Diocesi di San Miniato
da La Domenica del 06/11/2011
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Echi del Convegno Sinodale Diocesano
Educare alla vita buona del Vangelo… tra i giovani
Grande apertura del Convegno Sinodale lo scorso
27 ottobre nel convento francescano di S.
Romano, che già dal pomeriggio ha visto
numerosi delegati parrocchiali e invitati diocesani
che gremivano la chiesa. La prima parte della
serata si è svolta con un Lectio biblica tenuta da
mons. Fausto Tardelli sul vangelo di Marco: il
giovane ricco (Mc 10, 17-24). Un invito a
riflettere sulla propria vita, sulle scelte che ogni
giorno compiamo e quale posto diamo al Signore
nella nostra vita. A seguito hanno avuto luogo i
gruppi di lavoro: i partecipanti sono stati divisi in
dieci gruppi chiamati a riflettere rispettivamente
sui temi: la vita affettiva, il lavoro e la festa, la
fragilità umana, la tradizione, la cittadinanza. Un
dibattito di circa due ore per far riflettere i
partecipanti su questioni importanti della vita quotidiana e riuscire a dare la chiave interpretativa
cristiana.
Dopo cena è stata la volta dell’intervento del relatore Prof. Davide Rondoni, editorialista di «Avvenire»,
poeta e scrittore romagnolo.
Riflettendo sulla problematica giovanile, l’intervento si è focalizzato su tre aspetti principali: il primo la
bontà come fertilità: una vita buona e condotta bene è necessariamente anche fertile. Il giovane che si
affaccia alla vita ha dentro di sé grandi speranze, alti obiettivi ed è slanciato in tutti gli avvenimenti; ciò
che lo «uccide» più di tutto è il cinismo, lo scetticismo degli adulti, di coloro che ormai sono arrivati, che
non si aspettano più niente dalla vita e che ormai hanno perso le speranze. Il cristiano, invece, ha un
cuore avventuroso, guarda alla vita come una promessa. Il secondo aspetto sul quale l’assemblea è stata
chiamata a riflettere è stata la libertà e la positività. Un uomo libero- continuava Rondoni- non è uno che
non ha limiti né condizioni, ma è un uomo soddisfatto di stare al mondo, soddisfatto della propria vita. I
giovani cercano la positività, la realizzazione delle promesse. Per avere perfetta letizia, diceva S.
Francesco, basta la fede. Tuttavia, il coraggio e la letizia non possiamo fornirceli da soli: ogni giorno
dobbiamo guardare il volto dei santi che rappresentano Gesù Cristo. Ultimo spunto su cui riflettere:
indicare dove sta al positività. I giovani hanno bisogno di fede vivente oltre che coerente, si deve indicare
loro il grande Tu da cui sgorga la felicità di ogni uomo. Dobbiamo far trasparire che la nostra vita si lascia
condurre dalla Sua presenza. Il volto di Gesù, allora, deve essere lo strumento per dire «Padre» e la sua
vita modello parte integrante dell’educazione.
Educare alla vita buona del Vangelo …in famiglia
Un platea di delegati attenta e interessata ha preso parte anche alla seconda serata del Convegno,
dedicata al tema della famiglia.
Come la prima sera, anche nella seconda giornata i delegati hanno discusso con partecipazione nei dieci
gruppi di studio servendosi delle apposite schede.
Dopo la cena sobria consumata nei gruppi (una novità per i convegni di questo tipo, che è stata comunque
apprezzata) la seconda parte ha visto l’intervento di un relatore d’eccezione, il direttore dell’Ufficio
Nazionale Cei di Pastorale Familiare, don Paolo Gentili.
Prima della relazione, la comunità diocesana ha ascoltato la presentazione della nuova realtà che nasce a
sostegno delle coppie e famiglie in difficoltà: il Consultorio Familiare Diocesano. Sandro Spagli, presidente
del Consiglio di indirizzo e la dott.ssa Monica Ferri, psicoterapeuta e supervisore dell’Equipe degli
specialisti, hanno delineato sinteticamente i servizi e le finalità del Consultorio Familiare diocesano
intitolato al compianto dott. Alberto Giani; il loro intervento riassumeva quanto già riportato su queste
pagine nel numero scorso.
Di alto profilo è stata la relazione di don Gentili che ha avuto il compito di illustrare gli orientamenti del
decennio dei vescovi italiani, con particolare riferimento al tema della famiglia, tema che lo ha visto
partecipe anche nella stesura stessa del documento.
L’intera relazione si può trovare pubblicata sul sito diocesano. Qui giova piuttosto sottolineare alcuni
passaggi importanti da trattenere per una riflessione più ampia:
- «C’è una ministerialità specifica degli sposi che va stimolata e, se armoniosamente legata alla
ministerialità di comunione dei presbiteri, può efficacemente edificare la comunità cristiana». Il tema
della ministerilità degli sposi è legata allo specifico del sacramento del matrimonio che va quindi
maggiormente compreso, vissuto, promosso come sacramento che costruisce la «comunione ecclesiale»:
già in questo senso il Catechismo della Chiesa Cattolica legava Matrimonio e Ordine come i sacramenti che
costruiscono la comunione cristiana.
- «Nell’uomo c’è una chiamata alla pienezza che è raggiungibile in Cristo e che si offre a ciascuno di noi
attraverso relazioni umane significative». È stato messo in evidenza il primato delle relazioni. Lavorare
per una qualità delle relazioni è vero servizio di promozione umana e di evangelizzazione, poiché verità
dell’uomo e verità di Dio sono questioni strettamente intrecciate.
- «Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di
trasmetterla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita
nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri. Nessun testo e nessuna teoria,
per quanto illuminanti, potranno sostituire l’apprendistato sul campo». L’importanza della testimonianza,
di coltivare la propria fede con serietà, perseveranza, preghiera. Don Paolo ha qui citato esempi di vita di
persone e famiglie sante, quei volti, come già diceva il prof. Rondoni la prima sera, che è sempre bene
guardare e mantenere come punti di riferimento della vita cristiana.
In chiusura il nostro Vescovo Fausto si è detto contento per la partecipazione registrata al convegno e per
la qualità delle relazioni degli esperti, ed ha invitato la comunità diocesana, dopo questa tappa
importante, a riprendere con fiducia il cammino di evangelizzazione e di particolare attenzione alle sorti
dei giovani e delle famiglie.
» Vai allo Speciale Convegno
Ai link seguenti è possibile riascoltare la lectio Biblica del Vescovo e le relazioni delle due serate:
LA LECTIO BIBLICA
LE RELAZIONI
Perché leggere un giornale
di Michael Cantarella
Lo scorso 19 ottobre, a Todi, si è tenuto un importante incontro del
forum delle associazioni cattoliche italiane. Il dolce scenario delle
colline umbre è stato la cornice per la due giorni d’incontro, in cui i
movimenti vicini alla chiesa si sono riuniti per parlare del ruolo dei
cattolici nella società civile italiana. Il cardinal Bagnasco, ospite
dell’evento, ha affermato:« I cristiani abitano la storia consapevoli di
avere qualcosa di proprio da dire, qualcosa di decisivo per il bene
dell’umanità. Qualcosa che è dato dalla fede, che si rivela
pienamente in Gesù, ma che – in misura – è avvicinabile dalla
ragione pensante e aperta: è l’autentica concezione dell’uomo, della
sua dignità, dei suoi bisogni veri, non indotti e imposti da una
cultura prona all’ideologia del mercato». Le parole del cardinale sono
molto chiare e spronano tutti i cattolici ad impegnarsi di più nella
vita civile e politica del paese. Ma come è possibile essere presenti e attivi nella società civile se non se ne
conoscono i contorni, se non si ha ben chiaro lo scenario d’insieme; come è possibile operare per il bene
comune se non si conosce l’attualità che ci circonda?
Ad esempio, un fedele di San Miniato, che oggi voglia impegnarsi di più nella società civile, a livello
politico o sociale, non può permettersi di evitare di «curiosare» tra le notizie, su quello che succede sul
territorio, in regione, in diocesi.
Informarsi, leggere, ascoltare, formare una propria opinione è davvero fondamentale per poter portare un
qualsiasi contributo personale all’impegno civile. E reperire informazioni oggi, nell’era del gigantismo
informativo, nel tempo della assoluta disponibilità delle notizie, è paradossalmente più complicato che nel
passato. La varietà e la sovrabboddanza delle informazioni possono portare ad un totale disorientamento
di un cittadino (o fedele) che vuole farsi un’idea di quello che accade intorno.
Sono quindi più che mai necessari gli strumenti di mediazione dell’informazione (giornali, tv, radio, web)
che permettono di orientarsi nel mare magnum delle dichiarazioni dei politici, dei dispacci d’agenzia, delle
notizie di cronaca.
Utilizzare tutti gli strumenti d’informazione - e perché no anche leggere qualche notizia della diocesi locale
- dovrebbe diventare una buona abitudine per i cattolici che vogliono dare un’importante contributo al
futuro (incerto) dell’Italia.
dalla diocesi
Montecalvoli, i cento anni della Misericordia
di Nilo Mascagni
A Montecalvoli, sabato 29 ottobre si è celebrata la
giornata conclusiva dei festeggiamenti per il centenario
della Misericordia. Alle ore 17 nella candida
tensostruttura (quella che è al momento la chiesa
locale) il parroco don Raimondo Gueli ha accolto i fedeli
della comunità e i volontari dell’associazione, con il
Governatore Giancarlo Grossi ed alcuni consiglieri, per
partecipare alla Messa solenne celebrata dal vescovo
mons. Fausto Tardelli.
Un’aula ecclesiale quanto mai affollata e pieni di colori e
di calore. Per la presenza di tante persone e per la
differenza tra la temperatura esterna e quella interna, le
candide
pareti
della
tensostruttura
sembravano
palpitare, vivere l’evento. Cento anni di amore,
solidarietà, assistenza, comprensione, portati davanti al
Signore, nel ringraziamento, nella preghiera. Tutti erano consapevoli di questa realtà attualizzata tramite
la Confraternita di Misericordia
Dalle parola del Vescovo, che ha tratto spunto dalle letture evangeliche, si è ben compreso quanto
l’Eucaristia contenga l’invito a rivedere tutte le nostre relazioni nell’ottica del servizio, del dialogo,
dell’umiltà, della comunione, del perdono, della giustizia. Perché uno solo è il Padre nostro, quello Celeste
e uno solo è la nostra guida, Gesù Cristo.
Mons. Tardelli ha affermato come la Misericordia sia nata per servire il Cristo nel fratello , per rendersi
disponibile e desiderosa di dare sostegno ed aiuto al prossimo, per dare agli altri il primo posto, non
cercando mai il proprio vantaggio ma il bene degli altri.
Queste ed altre parole del presule sono andate «dritte dritte» nel cuore di tutti i presenti. Lo si è
particolarmente compreso quando il Governatore
Giancarlo Grossi, recandosi all’ambone, è parso
visibilmente emozionato. Grossi, dopo avere
ringraziato mons. Tardelli per le sue parole e per altri
‘eventi’ esterni, si è detto orgoglioso di fare parte dell’associazione e ha ringraziato tutti coloro che negli
anni hanno apportato il loro impegno, dai precedenti governatori, ai consiglieri, ai volontari e a tutti i
soci. Ha rivolto un appello perché sempre più persone e sempre più giovani entrino a fare parte della
Misericordia, per potere continuare l’impegno a migliorare e realizzare tanti progetti per una associazione
sempre più basata sui valori di solidarietà ed assistenza, fondamentale per la cittadinanza e per le
famiglie.
Il Governatore ha quindi donato a mons . Tardelli il volume «Un secolo di Misericordia a Montecalvoli
(1911 - 2011)», edito dalla Confraternita di Misericordia, a cura del dott. Bernardo Vellone. Il governatore
ha avuto parole di elogio e di ringraziamento per il dott. Vellone che con sapienza e affetto ha ripercorso i
cento anni di vita della Confraternita di Misericordia, «…una storia fatta da cristiani impegnati a dare
attuazione completa e quotidiana al Vangelo».
La parola del parroco don Raimondo Gueli
Nel gioire con voi per la ricorrenza della fondazione della Confraternita della Misericordia, riflettevo
sull’importanza e il valore di questa meravigliosa impresa. Mi passavano così per la mente le innumerevoli
opere benefiche compiute nell’arco di un secolo da persone che hanno risposto con generosità al fascino
della parola Misericordia.
Perché se la pietà è comune a tutti gli uomini sensibili alle sofferenze altrui, la M misericordia acquista
nella visione cristiana un significato tutto particolare. La Misericordia infatti è più prerogativa divina che
umana e si rivela tutta nel desiderio di Dio di partecipare, facendosi uomo, da uomo con gli uomini, a
tutte le sofferenze fino a non sottrarsi all’atroce supplizio della croce.
Mi figuravo perciò i confratelli come persone che prestano a Dio le loro gambe per correre velocemente
sul luogo del bisogno, le loro mani per curare ferite sanguinanti e il loro cuore per vivere con l’infermo le
sue sofferenze.
E, in un secolo, quante corse, quante trepidazioni di fronte ad un ammalato da trasportare o un
incidentato da soccorrere. Oggi, che la tecnologia vi ha messo a disposizione veloci mezzi di trasporto e
attrezzature sopraffine di primo intervento, anche la riuscita premia più spesso i vostri interventi con un
esito che agli inizi era impensabile, e rende così la vostra azione più meritoria. E se il Signore si dispone
alla benedizione per un’opera di misericordia, quanto avranno richiamato l’attenzione di Dio su questa
comunità le innumerevoli opere di misericordia compiute dai confratelli?
Sento perciò il dovere di manifestarvi anche a nome di tutta la comunità di Montecalvoli la gratitudine e il
ringraziamento per la vostra presenza tra noi,
Agli attuali confratelli, ultimo anello di una catena che si spera continui nel futuro, moltiplicandosi magari
nel numero e nell’efficienza, assicuro la mia costante attenzione, la mia preghiera e la preghiera di tutta la
comunità. Il Signore premi con la gioia del cuore la vostra generosa fatica quotidiana e vi sostenga nel
proposito di rendervi costantemente disponibili a questo meraviglioso servizio
Cerreto Guidi, Pieve di San Leonardo
Restaurato il trecentesco crocefisso
Questa domenica la presentazione al pubblico
di Alexander di Bartolo
Il crocefisso è attribuito al «maestro della Croce di Camaiore». Il suo nome
è ignoto. Si sa soltanto – perché alcuni tratti caratteristici lo evidenziano –
che l’opera d’arte lignea appartiene alla stessa bottega di area lucchese che
nei primi tre decenni del Trecento realizzò opere simili sparse per la
lucchesia, la valdinievole, l’area pesciatina, con un mirabile esempio nella
croce della Collegiata di Camaiore e un bellissimo modello, proprio nella
chiesa cerretese. Si tratta del corpo di Cristo crocifisso scolpito nel legno.
Per noi oggi un oggetto scultoreo di assoluto pregio, che la storia dell’arte
moderna ha declassato però per lungo tempo, da quando cioè Giorgio
Vasari, relegando la scultura su legno al ruolo di produzione d’arte
popolare, l’aveva resa inferiore alle opere d’arte figurative realizzate con
materiali più nobili, come bronzo e marmo. Si tratta invece di una grande
opera d’arte la cui presenza e provenienza a Cerreto Guidi è incerta. Un
crocefisso è ricordato nella prima visita pastorale della neonata diocesi
sanminiatese. Siamo nel pieno del 1600 e un crocefisso ligneo, opera di un
intagliatore fiorentino del XVII secolo, si trova menzionato nella pieve di
Cerreto. Questo crocifisso, da poco restaurato, è stato attribuito alla scuola del Gianbologna e sappiamo
che fu donato dal Granduca Cosimo I Medici. Si tratta del crocefisso posto attualmente sull’altare
maggiore della Pieve di San Leonardo. Collocato lì dal momento della sua donazione alla chiesa cerretese,
al posto di una croce più antica spostata sopra la parete della porta maggiore. Si può quindi presumere
che i visitatori diocesani descrivendo l’altare maggiore indicassero sempre il Cristo policromo della scuola
del Gianbologna, donato da circa un secolo. Allora da dove proviene il crocifisso trecentesco? L’ipotesi più
attendibile vuole che, al momento del progressivo abbandono dell’antica pieve di San Pietro e Giovanni
Battista in Greti, alcuni arredi e oggetti liturgici furono trasferiti nella pieve dentro le mura del castello.
Per tale ragione questo crocefisso, più antico, più importante, bellissimo nel suo patetismo accentuato di
sofferenza, fu collocato nell’altare maggiore finché arrivò in chiesa quello granducale. E’ un’ipotesi
ovviamente, che nulla toglie all’importanza di questa che potremmo definire una nuova acquisizione.
L’opera infatti si presentava in condizioni di leggibilità fortemente alterata e non fedele allo stato originale.
Per questo il restauro rappresenta una sorta di nuova acquisizione. Nessuno ha mai visto infatti la scultura
lignea nel suo verismo e nel suo stato originario. La presentazione questa domenica, 6 novembre, alle 17,
sarà quindi l’occasione per tutti i parrocchiani, i fedeli di Cerreto Guidi e gli appassionati di arte
medioevale della Diocesi per comprendere e ammirare questa opera d’arte che racconta con grande
naturalezza l’ultimo respiro di Cristo.
Cerretti
Viva gli sposi: esperienze dal Matrimonio
di Renato Colombai
L’appuntamento è per sabato 5 novembre, alle ore 19, presso i locali della parrocchia di Cerretti. Gli
invitati sono le coppie che si sono unite in matrimonio quest’anno. Insomma, i novelli sposi. Lo scopo è
quello di creare un momento di preghiera e condivisione, della propria esperienza, poi di far festa
assieme. Sono stati mesi che hanno segnato per sempre le loro vite: si sono infatti uniti e accolti in
matrimonio, e questo è stato per loro un momento di forte emozione e di intensa gioia che vale la pena
confrontare con altre coppie.
Il periodo di fidanzamento è stato fondamentale per sperimentare l’amore di uno nei confronti dell’altro,
per conoscerci meglio, e per confrontarsi in merito alle loro attese, cercando di individuare gli elementi
fondamentali del progetto di Dio per loro. Un progetto da attuare nella vita di coppia, con la scelta ben
consapevole di sposarsi in chiesa, prendendo come guida Gesù Cristo. Nel loro cammino di coppia , come
sposi cristiani, stanno sperimentando molti aspetti concreti del vivere insieme.
Prima di tutto “amare”, inteso come prendersi cura l’uno dell’altro, affinché ciascuno di loro possa crescere
nella propria identità personale e dare senso alla propria vita. Poi, la capacità di negoziare, perché sono
comunque due persone diverse, per carattere e per storia personale: non è sempre facile muoversi dalla
propria posizione per incontrarsi, a metà strada, con l’altro. Deve esserci comunque la consapevolezza che
con umiltà e tanta pazienza si può trovare insieme modi concreti di gestione della vita insieme, sempre
rispettosi dell’identità di entrambi e delle reciproche esigenze.
Un altro aspetto concreto che è importante per la vita coniugale è il dialogo tra gli sposi, perché aiuta
sempre a conoscersi, a comprendersi, a darsi sostegno, per vincere le paure e rispondere ai reciproci
bisogni, a provare gioie e soddisfazioni.
Anche in alcuni piccoli gesti quotidiani, con parole, gesti, atteggiamenti d’ascolto, si può crescere molto
come coppia di sposi. Essi stanno vivendo concretamente il dare e il ricevere come coppia: i loro genitori
possono essere d’esempio e di aiuto, come molte altre persone care.
Ma tutto questo «vivere l’esperienza di coppia» non avrebbe significato, se non avessero scelto
liberamente di amarsi per accogliere quel bene assoluto, che per i cristiani ha un nome e una storia: Gesù
Cristo, inviato dal Padre per rivelare agli uomini il suo amore, che si manifesta attraverso l’amore degli
sposi.
Questi novelli sposi si sentono sicuramente chiamati ad una speciale vocazione, che li spinge ad esprimere
con la loro vita insieme le qualità dell’amore di Cristo, che è sempre fedele e fecondo. L’augurio è che
continuino ad affidarsi a Lui, convinti che è presente nella nostra vita, cammina con loro, e a loro dà una
mano nei momenti di difficoltà.
Ponte a Elsa, Pino
La visita del vescovo Fausto
Venerdì 28 ottobre mons. Vescovo, con i tecnici della
Curia diocesana, ha visitato i lavori eseguiti nella
ristrutturazione della casa canonica di Pino. La
struttura è destinata a diventare un punto di sosta e
ristoro lungo la Via Francigena. Terminata la seconda
fase della ristrutturazione, si auspica che l’anno
prossimo siano completate tutti i lavori per avere un
complesso accogliente ed efficiente.
Al termine della visita il Vescovo, accogliendo l’invito
del parroco e della direttrice della scuola Materna Suor
Grazia Grasso si è recato a salutare i bambini della
struttura. Pochi minuti, per gli impegni del presule, ma che sono stati sufficienti e far felici i bimbi che
hanno accolto mons. Tardelli con applausi e canti di gioia.
Forcoli
Messa serale all’edicola mariana
Lo scorso 30 ottobre a Forcoli si è svolta una messa molto
particolare, alle ore 21.15. Dopo aver pregato il Rosario,
circa 200 paesani hanno assistito alla messa in strada,
davanti all’edicola Regina della Pace appena restaurata. Il
traffico è stato bloccato e deviato su strade alternative per
consentire questa celebrazione che diventerà un punto fermo
negli anni a venire, nella prima domenica di Ottobre. Alla
Santa Messa hanno presenziato il sindaco di Palaia Alberto
Falchi e l'architetto Bartalini.
Rubriche, appuntamenti e segnalazioni ...
Shalom: prosegue l’iniziativa
«Mele della Pace 2011»
Comprando un Kg di mele solidali si contribuisce alla realizzazione di un centro di formazione
in Togo. Iniziata domenica scorsa, prosegue anche per questo weekend la campagna
«Mele della Pace» promossa dal Movimento Shalom. Nelle principali città italiane con
l’acquisto di un sacchetto di mele presso i gazebo allestiti dai volontari nelle piazze e nei
supermercati aderenti, si finanzia il progetto «La Casa di Giacomo», che prevede la
realizzazione di un centro di formazione al cooperativismo per l’Africa occidentale che
comprende un ostello, un panificio, una pizzeria e una scuola di formazione professionale,
alfabetizzazione e difesa dei diritti umani, in corso di realizzazione nel sud del Togo.
Il centro sarà coordinato e gestito direttamente dai giovani del Gruppo Shalom Togo,
attivo ormai da circa un anno nei pressi della capitale Lomé. L’iniziativa è stata resa
possibile grazie all’impegno e alla collaborazione di Coop Italia, Unicoop Firenze, CFT
Trasporti, G. F. Zani, Melinda e V.I.P. Per contribuire con una donazione: conto corrente
postale n° 11858560, intestato a Movimento Shalom Onlus, causale «La Casa di Giacomo».
Capanne
I vincitori del premio Fucini 2011
Sabato 22 ottobre si è conclusa la 7a edizione
Come già avvenuto negli ultimi anni, la cerimonia si è
tenuta nella splendida villa Dianella, nel comune di
Vinci, dove sono sepolte le spoglie del grande
scrittore toscano. Tutto ciò grazie alla disponibilità dei
proprietari. Il Premio letterario intitolato alla memoria
di Renato Fucini è stato creato sette anni fa
dall’Associazione Culturale Capannese, presieduta da
Raffaele Di Lorenzo. Ma cosa ha a che fare Capanne
con Fucini? La spiegazione l’ha data da par suo il
giornalista e scrittore Riccardo Cardellicchio, che ha
sapientemente condotto la serata. Fucini era un
ispettore del ministero della Pubblica Istruzione e, in
una delle sue periodiche visite di controllo alle scuole
della zona a lui affidata, s’imbatté nel maestro
Stefano Marconi, che insegnava appunto alla scuola
elementare di Capanne. Ne nacque una grande amicizia, attestata in vari scritti e racconti, e di questa
amicizia è restata traccia fino ad oggi nel paese di Capanne. È ancora vivo e vegeto Romano Marconi, che
il grande scrittore teneva – bambino – sulle ginocchia nelle sue frequenti visite in casa del maestro
Stefano, nonno del nostro Romano.
Alla cerimonia sono intervenuti il sindaco di Montopoli in val d’Arno, Alessandra Vivaldi, e gli assessori alla
cultura di Vinci, San Miniato e Montopoli. Nonostante la notevole distanza, hanno presenziato anche le
autorità del comune di Torella dei Lombardi, provincia di Avellino, non solo in virtù del gemellaggio
esistente fra i due comuni, ma anche per il fatto che la scuola primaria «Manlio Rossi Doria» di Torella è
risultata vincitrice della sua sezione.
Per le altre sezioni sono stati proclamati vincitori: Riccardo Marconi, racconti adulti; Floredana De
Felicibus, poesie adulti; Cecilia Bartoli, racconti ragazzi; Ludovica Cino, poesie ragazzi.
Il Premio Fucini ogni anno di più si fa apprezzare per l’assoluta indipendenza e autonomia della giuria,
presieduta dalla prof. Irene Bendinelli, e composta da insegnanti e scrittori che lavorano con grande
impegno e passione. Tutte le opere vengono esaminate in maniera del tutto anonima a garanzia della
correttezza dell’operato della giuria stessa.
A riprova del successo del Premio sta il fatto che ogni anno aumenta sia il numero dei partecipanti, che
provengono da tutta Italia, sia la qualità degli elaborati, che sono poi pubblicati in un’apposita antologia.
Semi di Senape
La lampada accesa
di don Luciano Marrucci
La parabola delle dieci vergini si inquadra nella ritualità poetica di un’usanza
nuziale che risultava assai pittoresca. Le ragazze, vestite di bianco, andavano
in quella notte a fare corteo allo sposo che si recava a prelevare la sposa. Un
cosa spettacolare, questa doppia fila di fanciulle illuminate dal chiarore diffuso
delle loro lampade. E come ci andavano volentieri! Oltre al piacere di
partecipare ad un buon banchetto, c’era la soddisfazione di essere invitate a
preferenza di altre; e questa era anche una buona occasione per mettersi in
vista: adocchiare qualcuno ed essere adocchiate. Si sa: erano tutte ragazze da marito.
Quella volta però, per la sconsideratezza di alcune di loro, la cosa andò a finire male. La processione si
fece con cinque soltanto. Numero dispari, notate. Coppie pochine e incomplete. Che figura! Lo sposo si
arrabbia, è logico. E alle cinque che arrivano in ritardo dice semplicemente: «Ma voi, chi vi conosce?».
Così rimangono a digiuno.
Nel battesimo ci viene consegnata una lampada accesa. La Chiesa ci insegna che Fede, Speranza e Carità
sono virtù infuse: si accende nella nostra anima la fiamma viene da Dio, ma l’olio ce lo dobbiamo mettere
noi. L’olio è la buona volontà con cui la lampada viene alimentata, protetta e tenuta in perfetto assetto.
Non è un compito da prendere alla leggera. Non c’è da meravigliarsi se molte lampade sono spente.
Alcune non erano state alimentate con la pratica religiosa; altre non erano state protette abbastanza.
Provate ad esporre una piccola fiamma al vento e alla pioggia!
Si tratta di governare la propria lampada. Quando un monaco moriva all’improvviso, l’abate si recava nella
sua cella e faceva attenzione alla sua lucerna. Se questa era in buon assetto, scriveva in una nota per gli
annali del monastero: È morto, ma la sua lampada era ben governata!
Lettera in redazione
di Antonio Baroncini
Egregio direttore don Francesco, spinto dalle numerose considerazioni di apprezzamento e di gratitudine,
ma anche da critiche al mio articolo-intervista su Medjugorje, Le chiedo, gentilmente un po’ di spazio, per
rispondere a queste osservazioni.
Ho cercato di mettere in evidenza ciò che Medjugorje rappresenta e suscita, a livello spirituale,
evidenziando, in alcune mie domande, quanto la grande estensione di partecipazione a questo
«fenomeno» comporta.
Non volevo e non voglio entrare nella veracità delle apparizioni (una commissione sta lavorando per
verificarne l’autenticità), ma solo di comunicare il perché e che cosa spinge nel mondo milioni di persone a
recarsi in questo luogo, attraverso una testimonianza diretta. Anio ha risposto, in coscienza, di come
valuta tale evento e quanta opportunità spirituale ne ricava.
È sciocco non costatarne la grande partecipazione popolare ed altrettanto ingenuo è non cercare di
amministrarla e gestirla. Parlarne non fa male, è una realtà, anzi spinge all’analisi da cui trarre frutti.
Questi milioni di persone che per anni sono accorsi in questo luogo dimostrano di volere una concretezza
di quanto il messaggio cristiano evoca. Abbiamo bisogno di vedere il volto della Madre celeste, di sentire
la sua voce, di seguire il suo sguardo: aspirazioni umanamente legittime. Così quando si verificano questi
avvenimenti la gente esplode in manifestazioni ed ammirazioni.
Molti eventi, all’inizio derisi, scartati, umiliati si sono poi rivelati giganteschi fatti che hanno sconvolto il
procedere storico di interi popoli, coinvolgendone tradizioni e culture. In questo contesto, credo, bisogna
essere cauti ad esprimere giudizi, porgendone, però, attenzione e riflessione. Valutare il bene che deriva
da Medjugorje, con molte, molte conversioni è legittimo e auspicabile.
La cronaca non può sfuggire dal rappresentare e descrivere questo evento, sperando per i credenti che sia
un tangibile segno di sacralità.
Risponde don Francesco Ricciarelli:
Carissimo Antonio, pochi «fenomeni» attualmente
suscitano reazioni vivaci – sia positive che negative – quanto Medjugorje. Molti fedeli nutrono una
profonda devozione per la Regina della Pace, con riferimento diretto alla località bosniaca e ai relativi
messaggi affidati ai veggenti; altri non possono sentir parlare di Medjugorje senza farsi venire l’orticaria.
Il nostro settimanale prudentemente sospende il giudizio. I fenomeni legati a Medjugorje non hanno
ancora ricevuto né il nulla osta né la smentita ufficiale da parte della Chiesa. Essi ricadono quindi nel
campo delle opinioni libere, delle testimonianze personali e delle antipatie soggettive. Abbiamo pubblicato
volentieri l’intervista al diacono Anio per la schiettezza della sua testimonianza e per il riferimento
costante a valori cristiani essenziali, messi in luce anche grazie all’esperienza dei pellegrinaggi. D’altra
parte sappiamo che le apparizioni mariane, come ogni altra forma di rivelazione privata, hanno un’utilità
eminentemente pratica, a vantaggio del progresso morale e spirituale dei fedeli, e – anche qualora siano
ufficialmente approvate dalla Chiesa – non divengono mai oggetto di fede. Evitando quindi di accalorarci
troppo, ascoltiamo con rispetto il racconto dei pellegrini e prendiamo atto con gratitudine dei buoni frutti,
delle conversioni e del bene che deriva anche da Medjugorje.
Lezioni pubbliche di Dottrina sociale della Chiesa
Le terrà il Vescovo a partire dal prossimo 22 novembre
Quest’anno il corso di Dottrina sociale della Chiesa, presso la Scuola Diocesana di Teologia, sarà tenuto da
mons. Fausto Tardelli. Il Vescovo ha voluto che questo specifico corso fosse aperto al pubblico,
auspicando una partecipazione più ampia possibile da parte dei fedeli della Diocesi. Per questo, da martedì
22 novembre, con cadenza mensile, le lezioni di Dottrina sociale si svolgeranno alle 21,15 nell’aula magna
del seminario vescovile di San Miniato. Tutti i fedeli sono invitati a partecipare, per approfondire gli
insegnamenti del Magistero e i principi ai quali ogni cristiano deve ispirarsi nell’affrontare, secondo lo
spirito del Vangelo, le questioni sociali, politiche ed economiche del nostro tempo.
L’agenda del Vescovo
Sabato 5 novembre - ore 8: Pellegrinaggio a Cigoli nel primo sabato del mese e S. Messa nel Santuario.
Ore 9,30: Giornata con i seminaristi. Ore 18: Cresime presso l’Istituto Calasanzio dei Padri Scolopi di
Empoli.
Domenica 6 novembre - ore 11: Cresime a Stabbia. Ore 17: A Cerreto Guidi, inaugurazione del
restaurato crocifisso ligneo del XIV secolo.
Lunedì 7 novembre - ore 10: Consiglio di Presidenza della Conferenza Episcopale Toscana. Ore 21,15:
Consiglio della Caritas.
Mercoledì 9 novembre - ore 9,30: Udienze. Ore 21,30: S. Messa nella cappella dell’Oasi di Capanne
con i gruppi del Rinnovamento nello Spirito.
Giovedì 10 novembre - Ore 21,15: A Orentano, incontro diocesano Giovanissimi.
Venerdì 11 novembre - ore 7,30: A Firenze, S. Messa all’Assemblea generale della Conferenza Italiana
Superiori Maggiori degli Istituti religiosi.
Sabato 12 novembre - ore 17,30: Cresime a Castelfranco di Sotto (1° gruppo).
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N° del 06/11/2011 - Diocesi di San Miniato