AUSL RAVENNA
Rassegna stampa del 27/07/2011
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INDICE
AUSL RAVENNA
27/07/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
«Io e il consiglio non potevamo sapere» Gianluca Dradi si difende dalle accuse
6
27/07/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Buco al Consorzio Dradi si difende: «Il Cda non sapeva»
7
27/07/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Dradi: «Il cda non sapeva di irregolarità»
8
27/07/2011 Corriere di Romagna - Forlì
Scoppia la "guerra del retino"
9
27/07/2011 Corriere di Romagna - Forlì
I Comunisti Italiani di Cesena e...
10
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - CentroNord
BANDI E APPALTI: LA TOP TEN DELLA SETTIMANA
11
AREA VASTA E REGIONE
27/07/2011 QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Liber Paradisus, niente legionella Ma il sindaco non si pente
14
27/07/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Distribuzione farmaci, assicurazione rumena e clima aziendale teso Lombardi (Pdl)
vuole fare chiarezza
15
27/07/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
'Tonini preferisce zelanti esecutori'
16
27/07/2011 La Voce di Romagna - Forli
La legionella c'era, adesso partono i lavori di bonifica
17
SANITÀ NAZIONALE
27/07/2011 Corriere della Sera - NAZIONALE
Al San Raffaele gravi errori e ombre ma salviamo un'eccellenza sanitaria
19
27/07/2011 La Stampa - NAZIONALE
SAN RAFFAELE, L'ALTRA FACCIA DELLO SCANDALO
21
27/07/2011 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale
Promessa bipartisan contro gli sprechi «Via gli amministratori spendaccioni»
22
27/07/2011 Avvenire - Nazionale
L'Islanda vuole spedire i fumatori in farmacia
23
27/07/2011 Il Gazzettino - NAZIONALE
Passa il Piano socio sanitario, tagli in vista
24
27/07/2011 Il Secolo XIX - GENOVA
Frenata alla fusione Ist-San Martino la discussione a Roma slitta a settembre
25
27/07/2011 Il Secolo XIX - GENOVA
Canini, ultima sfida decisi nuovi lavori dopo il benservito
26
27/07/2011 MF - Sicilia
Sanità, la sinistra per dimissioni di Russo
28
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - NordEst
Medici più attenti ai pazienti
29
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - NordEst
Aumentano le case di riposo ma non i contributi alle rette
31
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - Sud
Caos-debiti delle Asl campane
33
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Servono alternative urgenti per l'innovazione sostenibile»
34
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«L'embedded liberalism uccide la competitività»
35
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Questo è uno Stato che agisce da usuraio»
36
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«C'è bisogn o di una politica vera per l'industria della salute»
37
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Soluzioni condivise che non compromettano il comparto»
38
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Avremo 350 milioni in meno nel 2012 : chi garantisce i Lea?»
39
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Un quadro insostenibile per il prossimo triennio»
40
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Spending review per verificare insieme i bilanci di tutti»
41
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Payback, punizione per pochi
42
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Il superticket premia il low cost non garantito»
45
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Così il personale di studio rischia la Cig»
46
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
«Siamo pronti a una mobilitazione di lungo corso»
48
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Prove di pacchetti di efficienza
50
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Ventitré sindacati fanno cartello: «Così si uccidono medici e Ssn»
53
26/07/2011 Il Sole 24 Ore Sanita'
Cantiere superticket «modello Lombardia»
55
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - Lombardia
Tutti i conti del San Raffaele Dal Pirellone 400 milioni
57
27/07/2011 Il Sole 24 Ore - Roma
Aziende contro il bando per la pulizia delle Asl
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AUSL RAVENNA
6 articoli
27/07/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 10
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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IL 'BUCO' AL CONSORZIO, INDAGATE QUATTORDICI PERSONE TRA CUI L'EX ASSESSORE
«Io e il consiglio non potevamo sapere» Gianluca Dradi si difende dalle
accuse
«IL CONSIGLIO di amministrazione da me presieduto e io stesso non siamo mai stati a conoscenza di alcun
tipo di irregolarità contabile e/o finanziaria. Ogni delibera assunta dal CdA veniva predisposta dal direttore,
conteneva il suo parere di regolarità tecnica nonché il parere di legittimità del segretario». Gianluca Dradi, ex
assessore alla polizia municipale e soprattutto presidente del Consorzio dei servizi sociali fino al 2006, spiega
la propria posizione rispetto alle indagini della Procura sul 'buco' da 10 milioni di euro e alla nuova ipotesi di
reato, ovvero truffa, che si aggiungerebbe a quella di falso. Il nome di Gianluca Dradi compare nell'elenco di
14 persone iscritte nel registro degli indagati del fascicolo aperto dal sostituto procuratore Daniele Barberini.
Vi compaiono l'ex direttore Carlo Savorelli; tre revisori dei conti: Franco Montanari, Alessandro Brunelli e
Marina Chiaravalle; i membri dell'ultimo Cda, Aldo Preda, Alberto Minardi, Cinzia Ghirardelli, Cesare Marucci
e Guido Poletti. Indagati anche i membri del cda precedente: appunto l'avvocato Dradi, Franco Laghi, Lisa
Calderoni, Massimo Magnani, Vittorio Pranzini. Ma fino al 2006 il consiglio d'amministrazione, spiega l'ex
presidente del Consorzio, non ha mai avuto in mano alcun elemento per ritenere che il bilancio che veniva
presentato non corrispondesse alla realtà contabile. «Anche i bilanci venivano predisposti dal direttore, che a
sua volta si avvaleva del servizio ragioneria. Il CdA li recepiva come proposta di delibera per l'assemblea del
Consorzio, alla quale pervenivano corredati dalle relazioni dei revisori dei conti, nonché dei pareri favorevoli
espressi dagli enti soci». C'è forse qualche responsabilità 'colposa'? Dradi spiega: «Quanto alla vigilanza
sull'operato del direttore, lo statuto disponeva che la stessa si realizzasse attraverso la valutazione della sua
prestazione ai fini della determinazione della retribuzione di risultato. Non appena, nel 2002, il direttore è
divenuto dipendente dell'Ente, ho provveduto a dare attuazione alla norma statutaria che mi assegnava
questo compito, individuando ogni anno gli obiettivi e i comportamenti suscettibili di valutazione e, nell'anno
successivo, esprimendo la valutazione. Sulla base del punteggio raggiunto si determinava la retribuzione di
risultato che poteva raggiungere il massimo del 20% del compenso annuo lordo. La media delle valutazione
espresse dal 2003 al 2006 è stata di 71/100, equivalente al 14,2% della retribuzione di risultato».
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Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 1
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ALL'INTERNO RAVENNA . 14 indagati
Buco al Consorzio Dradi si difende: «Il Cda non sapeva»
RAVENNA. L'ex assessore Dradi si difende dalle accuse nel caso legato al buco nel Consorzio. SERVIZIO a
pagina 3
AUSL RAVENNA
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27/07/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 3
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BUCO AL CONSORZIO DEI SERVIZI SOCIALI
Dradi: «Il cda non sapeva di irregolarità»
L'ex assessore: «Delibere già predisposte dal direttore, il nostro ruolo era un altro»
RAVENNA. «Il consiglio di amministrazione da me presieduto ed io stesso non siamo mai statia conoscenza
di alcun tipo di irregolarità contabile o finanziaria. Ogni delibera assunta dal cda veniva predisposta dal
direttore e conteneva il suo parere di regolarità tecnica nonchè il parere di legittimità del segretario». E' forse
questo il passo più rilevante della lunga lettera inviata ieri ai giornali da Gianluca Dradi dopo la pubblicazione
da parte del Corriere dei nomi dei 14 indagati. Indagati, secondo quanto riferito ieri, non solo per falso ma
anche per truffa dal pm Daniele Barberini, che sta conducendo la delicata inchiesta sulla genesi del buco da
10 milioni di euro scoperto dopo la fusione del Consorzio dei Servizi sociali nell'Asp. Dradi - che oltre ad
essere uno dei più noti avvocati di Ravenna è anche stato assessore nella prima giunta Matteucci si ritrova
nel registro degli indagati in virtù della carica ricoperta all'interno dei servizi sociali nel penultimo cda. Quello
della procura, al momento, è più che altro un atto dovuto in vista dell'incidente probatorio chiesto al gip
Galassi nel corso del quale verrà eseguita una perizia sui criteri contabili adottati negli anni in cui il deficit
venne prima creato e poi (ipotizza la magistratura) coperto. Tuttavia tra i 14 indagati iniziali è verosimile che
la posizione di molti venga archiviata. E' quello che ovviamente crede anche lo stesso Dradi sulla base di
considerazioni che ieri ha voluto esternare pubblicamente al l'indomani della pubblicazione dei nomi degli
indagati. Dradi, che si trova attualmente in ferie a Berlino, ha inviato una lunga lettera ai giornali in cui si
spiega dettagliatamente quali fossero le funzioni dei cda e dei loro presidenti e che quindi nessuno di loro
poteva essere messo nella condizione di sapere. Il loro ruolo era quindi soprattutto di indirizzo politico.
«Stante la marginalità della mia posizione la commissione d'in da gi ne presieduta da Ancisi - ha ricordato
Dradi - a suo tempo non ritenne neppure necessario convocarmi per chiedere qualche chiarimento. Ritengo
pertanto utile l'indagine della Magistratura che servirà a fare la massima chiarezza e quindi anche a spazzare
via ogni malevola illazione sul ruolo da me svolto e su eventuali profili di responsabilità per l'accaduto». Dradi
torna poi ai singoli ruoli all'interno del consorzio: «Anche i bilanci - ricorda l' ex assessore - venivano
predisposti dal direttore, che a sua volta si avvaleva del servizio ragioneria. Il cda li recepiva come proposta
di delibera per l'assemblea del Consorzio, alla quale pervenivano corredati dalle relazioni dei revisori dei
conti, nonché dai pareri favorevoli espressi dagli enti soci. Tutte le relazioni del Collegio dei Revisori di
accompagnamento ai bilanci contenevano sempre la certificazione della corrispondenza dei dati di bilancio
con le scritture contabili dell'ente. Il cda, nel valutare la proposta di delibera predisposta dal direttore - ha
ricordato Dradi -, come è ovvio e come avviene in qualunque giunta comunale o provinciale, non rifaceva il
lavoro di competenza degli uffici finanziari, ricontrollando ogni fattura, impegno di spesa, mandato di
pagamento, al fine di accertarsi che i numeri contenuti nello schema di bilancio corrispondessero alla
contabilità. Il suo compito era diverso: era quello di verificare che gli impegni di spesa fossero coerenti con le
finalità istituzionali e rispondessero a criteri di efficienza ed efficacia dell'azione dell'e nt e. Sono quindi certo
che nessuna responsabilità dolosa può essere addebitata ai consiglieri e presidente in carica sino al giugno
2006 perché da nessun elemento si poteva ricavare che il bilancio non corrispondeva alla realtà contabile.
Ma ritengo anche che non esista neppure una responsabilità colposa, dovuta a negligenza nel compito di
sovrintendere al funzionamento dei servizi e di vigilare sull'operato del direttore». (c.d.) L'ingresso dell'Asp,
affacciato su piazza Caduti
AUSL RAVENNA
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27/07/2011
Corriere di Romagna - Forlì
Pag. 13
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IN VENDITA DA DECATHLON
Scoppia la "guerra del retino"
Enpa chiede di ritirare il kit perchè i pesci soffrono
SAVIGNANO MARE. Scoppia anche la "guerra del retino" che tocca tutta la Romagna. Decathlon lo mette in
vendita, l'Ente protezione animali (Enpa) chiede di toglierlo dal commercio, l'azienda risponde che ha trovato
un accordo con gli animalisti. E tutto questo con l'informazione dell'Enpa di Ravenna inviata per conoscenza
anche alla Capitaneria di Porto di Rimini e al Servizio Veterinario dell'Ausl di Cesena. Nel mirino dell'Enpa
ravennate c'è il kit Discovery Kid messo in vendta a 9,95 euro e prodotto dalla ditta francese Caperlan.
L'Enpa nella lettera ricorda che il kit è «composto da un retino e un secchiello con coperchio traforato e
interno diviso in scomparti, in modo che i bambini possano catturare piccoli pesci, molluschi, anfibi o
crostacei e osservarli da vicino». Il coordinatore regionale di Enpa, Carlo Locatelli, che firma la missiva è
categorico: «Siamo profondamente perplessi per una siffatta iniziativa, la quale non è per nulla educativa nei
confronti dei fruitori del kit, ovvero i bambini, i quali non comprenderanno come anche questi piccoli animali
acquatici siano esseri viventi e, come tali, capaci di provare sofferenza. Si intende quindi trattare alla stregua
di un gioco la sopravvivenza di piccole creature, di cui si continua a ignorare l'utilità nel contesto della natura
in cui viviamo». E aggiunge: «Vi rammentiamo che il produrre sofferenza anche nei pesci, nei crostacei, nei
molluschi e/o nei piccoli anfibi fa ravvisare la violazione dell'art. 544-bis del Codice Penale». Infine la richiesta
all'esercizio commerciale: «Confidiamo nella vostra sensibilità e vi invitiamo a ritirare dal mercato il kit».
L'esercizio commerciale di ritirare il kit non ci pensa proprio e da Savignano Mare rilancia: «C'è stato un
problema di comunicazione. Abbiamo raggiunto un accordo con Enpa di inserire vicino al prezzo dell'articolo
un avviso in bella evidenza in cui si ricorda che il pescato deve essere rimesso in acqua entro un tempo
ragionevole». Iacopo Baiardi Il kit della discordia
AUSL RAVENNA
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27/07/2011
Corriere di Romagna - Forlì
Pag. 10
I Comunisti Italiani di Cesena e Ravenna ribadiscono le critiche. «La motivazione della Regione sta nell'inde
bit amento delle 4 Ausl romagnole (Area vasta) che attualmente ha superato il 15% delle proprie entrate
correnti. Ma non si doveva risparmiare? La Basenghi finge di non sapere che o g g i l a p r o p r i e t à
dell'immobile è passata dal costruttore alla banca che lo aveva finanziato con un leasing di 19,5 milioni di
euro corrispondente a un canone annuo di 1,8 milioni. Basta fare una semplice sottrazione dal canone
d'affitto di 2,6 milioni per scoprire che, se le Ausl avessero costruito in proprio, come noi abbiamo sempre
sostenuto, si sarebbe risparmiato e si risparmierebbe la bella cifra di 800.000 euro annui pari a 67.000 al
mese». Insiste il Pdci: «Cosa si aspetta a intervenire? I sindacati dormono, il sindaco di Cesena non ha
niente da dire al riguardo se non di avallare le scelte delle Ausl, altro che sondaggi a suo favore che sanno di
artefatto. Condividiamo la condanna del governo di Berlusconi per i tagli indiscriminati alla sanità ma, in casa
nostra, dopo le nostre ripetute denunce, non è tempo di cancellare questi sprechi scandalosi? La Regione ha
escluso persino la possibilità di consultare la Corte dei Conti al fine di poter realizzare un investimento che
eviterebbe uno spreco evidente. Forse non si vuole sollevare la minima curiosità di indagare seriamente
sull'int era vicenda?».
AUSL RAVENNA
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I Comunisti Italiani di Cesena e...
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - CentroNord
Pag. 23
(diffusione:58140, tiratura:211140)
COMUNE DI PIACENZA
Indirizzo: Sede - Piazza Cavalli, 2 Cap 29100 Piacenza
Oggetto: Procedura aperta. Concessione della progettazione definitiva ed esecutiva, della costruzione e
gestione del parcheggio pubblico interrato in Piazza Cittadella nonché della gestione delle aree di sosta a
rotazione a pagamento, rimozione forzata e custodia dei veicoli nel comune di Piacenza.
Categoria: OG1, OG2, OS25, OS30
Importo: 7.860.000
Zona lavori: Piacenza
Termine: 26/09/2011
ASET SPA - AZIENDA SERVIZI SUL TERRITORIO DI FANO (PU)
Indirizzo: Ufficio Protocollo - Via E. Mattei, 17 Cap 61032 Fano (PU)
Oggetto: Procedura aperta. Gara numero 4/2011 per l'affidamento biennale rinnovabile dei lavori di
manutenzione delle reti e degli impianti acqua, fognatura e depurazione, reperibilità e pronto intervento.
Comuni di Fano, Mondolfo e Monteporzio.
Categoria: OG1, OG6
Importo: 6.115.727,53
Zona lavori: Pesaro e Urbino
Termine: 01/09/2011
COMUNE DI REGGIO EMILIA
Indirizzo: Servizio Affari Istituzionali - Uoc Appalti Contratti - Piazza Prampolini, 1 Cap 42100 Reggio Emilia
Oggetto: Procedura aperta. Riqualificazione architettonica e funzionale del capannone n. 19 ex Officine
Reggiane da destinare a Tecnopolo per la ricerca industriale in attuazione del Por Fesr 07/13.
Categoria: Non specificata
Importo: 4.300.000
Zona lavori: Reggio Emilia
Termine: 12/09/2011
ESTAV NORD - OVEST TOSCANA - SOP LIVORNO DI LIVORNO
Indirizzo: Sede - Via di Monterotondo, 49 Cap 57128 Livorno
Oggetto: Procedura aperta. Fornitura, installazione e manutenzione segnaletica interna e esterna
Categoria: Non specificata
Importo: 1.837.500
Zona lavori: Livorno
Termine: 08/09/2011
RFI - RETE FERROVIARIA ITALIANA SPA DI BOLOGNA
Indirizzo: Direzione Legale - Legale Bologna - Piazza Adua, 1 (lato stazione) Cap 50123 Bologna
Oggetto: Procedura ristretta. Progettazione e realizzazione del Sistema di Gestione Integrata delle
Telecomunicazioni (Sti) del Posto Centrale di Bari Lamasinata.
Categoria: OS19 Importo: 1.291.707 Zona lavori: Bologna
Termine: 26/08/2011
AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALI RIUNITI MARCHE NORD DI PESARO
Indirizzo: Sede - Viale Trieste, 391 Cap 61121 Pesaro
Oggetto: Procedura aperta. Lavori di adeguamento sismico del Padiglione A - I stralcio presso il Presidio
Ospedaliero San Salvatore di Pesaro.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
BANDI E APPALTI: LA TOP TEN DELLA SETTIMANA
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - CentroNord
Pag. 23
(diffusione:58140, tiratura:211140)
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Categoria: Non specificata
Importo: 1.242.812,93
Zona lavori: Pesaro e Urbino
Termine: 08/08/2011
S.I.PRO. SPA - AGENZIA PROVINCIALE PER LO SVILUPPO DI FERRARA
Indirizzo: Sede - Viale IV Novembre, 9 Cap 44121 Ferrara
Oggetto: Procedura aperta. Progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori di realizzazione di n. 1
impianto fotovoltaico a terra avente potenza pari a 414 kwp nel comune di Argenta. Categoria: OG9
Importo: 1.223.000 Zona lavori: Ferrara Termine: 08/08/2011
COMUNE DI ANCONA
Indirizzo: Archivio Protocollo - Piazza XXIV Maggio, 1 Cap 60100 Ancona
Oggetto: Procedura negoziata. Lavori di realizzazione ascensore pubblico Palazzo degli Anziani - Ancona.
Categoria: OG2, OS6, OS30
Importo: 996.818,45
Zona lavori: Ancona
Termine: 01/08/2011
COMUNE DI LORO CIUFFENNA (AR)
Indirizzo: Ufficio Protocollo - Piazza Matteotti, 7 Cap 52024 Loro Ciuffenna (Ar)
Oggetto: Procedura aperta. Project financing a gara unica per la progettazione, costruzione e gestione in siti
pubblici e realizzazione nuova copertura scuola elementare Bianco da l'Anciolina e sistemazioni stradali - CIG
28817520FB. Categoria: OG9, OG1, OG3 Importo: 837.200 Zona lavori: Arezzo Termine: 28/09/2011
COMUNE DI LUGO (RA)
Indirizzo: Ufficio Protocollo - Piazza dei Martiri, 1 Cap 48022 Lugo (Ra)
Oggetto: Procedura aperta. Lavori di manutenzione straordinaria su strade comunali e della funzionalità dei
marciapiedi .
Categoria: OG3
Importo: 509.190
Zona lavori: Ravenna
Termine: 04/08/2011
IN COLLABORAZIONE CON EDILIZIA E TERRITORIO
Editrice Il Sole 24 Ore Il settimanale dedicato ad appalti urbanistica e progettazione
AREA VASTA E REGIONE
4 articoli
27/07/2011
QN - Il Resto del Carlino - Bologna
Pag. 7
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La Newco: «Non chiederemo i danni». Ne vuole però 628mila in più di canone
E' ANDATA così: la legionella non c'era. O meglio, c'era ma «al di sotto della soglia minima di sicurezza»,
così scrive ieri Virginio Merola, alleggerito dalla lettura della relazione Arpa. E come si spiegano allora i
malesseri denunciati dai dipendenti? La risposta è da cercare nelle righe successive del comunicato, quando
il sindaco annuncia che «proseguiranno i lavori per modificare le vaschette di scarico dei condizionatori e
verrà rivisto il protocollo di manutenzione delle torri di raffreddamento». INSOMMA la chiusura della faccenda
è in sordina, ma l'esordio in cronaca aveva fatto il botto. Merola, con una conferenza stampa, mercoledì 13
luglio, aveva avvisato: «Adesso basta. Questa è l'occasione per risolvere i problemi alla radice». Tono
perentorio. Il direttore generale Giacomo Capuzzimati nei giorni successivi aveva pronosticato: chiederemo i
danni. Calcolandoli sui 200mila euro. Peccato che Newco Duc - società che gestisce Liber Paradisus, tra i
soci forti Ccc e Manutencoop - un paio di settimane prima avesse depositato un atto di citazione contro il
Comune, chiedendo 628mila euro in più di canone. Riequilibrio perché i lavori a rilento della stazione
bloccano le attività della zona. DOMANDA: ma questa guerra legale ha influito in qualche modo nella
decisione clamorosa di chiudere il Comune per cinque giorni, vuol dire mettere a casa - in reperibilità - più di
1000 dipendenti ma soprattutto far trovare gli uffici chiusi ai cittadini? «Assolutamente no, l'ipotesi è destituita
di ogni fondamento», ci mette una pietra sopra l'assessore ai Lavori Pubblici Luca Rizzo Nervo, uomo forte
del Pd. Nessun pentimento, in ogni caso. No che non è stato un errore chiudere, difende la linea il giovane
assessore, la precauzione era più che legittima. RITA FINZI, presidente della società di gestione, direttore
tecnico del Ccc, mantiene lo stile dei giorni caldi - mai perso la testa - e concilia: «Se chiederemo i danni?
No». Allora il sindaco doveva proprio farvi paura per 'costringervi' a rimediare... Accenno di risata al telefono:
«Anche sparare con un bazooka su una pulce è un errore di valutazione». Poi, serissima: «Non c'è legionella
negli uffici, non ci sono funghi e nemmeno polveri sottili. Il motivo dei malesseri? Un funzionamento non
perfetto degli impianti di aereazione. Farò stare bene tutti, è una promessa. Anche perché la convenzione
dura ancora 24 anni». Integra il concetto William Alberghini, che dirige il servizio di prevenzione e sicurezza
dell'Ausl: «L'impianto di ventilazione ha carenze già ampiamente documentate, è una vecchia storia». Image:
20110727/foto/1383.jpg
AREA VASTA E REGIONE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Liber Paradisus, niente legionella Ma il sindaco non si pente
27/07/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 37
(diffusione:30000)
Marco Lombardi coordinatore provinciale del Pdl RIMINI - C'è la distribuzione diretta dei farmaci ritenuta
"eccessiva" da Federfarma, poi il contratto di assicurazione con una società rumena - la City Insurance - che
non fa dormire sonni tranquilli alcuni medici. Infine i problemi di "valutazione delle risorse umane" sollevati su
queste colonne dal segretario provinciale dell'Anaoo, il sindacato dei medici, dottoressa Cristina Trojani.
Quanto basta, quindi, per chiedere un incontro con il direttore generale dell'Ausl Marcello Tonini. E' quanto ha
fatto il consigliere regionale e coordinatore provinciale del Pdl, Marco Lombardi. L'azzurro dopo una serie di
interrogazioni sulla distribuzione dei medicinali "per chiedere la verifica degli effettivi risparmi in relazione agli
innegabili disagi per i pazienti soprattutto anziani e alla sopravvivenza delle farmacie rurali" ha deciso di "non
proseguire in un approccio burocratico delle questioni" preferendo "conoscere celermente e dal diretto
interessato (Tonini, ndr ) i contorni delle vicende". Lombardi mette n rilievo come proprio lunedì la Regione
abbia licenziato l'assestamento di bilancio. "La quasi totalità delle risorse pari a oltre 60 milioni di euro - dice sono state destinate alla sanità in aggiunta a quanto già previsto dal Fondo sanitario nazionale". Il
coordinatore del Pdl intende poi incontrare la dottoressa Trojani dell'Anaoo "per conoscere anche la sua
versione dei fatti in merito all'utilizzo delle risorse umane nell'organizzazione dell'Ausl". Chi poi sottoscrive le
critiche dell'ex direttore del personale Ausl Domenico Giannini al dg Tonini è Laura Stacchini del
coordinamento comunale di "'Io amo l'Italia". "A san Giuliano quest'anno non esiste nemmeno la guardia
medica - dice -. Il dg spiega che sono stati aperti tanti ambulatori, ma sempre con lo stesso personale. Allora
facciamo una piccola riflessione e vediamo se il signor Giannini ha ragione".
AREA VASTA E REGIONE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Distribuzione farmaci, assicurazione rumena e clima aziendale teso
Lombardi (Pdl) vuole fare chiarezza
27/07/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 37
(diffusione:30000)
'Tonini preferisce zelanti esecutori'
La Uil lancia l'allarme: se va avanti così l'Ausl regredisce
RIMINI - Il coperchio alzato dall'ex direttore del personale dell'Ausl Domenico Giannini sta facendo venire a
galla i problemi che da anni ribollono nel pentolone dell'azienda sanitaria. Il dirigente in pensione domenica
scorsa su La Voce ha messo in fila le pecche della gestione del direttore generale Marcello Tonini, che ieri ha
ampiamente risposto sempre su queste colonne. Ma a quanto pare Giannini ha colto nel segno, se è vero
che le segnalazioni di dipendenti insofferenti verso la conduzione dell'azienda non si contano più, e adesso
prendono parola i sindacati. Prima quello dei medici, l'Anaoo, intervenuto ieri per denunciare "un brutto
momento" e la mancanza di un'adeguata gestione del personale. Oggi invece tocca al segretario provinciale
della Uil-Fpl Nicoletta Perno tuonare contro la direzione generale, mentre Cgil e Cisl sono silenti. "Da tempo i
vertici dell'Ausl impostano le loro politiche non sulla professionalità e sulla meritocrazia, bensì sulla scelta, per
le posizioni di responsabilità, di 'yes-man' che magari non hanno nulla da dire sul fronte della qualità
professionale e lavorativa, ma che sono esecutori, più o meno zelanti, senza portare valore aggiunto alle
organizzazioni". E' questo il durissimo attacco scagliato dalla Perno, che ricorda come si tratti di "un male
della pubblica amministrazione" nel suo complesso. "E' un problema di cultura della gestione e
dell'organizzazione che riguarda tutti e che vede poca partecipazione del quadro dirigente e del quadro
intermedio su come programmare, gestire e razionalizzare le spese" continua la sindacalista. Che spiega
come nell'Ausl riminese il giudizio sul personale "non è sulle cose che fa, ma su come si approccia al
'potere'". La Uil-Fpl lancia così "l'allarme" perché "a lungo andare questo modello di gestione non crea
razionalizzazione, bensì ricadute sui servizi e, in una stagione di tagli alla spesa pubblica, diventerà un vero e
proprio pericolo che rischia di far retrocedere la nostra azienda". Nel mirino del sindacato finiscono anche le
istituzioni "che fino ad ora hanno delegato la loro funzione di programmazione, magari 'beandosi' delle
necessarie e importanti ristrutturazioni edilizie e non entrando nel merito di come le strutture funzionino, né
sull'adeguatezza dei servizi rispetto ai bisogni dei cittadini". Comuni e Provincia hanno quindi una loro
responsabilità in tutto ciò, e a loro la Perno chiede di "rinvigorire il proprio ruolo sulla programmazione e la
verifica dei servizi" visto che "non c'è più la 'scusa' che il sindaco del maggior Comune è anche uno dei
primari dell'Ausl (Alberto Ravaioli, ndr )". Serve, quindi, "una fase nuova con un cambiamento di rotta per un
futuro libero da queste logiche". Infatti, non si può più puntare "sulla valorizzazione della sanità riminese
scommettendo solo sulla costruzione e riqualificazione delle strutture, ma sulla sperimentazione di nuovi
modelli di gestione come l'infermiere di famiglia, modelli di gestione infermieristica, qualificazione di attività
sanitaria come la chirurgia bariatrica o altro". Sulla stessa linea d'onda di quanto dichiarato sia da Giannini
che dall'Anaoo, la Uil-Fpl mette in rilievo "il clima delle relazioni nell'azienda compromesso anche dall'utilizzo
indiscriminato dei procedimenti e delle sanzioni, non per punire chi sbaglia in maniera proporzionale agli
errori commessi, ma per dare un segnale, un avvertimento". Un modus operandi "destabilizzante e sbagliato".
"Da settembre - chiede la Perno - si attivi un forum nella città su quella che sarà il futuro della sanità riminese
con la presenza delle istituzioni, della politica, dell'Ausl, della rappresentanza di cittadini e lavoratori e del
tessuto economico-sociale". Giovanni Bucchi
AREA VASTA E REGIONE
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Ce n'è anche per Comuni e Provincia:più interessati agli edifici che alla qualità dei servizi
27/07/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 9
(diffusione:30000)
BOLOGNA - L'Ausl di Bologna ha trasmesso ieri mattina al sindaco Virginio Merola, una relazione sullo stato
di Palazzo Bonaccorso, la sede degli uffici comunali di piazza Liber Paradisus. "I dati dimostrano l'assenza, o
la presenza al di sotto della soglia minima di sicurezza, di colonie di legionella nelle vaschette dei
condizionatori nei piani delle Torri di Palazzo Bonaccorso e nella rete idrica", dice Merola in una nota
confermando quando riscontrato dall'Arpa. A questo punto, proseguiranno, così come concordato, i lavori per
modificare le vaschette di scarico dei condizionatori e verrà rivisto il protocollo di manutenzione delle torri di
raffreddamento poste sopra il coperto, con il coinvolgimento delle rappresentanze sindacali. Il sindaco
ringrazia l'Arpa, il Dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Bologna e la Newco Duc "per il loro prezioso
contributo e la collaborazione che hanno dimostrato". Un grazie anche ai lavoratori e ai sindacati "per il loro
senso di responsabilità che ha accompagnato questa fase delicata e impegnativa". Ora, dice il primo
cittadino, "ci sono quindi le migliori condizioni per affrontare i restanti disagi evidenziati dai lavoratori e trovare
una soluzione definitiva per l'efficacia degli impianti".
AREA VASTA E REGIONE
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La legionella c'era, adesso partono i lavori di bonifica
SANITÀ NAZIONALE
28 articoli
27/07/2011
Corriere della Sera - Ed. Nazionale
Pag. 40
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Al San Raffaele gravi errori e ombre ma salviamo un'eccellenza sanitaria
di MARCO VITALE
Non si sono sentite molte riflessioni sul significato, per Milano, della crisi finanziaria del San Raffaele. Eppure
non sono pochi i temi di riflessione suggeriti da questa triste vicenda. La grave situazione di insolvenza è
anche una crisi della città nella misura in cui il San Raffaele è uno dei suoi punti di eccellenza e di vitalità
economica: fornisce buoni servizi sanitari, con punte di altissima qualità; gode di un'alta reputazione
nazionale e, in alcuni casi, internazionale; è creatore di lavoro qualificato; fa ricerca seria; è uno di quei luoghi
che gli economisti dell'Ottocento chiamavano «depositi di conoscenza»; è motivo di orgoglio e reputazione
per chi ci lavora e per la città.
Milano ha dunque un grande interesse a che la crisi finanziaria non travolga e umili questo importante bene
comune. Questo interesse è accentuato dal fatto che il San Raffaele non nasce nel deserto ma nell'ambito
della buona sanità lombarda. Molte delle sue eccellenze non si sono formate al San Raffaele ma in altri
ospedali pubblici dai quali sono state strappate da don Verzé offrendo condizioni economiche e un ambiente
di lavoro che gli ospedali pubblici non potevano assicurare. Il San Raffaele è dunque anche il risultato di una
politica sanitaria lombarda che ha, intenzionalmente, punito la sanità pubblica.
La crisi finanziaria non è sempre manifestazione di una cattiva «produzione», ma è spesso effetto solo di
cattiva gestione, megalomania, investimenti sbagliati ed estranei all'attività principale, pratiche discutibili se
non illecite, veri e propri furti (l'esperienza aziendale è piena di storie di padroni che rubano a se stessi). Per
quello che si sa, sembra essere il caso del San Raffaele. Questa, peraltro, non è una cattiva notizia. Infatti,
quando la base produttiva è sana (come pare essere quella in questione) è sufficiente cessare la cattiva
gestione, realizzare gli investimenti impropri, tagliare i fili di tutti i succhiatori di sangue che, inevitabilmente, si
insinuano al seguito della cattiva gestione, i prelievi impropri, abbandonare la megalomania.
La sanità italiana e lombarda è generosa, paga prezzi più che sufficienti per assicurare una gestione
economicamente corretta e, per taluni, attraverso i corrispettivi per le cosiddette funzioni, può diventare molto
generosa e discriminatoria. Quindi, anche grazie alla buona reputazione del San Raffaele, non sarà molto
difficile rimettere ordine ed equilibrio nella macchina produttiva. Resterà da sistemare il debito pregresso
frutto della mala gestione, che è alto ma che è certo possibile sistemare con l'uso intelligente e integrato dei
vari strumenti che l'ordinamento mette a disposizione. Grosso modo, per la via maestra, è necessario un
aumento di capitale di circa 200 milioni, disinvestire tutte le attività estranee all'istituto, fare un concordato con
i creditori che hanno interesse a contribuire al risanamento, perché ciò assicura la continuità delle attività. Le
vie alternative: commissariamento straordinario o fallimento, sono anche possibili, però sono assai più
dolorose e dispersive del patrimonio aziendale. Va da sé, dunque, che la città ha un grande interesse a che si
segua la via maestra. Delle tre attività fondamentali necessarie per questo, due (disinvestire e fare un onesto
concordato) sono relativamente facili; la terza: identificare un socio serio che metta almeno 200 milioni veri, è
la più difficile e aleatoria. Personalmente, sulla base dell'esperienza storica, nutro molti dubbi sull'asserito
impegno del Vaticano a svolgere questo ruolo, ma mi auguro fortemente di sbagliare, anche se analoghi
dubbi sembrava nutrire il suicida Mario Cal. Restano due punti importanti da discutere. L'opinione pubblica e
la stampa hanno incominciato a interrogarsi su chi siano i responsabili della bancarotta. In particolare ci si
chiede se responsabili siano le banche o la Regione, cioè gli enti che, per i loro compiti ed il loro potere
negoziale, potevano, se non evitare, almeno contrastare la mala gestio. Questo è un modo sbagliato di
guardare la questione. La eventuale corresponsabilità per omissione di chi poteva e doveva vigilare, non
deve nascondere il fatto che, in questi casi, il responsabile primo è l'imprenditore. In questo caso, quindi, il
responsabile è don Verzé, che oltre tutto, era un dominus assoluto e autoritario dell'ente. Né deve
sorprendere che un uomo certamente di straordinario valore alla cui volontà, visione, fede, capacità è dovuta
SANITÀ NAZIONALE
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L'INTERESSE DI MILANO
27/07/2011
Corriere della Sera - Ed. Nazionale
Pag. 40
(diffusione:619980, tiratura:779916)
SANITÀ NAZIONALE
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la creazione del San Raffaele sia anche responsabile della sua insolvenza finanziaria. È successo tante volte
nelle storie aziendali. Henry Ford, probabilmente il più grande imprenditore di tutti i tempi, negli anni 20 e 30
del Novecento creò la più grande e di maggior successo impresa del mondo. Ma negli anni 40, invecchiando,
la stava portando al fallimento e dovette essere rimosso, con grande decisione, dal nipote con la benedizione
della nonna, pur legatissima al marito Henry. Né i meriti passati escludono la responsabilità né la
responsabilità cancella i meriti passati.
Che ci sia una verifica delle responsabilità è importante, perché anche la responsabilità è importante, perché
anche la responsabilità e la buona gestione fanno parte del patrimonio cittadino, così come un buon
ospedale. Ma la verifica della responsabilità che, ormai, soprattutto dopo il suicidio di Mario Cal, spetta
soprattutto alla magistratura (sarebbe appropriata anche una indagine amministrativa, ma l'idea mi sembra
velleitaria sino a che la sanità lombarda coincide con Cl) non deve prevalere sull'esigenza di una soluzione
rapida, affinché non vada disperso il patrimonio di competenze, metodi scientifici, motivazione, orgoglio,
identità che fanno del San Raffaele una eccellenza cittadina. Salvaguardare tutto ciò, pur nel rispetto delle
inevitabili e rigorose procedure legali, è ciò che più interessa Milano.
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Foto: CONC
27/07/2011
La Stampa - Ed. Nazionale
Pag. 41
(diffusione:309253, tiratura:418328)
Jet privati, investimenti azzardati, sospetti fondi neri, una megalomania endemica: sono le tinte con cui il San
Raffaele è dipinto in questi giorni. Tinte forti, senza uno straccio di sfumatura, di chiaroscuro. Però, e senza
nulla togliere alla gravità di una situazione finanziaria niente affatto innocente, il San Raffaele è anche ben
altro. Lo sa chi è entrato da quella porta per farsi curare e ha trovato un ospedale immenso, speciale. Lo sa
chi è venuto in quella sede per degli accertamenti diagnostici all'avanguardia, con tecniche non di rado
scoperte nel padiglione accanto, quello del Dibit. Dove si fa ricerca senza dogmatismi, pensando a chi sta
male. La malattia ci scardina tutti, inequivocabilmente. E senza augurare nulla a nessuno, prima di far piazza
pulita - materiale e morale - bisogna forse tentare quell'impresa quasi impossibile che consiste nel mettersi
nei panni di chi convive con la malattia. Cercando anche dentro di sé il coraggio morale di pensare che può
capitare a tutti, anche a noi. Invece in questi ultimi tempi il San Raffaele ha subito un'ermeneutica di registro
«faustiano», come se quel luogo fosse un covo di goffi e spregiudicati dottor Jekyll ansiosi di rendere l'uomo
un robot. E la cosa che più stupisce di queste invettive dal sapore apocalittico decadente è che il bersaglio
principale non sta nel laboratorio di biotecnologie, nei reparti di oncologia dove si usano gli anticorpi
monoclonali. Sta in quella piccola nicchia del San Raffaele che è la facoltà di Filosofia, fondata ormai molti
anni fa da Massimo Cacciari. Qui starebbe, secondo alcuni detrattori, non ultimo l'Elefantino, la vera anima
nera del San Raffaele. Rea di aver predicato nei territori del pensiero e razzolato nel pantano della gestione
finanziaria. Come se il docente di logica, teoretica o morale fosse tenuto a controllare i bilanci della società
che gli fornisce lo stipendio (a proposito, niente affatto stratosferico come ipotizzato da qualcuno). Allora
come la mettiamo con gli insegnanti statali, assoldati da un parlamento che ha al suo si fa per dire attivo un
numero strabiliante di indagati dalla magistratura? E invece, a quelli di filosofia del San Raffaele è
candidamente chiesto di discolparsi. Anzi, di ammettere le proprie colpe: complicità, cattiva ispirazione,
mancanza di scrupoli, concezione dannata dell'umanità. Da molti anni tengo un corso opzionale di cultura
ebraica in quella facoltà. Che è stata certamente la prima ed è forse ancora l'unica in Italia a prevedere in un
curriculum di studi filosofici una panoramica sull'universo ebraico e un'altra sulla civiltà islamica. Questa è
una delle ragioni per cui mi sento fiera di appartenere a quel corpo docente oggi tanto vituperato. Un'altra è
quel simbolo che sta disegnato sul pavimento, esattamente sotto l'ingombrante angelo Raffaele con il pesce
in mano - simbolo di guarigione - sulla sommità del cupolone: è un'assai più discreta spirale a mosaico, che a
suo modo evoca quella di legno in verticale in cui arditamente si incrociano i riferimenti alla scala di Giacobbe
e al Dna. La piccola chiocciola per terra ha per didascalia tre parole greche: mente, spirito, corpo. Sono il
condensato dell'uomo come lo si pensa qui e lo penso anche io. Senza retoriche di sorta, senza
magniloquenze tossiche. Insomma, molto più Platone che Faust, per quanto la cosa possa deludere chi
vorrebbe che il San Raffaele, e nello specifico la sua facoltà di filosofia, fosse un covo di anticristi da quattro
soldi, olezzanti di zolfo e mammona. [email protected]
SANITÀ NAZIONALE
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SAN RAFFAELE, L'ALTRA FACCIA DELLO SCANDALO
27/07/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale
Pag. 4
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Sorpresa dell'assessore alla Salute del Veneto: «Noi siamo in attivo»
ROMA È CACCIA ai dissipatori di denaro pubblico. Chi può imbraccia il fucile e spara ad alzo zero. Politici?
No, neanche a parlarne: andate a vedere che cosa succede nei Comuni. Province? Assolutamente, sono le
Regioni a dilapidare. Ma adesso anche per sindaci e governatori arriva la stretta. I presidenti delle Regioni
che avranno gravi dissesti finanziari, e in particolare che non riusciranno a rientrare dal deficit sanitario, non
solo decadranno, ma non saranno più ricandidabili a cariche elettive. Stessa sorte per sindaci e presidenti di
Provincia con le mani bucate. È quanto prevede il nuovo testo del decreto legislativo sui premi e le sanzioni
per Regioni e Enti locali, presentato dai relatori Enrico La Loggia (Pdl) e Antonio Misiani (Pd). Il
provvedimento sarà votato oggi in commissione bicamerale sul federalismo. ANCHE il senatore di Fli Mario
Baldassarri piazza il suo colpo sullo sperpero di denaro pubblico. Il succo è: ma quale politica che costa, è la
sanità che ingoia miliardi come noccioline e non restituisce neanche le bucce. Ma Luca Coletto, della Lega,
assessore regionale alla Sanità del Veneto e coordinatore della Commissione salute della Conferenza delle
Regioni, non ci sta. Mentre la sanità deve corrispondere alle esigenze dell'intera popolazione, la Casta pesa
per qualche migliaia di persone. Si può fare il paragone? «Ovviamente no - concorda Coletto - e ritengo che
un taglio alle spese della politica sia doveroso. Tutti, in questo momento, devono fare uno sforzo, politici per
primi che sono eletti dal popolo e il popolo rappresentano. In Europa l'Italia è al terzultimo posto come
crescita di spesa. E non è un dato positivo. Perché gli investimenti servono a razionalizzare e a migliorare il
servizio». Ma tanti soldi escono lo stesso... «La spesa cresce anche per l'adeguamento alle normative
europee. Occorre innovare la tecnologia, le apparecchiature si evolvono. Va chiarito un concetto: i risparmi si
ottengono attraverso la prevenzione delle malattie. Ma la prevenzione ha necessità di strumenti moderni e
adeguati. Certo, non si può pensare che tutti gli ospedali debbano avere tutto. Gli innesti vanno calibrati sui
bacini di utenza». E così si può risparmiare? «I risparmi derivano dalla razionalizzazione, non dal taglio degli
investimenti. Un obiettivo che si ottiene anche con delle direttive generali uguali per tutti, con la trasparenza
totale». Modernizzazione, razionalizzazione, trasparenza... «Il Veneto, quest'anno, chiude con 12 milioni e
mezzo di attivo. Che vanno reinvestiti, non si può stare fermi e non si può continuare con la politica dei piccoli
ospedali. Mantenere sale operatorie aperte dove si fanno due interventi al giorno è senza senso. Gli interventi
andranno fatti in strutture più grandi e con migliori dotazioni. E gli appalti andranno tarati sulle macroaree, per
favorire la trasparenza». Silvia Mastrantonio
SANITÀ NAZIONALE
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Promessa bipartisan contro gli sprechi «Via gli amministratori
spendaccioni»
27/07/2011
Avvenire - Ed. Nazionale
Pag. 2
(diffusione:105812, tiratura:151233)
L'Islanda vuole spedire i fumatori in farmacia
Umberto Folena
al Paese dove la terra fuma, pessime notizie per i fumatori. Gli islandesi sono maestri del sillogismo politico.
Allora: il fumo mina la salute, chi ha la salute minata va dal medico, chi vuole fumare deve rivolgersi al
medico. La logica è impeccabile. Storditi? Allora provate a leggere al primo colpo il cognome dell'ex ministro
Siv Fridleifsdottir. Fatto? Costui ha presentato in Parlamento una proposta perfettamente sillogica: chi vuol
fumare, acquisti le sigarette in farmacia. Con regolare ricetta medica rilasciata dal medico. Commercianti in
crisi? Ma no. Anche in Italia, ormai, i tabaccai vendono tabacco di sfuggita, in realtà offrono altri servizi ben
più lucrosi e innocui: i gratta-e-vinci, il superenalotto e le macchinette del poker, che alla salute fisica non
fanno male alcuno, e se ti rincitrullisci riducendoti a ludopatico lobotomizzato e squattrinato è colpa tua.
Allora: vai dal medico, ritiri la ricetta, la presenti al farmacista ed esci con le bionde. E il rischio del mercato
nero? Dove la terra fuma, sarà lui a mandare in fumo la proposta Fridleifsdottir (tuttodunfiato)?
SANITÀ NAZIONALE
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Quanto Basta
27/07/2011
Il Gazzettino - Ed. Nazionale
Pag. 21
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Passa il Piano socio sanitario, tagli in vista
Un ospedale "principale" in ogni capoluogo di Provincia, e una "rete" di cliniche ogni 200-300 mila abitanti
Le forbici arriveranno prossimamente. Intanto, la giunta regionale del Veneto ha disegnato la cornice entro la
quale verrà collocata la ristrutturazione socio-sanitaria che alla fine del percorso porterà, sicuramente, ad un
nuovo taglio di ospedali e posti letto. A sedici anni dalla precedente programmazione (furono ridotti i posti
letto, rivista l'intera organizzazione della sanità), ora arriva la riforma, necessaria perché in presenza di una
progressiva diminuzione dei fondi statali, non più sufficienti, se non si interviene, a mantenere la qualità
storicamente offerta dalle strutture del Veneto. Il piano socio-sanitario approvato ieri dall'esecutivo regionale,
ora consegnato all'assemblea per l'approvazione, contiene, ha spiegato il governatore Luca Zaia, «elementi
unici per aprire un ciclo virtuoso nella sanità veneta». Come l'individuazione delle gerarchie per la rete
ospedaliera, l'introduzione dei costi standard «elemento fondamentale del federalismo in sanità», i
meccanismi di finanziamento. Un nuovo «codice della strada» ha spiegato ancora il presidente del Veneto, al
quale seguirà «l'apposizione dei segnali». "Segnali" la cui individuazione spetta all'assessore alla Sanità Luca
Coletto in sinergia con l'assemblea regionale. Nella premessa delle 104 pagine del piano, viene confermata
l'impostazione a forte integrazione tra sanitario e sociale che da anni costituisce il "modello veneto". Per
quanto riguarda le Ulss, la dimensione ottimale individuata è quella di 200-300 mila abitanti, salvaguardando
però le specificità delle zone montane. Per quanto riguarda la rete ospedaliera, il piano prevede una "dorsale"
di ospedali considerati principali, uno per ognuno dei sette capoluoghi di provincia. La struttura è completata
da una rete di altri ospedali, definiti "nodi della rete", che saranno dimensionati per un bacino di utenza di
circa 200.000 abitanti. Cardine di tutto il sistema, le Aziende Ospedaliere di Padova e Verona che saranno
strutture di riferimento nazionale. Le reti cliniche (oncologica, infarto, neurologica, urgenza-emergenza Suem
118) saranno composte da ospedali collegati tra loro con il modello "hub & spoke" con confini che superano
quelli delle rispettive Ulss. In nota anche il rafforzamento della medicina territoriale: strutture di ricovero, come
ospedali di comunità, unità riabilitative territoriali e poliambulatori territoriali. Riorganizzazione della medicina
di base attraverso un servizio integrato con la presenza del medico 24 ore su 24 per sette giorni su sette per
dare al cittadino una prima risposta al cittadino vicino a casa. Particolare attenzione per i malati terminali, con
l'istituzione di una struttura di cure palliative in ogni Ulss. © riproduzione riservata
SANITÀ NAZIONALE
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REGIONE VENETO Uno strumento atteso da anni. Rafforzati i servizi territoriali di medicina di base
27/07/2011
Il Secolo XIX - Genova
Pag. 20
(diffusione:103223, tiratura:127026)
Frenata alla fusione Ist-San Martino la discussione a Roma slitta a
settembre
Per altri due mesi almeno le due aziende resteranno entità separate
SEMBRAVA tutto a posto, soprattutto dopo che la commissione ministeriale aveva dato il via libera alla
fusione Ist-San Martino. La pratica avrebbe dovuto essere votata della Conferenza Stato-Regioni che si
riunisce oggi pomeriggio a Roma, ma non compare all'ordine del giorno, quindi slitta alla prossima riunione.
Che nella migliore delle ipotesi si terrà a metà settembre dopo la lunga pausa estiva. Il risultato è scontato:
per almeno due mesi l'Ist e il San Martino resteranno due aziende separate e il presidente della Regione
dovrà rinviare l'inaugurazione del nuovo istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Resta ancora da
chiarire i motivi del rinvio: il voto della conferenza dei presidenti delle Regioni (guidata da Vasco Errani) è
qualcosa di più di un atto formale ed è vero che l'ordine del giorno di oggi (la riunione era in un primo tempo
fissata per domani, ndr) è già abbastanza impegnativo, ma la settimana scorsa l'assessore alla Salute
Claudio Montaldo e il direttore generale del dipartimento Salute Franco Bonanni avevano manifestato grande
ottimismo sul passaggio della pratica a Roma. Qualcuno negli uffici dell'assessorato alla Salute sostiene che
l'operazione Ist-San Martino sia slittata perchè è stata sorpassata da altri provvedimenti, forse "spinti"
dall'insistenza dei funzionari di altre Regioni. Eppure da quasi un mese la strada sembrava in discesa, dopo
che venerdì primo luglio il pool di esperti della commissione nazionale di ricerca del ministero della Salute
insieme a rappresentanti nazionali dell'Inail e dell'Istituto superiore di sanità aveva visitato i reparti dei due
ospedali coinvolti nell'accorpamento e incontrato l'assessore Montaldo. San Martino e Ist aveva superato a
pieni voti l'esame dei commissari: «Abbiamo presentato la straordinaria realtà e le potenzialità che possono
derivare dall'integrazione tra le due aziende», aveva commentato Montaldo. «Sono personalmente entusiasta
di quello che state facendo - aveva dice un portavoce della commissione - però a livello globale sono stati
commessi molti sbagli, nell'approccio alla cura dei tumori. Si è parlato di un approccio molecolare alle cure,
ma in Gran Bretagna il ministero della Salute sta bocciando tutti i nuovi farmaci antitumorali perché costano
troppo rispetto a quanto fanno». Superata la prova orale, nel pomeriggio, i rappresentanti del ministero
avevano visitano le diverse strutture sulla collina del San Martino. La conclusione della commissione aveva
fatto tirare piùà di un sospiro di sollievo a Montaldo e Bonanni che hanno seguito con grande passione e
impegno l'operazione accorpamento tra il prestigioso (ma pieno di problemi) ospedale ligure e uno dei migliori
istituti italiani per la ricerca sul cancro. «Non abbiamo riscontrato problemi sostanziali, solo dettagli da
limare»,aveva garantito il direttore generale della ricerca scientifica del ministero, Massimo Casciello. Il
traguardo sembrava vicino: l'ultimo ostacolo da superare era la Conferenza Stato-Regioni.
Foto: L'ingresso dell'Ist
SANITÀ NAZIONALE
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IMPROVVISO STOP ALL'ESAME DELLA PRATICA
27/07/2011
Il Secolo XIX - Genova
Pag. 20
(diffusione:103223, tiratura:127026)
Canini, ultima sfida decisi nuovi lavori dopo il benservito
Il dossier finisce alla Corte dei Conti
GUIDO FILIPPI
UN COLPO di coda con tante ombre o una banale coincidenza del calendario? La contestatissima
"operazione via Degola" atterrerà per l'ennesima volta nell'aula del consiglio regionale e probabilmente finirà
alla Corte dei Conti. L'ultima chicca sull'acquisto del deposito tabacchi del Monopolio di Sampierdarena arriva
mercoledì 29 giugno (la data non è casuale) ma resta sotto silenzio per quasi un mese. Lunedì 27 l'assessore
alla Salute convoca nel suo ufficio il direttore generale della Asl 3 Renata Canini per informarla, ufficialmente,
che non verrà riconfermata. La sera stessa, la giunta Burlando nomina Corrado Bedogni al timone di una
delle più grandi aziende sanitarie d'Italia. Canini resta in carica fino a giovedì 30 giugno, ma è consuetudine
che negli ultimi giorni, i manager in uscita assumano solo provvedimenti urgenti che non possono essere
rinviati anche per non mettere a disagio i successori che dovrà già chiudere posti letto, ambulatori e tagliare
servizi. Invece mercoledì 29, 48 ore dopo aver incassato la sfiducia del governatore, la direttrice riunisce il
suo staff e scrive un'altra pagina sul palazzone di via Degola che con un investimento previsto di 17,2 milioni
di euro dovrebbe diventare il nuovo quartier generale della Asl 3. Prende atto, con una delibera, che la
"Quadrifoglio Genova", società del gruppo Fintecna, proprietaria dell'immobile assieme al "Cotonificio De
Ferrari" è disponibile a rivedere il progetto e ad ampliare gli spazi a proprie spese, realizzando alcuni solai, la
superficie lorda del capannone di oltre 800 metri quadrati (da 8.582 a 9.425 metri quadrati). La pratica è stata
segnalata a Bedogni che dirige, per ora da esterno, la Asl 3 (da un mese affidata al direttore amministrativo
Marco Damonte Prioli) in attesa di insediarsi ufficialmente lunedì primo agosto. A quanto pare ha subito
chiesto una dettagliata relazione agli uffici sull'acquisto della nuova sede, ma i suoi margini di manovra sono
limitati perchè il suo predecessore Canini ha firmato, dopo aver ottenuto il via libera dalla Regione, il
compromesso per il capannone di via Degola. Che da mesi è terreno di scontro politico con bordate da parte
del centrodestra e contestazioni anche all'interno della maggioranza di centrosinistra. «Non ha senso
spendere oltre 17 milioni quando non ci sono i soldi per ristrutturare gli ospedali e far funzionare la sanità- ha
più volte denunciato Matteo Rosso, capogruppo del Pdl in Regione - Secondo le nostre stime tra spese di
registro e notaio il costo aggiuntivo dovrebbe aggirarsi intorno ai 2 milioni che sommati ai 17 milioni già
previsti per l'acquisto dell'immobile, diventano 19. Inoltre l'immobile è in condizioni disastrose e non so
proprio come si possa pensare di concludere i lavori entro la fine del 2012». Insomma un'operazione
contestata ma sempre difesa dall'assessore Montaldo che potrà saltare soltanto se non verranno rispettati i
tempi. La società Quadrifoglio ha garantito che aprirà il cantiere entro la fine dell'anno, ma il Comune deve
prima autorizzare il cambio di destinazione d'uso, altrimenti i lavori non possono partire e la Asl 3 può
stracciare il contratto, soluzione che non dispiacerebbe più di tanto alla Regione. L'intervento previsto è su tre
piani: a piano terra sono previsti sette ambulatori di medicina legale, un centinaio di parcheggi, alcune sale
riunioni e un asilo nido aziendale con una trentina di posti. Al primo piano, dove c'è ancora un binario
ferroviario, ci saranno tutti gli uffici che dovrebbero ospitare circa 320 dipendenti. Nel frattempo la Asl deve
trovare un acquirente per l'attuale sede di via Bertani (acquistata ai tempi della giunta Biasotti) che ha una
valutazione di circa sei milioni, e una palazzina all'interno dell'ex manicomio di Quarto. Per arrivare a 17,2
milioni di euro è stato acceso un mutuo che in tempi di ticket per le ricette e di tagli negli ospedali, rischia di
diventare un lusso.
DESTINI INCROCIATI PER LE SEDI UN INVESTIMENTO CONTESTATO L'ACQUISTO dell'ex deposito
tabacchi del Monopolio di Stato in via Degola, a Sampierdarena (nella foto, un sopralluogo), costerà all'Asl 3
oltre 17 milioni di euro. Un investimento contestato da più parti CARTELLO VENDESI IN VIA BERTANI L'ASL
3 è da tempo alla ricerca di un acquirente per l'attuale sede di via Bertani. Valutazione, circa 6 milioni di euro.
Da vendere è anche una palazzina situata all'interno dell'area dell'ex manicomio di Quarto
SANITÀ NAZIONALE
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L'EX MANAGER SOTTO ACCUSA PER LA VICENDA DELLA SEDE ASL DI VIA DEGOLA IL CASO
27/07/2011
Il Secolo XIX - Genova
Pag. 20
(diffusione:103223, tiratura:127026)
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Foto: Renata Canini, ex direttore generale della Asl 3 genovese
SANITÀ NAZIONALE
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27/07/2011
MF - Sicilia
Pag. 2
(diffusione:104189, tiratura:173386)
Dopo la mozione di censura annunciata dal Pdl, adesso le dimissioni dell'assessore siciliano alla Salute,
Massimo Russo, sono state chieste ieri dal responsabile regionale Sanità dei Comunisti italiani-Federazione
della Sinistra, Seba Romano. Duro l'atto d'accusa dell'esponente comunista, per il quale «si sta frantumando
il servizio pubblico per favorire i privati, rendendo il già deficitario Servizio sanitario regionale ancora più
deficitario». Chiara l'allusione ai casi di malasanità verificatisi a pochi giorni di distanza l'uno dall'altro a
Messina e Palermo. Romano ha ricordato le «chiusure di reparti e servizi con enorme aumento del tempo
delle liste di attesa che induce i cittadini a rivolgersi ai privati, il taglio totale di servizi essenziali per le persone
fragili e i disabili che devono pagare ogni cosa e il passaggio a pagamento di visite prima solo con ticket». «I
cittadini», ha concluso Romano, «ormai si rivolgono alla Magistratura per avere giustizia anche di una
presunta riforma fatta di tagli sulla pelle dei più deboli, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti». Carlo Lo Re
SANITÀ NAZIONALE
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Sanità, la sinistra per dimissioni di Russo
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - NordEst
Pag. 21
(diffusione:75240, tiratura:224000)
Medici più attenti ai pazienti
Le matricole chiedono strumenti per migliori rapporti umani
A CURA DI
Valeria Zanetti
Sperano che la facoltà di Medicina apra la docenza a esperti in tecniche di comunicazione o di gestione dei
conflitti. Che i tutor cui sono affidati durante la formazione si impegnino a essere coerenti con i valori della
professione medica e che diano l'esempio. Chiedono di svolgere più attività in reparto, accanto al paziente, e
di avere più contatti con gli specializzandi, per ricevere testimonianze dirette di esperienze umane e pratiche.
Sono queste le principali indicazioni che emergono dall'indagine sull'insegnamento e la conoscenza dei
valori della professione medica, condotta su 423 studenti della facoltà di Medicina dell'università di Padova,
somministrando durante le ore di lezione un questionario anonimo di sette domande. Promotore dell'iniziativa
Domenico Montemurro, consigliere dell'Ordine dei medici padovani, in servizio all'Unità operativa di medicina
dell'Ulss 19 di Adria.
«Lo studio è stato realizzato grazie al sostegno della facoltà e dell'Ordine», afferma. L'indagine ha riguardato
gli studenti del primo anno (200), del quarto (101) e del quinto (102). Dai risultati emerge che le matricole
danno più peso alle conoscenze tecniche della professione, ma con gli anni gli studenti si rendono conto della
necessità di fare esperienza diretta con il paziente, esigenza avvertita dal 70% degli intervistati. «Come la
tradizione della didattica in medicina stabilisce da secoli, solo il metodo esperienziale, infatti, anche se
oneroso in termini di impegno e di tempo, può garantire l'apprendimento del saper fare», sottolinea
Montemurro. Da qui la necessità di stabilire maggiori contatti anche con gli specializzandi, percepiti più vicini
alla realtà dello studente, ma già proiettati in una dimensione operativa. Gli studenti infatti considerano
insufficienti le esercitazioni condotte in reparto dal quarto anno in poi, perché al capezzale del paziente si è in
troppi e forse una soluzione potrebbe essere trovata - suggeriscono i medici che hanno collaborato
all'indagine, tra cui il presidente dell'Ordine padovano e vicepresidente nazionale Fnomceo, Maurizio Benato
- coinvolgendo ospedali periferici e medici di medicina generale nella rete formativa.
«Stiamo formando colleghi sempre più preparati tecnicamente e capaci di usare le nuove tecnologie, che
progrediscono e offrono soluzioni sempre più mirate e appropriate - sottolinea Benato - Ma alle nuove leve
manca l'empatia con il paziente. La formazione sempre più settoriale in medicina, fa perdere di vista la
dimensione globale del malato».
Per questo occorre formare il medico a discipline "umane", «prevedendo nei corsi di laurea anche l'intervento
di sociologi, epistemologi, filosofi», ipotizza Benato. «Una strada che proprio gli studenti ci chiedono di
imboccare e che va in direzione opposta rispetto alla proposta del ministro Mariastella Gelmini di ridurre il
corso di laurea in Medicina a cinque anni al posto degli attuali sei. Una prospettiva inconcepibile, dovendo
garantire le 5.500 ore di formazione medica chieste dalla Ue per la libera circolazione dei nostri laureati. Al
massimo si può pensare di intervenire sulla durata delle specialità, soprattutto su quelle più lunghe come
chirurgia», conclude.
Infine, dall'indagine emerge come anche gli studenti avvertano il disagio della classe medica chiamata a fare
tutto ciò che è scientificamente corretto, rispettando l'autonomia del paziente, a combattere gli sprechi,
acquisendo la cultura del management, a rendere sempre più appropriata la prestazione, avendo cura di
poter sempre giustificare il proprio operato. Una professione dalle mille sfaccettature, che richiede una
miriade di competenze da aggiungere alle conoscenze di base, necessarie al conseguimento della laurea.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Maurizio Benato PRESIDENTE ORDINE PADOVA
Formazione. Per istruire medici più «umani» si potrebbe inserire nei percorsi di laurea l'intervento di
filosofi e sociologi
SANITÀ NAZIONALE
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Università. Indagine dell'Ordine fra i giovani che frequentano la facoltà di Padova
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - NordEst
Pag. 21
(diffusione:75240, tiratura:224000)
SANITÀ NAZIONALE
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Domenico Montemurro CONSIGLIERE ORDINE MEDICI
Metodo. Come la tradizione didattica in medicina ci dice da secoli, solo l'esperienza diretta garantisce
un vero apprendimento
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - NordEst
Pag. 2
(diffusione:75240, tiratura:224000)
Aumentano le case di riposo ma non i contributi alle rette
Più concorrenza, ma si teme l'abbassamento degli standard
A CURA DI
Valeria Zanetti
È destinato a crescere il numero dei posti letto per anziani non autosufficienti nelle case di riposo del Veneto:
a fine 2010 la Regione ne ha autorizzati altri 7mila, per dare una risposta alle liste d'attesa. «Si tratta in realtà
di trasformare i posti già esistenti, riservati agli autosufficienti, che oramai non si rivolgono più alle strutture, in
posti per non autosufficienti», specifica l'assessore ai Servizi sociali, Remo Sernagiotto.
L'operazione di conversione non sarà accompagnata però dall'aumento del numero di impegnative di
residenzialità (ovvero di contributi di compartecipazione alla spesa, stanziati dalla Regione per ogni ospite): a
partire da quest'anno i trasferimenti statali a sostegno del fondo per la non autosufficienza sono stati azzerati.
Ugualmente, nel bilancio regionale 2011, sono stati inseriti 53 milioni a sostegno della non autosufficienza,
17 per il fondo indistinto, destinato alle necessità sociali dei Comuni. Stornando altre risorse, principalmente
dal capitolo sanitario, si sfiorano i 721 milioni (nel 2010 erano 705) per il sociale. Con i 16 in più la Giunta
varerà progetti innovativi a sostegno della terza età e della disabilità, uno dei quali dedicato alla parziale non
autosufficienza, «per evitare che si trasformi in non autosufficienza permanente», dichiara l'assessore.
I nuovi posti saranno dunque a libero mercato, come gli oltre 1.300 già presenti, (chi li occupa spende circa
3mila 500 euro al mese).
Per riempirli le strutture dovranno ridurre le rette, facendosi concorrenza. Secondo Uripa (Unione regionale
istituti per l'assistenza anziani), che associa il 95% delle case di riposo regionali, circa 300
complessivamente, ciò porterà a un abbassamento degli standard assistenziali. «I nostri costi sono per circa
il 70% addebitabili al personale, il resto va alle utenze e al vitto.
Non potendo tagliare condizionamento, riscaldamento, cibo e forniture, in regime di concorrenza, le strutture
saranno costrette a risparmiare sul personale», prevede Roberto Volpe, presidente Uripa. L'assistenza sarà
più carente, le cure mediche già ora sono al limite. «I nostri ospiti - aggiunge - generalmente con più di 85
anni, sono seguiti da un medico per una media di tre minuti a testa per cinque giorni alla settimana».
Una situazione denunciata nell'ottobre scorso anche dal consigliere del Pdl, Davide Bendinelli, che chiedeva
il potenziamento del l'assistenza medica nelle case di riposo. «La scarsa presenza di medici si traduce
nell'inevitabile ospedalizzazione, con ripercussioni sui costi del servizio sanitario regionale», denunciava. Da
allora nulla è cambiato. Attualmente nelle residenze per non autosufficienti ci sono 27.244 posti letto, che
diventeranno 34.056. Gli ospiti assistiti attraverso l'impegnativa di residenzialità sono 25.924.
La retta media giornaliera erogata dalla Regione è di 49 euro, ma per circa 4mila, in condizioni di maggiore
criticità, si sale a 56 euro al giorno. Secondo il riparto socio-sanitario licenziato ad aprile dalla Giunta per
coprire i costi delle impegnative mancano 12 milioni, che però, rassicura Sernagiotto, arriveranno entro
settembre da Roma. Insomma, quanto garantito finora non sarà toccato, ma per il futuro occorrerà cambiare
registro perché il numero degli anziani crescerà in modo esponenziale e le risorse saranno sempre più
esigue.
«Una ricerca della Uil dimostra che circa 162mila persone non autosufficienti, compresi i disabili, sono
assistite in famiglia. Nel prossimo triennio si stima di arrivare a 191mila: il 73% dei veneti è infatti propenso a
mantenere il non autosufficiente a casa», registra l'assessore. «Per questo proporrò anche a livello
governativo che i servizi domiciliari entrino a far parte dei Lea, i livelli essenziali d'assistenza», aggiunge.
È comunque evidente che servono soluzioni innovative. Un progetto pilota specifico in questo senso riguarda
la parziale non autosufficienza, che interessa molta parte della popolazione anziana. «Il centro Don Vecchi di
Mestre costruirà, con il contributo regionale, erogato attraverso il fondo di rotazione per il sociale, istituito con
l'articolo 8 della Finanziaria 2011, una struttura per la parziale non autosufficienza degli ospiti che vivono nei
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
PIANETA ANZIANI LE POLITICHE ASSISTENZIALI
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - NordEst
Pag. 2
(diffusione:75240, tiratura:224000)
SANITÀ NAZIONALE
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250 appartamenti attigui per la terza età. L'obiettivo è di far tornare al più presto all'autosufficienza, chi
temporaneamente la perde. Una possibilità stimata concreta nel 70% dei casi - conclude Sernagiotto - Le
case di riposo, con il nuovo piano socio sanitario, diventeranno delle geriatrie, che saranno dunque
scorporate dagli ospedali.
Case albergo e centri sollievo diurno o notturno completeranno l'offerta per chi può ancora vivere nel
contesto domestico».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Roberto Volpe PRESIDENTE URIPA
Pericolo. I costi delle strutture pesano per il 70% sul personale, ma diminuirlo significa assistenza
ridotta: già ora le cure sono al limite
Remo Sernagiotto ASSESSORE SERVIZI SOCIALI
Trasformazione. I nuovi posti sono in realtà un adeguamento dell'esistente a misura di non
autosufficienti
I NUMERI
281
Strutture
Distribuite in Veneto fra le sette province, con un massimo a Verona (66), seguita da Vicenza (61) e Treviso
(49).
Nel Veneziano le strutture sono 35, nel Padovano come nel Bellunese 27 e in provincia di Rovigo 16
28.348
Posti letto
Di questi, 4.320 sono per non autosufficienti.
La dimensione più rappresentata è quella che accoglie fino a 120 ospiti, che è la capacità ricettiva
corrispondente al 71% delle realtà regionali mentre il 3% ha capacità fra i 300 e i 600 posti letto
49
Retta media giornaliera
Quella erogata dalla Regione Veneto per ospiti assistiti attraverso l'impegnativa di residenzialità; nelle
condizioni di maggiore criticità si arriva a 56 euro
al giorno
3.500
Al mese
L'esborso medio per un ospite di una struttura
che offra posti sul
"libero mercato"
505.788
Over 65 - under 74
Popolazione veneta in questa fascia di età
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - Sud
Pag. 4
(tiratura:405061)
Caos-debiti delle Asl campane
Marzia Romano
L'art. 17 d.l. 98/011 ha prorogato la sospensione delle esecuzioni contro le Asl in disavanzo fino al dicembre
2012: si arriva quindi a ben tre anni di denegata tutela dei creditori. Il tribunale di Napoli, sezione distaccata di
Pozzuoli, Giudice Lepre, in data 11 luglio 2011 ha già chiarito come la sospensione delle azioni esecutive non
si applica in Campania poiché la regione non ha predisposto il piano di rientro dei pagamenti previsti dalla
legge. La regione il medesimo giorno ha diffuso un comunicato stampa dove afferma di aver predisposto il
piano di rientro. Si spera che sia così, ma dal comunicato emerge solo che la regione abbia delegato tale
attività alla Soresa, sicché pare si stia ancora sul piano delle mere intenzioni. Insomma, si è ancora lontani
dalla predisposizione di una rigorosa pianificazione dei pagamenti, la cui necessità è confermata dalla stessa
legge di proroga. Il convitato di pietra è la par condicio creditorum, perché è chiaro che solo un piano di
rientro può evitare che si paghi un creditore al posto di un altro, il tutto in base a criteri non trasparenti.
Un piano di rientro, peraltro, forse servirebbe oramai a ben poco. Infatti, la proroga della sospensione per il
terzo anno non pare conciliabile col diritto comunitario: oltre al contrasto coi principi della concorrenza, tale
proroga di fatto va contro la direttiva 2011/7/Ue la cui ratio è velocizzare i pagamenti della P.A. e tutelare
maggiormente i suoi creditori. E la citata sentenza, del resto, osserva proprio come i presupposti per la
conformità comunitaria della norma siano due: la predisposizione di un piano dei pagamenti e una
sospensione delle azioni esecutive molto contenuta nei tempi e proprio non si vede come possa dirsi
contenuto un periodo di ben tre anni.
In definitiva, il legislatore continua ad avvallare scelte di cattiva amministrazione delle aziende sanitarie,
aggravando il pregiudizio per tutti i soggetti coinvolti: le Asl alla fine dovranno pagare anche i danni e sempre
più aziende private creditrici continueranno a chiudere. Il blocco del flusso del credito determina effetti
distorsivi del mercato, mettendo a repentaglio le imprese più deboli, sempre più esposte alla tentazione di
ricorrere a strumenti finanziari illeciti. Peraltro, in tale contesto socio-economico, non sembra troppo
fantasioso ipotizzare che le imprese "coadiuvate" da capitali di provenienza sospetta non abbiano già creato
proprie società finanziarie al fine di acquistare a prezzi stracciati i crediti insoddisfatti che le imprese sane
sono costrette a svendere pur di non fallire. Infine, oramai è chiaro che un altro contenzioso è alle porte. Ci si
deve, cioè, attendere una ripresa del contenzioso da parte dei creditori delle Asl e ciò sino a quando non sarà
adottato il piano di rientro dei pagamenti. Ma ciò che appare più interessante è la possibilità per gli stessi
creditori di agire per il risarcimento dei danni. Risulta sempre più concreto, invero, il rischio che i danni non
siano chiesti più solo alle Asl, ma anche allo stesso legislatore. Il giudice comunitario, infatti, da tempo, ha
dato ingresso al c.d. illecito del legislatore, che, in senso ampio, si verifica quando la Stato membro viola
inequivocabilmente la normativa di rango europeo. Ancora una volta per fare meglio si fa peggio e tutto
questo perché appare sempre meno chiara quale sia l'idea di fondo della finanza pubblica, se cioè essa sia
retta da una vera visione di insieme delle dinamiche sociali oppure solo dalla esigenze di rincorrere le varie
falle del sistema senza mai eliminarne le cause.
Avvocato
© RIPRODUZIONE RISERVATA
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Sanità. Il mancato piano di rientro e le ultime sentenze del Tribunale prefigurano altri contenziosi
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 11
(tiratura:40000)
«Servono alternative urgenti per l'innovazione sostenibile»
La maggior parte dell'innovazione farmaceutica attuale e, soprattutto, di quella futura, proviene e proverrà
dalla ricerca biotech: oggi si calcola che circa il 50% dei farmaci in sviluppo siano biotech. Considerando che
la quasi totalità dell'innovazione biotech viene inserita in ambito ospedaliero, l'industria biotecnologica
sarebbe fortemente colpita dalla manovra finanziaria se venisse confermato l'obbligo di ripiano da parte delle
aziende del 35% dello sfondamento del tetto della spesa farmaceutica ospedaliera. In questo modo si
andrebbe, infatti, a colpire il settore dove confluisce la maggior parte dell'innovazione: tutto ciò rischia di
tradursi in un aggravio per l'industria di 800 milioni l'anno, visto che lo sfondamento del tetto della spesa
farmaceutica ospedaliera è già nei fatti e, quindi, inevitabile. Per questa ragione, crediamo che, di fronte alla
manovra proposta, sia finito il tempo delle semplici proteste: questa impostazione rappresenta infatti un
drammatico passo indietro rispetto a tutto ciò che si è detto in questi anni, non solo da parte delle aziende di
ricerca, sviluppo e produzione, ma anche da parte di tutti gli economisti esperti del settore sanitario. La
proposta di chiedere un payback pari al 35% dello sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera è
semplicemente iniqua e antistorica, per le seguenti ragioni, ben note a tutti gli addetti ai lavori: Œ innanzitutto,
tutti gli esperti affermano che il metodo del taglio trasversale, pur essendo semplice e comodo, è ingiusto,
obsoleto e non cumulabile con azioni più selettive di controllo dell'appropriatezza, quali registri o forme di
compartecipazione alla spesa; in secondo luogo, è ben noto che la spesa farmaceutica ospedaliera è
assolutamente sotto-finanziata, essendo pari al 2,4% del totale della spesa sanitaria (considerando che al
momento della sua definizione la spesa viaggiava già al 3,7%, anche nelle Regioni più virtuose), tanto che il
legislatore stesso previde per le Regioni la possibilità di compensare lo sfondamento di questo tetto all'interno
del totale della spesa ospedaliera; Z la spesa farmaceutica ospedaliera in Italia è inferiore a quella degli altri
Paesi europei, come evidenziato da studi recenti (Karolinska Institute, 2009, Comparator Report); in ambito
ospedaliero arrivano tutti i farmaci innovativi e biotech, che hanno cambiato e promettono di cambiare ancor
più in futuro la storia di patologie gravi e di grande impatto sociale; infine, la spesa farmaceutica ospedaliera
è certamente, tra tutte le voci della spesa sanitaria, la più controllata e, soprattutto, la più appropriata, grazie
al numero crescente di strumenti quali registri, piani terapeutici, accordi di risk e cost sharing e di payment by
result. Ci troviamo quindi di fronte a una manovra semplicemente inaccettabile per l'industria biofarmaceutica
innovativa. È indispensabile perciò trovare alternative prima che si creino danni irrimediabili agli investimenti
in innovazione, ricerca e occupazione nel nostro Paese. Assobiotec è pronta a confrontarsi con le istituzioni
competenti e con le altre associazioni di categoria, avendo già individuato una serie di proposte che
permetterebbero di raggiungere gli stessi obiettivi di bilancio, consentendo l'instaurarsi di un circolo virtuoso,
secondo il quale la scadenza brevettuale dei farmaci più vecchi vada a finanziare l'innovazione. Siamo pronti
a fare la nostra parte per costruire un futuro di collaborazione nel segno dell'innovazione sostenibile.
Abbiamo ancora qualche mese dinanzi a noi prima che la manovra diventi operativa, per voltare pagina. In
questo senso fa ben sperare la disponibilità, già manifestata dal ministro della Salute, ad aprire un Tavolo di
confronto.
SANITÀ NAZIONALE
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ALESSANDRO SIDOLI (Presidente Assobiotec)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 10
(tiratura:40000)
«L'embedded liberalism uccide la competitività»
Come sempre accade nelle fasi in cui si attendono grandi cambiamenti c'è molta confusione. Secondo alcuni
osservatori (con particolare acutezza Angelo Panebianco sul Corriere della Sera) la crisi mondiale avrebbe
rilanciato la necessità di tornare a quelle forme di "embedded liberalism" (cioè un liberalismo economico
guidato e tutelato dallo Stato e accompagnato da un forte intervento statale di segno ridistributivo) che
caratterizzarono il mondo occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale fino alle rivoluzioni reaganiana
e thatcheriana. È questo il clima in cui è nato il servizio sanitario pubblico italiano, fondato su un sostanziale
monopolio evolutosi in un sistema competitivo con le riforme Amato del '92 e poi ritornato all'embedded
liberalism con la riforma Bindi del '99. La manovra di oggi va in quest'ultima direzione. Il fatto che, attraverso
l'imposizione di tetti al rimborso di protesi e dispositivi medici, si riducano, di fatto, le tariffe dei Drg e che in
tutte le Regioni - in particolare quelle sottoposte a piano di rientro - si applichino i tagli lineari e indiscriminati
ai budget degli ospedali a gestione privata, conduce dritto alla riduzione di ogni margine di sana competitività.
Se si aggiunge che il grosso del cosiddetto risparmio sul campo sanitario si compone dei ticket prelevati dalle
tasche dei contribuenti in aggiunta alle tasse che già si pagano, si capisce che l'accampamento dei
monopolisti è sotto il castello. Si ridurranno i servizi, si penalizzerà la qualità e si strozzerà l'economia. La
domanda da porre è: perché non si interviene sul fronte degli sprechi là dove ospedali che producono, a
esempio, per un milione di euro secondo le tariffe di prestazioni costano allo Stato - e quindi ai cittadini - 5
volte tanto? E quello delle voci improduttive della Sanità, che purtroppo conosciamo direttamente, è solo uno
dei tanti capitoli che oggi generano rabbia e indignazione. L'immagine tristemente evocativa del Titanic cui ha
fatto riferimento il ministro Tremonti - anche se il suo intervento riguardava il consesso europeo - ha destato
più di un allarme, e proprio per questo ci attendevamo una manovra politicamente coraggiosa, magari
rivoluzionaria da parte di un politico che continua a riscuotere stima anche fuori dall'Italia. Ma la montagna
sembra aver partorito il solito topolino, bravo solo a bucare il sacco della farina del solito contadino, che è il
cittadino che fa il suo dovere e per il quale diventa sempre più un lusso curare le sue malattie. Le tabelle che
faranno parte del prossimo Rapporto 2011 Ospedali & Salute (nel quale per la prima volta sarà dimostrato
come lo spostamento di risorse e servizi dal monopolio - o dalla finta competizione alla competizione vera
comporta qualità, riduce le liste d'attesa, dà lavoro e consente risparmio) saranno illuminanti: in tutte le
Regioni la spinta verso la gestione pubblica che trova in questa manovra un'accelerazione esponenziale ha
prodotto, e produce, un aumento del tasso di inefficienza - cioè dello spreco - che ci fa porre molte domande
riguardo al ruolo dello Stato. Da un lato coloro per i quali lo Stato va inteso come l'unico demiurgo che deve
assicurare benessere collettivo e può quindi immolare sull'aurea regola del pareggio di bilancio qualsiasi
interesse individuale; dall'altro coloro per i quali è compito dello Stato - per noi più impegnativo - garantire le
condizioni che consentano le libere scelte e la libera iniziativa di generare benessere e sviluppo.
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
ENZO PAOLINI (Presidente Aiop)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 10
(tiratura:40000)
«Questo è uno Stato che agisce da usuraio»
Il nostro giudizio su questa manovra è senza mezzi termini: è l'ennesimo massacro per il settore farmaceutico
in generale e per i generici in particolare. Mi riferisco in particolare alla ulteriore proroga del blocco delle
azioni esecutive nei confronti delle Asl delle Regioni commissariate. Il blocco, inizialmente previsto per il
2010, è stato prorogato una volta per il 2011 e ora anche per tutto il 2012; in poche parole sta diventando un
sistema, nonostante solo pochi giorni fa il Tribunale di Napoli abbia chiaramente detto che la sospensione
delle azioni esecutive nei confronti delle Asl non può trovare applicazione in Campania. In pratica ci
troveremo a fornire farmaci alle strutture sanitarie con margini ridottissimi, senza poter interrompere le
forniture, pena il pagamento di penali che ammontano anche a dieci volte il valore della fornitura stessa, e per
giunta - ultima ciliegina sulla torta posta da questa manovra - dovendo ripianare un tetto del cui sforamento
non siamo responsabili e senza aver potuto esigere i crediti che abbiamo maturato. Scusate se l'espressione
è un po' forte ma questo è uno Stato che si comporta da usuraio! Quanto sin qui detto vale ovviamente per
tutto il comparto farmaceutico ma se guardiamo alla specificità del generico la situazione diventa ancora più
pesante. Le nostre aziende hanno mediamente dimensioni ridotte e dunque è per loro molto più gravoso
dover sopportare gli oneri impropri derivanti, nella migliore delle ipotesi, dall'incapacità programmatoria e
gestionale della pubblica amministrazione, alcune volte invece da vere e proprie strategie finanziarie tese a
fare cassa con sistemi quantomeno spregiudicati. Se poi consideriamo che quello dei generici è il settore che
in questi anni ha contribuito a calmierare la spesa, generando risparmi per il Ssn e che più aumenta il
consumo dei generici maggiore è il risparmio per il Ssn, siamo di fronte al grottesco: il pay back sugli off
patent è un paradosso inaccettabile in qualsiasi Stato di diritto. Altra cosa che ci preoccupa è la
reintroduzione del diritto annuale, da versare all'Aifa, sulle Aic. Anche qui, tralasciando il fatto che ci troviamo
di fronte all'ennesimo nuovo balzello, vorremmo capire a cosa tale diritto verrà applicato, se alle aziende o
alle singole Aic. In questo secondo caso di nuovo saranno i genericisti, che hanno portafogli di prodotti molto
vasti, a essere maggiormente penalizzati: un conto è pagare un diritto su un farmaco innovativo che ha
margini elevati di profitto, un altro è dover pagare su una vasta gamma di prodotti con margini ridottissimi.
Dovremmo fare conti e capire l'impatto economico di tale norma, ma è facile prevedere che molte aziende
non saranno in grado di farvi fronte e che molti prodotti rischiano di sparire dal mercato. L'ultima osservazione
la faccio sull'introduzione del tetto per i dispositivi medici. In caso di sfondamento del tetto, il ripiano è previsto
a carico delle Regioni. Nel caso di superamento del tetto sulla farmaceutica il ripiano è a carico delle aziende,
perché per i dispositivi no? E in caso di sforamento, dove andranno a pescare le Regioni per trovare i fondi
necessari? La risposta mi sembra quasi scontata: la farmaceutica è sempre a disposizione! In conclusione
riteniamo sia assolutamente necessario riunire ancora una volta tutta la filiera attorno a un tavolo di lavoro
per studiare misure alternative a quelle previste, che ci permettano di contribuire al risanamento del bilancio
dello Stato, da industria consapevole e responsabile quale abbiamo sempre dimostrato di essere ma che ci
permettano anche di sopravvivere.
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
GIORGIO FORESTI (Presidente Assogenerici)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 10
(tiratura:40000)
«C'è bisogn o di una politica vera per l'industria della salute»
La manovra è stata approvata a tempo di record, come mai era accaduto prima in nessuna altra occasione e
questo ha reso impossibile qualunque tipo di ragionamento e di interlocuzione con il Governo per far capire la
gravità delle misure prese che risultano inadeguate per la salute dei cittadini. Del resto l'aggravamento della
crisi finanziaria, che colpisce violentemente l'Italia, ha richiesto interventi urgenti che recuperino la fiducia
degli investitori e di questo, a maggior ragione perché imprese, ne siamo consapevoli. Ma sicuramente si
poteva fare di meglio e di più, anche perché è lecito dubitare che le misure adottate garantiscano l'obiettivo di
azzerare nel 2014 il disavanzo pubblico. Dubbio tanto più fondato se si tiene conto che non si conosce
ancora il testo del disegno di legge delega della riforma fiscale. Non può piacere, tra l'altro, nel momento in
cui - checché si continui a negare - si mettono le mani in tasca ai cittadini, il rinvio di tagli ai costi della
politica. Per venire però al tema Sanità, si osserva, ancora una volta, l'approccio dei tagli, dei prezzi di
riferimento, delle centralizzazioni, del blocco del turn over del personale medico, misure che non incidono
sugli sprechi e che per questo sarebbero state comunque da eliminare, ma penalizzano la Sanità italiana, che
già grava sul Pil in misura inferiore rispetto alla media degli altri Paesi Ocse. Assobiomedica ritiene che in
generale i tagli previsti per la Sanità e in particolare quelli per le tecnologie mediche non siano compatibili con
il mantenimento di un livello accettabile di prestazioni sanitarie da offrire ai cittadini. Nonostante la
condivisione verbale sulle riforme necessarie per impedire il possibile sgretolamento del servizio sanitario
pubblico, nulla di concreto e di strutturale si sta facendo, sebbene il piano 2011-2013, presentato dal ministro
della Salute Ferruccio Fazio, riproponga con maggiore coerenza e completezza un disegno di cambiamento
sul quale è possibile un confronto costruttivo. Assobiomedica chiede che, finalmente, questa possa essere la
volta buona per l'avvio di una vera politica per l'industria della salute. Con indignazione si deve contestare
l'ulteriore rinnovo del blocco delle azioni esecutive fino al 31 dicembre 2012 verso le Regioni sottoposte a
piano di rientro. Assobiomedica ha sin dal primo provvedimento sostenuto che la norma è illegittima, perché
in contrasto con i principi costituzionali e con quelli del diritto europeo. Questa prassi per molte imprese può
rendere prossimo il momento del fallimento, tanto più che perdura per l'accesso e il costo del credito un
momento particolarmente difficile.
SANITÀ NAZIONALE
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STEFANO RIMONDI (Presidente Assobiomedica)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 10
(tiratura:40000)
«Soluzioni condivise che non compromettano il comparto»
Un Tavolo di confronto con ministero dell'Economia e delle finanze, ministero della Salute, Agenzia italiana
del farmaco (Aifa) e Regioni per tutelare e incrementare gli investimenti, salvaguardare l'innovazione e allo
stesso tempo perseguire il pareggio di bilancio. La proposta avanzata dalle imprese del farmaco subito dopo
il varo della manovra è stata accolta con favore dal ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Un'apertura molto
apprezzata che pone le basi per un proficuo dialogo. Il provvedimento colpisce anche quest'anno il settore
imponendo alle aziende di ripianare, dal 2013, il 35% dello sforamento della spesa ospedaliera con un onere
pari a 800 milioni. E penalizza l'innovazione, il cuore dell'attività dell'industria farmaceutica, dato che tutti i
nuovi medicinali per patologie gravi sono nel canale ospedaliero. Si interviene in un'area con un tetto
nominale, sottostimato e impossibile da rispettare. Lo sfondamento è di conseguenza inevitabile e la
responsabilità non può ricadere sulle aziende che già subiscono ritardi nei pagamenti, in media di 240 giorni
con punte fino a 700 al Sud. Le imprese poi in questi anni hanno fatto la loro parte anche nel campo della
spesa farmaceutica territoriale, del tutto sotto controllo, e con quella pubblica totale aumentata - tra il 2006 e il
2010 - del 6% rispetto al +13% delle altre voci di spesa sanitaria, che rappresentano l'84 per cento. Il 2010
inoltre è stato il nono anno consecutivo di calo dei prezzi dei medicinali, che dal 2001 sono scesi
complessivamente del 26,2%, mentre la spesa farmaceutica pubblica pro capite in Italia è la più bassa fra i
principali Paesi europei. Il momento di crisi richiede di agire in fretta per l'equilibrio dei conti dello Stato.
Eppure questa volta c'è ancora tempo, fino a giugno 2012, per trovare misure alternative a quanto previsto
dalla manovra. Bisogna iniziare subito a individuare le giuste soluzioni condivise con gli altri attori nell'ambito
del Tavolo. Innanzitutto l'industria farmaceutica deve essere considerata per quello che è: una risorsa per il
Paese, come ben dimostrano le cifre. Un settore con la più alta intensità di ricerca e innovazione di tutto il
panorama industriale italiano, con livelli di investimento in R&S pari o superiore al 10% del fatturato. La
ricerca è sostenuta per il 90% dalle imprese; sono 6.050 gli occupati in R&S, il 9,1% del totale (contro l'1,6%
nella media dell'industria). Gli addetti totali (90% laureati o diplomati) sono 66.700, un vero e proprio
patrimonio riconosciuto a livello internazionale, senza dimenticare i 64mila addetti dell'indotto. Gli investimenti
raggiungono i 2,4 miliardi, dei quali 1,2 in ricerca e 1,2 in impianti ad alta tecnologia, la produzione è di 25
miliardi e il 56% di essa alimenta l'export. Le imprese del farmaco poi contribuiscono con 1,4 miliardi di
imposte dirette e specifiche sul settore. Questi numeri pongono il nostro Paese ai primi tre posti in Europa
(dopo Germania e Francia) per presenza industriale, numero di imprese, valore della produzione e
occupazione. E lo mette in condizione di vantare vere e proprie eccellenze sia di tipo produttivo, sia di ricerca,
come a esempio un grande polo di vaccini o i poli biotecnologici con aziende a capitale italiano e
internazionale. E con il contributo delle piccole e medie imprese che sono competitive in un comparto in
profonda trasformazione a livello mondiale. Primi posti che l'Italia non può permettersi di perdere in un
momento così difficile. Adottare misure poco attrattive come è stato fatto negli ultimi anni e con l'ultima
manovra, significa mettere a rischio un tessuto industriale di qualità. Le imprese del farmaco non lo vogliono
e sono pronte a contribuire con proprie proposte che a parità di gettito non penalizzino l'innovazione e gli
investimenti.
SANITÀ NAZIONALE
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MASSIMO SCACCABAROZZI (Presidente Farmindustria)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 9
(tiratura:40000)
«Avremo 350 milioni in meno nel 2012 : chi garantisce i Lea?»
Marzio Bartoloni
«Sono assessore da poco più di un anno e mezzo e in tutto questo tempo non ho mai visto rispettare una
volta il Patto per la salute. E ora arriva questa manovra così pesante, ma come facciamo a lavorare se non si
tiene fede alla parola data?». L'esperienza politica di Daniela Scaramuccia sarà stata pure breve, ma intensa
quanto basta per imparare a digerire presto le "amarezze" della vita da assessore in tempi così bui per la
Sanità. Cos'è che l'ha infastidita di più in questa manovra? Innanzitutto il metodo: la manovra non è stata
concordata con le Regioni. E poi nei contenuti: si violano gli accordi del Patto per la salute entrato in vigore
solo nel marzo del 2010. L'Europa e i mercati però ci chiedevano sacrifici. Il fatto è che questa non è la prima
manovra che impatta sulla Sanità e il welfare, ma l'ultima di una serie di misure che in questo anno e mezzo
hanno ridotto sostanzialmente le risorse che gli assessori possono utilizzare per erogare servizi. Tra tagli,
riduzioni e ammortamenti da sterilizzare nel 2012 solo la Toscana si troverà con 350 milioni in meno rispetto
a quanto pattuito più di un anno fa. È il finanziamento che serve per tenere in piedi un'Asl della Toscana. Ci
vuole dire che anche la virtuosa Toscana rischia il piano di rientro? A oggi ci sono solo otto Regioni,
compresa la Toscana, che riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza. In futuro non lo so. Quindi dire
che tutta la Sanità italiana è a rischio è una certezza, una realtà dei fatti. Del resto una manovra del genere
non può che peggiorare la situazione. Qual è la misura che fa più male? Ovviamente il taglio delle risorse del
Fondo. Noi abbiamo ancora un po' di autonomia, ma dopo queste riduzioni si può fare poco. Stupiscono poi i
tetti di spesa imposti sui dispositivi e la farmaceutica ospedaliera. Fronti su cui da un anno il Governo non
convoca i Tavoli con le Regioni previsti dal Patto della salute. E poi ci sono i ticket. Sì, una misura che nei
fatti mette la Sanità pubblica fuori dal mercato visto che le prestazioni dal privato diventano più concorrenziali.
E poi va bene discutere sulla compartecipazione, ma facciamolo partendo dal principio che se qualcuno deve
pagare di più devono essere quelli con i redditi più alti. Dove si potevano trovare altre risorse? Come cittadino
mi fa arrabbiare il fatto che si insiste a tagliare il sistema sociale senza toccare il costo della politica. E la
Sanità? Insieme alle politiche sociali ha dato più di quello che poteva dare. Il blocco del turn over era
evitabile? Non saprei. So solo che da anni abbiamo seguito una politica di stabilizzazione e ora con questo
vincolo così forte il precariato aumenterà di nuovo. In più c'è il blocco dei contratti. È l'ennesimo effetto
negativo che dovremo gestire per tutto il Ssr visto che viene esteso a tutti i professionisti convenzionati.
Come al solito si usano i dipendenti pubblici per fare cassa. Dal 2013 toccherà ai costi standard. Mi chiedo, a
questo punto, a cosa servono visto che la manovra già stabilisce il fabbisogno 2013 che invece doveva
essere concertato come diceva il Patto della salute. Si tratta di un grosso sgarbo istituzionale. Non serviranno
a far risparmiare? Io pensavo che i costi standard avessero come obiettivo non solo il risparmio, ma anche la
gestione efficace ed efficiente delle risorse dopo aver definito qual è il giusto fabbisogno dei cittadini. Ma qui
è già tutto deciso. È inutile dunque fare un nuovo Patto della salute? Che dire? La domanda è ben posta, non
aggiungo altro.
SANITÀ NAZIONALE
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DANIELA SCARAMUCCIA (Assessore al Diritto alla salute, Regione Toscana)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 9
(tiratura:40000)
«Un quadro insostenibile per il prossimo triennio»
P.D.B.
«Iticket sono solo un elemento simbolico: il quadro dei finanziamenti è di netta recessione e anche il recupero
dell'efficienza non basta più. Alla fine si dovrà agire per forza sulla quantità di servizi erogati». Non è ottimista
Carlo Lusenti , assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna, secondo il quale non sono certo i costi standard la
soluzione dei mali dei bilanci regionali e nemmeno l'ininfluente azione sul personale che riduce solo la qualità
dei servizi. E non è con un Patto per la salute «calpestato e stracciato» come è avvenuto con quello 20102012 che si possono risolvere i problemi di programmazione. Assessore Lusenti, con la manovra il problema
è gestire l'immediato tra ticket e tagli di spesa. I ticket sono solo un elemento simbolico perché sollecitano la
sensibilità dei cittadini. Un argomento importante, ma percentualmente di scarso peso. I contenuti pericolosi
della manovra vanno ben al di là: questa è la seconda manovra in due anni e sul 2012 si devono ancora
scaricare gli effetti di quella 2010. L'effetto di sommatoria sul prossimo triennio dal punto di vista del fondo è
la cosa che conta di più e descrive uno scostamento rispetto all'incremento rispettando il trend del Patto per
la salute, di 12-13 miliardi su base nazionale. A questo problema se ne aggiungono poi altri due. Il primo, non
scritto nella manovra, è l'obbligo di coprire gli ammortamenti non sterilizzati che per l'Emilia Romagna nel
2012 valgono 170 milioni (e così negli anni successivi). È un gioco che si fa fatica a reggere: si investe, si
qualificano i servizi e si mantiene una struttura complessiva di costi sostenibile, ma poi ci si sente dire che si
devono coprire gli ammortamenti, con altri costi ancora. Poi c'è l'azzeramento del fondo per la non
autosufficienza, gli 834 milioni in meno dei ticket: tutte queste cose non si recuperano solo con l'efficienza e
soprattutto si recuperano meno ancora nelle realtà più virtuose dove gli sforzi di efficienza sono stati fatti già
tutti e si hanno margini strettissimi. Il combinato disposto di queste cose descrive un quadro insostenibile per
il prossimo triennio. Di fatto si va indietro con il fabbisogno. Certo: indietro in valore assoluto. A questo si
aggiunga un elemento di contorno che rende la situazione più difficile: la riduzione del finanziamento nei
Comuni trasferisce la parte assistenziale, sociale, della non autosufficienza sui servizi sanitari perché non c'è
più una risposta nei servizi territoriali. E la crisi ha aumentato il bisogno di servizi e risposte sociali e sanitarie
specie negli strati più deboli della popolazione. Cosa si può fare per reggere l'impatto? Le due leve sono solo
quelle tradizionali. La prima è la compartecipazione. Ma questo vuol dire ticket e tasse e quando la gente è
più povera per la crisi e le politiche del Governo aumentano la tassazione, è impraticabile. L'altra è l'offerta
dei servizi che vuol dire chiuderne alcuni. Altri spazi non ce ne sono. L'effetto finale delle scelte della
manovra porterà lì se non si vuole finire in piano di rientro. Ma i costi standard non dovrebbero far risparmiare
le Regioni? L'idea astratta dei costi standard che si traduceva negli slogan che una siringa deve costare
uguale a Modena e a Reggio Calabria prendiamola per buona. Ma che questa idea e questa visione generale
possano essere imposte per legge e che questa imposizione produca effetti positivi nell'arco di uno-due anni,
quelli in cui siamo più in difficoltà, è una cosa destituita da ogni fondamento. La dimensione è un'altra e al
massimo i costi standard possono servire per indurre comportamenti virtuosi dal punto di vista
amministrativo. Ma se noi abbiamo messo anni a migliorare il sistema non è che se si impone per legge,
domani la Calabria o la Campania sono a posto. Non è uno strumento per reggere queste condizioni nel
futuro immediato. Farebbe un altro Patto per la salute? Se bisogna farne un altro perché il Governo lo
calpesti e lo stracci come ha fatto con questo, mi risparmierei la fatica. Se invece si vuole un documento di
pianificazione concordata tra Regioni e Governo per definire un quadro stabile di risorse e di
programmazione triennale, allora certo che serve! Ma poi bisogna che, una volta definito, valga, non che si
navighi a vista come è accaduto negli ultimi anni.
SANITÀ NAZIONALE
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CARLO LUSENTI (Assessore alle Politiche per la salute, Regione Emilia Romagna)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 9
(tiratura:40000)
«Spending review per verificare insieme i bilanci di tutti»
Sara Todaro
«Una manovra di dimensioni adeguate a mantenere gli impegni europei era indispensabile, ma non
condividiamo la distribuzione dei pesi: si continua a tagliare nei settori che in questi anni hanno contribuito di
più alla diminuzione della spesa - Regioni ed enti locali - mentre il trend della spesa pubblica centrale
continua a salire. Nelle Regioni il meccanismo del patto di stabilità garantisce la tenuta rispetto agli obiettivi
assegnati. A livello centrale, invece, i tagli previsti sulla carta a consuntivo scompaiono». L'assessore al
Bilancio della Regione Lombardia, Romano Colozzi , conferma così il dissenso - peraltro ripetutamente già
espresso anche dal presidente Roberto Formigoni - sulle misure appena varate dal Parlamento: «In questi
ultimi 10 anni la Sanità da un trend annuo di crescita del 12-13% ora si attesta a una crescita inferiore a due:
le Regioni hanno dimostrato di aver fatto la propria parte, ma Regioni virtuose e Regioni in bilico continuano a
ricevere lo stesso trattamento. Federalismo e costi standard risolveranno il problema? Abbiamo gli strumenti
per verificare quali sono le Regioni in grado di erogare i Lea in condizioni di appropriatezza ed efficienza da
usare come benchmark, ma il discorso dei costi standard non deve implicare una riduzione del Fondo
sanitario, che è tra i più bassi tra quelli dei Paesi occidentali sviluppati, soprattutto in rapporto al livello di
qualità del servizio offerto. Ma sprechi ce ne sono ancora. C'è qualcuno che continua a spendere male, ma
non perché i soldi sono troppi: il problema è che con quelle risorse si potrebbero dare molti più servizi e di
maggior qualità. Ma chi pensa che con i costi standard si possa diminuire il Fondo sanitario fa un'operazione
non coerente. Se si ritiene che il Paese non sia più in grado di sopportare una spesa sanitaria e che
corrisponde esattamente ai Lea decisi dal Parlamento, allora chi ne ha la competenza a livello costituzionale
decida di diminuire i livelli essenziali di assistenza: poi sarà possibile diminuire il fondo corrispondente. Come
finirà la grana dei ticket? Alla fine li applicheranno tutti. È stato un passaggio molto demagogico quello delle
Regioni che hanno dichiararato che non lo faranno: per come è scritta la norma è praticamente impossibile.
La misura riesumata ha un meccanismo molto preciso: il ticket deve essere applicato, può essere rimodulato,
ma comunque deve intervenire sul versante delle entrate oppure sulla riduzione dei costi, certificando che
sono stati realizzati risparmi corrispondenti a quell'importo. Ma è chiaro che una Regione che dimostrasse di
essere in grado di risparmiare quelle cifre darebbe ragione sbagliando - a chi è ancora convinto che sul Fsn
ci siano ulteriori margini di riduzione: sarebbe un gigantesco autogol, un suicidio politico e un'assurdità.
Razionalizzare non basta più... Regione Lombardia, che ha i conti a posto da più tempo e la qualità dei
servizi sanitari migliore in Italia, usa tutto il Fondo pur avendo ridotto a livelli minimi disservizi e sprechi. E in
ogni caso c'è ancora una domanda di Sanità che se ci fossero le risorse andrebbe evasa, non tagliata. Un
esempio? Si parla tanto di tempi d'attesa, ma per ridurli bisogna aumentare le ore pagate ai medici oltre
l'orario di lavoro. E servono risorse. Dunque che accadrà? La Regione Lombardia è stata la prima a fare una
proposta di rimodulazione del ticket e credo che alla fine tutte le Regioni dovranno lavorare sul versante delle
entrate. Ma non è detto che le scelte saranno omogenee: a esempio qualcuno che ancora non ha il ticket
farmaceutico potrebbe decidere di adottarlo invece che mettere il superticket. Continuerete a insistere sulla
richiesta di correttivi? L'anno scorso il presidente del Consiglio aveva accolto formalmente la nostra proposta
di insediare una commissione paritetica con la presenza dello Stato, della Ragioneria centrale e dei diversi
livelli istituzionali per verificare analiticamente all'interno del bilancio statale dove si annidano sprechi e
inefficienze. Lo spending review è importante, ma va fatto sui documenti, voce per voce, non sui giornali o in
televisione. Purtroppo quella commissione non è stata insediata. Qualsiasi ipotesi va prima verificata sui dati
reali: con un lavoro serio nel giro di due o tre mesi si può fare chiarezza. Basta volerlo.
SANITÀ NAZIONALE
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ROMANO COLOZZI (Assessore al Bilancio, Regione Lombardia)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 6
(tiratura:40000)
Payback, punizione per pochi
Rischio ripiano anche sulla territoriale 2010 - Regioni deresponsabilizzate Il taglio del 35% riguarda 5 classi
che fanno oltre il 60% della spesa Più vita a Registri e payment by result, e il pricing sia multidimensionale
Nello Martini
La legge finanziaria 2011-2014 già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, all'articolo 17 prevede che nel 2013 sia
posto a carico delle aziende farmaceutiche il 35% dello sfondamento della spesa farmaceutica ospedaliera
(rispetto al tetto del 2,4%), sulla base di un regolamento definito dal ministro della Salute di concerto con il
ministro dell'Economia e delle finanze. Nel 2013 il Fsn sarà di 108.809 miliardi di euro e tenendo conto del
trend di incremento medio-annuo (+4,4%), la spesa farmaceutica ospedaliera attesa sarà di 4.779 milioni di
euro con un disavanzo di 2.168 milioni di euro rispetto al tetto del 2,4% (2.611 milioni di euro); il taglio del
35% previsto dalla manovra, pone a carico delle aziende farmaceutiche circa 760 milioni di euro. L'impatto sul
mercato farmaceutico e sulle aziende del taglio del 35% dello sfondamento: riguarda 5 classi terapeutiche
che coprono oltre il 60% della spesa ospedaliera (oncologici, biologici per il trattamento dell'artrite reumatoide
e della psoriasi, antivirali, anti-Hiv, fattori di crescita); si concentra su 10 principi attivi che determinano il 50%
della spesa farmaceutica ospedaliera; una sola azienda farm a c e u t i c a pagherà il 15% dell'intera manovra
e le prime 5 aziende, sulle oltre 165 presenti sul mercato farmaceutico ospedaliero, pagheranno oltre il 50%
dell'intero disavanzo. Al di là di qualsiasi altra considerazione appare evidente che la manovra riguarda
essenzialmente i nuovi farmaci della target therapy; molti di questi farmaci hanno già un tetto specifico di
spesa e alcuni sono sottoposti alla procedura di payment by result in caso di fallimento della terapia al follow
up clinico (oncologici - farmaci per la degenerazione maculare). La spesa farmaceutica ospedaliera e le quote
di mercato delle aziende farmaceutiche risultano molto concentrate per cui la manovra si scarica su
pochissime aziende e su un numero limitato di prodotti, con un effetto molto marcato, che può determinare (in
caso di tagli di prezzo) un effetto "domino" di trascinamento non sostenibile dai mercati europei. Mentre vi è
un consenso condiviso che il governo della spesa farmaceutica ospedaliera deve basarsi sulla
appropriatezza prescrittiva e sulla sostenibilità economica, il taglio di 760 milioni di euro non modifica
strutturalmente il sistema di governo della spesa e rischia di deresponsabilizzare le Regioni, con un
progressivo ritorno al tetto unico in cui vengono mescolati: farmaci consolidati, farmaci con brevetto scaduto,
farmaci innovativi e le nuove terapie target therapy. Sempre l'articolo 17 della Finanziaria prevede che, nel
caso in cui entro giugno 2012 non venga emanato il reg o l a m e n t o per il recupero del 35%, verrebbe
applicata come misura equivalente-compensativa una riduzione del tetto della spesa farmaceutica territoriale
al 12,5%: ma ciò avrebbe un effetto "paradosso" perché farebbe pagare ad aziende con "portafoglio"
territoriale la spesa indotta da altre aziende con prevalente "portafoglio" ospedaliero. Mentre la farmaceutica
territoriale è stata oggetto negli ultimi 10 anni di un'analisi approfondita e puntuale di tutti i parametri e le
variabili che determinano a livello nazionale e regionale la spesa e i consumi (si veda: Rapporti Osmed 20002011), la spesa farmaceutica ospedaliera rimane fino a oggi priva di un'analisi di contesto e di merito, in
grado di determinare un progetto strutturale di governo e di sostenibilità economica. Gli elementi essenziali
della spesa farmaceutica ospedaliera e del suo tendenziale incremento negli ultimi 5 anni possono essere
così individuati: i nuovi farmaci (biotecnologici - anticorpi monoclonali - target therapy) hanno un costo
elevatissimo tra 40mila e 60mila euro per paziente/per anno; al momento attuale tali farmaci (ancorché
definiti medicinali target), di fatto hanno una bassa predittività in termini di risposta clinica (~ 30%), per cui
non è possibile prevedere i pazienti responsivi al trattamento e occorre trattare 100 pazienti per avere una
risposta in una percentuale tra il 20 e il 30% dei casi; tali farmaci vengono inizialmente commercializzati e
rimborsati per una indicazione ristretta, ma poi attraverso la estensione delle indicazioni vengono approvati
per altri gruppi di pazienti e per altre patologie con un progressivo e rilevante incremento delle quote di
mercato (niche buster); gli studi delle Agenzie internazionali di forecasting del mercato farmaceutico indicano
SANITÀ NAZIONALE
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DOPO MANOVRA/ Il 50% del recupero sull'ospedaliera a carico di sole 5 aziende
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
Pag. 6
(tiratura:40000)
SANITÀ NAZIONALE
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che al 2020 il settore sarà rappresentato per il 70% da biotech e solo per il 30% dai farmaci tradizionali per la
primary care, invertendo in 20 anni il rapporto tra farmaci biotech e farmaci chimici; assieme ai nuovi farmaci
si stanno sviluppando biomarkers per individuare i sottogruppi di pazienti responders alle nuove terapie. Il
governo, in una dimensione temporale di mediolungo periodo, della spesa farmaceutica ospedaliera, non può
basarsi su un ricorso periodico a procedure di taglio o di razionamento, ma su misure strutturali che
consentano di assicurare nello stesso tempo accesso, appropriatezza e rigore di bilancio. Tali misure
prevedono: a) la applicazione (obbligatoria ai fini del rimborso) della procedura di payment by results tramite
payback da parte dell'azienda in caso del fallimento della terapia al follow up clinico, sulla base del concetto
"no work-no pay"; tale procedura è stata applicata in Italia (primo Paese in Europa) nel 2006 e risulta oggi in
vigore per 17 farmaci oncologici e 2 farmaci per la degenerazione maculare. Tenendo conto della bassa
predittività della risposta clinica e sulla base di studi ed esperienze documentate che dimostrano che la
procedura di payment by result riduce i costi del 20-30%, ne deriva che l'importo di payback nel periodo
2006-2010 per i farmaci sopra ricordati ammonta a circa 400 milioni di euro, che solo in minima parte sono
stati richiesti alle aziende farmaceutiche; per altro molte aziende hanno già accantonato l'equivalente del
payback ma oggi i meccanismi di riscossione appaiono estremamente lenti e del tutto marginali rispetto
all'entità complessiva della riscossione. Si tratta di un problema decisivo per la farmaceutica al 2020, perché
attesta un principio e una procedura essenziali per garantire accesso, ma anche sostenibilità economica
attraverso uno schema di risk sharing con le aziende farmaceutiche: nella medicina moderna una nuova
tecnologia che ha costi elevatissimi viene pagata e rimborsata solo nei casi in cui funziona; b) la estensione e
la applicazione di Registri di monitoraggio dei nuovi farmaci che prevedono, per l'accesso alla rimborsabilità,
la compilazione da parte dello specialista ospedaliero della scheda di arruolamento del paziente e della
scheda di follow up. Attraverso la scheda di arruolamento viene assicurato l'accesso al farmaco solo per i
pazienti con indicazione terapeutica corrispondente alla indicazione registrata: si assicura così
l'appropriatezza prescrittiva e si evita un uso allargato off label (fuori dell'indicazione registrata), che oggi
rappresenta oltre il 20% delle prescrizioni, con una spesa non giustificata di oltre 300 milioni di euro. A sua
volta la scheda di follow up consente di verificare la risposta clinica al nuovo trattamento e in caso di
fallimento scatta la procedura di payback. Il Registro inoltre in un breve arco temporale (2 anni) riesce a
raccogliere una coorte assai rilevante di pazienti e quindi a produrre in tempi ristretti dati sul profilo di safety e
di effectiveness, attraverso cui si può procedere a una ridefinizione del place in therapy dei nuovi farmaci; c)
la definizione e la introduzione di regole e metodologie di carattere generale per la rimodulazione del prezzo
(o di altre forme compensative), in rapporto alla estensione delle indicazioni, tenendo conto della rilevanza e
del grado di innovazione della nuova indicazione, in modo da creare ex ante, i parametri del rapporto prezzivolumi. Oggi i prezzi elevatissimi della prima indicazione non vengono sostanzialmente rimodulati in funzione
delle nuove indicazioni registrate. Una applicazione ancorché residuale di un riallineamento del 10% avrebbe
un effetto stimabile in oltre 200 milioni di euro. Il sistema tradizionale di pricing va superato con un sistema di
pricing multidimensionale e "life cycle" del farmaco che sappia tenere sotto controllo e governare la
complessità e la nuova struttura del mercato farmaceutico; d) la modifica delle modalità della remunerazione
della distribuzione intermedia e finale, che non può più essere basata su una percentuale del prezzo al
pubblico, perché diventerebbe insostenibile in rapporto ai nuovi prezzi assai elevati e va sostituita con un
onorario "fee for services" fisso e indipendente dal prezzo del farmaco; e) il rafforzamento del mercato dei
farmaci biosimilari, tenendo conto del criterio della non sostituibilità e delle indicazioni autorizzate.
Paradossalmente il rafforzamento dei mercati dei biosimilari rappresenta un interesse per le aziende biotech,
perché nella proiezione al 2020 che prevede la Ma di molti farmaci biotech, il contenimento della spesa
indotto dai biosimilari rappresenta una condizione necessaria e imprescindibile per l'accesso alla
rimborsabilità dei nuovi biotech. Tutte le misure sopra elencate vanno inserite in un contesto normativo e
procedurale che consenta una stabilità delle politiche farmaceutiche, la possibilità di accesso a un fondo per i
farmaci innovativi e la certezza dei tempi della copertura brevettuale. Solo in questo contesto di accesso e di
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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SANITÀ NAZIONALE
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rigore in termini di sostenibilità economica è possibile chiedere alle aziende investimenti in R&D nel nostro
Paese, restituendo credibilità al sistema nei confronti degli headquarters internazionali. Un appunto finale
riguarda il consuntivo della spesa farmaceutica territoriale 2010, che a luglio 2011 non è ancora stato
approvato e pubblicato. Sulla base dei dati provvisori pubblicati dalla Corte dei conti la spesa farmaceutica
territoriale nel 2010 sarebbe stata di 13.865 milioni di euro con una percentuale sul Fsn del 13,2% e quindi al
di sotto del tetto stabilito a livello nazionale. In realtà risulta ancora pending un contenzioso sui dati trasmessi
dalle Regioni relativamente alla distribuzione diretta dei farmaci di fascia A, che prevedono un incremento,
rispetto al tendenziale, di quasi 300 milioni di euro, che porterebbe a un superamento del tetto con
applicazione del payback per le aziende farmaceutiche per un importo che si aggira sui 250 milioni di euro.
Nello Martini Direttore scientifico Accademia nazionale di Medicina, Roma Le possibili misure strutturali
Applicazione obbligatoria ai fini del rimborso del meccanismo di payment by result tramite payback da parte
dell'azienda in caso di fallimento della terapia al follow up clinico (la procedura riduce i costi del 20-30%;
l'importo di payback per il periodo 2006-2010 accantonato e in gran parte non richiesto alle aziende
farmaceutiche è di circa 400 milioni) Estensione e applicazione di registri di monitoraggio dei nuovi farmaci
per l'accesso alla rimborsabilità con compilazione da parte dello specialista ospedaliero della scheda di
arruolamento del paziente e della scheda di follow up Definizione di nuove regole e metodologie per la
rimodulazione del prezzo in rapporto all'estensione delle indicazioni tenendo conto del grado d'innovazione
della nuova indicazione (un riallineamento del 10% avrebbe un effetto pari a oltre 200 milioni di euro)
Modifica della modalità di remunerazione della distribuzione intermedia e finale con l'adozione di un onorario
"fee for service" fisso e indipendente dal prezzo del farmaco Rafforzamento del mercato dei biosimilari
tenendo conto del criterio della non sostituibilità e delle indicazioni autorizzate
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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«Il superticket premia il low cost non garantito»
B.Gob.
Una morsa che, insieme al blocco del turn over, rischia di smantellare il Ssn. E che, soprattutto, rischia di
estromettere dall'accesso alle cure sia le categorie fragili sia la classe media, sempre più impoverita dalle
misure su previdenza, lavoro e Sanità che la manovra mette in campo. È il giudizio "tranchant" che Roberto
Lala , presidente del Sumai, il sindacato degli specialisti ambulatoriali, dà della Finanziaria e delle sue
possibili conseguenze. Un parere che arriva dall'osservatorio privilegiato di chi opera nell'occhio del ciclone di
una tra le misure più controverse: le reintroduzione del ticket da 10 euro sulla specialistica. Quali potrebbero
esserne gli effetti? Il combinato disposto di questo provvedimento, della progressiva erosione della capacità
di spesa della classe media e della conferma del ticket da 25 euro sui codici bianchi in Pronto soccorso
diventerà una miscela esplosiva. Con l'unica, pericolosa via d'uscita di un ricorso al privato "low cost". In che
senso? Il cittadino è stretto tra i 10 euro da pagare in più per una prestazione specialistica e i 25 che rischia
di dover sborsare se, e non per sua colpa ma per carenza di alternative, la sua emergenza sarà giudicata
"light". A quel punto, è naturale che, impoverito com'è, rischi di rivolgersi direttamente a quei privati che
offrono prestazioni a basso costo, con il solo vantaggio di essere subito disponibili senza costringere il
paziente a lunghe liste d'attesa. Il punto, però, è che mentre il Ssn è in grado di offrire servizi e diagnostica di
alta qualità, negli ambulatori privati "low cost" la regola è un'altra: medici precari, anche bravi, sono però
costretti pur di rientrare nelle spese a minimizzare il tempo della visita e spesso a usare macchinari a bassa
definizione. Basti pensare all'enorme differenza che può esserci tra un ecografo e l'altro. Le conseguenze
possono essere drammatiche: il cittadino rischia di tornare a casa con una diagnosi errata, il medico può
ritrovarsi tra capo e collo una causa giudiziaria. Un quadro drammatico. Ci sono vie d'uscita? L'unica è
puntare su un'azione forte e condivisa tra tutte le categorie sindacali. La manifestazione del 21 luglio è stata
solo il primo passo, abbiamo intenzione di portare avanti un discorso organico e strutturato: bisogna far di
tutto per evitare che i nostri figli, se non già noi, si ritrovino con una Sanità su modello americano in cui per
curarsi occorre essere ricchi e ben assicurati. Chi saranno i vostri interlocutori? Di sicuro il ministro Fazio, con
cui intanto porteremo avanti i tavoli aperti su territorio ed emergenza. Occorre poi cercare un confronto a
livello di Economia, perché i tagli arrivano da lì. Ma, va detto, senza piani di sviluppo i colpi d'ascia non hanno
senso.
SANITÀ NAZIONALE
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ROBERTO LALA (Segretario generale Sumai)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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«Così il personale di studio rischia la Cig»
Barbara Gobbi
Pronti ai sacrifici, inevitabili, imposti dalla manovra. Ma fermi nel chiedere, da una parte, una riforma del
compenso per la categoria e, dall'altra, un trattamento più equo per i cittadini. I medici di medicina generale
fanno i conti con la manovra e «con i ritardi di Governo e Regioni» che, come spiega il segretario Fimmg
Giacomo Milillo , «sono in buona parte responsabili della situazione critica in cui oggi versa il Servizio
sanitario nazionale». Una manovra "lacrime e sangue", che tocca i Mmg sul vivo, dal punto di vista del
personale di studio. Siamo pronti a fare i sacrifici che toccano a tutti, ma per quel che ci riguarda questi
sacrifici sono raddoppiati perché riguardano anche i nostri collaboratori. Com'è noto, la struttura del nostro
compenso include anche la remunerazione dei dipendenti di studio: nel momento in cui gli emolumenti
vengono bloccati per anni, a fronte di maggiori spese e dello stop agli aumenti, ci ritroviamo con una
riduzione delle entrate. Una situazione potenzialmente molto critica. Tanto da dover licenziare il personale?
Esatto. Ci stiamo interessando addirittura alla possibilità di una cassa integrazione, da qualche anno prevista
per i professionisti, ma che comunque comporterà esborsi pubblici. Non esistono soluzioni alternative? Per
arginare la situazione servirebbe almeno un rinnovo convenzionale con un adeguamento dei fattori di
produzione. Se non si procede in questa direzione, oltre al danno di dover licenziare il personale diventa più
difficile anche garantire gli standard assistenziali. Tra l'altro, con il progetto di riordino del territorio stavate
andando in tutt'altra direzione... Già, e proprio in funzione della sostenibilità del Ssn e di un impiego razionale
delle risorse. Visto che i nodi del riequilibrio ospedale-territorio restano, quali scenari si delineano? Ci
dovrebbe essere almeno una possibilità di riconversione. Intanto, nell'ambito delle Regioni e delle aziende
possono realizzarsi riconversioni e conservazione dei fattori di produzione: credo quindi che lavoreremo
soprattutto su questi aspetti e sull'interpretazione dell'aumento dei compensi. A livello di contrattazione
regionale cercheremo di sostenere gli aspetti organizzativi e i fattori di produzione. Al di là di questo tema che
vi tocca da vicino, che giudizio date sulla reintroduzione dei ticket, anche come prescrittori? Credo che come
Paese paghiamo un'inerzia politica (sia da parte del Governo che delle Regioni, nessuno è da assolvere)
nell'adeguare e nel riorganizzare il Ssn. Inerzia aggravata forse da motivi ideologici, perché abbiamo un
impianto di gestione prevalentemente basato sul pubblico impiego, che considera i convenzionati dei privati
(mentre tali non sono perché non fanno utili sull'impresa) e che privilegia gli equilibri politici e partitici rispetto
all'efficacia del Ssn e dei Ssr. Tutto ciò ha prodotto il ritardo che ci espone a tagli così radicali, oggi. Cosa si
sarebbe dovuto fare? Spostare l'assistenza sul territorio: lo dicono tutti gli economisti sanitari del mondo e
anche in Italia ce lo diciamo e ripetiamo dagli anni Ottanta. Ma si è sempre detto e mai fatto. A questo punto, i
tavoli per il riordino hanno una chance o vanno congelati? Assolutamente no, non vanno congelati e, anzi, da
questa crisi vanno create opportunità. Con il ministero continueremo a lavorare alla riorganizzazione della
medicina generale almeno sul piano normativo, per ripartire senza sprechi non appena saranno disponibili,
com'è auspicabile, delle risorse. I ticket sono una misura impopolare ma fanno comunque cassa. Sono
sostenibili? Sì, ma a patto che siano ben governati. In pronto soccorso il ticket può essere giusto e utile
sempreché non venga utilizzato in modo politico. La classificazione a posteriori (dopo la visita) per codici
rischia di essere aleatoria, creando disparità di trattamento tra Regioni o tra singoli presìdi. Servirebbero linee
guida comuni e uguali criteri di civiltà. E il ticket per la specialistica? Ha senso nella misura in cui vengono
gestite bene le esenzioni: se con le autocertificazioni si esagerava, adesso si rischia di far pagare anche chi
non dovrebbe. Il sistema delle esenzioni per reddito e per disoccupazione è in tilt e non funziona, fatte salve
le pochissime Regioni bene informatizzate: stiamo per scrivere ai prefetti per mettere le mani avanti rispetto
ai disservizi che si stanno creando. Oggi la Sogei, pur essendo già in possesso di tutti i dati utili, si limita a
prendere atto delle autocertificazioni inviate dalle aziende, mentre dovrebbe semplicemente invertire la
procedura, verificando prima l'effettivo "status" del cittadino in base alla dichiarazione dei redditi,
SANITÀ NAZIONALE
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GIACOMO MILILLO (Segretario generale Fimmg)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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trasmettendolo poi alle Regioni che, infine, lo comunicherebbero per posta a ogni assistito. Invece, regna un
caos, sommerso perché il cittadino tollera.
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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«Siamo pronti a una mobilitazione di lungo corso»
P.D.B.
Una «mobilitazione di lungo corso» per tenere insieme difesa della Sanità pubblica e delle condizioni di
lavoro dei medici. E recupero di un ruolo politico, sociale e della specificità della categoria. Sono le richieste
di Costantino Troise , segretario nazionale dell'Anaao, che traccia la strada da percorrere nei prossimi anni,
soprattutto dopo gli effetti della manovra appena approvata. «Non vorrei essere vittima di un omicidio
preterintenzionale: colpendo il pubblico impiego spiega - si uccide il livello massimo di competenze
professionali, tecnologiche e di conoscenze che si possa trovare in un settore produttivo». Dottor Troise, che
ne pensa dei tagli della manovra? Si sta svuotando il Ssn senza un'esplicita dichiarazione di volerlo fare. Se
qualcuno ritiene che non possiamo permetterci il welfare attuale deve dirlo esplicitamente al Paese. Il
Governo, è chiaro, tende a spostare attività crescenti di servizi sanitari dal pubblico alla spesa privata. Ma in
un quadro di recessione assoluta il rischio è che deflagri tutto il sistema senza possibilità di recuperarlo su
basi condivise. Anche il ticket sulla specialistica per le Regioni favorisce il privato. Non solo: si tengono
risorse private al di fuori del servizio pubblico invece di intercettarle. E si impoverisce un sistema chiamato, al
contrario del privato, a gestire l'emergenza-urgenza senza fattori produttivi. È una politica del gambero in cui
si arretra senza una specifica politica di intenti. Dal punto di vista del taglio di risorse voi avete subìto il blocco
della contrattazione. Le questioni sono due. La prima è un'espropriazione di prerogative sindacali mai vista in
democrazia: non c'è contratto nazionale e si stenta a portare avanti la contrattazione aziendale. La seconda è
che questo blocco fa dei medici l'unica categoria che oggi paga la propria quota di debito pubblico. Il blocco
della contrattazione ci costa tra taglio reale e perdita del potere di acquisto il 20% della retribuzione, quasi
29mila euro. Una somma che non sarà più recuperata e che si "eternizza" sulla previdenza che non crescerà
per gli aumenti contrattuali mancati. C'è di più: a livello periferico le Regioni mettono mano alla Ria
(retribuzione individuale di anzianità, ndr ) che fa parte della massa salariale: alla fine il punto di partenza per
i rinnovi sarà più basso e non recupereremo mai più niente. E il blocco del turn over? Il ministro Fazio dice
che non c'è per il Ssn. Il blocco del turn over in maniera esplicita o implicita è presente già in tutte le Regioni:
la spesa per il personale è vincolata dal tetto ribadito in questa manovra che la fissa a quella 2004 diminuita
dell'1,4%, sette anni e due contratti fa. È chiaro che le possibilità di utilizzare nuovo personale saranno molto
limitate. Così avremo o Regioni con piani di rientro in cui il blocco è esplicito o Regioni senza piani di rientro
dove invece è implicito per motivi di spesa. È un nodo scorsoio al collo dell'intero sistema sanitario: medici più
vecchi, meno numerosi e meno motivati a fronte di una domanda sanitaria sempre più complessa e
numerosa. Il che alla fine rende il nostro un mestiere sempre più gravoso, rischioso e meno gratificante, da
cui fuggire. Per le Regioni con piani di rientro c'è la possibilità di deroghe per i primari. Che ne pensa? Il dato
positivo è che così passa il messaggio che le unità operative per le quali si individua un primario, hanno una
radice reale nella programmazione, non sono solo sulla carta. Ma la norma lascia anche sconcertati perché
non si può dire che il primario serva a garantire i Lea e non si può non accorgersi che il primo livello
essenziale, quello dell'emergenza-urgenza, è al collasso per mancanza di assunzioni. Si usano cooperative e
precari per coprire l'organico con l'effetto di avere personale meno motivato e soprattutto meno aggiornato:
nessuno investe nell'aggiornamento dei precari. Ma se a livello di contrattazione accessoria c'è il blocco delle
risorse, perché la chiedete con forza? Perché in realtà i fondi sono già lì. Lo Stato non ci mette niente e per
questo è assurdo bloccare i contratti aziendali che servono a governare l'organizzazione del lavoro, il disagio
e la qualità. A questo punto cosa farete? Cosa chiedete? Ho in mente di avviare una mobilitazione di lungo
corso che tenga insieme la difesa della Sanità pubblica con quella delle condizioni del lavoro e dei legittimi
interessi dei medici. Ho in mente di recuperare un ruolo politico e sociale reso irrilevante rispetto ai processi
per questioni economiche. Ho in mente di rivendicare la specificità di questo lavoro perché non vorrei essere
vittima di un omicidio preterintenzionale: colpendo il pubblico impiego si colpisce il livello massimo di
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
COSTANTINO TROISE (Segretario nazionale Anaao Assomed)
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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competenze professionali, tecnologiche e di conoscenza di un sistema produttivo. In questo modo invece la
misura è colma e si sta mettendo a rischio il lavoro medico, la dirigenza e la prospettiva di un Ssn come
valore fondamentale di civiltà.
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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Prove di pacchetti di efficienza
Coinvolto tutto il personale - Mitigati gli effetti della legge 122/2010 Ecco come comunicare e "giustificare" le
assenze Mobilità da semplificare ma non è scontato l'effetto voluto
Stefano Simonetti
La manovra estiva è intervenuta sulla materia del personale pubblico in modo abbastanza modesto, anche in
sede di conversione in legge. Peraltro dopo quello che successe lo scorso anno a opera dell'articolo 9 del Dl
78/2010 (legge 122/2010) sussistevano ben pochi ulteriori margini di manovra. Eppure qualcosa il Governo
ha trovato, anche se le misure appaiono più un prolungamento di quelle già adottate che nuove decisioni.
Blocco dei contratti. In questo senso vanno viste le norme che congelano fino alla fine del 2014 la crescita dei
trattamenti economici dei dipendenti pubblici. La norma è piuttosto ambigua perché potrebbe riferirsi al solo
comma 1 dell'articolo 9 - e quindi riguardare unicamente un ulteriore stallo del trattamento ordinariamente
spettante - ma in una accezione più larga potrebbe coinvolgere anche il comma 17 che annullava i rinnovi
contrattuali 2010-2012. Nell'ipotesi peggiore, dunque, sarebbe ulteriormente rinviato il ripristino della
contrattazione collettiva nazionale introducendo un quarto e un quinto anno di annullamento di aumenti
contrattuali, beninteso anche nei confronti dei convenzionati come afferma il comma 2. Ed è proprio il comma
2 che induce a pensare alla soluzione più restrittiva come quella più plausibile, poiché l'unica misura del
decreto 78 che coinvolgeva il personale convenzionato era l'annullamento del rinnovo della convenzione. Per
deduzione, avendo il secondo comma dell'articolo 16 in esame affermato che le disposizioni di cui alla lettera
b) - cioè quelle che si sta tentando di decodificare - si applicano anche al personale convenzionato, le
intenzioni del legislatore sembrerebbero volersi riferire proprio al blocco dei rinnovi. Blocco del turn over. Alla
stessa stregua vanno intese le norme che trattano il perdurare del blocco del turn over e la fissazione delle
modalità di calcolo della indennità di vacanza contrattuale. Andiamo per ordine e diciamo subito che non tutto
l'articolo 16 del decreto riguarda le aziende sanitarie: infatti per espressa deroga non si applicano i commi 1,
lettere f) e g), 3, 5, secondo periodo, e 6 mentre per la lettera a) del comma 1 l'esclusione è dedotta.
Riguardo alle disposizioni che invece trovano indistinta applicazione a tutte le a m m i n i s t r a z i o n i
pubbliche, va segnalato che tutte quelle descritte nel comma 1 non sono affatto sicure e definite dato che la
norma dice che per assicurare il consolidamento delle misure dello scorso anno «può essere disposta» ecc.
La reale adozione delle misure - tra le quali la più eclatante sarebbe ovviamente, qualora confermata,
l'ulteriore annullamento di altri due anni di contratto - è quindi condizionato al monitoraggio della manovra per
gli anni 2011-2013. Viene in ogni caso già affermato che il prolungamento del blocco contrattuale potrà avere
un ambito applicativo "differenziato" (lettera e), cioè non uguale per tutti i comparti. Mobilità. Un'altra
osservazione sugli interventi contenuti nel comma 1 riguarda la mobilità le cui procedure devono trovare
«semplificazione, rafforzamento e obbligatorietà»: è da metà degli anni '80 che i governi puntano sulla
mobilità per risolvere alcune situazioni patologiche della pubblica amministrazione e non vedo motivi per non
credere che anche per questa ennesima volta le misure falliranno. Non basta infatti declinare la mobilità
come "obbligatoria" per rendere effettivo uno strumento che non è sostanzialmente rigettato da tutti,
amministrazioni e dipendenti interessati. Contratti integrativi. I commi 4 e 5 costituiscono un tentativo di
recupero di momenti di contrattazione integrativa e cercano di mitigare i rigori del decreto 78 che ha, come è
noto, vanificato completamente la messa a regime del decreto legislativo 150/2009. Sennonché il tentativo
appare più teorico che reale perché sarà ben difficile che una pubblica amministrazione - e, in particolare, le
aziende sanitarie che vedono falcidiato il contributo dello Stato - possa applicare tutti i tagli sanciti dalla
manovra dello scorso anno (consulenze, formazione, autoparco, personale, locazioni, spese di
funzionamento) e trovare ancora sacche di possibili ottimizzazioni da poter finalizzare al reperimento di
risorse per la contrattazione integrativa, segnatamente per la componete premiale. Eppure in via del tutto
astratta sarebbe possibile: si potrebbero negoziare in sede di budget "pacchetti di efficienza" così dettagliati e
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DOPO MANOVRA/ Nel pubblico impiego si tenta il recupero dei contratti integrativi
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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severi da poter essere realizzati solo con il totale e fattivo coinvolgimento di tutto il personale. Le componenti
di questi pacchetti possono essere molteplici: recupero ticket, risparmi sui beni di consumo, sulle utenze,
sulle manutenzioni, precisione nella compilazione della modulistica che genera compensazioni attive,
governo rigoroso dell'appropriatezza in tutte le sue accezioni. Il percorso non è dunque impossibile ma
presuppone una avanzata cultura di azienda, una organizzazione molto sofisticata e, ovviamente, la
condivisione vera e non di maniera - ai limiti di una forma di cogestione - da parte dei sindacati; tutte
condizioni che sono piuttosto rare nelle aziende sanitarie. La scommessa è però tanto folle che varrebbe
davvero la pena di giocarla. Visite fiscali. Una considerazione a parte merita il comma 9 con il quale vengono
introdotte alcune modifiche al regime delle visite fiscali. Contrariamente a quanto riportato a caldo nei giorni in
cui girava la bozza del decreto, non si tratta affatto di un inasprimento delle misure sull'assenteismo. Infatti la
conclusione sostanziale cui si perviene alla lettura della norma è che la visita fiscale non è più obbligatoria,
quanto meno nei termini tombali - e del tutto ottusi - di cui alla precedente stesura del comma 5 dell'articolo
55-septies del decreto 165/2001. I motivi di questa scelta del legislatore sono da ricercare, secondo me, in
due parallele direzioni: la prima, finalmente ispirata dal buon senso, che ha abbandonato l'enfatizzazione
della visita fiscale come strumento primario della lotta all'assenteismo (il comma recitava apoditticamante:
«l'Amministrazione dispone il controllo in ordine alla sussistenza della malattia del dipendente anche nel caso
di assenza di un solo giorno»). La seconda, venata di sano pragmatismo, attiene agli aspetti finanziari. Dopo
la sentenza della Corte costituzionale n. 207 del 10 giugno 2010 è acclarato che le Asl devono fatturare alle
pubbliche amministrazioni richiedenti il costo della visita fiscale, per cui la problematica degli oneri derivanti è
divenuta prioritaria rispetto agli altri aspetti e la legge ne prende finalmente atto. Ecco allora che
l'amministrazione nel disporre la visita di controllo deve valutare unitamente alla «condotta complessiva del
dipendente» anche «gli oneri connessi», nel senso che se il comune, la scuola, l'Inps, l'ufficio territoriale dello
Stato non dispongono delle necessarie risorse finanziarie allora è meglio non far effettuare la visita per
evitare che la Asl competente per territorio sia poi costretta a procedere con gli atti esecutivi portatori
ovviamente di ulteriori oneri (spese legali, interessi ecc.). Assenze e fasce di reperibilità. Un'altra modifica
riguarda la permanenza presso il domicilio durante le fasce di reperibilità (commi 5- bis e 5- ter dell'articolo 55
novellato). È la prima volta che la legge definisce aspetti comportamentali e, con un maggiore sforzo di
chiarezza, se ne sarebbe davvero apprezzata l'utilità rispetto a tutta una serie di questioni che fino a oggi
sono state governate con grande difformità di approccio e giurisprudenza non sempre conforme. Le due
novità sono: la prima declina le fattispecie che possono giustificare l'assenza nelle fasce di reperibilità mentre
l'altra afferma che il dipendente «è tenuto a darne preventiva comunicazione». Se ne deducono due
importanti princìpi: che quella descritta non realizza affatto l'unica fattispecie di giustificazione visto che alle
visite e terapie sono poi aggiunti «altri giustificati motivi» che sono inevitabilmente soggettivi e troppo
generici. La circostanza di non avvisare in tempo utile - cioè prima che sia attivata concretamente la visita vanifica la causale di assenza che, pertanto, risulta ingiustificata. A tale proposito ricordo che le conseguenze
della ingiustificatezza dell'assenza sono la non retribuibilità della giornata non lavorata e l'addebito del costo
della visita che non si è potuto bloccare per colpa del dipendente; tutto ciò concretizza altresì un illecito
disciplinare che ha un suo autonomo percorso distinto dalle altre due citate conseguenze che, da parte loro,
non implicano effetti sanzionatori ma meramente sinallagmatici. Il comma successivo precisa ulteriormente
che se l'assenza è dovuta a eventi di natura sanitaria è obbligatorio presentare l'attestazione del medico o
della struttura quando invece per le altre giustificazioni la documentazione è a richiesta dell'amministrazione.
Un commento conclusivo riguarda la giustificazione per eventi sanitari. Il legislatore è stato fin troppo buono
perché la Cassazione aveva affermato che l'assenza va giustificata soltanto quando la sua causa «abbia reso
indifferibile altrove la presenza personale dell'assicurato, come la concomitanza di visite mediche, prestazioni
sanitarie o accertamenti specialistici, purché il lavoratore dimostri l'impossibilità di effettuare tali visite in orario
diverso da quello corrispondente alle fasce orarie di reperibilità». Sembrava veramente corretta la lettura
della Suprema corte e non si vede il perché un lavoratore debba andare dal suo medico di famiglia alle 17
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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quando l'orario del suo ambulatorio prosegue fino alle 20. Quindi siamo in presenza di una ennesima marcia
indietro del Governo, e di Brunetta in particolare, il quale come già visto in tanti altri casi inizialmente mostra i
muscoli e successivamente adatta la normativa fino a renderla addirittura più compiacente di quella
pregressa. «Risoluzione per anzianità». Infine, vista la copiosa giurisprudenza formatasi sull'articolo 72,
comma 11 della legge 112/2008 (la cosiddetta "rottamazione"), il legislatore ha ritenuto di sottolineare che il
ricorso alla risoluzione per anzianità contributiva non necessita di motivazione - cosa scontata fin dal 2008,
visto che l'atto datoriale non ha nulla a che fare con l'articolo 3 della legge 241/1990 soprattutto qualora
l'amministrazione abbia adottato un regolamento generale che fissi le condizioni oggettive di applicazione
della norma. Sia questo regolamento che una chiara organizzazione del controllo sulla malattia appaiono due
adempimenti irrinunciabili per tutte le aziende sanitarie, ora più che mai dopo il "richiamo" della legge. Cosa
c'è nell'articolo 16 sul pubblico impiego Argomento Comma Modalità calcolo Ivc Blocco del turn over
Coinvolgimento di tutti i soggetti pubblici nei tagli Interventi su digitalizzazione, autovetture e assenteismo
anche per il comparto sicurezza e difesa Congelamento crescita trattamenti economici Recupero effetti
finanziari a seguito di sentenze favorevoli al dipendente Piani di razionalizzazione delle spese per finanziare
la contrattazione integrativa Nullità degli inquadramenti a sanatoria bocciati dalla Corte costituzionale
Procedura per la visita fiscale 9 e 10 Sì Estensione misure ai convenzionati 2 Sì In vigore Riallineamento
finanziario in caso di scostamenti della manovra 3 No In vigore Chiarimento sulla "rottamazione" 11 Sì In
vigore Obbligatorietà mobilità 1, lettera d) Sì Potenziale Possibile differenziazione delle eventuali misure
adottate 1, lettera e) Sì Potenziale
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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Ventitré sindacati fanno cartello: «Così si uccidono medici e Ssn»
I conti dei tagli su stipendi e contributi
Paolo Del Bufalo
Tra tagli a stipendi, previdenza e perdita del potere di acquisto (per il 20% dei salari) la manovra costa circa
30mila euro in cinque anni ai medici. «Siamo l'unica categoria ad aver pagato per intero il debito pubblico pro
capite: così si spinge il Ssn su un binario morto verso un sistema povero solo per i poveri», ha detto
Costantino Troise (Anaao, v. intervista a pag. 5), agli Stati generali della Sanità, organizzati la scorsa
settimana a Roma da 23 sigle sindacali (Anaao, Cimo, Aaroi Emac, Fp Cgil medici, Fvm, Fassid, Cisl medici,
Fesmed, Anpo-Ascoti-Fials medici, Uil Fpl Federazione medici, Sds Snabi, Aupi, Sinafo, Fedir Sanità, Sidirss,
Fimmg, Sumai, Snami, Intesa sindacale, Smi, Fimp e Cimop) di medici dipendenti, convenzionati e della
Sanità privata accreditata e dirigenti Ssn. Il taglio sulle retribuzioni, secondo le stime Anaao (v. tabelle), vale
mediamente quasi 16mila euro, ma a questo si aggiunge il taglio previdenziale: i medici perdono contributi nel
quinquennio e non li recupereranno più. In tutto circa 28mila euro a cui si aggiunge la perdita di potere di
acquisto. Un fronte compatto che ha come obiettivo una mobilitazione permanente non fatta di scioperi (o non
solo e non subito), ma di idee e proposte che «costringano il Governo a cambiare rotta nell'interesse del
Paese». E che ha trovato sponda nelle Regioni con cui ha avviato tavoli tecnici per trovare soluzioni che
garantiscano il sistema universalistico. Al primo posto delle preoccupazioni ci sono i servizi di
emergenzaurgenza che con il blocco del turn over (ufficiale nelle Regioni con piani di rientro, per mancanza
di risorse nelle altre) riduce all'osso gli organici. «Sono convinto che sia dannoso e crei una serie di
problemi», ha detto il ministro della Salute Ferruccio Fazio ricordando la deroga possibile per i primari nelle
Regioni con piani di rientro che ha definito «parziale, ma meglio di niente». Il ministro ha fatto ai medici
quattro promesse: rivedere il blocco del turn over; varare il governo clinico (fermo per il «no» delle Regioni);
prevedere per gli specializzandi che i due anni finali di studi siano con contratto a termine nelle strutture del
Ssn; sbloccare gli investimenti: «Sono contrario al blocco - ha detto - e cercherò di convincere l'Economia a
cancellarlo perché impedisce lo sviluppo». «Sulla buona fede del ministro non ci sono dubbi - ha commentato
Amedeo Bianco (FnomCeO) - ma la manovra traccia un segno forte di disequità e probabilmente non finirà
qui visto l'andamento ancora negativo dei mercati. Dobbiamo decidere come salvare il salvabile del welfare
per garantire la sua funzione sociale». «Sono 20 anni che finanziarie, manovre, leggine anche regionali
hanno tolto fondi, distrutto la carriera, ridotto gli spazi professionali, aumentato la precarizzazione, favorito
l'esplodere del contenzioso legale» ha affermato il presidente Cimo Riccardo Cassi . E non va meglio per i
convenzionati: studi dei medici di famiglia a orario ridotto e rischio licenziamento per il personale che vi lavora
sono «le conseguenze della manovra che blocca i rinnovi e mette a rischio - ha affermato Giacomo Milillo ,
segretario generale della Fimmg (v. intervista a pagina 5) - il lavoro e gli stipendi di chi lavora accanto ai
generalisti». Secondo un sondaggio della Fimmg il 78,3% di Mmg è disponibile a fare nuove assunzioni di
personale se adeguatamente finanziate, ma il 94,7% è convinto che la manovra non lo consentirà e per il
93,9% sarà molto difficile partecipare a esperienze di medicina di iniziativa. Le conseguenze per i pazienti
potrebbero comportare peggioramenti nell'accesso allo studio medico con il rischio di aumento dell'uso del
pronto soccorso (per oltre il 78%) e dei ricoveri in ospedale (73%). Medici di famiglia che secondo Maria
Paola Volponi (Smi) sono anche «sull'orlo della schizofrenia: da una parte Brunetta ci carica di ulteriori
compiti burocratici, dall'altra Fazio ribadisce l'importanza del nostro rapporto col paziente». Duri i sindacati
confederali, pronti allo sciopero se non ci saranno cambiamenti dell'«ennesimo attacco al pubblico impiego».
«Questa è l'eutanasia della Sanità pubblica» ha affermato Massimo Cozza (Fp Cgil medici). «È una manovra
inutile che non servirà a risanare» secondo Armando Masucci (Uil Fpl Federazione medici). «Dobbiamo
reagire: denunciamo direttori generali e assessori che non applicano i Lea e non tagliano sprechi e
consulenze nelle Asl» ha rilanciato Biagio Papotto (Cisl medici). «L'unità della categoria è la nostra unica
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DOPO MANOVRA/ Gli Stati generali di dipendenti e convenzionati
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Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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risorsa - ha detto Vincenzo Carpino , presidente AaroiEmac - per contrastare la manovra e l'ingerenza della
politica». E Carpino ha annunciato una lettera aperta ai cittadini per chiedere di «scendere in campo con i
medici» e «condividere le loro battaglie nel loro stesso interesse». Un'alleanza a cui ha già detto sì il
Tribunale dei diritti del malato: «Si parla di dare più responsabilità ai cittadini e ora ci sono tutti i presupposti
per fare insieme questi passi», ha confermato Francesca Moccia , coordinatore del Tdm. E che medici e
cittadini siano uniti dagli effetti della manovra l'ha confermato Mauro Mazzoni , coordinatore Fassid secondo
cui «costerà ai cittadini solo per la Sanità almeno 500 euro l'anno tra ticket, prestazioni private e tasse nelle
Regioni in rosso e costa già ai medici circa il 12% delle retribuzioni in 5 anni». I medici hanno anche ribadito
con forza la necessità di dare spazio al governo clinico e non a ulteriori sprint di aziendalizzazione e politica.
«Contro l'emergenza economica ci vuole una governance che rilanci il ruolo della professione», ha detto
Erasmo Rondanelli (Anpo) ed è necessario «essere autonomi dalla politica che viaggia su un'astronave
diversa e ha visioni diverse dalle nostre» per Aldo Grasselli (Fvm). «I costi della politica sono insostenibili»,
ha affermato Antonio Travia (Fedir Sanità) e agendo così «non si è tagliato niente alla "casta" ma solo ai
dipendenti pubblici» ha aggiunto Carmine Gigli (Fesmed). Sul governo clinico è anche intervenuto il relatore
del Ddl all'esame della Commissione Affari sociali della Camera Giuseppe Palumbo che ha dichiarato la
disponibilità a stralciare i punti su cui non si troverà accordo, ma ha anche affermato che lui e i suoi colleghi
hanno «la sensazione di non servire più a niente perché la Sanità in mano alle Regioni». Critici sulla manovra
il responsabile Sanità del Pd Paolo Fontanelli secondo il quale «ha affossato il servizio pubblico colpendo un
diritto costituzionalmente garantito come quello della salute» e il rappresentante dei medici della Sanità
privata Fausto Campanozzi che ha sottolineato le difficoltà del privato accreditato, senza contratto da sei anni
e in cui è più facile "licenziare" per fare fronte alle difficoltà economiche. «Si sta minacciando di morte la
Sanità pubblica«, ha rafforzato la dose Roberto Sassi (Fimp) e l'unica ricetta è quella dell'unità della categoria
che in autunno deve riprendere con forza le sue istanze» ha confermato il presidente Snami Angelo Testa .
«La misura è colma: il sacrificio è un atto dovuto, ma il Governo in cambio non dà strumenti per tutelare
l'interesse collettivo e la Sanità pubblica» ha rilanciato il segretario Sumai Roberto Lala (v. intervista a pagina
5). «Dobbiamo riportare Sanità e sanitari all'attenzione dei cittadini e troveremo soluzioni solo se ci
muoveremo in modo unitario. Dobbiamo avere lo scatto di orgoglio di gestire nuove forme di lotta: nessuno si
illuda che stringendo rapporti con la politica riusciremo a raggiungere i nostri obiettivi», ha concluso Troise.
L'effetto sulle retribuzioni medie (euro) L'effetto sulle pensioni medie (euro) L'andamento del personale 20012009 (dipendenti tempo indeterminato)
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Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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Cantiere superticket «modello Lombardia»
Esente (per ora) il 46% di italiani Il nuovo balzello è ineludibile
Sara Todaro
Dal cantiere senza tregua che per una settimana intera ha accompagnato l'esordio della misura più discussa
e più invisa della manovra economica in vigore da lunedì scorso - quella che segna il ritorno alla grande del
superticket da 10 euro su visite e analisi - le Regioni escono unite come non mai. Il ticket non può essere
aggirato, perché la norma della Finanziaria 2007 - scongelata per l'occasione - non lo consente (sarebbe
danno erariale), ma i governatori hanno le idee chiare sul da farsi: proseguire il pressing sul Governo perché
trovi i fondi necessari alla copertura e nel frattempo condividere al più presto le linee guida necessarie a
declinare il superticket nella maniera più indolore (e meno sperequata possibile) per i cittadini. Della stesura è
stata incaricata la commissione Salute delle Regioni, che dovrà tener conto di tutte le variabili in campo - a
esempio circa la metà dei cittadini è esente (ma i dati sono in divenire e quindi sono suscettibili di variazioni)
secondo le ultime rilevazioni di Economia e Salute (v. tabella) - e potrà ispirarsi alla spalmatura alternativa
varata a tempi da record dalla Giunta Formigoni : nessun aggravio di spesa per le ricette fino a 5 euro;
aumento pari al 30% del valore più basso della fascia d'appartenenza della prestazione per tutte le altre, fino
a una maggiorazione massima di 30 euro. Risultato: per i due terzi delle prestazioni ambulatoriali si pagherà
meno di quanto si sarebbe speso con il superticket; se oggi si spendeva al massimo 36 euro dal primo agosto
il salasso potrà arrivare a pesare fino a 66 euro sulle tasche dei cittadini. Fatta salva la fascia degli esenti, più
ampia che altrove. Il fatto che in tal modo l'artificio lombardo scarichi i propri perniciosi effetti solo sul 30%
degli assistiti è una magra consolazione. La sentenza pronunciata ancora una volta a nome di tutte e a
caratteri cubitali, giovedì scorso, dal presidente dei governatori, Vasco Errani (Emilia) è inappellabile: «La
manovra sui ticket è iniqua per i cittadini e dannosa per il sistema sanitario». Anche sulle ricadute boomerang
del ticket lineare, infatti, le Regioni sembrano essere tutte d'accordo, esattamente come lo furono nel 2007
nel primo semestre di sperimentazione della supertassa: la misura rischia di spingere gli assistiti del Ssn tra
le braccia del privato. Intanto l'universo regionale del superticket resta frantumato a metà. Attendiste Veneto,
Toscana (dove il governatore, Enrico Rossi, sta ragionando su «un contributo di solidarietà sui redditi alti»),
Emilia Romagna, Umbria, Marche e Abruzzo. in Lombardia, Lazio, Liguria, Puglia, Basilicata, Calabria, e
Sicilia si paga già. La Sardegna - che i 10 euro li chiedeva già - si prepara a proporre un ticket "simbolico" di
un 1 euro. Pausa tecnica in Friuli: Insiel ha aggiornato in velocità i software regionali; tutto è pronto ma
ancora non si paga. Intanto il presidente Renzo Tondo ha impugnato il capitolo Sanità della manovra davanti
alla Consulta. E le Asl "attendono istruzioni". Intanto per tutte è tempo di un faccia a faccia anche col capitolo
esenzioni, rispolverato nell'incontro di mercoledì scorso tra assessori alla Sanità e il ministro Fazio, che ha
portato all'apertura di un tavolo di confronto sul tema. Secondo stime del Mef sarebbe esente oltre il 40%
degli assistiti (v. tabella), Sud in testa. E la caccia ai falsi esenti è pronta a partire.
Le esenzioni per patologia, condizione e reddito - Stima 2011 (in migliaia)
Piemonte 686 15% 1.073 24% 253 6% 2.012 45% Val d'Aosta 20 16% 27 22% 8 7% 55 44% Lombardia
1.227 12% 3.023 30% 58 1% 4.308 43% Bolzano 61 12% 29 6% 40 8% 130 26% Trento 74 14% 129 25% 30
6% 233 44% Veneto 856 17% 1.840 38% 295 6% 2.991 61% Friuli V.G. 193 16% 357 29% 86 7% 636 52%
Liguria 281 18% 431 27% 125 8% 836 53% Emilia R. 692 16% 1.160 27% 267 6% 2.119 49% Toscana 545
15% 651 18% 255 7% 1.452 40% Umbria 139 16% 200 23% 92 11% 432 49% Marche 276 18% 262 17% 91
6% 629 41% Lazio 943 17% 948 17% 310 6% 2.202 40% Abruzzo 258 20% 266 20% 102 8% 626 48%
Molise 75 24% 45 15% 15 5% 136 44% Campania 1.431 25% 1.072 18% 509 9% 3.013 52% Puglia 876 22%
1.033 25% (*) (*) 1.909 47% Basilicata 143 25% 95 16% 17 3% 255 44% Calabria 613 31% 426 22% 78 4%
1.117 57% Sicilia 835 17% 1.005 20% 231 5% 2.072 42% Sardegna 326 20% 231 14% 74 5% 631 39%
Totale esenzioni 10.553 18% 14.304 24% 2.936 5% 27.793 46%
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REGIONI A CACCIA DI UNA SOLUZIONE CONDIVISA SU MECCANISMI ED ESENZIONI
26/07/2011
Il Sole 24 Ore Sanita' - N.29 - 26 Luglio 2011
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Nota: I dati riportati si riferiscono al numero delle esenzioni riconosciute: una stessa persona può avere più
esenzioni e quindi il numero di esenti è inferiore rispetto a quello riportato. I dati sono ancora oggetto di
verifiche da parte del Mef, e in alcuni casi sono in via di completamento. (*) Dato non rilevato. Fonte: Agenzia
delle Entrate e dati Mef, in corso di acquisizione, sul monitoraggio presso le Regioni per le esenzioni per
reddito previsto dal Dm 11/12/2009. Fonte: Mef - Stime su dati Tessera sanitaria anno 2011
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - Lombardia
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Tutti i conti del San Raffaele Dal Pirellone 400 milioni
Esami del sangue e cardiologia le voci più pesanti per i rimborsi
MILANO
Silvia Sperandio
Un finanziamento regionale che sfiora i 400 milioni di euro. E un numero di prestazioni che si aggira sui 4,2
milioni tra ricoveri e visite ambulatoriali. Si va dalle degenze di cardiologia e cardiochirurgia, con ricavi
complessivi per quasi 50 milioni, agli esami di laboratorio che da soli arrivano a quota 20 milioni di euro.
A leggere tra i conti sanitari del colosso San Raffaele, scopriamo che nel 2010 i ricoveri dei cittadini lombardi
non hanno raggiunto il "tetto" invalicabile dei 114 milioni e 777mila euro fissato dal Pirellone per le prestazioni
rivolte agli assistiti del servizio sanitario regionale: tra degenze ordinarie, day hospital e day surgery, il valore
dei ricoveri lombardi "in budget" si è fermato a 111 milioni e 570mila euro.
Va però precisato, spiegano i vertici della Asl Città di Milano, cui compete il controllo sui rendiconti delle
prestazioni del San Raffaele, che il valore di questo contratto per i lombardi rappresenta meno della metà dei
ricavi prodotti con i ricoveri: il loro valore complessivo nel 2010 ha raggiunto i 257 milioni e 588mila euro,
considerando anche i pazienti provenienti da altre regioni - la mobilità attiva, 74 milioni - e gli stranieri (1,3). E
nel bilancio spicca anche la maggiorazione tariffaria introdotta dalla legge regionale 7/2010: un
provvedimento che l'anno scorso è stato varato ad hoc per le sedi universitarie e gli Irccs (istituti di ricovero e
cura di carattere scientifico), come appunto il San Raffaele, che ha portato nelle casse dell'ospedale oltre 30
milioni di euro.
E passiamo agli ambulatori. Nel 2010 è stato sforato il tetto fissato dal Pirellone per la specialistica
ambulatoriale, visto che il contratto per i lombardi indica un massimale di 40 milioni e 233mila euro, mentre le
visite e gli esami che riguardano gli assistiti della Lombardia arrivano in realtà a 41 milioni e 478mila euro. Ma
i ricavi complessivi degli ambulatori, comprensivi di altre voci extraregione, sono più alti e superano i 60
milioni.
Va detto che non tutti gli esami hanno lo stesso peso economico. Tra i più remunerativi ci sono quelli di
radiologia, che con 124.990 prestazioni arrivano a quota 10 milioni di euro, ma soprattutto quelli di medicina
nucleare, che con 20.543 casi si attestano poco al di sotto della stessa cifra. La voce più rilevante è
comunque quella dei 3,3 milioni di esami di laboratorio che hanno prodotto ricavi da circa 20 milioni di euro.
Anche i ricoveri hanno pesi assai diversi. Tra i più remunerativi, ad esempio, ci sono quelli di ematologia e
immunoematologia, per l'attività di trapianti di midollo che possono comportare. Ma una graduatoria ideale nel
2010 vede al primo posto cardiologia, con 4.559 ricoveri e un "peso" totale di circa 30 milioni di euro, e
cardiochirurgia, che con 1.249 ricoveri arriva a poco meno di 20 milioni. Al terzo posto chirurgia generale, con
4.190 prestazioni e ricavi sotto i 20 milioni, al quarto medicina generale (3.875 ricoveri), seguita da
neurochirurgia (1.958) e da ostetricia e ginecologia, 5.854.
Infine, nel bilancio pesa anche una trentina di "funzioni per attività non tariffabili", tra cui terapia intensiva
neonatale e neuropsichiatria infantile, che nel 2010 raggiunge i 58 milioni di ricavi.
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Foto: Don Luigi Verzè
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SANITÀ IL BILANCIO DELLE AZIENDE
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - Roma
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Aziende contro il bando per la pulizia delle Asl
L'appalto della Regione vale 266,5 milioni in tre anni
Celestina Dominelli
È una partita che vale 266,5 milioni di euro in tre anni. Ma la gara centralizzata per la pulizia e la
sanificazione delle Asl, appena indetta dalla Regione, rischia di cominciare in salita. Le 77 aziende della
sezione Servizi ambientali di Unindustria, l'unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Rieti e
Viterbo, annunciano battaglia. «Abbiamo chiesto un incontro alla governatrice Renata Polverini e
all'assessore al Bilancio Stefano Cetica- spiega Guglielmo Franci, amministratore unico dell'omonimo gruppo,
che guida la sezione - e siamo pronti a depositare un ricorso al Tar del Lazio la prossima settimana (questa
per chi legge, ndr) perché vogliamo che i criteri di selezione per partecipare alla gara siano rivisti».
Insomma, la gara potrebbe conoscere un secondo stop dopo quello di ottobre. Quando la Regione fu
costretta a revocarla per via del pressing delle imprese che chiedevano lumi sulle planimetrie delle Asl e sul
personale impiegato nella pulizia. Ora le aziende del settore puntano il dito contro la scelta, prevista nel
bando pubblicato a fine giugno, di aprire le porte solo a chi vanta un fatturato molto consistente (calcolato in
base al lotto o ai lotti per cui si partecipa) e ha stipulato negli ultimi tre anni o ha tuttora in corso almeno un
contratto di pulizia nella sanità pubblica o privata. «Con una simile previsione - chiarisce Franci - si crea un
restringimento all'accesso ingiustificato e si favoriscono i cosiddetti "global service" che magari non hanno la
capacità di fare pulizia direttamente e finiscono per affidarsi ad altre società attraverso il subappalto». Proprio
a quest'ultimo aspetto il bando della Regione dedica un apposito paragrafo stabilendo «che l'impresa
concorrente, all'atto dell'offerta, deve indicare le attività che intende eventualmente subappaltare». Visto che
la gara non assicurerà solo la pulizia delle 17 aziende sanitarie, ma include anche altri servizi:
dall'accompagnamento dei pazienti (a chiederlo sono l'Asl Rm F, il San Filippo Neri e il San Giovanni) al
facchinaggio, dalla fornitura di materiale igienico alla raccolta e al trasporto dei rifiuti. Per una base d'asta
annuale di 88,69 milioni di euro leggermente inferiore, fanno notare dalla Regione, «alla spesa sostenuta nel
2010 per il servizio (88,89 milioni) e con la possibilità di generare cospicui risparmi per il servizio sanitario
regionale tramite i ribassi offerti dalle imprese concorrenti».
La giunta Polverini vuole quindi portare a casa un altro degli impegni fissati nel piano di rientro, ma le
aziende chiedono di essere ascoltate. Il rischio, lamenta Franci, «è che non si apra in questo settore della
sanità una vera concorrenza». Che le imprese vorrebbero fosse estesa anche ad altri comparti. «L'auspicio sottolinea Riccardo Fatarella, presidente della sezione Sanità di Unindustria - è che la Regione punti a
esternalizzare tutti i servizi, mettendo in gara anche l'assistenza ai pazienti, non solo la pulizia». Dove il
grosso degli appalti si concentra nelle mani di pochi, grandi, nomi. Dal gruppo di aziende che fanno capo al
patron della Lazio Claudio Lotito (Snam Lazio Sud, Linda e Bonadea), al Cns, il consorzio nazionale servizi
(Legacooperative), passando per Team Service (cooperativa romana fondata nel 1985 da Emilio Innocenzi,
membro del direttivo della Compagnia delle opere, braccio economico di Comunione e liberazione). Fino a
Natuna, società per azioni che fa parte del gruppo Tosinvest degli Angelucci.
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Aziende sanitarie. Sono quelle interessate dal bando regionale
LE SCADENZE
28 giugno
La pubblicazione. Sul Bollettino ufficiale della Regione è stata pubblicata la gara europea per il servizio di
pulizia, sanificazione, consegna e trasporto delle Asl
27 settembre
SANITÀ NAZIONALE
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Sanità. Franci (Unindustria): «Troppi vincoli per gareggiare, pronto il ricorso al Tar»
27/07/2011
Il Sole 24 Ore - Roma
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Il termine. È la data entro cui le ditte interessate devono presentare la domanda per partecipare al bando
regionale pubblicato a fine giugno
Foto: Il business della pulizia. Nel Lazio i grossi appalti si concentrano nelle mani di poche grandi aziende
Foto: In giunta. Stefano Cetica, assessore al Bilancio
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Rassegna - Azienda USL di Ravenna