CRESCERE E
ARGOMENTARE :
PENSIERI, RIFLESSIONI,
ESPOSIZIONI … DEI RAGAZZI
DI CLASSE 3^A
a.s. 2010/2011
PREMESSA
Dopo aver accompagnato questi ragazzi per quasi due anni, mi ritrovo ancor oggi a stupirmi di
fronte a certe loro riflessioni, ai loro piccoli e grandi progressi, a certi loro risultati,
soprattutto quelli raggiunti con volontà e fatica. A quest’età non si può mai dire di
conoscerli bene: di ciascuno spicca un aspetto ma il tutto è in un continuo divenire. Crescono
in altezza, cambia la loro fisicità, ma soprattutto cresce il loro pensiero, si innalzano i loro
sentimenti.
E così puoi parlare con loro di ideali, di progetti di vita, di valori e di problemi che assillano il
mondo.
E vedi nei loro occhi un interesse acceso, nelle loro mani alzate il desiderio di socializzare
un’idea, nelle loro espressioni la volontà di sapere, di conoscere, di obiettare. Piccoli uomini e
piccole donne crescono.
Ma se le idee si fanno più grandi perché non dar loro più spazio, oltre le pareti della ristretta
aula di 3^A?
Nasce allora questa proposta di condividere alcune loro riflessioni che al di là di ogni ragionevole
critica, meritano tutta la nostra attenzione per lo scambio di opinioni, per il confronto, per
l’interesse e per le emozioni che hanno animato tutti, nessuno escluso.
Prof. Cantele Mariangela
Sballare con l’alcool
Questa mattina, guardando il telegiornale, ho sentito tra le altre questa notizia che mi ha lasciato un po’
perplesso: ”MORTA UNA 20ENNE, 5 AUTO COINVOLTE: a guidare una di quelle auto un 19enne
ubriaco”.
In Italia quasi i 2/3 degli incidenti sono causati da giovani che per divertirsi un po’ di più abusano
nell’assumere alcolici.
Perché allora succede questo se da circa cinquemila anni l’uomo produce e consuma alcolici?
Un’ indagine ISTAT ci rivela che i ragazzi iniziano a bere fin dai 14 anni, ma non alcolici abbastanza
leggeri, come birra o spritz, ma superalcolici come cocktail, amari o liquori che provocano in fretta lo
“sballo”, quindi il “divertimento”, se così si può definire.
Le opinioni sui suoi effetti sono quasi sempre discordi. Infatti se si ascoltano genitori o comunque
persone con esperienza si capisce che l’alcool è come una droga che pian piano, mostrando effetti
banali come nausea e mal di testa, distrugge dall’interno rovinando organi importanti o addirittura interi
apparati. Anche tra gli adulti però c’è chi dice che un bicchiere di vino a pasto fa bene.
Visti dai giovani, invece, gli effetti dell’alcool sono diversi. Molti di essi ritengono che sia puro
divertimento e non lo considerano assolutamente una sostanza assuefante, tanto che dicono di poterne
uscire facilmente.
E’ invece dimostrato che anche l’alcool assunto in modo occasionale fa male:provoca secchezza delle
arterie e delle vene irrigidendole, porta alla dipendenza come qualsiasi altro tipo di droga, causa malattie
ai reni e al fegato come la cirrosi epatica…
Tuttavia, in questi ultimi anni, l’abuso di alcol sta dilagando tra i giovani: se non si beve si viene esclusi
dalla compagnia, dicono i più.
Però c’è anche chi beve per piacere o per dimenticare.
Passare dal bere qualche volta, all’essere alcolizzati, è un passo molto semplice, proprio per questo
sono note numerose associazioni come l’A.A.A., ovvero l’Associazione Alcolisti Anonimi, dove gli
alcolisti si aiutano a vicenda per uscire da questa situazione.
Dopo queste considerazioni mi sono posto una domanda: è proprio necessario bere per divertirsi?
Emanuele Ronzani
“Pianto Antico”
La poesia "Pianto Antico" è divisa in quattro strofe ognuna formata da quattro versi, e ogni verso è diviso
in sette sillabe (settenario). Le rime invece sono disposte in schema ABBC. Questa poesia è raccolta in
"tutte le poesie" e l'autore è Giosue Carducci. Il titolo "Pianto Antico" ricorda che la morte dei figli in età
giovane era una cosa che succedeva fin dall'antichità lasciando i genitori in uno stato di profondo dolore.
La data di composizione è giugno 1874, in seguito alla morte del figlio del poeta a soli 3 anni. Giosue
Carducci era nato nel 1835 nella Versilia Toscana, frequentò il collegio a Firenze e in seguito l'università
Normale a Pisa dove si laureò in lettere. Tra il 1857 e il 1859 fu partecipe a due grandi lutti;la morte del
padre e del fratello;in seguito a questi lutti si trovò in una pessima condizione economica e quindi
dovette cominciare a lavorare presso l'università di Bologna. Fu il primo italiano a ricevere il premio
nobel per la letteratura (1906). Morì nel 1907 a Bologna.
L'argomento della poesia è appunto la morte del figlio del poeta a cui viene dedicata questa poesia. La
parafrasi potrebbe essere la seguente: l'albero a cui tendevi la piccola mano era il verde melograno dai
bei fiori rossi. Nel silenzioso prato tutto da poco è rifiorito e giugno gli dà nuova luce e calore. Tu sei il
fiore della mia pianta che però è colpita da un destino avverso e quindi incapace di rifiorire. Tu eri l'unico
e l'ultimo fiore della mia pianta e quindi ora la mia vita è inutile; adesso sei nella terra fredda e nera, il
sole non può più rallegrarti e neanche l'amore può risvegliarti.
Nel verso "sei nella terra fredda sei nella terra negra" è presente un'anafora che, ripetendo parte della
frase , suscita attenzione. Nel verso "tu fior della mia pianta" è presente una metafora: il poeta si
paragona ad una pianta e suo figlio è il suo unico fiore. Nel testo è evidente un continuo contrasto tra
vita e morte. Vi sono parole che hanno un preciso compito, come ad esempio "pargoletta mano" (=
piccola mano) che ha lo scopo di creare tenerezza per il bimbo oppure parole o versi interi che fanno
riferimento alla morte come "Nel muto orto solingo", "percossa e inaridita" e i primi due versi dell'ultima
strofa.
A me questa poesia è piaciuta molto, soprattutto per il profondo significato che traspare dalle figure
retoriche e dai colori e per le sensazioni e le emozioni che trasmettono certi versi. Emergono due
principali stati d'animo, quello positivo e quello negativo in un continuo contrasto tra essi. Mi è piaciuto
anche il modo del poeta di esprimere i suoi sentimenti attraverso la natura, personalizzandola.
Cantele Andrea
Sono da preferire le vacanze al mare o in montagna?
Le vacanze sono ancora molto lontane ma già il problema che si pone la maggioranza
degli italiani è: andiamo al mare o in montagna ?
Molti di questi avranno ormai le idee chiare, altri magari decideranno all’ultimo momento.
Io non faccio parte di questi ultimi perché da sempre preferisco la montagna
essenzialmente per due motivi. Prima di tutto perché ci sono nata e non saprei vivere a
lungo in un altro posto, anche se la vita quassù è più scomoda e si sentono maggiormente
i disagi della vita quotidiana. Della mia montagna mi piace anche l’eredità atavica con le
sue tradizioni storiche, folcloristiche e gastronomiche.
In secondo luogo, ma non in secondo piano, viene l’aspetto ambientale. Qui il paesaggio lo
apprezzi in tutte le stagioni. Dalla primavera all’inverno, la montagna è tutto un susseguirsi
di suoni, odori, colori e sensazioni che ti penetrano nell’anima. Non manca mai l’occasione
di lunghe passeggiate all’aria aperta a contatto con la natura, a piedi, in bicicletta o con gli
sci. Inoltre c’è la possibilità di vedere orizzonti infiniti e ammirare ai tuoi piedi le grandi città.
Al contrario penso del mare e se anche ne riconosco la grandezza e la magnificenza, lo
vedo come un qualcosa di monotono, dove la quotidianità è sempre la stessa e il
paesaggio sempre uguale. Odio poi l’affollamento nelle spiagge, al contrario della
tranquillità e il silenzio della montagna. Inoltre il clima estivo troppo caldo non rientra nelle
mie preferenze, e tanto meno quegli insetti come le zanzare che circolano intorno
all’acqua.
Per tutte queste ragioni sostengo la mia scelta: la montagna, un posto tranquillo e solitario
che rispecchia il mio carattere!
Chiara Ronzani
La televisione ha una funzione educativa per i ragazzi?
In Italia, il 52% delle persone ha più di tre televisori in casa e il 60%, soprattutto ragazzi e bambini, ci
spreca davanti da due a quattro ore del proprio tempo quotidiano.
Ma la televisione, quell’ elettrodomestico che scandisce i nostri ritmi di vita, il nostro modo di
comportarci, che giudica ciò che è vero e ciò che è falso, che nasconde e mostra ai nostri occhi
qualsiasi realtà, ma anche che porta fino a noi notizie lontane, che azzera le distanze, che ci mostra
parti del mondo altrimenti impossibili da vedere, è davvero utile oppure non ha alcuna funzione
educativa per i ragazzi??
Beh... la televisione ha sicuramente degli aspetti positivi, basta pensare al tempo che la gente ci
trascorre davanti per puro rilassamento, quando è stanca e ha bisogno di tuffarsi nel divano di casa,
oppure a come unisce la famiglia, la sera, magari davanti a un difficile quiz.
Senza alcun dubbio, usata in maniera corretta, la televisione ha anche il suo aspetto educativo: molti
sono i documentari, di scienza o di storia, validi che permettono ai ragazzi un arricchimento del loro
apprendimento e una minore distrazione grazie al linguaggio delle immagini che completa quello delle
parole. E poi, grazie ad essa, si possono provare emozioni: piangere davanti ad un film, essere tristi per
una persona scomparsa, o felici per chi ha risolto un suo problema o magari provare invidia per chi ha
appena vinto una marea di soldi.
Ma non vi sembra assurdo che oggi, nel ventunesimo secolo, le persone, per riposarsi, ritrovare l’unità
in famiglia o provare delle emozioni debbano stare seduti, davanti ad una specie di “scatolone” che ci
mostra ciò che vuole, che giudica ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?
Ci sono altri modi per rilassarsi, stare insieme oppure provare emozioni: bastano un buon libro e un
letto, un gioco in scatola o una gita nel posto che tanto adoriamo, o semplicemente due parole
scambiate con la persona che ci è vicina.
Io penso che la televisione non abbia una insostituibile funzione educativa, non solo per i ragazzi ma per
tutti; anzi rovina noi e la nostra salute.
Secondo un team di esperti della University of Otago (Nuova Zelanda) quell’elettrodomestico, se
guardato più di due ore al giorno, in età infantile, danneggia gravemente il cervello, a partire
dall’adolescenza.
E’ dimostrato infatti che i ragazzi che da piccoli hanno guardato parecchia televisione hanno difficoltà di
attenzione o di ascoltare ininterrottamente una persona che parla per più di dieci minuti.
Questa patologia non trova giustificazione per quanto riguarda i fattori dell’intelligenza e si crede che sia
dovuta o al fatto che al ragazzo ormai la realtà sembri noiosa oppure che la tivù abbia sostituito troppo
quelle attività che stimolano invece la concentrazione, come lo sport o la lettura.
E’ uscito poco tempo fa, nella rivista scientifica “Circulation”, un articolo: “La tivù danneggia cuore e
polmoni”. Senza alcun dubbio, il problema non è tanto il vecchio e caro schermo ma le ore passate
sedutici davanti. I ricercatori di “Bake IDI heart “ hanno seguito per circa sette anni un migliaio di
persone, riempendole di controlli e visite. I volontari sono stati divisi in tre gruppi, in base alle ore
quotidiane passate davanti al televisore. Nell’arco temporale di sette anni, più di un quarto delle persone
campionate ha avuto problemi cardiovascolari gravi, fino a portarle alla morte, e un’ altra buona parte,
soprattutto bambini, ha rilevato problemi asmatici. Tutto questo è colpa della sedentarietà, dell’inattività
che non allenerebbe cuore e polmoni.
Non è da dimenticare che la televisione, e quindi l’inattività, favoriscono l’obesità, creano dipendenza,
escludono dalla vita sociale e fanno trascurare la lettura.
Che vi piaccia o no la televisione fa male, crea dipendenza.
Provate ad eliminarla, un po’ alla volta, e vedrete che la vostra mente si aprirà, la vostra vita cambierà.
Vi accorgerete quanto tempo avete perso e quanto si sta bene, tranquilli, senza televisore.
Elisabetta Cantele
Cosa ne pensano i giovani del fumo?
Nel mondo sono 1miliardo e 100 milioni i fumatori. Considerando che in media si fuma un pacchetto di sigarette al giorno,
si calcolano 8000 miliardi di sigarette all’anno consumate nel globo.
Sono cifre spaventose, ma per rendersene conto basta soltanto passare davanti a un qualsiasi bar, a qualsiasi ora, e si
scoprono uomini e donne che fumano, ridendo e scherzando.
Questo però non è da ritenersi una cosa positiva, poiché in quella nuvola grigia di morte ci sono molti giovani e
giovanissimi.
E’ così, lo dimostrano delle recenti statistiche: il 13% dei giovani, compresi tra i 18 e i 24 anni, fumano almeno 10
sigarette al giorno e tra i ragazzi dagli 11 ai 15 anni, un quarto di essi hanno già fumato e il 3% continua a fumare almeno
una sigaretta a settimana. Sorgono spontanee delle domande: perché fumano? Cosa li spinge fino al fumo?
Il motivo preciso del perché i giovani fumino non è ancora ben chiaro, ma psicologi e medici hanno tratto alcune
conclusioni attendibili.
I giovani fumano per sembrare grandi, per far parte di un gruppo, perché “tutti lo fanno”, per “staccare” dallo stress
quotidiano, perché fumando si dimentica e si sta bene, o almeno meglio.
Purtroppo questi ragazzi stanno sbagliando di grosso: non c’è bisogno di fumare per sentirsi bene, né tanto meno per
dimenticare o farsi vedere. La verità è che il fumo porta alla morte o a danni irreparabile a volte molto gravi. Sono note
infatti le disastrose conseguenze del fumo:diminuzione delle capacità mentali, motorie, respiratorie, dell’apprendimento,
dello studio e della concentrazione
Il fumo porta ad un precoce invecchiamento dell’organismo, la pelle si secca e si ingrigisce. I polmoni, organi spugnosi,
assorbono il fumo e pian piano si sporcano, si incatramano e si seccano, fino a portare al tumore mortale. Il vizio della
sigaretta è infatti la casa del 90% dei tumori ai polmoni. Inoltre il fumo toglie lentamente la percezione del gusto e la
funzione dell’olfatto, tant’è che può far ridurre al minimo il gusto del cibo, fino a portare il fumatore a vivere solo di fumo,
dimagrendo in modo impressionante.
Per non parlare poi dell’alito irritante e della puzza ripugnante che ci si trascina dietro, rendendosi nella società un
soggetto sgradito. Non dimentichiamoci poi che il fumo provoca morti 6 volte di più degli incidenti stradali.
In sostanza chi fuma paga per ammalarsi, per puzzare e per morire.
Tuttavia i giovani fumatori non sono del tutto incoscienti, conoscono le conseguenze, ma quando iniziano a fumare
dicono: <Io non mi ammalo: se voglio smettere, smetto.>
Purtroppo non è così. Molti studi affermano che quasi il 70% di chi inizia a fumare, fumerà per tutta al vita e diventerà
dipendente dal fumo e dalla nicotina. La causa, infatti , è la perdita della volontà: il cervello è totalmente controllato dalla
nicotina.
Uscire dalla dipendenza del fumo è moto difficile, rispetto alle droghe o all’alcool, poiché il corpo abituato e intontito dal
fumo, non ne può più fare a meno.
Infatti, l’assenza delle sostanze che quotidianamente venivano introdotte nel corpo, causa a chi tenta di smettere di
fumare, nausea, se non vomito, e altri malesseri per molto tempo.
Questo potrebbe essere un aspetto negativo dello smettere di fumare, ma di certo è meglio soffrire prima e per un breve
tempo di dolori curabili che ammalarsi ogni giorno di più e in futuro accorgersi che non si può più tornare indietro.
Basta avere forza di volontà e testardaggine, elementi essenziali per salvarsi dal mercato della morte.
Marta Cantele.
Riflessioni sulla pena di morte
Qualche giorno fa, in classe, abbiamo discusso di un argomento molto delicato: la pena di morte.
E’ un argomento che crea molto contrasto tra i vari stati, per fortuna in Italia è già stata abolita, ma in
altri paesi è ancora in atto. Sono ben 35 gli stati dell' America in cui è in vigore. Però, escudendo
l’America, e osservando bene i nomi delle altre nazioni che la praticano, ci si accorge che sono stati tra i
piu' poveri e meno progrediti del mondo.
La pena di morte è un argomento ancora molto discusso da tanti governi. La Turchia, ad esempio, ha
fatto domanda per far parte dell’UE, ma è stata respinta appunto perchè adotta ancora la pena di morte.
Inizialmente io ero in dubbio su questo argomento, ma la lezione a scuola mi ha chiarito bene le idee.
Ero in dubbio perche' pensavo che la sua applicazione favorisse la diminuzione della criminalità, mentre
secondo recenti studi i paesi che l'adottano e quelli che non la adottano hanno lo stesso tasso di
criminalità. Altre cose molto importanti mi hanno fatto riflettere, come molte leggi alla base della
salvaguardia dei diritti dell'uomo e del cittadino, come appunto il diritto di vivere e di rimediare ai propri
sbagli.
Tuttavia alcune persone sono convinte che chi commette gravi reati è giusto che paghi con la morte.
Sarebbe veramente giusto? Beh, mi trovo a ribattere anche su questa opinione perchè se la persona
incriminata fosse innocente, come a volte accade, oppure si pente e fa di tutto per rimediare all'errore, è
giusto che il suo diritto di vivere sia violato dallo stato che a sua volta commetterebbe un omicidio dando
un cattivo esempio?
Bisogna anche ammettere che la pena di morte risolverebbe molti problemi, come i carceri troppo
affollati come spesso sentiamo in TV, oppure il malfunzionamento del sistema giudiziario che dal punto
di vista delle vittime non punisce in modo equo i criminali. Sarebbero ragioni giuste , ma pensandoci mi
trovo a ribattere anche questo: è giusto che uomini muoiano per far spazio nei carceri ? Non sono mica
animali!! E’ giusto che persone umane come noi muoiano perchè lo stato non vuole spendere soldi per
fare nuovi carceri? Perche' lo stato non si impegna ad essere vigile contro la corruzione? Perché non si
impegna ad applicare il principio “La legge è uguale per tutti”?
Detto questo mi trovo a dire che qui in Italia e in altri paesi esistono punizioni forse piu' brutte della pena
di morte, come l'ergastolo: dev’essere terribile essere privati della propria libertà per tutta la vita.
Comunque questa pena non deve essere tolta sennò vorrebbe dire faci mettere i piedi in testa dalla
criminalita' .
Detto questo vorrei che ciascuno di voi riflettesse su ciò che ho scritto perche' anch’ io all'inizio la
pensavo diversamente.
Pozza Francesco
Energia nucleare: un vantaggio o uno svantaggio?
Uno dei problemi che si pone oggi alla gente è quello di adottare o meno l'energia nucleare;ovviamente
ci sono i pro e i contro, ma chi ha ragione?
Io sono fermamente convinto che l'uso del nucleare sia una gran perdita di denaro e di tempo.
Insomma,proprio noi che siamo il paese del sole,dove potremmo usufruire di energie più pulite, evitando
così il disastro naturale,o ancora meglio,un disastro universale,dovremmo prendere questa via?
Ragionateci. Non è forse vero che l'ambiente,il quale ha il diritto di essere rispettato,merita qualcosa di
meglio?Non serve molto,basterebbe solamente mettersi in testa che le energie,quali la
geotermica,l'eolica,la solare,la fotovoltaica,la idrica e così via,ce le abbiamo.
L'energia nucleare non può essere un capriccio dei governi,che dopo si minacciano con le bombe
atomiche o con le bombe h;e lo ribadisco e lo ribadirò ancora ,bisogna rispettare l'ambiente ,ma
soprattutto bisogna rispettare se stessi.
Einstein e la sua equipe non avrebbero mai elaborato quella formula se avessero saputo che in futuro
sarebbero potuti accadere dei disastri così mastodontici. Ma d'altra parte questa è la mia opinione e
come ho già detto all'inizio ci sono anche i pro. Ad esempio i governi,dicono:”Le centrali nucleari
producono molta energia e sarà un risparmio,dopotutto le strutture ce le abbiamo”. Sì,è vero,le abbiamo
le strutture,ma sono state chiuse per un motivo:non vi ricordate del famoso referendum fatto qualche
anno fa,dove il popolo ha espresso la sua decisione?Vi sembra giusto che usino la pubblicità,che
influenza moltissimo la gente,per riproporci il problema?
Insisto sul fatto che non sia giusto adottare questa fonte di energia,che ha portato a gravissimi
incidenti,basta ricordare cosa è accaduto a Cernobyl nel 1986,dove si è verificato il più grande e grave
incidente nella storia del nucleare. Ma questo non l'unico incidente commesso dall'uomo,infatti ve ne
sono molti altri,come quelli della Gran Bretagna,della Bulgaria,degli Stati Uniti o,in tema di guerra,lo
sgancio di due bombe atomiche,a Hiroshima e Nagasaki.
Poi non dobbiamo dimenticarci delle generazioni future,che hanno il diritto di avere un mondo pulito e
noi non glielo possiamo e non glielo dobbiamo togliere.
Andrea Ronzani
ROSSO MALPELO
Il titolo, “Rosso Malpelo”, è riferito al protagonista, chiamato così perché aveva i capelli rossi. L’autore è Giovanni Verga,
nato a Catania nel 1840, e diventato poi il massimo esponente del Verismo.
Il Verga ha un concetto del mondo profondamente pessimista, in quanto dice che la vita non è altro che una lunga catena
di sopraffazioni dei più forti sui più deboli e chi si allontana dal proprio ambiente sociale è fatalmente destinato ad essere
sconfitto. E’ convinto che il progresso tecnico e industriale della sua epoca venga pagato con l’altissimo prezzo delle
sofferenze della miseria dei poveri.
Rosso Malpelo è un ragazzo dai capelli rossi e gli occhi grigi, cosa che nella superstizione popolare indicava la certezza
di essere malizioso e cattivo. A causa di ciò Malpelo è maltrattato da tutti, non trova affetto neppure in famiglia, perché la
madre, quando il povero ragazzo torna dal lavoro, gli chiede solo di consegnare il suo stipendio, mentre la sorella lo
accoglie picchiandolo.
L’unica persona in cui Malpelo trova affetto è suo padre, Mastro Misciu. Malpelo lavora con lui in una cava dove si estrae
la sabbia. I due sono molto legati, ma un giorno Mastro Misciu deve togliere un pilastro dalla cava e all’improvviso il
pilastro crolla schiacciando il pover’uomo. Malpelo preso dalla disperazione inizia ad urlare e a scavare, per cercare di
recuperare il padre, ma purtroppo è già troppo tardi. Del padre così gli rimangono solo i pantaloni, il piccone e un paio di
scarpe che Malpelo conserva come reliquie.
Dopo qualche tempo alla cava va a lavorare un ragazzino piccolo e debole, soprannominato Ranocchio per il modo in cui
cammina. Il poveretto diventa oggetto di sfogo per Malpelo, che lo insulta e lo picchia e se Ranocchio non si difende lui
continua, perché vuole che impari a reagire. In verità il motivo di tanta cattiveria è dovuto al fatto che Malpelo gli vuole
bene e vuole che impari la dura lezione di vivere. Di lì a poco Ranocchio si ammala di tubercolosi e muore in breve
tempo. Alla morte, la madre di Ranocchio scoppia in un fiume di lacrime e Malpelo quando la vede piangere si sorprende,
perché non essendo abituato all’affetto materno, si stupisce che si possa piangere per voler bene a qualcuno.
Ora il povero Malpelo è veramente solo. Alla fine muore svolgendo un compito rifiutato da tutti ma accettato da lui , in
quanto cosciente che nessuno lo avrebbe rimpianto. Entra nella cava e di lui non si sa più nulla.
Lo stile utilizzato dall’autore è uno stile semplice, con un linguaggio gergale, dove sono presenti molte similitudini
riguardanti Malpelo. La novella è un esempio dell’impersonalità del narratore per descrivere la realtà in modo oggettivo e
distaccato.
Questo brano è molto particolare e soprattutto molto attuale, perché anche adesso nei paesi più arretrati del mondo esiste
purtroppo un triste fenomeno, quello dello sfruttamento, dove dei nostri coetanei rischiano la salute e la vita e si riducono
ad uno stato di semi schiavitù.
Questo racconto mi è piaciuto molto, anche se in un primo momento ho avuto un po’ di difficoltà a leggerlo, ma poi la
storia mi ha appassionata .
Ho provato una gran pena per il ragazzo, che lavorava nelle cave, nei buchi più bui e inospitali della Terra, un po’ come la
sua vita.
Ho anche capito che i pregiudizi possono essere molto pericolosi e far molto male.
Petra Moresco
All’inizio del 2011 in Libia, come in gran parte dei paesi nordafricani, grazie ad internet sono scoppiate
una serie di rivolte contro i regimi dittatoriali. Ma la situazione in Libia non è come negli altri paesi insorti,
infatti non è tutta la popolazione a protestare che ma solo la Cirenaica, Beida e Derna, nell’est del
paese; l’ovest della Libia continua a essere fedele a Gheddafi. La situazione è precipitata quando il
dittatore ha cominciato di bombardare gli insorti. Per questa risposta violenta il 17 marzo l’ONU ha
deciso di intervenire attraverso l’imposizione della “no-fly zone” (zona di non volo).
Nonostante la decisione dell’ONU, Mu’ammuar Gheddafi ha continuato a bombardare i civili e per
questo il 19 marzo i primi aerei francesi hanno sganciato delle bombe su quattro mezzi corazzati libici.
Così è cominciata l’operazione, che ha coinvolto gli USA e gran parte dell’Europa, chiamata “Odissea
all’Alba”.
Il 20 marzo si è deciso di bombardare posizioni di contraerea, radar e altri punti strategici della Libia e in
poche ore si è potuto dichiarare che i porti e le difese aeree libiche erano quasi completamente
distrutte. Lo stesso giorno è partita una piccola flotta dal porto di Tolone, tra cui la portaerei italiana
“Garibaldi”. L’Italia, inoltre, ha messo a disposizione 200 uomini dell’aviazione, 1000 marinai, 4 caccia
militari e 7 basi aeree.
Il 21 marzo i caccia americani e europei, soprattutto francesi, hanno bombardato il bunker di Gheddafi.
Ma la Russia, la Cina e la Lega Araba si sono dichiarate contrarie a questa operazione militare, quindi il
vice presidente degli Stati Uniti è andato a Mosca per dare spiegazioni alla Russia.
Intanto altre nazioni hanno cominciato a sorvolare i cieli libici.
Gli USA non hanno più voluto tenere il comando delle operazioni e sempre più nazioni hanno voluto che
il comando passasse alla NATO.
Quindi il 23 marzo la NATO ha dato il via ai pattugliamenti nelle acque libiche.
Il 25 marzo si è aggiunto alla coalizione anche lo stato del Qatar.
Attualmente l’aviazione libica, in teoria, è inesistente, Gheddafi è circondato da una flotta di navi e da
caccia europei e americani, pronti a bombardare se vengono avvistati dai radar. I rivoluzionari hanno
come obbiettivo la capitale, Tripoli.
Thomas Bertollo
PROGETTO ORIENTAMENTO SCOLASTICO
Nel nuovo anno scolastico 2010-2011 noi ragazzi di terza abbiamo dovuto fare una scelta riguardante il nostro futuro in
campo lavorativo: la scelta della scuola superiore. In classe la professoressa ci ha illustrato i vari tipi di scuole
distinguendole tra: liceo, istituto tecnico, istituto professionale e C.F.P.
Da circa la metà di ottobre hanno cominciato ad arrivarci dei depliant dei vari istituti di Vicenza, Asiago e Bassano;
Thiene, invece, (non ritengono l’istituto “Pozza” come “bacino di informazione”) quindi quelli privilegiano le proprie scuole
in rete, fra di noi interessati alle scuole di Thiene si sono dovuti informare da soli, sempre però con l’aiuto della
professoressa, attraverso Internet oppure chiamate nelle varie sedi.
Quasi tutti noi abbiamo poi ulteriori informazioni in base alle nostre preferenze: l’organizzazione della scuola, le varie
attività che si svolgono, il titolo di studio in uscita, tutto attraverso vari tipi di siti Internet come “sopra la media”, “Vicenza
orienta”, “Veneto orienta” oppure nei siti delle stesse scuole.
Per capire meglio a quale tra i quattro tipi di scuola e indirizzo siamo più adatti il 4 novembre 2010 ci siamo fermati a
scuola anche il pomeriggio per svolgere dei test dove abbiamo potuto capire le nostre capacità, le nostre potenzialità e le
nostre passioni.
Il 22 novembre, invece, presso il Palazzon c’è stato un incontro con il dirigente scolastico delle scuole di Asiago. Noi
alunni di seconda e terza media di tutto l’ ”istituto Comprensivo Pozza”, potevamo partecipare alla discussione con
domande.
Il Dirigente ci ha informati sulla nuova riforma. I vari tipi di scuola hanno quadri orari diversi: i licei trenta ore di lezioni
settimanali, gli istituti tecnici e gli istituti professionali trentadue, mentre nei C.F.P. (centro di formazione professionale) le
ore variano ogni due anni. Ci ha informati, poi, sui nuovi indirizzi scolastici usciti (già spiegati dalla nostra professoressa)
come le biotecnologie o il liceo scientifico scienze applicate. La scuola superiore ha cambiato anche le ore delle varie
materie, ad esempio nel liceo scientifico si fanno molte più ore di lingue straniere di quante se ne facevano con il vecchio
orientamento.
Il 3 dicembre abbiamo visitato le scuole di Asiago. Ognuno ha scelto ciò che gli interessava di più: istituto professionale,
tecnico o liceale.
Quel giorno ci hanno illustrato le caratteristiche di quell’istituto e dei particolari indirizzi; alcuni hanno partecipato a delle
lezioni, altri a dei laboratori, mentre altri ancora hanno persino assaggiato cibi cucinati dagli studenti dell’alberghiero.
Durante il mese di gennaio la nostra coordinatrice di classe ci ha consegnato i risultati dei test fatti lo scorso novembre,
dove era indicato il tipo di scuola più adatto a noi.
Sempre nel mese di gennaio una psicologa ci ha chiarito, oppure per alcuni, confuso le idee su che indirizzo scolastico
intraprendere.
Nel frattempo, però, abbiamo partecipato a dei laboratori nelle scuole in cui eravamo più interessati, assistendo a delle
lezioni. Molti hanno partecipato agli open-day: incontri dove facevano vedere l’edificio e spiegavano l’indirizzo scelto.
Più della metà della mia classe ha scelto di fare il liceo; due persone soltanto un C.F.P.; una ragazza l’istituto
professionale mentre gli altri restanti l’istituto tecnico.
Fare un progetto come l’orientamento scolastico è molto importante perché non sempre a quattordici anni si conoscono le
proprie capacità ed è sicuramente difficile scegliere per il proprio futuro.
Monica Pozza
Giappone 11 marzo 2011
Giappone, ore 14.50: una violentissima scossa di terremoto di 8.9 gradi della scala Richter ha colpito il nord-est del
Paese. E’ allarme Tsunami.
Ore 15.03: un’ onda anomala di oltre 10 metri sta devastando le coste nord-orientali.
Erano queste le notizie che dilagavano in tutto il mondo venerdì 11 marzo 2011. Il terremoto è stato fortissimo, secondo
solo al Cile quando la magnitudo fu di 9.5gradi. Ugualmente però, lo stato più attrezzato al mondo nella difesa dai
terremoti, è caduto in ginocchio davanti alla ribellione della natura.
Nonostante nella zona centrale del Paese gli edifici abbiano tutti la garanzia antisismica, la paura del popolo è stata forte.
Ma nella zona del nord-est giapponese dove le città sono di tipo rurale, il maremoto ha distrutto tutto: ricordi, beni, case e
soprattutto vite, spazzate via dalla forza indescrivibile dell’onda alta più di 10 metri che portava con sé case, detriti,
petrolio, fango e li riversava nelle città, nei campi. Venerdì si contavano 95 morti, sabato 2000 e l’indomani 5000.
Oggi, mercoledì 30 marzo, le vittime sono più di 28000 e altrettanti i dispersi. Ma purtroppo non è finita.
Sabato 12 marzo, nel distretto di Fukushima, la centrale nucleare ha cominciato ad avere dei guasti al nocciolo. Oltre a
questa le centrali a rischio erano altre due:Tokay e Onagawa. In tutte le centrali la fissione si era arrestata
immediatamente e automaticamente dopo il sisma. Però il sistema di raffreddamento di Fukushima, in seguito al blackout, si era bloccato e la fissione del nucleo era ricominciata: il lunedì è scoppiata la centrale. Buona parte del contenitore
del reattore n°3 si è disintegrato, solo l’involucro di cemento armato del nocciolo si è salvato, a differenza di Chernobyl.
Ugualmente però, onde radioattive provocate dalla pressione all’ interno del complesso nucleare, si sono liberate. Per
fermare questo si è iniziato a gettare acqua marina nel reattore e saltuariamente si apriva una fessura per far fuoriuscire
la pressione creata dal vapore sprigionato dal raffreddamento del nocciolo. Pochi giorni dopo, l’ allarme è rientrato a
Tokay e a Onagawa mentre a Fukushima, oltre al reattore 3, anche gli altri tre reattori atomici hanno dato seri problemi.
Ora il destino di Fukushima è in mano ai tecnici, che pur sapendo di andare incontro alla morte, stanno tentando di
salvare migliaia di vite. La scala di pericolosità atomica è di 6 su 7, un grado in meno rispetto a Chernobyl.
La Tepco, la società che gestisce l’ impianto, non rivela informazioni corrette e questo fa innervosire l’opinione pubblica.
Momentaneamente la zona evacuata è di 30 km, 50 km in meno rispetto al consiglio statunitense. Poco dopo il sisma
sono arrivati i primi aiuti per via aerea, mentre quelli navali sono bloccati da molti giorni a largo delle coste per il pericolo
tsunami. Infatti le scosse di assestamento si susseguono più volte al giorno e sono superiori di magnitudo rispetto al
terremoto de L’ Aquila.
L’ economia del Paese si sta lentamente riprendendo e a Tokyo si è ricominciato a lavorare 3 giorni dopo il sisma.
Ora la tragedia del Giappone sembra già essere stata dimenticata e sono poche le notizie riguardanti l’ apocalisse che
vengono trasmesse e questo a solo 3 settimane dal terremoto.
28000 i morti, 23000 i dispersi, 600000 i feriti, 4 i reattori atomici a rischio esplosione, 10 i metri dell’ altezza dell’onda
anomala, 120 le città distrutte da essa, 8.9° la magnitudo: sono questi i numeri che il Giappone non dimenticherà mai.
Filippo Rubbo
Lusiana che corre!
Si è svolta, il 21 marzo 2011 a Vicenza, la competizione sportiva a squadre dì istituto, “ Vicenza che corre”.
A differenza di tutti gli altri anni, quest’anno la manifestazione é stata posticipata nel mese di Marzo, a causa delle
disastrose alluvioni avvenute a Vicenza nei mesi autunnali, che hanno ostacolato ogni tipo di dimostrazione.
Come tradizione, anche il nostro istituto “ P.M. Pozza “ ha partecipato , coinvolgendo gli studenti con i migliori risultati
ottenuti nei vari test di corsa svolti a scuola, quali cooper e 1000 metri. In totale eravamo circa una quarantina tra maschi
e femmine di Conco e Lusiana, tutti accomunati dalla voglia di confrontarsi con le altre scuole, e magari anche di vincere ,
perché no?!
La manifestazione, ideata da un famoso corridore vicentino, ha una lunga tradizione, basata sul gioco e il lavoro di
squadra. Il cronometro , infatti, si ferma al traguardo al passare del ventesimo componente della squadra. A molti non
piace questa regola, soprattutto ai più forti, poiché tengono di più ad un riconoscimento individuale; altri invece ritengono
formativo ed educativo questo tipo di gara, poiché insegna ad aiutare i più deboli, ma soprattutto a collaborare insieme .
La mattina del 21 marzo, una splendida giornata di sole, siamo partiti in pullman alla volta di Vicenza. Durante il tragitto
avevamo cominciato a discutere sulle strategie di gara, ma ripensandoci bene abbiamo lasciato stare, d’altronde
l’importante era divertirsi! Nonostante ciò, arrivati a Campo Marzio, nel centro della città, siamo stati investiti da una
travolgente ondata di competizione, la quale ha provocato in noi la voglia di fare del nostro meglio. Una volta distribuite le
casacche , perciò, siamo partiti con il riscaldamento , praticabile tra i viali alberati di Campo Marzio , dove era allestita la
partenza.
La gara, da qualche anno, si sviluppa da Campo Marzio al centro vero e proprio della città. Si passa tra i bar, i negozi e i
monumenti, per poi ritornare a Campo Marzio per tagliare il traguardo; in totale un tragitto di 1km e mezzo. Per alcuni si
tratta di un gioco da ragazzi, per altri invece un’enorme preoccupazione. Sorgono, infatti, ogni genere di ansie,
specialmente tra le femmine…” Non ce la farò mai!” oppure “ Creperò prima di arrivare” ed infine, la più gettonata, “ Se
arrivo intera è un miracolo!”. Si sa però che quando è ora di partire non ci sono più scuse o lamentele: tutti partono
convinti.
Così una volta scambiato l’imbocca al lupo a tutte, al via siamo scattate fuori dal gazebo di partenza. Durante tutto il
percorso, era compito nostro, delle ragazze di terza, aiutare le più piccole a non cedere alla stanchezza, ma a continuare
per la squadra fino al traguardo. È stata questa la mossa vincente: senza le esortazioni e gli incoraggiamenti per le ultime,
avremmo perso molte componenti, nel verso senso della parola, per strada!
Finalmente finita la gara, ci siamo congratulate a vicenda e una volta recuperato il fiato, siamo andate incontro alla nostra
Cristina:l’ultima dei componenti della squadra lusianese. All’arrivo ci hanno applaudito in molti per il gesto di solidarietà.
Scattate le foto e cambiata la maglietta,è giunto il tanto atteso momento: il pranzo al Mac Donald, come da tradizione. Alla
notizia della partenza per il fast-food, come per magia, tutte le forze perdute sono ritornate, ed insieme ad una fame
incontenibile, la stragrande maggioranza di noi si è avviata verso il tanto ambito ristorante.
In conclusione, la nostra performance non è stata una delle migliori, ma di certo il divertimento e le esperienze vissute in
compagnia sono state più che piacevoli.
È proprio vero che lo sport insegna a vivere!
Marta Cantele
IL CORRETTO USO DI INTERNET
Finora, quest’ anno, abbiamo svolto diverse attività didattiche molto utili, ma quella che mi ha affascinato di più è il
progetto sul corretto uso di internet.
L’ ente che si occupa di questo problema è la “ Polizia postale e delle comunicazioni “. E’ nata a metà anni ’90 in seguito
ad alcuni attentati e truffe svolte via Internet.
La settimana scorsa sono venuti da noi due dirigenti della Polizia postale e ci hanno parlato e fatto vedere dei video sulle
conseguenze spiacevoli che si potrebbero subire su Internet.
Negli ultimi anni l’ uso dei social-network, come facebook, da parte dei giovani è diffusissimo. In questi , sono spesso
presenti dei pedofili o comunque gente con brutte intenzioni. Sentiamo ogni giorno ai telegiornali che parlano con notizie
di qualche brutta esperienza o violenza sessuale.
La polizia postale ci ha fatto vedere un video che illustrava gli errori commessi da una ragazza. Grazie a questo esempio
abbiamo capito che per prima cosa non si devono dare a persone sconosciute l’ indirizzo, il numero di telefono, la mail e
altri dati personali. La cosa più importante, però, è di andare all’ incontro con la persona conosciuta su Internet
accompagnati da amici, anche nascosti. Per capire poi se l’amico che ti scrive è in realtà un adulto, basta fargli qualche
domanda, ad esempio:
Come mai è scoppiata la prima Guerra Mondiale ?
Che argomento stai facendo in scienze ?
Da queste o altre semplici domande si può capire se una persona è adulta o è un coetaneo/a.
Un altro video parlava di un adulto che prometteva un regalo ad un ragazzino. Bisogna stare attenti perché un regalo da
uno sconosciuto difficilmente si prende, vuole solo lusingarti in cambio di informazioni che possono far scattare una truffa
o l’ entrata in casa da parte dei ladri.
La polizia postale poi ci ha spiegato come interviene in questi casi: solitamente con un’ irruzione a casa del
malintenzionato alle 7.00 del mattino, così non può più scappare. Oltre alle segnalazioni delle vittime, alcuni agenti di
polizia fanno da infiltrati nei social-network.
Bisogna poi stare attenti anche alle truffe. Ad esempio le scarpe della Nike vendute a 30€ anzi che a 120€ devono farci
venire dei dubbi. Si possono verificare due casi:
non arrivano mai ;
le scarpe sono false.
In seguito la polizia postale ci ha parlato di un altro problema, però minore: scaricare musica e film è illegale. In questo
caso le sanzioni sono multe elevate: ogni 100 canzoni scaricate sono 100€ di multa. Tuttavia, in questi casi, molto si
lascia correre.
La lezione si è conclusa con un video che riassumeva tutto.
Grazie alla spiegazione della Polizia postale e delle comunicazioni abbiamo capito che Internet è utile solo se usato bene
e con gli occhi sempre aperti.
Cristian Boscardin
Lunga vita al re!
Mercoledì 16 marzo 2011 si sono svolte le fasi provinciali dei giochi sportivi studenteschi di scacchi. Noi
dell'Istituto Comprensivo “P.M.Pozza” di Lusiana abbiamo partecipato schierando Scarsella Federico A.
(il sottoscritto), Porro Thomas, Ronzani Andrea, Callegari Sebastien come titolari e Rachid Karim e
Rachid Omar come riserve. Il torneo aveva luogo a Torri di Quartesolo e noi sei ci siamo presentati
presso la palestra della scuola di Torri alle 8,30 accompagnati dalla professoressa Cristina Balista.
Queste provinciali si articolavano in cinque turni, ognuno dei quali con quindici minuti di riflessione a
testa. Ad ogni incontro le 2 squadre si scontravano con 4 giocatori per parte e vinceva chi otteneva
almeno 2,5 punti individuali (2 vittorie e un pareggio) sui 4 disponibili.
Si cominciava alle 10,15 e noi alla prima partita abbiamo incontrato la scuola “Muttoni”; siamo partiti
bene perchè abbiamo vinto per 3 a 1, salendo così a quota 2 in classifica (vittoria = .2 punti, pareggio =
1 punto, sconfitta = 0 punti). I turni venivano stabiliti da un computer che schierava vincenti con vincenti
e perdenti con perdenti, per questo motivo l'incontro successivo risultava già più complicato. Infatti ci
siamo scontrati con la “Manzoni” di Creazzo, la quale era “sulla carta” la scuola con cui ci saremo giocati
il terzo posto valido per passare alle regionali. Siamo riusciti a portare “a casa” un pareggio con 2 vittorie
e 2 sconfitte, anche se potevamo tranquillamente vincere. Ora eravamo a quota 3 mentre la “Maffei” e la
“Prati” di Vicenza (favorite per i primi 2 posti) continuavano a vincere.
Secondo il programma avremo dovuto finire così la mattinata, peccato che quel giorno aveva piovuto
senza sosta e c'era il rischio esondazione, perciò gli organizzatori hanno fatto 3 turni la mattina e i 2
rimanenti al pomeriggio per finir prima. Quindi prima di andare a mangiare abbiamo affrontato l' “Assisi”
di Tezze. Per fortuna eravamo nettamente superiori e abbiamo fatto un secco 4 a 0, salendo a 5 punti e
scavalcando la “Maffei” che aveva perso lo scontro diretto con la “Prati”. Quando siamo andati in pausa
pranzo, il nostro umore era alle stelle, consapevoli però di dover affrontare proprio la “Maffei”. Abbiamo
avuto due ore di tempo per rilassarci e divertirci perchè si ricominciava alle 15.00.
Ripartiti, però, i nostri avversari erano troppo forti e ci hanno rifilato un netto 4 a 0. Ora il clima all' interno
della squadra era passato “dalle stelle alle stalle” perchè c'era il fortissimo rischio di giocarci il passaggio
alle regionali contro la “Prati”, straprima e già qualificata.
Per nostra immensa fortuna il computer ci ha graziati e ci siamo scontrati con il Thiene. Eravamo
consapevoli di potercela fare, ma la tensione all'inizio ha superato ogni limite. Infatti, così tesi, abbiamo
cominciato male e nessuno di noi sulla propria scacchiera era in vantaggio. Ma grazie al cielo, dopo
dieci minuti stremanti, Sebastien è riuscito a vincere; dopo è toccato ad Andrea. Il mezzo punto che ci
mancava lo ha ottenuto Thomas. Io invece, me la sono giocata fino all'ultimo, ma alla fine anch’io ho
vinto. Era il tripudio finale, avevamo staccato il biglietto per le regionali con tanto di seria medaglia di
bronzo!
Io penso che questa sia stata sia per me che per tutti i mie compagni un'avventura bellissima vissuta
come squadra, perchè è questo il nostro punto forte: la squadra, non l'individuo. E ora l' 8 aprile ci
aspettano le regionali!!!
Federico Scarsella
I passatempi preferiti dagli adolescenti oggi
Le continue e velocissime evoluzioni tecnologiche hanno cambiato profondamente il modo di passare il
tempo dei ragazzi.
Anche se ci sono passatempi, come la lettura o andare al cinema, che si tramandano di generazione in
generazione, ora i giovani possono scegliere tra migliaia di modi per passare il tempo, la maggior parte
dei quali sono svaghi tecnologici. Se una volta i nostri nonni per passare il tempo si costruivano da sé i
giochi, ora dev’essere tutto comprato a discapito della fantasia dei ragazzi. Tra gli intrattenimenti più
diffusi troviamo: Internet e i social network, i videogiochi, sia portatili che per computer o televisione, i
cellulari, la musica con Ipod o MP4, la televisione, l’uscire con gli amici per lo “sballo” e, in minor parte,
gli sport. Tutti questi hanno i loro aspetti pro e contro.
E’ vero che con i social network i ragazzi possono crearsi nuove amicizie, anche al di fuori di quelle
scolastiche, ma attenzione! Bisogna stare molto attenti a quegli amici! Il più delle volte, infatti, è gente
che mente e ti inganna solo per i propri interessi.
E’ stato poi provato che giocare per breve tempo ai videogiochi, sia portatili che per computer o
televisione, aumenta i riflessi dei ragazzi che si trovano a dover compiere movimenti veloci e prendere
decisioni in poco tempo. E’ anche vero, però, che i videogiochi, per la loro velocità, mettono ansia e, se
usati troppo a lungo, escludono i ragazzi dalla vita sociale, li rendono sedentari e favoriscono così anche
il problema dell’obesità.
I cellulari! Quante ore passano i ragazzi a mandarsi messaggini o a fare telefonate? TROPPE!
Ultimamente infatti i cellulari più nuovi hanno le funzionalità del computer, ma a differenza sono tascabili,
portatili e più comodi. I ragazzi quindi, se a casa stavano ore e ore davanti al computer o a chattare con
gli amici dei social network, ora possono farlo anche quando sono in giro con amici o genitori, basta che
abbiano il cellulare giusto.
Cari nonni potete dimenticare il vostro vecchio giradischi, perché ora non ne vedrete più. Il modo di
ascoltare la musica è veramente cambiato, perfino i CD ora stanno passando di moda. Ora gli
adolescenti ascoltano la musica preferita scaricandola da Internet e inserendola su piccoli Ipod o MP4
tascabili.
Notizia allarmante! E’ stato scoperto che il 90% tra bambini e ragazzi di tutta Italia passa più di un’ora
davanti alla televisione! Ciò è molto angoscioso se pensiamo che la televisione provoca danni quali la
miopia, l’epilessia, l’agitazione e favorisce l’obesità.
Uscire con gli amici non è più come un tempo, ora è visto come un qualcosa che rende più grandi, per
cui la maggior parte delle volte si va in discoteca … a “sballare”.
Nemmeno gli sport ora sono come prima: molti ragazzi, infatti, lo “praticano” in casa tramite videogiochi.
In definitiva i ragazzi continuano a divertirsi, praticare sport, leggere, andare al cinema, soltanto che,
grazie alla tecnologia, il modo in cui lo fanno è davvero cambiato rispetto ad un tempo.
Fornasetti Anna
Vita bassa e capi firmati: l’influenza della moda
Come ben si sa la moda è cominciata già molti secoli fa ed è in continua evoluzione.
Nell’Ottocento, l’abbigliamento era molto ricercato, le donne indossavano i bustini e quelle
immense gonne che non le rendevano libere del tutto e le limitavano nei movimenti. La
moda cambiò totalmente dopo la fine della 1° Guerra Mondiale e da un abbigliamento
“ingombrante” si passò a uno più pratico; anche le donne, infatti, poterono indossare i
pantaloni lunghi. Gli anni ’60 videro la nascita dei cosiddetti jeans a vita bassa, ispirati ad
alcune rockstar. Con l’avvento degli anni ’70 i jeans restarono a vita bassa, ma videro la
comparsa delle “zampe di elefante” (molto larghi al di sotto del ginocchio). Negli anni ’80 si
ebbero i jeans a vita alta e tutti i capi di abbigliamento divennero più colorati, quasi ad
imitare i colori dei fiori. Quando arrivarono anche gli anni ’90 e poi, successivamente, il
nuovo secolo, la moda ritornò indietro nel tempo e i jeans diventarono di nuovo a vita
bassa e stretti e, anche ora, questo tipo di abbigliamento continua a essere molto usato,
soprattutto dai giovani che, come me, non conoscono i jeans a vita alta e prendono in giro i
propri nonni o genitori dicendo che sono all’antica.
Sta di fatto che il principio della moda non cambia e ogni anno si tendono a cambiare i
modelli dei capi. I figli convincono i genitori ad acquistare nuovi vestiti e a buttare quelli
vecchi, che magari si potevano ancora usare. È anche per questo che al giorno d’oggi
molte famiglie arrivano a fine mese con fatica, senza qualche spicciolo da mettere da
parte, perché spesi tutti a comprare nuovi modelli. Un altro grave problema è quello di
avere l’ossessione per i capi firmati che hanno un costo eccessivo, anche se poi sono
uguali a tutti gli altri. Troppi ragazzi e ragazze, infatti, insistono a chiedere ai loro genitori
l’ultimo modello di “Nike” o gli ultimi jeans “Angel-Devil”. Ma, come fa la minoranza dei
genitori, si può dire di no e far capire ai figli che non importa quello che si ha addosso, ma
quello che si ha in fondo al cuore o nella testa. Invece, la maggioranza dei genitori dice sì,
abituando i figli a queste abitudini di vita. Talvolta chi non si può permettere i capi firmati o
gli ultimi modelli, resta isolato dal resto del gruppo e viene deriso da tutti.
Ci si rende sempre di più conto che il mondo del mercato fa di tutto per incantare i giovani:
alla televisione passano spot che contribuiscono a peggiorare quello che già si sta
consolidando, la logica del consumismo, che ormai è nella testa di tutti.
Il ministro dell’istruzione Gelmini sta pensando di fare indossare nelle scuole la divisa per due motivi:
diminuire i ragazzi che vengono emarginati nelle scuole per i loro vestiti e quindi per la loro classe
sociale; eliminare quella moda che va contro la moralità, per esempio i pantaloni portati troppo bassi dai
giovani, che spesso lasciano intravedere più del dovuto. Ma possono essere anche altri tipi di
abbigliamento, pensiamo alle minigonne o ai tacchi delle ragazze, che ormai sfoggiano questo
abbigliamento pur avendo 13 anni. Le loro famiglie sembrano essere inesistenti, lasciano fare loro tutto
quello che vogliono, dimenticandosi “dell’età giusta per ogni cosa”, ma concedendo tutto e subito senza
preoccuparsi delle conseguenze che si potrebbero riversare in futuro. Infatti, se già a 13 anni si è
abituati a portare i tacchi quando si arriverà ai 25-30 cosa si potrà portare per apparire? La risposta la
lasciamo a quel tipo di ragazze che, io penso, non siano in grado di rispondere, perché, magari, già
scivolate nell’ uso di qualche sostanza stupefacente per il volere sempre di più.
Un’altra cosa di cui oggi tutti, anche i maschi, non possono fare a meno è il trucco, usato in qualsiasi
momento della giornata, per nascondere qualche cosa che non vorremmo che ci fosse, per schiarire o
per scurire la pelle, per farsi vedere e per apparire più belli degli altri.
La moda però non influisce solo sui giovani, ma anche sugli adulti e sui bambini.
Per gli adulti può esprimere l’appartenenza ad un gruppo sociale e per i bambini la determinazione della
loro personalità.
Dopo aver scritto questo testo, riguardante soprattutto la moda dei giovani, mi sono resa conto che in
parte queste caratteristiche le ritrovo anche su di me e forse è proprio il momento di riflettere.
Pozza Arianna
Sempre più grassi
Molte persone anziane, ad esempio i nonni, ricordano che quando erano piccoli mangiavano sano e senza “storie”.
In effetti hanno ragione. durante la Seconda Guerra Mondiale, a causa della povertà, molte famiglie erano costrette a
mangiare esclusivamente ciò che la terra offriva come ad esempio verdure e frutta.
Ma con la ripresa economica, seguita al conflitto, il cibo non fu più una grande spesa e tutti se lo potevano permettere,
anche in grandi quantità.
Oggi quindi, come ripetono i nonni, non è più come allora.
Non solo per il cibo sano, ma anche per l’attività fisica, infatti 8 persone su 1 negli anni ’50-’60 lavoravano nei campi.
Ora invece possiamo dire che 6 persone su 10 lavorano nei servizi e quindi la mobilità fisica è diminuita.
Anche i giovani dedicano poche ore all’attività fisica, e per questo i cibi, che possiamo definire mutati poiché contengono
ben poco di naturale, vengono smaltiti lentamente e questo favorisce l’incremento del peso.
Un’altra causa della relazione cibo-peso che non va dimenticata è la genetica. Ciò che ci viene in mente velocemente è il
metabolismo, ossia il processo di assorbimento dei nutrienti: se il metabolismo, spesso fattore ereditario, lavora bene,
assorbe molti nutrienti tra cui i grassi e per questo si aumenta di peso più in fretta di una persona con il metabolismo che
lavora male e meno.
Tuttavia una delle cause più rilevanti è il lavoro. I tempi frenetici e le pause ridotte portano molti lavoratori a scegliere cibi
veloci e molto spesso non sani.
Tutti questi elementi conducono al sovrappeso. Questo fenomeno è presente soprattutto negli stati industrializzati dove il
cibo è in abbondanza. Negli Stati Uniti, ad esempio, una persona su due è in sovrappeso. Non dimentichiamo l’Europa e
l’Oceania, che seguono al secondo posto. Essere in sovrappeso non comporta solo difficoltà di motilità, ma anche disturbi
più gravi che, con il passare del tempo, diventano malattie. La più importante è l’obesità.
Essere obesi significa avere difficoltà respiratorie, disturbi muscolari e all’apparato gastrointestinale. E ancora problemi
cardiocircolatori dovuti al colesterolo, diabete e disturbi ai reni che risentono dell’eccesso di tossine nel sangue da filtrare.
Ancora una volta gli Stati Uniti sono primi in fatto di obesità: una persona su 3 e un giovane su 2 sono obesi. In Italia, la
regione con più obesi e la Campania seguita da Calabria, Abruzzo e Molise. Oltre ai danni corporei si aggiungono le
derisioni e le esclusioni sociali.
Per tutti questi motivi bisognerebbe ricorrere a campagne di prevenzione a partire dai giovani, intervenendo nelle scuole e
intensificando pubblicità e campagne, per evitare che anche le nuove generazioni cadano in questo serio malanno.
Tra i rimedi più usati, la dieta è l’unica maniera poco invasiva per ridurre il peso.
Per i casi più gravi esistono speciali operazioni chirurgiche per ridurre la capacità dello stomaco. Ridotto, infatti, richiede
un minore ingerimento di cibi.
Senza arrivare a questi eccessi, è utile quindi rendersi conto in tempi utili della gravità di un’alimentazione scorretta e
scegliere di non “mangiarsi la vita”.
Filippo Rubbo
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