Energy News del 26 settembre 2012
Verso una nuova sensibilità energetica
La prima giornata del 12° Energy Summit .................................................................................................................. 4
Italia hub energia, strada lunga e costosa
All'Italian Energy Summit parlando di mercati, bollette, Fer e dual fuel.................................................................... 5
Energia: AU, banca dati SII contro 'turismo energetico' e morosità
Contrastare il ''turismo energetico'' e ridurre la morosità del settore....................................................................... 6
"Gas, almeno ora la concorrenza è reale"
Bianchi (Nomisma): "Unico effetto positivo della crisi". Gli scenari del settore all'Energy Summit .......................... 7
Mercato del gas, resteranno in pochi
Bianchi (ad di Nomisma Energia): «Fino al 2008 un trend di crescita; ma siamo ritornati al livello del 2004,
perdendo 5 miliardi di metri cubi» ............................................................................................................................. 8
Garanzie, Gas Intensive non ci sta: "Ricorreremo"
Sotto accusa la delibera per la ripartizione sui consumatori dei mancati pagamenti a Snam per il bilanciamento.
Impegni Eni-Antitrust: bene, ma................................................................................................................................. 8
Garanzie, Gas Intensive: faremo ricorso contro socializzazione degli oneri
Il presidente Culicchi: inaccettabile che il rischio d'impresa sia fatto pagare ai consumatori. Su impegni Eni con
l'Antitrust: bene cessioni capacità ma tempistiche problematiche ........................................................................... 8
GreenStream, cala il flusso verso l'Italia
Da 8 a 6 m.di mc/anno a causa della domanda libica .............................................................................................. 10
Export gas, governo Usa rinvia ancora
L'agenzia Usa per l'energia ha rinviato a fine anno la pubblicazione di un atteso studio sull'impatto
dell'esportazione di Gnl di produzione americana sui prezzi nazionali del gas ........................................................ 10
Il futuro del gas è nei trasporti più ecologici e convenienti
Il gigante russo intende essere in prima fila nella promozione della mobilità basata sul Gnl ................................. 10
Smart meter gas, UNI al lavoro su specifiche tecniche
L'UNI - Ente nazionale italiano di unificazione, ha avviato nei giorni scorsi l'inchiesta pubblica preliminare su
quattro progetti normativi di specifiche tecniche nazionali riguardanti i contatori elettronici per il gas naturale,
nel quadro del programma di sostituzione definito dall'Autorità per l'energia ....................................................... 11
Regolatori Ue, al centro consumatori e codici di rete
I programmi di lavoro 2013 di Ceer e Acer. Linee guida bilanciamento elettrico .................................................... 12
Liberalizzazioni, Ibl: elettricità meno contendibile
L'indice del settore resta il più alto tra i comparti esaminati e sale al 77% ma crolla al 61% se si contano anche
rinnovabili e capacity payment. Gas migliora ma di poco, per i limiti dell'operazione Snam .................................. 12
Alpiq: gara a 5 per Energit, entro il 28 le offerte vincolanti
Il gruppo svizzero anticipa la deadline. In corsa Duferco, Esperia, Onda Energia, Moser Baer e Sardinian Green
Island ......................................................................................................................................................................... 13
AcegasAps-Hera, il Pd apre il caso Ruffini
Presidente del consiglio nel mirino per il no. La replica: «Mi aspetto una mozione di sfiducia» ............................ 14
Hera-AcegasAps senza più ostacoli «Altre fusioni? Niente ammucchiate»
Il presidente del patto: con Cdp grande disegno, ma ora pensiamo a noi ............................................................... 14
A2A, Brescia chiede via duale e Ambiente, Ranci:"Piano a novembre"
Superare il sistema duale di governance, introducendo quello monistico e spostare a Brescia la sede delle attività
ambiente e teleriscaldamento, lasciando a Milano quella dell'energia ................................................................... 15
Inceneritore, riunione a porte chiuse. La Regione trova l’accordo con Hera e Iren
“Stop alla costruzione di nuovi inceneritori e chiusura graduale di quelli esistenti" ............................................... 15
"Giù le mani dal gas": rabbia dei lavoratori Acam. Faccia a faccia con il sindaco nella serata del consiglio
comunale
Faccia a faccia con il sindaco nella serata del consiglio comunale ........................................................................... 16
Eisackwerk contrattacca «Società trasparente»
Frasnelli contesta l'altolà della Provincia.................................................................................................................. 17
Antonio Peris se refuerza en Gas Natural
Gas Natural Fenosa agrupará sus negocios regulados de gas y electricidad bajo una única dirección general
liderada por Antonio Peris ........................................................................................................................................ 17
Pluralismo, lavoro, innovazione. Repubblica in cortocircuito? Tirreno Power - Sorgenia - e il carbone
L’edizione genovese del quotidiano di De Benedetti non dedica spazio alle rivendicazioni dei cittadini, dov’è il
pluralismo? l’ampliamento di una centrale a carbone si giustifica con nuovi posti di lavoro per la durata della sua
realizzazione, quanto lavoro? produzione di energia dal carbone, dov'è l'innovazione? ........................................ 18
Tirreno Power, Verdi all’attacco di Caviglia
Il partito ambientalista: nella trattativa sull’Aia provvisoria ha ottenuto ben poco ................................................ 19
Riconversione A2a Sel e Collettivo litorale attaccano il sindaco
Iacono: chiarezza sui piani e coinvolgimento degli abitanti Il Cdlc: Altran delega a un tavolo tecnico di cui non si
sa nulla ...................................................................................................................................................................... 19
Il progetto è stato corretto come preteso da Bruxelles
Il quarto progetto per la centrale integrata carbone-Co2 di Nuraxi Figus è in viaggio verso Bruxelles ................... 20
Climate change is already damaging global economy, report finds
Economic impact of global warming is costing the world more than $1.2 trillion a year, wiping 1.6% annually from
global GDP................................................................................................................................................................. 20
Mitt Romney raises EU concerns for climate talks
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The candidate's doubts about a link between emissions and climate change have led to 'concern' at cabinet level
.................................................................................................................................................................................. 21
It's a myth that wind turbines don't reduce carbon emissions
Conclusive figures show that the sceptics who lobby against wind power simply have their facts wrong ............. 23
Wind farm investors eye exit
Moves come as Poland prepares to update regulations .......................................................................................... 25
FV, "la Cina non deve far paura"
Jrc: Ue leader nella R&S. Ma Eu ProSun presenta nuovo ricorso. Rapporto Epia su integrazione nelle reti ........... 26
Nouvelle plainte à Bruxelles contre les panneaux solaires chinois
Quelques semaines après une première plainte pour demander une enquête anti-dumping, les industriels
européens du solaire en déposent une deuxième pour dénoncer les "subventions illégales octroyées aux
fabricants chinois de panneaux photovoltaïques" ................................................................................................... 27
Truffa del fotovoltaico In tre rinviati a giudizio
Impianto mai realizzato ............................................................................................................................................ 27
Il piano Sharp mette in allerta Enel
La crisi del gruppo giapponese porterà alla dismissione di parte del business fotovoltaico ................................... 28
L'auto elettrica messa alla corda. ha fatto il "giro del mondo"
Un automobilista tedesco, Rafael De Mestre, ha appena portato a termine il lungo tour di 28.000 chilometri a
bordo della sua Tesla Roadster stabilendo, tra l'altro, una serie di nuovi record .................................................... 28
EDF va louer des voitures électriques
A l'occasion du Mondial de l'automobile, l'électricien est sur le point d'annoncer plusieurs initiatives fortes dans
l'écomobilité, dont la location de voitures électriques à des flottes d'entreprises ................................................. 29
La voiture électrique, une option risquée
Disposer d'une option technique est certainement une bonne chose. On fait souvent le parallèle avec les options
financières : acheter une option financière donne le droit de faire ou de ne pas faire une opération boursière le
moment venu............................................................................................................................................................ 30
La voiture écologique: un "green" en demi-teinte ?
Les véhicules "propres", qu'ils soient hybrides ou tout électriques, présentés sur le salon ont dépassé les stades
successifs de concept-car et de support marketing ................................................................................................. 31
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Verso una nuova sensibilità energetica
La prima giornata del 12° Energy Summit
Rapporti tra regolazione e mercato, chiarezza e stabilità delle regole, mercato unico Ue Strategia energetica, sui cui il
governo conferma l'avvio a brevissimo della consultazione. Questi i principali temi discussi nella giornata di avvio del 12°
Energy Summit del Sole24Ore, svoltasi lunedì a Milano.
E' cominciata lunedì 24 settembre a Milano la dodicesima edizione dell'Energy Summit organizzato dal Sole 24 Ore,
l'ormai tradizionale incontro sul mercato energetico tra player, istituzioni ed associazioni, che si concluderà giovedì 27.
La conferenza inaugurale ha affrontato il tema delle “Nuove sinergie tra esigenze industriali e obiettivi ambientali” con
gli interventi di Guido Bortoni, presidente dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, e Fabrizio Barbaso, vice direttore
Generale DG Energia della Commissione Europea.
L'energia è un fattore fondamentale per la competitività, ha detto Barbaso, e proprio competitività delle imprese,
sostenibilità e sicurezza di approvvigionamento sono i tre pilastri dell'energia, argomenti chiave da affrontare a livello
anche normativo e strategico. Il tema che si pone è il ruolo dell'autorità pubblica, se deve essa intervenire nel settore
energetico o lasciare spazio al libero mercato. E' evidente dal contesto attuale che un intervento pubblico cha abbia il
fine di definire il quadro normativo e fare previsioni non può che aiutare la stabilità, ovviamente lasciando spazio agli
strumenti di mercato.
In questa ottica, importante è il mercato interno europeo, per la cui completa realizzazione la Commissione si è data
l'obiettivo del 2014.
Barbaso ha quindi concluso dicendo che la politica energetica che la Commissione sta oggi elaborando può
potenzialmente creare 3,2 milioni di posti di lavoro in Europa, puntando ad un equilibrio tra intervento pubblico e libero
mercato, e tra industria e ambiente, e investendo direttamente con oltre 32 miliardi di euro di incentivi distribuiti sui
diversi programmi nel settore energia.
Il presidente Bortoni ha focalizzato l'attenzione sull'Italia, rilevando subito che lo spread energetico è una parte
preponderante nella perdita di competitività dell'industria italiana. Per risolvere questa equazione bisogna porsi nella
giusta prospettiva, dotandosi di un metodo coerente ed una strategia, che non è però tentazione statalista, motivo per
cui vanno previsti opportuni strumenti di mercato con cui lavorare.
Le infrastrutture – ha continuato Bortoni – non devono essere viste come l'obiettivo stesso ma come un mezzo per
raggiungere gli obiettivi strategici che ci si pone, obiettivi che non possono non avere una ottica europea. Gli
investimenti devono essere orientati da una metodologia che tenga in considerazione principalmente l'utilità delle
infrastrutture in termini di sistema e che lasci poi spazio al mercato.
Il rilancio della competitività nel settore energetico – ha quindi concluso Bortoni – passa attraverso la partecipazione a
progetti internazionali, contribuendo all'apertura dei mercati ed in ottica di mercato unico europeo.
Andrea Paliani, global advisory leader di Ernst&Young, ha quindi parlato di come “alimentare la crescita del sistema
energia tra investimenti infrastrutturali e complessità del mercato dei capitali”.
I problemi più rilevanti restano il costo dell'energia, con i due nodi della fiscalità e degli oneri di sistema, ed il gap sui
finanziamenti – al momento ci sono oltre 100 miliardi di investimenti il cui finanziamento è incerto. La soluzione non
può che passare attraverso una struttura regolatoria e normativa ben definita, una crescita dell'appetibilità degli
investimenti infrastrutturali, ed un uso di strumenti di finanziamento innovativi.
I temi relativi alle “Infrastrutture e mercato energetico: i nuovi piani di sviluppo in Italia” sono stati trattati anche in una
tavola rotonda introdotta da Massimo Maffeis, Partner KPMG Responsabile Energy, e con Gianni Armani
(amministratore delegato Terna Rete Italia), Roberto Potì (chief development officer Edison e presidente Galsi), Luca
Schieppati (direttore generale Operations Snam Rete Gas) e Kjetil Tungland (managing director Trans Adriatic Pipeline).
Dopo alcuni spunti proposti da Maffeis, incentrati sulla indispensabilità dello sviluppo infrastrutturale per migliorare
l'efficienza produttiva dei mercati ma anche sulla necessità di una selezione dei progetti effettivamente necessari al
sistema, il dibattito si è articolato sui temi proposti. Di fondamentale importanza, secondo Schieppati, l'integrazione del
mercato italiano con quelli europei e l'attrazione di risorse che utilizzino nuove infrastrutture per ridurre i prezzi del gas;
Armani ha rilevato la necessità di una buona gestione dei costi legati alle infrastrutture, tra cui le prescrizioni ambientali;
secondo Potì, è necessario, pur mantenendo l'autonomia regionale prescritta dalla riforma del Titolo V della
Costituzione, che alcuni sviluppi delle infrastrutture siano coordinati a livello centrale.
Sono seguiti gli interventi di Donato Camporeale, E&U executive director PwC, Tessa Lee, counsel Linklaters, e Nino Lo
Bianco, presidente e consigliere delegato BIP. Camporeale ha puntato l'attenzione sulla necessità per le imprese di
dotarsi di sistemi di gestione degli asset, di quelli esistenti e di quelli in arrivo, con il riesame degli investimenti in corso,
e di quelli futuri, con una scelta adeguata dei nuovi investimenti. Lee ha rilevato il cambiamento di focus in corso negli
investimenti e vede attori diversi ma la stessa necessità di una chiara strategia di intervento. Simili considerazioni da
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parte di Lo Bianco, che ha osservato che servono garanzie di un quadro regolatorio stabile e nuovi modelli di
remunerazione per attrarre gli investimenti.
A seguire la tavola rotonda introdotta da Piergiulio Bizioli, Energy & Resources Industry leader Deloitte, e che ha visti
come partecipanti Miguel Antonanzas, presidente e amministratore delegato E.On Italia, Piero Manzoni, consigliere
delegato Falk Renewables, Massimo Nicolazzi, amministratore delegato Centrex Europe Energy & Gas, e Angelo Era,
partner Deloitte, ha discusso del “fuel mix italiano tra scelte degli operatori e necessità ambientali”.
Le conclusioni della mattinata sono state affidate a Tullio Fanelli, sottosegretario al ministero dell'Ambiente, che ha
messo in relazione l'evoluzione del mercato energetico e la tutela ambientale.
Il governo, ha detto Fanelli, è avviato verso una soluzione strutturale della politica energetica, che è stata delineata nella
Strategia Energetica Nazionale (SEN). La strategia oggi necessita però di un nuovo approccio ed è per questo che la
consultazione in avvio sarà rivolta non solo agli operatori del settore energetico, ma soprattutto alla società civile e
produttiva e all'industria.
Parlando poi dell'efficienza energetica, vero elemento chiave per la strategia, Fanelli ha rilevato che il costo dell'energia
va inteso come costo per l'impresa, e cioè prezzo per quantità; per ridurlo, è possibile lavorare sul prezzo, ma è anche
importante ridurre la quantità di energia consumata.
Il pomeriggio si è aperto con la relazione di Claudio De Vincenti, sottosegretario al ministero dello Sviluppo Economico.
Focus dell'intervento è il documento della SEN che sarà diffuso “a brevissimo” per la consultazione. Quattro sono gli
obiettivi chiave della strategia: la riduzione del gap del costo di energia rispetto agli altri paesi europei; la sostenibilità
ambientale, dettata dagli obiettivi europei che il governo vuole raggiungere e superare; il miglioramento della sicurezza
e dell'indipendenza di approvvigionamento; lo sviluppo.
Nel documento anche alcuni strumenti per raggiungere gli obiettivi, il più importante dei quali è l'efficienza energetica,
che contribuisce a ridurre i consumi agendo sull'approvvigionamento e sviluppando tecnologia innovativa. Ma sono
inclusi anche la rete gas, e la creazione di una impresa con proiezione europea – esplicitamente Snam, dopo lo scorporo
da Eni – che sviluppi la rete in ottica europea per diversificare gli approvvigionamenti; la rete elettrica, per la quale
vanno potenziate le interconnessioni e sviluppata la distribuzione intelligente con le smart grid; e, per finire, le
rinnovabili, per le quali si intendono superare gli obiettivi europei ma che devono diventare sostenibili anche dal punto
di vista economico, eliminando le rendite che si sono create in questi anni a causa degli errori di programmazione del
passato.
L'intervento pubblico – ha poi concluso De Vincenti – dovrà farsi sentire con due strumenti principali: la definizione di
regole che permettano ai mercati di funzionare correttamente e con il ruolo di programmazione e di allocazione delle
risorse esistenti, non quindi come regolatore ma come “giocatore tra i giocatori”.
Si sono quindi succeduti gli interventi di Carlo Maria Capè, amministratore delegato BIP, che ha illustrato uno studio
sullo “storage” elettrico come strumento per facilitare il raggiungimento della grid-parity e risolvere il problema dello
sbilanciamento della rete a vantaggio delle fonti rinnovabili; di Mariano Marciano, GBS Energy & Utility Business
Development IBM Italia; Massimo Ricci, presidente e amministratore delegato GME; e Al Cook, vice president Shah
Deniz Development BP Azerbaijan.
I lavori sono stati chiusi da Valeria Termini, commissario dell'Autorità per l'energia, che partendo dagli spunti e dalle
idee ascoltate durante la giornata ha presentato alcune riflessioni che hanno toccato temi quali il cambiamento
dell'industria del gas e la sua complessa ed incerta transizione; il meccanismo di formazione dei prezzi ed il ruolo del
regolatore; e cosa aspettarsi a livello europeo dal lavoro in corso in ACER (Agency for the Cooperation of Energy
Regulators – Agenzia per la Cooperazione dei Regolatori dell'Energia).
Giacomo Selmi - Staffetta Quotidiana, 25-09-12
Italia hub energia, strada lunga e costosa
All'Italian Energy Summit parlando di mercati, bollette, Fer e dual fuel
Ieri pomeriggio all'Italian Energy Summit si è parlato dei mercati italiani dell'elettricità e del gas, con Paolo Vigevano,
recentemente riconfermato presidente e a.d. dell'Acquirente Unico, che ha spiegato lo stato attuale di implementazione
del progetto di Sistema Informativo Integrato che punta alla razionalizzazione ed efficientamento dei flussi informativi
tra gli operatori del mercato, e con Lorenzo Parola, Partner dello Studio Legale Grimaldi, che ha parlato degli aspetti
regolamentari e contrattuali per il finanziamento e la realizzazione di nuove linee elettriche di interconnessione con
l'estero in modalità merchant.
Poi la tavola rotonda tra gli operatori del mercato, moderata da Paolo Ghislandi (Aiget). Un filo rosso lo ha tracciato con
le sue conclusioni Alberto Biancardi, commissario dell'Autorità per l'Energia, dicendo: "Il sistema energetico è in veloce
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evoluzione. La Sen è un'occasione per condividere l'obiettivo di riallineamento dei nostri prezzi con quelli dei mercati
esteri e per identificare gli strumenti più appropriati. Gli investimenti in rete sono correttamente individuati come i
punti prioritari su cui operare per rendere più competitivo il nostro sistema. Serve trovare una scala di priorità per
valutare i singoli progetti", ha detto.
"Altro aspetto fondamentale è aprire confronti bilaterali e multilaterali con i Paesi confinanti per coordinare i nostri
mercati. Essenziale a questo proposito è, ad esempio, avviare nel più breve tempo possibile progetti di coupling dei
servizi di dispacciamento della rete elettrica''.
Infine, ha aggiunto Biancardi, ''abbiamo positivamente investito e parecchio in rinnovabili, ma questo comporta e
comporterà anche interventi massicci sulla rete elettrica (come ha sostenuto anche Gianni Armani, a.d. di Terna Rete
Italia, nella prima giornata del Summit, la rete fa sempre più difficoltà a supportare tutta la "carica" delle rinnovabili in
via di allacciamento), che non possiamo non fare".
Ma a che prezzo tutto questo? Non ci si può certo aspettare che (al di là di qualche specifico contributo da parte di
Bruxelles) siano gli altri paesi europei a pagare i costi dell'ambizione italiana di diventare un hub energetico,
segnatamente nel gas. Quindi se vogliamo puntare a questo obiettivo (ed ai suoi relativi vantaggi per l'Italia) senza
sovraccaricare ulteriormente le bollette dei consumatori dovremo essere innanzitutto molto disciplinati nel valutare
compiutamente costi e benefici delle singole scelte di investimento, sia sul fronte elettrico che su quello gas (che si tratti
di batterie, gnl, gasdotti...).
Secondo Michele Governatori, vice presidente di Aiget, le potenzialità dell'Italia come hub energetico, per esempio
come esportatore di pregiati servizi di bilanciamento e back-up elettrico verso il centro Europa, sono reali, ed almeno
alcune di queste opportunità dipenderanno soprattutto dai rapidi aggiornamento ed armonizzazione del quadro
regolatorio a livello europeo, più che da nuovi massicci investimenti in infrastrutture.
Spostandosi dalla strategia agli attuali andamenti del mercato, uno dei punti maggiormente critici emersi da tutti gli
intervenuti, inclusi Alberto Sartori, direttore commerciale della valdostana CVA Trading, ed Antonio Mazzeo, vice
direttore generale di DSE, è stato quello dell'elevato incremento delle morosità e del rischio creditizio per gli operatori
riscontratosi nell'ultimo biennio, tanto che, per esempio parlando di possibili offerte dual fuel, se Massimo Protti,
presidente di Assoutility, conferma che "facciamo praticamente solo dual fuel", con i vantaggi per i clienti di avere una
sola bolletta ed un solo fornitore, per alcuni grossisti nell'attuale congiuntura ciò può anche diventare un ulteriore "mal
di testa".
Lo conferma Andrea Chinellato, direttore generale di Electra Italia: "Per noi adesso di fatto il dual fuel significherebbe un
raddoppio del rischio di credito verso lo specifico cliente piuttosto che un'opportunità".
Altro tema sempre caldo quello della (mancata) trasparenza delle bollette, sempre più appesantite da una pletora di
addizionali e di oneri più o meno impropri. Il tema è particolarmente sentito dai clienti, ma non sembra di facile
soluzione, anche a causa della forma attualmente assunta dagli obblighi in merito definiti da parte dell'Autorità per
l'Energia. Sul tema si è soffermato in particolare Marco Merler, a.d. di Dolomiti Energia, che ha parlato degli esperimenti
effettuati per poter inserire nelle bollette dei consumatori, oltre che ovviamente tutto quanto reso obbligatorio da
parte del regolatore, anche un breve quadro sinottico chiaro e riassuntivo del consumo e del prezzo finale totale.
Insomma i temi sul tappeto sono come sempre parecchi e, almeno finché ci sarà da pagare la legacy dei massicci
investimenti in rinnovabili sussidiate effettuati in questi anni, è forse tempo di lasciar perdere le illusioni su energia a
basso costo... e continuare a sognare un hub energia. Ma quanti italiani sanno cosa significa questa parola e quanti soldi
bisogna spendere?
Evgeny Utkin - QE, 26-09-12
Energia: AU, banca dati SII contro 'turismo energetico' e morosità
Contrastare il ''turismo energetico'' e ridurre la morosità del settore
Sono questi alcuni degli obiettivi del SII-Sistema Informativo Integrato, illustrati al 12.mo Italian Energy Summit dall'ing.
Paolo Vigevano, presidente e amministratore di Acquirente Unico, la società pubblica che sta realizzando e poi gestirà la
piattaforma digitale su indicazione del legislatore.
Tra i problemi che hanno spinto all'adozione di un sistema centralizzato, una enorme banca dati, ha spiegato Vigevano,
''c'è l'esplosione del fenomeno della morosità, connesso al cosiddetto turismo energetico, che ha ormai assunto
dimensioni preoccupanti''. In particolare, ha aggiunto ''con il termine turismo energetico si identifica il comportamento
opportunistico di clienti finali che intenzionalmente omettono in pagamento delle ultime bollette in vista dello
switching, confidando sul fatto che, una volta passati al nuovo esercente, il precedente operatore non può più chiedere
la disattivazione della fornitura''.
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In sostanza, ha detto ancora Vigevano, ''il SII si pone come un sistema tecnologico super partes per garantire tutti gli
operatori sulla certezza dei flussi informativi e dei tempi di esecuzione e semplificazione dei processi, ma anche di
riduzione dei costi di gestione dei rapporti commerciali a carico degli operatori, determinando così un importante
beneficio in termini di rafforzamento della fiducia dei consumatori sulla realizzazione del mercato''.
Infine Vigevano, dopo aver analizzato tutti i passaggi organizzativi necessari al graduale avvio, in corso, del SII, ha
ribadito che ''per un corretto funzionamento dei mercati, compresi quelli dell'energia, e' necessaria la circolazione di
determinati flussi informativi tra gli attori che vi partecipano''.
ASCA, 26-09-12
"Gas, almeno ora la concorrenza è reale"
Bianchi (Nomisma): "Unico effetto positivo della crisi". Gli scenari del settore all'Energy Summit
Gas protagonista della seconda parte della giornata di ieri all'Energy Summit. Con il mercato incerto di adesso, è noto, si
sta pensando di svincolare sempre più i contratti (take or pay) dal prezzo del petrolio per legarli alle contrattazioni spot.
Sebbene Valeria Termini, Commissario dell'Autorità per l'Energia, auspichi "una transizione morbida, per non lasciare
troppi morti su campo". Nello scenario futuro continueranno quindi a esserci contratti a lungo termine, affiancati da
quelli spot e con l'introduzione di nuovi ulteriori strumenti di hedging per diminuire i rischi.
Su questo fronte i segnali non mancano. Alistair Cook, vice presidente per il progetto Shah Deniz di BP ha dichiarato, che
il consorzio Shah Deniz II è pronto a concedere ad alcuni acquirenti forniture di gas a prezzi indicizzati al 100% al
mercato spot. "E' quello che vogliono i nostri clienti" ha detto a margine. Ma persino Gazprom, che detiene il maggior
portafoglio di contratti take or pay, ha annunciato di aver siglato il primo accordo indicizzato allo spot.
Oggi il dibattito è ripreso con Alessandro Bianchi, a.d. di Nomisma Energia, che ha fatto il punto sul mercato del gas.
"Fino al 2008 - ha spiegato - siamo stati abituati alla crescita dei consumi, ma da quel momento l'industria ha perso 5
miliardi mc all'anno". L'unica cosa positiva, ha però aggiunto, è che la concorrenza sviluppata dal 2009 in Italia è "reale"
non piu regolata, come mostra anche l'indice di liberalizzazione di Ibl. Sebbene Gianpaolo Chimenti E&U Strategy
Director di PwC , abbia sottolineato come il nostro mercato sia ancora molto concentrato, con i primi due operatori che
ne controllano il 46 %. E la tendenza è per un'ulteriore concentrazione.
Matteo Neri, Executive Director Energy Ernst & Young, ha comunque tracciato un quadro positivo per il futuro del
mercato, visto che nei prossimi venti anni si prevede un aumento intorno al 55% della domanda globale, trainata
soprattutto da Cina e India. E l'aumento riguarderà per almeno 2/3 la produzione di energia elettrica e il settore
industriale. Quindi servono nuovi fonti, come lo shale gas.
Andrzej Kaczorowski, Manager of Cooperation di PGNiG, ha ricordato i progetti sviluppati dalla società statale polacca in
questo campo. Secondo le stime della Energy Agency Usa, la Polonia dovrebbe poter contare su 5.300 miliardi mc di
shale gas estraibile (contro i 5.100 del secondo Paese, la Francia, che però ha già detto no al sviluppo del gas non
convenzionale). La prima trivellazione è partita nell'ottobre 2010, e ci sono diversi operatori internazionali (anche Eni)
interessati a questi progetti.
Alla tavola rotonda moderata da Laura La Posta, caporedattore Il Sole 24 Ore, hanno preso parte Giovanni Apa (a.d.
Italtrading), Claudio Gianotti (direttore World Energy) e Michele Pizzolato (responsabile rapporti con le Autorità di Eni
Gas & Power). Al centro le lacune legate al sistema di garanzie del bilanciamento gas, che hanno causato un danno al
mercato di quasi 300 milioni di euro. Grazie al Autorità (come ha confermato il direttore Mercati, Federico Boschi) casi
simili non dovrebbero ripetersi. Si è parlato poi di morosità dei clienti, aumentata con la crisi (intorno al 10 %), di
approccio discriminatorio di alcuni Paesi alle infrastrutture europee (Pizzolato ha illustrato i casi di Francia e Austria) e
ancora dei prezzi italiani ("se con le tasse siamo tra i piu cari in Europa, senza siamo nella media europea", ha spiegato
ancora Pizzolato).
E infine ancora take or pay. A spezzare una lancia a favore dei fornitori ci h pensato Gianotti. "Ho una certa simpatia nei
loro confronti - ha rimarcato - mettiamoci nei loro panni: quando i Paesi sponsorizzano le fonti rinnovabili con incentivi
spesso troppo generosi, si innesca una bomba per il gas. Non è una questione di economia ma di politica".
Evgeny Utkin - QE, 25-09-12
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Mercato del gas, resteranno in pochi
Bianchi (ad di Nomisma Energia): «Fino al 2008 un trend di crescita; ma siamo ritornati al livello del
2004, perdendo 5 miliardi di metri cubi»
Si è tenuta ieri, nella sede di via Monterosa 91 a Milano, la secondo giornata del 12° Italian Energy summit del Sole 24
Ore dedicata al mattino al nuovo mercato globale del gas. Ha aperto i lavori l’amministratore delegato di Nomisma
Energia, Alessandro Bianchi, con un intervento sul mercato italiano del gas naturale tra prospettive di nuove
infrastrutture e oligopolio dei venditori. «Fino al 2008 – ha spiegato Bianchi – eravamo abituati a un trend di crescita;
ma siamo ritornati al livello del 2004, perdendo 5 miliardi di metri cubi. Li riprenderemo mai? Sta iniziando una vera gas
to gas competition tra fornitori ed esportatori. Se continuerà questa situazione – ha aggiunto Bianchi – arriveremo a
un’ulteriore scrematura, dove resteranno solo gli investitori che operano nella logica di filiera integrata». Le conclusioni
dei lavori del mattino sono state a cura di Federico Boschi, direttore direzione mercati Autorità per l’energia elettrica e il
gas. Al pomeriggio Focus sul mercato elettrico con Paolo Vigevano, presidente e a.d. Acquirente Unico, che è
intervenuto sullo “Sviluppo del mercato e flussi informativi: il sistema informativo integrato”.
L’Italian Enegy summit proseguirà oggi, mercoledì 26 settembre, con un Focus sul mercato delle energie rinnovabili al
mattino e, al pomeriggio, un Focus sull’efficienza energetica, che vedrà l’intervento di Luigi Carbone, commissario
Autorità per l’energia elettrica e il gas. Chiude il summit il workshop di domani, giovedì 27 settembre, su mercati e borse
energetiche in Italia.
Il Sole-24 Ore, 26-09-12
Garanzie, Gas Intensive non ci sta: "Ricorreremo"
Sotto accusa la delibera per la ripartizione sui consumatori dei mancati pagamenti a Snam per il
bilanciamento. Impegni Eni -Antitrust: bene, ma...
Affondo di Gas Intensive sulla ripartizione sui consumatori dei mancati pagamenti a Snam nel mercato del
bilanciamento (un buco di circa 300 milioni di euro), decisa dall'Autorità con la delibera 351/2012/R/gas (contestata di
recente anche da Aiget). Oltre a esprimere un "forte dissenso" l'associazione annuncia che presenterà ricorso contro il
provvedimento.
"Nonostante la riduzione a 0,1 euro/cent per mc di gas nella seconda delibera dell'Autorità e la ripartizione su 36 mesi di
tale corrispettivo la questione", commenta il presidente Culicchi, "rimane inaccettabile per Gas Intensive". "Non si può
accettare", prosegue, "il concetto che il rischio di impresa ed il connesso rischio di insolvenza dei clienti, debba essere
annullato per un soggetto e ripartito su altri, che per di più sono i consumatori i quali già vivono le difficoltà di un
mercato ancora poco concorrenziale con prezzi elevati, e di una economia in crisi".
Per la credibilità del sistema, aggiunge, è importante "che l'Autorità faccia luce su quanto accaduto e chiarisca le
responsabilità".
Soddisfatto invece Culicchi per gli impegni assunti dall'Eni e accettati dall'Antitrust per chiudere l'istruttoria avviata lo
scorso marzo per possibile abuso di posizione dominante nel mercato del trasporto internazionale del gas, scaturita da
una segnalazione della stessa Gas Intensive. Il presidente individua tuttavia delle problematiche per quanto riguarda la
tempistica delle gare e il costo del servizio.
Anche se l'esito della segnalazione di Gas Intensive è "positivo", "gli impegni di Eni non riescono a compensare del tutto
il danno subito dalle aziende che usano il gas come una materia prima, negli anni; inoltre bisogna concentrare
l'attenzione sul gasdotto Transitgas, quello che ci mette in contatto con il gas oggi più conveniente". Da ultimo Culicchi
ribadisce che non si possono caricare altri oneri sul prezzo del gas, e il riferimento è agli incentivi per le Fer termiche
QE, 25-09-12
Garanzie, Gas Intensive: faremo ricorso contro socializzazione degli oneri
Il presidente Culicchi: inaccettabile che il rischio d'impresa sia fatto pagare ai consumatori. Su
impegni Eni con l'Antitrust: bene cessioni capacità ma tempistiche problematiche
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Il presidente del consorzio di consumatori industriali di gas di Confindustria Gas Intensive, Paolo Culicchi, considera
inaccettabile la socializzazione dei crediti non riscossi da Snam sul mercato del bilanciamento per inadempienza di alcuni
operatori nel periodo dicembre 2011-maggio 2012 in cui il sistema ha funzionato senza garanzie. Annuncia pertanto che
il consorzio presenterà ricorso al Tar contro la delibera dell'Autorità che ha “spalmato” gli oneri sulle tariffe su un
periodo di 36 mesi.
Il presidente si esprime anche sugli impegni di rilascio di capacità sui gasdotti internazionali presi da Eni nel quadro
dell'istruttoria per abuso di posizione dominante avviata dall'Antitrust proprio su segnalazione di Gas Intensive,
giudicandoli positivamente ma segnalando nel contempo alcune criticità applicative (in primo luogo la tempistica) e
sottolineando che gli effetti, che si sperano positivi, difficilmente compenseranno il danno di competitività accumulato
dai consumatori industriali negli anni passati per l'impossibilità di accedere alle infrastrutture.
“Gas Intensive si esprime in forte dissenso con la decisione dell' Autorità per l'energia di ripartire sull'universo dei
consumatori le conseguenze del comportamento degli operatori, attualmente in fase di accertamento, che hanno
provocato un buco circa 300 milioni di euro”, dichiara in una nota Culicchi.
“Nonostante la riduzione a 0,1 Euro/cent per mc di gas nella seconda delibera dell'Autorità, e la ripartizione su 36 mesi
di tale corrispettivo, la questione rimane inaccettabile per Gas Intensive”, commenta il presidente. “Non è possibile
infatti – continua - far passare la filosofia per la quale il comportamento scorretto di alcuni debba essere pagato da altri
assolutamente incolpevoli”.
“Non si può inoltre accettare – aggiunge Culicchi - il concetto che il rischio di impresa ed il connesso rischio di insolvenza
dei clienti, debba essere annullato per un soggetto (il riferimento è a Snam, controparte centrale nel mercato del
bilanciamento ndr) e ripartito su altri, che per di più sono i consumatori i quali già vivono le difficoltà di un mercato
ancora poco concorrenziale con prezzi elevati, e di una economia in crisi”.
“Tutte le nostre imprese – osserva - gestiscono questi rischi in autonomia e senza l'aiuto di nessuno che le supporti; per
tale motivo non sono disposte ad appianare ‘buchi' creati da altri soggetti senza scrupoli (...) Per tali motivi – conclude
Culicchi - Gas Intensive presenterà, a tutela dell'interesse dei consorziati, ricorso contro la delibera 351 del 2012
dell'Autorità per l'Energia Elettrica ed il Gas. Sappiamo che da parte dell'Autorità è in corso una istruttoria sul tema ed in
quella sede non mancheremo di far presente con tutta la forza del caso, l'indisponibilità di Gas Intensive a ripianare gli
ammanchi. (...) Inoltre i soggetti di cui fossero accertate responsabilità, non dovrebbero essere lasciati di nuovo liberi sul
mercato, di concorrere con chi rispetta le regole”.
Riguardo agli impegni Eni con l'Antitrust Culicchi li considera “significativi e tali sono stati riconosciuti dall'Autorità
Garante. I quantitativi di capacità di trasporto su gasdotti esteri che Eni si è impegnata a mettere all'asta su TAG e
Transitgas sono rilevanti e auspichiamo che servano a costruire delle reali alternative concorrenziali sul mercato del gas
italiano che, come sottolineato dalla Autorità per l'energia, soffre per il sovraprezzo del 25% del gas”.
“Esistono – precisa tuttavia Culicchi - delle problematiche per quanto riguarda la tempistica dello svolgimento delle
gare. Sarebbe stato opportuno che Eni si impegnasse a svolgere delle gare in tempi congrui per le aziende, mentre la
tempistica prevista per la prima asta rappresenta una difficoltà e la questione è stata debitamente segnalata da Gas
Intensive. È necessario un attento monitoraggio da parte dell'Autorità sulla tempistica delle gare al fine di accertare la
effettività degli impegni assunti dall' Eni”.
Criticità poi anche sul costo del servizio: la scelta del prezzo marginale anziché del pay as bid “rappresenta un
miglioramento”, commenta Culicchi, “ma si continua comunque a penalizzare la domanda. Avevamo proposto un
meccanismo articolato su più round di offerte che avrebbe consentito di ottimizzare il prezzo, ma purtroppo non è stato
adottato”.
In conclusione, per i consumatori “l'esito della segnalazione fatta da Gas Intensive è certamente positivo (...). Purtroppo
però tali misure non contrastano l'impatto negativo che l'impossibilità di accedere al gas estero, spesso sensibilmente
meno costoso di quello italiano, ha avuto sulla competitività delle nostre imprese in questi anni così difficili, provocando
danni notevoli alla capacità di ‘stare sul mercato' delle aziende. In sostanza, gli impegni di Eni non riescono a
compensare del tutto il danno subito dalle aziende negli anni; inoltre bisogna concentrare l'attenzione sul gasdotto
Transitgas, quello che ci mette in contatto con il gas oggi più conveniente”.
Infine Culicchi ritorna sul tema degli oneri di sistema nella bolletta del gas per incentivare le rinnovabili termiche: “la
situazione attuale non consente – chiosa il presidente - di immaginare di caricare altro oneri sul prezzo del gas o del
trasporto di questo. Questo deve essere detto a chiare lettere. Per le imprese sarebbe insostenibile dover pagare nuovi
incentivi alle fonti rinnovabili termiche”.
Staffetta Quotidiana, 25-09-12
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GreenStream, cala il flusso verso l'Italia
Da 8 a 6 m.di mc/anno a causa della domanda libica
Le esportazioni di gas libico all'Italia attraverso la condotta GreenStream sono scese a non più di 6 miliardi di mc l'anno
dagli 8 m.di mc/anno precedenti alla Guerra civile. Lo ha rivelato oggi all'agenzia "Bloomberg" il presidente del centro di
trattamento di Mellitah, Najmi Karim, spiegando a margine di una conferenza a Tripoli che i consumi interni di gas della
Libai sono raddoppiati fino a 4 m.di mc/anno, riducendo i volumi disponibili per l'export.
Nel corso della stessa conferenza, il presidente della compagnia di Stato Noc, Nuri Berruein, ha detto che la produzione
di gas del Paese nordafricano si attesta ancoro a circa due terzi di quella pre-conflitto a causa di problemi tecnici in
alcuni pozzi sottomarini. Secondo Berruein, le esportazioni di gas all'Italia non potranno tornare a regime prima della
fine dell'anno.
QE, 25-09-12
Export gas, governo Usa rinvia ancora
L'agenzia Usa per l'energia ha rinviato a fine anno la pubblicazione di un atteso studio sull'impatto
dell'esportazione di Gnl di produzione americana sui prezzi nazionali del gas
Dai risultati di tale analisi dipende la decisione di Washington di dare via libera all'export di gas su vasta scala, con
possibili ricadute positive per i mercati mondiali del gas, tenuto conto dei bassi prezzi americani dovuti al boom dello
shale gas, ma anche con possibili ripercussioni al rialzo sul mercato interno.
Si tratta in pochi mesi del secondo rinvio della pubblicazione dello studio, attesa per fine estate.
“L'analisi è ancora in corso”, ha fatto sapere il Dipartimento americano per l'energia secondo quanto riporta oggi la
rivista Natural Gas Intelligence. “Una volta completa il dipartimento pubblicherà i risultati per una consultazione
pubblica in relazione alla richieste pendenti” di autorizzazione all'export di Gnl. “A quel punto – ha concluso il Doe – il
dipartimento proseguirà l'esame sulla valutazione di pubblico interesse delle richieste pendenti”.
Finora Washington ha dato il via libera alla realizzazione, attesa per il 2016-17, di un solo impianto per l'esportazione di
Gnl made in Usa, quello di Cheniere a Sabine Pass. Numerose altre richieste, invece, sono al momento congelate in
attesa che il governo faccia una scelta tra il via libera all'export, voluta tra gli altri dal partito repubblicano, e un suo
divieto o forte limitazione, posizione più diffusa tra i democratici per timore degli effetti sui consumatori e sui costi
energetici dell'industria manifatturiera nazionale.
Una prima parte dello studio della Energy Information Agency, pubblicato all'inizio di quast'anno, ha valutato nel 3-9% il
rialzo atteso del prezzo del gas per famiglie e imprese se verrà consentita una quota significativa esportazioni.
Staffetta Quotidiana, 24-09-12
Il futuro del gas è nei trasporti più ecologici e convenienti
Il gigante russo intende essere in prima fila nella promozione della mobilità basata sul Gnl
Dall’8 al 24 settembre, circa quindici macchine e camion hanno attraversato l’Europa, partendo da Mosca e fermandosi
a Varsavia, Ostrava, Praga, Berlino, Essen, Mannheim e Parigi. Caratterizzato da performance identiche a quelle
garantite da veicoli a benzina, questo rally - noto come «Blue Corridor Rally» - è stato alimentato esclusivamente dal gas
naturale.
Il rally ha sfruttato il crescente numero delle stazioni di rifornimento di gas naturale, le quali sono aumentate
sensibilmente negli ultimi sette anni - divenendo circa 4.000 in Europa, di cui 900 nella sola Germania. Ciò ha consentito
a più di 1,5 milioni di veicoli di essere alimentati dal gas in Europa. Il «Blue Corridor Rally» ha evidenziato la convenienza
del gas naturale in occasione di viaggi sulla tratta da Est ad Ovest.
La crescita del numero di veicoli alimentati a gas naturale è stata spinta sia da preoccupazioni ambientali che da benefici
economici a favore del consumatore. A differenza di quanto avviene con le emissioni di benzina e diesel, nel caso dei
veicoli alimentati a gas le emissioni di monossido di carbonio sono ridotte praticamente a zero - diminuendo così in
maniera significativa l’impatto sulla salute dei cittadini e rispettando gli standards fissati dalla legge in tema di emissioni.
Inoltre, i gas serra sono ridimensionati di circa un terzo.
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L’utilizzo del gas naturale è particolarmente indicato per la riduzione di emissioni sia da parte dei veicoli che delle navi. I
cargo alimentati a Gnl possono essere il volano per tale settore. Per quanto riguarda il trasporto urbano, Gazprom sta
lavorando con la polacca Solbus per sviluppare e operare commercialmente una serie di bus alimentati a Gnl in Polonia.
Il prezzo è, poi, un fattore chiave in tali settori. Il gas attualmente viene pagato un terzo di meno rispetto alla benzina,
rendendolo una scelta economica particolarmente attraente per un sempre maggior numero di guidatori e compagnie
di trasporto. Questo divario nel prezzo è destinato ad aumentare in seguito alle migliori prospettive di lungo periodo
che caratterizzano il settore del gas rispetto alle altre fonti. L’Agenzia Internazionale per l’Energia ritiene, infatti, che vi
siano riserve di gas disponibili per i prossimi 250 anni, mentre quelle di petrolio dovrebbero bastare solo per i prossimi
40-50 anni.
Per di più, la tecnologia per i veicoli alimentati a gas è già largamente disponibile per le nuove tipologie di macchine,
camion e bus. Mentre il gas naturale compresso è una soluzione nota per le macchine ad uso personale e per i bus
cittadini, il gas naturale liquefatto garantisce una maggiore intensità dalla quale possono trarre beneficio i camion
pesanti e i bus turistici, tenendo presente che il biogas può essere aggiunto in qualsiasi momento.
Il numero dei veicoli alimentati a gas naturale presenti sulle strade dovrebbe raggiungere i 20 milioni entro il 2020. Tale
obiettivo potrebbe essere facilmente superato con una maggiore consapevolezza dei cittadini ed il supporto dei Governi
europei. Ad esempio, il Governo italiano ha previsto un supporto finanziario ai cittadini affinché convertissero a gas le
proprie automobili o comprassero nuovi mezzi alimentati a gas. Più generalmente, l’adozione di tali programmi
contribuirebbe alla promozione della tecnologia, all’aumento del numero delle stazioni di rifornimento e alla riduzione
delle emissioni.
A livello europeo, la politica va nella direzione giusta. Recenti proposte chiedono ai produttori di ridurre il livello medio
delle emissioni di CO2 delle loro flotte, riconoscendo incentivi per l’adozione di tecnologie a basso impiego di carbonio,
inclusi i veicoli a gas naturale.
Gazprom ed i propri partners guardano al settore dei trasporti come ad un nuovo e promettente campo per l’impiego
del gas. Le infrastrutture legate al gas sono un investimento solido e Gazprom sta rapidamente costruendo stazioni di
rifornimento in Russia. Alla luce del sistema di gasdotti che trasporta il gas in Europa, la promozione della tecnologia sul
continente è un passo naturale. Mentre i Governi stanno dietro alla curva, noi speriamo che il rally sia stato di
ispirazione per le industrie e i cittadini europei; dimostrando che gareggiare col gas è conveniente, economico e non
inquinante.
Alexander Medvedev - Il Sole 24 Ore, 26-09-12
Smart meter gas, UNI al lavoro su specifiche tecniche
L'UNI - Ente nazionale italiano di unificazione, ha avviato nei giorni scorsi l'inchiesta pubblica
preliminare su quattro progetti normativi di specifiche tecniche nazionali riguardanti i contatori
elettronici per il gas naturale, nel quadro del programma di sostituzione definito dall'Autorità per
l'energia
Lo annuncia lo stesso UNI in una nota, precisando che la fase di inchiesta preliminare si concluderà il prossimo 6. La
prima specifica in istruttoria è la E01169231 “Sistemi di misurazione del gas - Dispositivi di misurazione del gas su base
oraria – Parte 1: Caratteristiche generali del sistema di telegestione o tele lettura”, revisione della UNI/TS 11291-1:2010,
e definisce l'architettura del sistema di telelettura o telegestione per i gruppi di misura delle reti di trasporto e
distribuzione del gas. Introduce le prescrizioni relative alle funzioni minime che devono essere svolte dai dispositivi che
lo compongono e che consentono la misura dei volumi di gas, la conversione dei volumi di gas alle condizioni
termodinamiche di riferimento, la registrazione di dati di misura utili anche al bilanciamento delle reti di trasporto e
distribuzione e la loro trasmissione a distanza.
Il secondo progetto è lo E01169237 “Sistemi di misurazione del gas - Dispositivi di misurazione del gas su base oraria –
Parte 7: Sistemi di telegestione dei misuratori gas”, revisione della UNI/TS 11291-7:2011, e specifica i requisiti costruttivi
e funzionali dei dispositivi concentratori, ripetitori, SAC e traslatori, utilizzati nel sistema di telegestione finalizzato alla
telelettura e alla telegestione dei dispositivi di misura del gas, al servizio di punti di riconsegna delle reti di distribuzione.
La terza specifica è la E01169238 “Sistemi di misurazione del gas - Dispositivi di misurazione del gas su base oraria –
Parte 8: Protocolli per la telegestione dei gruppi di misura per la rete di distribuzione”, revisione della UNI/TS 112918:2010, e introduce invece le prescrizioni relative ai mezzi trasmissivi e ai protocolli che possono essere utilizzati per la
comunicazione a distanza tra i componenti del sistema di telelettura o telegestione dei gruppi di misura delle reti di
distribuzione del gas il progetto
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L'ultimo progetto, infine, lo E0116923B ha il titolo “Sistemi di misurazione del gas - Dispositivi di misurazione del gas su
base oraria – Parte 3: Protocollo CTR Appendice B - Oggetti specifici per apparati di classe A2 e A1” riguarda gli oggetti
gestiti dalle applicazioni di comunicazione degli apparati destinati alla telegestione del gas, supportati dal protocollo
CTR.
Entro il 6 ottobre è possibile inviare commenti e segnalare il proprio interesse a partecipare ai lavori di normazione
utilizzando il form presente nella banda dati online.
Staffetta Quotidiana, 25-09-12
Regolatori Ue, al centro consumatori e codici di rete
I programmi di lavoro 2013 di Ceer e Acer. Linee guida bilanciamento elettrico
Lo sviluppo e l'approvazione dei codici di rete necessari all'avvio del mercato unico europeo entro il 2014 e la difesa dei
consumatori saranno nel 2013 le priorità del Consiglio dei regolatori energetici europei (Ceer) e dell'Agenzia per la
cooperazione dei regolatori energetici (Acer), che hanno pubblicato oggi i programmi di lavoro per l'anno prossimo
dopo un periodo di consultazione durato oltre due mesi.
Il consumatore sarà al centro del lavoro di Ceer, che affronterà in particolare i temi del coinvolgimento delle associazioni
dei consumatori nel processo di regolazione, della diffusione degli smart meter, dell'interazione tra i consumatori e gli
operatori dei sistemi di distribuzione e dell'accesso alle informazioni sul costo dell'energia.
Altri fronti di attività di Ceer saranno lo sviluppo e la salvaguardia della concorrenza nel mercato energetico, il supporto
alla Commissione Ue nella definizione di nuove normative per il settore, il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità
(direttive 20-20-20, Roadmap 2050, Fer etc.), il piano comunitario per le nuove infrastrutture e il regolamento Remit
sulla trasparenza e l'integrità dei mercati.
Per quanto riguarda Acer, le attività 2013 saranno indirizzate soprattutto al completamento del processo di
preparazione dei codici di rete per l'elettricità e il gas, già definiti o in via di definizione da parte degli operatori dei
sistemi di trasporto (Tso) sulla base delle linee guida predisposte nel 2011 e 2012 dall'agenzia guidata da Alberto
Pototschnig. Quest'ultimo ha però avvertito nella premessa del rapporto di lavoro 2013 che per arrivare al
completamento del mercato unico non sarà sufficiente la sola predisposizione dei codici, che dovranno anche essere
resi operativi. Acer ha di conseguenza coinvolto la direzione generale Energia della Commissione Ue, le autorità
nazionali di regolazione, le associazioni degli operatori della trasmissione e tutti gli altri soggetti interessati per giungere
quanto prima a un'adozione volontaria dei codici in anticipo sui tempi previsti. Tale processo, rileva Pototschnig, è in
fase già avanzata nel settore elettrico ed è da poco iniziato in quello del gas.
Nel 2013, Acer continuerà inoltre le sue attività di monitoraggio del mercato interno e delle iniziative regionali e
svilupperà il sistema informatico necessario all'applicazione del regolamento Remit. La struttura interna dell'Agenzia
resterà suddivisa nei 4 dipartimenti Elettricità, Gas, Monitoraggio mercati e Amministrazione, con una forza lavoro che
dalle 59 unità di fine 2012 arriverà un anno dopo a 72. Ulteriore personale sarà tuttavia necessario per i compiti previsti
dai regolamenti Remit e Ten-E, che potrebbero non essere svolti qualora tali risorse umane non dovessero essere
disponibili.
Acer ha anche pubblicato le linee guida per il bilanciamento elettrico, al termine di una consultazione lanciata lo scorso
aprile. Sulla base delle linee guida, che definiscono ruoli e responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, sarà messo a punto
il codice di rete per il bilanciamento elettrico destinato a fissare gli standard e i requisiti minimi per realizzare un
mercato europeo del bilanciamento "concorrenziale, armonizzato ed efficace".
QE, 26-09-12
Liberalizzazioni, Ibl: elettricità meno contendibile
L'indice del settore resta il più alto tra i comparti esaminati e sale al 77% ma crolla al 61% se si
contano anche rinnovabili e capacity payment. Gas migliora ma di poco, per i limiti dell'operazione
Snam
L'Istituto Bruno Leoni ha pubblicato l'edizione 2012 dell'Indice delle liberalizzazioni, che complessivamente vede l'Italia
guadagnare terreno quanto a grado di apertura dei mercati: l'economia italiana nel suo complesso risulta liberalizzata al
52%, tre punti in più rispetto all'anno precedente e 5 punti al di sopra del livello registrato nel primo anno del
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“censimento della concorrenza” di Ibl. La crescita, spiega l'Istituto che ha presentato oggi i risultati, deriva dal
miglioramento di quasi tutti i settori censiti: dei sedici settori indagati, dieci migliorano (di cui quattro in maniera
rilevante, cioè guadagnano almeno 5 punti), tre restano stabili e tre subiscono un modesto arretramento.
Per quanto riguarda l'energia quello dell'elettricità si conferma come il mercato più liberalizzato del Paese (77%) anche
se con un'importante postilla legata al contrarsi progressivo della quota contendibile del mercato con l'aumentare del
peso relativo dei regimi amministrati, in primo luogo legati alle incentivazione delle rinnovabili.
“Il progresso – spiega Ibl - è riconducibile alla maggiore competizione che si rileva sul mercato, anche in conseguenza
della crisi economica che ha determinato una condizione di eccesso di capacità produttiva la quale costringe i produttori
a farsi una concorrenza più serrata. Tuttavia, - prosegue una sintesi dello studio - vi è pure un elemento di forte criticità
che potrebbe portare, nei prossimi anni, a rivedere la valutazione al ribasso: l'eccesso di capacità produttiva è dovuto in
parte al boom della produzione rinnovabile incentivata e caratterizzata da obblighi di ritiro, dunque sottratta sia al
rischio-prezzo sia al rischio-volume. Inoltre – conclude Ibl con riferimento al capacity payment - essa potrebbe portare
all'adozione di schemi di remunerazione della capacità non utilizzata a scopi di sicurezza tale da ridurre ulteriormente la
quota del mercato contendibile. Se l'indice viene ricalcolato tenendo conto di questo fatto, la valutazione crolla dal 77%
al 61%”.
Quanto al mercato del gas, il suo grado di liberalizzazione cresce in misura modesta (+2 punti al 64%) rispetto al 2011. La
principale area di criticità, scrive l'Ibl, “resta lo scarso dinamismo della domanda, con un tasso di switching ancora
estremamente basso soprattutto tra i piccoli consumatori (domestici e pmi). È tuttavia positivo – prosegue lo studio che sia stato avviato il processo di separazione della rete dall'incumbent, seppure in modo non del tutto convincente in
quanto operata attraverso una cessione dell'infrastruttura a Cassa depositi e prestiti che è anche azionista di controllo di
Eni”.
Quanto infine al settore dei servizi idrici, resta quello meno liberalizzato (punteggio invariato) nonostante alcuni
significativi cambiamenti di segno opposto, che si sono “annullati a vicenda”: da un lato, sottolinea lo studio, il
referendum di giugno 2011 prima, la decisione della Corte Costituzionale dell'agosto 2012 poi, hanno fatto venire meno
qualunque pressione verso una reale contendibilità degli affidamenti. Dall'altro, conclude Ibl, l'indicazione dell'Autorità
per l'energia come regolatore di settore ha posto le basi per la definizione di un quadro regolatorio più robusto e
appropriato.
Staffetta Quotidiana, 24-09-12
Alpiq: gara a 5 per Energit, entro il 28 le offerte vincolanti
Il gruppo svizzero anticipa la deadline. In cor sa Duferco, Esperia, Onda Energia, Moser Baer e
Sardinian Green Island
Duferco, Esperia, Onda Energia, Moser Baer e Sardinian Green Island. Questi risultano essere i candidati rimasti in lizza
per l'acquisito di Energit, società del Gruppo Alpiq che vende elettricità alle Pmi.
Però nessuno ha ancora presentato un'offerta vincolante. Così la società svizzera ha deciso di anticipare i tempi della
deadline: non più il 30 ma il 28 settembre alle ore 17. L'annuncio è stato dato oggi in occasione dell'incontro tenutosi
all'assessorato all'Industria della Regione Sardegna, a Cagliari.
D'altronde il gruppo svizzero ha necessità di chiudere in fretta: l'8 ottobre scadono i 75 giorni di consultazione previsti
dalla procedura di liquidazione, che circa due settimane fa è stata approvata definitivamente dall'assemblea
straordinaria di Energit. E in assenza di compratori, la società verrà sciolta anticipatamente. Alpiq ha quindi anche
confermato la messa in mobilità dei 63 dipendenti a partire dall'8 ottobre.
Per quanto riguarda i candidati, al momento l'offerta maggiormente strutturata risulta ancora quella di Duferco, limitata
però solo ai circa 25 mila clienti (valutati circa 100 milioni €) e a 22 dipendenti. Al momento della presentazione delle
offerte vincolanti, però tutto può cambiare. E non sono esclusi nuovi possibili acquirenti, visto che Alpiq avrebbe
ricevuto interessamento da parte di intermediari che non hanno rivelato il nome della società mandante.
Il gruppo svizzero ha però chiesto esplicitamente che in sede di offerta vincolante i candidati siano ovviamente resi
espliciti. Oltre a ciò, si dovranno menzionare i livelli occupazionali, la garanzia finanziaria e il piano industriale.
QE, 25-09-12
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AcegasAps-Hera, il Pd apre il caso Ruffini
Presidente del consiglio nel mirino per il no. La replica: «Mi aspetto una mozione di sf iducia»
Il via libera del consiglio comunale di Padova all'aggregazione tra AcegasAps ed Hera è arrivato l'altra notte, pochi
secondi prima dell'una. Dei 39 consiglieri presenti (mancavano soltanto Oreste Terranova dell'Udc e Roberto Cruciato di
Fli, che peraltro tra qualche giorno passerà ufficialmente proprio nel gruppo del partito di Pierferdinando Casini), 23
hanno votato a favore, 15 contro e Giuliano Pisani del Pd si è astenuto.
Alla fine quindi, nonostante le forti perplessità mostrate a più riprese nelle scorse settimane, si sono convinti del valore
dell'operazione, che prevede il passaggio della multiutility partecipata al 62,8% dai Comuni di Trieste e Padova nel
«gigante» emiliano-romagnolo con sede a Bologna (dove Palazzo Moroni dovrebbe pesare per il 5,3%), anche i 3
esponenti dell'Idv (Fabio Scapin, Michele Toniato e Leo Ercolin), Marina Mancin di Sel e le consigliere del Pd Beatrice
Autizi e Beatrice Dalla Barba. Tanto che, malgrado qualcuno temesse una possibile crisi di giunta qualora la votazione
fosse stata più sofferta e la maggioranza meno ampia, il sindaco Flavio Zanonato è riuscito a compattare tutti i «suoi»
consiglieri, tranne come detto Pisani e la presidente dell'assemblea nonché capogruppo del Prc Daniela Ruffini, che ha
detto no insieme con 14 membri dell'opposizione tra Pdl e Lega Nord.
«Abbiamo ritrovato un'unità maggiore - ha commentato ieri il sindaco di Padova, Flavio Zanonato -. Se due aziende
funzionano bene e rispettano i dettami del referendum, la somma delle due non può che essere buona. E poi c'è anche
il vantaggio dei maggiori dividendi. Anche Idv e Sel hanno dato un contributo nella direzione della partecipazione».
«Sono molto soddisfatto - appunta, a mente fredda, il leader dei democratici in Comune Gianni Berno - Quella
approvata da una maggioranza molto solida è un'ottima operazione, che assicura una prospettiva di sviluppo alla nostra
azienda con la certezza che la qualità dei servizi di acqua, gas, asporto e smaltimento rifiuti resterà intatta. Anzi, potrà
solo migliorare. Il voto contrario del Prc? Da tempo non facciamo più affidamento su di loro - spiega Berno - Si apre una
questione Ruffini? È possibile, vedremo. Sicuramente, la sua non-gestione dell'aula non è più sopportabile: anche ieri
sera (lunedì, ndr) nulla ha fatto per consentire ad ogni consigliere di esprimere in tranquillità il proprio pensiero. E mi
viene quasi il dubbio che quelle persone, tra il pubblico, che sono riuscite ad interrompere per due volte la seduta, siano
state portate apposta dalla stessa Ruffini».
La presidente, intanto, si dice «molto amareggiata»: «Mi aspetto di tutto, pure una mozione di sfiducia - il virgolettato
dell'ex assessore alla Casa e all'Immigrazione - Io però resto della mia idea: si è dato il via libera ad una privatizzazione
strisciante dei servizi pubblici essenziali della nostra città. Il cambio di rotta di Idv e Sel? Ognuno risponderà delle
proprie azioni di fronte ai padovani e agli elettori. Certo che un consigliere dovrebbe sapere che una mozione
incidentale non ha alcun peso concreto, ma soltanto un valore simbolico, di indirizzo, di raccomandazione e basta».
La Ruffini si riferisce ai due documenti, uno proposto dall'Idv e l'altro da Sel, varati l'altra sera in coda all'aggregazione:
«Non sono carta straccia - ribatte l'assessore dipietrista alla Partecipazione Silvia Clai - Si tratta invece di impegni ben
precisi, tra cui soprattutto la promessa di non ampliare l'inceneritore di San Lazzaro e di chiudere la prima linea dopo
aver terminato di pagare il mutuo acceso per costruire la terza, che si sono assunti Zanonato, il sindaco di Trieste
Roberto Cosolini ed il presidente di Hera Tomaso Tommasi di Vignano, che martedì 16 ottobre prossimo sottoporrà il
testo all'approvazione del Cda della società».
Davide D'Attino - Corriere del Veneto, 26-09-12
Hera-AcegasAps senza più ostacoli «Altre fusioni? Niente ammucchiate»
Il presidente del patto: con Cdp grande disegno, ma ora pensiamo a noi
L'operazione Hera-AcegasAps non ha più seri ostacoli davanti a sé: nella notte di ieri i consigli comunali di Padova e
Trieste, superando qualche turbolenza, hanno votato a favore dell'aggregazione. Era, dal punto di vista politico, il
passaggio più delicato e significativo. Ora tocca ai 180 Comuni dell'Emilia Romagna riuniti nel patto di sindacato Hera.
Nonostante la complessità di una tale chiamata - un mare di delibere da sfornare - tutto lascia pensare che non ci siano
più problemi per completare il percorso entro la data utile del 15 ottobre, quando le due multiutility approveranno
l'aggregazione celebrando le rispettive assemblee dei soci, da tenersi in contemporanea. La fusione avrà efficacia dal
primo gennaio 2013, seguirà poi l'Opas su AcegasAps e il suo ritiro dal listino di Piazza Affari. Ma già adesso si pensa agli
sviluppi futuri del nuovo campione nazionale, alla luce dell'annunciato ingresso del Fondo Strategico Italiano detenuto
dalla Cassa depositi e prestiti, che in seguito inietterà capitali per 100 milioni, ottenendo una quota che si aggirerà sul
6% del nuovo gruppo.
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Proprio l'arrivo di Fsi-Cdp ha scatenato ulteriori fantasie: l'intervento potrebbe essere propedeutico a una ulteriore
stagione di grandi aggregazioni, così come immaginato dal ministro Corrado Passera e, almeno in una fase iniziale, da
Piero Fassino, grande azionista di Iren. A chiarire la faccenda ci pensa un altro sindaco, Daniele Manca, primo cittadino a
Imola e soprattutto presidente del patto di sindacato che controlla Hera e accoglierà anche Padova e Trieste con un
5,3% a testa. «Questa con AcegasAps - è il suo esordio - è una delle più rilevanti operazioni industriali del nostro Paese,
fatta nel segno del radicamento nel territorio e della crescita in un momento di grave recessione. E' la prova che non
tutto ciò che è pubblico è negativo: manterremo e rafforzeremo la proprietà insieme ai nuovi azionisti, con un disegno
industriale di grande respiro e un rapporto tra ricavi e indebitamento che sarà tra i migliori del settore. Stiamo parlando
della nascita della ventesima azienda nazionale tra quelle quotate, con quasi cinque miliardi di ricavi e circa ottomila
dipendenti, senza contare l'indotto che è assai vasto. Numeri che non è facile trovare in giro per il Paese». L'interesse
della Cassa depositi e prestiti (e su altri fronti del fondo F2i di Vito Gamberale) suggerisce ulteriori passi verso la
creazione di un maxipolo del Nord? Il sindaco detta la linea: «Non bisogna buttare tutto nel mucchio. Con Padova e
Trieste avevamo omogeneità di visione e la possibilità di sviluppare una governance chiara, altrove non so se
troveremmo analoghe condizioni». Nomi non ne fa, ma sembra chiudere la porta a Iren (e A2A non ne parliamo) mentre
Ascopiave si è chiamata fuori da sola. Piuttosto, la strategia di crescita sarà improntata ad acquisizioni su scala diversa
(nel Nordest?) e soprattutto alle gare sui servizi che nei prossimi anni dovranno celebrarsi. «Prima si sviluppi questa
fusione, dobbiamo mettere insieme nel miglior modo Hera con AcegasAps, ricavandone sinergie e valore». Poi si potrà
pensare ad altre aggregazioni ma, pare di capire, senza avventure con altre grandi quotate.
Claudio Trabona - Corriere del Veneto, 26-09-12
A2A, Brescia chiede via duale e Ambiente, Ranci:"Piano a novembre"
Superare il sistema duale di governance, introducendo quello monistico e spostare a Brescia la sede
delle attività ambiente e teleriscaldamento, lasciando a Milano quella dell'energia
E' quanto ha chiesto oggi il consiglio comunale di Brescia a Pippo Ranci, presidente del consiglio di sorveglianza di A2A ,
nel corso di un'audizione presso la Commissione Attività partecipate del comune azionista della utility i cui manager
stanno lavorando al nuovo piano industriale di A2A.
"Il consiglio ha ribadito a Ranci il senso della mozione già approvata la scorsa primavera che prevede: il superamento del
duale nei prossimi tre anni e il trasferimento a Brescia delle attività legate al settore ambiente e rifiuti", ha spiegato Aldo
Rebecchi, presidente della commissione.
Ranci ha, dal canto suo, confermato che il nuovo piano industriale triennale sarà pronto e presentato al mercato "entro
novembre". L'incontro si è concluso, secondo quanto ha sottolineato Rebecchi, con "la volontà di una messa a punto
subito dopo la presentazione del piano fra dicembre e gennaio".
Le richieste di Brescia sembrano in linea con quelle già formulate dall'altro azionista di peso, il comune di Milano.
Giancarlo Navach - Reuters, 26-09-12
Inceneritore, riunione a porte chiuse. La Regione trova l’accordo con Hera e Iren
“Stop alla costruzione di nuovi inceneritori e chiusura graduale di quelli esistenti"
L'assessore all'ambiente dell'Emilia Romagna, Sabrina Freda, dopo l'incontro coi vertici delle aziende conferma le parole
di una settimana fa: "la linea è quella di tutta la giunta e le due multiutility si atterrano al piano”. Verifica entro il 2018
L’annuncio è di quelli importanti. “Stop alla costruzione di nuovi inceneritori in Emilia Romagna e chiusura graduale di
quelli esistenti, a partire dai più vecchi”. A dirlo, dopo un incontro con i vertici di Hera e Iren, è l’assessore regionale
all’ambiente Sabrina Freda. “Ci tengo a specificarlo, la linea è quella di tutta la giunta e le due multiutility si atterrano al
piano”. Il piano di cui parla l’assessore è in lavorazione, ma è già disponibile un primo documento di indirizzo, approvato
in estate.
L’obiettivo è dunque già chiaro, ed è la riduzione graduale di discariche e inceneritori fino a passare ad un ciclo dei rifiuti
basato esclusivamente su “poli provinciali di recupero”.
Un obiettivo non certo facile, visto che nel 2010 i rifiuti urbani hanno superato le tre milioni di tonnellate, con un
aumento che non hai mai visto rallentamenti ad eccezioni del 2009. Le percentuali parlano chiaro: dal 2001 al 2010 la
produzione totale è aumentata del 22% mentre la popolazione solo del 9%. Le linee di indirizzo approvate dalla giunta
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invece puntano in primo luogo a prevenire la produzione dei rifiuti, prolungando quindi la vita utile dei beni. Da qui
l’idea di una rete regionale di “poli di recupero”, per rimettere in circolo quello che altrimenti sarebbe destinato
all’incenerimento o comunque alla discarica. Per fare questo, ha spiegato l’assessore, “servirà un patto con le aziende e
il sistema produttivo, in modo che tutto quello che si produce sia riutilizzato il più possibile”.
“Impossibile per il momento dare delle date”, spiega Freda, che sottolinea come il prossimo nuovo Piano regionale dei
rifiuti scadrà nel 2018, “e quindi le verifiche avverranno ogni sei anni”. Detto questo le linee guida sono ormai tracciate:
chiusura delle discariche, stop alla costruzione di nuovi inceneritori e utilizzo di quelli già in funzione “per lo
smaltimento finale dei rifiuti urbani prodotti nel territorio regionale nel rispetto del principio di prossimità”. Poi, con la
graduale apertura dei centri di recupero, chiusura di tutti gli inceneritori presenti in Emilia Romagna. L’esempio da
prendere è quello di Reggio Emilia. “Quando hanno fermato il loro inceneritore – ragiona l’assessore all’ambiente – si
sono fatti carico dei propri rifiuti attraverso un sistema misto discarica-trattamento a freddo mediante procedimenti
meccanici-biologico”.
Domani Freda sarà a Parma per discutere con l’assessore all’ambiente Gabriele Folli del termovalorizzatore che Iren
vuole attivare e che invece il sindaco Federico Pizzarotti ha promesso di chiudere. “Ripeterò quello che ho già dichiarato
pubblicamente: non far partire il termovalorizzatore rientra nelle linee guida già condivise dalla giunta regionale. Quello
che Parma dovrà fare però – conclude Freda – è prendersi carico dei propri rifiuti. Altrimenti il sistema non potrà che
collassare”.
Giovanni Stinco - Il Fatto Quotidiano, 26-09-12
"Giù le mani dal gas": rabbia dei lavoratori Acam. Faccia a faccia con il sindaco nella serata del consiglio
comunale
Faccia a faccia con il sindaco nella serata del consiglio comunale
I pugni sul tavolo, quelli di chi ha la rabbia in corpo e quelli, rigidi, di chi ascolta e ha l’ingrato compito di spiegare che
non c’è più tempo per alternative salvifiche. Non ci sono più porte alle quali bussare, né a Roma né altrove. La «partita a
poker» con il pool di banche si gioca su altri tavoli e la vendita degli asset del gas non è più materia di discussione. E’ il
prezzo da pagare a quel «mostro a dodici teste» che rilancia a ogni mano. Un sacrificio che tutti avrebbero voluto
evitare, ma che avrebbe comportato uno stralcio sul debito di proporzioni troppo lontane da quei 20 milioni sui quali
oggi si tratta.
Non c'erano cravatte, né giacche di rappresentanza lunedì sera in sala giunta. C’erano invece le magliette a mezze
maniche dei lavoratori Acam che hanno fatto irruzione in Consiglio chiedendo un incontro urgente con sindaco e
capigruppo. Il regolamento non prevede che il pubblico sia ammesso nell’emiciclo, se non in casi eccezionali e per
fornire informazioni utili alla discussione delle mozioni all’ordine del giorno. E il presidente Laura Cremolini, forte del
parere espresso dal nuovo segretario, non ha potuto fare altro che respingere la richiesta dell’opposizione, arrivata a
mezzo microfono, di trasformare la seduta in un’assemblea aperta ai lavoratori. Dalla balaustra sono volate parole
grosse. Poi Massimo Federici è sparito e pochi minuti dopo le porte della «sala dei bottoni» erano aperte. Lui al posto
che ricopre nelle riunioni di giunta, pronto a fare la sua parte di fronte a un plotone di un centinaio di teste: gli occhi
arrossati, la voce incrinata, la camicia scomposta, il linguaggio colorito delle occasioni informali. Accanto a lui il vice,
Cristiano Ruggia, e l’assessore alla «grana» di via Picco, Davide Natale.
E' stata la serata delle ammissioni, in un faccia a faccia replicato decine e decine di volte, teso, a tratti snervante, con i
bicchieri pieni d’acqua che giravano di mano in mano a dare sollievo alla gola. La chimera della grande Acam sbriciolata:
«Investimenti scellerati, sicuramente non appropriati alla situazione». «Anni di assunzioni un po’ allegre», ossia il ‘mea
culpa’ di una classe politica che ripulisce il vestito indossato da tutti nella lavatrice del sindaco di turno. Lui che tenta la
strada del nastro da riavvolgere: la scoperta tardiva del buco, l’aggressione al sistema delle piramidi, la sforbiciata alle
società, alle poltrone, agli emolumenti. Un «refrain» che culmina nel richiamo alla scelta dell’ex ad Ivan Strozzi, «forse
discutibile, ma fatta nella convinzione che fosse l’uomo giusto per portare a casa l’aggregazione con Hera». E poi il
capitolo del ‘memorandum’, abortito per «cambiamenti subentrati nel quadro normativo». Mossa azzardata. I lavoratori
sono preparati e aggrediscono. «Non vogliamo più essere presi in giro, la fusione poteva essere fatta prima dell’aprile
scorso se solo foste riusciti a combinare qualcosa: e invece degli obiettivi individuati non si è fatto centro su niente.
Niente discarica, niente riorganizzazione, niente di niente. Ve la siete presa comoda». A un certo punto la situazione
sembra sfuggire di mano. «Nelle tasche di Acam hanno pescato tutti e ora sembra che in azienda ci siano degli
appestati», dicono i lavoratori. Qualcuno picchia i pugni sul tavolo e poi gira la schiena: «Mi faccio schifo da solo a venire
qua a fare l’elemosina». Chi resta abbassa i toni, ma neanche troppo: «Mi taglio un mignolo se qualcuno di quelli che
hanno avuto responsabilità nel creare il disastro un giorno sarà chiamato a pagare, anche politicamente, per le proprie
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colpe. I dipendenti non sono i carnefici, sono le vittime. E adesso ci vengono pure rinfacciati gli straordinari fatti in
occasione dell’alluvione».
Sono lì per chiedere un piano industriale vero, qualcosa di diverso dal piano finanziario elaborato a sostegno dell’istanza
di ristrutturazione del debito. Quelli del gas vorrebbero sentirsi dire che c’è ancora tempo per un ‘Piano B’ che eviti la
cessione degli asset: «Se vi vendete i gioielli di casa non resterà più niente, sarà lo sfacelo per l’azienda e l’indotto». Ma
è tardi e a mezzanotte, quando la delegazione si ritira, il quadro è chiaro: mancano poche settimane all’omologa del
tribunale sul 182, cambiare le carte in tavola oggi significherebbe incappare nell’opposizione delle banche all’accordo. E
allora sì che sarebbero guai, perché dietro alla porta resterebbe soltanto l’ipotesi del commissariamento, E la vendita
tornerebbe di moda, ma questa volta senza garanzie di sorta. Ieri nel frattempo, alla sede di Pomara di Acam Ambiente,
i segretari di Uilcem e Uiltrasporti, Salvatore Balestrino e Marco Furletti, accompagnati dal segretario generale Walter
Andreetti, hanno incontrato i lavoratoratori e in quella sede hanno ricevuto mandato per proclamare uno stato di
agitazione, richiesta che sarà trasmessa alle altre organizzazioni sindacali. Un appuntamento che anticipa di poche ore
l’apertura del tavolo di confronto con il management su flessibilità e internalizzazioni, prevista per oggi.
Roberta Della Maggesa - La Nazione, 26-09-12
Eisackwerk contrattacca «Società trasparente»
Frasnelli contesta l'altolà della Prov incia
«Alla società Eisackwerk Rio Pusteria Srl partecipano esclusivamente società e persone che reputano non necessario e
anche non corretto nascondersi dietro partecipazioni fiduciarie. Chi intende anche soltanto insinuare il contrario se ne
assumerà le relative responsabilità». Lo afferma Karl Pichler, socio e portavoce della società di Helmuth Frasnelli,
aggiudicataria della concessione per la centrale sul fiume Rienza, contro cui lunedì la Provincia ha puntato il dito.
Palazzo Widmann ha infatti sollevato il sospetto che all'interno della compagine societaria si nascondano titolari di
partecipazioni occulti, arrivando a paventare la revoca dell'affidamento della gestione della centrale.
Secca la replica della società della Eisackwerk Rio Pusteria Srl, che squaderna senza problemi la lista dei componenti
dell'ente concessionario. «La Eisackwerk è detenuta al 37,25% dalla Investa Srl (il 78% appartiene a Helmuth Frasnelli e il
22% alla moglie Renate Vieider) e parimenti al 37,35% dalla Flumen Srl (detenuta al 100% da Karl Pichler. Il 20% della
Eisackwerk appartiene a Peter Thun, il 5,5% alla Botzen Invest Srl. Quest'ultima — classificata come merchant bank o
banca d'affari — è partecipata al 10% sempre dalla Investa Srl, al 40% dalla Curia trentina (ISA Spa) e al 6% dall'Istituto
bolzanino per il sostegno del clero. Le restanti quote della Botzen Invest (che comunque rappresentano in totale
soltanto una partecipazione del 2,42% in Eisackwerk Rio Pusteria) appartengono a dodici note società e personalità
sudtirolesi, tutte iscritte con nome e cognome nel registro delle imprese» spiegano Pichler e soci. Fra questi figurano
Michael Atzwanger (AlpenBank Ag, gruppo Intesa San Paolo), il notaio bolzanino Walter Crepaz, il promotore finanziario
di Egna Ulrich Foppa, Giorgio Franceschi (Isa e Gruppo Intesa San Paolo) e le società Gasser Srl, Pedross Immobilien Srl,
Progress Holding Spa, Rubner Vermoegensverwaltung Srl, Paolo Foradosi, Walter Pichler, Peter Paul Pohl, l'Istituto per il
sostentamento del clero di Bolzano, Investa Srl e ancora Isa Spa. A infastidire Frasnelli e soci è stato in particolare il
paragone fatto dalla Provincia fra Eisackwerk e Stein an Stein, società nei confronti della quale la magistratura ha chiuso
un'indagine per le accuse di abuso d'ufficio e truffa aggravata.
«I nostri accertamenti sono partiti semplicemente da alcune verifiche, dalle quali si desume che potrebbe esserci la
partecipazione di una società fiduciaria nella Eisackwerk. Tuttavia naturalmente non abbiamo ancora conferma che le
cose stiano così. È per questo che la Eisackwerk ha ora 60 giorni per rispondere alla nostra richiesta» spiega l'assessore
provinciale con delega all'Energia Florian Mussner. «Si tratta comunque di verifiche di routine, nell'ambito delle quali
aspettiamo semplicemente la risposta della società» conclude l'esponente della giunta.
Corriere dell'Alto Adige, 26-09-12
Antonio Peris se refuerza en Gas Natural
Gas Natural Fenosa agrupará sus negocios regulados de gas y electricidad bajo una única dirección
general liderada por Antonio Peris
La nueva dirección general de Negocios Regulados tendrá a su vez dos áreas diferenciadas en España: distribución de
gas, que dirige José María Gil Aizpuru, y distribución de electricidad, dirigida por Blanca Losada.
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En conjunto, la organización del área de Negocios Regulados se estructura en seis unidades: Distribución de Gas España,
Distribución de Electricidad España, Servicios Compartidos de Negocios Regulados, Dirección Técnica de Distribución,
Moldavia e Italia.
El área de Negocios Regulados se encarga de gestionar la disponibilidad, seguridad y rentabilidad de los activos de la red
de distribución gasista y eléctrica, así como las inversiones y gastos asociados a la expansión del sistema, y realiza el
despliegue, operación y mantenimiento de la red en España.
Peris también será responsable del negocio de gas en Italia y del negocio de electricidad en Moldavia, e impulsará la
aplicación de las mejores prácticas en distribución de gas y electricidad a nivel global. El ejecutivo, hasta ahora director
general de los negocios regulados de gas en el grupo, seguirá además como presidente de la asociación española de la
industria del gas Sedigas. El hasta ahora director general de Negocios Regulados, José Antonio Couso, se jubila después
de 38 años en la compañía energética con sede en Barcelona.
Expansión, 26-09-12
Pluralismo, lavoro, innovazione. Repubblica in cortocircuito? Tirreno Power - Sorgenia - e il carbone
L’edizione genovese del quotidiano di De Benedetti no n dedica spazio alle rivendicazioni dei cittadini,
dov’è il pluralismo? l’ampliamento di una centrale a carbone si giustifica con nuovi posti di lavoro
per la durata della sua realizzazione, quanto lavoro? produzione di energia dal carbone, dov'è
l'innovazione?
Partivamo dalla frase con cui De Benedetti cercava di sistemare le rivendicazioni sindacali della redazione di Repubblica,
“Huffington Post Italia è l'unica iniziativa innovativa e l'unica occasione di assunzione di 10 giornalisti avvenuta in Italia
quest'anno. Innovazione e investimenti e creazione di posti di lavoro”. Ne ho scritto in questo post. Gli stessi argomenti,
pluralismo lavoro e innovazione, entrano in cortocircuito anche spostando il fuoco ad un altro settore di interesse
dell’editore del Gruppo Espresso: l’energia.
Pluralismo a Bari - L’edizione pugliese di Repubblica ospita quotidianamente notizie intorno all’Ilva di Taranto e agli altri
impianti pugliesi coinvolti in procedimenti giudiziari o in fase di rinnovo delle autorizzazioni. La redazione barese, per
quel che si può vedere da lontano, dopo una prima fase di cautela allo scoppio del caso Ilva, lascia relativo spazio alle
voci dei movimenti che animano il dibattito cittadino intorno alle questioni ambientali e sanitarie. Nell’edizione di
domenica era riservato ampio spazio alla Class Action che i cittadini tarantini hanno intrapreso contro Ilva e ad un
intervento dell’associazione Salute Pubblica che trattava della centrale a carbone Edipower di Brindisi, che ha da poco
ripreso a funzionare. Edipower, non Enel.
L’intervento ragionava sulle “preoccupazioni di molti cittadini, soprattutto quelli che vi abitano nel raggio di pochi
chilometri” su quelle dei lavoratori “per il giustificato timore di perdere il posto di lavoro”. E proseguiva “l’attuale
localizzazione della centrale è stata decisa in tempi in cui non erano forse noti, con la precisione attuale, gli effetti
negativi sulla salute di lavoratori e cittadini residenti nelle vicinanze di impianti termoelettrici a carbone. La polvere nelle
case e sulle colture nei pressi delle centrali proviene dai carbonili che sono inspiegabilmente scoperti. La polvere di
carbone, secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, provoca malattie dell’apparato respiratorio come la
pneumoconiosi (una fibrosi massiva e progressiva dei polmoni), alterazioni pleuriche, enfisema, bronchite cronica,
rapida perdita della funzione polmonare, ma anche tumore al polmone e tumore allo stomaco”. E molto altro ancora
che si può leggere qui.
Innovazione a Savona – Incidentalmente la centrale a carbone di Vado Ligure ha le stesse implicazioni di quella di
Brindisi Nord. E’ di proprietà di Tirreno Power, poco meno del 40% è controllato da Sorgenia (Gruppo De Bendetti)
attraverso Energia Italiana. Il restante 10% è suddiviso in parti uguali tra Iren, nata nel 2010 e partecipata tra gli altri dai
comuni di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma e Piacenza e dalla stessa Energia Italiana, e Hera, controllata dai comuni
delle provincie di Ferrara, Modena e Bologna. La centrale produce energia con due gruppi a carbone costruiti negli anni
’70 e uno alimentato a gas. Recentemente è stato approvato un progetto per la realizzazione di un nuovo gruppo a
carbone.
Lavoro a Savona – qualche posto di lavoro in più, per la durata dell’ampliamento, giustifica e sostiene l’operazione.
Come la mettiamo con il pluralismo, in Liguria? L’edizione genovese di Repubblica non scrive quasi mai di energia e
carbone e non mi risulta abbia mai pubblicato un comunicato integrale di uno dei comitati che in Liguria si battono
contro le 3 centrali a carbone del territorio regionale (quelle di Genova e La Spezia sono di Enel).
Come la mettiamo con l’innovazione? Produrre energia dal carbone, senza pensare ad alcuna forma di conversione anzi
ampliando l’esistente, che innovazione è?
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Qualche posto di lavoro in più giustifica il tutto. Come i 10 dell’Huffington Post Italia che si propone di proseguire nella
“grande tradizione del giornalismo civico del Gruppo Espresso” anche grazie ai quasi 200 blogger, tra cui ci sono “giovani
che faticano a tirare avanti, e giovani che studiano in prestigiose università all’estero". Salute e lavoro, tutto gratis.
Meglio, a spese di qualcun altro.
Daniela Patrucco - Linkiesta, 26-09-12
Tirreno Power, Verdi all’attacco di Caviglia
Il partito ambientalista: nella trattativa sull’Aia provvisoria ha ottenuto ben poco
Non risparmiano critiche alla maggioranza del sindaco Caviglia i Verdi savonesi dopo la concessione dell’Aia per i due
gruppi a carbone della centrale Tirreno Power di Quiliano e Vado.
Al centro degli attacchi da parte dei Verdi il rapporto tra lavoro e ambiente che, a loro giudizio, ha inficiato fortemente
la volontà della giunta cittadina. Scrivono in una nota: «Non è il diritto ad inquinare che crea lavoro: se così fosse, Vado
Ligure avrebbe un tasso di occupazione più alto di quello della Germania. Invece il lavoro manca, manca e basta. E con
quest’Aia provvisoria mancherà anche la salute». I Verdi poi proseguono: «Il 17 settembre la giunta è passata dalla
difesa della salute dei vadesi alla trattativa. E nella trattativa Vado Ligure ha ottenuto ben poco. E’ stata promessa la
misura dei livelli di inquinamento come contropartita per continuare ad inquinare. Così scopriremo ciò che già sappiamo
ossia il danno sanitario che l’ordine dei medici ha già segnalato. Un danno facilmente spiegabile considerato che a Vado
gli inquinanti sono 5 – 10 volte superiori al massimo consentito».
Nel mirino entra anche la politica: «Dopo questo cedimento sono arrivati puntuali gli apprezzamenti politici di chi ha
lavorato per lasciare il carbone a Savona altri 50 anni. Ed infine a testimoniare la trappola politica tesa a questa giunta è
arrivata anche la dichiarazione gattopardesca del Comune di Savona, che si dichiara preoccupato per la concessione
dell’Aia provvisoria. Sembra quasi che l’amministrazione di Savona sia più attenta alla qualità dell’aria di quella di Vado
Ligure. Un capovolgimento della realtà quasi surreale. Una cosa è certa noi continueremo a batterci. Il danno
ambientale non è un male necessario ma una conseguenza dell’avidità. Se si vuole davvero trovare una soluzione che
veramente favorisca il lavoro e la salvaguardia dell’ambiente: si può. Questo sempre che i problemi li si voglia risolvere e
non semplicemente cavalcare i malumori».
Il sindaco Attilio Caviglia non ha voluto entrare nel merito dell’ennesimo attacco alla sua amministrazione, limitandosi a
dire: «Non commento più queste prese di posizione sulla centrale Tirreno Power. Per noi parleranno i fatti e le delibere
con le quali ci siamo sempre opposti al potenziamento e all’Aia provvisoria. Ognuno poi potrà trarre le riflessioni che più
gli aggradano e ciascuno potrà dire la sua sempre ovviamente nel rispetto dei ruoli e delle persone».
Antonio Amodio - La Stampa (Savona), 26-09-12
Riconversione A2a Sel e Collettivo litorale attaccano il sindaco
Iacono: chiarezza sui piani e coinvolgimento degli abitanti Il Cdlc: Altran delega a un tavolo tecnico
di cui non si sa nulla
Si infiamma la polemica politica sulla “riconversione” a carbone della centrale elettrica di A2a. Dopo la netta presa di
posizione del Prc (che siede in giunta con il Pd) che, attraverso il segretario Emiliano Zotti, ha annunciato di «prendere in
considerazione solo le proposte avanzate in modo trasparente e con il coinvolgimento della popolazione», anche Sel e il
“Collettivo difesa litorale carsico” attaccano il sindaco Altran.
Rifacendosi alla comunicazione fatta in aula dal primo cittadino, venerdì scorso, sul tavolo tecnico ambientale da
attivare con gli enti deputati alla sorveglianza sulle emissioni, e alla posizione del Prc citata più sopra, il consigliere
Giovanni Iacono (Sel) si chiede «qual è la politica della giunta su A2a? C’è un accordo siglato all’improvviso ad agosto,
quando da mesi chiediamo di discutere in aula, e se sì cosa prevede? Dovrebbe o no - prosegue Iacono - essere discusso
in Consiglio e reso pubblico? O qualcuno già ne ha una copia, e se sì come?».
Iacono ricorda che Altran si è presentata ai cittadini con un accordo di coalizione con Rifondazione e Idv. «Ma quale
programma su A2a aveva la maggioranza, visto che oggi si leggono notizie surreali di un partito che attacca il suo stesso
sindaco?».
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Sel chiede dunque chiarezza in aula, e che «sia istituito un organismo indipendente di accesso alle rilevazioni di controllo
sulle emissioni della centrale, chiarezza sui piani di investimento o meno per il passaggio al gas, un ruolo e un
coinvolgimento della popolazione e garanzie per un bilancio ambientale per Monfalcone».
«Chiederemo - conclude Iacono - una conferenza straordinaria, aperta al ministero, sul futuro della centrale. Vogliamo
chiarezza, e prima della campagna elettorale per le regionali».
Ad esprimere contrarietà di merito e metodo rispetto agli orientamenti esposti dal sindaco è poi il Collettivo difesa
litorale carsico. «Il tavolo tecnico che il sindaco Altran ha proposto sulla centrale - afferma il Collettivo - è un obbrobrio
istituzionale. Il sindaco, responsabile della salute della popolazione, deve rispondere in prima persona, e invece delega a
un tavolo tecnico imbastito con modalità e tempi ignoti».
Il primo cittadino ha annunciato poi che «i progetti di sviluppo dell’impianto di A2a andranno discussi in un secondo
tavolo tecnico - prosegue il Collettivo - da attivare entro dicembre, dimenticando che il piano industriale è alle porte,
visto che la dismissione dei gruppi a olio ha come scadenza il 13 febbraio 2013».
Seguendo il ragionamento poposto dal sindaco - conclude il Collettivo - mentre il primo tavolo tecnico si perderà in
inezie, magari ben scritte, A2a presenterà il piano industriale, previsto per ottobre, che non verrà discusso
apertamente».
Il Piccolo, 26-09-12
Il progetto è stato corretto come preteso da Bruxelles
Il quarto progetto per la centrale integrata carbone -Co2 di Nuraxi Figus è in viaggio verso Bruxelles
L’originale è stato riveduto e corretto dalla Sotacarbo, che nella nuova stesura ha risposto alla lettera alle due
indicazioni dell’Unione Europea (impatto ambientale e la possibilità di utilizzare carbone diverso da quello del Sulcis) e la
terza sollevata dal governo Monti sulla sostenibilità economica del progetto. Il dossier – fanno sapere ambienti vicini
all’assessorato all’industria – è partito alla volta di Bruxelles col pieno sostegno dello Stato, che nonostante il recente e
duro confronto con la Regione, continua dunque a credere nel rilancio della miniera. Tra l’altro il governo è obbligato a
crederci da una legge nazionale. Resta ora da capire se il nuovo progetto, dopo aver risposto ai tre quesiti, sarà
accettato dall’Unione Europea. Come si sa, invece, i tre precedenti, seppure mai bocciati ufficialmente da Bruxelles,
particolare ribadito più volte dall’assessore all’industria, Alessandra Zedda, sono stati rispediti sempre indietro. Mai
tempi ora si sono fatti molti più stretti: entro la fine dell’anno spetterà alla Regione, proprietaria della Carbosulcis, è
l’attuale società di gestione, bandire la gara di privatizzazione. Nell’attesa della risposta di Bruxelles, Carbosulcis
continua a essere anche un caso politico. Lo è soprattutto dopo che il Consiglio regionale ha approvato la mozione del
centrosinistra sull’azzeramento dei vertici della società, ma quella stessa mozione finora è rimasta inascoltata dalla
giunta, col presidente Cappellacci che è arrivato a replicare con durezza anche alla successiva richiesta di dimissioni
dell’assessore Zedda presentata ancora dal Pd. Eppure non è solo dalle opposizioni che arrivano critiche all’operazione
carbone. Nella maggioranza è atteso per questi giorni il chiarimento fra Cappellacci e gli alleati dopo che Udc,
Riformatori e sardisti si sono astenuti in aula sulla mozione del Pd. Ma ieri anche l’assessore alla programmazione
Giorgio La Spisa è intervenuto sulla vicenda. A un convegno organizzato a Cagliari dai consulenti del lavoro, ha detto:
«Non è facile per la politica fare scelte su Carbosulcis, su Alcoa, sull'industria, con la pressione che arriva dalla piazza»
Poi un ricordo: »Nel 2001, come assessore all'industria, insieme al governo di allora, proposi la chiusura graduale della
miniera, ma i sindacalisti si opposero. A questo punto mi chiedo: è stato giusto dare negli anni tante risorse alla
Carbosulcis? Certo, oggi la giunta ha il dovere di far sìý che le produzioni industriali non siano dismesse, ma
personalmente sulla miniera continuo ad avere dubbi».
La Nuova Sardegna, 24-09-12
Climate change is already damaging global economy, report finds
Economic impact of global warming is costing the world more than $1.2 trillion a year, wiping 1.6%
annually from global GDP
Climate change is already contributing to the deaths of nearly 400,000 people a year and costing the world more than
$1.2 trillion, wiping 1.6% annually from global GDP, according to a new study.
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The impacts are being felt most keenly in developing countries, according to the research, where damage to agricultural
production from extreme weather linked to climate change is contributing to deaths from malnutrition, poverty and
their associated diseases.
Air pollution caused by the use of fossil fuels is also separately contributing to the deaths of at least 4.5m people a year,
the report found.
The 331-page study, entitled Climate Vulnerability Monitor: A Guide to the Cold Calculus of A Hot Planet and published
on Wednesday, was carried out by the DARA group, a non-governmental organisation based in Europe, and the Climate
Vulnerable Forum. It was written by more than 50 scientists, economists and policy experts, and commissioned by 20
governments.
By 2030, the researchers estimate, the cost of climate change and air pollution combined will rise to 3.2% of global GDP,
with the world's least developed countries forecast to bear the brunt, suffering losses of up to 11% of their GDP.
Sheikh Hasina, prime minister of Bangladesh, said: "A 1C rise in temperature [temperatures have already risen by 0.7C
globally since the end of the 19th century] is associated with 10% productivity loss in farming. For us, it means losing
about 4m tonnes of food grain, amounting to about $2.5bn. That is about 2% of our GDP. Adding up the damages to
property and other losses, we are faced with a total loss of about 3-4% of GDP. Without these losses, we could have
easily secured much higher growth."
But major economies will also take a hit, as extremes of weather and the associated damage – droughts, floods and
more severe storms – could wipe 2% of the GDP of the US by 2030, while similar effects could cost China $1.2tr by the
same date.
While many governments have taken the view that climate change is a long-term problem, there is a growing body of
opinion that the effects are already being felt. Scientists have been alarmed by the increasingly rapid melting of Arctic
sea ice, which reached a new record minimum this year and, if melting continues at similar rates, could be ice free in
summer by the end of the decade. Some research suggests that this melting could be linked to cold, dull and rainy
summers in parts of Europe – such as has been the predominant summer weather in the UK for the last six years. In the
US, this year's severe drought has raised food prices and in India the disruption to the monsoon has caused widespread
damage to farmers.
Connie Hedegaard, the European Union's climate chief, warned that extreme weather was becoming more common, as
the effects of climate change take hold. "Climate change and weather extremes are not about a distant future," she
wrote in a comment for the Guardian last week. "Formerly one-off extreme weather episodes seem to be becoming the
new normal."
Michael Zammit Cutajar, former executive secretary of the UN Framework Convention on Climate Change, said:
"Climate change is not just a distant threat but a present danger – its economic impact is already with us."
Fiona Harvey - The Guardian, 26-09-12
Mitt Romney raises EU concerns for climate talks
The candidate's doubts about a link between emissions and climat e change have led to 'concern' at
cabinet level
EU officials are privately alarmed at the chilling effect that a Mitt Romney win in the US presidential election could have
on global climate talks, EurActiv has learned.
Although the Republican candidate is trailing President Barack Obama in the polls, his oft-stated doubts about a link
between greenhouse gas emissions and climate change have led to "concern" at cabinet level, one source said.
Speaking last October, Romney said: "My view is that we don't know what is causing climate change on this planet and
the idea of spending trillions and trillions of dollars to try and reduce CO2 emissions is not the right course for us."
Last month, he appeared to backtrack slightly, saying that he believed human activity could be contributing to a
warming world in an online debate. But Romney then cited "a lack of scientific consensus on the issue" as reason to
prioritise further research, rather than action.
"It will be a completely different way of looking at climate change if he is elected," one senior EU official told EurActiv.
"It will change the conversation, definitely"
The official suggested that Brussels would wait to see Romney's appointments to senior posts before drawing up plans,
but said that US policy on Canada's highly polluting tar sands, and China could change.
The strong anti-Emissions Trading System (ETS) position adopted unanimously by the US Senate last week, though, is
unlikely to be amended whoever wins the election.
ETS crisis looming
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Washington apparently believes that a crisis is looming unless the EU delays charging international airlines for their
carbon dioxide emissions beyond the current 30 April 2013 start date.
The US, which says it wants a global deal on aviation emissions instead, sees no possibility of brokering an alternative
package before then at the International Civil Aviation Organisation (ICAO).
But EurActiv understands that the US has no plans to authorise the non-compliance of its air fleet with the EU's carbon
trading scheme until India and China – which have both authorised non-compliance – reveal the content and timing of
their positions.
Nigel Purvis, an advisor to the US's chief Kyoto negotiator in 1998, said that as a president, Romney "would probably
have less of an interest in reaching a global agreement [at ICAO] that genuinely reduces emissions in an ambitious kind
of way".
Purvis is the founder and president of the Climate Advisers consultancy.
Climate talks
Under a Romney presidency, there would also be "an enormous change in the level of urgency and attention," given to
negotiations for a successor deal to the Kyoto Protocol, which expires at the end of this year, Purvis told EurActiv.
"Romney is not prepared to do anything which has any political cost," he added.
An EU official told EurActiv that he expected climate talks would "become much harder again" under a Romney
administration, while EU-US relations on climate issues would become "quite challenging".
"It would make [climate negotiations] more of an uphill struggle than they are now," another EU source said.
"The first thing [Romney] would do would be to fire [US climate chief negotiator] Todd Stern and find someone with his
own climate change agenda because Todd Stern has some knowledge about this issue," the source speculated.
International climate fire
Stern himself drew international climate fire last month, when he appeared to speak out in favour of ditching the US's
previous commitment to the international goal of limiting global warming to 2 degrees centigrade.
Senior US negotiator Jonathan Pershing followed this with a call for a "flexible" and "dynamic" new treaty to replace
Kyoto. But EurActiv has learned that these interventions were nominally intended to open debate about a bottom-up
'Sinatra Doctrine' style-approach to climate pledges in which different countries would do emissions reductions their
own way.
Critics say that by removing binding emissions reduction targets, such a doctrine would effectively prevent any targets –
including the 2 degrees one – being met, with potentially grave consequences.
The Obama administration is currently pledged to make a 17% cut on its 2005 emissions level by 2020, a long way from
the reductions imagined under the Kyoto Protocol which the US failed to ratify.
Fears abound that even this target would quickly fall by the wayside under a Romney administration.
Romney's pledges
Romney has pledged to:
• Open the entire US coastline to oil drilling
• Slash environmental regulations and reviews so as to 'streamline' permitting procedures
• Build a contested Keystone XL Pipeline to bring tar sands from Canada to the US
• Turn over energy development decisions on federal lands to the states
• Pursue a North American energy partnership with Canada and Mexico
Thomas Legge, a senior climate and energy officer at the German Marshall Fund of the United States, said that the
radicalism of Romney's party - as well as his climate change statements and campaign funding - would make it difficult
for him to govern from the centre.
Romney received over $2 million in campaign contributions from the fossil fuel industry in 2011-12 alone, more than
any other presidential candidate, according to Opensecrets.org.
"The role of campaign funding is enormous and in the long term will either provide a brake or a release to the US
political system," Legge told EurActiv.
The Republicans' current opposition to cap-and-trade schemes they themselves first proposed was "an aberration in
history" he said.
"I don't think either candidate wants to make a big deal out of climate change because they don't see it as vote-winning
issue," he added.
Public opinion
It is debatable how much public support there is for ignoring global warming. One recent poll by the Yale Project on
Climate Change found that climate change should be a moderate, high, or very high priority for the president and
congress.
But the same survey discovered that 61% of Americans were cautious, disengaged, doubtful, or dismissive about global
warming, while media interest in the subject has collapsed.
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According to Purvis and Legge, the most important figures are those for long term structural US emissions reductions
which are unlikely to be affected by the election.
"There are factors driving down greenhouse gas emissions reductions in to an extraordinary extent similar to the UK's
switch from coal to gas in the 80s and 90s," Legge said.
These include the trend to gas – particularly shale gas – along with clean air regulations and a new fuel efficiency drive,
which together knocked US CO2 emissions down 1.7% in 2011.
Impressive as such reductions may be, with global carbon emissions continuing to rise, they are unlikely to contain
global warming whichever candidate wins in November.
Greeting the figures in April, the IEA Chief Economist Fatih Birol said: "The new data provide further evidence that the
door to a 2°C trajectory is about to close".
Arthur Neslen - The Guardian, 26-09-12
It's a myth that wind turbines don't reduce carbon emissions
Conclusive figures show that the sceptics who lobby against wind power simply have their facts
wrong
The assertion that wind turbines don't reduce carbon emissions is a myth, according to conclusive statistical data
obtained from National Grid and analysed here in the Guardian for the first time. With a new wind generation record of
4,131 megawatts set on 14 September, the question of how far the UK's wind generation fleet can help in meeting our
climate targets is increasingly controversial. Now it can be shown that the sceptics who lobby against wind simply have
their facts wrong.
On 14 September, wind turbines connected to the National Grid produced over 80 gigawatt-hours (GWh) of electricity,
just over 10% of total UK generation. This was far from being a one-off: with more than 4,000 turbines both on and
offshore now connected to the grid, wind produced 48 GWh of usable electricity per day on average during September,
adding up to about 6% of overall daily national electricity requirement. On many days, wind is now the fourth-largest
source of UK electricity, after coal, nuclear and gas. Indeed, this figure is a significant underestimate, because about two
gigawatts of wind are connected directly to local networks and so not directly visible to National Grid.
However, according to increasingly vocal critics of wind power, the intermittent nature of wind generation means we
must burn more gas to provide backup. According to Telegraph columnist Christopher Booker:
"Ramping the back-up gas plants up and down would mean running them very inefficiently, and give off so much CO2
that we could end up increasing our overall emissions rather than reducing them"
Journalist and author Matt Ridley asserts that:
"The total carbon emissions saved by the great wind rush is probably below 1%, because of the need to keep fossil
fuels burning as back-up when the wind does not blow. It may even be a negative number."
The climate-sceptic Global Warming Policy Foundation (GWPF) recently gave evidence to the House of Commons energy
and climate change committee, stating:
"There is a significant risk that annual CO2 emissions could be greater under the wind scenario than under the gas
scenario".
The essence of the wind sceptics' case is that a scaling up in wind power will have to be "backed up" by massive
investment in gas-fired open cycle turbine (OCGT) plants, which are cheap to build but considerably less efficient than
the combined cycle gas turbine (CCGT) power plants which deliver the vast majority of the UK's gas-fired electricity
supply.
Their arguments are not borne out by current statistics, however. If the sceptics were right, the recent windy conditions
would have seen considerable use of less-efficient OCGT as wind input to the grid ramped up and down. In actual fact,
during the entire June-September period, OCGTs and equally dirty oil-fired stations produced less than one hundredth
of one percent of all UK electricity. In total they operated for a grand total of just nine half hour periods in the first 19
days of the month – and these periods had nothing to do with changing windspeeds.
From analysing National Grid data of more than 4,000 half-hour periods over the last three months, a strong correlation
between windiness and a reduction in gas-fired generation becomes clear. The exchange rate is about one for one: a
megawatt hour of wind typically meant the UK grid used one less megawatt hour of gas-derived electricity. This means
that actual CO2 savings can be calculated from the data with a high degree of accuracy – these are not guesstimates
from models, but observations of real-world data.
Wind generation v gas generation
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Over a year, based on the amount of electricity wind is currently generating each day, wind turbines save around 6.1m
tonnes of carbon dioxide, or about 4% of the UK's emissions from electricity (based on CCGT plants emitting around 350
kg CO2 per mWh). This figure provides independent confirmation for the trade body RenewableUK's estimate of a
current reduction in annual emissions from the entire UK wind fleet of about 6m tonnes.
Looking to the future, about 26 gigawatts of onshore and offshore wind is expected to be connected to the grid by 2020,
nearly four times today's capacity. Even so, National Grid expects to be able to handle the increased wind generation
without major new investment in dirty open-cycle gas backup, contradicting the claims from the GWPF.
The National Grid's Gillian West says:
As more wind connects, there will be a need for additional back-up for that intermittency ... [however] there will be
more interconnection with mainland Europe and new storage technologies may also emerge (eg battery) or additional
pumped storage hydro which can provide short term response.
National Grid is also improving its wind forecasting system to make coping with times of low demand and high
generation easier.
Indeed, the wind sceptics may have their case backwards. The biggest blackout risk is not intermittent wind but the
threat of total loss of a single giant power source, such as a large coal or nuclear plant, possibly within just a few
seconds. But the grid is already engineered to withstand this catastrophic loss with existing back-up – and wind is
unlikely to change this picture for the foreseeable future.
Wind generation v gas 2012
The intermittency of wind is balanced both by the inertia of the turbines themselves and by multiple wind installations
over a wide geographical area. In addition, wind is now forecasted with reasonable accuracy at least a day in advance,
allowing National Grid to plan the right generation mix to accompany it. Indeed, the most difficult issues for the Grid
come from the demand side – commercial breaks in Downton Abbey can lead to sudden demand spikes of hundreds of
megawatts in just a few seconds. Wind, in contrast, fades up and down much more slowly.
The researcher Damon Hart-Davis, who maintains a real-time website showing the grid's carbon intensity called Earth
Notes, confirms separately that when the wind is blowing the UK emits less CO2 per unit of electricity generated. This is
much more visible currently than it has been in previous years because wind is now a significant enough player to stand
out from the statistical noise, which include electricity produced by Welsh pumped-storage hydroelectricity and imports
and exports from France, Holland and Ireland.
The UK may be the windiest country in Europe, but other nations already have much greater installed capacity. Spain,
for example, occasionally produces 50% of its power from wind turbines with no impact on its electricity grid.
Continued fast expansion in offshore and onshore wind is good news for carbon emissions and can be accommodated
without major problems by the grid. Data, not assertions, are what must win the argument over wind – and the data is
very clear.
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Chris Goodall and Mark Lynas - The Guardian, 26-09-12
Wind farm investors eye exit
Moves come as Poland prepares to update regulations
Two of the biggest investors in Polish wind farms – Denmark’s Dong Energy and Spain’s Iberdrola – are preparing to exit
central Europe’s largest energy market, according to people familiar with the matter.
The moves come as Poland prepares to update its renewable energy sector regulations, with a draft bill that favours
offshore wind power generation over onshore facilities, an initiative strongly criticised by the wind industry.
However, any sale on the part of Dong and Iberdrola is probably dictated by the companies’ quests to reduce debt, one
of the people said on Tuesday.
“Dong’s decision is part of a deleveraging,” they said. “When it comes to Iberdrola, they have wanted to sell their
portfolio for some time.”
Neither Iberdrola nor Dong responded to requests for comment.
Dong has three wind farms with 111.5MW of installed capability, about 7 per cent of Poland’s 1.6GW of windgenerating capacity, while Iberdrola has 185MW of windmills.
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Poland generates about 90 per cent of its power with coal, but has committed to generating 15 per cent of its electricity
through renewables by 2020. Renewables now account for about 8 per cent of power generation, with wind accounting
for just under 2 per cent.
The two companies should have little trouble selling their Polish assets, said Wojciech Hann, an energy market analyst
with Deloitte, the consultancy.
“Dong’s Polish assets are attractive because this will soon be a very lucrative market for investors in renewables,” he
said. “They have a good opportunity to cash out.”
Any sale of wind farms was likely to generate significant interest, he said.
Poland’s four state-controlled power generators – PGE, Tauron, Enea and Energa – have not invested much in wind but
are thought to be interested in broadening their portfolios. The sector is also appealing for private equity groups.
In one transaction earlier this year, Energa spent 39m zlotys ($12.2m) to buy the rights to build a 60MW wind farm from
developer Polish Energy Partners (PEP).
PEP already owns 80MW of wind farms and is the object of a 703m zlotys bid by Polenergia, owned by Kulczyk
Investments, the investment vehicle of Jan Kulczyk, Poland’s richest man.
Financial Times, 26-09-12
FV, "la Cina non deve far paura"
Jrc: Ue leader nella R&S. Ma Eu ProSun presenta nuovo ricorso. Rapporto Epia su integrazione nelle
reti
"I massicci investimenti della Cina nella produzione di celle e moduli fotovoltaici, che hanno portato a forti economie di
scala, sono una sfida all'industria europea, ma l'export di impianti produttivi dall'Europa all'Asia è favorevole, poiché
l'Europa ha ancora la leadership nella ricerca e sviluppo". E' quanto si legge nello Status Report 2012 sul FV pubblicato
ieri dal Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea, secondo cui "le future generazioni di tecnologie FV
possono stimolare una proficua cooperazione internazionale con l'Asia e gli Stati Uniti".
L'appello del Jrc giunge proprio alla vigilia di una nuova denuncia contro i concorrenti cinesi da parte dell'associazione
Ue dei produttori di celle e moduli, EU ProSun, che oggi ha annunciato la presentazione alla Commissione europea di
una "richiesta formale per aprire un'indagine volta a verificare la legalità delle sovvenzioni assegnate dal Governo cinese
ai produttori nazionali". La richiesta fa seguito a quella da poco avviata da Bruxelles, sempre su ricorso di Eu ProSun, per
verificare l'esistenza di pratiche di dumping perpetrate dalle aziende del Paese asiatico. "Entrambe le azioni, ossia il
sostegno del Governo alle esportazioni e le pratiche di dumping, sono illegali secondo le regole del Wto e devono essere
esaminate con urgenza da parte delle autorità europee", si legge in una nota dell'associazione.
Tornando al rapporto Jrc, il centro comunitario per la ricerca con sede a Ispra (Varese) rileva che nel 2011 sono stati
installati in Europa impianti FV per 18,5 GW (i due terzi del totale mondiale), che hanno portato la capacità in funzione
nel Vecchio Continente a 52 GW, per una produzione equivalente al 2% del fabbisogno elettrico della Ue.
Negli ultimi 10 anni, aggiunge il rapporto, l'industria FV europea è cresciuta a una media di oltre il 40% l'anno, mentre i
costi di produzione sono scesi di circa il 60%. Parallelamente, la produzione FV mondiale è salita a un ritmo annuo
compreso tra il 40 e il 90%, con un tumultuoso sviluppo registrato soprattutto negli ultimi 5 anni in Asia, dove la sola
Cina rappresenta ormai il 50% della produzione globale di celle e moduli con la prospettiva di superare il 61% (119 GW)
entro il 2015. A questa data, Taiwan avrà una quota di mercato del 14,3%, mentre Europa e Giappone deterranno
assieme il 5,5%.
Tali prospettive di sviluppo, avverte però Jrc, potrebbero essere frustrate da una serie di fattori come la crisi economica
e la modifica dei sistemi incentivanti in molte parti del mondo. Non a caso, le stime sull'installato variano fortemente
anche quando si riferiscono al solo anno 2012: da 28,4 a 35,4 GW per Bloomberg Nef, 30 GW per Solarbuzz, 31 GW per
Ims Research.
Per superare la crisi e le incertezze di mercato, Jrc suggerisce di puntare sull'innovazione, in particolare le nuove
tecnologie (come il FV a concentrazione) e i sistemi integrati in architettura.
Sul tema delle connessioni alla rete degli impianti FV si concentra invece un rapporto presentato oggi dall'associazione
europea di settore, Epia, convinta che "il crescente ruolo giocato dalla fonti rinnovabili, FV incluso, richiede una nuova
prospettiva per la gestione del sistema elettrico europeo". Dal rapporto, "Connecting the Sun", emerge che il FV "può
essere integrato nel sistema senza creare problemi operativi o influire sulla sicurezza delle forniture elettriche". Infatti,
"in base agli scenari al 2030 non vi sono limiti tecnici all'integrazione su larga scala degli impianti FV" e, pur
considerando gli investimenti necessari per le connessioni alla rete, "il FV continuerà a svilupparsi in direzione della
competitività".
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Il rapporto Epia, redatto a seguito di una serie di interviste con gli operatori delle reti di trasporto europee, giunge
inoltre alla conclusione che sia più conveniente sfruttare le possibilità di produzione decentralizzata offerte dal FV
realizzando gli impianti nelle aree di maggiore consumo, piuttosto che in quelle che godono di una maggiore
insolazione.
Vale infine segnalare il superamento dei 30 GW FV in Germania, avvenuto all'inizio del mese grazie a 320 nuovi MW
avviati in agosto. Il Paese consolida così il suo primato mondiale raggiungendo una potenza in funzione superiore a
quella di tutti gli altri Stati europei messi assieme, ha commentato ieri il responsabile per il FV dell'agenzia Germany
Trade & Invest (Gtai), Tobias Rothacher, presentando il rapporto "The Photovoltaic Market in Germany".
QE, 25-09-12
Nouvelle plainte à Bruxelles contre les panneaux solaires chinois
Quelques semaines après une première plainte pour demander une enquête anti -dumping, les
industriels européens du solaire en déposent une deuxième pour dénoncer les "subventions illégales
octroyées aux fabricants chinois de panneaux photovoltaïques"
Et de deux... Les industriels européens de la filière solaire, regroupés au sein de EU Pro Sun, ont déposé ce mardi 25
septembre une deuxième plainte officielle auprès de la Commission européenne concernant leurs concurrents chinois.
Ces derniers leur taillent des croupières sur leur propre marché depuis quelques années et cette concurrence qu'ils
estiment déloyale (et surtout contraire aux règles de l'Organisation commerciale du commerce-OMC) a déjà entraîné la
faillite de plusieurs acteurs européens majeurs.
25 milliards de dollars injectés dans la filière chinoise
Le 6 septembre dernier, EU Pro Sun avait déposé une première plainte demandant à la Commission d'enquêter sur les
pratiques de dumping pratiquées par les fabricants chinois de panneaux solaires. Cette fois, leur plainte porte sur les
subventions dont ils bénéficient de la part du gouvernement chinois, qu'ils estiment illégales. Les deux pratiques sont
tout aussi illicites au regard des règles de l'OMC. Prêts à taux très réduits, parfois passés par pertes et profits lorsque
l'entreprise n'est pas en mesure de les rembourser, fourniture d'électricité subventionnée, mise à disposition de terrains
à prix très avantageux, baisse de la TVA ou encore garanties de crédit figurent parmi les largesses accordées par l'Etat
chinois à ses fabricants. Les Etats-Unis, qui ont précédé l'Union européenne de quelques mois et ont d'ores et déjà
conclu à l'illégalité de douze catégories de subventions et à la pratique du dumping, ont estimé que 25 milliards de
dollars avaient été injectés de la sorte dans la filière solaire. Selon des informations publiées par Bloomberg New Energy
Finance, 33 milliards d'euros ont été octroyés depuis 2010 à douze entreprises sous la forme de lignes de crédit.
Une surcapacité entretenue de façon artificielle
En plus de la concurrence déloyale des industriels chinois exportateurs vis-à-vis de leurs concurrents occidentaux, les
plaignants font valoir qu'elles entretiennent artificiellement une situation de surcapacité supérieure à 20 fois la
demande chinoise et près de deux fois la demande mondiale. Or cette surcapacité est précisément la première cause de
l'effondrement brutal des prix de ces deux dernières années. Les entreprises occidentales, qui ne bénéficient pas d'un
tel soutien de la part de leurs gouvernements, ont bien du mal à résister.
Bientôt une plainte indienne ?
Les plaintes contre la Chine pourraient faire tâche d'huile. Ces derniers jours plusieurs personnalités de la filière solaire
indienne ont évoqué la possibilité pour l'Inde de marcher dans les pas des Etats-Unis et de l'Europe. L'Inde qui apparaît
à beaucoup comme le prochain eldorado. Après le directeur général de la Société de l'énergie solaire la semaine
dernière, c'est un dirigeant de Tata Solar Power, qui estime que le pays aurait des raisons de déposer une telle plainte
auprès de l'OMC. Même si, comme plusieurs observateurs s'accordent à le reconnaître, cette "épidémie" de plaintes
anti-chinoises pourrait avoir pour principale conséquence de ralentir le déploiement du solaire dans le monde. C'est
pourquoi un système de bonus réservé aux produits de fabrication nationale est également à l'étude, tout comme en
France.
Dominique Pialot - La Tribune, 26-09-12
Truffa del fotovoltaico In tre rinviati a giudizio
Impianto mai realizzato
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Avrebbero dovuto realizzare un impianto fotovoltaico con i fondi statali, invece hanno incassato i soldi ma la struttura
non è mai stata realizzata. La truffa è stata scoperta dagli uomini della polizia, che, dopo mesi di indagini, hanno
incastrato tre persone, due imprenditori calzaturieri di Monte Urano e un ingegnere di Sarnano. L’attività investigativa,
posta in essere dagli uomini della sezione amministrativa del Commissariato di Fermo, ha portato al rinvio a giudizio dei
tre soggetti. Si tratta di L.I., di 52 anni, e di M.M., di 49 anni, entrambi residenti a Monte Urano, e di A.M., di 42 anni,
residente a Sarnano. I tre, in concorso fra loro, dovranno rispondere dell’imputazione di tentata truffa ai danni dello
Stato.
Il piano prevedeva l’acquisizione dei fondi messi a disposizione dal ministero dell’Economia e delle Finanze, nell’ambito
delle energie alternative, attraverso un raggiro. Gli imprenditori coinvolti, infatti, al fine di ottenere un maggior
rimborso dallo Stato, attraverso il Gse (Gestore servizi energetici), hanno dichiarato falsamente, ognuno per le proprie
competenze, la realizzazione dell’impianto fotovoltaico, mai ultimato, nella zona industriale di Monte Urano.
Tutto è iniziato sulla scia della sensibilizzazione statale per offrire finanziamenti e contributi a fondo perduto per lo
sviluppo dell’energia solare. La palla è stata colta al balzo dai tre imprenditori coinvolti per mettere a segno la truffa, che
hanno così presentato agli enti competenti un progetto per la realizzazione di una struttura a pennelli solari. Una volta
attuata la fase progettuale, hanno poi chiesto i contributi statali a fondo perduto per la realizzazione dell’impianto. Il
piano è stato però scoperto dalla polizia che ha fatto finire nei guai i protagonisti della tentata truffa. I fatti, avvenuti a
Monte Urano, hanno visto trasferire per competenza territoriale l’azione penale presso il tribunale di Milano, dove il 12
dicembre prossimo si terrà la prima udienza nel processo nei confronti dei tre imputati.
Fabio Castori - Il Resto del Carlino, 26-09-12
Il piano Sharp mette in allerta Enel
La crisi del gruppo giapponese porterà alla dismissione di parte del business fotovoltaico
Crescono attesa e timori per il piano di ristrutturazione del colosso giapponese Sharp, che prevede il taglio di circa
11mila dipendenti entro il 2014, il doppio di quelli inizialmente previsti. Rumor e indiscrezioni si rincorrono, finendo
inevitabilmente per tirare in ballo anche Enel, che vede la controllata Enel Green Power in affari con Sharp su ben due
fronti: la joint venture paritetica Esse, per lo sviluppo del fotovoltaico nell’area del Mediterraneo, e lo stabilimento
catanese 3Sun, che da dicembre scorso ha iniziato a produrre pannelli fotovoltaici e vede come terzo azionista
StMicroelectronics.
Secondo anticipazioni di mercato, infatti, uno dei business che Sharp ridimensionerà sarà proprio quello solare, con la
dismissione della sussidiaria statunitense Recurrent Energy, valutata circa 321 milioni di dollari. Il gruppo giapponese
l’aveva acquistata appena due anni fa, sborsando circa 305 milioni di dollari per un portafoglio di progetti fotovoltaici da
500 Megawatt. Eppure per Sharp il business fotovoltaico non è un innamoramento recente ed effimero, visto che è dal
1959 che ha iniziato a sviluppare pannelli solari e nel 2008 è diventato il primo produttore al mondo a superare la soglia
dei due Gigawatt (2mila Megawatt).
Ma ora, con perdite record per 376 miliardi di yen (circa 3,7 miliardi di euro), la priorità è raggiungere un accordo con le
banche creditrici.
Quanto ai risvolti sui business in corso in Italia con Egp e StMicrolectronics, dalla quotata verde di Enel guidata da
Francesco Starace dicono che non ci sono segnali di ripercussioni sulla tenuta delle due joint venture 3Sun ed Esse. La
società non è immune al tam tam sugli effetti della crisi Sharp. Già ad agosto scorso, infatti, Enel Green Power, aveva
dovuto rassicurare il mercato sulla solidità delle partnership con i giapponesi, dopo che alcuni giornali del Sol Levante
avevano ipotizzato un imminente addio alla Sicilia. Per mettere la parola fine alle speculazioni, però, servirà
l’ufficializzazione del piano, che Sharp potrebbe presentare già nei prossimi giorni.
Angela Zoppo - MF, 26-09-12
L'auto elettrica messa alla corda. ha fatto il "giro del mondo"
Un automobilista tedesco, Rafael De Mestre, ha appena portato a termine il lungo tour di 28.000
chilometri a bordo della sua Tesla Ro adster stabilendo, tra l'altro, una serie di nuovi record
L'auto elettrica messa alla corda con in "giro del mondo". A dissolvere i dubbi sul reale funzionamento dell'auto
alimentata ad energia elettrica ci ha pensato il tedesco Rafael De Mestre, che ha appena portato a termine il lungo tour
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a bordo della sua Tesla Roadster stabilendo, tra l'altro, una serie di nuovi record come il viaggio più lungo di sempre a
bordo di una vettura esclusivamente elettrica (28.000 chilometri attraverso 13 Paesi diversi), risultando vincitore della
prima "competizione elettrica" around the world e primo giro del mondo a bordo di un'auto elettrica prodotta in serie.
L'impresa effettuata dall'automobilista teutonico ha preso il via lo scorso mese di maggio da Barcellona, in Spagna, e si
è appena conclusa in Francia, a Strasburgo e nonostante alcune difficoltà incontrate durante il suo tour, De Mestre è
riuscito a portare a termine la sua avventura in 126 giorni, di cui 60 di guida effettiva.
Quando la sua avventura era ormai vicina alla conclusione la vettura è rimasta coinvolta in un incidente stradale che per
fortuna non ha avuto conseguenze sul guidatore ma che ha visto la sua Roadster restare gravemente danneggiata.
Grazie però all'intervento del service team di Tesla la sua auto è stata rimessa a nuovo in soli tre giorni consentendogli
così di riprendere il tour.
Complessivamente Rafael De Mestre e la sua Tesla Roadster hanno attraversato 13 Paesi (Spain - Andorra - France Switzerland - Germany - Usa - China - Kazakhstan - Russia
- Ukraine - Romania - Hungary - Austria), spendendo in totale 300 euro per il pieno di elettricità necessaria a coprire i
28.000 km percorsi.
La Repubblica, 25-09-12
EDF va louer des voitures électriques
A l'occasion du Mondial de l'automob ile, l'électricien est sur le point d'annoncer plusieurs initiatives
fortes dans l'écomobilité, dont la location de voitures électriques à des flottes d'entreprises
Pour EDF, ce Mondial 2012 marquera son entrée en fanfare sur le marché de la mobilité durable. C'est bien connu, le
manque d'infrastructures de recharges constitue un frein majeur au décollage de la voiture électrique. A moins que ce
soit l'inverse. C'est l'éternel problème de la poule et de l'oeuf. Qu'à cela ne tienne, l'électricien (partisan d'un
déploiement modéré sur la voie publique au profit d'un équipement plus massif des particuliers et des entreprises)
propose via sa filiale Sodétrel plusieurs offres de bornes destinées aux particuliers, aux collectivités ou aux entreprises. Il
a signé à cet effet plusieurs partenariats avec des constructeurs, dont une exclusivité avec Nissan.
Jusque-là, rien de très surprenant de la part d'un électricien.
La location moyenne durée, un créneau stratégique
En revanche, son offre de location moyenne durée de véhicules électriques destinée aux entreprises, qui sera annoncée
ce matin, constitue une initiative plus marquée dans l'écosystème de la «mobilité durable». Constatant que le créneau
de la moyenne durée, qu'il estime stratégique, est déserté par les loueurs traditionnels (mais aussi par les
constructeurs), il s'y engouffre grâce à un atout majeur: son offre de bornes de recharge. «Pour la courte durée,
l'investissement dans une borne de recharge ne se justifie pas, mais cela représente un frein, explique Michel Couture,
directeur de la mobilité électrique du groupe. Quant à une location longue durée, elle s'apparente à un achat à crédit, et
suscite donc la même appréhension vis-à-vis d'un nouveau type de véhicules qui ne s'utilise pas comme un véhicule
thermique.» Or Michel Couture est convaincu que c'est l'usage, via la location, moins engageante et moins onéreuse
que l'achat, qui permettra de convertir massivement les automobilistes à l'électrique.
La maturité récente du marché
Pour lancer cette nouvelle offre, destinée aux flottes d'entreprises, EDF va réactiver sa filiale e-Lease. Créée en 1998 et
détenue à 70% par EDF via sa filiale Sodétrel et à 30% par des loueurs, elle était dès l'origine positionnée sur le marché
de la location, avec l'objectif de tester une offre de véhicules électriques sur une longue durée. «Mais dans les années
1990, le prix trop élevé, la durée de vie limitée de la batterie et finalement l'absence d'offre, se sont révélés des freins
trop importants», témoigne Michel Couture.
Les temps ont changé: les batteries ont fait d'importants progrès en termes de capacité, de prix, de poids, de volume, de
durée de vie; l'offre de véhicules se développe à grands pas, l'enjeu de la pollution est devenu majeur et le soutien
public en faveur des véhicules décarbonés s'est nettement affirmé. EDF estime désormais le marché suffisamment mûr
pour s'y implanter.
Une première flotte d'une trentaine de véhicules
L'électricien compte beaucoup avant tout sur sa capacité à proposer une offre duale comportant à la fois la voiture et
(de façon facultative, mais qui devrait décider bien des entreprises, du moins l'électricien l'espère-t-il), l'infrastructure
de recharge. «Cette location de durée moyenne -précisément de 1 à 23 mois- permettra de tester l'appétence des
clients pour les véhicules électriques», assure Michel Couture. Dans un premier temps, la flotte sera composée d'une
trentaine de véhicules, dont des iOn (développées par Mitsubishi pour Peugeot). Des discussions sont également en
cours avec Renault pour des Zoé et avec Nissan pour des Leaf. Les tarifs de location ne sont pas encore définitivement
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arrêtés. A terme, les véhicules pourraient être revendus au grand public à des prix attractifs. «De nombreux experts
pensent que le vrai marché de la voiture électrique sera celui de l'occasion», confirme Michel Couture.
Des partenariats tous azimut avec des acteurs de la mobilité durable
Plusieurs partenariats, l'un avec la start-up d'autopartage pour entreprises et collectivités Mopeasy, un autre avec
Schneider Electric, un autre encore avec Axa Assistance complètent l'offensive d'EDF dans l'écomobilité.
Avec Mopeasy, détenteur d'un brevet pour un système sans radio permettant de fonctionner dans les parkings, EDF
vient empiéter sur les plates-bandes d'Autolib avec une offre d'autopartage.
Avec Schneider Electric, il offrira une solution de recharge clé en main à destination des grandes surfaces, qui devraient
devenir rapidement un marché important.
Avec Axa Assistance (mais aussi Europcar, Navteq et Schneider), c'est une plate-forme communautaire baptisée Plug &
Move qui doit faciliter la vie des utilisateurs de véhicules électriques, grâce à des services de géolocalisation et
d'information concernant les bornes de recharge.
Sur un marché de l'écomobilité tout juste émergent, où les cartes sont totalement rebattues et où la voiture n'est plus
qu'un maillon parmi d'autres, EDF semble bien décidé à occuper le terrain.
Dominique Pialot - La Tribune, 26-09-12
La voiture électrique, une option risquée
Disposer d'une option technique est certainement une bonne chose. On fait souvent le parallèle avec
les options financières : acheter une option financière donne le droit de faire ou de ne pas faire une
opération boursière le moment venu
Le chauffage électrique a été conçu pour découpler le confort des ménages du prix et de la volonté politique des
producteurs de fioul. Le véhicule électrique ouvre la possibilité de circuler sans émettre de CO2 et de continuer à le faire
sans pétrole. Les financiers ont d'ailleurs développé une théorie des « options ». Elle ne s'applique pas ici. En effet,
contrairement aux options financières, les options techniques produisent en fait des effets irréversibles. Ce sont des «
futurs » pas des « options ».
La stabilité des conditions a protégé les ménages français ayant choisi le chauffage électrique depuis une trentaine
d'années. L'Etat a porté le risque en garantissant les tarifs de l'électricité. Mais le vecteur électrique ne permet pas de
revenir en arrière.
Un parc de voitures électriques, dont la rentabilité à une date donnée est basée sur un excédent d'électricité nocturne
ou sur un tarif « heures creuses » favorable, vivra vingt ans. Choisir l'électricité pour cet usage nous oblige à penser
l'électricité sur vingt ans et ne permettra pas à ses conducteurs de revenir en arrière.
L'électricité passera de plus en plus par un marché de gros européen. La simulation de l'impact des parcs prévus de
véhicules électriques sur les marchés actuels conduit à multiplier par 3 le prix de l'électricité de nuit en hiver sur la
Bourse, selon des calculs récents. Sans compter la modification profonde du contenu en CO2 du kilowattheure. On va
bientôt rejouer le « match » du chauffage électrique. Le chauffage électrique, qui permet aux uns d'afficher un bilan
carbone favorable, apparaît aux autres comme un cercle vicieux demandant toujours plus de nucléaire.
En développant le chauffage électrique dans les années 1970 et 1980, on a découvert ses bénéfices en termes de
meilleur contrôle des consommations par les usagers et pris conscience des impacts sur la saisonnalité de la demande.
Si l'on n'introduit pas significativement l'électricité dans les transports, on n'apprendra pas ses avantages et ses
inconvénients, la nouvelle manière de piloter le réseau électrique qui va avec, etc.
Les pouvoirs publics français ont choisi de faire cette expérimentation en vraie grandeur et se sont engagés sur 2
millions de véhicules électriques en 2020 ; essayons de tirer quelques leçons du parallèle avec le chauffage électrique. Il
nous faut prendre conscience de la différence entre le véhicule, produit mondialisé, et l'infrastructure de recharge et de
gestion, qui est un service territorial. Le soutien des pouvoirs publics, qui va nous permettre de disposer de véhicules
électriques, devrait donc subventionner les stations de recharge et couvrir aussi les risques subis par les utilisateurs si
quelque chose changeait. Sur les véhicules eux-mêmes, les constructeurs ont montré la voie en prenant en charge le
risque technique du composant nouveau, la batterie, dans un système de location. Il faut couvrir le reste du risque.
L'action publique doit garantir aux usagers la stabilité des conditions à long terme : la disponibilité à long terme des
infrastructures dans un régime de délégation de service public, un tarif de l'électricité régulé sur vingt ans, un contenu
en CO2 du kilowattheure garanti par une affectation de ressources décarbonées additionnelles et spécifiques, non mises
sur le marché par ailleurs. C'est cela que les 2 millions d'automobilistes sont en train d'acheter.
Jérôme Adnot - Les Echos, 26-09-12
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La voiture écologique: un "green" en demi-teinte ?
Les véhicules "propres", qu'ils soient hybrides ou tout électriques, présentés sur le salon ont dépassé
les stades successifs de concept-car et de support marketing
Une bataille rangée s'organise entre les constructeurs. Reste à régler une problématique de taille : susciter la demande
des consommateurs pour ne plus se cantonner à être un petit élément du paysage.
Grande star des produits écologiques du Mondial de Paris, la Zoé l'est incontestablement. La citadine de Renault, qui
était déjà locataire du stand de la marque au losange, il y a deux ans, sous forme de concept-car, revêt sa robe
définitive. En 2010, les lignes suggérées par l'étude de style avaient charmé le public. Depuis, le constructeur a parcouru
du chemin. Sa gamme de véhicules électriques a pris forme et, après les commercialisations successives de la Fluence
ZE, de la Kangoo ZE et de la Twizy, la Zoé se présente comme le quatrième et l'un des plus importants chapitres d'une
histoire qui a fait couler beaucoup d'encre.
La Renault Zoé porte des enjeux considérables sur ses épaules. "C'est un peu le pendant électrique de la Clio", confie-ton en interne. Par ces mots, on sous-entend que la berline compacte de 4 mètres de long est un produit important en ce
sens qu'il fait entrer définitivement les véhicules électriques Renault dans l'ère du grand volume. Le groupe français
devient au passage le constructeur automobile de grande envergure à avoir la gamme VE la plus étendue, couvrant, si
l'on peut dire, tous les usages, qu'ils soient privés ou professionnels.
Cette nouvelle venue qu'est la Zoé fera son entrée en concession dès ce mois d'octobre. Et force est d'admettre que, sur
le plan marketing, elle profitera à plein des mesures gouvernementales adoptées l'été dernier. Bonus écologique de 7
000 euros déduit, son prix d'appel sera en effet de 13 700 euros, soit un tarif que peu de véhicules de la catégorie
peuvent concurrencer. Une somme à laquelle il faut néanmoins ajouter le versement mensuel de 79 euros au titre de la
location de la batterie. Modèle économique de Renault oblige. Pour ce montant, l'acheteur doit profiter d'un véhicule
dont l'autonomie est annoncée à 210 km NEDC (les nouvelles normes européennes de consommation). A l'usage, il faut
presque diviser cette valeur par deux par temps hivernal, et compter 150 km d'énergie par climat tempéré. L'opération
de rechargement prenant entre trente minutes et neuf heures pour une régénération complète.
Toyota en chef de file
La prise de position durable sur le marché de l'électrique n'est pas la chasse gardée de Renault. Loin de là. Avant
l'ouverture du salon parisien, quelque 52 modèles tout électriques se partageaient le marché français. A l'analyse des
stands des exposants, il y a effectivement fort à parier que d'ici un semestre ou deux, ils ne seront pas forcément légion
mais a minima une poignée de plus. Chez Ford, par exemple, est officialisée la version VE, entrevue à Genève en mars
dernier, de la Focus dernière génération. Chez Daimler, ce sont une Classe B e-Cell et une Smart Brabus Electric Drive
qui matérialisent les années de recherche. Cette dernière voit d'ailleurs une concurrente de taille en la personne de l'iQ
EV présente sur le stand Toyota.
En réalité, lorsqu'on se met en quête de véhicules écologiques sur le salon de Paris, il faut demander l'emplacement des
hybrides. Ce sont eux qui constituent la plupart des produits inscrits sur la liste des nouveautés. Dans ce rayon, Toyota
s'illustre toujours et sort l'artillerie lourde, comme pour confirmer son statut de leader. Outre la Yaris 3 en version
hybride, sont présentés le restylage de l'Auris, dont la version hybride est un petit succès, et surtout la Prius Plug-in
Hybrid qui, comme son nom l'indique, permet de recharger les batteries au moyen d'un branchement électrique. Une
solution intéressante retenue également, pour la première fois, par Mitsubishi et son SUV Outlander, ainsi que par
Volvo pour sa V60. Autrement, il y a bien sûr des automobiles hybrides plus "classiques". Ford, qui ne cesse d'investir à
coups de millions de dollars dans ce domaine des motorisations "vertes", expose la Mondeo Hybrid. Infiniti compte sur
la concrète berline M35 Hybrid, tout comme Kia et son Optima Hybrid, trois produits issus directement du marché nordaméricain. Honda, autre géant du marché naissant, révèle un coupé CR-Z adoptant désormais des packs de batteries au
lithium-ion, plus adaptés à ses prétentions, notamment celles de titiller des concurrents à moteurs thermiques telle la
Volkswagen Scirocco.
Pourtant, "avant de sortir les couteaux, il faut avoir un gâteau". Très imagée, cette formule, employée par un cadre
supérieur évoluant dans la filiale française d'un constructeur étranger, définit assez bien un segment finalement
cantonné à peau de chagrin. Selon les chiffres divulgués par le CCFA (le Comité des constructeurs français
d'automobiles), à la fin du premier semestre, les véhicules électriques ont pesé 0,22 % des immatriculations, soit 2 271
unités. Un score à prendre avec mesure, car dans ce total sont comptabilisées les 1 383 voitures du programme parisien
Autolib'. Ludovic Dirand, président de Chevrolet France, épouse cette idée : " Le nombre de produits a beau augmenter
sur le marché, la part des véhicules écologiques, toutes technologies confondues, dans le volume total
d'immatriculations a régressé au premier semestre, par rapport à l'ensemble de l'année 2011. Auréolée du dernier titre
de Voiture de l'année, la Chevrolet Volt (dont la jumelle s'appelle Opel Ampera, ndlr) a totalisé 25 unités à fin juin 2012.
C'est étrangement bien peu, pour cette voiture électrique qui présente l'avantage d'étendre son autonomie grâce à un
bloc thermique.
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Les installateurs de bornes dans l'expectative
Est-ce le manque d'infrastructures qui retarde le développement des véhicules rechargeables ? Dans l'inconscient
collectif, oui. Dans les faits, ce ne devrait pas être le cas. "Il faut prendre conscience que la voiture électrique va
entraîner des habitudes d'usage différentes de celles des véhicules thermiques, avec un intérêt économique réel. D'où
notre présence au Mondial de l'Automobile", explique Michel Couture, directeur Mobilité électrique du groupe EDF. De
son avis, le monde est engagé "dans un mouvement irréversible". Dès lors, la seule question qui demeure en suspens
est : à quelle vitesse cela va-t-il se développer ? Car même si les choses ont pris du retard par rapport au prévisionnel
calculé dans le Livre vert, coréalisé entre les industriels et le gouvernement, il est clair qu'elles tendent à s'accélérer.
A ce jour, on recense environ 20 000 points de rechargement en France, dont 90 % se trouvent dans des lieux privés. Les
parcs de stationnement de flottes sont les premiers clients des fournisseurs de bornes, avec plus de 50 % des
commandes. Les lieux publics privés (parkings publics, d'hôtel, de supermarché...) sont les seconds chantiers
d'intervention des installateurs, avec environ un tiers des acquisitions. Dans les rangs de ces derniers, on attend
beaucoup de l'arrêté gouvernemental de février 2012, qui oblige, depuis le 1er juillet, les nouvelles aires de
stationnement à prévoir des bornes et qui conduira à une mise aux normes de tous les bâtiments existants à compter de
2015.
La société Legrand, qui elle aussi s'active de longue date sur ce marché, communique de plus en plus auprès des
particuliers. Son offre Green'Up Access, soit une prise électrique évoluée, entend faciliter l'accès aux éléments
incontournables. Elle est facturée 300 euros quand le prix des bornes classiques peut atteindre le triple de cette valeur.
"La législation va faire bouger les mentalités. Les syndicats de copropriété vont entamer une réflexion et, pour les y
encourager, nous allons mettre à leur disposition des systèmes de mesure de consommation d'énergie, rapporte le
responsable marketing de Legrand, Stéphane Grenier. Leur problème à ce jour étant qu'ils ne parviennent pas à
refacturer au détail." Et Christophe Piquemal, chef de projet Mobilité électrique chez Prizzz.com, de confirmer les
enjeux stratégiques : "On ne se bat pas sur les marchés publics pour la simple raison que cela coûte cher aux
fournisseurs et aux collectivités locales qui n'ont, elles, plus les moyens d'investir tous azimuts." "Moins de 5 % des
rechargements sont effectués sur la voirie", apprend-on en effet d'EDF. La voirie représente un secteur plus difficile à
intéresser au-delà des 15 % de parts de marché, compte tenu du rapport entre le manque d'espace et du temps de
chargement requis. Pourtant, le Livre vert tablait sur 75 000 bornes publiques en 2015 et 400 000 en 2020. Une piste
pourrait néanmoins remettre en question ces principes : celle du rechargement par induction, en laquelle le groupe
Renault semble croire (voir encadré) puisque, par définition, le mobilier se trouve sous le sol et le seul fait de se
stationner déclenche la régénération des packs de batteries.
Renault et Qualcomm
Depuis que le géant de l'électronique Qualcomm s'est penché sur la technologie du rechargement par induction, cette
solution a pris une nouvelle dimension. A un point tel que le groupe Renault a décidé d'y prêter attention. C'est donc
conjointement que les deux entreprises mèneront des expérimentations dans la banlieue londonienne à partir de cet
automne. Concrètement, le rechargement par induction pour les automobiles ne diffère pas de ce qui a été testé dans
le secteur de l'électronique grand public, à savoir que l'électricité destinée à régénérer les batteries passe littéralement
par les airs, selon le procédé physique de la résonance magnétique qui accouple les dispositifs respectivement placés
dans la base et dans le véhicule. Il suffit de se garer pour recharger. Les ingénieurs de Qualcomm évoquent par ailleurs
des travaux de recherche sur du rechargement en phase de roulement. A suivre.
Hyundai travaille la pile à combustible
La solution de la pile à combustible conserve de l'intérêt aux yeux du géant coréen qui s'investit sur ce créneau depuis
plus de dix ans avec le Santa Fe FCEV, en 2000. Sur son stand, il s'agit même d'une des actualités principales puisque le
SUV ix35 FCEV marque la concrétisation de la troisième génération de véhicule électrique à pile à combustible conçu par
Hyundai. L'ix35 FCEV, doté d'une pile à combustible de 100 kW (136 ch) et de deux réservoirs d'hydrogène d'une
capacité totale de 5,64 kg, jouit d'une autonomie accrue de 55 % (annoncée à 560 km), d'un rendement énergétique en
hausse de 15 % et des coûts de production réduits de 80 %. Hyundai emploie une batterie lithium-ion polymère de 21
kW développée conjointement avec LG. Côté performance, le SUV a atteint les 160 km/h. Non officiel pour le moment,
le calendrier table sur une mise en production de grande série dès 2015.
Gredy Raffin - La Tribune, 26-09-12
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Energy News del 26 settembre 2012 Verso una nuova