Marzo-Giugno 2015
134 -135
JURASSIC WORLD
­­­­­­­Anno XXI (nuova serie) - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento postale 70% - DCB - Roma
di Colin Trevorrow
FURY
di David Ayer
MIA MADRE
di Nanni Moretti
YOUTH LA GIOVINEZZA
di Paolo Sorrentino
LA FAMIGLIA BELLIER - di Eric Lartigau
IL RACCONTO DEI RACCONTI
- TALES OF TALES
di Matteo Garrone
Euro 5,00
SILS MARIA - di Olivier Assayas
LE REGOLE DEL CAOS - di Alan Rickman
SOMMARIO n. 134-135
Anno XXI (nuova serie)
n. 134/135 marzo-giugno 2015
Bimestrale di cultura cinematografica
Edito
dal Centro Studi Cinematografici
00165 ROMA - Via Gregorio VII, 6
tel. (06) 63.82.605
Sito Internet: www.cscinema.org
E-mail: [email protected]
Aut. Tribunale di Roma n. 271/93
Abbonamento annuale:
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intestato a Centro Studi Cinematografici
Spedizione in abb. post.
(comma 20, lettera C,
Legge 23 dicembre 96, N. 662
Filiale di Roma)
Si collabora solo dietro
invito della redazione
Direttore Responsabile: Flavio Vergerio
Direttore Editoriale: Baldo Vallero
Segreteria: Cesare Frioni
Redazione:
Alessandro Paesano
Carlo Tagliabue
Giancarlo Zappoli
Hanno collaborato a questo numero:
Giulia Angelucci
Veronica Barteri
Elena Bartoni
Marcello Inguscio
Elena Mandolini
Fabrizio Moresco
Giorgio Federico Mosco
Stampa: Tipostampa s.r.l.
Via dei Tipografi, n. 6
Sangiustino (PG)
Nella seguente filmografia vengono
considerati tutti i film usciti a Roma e
Milano, ad eccezione delle riedizioni.
Le date tra parentesi si riferiscono alle
“prime” nelle città considerate.
Accidental Love ........................................................................................... 8
Affare fatto ................................................................................................... 45
Avangers: Age of Ultron .............................................................................. 19
Blackhat........................................................................................................ 22
Chi è senza colpa ........................................................................................ 56
Child 44 – Il bambino numero 44 ................................................................ 57
Divergent Series (The): Insurgent................................................................ 63
Famiglia Bélier (La) ..................................................................................... 47
Forza maggiore ........................................................................................... 52
Fury ............................................................................................................. 17
Home – A casa ............................................................................................ 61
Humandroid ................................................................................................. 49
Hunger Games: il canto della rivolta – Parte I.............................................. 36
John Wick .................................................................................................... 16
Jurassic World ............................................................................................. 11
Kingsman: Secret Service ........................................................................... 60
Leviathan ..................................................................................................... 28
Libro della vita ............................................................................................. 3
Mad Max: Fury Road.................................................................................... 26
Mia madre ................................................................................................... 35
Miniscule – La valle delle formiche perdute ................................................ 53
My Old Lady ................................................................................................ 58
Notte al museo 3 (Una) – Il segreto del faraone ......................................... 27
Padre (Il) ...................................................................................................... 55
Pitza e datteri .............................................................................................. 18
Promessa (Una) .......................................................................................... 38
Racconto dei racconti (Il) ............................................................................. 6
Regole del caos (Le) ................................................................................... 9
Ricco, il povero e il maggiordomo (Il) .......................................................... 50
Ritorno a Marigold Hotel .............................................................................. 39
Run All Night – Una notte per sopravvivere ................................................ 5
Samba ......................................................................................................... 54
San Andreas ................................................................................................ 13
Sarà il mio tipo? ........................................................................................... 20
Sciacallo (Lo) – Nightcrawler ....................................................................... 46
Scusate se esisto ........................................................................................ 29
Search (The) ............................................................................................... 51
Se Dio vuole ................................................................................................ 43
7 nani (I) ...................................................................................................... 59
Sils Maria ..................................................................................................... 40
Storia sbagliata (Una) .................................................................................. 10
Superfast, Superfurious! .............................................................................. 61
Third Person ................................................................................................ 25
Uno, anzi due .............................................................................................. 44
Vacanze del piccolo Nicolas (Le) ................................................................ 23
Vizio di forma................................................................................................ 14
Voce (La) – Il talento può uccidere .............................................................. 42
Youth – La giovinezza.................................................................................. 2
Indici dell’annata 2014............................................................................... 31
Film Tutti i film della stagione
YOUTH – LA GIOVINEZZA
Italia, Francia, Svizzera, Gran Bretagna, 2015
Costumi: Carlo Poggioli
Effetti: Fabio Traversari, Andrew Morley
Interpreti: Michael Caine (Fred Ballinger), Harvey Keitel (Mick
Boyle), Rachel Weisz (Lena), Paul Dano (Jimmy Tree), Jane
Fonda (Brenda Morel), Mark Kozelek (Se stesso), Robert Seethaler (Luca Moroder), Alex MacQueen (Emissario della Regina), Luna Mijovic (Massaggiatrice), Tom Lipinski (Sceneggiatore innamorato), Chloe Pirrie (Sceneggiatrice), Alex Beckett (Sceneggiatore intellettuale), Nate Dern (Sceneggiatore
divertente), Mark Gessner (Sceneggiatore timido), Paloma
Faith (Se stessa), Ed Stoppard (Julian), Sonia Gessner (Melanie), Madalina Ghenea (Miss Universo), Sumi Jo (Se stessa)
Durata: 118’
Regia: Paolo Sorrentino
Produzione: Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori per Indigo Film in collaborazione con Medusa Film, in
coproduzione con Barbary Films, Pathé, France 2 Cinéma,
Number 9 films, C-Films
Distribuzione: Medusa
Prima: (Roma 20-5-2015; Milano 20-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Direttore della fotografia: Luca Bigazzi
Montaggio: Cristiano Travaglioli
Musiche: David Lang
Scenografia: Ludovica Ferrario
F
red Ballinger, compositore,
direttore d’orchestra e Mick
Boyle, regista cinematografico,
sono due amici di circa ottant’anni che
stanno trascorrendo un periodo di riposo
e di cura in un elegante centro benessere
ai piedi delle Alpi svizzere. Tutti e due famosi e apprezzati nel loro campo cercano
di capire come utilizzare il pezzo di vita
che resta: Mick, assistito dal suo gruppo
di sceneggiatori sta scrivendo quello che
potrebbe essere il suo ultimo film importante per il quale desidera la presenza di
un’attrice che ha lavorato molto con lui
e a lui particolarmente legata, Brenda
Morel. Fred invece non intende dare vita
a particolari progetti, nemmeno vuole accettare la grande opportunità di dirigere
a Londra alcune sue composizioni famose
per il compleanno della Regina Elisabetta.
Fred è in compagnia della figlia Lena
che sta per partire per la Polinesia con
il marito Julian, figlio di Mick. Di colpo
però il matrimonio va in pezzi, Lena è lasciata da Julian che ha perso la testa per
Paloma Faith, cantante inglese di sfrenata sensualità: l’intervento dei due padri
è inutile, Lena, rimasta sola, trascorre le
sue vacanze col padre.
È l’occasione per i due di chiarire
una vita intera, o meglio, per Lena di rinfacciare al padre il suo egoismo, la sua
aridità, l’incapacità sempre dimostrata di
amare la moglie e la famiglia, impegnato
com’era con la sua musica e le sue tournées.
Fred e Mick trascorrono così il tempo
a osservare gli ospiti dell’albergo a cominciare da uno stanchissimo e gonfissimo Maradona e a intrattenersi con chi è
interessato alle loro considerazioni come
il giovane attore Jimmy Tree, anche lui a
riposo in quei luoghi per preparare il personaggio del suo prossimo film.
Improvvisamente arriva in albergo
proprio Brenda Morel che, al culmine di
un tempestoso colloquio con Mick, gli
dice che non parteciperà più al suo ultimo film, una ennesima pellicola, secondo
lei, senza successo e senza interesse; preferisce accettare la scrittura di una serie
televisiva che le darà tanti soldi, sufficienti per appianare i debiti e per un futuro
tranquillo, lavoro molto più comodo e
adatto alla sua età che gli “impossibili”
film di Mick Boyle.
Mick racconta questa forte delusione
a Fred e mentre l’amico cerca di aiutarlo in qualche modo a superare il brutto
momento lui si uccide gettandosi dalla
finestra.
Lena ha superato intanto il suo momento peggiore accettando la compagnia
di uno strano ma serissimo alpinista che
la porta a conoscere le vette più alte di
quelle montagne.
Fred dirige le sue composizioni di
fronte alla Regina Elisabetta.
aturalmente Youth – La giovinezza non è un film sulla giovinezza
ma sulla vecchiaia e sui rapporti,
conflittuali per lo più, densi di amarezza,
di nostalgia e di rimpianti che quest’ultima
ha con la prima.
Due grandi vecchi sono stati scelti
da Sorrentino per realizzare in immagini
quello che lui aveva in testa e che aveva
da subito, dentro di sé, considerato spaventosamente difficile da realizzare: far
parlare la vecchiaia. Perché la vecchiaia
non parla e quel pizzico di saggezza (molto
N
2
Film piccolo a dir la verità) conquistato nel corso
degli anni non serve ad alimentare la curiosità e la comunicativa di chi ha iniziato
a percorrere quel tunnel di cui conosce
benissimo la fine.
Occorrevano, quindi, due fortissime
icone, come attori e come personaggi che
potessero dialogare con il proprio passato
mettendo sul piatto il peso di quanto fatto
nel corso della vita per superare l’acidità
pericolosa e rabbiosa del presente.
Michael Caine e Harvey Keitel si sono
dimostrati semplicemente sublimi nel rappresentare tutto questo: negli occhi del primo abbiamo continuato a leggere il fascino,
la seduzione indolente di Alfie e quell’ironia
che ha reso grandi le sue interpretazioni; il
secondo non ha abbandonato il cinismo,
la superiorità sulfurea, la forza acre con
cui ha costruito i suoi personaggi senza
essere capace di difenderne la fragilità né
la disperazione, difatti è lui che si uccide.
Così Caine e Keitel hanno permesso
che la storia di Fred e Mick non diventasse lacrimosa, sofferente, squallida ma
mantenesse un che di virile e di guascone
sfrontatezza, insomma che una storia di
morte non parlasse così tristemente e
tristamente di morte.
Ma ciò non sarebbe bastato oppure
sarebbe stato troppo semplice fermarsi qui.
Occorreva porre la personalità dei due attori
in un mondo fatto di passato e presente, di
rassegnazione e indipendenza, di tempo
bruciato e non più recuperabile e l’illusione
di poter lasciare una traccia, almeno una
sola sul poco di strada ancora rimasta.
Serviva una dimensione particolare,
un’altra dimensione a cui Sorrentino ci ha
abituato e incantato, soprattutto con La
Grande Bellezza: quella del sogno, ma
non del tutto, piuttosto quella dell’utilizzare
una dimensione onirica per posizionarvi
dentro tutta la complessità, tutta la logica
discordante dei rapporti tra i due grandi e
dei loro reciproci, ultimi interrogativi sulla
vita, sull’amicizia, sull’amore, sulle emozioni, sulla morte.
Non casuale la scelta del luogo, lo
stesso Schatzalp Hotel di Davos in Svizzera
dove Thomas Mann ragionò sul potere
autodistruttivo della borghesia europea (“La
Montagna Incantata”) quando il posto era
un sanatorio di lusso ai primi del novecento.
Poi le terme, luogo deputato felliniano,
dimensione metaforica per eccellenza
dove è possibile ritrovare se stessi e i
propri ricordi in uno spaesamento continuo
che permette di non prendersi troppo sul
serio e non dare eccessiva concretezza a
quelle ombre che girano intorno, sfuggenti
e severe, stravaganti e rigorose, dolcissime e tetre testimoni che quella festa, quel
Tutti i film della stagione
carnevale della vita sta stillando le sue
ultime gocce e che con dolce pressione ti
stanno sospingendo verso qualcosa che
rappresenta solo una semplicissima fine.
In questa atmosfera fiabesca, in cui
non si capiscono i confini tra ciò che è vero
e ciò che non lo è (per questo si può parlare
tranquillamente di morte), Fred e Mick hanno davanti le persone anzi i personaggi che
compongono il puzzle di quello che potrebbe essere il loro ultimo soggiorno insieme:
un Maradona gonfio oltre il metafisico che
sa palleggiare con una palla da tennis meglio di quando Maradona lo era davvero; un
attore narcisista così attento al proprio ego
da trasformarsi in marionetta di se stesso;
due vecchi coniugi sempre soffocati nel
muto, reciproco disinteresse ma pronti a
divorarsi nel sesso tra le siepi del sottobosco; il legnoso e severo alpinista che alla
fine conquista il cuore di Lena; il monaco
tibetano pronto a levitare da un momento
all’altro; e poi sceneggiatori pretenziosi e
innamorati, massaggiatrici ispirate di poesia, mangiafuoco, prestigiatori, cantanti,
musicisti che affollano le giornate dei due
vecchi nella malinconia e nello sbeffeggio,
nella materialità e nell’irreale a spronarli e
stimolarli perché prendano coscienza che
la clessidra sta esaurendo gli ultimi grani.
Fino ai due incontri divini, divinamente
raccontati.
I cinque minuti di Jane Fonda, un’attrice di settantotto anni truccata da vecchia
slabbrata, volgare, arrochita, sfrontata e
pacchiana, una caricatura di se stessa
capace di piazzare l’ultimo colpo d’artiglio
sul personaggio di Keitel e sul film di Sorrentino: straordinaria.
Poi la discesa in piscina di Miss
Universo, Venere che invece di uscire
dall’acqua vi si immerge, nuda, statuaria,
indifferente e altera, olimpica e perfetta:
è la mazzata definitiva sui due vecchioni
che in un angolo della vasca la guardano
smarriti, come meravigliati che esistano
ancora simili prodigi, inebetiti, perduti e
definitivamente paralizzati e consapevoli
che un’emozione così gigantesca possa
solo appartenere inesorabile e dolorosa a
un passato bello e finito: sipario.
Cosa fa Sorrentino di tutto cio?
Fa il suo cinema, fa quello che ama fare.
Intanto sottrae (come nelle sue opere
precedenti) al film l’esigenza di una trama
precisa a cui, quando questa è ben costruita il film è legato e in qualche modo
sottoposto.
Poi dà completa libertà alle atmosfere
e ai sentimenti e le passioni che queste
producono in una successione di immagini
non concettualmente legate ma unite da
un’idea estetica molto forte che comprende la gestione della scena, la costruzione
della sequenza, l’uso della musica.
Così è massima la libertà per tutti di
trovare i legami e le svolte più ragionate
che il regista senz’altro suggerisce ma non
pretende: alla fine è possibile comprendere
quanto tutto sia strettamente e fortemente
visto con uno sguardo unitario, libero, spirituale, naturale, frutto di una unità culturale
e spettacolare forte, dove “il bello” diviene
argomento sensibile, materiale.
In questo modo Sorrentino e il suo
“mago” della fotografia Luca Bigazzi affastellano immagini di sogno e di reale,
sfumate di barocco, ricche di significati
e di stimoli, mai di conclusioni, piuttosto
costruzioni di sguardi, di pensieri ed emozioni che alla fine chiudono un cerchio da
cui non è possibile togliere nulla, nessun
elemento è di troppo e va a concorrere
nella personalissima visione di ciò che è
l’esistenza stessa.
Come dice Mick “Le emozioni non sono
sopravvalutate, le emozioni sono tutto
quello che abbiamo”.
Fabrizio Moresco
IL LIBRO DELLA VITA
(The Book of Life)
Stati Uniti, 2014
Regia: Jorge R.Gutierrez
Produzione: Guillermo del Toro, Brad Booker, Aaron D. Berger, Carina Schulze per
Reel FX Animation Studios, 20th Century Fox
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 28-5-2015; Milano 28-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Jorge R. Gutierrez, Doug Langdale
Montaggio: Ahren Shaw
Musiche: Gustavo Santaolalla
Scenografia: Simón Valdimir Varela
Effetti: Augusto Schillaci
Durata: 95’
3
Film È
il 2 novembre e dei ragazzi
arrivano svogliati a far visita
a un museo, ma ad attenderli c’è una guida molto speciale. Questa
racconta una storia incredibile avvenuta nel centro Messico, nella città di san
Angel, ma che coinvolge anche altri due
mondi sotto, ovvero la Terra dei ricordati guidata da La Muerte e ancora più in
profondità la Terra dei dimenticati con a
capo il malefico Xibalba; mentre a guidare le anime c’è il simpatico Candelaio (che ricorda il Nim Galuu di Epic).
Proprio nel giorno dei morti durante i
festeggiamenti, i sovrani ed ex amanti La
Muerte e Xibalba fanno una scommessa
su tre amici: Maria, la figlia del generale
Posada, per la quale batte il cuore del
dolce musicista Manolo e dell’intrepido
combattente Joacquin. La Muerte scommette sulla conquista di Manolo mentre
Xibalba su Joacquin, donandogli però
una medaglia della vita eterna che lo
rende invincibile. Il papà di Maria, dopo
che questa aveva liberato dei maialini
per le vie della città durante una scorribanda con Manolo e Joacquin, decide
di mandarla a studiare in Europa dalle
suore. Così alla stazione i due amici le
promettono di continuare a pensare a lei
fino al giorno del suo ritorno. Passano
gli anni e Maria ritorna più bella e forte che mai e assiste a una corrida in cui
gareggia Manolo. Questo però, d’accordo con Maria dall’infanzia, non intende
uccidere i tori. Manolo ha infatti forti
scontri con il papà, il quale difende la
tradizione della famiglia Sanchez in cui
si sono susseguite generazioni di toreri.
Il generale Posada, ammirando la forza
e il coraggio di Joacquin, pensa sia il più
Tutti i film della stagione
adatto a difendere la sua città e spinge
la figlia a scegliere lui. Intanto Manolo
corteggia l’amata con la sua chitarra e
la sua musica, ma una sera durante un
appuntamento romantico, Maria viene
morsa da un serpente e apparentemente
muore. Così Manolo per amore si uccide
per poterla raggiungere nella Terra dei
ricordati. Maria è morta per via di un inganno di Xibalba e del suo serpente ed è
stata riportata in vita dalla medaglia di
Joacquin. Manolo quindi non la trova lì
tra i defunti ma ritrova tutta la sua famiglia; nel frattempo muoiono anche il
padre e la nonna e tutti insieme aiutano
il giovane Sanchez a ricongiungersi al
suo amore. Dopo aver scoperto l’inganno di Xibalba, che nel frattempo si era
preso come pattuito il regno de La Muerte, Manolo dovrà attraversare la caverna
delle anime per andare da Il Candelaio
che insieme alla Muerte lo aiuteranno a
ritornare nella terra dei vivi. Intanto la
città di San Angel si trova a dover combattere contro il cattivo Chakal. Manolo
torna e insieme alla famiglia con l’aiuto
di Joacquin e Maria, sconfiggono Chakal. Manolo e Maria coronano il loro
sogno d’amore.
er Gutierrez uno straordinario
debutto alla regia dopo il corto
Carmelo e una collaborazione
alla serie tv d’animazione El Tigre: The
Adventures of Manny Rivera realizzata
per il canale Nickelodeon. Prodotto da
Guillermo del Toro, il film illustra con
tutte le sue peculiarità e la sua gioia
contagiosa una storia che prende vita il
giorno della festa messicana dei morti.
Ma quello che a prima vista può sembra-
P
4
re un prodotto chiuso e centrato sul culto
precolombiano degli antenati defunti, in
realtà parla a un pubblico universale.
A partire dal fatto che il libro della vita
appartiene anche alla tradizione ebraica
e cristiana, la pellicola, pur ricordando
La sposa cadavere ed in generale lo
stile di Tim Burton, si distingue per una
caratterizzazione formale ma soprattutto
contenutistica molto serena e piacevole
della morte. Scheletri così belli non se
ne erano mai visti. Candidato al Golden
globe 2015 come miglior film d’animazione, la pellicola di Gutierrez sfoggia dei
punti di forza notevoli dal punto di vista
grafico: dall’uso cromatico ricercato alla
minuzia dei dettagli, dalla cura per gli effetti speciali e il notevole risultato tecnico
della CG. Ma è una pellicola che strizza
l’occhio al mondo occidentale e al sentire
umano sotto vari aspetti: dall’importanza
del ricordo e della famiglia, all’emancipazione femminile (la principessa non viene
salvata ma combatte anch’essa con
Manolo per la sua salvezza e per quella
della propria città). Tantissime le citazioni
letterarie e mitologiche (Iliade, Romeo e
Giulietta) a quelle cinematografiche, ad
esempio Aladdin (le prove da superare
nella caverna delle anime il cui accesso
è permesso solo a pochi eletti ricorda la
caverna delle meraviglie del film disney
del 1992, il vecchio in cui si trasforma
Xibalba ricorda la trasformazione di
Jafar). Il doppiaggio è ottimo e Il cast
vocale originale include le voci di Hector
Elizondo, Danny Trejo, Ice Cube e del
tenore Placido Domingo nei panni del
nonno di Manolo. Un pastiche cui si aggiunge una colonna sonora sullo stesso
stile, che va dall’Ave Maria al tradizionale
Cielito Lindo, dal pop dei Radiohead alle
canzoni originali di Gustavo Santaolalla.
Il brano cantato nell’arena è famoso e la
serenata di Manolo ricorda una canzone
di Francesco Renga. Un film sull’altruismo, sulla lealtà, sulle paure, sulla
diversità e sul perdono. Il libro della vita
narra la storia di personaggi rappresentati con dei burattini ma in realtà così tanto
vicini a noi umani per la loro capacità di
libero arbitrio. Basti pensare che anche
la pagina di Manolo è ancora bianca e
attende soltanto di essere scritta.
Giulia Angelucci
Film Tutti i film della stagione
RUN ALL NIGHT – UNA NOTTE PER SOPRAVVIVERE
(Run All Night)
Stati Uniti, 2015
Regia: Jaume Collet-Serra
Produzione: Vertigo Entertainment, Energy Entertainment
Distribuzione: Warner Bros. Pictures
Prima: (Roma 30-4-2015; Milano 30-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Brad Ingelsby
Direttore della fotografia: Martin Ruhe
Montaggio: Dirk Westervelt
Musiche: Tom Holkenborg
Scenografia: Sharon Seymour
Costumi: Catherine Marie Thomas
Effetti: Method Studios, Luma Studios, BUF
Interpreti: Liam Neeson (Jimmy Conlon), Ed Harris (Shawn
Maguire), Joel Kinnaman (Mike Conlon), Vincent D’Onofrio
(Detective John Harding), Genesis Rodriguez (Gabriela
N
ew York. Jimmy Conlon è un
uomo allo sbando: ex killer
professionista (un tempo soprannominato ‘il Becchino’) e amico di
vecchia data del boss della mafia irlandese Shawn Maguire, vive le sue giornate
annegando i suoi tanti rimorsi dell’alcool. Il suo più grande dolore è non aver più
alcun rapporto con suo figlio Mike che
non vuole avere nulla a che fare con lui
e che sta tentando di condurre una vita
onesta lavorando come autista di auto di
lusso per mantenere le sue due bambine e
sua moglie, incinta del terzo figlio.
Ancora in affari, Shawn Maguire non
accetta un’offerta da parte del figlio Danny, spregiudicato trafficante di droga. Il
vecchio boss irlandese si rifiuta di vendere un cospicuo carico di eroina proveniente dall’Albania. Danny rischia così di
perdere la notevole somma di denaro che
gli era stata promessa per organizzare il
traffico di droga.
Per una coincidenza del destino, una
sera, Mike deve condurre proprio i trafficanti albanesi a casa di Danny. Per caso,
sceso dall’auto, Mike assiste al brutale
omicidio degli albanesi da parte di Danny. Proprio sul luogo del delitto, Mike perde il suo portafoglio e i suoi documenti.
Mike torna a casa dove trova suo padre Jimmy, che gli fa promettere di non
cercare Danny. Poi Jimmy va via. Ma
poco dopo, tornato sui suoi passi, scorge
Danny che ha rintracciato Mike e sta cercando di ucciderlo perché ritenuto un testimone scomodo del crimine da lui commesso. Jimmy si vede costretto a uccidere
Danny un istante prima che il ragazzo
faccia fuoco su Mike.
Distrutto dal dolore per la morte
Conlon), Nick Nolte (Eddie Conlon), Common (Andrew Price),
Boyd Holbrook (Danny Maguire), Holt McCallany (Frank), Bruce
McGill (Pat Mullen), Patricia Kalember (Rose Maguire), Beau
Knapp (Kenan Boyle), Lois Smith (Margaret Conlon), Daniel
Stewart Sherman (Brendan), James Martinez (Detective Oscar
Torres), Radivoje Bukvic (Victor Grezda), Tony Naumovski
(Samir), Lisa Branch (Angela Banks), Aubrey Omari Joseph
(Curtis “Legs” Banks), Giulia Cicciari (Catelyn Conlon),
Carrington Meyer (Lily Conlon), Gavin-Keith Umeh (Randle),
Malcolm Goodwin (Colston), Roderick Hill (Billy Conlon), Ella
June Conroy (Kirsten), Andy Murray (Paul), John Cenatiempo
(Tommy), Barrington Walters Jr. (Terrell), Dan Domingues
(Ricky), Devon O’Brien (Eric), Jelani Robert Joseph (Marcus)
Durata: 109’
del figlio e ritenendo Mike responsabile
dell’omicidio, Shawn manda dei poliziotti corrotti a prelevare il giovane per
ucciderlo, ma Jimmy lo salva e lo porta
dalla sua famiglia. Consapevole del fatto che Shawn non si fermerà finché non
vedrà suo figlio morto, Jimmy fa in modo
di mandare la moglie e le figlie di Mike
in una villetta fuori New York e porta con
sé il figlio per provare la sua innocenza.
Ma Andrew Price, un killer mandato da
Shawn, rintraccia i due. Dopo un inseguimento, nello scontro a fuoco Jimmy riesce
ad avere la meglio ma resta ferito a una
spalla.
Mike porta il padre da suo zio Eddie
e ritorna dalla sua famiglia nel rifugio
fuori città. Cercando di porre fine alla
faida, Jimmy va a stanare Shawn dal suo
covo e riesce a uccidere la maggior parte
degli uomini della sua gang. Poi Jimmy
insegue Shawn tra i binari di una stazione ferroviaria e, dopo una resa dei conti
tra i convogli di alcuni treni fermi, riesce
a uccidere il suo vecchio amico e mentore. Jimmy si reca alla villetta fuori città
e informa la polizia dove si trova. Nella
casa di campagna, Jimmy chiede perdono al figlio dei suoi peccati, ma Mike non
vuole che si avvicini alla sua famiglia. Ma
la moglie di Mike, Gabriela, lo fa entrare
e gli presenta le sue nipotine. Ma il killer di Shawn ha seguito Jimmy. Dopo un
inseguimento e uno scontro a fuoco tra
i boschi, Jimmy riesce a uccidere Price
e a salvare la vita di suo figlio restando
però gravemente ferito. Mike si precipita
da Jimmy e, per la prima volta lo chiama
papà, dimostrando di averlo perdonato
per essere stato un padre assente e per
tutti i peccati commessi nella sua lunga
5
carriera criminale. All’arrivo della polizia, Mike viene scagionato dall’ accusa
di omicidio, mentre Jimmy muore tra le
braccia del figlio.
Nella scena finale Mike, tornato alla
vita di tutti i giorni nel suo appartamento, si prepara per andare al lavoro. Prima
di uscire, lancia un ultimo sguardo a una
foto che lo ritrae con suo padre.
adri e figli, legami di sangue e
non, peccati, redenzioni, riscatti,
passato e presente. Tutto si mescola e confonde in questo adrenalinico
action movie nerissimo, diretto dal regista
spagnolo Jaume Collet-Serra.
Run All Night - Una notte per sopravvivere, il titolo del film racchiude l’essenza
del racconto. Una sola notte per salvare
la pelle, ma non solo, in gioco c’è molto
di più per Jimmy Conlon e suo figlio Mike.
Tutto in una sola tragica notte. Tutta
una vita che può decidersi in poche ore,
prima dell’alba di un nuovo giorno. Una
chance, forse l’ultima, per poter correggere
una vita. Il protagonista Jimmy Conlon
deve passare attraverso l’espiazione delle
proprie colpe per riallacciare il rapporto
con un figlio per cui, forse, non è mai stato
davvero un padre e che ora è nel mirino
del suo vecchio amico e compagno di
malavita.
Lo scontro è quello tra due famiglie,
quella tradizionale e quella ‘atipica’ del
clan mafioso, un gruppo che segue le
sue regole morali e un rigido codice etico
per cui la lealtà è il valore fondante. Per
il protagonista la famiglia criminale (quei
Westies, terribili boss mafiosi irlandesi che
comandavano a Hell’s Kitchen negli anni
’70) ha di fatto sostituito la vera famiglia.
P
Film Il film mette in scena un duello tra due
uomini forti, uniti da un intenso passato e
legati fortemente ai destini dei rispettivi figli, due giovani diversissimi tra loro. L’altro
dualismo del film è proprio quello che lega
i due giovani, il primo, onesto allenatore di
boxe, padre di famiglia e autista di auto di
lusso e il secondo, perduto negli eccessi
di una carriera criminale fatta di droga e
violenza.
Noir ambientato nel cuore di una New
York sporca e pericolosa e in alcuni luoghi
tipici della mafia irlandese, come pub, treni
sopraelevati, binari abbandonati (è proprio
qui che avviene la resa dei conti finale tra il
vecchio boss e il suo più fedele killer), Run
All Night omaggia classici del genere come
Il braccio violento della legge di William
Friedkin. Collet-Serra dimostra grande
abilità nel ricreare una certa atmosfera
tipica dei ruvidi polizieschi anni Settanta
puntando su scene d’azione adrenaliniche,
con poca tecnologia (l’hi-tech è quasi del
tutto assente) e molta tensione emotiva.
Azione si, ma intrisa di realismo, dove il
Tutti i film della stagione
fine ultimo è salvare la propria pelle senza
funambolici gesti eroici.
Pellicola nera, notturna e malinconica,
girata con stile asciutto, il film fa un tutt’uno
degli stati emotivi dei personaggi con le
ambientazioni. Il microcosmo di Jimmy e
Shawn è fatto di luoghi cupi e claustrofobici
(lo squallido appartamento del derelitto ex
killer, il pub del boss mafioso nonché suo
quartier generale) contrapposto all’unico
mondo dai colori più caldi, quello di Mike
e della sua famiglia (una casa piccola e
modesta ma piena di vita).
Gli attori sono il valore aggiunto: in
primis i due grandi veterani del cinema
hollywoodiano, Liam Neeson (che per la
terza volta lavora con il regista spagnolo
dopo Unknown – Senza identità e NonStop) ormai avvezzo a pellicole action e
a ruoli di gigante stropicciato e cattivo
(negli ultimi anni non ha fatto quasi altro) e Ed Harris grandioso vecchio boss
della mafia irlandese, capace come al
solito di illuminare la scena solo con il
suo carisma.
Accanto ai due divi, non sfigura il
giovane attore svedese Joel Kinnaman
(in questa stagione cinematografica al
cinema anche in Child 44 – Il bambino
numero 44 ispirato ai delitti del mostro
di Rostov).
L’azione la fa da padrona per quasi
due ore, la tensione emotiva cresce, la
violenza anche (gli amanti del genere
saranno soddisfatti). Fino all’immancabile
redenzione dell’eroe che arriva su un finale
a dire il vero un po’ scontato a confezionare
una pellicola girata con una mano abile
a intrufolarsi tra le strade caotiche della
Grande Mela o all’interno di giganteschi
condomini popolari.
Inseguimenti, sparatorie, sangue,
conditi da una spruzzata di etica sull’importanza dei legami familiari, ma niente
tirate retoriche o dialoghi buonisti; solo un
abbraccio finale.
Senza troppe parole. Perché la corsa
è davvero senza fiato.
Elena Bartoni
IL RACCONTO DEI RACCONTI – TALE OF TALES
Italia, Francia 2014
Regia: Matteo Garrone
Produzione: Matteo Garrone, Jeremy Thomas, Jean e Anne
Labadie per Archimede, Le Pacte, con Rai Cinema, Recorded Pictures
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 14-5-2015; Milano 14-5-2015)
Soggetto: liberamente ispirato a “Lo cunto de li cunti”, raccolta
di fiabe in lingua napoletana di Giambattista Basile
Sceneggiatura: Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Matteo Garrone,
Massimo Gaudioso
Direttore della fotografia: Peter Suschitzky
Montaggio: Marco Spoletini
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Dimitri Capuani
Costumi: Massimo Cantini Parrini
Effetti: Bruno Albi Martini, Leonardo Cruciano Workshop
Interpreti: Salma Hayek (Regina / “La Regina”), John C. Reilly
(Re / “La Regina”), Christian Lees (Elias / “La Regina”), Jonah
I
l regista Garrone si è ispirato a tre
delle cinquanta novelle che compongono “Lo cunto de li cunti”, scritto
in lingua napoletana da Giambattista Basile e pubblicato postumo (1632/1634).
La Regina o La Cerva Fatata.
La Regina di Selvascura è pronta a
tutto pur di avere un figlio, cosicché spinge il marito a realizzare quanto indicato
Lees (Jonah / “La Regina”), Alba Rohrwacher (Circense / “La
Regina”), Massimo Ceccherini (Circense / “La Regina”), Laura
Pizzirani (Madre di Jonah / “La Regina”), Franco Pistoni (Negromante / “La Regina”), Giselda Volodi (Dama di corte / “La
Regina”), Giuseppina Cervizzi (Dama di corte / “La Regina”),
Jessie Cave (Fenizia / “La Regina”), Toby Jones (Re / “La Pulce”), Bebe Cave (Viola / “La Pulce”), Guillaume Delaunay (L’Orco / “La Pulce”), Eric MacLennan (Medico / “La Pulce”), Nicola
Sloane (Damigella / “La Pulce”), Vincenzo Nemolato (Figlio dei
circensi / “La Pulce”), Giulio Beranek (Figlio dei circensi / “La
Pulce”), Davide Campagna (Figlio dei circensi / “La Pulce”), Vincent Cassel (Re / “Le due vecchie”), Shirley Henderson (Imma /
“Le due vecchie”), Hayley Carmichael (Dora / “Le due vecchie”),
Stacey Martin (La giovane Dora / “Le due vecchie”), Kathryn
Hunter (Strega / “Le due vecchie”), Ryan McParland (Lacchè /
“Le due vecchie”), Kenneth Collard (Arrotino / “Le due vecchie”),
Renato Scarpa (Arrotino / “Le due vecchie”)
Durata: 125’
da un negromante cioè uccidere un drago,
strappargli il cuore, metterlo a bollire e
cibarsene, cosa che le avrebbe permesso
di restare incinta immediatamente. Così il
re si immerge nel lago, trafigge con una
lancia il drago addormentato sul fondo
che con un estremo colpo di coda però
uccide il re a sua volta.
Il cuore estratto dai servi dal corpo
del drago e poi bollito viene divorato dalla regina che risulta subito incinta; non
6
solo, anche la cuoca che aveva preparato la cottura dell’organo assorbendone i
vapori resta incinta di colpo. Dopo pochi
giorni le due donne mettono al mondo due
maschi, Elias (il nobile) e Jonas (il figlio
della serva). I due giovani crescono insieme legando le loro vite con un’amicizia
sincera ma la regina, presto gelosa che il
legame tra i due ragazzi superi l’affetto
che lei pretende dal figlio, scaccia Jonas
dal regno.
Film Tutti i film della stagione
Questi, accolto in casa da una famiglia di un villaggio lontano, un giorno si
trova in pericolo nei boschi, assalito da
un mostro; è proprio il suo amico Elias
a trovarlo e salvarlo per poi riaffidarlo
nuovamente, e senza tornaconto, alla famiglia che lo aveva accolto con così grande amore.
La Vecchia Scorticata.
Il Re di Roccaforte, ben deciso a pretendere il rispetto delle prerogative reali nell’avere per sé una bella lavandaia,
invaghito della sua voce che ha sentito
cantare una mattina, non capisce, accecato com’è dai suoi impulsi carnali che
si tratta di una povera vecchia, Dora, che
vive in una catapecchia insieme a sua sorella Imma.
La povera Dora, che ha acconsentito
a entrare velata e di notte, nel letto del re,
subito scoperta è fatta precipitare dalle
guardie fuori dalla finestra del castello.
Lei però non piomba al suolo ma, sostenuta dai rami di un albero è aiutata da
una megera, una strega che raccoglieva
legna nei dintorni e da questa allattata
al seno. Dopo poco, Dora si sveglia e si
scopre una bellissima e affascinante ragazza dalla pelle di pesca che, ritrovata
dal re ne diventa subito la moglie e quindi
regina.
Imma, invitata a corte con un bell’abito in regalo da Dora che le rivela l’inspiegabile sortilegio e le promette di
aiutarla, perde completamente la testa di
fronte a tanto sfarzo e pretende anche lei
di diventare una bella e govane figliola.
La sorella, per levarsela di torno le
dice di andare a farsi scorticare, Imma la
prende in parola e convince un tagliatore
di pelli a scuoiarla viva: le scene finali
vedono Imma che come un mostro sanguinante si avvia verso la Corte, mentre
Dora, al culmine di una festa a palazzo si
accorge con raccapriccio che la sua pelle
sta tornando quella di prima, cioè di una
povera vecchia rugosa e così fugge precipitosamente via dal marito e dalla reggia.
La Pulce.
Il Re di Altomonte accudisce ossessivamente una pulce che diventa così grande come un vitello, curandosi poco di sua
figlia Viola che vorrebbe sposarsi ed entrare nella vita come le altre ragazze.
Dopo un certo periodo, la pulce, nonostante l’accorrere di un medico, muore
e il re, convinto in questo modo di tenere
la figlia sempre con sé, emana un bando
con cui promette la ragazza in sposa a chi
saprà individuare a quale animale appartiene la pelle stesa nella sala del trono.
Dopo tanti inutili tentativi, solo un
brutto orco indovina trattarsi della pelle
di una pulce!
Viola è portata via dal brutto individuo con cui è costretta a vivere in una
caverna sui monti; solo grazie all’aiuto di
un gruppo di saltinbanchi, un tempo amici a corte, riesce a fuggire.
Viola e i ragazzi sono scovati dall’orco che ne fa strage; lei con uno stratagemma riesce a tagliargli la gola e ritornare a corte dove è accolta dal padre
pentito della sua follia, divenendo al suo
posto regina.
bitualmente, nel comporre una
storia da cinema, l’autore approfondisce i temi e gli aspetti del suo
racconto affinché i sentimenti, le passioni, le
idee e i sogni siano espressi dai suoi attori,
nuclei portanti della propria creazione, in
immagini: lui poi le accumula, le gestisce
e le mostra secondo le proprie convinzioni
tecniche e la propria ispirazione poetica.
Questo sistema, appunto abitualmente, fa esplodere l’emozione, porta lo
spettatore a commuoversi, partecipare,
immedesimarsi in ciò che vede, a gioire
e soffrire con le azioni degli interpreti nel
libero e misterioso transfert che è alla base
della fruizione cinematografica.
Non funziona invece così in questo
bellissimo film di Garrone che alcuni hanno considerato inerte nel coinvolgimento
emozionale, che resterebbe immobile e
distante, congelato in una esteriore ricerca
illustrativa e poco più.
Questo però è il “Cunto de li Cunti” di
Garrone che l’autore ha costruito mettendo
A
7
in immagini la montagna di sensazioni, di
echi, di suggestioni, meraviglie, splendori e
orrori che l’opera di Basile gli ha suscitato
nell’inquietante suggerimento di constatazioni legate al proprio tempo: la regina
pronta a tutto e indifferente alla morte
cruenta del marito pur di rimanere incinta,
la vecchia impazzita per lo struggimento
di farsi cambiare pelle, il padre ottuso fino
all’assurdo pur di mantenere la figlia legata
a sé, il monarca erotomane accecato dalla
bramosia della carne fresca...
Garrone è partito dalla vitalità umana
e fiabesca della nostra tradizione più artigianale (e quindi più geniale) per colorare
un quadro pittorico di sogni e paure, fantasie e allucinazioni e di un vero e proprio
intimo coinvolgimento. Questo ha animato
Garrone che da qui ha proseguito in senso
contrario rispetto a ciò che abbiamo indicato come abituale, cioè verso l’interno
e ha trovato i suoi attori pronti come una
conseguenza logica, da poter caricare (e
sovraccaricare) di tutto il bagaglio ossessivo, fantastico e fantasmagorico ispirato
dal genio di Basile.
Gli attori (tutti straordinari e senza
distinzioni) hanno capito e hanno gestito
l’impostazione poetica del loro autore
come meglio non potevano fare: hanno
asciugato ogni psicologismo, ogni introspezione e ogni interiorità nel diventare
essi stessi rappresentazioni di immagini,
proiezioni di un fantastico geniale, espressioni di un mondo di cui non si capisce i
confini tra realtà e fantasia come se il genio
di Basile avesse pensato a una traduzione
cinematografica quasi trecento anni prima
della sua invenzione.
Fondamentale nella realizzazione poetica dell’autore, davvero un’altra chiave
Film interpretativa e non di solo supporto di
tutto il lavoro è il gioco dello spettacolo:
mimi, saltinbanchi, giocolieri, ciarlatani,
mangiafuoco, domatori di belve, incantatori
con recite e poesie, insomma attori, jouers
nel vero e purissimo senso del termine
popolano le storie alla pari dei personaggi
principali in una festa continua, festa dello
sguardo, dei sensi e della mente, del piacere, festa del cinema.
Ben vicino a questo panorama di
jouers, cioè di manipolazione e presenza
fantastica c’è la trasfigurazione del mondo
animale, cioè orsi che s’intrattengono col
Tutti i film della stagione
pubblico, draghi dormienti, pulci allevate
come bambini al nido d’infanzia, mostri
cavernicoli che si accavallono a orchi,
streghe, nani e mostricciattoli in un coloristico orrore e violenta sozzeria nella
comune appartenenza al medesimo scoppio immaginario che ha bisogno di una
dimensione ambientale vista attraverso
gli stessi occhi della fiaba: così il castello
di Sammezzano, il bosco claustrofobico
di Sasseto, le gole di Alcantara o le mura
misteriose di Castel del Monte sono fotografate da Peter Suschitzky con lo stesso
sontuoso spessore visivo che abbraccia
ogni elaborazione degli effetti speciali,
non computerizzati ma completamente
artigianali e raffinatissimi; Garrone, illusionista per primo dei suoi personaggi e delle
sue storie, produce reinvenzioni, mutazioni, contaminazioni di un mondo che
gli appartiene completamente: in questo
è capace di prenderci per mano per farci
regredire ansiosi e incuriositi, trepidanti e
spaventati ma felicemente emozionati ai
primi sogni orrorifici e meravigliosi della
nostra infanzia.
Fabrizio Moresco
ACCIDENTAL LOVE
(Accidental Love)
Gran Bretagna, Stati Uniti, 2015
Regia: Stephen Greene
Produzione: K. Jam Media, Persistent Entertainment, Vocal
Yokels
Distribuzione: Barter Entertainment
Prima: (Roma 4-6-2015; Milano 4-6-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Kristin Gore (dal romanzo
omonimo), Matthew Silverstein, Dave Jeser
Direttore della fotografia: Max Malkin
Montaggio: Mark Bourgeois, Robert K. Lambert
Musiche: John Swihart
Scenografia: Judy Becker
Costumi: Marie-Sylvie Deveau
I
n una cittadina dell’Indiana, Alice
fa la cameriera sui pattini per un
ristorante drive in ed è promessa
sposa allo sceriffo Scott. Tutto è pronto
per la proposta di matrimonio, lui la porta a cena fuori, ha già l’anello nella sua
custodia da porgerle quando a un operaio al lavoro sopra il loro tavolo sfugge di
mano una sparachiodi e un chiodo va a finire nella testa della povera ragazza. Una
volta in ospedale e in procinto di essere
operata, i medici si rendono conto che
Alice e la sua famiglia non hanno copertura assicurativa e richiedono per l’intervento 150.000 dollari. Per l’ospedale non
è un’operazione urgente ma il chiodo può
portare oltre a danni fisici alcune reazioni
stravaganti come lussuria, crisi di panico, attacchi di rabbia o uso improprio e
imprevisto di una lingua straniera. I soldi
non ci sono, i genitori di Alice cercano di
fare una colletta ma non riescono a raggiungere la cifra, la zia veterinaria, Rita,
tenta di operarla senza successo e Scott la
lascia per via di questa sua “patologia”.
Così Alice in compagnia dei suoi fidati
amici, il reverendo Norm e Keyshawn, va
a Washington per parlare con il deputa-
Interpreti: Jessica Biel (Alice Eckle), Jake Gyllenhaal
(Howard Birdwell), James Marsden (Scott), Tracy Morgan
(Keyshawn), Kurt Fuller (Reverendo Norm), Catherine
Keener (Pam Hendrickson), Beverly D’Angelo (Helen Eckle),
Steve Boles (Bob Eckle), Kirstie Alley (Zia Rita), Malinda
Williams (Rakeesha), Paul Reubens (Edwin), David Ramsey
(Bill Harshtone), Olivia Crocicchia (Marsha Weber), James
Brolin (Speaker Buck McCoy), Bill Hader (Dottor Turnstall),
Darlene Hunt (Dott.ssa Adams), Barbara Weetman (Vedova
McCoy), Raymond L. Brown Jr. (Titolare “Burger Hop”),
Albert Gore (Everett), Jenny Gulley (Brenda)
Durata: 96’
to democratico Howard Birdwell. Dopo
alcune ritrosie da parte degli impiegati
dell’ufficio a farla parlare con Birdwell,
Alice lo incontra in corridoio e, per via
di alcuni effetti collaterali del chiodo che
ha in testa, ha rapporti con il deputato.
Così questo decide di prendere a cuore la
sua causa e portarla avanti, come anche
la precedente proposta del deputato Hendrickson di far costruire una base lunare.
Intanto Alice per via di vari attacchi d’ira
perde il proprio posto di lavoro. Il deputato, invece, sfrutta la disgrazia di Alice
per fare la sua scalata politica e chiede
di parlare con il presidente della Camera (il senatore Bramen) che muore in loro
presenza per soffocamento. Alice durante
il funerale dirà, mentendo, che prima di
morire il presidente aveva come ultima
volontà quella di far passare il decreto
sulla sanità pubblica. Ma a remare contro Alice e Howard c’è il deputato Pam
Hendrickson che vuole evitare a tutti i
costi che passi questa legge continuando
a sostenere la causa della costruzione di
una base militare sulla luna. Intanto a sostenere Alice arrivano anche un gruppo
di bambine scout. L’aiutano a fare propa8
ganda girando un video virale e vendendo
anche biscotti. Per combattere questo decreto intanto la Hendrickson fa scoppiare
uno scandalo lesbo tra due bambine che
nel video si tengono per mano. Scott si
pente del suo abbandono, torna dalla fidanzata ma lei ormai si dice innamorata
di Howard, fuggito anche lui per codardia.
Scott per aiutarla va a prendere Howard
e lo riporta da Alice. Così il decreto l’indomani può arrivare in Parlamento. In
un primo tempo bocciato, la legge passa
solo parzialmente secondo quanto riporta il telegiornale. Alice avrà le sue cure
e si sposerà con Howard mentre l’amico
Keyshawn sposa la fidanzata Rakeesha.
uesta commedia è un film demenziale, mal diretto e montato
ancor peggio. Diretto da David O.
Russell (The Fighter, Il lato positivo e American Hustle) parte produttivamente nel 2008
con il titolo Nailed ma a causa di problemi di
liquidità viene interrotto in fase di lavorazione
e terminato successivamente da altre figure
professionali prendendo un altro titolo.
Tra le tante difficoltà la pellicola ha
visto anche l’intervento polemico del sinda-
Q
Film cato dell’International Alliance of Theatrical
Stage Employees a causa del mancato
pagamento di cast e troupe. Così il regista
e sceneggiatore statunitense ha rinnegato
il suo prodotto e, una volta assemblato
dal nuovo proprietario Millennium Films,
è uscito contro la sua volontà e con la
regia attribuita allo pseudonimo “Stephen
Greene”. La produzione è stata ritardata
e chiusa quattro volte nel corso del 2008
e in fase di montaggio sono state girate
le scene mancanti senza Russell. Questo
spiega la sua uscita ad 8 anni di distanza;
un vero peccato viste a posteriori le abilità
creative e registiche di Russell. Il tema,
ispirato al romanzo Sammy’s Hill scritto
da Kristin Gore (figlia di Al Gore), con alla
base una satira politica ben costruita potevano essere un ottimo spunto di lavoro.
Tutti i film della stagione
La pellicola doveva essere un omaggio a
Frank Capra, remake al femminile di Mrs.
Smith va a Washington (da cui riprende
l’idea politica della presentazione di un
decreto, la figura dei boyscout). Di Frank
Capra c’è poco o nulla, mentre è costante la caratteristica presenza di strambi
personaggi russelliani dei film successivi.
A parte l’indiscutibile bellezza dei protagonisti (Jessica Biel, James Marsden e
Jake Gyllenhall) risulta tutto estremamente
ridicolo e sopra le righe: lo sbaglio è stato voler mettere troppi generi insieme.
Un’impacciata satira politica di sfondo (
scalate politiche di personaggi moralmente
discutibili, l’obamacare, lo scandalo delle
lobbiste sexy che vendono il proprio corpo in cambio dell’attuazione di decreti,
l’invenzione di scandalo dove non esiste
come, ad esempio, le bambine lesbiche)
con sopra un impianto veramente volgare
(diversi cenni su orgasmi e prestazioni sessuali che raggiunge l’apice della bassezza
nella scena di soffocamento del senatore
Bramen in cui il reverendo Norm cerca di
salvarlo con la manovra di Heimlich mentre la regia sembra suggerire tutt’altro).
Per non parlare della scena patetica nel
bosco dove Howard sta facendo un corso
di sopravvivenza per diventare un vero
uomo. Russell punta poi sul compositore
John Swihart e su una track list con Etta
James (At Last) e La Traviata verdiana
(Libiamo, libiamo ne’ lieti calici). Niente a
che vedere con il vero genere screwball
né con lo slapstick.
Giulia Angelucci
LE REGOLE DEL CAOS
(A Little Chaos)
Gran Bretagna, 2014
Regia: Alan Rickman
Produzione: Artemis Films, BBC Films, The Bureau, Lionsgate, Lipsync Productions
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 4-6-2015; Milano 4-6-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Alison Deegan, Alan Rickman,
Jeremy Brock
Direttore della fotografia: Ellen Kuras
Montaggio: Nicolas Gaster
Musiche: Peter Gregson
Scenografia: James Merifield
Costumi: Joan Bergin
Effetti: Mark Holt, Ben Sheperd
nno 1682. Sabine De Barra,
donna volitiva e talentuosa,
lavora come paesaggista nei
giardini e nelle campagne francesi. Finché un giorno riceve un invito inaspettato: la donna è in lizza per l’assegnazione
di un incarico alla corte di Luigi XIV. André Le Notre, l’artista della corte di Re
Sole, è infatti incaricato di trovare persone per realizzare uno dei giardini del nuovo Palazzo di Versailles. L’impresa è onerosa, Re Sole accetta solo la perfezione e
il suo Maestro non è da meno. La corte è
ormai prossima al trasferimento definitivo a Versailles e il re, peraltro provetto
ballerino, nulla intende trascurare per
assicurare svaghi e benessere perpetuo
ai duemila nobili chiusi in quella sublime
gabbia dorata, da lui genialmente escogitata per non ostacolare il suo potere
assoluto. Al primo incontro, Andrè ap-
A
Interpreti: Kate Winslet (Sabine De Barra), Matthias Schoenaerts (Andrè Le Notre), Alan Rickman (Re Luigi XIV), Stanley
Tucci (Philippe, Duca d’Orleans), Steven Waddington (Thierry
Duras), Jennifer Ehle (Madame De Montespan), Helen
McCrory (Madame Le Notre), Danny Webb (Moulin), Phyllida
Law (Suzanne), Alistair Petrie (De Ville), Adrian Schiller (Jean
Risse), Morgan Watkins (Luc), Adrian Scarborough (Daniel
Le Vielle), Adam James (Monsieur De Barra), Cathy Belton
(Louise), Henry Garrett (Vincent), Ben Roberts (Jean), Kirsty
Oswald (Françoise), Jamie Bradley (Du Vasse), Fidelis Morgan
(Anne), Carolina Valdés (Regina Marie-Therese), Paula Paul
(Madame Princess Palatine), Lois Wright (Marie-Claire)
Durata: 112’
pare disturbato e indispettito dall’occhio
attento di Sabine e dalla sua lungimirante
natura, soprattutto dal fatto che la donna
sembri non apprezzare il concetto di ordine. Più tardi però decide di rivalutare i
suoi disegni e sceglie proprio lei per realizzare il progetto. Malgrado e forse proprio grazie al poco tempo a disposizione, il
valore della ricerca artistica individuale di
Sabine, della sua spontaneità e freschezza
viene presto riconosciuto non solo da Le
Notre. Così, nel periodo concessole per
progettare e realizzare la sala da ballo
all’aperto di Rockwork Grove, Sabine ha
modo di sperimentare e conoscere da vicino le piccole e grandi rivalità di corte e
di addentrarsi nell’intricata rete di regole
ed etichette, messa subito al centro di intrighi. Le Notre è sposato a una donna che
fa parte della nobiltà, che lo soggioga e lo
minaccia, forte del proprio status e lo tra9
disce ripetutamente. Sfidando le differenze
di genere e di classe, con grande sorpresa
Sabine riesce a entrare addirittura in contatto con il re, e a guadagnare la fiducia
di Philippe, suo fratello, duca d’Orleans.
Mentre cerca di fare i conti con una tragedia che prepotentemente riemerge dal
passato, la perdita del marito e della figlia
in un incidente in carrozza di cui si sente in
parte responsabile, i rapporti personali e
professionali tra André e Sabine regalano
a entrambi comprensione e appagamento.
Pian piano, questo rapporto si trasforma
in un sentimento profondo e, per quanto la
moglie di lui cerchi di mettersi in mezzo,
danneggiando anche il lavoro di Sabine, i
due, complice anche il re, si ritrovano insieme. Il progetto viene ultimato e il re e
tutta la sua corte inaugurano con grande
soddisfazione e ammirazione lo splendido
giardino di pietra, Bosquet des Rocailles.
Film l titolo originale, A Little Chaos, non
corrisponde a quello che ha assegnato la distribuzione italiana: in fondo,
Alan Rickman non voleva probabilmente
dettar legge in campo cinematografico,
bensì confezionare un piccolo film originale, nel quale vestire in maniera “modesta”
i panni del Re Sole. Rikman, ottimo attore
inglese di lungo corso, alla seconda prova
registica dopo L’ospite d’inverno del ’97,
decide di fondere le sue due anime, stando
anche davanti alla macchina da presa. E
se suona contraddittorio, è perché Le regole del caos, così la traduzione italiana,
è un progetto che si regge su incoerenze,
a partire dai grandi attori anglofoni che
giocano a fare i francesi. La corte di Versailles, poi, non si direbbe certo lo sfondo
ideale di un film con un budget modesto,
ma in questo senso la scommessa è vinta,
perché, pur girando esclusivamente in
Inghilterra, il regista e la sua troupe tecnica sono riusciti a ricreare le dinamiche
estetiche e relazionali della corte con gusto
e autenticità. Teatrale nell’impostazione,
esplicito nel sottotesto, con la protagonista
nobile d’animo contro una nobiltà meschina, capricciosa e comoda nei suoi abiti, il
film, che ha chiuso il Festival di Toronto,
è effettivamente, nonostante tutto, un oggetto originale, in virtù principalmente del
suo soggetto: la sfida sociale e creativa di
una paesaggista alla corte del Re Sole.
Melodramma in costume, si pone l’obiettivo di sondare la psiche di una donna che
deve fare i conti con il proprio passato e
che sublima la sua sofferenza nel lavoro.
Un personaggio decisamente fuori dal
coro. Peccato che la sceneggiatura non
si accontenti di essere un gioco che si
I
Tutti i film della stagione
prende sul serio, come una danza a Versailles, ma si carichi del peso di fantasmi
familiari e drammi ingombranti, fuori tema
e fuori stile. Se ci sono dei difetti, qualche
confusione ed errore storico, qualche falla
nell’equilibrio complessivo, soprattutto a
livello di sceneggiatura, non riescono tuttavia ad affossare del tutto la pellicola. Nonostante la compostezza registica, regala
bei momenti nei suoi attori e una sequenza
davvero sopra la media nell’incontro tra il
re e Sabine nel frutteto, in una parentesi
segreta, in cui non esistono più ruoli e
gerarchie, nella quale tutto sembra possi-
bile. Complessivamente gradevole e mai
involontariamente macchiettistico, il film ha
proprio nel suo essere ibrido un buon punto
a favore e fa pensare a moderne versioni
shakespeariane. Kate Winslet da sola ha
la forza di farci credere qualunque cosa;
figura di una donna tanto intraprendente
e risoluta, una sorta di antesignana di un
cambiamento nell’approccio maschilista
al lavoro e alla vita all’epoca della corte
francese. Solo Stanley Tucci è in grado di
rubarle la scena. Nell’interpretare il Duca
D’Orleans, fratello del re, dichiaratamente
bisessuale, è evidentemente il più felice
della compagnia. Altrettanto convincenti
risultano le performance di Helen McCrory,
M.me Le Nôtre e Jennifer Ehle, M.me de
Montespan. A lasciare invece ampi margini
di perplessità è piuttosto l’abbinamento
Winslet- Schoenaerts. Al centro una storia
d’amore, anche abbastanza prevedibile,
in cui Andreas Schoenaerts, di sicuro non
offre una tra le sue migliori interpretazioni
e rimane freddo e monolitico. L’alchimia
tra i due attori quindi indugia a esplodere e
l’uomo e la donna non riescono a plasmarsi
tra loro, così come si dice nel film. Dunque
si potrebbe dire che è un’opera riuscita a
metà, ricca di potenzialità, ma con nodi
irrisolti. Il caos non è stato in grado di impostare completamente le sue regole per
convincere lo spettatore, quanto piuttosto
sembri governare un eccessivo ordine.
Veronica Barteri
UNA STORIA SBAGLIATA
Italia, 2015
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Produzione: Carlo Degli Esposti, Nicola Serra per Palomar con Rai Cinema
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 4-6-2015; Milano 4-6-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Angelo Carbone, Leonardo Fasoli, Gianluca Maria
Tavarelli
Direttore della fotografia: Marco Peroni
Montaggio: Alessandro Heffler
Musiche: Pietro Leveratto
Scenografia: Francesca Bocca
Costumi: Fabio Angelotti
Interpreti: Isabella Ragonese (Stefania), Mehdi Dehbi (Khaleed), Francesco
Scianna (Roberto), Stefania Orsola Garello, Nello Mascia, Pietro De Silva,
Yessmine Ouni, Salima Al Wadi, Jazi Abderrazek, Daniele Pilli, F. Haydee Borelli,
Andrea Bruschi, Marcello Montalto, Maurilio Leto, Roberta Bizzini, Massimiliano
Davoli, Maria Amato
Durata: 109’
10
Film S
tefania e Roberto sono marito e
moglie. Acquistano una casa e
sognano una vita normale. Lui
militare in missione per l’Iraq, lei infermiera pediatrica. Un giorno Roberto
muore per via di un attentato di un kamikaze e lei parte in missione volontaria con
un’associazione (che esiste veramente e si
chiama Emergenza Sorrisi) per andare a
operare dei bambini che soffrono di labbro
leporino. Con l’aiuto dell’interprete arabo
Khalled andrà alla ricerca della famiglia
dell’uomo che ha distrutto la sua vita.
opo le serie televisive Maria
Montessori - Una vita per i
bambini (2007), gli episodi di Il
giovane Montalbano (2012) e a nove anni
di distanza da Non prendere impegni
stasera (2006), il regista Gianluca Maria
Tavarelli cerca di costruire, con l’aiuto
degli sceneggiatori Angelo Carbone e
Leonardo Fasoli, molto più di una storia
d’amore. La vicenda, sebbene girata in
Tunisia, è ambientata durante la seconda
guerra del Golfo e nella Gela degli anni
’60, anni in cui si viveva l’incubo del Polo
petrolchimico e dei suoi danni ambientali.
Una storia sbagliata, dal titolo della
D
Tutti i film della stagione
canzone di De Andrè che il protagonista
Roberto dedica alla moglie Stefania, è
un film dai temi troppo grandi per essere
sviluppati un po’ troppo sommariamente.
La ricerca di Stefania in terra irachena è
troppo dilatata temporalmente, tanto da
rendere a un certo punto noioso anche
l’interessante montaggio in alternanza tra
presente e passato e da far capire quello
che succede quasi oltre metà film. Francesco Scianna interpreta Roberto, un militare
con una doppia vita casa/fronte, non quindi
di fedifrago, ma semplicemente di chi in
missione vive anche un’altra dimensione.
Isabella Ragonese nei panni di Stefania
invece è molto razionale, intellettualmente
stimolata e vicina ai problemi ambientali
della sua città. Vorrebbe una famiglia e
una vita normale, ma in realtà per lei non
sarà mai così per la missione di suo marito.
La loro vita cambia inesorabilmente con il
passare del tempo e, proprio come davanti
allo schermo attraverso cui comunicano a
distanza per la maggior parte del loro tempo, vengono assorbiti nelle loro solitudini.
Ma il nucleo centrale della vicenda, il filo
rosso è l’incomunicabilità misteriosa, la
difficoltà di comunicazione che Stefania
ha con il marito e che poi si ritrova a dover
affrontare con la guida Khalled. Una storia
sbagliata, tale perché in questo percorso di
perdono e di conoscenza, il destino è loro
avverso ma anche perché i due coniugi
appartengono a due mondi fino all’ultimo
distanti. Molto bella la fotografia (curata da
Marco Pieroni) che segue attraverso varie
angolature il viaggio interiore di Stefania, il
suo viaggio da donna che indossa il burka
e, mettendosi in gioco, si catapulta nella
diversità di un’altra cultura. (Tra gli attori
noti in tv che compaiono all’interno del film
citiamo Stefania Orsola Garello e Pietro De
Silva). Il dolore di Stefania le fa ergere un
muro davanti a sé che la porta a scontrarsi
con Khaleed, l’unico aiuto in terra irachena. Quel dolore che la rende un automa
di fronte a tutte quelle malformazioni che
fino a poco tempo prima l’appassionavano.
Quel petrolio che ha rovinato le vite degli
abitanti siciliani e iracheni e che con la
sua densità e il suo grigiore sommerge e
copre, come il nero burka di Stefania, ben
altre verità. Il suo campo visivo in terra
irachena è apparentemente limitato, ma
le darà occasione di avere tutto un altro
sguardo sul mondo.
Giulia Angelucci
JURASSIC WORLD
(Jurassic World)
Stati Uniti, 2015
Regia: Colin Trevorrow
Produzione: Amblin Entertainment, Universal Pictures, in associazione con Legendary Pictures
Distribuzione: Universal Pictures International
Prima: (Roma 11-6-2015; Milano 11-6-2015)
Soggetto: Michael Crichton (dai suoi personaggi), Rick Jaffa,
Amanda Silver
Sceneggiatura: Rick Jaffa, Amanda Silver, Derek Connoly,
Colin Trevorrow
Direttore della fotografia: John Schwartzman
Montaggio: Kevin Stitt
Musiche: Michael Giacchino
Scenografia: Ed Verreaux
I
l Jurassic Park ha ormai aperto
i battenti da molti anni. Il sogno
di John Hammond si è finalmente concretizzato e il nuovo parco si erige sulle rovine di quello vecchio. Simon
Masrani, ricco imprenditore, ha preso
il controllo della struttura, scalzando la
InGen Corporation. Tra i membri dello
staff figurano Claire Dearing, giovane
scienziata e brillante donna di successo,
responsabile di tutte le operazioni che si
Costumi: Daniel Orlandi
Effetti: Industrial Light & Magic, Legacy Effects, Image Engine Design, Hybride Technologies, Norther California VFX,
Ghost VFX
Interpreti: Chris Pratt (Owen), Bryce Dallas Howard (Claire),
Vincent D’Onofrio (Hoskins), Ty Simpkins (Gray), Nick Robinson (Zach), Omar Sy (Barry), BD Wong (Dott. Henry Wu),
Irrfan Khan (Simon Masrani), Jake Johnson (Lowery), Lauren
Lapkus (Vivian), Brian Tee (Hamada), Judy Greer (Karen), Katie
McGrath (Zara), Andy Buckley (Scott), Jimmy Fallon (Se stesso), James DuMont (Hal Osterly), Matthew Burke (Jim Drucker),
Anna Talakkottur (Erica Brand), Yvonne Welch (Gabriella)
Durata: 124’
svolgono all’interno del parco. A capo
della ricerche comportamentali, riguardanti un gruppo di quattro Velociraptor,
Blue, il capobranco, Charlie, Delta ed
Echo, figura invece Owen Grady, un ex
appartenente al corpo militare.
Su invito di Claire, Zach e Gray, due
ragazzini alla prese con l’imminente divorzio dei propri genitori, si recano al
Jurassic World per stare un po’ insieme
e passare più tempo con la zia, che però
11
oberata dagli impegni e dalle responsabilità che comporta la gestione di un parco
così sofisticato, decide di affidare i due
giovani alle cure della propria assistente,
Zara.
Claire infatti è completamente assorbita dalla presentazione prossima di
un nuovo dinosauro, l’Indominus Rex,
completamente ricreato in laboratorio
dal capo genetista Henry Wu, attraverso
sofisticate tecniche di ingegneria gene-
Film tica. Da molto tempo infatti i turisti del
Jurassic World sono sempre più esigenti,
essendo ormai del tutto abituati alla visione dei vecchi animali che popolano il parco. L’obiettivo è dunque quello di rialzare
l’interesse da parte del pubblico, poiché
nessuno ha più paura dei dinosauri del
Jurassic World.
I comportamenti dell’Indominus Rex
sono però del tutto ingestibili, la creatura infatti mostra una eccessiva aggressività, divorando prima il fratello
(anch’esso ricreato in laboratorio) e cercando più volte di fuggire dalla propria
recinzione. Per questo motivo, Claire e
Simon decidono di chiedere una consulenza proprio a Owen, al fine di fugare
qualunque dubbio sulla sicurezza della
recinzione destinata a ospitare il mastodontico sauro. Durante l’ispezione però,
Owen e un gruppo di tecnici rimangono
vittime di una trappola ideata dall’animale, che grazie alla sua capacità di
schermare il proprio segnale a livello
termico, mimetizzandosi perfettamente
con la vegetazione, trova il modo di uscire dalla sua gabbia, uccidendo brutalmente i tecnici. Owen riesce a mettersi in
salvo, nascondendosi sotto una vettura
e, cospargendo il suo corpo di benzina,
distrae la bestia dal suo odore.
Inutili i tentativi di inviare una squadra di recupero, che viene letteralmente
spazzata via dalla furia dell’animale. A
questo punto Owen capisce che l’unico
modo per fermarlo è quello di abbatterlo
con un’arma di grosso calibro. Gli interessi economici in ballo però prendono il
sopravvento e Simon si rifiuta categoricamente di condividere l’idea dell’ex militare. Tuttavia l’intero parco viene messo in
allarme, proprio mentre Zach e Gray sono
a bordo di una Girosfera. I ragazzi, infatti, sono riusciti a liberarsi dalla custodia
di Zara. A un tratto, si ritrovano in mezzo
a un gruppo di Anchilosauri che vengono
Tutti i film della stagione
attaccati dall’Indominus Rex, che scatena una carneficina inaudita, nella quale
vengono coinvolti anche i giovani, attaccati dalla creatura che distrugge la loro
Girosfera. Fortunatamente però, Zach e
Gray riescono a mettersi in salvo fuggendo dall’attacco dell’Indominus Rex, gettandosi da una cascata.
La stessa Claire si rende improvvisamente conto che i suoi nipoti sono
ancora in giro per il parco e, presa dal
panico, chiede aiuto ad Owen per poter
trovare i ragazzi. Tempestivamente giungono nel luogo in cui Zach e Gray erano
poco prima del loro arrivo, ma trovano
soltanto la Girosfera ridotta ormai ad un
ammasso di rottami. Owen nota però che
i nipoti di Claire sono riusciti a darsela
a gambe, lasciando delle impronte sul
terreno.
Intanto Zach e Grey sono giunti presso le rovine del vecchio Jurassic Park e,
grazie alle loro abilità meccaniche, riescono a rimettere in moto una vecchia
Jeep abbandonata e ad allontanarsi,
prima che Owen e Clair raggiungano lo
stesso luogo.
Simon Masrani, insieme ad un gruppo di soldati, cerca di abbattere l’Indominus Rex, ormai completamente a piede
libero. Il dinosauro però, per fuggire,
scatena contro l’elicottero pilotato da
Simon l’attacco dei Pteranodonti, che
successivamente si dirigono proprio nel
cuore del parco gettandosi sui turisti, tra
i quali anche la stessa Zara, catturata da
uno Pteranodonte e divorata dal Mosasauro.
Durante l’attacco dei Pteranodonti,
Claire ritrova i suoi nipoti. Per mettere
fine alla situazione gli uomini della InGen, capitanati dal Vic Hoskins che vede
nella fuga dell’Indominus Rex l’occasione per poter collaudare i Velociraptor
come arma da guerra, assumono il controllo delle operazioni di salvataggio. Lo
stesso Owen, suo malgrado, parteciperà
alla missione guidando i suoi raptor contro la minaccia. Gli uomini di Vic dovranno però fare i conti con un animale
che è stato creato in parte con il DNA di
Velociraptor. L’indominus Rex, infatti, riesce a comunicare con i raptor, divenendo il nuovo capobranco, il nuovo Alfa, e
scagliando contro i soldati, Blue, Charlie, Delta ed Echo. Dopo il fallimento
di questa operazione, però, Vic Hoskins
non si arrende e vede nell’Indominus Rex
un’arma militare ancora più potente,
con l’intenzione di realizzare una versione ridotta dell’animale, con l’aiuto del
capo genetista Wu, che da sempre aveva
stabilito un accordo con Vic in tal senso. Mentre la InGen abbandona il parco
portando con sé alcuni degli embrioni di
dinosauro, Vic rivela nel laboratorio di
genetica il suo piano a Claire ed Owen,
ma proprio in quel momento uno dei Velociraptor irrompe nella struttura uccidendo Vic e facendo fuggire all’esterno
dell’edificio Claire, Owen, Zach e Gray
che però si ritrovano circondati dagli altri tre raptor, pronti ad attaccarli. Owen
riesce a controllare nuovamente gli animali, ristabilendo con loro il legame di
fiducia interrotto a causa dell’Indominus Rex.,che nel frattempo giunge sulla
scena. Questa volta gli animali di Owen
attaccano l’enorme sauro. La potenza
dell’Indominus Rex però richiede l’intervento di un dinosauro che possa competere con lui, ed è in quel momento che Claire, illuminata da un’intuizione di Gray,
decide di liberare il T-Rex. Lo scontro
tra i due giganti è titanico. L’Indominus
Rex sembra avere il sopravvento, ma ad
un tratto il Velociraptor Blue interviene
in soccorso del Tirannosauro. Entrambi
i carnivori lottano contro il loro rivale.
L’Indominus Rex è ormai sfiancato dalle
ferite e barcollante viene spinto sul bordo
della vasca, da dove fuoriesce il Mosasauro che lo trascina nell’acqua, divorandolo. Il T-Rex con un sguardo sembra
ringraziare il Velociraptor e quest’ultimo
si allontana, dopo aver scambiato lo stesso sguardo nei confronti del suo ammaestratore, Owen. Tutti i turisti sono stati
evacuati dal parco, alcuni sono feriti,
ma ormai in salvo. Zach e Gray vengono raggiunti dai loro genitori e Claire e
Owen sembrano riavvicinarsi. Il T–Rex,
nella scena finale, dimostra ancora una
volta, ruggendo sul parco, di essere l’indiscusso re del Jurassic World.
D
12
opo 21 anni da Jurassic Park
realizzato da Steven Spielberg,
che spalancava le porte all’era
Film degli effetti speciali digitali, riportando
in vita creature esistite 65 milioni di anni
fa e accantonando la tecnica della stop
motion, arriva in sala il quarto capitolo
(ultimo?) di una saga cinematografica
divenuta ormai un vero e proprio franchising, paragonabile ai Blockbuster diretti
da Michael Bay, che con i suoi Transformers ha fatto registrare al botteghino
cifre da capogiro. Anche per Jurassic
Park, partendo dal terzo capitolo (ma
in giusta misura anche nel primo e nel
secondo) precipitiamo inarrestabilmente nell’universo del Blockbuster puro,
tutto adrenalina ed effetti speciali, ove
fanno la loro apparizione nuove specie
di dinosauri, realizzati grazie al supporto della performance capture di attori
professionisti. In Jurassic World fa la
sua comparsa la genetica, responsabile
della creazione di ibridi preistorici come
l’Indominus Rex, protagonista assoluto di
questo capitolo. Il film gioca tutte le sue
carte per apparire un bellissimo “giocattolo” cinematografico; il problema però
è che il regista (Colin Trevorrow) punta
semplicemente a mettere in piedi una
adrenalinica giostra priva di contenuti,
proponendo dialoghi piuttosto scarni,
allontanandosi abbondantemente dall’originalità dell’idea promossa da Steven
Spielberg per il primo capitolo di una
saga che forse non ha più nulla da dire.
Tuttavia i primi tre quarti d’ora di Jurassic World offrono elementi interessanti,
soprattutto nella presentazione dell’avveniristico parco che da anni ha aperto i
battenti, dove la sicurezza e il controllo
sugli animali sembrano ormai questioni di
normale amministrazione. Effettivamente
verrebbe voglia di poter visitare nella
realtà un simile luogo! Purtroppo però
quelle già deboli sfumature di realismo
con cui si apre il film, a mano a mano si
sbiadiscono sempre di più, perdendo di
credibilità. Anche i personaggi coinvolti
nella vicenda divengono progressivamente la parodia di se stessi: i nipoti
dell’amministratrice del parco che a tratti
sembrano quasi euforicamente compiaciuti delle pericolose situazioni in cui si
ritrovano, Bryce Dallas Howard (figlia del
regista Ron) che da donna di successo
e brillante scienziata, si trasforma in una
zia svampita e apprensiva, divenendo
poi paradossalmente un’eroina tutta
coraggio, disposta a farsi inseguire da
un T-Rex, indossando tacchi di almeno
dieci centimetri. Anche il protagonista
maschile (un ormai lanciatissimo Chris
Pratt, già visto nel colossal della Marvel
Guardiani della Galassia) non rinuncia
a battutine fuori luogo o a baci appas-
Tutti i film della stagione
sionati, mentre giganteschi pteranodonti
banchettano, gettandosi in picchiata sui
turisti terrorizzati. Senza dimenticare
poi il ricco imprenditore (alter-ego più
spavaldo, ma sicuramente più sbiadito,
del vecchio John Hammond) che cerca
di salvare la situazione improvvisandosi
pilota di elicotteri.
Jurassic World rimane un ottimo
colossal da incasso, ma nulla di più,
un’enorme giostra, o in questo caso un
gigantesco parco, costruito con l’obiettivo
di intrattenere gli spettatori per due ore
abbondanti, ma in parte sovraccaricato
da una eccessiva dose di ironia e da situazioni, che sono sicuramente divertenti,
ma che sviliscono la pellicola. Anche i
richiami al passato inseriti per rievocare i
primi capitoli, più che stimolare emozioni
nostalgiche, sono fondamentalmente
leggere forzature o omaggi doverosi.
Nel film la tematica sull’illusione da parte
dell’uomo di avere il controllo su ciò che
solo apparentemente può sembrare
gestibile si riaffaccia nuovamente e una
parte di questo controllo è possibile solo
nel rispetto e nel riconoscimento di queste creature come essere viventi e non
come semplice prodotto dell’ingegneria
genetica. Soltanto il protagonista sembra
rendersi conto di questa condicio sine qua
non, guadagnandosi la fiducia dei suoi
raptor. Il concetto purtroppo è trattato con
superficialità, rispetto a come Spielberg,
anche grazie ai dialoghi che intercorrevano tra i personaggi, aveva affrontato
la questione.
Resta tuttavia forte l’adrenalina, il
film è godibilissimo ed il fascino dei Velociraptor, che hanno sempre rivestito
un ruolo principale in tutta l’intera saga,
rimane intatto. Oggettivamente poi ben
costruito a livello visivo lo scontro titanico
tra l’Indominus Rex e il T-Rex, icona del
Jurassic Park.
Vale la pena vedere Jurassic World
se non altro per non dimenticare che la
saga, pur deviando il suo percorso sulla
strada del blockbuster marcatamente
commerciale (che si preoccupa in modo
eccessivo di stupire visivamente e di
sbancare al botteghino a discapito della
sceneggiatura che in questi casi scricchiola sempre un po’), nasce da un’intuizione
a cui soltanto un mago della fantascienza
come Steven Spielberg poteva arrivare
due decenni orsono e che ha rivoluzionato
il mondo degli effetti speciali rendendo
possibile non solo il ritorno dei dinosauri
sulla terra, ma la nascita di creature a cui
soltanto la nostra immaginazione potrà
imporre un limite.
Marcello Inguscio
SAN ANDREAS
(San Andreas)
Stati Uniti, 2015
Regia: Brad Peyton
Produzione: Warner Bros., Village Roadshow Pictures, New Line Cinema, Flynn
Picture Company
Distribuzione: Warner Bros.
Prima: (Roma 28-5-2015; Milano 28-5-2015)
Soggetto: Jeremy Passmore, Andre Fabrizio
Sceneggiatura: Carlton Cuse, Chad Hayes, Carey Hayes
Direttore della fotografia: Steve Yedlin
Montaggio: Bob Ducsay
Musiche: Andrew Lockington
Scenografia: Barry Chusid
Costumi: Wendy Chuck
Effetti: Image Engine Design, Cinesite, Proof, Hydraulx, Scanline VFX, Method Studios
Interpreti: Dwayne Johnson (Ray), Carla Gugino (Emma), Alexandra Daddario
(Blake), Colton Haynes (Joby), Ioan Gruffudd (Daniel Reddick), Archie Panjabi (Serena), Paul Giamatti (Lawrence Hayes), Kylie Minogue (Beth Riddick), Will Yun Lee
(Dott. Kim Park), Matt Gerald (Harrison), Art Parkinson (Ollie), Hugo JohnstoneBurt (Ben), Breanne Hill (Larissa), Marissa Neitling (Phoebe), Alec Utgoff (Alexi),
Morgan Griffin (Natalie), Todd Williams (Marcus), Arabella Morton (Mallory), Saskia Williscroft (Jenny Swann), John West Jr. (Joe), Ben McIvor (Dylan Dornboss)
Durata: 108’
13
Film U
n pilota di elicotteri, Ray, esperto in missioni di salvataggio, con
alle spalle un grave lutto familiare (la morte della figlia più piccola) sarà
costretto a mettere da parte il suo passato
per salvare la sua unica figlia e la ex moglie
da un terribile terremoto di magnitudo 9.0
che si scatenerà a Los Angeles, a causa dei
movimenti delle placche tettoniche nella faglia di Sant’Andrea. Contemporaneamente
un sismologo cercherà di mettere in salvo
l’intera popolazione, ma la rapidità dell’evento catastrofico che si scatena provocherà un disastro inimmaginabile. Tuttavia gli
eventi drammatici riavvicineranno il protagonista alla propria famiglia.
ra eruzioni vulcaniche devastanti,
tornado di potenza sconvolgente,
terremoti che arrivano a toccare
magnitudo 9.0 e, come se non bastasse
l’apocalisse, il cinema americano da un po’
di anni a questa parte ci ha abituati a un genere che tutti noi ormai conosciamo bene:
il genere catastrofico o disaster movie. È
proprio in questo filone cinematografico
che rientra pure San Andreas, dove un
terremoto provocato dallo spostamento
delle placche tettoniche nella faglia più
famosa al mondo, distrugge Los Angeles,
San Francisco e dintorni. Il film, diretto dal
regista Brad Peyton, come tutte le pellicole
sui generis, da Twister, Vulcano 1997,
fino al recente 2012 del “maestro” del
genere, Roland Emmerich (che ci mette
di fronte alla fine del mondo profetizzata
dai Maya) è un concentrato di cliché “triti
e ritriti” che troviamo in ogni singolo film
che tratta questo tipo di argomento: il
protagonista, in procinto di divorziare e
padre di una adolescente, reduce della
perdita della figlia più piccola, un sismologo (un’apprezzabile Paul Giamatti) che si
rende conto della gravità della situazione
solo cinque minuti prima che avvenga la
catastrofe. Senza contare la scena finale,
rigorosamente “made in America”, in cui lo
sventolare della bandiera a stelle e strisce,
con alle spalle uno scenario apocalittico,
infonde speranza e di orgoglio il cuore dei
protagonisti, ovviamente sopravvissuti al
disastro. Il pregio di San Andreas però
è sicuramente la costante tensione che
trasmette nell’arco di due ore di proiezione, qualità che molti considererebbero
scontata in uno spettacolo dove trionfa
la forza distruttiva della natura. In realtà
catastrofico non significa necessariamente avvincente, lo dimostra, ad esempio,
il recentissimo e noiosissimo Into the
Storm, che quanto ad azione e adrenalina
lascia piuttosto a desiderare, divenendo,
soprattutto nel finale, un prodotto piatto e
T
Tutti i film della stagione
poco coinvolgente, limitandosi a offrire al
pubblico immagini girate in presa diretta
come mezzo finalizzato a offrire un tocco
di originalità, rivelandosi tra l’altro un tentativo deludente, visto che la stessa tecnica
era già stata utilizzata in film di più ampio
spessore. San Andreas, al contrario, nella
sua modestia offre spettacolo, suspense e
intrattenimento, con immagini anche piuttosto impressionanti, attraverso un ritmo
che non annoia lo spettatore in sala. Un
Blockbuster tutto distruzioni, esplosioni,
devastazioni e tsunami imponenti, riportati
sullo schermo con adeguati effetti digitali e
un’apprezzabile fotografia. Il regista ce la
mette tutta a rendere San Andreas quanto
più realistico possibile, sebbene riesca nel
tentativo soltanto in parte, perdendosi nei
cliché sopra elencati e nella quanto mai improbabile scena (che onestamente sfiora
un tantino il ridicolo) in cui il protagonista,
a bordo di uno “sfigatissimo” motoscafo
costretto ad andare incontro a un’onda di
almeno venticinque metri provocata da uno
tsunami, riesce a non capovolgersi, evitando anzi una nave mercantile trasportata
dall’onda e avendo addirittura il tempo di
starla a guardare mentre si allontana!!!...
Nonostante tutto però ho apprezzato la
pellicola, anche in considerazione del fatto
che il regista si era cimentato in precedenza
in opere piuttosto infantili (Viaggio nell’isola misteriosa, Cani e gatti: la vendetta di
Miss Kitty 3D), in qualche realizzazione di
genere fantascientifico-apocalittico (Lobo,
Monument 14) e in un thriller (Incarnate).
Apprezzabile dunque lo sforzo nel tentare
di mantenere una parvenza di serietà trattando dell’argomento. Anche San Andreas
tuttavia, lascia spazio a qualche “risatina”
durante alcune scene sicuramente troppo
prevedibili e fin troppo catastrofiche, ma
forse quello “sghignazzare” di fronte ai
momenti maggiormente esasperati del film
diviene un modo per esorcizzare la paura di
potersi realmente trovare, in un giorno non
troppo lontano, di fronte a una forza così
dirompente. Non a caso San Andreas esce
in sala in un momento in cui assistiamo
sempre più frequentemente al verificarsi
di calamità naturali a livello mondiale, che
affliggono anche il nostro paese. È scontato
dichiarare di non aspettarsi un capolavoro
da questa pellicola, ma sicuramente sono
assicurate due ore di buon intrattenimento
per gli amanti del genere.
Marcello Inguscio
VIZIO DI FORMA
(Inherent Vice)
Stati Uniti, 2014
Regia: Paul Thomas Anderson
Produzione: Joanne Sellar, Daniel Lupi, Thomas Anderson per Ghoulardi Film
Company, Warner Bros.
Distribuzione: Warner Bros.
Prima: (Roma 26-2-2015; Milano 26-2-2015) V.M. 14
Soggetto: dal romanzo omonimo di Thomas Pynchon
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Direttore della fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Leslie Jones
Musiche: Jonny Greenwood
Scenografia: David Crank
Costumi: Mark Bridges
Effetti: Crazy Horse Effect
Interpreti: Joaquin Phoenix (Larry “Doc” Sportello), Josh Brolin (Tenente Detective
Christian F. “Bigfoot” Bjornsen), Owen Wilson (Coy Harlingen), Katherine Waterston (Shasta Fey Hepworth), Reese Witherspoon (Vice Procuratore Distrettuale
Penny Kimball), Benicio Del Toro (Sauncho Smilax, Esq.), Martin Short (Dott. Rudy
Blatnoyd), Jena Malone (Hope Harlingen), Maya Rudolph (Petunia Leeway), Joanna Newsom (Sortilège), Eric Roberts (Michael Z. Wolfmann), Hong Chau (Jade),
Serena Scott Thomas (Sloane), Michael Kenneth Williams (Tariq Khalil), Martin
Donovan (Crocker Fenway), Sasha Pieterse (Japonica Fenway), Jeannie Berlin
(Zia Reet), Timothy Simons (Agente Borderline), Peter McRobbie (Adrian Prussia),
Sam Jaeger (Agente Flatweed), Jordan Christian Hearn (Denis), Katie Schwartz
(Kimberly), Michael Cotter (Rhus Farthington), Sophia Markov (Amethyst Harlingen), Andrew Simpson (Riggs Warbling), Victoria Markov (Amethyst Harlingen),
Charley Morgan (Dott. Igor), Christopher Karl Johnson (Sig. Robinson), Yvette Yates (Luz), Delaina Mitchell (Sig.ra Chastity Bjornsen), Martin Dew (Dott. Buddy
Tubeside), Elaine Tan (Xandra), Jefferson Mays (Dott. Threeply), Keith Jardine
(Puck Beaverton), Christopher Allen Nelson (Glenn Charlock)
Durata: 148’
14
Film alifornia, 1970. Doc Sportello,
un investigatore privato occasionale e fumatore d’erba che
passa le sue giornate sulla spiaggia di
Gordita Beach, riceve la visita della sua
ex ragazza Shasta Fay, che gli chiede aiuto per un caso complesso. Il suo nuovo
compagno, il ricco palazzinaro Mickey
Wolfmann, sarebbe oggetto di un complotto ordito da sua moglie e dal suo nuovo amante.
Al suo ufficio Doc incontra Tariq Khalil che lo incarica di trovare Glen Charlock, un membro della “Fratellanza Ariana” che incontrò in prigione e che era
una delle guardie del corpo di Wolfmann.
Doc fa un sopralluogo al ‘salone di
massaggi’ (in realtà un bordello) Chick
Planet gestito da una misteriosa ragazza orientale di nome Jade e scopre che
la trama dei misteri si infittisce. Mentre
Doc fa ricerche su Charlock, viene colpito con una mazza da baseball e sviene. Si
risveglia sdraiato accanto al cadavere di
Charlock e circondato da poliziotti. Sportello viene condotto alla stazione di polizia dove viene interrogato dal detective
Christian ‘Bigfoot’ Bjornsen. Doc viene a
sapere che Wolfmann è scomparso senza
lasciare tracce e viene aiutato dal suo
avvocato, Sauncho Smilax, che lo fa rilasciare dalla polizia.
Subito dopo, Doc viene coinvolto
in un terzo caso: viene assunto dall’ex
tossicodipendente Hope Harlingen per
rintracciare suo marito scomparso misteriosamente, Coy. Nonostante le abbiano
detto che l’uomo è morto, Hope è convinta che egli sia ancora vivo. Coy rintraccia
Doc e gli dice che si sta nascondendo in
una casa a Topanga Canyon. In seguito
gli rivela di essere un informatore della
polizia e di temere per la sua vita. Tornato
nel suo ufficio, Doc riceve un messaggio
di Jade in cui gli dice di fare attenzione
alla “Golden Fang”. Sportello incontra
la ragazza che lo informa che la “Golden
Fang” è un’operazione internazionale
di contrabbando di droga. Il suo avvocato Sauncho gli dice che c’è una barca
sospetta chiamata Golden Fang e lo informa che l’ultima volta che la barca è
stata vista salpare aveva a bordo Shasta
Fey. Poco dopo, Doc si reca in un grande edificio sospettato di essere collegato
alla “Golden Fang” e incontra il dentista
Rudy Blatnoyd. Il giorno seguente, Bigfoot informa Doc che il dentista è stato trovato morto con una ferita al collo dovuta
al morso di una zanna. Bigfoot decide di
aiutare Sportello nella ricerca di Coy e
gli dice di recarsi una clinica psichiatrica collegata alla “Golden Fang”. Lì Doc
Tutti i film della stagione
C
trova Mickey Wolfmann che gli dice che si
è sentito colpevole per tutto il male che i
suoi affari immobiliari hanno provocato e
confessa di voler regalare tutti i suoi soldi, ora che si sente più felice.
Quando Doc torna a casa, trova Shasta Fay ad aspettarlo che confessa di essere stata indotta in errore da un “vizio
di forma”. Doc fa sesso con la ragazza
pur essendo consapevole che non tornerà
a stare con lei.
Poco dopo Penny, un’assistente procuratore distrettuale vecchia amica di
Doc, gli porta un file confidenziale dal
quale apprende che l’usuraio Adrian
Prussia viene pagato dal dipartimento
di polizia per uccidere e che una delle vittime è il precedente compagno di
lavoro di Bigfoot. Prussia è legato alla
“Golden Fang” e Doc capisce che anche Glen Charlock era coinvolto nell’affare. Doc si reca da Adrian ma viene rapito e drogato dal suo socio Puck. Doc
riesce comunque a scappare uccidendo
sia Puck che Adrian. Sopraggiunge lo
sbirro Bigfoot che salva Doc, il quale,
dopo essere stato condotto a casa, capisce che fin dall’inizio delle indagini è
stato provocato e che qualcuno ha messo dell’eroina di contrabbando nella sua
auto. In seguito organizza uno scambio:
la droga viene consegnata alla Golden
Fang in cambio della liberazione di Coy
Harlingen. Intanto Mickey Wolfmann
è di nuovo alla ribalta delle cronache,
essendo tornato a essere il ricco palazzinaro.
Doc e Shasta sono in auto diretti verso una località sconosciuta, Doc afferma
che questo non significa che sono tornati
insieme.
15
n difetto celato in un bene o
in una proprietà che causa
o contribuisce a causare il
suo deterioramento, danno o eliminazione.
Questi difetti di natura intrinseca, rendono
l’oggetto di un rischio inaccettabile per un
vettore o assicuratore”.
Questa definizione del Vizio di forma è
alla base dell’omonimo romanzo di Thomas
Pynchon da cui Paul Thomas Anderson ha
ricavato uno strano noir, avvolto nel fumo
e nelle atmosfere psichedeliche della controcultura americana degli anni Settanta.
Ed è proprio un ‘vizio intrinseco’ la
chiave del mistero attorno a cui si sviluppa
il film.
Un noir psichedelico, un mix di riferimenti da Raymond Chandler fino a Hunter
S. Thompson, un intreccio avvolto dalla
cannabis, una parabola sulle utopie degli
anni Sessanta destinate a schiantarsi sulla
dura realtà del decennio successivo.
Vizio di forma è tutto questo e molto
altro, un film complesso, dal plot stratificato
e a tratti inafferrabile, pieno di nonsense,
doppi, opposti che si attraggono, respingono e confondono.
Tossici, truffatori, surfisti, poliziotti,
avvocati di diritto marittimo, strani dentisti
cocainomani facenti parte di una misteriosa congrega che potrebbe essere solo
un modo per evadere le tasse: ecco solo
una parte della colorata e strana fauna che
popola la pellicola.
Il mistero si infittisce sempre più perché la congrega in questione, la “Golden
Fang”, è sia una goletta in rotta verso San
Pedro, sia un’organizzazione che affonda
i denti nel commercio internazionale di
eroina, nell’affare della riabilitazione e in
quello che ‘sembra’ odontoiatria.
“U
Film Il nostro Doc Sportello viene man mano
trascinato così in un turbinio di domande
a cui è arduo trovare risposta: che fine ha
fatto la guardia del corpo di Wolfmann,
Glen Charlock? Cosa è successo al sassofonista surf-rock Coy Harlingen? E quali
sono i veri rapporti del dentista cocainomane Rudy Blatnoyd con la misteriosa
“Golden Fang”?
Le indagini di Doc sono avvolte da
un velo di tristezza, la stessa atmosfera
malinconica dei libri di Pynchon, simbolo
delle preoccupazioni dell’autore per il
destino di un’America a cavallo tra due
epoche, sospesa fra l’aria di libertà del
’68 e la stretta autoritaria dell’inizio degli
anni ‘70.
La spiaggia è il luogo centrale di quel
sogno americano, destinato a infrangersi
sul cemento della sperimentazione edilizia
dove crescenti erano gli affari dei nuovi
costruttori. Ma non finisce qui, perché il film
è pieno di passaggi cruciali: la marijuana
stava per cedere il passo all’eroina dei
‘cartelli’, gli ospedali psichiatrici venivano
sostituiti dai centri di recupero, gli ideali
di ‘peace and love’ venivano schiacciati
Tutti i film della stagione
da cupidigia, bieco affarismo, sesso a
pagamento.
Coscienza, subconscio, realtà, sogno:
un racconto storico ma anche sognatore
e ricco di significati nascosti. Serietà e
comicità, doppi e opposti (l’investigatore
Doc Sportello, interpretato da un perfetto
Joaquin Phoenix, e la sua nemesi, il duro
poliziotto Bigfoot, un grande Josh Brolin),
significati multipli che non potevano che
trovare posto in una California ‘posseduta’
da sesso droga & rock and roll. Sopra a
tutti, un protagonista che è l’incarnazione
dell’ultimo dei sognatori americani, un momento prima che ‘The Age of Aquarious’
entrasse di diritto nel mito.
Certo trasferire sul grande schermo
il complesso mondo di un narratore sui
generis come Pynchon era, almeno sulla
carta, impresa titanica. Ma solo un regista
come Paul Thomas Anderson, autore di
film pieni di sognatori, simboli e utopie,
poteva farsi traduttore dell’esperienza
viscerale esposta nel romanzo (e i richiami
al mondo di film porno anni ’70 descritti
nell’indimenticabile Boogie Nights sono
più che evidenti, non solo per atmosfere
e costumi). Per ammissione dello stesso
regista, l’ispirazione deriva anche da un
fumetto comico underground dal titolo
“The Fabulous Furry Freak Brothers”
creato proprio nel 1968 da Gilbert Shelton e incentrato sulle disavventure di tre
sfigati sempre a caccia di droghe. I ‘Freak
Brothers’ ovvero una gioiosa tenerezza
allucinogena.
Anche perché, dietro a tanti personaggi, suggestioni, ingranaggi complessi,
giochi di scatole cinesi, il film rimanda in
fondo un messaggio semplice: guardare
al passato per sperare ancora in un futuro
migliore.
E se l’invito viene da uno strano detective sempre in sandali, col viso incorniciato
da soffici basettoni, che vaga con lo sguardo un po’ perso per la ‘mitologica’ località
di Gordita Beach, allora è certo che quella
‘gioiosa tenerezza allucinogena’ dell’ultimo
dei sognatori americani arrivi a coinvolgere
lo spettatore trascinandolo per due ore e
mezza dentro un periodo storico pieno di
illusioni e sogni ormai lontanissimi.
Elena Bartoni
JOHN WICK
(John Wick)
Cina, Canada, Stati Uniti, 2014
Regia: Chad Stahelski, David Leitch
Produzione: Basil Iwanyk, David Leitch, Eva Longoria, Chad
Stahelski, Mike Witherill per Summit Entertainment e Thunder Road in collaborazione con 87Eleven Productions e
MJW Films in collaborazione con Defynite Films
Distribuzione: M2 Pictures
Prima: (Roma 22-1-2015; Milano 22-1-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Derek Kolstad
Direttore della fotografia: Jonathan Sela
Montaggio: Elísabet Ronaldsdóttir
Musiche: Joel J. Richard, Tyler Bates
Scenografia: Dan Leigh
Costumi: Luca Mosca
J
ohn Wick, ex killer professionista,
si è ritirato dal giro per sposarsi
con Helen, che dopo pochi anni
muore di tumore. Al funerale John incontra
il suo vecchio collega Marcus, cecchino di
professione, che gli fa le condoglianze, ma
John è sospettoso. Nell’ultimo periodo, la
moglie, prima di morire, aveva deciso di
regalargli un cane che gli avrebbe donato
un po’ di amore quando lei non ci sarebbe
stata più. Per John è amore a prima vista
per questo cucciolo e, come sempre, per la
sua amata auto. Un giorno ad una stazione
di servizio incontra dei malviventi russi e in
Effetti: SPIN VFX, Locktix, Direct Dimensions
Interpreti: Keanu Reeves (John Wick), Willem Dafoe (Marcus), Alfie Allen (Iosef Tarasov), Michael Nyqvist (Viggo
Tarasov), Dean Winters (Avi), Adrianne Palicki (Sig.na Perkins), Omer Barnea (Gregori), Toby Leonard Moore (Victor),
Daniel Bernhardt (Kirill), Bridget Moynahan (Helen), John
Leguizamo (Aureilo), Ian McShane (Winston), Bridget Regan
(Addy), Keith Jardine (Kuzma), Tait Fletcher (Nicholai), Kazy
Tauginas (Ivan), Alexander Frekey (Alexander), Thomas Sadoski (Jimmy), David Patrick Kelley (Charlie), Clarke Peters
(Harry), Kevin Nash (Francis), Vladislav Koulikov (Pavel),
Lance Reddick (Charon)
Durata: 100’
particolare ha uno scontro verbale con Joseph che vorrebbe la sua Mustang d’epoca.
Così la notte stessa Joseph Tarasov e la sua
banda irrompe in casa sua per rubargli la
macchina e uccidergli il cane. Per questo
John Wick comincia a farsi giustizia per la
città di New York, finendo con l’uccidere tutti e tornare a casa con un nuovo cane con sé.
er far capire ai lettori di quale
pasta sia fatto questo film, basti
pensare che Chad Stahelski viene
da un passato come fighter di kick boxing,
istruttore di arti marziali e stuntman. Pro-
P
16
prio come stuntman di Matrix nel 1999 ha
conosciuto Keanu Reeves. L’attore, prima
protagonista di Man of Tai Chi (2013), che
ha segnato il suo esordio in regia poi quasi
in contemporanea di 47 Ronin, ha lavorato
a stretto contatto con lo sceneggiatore
Derek Kolstad e ha partecipato anche
come produttore del film. La regia di Chad
Stahelski e David Leitch riprende spesso lo
stile da videogame volendo, al contempo,
seguire la tradizione come La fontana della
vergine (1960) di Bergman o Il giustiziere
della notte (1974) di Michael Winner. In
questa atmosfera cupa i dialoghi sono
Film pochissimi, la sceneggiatura è scarna e dà
vita a una trama davvero deboluccia e solo
le coreografie, le sparatorie e le scene di
combattimento, che ricordano i film di John
Woo, sono visivamente perfette. Lodevoli
le interpretazioni di Willem Dafoe, Adrianne
Palicki, Ian McShane e Michael Nyqvist,
mentre Keanu Reeves risulta poco espressivo, affascinante ma senza il physique
du role come l’ultimo Sylvester Stallone
di Jimmy Bobo-Bullet to the Head (2012).
Reeves è stato l’Eletto nella guerra tra
macchine e umanità in Matrix e per questo
si deve rimanere convinti per l’intera ora e
mezza di film che lui vinca sempre e sia un
Tutti i film della stagione
supereroe dalla schiena tatuata. Un duro.
Così lo sceneggiatore David Kolstad dà per
scontato che il pubblico sappia chi è John
Wick. Tanto è vero che pare che sia solo tu
spettatore a non conoscerlo e così cominci
a dubitare che il personaggio provenga da
qualche romanzo e da qualche serie televisiva precedente che non ricordi. Un film
piatto, di superficie, come il personaggio
di John Wick, dove regna il disinteresse
totale e in cui l’unico elemento originale è la
descrizione del Continental, una comunità di
assassini a pagamento e del “loro” albergo
zona franca che ha l’aspetto dell’Hilton.
Tra combattimenti e uccisioni continue (si
calcolano 75 vittime in tutta la pellicola)
appaiono delle scene che ti pare aver visto
poco prima. Se infatti provassi a mandare
avanti e indietro il film ti accorgeresti di
aver già visto lo stessa mossa tra gli vari
scazzottamenti e lo stesso video della moglie che ciclicamente il protagonista rivede
dolorosamente sul suo cellulare. Nessuna
suspence né coinvolgimento emotivo per
questo John Wick, in cui, per chi non ama
i combattimenti allo sfinimento, almeno ci
sarà da ridere per il personaggio un po’ buffo
del figlio scemo di Viggo Tarasov, Joseph.
Giulia Angelucci
FURY
(Fury)
Stati Uniti, 2014
Regia: David Ayer
Produzione: David Ayer, Bill Block, Ethan Smith, John
Lesher per le Grisbi Productions, Crave Films, Huayi Brothers Media, in associazione con Qed International, Lstar
Capital
Distribuzione: Lucky Red
Prima: (Roma 2-6-2015; Milano 2-6-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: David Ayer
Direttore della fotografia: Roman Vasyanov
Montaggio: Dody Dorn, Jay Cassidy
Musiche: Steven Price
Scenografia: Andrew Menzies
Costumi: Owen Thornton
S
econda Guerra Mondiale, Aprile
1945, territorio germanico, ultimi scontri tra le forze alleate ormai padrone del fronte e quello che resta
dell’esercito tedesco composto soprattutto da ragazzini: il sergente Collier guida
un carro armato Sherman ad abbattere le
ultime resistenze nemiche che pur alla fine
del conflitto non risultano meno furiose.
L’equipaggio del carro è composto da
Boyd, Gordo e Grady, uomini che hanno
combattuto agli ordini di Collier in Africa, Belgio e Francia e che per il loro sergente si farebbero ammazzare, sentendosi
da lui ben guidati e rispettati. Si aggiunge
all’ultimo momento, a rimpiazzare il mitragliere ucciso in combattimento, il giovanissimo Norman, destinato inizialmente
alle retrovie come dattilografo e invece
catapultato al fronte forse per un equivoco, forse per risolvere la difficile sostituzione dei caduti sulle linee di guerra.
Norman impara presto, e duramente,
la differenza tra lo stare seduto a una scri-
Effetti: Taylor Tulip-Close, Mammal Studios, Look FX, Zero FX
Interpreti: Brad Pitt (Don ‘Wardaddy’ Collier), Shia LaBeouf
(Boyd ‘Bible’ Swan), Logan Lerman (Norman Ellison), Michael Peña (Trini ‘Gordo’ Garcia), Jon Bernthal (Grady ‘CoonAss’ Travis), Jim Parrack (Sergente Binkowski), Jason Isaacs (Capitano Waggoner), Xavier Samuel (Tenente Parker),
Brad Henke (Sergente Davis), Kevin Vance (Sergente Peterson), Scott Eastwood (Sergente Miles), Alicia von Rittberg
(Emma), Anamaria Marinca (Irma), Laurence Spellman (Sergente Dillard), Osi Okerafor (Benton), Daniel Dorr (Tenente Schmidt), Bernhard Forcher (Maggiore Müller), Edin Gali
(Sergente Maggiore Wolfe)
Durata: 134’
vania e confrontarsi con il nemico che ti
vuole uccidere: è infatti costretto con la
forza da Collier a giustiziare un prigioniero tedesco cosa che pur “istruttiva” lo
segnerà per sempre.
Il gruppo entra in battaglia per occupare una cittadina cardine della resistenza tedesca e, una volta eliminato il
nemico, entra in città e passa delle ore
in una casa abitata da due donne: lì tutti
si sfamano e Norman ha un incontro d’amore con una delle due ragazze, cosa che
non potrà dimenticare presto al punto da
soffrire terribilmente quando la casa viene poco dopo bombardata e le due donne
uccise.
Ben presto Collier e i suoi sono destinati a una missione che sembrerebbe in
partenza suicida: occupare insieme ad
altri tre carri un incrocio di vitale importanza, fermare l’avanzata di un reggimento tedesco e permettere così al resto delle
forze alleate di raggiungere gli obiettivi
prefissati.
17
Lungo la strada il carro di Collier resta solo, gli altri annientati dai Tiger tedeschi, non solo, il suo Sherman s’impantana inservibile in mezzo al sentiero con un
cingolo frantumato da una mina.
Mentre il reggimento tedesco avanza i
cinque, anziché darsi alla fuga preferiscono restare insieme e affrontare quella che
si prospetta come la loro ultima missione.
Il carro immobile in mezzo alla strada
diventa quindi un avamposto da cui Collier e i suoi usano tutte le armi a disposizione per eliminare più nemici possibile;
la loro abnegazione naturalmente non basta e, nonostante le numerosissime perdite
subite, il nemico ha la meglio: in quattro
restano uccisi, si salva solo Norman grazie a una botola sotto lo Sherman.
I primi soccorritori americani salutano il giovane sopravvissuto come un eroe.
I
l film riprende la grande tradizione
americana delle storie di guerra che
hanno avuto nel corso degli anni due
Film macro costruzioni nell’aggregare racconti,
ambientazioni, fatti veri o manipolati, figure
di eroi o di vigliacchi secondo la concezione etica/estetica del periodo.
Anni 40’, 50’, 60’ del secolo scorso: i
film di guerra seguivano soprattutto la linea
della propaganda americana che celebrava (in maniera piuttosto asettica) vittorie
ed eroismi contro tedeschi e giapponesi
nella preparazione di un mondo libero che
potesse godere di un benessere di stampo,
appunto, americano.
Il soldato Ryan di Spielberg e i due film
di Eastwood dedicati a Jwo Jima hanno,
insieme ad altri, ribaltato completamente
l’ottica del racconto bellico affondandolo
nel sangue per mostrare con crudo e giusto realismo cosa fosse stata davvero la
guerra sia per i morti che per i sopravvissuti: un incubo di dolore scandalosamente
eccessivo anche se, per alcuni aspetti,
prezzo obbligatorio da “pagare” per la
ricostruzione di un vivere civile.
David Ayer, il regista di questo Fury,
Tutti i film della stagione
è un cineasta che da ragazzo ha vissuto
per strada e ha fatto poi il sommergibilista
nella Marina degli Stati Uniti: conosce
quindi il confronto con il nemico, conosce
il tasso di lacrime e sangue che ne può
derivare.
Ayer poi, forte delle sue esperienze
personali e della caratterizzata gestione
dei film di guerra del nuovo secolo si affida
a un impianto drammaturgico antico come
il cinema stesso ma sempre validissimo
nel proporre e destrutturare le relazioni
umane, esaltandone il valore e mettendo
in luce la povertà e la vigliaccheria: l’ambiente chiuso, in questo caso quello di un
carro Sherman.
Avviene tutto nella claustrofobica
crudezza dell’abitacolo dove non si può
fingere, dove la paura è quello che è e la
volontà di stare insieme e di rendersi utile
al proprio compagno è continuamente
minata dal desiderio di non essere lì,
dalla voglia di dare corso alle sensazioni
di benessere suscitate da un ricordo, da
un desiderio, dalla dolcezza di quello che
potrebbe essere e che non è.
I rapporti all’interno di uno spazio così
angusto (è inutile ricordare quanti sommergibili, quante diligenze del Far West,
quante stanze chiuse hanno enfatizzato
i contrasti, logorato i dubbi, incendiato le
passioni, spazzato via le certezze) diventano così semplici, squadrati, tagliati con
l’accetta: si è lì per morire; qualcuno, forse,
per sopravvivere; non c’è tempo per dare
spazio ai propri sensi di colpa, al demonio
dell’istinto di sopravvivenza ricacciato indietro da spari e morti, da cadaveri che si
accatastono, proiettili che finiscono, armi
che si inceppano.
Brad Pitt, finalmente uomo dopo tanti
ruoli da superficiale bellone sciupafemmine,
rappresenta subito la figura demiurgica capace di tenere sotto controllo i suoi uomini,
le loro paure e le proprie, in una tensione
drammatica che non viene mai meno, sia
nelle tre grandi scene di battaglia, sia nei
momenti di tregua: straordinaria la pausa
sentimentale nella casa delle due donne
che sembra poter sfociare nella violenza da
un momento all’altro (gli uomini si uccideranno per violentare liberamente le donne
o no?) e che viene risolta dall’improvviso
richiamo in combattimento, come se ormai
solo nel continuo confronto con la morte si
possa trovare la padronanza di se stessi.
Intorno allo Sherman destinato al martirio c’è una natura aliena dove il verde cupo
dei boschi si mescola al fango e ai brandelli
di carne dei morti, dove il cielo è di un colore
indefinibile, mai giorno, mai notte, plumbeo
acciaio come le armi, silenzioso compagno
di tutti coloro che difendono la bandiera a
stelle e strisce: non è un caso che il cinema
americano stia riscoprendo in questo periodo la grandezza dei propri eroi dopo avere
rinunciato a tante ambizioni di primato, per lo
più illusorie e velleitarie, in giro per il mondo.
Fabrizio Moresco
PITZA E DATTERI
Italia, 2014
Regia: Fariborz Kamkari
Produzione: Adriana Chiesa Di Palma e Fabrizia Falzetti per
Far Out Films, in collaborazione con Rai Cinema
Distribuzione: Bolero Film
Prima: (Roma 28-5-2015; Milano 28-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Antonio Leotti, Fariborz Kamkari
Direttore della fotografia: Gogò Bianchi
Montaggio: Mirco Garrone
Musiche: L’orchestra di Piazza Vittorio
Scenografia: Susanna Codognato
Costumi: Francesca Leondeff
Interpreti: Giuseppe Battiston (Bepi), Maud Buquet (Zara),
Mehdi Meskar (Saladino), Hassani Shapi (Karim), Giovanni
Martorana (Ala), Gaston Biwolè (Aziz), Esther Elisha (Fatima), Monica Zuccon (Cesarina), Hafida Kassoui (Miriam),
Glaucia Paola Virdone (Mina), Leonardo Castellani (Lo Turco), Alessandro Bressanello (Il Sindaco)
Durata: 92’
18
Film Venezia la piccola e pacifica
comunità musulmana viene
sfrattata da Zara, affascinante
parrucchiera mezzo francese e mezzo turca, proprietaria dell’immobile, a seguito
degli impicci giudiziari con l’ex marito
(che lei fa arrestare proprio durante un
momento di preghiera nella moschea).
Fulcro della comunità è Bepi Vendramin, veneziano doc, che per le proprie
vicissitudini familiari e personali ha visto il prestigioso palazzo d’epoca in cui
vive praticamente svuotato e sottoposto a
vincoli di ogni genere e a decreti di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria.
Bepi, come per fronteggiare con durezza
le problematiche della sua vita si è convertito all’Islam, diventandone, pur nella
sua bonarietà di fondo, uno dei più accesi
e spietati sostenitori.
Per rientare in possesso dei luoghi
della moschea (ora trasformati da Zara
in un efficientissimo esercizio di parrucchiere unisex) il gruppo chiede aiuto ai
confratelli afgani che mandano un loro
emissario, Saladino, giovanissimo imam,
serio ma inesperto nei rapporti col pro-
A
Tutti i film della stagione
prio prossimo (soprattutto se non è musulmano) e con la quotidianità della vita
in Italia.
Succede che i tentativi del giovane
imam risultano molto goffi e primitivi e
suscitano l’ira di Bepi che mediterebbe
soluzioni addirittura esplosive e comunque finalizzate alla definitiva eliminazione
di Zara. La soluzione invece è offerta dalle locali autorità ebraiche che forniscono
ai fratelli musulmani uno dei loro immobili da trasformare in moschea; Zara si
innamora dell’Imam che, al culmine dei
suoi strampalati suggerimenti, viene rimpatriato dalla polizia; Bepi tenta invano
di farsi saltare in aria con un giubbotto
imbottito di esplosivo (acquistato però a
basso prezzo in un emporio cinese) che fa
completamente cilecca.
l regista curdo-iraniano Fariborz
Kamkari passa dalla cupa ambientazione del genocidio curdo perpetrato
da Saddam Hussein (I fiori di Kirkuk, 2010)
a una storia dedicata alla promozione
dell’incontro multietnico a Venezia. Gli
appartenenti a tutte le religioni, in questo
I
caso musulmani e cattolici, non solo possono convivere pacificamente ma sono
in grado di integrarsi in un modo civile e
responsabile del vivere, pur mantenendo
ognuno le proprie convinzioni religiose.
L’intento è encomiabile, tanto che addirittura nel racconto si concretizza anche
la mano tesa delle autorità ebraiche nel
mettere a disposizione dei fratelli musulmani i luoghi per la loro pregheira!
La scelta dei modi per realizzare tutte
queste buone intenzioni ci è sembrata
però poco consistente e credibile: i personaggi sono oltre ogni limite dell’ovvio,
goffi, evanescenti macchiette, ridicoli, per
nulla supportati da dialoghi e battute che
è meglio non definire.
Il quadro che ne esce non solo è privo
di qualsiasi effetto comico ma, nella sua
concatenazione di eventi e comportamenti
paradossali, siamo convinti non porti alcun
bene alla causa di una generale integrazione, tanto meno all’esigenza di considerare
l’Islam nel modo corretto, giusto e intelligente che merita.
Fabrizio Moresco
AVENGERS: AGE OF ULTRON
(Avengers: Age of Ultron)
Stati Uniti, 2015
Regia: Joss Whedon
Produzione: Marvel Studios
Distribuzione: The Walt Disney Company
Prima: (Roma 22-4-2015; Milano 22-4-2015)
Soggetto: dai personaggi dei fumetti Marvel ideati da Stan
Lee e Jack Kirby
Sceneggiatura: Joss Whedon
Direttore della fotografia: Ben Davis
Montaggio: Jeffrey Ford, Lisa Lassek
Musiche: Brian Tyler
Scenografia: Charles Wood
Costumi: Alexandra Byrne
Effetti: Industrial Light & Magic, Double Negative
Interpreti: Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris
o S.H.I.E.L.D. è stato smantellato e i Vendicatori sono usciti
allo scoperto. Dopo aver oltrepassato il portale dei Chitauri ecco
si ritrovano a Sokovia, paese dell’Europa orientale, ad attaccare una base
dell’HYDRA comandata dal barone
Wolfgang von Strucker, il quale effettua degli esperimenti sugli esseri umani
utilizzando lo scettro di Loki. Una volta
recuperato questo, Tony Stark decide di
riesumare il progetto di Ultron, un’intel-
L
Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Chris
Evans (Steve Rogers/Captain America), Scarlett Johansson
(Natasha Romanoff/Vedova Nera), Jeremy Renner (Clint
Barton/Occhio di Falco), Don Cheadle (Colonnello James
“Rhodey” Rhodes/Iron Patriot), Aaron Taylor-Johnson (Pietro Maximoff/Quicksilver), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/
Scarlet Witch), Paul Bettany (Jarvis/Visione), Cobie Smulders (Agente Maria Hill), Stellan Skarsgård (Erik Selvig), James Spader (Ultron), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Claudia Kim (Dott.ssa Helen Cho), Andy Serkis (Ulysses Klaw), Thomas Kretschmann
(Barone Wolfgang von Strucker), Hayley Atwell (Peggy Carter)
Durata: 141’
ligenza artificiale a protezione del mondo mentre il Barone intende eliminare
gli Avengers e ingaggia due orfani dai
poter fenomenali: Wanda Maximoff e
Pietro Maximoff. Ma nella creazione di
Ultron, durante i festeggiamenti per la
vittoria contro von Strucker, qualcosa va
storto: Ultron uccide J.A.R.V.I.S., l’intelligenza artificiale di Stark e minaccia la
squadra. Intanto Hulk e la Vedova Nera
si innamorano. Ultron fugge poi con lo
scettro di Loki e si rifugia nella base di
19
Strucker a Sokovia, dove potenzia il suo
corpo e costruisce un’armata di droni.
Così il robot recluta i gemelli Maximoff,
che ritengono Stark colpevole della morte dei loro genitori. I vendicatori quindi
scossi da questa nuova minaccia e dalle
visioni indotte da Wanda, si rifugiano
nella fattoria di Clint Barton; si scopre
che Occhio di Falco ha una famiglia, la
moglie Laura e due bambini. Ultron intanto si reca a Seul dalla dottoressa Helen Cho per creare un corpo perfetto con
Film il tessuto sintetico da lei ideato. Quando
questo comincia a trasferire la sua coscienza nel nuovo corpo, Wanda riesce a
leggere nella sua mente, scoprendo così
i suoi piani per l’eliminazione della razza umana, e insieme al fratello si rivolta
contro il robot. Intanto Capitan America,
Vedova Nera e Occhio di Falco arrivano
a Seul per cercare Ultron: i tre riescono a
recuperare il corpo sintetico, ma Ultron
cattura Natasha, fugge e si reca a Sokovia dove crea con il vibranio una macchina per far sollevare la città. Mentre la
città quindi galleggia nell’etere, Banner
salva Natasha e in aiuto dei Vendicatori
arrivano i gemelli, l’agente Nick Fury e
Maria Hill a bordo della War machine.
Pietro viene ucciso durante la battaglia
e Wanda, disperata, abbandona la sua
postazione per distruggere l’androide.
Fortunatamente Stark e Thor riescono a
sovraccaricare la macchina, Hulk si allontana a bordo di un quinjet, mentre la
Visione distrugge definitivamente Ultron.
Alla fine Thor torna ad Asgard, Stark e
Barton si ritirano dalla squadra e Capitan America e la Vedova Nera si preparano ad addestrare una nuova squadra
di Vendicatori.
Tutti i film della stagione
a sci-fi hollywoodiana creata dal
potentissimo binomio tra Disney e
Marvel con i personaggi dei fumetti
ideati da Stan Lee e Jack Kirby torna dopo il
successo del 2012 (con cui aveva incassato
1,5 miliardi di dollari) sul grande schermo. A
dirigere questo episodio di nuovo il regista
e autore di fumetti Joss Whedon che per
la produzione esecutiva si avvale anche di
Stan Lee e Jon Favreau. Con omaggio nel
finale all’uso del cliffhanger degli anni gloriosi
del cinema, in questo ennesimo successo
blockbuster della Marvel, viene messa
troppa carne al fuoco nello stesso film. La
pellicola dura tantissimo (140 minuti) e il 3D
non raggiunge gli standard degli altri film d’azione ispirati ai fumetti. Come sempre grandi
interpretazioni di Scarlett Johannson, Robert
Downey Jr. e Mark Ruffalo (la cui voce nella
versione originale è di Lou Ferrigno).Nel
cast anche Chris Hemsworth, Chris Evans
e Samuel L. Jackson anche loro perfetti
nei loro ruoli di super eroi. Nessuna novità
rispetto agli altri episodi, (come al solito Tony
Stark interpreta il ruolo dell’egoista di turno
ma stavolta senza la compagna Pepper),
nulla di stupefacente e sorprendente a
parte la storia d’amore tra Hulk e la Vedova
Nera e la scoperta della famiglia di Clint.
L
Troviamo le nuove figure dei gemelli che nel
film vengono chiamati inumani ma in realtà
nel fumetto sono mutanti. Questo cambio
di nome è dettato dal fatto che i diritti dei
mutanti ce li abbia la Twenty Century Fox.
Con questo spin off il regista dirige così un
episodio meno ironico rispetto al precedente;
dopo una prima parte con ritmo abbastanza
serrato, la seconda parte è piuttosto noiosa
e lenta. Simpatica la scena in cui Capitan
America riprende Stark sul linguaggio. Ma,
a parte gli scherzi, il messaggio importante
del film è che gli Avengers lottano per il bene
e la pace dell’umanità e vorrebbero creare
qualcuno/qualcosa che faccia al meglio tutto
questo. La riflessione che ne scaturisce
quindi è che con il desiderio estremo della
‘sicurezza a tutti i costi’ si crea una situazione
più pericolosa del previsto; infatti per portare
la pace sulla Terra viene creata un’intelligenza artificiale autocosciente per proteggere
l’intero Pianeta, Ultron, ma che in realtà
porterà alla distruzione. Come curiosità:
nel fumetto a creare Ultron è lo scienziato
Antmen a cui verrà dedicato prossimamente
un film. Avengers: Age of Ultron piacerà di
sicuro ai fan dei spin off della Marvel.
Giulia Angelucci
SARÀ IL MIO TIPO? E ALTRI DISCORSI SULL’AMORE
(Pas son genre)
Francia, 2014
Regia: Lucas Belvaux
Produzione: Agata Films & Cie, Artemis Productions, France
3 Cinéma, RTBF (Télévision Belge), Belgacom
Distribuzione: Satine Film
Prima: (Roma 23-4-2015; Milano 23-4-2015)
Soggetto: dal romanzo “Non il suo tipo” di Philippe Vilain
Sceneggiatura: Lucas Belvaux
Direttore della fotografia: Pierric Giantelmi d’Ille
Montaggio: Ludo Troch
Musiche: Frédéric Vercheval
Scenografia: Frédérique Belvaux
l film racconta una strana storia d’amore tra un filosofo e una
parrucchiera, Clément e Jennifer.
Lui è un giovane professore di filosofia
scandinava e tedesca di Parigi che viene trasferito per un anno ad Arras, una
piccola cittadina del nord della Francia.
Lei è un’esuberante parrucchiera che da
sempre vive ad Arras. La giovane donna
I
Costumi: Nathalie Raoul
Interpreti: Émilie Dequenne (Jennifer), Loïc Corbery (Clément),
Sandra Nkaké (Cathy), Charlotte Talpaert (Nolwenn), Anne Coesens (Hélène Pasquier-Legrand), Daniela Bisconti (Signora
Bortolin), Didier Sandre (Padre di Clément), Martine Chevallier
(Madre di Clément), Annelise Hesme (Isabelle), Amira Casar
(Marie), Florian Thiriet (Johan Bortolin), Tom Burgeat (Dylan),
Kamel Zidouri (Antoine), Christophe Moyer (Preside), Philippe
Le Guay (Moderatore), Orjan Wikström (Dott. Stenmark), Michel
Masiero (Uomo del soliloquio), Tiffany Coulombel (Babysitter)
Durata: 111’
passa le sue giornate tra il lavoro in un
salone, la cura di suo figlio e le colorate
serate al karaoke dove esibisce le sue doti
canore con due colleghe. Lui legge Kant e
Proust, lei romanzi rosa e riviste di gossip
ma l’attrazione è inevitabile. Ma il loro
sentimento è destinato a scontarsi con due
diverse visioni della vita e dei sentimenti.
Dopo un taglio di capelli “fatale”
20
e dopo pochi appuntamenti, i due non
sanno resistere alla passione. Nonostante ciò, Clément continua a passare ad
Arras solo i giorni in cui ha lezione e a
tornare a Parigi appena possibile. Ma
col passare dei giorni, sempre più preso
da Jennifer, il professore decide di trascorrere anche i suoi giorni liberi con
la ragazza. Clément e Jennifer si avvi-
Film cinano l’uno al mondo dell’altra: e così
Jennifer inizia a leggere Kant e Proust
mentre Clément accompagna la ragazza
nel locale di karaoke dove si esibisce e
viene travolto dall’irrefrenabile energia
della musica pop.
Se per Clément questo amore significa abbandonare il suo mondo e vivere
all’istante, per Jennifer, invece, è un calarsi fino in fondo nel presente per immaginare un futuro insieme. La ragazza
confessa a Clément di essere finita sempre con uomini sbagliati, uomini sposati che non avrebbero mai divorziato o
uomini ossessionati solo dal sesso, e di
aspettare ancora il principe azzurro. La
sua natura sognatrice si scontra con i
dubbi di Clèment: il giovane professore
dubita di quello che sente e della natura
dell’amore. La distanza tra i due diversi
approcci alla relazione si fa sempre più
sentire soprattutto durante una passeggiata tra i carri del carnevale. Jennifer
prende tristemente coscienza che è impossibile per lei sapere come e quanto
Clément la ami e sfoga le sue frustrazioni in una toccante esibizione canora nel
suo locale preferito.
Dopo poco tempo, Clément cerca
Jennifer ma non la trova. Le colleghe e
la titolare del salone di parrucchiere dove
lavora dicono che sono giorni che la ragazza non si fa vedere. Arrivato all’appartamento della ragazza, il giovane filosofo
resta di sasso nel trovarlo completamente
vuoto.
una delle domande più ricorrenti
quando si conosce qualcuno da
cui ci si sente attratti: Sarà il mio
tipo? Il quesito è anche il titolo italiano di
questa raffinata, intelligente, leggera (ma
per nulla superficiale) commedia diretta
da Lucas Belvaux tratta dal romanzo
besteller “Non il suo tipo” (che è anche il
titolo in originale del film) dello scrittore
francese Philippe Vilain, edito in Italia da
Gremese con il titolo “Sarà il mio tipo? E
altri discorsi sull’amore”.
Parafrasando Roland Barthes il titolo
più indovinato del film potrebbe essere
“Frammenti di un discorso amoroso”,
una serie di situazioni e ragionamenti
sull’amore, ma soprattutto di idee diverse
sul sentimento che fa girare il mondo. Un
professore parigino e una parrucchiera di
paese, un uomo affascinante ma freddo,
egocentrico, a tratti cinico e una giovane
È
Tutti i film della stagione
madre single, passionale ma con la testa
sulle spalle. Una storia che, complice
una forte attrazione fisica, prende il volo,
tra momenti intimi e uscite pubbliche (la
scena nella discoteca di provincia con
la parrucchiera che coinvolge in un travolgente ballo l’impacciato professore è
da applauso). Ma i diversi approcci alla
relazione vengono alla luce: da un lato
Clément invita Jennifer a godersi il momento senza star troppo a pensare a ciò
che accadrà in futuro, dall’altro Jennifer
non vuole più sprecare tempo in storie
senza un domani. Un intellettuale che
viene coinvolto da una donna che è il suo
opposto (come Arras è lontanissima da
Parigi), un uomo che sembra imbarazzato
da una ragazza dai gusti così sfacciatamente ‘popolani’ ma che poi non esita a
definire ‘kantiana’.
L’abilità del regista Belvaux è mantenere una posizione neutra, sposando le
ragioni dell’uno e dell’altro e chiudendo
con un finale aperto a diverse interpretazioni.
Il film nasconde, sotto una patina di
commedia, una profonda riflessione sui
rapporti di coppia, sulla libertà, sulla vera
natura di un sentimento complesso come
l’amore (“Dubito di quello che sento, di
quello che so dell’amore, di quello che
credo di sapere. Ma non so niente.” ammetterà a un certo punto il filosofo).
Complice una regia perfetta e senza
sbavature e un ottimo lavoro di riscrittura
del romanzo originale, Sarà il mio tipo? si
21
regge anche sulle grandi prove dei due
attori protagonisti: un Loïc Corbery (attore della Comedie Française) perfetto e
credibile nei panni dell’intellettuale freddo
e un po’ snob che viene trascinato da una
passione, forse, finora sconosciuta e una
Emilie Duquenne (già premiata nel 1999
a Cannes per l’interpretazione di Rosetta
di fratelli Dardenne), parrucchiera solare,
sorridente e tenerissima allo stesso tempo.
Ciò che disarma è proprio quel sorriso talvolta carico di sofferenza con cui lei guarda
lui, consapevole di essere destinata a non
riuscire a penetrarlo e a conoscerlo fino
in fondo.
E la presa di coscienza è amarissima: di fronte a un microfono, la bionda
parrucchiera con l’hobby del canto intona
l’immortale hit “I Will Survive” con il dolore
ma insieme la voglia di riscatto nel cuore.
Un velo di lucida amarezza incornicia
la storia, dopo che la splendida protagonista ha scoperto di essere preda di un
sentimento contraddittorio come la “felicità
triste”.
Si, perché è proprio questa ineffabile
sensazione a imprigionare un amore e a
renderlo incapace di spiccare il volo.
A noi non resta che constatare ancora
una volta come solo i registi di cultura
francese (alcuni meglio di altri) riescano
a rendere sullo schermo tali e tante sfumature di sentimenti con ineguagliabile e
magico tocco.
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
BLACKHAT
(Blackhat)
Stati Uniti, 2015
Regia: Michael Mann
Produzione: Thomas Tull, Michael Mann, Jon Jashni per Legendary Pictures, Forward Pass
Distribuzione: Universal Pictures International
Prima: (Roma 12-3-2015; Milano 12-3-2015)
Soggetto: Michael Mann, Morgan Davis Foehl
Sceneggiatura: Morgan Davis Foehl
Direttore della fotografia: Stuart Dryburgh
Montaggio: Joe Walker, Stephen Rivkin, Jeremiah O’Driscoll,
Mako Kamitsuna
Musiche: Harry Gregson-Williams, Atticus Ross
Scenografia: Guy Hendrix Dyas
I
n una centrale nucleare nei pressi di Hong Kong un hacker entra
nel sistema con un malware (virus
informatico) causando un surriscaldamento anomalo che provoca un’esplosione a un reattore. Poco dopo, a Chicago
c’è un cyber-attacco al Mercantile Trade
Exchange che provoca un’improvvisa impennata del prezzo della soia nel giro di
poche ore.
Il governo cinese, in riunione con
l’FBI, capisce che entrambi gli attacchi informatici siano stati causati da un malware insinuatosi nell’accesso remoto, il RAT
(Remote Access Tool). Il capitano Chen
Dawai, dell’unità cyber crime dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese, viene
incaricato di trovare il responsabile degli
attacchi. Chen chiede subito l’aiuto di sua
sorella, Chen Lien, un ingegnere informatico. Dopo l’incontro con l’agente dell’FBI
Carol Barrett, viene fuori che il codice nel
RAT era stato scritto da Chen insieme al
collega e compagno di stanza al college
Nicholas Hathaway. Dawai chiede all’FBI
di far uscire Hathaway dalla prigione dove
sta scontando una condanna di quindici
anni per crimini informatici. All’uomo viene offerta libertà vigilata in cambio della
sua collaborazione alle indagini.
Nicholas inizia a fare ricerche insieme
a Lien e scampa per miracolo a una trappola. A Hong Kong Hathaway e la sua
squadra risalgono a un paramilitare di
nome Kassar ma poco dopo scoprono che
si tratta di una pista che porta a un’altra
trappola. Ma Kassar e i suoi uomini riescono a scappare. Poco dopo, l’agente
Barrett chiude un occhio mentre Hathaway si introduce nel sistema blindato della NSA per usare uno strumento di classificazione chiamato “Black Widow” per
ricostruire i dati che sono stati corrotti.
Costumi: Colleen Atwood
Effetti: John Nelson, Philip Brennan
Interpreti: Chris Hemsworth (Nicholas Hathaway), Tang Wei
(Chen Lien), Viola Davis (Carol Barrett), Ritchie Coster (Elias
Kassar), Holt McCallany (Mark Jessup), John Ortiz (Henry
Pollack), Yorick van Wageningen (Sadak), Wang Leehom
(Capitano Chen Dawai), Andy On (Alex Trang), Christian
Borle (Jeff Robichaud), Sophia Santi (Mrs. Novo), Kirt Kishita
(Paul Wang), Fabiola Sicily (Jasmine), Abhi Sinha (Daniels),
Archie Kao (Sum), William Mapother (Rich Donahue), Jason
Butler Harner (George Reinker), Spencer Garrett (Gary Baker)
Durata: 135’
Nicholas capisce che il server dell’hacker
responsabile di tutto si trova a Giacarta.
La collega Lien scopre che l’hacker sta
acquistando delle foto satellitari di un
sito in un luogo deserto della Malesia. Ma
l’intromissione illegale di Hathaway nel
sistema della NSA viene scoperta e il governo statunitense richiede il suo ritorno
in prigione. I superiori del Capitano Dawai sono d’accordo perché non vogliono
andare contro il governo degli Stati Uniti
mentre l’agente Barrett e il suo collega,
l’agente Jessup, ricevono l’ordine di trattenere Hathaway. A questo punto Dawai,
Lien e Hathaway riescono a sfuggire ai
loro inseguitori e a prepararsi a lasciare Hong Kong per continuare le loro ricerche. Ma sono vittime di un attacco da
parte di Kassar e dei suoi uomini. Mentre
Dawai viene ucciso, poco dopo, sul luogo della sparatoria, arrivano gli agenti
Barret e Jessup. Nel successivo scontro
a fuoco, i due agenti dell’FBI vengono
uccisi mentre Hathaway e Lien riescono
a fuggire. I due partono alla volta della
Malesia alla ricerca del sito che avevano
visto nelle foto satellitari per capire quali
siano i veri obiettivi delle operazioni di
Kassar. Hathaway si accorge che l’attacco informatico alla centrale nucleare
cinese era solo un test per un più ambizioso piano successivo mirato a distruggere
diverse miniere di stagno in Malesia permettendo all’hacker di guadagnare una
fortuna con le negoziazioni sulle azioni
dello stagno usando i fondi derivati dalla
precedente operazione di hackeraggio in
borsa. Hathaway e Lien si recano a Giacarta dove riescono a entrare nel server
dell’hacker. I due riescono a trasferire il
denaro del pirata informatico dalla sua
banca di Hong Kong costringendolo così
a contattarli. L’hacker e Hathaway fissa22
no un incontro per negoziare la restituzione del denaro. Hathaway vuole incontrare l’hacker e Kassar da soli, ma i due
si portano dietro i loro uomini. Il luogo
dell’appuntamento è un’affollata parata
pubblica. Hathaway insegue l’hacker e
Kassar alle spalle. Kassar punta un fucile
verso Hathaway ma l’uomo riesce a pugnalarlo con un cacciavite nascosto. Gli
uomini di Kassar raggiungono Hathaway
e lo feriscono. Nonostante ciò, Hathaway
riesce a ucciderli. Nicholas si trova faccia
a faccia con l’hacker e riesce a ucciderlo
nonostante le ferite riportate. Con l’aiuto
di Lien, Hathaway, sebbene malridotto,
riesce ad allontanarsi dalla parata. Nella
scena finale Lien e Nicholas lasciano l’Indonesia insieme.
lackhat, letteralmente ‘cappello
nero’, ossia un ‘hacker immorale’
e dagli intenti criminali. Il termine
è utilizzato nel campo della sicurezza informatica per riferirsi a una persona dalle
grandi capacità che opera però con fini
illeciti. Si tratta di hacker che agiscono
in modalità silenziosa e soprattutto per
spionaggio governativo, sono i più esperti
dal punto di vista informatico ma anche i
più dannosi.
Il nemico pubblico (uno dei tanti incontrati dal cinema di Mann) questa volta è
un’invisibile e pericolosa organizzazione
criminale informatica che opera da una postazione ignota: è il futuro della criminalità,
in cui tutto il nostro mondo è controllato da
invisibili e inafferrabili “bit”.
La realtà digitale e le sue oscure implicazioni, quei mondi sotterranei che da
sempre attraggono Michael Mann, quel
lato nascosto che si nasconde spesso
sotto la facciata: una tentazione fortissima
per un film-scommessa come questo.
B
Film Blackhat è un thriller action coraggioso, dietro cui si cela una seria riflessione
di un autore intelligente e profondo. Non
sono molte le scene ad alto tasso di adrenalina perché nel film di Mann c’è molto
di più. Nella prima parte sono concentrate
le corse da una parte all’altra del mondo
a caccia di indizi sulla fonte del cyber crime ma la ragion d’essere del film risiede
nelle due realtà messe a confronto fin dal
principio: un universo virtuale (quello che
si nasconde dietro agli attacchi informatici) di fronte a un universo reale, quel
mondo che si apre per il protagonista,
che riconquista la libertà a patto di indagare su un colossale crimine informatico
(significativa la scena in cui Nick, appena
uscito di prigione, si ferma sulla pista di
un aeroporto, e, vicino all’aereo su cui sta
per salire, osserva lo spazio aperto che
vede intorno a sé).
Blackhat parla di una guerra, della
guerra di oggi che ha cambiato armi, niente
più pistole o fucili (sono lontani i tempi di
Heat – La sfida) ma dispositivi invisibili,
infinitesimali, non tangibili appunto, per
cui è sufficiente avere una rete wireless
Tutti i film della stagione
per combattere: è questa l’idea alla base
del film di Mann, coadiuvato in fase di
sceneggiatura da Morgan Davis Foehl.
La vertiginosa carrellata all’interno
dell’architettura hardware all’inizio del film
è altamente simbolica: nell’incipit l’occhio
dello spettatore viene catturato e trascinato
all’interno dei cavi che collegano diversi
server e poi direttamente nei circuiti dove
corre veloce lo scambio di dati. Un mondo
interconnesso, interamente comandato
dalla tecnologia, un universo virtuale nel
quale ormai l’uomo è completamente
immerso, incapace in alcuni casi estremi
di tornare al mondo reale. Un dualismo,
un contrasto, un doppio che è alla base
di tutto il film e che nel bellissimo finale si
scioglie in una fusione tra reale e virtuale.
Tangibile e intangibile, luce e buio,
uomo e fantasma (“ghostman” è il nickname scelto dal protagonista per comunicare
on line con il villain di turno).
Attraverso immagini di grande fascino
(accompagnate da una colonna sonora di
grande presa emotiva), Mann ci dice una
cosa semplice: la paura maggiore per
l’uomo del terzo millennio non viene dal ter-
rorista di turno (o perlomeno non solo) ma
dalla presa di coscienza della sua stessa
vulnerabilità di fronte alle tecnologie che lui
stesso ha creato per vivere “in sicurezza”.
Ecco il paradosso dei paradossi che domina il nostro mondo pieno di paure. Tutti
i dispositivi che usiamo quotidianamente
sono destinati a sopravviverci, continuando dopo la nostra morte a immagazzinare
dati e a distribuirli.
Come in tutti i film di Mann, non mancano folgoranti scene d’azione dove la notte
domina su tutto, come l’illustre predecessore Collateral (e la sua meravigliosa resa
digitale), sequenze che contribuiscono a
rendere Blackhat uno dei più riusciti saggi
di un cinema molto personale, caratterizzato da un tocco d’autore pressoché unico.
Mente e cuore, ragione e sentimento,
macchina e uomo, frastuono e silenzio,
azione e amore, tutto è compiuto, tutto va
oltre, al di là di quell’eterno contrasto tra
spettacolo puro e profonda introspezione
che solo il cinema di Mann sa fondere con
incomparabile maestria.
Elena Bartoni
LE VACANZE DEL PICCOLO NICOLAS
(Les vacances du petit Nicolas)
Francia, 2014
Regia: Laurent Tirard
Produzione: Wild Bunch, M6 Films, Saint Sébastien Froissart
Distribuzione: Bim
Prima: (Roma 16-4-2015; Milano 16-4-2015)
Soggetto: dal libro omonimo per ragazzi di René Goscinny e
Jean-Jacques Sempé
Sceneggiatura: Laurent Tirard, Grégoire Vigneron, Jaco van
Dormael (collaborazione)
Direttore della fotografia: Denis Rouden
Montaggio: Valérie Deseine
F
rancia, anni ’50. L’anno scolastico è finito. Le sospirate vacanze sono arrivate. Il piccolo
Nicolas, i suoi genitori e la nonna materna partono tutti insieme in auto diretti
al mare. Nicolas saluta la bambina che è
nel suo cuore, Marie Edwige, anche lei in
partenza per le vacanze.
La famiglia arriva all’Hotel Beau
Rivage che si trova proprio su una bella
spiaggia.
Nicolas stringe nuove amicizie. Conosce Blaise, che non è in vacanza perché vive
proprio lì, Fructueux che mangia di tutto,
Musiche: Éric Neveux
Scenografia: Françoise Dupertuis
Costumi: Pierre-Jean Larroque
Interpreti: Valérie Lemercier (Madre di Nicolas), Kad Merad (Padre di Nicolas), Dominique Lavanant (La nonna),
François-Xavier Demaison (Il Brodo), Bouli Lanners (Sig.
Bernique), Mathéo Boisselier (Nicolas), Luca Zingaretti (Produttore), Judith Henry (Sig.ra Bernique), Francis Perrin (Direttore), Daniel Prévost (Sig. Moucheboume), Bruno Lochet
(Sig. Leguano), Fabienne Galula (Sig.ra Leguano)
Durata: 97’
Djodjo che è inglese, è nato nella città di
Shakespeare e ha i capelli rossi, Crépin,
che scoppia a piangere per un nonnulla, e
Côme, un bambino indisponente che vuole
sempre avere ragione su tutto.
I genitori di Nicolas fanno la conoscenza dei coniugi Bernique che hanno
una figlia di nome Isabelle, una bambina
curiosa che non smette di fissare Nicolas
con i suoi occhioni grandi e un po’ inquietanti. Il bambino teme che i genitori
vogliano farli sposare in futuro ed è terrorizzato alla sola idea.
Intanto il papà di Nicolas scrive una
23
cartolina al suo capo ma poi ha un incubo nel quale sogna che l’uomo al lavoro
gli ride alle spalle. Preda di un impulso,
l’uomo scrive una lettera al suo capo in
cui dà le dimissioni. Ma subito dopo riceve una telefonata proprio dal suo capufficio che lo ringrazia della cartolina e
gli dice che ha grandi progetti su di lui.
L’uomo si pente della lettera di dimissioni
e si precipita alla cassetta della posta per
cercare di forzarla e ritirarla prima che
venga spedita.
Nel frattempo, Nicolas e i suoi amici
fanno uno scherzo nella stanza della fami-
Film glia Bernique per costringerli a partire:
i bambini collegano il tubo della doccia
alla fognatura. Tornata in camera, la signora Bernique apre la doccia e ha una
sorpresa di ‘color marrone’. Poco dopo
Nicolas scopre che in realtà la piccola
Isabelle è semplicemente timida e che
conoscendola bene è una bambina simpatica. Ma i coniugi Bernique sono ormai
decisi a lasciare l’albergo. Peccato che
un guasto improvviso all’auto (in realtà
manomessa dai bambini) impedisca alla
famiglia di partire. Il direttore provvede a
scusarsi facendo trovare alla famiglia la
camera completamente ripulita.
Intanto, in spiaggia, il produttore cinematografico italiano Massimo Massini,
un uomo dal temperamento sanguigno e
focoso che si era già fatto notare da tutti i villeggianti per i suoi comportamenti
plateali, viene colpito dalla mamma di Nicolas che riesce a tenergli testa con il suo
atteggiamento fermo e sicuro di sé. Il produttore invita la signora e suo marito a
un party che si svolgerà in un noto locale
quella sera. Alla festa, la signora colpisce
ancora di più Massimo dopo essersi esibita in un sensuale numero di ballo sotto gli
occhi meravigliati del marito. Il produttore vuole a tutti i costi la signora per il suo
ultimo film. Il giorno dopo, la mamma di
Nicolas è la star della spiaggia, inseguita
da paparazzi e giornalisti che le vogliono
strappare qualche dichiarazione.
Quella sera nell’hotel ha luogo un
ballo in maschera, il piccolo Nicholas lascia una lettera ai genitori in cui dichiara che lui e Isabelle sono andati a vivere
insieme. Durante il ballo, i due bambini
scappano e si rifugiano in una vecchia
fortezza sul mare. Ma i due piccoli ignorano che quel posto è pieno di mine. Tutti
gli invitati al ballo, partono alla ricerca
dei due bambini. Confondendo il produttore Massini per il marito perché entram-
Tutti i film della stagione
bi mascherati con un pesante costume
da orso, la mamma di Nicholas dice al
produttore che rinuncia a fare il film e ad
andare via con lui perché troppo innamorata del marito. Intanto i due bambini non
vengono ritracciati e tutti tornano sconsolati in hotel dove, con grande sorpresa,
ritrovano i due piccoli. Nicolas e Isabelle
avevano lasciato la fortezza un attimo prima che le mine esplodessero.
Le vacanze sono finite e Nicolas torna
a casa con i genitori. Il bambino rivede
Marie Edwige. La ragazzina gli detta una
lettera da inviare a Isabelle in cui lui la
lascia per tornare con lei.
iecco Nicolas, il piccolo eroe nato
dalla penna creativa di René Goscinny e dalla talentuosa matita
di Jean-Jacques Sempé. Il primo film tratto
dalla striscia a fumetti, Il piccolo Nicolas e
i suoi genitori diretto da Laurent Tirard nel
2009, in Francia aveva ottenuto grande successo. E perché mai non tentare di nuovo
l’avventura? Avrà pensato Tirard mettendosi
alla regia di questo secondo capitolo delle
avventure del delizioso e sveglio Nicolas (interpretato da Mathéo Boisselier che prende
il posto di Maxime Godart del primo film).
Come il primo film aveva rispettato le
ambientazioni di epoca anni Cinquanta,
anche questa volta si gioca con cromatismi vivaci, trasferendo la scena in una
colorata località di mare sull’Atlantico tra
hotel sulla spiaggia, ombrelloni, cabine,
castelli di sabbia.
Chiari rimandi e omaggi a un certo
cinema, a classici del genere come Le vacanze di Monsieur Hulot di e con Jacques
Tati o Hotel de la Plage di Michel Lang
(fonti d’ispirazioni dichiarate dallo stesso
regista), sono evidenti. Ma c’è di più, Tirard
pesca a piene mani nel suo personale
archivio cinefilo e piazza qua e là omaggi
a maestri come Hitchcock (la scena della
R
24
doccia “marrone” ricorda quella celebre di
Psycho) o Fellini (quel produttore cinematografico italiano così focoso e pazzoide
sembra uscito da un film del maestro riminese). Non manca nemmeno un omaggio
al cinema più recente di Wes Anderson e
alla fuga d’amore di Moonrise Kingdom.
A essere perfettamente messe a fuoco
questa volta sono quelle “smanie per la villeggiatura” della media borghesia in quel clima di spensieratezza che accompagnava il
rito delle vacanze estive negli anni ’50 o ’60.
A fare il resto, la scelta di un luogo magico
come la Plage des Dames a Noirmountieren-l’Ile sulla costa atlantica: quella forma a
mezzaluna, il piccolo hotel che la domina,
il bosco tutt’intorno, tutto è in sintonia con
l’atmosfera da fiaba retrò del film.
Va dato atto all’attenta regia di Tirard
di aver reso davvero godibili alcune scene
che sul copione erano di una semplicità
disarmante: è il caso della conversazione
tra il papà di Nicolas e il proprietario di un
piccolo bar sulla spiaggia o della scena
finale del ballo in maschera. Ed è proprio
nelle differenze tra il film e la striscia a
fumetti di René Goscinny e Jean-Jacques
Sempé che risiede il valore aggiunto di un
film originale e a tratti sorprendente. Ma il
merito della riuscita trasposizione va anche
al co-sceneggiatore Grégoire Vigneron che
ha trasferito insieme al regista il fumetto sul
grande schermo.
La scelta degli attori è perfetta ancora
una volta: dalle riconferme del primo film
(Kad Mérad e Valérie Lemercier, i genitori
di Nicolas), fino alle new entry di Bouli
Lanners (nei panni del buffo Monsieur Bernique) e Dominique Lavanant (la nonnina
“affettuosa” e dispensa-caramelle). Menzione speciale per Luca Zingaretti, perfetto
produttore cinematografico pazzoide e
sopra le righe, dai chiassosi modi italiani.
Tornando a dipingere un mondo retrò,
colorato, edulcorato e innocente, Laurent
Tirard firma un film piccolo piccolo ma
pieno di buoni sentimenti e di nostalgia del
tempo che fu. Un tempo in cui i bambini
erano davvero bambini e i loro scherzi
ingenui e innocenti (un mondo sulla falsariga del celebre bestseller per l’infanzia
“La guerra dei bottoni”), un tempo in cui si
apprezzavano davvero le tanto sospirate
vacanze (dopo immancabili code di automobili) e in cui si mandavano ancora belle
cartoline dai luoghi di villeggiatura.
In perfetto equilibrio tra farsa e fumetto,
caricatura e commedia sofisticata, Le vacanze del piccolo Nicolas è un gioiellino di
leggerezza e originalità che fa tornare tutti
un po’ bambini, anche se solo per poco più
di novanta minuti.
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
THIRD PERSON
(Third Person)
Stati Uniti, 2014
Regia: Paul Haggis
Produzione: Paul Breuls, Michael Nozik, Paul Haggis per
Corsan
Distribuzione: M2 Pictures
Prima: (Roma 2-4-2015; Milano 2-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Paul Haggis
Direttore della fotografia: Gian Filippo Corticelli
Montaggio: Jo Francis
Musiche: Dario Marianelli
Scenografia: Laurence Bennett
Costumi: Sonu Mishra
Effetti: Prime Focus Film
M
ichael è uno scrittore ex
premio Pulitzer. Un tempo
i suoi romanzi sono stati
di grande successo ma sembra che ora
abbia perso l’ispirazione di una volta.
Anche la sua vita sentimentale è piuttosto confusa: ha lasciato la propria
moglie Elaine, ora vive in un albergo di
Parigi e ha una relazione con l’amante
Anna, anche lei scrittrice. Il loro è un
continuo gioco di seduzione all’interno
dell’hotel e a complicare le cose la relazione incestuosa che Anna ha con il
padre. Nel frattempo, a Roma, Scott, un
uomo d’affari americano in un bar incontra una zingara Monika e se ne innamora. Lei come Scott ha una figlia, ma
non riesce mai a vederla. Monika infatti
è dipendente dal suo ricattatore Carlo
che le chiede del denaro per evitare alla
figlia un destino sicuro di prostituzione.
Così Scott vuole aiutarla a tutti i costi,
disposto a dare qualsiasi cifra pur di
accontentarla. Intanto a New York, Julia ha perso la custodia del figlio dopo
un grave incidente domestico. Il bambino ora vive con l’ex marito Rick, noto
artista newyorkese mentre lei ottiene un
nuovo lavoro come inserviente all’interno di un albergo e ingaggia un avvocato
Theresa per riformulare il contratto di
adozione. Cosa avranno in comune queste storie?
opo aver diretto Crash – Contatto fisico (2004) e The next
three days (2010) e sceneggiato film come Million Dollar Baby (2004),
D
Interpreti: Liam Neeson (Michael), Olivia Wilde (Anna),
Adrien Brody (Scott), Moran Atias (Monika), James Franco
(Rick), Mila Kunis (Julia), Kim Basinger (Elaine), Maria Bello (Theresa), Vinicio Marchioni (Carlo), Riccardo Scamarcio
(Marco), Caroline Goodall (Dott.ssa Gertner), David Harewood (Jake Long), Loan Chabanol (Sam), Marius Bizau (Tassista di Parigi), Ilaria Genatiempo (Margaret), Michael Margotta (Daniel), Bob Messini (Giuseppe), Oliver Crouch (Jesse),
Gianni Franco (Tassista di Roma), Michele Melega (Giorgio),
Katy Louise Saunders (Gina), Daniela Virgilio (Claire), Fabrizio Biggio (Claude), Vincent Riotta (Gerry)
Durata: 137’
Casino Royale (2006) e Quantum of
solace (2009), Paul Haggis cambia
genere e ci regala questo thriller dagli
interessanti risvolti psicologici. Sarebbe
riduttivo parlare di un film su tre storie
d’amore. Si tratta soprattutto di una
pellicola sulla mancanza di fiducia e su
traumi non superati. Infatti dietro ogni
storia e le sue difficoltà si cela un buio
ancora più grande (Michael ha subito la
perdita di un figlio, Anna ha un rapporto
incestuoso con il padre, Sean ha perso
la figlia, non si riesce a capire se il ricatto
che Monika è costretta periodicamente a
pagare sia per una figlia reale e se Julia
abbia tentato di uccidere il figlio durante
un incidente domestico). Il nuovo film di
Haggis è ipnotizzante ma, allo stesso
tempo, confuso. Lanciato al Toronto Film
Festival del 2013, Third person narra la
storia di uno scrittore che si trova alle
prese con il suo nuovo romanzo che
non decolla e decide di narrarlo in terza
persona. La storia di questo scrittore,
Michael, è perfettamente adattabile al
film di Haggis: il regista, abituato più
frequentemente alla sceneggiatura,
una volta dietro la macchina da presa
lascia incompiuti alcuni passaggi che nel
caso della scrittura avrebbe certamente
esplicitato al meglio. Stilisticamente
parlando la pellicola risulta impeccabile, ma la storia non convince. Il film è
molto lungo e si chiarisce il senso del
film solo gli ultimi venti minuti. La terza
persona usata come modalità narrativa
dallo scrittore Michael può, a suo modo,
essere considerata metafora della vita
25
e di chi non vuole entrarci pienamente
ma solo stando ad osservare i passaggi
in maniera distaccata e mantenendo un
punto di vista esterno. Così negli spettatori si insinua il dubbio che il film giochi
volutamente sull’ambiguità e la mancanza di chiarezza della trama. Dal punto di
vista tecnico il doppiaggio è penoso e c’è
una grande lentezza dello sviluppo per
tutta la prima parte del film. Fuori posto
nella pellicola la presenza di Riccardo
Scamarcio, poco credibile come barista
romano e Fabrizio Biggio nei panni di
Claude, inserviente d’albergo. Cast per
il resto molto azzeccato, preziosa e lodevole la fotografia di Gianfilippo Corticelli.
Alcune scene sono davvero interessanti
a livello tecnico ma soprattutto emotivo
come la confessione di Julia a Rick
sull’incidente del bambino, la rottura del
telefono di Sean, la rottura delle rose di
Julia e la scena in cui Rick la trascina
a terra per allontanarla dal figlio. Tutte
scene drammatiche e di disperazione.
Anche allo spettatore più attento sorge
il dubbio che le storie siano reali o frutto
dell’invenzione dello scrittore. E a farci
insinuare il dubbio che le storie siano
legate tra loro un foglietto di carta su cui
Julia e Michael segnano degli appunti.
Possibile affidare l’intero intreccio a
questo elemento? Le città sono diverse e
allora come si spiega tutto ciò? Neanche
l’apparizione di un bambino e il suo invito
“Guardami!” può bastare.
Giulia Angelucci
Film Tutti i film della stagione
MAD MAX: FURY ROAD
(Mad Max: Fury Road)
Australia, 2015
Regia: George Miller
Produzione: George Miller, Doug Mitchell, P.J. Voeten per
Kennedy Miller Mitchell Production, Village Roadshow Pictures
Distribuzione: Warner Bros.
Prima: (Roma 14-5-2015; Milano 14-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Brendan McCarthy, George
Miller, Nick Lathouris
Direttore della fotografia: John Seale
Montaggio: Margaret Sixel
Musiche: Junkie XL
Scenografia: Colin Gibson
Costumi: Jenny Beavan
uturo non meglio identificato.
Max, un uomo solitario dall’oscuro passato, viene catturato
dai Figli della Guerra, seguaci del tiranno Immortan Joe, sovrano della Cittadella. L’imperatrice Furiosa, cresciuta
sotto l’ala protettrice di Immortan Joe,
ha il compito di guidare un’autocisterna
verso Gas Town per recuperare del carburante. Improvvisamente però, durante
il viaggio, la donna cambia rotta. Si scopre che Furiosa ha rapito le cinque bellissime mogli del tiranno che portano in
grembo la prole che comporrà la stirpe
futura. Nella Cittadella scatta immediatamente l’allarme e così, orde di Figli della
Guerra, capitanati dal terribile Immortan
Joe, si lanciano all’inseguimento della
traditrice. Tra essi vi è il giovane Nux,
guerriero disposto a compiere folli gesta
F
Effetti: Hybrid Enterprises, Iloura, The Third Floor, Method
Studios, Tinsley Studio
Interpreti: Tom Hardy (Max), Charlize Theron (Imperatrice
Furiosa), Nicholas Hoult (Nux), Hugh Keays-Byrne (Immortan Joe), Zoë Kravitz (Toast), Rosie Huntington-Whiteley
(Splendid Angharad), Riley Keough (Capable), Abbey Lee
(The Dag), Courtney Eaton (Cheedo the Fragile), Nathan Jones (Rictus Erectus), Josh Helman (Slit), Coco Jack Gillies
(Hope), Jennifer Hagan (Miss Giddy), John Howard (Il mangiatore di persone), Iota (Doof il guerriero), Megan Gale (La
valchiria), Melissa Jaffer (Custode dei semi)
Durata: 120’
pur di mettersi in mostra e dimostrare il
suo coraggio. Nux ha tuttavia bisogno di
Max, donatore di sangue sano, per rifocillarsi e mettersi in forze. Durante l’assurda corsa, Max riesce però a liberarsi e
a raggiungere l’autocisterna di Furiosa.
La donna inizialmente non si fida dell’uomo misterioso, ma ben presto comprende
d’avere bisogno della sua forza per proseguire nella fuga. L’obiettivo di Furiosa
è quello di raggiungere le Terre Verdi, suo
luogo di nascita dal quale fu strappata da
Immortan Joe svariati anni prima e ricostruire lì una civiltà sana e libera. Non c’è
però tempo da perdere. Le bande di Figli
della Guerra sono ormai alle costole: Nux
riesce a infilarsi nell’autocisterna con lo
scopo di neutralizzare Furiosa. Viene tuttavia bloccato da una delle cinque mogli,
che, scoprendone il lato umano, lo invi-
26
ta a unirsi alla ribellione. L’autocisterna
arriva finalmente nelle Terre Verdi, ma i
fuggitivi scoprono che il tempo le ha trasformate in freddi, fangose paludi. Qui
Furiosa incontra le ultime sopravvissute
della sua civiltà, forti donne che si uniscono alla battaglia. Furiosa e Max comprendono che l’unica possibilità è quella
di tornare alla Cittadella e conquistarla,
essendo quasi tutti i Figli della Guerra
impegnati sul campo. Ha inizio così la
battaglia finale: dopo durissimi scontri,
innumerevoli uccisioni e sacrifici, Max riesce finalmente a uccidere Immortan Joe
e la compagnia a raggiungere la Cittadella e a liberarla. Furiosa sarà la nuova
imperatrice, mentre Max prosegue, solitario, per la sua strada.
sattamente trent’anni dopo il
capitolo conclusivo della trilogia
di Mad Max, il premio Oscar
George Miller decide di tornare nelle sale
proponendo un nuovo episodio della serie
cult degli anni Ottanta. Con un budget di
oltre centocinquanta milioni di dollari e
due grandi protagonisti come Tom Hardy
e Charlize Theron, la pellicola portava su
di se’ enorme aspettativa e gigantesche
attese. E non delude. Miller riesce, ancora
una volta, a costruire con immensa caparbietà un mondo post-nucleare dispotico
e repellente, paradossale, ma credibile,
incarnato perfettamente dal suo Signore,
l’Immortan Joe tanto disgustoso quanto
potente. Il regista australiano ci guida
tra le porte del palazzo reale per farci
scorgere la quotidianità dei Figli della
Guerra, plasmati nella cieca ubbidienza
e nel sacrificio, ma anche per mostrarci
dall’alto le condizioni del popolo, mutilato
e affamato, costretto al consenso attraverso il ricatto del bene primario: l’acqua.
E
Film C’è tuttavia nell’apparentemente perfetto
meccanismo del tiranno, una vite fuori
posto, un ingranaggio mal funzionante:
l’imperatrice Furiosa, mossa non soltanto
dalla voglia di vendetta, ma dalla più alta
speranza in un futuro diverso, migliore. Ed
è proprio il personaggio ben interpretato
da Charlize Theron a fare la differenza,
a essere reale protagonista, ancor di più
di colui che porta il nome della saga. Se
infatti il Max Rockatansky del talento Tom
Hardy è silenzioso, timido, a suo modo di-
Tutti i film della stagione
speratamente ironico, è Furiosa ad essere
la “dura” del film, una guerriera mutilata
nel fisico ma non nello spirito, inesorabile nella sua lotta e nella sua missione.
Partendo dunque da queste basi solide,
la pellicola si muove caoticamente in un
inseguimento paradossale e divertente,
una folle corsa per la libertà scandita
dall’entrata continua di nuove, pittoresche
bande che non può non ricordare, con le
dovute differenze, I Guerrieri della notte
di Walter Hill. Le esplosioni, gli assalti,
gli scontri sono la cornice di un’assurda
fauna di mostri disegnati nel dettaglio,
muniti di armi inimmaginabili e alla guida
di vetture futuristiche e antiche allo stesso tempo. Nell’insieme dunque, George
Miller riesce, nonostante un plot elementare, a non annoiare mai, a coinvolgere,
a divertire e far sorridere, insomma, ad
intrattenere, unendo, con successo, forma
e sostanza e stupendo una volta ancora.
Giorgio Federico Mosco
NOTTE AL MUSEO – IL SEGRETO DEL FARAONE
(Night at the Museum 3: Secret of the Tomb)
Stati Uniti, Gran Bretagna, 2014
Regia: Shawn Levy
Produzione: Shawn Levy, Chris Columbus, Mark Radcliffe per
21 Laps, 1492 Pictures, in associazione con TSG Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 28-1-2015; Milano 28-1-2015)
Soggetto: Robert Ben Garant (personaggi), Thomas Lennon
(personaggi), Mark Friedman, David Guion, Michael Handelman
Sceneggiatura: David Guion, Michael Handelman
Direttore della fotografia: Guillermo Navarro
Montaggio: Dean Zimmerman
Musiche: Alan Silvestri
Scenografia: Martin Whist
Costumi: Marlene Stewart
Effetti: The Moving Picture Company, Method Studios, Di-
L
ondra 1893. Sono in corso degli
scavi archeologici e il piccolo
Cecil, figlio del capo spedizione,
si imbatte in una tavola di Ahkmenrah; tavola che ha degli strani poteri e per questo
la popolazione autoctona mette in guardia gli archeologi che “la fine è vicina!”.
Siamo nel 2015 e il guardiano notturno
Larry Daley sta organizzando una serata
speciale per il museo. Ha invitato le autorità e tutti sono pronti per dare il meglio
di sé quando prendono vita: la scimmietta
Dexter, Teddy Roosevelt e la sua compagna indiana Sacajawea, i piccoli Jedediah
e Octavius, l’egiziano Ahkmenrah, Attila e
il primitivo Robert Fredericks. Sono tutti
pronti per la grande serata a effetti speciali
quando, a un tratto tutto va storto, perdono
il controllo di loro stessi e sembrano completamente impazziti. È colpa della tavola
che si sta riempiendo di una strana muffa e che dà loro vita. Così Larry si trova
a dover affrontare, oltre a questa terribile
emergenza che coinvolge i suoi amici del
museo, anche il figlio adolescente Nick.
Questo non vuole proseguire gli studi al
gital Domain, Cinesite, Lola Visual Effects, Zoic Studios
Interpreti: Ben Stiller (Larry Daley), Robin Williams (Teddy
Roosevelt), Owen Wilson (Jedediah), Steve Coogan (Octavius), Ricky Gervais (Dottor McPhee), Dan Stevens (Sir Lancillotto), Rebel Wilson (Tilly), Skyler Gisondo (Nick Daley),
Rami Malek (Ahkmenrah), Patrick Gallagher (Attila l’Unno),
Mizuo Peck (Sacajawea), Andrea Martin (Rose), Ben Kingsley (Merenkahre, padre di Ahkmenrah), Rachael Harris
(Madeline Phelps), Matt Frewer (Archibald Stanley), Mickey
Rooney (Gus), Dick Van Dyke (Cecil), Bill Cobbs (Reginald),
Anjali Jay (Shepseheret, madre di Ahk), Brennan Elliott (Robert Fredericks), Sophie Levy (Sophie), Patrick Sabongui
(Amir), Percy Hynes White (C.J Fredericks), Louriza Tronco
(Andrea), James Neate (Augustus)
Durata: 97’
college, vorrebbe solo prendersi un anno
sabatico e andare a fare il dj a Ibiza. Larry
quindi si reca dal suo capo, il direttore del
Museo di Storia Naturale di Manhattan, il
dottor McPhee, che gli racconta di essere
stato appena licenziato. Larry allora parla con Cecil, vecchio guardiano notturno
del museo e figlio del capo spedizione del
tempo, il quale ricorda la frase detta sulla
tavola dalla popolazione autoctona e gli
consiglia di andare a chiedere loro maggiori informazioni. Così Larry si reca da
McPhee e chiede un’ultima cortesia: di
poter portare la tavola con Ahkmenrah
al British Museum di Londra. Il capo è
un po’ confuso perché crede che gli effetti speciali di cui Larry e i suoi amici sono
esperti non possano essere causati esclusivamente dalla tavola. Una volta ricevuto
il permesso, Larry, il figlio e i suoi amici
si recano al British Museum dove incontrano la guardiana Tilly e sir Lancillotto,
il quale li aiuta a sconfiggere un triceratopo. Intanto Ted e Ottavio si perdono nella
ricostruzione di Pompei e vengono salvati
da Dexter. Anche la minaccia dell’enorme
27
serpente cinese viene sconfitta con il defibrillatore da Larry. Così una volta arrivati
dalla moglie di Ahkmenrah e da Merenkahre suo padre, si viene a sapere che la
tavola era stata fatta forgiare dal faraone
Merenkahre per il figlio e che può prendere
vita soltanto sotto il chiaro di luna. Il chiaro di luna è necessario per mantenere tutte le creature del museo in vita, senonché
la tavola viene rubata da sir Lancillotto,
convinto che sia il Santo Graal. Inizia così
una lotta contro il tempo per riprendersi la
tavola. Alla fine, dopo numerose disavventure, riescono nell’intento, il figlio di Larry
decide di continuare a studiare al college,
Larry a lasciare il suo impiego come guardiano notturno e i suoi amici all’unanimità
prendono una decisione importante: che
Ahkmenrah e la tavola rimangano a Londra, rinunciando così a prendere regolarmente vita ogni notte.
hawn Levy, dopo quasi dieci
anni dall’uscita del primo episodio di Una notte al museo,
chiude la famosa trilogia fantasy per
S
Film famiglie. Impreziosita dall’ultima apparizione di Robin Williams nei panni di Teddy
Roosevelt, suicidatosi l’11 agosto scorso
e da Mickey Rooney, morto durante la
produzione del film, nel film nel ruolo del
guardiano Gus, questa nuova avventura
non delude rispetto agli altri due episodi,
anzi. Il film approfondisce la capacità di
saper lasciare andare qualcosa di passato, a cui si è fortemente legati, come
fa Larry quando decide di lasciarsi alle
spalle l’impiego di guardiano notturno. Il
protagonista della trilogia passa quindi a
una fase di piena maturità come anche il
figlio in conclusione del film. L’idea che un
po’ disturba, a mio parere, è quella di rappresentare in maniera spettacolare, come
un circo, il museo e ciò che esso contiene.
Tutti i film della stagione
Ma nel complesso il film funziona: merito
di un cast di attori rodato che indossa i
costumi delle rivisitazioni di personaggi
storici con naturalezza che fa apparire
spontanei gli scambi di battute. Carino
ad esempio il cammeo di Hugh Jackman
con tanto di citazione di Wolverine. Con
l’attore australiano il regista ha girato insieme a Evangeline Lilly nel 2011 l’action
- fantasy Real Steel. Veramente geniale la
scena dell’inseguimento a sir Lancillotto
di Larry e di Teddy nel quadro Relativity,
litografia di Escher. Tra le tante presenze
ricordiamo quella di Ben Kingsley, di Dick
Van Dyck e della star di Downtown Abbey
Dan Stevens. Azzeccatissima anche la
paffutella Rebel Wilson nei panni della
guardiana del British Museum Tilly. Come
se non bastasse, lo stesso Ben Stiller si
lancia in un doppio ruolo, dando vita a Le’,
un uomo di Neanderthal che crede Larry
suo padre. L’inizio sembra un omaggio
alla saga di Indiana Jones e il finale si
conclude a sorpresa con un bacio che non
ci si aspetterebbe mai (un po’ fuori luogo
come anche la pipì che la scimmietta fa
sul modellino di Pompei per salvare i suoi
piccoli amici). Nonostante quindi qualche
pecca nella sceneggiatura ma con alcuni
momenti registicamente e scenograficamente brillanti, Una notte al museo 3, regala
al suo affezionato fandom una spensierata
commedia d’azione, una degna conclusione
per Larry e i suoi amici.
Giulia Angelucci
LEVIATHAN
(Leviathan)
Russia, 2014
Regia: Andrey Zvyagintsev
Produzione: Non Stop Production
Distribuzione: Academy Two
Prima: (Roma 7-5-2015; Milano 7-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Oleg Negrin, Andrey Zvyagintsev
Direttore della fotografia: Mikhail Krichman
Montaggio: Anna Mass
M
are di Barents, costa russa
settentrionale.
Kolia vive in un piccolo
centro con la seconda moglie Lilya, il figlio Roma avuto da un matrimonio precedente e gestisce un’autofficina presso cui
si servono praticamente tutti.
Musiche: Philip Glass
Scenografia: Andrey Ponkratov
Costumi: Anna Bartuli
Interpreti: Aleksei Serebryakov (Kolia), Elena Lyadova
(Lilya), Vladimir Vdovitchenkov (Dmitri), Roman Madyanov
(Vadim Cheleviat), Anna Ukolova (Angela), Alexey Rozin
(Pacha), Sergey Pokhodaev (Roma)
Durata: 140’
I problemi cominciano quando il sindaco del posto, Vadim Cheleviat, mette
l’occhio sulla piccola proprietà di Kolia,
situata davvero in una bella zona, pensando di espropriarla con quattro soldi
per avviare un fruttuoso progetto di speculazione edilizia nel coinvolgimento dei
28
potentati locali. Kolia rifiuta, il sindaco diventa più aggressivo e pretenzioso, passa
alle minacce assicurando guai per tutti se il
meccanico non si adatterà a ” ragionare”.
Visto come si stanno mettendo le cose,
Kolia fa venire da Mosca un suo vecchio
amico ed ex compagno d’armi, Dmitri,
ora valente avvocato nella capitale, perché lo aiuti a sistemare la questione.
Effettivamente all’inizio l’opera dell’avvocato sembra essere promettente perché il
dossier che Dmitri presenta al sindaco contiene una serie di prove dei suoi cattivi comportamenti amministartivi che non possono
certo essere messi in piazza: per evitare lo
scandalo, se proprio il sindaco desidera
proseguire sulla strada dell’esproprio della
proprietà contesa, deve fissare un indennizzo giusto e quindi alto per ripagare Kolia e
la sua famiglia di quanto gli sarà tolto.
Le cose però non vanno così perché ci
si mette di mezzo il diavolo: Lilya infatti
raggiunge l’avvocato nel suo albergo e
in quattro e quattr’otto ci va a letto; non
solo, la tresca è presto scoperta quando
i due sono visti insieme dal bambino di
amici durante un pic nic.
Film Lilya e Dmitri sono picchiati a sangue
da Kolia che però si riprende la moglie
a casa.
Subito dopo Dmitri è “prelevato” dal
sindaco e dai suoi sgherri e pestato brutalmente (ancora!) affinché receda dai
suoi propositi di denuncia sociale.
La svolta è bella e fatta: Dmitri è in
treno per tornare a Mosca sconfitto professionalmente e moralmente; Lilya si uccide gettandosi da una rupe dritta nell’oceano in tempesta; quando il suo corpo
viene trovato Kolia è accusato di omicidio
e così condannato a quindici anni di prigione.
Dopo l’affidamento del ragazzo di
Kolia, Roma, a una coppia di amici poliziotti, il sindaco provvede a demolire con
le ruspe la casa contesa e a dare il via
al progetto edilizio con la benedizione del
capo della chiesa ortodossa e degli affaristi locali.
ilm di grande approfondimento
e potente spessore che vuole
trovare radici in opere colossali
come la Bibbia, nel riesumare la figura
del povero Giobbe e con il seicentesco
Leviatano di Hobbes nell’affrontare il tema
della giustizia e della figura oppressiva e
invadente dello Stato.
Da una derivazione letteraria di così
gravosa importanza, il russo Zvyagintsev
F
Tutti i film della stagione
ha tratto un film pluripremiato (premio per
la sceneggiatura a Cannes 2014, Golden
Globe 2015 come migliore film straniero,
candidato all’Oscar 2015 come migliore
film straniero) che non ci sembra avesse
bisogno di antenati così illustri per dimostrare ciò che sappiamo tutti da tempo: la
corruzione e il violento sopruso del potere
istituzionale travestito da stato non ha
bandiera nè confini, mostrandosi uguale
a se stesso in ogni latitudine.
Qui la configurazione cinematografica
dello strapotere ossessivo e impunito del
regime dominante travalica ogni aspettativa ed è ampiamente giustificata da ciò
che il regista conosce bene della Russia
di Putin che sembra debba in pochi anni
ribaltare i settanta di impoverimento comunista senza però abbandonare gli aspetti
dell’autoritarismo zarista nè quelli della
tirannide staliniana.
Sotto quest’ottica, la fattura del film,
con personaggi abbastanza ovvi, ha un
impianto classico che mostra due punti
irrisolti e una soluzione che rappresenta
un vero e proprio valore aggiunto.
Il personaggio di Kolia non risulta
simpatico, trainante, positivo ma violento,
sprezzante, volgare, incapace di dominarsi; ovviamente parteggiamo per lui ma
con quanta fatica: ci siamo infatti chiesti
perché gli autori avessero voluto dare un
taglio così negativo a un personaggio che
dovrebbe coagulare il corale sostegno
degli spettatori.
Il personaggio dell’avvocato, poi, risulta
poco tratteggiato, quasi un punto interrogativo: scarno il suo contributo al dialogo
se non nel confronto col sindaco corrotto;
sembra poi non partecipare al caos suscitato dall’impiccio sessuale con la moglie
dell’amico, non commenta, non dice, non
si discolpa. Dopo essere stato picchiato e
diffidato dalla banda del sindaco se ne va
in treno sconfitto e scornato, senza un lamento, senza una pur artefatta spiegazione.
Straordinario invece il continuo paralellismo tra la violenza immorale delle azioni
degli uomini, la desolazione della loro arida
esistenza e la desolazione del paesaggio
che alterna onde nere di un mare gelido e
assassino a lande acquitrinose e cimiteriali
che accolgono carcasse di barche e scheletri di balene lì spiaggiate chissà quando:
davvero un approfondimento poetico di
forte impianto pittorico.
A tutto ciò aggiungiamo la raffigurazione terribile di una corrotta chiesa ortodossa
che, attraverso i suoi rappresentanti, copre
i suoi sporchi legami con i potentati locali
con vuote e retoriche prediche che esprimono solo un atteggiamento disumano e
privo di alcun conforto verso chi invece
avrebbe bisogno di tutt’altro.
Fabrizio Moresco
SCUSATE SE ESISTO
Italia, 2014
Regia: Riccardo Milani
Produzione: Fulvio e Federica Lucisano per Italian International Film con Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 20-11-2014; Milano 20-11-2014)
Soggetto: Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Furio Andreotti,
Ivan Cotroneo, Riccardo Milani
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Paola Cortellesi, Furio
Andreotti, Riccardo Milani
Direttore della fotografia: Saverio Guarna
S
erena Bruno è una brava ragazza nata in un paesino abruzzese,
Anversa, laureata in architettura con il massimo dei voti, ha preso un
master e conosce molte lingue straniere.
Dopo una serie di esperienze all’estero, lavora da anni a Londra, dove il suo
talento e la sua dedizione sono adeguatamente apprezzati. Ma la nostalgia di
Montaggio: Patrizia Ceresani
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Maurizio Leonardi
Costumi: Alberto Moretti
Interpreti: Paola Cortellesi (Serena Bruno), Raoul Bova (Francesco), Corrado Fortuna (Pietro), Lunetta Savino (Michela),
Cesare Bocci (Volponi), Marco Bocci (Nicola), Ennio Fantastichini (Dott. Ripamonti), Stefania Rocca (Maria), Timothy Martin (Jake), Francesco Tribuzio (Passeggero del treno)
Durata: 106’
casa è tanta, i rapporti umani non sono
il massimo e le manca il clima nostrano.
Così Serena decide di tornare in Italia,
ma il suo ritorno in patria non è tutto
rosa e fiori. A Roma non trova un impiego
nemmeno lontanamente paragonabile a
quello che aveva in Inghilterra e si arrabatta facendo diversi lavori ben al di sotto
delle sue capacità e competenze. La mat29
tina fa l’arredatrice presso il “Paradiso
della cameretta” e poi progetta cappelle
funerarie per ricchi cafoni, rimanendo
persino a piedi, perché le rubano il motorino. Durante l’ennesima nuova attività
professionale come cameriera, conosce il
bel Francesco, gestore del ristorante, separato con un figlio e desiderato da tutte
le donne. Anche lei infatti, come era pre-
Film vedibile, si innamora dell’affascinante
ristoratore, ma sotto la camicia non tutto è come sembra. Francesco è in realtà
omosessuale ed è per questo che è finito
il suo matrimonio. Tra i due, nonostante
un primo momento di conflitto, nasce un
bel rapporto, fatto di affetto e complicità,
tanto che la ragazza si trasferisce a casa
del ristoratore. L’uomo ha una vita sessuale vivace e tanti compagni occasionali. Tra gli amanti, quello preferito e con
cui Francesco instaura un legame speciale, è Nicola. Intanto Serena presenta
un progetto per rilanciare Corviale, uno
tra i quartieri più martoriati della capitale, famoso per droga e delinquenza.
Contrariamente alle previsioni il progetto viene approvato, ma alla presentazione Serena si trova di fronte a una società
prettamente maschilista, dove l’essere
donna diventa un vero intralcio. Così
fa credere di essere l’assistente dell’architetto Bruno Serena e Francesco deve
interpretare il ruolo, reggendole il gioco.
In un primo momento riescono a cavarsela con una videochiamata, poi invece
i due si trovano costretti a recitare la
parte di persona. Intanto la ex moglie di
Francesco gli affida il figlio e l’uomo si
rende conto che è il momento di rivelare
la verità riguardo la sua identità. Ma per
non traumatizzarlo troppo fa recitare a
Serena la parte della fidanzata. Intanto,
nell’azienda dove ha presentato il progetto, c’è un architetto, Pietro, che sembra essere interessato a lei. Il datore di
lavoro, il dottor Ripamonti, è un uomo
ricco che non riesce a fare un passo
senza l’aiuto dell’instancabile Michela,
la quale sfrutta tutte le sue abilità e la
sua adorazione al servizio di un uomo
incapace di dirigere un’azienda, che non
la contraccambia neanche. Il progetto
di riqualificazione “chilometro verde”
con cui Serena rilancia la sua vita è un
sospiro verso la sopravvivenza reale di
persone che vorrebbero degli spazi e una
vita migliore. Il desiderio della donna va
a scontrarsi però con un mondo del lavo-
Tutti i film della stagione
ro avverso alla meritocrazia femminile.
Disgustata dall’atteggiamento di subordinazione e sottomissione dei suoi colleghi, Serena confessa la sua identità e
apre gli occhi agli altri. Intanto Francesco recupera il suo rapporto con il figlio,
che da solo smaschera l’omosessualità
del padre. Serena e Pietro decidono di
mettersi insieme sia sentimentalmente
che professionalmente.
al regista di Benvenuto Presidente Riccardo Milani, una
nuova e divertente commedia
con protagonista la coppia consacrata
dal film Nessuno mi può giudicare. La
storia è una fotografia crudele, ma al
contempo divertente, sulla crisi dei giorni
nostri. I giovani non hanno speranza e per
emergere devono trasferirsi all’estero.
Commedia degli equivoci, che per una
volta non segue i percorsi tradizionali, ma
fa sì che il cuore sorpassi il dio denaro e
la ragione. Una scelta di sentimenti forte
che, purtroppo, spesso i ragazzi di oggi
non possono e non vogliono fare. Fuggire è spesso la soluzione più semplice,
ma che sia la meno dolorosa e quella
corretta non è dato saperlo. Sebbene
il plot sia abbondantemente già visto, il
team di sceneggiatori, che comprende
Paola Cortellesi, Giulia Calenda e Ivan
Cotroneo, lo adatta con intelligenza alla
realtà italiana. Milani, ispirandosi alla vicenda dell’architetto Guendalina Salimei
e al suo progetto su Corviale, che vinse
un concorso di riqualificazione, sembra
mettere tutti gli ingredienti al posto giusto,
con una regia pulita, l’attenta caratterizzazione dei personaggi secondari e l’analisi
della condizione del lavoro. Poi però alla
trama, già di per sé ricca e complessa, si
aggiunge una sottotrama che riguarda il
personaggio di Francesco e che attinge
a piene mani da film alla Ozpetek. La
pellicola così prende una direzione assai
nociva per la sua riuscita: la riduzione
a macchietta di un personaggio, fino a
quel momento riconoscibile e dignitoso.
D
30
Non è il tema dell’omosessualità in sé a
decretare questa deriva, ma il modo banale e già visto in cui è trattato. Scusate
se esisto! poteva essere riuscitissimo e
invece esagera, perdendo centro e direzione, quando sarebbe stato necessario
rimanere saldamente sul pezzo e fidarsi
del ritmo comico insito nella storia principale. Quel che è più amaramente ironico è
che Scusate se esisto! mette in ridicolo un
paese molto indietro per quel che concerne la meritocrazia. Attivo nel denunciare
l’abuso prettamente maschilista ricorrente
e quasi “normale” in Italia, che si discosta
da ciò che succede, invece, all’estero, e in
particolar modo a Londra, dove Serena ricopre un ruolo primario, impartendo anche
direttive, come giusto che sia, a uomini di
grado e titolo inferiore a lei. Purtroppo la
nostalgia per l’Italia e forse un pizzico di
risentimento e di orgoglio nel voler dimostrare il proprio valore anche nel proprio
paese spingono la protagonista a tornare.
Ciononostante il contraltare della protagonista, rappresentato dalla figura di Michela,
la “donna ombra” del boss, interpretata
con dolente ironia dalla sempre affidabile
Lunetta Savino, può essere vista come un
incentivo in più da tutte quelle donne che
hanno la voglia e le capacità per emergere
e far valere i loro diritti. A dimostrazione
che la passione e la caparbietà può potare
lontano. Paola Cortellesi è perfetta nei
panni del “cervello di ritorno”, un po’ goffa
alla Bridget Jones e adorabilmente fuori
luogo, mentre Raoul Bova si cala perfettamente nella parte sia per avvenenza, sia
perché riguardo i suoi gusti sessuali non
sembra andare molto lontano dalla realtà,
contrariamente a quanto l’alone di sex
symbol che gli hanno creato intorno possa
far immaginare. A completare il cast Ennio
Fantastichini, cinico e odioso al punto giusto nei panni del datore di lavoro, Corrado
Fortuna nel ruolo di Pietro e un cameo di
Stefania Rocca, nella parte dell’ex moglie
di Francesco.
Veronica Barteri
Film Tutti i film della stagione
2014
INDICE
DELL’ANNATA
INDICE
DEI FILM
A
A proposito di
Davis
40/127-128
Alabama Monroe –
Una storia d’amore
8/129
Alex Cross – La memoria
del killer
54/130-131
All Is Lost –
Tutto è perduto 32/127-128
Allacciate le cinture 31/127-128
Amazing Spiderman 2 (The) –
Il potere di Electro
12/129
American Hustle – L’apparenza
inganna
7/127-128
American Sniper
16/132
Amici come noi
35/129
Amore Bugiardo (L’)
52/132
Anime Nere
26/130-131
Anita B.
56/127-128
Annabelle12/130-131
Apes Revolution – Il pianeta
delle scimmie
8/130-131
Arance e martello
47/129
Arbitro (L’)
3/130-131
Asterix e il regno
degli dei
25/132
Asterix e Obelix al servizio di
sua Maestà
31/132
B
Beautiful Creatures: la
sedicesima luna
19/132
Bella e la bestia (La) 38/127-128
Belle & Sebastien 51/127-128
Belluscone. Una storia
siciliana
43/129
Birdman o l’imprevedibile virtù
dell’ignoranza
6/132
Blood17/132
Blue Jasmine
27/127-128
Buca (La)
14/130-131
Butler (The) – Un maggiordomo
alla Casa Bianca 3/127-128
Butterfly Room
(The)58/130-131
Captain America: The Winter
Soldier
42/127-128
Castello magico (Il) 32/130-131
Cha Cha Cha
51/132
Chef – La ricetta
perfetta
28/130-131
Cinquanta sfumature
di grigio
8/132
Colpa delle stelle
4/130-131
Colpi di fortuna
18/130-131
Come ammazzare
il capo 2
46/132
Comportamenti
molto… cattivi! 13/130-131
Counselor (The)
37/127-128
Cuccioli – Il paese
del vento
18/129
Gemma Bovery
55/132
Gente che sta bene
(La)
39/127-128
German Doctor (The) 40/129
Gigolò per caso
16/129
Giovane e bella
50/127-128
Giovane favoloso (Il) 2/130-131
Giver (The) – Il mondo di
Jonas
26/132
Godzilla10/129
Grande Match (Il) 21/127-128
H
Hansel e Gretel e la strega
della foresta nera 49/127-128
Hates – House at the End
of the Street
30/127-128
Hercules – Il guerriero30/30-131
Hunger Games – La ragazza
di fuoco
12/127-128
Hungry Hearts
13/132
D
Dallas Buyers Club 52/127-128
Dietro i candelabri 9/127-128
Dino e la macchina
del tempo
57/130-131
Disconnect36/127-128
Divergent37/129
12 anni schiavo
19/127-128
Dom Hemingway
34/129
Donna per amica
(Una)
43/127-128
Drift – Cavalca
l’onda
56/130-131
Due giorni, una notte
40/132
Due vie del destino (Le) –
The Railway Man 22/130-131
Due volti di gennaio
(I)
37/130-131
I
Iceman (The)
33/132
Ida47/127-128
I, Frankenstein
15/127-128
Imitation Game (The)
2/132
Intrepido (L’)
44/129
Io sto con la sposa 45/130-131
J
E
…E fuori nevica
23/130-131
English Teatcher (The) 33/129
Epic – Il mondo segreto 3/132
Esp 2 – Fenomeni
paranormali
14/132
Exodus – Dei e Re
32/132
Father and Son
Frances Ha
Fratelli unici
Fuga di cervelli
22/127-128
33/130-131
29/130-131
31/129
N
Jimi – All Is By
My Side
49/130-131
Jimmy Bobo – Bullet
To the Head
12/132
Jimmy P.
46/127-128
Joe40/130-131
Just Like a Woman
27/132
K
O
24/132
Oculus4/129
Oldboy8/127-128
Onirica – Field of Dogs 27/129
P
Last Vegas
35/127-128
Leggi del desiderio (Le) 4/132
Lego Movie (The)
21/129
Lei17/129
Locke30/129
Look of Silence
G
Gabrielle – Un amore
fuori dal coro
Madre (La)
21/132
Maldamore59/127-128
Maleficent42/129
Marsupilami20/132
Matrimonio da favola
(Un)
19/129
Ma tu di che segno 6? 57/132
Maze Runner –
Il labirinto
10/130-131
Mercenari 3 (I) –
The Expendables
46/129
Milione di modi per morire
nel West (Un)
17/130-131
Mister Morgan
20/129
Moglie del cuoco
(La)
51/130-131
Moglie del sarto (La)
5/129
Moliere in bicicletta 44/127-128
Monters University 55/130-131
Monuments Men
14/129
Mossa del pinguino
(La)
32/130-131
L
C
C’era una volta
un’estate
59/130-131
Capitale umano (Il) 7/130-131
M
Nebraska60/127-128
Nessuno mi pettina
bene come il vento
40/129
Noah6/129
Noi 4
57/127-128
Nome del figlio (Il)
28/132
Non dico altro
32/129
Nostra terra (La)
38/130-131
Notte in giallo (Una)39/130-131
Kiki – Consegne a
domicilio
F
(The)
52/130-131
Looper – In fuga dal
passato
5/132
Lovelance13/129
Lucy42/130-131
48/132
31
Padre vostro
43/132
Pane e burlesque
4/129
Parental Guidance 60/130-131
Party Girl
20/130-131
Pazze di me
54/132
Film Perez50/130-131
Philomena2/127-128
Pinuccio Lovero – Yes
I Can
12/129
Pompei62/127-128
Presto farà giorno 58/127-128
Pretore (Il)
9/129
Pride41/132
Q
Quando c’era
Berlinguer
4/127-128
Quel che sapeva Maisie 50/132
R
Ragazzo invisibile (Il) – 38/132
Regno d’inverno (Il) –
Winter Sleep
46/130-131
Repairman (The)
42/132
Resta anche
domani
47/130-131
RoboCop5/127-128
Rompicapo a
New York
21/130-131
S
Saving Mr. Banks 26/127-128
Se chiudo gli occhi
non sono più qui 35/130-131
Sedia della felicità (La) 2/129
Segnato (Il)
20/127-128
Segreti di Osage
County (I) –
25/127-128
Sei mai stata sulla luna?53/132
Selma – La strada
della libertà
30/132
Sex Tape – Finiti
in rete
43/130-131
Sguardo di Satana (Lo) –
Carrie
48/127-128
Shaun, vita da pecora 35/132
Si accettano miracoli
58/132
Si alza il vento
25/130-131
Sin City – Una donna
per cui uccidere 6/130-131
Smetto quanto
voglio
10/127-128
Sogni segreti di Walter
Mitty (I) – 7/127-128
Solo gli amanti
sopravvivono
34/129
Song ‘e Napule
36/129
Sotto una buona
stella
61/127-128
Spiders 3D
63/127-128
St. Vincent
10/132
Still Alice
49/132
Still Life
56/127-128
Storia d’ìnverno
34/127-128
T
Tango Libre
54/127-128
Tarzan 3D
18/127-128
Teoria del tutto (La)
45/132
Tutti i film della stagione
Terzo Tempo (Il)
31/130-131
Thor – The Dark
World
19/130-131
Ti ricordi di me?
29/129
Ti sposo ma non troppo 38/129
Titeuf – Il film
11/132
Tracks – Attraverso
il deserto
28/129
Trascendence34/130-131
Trattativa (La)
16/130-131
300 – L’alba di
un impero
14/127-128
Turner23/132
Tutta colpa del vulcano
41/130-131
Tutta colpa di Freud29/127-128
Tutto molto bello
15/130-131
Tutto sua madre
42/129
Annabelle12/130-131
Astérix et Obélix: Au Service
de Sa Majesté
31/132
Astérix: Le Domaine
des dieux
25/132
August: Osage
County
25/127-128
B
Beautiful Creatures
19/132
Behaving Badly
13/130-131
Behind the
Candelabra
9/127-128
Belle & la bête (La) 38/127-128
Belle et Sebastien 51/127-128
Birdman or (The Unexpected
Virtue of Ignorance) 6/132
Blood17/132
Blue Jasmine
27/127-128
Book Thief (The) 33/127-128
Broken Circle Breakdown
(The)
8/129
Bullet to the Head
12/132
Butler (The)
3/127-128
Butterfly Room
(The)
58/130-131
U
Unbroken34/132
Undici settembre 1683 9/132
V
Venditore di medicine (Il)39/129
Venere in pelliccia 23/127-128
Vinodentro36/130-131
Violinista del
diavolo (Il)
55/127-128
Viviane36/132
C
Captain America: The
Winter Soldier
42/127-128
Carrie48/127-128
Casse-tête chinois 21/130-131
Chef28/130-131
Counselor (The)
37/127-128
W
Walking on
Sunshine
53/130-131
Wolf of Wall Street
(The)
16/127-128
D
Dalls Buyers Club 52/127-128
Dawn of the Planet of
the Apes
8/130-131
Deaux jours, une nuit 40/132
Devill’s Violinist
(The)
55/127-128
Dino Time
57/130-131
Disconnect36/127-128
Divergent37/129
Dom Hemingway
34/129
Drift56/130-131
X
X Men: i giorni di
un futuro passato
3/129
Z
Zuppa del demonio
(La)
24/130-131
TITOLI
ORIGINALI
A
Alceste à bicyclette 44/127-128
Alex Cross
54/130-131
All Is Lost
32/127-128
Amazing Spider-Man
2 (The)
12/129
American Hustle
7/127-128
American Sniper
16/132
A Million Ways to Die
the West
17/130-131
Gabrielle48/132
Garçon et Guillaume, à table!
(Les)
42/129
Gemma Bovery
55/132
Gett le process de
Viviane Amsalem
36/132
Giver (The)
26/132
Godzilla10/129
Gone Girl
52/132
Grave Encounters 2
14/132
Grudge Match
21/127-128
H
Hansel & Gretel Get
Baked
49/127-128
Her17/129
Hercules30/130-131
Horrible Boss 2
46/132
House at the End of
the Street
30/127-128
House of Magic
(The)
32/130-131
Hunger Games (The):
Catching Fire
12/127-128
I
Iceman (The)
33/132
Ida47/127-128
If I Stay
47/130-131
I, Frankenstein
15/127-128
Imitation Game (The)
2/132
Inside Llewyn Davis40/127-128
J
Jeune & jolie
50/127-128
Jimi: All Is by My
Side
49/130-131
Jimmy P. – Psychotherapy of
a Plains Indian 46/127-128
Joe40/130-131
K
English Teacher (The) 33/129
Enough Said
32/129
Epic3/132
Exodus: Gods and Kings32/132
Expendables 3 (The)
46/129
Eyjafjallajökull41/130-131
Kaze tachinu
Kis uykusu
Fading Gigolo
16/129
Fault in Our Stars
(The)
4/130-131
Field of Dogs
27/129
Fifty Shades of Grey
8/132
18/132
33/130-131
G
E
F
32
Floquet de Neu
Frances Ha
25/130-131
46/130-131
L
Last Love
20/129
Last Vegas
35/127-128
Lego Movie (The)
21/129
Locke30/129
Look of Silence
(The)
52/130-131
Looper5/132
Lovelace13/129
Lucy42/130-131
Film M
Majo no takkyûbin
24/132
Maleficent42/129
Mama21/132
Maze Runner (The) 10/130-131
Monsters University 55/130-131
Monuments Men (The) 14/129
Mr. Turner
23/132
Tutti i film della stagione
Empire
14/127-128
Titeuf, le film
11/132
Tracks28/129
Trascendence34/130-131
12 Years a Slave 19/127-128
Two faces of January37/130-131
U
Unbroken34/132
N
V
Nebraska60/127-128
Noah6/129
Vénus à la fourrure
(La)
23/127-128
O
W
Oculus4/129
Oldboy8/127-128
On a faille être
amies
51/130-131
Only Loves Left Alive
34/129
P
Paranormal Activity: The
Marked Ones
20/127-128
Parental Guidance 60/130-131
Party Girl
20/130-131
Philomena2/127-128
Pompei62/127-128
Pride41/132
Wakolda40/129
Walk of Shame
39/130-131
Walking on
Sunshine
53/130-131
Way Way Back
(The)
59/130-131
What Maisie Knew
50/132
Winter’s Tale
34/127-128
Wolf of Wall Street
(The)
16/127-128
C
H
Ceylan Nuri Bilge 46/130-131
Chabat Alain
20/132
Chandor J.C.
32/127-128
Chappuis Philippe (Zep) 11/132
Ciprì Daniele
14/130-131
Clichy Louis
25/132
Clooney George
14/129
Coen Ethan
40/127-128
Coen Joel
40/127-128
Coffre Alexandre 41/130-131
Cohen Rob
54/130-131
Costanzo Saverio
13/132
Curran John
28/129
Cutler R.J.
47/130-131
Hancock John Lee 26/127-128
Hayao Miyazaki
25/130-131
Hill Walter
12/132
Holofcener Nicole
32/129
Hughes Patrick
46/129
Daniels Lee
3/127-128
Dardenne Jean-Pierre 40/132
Dardenne Luc
40/132
De Angelis Edoardo50/130-131
Degruson Jeremy 32/130-131
Del Grande Gabriele45/130-131
Del Monte Peter
40/129
Desplechin Arnaud 46/127-128
DuVernay Ava
30/132
X Men: Days of Future Past
3/129
R
INDICE
DEI REGISTI
I
Iñarritu Alejandro
Gonzáles
6/132
J
Johnson Rian
Jolie Angelina
Jonze Spike
Journey Duane
5/132
34/132
17/129
49/127-128
K
Kafka John
Klapisch Cédric
Kloos Reinhard
Knight Steven
Kore-Eda Hirokazu
57/130-131
21/130-131
18/127-128
30/129
22/127-128
E
L
S
A
Saving Mr. Banks 26/127-128
Secret Life of Walter
Mitty (The)
17/127-128
Selma30/132
Sex Tape
43/130-131
Shaun the Sheep Movie 35/132
Sin City: A Dame to Kill
For
6/130-131
Soshite chichi ni naru22/127-128
Spiders63/127-128
Still Alice
49/132
Still Life
56/127-128
St. Vincent
10/132
Sur la piste du
Marsupilami
20/132
Svecenikova djeca
43/132
Agugliano Antonio 45/130-131
Al Nassiry Khaled
Soliman
45/130-131
Allen Woody
27/127-128
Amachoukeli Marie 20/130-131
Amelio Gianni
44/129
Amendola Claudio 32/130-131
Amini Hossein
37/130-131
Anderson Paul W.S.62/127-128
Andres Sean
46/132
Archambault Louise
48/132
Archibugi Francesca
28/132
Aronofsky Darren
6/129
Artale Enrico Maria 31/130-131
Astier Alexander
25/132
Eastwood Clint
Edwards Gareth
Elkabetz Ronit
Elkabetz Shlomi
Epstein Rob
Faenza Roberto
56/127-128
Favreau Jon
28/130-131
Faxon Nat
59/130-131
Federici Alessio Maria
29/130-131
Ferlito Giuseppe
58/127-128
Ferrario Davide
24/130-131
Fickman Andy
60/130-131
Fincher David
52/132
Flanagan Mike
4/129
Fontaine Anne
55/132
Fonteyne Frédéric 54/127-128
Frears Stephen
2/127-128
Friedman Jeffrey
13/129
B
Ball Wes
Base Giulio
Baumbach Noah
Beattle Stuart
Besson Luc
Bianchi Diego
Boone Josh
16/132
19/129
36/132
36/132
13/129
F
T
Tango Libre
54/127-128
Tarzan 3D
18/127-128
Theory of Everything
(The)
45/132
Thor: The Dark World19/130-13
300: Rise of an
Garrick Tim
13/130-131
Genovese
Paolo
29/127-128, 53/132
Giva Max
53/130-131
Glatzer Richard
49/132
Goldsman Akiva
34/127-128
Gordon Green David40/130-131
Guzzanti Sabina
16/130-131
D
X
Railway Man (The) 22/130-131
RoboCop5/127-128
Bouchared Rachid
27/132
Bresan Vinko
43/132
Brill Steven 39/130-131, 43/130-131
Brizzi Fausto
54/132
Bruni Francesco
57/127-128
Burger Claire
20/130-131
Burger Neil
37/129
Burton Mark
35/132
10/130-131
9/129
33/130-131
15/127-128
42/130-131
47/129
4/130-131
G
Gallienne Guillaume
42/129
Gans Christophe 38/127-128
33
LaGravenese Richard 19/132
Lando Enrico
35/129
Landon Christopher 20/127-128
Lawrence Francis 12/127-128
Lee Spike
8/127-128
Le guay Philippe
44/127-128
Leigh Mike
23/132
Leonetti John R.
12/130-131
Le Ny Anne
51/130-131
Longoni Angelo
59/127-128
Lord Phil
21/129
M
MacFarlane Seth 17/130-131
Majewski Lech
27/129
Manetti Antonio
36/129
Manetti Marco
36/129
Manfio Sergio
18/129
Manfredonia Giulio 38/130-131
Maresco Franco
43/129
Marsh James
45/132
Martinelli Renzo
9/132
Martone Mario
2/130-131
Mazzacurati Carlo
2/129
McGehee Scott
50/132
McKay Chris
21/129
Film McQueen Steve
Melfi Ted
Mezzapesa Pippo
Miller Christopher
Miller Frank
Mitton Paolo
Miyazaki Hayao
Morabito Antonio
Moroni Vittorio
Muccino Silvio
Munzi Francesco
Murphy Nick
Murro Noam
Muschietti Andres
19/127-128
10/132
12/129
21/129
6/130-131
42/132
24/132
39/129
35/130-131
4/132
26/130-131
17/132
14/127-128
21/132
N
Nettelbeck Sandra
20/129
Nott Ben
56/130-131
Noyce Phllip
26/132
O
O’Neill Morgan
Oppenheimer
Joshua
Ozon François
Özpetek Ferzan
56/130-131
52/130-131
50/127-128
31/127-128
P
Padiha José
5/127-128
Parenti Neri18/130-131, 57/132
Pasquini Dania
53/130-131
Patierno Francesco 39/127-128
Pawlikowski Pawel 47/127-128
Payne Alexander 60/127-128
Peirce Kimberly
48/127-128
Percival Brian 33/127-128
Pfister Wally
34/130-131
Pignotta Gabriele
38/129
Pliquin John
14/132
Polanski Roman
23/127-128
Puenzo Lucía
40/129
R
Rash Jim
59/130-131
Ratner Brett
30/130-131
Ravello Rolando
29/129
Reeves Matt
8/130-131
Ridley John
49/130-131
Risi Marco
51/132
Rodriguez Robert
6/130-131
Rose Bernard
55/127-128
Rubin Henry-Alex 36/127-128
Ruffini Paolo31/129, 15/130-131
Russell David O.
7/127-128
Russo Anthony
42/127-128
Russo Joe
42/127-128
Tutti i film della stagione
Salvatores Gabriele
38/132
Scaglione Massimo
5/129
Scanlon Dan
55/130-131
Schaer Andréas G.
18/132
Scorsese Martin
16/127-128
Scott Ridley37/127-128, 32/132
Segal Peter
21/127-128
Shepard Richard
34/129
Siani Alessandro
58/132
Sibilia Sydney
10/127-128
Siegel David
50/132
Singer Bryan
3/129
Soderbergh Steven 9/127-128
Starzack Richard
35/132
Stassen Ben
32/130-131
Stiller Ben
17/127-128
Stromberg Robert
42/129
Zisk Craig
Zucca Paolo
INDICE
DEGLI AUTORI
A
Angelucci Giulia 3/129, 31/129,
4/130-131, 32/130-131, 32/130131,
39/130-131,
54/130131, 55/130-131, 56/130-131,
57/130-131, 58/130-131, 59/
130-131, 60/130-131, 3/132,
5/132, 9/132, 11/132, 12/132,
14/132, 17/132, 18/132, 19/132,
20/132, 21/132, 24/132, 27/132,
31/132, 51/132, 54/132
T
Takács Tibor
Taylor Alan
19/130-131
Taylor-Johnson Sam
8/132
Tempesta Manuela
4/129
Teplitzky Jonathan 22/130-131
Theis Samuel
20/130-131
Tirard Laurent
31/132
Tonderai Marc
30/127-128
Turteltaub Jon
35/127-128
Turturro John
16/129
Tyldum Morten
2/132
B
Barteri Veronica 5/127-128, 9/
127-128, 15/127-128, 17/127128, 43/127-128, 51/127-128,
61/127-128, 14/130-131, 23/
130-131, 24/130-131, 30/130131, 46/130-131, 47/130-131,
50/130-131, 53/130-131, 10/
132, 23/132, 36/132, 53/132,
58/132
Bartoni Elena 3/127-128, 10/127128, 12/127-128, 21/127-128,
27/127-128, 29/127-128, 30/
127-128, 31/127-128, 48/127128, 44/127-128, 52/127128, 14/129, 17/129, 44/129,
21/130-131, 43/130-131, 28/
132, 34/132, 38/132, 40/132,
41/132, 46/132
V
Vallée Jean-Marc
52/27-128
Van Groeningen Felix
8/129
Vanier Nicolas
51/127-128
Vanzina Carlo
19/129
Veltroni Walter
4/127-128
Verdone Carlo
61/127-128
Veronesi Giovanni 43/127-128
Vicentini Orgnani
Ferdinando
36/130-131
D
V
Virzì Paolo
Vromen Ariel
33/129
3/130-131
Dell’Aquila Marianna 3/130-131
Di Giorgio Davide 61/132, 62/
132, 63/132
7/130-131
33/132
G
W
Warchus Matthew
41/132
Webb Marc
12/129
Wedge Chris
3/132
Wells John
25/127-128
Westmoreland Wash
49/132
Giovanna Barreca 64/132
Giovannini Cristina 37/127-128
Grasselli Silvio 6/129, 34/130131, 4/132, 26/132, 42/132,
43/132, 48/132, 50/132, 60/
132
Y
M
Yoon-Suk Choi
57/130-131
S
Z
Salemme Vincenzo 23/130-131
Zarantonello Jonathan 58/130-131
Mandolini Elena 18/127-128,
34/127-128, 39/127-128, 42/
127-128, 55/127-128, 56/127128, 58/127-128, 59/127-128,
60/127-128, 62/127-128, 4/
129, 5/129, 9/129, 10/129,
34
12/129, 13/129, 38/129, 39/
129, 40/129, 42/129, 47/129,
8/130-131, 10/130-131, 12/
130-131, 15/130-131, 18/130131, 20/130-131, 22/130-131,
28/130-131, 29/130-131, 31/
130-131, 35/130-131, 36/130131, 38/130-131, 40/130-131,
51/130-131, 2/132, 8/132,
13/132, 35/132, 45/132
Moresco Fabrizio 2/127-128, 7/
127-128, 8/127-128, 14/127128, 19/127-128, 22/127128, 23/127-128, 25/127-128,
32/127-128, 33/127-128, 35/
127-128, 38/127-128, 47/127128, 50/127-128, 56/127-128,
57/127-128, 2/129, 8/129,
16/129, 20/129, 30/129, 34/
129, 43/129, 43/129, 2/130131, 7/130-131, 16/130-131,
26/130-131, 45/130-131, 52/
130-131, 6/132, 16/132, 32/
132, 49/132, 55/132
Mosco Giorgio Federico46/129,
6/130-131, 17/130-131, 33/
130-131, 37/130-131, 42/130131, 49/130-131, 25/132,
30/132, 33/132, 52/132, 57/
132
P
Piano Francesca 13/130-131,
19/130-131, 25/130-131, 41/
130-131
S
Sonno Enrico 4/127-128, 16/
127-128, 20/127-128, 26/127128, 36/127-128, 46/127-128,
48/127-128, 49/127-128, 54/
127-128, 63/127-128, 4/129,
12/129, 27/129, 28/129, 32/
129, 33/129, 34/129, 37/129,
40/129
V
Vergerio Flavio 62/130-131, 60/
132, 62/132
TUTTO
FESTIVAL
A
Pesaro 2014
Venezia 2014
62/130-131
68/132
Film Tutti i film della stagione
MIA MADRE
Italia, Germania, Francia, 2015
Regia: Nanni Moretti
Produzione: Nanni Moretti, Domenico Procacci, Jean Labadie per Sacher Film, Fandango, Le Pacte, Rai Cinema, Arte
France Cinéma
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 16-4-2015; Milano 16-4-2015)
Soggetto: Gaia Manzini, Nanni Moretti, Valia Santella, Chiara
Valerio
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia
Santella
Direttore della fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Clelio Benevento
Scenografia: Paola Bizzari
M
argherita, regista di successo anche se in crisi creativa,
è alle prese, come se non bastasse il suo abituale stato di nevrosi, con
una serie di problemi: la direzione del suo
film molto impegnato e dal tema particolarmente attuale e doloroso, cioè la rivolta
degli operai di una fabbrica che sta diventando di proprietà straniera con le relative
conseguenze di tagli e licenziamenti; la
gestione del suo protagonista americano,
Barry Huggins, capriccioso e inconcludente che alla fine svelerà anche lui i suoi problemi; le difficoltà di rapporto con la figlia
adolescente (vive con il padre da cui Margherita è separata); la fine amara e quasi
senza motivo del suo ultimo rapporto sentimentale; la malattia di sua madre Ada,
ex insegnante di latino e greco nei licei (e
maestra illuminata a casa con la sua amatissima nipote), ora ricoverata in ospedale
con una brutta crisi cardiorespiratoria che
non fa presagire niente di buono.
Margherita è aiutata da suo fratello
Giovanni, ingegnere, che ha rinunciato al
suo lavoro per dedicarsi completamente
all’assistenza di sua madre e da cui lei
si sente molto sostenuta affettuosamente
e praticamente nell’affrontare i suoi problemi quotidiani professionali e affettivi
e soprattutto, la situazione dolorosissima
della malattia di Ada.
Le giornate di Margherita proseguono convulsamente, soprattutto perché lei
non riesce a tenere il filo degli eventi sotto controllo, a cominciare dal suo film, la
cui lavorazione è sempre più ardua per le
continue defaillances del divo americano
che le è stato affidato sul set.
Sua madre sta sempre peggio, Giovanni cerca di farglielo capire, ma il
Costumi: Valentina Taviani
Interpreti: Margherita Buy (Margherita), John Turturro (Barry
Huggins), Giulia Lazzarini (Ada), Nanni Moretti (Giovanni),
Beatrice Mancini (Livia), Stefano Abbati (Federico), Enrico
Ianniello (Vittorio), Anna Bellato (Attrice), Tony Laudadio
(Produttore), Lorenzo Gioelli (Interprete), Pietro Ragusa
(Aiuto regista), Tatiana Lepore (Segretaria di edizione), Monica Scamassa (Medico), Vanessa Scalera (Infermiera), Davide Iacopini (Impiegato Elgi), Rossana Mortara (Ex alunna),
Antonio Zavatteri (Ex alunno), Camilla Semino Favro (Margherita giovane), Domenico Diele (Giorgio), Renato Scarpa
(Luciano)
Durata: 106’
dolore di questa perdita che si sta avvicinando è per Margherita davvero troppo
grande e non sa come prepararsi ad affrontarla; è afflitta da incubi notturni che
insieme ai suoi ricordi, pur belli, della sua
giovinezza con sua madre, non l’aiutano
a mantenere la padronanza delle proprie
giornate.
Alla fine Ada muore; per Margherita
e Giovanni il dolore è immenso, confuso
e coperto dai gesti e dalle azioni obbligatorie che si compiono in situazioni di
questo genere.
Restano i libri di Ada a testimoniare
una vita intensa di passione e cultura e
che Giovanni e Margherita sfiorano con
le mani per ravvivare e fortificare contemporaneamente i ricordi chiedendosi entrambi cosa possa restare di tutto questo.
oretti ha smesso da tempo di
occuparsi del disagio della sua
generazione, della conflittualità
dei rapporti con la famiglia e della impossibilità di raggiungere con l’amicizia e
l’amore quell’assoluto totalizzante sempre
ricercato come irrinunciabile e incorruttibile
scelta morale.
Ora è come se avesse trasformato la
sua rabbiosa ricerca degli anni giovanili in
solitudine, consapevole che la dimensione
che più gli si adatta da qualche anno è di accettare in pieno le proprie contraddizioni, la
propria inidoneità, la propria inadeguatezza.
Di tutto questo, però, Moretti ha paura
come se potesse consolidarsi nella costituzione ufficiale di un fallimento, oppure
perché rappresenta già di per sé la constatazione di una sofferenza, troppo forte
da gestire, troppo gravosa da sopportare.
Qualè la via d’uscita, o almeno il modo
M
35
per esorcizzare questa situazione perché
non si tramuti nella sterilità di uno stallo
improduttivo? Lo sdoppiamento, per tenere
lontano da sé questo se stesso che fa
soffrire e all’occasione metterlo da parte.
Già in Habemus Papam abbiamo
visto Moretti sdoppiarsi nella figura del
papa eletto che rappresentava il massimo
dell’incapacità, il culmine malinconico del
tradimento di una persona priva ormai di
ogni certezza e in quella dello psicoanalista del tutto inidoneo (anche lui!) ad aiutare
questo papa in pectore a tal punto intimorito e che papa non voleva proprio essere.
Qui è lo stesso, anzi lo stratagemma
ha fatto un passo in avanti perché il tema è
ancora più atroce, la perdita della madre, di
fronte a cui Moretti non è proprio in grado
di costituirsi come personaggio e allora lo
sdoppia affidando se stesso alla sua alter
ego, la regista Margherita, la dolcissima
Margherita Buy, ormai la prima delle nostre attrici, grande nell’esprimere quelle
angosce struggenti, quelle incompletezze
e quelle paure, compagne del male di
vivere di tutti noi.
Dicevamo un passo in avanti perché
la regista, in ossequio ai canoni recitativi
dell’impostazione brechtiana, raccomanda
in continuazione ai suoi attori di non immedesimarsi nel personaggio ma di recitare
“standogli a fianco”, cosa che neanche lei
sa bene in fin dei conti cosa voglia dire...
È la soluzione bella e fatta per Moretti
che si mette a fianco di Margherita per
caricarle il fardello di tutte le sue ingestibili
pene riservando per sè quelle del fratello
Giovanni che “insegna” alla sorella come
contenere la sofferenza in una distanza
affettuosa e rarefatta, resa così più fattibile
da sopportare.
Film Naturalmente stiamo parlando di un
film, di un film di Moretti per di più, che
è impossibile catalogare in facili spazi
psicoanalitici e nella linitatezza di aspetti
solo intimistici.
È un film e Moretti ha piacere di farlo il
cinema: impossibile quindi non ricordare in
occasione della conferenza stampa in cui
Tutti i film della stagione
Margherita presenta le linee fondamentali
di quello che dovrà essere la sua pellicola,
la conferenza stampa felliniana (8 1/2) in cui
il povero Marcello oppresso dalle insistenti
ottusità dei giornalisti è tentato addirittura di
uccidersi con un colpo di pistola; lì un angoscioso senso di morte tocca il suo acme
alla fine di un percorso di sterilità, prima che
Marcello rivaluti il significato dell’esistenza
riconducibile alla forza e all’incanto di una
festa; qui, gli anni sono passati, una regista
in crisi professionale e personale non pensa più di uccidersi ma resta annichilita, in
una statuarietà mortuaria d’impossibilità a
esprimersi e rispondere che conferisce alle
inquadrature del film di oggi un non minore
senso di disumana sofferenza.
Ancora un altro tributo allo spettacolo (senza dimenticare la parte ingrata
e difficile che Turturro porta avanti con
intelligente e sensibile abnegazione) è
costituito dal ruolo della madre affidato
a Giulia Lazzarini, una delle grandi interpreti del nostro grande teatro da Strehler
a Ronconi, davvero un asso tirato fuori
dal cilindro di Moretti (per questo è un
grande uomo di spettacolo non solo nel
mettere su uno schermo l’espressione del
disagio esistenziale): la concentrazione
professionale di questa attrice unita alla
sua emotività dolcissima, spezzettata da
scoppi d’impeto e di umana disperazione
è stato un grande regalo per chi considera
la parola “stile” una costante obbligatoria e
consapevole per tutti coloro che occupano
uno spazio nel mondo dell’arte scenica.
Fabrizio Moresco
HUNGER GAMES – IL CANTO DELLA RIVOLTA – PARTE 1
(The Hunger Games – Mockingjay – Part 1)
Stati Uniti, 2014
Regia: Francis Lawrence
Produzione: Color Force, Lionsgate
Distribuzione: Universal Pictures Intenational
Prima: (Roma 20-11-2014; Milano 20-11-2014)
Soggetto: dal romanzo di Suzanne Collins
Sceneggiatura: Peter Craig, Danny Strong
Direttore della fotografia: Jo Willems
Montaggio: Mark Yoshikawa, Alan Edward Bell
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Philip Messina
Costumi: Kurt Swanson, Bart Mueller
Effetti: Rising Sun Pictures, Double Negative, Gentle Giant
Studios Inc.
Interpreti: Jennifer Lawrence (Katniss Everdeen), Josh
L
a fortunatissima saga di Hunger
Games è arrivata al suo capitolo finale, o meglio alla prima
parte del suo epilogo.
Hunger Games: Il canto della rivolta
– Parte I comincia da dove si era interrotto il film precedente. Katniss Everdeen
si risveglia dopo essere stata prelevata in
stato di semi incoscienza nel Distretto 13
Hutcherson (Peeta Mellark), Liam Hemsworth (Gale Hawthorne), Woody Harrelson (Haymitch Abernathy), Elizabeth Banks
(Effie Trinket), Julianne Moore (Presidente Alma Coin), Philip Seymour Hoffman (Plutarch Heavensbee), Jeffrey Wright
(Beetee), Sam Claflin (Finnick Odair), Jena Malone (Johanna
Mason), Stanley Tucci (Caesar Flickerman), Donald Sutherland (Presidente Snow), Toby Jones (Claudius Templesmith),
Willow Shields (Primrose Everdeen), Wes Chatham (Castor),
Natalie Dormer (Cressida),Gwendoline Christie (Comandante
Lyme), Robert Knepper (Antonius), Michelle Forbes (Tenente
Jackson), Stef Dawson (Annie Cresta), Mahershalalhashbaz
Ali (Boggs), Elden Henson (Pollux), Evan Ross (Messalla),
Patina Miller (Comandante Paylor)
Durata: 123’
dopo aver annientato per sempre i Giochi. Ma la lotta per la sopravvivenza va
intensificandosi, Katniss si è risvegliata
in un mondo sconvolgente: il Distretto
13, centro della resistenza e della ribellione, è un luogo oscuro, sotterraneo, in
apparenza raso al suolo. La ragazza viene
nominata da Plutarch Heavensbee, esperto in comunicazione, e dalla Presidente
36
del Distretto Alma Coin come simbolo
della ribellione ma, la Ghiandaia Imitatrice rifiuta l’offerta perché ancora scossa dagli ultimi eventi. La presidentessa
Coin decide di lasciare tempo a Katiniss
per decidere di accettare la proposta di
rappresentare i ribelli. Poi, su consiglio
di Plutarch, la spedisce nel Distretto 12
che è stato trasformato in macerie. La
Film ragazza rimane scioccata dalla visione
della devastazione dopo l’attacco di Capitol City. Si reca nella sua casa rimasta
intatta e, dopo aver recuperato alcuni oggetti e Ranuncolo, il gatto della sorella,
Katniss torna al Distretto 14 dove quella
sera viene trasmesso uno speciale di Capitol City in cui appare Peeta. Quando
il ragazzo chiede un “cessate il fuoco”
durante un’intervista con Caesar Flickerman, Katniss capisce che la gente del 13
lo considera ormai una marionetta nelle
mani del Presidente Snow.
Quella notte Katniss si confida con la
sorellina Prim che le consiglia di accettare il ruolo di Ghiandaia Imitatrice. Il mattino dopo, la ragazza comunica al comando che accetta il ruolo a patto che a tutti
i vincitori degli Hunger Games catturati
da Capitol City, quindi Peeta e Annie, la
ragazza di Finnick Odair, venga concessa
la libertà e l’immunità una volta terminata la rivoluzione. Dopo aver concluso gli
accordi, Katniss si dichiara disponibile
a girare dei video di propaganda da trasmettere per incoraggiare i ribelli a unire
le forze. Ma Katniss si rivela una pessima attrice e i video risultano poco convincenti. Interviene il suo vecchio amico
Haymitch che sostiene che per avere dei
video validi la Ghiandaia Imitatrice deve
essere se stessa e non seguire un copione.
Katniss si reca quindi nel Distretto 8
insieme a una troupe per fare un video
al fine di incitare i Distretti alla rivolta.
Katniss si reca anche in un ospedale per
visitare i feriti sopravvissuti ai bombardamenti, ma, una volta fuori, viene colpita
da un’ondata di bombardieri. Insieme
al fedele amico Gale, la ragazza riesce
ad abbatterne alcuni. Appena terminate
le ondate, Katniss viene ripresa mentre
pronuncia un messaggio per il Presidente Snow: “Se noi bruciamo, voi bruciate
con noi”. Passano i giorni e Katniss gira
nuovi video mentre i ribelli degli altri Distretti attaccano le dighe di Capitol City .
Quando la diga viene abbattuta, Capitol
City sprofonda nel buio e i ribelli riescono
a entrare nelle frequenze della città e a
diffondere i video. Intanto Peeta compare
con un nuovo messaggio dicendo che Capitol City attaccherà il Distretto 13 con le
bombe. Tutti gli abitanti si rifugiano più
in basso possibile. Katniss e la troupe
escono fuori per registrare un messaggio
ma, appena usciti, vedono nel terreno distrutto migliaia di rose bianche. Katniss si
rifiuta di girare il messaggio avendo capito che se lei sarà la Ghiandaia Imitatrice,
il Presidente Snow ucciderà Peeta. Senza
avvisare Katniss, una squadra viene mandata a recuperare Peeta, Johanna e An-
Tutti i film della stagione
nie, tenendo Capitol City intenta a guardare gli schermi televisivi mentre Finnick
rivela alcuni segreti. Il ragazzo dice che il
vincitore degli Hunger Games sarà sempre un pupazzo di Capitol City. Intanto i
ribelli salvano gli ex vincitori senza difficoltà. Ma il Presidente Snow appare a
Katniss in un video e le dice che saranno
proprio le cose che ama di più ad annientarla. E infatti, al ritorno dei ribelli con
i vincitori, si scopre che Capitol City ha
torturato Peeta con un procedimento detto ‘depistaggio’, una specie di lavaggio
del cervello per cui il giovane è ora convinto che il nemico sia Katniss e, quando
lei gli si avvicina per abbracciarlo, tenta
di ucciderla. Intanto, la Presidente Coin
annuncia a tutti i ribelli che, con gli ex
vincitori dalla loro parte, sono pronti
all’attacco a Capitol City.
essun ‘gioco’, nessuna arena
spettacolare, nessun costume
scintillante di scena, solo guerra,
devastazione, ordine militarista: questo è
quello che emerge fin dalla prime scene di
questa prima parte del cupo capitolo finale
di Hunger Games, adattamento del terzo e
ultimo romanzo di Suzanne Collins diretto
ancora da Francis Lawrence, Hunger Games: Il canto della rivolta.
Questa volta la posta in gioco è ancora
più alta, è il mondo intero: la minaccia
d’oppressione invade Panem. Per l’eroina
Katniss è giunto il momento di diventare
una vera leader, ora può combattere per
ottenere giustizia e il ruolo che deve assumere è quello di Ghiandaia Imitatrice.
Il mondo in cui si muove è il Distretto 13,
dove tutto è misterioso e sotterraneo. Il
suo ruolo comporta pesanti responsabilità,
come apparire in video di propaganda per
spronare la gente a unirsi alla ribellione.
Ed è proprio questo il vero fulcro del
film, anzi dell’intersa saga che qui mostra
il suo vero volto. Il mondo distopico dipinto
in questo capitolo infatti si accentra attorno
al tema forte della ribellione a un regime
dittatoriale: la lotta qui passa, non più per
lo show televisivo, ma attraverso il video
di propaganda. Non è un caso che la
troupe che gira i video che vedono Katniss
protagonista (un’eroina che qui, ancor più
che nei film precedenti, simboleggia la
rabbia, la volontà di ribellione contro ogni
forma di coercizione e condizionamento)
sia rappresentata in tutto e per tutto come
un gruppo militare.
Tra scenari di devastazione post-apocalittici e città rase al suolo (tanti i rimandi
alla storia reale, la devastazione e i mucchi
di ossa non possono non richiamare alla
mente l’orrore dell’Olocausto della secon-
N
37
da guerra mondiale) viene letteralmente
costruita ‘la strategia di una ribellione’.
I richiami alla realtà delle nostre guerre
vicine e lontane sono più che evidenti,
come fortemente presente è il tema di
grande attualità della manipolazione della
realtà attraverso i media (e della distanza
tra la realtà e una sua presunta rappresentazione), qui chiaro in tutta l’operazione di
propaganda bellica.
È proprio qui che risiede la parte più interessante del film: un gioco di rispecchiamenti efficace, un sottile lavoro di rimandi.
Quando l’eroina viene preparata e messa
su un set per girare i video propagandistici,
è il cinema che butta giù la maschera, cioè
la fabbrica di miti per antonomasia (e la parabola della diva Lawrence ne è un chiaro
esempio) fa vedere come si costruiscono
questi miti, mettendo Katniss in un set a
pronunciare battute che suonano come
frasi di lancio (per di più vestita da Ghiandaia Imitatrice come in tutta la campagna
di marketing del film). Katniss è un’arma
di persuasione di massa così come lo
è Peeta per la parte opposta, quella del
Presidente Snow.
Tra i punti a favore del film c’è il cast
stellare: oltre a una Jennifer Lawrence in
gran forma, sono da segnalare la grande
prova della new entry Julianne Moore nei
panni della presidente Coin e la presenza
di un immenso Philip Seymour Hoffman (il
film è dedicato alla sua memoria) nel ruolo
di Plutarch Heavensbee, lui si capace di
infondere un giusto tocco di sottile ironia
alle tirate del suo personaggio sulla necessità dei compromessi e sulla potenza della
propaganda mediatica.
Hunger Games: Il canto della rivolta –
Parte I è il film della svolta, capace di far
cambiare forma a una trilogia letteraria
trasformandola in quadrilogia, secondo
una logica diventata di gran moda tra le
saghe di successo: moltiplicare, sdoppiare,
allungare il brodo, dividendo in due parti gli
ultimi capitoli cinematografici tratti da fenomeni letterari di grande presa (ricordiamo
solo i due ultimi, e poco riusciti, film di The
Twilight Saga: Breaking Dawn e il settimo e
ultimo capitolo di Harry Potter e i doni della
morte diviso anch’esso in due pellicole).
Peccato che la strategia della moltiplicazione degli incassi tronchi la prima parte
di Hunger Games: Il canto della rivolta proprio sul più bello. Ma d’altronde che saga
sarebbe se non si lasciasse lo spettatore
desideroso di vedere quello che succede
nel definitivo capitolo successivo?
L’attesa per l’infuocato finale è fissata
per novembre 2015.
Elena Bartoni
Film Tutti i film della stagione
UNA PROMESSA
(Une Promesse)
Belgio, Francia, 2013
Regia: Patrice Leconte
Produzione: Fidélité Films, in associazione con Wild Bunch,
in copruduzione con Scope Pictures
Distribuzione: Officine Ubu
Prima: (Roma 2-10-2014; Milano 2-10-2014)
Soggetto: dal romanzo “Il viaggio nel passato” di Stefan Zweig
Sceneggiatura: Jérôme Tonnere, Patrice Leconte
Direttore della fotografia: Eduardo Serra
Montaggio: Joëlle Hache
Musiche: Gabriel Yared
1
912 Germania. Friedrich Zeitz,
un giovane laureato in chimica
ma di origini umili viene assunto
come impiegato in un’acciaieria. Colpito dalla sua preparazione ed efficienza,
il proprietario, Karl Hoffmeister, lo promuove a segretario personale. Poco tempo dopo, a causa dell’età avanzata e della
salute precaria, il proprietario inizia a lavorare da casa facendo trasferire anche il
giovane segretario. Lì Friedrick incontra
la moglie del suo datore di lavoro, Lotte,
una donna bella e molto più giovane. I coniugi Hoffmeister hanno anche un figlio,
il piccolo Otto. Con il passare del tempo,
Friedrich s’innamora appassionatamente
di Lotte ma non osa rivelare i suoi sentimenti. Nella casa s’insinua così un intrigo
romantico fatto di sguardi e silenzi, senza
che trapeli mai un gesto. Friedrick, inoltre, tiene lezioni private per Otto. Il giovane segretario si trova costretto, a causa
della salute precaria del suo datore di
lavoro, ad accompagnare Lotte in diverse
occasioni: al luna-park insieme a Otto o a
una serata al teatro dell’opera.
Quando il proprietario annuncia la
sua intenzione di mandare il giovane segretario in Messico per gestire le sue miniere, la reazione scioccata della moglie
rivela a Friedrich che anche lei è segretamente innamorata. Solo ora Lotte gli rivela apertamente di non poter vivere senza
di lui. Il giovane promette alla donna e al
figlio che tornerà. Durante l’ultima cena,
la sera prima della sua partenza Friedrick
propone alla donna di andare con lui, ma
Lotte risponde che sarebbe una follia.
Al momento della partenza però, Lotte
fa a Friedrich una promessa: al suo ritorno, dopo due anni trascorsi in Messico,
sarà sua. Separati dall’oceano, i due si
scambiano lettere appassionate attendendo di rivedersi. Ma, alla vigilia del ritorno
Scenografia: Ivan Maussion
Costumi: Pascaline Chavanne
Interpreti: Rebecca Hall (Lotte Hoffmeister), Alan Rickman
(Karl Hoffmeister), Richard Madden (Friedrich Zeitz), Toby
Murray (Otto Hoffmeister), Maggie Steed (Frau Hermann),
Shannon Tarbet (Anna), Jean-Louis Sbille (Hans), Christelle
Cornil (Impiegata ufficio postale), Sarah Messens (Magda),
Jonathan Sawdon (Ingegnere), Caroline Donnelly (Signora
del Luna Park), Peter Kern (Fotografo del Luna Park)
Durata: 98’
dell’uomo in Germania, nel 1914, scoppia
la prima guerra mondiale. Tutte le linee
marittime fra Europa e Sudamerica vengono sospese, come i servizi postali. Lotte
si reca più volte all’ufficio postale disperata: le sue lettere tornano tutte indietro e
non ha più notizie di Friedrich. Intanto le
condizioni di salute di Karl peggiorano.
Sul letto di morte, l’uomo confessa alla
moglie di aver capito il suo amore per
Friedrich e di essere stato sempre consapevole di non poterle impedire di amare il
suo giovane segretario. Dopo la morte del
marito, per Lotte, distrutta dalla perdita,
è sempre più difficile andare avanti.
Otto anni dopo, Friedrich torna finalmente in patria e bussa alla porta della
donna. Il loro amore sarà ancora vivo? I
due si prendono del tempo per stare insieme e per capire se il loro sentimento si
sia raffreddato. Friedrich e Lotte affittano una camera d’albergo, ma, dopo aver
aperto la porta della stanza e aver visto il
letto disfatto, decidono di uscire e passeggiare. I due si sentono a disagio e fuori
luogo, come se il loro desiderio fosse stato troppo a lungo sospeso.
Finché un giorno, Friedrich dice alla
donna di essere consapevole del tempo
che ci è voluto per ritrovarsi, poi, finalmente, la bacia promettendole che non la
lascerà mai più.
na promessa d’amore. Segreta,
sussurrata, eterna, inviolabile.
L’ultimo film di Patrice Leconte è un’intensa e struggente storia
d’amore, un melodramma classico ma,
allo stesso tempo, moderno su un amore
impossibile messo alla dura prova da un
matrimonio, da una separazione forzata,
da una guerra, dallo scorrere del tempo.
Solo la delicata e intelligente mano di
Leconte poteva mettere mano a un roman-
U
38
zo importante come “Il viaggio nel passato”
di Stefan Zweig e tessere per il grande
schermo un ricamo finissimo (con il tocco
speciale di un finale aperto, meno cupo e
disilluso rispetto al libro). Con l’ausilio di
Jérôme Tonnerre, amico e collaboratore
alla sceneggiatura del regista francese,
Leconte scandaglia a fondo il significato
della parola “desiderio” prima che quella
di “amore”. Un desiderio così forte che i
due protagonisti non possono esprimere,
chiusi in un’opprimente interno borghese,
con un capofamiglia dal cuore (non a caso)
malato ma capace di intuire quello che sta
accadendo sotto i suoi occhi.
Una storia di attesa amorosa (spesso più bella dell’amore consumato) che
sussurra, suggerisce, evitando di far concretizzare la passione attraverso scene
bellissime in cui vengono mostrati piccoli
gesti senza bisogno di troppe parole (una
per tutte, il giovane innamorato che si inebria del profumo della donna soltanto annusando i tasti del pianoforte che l’amata
ha appena suonato). Un sentimento forte,
diluito nel tempo, nascosto nei meandri
dell’animo, tra le pieghe di una pesante
sottogonna o nel tocco impercettibile di
uno sfiorarsi furtivo, dietro uno sguardo
che indugia qualche secondo di troppo
sull’altro.
Perfetta la scelta dei tre protagonisti,
tre attori inglesi (questo è il primo film girato
in lingua inglese da Leconte) di grande
fascino come Alan Rickman, Rebecca Hall
e Richard Madden, bravissimi nel dare
corpo a tre anime prigioniere di quella che
può essere definita una “follia”: dichiarare
il proprio amore con la promessa di viverlo
solo successivamente.
Un film su un sentimento che non cade
però nelle trappole del sentimentalismo e
proprio per questo di grande modernità.
Come in suoi precedenti ‘gioielli’ (un titolo
Film su tutti La ragazza sul ponte) ancora una
volta il maestro francese obbliga i suoi
personaggi a celare le emozioni, trattenere
le passioni e sottoporsi al crudele gioco del
desiderio sospeso.
“Incalzante, intenso, sensuale”, sono i
tre aggettivi usati dal regista nelle sue note
per definire in breve il suo film. Un’opera
dal ritmo piano, ma allo stesso tempo vertiginoso, definito da una messa in scena
perfetta dove tutto (ambientazioni, luci,
costumi, musiche) contribuisce a restituire l’intensità di una vibrazione segreta
e taciuta ma potentissima. Un film molto
sensuale perché, sono parole del regista,
“parla del desiderio di chi ama”.
“Amare senza sapere se si sarà ricambiati, sognare senza poter esprimere il
proprio sogno, filmare il desiderio” perché
questa è l’aspirazione, il fine dichiarato del
cinema del regista francese, insuperabile
quando si tratta di evocare e lasciare quasi
tutto all’immaginazione.
Tutti i film della stagione
Perché questa è la quintessenza vera
di un’arte che ha da sempre lo scopo di
alimentare sogni e perché sono pochi i
cineasti capaci, come Leconte, di fare
ancora un cinema che restituisca la voglia
e il piacere di sognare.
Elena Bartoni
RITORNO AL MARIGOLD HOTEL
(The Second Best Exotic Marigold Hotel)
Gran Bretagna, Stati Uniti, 2015
Regia: John Madden
Produzione: Blueprint Pictures, Participant Media
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 30-4-2015; Milano 30-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Ol Parker
Direttore della fotografia: Ben Smithard
Montaggio: Victoria Boydell
Musiche: Thomas Newman
Scenografia: Martin Childs
Costumi: Louise Stjernsward
Effetti: Thomas Proctor, Double Negative
S
onny pensa di ampliare il suo
Marigold Hotel acquisendo la
proprietà di un secondo albergo;
il Marigold infatti non è più in grado di
aumentare il numero dei clienti, in quanto i suoi ospiti affezionati gli sono così
affezionati che non lo abbandonano più,
considerando le sue stanze un po’ retrò le
più adatte per trascorrere gli ultimi anni
di una serena vecchiaia.
Per ottenere il finanziamento per
questa maxi operazione Sonny, accompagnato da Muriel, co-manager dell’hotel,
è volato negli Stati Uniti per proporre
l’affare a una compagnia finanziaria che
ha promesso il proprio interesse, previo
rapporto di un ispettore che, in incognito,
prima o poi arriverà al Marigold.
Interpreti: Judi Dench (Evelyn Greenslade), Maggie Smith
(Muriel Donnelly), Bill Nighy (Douglas Ainslie), Dev Patel
(Sonny Kapoor), Celia Imrie (Madge Hardcastle), Penelope Wilton (Jean Ainslie), Ronald Pickup (Norman Cousins), David Strathairn (Ty Burley), Richard Gere (Guy),
Tamsin Greig (Lavinia), Tena Desae (Sunaina), Lillete
Dubey (Sig.ra Kapoor), Diana Hardcastle (Carol), Shazad
Latif (Kushal Kadania), Danny Mahoney (Chet), Avijit Dutt
(Nimish), Rajesh Tailang (Babul), Christy Meyer (Jasmine)
Durata: 122’
Contemporaneamente al suo sogno di
espansione imprenditoriale, Sonny deve
occuparsi dell’organizzazione della sua
festa di matrimonio con Sunaine, la fidanzata storica amata da sempre.
Naturalmente c’è subito un intoppo a
tutto questo: la presenza di Kushal, baldo
e ricco giovane che non solo acquisisce
dalla sera alla mattina la proprietà della
nuova residenza grazie ai soldi di famiglia, ma è anche un gran ballerino, simpatico e seducente a cui Sunaine potrebbe
non essere indifferente.
Questa l’ossatura della storia che si
divide e si suddivide in tanti rivoli quanti sono gli ospiti del Marigold: Douglas
non riesce a dichiararsi a Emily che, nonostante la sua età, accetta un lavoro di
39
rappresentanza di tessuti, materia di cui è
maestra, forse proprio per vederci chiaro
e raffreddare la situazione col suo pretendente; Madge non sa quale dei suoi due
ricchi corteggiatori scegliere e si dirige
poi sul simpaticissimo tassista sempre al
suo servizio; Norman e Carol sono in piena crisi e non sanno come gestire il loro
bisogno di stare insieme e le reciproche
scappatelle; naturalmente domina su tutto e tutti l’esperienza, la simpatia e il sarcasmo della vecchia Muriel, la decana del
Marigold che conosce a fondo i segreti e
la vita degli ospiti dell’albergo.
A complicare le cose, ma poi non tanto, giunge il misterioso Guy Chambers,
scrittore al primo romanzo lui dice, in realtà proprio l’ispettore della compagnia
Film finanziatrice inviato per studiare la situazione del Marigold e riferire.
Succede che Guy, innamoratosi perdutamente della madre di Sonny dia le
dimissioni dal suo ruolo ispettivo, che
Sonny possa realizzare i suoi desideri di
imprenditore comprando, grazie ai finanziatori americani, un club nelle vicinanze
e che il matrimonio con Sunaine avvenga
finalmente con tutto lo sfarzo possibile.
rmai il cinema ci ha abituati a
operazioni del genere di cui gli
americani con i loro capitali e
la loro forza organizzatrice sono maestri;
la base intanto: la terza età, negletta,
dimenticata e accantonata per decenni
in ruoli angusti di vecchi veri e basta, ora
alla ribalta commerciale come la fascia che
O
Tutti i film della stagione
può, se può, consapevolmente spendere e
divertirsi per godersi gli anni che restano.
In contrapposizione e insieme una storia
di giovani che si amano ma forse no,
si desiderano ma forse no, insomma si
innamorano come Goldoni, Shakespeare
e i commediografi latini hanno già detto e
da tempo approfondito.
Su questo e dietro a questo, un film già
di successo, il primo Marigold, dedicato al
gossip sentimentale e ai revival d’amore,
dove drammi e problemi si annacquavano
nelle più svariate soluzioni del lieto fine.
L’ambientazione si ritaglia poi una gran
parte nell’unire gli ultimi bagliori dell’India
misteriosa, si intravede una stanca mucca
pascolare in mezzo alla strada e un elefante passeggiare annoiato in lontananza, con
i colori dei costumi e della tradizione inseriti
nei fuochi d’artificio di una Bollywood che
più smagliante non si può.
Poi gli attori, tutti d’età, tutti di grande
accademia, tutti a sciorinare le tecniche e
i modi perfetti di porgersi e di incrociarsi
sulla scena, dalla Dench alla Smith con
la compagnia di Richard Gere, forse in
vacanza da quelle parti.
Risultato?
Una furbata commerciale che potevano
fare a meno di propinarci anche perché,
ormai dovrebbero averlo imparato tutti, è
facile che dopo un successo velato di originalità la ripresa sia piuttosto fiacca, scontata,
inutile, sdolcinata e quello che sembrava
interessante nel primo film ora rappresennti
il risultato di una imperturbabile noiosità
Fabrizio Moresco
SILS MARIA
(Sils Maria)
Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, 2014
Regia: Olivier Assayas
Produzione: Cab Productions, CG Cinéma, Pallas Film, Vortex Sutra, Arte France Cinéma, Ezekiel Production
Distribuzione: Good Films
Prima: (Roma 6-11-2014; Milano 6-11-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Olivier Assayas
Direttore della fotografia: Yorick Le Saux
Montaggio: Marion Monnier
Scenografia: François-Renaud Labarthe
Costumi: Jürgen Doering
Effetti: Mikael Tanguy
Interpreti: Juliette Binoche (Maria Enders), Kristen Stewart
M
aria Enders è un’attrice famosa, sta raggiungendo Zurigo in treno con la sua assistente Valentine per ritirare un premio che
gli sarà consegnato da Melchior, regista e
drammaturgo altrettanto famoso che l’ha
consacrata al successo vent’anni prima:
Maria ha infatti interpretato nell’opera
di lui “Maloja Snake” la parte di Sigrid,
ragazza affascinante che seduce Helena,
manager dell’azienda in cui lavora, portandola al suicidio. Durante il viaggio
Maria viene avvisata che Melchior è morto improvvisamente per un infarto; dopo
il primo smarrimento lei è convinta da
Valentine a proseguire per la loro destinazione e ritirare ugualmente il prstigioso
riconoscimento.
A Zurigo l’attrice incontra il regista
Klaus Diesterweg che ha intenzione di
mettere in scena ancora “Maloja Snake”
(Valentine), Chloë Grace Moretz (Jo-Ann Ellis), Lars Eidinger
(Klaus Diesterweg), Johnny Flynn (Christopher Giles), Angela
Winkler (Rosa Melchior), Hanns Zischler (Henryk Wald), Aljoscha Stadelmann (Urs Kobler), Luise Berndt (Assistente di
Urs), Gilles Tschudi (Borgomastro di Zurigo), Benoït Peverelli
(Berndt), Brady Corbet (Piers Roaldson), Claire Tran (Nuova assistente di Maria), Stuart Manashil (Agente di Maria), Peter Farkas (Giornalista), Nora von Waldstätten (Attrice film supereroe),
Ricardia Bramley (Conduttrice Talk-show), Caroline De Maigret
(Agente stampa), Arnold Giamara (Concierge a Waldhaus), Ben
Posener (Giornalista), Sean McDonagh (Assistente teatrale)
Durata: 124’
affidandole questa volta la parte di Helena mentre Sigrid sarà interpretata da JoAnn Ellis, giovanissima star emergente
che ha raggiunto la fama con i blockbuster stellari infarciti di supereroi.
Con grande riluttanza (la sua vita di
interprete è troppo legata alla parte di
Sigrid di vent’anni prima) e soprattutto
sotto i consigli pressanti di Valentine, Maria accetta e insieme alla sua assistente
si trasferisce in montagna: la vedova di
Melchior, legatissima all’attrice, mette
a disposizione delle due donne il cottage a Sils Maria nelle Alpi Svizzere dove
potranno dedicarsi, senza alcun disturbo,
all’approfondimento del testo e alla preparazione della parte.
Il posto ha qualcosa di magico perché
da lì si può assistere al fenomeno naturale
chiamato proprio Maloja Snake (da cui il
titolo dell’opera teatrale) consistente in
40
una formazione di nuvole che quando lo
consentono le condizioni atmosferiche si
snoda attraverso i passi dell’Engadina
come un serpente.
Durante una passeggiata in montagna, quando i rapporti tra l’attrice e la
sua assistente hanno raggiunto uno strano aspetto tra il conflittuale e l’incompreso, Valentine sparisce per sempre come
dissolta nell’aria.
Ora Maria è a Londra, ha già conosciuto la giovane Jo-Ann che dopo i primi
momenti di affettuosa ammirazione per
lei la fa piombare nel vortice della sua attualità problematica, nevrotica, senza rispetto per nessuno: la moglie dell’amante
di Jo-Ann tenta il suicidio, il gossip e la
caccia senza limiti né decenza dei paparazzi impazzano; Jo-Ann e Klaus sembrano più interessati a tutto questo che
ad approfondire le difficoltà del testo e i
Film Tutti i film della stagione
rapporti con Maria che risulta così messa
in un angolo, da parte.
Cominciano ufficalmente le prove: JoAnn, sentendosi al centro dell’interesse e
della ribalta non ha alcuna comprensione
per le esigenze della sua matura compagna di palcoscenico: per quest’ultima la
parte di Sigrid è definitivamente tramontata e lontana.
nnesima considerazione sull’essere attori, sui rapporti tra chi è
attore e chi non lo è, sul tempo
che passa e sembra lasciare dietro di sé
solo occasioni perdute o traguardi conquistati e troppo presto superati e quindi al
tempo presente inutili svolazzi di cenere
su cui non è possibile costruire nulla;
quindi una riflessione sulla malinconia
che come un serpente oscuro si fa strada
nell’anima per occuparne a tradimento
ogni brandello e renderlo impotente nel
contrastare i micidiali anni della maturità
e del dopo senza più futuro.
Non poteva essere un regista qualsiasi a trattare tutto questo ma un uomo
di cultura con credenziali europee ben
determinate, quindi un francese, addirittura
un parigino referenziatissimo dai Cahiers
du Cinèma (ha collaborato con loro dal
1980 al 1985), cioè Olivier Assayas,
amico personale di Jean-Pierre Leaud,
l’ultimo sacerdote della Nouvelle Vague;
un regista, quindi, che non cadesse nella
facile trappola di rifare spudoratamente (o
di ricucinare addirittura) Eva contro Eva o
Effetto Notte anche se il mondo a cui si è
ispirato è senz’altro quello cioè la recita
che tracima nella vita corrente per nutrirsene, divorarla ed esserne divorata nello
stesso tempo. Assayas ha preferito invece
qualcosa di più sofisticato e rarefatto, la
strada del “doppio” o del “quadruplo” in
un andirivieni continuo come il rifrangersi
di un’immagine su specchi che si scheggiano e si ricostruiscono su se stessi in un
rimando infinito.
Non è poi un caso che Cannes 2014
abbia chiuso con questo film di Assayas,
in un ideale passaggio di testimone col film
di Polanski, Venere in pelliccia che chiuse
l’anno precedente con un’uguale folla di
personaggi (due protagonisti!) che si rifrangono gli uni sugli altri in un moltiplicarsi
senza fine: il cinema ha bisogno spesso di
autocelebrarsi nella stretta adesione tra le
immagini prodotte e la loro giustificazione
nell’intimità più profonda degli incubi e dei
sogni dell’essere umano.
Intanto la contrapposizione a specchio tra Maria e Valentine che assume
E
uno spessore sempre più incombente e
inquietante durante il loro soggiorno in
montagna. L’attrice, matura negli anni e
nella professione ha a che fare giorno per
giorno con il suo alter ego che gli mostra
inconsapevolmente (o consapevolmente)
e senza pietà il vantaggio della giovinezza, costruendo contemporaneamente lo
specchio in cui Maria (come la Crimilde
di Biancaneve) vede l’orrore della propria
immagine costretta nell’interpretazione
di Helena; battuta dopo battuta le parole
reali di Valentine si mischiano, si sovrappongono alle parole del testo teatrale in un
gioco delle parti, in cui non è più possibile
distinguere la dimensione reale da quella
di palcoscenico; Maria entra in corto circuito con la sua assistente, con il testo,
con la parte che odia, con i suoi anni, con
se stessa; al culmine di una situazione in
cui tutto è mescolato Valentine scompare,
come se avesse esaurito la sua funzione
catalizzatrice; Maria ora è sola, chi è a
questo punto Maria?
L’altra faccia dello specchio è data
dal confronto tra Maria e Jo-Ann Ellis:
qui la situazione sembra all’inizio più
semplice perché l’attrice hollywoodiana
che, nonostante la giovane età, è ben
consapevole dei meccanismi della competizione divistica, al primo incontro con
Maria si dimostra una sua fan sfegatata,
ammiratrice totale di tutte le sue interpretazioni, adoratrice della sua carriera
al limite della piaggeria; quando però
Maria sembra avere abbassato la guardia
e le chiede una maggiore disponibilità in
palcoscenico, la ragazza recupera il suo
sguardo demoniaco (“Carrie” ha lasciato
tracce vistose) e la stoppa: Sigrid è sua,
sua soltanto, è lei la trionfatrice. Maria
si ferma immobilizzata, la sua Sigrid è
diventata adulta, forse qualcosa di più e
41
la costringe a riconoscersi in un ruolo che
nella vita sta già interpretando, forse ha
intravisto l’inizio di un viale del tramonto
per lei già bello e confezionato. Ma questo
è un altro racconto.
Il film, molto sentito, molto voluto
dalle tre protagoniste (sembra sia nato
proprio da un’idea della Binoche che
l’ha fortemente sostenuta) avrebbe
avuto molto più fascino se fosse stato
meno verboso e questo mostra senza
indulgenza le crepe di sceneggiatura che
rendono il lavoro troppo di testa, troppo
intellettualistico.
Godiamoci le tre attrici, praticamente
la summa delle possibilità, della fantasia
e della padronanza recitativa nelle varie
fasi dell’espressione femminile. Se siamo
abituati alla sicura gestione artistica e
professionale di Juliette Binoche, è stata
una rivelazione Kristen Stewart che ha
messo il fascino paranormale di Twilight
che l’ha resa celebre al servizio dell’interpretazione di Valentine, sfaccettata,
enigmatica, via via arricchita di lampi e
oscurità.
Ugualmente perfetta la presenza di
Chloe Grace Moretz come la nuova Sigrid,
giovanissima interprete ma già fortemente
temprata, dura, efficacemente diabolica
nel mantenere il suo spazio territoriale
conquistato.
Non dimentichiamo il fascino naturistico del Maloja Snake, di cui Assayas
ripropone la bellissima sequenza filmata
nel 1924 dal maestro del cinema di montagna Arnold Fanck, scenario perfetto
nell’accompagnare il muoversi sinuoso,
infido e malinconico di tutto ciò che si
dibatte sul palcoscenico di un teatro e
della vita.
Fabrizio Moresco
Film Tutti i film della stagione
LA VOCE – IL TALENTO DI UCCIDERE
Italia, 2013
Regia: Augusto Zucchi
Produzione: Ghete Stano per Blackout Entertainment, in collaborazione con Produzione Straordinaria
Distribuzione: Distribuzione Straordinaria
Prima: (Roma 7-5-2015; Milano 7-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Paolo Sorrentino
Direttore della fotografia: Augusto Zucchi
Montaggio: Eliana Consoni
Musiche: Stefano Conti, Luciano Francisci
l film parte qualche anno dopo la
morte del protagonista, quando
la figlia, desiderosa di scoprire la
verità su quanto accaduto a suo padre,
comincia a indagare sul suo passato.
Gianni è un imitatore formidabile, ma
di scarso successo. La sua carriera si è
infatti arenata alle esibizioni nei locali
notturni. L’uomo ha il dono di saper riprodurre alla perfezione qualsiasi voce.
Riesce a “rubare” la voce di qualsiasi
persona, solamente ascoltandola per pochi secondi. Nella sua vita privata è un
tipo molto chiuso e riservato, ma quando
si esibisce riesce a diventare un altro,
proprio come se oltre a impossessarsi
della voce altrui si prendesse anche la
loro personalità. Questa sua dote viene
subito notata da alcune persone molto
potenti, che vorrebbero giostrarla per
subdoli fini. Così in cambio della partecipazione a programmi tv, verrà chiesto
a Gianni di imitare, al telefono, la voce
di personalità di spicco per cospirare e
tessere losche trame. Dotato di una straordinaria capacità di rubare la personalità di chi imita, ne riproduce perfettamente la voce diventando magicamente
l’altro. Ciò, per il tramite dell’ambiguo
analista presso il quale è in cura per
gravi disturbi psichici collegati proprio
alla sua capacità imitativa, lo conduce
a entrare in un vortice pericoloso. Per
questo viene contattato dai servizi segreti che gli chiedono, per il bene del Paese,
di fare alcune telefonate con “altre” voci
in cambio di un futuro professionale migliore. A una prima perfetta telefonata,
con la voce di un ministro morto d’infarto, se ne susseguiranno altre sempre più
compromettenti e pericolose. Una volta
entrato nel gioco, è difficile uscirne e
Gianni si rende conto di essere implicato
I
Scenografia: Stefano Bulgarelli, Erminia Palmieri, Fabio Vitale
Costumi: Agostini Varchi, Susanna Ferrando
Interpreti: Rocco Papaleo (Gianni), Antonia Liskova (Gloria), Augusto Zucchi (Amati), Giulia Greco (Giulia), Franco
Castellano (De Bartolomei), Mattia Sbragia (Uomo dei Servizi Segreti), Augusto Fornari (Giornalista), Riccardo Polizzy
(Manfredi), Roberta Geremica (Giornalista), Giulio Pampiglione (Nitti), Francesco Sechi (Tecnico in regia)
Durata: 86’’
in uno o più omicidi. Tenta di sottrarsi,
ma viene ricattato. I servizi segreti che
si servono della sua voce per accreditare
le più losche trame, incontrano lo psicanalista e scoprono il coinvolgimento di
questo misterioso personaggio nei rapporti tra l’imitatore e i servizi segreti deviati. Un’indagine pericolosa che porta
far emergere la verità su un traffico illecito di medicinali. La figlia non si limita a una lettura psicanalitica e, a suo
rischio e pericolo, ma percorre anche la
pista delle collaborazioni di suo padre
a quel piano criminale che ha coinvolto magistrati e servizi segreti, produttori
televisivi e giornalisti, ministri ed escort.
Plagiato dallo psicanalista, arrivato a
vendere l’anima in cambio di protezione
e successo Gianni si toglie la vita.
a storia si ispira alla misteriosa
scomparsa del grande imitatore napoletano Alighiero Noschese,
che in circostanze poco chiare la mattina
del 3 dicembre del 1979 si tolse la vita,
sparandosi un colpo alla tempia, mentre
era ricoverato in un ospedale privato romano. La motivazione ufficiale fu una forte
depressione. Ma è uno dei tanti gialli con
mille domande ancora insolute. È la sua
spettrale presenza il leit motiv di La voce Il talento può uccidere, debutto dell’attore,
regista e autore teatrale Augusto Zucchi.
Thriller che parte da uno spunto di partenza
interessante, invece di un anomalo biopic,
ma poi sviluppa un intreccio che risulta
abbastanza deludente. Sotto le spoglie del
noir politico, questo film d’altri tempi cela
ambizioni che il budget e l’inesperienza non
permettono di soddisfare. In un momento in
cui sulle intercettazioni telefoniche si basa
gran parte delle indagini e dell’interesse
e della curiosità mediatica, laddove molte
L
42
incriminazioni e molti processi si basano
proprio su queste prove, l’imitazione delle
voci attraverso l’uso del telefono potrebbe
essere un tema molto attuale. Così pare di
forte contemporaneità la tragedia esistenziale di un imitatore che diventando “gli
altri”, non riesce più a ritrovare “se stesso”.
Invece viene rappresentata un’Italia dei
misteri e degli inganni, come un B-movie
vecchio stile, dove l’immoralità si fonde con
il decoro ed è difficile scorgere il confine
tra ciò che è legale e ciò che non lo è. Lo
svolgimento in flashback, con la figlia che
indaga sulla fine del padre, è pieno di risvolti e complicazioni, ma pecca di ingenuità
e semplificazione. Gianni non è altro che
un personaggio alla continua ricerca della
propria identità, il cui problema ha radici in
un trauma infantile e che, insieme al grande
senso di colpa per aver preso parte a uno
schema criminale, servendosi del proprio
talento vocale, lo ha portato al suicidio.
L’idea di partenza è interessante, perché
fa leva su un personaggio che ha segnato
la televisione italiana con la sua presenza
carismatica e inquietante ed è sorprendente l’interpretazione di Rocco Papaleo.
L’attore mette a frutto la sua versatilità d’artista e la duttilità della sua voce per calarsi
nei panni di un uomo-maschera che vive
un’esistenza allucinata e straniante. Per
quanto la messinscena sia eccessivamente
artigianale e abbastanza caricata spesso
cinematograficamente, priva di mezzi toni e
sfumature, con dialoghi sopra le righe e una
fotografia sporca, fatta di primissimi piani
e luci di taglio. Il risultato è curiosamente
disturbante. Le capacità degli altri attori
del cast sono insufficienti e alcune scene
spesso peccano di credibilità, per quanto
girate in maniera quasi meccanica.
Veronica Barteri
Film Tutti i film della stagione
SE DIO VUOLE
Italia, 2015
Regia: Edoardo Falcone
Produzione: Mario Gianani e Lorenzo Mieli per Wildeside con
Rai Cinema
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 9-4-2015; Milano 9-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Edoardo Falcone, Marco
Martani
Direttore della fotografia: Tommaso Borgstrom
Montaggio: Luciana Pandilfelli
Musiche: Carlo Virzì
T
ommaso è uno stimato cardiochirurgo romano, prepotente e
severo con i suoi collaboratori.
È sposato con Carla da molti anni ma
il rapporto tra i due si è molto raffreddato limitandosi alla routine quotidiana.
Tommaso e Carla hanno due figli: la più
grande, Bianca, sposata con il bamboccione Gianni, ha interessi futili e non ha
ideali, il più piccolo Andrea, un giovane
brillante iscritto a medicina, sembra intenzionato a seguire le orme del padre
con grande orgoglio di Tommaso. Negli
ultimi tempi, però, Andrea è cambiato:
passa molte ore chiuso nella sua stanza
e la sera esce sempre con un suo amico
senza dire a nessuno dove va. Il dubbio
che assale tutti i familiari è uno solo: forse Andrea è gay. Ma per Tommaso non
sarebbe comunque un problema: lui odia
ogni forma di discriminazione ed è sua
ferma convinzione che siamo tutti uguali.
Arriva finalmente il giorno in cui Andrea
convoca tutta la famiglia per fare coming
out. Il ragazzo dichiara di aver incontrato
una persona che gli ha cambiato la vita:
questa persona è Gesù, per questo motivo
ha deciso di diventare sacerdote. Per un
ateo convinto come Tommaso è una doccia fredda. Mentre finge di assicurargli
appoggio totale, cerca di capirci di più
e inizia a seguirlo di nascosto. Una sera,
Tommaso, accompagnato da Gianni, segue il figlio fino a una riunione di giovani,
tutti pronti ad ascoltare e applaudire le
parole di Don Pietro, un sacerdote davvero sui generis. Il prete ha un approccio
moderno alla parola di Dio, usa spesso un
gergo romano e ha un atteggiamento amichevole e confidenziale con tutti. Ma Tommaso è sospettoso, vuole scoprire qualche
scheletro nell’armadio del sacerdote per
screditarlo agli occhi di suo figlio.
Tommaso avvicina don Pietro che si
rivela subito pronto ad aiutarlo. Il cardio-
Scenografia: Cristina Onori
Costumi: Luigi Bonanno
Interpreti: Marco Giallini (Tommaso), Alessandro Gassmann (Don Pietro), Ilaria Spada (Bianca), Edoardo Pesce
(Gianni), Laura Morante (Carla), Enrico Oetiker (Andrea),
Carlo De Ruggieri (Pizzuti), Giuseppina Cervizzi (Rosa),
Alex Cendron (Fratta), Fabrizio Giannini (Questore), Silvia
Munguia (Xenia), Urbano Lione (Paziente), Maurizio Lops
(Mimmo)
Durata: 87’
chirurgo si presenta come un uomo pieno
di problemi: racconta di avere un fratello
disabile e una moglie manesca che lo picchia di frequente. Dopo aver ottenuto uno
squallido appartamento in prestito, Tommaso invita Don Pietro a casa sua e gli presenta sua moglie (la cui parte viene recitata
dalla sua collaboratrice, l’infermiera Rosa)
e suo fratello ritardato (impersonato da suo
cognato Gianni). L’incontro è imbarazzante
anche perché Gianni è un credibile ritardato mentale e Rosa si dimostra davvero manesca con Tommaso, ben contenta di vendicarsi dei tanti soprusi sopportati sul lavoro.
Ma, proprio quando, tornato nel suo
elegante attico, Tommaso riabbraccia il
figlio appena tornato da un breve ritiro in
un monastero, viene smascherato da Don
Piero che era in visita da Andrea.
Don Pietro ricatta Tommaso e, in
cambio del suo silenzio, lo costringe a
collaborare con lui per un mese nei lavori
di ristrutturazione di una vecchia chiesa
destinata a diventare la sua futura parrocchia. Col passare dei giorni, Tommaso si rimbocca le maniche per dare una
mano al sacerdote e tra i due nasce una
sincera amicizia. A lavori ultimati, Tommaso sembra rinato: ora si dimostra più
umano sul lavoro e in casa cerca di riallacciare il rapporto con la moglie Carla,
che nel frattempo lo aveva lasciato (anche
se da separata in casa) e si era gettata in
un’improbabile missione in prima linea a
fianco delle proteste studentesche.
Tommaso sembra un uomo nuovo e
una novità lo attende: Andrea rivela di
non essere più sicuro della sua vocazione e di aver quindi deciso di non entrare
più in seminario, soprattutto ora che ha
stretto un tenero legame con una ragazza. Tommaso scopre che Don Pietro era
a conoscenza del ripensamento di Andrea
da tempo ma che aveva comunque voluto
mettere alla prova Tommaso.
43
Finito il mese di lavoro forzato alla
chiesetta, tra Pietro e Tommaso è nata
un’amicizia e il cardiochirurgo inizia ad
aprirsi alla possibilità di credere in ‘qualcosa’.
Ma una sera, Don Pietro è vittima di
un incidente stradale. Ricoverato nell’ospedale in cui lavora Tommaso, in gravi
condizioni, il sacerdote viene sottoposto
a un delicato intervento chirurgico alla
testa. Mentre tantissimi ragazzi pregano
per lui in ospedale, Tommaso si reca in
un prato di fronte a un lago dove lo aveva
portato Pietro, osserva il miracolo della
natura e guarda con fede al futuro.
n prete scanzonato e dalla vocazione tardiva (dopo qualche
soggiorno in prigione) e un
cardiochirurgo ateo, arrogante e pieno di
sé. Ecco un’altra strana coppia, sulla carta
improbabile ma, di fatto, indovinata.
Il valore aggiunto che innalza di una
spanna Se Dio vuole rispetto alle consuete
commedie italiane degli ultimi anni è il tema
trattato: la religione, ovvero il divino, la necessità di credere in qualcosa di più elevato,
qualcosa di superiore rispetto alla realtà
quotidiana. L’abilità di Edoardo Falcone, qui
al suo esordio nella regia (dopo una carriera
di sceneggiatore di alcune commedie di
successo come Nessuno mi può giudicare),
ben coadiuvato in fase di scrittura da Marco
Martani, è proprio quella di affrontare un
argomento così delicato con leggerezza
e garbo, senza prendere posizioni pro o
contro la Chiesa cattolica. E così il confronto
tra due posizioni, tra chi ritiene la Chiesa
“la più oscurantista delle istituzioni” e chi
pratica il mestiere del sacerdozio in modo
attivo, tra la gente comune e tra i giovani
che hanno davvero bisogno della parola di
Dio, prende strade inaspettate.
Nonostante l’evidente modello della
vecchia commedia all’italiana basata sul
U
Film contrasto di due personaggi opposti, La
prima parte del film può in alcuni tratti
apparire debitrice di un piccolo gioiello
del cinema d’Oltralpe dal titolo L’amore
inatteso, piacevole commedia di Anne
Giafferi del 2011 che vedeva protagonista
un uomo folgorato da Gesù, un affermato
avvocato che, attraverso la fede in Dio,
ritrovava tanto: dall’abbraccio con il figlio
a un nuovo rapporto con la moglie (cose
che accadono anche nel film di Falcone
al cardiochirurgo di Marco Giallini). Come
nel film francese, la commedia di Edoardo
Tutti i film della stagione
Falcone sa giocare con i pregiudizi e i
cliché di cui la Chiesa cattolica è spesso
oggetto. L’ironia è si diretta ai credenti, ma
anche a coloro che hanno dei pregiudizi
nei confronti della religione.
E si ride, molto, soprattutto in alcune
sequenze (la scena della falsa famiglia di
Tommaso con fratello ritardato e moglie
grassa e manesca è tra le più riuscite ed
esilaranti del film, anche grazie all’ottima
recitazione degli attori).
L’impianto narrativo della commedia è
ben costruito, gli eventi hanno uno svolgi-
mento naturale e conducono per mano lo
spettatore tra risate e qualche momento di
commozione non forzata.
Agli attori va gran parte del merito della
riuscita del film: dai due protagonisti, un
Marco Giallini cardiochirurgo ‘star’ della
sala operatoria, scontroso con collaboratori e pazienti e un Alessandro Gassman
prete versione 2.0 in t-shirt e scooter, fino
a una Laura Morante moglie insoddisfatta
e annoiata e a una Ilaria Spada bellissima
idiota.
Una commedia italiana che esce dai
soliti cliché ‘amori, bugie & tradimenti’
per trattare temi ben più importanti con
leggerezza e ironia, capace di divertire
senza mai scadere nel cattivo gusto,
portatrice sana di messaggi edificanti,
trascinata da un duo di interpreti in stato
di grazia.
Chissà, sarà stata una qualche misteriosa intercessione divina a regalarci
una commedia come questa, capace di
guadagnarsi l’approvazione del grande
pubblico delle multisale e allo stesso
tempo a non far storcere troppo il naso
ai cinefili?
Sarà perché in fondo si parla con levità di un tema universale: quella ricerca
del senso della vita con cui ognuno di noi
prima o poi si trova a dover fare i conti.
Anche se la risposta può racchiudersi in
una pera che cade dal ramo di un albero.
Elena Bartoni
UNO, ANZI DUE
Italia, 2015
Regia: Francesco Pavolini
Produzione: Guido De Angelis, Nicola De Angelis, Marco De
Angelis per Dap Italy-De Angelis Group
Distribuzione: Universal Pictures International
Prima: (Roma 9-4-2015; Milano 9-4-2015)
Soggetto: Maurizio Battista, Riccardo Graziosi, Paolo Logli,
Alessandro Pondi
Sceneggiatura: Maurizio Battista, Riccardo Graziosi, Paolo
Logli, Alessandro Pondi, Stefano Voltaggio
Direttore della fotografia: Fabrizio Lucci
S
ul parapetto di Ponte Milvio
Maurizio minaccia di farla finita. Quando un ambulante tenta
di distoglierlo dai suoi propositi l’uomo comincia a raccontare la storia che
l’ha portato a quella decisione estrema. Tutto è cominciato con la morte di
suo padre Nando, avvenuta durante un
Montaggio: Emanuele Foglietti
Musiche: Gianluca Misiti
Scenografia: Eugenio Liverani
Costumi: Liliana Sotira
Interpreti: Maurizio Battista (Giorgio), Paola Tiziana Cruciani
(Luana), Emanuele Propizio (Valerio), Ninetto Davoli (Nando), Veronica Corsi (Stefania), Claudia Pandolfi (Suellen),
Ernesto Mahieux (Maimone), Rocco Barbaro (Rocco), Mago
Silvan (Prete)
Durata: 88’
incontro amoroso con la procace “badante” moldava, che viveva al piano
di sotto. L’uomo è morto lasciandogli i
debiti collezionati dal bar e la scoperta
di non essere proprietario di casa ma affittuario, per di più moroso. Maurizio si
trova costretto a vendere il bar ai cinesi
per pagare i debiti, ma gli rimangono
44
pochi spiccioli e uno sfratto esecutivo.
Non riesce a confidare le sue traversie
neppure alla sorella, la vulcanica Suellen, che passa da un uomo a un altro.
I soldi della vendita sono appena sufficienti a coprire i debiti e le spese del
funerale. Ma Maurizio, fedele alla tradizione tramandata dal padre, decide di
Film non svelare alla moglie Luana e al figlio
Valerio di essere in bancarotta: gli stessi
si sentono cosi autorizzati a organizzare
in grande stile il matrimonio del giovane
Valerio. Il ragazzo, senza arte né parte,
che passa le giornate ai videogame ha
infatti messo incinta la sua ragazza.
Come se non bastasse, Luana pensando
di poter contare sui soldi della vendita si
sente in diritto di comprare oggetti inutili per la casa e la cucina attraverso le
televendite. Poi promette ai due prossimi
sposi di lasciare loro la casa di famiglia.
I futuri suoceri, alternativi e sempliciotti, propongono invece agli sposini di trasferirsi in una palafitta abusiva sul mare
di loro proprietà. Una cosa tira l’altra e
Maurizio, incapace di mettere un freno
a questa sequenza di eventi, dinanzi alle
responsabilità a cui dovrà fare fronte,
durante il matrimonio del figlio, nel momento in cui deve saldare il conto, decide di fuggire e si ritrova così sul parapetto del ponte, pronto a gettarsi giù. È
un ambulante con le sue bolle di sapone
a distoglierlo dal proposito, quando arriva il proprietario del ristorante…
l suo debutto come regista e sceneggiatore, Francesco Pavolini
dopo anni di gavetta televisiva
realizza con Uno, anzi due una commedia
provinciale, mettendo al centro il mattatore Maurizio Battista. Non c’è dubbio
che l’intento principale sia soddisfare il
pubblico più folto del genere comico, e in
particolare quello romano, e poi in seconda battuta creare qualcosa di digeribile dal
resto del paese. Non è solo una questione
di dialetti e inflessioni, ma non c’è molto di
più in termini di inventiva, che non siano le
sue battute. Tuttavia, nonostante sia più
che scontato che si cerchi disperatamente
una maniera di unire tra di loro diverse
gag e sketch, che per lo più vengono dagli
spettacoli teatrali, il filo conduttore non
riesce a coinvolgere. I temi e gli ambienti
che racconta ricordano quelli descritti
recentemente da Gianni Di Gregorio, concentrandosi su una romanità di quartiere,
in questo caso Piazza Vittorio e dintorni,
e su uno spirito popolano mai troppo distante dalla realtà. In particolare funziona
bene il rapporto coniugale. Ai nostri giorni,
la coppia, travolta da un destino avverso,
diventa cartina di tornasole di una crisi
economica che rivoluziona la quotidianità
di chi scopre di dover ricominciare tutto
daccapo per sbarcare il lunario. Maurizio,
che ora deve inventarsi un’altra vita, attraversa un universo kitch ma credibile,
con il mordente della battuta colorita, ma
non volgare, riesce a descrivere in forma
A
Tutti i film della stagione
ironica quella sindrome del vivere al di
sopra delle proprie possibilità, in pieno
diniego esistenziale, che ha causato la
rovina di tante famiglie italiane piccolo
borghesi (e non solo), e a veicolare un
messaggio di resistenza umana secondo
cui “un passo indietro e uno in avanti è
un cha cha cha”, che ti fa sopravvivere
e non solo il tragicomico andirivieni del
gambero. Nonostante alcuni personaggi
di contorno eccessivamente macchiettistici e dalle reazioni troppo insistite,
la pellicola descrive una certa romanità
verace, autentica e senza fronzoli, invece
che arrogante e falsamente snob, legata
alla tradizione e contemporaneamente
aperta a un’allegra e solidale multi etnicità. Per riuscire nell’impresa sono state
riciclate alcune vecchie scenette teatrali,
utilizzati alcuni storici cavalli di battaglia
(la donna che comanda sempre, per non
parlare della Roma in mano ai cinesi) e
si è provato a dar loro forma all’interno di
un’unica storia. Peccato che il risultato
è stato un’incapacità non solo di partire
degnamente, ma anche di finire con un
minimo di credibilità cinematografica.
Perché dopo averne fatte combinare al
suo protagonista di tutti i colori, mentendo spudoratamente alla propria famiglia,
accumulando buffi e guai, Pavolini ha
pensato bene di dare un salvifico colpo di
spugna al tutto, negando allo spettatore
un degno finale e scioglimento dei guai
seminati nel resto della pellicola. E qui
sorgono alcuni problemi strutturali legati
tanto alla prova d’attore di Battista, in
alcuni casi esageratamente marcata,
quanto sulla sceneggiatura, scritta addirittura a otto mani. La prima parte del
film è contrassegnata da gag forzate,
poco divertenti e abbastanza scontate,
soprattutto quelle legate al sesso, svolte
con poca credibilità (il padre muore e il
tutto viene preso alle leggera) con una
regia che appare davvero poco incisiva.
Poi per fortuna c’è qualche situazione
comica, ma niente di clamoroso. Merito
anche di un cast costellato da caratteristi
estremamente capaci. Non solo Ninetto
Davoli, morto ad inizio film ballando il chacha-cha con la segretaria, ma anche la
bravissima Paola Tiziana Cruciani, il figlio
“bambacione” presto padre e marito Emanuele Propizio, la “coatta” futura moglie
Veronica Corsi, il sempre impeccabile Ernesto Mahieux, un insolito e improbabile
Silvan, nei panni di un prete, il padre della
sposa Rocco Barbaro, la comparsata di
Nadia Rinaldi e la straripante ed esplosiva
Claudia Pandolfi, negli abiti della sorella
di Battista. Proprio la romanità della pellicola, vuoi o non vuoi, potrà essere tanto
un freno quanto un suo punto di forza.
Perché difficilmente un titolo simile sarà
visibile fuori dal Lazio, anche se il comico,
in quanto volto televisivo, è conosciuto in
tutta Italia.
Veronica Barteri
AFFARE FATTO
(Unfinished Business)
Stati Uniti, 2015
Regia: Ken Scott
Produzione: Allied Select Productions, New Regency Pictures, Studio Babelsberg,
Escape Artists, Regency Enterprises
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 11-6-2015; Milano 11-6-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Steve Conrad
Direttore della fotografia: Oliver Stapleton
Montaggio: Michael Tronick, Jon Poll
Musiche: Alex Wurmann
Scenografia: Luca Tranchino
Costumi: David C. Robinson
Effetti: Zeo VFX
Interpreti: Vince Vaughn (Dan Trunkman), Tom Wilkinson (Timothy McWinters),
Dave Franco (Mike Pancake), Sienna Miller (Chuck Portnoy), James Marsden
(Jim Spinch), Nick Frost (Bill Whilmsley), Ella Anderson (Bess Trunkman),
Britton Sear (Paul Trunkman), Uwe Ochsenknecht (Maarten Daaervk), Bonita
Friedericy (Helen Harlmann), Ken Scott (Turista), June Diane Raphael (Susan
Trunkman)
Durata: 91’
45
Film D
an, un impiegato venditore di
una ditta che commercia in
sfridi, scarti della lavorazione
di metalli che vengono riciclati ed utilizzati, viene licenziato dalla Ceo Chuck
Portnoy. L’uomo, ormai stanco dei soprusi e dei ritmi alienanti che gli vengono
imposti, non si arrende e decide di aprire
una società in proprio con Tim, un anziano costretto al pensionamento e Mike,
giovane e timido principiante. Dopo un
anno arriva la prima svolta, un accordo
da chiudere in fretta con una partnership
che li può rimettere in pista, prima che
lo faccia la vecchia compagnia. Piccolo
dettaglio: per farlo bisogna andare fino in
Europa, mentre a casa i figli hanno ben
più di un problema. Dan infatti deve far
fronte all’iscrizione a una costosa scuola
privata del figlio maggiore, che è vittima
di bullismo nella scuola pubblica e una
figlia minore piuttosto manesca. Per arrivare alla agognata stretta di mano che
sancisca l’accordo il gruppo deve raggiungere la Germania, ritrovandosi come
concorrente proprio Chuck Portnoy. Dan,
Tim e Mike per cercare di far accettare
il patto passano da saune unisex a locali
per omosessuali e scambisti. Hanno a che
fare con ostelli della gioventù, istruzioni
di guida in tedesco, Oktober Fest e Mostre d’arte umane che li rendono oggetti
in mostra. Si assiste a una progressiva europeizzazione dei tre, con tanto di protesta contro il G8, in cui vengono coinvolti.
Tutti i film della stagione
Intanto Dan da lontano cerca di incoraggiare i figli a essere sempre loro stessi.
Intanto l’atmosfera tedesca aiuta Mike ad
avere i primi rapporti con le donne e Tim
a conquistare una simpatica cameriera. Il
trio riesce finalmente a chiudere l’affare e
può tornare a casa.
critto da Steve Conrad, già sceneggiatore di La ricerca della
felicità e I sogni segreti di Walter
Mitty, Affare fatto è l’ultima commedia girata da Ken Scott. Un vero e proprio flop di
critica e di pubblico, tanto che in madrepatria non ha recuperato con gli incassi neanche la metà del budget. E non è difficile
comprenderne il motivo. L’intento, pare di
capire, è quello di fare una commedia con
dei risvolti e un’idea di fondo molto seri, un
film che abbia qualcosa da dire sull’etica
del lavoro e il mito del vincente, qualcosa
che non sia la consueta retorica hollywoodiana, mescolando tutto ciò con l’umorismo demenziale. Eppure nulla funziona.
Il regista francocanadese sembra ormai
interessato a raccontare storie di uomini
che non vedono davanti a sé un roseo
futuro. Il trio dei protagonisti è decisamente
mal assortito: “uomini d’affari”, scarti della
società americana o troppo anziani, o timorosi e inadatti al servilismo, che cercano
inutilmente di comprendere e adattarsi
ad una città mitteleuropea come Berlino.
Come reagisce l’uomo medio americano
quando va all’estero? Sembra, come si dice
S
nel film, che gli statunitensi viaggino, ma di
fatto restino mentalmente sempre a casa
loro. Le gag demenziali ci sono tutte, così
come ogni abusato espediente stilistico e
narrativo: solo però svuotati d’ogni impatto
comico, trascinati così a lungo da risultare
volgari. Una sceneggiatura confusionale
che sembra dover decollare quando i tre
arrivano in Europa. Invece la Germania
che esplorano è un coacervo di leggende
metropolitane generiche, unisce le saune
dei paesi scandinavi, con i continui rave,
un’esagerata manifestazione della cultura,
della stravaganza dell’arte e degli ostelli
della gioventù. I tre riescono in pochi giorni
a partecipare a tutte le tipiche stramberie
che capitano, dipingendo un quadro a dir
poco raccapricciante degli europei. Per
non parlare del buonismo familista di fondo e del lieto fine scontato, che prevede il
successo se davvero lo si desidera e se si
è disposti a giocarsi il tutto per tutto. Vince
Vaughn dovrebbe essere l’anima della
pellicola, invece porta in sé una pesantezza
e complessità che non gli appartengono,
sacrificando la forza distruttiva della sua
comicità. Il cast si avvale di altri interpreti di
richiamo come Tom Wilkinson e, in ruoli secondari, Sienna Millere, Nick Frost, James
Mardsen, oltre che del fratello d’arte Dave
Franco, che dovrebbe essere la furia comica, ma è una voragine di tristezza e la
morte stessa del ritmo.
Veronica Barteri
LO SCIACALLO – NIGHTCRAWLER
(Nightcrawler)
Stati Uniti, 2014
Regia: Dan Gilroy
Produzione: Michel Litvak, David Lancaster, Jennifer Fox,
Tony Gilroy, Jake Gyllenhaal per Bold Films
Distribuzione: Notorius Pictures
Prima: (Roma 13-11-2014; Milano 13-11-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Dan Gilroy
Direttore della fotografia: Robert Elswit
Montaggio: John Gilroy
Musiche: James Newton Howard
L
os Angeles. Lou Bloom, ladro
di materiali ferrosi e insieme
disoccupato in cerca di lavoro,
si trova casualmente a essere testimone
di un incidente automobilistico e vede
precipitarsi sul luogo dell’accaduto numerosi cameramen free lance o appartenenti a piccole società di produzione
Scenografia: Kevin Kavanaugh
Costumi: Meg Everist
Interpreti: Jake Gyllenhaal (Lou Bloom), Rene Russo (Nina
Romina), Bill Paxton (Joe Loder), Riz Ahmed (Rick), Kevin Rahm
(Frank Kruse), Ann Cusack (Linda), Eric Lange (Cameraman),
Anne McDaniels (LA Weather Girl), Kathleen York (Jackie),
James Huang (Marcus),Viviana Chavez (Desiree), Dig Wayne
(Rufus), Carolyn Gilroy (Jenny)
Durata: 117’
d’immagini: questi riprendono senza
scrupoli anche i dettagli più cruenti per
vendere poi il materiale ai grandi network televisivi che lo utilizzano per i
propri notiziari.
Lou decide allora di fare lo stesso,
si procura con i suoi ultimi soldi una cinepresa e un sistema radio per captare i
46
messaggi della polizia e vende il suo primo pezzo dedicato a una resa di conti tra
criminali che lascia sul terreno morti e
feriti ripresi senza pietà.
Da questo momento, la scalata è vertiginosa: Lou capisce che per battere la
concorrenza deve arrivare prima degli altri, riprendere le situazioni più macabre e
Film darle in pasto a chi paga meglio. Così si
crea un forte rapporto con Nina Romina,
la producer della KLWA, un potente network della costa californiana che vede in
Lou la persona adatta, in caccia di soldi
e potere e disposto a tutto pur di ottenere
ciò che vuole.
Lou ingaggia come secondo un altro
disoccupato, Rick, che si accontenta all’inizio di quattro soldi e poi diventa sempre
più pretenzioso; elimina, letteralmente
Eric Lange, un pericoloso concorrente,
sabotando i freni del suo pulmino di lavoro e causando così un incidente da cui il
cameramen esce in fin di vita.
La svolta che permette a Lou di puntare davvero in alto è costituita da uno
scoop sensazionale: Lou riesce ad arrivare prima della polizia in una villa dove
è stata sterminata un’intera famiglia; le
immagini girate risultano straordinarie,
Nina ottiene una risalita nello share del
suo notiziario ma, nello stesso tempo, è
costretta a promettere a Lou sempre più
soldi e diritti d’intervento nell’organizzazione del network.
La consacrazione arriva di lì a
poco: Lou risale ai banditi autori della strage nella villa grazie a un pezzo
delle riprese opportunamente tagliate e
nascoste; avvisa la polizia che incastra
i banditi in un conflitto a fuoco, ripreso, documentato e venduto alla KLWA
a caro prezzo. Nella stessa occasione,
riesce a far uccidere il suo collaboratore Rick, le cui richieste erano diventate
insostenibili, da uno dei banditi che si
era finto morto.
Ormai Lou ha ciò su cui aveva puntato: denaro, una società di produzione
tutta sua con quattro collaboratori fidati,
legami di ferro con la KLWA e naturalmente Nina,ormai legata a lui oltre ogni
eccesso.
l sogno americano è diventato un
incubo nel presentarci il prodotto
finale di una lunga rincorsa verso una
società che ha il profitto come unico fine e
sostegno e che ha prodotto un individuo
preparato solo per questo, privo di sentimenti e debolezze, forgiato unicamente
sulle frasi precostituite dai manuali dedicati
alla vendita e al successo, indifferente a
ogni approfondimento culturale e perfino
a qualsiasi strumento di carattere informativo.
Questo è l’aspetto più interessante del
film: un individuo alieno, un essere che
appartiene all’ultima fase del genere umano prima della definitiva costituzione in un
I
Tutti i film della stagione
mondo di robot; lo sguardo allucinato, una
magrezza da rapace, l’andatura vampiresca
di chi si accinge a rubare vite e immagini
nelle ore notturne, perché la notte è la sua
dimensione, oppure una non dimensione
perché sono le ore in cui non c’è vita, non si
vede nessuno per le strade deserte se non
chi ruba e chi è derubato, chi violenta, chi
spara e chi uccide. Un vampiro che succhia
il sangue della realtà, ogni elemento che
passa sotto il suo sguardo di cupidigia onnivora, affamata e assassina perché possa
essere sfruttato dai suoi committenti.
Altra potente immagine questa: un
gruppo di demiurghi avulsi dalla vita,
capitanato da un’amazzone volgare
(perfetto il taglio che ne ha dato Rene
Russo) interessato non a ciò che avviene, né tantomeno alla tragicità di fatti e
persone, ma solo all’uso che se ne può
trarre, ai soldi che ne possono derivare,
al potere che può dilatare il proprio ego
all’infinito.
Così il cinema, anche in questo caso,
accompagna e in alcuni momenti precorre
il mutamento societario sviluppando una
nuova etica che sembra trovare nella
propria stessa deriva il consolidamento
dell’homo novus come logo del terzo
millennio: il protagonista di una degene-
razione economica, politica e sociale è
l’espressione di una nuova ideologia alla
base di ogni forma di giornalismo e di
comunicazione e di ogni forma di manipolazione che possa portare al profitto, unico,
vero moloch a determinare il cammino
dell’uomo.
Il segnale che veramente tutto è
cambiato è dato dal finale del film che, in
altri tempi, non sarebbe stato ammesso
perché il cinema americano ha sempre
sostenuto la validità del lieto fine come
vincolo d’onore (negli anni d’oro dello
star system era addirittura obbligatorio
e regolato da norme precise). Qui no,
le azioni dello sciacallo non interessano
alcun intervento della giustizia, hanno
mano libera nella programmazione del
proprio futuro da gestire secondo la
nuova etica.
Ottimo Jake Gyllenhaal, capace di
assoggettarsi a diete, trucchi e allenamenti di postura per assumere su di sé la
completezza dei peggiori vizi umani nella
composizione sovraeccitata di un vero horror senza mostri ma popolato solo da ciò
che resta di quelli che un tempo venivano
chiamati esseri umani.
Fabrizio Moresco
LA FAMIGLIA BÉLIER
(La famille Bélier)
Francia, 2014
Regia: Eric Lartigau
Produzione: Jerico, Mars Films, France 2 Cinema, Quarante 12 Films, Vendome
Production, Nexus Factory, Umedia
Distribuzione: Bim
Prima: (Roma 26-3-2015; Milano 26-3-2015)
Soggetto: Victoria Bedos
Sceneggiatura: Victoria Bedos, Stanislas Carré de Malberg, Eric Lartigau (adattamento), Thomas Bidegain (adattamento)
Direttore della fotografia: Romain Winding
Montaggio: Jennifer Augé
Musiche: Evgueni Galperine, Sacha Galperine
Scenografia: Olivier Radot
Costumi: Anne Schotte
Interpreti: Karin Viard (Gigi), François Damiens (Rodolphe), Éric Elmosnino (Thomasson), Louane Emera (Paula), Roxane Duran (Mathilde), Ilian Bergala (Gabriel), Luca Gelberg (Quentin), Stéphan Wojtowicz (Sindaco), Bruno Gomila
(Rossigneux), Céline Jorrion (Giornalista Fr3), Jérôme Kircher (Dott. Pugeot),
Clémence Lassalas (Karène), Mar Sodupe (Sig.na Dos Santos), Manuel Weber
(Veterinario)
Durata: 105’
47
Film I
Bélier sono una simpatica famiglia di agricoltori della Normandia, che ha una particolarità: tutti i suoi membri sono sordomuti a
eccezione della figlia maggiore Paula. È
la 16enne, infatti, a tradurre con il linguaggio dei segni ciò che loro dicono e
quello che le altre persone vogliono riferire loro, aiutando da sempre madre,
padre e fratello minore a destreggiarsi
nella vita di tutti i giorni. Le mansioni di
Paula non finiscono qui, perché è sempre lei a gestire la fattoria e a vendere
i prodotti agricoli della loro azienda al
mercato. Paula, divisa tra lavoro e liceo; a scuola, durante il corso di canto,
scopre per caso di avere una voce per
andare lontano. Incoraggiata dal suo
professore di musica, si iscrive al concorso canoro indetto da Radio France a
Parigi. Indecisa sul da farsi, se restare
con la sua famiglia o seguire la sua vocazione, Paula si prepara con il suo professore, nascondendolo alla famiglia.
Per i Bélier infatti cantare rappresenta
un sacrilegio, perché sordità e mutismo
non sono handicap, ma qualcosa che li
rappresenta, un’identità. Ad affermarlo
è lo stesso padre di Paula, che decide
di partecipare alle elezioni per diventare sindaco della città. Tutta la famiglia
e alcuni amici stretti del paese li supportano nella campagna elettorale. Intanto Paula intraprende una relazione
burrascosa con un suo coetaneo, anche
lui scelto dal professore per il concorso canoro. Tuttavia il giovane presto
Tutti i film della stagione
demorde, mentre la ragazza, dopo avere rivelato il proprio sogno, si trova
davanti il muro della famiglia. Senza
di lei i familiari non saprebbero come
mandare avanti la fattoria e le relazioni
con gli altri. Durante il saggio di musica del liceo la famiglia Bélier partecipa, intuendo la bravura di Paula, non
potendo ascoltarne la voce. Così papà
Bélier il giorno successivo si offre di
accompagnare la figlia alle audizioni a
Parigi. Raggiunta dal suo professore di
musica che l’accompagna al pianoforte,
Paula fa un’ottima audizione, traducendo anche la sua esibizione ai genitori,
affinché possano capirla. Realizzato il
suo sogno, è pronta a lasciare i suoi e
spiccare il volo.
ampione di incassi in Francia
e nella stagione appena passata, La famiglia Bélier è una
commedia popolare di successo di sala e
critica e vanta ben 6 nomination ai Cèsar.
Il nuovo film di Éric Lartigau aggiorna con
sorrisi il vecchio tema dell’adolescente
alla ricerca di un’identità stabile, affrontando con coraggio il tema di un handicap
così limitante, senza cadere nel pietismo.
La sceneggiatura, a tratti irriverente e
davvero spassosa, è riuscita a realizzare
un prodotto che ribalta il punto di vista su
colui che solitamente viene considerato
diverso e questa diversità è determinata
dallo sguardo degli altri. La storia è ben
ordita e ogni personaggio gioca la sua
parte con effetto e sincerità, mettendo in
C
48
scena un quadro di una famiglia che quella difficoltà ha imparato a gestirla, intorno
a essa è cresciuta e si è impratichita, partecipando attivamente ad ogni movimento
della vita. È una famiglia universale come
tutte le famiglie del mondo, che vive nella
propria routine quotidiana, aggrappandosi ad alcune sicurezze. La loro voce e
identità è rappresentata da Paula, fulcro e
riferimento di tutti i componenti. Il ritratto
di una famiglia in cui ancora si festeggia
quando si diventa “signorine”, lontano
dalle città, dentro una Francia bucolica,
atemporale e irriducibile, che alla musica
techno preferisce la chanson française,
al formaggio di soia quello a latte crudo
di mucca, alle hall degli aeroporti le
piazze del paese. Per preservare quella
Francia i Bélier sono addirittura disposti
a scendere politicamente in campo e
a battersi a voce alta (proprio loro che
voce non hanno). In tempi di crisi, la
commedia di Lartigau si rifugia nei valori
di cui Paula è la portatrice sana. Perché
il suo distacco dalle origini è solo fisico,
mai totale, come le parole della canzone di Sardou, che la sentiamo cantare
all’audizione. Lei “vola” , spiccando il
salto verso nuovi spazi e tempi, in cui
prepararsi alla vita. Ci si emoziona grazie
a temi universali, affrontati con intelligenza e delicatezza: l’interdipendenza tra
genitori e figli, lo scontro tra aspirazioni
personali e soffocanti desideri altrui,
l’accettazione sofferta del distacco e del
cambiamento. Ma il film è reso tale grazie
ad un cast irresistibile. I genitori di Paula
sono interpretati da François Damiens e
Karin Viard, due attori che hanno dovuto
imparare il linguaggio dei segni, senza
recitare neanche una battuta per tutta la
durata del film. Una grande prova di bravura recitativa, resa attraverso un gioco
di sguardi e gesti. Ma, soprattutto, grazie
al contributo della debuttante Louane
Emera, nei panni di Paula, ex concorrente
dell’edizione francese della trasmissione
musicale “The Voice”, che presta voce
e immediatezza ad un personaggio in
cerca di un posto nel mondo. L’unico vero
sordomuto nel cast è il figlio più piccolo,
interpretato da Luca Gelberg. E poi le
melodie del celebre cantante parigino,
Michel Sardou, che “accompagna” e
dirige, prediletto dall’appassionato Éric
Elmosnino nei panni del professore.
Veronica Barteri
Film Tutti i film della stagione
HUMANDROID
(Chappie)
Stati Uniti, 2015
Regia: Neil Blomkamp
Produzione: Neil Blomkamp, Simon Kinberg per Alpha Core,
Media Rights Capital, Ollin Studio, Simon Kinberg Productions, Sony Pictures Entertainment
Distribuzione: Warner Bros.
Prima: (Roma 9-4-2015; Milano 9-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Neil Blomkamp, Terri Tatchell
Direttore della fotografia: Trent Opaloch
Montaggio: Julian Clarke, Mark Goldblatt
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Jules Cook
J
ohannesburg. Futuro non meglio
identificato. La Tetravaal, azienda specializzata nella produzione di armi e droni, fornisce alla polizia
una serie di agenti robot con l’obiettivo
di debellare la criminalità locale. Deon
Wilson, sviluppatore dei robot, sta lavorando a un progetto personale: riuscire a
creare un robot con una coscienza umana. Dopo vari mesi di lavoro, Deon riesce
finalmente a completare il software e a
installarlo in un robot difettoso destinato
alla rottamazione. Frattanto l’ingegnere
Vincent Moore, collega di Deon, ha creato il robot MOOSE, che non viene però
acquistato dalla polizia, poiché ritenuto
lento e pesante. Dopo che Deon ha installato il software nel corpo del robot, egli
viene rapito da un gruppo di gangster
che vogliono utilizzare il drone per rapinare un furgone portavalori. Deon spiega loro tuttavia, che Chappie, così viene
chiamato il robot, ha bisogno di tempo
ed educazione per sviluppare una propria
personalità, possedendo caratteristiche
simili a quelle umani. In accordo con i
criminali, lo sviluppatore comincia un periodo di educazione del robot, che viene
però influenzato dalla cultura gangster
dei suoi aguzzini, che lo iniziano all’uso
delle armi da fuoco. Nel frattempo Moore, mosso da invidia e voglia di rivalsa,
manomette i chip dei robot poliziotti, mettendoli fuori uso. I criminali di tutta la
città, saputa la notizia, danno vita a rapine, saccheggi e rivolte. Michelle Bradley,
capo della Tetravaal, è così costretta
a dare il suo consenso per l’utilizzo del
MOOSE. Moore può finalmente utilizzare
sul campo il suo robot. Parallelamente i
gangster utilizzano Chappie per ultimare
il loro colpo. Tornati alla base, Deon arriva di corsa per avvertirli dell’imminente
attacco del MOOSE. Inizia così un lungo
scontro tra il robot guidato da Moore e
Costumi: Dianna Cilliers
Effetti: Image Engine Design, Weta Workshop Ltd. Interpreti: Sharlto Copley (Chappie), Dev Patel (Deon Wilson), Ninja
(Ninja), Yolandi Visser (Yo-Landi), Jose Pablo Cantillo (Yankie),
Sigourney Weaver (Michelle Bradley), Hugh Jackman (Vincent
Moore), Eugene Khumbanyiwa (King), Brandon Auret (Hippo) Sharlto Copley (Chappie), Dev Patel (Deon Wilson), Ninja
(Ninja), Yolandi Visser (Yo-Landi), Jose Pablo Cantillo (Yankie),
Sigourney Weaver (Michelle Bradley), Hugh Jackman (Vincent
Moore), Eugene Khumbanyiwa (King), Brandon Auret (Hippo)
Durata: 120’
Chappie che si pone a difesa di Deon e
dei criminali, ormai diventati dei secondi
genitori. Nello scontro, Deon viene ferito
e Yolandi uccisa; ciononostante Chappie
riesce ad avere la meglio distruggendo
il robot nemico. Il robot porta il creatore
ferito nella sede della Tetravaal e, grazie
ad uno speciale casco neurotrasmettitore,
riesce a mappare la coscienza di Deon e
a trasferirla nel corpo di un robot. Deon,
ripresosi, intima a Chappie di fare lo stesso, avendo la batteria quasi scarica e rischiando così di morire. Deon e Chappie
sono quindi salvi, entrambi in un nuovo
corpo robotico. Raggiunto Ninja, il criminale compagno di Yolandi, scopriamo che
Chappie aveva memorizzato la coscienza
della donna e così riesce a trasferirla nel
corpo di un robot, riportandola in vita.
l sudafricano Neill Blomkamp, classe
’79, torna a raccontare, dopo lo stupefacente District 9, una Johannesburg
dispotica e futuristica. Siamo quindi, ancora
una volta, di fronte a una tecno-metropoli
calpestata dai problemi di ieri – criminali
relegati al sottosuolo come giocattoli difettosi - e le soluzioni di domani: la cooperazione
tra umani e droni, l’utilizzo della tecnica a
favore della sicurezza, l’eliminazione fisica di
tutto quello che è fuori dall’ordine costituito.
Tutto sembra andare per il meglio, anche e
soprattutto a Deon, inventore dei fantastici
“droni dell’ordine”, apprezzato e celebrato
dalla sua azienda. A Deon però questo non
basta, e come vuole la natura umana, egli
tenta di scoprire l’inscopribile, di creare l’increabile, di tentare il mai tentato: sviluppare
un robot con una coscienza umana. Ecco
dunque il vero tema centrale della pellicola.
Chappie, nelle sue prime ore di esistenza,
si pone verso il mondo con l’innocenza e
lo stupore di un bambino di pochi anni. Ma
se Deon farà di tutto per costruirgli attorno
una magica bolla di sapone che lo protegga
I
49
dall’orribile mondo reale, Ninja e Yolandi, prima aguzzini, poi genitori, lo costringeranno
a confrontarsi con la durezza della strada e
la crudeltà dell’uomo, insegnandoli che non
si può essere soltanto buoni, che bisogna
sapersi difendere, che soltanto i più forti
saranno destinati a sopravvivere. In questo
senso il film di Blompkamp ricalca, con la
stessa sensibilità, le tematiche di District
9, ricreando quella piacevole amalgama di
fantascienza e etica, di domande aperte e
questioni morali, che, prima o poi, saremo
costretti ad affrontare. Se nel primo lungometraggio tuttavia, questo tema rimaneva
una costante per tutta la durata, nel caso
di Humandroid Blompkamp sembra voler
alleggerire, intrattenere e quindi divertire.
La trasformazione di Chappie in gangstar,
i personaggi di Ninja e Yolandi, interpretati
da Watkin Tudor Jones e Yolandi Visser,
esponenti del gruppo Die Antwoord alla loro
prima apparizione sul grande schermo, cattivi poco credibili, troppo macchiettistici per
incutere timore, e, in fondo, nobili d’animo
o ancora le gag con il robot, le esplosioni,
i muscoli, le armi esagerate, i colori accesi
e via dicendo, sono tutti elementi che, pur
divertendo, tolgono profondità alla pellicola,
relegandola, per buona parte della durata,
a puro entertainment. Il risultato finale è un
ibrido di confusa intenzione, a metà tra un
action ironico e scanzonato e un scienze
fiction morale e distopico. Ai difetti vanno
inoltre aggiunti l’opaco Hugh Jackman,
villain senza spessore, e la quasi invisibile
Sigourney Weaver, relegata a un ruolo di
secondo piano. Nell’insieme dunque, Humandroid diverte, ma non convince, accenna, ma non approfondisce, restando un film
riuscito a metà; un’occasione persa, che ci
fa tuttavia sperare che il bravo Blompkamp
possa tornare ai fasti di District 9. Tempo e
talento non mancano di certo.
Giorgio Federico Mosco
Film Tutti i film della stagione
IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO
Italia, 2014
Regia: Aldo, Giovanni, Giacomo, Morgan Bertacca
Produzione: Paolo Guerra per Medusa Film, Agidi
Distribuzione: Medusa
Prima: (Roma 11-12-2014; Milano 11-12-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Aldo, Giovanni, Giacomo,
Valerio Bariletti, Morgan Bertacca, Pasquale Plastino
Direttore della fotografia: Gianni Fiore Coltellacci
Montaggio: Luigi Mearelli
Musiche: Marco Sabiu
Scenografia: Eleonora Ponzoni
Costumi: Patrizia Chericoni
Interpreti: Aldo (Aldo), Giovanni (Giovanni), Giacomo (Giacomo), Giuliana Lojodice (Calcedonia), Guadalupe Lancho
(Dolores), Sara D’Amario (Camilla), Massimo Popolizio (Pa-
G
iacomo è uno spregiudicato
broker finanziario che per un
colpo di stato nel Paese africano di cui ha comprato i fondi di investimento vede annullate tutte le sue sostanze e
quelle dei suoi clienti: la villa sequestrata,
la moglie che lo abbandona per rifugiarsi
nella ricca magione sul lago del padre rappresentano lo scenario in cui Giacomo è costretto a organizzare la sua nuova esistenza.
Di questa fa strettamente parte Giovanni, suo maggiordomo fin dagli inizi
della carriera che non può abbandonarlo
perché anche la sua liquidazione è svanita
nei fondi africani; in compenso Giovanni è
stato abbandonato da Dolores, cuoca nella
villa di Giacomo che, dopo una relazione
di due anni col maggiordomo, non riuscendo a farsi sposare da lui se ne è tornata
di gran carriera in Venezuela. Padrone e
maggiordomo si imbattono però in un’altra figura, Aldo, venditore abusivo che vive
con la madre Calcedonia, unica fonte di
reddito con i suoi lavori di sarta e rammendatrice, allenatore di una squadra di calcio composta da bambini extracomunitari.
Il fatto è che Giovanni e Giacomo investono con la macchina Aldo in fuga dai
vigili e sono costretti a transare un, sia pur
minimo, risarcimento che l’investito è destinato a non vedere mai perché di soldi non
ce n’è per nessuno, tutti nei fondi africani!
Non resta a tali maldestri amici che
sistemarsi in casa di Calcedonia, subire le
sue burbere pretese e inventarsi qualcosa
per uscire dall’impasse.
L’invenzione che viene in mente ai tre
sarebbe questa: far passare Aldo, opportunatamente truccato e vestito, per un ricco petroliere dell’Azerbajan che così possa convincere Assia, occhiuta dirigente di
dre Amerigo), Rosalia Porcaro (Samantha), Francesca Neri
(Assia), Giovanni Esposito (Poliziotto aeroporto), Christian
Ginepro (Burocrate), Chiara Sani (Luana), Lorenzo Covello (Cristian), Abdoulaye Ndiaye (Babatunde), Alessandro
Bendinelli (Giangiacomo jr), Alfredo Jorge Peralta Hilares
(Mariachi), Samuel Jaimes Gerson (Mariachi), Martin Alfonso Lopez Chavez (Mariachi), Gabriel Andree Otoya Angulo
(Mariachi), Pedro Sarubbi (Kebabbaro), Cesare Gallarini (Vigile), Marco Merlini (Cameriere ristorante), Federica Famea
(Segretaria Giacomo), Andrea Ramilli (Impresario pompe funebri), Daniela Vecchi (Proprietaria negozio libri), Valentina
Bardi (Fioraia), Franco Maino (Suocero di Giacomo), Giorgio
Centamore (Cliente Golf Club)
Durata: 102’
un istituto finanziatore a concedere il credito necessario a Giacomo, e quindi agli
altri due, per rimettersi in piedi. Le cose
però non vanno lisce perché Assia, rivelatasi presto una mangiatrice di uomini e
profondamente delusa dall’incapacità seduttiva del falso petroliere (traumatizzato
fin da giovane perché abbandonato dalla
futura sposa il giorno delle nozze) rifiuta
ogni firma e ogni sostegno finanziario.
Altri due avvenimenti si aggiungono all’esistenza complicata dei tre; la
morte di Calcedonia e il matrimonio di
Giovanni con Dolores richiamata precipitosamente dal Venezuela e ricomparsa
con tre figli al seguito: il funerale e il
matrimonio celebrato nella stessa occasione dall’amico padre Amerigo potrebbe significare la fine della vecchia
vita e l’inizio di una nuova: forti degli
insegnamenti di Calcedonia i tre organizzano una piccola impresa ambulante
di taglio, cucito e riparazioni veloci su
misura. Tale iniziativa si rivela presto
redditizia e forse può costituire la base
per un futuro migliore per tutti.
on si può avere una vis comica
dirompente all’infinito, originale
e spumeggiante come quando
è nata; è valido per tutti, forse, addirittura,
anche per il grande Totò; è normale quindi
per Aldo, Giovanni e Giacomo mostrare in
questo ultimo film qualche segno di logoramento che certamente è stato evidente
in primis proprio a loro, gente di spettacolo
consumata e particolarmente sensibile ai
cali di tensione e d’ispirazione.
Tutto questo è reso evidente dal fatto
che alla sceneggiatura hanno messo mano
sei persone, una delle quali, Morgan Bertac-
N
50
ca, ha anche collaborato alla regia in senso
stretto. Come se Aldo, Giovanni e Giacomo
sentissero la necessità di un sostegno per
una impalcatura che non stava in piedi.
Effettivamente la storia continua a girare su se stessa senza riuscire a prendere
una strada definita; si ride raramente in
questo film che dovrebbe essere esplosivo, avvincente ma non lo è; è privo invece
di freschezza, novità, fantasia e originalità che non dovrebbe mai mancare nel
cammino degli eroi della risata. Succede
quindi che l’opera subisca una sorta di
regressione nel mantenere validi i momenti
in cui i tre, costretti in ambienti risicati e
avulsi per qualche momento dallo sviluppo
della storia danno il meglio nelle gag e nei
non sense veloci apparentemente senza
ragione, ricordo della precedente fortuna
conquistata sulle tavole del palcoscenico
e negli sketch televisivi. Quando invece
la loro presenza si dilata nell’appartenere all’evoluzione del film, la loro forza si
scioglie e la loro presenza perde completamente di mordente.
Interessante invece, davvero un valore
aggiunto che colora in più di un momento
la storia, conferendole quel ritmo ironico
spesso latitante è la partecipazione di due
attori di “contorno”, Giuliana Lojodice e
Massimo Popolizio che da tempo iniettano
linfa vitale sulle nostre scene e sui nostri
schermi, regalandoci dei preziosissimi
squarci di ritmo e recitazione.
Forse i tre potrebbero provare a fare
solo gli attori, su storie e sceneggiature di
altri e da altri diretti per prodursi in quel
rinnovamento di idee e presenza scenica
di cui hanno bisogno.
Fabrizio Moresco
Film Tutti i film della stagione
THE SEARCH
(The Search)
Francia, 2014
Regia: Michel Hazanavicius
Produzione: Thomas Langmann, Michel Hazanavicius per
Petite Reine, La Classe Américaine, France 3 Cinema, Orange Sudio, Wild Bunch, Search Production, Sarke Sudio/Gfig
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 5-3-2015; Milano 5-3-2015)
Soggetto: ispirato al film “Odissea tragica” (1948) di Fred
Zinnemann
Sceneggiatura: Michel Hazanavicius
Direttore della fotografia: Guillaume Schiffman
1
999: seconda guerra cecena. Quattro persone sono coinvolte nel tritatutto degli orrori: Kolja, ragazzo
russo di vent’anni, viene colto per strada in
possesso di uno spinello e con questo pretesto è mandato nei reparti di addestramento. La sua personalità remissiva, allegra,
gioviale e per nulla propensa alla violenza
viene modificata e strutturata a servizio del
fronte di guerra, grazie a un addestramento
durissimo fatto di soprusi e aggressività.
Quando arriva in prima linea, Kolja
impara subito a sparare ai civili e a superare presto il terribile impatto della violenza sulle persone inermi.
Il piccolo Hadji di nove anni assiste dalla finestra di casa nel villaggio occupato dai
russi all’uccisione di suo padre e sua madre;
la sorella Raissa, salvatasi casualmente, ritorna a casa e non trova Hadji e nemmeno
l’altro fratellino ancora in fasce che Hadji
ha depositato intanto presso una famiglia di
ceceni per proseguire il suo camino, fino a
raggiungere un centro di accoglienza organizzato da forze dell’Unione Europea.
Carole, un’attivista dei diritti umani
che si batte da tempo in sterili e inutili
conferenze per dimostrare lo stato di devastazione della Cecenia, accoglie con sé
Hadji che, profondamente traumatizzato e
chiuso in un mutismo assoluto, trova per
la prima volta quel calore e quella dolcezza che gli mancavano da tempo.
Carole, da parte sua, per la prima volta
sente di fare un’azione che esula dall’asfittica e ridicola organizzazione burocratico/
umanitaria a cui è abituata e chiede a Helen, responsabile del centro di accoglienza,
di aiutarla nelle procedure di affidamento
ufficiale di Hadji.
Nel vortice casuale e fortunoso degli
eventi di guerra anche Raissa e il neonato arrivano in quei luoghi alla ricerca di Hadji: la riunione della famiglia è
commovente anche se Carole intende che
Montaggio: Anne-Sophie Bion, Michel Hazanavicius
Scenografia: Emile Ghigo
Costumi: Les Rincali
Effetti: Georges Demétrau, Philippe Aubry
Interpreti: Bérénice Bejo (Carole), Annette Bening (Helen),
Maxim Emelianov (Kolia), Zukhra Duishvili (Raïssa), AbdulKhalim Mamatsuiev (Hadji), Lela Bagakashvili (Elina),Yuriy
Tsurilo (Colonello), Anton Dolgov (“Pocket”), Mamuka
Matchitidze (Padre), Rusudan Pareulidze (Madre)
Durata: 159’
andranno in fumo tutti i suoi progetti di
affidamento del piccolo orfano.
ì, forse è vero che non si tratta di
un film straordinario questo parziale remake di Odissea Tragica
(Zinneman, 1948) con Montgomery Clift; forse è davvero incolore la passione registica
limitata a un piatto e rimasticato giudizio su
quanto sia dura la guerra vista come male
assoluto; davvero sembrerebbe banale
questa trattazione forgiata su un cumulo di
luoghi comuni e sulla retorica dei sentimenti
utilizzati senza risparmio né rispetto.
Noi, a dir la verita, abbiamo trovato due
incubi: la trasformazione del bonaccione
russo (ci ricorda “Palla di Lardo” di Kubrick)
in una macchina per uccidere, non solo,
ma capace di usare la violenza più assurda
e inaspettata sui propri compagni più deboli e la certezza della normalità dimostrata
nello sterminio della popolazione inerme,
bambini che vanno a scuola, vecchi che
fuggono, donne paralizzate dal terrore.
La modalità ristrutturativa del reparto
di addestramento russo (al cui confronto il
campo di Parris Island, è sempre Kubrick,
sembra il Paese dei Balocchi), basata
soprattutto sulla violenza all’ultimo sangue
da parte di superiori, parte imbecilli parte
psicopatici e sulla continua e persecutoria
oppressione del nonnismo da caserma fa
sprofondare lo spettatore nella consapevolezza amara di quanto sia lungo ancora il
cammino verso la civiltà di questo pianeta.
È un incubo di sangue e di assurdità
questo, altro che mancanza di passione e
sfoggio di retorica, è il constatare che la nascita della violenza e della spietatezza può
avvenire in qualsiasi momento, intorno a noi,
con noi, dentro le nostre case, dentro di noi.
Secondo incubo: il piccolo orfano che
raggiunge prima la salvezza e poi ritrova
quel che resta della sua famiglia.
La sua attesa muta mentre guarda dal-
S
51
la finestra la fine dei genitori; l’accettazione
dell’accaduto senza un fiato e lo slancio
e l’abnegazione nel portare con sé nella
fuga anche il fratellino e il suo doloroso abbandono in mani sicure; lo smarrimento di
fronte alle divise di ogni genere, alla gente
in fuga su camion o a piedi; lo sguardo di
fronte a un pezzo di pane che finalmente
gli è donato da una mano amica, il primo
calore di una casa e di una persona che
lo accolgono; lo scioglimento del suo
mutismo serrato e lancinante, la gioia animalesca nel riabbracciare sorella e fratello.
Abbiamo indicato uno dopo l’altro i
punti salienti (solo il picco di una piramide,
ce ne sono altri e tantissimi) di un dolore
che ha colpito non solo i nostri sentimenti,
ma la coscienza della nostra incapace,
arida inutilità di fronte a questa tragedia,
di fronte a ogni tragedia.
Siamo convinti di dover lasciare dietro
le spalle la sottolineatura di manierismo
espressa da alcuni critici con il sopracciglio alzato e apprezzare la passione, il
coinvolgimento e l’impegno civile con cui il
regista Hazanavicius ha trattato così tanta
disperazione con la forza lucida e innocente
di un’etica senza risparmio, di una denuncia
scarna e senza commenti politicizzati.
Dovremmo parlare di un altro “incubo”
cioè l’ignoranza, il disinteresse, la stupida
impotenza delle organizzazioni umanitarie
europee affogate nella noia e nella viltà
di continue e sterili riunioni, utili solo per
il gettone del loro rimborso spese; non ce
n’è bisogno, basta la durezza e la denuncia
senza parole con cui Hazanavicius presenta
le scene in uno stato di accusa senza ritorno.
Resta la forza d’animo e la civiltà dei
personaggi interpretati da Annette Bening
e dalla Bejo (moglie di Hazanavicius), restano gli occhi del piccolo Hadji a vigilare
sul nostro cuore e sulla nostra ragione.
Fabrizio Moresco
Film Tutti i film della stagione
FORZA MAGGIORE
(Turist)
Danimarca, Francia, Norvegia, Svezia, 2014
Regia: Ruben Östlund
Produzione: Plattform Produktion Ab, Parisienne, Coproduction Office Aps, Motlys
Distribuzione: Teodora Film
Prima: (Roma 7-5-2015; Milano 7-5-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Ruben Östlund
Direttore della fotografia: Fredrik Wenzel
Montaggio: Ruben Östlund, Jacob Secher Schulsinger
U
na giovane famiglia svedese è
in vacanza in un lussuoso albergo situato sulle Alpi francesi.
Tomas, Ebba ed i loro figli Vera e Harry
passano il primo felice giorno sulle piste
da sci. Il secondo giorno, dopo essersi
fermati a pranzo in una baita, assistono
alla caduta di una valanga controllata,
che rischia però di colpirli. Tomas, da prima calmo, viene colto da panico e fugge
lasciando i figli e la moglie inermi. Passato il pericolo, torna al tavolo come nulla
fosse. Ebba è sotto shock. La sera stessa
la coppia va a cena con degli amici. La
donna racconta l’episodio accaduto, ma
Tomas nega di essere fuggito, sostenendo
che la moglie abbia male interpretato il
suo gesto. Ne nasce una forte discussione. Il giorno seguente la moglie decide
di sciare per conto proprio, essendo innervosita dal comportamento del marito.
Tomas si occupa dei figli. Le litigate tra i
due continuano. Il piccolo Harry percepisce il nervosismo e piange più di una vol-
Musiche: Ola Fløttum
Scenografia: Josefin Åsberg
Costumi: Pia Aleborg
Interpreti: Johannes Kuhnke (Tomas), Lisa Loven Kongsli
(Ebba), Clara Wettergren (Vera), Vincent Wettergren (Harry), Kristofer Hivju (Mats), Fanni Metelius (Fanni), Karin
Myrenberg (Charlotte), Brady Corbet (Brady)
Durata: 118’
ta, pregando il padre di “non divorziare
dalla mamma”. Arrivati a metà settimana, i due vengono raggiunti da una coppia
di amici: Mats, uomo maturo e pacato e
Fanni, giovane ed energica. Dopo aver
cenato serenamente tutti insieme, Ebba
decide di raccontare una volta ancora l’episodio della slavina e una volta ancora il
marito nega il tutto. A questo punto la moglie, esasperata, ricorda che Tomas stava
riprendendo il video con il telefono e così
mostra l’ineccepibile video agli amici e al
marito stesso, che è finalmente costretto
ad ammettere l’accaduto. Ne nasce una
discussione sul comportamento degli esseri umani in casi estremi e Mats tenta di
difendere Tomas, spiegando che è impossibile prevedere come ci comporteremmo in un’occasione simile. Tornando in
camera tuttavia, litiga con Fanni che ne
mette in dubbio il coraggio e la predisposizione al sacrificio. Il giorno dopo Mats e
Tomas passano l’intera giornata insieme,
confrontandosi e sostenendosi a vicenda.
52
Tornato all’albergo, Tomas ha una crisi
di pianto durante la quale ammette alla
moglie la sua inadeguatezza e la sua frustrazione. I bambini lo consolano. Arrivati all’ultimo giorno, la famiglia decide di
andare sulle piste nonostante la nebbia e
il forte vento. Tomas decide di partire per
primo. Ebba si perde nella nebbia e urla
in cerca di aiuto. Il marito torna indietro
e la salva. La famiglia è quindi riunita
sull’autobus che li riporterà verso casa.
L’autista si rivela tuttavia evidentemente
incapace. Ebba, colpita da panico, lo intima di aprire le porte e scende lasciando
dietro a se’ i figli ed il marito. Poco dopo
tutti i passeggeri abbandonano il veicolo e si incamminano. Un uomo offre una
sigaretta a Tomas. Dopo aver rifiutato,
l’uomo ritratta ed esclama fieramente:
“Si, fumo”.
incitore del Premio della Giuria per la sezione Un Certain
Regard a Cannes nel 2014 e
distribuito dalla casa di produzione indipendente Plattform Produktion (di cui il
regista è cofondatore), il lungometraggio
del talentuoso Ruben Östlund, classe
1974, approfondisce l’interessante e
dibattuta tematica delle reazioni degli
esseri umani di fronte a pericoli estremi
e minacce incombenti. Ebba e Tomas
infatti, apparentemente felici, benestanti
ed appagati, vengono messi in crisi dall’istintiva reazione del marito di fronte ad una
valanga. Reazione che lo porta a fuggire e
a salvarsi, invece di difendere moglie e figli.
Si può davvero condannare un individuo
per aver semplicemente avuto paura?
Cosa può la razionalità di fronte all’istinto di
sopravvivenza? Ed ancora, sono le madri
portate per natura al sacrificio e alla difesa
dei propri figli, o seguono semplicemente
lo schema previsto dal loro ruolo sociale?
Domande queste, a cui il regista svedese
tenta di dare risposte, non soltanto con
V
Film uno script valido, ma anche e soprattutto
con le immagini. Dove infatti manca la
sceneggiatura (troppe le scene di cui
si poteva fare a meno), sono le infinite
sequenze, i movimenti esasperatamente
lenti e asettici della macchina da presa,
a raccontare il vuoto, la monotonia, la
catena di montaggio della vita di una
coppia che non sembra mai davvero
volersi bene, troppo impegnata a fare ciò
che deve senza chiedersi davvero ciò che
Tutti i film della stagione
vuole. Östlund, che nasce come documentarista e regista di video sciistici, in
Forza Maggiore sembra voler tornare alle
origini, galleggiando tra la bianca neve
delle Alpi francesi a ritmo flemmatico,
senza però dimenticare una certa ironia,
un certo divertimento nel raccontare le
disperazioni di una coppia sull’orlo di
una crisi di nervi. In questo senso, è in
particolare il tema musicale a giocare
con lo spettatore e ad avvertirlo prima di
determinate scene, scene nelle quali sta
per “cambiare il vento”. Nonostante un
finale esageratamente simbolico, Forza
Maggiore risulta un’opera convincente,
solida, girata egregiamente e ben raccontata dai suoi interpreti, che conferma
il talento di un regista eclettico e tecnicamente preparato, dal quale non ci si può
che aspettare grandi cose.
Giorgio Federico Mosco
MINISCULE – LAVALLE DELLE FORMICHE PERDUTE
(Miniscule – La vallée des fourmis perdues)
Francia, Belgio, 2014
Regia: Thomas Szabo, Hélène Giraud
Produzione: Futurikon Films, in coproduzione con Nozon Paris, Nozon Sprl, Entre Chien et Loup, 2D3D Animations
Distribuzione: Academy Two
Prima: (Roma 22-1-2015; Milano 22-1-2015)
Soggetto: dalla serie Tv animata (2006) ideata da Thomas
I
n un luogo deserto nel cuore di
una valle naturale, una coppia di
giovani amanti ha appena terminato un pranzo al sacco. Il giovane sta
prendendo un pisolino sotto gli alberi di
pino, mentre la sua ragazza, che è incinta,
sta leggendo un libro e sgranocchiando
fragole. All’improvviso la giovane donna
comincia ad avere le contrazioni. Il suo
compagno si sveglia in uno stato di panico e la aiuta p. I futuri genitori si precipitano fuori in macchina, lasciando la
tovaglia con i resti della loro picnic dietro di loro. Allo stesso tempo, non molto
lontano, sotto le foglie ai margini di una
radura, una coccinella è dare vita a tre
bug bambino. Dopo la loro prima lezione
su come decollare e volare, la piccola famiglia comincia a tornare a casa. Se non
fosse che la coccinella più piccolo è anche il più intrepido e preferisce scoprire il
mondo esterno per obbedire a sua madre e
si toglie da solo nella foresta. Ben presto,
la piccola coccinella coraggiosa incontra
una banda di mosche che lo provocano e
lo inseguono. La coccinella cerca di scappare, ma, a causa della sua mancanza
di esperienza si è presto superato dalla
banda, perde il controllo e cade in un crepaccio. Lasciato per morta dalle mosche,
la coccinella arriva lentamente e si rende
conto che ha perso un’ala nell’incidente.
Quando scende la notte, si striscia fuori
del crepaccio e chiama i suoi genitori.
Szabo e Hélène Giraud
Sceneggiatura: Thomas Szabo, Hélène Giraud
Musiche: Hervé Lavandier
Scenografia: Franck Benezech
Effetti: Nozon
Durata: 89’
Come nessuno risponde, la coccinella inizia a vagare nella foresta sotto la pioggia
battente e, infine, trova rifugio in una scatola di zollette di zucchero abbandonati
dalla giovane coppia. Il giorno seguente,
una colonna di formiche nere, attratti dal
profumo di zucchero, si dirige verso la
scatola di latta. Su ordini da loro capo,
la mandibola, le formiche operaie sollevano la scatola. Poco dopo, la coccinella,
che era rimasto all’interno della scatola,
salva la vita delle formiche una lucertola, guadagnando così il suo posto tra le
formiche. Ma è solo l’inizio di una serie
di avventure, perché la coccinella e le formiche nere incontreranno un avversario
temibile: le formiche rosse. Convinte che
dandogli come pedaggio una zolletta di
zucchero e cambiando strada, riusciranno a scamparla, non si accorgono che le
formiche rosse le seguono e le raggiungono nel formicaio, mettendolo sotto attacco. Grazie all’ingegno di una formica
nera pazzoide, la coccinella si ricorda che
nel pic – nic lasciato dagli umani c’era
un pacco di fiammiferi, che potrebbero
accendere dei fuochi d’artificio nascosti
in fondo al formicaio. Così, mentre le formiche posizionano i fuochi d’artificio, la
coccinella vola a recuperare i fiammiferi
e riesce anche a salvare una coccinella
femmina da un gruppo di mosche teppiste, vendicandosi anche di un torto subìto
da cucciolo. Tornato al formicaio, la coc53
cinella consegna i fiammiferi e le formiche debellano l’attacco mandando via le
rosse. Adesso è il momento della ricostruzione. Passa del tempo, la coccinella si è
sposata con la femmina che aveva salvato
e ormai ha la sua famiglia. Spesso torna
al formicaio, ormai ricostruito e più saldo
di prima, dove trova sempre ad attenderlo
il suo migliore amico, la formica.
er poco, non ha vinto l’Oscar
come miglior film d’animazione.
Minuscule di Thomas Szabo e
Hélène Giraud è un delizioso capolavoro
che si avvicina molto a Shaun, vita da
pecora – Il film. Perché in entrambe le
pellicole, i personaggi non parlano, ma
si esprimono con rumori, suoni buffi ed
espressioni facciali. La formica fischia,
le mosche rombano come centauri sulle
Harley, la coccinella ronza. Gli sguardi
intensi degli insetti sono adorabili, seppur
i loro occhi siano costituiti semplicemente
da due grandi tondi bianchi, con al centro
due pallini neri per pupille. La sceneggiatura è semplice, ma piena di vere situazioni comiche degne di Buster Keaton e
Charlie Chaplin. Senza mai andare oltre
e forzare quella che è la natura degli
insetti, Szabo e Giraud raccontano una
comicità muta impressionante; insomma
Minuscule è il vero Bug’s life. Lotte per la
sopravvivenza e la dura legge della Natura sono i padroni, ovviamente, del film,
P
Film ma non per questo non cedono il passo
anche a buoni sentimenti. L’amicizia,
anzi tutto, tra due esseri completamente
diversi, che scoprono similitudini e analogie; magari gli esseri umani andassero
oltre il colore della propria pelle, come la
formica e la coccinella vanno al di là della
loro fisionomia. Altro concetto affrontato
è la famiglia: senza ci si sente persi. La
coccinella, seppur trovando una nuovo
nucleo di appartenenza nel formicaio, non
dimentica mai le sue origini e, anzi, sogna
spesso i suoi genitori e le sue sorelle;
talmente tanto forte il desiderio di affetto
Tutti i film della stagione
e calore, che alla fine il protagonista si
creerà una sua, di famiglia. C’è anche una
bella sferzata al bullismo, che di questi
tempi è un insegnamento sacrosanto da
impartire alle nuove generazioni. Infine,
c’è il forte concetto de “l’unione fa la forza”
e non esistono in natura esseri viventi che
lo rappresentino meglio come le formiche:
capaci di spostare enormi oggetti, superare ostacoli, se uniti e compatti. Dal punto
di vista tecnico è interessante è l’uso di
scenari reali, su cui poggiano queste creature realizzate in computer grafica, che
ricorda la commistione tra umani e cartoni
della tradizione Disney. Se poi il girato è
stato effettuato sul massiccio dell’Ecrins e
nel Parco Nazionale di Mercantour, allora
l’effetto finale è davvero sorprendente e
mozzafiato. Diverse le citazioni cinematografiche disseminate nel film, ma la più
sorprendente è la scena che omaggia Il
Signore degli Anelli – Le due Torri, in cui
viene riprodotta in scala, la battaglia del
Trombatorrione. Dopo aver visto Minuscule, si comincia a guardare le formiche con
occhi diversi. Touché.
Elena Mandolini
SAMBA
(Samba)
Francia, 2014
Regia: Eric Toledano, Olivier Nakache
Produzione: Quad Films, Ten Films, Gaumont, TF1 Films
Production, Korokoro
Distribuzione: 01 Distribution
Prima: (Roma 23-4-2015; Milano 23-4-2015)
Soggetto: dal romanzo omonimo di Delphine Coulin
Sceneggiatura: Eric Toledano, Olivier Nakache, Delphine
Coulin (collaborazione), Muriel Coulin (collaborazione)
Direttore della fotografia: Stéphane Fontaine
Montaggio: Dorian Rigal-Ansous
I
l senegalese Samba è a Parigi da
dieci anni, ospite di uno zio con
cui lavora nella cucina di un ristorante dove è apprezzato per i suoi modi, la
sua capacità e la sua simpatia.
Purtroppo dalla sera alla mattina riceve dalla prefettura l’ordine di comparire in tribunale per la conferma di documenti che Samba non possiede. Si rivolge
quindi a uno dei centri di accoglienza per
ricevere aiuto e costituire con le testimonianze quell’identità non documentabile
dai pezzi di carta. Nel centro, conosce
Alice, dirigente aziendale che sta trascorrendo un periodo di volontariato dopo i
disturbi psichici causati dal forte stress
professionale che l’ha completamente
esaurita e messa a terra.
Da questo momento, la storia prende
due strade ben precise che si confondono
l’una sull’altra, allontanandosi e avvicinandosi subito dopo.
Da un lato Samba che per il pronunciamento del tribunale è diventato un
clandestino, deve vivere nascosto, accettare i lavori più umili e dequalificati
Musiche: Ludovico Einaudi
Scenografia: Nicolas de Boiscuillé
Costumi: Isabelle Pannetier
Effetti: Digital District
Interpreti: Omar Sy (Samba), Charlotte Gainsbourg (Alice),
Tahar Rahim (Wilson), Izïa Higelin (Manu), Issaka Sawadogo (Jonas), Hélène Vincent (Marcelle), Youngar Fall (Lamouna), Christiane Millet (Madeleine), Liya Kebede (Gracieuse),
Clotilde Mollet (Josiane)
Durata: 118’
e adottare un sistema di azioni e spostamenti che possano fargli evitare l’incontro con la polizia.
Dall’altro Samba comincia a essere
protagonista di una storia d’amore con
Alice che entrambi riconoscono e, nello
stesso tempo, sono convinti non possa
portare lontano.
Sono le ultime vicissitudini del giovane senegalese e la rinnovata capacità
di Alice a riprendere il lavoro in azienda,
cosa resa ora possibile dallo scopo che lei
sente di avere oltre la propria affermazione professionale, a gettare definitivamente i due l’uno nelle braccia dell’altra per
iniziare un percorso verso un’ipotetica
felicità.
ll’origine c’è un romanzo, “Samba pour la France” della regista
e scrittrice Delphine Coulin, poi
il lavoro di sceneggiatura e regia di Toldano e Nakache; i due autori, campioni
d’incasso planetario con il loro Quasi
amici, sempre protagonista Omar Sy,
hanno voluto riproporre un’altra storia di
A
54
incontro/scontro tra occidentali stanziali,
colti, ricchi e ammalati, lì addirittura un disabile grave, qui una manager sbiancata
e depressa e il mondo degli extracomunitari mai riconosciuti, né legittimati, ma
sempre in fuga.
Intorno una città, la capitale della
Francia libertaria e accogliente da secoli ma indifferente a problemi sociali
di questa portata, pronta a utilizzare la
manovalanza nera senza accorgersi
di niente e di nessuno. Intorno ancora
un’amministrazione dello Stato che non
sa che pesci prendere, ora persecutoria,
ora indulgente, la polizia e, spesso ridicolmente inetta, l’organizzazione di sostegno
sociale deputata a risolvere problemi
destinati a rimanere insoluti.
Il film si muove (poco) alternando
commedia e tragicità, scoppi di allegria e
dolore senza mai prendere una strada certa che possa rappresentare la linea retta
di un racconto interessante; forse l’orribile
e tristissimo episodio della strage nella
redazione del giornale satirico può avere
pesato nel tenere il film in una situazione
Film Tutti i film della stagione
statica, quasi di stallo che rende le due ore
di durata un tempo immenso che sembra
non finire mai.
Lo stesso rapporto tra il simpaticissimo
Omar Sy e l’esangue Charlotte Gainsbourg appare da subito per quello che è e
diventerà senza che sia aggiunto altro nel
corso del film.
Interessante, invece, la presenza di
Tahar Rahim che, accantonata la delusione di Il padre, ci offre un’interpretazione
piacevolissima, di un arabo che si fa passare per brasiliano, guascone e sciupafemmine, pronto a far tutto senza saper fare
niente, ma presente come amico e come
persona che con intelligenza e furbizia
cerca di sopravvivere in questo mondo
impazzito e senza futuro.
Fabrizio Moresco
IL PADRE
(The Cut)
Germania, Francia, Italia, Polonia, Turchia, Russia, 2014
Regia: Faith Akin
Produzione: Bombero International, in coproduzione con
Pyramide Productions, Pandora Filmproduktion, Corazón International, NDR, Ard Degeto, France3 Cinéma, Dorje Film,
Bim Distribuzione, Mars Media Entertainment, Opus Film,
Jordan Films, Anadolu Kültür, Panfilm
Distribuzione: Bim
Prima: (Roma 9-4-2015; Milano 9-4-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Faith Akim, Mardik Martin
Direttore della fotografia: Rainer Klausmann
Montaggio: Andrew Bird
Musiche: Alexander Hacke
Scenografia: Allan Starski
Costumi: Katrin Schendorf
Effetti: Scanline VFX
Interpreti: Tahar Rahim (Nazaret Manoogian), Sevan
1
915, Mardin, centro della Turchia
abitato da numerose famiglie armene.
Le milizie del movimento nazionalista
che sostituirà presto e definitivamente il
morente Impero Ottomano con la nuova
repubblica, rastrellano il villaggio portando via tutti i giovani armeni. È l’inizio
di uno dei grandi massacri etnici ancora
in corso di elaborazione da parte degli
storici.
Il fabbro Nazareth Manoogian, separato dalla sua famiglia che presto sarà
massacrata insieme alle altre, comincia
il suo calvario di deserto in deserto, tra-
Stephan (Barone Boghos), Shubham Saraf (Levon), Dina
Fakhoury (Lucinée Manoogian), Zein Fakhoury (Arsinée
Manoogian), Andrea Hessayon (Sig.ra Balakian), Hindi
Zahra (Rakel), George Georgiou (Vahan), Akin Gazi
(Hrant), Arévik Martirossian (Ani), Hatun Kazci (Delal), Bartu
Küçükçaglayan (Mehmet), Feridun Koç (Dursun), Makram
Khoury (Omar Nasreddin), Kevork Umezian (Ali), Kiram
Umezian (Riza), Simon Abkarian (Krikor), Anna Savva (Sig.
ra Krikorian), Kevork Malikyan (Hagob Nakashian), Arsinée
Khanjian (Sig.ra Nakashian), Carlos Riverón (Todd), Carlos
Calero (Alvin), Moritz Bleibtreu (Peter Edelman), Joel
Jackshaw (Tom), Dustin MacDougall (Henry), Alejandro Rae
(Danny), Badasar Calbiyik (Arman), Lara Heller (Lucinée e
Arsinée Manoogian), Numan Açar (Manuel), Trine Dyrholm
(Direttrice orfanotrofio)
Durata: 138’
scinato dai soldati che ne ordinano un
giorno una sbrigativa esecuzione all’arma bianca. Il suo carnefice ne ha pietà e
non lo uccide ma lo ferisce profondamente alla gola togliendogli per sempre l’uso
della parola.
Presto in fuga dalla catasta dei morti
suoi compagni, Nazareth è aiutato da un
mercante turco di spezie che lo nasconde
in casa sua, situata in un grosso centro di
commercio dove il ferito si rimette in piedi.
Cominciano intanto a propagarsi le
notizie sulle stragi di armeni perpetrate
dai turchi e Nazareth viene a sapere così
che di tutta la sua famiglia si sono salvate
55
le sue due figlie amatissime di cui nessuno
ha però traccia. Ben presto il filo si dipana perché intanto la guerra è finita, la
nuova Turchia sta nascendo lasciandosi
alle spalle i massacri etnici; nella vita
ritornata quasi alla normalità, Nazareth
viene a conoscenza che le figlie sono state
promesse in matrimonio a due ricchi mercanti armeni residenti a Cuba dove lui si
dirige subito imbarcandosi su un cargo
come sguattero.
La pista però non finisce ancora perché i matrimoni non si sono realizzati e le
due giovani hanno preferito raggiungere
l’America, Minneapolis.
Film Nazareth non si dà per vinto e con
mezzi di fortuna arriva nella città americana dove riesce a ricongiungersi finalmente con una delle due ragazze perché
l’altra è nel frattempo morta di malattia.
i sembra un film rimasto a metà
di vari generi o quantomeno caratterizzato da tanti elementi che
però non lo fanno appartenere a nessuno.
Evidente da parte del regista Fatih
Akin la scelta del kolossal alla David Lean
dopo le prime esperienze maggiormente
minimaliste, La Sposa Turca tanto per intenderci; è altrettanto evidente che se non
C
Tutti i film della stagione
si è abituati a conduzioni simili, se non è
congeniale la gestione del grande spazio,
sia esterno che intimo ed emotivo, il risultato è traballante, una specie di stop and
go di scene e racconti che non riescono
a raggiungere nessuna strada maestra.
Anche la scelta del subitaneo mutismo
del protagonista che dura quasi tutto il film
sfianca e appiattisce la conduzione della
storia, imprigionando il protagonista, e noi
con lui, in una statuarietà senza sviluppo
da cui affiora ben poco; anche il singolare
ed emozionante gemellaggio finale tra lui
e Il Monello di Chaplin visto in una delle
prime fortunose proiezioni del muto è un
guizzo che certo non salva l’economia
generale della struttura.
Forse non si poteva chiedere di
portare un peso così gravoso al giovane
Tahar Rahim che pure avevamo molto
apprezzato nella sua ascesa al potere
del crimine in Il Profeta (Jacques Audiard,
2009) o forse non c’è stato il dovuto sostegno da parte dell’intervento registico
che ha permesso una trattazione priva di
slancio, ritmo e partecipazione nella pur
ricca varietà di elementi che compongono
tutta la storia.
Fabrizio Moresco
CHI È SENZA COLPA
(The Drop)
Stati Uniti, 2014
Regia: Michaël R. Roskam
Produzione: Chernin Entertainment, Fox Searchlight Pictures
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 19-3-2015; Milano 19-3-2015)
Soggetto: dal racconto “SOS Animali” di Dennis Lehane
Sceneggiatura: Dennis Lehane
Direttore della fotografia: Nicolas Karakatsanis
Montaggio: Christopher Tellefsen
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: Thérèse DePrez
Costumi: David Robinson
Effetti: Brainstorm Digital
B
ob Saginowski è impiegato
come barista nella città di Brooklyn in uno dei tanti drop bar,
locali che funzionano da deposito per il
riciclaggio di denaro. Lui è socio in affari
con il cugino Marv. Un giorno, si imbatte
in un cucciolo di pitbull ferito e abbandonato dentro un cassonetto. In questa occasione conosce Nadia, una tipa un po’particolare, ex proprietaria del cane. Decide
di prendersi cura del cagnolino quando
si imbatte in Eric Deeds, un tipo fuori di
testa che rivorrebbe il cane indietro e che
lo perseguita. In seguito Bob scopre che
Nadia e Eric in passato stavano insieme.
Nel frattempo dei rapinatori fanno un colpo nel loro bar e Bob non sa che è stato
il suo socio in affari Marv ad architettare una truffa ai danni dei loro ricattatori
tenendo i soldi per sé della rapina. Alla
mafia cecena infatti i conti non tornano e
così inviano ai due soci del denaro in una
borsa insieme a un braccio tagliato, quello dell’incaricato rapinatore segnalato
per via dell’orologio che aveva al polso.
Interpreti: Tom Hardy (Bob Saginowski), Noomi Rapace
(Nadia), James Gandolfini (Cugino Marv), Matthias Schoenaerts (Eric Deeds), John Ortiz (Detective Torres), Ann
Dowd (Dottie), Michael Aronov (Chovka), James Frecheville (Fitz), Elizabeth Rodriguez (Detective Romsey), Tobias
Segal (Briele), Michael Esper (Rardy), Morgan Spector (Andre), Ross Bickell (Padre Regan), Michael J. O’Hara (Sean),
Lucas Caleb Rooney (Paul), Jeremy Bobb (Stevie), James
Colby (Sully), Patricia Squire (Millie), Mike Houston (Donny),
Khan Baykal (Tim Brennan), Danny McCarthy (Detective
Dexter), Chris Sullivan (Jimmy)
Durata: 107’
Le cose iniziano a farsi complicate e si
scopre che Marv aveva provato a fare il
doppio gioco per andare via dalla città: in
fondo non aveva mai accettato che il suo
ex locale fosse diventato dei ceceni. Alla
fine si fa scoprire e viene fatto fuori dai
proprietari del locale, mentre Bob uccide
Eric. Così i ceceni si disfano del corpo di
Eric e si riprendono il locale.
ebutto hollywoodiano per Michaël Roskam alla regia, Chi è
senza colpa - The drop in lingua
originale, è un chiaro omaggio ai b movie
degli anni ’40. Il film è tratto dal romanzo
di Dennis Lehane, lo stesso autore di
Mystic River, Boardwalk Empire, Gone
Baby Gone e Shutter Island e ricorda i
Padroni della notte di James Gray. Chi
è senza colpa, ambientato a Brooklyn,
a differenza del racconto che si svolge
a Boston, appartiene al genere noir, pur
distinguendosi nettamente da altri lavori
simili usciti in questo ultimo periodo come
John Wick o la serie di Takken per il suo
D
56
taglio fortemente psicologico e l’attenzione
alle sfumature del comportamento umano.
Un film sull’innocenza, in cui ogni personaggio è vittima del proprio passato. Chi è
senza colpa che ha partecipato al Toronto
FF e al Torino FF, dialoga con l’episodio
precedente Bullet Head (candidato all’Oscar tra i migliori film stranieri nel 2012) e
vanta l’ultima apparizione di James Gandolfini nella straordinaria interpretazione
del cugino Marv. Il doppiaggio non è dei
migliori ma la forza del film, a mio parere,
sta nella fotografia molto curata di Nicolas
Karakatsanis e nella bravura di gran parte
del cast. Tom Hardy è eccezionale, per il
suo ruolo si è aggiudicato il premio 2015 London Critics Circle Film Awards con la
Nomination per Miglior attore britannico
dell’anno, come anche Noomi Rapace
nel ruolo di Nadia (la ricordiamo per la
Lisbeth Hender in Uomini che odiano le
donne). Forse dettata da una scelta stilistica del regista, potrebbe risultare un po’
eccessivo far sì che il cane, il cucciolo di
pitbull ritrovato da Bob, sia il perno della
Film storia. Secondo alcune interpretazioni, il
cane e la sua innocenza vanno interpretati
come strumento di redenzione per tutti gli
altri personaggi. Basti pensare che il titolo
inizialmente previsto era Animal Rescue. Il
film è piuttosto lento e si caratterizza per le
atmosfere cupe. Il momento clou della storia
arriva poi solo dopo un’ora abbondante,
in cui gradualmente si dipanano equilibri
e certezze. Una regia quindi volutamente
Tutti i film della stagione
malinconica (che sembra rendere omaggio alla tradizione scorsesiana di Quei
bravi ragazzi) che lavora sulle ombre e i
sensi di colpa dei protagonisti, che tolgono
le loro maschere con lo svolgersi della
vicenda. Inoltre colpiscono la solitudine e
la tranquillità del personaggio di Bob e la
voglia di riscatto dei protagonisti della storia. A conferma di questo, va ricordato, ad
esempio, che Bob va la domenica a messa
senza confessarsi e che viene pronunciata
la frase “Il demonio non esiste, a volte Dio
semplicemente ti dice che non puoi entrare. Che tu devi rimanere da solo”. Così la
regia di Roskam, lavorando per anticlimax,
ci porta nella sua mente, in un viaggio di
violenza esplosiva e morte che culmina solo
nell’ultimo atto, in un colpo di scena finale.
Giulia Angelucci
CHILD 44 – IL BAMBINO N.44
(Child 44)
Stati Uniti, 2014
Regia: Daniel Espinosa
Produzione: Ridley Scott, Michael Schaefer, Greg Shapiro
per Summit Entertainment, Worldview Entertainment, Scott
Free Productions
Distribuzione: Adler Entertainment
Prima: (Roma 30-4-2015; Milano 30-4-2015)
Soggetto: dal romanzo omonimo di Tom Rob Smith
Sceneggiatura: Richard Price
Direttore della fotografia: Oliver Wood
Montaggio: Pietro Scalia, Dylan Tichenor
Musiche: Jon Ekstrand
Scenografia: Jan Roelfs
Costumi: Jenny Beavan
Effetti: Image Engine Design
eo Demidov è un eroe di guerra
e dirigente del Ministero per la
sicurezza dello Stato sovietico
durante l’era di Stalin. Sposato con Raisa, Leo si occupa principalmente di stanare e punire i traditori del partito. Frattanto a Mosca vengono trovati una serie
di corpi di bambini prima torturati e poi
uccisi presumibilmente dalla stessa mano.
Il partito tuttavia tende a minimizzare. Un
giorno, il maggiore Kuzmin ordina a Demidov di denunciare la moglie in quanto
sospettata di essere una spia. Leo si rifiuta e per questo viene punito. Lui e la
moglie vengono spediti in un freddo paese
della provincia degli Urali. Raisa, insegnante di professione, è costretta a lavare
i bagni della scuola, mentre Leo entra a
far parte della milizia locale come semplice poliziotto agli ordini del Generale Nesterov. Proprio nelle vicinanze del paese
viene trovato l’ennesimo cadavere. Dopo
numerosi scontri, Leo riesce a convincere
il Generale Nesterov ad approfondire le
indagini su quello che sembrerebbe essere un killer seriale di bambini. Demidov
torna a Mosca insieme alla moglie per
parlare con l’unica testimone di uno degli
L
Interpreti: Tom Hardy (Leo Demidov), Noomi Rapace (Raisa Demidov), Gary Oldman (Generale Mikhail Nesterov),
Joel Kinnaman (Vasili), Paddy Considine (Vladimir Malevich), Jason Clarke (Anatoly Tarasovich Brodsky), Vincent
Cassel (Maggiore Kuzmin), Fares Fares (Alexei Andreyev),
Charles Dance (Maggiore Grachev), Tara Fitzgerald (Inessa
Nesterov), Nikolaj Lie Kaas (Ivan Sukov), Josef Altin (Alexander), Xavier Atkins (Leo Demidov ragazzo), Agnieszka
Grochowska (Nina Andreyeva), Michael Nardone (Semyon
Okun), Petr Vanek (Fyodor), Sonny Ashbourne Serkis (Artur), Lottie Steer (Tamara Okun), Samuel Buttery (Varlan
Babinic), Jana Stryková (Mara), Flynn Matthews (Figlio di
Vlad)
Durata: 137’
omicidi, ma scopre che Vasili, suo collega
nelle armi, siede adesso sulla sua poltrona. Quest’ultimo tenta in tutti i modi di
sabotare le indagini dell’uomo, riuscendo
a rispedirlo verso i monti Urali. Sul treno
tuttavia, Leo riesce a liberarsi e a fuggire insieme alla moglie. Tornato al paese,
scopre che l’assassino di bambini, un chirurgo detenuto nei campi di lavoro tedeschi e poi divenuto pazzo, lavora in una
fabbrica vicina. L’assassino, scoperto,
fugge nel bosco, ma Demidov lo raggiunge e lo minaccia con una pistola. Proprio
nello stesso momento, fa il suo arrivo
Vasili, che uccide l’assassino e attacca
Leo. I due si scontrano violentemente e
Demidov viene ferito, ma, anche grazie
all’aiuto della moglie, riesce a uccidere
Vasili. Tempo dopo, ritroviamo Demidov
a Mosca durante un colloquio con un superiore, che gli propone di intraprendere
la carriera politica. Demidov rifiuta chiedendo di essere messo a capo della sezione omicidi. Viene accontentato.
B
andita dal Ministro della Cultura
sovietico poiché dipingerebbe il
popolo russo come “una massa
57
di orchi assetati di sangue”, la quinta
pellicola di Daniel Espinosa si ispira alle
vicende di Andrej Romanovič Čikatilo raccontate da Tom Rob Smith nell’omonimo
romanzo del 2008. Attraverso le storie di
un tremendo assassino di donne e bambini
e di Leo Demidov, prima eroe di guerra, poi
traditore, Espinosa tenta di raccontare le
paranoie e i sospetti che si muovevano furtivamente tra le mura dell’URSS e attorno
alla cerchia di potere di Iosif Stalin e che
segnarono le vite di milioni di persone. Nei
suoi infiniti, ingiustificati centotrentasette
minuti tuttavia, il film non riesce quasi mai
a convincere, a emozionare, a coinvolgere, risultando nient’altro che la parodia
di un kolossal. Se soldi e possibilità non
mancavano, vista la mole della produzione
e la qualità del cast, è impossibile non
inquadrare le colpe in uno script banale e
prevedibile, privo di qualsivoglia profondità, segnato da dialoghi insignificanti e da
personaggi superficiali, sciatti, anonimi.
Non c’è racconto del male patologico
dell’assassino, non c’è narrazione del turbamento, dell’ossessione, della sofferenza
che dovrebbe essere il vero motore della
pellicola. La regia di Espinosa non riesce
Film ad andare oltre un uso spropositato di primi piani, che tolgono respiro a un film già
claustrofobico e che non aggiungono nulla
sul piano del ritmo, relegando ai poveri Tom
Hardy e Noomi Rapace il compito di tenere
a galla una pellicola alla deriva. Quello che
più spaventa nel vedere Child 44 è che
sembra crogiolarsi nella convinzione di
Tutti i film della stagione
essere un grande film, un film riuscito, un
epico racconto dei mali dell’Unione Sovietica e delle dittature in generale. La retorica
eroicità delle musiche, le battute recitate
forzatamente – a volte imperiose, altre umane- l’immancabile finale strappalacrime,
sono tutti elementi che non possono non
pesare sul giudizio complessivo di un film
che alla conta conclusiva non sa di niente,
non lascia nulla, non ha sapore, ricordando
quei panini che nelle accattivanti immagini
pubblicitarie sembrano essere squisiti, ma
che, una volta provati, non sono nient’altro
che polistirolo.
Giorgio Federico Mosco
MY OLD LADY
(My Old Lady)
Francia, Gran Bretagna,Stati Uniti, 2014
Regia: Israel Horovitz
Produzione: Cohen Media Group, Deux Chevaux/Katsize
Film, in associazione con Krasnoff/Foster Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 20-11-2014; Milano 20-11-2014)
Soggetto e Sceneggiatura: Israel Horovitz
Direttore della fotografia: Michel Amathieu
Montaggio: Jacob Craycroft, Stephanie Ahn
Musiche: Mark Orton
M
athias, un uomo di quasi sessant’anni solo e senza lavoro,
si reca a Parigi con gli ultimi risparmi,
poiché il padre, deceduto da poco, gli
ha lasciato in eredità un appartamento
nella capitale francese. Sul luogo però,
Mathias scopre che potrà vendere la casa
soltanto quando l’attuale inquilina, l’anziana signora Mathilde, passerà a miglior
vita. Non avendo altro luogo dove andare,
l’uomo inizia una curiosa convivenza con
la signora Mathilde e sua figlia Chloè,
giovane insegnante di lingue. Col passare
Scenografia: Pierre-François Limbosch
Costumi: Jacqueline Bouchard
Interpreti: Kevin Kline (Mathias Gold), Maggie Smith (Mathilde Girard), Kristin Scott Thomas (Chloé Girard), Stéphane
Freiss (François Roy), Dominique Pinon (Monsieur Lefebvre),
Noémie Lvovsky (Dott.ssa Florence Horowitz), Stéphane de
Groodt (Philippe), Jean-Christophe Allais (Jean-Christophe),
Elie Wajeman (Uomo al cancello)
Durata: 106’
dei giorni, i tre approfondiscono la loro
conoscenza e tra Mathias e Chloè si instaura un particolare interesse. Un giorno, tuttavia, durante una conversazione
tra l’uomo e l’anziana signora, Mathias
scopre che Mathilde ebbe un’importante
storia d’amore con suo padre, che portò
al tragico suicidio della madre. Di conseguenza anche Chloè viene a sapere
dell’infedeltà di sua madre verso il papà.
I due comprendono così il perché delle
loro infanzie poco felici e della sofferenza
dei loro genitori, arrivando a sospettare
58
di essere fratellastri. Una volta smentita
questa ipotesi e condividendo il dolore
dell’infanzia e di un’esistenza sventurata,
i due si baciano e passano la notte insieme. A questo punto, la signora Mathilde
invita l’uomo a trasferirsi definitivamente
a casa loro. Mathias accetta e saluta simbolicamente il padre sepolto nel giardino
della casa.
srael Horovitz, regista e sceneggiatore teatrale di successo, debutta nel
cinema a quasi ottant’anni compiuti
con una particolare pellicola interamente
girata tra i vicoli di Parigi. L’atmosfera
iniziale, tipica della commedia, sembra
offrirsi come ambiente naturale nel quale
far muovere il protagonista Kevin Kline, un
uomo dall’aria buffamente sconfitta che si
ritrova beffato una volta ancora dalla sua
triste esistenza. Quando Mathias incontra
l’anziana Mathilde, interpretata da un’immensa Maggie Smith e successivamente
Chloè, figlia della signora, Horovitz sembra
volerci suggerire degli indizi per far intuire
su quale articolazione si muoveranno i
tre personaggi chiave della storia, dando
l’illusione che si tratti dell’ennesima, banale, ripetitiva commedia. Inaspettatamente
però è proprio nella profondità dei rapporti
tra i personaggi, nell’appalesarsi della
sofferenza, del dolore e della solitudine,
che il film si muove in avanti, si eleva.
Mathias e Chloè si ritrovano come anime
gemelle, non legate dall’amore, o almeno
I
Film non ancora, ma dal tormento di un’infanzia vissuta sotto l’ombra di un matrimonio
fallimentare, schiacciati dall’insostenibile
assenza dei genitori, abbandonati al destino dei figli non amati abbastanza e dunque
destinati all’infelicità. L’amore giovanile di
Mathilde per il padre di Mathias, la folle
passione inseguita con felice irrazionalità,
ha inevitabilmente travolto tutto quello che
le orbitava attorno, portando la madre di
Tutti i film della stagione
Mathias al suicidio e condannando i due
figli, le due anime così lontane ma così
vicine, alla perenne ricerca di una spiegazione, di una via d’uscita per il proprio
malessere. La pellicola dunque, abbandona la leggerezza della prima parte,
concentrandosi con sempre più forza sulla
psiche dei personaggi, lasciando indietro
le frivolezze della casa o dell’eredità, per
sciogliere i nodi del passato con i quali
sarebbe impossibile immaginare un futuro.
Horovitz ci guida attraverso un palco trasferito sul grande schermo, nel quale sono
i sentimenti umani, i detriti psicologici e la
tremenda condanna dello stare al mondo,
i veri motori di una pellicola che sorprende
piacevolmente, anche grazie alle buone
musiche e all’eccellente recitazione.
Giorgio Federico Mosco
I 7 NANI
(Der 7bte Zwerg)
Germania, 2014
Regia: Harald Siepermann
Produzione: Douglas Welbat per 7 Dwarves Animation Company, in coproduzione con Cinemendo Erfital Film CC Medien, Transwaal Film Vip Medienfonds
Distribuzione: Microcinema
Prima: (Roma 30-4-2015; Milano 30-4-2015)
Soggetto: Otto Waalkes (personaggi), Bernd Eilert (personaggi)
B
obo e gli altri 6 nani sono dei
tremendi pasticcioni. Vivono
nel paese di Fantabulosa dove
la principessa Rose sta per compiere il
suo diciottesimo compleanno. In questo
giorno speciale terminerà, poi, una terribile maledizione che le è stata gettata
contro dalla strega Perfidia. Se verrà
punta prima di essere baciata dal suo
vero amore lei e tutto il regno cadranno in un sonno profondo. Per questo, la
principessa per 18 lunghi anni è stata
costretta a vivere in una torre con un’armatura per rimanere protetta. Al castello
per i suoi festeggiamenti sono stati invitati tutti i personaggi delle fiabe, inclusa
la migliore amica di Rose, Biancaneve.
Intanto mentre i 6 nani stanno preparando la torta per Rose, Bobo è andato
nel bosco per cercare una mela per decorarla e così conosce Jack, il ragazzo
innamorato di Rose, il quale nel frattempo viene rapito dalla strega. Jack
era andato nel bosco perché l’amata gli
aveva consigliato di nascondersi a casa
dei suoi piccoli amici, non arrivandoci
mai purtroppo. I nani, una volta andata
distrutta la torta preparata per la principessa e persa quella più piccola, decidono di portare come regalo uno specchio
trovato nel bosco, ma non sanno che
all’interno vi è nascosta Perfidia. Intanto a palazzo iniziano i festeggiamenti,
Sceneggiatura: Harald Siepermann, Daniel Welbat, Douglas
Welbat
Direttore della fotografia: Jo Heim
Montaggio: Holger Trautmann, Sascha Wolff-Täger
Musiche: Daniel Welbat, Stephan Gade
Scenografia: Christian Hotze
Effetti: Trixter Film, Optical Art
Durata: 88’
Rose può disfarsi della sua armatura ma
per una sbadataggine di Bobo, la fanciulla viene punta da un ago contenuto
nell’anello di Perfidia. Così tutto il regno cade in un sonno profondo. Merlino
prima di addormentarsi lascia loro una
pozione che rende invincibili, una cera
per pavimenti e una pozione per diventare invisibili. I nani prendono la cera.
Così, anche grazie all’aiuto dei trichechi rapper, riescono ad arrivare al castello di Perfidia dove è rinchiuso Jack.
Una volta arrivati, Bobo si perde nel castello e si imbatte nel drago Burny stufo
di prendere sempre e solo ordini dalla
strega e desideroso di amicizia. Bobo e
Burny fanno amicizia, intanto gli altri
nani liberano Jack e tutti insieme vanno
a salvare la principessa.
l lungometraggio d’animazione di Boris Aljinovic e Harald
Siepermann (conosciuto per la
realizzazione di film di animazione di
qualità, tra cui Mulan, Tarzan e Le follie
dell’imperatore) ha come protagonista
Rose, che ricorda le fattezze di Elsa di
Frozen. La principessa festeggia il suo
compleanno al quale vengono invitati un
po’ tutti i personaggi delle fiabe classiche,
evento seguito anche a livello mediatico.
In questo ricorda un po’ i simpatici festeggiamenti di Hotel Transylvania. Una
I
59
favola sull’amore, sull’amicizia (“Tutti
per uno, uno per tutti”, “L’unione fa la
forza”) ma soprattutto sul valorizzare le
debolezze di ciascuno di noi. La fiaba
ben si adatta a questo periodo in cui
sembrano essere di moda i pot pourri
di fiabe. Segnale di poca originalità?
La Germania è la patria di nascita di
questo progetto d’animazione e vede i
sette nani con un nuovo nome Sveltolo,
Rambolo, Cremolo, Nuvolo, Splendolo,
Muscolo, capitanati dal piccolo Bobo.
Dopo Into the woods anche qui troviamo
Cappuccetto Rosso, Biancaneve, Mago
Merlino, il Gatto con gli Stivali e tanti
altri in una versione infantile alla Tolkien.
Curiosa la scelta di voler adottare di base
la storia di La Bella Addormentata fondendola con Biancaneve e i sette nani.
Molto carino e positivo il personaggio
del drago Burny, (che ricorda un po’ il
Falcor de La storia infinita), ben fatti gli
intervalli musicali, molto belli gli effetti
digitali e i colori anche se a tratti sembra di trovarsi in un videogame più che
in un cartone animato. Altro elemento
a sfavore di questo lungometraggio è
quello di voler mettere troppa realtà e
mondo degli adulti all’interno: l’ammiccante Biancaneve in guepière non è in
tinta con l’atmosfera di tutto il cartone,
il Lupo che fa delle morbose avances a
Cappuccetto Rosso così come anche i
Film trichechi che si vantano di essere popolari su You Tube con i loro brani rap.
Per il resto un film semplicemente per i
più piccoli, senza grandi effetti speciali,
come siamo abituati di solito. Bellissima
Tutti i film della stagione
la parte iniziale narrata attraverso i disegni di bambini. La morale della favola è
che non bisogna essere super eroi per
fare cose grandiose. Anche i più piccoli
possono fare passi da gigante. Bisogna
prima imparare ad allacciarsi le scarpe
e ricordare che serve solo una cera per
pavimenti per salvare la principessa!
Giulia Angelucci
KINGSMAN: SECRET SERVICE
(Kingsman: Secret Service)
Stati Uniti,Gran Bretagna, 2014
Regia: Matthew Vaugh
Produzione: Adam Bohling, David Reid, Matthew Vaugh per
Marv Films, 20th Century Fox Corporation
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 25-2-2015; Milano 25-2-2015)
Soggetto: dal fumetto omonimo di Mark Millar (testi), Dave
Gibbons (disegni)
Sceneggiatura: Matthew Vaughn, Mark Millar, Dave Gibbons
Direttore della fotografia: George Richmond
Montaggio: Eddie Hamilton, Conrad Buff
Musiche: Henry Jackman, Matthew Margeson
L
’ agente segreto Harry Hart –
nome in codice Galahad- sta
svolgendo una delicata missione in Medio Oriente con i suoi uomini.
Durante un interrogatorio, per un suo
errore, rimane ucciso un giovane agente.
Hart si reca dalla famiglia – la moglie e il
figlio piccolo- per informarli della perdita
e consegnar loro una medaglia al valore
su cui è inciso un numero d’emergenza da
contattare in caso di bisogno. Qualche
anno dopo, il figlio dell’agente deceduto,
oramai diventato adolescente, viene arrestato per il furto di una macchina e compone il numero per chiedere aiuto. Liberato da Hart, Eggsy scopre che suo padre
lavorava per un’agenzia di servizi segreti
chiamata Kingsman e decide di partecipare alle durissime selezioni per accedervi. Dopo aver sbaragliato la concorrenza
grazie alle sue abilità e al suo coraggio,
raggiunge la prova finale insieme alla
giovane Roxy, ma la fallisce miseramente.
Roxy viene dunque selezionata come nuovo agente. Frattanto, il temibile Valentine
e la sua aiutante Gazelle stanno tramando
un piano di distruzione mondiale: attraverso dei chip sottocutanei, essi vogliono
portare l’umanità all’estinzione, eccezion
fatta per i loro seguaci, e far ripartire,
così, la terra da un punto zero. Tornato al
quartier generale della Kingsman, Eggsy
scopre che anche Artù, capo dell’organizzazione, è coinvolto nel terribile piano di
Scenografia: Paul Kirby
Costumi: Arianne Phillips
Interpreti: Taron Egerton (Gary ‘Eggsy’ Unwin),Colin Firth
(Harry Hart/Galahad), Samuel L. Jackson (Valentine), Mark
Strong (Merlin), Michael Caine (Arthur), Sofia Boutella (Gazelle),
Jack Davenport (Lancelot), Mark Hamill (Professor James
Arnold), Samantha Womack (Michelle Unwin), Morgan Watkins
(Rottweiler), Edward Holcroft (Charlie), Sophie Cookson
(Roxy),Tom Prior (Hugo), Tobi Bakare (Jamal), Nicholas Banks
(Digby), Lily Travers (Lady Sophie), Fiona Hampton (Amelia)
Durata: 129’
Valentine e così, attraverso un’abile mossa, lo uccide. Anche l’agente Hart viene
però ucciso da Valentine. A questo punto, Eggsy, Roxy e l’agente Merlino sono
rimasti i soli a poter fermare Valentine
e Gazelle. Dopo essersi introdotti nella
base segreta dei due, Eggsy e gli altri
agenti riescono a bloccare l’avvio dei
chip. Nell’efferato scontro finale, il giovane agente uccide Gazelle e Valentine.
L’umanità è salva. Qualche tempo dopo,
Eggsy raggiunge la madre e la sorella in
una nuova casa, dove potranno cominciare una nuova esistenza.
inque anni dopo Kickass, Matt
Vaughn torna a collaborare con
il fumettista Mark Millar per trasporre sul grande schermo la sua nuova
creatura. Lo stile scelto, dunque, non poteva che rimandare alla pellicola precedente:
un grande, esagerato fumetto pop nel
quale tutto è lecito. Il sangue che fiocca a
litri, le scene violente, le stragi di innocenti,
sono tutte abilmente celate dalla maschera
della finzione, del semi-serio, dall’incredibile (inteso come non-credibile). Anche i
cattivi, certamente crudeli e senza scrupoli,
sono traditi dai difetti più banali come il
sigmatismo da cui è afflitto il personaggio
di Samuel L. Jackson. Rispetto a Kickass
tuttavia, la nuova pellicola di Vaughn si
presenta come grande elogio (o parodia?)
dei film di spionaggio di tradizione anglo-
C
60
americana. Dal ragazzo che vuole aiutare
il prossimo travestendosi da supereroe,
stavolta passiamo a un giovane cockney,
uno della generazione persa, cresciuto
senza padre, più sulla strada che tra le
mura domestiche. La divisa che il giovane
Eggsy indosserà non sarà composta da
un mantello o da una maschera, bensì da
un elegante, ben tagliato abito da uomo.
I servizi segreti Kingsman infatti formano
innanzitutto gentiluomini, educati, distinti e
che sappiano preparare un buon Martini. In
questo senso è palese che Vaughn strizzi
l’occhio al più famoso degli agenti britannici, lo 007 nato dalla penna di Ian Fleming,
vera ispirazione dell’intera pellicola. Con
un cast eccezionale, delle scene esagerate e il debutto positivo di Taron Egerton,
classe ’89, nel cinema che conta, si può
dire che Kingsman- Secret Service, sia un
film piacevole, equilibrato nel suo essere
sopra le righe e apprezzabile, nonostante
un plot prevedibile. Quando nel marzo
2013, Vaughn fu costretto a scegliere tra
lavorare a Kingsman- Secret Service o a
X- Men- Giorni di un futuro passato, egli
motivò così la sua scelta: “è la decisione
più folle della mia vita, rinunciando a un
gorilla da 800 milioni per fare Kingsman.
Ma Kingsman riflette di più la mia personalità”. Piangeranno le sue tasche, ma non
il suo pubblico.
Giorgio Federico Mosco
Film Tutti i film della stagione
SUPERFAST & SUPERFURIOUS
(Superfast)
Stati Uniti, 2015
Regia: Jason Friedberg
Produzione: Peter Safran, Jason Friedberg, Aaaron Seltzer
per The Safran Company
Distribuzione: Key Films
Prima: (Roma 5-3-2015; Milano 5-3-2015)
Soggetto e Sceneggiatura: Jason Friedberg, Aaron
Seltzer
Direttore della fotografia: Shawn Maurer
Montaggio: Peck Prior
Musiche: Tim Wynn
Scenografia: Jooodi Ginnever
L
ucas White si reca alla corsa
di macchine clandestine guidate da Vin Serento (Torello),
con la sua macchina con sopra la targa I
love Justin Bieber e un unicorno colorato, senza saper parcheggiare. Si presenta
così subito il suo personaggio parodia di
Brian O’Conner di Fast and furious (interpretato da Paul Walker). Gareggiano
in quattro, come al solito vince Torello e
arriva la polizia. Lucas si fa vedere da
Torello picchiato da un poliziotto ma, in
realtà, è tutta una messa in scena. Anche
lui è un poliziotto in missione tra i corridori clandestini. Lucas però, nonostante la sua aria da cretino, sfila a Curtis,
miglior amico di Torello, la compagna,
nonché sorella di Torello Mia /Jordana,
se ne innamora e la mette incinta. Riesce
poi a entrare nelle grazie di Torello al
posto di Curtis e insieme conquistano la
fiducia del criminale dei criminali ovvero il boss Juan Calos de la Sol, l’uomo
per cui Lucas si è trovato a essere ingaggiato dalla polizia in questa missione.
I due vengono chiamati dal criminale
per guidare una sua costosissima auto e
portarla in un posto preciso. Lucas per
sbaglio, in un’irruzione inaspettata della polizia, uccide il detective Hanover.
Così Torello decide di ingaggiare altri
tre nella banda (Rapper Cammeo, modella aspirante attrice e un asiatico) per
incastrare De La Sol e rubargli il bottino
nascosto nel suo locale Taco Bell in centro. Il piano non va proprio come previsto, Lucas e Torello scappano con tutto il
locale attaccato alla macchina, Michelle
corona il suo sogno lesbico e scappa via
insieme alla poliziotta braccio destro del
detective Johnson e De La Sol riesce a
fuggire.
Costumi: Maressa Richtmyer
Interpreti: Alex Ashbaugh (Lucas White), Dale Pavinski (Vin
Sorento), Lili Mirojnick (Jordana), Andrea Navedo (Michelle),
Omar Chaparro (Juan Carlos de la Sol), Daniel Booko (Curtis), Dio Johnson (Detective Rock Johnson), Joseph Julian
Soria (Cesar), Rick Silver (Richie), Cuete Yeska (Jose), Chillie
Mo (Bullet), DaJuan Johnson (Agente Brooks), Luis Chávez
(Hector), Shantel Wislawski (Agente Julie Canaro), Amin Joseph (Dre), Chanel Celaya (Ivana), Kenny Yates (Agente Randal Cox), Gonzalo Menendez (Detective Hanover)
Durata: 100’
ason Friedberg & Aaron Seltzer,
dopo Epic Movie, Scary Movie,
3ciento, Senza paura, senza
vergogna... senza cervello! (2000), Angry Games e Mordimi firmano questa
nuova parodia (o spoof volendo usare la
terminologia inglese) prendendo spunto
dalla tecnica ZAZ, ovvero quella ispirata
dai Zucker-Abrahams-Zucker con Una
pallottola spuntata. Pur essendo partita
un po’ scettica perché non amante del genere demenziale, devo ammettere di aver
trovato il film passabile soprattutto per il
fatto di non essere estremamente volgare.
La scritta che appare in locandina sotto
il titolo “Le dimensioni contano” potrebbe essere fuorviante e poco stimolante
soprattutto per chi non ama il genere demenziale americano. Probabilmente sarà
più semplice da apprezzare per chi non è
un fan del genere Fast and Furious. Certo il film poteva essere meglio lavorato,
forse la sceneggiatura risente dei tempi
di uscita un po’ brevi per coincidere quasi
J
con l’ultimo episodio di Fast and Furious,
ma la riuscita non è delle peggiori. Per
chi vuole passare una serata tra amici,
Superfast, superfurious! è un film senza
tante pretese. Alcune trovate sono davvero carine: l’ironia sulle assicurazioni,
sui social, sulle reti telefoniche, sui saldi,
sui bisogni fisiologici, l’uso del dialetto
per alcuni personaggi, la dipendenza
dal baby oil del detective Rock Johnson,
Torello che si depila mentre gareggia e
vince, la corruzione dei poliziotti quando
Rock si fa sfuggire il ricercato. La parodia
include anche gli stereotipi sugli ingaggi di
Vin Diesel nei vari episodi della serie: così
troviamo la parodia di Han Lue con quella
del ragazzo asiatico, di Fenix Rise (Dre
chiamato da Torello rapper cammeo) e di
Gisele Harabo (con la modella aspirante
attrice Ivana). D’altronde, come dice il
finto Torello, “la radunata multietnica c’ è
in tutti i Fast and Furious”!
Giulia Angelucci
HOME – A CASA
(Home)
Stati Uniti, 2015
Regia: Tim Johnson
Produzione: Dreamworks Animation
Distribuzione: 20th Century Fox
Prima: (Roma 26-3-2015; Milano 26-3-2015)
Soggetto: dal libro per ragazzi “Quando gli alieni trovarono casa” di Adam Rex
Sceneggiatura: Tom J. Astle, Matt Ember
Montaggio: Alexander Berner, Jessica Ambinder-Rojas
Musiche: Lorne Balfe
Effetti: Mahesh Ramasubramanian
Durata: 94’
61
Film O
h è uno dei tanti alieni
boov, la specie migliore di
sempre, la cui specialità è
la fuga. La loro prossima meta di trasloco
è la terra così decidono di trapiantare gli
esseri umani in Australia per poter avere
una nuova casa da abitare. Oh però è speciale, per lui casa è soprattutto quella del
cuore dove potrà incontrare nuovi amici e
condurre una nuova vita. Purtroppo però
nessuno vuole essere suo amico, per gli
altri è invisibile. I boov cambiando casa
desiderano avere una vita migliore. In
questo modo però non si accorgono della
sofferenza che portano agli uomini, soprattutto alla piccola Tip, alla quale viene
portata via la mamma (la signora Tucci).
Oh è entusiasta della sua nuova casa, decide di inaugurala con una bella festicciola ma per la sua distrazione si sbaglia e
invia l’invito a tutta la galassia, terribili
Gorg inclusi. Così il piccolo alieno per
questo suo sbaglio diventa un ricercato
ed è costretto a scappare. Incontra Tip e
il suo gatto ma la loro conoscenza inizia
per il verso sbagliato: la bambina infatti
prova antipatia e rabbia per quello strano
esserino e lo accusa di aver fatto rapire
la madre. Oh si trova ancora una volta rifiutato e decide di modificare la macchina
usando come carburante bevande ghiacciate e a base di scorza d’arancia e uvetta
passa. Così Oh e Tip fuggono insieme verso Parigi per ritrovare la mamma di Tip
pensando si trovi lì. Intanto, il capo dei
boov, il capitano Smek, cerca di risolvere
il guaio creato da Oh e manda il poliziotto
Kyle per arrestarlo. Questo cerca di trattenerli durante una sosta a una stazione
di servizio ma non vi riesce. Così i due si
trovano costretti a fare il viaggio insieme
creando, in questo modo, l’occasione per
stringere un grande amicizia. Intanto il
capitano Smek, dopo il fallimento del poliziotto, chiede consiglio ai suoi che gli dicono di tentare tutte le possibili combinazioni per arrivare alla password inserita
nell’invio errato di Oh. Questo, una volta
arrivato a Parigi insieme alla sua compagna di viaggio, si accorge dello sforzo
inutile dei suoi simili e che sta diminuendo il tempo perché il suo messaggio arrivi ai Gorg. Inserisce così la password
risolvendo l’emergenza incombente. No-
Tutti i film della stagione
nostante il pericolo sia scampato, Smek
vuole ugualmente punirlo per i numerosi
errori commessi in passato. Dopo aver
scoperto che la mamma di Tip si trova, in
realtà, in Australia i due scappano riprendendo il loro viaggio insieme. A metà del
percorso, la macchina ha un guasto e, per
farla ripartire, Oh usa un chip dalle proprietà speciali recuperato da una navicella Gorg distrutta. Questo chip fa ripartire
il veicolo ma la frattura tra i due si crea
una volta giunti in Australia; appena arrivati infatti la navicella dei boov sta per
lasciare il continente e Oh, provocando
la delusione di Tip, decide di lasciarla
al suo destino per tornare nel suo paese.
Durante il tragitto però l’alieno e i suoi
compagni incontrano i terribili Gorg che,
di nuovo grazie al suo aiuto, scampano
il pericolo. Così salvati i suoi simili, Oh
viene scelto come loro nuovo capo e gli
viene dato lo scettro con la pietra magica
di Smek. Si accorge però di essere triste e
che ha lasciato Tip da sola e senza aiuto.
Torna quindi sulla terra e aiuta Tip a
trovare la mamma. Nel frattempo arrivano i Gorg e Oh restituisce loro la pietra,
trofeo rubato in precedenza dal vecchio
comandante.
Solo una volta restituita la pietra Oh
capisce che i Gorg in realtà sono piccoli esserini dentro una enorme armatura
e che quella pietra è preziosissima per
loro perché racchiude la loro specie in
germe. Così Tip e la mamma vanno a vivere con Oh sulla terra; questo può dare
una festa sentendosi finalmente integrato e a casa.
partire dal romanzo di Adam
Rex (“The True Meaning of
Smekday”), la Dreamworks ci
regala un nuovo capolavoro di animazione.
A guidarci in questo viaggio il tenerissimo e
pasticcione Oh che ci ricorda un po’ il simpaticissimo Flik di “A bug’s life”. Un film dei
nostri giorni sulla tecnologia ma soprattutto
sull’umanità, narrata attraverso la vicenda
di piccoli alieni. Nonostante l’inizio sia un
po’ lento e a tratti noioso il film arriva a
livelli estremi di profondità. Il perdono, la
solitudine, l’accoglienza e l’accettazione
della diversità sono solo alcuni dei concetti chiave racchiusi in questo cartone.
A
62
Oh è un emarginato, un diverso che viene
premiato e riconosciuto soltanto alla fine
come qualcosa di raro. Viene punito per
le tante volte che ha sbagliato senza
essere mai perdonato e compreso. Un
film su valori sbagliati (i boov credono
nel valore della vigliaccheria, la loro specialità è quella di scappare e di occupare
posti altrui) e su quelli contro i quali si
lotta. Un film dai contenuti quindi importanti ma che avrebbe potuto forse dare
di più nella forma oltre al fatto di essere
coloratissimo. In particolare la scena del
ritrovamento della password con quelle
sfere giganti in cui i cervelli dei boov
sono collegati tramite un macchinario
ricordano per certi versi l’ambientazione
di Matrix. Molto carina e curata la colonna sonora, impreziosita dalle canzoni di
Rihanna, della quale la protagonista Tip
riprende sembianze dell’infanzia e voce.
Tra le voci originali Jennifer Lopez, Jim
Parsons (Sheldon Cooper della sitcom
della CBS The Big Bang Theory) e Steve
Martin nei panni di capitano Smek che
ricorda per la sua pazzia Re Julien di Madagascar. Il suo personaggio è simpatico
e fa battute divertenti come ad esempio
quando ordina ai suoi di nascondersi
dai nemici nella via lattea perché i Gorg
sono intolleranti al lattosio. Una battuta
originale tipica del nostro tempo per un
personaggio figlio del mondo mass mediatico in cui si finge sempre quando si
comunica. Stuzzicante il modo di parlare
dei Boov con i loro neologismi e le loro
creazioni linguistiche; forse avrei evitato
la battuta sul terzo bisogno elementare
comune tra i boov e gli umani. Quando
i boov (come anche gli esseri umani)
lasciano un posto per occuparne un altro
non considerano che quella nuova casa e
quindi lo spazio vitale viene sottratto agli
altri. Home – A casa è ambientato nello
spazio ma è soprattutto una riflessione
sullo spazio interiore di ciascuno di noi.
Dove un alieno può essere vicino a noi
più di quanto si possa immaginare. I protagonisti si mettono in viaggio per varie
destinazioni (Antartico, Parigi, Australia)
dimenticando che esiste una meta sola:
la dimora del cuore.
Giulia Angelucci
Film Tutti i film della stagione
THE DIVERGENT SERIES: INSURGENT
(The Divergent Series: Insurgent)
Stati Uniti, 2015
Regia: Robert Schwentke
Produzione: Red Wagon Entertainment, Summit Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Prima: (Roma 19-3-2015; Milano 19-3-2015)
Soggetto: dal romanzo omonimo di Veronica Roth
Sceneggiatura: Brian Duffield, Akiva Goldsman, Mark
Bomback
Direttore della fotografia: Florian Ballhaus
Musiche: Joseph Trapanese
Scenografia: Alec Hammond
Costumi: Louise Mingenbach
I
protagonisti della precedente pellicola Tris, Quttro, Peter e Caleb
vengono accusati di aver sterminato gli Abneganti e sono così costretti
a fuggire trovando rifugio nel villaggio
dei Pacifici. Si scopre dell’esistenza di
una antica scatola che contiene delle informazioni preziose per la sopravvivenza
della civiltà. La scatola può essere aperta
soltanto da un Divergente superiore agli
altri. Ha quindi inizio una lunga caccia
per individuare un Divergente che sia in
grado di superare tutte le prove e aprire
il misterioso involucro. Tris e Quattro si
mettono in viaggio imbattendosi in un’inaspettata sorpresa: Evelyn, madre di
Quattro, ritenuta morta da tempo, è invece a capo degli Esclusi. I due vengono successivamente ospitati dai Candidi
ai quali dimostrano di essere innocenti,
convincendoli della colpevolezza di Jeanine. È proprio Jeanine a scoprire che
l’unica Divergente ad essere in grado di
aprire la scatola è Tris. A questo punto,
la malvagia minaccia di uccidere Eric e
Max convincendo Tris a consegnarsi. Durante l’ultima delle varie prove, tuttavia,
la ragazza viene colpita da Peter e cade in
un sonno profondo. Quattro e gli Esclusi
arrivano in suo aiuto e, dopo averla risvegliata, riescono finalmente ad aprire l’antico involucro: scopriamo che Chicago
era stata scelta come “ghetto” nel quale
Effetti: James Madigan, Luma Pictures
Interpreti: Shailene Woodley (Beatrice ‘Tris’ Prior), Theo James (Quattro), Naomi Watts (Evelyn), Kate Winslet (Jeanine
Matthews), Octavia Spencer (Johanna), Miles Teller (Peter),
Daniel Dae Kim (Jack Kang), Jai Courtney (Eric), Ray Stevenson (Marcus Eaton), Zoë Kravitz (Christina), Ansel Elgort
(Caleb), Maggie Q (Tori Wu), Mekhi Phifer (Max), Emjay
Anthony (Hector), Keiynan Lonsdale (Uriah), Rosa Salazar
(Lynn), Suki Waterhouse (Marlene), Jonny Weston (Edgar),
Ben Lamb (Edward), Justine Wachsberger (Lauren), Ashley
Judd (Natalie), Rich Graff (Aeneas)
Durata: 119’
confinare l’umanità per un esperimento.
Il video viene diffuso e i cittadini delle
cinque fazioni assaltano i confini che delimitano la città. Frattanto nello scontro
finale, Evelyn uccide Jeanine riportando
la pace.
rosegue la trasposizione cinematografica della trilogia di
Veronica Roth, giovane scrittrice
statunitense che elaborò la sua opera prima, poi divenuta bestseller mondiale, tra
un esame universitario e l’altro. Rispetto
al primo capitolo tuttavia, nonostante
sia trascorso un solo anno, i produttori
decidono di mischiare le carte cambiando
sceneggiatori e regista. Il precedente episodio era infatti stato degnamente girato
da Neil Burger (The Illusionist, Limitless),
mentre stavolta troviamo il tedesco Robert
Schwentke (Red, Un amore all’improvviso)
dietro la macchina da presa. Cambiare
però non sempre risulta essere la scelta
migliore. Rispetto a Divergent , la nuova
pellicola della serie sembra invero fare
vari passi indietro da più punti di vista. Se
il plot della trilogia non ha mai convinto
del tutto per la sua mancanza di originalità
(impossibile non pensare continuamente
a un Hunger Games venuto male), anche
regia e recitazione lasciano a desiderare,
tradendo continuamente una mancanza di
credibilità. Schwentke tenta goffamente di
P
63
dare velocità e ritmo alla storia attraverso
una regia dinamica e che si presta più
all’action che alla fantascienza. Il risultato
è però scadente, complice l’incapacità da
parte degli attori – Miles Teller e Shailene
Woodley su tutti – di dare non soltanto
profondità sentimentale, ma una basilare
espressività ai propri personaggi, i quali
non fanno altro che emanare per tutta
la durata della pellicola – ben centoventi
minuti – odore di plastica, di artificiale, di
fittizio. Più in generale è evidente l’inadeguatezza da parte degli sceneggiatori e
del regista nel costruire un reale mondo
immaginario, una meta- realtà, un iperuranio, che sappia far sognare e far riflettere,
creare qualcosa di nuovo raccontandoci
tuttavia qualcosa di familiare, approfondire
questioni fondamentali con dignità letteraria e caparbietà cinematografica, ovvero
quello che Hunger Games è riuscito a
fare e che Insurgent tenta comicamente
di imitare. Nel complesso le due ore di
pellicola riescono appena ad adempiere
alla funzione basilare che film di questo
genere possiedono per propria natura:
intrattenere. Oltre a questo però, poco,
pochissimo. Non ci resta che attendere,
nostro malgrado, l’episodio finale della
serie, con l’augurio, o forse la convinzione,
che si possa soltanto migliorare.
Giorgio Federico Mosco
Film Tutti i film della stagione
VALUTAZIONI PASTORALI
Accidental Love – n.c.
Affare fatto – n.c.
Avangers: Age of Ultron – n.c.
Blackhat – n.c.
Chi è senza colpa – n.c.
Child 44 – Il bambino numero 44 – n.c.
Divergent Series (The): Insurgent – n.c.
Famiglia Bélier (La) – consigliabile-problematico / dibattiti
Forza maggiore – complesso-problematico / dibattiti
Fury – n.c.
Home – A casa – consigliabile / semplice
Humandroid – n.c.
Hunger Games: il canto della rivolta –
Parte I – n.c.
John Wick – n.c.
Jurassic World – consigliabile-semplice
Kingsman: Secret Service – n.c.
Leviathan – consigliabile-problematico /
dibattiti
Libro della vita – n.c.
Mad Max: Fury Road – complesso /
problematico
Mia madre – consigliabile-problematico
/ dibattiti
Miniscule – La valle delle formiche
perdute – n.c.
My Old Lady – n.c.
Notte al museo 3 (Una) – Il segreto del
faraone – n.c.
Padre (Il) – consigliabile / velleitario
Pitza e datteri – consigliabile-brillante /
dibattiti
Promessa (Una) – consigliabile-problematico / dibattiti
Racconto dei racconti (Il) – consigliabile-problematico / dibattiti
Regole del caos (Le) – n.c.
Ricco, il povero e il maggiordomo (Il)
– consigliabile / semplice
Ritorno a Marigold Hotel – consigliabile
/ poetico
Run All Night – Una notte per sopravvivere – n.c.
Samba – n.c.
San Andreas – n.c.
Sarà il mio tipo? – consigliabile / problematico
Sciacallo (Lo) – Nightcrawler – n.c.
Scusate se esisto – complesso / superficialità
Search (The) – complesso-problematico
/ dibattiti
Se Dio vuole – consigliabile-problematico / dibattiti
7 nani (I) – consigliabile / semplice
Sils Maria – n.c.
Storia sbagliata (Una) – consigliabileproblematico / dibattiti
Superfast, Superfurious! – n.c.
Third Person – n.c.
Uno, anzi due – n.c.
Vacanze del piccolo Nicolas (Le) –
n.c.
Vizio di forma – complesso /
problematico
Voce (La) – Il talento può uccidere –
n.c.
Youth – La giovinezza – complessoproblematico / dibattiti
IL RAGAZZO SELVAGGIO è l’unica rivista in Italia che si occupa
di educazione all’immagine e agli strumenti audiovisivi nella scuola. Il
suo spazio d’intervento copre ogni esperienza e ogni realtà che va dalla
scuola materna alla scuola media superiore. È un sussidio validissimo
per insegnanti e alunni interessati all’uso pedagogico degli strumenti
della comunicazione di massa: cinema, fotografia, televisione, computer.
In ogni numero saggi, esperienze didattiche, schede analitiche dei film
particolarmente significativi per i diversi gradi di istruzione, recensioni
librarie e corrispondenze dell’estero.
Il costo dell’abbonamento annuale è di euro 30,00 - periodicità bimestrale.
64
SILS MARIA - di Olivier Assayas
LE REGOLE DEL CAOS - di Alan Rickman
Marzo-Giugno 2015
134 -135
JURASSIC WORLD
­­­­­­­Anno XXI (nuova serie) - Poste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento postale 70% - DCB - Roma
di Colin Trevorrow
FURY
di David Ayer
MIA MADRE
di Nanni Moretti
YOUTH LA GIOVINEZZA
di Paolo Sorrentino
LA FAMIGLIA BELLIER - di Eric Lartigau
IL RACCONTO DEI RACCONTI
- TALES OF TALES
Euro 5,00
di Matteo Garrone
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