-1- -2- Percorsi di legalità nelle scuole veronesi -3- Prefazioni di: Giovanna Boda Stefano Quaglia Anna Lisa Tiberio Giovanni Renso Luca Erbifori La voce delle Istituzioni: Perla Stancari Flavio Tosi Roberto Bernardini Enrico Buttitta Danilo Gagliardi Pietro Oresta Luigi Altamura - La voce agli Enti - La voce del Mondo della Scuola - La voce alle Associazioni testo a cura di: Anna Lisa Tiberio e della Consulta Provinciale degli Studenti di Verona Foto in quarta di copertina: ”Paesaggio Corleonese” di Antonio Buttitta [email protected] vmeo.com/antoniobuttitta Impaginazione grafica e stampa: Villafranca di Verona [email protected] -4- Ai giovani che hanno il futuro nelle loro mani ... dott.ssa Anna Lisa Tiberio -5- -6- Indice Prefazioni Pag. La voce delle Istituzioni Pag. 17 La voce agli Enti Pag. 31 La voce al mondo delle Scuole Pag. 41 La voce delle Associazioni Pag.117 Conclusioni: Per non dimenticare Pag. 144 -7- 9 -8- PREFAZIONE Carissimi studenti, carissime studentesse, vi rivolgo un affettuoso ringraziamento in occasione della pubblicazione di questo libro, che ben descrive il vostro costante impegno e lavoro che insieme ai docenti e ai genitori portate avanti su argomenti così decisivi come la legalità, l’integrazione e la lotta alle mafie. La Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel corso di ogni anno scolastico è impegnata a sensibilizzare le scuole su tantissimi progetti didattico-formativi sui temi della cittadinanza, della legalità e dei diritti umani, molti dei quali sono stati realizzati anche da voi in questi anni. La Direzione, in collaborazione con le tante Associazioni che in tutta Italia lavorano con le scuole di ogni ordine e grado, promuove una serie di concorsi e iniziative per trovare insieme la strada verso una cultura della legalità veramente condivisa e costruire, proprio a partire da voi ragazzi, un patto che veda le istituzioni, la scuola e la società civile insieme contro ogni tipo di illegalità. Tali progetti hanno il loro momento conclusivo il 23 maggio, anniversario della strage di Capaci, giornata che col tempo è diventata un appuntamento molto atteso dai docenti e dagli studenti del nostro Paese. In questi anni, infatti, la partecipazione è stata altissima e il 23 maggio è ormai la data simbolo dell’impegno delle scuole nella diffusione della cultura della legalità e del contrasto ad ogni atteggiamento mafioso. Nella scuola, per la prima volta, avete l’occasione di fare esperienza di cosa sia lo Stato e di imparare quella coscienza civile che si sostanzia nel rispetto della legge e dei valori sociali, nella conoscenza e nell’attenzione verso l’altro, nella difesa della nostra cultura, delle nostre tradizioni, di una società inclusiva affrancata dal bisogno. In questo modo, la scuola diventa un fecondo laboratorio di cittadini consapevoli e pratiche partecipate; solo così il futuro potrà parlare un nuovo linguaggio di legalità, giustizia e condivisione. La partecipazione e la memoria sono le coraggiose risposte che voi ragazzi potete dare con il vostro impegno quotidiano a scuola e in famiglia. Grazie di cuore! Giovanna Boda Direttore generale per lo Studente, l’Integrazione, la Partecipazione e la Comunicazione Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca -9- UNA VIA VERSO LA LEGALITÀ Questo opuscolo, che elenca e brevemente illustra recenti “percorsi di legalità” affrontati da scuole veronesi, è tutt’altro che esaustivo delle innumerevoli iniziative, conferenze, degli incontri e convegni che hanno coinvolto gli studenti veronesi. In tutte le attività intraprese i dirigenti scolastici e i membri della Consulta Provinciale degli studenti, hanno instancabilmente svolto una incessante attività volta a promuovere nei giovani la capacità critica di scelta per una cittadinanza responsabile ed attiva. L’Ufficio Scolastico di Verona, i Dirigenti degli Istituti, i docenti, i ragazzi della Consulta degli studenti, hanno così realizzato innumerevoli progetti, coinvolgendo anche il sottoscritto in moltissimi incontri con gli studenti, con i genitori e gli insegnanti sui temi della legalità e dei principi della nostra Costituzione Repubblicana, dell’uso responsabile del web e dei social network, dei pericoli del gioco d’azzardo e delle dipendenze, del diritto e interesse alla salute, dell’immigrazione, del bullismo, dei diritti delle donne e dell’infanzia. Valore aggiunto di queste esperienze è stata la capacità di saper coinvolgere tutti i rappresentanti della società civile, dagli Enti locali alla Magistratura e alle forze dell’ordine, dall’associazionismo ai rappresentanti del mondo sportivo e imprenditoriale, consentendo una sinergia continua tra gli attori della realtà in cui viviamo. Filo conduttore di questi interventi è stata la previsione di un ruolo attivo e propositivo dei ragazzi che hanno consentito il buon esito dei progetti e hanno espresso la loro forte motivazione a divenire protagonisti della società nella quale vivono. Le iniziative intraprese sono state tra le più varie e hanno riguardato non solo le tematiche più vicine ai ragazzi, quali il fumo , l’alcool o le nuove dipendenze, ma anche temi quali l’evasione fiscale, l’amministrazione della giustizia o la lotta alla mafia, percepiti forse come più distanti nell’adolescenza eppure fondamentali per fornire ai ragazzi tutti gli strumenti per essere cittadini consapevoli e divenire domani adulti responsabili. In alcuni casi la conclusione dei progetti ha portato anche alla realizzazione di prodotti fruibili dalla società tutta, quali mostre, prodotti multimediali o manufatti di vario genere, a dimostrazione della particolare sensibilità prestata nell’elaborazione degli interventi ad uno scambio e confronto continuo tra il mondo scolastico e la società nel quale lo stesso si trova ad operare. Gli interventi promossi dalla Istituzioni scolastiche in questo percorso verso la legalità dimostrano come la Scuola abbia un ruolo propulsore nella formazione di una cittadinanza attiva e consapevole nei nostri ragazzi, che, grazie a questi progetti, hanno potuto arricchire e approfondire la conoscenza ed ac- 10 - cettazione dei valori di legalità derivanti dai principi della nostra Costituzione repubblicana, preparandosi ad affrontare con spirito critico e democratico le sfide che la società attuale, sempre più complessa e insidiosa, presenta loro. Stefano Quaglia Dirigente reggente Ufficio Scolastico Territoriale XII Verona - 11 - PREFAZIONE Il riunire in un testo pensieri, messaggi e progetti per favorire la cultura della legalità e della cittadinanza responsabile ed attiva nelle giovani generazioni risponde a un’idea espressa dai giovani della Consulta Provinciale degli studenti per valorizzare percorsi significati ed innovativi inseriti nei Piani dell’Offerta Formativa delle singole scuole realizzati in sinergia con le Istituzioni e gli Enti preposti sul territorio. Verona in questi ultimi anni è diventata un punto di riferimento per numerose Associazioni Nazionali che hanno realizzato convegni ed eventi importanti con la presenza di testimonial d’eccezione. Attraverso la rievocazione di fatti di cronaca che hanno caratterizzato la storia della nostra Italia, i giovani vengono educati ai valori portanti della vita: rispetto, altruismo e solidarietà. Personalmente ho contribuito a costruire reti sinergiche tra storie di donne e uomini che hanno vissuto in prima persona esperienze di vita toccanti, con l’obiettivo di essere sempre tesi alla speranza di poter contribuire a costruire un mondo migliore. Ma ciò che vorrei evidenziare è il grande lavoro espletato dai nostri docenti che fin dalla scuola dell’infanzia, usando varie strategie metodologiche e didattiche attive, hanno realizzato percorsi motivanti coinvolgendo anche i genitori. Canzoni, poesie, spettacoli teatrali, visione di filmati, partecipazione a concorsi grafico-pittorici e letterari, incontri con autori, hanno caratterizzato l’anno scolastico. Ho sempre ritenuto fondamentale coinvolgere a tutti i livelli i giovani nei processi di sensibilizzazione e nelle politiche di sviluppo di attenzione verso la conoscenza della Costituzione e dei Diritti Umani. In particolare quest’anno, i giovani della Consulta hanno dimostrato con grande consapevolezza che sono davvero sensibili, attivi, critici e costruttivi e che possono contribuire ad essere sempre più protagonisti dello sviluppo complessivo dell’Umanità, partendo dalle dinamiche delle azioni a livello locale, nazionale, comunitario ed internazionale. Sono giovani che contribuiscono alla promozione della cultura del rispetto della pace, della solidarietà e della interculturalità. Sono la principale risorsa del nostro futuro, la vera forza nella costruzione di un mondo in cui è necessario informare, aprirsi, partecipare, essere responsabili con grande coerenza. Ma è necessario che Istituzioni mantengano sempre un dialogo costante con il mondo giovanile per promuovere la diffusione di buone prassi. E quindi i - 12 - Ministeri, le Regioni, le Province, i Comuni, le associazioni riconosciute e i gruppi d’interesse spontanei devono continuare a dialogare con le nuove generazioni attraverso tutte le forme di partecipazione democratica. Già l’Unione Europea si è sempre preoccupata di fornire a suoi giovani cittadini un’educazione di qualità che porti ad una cultura di pace fondata sul rispetto dei diritti umani. Durante l’anno hanno dimostrato che la scuola ha un ruolo fondamentale per diffondere la cultura della convivenza civile democratica e della cittadinanza. A scuola ognuno di loro comprende di avere dei diritti e dei doveri e impara a rispettare la libertà degli altri. Anche aver recentemente partecipato all’incontro tra i giovani studenti veronesi e quelli della prestigiosa Scuola Militare Aeronautica Douhet di Firenze, presso il Terzo Stormo di Villafranca di Verona, ha rievocato in me grandi emozioni e riflessioni. Spesso la vita viene paragonata ad un aereo che prima di affrontare un volo prepara il decollo con un gran rullare dei motori … la forza del cuore pulsante che batte così forte prima di affrontare un viaggio. Un viaggio negli azzurri del cielo ci fa vedere da una prospettiva diversa e più ampia ogni piccolo particolare del Mondo. E ci si accorge che nel viaggio nessuno è solo. Tanti volti diversi con il loro sorriso, il loro sguardo, i loro occhi, le profonde rughe, la bellezza di una vita unica e irripetibile che va sempre salvaguardata e protetta. Non importa quanto il viaggio possa durare … l’importante è imparare a volare. Volare pensando che ognuno di noi è diverso e può contribuire con le proprie attitudini e propensioni a mettere in atto i principi costituzionali, promuovere una cittadinanza attiva e responsabile. L’importante è avere la consapevolezza delle proprie azioni e saper scegliere quando è il momento di partire e di decollare con un’attenzione sempre costante verso gli altri. Nessuno è mai solo e di ciò dobbiamo convincere i nostri giovani … sempre guardando il nostro Tricolore che sventola nel cielo di tutti … La nostra bandiera racchiude la storia che deve essere sempre conosciuta per aiutare tutti a mettere basi solide per la costruzione di un futuro radioso. Nella nostra bandiera ritroviamo storie di uomini e donne che abbiamo il dovere di non dimenticare mai … storie da raccontare perché è nella memoria che si trovano i valori portanti della vita: rispetto, solidarietà, amicizia, pace, amore … valori che inneggiano al rispetto della vita e di ogni essere umano. La bandiera a cui tutti dovrebbero rivolgere lo sguardo con gli occhi pieni di speranza … speranza di continuare a studiare, a lavorare, a fare ricerca, a formarsi una famiglia per un vero progresso umano relazionale e sociale. - 13 - E agli studenti auguro sempre di realizzare i loro sogni … il vero volo nella libertà di essere per esistere. Ma necessario è aprire il cuore alla speranza. Adulti e giovani insieme in un cammino verso il futuro per una Vita unica ed irripetibile e da raccontare. Dott.ssa Annalisa Tiberio Responsabile Ufficio Interventi Educativi UST XII Verona - 14 - UN TESTO LETTO IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA REPUBBLICA Rivolgo alle Autorità civili e militari, al Sindaco, al Prefetto ed a tutti i Cittadini presenti un cordiale saluto a nome della Consulta Provinciale degli Studenti di Verona che sono stato chiamato a rappresentare. Nel celebrare l’anniversario della Repubblica è doveroso l’omaggio alle nostre Forze Armate che, con l’ausilio del volontariato civile, servono la Nazione e garantiscono la sicurezza di noi tutti. Ed è proprio dalle Forze Armate che ci viene dato un grande esempio di unità, del quale il Paese ha estremo bisogno per affrontare e risolvere i problemi di una crisi molto profonda, dal punto di vista economico, finanziario e direi anche sociale. Per noi giovani e per noi studenti che ci accingiamo ad entrare nel mondo dell’università e successivamente del lavoro, gli elementi di preoccupazione sono pesanti. La disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli insostenibili per un Paese civile e socialmente avanzato come il nostro. Ho letto sul web il testo dell’intervista che il Presidente della Repubblica ha rilasciato recentissimamente, dedicata in larga misura al rapporto tra i giovani ed il lavoro. “Dobbiamo essere una Repubblica all’altezza dell’articolo 1 della Costituzione” ovvero “Fondata sul lavoro” , ha ricordato. E per quanto riguarda le cosiddette “fughe di cervelli” all’estero, ha ancora ricordato il Capo dello Stato, “continuare a disperdere queste energie giovani, è una perdita secca per l’Italia, anche perché l’Italia si accolla il costo della formazione di questi giovani fino alla laurea e poi deve deprivarsi di queste fondamentali energie. Quindi è importante creare le condizioni perché trovino lavoro qui, o perché possano tornare qui occupandosi in modo adeguato.” Come rappresentante della Consulta Provinciale degli Studenti di Verona ringrazio fin d’ora la classe politica che metterà l’impegno necessario in relazione alla gravità che si presenta perché riesca a trovare i modi per la risoluzione di questi problemi, che sono quelli che stanno maggiormente a cuore alla maggioranza di noi. Giovanni Renso Presidente Consulta degli Studenti Verona - 15 - PREFAZIONE Giovani e legalità. Un binomio fondamentale per una seria diffusione della cultura del rispetto, della sincerità, dell’aiuto reciproco, della verità, della libertà. Ho sempre ritenuto che per cambiare veramente le cose si debba innanzitutto cambiare la mentalità delle persone. È la mentalità intrinseca a noi che distorce la realtà, sono i processi con i quali analizziamo il mondo che modificano il mondo stesso. È veramente difficile ormai insegnare ad un adulto, ben inserito in un determinato contesto sociale, il valore della legalità e come questo possa e debba essere diffuso. Un po’ come un capillare morto che non riesce a trasmettere il sangue, piccolo impulso vitale che contribuisce egli stesso, seppur in minima parte, alla soppravvivenza dell’essere umano. Ebbene però i giovani non sono capillari morti. I giovani sono dei vasi sanguigni che pompano e trasmettono in ogni istante stimoli ed energia agli altri componenti della società. È proprio su questo che dobbiamo puntare: il legame tra le persone. Se riusciamo ad insegnare ad un bambino che picchiare un coetaneo più fragile è una forma di sopruso allora quel bambino insegnerà ad altri amici che quel gesto non deve essere fatto. Uguale per il giovane che spaccia, per il ragazzo che estorce denaro ai più deboli. E’ il troppo buonismo che spesso vincola e segna un futuro meno agile ma più propenso all’illegalità. Il primo passo per prevenire è educare. Ogni volta davanti ad intere platee di studenti mi ritrovo a fare sempre lo stesso discorso: dico loro di immaginare per un istante un mosaico, composto da migliaia e migliaia di piccoli tasselli uguali tra loro, ma ciascuno di essi caratterizzato da una peculiarità individuale che lo differenzia dagli altri, ma che allo stesso tempo lo rende parte integrante di un grande disegno. Se un solo tassello si rompesse ecco che allora tutto il mosaico perderebbe senso, significato. Se invece ogni quadratino, nel suo piccolo, fosse una componente ben fatta allora solo in quella circostanza il mosaico riacquisterebbe il suo significato. Noi giovani dobbiamo essere come quei tasselli, non più di un mosaico ma della società, in grado di diffondere al nostro vicino, al nostro amico, al nostro compagno la logica e la cultura della legalità e del rispetto. Luca Erbifori Tutor Consulta Provinciale degli Studenti di Verona Responsabile Politiche Giovanili Coordinamento nazionale antimafia Portavoce ass. Progetto Sostenibile - 16 - LA VOCE ALLE ISTITUZIONI Cari ragazzi, sono molto lieta di potervi esprimere il ringraziamento delle Istituzioni per l’impegno che avete profuso nelle progettualità in tema di legalità. Sono convinta che l’educazione sia il primo percorso per la maturazione delle capacità della persona e lo sviluppo delle sue potenzialità. E per questo sia i genitori che la scuola, devono condurvi verso obiettivi sempre più importanti. In questo compito non facile anche le Istituzioni devono contribuire a rendervi protagonisti della società e non soggetti passivi, influenzabili da ogni moda effimera o da condizionamenti di tipo dittatoriale. Siamo in un momento particolarmente complesso -non solo per la crisi economica in atto- nel quale il rischio maggiore è l’omologazione a modelli spesso fuorvianti e che mortificano il senso dell’individuo come essere libero e capace di autodeterminarsi. Una realtà sociale ed economica in continua evoluzione, come quella che stiamo vivendo, chiede al Paese -a ciascuno di noi, individualmente come cittadino- e soprattutto a chi riveste ruoli istituzionali, di essere un esempio nell’impegno richiesto per affrontare, con serietà e professionalità, una fase della nostra storia, complessa e difficile. Perché la legalità consiste nel seguire le regole che lo Stato democratico si è dato, in una dialettica continua ma sempre densa di contenuti di crescita individuale e sociale. Obiettivi ambiziosi ma fondamentali, che richiedono fermo convincimento e sincera capacità di intendersi su cosa sia la coesione sociale; quale sia il profondo significato che proviene dai princìpi fondamentali contenuti nella Costituzione e quale sia il Paese che vogliamo essere, per noi e per voi, che rappresentate le nuove generazioni. Questo, oggi, è il momento di decidere non per se stessi, ma in un’ottica più allargata di crescita del Paese. E noi che rappresentiamo le Istituzioni dobbiamo dimostrare di essere un punto di riferimento sereno e sicuro per voi ragazzi, che non potete -e non dovete- mai sentirvi abbandonati e soli. Per questo gli “adulti” ed i rappresentanti delle Istituzioni devono sapervi ascoltare. Prestare attenzione ai vostri discorsi, ai vostri “sogni”. Sapervi dedicare quel tempo che spesso viene sprecato. Impegno, coerenza, merito e condivisione degli impegni assunti: questi sono i compiti a cui tutti siamo chiamati, per garantire al Paese una crescita più sostenuta, più equa e la piena occupazione. Percepire il Paese come sintesi di valori e principi nobili; ascoltare le categorie più fragili, dare fiducia e realizzare progetti per il futuro: questo dobbiamo impegnarci a fare oggi e questa è la promessa che dobbiamo e vogliamo mantenere, anche per i figli che verranno. Auguri di cuore, ragazzi. Perla Stancari Prefetto di Verona - 17 - Cari ragazzi, a nome della città di Verona mi complimento con voi per le iniziative sulla legalità che, insieme ai vostri docenti, avete portato avanti nel corso dell’anno scolastico. Progettualità che trovano spazio in questa pubblicazione, realizzata grazie al contributo della Banca Popolare. Attraverso questi percorsi avete avuto l’opportunità di riflettere e discutere sui temi della legalità e della cittadinanza responsabile, che rappresentano le basi fondamentali per una positiva crescita personale all’interno della comunità. Affrontare a scuola queste tematiche rappresenta un’interessante occasione di confronto sui valori da vivere e promuovere per contribuire al miglioramento della società di cui facciamo parte. La cultura della legalità va di pari passo con il recupero dei valori di dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia posti a fondamento della civile convivenza. Un impegno che, per essere realmente efficace, necessita della condivisione e della collaborazione di più soggetti che, quotidianamente, si occupano di sostenere e difendere la cultura legalità nel nostro Paese: le Amministrazioni pubbliche, la Prefettura, le Forze dell’Ordine, le istituzioni preposte alla formazione, ma anche le associazioni che sul territorio, a vario titolo, promuovono iniziative finalizzate a diffondere questa cultura a partire proprio dai più giovani. Da parte dell’Amministrazione comunale diversa è stata ed è l’attività portata avanti in questi anni per promuovere e diffondere tra i cittadini, giovani e adulti, le tematiche della legalità e di una cultura di giustizia e responsabilità civile. Iniziative che hanno visto la partecipazione e la fattiva collaborazione delle diverse componenti della società civile che, insieme al Comune, hanno promosso percorsi formativi in questo senso. Dalle Giornate della Gerbera Gialla contro la mafia, promosse insieme al Coordinamento nazionale antimafia “Riferimenti” e di cui quest’anno abbiamo festeggiato insieme il ventennale, agli incontri con figure di spicco delle Istituzioni pubbliche, come Pietro Grasso e dell’imprenditoria, come Pino Masciari, l’imprenditore calabrese al quale, proprio in virtù della coraggiosa testimonianza e denuncia contro la malavita organizzata, l’Amministrazione comunale di Verona ha conferito la cittadinanza onoraria. Vi sono poi i percorsi promossi all’interno del progetto “Educare alla Legalità”, organizzato in collaborazione con la rete Prospettiva Famiglia e quelli realizzati nell’ambito del Consiglio delle Bambine e dei Bambini, finalizzati a valorizzare la conoscenza delle istituzioni pubbliche e l’appartenenza alla comunità. A livello amministrativo sono state avviate azioni finalizzate alla prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione. Non sono mancate poi iniziative nell’ambito della sicurezza stradale, del decoro e dell’ordine pubblico, rivolte a trasmettere il messaggio che è im- 18 - portante l’osservanza delle regole, non subite, ma scelte e vissute nel rispetto dell’interesse della collettività. Cari ragazzi, l’Amministrazione comunale e la città di Verona ripongono in voi grandi speranze per il futuro. Per promuovere veramente la cultura della legalità siamo chiamati tutti, nel nostro agire quotidiano, ad indirizzare le nostre scelte verso il bene comune e non solo verso quello personale, ricordando che non sempre la strada più facile e veloce è anche quella più giusta. In quanto cittadini abbiamo doveri precisi, nei confronti del Paese in cui siamo nati e nel quale abitiamo, ma anche rispetto alla società di cui facciamo parte. Promuovere queste idee tra voi giovani, che siete il nostro futuro, sono certo significhi preparare la strada verso un vero e possibile cambiamento. Flavio Tosi Sindaco di Verona - 19 - ESERCITO ITALIANO: UNA RISORSA PER IL PAESE Non so se via sia mai capitato di pensare a noi militari e al nostro mondo, l’Esercito. Magari così, anche solo di sfuggita, guardandoci in televisione o incrociandoci per strada, avete provato a darci un volto, a immaginare le nostre vite, idealizzato le nostre qualità e il nostro coraggio. Non voglio deludervi, ma i soldati che quotidianamente lavorano nelle città per la vostra sicurezza, che portano con orgoglio il Tricolore e onorano la Patria con il loro continuo impegno nei più disparati teatri operativi, sono esattamente come voi. Sono uomini e donne che con passione e una briciola di sana follia vanno incontro al proprio attimo. Capita anche a voi, provate a pensarci. Si è vero, se osservo i nostri militari in Afghanistan, Libano, Kosovo, non posso non ammettere che a volte i nostri “attimi” sono particolari: una sorta di intima solitudine fatta di concentrazione, tensione e qualche volta, perché no, anche di umana paura. Ma se guardaste con attenzione questi nostri istanti, come fossero le scene di un film e vi soffermaste ad analizzare la successione delle immagini, fotogramma dopo fotogramma, avreste l’intangibile sensazione di assistere all’emozionante visione di come singoli ingranaggi - i nostri soldati - si uniscano e all’unisono siano in grado di affrontare le sfide che il nostro lavoro ci riserva. L’Esercito è infatti una comunità di uomini e donne, prima che l’insieme delle sue armi. Basterebbe questo semplice concetto per capire che l’Esercito è, innanzi tutto, un gruppo di persone che a un certo punto della vita ha scelto consapevolmente di abbracciare un ideale per servire gli altri cittadini italiani. L’atto formale che sancisce l’inizio di questo servizio è il giuramento, prestato di fronte alla Bandiera italiana e la cui formula recita: “ giuro di essere fedele alla Repubblica Italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore a tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”. Il Tricolore, come disse il Presidente Azeglio Ciampi, non è una semplice insegna di Stato ma “un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia e nei valori della propria storia e della propria civiltà”. Con le parole del giuramento impresse nella mente e il Tricolore cucito sulla manica dell’uniforme e nel cuore, migliaia di militari italiani sono impegnati all’estero per difendere principi nobili come democrazia, libertà e difesa dei - 20 - più deboli e per far sì che popoli oppressi o tormentati possano godere dei diritti di libera scelta e di autodeterminazione. Ma la Costituzione italiana affida alle Forze Armate anche altri compiti. Uomini e donne dell’Esercito quotidianamente svolgono compiti poco noti ma fondamentali per la sicurezza di tutti i cittadini: pattugliano le città della nostra penisola in collaborazione con le Forze dell’Ordine, disinnescano ordigni bellici che quotidianamente si rinvengono sul territorio italiano, intervengono in caso di pubbliche calamità e si addestrano per far fronte agli impegni futuri. Impegni quindi diversi e continui che non possono prescindere da preparazione tecnica, mentale, fisica, da una forte spinta motivazionale e da un’elevata capacità di adattamento a situazioni e luoghi diversi, dove il militare è chiamato ad operare in ogni parte del mondo. Sono questi, uomini e donne in uniforme - che si possono a buon diritto definire cittadini di tutta l’Italia se non del mondo - che accumulano e interiorizzano facendole proprie esperienze di vita e di lavoro significative e di spessore e valore difficilmente eguagliabili. Tali esperienze, uniche nel genere, determinano in loro una grande maturazione sociale e umana che naturalmente ma anche inevitabilmente essi trasferiscono nel contesto sociale cittadino in cui vivono, arricchendolo di nuove conoscenze e valori. Alcune volte, a date fisse, i militari organizzano semplici che coinvolgono la società civile per ricordare assieme a tutti gli Italiani alcune date simbolo non solo per l’Esercito ma anche per tutto il Paese: il 4 maggio e il 4 novembre. Il 4 maggio è il compleanno dell’Esercito poiché Il 4 maggio del 1861, il Ministro della Guerra, Manfredo Fanti, decretò a Torino la costituzione dell’Esercito Italiano: l’armata sarda, parte delle forze borboniche, elementi garibaldini e degli eserciti degli stati preunitari furono uniti sotto la stessa bandiera superando notevoli differenze culturali e materiali delle singole componenti. Si può quindi affermare che l’Esercito Italiano è stato tra le prime istituzioni “nazionali” dell’Italia unita, un esercito di popolo e per il popolo. Il 4 novembre del 1918 terminava il 1 o conflitto mondiale e in tale giorno si commemora la festa dell’Unità Nazionale e di tutte le Forze Armate. Si commemorano militari di ieri e di oggi, padri e figli, nonni e nipoti. Ognuno di essi, infatti, in epoche di conflitti o in tempo di pace, in decenni caratterizzati dalla guerra fredda o in quelli contraddistinti dall’impegno nei Teatri Operativi all’estero, ha prestato il suo servizio a favore del Paese indossando l’uniforme delle Forze Armate. E sempre, in ogni ricorrenza, si ricorda chi ha sacrificato la vita nell’adempimento del proprio dovere: erano colleghi, amici, padri, fratelli e sorelle, figli e figlie e il loro ricordo accompagna ogni militare e lo sprona - 21 - a dare il meglio per far si che essi non siano morti invano. Perché lo spirito di servizio che sempre guida il militare nel quotidiano operato non ha spazio, non ha tempo e non ha grado: nobilita chi lo esprime perché lo avvicina ai valori che sono rappresentati dalla nostra Bandiera. Roberto Bernardini Gen. C.A., Comandante delle Forze Armate Operative Terrestri - 22 - PERCORSI DI LEGALITÀ Non ho mai dimenticato il mio primo ingresso in un carcere. Ero un bambino di 5 o 6 anni e per un puro caso mi trovai a dovere seguire mio padre, cancelliere, ed il Procuratore della Repubblica di Sciacca all’interno di quella casa circondariale. Un primo agente ci aprì il portone di ingresso, che richiuse dietro di noi. Aprì quindi un pesante cancello in ferro affidandoci ad altro agente e sbattendo il primo cancello alle nostre spalle. Percorremmo una decina di metri e superammo un altro cancello metallico, poi un altro ed un altro ancora. Forse ancora un altro. Di tutti ricordo il rumore metallico quando si aprivano e chiudevano e le grosse chiavi che giravano nelle serrature. Entrammo nella stanza del direttore, che si offrì di intrattenermi mentre il procuratore e mio padre proseguivano verso le celle accompagnati da agenti e da un uomo che conoscevo come “l’avvocato”. Fui consapevole del fatto che mai sarei riuscito da solo ad uscire da quel posto, e che lì dentro c‘erano uomini che avevano violato la legge. Riflettei a tale proposito che, qualunque sia l’utilità data dalla commissione di un crimine, questa non può in alcun modo ripagare la perdità della libertà, il peso morale e psicologico del processo penale cui si è sottoposti, l’allontanamento dagli amici e dagli affetti, la perdita della considerazione di cui si gode nella società civile. Tornai in un carcere qualche anno dopo, quando, ancora ragazzino, il padre di un mio amichetto ci portò al Carcere dei Minorenni Malaspina di Palermo, dove egli lavorava come agente, approfittando del fatto che, essendo domenica pomeriggio, vi si proiettava un film per i giovanissimi detenuti. La sala del cinema era piena di ragazzi con il capo rasato che indossavano una stessa tuta informe. Mi stupì il fatto che nessuno di essi ridesse o parlasse a voce alta come si usava, almeno un tempo, tra ragazzi nei cinema di Palermo. Mi sentii estraneo e fuori posto, anche perché, pur essendo seduto nella stessa platea, non mi era consentito dialogare con nessuno di loro. Sentii forte il senso di oppressione e disagio per il luogo in cui mi trovavo, e pensai ancora a come dei comportamenti sbagliati e illegali, posti in essere non sempre per cattiveria, ma a volte anche solo per bisogno, sfortuna, debolezza o avventatezza, possano sconvolgere e pregiudicare la propria vita attuale e quella futura. Voglio dire a chi legge queste mie semplici parole, che per convincersi della necessità del rispetto di regole e leggi, basterebbe riflettere sul fatto che pro- 23 - prio l’accordo degli esseri umani nel rispettare regole comuni, ha consentito la nascita e l’evolversi della civiltà umana, con la costruzione di città, di Stati, di Imperi e di Nazioni. La società umana, fin dal primo nascere di tribù e villaggi si è sempre basata sul rispetto delle leggi e delle regole che gli uomini spontaneamente si sono dati. Dal 1978 sono ritornato in carcere innumerevoli volte in veste di Pubblico Ministero del Tribunale Militare I tre Tribunale Militari presenti in Italia, in tempo di pace, giudicano i reati militari commessi dagli appartenenti alle forze armate (militari dell’Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Corpo della Guardia di Finanza). Oltre ai reati corrispondenti a quelli puniti dal codice penale comune, i Tribunali Militari giudicano i reati tipici del contesto militare, quali ad esempio i reati di assenza e quelli contro il servizio e la disciplina. Quando iniziai a Palermo il mio lavoro di magistrato, nel 1978, a venticinque anni d’età, mi trovai a dover giudicare anche militari che erano più o meno miei coetanei; questo mi mise a contatto con una realtà sociale e militare particolare. Reati molto comuni, a quei tempi, erano la diserzione e la mancata presentazione alle armi. Spesso gli imputati erano ragazzi di povere famiglie siciliane o calabresi, spinti a disertare per lavorare nei campi come braccianti, anche per poche settimane, per sostenere la famiglia. Erano esperienze molto toccanti e io e i miei colleghi cercavamo di aiutare questi ragazzi applicando criteri di giustizia e di umanità. Come infatti diceva il mio collega e amico Rosario Livatino, magistrato ucciso dalla mafia a Caltanissetta nel ’91, “un giudice deve soprattutto capire, non solo giudicare”. Erano ancora tanti, poi, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, i soldati di leva analfabeti. Per questi militari analfabeti, dopo l’arresto e la concessione da parte mia della libertà provvisoria sollecitavo l’invio ad appositi corsi tenuti nelle “Scuole Reggimentali”, dove in poco tempo imparavano a leggere e a scrivere. Vorrei per concludere ricordare che se “la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”, al tempo stesso “l’ordinamento delle Forze Armate si informa allo spirito democratico della Repubblica” (art. 52 Cost.). In forza di tale principio, tutti i militari hanno eguale dignità sociale, a prescindere dal grado rivestito. Tali principi costituzionali, tuttavia, hanno avuto piena realizzazione da parte del legislatore soltanto dopo quasi quarant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione. In passato e fino alla legge 685/1985, le pene previste dal Codice Penale Militare per i reati di insubordinazione commessi dagli inferiori in grado contro i superiori erano eccessivamente elevate rispetto ai corrispondenti reati di abuso di autorità commessi dai superiori, per i quali spesso non era prevista la procedibilità d’ufficio bensì a richiesta del Comandante del Repar- 24 - to. Inoltre, una diversità di trattamento sanzionatorio si aveva anche tra l’insubordinazione verso superiore ufficiale e l’insubordinazione verso un superiore non ufficiale, il che non appariva giustificabile al di fuori di una anacronistica discriminazione di casta. Dopo la riforma legislativa, il trattamento sanzionatorio è identico sia per i reati commessi dai superiori, sia per quelli commessi dagli inferiori in grado, in evidente ossequio ai principi di pari dignità sociale e uguaglianza dei cittadini davanti alla legge ed in conformità alle esigenze di un ordinamento democratico delle Forze armate. Dall’anno 2000 anche le donne sono entrate a far parte delle nostre Forze armate a pieno titolo ed in qualsiasi grado e ruolo. È ovvio a tal proposito che, in forza del principio di uguaglianza stabilito dall’art. 3 della Costituzione, nessun militare potrà mai sentirsi autorizzato, solo perché “maschio” o per il grado rivestito, a comportarsi nei confronti di una donna alle armi in modo arrogante, offensivo, scorretto o volgare. Tali principi vengono costantemente seguiti da noi magistrati militari. In questi anni stato quindi contattato dall’ Ufficio Scolastico Territoriale di Verona e da diversi dirigenti scolastici per incontri sui temi della legalità e della prevenzione; in particolare su tematiche legate ad un uso corretto e responsabile di internet e dei social network ed alle responsabilità penali cui si può andare incontro utilizzandoli. Mi è stato chiesto di trattare, tra le altre, tematiche sulla Costituzione italiana in relazione ai diritti delle donne, sul rapporto tra legalità e le varie forme di dipendenza, sui casi di trasgressione nel mondo dei giovani, sul gioco d’azzardo, sul diritto alla salute, sul valore della diversità. Questa attività svolta per il mondo dei giovani, ma anche per i genitori e gli insegnanti, mi ha interessato particolarmente, perché mi ha consentito di parlare dei valori fondanti della nostra società e della nostra Costituzione a ragazzi di età compresa tra i sedici e i diciotto anni, focalizzando i comportamenti da contrastare, quale, ad esempio, il bullismo, fenomeno che comincia a verificarsi tra gli studenti, già a partire dalla quarta classe elementare. È un’attività, questa, che svolgo volentieri, sperando, ad ogni incontro, di trasmettere almeno un messaggio positivo. Penso che i ragazzi debbano essere aiutati a capire, debbano ricevere ed accettare stimoli diversi, più validi e variegati rispetto a quelli loro proposti quotidianamente dai mass media. Il rischio, altrimenti, è che si perdano nell’omologazione. Tuttavia la legalità non si identifica semplicemente con il rispetto delle regole ma anche e soprattutto con la riconosciuta possibilità di essere tutti artefici di una nuova società. L’art. 2 della Costituzione, mentre riconosce e garantisce i diritti inviolabili di - 25 - ogni uomo, richiede infatti a ciascuno di noi l’adempimento dei nostri doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. È su ognuno di noi, in prima persona, che ricade la responsabilità di fare in modo che le regole non siano solo scritte ma acquistino un contenuto con il nostro comportamento, con l’esempio, la nostra attività, il rispetto degli altri. Inoltre, occorre prendere parte alla vita sociale. La “cittadinanza” è proprio questo: la capacità di sentirsi cittadini attivi nella vita quotidiana, nello studio e nel mondo del lavoro. L’atteggiamento più utile per costruire una nuova società è esattamente l’opposto di quello che ci vede delegare ad altri la soluzione dei problemi, deresponsabilizzandoci. Le istituzioni non esistono senza le persone, e ogni persona costituisce un valore e ha una dignità. Si tratta di partecipare, di non ritrarsi, di fare e di non lasciar fare, di assumersi le proprie responsabilità e cioè di rispondere a ciò cui si è chiamati nell’organizzazione sociale. Certo, il male non potrà mai essere estirpato del tutto dalla storia e ognuno di noi è un essere umano che si porta dietro ogni giorno tutte le sue imperfezioni. Ma la scelta della nostra Costituzione di voler costruire una società basata sul riconoscimento del valore dell’essere umano e del suo onesto lavoro e della solidarietà stabilisce la direzione del percorso da prendere. Più si va avanti per questa strada e più vedremo crescere la possibilità di riconoscere noi stessi e gli altri come soggetti e non come oggetti, di essere liberi e non sottomessi, cittadini e non sudditi. Enrico Buttitta Procuratore della Repubblica del Tribunale Militare di Verona - 26 - LA LEGALITÀ Cosa può significare “educazione alla legalità” all’inizio di questo terzo millennio? Non certo un semplicistico invito al mero rispetto delle norme. L’unica via che può portare alla vera assimilazione del concetto di legalità è quella che, partendo dalla comprensione del valore di se stessi, di ogni singolo essere umano nella sua preziosa individualità, porti poi come naturale conseguenza al rispetto e alla cura dell”’altro”, all’interno di una società in cui ognuno di noi, giovane e meno giovane, dia il proprio fattivo contributo.· Il valore delle regole non può essere apprezzato, infatti, se queste vengono percepite come autoritari obblighi imposti. In questo tempo in cui si esalta una libertà slegata dalla ,t responsabilità, una libertà degradata ad arbitrio, ad affermazione a scapito degli altri se non contro gli altri, il valore delle regole riemerge prepotentemente come strumento fondamentale per tornare a “sentire” la ricchezza di un mondo di relazioni, sociali ed affettive, nelle quali ogni individuo può trovare piena realizzazione. Affinché ciò sia possibile, risulta di fondamentale importanza la valorizzazione di percorsi e momenti formativi che stimolino i giovani, che in un domani che si approssima saranno chiamati a dare il loro contributo per una società sempre più equa e giusta, a riflettere sulle proprie responsabilità. Come ci ricordano le parole del grande filosofo torinese Norberto Bobbio, infatti, «la Democrazia vive di buone leggi e di buoni costumi». Non solo, quindi, è necessario che lo Stato provveda ad una legificazione attenta ma, soprattutto, che si diffonda sempre di più nella cittadinanza una sensibilità sempre tesa a coltivare i buoni costumi. Non vi può essere, infatti, un diritto senza un dovere e, viceversa il dovere, che dobbiamo rispettare, è proprio quello che garantisce la tutela di un nostro diritto. In quest’ottica la Polizia di Stato da sempre si distingue come soggetto attivo e propositivo nell’organizzazione di diversificate iniziative sia a livello locale che a livello nazionale, anche in, coll’aborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Si pensi alle varie edizioni de “Il poliziotto un amico in più”, progetto elaborato in accordo con il Comitato italiano per l’Unicef, nato per consentire ai poliziotti di imparare come stare vicino ai più piccoli; o ancora alle campagne della Polizia Stradale “Progetto Icaro”, “Guido con prudenza” e “Pronti a partire”. Altre numerose iniziative sono poi attivate a livello locale, cosicché le medesime finalità di riflessione sui valori della legalità siano diffuse in modo capillare sul territorio. Molteplici sono infatti le visite scolastiche presso la Questura, gli interventi didattici nelle scuole, la partecipazione in progetti formativi e di - 27 - orientamento, nei quali la Polizia di Stato si afferma sempre più quale partner autorevole di istituzioni ed enti. Temi ricorrenti di dette iniziative sono proprio quelli che più riguardano il mondo dei giovani, così entusiasti ma allo stesso tempo così pericolosamente esposti alle insidie di una società complessa. Si parla quindi del fenomeno del bullismo, dell’abuso di sostanze alcoliche, della diffusione di sostanze stupefacenti, vecchie e nuove, anche fra i giovanissimi, della violenza negli stadi e della sicurezza alla guida, della violenza sulle donne e della sicurezza in rete. Conoscenza delle insidie, senso delle proprie responsabilità e costanza nell’impegno civile sono quindi valori fondamentali, valori che la Polizia di Stato non cessa di diffondere, mettendo a disposizione la propria esperienza professionale, nella piena convinzione che siano proprio i più giovani i soggetti più importanti nella elaborazione di una rinnovata cultura della legalità. Non sono dimenticate, infatti, le parole del Prefetto Manganelli, il quale, dialogando con i ragazzi di una scuola superiore, ricordava loro che ogni forma di criminalità, più di ogni altra cosa, “detesta le vostre curiosità, il vostro studio”. Danilo Gagliardi Questore Polizia di Stato di Verona - 28 - UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ È con vero piacere che mi si richiede di esprimere qualche considerazione a prefazione del volume “Un viaggio nella legalità” che rende note le migliori progettualità espletate sull’argomento nelle scuole veronesi. L’Arma dei Carabinieri, da tanti anni, partecipa, attraverso propri rappresentanti, a cicli di incontri presso le scuole finalizzati a far comprendere al meglio il ruolo dell’Istituzione nelle aree in cui opera, le difficoltà che incontra nel proprio agire quotidiano nonché per ringraziare i giovani della loro attenzione e fornirgli qualche consiglio su come scongiurare e, soprattutto, prevenire comportamenti o frequentazioni che possano risultare sconvenienti o dannose. I ragazzi, che anche personalmente ho avuto occasione di incontrare, sono attenti, ascoltano con interesse e non mancano mai di fornire il proprio contributo, talvolta anche critico, sul loro rapporto con i Carabinieri che li fermano o anche solamente li incontrano per la nostre strade. Ne ho sempre tratto motivo di arricchimento e di soddisfazione. Sono uscito da tali incontri sinceramente convinto di come la nostra Italia sia, in prospettiva, in buone mani, poiché è ineludibile che il futuro sia dei giovani, oggi studenti ma domani dirigenti, professionisti, imprenditori, operai. I giovani sono la parte più bella della nostra società; sono simpatici, disinvolti, curiosi e incontrarli rende felici e rassicura. Sono anche profondamente convinto che gli incontri nelle scuole, compresi nella campagna denominata “cultura della legalità”, siano un percorso utile fosse anche solo per “smussare” qualche angolo, favorire il dialogo, trovare i punti che avvicinano e non separano di più posizioni talvolta ingiustificatamente avvertite come contrapposte. Per tutto ciò auspico continuità a tale linea d’azione che certamente migliora tutti e credo funzioni davvero. Colonnello Pietro Oresta Comandante Provinciale Carabinieri di Verona - 29 - PER ESSERE VICINI ANCHE AI CITTADINI DEL DOMANI Parlare di legalità non è sempre semplice perchè per la maggior parte delle persone questo termine è sinonimo di limitazioni, controllo e stato di polizia, multe o denunce. Guardare alla legalità solo in questo modo, non consente di vedere a tutti i benefici che essa garantisce. È infatti necessario inquadrare la questione nella sua interezza per comprenderne la portata: anzitutto siamo troppo numerosi per vivere liberi da vincoli e la legalità è in primo luogo uno strumento per vivere assieme. Pensiamoci: per la maggior parte del nostro tempo viviamo in contesti collettivi. Senza regole da rispettate, sarebbe ogni giorno una guerra di tutti contro tutti, dove a vincere sarebbe innegabilmente il piú forte. L’assetto giuridico e la legalità che da esso deriva ripiana anche le differenze sociali, mettendo tutti su uno stesso piano. Un principio, questo dell’uguaglianza, per nulla scontato. Ma di più, la legalità permette ai sistemi di tutelare e prendersi cura dei diversi, i meno fortunati, i meno dotati, in un certo senso sovvertendo le leggi della natura, un luogo dove per quei soggetti non ci sarebbe scampo. Ed è questo il secondo grande valore, il legame esistente tra legalità ed inclusione. Si tratta di due principi elevati, che poggiano però le radici nel terreno quotidiano della nostra vita di tutti i giorni, dove l’ordine generale che tanto apprezziamo quando attendiamo il nostro turno in pizzeria o in un negozio non è molto diverso dalla correttezza che regola la circolazione stradale o il funzionamento di molti servizi di cui abbiamo bisogno. Legalità è un po’ questo, un insieme di regole che ci permettono di sapere cosa aspettarsi dai nostri compagni di viaggio, anche di quelli che incontriamo per puro caso... Un principio per nulla scontato e che, come Polizia Locale, cerchiamo di tutelare ogni giorno con la nostra attività, i nostri controlli e i nostri interventi. E con una attività di prevenzione ed educazione alla legalità nelle scuole di ogni ordine e grado. Per essere vicini anche ai cittadini del domani. Dr. Luigi Altamura Comandante Corpo Polizia Municipale di Verona Coordinatore Servizio Protezione Civile Comune di Verona - 30 - LA VOCE AGLI ENTI LEGALITÀ Legalità, ossia conformità alla legge. Siamo nella legalità quando rispettiamo quel complesso di regole che ci siamo dati per garantire la civile reciproca convivenza. Astrattamente ciascuno di noi, dovendo scegliere tra legalità ed il suo contrario, sceglierebbe certamente la prima. Ma quando il concetto teorico deve prendere forma concreta, allora entrano in gioco necessariamente delle valutazioni più complesse. Quando parliamo di legalità la associamo a persone come Falcone e Borsellino, che ad essa hanno sacrificato la propria vita, o a battaglie di forte impatto sostanziale ed emotivo, come la guerra alle mafie, al terrorismo o ad altri crimini più o meno efferati. Ma nel quotidiano la legalità, oltre ad essere un concetto inerente al diritto è anche un concetto inerente la predisposizione dell’animo delle singole persone. Non riguarda solo gli organi dello Stato, che la tutelano, o i delinquenti, che vi attentano. Riguarda anche la cosiddetta gente “per bene”: i nostri amici, i nostri conoscenti, noi. Sembra banale, ma non andrebbe mai dimenticato che all’affermazione della legalità corrisponde necessariamente una piccola o grande limitazione della libertà di ciascuno di noi, anche e soprattutto nelle piccole cose di ogni giorno. Il punto è questo: siamo davvero e sempre disposti a sacrificare la nostra libertà per il bene di tutti? Quante volte parcheggiamo in seconda fila o prendiamo il posto al parcheggio di chi era arrivato prima, usiamo il cellulare quando non si dovrebbe, tentiamo di saltare le file, ci assentiamo dal lavoro anche se non realmente malati, utilizziamo metodi – magari formalmente consentiti – per pagare meno tasse, o accettiamo di essere raccomandati. Ci scordiamo che arrogarsi queste piccole libertà costituisce una violazione delle regole di legalità. Queste riflessioni valgono tanto più nei tempi che stiamo vivendo, in cui spesso l’esempio che arriva dalle istituzione non sempre è dei più edificanti. L’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio Universitario, che ho l’onore di presiedere, seppur in maniera mediata, si prefigge anche l’obiettivo di educare alla legalità. La legalità della gente normale, della gente “per bene”. I benefici non sono assegnati a chi prima arriva, a chi fa la voce più grossa, a chi è più scaltro degli altri. Sono assegnati a chi con il proprio impegno e la propria tenacia dimostra di averne il merito. Secondo regole predeterminare che premiano i più capaci; secondo un principio di legalità applicato al Diritto allo Studio. Ugualmente la fruizione dei nostri servizi avviene sulla base di - 31 - norme regolamentari, improntate al rispetto per gli altri ed alla necessità di garantire la pacifica convivenza e la tutela di analoghi diritti di ogni studente. È piccola cosa, soprattutto rispetto a grandi persone che sono la incarnazione della legalità. Ma è comunque un contributo, che vogliamo dare all’affermarsi di quel concetto di legalità quotidiana, che non aleggia sopra le persone, ma deve essere insito in ciascuno di noi. Domenico Francullo Il Presidente ESU - 32 - PROGETTO FAIR PLAY Fair Play, che tradotto letteralmente significa soltanto "gioco pulito", indica di più: un modo di interpretare il gioco, l'attività sportiva in un modo che va oltre il semplice rispetto delle regole. Le regole ci sono per principio, una partita di calcio ad esempio è definita da un campo delimitato, dai tempi di inizio e fine gara, dalle numerose regole a cominciare dal numero dei giocatori. Giocare con fair play è inserire qualcosa di molto importante: il rispetto degli altri e di se stessi. Quando si ha rispetto gli altri non sono nemici, sono avversari e lo sono soltanto nel breve periodo della competizione sportiva. Esaurito quel momento (spesso mettendocela tutta) sono persone con le quali abbiamo interessi in comune, a partire dalle emozioni che proviamo quando pratichiamo quello sport. Emozioni è una parola forte, è la vera molla che ci fa sentire vivi; lo sport è una miniera di emozioni, altrimenti non avrebbe senso praticarlo soprattutto oggi che la pubblicità ci convince che il sudore è una cosa estremamente sconveniente. Come impariamo a rispettare una persona sudata, allo stesso modo possiamo dare meno importanza al colore della pelle del nostro compagno di squadra, alle sue appartenenze politiche o religiose, alla sua nazionalità. Ciascuno di noi è diverso da chiunque altro e avremo sempre cose che ci uniscono ed altre che ci dividono; l'atteggiamento del fair play, del rispetto, ci porta a evidenziare quelle che ci uniscono. Portare questo atteggiamento negli altri aspetti della vita è una cosa che ne migliora decisamente la qualità, tutti gli scambi sociali ispirati da un atteggiamento corretto diventano migliori. Il fair play assimilato nello sport diventa poi un comportamento che è inclusivo rispetto a tutte le possibili differenze; un vero sportivo avrà una minore tendenza alla discriminazione e al bullismo perchè cercherà istintivamente negli altri i punti di forza. Il rispetto verso se stessi dovrebbe andare di pari passo con l'attività sportiva, in quanto i risultati pratici si ottengono con l'allenamento, l'alimentazione, i ritmi di vita regolari. Anche questo è fair play! Rientra infine nel fair play anche il rispetto delle attrezzature e dell'ambiente nel quale si svolge l'attività, qui possiamo partire dalla cura degli attrezzi di una palestra fino al rispetto del mare e delle montagne se la nostra è una attività all'aria aperta. Ho evitato di proposito di citare gli esempi negativi, di quelli sono pieni giornali e telegiornali; di fair play si parla poco perchè non fa notizia ma è utilissimo per migliorare la qualità della vita. CNIFP Comitato Nazionale Italiano Fair Play - 33 - UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ: È UN ITER QUOTIDIANO Essere nella legalità non vuol dire solamente non far parte della criminalità organizzata, non aver rubato o non aver ucciso…spesso si parla di legalità e illegalità solo quando ci si riferisce a mafia, ndrangheta, Sacra Corona Unita, camorra, nuova camorra organizzata etc…sembra che il viaggio nella legalità sia solo combattere queste forme di violenza. Non è solo questo. Anzi… Il viaggio nella legalità, non parlando in termini giuridici ma sociali, è un itinerario quotidiano, non riservato a questo o a quel giorno, al week end o ai feriali. Ed è un viaggio difficile perché molto spesso la differenza fra legalità e illegalità corre su quel filo sottile che distingue un illecito penale da un comportamento inopportuno non sanzionabile legalmente ma moralmente riprovevole. Spesso molte persone lo adottano, ritenendo di essere nella piena legalità (e lo sono in realtà), pur sapendo che però stanno agendo in modo non conforme alle leggi della moralità, per ottenere o far ottenere un vantaggio personale a se stessi o ad altri, utilizzando mezzi e modi impropri. La legalità deve essere una mentalità insita nell’essere umano perché riguarda il suo vivere in relazione alla comunità civile che lo circonda, allo scopo di evitare la ‘giungla’ di comportamenti (tipica forse delle società primitive) e di rispettare il prossimo: è noto che ognuno di noi è libero (quantomeno nelle società civili) ma la mia libertà finisce dove inizia quella del mio vicino…mi piaccia o no… anche di questa legalità ha bisogno, forse, il cittadino normale, soprattutto di questa quotidiana e non solo di quella che reprime e sanziona comportamenti illeciti, così definiti secondo legge, E’ certamente importante, ad esempio, avere potere istituzionale ma se poi questo tipo di potere viene usato per agevolare o favorire figli, parenti, conoscenti o per parcheggiare più facilmente l’automobile (per fare alcuni esempi fra i più banali della vita di tutti i giorni) , tutto questo non sempre ricade sotto sanzioni di vario genere (alcune volte sì) ma rientra in quei comportamenti ‘al limite’ che sono solo moralmente sanzionabili ma che rendono la vita difficile agli altri. Se sottrai qualcosa alla comunità per tuo vantaggio personale togliendo risorse o opportunità ad altri, non sempre violi penalmente la legge ma certamente la violi in quella parte che riguarda le relazioni umane, perché si utilizzano per interessi personali strumenti istituzionali concessi sì ad un singolo però a favore della intera cittadinanza. In questo modo la mentalità della legalità inizia a svanire giorno per giorno, pensando che alcuni modi di vita resi più ‘facili’ con qualche privilegio, possano essere atteggiamenti normali che non recano danno agli altri….e non è così e allora comportamenti inopportuni, ‘al limite’, diventano nella mentalità di chi li adotta, assolutamente normali e reiterati. E se fai notare l’inopportunità del comportamento, ti rispondono che loro non vedono nulla di male nel loro agire…che male c’è, ti dicono con aria meravigliata. Oppure quando senti un commento di questo genere: se hai potere e non lo usi anche per fatti - 34 - privati, il potere non serve…eppure frasi di questo genere si sentono spesso. In sintesi: tutti i giorni occorre adottare comportamenti corretti perché quando una certa elasticità nell’interpretazione anche di banali regole scritte e non scritte induce a ritenere che si sia nella piena legalità, allora quello è l’inizio, non sempre ma spesso sì, di una scivolata, anche senza accorgersene, verso qualche piccola ‘innocua’ illegalità…senza essere dei criminali ma certamente dei cittadini con coscienza, diciamo così, quantomeno superficiale, ancor più riprovevole se si è investiti di una autorità istituzionale. Le cronache non sono avare di episodi del genere. Pratichiamo dunque la ‘legalità’ ogni giorno, anche nelle più semplici situazioni per aiutare noi stessi, una società, una nazione a ritrovare una serenità di comportamenti e di vita che aiuta l’evoluzione della società civile e il mantenimento della democrazia, bene prezioso del cittadino. Maria Gabriella Pasqualini Università di Palermo Scuola Ufficiali Carabinieri Roma - 35 - LETTERA A UN GIOVANE Carissimo Giovane, è a te che mi rivolgo con commozione e senso di responsabilità, per comunicare e condividere l’impegno e i grandi valori che, quotidianamente, promuovo e difendo per favorire una cittadinanza responsabile. È te che mi rivolgo, con sincerità, perché credo che, da te, debba partire ogni forma di rinnovamento morale e etico e ogni sorta di innovazione, per un mondo migliore e più umano, ricco di quella speranza che, necessariamente, trova origine da un profondo senso di responsabilità. Certamente, non mancheranno le difficoltà: la tua esperienza di vita è ben diversa da quella dei tuoi Nonni, comporta delle differenze su cui vale la pena riflettere. I tuoi nonni, attraversati dalla sofferenza della guerra, sperimentarono una tragedia di proporzioni immani e le sfide della ricostruzione, formandosi in un clima, necessariamente, austero, ma positivo, capace di ricostruire un tessuto sociale sconvolto dalla distruzione e dalla miseria.. I tuoi nonni, infatti, erano animati da una speranza che, oggi, pare eclissata: quella di un futuro migliore, grazie proprio alla recuperata democrazia e al loro duro lavoro. Lo studio della Storia, sui banchi di scuola, ti insegna come l’impegno degli Italiani, negli anni 1945-1965, supportato dalla compattezza familiare, ha dato luogo al cosiddetto boom o “miracolo economico”, che ha generato un benessere diffuso e prima sconosciuto ma, insieme, ha favorito una serie di guai: in primis, quell’umanissima ma antieducativa brama dei genitori di procurare ai figli e, senza alcun impegno, quanto loro non ebbero: quei figli sono, oggi, i vostri Genitori! Ecco, allora, caro Giovane, come, per te, sia ancor più difficile fronteggiare i mutamenti della Storia, impreparato, come sei, a riconoscere le zone d’ombra e i rischi di una realtà sociale poco attenta ai tuoi bisogni, come la inevitabile ricerca della tua identità. Nelle difficoltà di questo mondo, tra le pieghe dei mille e più messaggi che arrivano alla tua coscienza, sono consapevole che tu vivi la crisi nei rapporti con l’adulto che diventa, spesso, fonte e occasione di insicurezza in un arduo e complesso rapporto con i tempi della vita. E se il futuro risulta a te oscuro e minaccioso, il presente rischi di considerarlo, quasi solo, per riempirlo di soddisfazioni materiali e indotte artificialmente. Certo, i nostri occhi di adulti osservano esempi di ragazzi seri, determinati, generosi, che accettano, fiduciosamente, il progetto educativo degli adulti, specie nell’ambito del volontariato, ma gli stessi occhi non possono non tener conto del fenomeno che vede prevalere il trend socioculturale (e massmediale) degli adolescenti, come “possibili consumatori”, che innesca la ricerca di sempre nuovi beni di - 36 - consumo come ci è reso noto dal fenomeno della tossicodipendenza, brutta esperienza, spesso intrecciata con bullismo e violenza. Posti tali inquietanti orizzonti, con relative situazioni di emergenza, urge la domanda: “Che fare” per, almeno, “ridurre il danno”? Noi adulti, memori che l’adolescenza è una fase della vita esposta a molteplici rischi, siamo chiamati a esserti accanto, a darti, in modo intelligente e affettuoso, gli strumenti necessari per affrontare le sfide e uscirne vincenti, grazie a quel forte motore riparatorio che ti fa comprendere i possibili errori commessi e innesca la voglia di rimediare: è la valorizzazione di questo motore che ti chiede di dimostrare, in primis a te stesso, di saper far tesoro anche delle esperienze negative. Ecco, come l’adulto ha la responsabilità di instillare, in te, la capacità preventiva, ossia l’abilità di scegliere, per contrastare l’effetto gregge o branco: cioè, la tendenza ad avere tutti le stesse cose, la maglietta o lo zainetto “griffati”, il motorino: con tali obiettivi, la prevenzione gioca un ruolo di fondamentale importanza, strada difficile che richiede fantasia e impegno! Anche questo è promuovere, difendere e favorire una cittadinanza responsabile, che si fa sempre più vera nel ritrovar tempo e voglia, da parte degli adulti, di ascoltarti perché tu possa sentirti a tuo agio in famiglia, nella vita e scoprire, così, valori e potenzialità, spesso, in te, latenti. Tutto questo, caro Giovane, è un tuo diritto e l’adulto è chiamato a risponderti senza autoritarismo né rampogne, bensì con l’autorevolezza fondata tanto sull’amore, sull’esempio quanto sull’ascolto e il calore umano. L’educazione, infatti, ricordalo, è, anzitutto, “cosa del cuore” (come diceva San Giovanni Bosco, patrono della gioventù) che richiede soprattutto una “presenza”: tanto affettuosa quanto ferma e decisa. Tu hai diritto ad essere ascoltato, a essere guardato negli occhi per aver interpretate, con amore e rispetto, le espressioni del viso, gli atteggiamenti, le omissioni e i silenzi. Tutte forme di un linguaggio che va colto e interpretato, dato che, proprio attraverso quel linguaggio criptico, tu cerchi di dire quanto non osi esprimere, ma che i genitori e gli adulti, spesso, non vorrebbero sapere. Un coraggio che viene dalla voce di Testimoni che, prima di noi, hanno attraversato, come il Gesuita P. Piersandro Vanzan, difficoltà e dolori importanti, ma non si sono mai fermati: anzi, intorno alla vita, si sono posti, sempre, domande profonde. Ti ricordo, in merito, il grande giornalista Indro Montanelli il quale, richiesto da un lettore sul perché non avesse voluto figli, rispose: «Che educazione avrei potuto dare a mio figlio, se avessi trovato il tempo di dargliene una? [dato che per Lui il giornalismo era una “passione esclusiva e divorante”]. Certamente, avrei cercato di infonderli il rispetto dei valori nei quali io stesso sono stato allevato e mi sono fatto uomo: e, in tal caso, delle due l’una: o ci sarei riuscito, e in tal caso avrei fatto di lui uno spostato, perché i valori nei quali sono stato educato io, e sui quali poggiano tutte le mie regole - 37 - morali, sono ormai fuori corso e costituiscono, per chi le segue, soltanto un impaccio. O non ci sari riuscito, e in tal caso di mio figlio avrei fatto, nella migliore delle ipotesi, un estraneo: nella peggiore, un nemico» (Cf CorSera, 23.1.2000). Ecco emergere, nei tuoi confronti, il mio impegno per un messaggio e una testimonianza coerenti, coraggiosi e di verità come lo sono stati quelli vissuti, fino alla morte, dal “Questore Giusto” Giovanni Palatucci di cui non si può non parlare con devozione, ammirazione e rispetto profondi. Per te, allora, qualche nota di rilievo, su di Lui. Il 16 settembre 1936, al termine del Corso a Genova, nel Corpo di Polizia, con l’incarico di Vice Commissario Aggiunto in prova, Giovanni Palatucci riceve la notizia dell’ordinazione sacerdotale del cugino Federico, al quale scrive, il 16 dicembre 1936, una lettera in cui leggiamo: «Desidero unirmi a te in questi giorni di fervore e di gioia che precedono la tua ordinazione sacerdotale. Sento dire che celebrerai la prima Messa domenica prossima. Mi dispiace di non poter essere presente. La consacrazione di una vita umana è una cerimonia toccante per chi vede dal di fuori; per chi ne è oggetto rappresenta la proclamazione solenne di una grande rinuncia. È l’inizio, oltreché di un’altissima missione, di una continua e aspra lotta tra lo spirito e la carne, per il trionfo dei valori migliori e più alti che sono in noi. Son certo che tu, con l’intelligenza e la sensibilità, ti renderai conto della grande responsabilità di conservarti degno dell’Ideale a cui hai votato le tue energie. È questo il solo augurio che io so farti nel momento più importante della tua vita», perché a trionfare debbano essere sempre e comunque i valori migliori, i più alti presenti in ogni uomo, ancor di più in coloro che dopo aver scelto un “Ideale”, decidono di seguirlo fino alle estreme conseguenze». Valori che il “Questore Giusto” Giovanni Palatucci vive anche nei confronti degli Ebrei, come testimoniato dal Rabbino E. Toaff: «All’epoca mi recavo spesso a Fiume e mi stupivo nel vedere quanta solidarietà veniva dimostrata nei confronti di tanti ebrei che passavano il confine della Jugoslavia. I bambini venivano aiutati dai poliziotti di frontiera, le nostre famiglie venivano ospitate da quelle cristiane e inoltrate, poi, verso destinazioni più sicure» : ecco un esempio di solidarietà cristiana capace di superare i confini delle diverse appartenenze territoriali e culturali. Giovanni era molto apprezzato dai suoi collaboratori e colleghi per le sue qualità di persona affabile, capace e disponibile sempre ad aiutare qualunque persona si presentasse per chiedere a lui aiuto, soprattutto emigrati, ebrei, rifugiati politici ecc., consapevole che: «Bisogna che finisca la tragicommedia della pistola puntata sul petto per ottenere quello che la nostra coscienza si rifiuta di concedere […]. Non è il terrore che può sostituire l’autorità». Innamorato della Patria e del Tricolore che incitava tutti a guardare svettante sulla Prefet- 38 - tura dicendo: «Dite a tutti gli amici che fin tanto che sventolerà quel Tricolore io rimarrò qui al mio posto!». Caro Giovane, il “Questore Giusto” Giovanni Palatucci che morì di peste petacchiale nel campo di concentramento di Dachau, il 10/02/1945 a soli 36 anni, dedicò la sua giovane esistenza a combattere gli orrori che l’uomo è in grado di produrre e il suo nome deve valere come monito per il futuro, per ricordarci che, finché qualcuno è in grado di spendersi per gli altri, c’è una luce accesa per tutti noi. A Fiume, la sua anima era già amica dell’Infinito e il treno che lo portò via, caro Giovane, non uccise mai la sua gioia, né la sua speranza, in un mondo nuovo. E a scorno, dice P. Piersandro Vanzan, di quanti pensavano che di lui restasse soltanto la registrazione della matricola 117826, la storia gli ha reso giustizia, consegnando la purezza dei suoi ideali e le sue gesta meravigliose alla memoria di quanti credono in un futuro migliore! Con Giovanni Palatucci, caro Giovane, è possibile ancora credere e sperare nel primato dell’uomo e della sua coscienza, anche in un tempo in cui questo significava andare incontro alla morte. Impresa enorme: mettersi al servizio di persone sconosciute, perseguitate, in fuga, lasciando da parte la propria vita per difendere il loro diritto a una esistenza futura. Il primo messaggio che ti deve giungere per evitare che certe tragedie si ripetano, è quello di non dimenticare! Palatucci, i cui valori quotidianamente promuovo nelle mie relazioni quotidiane e difendo per favorire una cittadinanza responsabile, preferì la coscienza della sua legge cristiana e volle restare uomo , vittoriosamente uomo quando intorno a sé vedeva martirizzare la stessa dignità umana: «[…] è un dovere morale che chiama in causa tutti noi, senza interferenze, incertezze o pigrizie: il “valore dei valori”, un principio universale di credenti e non credenti. Pertanto, è bene, caro Giovane, ricordare e testimoniare come Giovanni Palatucci scelse il bene sopra ogni cosa e, pur di seguire quanto gli dettava la sua coscienza (intelletto d’amore) e la sua religione (comandamento dell’amore) superò ogni ostacolo per salvare quei perseguitati dell’Olocausto, indipendentemente dal loro credo politico o religioso, e lui, senza dubbio, riuscì a farlo. Da qui, l’impegno per organizzare, nella scuola e con il tuo aiuto, momenti di educazione “alla diversità”, per promuovere, con te, testimonianze di fede incrollabile, amore per la politica, per la Patria e il mondo intero, al di là delle differenze, delle varie e diverse nazionalità, per il Vero Bene Comune! Insieme a Giovanni Palatucci, il “Questore Giusto”, un altro Campione della Carità, don Enzo Boschetti, ci soccorre e ci ricorda come “[…]. La vera gioia consiste nel portare un contributo, per essere servizio, nell’esperienza di ogni giorno. Dobbiamo sforzarci per favorire dei rapporti, dice don Enzo che tendono all’unità e alla comunione di condivisione perché senza questa tensione - 39 - il nostro servizio perde la specificità del sapore proprio dell’amore. […]. Coloro che soffrono oggi sono i giovani senza lavoro, senza ideale, vittime del potere dei forti e di un consumismo che tende a disintegrare la personalità.”. Un invito ancora, caro Giovane, da don Enzo quando a tutti dice: «[…]. Prega con la Parola di vita perché nel mondo di oggi non manchino mai i grandi uomini della carità nella condivisione piena, come don Orione, che, conversando con Ignazio Silone, si definiva “L’asino di Dio”. Così, don Enzo chiedeva perdono: “Molti uomini, disorientati da una solitudine atroce, non riescono ad avere un pensiero di fiducia o una preghiera di speranza. Se la mia indifferenza e tiepidezza fossero la causa di questa disperazione, ti prego, o Signore, perdonami e non permettere più che a causa mia il fratello sofferente si senta estraneo alla tua redenzione e al tuo Vangelo di liberazione”. Caro Giovane, che ti ho incontrato in occasione della bellissima iniziativa promossa dalla Dirigente Dott.ssa Annalisa Tiberio, dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Verona, “Un viaggio nella legalità” di cui ho potuto apprezzare la profondità dei contenuti e il loro valore etico e sociale, spero Tu possa accogliere qualche scampolo del mio pensiero e delle mie emozioni che acquistano una energia particolare quando si parla di Legalità, di Patria, di Tricolore! A Te, il mio augurio più caro perché i Tuoi anni scorrano con entusiasmo e serenità e, quando qualche nube attraverserà la Tua Vita, che Tu sappia guardare ai tanti Testimoni che ci hanno preceduto e che non possiamo e dobbiamo dimenticare! Grazie per la tua pazienza e la tua capacità di ascolto, nella speranza di incontrarci ancora sui e fra i sentieri della “Legalità”! Un affettuoso Augurio di ogni Bene. Renata Castellani - 40 - LA VOCE AL MONDO DELLE SCUOLE PERCORSI DI EDUCAZIONE AL RISPETTO E ALLA LEGALITÀ Presentazione sintetica dell’attività Come si evince dalle “Linee di indirizzo del Comitato Nazionale Scuola e Legalità” emanate il 23 maggio 2007 l’impegno a favore della legalità risponde al diffuso malessere dei giovani che si esprime in molteplici forme e dimensioni: le difficoltà di apprendimento, lo scarso rendimento scolastico, l’abbandono precoce degli studi, l’inosservanza delle regole che spesso diventa micro delinquenza e bullismo. La scuola, luogo di tutela dei diritti e di esercizio di cittadinanza attiva, offre agli studenti le basi per diventare cittadini consapevoli, nella propria città, nella propria nazione, nel mondo, responsabili del proprio e dell’altrui futuro. La cultura della legalità può diventare il nesso di congiunzione tra l’istruzione e l’esperienza attraverso il coinvolgimento attivo degli studenti nella vita della scuola, con l’obiettivo di sviluppare la loro capacità di assumere impegni, di autoregolarsi e di amministrarsi per spronarli ad un costante impegno sociale. Le giovani generazioni devono essere guidate a prendere coscienza delle regole della convivenza civile attraverso percorsi motivanti e progettati in sinergia con gli Enti preposti e inseriti in tutti gli ambiti curriculari evidenziandone le dimensioni trasversali. L’educazione alla legalità, infatti, non va aggiunta alle discipline, ma sono queste ultime a dover cedere spazi ed agganci formativi. Dovranno essere ampliate ed integrate le occasioni di conoscenza e di comprensione dei fenomeni sociali, nel rispetto delle esigenze formative degli studenti, che saranno in grado di contestualizzare problemi e soluzioni attraverso solide competenze cognitive, civiche e relazionali. Vanno potenziate forme di comunicazione più diretta, anche con il ricorso alla modalità dell’educazione tra pari: gli studenti potranno essere coinvolti nella predisposizione di percorsi formativi attraverso i quali trasmettere messaggi di legalità in modo moderno ed efficace, per prevenire e contrastare varie forme di violenza giovanile. È, pertanto, prioritario potenziare la conoscenza dei valori costituzionali attraverso interventi educativi centrati sui temi della cittadinanza democratica ed attiva. Il rispetto della legalità, la conoscenza dei principi costituzionali, l’osservanza dei diritti e dei doveri sono i mezzi più adeguati per far divenire i giovani protagonisti in un progetto comune e solidale volto allo sviluppo della società. - 41 - Attività come risposta ai bisogni rilevati Il progetto risponde principalmente ad un’esigenza espressa dal coordinamento regionale delle consulte studentesche dell’USRV e dall’Osservatorio Regionale Permanente sul fenomeno del bullismo, che mira ad implementare, consolidare e successivamente a far conoscere le progettualità, le azioni, i percorsi di educazione alla legalità. È importante valorizzare, documentare, recuperare le buone prassi e organizzare la diffusione in seminari, convegni, incontri e sui siti istituzionali. Le buone pratiche diventano oggetto di scambio all’interno di iniziative di informazione e formazione. Attraverso i rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti di Verona e i docenti referenti alla partecipazione studentesca delle scuole secondarie di II grado si attivano percorsi di comunicazione interistituzionale per sensibilizzare tutte le persone coinvolte nel “Sistema Scuola” a favorire il passaggio dall’educazione alla legalità alla cultura della legalità. I risultati attesi e i risultati raggiunti RISULTATI ATTESI • Favorire negli studenti una presa di coscienza dei valori costituzionali che sono alla base della convivenza civile. • Promuovere attività di consulenza alle scuole per la progettazione di percorsi informativi e formativi. • Diffondere documenti legislativi e filmati messi a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, dalla Prefettura di Verona, dalla Procura militare della Repubblica di VERONA dalle Forze dell’Ordine . • Divulgare la “Carta dei Valori della Cittadinanza e dell’Integrazione”. • Coordinare incontri, dibattiti e seminari con esperti e rappresentanti delle Istituzioni rivolti a Dirigenti Scolastici, docenti, personale ausiliario, studenti e genitori. • Valorizzare le attività prodotte sulla tematica della legalità attraverso incontri di informazione-formazione, coordinamento, convegni, workshop e assemblee studentesche con la partecipazione attiva degli studenti rappresentanti e del tutor della consulta, dei docenti referenti alla partecipazione studentesca di ogni istituzione scolastica, con testimoni d’eccezione come IL il dottb.Enrico Buttittai procuratore della Repubblica presso il Tribunale militare di Verona, rappresentanti della Prefettura, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Municipale e Provinciale), delle Forze Armate, in particolare - 42 - • • • • • • Esercito Aeronautica militare Dipartimento delle Dipendenze ULSS e degli Enti Locali. Favorire la cooperazione, il dialogo e lo scambio di buone pratiche tra i docenti attraverso gruppi di lavoro e sui siti ministeriali. Mettere a disposizione delle singole Istituzioni Scolastiche le competenze di esperti delle varie istituzioni per consulenza e progettazione di azioni educative. Avvicinare i giovani alle Istituzioni. Promuovere la partecipazione al concorso denominato “Segni, parole e immagini per la legalità” rivolto alle scuole secondarie di II grado di Verona e provincia con elaborati grafici, pittorici, letterali, multimediali e fotografici che saranno valorizzati in una pubblicazione. Produrre un archivio di progettualità significative per favorire la trasferibilità delle buone pratiche e la variazione di nuovi modelli di iniziative di qualità. Attivare e consolidare percorsi di comunicazione interistituzionale al fine di creare reti progettuali di promozione, sviluppo, monitoraggio e valutazione. RISULTATI RAGGIUNTI L’obiettivo è stato raggiunto grazie ai docenti referenti alla partecipazione studentesca e agli studenti rappresentanti della Consulta Provinciale. Essi hanno divulgato iniziative e attivato percorsi significativi, in sinergia con l’Ufficio Interventi Educativi USP Verona, con i referenti del Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca e testimoni ed esperti della Procura della Repubblica, dela procura del tribunale militare della Prefettura, delle Forze dell’Ordine (Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia Municipale e Provinciale). Il contributo delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine con la programmazione di interventi concordati con i responsabili delle singole o reti di scuole prevedeva l’attuazione di incontri e di conferenze su tematiche relative a: • • • • • • • Norme sociali e giuridiche Regole per una civile convivenza Rispetto alla persona Rispetto dell’ambiente Rispetto delle leggi come principio di libertà e uguaglianza Devianze giovanili Sostanze stupefacenti - 43 - Le varie iniziative promosse dall’Ufficio Interventi Educativi e dalla Consulta Provinciale degli Studenti sono state sistematicamente monitorate dalla responsabile del progetto in riferimento alla pianificazione annuale delle attività e ai risultati attesi. In relazione alle specificazioni patrocinate dall’Ufficio Scolastico Provinciale è stato individuato un gruppo di lavoro ristretto che ha valutato e valorizzato i percorsi attivati anche attraverso la pubblicazione dei report finali sul sito USP Verona, area Interventi Educativi e su alcune testate giornalistiche locali. In particolare gli incontri di monitoraggio e verifica hanno avuto lo scopo di valutare il progetto nella sua complessità e di porre le basi per le azioni da intraprendere nell’anno anno scolastico in corso.. Un plauso particolare va al grande sostegno dell’aeronautica militare che ha contribuito a rendere il cammino della scuola veronese intriso dei grandi valori umani che ritroviamo nel Tricolore. PER UN’ALLEANZA EDUCATIVA • Il compito della scuola è quello di far acquisire non solo competenze ma anche valori da trasmettere per formare cittadini che abbiano senso di identità,appartenenza e responsabilità. • Al raggiungimento di tale obiettivo è chiamata l’autonomia scolastica che consente alle singole Istituzioni scolastiche di programmare,condividere con gli studenti,con le famiglie e gli Enti del territorio,il percorso educativo da seguire per la crescita umana e civile dei giovani. IL DPR N.235 DEL 21-11-2007 REGOLAMENTO RECANTE MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLO STATUTO DELLE STUDENTESSE E DEGLI STUDENTI DELLA SCUOLA SECONDARIA mette in rilievo che L’emergenza educativa deve essere affrontata con interventi sinergici,continuativi e strategie nuove .Importante è recuperare la dimensione pedagogica propria dei genitori e degli insegnanti per aiutare i ragazzi ad orientarsi in modo corretto in una società complessa e in continua trasformazione ,aiutandoli ad essere cittadini attivi e responsabili scuola e famiglia devono allearsi per far si che ognuno possa svolgere,secondo le proprie possibilità e la propria scelta un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società. Grande importanza bisogna attribuire al PATTO EDUCATIVO TERRITORIALE In questo cammino scuola e famiglia non sono sole:ci sono le Istituzioni, gli Enti le associazioni e il territorio - 44 - Gli obiettivi da perseguire sono: • rispondere in modo adeguato ai bisogni emozionali,relazionali educativi degli studenti, i veri protagonisti nel processo formativo e nel percorso di insegnamento-apprendimento e rispondere alle esigenze personalizzate dei giovani esposti al pluralismo dei valori • Il patto di corresponsabilità segna una tappa fondamentale e coinvolge dirigenti scolastici, docenti, alunni, personale ausiliario e amministrativo per concordare responsabilmente modelli di comportamento coerenti con uno stile di vita in cui si mantengono impegni rispettando l’ambiente sociale • La scuola si impegna a garantire un piano formativo basato su progetti ed iniziative volte a promuovere lo star bene e il successo formativo dello studente,la sua valorizzazione come persona la sua realizzazione umana e culturale con particolare attenzione alle varie forme di disagio. • Importante sarà creare un clima sereno estimolare il dialogo e la discussione. • Promuovere il talento e l’eccellenza verso una cittadinanza attiva e partecipata. • Ascoltare e coinvolgere gli studenti e le famiglie richiamandoli ad un’assunzione di responsabilità rispetto a quanto espresso nel patto formativo. • Comunicare costantemente con le famiglie anche attraverso strumenti tecnologicamente avanzati,nel rispetto della privacy. • Garantire la massima trasparenza nelle valutazioni. • Sensibilizzare gli studenti a rispettare le norme di comportamento e di quanto espresso nel regolamento-statuto degli studenti e delle studentesse e provvedere alle sanzioni disciplinari. STIPULARE CON LA FAMIGLIA IL PATTO EDUCATIVO DI CORRESPONSABILITÀ La famiglia si impegna a • Prendere visione del piano dell’offerta formativa insieme ai propri figli. • Instaurare un clima positivo di dialogo e di rispetto reciproco. • Condividere con gli insegnanti linee educative comuni per dare continuità all’Azione educativa. • Proporre, in modo costruttivo,eventuali attività attraverso i rappresentanti dei genitori nei Consigli di classe e nei Consigli d’Istituto. • Partecipare attivamente agli Organi collegiali. • Prendere visione di tutte le comunicazioni provenienti dalla scuola stimolando una riflessione sugli episodi di conflitto e di criticità. • Discutere,presentare e condividere con i propri figli il patto educativo sottoscritto con l’ Istituzione scolastica - 45 - Lo studente si impegna a… • Condividere con gli insegnanti ,attraverso le forme di partecipazione attiva e responsabile, la lettura del POF • Mantenere un comportamento positivo,corretto e responsabile • Partecipare attivamente e in modo responsabile alla vita di classe • Favorire il rapporto ed il rispetto con i docenti e con i coetanei sviluppando situazioni di cittadinanza partecipata • Riferire tutte le comunicazioni provenienti dalla scuola per favorire il rapporto di continuità ALLEANZA EDUCATIVA,CORRESPONSABILITA’, PARTECIPAZIONE:LE CHIAVI PER APRIRE LA PORTA DEL CUORE DELLA SCUOLA DI TUTTI DOVE IL CURRICOLO TRASVERSALE DI CITTADINANZA E COSTITUZIONE DIVENTA IL PERCORSO FORMATIVO TRANSDISCIPLINARE E INTERDISCIPLINARE CHE FUNGE DA CONNETTIVO NON SOLO TRA LE DISCIPLINE MA TRA LO STUDENTE ,LA SCUOLA E LA FAMIGLIA. Una strada tutta da percorrere…e non da soli. Buon viaggio! PROTOCOLLO D’INTESA SULLA PREVENZIONE DELLA VIOLENZA E DELL’ABUSO SUI MINORI Presentazione sintetica dell’attività Come si evince dal “Protocollo d’intesa sulla prevenzione della violenza e dell’abuso sui minori” con circolare del Ministero dell’Interno del 2000 veniva evidenziata la necessità che la tematica della violenza minorile, nelle sue diverse esplicitazioni – dal maltrattamento fino alla pedofilia – potesse trovare una sede di analisi e di correlazione in rete nell’ambito del Comitato Provinciale della Pubblica Amministrazione – ora Conferenza Permanente (Decreto del Presidente della Repubblica 3/4/2006, n. 180 “Regolamento recante disposizioni in materia di Prefetture, in attuazione dell’art.11 del Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n. 300 e successive modificazioni”); con successive circolari l’indirizzo di cui sopra è stato ulteriormente ribadito in un’ottica di prevenzione, basata su azioni comuni e condivise fra i vari “attori” che per ruoli istituzionali specifici operativi, ovvero di studio di dette problema- 46 - tiche, sono parti di una articolazione complessa, che proprio per tale connotazione va opportunamente raccordata, nel rigoroso rispetto delle competenze; Attività come risposta ai bisogni rilevati Considerato che la violenza sui minori ha per lo più connotazioni segnatamente sotterranee, con delle barriere di conoscenza, che indubbiamente ostacolano fortemente una azione mirata di prevenzione tale da portare ad interventi correttivi, ovvero, a tempestive forme di contrasto. Infatti alla base di un idoneo sistema di tutela del minore si pone l’esigenza di un massimo rafforzamento degli strumenti di prevenzione, nonché di informazione diffusa sul dovere morale di tutti di segnalare situazioni che possano essere sintomatiche di uno stato di disagio (dovere che per i pubblici ufficiali va inteso, ovviamente, come obbligo di legge), fermo restando in tutti i casi l’esclusiva competenza degli Organi a tanto deputati ad effettuare valutazioni ed a disporre gli accertamenti del caso. La particolare delicatezza delle modalità di approccio si collega alla esigenza primaria dell’interesse del minore, interesse che va tenuto presente sia nella fase informativa sia in quella di denuncia sia in quella degli accertamenti, ad evitare che la condizione del minore abbia a subire ulteriori incidenze negative e sofferenze aggiuntive. Le problematiche del malessere minorile assumono nella realtà odierna ulteriori specificità di rilievo legate alla crescente presenza di minori stranieri, per i quali occorre una percezione particolarmente sensibile per cogliere i segnali di disagio, ovvero per portare alla luce situazioni di abbandono e di sfruttamento. I risultati attesi e i risultati raggiunti RISULTATI ATTESI • Partecipare attivamente al tavolo di analisi e coordinamento provinciale presieduto dal Prefetto al fine di concorrere a promuovere interventi idonei a monitorare e prevenire il fenomeno della violenza sui minori, nonché ogni forma di disagio o carenza da cui derivino situazioni di grave pregiudizio alle potenzialità di crescita e di sviluppo della personalità dei bambini e degli adolescenti. Tali scopi verranno perseguiti mediante la sollecitazione e lo sviluppo delle seguenti azioni: - 47 - • Favorire l’interazione della rete dei servizi pubblici sociali e sanitari con le aree giudiziaria e scolastica; • Instaurare un effettivo coordinamento dei servizi che operano sia nell’area sociale che sanitaria in modo da rendere possibili risposte congrue, globali e tempestive in caso di necessità; • Formulare proposte finalizzate alla predisposizione da parte degli Enti competenti di un’adeguata formazione per gli operatori interessati, allo scopo di potenziarne le capacità di individuazione, valutazione e presa in carico di casi di maltrattamento, abuso e/o pregiudizio; • Individuare, sulla base di esperienze acquisite, le modalità di interventi più appropriate per il trattamento di situazioni di abuso, al fine di divulgarle a tutti i servizi del territorio, perché possano essere utilizzate, incentivando e valorizzando l’attività di rielaborazione critica da parte degli stessi Servizi locali e degli enti del “Terzo Settore”; • Favorire l’elaborazione di progetti comuni per attività di informazione, nella scuola e negli altri contesti educativi, rivolti anche alle famiglie ed ai minori e finalizzati allo sviluppo di capacità relazionali a scopo autoprotettivo; • Stesura di un decalogo; • Sottoscrizione di un protocollo; • Far conoscere il Centro di Ascolto che funge da recettore di segnalazioni di situazioni che possono prefigurare un disagio del minore. Detto Centro fornirà utili delucidazioni e informazioni sulla scorta del decalogo; • Rispondere ai monitoraggi curati dalla Prefettura; • Partecipare al gruppo ristretto di lavoro con il compito di monitorare la progressione delle attività connesse. RISULTATI RAGGIUNTI • Prendere atto dei progetti “Sara“ ed “Eva“ – rivolti in genere alla Violenza familiare – operativi da parte della locale Questura, di intesa con la Procura, nell’ambito del programma dell’Unione europea, nonché delle varie iniziative in essere o in itinere da parte della Procura, dei competenti Assessorati regionali e comunali, i cui ambiti di interesse vengono tenuti presenti al fine di evitare sovrapposizioni, stabilendo, invece, una funzionale reciproca linea informativa; • Prendere atto degli esiti dei vari incontri tenuti presso questa Prefettura dal novembre 2007, e da ultimo di quanto condiviso nell’incontro del 10 marzo 2008, sulla necessità di elaborare un documento di intesa mirato essenzialmente a definire modelli operativi tesi a favorire azioni di prevenzione, e di corretta informazione; • Far parte del gruppo di lavoro, presieduto dal Prefetto, che, nell’ambito - 48 - delle competenze della Conferenza Permanente, svolga una attività di coordinamento e di finalizzazione univoca delle iniziative concordate; • Partecipare alla stesura del protocollo di cui il decalogo (che viene pubblicato integralmente) è parte integrante; • Sottoscrizione del Documento. DECALOGO 1) La maggioranza degli episodi di abuso e di maltrattamento in danno dei minori avviene in ambito familiare (padre-figlio o figlia, zio/nonno-nipoti) o in contesto para-familiare (convivente del genitore-bambino) o ambientale (coinquilino/vicino di casa/amico di famiglia). Solo raramente si sviluppa in circostanza di relazioni occasionali (estraneominore). 2) Solo una percentuale bassissima di tali episodi di abuso emerge e viene portato a conoscenza degli organi preposti alla tutela dei minori nonché all’accertamento e alla repressione dei reati in danno degli stessi. 3) Evidentemente proprio negli ambienti dove il minore dovrebbe sentirsi maggiormente tutelato (famiglia, scuola, parrocchia, piscina, palestra etc.) c’è chi non vede o non vuole vedere o fa finta di non vedere. 4) SEGNALARE le situazioni di evidente e grave disagio, oltre che di abuso, subiti da un minore anche di altra nazionalità o etnia e anche se l’episodio non riguarda un proprio figlio - È UN OBBLIGO DI LEGGE per gli operatori sociosanitari, per tutti i pubblici ufficiali, gli operatori incaricati di un pubblico servizio e per l’istituzione scolastica; - È UN DOVERE MORALE per ogni persona responsabile che comunque venga a conoscenza di episodi del genere. 5) SEGNALARE NON VUOL DIRE ACCUSARE O DENUNCIARE ma è espressione di civiltà, senso civico e sensibilità, nel rispetto della legge 3 agosto 1998 n° 269 che tutela i fanciulli contro ogni forma di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico, spirituale, morale e sociale quale obiettivo primario perseguito dell’Italia. 6) SEGNALARE NON VUOL DIRE VIOLARE le norme di tutela della privacy: - 49 - esse riguardano vita, abitudini, costumi, usanze, convinzione del singolo individuo, non atti che possono arrecare danno ad altra persona (sia esso adulto e ancor più minore). 7) NON È COMPITO O DOVERE DEL CITTADINO VALUTARE se i fatti siano veri o meno, se costituiscano reato, se siano perseguibili d’Ufficio o a querela di parte offesa, se consistano nella semplice incuria da parte dei genitori o nella mancanza di protezione e di quelle condizioni affettive minime che garantiscano al minore una normale crescita, evoluzione e sviluppo o, ancora, se dimostrino una vera situazione di abbandono. E nemmeno valutare se la deprivazione materiale e affettiva dipenda dalla incapacità o dalla impossibilità oggettiva di gestione dei figli da parte dei genitori o da cause diverse. 8) NON È COMPITO O DOVERE DEL CITTADINO EFFETTUARE indagini o accertamenti personali per stabilire come si sono svolti i fatti e chi ne sia responsabile o colpevole. Al contrario interventi del genere sono controproducenti e rendono più difficile l’accertamento della verità. 9) Per tutte queste valutazioni ESISTONO ISTITUZIONI ALLE QUALI È DEMANDATO ESPRESSAMENTE IL COMPITO di provvedere. La trattazione di tutta questa materia ed anche dei procedimenti relativi ad abusi sessuali o a comportamenti violenti (siano essi psicologici e/o fisici) in danno dei minori esige particolare professionalità, sensibilità, competenza e preparazione in considerazione della speciale natura dei soggetti vittime di tali comportamenti ed anche delle conseguenze che di solito ne conseguono nella vita personale e familiare della vittima e dell’indagato. 10) Pertanto LA SEGNALAZIONE VA EFFETTUATA alla Prefettura di Verona che sarà disponibile a fornire ogni informazione, secondo le seguenti modalità: a) al numero di telefono 045 8673411, attivo h 24, per parlare con il funzionario di turno; b) all’indirizzo postale: via Santa Maria Antica 1 – 37121 Verona c) all’indirizzo di posta elettronica: [email protected] (dal lunedì al venerdì dalle ore 08.00 alle ore 14.00) - 50 - Molto utile, al fine di un’ampia diffusione, è risultata la traduzione in 18 lingue del decalogo (inglese, francese, tedesco, spagnolo, portoghese, arabo, cinese, cingalese, sloveno, romeno, serbo-croato, albanese, greco, ceco, nigeriano yoruba, nigeriano urhobo, nigeriano igbo e nigeriano benin-edo). ENTI COINVOLTI • Prefettura di Verona • Regione Veneto • Procura della Repubblica di Verona • Tribunale Civile e Penale di Verona • Provincia di Verona • Comune di Verona • Università degli Studi di Verona • Ufficio Scolastico Teritoriale XII di Verona • Questura di Verona • Comando Provinciale Carabinieri di Verona • Comando Provinciale Guardia di Finanza di Verona • Osservatorio Nazionale Violenza Domestica • ULSS 20 di Verona • ULSS 21 di Legnago • ULSS 22 di Bussolengo • Centro regionale e interaziendale “Il Faro” Iniziative in via di realizzazione • Partecipazione attiva al gruppo di lavoro ristretto allo scopo di monitorare il servizio del Centro Ascolto per conseguire al meglio gli obiettivi esplicitati nel Protocollo d’Intesa • Pubblicizzare il Documento e il Centro in conferenze di servizio, convegni, seminari, workshop • Divulgare il Protocollo sui siti istituzionali e su testate giornalistiche • Far conoscere il documento alle famiglie di immigrati con il supporto degli sportelli gestiti dalla “Rete Tante Tinte” e dei mediatori culturali • Realizzare interventi formativi con esperti del settore rivolti ai Dirigenti Scolastici, docenti e personale amministrativo e ausiliario delle scuole • Stabilire una funzionale reciproca linea informativa con i progetti “Sara” ed “Eva” • Consolidare percorsi di comunicazione interistituzionale con Enti ed Associazioni di volontariato che si occupano di minori (es. Telefono Azzurro) al fine di creare reti progettuali di significativa e incisiva sensibilizzazione • Promuovere un concorso rivolto agli studenti delle scuole secondarie di II grado di Verona e provincia teso alla creazione di un manifesto che - 51 - verrà affisso in tutte le scuole e nelle sedi degli Enti coinvolti • Organizzare un convegno rivolto alle famiglie con il supporto professionale dei firmatari del Protocollo • Attivare un percorso di monitoraggio rivolto a tutte le persone che fanno parte del “Sistema Scuola” allo scopo di far conoscere l’utile servizio offerto e le modalità di accesso. Valutazione L’attuazione del Documento è demandata ai soggetti sottoscrittori, i quali si attiveranno, in maniera coordinata e continuativa, per la realizzazione e l’aggiornamento degli obiettivi individuati, oggetto di analisi e condivisione nell’ambito del Tavolo che verrà riunito periodicamente con cadenza trimestrale ovvero su richiesta dei componenti. Le Amministrazioni e gli Enti firmatari si impegnano, nel rispetto delle proprie competenze ed in piena autonomia di giudizio, a condividere le proprie conoscenze ed esperienze, ed a fornire ogni opportuna collaborazione per l’attuazione di specifiche azioni che dovessero essere progettate e programmate dal Coordinamento. Da parte dell’Ufficio Interventi Educativi USP Verona sarà importante monitorare e valutare costantemente il progetto nella sua complessità per porre le basi delle azioni da intraprendere nel Mondo della Scuola portandole a conoscenza della Prefettura. Tempistica dell’attività Dott.ssa Annalisa Tiberio Responsabile Ufficio Interventi Educativi UST XII Verona - 52 - GLI INTERVENTI POSSIBILI.... COMPORTAMENTI A RISCHIO... LE RISPOSTE DELLA SCUOLA ... Indicazioni di buone prassi Il Punto d’ascolto sul disagio scolastico e il bullismo, promozione di una cittadinanza attiva presso l'U.S.T. Tale iniziativa è inserita nelle azioni previste dalla Direttiva Ministeriale (MPI) 16/2007 del 5 febbraio 2007 e nasce con il patrocinio dell’Osservatorio Regionale Permanente sul Bullismo, in sinergia con analoghe iniziative attivate nelle altre province del Veneto. La sede è situata presso l’Ufficio Scolastico Territoriale di Verona in via dei Caduti del Lavoro n. 4,al, e 5 piano dott.ssa Annalisa Tiberio - 045808656 coordinamento, 4 piano / dott.ssa Giuliana Guadagnini – 045808522 – 3402586576 consulenze / Leda Sartori - 0458086506 segreteria. Al servizio si può accedere telefonando o tramite mail [email protected], per prenotare un appuntamento con le esperte. Il nostro Punto d’Ascolto ha lo scopo di configurarsi come un servizio che collabora in sinergia operativa a tutti i livelli con le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, e con gli altri Centri d’ascolto e progettualità volte al benessere presenti sul territorio. La società attuale, caratterizzata da un intreccio tra diversi bisogni, valori di riferimento, stili di vita, ha assunto nel tempo una propria organizzazione economica e del lavoro con conseguenti risposte nei settori dell’aggregazione sociale, della necessità di migrazioni, tale da determinare una situazione di notevole “complessità”. In tale contesto coloro che si occupano di educazione e di intervento sociale, hanno potuto riscontrare negli ultimi anni un considerevole aumento di casi di persone e/o di famiglie che vivono situazioni di disagio, che in molti casi si ripercuotono sul vissuto dei bambini/ragazzi e sul loro comportamento adattivo, osservabile soprattutto nel contesto scolastico. In particolare, nei giovani, sono stati riscontrati fenomeni sempre più frequenti di difficoltà nel rispetto del senso del “limite” e del valore della legalità, nella convivenza civile, nella gestione dei conflitti interpersonali, in alcuni casi con episodi di vera e propria aggressività tra pari, definibili di “bullismo” secondo criteri ormai condivisi dalla letteratura internazionale (intenzionalità, persistenza e asimmetria). Di qui la necessità di un lavoro di rete tra le agenzie che nel territorio si occupano di educazione, prevenzione e promozione sociale, attraverso il coinvolgimento delle famiglie, della scuola, degli operatori sociali, delle Forze del’Ordine e di chi lavora nel territorio ai vari livelli istituzionali o in associazioni di volontariato. - 53 - La premessa indispensabile di un lavoro di rete e di collaborazione è data dal condividere obiettivi psicologici/educativi protettivi generali sui quali i diversi attori della rete possano impostare gli interventi nei rispettivi ambiti di lavoro. Alcuni tra tali obiettivi condivisibili possono essere: - Creare una società in cui ciascuno abbia il diritto di partecipare in qualità di cittadino attivo. - Formare soggetti con un’identità solida, che, anche di fronte ad eventuali difficoltà, sappiano farvi ronte con autonomia, responsabilità, impegno, inventiva, solidarietà, passando dall’individualismo alla cooperazione. - Impostare il progetto a partire dalle risorse della persona e della famiglia piuttosto che dalledifficoltà, in una logica di partnership e di empowerment (collaborazione e potenziamento delle risorse già presenti in ogni famiglia). Infatti un progetto educativo non sviluppa soltanto interventi di prevenzione, quanto soprattutto di promozione. - Offrire strumenti agli operatori che lavorano nei servizi alla persona, agli insegnanti e agli educatori dei servizi per l’infanzia e per l’adolescenza, per attivare interventi tesi a rafforzare le competenze delle persone che vivono situazioni di disagio; La nostra attività offre un’attenzione che possa adattarsi a varie situazioni relativamente al “panorama benessere a scuola” attraverso un intervento psicologico: il counseling, una relazione d’aiuto basata sul dialogo, individuale o di gruppo; ed interventi a vari livelli di carattere formativo e informativo e gestionale. Come prevenire il bullismo? Come intervenire di fronte ai comportamenti predevianti e a rischio? Il conflitto in genere è da considerarsi come un campanello d’allarme e può degenerare in forme patologiche e o croniche quando non si hanno gli strumenti che permettono di riconoscerlo, esprimerlo e gestirlo in un’ottica evolutiva dei rapporti. Se non gestito, il conflitto rischia di mutarsi e provocare effetti distruttivi sulle relazioni (prevaricazione e sofferenza) e sull’ambiente (alterazione del clima di gruppo) vedi la scuola. Prevenire e affrontare il bullismo, dunque, significa non solo identificare vittime e prepotenti, ma affrontare e intervenire sul gruppo dei pari nel suo insieme. La classe è, nello specifico, il luogo privilegiato in cui, dopo il verificarsi di un caso di bullismo ma anche nell’intento di prevenire il dilagare di certi fenomeni, si deve svolgere l’irrinunciabile azione educativa a favore di tutti gli studenti, coinvolgendo però anche tutti gli adulti del sistema educativo di riferimento,i presidi, i genitori, tutti i docenti, gli esponenti degli Enti locali e le Forze dell'Ordine. - 54 - L’attuazione del programma di intervento “si basa prevalentemente sull’impiego delle risorse umane che sono preparate presenti e disponibili: psicologi, insegnanti e altro personale della scuola, assistenti sociali, genitori e studenti peer tutor. Sia in funzione preventiva, quando siano presenti comportamenti di tipo conflittuale o un clima relazionale che possono favorire il sorgere di fenomeni di bullismo, o comunque appena si è accertato il verificarsi di alcuni degli indicatori, è necessario attuare interventi mirati sul gruppo classe, gestiti in collaborazione con il corpo docente e d’intesa con le famiglie ad esempio percorsi di “peer education” o di mediazione volta alla gestione del conflitto, gruppo di discussione, rappresentazioni e attività di roleplay sull’argomento del bullismo. Tali interventi sono molto utili per comprendere le dinamiche affettive che hanno originato i comportamenti disfunzionali. Inoltre consentono l’elaborazione del fenomeno e la ricerca di modelli nuovi applicabili, volti a modificare le regole instaurate e gli atteggiamenti informali, impliciti ed espliciti, del gruppo che supporta il bullo. Laddove vi siano accertate situazioni di bullismo può essere utile anche intraprendere percorsi individualizzati di sostegno alle vittime, volti ad incrementarne l’autostima e l’assertività e a potenziarne le risorse di interazione sociale. Anche i bulli come le vittime possono essere destinatari di interventi mirati a smuoverne le competenze empatiche e a favorire una loro condivisione delle norme morali e interelazionali. Peraltro, gli interventi mirati sul gruppo classe non dovrebbero essere sporadici, isolati dal contesto della vita quotidiana della classe, ma piuttosto ascriversi in un quadro complessivo di attenzione che interessi tutte le persone, le relazioni, le regole, le abitudini del contesto scolastico. E' sempre opportuno promuovere l’attivo coinvolgimento di tutte le componenti dell’ Istituzione Scolastica, contribuendo così a creare un ambiente scolastico caratterizzato da empatia, interessi positivi e coinvolgimento emotivo degli alunni. A solo titolo esemplificativo ci permettiamo di indicare alcune pensabili buone prassi estrapolate dalla nostra esperienza nell'ambito: · il dirigente scolastico: definisce e promuove una Politica Scolastica per la legalità e la convivenza civile ad hoc in collaborazione con l'U.S.T. presso il nostro Punto di Ascolto Provinciale per il disagio scolastico ed il bullismo , rappresentata da un documento elaborato da tutte le componenti della scuola , che ne costituisca un punto di riferimento stabile, incluso nel Piano dell’Offerta Formativa, richiamato nel patto formativo e di corresponsabilità sottoscritto dai genitori ne assicu- 55 - ra la diffusione a tutte le componenti della scuola, unitamente al Regolamento d’Istituto e alle altre norme interne e collabora con la dott.ssa Tiberio e la dott. ssa Guadagnini per la prevenzione attiva · Il docente : valorizza nell’attività didattica modalità di lavoro di tipo cooperativo, spazi di riflessione e di drammatizzazione adeguati al livello di età degli alunni definisce con la classe regole semplici e certe (le regole possono essere scritte e affisse nell’aula) si mostra coerente nel far emergere ogni atto di intolleranza e sopraffazione osserva regolarmente i comportamenti a rischio sia dei potenziali bulli sia delle potenziali vittime se ha assistito personalmente ad un episodio di bullismo o ne ha avuto notizia certa, registra l’accaduto nel registro di classe, informa subito i genitori con le modalità stabilite dal suo istituto in uso , convocandoli a scuola per un colloquio. Di tutto è data immediata comunicazione al dirigente scolastico, al fine di definire soluzioni specifiche condivise · il consiglio di classe: stabilisce strategie di intervento, concordando comportamenti coerenti per prevenire e/o reprimere comportamenti prevaricatori o violenti, favorire un clima collaborativo all’interno della classe e nelle relazioni con le famiglie pianifica attività didattiche e/o integrative finalizzate al coinvolgimento attivo e collaborativo degli studenti, la conoscenza e l’approfondimento di tematiche che favoriscano la riflessione e la presa di coscienza della necessità dei valori di convivenza civile · il Collegio Docenti : promuove scelte didattiche ed educative, in collaborazione con il Punto di Ascolto Provinciale per il disagio scolastico ed il bullismo e le altre agenzie del territorio anche in rete con altre scuole, per la realizzazione delle linee definite nel piano Politica Scolastica per la legalità e la convivenza civile,valorizzando l’esperienza e apportando periodicamente le necessarie innovazioni · i genitori: acquisiscono la conoscenza e la consapevolezza dell’esistenza e della gravità del fenomeno stabiliscono o riattivano canali comunicativi con i propri figli, nella consapevolezza della difficoltà rappresentata dall’età evolutiva in cui essi si trovano rivedono con loro l’organizzazione del tempo scuola e del tempo libero; percepiscono i docenti e il dirigente scolastico come alleati nel processo educativo, stabilendo con gli stessi confronto e collaborazione corretti e costruttivi di fronte alla possibilità che il proprio figlio sia coinvolto a diverso titolo in episodi di bullismo, stabiliscono tempestivamente la collaborazione con la scuola, anche accettando l’eventuale sanzione come un’opportunità di modificazione positiva e crescita del proprio figlio - 56 - · i collaboratori scolastici: partecipano attivamente ai percorsi ed alle iniziative messe in atto nella scuola per la promozione del benessere degli studenti e la prevenzione del disagio; · gli studenti: sono coinvolti nella progettazione e nella realizzazione delle iniziative scolastiche, al fine di favorire un miglioramento del clima relazionale nelle classi; in particolare, dopo opportuna formazione, possono operare come tutor per altri studenti nella secondaria di II° i loro rappresentati, eletti negli organi collegiali d’Istituto o nella Consulta Provinciale, promuovono tutte le iniziative che favoriscano il protagonismo positivo degli studenti, la collaborazione e la giusta competizione (concorsi, tornei, progetti di solidarietà e di creatività). Come e quando applicare sanzioni disciplinari... Gli episodi di bullismo accertati devono essere subito sanzionati, privilegiando il ricorso a sanzioni disciplinari di tipo riparativo, convertibili in attività a favore della comunità scolastica, anche in conformità con quanto indicato nella direttiva del Ministero della Pubblica Istruzione n. 16 del 5 febbraio 2007 e nello Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria– d.P.R. 21 novembre 2007 n.235 “Regolamento recante modifiche ed integrazioni al d.P.R. 24 giugno 1998 n. 249”(Testo in vigore dal 2 gennaio 2008). Le competenze in materia disciplinare, se il comportamento trasgressivo è previsto dal regolamento disciplinare d’Istituto, redatto in conformità alle norme sopraindicate, spettano al Consiglio di classe. Le impugnazioni dei provvedimenti disciplinari vanno indirizzate all’Organo Regionale di Garanzia, presso l’Ufficio Scolastico Regionale, di cui la dott.ssa Tiberio Annalisa è membro attivo. La dott.ssa Giuliana Guadagnini specializzata in psicologia giuridica, ricorda che le sanzione disciplinari irrogate dalla scuola non sostituiscono né sono sostituite da eventuali sanzioni penali (vedi punto 3.2) se il comportamento violento e prevaricatore si configura come reato, né quelle civili per eventuali danni ingiustamente causati a cose o a persone; queste ultime colpiscono i genitori dei minori che hanno causato tali danni (responsabilità civile oggettiva) o gli adulti che li hanno in custodia. Gli insegnanti hanno una posizione analoga, ma non identica a quella dei genitori. Perché vi sia responsabilità dell'insegnante, l'atto illecito dev'essere commesso dall'allievo durante il tempo in cui è sottoposto alla sua vigilanza (art. 2048, 2° comma cod. civ.). Come il genitore, l'insegnante può liberarsi da responsabilità - 57 - soltanto dimostrando di non avere potuto impedire il fatto.Un'ipotesi tipica di responsabilità dell'insegnante si ha quando il fatto si verifica mentre egli si è allontanato dalla classe. Ma la vigilanza dev'essere assicurata all'interno della struttura scolastica anche fuori dalla classe e spetta alla direzione dell'istituto scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto il tempo in cui si trovano all'interno dell'istituto stesso. Com'è noto alla responsabilità dell'insegnante si affianca quella dello Stato (art. 28 Costituzione), naturalmente allorché l'istituto scolastico sia statale. Il danneggiato può agire indifferentemente contro l'insegnante o contro lo Stato; di fatto, risponde sempre lo Stato, che può poi rivalersi contro l'insegnante, se questi ha agito con dolo (intenzione) o colpa grave (violazione grave dei doveri che incombono su di lui). Le esperte del Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il bullismo collaborano attivamente con: I Servizi Sociali perchè il dialogo tra scuola e famiglia per la creazione di un intervento educativo sinergico è necessario e preliminare agli interventi dei servizi psicosocioeducativi presenti sul territorio. La creazione di un ambito relazionale di scambio reciprocamente propositivo tra scuola e famiglia pone infatti le basi per una presentazione spontanea delle famiglie in difficoltà ai Servizi territoriali e ne facilita l’utilizzo delle risorse. La mancata presentazione spontanea pone, infatti, problemi nell’aggancio tra utenti e Servizi e rende ulteriormente difficile un supporto costruttivo e condiviso con le famiglie. La scuola qualora rilevi una situazione psicosocioeducativa problematica deve convocare i genitori o gli esercenti la potestà ed informarli delle risorse territoriali a cui possono rivolgersi ed eventualmente della segnalazione che si intende effettuare ai Servizi territoriali. Per quanto attiene l’obbligo e le modalità di segnalazione o di denuncia si rinvia a quanto puntualizzato dalla Magistratura. La scuola deve quindi avere una mappa dettagliata dei servizi del proprio territorio per facilitare, promuovere e supportare la richiesta o rivolgersi direttamente al nostro servizio Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il bullismo alla dott.ssa Annalisa Tiberio. Al servizio si può accedere telefonando 045808656 o tramite mail [email protected], per prenotare un appuntamento presso l'Ufficio Scolastico Territoriale o la propria sede scolastica con le esperte. Il ruolo e i compiti dell’Autorità Giudiziaria: Procura Minorile, Tribunale Minorenni. Quando l’episodio di bullismo si configura come vero e proprio reato Si conviene che il bullismo non sia reato , ma una forma di malaeducazione, nel - 58 - senso di non educazione o educazione distorta del minore al rapporto con gli altri e in particolare all’interazione con coetanei (e anche adulti) nelle formazioni sociali ove si svolge il suo percorso di crescita formazione, segnatamente scuola, palestre, attività sportive, oratori , centri di aggregazione. Esso si esplica con comportamenti e atteggiamenti costanti e ripetitivi di arroganza, prepotenza, prevaricazione, squalificazione, disprezzo, dileggio, emarginazione, esclusione ai danni di una o più persone, agiti da un solo soggetto (ma in genere con la complicità o connivenza di altri) o da un gruppo. I comportamenti definibili “Bullismo” possono esprimersi nelle forme più varie e non sono definibili a priori; le caratteristiche che aiutano a individuarli e a distinguerli dallo scherzo, dalle intemperanze caratteriali, dai diverbi usuali nelle comunità giovanili sono, la costanza nel tempo e ripetitività, la asimmetria, il disagio della/e vittima/e .Il reato è una condotta non generica, ma tipica, cioè descritta in modo specifico e dettagliato dalla norma penale, in tutti i suoi elementi, oggettivi (che definiscono l’azione materiale sanzionata dalla legge) e soggettivi (che riguardano il dolo o la colpa di chi compie l’azione). Quali sono gli estremi per procedere alla denuncia penale o alla segnalazione all’Autorità giudiziaria? La denuncia per reati procedibili d’ufficio I pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio hanno l’obbligo di denunciare all’autorità giudiziaria o ad un’altra autorità che a quella abbia obbligo di riferire, la notizia di ogni reato procedibile d’ufficio di cui siano venuti a conoscenza nell’esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio (art. 331 cod. proc. Pen.). Un analogo obbligo, detto di referto, hanno gli esercenti una professione sanitaria che prestano la loro assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto per il quale si debba procedere di ufficio (art. 334 cod. proc. Pen.). La denuncia e il referto rappresentano un preciso obbligo di legge e la loro omissione costituisce reato (artt. 361, 362, 365 cod. Pen.). Essi devono essere fatti anche quando non sia individuata la persona alla quale il reato è attribuito (art. 331 cod. proc. Pen.). I soggetti obbligati alla denuncia Soggetti obbligati alla denuncia sono i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio. Vi rientrano, pertanto, anche gli operatori scolastici, sia il personale docente che quello amministrativo. Come presentare la denuncia La denuncia di un reato va fatta per iscritto, nel modo più accurato possibile, e deve essere indirizzata alla Procura della Repubblica competente: alla Pro- 59 - cura della Repubblica presso il Tribunale del luogo dove è avvenuto il reato, se indiziato del reato è un maggiorenne; alla Procura della Repubblica per i minorenni se indiziato è un minore. Essa può essere presentata, più semplicemente, anche ad un ufficiale di polizia giudiziaria (carabinieri, polizia, guardia di finanza, vigili urbani, ecc.). Ai sensi dell'art. 332 cod. proc. pen. per notizia di reato s’intende l’esposizione degli elementi essenziali del fatto, il giorno dell’acquisizione del fatto nonché le fonti di prova già note. Essa contiene, inoltre, per quanto possibile, le generalità, il domicilio e quant’altro utile ad identificare la persona alla quale il reato è attribuito, la persona offesa, e tutti coloro che sono in grado di riferire circostanze rilevanti per la ricostruzione del fatto. Procedibilità d’ufficio ed a querela di parte. Per alcuni reati, la legge rimette alla persona offesa la scelta di richiedere la punizione del colpevole; tale scelta viene esercitata attraverso la querela (che è, praticamente, una richiesta di punizione). In mancanza di querela, tali reati non sono procedibili, o meglio, i relativi autori non sono perseguibili dalla giustizia. Sono punibili a querela di parte quei reati che sono stati ritenuti dal legislatore meno gravi, cioè non tali da destare particolare allarme sociale. Esempi più ricorrenti: furto semplice (cioè non aggravato da particolari circostanze, quali, ad esempio, la violenza sulle cose, la destrezza, ecc.); ingiuria; diffamazione; percosse; lesioni da cui derivi una malattia con prognosi di guarigione fino a venti giorni. Esempi invece di reati perseguibili d’ufficio: furto aggravato; rapina; estorsione; violenza privata; violenza sessuale; atti sessuali compiuti con persona di età inferiore a dieci anni; minacce gravi; danneggiamento aggravato. E’ comunque opportuno che la scuola tenga contatti con il commissariato o la caserma CC di zona per avere indicazioni nei casi dubbi. Riassumendo, conferma la dott.ssa Guadagnini Giuliana, nei casi di reati perseguibili d’ufficio, gli operatori scolastici hanno l’obbligo di effettuare la denuncia all’autorità giudiziaria (o, più semplicemente, come detto, agli organi di Polizia territorialmente competenti). Si sottolinea l’importanza di attenersi a questo semplice principio, evitando di entrare nella valutazione di merito del fatto accaduto, al fine, eventualmente, di evitare una denuncia: può accadere, infatti, che si ritenga trattarsi di episodio di lieve entità, non particolarmente grave, sporadico, occasionale, involontario. Si può essere portati, pertanto, a non denunciare l’accaduto magari “a fin di bene”, ritenendosi impropria o inadeguata, o comunque eccessiva una segnalazione all’autorità giudiziaria. Ciò va decisamente evitato: la valutazione sul merito (e, quindi, sulla gravità o - 60 - meno del fatto) compete all’autorità giudiziaria; l’obbligo di denuncia, in fondo, non è che un aspetto, un portato del “principio di legalità” che va non solo declamato a parole ma testimoniato nei fatti, soprattutto agli occhi degli studenti e delle loro famiglie, proprio come valore e riferimento educativo. Nei casi, invece, di commissione di reati perseguibili a querela, non vi è obbligo di denuncia. Si suggerisce, comunque, in tali casi, opera di informazione e sensibilizzazione nei confronti delle vittime di reati e delle rispettive famiglie sulla possibilità e opportunità di presentare querela. In questi casi, quando non vi sia la querela della persona offesa dal reato, è opportuno che la scuola valuti, unitamente al servizio sociale, se non ricorrono gli estremi, nelle azioni dei presunti autori del reato, di comportamenti denotanti una irregolarità della condotta e del carattere, con conseguente segnalazione civile alla Procura per i minorenni. La scuola, infatti, è comunque “testimone” di ciò che avviene al suo interno e, dunque, anche delle situazioni di difficoltà, disagio, disadattamento, sofferenza dei propri studenti che, ancorché non prodotti da fatti reato, ovvero prodotti da reati non procedibili, dovrebbero tuttavia mobilitare interventi di sostegno e di rieducazione da parte delle istituzioni. In tal caso, pertanto, la segnalazione si presenta come situazione non obbligatoria, ma certamente opportuna e consigliata, ed è preferibile sia indirizzata ai servizi sociosanitari del territorio. La scuola può segnalare anche direttamente alla Procura per i Minorenni la situazione del minorenne che, con suoi comportamenti gravi, manifesti una “irregolarità della condotta e del carattere”, cioè un disadattamento sociale che faccia temere la caduta nella devianza vera e propria. La Procura per i Minorenni, se ravvisa nella segnalazione gli elementi per chiedere l’apertura di un procedimento rieducativo, propone ricorso al Tribunale per i Minorenni. In merito a tutto questo il Punto di Ascolto di ascolto si propone di offrire: - un servizio di consulenza per accogliere le situazioni di difficoltà all’interno della scuola, in particolar modo riconducibili ai fenomeni di disagio scolastico - disagio adolescenziale e bullismo; - proposte operative: percorsi di osservazione mirata, definizione del fenomeno, supervisione, interventi di educazione al rispetto e alla convivenza civile/cittadinanza attiva; - 61 - - progettualità: per la scuola materna (incontri per insegnanti e genitori); per la scuola primaria (incontri per insegnanti e genitori); per la scuola secondaria di primo grado (incontri per insegnanti e genitori); per la scuola secondaria di secondo grado (incontri per insegnanti e genitori, e assemblee con studenti a richiesta); - incontri formativi/conferenze/eventi/convegni presso Istituti scolastici secondari di secondo grado su tematiche relative alla prevenzione dei comportamenti a rischio per il contrasto al disagio sociale – disagio adolescenziale – prevenzione delle devianze e bullismo (I giovani e l'alcool, I giovani e i fumo, Educazione all'affettività ed alla sessualità, Educazione alimentare, Prevenzione acquisto sostanze su internet, Educazione alla legalità...) in collaborazione con Enti Locali e Regionali e con il contributo di esperti. - attivazione di una “scuola per genitori” per una corresponsabilità educativa con percorsi per salvaguardare la famiglia e fare cultura della famiglia riconoscere valori e dignità ai legami parentali, responsabilizzare i ruoli di genitori e figli, favorirne una comunicazione efficace come fattore di protezione e prevenzione. ATTIVITÀ DI PREVENZIONE AL DISAGIO SCOLASTICO ATTRAVERSO PERCORSI DI EDUCAZIONE ALLA LEGALITÀ con l’obiettivo di fornire alle istituzioni scolastiche e ai loro operatori ogni supporto utile alla faticosa costruzione di quella condizione di legalità che ci permette di garantire la dignità di ogni persona. Un programma di intervento adeguato e soprattutto efficace deve prevedere la messa a punto di strumenti operativi in grado di garantire una rilevazione e monitoraggio del fenomeno, un buon livello di supervisione delle attività degli studenti dentro e fuori la scuola. Siano essi genitori, insegnanti, dirigenti, collaboratori scolastici o altre persone a contatto con i bambini e gli adolescenti, è importante che gli adulti imparino ad essere consapevoli del loro ruolo, che richiede un’attenzione ed una sensibilità educativa. Essi devono promuovere un’azione educativa comune nei contesti dove operano, nella convinzione di svolgere un ruolo centrale nell’azione di contrasto e di prevenzione del disagio scolastico attraverso percorsi di promoziomne della legalità. Solo l’azione sinergica di tutti gli adulti significativi per i ragazzi e la definizione di modelli e procedure di prevenzione e presa in carico condivise rendono possibile intervenire tempestivamente ed efficacemente in situazioni complesse come il di- 62 - sagio scolastico e organizzare e mettere in atto ed implementare dei percorsi efficaci di tutela e responsabilizzazione. Da queste osservazioni si evidenzia l’importanza di attuare piani di intervento preventivo integrati e finalizzati alla promozione di una cultura della legalità, della prevenzione, della solidarietà e della responsabilità contro quella del disagio adolescenziale. Il lavoro svolto sui temi della prevenzione del disagio scolastico e della educazione alla legalità sono statele prime azioni svolte dall Punto di Ascolto per il disagio scolastico ed il bullismo del nostro Ufficio Scolastico Territoriale. Si sentiva forte la necessità di verificare la percezione del fenomeno nelle scuole e comprenderne i reali bisogni al fine di progettare iniziative fondate su dati concreti ed efficaci. Dall’analisi dei dati è dopo quattro anni di lavoro è emerso un quadro molto chiaro che ha messo in luce un grande bisogno di chiarezza sulle caratteristiche del fenomeno, sulle proprie dinamiche e sugli interventi di prevenzione da attivare.Le segnalazioni all’insegnante, al dirigente scolastico, all'ufficio amministrativo della scuola, al Punto di ascolto, all’autorità giudiziaria, fino a giungere alle segreterie particolari dei Ministri, (che poi tempestivamente ci vengono inoltrate), rappresentano per lo più reazioni da parte dei genitori, che “pretendono” una forma di legalità, cioè la messa in atto di dispositivi di precauzione ed azioni volte a limitare il possibile ripetersi delle azioni violente. Per rispondere a queste esigenze abbiamo scelto la strada della formazione, ossia un percorso integrato destinato a dirigenti, docenti, personale scolastcio e genitori, mediante il quale abbiamo cercato di fare un focus sul fenomeno del bullismo e sulle altre tipologie di disagio scolastico, sui comportamenti a rischio per poi entrare nelle dinamiche comunicative all’interno del target adolescenziale verso la scuola e la famiglia e concludere con delle riflessioni finali per individuare strategie integrate, condivise e rispondenti ai reali bisogni degli studenti, al fine di promuovere “legalità” come una condizione fondamentale perché vi siano libertà , benessere e equilibrio nella comunità scolastica e nella società civile. Dopo il grande riscontro nello scorso anno scolastico ancora prima dell'inizio di questo stavamo già ricevendo richieste e prenotazioni da parte di alcuni dirigenti scolastci per riavviare questi percorsi di intervento di aggiornamento e formazione...... Gli incontri sono stati dei momenti di confronto e di dialogo tra le diverse realtà scolastiche e tra il mondo della scuola e delle famiglie. Le metodologie utilizzate nelle varie sessioni sono state lavori di gruppo (role play, simulazione, studio di casi) e hanno offerto degli spunti di riflessione interessanti che ci hanno dato la possibilità di conoscere molti spaccati delle realtà scolastiche , oltre a un ventaglio di situazioni di disagio che hanno confermato come ogni - 63 - realtà scolastica abbia le sue criticità, ma anche le sue risorse e le sue interrelazioni con le istituzioni, gli Enti, le associaioni, le Ulss, le Forze dell'Ordine e le altre agenzie del territorio. Questi incontri sono stati possibili grazie al lavoro portato avanti dai dirigenti scolastici che hanno collaborato per la loro attivazione, alle segnalazione delle famiglie e al lavoro delle esperte del Punto di Ascolto composto dalla Dott. ssa Annalisa Tiberio - Responsabile Ufficio Interventi Educativi contingente M.I.U.R. Autonomia U.S.T. Verona e dalla Dott.ssa Giuliana Guadagnini responsabile delle attività del Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il bullismo dell'UST di Verona; alla partecipazione del Procuratore Militare dott. Enrico Buttitta e delle Forze dell'Ordineper poter riflettere direttamente su notizie e fatti di cronaca che riguardano il mondo giovanile creando un dibattito dialogo costruttivo per far emergere i veri valori. Di qui la necessità di un lavoro di rete tra le agenzie che nel territorio si occupano di educazione, prevenzione e promozione sociale, attraverso il coinvolgimento delle famiglie, della scuola, degli operatori sociali, delle Forze del’Ordine e di chi lavora nel territorio ai vari livelli istituzionali o in associazioni di volontariato. A tale proposito si ringraziano particolarmente per la condivisione di intenti, progettualità e disponibilità: l’Assessore alle Politiche Giovanili della Provincia di Verona Marco Luciani; i il Dirigente dell'Ufficio Scolatico Territoriale prof. Pontara, e i Dirigenti scolastici che tempestivamente hanno collaborato. La premessa indispensabile di un lavoro di rete e di collaborazione è data dal condividere obiettivi psicologici/educativi protettivi generali sui quali i diversi attori della rete possano impostare gli interventi nei rispettivi ambiti di lavoro. Giuliana Guadagnini Punto di Ascolto Provinciale sul disagio scolastico ed il bullismo presso U.S.T. XII di Verona - 64 - PER COSTRUIRE UN AVVENIRE MIGLIORE “Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”, sono parole di Paolo Borsellino che testimoniano la fiducia totale nella potenza della gioventù, come contrasto alla mafia e, potremmo dire, più in generale, alla criminalità e alla delinquenza. Proprio questo potenziale “atomico” di energie, ideali, spinte emozionali viene chiamato a percorrere le strade della legalità, con progetti scolastici che diventano esperienze di vita che i ragazzi porteranno con sé per sempre. Agire la legalità in modo consapevole e propositivo non è l’arrivo spontaneo di un cammino qualsiasi, ma è il traguardo di un viaggio fatto di interrogativi, di ricerca, di conoscenza di fatti storici, di adesione ideale agli insegnamenti di uomini e donne che costituiscono esempi luminosi nella storia della conquista della legalità. Ai ragazzi si deve permettere di vivere a scuola momenti in cui poter riflettere, individualmente, nel gruppo dei pari e con adulti autorevoli, su queste tematiche. Non è solo questione di studio o esercizio teorico. La riflessione sui fatti, sul valore dello stato di diritto, sulla necessità di rispettare e onorare le Istituzioni e la Costituzione, di agire secondo la legge, sono tappe imprescindibili in un percorso di formazione che coinvolga tutti gli ambiti del sapere e dell’agire umano. Anche - o meglio - proprio in momenti difficili come questi, in cui vengono addirittura violati i luoghi e le persone fino ad ora risparmiate da qualsiasi disegno criminale, le scuole e i ragazzi, è essenziale che le tematiche della legalità tocchino trasversalmente ogni percorso disciplinare, come nuclei di senso che diano valore ad ogni altra attività. Questo dovrebbe essere il significato di ogni azione formativo-didattica proposta dalla scuola in sinergia con le Istituzioni. Gli esempi riportati in questo prezioso “diario di esperienze vissute” testimoniano l’alta valenza di questi itinerari di studio e di vita. Solo l’attraversare paesaggi fatti di storie, celebrazioni, rievocazioni, favorirà un futuro in cui i giovani non avranno certo meno difficoltà dei padri a vivere le sfide dei tempi, ma saranno guidati, come i marinai dalla stella polare, dal richiamo alla legalità, unico modo per costruire un avvenire migliore e per formare una struttura morale che li sorregga in ogni circostanza. Roberta Isoli Docente - 65 - EDUCARE ALLA LEGALITÀ Se si prescinde dal significato strettamente giuridico del termine “legalità” riconducibile al principio di legalità proprio dello Stato di diritto, cioè alla conformità formale e sostanziale dell’agire privato e pubblico alle leggi, e di queste alla Costituzione, il termine è usato ad indicare l’impulso etico che deve guidare i cittadini privati, ma soprattutto i pubblici funzionari ed i rappresentanti politici, in tutti i loro comportamenti, ad astenersi dal compiere azioni nel proprio interesse o per esercitare un potere discrezionale. La parola “legalità” si è imposta dunque nel linguaggio comune piuttosto nell’accezione di eclissi o decadimento della legalità. L’eclissi di legalità è legata alla crescita dell’individualismo, della tendenza a fare il proprio interesse personale esercitando la libertà individuale a scapito dell’interesse collettivo. A tale percezione hanno contribuito taluni comportamenti pubblici che attraverso il cattivo esempio si sono riverberati gravemente sul senso di legalità, innescando l’imitazione di chi si auto-giustifica “perché così fan tutti” e generando sfiducia nelle istituzioni nella convinzione dell’impossibilità di un cambiamento. Coloro che ricoprono un ruolo pubblico hanno una doppia responsabilità etica, individuale e sociale in quanto devono rendere conto alla società. A parlare di legalità in senso lato, e non strettamente giuridico, si iniziò a partire dall’inizio degli anni novanta: Giovanni Paolo II a Napoli nel 1990 rilevava la grave crisi di legalità dell’Italia. «Non c’è chi non veda - disse - l’urgenza di un grande recupero di moralità personale e sociale, di legalità. Sì urge un recupero di legalità». Le parole del pontefice erano profetiche: presto sarebbero emersi gli scandali di “mani pulite” ; successivamente le stragi di Capaci e di via D’Amelio avrebbero richiamato tragicamente l’attenzione sulla necessità di opporre una resistenza civile e democratica, fatta di risposte morali, sia ai fenomeni di corruzione della classe politica, sia al prepotere delle cosche mafiose che dalla corruttela politica traggono illeciti guadagni. In un documento della CEI del 1991 la legalità è definita «insieme rispetto e pratica delle leggi, esigenza fondamentale della vita sociale per promuovere il pieno sviluppo della persona umana e la costruzione del bene comune». Legalità non sono, quindi, solo i magistrati e le forze di polizia, cui prestiamo riconoscenza e rispetto. Legalità dobbiamo essere tutti noi. La legalità è responsabilità, anzi corresponsabilità, e rappresenta l’anello che salda la responsabilità individuale alla giustizia sociale. Tanto premesso non - 66 - basta “predicare” la legalità, bisogna viverla attraverso la pratica quotidiana di regole condivise. Presentare la legalità solo in un’ottica formale, come un sistema di prescrizioni e divieti, rende i giovani insensibili all’invito, al richiamo alla legalità in quanto si sottovaluta la loro aspirazione al cambiamento e il loro senso di giustizia. Il rispetto delle regole non può ridursi ad un adeguamento ad esse dettato dalla convenienza o dalla paura delle sanzioni; pertanto la legalità ha il suo alveo nell’educazione e rappresenta la forma più alta di educazione ai rapporti umani, alla capacità di riconoscimento, di ascolto, di reciprocità, d’incontro, di accoglienza. L’educazione nasce dentro l’orizzonte che salda la dimensione della convivenza alla cura della vita nella sua unicità, ed è etimologicamente un condurre ogni esistenza fuori dal guscio dei propri istinti perché possa, nella libera espressione della sua diversità, diventare un bene per se stessa e per la società di cui fa parte. È questa accezione ampia della legalità che include l’accettazione della diversità che non solo è parte della vita, ma è la vita, la sua essenza e la sua ricchezza. La legge si fonda sull’uguaglianza. È l’uguaglianza il fondamento della legge che viene dopo le persone e deve essere per tutte le persone. La legge riconoscendo e responsabilizzando tutte le persone diviene anche voce della loro coscienza. Ci soccorre il richiamo alla nostra Costituzione che all’art. 3 recita : “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. La legalità si coltiva costruendo una società viva, eterogenea, inclusiva, formata da persone che sappiano vedere negli altri non il potenziale nemico ma un possibile alleato. Una società ospitale, aperta alle differenze, sostenuta da diritti e doveri e in cui l’individuo e la collettività si completano nei rispettivi interessi per custodire e tutelare la vita delle persone intese sia come individui che come collettività. Talvolta la sicurezza ha costituito un alibi per l’affermazione della legalità. La sicurezza nasce dall’estensione dei diritti, cioè delle responsabilità: sicuro è quel contesto sociale in cui ogni persona si sente accolta e riconosciuta nella sua dignità, dotata dei mezzi materiali e culturali per vivere, lavorare e nutrire - 67 - sogni, sentimenti e passioni, accettando che la libertà implichi responsabilità e impegno per il bene comune. Il tema della legalità è di quelli di cui bisognerebbe ragionare molto spesso: “Legalità” è una parola polisemica: è prima di tutto dovere fondamentale dello Stato il quale ha l’obbligo di rispettare la Costituzione; dei giudici tenuti, nel giudicare, ad applicare solamente le leggi senza sostituirvi loro personali e arbitrarie interpretazioni; degli organi del potere esecutivo, dai Ministri all’ultimo impiegato, che hanno l’obbligo di esercitare le loro funzioni nel rispetto assoluto delle regole che le leggi hanno stabilito. In questa prospettiva ampia della nozione di legalità emerge il ruolo fondamentale della scuola e della sua funzione educativa, ruolo che non sfuggì a Nino Caponnetto, titolare tra il 1983 e il 1988 del pool antimafia di Palermo in cui crebbero le coscienze limpide e coraggiose di Falcone e Borsellino: « La mafia teme più la scuola della giustizia. L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa ». Recentemente Papa Francesco ha esortato i governanti a « puntare sulla legalità come il filo rosso dello sviluppo, con i conseguenti impegni per evitare l’evasione fiscale e assicurare la trasparenza e la responsabilità dei governanti ». La scuola volano della rinascita del paese e presidio di legalità è stato anche l’auspicio recente del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, e del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, i quali, in occasione della premiazione delle scuole vincitrici della VII edizione del concorso ‘’Regoliamoci’’ di Libera, hanno sottolineato le enormi potenzialità dell’istruzione, arma pacifica, riconoscendo nella scuola il pilastro su cui ricostruire il Paese dopo la crisi. Educare, sostenere e incrementare attività e comportamenti rivolti al rispetto reciproco tra le persone ed alla condivisione e accettazione delle regole civili è un impegno a cui una scuola attenta ed inclusiva non si può sottrarre. In più documenti il Ministero dell’Istruzione subito dopo la terribile stagione delle stragi di mafia ha fornito indicazioni alle scuole affinché si facciano carico di questo importante compito di opporre alla illegalità una resistenza culturale ed educativa come la Circolare MPI n. 302 del 25 ottobre 1993, la Direttiva n. 58 dell’8 febbraio 1996 e il Protocollo di intesa del 5 giugno 1998 fra Dipartimento per gli Affari Sociali della Presidenza del Consiglio, il Ministero della Pubblica Istruzione e la Commissione Parlamentare Antimafia. Aldilà degli interventi emergenziali preme sottolineare l’evidente valore sociale della legalità; ed è necessario considerare che un giovane, per crescere in armonia con se stesso, deve nutrirsi della cultura della legalità in primo luogo a scuola luogo in cui primariamente si confronta con gli altri, apprende il ri- 68 - spetto di alcune norme funzionali alla vita collettiva e matura una propria condotta. La scuola deve essere perciò protagonista nella diffusione della cultura della legalità, per una migliore convivenza tra diversi, nel rispetto delle regole, condizione primaria per uno sviluppo dell’autentica moralità quale dimensione irrinunciabile della persona. Educare alla legalità significa diffondere un’autentica cultura dei valori civili, una cultura che intende il diritto come espressione del patto sociale, che è alla base della costruzione di relazioni consapevoli tra i cittadini e con le istituzioni. Educare alla legalità aiuta a comprendere come l’organizzazione della vita personale e sociale si fonda su un sistema di relazioni giuridiche; sviluppa la consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà, sicurezza, non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, conquistate e tutelate. Educare alla legalità vuol dire in primo luogo praticarla: le regole non devono essere presentate come comportamenti obbligatori, ma devono essere vissute con consapevolezza e partecipazione. Per affermare il valore di questa cultura, occorre promuovere il concetto di cittadinanza fondato sul rispetto dell’altro e sulla coscienza dei due principi essenziali del “diritto” e del “dovere” . L’educazione alla legalità va oggi progressivamente ampliando l’ambito di intervento verso la tematica della cittadinanza attiva, recependo le questioni poste dal fenomeno della globalizzazione, delle forme di criminalità organizzata transnazionale ed interseca temi quali la pace, l’interculturalità, la tutela dell’ambiente, il consumo critico e tutte le nuove forme di partecipazione civile. Educare alla legalità è dunque un esercizio di lucidità e pazienza. Augusta Celada Dirigente Scolastico Educandato Statale “Agli Angeli” Verona - 69 - È ANCORA COSA BUONA ESSERE UOMINI E DONNE, OGGI? QUAL È IL CENTRO DELLA NOSTRA SCUOLA? Riprendo dalle parole di Benedetto XVI uno splendido interrogativo sul quale riflettere insieme, all’apertura di questo ennesimo anno scolastico: “è ancora oggi cosa buona essere uomini e donne?” Sì, la risposta è scontata. Lo sappiamo tutti. Ma se il nostro cuore ci suggerisce il valore inestimabile della vita umana, lo sguardo sulla realtà di tutti i giorni ci fa soffermare su difficoltà, su crisi, su disvalori, come se la domanda potesse ammettere una discussione. Eppure, il valore dell’esperienza umana è alla base di tutto. Se crolla questa certezza, frana l’intero edificio della nostra convivenza civile. I ragazzi ci provocano. Si sa, è il loro mestiere. Perché questo e perché quello. Perché non posso postare quello che voglio su face book, perché non posso studiare con i miei terminali accesi, perché non posso avere l’iphone come regalo alla prima Comunione, perché non posso tornare alla sera quando voglio, e avanti. È tutto sempre più complicato, è vero. È difficile studiare quando il Mondo corre veloce e tutto quello che hai imparato è già diventato vecchio e quasi inutilizzabile; è faticoso costruirsi un’identità in una società che ne propone un’infinità, a piacere e tutte con lo stesso valore; è eroico progettare un futuro quando nessuno te ne parla più, perché, si dice, esiste solo il presente. Ma questo è il nostro Mondo e questo è il dono che ci è stato fatto, oggi e per noi. “Se potessi avere… o se potessi essere…”: non serve seguire questi desideri. Serve ancorarsi al presente e al reale, confidando che questi siano il miglior tassello del Mondo, fatto per noi. Le risorse per essere felici e per cambiare le cose sono prima di tutto dentro di noi. E ci sono oggi come c’erano al tempo dei Romani o, per i nostri nonni, in tempo di guerra. È stato un anno grandioso, il 2013: abbiamo avuto due Papi, in contemporanea! Abbiamo avuto le elezioni Politiche che hanno rinnovato il Parlamento e il Governo: attendiamo con fiducia passi significativi per il bene comune. Insomma, le occasioni non mancano per far risuonare nelle nostre orecchie e nella nostra vita l’eco di quella bellissima espressione del Libro della Genesi: “e vide che era cosa molto buona”. - 70 - Per Dio ciascuno di noi, così com’è, in qualsiasi istante, “è cosa molto buona”. Papa Francesco, nella veglia di Pentecoste di sabato 18 maggio 2013, ha raccontato questo simpatica storia: “Vorrei raccontarvi una storia. L’ho fatto già due volte questa settimana, ma lo farò una terza volta con voi. E’ la storia che racconta un midrash biblico di un Rabbino del secolo XII. Lui narra la storia della costruzione della Torre di Babele e dice che, per costruire la Torre di Babele, era necessario fare i mattoni. Che cosa significa questo? Andare, impastare il fango, portare la paglia, fare tutto… poi, al forno. E quando il mattone era fatto doveva essere portato su, per la costruzione della Torre di Babele. Un mattone era un tesoro, per tutto il lavoro che ci voleva per farlo. Quando cadeva un mattone, era una tragedia nazionale e l’operaio colpevole era punito; era tanto prezioso un mattone che se cadeva era un dramma. Ma se cadeva un operaio, non succedeva niente, era un’altra cosa. Questo succede oggi: se gli investimenti nelle banche calano un po’… tragedia… come si fa? Ma se muoiono di fame le persone, se non hanno da mangiare, se non hanno salute, non fa niente! Questa è la nostra crisi di oggi! E la testimonianza di una Chiesa povera per i poveri va contro questa mentalità.” La Scuola nasce da questo sguardo positivo e felice del Creatore del Mondo su ciascuno di noi, così com’è, e lì vi ritorna ogni volta che vuole interrogarsi su se stessa. Costruire una società migliore è il nostro compito quotidiano, prima di tutto di noi adulti. A Scuola che cosa possiamo fare per voi se non aiutarvi a diventare consapevoli, giorno dopo giorno, della dignità di ogni essere umano, per il semplice fatto che esiste e che appartiene alla nostra grande famiglia? Solo il giovane che cresce contornato da adulti che lo rispettano e che lo trattano per quello che vale, sarà un adulto capace di promuovere relazioni positive ed improntate alla solidarietà con tutti. Questa consapevolezza – “che è ancora cosa buona essere uomini e donne oggi” – è il principio e il fondamento di ogni educazione alla convivenza civile e quindi alla legalità. Tutto il resto viene di conseguenza. A tutti Voi, cari studenti, chiediamo di richiamarci quando non ve la facciamo crescere. Umberto Fasol Dirigente Scolastico Istituto “Alle Stimate” - Verona - 71 - LEGALITÀ E CITTADINANZA RESPONSABILE Il nostro liceo è da sempre orientato alla corretta gestione dei rapporti umani e del vivere civile e nella iniziativa proposta si è sentito ancor più motivato ad affrontare con varie iniziative culturali e anche ludiche il tema in oggetto. Sensibilizzati dalla tematica sulla legalità e sulla cittadinanza attiva e responsabile, noi insegnanti attraverso l’assertiva comunicazione, ci siamo divisi il carico lavorativo e abbiamo concertato di poter partire dalle nostre classi con circle-time che potessero sviscerare il concetto di legalità e come effettivamente gli alunni “vivessero la democrazia” anche nel loro piccolo. Li abbiamo guidati alla corretta formulazione di percorsi che hanno evidenziato quanto sia stato importante parlarne, perché i ragazzi, partendo dal loro bisogno personale di chiarezza, hanno prodotto manifesti ( esposti nella sede di palazzo Ridolfi), cartelloni, articoli e video. Il Liceo “C.Montanari”, ha iniziato l’iter dal mese di novembre 2012 ,in particolare con interventi rivolti alle classi del triennio. In occasione, infatti,della “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne(campagna fiocco bianco)-25 novembre- sono stati promossi all’interno delle classi momenti di sensibilizzazione sulla tematica della legalità e della non-violenza, con lavori individuali e di gruppo,realizzazione di cartelloni e fiocchi bianchi che sono stati appuntati sul petto da tutti, particolarmente nel momento conclusivo, con l’esibizione del Coro Montanari che ha presentato musiche sul tema della “non-violenza”.. Alcuni dei lavori prodotti sono stati premiati dall’UST di Venezia, altri sono stati presentati anche al Convegno alla Gran Guardia del 25 marzo scorso sulla “Democrazia e i diritti:i ragazzi ne parlano.” Il nostro liceo ha, inoltre, partecipato ai convegni con il giudice Ayala (presso il Pasoli) sulle figure “Falcone-Borsellino” e alla manifestazione della “Gerbera gialla contro ogni mafia” dello scorso 29 maggio,si è confrontato anche con il Telefono Rosa e l’avvocato Sara Gini con un incontro-tavola rotonda presso la Biblioteca di Bussolengo. Abbiamo anche aderito alle manifestazioni promosse dalla Società Letteraria il 21 novembre 2012. Poniamo l’accento sul video contro la violenza sulle donne prodotto dalla classe 5DP del nostro liceo, che sarà premiato a luglio dalla Direttrice Bindi presso l’Istituto Italiano di Cultura a Bruxelles, presentato inoltre presso la sede della terza circoscrizione di Verona con l’assessore A.Pavesi in occasione del Convegno contro le pratiche dell’infibulazione. Crediamo nei lavori che ci permettono di valorizzare ogni singolo studente e - 72 - la sua personale esperienza, perché è dal singolo che è giusto ripartire per costruire insieme una società migliore. Infine auspichiamo, come gruppo docenti che le criticità riscontrate (tempi da migliorare, temi non generalizzati, ma da trattare in modo più specifico, magari pensando a binomi che prendano in considerazione tematiche afferenti alla democrazia-lavoro/democrazia-donne/democrazia-informazione… etc..) possano far sviscerare in maniera assertiva le dinamiche sulla legalità proponendo ogni anno una sorta di tema-guida “monografico”. Ci piacerebbe che “DEMOCRAZIA ANNO 0” continuasse il suo iter con “DEMOCRAZIA ANNO 1…2…3…”. Matteo Sansone Dirigente scolastico “Liceo Montanari” Verona - 73 - A TE UOMO DEL FUTURO, È RIVOLTA QUESTA LETTERA. Mai, come oggi, è necessario che tu comprenda il valore della legalità, affinché essa divenga principio guida del tuo operato quotidiano, da promuovere e da difendere per favorire una cittadinanza responsabile. Troppo spesso si presenta a te, giovane uomo di domani, uno scenario cupo, di scempio quotidiano di diritti e di legalità, di enormi costi e tempi per la giustizia, ridotta a campo di battaglia per consumare vendette o scontri politici, di una giustizia lenta, per il continuo aumento delle cause, per lentezza e alleggerimento della pena. Si avverte un senso di rassegnata assuefazione, quando invece certi fatti, che dovrebbero lasciarci indignati, scivolano via come fossero normali. Ma anche da parte dei giovani come te giunge la crescente domanda di legalità. Perché passare con il semaforo rosso? Perché non pretendere lo scontrino alla cassa? Non solo per evitare pene pecuniarie, ma in modo particolare perché la legalità conviene, evita eventi dannosi per se e per gli altri. Come farti comprendere questa convenienza? La scuola ha promosso a tal fine progetti ed attività per la legalità. I Licei dell’Istituto Aleardo Aleardi hanno aderito alla Campagna Fiocco Bianco per celebrare in maniera fattiva e concreta, il 25 Novembre 2012, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Gli alunni hanno accolto con entusiasmo la proposta avanzata dal Comune di Verona e dall’Assessorato alle Pari Opportunità e hanno partecipato alle attività realizzate con serietà ed impegno. Si sono impegnati in una serie di attività tra loro complementari: • maratona di lettura di documenti ufficiali, quali la Dichiarazione sull’eliminazione della violenza contro le donne adottata dall’Onu e la Convenzione contro la violenza maschile sulle donne, i cui articoli invitano alla riflessione e alla presa d’impegno, di testimonianze e di pagine letterarie e di poesie: un percorso narrativo per dare un segno positivo di forza e di speranza, ma anche un percorso per non dimenticare donne, moltissime donne, che hanno provato a resistere alla violenza, spesso strisciante, improvvisa, vicina, terribilmente vicina…Una violenza che si è infilata nelle case, nelle vite, nei cuori. Un percorso per descrivere a tutti anche l’orrore delle oltre 100 donne uccise nel 2012 in Italia per “femminicidio”; • raccolta ed attento esame delle statistiche, al fine di mostrare, anche attraverso la freddezza dei numeri, la gravità del problema e l’entità quantitativa delle vittime della violenza. • selezione, utilizzo ed elaborazione del materiale per cartelloni esplicativi; • realizzazione di un video significativo con immagini e messaggi personali al fine di sensibilizzare e di promuovere l’educazione alla non violenza; • ricerca relativa alle politiche europee ed internazionali e alle misure adottate nei diversi paesi a tutela delle donne; • analisi del significato dell’espressione “violenza contro le donne” e le sue diverse manifestazioni; • creazione di fiocchi bianchi, poiché tutti potessero manifestare la loro adesione. - 74 - Nelle diverse classi, poi, indossando le maglie ufficiali della Campagna Fiocco Bianco, gli alunni coinvolti nel progetto divulgativo della Campagna hanno presentato il frutto del loro lavoro, rendendo le aule scolastiche palcoscenico di denuncia e sensibilizzazione al rispetto dei diritti umani per tutto l’anno. Tanti infatti sono i dritti umani per i quali bisogna discutere, combattere, operare per la loro difesa. E’ questo che si propone la partecipazione degli studenti dell’International School of Verona al programma internazionale M.U.N.. Model United Nations (MUN, in italiano Simulazione ONU) è una conferenza per studenti con lo scopo di favorire la comprensione da parte dei giovani dei problemi del mondo e della politica internazionale. I MUN si svolgono secondo un protocollo che disciplina le discussioni all'interno dell'ONU. Ogni partecipante assume il ruolo di delegato di un Paese membro delle Nazione Unite o di un'organizzazione non governativa che gli è stato assegnato. Il delegato deve rappresentare le posizioni del proprio paese, scrivere risoluzioni e, confrontandosi con gli altri paesi membri attraverso il dibattito e il voto, cercare soluzioni ai problemi mondiali. Model United Nations sono generalmente organizzati da scuole superiori, università o organizzazioni e vedono la partecipazione di ragazzi di determinate fasce d'età. Gli studenti vivono così pienamente la possibilità di confronto con i loro coetanei, divenendo protagonisti attivi nelle discussioni e risolutori consapevoli e coscienti di questioni mondiali. Gli adulti, la scuola, giovane di oggi, ti dicono sempre di studiare, di andare all’università, ti prepararti al meglio ad affrontare problemi enormi. Ti dicono spesso che ci vuole impegno e passione, che senza il coraggio e la determinazione i tuoi sogni e le tue aspettative rimarranno tali, che non devi dipendere da nessuno se non da te stesso. Ti chiedono di essere una brava persona, di scegliere la tua strada diventando chi vuoi diventare, di rispettare le regole. Ecco perché l’Istituto Aleardo Aleardi realizza per tradizione progetti che educano al rispetto delle regole della convivenza civile affinché esse divengano abitudine e non siano più vissute come limite. Importanti risultano quindi le attività contro il tabagismo e le dipendenze¸ la promozione a vivere lo sport con correttezza (Concorso “Campioni nella vita, campioni nello sport”; Premio Ussi), l’essere utenti della strada attenti e consapevoli (premio Aci), ad usare ogni talento creativo per migliorare il mondo in cui vivi (Concorso di poesia “Il rispetto promuove la pace”), di essere promotore instancabile di legalità (Concorso ...). Insomma, uomo di domani, vivi la legalità! Ignora i segnali che questa società ti lancia continuamente, resisti al successo effimero. Impegnati per le cose in cui credi, ad amare, a non avere paura. Ammira le persone che lottano quotidianamente e in modo non violento, perché le cose cambino. Credi sempre che vivere nell’onestà sia possibile. Non aver paura di essere una persona umile e di fare le scelte giuste, anche se difficili e dure da realizzare. Solo così potrai continuare ad essere una brava persona. Luciana Nalin Maria Grazia Nalin Dirigenti Istituto Aleardo Aleardi Verona - 75 - Relazione sulle attività espletate nell'ambito del programma di diritto e economia in materia di cittadinanza consapevole e responsabile all'interno del'istituto I.S.I.S.S. Minghetti di Legnago Nell'ambito del programma di diritto svolto nelle diverse classi in particolar modo nella 3a afm, nella 3c-rim e nella 2a afm, si è ritenuto opportuno contestualizzare le nozioni apprese mediante ricerche su tematiche di attualità legate alla cittadinanza consapevole e responsabile. La ragione di questo percorso risiede nella necessità di non limitarsi al puro apprendimento mnemonico di nozioni, ma nel capire e comprendere i diversi concetti al fine di arricchire positivamente i ragazzi, che per definizione sono cittadini in crescita, in cammino per diventare cittadini sovrani capaci di analizzare criticamente e costruttivamente la realtà mediante la conoscenza e il sapere. Per questa ragione si è ritenuto opportuno partire dai diritti e dai doveri del cittadino con riferimento alla costituzione e al concetto di cittadinanza. L'attività principale svolta dalle mie classi si è concentrata nella definizione di Beni comuni, essenza della Res pubblica, per poi concentrarsi, mediante una ricerca di gruppo, sulla difesa degli stessi come patrimonio di tutti i cittadini. Ad esempio abbiamo analizzato la questione dell'acqua come bene comune primario per i cittadini e quindi analizzato le diverse posizioni sulla questione per poi arrivare a formarsi un proprio parere consapevole. Mediante queste ricerche i ragazzi hanno avuto modo sia di utilizzare i concetti giuridici legati alla nozione di bene pubblico e sia di utilizzare le nozioni economiche in merito al mantenimento del regime pubblico o alla privatizzazione di tali beni. Gli allievi divisi per gruppo hanno realizzato i lavori in power point che sono stati presentati all'interno della giornata dell'acqua svoltasi a Sezano patrocinata dall'Università del Bene Comune. In tale giornata i ragazzi sono stati protagonisti attivi relazionando le loro ricerche, coinvolgendo la riflessione dei ragazzi delle medie, presenti alla manifestazione Questo lavoro di confronto e di ricerca è stata un'esperienza che appassionato gli allievi, favorendo la loro crescita di cittadini consapevoli in grado di avere uno sguardo analitico sui problemi più scottanti della nostra attualita' e in questo caso sulla necessità di preservare i beni comuni come beni di tutti i cittadini, anche sottraendo il controllo degli stessi dalle mafie e dalla corruzione presente nella gestione degli stessi. Un'altra attività svolta durante il programma di diritto ed economia è stata l'analisi dei fenomeni che generano povertà e impoverimento e quindi sulla - 76 - necessità di combattere questi fenomeni, partendo dalla constatazione che una cittadinanza piena non può escludere nessuno e quindi la necessità di partire da politiche di inclusione sociale, ridistribuzione del reddito e welfar community. Gli allievi si sono confrontati e hanno discusso le varie tematiche mettendo in condivisione le loro esperienze di vita e loro difficoltà. Le ricerche degli allievi in materia di povertà e impoverimento sono state presentate nell'aula magna dell'istituto alla presenza di diverse classi. Il percorso di ricerca-azione proposto agli alunni ha permesso di sperimentare un diverso modo di vivere la scuola, come luogo di eccellenza per crescere e sviluppare il senso critico. Gli allievi sono stati stimolati a riappropriarsi dell"Amore Politico, a non demandare le scelte, a sentirsi parte attiva della città a fare "schizzi" su come la possono cambiare. Riprendendo come riferemento "Le città invisibili"di Calvino si è arrivati alla conclusione che poter cambiare una città, essa va prima immaginata con la responsabilità e il mettersi in gioco per provocare il cambiamento. Demetrio Spanti Diritto e Economia - 77 - Insieme a scuola, per crescere nel rispetto di sè e degli altri percorsi di formazione per una cittadinanza attiva e consapevole. Idee degli studenti realizzate in progetti di gruppo seguiti dalla prof. ssa Carmen De Simone Legalità significa rispetto della Legge e in democrazia la Legge è espressione della volontà del popolo, ma la Legge è rispettata solo se è condivisa; solo se la Legge risponde a un bisogno che si avverte come importante e vicino diventa semplice rispettarla. Le norme giuridiche devono essere avvertite come qualcosa di proprio e non come comportamenti imposti e sanzionati da un'autorità lontana, che specialmente durante l'adolescenza è estranea e non compresa. E perciò a scuola un percorso per la legalità diventa efficace solo se condiviso, solo se nasce dentro le emozioni e cresce insieme alle riflessioni degli studenti. In tanti anni di insegnamento e tante giornate passate insieme agli studenti ho imparato che il termine legalità può avere un significato solo se declinato nel vissuto quotidiano dell'adolescente: nell'immediato e nel contesto locale . La scuola infatti è una istituzione con finalità di tipo formativo oltre che professionale: insieme alle conoscenze disciplinari e alle competenze professionali è opportuno che trovi momenti di confronto per riflettere con gli studenti su i tanti problemi personali che attanagliano i ragazzi di oggi, per aiutarli ad ampliare l'orizzonte e ad imparare a vedere oltre, oltre al quotidiano familiare, oltre alle vicende del proprio paese /città per intravedere la complessità della realtà sociale. Partendo da queste considerazioni come docente di diritto ed economia ho realizzato, negli istituti superiori della provincia di Verona, in cui sono stata in servizio, percorsi di educazione alla legalità e di formazione della persona in un'ottica di cittadinanza attiva, inserendoli nella mia programmazione curricolare e nel piano dell'offerta formativa di istituto con il primo obiettivo di aiutare gli adolescenti a crescere come persone e a divenire cittadini consapevoli della loro responsabilità nella costruzione del mondo futuro in cui vivranno. I percorsi per la legalità richiedono attenzione a una varietà notevole di comportamenti che vanno dalla microcriminalità e alla criminalità organizzata, anche a livello internazionale, e in ogni caso comportano l'analisi di aspetti psicologici e sociali uniti alla riflessione sulla normativa di diritto penale vigente nel nostro ordinamento. Per affrontare in modo ordinato la complessità del “fenomeno illegalità” ho - 78 - ritenuto opportuno graduare l'approccio cominciando dal biennio con la microcriminalità e le trasgressioni più diffuse fra gli adolescenti (violenza in famiglia o fra coetanei, bullismo, reati legati all'uso di internet) e solo negli anni successivi affrontare le tematiche relative alle associazioni mafiose aderendo con convinzione ai concorsi e agli eventi promossi da organizzazioni in prima fila nella lotta contro la mafia , in particolare “Riferimenti” con i giorni della Gerbera gialla. Nel biennio la parola d'ordine per iniziare è sempre stata “fatto concreto”: un episodio vissuto o sentito, un articolo di giornale per presentare un pestaggio, un furto, lo spaccio, una violenza psicologica a casa o con gli amici, episodi di stalking, offese su facebook, qualsiasi argomento è l'occasione per cominciare a discutere dei tanti comportamenti a rischio che quotidianamente sfiorano gli adolescenti, anche i più integerrimi. Ho infatti capito che gli adolescenti hanno bisogno di liberare le loro paure, di confrontarsi, di trovare un punto di ascolto, e quando non ne trovano l'occasione rischiano di trasformare il disagio in un cantiere di trasgressione e di affermazione della propria identità in modo socialmente pericoloso. La discussione guidata diventa quindi indispensabile per analizzare e comprendere i rischi legati alle mode e alle tentazioni offerte dalla nostra società consumistica spesso con il miraggio dei soldi facili e con l'illusione “del tutto e subito”, per individuare i risvolti psicologici nascosti dietro a scelte irrazionali e impulsive, per indagare sulle difficili relazioni affettive che possono creare disagio già dall'infanzia, per scoprire che sia la vittima che il carnefice hanno della motivazioni nel loro comportamento, per capire come le difficoltà economiche presenti anche sul nostro territorio possano costituire spinta a non voler apparire meno degli altri solo perchè non si ha quello che gli altri hanno… Nel percorso di educazione alla legalità è giunto il momento di consultare il codice penale e ricercare quelle norme astratte nate per aiutare a risolvere le questioni quando la ragione, il buonsenso, l'educazione spariscono e occorre un giudice imparziale che chiarisca i limiti entro cui muoversi per rispettare l'altrui libertà e dignità. In questa attività l'aiuto degli esperti è fondamentale e per ciò organizzare con gli studenti una assemblea di istituto per indagare aspetti di psicologia o di diritto penale non oggetto del percorso scolastico è risultata una necessita imprescindibile. L'ufficio scolastico territoriale di Verona offre da alcuni anni un importante supporto: abbiamo organizzato con la dott.ssa Tiberio dell'uffico interventi educativi con la presenza del regista A. Antonucci la proiezione del primo film antibullismo “Nient'altro che noi” in una interessante assemblea a cui hanno contribuito il comandante dell'arma dei carabinieri di Villafranca di Verona - 79 - dott. Granà e la psicologa dott.ssa Giuliana Guadagnini che con competenza e chiarezza hanno commentato le diapositive e i cartelloni preparati dagli studenti,ancora negli anni successivi l'incontro con il dott. Enrico Buttita procuratore militare a Verona con cui abbiamo scoperto e cercato di approfondire i principi che la Costituzione italiana pone alla base della funzione giudiziaria dello Stato, imparando che prima di tutto è il rispetto reciproco che crea le basi di una corretta convivenza , oppure ancora l'occasione di scoprire reati mafiosi anche nell'economia del nord con il contribuito del procuratore capo di Bologna Roberto Alfonso La motivazione degli adolescenti deve essere continuamente sollecitata e ogni anno partecipare al concorso ”Segni, parole, immagini per la legalità” indetto dallo ufficio interventi educativi dell'UST di Verona sotto la direzione della dott.ssa Annalisa Tiberio in collaborazione con la Consulta degli studenti di Verona, ha costituito una sfida coinvolgente per tutti . Gli studenti hanno creato prodotti multimediali o cartelloni in cui hanno sintetizzato, con un lavoro di rielaborazione personale, tutto il percorso effettuato concentrandosi su un reato a loro scelta: ciò ha permesso a ciascuno di personalizzare la ricerca e magari di chiarire dubbi e comprendere meglio comportamenti sui quali già cominciavano a nascere esperienze e di presentare le loro intuizioni, paure, o solo dubbi durante le assemblee Percorsi di educazione alla legalità molto impegnativi e coinvolgenti sono stati intrapresi con gli studenti di classe IV o V Insieme abbiamo incontrato testimoni di eccezionale valore : abbiamo ascoltato il giudice Alfredo Galasso, con la vedova del giudice Antonino Caponnetto invitare gli studenti a battersi sempre per la libertà di ogni essere umano, abbiamo rivissuto nelle parole dell'allora capo del dipartimento antimafia Pietro Grasso i momenti dell'arresto di Bernardo Provenzano, abbiamo condiviso il dolore per la perdita del padre con Adriana Musella, abbiamo visto scorrere i nomi delle vittime della mafia, con occhi offuscati dalla commozione, nelle giornate della Gerbera Gialla. Tanti momenti di una intensità così profonda da segnare profondamente la sensibilità dei ragazzi spingendoli a cercare di approfondire il fenomeno mafioso e le sue implicazioni a livello sociale ed economico. Una memoria storica da risvegliare fra studenti non coevi a stragi e omicidi che hanno scosso la coscienza di tutti gli italiani. Ma il messaggio finale da condividere con gli adolescenti deve essere positivo e di speranza. Perciò è sempre stato importante concludere i percorsi di approfondimento con la testimonianza di persone la cui ricerca della verità e correttezza di - 80 - comportamenti costituisce esempio mirabile da imitare. Molto significativo in questo senso l'incontro con Don Merola il prete anticamorra di Forcella fondatore della Fondazione di recupero minorile A Voce d'è Creature: un esempio per riflettere in una sintesi vivace e coinvolgente, coordinata con la dott.ssa Tiberio, sull’importanza di condividere regole che devono tutelare e garantire gli interessi di tutti e in particolare dei più deboli e per imparare a declinare nella vita quotidiana i valori di libertà, democrazia e responsabilità in un impegno consapevole da cui nessuno può prescindere. Carmen De Simone docente di discipline giuridiche ed economiche IISS Bolisani di Villafranca di Verona - 81 - Istituto Statale di Istruzione Secondaria Superiore “Carlo Anti” PROGETTO GERBERA GIALLA - INNO Il progetto relativo all’Inno della GERBERA GIALLA ha preso avvio lo scorso anno scolastico grazie all’incontro con l’autore, sig. Oscar Gagliardo, e l’ideatore, prof. Maurizio Marogna (Carnacina di Bardolino) in occasione della giornata conclusiva della manifestazione presso l’auditorium della Gran Guardia. La presenza nel nostro Istituto di un Gruppo Musicale, formato da studenti e docenti, organizzato e strutturato nell’attività nonché fornito della strumentazione di base (strumenti fondamentali e impianto voci), e di un indirizzo di studi “multimediale” con studenti in grado di effettuare riprese video di qualità, ha focalizzato l’interesse dell’autore Oscar Gagliardo con il quale è iniziata una collaborazione per l’esecuzione dell’Inno nella stesura definitiva. Il progetto è ripreso a marzo di questo anno con molteplici finalità e cioè: - eseguire correttamente l’Inno nella parte strumentale e corale; - realizzare un CD da distribuire alle scuole (probabilmente fruibile anche grazie ad apposito link sul sito “RIFERIMENTI”) con la registrazione dell’esecuzione, le immagini più significative relative alle prove ed alle esecuzioni nelle diverse forme ed occasioni (a Castelletto di Brenzone, in Duomo con ALIVE e l’orchestra di Rosarno); - inserire nel CD un tutorial di supporto per gli studenti di altre scuole che vorranno, in futuro, eseguire l’Inno. Nella predisposizione dell’arrangiamento delle diverse partiture (relative a diversi strumenti) e nella direzione strumentale e corale è intervenuto, e continuerà a collaborare, il Maestro Marco Pasetto, concertista di fama internazionale, musicista nonché docente presso la Scuola media ad indirizzo musicale di Vigasio. La realizzazione del CD è prevista entro la fine del 2013 con registrazione definitiva dell’Inno da inserire nel CD probabilmente presso l’auditorium di Villafranca. Anna Chiara Mazzi Il docente referente - 82 - Relazione su PROGETTI relativi alla LEGALITÀ L’Istituto ha promosso numerose attività e iniziative sul tema della Legalità, in collaborazione con l’Ufficio Progetti Formativi del Miur di Verona. Innanzitutto i Progetti: “Segni immagini e parole per la legalità”, “Gerbera Gialla “con la manifestazione di Verona, “Geografia e Legalità: sconfiggere la mafia nella tua regione”. Poi gli incontri, prima con Adriana Musella (Presidente di Riferimenti-“Gerbera Gialla”) e successivamente con Tina Montinaro (vedova di Antonio Montinaro, capo scorta del giudice Falcone), personalità impegnate nella formazione dei giovani alla Legalità, il cui messaggio risulta particolarmente efficace in quanto testimoni dirette, cui la mafia ha ucciso rispettivamente padre e marito. Alcune nostre classi hanno vinto premi e riconoscimenti, tra cui quello più significativo è certamente stato il viaggio-premio effettuato dalle classi 2^A e 2^B del Liceo delle Scienze Applicate sulla Nave della Legalità, per partecipare alla manifestazione di Palermo del 23 maggio, in ricordo della strage di Capaci. Questa esperienza ha lasciato un segno profondo, probabilmente indelebile, in ciascuno dei sei ragazzi partecipanti: si sono sentiti protagonisti di un evento che, a loro dire, contribuirà a cambiare la storia del nostro Paese, di cui fieramente un giorno potranno dire ai loro figli:” Io c’ero!”. L’impegno profuso in corso d’anno è stato costante e intenso in quanto ha coinvolto di continuo i ragazzi in attività non solo scolastiche,ma anche extrascolastiche. Ci si è collegati con vari siti web di Istituzioni territoriali (Comuni e Province del Veneto) e locali (stazione Carabinieri di Villafranca e Peschiera d. G.); sono stati consultati esperti e sono state affrontate letture specifiche, tutto al fine di raccogliere dati, testimonianze, elementi utili per comprendere il fenomeno mafioso, analizzarlo, stabilirne le cause e avanzare proposte di contrasto alla criminalità organizzata che fossero alla loro portata e di facile realizzazione nelle realtà di vita di ciascuno. Il nostro Istituto si è speso molto per investire informazione e cultura della legalità, nella consapevolezza che, tra breve, i veri protagonisti e responsabili della gestione politica e sociale del nostro Paese saranno proprio loro... i nostri ragazzi! Maria Grazia Loro La docente referente - 83 - “L’oceano è fatto di gocce: anche la tua è preziosa” Lo scorso anno scolastico gli studenti dell’Anti di Villafranca hanno contribuito alla realizzazione di un sogno: “Una casa per Reine”. Reine è una bambina di quattro anni che abita in Togo (Africa Occidentale), figlia di una ragazza madre che, non potendo mantenerla, si è rivolta alla missione delle Suore Orsoline del luogo le quali hanno garantito alla bambina una adozione a distanza in Italia che le permette, anche oggi, di sopravvivere; ma Reine aveva bisogno di una casetta dove vivere con la sua mamma, visto che la missione non poteva ospitarle a lungo. La prof.ssa Felici in collaborazione con la prof. ssa Caprini – docente dell’Anti e suora dell’ordine delle Orsoline – ha coinvolto i rappresentanti d’Istituto nel progetto “Una casa per Reine” attraverso il quale sono stati raccolti tra gli studenti dell’Anti, a cui si sono uniti anche alcuni professori, oltre 600 euro, per costruire una casetta che potesse ospitare la mamma e la sua bambina. La casa è stata realizzata in mattoni e terminata in primavera. Il costo ha superato la cifra raccolta ma il contributo dell’Istituto C. Anti è stato determinante per far partire il progetto. “Una casa per Reine” – Togo – L’entusiasmo ha animato gli studenti che, assieme al prof. Chignola, l’anno scorso, e al prof Cavazzoli quest’anno, hanno lavorato alla grafica della Onlus che le suore Orsoline hanno istituito per la gestione dei progetti di solidarietà creando il logo AMOV (Associazione Missioni Orsoline Verona) e vari strumenti pubblicitari per la diffusione su vasta scala delle attività, quali segnalibri, calendari e cartoline. “Logo realizzato dagli studenti dell’Anti con il supporto del prof. Chignola” - 84 - “Cartolina -progetto un pasto al giorno realizzato dagli studenti dell’Anti con il supporto del prof. Cavazzoli” Questa esperienza ha fatto maturare nei ragazzi il desiderio di mettersi in gioco anche in quest’anno scolastico 2012-13 con il Progetto Solidarietà della AMOV “Adozione a distanza di Florance” in Togo e “Un pasto al giorno” in Burkina Faso. Il progetto è stato presentato dalla prof.ssa Felici assieme ai docenti di RCA Ferrigato, Marchesini e Doro – docente dell’Anti e suora dell’ordine delle Orsoline – ai rappresentanti d’Istituto prima e successivamente a tutti i rappresentanti di classe. Gli studenti dell’Anti, anche in questa occasione hanno dimostrato la loro determinazione ad abbracciare questo Progetto Solidarietà mettendo in campo i loro talenti. Sono stati raccolti 310 euro per l’adozione a distanza di Florance e 200 euro per un pasto al giorno in Burkina. - 85 - È bello, è edificante ed è commovente toccare con mano che, in mezzo a tanta cronaca nera dei mezzi di comunicazione, esistano persone, ragazzi che, nel silenzio, sono capaci di rinuncia e di solidarietà a favore dei più bisognosi. Con la solidarietà dell’Istituto Anti Florance ritroverà la sua dignità, potrà gustare la bellezza della vita, potrà sperare in un futuro migliore e un bambino in Burkina avrà il pasto assicurato per tutto l’arco di un anno. Il cammino tracciato dagli studenti dell’Anti desideriamo possa proseguire anche l’anno prossimo sempre in collaborazione con la AMOV. “KALIPE FLORANCE” - Togo padre sconosciuto, la madre l’ha abbandonata dalla nascita. Vive con la nonna. “Un pasto al giorno” Burkina Faso - 86 - Progetto Carcere - Scuola È tradizione che all'inizio del nuovo anno scolastico si proponga alle scuole secondarie di secondo grado l'adesione all'iniziativa "Carcere/Scuola " e il nostro istituto ormai da anni vi partecipa sempre più convinti della validità dell'iniziativa. Lo scopo del progetto è quello di far riflettere sul trinomio leggi - trasgressione - punizione con particolare riguardo alla struttura carceraria italiana, attraverso un’esperienza, seppur breve, molto significativa e particolare. Il progetto ha coinvolto alcune classi quinte attraverso assemblee d'istituto mirate e di preparazione, nelle quali è stato proposto agli studenti un programma sperimentale finalizzato all’informazione sui temi della legalità e del carcere per accrescere la capacità di essere attenti ai temi del disagio giovanile e per far capire le difficoltà che possono incontrare le persone in un percorso di reinserimento. Il progetto ha avuto come obiettivo primario quello di far conoscere la realtà del carcere e dell’esclusione sociale, ma soprattutto di far riflettere sul tema della legalità attraverso varie attività: • incontri e testimonianze di detenuti e detenute, • incontri con gli operatori carcerari (direttori, educatori, insegnanti, assistenti sociali, psicologi, operatori volontari, agenti di Polizia Penitenziaria, Magistrati di Sorveglianza) e, • una mattinata all’interno della Casa Circondariale di Montorio e a conclusione nel primo pomeriggio una manifestazione sportiva di calcio maschile e pallavolo femminile. Obiettivi raggiunti Gli interventi e gli incontri con gli operatori e i detenuti hanno: • sensibilizzato gli studenti sui temi della legalità e della cittadinanza responsabile; • accresciuto la loro capacità di essere attenti ai temi del disagio giovanile; • permesso un confronto significativo con testimonianze di persone che hanno fatto l’esperienza del carcere; • consentito un apprendimento, anche se in forma descrittiva di ruoli e funzioni dei vari operatori all’interno dell’istituzione carceraria. Conclusioni La visita alla Casa di Reclusione è stato un momento pregnante del progetto in quanto si è resa “concreta” una realtà istituzionale e ha dato la possibilità agli alunni di incontrare detenuti, operatori, volontari, di porre loro domande e dialogare. - 87 - È stato dato spazio alla comunicazione attraverso discussioni e confronti in classe sulle esperienze fatte, sulle emozioni, riflessioni, interrogativi. Un articolo molto significativo dell'evento e dell'esperienza vissuta dagli studenti che hanno aderito, è stato pubblicato sul nostro giornalino d'istituto. Prof. Losco Il Docente referente - 88 - Progetto TRAINIG FOR LIFE IIS SILVA-RICCI di Legnago L’IIS Silva-Ricci di Legnago ha partecipato, nell’a.s. 2012-13, al progetto “Training for Life” realizzato in collaborazione con UNUCI (Unione Nazionale Ufficiali in congedo), nella persona del suo Presidente Capitano Zeno dott. Chiarotto. Il progetto elaborato ha come finalità la realizzazione di un percorso di educazione alla legalità, intesa come rispetto delle regole in una società sempre più complessa e ha quindi come obiettivo il miglioramento delle capacità degli studenti di interagire con altre realtà, acquisendo e facendo propri i concetti di cittadinanza, solidarietà e senso del dovere. Il progetto si propone di favorire la collaborazione tra scuola ed enti della società civile per realizzare un percorso civico-educativo-formativo che permetta ai ragazzi di vivere un’esperienza educativa, di condividere professionalità e impegno ma soprattutto valori e virtù preziose, quali il senso del dovere, di appartenenza e legalità. Il progetto è stato realizzato mediante una settimana di stage in cui le diverse istituzioni coinvolte hanno proposto lezioni di legalità ed hanno effettuato la presentazione delle loro finalità e attività sul territorio. L’iniziativa che ha coinvolto studenti di classi diverse del biennio ed ha riscosso, secondo il questionario di fine attività somministrato, il gradimento e l’apprezzamento dei giovani cittadini. DIARIO DI BORDO della settimana di stage: I giorno sede Gruppo Alpini di Legnago • Storia del Tricolore – dott. M. Bonciarelli • I compiti della Polizia Ferroviaria- sostituto Commissario R. Bisin II giorno sede Gruppo Alpini di Legnago • Alzabandiera • I compiti della Protezione Civile- D.O.G.E. geom. L. Castellani • I compiti della Polizia Locale- Comandante L. Deciuceis • La croce Verde di Legnago • I compiti dell’Arma di Legnago- Capitano F. Provvidenza III giorno sede Gruppo Alpini di Legnago • Alzabandiera • I compiti della Polizia Stradale- sostituto Commissario G. Rossi • I compiti dei Vigili del Fuoco- sig. A. Brancaglion • Le dipendenze, in particolare il gioco d’azzardo- dott. C. Marconi • Le regole in mare- Capitano di Fregata della Marina P. Gherardini - 89 - IV giorno caserma Briscese VIII Reggimento Guastatori della Folgore • Alzabandiera • I compiti e la storia dell’esercito italiano - visita a stazione meteorologica mobile - simulazione aviolancio - tecniche per trovare ordigni, mine, … V giorno sede Gruppo Alpini di Legnago • Alzabandiera • Squadra Scientifica dell’Arma dei Carabinieri- Capitano F. Provvidenza • Pronto Soccorso- dott. A. Sacchetto • Il valore della Patria- prof. D. Clementi • I compiti della Guardia di Finanza- Capitano F. Raggio VI giorno sede Gruppo Alpini di Legnago • Alzabandiera • Realizzazione di un elaborato finale e cerimonia di chiusura Unità d’Apprendimento “I TRIBUTI” L’IIs Silva-Ricci ha realizzato, nel corso dell’a.s. 2012-13, una Unità d’Apprendimento pluridisciplinare, a cui hanno collaborato insegnanti di diritto-economia, storia, lettere e inglese, e che ha coinvolto tutti i ragazzi delle classi seconde sul tema “I TRIBUTI” per educare al rispetto delle regole, creando la consapevolezza del ruolo essenziale dello Stato e dei suoi compiti nella società civile. Obiettivo dell’Unità di Apprendimento è stato quello di collocare l’esperienza personale dello studente in un sistema di regole fondato sul reciproco riconoscimento dei diritti a tutela della persona e della collettività. L’Unità si è conclusa con una prova esperta che è stata utilizzata, a fine anno, per concorrere alla determinazione del livello di raggiungimento delle competenze di base riferite agli assi dei linguaggi e storico-sociale. - 90 - ENTI PARTECIPANTI 8° Rgt Genio Guastatori Paracadutisti Folgore Polizia Stradale di Legnago Polizia Ferroviaria di Legnago Vigili del Fuoco di Legnago Corpo Forestale di Peri Compagnia Carabinieri Legnago Compagnia Guardia di Finanza Legnago Protezione Civile Basso Veronese Croce Verde Legnago Croce Rossa Verona Il TRAINING FOR LIFE prende spunto da un progetto nato a Brescia nel 2005, grazie all’iniziativa del Prof. Roberto Viani, insegnante e Maggiore della Riserva Selezionata. Tale progetto, denominato Training day (termine inglese che significa giornata di addestramento) è tratto da un modello inglese (Army Cadet Force Association), presente da più di 150 anni e sostenuto sinergicamente dal Ministero dell’Istruzione e da quello della Difesa; tale associazione è autonoma e civile e, nel suo statuto, risulta ben chiaro che le finalità non sono l’arruolameno dei giovani ma l’educazione di bravi cittadini. - 91 - FINALITÀ Favorire la cooperazione tra scuola ed enti per realizzare un percorso civico educativo - formativo all’interno delle diverse realtà professionali che permetta ai ragazzi di vivere un’esperienza educativa, di condividere professionalità e impegno, ma soprattutto valori e virtù preziose quali il senso del dovere, di appartenenza e legalità. OBIETTIVI • educazione alla legalità e alla cittadinanza • sviluppo del senso di responsabilità e di altruismo Le attività saranno strutturate come simulazioni, richiedendo perciò agli studenti un approccio di squadra, capacità di analisi, conoscenze e competenze pratiche. FASI DEL PROGETTO SETTIMANA DI STAGE 28 Gennaio – 2 Febbraio 2013 presso sede Gruppo Alpini Legnago (giovedì 31 presso Caserma Briscese) ore 8.00 / 16.00 • Incontri della durata di 45-60 minuti per lezioni teoriche, alternate ad attività ed esercitazioni pratiche. • Briefing in chiusura sulle attività della giornata. PRODOTTO FINALE entro il mese di Aprile • Realizzazione di un DVD e/o di un opuscolo sul tema “Cittadinanza e Legalità” da presentare agli altri studenti degli Istituti di appartenenza GIORNATA DI CHIUSURA Maggio • Incontro con tutti partecipanti, aperto alla cittadinanza, con la presentazione del percorso svolto, dell’elaborato realizzato e con la premiazione del miglior gruppo e del miglior alunno. Compiti delle Scuole ….. • Individuazione dei docenti responsabili • Individuazione dei capigruppo per istituto (i gruppi saranno misti) • Individuazione di un docente referente per istituto ….. e degli Enti partecipanti • Elaborazione di un programma di attività concordato con lo staff • Suddivisione del programma in più giornate - 92 - Cari ragazzi, in questo percorso di crescita che percorriamo fianco a fianco, l’Istituto S. Carlo si augura di concorrere insieme alla vostra famiglia ad aiutarvi a diventare uomini e donne pronti ad inserirsi nella società civile con la consapevolezza di aver compreso che la vera libertà dell’uomo consiste nel far propri i valori del rispetto verso se stessi e verso gli altri, la coscienza dei propri diritti, del rispetto dei diritti altrui, in una parola il valore della legalità. In questo cammino dobbiamo ringraziare tutti gli attori che sono intervenuti con generosità e che hanno camminato con noi, e quindi ringraziamo i genitori, gli insegnanti, gli educatori, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine che abbiamo incontrato e attraverso i quali abbiamo compreso che essi sono la nostra garanzia alla libertà. Ringraziamo anche quei grandi uomini che hanno sacrificato la vita per affermare questo principio fino all’estremo sacrificio, abbiamo imparato a conoscerli attraverso scritti, libri, film e testimonianze e la loro memoria si mantiene viva dentro di noi come esempio fulgido di amore verso la società. Cari ragazzi, evitate di giustificare la vostra mancanza affermando che il mondo va a rotoli e che l’esempio altrui è negativo e imparate a vivere e a diffondere il senso della legalità nelle piccole cose di ogni giorno. Maria Grazia Santangelo Istituto Scolastico S. Carlo - 93 - RELAZIONE sulle attività svolte in materia di legalità e cittadinanza responsabile Istituto “G. Medici” di Legnago Nel presente anno scolastico, nell’ambito del più ampio progetto “Laboratorio interattivo di diritto e regole” coordinato dai docenti prof. Mele e Molinaroli, e di iniziative collegate ad altri docenti - funzioni strumentali e non - si sono svolte le seguenti attività: 1) Corso di legalità: strutturato in quattro incontri in collaborazione col prof. Maurizio Ruzzenenti del progetto “Carcere- scuola” ed altresì nell’ambito del progetto “Carcerescuola” di cui è referente il prof. Maurizio Merlin. Il corso è stato rivolto agli studenti di classe quinta che hanno avuto modo di interloquire sui temi della legalità con un magistrato, un avvocato, con rappresentanti delle istituzioni ed anche di ascoltare l’esperienza di due detenuti venuti a colloquio con gli studenti previa autorizzazione del magistrato di sorveglianza. Il corso ha avuto come epilogo la giornata lunga in carcere il 21 maggio 2013. 2) Il Gruppo di lavoro costituito da studenti delle varie classi quarte dell’Istituto ha invece passato la selezione per il concorso “Dalle Aule parlamentari alle Aule di Scuola. Lezioni di Costituzione”, concorso indetto Dal Miur e dal Parlamento. E’ stato realizzato un lavoro in power point sul tema “Pari opportunità delle donne nel basso veronese”, che ha portato alla realizzazione di un convegno il 4 aprile nel comune di Angiari, che ha concesso il patrocinio, ed ha visto partecipare gli insegnanti referenti Mele e Molinaroli e due allievi di classe quarta alle giornate conclusive il 30 e 31 maggio 2013 in Senato alla presenza dei presidenti Boldrini e Grasso. 3) La classe IIDA ha partecipato al progetto “Training for life - allenarsi per la vita”, svolto unitamente al Liceo Leonardo da Vinci di Cerea e Itis di Legnago ed in collaborazione con UNUCI, GRUPPO ALPINI e tutte le forze dell’ordine del territorio. Il progetto ha previsto, per i circa 60 allievi delle tre scuole coinvolte, di effettuare dal 28 gennaio al 2 febbraio 2013, una settimana di lezioni interamente dedicate al tema della legalità , con lezioni frontali ma anche pratiche che hanno visto l’intervento di professionisti esterni e di volontari del primo soccorso e di appartenenti alle varie forze armate su molteplici temati- 94 - che, dal primo soccorso, allo spaccio e uso di droghe, agli interventi in materia di sicurezza stradale, agli interventi di protezione civile, ecc. Si è trattato di una settimana che ha voluto sensibilizzare la coscienza del rispetto e della condivisione delle regole. Il progetto è stato molto gradito sia dagli allievi che dalle famiglie. 4) la classe IICA ha rielaborato le dinamiche che inducono i giovani adolescenti a fare uso di bevande alcoliche, mentre la classe IIA ha rielaborato le dinamiche ed i rischi dell’uso di cellulare e Web, con presentazione di diapositive nelle giornate di suola aperta; 5) La classe VA, con la collaborazione della docente di italiano prof. Chiorboli, ha riflettuto sulle cause storiche e sulle conseguenze giuridiche del dramma delle Foibe ed ha prodotto un elaborato “Le foibe: da cavità naturali a nere culle di orribili massacri”, che si è aggiudicato una menzione speciale al premio letterario Tanzella. 6) Tutte le classi, attraverso i propri rappresentanti, sono state coinvolte nella collaborazione con la Fondazione ANT e con il referente di zona prof. Modenini: il consueto mercatino natalizio proposto nel nostro Istituto ha previsto, infatti, che il ricavato fosse destinato alle iniziative della Fondazione (informazione, prevenzione, assistenza domiciliare gratuita per i malati terminali). 7) Le classi della prof.ssa Andreoni, docente di Religione, sono state avvicinate alla dimensione del volontariato, frequentando in orario scolastico ed extrascolastico alcune associazioni con sede nel Legnaghese (Piccola Fraternità, Comunità Papa Giovanni XXIII …). Questo ha prodotto fin da subito un interesse per queste realtà a cui più studenti hanno già iniziato a dedicarsi. Inoltre gli stessi studenti hanno conosciuto alcuni volontari della cooperativa Le rondini di Legnago che opera nel settore del commercio equo e solidale, riflettendo quindi sul tema della giustizia in campo economico. 8) Le classi Quinte sono state coinvolte nella riflessione sul tema della donazione, incontrando l’associazione Le.Viss. (Leucemia Vissuta) nella persona della dott.ssa Bazzoni, autrice del libro “Ha ragione Vincenzo” (sull’esperienza del proprio figlio morto di leucemia) e membro del Direttivo provinciale dell’Associazione Donatori di midollo osseo e Ricerca. Tra i relatori, anche il Dr. Benedetti, responsabile del CTMO di Verona, la Dr.ssa Frongia, medico - 95 - del Centro Trasfusionale di Legnago, e un donatore di midollo. 9) Le classi Prime sono state stimolate alla riflessione sul corretto uso dei social network incontrando il dott. Morello e la dott.ssa Macente dell’Associazione Bimbi in rete, esperti in Informatica giuridica e investigativa, attraverso un intervento coinvolgente e interattivo sul tema delle subculture giovanili, del cyberbullismo e di altri pericoli della rete. 10) Le classi Seconde, nell’ambito di un progetto di Educazione all’Affettività e alla Sessualità organizzato dalla prof.ssa Avanzi, docente del nostro Istituto, in collaborazione con l’Asl 21, hanno riflettuto sul tema della sessualità responsabile. Altre iniziative sono state messe in atto da singoli docenti, nell’ambito della propria classe; il tema della legalità e della cittadinanza responsabile è stato spesso oggetto di discussione in relazione a particolari argomenti del programma o in occasione della lettura del quotidiano in classe. Angelica Cappellari Per i docenti - 96 - Caro ragazzo o ragazza, Ti scriviamo perché desideriamo contribuire ad aiutarti a comprendere quello che secondo noi dell’I.P.S.I.A “G. Giorgi” di Verona è importante nella realizzazione della propria persona per una convivenza felice, costruttiva e solidale. Nella nostra scuola consideriamo ogni ragazzo non soltanto per le conoscenze, competenze, abilità che deve acquisire visto la specificità del nostro istituto, ma soprattutto per la sua unicità di persona e cittadino che deve imparare a vivere insieme agli altri con uno stile di vita non pragmatico ed egoista , ma solidale. Partendo dalle specificità di ciascuno , ognuno durante il percorso scolastico scopre partecipando alle attività e alle lezioni, che si può migliorare collaborando e confrontandosi con gli altri. Tutto questo ti educa a pensare a te stesso in relazione agli altri. Ti facciamo partecipe di alcune nostre iniziative ormai consolidate attuate collaborando anche con enti territoriali vicini (Università, Questura. Comune, gruppi di volontariato, Istituto della Resistenza di Verona, Unicef, Medici senza frontiere, Cestim, Sert di Verona, CSI progetto carcere, Fidas, …): Scuola competente: una rappresentanza di ragazzi provenienti da classi diverse organizza progetti di informazione, prevenzione inerenti alla educazione alla salute; Partecipazione alle iniziative promosse dall’Università di Verona per La radice dei diritti; Conferenze – dibattito sul significato storico politico del 25 aprile e del 2 giugno in collaborazione dell’Istituto della Resistenza e dell’associazione DOCUMENTA; Incontri con il capo della squadra mobile di Verona dott. Roberto Della Rocca sulla legalità e i rischi comportamentali del mondo giovanile; Educazione stradale incontri con la Polizia stradale , tecnici della viabilità della provincia di Verona , SUEM, Sert ( per comportamenti a rischio per assunzione di droghe e alcol), associazione genitori vittime della strada; Partecipazione all’iniziativa regionale “Penso sicuro” sul tema della sicurezza”; Simulazione di impresa in collaborazione con la Camera di Commercio; Riflessione sulla cittadinanza e sull’emigrazione con produzione di testi poetici; Drammatizzazione di testi letterari significativi sul senso della giustizia e dello Stato; - 97 - Produzione di documentari ( Incontro con Anna Pozzani Ugolini staffetta partigiana sulla figura di Vittorio Ugolini) E altro ancora, ma se vuoi saperne di più, ti consigliamo di vedere su youtube il documentario “Buongiorgi: una esperienza scolastica significativa” e capirai il senso di tutto quello che ti abbiamo illustrato fino ad ora. Ti auguriamo di poter contribuire in modo responsabile e attivo ad un mondo migliore. Mariapaola Ceccato La Dirigente scolastica - 98 - DIRITTI INVERSI IN VERSI Poesie di alcuni studenti della classe 4^ A dell’Istituto G. Giorgi di Verona anno scolastico 2012 - 13 Note al lettore La Dichiarazione universale dei diritti umani, siglata dall’ONU nel 1948 a New York , è rivolta a tutti i popoli di tutto il mondo e si basa fondamentalmente su un concetto di dignità umana intrinseca, inalienabile ed universale. Queste poesie sono state scritte da alcuni studenti della classe 4^ A dell’Istituto G. Giorgi dopo aver partecipato ad un percorso informativo-formativo proprio sul tema dei diritti umani a conclusione del quale è nata la voglia di contribuire alla divulgazione di questi diritti come fondamentale strumentomessaggio di civiltà. Alcuni di questi testi sono stati utilizzati per la realizzazione dello spettacolo “Trenta passi verso la libertà “allestito in occasione della rassegna “Maggio scuola 2013” insieme ad altri tre istituti veronesi: Istituto Nani-Boccioni, Istituto Fermi e Liceo Medi di Villafranca. Protagonisti dello spettacolo sono stati gli studenti accompagnati dalla professionalità e generosità di alcuni artisti e musicisti veronesi . Ricordo con piacere i nominativi degli studenti del Giorgi che vi hanno partecipato: Julius Aiwuyo, Gianluca Di Maio, Mouhamed Fall, Erhun Imafidon, Michele Ingrao, Riccardo Marconcini, Nicolò Ricci, Erjon Verjoni, Enrico Zanini. Elisabetta Belloli L’insegnante della classe - 99 - Dov’è la libertà Una giornata nuova lunga come la vita il sole la illumina il sole è l’unica cosa che brilla in quella vita L’uomo la vive nell’oscurità imprigionato schiavo misero soffocato dalla rabbia e dalla paura in attesa del suo giorno fortunato Ormai la libertà si trova solo in un’altra realtà Erhun Imafidon Senza titolo L’uomo è libero quant’è libero il cuore di un innamorato L’espressione più sincera rimane il nostro viso Schiavi per lo meno della nostra felicità Liberi solo per poco dal giudizio altrui L’uomo non è uomo se non è schiavo di se stesso L’uomo non è libero L’uomo non è solo Riccardo Marconcini - 100 - Liberi da noi Chi ci impedirà di professare la nostra fede Povero di spirito colui che s’imporrà sul debole Luce di speranza Pareti buie senza dimensione Luce di guida Luce di via Tutti con un binocolo al contrario In mano Guardando i problemi imminenti Farsi lontani Unirsi come il mare Con il mare Come il male Sullo stesso fronte ma ben separati Riccardo Marconcini Volare nella libertà viaggiare con il passato viaggiare con la rassegnazione viaggiare senza meta Viaggiare viaggiare verso il futuro viaggiare con la speranza viaggiare sicuri dell'arrivo viaggiare senza arrivare Viaggiare viaggiare contenti viaggiare infelici viaggiare innamorati viaggiare arrabbiati Viaggiare viaggiare è volare volare nella libertà Gianluca Di Maio - Erhun Imafidon - 101 - Inerme il soldato Inerme giace al suolo il soldato lontano da casa è stato mandato con il suo sangue di rosso la bandiera ha macchiato ha combattuto si è perduto se ne è andato il suo sguardo volge al cielo una dolce melodia lo avvolge nell’oblio Basta dolore Basta sofferenza Basta devastazione è ora di PACE Gianluca Di Maio – Michele Ingrao Il cielo Il cielo è azzurro Il cielo mi riempie di speranze il cuore Stringo tra le mani gli ideali lasciati dai martiri della libertà che scivolano fra le dita come fossero sabbia che si lascia portare lontano dal vento - 102 - Il vento si porta appresso i pianti dell’uomo come tuoni improvvisi scuotono la terra lasciano solo violenza Bagnato dalle lacrime dei deboli l’Opprimente scrolla le spalle lasciando cadere morte ma stringendo tra i denti profitti e non altre parole La sua anima è gelata nemmeno l’inferno che ha creato può scioglierla Egli estirpa speranza come fosse zizzania e coltiva terrore nel cuore delle persone l‘Opprimente però non sa che a volte la carta diventa acciaio che non si può piegare le Parole come terremoti fanno tremare l’anima Trenta diritti sono stati scritti con lacrime e sangue sono stati creati Michele Ingrao - 103 - La Natura è verde Il Verde mi infonde speranza La Speranza dà valore alla mia vita La Vita mi insegna coraggio Il Coraggio è l’arma più forte nei miei momenti difficili Momenti di amore momenti di odio durante il cammino di un uomo L’Amore mi riempie di felicità e debolezze L’Odio mi infonde forza e infelicità La Felicità mi colma il vuoto della vita L’Infelicità mi mostra quel vuoto L’Uomo vaga nella libertà donata dalla natura verde negata dall’uomo e inverte il ciclo della Vita Gianluca Di Maio - Erhun Imafidon - 104 - Tanti bambini indifesi perdono la speranza Tanti bambini indifesi perdono la speranza la gioia per il troppo dolore Io seduto in questa stanza con la tristezza e l’angoscia che mi assale Vedo una madre piangere in silenzio sulla tomba del suo bambino che non ha potuto essere bambino privato anche di un padre ucciso da assassini Tanti bambini indifesi perdono la speranza la gioia per il troppo dolore alcuni anche la vita Tutta Io seduto in questa stanza Sento il bambino chiedere alla madre cos’è questo rumore? La madre mente Un’altra esplosione si fa sentire Tanti bambini indifesi perdono la speranza Mi rattristo e impazzisco per il loro dolore L’indifferenza nel mondo uccide anche il migliore Uomo Animale Cannibale Julius Aiwuyo - 105 - I miei pensieri volano I miei pensieri volano come aeroplani tra cocainomani e i presi male gente affogata in un mare nero d’odio gente arrabbiata colora di petrolio. Julius Aiwuyo – Nicolò Ricci Guerra Notte di grida notte di fiamma sento il buio che mi accompagna in questo caos di silenzio che sembra venire dalle tenebre come belve notturne a caccia delle loro prede Tutto è cupo e confuso un’ esplosione e poi un’ altra la terra trema scie di persone che lasciano la terra rossa spaventano bambini e persone che non hanno colpa Julius Aiwuyo – Enrico Zanini - 106 - Africa o mia Africa Mi manca il tuo vento che mi accarezza il viso il tuo caldo secco la tua verde e pianeggiante natura Ricordo l’oceano blu e i bambini che giocano nell’ acqua cullati dalle onde Africa o mia Africa Il tuo cielo stellato porto nel cuore insieme ad albe e tramonti trascorsi con amore Africa o mia Africa Vivrò in libertà per ritornare da te o mio dolce amore lontano Mouhamed Fall È la guerra Dentro a una tempesta di sangue e fuoco di interessi persone costrette indifese stanno come in una foresta pluviale dove lacrime di odio piovono da occhi colmi come torrenti in piena È la guerra Julius Aiwuyo - 107 - Dilaga la violenza Gli anfibi mordono la strada acuto lo stridio metallico delle spranghe rimbalza tra i volti coperti che urlano parole cariche di odio. Una coltre di fumo accompagna questa tetra calca gli opposti sono lì di fronte nelle loro divise. Cala il silenzio e la tensione riempie l’ aria veloce la violenza dilaga come l’ onda sugli scogli. Là l’acqua si ritrae dolcemente qui la marea umana tarda a tornare solo caos solo devastazione. Gianluca Di Maio - 108 - La mia speranza Le mie lacrime perdono colore Piango Rido Continuano a cadere Piango perché la felicità mi è straniera Rido perché l’infelicità mi accompagna Non mi riconosco più La vita è nulla Solo sofferenza Solo violenza Ma Ritrovo un’arma nascosta La speranza Non mi arrendo Un giorno usciranno dal buio I diritti Diverranno realtà Erhun Imafidon Uomo Non ho più lacrime per piangere Le anime portate via dalla violenza Diritti scritti con sofferenza Diritti calpestati con ignoranza Slumber man Uomo sedato Nostro è il giorno Nostro è il mondo Nostra è la vita Abbi il coraggio di viverla Michele Ingrao - Erjon Verjoni- Erhun Imafidon - 109 - Viaggio Distesi su una barca di sogni reali comprati venduti immaginando l’arrivo in un nuovo continente Seduti vicini per scaldarci dal freddo della notte Seduti vicini per consolarci per gli amici perduti Seduti vicini per farci coraggio Seduti vicini per farci coraggio durante il viaggio Battono i nostri cuori di tristezza Tristezza per la terra lasciata Battono i nostri cuori di speranza Speranza per la terra promessa Dal continente nero al continente bianco Mohamed Fall - Gianluca Di Maio - 110 - Il mondo tace Il mondo tace guardando le lacrime dell’uomo bagnare la terra. Quel silenzio alimenta il dolore che affligge il suo cuore. Odio Razzismo Invidia Ignoranza Catene che strangolano l’amore di persone rimaste senza fiato. L’impotenza la fragilità dell’uomo sono sbarre di un carcere che stringe e soffoca in un pugno l’innocenza. Michele Ingrao Il silenzio della musica Il silenzio della musica mi accompagna lungo un viaggio surreale al di là della realtà al di qua della finzione. Immagini colorate attraversano la mente tutto scorre velocemente come un arcobaleno che abbaglia. Julius Aiwuyo - 111 - Perso nei pensieri Perso nei pensieri sogno Sogno di volare di librarmi nel cielo Volo leggero come piuma sollevato dalle correnti che mi lievitano su Come un ascensore salgo in alto così in alto da non vedere il limite talmente in alto da sentire la mia pace intorno a me libero e leggero nell’universo. Julius Aiwuyo A volte la vita Disegni di paesaggi Immagini di persone felici e di persone tristi Fotografie di brutte guerre e di case distrutte Filmati di bambini che giocano e di bambini che lavorano Julius Aiwuyo – Nicolò Ricci - 112 - Catene Distrutto nel corpo logorato nell’anima privato ingiustamente dell’umanità e della libertà al buio di una cella con il gusto ferroso del sangue che mi riempie la bocca aspetto. Aspetto invano. Lentamente la vita mi sta abbandonando, lascia questo guscio ormai privo di forza. Sono solo. Mentre aspetto il miracolo di Dio il silenzio di queste mura trattiene in catene il mio corpo impedisce alla mia mente di fuggire. I secondi I minuti Le ore volano Come la fenice che ancora sogno di diventare, rinascendo urlo a gran voce: ho il diritto di essere libero. Gianluca Di Maio - 113 - Vita Siamo come granelli di sabbia nella tempesta in balia del vento viaggiamo con forza ci trascina implacabile continua per la sua via fino a quando bruscamente si placa e dal cielo cadiamo in libertà verso una nuova realtà Gianluca Di Maio - 114 - LETTERA A UNO STUDENTE Caro studente, come possiamo fare per condividere insieme quei valori che il nostro essere nella scuola ci unisce nell’intento di portarli avanti trovando ognuno la strada che permetta di renderli vivi. Uno dei più alti è il concetto di legalità. Legalità parola che appare un po’ astratta, ma che permea il nostro agire quotidiano. Da sempre a scuola i tuoi insegnanti te ne hanno parlato, ma siete riusciti a stabilire quel rapporto che permette di rendere il sapere condiviso e fa sì che le parole diventino attive e concrete, quante volte hai avuto il coraggio di alzare la mano per chiedere quelli che per te sono i quesiti fondamentali che ti rendono unico all’interno di un contesto dove si è in molti. Molte volte guardando la televisione si sente parlare più di illegalità che di legalità ,la scuola diventa il contraltare e cioè il banco di esercizio del ragionare su quello che ci vede uniti nell’essere cittadini responsabili e partecipi. In tempo di crisi la partecipazione diventa sempre più difficile perché si rischia di venire presi dallo sconforto, ma l’essere cittadini attivi e responsabili aiuta ad uscire da questi sentimenti indotti. Tu giovane hai in mano il tuo futuro, cerca di trovare dei mentori che ti illumino la strada e che ti permettano di rendere vivi quei valori e sentimenti che la scuola ti ha dato, devi trovare la forza di guardare oltre le apparenze e le immagini di facciata, perché solo quando tu insieme ai tuoi insegnanti e compagni riuscirete a rendere la scuola viva ed immaginata potremo parlare di legalità che va oltre il solo rispetto delle regole perchè permette all’ansia creativa che voi giovani avete di diventare viva e costruttiva. Il primo difficile passo è quello di accorgersi di chi ti sta accanto per sviluppare insieme un comune senso di responsabilità nel rispetto delle regole, ma anche nella possibilità di trovare ognuno la propria strada espressiva che aiuti la nostra umanità di manifestarsi pienamente in modo condiviso e vivo. Ti lascio con una domanda: “ chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo…..” (non è mia) Ciao, al prossimo incontro sulla strada della legalità. Maria Grazia Dalla Vecchia Docente - 115 - Cari Ragazzi, faccio parte della classe docente di altra generazione. Con i giovani ho condiviso momenti importanti della loro vita, il primo passo con i bimbi delle elementari e poi successivamente con i ragazzi delle medie. Sono momenti molto delicati e importanti nella vita di ciascuno di noi. Ho trovato in quei giovani la voglia dello stare insieme e della condivisione. Da sempre ho pensato che promuovendo i valori, ottenendo maggiore giustizia, maggiore equità e maggior rispetto, possiamo favorire uno scambio per la crescita e il rafforzamento dei valori. Questo processo è il cambiamento verso una cittadinanza interculturale responsabile. Questo è sempre stato il mioobiettivo e quello per cui mi batto da sempre: Legalità in qualsiasi campo e quindi valori essenziali per il vivere; Legalità = rispetto per se stessi e quindi per gli altri. Gilberto Benedetti Ex insegnante - 116 - LA VOCE ALLE ASSOCIAZIONI A.Ge. Veneto L’A.Ge. Veneto in questi anni ha rafforzato in maniera sensibile la consapevolezza di voler abitare, da genitori, le scuole, le comunità, i servizi sociali, gli ospedali, i media: oltreché un diritto conclamato la cittadinanza è un dovere, una responsabilità. Una testa ben fatta è una testa atta ad organizzare le coscienze, così da evitare la loro sterile accumulazione. Evidentemente l’organizzazione dei saperi chiama in gioco una gerarchia fra gli stessi, un’etica: e su questo fronte pochi sono disposti a confrontarsi, limitandosi a buone pratiche e buone procedure. Eppure questo tipo di confronto sarebbe un pilastro nell’edificazione di una rete. L’idea associativa A.Ge. si oppone all’illusione della società individualistica e narcisistica, per la quale la somma dei beni individuali corrisponda al benessere per tutti, al bene comune. La scuola è un bene individuale oppure un bene comune? Chiedo il massimo per mio figlio o lo chiedo nel rispetto delle relazioni comunitarie, dei tempi di tutti? Se molte competenze dei ragazzi provengono oramai dall’esterno della scuola, una direzione da seguire sarà il lavoro di comunità, la realizzazione di un contesto educativo che comprenda la scuola e la coinvolga in una rete più ampia. Per giungere a far sì che i nostri ragazzi si realizzino, è necessario maturare alcune convinzioni che si chiamano rispetto e legalità, l’A.Ge. Veneto ha fatto un lungo percorso sin dall’emanazione Ministeriale del Patto di Corresponsabilità educativa e lo continua a fare con i propri genitori associati, consapevole che si forma l’uomo di domani solamente con la corresponsabilità di tutti. La passione educativa dell’A.Ge. non si insegna ma la si acquisisce giorno per giorno con i due pilastri fondamentali della società: rispetto e legalità, genitori per sempre. Fabrizio Azzolini Presidente - 117 - UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ Il contributo dell’Associazione Nazionale Divisione Acqui Anche l’Associazione Nazionale Divisione Acqui, fondata nel 1945 e che rappresenta tutti i superstiti e reduci dell’eccidio di Cefalonia e Corfù, del settembre 1943, con lo scopo di onorare e ricordare le vittime di quei fatti terribili, vuol dare il suo contributo all’interessante progetto “Un viaggio nella legalità”, lodevolmente promosso dall’USP di Verona, con la preziosa coordinazione della dott.ssa Annalisa Tiberio. Sono soci dell’Associazione i superstiti ancora viventi, circa 120, i familiari dei caduti, dei reduci deceduti in patria e dei superstiti e di tutti coloro che abbiano interesse alla vita ed alle finalità della stessa. La sede nazionale dell’Associazione è in Piazza S. Tomaso 17 - 37129 Verona (tel. 045.8002035 - 340.2657833) e le altre basi operative ed organizzative, sono le 25 sezioni provinciali e regionali, che operano su tutto il territorio nazionale. Ogni anno, nel mese di settembre, a Verona si svolge la più importante cerimonia nazionale, per ricordare e commemorare i tragici eventi che videro protagonista la Divisione Acqui, in quel lontano anno di guerra del 1943 e questa è una breve descrizione di quanto accadde. Dopo la tragica dichiarazione di guerra alla Grecia, da parte dell’Italia, nel novembre del 1940 e la conseguente occupazione della stessa, avvenuta con l’aiuto dei reparti alleati tedeschi, la Divisione Acqui si trovò a presidiare le isole ioniche di Cefalonia, Corfù, Zante, Santa Maura ed Itaca. Fu un’occupazione pacifica, come sanno fare i “buoni soldati italiani”, molto spesso aiutando la povera popolazione isolana, dividendo gli scarsi approvvigionamenti di cui disponeva, soprattutto in aiuto agli anziani ed ai bambini. Le cose precipitarono quando, l’8 settembre del 1943, il governo italiano firmò l’armistizio con gli alleati anglo-americani e soprattutto Cefalonia, tra le varie isole occupate, improvvisamente divenne teatro di un terribile dramma. I nostri soldati, si trovarono, da un giorno all’altro, abbandonati a loro stessi, senza informazioni sulle reali situazioni nazionali ed internazionali e senza precisi ordini, su cosa fare in quella nuova ed inaspettata situazione. Gli ex alleati tedeschi, diventarono ostili e terribili nemici, che chiedevano la resa e la consegna delle armi, in cambio della promessa di tornare in Italia, cosa che non sarebbe mai accaduta, come era già successo, pochi giorni prima, con altri piccoli reparti dislocati nelle isole minori, che invece del rimpatrio, subirono la deportazione nei campi di concentramento e di lavoro disseminati in tutta l’Europa occupata da Hitler. Dopo numerose riunioni e vivaci discussioni, gli ufficiali della Divisione Acqui, - 118 - comandati dal generale Antonio Gandin, chiesero direttamente ai vari reparti quale decisione intraprendere ed unanimemente prevalse la scelta di non cedere le armi e di resistere ai tedeschi, in caso di un loro attacco. Iniziarono così aspri combattimenti che videro i tedeschi, più addestrati e meglio armati ed equipaggiati, prevalere sui nostri soldati, molti dei quali caddero in combattimento e moltissimi furono barbaramente e sommariamente trucidati, dopo essere stati catturati e questo fu il vero dramma della Divisione Acqui. Si calcola che nelle varie isole occupate, soprattutto a Cefalonia, caddero circa 10.000 uomini, tra soldati, sottufficiali ed ufficiali ed i loro corpi bruciati, sommariamente sepolti, gettati in mare e disonorati. Cessato il massacro, i superstiti furono deportati nei campi nazisti, ma molti scamparono alla deportazione, rifugiandosi sulle montagne e collaborando con i partigiani greci. Questo eccidio di annovera tra i fatti più tragici e cruenti di tutta la seconda guerra mondiale, soprattutto perché i responsabili non furono le famigerate e spietate “SS”, le terribili truppe scelte di Hitler, ma i regolari reparti dell’esercito tedesco. La Divisione Acqui fu un grandissimo esempio di “legalità”, perché i suoi soldati decisero di tener fede al giuramento fatto alla Patria lontana, di non arrendersi e di non cedere le armi e questa scelta è unanimemente riconosciuta come il primo atto di resistenza militare contro i tedeschi invasori, avvenuto lontano dalla Patria Italia. Anche a distanza di tempo e quest’anno si celebra il 70° anniversario, l’Associazione Nazionale Divisione Acqui, continua a ricordare ed a commemorare quei tragici giorni, con l’intento di farli conoscere, non farli dimenticare e soprattutto evitare che fatti del genere possano ancora accadere. Gli adulti e gli anziani, anche se non tutti, conoscono queste tristi storie di guerra, ma è alle nuove generazioni che noi ci rivolgiamo, affinché possano avere le giuste conoscenze ed informazioni, nell’intento di far loro amare ed apprezzare la democrazia e la pacifica convivenza che finalmente stiamo vivendo in Italia ed in Europa, dopo tanti anni di intolleranze e di conflitti. La memoria storica del nostro passato, specialmente quello recente e con i protagonisti ancora viventi, va continuamente alimentata, in prospettiva di un futuro ancora migliore ed ancora più pacifico, possibilmente in tutte le parti del Mondo, dove purtroppo ancora tuonano i cannoni, crepitano le mitragliatrici e continuano a cadere tante vite umane, uomini, donne, anziani e bambini. Il nostro impegno non è rivolto solamente all’organizzazione delle cerimonie, commemorative, come quella di Verona, che quest’anno si celebra venerdì 20 settembre, ma si estende all’allestimento di mostre, di convegni, di incontri - 119 - nelle scuole, di viaggi nelle isole di Cefalonia e Corfù, tornate finalmente amiche ed ancora tante altre iniziative. Il mondo della scuola è un fondamentale punto di riferimento per raggiungere questo scopo ed alla scuola noi ci rivolgiamo per coinvolgere ed interessare il maggior numero possibile di giovani, per dare il nostro piccolo e modesto contributo alla loro crescita ed alla loro formazione, a sostegno di fondamentali valori, quali la legalità, la tolleranza, l’amicizia tra i popoli e per un continuo miglioramento della qualità della vita, nel ricordo delle migliaia di giovani che sacrificarono la loro vita, per garantirci la libertà e la democrazia, beni preziosi che dovrebbero essere patrimonio di tutta l’umanità. Claudio Toninel vice presidente nazionale presidente sezione di Verona Associazione Nazionale Divisione Acqui - 120 - QUELLI DELLA ROSA GIALLA Care ragazze e cari ragazzi, abbiamo avuto il piacere e l'onore di incontrarvi durante l'evento “Petali nel Blu” realizzato a Verona dal 27 febbraio al 3 marzo 2013 dall'Associazione Quelli della Rosa Gialla e vogliamo esprimervi il nostro riconoscimento per la sensibilità che avete dimostrato nell'accogliere il messaggio che volevamo portare. La nostra associazione nasce a Brancaccio, un quartiere palermitano tristemente noto alle cronache per via di continui episodi di criminalità e collusione mafiosa. Tuttavia, in quello stesso territorio, tante famiglie hanno iniziato, dal 2001, un percorso di riscatto sociale, abbracciando il messaggio lasciato dal Beato Padre Pino Puglisi “e se ognuno fa qualcosa”. Da questo messaggio è nato il desiderio di fare qualcosa di bello e di utile per i nostri bambini, i nostri ragazzi e le nostre famiglie. Il nostro Musical “Petali nel blu” affronta i temi dell'abuso di alcol e le stragi del sabato sera in età giovanile e riesce ad essere così incisivo da lasciare puntualmente traccia nel cuore degli spettatori proprio perché i protagonisti che interpretano il ruolo sono anch'essi giovani, ragazze e ragazzi, bambine e bambini, proprio come voi. Ci siamo esibiti in diversi teatri tra i più importanti della Sicilia, a Roma e nella vostra splendida Verona, riscontrando sempre un notevole successo. Pregevole è stato l'impegno della Dott.ssa Anna Lisa Tiberio dell'Ufficio Scolastico Provinciale e dell'assessore alle Politiche Giovanili Alberto Benetti, affinchè venisse offerta anche a voi la possibilità di prendere parte a questa manifestazione, partecipando al test del “Virtual bar” a scuola e assistendo allo spettacolo all'Auditorium Gran Guardia. Il nostro impegno quotidiano è basato sui valori della solidarietà e della promozione della legalità, con l'obiettivo di stimolare in voi, giovani generazioni, l'acquisizione di una coscienza civica, di una cittadinanza responsabile e di un partecipazione attiva nelle scelte che vi vedono protagonisti, che possano davvero essere di supporto in questo momento storico, sociale e culturale così difficile. Costantemente riceviamo richieste di portare in giro il nostro Musical e noi lo facciamo, spesso anche gratuitamente, talvolta investendo i nostri piccoli risparmi, perché crediamo che argomenti delicati quali l’immigrazione, la droga ed il rapporto genitori-figli, la pace, la donazione degli organi, la Shoah, la legalità, il messaggio di Don Pino Puglisi, l’abuso di alcool in età giovanile e le - 121 - stragi del sabato sera, vadano diffusi per il forte impatto educativo che hanno nell'ottica della prevenzione del rischio. Riteniamo che le attività ludico-creative mirate e pensate per favorire lo sviluppo e il potenziamento di competenze cognitive, relazionali e sociali, sono necessarie per tratteggiare possibilità di crescita e fiducia nel proprio divenire. E voi, ragazze e ragazzi, non dovete mai smettere di credere che “se ognuno fa qualcosa ... tutto cambierà”. Giuseppe Sicari Presidente dell’Associazione Quelli della Rosa Gialla - 122 - LEGALIZZIAMO LA LEGALITÀ Un approdo, un punto di arrivo e insieme, di partenza: la legalità. Per arrivare a imparare quello che davvero si è portati a conoscere e condurre così la conoscenza sulla via della socialità, della responsabilità e della giustizia. Obiettivi importanti, questi: un appello a cui i ragazzi sono stati e saranno chiamati a rispondere con partecipazione attiva ed entusiasmo. In un periodo della vita, quello dell’adolescenza, in cui forse si è più propensi ad avversare ogni norma, a contrastare le istituzioni (scolastiche, famigliari), che probabilmente si vedono sorpassate, o incapaci di rispondere ai propri bisogni, è indice di grande maturità saper coniugare la propria indignazione con un senso civico che trascenda il proprio personale dissenso. In questo modo i giovani si rendono parte attiva, riuscendo ad abbracciare significati più ampi e profondi della propria, spesso motivata, altre volte sterile, rabbia individuale, arrivando a convertire l’energia e la protesta giovanili in qualcosa di collettivamente utile e importante. A fare da collante tra le spinte al cambiamento, così radicate nei giovani e il loro bisogno di attribuire significati nuovi, con il proprio lessico e le proprie modalità relazionali, alla realtà che vivono, da un lato, e le istituzioni con cui sono chiamati a confrontarsi, dall’altro, è un valore antico che si rinnova attraverso la loro fiducia e le loro speranze: quello della legalità. Fondamento di ogni patto sociale che ha dato origine ad ogni società civile e premessa per ogni possibile sviluppo futuro. Sembra assurdo dover insegnare questa predisposizione che dovrebbe essere già radicata in ciascuno di noi, eppure senza una cultura della legalità non è possibile nessuna convivenza pacifica. Diventa così fondamentale il ruolo delle istituzioni, che permettono di accedere a quella conoscenza senza la quale la legalità rappresenta un’altisonante parola, ma priva di significato. E’ necessaria un’educazione alla legalità per contrastare le spinte che forse paiono immediatamente seduttive dell’illegalità, ma, che, a comprenderle bene, si rivelano così prive di attrattive e per dare a questa parola, “legalità”, volti, storie, nomi e date che permettono di fare, di essa, un monumento, nella memoria di ciascuno. Un monumento a chi, per difenderla, si è battuto e in alcuni casi ha anche perso la vita. La legge, che sta dietro ad ogni legalità istituita, non si configura, poi, tanto come l’espressione minacciosa di un potere coercitivo che punisce, sorveglia e controlla i cittadini con lo scopo di disciplinarli e ridurli all’obbedienza, ma piuttosto come l’incarnazione di un diritto irrinunciabile: quello alla vita e alla felicità. Così la legalità non punisce ma tutela; non vincola, ma piuttosto affranca: conoscerla insegna come non venir sopraffatti, attraverso quali strumenti è possibile una convivenza responsabile e una più efficace responsabilità del convivere insieme. Conoscere la legalità significa imparare a difendere se stessi e gli altri dalle insidie dell’illecito, da ogni abuso, da ogni scorrettezza: l’invito ai giovani non può quindi che essere quello d’imparare, insieme, a legalizzare la legalità. Diego Cordioli Direttore di “Cultura e Legalità” - 123 - IL GRANDE GIOCO DELLA LEGALITÀ La pacifica convivenza sociale è un bene prezioso. Vivere in pace con se stessi e con gli altri rende migliore la nostra vita. La convivenza pacifica pertanto va difesa dai comportamenti che le impediscono di manifestarsi all’interno delle comunità umane. La convivenza sociale però non significa che all’interno di una comunità non vi possano essere idee e modi di vivere del tutto differenti. L’esistenza di differenze rientra nella natura umana. Nella maggior parte dei casi la manifestazione di diversità costituisce un bene prezioso, perché offre varietà e arricchisce la nostra vita. L’importante è che nessuno prevarichi gli altri, per questo una società civile basa la convivenza su regole che garantiscano la libertà individuale, nel pieno rispetto della libertà di tutti. Il rispetto garantisce la libertà di tutti, la salvaguardia della natura, del territorio e della salute di chi lo abita. In fondo se “la convivenza” fosse un Grande Gioco, come tutti i giochi che si fanno seriamente, avrebbe bisogno di giocatori, di un regolamento, che tutti i giocatori devono conoscere e rispettare affinché il gioco vada avanti, di un campo da gioco (il territorio) che i giocatori devono custodire e proteggere, altrimenti senza giocatori, senza regole e senza campo di gioco il gioco finisce. Infine cosa non meno importante è che i giocatori abbiano un obiettivo comune, che in questo caso è la riuscita del gioco. Se scegliamo di guardare le cose da questo punto di vista, le leggi e i diritti che salvaguardano i giocatori, costituiscono il regolamento del gioco e fanno si che i giocatori crescano in armonia perché permettono di riconoscere il proprio confine e quello dell'altro, il proprio esistere fino a dove inizia quello dell’amico, del vicino, del compagno di gioco. Per quanto ci siano le leggi, queste da sole però non sono sufficienti per rendere tutti dei cittadini modello: infatti non ci possono essere leggi che obbligano le persone a fare le cose giuste. Nessun presidente e nessun sindaco possono ordinare ai genitori di leggere le storie ai bambini prima di addormentarsi o di salutare gentilmente il proprio vicino di casa, o di essere cortesi, di risparmiare l’acqua o la corrente elettrica; queste sono cose che vengono dai valori che ciascuno ha dentro, indipendentemente dalla provenienza, cultura, grado di istruzione, età o colore della pelle. Andrea Castelletti Direttore Teatro Impiria - 124 - Cari ragazzi, vi dedico alcune riflessioni sul tema del rapporto fra l’io e gli altri che spesso irrompe sulla scena della nostra società e che è verosimilmente alla base della scelta di dedicarsi al volontariato. Di più, alla decisione di diventare “donatore”: di organi di sangue di Midollo Osseo/ Cellule Staminali. Al’interno di questo tema i concetti di condivisione, solidarietà, dono costituiscono i principi fondamentali che da oltre vent’anni l’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo/Cellule Staminali) mira a divulgare. Non sembri superfluo rammentare che il mondo in cui viviamo tende a privilegiare l’interesse -individuale, per lo più-, il possesso, il profitto. Spesso non ci sono riflessioni che valgano a distogliere dal mettere in atto comportamenti illeciti pur di raggiungere obiettivi di soddisfacimento dei propri interessi. È forse nella natura dell’uomo l’istinto ad impossessarsi di tutto ciò che desidera senza porre alcun limite al proprio egoismo? Dobbiamo considerare “normale” che una persona scelga di agire solo per il suo interesse ed ignori, al contrario, le necessità degli altri? All’estremo opposto di questo egoismo vi è l’atteggiamento di colui che si sente parte integrante della famiglia umana e considera l’interessamento nei confronti dell’altro un modo di valorizzare la sua stessa esistenza nel mondo. La donazione di una parte di sé denota nel donatore qualcosa di più di una generica benevolenza, piuttosto uno sforzo attivo e gratuito nel volersi porre al fianco di chi affronta, a causa di una grave malattia, la prospettiva estrema della perdita della vita. Ogni anno tanti malati contano sulla disponibilità a farsi carico della loro sorte da parte di una persona a loro sconosciuta, la quale sceglie di affrontare un’esperienza ignota perché ritiene di non poter egoisticamente fingere di non sentire l’appello lanciato. Il gesto di questo eroe sconosciuto ha un valore morale che lo pone in stridente contrasto con l’atteggiamento di chi non rispetta neanche le leggi che la comunità si è data per realizzare una corretta e pacifica convivenza. Condividere la vicenda dell’altro, esprimergli la più alta forma di solidarietà attraverso un dono non sono dunque momenti di privazione ma di arricchimento “È un’esperienza che mi ha cambiato la vita!” Ci dicono in tanti all’indomani della donazione, avvertendo entusiasmo all’idea di aver restituito alla vita una mamma, un giovane, un bambino. E quale miglior esperienza che diventare DONATORI DI VITA? Buona vita a voi che siete il futuro del nostro Paese! Loredana Drago Presidente ADMO Veneto - 125 - Condivisione, solidarietà, dono: in tre parole stanno racchiusi principi fondamentali che da oltre vent’anni l’ADMO (Associazione Donatori di Midollo Osseo/Cellule Staminali) mira a divulgare. Non sembri superfluo rammentare che il mondo in cui viviamo tende a privilegiare l’interesse -individuale, per lo più-, il profitto, il possesso. Spesso non ci sono riflessioni che valgano a distogliere dal mettere in atto comportamenti illeciti pur di raggiungere obiettivi di soddisfacimento dei propri interessi. È forse nella natura dell’uomo l’istinto ad impossessarsi di tutto ciò che desidera senza porre alcun limite al proprio egoismo? Dobbiamo considerare “normale” che una persona scelga di agire solo per il suo interesse ed ignori, al contrario, le necessità degli altri? All’estremo opposto di questo egoismo vi è l’atteggiamento di colui che si sente parte integrante della famiglia umana e considera l’interessamento nei confronti dell’altro un modo di valorizzare la sua stessa esistenza nel mondo. La donazione di una parte di sé denota nel donatore qualcosa di più di una generica benevolenza, piuttosto uno sforzo attivo e gratuito nel volersi porre al fianco di chi affronta, a causa di una grave malattia, la prospettiva estrema della perdita della vita. Ogni anno tanti malati contano sulla disponibilità a farsi carico della loro sorte da parte di una persona a loro sconosciuta, la quale sceglie di affrontare un’esperienza ignota perché ritiene di non poter egoisticamente fingere di non sentire l’appello lanciato. Il gesto di questo eroe sconosciuto ha un valore morale che lo pone in stridente contrasto con l’atteggiamento di chi non rispetta neanche le leggi che la comunità si è data per realizzare una corretta e pacifica convivenza. Condividere la vicenda dell’altro, esprimergli la più alta forma di solidarietà attraverso un dono non sono dunque momenti di privazione ma di arricchimento “È un’esperienza che mi ha cambiato la vita!” Ci dicono in tanti all’indomani della donazione, avvertendo entusiasmo all’idea di aver restituito alla vita una mamma, un giovane, un bambino. E quale miglior esperienza che diventare DONATORI DI VITA? Loredana Drago Presidente ADMO Veneto Onlus - 126 - UN VIAGGIO NELLA LEGALITÀ La legalità è come un palazzo le cui basi vanno gettate fin dai primi anni di vita di una persona; i cui muri portanti sono la famiglia, la scuola e la società civile; le cui pareti vengono alzate con i mattoni del rispetto reciproco, dello studio, dello sport, dell’educazione alla salute; Il cui tetto si comincia a costruire quando si raggiunge la maggiore età e deve essere fatto di esperienza e confronto con la società adulta; i cui interni saranno un cantiere sempre aperto perché non si finisce mai di scoprire e imparare che la legalità ha un’infinità di sfaccettature che vale la pena di scoprire e di vivere. Vivere nella legalità quindi non trova soddisfazione solo nell’applicazione delle regole, delle norme, delle leggi che un Parlamento emana, la legalità è un modo di rapportarsi con il prossimo, uno status che non può prescindere dalla cultura. Non voglio addentrarmi in argomenti giuridici che non mi competono, ma vorrei portare l’attenzione dei lettori su un progetto che pare essere di tutt’altra natura ma corre invece parallelo ai progetti di formazione alla legalità di cui, per fortuna, soprattutto negli ultimi anni, si occupano Istituzioni e associazioni varie, con risultati alquanto brillanti e con un’efficacia tale da arrivare a plasmare in positivo e profondamente il concetto di cittadinanza nei ragazzi in età scolare. E’ il progetto “C.S.E. a Scuola”, che ho la presunzione di pensare possa essere uno di quei mattoni con cui viene costruito il palazzo della legalità. Tutto ha origine da un’esperienza personale. All’età di 17 anni mio figlio, Vincenzo, si ammala di leucemia. Frequenta il liceo scientifico e come tutti i ragazzi della sua età ha un’esagerata voglia di “spaccare il mondo” in quanto si sente protagonista della sua vita. La diagnosi che gli viene posta però non lascia spazio a compromessi e nell’arco di poche ore si rende conto che la sua vita, di cui lui si sentiva padrone, non è più nelle sue mani ma in quelle dei medici e di Dio. Vincenzo tira fuori tutta la grinta che gli è propria e combatte contro questo male mantenendo inalterata la sua forte personalità. Prima chemioterapie, quelle che gli impongono lunghissimi ricoveri nel reparto di ematologia, lontano dai suoi amici e dai suoi affetti, poi trapianto di midollo osseo (d’ora in poi indicato come trapianto di Cellule Staminali Emopoietiche, C.S.E.), perché è l’unica terapia che può far sperare nella guarigione. Guarisce. Dopo pochi mesi dal trapianto non ha più bisogno di fare alcuna terapia: torna alla vita. Lo può fare grazie ad un donatore che, iscritto nel registro tedesco dei donatori di midollo osseo, risulta compatibile con Vincenzo e dice “si” a - 127 - donare le sue C.S.E. pur non conoscendo neanche il nome dello sfortunato paziente che le riceverà. Non credo necessario andare oltre nella storia di Vincenzo… anche perché ora ne parla un libro, “Ha ragione Vincenzo”, che ho scritto dopo che ci ha lasciati. Prima di questa esperienza non sapevo nulla di C.S.E. Non sapevo che esiste un Registro, IBMDR, anche in Italia. Non sapevo che i donatori sono troppo pochi per garantire un trapianto per tutti coloro ne avessero bisogno. Non sapevo che il Registro si sta impoverendo e invecchiando in quanto è più alto il numero di quelli che escono rispetto ai nuovi iscritti. Non sapevo che il 30% degli ammalati che necessitano di trapianto non possono accedervi perché manca il donatore. Non sapevo che la compatibilità al di fuori della famiglia è di 1 su centomila. Non sapevo che, se ci sono, solo 1 fratello su 4 può essere compatibile. Non sapevo che con il trapianto si possono curare i tumori del sangue ma anche le malattie genetiche, le aplasie, la talassemia. Non sapevo che per me il tempo per essere un donatore è già passato perché ci si può iscrivere dai 18 ai 37 anni. Quante cose non sapevo… perché? Ho saputo allora che reperire donatori è una necessità e rappresenta un’emergenza per i Centri Trapianto di Midollo Osseo. Ho scoperto che nelle scuole entrano sistematicamente le associazioni dei donatori di sangue e di organi per parlare ai ragazzi, per proporre loro, qualora fossero diventati maggiorenni, di donare il sangue. A margine dei loro interventi si parla anche della possibilità di donare il midollo e, almeno come termine, non è sconosciuto ai ragazzi e tra la gente adulta. Ma il passo per iscriversi al Registro è ancora lungo se non si hanno le idee chiare. E, per decidere responsabilmente di offrire le proprie C.S.E. bisogna avere le giuste motivazioni, le opportune testimonianze e avere chiaro in testa a cosa servono, quando servono, come si donano, quali sono i pro e i contro, come avviene il prelievo e come si fa il trapianto. Era chiaro fosse necessario un progetto specifico, dedicato a queste tematiche, se si vuole aumentare quel numero così esiguo di iscritti al Registro Italiano, non era sufficiente un accenno nell’ambito di un altro contesto. A fronte di più di 2 milioni di donatori di sangue ci sono in Italia solo 350 mila donatori di C.S.E. anche se i criteri di idoneità sono praticamente identici. E’ nato così il progetto “C.S.E. a Scuola”(le cellule staminali emopoietiche entrano in classe). Unico nel suo genere, primo in Italia specifico per l’informazione al dono delle C.S.E. patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Verona, dalla Consulta provinciale degli Studenti, dall’Accademia Mondiale della Poesia e sostenuto dalla collaborazione del Dirigente dell’USP Dr. Giovanni Pontara, in particolare dall’Ufficio Interventi Educativi di cui è responsabile la - 128 - Dr.ssa Anna Lisa Tiberio, che ci ha creduto fin dal primo istante vedendo in questo percorso la strada verso questo tipo di donazione, sicuramente, ma anche e soprattutto un sentiero che porta al rispetto della persona, la condivisione di intenti che mirano al rispetto della salute pubblica, la valorizzazione del diritto alla salute che si concretizza nel reperimento del principio attivo indispensabile alla terapia del trapianto, ovvero le C.S.E. In una parola un percorso di legalità. Il progetto è riuscito a dare il dovuto spazio, quello che meritano, ad argomenti come questi, tanto complessi quanto semplici, una volta spiegati. Tanto logici quanto indispensabili perché non si senta più dire che un bambino, un ragazzo o un giovane adulto non sono riusciti a vivere perché non hanno trovato un donatore compatibile in tempo utile. Si, il tempo, perché la lotta contro queste malattie è una corsa contro il tempo, quello che una leucemia acuta non da. Lo sanno bene i medici che fanno parte integrante di questo progetto. E’ stata fondamentale la loro grande disponibilità. Medici dell’Ematologia di Verona, in particolare il Dr. Fabio Benedetti, e della Divisione di Medicina Trasfusionale di Verona, in particolare la Dr.ssa Anna Gandini, ma anche tutti gli altri che si sono avvicendati nel corso di questi primi due anni di progetto durante i quali abbiamo incontrato migliaia di studenti soprattutto quelli delle classi quarte e quinte degli Istituti Secondari di Secondo Grado. Tra i ragazzi maggiorenni che abbiamo incontrato si sono già tipizzati in moltissimi a Verona, più di 150, ma sono i semi che si gettano l’aspetto più interessante perché sono semi testimoniali, chiari e motivati. Se cresceranno saranno piante forti e sicure. Non a caso dei circa 200 tipizzati nei primi 4 mesi del 2013, l’80% ha un’età inferiore ai 25 anni! Credo che il segreto di questo inaspettato successo sia da attribuire anche al metodo adottato. L’incontro con la nostra associazione, Le.Viss. (Leucemia vissuta), non era uno dei tanti che fanno perdere giusto un’ora o una giornata di scuola, ma ha sempre visto la partecipazione attiva degli studenti. Perché prima di noi, nelle scuole che hanno aderito al progetto, è entrato un libro, “Ha ragione Vincenzo”, offerto gratuitamente alla scuola e proposto in lettura ai ragazzi. Una testimonianza che loro sentono vicina, di un ragazzo di 17 anni, loro coetaneo, facile da leggere e al tempo stesso dura, senza giri di parole, vera, che schiaffeggia il lettore perché lo fa riflettere suo malgrado. Che apre le mente e da già anticipatamente le informazioni principali e le motivazioni. Poi gli elaborati scritti, i disegni, la preparazione di letture, le loro canzoni e la loro musica che fanno da colonna sonora all’incontro. Nulla sarebbe valso, però, se non avessimo incontrato sul nostro cammino docenti e dirigenti scolastici la cui sensibilità ha guidato i lavori dei ragazzi dando le giuste direttive e i corretti input. - 129 - Anche questa è legalità, anche questo può servire agli studenti per diventare cittadini responsabili. Chi diventa donatore sarà una persona che adotta uno stile di vita corretto, lontano dalle droghe, dall’alcool. Un donatore di C.S.E. ha la fortuna di donare un organo, l’organo ematopoietico, quando è ancora in vita, perché è sano, sta bene, e sapendo per certo che c’è qualcuno, lontano o vicino, che gli è immensamente grato, perché vive grazie a lui, solo a lui, ha il suo gruppo sanguigno, ha il suo sistema immunitario: è suo fratello di sangue. Lasciamo pure che l’alibi sia l’amore per il prossimo, ma voler bene agli altri passa necessariamente attraverso il voler bene a se stessi. “Chi crede nel bene, non può non farlo” Legalità è anche questo Graziella Bazzoni Presidente Associazione di Volontariato LE.VISS. Leucemia Vissuta - onlus - 130 - LEGALITÀ “Legalità” una parola che ci viene spesso ripetuta, in questo articolo si la useremo, ma in un ambito diverso dal solito. Stiamo parlando di farmaci, ovvero una qualsiasi sostanza chimica che abbia la capacità o la possibilità di determinare delle variazioni funzionali in un organismo, sembra un concetto difficile ma in realtà può essere molto semplice, se affrontato nel modo giusto. Per questo motivo esistono le Farmacie, ognuno di voi ci sarà entrato almeno una volta..qui è possibile trovare, con facilità, ogni tipo di medicinale nel modo più sicuro ed efficace, chiedendo al proprio medico o farmacista consigli e istruzioni per l’uso corretto del prodotto. Purtroppo però non sempre i cittadini fanno la scelta giusta, andando a ordinare farmaci su internet, scaricandoli da siti sconosciuti e senza controllarne la qualità e la provenienza. Questo metodo è estremamente rischioso, non solo perché è illegale e contro la legge ordinare medicinali online, ma anche perché potrebbero danneggiare la vostra salute e causare effetti collaterali gravissimi e in certi casi permanenti. Avete mai sentito parlare di “farmacovigilanza”? E’ un programma pubblico che grazie a fasi sperimentali e controllo sulla popolazione determina l’efficacia di un farmaco. Tutto questo ha l’obbiettivo di tenere sotto controllo i rischi/benefici dei diversi prodotti, accertandosene la validità e l’affidabilità. Servendosi di internet invece si crea una situazione di rischio e di infrazione che potrebbe causare conseguenze spiacevoli e non giustificate, considerando che non si conosce la validità dei siti e non si è del tutto consapevoli di ciò che si sta ordinando. Dunque per la vostra salute e per la legalità, il mio consiglio è quello di frequentare le Farmacie, che saranno sempre utili e disponibili a darvi ciò di cui avete bisogno. Paolo Pomari Presidente Ordine dei Farmacisti Provincia di Verona - 131 - FEDERFARMA VERONA E I GIOVANI Federfarma Verona, l’Associazione provinciale dei Titolari di Farmacia, propone già da qualche anno il progetto di educazione sanitaria “Young&Healthy”, con campagne di prevenzione attraverso incontri di formazione, nelle Scuole Secondarie di I° e II° grado, statali e paritarie di Verona e provincia, tenute in modo volontaristico da colleghi titolari di farmacia. Scopo di questo programma è rivolgersi ai giovani, richiamando l’attenzione su alcune delle più comuni problematiche che spesso li vedono coinvolti e che non sempre sono facilmente in grado di affrontare e superare da soli, cercando di creare in loro la consapevolezza dei danni causati dalle più frequenti forme di dipendenza e delle gravi patologie ad esse potenzialmente correlate, sottolineando quindi la necessità di adottare uno stile di vita corretto e responsabile. Tra i temi principalmente affrontati durante gli incontri educativi con gli studenti, una grande importanza ha quello riguardante i problemi legati all’uso e abuso di alcool e alla contemporanea assunzione di farmaci, una dipendenza che, come quella correlata all’assuefazione al fumo, vede il suo esordio già in età pre-adolescenziale, in molti dei casi iniziando per gioco o trasgressione, senza rendersi conto del grave rischio di cadere in un circuito molto pericoloso per la propria salute. Tra le iniziative proposte, Federfarma Verona è intervenuta sull’argomento anche nel 2011 organizzando l’evento “Music against abuse”, per cercare di avvicinarsi ai giovani e far capire loro quali siano i reali rischi in cui potrebbero incorrere recando notevoli danni al loro stato di salute cadendo in situazioni di abuso da sostanze come il fumo, l’alcool e i farmaci, mix ancor più pericoloso se assunto alla guida, e per far capire agli adolescenti che normalmente non si recano in farmacia, che il farmacista può essere un importante punto di riferimento al quale potersi rivolgere per ricevere ascolto alle proprie problematiche attraverso risposte professionali ed esaurienti. Un ulteriore tema sul quale Federfarma Verona ha ritenuto opportuno intervenire, con la collaborazione delle farmacie associate, è quello legato al diffuso problema della ludopatia, un disturbo che, insieme alla tossicodipendenza, si inserisce nel quadro di quelle “dipendenze comportamentali”, generate il più delle volte dalla depressione o dalla noia, che arrivano a manifestarsi già nella giovane età portando l’adolescente a compiere atti illegali come furti o frodi, trascurando lo studio e i vari aspetti della vita diventando una vera e propria patologia ossessivo-compulsiva che può portare al compimento di atti estremi. Senza contare poi il pericolo di cadere nella rete dell’usura per ottenere prestiti e in questo modo indebitarsi per poter giocare d’azzardo o procurarsi la droga alla ricerca di uno stato adrenalinico ed eccitante, precipitando ancora una volta nell’ambito dell’illegalità. Sempre attraverso le farmacie associate, Federfarma Verona si è fatta inoltre - 132 - parte attiva, nel diffondere anche la conoscenza di un’altra grave patologia comportamentale, ossia quella dello stalking, che essendo un pericoloso disturbo di un individuo che agisce attraverso una serie di atteggiamenti non leciti, può arrivare ad affliggere un’altra persona , generandole stati di ansia e paura, fino a poter compromettere gravemente il normale svolgimento della sua quotidianità. Nell’ottica dell’azione educativa sanitaria scolastica, Federfarma Verona ha voluto richiamare l’attenzione degli studenti su un’altra comune e grande problematica relativa all’illegalità come la contraffazione farmaceutica, intendendo per contraffatto “un farmaco la cui etichettatura è stata deliberatamente e fraudolentemente preparata con informazioni ingannevoli in relazione al contenuto e alla fonte” (definizione dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità) che oggi rappresenta un trend in forte crescita interessando molto i giovani che, per poter reperire alcuni farmaci senza ricetta e con facilità, o alla ricerca di particolari sostanze come ad esempio il viagra, alcuni dimagranti o, come da fenomeno diffusissimo, gli anabolizzanti, per migliorare le prestazioni sessuali, estetiche e sportive, si rivolgono agli shop online per la semplicità di acquisto. Il commercio elettronico, tuttavia nella maggior parte dei casi, costituisce un mercato che non fornisce alcuna garanzia, poiché gli stessi farmaci, molto spesso, non sono registrati in Italia, sono sprovvisti di foglietto illustrativo, non sono stati conservati correttamente, non hanno evidenza scientifica nell’efficacia e a lungo andare possono provocare seri danni all’organismo. Queste “lezioni” di educazione sanitaria, si sono svolte tra colleghi farmacisti e studenti sotto forma di lezioni frontali e di aperte discussioni in aula, prevedendo anche interventi più strutturati ai quali hanno preso parte i rappresentanti di istituzioni con ruoli diversi per affrontare alcune tematiche in modo approfondito e specifico, durante i quali, gli stessi studenti sono stati resi partecipi con verifiche e test d’indagine al fine di comprendere la loro conoscenza e il loro coinvolgimento sull’argomento, partecipando attivamente con il racconto delle proprie esperienze. L’attenzione è stata posta in modo mirato sui giovani in quanto essi rappresentano la fascia della popolazione più esposta e sensibile a queste problematiche e da qui nasce l’auspicio che essi possano fare da tramite con i loro gruppi di amici e familiari, collocando l’azione educativa nel più ampio orizzonte del bene collettivo. Il progetto “Young&Healthy” si basa dunque sul concetto di prevenzione, attraverso le varie campagne e iniziative che Federfarma Verona porta nelle scuole, con la convinzione che, mediante l’uso di un linguaggio semplice e intuitivo, avvicinandosi al mondo dei giovani, sia possibile infondere in loro una “coscienza sociale alla salute”, attraverso un percorso che educhi alla responsabilità e al rispetto verso la propria persona. dott. Marco Bacchini Presidente Federfarma - 133 - MICROCOSMO NELLA “TERRA DI MEZZO” TRA IL CARCERE E LA COMUNITÀ Il luogo di incontro è una terra di mezzo, uno spazio compartecipato nel quale ognuno si sente riconosciuto e rispettato e, grazie a questo, è disposto ad aprirsi nell’accogliere l’altro. In queste due righe trova fondamento il pensiero progettuale di MicroCosmo che, costituitosi di recente in associazione onlus, opera da circa quindici anni nel carcere di Verona. Le persone detenute che vi partecipano formano un gruppo che, pur nella costante riformulazione dei suoi componenti, riconosce in sé una biografia; nella sua evoluzione le storie individuali di vita descrivono una storia collettiva. Iniziato tanto anni fa, la prima motivazione a riunirsi era costituita dall’obiettivo di pubblicare testi per un pubblico di lettori non detenuti, per sensibilizzare ed informare sui temi legati al carcere. Occorreva diventare ‘piccoli giornalisti’, ambizione che doveva essere supportata da competenze specifiche e soprattutto da una chiarezza sugli obiettivi che non potevano raggiungersi in tempi brevi. Sì, perché, quando si pensa al carcere si immaginano sempre tempi lunghi di permanenza, caratteristica degli istituti penali. Ma noi qui ci troviamo in una casa circondariale che, come gli informati sanno, ospita persone in attesa di giudizio o con pene inferiori ai cinque anni. Di conseguenza, nell’arco di un anno le persone che attraversano MicroCosmo possono cambiare quasi completamente. Questa caratteristica poteva essere interpretata come limitante ad un obiettivo qualitativo di preparazione e competenza, ma abbiamo cercato di rilevare l’opportunità che questo limite poteva nascondere. Valorizzare in tempi brevi il tempo di permanenza, spesso non prevedibile, per realizzare una opportunità di esperienza significativa, per accrescere consapevolezza di sé, e per uscire dal carcere con qualche strumento in più per affrontare non solo le difficoltà che la quotidianità distribuisce a tutti indistintamente, ma anche attrezzarsi a superare i propri punti deboli, dopo averli riconosciuti, recuperando così maggior spazio di autodeterminazione consapevole. Allora, oltre all’obiettivo iniziale, pur coltivato continuamente attraverso la scrittura, ci si è inoltrati nella scrittura autobiografica per far riemergere alcuni snodi significativi che hanno determinato i percorsi di vita. Saper riconoscere le motivazioni chiare per cui si approda al carcere, oltre ad aprire spazi di consapevolezza, sostiene e orienta nel rapportarsi agli altri, e determina anche lo stile di comunicazione e la sostanza della comunicazione stessa. In questo lavoro si profila ancora una volta una immagine rappresentativa dell’attraversamento di un crinale i cui versanti sono costituiti uno dall’attenzione al sé, al proprio vissuto nell’arco della vita, l’altro all’esperienza nel presente della detenzione, anch’essa da affrontare in una attenta valutazione delle connotazioni che ad - 134 - essa ognuno assegna. La detenzione, esperienza di sofferenza, per suo stesso mandato, non può riassumere in sé il significato ultimo che la costituzione attende; la funzione definita come ‘ri-educativa’ promuove infatti all’attivazione di risorse istituzionali, anche se purtroppo in sofferenza per molteplici cause. Ma anche alla persona detenuta spetta di attivarsi ad usufruire delle opportunità quando esse si presentano. Una partecipazione attiva segna la differenza rispetto ad una adesione formale o passiva. Tra le varie offerte istituzionali, principalmente di istruzione, di formazione professionale, di attività artistiche o ludiche, quella del laboratorio al quale i partecipanti detenuti a Verona hanno assegnato il nome MicroCosmo, è una esperienza che potremmo definire ‘di nicchia’. Non è infatti semplice parteciparvi, è necessaria una disponibilità ad uscire da una visione autocommiserativa o rabbiosa, di vittimismo, e una altrettanta volontà di inoltrarsi in letture diverse, che sappiano cogliere punti di vista precedentemente inesplorati, per una ri-collocazione consapevole e responsabile nel contesto sociale, sia pure già in quello carcerario. Saper individuare i punti critici, di fragilità o rivedere le motivazione alle scelte determinanti la propria esistenza, consente di ‘liberarsi’ anche dalle emozioni distruttive che condizionano il rapporto con la comunità e con le sue regole. Per riprendere, seppur sommariamente, la biografia di MicroCosmo, lo sviluppo naturale del percorso realizzato nel gruppo ha prodotto un evidente desiderio di tradurre la propria esperienza distruttiva in una valenza che potesse riassegnare dignità e riaffermare la positività nella quale ogni persona può riconoscersi, attraverso e oltre il reato commesso. È stato allora elaborato il progetto al quale abbiamo dato il titolo “Vedo Sento Parlo: il valore delle regole e l’esercizio della legalità” con il quale ci si è avviati all’incontro in carcere con gli studenti delle scuole del territorio veronese, dopo una per niente facile preparazione. Rapportarsi a dei ragazzi è una formidabile occasione di crescita per tutti. Se da una parte costituisce una possibilità di ‘riscatto’ autentico in chi si racconta e si rapporta, aperto alle domande dei ragazzi, dall’altra è anche un motore di autoconoscenza e di lavoro su di sé ineguagliabile. Nella giovane età degli studenti si può ritrovare un figlio, un fratello minore, o semplicemente il sé ragazzino che ognuno è stato. Scatta un senso di responsabilità importante, vissuto con profonda emozione, sì che il movimento interiore si propaga per molto tempo, in risonanze sollecitative di attenzione e pensamento. Questi incontri sono molto attesi, e vivificano, accendendo di emozioni positive, così rare nella detenzione, nella riscoperta di un ‘sano timore’, nell’incertezza di come andrà, di come ognuno sarà in grado di trasmettere, di tramutare in conoscenza per altri, alcuni passaggi della propria esistenza. Per molti mesi, e costantemente, si affinano gli strumenti della comunicazione consapevole, attenta e responsabile, che passa attraverso la - 135 - potenza significativa delle parole scelte nel raccontarsi, nella costruzione della trama narrativa, nella definizione chiara degli obiettivi dell’incontro, nella postura e nell’atteggiamento; ma anche nella cura dei silenzi, delle attese, tra le domande e le risposte, nel cogliere tra le espressioni dei visi domande inespresse; nel sapersi confrontare anche con il pregiudizio; nell’attenzione a non dare un’immagine romanzata, avventuriera o distorta nelle narrazioni, che sia invece più realistica e disincantata. E, prima di tutto, prima di affacciarsi agli incontri, nel gruppo si fa ‘palestra’ con la stessa metodica dell’artigiano, che affina giorno per giorno il suo saper fare. E’ questa la preparazione del terreno, per rendere accessibile la ‘terra di mezzo’, il luogo non solo fisico dell’incontro, perché esso avvenga così come espresso da Vinícius de Moraes: 'La vita, amico, è l’arte dell’incontro'. I ragazzi in questa esperienza possono raccogliere a piene mani lo sviluppo di scelte rischiose che si sono rivelate fallimentari, distruttive, che hanno portato sofferenza a tante persone, non solo a quelle colpite dalle azioni criminali, ma anche ai famigliari dell’autore di reato, senza dimenticare l’autore stesso che, quando consapevole, convive con il peso della responsabilità. I giovani possono ascoltare e interagire con le persone detenute, potranno attivare delle ‘antenne’ del rischio, imparando a riconoscerlo, a non sottovalutarlo. E quando pensiamo al rischio, non è esclusivamente collegato a obiettivi consapevoli, a volte è la scarsa gestione delle emozioni a costituire pericolo: l’orgoglio, la rabbia, ad esempio, sono motori eccezionali di disfatta. Per non dimenticare poi, le piccole ‘insignificanti’ abitudini quotidiane, scarsamente rilevate come autodistruttive ma che, con il passar del tempo, deflagrano potentemente. Ecco, questa terra di mezzo è lo spazio tra ciò che può essere potenzialmente e quello che già si è manifestato. Uno spazio nel divenire, un intrecciarsi fra un prima e un dopo. Qui possiamo superare alcune barriere del pregiudizio. Ed incontrarci autenticamente. Paola Tacchella Associazione MicroCosmo Onlus - 136 - FRUTTUOSA LEGALITÀ. Una testimonianza dal MicroCosmo Mi chiamo Gentian e faccio parte del gruppo 'MicroCosmo'. In realtà non posso parlarvi della legalità perché io per primo ho trasgredito le regole, che sono proprio le regole che ti permettono di vivere nella legalità. Non ho mai pensato che vivere nella legalità potesse essere una cosa fruttuosa. La parola legalità per me non esisteva, quello che volevo me lo prendevo... Facendo così pensavo che era la strada giusta per raggiungere i miei obiettivi, finché sono entrato in un mondo buio che non vedevo più la strada e non capivo chi fossi o meglio chi volevo essere! Per la mia fortuna, e per quella degli altri, è arrivato il giorno di finire dentro le quattro mura. Dico così perché una volta qua dentro, dopo un po', ho capito che volevo muovere qualcosa in me. Grazie ad un compagno mi sono trovato nel gruppo 'MicroCosmo' dove ci viene data la possibilità di raccontare le nostre storie e di elaborare i nostri sbagli, per poter capire perché abbiamo sbagliato! All'inizio mi sembrava impossibile parlare di me però anno dopo anno, con tanta fatica, mi sento più libero, non solo di parlare, ma anche il mio essere adesso è libero. Una cosa che ho capito di sicuro è che la parola 'devo' non voglio più usarla. 'Devo' per me non esiste più, ma 'voglio'. Voglio una vita tranquilla e dignitosa, voglio cambiare ed essere umile. Con 'MC' sto trovando il meglio di me... Grazie. Con sincerità, un membro del MicroCosmo - 137 - SUL CRINALE, DA UN VERSANTE ALL'ALTRO. UNA TESTIMONIANZA DAL MICROCOSMO La legalità è un concetto dell'alba cui importanza non mi sono accorto fino a tardi, fino a quando cioè sono finito in carcere per aver infranto la legge. Viaggiare sulla strada legale per anni mi ha fatto dormire tranquillo, camminare tranquillo, senza paura per rimorsi, tra la gente che rispetta la legge, la libertà e il prossimo. Ma quando ho cominciato ad andare sull'illegalità ogni piccolo rumore mi creava spavento, ogni persona che veniva verso di me mi faceva paura, ogni sgommata di gomme di macchina mi faceva scattare la voglia di scappare o di velocizzare i miei passi. Vivere nell'illegalità ha tirato via la tranquillità dalla mia vita, portandomi a non sentirmi più sicuro da nessuna parte, o piuttosto solo in due: sotto terra o in carcere. Quando l'illegalità è entrata nella mia vita, tutto è cambiato gradualmente, il modo di vivere, di mangiare, di dormire, anche di svegliarmi. Una cosa importante nella vita sparisce automaticamente: l'amore. Non puoi coinvolgere sentimentalmente nella tua vita una persona pulita dentro, che rispetta le regole. E rimani solo. Quando vivi nell'illegalità non puoi più uscire di casa coi tuoi familiari perché hai paura di trascinarli in qualche tua storia a loro estranea. Da lì cominci a vivere da solo. La solitudine e l'amarezza ti distruggono... L'illegalità vuole dire solitudine, dolore, debolezza. B. Mustapha - 138 - LA 'BELLA VITA': UN VIAGGIO NELL'ILLEGALITÀ.* UNA TESTIMONIANZA DAL MICROCOSMO Molti pensano a una 'bella vita' ma sono pochi che sanno cosa è. Perciò cerco di spiegare cercando di utilizzare la nostra esperienza, così potete evitare il peggio e non diventerete una vittima. A me piaceva tanto quella vita... avevo di tutto... pure dei politici... amici... donne belle... Giravano intorno senza mai fermarsi. Le macchine più grandi, Ferrari e Lamborghini mi facevo credere di essere il capo dei capi. Soldi... Soldi... Soldi... Volevo solo soldi, non mi importava neanche che mia mamma piangeva... Volevo potere e così pensavo di essere stimato e anche rispettato... L'amore provato per la prima ragazza mi ha spinto con forza nel mondo della droga... Pian piano mentre passavano gli anni la droga diventata in più grande alleato... Trovavo scuse da nulla per farmi e ogni volta la scusa era altra, perciò non vedevo l'ora di fare 'baraca'. Spacciavo vivo mi drogavo facevo cazzate per stare con gli altri che giravano dei soldi. Ho vissuto di tutto: paura, vergogna, quando la polizia era sulle m in tracce, o quando dovevo subire delle perquisizioni e accuse, ma tutto passava prendendo la 'roba'. Prendevo 'ecstasi' che mi trasformava in un vero 'marziano' e certe volte cedevo l'anima abbandonare il mio corpo stanco e senza voglia di vivere. In un modo inevitabile arrivano le manette, insieme a dei lunghi processi, dopo i quali cominciano delle riflessioni quando... Ormai è tardi e tutta la tua potenza non vale nulla. Subito ti accorgi che il tuo stato di salute è diminuito in tal maniera che cominciano le preoccupazioni. Giunto in carcere ti accorgi che oltre la libertà hai perso tutto il resto cioè famiglia, amici (quelli veri), fiducia e tu non sei altro che un numero. Adesso i miei progetti sono ben diversi: vorrei avere una famiglia, un lavoro, recuperare il Mio stato di salute, poter essere presente nel ruolo di papà ed essere di supporto ai. Miei genitori anziani. Non è più una 'bella vita', ma una vita normale dove mi posso sentire una persona e non un delinquente. Dan * Questa testimonianza è un 'patchwork' di storie di vita intrecciate in un'unica trama. - 139 - CITTADINANZA RESPONSABILE È responsabile chi conosce ciò di cui deve rispondere, ed è cittadino chi sceglie di far parte di una civitas formata da altri come lui, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. Non importa se la sua pelle ha un altro colore, importa che egli sia investito della stessa responsabilità per vivere consapevolmente dentro nelle stesse leggi e rispettarle, per collaborare con la sua vita alla vita di tutti, come tutti collaborano alla sua. Questo hanno fatto i milioni di italiani emigrati nel mondo da un paio di secoli, questo è chiesto ai migranti che dal mondo vengono ora in Italia per condividere con gli italiani le stesse responsabilità Nella città dove Dante trascorse gran parte del suo esilio ricambiandola col dono della sua poesia, un gruppo di veronesi che la vita ha spinto ad arricchire con la loro vita e professione la comune patria europea per creare un comune futuro, hanno pensato di fare di Dante il simbolo della cultura che libera e che forma i cittadini futuri. Per questo gli amici veronesi di Dante si sono appoggiati al mondo della scuola di ogni ordine e grado, perché solo la scuola trasmettendo cultura, permette la consapevolezza di sé e dei propri valori e di quelli degli altri, tutti compagni di quel cammino che si chiama vita. Gli amici veronesi di Dante con la scuola di Verona, hanno dato forma ad un progetto educativo che si è sviluppato negli anni, e ultimamente ha concentrato l’attenzione sulla seconda generazione di migranti , i “nuovi veronesi”, sui loro problemi linguistici (2009:Vengo da lontano, parlo italiano) sul loro inserimento nella società italiana (2011: I “nuovi veronesi” e la Costituzione) e sul loro vivere l’esperienza migratoria come arricchimento (2012: Vivere per addizione). Nel 2013 per i “nuovi veronesi” è stato bandito un concorso dal titolo Vivere altrove: l’esperienza del viaggio migratorio come occasione di crescita personale e culturale. La padronanza delle lingua italiana dei giovani migranti di seconda generazione, acquisita a scuola ha permesso questo anno di esprimere nella lingua di Dante, le loro esperienze e sentimenti per farne dono ai coetanei italiani, nella speranza che la stessa creatività possa esprimersi nei prossimi anni con suoni e ritmi, con forme e colori per dire a tutti che la poesia e il bello non conoscono confini. Laura Pighi Schram - 140 - LA VOCE DI UN IMPRENDITORE VERONESE Durante la visita ad uno stabilimento in piena produzione, Riccardo osservava Giuseppe, il titolare, mentre assaggiava gli amaretti appena usciti dalla linea di produzione: gli brillavano gli occhi. Riccardo capì: questo era amore, amore per quello che fai, per quello che produci. Mi chiese poi: ”come si fa ad avere successo?”: - l’hai detto tu stesso - , risposi, - prima di tutto devi amare il tuo prodotto, con passione e pazienza, tendere alla perfezione e perseguirla ossessivamente -. Il resto viene da sé. Appunto il resto… cominciamo dal principio: 1) Accurata scelta delle materie prime. 2) Tecnologie di produzione più avanzate. 3) Conservazione appropriata delle materie prime. 4) Logistica di magazzino corretta (first in first out, salvo affinamento). 5) Rete di vendita che presidii i mercati, alla continua ricerca di nuovi canali e nuove clientele solvibili. 6) Marketing attento all’ evoluzione dei mercati e dei consumi. 7) Packaging attraente, elegante, d’immagine. 8) Comunicazione adeguata, promozioni, pubblicità dinamicamente efficace, o mediante degustazioni assaggi, prove. 9) Valutazione della concorrenza, continuo stimolo a migliorare, migliorarsi, sempre più nuove idee, provenienti dal mercato o dalla ricerca 10)Ricerca di base, con le strutture universitarie in sinergia con le aziende. 11)Formazione del personale produttivo, di vendita, amministrativo, dirigente, a fianco della proprietà. 12)Lo stile Italiano è apprezzato in tutto il mondo, in special modo nel settore manifatturiero: dobbiamo salvare, valorizzare, trasmettere e vendere l’ ingegno italico, sapientemente coltivato ed evoluto nel tempo. Tutto questo, come si realizza? Con il valore e con il merito. Le migliori aziende selezionano il personale tra i giovani più preparati dalle scuole e dalle università, … i migliori. Dobbiamo avere nel cuore questi valori, perché il lavoro bisogna meritarlo ed amarlo: e l’ amor proprio di ciascuno di noi, opportunamente stimolato, porta grandi risultati. Amore per il proprio lavoro, per il prodotto, per i propri distributori, per i propri clienti e fornitori . L’Etica qui si propone in maniera importante, poiché il successo dipende dalla soddisfazione dei propri clienti. E quindi - 141 - L’onestà, che significa qualità a prezzo equo e sostenibile. Ricerca, garantisce progresso e innovazione; Albert Einstein credeva nei giovani preparati… ma “che non sanno che non si può fare”…! Fantasia, è più importante della conoscenza, perché la conoscenza è limitata (A. Einstein). Marca, le azioni aziendali, ben condotte, costruiscono una marca forte una garanzia di sicurezza, e la sua immagine raggiunge velocemente i mercati più lontani. L’Azienda, l’Impresa, io penso, è Ultra Homines: sia che l’ abbiamo ricevuta, sia che l’ abbiamo creata, l’abbiamo in gestione, con il compito di trasferirla alle nuove generazioni aggiornata, all’avanguardia, efficiente: e qui è una questione di uomini. La squadra deve avere l’obbiettivo di far crescere l’Azienda : solo così si può vincere. Una formazione di questo tipo porta, con l’ impegno quotidiano e costante, a temprare il carattere dell’uomo in senso positivo e forte, a sostenere la responsabilità quotidiana di questa produzione di ricchezza, che va non solo a vantaggio dell’imprenditore bensì di tutto l’entourage aziendale e il relativo indotto. Questo è il vero PIL nazionale. E se il costo dello Stato è troppo elevato e le tasse sono in aumento, deve essere possibile l’alternativa di un budget in riduzione. E finché i prodotti Made in Italy godono in tutto il mondo di apprezzamento per validità dei prodotti, gusto, eleganza, bellezza, tecnica, efficienza, cerchiamo di esserne orgogliosi e non lasciamo che ci vengano portate via o acquistate . Italia che ha dato vita a Galileo, Dante, Michelangelo, Raffaello, Giotto, Marconi, Fermi, Natta… Ma vi rendete conto… dove siamo oggi…? Ma voi avete questo DNA… Cercatelo, sentitelo, fatelo crescere,abbiatene cura dedicando forza, passione, tempo… Alzatevi il mattino pensando! Cercate la fonte dell’energia nella vostra passione, cui attingere idee e soprattutto la forza di realizzarle, parlate, esponete. Dovete avere fiducia in voi stessi, non chiederla. Ognuno di voi è unico e irripetibile: sta a voi capire quale è la missione che vi è affidata e che potete realizzare con il coraggio, la volontà, la disponibilità (fatica è non essere disponibili) e la determinazione verso il risultato. Spero che queste considerazioni possano infondere sicurezza e autostima in voi giovani, voi che siete il futuro della nazione, sempre ricordando le vostre vere radici, qualsiasi esse siano, perché la forza sta sempre nella verità. Ed un sempre valido aiuto per prendere decisioni importanti, ricordiamoci sempre, è la legge del buon senso. Giorgio Pasqua Imprenditore Veronese - 142 - Penso che il modo migliore per concludere un testo sulla legalità sia quello di ricordare una pagina della Storia d’Italia perchè i giovani continuino a credere nei sogni con la speranza nel cuore. - 143 - PER NON DIMENTICARE Scrutare l’orizzonte e vedere fumo, tanto fumo che si innalza nel cielo. Questo si può vedere nell’autostrada che unisce Punta Raisi a Palermo al km. 4 nei pressi di Capaci in una calda e assolata giornata di maggio. Là in lontananza sirene spiegate, gente che corre, che scruta, che guarda, che si ferma impietrita… che guarda un quadro buio, grigio, incolore: un quadro che non ha bisogno di alcuna cornice. Là in lontananza c’è un quadro inanimato di un’autostrada sventrata, di corpi lacerati: un quadro di morte. C’è il mare e lontano ci sono distese di campi di grano dorato che si mescolano ai rossi dei papaveri. E come sottofondo il canto delle onde si unisce a quello delle cicale. E io sono qui spettatore di questa inaspettata coreografia. Quanti pensieri affollano la mia mente…. E penso al mondo e penso a quello strano paesaggio oscuro che si mescola agli azzurri del cielo che ora, in un attimo, ha cambiato umore. In questi attimi dove la luce sembra non rischiarare l’immensità del cielo e il buio sembra aver inondato ogni cosa mi chiedo: “ Dov’è finito l’uomo, il suo essere, la sua forza di costruire un futuro radioso?”. In questi attimi dove le voci sembrano non essere più umane, odo solo voci di pianto e di disperazione… non sento più voci intrise di vita: solo urla, urla di dolore… Clic: una foto ferma l’immagine che non avrei mai voluto immortalare. Aiutatemi a rompere questa foto in tanti piccoli pezzetti. La ricostruirò e la ridipingerò insieme a tutti coloro che credono nel rispetto della giustizia. La realizzerò insieme a tutti coloro che non vogliono fermare il tempo al 23 maggio1992. Aiutatemi a dipingere prati verdi e pieni di fiori, campi biondi che ondeggiano al vento caldo, cieli azzurri, mari blu e macchine, tante macchine, che sfrecciano nell’autostrada di Capaci verso un mondo chiamato Giustizia. Aiutatemi a dipingere quadri che ritraggono volti che sorridono e dicono: “ Non dimenticateci noi siamo nei cuori di chi non vuole dimenticare….” Ora un soffio di vento purifica l’aria e fa volare i sogni…. Sogni legati a ideali che si stanno perdendo ma so che andranno a finire nei cuori di chi non può, di chi non vuole dimenticare. Questi sogni vivranno in una stella, dieci stelle, cento stelle, mille stelle che tengono viva la speranza, che tengono accesa quella luce, quel colore che mai si spegnerà per non lasciare nel buio delle tenebre gli uomini di questo mondo. Clic: scatto un’altra foto…. Riproduco un quadro: è bianco, senza macchie… Finalmente la Pace! È l’alba di un nuovo giorno. Anna Lisa Tiberio - 144 -