Gatto e bambino: amici o nemici?
Prima di adottare un gatto, soprattutto se è prevista la convivenza con un bambino,
occorre affidarsi al medico veterinario. Solo una scelta corretta e vissuta come impegno,
l’impostazione di un buon rapporto e la consapevolezza del benessere animale possono
rendere bellissima la vita insieme, ridurre convivenze difficili per entrambi ed evitare, in
questo modo, atti spiacevoli e squalificanti come l’abbandono. Questa guida ha lo scopo
di far conoscere il gatto come pet, mostrare le sue caratteristiche peculiari, le sue
attitudini ed i suoi bisogni etologici. La relazione che si svilupperà sarà serena e
pienamente appagante, il gatto si rivelerà un piacevole ed adorabile compagno che
migliorerà la qualità della vita nostra e dei nostri bambini.
IL GATTO, DOMESTICO O SELVATICO?
Quando è cominciato il rapporto tra il gatto e l’uomo? La domesticazione del gatto è
avvenuta nel periodo neolitico con l’avvento dell’agricoltura e la maggior parte degli
studiosi è concorde nel ritenere il Felis sylvestris lybica l’antenato del gatto domestico.
Recentemente a Cipro è stata rinvenuta una tomba, datata 6000 a.c., dove un essere
umano era sepolto in compagnia di un gatto, entrambi ricoperti di conchiglie, piante, e
pietre preziose. Questo particolare testimonia il carattere intimo della relazione: il gatto
potrebbe essere stato accolto nelle case degli uomini non solo per un fine utilitaristico,
ma soprattutto per la sua bellezza e per le sue innegabili doti di animale da compagnia.
Oltre alla sua innegabile funzione nel controllo delle derrate alimentari dall’attacco dei
topi, il gatto appare come un compagno, piacevole e discreto. Con la domesticazione,
l’uomo è intervenuto in modo prepotente nella sua sfera naturale, gli ha procurato il
cibo, gli ha dato riparo, attenzione e protezione. Anche il gatto, un cacciatore notturno e
solitario ben presto ha cambiato vita, adattandosi progressivamente alle nostre
abitudini. Ha cambiato habitat, soprattutto ha cambiato il modo
di relazionarsi con
l’uomo ma anche con i suoi simili.
LA NASCITA DELLE RAZZE
Nel gatto le modificazioni genetiche operate dall’uomo hanno avuto un risultato
nettamente inferiore rispetto a quelle ottenute in altri animali domestici come ad
esempio il cane. La selezione è stata da sempre realizzata ponendo maggiormente
l’attenzione su criteri puramente estetici, riguardanti ad esempio la corporatura e il
colore del
mantello.
Inoltre
il processo
di domesticazione
non
ha
modificato
sostanzialmente il comportamento del gatto, tanto che l’attività di caccia continua ad
essere una delle principali occupazioni nella quasi totalità delle razze esistenti. E’
fondamentale rilevare che il comportamento di aggressione predatoria non è stato
oggetto di “perfezionamento” da parte dell’uomo come, invece, è accaduto nel cane con
la creazione delle razze da ferma, da punta, da riporto e così via.
IL SUCCESSO DEL GATTO
La chiave del successo del gatto è la sua adattabilità alle diverse situazioni. Le
osservazioni effettuate negli ultimi dieci anni in relazione al comportamento del gatto
hanno messo in evidenza che l’immagine di un animale solitario non corrisponde alla
realtà. La convivenza con gli esseri umani spinge il gatto a creare una o più relazioni
sociali con i componenti della famiglia, anche se la relazione preferenziale (che comporta
ad esempio la condivisione del luogo di riposo) spesso è diretta nei confronti di un solo
individuo. Possedere un gatto è una scelta, un atto di amore: tra gatto e uomo deve
esserci una affinità psichica che deriva dal bisogno di libertà, indipendenza e rispetto
reciproco dei propri territori d’azione. La consapevolezza di appartenere a specie diverse
comporta la conoscenza delle necessità dei nostri compagni. Il cibo, l’acqua ed un riparo
sono considerati fabbisogni fisiologici, primari per tutti gli esseri viventi ma per il loro
benessere deve essere appagata la dimensione affettiva, la richiesta di sicurezza e delle
modalità comportamentali proprie del gatto o del cane, che come “esseri sensienzi”
hanno attitudini proprie a relazionarsi con l’ambiente che li circonda. La sola dimensione
affettiva, basata sulla somministrazione del cibo e di affetto, non solo predispone
all’aumento di peso del pet ma è insufficiente a soddisfare i fabbisogni del gatto.
COME COMUNICA IL GATTO?
I gatti utilizzano un’ampia gamma di suoni rispetto agli altri Carnivori. Fino a qualche
anno fa si pensava che questi segnali fossero frutto della domesticazione e, quindi,
rivolti essenzialmente verso l’uomo. In seguito numerosi studiosi hanno riscontrato che i
vocalizzi possiedono una grande importanza anche all’interno dei gruppi costituiti dai soli
gatti. Fino ad oggi però non è stata realizzata alcuna traduzione dei messaggi sonori
emessi dai piccoli felini! Per quanto riguarda i segnali visivi è possibile osservare segnali
emessi con tutto il corpo, con il viso e con la coda. Il comportamento di aggressione
difensiva (o per irritazione) è caratterizzato dalla flessione degli arti, le orecchie sono
appiattite sulla testa e portate lateralmente. Il corpo scivola progressivamente fino a
porsi su di un fianco mentre la coda scompare tra gli arti posteriori. Quando il gatto
effettua un comportamento di aggressione offensiva (o territoriale) il corpo si solleva
sempre più grazie all’estensione degli arti ed il dorso assume lentamente la forma ad u
rovesciata. Le orecchie sono appiattite sulla testa e portate all’indietro mentre la coda si
solleva sempre più fino ad assumere la posizione concava. Non sono stati effettuati studi
in relazione al messaggio trasmesso dal movimento della sola punta della coda anche se
molti studiosi ritengono che il gatto comunichi di “stare alla larga”. Invece, la coda
tenuta in posizione verticale costituisce un segnale di “saluto” diretto ai gatti o agli
esseri umani che fanno parte del gruppo in cui l’animale vive. Il gatto organizza
l’ambiente in cui vive suddividendolo in zone (chiamate campi territoriali) dove svolge le
principali attività quotidiane: alimentarsi, giocare, dormire ed evacuare. Il piccolo felino
depone nei pressi di tali luoghi segnali che permettono di identificare con facilità ogni
campo territoriale: sfrega le guance sugli oggetti bene in vista e ne graffia altri. I segnali
di identificazione sono costituiti dai “feromoni facciali” deposti mediante lo sfregamento
della parte laterale del viso sugli oggetti e sugli esseri viventi esplorati che in questo
modo divengono conosciuti e non rappresentano più un pericolo. Le graffiature indicano
la presenza di un occupante abituale di quel territorio e sono effettuate in vicinanza dei
campi di isolamento (luogo di riposo), di alimentazione, di eliminazione e nei luoghi di
passaggio tra l’interno e l’esterno dell’abitazione.
UN’ADOZIONE CONSAPEVOLE
Prima di adottare un animale da compagnia è opportuno chiedere consiglio al Medico
Veterinario. La visita pre-adozione costituisce un momento fondamentale per la nascita
del futuro legame uomo–animale pienamente soddisfacente per entrambi. Tutti i
componenti della famiglia devono essere d’accordo per quanto riguarda l’adozione di un
gattino, altrimenti “il pelo sparso ovunque” o "il divano graffiato" possono scatenare
“una guerra” che a volte esita nell’abbandono dell’animale. Il cucciolo o il gattino
adottati “per i bambini” devono essere desiderati in prima istanza dai genitori in quanto
saranno questi ultimi che se ne dovranno occupare! E' opportuno evidenziare che non
esiste il gatto “per i bambini”: un gattino non correttamente socializzato alla specie
umana risponderà alle coccole con morsi e graffi!
Non esiste una razza migliore dell’altra, occorre valutare con molta attenzione la
predisposizione del gatto ad essere manipolato. Non si dovrebbe adottare un gattino di
età inferiore a due mesi perché, oltre al fatto che non ha trascorso il tempo sufficiente
con la madre e con i fratelli potrebbe essere troppo fragile e farsi male anche
seriamente. Un adulto, invece, fa più fatica a trovarsi sulla stessa lunghezza d’onda del
bambino e stentano ad entrare in sintonia e, di solito, non così disponibili al gioco come i
cuccioli.
GIOCARE INSIEME
Al fine di creare una corretta relazione gatto–bambino è necessario che i due cuccioli
apprendano a giocare insieme con la supervisione di un adulto. Il partner umano deve
coinvolgere il gatto nel gioco, lasciandosi trasportare a propria volta. I giochi proposti
devono stimolare la capacità collaborativa (fare qualche cosa insieme) e cognitiva
(riflettere e trovare una soluzione) del felino. È necessario aiutare il gatto, incitandolo
con il tono della voce, indicare il percorso da compiere con l’utilizzo della nostra mano
ed avere a disposizione dei bocconcini appetitosi. In casa è possibile trasformare gli
oggetti che ci circondano, come ad esempio una sedia, in ostacoli da esplorare, saltare o
aggirare. E' necessario collocare alcuni premi in cibo sulla sedia ed attendere che il
gatto, spontaneamente, appoggi gli arti anteriori sul supporto. Incitato dalla voce ed
allettato dai bocconcini, il piccolo salirà rapidamente sulla sedia. Successivamente
posizionare alcuni bocconcini sul pavimento vicino alla sedia ed attendere che il gatto
scenda dal supporto. Il gatto è un abile solutore di rompicapi ed un semplice tubo di
cartone può trasformarsi in un gioco elettrizzante. E' necessario predisporre un tubo di
cartone rigido (del diametro di 10 cm circa) con alcuni fori (di alcuni cm di diametro) di
forma tondeggiante realizzati sulla superficie. Per dare inizio al gioco si deve attrarre
l’attenzione del piccolo muovendo ripetutamente un topolino che, dopo qualche minuto,
sarà lasciato cadere in uno dei fori posti sulla superficie del tubo. Il gatto cercherà di
raggiungere il topolino, facendolo uscire dalle estremità del tubo o dai fori. E' necessario
premiare il piccolo con alcuni bocconcini appetitosi quando avrà risolto il problema e
lasciarlo giocare liberamente con il topolino.
I giochi di eccitazione come ad esempio giocare con le mani o con i piedi, inseguire le
ombre, i riflessi od i raggi laser proiettati sul muro devono essere accuratamente evitati.
LE ESIGENZE ECO - ETOLOGICHE DEL GATTO
La scelta del gattino
Il gattino dovrebbe essere adottato intorno ai due mesi di vita poiché, per favorire un
corretto sviluppo comportamentale, è fondamentale che il piccolo rimanga a lungo con la
madre. L’educazione realizzata da mamma gatta permette al gattino di trasformarsi in
un adulto equilibrato (è fondamentale rispettare questi tempi soprattutto quando è
prevista la convivenza con un bambino!). È opportuno scegliere il gattino che si avvicina
spontaneamente al partner umano, depone le marcature facciali sfregando le guance e
mostra una buona tolleranza alla manipolazione. Per favorire l’inserimento del piccolo
nella nuova abitazione è necessario rendere la casa accogliente dal punto di vista del
gattino. È opportuno utilizzare i feromoni di sintesi, posizionare correttamente i punti
cibo e la cassetta igienica, disporre numerosi luoghi di riposo e graffiatoi, realizzare un
corretto arricchimento ambientale.
Il cibo
Il gatto consuma il cibo sia durante il giorno che durante la notte assumendo numerosi
piccoli pasti, anche quindici/ sedici nelle 24 ore. Il comportamento di caccia permette al
gatto che ha accesso all’ambiente esterno di fare un po’ d’esercizio. Al contrario
l’animale che vive in appartamento, non avendo bisogno di occuparsi del proprio
sostentamento, si muove molto poco. È importante che fin da subito il piccolo abbia a
disposizione cibo secco ad libitum in modo che impari a regolare da solo la quantità
necessaria alle proprie attività, cibo umido, una o due volte al giorno e, saltuariamente,
qualche leccornia come premio.
La cassetta
Ogni gatto dovrebbe avere a disposizione una o meglio due
cassette con lettiera sempre pulita, sabbia semi-agglomerante,
senza deodoranti o sostanze irritanti che si sciolgono esalando
cattivi odori. Il gatto è un animale molto pulito e, una volta
diventato adulto, preferisce urinare e defecare in cassette
diverse.
Il luogo di riposo
Il gatto dedica gran parte della giornata al riposo, così da essere pronto per lunghe
battute di caccia o di gioco! E’ importante sapere che un gatto non dorme mai per lunghi
periodi nello stesso luogo ma lo cambia frequentemente. Per “indirizzare” la scelta, è
opportuno posizionare substrati particolarmente attraenti, come ad esempio tessuti di
pile o copertine di lana, in luoghi nascosti e protetti che possano permettere al gatto di
riposare senza essere disturbato.
Il graffiatoio
l gatto organizza l’ambiente in cui vive suddividendolo in
zone (chiamate campi territoriali) dove svolge le principali
attività
quotidiane:
alimentarsi,
giocare,
dormire
ed
evacuare. Inoltre, depone nei pressi di tali luoghi segnali che
permettono di identificare con facilità ogni campo territoriale:
sfrega le guance sugli oggetti bene in vista e ne graffia altri.
Il gatto depone le graffiature vicino ai luoghi dove dorme,
dove elimina e vicino alle entrate–uscite (la porta finestra
che dà sul balcone, la porta di casa). I materiali preferiti
dalla maggior parte dei gatti sono tronchetti di legno, corda
di sisal e moquette o tessuto molto ruvido.
L’arricchimento ambientale
L’ambiente esterno è ricco di stimoli visivi, uditivi e tattili: il gatto dedica gran parte
della giornata alla cattura della preda, a relazionarsi
con i propri simili e con gli esseri umani, a esplorare e
a deporre le marcature olfattive e visive, a riposare e
così via. L’arricchimento ambientale è fondamentale
soprattutto per il gatto che vive all’interno di un
appartamento e che non ha la possibilità di accedere
all’ambiente esterno. I giochi devono permettere al piccolo di svolgere un’attività di
caccia: scatole con alcuni fori contenenti topolini giocattolo, giochi in elevazione, tunnel,
oggetti appesi ricoperti da piume e così via. È opportuno lasciare a disposizione solo
alcuni giochi alla volta e riproporli dopo qualche giorno a rotazione, per tenere viva la
curiosità del gatto.
IL GATTO ED IL BAMBINO: AMICI O NEMICI?
Da genitori responsabili ben conosciamo l’importanza e il ruolo che un gattino o un
cucciolo può assumere in casa. Spetta a noi permettere che i nostri figli possano,
considerandosi privilegiati, godere di questa meravigliosa esperienza e vivere questo
rapporto come protagonisti. Il nostro compito di adulti non si esaurisce certamente qui,
anzi è nostro dovere, in qualità di educatori, mediare questo rapporto e fare in modo
che rappresenti un importante momento di crescita e di assunzione di responsabilità.
Con l’animale il bambino dialoga e comunica: il gatto diventa complice, confidente,
amico, un “oggetto di transizione “. Non un giocattolo ma un compagno vero e proprio in
grado di dare e ricevere affetto. Gatti e bambini si intendono a meraviglia, non hanno
bisogno di parlarsi, il loro è un linguaggio senza parole
che non ha bisogno di intermediari. Viaggiano sulla
stessa lunghezza d’onda in un mondo fantastico dove
sono bandite le regole, gli obblighi e la razionalità. Gattobambino è un binomio magnifico ma perché possa
instaurarsi un buon e sereno rapporto e quel legame
forte e duraturo che li terrà uniti per sempre occorre
l’aiuto e la supervisione attenta dei genitori. Un gatto vittima di continue vessazioni e
tormenti di un bambino può, esasperato, rivoltarsi e graffiare e viceversa, un bambino
maldestro può seriamente fare del male ad un gattino troppo piccolo per essere lasciato
incustodito in mani inesperte. Fino a che il bambino non avrà imparato a maneggiare il
gatto adeguatamente e a farlo giocare occorre che i due cuccioli siano “sorvegliati
speciali”!
RUOLO DEI GENITORI
La responsabilità dei genitori è grande perché sono i tenutari dell’animale, della sua
esistenza e del benessere del pet. Non sempre il rapporto tra gatto e bambino è così
immediato: spesso i bambini sono molto irruenti e maldestri e l’animale, impaurito,
scappa creando ansia e frustrazione nel bambino. Occorre guidare i bambini verso
comportamenti corretti, fargli conoscere le esigenze e i bisogni dell’animale, rimuovere o
affrontare quando presenti paure e fobie: educarli ad instaurare un rapporto corretto ha
una grande valenza che non può che arricchirli e motivarli nel loro percorso formativo.
Conoscere il mondo animale e relazionarsi con delle diversità permette al bambino di
capire anche quanto l’animale possa essere fragile di fronte all’uomo e questa
consapevolezza sicuramente permetterà al ragazzo di crescere con maggiore senso della
tutela dell’ambiente e della vita, nel rispetto delle diversità e dei più deboli.
IMPORTANZA DEL RAPPORTO BAMBINO GATTO
Il rapporto con un animale permette al bambino di confrontarsi con il diverso, è uno
stimolo per l’immaginazione, la curiosità e la fantasia. L’animale può essere un
compagno,
sempre
disponibile
ad
ascoltare
confidenze, pensieri, sogni (quante volte bambini
ansiosi o semplicemente timorosi del buio della notte
si sono addormentati con il gatto tra le braccia sotto le
coperte!). Quando tra un bambino e il suo animale si
instaura
un
profondo
rapporto
affettivo,
l’atteggiamento di protezione e cura di cui il gatto
diventa oggetto rende il bambino più maturo e responsabile, l’animale lo aiuto nel
trovare un suo equilibrio e a vincere al timidezza e ad aumentare la sua autostima. I
bambini che crescono con un animale sono meno soli, perdono un po’ del loro
egocentrismo e sono più disposti ad occuparsi degli altri. Per contro sono stati fatti
moltissimi studi sui rapporti violenti e sulle sevizie perpetrate da alcuni bambini sugli
animali. Queste forme devono essere attentamente valutate e monitorate dagli adulti
perché a questo possono essere connessi a disturbi psicologici o possono essere sintomo
di un grosso disagio famigliare, scolastico o di importanti problemi nelle relazioni sociali.
I figli di genitori che hanno vissuto negativamente il rapporto con un animale tendono a
rivivere le stesse fobie e gli stessi timori e fanno molta fatica ad approcciarsi ad un
animale. Diverso è l’approccio se i genitori hanno da sempre vissuto con degli animali
perché riescono a trasmettere ai loro figli la giusta serenità e tranquillità nell’avvicinarsi
ad un animale, gli insegneranno a riconoscere atteggiamenti e stati d’animo e ad
interpretare i segnali di pericolo.
NEONATI- 1 ANNO
In casa è presente un gatto adulto: che cosa fare quando arriva un bambino?
• Permettere al gatto l'accesso alla stanza del bambino poiché il piccolo felino deve
osservare ed esplorare tutti i nuovi oggetti presenti, ancor prima dell'arrivo del neonato,
in modo da sentirsi a proprio agio nel nuovo ambiente. Alcuni detti popolari
attribuiscono a questo animale la capacità di soffocare il neonato acciambellandosi nella
culla vicino al bambino! Questa convinzione è così radicata che per questo motivo e per
la paura di trasmissione di malattie, molte coppie in attesa non esitano a liberarsi del
gatto ed altre in previsione di allargare la famiglia non ne adottano privandosi di una
meravigliosa esperienza Il gatto, la maggior parte delle volte, non gradisce riposare
vicino al bambino poiché infastidito dal pianto del neonato. E' necessario predisporre
numerosi luoghi di riposo nella cameretta del neonato in modo che il gatto preferisca un
comodo cuscino al lettino del neonato. Il gatto non ha mai rappresentato un problema
per un neonato ma è buona norma non lasciare mai un bambino piccolo e un animale
senza controllo di un adulto.
• Applicare l’apparecchio che emana i feromoni di sintesi nella presa di corrente qualche
giorno prima dell’arrivo del bimbo.
• Presentare senza fretta il nuovo arrivato: il gatto deve essere lasciato libero di
avvicinarsi al neonato senza essere costretto tra le braccia del proprietario. È necessario
premiare con il tono della voce e con un bocconcino appetitoso il piccolo felino quando,
incuriosito, annuserà ed osserverà il bambino.
• Suddividere le attenzioni tra il neonato ed il gatto: è necessario somministrare il cibo,
coccolare e far giocare il piccolo felino quando il neonato è sveglio in modo che associ la
presenza del bambino ad eventi positivi. È opportuno coinvolgere il gatto nelle cure del
neonato ad esempio chiamandolo quando il bimbo piange, somministrandogli all’arrivo
un bocconcino appetitoso.
• Quando il bambino comincia a gattonare occorre stare attenti alle ciotole e alla lettiera
che devono essere messe fuori dalla portata del bambino
È consigliabile effettuare una visita comportamentale presso un Medico Veterinario
Comportamentalista prima della nascita del neonato in modo da realizzare una
valutazione comportamentale del gatto e pianificare la nascita della relazione gatto –
bambino.
BAMBINI MOLTO PICCOLI 1-3 ANNI
Un gatto per un bambino molto piccolo non è la scelta ideale. Il bambino fatica a
rendersi conto della fragilità dell’animale e dei segnali di stress emessi dal gatto quando
è stufo di essere schiacciato, accarezzato “bruscamente” e “pesantemente”. I bambini
sono grandi manipolatori e fino ai tre anni non sono ancora in grado di riconoscere i
segnali di minaccia emessi dal gatto: in risposta ad un ringhio o ad una soffiata non si
allontaneranno, rischiando morsi e graffi. D’altro canto il gatto non ama grida, strilli e
movimenti bruschi e maldestri! Occorre attrezzare delle zone alte fuori dalla portata del
bambino per dare la possibilità all’animale di rifugiarsi in aree “off limits” dove trovare
un po’ di pace (qualche scatola di cartone o rifugio fuori dalla portata del bambino)
oppure, se c’è la possibilità, mettere un cancelletto di separazione oppure applicare una
gattaiola alla porta di accesso ad una stanza poco utilizzata in modo che solo il gattino vi
possa accedere). In questa fase è bene che il genitore incoraggi il bambino ad
accarezzare il gatto delicatamente per brevi momenti. Questi incontri devono essere
guidati, brevi e frequenti approcci insegneranno al gatto a sopportare le “avances” del
piccolo. A questa età il bambino può cominciare ad aiutare la mamma nell’accudire il
gatto come ad esempio dargli da mangiare o pettinarlo, questi brevi contatti sorvegliati
sono fondamentali per socializzare con l’animale e perché il bambino cominci a entrare
in sintonia con il linguaggio del gatto per poi, in seguito, capirne i significati e gli umori.
BAMBINI IN ETÀ PRESCOLARE-SCOLARE
E’ l’età ideale per cominciare a prendersi cura di un cucciolo. A questa età il bambino è
in grado di comprendere che l’animale non è un pupazzo da strapazzare o un gioco da
rompere e poi gettare via ma è un essere vivente e come tale deve essere curato,
amato e rispettato. Il ruolo del genitore è fondamentale per impostare il giusto e
corretto rapporto. Il genitore deve insegnare al bambino come tenere in braccio il gatto
senza stringerlo e senza fargli male. Se l’animale si sente sicuro non scapperà, non
tenterà disperatamente di arrampicarsi o graffiare. Al bambino deve essere siegato il
“rispetto” dell’animale: non tirare la coda, i baffi, il pelo.. perché questo provoca dolore
spiegando con esempi concreti cosa il gatto può provare (senza spiegazioni il bambino
non riesce a impostare un rapporto di reciproco rispetto o alla pari con il proprio gatto).
Per
fare
capire al bambino
l’effetto
provocato
dalle
loro
manipolazioni
alcuni
suggeriscono il “Copy-Cat Game” e cioè il gioco di far provare al bambino quello che lui
sta facendo al gatto, con lo stesso garbo e la stessa intensità. In altre parole se il
bambino accarezza dolcemente il gatto il genitore accarezza il bambino nella stessa
maniera in modo che capisca quanto questo è stato bello e piacevole anche per il gatto,
se il bambino pizzica il gatto o gli tira il pelo, il genitore rifà la stessa cosa con il
bambino per fargli capire quanto è fastidioso un comportamento simile. (una sorta di
non fare all’altro ciò che non vorresti venisse fatto a te stesso, semplice e molto
efficace!).
Il bambino
deve
essere
sensibilizzato
sui
bisogni
dell’animale
e
deve
essere
responsabilizzato: è molto utile affidargli delle piccole mansioni organizzative come ad
esempio “addetto ai giochi” e alle “coccole-leccornie”, (cibo e cassetta e cure devono
essere di pertinenza degli adulti fino a che il bambino ragazzo non sarà seriamente in
grado di occuparsene).
ATTENZIONE ALLA SALUTE (PREVENZIONE SANITARIA)
Spesso le reticenze dei genitori all’adozione di un gattino non si muovono su un terreno
socio-affettivo, né tantomeno su quello gestionale, non è certo una cassettina igienica o
il problema di un week end a porri dei limiti o inibire una scelta così importante. Senza
dubbio la preoccupazione vera, oggi, quella che pone più domande a un genitore, è
quella di carattere igienico-sanitario. Molto si è detto sulle zoonosi, cioè sulle malattie
che vengono trasmesse dagli animali all’uomo, ma molta è la mala informazione e
questo può creare solo falsi allarmismi.
Una corretta educazione e le giuste informazioni sono il solo modo di affrontare
seriamente qualsiasi problema e rendere di conseguenza più serena la nostra
coabitazione e quella dei nostri figli con il nuovo arrivato.
Poche sono le patologie che destano realmente preoccupazione e altrettanto poche sono
quelle frequenti e, comunque, sono tutte facilmente controllabili e prevenibili.
In ogni caso bisogna attenersi e rispettare poche e fondamentali regole:
• Prima di tutto bisogna affidare il nuovo arrivato alle cure del medico veterinario, un
professionista che saprà sempre aiutarci e consigliarci nel modo più adeguato;
• In secondo luogo una corretta profilassi vaccinale, regolari vermifugazioni soprattutto
una buona educazione igienica ed alimentare limiteranno e renderanno decisamente
improbabili i rischi di trasmissione di malattie.
PREVENZIONE ALIMENTARE
• Somministrare solo cibi cotti o preconfezionati
PREVENZIONE IGIENICA
• Tenere la cassetta igienica in zona riparata, non accessibile ai bambini e lontano dalla
cucina
• Rimuovere tutti i giorni le feci e pulire regolarmente la cassettina
• Eseguire la profilassi antiparassitaria (parassiti esterni) con regolarità mensile
• Fare saltuariamente un controllo delle feci.
• Fare i regolari controlli dal veterinario
ALLERGIA
L’allergia è l’unica vera malattia che impone l’allontanamento del soggetto allergizzante
dalla persona predisposta. Il pelo e la forfora del gatto sono spesso causa di allergia (dal
banale prurito a forme asmatiche più o meno importanti). Secondo recenti studi, sembra
che a provocarla non sia il pelo ma l’allergene Fel-d1 (Felis Domesticus 1) prodotto dalle
ghiandole sudoripare e sebacee. Questa sostanza è particolarmente concentrata sulla
pelle e alla base del pelo. Il gatto stesso, con il leccamento, lo distribuisce su tutto il
mantello ed inoltre, durante la muta, questi peli vengono disseminati nell’ambiente.
Nel caso in cui il soggetto allergico presenti sensibilità solo al pelo del gatto è doveroso
allontanare l’animale ma se si tratta di una sensibilità a molti allergeni l’allontanamento
del gatto spesso non risolve il problema.
Scarica

pagina di base logo CVGS - Clinica Veterinaria Gran Sasso