PRESENTAZIONE
Miami, gennaio 2020. Gli Stati Uniti d’America sono sconvolti:
il figlio del senatore John Killian, candidato alla Casa Bianca, è
stato rapito. Mentre i giornali già parlano di una nuova ondata
terroristica, l’FBI è convinta che il responsabile sia Cameron
MacDonald, guardia del corpo del senatore, e concentra le indagini su di lui. In preda alla disperazione, Cameron non sa
più come difendersi e chiede aiuto a Will Piper, facendo appello alla loro vecchia amicizia. Will non esita nemmeno per un
istante: lascia la barca ormeggiata a Panama City, dove si è trasferito quando è andato in pensione, e raggiunge Miami. Ma
ben presto l’alibi di Cameron si sgretola e le strade verso la
sua innocenza si chiudono tutte, a una a una. A meno che Will
non si decida a imboccare quella che porta nell’Area 51, il luogo in cui è conservata la Biblioteca dei Morti...
Glenn Cooper rappresenta uno straordinario caso di self-made man. Dopo essersi laureato con il massimo dei voti in Archeologia a Harvard, ha scelto di conseguire un dottorato in
Medicina. È stato presidente e amministratore delegato della
più importante industria di biotecnologie del Massachusetts
ma, a dimostrazione della sua versatilità, è diventato poi sceneggiatore e produttore cinematografico. Grazie al clamoroso
successo della Biblioteca dei Morti, del Libro delle Anime, della
Mappa del destino, del Marchio del diavolo e dell’Ultimo giorno,
si è imposto anche come autore di bestseller internazionali.
Disponibile dal 15 novembre
in eBook e in libreria:
I CUSTODI DELLA BIBLIOTECA
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dopo Il tempo della verità
Glenn Cooper
IL TEMPO
D E L L A V E R I T À
Titolo originale
The Library Card
ISBN 978-88-429-2275-9
Traduzione di Annalisa Crea
per Studio Editoriale Littera, Rescaldina (MI)
Per essere informato sulle novità
del Gruppo editoriale Mauri Spagnol visita:
www.illibraio.it
www.infinitestorie.it
In copertina: foto g Ocean/Corbis
Grafica: Rumore Bianco
Copyright g Glenn Cooper 2012
g 2012 Casa Editrice Nord s.u.r.l.
Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Prima edizione digitale 2012
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
Gennaio 2020
« 911, qual è l’emergenza? »
« È per mio figlio! È scomparso. »
« Scomparso? »
« Rapito. Hanno lasciato un biglietto. Vi prego, mandate degli agenti! » L’uomo sembrava in preda all’angoscia.
« Quanti anni ha suo figlio? »
« Ha tre mesi. No, quattro. »
« Ha detto che hanno lasciato un biglietto? »
« Sı̀, nella nursery. L’ha appena trovato mia moglie. »
« Il suo indirizzo? »
« 7229 South Ocean. »
« A Palm Beach? »
« Sı̀. »
« E il suo nome? »
« Sono il senatore John Killian. »
Un istante di silenzio all’altro capo del filo. « Quel senatore Killian? »
« Sı̀! La prego, mandi subito degli agenti. »
« Stanno arrivando, senatore. »
Will Piper era nel bel mezzo di una tempesta che lo sballottava qua e là nella cabina della sua barca, la Will Power.
Poco prima, al tramonto, quando il mare era ancora calmo e il cielo rosa, aveva legato il cruiser allo scivolo con
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cosı̀ tante cime che sembrava un insetto nella tela di un
ragno. Quindi adesso non poteva fare altro che tenersi
forte e sperare che la tempesta passasse senza fare danni.
Quella sera non era solo. Molti altri proprietari d’imbarcazioni si erano rifugiati sottocoperta e, prima che la
burrasca giungesse dal golfo fino a Panama City, alcuni
portuali avevano fatto un barbecue e si erano scolati
qualche lattina di birra. E, quando la tempesta era arrivata sulla terraferma, si erano attaccati alle radio per vedere
come se la stessero cavando i loro vicini.
Will ascoltava le loro chiacchiere disteso su un divanetto imbottito, i muscoli tesi per evitare di cadere quando la barca ondeggiava. Quella sera era felice che Nancy
e Phillip non fossero con lui. Phillip non avrebbe fatto
storie – era un bambino coraggioso – ma Nancy odiava
il maltempo e lo avrebbe maledetto per averla trascinata
lı̀. La tempesta avrebbe colpito anche lei, però ci sarebbe
voluta un’altra giornata prima che raggiungesse la Virginia. Phillip non sarebbe potuto andare a scuola per via
della neve e lei avrebbe dovuto supplicare una delle
sue amiche mamme di occuparsene. Non c’erano giorni
di chiusura per neve per i pezzi grossi dell’FBI.
La pioggia batteva forte sui vetri di plexiglas. Will aveva abbassato le luci della cabina per ammirare lo spettacolo dei lampi e, ogni volta che ne vedeva uno, contava i
secondi fino al rombo, come faceva da bambino. Nove secondi, cinque, tre. La tempesta era proprio sopra di lui e
le radio gracchiavano per via delle interferenze atmosferiche.
Il tuono coprı̀ la suoneria del cellulare. Quando finalmente la udı̀, Will afferrò il telefono e rispose un attimo
prima che partisse la segreteria telefonica. Era un modello antidiluviano; un semplice smartphone senza le mille
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funzioni delle NetPen che avevano quasi tutti, ormai.
Niente schermo retrattile, né immagini 3D, né interattività vocale: solo un display a cristalli liquidi, come ai vecchi tempi. Era una reliquia, proprio come lui.
Non riconobbe il numero.
« Pronto? »
« Will? Will Piper? »
« Sı̀, chi parla? »
« Ciao, Will, sono Cam MacDonald. Ti ricordi di me? »
« Certo! » Alla fine degli anni ’80, sia Will sia Cameron
collaboravano con l’FBI di Indianapolis e si erano occupati insieme di alcuni casi. Quando non erano in servizio,
avevano fatto un bel po’ di casino. All’epoca, Cam beveva persino più di lui, se possibile. Era un tipo gioviale e
affabile e, qualche tempo dopo, aveva sposato una ragazza del Texas e si era trasferito a San Antonio. Will era andato al matrimonio con sua moglie e l’aveva fatta incazzare scommettendo con un altro agente su quanto ci
avrebbe messo Cam a chiedere il divorzio. E invece Will
lo aveva battuto sul tempo, e di qualche anno per giunta.
« Cristo, Cam. Quanto tempo è passato? »
« Non mi ricordo neanche, Will. Un sacco. Come stai?
Sei nel bel mezzo di una tempesta o cosa? »
« Sono sulla mia cazzo di barca, in mezzo al finimondo. »
« Cavolo! Se devi stare al timone o che, ti richiamo. »
« Non ti preoccupare. Sono legato allo scivolo. Ma mi
sento come un cubetto di ghiaccio in uno shaker. Come
hai fatto a trovarmi? »
« Bill Tannenbaum. »
« Ah, sı̀? Anche lui non lo sento da un bel po’. »
« Be’, aveva il tuo numero. Sei ancora in Florida, giusto? »
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« A Panama City. Sto un po’ qui e un po’ in Virginia.
Mia moglie Nancy è un pezzo grosso di Washington. »
« Lo so. Ho sentito dire che è in lizza per diventare il
primo direttore donna. »
« Non so se ce la farà. »
Mancavano solo sette anni al 2027. Nancy era in corsa,
ma non andava cosı̀ veloce.
« Capisco. L’Orizzonte è una brutta bestia. »
Will aveva esaurito i convenevoli, quindi chiese a Cam
cosa poteva fare per lui.
« Hai saputo del rapimento a Palm Beach, due giorni
fa? Il figlio del senatore Killian? »
« Certo. Non guardo il telegiornale tutti i giorni, ma bisognerebbe vivere su Marte per non saperlo. Come mai
me lo chiedi? »
« Lavoro per Killian. Guardia del corpo, autista, roba
del genere. Da quasi un anno, ormai. Chuck Steuben,
un altro ex agente, l’ha fatto per un po’ e, quando se
n’è andato, ha lasciato tutto in mano a me. »
« Ma Killian non ha la scorta dei servizi segreti? »
« L’accordo era che, se avesse vinto al Super Tuesday,
avrebbe ottenuto la scorta. Ma il rapimento ha accelerato
i tempi. Mi hanno detto che adesso è protetto ventiquattr’ore su ventiquattro. »
« Te l’hanno detto? »
« Sı̀. Io sono fuori, ormai. Anzi peggio. Sono uno dei
sospettati del rapimento, pensa un po’. Devo trovarmi
un avvocato con le palle. Ho pensato che magari, visto
che vivi in Florida, conosci qualche bravo penalista. Sono
nella merda, Will. Ho proprio bisogno di un amico. »
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La tempesta di neve che colpı̀ la Virginia il giorno dopo
trasformò il tragitto che separava la casa di Nancy Piper
dal quartier generale dell’FBI in un inferno. Nancy procedeva a passo d’uomo e, lanciando occhiate sempre più ansiose all’orologio del cruscotto che avanzava imperterrito,
si abbandonò a pensieri poco piacevoli su suo marito.
Il loro matrimonio era piuttosto anticonvenzionale.
Mentre Will era andato in pensione, lei aveva scalato l’organigramma dell’FBI con l’agilità di un’alpinista. Quando, sette anni prima, Nancy era stata trasferita al quartier
generale di Washington, la famiglia aveva traslocato a
Reston, in Virginia, in una graziosa casa con tre camere
da letto e un bel giardino. Will era caduto in una specie
di depressione da quartiere residenziale: nella terra dei
pendolari e dei bambini da portare a scuola e alle partite
di calcio, lui si sentiva come un pesce fuor d’acqua.
Sebbene quasi tutti pensassero che il grande Will Piper, l’uomo che aveva svelato l’esistenza della Biblioteca
di Vectis, fosse ricco sfondato, non era affatto cosı̀. Alcuni
anni prima, Will si era lasciato convincere a scrivere un
libro, da cui poi era stato tratto un film, ed entrambi avevano avuto un buon successo, ma i proventi erano finiti
nel fondo per l’università di Phillip e nell’acquisto della
barca di Will, che per lo più languiva in un porticciolo
di Panama City. Will odiava la notorietà ed era rimasto
sotto i riflettori il minimo indispensabile, giusto il tempo
del tour promozionale che gli era stato imposto per contratto dall’editore. Quand’era finito, Will aveva evitato
accuratamente il circuito delle apparizioni in TV, delle
pubblicità e dei reality show. Aveva cercato di vivere
una vita normale, anonima, ma non era un’impresa da
poco. Un uomo come lui – alto e bello, coi capelli biondi
screziati di grigio e col sorriso scaltro – non passava certo
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inosservato e, quando gli sconosciuti lo fermavano per
strada chiedendogli cosa sarebbe successo il 9 febbraio
2027, lui alzava le spalle e rispondeva educatamente
che non ne aveva la più pallida idea.
Ormai la famiglia Piper viveva per lo più dello stipendio di Nancy, il che non era un problema per lui. A nessuno dei due importava troppo dei beni materiali.
Il problema era, invece, dover fare il casalingo. Nella
casa di Reston, Will era sempre depresso e imbronciato,
aveva aumentato il consumo di birra e fissava con desiderio la bottiglia di Johnnie Walker Black Label sullo
scaffale del negozio di alcolici del quartiere. Alla fine
Nancy si era stufata. Per un bambino di sei anni, non
era bello crescere con un padre che c’era e non c’era,
ma neanche assistere ai continui battibecchi dei genitori.
E guardare Will dibattersi come un pesce fuor d’acqua
stava cominciando a pesare anche a lei. Cosı̀ Nancy gli
aveva dato il permesso di trascorrere buona parte del
suo tempo in Florida e tutti e tre facevano avanti e indietro il più spesso possibile, in modo da mantenere una
parvenza di vita familiare.
E funzionava. Quasi sempre. Phillip era un bambino
felice e anche Nancy e Will lo erano, quand’erano insieme. E, quand’erano lontani, si sentivano due volte al
giorno e Will andava a tutti i saggi scolastici e ai ricevimenti dei professori. Nancy dava per scontato che lui
le sarebbe stato fedele laggiù, nel suo buen retiro marittimo e, se non lo fosse stato, non voleva saperlo. Tuttavia
era riuscita a strappargli la promessa che non avrebbe ricominciato a bere. Su quello non transigeva. Aveva riassunto cosı̀ il suo nuovo status alle sue amiche e a Laura,
la figlia che Will aveva avuto con la prima moglie: lei e
Will erano felicemente quasi-sposati.
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Le uniche volte in cui Nancy andava su tutte le furie
erano quelle giornate in cui doveva fare i salti mortali
per trovare qualcuno che si occupasse di Phillip, il che
le lasciava la spiacevole sensazione di essere una madre
single e stressata.
La sua NetPen trillò e si collegò allo schermo del cruscotto. Era il suo assistente che voleva sapere quando sarebbe arrivata.
« Tra una ventina di minuti, se nessuno fa un testacoda
davanti a me. »
« Mike ti sta cercando. »
Nancy imprecò tra i denti. « Fantastico. Che gli hai detto? »
« La verità. »
« Ottimo. Sai cosa voleva? »
« Killian, Killian, Killian. »
I primi a giungere sulla scena del crimine erano stati
gli agenti di West Palm Beach, ma il caso era subito passato al quartier generale di Miami e a quello di Washington. Non esisteva un crimine di più alto profilo del rapimento del figlio di un candidato alla presidenza.
« Novità da ieri sera? » chiese Nancy.
« Ti ho mandato un rapporto via e-mail, ma niente
d’importante. »
Lei chiuse la comunicazione e, se pur riluttante, sintonizzò la radio sulla CNN per ascoltare le ultime notizie.
Tanto valeva sapere come i media stavano affrontando il
caso prima di entrare nella fossa dei leoni.
Mike Curry era il diretto superiore di Nancy, nonché il
vicedirettore della sezione anticrimine dell’FBI. Curry riferiva al capo della sezione, il vicedirettore della sezione
crimini informatici, che a sua volta riferiva al direttore
del’FBI. Quindi Nancy, che era già una delle donne di
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grado più alto dell’agenzia, era a tre gradini dal vertice
della piramide. Quella mattina, però, stava per ricevere
una lavata di capo come un’agente speciale appena uscita
da Quantico.
« Cristo santo, Nancy, non puoi arrivare tardi in un
giorno come questo », gemette Curry.
Ogni giorno è « come questo », pensò lei, ma si limitò a
incassare, annuendo. « Mi dispiace, Mike. È che le scuole
sono chiuse per neve... Non vuole essere una scusa, solo
una spiegazione. »
Curry, che conosceva il suo accordo col celebre marito,
sbuffò. « I media ci stanno massacrando. Ho bisogno di
tutta la tua attenzione. »
« Ce l’hai. »
« Dicono che, siccome Cameron MacDonald è un nostro ex agente, abbiamo un occhio di riguardo. »
« Certo che no », disse Nancy. « Ho letto le trascrizioni
dell’interrogatorio. I nostri lo hanno messo sotto torchio
per bene. Stiamo anche passando al setaccio la sua storia
personale e finanziaria. Poi, più tardi, dovremmo avere
altri risultati della scientifica. »
« Ma nessun arresto. »
« Se e quando Jim Moskowitz avrà prove sufficienti a
giustificare un arresto, lo dirà al procuratore di Miami. »
« Che ne pensi di Jim? » chiese Curry.
« È il capo del quartier generale di Miami. È bravo. E
ha buone capacità di giudizio. »
Curry aggrottò la fronte. « Quando sento parole come
’bravo’ e ’buono’, mi si rivolta lo stomaco. Per un caso come questo, voglio sentire ’fantastico’ e ’incredibile’. Ecco
perché ti mando in Florida. Da questo momento, sei la responsabile delle indagini. »
Nancy cercò di restare impassibile, ma non era quello
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che avrebbe voluto sentirsi dire. Se tutto fosse andato per
il meglio – se avessero riportato a casa il bambino e arrestato il colpevole – il merito non sarebbe andato a Nancy.
Ma, se le cose fossero andate male, allora lei avrebbe fatto
da capro espiatorio. « Sei sicuro, Mike? »
« Sı̀, ormai è deciso. È il più grave rapimento della storia del Paese, peggio di quello di Patty Hearst e del figlio
di Lindbergh messi insieme. Killian potrebbe essere il
prossimo presidente. Non è mai successa una cosa del
genere. Ci chiedono se può trattarsi di un atto terroristico
e il direttore vuole sapere se è il caso di chiamare quelli
dell’antiterrorismo. Ma io non voglio passargli un caso
come questo, chiaro? A quanto ho capito, MacDonald è
il principale sospettato. Vai lı̀, spremilo, trova i suoi complici e il bambino, possibilmente vivo. Io a settembre me
ne vado. A ottobre su questa sedia ci sarai tu o Bruce Benedict. Sta a te. »
Nancy si mise al lavoro con la sua solita efficienza. Prima ancora di arrivare in ufficio, aveva già chiamato la babysitter di Phillip, aveva ottenuto un jet dall’agenzia che
la portasse a West Palm Beach e aveva chiesto al suo assistente di chiamarle Will. Il tutto mentre camminava a
passo spedito, sorridendo alla gente che incontrava.
Non aveva ancora quarant’anni: venti meno di Will.
Lui le diceva sempre che diventava più bella ogni giorno
che passava e, sebbene Nancy non fosse il tipo da accettare facilmente quel tipo di complimenti, era soddisfatta
del suo aspetto. Era minuta ma tonica, grazie al fatto che
sacrificava la pausa pranzo per allenarsi in palestra e, col
suo bel viso e con l’intensa energia che emanava, faceva
girare la testa a molti uomini.
Mentre sfrecciava accanto al suo assistente, lui le disse
che aveva Will in linea.
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Nancy accese lo schermo sulla scrivania. Will odiava
le videochiamate, quindi al posto della sua faccia c’era
un riquadro nero. « È tornato tutto alla normalità dalle
tue parti? » gli chiese.
« Sai com’è, il giorno dopo la tempesta è sempre splendido. »
« Vai a pesca? »
« Sı̀ e no. »
« Cioè? »
« A pesca di risposte. »
« Cosa stai combinando, Will? »
« Sono appena atterrato a Palm Beach. »
« Perché? »
« Un mio vecchio amico è nei guai. Allora, siccome ho
molto tempo libero, ho pensato di dargli una mano. »
« Lo conosco? »
« Cameron MacDonald. »
Nancy chiuse gli occhi e si coprı̀ la faccia con la mano.
Avrebbe voluto ucciderlo, ma si sforzò di mantenere la
calma. « Non dire un’altra parola. »
« Perché? »
« Questo è un caso aperto, Will. Ed è il mio caso. Non
posso lasciarti parlare col mio principale sospettato. »
« Lui dice che non c’entra niente. »
« Non m’interessa cosa dice, Will. M’interessa solo il
gigantesco conflitto d’interessi che hai appena creato interagendo con un mio sospettato. »
« Prima di tutto, Nance, non avevo idea che tu fossi
dall’altra parte della barricata; e poi, che cos’altro potevo
fare? Mi ha chiesto aiuto. Ci conosciamo da una vita. Dai
tempi di Indianapolis. »
« Senti, Will. Devi dirgli che non puoi fare niente per
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lui. Qualsiasi cosa voglia da te, digli di rivolgersi a qualcun altro. »
Ci fu uno dei silenzi alla Will Piper all’altro capo del
filo.
Nancy sapeva già cosa gli frullava per la testa.
E infatti la sua risposta fu del tutto prevedibile: « Niente da fare. Gli ho promesso che l’avrei aiutato e non ho
nessuna intenzione di rimangiarmi la parola ».
Lei sospirò. A volte, essere sua moglie era un peso che
le toglieva il fiato. « Ti avevo chiamato per chiederti di
tornare qualche giorno a Reston per occuparti di Phillip.
Io parto per Palm Beach tra un’ora. »
« Mi dispiace. Dovrà stare da un amico. »
« M’inventerò qualcosa. »
« Phillip è un soldatino. »
« Sı̀, ci hai trasformato tutti in soldatini. »
Nancy credeva che Will avrebbe dato in escandescenze, invece disse allegramente: « Perché non alloggiamo
allo stesso hotel? »
Will si diresse verso il quartiere commerciale di West
Palm Beach a bordo dell’auto presa a noleggio. Disprezzava i veicoli elettrici e si teneva stretta la sua vecchia Camaro, che era parcheggiata al porto. Ma, con quello che
costava la benzina, aveva dovuto ridurre drasticamente
i suoi viaggi. I giorni delle scorribande a tutta velocità
erano finiti da un pezzo. Parcheggiò ed entrò nel bar. C’era un tizio seduto a un tavolo in fondo, con una tazza tra
le mani, che doveva essere Cam. Will cercò nel volto di
quell’uomo qualche traccia del giovane che aveva conosciuto, ma gli anni e le preoccupazioni degli ultimi giorni
lo avevano cancellato.
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Fu Cam stesso a togliergli ogni dubbio. « Ehi, Will. »
« Cam. È bello rivederti. »
« Sei sempre uguale. »
Will si sedette. « Anche tu. »
« Bugiardo. Ho venti chili in più. E sembro un hot dog
ripieno di merda. Tu invece sei in forma smagliante. Ho
seguito la tua storia in TV quando sono successe quelle
cose, dieci anni fa. Avrei dovuto chiamarti, ma ho pensato che... »
« Ehi, non è un problema. »
« ... ho pensato che avessi un sacco di gente addosso.
Ho visto il tuo film, però. Non mi fraintendere, ma secondo me sei più bello tu dell’attore che ti ha impersonato. »
« Lui però si diverte più di me. »
« Cosı̀ pare. Ma, senti, Will: per me sei un vero eroe
americano per quello che hai fatto, denunciando tutto
quanto. Non è piacevole, però la gente aveva il diritto
di sapere della Biblioteca. »
La Biblioteca.
Erano passati dieci anni, eppure a Will sembrava ancora una storia inventata, un romanzo di fantasia. Invece
era la realtà.
Un’enorme biblioteca, contenente più di 700.000 volumi rilegati in pelle, scoperta dagli archeologi nel 1947 sotto le rovine dell’antico monastero di Vectis, sull’isola di
Wight, al largo della costa meridionale dell’Inghilterra.
E quei libri erano diversi da tutti gli altri. Erano stati
scritti nel corso di cinque secoli da una setta di monaci
che, per tutta la vita, avevano compiuto una sola azione:
scrivere le date di nascita e di morte dell’intero genere
umano.
Per cinque secoli, numerose generazioni di saggi dai
capelli rossi e dagli occhi verdi avevano lavorato sotto
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il monastero, protetti da un ordine di monaci in contatto
col mondo esterno. Poi tutto era finito in un’orgia di sangue e suicidi. L’ultima generazione di saggi era scomparsa e il loro lavoro si era concluso con una data: 9 febbraio
2027, accompagnata da una breve notazione in latino:
« Finis dierum ».
La fine dei tempi.
Winston Churchill aveva capito subito la portata di
quella scoperta. L’Inghilterra, devastata dalla guerra,
non era in grado di affrontare la responsabilità logistica,
finanziaria e morale della Biblioteca. Cosı̀, la patata bollente era passata agli americani, che avevano creato un
enorme complesso sotterraneo nel deserto di Groom
Lake, nel Nevada.
L’Area 51 era stata costruita per ospitare la Biblioteca.
Era una struttura segretissima, che aveva dato vita all’operazione d’intelligence più complessa della Storia. Analizzando le date di morte contenute nei volumi della Biblioteca, il governo e l’Esercito statunitensi erano sempre
in vantaggio nel prevedere gravi avvenimenti – terremoti, tsunami, guerre, carestie – e potevano effettuare una
tempestiva pianificazione delle risorse e reagire in tempi
brevi. E il database computerizzato era in grado di fornire dati d’importanza nazionale relativi a singoli individui. Alcuni sapevano che John F. Kennedy sarebbe morto
il 22 novembre 1963. Non potevano evitarlo, ma lo sapevano.
Tutto ciò che riguardava la Biblioteca – compresa l’inquietante notazione sulla fine dei tempi – sarebbe rimasto sotto stretti vincoli di segretezza, se non fosse stato
per Will Piper e Nancy Lipinski. All’epoca, lui era alla fine della sua carriera nell’FBI, lei all’inizio. Poi era arrivato il caso Doomsday, un sentiero irto d’insidie che aveva
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condotto Will e Nancy al cuore delle operazioni dell’Area
51. E, da cacciatori, entrambi erano diventati le prede. E
Will, in un ultimo disperato tentativo di salvare se stesso
e i suoi cari, aveva svelato al mondo l’esistenza della Biblioteca.
Da allora, erano tutti sulla stessa barca. Tutti avevano
una nuova consapevolezza della vita e della morte, del
destino e del libero arbitrio. Tutti sapevano che il 9 febbraio 2027 sarebbe stato un giorno decisivo per la storia
dell’umanità.
L’Orizzonte si avvicinava.
Will non voleva parlare del passato. E di sicuro non
voleva sentirsi definire un eroe americano. Lo trovava ridicolo. Ordinò un caffè e andò dritto al punto. Sapeva già
cosa dicevano i media. Ora voleva sentire la versione di
Cam.
Cam viveva in una piccola dépendance sopra il garage
della proprietà dei Killian, un acro e mezzo di terreno curatissimo che si stendeva dall’oceano all’Inland Waterway. Se fosse mai stato messo in vendita, sarebbe costato
non meno di trenta milioni di dollari. John Killian aveva
sempre azzeccato tutto nella vita, compreso il matrimonio. Judy, la moglie, veniva da una ricca famiglia della
vecchia borghesia della Florida e lui non aveva esitato
ad attingere alla sua eredità per condurre uno stile di vita
principesco, e per finanziare imponenti campagne elettorali. Col suo aspetto da star del cinema e con la sua intelligenza brillante, era inevitabile che, prima o poi, la sua
nomina di senatore si sarebbe trasformata in un trampolino di lancio per la presidenza e, all’età di cinquantadue
anni, era sceso nell’arena. Il vincitore delle elezioni
avrebbe potuto essere il presidente dell’Orizzonte, l’uo-
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mo che, alla fine del secondo mandato, avrebbe accompagnato la nazione sull’orlo dell’incertezza.
Ma prima Killian doveva aggiudicarsi la candidatura,
e le primarie pullulavano di candidati papabili. Nel 2018,
quando aveva deciso di gettarsi nella mischia, non aveva
cominciato da favorito. Ma le cose erano cambiate quando Judy era rimasta incinta. Erano anni che ci provavano
e, quando il ginecologo di Judy aveva dato loro la notizia,
la prima parola che era passata per la testa a Killian era
stata: inconcepibile. Era inconcepibile che i suoi piani fossero compromessi in quel modo. Aveva bisogno che sua
moglie fosse al suo fianco durante la campagna, per
stringere mani e raccogliere voti e donazioni. A Judy aveva detto di essere felice della notizia, ma in realtà era furioso. Poi, però, i sondaggi avevano mostrato che la gravidanza aveva avuto un ottimo effetto sulle fasce determinanti dell’elettorato. Allora Killian aveva toccato il cielo con un dito.
I primi sondaggi del 2020 lo davano in netto vantaggio. Aveva conquistato l’Iowa per il rotto della cuffia e
il New Hampshire con un ampio margine. L’ascesa alla
Casa Bianca di una giovane ed energica coppia di sposi
in attesa di un figlio infondeva speranza, merce rara a
quell’epoca. Il bambino, un maschietto, era sano come
un pesce. I possibili nomi erano stati vagliati in gran segreto, e Adam aveva stravinto. Il Paese aspettava trepidante le prime foto del piccolo e, quand’era nato, il suo
visino era finito sulle spillette della campagna. Ora Killian era in testa nei sondaggi per il South Carolina. Il Super Tuesday era dietro l’angolo, dopo di che avrebbe
avuto la strada spianata per Dallas.
Ma col rapimento era andato tutto a rotoli. La sua campagna era stata sospesa e tutta la pubblicità che riguarda-
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va Killian era sparita dal South Carolina. Gli altri candidati stavano cercando di capire come reagire alla tragedia e gli analisti del senatore lavoravano come matti
per trarre vantaggio dalla vicenda. Se il bambino fosse
stato trovato vivo, Killian avrebbe avuto la vittoria in tasca. In caso contrario, la reazione della pubblica opinione
sarebbe stata imprevedibile: un bambino morto era una
faccenda insidiosa, perché da un lato suscitava empatia,
dall’altro una profonda disillusione. Se Killian avesse
chiesto quelle informazioni, gliele avrebbero date, ma
non lo aveva fatto, e il suo staff di Miami aveva tenuto
i dati per sé, mentre lui e la moglie erano rimasti chiusi
in casa coi parenti più stretti e con le forze dell’ordine.
« Parlami del giorno prima del rapimento », disse Will.
« Una giornata normalissima », rispose Cam. « Il senatore si stava godendo un paio di giorni di riposo prima di
riprendere la campagna. Non è uscito dalla proprietà. »
« E sua moglie? »
« Neanche lei. Da quando ha avuto il bambino, sta
spesso a casa. »
« Com’è Mrs Killian? »
« È carina, se ti piacciono le bionde platinate. Molto
snella e in forma. Sai, di quelle che stanno da Dio in jeans.
Secondo me si vergognava a farsi riprendere dalle telecamere prima di aver perso i chili che aveva messo su in
gravidanza. »
« Tu cos’hai fatto quel lunedı̀, visto che loro sono rimasti a casa? »
Cam alzò le spalle. « Un cazzo. Sono andato a correre,
ho fatto un po’ di palestra in garage, ho guardato la TV
e ho fatto i soliti controlli. »
« Cioè? »
« Ho fatto il giro della proprietà, ho controllato le re-
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cinzioni e le telecamere di sicurezza. Sono reperibile ventiquattr’ore su ventiquattro nel caso in cui il senatore
debba andare da qualche parte o voglia che io vada a
prendere qualcuno, ma quel giorno non l’ho sentito proprio. Mi ha poi chiamato martedı̀ mattina alle cinque. È
stato allora che è scoppiato il pandemonio. »
« Cosa ti ha detto? »
« Che il figlio era sparito e dovevo andare subito da
lui. »
« Come ti è sembrato? »
« Be’, distrutto. »
« E tu sei andato nella stanza del bimbo? »
« Sı̀, nella nursery. »
« E chi c’era? »
« Solo lui. »
« E la moglie? »
« Era in camera loro, in fondo al corridoio. L’ho sentita
piangere. »
« Il biglietto dov’era? »
« Nella culla. »
« I media non hanno detto cosa c’era scritto. »
« C’era scritto: ’Ritirati dalla corsa’. »
« Davvero? »
« Già. »
« Era scritto a mano? »
« No, con le lettere ritagliate da un giornale e incollate
su un foglio di carta bianco. »
« Cos’altro hai visto? »
« Una delle finestre era aperta. »
« La zanzariera era sollevata? Tagliata? »
« Sollevata, come sempre. Non le usano mai, visto che
non aprono mai le finestre. Hanno sempre l’aria condizionata accesa. »
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« Ma non hanno finestre di sicurezza? »
« Sı̀. Quando faccio i miei giri, controllo che siano tutte
bloccate. »
« Ma quella non lo era. »
« Immagino di no, visto che era aperta. »
« Poi cos’hai fatto? »
« Gli ho detto di non toccare nulla e di chiamare il 911. »
« Okay, cos’altro hai visto? »
« C’era una scala fuori dalla finestra. »
« L’hai riconosciuta? »
« Sı̀, era una delle scale della proprietà. »
« Dove la tenevate? »
Cam parve imbarazzato e scosse la testa. « Nel garage. »
« Era nel garage anche quel giorno? »
« Sı̀. »
« E il tuo alloggio è sopra il garage. »
« Sı̀. »
« Però non hai sentito nessuno entrare e prenderla. »
« Forse stavo dormendo. »
Will finı̀ il caffè e fece cenno alla cameriera di portargliene un altro. « Okay, devo farti una domanda, Cam,
perché so bene di cosa parlo. Ti capita mai di alzare il gomito? »
« Ogni tanto. Però mai di giorno, mai in servizio. »
« Ma sei l’uomo della sicurezza del senatore. E lui tra
poche settimane otterrà la scorta dei servizi segreti. »
« Cosa vuoi che ti dica? »
« Quanti bicchieri ti sei bevuto quella sera? »
Cam abbassò gli occhi. « Forse tre o quattro. »
« Di cosa? »
« Vodka. »
« Non è che erano cinque o sei? »
« Può darsi. »
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« Gliel’hai detto, a quelli dell’FBI? »
« Sı̀. Ho ammesso tutto. »
« Quindi perché sospettano di te? »
« Pensano che sia coinvolto e che avessi dei complici.
Sulla scala c’erano le mie impronte digitali, ma gli ho spiegato che non c’era da stupirsi, visto che la uso spesso. »
« Secondo loro che movente avevi? »
« I soldi. Si aspettano una richiesta di riscatto. Stanno
spulciando la mia storia finanziaria. »
« E cosa troveranno? »
« Niente di buono. Sono nei guai. Ho un sacco di debiti. »
« Okay, di questo parliamo dopo. Ma non possono
chiarire la faccenda con l’aiuto delle telecamere di sicurezza? Uno come Killian non può non averle. »
Cam si morse il labbro e lo guardò dritto negli occhi.
« Qualcuno ha staccato il cavo Ethernet dal router nel seminterrato della residenza principale. Il sistema ha smesso di registrare poco dopo l’una e mezzo del mattino. »
« Niente impronte? »
« Solo le mie. Almeno cosı̀ mi hanno detto quelli dell’FBI mentre mi torchiavano. »
« Cristo, Cam », disse Will, scuotendo la testa.
« Ehi, sono sceso un sacco di volte a controllare il sistema, cosa credi? »
« E l’allarme? Scommetto che hanno disattivato anche
quello. »
« Esatto. E indovina un po’? »
« C’erano le tue impronte sul tastierino. »
« Per forza! Lo uso sempre. »
La cameriera sorrise a Will quando si avvicinò per versargli un altro caffè.
23
Non appena se ne andò, Will disse: « Okay, Cam, ora
parliamo dei tuoi problemi di soldi ».
Nancy riemerse dal Learjet e si ricordò subito perché Will
amasse tanto starsene in Florida. La brezza tiepida le accarezzò il viso, cancellando il ricordo del gelo di Washington. Un’auto dell’ufficio di West Palm Beach la attendeva sulla pista e, nel giro di pochi minuti, Nancy si ritrovò a costeggiare una fila di dimore milionarie lungo
South Ocean Avenue e a osservare le onde infrangersi
sulla spiaggia. Non fu difficile individuare casa Killian:
i due SUV neri dei servizi segreti bloccavano l’entrata e
tre agenti stazionavano davanti al cancello di ferro bianco. Nancy scese dall’auto, mostrò le sue credenziali e fu
scortata dentro da un giovane agente.
Voleva esaminare la proprietà prima di entrare in casa, un’enorme villa in stile spagnoleggiante, con un tetto
a due spioventi di tegole rosse, dieci camere da letto. Sul
lato che dava sull’oceano, lungo una delle recinzioni, c’erano un garage e alcuni altri edifici più piccoli; sul lato
opposto, una piscina di dimensioni ragguardevoli, un
campo da tennis in terra battuta e un prato che girava intorno alla casa e conduceva al molo, dov’erano ormeggiati un piccolo motoscafo da sci nautico e un sessanta piedi
che avrebbe fatto morire d’invidia Will.
Nancy si voltò per guardare il retro della casa. La scala
era ancora lı̀, nel patio di pietra, appoggiata a una finestra del primo piano. « Quella è la nursery, giusto? » chiese all’agente.
« Io sono solo un cane da guardia », rispose il giovane
« Non sono stato dentro. »
Nancy rimase in soggiorno un quarto d’ora prima che
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arrivasse il senatore Killian, a guardare i tecnici dell’FBI
che si davano da fare nell’elegante sala da pranzo, davanti a una serie di computer e altri dispositivi di monitoraggio, in attesa della richiesta di riscatto. Quando finalmente apparve Killian, accompagnato da un paio di assistenti, Nancy ebbe la strana sensazione di conoscerlo già. Del
resto il suo viso era ovunque: nel bel mezzo delle primarie, ci s’imbatteva continuamente nella propaganda pro o
anti Killian.
Killian era impeccabile: aveva i capelli argentei pettinati alla perfezione, i denti incapsulati e bianchissimi. Indossava un completo da country club in toni pastello, che
metteva in risalto l’abbronzatura. Nancy si domandò
che aspetto avrebbero avuto lei e Will se Phillip fosse stato
rapito tre giorni prima. Molto diverso, pensò, ma loro due
non erano in corsa per la presidenza.
Si alzò e gli porse la mano. « Senatore, sono Nancy Piper, del... »
Lui annuı̀ e si sedette sul divano senza stringerle la
mano. « So chi è. Si sieda. »
Nancy lasciò correre: Killian doveva essere terribilmente sotto pressione, poteva capire che non fosse in vena di convenevoli.
« Il direttore Parish le porge i suoi saluti, senatore, e le
assicura che tutte le risorse dell’FBI sono al lavoro su
questo caso. »
« Ringrazi il direttore da parte mia. Come devo interpretare il suo coinvolgimento, Nancy? Posso chiamarla
Nancy? »
Lei annuı̀.
« Mi domando se la sua presenza qui sia un segno di
miglioramento o di un’assenza di miglioramenti che
sconfina nell’incompetenza. »
25
Non era facile intimidire Nancy, ma lui ci stava riuscendo. La donna aveva visto Killian torchiare alcuni colleghi sotto giuramento durante le udienze della sua sottocommissione al Senato e non era stato un bello spettacolo.
« In mancanza di una richiesta di riscatto, ci stiamo
concentrando sulla scena del crimine e sulle piste che
già abbiamo », disse Nancy.
« Quindi? La ascolto. »
Lei si schiarı̀ la gola. « Veramente, senatore, non sono
qui per ragguagliarla. Sono qui in veste d’investigatore. »
« Sa quante volte sono già stato interrogato? »
« Parecchie, immagino. Chiedo solo la sua disponibilità a rispondere a qualche altra domanda. »
Killian lanciò un’occhiata ai suoi assistenti, come se
sperasse che potessero farla sparire. « Le do cinque minuti. »
« Preferirei parlarle in privato. »
« Una campagna presidenziale è come un movimento
religioso e loro sono i miei sacerdoti », replicò Killian indicando i due assistenti. « Billy Weddle è il direttore della
campagna e Marty Stuart è il responsabile della comunicazione. Sono con me ovunque, tranne che in bagno e a
letto. »
« Come desidera. Quando avremo finito, dovrò parlare anche con sua moglie », disse Nancy.
« No. Almeno non adesso. Sta dormendo. È sotto controllo medico ed è sedata. »
« Be’, magari più tardi. »
« Vedremo, ma preferirei che passasse il suo tempo a
mettere sotto torchio Cameron MacDonald. »
« Crede sia lui il responsabile? »
« Sı̀. Come tutti, del resto. Lei no? »
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« Non ho preconcetti. Ecco perché voglio condurre gli
interrogatori di persona. »
« Se fosse per me, prenderei quel figlio di puttana e gli
metterei la testa sott’acqua fino a farmi dire dov’è
Adam. »
« Capisco come si sente. Davvero. Al di là delle prove
raccolte fino a oggi, aveva sospetti su di lui prima del rapimento? »
« No. Pareva bravo nel suo lavoro. »
« Sa niente della sua vita personale? »
« Non sono quel tipo di capo. Mi piace mantenere rapporti strettamente professionali. Detto questo, so che è
divorziato e ha una figlia che vive con la madre. Tutto
qui. »
« Ha mai ricevuto visite nei suoi alloggi? »
« Non che io sappia. Non era consentito. »
« Ha mai risposto a chiamate personali quand’era in
macchina con lei? »
« Neanche questo era consentito. »
« Aveva accesso all’intera proprietà? »
« Praticamente sı̀. A quanto ne so, non è mai entrato in
casa senza il permesso mio o di Judy, ma era suo compito
garantire la sicurezza in tutta la proprietà. »
« Quindi non c’è da stupirsi se ci sono le sue impronte
ovunque. »
« Direi di no. E il biglietto? Non mi hanno detto nulla
del biglietto. C’erano le sue impronte anche lı̀? »
Nancy sapeva che il biglietto era pulito. « Non possiamo rendere noti i risultati della scientifica, senatore. »
Killian andò su tutte le furie. « Ma Cristo santo! Avrò
pure il diritto di sapere! »
« Cerchi di capire: dobbiamo proteggere l’integrità
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delle indagini. Vorrei farle qualche domanda su lunedı̀
sera. A che ora avete messo a letto Adam? »
« Non lo so di preciso. Ero al piano di sotto, stavo passando in rassegna delle pubblicità per la campagna insieme col mio staff. Judy era di sopra. Saranno state le otto. »
« Quindi non avete una tata. »
« No. Judy è stata irremovibile. Voleva fare tutto da sola. »
« E non c’era nessun altro al piano di sopra? Cuochi?
Governanti? »
« Nessuno. I nostri domestici non risiedono da noi. »
« A che ora se ne sono andati i suoi collaboratori? »
« Billy? » fece Killian rivolto al suo assistente.
« Credo fossero le dieci e mezzo », rispose l’uomo.
« Sono andati via tutti alla stessa ora? » chiese Nancy.
Loro annuirono.
« E lei, senatore, è andato subito a dormire? »
« Ho letto nel mio studio per un po’. Sarò andato a dormire poco dopo le undici. »
« Sua moglie era a letto? »
« Sı̀. »
« Dormiva? »
« Sı̀. »
« Uno di voi due ha lasciato la stanza tra le undici e le
cinque, quando sua moglie si è accorta della scomparsa
del bambino? »
« Judy mi ha detto di essersi alzata intorno a mezzanotte e mezzo. Ha sentito Adam piangere nell’interfono
e gli ha preparato un biberon. »
« Lei non l’ha sentita alzarsi? »
« No, ho il sonno molto pesante. Ho dormito fino alle
cinque, quando ho sentito Judy urlare dalla nursery. »
« Quand’è entrato nella nursery, ha toccato qualcosa? »
28
« Be’, all’inizio sı̀. Mi sono affacciato alla finestra per
vedere la scala, quindi devo aver toccato il davanzale. E
credo di aver anche frugato sotto la coperta di Adam. Sı̀,
ne sono sicuro. Sapevo però che non avrei dovuto toccare
il biglietto. E ho usato il telefono della stanza per chiamare MacDonald. Quand’è arrivato, mi ha detto di chiamare
il 911 e di uscire di lı̀. »
« Quindi non ha toccato l’interfono? » All’arrivo della
scientifica, il volume era sullo zero.
« Sicuramente no. »
« Come le è sembrato Cameron MacDonald? »
« Mi è sembrato sconvolto. In preda al panico, anche. »
« Immagino che la sua telefonata lo abbia svegliato. La
sua reazione le è sembrata... opportuna, coerente? »
« Puzzava di alcol. Alle cinque di mattina. Questo le
sembra opportuno? »
Nancy non rispose. « Va bene, ora vorrei chiederle se
ha ricevuto minacce prima o durante la campagna. »
Killian fece una risata beffarda e si alzò. « Ci vorrebbe
molto più tempo di quello che ho intenzione di dedicarle,
Nancy. Non passa giorno senza che qualche pazzo mi
minacci. Billy e Marty potranno elencarle quelle che abbiamo denunciato ai servizi segreti. Ma nessuno ha mai
attaccato direttamente mia moglie o mio figlio. Di questo
sono certo. »
Nancy agitò la NetPen per aprire la porta della suite dell’hotel Hilton vicino all’aeroporto, dove alloggiava anche
il resto della squadra del quartier generale di Miami.
Avevano trasformato una delle sale conferenze in una sala operativa.
La porta del bagno era socchiusa e la luce accesa.
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A Nancy parve di vedere qualcosa riflesso nello specchio e lasciò istintivamente il manico del trolley per cercare la pistola nella borsa. Fece un passo avanti, guardinga, e scorse un paio di vecchie scarpe marroni accanto al
letto.
Tirò un sospiro di sollievo, ripose la Glock e spalancò
la porta del bagno.
Will le fece un gran sorriso. Era nudo, appena uscito
dalla doccia e, prima che Nancy potesse protestare, la
prese in braccio con la facilità con cui avrebbe sollevato
una bambina.
« Ehi, cosa pensi di fare? » chiese lei, ridendo, mentre
la portava verso il letto.
« Tu che ne dici? » La gettò sul materasso e cominciò a
baciarla.
« Cosı̀ mi bagni tutta! »
« Era proprio questa la mia intenzione. »
Will sapeva dove mettere le mani e Nancy si ritrovò
nuda come lui in un batter d’occhio. « Dovrei essere arrabbiata con te, brutto idiota », sibilò, mettendosi a cavalcioni sopra di lui. « Mi stai mettendo in una posizione
difficile. »
« A me invece piace la posizione in cui mi hai messo
tu », ribatté lui, attirandola a sé mentre mormorava qualcosa di profondo sul sesso negli hotel.
Will rimase sotto le lenzuola ad ammirare la moglie che
si asciugava e si cambiava. A quanto pareva, durante la
doccia il suo disappunto era riaffiorato e glielo si leggeva
chiaramente in faccia. « Sei ancora arrabbiata con me? » le
chiese.
« Cristo, Will, non so cosa devo fare con te. Mi hai mes-
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so davvero in difficoltà venendo qui. Voglio che ci ripensi e faccia un passo indietro. »
« Troppo tardi. Ho visto Cam stamattina. »
Nancy, che si stava infilando i collant, imprecò e si lasciò cadere sul letto. « La mia carriera è finita. »
« Non essere tragica. »
Allungò una mano verso di lei, ma Nancy si alzò e finı̀
di vestirsi in tutta fretta. « Dovrò ricusare il caso. Non ho
scelta. »
Lui si appoggiò su un gomito e si fece serio. « Non ce n’è
bisogno, Nance. Non lavoro per lui. L’ho semplicemente
incontrato e poi gli ho consigliato un buon penalista di
Miami, Marv Ross. Lo conosci, vero? In ogni modo, io sono solo un pensionato di Panama City. Non ho nessun
ruolo ufficiale. Qualsiasi cosa dovessi scoprire, te la dirò
subito. Totale e assoluta trasparenza. Ho detto a Cam di
non aspettarsi la minima riservatezza e che parlare con
me era come parlare con un pubblico ministero. »
« Non lo so, Will », gemette lei.
« Andiamo! Stiamo dalla stessa parte, Nancy. Vogliamo entrambi trovare il bambino e sbattere dentro i colpevoli. Come ai vecchi tempi. E, a proposito, Cam MacDonald mi sembra un ottimo candidato. Solo perché è un
mio vecchio amico non vuol dire che debba credere a tutto quello che dice. »
Lei guardò l’orologio, spostò la sedia della scrivania e
si sedette davanti a lui. « Okay, spara. Cosa ti ha detto?
Ho dieci minuti prima d’incontrare la task force dell’FBI
al piano di sotto. »
« Allora cominciamo », disse Will in tono compiaciuto.
« Scommetto che non sapevi che Cam si è indebitato fino
al collo con le scommesse sul football. È sotto di sessantacinquemila dollari. È in ritardo di due settimane e non
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ha i soldi per pagare. E qui a West Palm Beach c’è un tizio
che riscuote i debiti che sostiene di avere l’indirizzo della
figlia di Cam a Phoenix. Uno che fa sul serio, a quanto
pare. »
Certo che è proprio una gran città, pensò Will mentre passava in rassegna le targhe nell’atrio dell’elegante palazzo
adibito a uffici nel centro di West Palm Beach. In quale
altra città d’America un bookmaker poteva trovare posto
tra una società di gestione patrimoniale e uno studio di
chirurghi plastici?
La receptionist di Chuck Dye era uno schianto: Will fece fatica a staccarle gli occhi di dosso, ma anche lei gli
lanciò qualche occhiata furtiva. Mentre aspettava, Will
sfogliò alcuni dei libri e degli opuscoli sui tavolini, tutti
scritti da « Chuck Dye, il genio dello sport », con titoli come Strategie vincenti per scommesse al totalizzatore e Guida indispensabile alla scommessa con handicap nel football. A quanto pareva, il genio dello sport nascondeva i suoi loschi affari dietro il sottile paravento dell’onesto allibratore.
Finalmente Dye arrivò, lisciandosi i capelli neri e aggiustandosi la cravatta di seta. Era giovane e di bell’aspetto, indistinguibile dai broker dell’ufficio accanto.
« Salve, Mr Piper. Sono Chuck Dye. »
Aveva una scrivania molto ordinata e, sulle pareti,
schermi ultrapiatti che trasmettevano eventi sportivi senza volume. Mentre Will si sedeva davanti a lui, continuò
a guardare alle sue spalle, passando da uno schermo all’altro, senza sosta.
« Senta, Mr Piper, come le ho detto al telefono, non incontro mai nuovi clienti senza che mi siano stati segnalati
da un intermediario fidato. »
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« Quindi si fida di Cam MacDonald. »
« Be’, diciamo che mi fidavo. Ora non lo so più. Come
sa, ci deve una somma rilevante e io e i miei soci stiamo
perdendo la pazienza. Lei ha detto che poteva esserci
d’aiuto ed è per questo che ho acconsentito a incontrarla.
Ma, siccome non vedo una valigetta piena di soldi, mi
domando quale aiuto potrà mai fornirci. »
« Non ha proprio idea di cosa sta succedendo, vero? »
Dye parve subito agitarsi, come se si fosse appena reso
conto che Will era il doppio di lui. « Perché? Cosa sta succedendo? »
« Avrà sentito parlare del rapimento Killian... »
« E allora? »
« Davvero non sa che MacDonald era l’uomo della sicurezza di Killian? E che è il principale sospettato del rapimento? »
Dye saltò su come un pupazzo a molla. « Ma chi è lei?
Un poliziotto? »
« Si calmi. Sono un normale cittadino. Non sono neanche un investigatore. Solo un amico di Cam. »
« E cosa c’entro io con questa storia? » Nonostante l’agitazione, Dye non poté fare a meno di lanciare un’occhiata agli schermi per controllare i punteggi.
Will gli fece un sorriso talmente rassicurante da sortire
l’effetto opposto. Dye sembrava un coniglio braccato.
« Un tipo come Cam, che ha debiti per sessantacinquemila dollari, è vulnerabile, non crede? Lui e la figlia hanno
ricevuto minacce da qualche stronzo... È una facile preda
per qualcuno in cerca di un’occasione. »
« Un’occasione per cosa? »
« Per mettere a segno un bel colpo. Killian è ricchissimo... »
Dye si mise a urlare: « E lei crede che io abbia qualcosa
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a che fare con questa storia? È impazzito? Rapire un bambino? Esca subito dal mio ufficio! »
Will non si mosse. La sedia era comoda e lui non aveva
ancora finito. « Facciamo cosı̀ », disse tranquillamente.
« Mi dica dove si trovava lunedı̀ scorso tra mezzanotte
e le cinque di mattina. E mi dica come trovare il tizio delle riscossioni che ha minacciato la figlia di Cam. Voglio
chiedere anche a lui dov’era lunedı̀ notte. »
Dye era paonazzo. « Senti, brutto figlio di puttana, voglio che te ne vai subito di qui, capito, o... »
In quel preciso istante, la receptionist irruppe nell’ufficio, pallida come un fantasma. « Chuck, scusa, ha appena
chiamato la sorella di Carrie. »
« Cos’è successo? » chiese subito Dye.
« L’hanno portata al Good Samaritan. Oddio, Chuck,
ho paura che sia una cosa seria. »
Dye non disse una parola. Prese la giacca e si precipitò
fuori, lasciando Will da solo con la ragazza.
« Chi è Carrie? » le chiese.
« La fidanzata di Chuck. »
« E cosa le è successo? »
« Secondo la sorella, ha tentato di suicidarsi. »
La telefonata di Will a Nancy innescò una serie di eventi
a catena. Lei era all’Hilton, nel bel mezzo di una riunione
con l’intera task force dell’FBI, e fu costretta a rivelare che
suo marito, che era in città in quanto amico di Cam MacDonald, si era imbattuto in una pista molto promettente.
La sala si svuotò all’istante. Una squadra si diresse all’ospedale, mentre un’altra si mise al lavoro per ottenere
un mandato di perquisizione per la casa e l’ufficio di
Dye.
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Dye fu arrestato al pronto soccorso e portato alla sede
dell’FBI di West Palm Beach, mentre la sorella di Carrie
venne interrogata in una stanza vicino alla sala d’aspetto
dell’ospedale. Dye spifferò quasi subito il nome di Dennis Mann, l’addetto alle riscossioni, un tizio dall’aria ottusa che fu prelevato in uno strip club a Riviera Beach. La
rapidità d’azione dell’FBI fu sconcertante. Era scomparso
un bambino e ogni minuto poteva essere decisivo. La tesi
era semplice: Cameron MacDonald, che aveva contratto
ingenti debiti con la mala, aveva partecipato, volente o
nolente, al rapimento. Forse qualcosa era andato storto,
visto che erano passati tre giorni e non era stata ancora
avanzata nessuna richiesta di riscatto. La fidanzata di
Dye, Carrie, presunta complice, coinvolta nella vicenda,
non aveva retto lo stress e aveva cercato di togliersi la vita.
Ma la teoria venne completamente demolita prima di
sera.
Sebbene gli alibi per le ore notturne fossero spesso fragili e difficili da dimostrare, i baristi di tutta la Route 809
testimoniarono di aver visto Chuck Dye, Carrie e Dennis
Mann nel lasso di tempo in questione. Quanto al tentato
suicidio di Carrie, non sembrava diverso dagli altri cinque o sei verificatisi negli ultimi mesi: in genere, la donna
ingoiava abbastanza pillole da attirare l’attenzione di
Chuck. Quella volta aveva fatto male i calcoli, rischiando
grosso. Inoltre non esisteva uno straccio di prova fisica
che collegasse uno di loro al crimine.
Will poté consolarsi col fatto che Dye fu arrestato per
avere organizzato un giro di scommesse illegali e Mann
venne sbattuto in prigione per un mandato d’arresto pendente per aggressione e percosse. Nancy, invece, poteva
solo aspettare la telefonata di Mike Curry, che avrebbe si-
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curamente voluto sapere perché diavolo Will Piper si fosse immischiato in un’indagine dell’FBI.
Ma aveva un problema ancora più grave: non avevano
ancora trovato Adam.
Quella sera, Nancy tornò a casa Killian e fu condotta al
piano di sopra, nell’ufficio di Judy, in fondo al corridoio
su cui si affacciava anche la nursery, sigillata. Judy era
immobile, su una sedia a dondolo imbottita, con le mani
strette sui braccioli, come se temesse di poter cadere. Era
evidente che l’accaduto l’aveva messa a dura prova. Il
trucco era pesante ma impeccabile, e i capelli rosso fuoco
erano acconciati alla perfezione. Tuttavia tutti i cosmetici
della Terra non sarebbero riusciti a nascondere il suo dolore. Era distrutta.
Era molto più giovane del senatore. All’inizio della
corsa alla presidenza, lo staff di Killian aveva cercato di
combattere la sua immagine di mogliettina-trofeo, concentrando l’attenzione sulle sue opere caritatevoli. Ma
era stata la sua inaspettata gravidanza a cambiare le carte
in tavola. Col passare dei mesi, l’opinione pubblica si era
addolcita nei suoi confronti. Killian aveva ormai la vittoria in pugno, quindi presto lei sarebbe diventata la First
Lady. La Casa Bianca non vedeva un neonato dalla fine
dell’Ottocento, con Grover Cleveland. Durante la gravidanza, erano nati parecchi siti web che cercavano d’indovinare il nome del bambino e, dopo il parto, i blog si chiedevano ossessivamente quanto tempo avrebbe impiegato
Judy per tornare alla sua taglia trentotto.
Judy non era sola. In piedi accanto alla finestra c’erano
Billy e Marty, gli assistenti di Killian. Quando uno dei
due fece un commento sui fotografi muniti di teleobietti-
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vo che affollavano la Inland Waterway, tirarono le tende,
schermando l’ultimo raggio di sole.
Nancy si accomodò su una sedia in stile reggenza di
fronte a Judy. « Mrs Killian, vorrei innanzitutto dirle
che non posso neanche immaginare l’angoscia che sta vivendo. L’FBI sta facendo tutto il possibile per ritrovare
suo figlio e assicurare alla giustizia i colpevoli di questo
terribile crimine. »
Judy annuı̀ impercettibilmente. « Non so cos’altro possa dirle che non abbia già riferito agli altri », sussurrò, con
gli occhi fissi sul pavimento.
Nancy vide in lei una donna schiacciata dal dolore, e
non solo. Era quasi catatonica. Nancy doveva procedere
con delicatezza. « Capisco. Non le ruberò molto tempo.
Vorrei solo chiederle qualche delucidazione su quando
ha messo a letto Adam lunedı̀ sera, quando si è alzata
per dargli il latte e quando ha scoperto che era scomparso. »
Judy fece un profondo sospiro e si tamponò gli occhi
col fazzoletto che teneva stretto in mano. « L’ho messo
nella culla intorno alle otto. »
« A che ora si svegliava in genere? »
« Verso le sei. »
« Ma non quella notte. »
« No. L’ho sentito piangere nell’interfono a mezzanotte e mezzo. »
« È sicura dell’ora? » volle sapere Nancy.
« Ho una sveglia digitale accanto al letto. »
« E suo marito non si è svegliato? »
« No. »
« Era insolito? »
« No. »
« Okay, mi dica cos’ha fatto dopo. »
37
Judy si asciugò di nuovo gli occhi. « Mi sono alzata e
sono andata nella nursery. Lui era nervoso. Non riuscivo
a calmarlo, cosı̀ ho scaldato il latte. C’è uno scaldabiberon
nella stanza. Gliel’ho dato e stava bene. Sono tornata a
letto », disse, in tono monotono.
« Quando tempo è rimasta nella nursery? »
« Quindici minuti. »
« Ha notato qualcosa di diverso dal solito nella cameretta, in corridoio, o in qualsiasi altro punto della casa? »
« No. »
« E poi è tornata a letto? »
« Sı̀. »
« Ha sentito di nuovo l’interfono durante la notte? »
« No. »
« Perché si è svegliata alle cinque se non ha sentito nulla? »
« Mi alzo spesso presto, per avere un po’ di tempo per
me prima che Adam si svegli. »
« Perché è andata nella nursery? »
Lei scoppiò in lacrime. « Per guardarlo... per guardarlo
dormire. »
« Senta, Mrs Piper, è proprio necessario? » saltò su Billy, il direttore della campagna. « Non crede che Mrs Killian sia già abbastanza provata? »
« Mi dispiace. Non voglio certo peggiorare le cose. Solo qualche altra domanda su ciò che ha trovato nella nursery quella mattina. Poi abbiamo finito. »
La ricostruzione di Judy, estorta con metodo, coincideva con le sue precedenti dichiarazioni e col colloquio di
Nancy col senatore. La finestra aperta, la scala, il biglietto
e l’interfono.
Alla fine, Nancy chiese: « Mi parli del suo rapporto
con Mr MacDonald ».
38
« Rapporto? Non avevamo nessun rapporto », ribatté
lei, guardandola negli occhi per la prima volta.
« Forse ho usato il termine sbagliato. Comunque le faceva spesso da autista, giusto? Immagino ci sia stato
qualche scambio tra il sedile anteriore e quello posteriore. Che impressione si era fatta di lui? »
Judy riabbassò gli occhi sul pavimento. « Mi sembrava
un brav’uomo. » E, un attimo dopo, scoppiò di nuovo a
piangere, si alzò di scatto e fu scortata fuori dal responsabile della comunicazione del senatore.
« Sono certo che capisca, Mrs Piper », commentò il direttore della campagna.
« Certo. Sono madre anch’io », rispose Nancy, alzandosi.
A Will piacevano le bistecche al sangue e quella era stracotta. Per un attimo pensò di rispedirla indietro, ma, visto che Cam aveva già cominciato a mangiare il suo controfiletto, lasciò perdere. Cam beveva una vodka ghiacciata dietro l’altra e Will dovette fare appello a tutta la
sua forza d’animo per non chiedere un Johnnie Walker.
Una bistecca al sangue e un bel bicchiere di scotch... come
sarebbe stato bello! Se Nancy non fosse stata in città,
avrebbe potuto fare uno strappo alla regola. Invece buttò
giù la bistecca con una birra.
« Sono felice che hai sbattuto dentro Chucky Dye e
Dennis Mann », disse Cam, sinceramente grato. « Mi
hai tolto un grosso peso. Sei il migliore. »
« Non cantare vittoria. Il tuo debito non è estinto. E un
giorno dovrai fare di nuovo i conti con loro », disse Will.
« Lo so, lo so, ma almeno posso pensare a un problema
alla volta. »
39
Will voleva mettere in chiaro le cose. « Ti rendi conto
che, quando ho messo l’FBI sulle tracce di Dye, non ho
escluso la possibilità che tu fossi suo complice nel rapimento? »
Cam posò la forchetta. « Non sono scemo, Will. Se fossi in te, penserei la stessa cosa. È passato un sacco di tempo da Indianapolis. Non mi conosci più. Non mi aspettavo che tenessi segreto nulla di quello che ti avrei detto o
che avresti scoperto da solo. Ma ho messo le carte in tavola proprio perché non ho niente da nascondere. »
« Sei ancora l’indiziato principale, amico », replicò
Will, brusco. « Cosı̀ stanno le cose. »
« Non ci sono novità? Contatti coi rapitori? Risultati
della scientifica? »
« Che io sappia, niente di niente. Ma, a dire la verità,
non so neanche se mia moglie mi stia tenendo informato.
È incazzata nera per quello che sto facendo. »
« Mi dispiace averti messo nei guai. »
« In genere sono abbastanza bravo a infilarmi nei casini da solo. Mettiamola cosı̀: non vorrei essere nei panni di
mia moglie. »
« L’autoconsapevolezza è il primo passo verso un rapporto di coppia solido », sentenziò Cam. Era alla quarta
vodka e solo adesso stava cominciando a strascicare le
parole.
Will rimase sorpreso: aveva una soglia di tolleranza
piuttosto alta. « Suona strano, detto da te », ribatté in tono
scherzoso.
« Veramente l’ha detto la nostra consulente matrimoniale, qualche anno fa. È stato allora che ho capito che
non avrei mai avuto un rapporto di coppia solido. »
« Già », convenne Will, ripensando allo scotch. « L’introspezione è una brutta bestia. Senti, Cam, in questo mo-
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mento mia moglie sta interrogando Judy Killian. Dimmi
qualcosa di lei. Che tipo è? »
Cam alzò gli occhi al cielo. « Era sempre molto distaccata. Il senatore non è ricco di famiglia e in fondo è un tipo alla mano. Quindi, quando andiamo in giro in macchina e non è al telefono, mi parla di questo, di quello...
niente d’importante, per lo più sport o roba del genere,
ma, insomma, è simpatico. La moglie è della scuola per
cui devi parlare solo quando ti rivolgono la parola. Dev’essere cresciuta con una caterva di domestici e per lei
siamo tutti uguali, nel senso che siamo suoi dipendenti. »
« Quindi non comunicavate mai? »
« Sı̀, ogni tanto parlava. »
« Di che? »
« Non lo so, niente di speciale. Stupidaggini, questo è
poco ma sicuro. Tempo, traffico, impegni. »
« Faceva anche delle telefonate, giusto? »
« Certo. Mi stai chiedendo di cosa parlava con parenti
e amici? Sai, sono sempre stato un tipo discreto... »
« Non sei né un prete né un dottore. Sei uno che sta per
essere sbattuto dentro per rapimento. Quindi voglio sapere se scopava in giro. La portavi a vedere altri uomini,
altre donne? Ha degli scheletri nell’armadio? »
« Che io sappia no. Cioè, non credo che il suo matrimonio fosse il più felice del mondo. A volte diceva alle
amiche che essere la moglie di un politico faceva schifo
e che non sopportava di stare sempre sotto i riflettori
per via della campagna, ma, se aveva una relazione, io
non me ne sono accorto. »
« E di carattere com’è? »
« Su una scala da zero a dieci in cui dieci equivale a una
stronza gelida, direi che arriva tranquillamente a nove e
mezzo. È una di quelle povere ragazze ricche cresciute
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nella bambagia, che sono sempre di malumore e cui non
va mai bene niente. Ma io lavoravo soprattutto per il senatore, la moglie la portavo in giro quand’era incinta. Quindi
non so, magari era influenzata dagli ormoni. »
« È cambiata dopo la nascita del bambino? »
« Un sacco. Cioè, a essere sincero, non ho interagito
molto con lei negli ultimi quattro mesi. Da quando ha
partorito, non ha messo il naso fuori di casa. Però c’era
parecchia gente che veniva a trovarla: ha uno stuolo di
personal trainer, dietologi, parrucchieri, truccatori e chi
più ne ha più ne metta. Io li controllo e li registro, perciò
li conosco tutti. Comunque, sı̀, è cambiata. Era molto più
sottomessa. E non apriva quasi mai bocca, almeno con
me. »
« Ultimamente eri più con lei a Palm Beach o in giro
con suo marito? »
« Il senatore mi ha fatto restare quasi sempre a casa.
Quand’era via, aveva un contingente di uomini della sicurezza, per lo più ex agenti della CIA o del dipartimento
di Stato che ingaggiava tramite un’agenzia. Voleva che
tenessi d’occhio la famiglia. Ma non è andata molto bene.
Né per loro né per me. »
« Sı̀, be’, non ti colpevolizzare troppo. Sono cose che
capitano. »
« Ah, lo so. »
« Voglio parlare con le sue amiche, Cam. Con gente
che la conosce bene e sa tutto del suo rapporto col marito.
Nancy ha delle amiche che sanno più cose di me di quante ne sappia io. Mi servono quelle. Hai qualche idea? »
« La sua migliore amica è Chloe Tabor. Vanno in palestra insieme. »
« Sai dove posso trovarla? »
« Stasera cos’è, venerdı̀? »
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« Sı̀. »
« Allora ho un’idea. Ti sei portato le scarpe da ginnastica? »
Will pagò il conto e lasciò Cam a bersi un altro drink alla
steakhouse mentre si precipitava all’hotel a prendere le
scarpe, un paio di calzoncini corti e una maglietta. Nancy
era già lı̀, seduta sul letto, che dettava un promemoria al
tablet.
« Sei ancora arrabbiata? » le chiese Will con un sorriso
timido.
« Non sai quanto. »
« Nancy, era una buona pista, anche se poi si è rivelata
un buco nell’acqua. »
Lei non aveva voglia di parlarne. Ma gli chiese dov’era
stato. Quando Will ammise di essere andato a cena con
Cam MacDonald, gli lanciò un’occhiata carica d’odio e
gli chiese se aveva deciso di distruggerle la carriera. « Voglio che tu sappia che, un’ora fa, Mike mi ha fatto un culo
cosı̀ per via della tua presenza qui. »
« Mike è un coglione. E poi tu hai molta più influenza
di lui all’interno dell’agenzia. Sei una stella nascente, lui
è acqua passata. Senti, ti faccio una promessa. Resto qui
un altro paio di giorni e basta. Poi me ne torno alla mia
barca oppure vado su a Reston da Phillip, se tu hai ancora da fare qui. Ti giuro che non farò nulla che possa metterti in imbarazzo o compromettere la tua carriera. »
« E mi riferirai tutto quello che scopri? » gli chiese lei
con aria bellicosa.
« Tutto. »
« Okay. Cominciamo dalla cena. Che ti ha detto
Cam? »
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Will si sedette sul letto con aria soddisfatta e cominciò
a massaggiarle i piedi. « Be’, innanzitutto è contento di
essersi tolto dalle palle quelli del giro scommesse, almeno per il momento. »
« Immagino », osservò lei, chiudendo gli occhi e godendosi il massaggio. « Poi? »
« E poi abbiamo parlato di Judy Killian. »
Nancy sgranò gli occhi. « Perché? »
« Ascolta, anche tu devi ammettere che ci sono solo tre
possibilità, qui. La prima è che il responsabile sia Cam
MacDonald e che abbia agito da solo o con qualche complice. Possibili moventi: denaro o vendetta. Non credo sia
lui il colpevole, ma potrei sbagliare. »
Lei chiuse di nuovo gli occhi, mentre le mani di Will
risalivano lungo i polpacci. « Be’, ti sbagli di grosso. Aveva ottimi motivi per farlo. E poi abbiamo le sue impronte
sulla scala e sul router della sala di sicurezza. »
« Sı̀, sı̀, lo so. Okay, la seconda possibilità è che a rapire
il bambino sia stato uno sconosciuto. Anche qui per denaro o per vendetta. Ma non abbiamo ancora ricevuto
una richiesta di riscatto. »
« Può darsi che qualcosa sia andato storto. Magari il
rapitore ha ucciso il bambino e, preso dal panico, ha lasciato perdere il resto del piano. »
« Non credi che uno che organizza il crimine del secolo
provi almeno a incassare? Non c’è bisogno che il bambino sia vivo per chiedere un riscatto. »
Nancy annuı̀. « Sono d’accordo. Ecco perché tengo
MacDonald sotto tiro. »
« Okay, ma c’è la terza possibilità. Sai benissimo che
sulla lista dei sospettati devono esserci anche i genitori.
Forse è stata lei e Killian la sta coprendo, o viceversa. »
« Sı̀, ma non ci crederai sul serio. »
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« No, non credo che un senatore in corsa per la presidenza degli Stati Uniti sia cosı̀ psicopatico da uccidere il
figlio. Ecco perché voglio saperne di più di Judy. Il famoso istinto di Nancy Lipinski non ti porta a lei? »
Lei lo ignorò e gli chiese: « Cos’ha detto MacDonald di
lei? »
« Che prima di avere il bambino era una stronza, e dopo è diventata una stronza ripiegata su se stessa. Tu che
ne pensi? »
« Non ti dico più niente sul caso, Will! »
Lui cominciò a massaggiarle le cosce sotto la gonna.
« Non ti sto chiedendo delle prove, Nancy. Voglio solo
sapere che impressione ti sei fatta. »
Lei emise uno di quei gemiti che indicavano chiaramente che non voleva che Will si fermasse alle cosce.
« Non mi è piaciuta. »
« Come mai? »
« C’era qualcosa che non mi convinceva. Non mi sono
mai trovata nella sua situazione e spero di non trovarmici mai, ma credo che sarei molto più arrabbiata. Sarei
fuori di me e farei il diavolo a quattro e chiederei all’FBI
cosa sta facendo per trovare mio figlio. Sarei un caterpillar. »
« Sı̀, lo so. »
« Era davvero depressa, Will. Completamente distrutta. Non dico che sia anormale, viste le circostanze, ma mi
ha fatto drizzare le antenne. »
« Bene », disse lui, che nel frattempo era giunto abbastanza in alto da sfilarle gli slip. « Vuol dire che non devi
avere preconcetti su Cam. »
Lei sospirò e tese le braccia verso di lui. « Non ho mai
preconcetti. »
Quando ebbero finito, rimasero, nudi e accaldati, a go-
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dersi il fresco dell’aria condizionata. Poi Will si alzò e cominciò a frugare nella valigia.
« Che fai? » gli chiese Nancy, scivolando sotto le lenzuola in cerca di un po’ di tepore.
Lui fece un sorriso scaltro e le mostrò le scarpe e i calzoncini. « Vado a fare una corsetta. Non aspettarmi alzata. »
La Prime Fitness, su Chilean Avenue, non somigliava affatto alle palestre che Will frequentava quand’era giovane. Era pulita e luminosa, con una reception in marmo,
scintillanti macchine cromate, musica a tutto volume e
donne che saltellavano qua e là nei loro completini di
Spandex. A parte il trainer che gli fece fare un giro panoramico, Will era l’unico maschio. Passò in mezzo a innumerevoli code di cavallo che si agitavano a destra e a sinistra e, negli specchi a parete, vide alcune donne indicarlo e ridacchiare tra loro. Sebbene non facesse più molto esercizio fisico, a parte una corsa ogni tanto, si manteneva in forma facendo dei lavoretti sulla barca e, con la
maglietta e i calzoncini, somigliava ancora al robusto giocatore di football che era stato all’università.
« Allora, Will, nel caso in cui decidessi d’iscriverti, che
tipo di programma t’interesserebbe? »
Will lanciò un’occhiata a una sala da ballo in fondo alla palestra. « Cosa fanno laggiù? »
« Una lezione di Zumba. Piace molto alle signore. »
« Sai una cosa? Perché non mi parcheggi lı̀? Voglio
provare. »
« Davvero? Non mi sembri un tipo da Zumba. »
« Be’, voglio fare un tentativo. Mi metto in fondo e mi
godo la vista. »
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L’ingresso di Will nella sala causò un certo fermento
e una decina di donne si voltò a guardarlo. L’istruttrice
– una vivace brunetta più giovane delle sue allieve di
qualche decennio – lo salutò urlando, per farsi sentire
sopra la musica latinoamericana, ma senza sbagliare
un passo: « Ciao! Benvenuto! Come ti chiami? »
« Will. »
« Vieni qui davanti, Will. Siamo contente di averti con
noi. Livello principiante, intermedio o avanzato? »
« Dipende da ciò cui ti riferisci », rispose Will, suscitando l’ilarità delle signore.
« Alla Zumba, stupidino. »
« Principiante. »
« Be’, questa è una lezione di livello intermedio, quindi
non cercare di fare tutti i movimenti. Segui la musica e fai
quello che puoi. »
Mezz’ora dopo era in un bagno di sudore, col cuore
che gli batteva all’impazzata. Tamponandosi con un
asciugamano, disse all’istruttrice: « Grazie. Ora posso annullare la visita dal cardiologo ».
« Sei stato bravissimo, Will. Spero t’iscriverai. Nel caso, io insegno la sera. »
« Senti, mi faresti un favore? » le chiese lui. « Potresti
dirmi quale di queste signore è Chloe Tabor? »
Will si avvicinò a Chloe nella sala degli attrezzi. Lei
doveva averlo visto arrivare in uno degli specchi, perché
si voltò e gli fece un gran sorriso. Era una bella donna
sulla cinquantina, snella, curata e con una certa familiarità con la chirurgia estetica.
« Ciao », le disse, ricambiando il suo sorriso. « Non potevo lasciarti andare senza dirti che ti muovi proprio bene. »
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« Grazie. Mi chiamo Chloe. Sei stato coraggioso a entrare nella fossa dei leoni. »
« Lo so. »
Mentre lei rideva, Will colse la palla al balzo e le chiese
se avesse voglia di bere un caffè.
La risposta di Chloe fu perfetta: « È un po’ tardi per un
caffè, ma è l’ora giusta per un Martini, non trovi? »
Quando scesero in strada, Will le disse che non era di
quelle parti e non conosceva bei locali. Lei replicò che
era bravissima a fare i cocktail e aggiunse che suo marito era in Europa. Will, tutto soddisfatto, la seguı̀ in macchina e varcò i cancelli di una proprietà in South Ocean
Boulevard, a neanche un chilometro di distanza da quella dei Killian.
Poco dopo si ritrovò seduto sullo sgabello di una cucina affacciata sull’oceano, grande quanto la sua casa di
Reston, a osservare Chloe che giocava a fare la barista.
Poi la seguı̀ in una stanza appartata sul lato opposto della
casa. Si lasciò cadere su un morbido divano componibile
e assaggiò il Martini. Non ne andava matto, ma non era
niente male e Chloe sorrideva radiosa ai suoi complimenti. Fu più rapida di lui a finirlo e se ne versò un altro
dallo shaker mentre lui sorseggiava ancora il primo.
« Mi dispiace, sono ancora sudato. Avrei dovuto cambiarmi », disse lui.
« Mi piacciono gli uomini in calzoncini corti », ribatté
lei. « Certo, non tutti. Dipende dalle gambe. »
« Ai calzoncini corti e alle belle gambe », disse lui alzando il bicchiere.
D’un tratto, lei socchiuse le palpebre e lo fissò. « Ma
noi ci conosciamo? »
« Non credo. »
« Mi sembra di averti già visto. »
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« Me lo dicono spesso. »
« Come fai di cognome? »
« Piper. »
« Oddio! Sei quel Will Piper? »
« Beccato. »
« Non ci credo! Will Piper in casa mia! Con in mano un
mio Martini! »
Seguı̀ la solita conversazione che aveva luogo ogni
volta che qualcuno lo riconosceva. Secondo lui, cosa sarebbe accaduto il 9 febbraio 2027? Aveva mai visto la Biblioteca? Come si era sentito quand’era stato quasi ucciso
dal proprio governo? Che ne pensava dell’attore che lo
aveva impersonato nel film?
Will rispose a tutte le sue domande, poi gliene fece
una lui a bruciapelo: « Che ne pensi del rapimento Killian? »
Chloe si fece improvvisamente seria. « È una cosa terribile. Mi sento cosı̀ in colpa a starmene qui a ridere e
scherzare mentre Judy starà passando le pene dell’inferno. È una mia amica, sai. »
« Ah, sı̀? »
« Un’amica carissima. »
« L’hai sentita da quand’è successo? »
« No, le ho scritto un’e-mail dicendole che se voleva
parlare ero qui, ma ovviamente non mi ha risposto. Me
lo immaginavo. »
« Cosa pensi sia successo? »
« Quello che pensano tutti. Che si è trattato di un’operazione interna e che il colpevole è il loro uomo della sicurezza. »
« E se fosse stata ancora più interna? »
« Ti riferisci a Judy o John? Se li conoscessi, non diresti
mai una cosa del genere. »
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Will agitò il bicchiere vuoto e Chloe balzò in piedi per
riempirlo.
« Sai, quand’ero ancora nell’FBI e succedevano queste
cose, nove volte su dieci era implicato uno dei genitori. »
« Non in questo caso. È assurdo, John è candidato alla
Casa Bianca! »
« E lei? Sta bene? Voglio dire, avere il primo figlio a
quarant’anni e venire catapultata nella frenesia di una
campagna presidenziale con la prospettiva di diventare
la donna più famosa del mondo... non dev’essere facile,
no? »
« No, è stato sicuramente stressante. »
« Si è trattato solo di stress o di qualcosa di più grave? »
Chloe si sedette accanto a lui.
Will sentı̀ l’odore di alcol del suo alito caldo e il misto
di sudore e profumo del collo abbronzato.
« Sei curioso come una scimmia! »
« La forza dell’abitudine. Un ex agente dell’FBI è sempre un rompipalle quando si tratta di queste cose. »
Quando Chloe si avvicinò per baciarlo, Will reagı̀ in
modo controllato, ricambiando il bacio ma tenendo le
mani a posto. Lei si fermò e gli chiese se gli piaceva, Will
allora le mostrò la fede e disse che sua moglie sarebbe arrivata quella sera a West Palm Beach per qualche giorno
di ferie.
« Ricordo di aver letto sui tabloid che eri un Don Giovanni », disse Chloe.
« Be’, non saprei, ma a questo punto della mia vita tendo a comportarmi bene. Però, se non fossi sposato, cercherei una dea della Zumba proprio come te. Senti, prima che me ne torni all’hotel, toglimi una curiosità e dimmi dello stato mentale di Judy Killian e del rapporto con
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suo marito. Sarò una tomba. Sarà come parlare con un
prete. »
« Sono ebrea. »
« Allora sarà come parlare con un rabbino. »
« Non mi fido del mio rabbino. »
« Be’, di Will Piper ti puoi fidare. »
Sebbene avesse fatto del suo meglio per entrare nella
stanza in punta di piedi, Nancy si svegliò e accese la luce
del comodino. « Allora, mi vuoi dire dove sei stato? » gli
chiese a brutto muso.
« Lavoro sotto copertura. »
« Ah, sı̀? »
« Sı̀, ero travestito. »
« Da cosa? »
« Da ballerino di Zumba. »
Nancy gli ordinò di avvicinarsi e sentı̀ una zaffata del
profumo di Chloe Tabor.
Prima che la situazione precipitasse, Will disse: « Non
hai motivo di preoccuparti o di arrabbiarti, Nance. Ho
fatto un po’ d’indagini. Sono andato a bere qualcosa
con una delle amiche di Judy Killian. Non è successo
niente. Ma sai quando mi hai detto che c’era qualcosa
di strano in lei? »
« Sı̀? »
« Be’, senti qua. Lei e il marito avevano grossi problemi. Lei non voleva che lui si candidasse e di sicuro non
vuole ritrovarsi alla Casa Bianca. Quand’è rimasta incinta, ha sperato con tutte le sue forze che Killian decidesse
che non era il momento adatto per candidarsi, ma lui è
andato avanti lo stesso. Dopo la nascita del bambino,
ha passato un brutto periodo. Cioè, più che brutto. Ha
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sofferto di vera e propria depressione post partum. Se
non fosse stata la moglie di un candidato, l’avrebbero ricoverata, però lui non ha voluto che ricevesse l’aiuto di
cui aveva bisogno. E poi c’è stato il rapimento. »
« È tutto molto interessante e spiega anche il suo comportamento. Ma, a livello di prove, non aggiunge nulla »,
osservò Nancy.
« Secondo me aggiunge molto », ribatté Will.
Lei lo pregò di lasciar cadere la cosa almeno per quella
notte. Doveva alzarsi presto per una riunione sul caso ed
era stanca morta.
« Vado solo a farmi una doccia veloce. » Mentre si spogliava, vide sulla toeletta una cartellina aperta con una
fotografia del biglietto dei rapitori. La prese e la esaminò
attentamente. « C’è qualcosa d’interessante in questo biglietto, l’hai notato? »
« Ehi, molla l’osso. Ti ho detto che non puoi avere accesso al materiale riguardante il caso. »
Lui la ignorò. « ’Ritirati dalla corsa.’ Tutte le lettere sono state ritagliate singolarmente. Tutte tranne quelle che
compongono la parola ’corsa’, che invece è intera. »
« Certo che lo abbiamo notato », disse Nancy, sulla difensiva.
« Scommetto una tazza di caffè che, se compili una lista di tutte le riviste che i Killian ricevono a casa e fai una
ricerca per tipo e dimensioni di carattere sulla parola
’corsa’ negli ultimi numeri, troverai una corrispondenza. »
Lei sospirò e gli tirò il cuscino.
Lui lasciò che lo colpisse sulla testa.
« Ti ho mai detto che sei l’uomo più in gamba che abbia mai conosciuto? Non credo che qualcun altro ci abbia
pensato. Ma, prima che ti perdoni, posso chiederti una
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cosa? Dove avete bevuto questo famoso drink tu e Chloe
Tabor? »
Will scosse la testa. « Se te lo dico, poi mi tocca dormire nella vasca da bagno. »
La mattina dopo, alle sette, Will dormiva ancora. Nancy
si stava preparando per uscire, quando la sua NetPen annunciò una chiamata da Jim Moskowitz.
Will si svegliò sentendo la moglie esclamare: « Cristo! » e le chiese cosa fosse successo.
« Hanno trovato il bambino. È morto. »
Quando Nancy arrivò dai Killian, la proprietà brulicava di medici legali e agenti della scientifica della sede
dell’FBI di Miami. La maggior parte affollava il molo, intenta a fotografare un oggetto piccolo e nero. Solo quando giunse a pochi metri di distanza, Nancy si rese conto
che si trattava di un sacco dell’immondizia avvolto nel fil
di ferro, da cui emanava un fetore insopportabile che lei
conosceva fin troppo bene. Accanto c’era una specie di
disco blu.
Jim Moskowitz la salutò. « Un paio di pescatori l’hanno preso all’amo stamattina un chilometro e mezzo a
nord. L’hanno tirato su, hanno tagliato parte del sacco
e si sono resi conto di cosa si trattava. Abbiamo raccolto
tutti i campioni sulla superficie. Ora siamo quasi pronti
per aprirlo e dargli un’occhiata prima di mandarlo alla
morgue. »
Nancy avrebbe preferito non dover assistere a quello
spettacolo. Tanto più che si trattava di un bambino di
quattro mesi. Ma faceva parte del suo lavoro.
« Vuole una mascherina? » le chiese uno degli agenti
della scientifica.
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La donna aveva imparato all’inizio della carriera che
non era il caso di far vedere ai colleghi che non sopportava l’odore della morte. In genere lo affrontava come la
maggior parte degli uomini, senza protezioni. « No, va
bene cosı̀ », rispose.
Un tecnico con camice e guanti aprı̀ il sacco con un bisturi, mentre un altro riprendeva la scena. Ovviamente, le
fotografie del piccolo Adam esposte a casa Killian non somigliavano affatto al corpicino gonfio e violaceo che si trovarono davanti. Il coroner lo esaminò e dichiarò che non
c’erano ferite evidenti da taglio o da arma da fuoco né nessun segno di strangolamento con corde o fil di ferro ma, a
parte quello, avrebbe dovuto rimandare ogni osservazione a dopo l’autopsia.
« Quanto tempo è stato in acqua? » gli chiese Nancy.
« Più o meno una settimana, ma le dico subito che non
saremo in grado di stabilire con certezza la data della
morte. »
Lo sguardo di Nancy si posò sul disco. A un più attento esame, si rivelò una piastra da dieci chili per sollevamento pesi con del fil di ferro infilato nel buco.
« Che mi dite di questo? » chiese Nancy, indicandolo.
Fu uno degli agenti di Moskowitz, che aveva attraversato il prato per unirsi al gruppo, a risponderle. « Un sacco di cose. È dello stesso modello dei pesi che abbiamo
trovato in garage e che appartengono a MacDonald. E indovini un po’: sulla rastrelliera ne manca proprio uno da
dieci chili. »
Tra i presenti si levò un mormorio.
« E non è finita qui », aggiunse l’agente, mostrandole
una busta di plastica. « Questo è un rotolo di fil di ferro
che abbiamo trovato sul tavolo da lavoro del garage. A
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una prima analisi, mi sembra sia dello stesso spessore di
quello intorno al sacco. »
Moskowitz fece cenno a Nancy di allontanarsi dagli
agenti per poterle parlare in privato.
« Vorrei interrogare di nuovo MacDonald, se sei d’accordo », esordı̀ Moskowitz.
« Assolutamente. »
« Poi, in base all’esito dell’interrogatorio, andrò dal
procuratore e gli chiederò un mandato d’arresto. I risultati della scientifica sul corpo potrebbero aggiungere prove a carico, ma credo che quello che abbiamo sia già sufficiente ad accusarlo di rapimento e omicidio. »
« Ma cos’e successo, Jim? Qual è la nostra ipotesi? Rapisce il bambino, lo uccide e getta via il corpo senza neanche provare a ottenere un riscatto? »
« Forse il bambino è morto accidentalmente e il piano è
andato a rotoli. »
« Mi sembra un po’ improbabile. »
« Forse il movente non sono i soldi. Forse MacDonald
odiava i Killian al punto di uccidere il figlio. »
« Sı̀, ma anche questa ipotesi è abbastanza campata per
aria, per il momento. »
« Secondo te non dovremmo arrestarlo? »
« No », disse Nancy scuotendo la testa. « Ma, a questo
punto, non abbiamo scelta. Arrestalo pure. Io avvertirò il
direttore. »
Cam MacDonald fu formalmente accusato del rapimento
e dell’omicidio di Adam Killian nel pomeriggio, più o meno nello stesso momento in cui Will e Nancy discutevano
nella loro stanza d’albergo mentre facevano le valigie.
« È troppo scontato, Nance », disse Will, furibondo.
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« Cam MacDonald era uno di noi. Era un bravo agente e
un tipo in gamba. Magari aveva un buon motivo per farlo, ma credi che si sarebbe lasciato alle spalle una sfilza
d’indizi giallo fosforescente che portavano dritto a lui? »
« Forse non è più la stessa persona che conoscevi. »
« È il classico capro espiatorio, piccola. Lo so io e credo
lo sappia anche tu. »
« Io non posso permettermi di seguire il mio istinto,
Will. Né per questo caso, né per altri. I professionisti devono andare dove li porta la testa. »
« Quindi io sono un dilettante che agisce in modo
sconsiderato. »
« No, ma sei un amico di Cam, e non sei obiettivo. »
La NetPen trillò, interrompendoli, e Will andò in bagno a recuperare le sue cose.
Quando uscı̀, Nancy aveva un’espressione turbata.
« Era uno degli agenti che lavoravano sulla scena del crimine », disse. « Ti ricordi la parola ’corsa’? C’è una corrispondenza perfetta con una pubblicità – la frase era ’corsa verso il traguardo’ – nel numero di Vogue del novembre 2019. Judy Killian è abbonata a Vogue. Oggi pomeriggio lui è tornato a casa loro per approfondire la faccenda.
I numeri di ottobre, di dicembre e di gennaio sono in un
portariviste in camera da letto. Quello di novembre no. »
Will sorrise. « Cosa ti dice adesso la testa, Nance? »
Il funerale di Adam Killian doveva essere un momento
privato riservato ai familiari e, per la maggior parte, fu
cosı̀, finché il corteo funebre non lasciò la chiesa e lo spazio aereo sopra il cimitero si riempı̀ di elicotteri noleggiati con a bordo fotografi muniti di teleobiettivi.
Fino ad allora, la campagna di Killian era stata ufficial-
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mente sospesa. I rivali del senatore erano sulle spine, visto che le primarie del South Carolina erano dietro l’angolo, ma per lo più si erano sentiti obbligati a imitare Killian.
Una settimana prima delle elezioni, Killian apparve in
pubblico per la prima volta dal giorno del rapimento, dichiarando che non avrebbe lasciato che la sua tragedia familiare e il crimine di un feroce assassino gli impedissero
di proseguire. Fu un pezzo di teatro politico intenso e
drammatico, recitato di fronte a un pubblico di sostenitori con gli occhi lucidi. Judy non era al suo fianco e, sebbene Killian avesse accennato alla silenziosa forza della
moglie, nessuno commentò la sua assenza. Il senatore
avrebbe rinnovato il suo impegno dopo le primarie del
South Carolina e aveva intenzione di marciare verso la
candidatura e la presidenza per il bene della nazione,
consumata dall’ansia per l’imminente Orizzonte.
Tra i milioni di persone che lo seguirono in televisione,
c’erano anche Will e Nancy. Quella settimana, Will era
tornato a Reston per assistere alla recita scolastica di Phillip: dopo un evento sconvolgente come la morte di un
bambino di quattro mesi, Will aveva preso particolarmente sul serio quell’occasione di passare un po’ di tempo con la famiglia. Era stato tutto molto tenero: Phillip
impersonava un pellegrino e veniva baciato da un’altra
piccola pellegrina come lui. Ma Reston era fredda e provinciale e Will non vedeva l’ora di tornare alla sua pesca
nelle tiepide acque del Golfo.
Alla fine del discorso, Will spense il televisore. « Ci
credi che questo tizio è il favorito per la presidenza? Sappiamo tutti e due che è coinvolto in qualche modo nella
morte di Adam. »
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Nancy, esausta, emise un profondo sospiro. « Aspettiamo la fine del processo a MacDonald. »
« Sarà tra un anno, quando Killian sarà già seduto nello Studio Ovale. »
« Non possiamo farci niente, Will. Lo sai che ho giocato la carta dell’avvocato del diavolo all’interno dell’FBI,
ma ora il caso è nelle mani del Grand Jury, che ha esaminato le prove a carico di Cam e lo ha incriminato. »
Will andò a prendere un’altra birra in frigo e Nancy gli
lanciò un’occhiata che significava « è la quarta che bevi ».
Lui la stappò e, mentre tornava in soggiorno, si fermò
improvvisamente e disse: « E se... »
« Oh-oh. ’E se’ cosa? »
« E se scoprissimo la data di morte di Adam Killian?
Non vorresti sapere se è morto lunedı̀ 6 gennaio o martedı̀ 7? »
« Certo », rispose Nancy. « Se Adam fosse morto il 6,
vorrebbe dire che Judy Killian ha mentito quando ha detto di avergli dato il biberon a mezzanotte e mezzo del 7.
Se invece fosse morto il 7 o anche un paio di giorni dopo,
tutto tornerebbe: le telecamere di sicurezza sono state
staccate all’una e mezzo e il rapimento è avvenuto poco
dopo. Ma il coroner ci ha detto che non è in grado di stabilire una data esatta. »
Will sorrise. « Sı̀, ma esiste un modo per scoprirlo, no?
La Biblioteca. »
Lei alzò gli occhi al cielo: a volte era davvero esasperante vivere con un marito come Will Piper. Facendo appello a tutta la sua pazienza, gli fece un breve riassunto
della giurisprudenza federale riguardante i procedimenti
giudiziari civili e penali intentati contro il governo degli
Stati Uniti per tentare di strappare una specifica data di
morte alla Biblioteca custodita nell’Area 51.
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Dieci anni prima, quando Will aveva svelato l’esistenza della Biblioteca di Vectis, aveva salvato sé e la sua famiglia da un terribile pericolo usando come merce di
scambio una copia del database di tutte le nascite e le
morti fino all’Orizzonte. In un’escalation di caos e violenza, Nancy aveva colpito a morte Malcolm Frazier, capo
delle forze di sicurezza dell’Area 51, che aveva ucciso i
genitori di lei e stava per eliminare anche Will. Dopo la
sparatoria a Las Vegas, Will aveva fatto avere il database
al Washington Post e suo genero, che era un reporter, aveva pubblicato per la prima volta la storia della Biblioteca,
facendola conoscere al mondo intero.
Tuttavia il governo era intervenuto, notificando al Post
un’ingiunzione che vietava di pubblicare qualsiasi dato
relativo a una specifica persona proveniente dal database
rubato, il che aveva dato inizio a una lunga serie di battaglie legali, al termine delle quali era stato stabilito che
l’importanza della Biblioteca ai fini della sicurezza nazionale superava il diritto dell’individuo di conoscere un
particolare giorno di nascita o di morte in essa contenuto.
Perciò il Post era stato costretto a consegnare la copia del
database e ad assicurare al governo che non ne esistessero altre, né in formato cartaceo né in formato elettronico.
Le richieste di coloro che avevano citato in giudizio il governo per ottenere una specifica data di morte erano state
respinte, perché non rivestivano un interesse nazionale. I
casi più tipici erano quelli di coniugi o parenti che desideravano abbreviare il lasso di tempo previsto dalla legge prima che una persona scomparsa venisse dichiarata
morta. Allo stesso modo, erano state respinte pure le cause in cui uno Stato o un governo locale desiderava stabilire una data di morte precisa in relazione a un procedimento penale, sempre per motivi di sicurezza nazionale.
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Non c’era stato un singolo caso in cui il velo della Biblioteca fosse stato sollevato tramite azione legale.
« Lo so benissimo, Nance », disse Will, scolandosi la
birra più velocemente di quanto lei avrebbe voluto.
« Ma non pensi che questo sia il primo caso in cui si potrebbe avere accesso alla Biblioteca? Abbiamo un senatore che ha ottime probabilità di diventare presidente degli
Stati Uniti. Se suo figlio è morto di lunedı̀, vuol dire che è
un assassino o il complice di un omicidio. Se non pensi
che questo sia fondamentale per la sicurezza nazionale,
devi farti vedere da uno bravo. »
Lei lo fissò a lungo in silenzio, tanto che Will si chiese
se gli avrebbe mai risposto. « Sai una cosa, Will? » disse
infine. « Hai perfettamente ragione. »
Negli anni precedenti alla rivelazione dell’esistenza della
Biblioteca, sull’Area 51 esisteva un’infinità di teorie complottistiche, secondo cui quella base segreta situata a
Groom Lake, nel Nevada, sarebbe stata utilizzata per lo
studio di UFO caduti sulla Terra e per altre operazioni
di retroingegneria aliena. La vera natura della base era,
in un certo senso, non meno fantasiosa, ma l’assunto
per cui, una volta svelato un complotto, l’interesse diminuisce e i suoi teorici si concentrano su altri obiettivi si
era rivelato vero anche in quel caso.
La spessa cortina di sicurezza e segretezza che avvolgeva il progetto sin dalla sua nascita, nel 1947, si era diradata. Al culmine della sua attività, centinaia di analisti
e codificatori lavoravano al Groom Lake in totale anonimato, facendo avanti e indietro tutti i giorni da Las Vegas
a bordo di voli del governo. Con l’approssimarsi dell’Orizzonte, il loro numero era diminuito.
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I dipendenti del Groom Lake, per lo più civili, lavoravano ancora su database e algoritmi per prevedere disastri naturali e tendenze geopolitiche, ma gli uomini della
sicurezza che li monitoravano, noti nell’ambiente come i
« Sorveglianti », non dovevano più fare in modo che la
natura delle operazioni restasse segreta. Si concentravano su un compito più prosaico, ma non meno importante: impedire che le date di nascita o di morte di specifiche
persone venissero svelate per amore o per denaro. I Sorveglianti erano sempre stati reclutati tra le file dell’Esercito e della CIA: si trattava di uomini duri, che non venivano certo scelti per la flessibilità o per il senso dell’umorismo. Erano per lo più addetti alla sicurezza che, negli
anni, erano stati incaricati di togliere di mezzo infiltrati
e traditori. L’esempio più eclatante di quella spietata giustizia sommaria era stato un analista informatico del
Groom Lake, Mark Shackleton, la cui avidità aveva condotto Will Piper a scoprire, dieci anni prima, l’esistenza
della Biblioteca. Shackleton era ancora in coma, con un
proiettile conficcato nel cranio.
La base, situata nel bel mezzo del deserto del Nevada,
in corrispondenza del letto di un antico lago, era un tipico esempio di struttura militare anni ’50: bassa, scialba,
industriale. Al pianoterra c’erano gli uffici amministrativi, ma il cuore dell’azione si trovava a centinaia di metri
sottoterra. Era lı̀ che lavoravano gli analisti ed era lı̀ che
veniva custodita, in un caveau antisismico e a prova di
bomba, la Biblioteca di Vectis, oltre 700.000 volumi di pergamena che pochi avevano visto. I libri erano praticamente inutilizzabili ormai ma, pur essendo stati digitalizzati,
venivano ancora protetti col rispetto e col timore reverenziale riservati alle antiche reliquie. Era tradizione che, il
primo giorno di lavoro, i nuovi arrivati all’Area 51 venis-
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sero portati nel caveau, come una sorta di rito d’iniziazione. La maggior parte di loro non rivedeva più la Biblioteca. Ovviamente, ormai i nuovi dipendenti erano pochi. Il 9
febbraio 2027, l’Area 51 sarebbe stata chiusa, o avrebbe
cessato di esistere insieme col resto del mondo.
Per una stranezza del protocollo militare dell’epoca di
Truman, il Groom Lake era sempre stato una struttura
della Marina – che riferiva direttamente al Pentagono –
e il comandante della base era il contrammiraglio più
« terrestre » della flotta. Nathan Griffin, un uomo scialbo
prossimo al pensionamento, guardò fuori dalla finestra
dell’ufficio e vide lo stesso paesaggio monotono che aveva avuto davanti ogni giorno di lavoro degli ultimi nove
anni. Era stufo della tavolozza di gialli e marroni e aveva
intenzione di attendere l’Orizzonte guardando più verde
e più azzurro possibili.
Il suo responsabile della sicurezza, il colonnello Bryce
Markham, bussò alla porta ed entrò. Rimase in silenzio
davanti alla sua scrivania finché Griffin non lo autorizzò
a parlare con un cenno del capo. Anche Markham era
giunto alla fine del suo mandato. Entrambi avrebbero lasciato la base a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro. Il
successore di Markham era già stato designato: un giovane zelante di nome Roger Kenney, uno dei pupilli di Malcolm Frazier. Markham non aveva mai incontrato Frazier.
Era stato paracadutato lı̀ dalla CIA per riorganizzare la sicurezza dopo il caso Shackleton, ma era ben contento di
andarsene. Tutti si stancavano del deserto, prima o poi.
« Voleva vedermi, signore? »
« Abbiamo un problema, Bryce. Sai che il Pentagono
ha ricevuto dal dipartimento di Giustizia la richiesta di
svelare la data di morte del figlio del senatore Killian. »
« È stata respinta! » Markham s’infuriava solo al pen-
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siero di dover obbedire a una richiesta proveniente dal
mondo civile.
« Sı̀, come ogni altra ricevuta fino a oggi. »
« Quindi qual è il problema? »
« Il problema è che sono stato appena informato dal segretario della Marina che un Learjet dell’FBI proveniente
da Washington arriverà al Groom Lake fra trenta minuti
e che dovrò lasciarlo atterrare e accogliere un visitatore. »
« E chi sarebbe questo visitatore? »
« Il vicedirettore Nancy Piper. »
Markham perse la calma e imprecò, ma l’ammiraglio
lasciò correre. Se avesse chiesto a qualsiasi Sorvegliante
chi fosse l’uomo più odiato dell’Area 51, la risposta sarebbe stata sempre la stessa: Will Piper. E Nancy si era aggiudicata a mani basse il titolo di donna più odiata. Malcolm Frazier era una leggenda e lei lo aveva mandato al
creatore.
« Che cavolo viene a fare qui? » domandò Markham.
« Non me l’hanno detto. Immagino voglia chiedere di
nuovo la data di morte del figlio di Killian. »
« Ma noi non la divulgheremo, vero? »
« Certo che no. »
Mentre l’aereo si avvicinava alla pista di atterraggio
del Groom Lake, Nancy osservava attentamente il paesaggio brullo e lunare, stupita dall’aspra bellezza e dal
completo isolamento di quel luogo. Il passaggio dall’aria
condizionata del jet al caldo torrido della pista fu traumatico. Nancy lasciò sull’aereo la squadra di assistenti
e avvocati che l’aveva accompagnata e che si affacciò ai
finestrini per cercare di dare un’occhiata alla base. La
donna voleva occuparsi della questione da sola.
Uno degli assistenti dell’ammiraglio la fece salire a
bordo di un SUV e la portò al quartier generale. Nell’uf-
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ficio di Griffin, fu presentata all’ammiraglio e al colonnello Markham, che la guardava talmente storto da risultare
ridicolo, oltre che poco professionale.
Griffin le offrı̀ una sedia, ma lei rifiutò e, quando lui le
chiese il motivo della sua visita, rispose: « Sono qui per
ottenere la data di morte di Adam Spencer Killian, che
aveva quattro mesi quand’è stato assassinato ».
« Mrs Piper, sono dieci anni che il nostro ufficio respinge questo tipo di richieste e non abbiamo intenzione
di cambiare rotta. I tribunali hanno sempre difeso la segretezza dei nostri dati. Anche questa particolare richiesta è stata esaminata e respinta. Temo che dovrà risalire
sul suo aereo e tornarsene a Washington. »
Mentre Markham sogghignava, Nancy infilò la mano
nella valigetta e ne estrasse un pezzo di carta. « Non
me ne andrò a mani vuote, ammiraglio. »
« Cos’è? » chiese Griffin.
Lei fece scivolare il documento sulla sua scrivania. « È
la tessera della Biblioteca. »
Griffin lo lesse, poi, paonazzo, lo passò a Markham.
« È un’ordinanza del tribunale che le chiede di fornire
immediatamente all’FBI i dati richiesti, per questioni di
sicurezza nazionale », spiegò Nancy. « È stata emanata
dalla Corte Suprema e, nel caso in cui non l’avesse riconosciuta, la firma è quella del presidente. Dove posso
aspettarla mentre cerca la data della morte di Adam Killian? »
La tennero un’ora fuori dall’ufficio dell’ammiraglio.
Nancy immaginò che avessero impiegato meno di un minuto ad accedere ai dati e che il resto del tempo fosse il
risultato di una tattica passivo-aggressiva.
Finalmente il colonnello Markham le porse una busta
sigillata.
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« Devo aprirla qui? »
« La data di morte di Killian è lı̀ dentro. La apra dove
le pare. »
« Grazie, colonnello. » Mise la busta nella valigetta e si
alzò dalla sedia. « Buona giornata. »
Markham rimase dov’era, bloccandole il passaggio
con aria minacciosa. « Voglio solo chiederle una cosa su
Malcolm Frazier. Come ci si sente ad avere ucciso un
eroe? »
Lei lo aggirò e, prima di andarsene, si voltò. « Io non
sparo agli eroi. Sparo ai cattivi. »
L’atmosfera era tesa e carica di ostilità. Mentre aspettavano che il senatore e la moglie scendessero al piano di sotto, il direttore della campagna e l’avvocato di Killian vollero sapere perché l’FBI avesse tanto insistito affinché il
senatore sospendesse la campagna per incontrarli nella
sua proprietà.
« Vi dico una cosa: vi conviene avere un ottimo motivo
per aver costretto il senatore a interrompere il tour e tornare in Florida. Spero per voi che dobbiate dirgli che Cameron MacDonald ha confessato e che questa brutta storia è finita per sempre. Non possiamo permetterci nessuna distrazione. Dobbiamo essere molto concentrati in
questo momento », sibilò Billy Weddle rivolto a Nancy
e a Jim Moskowitz, smettendo i panni di gentiluomo
del Sud.
« Aspettiamo i Killian, okay? » replicò Nancy.
Era talmente abituata a vedere le immagini sorridenti
del senatore decine di volte al giorno che, per un attimo,
non riconobbe l’uomo accigliato che entrò nella stanza.
Judy Killian sembrava fragile e sofferente come quando
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Nancy l’aveva interrogata alcune settimane prima. Era
una donna ancora prostrata dal lutto.
Si sedettero su un divano e il senatore cercò subito di
prendere in mano la situazione. « Okay. Sono sempre lieto di accontentare l’FBI, anche quando la richiesta è improvvisa e tanto enigmatica da risultare scortese. Ma
ho pochissimo tempo. Quindi forza, cosa dovete dirci? »
Nancy si sporse leggermente in avanti e cominciò:
« Senatore Killian. Mrs Killian. Siamo riusciti a stabilire
l’ora della morte di Adam ».
L’avvocato del senatore, un vecchio volpone di West
Palm Beach, saltò su con voce stridula: « Ma se ci avete
sempre detto che il coroner non era in grado di stabilire
l’ora della morte di Adam per via del grado di... »
Judy Killian sussultò alla parola non detta: decomposizione.
« Infatti l’informazione non proviene dall’ufficio del
coroner. »
« E allora da dove viene? »
« Dalla Biblioteca di Vectis. Abbiamo ottenuto un’ordinanza della Corte Suprema affinché l’Esercito ci fornisse
la data della morte di Adam. Loro hanno obbedito. »
« Vuole scherzare? » sbraitò l’avvocato. « Non so di cosa stia parlando, ma posso dirle subito che non esiste un
precedente per l’uso di questo tipo di prove in un procedimento legale. »
« Sono considerazioni premature, allo stato attuale
delle cose », ribatté Nancy. « Oggi come oggi, la nostra
unica preoccupazione è scoprire cos’è successo. »
« Sappiamo già cos’è successo: Cameron MacDonald
ha rapito mio figlio e l’ha ucciso », sbottò il senatore.
Nancy fece un profondo respiro e guardò Judy Killian
dritto negli occhi. « Mrs Killian, lei ha affermato in vari
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interrogatori di essersi alzata per dare il latte a Adam a
mezzanotte e mezzo di martedı̀. È vero? »
Judy lanciò un’occhiata al marito e rispose debolmente: « Sı̀ ».
Nancy notò che il senatore stringeva la mascella.
« Sı̀ », ripeté Judy.
« Vostro figlio era già morto a mezzanotte e mezzo. È
morto lunedı̀ 6 gennaio », disse Nancy, non con trionfo
ma con tristezza.
A Billy Weddle scappò un gemito e il senatore gli ordinò di uscire.
Non appena la porta si richiuse alle sue spalle, Nancy
li incalzò: « Sarebbe meglio per tutti se ci raccontaste cos’è successo quella notte ».
L’avvocato di Killian balzò in piedi. « John, Judy, non
dite una parola. »
« Un uomo è in prigione con l’accusa di omicidio. Per
lui ogni giorno è un inferno », insisté Nancy.
Judy Killian si asciugò gli occhi con un fazzoletto.
« John, voglio parlare. Non posso andare avanti cosı̀. »
« Porca miseria, Judy, sta’ zitta! » sbraitò il marito.
« Non puoi farmi stare zitta. Non voglio più essere il
tuo burattino. Basta. Voglio essere libera », replicò lei,
col petto scosso dai singulti.
Nei minuti successivi, si udı̀ solo la voce sommessa e
incolore di Judy che parlava ai presenti ammutoliti. L’avvocato si teneva la testa tra le mani e il senatore era seduto in una posa cosı̀ rigida che sembrava già in pieno rigor
mortis. Nancy rimase immobile accanto a Jim. Non prese
appunti né tentò di registrare la testimonianza di Judy,
per paura che un movimento improvviso spezzasse l’incantesimo e la riducesse al silenzio.
Judy non avrebbe voluto avere niente a che fare con la
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corsa alla presidenza. L’avevano coinvolta a viva forza,
dicendole che, essendo una neomamma, non sarebbe stata costretta ad apparire sempre al fianco del marito fingendosi una brava moglie e, in effetti, era stato cosı̀.
Ma c’era un problema. Dopo la nascita di Adam, lei era
stata colpita da una grave forma di depressione che
non aveva ricevuto la dovuta attenzione. I responsabili
della campagna temevano che un suo ricovero sarebbe
stato fatale per le elezioni, cosı̀ Judy era andata avanti a
pillole e sporadiche visite a domicilio del medico di famiglia. Il bambino non dormiva. Piangeva, piangeva sempre. Il senatore non c’era quasi mai e, le poche volte
che era a casa, dormiva nella camera degli ospiti per
non sentire il maledetto interfono. Lunedı̀ sera, alle dieci
e mezzo, Killian aveva udito un pianto diverso, il lamento di una donna, e aveva trovato la moglie in bagno, gli
occhi fissi sulla vasca. Il corpicino di Adam era sott’acqua. Judy non sapeva perché lo aveva tolto dalla culla,
piangente, e lo aveva immerso nel bagno che aveva preparato. Non sapeva perché lo aveva affogato, cioè, forse
sı̀: per i pochi momenti di pace e tranquillità prima che le
proprie grida squarciassero il silenzio. Ricordava di essere rimasta seduta sul pavimento di marmo, stordita e
scossa dai singhiozzi, mentre il marito si occupava di tutto, come faceva sempre. Non ricordava quanto tempo l’aveva lasciata lı̀, solo che, quand’era tornato, le aveva spiegato cosa dire e cosa fare. Per il bene di entrambi. Le aveva assicurato che in seguito ci sarebbe stato tempo per
pensare a tutto quanto. Ma alla Casa Bianca, non in prigione. Solo dopo Judy aveva scoperto che il marito aveva
staccato le telecamere di sicurezza e l’allarme, tolto il volume all’interfono, preso una scala in garage, una piastra
dal set di pesi di Cam MacDonald e del fil di ferro. Che
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era uscito col motoscafo e aveva gettato via il bambino
come se fosse spazzatura.
Quando Judy terminò la confessione, la sua voce si
spense lentamente, come la nota finale di una sinfonia,
e Nancy si rese conto che stava succedendo qualcosa di
strano, che non le era mai capitato negli innumerevoli interrogatori condotti per conto dell’FBI.
Stava piangendo.
Nancy stava tritando le carote e le cipolle quando udı̀ la
porta del garage aprirsi. Un attimo dopo, Phillip corse in
casa raggiante, sventolando un dettato che gli era valso
un bel voto. Will lo seguı̀ a ruota, con in spalla lo zainetto
del figlio, troppo pesante per lui.
Nancy diede un bacio a Phillip e lo spedı̀ in camera a
giocare. Will fu subito dietro di lei, baciandola sul collo e
stringendole i seni. « Serve una mano? » le chiese.
« Sı̀. Dici sul serio? »
« Neanche per sogno. »
Scoppiarono a ridere. Entrambi odiavano cucinare, ma
avevano un accordo: lei cucinava a Reston, lui sulla barca.
Will accese la TV della cucina per vedere le previsioni.
Aveva un volo da prendere la mattina dopo e non voleva
rischiare di rimanere a terra.
« Sicuro che non ti vuoi fermare qualche giorno in
più? »
« Sono passate due settimane, Nance. Oggi stavo facendo una passeggiata e una signora del quartiere mi
ha chiesto se volevo iscrivermi al suo club del libro. »
« Giusto. È ora che ti levi dalle scatole. »
Le previsioni lasciarono subito il posto a uno degli innumerevoli reportage sull’arresto dei Killian e sulle con-
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seguenze del ritiro del senatore dalla campagna presidenziale.
Will fece una smorfia e spense la TV. « Ho chiesto a
Cam MacDonald di venirmi a trovare per andare a pesca
insieme. »
« Ha accettato? »
« Non ancora. Forse. Credo voglia capire cosa può fare
per me, non cosa posso fare io per lui. Si sente in debito. »
« Giustamente. »
« Gli dirò di mandarmi una cassa di whisky. »
« Ah-ah. »
Will aprı̀ una birra. « Sai che giorno è domenica? » le
chiese.
« No. »
« È il 9 febbraio. Sette anni all’Orizzonte. »
« Credevo avessimo deciso di non contarli. »
« Infatti non lo faccio quasi mai. È solo che sei stata
laggiù, Nance, e ultimamente ci ho pensato di più. Darei
la palla destra per vedere la Biblioteca. »
« Non farlo, ti prego. »
« Avrebbero dovuto farti fare un giro. »
« Figurati. »
« O se non altro farti vedere qualche foto. Perché tutta
questa segretezza? »
« Sai come sono i governi », rispose lei, versando le cipolle nell’olio.
« Dico sul serio. Come ti sei sentita laggiù? »
Lei girò le cipolle con un cucchiaio di legno, poi si staccò dal fornello. « Ho sempre odiato la Biblioteca, Will.
Odio la gente che l’ha tenuta nascosta tutti quegli anni,
odio quello che hanno fatto ai miei genitori, odio sapere
che non c’è niente che possiamo fare per cambiare il giorno della nostra morte, odio tutto, tutto, dell’Orizzonte.
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Ma la Biblioteca ha anche fatto in modo che un maledetto
bastardo non finisse alla Casa Bianca. Quindi non posso
odiarla su tutta la linea. »
Lui la prese tra le braccia. « Tutto questo odio in uno
spazio cosı̀ piccolo. Dimmi cosa ami, invece. »
Nancy si alzò sulla punta dei piedi: era l’unico modo
per baciarlo senza salire su uno sgabello. « Be’, Phillip è
in cima alla lista, e anche tu sei ai primi posti. Amo il fatto
che noi tre staremo insieme per i prossimi sette anni e che,
quando arriverà l’Orizzonte, saremo in barca. E soprattutto amo il fatto che, nell’attesa, sarai tu a dover cucinare. »
DISPONIBILE DAL 15 NOVEMBRE
IN EBOOK E IN LIBRERIA
PRESENTAZIONE
Il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio...
Il silenzio in cui si sono suicidati gli scrivani di Vectis.
Dopo aver compilato la sterminata Biblioteca che riporta
il giorno di nascita e di morte di ogni uomo vissuto dall’VIII secolo in poi, la loro eredità è una data: il 9 febbraio
2027. Ma la giovane Clarissa non sa nulla di tutto ciò. Il
suo unico pensiero è fuggire. Fuggire da quell’abbazia
maledetta, per mettere in salvo il dono più prezioso
che Dio le abbia mai concesso.
Il futuro dell’umanità è un mistero nascosto tra le pagine
di un libro...
Il libro in cui è indicato il giorno del giudizio. Mentre il
mondo s’interroga su cosa accadrà davvero il 9 febbraio
2027, alcune persone ricevono una cartolina sulla quale ci
sono il disegno di una bara e una data: il giorno della loro
morte. Proprio come all’inizio della straordinaria serie di
eventi che avevano portato alla scoperta della Biblioteca
dei Morti. C’è soltanto una differenza: tutte le « vittime »
sono di origine cinese. È una provocazione? Un avvertimento?
L’ultima verità non è mai stata trovata...
Will Piper ha trovato la pace: sa che vivrà oltre il 9 febbraio 2027, e ha deciso di lasciarsi alle spalle l’enigma
della Biblioteca di Vectis e la sua secolare scia di sangue.
Almeno finché suo figlio non parte all’improvviso per
l’Inghilterra e poi sparisce nel nulla. D’un tratto, per Will,
ogni cosa torna a ruotare intorno all’origine della Biblioteca dei Morti. Lı̀ dove tutto è cominciato. E dove tutto
finirà.
Se il destino di ogni uomo è un segreto sepolto nel silenzio, se il futuro dell’umanità è un mistero nascosto
tra le pagine di un libro, solo nella Biblioteca dei Morti
si può trovare l’ultima verità...
Glenn Cooper
I CUSTODI DELLA
BIBLIOTECA
Romanzo
UN
INVITO
ALLA
LETTURA
Titolo originale
The Librarians
ISBN 978-88-429-2000-7
Traduzione di
Giovanni Arduino
Per essere informato sulle novità
del Gruppo editoriale Mauri Spagnol visita:
www.illibraio.it
www.infinitestorie.it
In copertina: illustrazione di Iacopo Bruno
Grafica: Rumore Bianco
g 2013 Glenn Cooper
g 2012 Casa Editrice Nord s.u.r.l.
Gruppo editoriale Mauri Spagnol
Prima edizione digitale 2012
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
PROLOGO
Isola di Wight,
Inghilterra, 1775
« Tieni ben salda quella lanterna! » ordinò il vecchio alla
ragazza.
Il vento ululava e le pallide nuvole illuminate dalla luna saettavano nel cielo come vascelli in mezzo alla burrasca. Il mare ribolliva e rumoreggiava.
Sostenuti da una robusta dose di rum, due uomini stavano scavando una buca. Era gennaio, e la terra era dura,
ghiacciata.
« Sei sicura che sia il posto giusto? » domandò il vecchio.
La ragazza rispose di sı̀, ma lui intuı̀ che stava mentendo. Si strinse il mantello intorno al collo. « Se non è cosı̀, ti
riconsegnerò al barone domani stesso e non vorrò avere
più niente a che fare con te. »
La giovane cominciò a tremare.
« Girano strane leggende su questo posto », disse uno
degli uomini, biascicando per via del liquore che il vecchio gli aveva offerto. « Fin da quand’ero piccolo, le ho
sentite. Non sarebbe mica strano se ci fosse del vero in
quello che dice la ragazza. »
« E allora perché tu o i tuoi amici dell’isola non avete
mai controllato? » chiese il vecchio.
« Per paura, signore », intervenne l’altro uomo. « Una
volta qui c’era un’abbazia. Si raccontano storie di fanta-
7
smi e di monaci incappucciati che vagano da queste parti
a mezzanotte. Cioè adesso, all’incirca. Bisogna proprio
essere stupidi per venirci. »
« Eppure avete accettato di accompagnarci... »
« Non ci avevano mai offerto dei soldi, nossignore »,
rispose il primo. « Però, se là sotto c’è davvero qualcosa,
allora dovrete sbrigarvela da soli. »
L’anziano col mantello diede un’occhiata all’alta scala
che i due avevano portato fin lı̀. Probabilmente non sarebbe riuscito a usarla, a causa della gotta; d’altra parte,
era abbastanza certo che non avrebbero trovato niente. In
ogni caso, un letto confortevole lo aspettava alla locanda
di Fishbourne.
Le palate di terra avevano ormai formato una montagnola.
« Voi non siete di queste parti, vero? » chiese il secondo uomo.
« No, infatti. Vengo da molto lontano, da Philadelphia. »
« Sul serio? Quando scoppierà la guerra, da che parte
vi schiererete? »
Il vecchio sospirò. « Spero non ci saranno spargimenti
di sangue ma, se sarò costretto a scegliere per chi combattere, allora lo farò. »
« Se non state col re, allora smetto subito di scavare »,
dichiarò l’uomo.
L’improvviso stridore del ferro contro la pietra fece
sussultare tutti ed evitò al vecchio di replicare.
« È grosso? » chiese il secondo uomo.
« Continuate », li incitò subito il vecchio. « E controllate se c’è un bordo su cui fare presa. »
Poco dopo, li videro: un grande masso piatto e un’altra
pietra di fianco a esso.
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« Infilateci sotto la vanga », esortò il vecchio. « Vedete
se riuscite a spostarlo. »
La ragazza si avvicinò, facendo dondolare la lanterna e
proiettando luci e ombre sopra il monolite. Poi serrò gli
occhi.
Sta pregando? si chiese il vecchio.
Il macigno venne alzato di qualche centimetro. Il vecchio ordinò alla giovane di accostargli il lume. La pietra
era stata appoggiata a una trave. Sotto, regnava l’oscurità.
« Gesù benedetto! » esclamò uno degli uomini.
« Sollevatelo e fatelo scivolare di lato! » ordinò il vecchio.
I due scoprirono un buco abbastanza largo da lasciar
passare un uomo.
« Abigail, stenditi con la pancia a terra e allunga la lanterna dentro la fenditura », disse il vecchio. « Poi dimmi
se riesci a scorgere qualcosa. Ti tengo io. »
Senza esitare, lei obbedı̀.
I due uomini fecero qualche passo indietro.
Il vecchio li coprı̀ d’ingiurie, ma non poté fare altro:
era occupato a stringere le caviglie di Abigail. « Vedi
qualcosa, figliola? »
« Ci sono dei libri! » gridò lei. « Mucchi di libri! Là sotto c’è una biblioteca, proprio come dicevo io! » Si rialzò.
Alla luce della lanterna, lacrime di sollievo brillarono sul
suo volto.
« Immagino che dovremo scendere fin laggiù », disse il
vecchio. « Su, prendete la scala. »
Ma i due uomini si erano ormai allontanati di parecchi
metri e stavano affrettando il passo.
« Dove andate? » gridò il vecchio al vento.
« Ve l’ho detto, signore: adesso dovrete sbrigarvela da
solo », gridò di rimando uno dei due. « Mai stati qui sta-
9
notte e mai ci torneremo. Questo posto è maledetto. Non
avremmo dovuto accettare la vostra offerta. »
« E i soldi? »
La voce era sempre più distante. « Teneteveli! »
« Bene, siamo rimasti soli, Abigail », sospirò il vecchio.
« Diamo un’occhiata a questa tua famosa biblioteca. »
Mandò avanti la ragazza, pensando che fosse abbastanza agile da scendere col lume.
Quando la testa di lei sparı̀ nel buio, lui afferrò la scala.
Il vento salmastro infuriava, sferzandogli la faccia.
Forse qualche forza suprema è adirata per la nostra profanazione? si domandò. Poi scacciò le proprie apprensioni, diede le spalle alla fenditura e appoggiò il piede gottoso sul
piolo più alto.
Fu cosı̀ che Benjamin Franklin iniziò la sua discesa
verso la Biblioteca di Vectis.
1
Panama City,
Florida, 2026
Il primo rumore che Will sentı̀ al risveglio fu il russare.
Per un attimo pensò che qualcuno avesse messo in funzione i motori. Il suono basso e gutturale proveniente
dalla cabina per gli ospiti ricordava stranamente il brontolio dei due 454 Crusader al minimo dei giri. Quelle vecchie macchine erano particolarmente suscettibili: erano
due cimeli che richiedevano attenzioni e moine per fare
il loro dovere.
« Proprio come me », ripeteva sempre Will.
Alzò lo sguardo al soffitto in teak della cabina armatoriale, prima di scostare le tende e aprire l’oblò. La foschia
era tipica del mese di gennaio. Tra non molto si sarebbe
dissolta. Stando alle previsioni, la temperatura avrebbe
superato i venti gradi. Niente male, visto che a Washington sarebbero caduti altri dieci centimetri di neve. Pensò
alla sua missione mattutina. Era un’impresa semplicissima: convincere il figlio ad andare a pesca di tonni.
Il suo cuscino era caldo. Quello di Nancy invece fresco
e intatto. Se lo piazzò sotto al collo e socchiuse le palpebre. Anche se Phillip per miracolo avesse smesso di russare, Will non sarebbe riuscito a riaddormentarsi. A sessantaquattro anni, la speranza di un sonno profondo e ristoratore era un desiderio proibito; per fortuna, virilità e
capelli non avevano fatto la stessa fine.
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Phillip, invece, era programmato per dormire, una
Ferrari del materasso. Bastava davvero poco per farlo
sprofondare nel mondo dei sogni e svegliarlo era un’impresa titanica: bisognava spalancare le tende, scuoterlo
per le spalle, blandirlo, invogliarlo con l’aroma di caffè...
E, se la settimana precedente faceva testo, Will già sapeva
che si sarebbero messi a litigare ancor prima che i piedi
del ragazzo avessero toccato il ponte.
La barca ondeggiava e strattonava le cime d’ormeggio,
seguendo il movimento della risacca. Come sempre, il
vento fresco aveva il potere di calmare Will. Però, all’improvviso, i motori del panfilo di fianco si misero rumorosamente in moto. L’umore peggiorò e lui scostò il piumone, irritato. Pace e silenzio erano ormai andati.
Poi si ricordò che il suo vicino era fuori città. Chi diavolo stava armeggiando con la barca di Bob? Si alzò di
scatto e salı̀ in coperta.
Il suo abbigliamento non variava mai granché: pantaloncini da bagno con o senza T-shirt. In quel momento
era senza. Una volta fuori, si grattò il torace peloso come
avrebbe fatto un scimmione – e in fondo lui non era molto diverso da uno scimmione – e strizzò le palpebre, abituandosi alla luce. Era abbronzato, con solo una parte
bianca che rimaneva nascosta e andava dalla cintola a
metà coscia. Ed era in forma, con gli addominali tonici
e le spalle robuste. Da anni aveva abbandonato la corsa
e l’allenamento in palestra, però darsi da fare per tenere
a galla quella vecchia barca forse gli era servito. Magari
era merito anche dei suoi geni, anche se non ne era sicuro. Suo padre era partito per il Regno dei Cieli ben prima
di compiere sessant’anni.
Il nuovo modello della Regal, di proprietà di Ben Pat-
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terson, ronfava tranquillo in folle: al timone non c’era
nessuno e le cime erano ancora fissate al molo.
Will si spostò a sinistra, sporgendosi dal parapetto.
« Ehi! »
Due donne bionde – con ben poca stoffa addosso –
spuntarono dalla parte centrale della barca.
Lui si lisciò rapidamente i capelli brizzolati.
« Ehilà! » gridò di rimando una delle due.
Dovevano essere sui trent’anni, calcolò Will: l’età perfetta. Si presentarono: la prima era la sorella di Ben, Margie, di Cape Cod; la seconda era Meagan, la sua migliore
amica. Un vero schianto.
« E tu come ti chiami? » chiese Meagan.
« Will. State per mollare gli ormeggi? »
« Ci puoi scommettere », rispose Margie. « Non ce la
facevamo più a sopportare l’inverno. Ben è stato cosı̀
gentile da lasciarci usare la barca per una settimana. Bisogna godersi la vita finché dura, come dicono tutti. Vuoi
unirti a noi? »
« Mi piacerebbe, ma non posso. Mio figlio dorme ancora. »
« Quanti anni ha? »
« Poco più di quindici. »
« Un’età fantastica. »
« Davvero? » replicò Will. « La vostra mi sembra migliore. »
Meagan agitò l’indice, come a dirgli di frenare i bollenti spiriti. « Ehi, ma io so chi sei... Sono certa di aver visto
la tua foto da qualche parte. »
Lui scrollò le spalle. Non gli andava di affrontare quell’argomento ma, prima di riuscire a cambiar discorso, la
donna aveva già il cellulare in mano. Glielo puntò contro
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e subito lo schermo si accese, mostrando due immagini
che collimavano perfettamente.
« Mio Dio, Margie! È Will. Quel Will. Il tipo della Biblioteca. »
« D’accordo, mi avete scoperto », ammise lui.
« Che cosa succederà il prossimo febbraio? » chiese
Meagan, come se Will non avesse mai sentito prima quella domanda.
« Ne so quanto voi. Volete che vi aiuti? »
Phillip era seduto nella dinette con un’espressione da
zombie, lo sguardo incollato alla NetPen. Will vedeva
le facce di quegli sfaticati dei suoi amici emergere dallo
schermo in tre dimensioni. Chiacchieravano in un incomprensibile gergo telematico: la lingua inglese era ufficialmente morta e sepolta. Poi riconobbe il viso aguzzo e
sfacciato del miglior amico di Phillip, Andy, e riuscı̀ a cogliere la parola compito.
Approfittando dell’occasione, Will lo interruppe. « Hai
dei compiti da fare? »
Phillip schiacciò il tasto per eliminare il volume e morse una fetta di pane tostato. « Un tema. »
« Su quale argomento? »
« Un tema e basta. »
« Quando pensi di farlo? »
« L’ho quasi finito, non preoccuparti. »
Will espresse la sua approvazione con un brontolio.
« Oggi il tempo è bello. Mi piacerebbe che uscissi con
me. »
« A pesca? »
« Esatto. »
« No, grazie »
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« Perché no? »
« Non voglio uccidere le creature indifese. »
« Le catturiamo e poi le lasciamo andare. »
« Non voglio far del male alle creature indifese. » Uncinò il labbro con l’indice e assunse un’espressione di
estrema sofferenza.
« Cristo, Phil. »
« Devo vedermi con alcuni amici. »
« Quali? »
« Solo un paio di ragazze. »
« Non sapevo che conoscessi qualcuno, qui. »
« Ora lo sai. »
Un secondo dopo, Phillip riportò in vita la NetPen e
riprese a ignorare il padre.
Ragazze... pensò Will. Tale padre, tale figlio.
Più tardi, quando Phillip se la svignò, Will raggiunse
l’ufficio portuale per spiarlo. Dalle finestre, notò una convertibile gialla fermarsi e tre ragazze carine far salire il figlio. Phil era un po’ allampanato, ma faceva la sua figura,
coi capelli mossi color biondo-rossiccio e col fisico ben allenato.
Fortunatamente aveva preso la statura da lui. Nancy
non era un gigante, tranne quando si arrabbiava. In quei
momenti, sembrava sovrastarlo. E ultimamente Will aveva subito abbastanza rimbrotti a lunga distanza da sentirsi minuscolo.
Afferrò una penna dal banco accettazione e, con l’istinto di un padre ancora in carica e di un ex agente dell’FBI, segnò il numero di targa dell’auto. Le precauzioni
non erano mai troppe.
Risalito a bordo della Will Power, fissò il posto vuoto
del vicino ed emise un sospiro. Avrebbe dovuto unirsi
a quelle due. Un lungo giorno gli si parava davanti.
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Dal momento che la pesca era fuori discussione, cosa
avrebbe potuto combinare? Da tempo rimandava una revisione dell’impianto di raffreddamento. Con riluttanza,
decise che era giunto il momento di sporcarsi le mani.
Alcune ore più tardi, sentı̀ il Regal tornare in porto.
Mise da parte gli attrezzi senza eccessivi scrupoli, si pulı̀
le mani con uno straccio e riemerse alla luce calda del pomeriggio. Immaginava che le due donne avrebbero incontrato delle difficoltà con l’attracco, e non si sbagliava.
Dopo due tentativi falliti, Will si offrı̀ di salire a bordo e
di eseguire la manovra. L’azzeccò perfettamente e lanciò
le cime sul molo.
« Il nostro cavaliere dalla scintillante armatura », disse
Meagan. « Vuoi qualcosa da bere? »
« Fammi prendere una maglietta. »
Risalı̀ sulla sua barca e, mentre cercava una polo da infilarsi, iniziò a parlare con se stesso, ignaro dell’ironia del
suo discorsetto, considerato il nome della barca. Will Power. « Il potere di Will. » Il potere della volontà. « Prova a esercitare un minimo di autocontrollo, Cristo. Cerca di non essere un completo idiota. Puoi farcela? Che ne pensi? »
Poi si trovò davanti una foto di Nancy durante la cerimonia di giuramento a Washington, quando lei era diventata vicedirettore esecutivo della sezione anti-crimine
cibernetico dell’FBI. Quel giorno in particolare lei stava
davvero bene, sembrava molto contenta. Will aveva quasi rovinato il loro rapporto, lamentandosi di dover vivere
a Washington. I due ci avevano lavorato sopra, trovando
un compromesso. Non poteva mandare tutto all’aria.
Will si stava rilassando con una birra. Di solito cercava di
non bere troppo ma, benché non fosse ancora sera, si sen-
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tiva autorizzato a godersi un po’ la vita. Nancy non si faceva vedere da quasi due mesi, fatta eccezione per i tre
giorni del periodo natalizio che avevano passato insieme
a Panama City. E le giornate con Phil non si stavano poi
rivelando granché divertenti.
Le due donne avevano una ghiacciaia strapiena, un
sacco di stuzzichini e una scorta inesauribile di chiacchiere. Lo vezzeggiavano, specialmente Meagan continuava
a riempirlo di birra e a stuzzicare la sua vanità. Gli ripeteva che la sua barca era fantastica. Che aveva una splendida abbronzatura. Che era in ottima forma per un uomo
della sua età. Che era la prima celebrità che lei avesse incontrato.
« Quando hai preso il tuo motoscafo? » domandò Margie.
« Circa quindici anni fa. In cambio di un caravan. »
« Di un caravan? »
« È una vecchia storia. »
Lei lasciò perdere. « Starai qui a lungo? »
« Il più a lungo possibile. »
« Auguriamoci più di tredici mesi », intervenne Meagan.
« Auguriamoci di sı̀. »
Dopo un’ora, Margie si addormentò per il troppo sole
e la troppa birra. Meagan gli chiese di fermarsi con loro a
cena. Will inviò un messaggino al figlio e la risposta arrivò subito: era occupato in altre faccende. « Sono dei vostri », annunciò.
« Lasciamola dormire », disse Meagan, indicando Margie. « Preparerò della pasta. Sai come far funzionare la
cucina di Ben? »
La barca ondeggiava piacevolmente al vento del pomeriggio. Will aprı̀ la valvola del propano, accese il for-
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nello e si sdraiò sul divano, mentre Meagan cucinava.
L’uomo fissava come ipnotizzato il bikini che copriva il
fondoschiena scultoreo della giovane.
Cercando le spezie, Meagan trovò invece una bottiglia
di scotch. « Adoro questa roba... Ma devo ricordarmi di
rimetterlo a posto prima di andarmene. Ne vuoi un
po’? »
Will conosceva la marca preferita di Ben. Johnny
Walker Black: il suo migliore amico e, insieme, il suo peggior nemico. Sospirò. « Non bevo più. »
« Ma se ti sei scolato tre birre! »
« Non bevo più whisky. »
« L’alcol è pur sempre alcol. »
« Oh, no, non lo è. »
« Cosa potrebbe accadere di terribile? Di sicuro non ti
butteremo in acqua completamente sbronzo. Inoltre io
sono un’infermiera. Sono in grado di affrontare qualsiasi
situazione. »
« Mia moglie potrebbe chiamarmi. »
« La segreteria telefonica esiste proprio per questo, tesoro. »
Il primo sorso abbondante fu come un ritorno a casa.
Corposo e imprudente, risvegliava il palato e solleticava
la gola. Un istante dopo, lo sentı̀ raggiungere il cervello
in un’ondata di piacevole torpore. Ehi, Johnny, dove ti eri
cacciato, amico? Will finı̀ il bicchiere e ne iniziò un altro.
Lasciando che il sugo cuocesse a fuoco lento, Meagan
si unı̀ a lui sul divano, si versò un secondo bicchiere e si
fece seria. « Anche se la considero una bufala, sono spaventata. Che cosa succederà davvero il 9 febbraio 2027? »
« Non lo so », rispose lui. « E non sto nascondendo informazioni, credimi. »
« Ma noi tutti conosciamo questa storia grazie a te!
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Scusa se mi ripeto, ma ancora non posso credere di essere
seduta vicino a Will! Se non sfruttassi una simile opportunità, sarei proprio una stupida. »
« Sono fuori dal giro da più di quindici anni. Come se
non bastasse, non sono particolarmente gradito alle alte
sfere. » Tracannò un altro sorso. « Se non avessi avuto
un asso nella manica, credo che si sarebbero sbarazzati
di me parecchio tempo fa. »
« Il database. »
Will annuı̀.
« Sei un OLO, vero? »
OLO stava per « Oltre L’Orizzonte ». « Sı̀. »
« Ormai penso di esserlo anch’io. Comunque, nel caso,
potresti dare una controllatina? » chiese Meagan.
« Non posso accedere all’archivio »
« Scherzavo. In realtà non voglio saperlo. »
« Ti capisco benissimo. »
« Però è tremendo pensare che tutto finirà tra quattrocento giorni o giù di lı̀. C’è gente che ha addirittura un
timer sul monitor del computer! Il mondo è in preda all’angoscia. »
« Cerco di non pensarci troppo », replicò Will. « Vivo e
basta. »
« Sı̀, ma hai un figlio. »
L’uomo le allungò il bicchiere per farselo riempire.
« Questa è la parte più difficile. E poi c’è anche una figlia,
più vecchia di te, avuta da un matrimonio precedente. »
« Nessun nipotino? »
« Uno. Il figlio di Laura, Nick. Un bravo ragazzo. »
« Cosı̀ tu pensi sul serio che il mondo stia per finire? »
« Sı̀, no, forse sı̀, forse no, probabilmente sı̀, probabilmente no. Dipende dal giorno in cui mi viene fatta la domanda. »
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« E oggi? »
Will s’inumidı̀ il dito, tenendolo dritto in aria. « Oggi?
Sı̀, sta per finire. »
« E allora perché ti costringi a non bere whisky? »
L’uomo sventolò il bicchiere. « Direi che sono venuto
meno al voto. »
« Intendevo in generale. La maggior parte della gente
che conosco non pensa ad altro che darsi alla pazza
gioia. »
« Se dipendesse da me, probabilmente sarei uno che se
la spassa alla grande. Però mia moglie Nancy non potrebbe tollerarlo. Esistono cose peggiori della morte... per
esempio farla arrabbiare. Non ti piacerebbe vederla, te
l’assicuro. »
Meagan ridacchiò.« Adesso dov’è? »
« A Washington. Ha una carica importante nell’FBI.
Mio figlio vive con lei. »
« Siete separati? »
« Nossignore. Odia vedermi girare come un’anima in
pena nella nostra casa in Virginia. È una specie di compromesso. Io sono originario di queste parti, e qui mi piace. Tra un anno o giù di lı̀, quando saremo più vicini all’Orizzonte, sceglieremo un posto dove sistemarci. »
Meagan posò il bicchiere e gli passò con studiata lentezza un dito lungo la maglietta, dal collo all’ombelico.
L’unghia stridette contro il cotone. Sembrava il rumore
di una cerniera che veniva aperta.
Will sapeva cosa stava accadendo, ma chiese con aria
innocente: « Che significa? »
« Il mio sugo è più saporito se viene lasciato sul fuoco
a lungo. »
« A me piace la salsa quand’è bella rossa. »
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« Allora vieni nella mia cuccetta o nella mia branda o
comunque si chiami il letto su una barca. »
« Di sopra c’è Margie. »
« Ha il sonno molto pesante ». Prese una mano di Will
e se la premette contro il petto. « Penso che dovremmo
pensare a divertirci. Mi sei piaciuto subito. »
Lui non sapeva come rispondere. Aveva i pensieri
confusi e il seno di lei era deliziosamente morbido.
« Sei una specie di diavoletta in bikini, eh? »
Lei si avvicinò e lo baciò.
Dopo una trentina di secondi, Will si scostò. « Ho paura di dover rifiutare il tuo invito, per quanto allettante. »
« C’entra tua moglie? »
Annuı̀. « Ho fatto una promessa. A lei e a me stesso. »
« Va bene, ma non mi trovi attraente? » domandò Meagan, sfiorandogli l’inguine.
« Certo che ti trovo attraente. »
« Il mondo sta per finire... che male c’è a divertirsi un
po’? »
Will le fissò le gambe. « Anche questo è vero, tuttavia... » Inspirò a fondo e, quando espirò, successe qualcosa. Gli sembrava di non riuscire a buttar fuori l’aria, che
gli comprimeva i polmoni. Provò ad alzarsi, ma senza risultato.
« Ti senti bene? » domandò lei.
« Io... » Si sforzò di respirare, ma il senso di oppressione non se ne andava. Le orecchie rimbombavano e fischiavano. Nella sua vita, aveva attraversato parecchi
brutti momenti, si era trovato coinvolto in scontri a fuoco
con uomini pronti a ucciderlo, ma non aveva mai provato
il panico che in quel momento lo stava attanagliando.
Quasi non si rese conto delle dita di Meagan sulla ca-
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rotide e di una voce lontana che diceva: « Mio Dio, penso
che tu stia avendo un infarto ».
Guardando attraverso l’oblò, Will si accorse che non
era ancora notte. Infine si accasciò sul tappeto. Io sono
un OLO, pensò. Non posso morire oggi.
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LA BIBLIOTECA DEI MORTI
Tutto è già stato scritto...
Ma il destino di ogni uomo
è un segreto sepolto nel silenzio
Questo romanzo comincia nel dicembre 782 in un’abbazia sull’isola di Vectis (Inghilterra), quando il piccolo Octavus, accolto dai monaci per pietà, prende una pergamena e inizia a scrivere un’interminabile serie di nomi affiancati da numeri. Un elenco enigmatico e inquietante.
Questo romanzo comincia il 12 febbraio 1947, a Londra, quando Winston Churchill prende una decisione
che peserà sulla sua coscienza sino alla fine dei suoi giorni. Una decisione atroce ma necessaria.
Questo romanzo comincia il 10 luglio 1947, a Washington, quando Harry Truman, il presidente della prima bomba atomica, scopre un segreto che, se divulgato,
scatenerebbe il panico nel mondo intero. Un segreto lontano e vicinissimo.
Questo romanzo comincia il 21 maggio 2009, a New
York, quando il giovane banchiere David Swisher riceve
una cartolina su cui ci sono una bara e la data di quel
giorno. Poco dopo, muore. E la stessa cosa succede ad altre cinque persone. Un destino crudele e imprevedibile.
Questo romanzo è cominciato e forse tutti noi ci siamo
dentro, anche se non lo sappiamo.
Perché non esiste nulla di casuale.
Perché la nostra strada è segnata.
Perché il destino è scritto.
Nella Biblioteca dei Morti.
IL LIBRO DELLE ANIME
Il futuro dell’umanità è un segreto
nascosto tra le pagine di un libro
È un libro, un semplice libro antico.
Ma custodisce un segreto.
Un segreto che è stato scritto col sangue nel 1297, da
innumerevoli scrivani coi capelli rossi e con gli occhi verdi, forse toccati dalla grazia divina, forse messaggeri del
diavolo. Che è riapparso nel 1334, in una lettera vergata
da un abate ormai troppo anziano per sopportare il peso
di quel mistero. Che, nel corso del XVI secolo, ha illuminato la strada di un teologo, i sogni di un visionario e le
parole di un genio.
È un libro, un semplice libro antico.
Ma sta per scatenare l’inferno.
Perché quel libro dovrebbe trovarsi nella Biblioteca dei
Morti, la sconfinata raccolta di volumi in cui è riportata la
data di nascita e di morte di tutti gli uomini vissuti dall’VIII secolo in poi. E, dopo essere rimasto sepolto sotto la
polvere della Storia per oltre settecento anni, adesso è rie-
merso ed è diventato un’ossessione per Will Piper, deciso
a cancellare il dolore che la Biblioteca ha portato nella sua
vita; per Henry Spence, che ha dedicato la sua esistenza
alla soluzione dell’enigma e che ormai ha i giorni contati;
per Malcolm Frazier, il capo della sicurezza della Biblioteca, determinato a uccidere pur d’impedire al mondo di
conoscere la verità. Un’ossessione che inevitabilmente
porta altro dolore, altri enigmi, altro sangue.
È un libro, un semplice libro antico.
Ma è il Libro delle Anime.
E il suo segreto è il nostro destino.
L’ULTIMO GIORNO
È il mistero che ci affascina
da sempre
È la speranza che illumina
la nostra vita
Ma quando diventa un’ossessione
l’unica strada è uccidere...
Milano, oggi. È la crisi più grave che il mondo abbia mai
attraversato. Disorientati, giovani e anziani, credenti e
atei si pongono tutti le stesse, angoscianti domande: cosa
faranno ora che il più grande sogno dell’umanità si è trasformato in un incubo? Cosa succederà allo scoccare dell’ultimo giorno?
Boston, qualche mese prima. È l’indagine più complessa
che Cyrus O’Malley abbia mai affrontato. Sconvolto, il
detective dell’FBI osserva le foto delle vittime: per l’ennesima volta, si chiede perché, dopo averle strangolate, il
serial killer abbia praticato loro un minuscolo foro alla
base del cranio. Per Cyrus, quel caso è diventato un’ossessione. E non importa se, per risolverlo, sarà costretto
a rinunciare a tutto ciò che gli è caro...
Londra, 1988. È la sensazione più travolgente che Alex
Weller abbia mai provato. In estasi, il ragazzo osserva
il fiume di luce che scorre davanti a lui: sull’altra sponda
c’è suo padre, che lo esorta a raggiungerlo. Ma, per quanto si sforzi, Alex non riesce a muoversi e, d’improvviso, si
trova di nuovo incastrato fra le lamiere, sul luogo del terribile incidente d’auto che ha causato la morte dei genitori. Da quel momento, Alex avrà un solo obiettivo: rivivere quell’esperienza. E non importa se, per farlo, sarà costretto a uccidere...
IL MARCHIO DEL DIAVOLO
Da secoli camminano
in mezzo a noi...
ma solo un’anima pura può
riconoscere i segni e spegnere
il fuoco del Male
Roma, 1139. Inquieto, un uomo alza gli occhi alla volta celeste. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi che mostrerà
un allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a
poco a poco si dissolve nell’oscurità, rivelando 112 stelle.
È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi, sulle
rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo.
Roma, 2000. Incredula, una giovane archeologa fissa il
cielo. Poche ore prima, il Vaticano le ha ordinato d’interrompere gli scavi nelle catacombe di San Callisto, mettendo cosı̀ fine alla sua carriera accademica. E adesso
lei giace sull’asfalto, in una pozza di sangue. Tuttavia,
nell’istante in cui l’aggressore le ha conficcato il pugnale
nel petto, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante.
Un dettaglio impossibile da dimenticare.
Roma, oggi. Sconcertata, una suora studia i simboli
astrologici tracciati sul muro. Ma quello non è il solo
enigma custodito dall’antico colombario di San Callisto.
Intorno a lei, infatti, ci sono decine di scheletri caratterizzati da un’anomalia inquietante: la stessa anomalia del sicario che, anni prima, aveva cercato di ucciderla. Decisa a
far luce sul mistero, suor Elisabetta entra in possesso di
un rarissimo esemplare del Dottor Faust di Marlowe e intuisce che quei versi sono il codice per svelare il cerchio
diabolico che lega passato, presente e futuro. Perché il
papa è morto, il conclave è alle porte e la profezia sta
per compiersi...
LA MAPPA DEL DESTINO
È nascosto in una grotta
È custodito in un manoscritto
È un segreto millenario
Può un miracolo diventare
una maledizione?
Roma, 64 d.C. La folla guarda le fiamme che guizzano
nella notte senza stelle, ipnotizzata. Sono i corpi dei cristiani che bruciano, illuminando le rovine della capitale.
Ma niente può soddisfare la sete di vendetta di Nerone, e
quello è soltanto il primo atto di una guerra segreta destinata a durare millenni...
Roma, 1139. Un uomo volge gli occhi al cielo, in attesa. Seguendo le indicazioni dei suoi predecessori, è arrivato nella Città Eterna per assistere all’eclissi lunare che svelerà un
allineamento astrale unico. All’ora stabilita, la luna a poco
a poco si dissolve nell’oscurità, lasciando il posto a 112 stelle. È il segno che l’uomo aspettava: ancora 112 papi, poi,
sulle rovine della Chiesa, sorgerà un nuovo mondo...
Roma, 2002. Una giovane archeologa fissa la volta celeste, immobile. Poche ore prima, ha saputo che il Vaticano
ha ordinato l’interruzione degli scavi nelle catacombe di
San Callisto, segnando cosı̀ la fine della sua carriera accademica. E ora giace sull’asfalto, in una pozza di sangue.
Quando l’aggressore le ha conficcato il coltello nel petto,
però, Elisabetta ha notato un dettaglio agghiacciante, un
dettaglio che non scorderà mai...
Roma, oggi. Una suora studia i simboli astrologici tracciati sul muro, sconcertata. L’antico colombario adiacente
alle catacombe di San Callisto è disseminato di centinaia
di scheletri, che presentano un’anomalia inquietante:
un’anomalia che la giovane religiosa ha intravisto la notte in cui ha rischiato di morire. E, quando entra in possesso di un rarissimo esemplare del Dottor Faust di Marlowe del I secolo d.C., una successione enigmatica di simboli astrologici, un libro maledetto: sono gli indizi che,
mettendo a rischio la propria vita e quella dei suoi cari,
una giovane suora dovrà decifrare per impedire la riuscita di un’agghiacciante cospirazione. Perché il papa è
morto, il conclave è alle porte e la profezia sta per compiersi...
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Il tempo della verità