Trimestrale - Poste italiane - Sped. in a.p. D.L. 353/2003, (conv. in L. 27.2.2004, n. 46) art. 1, comma 2 - DCB Udine - Anno LXXXIV - N. 3 - 2010
Contiene I.R.
N.3 - 2010
La
a
Voce Santuario
Sant’Antonio
di
d l
del
PERIODICO DEL PRIMO SANTUARIO ANTONIANO DEL MONDO
Gemona del Friuli, Udine
LETTERA DEL PADRE RETTORE
SOMMARIO
Lettera del Padre Rettore
pag. 2
Conoscere Francesco
“ 4
S. Chiara
“ 6
Festa di Sant’Antonio
“ 8
Frate Franceschino e Frate Giuseppe “ 10
La nuova Guida
“ 12
25° di vita religiosa di P. Luigi “ 13
“ 14
Cronaca del Santuario
In copertina:
festa di Sant’Antonio - Processione
VIVE CON LE VOSTRE
OFFERTE
CCP N. 10542330 - Tel. 0432 981113
Periodico del Santuario
ANNO LXXXIV
Mensile - Trib. di Udine, 27.04.53 R.S. 16
N. 3 - Luglio - Agosto - Settembre 2010
33013 Gemona del Friuli (UD) - Italia
Tel. 0432/98.11.13 - CCP 10542330
www.santantoniogemona.it
[email protected]
Redazione
Fr. Luigi Bettin, Fr. Emidio Papinutti,
Fr. Fabio Longo, Fr. Lorenzo Assolani
e Clarisse di Moggio Udinese
Direttore Responsabile
Luigi Secco
Stampa: Tipografia OGV - Palmanova
Associato all’USPI
Unione Stampa
Periodica Italiana
C ari amici, devoti e benefattori, il Signore vi dia Pace!
a solennità di S. Francesco, patrono
d’Italia e padre dei frati minori,
il prossimo 4 ottobre, per tante
comunità parrocchiali, segna l’inizio delle
varie attività pastorali.
Anche il nostro Santuario, inserito
nel contesto più ampio dell’Arcidiocesi di
Udine che quest’anno invita le comunità
ecclesiali a riflettere e a mettersi in ascolto
della Parola di Dio, riprende un nuovo anno
pastorale.
Il nostro Arcivescovo Andrea Bruno con
la sua lettera pastorale “Ascolta, figlio, le
mie parole” (Prov 4,10) per essere una
Chiesa guidata dalla Parola di Dio, ci esorta
a metterci in ascolto delle parole umane,
dell’uomo e della donna del nostro tempo,
per preparare in questo modo il terreno ad
accogliere il seme della Parola di Dio.
S. Francesco ancora oggi esorta noi
tutti con queste parole:”Poiché sono
servo di tutti, sono tenuto a servire tutti
e ad amministrare le fragranti parole del
mio Signore.(….) mi sono proposto di
riferire a voi, mediante la presente lettera
e messaggio, le parole del Signore nostro
Gesù Cristo, che è il verbo del Padre e le
parole dello Spirito Santo, che sono Spirito
e vita (Lettera ai fedeli n. 179).
Sono tante le parole che diciamo e
ascoltiamo nelle nostre giornate, queste
hanno preso e prendono sempre più il posto
della Parola di Dio, l’unica vera e sempre
attuale, l’unica che sempre ha la risposta
ai nostri problemi, che porta la luce alle più
svariate situazioni che viviamo.
Sì, cari fratelli e sorelle, abbiamo
bisogno di fermarci, di fare spazio al Signore
e alla sua Parola per scoprire, giorno dopo
giorno, quanto grande è il suo amore, la
sua misericordia, perché, credetemi, più
L
facciamo esperienza di Dio attraverso la
preghiera e i sacramenti, più riusciremo a
qualificare la nostra vita in famiglia, nelle
comunità religiose, nelle comunità di
appartenenza, nelle più svariate associazioni
laicali, nell’ambiente di lavoro o studio.
È il suo amore che siamo invitati a
cantare, come hanno fatto i santi, come ha
fatto S. Francesco che dopo aver scoperto
Gesù nei fratelli lebbrosi, ha consumato
tutta la sua vita vivendo di Lui, parlando di
Lui, raccontando con la vita, il suo amore e
la sua misericordia per tutti noi.
Così ha fatto anche S. Antonio,
proclamato dottore evangelico, perché si è
messo in ascolto della gente del suo tempo,
dei tanti problemi, ed angosce, e per tutti
aveva sempre una parola in sintonia con la
situazione che l’uomo del suo tempo viveva.
In questo anno pastorale nel contesto di una
riappropriazione della Parola di Dio, che con
saggezza e lungimiranza l’Arcivescovo ci ha
indicato come linea guida, possiamo gioire
nel vedere favorita la nostra fraternità, con il
dono e la presenza di altri nuovi fratelli, che
vengono a dare maggior slancio innovativo
alla fraternità che opera in questo santuario
antoniano, a questo luogo santo e amato
da voi devoti. Essi sono fr. Oreste Marcato,
proveniente dal Santuario Madonna di
Rosa in S. Vito al Tagliamento - PN, fr.
Fabio Piasentin proveniente dal convento
di S. Pancrazio di Barbarano, Vicenza e fr.
Pancrazio Lorenzin dal convento Santuario
di Chiampo – Vicenza.
Il Signore aiuti noi tutti a rispondere alle
esigenze della Chiesa mediante la voce del
nostro pastore..
A nome di tutta la fraternità, l’augurio per
tutti di ogni bene nel Signore.
fr. Luigi Bettin
AIUTAMI
A
PREGARE!
D
onaci, Signore, un cuore nuovo,
puro, vigilante, docile alla tua Parola,
capace di farsi casa accogliente
e mano generosa,
pronto a dare sempre tutto quel poco che ha.
Liberaci dagli affanni della vita,
dalla bramosia dell’avere
e dall’apparenza che inganna.
Scaldaci al fuoco del tuo Spirito,
perchè, nel luogo e compito che ci hai dato,
sappiamo essere sentinelle
vigilanti e servitori operosi del tuo amore,
in ogni momento della nostra vita. Amen.
O
Signore, conservami, ti supplico,
senza macchia il culto della mia fede
e fa’ che, fino all’ultimo mio sospiro,
io senta la testimonianza della mia coscienza.
Fa’ che io, battezzato nel nome del Padre
e del Figlio e dello Spirito Santo,
possegga sempre ciò che ho professato
nel simbolo della mia rigenerazione.
Concedimi di adorare te, nostro Padre,
e tuo figlio con te;
di essere veramente degno dello Spirito Santo
che procede da te per il tuo unico Figlio.
Veramente ho un testimonio degno di fede
per garantire ciò che credo, cioè Colui che
disse: “Padre, tutto ciò che è mio è tuo,
e tutto ciò che è tuo è mio”,
Gesù Cristo mio Signore, che dimora in te,
e che, sempre Dio, viene da te, e vicino a te
ed è benedetto nei secoli. Amen.
conoscere i santi
XIa Puntata
“PADRE NOSTRO”
iamo arrivati al momento della consegna delle vesti al padre. Francesco
“comparso davanti al vescovo entrò
nella sua camera, si spogliò di tutte le sue
vesti e deposto su di esse il denaro, uscì
fuori nudo alla presenza del vescovo, del
padre e degli altri astanti e disse: «Ascoltate tutti e comprendete: finora ho chiamato Pietro di Bernardone padre mio. Ma dal
momento che ho fatto proposito di servire
Dio, gli rendo il denaro per il quale era irritato e tutti i vestiti avuti dalla sua sostanza,
e d’ora in poi voglio dire: Padre nostro che
sei nei cieli, non padre Pietro di Bernardone». Bruciando di dolore e infuriato, suo
padre si alzò, prese i denari e tutti i vestiti e
mentre se li portava a casa quelli che avevano assistito a questo spettacolo rimasero indignati contro di lui, che non aveva
lasciato al figlio nemmeno di che vestirsi”
(cfr. FF 1419).
Povero padre, ritornato a casa con il
denaro e i vestiti del figlio dalla sua posizione ricorda quante e quante volte Francesco gli abbia chiesto di cambiare, di sedersi accanto a lui per ascoltarlo, per essere
preso sul serio, tuttavia quelle provocazioni dovevano sembrare delle semplici “bravate”. Pietro aveva lottato in tutti i modi
per togliere la miseria dalla sua famiglia e
ci era riuscito, visto che Francesco poteva
gloriarsi di diventare un cavaliere. Vederlo
ora vivere come uno straccione era sinonimo di veder demolire il proprio “castello”,
le proprie aspettative. Francesco aveva
S
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mostrato davanti a lui la sua vera personalità, diversa dalle sue attese. Per questo
il padre, come tanti genitori, si era sentito
infuriato e impotente; avrà sicuramente
pensato: “Fa’ quello che vuoi: sono stufo di dirti sempre le stesse cose”. Come a
dire: mi interessi finché riesco a farti fare
ciò che ritengo giusto, se no arrangiati, fa’
quello che vuoi. Il valore del figlio viene
così a identificarsi con l’interesse del genitore. Pietro, tuttavia, scopre che il limite
di essere genitore si ferma dove inizia la
coscienza del figlio e scoprirà che si è genitori nella misura in cui si aiuta a cogliere la
verità (che è Gesù) che abita nel profondo
di ogni cuore.
Non c’è nulla nel nostro orizzonte, né
la famiglia del sangue, né l’appartenenza
ad un partito, ad un movimento, ad una
associazione che ci autorizzi a non dare al
Signore Gesù l’adesione totale della vita e
ad introdurre gli uomini in questa strada.
Pietro allora avrebbe potuto dire: “Figlio
rientra in te stesso, ascolta la voce che ti
parla, (e ti dice cose che io non so già a
memoria!). Fa’ un po’ di silenzio e fidati
di te stesso. La tua vita non dipende dalla mia volontà ma dalla volontà del Padre
che tu stai invocando e che ora mi riesce
difficile da comprendere”. Questa fiducia
sarebbe stata il più bel complimento che
poteva donare a Francesco; fiducia che è
sinonimo di fede perché è nella fede che i
genitori sono chiamati ad aprirsi per essere
liberi e per ritrovare i propri figli. France-
conoscere i santi
XIa Puntata
sco sceglie allora la via
della fede, rinuncia ai
vestiti, rinuncia cioè ai
sogni del padre, alle
sue attese, alle sue
paure come quella di
retrocedere nella scala sociale per sentirsi
chiamare povero, rinuncia alle tradizioni
familiari, al “si è fatto
sempre così”, “gli affari vengono prima di
ogni cosa”... Desidera
diventare libero sentendosi responsabile
della realizzazione della propria vita. Gesù
dirà a chi gli chiedeva
di andare a seppellire il
padre: “Seguimi! Lascia che i morti seppelliscano i loro morti”, come a dire: non
lasciare che le tradizioni ricevute diventino
pretesto per non seguire la novità del Regno. Gesù afferma che il Regno è dei violenti, rompe con ogni tradizione che non
pone Dio e l’uomo al centro della vita.
La novità del Regno esige di uscire
“come un gigante dalla tenda, per correre
la propria strada (cfr Sal 19,6). Solo chi lascia la tenda, la casa, potrà capire appieno
la novità del Regno. Notiamo che Francesco non accusa il padre, non gli rinfaccia
niente, non dice: “Tu non mi hai mai dato
niente di quello che mi serviva”. Afferma
solo di realizzare se stesso mettendosi davanti a Dio- Padre. Quando ci lamentiamo
accusiamo, deleghiamo, colpevolizziamo
gli altri diamo loro la responsabilità del nostro malessere, e anche il potere di cambiarci: siamo ancora dentro la dimensione
di dipendenza. Francesco taglia questo
cordone ombelicale
passando dal “se”:
(se mio padre fosse meno attaccato ai
soldi e meno furioso
l’affronterei), al “nonostante”: (nonostante le cose siano andate
in questo modo, mi
comporto così come
decido io).
Purtroppo Pietro
rimane ancora legato
dentro la logica della
dipendenza. Infatti,
incontrando successivamente Francesco
lungo le strade di Assisi a mendicare lo maledirà in ogni modo
(cfr FF 1423). Francesco allora chiamerà
a se’ un poveraccio chiedendogli di benedirlo. Il figlio trova uno stratagemma per
distanziarsi dai pensieri negativi del padre
e per non cadere nel legame dell’accusa dipendenza. Egli chiama un povero che gli
ricorda la presenza di Dio che lo sostiene
e benedice. La tentazione di ritornare alle
proprie sicurezze, al figlio buono e bravo
del passato e alla casa materna – paterna
come luogo di approvazione e protezione,
rimane sempre in agguato.
La radicalità evangelica chiede a tutti
di amare il Signore più del padre e della
madre, più del figlio e della figlia per essere
degni di Lui (cfr. Mt 10,37).
ALCUNE DOMANDE PER TE: Se i tuoi
genitori fossero diversi ti consacreresti? Ti
sposeresti? Quali sono le sicurezze familiari
alle quali rimani attaccato? Trovi del tempo
per ascoltare… la volontà del Padre?
Fra Lorenzo A
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conoscere i santi
XIa Puntata
LA CONTEMPLAZIONE: profezia di S. Chiara
per la chiesa, per l’ordine francescano, per il mondo
e testimonianze del Processo di Canonizzazione di S. Chiara attestano
unanimemente che la contemplazione di S. Chiara aveva il suo nucleo nella
persona di Gesù Cristo, nei suoi misteri
ineffabili: Incarnazione, passione, morte
e Risurrezione, così come si può vedere
scorrendo le lettere di S. Agnese di Praga,
Chiara, in queste lettere, usa un linguaggio
che è la forma stessa della sua contemplazione. Un’esperienza personale mirabile,
che comunica alla discepola.
Ma che cos’è la contemplazione? Si
può parlare di vera contemplazione solo
se si è di fronte alla persona di Cristo. S.
Chiara è tutta relativa a Gesù, non vede
che Gesù, proprio come Maria, la Madre di
Gesù. Per questo S. Chiara si sente chiamata nella Chiesa a ripetere questo sublime
modello, a rinnovare cioè il mistero di Maria, Madre di Gesù: “A quel modo dunque
che la gloriosa Vergine delle vergini portò
Cristo materialmente nel suo grembo, tu
pure, seguendo le sue vestigia…puoi sempre, senza alcun dubbio, portando spiritualmente nel tuo corpo casto e verginale.
E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte
le creature sono contenute…”(FF 2893 –
Lett. III^ a S. Agnese di Praga).
La contemplazione è un fissare mente e
cuore in Lui, in Gesù, per essere rivestiti di
ogni virtù e trasformati nella immagine della divinità di LUI (ff 2888 –Lett. IV^). Molti
oggi hanno una specie di paura della contemplazione, che ritengono appartenente
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ad una elite, e dicono di non aver tempo
per queste cose, mentre proprio di questo
ci sarebbe veramente proprio bisogno.
Quando contempliamo Gesù nella Sua
vita, nel Suo Vangelo, non ci appropriamo
di Lui, ma restiamo in umile atteggiamento di ammirazione, di stupore, meraviglia,
ascolto.
È lui ad assumerci in sè, così come accade quando riceviamo l’Eucarestia. Questo non è evadere in un mondo fantastico,
irreale, ma avverrà che proprio attraverso
questa contemplazione acquisteremo la
consapevolezza di chi è Lui e chi siamo noi.
Ci sentiremo nella verità del nostro essere
creature. “E tu, Signore, sii benedetto, che
mi hai creata” sono le ultime parole di S.
Chiara.
Questo è l’“umanesimo”, lo stile di vita
che S. Chiara ha ricevuto
da S. Francesco e ha
lasciato, come eredità preziosa, ed è
veramente la profezia di S. Chiara
per la Chiesa e per
l’Ordine Francescano.
Questa profezia è valida per
la famiglia, non
solo per le famiglie religiose
dei frati e delle
suore!
conoscere i santi
XIa Puntata
Oggi la famiglia, formata da genitori e
figli, è in crisi; c’è la tendenza alla separazione, in forza dei propri diritti.
Non si capisce più la realtà della famiglia nel suo mutuo dono.
Dio è Famiglia. È comunione tra le persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. La famiglia umana realizza in se stessa l’immagine e somiglianza della famiglia di Dio. La
famiglia è il luogo dell’amore vero, dove
si genera e si educa nell’amore. L’amore è
dono. Questa è la rivelazione del Vangelo che stiamo dimenticando, perché abbiamo dell’amore un’immagine deturpata
dall’egoismo e dalle mode…
Essendo amore, Dio ha creato l’uomo
per amore e perché ami, a sua volta: se
uno non ama non è persona, è una cosa,
è un’utilità.
I rapporti delle persone di questo mondo sono spesso guidati dall’utilitarismo, dal
potere, dal profitto. Invece nella famiglia i
rapporti dovrebbero essere gratuiti, all’insegna del dono, per la crescita delle persone. Siamo diventati insensibili di fronte alla
rottura delle famiglie, che non scandalizza
più nessuno tanto è diventata un’abitudine. Non si creda che la divisione delle famiglie sia un progresso della civiltà, e che
per poter crescere nella civiltà si debba dimenticare il progetto di Dio per la famiglia
umana.
Urge il recupero del progetto originale
della famiglia e perciò anche il recupero di
una spiritualità familiare. Ogni famiglia si
rapporti al progetto cristiano: preghi insieme, e insieme si facciano decisioni e scelte
cristiane.
Quando i discepoli avvertirono Gesù
che Maria, Sua Madre, e i parenti lo cercavano, Gesù rispose che la sua vera famiglia
era formata da coloro che ascoltavano la
Parola di Dio e la praticavano. Questa è
la famiglia di Cristo. S. Chiara si è donata
totalmente alla famiglia di Cristo.
Certamente alla mentalità materialistica pare assurdo collegare una scelta di verginità consacrata, come quella di S. Chiara,
con la maternità nella famiglia. Ma questa opposizione tra verginità e maternitàfecondità scompare, nel mistero cristiano.
La prima donna, immagine e modello della Chiesa, Maria, è Vergine e Madre e S.
Chiara è la donna che recupera il senso e
la presenza di Maria nella Chiesa.
In questo spirito S. Chiara, con la sua fecondità spirituale e la sua appartenenza alla
famiglia di Cristo (il suo monastero),diventa
per oggi uno specchio di spiritualità familiare, che si realizza soprattutto nella vita
quotidiana: Chiara è madre, sorella mentre serve tutte le suore. Così è vista dalle
testimonianze del Processo di Canonizzazione. Questa originalità di “famiglia di
Cristo” divenne come una rivelazione, una
luce per molti, religiosi e non, perché li si
poteva vedere la novità del dono, che è
l’anima della famiglia cristiana. Riguardo
S. Chiara, perciò, dobbiamo porci direttamente nel mondo della rivelazione cristiana. S. Chiara, quando sceglie la sua strada
, sceglie di formare in Cristo la realtà della
famiglia di Dio: una vita di contemplazione
e comunione totale. È già un realizzare in
questo modo questa altissima condizione e
ultima realtà: “…Voi avete già cominciato
ad essere quello che noi saremo. Voi avete
già in questo modo la gloria della Risurrezione…” (S. Cipriano). La Contemplazione di S. Chiara è fatta solo di amore. Più
semplice (ed esigente) di questo, non c’è
niente. Ella ci insegna che bisogna rapportarsi a Lui, al Cristo, al suo amore, al dono
di se stesso e vivere le nostre giornate nel
dono di noi stessi a Lui. Chi agisce così è
un contemplativo, come S. Francesco e S.
Chiara.
Le Clarisse di Moggio Udinese
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Anche quest’anno si è svolta la festa del nostro Patrono con solennità e tanta partecipazione dei fedeli di Gemona e di tutto il Friuli. La solennità è stata preparata dal Triduo predicato da Fr. Vittorio Bellè. La giornata
ha avuto il seguente programma: la S. Messa delle 7,30 con la benedizione del pane, la S. Messa delle 9,30 con la partecipazione della Parrocchia di Gemona, presieduta dall’ arciprete Mons. Gastone Candusso;
la S. Messa delle ore 11,00, presieduta dall’Arcivescovo emerito di Udine Mons. Pietro Brollo e animata dal Coro Glemonensis. Alle ore 16 ci fu la Benedizione dei bambini con le famiglie; alle ore 17, al canto del
Vespro è seguita la processione per le vie della città.
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RICORDO DI 2 FRATI
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ziosi confratelli, particolarmente benemeriti del Santuario di Sant’Antonio
di Gemona. A distanza di meno di un mese
hanno concluso la loro esistenza terrena
frate Franceschino Miglioranza e frate Giuseppe Melan. Padre Franceschino è morto
nell’Infermeria provinciale di Saccolongo il
28 maggio 2010, il padre Giuseppe Melan
è morto all’ospedale di Treviso il 24 giugno
2010.
La memoria del padre Franceschino Miglioranza rimane viva nei devoti del Santuario. La sua figura è inconfondibile: alto,
robusto, i capelli bianchi, la fronte spaziosa,
occhi penetranti, sorriso controllato, parco
di parole ma all’occorrenza condite da battute giuste e puntuali. Esemplare nella dignitosa povertà del suo saio francescano.
I piedi sempre scalzi. Spesso lo si vedeva
col grembiule, segno significativo della sua
giornata perché aveva sempre tante cose da
fare in convento.
Era nato a Belvedere di Villaga (Vicenza) il 25 gennaio 1930, aveva professato la
Regola francescana l’8 dicembre 1952, era
stato ordinato sacerdote il 27 giugno 1954.
Mandato a completare i suoi studi a Roma,
aveva conseguito il Diploma in Paleografia
latina, diplomatica e archivistica. Quel titolo accademico ha segnato quasi tutta la sua
vita.
Padre Franceschino per oltre quarant’anni (1955-1998) è vissuto sempre nello stesso convento di San Francesco della Vigna
in Venezia. Per quarant’anni occupato nello stesso ufficio nella Segreteria della Curia
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frate Franceschino
frate Giuseppe
della Provincia Veneto-Friulana di Sant’Antonio. Quarant’anni a servizio di ottocento
frati, immerso in carte e scartoffie, intento a colloqui e telefonate (sempre brevi!),
impegnato nella pubblicazione della rivista
ufficiale “Acta Provinciae Venetae Sancti
Antonii Patavini”, cronista della Provincia
e redattore del “Notiziario”, dove mensilmente spargeva con generosa ironia detti,
aforismi e battute originali.
Nel settembre 1997 è arrivato a Gemona. Per nove anni ha ricoperto l’incarico di
Rettore del Santuario e Guardiano del convento. I lavori materiali da lui intrapresi sono
alla vista di tutti: tinteggiatura del soffitto
della chiesa, sistemazione degli impianti di
illuminazione, il nuovo parcheggio ricavato
nell’orto dei frati, il completamento del campanile, la pavimentazione della Piazza Padre
Adriano Osmolowski e tanti altri lavori.
Nonostante i molti servizi, non ha trascurato l’impegno sacerdotale come ministro dell’Eucaristia, della Parola e della
Misericordia di Dio. Per anni ha avuto un
legame particolare con le Suore Francescane
di Cristo Re a Venezia, con le Sorelle Clarisse
di Moggio e con le Suore Francescane Missionarie del Sacro Cuore di Gemona.
Lasciando Gemona con molto rammarico, Padre Franceschino diceva: “Ricorderò
Gemona con nostalgia. Sono stati anni positivi questi in Friuli: ho conosciuto persone
molto comprensive e accoglienti, che stimo
molto”. Bisogna dire che è stato contraccambiato dai gemonesi con riconoscente
affetto. Alla notizia della sua morte, una
persona di Gemona è scoppiata in pianto.
A chi le chiedeva il motivo di tanto dolore,
rispondeva che in Padre Franceschino vedeva un frate eccezionale e una persona eccezionale: un frate eccezionale perché esemplare in tutto: pio, modesto, caritatevole,
paziente, modello di frate perfetto; persona
eccezionale perché sotto il saio francescano
si nascondeva un grande valore intellettuale
ed umano, schivo di riconoscimenti pubblici, profondamente buono e con un cuore
sensibile.
Trascorse due anni nel Santuario di Motta di Livenza e gli ultimi mesi di vita nella
Infermeria di Saccolongo. Ora il Signore lo
ha accolto a gustare la gioia e la bellezza
delle realtà eterne..
Molto diversa è stata l’esperienza di
vita sacerdotale del padre Giuseppe Melan.
Nato a Dese di Favaro Veneto il 24 maggio
1931, era entrato giovanissimo nell’Ordine
francescano. Fu ordinato sacerdote il 24
giugno 1956. Al Pontificio Ateneo Antoniano di Roma conseguì la laurea in Teologia.
La vita di frate e di sacerdote del Padre
Giuseppe Melan è caratterizzata dall’impegno generoso profuso in tre campi di apostolato: parrocchia, mondo operaio e missioni.
Per alcuni anni fu Vicario parrocchiale
presso le Parrocchie rispettivamente di Taglio di Po, di S. Maria Ausiliatrice di Treviso
e della B. V. Marcelliana di Monfalcone. Dal
1976 al 1983 fu parroco a Terranegra di Legnago (VR). Col suo zelo sacerdotale e col
suo carattere conciliante ha saputo guada-
gnarsi la simpatia dei fedeli, che lo stimavano e lo amavano.
Più impegnativo e delicato risultò il servizio che svolse come assistente religioso
degli operai nelle zone di Feltre e di Motta
di Livenza-Oderzo. Nel 1984 fu nominato Cappellano del “Centro S. Zeno”, con
l’incarico di assistente religioso-morale dei
lavoratori e delle lavoratrici della Zona Zai
di Verona, dove la sua attività fu molto apprezzata.
Ma padre Melan aveva la vocazione
missionaria. Dal 1986 al 1989 ricoprì l’incarico di Segretario provinciale per l’evangelizzazione missionaria, settore in cui continuò
a lavorare come Vice Segretario anche nei
tre anni successivi. Al termine di questi anni
di animazione e di responsabilità per assistere le numerose Missioni che la Provincia
Veneta teneva nel mondo dal Giappone al
Guatemala, dalla Corea alla Guinea Bissau,
dalle Filippine alla Terra Santa, padre Giuseppe chiese e ottenne di partire per l’Africa, realizzando così il suo desiderio di essere
missionario.
Trascorse i primi anni della sua attività
missionaria a fianco di monsignor Settimio
Ferrazzetta, vescovo di Guinea Bissau, lavorando in episcopio e contribuendo in
modo particolare alla costruzione del seminario. Si impegnò a realizzare l’ambulatorio
pediatrico”Mattia” con l’annessa residenza
delle Suore, struttura inaugurata nel 2001 e
completata qualche anno dopo, con la costruzione di una Scuola materna infantile a
Contum.
Rientrato in Italia a causa della salute
sempre più cagionevole, dimorò per tre anni
a Gemona, come Vicario del convento. Continuò a lavorare per le missioni e incrementò
l’opera delle “Adozioni a distanza”, a favore
dei poveri bambini della Guinea Bissau. Gli
ultimi tre anni della sua vita li trascorse a
Treviso come Guardiano di quella fraternità,
continuando sino alla fine a interessarsi per i
missionari e per le missioni francescane.
fr. Emidio Papinutti
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VITA NOSTRA
CRONACA DEL SANTUARIO
LA VITA DEL SANTUARIO DALLE ORIGINI
AI GIORNI NOSTRI, TRA STORIA, ARTE E LITURGIA
a tempo si desiderava la pubblicazione di questo piccolo gioiello.
L’ultima Guida del Santuario risale al 1974. Il presente lavoro non si limita
ad essere una semplice guida artistica del
Santuario, vorrebbe essere qualche cosa di
più. Di guide turistiche o prevalentemente
artistiche ce ne sono numerose. Con questo sussidio, invece, vorrei aiutare i devoti
del Santuario ad approfondire, sì la loro
conoscenza della storia e dell’arte, ma anche della spiritualità di questo luogo sacro,
in modo particolare, vorrei far conoscere
le varie attività religiose e sociali, la vita liturgica e spirituale, i progetti e le speranze
che animano questo centro antoniano.
Rivolgo un cordiale ringraziamento a
quanti hanno collaborato a questa pubblicazione: a frate Emidio Papinutti che ne ha
D
curato la parte letteraria, a frate Giovanni
Battista Ronconi per l’apparato fotografico, all’Architetto Gianpaolo Della Marina
per l’assistenza tecnica, al Professor Tito
Cancian per aver gentilmente concesso la
riproduzione di alcune fotografie “storiche” dal suo prezioso archivio fotografico. Un ringraziamento particolare al Sig.
Sindaco di Gemona, Paolo Urbani, per il
patrocinio e il contributo per tale realizzazione ed a tutti i benefattori del tempo
presente e del passato.
Mentre auguro a tutti di poter trarre
qualche vantaggio dalla lettura di queste
pagine, su tutti imploro la protezione del
nostro caro Sant Antoni di Glemone.
Il Signore vi dia Pace!
Fr. Luigi Bettin
Per quanti volessero ricevere la nuova Guida del Santuario potranno utilizzare il modello C/C postale allegato a
questo numero scrivendo come causale
“OFFERTA GUIDA SANTUARIO” e versando la somma minima di € 10,00.
La Guida sarà recapitata tramite le po-ste al vostro indirizzo.
Vi raccomandiamo di scrivere in stammpatello maiuscolo e compilare il vostro indidirizzo in tutte le sue parti (nome, cognome,
me,
via o piazza, numero civico con eventuali
uali
interni, CAP e città).
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SANTUARIO
DI
SANT’ANTONIO
settembre 2010
E CONFRATELLI ARRIVATI AL SANTUARIO
DALLE
D
A VARIE CASE DEL VENETO E F.V.G.
8 settembre 2010
Celebrazione Giubilare
I festeggiati
Comunità di Ge
mona e festeg
giati
olori
ine a c
90 pag cm 13x21
o
format
LA
VOCE DEL
SANTUARIO
settembre 2010
DI
SANT’ANTONIO
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VITA NOSTRA
VITA NOSTRA
Nuovi Frati a Gemona
Il Santuario ha accolto la MARCIA FRANCESCANA in cammino verso Assisi
frate FABIO PIASENTIN
frate ORESTE MARCATO
frate PANCRAZIO LORENZIN
La Santa Messa di conclusione anno scolastico della scuola S. Maria degli Angeli con il vescovo ANDREA BRUNO
Visita al Santuario della Commissione Storica delle suore Francescane del Sacro Cuore di Gemona
LA
VOCE DEL
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SANTUARIO
DI
SANT’ANTONIO
settembre 2010
A ricordo di PAOLINO FORGIARINI
scomparso il 26.06.2009
LUDOVICO TURCHI nato a Gallarate (VA)
il 6/4/2009. Per grazia ricevuta il 09.06.2010
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VOCE DEL
SANTUARIO
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SANT’ANTONIO
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ORARIO SS. MESSE
Festivo (per tutto l’anno):
ore 7.30 - 9.30 - 11.00 - 17.00 (solare) - 18.00 (legale)
CANTO DEL VESPRO
ore 16.00 (solare) - 17.00 (legale)
Feriale SS. Messe 8.00 e 9.00
7.40 lodi mattutine e 18.30 vespro
AI SIGG. AGENTI
POSTALI:
Attenzione!
In caso di mancato recapito, rinviare all’Ufficio Postale
di 33100 Udine, ferrovia per la restituzione al mittente,
che si impegna a corrispondere il diritto fisso.
TASSA RISCOSSA
UDINE
TAXE PERÇUE
ITALY
www.santantoniogemona.it • [email protected]
Veduta aerea della nuova Gemona, con il complesso del Convento e Santuario al centro della foto.
Santuario di Sant’Antonio
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