Erodoto
I. PRESENTAZIONE
anno di nascita preciso: ignoto (490-480 a.C.)
 Alicarnasso: antica colonia dorica (poi passata sotto
l’influenza della cultura ionica) sulla costa dell’Asia Minore =>
crocevia di culture
 nomi non greci del padre di Erodoto, Lisse, e del cugino (o
zio), il poeta epico Paniassi => famiglia nobile ma contaminata
con elementi barbari => influenze nella formazione umana e
ideologica di Erodoto
I viaggi: Grecia, Oriente …


la famiglia di Erodoto non era in buoni
rapporti con l’allora tiranno di Alicarnasso,
Ligdami => trasferimento a Samo
serie di viaggi: Sparta, Delfi, la Beozia, ma
anche e soprattutto luoghi lontani dalla Grecia
come l’Egitto, la Fenicia, l’Arabia, nei quali
Erodoto stesso dice di essere stato di persona
… ad Atene e in Occidente




soggiorni ad Atene: amicizia con Sofocle
possibili, ma non provati, contatti con la cerchia di
Pericle
444/3 Erodoto prese parte alla spedizione decisa da
Pericle per fondare in Calabria la colonia di Turii =>
insediamento e ultimi anni della vita
morte: l’opera si conclude con le guerre persiane
(479/8 a.C.), ma ha allusioni a eventi successivi => p.
es. l. 9 invasioni spartane dell’Attica non colpirono
Decelea => 431-425 era vivo
Poeti…



eta’ arcaica: no storiografia => poesia = unico
veicolo per la sopravvivenza scritta del sapere
(= memoria storica)
p. es. vicende interne di Lesbo nel VII-VI sec.
a.C.: ignote senza la testimonianza di Alceo
=> informazioni desunte dai poeti: preziose,
ma asistematiche e discontinue, non obiettive
… Logografi …



fine eta’ arcaica: nasce la storiografia come genere autonomo
primi rappresentanti: i cosiddetti logografi (scrittori di lògoi),
che si occupano di storie locali, fondazioni di citta’,
ricostruiscono le genealogie di famiglie illustri, trattano
questioni geografiche e topografiche
produzione perduta, ma i frammenti superstiti permettono di
farsi un’idea degli orizzonti e dei limiti metodologici del loro
operato: l’interesse per l’assemblaggio dei fatti prevale
sull’analisi; non esistono ferme distinzioni fra realta’ e mito,
fra certezza e ipotesi
… e il Pater historiae (Cic. De leg. I 5)


La stagione dei logografi si chiude con Erodoto: egli non e’
piu’ un logografo, ma uno storico vero e proprio, il primo a cui
questa qualifica possa essere data senza riserve e limitazioni:
 crea lo spazio mentale dello storico
 ne definisce la deontologia
 ne precisa gli obiettivi (la conservazione di fatti
significativi per tutti gli uomini) e i mezzi (la ricerca del
vero, del verosimile, dell’attendibile)
=> progresso decisivo nei confronti dei predecessori, che
avevano coltivato argomenti locali e ristretti senza un metodo
rigoroso ed univoco
Il pubblico

novita’ => non si esaurisce nella singola polis
o regione, ma si rivolge a tutti i Greci, anche se
gli Ateniesi vengono tenuti da Erodoto in una
considerazione particolare
La nuova lingua “storica”

Erodoto ha saputo creare (quasi dal nulla)



una scrittura versatile e funzionale
un vocabolario ricco e assortito, capace di adattarsi
sia alla pura esposizione dei fatti sia alla riflessione
etica, sia alle scene di massa sia al ritratto
psicologico individuale
una tecnica del raccontare, non meno elastica e
versatile
Il metodo

principi operativi (oggi scontati, non allora):





riconoscimento di un criterio generale di causalita’
abitudine a instaurare relazioni tra il fatto particolare e il
contesto generale
atteggiamento vigile e selettivo verso le fonti
confronto tra versioni alternative
per quanto sappiamo, questi principi non erano praticati
(almeno non sistematicamente e organicamente) prima di
Erodoto => con lui diventano una stabile conquista della
professione storiografica
Le Storie

Suddivisione attuale < filologi alessandrini:


Libro I
Libro II
Libro III
Libro IV
Libro V
Libro VI
Libro VII
Libro VIII

Libro IX






prologo; cause ostilita’ Oriente-Occidente; Creso; Ciro
Cambise e logos egizio
Arabi; Etiopi; Samo e Corinto; ascesa di Dario
spedizione di Dario in Scizia e Libia
campagne Tracia e Macedonia; insurrez. ionica
Maratona
Termopili
Salamina
Platea e Micale
Dicotomie nell’opera



Libri I-V (popoli barbari) <=> libri V-IX (Mhdikav), dal
punto di vista greco
A livello metodologico: approccio etnografico, geografico
e periegetico <=> approccio piu’ propriamente storico,
centrato sugli avvenimenti
Libri I-V: scomponibili in una serie di logoi, isolabili dal
contesto (e originariamente isolate, secondo alcuni
studiosi). Oggetto di questi logoi possono essere storie
dinastiche o campagne di conquista, ma soprattutto usi,
costumi e vicende di popoli. Dal libro VI in poi la
suddivisione in logoi scompare => trattazione
monografica dei Medikà, che volendo potrebbe essere
considerata un unico grande lògos greco-persiano.
LA “QUESTIONE” ERODOTEA

Qual era per
originario?


Erodoto
l’oggetto
di
interesse
Raccontare la grande vittoria del popolo greco contro
l’invasore straniero (=> libri I-VI come introduzione, sia
pure gigantesca, mirata a ‘pesare’ le forze del nemico e a
disporre lo scacchiere bellico)?
o raccontare gli usi, le tradizioni e la storia dell’impero
persiano e della costellazione di popoli che ne facevano
parte (=> libri finali = appendice, tecnicamente)?
L’ipotesi della conflazione



Unione di due progetti differenti e separati, uno
etnografico, ispirato all’eredita’ di Ecateo e dei
logografi, e uno piu’ ‘moderno’, basato sulla
narrazione di avvenimenti e sull’analisi delle loro
concatenazioni
Obiezione: se nell’opera erodotea ci fosse un solco
cosi’ profondo, niente avrebbe impedito all’autore di
scrivere due trattazioni distinte
Questa constatazione, semplice ma inoppugnabile, e’
il punto di partenza dei piu’ recenti sviluppi della
questione erodotea
L’ipotesi unitaria




critica attuale: non dubita dell’unita’, ma ne ricerca la
natura
storiografia antica: quasi sempre e’ la continuazione
di qualcos’altro (Elleniche senofontee continuano le
Storie di Tucidide; Tucidide col racconto della
pentekontaetia si ricollega a Erodoto)
autori precedenti a Erodoto: quasi tutto perduto, ma
esisteva probabilmente il motivo geografico, etnico e
culturale, di una bipartizione dell’ecumene in due
distinte aree, quella europea e quella asiatica
non a caso Erodoto all’inizio dell’opera fa insistente
riferimento al binomio Europa-Asia
Il disegno generale


puo’ essere stato quello di sviluppare in parallelo “le gesta
grandi e meravigliose” (1.1) compiute nei due continenti, fino
al punto in cui la ‘zolla’ asiatica e quella europea confluiscono
in una sola, e dai lògoi distinti si passa alla monografia
Conferme:


le vicende delle pòleis greche non sono tutte concentrate nella parte
greca delle Storie, ma compaiono a macchia di leopardo anche nella
parte barbara, e vi compaiano appunto come excursus di rispettabile
lunghezza – dei lògoi in piena regola – e non come deviazioni
occasionali dal tronco principale del racconto
specularmente, le informazioni etnografiche e antiquarie sui barbari
non si esauriscono nei primi cinque libri, ma proseguono anche nel VI,
nel VII, ecc.; le due parti dell’opera dunque si integrano = non c’e’
giustapposizione meccanica
Ragioni di una disunita’ apparente



Storie = opera unitaria nella concezione e nell’impianto, ma
dotata di due poli di interesse, uno barbarico e uno ellenico,
che prima procedono separati e poi si uniscono
l’esistenza di un progetto, di un disegno generale da parte di
Erodoto viene attualmente considerata molto probabile
la disunita’ che il lettore avverte va addebitata sia all’enormita’
stessa del progetto sia alla poverta’ di risorse che lo scrittore
antico aveva a disposizione per gestire grandi masse di
materiali eterogenei
 il libro, ai tempi di Erodoto, era uno strumento tutt’altro
che versatile, e non prevedeva tutti gli strumenti per
fluidificare e gerarchizzare l’argomentazione, e soprattutto
per sviluppare discorsi in parallelo
Opera incompiuta?

Alla questione compositiva si affianca la non meno
delicata questione della compiutezza dell’opera




nel libro I Erodoto fa due volte riferimento a degli
inesistenti logoi assiri
nel libro VII allude ad altrettanto inesistenti “lògoi che
verranno dopo”
dal libro III non si capisce se Cambise sottomise o no gli
Etiopi, dato che Erodoto in punti diversi fornisce entrambe
le versioni
promesse non mantenute e contraddizioni: frequenti
nelle opere antiche => non necessariamente denotano
la mancanza di un’ultima mano
L’imparzialita’ erodotea
2. APPROFONDIMENTO
 interesse verso i barbari: costante negli intellettuali
greci, ma a scopo pregiudiziale (superiorita’)
 approccio di Erodoto non ideologico (prologo):
parlera’ sia dei Greci sia dei barbari => criterio di
imparzialita’, quasi sempre rispettato
 non solo ambizione di oggettivita’ “scientifica”, ma
anche peculiare concezione relativistica del nòmos (=
legge, consuetudine, costume ecc.) =>
Relativismo del nòmos



nòmos = potenza invincibile; non unico e uguale per
tutti, ma molteplice e diverso da luogo a luogo
ogni popolo ha i suoi nòmoi e non accetterebbe di
cambiarli con quelli di nessun altro
i nòmoi, greci o barbari che siano, risultano tutti
ammissibili, tutti validi nel loro contesto =>
relativismo etico => Erodoto non cadde nello
stereotipo del barbaro perfido, corrotto, vile e lascivo
- diffuso in modo massiccio proprio nel corso del V
sec. a.C.
Virtu’ dei barbari

Erodoto riconosce ai barbari virtu’ e capacita’ straordinarie,
spesso superiori a quelle dei Greci stessi






Etiopi apprezzati per il loro sdegnoso e aristocratico contegno
(3.21)
Arabi per il rigore con cui tengono fede ai patti (3.8.1)
Sciti per il loro senso di giustizia (4.26.2)
Egizi per la loro religiosita’ (2.37.1)
Persiani per la semplice e severa educazione dei giovani, fondata
sul cavalcare, tirare con l’arco e dire la verita’ (1.136.2)
apprezzamento di usi peculiari:


piace il costume babilonese di vendere le ragazze da marito piu’
belle per fare la dote a quelle brutte
l’idea del re etiope Sabacone di destinare i criminali a lavori
socialmente utili invece che condannarli a morte (2.137.3)
Tutto il mondo e’ paese…

Messi di fronte a identiche situazioni, Greci e
barbari si comportano allo stesso modo

Es.: quando vengono invasi dai Persiani, sia i
Greci che gli Sciti si disuniscono, si scindono in
fazioni; e viceversa, quando ricevono dal Gran Re
l’intimazione a sottomettersi, sia i Greci che gli
Sciti rispondono di non riconoscere altri padroni
all’infuori degli dei
Erodoto e i barbari



Nelle Storie gli episodi di crudelta’ verso i
nemici, ma anche verso amici e congiunti,
sono quasi tutti a carico dei barbari
Ma: senza strumentalizzazioni, enfasi,
condanne moralistiche
=> comprensione dei popoli non-greci =>
accusa di essere un ‘filobarbaro’ (Plutarco,
Sulla malignita’ di Erodoto)
Filobarbaro?



No…
Patriottismo: indubbio
Evoluzione nel corso dell’opera:


distaccata neutralita’ dei primi libri <=>
partecipazione sentita nei libri bellici (in partic. VII in poi)
=> patriottismo non cieco: neppure l’attacco di Serse e il
pericolo di vedere la nazione greca ridotta in schiavitu’
riescono a spingerlo sulla strada dell’intolleranza e dei toni da
crociata
Le motivazioni



L’esercito persiano, nell’opinione di Erodoto, e’ un esercito
valoroso
Se il numero e il valore dei soldati bastassero a vincere una
guerra, i Persiani vincerebbero
Ma le vittorie si basano anche sulle MOTIVAZIONI, e sono
queste che fanno la differenza fra i due schieramenti


I Persiani, per quanto valenti, sono pur sempre una moltitudine di
sudditi-schiavi, proprieta’ di un re-padrone
Il popolo greco e’ invece un popolo libero, costituito da cittadini
portatori di diritti, e che combattono per difendere qualcosa di proprio
Vizi e virtu’




Greci e barbari nella ritrattistica erodotea =
mescolanza di qualita’ e difetti
a parte rari casi, i ritratti erodotei non sono totalmente
positivi (eccezioni: Solone e Aristide) o totalmente
negativi (eccezione: Cambise)
inoltre: mutamenti a seconda delle occasioni
(dinamici, dialettici, buoni o cattivi)
cio’ vale, di nuovo, sia per i Greci che per i barbari
IL METODO AUTOPTICO

libro IV: non si puo’ dire nulla di certo sui popoli che vivono
al di la’ degli Issedoni per due ragioni:



nessuno ha visto di persona quei luoghi
l’unico documento scritto esistente e’ il poema di Aristea di
Proconneso (ma fornisce solo notizie per sentito dire)
3 strumenti di lavoro:
 òpsis o autopsia (visione, visione diretta)
 documento scritto (epigrafi, registrazioni d’archivio; opere
dei logografi e degli esploratori; testimonianze poetiche, fra
cui sono incluse le raccolte di oracoli, specialmente delfici)
 akoè (l’udito, cio’ che viene riferito da altri)
 a questi va ovviamente aggiunta … =>
La gnwvmh




Informazioni (specie quelle non autoptiche): da verificare
gnòme = ‘giudizio’, vaglio critico dell’autore, basato su
intelligenza ed esperienza
alla gnòme spetta la valutazione della verosimiglianza di un
racconto e/o il cfr tra le varie versioni
in caso di divergenza, Erodoto trasmette sia le versioni che
ritiene vere sia quelle che ritiene false => libro VII: “non sono
tenuto A CREDERE a tutto cio’ che si dice, ma A
RIFERIRLO =>


non si nega ad altri la possibilita’ di farsi opinioni diverse
enorme mole di informazioni pervenuteci, altrimenti perdute
Il criterio del verosimile

Nell’accogliere e nel respingere una notizia, una spiegazione,
una teoria, Erodoto si attiene al criterio del verosimile




non crede alle isole vaganti (2.156.2), agli Arimaspi monocoli
(3.116.2), agli uomini dal piede caprino che dormono per sei mesi di
fila (4.25.1), alla licantropia dei Neuri (4.105.2), alle statue semoventi
(5.86.3)
ma crede ai serpenti alati (2.75, 3.107.2), alle formiche giganti
(3.102.2), e naturalmente agli oracoli e ai prodigi
criterio del verosimile ≠ nostro
colossali ingenuita’ vs osservazioni di grande perspicacia
IL PIACERE DEL LOGOS:
NOVELLA E ANEDDOTO





opera storiografica, ma anche capolavoro letterario
mancanza di precisi confini fra le varie possibili
forme di esperienza intellettuale
cultura orale che domina ancora largamente nel V
sec.: il testo scritto non viene concepito come oggetto
di studio o di lettura silenziosa, ma come oggetto di
RECITAZIONE
trova largo spazio l’elemento piacevole, emozionale,
creativo, magari perseguito di per se’
opera costellata di aneddoti, miti, fiabe
Il fiabesco




elementi fiabeschi: abbondano soprattutto nella parte
etnografica e periegetica dell’opera (popoli lontani e
personaggi di incerta esistenza, o passato nebuloso e remoto)
presenti anche nella parte cronologicamente piu’ vicina
all’autore
il fiabesco - presente dovunque - NON dipende dall’oggetto
occasionale del racconto, ma al contrario costituisce uno
stabile elemento del metodo erodoteo
Erodoto stesso lega inestricabilmente l’aneddoto e la grande
storia facendoli nascere l’una dall’altro (cfr. 1.1)
Valore educativo della fiaba



A volte il racconto di fatti meravigliosi non ha lo
scopo di supportare il racconto storico, ma quello di
svolgere concetti etici di portata universale (in luogo
della meno efficace esposizione didascalica)
Il mito accompagna in quelle regioni in cui non
sarebbe possibile avventurarsi diversamente
*Uso che, con le debite differenze, sara’ in Platone
(mito
per
trasmettere
verita’
filosofiche
particolarmente delicate e ‘scandalose’)
Il modello epico…
1.


Arte erodotea del racconto: influenzata dall’epos
motivi del viaggio, della guerra, dell’esotico, del mostruoso
Sono epici:

il meccanismo per cui il fatto personale (cfr. Iliade alterco
Achille-Agamennone) produce effetti smisurati e reazioni a
catena

la descrizione delle battaglie: Maratona, Termopili, Salamina e
Platea

l’avanzata delle armate di Serse (per bere disseccano interi
fiumi, per mangiare dissolvono immense ricchezze)

le tipologie eroiche:


personalita’ ‘iliadiche’ (Leonida e Pausania = valore bellico puro)
<=>
‘odissiache’ (Milziade e Temistocle = trasformismo, astuzia, metis
<=> forza bruta)
… e quello tragico



si esplica tanto nei temi quanto nel modo di
svilupparli
p. es. evidente affinita’ fra Erodoto e i Persiani nel
racconto della ‘saga di Serse’
fitta presenza dei cosiddetti ‘ammonitori tragici’ (con
un saggio consiglio cercano di salvare dalla rovina i
loro amici o padroni) ma restano inascoltati
VISIONE POLITICO-RELIGIOSA
3. CONCLUSIONE
 Erodoto preferisce ricondurre i fatti all’iniziativa dei singoli
piuttosto che alla spinta di fattori economici e sociali
(elemento di continuita’ con l’epica, dove facilmente accade
che grandi e traumatici avvenimenti vengano scatenati da
puntiglio e ripicca)

Erodoto non si fa alcuna illusione sulla moralita’ della politica:




chi usa solo i mezzi illeciti fallisce,
ma fallisce anche colui che lealmente conta solo sulle proprie
capacita’
solo la mescolanza, la sapiente unione di efficienza e astuzia
produce risultati
viceversa la virtu’ da sola, non sostanziata che da buone intenzioni,
conduce inevitabilmente al disastro
Il modello monocratico





scarsa fiducia nella collegialita’
concezione del potere ≈ omerica (Il. 2.204): polukoiranìe
(divisione dell’autorita’ fra molti) = male: uno solo deve
essere quello che comanda e prende le decisioni
cfr. libro III dibattito fra Otane, Megabizo e Dario: le forme di
governo sono tutte buone a parole, ma di fatto il potere di uno
solo e’ l’unico che funziona, specie se radicato nei patrioi
nòmoi, nei costumi aviti
governo gestito collettivamente, sia dalla massa sia da un’
élite: sara’ prima o poi minato dalla discordia e passera’ nelle
mani di un uomo solo
monarchia = governo migliore anche perche’ inevitabile
Serse
ha fatto violenza all’ordine cosmico -pretesa di unire Europa e
Asia sotto un solo giogo– e ha messo sottosopra la natura
stessa: ha trasformato la terraferma in mare (lo scavo del
monte Athos) e il mare in terraferma (il ponte di barche), e
infine ha cercato di dare il sacco a Delfi e ha incendiato i
santuari di Atene
 atti scellerati => Serse = grande eroe negativo delle Storie, nel
quale si compendia in modo quasi manualistico tutto il
repertorio di gesti e di pensieri identificati come u{bri"
(‘tracotanza’)
=> concetto complesso, definibile come la pretesa di eccedere,
anche solo con il pensiero, i limiti della natura umana, e di
mettersi in competizione con gli dei

Colpa e punizione
Tema sentito in Erodoto, come in Esiodo, Solone ed Eschilo
=> idea che il male chiama il male, e che la colpa verra’ comunque
punita, sugli stessi che la commettono o sui discendenti
 In Erodoto: nesso comportamento umano - ‘risposta’ divina non
semplice




Serse sfida gli dei e viene castigato => caso chiaro; altri casi non chiari
L’uomo ha una sua coscienza etica e deve esercitarla, assumendosi
in prima persona la responsabilita’ di distinguere il bene dal male
Varie tipologie di rapporto uomo-dio => in Erodoto convivono e si
alternano due distinte concezioni religiose:


una piu’ moderna, piu’ ‘alta’, in cui la colpa e’ veramente tale solo se
accompagnata da consapevolezza e volonta’ di commetterla
una piu’ arcaica, in cui gli dei assumono un atteggiamento,
colpevolistico, vendicativo, e in cui la colpa dell’uomo –osservata nei
suoi soli effetti– viene punita comunque, anche ove non venga
soggettivamente percepita come tale
Giustizia = restaurazione dell’equilibrio

convivenza fra queste concezioni < mentalita’ compensativa tipica di tutto
il periodo greco arcaico e classico




3.99-100 abitanti dell’India: due popoli, uno carnivoro, l’altro vegetariano;
3.113 pecore allevate dagli Arabi: due razze, una dalla coda lunga e una larga;
4.180, popoli libici: alcuni si fanno crescere i capelli sul dietro della testa, altri
sul davanti
4.36.1 se il sud ha un fiume come il Nilo, il nord deve averne uno analogo e
speculare (Danubio)
tali particolarita’ rivelano, nel piccolo, la struttura generale dell’esistente:
sistema di simmetrie e contrappesi nel mondo fisico, antropico, divino
=> mentalita’ compensativa, ‘apodotica’ applicata alla giustizia: determina la
convinzione che la colpa, una volta commessa, non sia solo un fatto privato
tra offeso ed offensore, ma anche la rottura di un equilibrio piu’ grande, che
riguarda potenzialmente tutti

Gli dei




Il perdono e’ senza dubbio un nobile gesto, ma non ha il potere di far
tornare le cose come prima. Se un equilibrio si rompe occorre cercarne un
altro, e questo nuovo equilibrio potra’ determinarsi solo quando all’azione
verra’ contrapposta una reazione di forza uguale e contraria
L’equilibrio non viene messo in pericolo solo da un atto traumatico come
un omicidio o un sacrilegio, ma da qualunque eccesso
Raggiunto l’eccesso, si mette in moto un meccanismo di
ridimensionamento: phthònos theòn
Per Erodoto gli dei non sono sempre l’origine prima degli eventi: esistono
cose che devono accadere, che e’ destino che accadano (ricorrenti nelle
Storie espressioni come “ma poiche’ doveva andargli male…”), alle quali
neppure gli dei possono opporsi
Lo ionico erodoteo
1.
2.
3.
Erodoto scrive in dialetto ionico, ma non puro,
bensi’ fortemente contaminato con elementi attici
(soggiorni ad Atene)
La scelta dello ionico era normale per un autore
nato, come Erodoto, in un’area linguistico-culturale
di confine (Alicarnasso: colonia dorica ma nella
sfera d’influenza delle vicine citta’ ioniche)
Tendenza di ogni genere letterario a mantenere gli
elementi
linguistici
originari:
continuita’
‘professionale’ che Erodoto sentiva con i logografi
ionici ed Ecateo
Erodoto ‘omericissimo’

Pseudo-Longino (Del sublime 13.3): Erodoto autore
JOmhrikwvtato" => precise caratteristiche espressive




preferenza per gli intrecci non lineari, ma variati e
imprevedibili (non stancare l’attenzione del lettore/uditore)
uso del discorso diretto
semplicita’ della sintassi, basata su brevi membri e sulla
coordinazione
realismo, uso di immagini forti ed evidenti, esattezza
tecnica delle descrizioni
Lo stile medio
Gli antichi facevano di Erodoto il rappresentante
dello stile medio, equidistante dalla sublimita’
tucididea e dall’asciuttezza senofontea
=> fra i tre grandi storici del V-IV sec. a.C., Erodoto si
avvicina di piu’ ai modi della lingua parlata, come
dimostra il suo abbondante uso di parentesi,
ripetizioni, anacoluti, pronomi dimostrativi ed altre
espressioni epidittiche

Gli excursus

caratteristica notevolissima della tecnica compositiva di Erodoto;
non l’unico a farne uso, ma in nessun altro quest’uso e’ altrettanto massiccio e
sistematico

non si tratta solo di excursus lunghi, ma soprattutto di excursus
brevi o brevissimi: interrompono di continuo la narrazione per precisare,
rettificare, ampliare


a volte un excursus ne contiene un altro
occasione tipica per aprire un excursus: menzione di un popolo, di
una citta’, di una particolarita’ geografica


Es. 4.102.2: gli Sciti sanno di non poter fronteggiare Dario e chiedono
aiuto. Rispondono all’appello otto popoli: di ciascuno vengono descritti
usi e costumi e cose notevoli
numerosissimi excursus: richiedono al lettore/uditore un
supplemento di attenzione, ma vengono inseriti con grande
maestria nel tessuto dell’opera e quindi non ne minano l’unita’
Funzione letteraria degli excursus
In certi casi, un lungo excursus viene inserito
fra l’imminenza di una battaglia e il suo
effettivo inizio
=> evidente ricerca di un effetto di suspense
=> la tecnica dell’excursus puo’ dunque essere
sfruttata anche a fini artistici

Scarica

Erodoto