelloni, articoli e video.
Il Liceo “C.Montanari”, ha iniziato l’iter dal mese di novembre 2012 ,in particolare con interventi rivolti alle classi del triennio. In occasione, infatti,della
“Giornata internazionale contro la violenza sulle donne(campagna fiocco bianco)-25 novembre- sono stati promossi all’interno delle classi momenti di
sensibilizzazione sulla tematica della legalità e della non-violenza, con lavori
individuali e di gruppo,realizzazione di cartelloni e fiocchi bianchi che sono
stati appuntati sul petto da tutti, particolarmente nel momento conclusivo, con
l’esibizione del Coro Montanari che ha presentato musiche sul tema della
“non-violenza”..
Alcuni dei lavori prodotti sono stati premiati dall’UST di Venezia, altri sono
stati presentati anche al Convegno alla Gran Guardia del 25 marzo scorso
sulla “Democrazia e i diritti:i ragazzi ne parlano.”
Il nostro liceo ha, inoltre, partecipato ai convegni con il giudice Ayala (presso
il Pasoli) sulle figure “Falcone-Borsellino” e alla manifestazione della “Gerbera
gialla contro ogni mafia” dello scorso 29 maggio,si è confrontato anche con il
Telefono Rosa e l’avvocato Sara Gini con un incontro-tavola rotonda presso
la Biblioteca di Bussolengo.
Abbiamo anche aderito alle manifestazioni promosse dalla Società Letteraria
il 21 novembre 2012.
Poniamo l’accento sul video contro la violenza sulle donne prodotto dalla
classe 5DP del nostro liceo, che sarà premiato a luglio dalla Direttrice Bindi
presso l’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, presentato inoltre presso la
sede della terza circoscrizione di Verona con l’assessore A.Pavesi in occasione del Convegno contro le pratiche dell’infibulazione.
Crediamo nei lavori che ci permettono di valorizzare ogni singolo studente e
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la sua personale esperienza, perché è dal singolo che è giusto ripartire per
costruire insieme una società migliore.
Infine auspichiamo, come gruppo docenti che le criticità riscontrate (tempi
da migliorare, temi non generalizzati, ma da trattare in modo più specifico,
magari pensando a binomi che prendano in considerazione tematiche afferenti alla democrazia-lavoro/democrazia-donne/democrazia-informazione…
etc..) possano far sviscerare in maniera assertiva le dinamiche sulla legalità
proponendo ogni anno una sorta di tema-guida “monografico”.
Ci piacerebbe che “DEMOCRAZIA ANNO 0” continuasse il suo iter con
“DEMOCRAZIA ANNO 1…2…3…”.
Matteo Sansone
Dirigente scolastico “Liceo Montanari” Verona
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A TE UOMO DEL FUTURO,
È RIVOLTA QUESTA LETTERA.
Mai, come oggi, è necessario che tu comprenda il valore della legalità, affinché essa divenga principio guida del tuo operato quotidiano, da promuovere
e da difendere per favorire una cittadinanza responsabile. Troppo spesso si
presenta a te, giovane uomo di domani, uno scenario cupo, di scempio quotidiano di diritti e di legalità, di enormi costi e tempi per la giustizia, ridotta a
campo di battaglia per consumare vendette o scontri politici, di una giustizia
lenta, per il continuo aumento delle cause, per lentezza e alleggerimento della pena. Si avverte un senso di rassegnata assuefazione, quando invece certi
fatti, che dovrebbero lasciarci indignati, scivolano via come fossero normali.
Ma anche da parte dei giovani come te giunge la crescente domanda di legalità. Perché passare con il semaforo rosso? Perché non pretendere lo scontrino alla cassa? Non solo per evitare pene pecuniarie, ma in modo particolare
perché la legalità conviene, evita eventi dannosi per se e per gli altri.
Come farti comprendere questa convenienza?
La scuola ha promosso a tal fine progetti ed attività per la legalità.
I Licei dell’Istituto Aleardo Aleardi hanno aderito alla Campagna Fiocco Bianco
per celebrare in maniera fattiva e concreta, il 25 Novembre 2012, la Giornata
Internazionale contro la violenza sulle donne. Gli alunni hanno accolto con
entusiasmo la proposta avanzata dal Comune di Verona e dall’Assessorato
alle Pari Opportunità e hanno partecipato alle attività realizzate con serietà
ed impegno. Si sono impegnati in una serie di attività tra loro complementari:
• maratona di lettura di documenti ufficiali, quali la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne adottata dall’Onu e la Convenzione
contro la violenza maschile sulle donne, i cui articoli invitano alla riflessione
e alla presa d’impegno, di testimonianze e di pagine letterarie e di poesie:
un percorso narrativo per dare un segno positivo di forza e di speranza,
ma anche un percorso per non dimenticare donne, moltissime donne, che
hanno provato a resistere alla violenza, spesso strisciante, improvvisa, vicina, terribilmente vicina…Una violenza che si è infilata nelle case, nelle
vite, nei cuori. Un percorso per descrivere a tutti anche l’orrore delle oltre
100 donne uccise nel 2012 in Italia per “femminicidio”;
• raccolta ed attento esame delle statistiche, al fine di mostrare, anche attraverso la freddezza dei numeri, la gravità del problema e l’entità quantitativa
delle vittime della violenza.
• selezione, utilizzo ed elaborazione del materiale per cartelloni esplicativi;
• realizzazione di un video significativo con immagini e messaggi personali
al fine di sensibilizzare e di promuovere l’educazione alla non violenza;
• ricerca relativa alle politiche europee ed internazionali e alle misure adottate nei diversi paesi a tutela delle donne;
• analisi del significato dell’espressione “violenza contro le donne” e le sue
diverse manifestazioni;
• creazione di fiocchi bianchi, poiché tutti potessero manifestare la loro
adesione.
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Nelle diverse classi, poi, indossando le maglie ufficiali della Campagna Fiocco
Bianco, gli alunni coinvolti nel progetto divulgativo della Campagna hanno
presentato il frutto del loro lavoro, rendendo le aule scolastiche palcoscenico
di denuncia e sensibilizzazione al rispetto dei diritti umani per tutto l’anno.
Tanti infatti sono i dritti umani per i quali bisogna discutere, combattere, operare per la loro difesa.
E’ questo che si propone la partecipazione degli studenti dell’International
School of Verona al programma internazionale M.U.N.. Model United Nations
(MUN, in italiano Simulazione ONU) è una conferenza per studenti con lo scopo di favorire la comprensione da parte dei giovani dei problemi del mondo e
della politica internazionale. I MUN si svolgono secondo un protocollo che disciplina le discussioni all'interno dell'ONU. Ogni partecipante assume il ruolo
di delegato di un Paese membro delle Nazione Unite o di un'organizzazione
non governativa che gli è stato assegnato. Il delegato deve rappresentare
le posizioni del proprio paese, scrivere risoluzioni e, confrontandosi con gli
altri paesi membri attraverso il dibattito e il voto, cercare soluzioni ai problemi mondiali. Model United Nations sono generalmente organizzati da scuole
superiori, università o organizzazioni e vedono la partecipazione di ragazzi di
determinate fasce d'età. Gli studenti vivono così pienamente la possibilità di
confronto con i loro coetanei, divenendo protagonisti attivi nelle discussioni e
risolutori consapevoli e coscienti di questioni mondiali.
Gli adulti, la scuola, giovane di oggi, ti dicono sempre di studiare, di andare
all’università, ti prepararti al meglio ad affrontare problemi enormi. Ti dicono
spesso che ci vuole impegno e passione, che senza il coraggio e la determinazione i tuoi sogni e le tue aspettative rimarranno tali, che non devi dipendere da nessuno se non da te stesso. Ti chiedono di essere una brava persona,
di scegliere la tua strada diventando chi vuoi diventare, di rispettare le regole.
Ecco perché l’Istituto Aleardo Aleardi realizza per tradizione progetti che educano al rispetto delle regole della convivenza civile affinché esse divengano
abitudine e non siano più vissute come limite. Importanti risultano quindi le
attività contro il tabagismo e le dipendenze¸ la promozione a vivere lo sport
con correttezza (Concorso “Campioni nella vita, campioni nello sport”; Premio
Ussi), l’essere utenti della strada attenti e consapevoli (premio Aci), ad usare
ogni talento creativo per migliorare il mondo in cui vivi (Concorso di poesia
“Il rispetto promuove la pace”), di essere promotore instancabile di legalità
(Concorso ...).
Insomma, uomo di domani, vivi la legalità! Ignora i segnali che questa società ti lancia continuamente, resisti al successo effimero. Impegnati per le
cose in cui credi, ad amare, a non avere paura. Ammira le persone che lottano quotidianamente e in modo non violento, perché le cose cambino. Credi
sempre che vivere nell’onestà sia possibile. Non aver paura di essere una
persona umile e di fare le scelte giuste, anche se difficili e dure da realizzare.
Solo così potrai continuare ad essere una brava persona.
Luciana Nalin
Maria Grazia Nalin
Dirigenti Istituto Aleardo Aleardi Verona
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Relazione sulle attività espletate nell'ambito
del programma di diritto e economia in materia di
cittadinanza consapevole e responsabile
all'interno del'istituto I.S.I.S.S. Minghetti di Legnago
Nell'ambito del programma di diritto svolto nelle diverse classi in particolar
modo nella 3a afm, nella 3c-rim e nella 2a afm, si è ritenuto opportuno contestualizzare le nozioni apprese mediante ricerche su tematiche di attualità
legate alla cittadinanza consapevole e responsabile.
La ragione di questo percorso risiede nella necessità di non limitarsi al puro
apprendimento mnemonico di nozioni, ma nel capire e comprendere i diversi
concetti al fine di arricchire positivamente i ragazzi, che per definizione sono
cittadini in crescita, in cammino per diventare cittadini sovrani capaci di analizzare criticamente e costruttivamente la realtà mediante la conoscenza e il
sapere.
Per questa ragione si è ritenuto opportuno partire dai diritti e dai doveri del
cittadino con riferimento alla costituzione e al concetto di cittadinanza.
L'attività principale svolta dalle mie classi si è concentrata nella definizione di
Beni comuni, essenza della Res pubblica, per poi concentrarsi, mediante una
ricerca di gruppo, sulla difesa degli stessi come patrimonio di tutti i cittadini.
Ad esempio abbiamo analizzato la questione dell'acqua come bene comune
primario per i cittadini e quindi analizzato le diverse posizioni sulla questione
per poi arrivare a formarsi un proprio parere consapevole.
Mediante queste ricerche i ragazzi hanno avuto modo sia di utilizzare i concetti giuridici legati alla nozione di bene pubblico e sia di utilizzare le nozioni
economiche in merito al mantenimento del regime pubblico o alla privatizzazione di tali beni. Gli allievi divisi per gruppo hanno realizzato i lavori in power
point che sono stati presentati all'interno della giornata dell'acqua svoltasi a
Sezano patrocinata dall'Università del Bene Comune. In tale giornata i ragazzi sono stati protagonisti attivi relazionando le loro ricerche, coinvolgendo la
riflessione dei ragazzi delle medie, presenti alla manifestazione
Questo lavoro di confronto e di ricerca è stata un'esperienza che appassionato gli allievi, favorendo la loro crescita di cittadini consapevoli in grado di
avere uno sguardo analitico sui problemi più scottanti della nostra attualita' e
in questo caso sulla necessità di preservare i beni comuni come beni di tutti i
cittadini, anche sottraendo il controllo degli stessi dalle mafie e dalla corruzione presente nella gestione degli stessi.
Un'altra attività svolta durante il programma di diritto ed economia è stata
l'analisi dei fenomeni che generano povertà e impoverimento e quindi sulla
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necessità di combattere questi fenomeni, partendo dalla constatazione che
una cittadinanza piena non può escludere nessuno e quindi la necessità di
partire da politiche di inclusione sociale, ridistribuzione del reddito e welfar
community.
Gli allievi si sono confrontati e hanno discusso le varie tematiche mettendo in
condivisione le loro esperienze di vita e loro difficoltà.
Le ricerche degli allievi in materia di povertà e impoverimento sono state presentate nell'aula magna dell'istituto alla presenza di diverse classi.
Il percorso di ricerca-azione proposto agli alunni ha permesso di sperimentare
un diverso modo di vivere la scuola, come luogo di eccellenza per crescere e
sviluppare il senso critico.
Gli allievi sono stati stimolati a riappropriarsi dell"Amore Politico, a non demandare le scelte, a sentirsi parte attiva della città a fare "schizzi" su come la
possono cambiare.
Riprendendo come riferemento "Le città invisibili"di Calvino si è arrivati alla
conclusione che poter cambiare una città, essa va prima immaginata con la
responsabilità e il mettersi in gioco per provocare il cambiamento.
Demetrio Spanti
Diritto e Economia
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Insieme a scuola, per crescere nel rispetto di sè
e degli altri percorsi di formazione per una
cittadinanza attiva e consapevole.
Idee degli studenti realizzate in progetti di gruppo seguiti
dalla prof. ssa Carmen De Simone
Legalità significa rispetto della Legge e in democrazia la Legge è espressione
della volontà del popolo, ma la Legge è rispettata solo se è condivisa; solo
se la Legge risponde a un bisogno che si avverte come importante e vicino
diventa semplice rispettarla.
Le norme giuridiche devono essere avvertite come qualcosa di proprio e non
come comportamenti imposti e sanzionati da un'autorità lontana, che specialmente durante l'adolescenza è estranea e non compresa.
E perciò a scuola un percorso per la legalità diventa efficace solo se condiviso, solo se nasce dentro le emozioni e cresce insieme alle riflessioni degli
studenti.
In tanti anni di insegnamento e tante giornate passate insieme agli studenti
ho imparato che il termine legalità può avere un significato solo se declinato
nel vissuto quotidiano dell'adolescente: nell'immediato e nel contesto locale .
La scuola infatti è una istituzione con finalità di tipo formativo oltre che professionale: insieme alle conoscenze disciplinari e alle competenze professionali
è opportuno che trovi momenti di confronto per riflettere con gli studenti su
i tanti problemi personali che attanagliano i ragazzi di oggi, per aiutarli ad
ampliare l'orizzonte e ad imparare a vedere oltre, oltre al quotidiano familiare,
oltre alle vicende del proprio paese /città per intravedere la complessità della
realtà sociale.
Partendo da queste considerazioni come docente di diritto ed economia ho
realizzato, negli istituti superiori della provincia di Verona, in cui sono stata in
servizio, percorsi di educazione alla legalità e di formazione della persona in
un'ottica di cittadinanza attiva, inserendoli nella mia programmazione curricolare e nel piano dell'offerta formativa di istituto con il primo obiettivo di aiutare
gli adolescenti a crescere come persone e a divenire cittadini consapevoli
della loro responsabilità nella costruzione del mondo futuro in cui vivranno.
I percorsi per la legalità richiedono attenzione a una varietà notevole di comportamenti che vanno dalla microcriminalità e alla criminalità organizzata, anche a livello internazionale, e in ogni caso comportano l'analisi di aspetti psicologici e sociali uniti alla riflessione sulla normativa di diritto penale vigente
nel nostro ordinamento.
Per affrontare in modo ordinato la complessità del “fenomeno illegalità” ho
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ritenuto opportuno graduare l'approccio cominciando dal biennio con la microcriminalità e le trasgressioni più diffuse fra gli adolescenti (violenza in famiglia
o fra coetanei, bullismo, reati legati all'uso di internet) e solo negli anni successivi affrontare le tematiche relative alle associazioni mafiose aderendo con
convinzione ai concorsi e agli eventi promossi da organizzazioni in prima fila
nella lotta contro la mafia , in particolare “Riferimenti” con i giorni della Gerbera gialla.
Nel biennio la parola d'ordine per iniziare è sempre stata “fatto concreto”: un
episodio vissuto o sentito, un articolo di giornale per presentare un pestaggio,
un furto, lo spaccio, una violenza psicologica a casa o con gli amici, episodi di
stalking, offese su facebook, qualsiasi argomento è l'occasione per cominciare a discutere dei tanti comportamenti a rischio che quotidianamente sfiorano gli adolescenti, anche i più integerrimi. Ho infatti capito che gli adolescenti
hanno bisogno di liberare le loro paure, di confrontarsi, di trovare un punto di
ascolto, e quando non ne trovano l'occasione rischiano di trasformare il disagio in un cantiere di trasgressione e di affermazione della propria identità in
modo socialmente pericoloso.
La discussione guidata diventa quindi indispensabile per analizzare e comprendere i rischi legati alle mode e alle tentazioni offerte dalla nostra società
consumistica spesso con il miraggio dei soldi facili e con l'illusione “del tutto e
subito”, per individuare i risvolti psicologici nascosti dietro a scelte irrazionali
e impulsive, per indagare sulle difficili relazioni affettive che possono creare
disagio già dall'infanzia, per scoprire che sia la vittima che il carnefice hanno
della motivazioni nel loro comportamento, per capire come le difficoltà economiche presenti anche sul nostro territorio possano costituire spinta a non
voler apparire meno degli altri solo perchè non si ha quello che gli altri hanno…
Nel percorso di educazione alla legalità è giunto il momento di consultare il
codice penale e ricercare quelle norme astratte nate per aiutare a risolvere le
questioni quando la ragione, il buonsenso, l'educazione spariscono e occorre
un giudice imparziale che chiarisca i limiti entro cui muoversi per rispettare
l'altrui libertà e dignità.
In questa attività l'aiuto degli esperti è fondamentale e per ciò organizzare
con gli studenti una assemblea di istituto per indagare aspetti di psicologia o
di diritto penale non oggetto del percorso scolastico è risultata una necessita
imprescindibile.
L'ufficio scolastico territoriale di Verona offre da alcuni anni un importante
supporto: abbiamo organizzato con la dott.ssa Tiberio dell'uffico interventi
educativi con la presenza del regista A. Antonucci la proiezione del primo film
antibullismo “Nient'altro che noi” in una interessante assemblea a cui hanno
contribuito il comandante dell'arma dei carabinieri di Villafranca di Verona
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dott. Granà e la psicologa dott.ssa Giuliana Guadagnini che con competenza e chiarezza hanno commentato le diapositive e i cartelloni preparati dagli
studenti,ancora negli anni successivi l'incontro con il dott. Enrico Buttita procuratore militare a Verona con cui abbiamo scoperto e cercato di approfondire
i principi che la Costituzione italiana pone alla base della funzione giudiziaria
dello Stato, imparando che prima di tutto è il rispetto reciproco che crea le
basi di una corretta convivenza , oppure ancora l'occasione di scoprire reati
mafiosi anche nell'economia del nord con il contribuito del procuratore capo di
Bologna Roberto Alfonso
La motivazione degli adolescenti deve essere continuamente sollecitata e
ogni anno partecipare al concorso ”Segni, parole, immagini per la legalità”
indetto dallo ufficio interventi educativi dell'UST di Verona sotto la direzione
della dott.ssa Annalisa Tiberio in collaborazione con la Consulta degli studenti
di Verona, ha costituito una sfida coinvolgente per tutti .
Gli studenti hanno creato prodotti multimediali o cartelloni in cui hanno sintetizzato, con un lavoro di rielaborazione personale, tutto il percorso effettuato
concentrandosi su un reato a loro scelta: ciò ha permesso a ciascuno di personalizzare la ricerca e magari di chiarire dubbi e comprendere meglio comportamenti sui quali già cominciavano a nascere esperienze e di presentare
le loro intuizioni, paure, o solo dubbi durante le assemblee
Percorsi di educazione alla legalità molto impegnativi e coinvolgenti sono stati
intrapresi con gli studenti di classe IV o V
Insieme abbiamo incontrato testimoni di eccezionale valore : abbiamo ascoltato il giudice Alfredo Galasso, con la vedova del giudice Antonino Caponnetto
invitare gli studenti a battersi sempre per la libertà di ogni essere umano, abbiamo rivissuto nelle parole dell'allora capo del dipartimento antimafia Pietro
Grasso i momenti dell'arresto di Bernardo Provenzano, abbiamo condiviso il
dolore per la perdita del padre con Adriana Musella, abbiamo visto scorrere
i nomi delle vittime della mafia, con occhi offuscati dalla commozione, nelle
giornate della Gerbera Gialla.
Tanti momenti di una intensità così profonda da segnare profondamente la
sensibilità dei ragazzi spingendoli a cercare di approfondire il fenomeno mafioso e le sue implicazioni a livello sociale ed economico.
Una memoria storica da risvegliare fra studenti non coevi a stragi e omicidi
che hanno scosso la coscienza di tutti gli italiani.
Ma il messaggio finale da condividere con gli adolescenti deve essere positivo
e di speranza.
Perciò è sempre stato importante concludere i percorsi di approfondimento
con la testimonianza di persone la cui ricerca della verità e correttezza di
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comportamenti costituisce esempio mirabile da imitare.
Molto significativo in questo senso l'incontro con Don Merola il prete anticamorra di Forcella fondatore della Fondazione di recupero minorile A Voce
d'è Creature: un esempio per riflettere in una sintesi vivace e coinvolgente,
coordinata con la dott.ssa Tiberio, sull’importanza di condividere regole che
devono tutelare e garantire gli interessi di tutti e in particolare dei più deboli e
per imparare a declinare nella vita quotidiana i valori di libertà, democrazia e
responsabilità in un impegno consapevole da cui nessuno può prescindere.
Carmen De Simone
docente di discipline giuridiche ed economiche
IISS Bolisani di Villafranca di Verona
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Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore
“Carlo Anti”
PROGETTO GERBERA GIALLA
- INNO Il progetto relativo all’Inno della GERBERA GIALLA ha preso avvio lo scorso anno scolastico grazie all’incontro con l’autore, sig. Oscar Gagliardo, e
l’ideatore, prof. Maurizio Marogna (Carnacina di Bardolino) in occasione
della giornata conclusiva della manifestazione presso l’auditorium della Gran
Guardia. La presenza nel nostro Istituto di un Gruppo Musicale, formato da
studenti e docenti, organizzato e strutturato nell’attività nonché fornito della
strumentazione di base (strumenti fondamentali e impianto voci), e di un indirizzo di studi “multimediale” con studenti in grado di effettuare riprese video
di qualità, ha focalizzato l’interesse dell’autore Oscar Gagliardo con il quale è
iniziata una collaborazione per l’esecuzione dell’Inno nella stesura definitiva.
Il progetto è ripreso a marzo di questo anno con molteplici finalità e cioè:
- eseguire correttamente l’Inno nella parte strumentale e corale;
- realizzare un CD da distribuire alle scuole (probabilmente fruibile anche grazie ad apposito link sul sito “RIFERIMENTI”) con la registrazione
dell’esecuzione, le immagini più significative relative alle prove ed alle esecuzioni nelle diverse forme ed occasioni (a Castelletto di Brenzone, in
Duomo con ALIVE e l’orchestra di Rosarno);
- inserire nel CD un tutorial di supporto per gli studenti di altre scuole che
vorranno, in futuro, eseguire l’Inno.
Nella predisposizione dell’arrangiamento delle diverse partiture (relative
a diversi strumenti) e nella direzione strumentale e corale è intervenuto, e
continuerà a collaborare, il Maestro Marco Pasetto, concertista di fama internazionale, musicista nonché docente presso la Scuola media ad indirizzo
musicale di Vigasio.
La realizzazione del CD è prevista entro la fine del 2013 con registrazione
definitiva dell’Inno da inserire nel CD probabilmente presso l’auditorium di
Villafranca.
Anna Chiara Mazzi
Il docente referente
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Relazione su PROGETTI relativi alla LEGALITÀ
L’Istituto ha promosso numerose attività e iniziative sul tema della Legalità, in collaborazione con l’Ufficio Progetti Formativi del Miur di Verona.
Innanzitutto i Progetti: “Segni immagini e parole per la legalità”, “Gerbera
Gialla “con la manifestazione di Verona, “Geografia e Legalità: sconfiggere la mafia nella tua regione”. Poi gli incontri, prima con Adriana Musella (Presidente di Riferimenti-“Gerbera Gialla”) e successivamente
con Tina Montinaro (vedova di Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Falcone), personalità impegnate nella formazione dei giovani alla
Legalità, il cui messaggio risulta particolarmente efficace in quanto testimoni dirette, cui la mafia ha ucciso rispettivamente padre e marito.
Alcune nostre classi hanno vinto premi e riconoscimenti, tra cui quello più
significativo è certamente stato il viaggio-premio effettuato dalle classi 2^A
e 2^B del Liceo delle Scienze Applicate sulla Nave della Legalità, per partecipare alla manifestazione di Palermo del 23 maggio, in ricordo della strage
di Capaci. Questa esperienza ha lasciato un segno profondo, probabilmente
indelebile, in ciascuno dei sei ragazzi partecipanti: si sono sentiti protagonisti di un evento che, a loro dire, contribuirà a cambiare la storia del nostro Paese, di cui fieramente un giorno potranno dire ai loro figli:” Io c’ero!”.
L’impegno profuso in corso d’anno è stato costante e intenso in quanto ha
coinvolto di continuo i ragazzi in attività non solo scolastiche,ma anche extrascolastiche. Ci si è collegati con vari siti web di Istituzioni territoriali (Comuni e Province del Veneto) e locali (stazione Carabinieri di Villafranca e
Peschiera d. G.); sono stati consultati esperti e sono state affrontate letture specifiche, tutto al fine di raccogliere dati, testimonianze, elementi utili per comprendere il fenomeno mafioso, analizzarlo, stabilirne le cause e
avanzare proposte di contrasto alla criminalità organizzata che fossero
alla loro portata e di facile realizzazione nelle realtà di vita di ciascuno.
Il nostro Istituto si è speso molto per investire informazione e cultura della legalità, nella consapevolezza che, tra breve, i veri protagonisti e responsabili
della gestione politica e sociale del nostro Paese saranno proprio loro... i
nostri ragazzi!
Maria Grazia Loro
La docente referente
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“L’oceano è fatto di gocce: anche la tua è preziosa”
Lo scorso anno scolastico gli studenti dell’Anti di Villafranca hanno contribuito
alla realizzazione di un sogno: “Una casa per Reine”. Reine è una bambina
di quattro anni che abita in Togo (Africa Occidentale), figlia di una ragazza
madre che, non potendo mantenerla, si è rivolta alla missione delle Suore
Orsoline del luogo le quali hanno garantito alla bambina una adozione a distanza in Italia che le permette, anche oggi, di sopravvivere; ma Reine aveva
bisogno di una casetta dove vivere con la sua mamma, visto che la missione
non poteva ospitarle a lungo. La prof.ssa Felici in collaborazione con la prof.
ssa Caprini – docente dell’Anti e suora dell’ordine delle Orsoline – ha coinvolto i rappresentanti d’Istituto nel progetto “Una casa per Reine” attraverso il
quale sono stati raccolti tra gli studenti dell’Anti, a cui si sono uniti anche alcuni professori, oltre 600 euro, per costruire una casetta che potesse ospitare
la mamma e la sua bambina. La casa è stata realizzata in mattoni e terminata
in primavera. Il costo ha superato la cifra raccolta ma il contributo dell’Istituto
C. Anti è stato determinante per far partire il progetto.
“Una casa per Reine” – Togo –
L’entusiasmo ha animato gli studenti che, assieme al prof. Chignola, l’anno
scorso, e al prof Cavazzoli quest’anno, hanno lavorato alla grafica della Onlus
che le suore Orsoline hanno istituito per la gestione dei progetti di solidarietà
creando il logo AMOV (Associazione Missioni Orsoline Verona) e vari strumenti pubblicitari per la diffusione su vasta scala delle attività, quali segnalibri,
calendari e cartoline.
“Logo realizzato dagli studenti dell’Anti con il supporto del prof. Chignola”
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“Cartolina -progetto un pasto al giorno
realizzato dagli studenti dell’Anti con il supporto del prof. Cavazzoli”
Questa esperienza ha fatto maturare nei ragazzi il desiderio di mettersi in
gioco anche in quest’anno scolastico 2012-13 con il Progetto Solidarietà della AMOV “Adozione a distanza di Florance” in Togo e “Un pasto al giorno”
in Burkina Faso. Il progetto è stato presentato dalla prof.ssa Felici assieme
ai docenti di RCA Ferrigato, Marchesini e Doro – docente dell’Anti e suora
dell’ordine delle Orsoline – ai rappresentanti d’Istituto prima e successivamente a tutti i rappresentanti di classe. Gli studenti dell’Anti, anche in questa
occasione hanno dimostrato la loro determinazione ad abbracciare questo
Progetto Solidarietà mettendo in campo i loro talenti. Sono stati raccolti 310
euro per l’adozione a distanza di Florance e 200 euro per un pasto al giorno
in Burkina.
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È bello, è edificante ed è commovente toccare con mano che, in mezzo a
tanta cronaca nera dei mezzi di comunicazione, esistano persone, ragazzi
che, nel silenzio, sono capaci di rinuncia e di solidarietà a favore dei più bisognosi. Con la solidarietà dell’Istituto Anti Florance ritroverà la sua dignità, potrà
gustare la bellezza della vita, potrà sperare in un futuro migliore e un bambino
in Burkina avrà il pasto assicurato per tutto l’arco di un anno.
Il cammino tracciato dagli studenti dell’Anti desideriamo possa proseguire anche l’anno prossimo sempre in collaborazione con la AMOV.
“KALIPE FLORANCE” - Togo padre sconosciuto,
la madre l’ha abbandonata
dalla nascita.
Vive con la nonna.
“Un pasto al giorno”
Burkina Faso
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Progetto Carcere - Scuola
È tradizione che all'inizio del nuovo anno scolastico si proponga alle scuole
secondarie di secondo grado l'adesione all'iniziativa "Carcere/Scuola " e il
nostro istituto ormai da anni vi partecipa sempre più convinti della validità
dell'iniziativa.
Lo scopo del progetto è quello di far riflettere sul trinomio leggi - trasgressione
- punizione con particolare riguardo alla struttura carceraria italiana, attraverso un’esperienza, seppur breve, molto significativa e particolare.
Il progetto ha coinvolto alcune classi quinte attraverso assemblee d'istituto mirate e di preparazione, nelle quali è stato proposto agli studenti un programma
sperimentale finalizzato all’informazione sui temi della legalità e del carcere
per accrescere la capacità di essere attenti ai temi del disagio giovanile e per
far capire le difficoltà che possono incontrare le persone in un percorso di
reinserimento.
Il progetto ha avuto come obiettivo primario quello di far conoscere la realtà
del carcere e dell’esclusione sociale, ma soprattutto di far riflettere sul tema
della legalità attraverso varie attività:
• incontri e testimonianze di detenuti e detenute,
• incontri con gli operatori carcerari (direttori, educatori, insegnanti, assistenti
sociali, psicologi, operatori volontari, agenti di Polizia Penitenziaria, Magistrati di Sorveglianza) e,
• una mattinata all’interno della Casa Circondariale di Montorio e a conclusione nel primo pomeriggio una manifestazione sportiva di calcio maschile
e pallavolo femminile.
Obiettivi raggiunti
Gli interventi e gli incontri con gli operatori e i detenuti hanno:
• sensibilizzato gli studenti sui temi della legalità e della cittadinanza responsabile;
• accresciuto la loro capacità di essere attenti ai temi del disagio giovanile;
• permesso un confronto significativo con testimonianze di persone che hanno fatto l’esperienza del carcere;
• consentito un apprendimento, anche se in forma descrittiva di ruoli e funzioni dei vari operatori all’interno dell’istituzione carceraria.
Conclusioni
La visita alla Casa di Reclusione è stato un momento pregnante del progetto
in quanto si è resa “concreta” una realtà istituzionale e ha dato la possibilità
agli alunni di incontrare detenuti, operatori, volontari, di porre loro domande
e dialogare.
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È stato dato spazio alla comunicazione attraverso discussioni e confronti in
classe sulle esperienze fatte, sulle emozioni, riflessioni, interrogativi. Un articolo molto significativo dell'evento e dell'esperienza vissuta dagli studenti che
hanno aderito, è stato pubblicato sul nostro giornalino d'istituto.
Prof. Losco
Il Docente referente
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Progetto TRAINIG FOR LIFE
IIS SILVA-RICCI di Legnago
L’IIS Silva-Ricci di Legnago ha partecipato, nell’a.s. 2012-13, al progetto
“Training for Life” realizzato in collaborazione con UNUCI (Unione Nazionale
Ufficiali in congedo), nella persona del suo Presidente Capitano Zeno dott.
Chiarotto.
Il progetto elaborato ha come finalità la realizzazione di un percorso di educazione alla legalità, intesa come rispetto delle regole in una società sempre
più complessa e ha quindi come obiettivo il miglioramento delle capacità degli
studenti di interagire con altre realtà, acquisendo e facendo propri i concetti di
cittadinanza, solidarietà e senso del dovere.
Il progetto si propone di favorire la collaborazione tra scuola ed enti della società civile per realizzare un percorso civico-educativo-formativo che permetta
ai ragazzi di vivere un’esperienza educativa, di condividere professionalità e
impegno ma soprattutto valori e virtù preziose, quali il senso del dovere, di
appartenenza e legalità.
Il progetto è stato realizzato mediante una settimana di stage in cui le diverse
istituzioni coinvolte hanno proposto lezioni di legalità ed hanno effettuato la
presentazione delle loro finalità e attività sul territorio.
L’iniziativa che ha coinvolto studenti di classi diverse del biennio ed ha riscosso, secondo il questionario di fine attività somministrato, il gradimento e
l’apprezzamento dei giovani cittadini.
DIARIO DI BORDO della settimana di stage:
I giorno sede Gruppo Alpini di Legnago
• Storia del Tricolore – dott. M. Bonciarelli
• I compiti della Polizia Ferroviaria- sostituto Commissario R. Bisin
II giorno sede Gruppo Alpini di Legnago
• Alzabandiera
• I compiti della Protezione Civile- D.O.G.E. geom. L. Castellani
• I compiti della Polizia Locale- Comandante L. Deciuceis
• La croce Verde di Legnago
• I compiti dell’Arma di Legnago- Capitano F. Provvidenza
III giorno sede Gruppo Alpini di Legnago
• Alzabandiera
• I compiti della Polizia Stradale- sostituto Commissario G. Rossi
• I compiti dei Vigili del Fuoco- sig. A. Brancaglion
• Le dipendenze, in particolare il gioco d’azzardo- dott. C. Marconi
• Le regole in mare- Capitano di Fregata della Marina P. Gherardini
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IV giorno caserma Briscese VIII Reggimento Guastatori della Folgore
• Alzabandiera
• I compiti e la storia dell’esercito italiano - visita a stazione meteorologica
mobile - simulazione aviolancio - tecniche per trovare ordigni, mine, …
V giorno sede Gruppo Alpini di Legnago
• Alzabandiera
• Squadra Scientifica dell’Arma dei Carabinieri- Capitano F. Provvidenza
• Pronto Soccorso- dott. A. Sacchetto
• Il valore della Patria- prof. D. Clementi
• I compiti della Guardia di Finanza- Capitano F. Raggio
VI giorno sede Gruppo Alpini di Legnago
• Alzabandiera
• Realizzazione di un elaborato finale e cerimonia di chiusura
Unità d’Apprendimento “I TRIBUTI”
L’IIs Silva-Ricci ha realizzato, nel corso dell’a.s. 2012-13, una Unità
d’Apprendimento pluridisciplinare, a cui hanno collaborato insegnanti di diritto-economia, storia, lettere e inglese, e che ha coinvolto tutti i ragazzi delle
classi seconde sul tema “I TRIBUTI” per educare al rispetto delle regole, creando la consapevolezza del ruolo essenziale dello Stato e dei suoi compiti
nella società civile. Obiettivo dell’Unità di Apprendimento è stato quello di collocare l’esperienza personale dello studente in un sistema di regole fondato
sul reciproco riconoscimento dei diritti a tutela della persona e della collettività. L’Unità si è conclusa con una prova esperta che è stata utilizzata, a fine
anno, per concorrere alla determinazione del livello di raggiungimento delle
competenze di base riferite agli assi dei linguaggi e storico-sociale.
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ENTI PARTECIPANTI
8° Rgt Genio Guastatori Paracadutisti Folgore
Polizia Stradale di Legnago
Polizia Ferroviaria di Legnago
Vigili del Fuoco di Legnago
Corpo Forestale di Peri
Compagnia Carabinieri Legnago
Compagnia Guardia di Finanza Legnago
Protezione Civile Basso Veronese
Croce Verde Legnago
Croce Rossa Verona
Il TRAINING FOR LIFE prende spunto da un progetto nato a Brescia nel
2005, grazie all’iniziativa del Prof. Roberto Viani, insegnante e Maggiore della
Riserva Selezionata.
Tale progetto, denominato Training day (termine inglese che significa giornata di addestramento) è tratto da un modello inglese (Army Cadet Force Association), presente da più di 150 anni e sostenuto sinergicamente dal Ministero
dell’Istruzione e da quello della Difesa; tale associazione è autonoma e civile
e, nel suo statuto, risulta ben chiaro che le finalità non sono l’arruolameno dei
giovani ma l’educazione di bravi cittadini.
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FINALITÀ
Favorire la cooperazione tra scuola ed enti per realizzare un percorso civico educativo - formativo all’interno delle diverse realtà professionali che permetta ai ragazzi di vivere un’esperienza educativa, di condividere professionalità
e impegno, ma soprattutto valori e virtù preziose quali il senso del dovere, di
appartenenza e legalità.
OBIETTIVI
• educazione alla legalità e alla cittadinanza
• sviluppo del senso di responsabilità e di altruismo
Le attività saranno strutturate come simulazioni, richiedendo perciò agli studenti un approccio di squadra, capacità di analisi, conoscenze e competenze
pratiche.
FASI DEL PROGETTO
SETTIMANA DI STAGE
28 Gennaio – 2 Febbraio 2013
presso sede Gruppo Alpini Legnago (giovedì 31 presso Caserma Briscese) ore 8.00 / 16.00
• Incontri della durata di 45-60 minuti per lezioni teoriche, alternate ad attività
ed esercitazioni pratiche.
• Briefing in chiusura sulle attività della giornata.
PRODOTTO FINALE
entro il mese di Aprile
• Realizzazione di un DVD e/o di un opuscolo sul tema “Cittadinanza e Legalità” da presentare agli altri studenti degli Istituti di appartenenza
GIORNATA DI CHIUSURA
Maggio
• Incontro con tutti partecipanti, aperto alla cittadinanza, con la presentazione del percorso svolto, dell’elaborato realizzato e con la premiazione
del miglior gruppo e del miglior alunno.
Compiti delle Scuole …..
• Individuazione dei docenti responsabili
• Individuazione dei capigruppo per istituto (i gruppi saranno misti)
• Individuazione di un docente referente per istituto
….. e degli Enti partecipanti
• Elaborazione di un programma di attività concordato con lo staff
• Suddivisione del programma in più giornate
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Cari ragazzi,
in questo percorso di crescita che percorriamo fianco a fianco, l’Istituto
S. Carlo si augura di concorrere insieme alla vostra famiglia ad aiutarvi a diventare uomini e donne pronti ad inserirsi nella società civile con la consapevolezza di aver compreso che la vera libertà dell’uomo consiste nel far propri i
valori del rispetto verso se stessi e verso gli altri, la coscienza dei propri diritti,
del rispetto dei diritti altrui, in una parola il valore della legalità.
In questo cammino dobbiamo ringraziare tutti gli attori che sono intervenuti
con generosità e che hanno camminato con noi, e quindi ringraziamo i genitori, gli insegnanti, gli educatori, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine che
abbiamo incontrato e attraverso i quali abbiamo compreso che essi sono la
nostra garanzia alla libertà.
Ringraziamo anche quei grandi uomini che hanno sacrificato la vita per affermare questo principio fino all’estremo sacrificio, abbiamo imparato a conoscerli attraverso scritti, libri, film e testimonianze e la loro memoria si mantiene viva dentro di noi come esempio fulgido di amore verso la società.
Cari ragazzi, evitate di giustificare la vostra mancanza affermando che il mondo va a rotoli e che l’esempio altrui è negativo e imparate a vivere e a diffondere il senso della legalità nelle piccole cose di ogni giorno.
Maria Grazia Santangelo
Istituto Scolastico S. Carlo
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RELAZIONE sulle attività svolte
in materia di legalità e cittadinanza responsabile
Istituto “G. Medici” di Legnago
Nel presente anno scolastico, nell’ambito del più ampio progetto “Laboratorio
interattivo di diritto e regole” coordinato dai docenti prof. Mele e Molinaroli, e di
iniziative collegate ad altri docenti - funzioni strumentali e non - si sono svolte
le seguenti attività:
1) Corso di legalità:
strutturato in quattro incontri in collaborazione col prof. Maurizio Ruzzenenti
del progetto “Carcere- scuola” ed altresì nell’ambito del progetto “Carcerescuola” di cui è referente il prof. Maurizio Merlin.
Il corso è stato rivolto agli studenti di classe quinta che hanno avuto modo di
interloquire sui temi della legalità con un magistrato, un avvocato, con rappresentanti delle istituzioni ed anche di ascoltare l’esperienza di due detenuti
venuti a colloquio con gli studenti previa autorizzazione del magistrato di sorveglianza.
Il corso ha avuto come epilogo la giornata lunga in carcere il 21 maggio 2013.
2) Il Gruppo di lavoro costituito da studenti delle varie classi quarte dell’Istituto ha invece passato la selezione per il concorso “Dalle Aule parlamentari
alle Aule di Scuola. Lezioni di Costituzione”, concorso indetto Dal Miur e dal
Parlamento.
E’ stato realizzato un lavoro in power point sul tema “Pari opportunità delle
donne nel basso veronese”, che ha portato alla realizzazione di un convegno
il 4 aprile nel comune di Angiari, che ha concesso il patrocinio, ed ha visto partecipare gli insegnanti referenti Mele e Molinaroli e due allievi di classe quarta
alle giornate conclusive il 30 e 31 maggio 2013 in Senato alla presenza dei
presidenti Boldrini e Grasso.
3) La classe IIDA ha partecipato al progetto “Training for life - allenarsi per la
vita”, svolto unitamente al Liceo Leonardo da Vinci di Cerea e Itis di Legnago
ed in collaborazione con UNUCI, GRUPPO ALPINI e tutte le forze dell’ordine
del territorio. Il progetto ha previsto, per i circa 60 allievi delle tre scuole coinvolte, di effettuare dal 28 gennaio al 2 febbraio 2013, una settimana di lezioni
interamente dedicate al tema della legalità , con lezioni frontali ma anche
pratiche che hanno visto l’intervento di professionisti esterni e di volontari del
primo soccorso e di appartenenti alle varie forze armate su molteplici temati- 94 -
che, dal primo soccorso, allo spaccio e uso di droghe, agli interventi in materia
di sicurezza stradale, agli interventi di protezione civile, ecc.
Si è trattato di una settimana che ha voluto sensibilizzare la coscienza del
rispetto e della condivisione delle regole.
Il progetto è stato molto gradito sia dagli allievi che dalle famiglie.
4) la classe IICA ha rielaborato le dinamiche che inducono i giovani adolescenti a fare uso di bevande alcoliche, mentre la classe IIA ha rielaborato le
dinamiche ed i rischi dell’uso di cellulare e Web, con presentazione di diapositive nelle giornate di suola aperta;
5) La classe VA, con la collaborazione della docente di italiano prof. Chiorboli,
ha riflettuto sulle cause storiche e sulle conseguenze giuridiche del dramma
delle Foibe ed ha prodotto un elaborato “Le foibe: da cavità naturali a nere
culle di orribili massacri”, che si è aggiudicato una menzione speciale al premio letterario Tanzella.
6) Tutte le classi, attraverso i propri rappresentanti, sono state coinvolte nella
collaborazione con la Fondazione ANT e con il referente di zona prof. Modenini: il consueto mercatino natalizio proposto nel nostro Istituto ha previsto,
infatti, che il ricavato fosse destinato alle iniziative della Fondazione (informazione, prevenzione, assistenza domiciliare gratuita per i malati terminali).
7) Le classi della prof.ssa Andreoni, docente di Religione, sono state avvicinate alla dimensione del volontariato, frequentando in orario scolastico ed
extrascolastico alcune associazioni con sede nel Legnaghese (Piccola Fraternità, Comunità Papa Giovanni XXIII …). Questo ha prodotto fin da subito un
interesse per queste realtà a cui più studenti hanno già iniziato a dedicarsi.
Inoltre gli stessi studenti hanno conosciuto alcuni volontari della cooperativa
Le rondini
di Legnago che opera nel settore del commercio equo e solidale, riflettendo
quindi sul
tema della giustizia in campo economico.
8) Le classi Quinte sono state coinvolte nella riflessione sul tema della donazione, incontrando l’associazione Le.Viss. (Leucemia Vissuta) nella persona
della dott.ssa Bazzoni, autrice del libro “Ha ragione Vincenzo” (sull’esperienza del proprio figlio morto di leucemia) e membro del Direttivo provinciale
dell’Associazione Donatori di midollo osseo e Ricerca. Tra i relatori, anche il
Dr. Benedetti, responsabile del CTMO di Verona, la Dr.ssa Frongia, medico
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del Centro Trasfusionale di Legnago, e un donatore di midollo.
9) Le classi Prime sono state stimolate alla riflessione sul corretto uso dei
social network incontrando il dott. Morello e la dott.ssa Macente dell’Associazione Bimbi in rete, esperti in Informatica giuridica e investigativa, attraverso
un intervento coinvolgente e interattivo sul tema delle subculture giovanili, del
cyberbullismo e di altri pericoli della rete.
10) Le classi Seconde, nell’ambito di un progetto di Educazione all’Affettività
e alla Sessualità organizzato dalla prof.ssa Avanzi, docente del nostro Istituto, in collaborazione con l’Asl 21, hanno riflettuto sul tema della sessualità
responsabile.
Altre iniziative sono state messe in atto da singoli docenti, nell’ambito della
propria classe; il tema della legalità e della cittadinanza responsabile è stato
spesso oggetto di discussione in relazione a particolari argomenti del programma o in occasione della lettura del quotidiano in classe.
Angelica Cappellari
Per i docenti
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Caro ragazzo o ragazza,
Ti scriviamo perché desideriamo contribuire ad aiutarti a comprendere quello che secondo noi dell’I.P.S.I.A “G. Giorgi” di Verona è importante
nella realizzazione della propria persona per una convivenza felice, costruttiva e solidale.
Nella nostra scuola consideriamo ogni ragazzo non soltanto per le conoscenze, competenze, abilità che deve acquisire visto la specificità del nostro istituto, ma soprattutto per la sua unicità di persona e cittadino che deve imparare
a vivere insieme agli altri con uno stile di vita non pragmatico ed egoista , ma
solidale.
Partendo dalle specificità di ciascuno , ognuno durante il percorso scolastico
scopre partecipando alle attività e alle lezioni, che si può migliorare collaborando e confrontandosi con gli altri.
Tutto questo ti educa a pensare a te stesso in relazione agli altri.
Ti facciamo partecipe di alcune nostre iniziative ormai consolidate attuate
collaborando anche con enti territoriali vicini (Università, Questura. Comune,
gruppi di volontariato, Istituto della Resistenza di Verona, Unicef, Medici senza frontiere, Cestim, Sert di Verona, CSI progetto carcere, Fidas, …):
Scuola competente: una rappresentanza di ragazzi provenienti da classi diverse organizza progetti di informazione, prevenzione inerenti alla educazione alla salute;
Partecipazione alle iniziative promosse dall’Università di Verona per La radice dei diritti;
Conferenze – dibattito sul significato storico politico del 25 aprile e del 2 giugno in collaborazione dell’Istituto della Resistenza e dell’associazione
DOCUMENTA;
Incontri con il capo della squadra mobile di Verona dott. Roberto Della Rocca
sulla legalità e i rischi comportamentali del mondo giovanile;
Educazione stradale incontri con la Polizia stradale , tecnici della viabilità
della provincia di Verona , SUEM, Sert ( per comportamenti a rischio
per assunzione di droghe e alcol), associazione genitori vittime della
strada;
Partecipazione all’iniziativa regionale “Penso sicuro” sul tema della sicurezza”;
Simulazione di impresa in collaborazione con la Camera di Commercio;
Riflessione sulla cittadinanza e sull’emigrazione con produzione di testi
poetici;
Drammatizzazione di testi letterari significativi sul senso della giustizia e
dello Stato;
- 97 -
Produzione di documentari ( Incontro con Anna Pozzani Ugolini staffetta partigiana sulla figura di Vittorio Ugolini)
E altro ancora, ma se vuoi saperne di più, ti consigliamo di vedere su youtube
il documentario “Buongiorgi: una esperienza scolastica significativa” e capirai
il senso di tutto quello che ti abbiamo illustrato fino ad ora.
Ti auguriamo di poter contribuire in modo responsabile e attivo ad un mondo
migliore.
Mariapaola Ceccato
La Dirigente scolastica
- 98 -
DIRITTI INVERSI
IN VERSI
Poesie di alcuni studenti della classe 4^ A
dell’Istituto G. Giorgi di Verona
anno scolastico 2012 - 13
Note al lettore
La Dichiarazione universale dei diritti umani, siglata dall’ONU nel 1948 a New
York , è rivolta a tutti i popoli di tutto il mondo e si basa fondamentalmente su
un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile ed universale.
Queste poesie sono state scritte da alcuni studenti della classe 4^ A dell’Istituto G. Giorgi dopo aver partecipato ad un percorso informativo-formativo
proprio sul tema dei diritti umani a conclusione del quale è nata la voglia di
contribuire alla divulgazione di questi diritti come fondamentale strumentomessaggio di civiltà.
Alcuni di questi testi sono stati utilizzati per la realizzazione dello spettacolo
“Trenta passi verso la libertà “allestito in occasione della rassegna “Maggio
scuola 2013” insieme ad altri tre istituti veronesi: Istituto Nani-Boccioni, Istituto
Fermi e Liceo Medi di Villafranca.
Protagonisti dello spettacolo sono stati gli studenti accompagnati dalla professionalità e generosità di alcuni artisti e musicisti veronesi .
Ricordo con piacere i nominativi degli studenti del Giorgi che vi hanno partecipato: Julius Aiwuyo, Gianluca Di Maio, Mouhamed Fall, Erhun Imafidon, Michele Ingrao, Riccardo Marconcini, Nicolò Ricci, Erjon Verjoni, Enrico Zanini.
Elisabetta Belloli
L’insegnante della classe
- 99 -
Dov’è la libertà
Una giornata nuova
lunga come la vita
il sole la illumina
il sole è l’unica
cosa che brilla
in quella vita
L’uomo la vive
nell’oscurità
imprigionato
schiavo
misero
soffocato
dalla rabbia e dalla paura
in attesa del suo giorno fortunato
Ormai la libertà si trova
solo
in un’altra realtà
Erhun Imafidon
Senza titolo
L’uomo è libero quant’è libero il cuore di un innamorato
L’espressione più sincera rimane il nostro viso
Schiavi per lo meno della nostra felicità
Liberi solo per poco dal giudizio altrui
L’uomo non è uomo se non è schiavo di se stesso
L’uomo non è libero
L’uomo non è solo
Riccardo Marconcini
- 100 -
Liberi da noi
Chi ci impedirà di professare la nostra fede
Povero di spirito colui che s’imporrà sul debole
Luce di speranza
Pareti buie senza dimensione
Luce di guida
Luce di via
Tutti con un binocolo al contrario
In mano
Guardando i problemi imminenti
Farsi lontani
Unirsi come il mare
Con il mare
Come il male
Sullo stesso fronte ma ben separati
Riccardo Marconcini
Volare nella libertà
viaggiare con il passato
viaggiare con la rassegnazione
viaggiare senza meta
Viaggiare
viaggiare verso il futuro
viaggiare con la speranza
viaggiare sicuri dell'arrivo
viaggiare senza arrivare
Viaggiare
viaggiare contenti
viaggiare infelici
viaggiare innamorati
viaggiare arrabbiati
Viaggiare
viaggiare è volare
volare nella libertà
Gianluca Di Maio - Erhun Imafidon
- 101 -
Inerme il soldato
Inerme giace al suolo il soldato
lontano da casa è stato mandato
con il suo sangue
di rosso la bandiera ha macchiato
ha combattuto
si è perduto
se ne è andato
il suo sguardo volge al cielo
una dolce melodia lo avvolge nell’oblio
Basta dolore
Basta sofferenza
Basta devastazione
è ora di PACE
Gianluca Di Maio – Michele Ingrao
Il cielo
Il cielo
è azzurro
Il cielo
mi riempie di speranze il cuore
Stringo tra le mani
gli ideali lasciati dai martiri della libertà
che
scivolano fra le dita
come fossero sabbia
che
si lascia portare lontano dal vento
- 102 -
Il vento
si porta appresso i pianti dell’uomo
come tuoni improvvisi scuotono la terra
lasciano solo violenza
Bagnato
dalle lacrime dei deboli
l’Opprimente scrolla le spalle
lasciando cadere morte
ma stringendo tra i denti profitti
e non altre parole
La sua anima
è gelata
nemmeno l’inferno che ha creato può scioglierla
Egli
estirpa speranza
come fosse zizzania
e coltiva terrore nel cuore delle persone
l‘Opprimente
però non sa
che a volte la carta
diventa
acciaio
che non si può piegare
le Parole come terremoti
fanno tremare
l’anima
Trenta diritti sono stati scritti
con lacrime
e sangue
sono stati creati
Michele Ingrao
- 103 -
La Natura è verde
Il Verde
mi infonde speranza
La Speranza
dà valore alla mia vita
La Vita
mi insegna coraggio
Il Coraggio
è l’arma più forte nei miei momenti difficili
Momenti di amore
momenti di odio
durante il cammino di un uomo
L’Amore
mi riempie di felicità e debolezze
L’Odio
mi infonde forza e infelicità
La Felicità
mi colma il vuoto della vita
L’Infelicità
mi mostra quel vuoto
L’Uomo
vaga nella libertà
donata dalla natura verde
negata dall’uomo
e inverte il ciclo della Vita
Gianluca Di Maio - Erhun Imafidon
- 104 -
Tanti bambini indifesi perdono la speranza
Tanti bambini indifesi perdono la speranza
la gioia per il troppo dolore
Io seduto in questa stanza
con la tristezza e l’angoscia che mi assale
Vedo
una madre piangere in silenzio
sulla tomba del suo bambino
che non ha potuto essere bambino
privato anche di un padre
ucciso da assassini
Tanti bambini indifesi perdono la speranza
la gioia per il troppo dolore
alcuni anche la vita
Tutta
Io seduto in questa stanza
Sento
il bambino chiedere alla madre
cos’è questo rumore?
La madre mente
Un’altra esplosione si fa sentire
Tanti bambini indifesi perdono la speranza
Mi rattristo e impazzisco per il loro dolore
L’indifferenza nel mondo uccide anche il migliore
Uomo
Animale
Cannibale
Julius Aiwuyo
- 105 -
I miei pensieri volano
I miei pensieri volano
come aeroplani
tra cocainomani e i presi male
gente affogata
in un mare nero
d’odio
gente arrabbiata
colora di petrolio.
Julius Aiwuyo – Nicolò Ricci
Guerra
Notte di grida
notte di fiamma
sento il buio
che mi accompagna
in questo caos di silenzio
che sembra venire
dalle tenebre
come belve notturne
a caccia delle loro prede
Tutto è cupo e confuso
un’ esplosione
e poi un’ altra
la terra trema
scie di persone
che lasciano la terra rossa
spaventano
bambini e persone
che non hanno colpa
Julius Aiwuyo – Enrico Zanini
- 106 -
Africa o mia Africa
Mi manca il tuo vento che mi accarezza il viso
il tuo caldo secco
la tua verde e pianeggiante natura
Ricordo l’oceano blu
e i bambini che giocano nell’ acqua
cullati dalle onde
Africa o mia Africa
Il tuo cielo stellato porto nel cuore
insieme ad albe
e tramonti trascorsi con amore
Africa o mia Africa
Vivrò in libertà
per ritornare da te
o mio dolce amore lontano
Mouhamed Fall
È la guerra
Dentro a una tempesta
di sangue e fuoco di interessi
persone
costrette
indifese
stanno
come in una foresta pluviale
dove lacrime di odio piovono
da occhi colmi
come torrenti in piena
È la guerra
Julius Aiwuyo
- 107 -
Dilaga la violenza
Gli anfibi mordono la strada
acuto lo stridio metallico delle spranghe
rimbalza
tra i volti coperti che urlano parole cariche di odio.
Una coltre di fumo accompagna questa tetra calca
gli opposti sono lì
di fronte
nelle loro divise.
Cala il silenzio e la tensione riempie l’ aria
veloce
la violenza dilaga
come l’ onda sugli scogli.
Là l’acqua si ritrae dolcemente
qui la marea umana tarda a tornare
solo caos
solo devastazione.
Gianluca Di Maio
- 108 -
La mia speranza
Le mie lacrime perdono colore
Piango
Rido
Continuano a cadere
Piango perché la felicità mi è straniera
Rido perché l’infelicità mi accompagna
Non mi riconosco più
La vita è nulla
Solo sofferenza
Solo violenza
Ma
Ritrovo un’arma nascosta
La speranza
Non mi arrendo
Un giorno usciranno dal buio
I diritti
Diverranno realtà
Erhun Imafidon
Uomo
Non ho più lacrime per piangere
Le anime portate via dalla violenza
Diritti scritti con sofferenza
Diritti calpestati con ignoranza
Slumber man
Uomo sedato
Nostro è il giorno
Nostro è il mondo
Nostra è la vita
Abbi il coraggio di viverla
Michele Ingrao - Erjon Verjoni- Erhun Imafidon
- 109 -
Viaggio
Distesi su una barca di sogni
reali
comprati
venduti
immaginando
l’arrivo in un nuovo continente
Seduti vicini
per scaldarci dal freddo della notte
Seduti vicini
per consolarci per gli amici perduti
Seduti vicini
per farci coraggio
Seduti vicini per farci coraggio
durante il viaggio
Battono i nostri cuori
di tristezza
Tristezza per la terra lasciata
Battono i nostri cuori
di speranza
Speranza per la terra promessa
Dal continente nero al continente bianco
Mohamed Fall - Gianluca Di Maio
- 110 -
Il mondo tace
Il mondo tace
guardando le lacrime dell’uomo bagnare la terra.
Quel silenzio
alimenta il dolore che affligge il suo cuore.
Odio
Razzismo
Invidia
Ignoranza
Catene che strangolano l’amore
di persone
rimaste senza fiato.
L’impotenza
la fragilità
dell’uomo
sono sbarre di un carcere
che stringe e soffoca in un pugno
l’innocenza.
Michele Ingrao
Il silenzio della musica
Il silenzio
della musica
mi accompagna
lungo un viaggio surreale
al di là della realtà
al di qua della finzione.
Immagini colorate
attraversano la mente
tutto scorre
velocemente
come un arcobaleno
che abbaglia.
Julius Aiwuyo
- 111 -
Perso nei pensieri
Perso nei pensieri
sogno
Sogno di volare
di librarmi nel cielo
Volo leggero
come piuma
sollevato
dalle correnti
che mi lievitano su
Come un ascensore
salgo
in alto
così in alto
da non vedere il limite
talmente in alto
da sentire la mia pace
intorno a me
libero e leggero
nell’universo.
Julius Aiwuyo
A volte la vita
Disegni
di paesaggi
Immagini
di persone felici e di persone tristi
Fotografie
di brutte guerre e di case distrutte
Filmati
di bambini che giocano e di bambini che lavorano
Julius Aiwuyo – Nicolò Ricci
- 112 -
Catene
Distrutto nel corpo
logorato nell’anima
privato ingiustamente dell’umanità e della libertà
al buio di una cella
con il gusto ferroso del sangue che mi riempie la bocca
aspetto.
Aspetto invano.
Lentamente
la vita mi sta abbandonando,
lascia questo guscio ormai privo di forza.
Sono solo.
Mentre aspetto il miracolo di Dio
il silenzio di queste mura
trattiene in catene il mio corpo
impedisce alla mia mente di fuggire.
I secondi
I minuti
Le ore
volano
Come la fenice che ancora sogno di diventare,
rinascendo
urlo a gran voce:
ho il diritto di essere libero.
Gianluca Di Maio
- 113 -
Vita
Siamo come granelli di sabbia nella tempesta
in balia del vento
viaggiamo
con forza ci trascina
implacabile
continua per la sua via
fino a quando
bruscamente
si placa
e dal cielo cadiamo in libertà
verso una nuova realtà
Gianluca Di Maio
- 114 -
LETTERA A UNO STUDENTE
Caro studente,
come possiamo fare per condividere insieme quei valori che il nostro
essere nella scuola ci unisce nell’intento di portarli avanti trovando ognuno la
strada che permetta di renderli vivi.
Uno dei più alti è il concetto di legalità.
Legalità parola che appare un po’ astratta, ma che permea il nostro agire
quotidiano.
Da sempre a scuola i tuoi insegnanti te ne hanno parlato, ma siete riusciti
a stabilire quel rapporto che permette di rendere il sapere condiviso e fa sì
che le parole diventino attive e concrete, quante volte hai avuto il coraggio di
alzare la mano per chiedere quelli che per te sono i quesiti fondamentali che
ti rendono unico all’interno di un contesto dove si è in molti.
Molte volte guardando la televisione si sente parlare più di illegalità che di legalità ,la scuola diventa il contraltare e cioè il banco di esercizio del ragionare
su quello che ci vede uniti nell’essere cittadini responsabili e partecipi.
In tempo di crisi la partecipazione diventa sempre più difficile perché si rischia
di venire presi dallo sconforto, ma l’essere cittadini attivi e responsabili aiuta
ad uscire da questi sentimenti indotti.
Tu giovane hai in mano il tuo futuro, cerca di trovare dei mentori che ti illumino la strada e che ti permettano di rendere vivi quei valori e sentimenti
che la scuola ti ha dato, devi trovare la forza di guardare oltre le apparenze
e le immagini di facciata, perché solo quando tu insieme ai tuoi insegnanti e
compagni riuscirete a rendere la scuola viva ed immaginata potremo parlare
di legalità che va oltre il solo rispetto delle regole perchè permette all’ansia
creativa che voi giovani avete di diventare viva e costruttiva.
Il primo difficile passo è quello di accorgersi di chi ti sta accanto per sviluppare
insieme un comune senso di responsabilità nel rispetto delle regole, ma anche nella possibilità di trovare ognuno la propria strada espressiva che aiuti la
nostra umanità di manifestarsi pienamente in modo condiviso e vivo.
Ti lascio con una domanda: “ chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo…..”
(non è mia)
Ciao, al prossimo incontro sulla strada della legalità.
Maria Grazia Dalla Vecchia
Docente
- 115 -
Cari Ragazzi,
faccio parte della classe docente di altra generazione.
Con i giovani ho condiviso momenti importanti della loro vita, il primo passo
con i bimbi delle elementari e poi successivamente con i ragazzi delle medie.
Sono momenti molto delicati e importanti nella vita di ciascuno di noi.
Ho trovato in quei giovani la voglia dello stare insieme e della condivisione.
Da sempre ho pensato che promuovendo i valori, ottenendo maggiore giustizia, maggiore equità e maggior rispetto, possiamo favorire uno scambio per la
crescita e il rafforzamento dei valori. Questo processo è il cambiamento verso
una cittadinanza interculturale responsabile.
Questo è sempre stato il mioobiettivo e quello per cui mi batto da sempre:
Legalità in qualsiasi campo e quindi valori essenziali per il vivere;
Legalità = rispetto per se stessi e quindi per gli altri.
Gilberto Benedetti
Ex insegnante
- 116 -
LA VOCE ALLE ASSOCIAZIONI
A.Ge. Veneto
L’A.Ge. Veneto in questi anni ha rafforzato in maniera sensibile la consapevolezza di voler abitare, da genitori, le scuole, le comunità, i servizi sociali, gli
ospedali, i media: oltreché un diritto conclamato la cittadinanza è un dovere,
una responsabilità.
Una testa ben fatta è una testa atta ad organizzare le coscienze, così da evitare la loro sterile accumulazione.
Evidentemente l’organizzazione dei saperi chiama in gioco una gerarchia fra
gli stessi, un’etica: e su questo fronte pochi sono disposti a confrontarsi, limitandosi a buone pratiche e buone procedure.
Eppure questo tipo di confronto sarebbe un pilastro nell’edificazione di una
rete.
L’idea associativa A.Ge. si oppone all’illusione della società individualistica e
narcisistica, per la quale la somma dei beni individuali corrisponda al benessere per tutti, al bene comune.
La scuola è un bene individuale oppure un bene comune? Chiedo il massimo
per mio figlio o lo chiedo nel rispetto delle relazioni comunitarie, dei tempi di
tutti?
Se molte competenze dei ragazzi provengono oramai dall’esterno della scuola, una direzione da seguire sarà il lavoro di comunità, la realizzazione di un
contesto educativo che comprenda la scuola e la coinvolga in una rete più
ampia.
Per giungere a far sì che i nostri ragazzi si realizzino, è necessario maturare
alcune convinzioni che si chiamano rispetto e legalità, l’A.Ge. Veneto ha fatto
un lungo percorso sin dall’emanazione Ministeriale del Patto di Corresponsabilità educativa e lo continua a fare con i propri genitori associati, consapevole
che si forma l’uomo di domani solamente con la corresponsabilità di tutti.
La passione educativa dell’A.Ge. non si insegna ma la si acquisisce giorno
per giorno con i due pilastri fondamentali della società: rispetto e legalità,
genitori per sempre.
Fabrizio Azzolini
Presidente
- 117 -
UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ
Il contributo dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui
Anche l’Associazione Nazionale Divisione Acqui, fondata nel 1945 e che rappresenta tutti i superstiti e reduci dell’eccidio di Cefalonia e Corfù, del settembre 1943, con lo scopo di onorare e ricordare le vittime di quei fatti terribili,
vuol dare il suo contributo all’interessante progetto “Un viaggio nella legalità”,
lodevolmente promosso dall’USP di Verona, con la preziosa coordinazione
della dott.ssa Annalisa Tiberio.
Sono soci dell’Associazione i superstiti ancora viventi, circa 120, i familiari dei
caduti, dei reduci deceduti in patria e dei superstiti e di tutti coloro che abbiano
interesse alla vita ed alle finalità della stessa.
La sede nazionale dell’Associazione è in Piazza S. Tomaso 17 - 37129 Verona (tel. 045.8002035 - 340.2657833) e le altre basi operative ed organizzative, sono le 25 sezioni provinciali e regionali, che operano su tutto il territorio
nazionale.
Ogni anno, nel mese di settembre, a Verona si svolge la più importante cerimonia nazionale, per ricordare e commemorare i tragici eventi che videro protagonista la Divisione Acqui, in quel lontano anno di guerra del 1943 e questa
è una breve descrizione di quanto accadde.
Dopo la tragica dichiarazione di guerra alla Grecia, da parte dell’Italia, nel
novembre del 1940 e la conseguente occupazione della stessa, avvenuta con
l’aiuto dei reparti alleati tedeschi, la Divisione Acqui si trovò a presidiare le
isole ioniche di Cefalonia, Corfù, Zante, Santa Maura ed Itaca.
Fu un’occupazione pacifica, come sanno fare i “buoni soldati italiani”, molto
spesso aiutando la povera popolazione isolana, dividendo gli scarsi approvvigionamenti di cui disponeva, soprattutto in aiuto agli anziani ed ai bambini.
Le cose precipitarono quando, l’8 settembre del 1943, il governo italiano firmò
l’armistizio con gli alleati anglo-americani e soprattutto Cefalonia, tra le varie
isole occupate, improvvisamente divenne teatro di un terribile dramma.
I nostri soldati, si trovarono, da un giorno all’altro, abbandonati a loro stessi,
senza informazioni sulle reali situazioni nazionali ed internazionali e senza
precisi ordini, su cosa fare in quella nuova ed inaspettata situazione.
Gli ex alleati tedeschi, diventarono ostili e terribili nemici, che chiedevano la
resa e la consegna delle armi, in cambio della promessa di tornare in Italia,
cosa che non sarebbe mai accaduta, come era già successo, pochi giorni prima, con altri piccoli reparti dislocati nelle isole minori, che invece del rimpatrio,
subirono la deportazione nei campi di concentramento e di lavoro disseminati
in tutta l’Europa occupata da Hitler.
Dopo numerose riunioni e vivaci discussioni, gli ufficiali della Divisione Acqui,
- 118 -
comandati dal generale Antonio Gandin, chiesero direttamente ai vari reparti
quale decisione intraprendere ed unanimemente prevalse la scelta di non cedere le armi e di resistere ai tedeschi, in caso di un loro attacco.
Iniziarono così aspri combattimenti che videro i tedeschi, più addestrati e meglio armati ed equipaggiati, prevalere sui nostri soldati, molti dei quali caddero
in combattimento e moltissimi furono barbaramente e sommariamente trucidati, dopo essere stati catturati e questo fu il vero dramma della Divisione
Acqui.
Si calcola che nelle varie isole occupate, soprattutto a Cefalonia, caddero
circa 10.000 uomini, tra soldati, sottufficiali ed ufficiali ed i loro corpi bruciati,
sommariamente sepolti, gettati in mare e disonorati.
Cessato il massacro, i superstiti furono deportati nei campi nazisti, ma molti
scamparono alla deportazione, rifugiandosi sulle montagne e collaborando
con i partigiani greci.
Questo eccidio di annovera tra i fatti più tragici e cruenti di tutta la seconda
guerra mondiale, soprattutto perché i responsabili non furono le famigerate e
spietate “SS”, le terribili truppe scelte di Hitler, ma i regolari reparti dell’esercito tedesco.
La Divisione Acqui fu un grandissimo esempio di “legalità”, perché i suoi soldati decisero di tener fede al giuramento fatto alla Patria lontana, di non arrendersi e di non cedere le armi e questa scelta è unanimemente riconosciuta
come il primo atto di resistenza militare contro i tedeschi invasori, avvenuto
lontano dalla Patria Italia.
Anche a distanza di tempo e quest’anno si celebra il 70° anniversario, l’Associazione Nazionale Divisione Acqui, continua a ricordare ed a commemorare
quei tragici giorni, con l’intento di farli conoscere, non farli dimenticare e soprattutto evitare che fatti del genere possano ancora accadere.
Gli adulti e gli anziani, anche se non tutti, conoscono queste tristi storie di
guerra, ma è alle nuove generazioni che noi ci rivolgiamo, affinché possano
avere le giuste conoscenze ed informazioni, nell’intento di far loro amare ed
apprezzare la democrazia e la pacifica convivenza che finalmente stiamo vivendo in Italia ed in Europa, dopo tanti anni di intolleranze e di conflitti.
La memoria storica del nostro passato, specialmente quello recente e con i
protagonisti ancora viventi, va continuamente alimentata, in prospettiva di un
futuro ancora migliore ed ancora più pacifico, possibilmente in tutte le parti del
Mondo, dove purtroppo ancora tuonano i cannoni, crepitano le mitragliatrici e
continuano a cadere tante vite umane, uomini, donne, anziani e bambini.
Il nostro impegno non è rivolto solamente all’organizzazione delle cerimonie,
commemorative, come quella di Verona, che quest’anno si celebra venerdì
20 settembre, ma si estende all’allestimento di mostre, di convegni, di incontri
- 119 -
nelle scuole, di viaggi nelle isole di Cefalonia e Corfù, tornate finalmente amiche ed ancora tante altre iniziative.
Il mondo della scuola è un fondamentale punto di riferimento per raggiungere
questo scopo ed alla scuola noi ci rivolgiamo per coinvolgere ed interessare
il maggior numero possibile di giovani, per dare il nostro piccolo e modesto
contributo alla loro crescita ed alla loro formazione, a sostegno di fondamentali valori, quali la legalità, la tolleranza, l’amicizia tra i popoli e per un continuo
miglioramento della qualità della vita, nel ricordo delle migliaia di giovani che
sacrificarono la loro vita, per garantirci la libertà e la democrazia, beni preziosi
che dovrebbero essere patrimonio di tutta l’umanità.
Claudio Toninel
vice presidente nazionale
presidente sezione di Verona
Associazione Nazionale Divisione Acqui
- 120 -
QUELLI DELLA ROSA GIALLA
Care ragazze e cari ragazzi,
abbiamo avuto il piacere e l'onore di incontrarvi durante l'evento “Petali
nel Blu” realizzato a Verona dal 27 febbraio al 3 marzo 2013 dall'Associazione
Quelli della Rosa Gialla e vogliamo esprimervi il nostro riconoscimento per la
sensibilità che avete dimostrato nell'accogliere il messaggio che volevamo
portare.
La nostra associazione nasce a Brancaccio, un quartiere palermitano tristemente noto alle cronache per via di continui episodi di criminalità e collusione
mafiosa.
Tuttavia, in quello stesso territorio, tante famiglie hanno iniziato, dal 2001,
un percorso di riscatto sociale, abbracciando il messaggio lasciato dal Beato
Padre Pino Puglisi “e se ognuno fa qualcosa”.
Da questo messaggio è nato il desiderio di fare qualcosa di bello e di utile per
i nostri bambini, i nostri ragazzi e le nostre famiglie.
Il nostro Musical “Petali nel blu” affronta i temi dell'abuso di alcol e le stragi
del sabato sera in età giovanile e riesce ad essere così incisivo da lasciare
puntualmente traccia nel cuore degli spettatori proprio perché i protagonisti
che interpretano il ruolo sono anch'essi giovani, ragazze e ragazzi, bambine
e bambini, proprio come voi.
Ci siamo esibiti in diversi teatri tra i più importanti della Sicilia, a Roma e nella
vostra splendida Verona, riscontrando sempre un notevole successo.
Pregevole è stato l'impegno della Dott.ssa Anna Lisa Tiberio dell'Ufficio Scolastico Provinciale e dell'assessore alle Politiche Giovanili Alberto Benetti, affinchè venisse offerta anche a voi la possibilità di prendere parte a questa
manifestazione, partecipando al test del “Virtual bar” a scuola e assistendo
allo spettacolo all'Auditorium Gran Guardia.
Il nostro impegno quotidiano è basato sui valori della solidarietà e della promozione della legalità, con l'obiettivo di stimolare in voi, giovani generazioni,
l'acquisizione di una coscienza civica, di una cittadinanza responsabile e di
un partecipazione attiva nelle scelte che vi vedono protagonisti, che possano
davvero essere di supporto in questo momento storico, sociale e culturale
così difficile.
Costantemente riceviamo richieste di portare in giro il nostro Musical e noi
lo facciamo, spesso anche gratuitamente, talvolta investendo i nostri piccoli
risparmi, perché crediamo che argomenti delicati quali l’immigrazione, la droga ed il rapporto genitori-figli, la pace, la donazione degli organi, la Shoah, la
legalità, il messaggio di Don Pino Puglisi, l’abuso di alcool in età giovanile e le
- 121 -
stragi del sabato sera, vadano diffusi per il forte impatto educativo che hanno
nell'ottica della prevenzione del rischio.
Riteniamo che le attività ludico-creative mirate e pensate per favorire lo sviluppo e il potenziamento di competenze cognitive, relazionali e sociali, sono
necessarie per tratteggiare possibilità di crescita e fiducia nel proprio divenire.
E voi, ragazze e ragazzi, non dovete mai smettere di credere che “se ognuno
fa qualcosa ... tutto cambierà”.
Giuseppe Sicari
Presidente dell’Associazione
Quelli della Rosa Gialla
- 122 -
LEGALIZZIAMO LA LEGALITÀ
Un approdo, un punto di arrivo e insieme, di partenza: la legalità. Per arrivare a imparare quello che davvero si è portati a conoscere e condurre così
la conoscenza sulla via della socialità, della responsabilità e della giustizia.
Obiettivi importanti, questi: un appello a cui i ragazzi sono stati e saranno
chiamati a rispondere con partecipazione attiva ed entusiasmo. In un periodo
della vita, quello dell’adolescenza, in cui forse si è più propensi ad avversare
ogni norma, a contrastare le istituzioni (scolastiche, famigliari), che probabilmente si vedono sorpassate, o incapaci di rispondere ai propri bisogni,
è indice di grande maturità saper coniugare la propria indignazione con un
senso civico che trascenda il proprio personale dissenso. In questo modo i
giovani si rendono parte attiva, riuscendo ad abbracciare significati più ampi e
profondi della propria, spesso motivata, altre volte sterile, rabbia individuale,
arrivando a convertire l’energia e la protesta giovanili in qualcosa di collettivamente utile e importante. A fare da collante tra le spinte al cambiamento,
così radicate nei giovani e il loro bisogno di attribuire significati nuovi, con il
proprio lessico e le proprie modalità relazionali, alla realtà che vivono, da un
lato, e le istituzioni con cui sono chiamati a confrontarsi, dall’altro, è un valore antico che si rinnova attraverso la loro fiducia e le loro speranze: quello
della legalità. Fondamento di ogni patto sociale che ha dato origine ad ogni
società civile e premessa per ogni possibile sviluppo futuro. Sembra assurdo
dover insegnare questa predisposizione che dovrebbe essere già radicata
in ciascuno di noi, eppure senza una cultura della legalità non è possibile
nessuna convivenza pacifica. Diventa così fondamentale il ruolo delle istituzioni, che permettono di accedere a quella conoscenza senza la quale la
legalità rappresenta un’altisonante parola, ma priva di significato. E’ necessaria un’educazione alla legalità per contrastare le spinte che forse paiono
immediatamente seduttive dell’illegalità, ma, che, a comprenderle bene, si
rivelano così prive di attrattive e per dare a questa parola, “legalità”, volti,
storie, nomi e date che permettono di fare, di essa, un monumento, nella
memoria di ciascuno. Un monumento a chi, per difenderla, si è battuto e in
alcuni casi ha anche perso la vita. La legge, che sta dietro ad ogni legalità istituita, non si configura, poi, tanto come l’espressione minacciosa di un potere
coercitivo che punisce, sorveglia e controlla i cittadini con lo scopo di disciplinarli e ridurli all’obbedienza, ma piuttosto come l’incarnazione di un diritto
irrinunciabile: quello alla vita e alla felicità. Così la legalità non punisce ma
tutela; non vincola, ma piuttosto affranca: conoscerla insegna come non venir
sopraffatti, attraverso quali strumenti è possibile una convivenza responsabile
e una più efficace responsabilità del convivere insieme. Conoscere la legalità
significa imparare a difendere se stessi e gli altri dalle insidie dell’illecito, da
ogni abuso, da ogni scorrettezza: l’invito ai giovani non può quindi che essere
quello d’imparare, insieme, a legalizzare la legalità.
Diego Cordioli
Direttore di “Cultura e Legalità”
- 123 -
IL GRANDE GIOCO DELLA LEGALITÀ
La pacifica convivenza sociale è un bene prezioso. Vivere in pace con se stessi
e con gli altri rende migliore la nostra vita. La convivenza pacifica pertanto va
difesa dai comportamenti che le impediscono di manifestarsi all’interno delle
comunità umane. La convivenza sociale però non significa che all’interno di
una comunità non vi possano essere idee e modi di vivere del tutto differenti.
L’esistenza di differenze rientra nella natura umana. Nella maggior parte dei
casi la manifestazione di diversità costituisce un bene prezioso, perché offre
varietà e arricchisce la nostra vita. L’importante è che nessuno prevarichi gli
altri, per questo una società civile basa la convivenza su regole che garantiscano la libertà individuale, nel pieno rispetto della libertà di tutti.
Il rispetto garantisce la libertà di tutti, la salvaguardia della natura, del territorio e della salute di chi lo abita. In fondo se “la convivenza” fosse un Grande
Gioco, come tutti i giochi che si fanno seriamente, avrebbe bisogno di giocatori, di un regolamento, che tutti i giocatori devono conoscere e rispettare
affinché il gioco vada avanti, di un campo da gioco (il territorio) che i giocatori devono custodire e proteggere, altrimenti senza giocatori, senza regole e
senza campo di gioco il gioco finisce. Infine cosa non meno importante è che
i giocatori abbiano un obiettivo comune, che in questo caso è la riuscita del
gioco. Se scegliamo di guardare le cose da questo punto di vista, le leggi e i
diritti che salvaguardano i giocatori, costituiscono il regolamento del gioco e
fanno si che i giocatori crescano in armonia perché permettono di riconoscere
il proprio confine e quello dell'altro, il proprio esistere fino a dove inizia quello
dell’amico, del vicino, del compagno di gioco.
Per quanto ci siano le leggi, queste da sole però non sono sufficienti per
rendere tutti dei cittadini modello: infatti non ci possono essere leggi che obbligano le persone a fare le cose giuste. Nessun presidente e nessun sindaco
possono ordinare ai genitori di leggere le storie ai bambini prima di addormentarsi o di salutare gentilmente il proprio vicino di casa, o di essere cortesi, di
risparmiare l’acqua o la corrente elettrica; queste sono cose che vengono dai
valori che ciascuno ha dentro, indipendentemente dalla provenienza, cultura,
grado di istruzione, età o colore della pelle.
Andrea Castelletti
Direttore Teatro Impiria
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Cari ragazzi,
vi dedico alcune riflessioni sul tema del rapporto fra l’io e gli altri che
spesso irrompe sulla scena della nostra società e che è verosimilmente alla
base della scelta di dedicarsi al volontariato. Di più, alla decisione di diventare
“donatore”: di organi di sangue di Midollo Osseo/ Cellule Staminali.
Al’interno di questo tema i concetti di condivisione, solidarietà, dono costituiscono i principi fondamentali che da oltre vent’anni l’ADMO (Associazione
Donatori di Midollo Osseo/Cellule Staminali) mira a divulgare. Non sembri superfluo rammentare che il mondo in cui viviamo tende a privilegiare l’interesse
-individuale, per lo più-, il possesso, il profitto. Spesso non ci sono riflessioni
che valgano a distogliere dal mettere in atto comportamenti illeciti pur di raggiungere obiettivi di soddisfacimento dei propri interessi. È forse nella natura
dell’uomo l’istinto ad impossessarsi di tutto ciò che desidera senza porre alcun limite al proprio egoismo?
Dobbiamo considerare “normale” che una persona scelga di agire solo per il
suo interesse ed ignori, al contrario, le necessità degli altri?
All’estremo opposto di questo egoismo vi è l’atteggiamento di colui che si
sente parte integrante della famiglia umana e considera l’interessamento nei
confronti dell’altro un modo di valorizzare la sua stessa esistenza nel mondo.
La donazione di una parte di sé denota nel donatore qualcosa di più di una
generica benevolenza, piuttosto uno sforzo attivo e gratuito nel volersi porre
al fianco di chi affronta, a causa di una grave malattia, la prospettiva estrema della perdita della vita. Ogni anno tanti malati contano sulla disponibilità
a farsi carico della loro sorte da parte di una persona a loro sconosciuta, la
quale sceglie di affrontare un’esperienza ignota perché ritiene di non poter
egoisticamente fingere di non sentire l’appello lanciato. Il gesto di questo eroe
sconosciuto ha un valore morale che lo pone in stridente contrasto con l’atteggiamento di chi non rispetta neanche le leggi che la comunità si è data per
realizzare una corretta e pacifica convivenza.
Condividere la vicenda dell’altro, esprimergli la più alta forma di solidarietà attraverso un dono non sono dunque momenti di privazione ma di arricchimento
“È un’esperienza che mi ha cambiato la vita!” Ci dicono in tanti all’indomani
della donazione, avvertendo entusiasmo all’idea di aver restituito alla vita una
mamma, un giovane, un bambino. E quale miglior esperienza che diventare
DONATORI DI VITA?
Buona vita a voi che siete il futuro del nostro Paese!
Loredana Drago
Presidente ADMO Veneto
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Condivisione, solidarietà, dono: in tre parole stanno racchiusi principi fondamentali che da oltre vent’anni l’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo/Cellule Staminali) mira a divulgare. Non sembri superfluo rammentare
che il mondo in cui viviamo tende a privilegiare l’interesse -individuale, per
lo più-, il profitto, il possesso. Spesso non ci sono riflessioni che valgano a
distogliere dal mettere in atto comportamenti illeciti pur di raggiungere obiettivi
di soddisfacimento dei propri interessi. È forse nella natura dell’uomo l’istinto
ad impossessarsi di tutto ciò che desidera senza porre alcun limite al proprio
egoismo?
Dobbiamo considerare “normale” che una persona scelga di agire solo per il
suo interesse ed ignori, al contrario, le necessità degli altri?
All’estremo opposto di questo egoismo vi è l’atteggiamento di colui che si
sente parte integrante della famiglia umana e considera l’interessamento nei
confronti dell’altro un modo di valorizzare la sua stessa esistenza nel mondo.
La donazione di una parte di sé denota nel donatore qualcosa di più di una
generica benevolenza, piuttosto uno sforzo attivo e gratuito nel volersi porre
al fianco di chi affronta, a causa di una grave malattia, la prospettiva estrema
della perdita della vita. Ogni anno tanti malati contano sulla disponibilità a
farsi carico della loro sorte da parte di una persona a loro sconosciuta, la
quale sceglie di affrontare un’esperienza ignota perché ritiene di non poter
egoisticamente fingere di non sentire l’appello lanciato. Il gesto di questo
eroe sconosciuto ha un valore morale che lo pone in stridente contrasto con
l’atteggiamento di chi non rispetta neanche le leggi che la comunità si è data
per realizzare una corretta e pacifica convivenza.
Condividere la vicenda dell’altro, esprimergli la più alta forma di solidarietà attraverso un dono non sono dunque momenti di privazione ma di arricchimento
“È un’esperienza che mi ha cambiato la vita!” Ci dicono in tanti all’indomani
della donazione, avvertendo entusiasmo all’idea di aver restituito alla vita una
mamma, un giovane, un bambino. E quale miglior esperienza che diventare
DONATORI DI VITA?
Loredana Drago
Presidente ADMO Veneto Onlus
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UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ
La legalità è come un palazzo le cui basi vanno gettate fin dai primi anni di
vita di una persona; i cui muri portanti sono la famiglia, la scuola e la società
civile; le cui pareti vengono alzate con i mattoni del rispetto reciproco, dello
studio, dello sport, dell’educazione alla salute; Il cui tetto si comincia a costruire quando si raggiunge la maggiore età e deve essere fatto di esperienza e
confronto con la società adulta; i cui interni saranno un cantiere sempre aperto perché non si finisce mai di scoprire e imparare che la legalità ha un’infinità
di sfaccettature che vale la pena di scoprire e di vivere.
Vivere nella legalità quindi non trova soddisfazione solo nell’applicazione delle regole, delle norme, delle leggi che un Parlamento emana, la legalità è un
modo di rapportarsi con il prossimo, uno status che non può prescindere dalla
cultura.
Non voglio addentrarmi in argomenti giuridici che non mi competono, ma vorrei portare l’attenzione dei lettori su un progetto che pare essere di tutt’altra
natura ma corre invece parallelo ai progetti di formazione alla legalità di cui,
per fortuna, soprattutto negli ultimi anni, si occupano Istituzioni e associazioni
varie, con risultati alquanto brillanti e con un’efficacia tale da arrivare a plasmare in positivo e profondamente il concetto di cittadinanza nei ragazzi in
età scolare.
E’ il progetto “C.S.E. a Scuola”, che ho la presunzione di pensare possa essere uno di quei mattoni con cui viene costruito il palazzo della legalità.
Tutto ha origine da un’esperienza personale.
All’età di 17 anni mio figlio, Vincenzo, si ammala di leucemia. Frequenta il
liceo scientifico e come tutti i ragazzi della sua età ha un’esagerata voglia di
“spaccare il mondo” in quanto si sente protagonista della sua vita. La diagnosi
che gli viene posta però non lascia spazio a compromessi e nell’arco di poche
ore si rende conto che la sua vita, di cui lui si sentiva padrone, non è più nelle
sue mani ma in quelle dei medici e di Dio. Vincenzo tira fuori tutta la grinta
che gli è propria e combatte contro questo male mantenendo inalterata la sua
forte personalità. Prima chemioterapie, quelle che gli impongono lunghissimi
ricoveri nel reparto di ematologia, lontano dai suoi amici e dai suoi affetti,
poi trapianto di midollo osseo (d’ora in poi indicato come trapianto di Cellule
Staminali Emopoietiche, C.S.E.), perché è l’unica terapia che può far sperare
nella guarigione.
Guarisce.
Dopo pochi mesi dal trapianto non ha più bisogno di fare alcuna terapia: torna
alla vita. Lo può fare grazie ad un donatore che, iscritto nel registro tedesco
dei donatori di midollo osseo, risulta compatibile con Vincenzo e dice “si” a
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donare le sue C.S.E. pur non conoscendo neanche il nome dello sfortunato
paziente che le riceverà. Non credo necessario andare oltre nella storia di
Vincenzo… anche perché ora ne parla un libro, “Ha ragione Vincenzo”, che
ho scritto dopo che ci ha lasciati.
Prima di questa esperienza non sapevo nulla di C.S.E. Non sapevo che esiste
un Registro, IBMDR, anche in Italia. Non sapevo che i donatori sono troppo
pochi per garantire un trapianto per tutti coloro ne avessero bisogno. Non
sapevo che il Registro si sta impoverendo e invecchiando in quanto è più alto
il numero di quelli che escono rispetto ai nuovi iscritti. Non sapevo che il 30%
degli ammalati che necessitano di trapianto non possono accedervi perché
manca il donatore. Non sapevo che la compatibilità al di fuori della famiglia è
di 1 su centomila. Non sapevo che, se ci sono, solo 1 fratello su 4 può essere
compatibile. Non sapevo che con il trapianto si possono curare i tumori del
sangue ma anche le malattie genetiche, le aplasie, la talassemia. Non sapevo
che per me il tempo per essere un donatore è già passato perché ci si può
iscrivere dai 18 ai 37 anni.
Quante cose non sapevo… perché?
Ho saputo allora che reperire donatori è una necessità e rappresenta un’emergenza per i Centri Trapianto di Midollo Osseo.
Ho scoperto che nelle scuole entrano sistematicamente le associazioni dei
donatori di sangue e di organi per parlare ai ragazzi, per proporre loro, qualora fossero diventati maggiorenni, di donare il sangue. A margine dei loro
interventi si parla anche della possibilità di donare il midollo e, almeno come
termine, non è sconosciuto ai ragazzi e tra la gente adulta. Ma il passo per
iscriversi al Registro è ancora lungo se non si hanno le idee chiare. E, per
decidere responsabilmente di offrire le proprie C.S.E. bisogna avere le giuste motivazioni, le opportune testimonianze e avere chiaro in testa a cosa
servono, quando servono, come si donano, quali sono i pro e i contro, come
avviene il prelievo e come si fa il trapianto. Era chiaro fosse necessario un
progetto specifico, dedicato a queste tematiche, se si vuole aumentare quel
numero così esiguo di iscritti al Registro Italiano, non era sufficiente un accenno nell’ambito di un altro contesto. A fronte di più di 2 milioni di donatori
di sangue ci sono in Italia solo 350 mila donatori di C.S.E. anche se i criteri di
idoneità sono praticamente identici.
E’ nato così il progetto “C.S.E. a Scuola”(le cellule staminali emopoietiche
entrano in classe). Unico nel suo genere, primo in Italia specifico per l’informazione al dono delle C.S.E. patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Verona, dalla Consulta provinciale degli Studenti, dall’Accademia Mondiale della
Poesia e sostenuto dalla collaborazione del Dirigente dell’USP Dr. Giovanni
Pontara, in particolare dall’Ufficio Interventi Educativi di cui è responsabile la
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Dr.ssa Anna Lisa Tiberio, che ci ha creduto fin dal primo istante vedendo in
questo percorso la strada verso questo tipo di donazione, sicuramente, ma
anche e soprattutto un sentiero che porta al rispetto della persona, la condivisione di intenti che mirano al rispetto della salute pubblica, la valorizzazione
del diritto alla salute che si concretizza nel reperimento del principio attivo
indispensabile alla terapia del trapianto, ovvero le C.S.E.
In una parola un percorso di legalità.
Il progetto è riuscito a dare il dovuto spazio, quello che meritano, ad argomenti
come questi, tanto complessi quanto semplici, una volta spiegati. Tanto logici
quanto indispensabili perché non si senta più dire che un bambino, un ragazzo o un giovane adulto non sono riusciti a vivere perché non hanno trovato un
donatore compatibile in tempo utile. Si, il tempo, perché la lotta contro queste
malattie è una corsa contro il tempo, quello che una leucemia acuta non da.
Lo sanno bene i medici che fanno parte integrante di questo progetto. E’ stata
fondamentale la loro grande disponibilità. Medici dell’Ematologia di Verona, in
particolare il Dr. Fabio Benedetti, e della Divisione di Medicina Trasfusionale
di Verona, in particolare la Dr.ssa Anna Gandini, ma anche tutti gli altri che si
sono avvicendati nel corso di questi primi due anni di progetto durante i quali
abbiamo incontrato migliaia di studenti soprattutto quelli delle classi quarte e
quinte degli Istituti Secondari di Secondo Grado. Tra i ragazzi maggiorenni
che abbiamo incontrato si sono già tipizzati in moltissimi a Verona, più di 150,
ma sono i semi che si gettano l’aspetto più interessante perché sono semi
testimoniali, chiari e motivati. Se cresceranno saranno piante forti e sicure.
Non a caso dei circa 200 tipizzati nei primi 4 mesi del 2013, l’80% ha un’età
inferiore ai 25 anni!
Credo che il segreto di questo inaspettato successo sia da attribuire anche al
metodo adottato. L’incontro con la nostra associazione, Le.Viss. (Leucemia
vissuta), non era uno dei tanti che fanno perdere giusto un’ora o una giornata
di scuola, ma ha sempre visto la partecipazione attiva degli studenti. Perché
prima di noi, nelle scuole che hanno aderito al progetto, è entrato un libro, “Ha
ragione Vincenzo”, offerto gratuitamente alla scuola e proposto in lettura ai
ragazzi. Una testimonianza che loro sentono vicina, di un ragazzo di 17 anni,
loro coetaneo, facile da leggere e al tempo stesso dura, senza giri di parole,
vera, che schiaffeggia il lettore perché lo fa riflettere suo malgrado. Che apre
le mente e da già anticipatamente le informazioni principali e le motivazioni.
Poi gli elaborati scritti, i disegni, la preparazione di letture, le loro canzoni e
la loro musica che fanno da colonna sonora all’incontro. Nulla sarebbe valso,
però, se non avessimo incontrato sul nostro cammino docenti e dirigenti scolastici la cui sensibilità ha guidato i lavori dei ragazzi dando le giuste direttive
e i corretti input.
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Anche questa è legalità, anche questo può servire agli studenti per diventare
cittadini responsabili.
Chi diventa donatore sarà una persona che adotta uno stile di vita corretto,
lontano dalle droghe, dall’alcool. Un donatore di C.S.E. ha la fortuna di donare
un organo, l’organo ematopoietico, quando è ancora in vita, perché è sano,
sta bene, e sapendo per certo che c’è qualcuno, lontano o vicino, che gli è
immensamente grato, perché vive grazie a lui, solo a lui, ha il suo gruppo sanguigno, ha il suo sistema immunitario: è suo fratello di sangue.
Lasciamo pure che l’alibi sia l’amore per il prossimo, ma voler bene agli altri
passa necessariamente attraverso il voler bene a se stessi.
“Chi crede nel bene, non può non farlo”
Legalità è anche questo
Graziella Bazzoni
Presidente Associazione di Volontariato LE.VISS.
Leucemia Vissuta - onlus
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LEGALITÀ
“Legalità” una parola che ci viene spesso ripetuta, in questo articolo si la useremo, ma in un ambito diverso dal solito. Stiamo parlando di farmaci, ovvero
una qualsiasi sostanza chimica che abbia la capacità o la possibilità di determinare delle variazioni funzionali in un organismo, sembra un concetto difficile
ma in realtà può essere molto semplice, se affrontato nel modo giusto. Per
questo motivo esistono le Farmacie, ognuno di voi ci sarà entrato almeno una
volta..qui è possibile trovare, con facilità, ogni tipo di medicinale nel modo più
sicuro ed efficace, chiedendo al proprio medico o farmacista consigli e istruzioni per l’uso corretto del prodotto. Purtroppo però non sempre i cittadini fanno
la scelta giusta, andando a ordinare farmaci su internet, scaricandoli da siti
sconosciuti e senza controllarne la qualità e la provenienza. Questo metodo è
estremamente rischioso, non solo perché è illegale e contro la legge ordinare
medicinali online, ma anche perché potrebbero danneggiare la vostra salute
e causare effetti collaterali gravissimi e in certi casi permanenti.
Avete mai sentito parlare di “farmacovigilanza”? E’ un programma pubblico che grazie a fasi sperimentali e controllo sulla popolazione determina
l’efficacia di un farmaco. Tutto questo ha l’obbiettivo di tenere sotto controllo
i rischi/benefici dei diversi prodotti, accertandosene la validità e l’affidabilità.
Servendosi di internet invece si crea una situazione di rischio e di infrazione
che potrebbe causare conseguenze spiacevoli e non giustificate, considerando che non si conosce la validità dei siti e non si è del tutto consapevoli di
ciò che si sta ordinando. Dunque per la vostra salute e per la legalità, il mio
consiglio è quello di frequentare le Farmacie, che saranno sempre utili e disponibili a darvi ciò di cui avete bisogno.
Paolo Pomari
Presidente Ordine dei Farmacisti
Provincia di Verona
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FEDERFARMA VERONA E I GIOVANI
Federfarma Verona, l’Associazione provinciale dei Titolari di Farmacia, propone già da qualche anno il progetto di educazione sanitaria “Young&Healthy”,
con campagne di prevenzione attraverso incontri di formazione, nelle Scuole
Secondarie di I° e II° grado, statali e paritarie di Verona e provincia, tenute in
modo volontaristico da colleghi titolari di farmacia.
Scopo di questo programma è rivolgersi ai giovani, richiamando l’attenzione
su alcune delle più comuni problematiche che spesso li vedono coinvolti e
che non sempre sono facilmente in grado di affrontare e superare da soli,
cercando di creare in loro la consapevolezza dei danni causati dalle più frequenti forme di dipendenza e delle gravi patologie ad esse potenzialmente
correlate, sottolineando quindi la necessità di adottare uno stile di vita corretto
e responsabile.
Tra i temi principalmente affrontati durante gli incontri educativi con gli studenti, una grande importanza ha quello riguardante i problemi legati all’uso e
abuso di alcool e alla contemporanea assunzione di farmaci, una dipendenza
che, come quella correlata all’assuefazione al fumo, vede il suo esordio già
in età pre-adolescenziale, in molti dei casi iniziando per gioco o trasgressione, senza rendersi conto del grave rischio di cadere in un circuito molto
pericoloso per la propria salute. Tra le iniziative proposte, Federfarma Verona
è intervenuta sull’argomento anche nel 2011 organizzando l’evento “Music
against abuse”, per cercare di avvicinarsi ai giovani e far capire loro quali siano i reali rischi in cui potrebbero incorrere recando notevoli danni al loro stato
di salute cadendo in situazioni di abuso da sostanze come il fumo, l’alcool
e i farmaci, mix ancor più pericoloso se assunto alla guida, e per far capire
agli adolescenti che normalmente non si recano in farmacia, che il farmacista
può essere un importante punto di riferimento al quale potersi rivolgere per
ricevere ascolto alle proprie problematiche attraverso risposte professionali
ed esaurienti.
Un ulteriore tema sul quale Federfarma Verona ha ritenuto opportuno intervenire, con la collaborazione delle farmacie associate, è quello legato al diffuso
problema della ludopatia, un disturbo che, insieme alla tossicodipendenza, si
inserisce nel quadro di quelle “dipendenze comportamentali”, generate il più
delle volte dalla depressione o dalla noia, che arrivano a manifestarsi già nella
giovane età portando l’adolescente a compiere atti illegali come furti o frodi,
trascurando lo studio e i vari aspetti della vita diventando una vera e propria
patologia ossessivo-compulsiva che può portare al compimento di atti estremi. Senza contare poi il pericolo di cadere nella rete dell’usura per ottenere
prestiti e in questo modo indebitarsi per poter giocare d’azzardo o procurarsi
la droga alla ricerca di uno stato adrenalinico ed eccitante, precipitando ancora una volta nell’ambito dell’illegalità.
Sempre attraverso le farmacie associate, Federfarma Verona si è fatta inoltre
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parte attiva, nel diffondere anche la conoscenza di un’altra grave patologia
comportamentale, ossia quella dello stalking, che essendo un pericoloso disturbo di un individuo che agisce attraverso una serie di atteggiamenti non
leciti, può arrivare ad affliggere un’altra persona , generandole stati di ansia
e paura, fino a poter compromettere gravemente il normale svolgimento della
sua quotidianità.
Nell’ottica dell’azione educativa sanitaria scolastica, Federfarma Verona ha
voluto richiamare l’attenzione degli studenti su un’altra comune e grande problematica relativa all’illegalità come la
contraffazione farmaceutica, intendendo per contraffatto “un farmaco la cui
etichettatura è stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli in relazione al contenuto e alla fonte” (definizione dell’
Organizzazione Mondiale della Sanità) che oggi rappresenta un trend in forte crescita interessando molto i giovani che, per poter reperire alcuni farmaci senza ricetta e con facilità, o alla ricerca di particolari sostanze come ad
esempio il viagra, alcuni dimagranti o, come da fenomeno diffusissimo, gli
anabolizzanti, per migliorare le prestazioni sessuali, estetiche e sportive, si
rivolgono agli shop online per la semplicità di acquisto. Il commercio elettronico, tuttavia nella maggior parte dei casi, costituisce un mercato che non
fornisce alcuna garanzia, poiché gli stessi farmaci, molto spesso, non sono
registrati in Italia, sono sprovvisti di foglietto illustrativo, non sono stati conservati correttamente, non hanno evidenza scientifica nell’efficacia e a lungo
andare possono provocare seri danni all’organismo.
Queste “lezioni” di educazione sanitaria, si sono svolte tra colleghi farmacisti e studenti sotto forma di lezioni frontali e di aperte discussioni in aula,
prevedendo anche interventi più strutturati ai quali hanno preso parte i rappresentanti di istituzioni con ruoli diversi per affrontare alcune tematiche in
modo approfondito e specifico, durante i quali, gli stessi studenti sono stati
resi partecipi con verifiche e test d’indagine al fine di comprendere la loro
conoscenza e il loro coinvolgimento sull’argomento, partecipando attivamente
con il racconto delle proprie esperienze.
L’attenzione è stata posta in modo mirato sui giovani in quanto essi rappresentano la fascia della popolazione più esposta e sensibile a queste problematiche e da qui nasce l’auspicio che essi possano fare da tramite con i loro
gruppi di amici e familiari, collocando l’azione educativa nel più ampio orizzonte del bene collettivo.
Il progetto “Young&Healthy” si basa dunque sul concetto di prevenzione, attraverso le varie campagne e iniziative che Federfarma Verona porta nelle
scuole, con la convinzione che, mediante l’uso di un linguaggio semplice e
intuitivo, avvicinandosi al mondo dei giovani, sia possibile infondere in loro
una “coscienza sociale alla salute”, attraverso un percorso che educhi alla
responsabilità e al rispetto verso la propria persona.
dott. Marco Bacchini
Presidente Federfarma
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MICROCOSMO NELLA “TERRA DI MEZZO”
TRA IL CARCERE E LA COMUNITÀ
Il luogo di incontro è una terra di mezzo, uno spazio compartecipato nel quale
ognuno si sente riconosciuto e rispettato e, grazie a questo, è disposto ad
aprirsi nell’accogliere l’altro. In queste due righe trova fondamento il pensiero
progettuale di MicroCosmo che, costituitosi di recente in associazione onlus,
opera da circa quindici anni nel carcere di Verona. Le persone detenute che
vi partecipano formano un gruppo che, pur nella costante riformulazione dei
suoi componenti, riconosce in sé una biografia; nella sua evoluzione le storie
individuali di vita descrivono una storia collettiva. Iniziato tanto anni fa, la prima motivazione a riunirsi era costituita dall’obiettivo di pubblicare testi per un
pubblico di lettori non detenuti, per sensibilizzare ed informare sui temi legati
al carcere. Occorreva diventare ‘piccoli giornalisti’, ambizione che doveva essere supportata da competenze specifiche e soprattutto da una chiarezza
sugli obiettivi che non potevano raggiungersi in tempi brevi. Sì, perché, quando si pensa al carcere si immaginano sempre tempi lunghi di permanenza,
caratteristica degli istituti penali. Ma noi qui ci troviamo in una casa circondariale che, come gli informati sanno, ospita persone in attesa di giudizio o con
pene inferiori ai cinque anni. Di conseguenza, nell’arco di un anno le persone
che attraversano MicroCosmo possono cambiare quasi completamente.
Questa caratteristica poteva essere interpretata come limitante ad un obiettivo qualitativo di preparazione e competenza, ma abbiamo cercato di rilevare
l’opportunità che questo limite poteva nascondere. Valorizzare in tempi brevi
il tempo di permanenza, spesso non prevedibile, per realizzare una opportunità di esperienza significativa, per accrescere consapevolezza di sé, e per
uscire dal carcere con qualche strumento in più per affrontare non solo le difficoltà che la quotidianità distribuisce a tutti indistintamente, ma anche attrezzarsi a superare i propri punti deboli, dopo averli riconosciuti, recuperando
così maggior spazio di autodeterminazione consapevole. Allora, oltre
all’obiettivo iniziale, pur coltivato continuamente attraverso la scrittura, ci si è
inoltrati nella scrittura autobiografica per far riemergere alcuni snodi significativi che hanno determinato i percorsi di vita. Saper riconoscere le motivazioni
chiare per cui si approda al carcere, oltre ad aprire spazi di consapevolezza,
sostiene e orienta nel rapportarsi agli altri, e determina anche lo stile di comunicazione e la sostanza della comunicazione stessa. In questo lavoro si profila
ancora una volta una immagine rappresentativa dell’attraversamento di un
crinale i cui versanti sono costituiti uno dall’attenzione al sé, al proprio vissuto
nell’arco della vita, l’altro all’esperienza nel presente della detenzione,
anch’essa da affrontare in una attenta valutazione delle connotazioni che ad
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essa ognuno assegna. La detenzione, esperienza di sofferenza, per suo stesso mandato, non può riassumere in sé il significato ultimo che la costituzione
attende; la funzione definita come ‘ri-educativa’ promuove infatti all’attivazione
di risorse istituzionali, anche se purtroppo in sofferenza per molteplici cause.
Ma anche alla persona detenuta spetta di attivarsi ad usufruire delle opportunità quando esse si presentano. Una partecipazione attiva segna la differenza
rispetto ad una adesione formale o passiva. Tra le varie offerte istituzionali,
principalmente di istruzione, di formazione professionale, di attività artistiche
o ludiche, quella del laboratorio al quale i partecipanti detenuti a Verona hanno assegnato il nome MicroCosmo, è una esperienza che potremmo definire
‘di nicchia’. Non è infatti semplice parteciparvi, è necessaria una disponibilità
ad uscire da una visione autocommiserativa o rabbiosa, di vittimismo, e una
altrettanta volontà di inoltrarsi in letture diverse, che sappiano cogliere punti di
vista precedentemente inesplorati, per una ri-collocazione consapevole e responsabile nel contesto sociale, sia pure già in quello carcerario. Saper individuare i punti critici, di fragilità o rivedere le motivazione alle scelte determinanti la propria esistenza, consente di ‘liberarsi’ anche dalle emozioni
distruttive che condizionano il rapporto con la comunità e con le sue regole.
Per riprendere, seppur sommariamente, la biografia di MicroCosmo, lo sviluppo naturale del percorso realizzato nel gruppo ha prodotto un evidente
desiderio di tradurre la propria esperienza distruttiva in una valenza che potesse riassegnare dignità e riaffermare la positività nella quale ogni persona
può riconoscersi, attraverso e oltre il reato commesso. È stato allora elaborato il progetto al quale abbiamo dato il titolo “Vedo Sento Parlo: il valore
delle regole e l’esercizio della legalità” con il quale ci si è avviati all’incontro in
carcere con gli studenti delle scuole del territorio veronese, dopo una per niente facile preparazione. Rapportarsi a dei ragazzi è una formidabile occasione di crescita per tutti. Se da una parte costituisce una possibilità di ‘riscatto’ autentico in chi si racconta e si rapporta, aperto alle domande dei ragazzi,
dall’altra è anche un motore di autoconoscenza e di lavoro su di sé ineguagliabile. Nella giovane età degli studenti si può ritrovare un figlio, un fratello
minore, o semplicemente il sé ragazzino che ognuno è stato. Scatta un senso
di responsabilità importante, vissuto con profonda emozione, sì che il movimento interiore si propaga per molto tempo, in risonanze sollecitative di attenzione e pensamento. Questi incontri sono molto attesi, e vivificano, accendendo di emozioni positive, così rare nella detenzione, nella riscoperta di un
‘sano timore’, nell’incertezza di come andrà, di come ognuno sarà in grado di
trasmettere, di tramutare in conoscenza per altri, alcuni passaggi della propria
esistenza. Per molti mesi, e costantemente, si affinano gli strumenti della comunicazione consapevole, attenta e responsabile, che passa attraverso la
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potenza significativa delle parole scelte nel raccontarsi, nella costruzione della trama narrativa, nella definizione chiara degli obiettivi dell’incontro, nella
postura e nell’atteggiamento; ma anche nella cura dei silenzi, delle attese, tra
le domande e le risposte, nel cogliere tra le espressioni dei visi domande inespresse; nel sapersi confrontare anche con il pregiudizio; nell’attenzione a
non dare un’immagine romanzata, avventuriera o distorta nelle narrazioni,
che sia invece più realistica e disincantata. E, prima di tutto, prima di affacciarsi agli incontri, nel gruppo si fa ‘palestra’ con la stessa metodica dell’artigiano,
che affina giorno per giorno il suo saper fare. E’ questa la preparazione del
terreno, per rendere accessibile la ‘terra di mezzo’, il luogo non solo fisico
dell’incontro, perché esso avvenga così come espresso da Vinícius de
Moraes: 'La vita, amico, è l’arte dell’incontro'. I ragazzi in questa esperienza
possono raccogliere a piene mani lo sviluppo di scelte rischiose che si sono
rivelate fallimentari, distruttive, che hanno portato sofferenza a tante persone,
non solo a quelle colpite dalle azioni criminali, ma anche ai famigliari dell’autore
di reato, senza dimenticare l’autore stesso che, quando consapevole, convive
con il peso della responsabilità. I giovani possono ascoltare e interagire con le
persone detenute, potranno attivare delle ‘antenne’ del rischio, imparando a
riconoscerlo, a non sottovalutarlo. E quando pensiamo al rischio, non è esclusivamente collegato a obiettivi consapevoli, a volte è la scarsa gestione delle
emozioni a costituire pericolo: l’orgoglio, la rabbia, ad esempio, sono motori
eccezionali di disfatta. Per non dimenticare poi, le piccole ‘insignificanti’ abitudini quotidiane, scarsamente rilevate come autodistruttive ma che, con il passar del tempo, deflagrano potentemente. Ecco, questa terra di mezzo è lo
spazio tra ciò che può essere potenzialmente e quello che già si è manifestato. Uno spazio nel divenire, un intrecciarsi fra un prima e un dopo. Qui possiamo superare alcune barriere del pregiudizio. Ed incontrarci autenticamente.
Paola Tacchella
Associazione MicroCosmo Onlus
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FRUTTUOSA LEGALITÀ.
Una testimonianza dal MicroCosmo
Mi chiamo Gentian e faccio parte del gruppo 'MicroCosmo'.
In realtà non posso parlarvi della legalità perché io per primo ho trasgredito
le regole, che sono proprio le regole che ti permettono di vivere nella legalità.
Non ho mai pensato che vivere nella legalità potesse essere una cosa fruttuosa. La parola legalità per me non esisteva, quello che volevo me lo prendevo... Facendo così pensavo che era la strada giusta per raggiungere i miei
obiettivi, finché sono entrato in un mondo buio che non vedevo più la strada e
non capivo chi fossi o meglio chi volevo essere!
Per la mia fortuna, e per quella degli altri, è arrivato il giorno di finire dentro le
quattro mura. Dico così perché una volta qua dentro, dopo un po', ho capito
che volevo muovere qualcosa in me.
Grazie ad un compagno mi sono trovato nel gruppo 'MicroCosmo' dove ci viene data la possibilità di raccontare le nostre storie e di elaborare i nostri sbagli,
per poter capire perché abbiamo sbagliato!
All'inizio mi sembrava impossibile parlare di me però anno dopo anno, con
tanta fatica, mi sento più libero, non solo di parlare, ma anche il mio essere
adesso è libero.
Una cosa che ho capito di sicuro è che la parola 'devo' non voglio più usarla.
'Devo' per me non esiste più, ma 'voglio'. Voglio una vita tranquilla e dignitosa,
voglio cambiare ed essere umile.
Con 'MC' sto trovando il meglio di me... Grazie.
Con sincerità,
un membro del MicroCosmo
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SUL CRINALE, DA UN VERSANTE ALL'ALTRO.
UNA TESTIMONIANZA DAL MICROCOSMO
La legalità è un concetto dell'alba cui importanza non mi sono accorto fino a
tardi, fino a quando cioè sono finito in carcere per aver infranto la legge. Viaggiare sulla strada legale per anni mi ha fatto dormire tranquillo, camminare
tranquillo, senza paura per rimorsi, tra la gente che rispetta la legge, la libertà
e il prossimo. Ma quando ho cominciato ad andare sull'illegalità ogni piccolo
rumore mi creava spavento, ogni persona che veniva verso di me mi faceva
paura, ogni sgommata di gomme di macchina mi faceva scattare la voglia di
scappare o di velocizzare i miei passi. Vivere nell'illegalità ha tirato via la tranquillità dalla mia vita, portandomi a non sentirmi più sicuro da nessuna parte,
o piuttosto solo in due: sotto terra o in carcere. Quando l'illegalità è entrata
nella mia vita, tutto è cambiato gradualmente, il modo di vivere, di mangiare,
di dormire, anche di svegliarmi. Una cosa importante nella vita sparisce automaticamente: l'amore. Non puoi coinvolgere sentimentalmente nella tua vita
una persona pulita dentro, che rispetta le regole. E rimani solo. Quando vivi
nell'illegalità non puoi più uscire di casa coi tuoi familiari perché hai paura di
trascinarli in qualche tua storia a loro estranea. Da lì cominci a vivere da solo.
La solitudine e l'amarezza ti distruggono... L'illegalità vuole dire solitudine,
dolore, debolezza.
B. Mustapha
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LA 'BELLA VITA': UN VIAGGIO NELL'ILLEGALITÀ.*
UNA TESTIMONIANZA DAL MICROCOSMO
Molti pensano a una 'bella vita' ma sono pochi che sanno cosa è. Perciò cerco
di spiegare cercando di utilizzare la nostra esperienza, così potete evitare il
peggio e non diventerete una vittima. A me piaceva tanto quella vita... avevo
di tutto... pure dei politici... amici... donne belle... Giravano intorno senza mai
fermarsi. Le macchine più grandi, Ferrari e Lamborghini mi facevo credere di
essere il capo dei capi. Soldi... Soldi... Soldi... Volevo solo soldi, non mi importava neanche che mia mamma piangeva... Volevo potere e così pensavo
di essere stimato e anche rispettato... L'amore provato per la prima ragazza
mi ha spinto con forza nel mondo della droga... Pian piano mentre passavano
gli anni la droga diventata in più grande alleato... Trovavo scuse da nulla per
farmi e ogni volta la scusa era altra, perciò non vedevo l'ora di fare 'baraca'.
Spacciavo vivo mi drogavo facevo cazzate per stare con gli altri che giravano
dei soldi. Ho vissuto di tutto: paura, vergogna, quando la polizia era sulle m
in tracce, o quando dovevo subire delle perquisizioni e accuse, ma tutto passava prendendo la 'roba'. Prendevo 'ecstasi' che mi trasformava in un vero
'marziano' e certe volte cedevo l'anima abbandonare il mio corpo stanco e
senza voglia di vivere. In un modo inevitabile arrivano le manette, insieme a
dei lunghi processi, dopo i quali cominciano delle riflessioni quando... Ormai
è tardi e tutta la tua potenza non vale nulla. Subito ti accorgi che il tuo stato di
salute è diminuito in tal maniera che cominciano le preoccupazioni. Giunto in
carcere ti accorgi che oltre la libertà hai perso tutto il resto cioè famiglia, amici
(quelli veri), fiducia e tu non sei altro che un numero.
Adesso i miei progetti sono ben diversi: vorrei avere una famiglia, un lavoro,
recuperare il Mio stato di salute, poter essere presente nel ruolo di papà ed
essere di supporto ai. Miei genitori anziani. Non è più una 'bella vita', ma una
vita normale dove mi posso sentire una persona e non un delinquente.
Dan
* Questa testimonianza è un 'patchwork' di storie di vita intrecciate in un'unica trama.
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CITTADINANZA RESPONSABILE
È responsabile chi conosce ciò di cui deve rispondere, ed è cittadino chi
sceglie di far parte di una civitas formata da altri come lui, con gli stessi diritti
e gli stessi doveri.
Non importa se la sua pelle ha un altro colore, importa che egli sia investito
della stessa responsabilità per vivere consapevolmente dentro nelle stesse
leggi e rispettarle, per collaborare con la sua vita alla vita di tutti, come tutti
collaborano alla sua.
Questo hanno fatto i milioni di italiani emigrati nel mondo da un paio di secoli,
questo è chiesto ai migranti che dal mondo vengono ora in Italia per condividere con gli italiani le stesse responsabilità
Nella città dove Dante trascorse gran parte del suo esilio ricambiandola col
dono della sua poesia, un gruppo di veronesi che la vita ha spinto ad arricchire con la loro vita e professione la comune patria europea per creare un
comune futuro, hanno pensato di fare di Dante il simbolo della cultura che
libera e che forma i cittadini futuri.
Per questo gli amici veronesi di Dante si sono appoggiati al mondo della scuola di ogni ordine e grado, perché solo la scuola trasmettendo cultura, permette
la consapevolezza di sé e dei propri valori e di quelli degli altri, tutti compagni
di quel cammino che si chiama vita.
Gli amici veronesi di Dante con la scuola di Verona, hanno dato forma ad un
progetto educativo che si è sviluppato negli anni, e ultimamente ha concentrato l’attenzione sulla seconda generazione di migranti , i “nuovi veronesi”,
sui loro problemi linguistici (2009:Vengo da lontano, parlo italiano) sul loro
inserimento nella società italiana (2011: I “nuovi veronesi” e la Costituzione)
e sul loro vivere l’esperienza migratoria come arricchimento (2012: Vivere per
addizione).
Nel 2013 per i “nuovi veronesi” è stato bandito un concorso dal titolo Vivere
altrove: l’esperienza del viaggio migratorio come occasione di crescita
personale e culturale.
La padronanza delle lingua italiana dei giovani migranti di seconda generazione, acquisita a scuola ha permesso questo anno di esprimere nella lingua
di Dante, le loro esperienze e sentimenti per farne dono ai coetanei italiani,
nella speranza che la stessa creatività possa esprimersi nei prossimi anni
con suoni e ritmi, con forme e colori per dire a tutti che la poesia e il bello non
conoscono confini.
Laura Pighi Schram
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LA VOCE DI UN IMPRENDITORE VERONESE
Durante la visita ad uno stabilimento in piena produzione, Riccardo osservava
Giuseppe, il titolare, mentre assaggiava gli amaretti appena usciti dalla linea
di produzione: gli brillavano gli occhi.
Riccardo capì: questo era amore, amore per quello che fai, per quello che
produci.
Mi chiese poi: ”come si fa ad avere successo?”: - l’hai detto tu stesso - , risposi, - prima di tutto devi amare il tuo prodotto, con passione e pazienza, tendere
alla perfezione e perseguirla ossessivamente -.
Il resto viene da sé. Appunto il resto… cominciamo dal principio:
1) Accurata scelta delle materie prime.
2) Tecnologie di produzione più avanzate.
3) Conservazione appropriata delle materie prime.
4) Logistica di magazzino corretta (first in first out, salvo affinamento).
5) Rete di vendita che presidii i mercati, alla continua ricerca di nuovi canali
e nuove clientele solvibili.
6) Marketing attento all’ evoluzione dei mercati e dei consumi.
7) Packaging attraente, elegante, d’immagine.
8) Comunicazione adeguata, promozioni, pubblicità dinamicamente efficace, o mediante degustazioni assaggi, prove.
9) Valutazione della concorrenza, continuo stimolo a migliorare, migliorarsi,
sempre più nuove idee, provenienti dal mercato o dalla ricerca
10)Ricerca di base, con le strutture universitarie in sinergia con le aziende.
11)Formazione del personale produttivo, di vendita, amministrativo, dirigente, a fianco della proprietà.
12)Lo stile Italiano è apprezzato in tutto il mondo, in special modo nel settore manifatturiero: dobbiamo salvare, valorizzare, trasmettere e vendere
l’ ingegno italico, sapientemente coltivato ed evoluto nel tempo.
Tutto questo, come si realizza? Con il valore e con il merito. Le migliori aziende selezionano il personale tra i giovani più preparati dalle scuole e dalle
università, … i migliori.
Dobbiamo avere nel cuore questi valori, perché il lavoro bisogna meritarlo ed
amarlo: e l’ amor proprio di ciascuno di noi, opportunamente stimolato, porta
grandi risultati.
Amore per il proprio lavoro, per il prodotto, per i propri distributori, per i propri
clienti e fornitori .
L’Etica qui si propone in maniera importante, poiché il successo dipende dalla soddisfazione dei propri clienti. E quindi
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L’onestà, che significa qualità a prezzo equo e sostenibile.
Ricerca, garantisce progresso e innovazione; Albert Einstein credeva nei giovani preparati… ma “che non sanno che non si può fare”…!
Fantasia, è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata
(A. Einstein).
Marca, le azioni aziendali, ben condotte, costruiscono una marca forte una
garanzia di sicurezza, e la sua immagine raggiunge velocemente i mercati
più lontani.
L’Azienda, l’Impresa, io penso, è Ultra Homines: sia che l’ abbiamo ricevuta,
sia che l’ abbiamo creata, l’abbiamo in gestione, con il compito di trasferirla alle nuove generazioni aggiornata, all’avanguardia, efficiente: e qui è una
questione di uomini. La squadra deve avere l’obbiettivo di far crescere l’Azienda : solo così si può vincere.
Una formazione di questo tipo porta, con l’ impegno quotidiano e costante,
a temprare il carattere dell’uomo in senso positivo e forte, a sostenere la responsabilità quotidiana di questa produzione di ricchezza, che va non solo a
vantaggio dell’imprenditore bensì di tutto l’entourage aziendale e il relativo indotto. Questo è il vero PIL nazionale. E se il costo dello Stato è troppo elevato
e le tasse sono in aumento, deve essere possibile l’alternativa di un budget
in riduzione.
E finché i prodotti Made in Italy godono in tutto il mondo di apprezzamento per
validità dei prodotti, gusto, eleganza, bellezza, tecnica, efficienza, cerchiamo
di esserne orgogliosi e non lasciamo che ci vengano portate via o acquistate .
Italia che ha dato vita a Galileo, Dante, Michelangelo, Raffaello, Giotto, Marconi, Fermi, Natta… Ma vi rendete conto… dove siamo oggi…? Ma voi avete
questo DNA… Cercatelo, sentitelo, fatelo crescere,abbiatene cura dedicando forza, passione, tempo…
Alzatevi il mattino pensando! Cercate la fonte dell’energia nella vostra passione, cui attingere idee e soprattutto la forza di realizzarle, parlate, esponete.
Dovete avere fiducia in voi stessi, non chiederla. Ognuno di voi è unico e
irripetibile: sta a voi capire quale è la missione che vi è affidata e che potete
realizzare con il coraggio, la volontà, la disponibilità (fatica è non essere disponibili) e la determinazione verso il risultato.
Spero che queste considerazioni possano infondere sicurezza e autostima in
voi giovani, voi che siete il futuro della nazione, sempre ricordando le vostre vere radici, qualsiasi esse siano, perché la forza sta sempre nella verità.
Ed un sempre valido aiuto per prendere decisioni importanti, ricordiamoci
sempre, è la legge del buon senso.
Giorgio Pasqua
Imprenditore Veronese
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Penso che il modo migliore
per concludere un testo sulla legalità
sia quello di ricordare
una pagina della Storia d’Italia
perchè i giovani
continuino a credere nei sogni
con la speranza nel cuore.
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PER NON DIMENTICARE
Scrutare l’orizzonte e vedere fumo, tanto fumo che si innalza nel cielo.
Questo si può vedere nell’autostrada che unisce Punta Raisi a Palermo al km.
4 nei pressi di Capaci in una calda e assolata giornata di maggio.
Là in lontananza sirene spiegate, gente che corre, che scruta, che guarda, che
si ferma impietrita… che guarda un quadro buio, grigio, incolore: un quadro
che non ha bisogno di alcuna cornice.
Là in lontananza c’è un quadro inanimato di un’autostrada sventrata, di corpi
lacerati: un quadro di morte.
C’è il mare e lontano ci sono distese di campi di grano dorato che si mescolano ai rossi dei papaveri.
E come sottofondo il canto delle onde si unisce a quello delle cicale.
E io sono qui spettatore di questa inaspettata coreografia.
Quanti pensieri affollano la mia mente….
E penso al mondo e penso a quello strano paesaggio oscuro che si mescola
agli azzurri del cielo che ora, in un attimo, ha cambiato umore.
In questi attimi dove la luce sembra non rischiarare l’immensità del cielo e il
buio sembra aver inondato ogni cosa mi chiedo:
“ Dov’è finito l’uomo, il suo essere, la sua forza di costruire un futuro radioso?”.
In questi attimi dove le voci sembrano non essere più umane, odo solo voci
di pianto e di disperazione… non sento più voci intrise di vita: solo urla, urla
di dolore…
Clic: una foto ferma l’immagine che non avrei mai voluto immortalare.
Aiutatemi a rompere questa foto in tanti piccoli pezzetti.
La ricostruirò e la ridipingerò insieme a tutti coloro che credono nel rispetto
della giustizia.
La realizzerò insieme a tutti coloro che non vogliono fermare il tempo al 23
maggio1992.
Aiutatemi a dipingere prati verdi e pieni di fiori, campi biondi che ondeggiano
al vento caldo, cieli azzurri, mari blu e macchine, tante macchine, che sfrecciano nell’autostrada di Capaci verso un mondo chiamato Giustizia.
Aiutatemi a dipingere quadri che ritraggono volti che sorridono e dicono: “ Non
dimenticateci noi siamo nei cuori di chi non vuole dimenticare….”
Ora un soffio di vento purifica l’aria e fa volare i sogni…. Sogni legati a ideali
che si stanno perdendo ma so che andranno a finire nei cuori di chi non può,
di chi non vuole dimenticare.
Questi sogni vivranno in una stella, dieci stelle, cento stelle, mille stelle che
tengono viva la speranza, che tengono accesa quella luce, quel colore che
mai si spegnerà per non lasciare nel buio delle tenebre gli uomini di questo
mondo.
Clic: scatto un’altra foto….
Riproduco un quadro: è bianco, senza macchie…
Finalmente la Pace!
È l’alba di un nuovo giorno.
Anna Lisa Tiberio
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