AUSL RAVENNA
Rassegna stampa del 21/4/2011
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INDICE
AUSL RAVENNA
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Forli
« Ausl unica romagnola? Per ora non
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21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Imola
«Casa Guglielmi non deve chiudere»
8
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Basenghi: « Area vasta , avanti tutti insieme senza forzature»
9
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Rimini
Appalti pubblici, riscontrate irregolarità anche all'interno dell' Ausl di Rimini
10
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Coordinamento
11
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Basenghi: « Area vasta , avanti tutti insieme senza forzature»
12
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Programmi
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21/04/2011 Il Manifesto - ROMA
in VISIONE
14
21/04/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
«Quanto ci si investe, per quanto tempo?»
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21/04/2011 Corriere di Romagna - Ravenna
Nuclei cure primarie: verso l'accordo
16
21/04/2011 Il Tirreno - Piombino elba
Quattro migranti vogliono restare
17
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Gli infermi possono votare a casa
18
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Tutto sul primo soccorso pediatrico
19
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Maria Basenghi, nuovo coordinatore Area Vasta...
20
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
La burocrazia spiegata agli stranieri
21
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Gli infermi alle urne
22
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Parte il corso per volontari
23
21/04/2011 La Voce di Romagna - Ravenna
Area Vasta , la ricetta Basenghi
24
21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
"Uscire dal solco tracciato da Carradori"
25
21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
I comunisti italiani invocano una svolta sulla sanità romagnola: "Sprechi e
operazioni poco chiare, il progetto è inadeguato"
26
21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
"Ora basta con il potere ravennate "
27
21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
Appalti L'authority contro Ausl Forlì
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21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
Ausl integrate, si va avanti
29
21/04/2011 La Voce di Romagna - Forli
Gli animalisti rispondono La palpata presidenziale
30
SANITÀ NAZIONALE
21/04/2011 Corriere della Sera - MILANO
Curare gli immigrati un dovere e una prevenzione
32
21/04/2011 Corriere della Sera - MILANO
Alla Lombardia 17 miliardi per ospedali e Asl
33
21/04/2011 Corriere della Sera - MILANO
Un derby sui mega ospedali di Milano
34
21/04/2011 Il Sole 24 Ore
No al rinvio su premi e sanzioni
36
21/04/2011 La Repubblica - Napoli
Mai più politici al Cardarelli
37
21/04/2011 La Repubblica - Napoli
Falsi incidenti, indagine su 1500 referti medici
38
21/04/2011 La Repubblica - Firenze
Antidepressivi al figlio di 4 anni lui in coma, madre sott'accusa
39
21/04/2011 La Repubblica - Palermo
Abusi sulle donne sportello al Civico
40
21/04/2011 La Repubblica - Genova
Retinoblastoma le nuove tecniche in esame al Gaslini
41
21/04/2011 La Repubblica - Genova
Burlando: "Primo ridurre le spese aiuteremo le Asl più virtuose"
42
21/04/2011 La Repubblica - Genova
Mancano cento milioni, rischio tasse
43
21/04/2011 La Repubblica - Genova
Sanità, servono cento milioni
44
21/04/2011 La Repubblica - Bari
Sanità, alla Puglia 113 milioni in più
45
21/04/2011 La Repubblica - Torino
Medici e infermieri in rivolta "Salvate il Maria Adelaide"
46
21/04/2011 La Repubblica - Torino
"Nessun falso su quel trapianto solo un rapporto riscritto in bella"
47
21/04/2011 Il Giornale - Milano
Fondo sanità, alla Lombardia 353 milioni in più
48
21/04/2011 Il Giornale - Milano
«Gli ospedali privati paghino l'università ai loro futuri dottori»
49
20/04/2011 Il Giornale - Nazionale
Luci e ombre del sistema sanitario
50
20/04/2011 Il Giornale - Nazionale
Nuovi modelli di assistenza sanitaria
53
21/04/2011 QN - Il Resto del Carlino - Nazionale
Staminali, un primato italiano «Stop ai viaggi della speranza»
55
21/04/2011 Avvenire - Nazionale
Biobanca per salvare la fertilità
56
21/04/2011 Il Gazzettino - NAZIONALE
Alla sanità veneta 268 milioni in più
57
21/04/2011 Il Gazzettino - BELLUNO
Farmaci, giù il costo ma non per l'utente
58
21/04/2011 Libero - Nazionale
In Italia il prossimo 1 maggio la decima giornata dell'epilessia
59
21/04/2011 Libero - Nazionale
Il fratello del giudice anti-Silvio è stato promosso da lady Asl
60
21/04/2011 Il Secolo XIX
Soldi alla sanità, ma rischio-tasse
61
21/04/2011 L Unita - Nazionale
Nomine, appalti pubblici e sanità Arresti domiciliari per Tedesco
63
21/04/2011 MF
Ok delle banche al piano S. Raffaele
65
21/04/2011 La Padania
Sanità: via libera a riparto nazionale, al Veneto quasi 300 mln in più
67
21/04/2011 Quotidiano di Sicilia
Appalti sanità: irregolarità nei contratti
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AUSL RAVENNA
24 articoli
21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Forli
Pag. 6
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
« Ausl unica romagnola? Per ora non
La nuova coordinatrice di Area Vasta , Maria Basenghi: «La fusione tra Forlì e Cesena
EMANUELE CHESI
di EMANUELE CHESI CONTINUITÀ e collaborazione sono le parole d'ordine di Maria Basenghi, direttore
generale dell'Ausl di Cesena e nuova coordinatrice di Area vasta sanità, dopo le dimissioni a sorpresa del
direttore dell'Ausl Ravennate, Tiziano Carradori. Dottoressa Basenghi, qual è il mandato della Regione per l'
Area vasta romagnola? «Il mandato l'ho ricevuto dai colleghi. Il coordinatore non è un'autorità superiore: ho il
compito di facilitare i rapporti di collaborazione tra le Ausl e agirò in continuità rispetto ai progetti in corso, a
partire dal polo di Pievesestina». Ma sulla sanità comanda la Regione... «Attendiamo le direttive per le aree
vaste. Ma le decisioni si prendono sempre all'unanimità». L'Area vasta sanità prefigura l'Ausl unica per la
Romagna? «No, per il momento non è all'ordine del giorno. L'Area vasta si occupa unicamente di sviluppare
le possibili sinergie». Per risparmiare. «E' innegabile». Ve lo chiede insistentemente la Regione? «Le politiche
di area vasta sono iniziate in modo volontario. L'idea di fondo è quella di costituire un sistema sanitario a rete
con nodi di specializzazione. Così abbiamo ottimizzato alcuni servizi come il 118 e il laboratorio creando
economie di scala, in altri casi procediamo sviluppando le eccellenze che già esistono». I pazienti di una città
devono abituarsi all'idea di trovare risposte alle loro esigenze nell'ospedale di un'altra città? «I romagnoli già
lo fanno cercando i centri di alta qualità, anche se sono fuori dal loro territorio». Con quale criterio si
concentrano alcuni reparti in un determinato ospedale? «Per alcune attività di terzo livello la concentrazione è
necessaria per i costi altissimi della dotazione tecnologica e per la necessità di disporre di una casistica più
consistente. Per le attività di primo e secondo livello proseguiamo con la politica di prossimità». L'alta
qualificazione dell'Irst di Meldola andrà a scapito degli altri centri oncologici? «Non dobbiamo considerare
l'Irst di Meldola come un'entità esterna: è una 'nostra' risorsa. Ad esempio qui a Cesena abbiamo affidato
all'Irst le attività ambulatoriali per portare sul territorio le stesse metodiche. E' una garanzia di alta qualità
anche in loco». La presenza di due aziende sanitarie in un'unica provincia, Forlì-Cesena, è un'anomalia? «A
quanto ne so è l'unico caso di una provincia con due Ausl. Ma l'unificazione non è all'ordine del giorno». Però
è prevista l'integrazione tra quindici aree sanitarie. «Proprio il fatto che ci siano in corso progetti di
integrazione, dove è possibile e conveniente, vuol dire che le due aziende resteranno separate». Image:
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AUSL RAVENNA
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21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Imola
Pag. 9
(diffusione:165207, tiratura:206221)
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SANITÀ SECONDO IL PRESIDENTE BISSONI SAREBBE UN GRANDE PROBLEMA PER
MONTECATONE
«Casa Guglielmi non deve chiudere»
«SE CASA GUGLIELMI dovesse chiudere, per l'ospedale di Montecatone sarebbe un grande problema.
Bisogna scongiurare questa ipotesi». Ne è convinto Giovanni Bissoni, ex assessore regionale alla Sanità e
ora presidente di Montecatone Rehabilitation Institute, che nel pacchetto di nodi per il rilancio dell'ospedale
della riabilitazione si ritrova anche il futuro della Casa di accoglienza in piena crisi. Crisi di occupazione dei
posti letto riservati ai parenti dei pazienti mielolesi ricoverati nell'ospedale lì a fianco. Crisi di risorse anche
perché - ha denunciato Claudia Gasperini, presidente della coop che gestisce la struttura d'accoglienza - in
dieci anni Montecatone non ha mai riconosciuto economicamente l'attività svolta per la riabilitazione e il
reinserimento. «L'attività di Casa Guglielmi è più rivolta al residenziale, non ci sono contributi della sanità per i
percorsi residenziali - chiarisce Bissoni -. Si tratta di vedere come andare incontro alle esigenze con
un'integrazione fra sociale e sanitario. Il tema è all'attenzione e verrà affrontato nel prossimo cda». Intanto
qualcosa si è mosso a marzo, con la firma di una convenzione che prevede la collaborazione di Casa
Guglielmi per la formazione dei volontari e l'attività destinata ai pazienti che richiedono un'esperienza
intermedia fra le dimissioni e il ritorno a casa. «E' un primo accordo da 10mila euro per il riconoscimento dei
costi; si tratta ora di completare, il nuovo cda si è appena insediato», aggiunge il sindaco Daniele Manca,
socio minoritario di Montecatone assieme alla maggioritaria Ausl. Il Comune di Imola è proprietario della sede
concessa in comodato gratuito a Casa Guglielmi, e Manca mette i puntini sulle 'i': «Il Comune ha acquistato
l'immobile che è stato ristrutturato con fondi della Regione, queste iniziative dimostrano che la città crede nel
progetto Casa Guglielmi. Non è corretto affermare che finora sono state spese solo 'belle parole'. Sono state
messe a disposizione risorse e immobili, così come vengono concessi gratuitamente gli spazi per le iniziative
di autofinanziamento di Casa Guglielmi». E Claudia Gasperini precisa: «Non vogliamo fare polemiche,
intendiamo solo evidenziare i termini reali della situazione della cooperativa». Lidia Golinelli Image:
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AUSL RAVENNA
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21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ravenna
Pag. 7
(diffusione:165207, tiratura:206221)
La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Basenghi: « Area vasta , avanti tutti insieme senza forzature»
«L' Ausl romagnola unica? Per ora non è all'ordine del giorno»
EMANUELE CHESI
di EMANUELE CHESI CONTINUITÀ e collaborazione sono le parole d'ordine di Maria Basenghi, direttore
generale dell'Ausl di Cesena e coordinatrice di Area vasta sanità di fresca nomina. L'incarico è arrivato in
breve tempo dopo le dimissioni a sorpresa del precedente coordinatore, il direttore dell'Ausl ravennate
Tiziano Carradori, considerato un manager molto in sintonia con la dirigenza sanitaria regionale.
DOTTORESSABASENGHI, qual è il mandato della Regione per l'Area vasta romagnola? «Precisiamo che il
mandato l'ho ricevuto dai colleghi... Il coordinatore non è un'autorità superiore: ho il compito di facilitare i
rapporti di collaborazione tra le Ausl e agirò in continuità rispetto ai progetti in corso, a partire dal polo di
Pievesestina con la realizzazione del magazzino farmaceutico e di quello economale». Ma sulla sanità
comanda la Regione... «Attendiamo le direttive per le aree vaste. Ma le decisioni si prendono sempre
all'unanimità». L'Area vasta sanità prefigura l'Ausl unica per la Romagna? «No, per il momento non è
all'ordine del giorno. L'Area vasta si occupa unicamente di sviluppare le possibili sinergie». Per risparmiare.
«E' innegabile». Ve lo chiede insistentemente la Regione? «Le politiche di area vasta sono iniziate in modo
volontario. L'idea di fondo è quella di costituire un sistema sanitario a rete con nodi di specializzazione. Così
abbiamo ottimizzato alcuni servizi come il 118 e il laboratorio creando evidentemente economie di scala, in
altri casi procediamo sviluppando le eccellenze che già esistono». Vuol dire che i pazienti di una città devono
abituarsi all'idea di trovare risposte alle loro esigenze nell'ospedale di un'altra città? «I romagnoli già lo fanno
cercando comunque i centri di alta qualità anche se sono fuori dal loro territorio». Con quale criterio si
concentrano alcuni reparti in un determinato ospedale? «Per alcune attività di terzo livello, di alta
qualificazione, la concentrazione è necessaria per i costi altissimi della dotazione tecnologica e per la
necessità di disporre di una casistica più consistente. Per le attività di primo e secondo livello proseguiamo
con la politica di prossimità». Image: 20110421/foto/7321.jpg
AUSL RAVENNA
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21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Rimini
Pag. 11
(diffusione:165207, tiratura:206221)
L'Autorità per il controllo ha messo sotto la lente la sanità di mezza Italia
CONTINUITÀ e collaborazione sono le parole d'ordine di Maria Basenghi, direttore generale dell'Ausl di
Cesena e coordinatrice di Area vasta sanità di fresca nomina. L'incarico è arrivato in breve tempo dopo le
dimissioni a sorpresa del precedente coordinatore, il direttore dell'Ausl ravennate Tiziano Carradori.
Dottoressa Basenghi, qual è il mandato della Regione per l'Area vasta romagnola? «Precisiamo che il
mandato l'ho ricevuto dai colleghi... Il coordinatore non è un'autorità superiore: ho il compito di facilitare i
rapporti di collaborazione tra le Ausl e agirò in continuità rispetto ai progetti in corso, a partire dal polo di
Pievesestina». L'Area vasta sanità prefigura l'Ausl unica per la Romagna? «No, per il momento non è
all'ordine del giorno. L'Area vasta si occupa unicamente di sviluppare le possibili sinergie». Per risparmiare.
«E' innegabile». Ve lo chiede la Regione? «Le politiche di area vasta sono iniziate in modo volontario. L'idea
di fondo è quella di costituire un sistema sanitario a rete con nodi di specializzazione. Così abbiamo
ottimizzato alcuni servizi come il 118 e il laboratorio creando evidentemente economie di scala, in altri casi
procediamo sviluppando le eccellenze che già esistono». Vuol dire che i pazienti di una città devono abituarsi
all'idea di trovare risposte alle loro esigenze nell'ospedale di un'altra città? «I romagnoli già lo fanno cercando
comunque i centri di alta qualità anche se sono fuori dal loro territorio». Con quale criterio si concentrano
alcuni reparti in un determinato ospedale? «Per alcune attività di terzo livello, di alta qualificazione, la
concentrazione è necessaria per i costi altissimi della dotazione tecnologica e per la necessità di disporre di
una casistica più consistente. E' il caso del trauma center di Cesena. Per le attività di primo e secondo livello
proseguiamo con la politica di prossimità». L'alta qualificazione dell'Irst di Meldola andrà a scapito degli altri
centri oncologici? «Non dobbiamo considerare l'Irst di Meldola come un'entità esterna: è una 'nostra' risorsa.
Ad esempio qui a Cesena abbiamo affidato all'Irst le attività ambulatoriali per portare sul territorio le stesse
metodiche. E' una garanzia di alta qualità anche in loco». C'è un programma che prevede l'integrazione tra
quindici aree sanitarie? «Proprio il fatto che ci siano in corso progetti di integrazione, dove è possibile e
conveniente, vuol dire che le due aziende resteranno separate». Image: 20110421/foto/8434.jpg
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Appalti pubblici, riscontrate irregolarità anche all'interno dell' Ausl di
Rimini
21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Area vasta è l'organo di coordinamento delle politiche delle quattro aziende sanitarie di Cesena, Forlì, Rimini
e Ravenna Image: 20110421/foto/1808.jpg
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Coordinamento
21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
«L' Ausl romagnola unica? Per ora non è all'ordine del giorno»
EMANUELE CHESI
di EMANUELE CHESI CONTINUITÀ e collaborazione sono le parole d'ordine di Maria Basenghi, direttore
generale dell'Ausl di Cesena e coordinatrice di Area vasta sanità di fresca nomina. L'incarico è arrivato in
breve tempo dopo le dimissioni a sorpresa del precedente coordinatore, il direttore dell'Ausl ravennate
Tiziano Carradori, considerato un manager molto in sintonia con la dirigenza sanitaria regionale.
DOTTORESSA BASENGHI, qual è il mandato della Regione per l'Area vasta romagnola? «Precisiamo che il
mandato l'ho ricevuto dai colleghi... Il coordinatore non è un'autorità superiore: ho il compito di facilitare i
rapporti di collaborazione tra le Ausl e agirò in continuità rispetto ai progetti in corso, a partire dal polo di
Pievesestina con la realizzazione del magazzino farmaceutico e di quello economale». Ma sulla sanità
comanda la Regione... «Attendiamo le direttive per le aree vaste. Ma le decisioni si prendono sempre
all'unanimità». L'Area vasta sanità prefigura l'Ausl unica per la Romagna? «No, per il momento non è
all'ordine del giorno. L'Area vasta si occupa unicamente di sviluppare le possibili sinergie». Per risparmiare.
«E' innegabile». Ve lo chiede insistentemente la Regione? «Le politiche di area vasta sono iniziate in modo
volontario. L'idea di fondo è quella di costituire un sistema sanitario a rete con nodi di specializzazione. Così
abbiamo ottimizzato alcuni servizi come il 118 e il laboratorio creando evidentemente economie di scala, in
altri casi procediamo sviluppando le eccellenze che già esistono». Vuol dire che i pazienti di una città devono
abituarsi all'idea di trovare risposte alle loro esigenze nell'ospedale di un'altra città? «I romagnoli già lo fanno
cercando comunque i centri di alta qualità anche se sono fuori dal loro territorio». Con quale criterio si
concentrano alcuni reparti in un determinato ospedale? «Per alcune attività di terzo livello, di alta
qualificazione, la concentrazione è necessaria per i costi altissimi della dotazione tecnologica e per la
necessità di disporre di una casistica più consistente. E' il caso del trauma center di Cesena. Per le attività di
primo e secondo livello proseguiamo con la politica di prossimità». Cioè devono restare vicine ai cittadini?
«Certo, anche se è possibile collaborare tra le diverse Ausl romagnole». L'alta qualificazione dell'Irst di
Meldola andrà a scapito degli altri centri oncologici? «Non dobbiamo considerare l'Irst di Meldola come
un'entità esterna: è una 'nostra' risorsa. Ad esempio qui a Cesena abbiamo affidato all'Irst le attività
ambulatoriali per portare sul territorio le stesse metodiche. E' una garanzia di alta qualità anche in loco». La
presenza di due aziende sanitarie sul territorio di un'unica provincia, quella di Forlì-Cesena, è un'anomalia?
«In effetti a quanto ne so è l'unico caso di una provincia con due Ausl. Ma c'è da dire che è anche un dato
storico consolidato. Anche in questo caso, l'unificazione non è all'ordine del giorno». Però c'è un programma
che prevede l'integrazione tra quindici aree sanitarie. «Proprio il fatto che ci siano in corso progetti di
integrazione, dove è possibile e conveniente, vuol dire che le due aziende resteranno separate» Image:
20110421/foto/1793.jpg
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Basenghi: « Area vasta , avanti tutti insieme senza forzature»
21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Cesena
Pag. 5
(diffusione:165207, tiratura:206221)
I progetti più avanzati di Area vasta sono il centro di soccorso unificato (118) a Ravenna e il Laboratorio
analisi unico di Pievesestina
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Programmi
21/04/2011
Il Manifesto - Roma
Pag. 1
(diffusione:24728, tiratura:83923)
D'ESSAI DETOUR Magari le cose cambiano di A. Segre (21); Canzone per Amine di A. Bougleux (22.15)
Via Urbana, 107 ALPHAVILLE L'uomo del banco dei pegni di S. Lumet (21) Via del Pigneto, 283 KINO (EX
GRAUCO) J'ai rèvé sous l'eau di Hormoz (19); Ouboier Cheyenne di V. Minetto (21); Plan B di M. Berger (23)
Via Perugia, 34 per maggiori informazionie e prenotazioni telefonare al 366 4571726 RASSEGNE CASA
DEL CINEMA In Sala Kodak I Vicerè di Roberto Faenza (16); Ju tarramutu di Paolo Pisanelli (18); in Sala
Deluxe Enrico 61 con Renato Rascel (20.30). L. go Marcello Mastroianni PRIMA VISIONE FUGHE E
APPRODI documentario di Giovanna Taviani (Italia 10) Ritorno al passato per la regista che ripercorre i
luoghi nei quali il padre, Vittorio Taviani, girò un episodio del film Kaos. BORIS - IL FILM di Giacomo
Ciarrapico, Luca Vendruscolo, Mattia Torre, con Alessandro Tiberi e Carolina Crescenti (Italia 11) Esilarante
trasposizione su grande schermo delle vicende del cast della «brutta fiction tv». HOP di Tim Hill, con James
Marsden (Usa 10) Tra film action e animazione le avventure di Fred, ragazzo un po' refratario al lavoro, alle
prese con una banda di coniglietti pasquali. L HABEMUS PAPAM di e con Nanni Moretti, e con Franco
Graziosi e Margherita Buy (Italia 11) Alla morte del Pontefice, si riunisce il conclave per l'elezione del nuovo
papa. Ma il prescelto, è in preda di dubbi e insicurezze. Il Vaticano chiama allora uno psicanalista...
LIMITLESS di Neil Burger, con Bradley Cooper e Abbie Cornish (Usa 11) Eddie Morra, romanziere un po'
squattrinato, deve scrivere il nuovo romanzo ma è in crisi creativa. Lasciato anche dalla fidanzata, viene
spinto dal cognato a provare un farmaco sperimentale.. DRIVE ANGRY 3D di Patrick Lussier, con Nicolas
Cage e Amber Heard (Uda 11) Nicolas Cage per forza, un gruppo di delinquenti gli ha infatti ucciso la figlia e
rapito la nipotina. E lui si mette alla loro caccia.. POETRY di Lee Chang-dong, con Yoon Hee-Jeong e Hira
Kim (Corea del Sud, 10) Sessantaseienne attiva, con un nipote che frequenta il liceo, Mija frequenta un corso
di scrittura dove viene spinta a scrivere una poesia. Il suo sogno di diventare poetessa, si scontra con la
realtà... RIO 3D animazione di Carlos Saldanha (Usa 11) Il pappagallo Blu crede di esssere l'ultimo
esemplare di una rara specie di pennuti. In realtà in Sud America viene avvistato un esemplare di razza
femminile... SCREAM 4 di Wes Craven, con Courtney Cox e Neve Campbell (Usa 11) Sidney, nel quarto
capitolo della fortunata saga del serial killer con la maschera di Munch, è diventata l'autrice di un manuale di
auto aiuto. L'ultima tappa del tour è proprio quella di Woodsboro... Brividi. SE SEI COSÌ, TI DICO DI SÌ di
Eugenio Cappuccio, con Belén Rodriguez e Emilio Solfrizzi (Italia 11) Cicala (Solfrizzi) è un cantante da un
unico grande successo. Fortuna che non ha saputo gestire così da ritrovarsi senza il becco di un quattrino.
Durante un soggiorno a Roma incontra la celebre cantante Talita Cortès (Belen). THE NEXT THREE DAYS
di Paul Haggis, con Russel Crowe e Elizabeth Banks (Usa 10) Famiglia solida quella di John Brennan fino a
quando la moglie Lara viene arrestata con l'accusa di omicidio e poi condannata. C'E' CHI DICE NO di
Giambattista Avellino, con Luca Argentero e Paola Cortellesi (Italia 11) Sono bravi Max, Samuele e Irma, con
titoli di studio, esperienza, ma sempre terribilmente precari. Tutto per colpa dei soliti raccomandati; scatta
allora la terribile vendetta... THE WARD - IL REPARTO di John Carpenter, con Amber Heard e Danielle
Panabaker (Usa 10) Kristen viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico dopo aver dato fuoco a una fattoria.
Ma nell'istituto si aggira una inquietante presenza.
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
in VISIONE
21/04/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 8
«Quanto ci si investe, per quanto tempo?»
RAVENNA. Sul tema dei Nuclei delle cure primarie interviene Caterina Basevi, candidata di Fli al consiglio
provinciale. All'Ausl la candidata finiana rivolge precise domande: «Quanto investirà nel progetto e per quanto
tempo? A chi va il costo di gestione della sede? Se per i medici di base ci sarà un aggravio di spese, verrà
loro riconosciuto? Non creerà medici di serie A e di serie B? Le associazioni dei malati sono state
consultate?». Pur nella consapevolezza che l'Ausl «deve mettere in atto una normativa esistente», la Basevi
si pone domande «sulla gestione». La candidata di Fli vedrebbe bene «un modello di sanità come quello
inglese dove la gestione dei budget è fatta dai medici di famiglia e dalle associazioni dei malati». L'auspicio è
che «le alte professionalità dei nostri medici vengano sempre rispettate», ma l'atte nzione, soprattutto, deve
essere «alle persone in difficoltà e in condizione di fragilità fisica».
AUSL RAVENNA
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
Caterina Basevi (Fli) sui Ncp
21/04/2011
Corriere di Romagna - Ravenna
Pag. 8
Nuclei cure primarie: verso l'accordo
La trattativa esce dallo stallo con la condivisione dei medici di base. Saranno 17 in provincia
RAVENNA. Il ministro della Sanità Ferruccio Fazio ha annunciato martedì, durante il Question time alla
Camera, l'intenzione di riorganizzare i servizi di Pronto soccorso avviando sul territorio ambulatori di
assistenza nelle 24 ore per i casi meno gravi, quelli catalogati come codici bianchi e verdi. Ma una prima
risposta per decongestionare i Pronto soccorso potrebbe arrivare - quando entreranno a regime - dai Nuclei
delle cure primarie, che prenderanno in carico cont in u a t i v amente i pazienti affetti da patologie croniche in
ambulatori aperti dodici ore al giorno dove i medici lavoreranno in sinergia con infermieri (ed eventualmente
altre professionalità) e con la possibilità di disporre di attrezzature per alcuni esami. Nelle stesse "Case della
salute" troveranno poi spazio, in alcuni casi, anche gli ambulatori di continuità assistenziale gestiti dalla
Guardia medica, diventando - insieme ai medici di base - i presidi sanitari più vicini al cittadino. E' finalmente
uscita dalle secche la fase preliminare all'avvio dei Nuclei delle cure primarie, dopo la decisione della
Conferenza dei sindaci - a fine 2010 - di allargare il tavolo di discussione ai responsabili dei costituendi
Nuclei, dei medici, al presidente della Conferenza e ai sindaci dei Comuni di volta in volta i nter essa ti. E' ora
in fase di elaborazione l'accordo da negoziare con i Nuclei al Tavolo fra Ausl e sindacati, ma si parte ormai
dalla sostanziale condivisione con i rappresentanti dei camici bianchi. In provincia 17 "Ca se ". Sulla base di
quanto disposto dalla Regione, sono 17 i Nuclei delle cure primarie che partiranno nel territorio provinciale di
Ravenna: 9 nel distretto di Ravenna, 4 nel Faentino e 4 nel Lughese. Il Piano attuativo locale (Pal) 2010-2013
prevede l'attivazione dei primi sei: due per ogni distretto fra Ravenna, Faenza e Lugo. In pole position si
trovano attualmente quelli di Russi e Bagnacavallo: nel primo caso esiste già un ambulatorio associato nella
struttura prescelta, nel secondo si sta provvedendo a lavori di ristrutturazione. Altri sorgeranno a Cervia,
Castiglione, Ravenna città (presso il poliambulatorio del gruppo Omega in via Berlinguer), Castel Bolognese,
Faenza (via Marconi), Alfons ine-Fusignano, Massalombarda-S.Agata-Conselice, e Lugo. In alcuni casi i
Nuclei hanno sede in ambulatori di medicina di gruppo già attivi, per i quali l'Ausl si farà carico della sua parte
di spese, in altri si utilizzeranno altre strutture, compresi gli ex ospedali. La gestione delle malattie croniche.
E' uno degli obiettivi dei Nuclei di cure primarie, ma nel Ravennate non si parte da zero. L'Ausl è già infatti
parte di uno specifico progetto finanziato dal ministero della Salute, portato avanti a Russi e Bagnacavallo,
per mettere a punto un modello più efficace di presa in carico dei pazienti affetti da patologie croniche d ell
'apparato respiratorio e scompenso cardiaco. Ai medici aderenti vengono forniti programmi informatici che
agevolano le prescrizioni di farmaci, oltre agli spirometri e altre attrezzature mirate. Le risorse. Trattandosi di
una riorganizzazione dei servizi su base regionale, saranno disposte risorse ad hoc. Già dalla primavera
2010, spiega il direttore generale dell'Ausl di Ravenna Tiziano Carradori, «l'adesione ai Nuclei delle cure
primarie viene remunerata come parte integrante della convenzione, per 334mila euro all'a nno». Altre risorse
dell'Ausl - 1 milione 600mila euro vanno alle forme di medicina associativa, altrettante al sistema informativo
Sole che mette in rete i servizi dell'Azienda e la medicina di base, un milione per l'Accordo regionale per gli
obiettivi di buona p r a t i c a c l i n i c a , a l t r i 700mila euro circa per progetti locali legati alla gestione delle
malattie croniche. Per un totale di oltre 5 milioni 200mila euro. Elena De Murtas
AUSL RAVENNA
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LE "CASE DELLA SALUTE"
21/04/2011
Il Tirreno - Piombino Elba
Pag. 3
(diffusione:80832, tiratura:102004)
Quattro migranti vogliono restare
PIOMBINO. Vogliono restare in Val di Cornia. Vuoi perché si sono sentiti coccolati, forse per la prima volta in
vita loro, vuoi perché a diffrenza di altri compagni di avventura non hanno alternative. Non ci sono parenti o
amici ad aspettarli in Italia o all'estero.
Fatto sta che i quattro migranti tunisini rimasti nel casolare di Rimigliano - il più grande ha appena 24 anni hanno scelto di restare in zona, a differenza degli undici compagni che, ricevuto il permesso temporaneo con
incluso il "documento di viaggio" valido in area Schengen, sono saliti sul primo treno utile. Alcuni diretti in
Francia, altri a Ravenna e Cesena, dove uno degli ospiti aveva vissuto in passato.
Il Comune di San Vincenzo sta studiando in queste ore, con i servizi sociali e la protezione civile, progetti di
inclusione sociale e di alfabetizzazione per i quattro tunisini. In grado, magari, di favorire un loro impiego nel
volontariato.
Restano in zona, almeno per il momento, anche gli ospiti della Pubblica assistenza di Piombino. I cinque
ragazzi hanno partecipato all'incontro con l'avvocato indicato da Samarcanda, nel quale hanno ricevuto
istruzioni sull'applicazione dell'accordo di Schengen. In queste ore decideranno cosa fare. L'impressione è
che potrebbero scegliere di prendere un treno diretto a nord.
Una decisione che i 15 ragazzi accolti a San Silvestro hanno già preso. Sabato sono saliti su un treno.
Destinazione Ventimiglia, poi via verso la Francia. (l.c.)
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Per loro un progetto di alfabetizzazione
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 19
(diffusione:30000)
FAENZA - In occasione delle elezioni provinciali del 15 e 16 maggio i cittadini affetti da gravi infermità
potranno votare da casa. La legge stabilisce, infatti, che gli elettori colpiti da gravi infermità e impossibilitati ad
allontanarsi dalla propria abitazione perché si trovano in condizioni di dipendenza continuativa e vitale da
apparecchiature elettromedicali, possono esercitare il diritto di voto nel proprio domicilio. Per usufruire di
questo diritto occorre presentare entro domani apposita dichiarazione al sindaco del Comune di iscrizione
nelle liste elettorali. Alla dichiarazione, attestante la volontà di esprimere il voto a domicilio, vanno allegati,
copia della tessera elettorale; certificato medico rilasciato dal servizio di Igiene Pubblica dell'Ausl competente
(in data non anteriore al 31 marzo 2011) attestante l'infermità fisica dell'elettore; copia di un documento di
riconoscimento. Per informazioni: servizio Elettorale, in piazza Rampi 2 allo 0546-691610).
AUSL RAVENNA
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Gli infermi possono votare a casa
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 18
(diffusione:30000)
RAVENNA - Sabato scorso si è svolto, alla sala Conferenze della Cna di Ravenna, l'incontro pubblico che la
Pubblica Assistenza (Sezione Comunale di Ravenna) ha organizzato in collaborazione col Reparto di
Pediatria dell'Ospedale di Ravenna sul tema del primo soccorso pediatrico. Dopo il benvenuto di Mario
Petrosino (Direttore di Cna) e una breve introduzione di Dino Guerra (Presidente della Pubblica Assistenza), i
dottori Cesare Renzelli e Luca Casadio hanno illustrato il tema del primo soccorso pediatrico alle numerose
persone che hanno preso parte all'incontro. Avvalendosi di due manichini pediatrici sono state mostrate le
tecniche di disostruzione sia per lattanti che per bambini un po' più grandi. È stato inoltre spie-
AUSL RAVENNA
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Tutto sul primo soccorso pediatrico
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 14
(diffusione:30000)
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Maria Basenghi, nuovo coordinatore Area Vasta...
Maria Basenghi, nuovo coordinatore Area Vasta al posto di Tiziano Carradori
AUSL RAVENNA
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21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 18
(diffusione:30000)
RAVENNA - E' partita lo scorso 9 aprile l'iniziativa dell'Associazione Ipazia dedicata agli stranieri. "Incontrare
l'italiano" propone, fino al 21 maggio, sette incontri gratuiti, nella sede di Citt@attiva in via Carducci, per
migliorare la conoscenza della lingua italiana e muoversi meglio per le strade e gli uffici della città. Ogni
incontro propone una lezione di un'ora su diversi aspetti della vita quotidiana ravennate. L'appuntamento di
domani (ore 15) sarà intitolato "Capire il linguaggio burocratico-amministrativo". Seguirà sabato 30 maggio
"Scrivere un curriculum vitae". A seguire, il 7 maggio, "Capire e trovare annunci di casa e lavoro", sabato 14
maggio "Visita ai servizi di Ravenna" (partenza da CittA@ttiva) e sabato 21 maggio (ore 14) visita storicoartistica di Ravenna (partenza da CittA@ttiva). gato come effettuare la chiamata di soccorso al 118 e come
procedere con la rianimazione cardio polmonare nel caso di perdita di conoscenza da parte del bambino o di
arresto respiratorio e cardiaco. Le persone presenti hanno partecipato attivamente all'incontro ponendo
domande relative anche ad altre situazioni in cui si renda necessario un intervento di soccorso pediatrico
quali tagli, ustioni, convulsioni, ingestione di sostanze nocive o corrosive. Il parterre del corso della Pubblica
Assistenza
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La burocrazia spiegata agli stranieri
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 17
(diffusione:30000)
Gli infermi alle urne
RAVENNA - Le cabine isotermiche della Municipale sotto la lente di Alberto Ferrero, coordinatore comunale
Fli: "Lungo la circonvallazione esterna - scrive Ferrero - in alcuni incroci, come ad esempio quelli di via Sant'
Alberto, via Ravegnana e via Dismano, dopo l'installazione dei semafori, sono state costruite alcune cabine
isotermiche per ospitare i vigili urbani, al fine di controllare e, all'occorrenza, dirigere il traffico. Ora, tali
cabine, versano in completo stato di disuso, alcune ormai sono sommerse dalla vegetazione, altre saranno
demolite. Un esempio è dato dalla cabina all'intersezione con via Sant' Alberto, che dovrà essere smantellata
per far posto alla rotonda. Questa è l'ulteriore dimostrazione di come vengono sprecati i soldi pubblici. Infatti,
tali cabine, saranno senza dubbio costate una cifra ragguardevole, visto che, oltre ad essere ad isolamento
termico, sono anche costruite su una piattaforma di cemento armato. Oltre a questo, i vigili, in quelle cabine
non si sono mai visti, così oltre al danno si aggiunge la beffa". RAVENNA - Per le prossime consultazioni
amministrative del 15 e 16 maggio, gli elettori affetti da infermità tali da non consentire loro di allontanarsi
dalla propria abitazione, possono chiedere di votare al proprio domicilio. Per farlo occorre avere i seguenti
requisiti: essere affetti da gravi infermità in condizioni di dipendenza vitale da apparecchiature elettromedicali
tali da impedire l'allontanamento dalla propria abitazione; essere affetti da gravissime infermità tali che
l'allontanamento dall'abitazione risulti impossibile anche con i servizi di trasporto organizzati. Entro lunedì, gli
interessati devono far per venire all'ufficio elettorale del Comune di viale Berlinguer (2° piano - tel 0544
482283, fax 0544 482543, mail [email protected]) una dichiarazione, in carta libera, in cui si attesta la
volontà di esprimere il voto nella propria abitazione, corredata della documentazione sanitaria rilasciata dall'
Ausl. Tale certificazione dovrà accertare la sussistenza delle condizioni di infermità con prognosi di almeno
60 giorni decorrenti dalla data di rilascio del certificato o le condizioni di dipendenza continuativa e vitale da
apparecchiature elettromedicali. Tale certificato, inoltre, potrà attestare l'eventuale necessità di un
accompagnatore per l'esercizio del voto. Per il rilascio delle certificazioni rivolgersi al Servizio Igiene Pubblica
dell'Ausl, telefonando allo 0544 286686 - 286687 - 286698 dal lunedì al venerdì (ore 8.30-12.30). Ulteriori
informazioni presso l'Ufficio Elettorale al numero 0544 482283.
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ELEZIONI
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 15
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Parte il corso per volontari
RAVENNA - Il 2 maggio, alle 20.30, avrà inizio il nuovo corso teorico-pratico per aspiranti volontari di
soccorso articolato in 15 incontri serali di circa due ore che si terranno presso la sede della Pubblica
Assistenza in Via Meucci, 25 a Ravenna. Le lezioni tratteranno argomenti sanitari di primo soccorso,
rianimazione cardiopolmonare con utilizzo del defibrillatore, traumatologia, anatomia e fisiologia dell'apparato
muscoloscheletrico, cardiocircolatorio, respiratorio e del sistema nervoso centrale, conoscenza delle
ambulanze (attrezzature e presidi sanitari), prove pratiche e simulazioni di soccorso. Al termine del corso è
previsto un periodo di addestramento di 36 ore per il conseguimento della qualifica di soccorritore. Quanti
sono interessati possono presentarsi direttamente la sera del 2 maggio in sede. Per informazioni 0544
400777 o passare dalla sede dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e il sabato dalle 8 alle 12.
AUSL RAVENNA
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Lezioni serali nella sede di via Meucci
21/04/2011
La Voce di Romagna - Ravenna
Pag. 14
(diffusione:30000)
Area Vasta , la ricetta Basenghi
RAVENNA - "Più che dare continuità al lavoro fatto finora, come dichiara la dottoressa Basenghi, c'è bisogno
di un deciso e netto smarcamento da quanto fatto da Carradori in questi anni al vertice di Area Vasta
Romagna". Così il consigliere regionale Luca Bartolini (Pdl) commenta l'incarico assegnato al direttore
generale dell'Ausl di Cesena, Maria Basenghi, che dal primo maggio sarà il nuovo coordinatore di Area Vasta
Romagna al posto del ravennate Tiziano Carradori. Il berlusconiano forlivese dice che ora "è il momento di
strutturare credibilmente questo organismo senza fare figli e figliastri", dato che "finora la sanità romagnola è
stata gestita con la politica dei due pesi e delle due misure". In particolare, prosegue Bartolini, "alla potente
Ravenna tutto era consentito", con le "Ausl di Forli' e Cesena sempre piu' annesse all'impero bizantino
costruito negli anni da Vasco Errani e Carradori". Con la nomina di Basenghi, l'esponente Pdl auspica "che le
quattro Ausl romagnole abbiano pari dignità all'interno di Area Vasta". "Io o altri non abbiamo alcun mandato
per avviare la fusione tra le Ausl di Forlì e di Cesena o per la creazione di una Ausl unica della Romagna.
Non sono progetti inseriti negli indirizzi regionali. Al momento, dunque, sono discussioni prive di fondamento.
Che senso avrebbero altrimenti le integrazioni che stiamo portando avanti?". Queste le parole del neo
coordinatore Maria Basenghi. "Non credo ci sia stata alcuna 'spinta egemonica' verso Ravenna in questi anni,
Carradori ha operato bene - replica la Basenghi - non ci saranno spinte d'ora in poi, semmai un nuovo
impulso ad alcuni progetti fondamentali". Quali? Basenghi va sul sicuro: "Daremo un nuovo impulso ai
progetti del polo unico di Pievesestina che comprende, oltre al Laboratorio Unico, anche il magazzino
farmaceutico di Area Vasta Romagna e il magazzino economale. Solo questo progetto ci terrà occupati per
buona parte dell'anno in corso. Inoltre- prosegue il dg cesenate- posso dire che punteremo sui coordinamenti
professionali nell'ottica del miglioramento della rete assistenziale di Area Vasta".
AUSL RAVENNA
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Parla la neo-coordinatrice:"Nuovo impulso ai poli unici e alla rete assistenziale"
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 24
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"Uscire dal solco tracciato da Carradori"
CESENA - Per anni è stato col fiato sul collo di Tiziano Carradori, controllando ogni mossa del coordinatore di
Area Vasta. Ma ora, dopo le dimissioni del direttore generale dell'Ausl di Ravenna da coordinatore e la
conseguente nomina di Maria Basenghi alla guida di Avr, che cosa dirà Luca Bartolini? "Più che dare
continuità al lavoro fatto finora, come dichiara la dottoressa Basenghi, c'è bisogno di un deciso e netto
smarcamento da quanto fatto da Carradori in questi anni al vertice di Area Vasta Romagna". Così il
consigliere regionale del Pdl commenta l'incarico assegnato al direttore generale dell'Ausl di Cesena, Maria
Basenghi, che dal primo maggio sarà il nuovo coordinatore di Area Vasta Romagna. "E' il momento di
strutturare credibilmente questo organismo senza fare figli e figliastri - rimarca l'esponente del Pdl - finora la
sanità romagnola è stata gestita con la politica dei due pesi e delle due misure, a seconda se l'iniziativa
partiva dalla potente Ravenna, alla quale tutto era consentito, o dalle Ausl di Forlì e Cesena, sempre più
annesse all'impero bizantino costruito negli anni da Errani e Carradori. Ora, con la nomina della Basenghi,
auspichiamo che le quattro Ausl romagnole abbiano pari dignità all'interno di Area Vasta e che il ruolo di
coordinatore sia poi affidato in una logica di normale rotazione tra i direttori generali delle quattro Ausl. Per
prima cosa è necessario procedere con un riequilibrio, in modo che Area Vasta sia fatta alla pari dai vari
territori romagnoli e che si metta in chiaro la governance che si vuole dare a questo organismo. Poi prosegue
Luca Bartolini - servirà approfondire i rapporti con cui sono regolati l'Irst di Meldola e il Laboratorio Unico di
Pievesestina, su cui finora c'è stata poca chiarezza e troppi dubbi sui costi e il funzionamento di queste
strutture: a pagare non può essere solo un territorio a scapito di un altro. Questo lo dobbiamo oltre che ai
cittadini, anche ai tanti ottimi professionisti che operano nella sanità romagnola, persone che apprezzo e
stimo, i quali non possono più lavorare in un clima sovietico che tarpa le ali alle capacità mediche e
progettuali che queste persone possono esprimere. Ecco, queste sono le sfide che a nostro avviso la
dottoressa Basenghi deve raccogliere - conclude il consigliere regionale del Pdl - sperando che il suo
percorso alla guida di Area Vasta non segua e si uniformi al solco rosso tracciato da Errani e Carradori".
AUSL RAVENNA
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Area Vasta - 1
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 24
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CESENA - Dopo le dimissioni di Tiziano Carradori, direttore generale dell'Ausl di Ravenna, da coordinatore di
Area Vasta Romagna, il Pdci di Cesena chiede una scelta di "discontinuità" giudicando inadeguata la
gestione del progetto "che non ha mai mostrato di corrispondere alle necessità del territorio e chiede di
rilanciare una visione della sanità diversa e più vicina alle esigenze dei cittadini", sottolinea il partito in una
nota. "E' nostra opinione che la Regione sostenga un'idea semplicemente economicistica e fondata sulla pura
contabilità che allontana la sanità dai cittadini. Ciò che sorprende è che nessuna voce si alzi a denunciare
tutto ciò insieme allo scandalo del Laboratorio Unico di Pievesestina sotto l'aspetto tecnico-scientifico e
soprattutto finanziario. Vogliamo sapere perché tanti risultati d'analisi sono tardivi rispetto alle esigenze di
pazienti e clinici, perché alcuni esiti suscitino scetticismo e contestazione, e quali costi tutto ciò comporti.
Vogliamo sapere perché la grande maggioranza di analisi di routine è eseguita nel Lab.Unico quando nei 7
laboratori ospedalieri è attivo un numero superiore di strumenti che sono quindi sottoutilizzati. Non è questa
una scelta controproducente ed uno spreco voluto! Vogliamo sapere perché si continua a pagare un affitto di
circa 2,6 milioni di euro annui ad un privato e per quale ragione non si è proceduto all'acquisto dell'immobile
sprecando le quote già versate che erano riscattabili secondo clausola contrattuale. Vogliamo sapere se si
paga l'affitto anche per padiglioni tuttora vuoti ed inutilizzati e perché non è stata finanziata la costruzione di
un edificio pubblico evitando lo spreco di un'intermediazione privata. Ciò che è per noi urgente, è un nuovo
modello di gestione democratica della sanità in Regione ed in Romagna, per affrontare finalmente i veri nodi
irrisolti della sanità: Pronto Soccorso, liste d'attesa, continuità e tempestività del percorso terapeutico, sprechi
vari e soprattutto la realtà dei distretti che invece di rappresentare un centro di gestione decentrata e
democratica dei territori sono entità burocratiche puramente amministrative ed esecutive della volontà della
direzione generale. Su questi temi prioritari occorre ripartire per determinare una svolta nella gestione della
sanità nei nostri territori".
AUSL RAVENNA
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I comunisti italiani invocano una svolta sulla sanità romagnola: "Sprechi e
operazioni poco chiare, il progetto è inadeguato"
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 13
(diffusione:30000)
"Ora basta con il potere ravennate "
FORLI' - "Più che dare continuità al lavoro fatto finora, come dichiara la dottoressa Basenghi, c'è bisogno di
un deciso e netto smarcamento da quanto fatto da Carradori in questi anni al vertice di Area Vasta
Romagna". Così il consigliere regionale Luca Bartolini (Pdl) commenta l'incarico assegnato al direttore
generale dell'Ausl di Cesena, Maria Basenghi, che dal primo maggio sarà il nuovo coordinatore di Area Vasta
Romagna al posto del ravennate Tiziano Carradori. Il consigliere regionale dice che ora "è il momento di
strutturare credibilmente questo organismo senza fare figli e figliastri", dato che "finora la sanità romagnola è
stata gestita con la politica dei due pesi e delle due misure". IFacile intuire che Bartolini si riferisca al
"ravennocentrismo" che sia lui che molti altri esponenti del centrodestra avevano più volte denunciato: "Alla
potente Ravenna tutto era consentito", con le "Ausl di Forlì e Cesena sempre più annesse all'impero bizantino
costruito negli anni da Vasco Errani e Carradori". Con la nomina di Basenghi, l'esponente Pdl auspica "che le
quattro Ausl romagnole abbiano pari dignità all'interno di Area Vasta e che il ruolo di coordinatore sia poi
affidato in una logica di normale rotazione tra i direttori generali". In particolare, Bartolini vuole approfondire i
rapporti "con cui sono regolati l'Irst di Meldola e il Laboratorio Unico di Pievesestina", rispetto ai quali "finora
c'è stata poca chiarezza su costi e funzionamento: a pagare non può essere solo un territorio a scapito di un
altro".
AUSL RAVENNA
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Sanità/2
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
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FORLI' - Anche l'Ausl di Forlì è coinvolta nei procedimenti istruttori da parte dell'Authority sugli appalti
pubblici, per presunte irregolarità negli affidamenti di servizi socio-sanitari. I procedimenti riguardano 35 delle
42 Ausl passate al setaccio dopo che una circolare del 2010 aveva invitato tutte le stazioni appaltanti che
procedono ad affidamenti di servizi ad effettuare all'Osservatorio dei contratti pubblici le corrispondenti
comunicazioni. Dalla sede forlivese dell'Ausl viene confermata l'apertura del procedimento. Sotto la lente
d'ingrandimento dell'authority è finito un appalto del 2006 ad una cooperativa sociale forlivese per il servizio
di assistenza domiciliare e riabilitazione. L'autorità contesterebbe irregolarità in una proroga dell'affidamento
del servizio a questa cooperativa. La versione dell'Ausl è però che anziché di una proroga si stia trattando di
un regolare rinnovo dell'incarico, con un nuovo bando. Secondo gli uffici di corso Repubblica, insomma, si
tratterebbe di una questione formale che - assicurano dall'Ausl - si sta già provvedendo a risolvere inviando
all'autorità romana la documentazione che dimostrerebbe la vera natura della pratica.
AUSL RAVENNA
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Appalti L'authority contro Ausl Forlì
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 13
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Petropulacos: "Presentato il primo progetto"
FORLI' - "Complimenti alla dottoressa Basenghi". Licia Petropulacos, direttore generale dell'Ausl di Forlì,
come minimo fa la diplomatica davanti alla realtà che vede la collega cesenate Maria Basenghi alla guida dell'
Area Vasta della Sanità. Il curriculum più pesante, all'indomani delle dimissioni di Tiziano Carradori,
sembrava proprio quello della dirigente di origine greca, che però - interpellata dall'agenzia Dire - spiega con
diplomazia l'esclusione: "Io non penso che avrei avuto le caratteristiche giuste. Il lavoro portato avanti su
Area Vasta Romagna è stato un lavoro molto complesso, che ha una sua storia, ed è una storia che la
dottoressa Basenghi conosce molto bene. Questo è indispensabile per ricoprire nel migliore dei modi il ruolo
di coordinatore in questa fase. Sono contenta che lei abbia accettato e che si prepari a coordinarci. Da
questo punto di vista, in questa fase, Maria Basenghi è la persona migliore". La dg forlivese respinge l'ipotesi
che in questo modo Cesena sopravanzi le altre aziende sanitarie romagnole: "Il lavoro di coordinamento è un
lavoro di coordinamento. Coordinare non vuol dire decidere, vuol dire facilitare il lavoro dei colleghi, come ha
detto giustamente Basenghi". La super manager forlivese, magari, potrà essere la persona giusta per
assumere le redini dell'azienda sanitaria unificata Forli'-Cesena o dell'Ausl unica romagnola, quando questi
progetti verranno portati a termine. A che punto siamo? "L'integrazione con Cesena sta andando avanti: due
giorni fa c'è stata la prima presentazione dei progetti di integrazione dell'area amministrativa. Noi e Cesena
siamo due aziende molto piccole: è evidente che tutta l'area dei servizi di supporto, amministrativi, tecnici, è
quella nella quale si possano trovare molte sinergie per garantire servizi migliori e soprattutto più sostenibili.
Per quanto riguarda l'area sanitaria le cose sono più complesse, ma ci sono già iniziative comuni come
centralizzazione dei trasporti non emergenti e la loro gestione per evitare che girino macchine vuote". Ma la
fusione si può fare? "Secondo me un'integrazione ben fatta dà i risultati, nei fatti, di una gestione unificata. E'
però vero che gli assetti non dipendono da quelle che sono le opinioni dei direttori generali ma dalla volontà
dei territori che si possono trasformare, poi, in un dettato normativo regionale". Stessa prudenza, per ora, sull'
Ausl unica romagnola: "Potrà essere realizzata o non realizzata a seconda delle volontà territoriali:
l'importante è sfruttare le sinergie".
AUSL RAVENNA
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Ausl integrate, si va avanti
21/04/2011
La Voce di Romagna - Forli
Pag. 9
(diffusione:30000)
Over o under 35? Difficile rispondere al signor Gianni Celletti che ha indirizzato al vostro giornale una lettera,
demagogica, superficiale e sconclusionata. Sembrerebbe proprio che una passeggiata di volontari animalisti
con cani al guinzaglio, abbia scatenato una tale tempesta nel sistema nervoso del Celletti, da essere stato
costretto a prendersi una pausa, giusto per sbollire l'arrabbiatura, prima di commentare la nostra iniziativa!
Forse Celletti avrebbe fatto meglio a prendere un cane al guinzaglio, unirsi alla nostra passeggiata e
soprassedere. Verosimilmente si sarebbe calmato esimendosi dal parlare. Partire da un sereno momento
conviviale per caricare su di noi tutti i problemi del mondo non è eccessivo? Comunque il nostro senso civico
ci impone di dare qualche spiegazione anche a lui. Punto primo. Celletti deve sapere che la nostra
passeggiata non è costata un centesimo al comune. La nostra associazione non gestisce la struttura, noi
volontari ci limitiamo a promuovere l'adozione dei cani e dei gatti. Alcuni di noi si recano al canile per farli
sgambare e toelettarli, fotografarli, nel tentativo di dare loro più visibilità. Ogni volontario che ha trasportato i
cani dal canile al centro di Ravenna si è sobbarcato ogni spesa, posteggio macchina compreso. Punto
secondo. Riguardo ai problemi del mondo, informo che molti fra i nostri volontari, sostengono adozioni a
distanza di bambini. Altri svolgono attività di volontariato a favore di bambini diversamente abili. Ad esempio
la nostra vice presidente in estate si reca a Carpino, in provincia di Foggia, dove impiega le sue vacanze per
collaborare con una suora impegnata nel sociale. Altro esempio: l'azienda della quale mio marito è uno dei
titolari, da anni sostiene con contributi una scuola in India gestita da suore missionarie. Mio marito non vuole
che si sappia, ma io lo dico lo stesso per dimostrare che l'amore (e la compassione) che nutriamo per gli
animali, non escludono l'amore (e la pietà) che riserviamo agli esseri umani; ai bambini in particolare. Se lo
lasci dire da una plurinonna. Il desiderio di dare una famiglia ai nostri amici pelosi è la motivazione che ci
spinge a favorirne le adozioni ma c'è anche un aspetto prosaico: implicitamente si riducono le spese di
gestione della struttura. Quando il signor Celletti cita lo psicologo dei cani, inconsapevolmente raggiunge
l'acme del paradosso! E' fin troppo evidente che le critiche alla nostra iniziativa altro non siano che un
pretesto per criticare il Sindaco, al quale nulla si può rimproverare riguardo la nostra passeggiata. Semmai gli
si può rimproverare la mancanza di attuazione dell'Ordinanza Ministeriale del 3 marzo 2009,("Ordinanza
contingibile ed urgente concernente la tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressione dei cani") in cui si
richiede da parte di Amministrazione ed Azienda USL di istituire percorsi formativi obbligatori per i proprietari
di cani impegnativi. Il cosiddetto "patentino". I corsi saranno a carico dei proprietari ma spetta ai Comuni
organizzarli. Ed è esattamente quanto chiediamo noi al Sindaco di attuare, tramite l'ausilio di uno psicologo
per cani, o comportamentalista che dir si voglia. Maria Teresa Fossati - Ravenna Caro Direttore, in vista della
sciagurata previsione dell'undici maggio, il presidente del Consiglio Berlusconi, generoso come ben si sa, ha
pensato di offrire il suo pudendo paio di appendici alle quiriti che, influenzabili e timorose, vogliano giovarsi di
un'apotropaica tastata. Una specie di rivisitazione del ben noto bunga bunga, ma con un'alta funzione
sociale, a dimostrazione di quanto non menta quando sottolinea la sua grandissima generosità nell'elargire
denaro alle ragazze presenti alle sue feste, e quando dice che il denaro a Ruby lo diede perché non si
prostituisse. Una nota: possono giovarsi della presidenziale tastata solo le donne belle dai 18 ai 35 anni - e
che non siano giudici. Maria Luisa Mazzocchi - San Marino Cara Signora, le posso assicurare che si giovano
della presidenziale tastata anche le over 35, come dimostra il caso della 43enne Patrizia D'Addario. Sulle
generosità dell'uomo non ci piove. L'Italia è strapiena di lavoratori, imprenditori, avvocati, giudici, giornalisti
(anche del campo avverso), star televisive, calciatori, manager, politici, cortigiane, timorate fanciulle ecc. ecc.
che gli debbono tutto. Sarà triste, il giorno inevitabile della perdita del potere, vedere questa generosità
ripagata dall'ingratitudine di molti. Poi la dipartita, che auguriamo tra cent'anni, sistemerà tutto e avremo il
cordoglio universale. Così è la vita, niente di nuovo sotto il sole. Cordiali saluti. f. f.
AUSL RAVENNA
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Gli animalisti rispondono La palpata presidenziale
SANITÀ NAZIONALE
30 articoli
21/04/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 9
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Curare gli immigrati un dovere e una prevenzione
Controlli Il controllo di molte malattie dipende dalla sorveglianza della popolazione
SERGIO HARARI
«L a Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e
garantisce cure gratuite agli indigenti... La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto
della persona umana». Così recita l'articolo 32 della nostra Costituzione ma non sempre sembra essere
rispettato. I medici del Naga, un'associazione che conta oggi più di 300 volontari e che da quasi 25 anni
garantisce assistenza legale, sanitaria e sociale gratuita agli stranieri presenti nel nostro Paese, hanno
recentemente lanciato un allarme che riguarda tutti noi, non solo gli immigrati. Oltre il 60% dei pazienti inviati
dai Naga agli ospedali con la richiesta di cure ha ricevuto una risposta negativa o ha incontrato problemi
burocratici insormontabili (vedi Corriere del 14 aprile).
La legge Turco-Napolitano del 1998 ha stabilito che le cure mediche «essenziali e urgenti» devono essere
garantite anche agli immigrati irregolari: al posto della tessera sanitaria, viene rilasciato dagli ospedali il
codice STP (Straniero temporaneamente presente), valido sei mesi, ma la sua dispensazione non è sempre
né immediata né semplice, da qui problemi per tutti. Sì, per tutti perché l'assistenza medica gratuita a
chiunque ne necessiti, oltre a essere un diritto sancito dalla Costituzione e un dovere etico per il medico, è un
atto di buon senso politico e sanitario.
Il controllo di molte malattie dipende dalla sorveglianza della popolazione ma se una parte dei malati sfugge
per qualsiasi ragione ai controlli sanitari allora la situazione può diventare esplosiva. L'esempio classico e più
recente è quello dell'America con la tubercolosi: l'assenza di accesso gratuito alle cure e alle terapie ha fatto
sì che la sorveglianza della malattia sfuggisse di mano e che si sviluppassero forme di tubercolosi resistenti
ai normali farmaci, vere e proprie bombe biologiche.
Il problema dell'immigrazione è, in questi giorni più che mai, sotto gli occhi di tutti; immaginare barriere
sanitarie oltre che miope è pericoloso, il nostro sistema sanitario e di sorveglianza ha dato prova in questi
anni di funzionare bene, non buttiamolo via, potremmo tra qualche anno ritrovarci a pagare le amare
conseguenze di comportamenti superficiali.
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SANITÀ NAZIONALE
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La salute di Milano
21/04/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 5
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Alla Lombardia 17 miliardi per ospedali e Asl
Nel 2011 la Lombardia avrà a disposizione 17 miliardi e 51 milioni di euro per il funzionamento della sanità e
dei servizi sociosanitari. È l'esito dell'accordo sul riparto del Fondo sanitario nazionale ufficializzato ieri a
Roma durante la conferenza Stato-Regioni. Così il Pirellone aumenta le risorse per la sanità di 353 milioni di
euro rispetto al 2010. La trattativa è stata condotta dall'assessore alle Finanze Romano Colozzi, su delega
del governatore Roberto Formigoni. «L'accordo non era scontato - dice Formigoni -. Le Regioni sono arrivate
a un'intesa difficile dimostrando ancora una volta una maturità istituzionale notevole che ha permesso di
superare difficoltà e posizioni apparentemente inconciliabili». L'assessore Romano Colozzi è soddisfatto:
«Nel corso della trattativa il rischio di rottura si è manifestato in più di una occasione. Ma ha prevalso il senso
di responsabilità. La Lombardia ha ottenuto un ottimo risultato, pur mantenendo il proprio impegno solidale
nei confronti delle Regioni in difficoltà e per la tenuta del sistema».
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SANITÀ NAZIONALE
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Conferenza Stato-Regioni
21/04/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 5
(diffusione:619980, tiratura:779916)
Un derby sui mega ospedali di Milano
La Regione pronta a rivedere tempi e strategie per Cerba e Città della salute
Simona Ravizza
Settimane cruciali per il futuro di Milano come capitale europea della ricerca e delle cure mediche.
In gioco c'è la costruzione dei due mega poli scientifici previsti, inizialmente, entro l'Expo 2015, con
investimenti da capogiro. Progetti ambiziosi, studiati per rafforzare il primato sanitario della Lombardia. Uno è
il Centro europeo di ricerca biomedica avanzata (Cerba), voluto dallo scienziato Umberto Veronesi e
destinato a sorgere su terreni del Parco Sud messi a disposizione dal costruttore Salvatore Ligresti. L'altro è
la Città della Salute: sponsorizzato dal Pirellone, il progetto prevede il trasferimento dell'Istituto dei tumori e
del neurologico Besta nelle aree a nord-ovest di Milano di fianco all'ospedale Sacco. Realizzarli entrambi oggi
sembra un'impresa titanica. La crisi economica impone spese sempre più oculate. Uno dei due, allora, è di
troppo? È la domanda che circola anche al Pirellone, pronto a rivedere, se necessario, programmi e strategie.
La questione si pone per i criteri di scelta che la Regione da sempre dichiara di seguire: la razionalizzazione
delle risorse economiche e l'esaltazione della ricerca scientifica. Obiettivi che adesso rischiano di rivelarsi
incompatibili con la nascita di due colossi sanitari simili.
È il derby degli ospedali di Milano. La partita è da miliardi di euro. Per il Cerba sono necessari un miliardo e
226 milioni, finanziati interamente da privati. Per la Città della Salute non bastano 520 milioni, di cui 228
messi dalla Regione, 40 dallo Stato e i 250 rimanenti da coprire con il project financing. È la formula di
finanziamento che prevede l'investimento di privati che recupereranno i soldi con la gestione dei servizi
(come posteggi, mense e pulizie) e, soprattutto, con un canone di disponibilità a carico del Pirellone. Conti
superati. Le ultime stime fanno lievitare la cifra a 680 milioni.
I business plan del Cerba risalgono al 2004. L'idea dell'unione del Sacco con l'Istituto dei Tumori e il Besta
prende forma nel 2006. Ma, da allora, sono cambiate molte cose. Una imprevista doccia fredda per il
Pirellone arriva con i tagli del ministro dell'Economia Giulio Tremonti nella seconda metà del 2008: il governo
toglie dal decreto fiscale i fondi Inail per la ricerca, con il conseguente blocco di un finanziamento da 380
milioni destinato alla Città della Salute. È solo l'inizio. I ritardi nella tabella di marcia del Cerba finiscono col
fare sovrapporre la sua realizzazione con quella del polo scientifico di Vialba, con il rischio di doversi
contendere gli investitori di peso. Il tutto mentre il Pirellone deve fronteggiare altri tagli: dal 31 maggio 2010
sono fermi, sempre al ministero dell'Economia, quasi 500 milioni di euro destinati a 85 interventi di edilizia
sanitaria. Ancora. Per la Regione si apre anche un nuovo fronte di investimenti con il salvataggio del centro di
ricerche di Nerviano, che già nell'aprile 2009 aveva reso necessario un rifinanziamento di 30 milioni da parte
di UniCredit (a fronte di garanzie patrimoniali). E il San Raffaele, sommerso da un debito di 900 milioni di
euro, complica ulteriormente gli scenari.
Di qui i dubbi sull'opportunità di realizzare (subito) entrambi i poli scientifici: del resto, già in un documento
presentato il 28 giugno 2004 durante un incontro in Mediobanca, il neurologico Besta era destinato ad
annettersi al Cerba. Immaginare un esperimento di convivenza tra pubblico e privato, con la realizzazione di
un'unica Città della Salute non è dunque un'ipotesi campata per aria. Ma, eventualmente, dove sarà? I dubbi
si rincorrono soprattutto dopo l'ultimo via libera di Palazzo Marino, venerdì scorso, al Cerba. Ora i suoi
cantieri possono iniziare. Bisogna decidere il da farsi. E il tempo stringe.
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La scheda Cerba
È il Centro europeo di ricerca biomedica avanzata destinato a sorgere su terreni del Parco Sud per 620 mila
metri quadrati complessivi, una metà destinata a centri di ricerca e cura, l'altra attrezzata a verde.
SANITÀ NAZIONALE
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Scenari La mancanza di fondi riapre il dibattito sull'opportunità di realizzare subito entrambi i poli scientifici
progettati in questi anni
21/04/2011
Corriere della Sera - Milano
Pag. 5
(diffusione:619980, tiratura:779916)
SANITÀ NAZIONALE
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L'investimento stimato è di un miliardo e 226 milioni. Sono previsti 45 mila ricoveri all'anno, 800 mila visite
ambulatoriali, un accesso di 19 mila persone al giorno e 5 mila operatori
Città della Salute
L'opera da 680 milioni di euro è destinata a trasferire l'Istituto dei tumori e il neurologico Besta a nord ovest di
Milano di fianco all'ospedale Sacco. I posti letto complessivi saranno 1.405 (Besta 250, Tumori 505, Sacco
650), quasi cento in più degli attuali (Besta 223, Tumori 482 e Sacco 604). I lavoratori, 3.200 in totale,
saranno mantenuti ai livelli attuali
Foto: Città della salute L'area dove dovrebbe sorgere il complesso
Foto: Cerba Il progetto del Centro europeo di ricerca al Parco Sud
21/04/2011
Il Sole 24 Ore
Pag. 18
(diffusione:334076, tiratura:405061)
No al rinvio su premi e sanzioni
Via libera alla divisione dei 106,5 miliardi per la spesa sanitaria nel 2011. Ma stop alla richiesta di rinviare
l'esame del decreto collegato al federalismo fiscale su «premi e sanzioni» per gli amministratori locali, a
cominciare da quelli in default per i debiti sanitari. S'è chiusa con un mezzo successo e con un flop per i
governatori il confronto di ieri col Governo.
Sullo schema di decreto che mette in mora i governatori (fino ai manager delle Asl) con i conti sanitari in
rosso fisso, inutilmente le Regioni hanno chiesto un rinvio. La richiesta di approfondimenti è stata respinta dal
ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli: a questo punto il provvedimento tornerà in Conferenza
Unificata tra un mese, dopo di che, anche senza intesa, sarà inviato per il parere alla bicameralina
parlamentare. «Noi siamo nettamente contrari a questo decreto e chiediamo di cambiarlo radicalmente. È
bene assicurare tutte le garanzie costituzionali previste dalla Carta per gli enti e i loro rappresentanti», ha
dichiarato il rappresentante dei governatori, Vasco Errani (Emilia Romagna, Pd).
Governo che però in Conferenza Stato-Regioni ha dato l'assenso al riparto (www.24oresanita.com) dei fondi
sanitari per il 2011. Non senza lasciare ancora in sospeso qualche cifra. Un ulteriore «approfondimento» sarà
fatto per le somme relative alla mobilità interregionale dei pazienti. Ma soprattutto resta in sospeso l'effettiva
disponibilità dei 486,5 milioni che da giugno serviranno per la copertura dei superticket sulla specialistica.
Una garanzia che le Regioni pretendono in applicazione del «Patto» per la salute, che altrimenti, mettono in
guardia, sarà da considerare infranto per colpa del Governo.
Un segno evidente, questo, delle preoccupazioni che crescono in vista della manovra annunciata dal
Governo. Come dimostra l'imbarazzo crescente tra i governatori per l'applicazione del nuovo prezzo di
rimborso sui farmaci generici, che ha fatto scattare ticket a raffica a carico dei cittadini. Sembra che le
industrie farmaceutiche stiano adeguando al ribasso i listini: oggi si capirà meglio per quanti farmaci e fino a
che livello hanno abbassato i prezzi. Il settore farmaceutico del resto è in pieno fermento: ieri l'intera filiera
(industrie, farmacisti, grossisti) ha incontrato il ministro Tremonti per illustrare le difficoltà del settore, non solo
alla luce del recente taglio dei prezzi dei farmaci off patent .
R. Tu.
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SANITÀ NAZIONALE
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Federalismo. Calderoli stoppa la richiesta delle Regioni
21/04/2011
La Repubblica - Napoli
Pag. 8
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Mai più politici al Cardarelli
Carmine Cavaliere Napoli SONO pneumologo al Cardarelli e da anni mi interesso di volontariato nel campo
dei diritti del malato e dei minori portatori di handicap. Ho accettato volentieri la candidatura al Consiglio
comunale nella lista "Napoli è tua" per de Magistris sindaco, primo perché avrei comunque votato per questo
candidato a sindaco, secondo perché il fatto stesso che mi abbia chiesto di candidarmi è la prova che vuole
dare spazio non solo "a parole" alla società civile, puntando su persone di sicura pulizia morale. Avendo nel
corso degli anni ascoltato al Cardarelli moltissimi candidati alle varie elezioni che si sono susseguite nel
tempo, mi era parso normale organizzare un incontro tra il candidato de Magistris e gli operatori sanitari e le
associazioni del settore che operano in quell'ospedale, dal titolo "Sindaco e diritti del malato". La risposta del
manager del Cardarelli è stata che nelle aule dell'ospedale, per regolamento, non si possono trattare
problematiche politiche, sindacali e commerciali, e pertanto è stata negata la sede del convegno. Dopo una
prima perplessità, è subentrata in me una piacevole sensazione che le cose finalmente stanno cambiando e
che al Cardarelli, una volta per tutte, non vedremo più "passerelle" elettorali di candidati. La città è stufa di
chiacchiere e vuole che i prossimi politici volgano finalmente la propria attività alla tutela dei diritti del cittadino
e al suo massimo benessere possibile, in qualità, non ce ne dimentichiamo mai, di rappresentanti dei cittadini
stessi, e non di uomini di potere fine a se stesso.
SANITÀ NAZIONALE
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La parola ai lettori
21/04/2011
La Repubblica - Napoli
Pag. 6
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Falsi incidenti, indagine su 1500 referti medici
I PRIMI sospetti erano emersi incrociando due diverse denunce: quella relativa a un incidente d'auto mai
avvenuto e quella presentata dal titolare di un centro diagnostico di Portici che aveva negato l'autenticità di
alcuni referti attribuiti alla sua struttura. Elementi che hanno indotto gli inquirenti a configurare un'imponente
truffa ai danni delle assicurazioni imperniata su falsi sinistri stradali. Per ordine del pm Graziella Arlomede,
del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, gli agenti del nucleo di polizia giudiziaria della
Procura hanno acquisito 1500 referti medici custoditi presso l'archivio dell'ospedale Pellegrini. Molti di questi
documenti, sospettano gli investigatori, potrebbero essere falsi.
Il pm Arlomede ipotizza il reato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alle frodi assicurative.
Al centro dell'inchiesta, un avvocato di Marano e un mediatore in contatto con diverse compagnie
assicurative. Nei confronti dei due indagati, ma il numero è destinato ad aumentare, sono state eseguite,
durante la prima fase delle indagini, perquisizioni all'esito delle quali è stato sequestrato moltissimo materiale.
Il sistema era imperniato, secondo la ricostruzione investigativa, su un grande numero di falsi incidenti per i
quali veniva richiesto il risarcimento dopo aver esibito documentazione sanitaria contraffatta. Un giro di illeciti
che appare molto esteso. Sono stati rinvenuti referti medici sui quali era stata apposta una firma falsa o il
timbro di medici che quel giorno non erano in servizio. Da un primo esame non si tratterebbe di certificati
falsificati al computer, ecco perché i magistrati hanno voluto acquisire la documentazione originale. (d. d. p.)
PER SAPERNE DI PIÙ www.carabinieri.it www.interno.it
Foto: L'ospedale Pellegrini
SANITÀ NAZIONALE
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Sotto inchiesta un avvocato e un mediatore. La documentazione acquisita presso l'ospedale Pellegrini per
verificarne l'autenticità
21/04/2011
La Repubblica - Firenze
Pag. 3
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Antidepressivi al figlio di 4 anni lui in coma, madre sott'accusa
Potrebbe essere stata colpita dalla sindrome di Munchausen per procura L'ipotesi: provocare una malattia
per potervi poi porre rimedio attirando su di sé l'attenzione
FRANCA SELVATICI
LA MAMMA era amorevole, piena di premure. Ogni volta che suo figlio di tre anni e mezzo si addormentava
improvvisamente o perdeva conoscenza, si precipitava dal pediatra o lo portava in ospedale. Finché, il 13
marzo 2008, il bambino cadde in stato di coma. Ricoverato prima in un ospedale della provincia di Firenze,
poi trasferito al Gaslini di Genova, si riprese. Ma i medici trovarono nelle analisi tracce di Laroxyl, un
antidepressivo triciclico che era stato prescritto alla madre. Scattò allora il sospetto che la mamma fosse stata
colpita da un disturbo mentale che si chiama Sindrome di Munchausen per procura (o Msp) e spinge un
genitore, quasi sempre la madre, a far insorgere nel figlio una qualche forma di malattia che debba essere
immediatamente curata. In tal modo la madre si sente gratificata perché attira su di sé l'attenzione e suscita
ammirazione perché si preoccupa della salute del bambino. Gli psichiatri ritengono che questa sindrome
costituisca un serio abuso sull'infanzia: in alcuni casi i figli delle madri che soffrono di questo disturbo sono
morti. Perciò il caso è stato segnalato in procura e al tribunale dei minori. Il bambino è stato affidato con il
fratellino più grande al padre, che nel frattempo si è separato dalla moglie.
Il pm Valentina Manuali ha ipotizzato a carico della madre il reato di lesioni volontarie aggravate dal fatto che
il 13 marzo 2008 l'intossicazione causata dal farmaco antidepressivo aveva ridotto il bambino in stato di coma
e poteva costargli la vita. La madre, che oggi ha 34 anni e nel frattempo ha avuto un altro figlio, è stata
sottoposta a perizia psichiatrica.
Lo specialista che l'ha esaminata ritiene che sia affetta da un disturbo della personalità ma che sia capace di
intenderee di volere. Ieri la vicenda è stata discussa in udienza preliminare davanti al giudice Alessandro
Moneti. Gli avvocati Antonio Vice e Luca Tafi, che difendono la donna, sostengono che non c'è prova che sia
stata lei a somministrare il farmaco al figlio. «Io lo curo, l'ho sempre portato in ospedale», si è sempre difesa.
In ogni caso - affermano i legali - la donna stava attraversando un momento di grande sofferenza perché il
suo matrimonio era in crisi, e se anche fosse stata lei a dare l'antidepressivo al bambino lo avrebbe fatto non
per fargli del male ma, al contrario, per non farlo soffrire. In udienza il pm Andrea Cusani ha contestato una
ulteriore aggravante, quella dell'abuso della relazione fra madre e figlio. Il giudice ha disposto un rinvio al 21
settembre.
Il barone di Munchausen raccontava storie esagerate e inverosimili. Perciò è stata intitolata a suo nome la
sindrome che spinge le madri a inventare o a esagerare sintomi di malattia nei figli, costringendoli a subire
dolorosi esami e trattamenti. In genere le madri che soffrono di questo disturbo appaiono straordinariamente
amorevoli e negano di conoscere la causa della malattia del bambino. Una volta scoperte, di rado riescono a
guarire.
Foto: IN COMA Il bimbo di 3 anni e mezzo è finito in coma per gli antidepressivi dati dalla madre: questa
l'accusa
SANITÀ NAZIONALE
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Chiesto il rinvio a giudizio della donna: nelle analisi del piccolo tracce del farmaco usato da lei Il caso
21/04/2011
La Repubblica - Palermo
Pag. 9
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Abusi sulle donne sportello al Civico
c. b
ALL'OSPEDALE Civico, nella sede dell'unità operativa di Medicina delle migrazioni, è stato inaugurato uno
sportello contro la violenza sulle donne migranti.
Il servizio, risultato della collaborazione tra il Civico e l'associazione Le Onde, da anni impegnata in progetti
internazionali contro le violenze sulle donne, è aperto il martedì e il giovedì dalle 9 alle 12 ed è coordinato
dalla psicologa Iliana Ciulla. Fra i servizi consulenze sui diritti delle donne, accertamenti medico-legali delle
violenze di generee delle pratiche dannose verso le donne come matrimonio forzato, rapporti sessuali
obbligati, mutilazioni genitali, violenza contro le lavoratrici domestiche. «Con questo nuovo servizio - dicono
dal reparto ospedaliero - il Civico muove un altro passo verso la globalizzazione dell'assistenza».
PER SAPERNE DI PIÙ www.vispalermo.it www.ospedalecivicopa.org
SANITÀ NAZIONALE
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In breve Sanità
21/04/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 3
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Retinoblastoma le nuove tecniche in esame al Gaslini
ALLA diagnosi precoce del retinoblastoma e alle nuove tecniche di trattamento, l'Istituto Gaslini dedica un
corso, in svolgimento presso il Cisef della Badia Benedettina di Quarto, che si propone come un'occasione di
incontro fra oncologi, oculisti, neuroradiologi, pediatri, ortottisti e infermieri, per approfondire le conoscenze
sulle nuove possibilità terapeutiche di un tumore, che fino a pochi decenni fa aveva come prima e a volte
unica scelta quella dell'asportazione dell'occhio malato.
Il retinoblastoma, è un tumore maligno oculare del lattante e del bambino, ma raro e oggi curabile. Le nuove
armi dell'oncologia medica terapeutiche e la collaborazione tra le figure professionali coinvolte permettono,
con la chemioterapia generale e, in casi selezionati con la somministrazione di chemioterapia attraverso
cateteri endoarteriosi ad opera dell'oncologo e del neuroradiologo, di ridurne le dimensioni in modo che
l'oculista possa distruggerlo col laser.
«In tutto questo processo spiega Paolo Capris, direttore dell'Unità operativa oculistica del Gaslini - è
fondamentale il ruolo dei parenti, del pediatra e dell'ortottista nella diagnosi precoce, col riscontro di un
sintomo semplice, ma spesso sottovalutato: il riflesso biancastro della pupilla (la quale normalmente ha
l'aspetto di un disco nero) quando è illuminata dalla luce ambientale o dal flash della macchina fotografica, in
particolari direzioni dello sguardo del bambino».
Foto: L'ospedale Gaslini
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Un corso per curare la malattia L'iniziativa
21/04/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Burlando: "Primo ridurre le spese aiuteremo le Asl più virtuose"
"L'anno scorso ci avevano salvato fondi straordinari e cartolarizzazioni"
(a. zun.)
«E' EVIDENTE che quest'anno si balla, e alla grande; ma facciamo una cosa per volta: oggi abbiamo chiuso
il riparto con le altre regioni e nei prossimi giorni, assegniamo le risorse ai dieci centri di spesa liguri, che
sono le Asl e le aziende ospedaliere con il Gaslini e l'Ist che andrà con San Martino»: il presidente della
Regione Claudio Burlando è appena uscito dalla riunione della conferenza stato-Regioni che ha emesso la
sentenza definitiva per i conti della sanità ligure.
Stessi fondi del 2010, che in termini reali vuol dire meno soldi a disposizione. «Possiamo dire cheè andata
bene e male. E' andata bene perché non perdiamo neanche un euro rispetto all'anno scorso - spiega - ed è
andata male perché per il secondo anno consecutivo rimaniamo fermi su un fondo nazionale che invece
cresce. E se l'anno scorso siamo riusciti ad andare in pareggio utilizzando fondi straordinari, che avevamo
ancora nel cassetto, come avanzi del 2009 e risorse della cartolarizzazione che aveva dato più risorse del
previsto, quest'anno non so come faremo».
Nella riunione di maggioranza due giorni fa avete parlato di ticket sui farmaci per chi soffre di malattie
croniche ma ha un reddito alto.
«In realtà è una discussione ancora da fare. Ora ripartiamo le risorse che ci sono, tra le Asl e le aziende, poi
in corso d'anno vedremo dove andare a sbattere la testa. Certo esiste una ipotesi che dice: se una persona
ha l'asma ed ha 300 mila euro di reddito, è giusto che paghi il ticket. Poi, però.
guardi bene e ti accorgi che le persone in queste condizioni sono poche». Dunque, non sarà sufficiente: e
ora cosa fate? «Nei prossimi giorni insieme all'assessore alla Salute, Montaldo, alle Risorse finanziarie,
Rossetti, ai direttori generali e ai tecnici assegneremo le risorse a disposizione e da lì in avanti cercheremo di
capire come uscirne vivi».
Con quale criterio assegnerete le risorse alle singole Asl? «E' chiaro che non potremo assegnare risorse che
non abbiamo.
E d'altronde non faremo una manovra che significa meno risorse per tutti in modo lineare ma vedremo a chi
tagliare di più e a chi tagliare di meno, anche in base al lavoro fatto dal consulente Renato Balma,
dell'agenzia nazionale della sanità, cui avevamo chiesto una valutazione del sistema sanitario ligure da un
punto di vista economico». Insomma, più risorse a chi ha avuto migliori risultati sui costi dell'assistenza
territoriale ed ospedaliera e meno a chi è affondato in costi pro capite troppo alti.
Foto: I CONTI Il presidente della Regione Claudio Burlando con l'assessore alla Salute Claudio Montaldo:
hanno il difficile compito di far quadrare i conti
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L'intervista Il presidente: l'assegnazione dei fondi non sarà uguale per tutti
21/04/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 2
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Mancano cento milioni, rischio tasse
Deciso a Roma il riparto tra le regioni. Alla Liguria gli stessi soldi del 2010 Scongiurata l'ipotesi peggiore di un
ulteriore taglio ma non basta La giunta potrebbe decidere di reintrodurre l'addizionale Irpef o di inserire altri
ticket
AVA ZUNINO
MANCA all'appello un centinaio di milioni di euro e bisognerà trovarli per riuscire a mantenere il pareggio dei
conti della sanità ligure nel 2011. Come? Decisioni non ne esistono ma qualche ipotesi circola da tempo nel
palazzo della Regione, dove non è stata una sorpresa la manovra del riparto nazionale dei fondi sanitari per il
2011, che scongiura il male peggiore («che era l'ipotesi iniziale del governo e avrebbe comportato un ritorno
al 2005 con un piano di rientro e l'aumento delle imposte», dice il presidente Claudio Burlando), ma lascia
aperti i problemi. «Avremo le stesse risorse del 2010», ha annunciato ieri sera Burlando che era a Roma a
chiudere la trattativa con il governo e le altre Regioni. Di far pagare il ticket sui farmaci a chi soffre di malattie
croniche ed ha un reddito alto (sopra i centomila euro) si è già parlato ma sono numeri talmente bassi che
non basterà. Si discuterà ancora dei ticket sulle prestazioni del pronto soccorso per le patologie non gravi, i
cosiddetti codici verdi e bianchi. E poi potrebbe anche tornare l'addizionale Irpef, da cui sono stati esentati i
liguri tra i 20 ed i 30 mila euro di reddito: questa esenzione vale da sola 36 milioni di euro all'anno, soldi che
mancandone almeno 100 mila ai conti della sanità, potrebbero tornare a fare comodo. Il piano della Regione
partirà però da altro e cioè dal fronte interno della razionalizzazione degli acquisti, dei farmaci e non solo,
dalla chiusura di sedi e reparti non in linea con la situazione epidemiologica. Via i doppioni, stavolta sarà
tassativo. L'assessore alla Salute Claudio Montaldo spiega: «Stiamo facendo i conti, ma direi che siamo
sottofinanziati di una cifra tra i 90 ed i 100 milioni». La discussione su come recuperarli è aperta. «Abbiamo
già varato manovre che daranno i l loro esito, in termini di risparmi, nei prossimi mesi - spiega Burlando - e mi
riferisco ad operazioni come l'Evangelico a Voltri e la fusione San Martino-Ist. Vedremo il da farsi anche alla
luce di questi risultati». L'assessore alle Finanze Rossetti non esclude sacrifici da chiedere anche ai liguri ma
dice: «Bisognerà rafforzare ulteriormente le politiche di riorganizzazione dell'offerta sanitaria. Vedo consiglieri
del Pdl come la Della Bianca che sostengono la non chiusura di piccoli ospedali come Recco e poi ci
accusano di avere più posti letto ospedalieri delle altre regioni».
I numeri 100 MILIONI E' la cifra che mancherebbe per il pareggio dei conti
36 MILIONI La cifra incassata in meno con l'esenzione Irpef 20 e 30 mila euro 170 MILIONI E' il taglio alla
sanità ligure proposto dal governo 3 MILIARDI Più ventinove milioni: è la cifra assegnata alla sanità ligure
PER SAPERNE DI PIÙ www.regione.liguria.it www.governo.it
SANITÀ NAZIONALE
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I nodi della sanità
21/04/2011
La Repubblica - Genova
Pag. 1
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Sanità, servono cento milioni
La strategia: riduzione delle spese ma anche rischio ticket e addizionale Irpef
AVA ZUNINO
IL PRESIDENTE della Regione Claudio Burlando annuncia: «Il peggio è scongiurato ma non so come
faremo, perché a differenza dell'anno scorso, non abbiamo più nel cassetto risorse straordinarie»: parla del
riparto del fondo sanitario nazionale, concluso ieri a Roma. La Liguria avrà la stessa cifra dell'anno scorso,
che al netto dell'inflazione e del "tesoretto", significa che mancano 100 milioni. Il ticket per i farmaci delle
malattie croniche sui redditi alti (dai 100 mila euro) non basterà. Si discuterà di ticket al pronto soccorso.
ALLE PAGINE II e III
SANITÀ NAZIONALE
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Deciso a Roma il riparto fra le regioni: alla Liguria confermate le stesse risorse del 2010. Burlando: "Poteva
andare peggio"
21/04/2011
La Repubblica - Bari
Pag. 9
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Sanità, alla Puglia 113 milioni in più
Intesa sul riparto dei fondi nazionali. Vendola: "Alcuni sindaci strumentalizzano" L'assessore Fiore "Disponibili
a rivedere i tagli degli ospedali"
PAOLO RUSSO
PIÙ soldi per la sanità pugliese. E dal prossimo anno le regole potrebbero avvantaggiare ancora le regioni
meridionali, Puglia compresa. Tommaso Fiore ieri a Roma insieme con gli altri assessori alla Sanità delle
regioni italiane, dopo quello tecnico della scorsa settimana ha incassato il via libera politico al riparto della
spesa ospedaliera che assegnerà alla Puglia6 miliardi e 953 milioni di euro: 113 milioni in più rispetto allo
scorso anno.
Non l'unico buono spiraglio per la sanità pugliese. In mattinata l'assessore Fiore, con una circolare, ha
invitato il direttore generale dell'Asl di Brindisi a sospendere la chiusura del reparto di Ginecologia di Ostunie
di quello del Servizio Psichiatrico di Ceglie Messapica fino all'emanazione del regolamento regionale che sarà
occasione per rivedere, in parte, gli assetti dei tagli agli ospedali pugliesi. Fiore detta la sua linea. Non si farà
influenzare dalle pressioni dei partiti ma dal giudizio tecnico dei direttori generali che segnaleranno eventuali
criticità come quella riscontrata nel Brindisino.
«Non finiremo nel burrone del commissariamento». Forte di queste buone notizie il governatore Nichi
Vendola sfida apertamente i sindaci che protestano contro i tagli contenuti nel piano di riordino ospedaliero.
«Ci sono alcuni sindaci che continuano a strumentalizzare, con altri avremo la pazienza di continuare a
discutere. Credo che la Asl e l'assessorato alla Salute abbiano affrontato con spirito di grande collaborazione
il dialogo con il territorio, a condizione che si capisca qual è la situazione attuale». A spiegarla è stato lo
stesso governatore: «I piccoli ospedali - ha osservato il presidente della Regione - rischiano di essere un
pregiudizio per la salute degli ammalati, oltre che un costo insopportabile. Noi dobbiamo andare rapidamente
in un'altra direzione: costruire punti di rete ospedaliera mediograndi di alta qualificazione e specialità,
disseminare nel territorio regionale le strutture socioassistenziali che aiutino la domanda di salute ad avere un
percorso di appropriatezza».
Sulla scelta dell'ospedale San Raffaele a Taranto e sulle polemiche che ne sono conseguite, il presidente
della Regione ha detto che "si è costruita una campagna di diffamazione su una intenzione esplicita come
quella di offrire a Taranto non solo un'ottima riqualificazione del sistema sanitario, ma anche un modello di un
rapporto tra offerta, cura e ricerca".
Foto: L'interno di un ospedale; a sinistra, Nichi Vendola
SANITÀ NAZIONALE
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CRONACA
21/04/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 11
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Ferrero: non vogliamo chiuderlo, ma dargli una missione Il dipendenti raccolgono firme per tenere aperto
l'ospedale ortopedico e preparano un piano su cui discutere
OTTAVIA GIUSTETTI
QUINDICI giorni per salvare il Maria Adelaide.
Altra vittima del piano di rientro della Regione, che per bocca dei commissari ha comunicato l'intenzione di
destinare ad altro uso lo storico ospedale ortopedico della città, la piccola struttura che comunque svolge
tremila prestazioni l'anno e 30 mila prestazioni radiologiche, cerca una via d'uscita. I dipendenti, medici e
personale del comparto, si sono riuniti ieri in assemblea con i rappresentanti sindacali per cercare di
scongiurare la chiusura e hanno deciso per una raccolta di firme (sul tipo di quella che evitò la chiusura
dell'Oftalmico durante la giunta Bresso) e per un presidio permanente all'ingresso dell'ospedale per
sensibilizzare la popolazione affinché si mobiliti contro le decisioni dei commissari straordinari del Cto.
«Non abbiamo alcuna intenzione di chiudere il Maria Adelaide - dice l'assessore regionale alla Sanità,
Caterina Ferrero - semplicemente vogliamo dargli una missione. Oggi come oggi non ce l'ha. È un ospedale
che fa cento cose e non ha alcuna specializzazione, quando arriva un caso grave finisce al Cto. Meglio allora
individuare un filone e investire su quello». Di tutt'altra opinione i medici del Maria Adelaide, tra i quali c'è
anche Nino Boeti che è in aspettativa per incarico politico, come consigliere regionale del Pd, ma che da
trent'anni lavora proprio nella piccola struttura sul Lungodora: «L'assessore non sa di cosa parla, questo
ospedale è il solo ortopedico della città- dice Boeti-è in rete con il Cto perché uno si occupa di ortopedia,
l'altro di traumatologia, sono due cose molto differenti e la rete serve proprio a questo, a indirizzare il paziente
nella struttura adatta».
Nella riunione di lunedì tra i commissari del Cto e i rappresentanti sindacali è emerso che, tra le motivazioni
tecniche portate dall'azienda sul tavolo della trattativa, c'è il fatto che l'ospedale non sarebbe in sicurezza per
effettuare una parte dell'attività, come la chirurgia delle protesi. Manca una rianimazione interna, dicono i
commissari, e dunque si devono tagliare le prestazioni chirurgiche per le quali è richiesta. «Decine di strutture
private non hanno la rianimazione - replica Gerardo Scotellaro, della Cgil del Cto - si tratta solo di un pretesto
perché sono anni che in questo ospedale si svolge in maniera egregia questa attività, ora improvvisamente la
struttura non è più adatta e non si capisce il perché».
I dipendenti nelle prossime settimane dovranno elaborare un piano da portare al tavolo di trattativa con
l'azienda, ma la predisposizione sembra quella di opporsi a qualunque intervento, anche a una riconversione
come quella che vorrebbero attuare i commissari del Cto.
Foto: Il Maria Adelaide, in Lungodora Firenze
SANITÀ NAZIONALE
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Medici e infermieri in rivolta "Salvate il Maria Adelaide"
21/04/2011
La Repubblica - Torino
Pag. 8
(diffusione:556325, tiratura:710716)
Boffini si difende, il gip riflette sulla richiesta di interdizione Molinette, il cardiochirurgo sospettato di aver
contraffatto la cartella clinica di una paziente non chiarisce tutto
MEO PONTE
NESSUN falso, nessuna manipolazione di documenti ma una banale riscrittura «in bella copia» del rapporto
dell'operazione. Il dottor Massimo Boffini, aiuto del professor Mauro Rinaldi, primario del reparto di
cardiochirurgia delle Molinette, si difende in questo modo dall'accusa di aver contraffatto la cartella clinica di
Pasqualina Amodeo, la paziente deceduta il 27 maggio 2008 dopo un trapianto di cuore che, secondo i pm
Andrea Beconi e Paolo Toso, fu deciso per occultare un errore letale commesso durante un primo intervento.
Ieri Boffini, che è difeso dall'avvocato Luca Marta,è stato interrogato dal gip Andrea Natale a cui i pm
avevano chiesto l'interdizione dalla professione medica del chirurgo, accusato di falso dopo aver scoperto la
discrepanza tra il documento scritto sul computer dell'ospedale e quello finito nella cartella clinica della
deceduta. L'interrogatorio, iniziato alle 12,30, si è concluso verso le 14. Boffini - che, oltre che di falso, è
accusato (con Rinaldi e l'anestesista Daniela Pasero) di omicidio preterintenzionale, peculato e frode
processuale - ha respinto le accuse dicendo che l'unico documento valido è quello sottoscritto da lui e
ritrovato nella cartella clinica, secondo il quale un esame aveva rilevato il flusso di sangue negli osti.
Condizione che smentirebbe l'accusa di aver occluso le coronarie durante l'intervento di applicazione di una
valvola. Non è stato però chiarito chi e come avrebbe effettuato questo misterioso esame, anche se Boffini ha
spiegato che, vedendo il colore rosso negli osti, si sarebbe reso conto del flusso sanguigno. Il gip si è
riservato la decisione. «Il giudice vuole meditare a fondo sulla decisione di un'eventuale interdizione dalla
professione medica per il mio cliente» ha spiegato dopo l'interrogatorio l'avvocato Luca Marta.
Di certo la vicenda di Pasqualina Amodeo, ricoverata il 20 maggio 2008 nel reparto di cardiochirurgia delle
Molinette per un intervento di routine che prevedeva la sostituzione della valvola aortica e spirata dopo ben
cinque interventi chirurgici e un trapianto di cuore effettuato il 27 maggio, pare ancora ben lungi dalla
soluzione. Secondo l'accusa infatti il trapianto deciso dal professor Mauro Rinaldi sarebbe stato eseguito con
il solo scopo di occultare l'errore commesso da Boffini durante il primo intervento sulla paziente. Rinaldi si è
sempre difeso dicendo che si trattava dell'unica possibilità di salvare la vita alla donna. I pm però sostengono
che la paziente, già sulla soglia del coma, non poteva essere salvata. Ad alimentare i sospetti degli inquirenti
c'è poi la sparizione della valvola applicata a Pasqualina Amodeo con il primo intervento chirurgico. La protesi
non è mai stata ritrovata. I periti nominati dal gip, esaminando la documentazione clinica della vicenda, nel
dicembre scorso avevano in qualche modo dato ragione a Rinaldi e al suo vice, anche se avevano criticato il
modo in cui era stata compilata la cartella clinica della paziente.
Gli investigatori però, dopo l'incidente probatorio con i periti, analizzandoi computer dell'ospedale avevano
scoperto la discrepanza tra il documento scritto in un primo momento e quello finito nella cartella clinica e
avevano ipotizzato la nuova accusa di falso per Boffini.
Foto: L'INTERVENTO Una operazione di chirurgia cardiaca
SANITÀ NAZIONALE
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"Nessun falso su quel trapianto solo un rapporto riscritto in bella"
21/04/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 38
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Fondo sanità, alla Lombardia 353 milioni in più
IL COMMENTO Formigoni: «Il risultato non era scontato, ma è stato frutto di una lunga trattativa»
La Lombardia avrà a disposizione 17 miliardi e 51 milioni di euro per il funzionamento della sanità e dei
servizi socio sanitari per il 2011. È quanto stabilito dall'accordo sul riparto del Fondo Sanitario Nazionale
ufficializzato a Roma nel corso della conferenza StatoRegioni. In questo modo la Regione Lombardia
aumenta la propria disponibilità finanziaria per la sanità di 353 milioni di euro rispetto al 2010. Un ottimo
risultato, controcorrente rispetto alla politica dei tagli. A portare a casa la buona notizia è stato l'assessore
alle Finanze Romano Colozzi, che ha partecipato agli incontri romani su delega del presidente Roberto
Formigoni. «L'accordo non era affatto scontato - spiega il presidente Fomigoni -. Le Regioni sono arrivate ad
un'intesa difficile dimostrando ancora una volta una maturità istituzionale notevole» che ha permesso di
superare difficoltà e posizioni apparentemente inconciliabili. «Nel corso della trattativa - spiega l'assessore
Romano Colozzi - il rischio di rottura si è manifestato in più di una occasione. Ma ha prevalso il senso di
responsabilità. La Lombardia ha ottenuto un ottimo risultato, pur mantenendo il proprio impegno solidale nei
confronti delle Regioni in difficoltà e per la tenuta del sistema». Le riunioni romane sono state lunghissime e
non prive di tensioni. I governatori delle regioni italiane hanno tentato per giorni di trovare un'intesa sul riparto
del fondo da 106,4 miliardi di euro. La Conferenza Stato-Regioni è stata la sede della firma del documento
approvato la scorsa settimana dai presidenti. Un accordo giudicato dal presidente della Conferenza delle
Regioni, Vasco Errani, come «importante, avendo acquisito l'intesa sul fabbisogno 2011». «Abbiamo un
ulteriore passaggio, da realizzare tra 15 giorni - ha spiegato il presidente della Conferenza delle Regioni -.
Una riunione della Conferenza servirà per mettere a punto un accordo sulla mobilità sanitaria 2011. L'accordo
- ha proseguito - si inserisce all'interno del patto della salute che riguarda anche i ticket, coperti solo per una
parte. Il governo dovrà garantire questa copertura». L'intesa, ha poi ricordato il presidente emilianoromagnolo, «discende dal patto della salute in cui c'è un punto relativo alla copertura dei ticket, che sono
coperti solo per una tranche». Per Errani serve la piena copertura altrimenti «il governo deve decidere altre
forme per garantire quelle risorse. Su questo - ha concluso Errani - ci confronteremo con l'esecutivo per
capire come dare pieno corso al patto della salute».
SANITÀ NAZIONALE
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Nelle casse regionali
21/04/2011
Il Giornale - Milano
Pag. 38
(diffusione:192677, tiratura:292798)
«Gli ospedali privati paghino l'università ai loro futuri dottori»
L'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani lancia un'idea per superare l'impasse del numero chiuso
Maria Sorbi Gli ospedali privati facciano i conti e pensino al numero di medici di cui avranno bisogno fra
cinque anni. Venti? Cinquanta? Ecco, per risolvere il problema della carenza di personale e del turn over non
rispettato, in futuro le aziende ospedaliere private potrebbero coltivare da sé le nuove leve di dottori. Cioè
potrebbero pagare a venti, cinquanta studenti l'università di medicina. In cambio di una promessa: dopo la
laurea i giovani medici non se andranno a lavorare chissà dove ma resteranno all'interno dell'ospedale.
Suona più o meno così la proposta che oggi l'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani lancerà ai
presidi di facoltà, riuniti attorno al tavolo del Pirellone per studiare come risolvere il problema della carenza di
personale in corsia. Entro il 2015 infatti la Lombardia perderà almeno 7.600 medici, in pratica 2 su 5 di quelli
in servizio. E il numero chiuso alle facoltà di Medicina non aiuta certo a rimpinguare le fila dei camici bianchi.
Per questo bisogna correre ai ripari. «Senza escludere la possibilità - propone Bresciani - di valutare azioni
coraggiose o rivoluzionarie, come l'abolizione del numero chiuso». Se non abolirlo, almeno creare strade
alternative. Quali? Oggi l'assessore sfodererà anche un altro jolly e proporrà ai presidi una soluzione. In
pratica, chiederà di creare due percorsi all'interno dell'università di medicina, prendendo spunto dal modello
Usa. Un percorso tradizionale, come avviene ora, con il numero chiuso e con i corsi finanziati dallo Stato agli
studenti ammessi alla facoltà. E un altro percorso, riservato a chi invece non passa il test: gli studenti
potrebbero comunque frequentare la facoltà pagando di tasca propria la totalità delle spese, senza quindi
gravare sul sistema pubblico. Se riuscissero comunque a diventare medici, allora avrebbero diritto alla
defiscalizzazione della quota delle rate universitarie per i primi cinque anni di lavoro. «La cultura - sostiene
Bresciani - non si nega a nessuno. La Regione Lombardia vuole usare tutte le forze possibili per produrre
valori. Il numero chiuso non ha più senso e impedisce a priori un percorso». Insomma, anche a detta dei
presidi di facoltà, il numero chiuso sembra aver fatto il suo tempo. È servito, alla fine degli anni Novanta, per
regolare il boom di richieste. Ma ora non solo non serve, rischia perfino di creare il problema opposto e cioè
di lasciare gli ospedali a secco di medici. Matricole a parte, in base a una relazione stesa dalla direzione
generale della Sanità in Regione Lombardia, emerge che «il numero di posti di specializzazione messo a
disposizione ogni anno dalle università lombarde nelle varie discipline non è sufficiente per coprire il
fabbisogno. Per questo la Regione ha già chiesto di aumentare da 750 a 1.277 i posti totali all'anno per gli
specializzandi».
Foto: TEST DI INGRESSO Allo studio varie proposte per trovare alternative al test a numero chiuso a
medicina [Fotogramma]
SANITÀ NAZIONALE
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LA PROPOSTA
20/04/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale - Dossier Emilia Romagna
Pag. 292
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Luci e ombre del sistema sanitario
La sanità regionale è tutto sommato, secondo Alberto Vecchi, una buona sanità. Anche se ultimamente
stanno emergendo delle criticità mai rilevate in passato. Frutto soprattutto di tagli e razionalizzazioni che non
sono calibrate sulle esigenze concrete del territorio
Viola Leone
Sono piuttosto drammatici i bollettini forniti periodicamente dalla Commis-sione parlamentare d'inchiesta sugli
errori in campo sanitario e i disavanzi sanitari regionali, presieduta da Leoluca Orlando, a seguito di esposti e
segnalazioni e articoli giornalistici. Da fine aprile 2009 a metà settembre 2010, ad esempio, si sono verificati
in Italia 242 casi di malasanità. Uno ogni due giorni. Stando alle tabelle della commissione, 64 degli episodi
esaminati si sono verificati in Calabria, 52 in Sicilia, 24 nel Lazio, 15 in Campania, Puglia e Lombardia, 14 in
Veneto, 12 in Toscana, 9 in Emilia Romagna, 8 in Liguria, 6 in Piemonte, 2 in Friuli Venezia Giulia e in
Abruzzo, 1 in Trentino Alto Adige, Umbria, Marche e Basilicata. Nel 77% degli episodi di malasanità presi in
considerazione, ci si trova di fronte a presunti errori da parte del personale medico-sanitario. Il restante 23%
dei casi è invece legato a disservizi, carenze, strutture inadeguate. Ovvero tutte le lacune del servizio
sanitario nazionale che negli atti della commissione sono catalogate come "altro". Secondo dati diffusi più di
recente, l'Emilia Romagna si collocherebbe addirittura all'ottavo posto della classifica italiana per negligenze
ed errori in campo medico. Alberto Vecchi, consigliere regionale del Pdl, in qualità di vicepresidente della
commissione Politiche per la salute e politiche sociali non nega che la sanità emiliano-romagnola sia una
buona sanità, che esce a testa alta da un confronto con le altre realtà italiane. Anche se alcuni interventi
sarebbero a suo parere fondamentali. «In primis una seria politica che elimini le liste d'attesa, incentivando
una vera sinergia fra pubblico e privato, cosa purtroppo osteggiata dalla nostra Regione, che ha una visione
totalizzante verso il pubblico e diffidente/penalizzante verso il privato. Poi è necessaria una nuova politica
relativa dere che durante la loro gestione dal punto di agli ospedali, dove, accanto all'incentivazione vista
economico la Asl ha portato un risultato dei macro-ospedali, situati nei capoluoghi di provincia, visti
correttamente come punti d'eccellenza, vi sia anche una valorizzazione dei no-socomi ubicati nei paesi della
provincia». La sua attenzione sempre alta ha poi rilevato che ultimamente si stanno evidenziando a livello
territoriale delle criticità mai emerse prima. Quali sono le ragioni di questo peggioramento? «Determinanti
sono a mio parere le condizioni di lavoro: ormai è prassi comune che le nostre Asl vengano dirette da
manager di estrazione politica, che restano in carica per due o tre nni soltanto. Questo ricambio fa si che il
loro unico interesse sia quello di far vedere che durante la loro gestione dal punto di vista economico la Asl
ha portato un risultato positivo: non hanno più nessun tipo di storicità uindi non fanno altro che guardare i
bilanci e, senza nemmeno conoscere in maniera approfondita il territorio,attuare delle poliotiche di
razionalizzazione". Con quali conseguenze? «Se hai come unico obiettivo il pareggio di bilancio o addirittura il
recupero di risorse e sei un pesce fuor d'acqua senza un programma a lunga scadenza o un'idea, giusta o
sbagliata che sia, da portare avanti negli anni, andrai inevitabilmente ad agire in modo tale da colpire la
qualità del servizio finale». In che maniera queste razionalizzazioni poco aderenti alle esigenze di servizio
vanno a colpire la qualità della nostra sanità? «Innanzitutto molti medici sono costretti a lavorare in base a
turni estenuanti e in condizioni di evidente difficoltà, che mettono a dura prova la loro indubbia professionalità.
Anche ottimi professionisti, che in condizioni ottimali darebbero il meglio, se pressati perdono lucidità e
rischiano di commettere qualche errore. E venuto meno anche il rapporto umano che una volta c'era tra
medico e paziente: molti medici sono costretti a effettuare le visite a un ritmo di circa un paziente ogni sei
minuti: il tempo appena sufficiente a inserire a computer i dati. Il fattore risparmio economico ha poi
conseguenze negative soprattutto nel campo della chirurgia: tramite i bandi unificati, ora sempre più
frequenti, non sempre si dotano le strutture sanitarie di materiali di ottima qualità, ma di materiali di qualità
media, molto diversi da quelli che qualsiasi chirurgo vorrebbe avere in sala operatoria». Per quanto riguarda
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
ORGANIZZAZIONE SANITARIA
20/04/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale - Dossier Emilia Romagna
Pag. 292
(diffusione:192677, tiratura:292798)
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
invece gli investimenti in nuove strutture o nuovi servizi, quale bilancio può tracciare della situazione
regionale? «Il problema è che si investono grandi capitali per realizzare nuove strutture che poi mostrano da
subito evidenti criticità». Può farci un esempio? «È stato appena fatto un investimento altissimo sul nuovo
Pronto Soccorso dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna. Una struttura come quella realizzata ha portato, come
era prevedibile, un incremento di domanda. Bisognava creare a monte le condizioni perché non ci fossero poi
liste d'attesa spropositate, ma questo non è stato fatto. Abbiamo oggi nel capoluogo un Pronto Soccorso che
è il primo della regione nel quale però si sta ciclicamente verificando quello che avviene in tanti ospedali del
sud: vengono ricoverati pazienti nel pomeriggio, i posti letto per la chirurgia ormai sono pieni e vengono
lasciati nelle barelle tutta la notte lungo il corridoio del pronto soccorso per poi essere smistati alla mattina.
C'è insomma un collasso di urgenze ma non ci sono i posti letto necessari perché manca l'idea di un percorso
globale. È un brutto segnale per la regione». didascalia: Alberto Vecchi, consigliere regionale Pdl e
vicepresidente commissione politiche pubbliche per la salute e politiche sociali
Molti medici sono costretti a lavorare in base a turni estenuanti, che mettono a dura prova la loro indubbia
professionalità
PIÙ ASCOLTO Al CITTADINI La penalizzazione delle professionalità all'interno delle strutture e la perdita di
consenso da parte della popolazione sono i problemi della sanità regionale indicati da Franco Malagrinò Un
ottimo sistema sanitario che però fatica a correggere le proprie criticità. È il quadro tratteggiato da Franco
Malagrinò, segretario regionale di Cittadinanzattiva Emilia Romagna (nella foto). Come valuta la sanità
emilianoromagnola? «La situazione non è paragonabile a quella del Meridione ed è migliore anche rispetto a
quella di alcune regioni del Nord, soprattutto sotto il profilo dell'organizzazione. Se in passato si registrava
una sorta di chiusura ideologica alla sanità privata, oggi la regione si sta aprendo anche su questo fronte. E in
Emilia Romagna si parla di una sanità privata di qualità, dove non si riscontrano episodi gravi paragonabili
agli scandali che, di recente, hanno colpito la sanità privata in Lazio o in Lombardia. Questa continua politica
di tagli e di razionalizzazioni unita a una visione aziendalistica, per alcuni versi positiva, sta però alla lunga
creando due situazioni critiche». Quali? «Una è la penalizzazione delle professionalità all'interno delle
strutture. L'altra è la perdita di consenso da parte dei cittadini. In passato, il modello emiliano risultava
piuttosto condiviso e mediato a livello di partecipazione degli enti locali e dell'opinione pubblica. Alcune
razionalizzazioni dirette dall'alto o dalla burocrazia regionale o dall'Assessorato, mancano di questa
condivisione. Sicuramente la sanità è d'eccellenza, ma occorre tenere conto anche di una popolazione
anziana in costante crescita, che sempre più si sta orientando verso una medicina del benessere
(fisioterapia, riabilitazioni). E i tagli di solito colpiscono proprio queste fasce: il modello inizia così a perdere
consenso. Le sovrastrutture che si vengono a creare, ad esempio le conferenze provinciali sanitarie, sono poi
abbastanza lontane dai problemi. I punti deboli della nostra sanità sono, quindi, la mancata partecipazione e
la mancata puntualità a correggere le strutture, le contraddizioni, le carenze che si rilevano». Può fare
qualche esempio? «A Bologna la situazione dei presidi di pronto soccorso, in particolare dell'ospedale
Maggiore, si trascina da tempo. In altri casi, ci sarebbe stata ben altra attenzione, sia politica che
istituzionale. Si avverte la sensazione che la sanità sia quasi demandata a un livello di gestione tecnica, che
non tiene conto dell'orientamento dei cittadini. Il potere regionale sta sempre più spesso rinunciando a
confrontarsi con i cittadini, non avendo il coraggio di spiegare loro il perché delle sue scelte, che così
rischiano di diventare degli atti di arroganza». Quali sono i vostri obiettivi come Cittadinanzattiva? «Come
associazione e come tribunale, esercitiamo la tutela sul fronte della malasanità, ma cerchiamo anche di
migliorare lo scenario nel suo complesso, e non solo a livello conflittuale. Mentre, prima, stimolavamo i vari
ordini professionali ad aprirsi e a darci ascolto, oggi il dialogo lo cercano anche loro: il contesto che si sta
delineando, a causa della scarsità di risorse, schiaccia i pazienti, ma anche gli stessi medici». Come spiega
l'ottava posizione dell'Emilia Romagna nella classifica di negligenze ed errori medici? «Le aspettative, la
coscienza sociale, l'autonomia e anche i poteri di autodifesa dei cittadini sono superiori in Emilia Romagna
rispetto ad altre regioni. Intentare cause penali al Sud risulta molto più complesso, mentre nel nostro territorio
20/04/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale - Dossier Emilia Romagna
Pag. 292
(diffusione:192677, tiratura:292798)
SANITÀ NAZIONALE
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La proprietà intelletuale è riconducibile alla fonte specificata in testa alla pagina. Il ritaglio stampa è da intendersi per uso privato
la Regione permette maggiormente al cittadino di reclamare i propri diritti. Inoltre, nel Mezzogiorno
associazioni e strutture di difesa dei diritti spesso non esistono oppure non sono cosi capillari come al Nord».
20/04/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale - Dossier Emilia Romagna
Pag. 282
(diffusione:192677, tiratura:292798)
Nuovi modelli di assistenza sanitaria
Gli italiani invecchiano e le risorse disponibili vanno spese con occhio attento alla qualità. Il ministro Ferruccio
Fazio illustra il nuovo piano sanitario nazionale 2011-2013, che segna il passaggio dalla sanità
"ospedalocentrica" a quella "a rete"
Michela Evangelisti
"I cambiamenti del nostro tempo richiedono nuovi modelli di assistenza sanitaria». Così il ministro della
Salute commenta l'attuale sfida della sanità italiana, alla ricerca di un compromesso tra fabbisogni crescenti e
risorse sempre più limitate. «Per aumentare la qualità e assicurare la sostenibilità economica del sistema
occorre contemperare sempre meglio i requisiti di efficacia e di efficienza dei trattamenti - spiega Ferruccio
Fazio -, promuovere l'appropriatezza clinica, erogando le prestazioni sanitarie adeguate alla condizione
clinica di ogni paziente, e l'appropriatezza organizzativa, rivedendo l'assistenza in un apporto organico tra
l'ospedale e il territorio». Il passo da compiere è quello di trasformare la sanità italiana da "ospedalocentrica"
a rete, così da poter integrare l'ospedale con i servizi territoriali di medicina generale, riabilitazione,
assistenza domiciliare, strutture per lungodegenti, day hospital e ospedali di comunità. «La sanità "a rete"
migliorerà la qualità della vita dei pazienti, perché a casa si sta meglio che in ospedale, e potrà anche ridurre i
costi, perché diminuiranno le onerose degenze ospedaliere. La buona sanità, non mi stancherò mai di
ripeterlo, costa meno della cattiva sanità». L'Italia è fra i Paesi con la più alta percentuale di anziani; il
sistema sociosanitario viene chiamato a rispondere a questi mutamenti nell'assetto demografico della
popolazione. Quali interventi prevede in questo senso il nuovo piano sanitario nazionale? «Il positivo
aumento della longevità è la principale sfida per la sostenibilità dei servizi sanitari di tutto il mondo, che si
trovano a dover gestire le malattie cronico-degenerative correlate all'età. Oggi gli italiani che hanno più di 65
anni sono il 20% della popolazione, nel 2050 saranno il 35%. E il 50% degli anziani ha un'elevata probabilità
di essere affetto da almeno due malattie croniche. É dunque fondamentale sviluppare l'integrazione
sociosanitaria per assicurare percorsi assistenziali programmati e la presa in carico globale della persona, dal
medico di medicina generale all'ospedale fino ai servizi di assistenza domiciliare e alle strutture per
lungodegenti o cronici. Abbiamo stanziato 350 milioni per sostenere le Regioni nella realizzazione delle reti
territoriali di assistenza e stiamo anche potenziando il ruolo delle 18 mila farmacie che potranno realizzare
analisi, prenotare visite specialistiche e fornire fisioterapisti e infermieri». Tra i settori sui quali il piano investe
c'è in primo luogo quello della prevenzione. Qual è la sua importanza strategica? «Con l'aumento
dell'invecchiamento dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la qualità della vita e il
benessere anche nella terza e quarta età: prevenzione primaria, per abituarsi a corretti stili di vita sin dalla
giovinezza; prevenzione secondaria, basata sui controlli periodici, soprattutto per le persone a rischio;
prevenzione terziaria, destinata a chi ha già contratto una malattia cronica per evitare ricadute negli stati
acuti. Proprio il 16 febbraio scorso abbiamo insediato al ministero la Piattaforma sull'alimentazione, l'attività
fisica e il tabagismo, per promuovere sin dalla scuola corretti stili di vita, in collaborazione con gli altri
ministeri, le Regioni, il terzo settore e le associazioni imprenditoriali. Il piano nazionale della prevenzione
valorizza la medicina predittiva, che grazie ai progressi della genetica fornisce indicazioni sulla possibilità d:
sviluppare determinate patologie; l'obiettivo è quello di ridurre la morbosità e la mortalità correlata alle
principali patologie e migliorare la presa in carico dei malati da parte dei servizi sanitari». Una delle novità
riguarda l'apertura 24 ore su 24 degli ambulatori gestiti dai medici di famiglia. Cosa si aspetta da questa
forma di assistenza? «L'apertura degli ambulatori associati dei medici di famiglia 24 ore su 24 è uno dei
tasselli fondamentali della medicina territoriale, che ha lo scopo di ridurre le degenze ospedaliere solo per il
tempo necessario alle cure dei casi acuti e favorire l'assistenza domiciliare integrata. La diagnosi, per
esempio, non dovrà più essere fatta in ospedale, se non in casi eccezionali, ma dovrà essere fatta dai medici
di medicina generale, che saranno il perno della sanità territoriale». Tra le criticità del sistema sanitario
SANITÀ NAZIONALE
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POLITICHE SANITARIE
20/04/2011
Il Giornale - Ed. Nazionale - Dossier Emilia Romagna
Pag. 282
(diffusione:192677, tiratura:292798)
SANITÀ NAZIONALE
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nazionale c'è una profonda disomogeneità tra le varie regioni per quanto concerne l'erogazione dei Lea. Quali
strategie intraprendere? «Le Regioni che hanno difficoltà a garantire l'effettiva erogazione dei livelli essenziali
di assistenza sono quelle che presentano anche i più elevati disavanzi finanziari, a conferma che la buona
sanità costa meno di quella cattiva. Stiamo affrontando questa situazione seguendo nei tavoli di monitoraggio
i piani di rientro delle Regioni in deficit, che non devono solo mettere a posto i conti ma destinare maggiori
risorse al miglioramento qualitativo dell'assistenza sanitaria. Ne abbiamo avuto una concreta testimonianza il
2 marzo scorso a Roma con l'inaugurazione del nuovo reparto per la cura dei malati in stato vegetativo, alla
presenza del Presidente Napolitano. Si tratta di una struttura avanzatissima, la prima di questo genere in un
ospedale pubblico italiano, che consente la presenza costante dei familiari accanto ai malati. E l'esempio che
una Regione come il Lazio, proprio perché sta rientrando dal deficit con una migliore organizzazione
sanitaria, è in grado di investire in strutture assistenziali d'avanguardia. Noi incentiviamo questo processo
perché le Regioni che rispetteranno gli accordi in materia di riequilibrio economico-finanziario, monitoraggio
della spesa, erogazione dei Lea, contenimento dei posti letto e potenziamento della deospedalizzazione,
potranno accedere a quote premiali di maggior finanziamento». Nell'era dei social network sono sempre di
più le persone che, prima ancora di andare da un medico, consultano il web per scoprire dettagli sul proprio
stato di salute, ma non esiste ancora un codice di condotta dei siti a carattere sanitario. «I molti cittadini che
cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio sanitario nazionale
informazioni certificate sull'appropriatezza delle cure e sugli esiti dei principali interventi e devono poter anche
esprimere il proprio grado di soddisfazione sui servizi. In collaborazione con l'Università di Roma la Sapienza
abbiamo redatto delle linee guida per la comunicazione on line in tema di tutela e promozione della salute,
che saranno seguite nella riorganizzazione del portale del ministero e diffuse alle strutture del servizio
sanitario. C'è poi un problema specifico che riguarda l'acquisto di medicinali via internet, dove si concentra la
quasi totalità della contraffazione in campo farmaceutico: per questo insieme alla commissione europea
stiamo lavorando a una regolamentazione delle vendite di farmaci on line». 20% ANZIANI Gli italiani che
hanno più di 65 anni 350 mln euro La somma stanziata dal ministero per sostenere le Regioni nella
realizzazione delle reti territoriali di assistenza
Con l'aumento dell'invecchiamento dobbiamo puntare decisamente sulla prevenzione, per prolungare la
qualità della vita e il benessere anche nella terza e quarta età
I molti cittadini che cercano notizie sanitarie su internet devono poter ottenere sui siti istituzionali del servizio
sanitario nazionale informazioni certificate
Foto: Sopra, Ferruccio Fazio, ministro della Salute
21/04/2011
QN - Il Resto del Carlino - Ed. Nazionale
Pag. 22
(diffusione:165207, tiratura:206221)
Bologna, Modena e Reggio centri di eccellenza nazionale
BOLOGNA «LE TERAPIE di eccellenza con le cellule staminali sono tutte disponibili in Italia. Scoraggiamo
nella maniera più assoluta i viaggi della speranza all'estero». L'appello dei ricercatori è scaturito nel corso
dalla conferenza sulle nuove frontiere della ricerca, promossa dal nostro giornale con BioRep-Sapio Group al
Royal Hotel Carlton di Bologna. Dopo il saluto del direttore, Pierluigi Visci, è intervenuto Michele De Luca,
responsabile del Centro di medicina rigenerativa dell'Università di Modena e Reggio. Alcune tra le
applicazioni più eclatanti, ha mostrato, si sono ottenute nella cura dei grandi ustionati, con lembi di cute
coltivata, e nella riparazione della cornea, che hanno restituito la vista a chi l'aveva persa in seguito a cause
traumatiche. Altri risultati sono venuti dalla terapia genica applicata alla riparazione di lesioni della pelle,
come l'epidermolisi bollosa. ROBERTO Lemoli, ematologo e docente all'istituto Seràgnoli, Policlinico
Sant'Orsola Malpighi di Bologna, ha ripercorso da parte sua le tappe che hanno portato alla cura di gravi
malattie del sangue, mostrando il livello di esperienza acquisito dal reparto nelle terapie con le staminali non
solo in campo ematologico, ma sperimentate anche, ad esempio, nella cirrosi epatica. Laura Salvaneschi, del
Policlinico San Matteo di Pavia, ha illustrato l'attività di raccolta delle donazioni di cordone ombelicale e il
campionamento finalizzato ai trapianti. Matteo Piovella, presidente della Società Oftalmologica Italiana, è
intervenuto a nome degli oculisti per auspicare che anche le malattie della retina, come la maculopatia, si
possano presto trattare. GRANDI passi avanti, insomma. E a fare da contraltare il racconto di Gianluca
Ferraris, autore assieme a Ilaria Molinari del libro «Le cellule della speranza», nel quale, accanto alle
eccellenze italiane, si narrano vicende di pazienti, come quella di una persona con sclerosi multipla, vittime di
raggiri dopo essersi recati all'estero inseguendo il miraggio di una cura con le staminali. a. m.
SANITÀ NAZIONALE
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Staminali, un primato italiano «Stop ai viaggi della speranza»
21/04/2011
Avvenire - Ed. Nazionale - E' Vita
Pag. 22
(diffusione:105812, tiratura:151233)
Biobanca per salvare la fertilità
Graziella Melina
Greservare la fertilità delle bambine e delle giovani donne che devono sottoporsi a trattamenti oncologici e
permettere una ripresa sia della funzione ormonale che riproduttiva. Ci proveranno attraverso la
criopreservazione del tessuto ovarico i ricercatori e i medici che opereranno nella neo banca del tessuto
ovarico del Lazio, la prima del centro sud e l'unica in Italia a essere pubblica. La struttura, che ha sede
presso la banca del tessuto muscolo scheletrico della Regione, e gli obiettivi del progetto sono stati presentati
a Roma al centro congresso degli Istituti Regina Elena e San Gallicano. «La tecnica di criopreservazione - ha
spiegato Lucio Capurso, direttore generale degli Istituti fisioterapici ospitalieri - si svolge in laparoscopia e
interessa donne al di sotto di 35 anni». Si tratta in sostanza di un'autodonazione: «Prima si preleva una
porzione dell'ovaio denominata "corticale ovarica"». Il tessuto ovarico prelevato viene conservato in azoto
liquido a meno 196 gradi. Successivamente, ha precisato Capurso, «le cellule verranno reinnestate quando la
donna sarà guarita dalla patologia oncologica. La bio-banca del tessuto ovarico è la prima istituita in un Irccs
pubblico, pertanto oltre a rispondere alle esigenze cliniche, le nostre banche avranno un'importante funzione
nel settore della ricerca». Il ministero della Salute ha finanziato il progetto per quasi 600mila euro, e li ha
assegnati alla Regione Lazio, responsabile della bio banca. Secondo i dati dell'Associazione italiana registri
tumori, la perdita della fertilità a causa dei trattamenti oncologici è la paura che affligge una donna giovane
malata di tumore. «Circa 8mila persone all'anno potrebbero utilizzare una struttura di questo genere - ha
sottolineato il ministro alla Salute, Ferruccio Fazio -. Oggi gli ospedali vanno incontro a profonde
trasformazioni, e non si può prescindere da innovazione, ricerca, dai giovani e dall'università».
SANITÀ NAZIONALE
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Lazio
21/04/2011
Il Gazzettino - Ed. Nazionale
Pag. 14
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Alla sanità veneta 268 milioni in più
Il governatore Zaia: «E abbiamo lasciato 24 milioni al fondo solidarietà per le regioni in crisi»
Il governatore Luca Zaia e l'assessore Luca Coletto gongolano e il segretario della Sanità Domenico Mantoan
tira un sospiro di sollievo. Alla fine il riparto 2011 per la spesa sanitaria toglie il Veneto dal braciere: 268
milioni di euro in più rispetto allo scorso anno - il fondo era di 8 miliardi e 344 milioni - ma ai quali si dovranno
aggiungere 127 milioni per gli obiettivi di salute che sono contenuti nel piano sanitario nazionale. «Ma
potevano essere di più - sottolinea il presidente Zaia - Abbiamo ceduto 24 milioni al fondo di solidarietà
destinato alle regioni più in difficoltà». Alla fine l'asse Zaia-Coletto-Mantoan, con una ferrea mediazione di
Vasco Errani, presidente dell'Emilia Romagna, è riuscito a spuntarla. «Siamo entrati perdenti 200 milioni e ne
siamo usciti con un po' di soldi in tasca - sottolinea Coletto - La cifra di 8 miliardi e 612 milioni ci permette un
po' di respiro». Ma non solo. A voler guardare oltre un po' di milioni consentono una gestione più serena,
senza incubi di Irpef o ticket (anche se quest'ultimo balzello non piace a Zaia, ma neppure a Coletto e
Mantoan). Soprattutto è stato importante superare il concetto della "deprivazione" (standard legati al concetto
di povertà e non di efficienza), concetto che le regioni del Sud volevano introdurre per ottenere più soldi, ma
che avrebbero fatto perdere 200 milioni al Veneto, e 250 milioni alla Lombardia. Ma se per il 2011 si può
ragionevolmente iniziare a vedere rosa, resta ancora da superare l'ultimo pesante scoglio, quello del "buco in
bilancio": 300 milioni, scesi a 200, assestati a una settantina (ma comunque sufficienti per aprire le porte al
commissario, visto che per il ministro Tremonti è sufficiente un euro per essere commissariati). Il 28 aprile il
Veneto chiuderà il bilancio e presenterà le carte al "tavolo Massicci" (l'organismo del ministero per il controllo
dei conti). E sul "toto buco" si scatenano le scommesse. Sarà riuscito il Veneto a colmare il disavanzo con
uno sforzo finale, evitando così l'onta del commissariamento? Domenica Mantoan, segretario della sanità che
in questi ultimi mesi ha speso il fiato per colmare i disavanzo di 600 milioni registrato nella "terza trimestrale"
"scommetterebbe di sì", anche se non si sbilancia oltre. Ma non è l'unico in questi giorni a pensare che dal
cilindro della Regione, che in più di qualche occasione ha dimostrato di avere un fondo profondo come un
pozzo, sia uscito il "miracolo". In effetti in poco più di 4 mesi tra risparmi veri e buona gestione, oltre
naturalmente al blocco degli investimenti (la sanità veneta non acquista più nulla da mesi) si sono risparmiati
150 milioni reali. © riproduzione riservata
SANITÀ NAZIONALE
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RIPARTO L'assessore Coletto: «Dovevano toglierci 200 milioni...». E forse scompare il buco di bilancio
21/04/2011
Il Gazzettino - Belluno
Pag. 2
(diffusione:86966, tiratura:114104)
Farmaci, giù il costo ma non per l'utente
Federfarma denuncia le conseguenze del braccio di ferro tra Aifa e produttori: oneri per i malati
È caos sui farmaci: per i cittadini, soprattutto le fasce deboli come gli anziani, è diventato ancora più difficile
scegliere che cosa acquistare. Dopo che l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha rivisto i costi dei medicinali
equivalenti e Assogenerci (l'associazione che raggruppa i produttori dei farmaci con brevetto scaduto) ha
intrapreso un braccio di ferro contro quest'operazione, i cittadini si trovano a pagare di tasca propria i 600
mila euro che lo Stato non rimborserà più alle imprese farmaceutiche. «L'allineamento proposto dall'Aifa
basandosi su un confronto con dati europei - spiega Roberto Grubissa, rappresentante bellunese d
Federfarma (sindacato dei farmacisti) - ha portato il prezzo dei farmaci generici in Italia a scendere in alcuni
casi anche del 40%, ma le aziende produttrici sostengono che i mercati esteri, dove i generici sono stati
introdotti da anni, sono ben più ampi di quello italiano». È così che le posizioni si sono arroccate: da una
parte l'agenzia che pretende un abbassamento dei prezzi, dall'altra i produttori che non variano il costo per
mancanza di margine. Di mezzo i farmacisti, che hanno serie difficoltà a consigliare i clienti sul da farsi. Il
disallineamento, a seconda del principio, grava sui cittadini tra 20 cent fino a sfiorare 80 euro. Quest'ultimo è
il caso del Temozolomide (utile nella cura al cancro): il costo al pubblico è di 494 euro, l'Aifa riconosce 414
euro e l'assistito paga la differenza. Il caos c'è anche su alcuni medicinali da banco, dove lo specifico alle
volte costa come il generico. Ma le complessità sono relative anche al farmaco stesso, specie su antiipertensivi, diuretici o sonniferi. «Ho dovuto ricredermi - spiega Grubissa - non sempre le copie sono uguali
agli originali: gli eccipienti utilizzati possono influenzare fino al 20% il modo in cui principio attivo viene
liberato nell'organismo e solo l'esperienza di chi prescrive e chi vende il prodotto può dare risultati
soddisfacenti dal punto di vista clinico». Che cosa vorrebbero allora i farmacisti? «Che fosse riconosciuto loro
un onere professionale per la consulenza, anziché una percentuale sul venduto - spiega Grubissa - visto che
si va sempre più verso la personalizzazione del farmaco». © riproduzione riservata
SANITÀ NAZIONALE
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Roberta De Salvador
21/04/2011
Libero - Ed. Nazionale
Pag. 24
(diffusione:125215, tiratura:224026)
In Italia il prossimo 1 maggio la decima giornata dell'epilessia
LAPO SERMONTII
L'epilessia è una malattia neurologica caratterizzata dal ripetersi di crisi epilettiche, colpisce circa 500mila
persone in Italia ed è causata da una varietà di condizioni cerebrali che comprendono lesioni malformative
della corteccia, patologie vascolari, tumorali, traumatiche e alterazioni genetiche. La terapia delle crisi
consiste nella somministrazione di farmaci antiepilettici che, nonostante i notevoli progressi della ricerca,
consentono di controllare l'epilessia in circa 70 casi su 100. La Lega Italiana contro l'Epilessia (LICE), che
riunisce gli epilettologi italiani, ha da anni incentivato in Italia un programma di terapia chirurgica dell'Epilessia
in sinergia con il centro di chirurgia dell'epilessia "Claudio Munari" dell'Ospedale Niguarda di Milano, che ha
una importante casistica di pazienti epilettici operati, sia adulti che bambini, studiati con le più moderne
metodiche di indagine prechirurgica. La chirurgia resettiva consiste nella asportazione dell'area cerebrale da
cui originano le crisi, ed è necessario un accurato studio prechirurgico che deve tenere in considerazione la
storia clinica del paziente, i dati neurofisiologici al di fuori delle crisi e le neuroimmagini. In seguito si procede
alla registrazione mediante esame video-EEG prolungato delle crisi spontanee e si approfondisce lo studio
neuroradiologico con l'obiettivo di identificare la zona di esordio delle crisi. Nei casi di difficile definizione, per
ottenere questa informazione è talora indispensabile registrare i segnali elettrici cerebrali direttamente dalla
profondità del cervello mediante uno studio invasivo, che consente di posizionare gli elettrodi nelle zone del
cervello dalle quali si presume possano originare le crisi. E' quindi dallo studio combinato delle varie indagini
ad opera di un team multidisciplinare che può derivare la decisione di procedere alla terapia chirurgica,
eseguibile tuttavia solo in una parte dei pazienti farmacoresistenti. Oltre che a sostegno della ricerca
scientifica, la Lega Italiana contro l'Epilessia (LICE) si impegna quotidianamente per contrastare i tanti
pregiudizi che impongono ai pazienti una vita di silenzio e di disagio.
SANITÀ NAZIONALE
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Grazie all'impegno della LICE
21/04/2011
Libero - Ed. Nazionale
Pag. 21
(diffusione:125215, tiratura:224026)
Il fratello del giudice anti-Silvio è stato promosso da lady Asl
ANTONIO CANTORO BARI
Forse il sostituto procuratore di Bari, Giuseppe Scelsi, avrebbe preferito che suo fratello Michele fosse figlio
unico, come quel film di Luchetti. Perché non è un'esperienza esaltante indagare sui guasti della sanità
pugliese e imbattersi nelle intercettazioni del principale indagato, l'allora assessore regionale Alberto
Tedesco, che parla di lui e con lui, che discute dell'opportunità di nominare il fratello del magistrato a primario
del Servizio immunotrasfusionale dell'ospedale "San Paolo". È Tedesco che nel 2006 porta in Consiglio una
legge per istituire il Coordinamento regionale delle attività trasfusionali e al vertice nomina Michele e gli fa
gestire i fondi per la raccolta del sangue, la sensibilizzazione alla donazione, un budget di diversi milioni ogni
anno. Poi c'è la Commissione tecnico-scientifica, della quale hanno fatto parte l'assessore e il responsabile
del Crat, lavorano gomito a gomito. E ancora: Tedesco delega Scelsi (il medico) a rappresentare la Puglia
nella Consulta tecnica permanente istituita presso il Ministero della Salute. Il rapporto è consolidato. E se il
dottore non è mai entrato, e neppure è stato sfiorato dalle indagini, certo le cose per il pm si fanno complicate
se interroghi un Gianpaolo Tarantini in vena di confessioni e ti elenca le malefatte (a suo dire) dell'allora
assessore, il sistema pervasivo messo in piedi dal re delle protesi: due gip, Giulia Romanazzi e Jolanda
Carrieri, si sono dovute astenere perché amiche di Gianpi e regolarmente ospiti delle sue feste
mondanissime. Non è un caso se tra i primi provvedimenti che Antonio Laudati prende una volta insediato a
capo della Procura due anni fa c'è l'affiancamento di Scelsi (il pm) con altri due colleghi e relativo obbligo
delle tre firme su ogni atto di indagine. Nasce da lì il dissapore tra procuratore e sostituto, uno scontro
sfociato in «lettere infuocate» al limite del sostenibile, fino alla decisione del secondo di chiedere il
trasferimento (ed è il terzo pm barese che decide di cambiare mestiere nell'ultimo anno). Su Laudati il Csm
ha aperto un procedimento disciplinare per la lettera di un corvo in cui si ipotizza niente meno che un «patto
corruttivo» con il governatore Vendola. Ma per il procuratore parlano gli atti del suo ufficio, che finora hanno
resistito al vaglio dei giudici. È di ieri la notizia che per Tedesco c'è l'esigenza della custodia cautelare (anche
se ai domiciliari anziché in carcere come chiesto dalla Procura): secondo il tribunale l'esponente Pd può
reiterare i reati di corruzione, concussione e turbativa d'asta, malgrado non sia più assessore, ma sieda
comodo sugli scranni del Senato.
Foto: INDAGINE IN FAMIGLIA Il sostituto procuratore Giuseppe Scelsi. Durante le indagini sulla sanità
pugliese si è imbattuto nel fratello Michele
SANITÀ NAZIONALE
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L'inchiesta sul Pd pugliese
21/04/2011
Il Secolo XIX
Pag. 13
(diffusione:103223, tiratura:127026)
Soldi alla sanità, ma rischio-tasse
La Liguria strappa gli stessi fondi dell'anno scorso. Burlando: «Potrebbero non bastare» IL CASO ALLEANZE
Determinante l'appoggio di Errani, presidente dell'Emilia Romagna
dal nostro inviato GUIDO FILIPPI
L'accordo sui soldi c'è, l'incubo tasse è stato allontanato ma non è scongiurato. La Liguria limita i danni, porta
a casa gli stessi fondi del 2010, ma da oggi alla fine dell'anno sarà una battaglia a colpi di risparmi, cinghie
tirate, assunzioni congelate e tagli per evitare l'aumento di Irpef e Irap. Alle cinque del pomeriggio il
presidente Burlando esce dal salone della Conferenza Stato-Regioni e ritrova quel sorriso che aveva perso
venerdì quando aveva abbandonato il vertice romano furibondo per la stangata alla Liguria, tradita da un
accordo trasversale tra le grandi regioni del Nord, con un meno 24 milioni di euro rispetto all'anno scorso.
Sarebbe stata una catastrofe con l'aumento delle tasse scontato, ma il soccorso rosso del presidente della
Conferenza delle Regioni, Vasco Errani (presidente dell'Emilia, amico di vecchia data e compagno di
Burlando) e l'intervento del ministro della Salute Fazio che ha garantito altri fondi, hanno salvato la Liguria.
Ora Burlando può pensare positivo perché torna a casa con un pareggio: 3 miliardi e 29 milioni di euro, di cui
14 sulla carta ma garantiti da Fazio. «E' andata bene perché siamo riusciti, tra mille difficoltà a ottenere lo
stesso finanziamento dell'anno scorso, quando però eravamo già stati penalizzati di almeno ottanta milioni.
Da questo punto di vista dobbiamo essere soddisfatti, visto che la ripartizione del ministero ci toglieva 90
milioni. E' andata male, invece, perché perdiamo nella quota d'accesso e non è stato riconosciuto il fatto che
siamo la regione italiana con il più alto numero di anziani». Pensa al pericolo scampato e sottolinea: «Senza
questo accordo avremmo dovuto mettere le tasse al massimo, non ci sarebbero state altre soluzioni per
riuscire a tenere sotto controllo i conti della sanità ligure. Già così...». Sospira e allarga le braccia. Di certo il
governatore non è il tipo che vende la pelle dell'orso e si sbilancia. Politico della vecchia scuola, ci pensa
sette volte prima di sbilanciarsi per poi essere costretto a fare retromarcia. Da almeno un anno, tra piani di
rientro da rispettare e rischio-tasse sempre dietro l'angolo, la sanità è in cima ai suoi pensieri. «L'anno scorso
siamo riusciti a chiudere bene (con un rosso di circa 150 milioni di euro, ndr), grazie però a 90 milioni di fondi
non ripetibili. Ora però quei soldi aggiuntivi non ci sono più, senza considerare che con l'inflazione al due per
cento, mancheranno altri 60 milioni». Il totale balla sempre intorno ai 150 milioni di euro che non sarà facile
recuperare, nonostante alle Asl sia arrivato l'ordine di tagliare almeno il tre per cento in più rispetto all'anno
scorso. L'ultima chiamata ai grandi risparmi è arrivata ieri pomeriggio, in piazza della Vittoria durante il vertice
tra l'assessore Montaldo e i direttori generali. Burlando guarda lo scalone del ministero degli Affari regionali e
non si illude. «Qui la partita è chiusa, ora tocca a noi. Di certo negli ultimi due anni la Liguria è stata
penalizzata anche se è stata una delle poche regioni che ha rispettato le indicazioni del ministero. Adesso
vedremo come muoverci. Entro dieci giorni faremo il riparto del malloppo e poi vedremo. Abbiamo chiuso
ospedali, risparmiato diversi milioni sulla spesa farmaceutica e sulle spese». Ma quando si potrà sapere se
scatterà l'aumento di Irap e Irpef per famiglie e imprese? «In questo caso saremmo noi a decidere per un
aumento della fiscalità, quindi non sarebbe per tutti, ma soltanto per alcune fasce di reddito. Entro metà
maggio avremo un quadro più preciso. Ricordo solo che siamo una delle poche regioni con i conti in regola e
da quando abbiamo centrato gli obiettivi che ci ha dato il ministero della Salute prendiamo solo bastonate».
Ma che fine hanno fatto i famosi 50 milioni di euro che l'anno scorso Fazio ha promesso al Gaslini e poi
Tremonti ha cancellato dalla Finanziaria? Burlando accenna una smorfia, ma non vuole attaccare il ministro
che in qualche modo ha aiutato la Liguria a incassare gli stessi fondi del 2010. «Non ne voglio parlare. Se
daranno, perché non dipende solo da Fazio, i soldi extra al Gaslini ne prenderemo atto». Il governatore non
vuole ricorrere al salvagente delle tasse «E' sempre l'ultimo rimedio e comunque la Liguria è in salute rispetto
a tante altre regioni». E' stremato dal lungo scontro con le Regioni anche Errani che si è impuntato per
aiutare Burlando e la Liguria. «Ce l'abbiamo fatta, ma è stata dura. Claudio può essere soddisfatto».
SANITÀ NAZIONALE
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ACCORDO IN EXTREMIS CON IL MINISTERO
21/04/2011
Il Secolo XIX
Pag. 13
(diffusione:103223, tiratura:127026)
SANITÀ NAZIONALE
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Foto: Il ministro Fazio al Gaslini. Il futuro dei conti della Regione dipende anche dai fondi straordinari per
l'ospedale
21/04/2011
L Unita - Ed. Nazionale
Pag. 24
(diffusione:54625, tiratura:359000)
Nomine, appalti pubblici e sanità Arresti domiciliari per Tedesco
Dopo l'ok della Giunta adesso l'aula del Senato dovrà esprimersi
IVAN CIMMARUSTI BARI [email protected]
Il tribunale del Riesame ha attenuato le misure cautelari nei confronti del senatore ex Pd per cui era stato
richiesto l'arresto alla Giunta per le autorizzazioni. Resta il pericolo di reiterazione del reato. Arresti domiciliari
per il senatore del gruppo Misto, ex Partito Democratico, Alberto Tedesco. Lo ha disposto il tribunale del
Riesame di Bari, che ha parzialmente rigettato la richiesta di revoca della misura cautelare chiesta
dall'avvocato dell'ex assessore alla Salute. Adesso, dopo che la Giunta per le autorizzazioni a procedere di P
a l a z z o M a d a m a h a a c c o l t o l'istanza d'arresto del gip, non resta che attendere la decisione del
Senato. Nelle 21 pagine del provvedimento del collegio di magistrati, « e m e r g e l ' a p p l i c a z i o n e d e l
"manuale Cencelli" nella distribuzione delle cariche pubbliche», che acquisisce «rilevanza penale quando la
titolarità di uffici pubblici e di posizioni di potere sia funzionale ad assicurare indebiti vantaggi economici ai
propri familiari e sostenitori politici», creando «un enorme danno per la pubblica amministrazione e per l'intera
comunità di cittadini». Nessun spoil system per l'ex assessore Tedesco, ma solo la ricerca, attraverso
«espedienti e artifici», per assicurare «benefici economici ai privati ed ai suoi familiari», oltre al «consenso
elettorale a se stesso». In sostanza, Tedesco avrebbe avuto un duplice interesse a manovrare la sanità
pugliese, che si sarebbe concretizzato in presunti benefici patrimoniali alle aziende nel settore sanitario di
proprietà dei figli ed elettorale per le elezioni politiche del 2008. Dunque, il collegio del Riesame ritiene che
«gli elementi di fatto evidenziati dall'appellante - per ottenere la revoca della misura cautelare - non siano tali
da escludere il pericolo di reiterazione di condotte analoghe». Certo, aggiunge, «denota sensibilità
istituzionale il fatto che lo stesso Tedesco abbia chiesto di essere interrogato ed abbia reso ampie
dichiarazioni in merito ai fatti addebitatigli», ma tale condotta, aggiunge, «è tale da escludere sia il pericolo di
fuga che quello di inquinamento probatorio. Non esclude però il pericolo di reiterazione che è tuttora concreto
ed attuale». La difesa del senatore aveva evidenziato la mancanza di questo "pericolo", basandosi sull'attuale
carica a Palazzo Madama, che non gli consente di interferire in maniera illegale sulle scelte della politica
sanitaria pugliese. Ma su questo punto il Riesame è stato fin troppo incisivo, ricostruendo le presunte
«interferenze» di Tedesco fin dal 2001, durante la Giunta regionale di centro destra guidata da Raffaele Fitto,
attuale ministro agli Affari regionali. Il collegio tira in ballo la prima inchiesta su Giampi Tarantini e i rapporti
con l'ex consigliere regionale Salvatore Greco, ritenuto socio occulto di Giampi, con il senatore Pdl Salvatore
Mazzaracchio, assessore alla Salute con Fitto, e Tedesco, all'epoca dei fatti consigliere regionale
d'opposizione, e dunque, in subordine rispetto alle scelte del governo regionale. Per esempio, è il 4 dicembre
2001, quando il primario di Barletta, Alessandro Canfora, parla al telefono con Claudio Tarantini, in merito ad
appalti per la fornitura di protesi ortopediche. Lo stesso "luminare" dice apertamente al giovane imprenditore
«allora vedetevela con Albert o T e d e s c o e c o n M a z z a r a c c h i o ... T e d e s c o p e r i l ginocchio...e
con Mazzaracchio per l'anca...perché io ho dei rapporti». Scrive il Riesame: «Da una tale incredibile
affermazione del primario di ortopedia emerge una ripartizione delle sfere di influenza dei politici (sia di
maggioranza sia di opposizione) non già in funzione dello schieramento di appartenenza o della carica
rivestita ma addirittura in relazione alla parte anatomica in cui impiantare la protesi». Come dire, dunque, che
l'influenza era evidente anche quando Tedesco non era assessore alla Sanità, e questo emergerebbe anche
da alcune conversazioni con l'allora consigliere di maggioranza Greco, circa una richiesta di interessamento
dello stesso a «fermare l'ascesa imprenditoriale dei Tarantini». Un ulteriore «elemento di valutazione»,
scrivono i magistrati, giunge dall'intercettazione ambientale all'hotel De Russie di Roma del 21 gennaio 2009.
Nel privè ci sono Lea Cosentino, ex dg dell'Asl Bari, Giampi Tarantini, Enrico Intini, imprenditore dell'Intini
group di Noci (Bari), Rino Metrangolo di Finmeccania e Cosimo Catalano, imprenditore di Lecce. Tutti,
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p Il Riesame Parzialmente rigettata l'istanza dei difensori del senatore ex Partito Democratico p «Manuale
Cencelli» «Cariche pubbliche per assicurare vantaggi» alla famiglia e ai sostenitori
21/04/2011
L Unita - Ed. Nazionale
Pag. 24
(diffusione:54625, tiratura:359000)
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conclude il Riesame, «si preoccupano di interpretare, nella gestione degli appalti, le aspettative dei referenti
politici e cioè di Alberto Tedesco e di Mario Loizzo, all'epoca assessore regionale ai trasporti».
Foto: Il senatore Alberto Tedesco all'uscita dalla procura di Bari dopo l'interrogatorio di garanzia del 18 marzo
2011
21/04/2011
MF
Pag. 17
(diffusione:104189, tiratura:173386)
Ok delle banche al piano S. Raffaele
L'ultima incognita riguarda i tempi stretti del salvataggio: entro metà maggio gli istituti esposti verso l'ospedale
dovranno deliberare pro quota il finanziamento ponte da 150 milioni finalizzato al pagamento dei fornitori
Manuel Follis
Banche e advisor hanno trovato una prima intesa per la ristrutturazione finanziaria dell'ospedale San Raffaele
di Milano. Il vero problema da risolvere riguarda i tempi di attuazione dell'operazione, che va conclusa entro
la metà di maggio. Nel giro di 15 giorni gli istituti di credito coinvolti (in ordine di esposizione Intesa Sanpaolo,
Unicredit, Bnp Paribas, Bpm, Mps, Popolare Sondrio e Cariparma-Credit Agricole) devono infatti deliberare
pro quota la cifra necessaria a costituire un prestito ponte da 150 milioni. Questa iniezione di liquidità sarà
solo il primo passo dell'articolato piano di ristrutturazione realizzato da Borghesi Colombo & Associati, ma
come detto tutto è subordinato alla tempistica, l'ultima vera incognita che ancora grava sull'ospedale
milanese. Ieri le banche coinvolte si sono riunite per la prima volta e il consigliere della Fondazione Centro
San Raffaele del Monte Tabor (che controlla il polo ospedaliero) Carlo Salvatori, cui è stato affidato il
coordinamento dell'elaborazione del piano industriale e finanziario, ha illustrato i progetti previsti per trainare
l'ospedale fuori dalle difficoltà finanziarie. Il piano è stato sostanzialmente condiviso nelle sue linee principali.
Salvatori si è avvalso della collaborazione di Bain & Company per gli aspetti industriali, di Borghesi Colombo
& Associati per gli aspetti finanziari e degli avvocati Domenichini e Arato dello studio Bonelli Erede
Pappalardo per gli aspetti legali. I problemi del San Raffaele sono ormai noti. Il principale riguarda l'ospedale
di Roma, che non è mai riuscito ad accreditarsi presso il sistema sanitario nazionale, pesando in negativo sul
bilancio per circa 100 milioni. Più in generale, si legge nella relazione di Borghesi Colombo destinata alle
banche, «il piano di sviluppo», che prevedeva una spesa di circa 600 milioni in 5 anni «è stato finanziato dal
progressivo incremento dell'indebitamento verso i fornitori». Negli ultimi mesi è stata proprio l'esposizione nei
confronti di questi ultimi, a fronte di una bassa redditività delle attività ospedaliere e di un debito bancario
coperto sostanzialmente dagli immobili della struttura, a far scattare l'allarme. I fornitori sono esposti per circa
450 milioni mentre il credito complessivo degli istituti di credito ammonta a circa 350 milioni, di cui 170 a
medio-lungo termine, 30 a breve e circa 150 tra factoring e leasing. Uno dei punti fondamentali della
ripartenza del polo San Raffaele riguarda sicuramente la redditività: il 2010 si è chiuso con una fatturato
superiore a 600 milioni, con un ebit peggiore dell'anno precedente in rosso per 16 milioni e una perdita
aumentata a 20 milioni. Ma la prima falla da tamponare riguarda i fornitori del gruppo guidato da don Luigi
Verzè e il prestito ponte da 150 milioni servirà principalmente proprio per sanare i debiti nei loro confronti. A
quel punto si potrà passare alla parte operativa del piano che prevede una lunga serie di dismissioni. Tutte le
attività non core sono considerate cedibili con l'obiettivo di ottenere almeno uno di questi effetti positivi: fare
cassa, eliminare una fonte di perdita o ridurre il debito. In totale dovrebbero essere dismessi asset per circa
300 milioni, tra cui il centro Quo Vadis di Verona, l'albergo in Sardegna (Costa Dorata), l'immobile di Turro (le
cui attività verranno trasferite a Segrate), la Blu Energy (che controlla l'impianto di cogenerazione a metano
per fornire energia lo stesso San Raffaele) e il residence di Cologno. La Fondazione ha deciso di far ricorso
all'articolo 182 bis della Legge fallimentare, lo stesso che è stato utilizzato per salvare le sorti di
Risanamento. L'obiettivo è non stralciare alcuna parte di debito, facendo in modo che, pur con tempistiche
diverse, sia i fornitori sia i creditori bancari rientrino totalmente delle rispettive esposizioni. I fornitori, in
particolare, verranno rimborsati integralmente: 50 milioni subito, 200 entro la fine del 2011, i restanti 229 in 36
mesi dalla stipula dell'accordo. Si tratta di un aspetto fondamentale dell'operazione, visto che l'articolo 182 bis
prevede che il piano di ristrutturazione venga accettato dal 60% dei creditori. A quel punto, secondo i primi
calcoli, già il bilancio del 2011 dovrebbe chiudere in sostanziale pareggio mentre nel 2012 (tra gestione
ordinaria e straordinaria) l'ospedale dovrebbe registrare un risultato positivo superiore a 50 milioni. Il
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I GRANDI CREDITORI ACCOLGONO IL PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE DI BAIN E BORGHESI
COLOMBO
21/04/2011
MF
Pag. 17
(diffusione:104189, tiratura:173386)
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cronometro della ristrutturazione intanto è già partito, primo step a metà maggio. Sullo sfondo resta poi, come
anticipato da MF-Milano Finanza, la possibile fusione con Molmed (società di biotecnologie mediche di
Piazza Affari), che consentirebbe al San Raffaele di trovarsi automaticamente quotato in borsa. (riproduzione
riservata)
Foto: L'ospedale San Raffaele e il suo fondatore, don Luigi Verzè
21/04/2011
La Padania
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(tiratura:70000)
Zaia: «Ha vinto il buon senso, ha vinto la correttezza nell'applicazione dei criteri, ha vinto l'impostazione della
nostra regione. Il lavoro di squadra ha pagato»
«Ha vinto il buon senso, ha vinto la correttezza nell'applicazione dei criteri, ha vinto l'impostazione che il
Veneto aveva portato avanti con forza e convinzione sin dal primo giorno, ha vinto il grande lavoro compiuto
con tenacia ed anche resistenza dal nostro assessore alla sanità Luca Coletto. Anche questa volta il lavoro di
squadra ha pagato e per questo voglio ringraziare lo stesso Coletto e l'assessore al b i l a n c i o R o b e r t o
Ciambetti ». Con queste parole il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha commentato i contenuti del
riparto sanitario nazionale per l'anno 2011 definito a Roma, che assegna al Veneto 8 miliardi 612 milioni di
euro (contro gli 8 miliardi 344 del 2010, 268 milioni in più), ai quali vanno aggiunti ulteriori 127 milioni legati
agli obiettivi di salute contenuti nel piano sanitario nazionale. «In realtà - ha precisato Zaia - al Veneto
sarebbero andati ulteriori 24 milioni, che abbiamo deciso di cedere come nostro contributo al fondo di
solidarietà per le Regioni più in difficoltà. Lo abbiamo fatto volentieri, convinti che sia giusto aiutare le Regioni
meno virtuose nel cammino per diventarlo». Zaia ha posto l'a ccento sul lavoro portato avanti da tutta la
Conferenza dei presidenti: «È stato un confronto anche duro - ha detto - che si è concluso positivamente
grazie alla razionalità e ragionevolezza di tutti i governatori ed alla grande capacità di mediazione, e direi
anche di pazienza, del presidente Vasco Errani ». «Per il Veneto - ha ricordato Zaia - la partita era cominciata
con un'ipotesi che ci avrebbe tolto 200 milioni rispetto al 2010: assolutamente inaccettabile nel metodo e nel
merito per una Regione che ha fatto del rigore gestionale e della salvaguardia dei servizi offerti al cittadino i
propri punti fermi». «La svolta - ha sottolineato Zaia - è consistita nell'essere riusciti ad evitare l'ins erimento
di un criterio iniquo come la deprivazione, che è socioeconomico e quindi non ha nulla a che fare con la
spesa sanitaria, che avrebbe pesantemente penalizzato le regioni più virtuose, ed il Veneto è tra queste. Non
solo, ma con la deprivazione sarebbe stato messo in discussione anche uno dei capisaldi del federalismo in
sanità, che è l'appl icazione dei costi standard. Anche per questo, averlo evitato è motivo di grande
soddisfazione e di speranza perchè negli anni a venire la spesa sanitaria e la relativa dotazione alle Regioni
vengano definite con una metodologia più appropriata, a cominciare dal fatto che una stessa prestazione non
può costare la metà in una Regione ed il doppio in un'altra».
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Sanità: via libera a riparto nazionale, al Veneto quasi 300 mln in più
21/04/2011
Quotidiano di Sicilia
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Appalti sanità: irregolarità nei contratti
Indagine dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici sugli affidamenti di servizi socio sanitari ed educativi da
parte delle Asl
ROMA - Su 42 Aziende sanitarie locali al vaglio dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici sono state
trovate irregolarità negli affidamenti per 35 di esse, tra cui anche Catania. Lo rende noto l'Autorità a
conclusione dell'indagine sugli affidamenti di servizi socio-sanitari ed educativi da parte delle Aziende
sanitarie locali nell'ambito della quale sono stati esaminati in totale 291 contratti per un importo complessivo
di 311.455.845,76 euro. L'indagine, ricorda l'Autorità in una nota, riportata dall'agenzia Ansa, ha preso origine
nel luglio 2010. Dai primi dati raccolti era emerso che molti affidamenti non rientravano nei limiti di importo e
di oggetto per cui sono stati avviati procedimenti istruttori sulle seguenti Asl: Avellino, Teramo, Sulmona,
Verona 20, Latina, Umbria 3, Veneto 7, Forlì, Monza e Brianza, Catania 3, Veneto 13, Vicenza 6, Cesena,
Siena 7, Vercelli, Medio Friuli, Rimini, Reggio Emilia, Veneto 10, La Spezia, Prato, Alta Padovana, Livorno,
Brindisi, Roma C, Lecco, Roma D, Belluno, Treviso, Napoli 1, Empoli, Pescara, Napoli 2, Torino Chivasso,
Sassari, Verona, Roma F, BAT (Barletta-Andria-Trani), Massa Carrara, Caserta, Padova, Asur Marche.
L'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture è un organo collegiale che vigila sul
rispetto delle regole che disciplinano la materia dei contratti pubblici ed è dotata di indipendenza funzionale,
di giudizio, di valutazione e di autonomia organizzativa. I sette membri del Consiglio sono nominati dai
Presidenti della Camera e del Senato, scelti tra personalità che operano in settori tecnici, economici e
giuridici con riconosciuta professionalità. Il Presidente è eletto tra i componenti. Il Codice dei contratti pubblici
(Decreto legislativo 12 aprile 2006 n.163) attribuisce all'Autorità le seguenti funzioni e competenze: - vigila sui
contratti pubblici, anche regionali, per garantire correttezza e trasparenza nella scelta del contraente, di
economicità ed efficienza nell' esecuzione dei contratti e per garantire il rispetto della concorrenza nelle
procedure di gara; - vigila sull'osservanza della legislazione per verificare la regolarità degli affidamenti e
l'economicità di esecuzione dei contratti, accertando che da questi non derivi pregiudizio per il pubblico
erario; - segnala al Governo e al Parlamento gravi inosservanze della normativa o la sua distorta
applicazione; - formula al Governo proposte di modifiche alla legislazione che disciplina i contratti pubblici e al
Ministro delle infrastrutture e dei trasporti proposte per la revisione del regolamento applicativo del Codice; presenta al Governo e al Parlamento una relazione annuale nella quale si evidenziano le disfunzioni
riscontrate nel settore dei contratti pubblici; - vigila sul sistema di qualificazione delle imprese operanti nel
settore dei lavori pubblici; - formula pareri non vincolanti su questioni insorte durante lo svolgimento delle
procedure di gara. Nel caso in questione, dopo le numerose tipologie di irregolarità riscontrate, l'Avcp ha
emanato un atto per richiamare le Asl al rispetto della normativa nazionale e comunitaria. In particolare,
l'Avcp rileva che "non è consentita la sottoscrizione di una convenzione di anno in anno con la medesima
cooperativa per lo stesso servizio perché elude i principi di rotazione ed economicità". Lucia Russo
SANITÀ NAZIONALE
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Trentacinque le aziende sanitarie locali indagate tra cui anche Catania per 291 transazioni
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e - Azienda USL di Ravenna