CORTE DEI CONTI Sezione di controllo della regione Friuli Venezia Giulia Verifica delle misure conseguenzialmente adottate dall’Amministrazione regionale sulla base delle risultanze dell’indagine comparativa in tema di edilizia residenziale pubblica Relazione approvata dal V Collegio nell’adunanza del 13 maggio 2008 con deliberazione n. 77 1 Indice Indice .......................................................................................................................... 2 1. I presupposti del referto. ............................................................................................ 3 1.1. Il quadro legislativo di riferimento, natura e finalità della verifica. Svolgimento dell’istruttoria. ........................................................................................................... 3 1.2. La deliberazione della Sezione regionale 29.3.2006 n. 5. .......................................... 4 1.3. La deliberazione della Sezione delle autonomie 4.6.2007 n. 9. .................................. 4 2. Le misure conseguenzialmente adottate dalla Regione.................................................. 10 2.1. Procedure di determinazione del fabbisogno abitativo regionale............................... 10 2.2. Definizione delle procedure contabili e amministrative dei singoli interventi edilizi...... 11 2.3. Criteri ed entità di alimentazione e ripartizione tra le ATER del fondo sociale di cui all’art. 16 della L.R. 24/1999. .................................................................................... 13 2.4. Sfittanza degli alloggi di proprietà e/o in gestione da parte delle ATER. .................... 13 ENTE ................................................................................................................... 15 2.5. Adozione di procedure di controllo di gestione o comunque votate alle verifiche dell'efficienza, efficacia ed economicità dell'azione da parte delle ATER ........................... 19 2.6. Attività ed eventuale coordinamento a livello regionale dei collegi sindacali delle ATER, anche ai fini della verifica della conformità dell’azione aziendale ai programmi e agli indirizzi dell’Amministrazione regionale................................................................................... 20 3. Valutazioni e conclusioni. .......................................................................................... 22 2 1. I presupposti del referto. 1.1. Il quadro legislativo di riferimento, natura e finalità della verifica. Svolgimento dell’istruttoria. Ai sensi dell’art. 3, comma 6, della legge 14.1.1994 n. 20 (Disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti) richiamato dall’art. 33 del D.P.R. 25.11.1975 n. 902 (Adeguamento ed integrazione delle norme di attuazione dello statuto speciale della regione Friuli Venezia Giulia) come sostituito dall’art. 3 del D.Lgs. 15.5.2003 n. 125, le amministrazioni interessate dai controlli della Corte dei conti sono tenute a comunicare alla Corte e agli organi elettivi, entro sei mesi dalla data di ricevimento degli esiti del controllo, le misure da loro conseguenzialmente adottate. Siffatta previsione legislativa è preordinata a garantire l’effettività di tali controlli a mezzo di una postuma valutazione, demandata alla Corte stessa, delle misure e dei rimedi approntati dagli enti controllati in risposta ai rilievi mossi nell’ambito del precedente controllo. Anche siffatta verifica successiva costituisce comunque espressione della natura collaborativa del controllo della Corte dei conti ed è quindi indirizzata agli organi esponenziali della collettività di riferimento dell’ente controllato. In questo contesto e a seguito delle deliberazioni assunte in esito al controllo sulla materia dell’edilizia residenziale pubblica esercitato prima dalla Sezione regionale di controllo del Friuli Venezia Giulia (deliberazione n. 5 del 29.3.2006) e successivamente dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti (deliberazione n. 9 del 4 giugno 2007, depositata il successivo 17 luglio), questa Sezione regionale di controllo, con nota del 15.11.2007 prot. n. 1049, ha richiesto all’Amministrazione regionale e più precisamente alla Direzione Centrale dell’ambiente e dei lavori pubblici quali fossero gli atti da essa adottati alla luce degli esiti del controllo suddetto, che aveva segnalato l’esistenza di talune criticità alle quali poteva riconoscersi un carattere sistematico e di rilevanza regionale. A tale fine le veniva assegnato il termine del 29 febbraio 2008 per fornire risposte e trasmettere la documentazione richiesta con la suddetta nota. La Direzione regionale in data 13 marzo 2008 (prot. 7792 del 11.3.2008) trasmetteva in risposta un’ampia relazione corredata da atti e documentazione illustrativa. Le deduzioni regionali sono state analizzate, sintetizzate e valutate in una relazione istruttoria di data 31.3.2008, contenente anche le conclusioni del magistrato istruttore; con nota n.656 del 2 aprile 2008 siffatta relazione è stata inviata non solo all’Amministrazione regionale (Direzione Centrale dell’ambiente e dei lavori pubblici), ma anche alle cinque ATER regionali, alla cui attività si riferivano gran parte delle criticità oggetto della presente verifica. A tutti i destinatari della relazione istruttoria veniva assegnato il termine del 24 aprile 2008 per presentare eventuali osservazioni. All’invito aderivano la Direzione Centrale regionale con nota n. 12398 del 24 aprile cui veniva allegata ulteriore documentazione, l’ATER della provincia di Pordenone (nota n. 5731 del 16 aprile 2008), l’ATER della provincia di Gorizia (nota n. 5743 del 23 aprile 2008), l’ATER di Udine (con nota n. 8124 del 23 aprile 2008), l’ATER della provincia di Trieste (con nota n. 13168 del 23 aprile 2008). Successivamente l’ATER della provincia di Pordenone, ottemperando ad un invito formulato direttamente dalla Direzione Centrale regionale dell’ambiente e dei lavori pubblici, trasmetteva con nota n. 6318 del 29 aprile 2008, uno studio svolto ai fini della costituzione di una società di capitali sulla quale la relazione istruttoria aveva svolto alcune considerazioni. Con nota n. 1458 del 30 aprile 2008, l’Amministrazione regionale (Direzione Centrale dell’ambiente e dei lavori pubblici) e le cinque ATER regionali venivano infine invitate a partecipare alla discussione orale circa gli esiti dell’indagine nell’adunanza pubblica convocata per il 13 maggio 2008 avanti il quinto collegio della Sezione. 3 1.2. La deliberazione della Sezione regionale 29.3.2006 n. 5. La Sezione di controllo della Corte dei conti della regione Friuli Venezia Giulia ha approvato in data 29.3.2006 gli esiti di un’indagine svolta sull’edilizia residenziale pubblica (ERP) del Friuli Venezia Giulia e sul patrimonio immobiliare degli enti pubblici regionali destinato ad uso abitativo relativamente al periodo 1998-2003, esteso per alcuni fenomeni alla data del 30.6.2004. L’indagine svolta dalla Sezione regionale costituiva parte della più ampia indagine sull’edilizia residenziale pubblica avviata con deliberazione del 17 dicembre 2003 dalla Sezione delle autonomie della Corte dei conti ai fini di una disamina comparativa delle problematiche riscontrate nelle varie regioni italiane. L’indagine di rilievo nazionale (che ha interessato le regioni Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Sardegna nonché le province autonome di Trento e di Bolzano) si è conclusa con la deliberazione n. 9/2007 approvata dalla Sezione delle autonomie della Corte in data 4 giugno 2007. Il controllo esercitato dalla Sezione regionale, che in relazione alle finalità dell’indagine nazionale e con una più pregnante attenzione ai temi dell’edilizia sovvenzionata, era volto a rilevare e valutare le più significative caratteristiche dell’edilizia residenziale pubblica regionale, ha evidenziato, accanto ad aspetti indubbiamente positivi, che sono stati confermati anche dalla comparazione eseguita a livello nazionale, alcuni elementi di criticità o comunque meritevoli di attenzione da parte degli enti pubblici (in particolare Regione e Aziende Territoriali per l’Edilizia Residenziale) cui l’ordinamento demanda, ai rispettivi livelli, i fondamentali compiti di programmazione e gestione dell’ERP regionale. Tali elementi di criticità o di necessaria attenzione si possono sintetizzare nei seguenti termini: • necessità di affinamento e aggiornamento delle procedure di rilevazione del fabbisogno abitativo regionale sia per gli aspetti quantitativi che per quelli qualitativi; • limitati effetti dell’intervenuta aziendalizzazione degli IACP regionali e cioè della loro trasformazione in enti pubblici economici; • riduzione, nell’ultimo periodo considerato e rispetto ai precedenti, della quantità della realizzazione degli alloggi di edilizia sovvenzionata; • eccessiva durata degli interventi di realizzazione degli alloggi (valutata mediamente in cinque anni e mezzo); • diffuso e ampio ritardo nella definizione delle procedure contabili e amministrative dei singoli interventi edilizi; • necessità di un’alimentazione e ripartizione del fondo sociale di cui all’art. 16 della legge regionale 24/1999 più coerente con le previsioni di legge; • eccessiva dimensione del fenomeno degli alloggi sfitti; • necessità dell’adozione di adeguate procedure di autovalutazione e di autocorrezione gestionale da parte delle ATER in un contesto di uniformità a livello regionale; • esistenza di disomogenei comportamenti contabili tra le ATER ed opportunità dell’individuazione di forme di coordinamento e di indirizzo regionale. 1.3. La deliberazione della Sezione delle autonomie 4.6.2007 n. 9. La deliberazione della Sezione delle autonomie della Corte dei conti ha esposto in chiave comparativa i risultati delle indagini in materia di edilizia residenziale pubblica condotte dalle singole Sezioni regionali di controllo della Corte dei conti sulla base di una coordinata metodologia di controllo ed aventi come oggetto le politiche abitative di Regioni ed Enti Locali sotto il profilo normativo, organizzativo, attuativo e gestionale, nell’arco temporale 1.1.199830.6.2004. 4 In questo contesto, relativamente agli aspetti gestionali afferenti il patrimonio immobiliare di edilizia sovvenzionata, la Sezione delle autonomie ha in particolare esercitato una più mirata comparazione tra gli esiti dei controlli operati nelle regioni Friuli Venezia Giulia, Marche e Campania, che meglio si prestavano ad una più ravvicinata disamina, idonea ad evidenziare aspetti di comunanza e di diversità di talune caratteristiche operative ed esiti gestionali. Di seguito si riportano le valutazioni conclusive svolte dalla Sezione delle autonomie1. “Le difficoltà operative delle relazioni Regioni/IACP ente pubblico strumentale, rilevate a seguito del decentramento delle funzioni e della fine della contribuzione GESCAL, hanno indotto a rivedere il modello rapporto Regioni/IACP in senso aziendalistico e orientato al mercato. In gran parte delle Regioni gli originari IACP sono stati, pertanto, sostituiti dalle Aziende, enti pubblici economici, ma, nella prevalenza dei casi, la natura pubblica economica attribuita dalla legislazione regionale a detti enti non è, comunque, apparsa, di per sé, decisiva per l’individuazione di un modello relazionale Regione/Azienda ontologicamente diverso da quello precedentemente esistente tra Regioni ed IACP. L’operatività degli enti, infatti, se, sotto il profilo giuridico, doveva connotarsi per la maggiore autonomia, correlata al modello privatistico, di fatto è rimasta circoscritta entro gli ambiti dettagliatamente delineati dalle normative regionali, che disciplinano tutti gli aspetti organizzativi e gestionali dell’edilizia residenziale pubblica. Peraltro, scelte effettivamente imprenditoriali conseguenti alla prevista apertura al mercato degli enti sono risultate in concreto scarsamente adottabili, proprio in considerazione dei limiti all’autonomia decisionale ed alla flessibilità previsti dalle normative regionali. Inoltre, la disamina condotta relativamente ai temi della gestione del patrimonio immobiliare di ERP, ha evidenziato l’esistenza di risultanze fortemente differenziate nelle diverse realtà regionali non solo con riferimento agli esiti della gestione, ma anche in relazione ai generali modelli operativi e agli assetti istituzionali che si sono venuti a configurare e che costituiscono espressione degli obiettivi e delle finalità che caratterizzano le diversificate discipline regionali del settore. Ciò non consente di formulare conclusioni di carattere generale, quanto piuttosto di affermare che il sistema dell’ERP, nel suo complesso, anche successivamente al d.lgs 112/98, non ha allo stato ancora individuato soluzioni a quelle che sono risultate problematiche fondamentali, relative soprattutto alla necessità di predisporre i mezzi e di individuare i soggetti che debbono farsi carico del “costo sociale” dell’ERP all’interno di criteri gestionali preordinati ad assicurare l’economicità della gestione. La prospettiva utilizzata nell’indagine, che ha privilegiato l’analisi dei fenomeni in funzione del significato e del ruolo esercitato dagli enti gestori, ha condotto all’individuazione di due modelli, entrambi di viva attualità, consistenti, il primo (regioni Toscana ed Emilia Romagna) nel superamento delle tradizionali prerogative gestionali di tali enti, e il secondo, nell’accentuata opposta valorizzazione degli ex IACP, quali sostanzialmente unici gestori del patrimonio immobiliare di ERP della regione (regioni Friuli Venezia Giulia e Marche). Le ATER del Friuli Venezia Giulia godono peraltro di un’amplissima autonomia gestionale, non riscontrabile nelle altre realtà regionali, che effettivamente appare funzionale al raggiungimento di livelli di buona amministrazione del patrimonio e che si estende a tutte le attività richieste per la costituzione e gestione del rapporto locativo, dalla fase dell’assegnazione dell’alloggio (che continua peraltro ad essere esercitata con forme pubblicistiche) a quella della cessazione del rapporto con gli utenti. Le risultanze positive della gestione del patrimonio di ERP ad opera degli ERAP, enti pubblici non economici delle Marche, in ordine all’attuazione dei piani di dismissione degli alloggi e al reimpiego dei proventi delle cessioni, nonché al livello dell’illegalità nell’occupazione degli alloggi e della morosità nel pagamento dei canoni, dimostrano poi che la trasformazione in enti pubblici economici non costituisce, di per sé, un presupposto per il raggiungimento di standard gestionali positivi e coerenti con una gestione economica del patrimonio. La natura di 1 La deliberazione è reperibile sul sito web della Corte dei conti (www.corteconti.it) seguendo il seguente percorso: home/ricerca e documentazione/gli atti della corte/ricerca atti della corte-controllo-referto/documenti/sezione delle autonomie/coordinamento delle sezioni regionali di controllo/anno 2007/delibera 9/Aut/2007 5 ente pubblico economico implica con certezza soltanto il collocamento degli ex IACP entro schemi organizzativi più aderenti all’attività da loro svolta ed al loro orientamento al mercato. Nello stesso senso depongono, peraltro, le risultanze acquisite in relazione alle ATER del Friuli Venezia Giulia che, pur costituendo il risultato dell’ “aziendalizzazione”, di fatto non hanno finora occupato quegli spazi di “imprenditorialità pubblica” che dovrebbero essere connaturati ai nuovi assetti istituzionali degli enti. Anzi, al contrario, l’indagine ha evidenziato che, pur a fronte dell’avvenuta trasformazione, l’attività delle aziende continua a svolgersi prevalentemente secondo le regole del diritto pubblico e che il sistema regionale continua ad accollare, almeno in parte, alle nuove aziende i costi sociali dell’ERP, essendo attivati solo parzialmente i meccanismi compensativi volti a trasferire il peso di tali costi sull’apparato pubblico generale (Regione). In altri termini, il miglioramento dell’efficienza di un apparato non sembra derivare dalla prevalenza del diritto applicabile (nel caso di specie il diritto privato in luogo del diritto pubblico) quanto piuttosto dalla chiarezza degli obiettivi, dalla certezza delle risorse e da un sistema di controlli che premi innovazione, coerenza e razionalità. Di converso, i sopra cennati nuovi modelli organizzatori e relazionali individuati dalla normativa regionale emanata in Toscana ed in Emilia Romagna, fondati sulle forme associate degli ambiti ottimali di esercizio fra Comuni, dove la centralità della Regione è stata sostituita da quella dei Comuni, quali enti titolari delle scelte strategiche nel settore, oltre che della proprietà del patrimonio immobiliare, e dove la presenza degli ex IACP perde di rilevanza fino a scomparire per lasciare il posto a nuovi soggetti gestori, sono stati introdotti da innovazioni normative ancora troppo recenti per poter essere oggetto di valutazioni specifiche. Può, comunque, sostenersi che nel complesso sistema dell’edilizia sociale si assiste a forme di progressivo ritiro degli strumenti giuridici tradizionali normativi e regolamentari ed alla loro sostituzione con strumenti più flessibili e duttili tipici della disciplina privatistica (convenzioni, contratti) cui vengono affidati compiti fondamentali, che vanno dall’individuazione dei soggetti operativi, all’attribuzione e conferimento dei compiti da svolgere, nonché alla previsione delle modalità utilizzabili. Appare in atto una profonda evoluzione del sistema delle relazioni autonomie locali/enti gestori, alla ricerca di modelli nuovi improntati ad un’attenzione diversa ed effettiva verso forme di gestione che dovrebbero rivelarsi più efficienti ed economiche, in cui il peso della fiscalità non costituisce più un vincolo finanziario particolarmente gravoso. È proprio nell’ottica dell’efficacia e razionalità della gestione che debbono essere intese ed applicate quelle normative di “sanatoria” finalizzate, in determinate realtà regionali, a recuperare alla gestione corrente e regolare quelle sacche di illegalità (occupazioni abusive degli alloggi) e di criticità gestionali (diffusa morosità) che negano in radice la possibilità di una gestione economica del patrimonio. Le normative di sanatoria debbono costituire, cioè, occasione straordinaria per l’attivazione di criteri e pratiche gestionali tese ad evitare il consolidarsi di situazioni patologiche. Ove così non fosse, la previsione periodica di forme di regolarizzazione a sanatoria, correlata al limitato funzionamento di procedure di controllo e di effettivo turn over nelle assegnazioni, rischia di determinare l’unico risultato della permanenza incontrastata negli alloggi anche da parte di chi non è non abbiente, snaturando il concetto stesso di edilizia residenziale pubblica che trova nel criterio sociale e mutualistico l’essenza della propria esistenza. Anche per quanto attiene al fenomeno della morosità, il ruolo e l’attività degli enti gestori appare determinante, in quanto l’indagine ha evidenziato con chiarezza che la sua entità è svincolata dall’ammontare del canone applicato all’utenza: i livelli di morosità più elevata sono stati infatti registrati in quelle realtà territoriali (Campania, Molise, Puglia, Sicilia) ove i canoni di locazione sono più bassi. L’esistenza di forti masse di morosità come pure di una elevata intensità di occupazioni senza titolo, che ordinariamente ad esse si accompagnano, costituiscono un impedimento esterno a quel circolo gestionale “virtuoso ed economico” che deve costituire un imprescindibile obiettivo da perseguirsi anche attraverso accorgimenti interni al sistema, fondati da un lato sull’aumento dei ricavi generati dalla gestione del patrimonio e dall’altro sul contenimento dei costi. Sotto il primo profilo, appare evidente la necessità di individuare strumenti che consentano maggiore flessibilità nell’offerta di alloggi pubblici ed un avvicinamento ai prezzi di mercato nella quantificazione dei canoni di locazione per l’utenza non appartenente alla fascia sociale. In questo senso, i percorsi, già delineati in alcune realtà regionali, potrebbero essere rappresentati: a) dalla ridefinizione dei valori economici degli alloggi; b) dall’introduzione dei 6 parametri di valutazione del sistema di apprezzamento del reddito previsto per gli interventi di welfare (ISE, ISEE e ICEF) anche per la valutazione della capacità di spesa dell’assegnatario, per l’assegnazione dell’alloggio e per la concessione del sostegno alla locazione; c) dalla possibilità di un’offerta di alloggi duttile e differenziata per regime giuridico ed economico, tale da rimuovere i limiti che permangono in ordine alla fruizione del diritto sociale all’abitazione; d) dalla previsione di risorse regionali che coprano la differenza tra canone sopportabile e canone economico, ancora troppo poco diffusa in ambito regionale. Peraltro, laddove, nell’esercizio della propria competenza esclusiva in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, prevista dalla lett.m) del comma 2 dell’art.117 della Costituzione, lo Stato accertasse una sperequazione più che fisiologica nell’offerta degli alloggi, sarebbe opportuno che ponesse in essere adeguati strumenti di garanzia dell’omogeneità del servizio che potrebbero contemplare anche l’istituzione di un fondo perequativo nazionale che creasse condizioni e opportunità uniformi sul territorio nazionale. Una nuova sensibilità ai problemi dell’edilizia abitativa appare il criterio ispiratore della recente legge 8 febbraio 2007 n.9 recante interventi per la riduzione del disagio abitativo di particolari categorie sociali. Tra le disposizioni ivi contenute, merita in questa sede ricordare (art.4, comma 2, lett.a) la predisposizione, da parte del Ministro delle infrastrutture, di concerto con i Ministri interessati e d’intesa con la Conferenza unificata, di un programma nazionale contenente, in particolare, gli obiettivi e gli indirizzi di carattere generale per la programmazione regionale di edilizia residenziale pubblica riferita alla realizzazione, anche mediante recupero di edifici esistenti, sia di alloggi in locazione a canone sociale che a canone definito sulla base dei criteri previsti dall’art.2, comma 3, della legge 431/1998 (c.d. canone concordato): qui le politiche abitative sembrano orientarsi verso la direzione sopra auspicata di un’offerta di alloggi diversificata per regime giuridico ed economico, maggiormente flessibile rispetto alle differenti esigenze e caratteristiche degli utenti e del mercato. A detta previsione non ha, però, fatto seguito lo stanziamento di nuove risorse, che avrebbe dato effettivo slancio al mercato dell’edilizia residenziale pubblica, in quanto l’attuazione del programma dovrà avvenire nell’ambito degli stanziamenti già disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Sotto l’altro profilo del contenimento dei costi, l’indagine ha rilevato, a livello di sistema, la forte incidenza che i costi della fiscalità esercitano sulla gestione del patrimonio immobiliare di ERP di proprietà degli IACP o ex IACP, senza distinzione tra i beni e le attività di marcata finalizzazione sociale e quelli ad essa estranei. La rilevazione eseguita in una realtà regionale (quella del Friuli Venezia Giulia, ma il dato, indipendentemente dal suo valore assoluto, può essere considerato come espressione di una problematica esistente sull’intero territorio nazionale) ha evidenziato che nel 2004 il peso fiscale complessivo sulle ATER regionali corrispondeva al 43,98% dell’accertamento annuo per canoni di locazione di ERP. A questo proposito è il caso di sottolineare come la riorganizzazione del settore operata in Toscana ed in Emilia Romagna, basata sul trasferimento della proprietà degli alloggi di ERP ai comuni, sia idonea a produrre, tra gli altri, anche l’effetto di recuperare alla gestione le risorse finanziarie derivanti da una minore imposizione fiscale. Il nucleo essenziale delle funzioni regionali in materia di ERP è costituito dalla programmazione, finanziamento, gestione, controllo e monitoraggio. Sull’effettività della programmazione ha inciso negativamente un’attenzione ancora non sufficiente verso il sistema degli osservatori della condizione abitativa e delle anagrafi dell’utenza e del patrimonio, ancora non operanti secondo logiche di “rete”. Inoltre, l’attività programmatoria regionale è apparsa fortemente condizionata dai programmi nazionali finanziati con risorse prevalentemente statali, previsti anche in epoca successiva al decentramento. Sotto il profilo delle risorse regionali, la presente indagine ha messo in evidenza che alla considerevole massa di risorse rifluite alle Regioni con gli Accordi di programma del 2000/2001 conseguenti al trasferimento delle competenze ed alla chiusura del canale di finanziamento proveniente dai contributi GESCAL, non hanno fatto fronte significativi stanziamenti autonomi destinati all’ERP nei bilanci regionali. L’andamento complessivo delle spese regionali destinate al settore d’intervento “edilizia abitativa” è stato costantemente in flessione nel periodo 20012003 mentre ha avuto un non irrilevante incremento nel 2004 ed una leggera diminuzione nel 7 20052. Peraltro, il vincolo dei fondi ex GESCAL a finalità di ERP non ha impedito che essi, in presenza di situazioni emergenziali, venissero utilizzati con finalità del tutto differenti, né è stato possibile verificare se la destinazione dei proventi dei canoni e delle alienazioni sia stata effettivamente coerente con quanto al riguardo previsto prima dalle leggi 513/1977 e 560/1993 e poi dalle normative regionali. In sintesi, è apparso evidente come la dimensione delle risorse impiegate in materia di edilizia abitativa sia correlata prevalentemente a tre tipologie di fattori rappresentati, in ordine di importanza: 1) dallo stato di salute dei bilanci degli enti gestori, i cui disavanzi finanziari hanno assorbito risorse anche ingenti distogliendole dalle finalità di sviluppo dell’ edilizia abitativa; 2) dallo stato di salute dei bilanci delle Regioni le quali, in situazioni di emergenza, hanno utilizzato le risorse ERP anche ad altri fini; 3) dall’interesse della Regione verso gli interventi di ERP, sostenuto da adeguate appostazioni in bilancio. Sotto il profilo della gestione del patrimonio immobiliare va considerata la funzione legislativa in materia di assegnazione degli alloggi e di determinazione dei canoni. La realtà normativa ed operativa riscontrata a livello regionale è apparsa notevolmente eterogenea e non ragguagliata ad alcuna fonte di determinazione dei limiti espressivi dei livelli essenziali, tenuto presente che la fissazione di principi che valgono a garantire l'uniformità dei criteri di assegnazione su tutto il territorio nazionale rientra, qualora esercitata, nella competenza esclusiva dello Stato ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera m), Cost. (sentenza Corte cost. 94/2007) e che sia la disciplina sull’”equo canone” (legge 392/1978) che la legge 431/1998 appaiono inadeguate al riguardo (Ord. Corte cost. 526/2002). In ordine ai controlli di economicità, efficacia ed efficienza e con riferimento al monitoraggio dell’attuazione dei programmi di ERP, è venuta in luce una più o meno marcata mancanza di strumenti adeguati a verificare l’andamento dei programmi sia sotto il profilo del controllo delle erogazioni che dello stato di avanzamento degli interventi, con valutazioni ex ante ed ex post dei fenomeni3: un’effettiva attività di monitoraggio e controllo presupporrebbe la disponibilità da parte dell'amministrazione di strumenti operativi in grado di consentire una adeguata rilevazione dei fatti gestionali, mentre limitate sono risultate le realtà regionali dove appaiono istituiti archivi informatici idonei a definire i tracciati di sviluppo degli interventi e delle erogazioni finanziarie ed il loro effettivo utilizzo. Evidente è apparsa, soprattutto, la difficoltà oggettiva di ricostruire puntualmente la vita dei singoli interventi soprattutto per quanto concerne la descrizione degli stessi, la loro durata, la spesa finale complessiva, in relazione alle categorie tipologiche di finanziamento (statale/regionale/altro), con lacune conoscitive e incongruità più consistenti laddove gli strumenti di monitoraggio sono risultati più carenti. Come sopra accennato, risultanze fortemente differenziate tra le diverse realtà regionali sono state registrate anche con riferimento ai fondamentali fenomeni gestionali presi in considerazione dall’indagine: così è sia con riferimento ai livelli di morosità (compresa tra i 2.492 euro ad alloggio gestito registrati Sicilia e i 66 euro ad alloggio gestito registrati nelle Marche) e di occupazione senza titolo, compresa tra i valori massimi registrati in Sicilia e Campania (rispettivamente del 14,39% e del 13,59% del patrimonio immobiliare gestito) e i valori minimi rilevati in provincia di Bolzano e nel Veneto (rispettivamente 0,04% e 0,37% del totale degli alloggi di ERP gestiti) sia con riferimento alla mancata occupazione degli alloggi (cosiddetta “sfittanza” degli alloggi), che in genere ha rivelato un’intensità del fenomeno inversamente proporzionale a quella relativa all’occupazione senza titolo e che ha fatto registrare il valore più elevato nel Friuli Venezia Giulia (9,02% del totale degli alloggi gestiti) e quello più basso in Sardegna (1,08% degli alloggi gestiti). Analoghi riscontri sono stati registrati con riferimento all’attività di dismissione degli alloggi, sia per quanto attiene all’intensità della cessione che ai prezzi di vendita praticati. Sotto il primo profilo la cessione più intensa si è realizzata in Sicilia e nelle Marche ove sono stati dismessi nel periodo 1994-2003 rispettivamente un alloggio ogni 3,30 e ogni 3,75 alloggi esistenti nel 2 3 Relazioni della Corte dei conti sulla gestione finanziaria delle Regioni esercizi 2002-2003, 2003-2004, 2004-2005, 2005-2006. Dati desunti dalla Relazione generale sulla situazione economica del Paese 2003, 2004, 2005 e 2006 – MEF – su dati ISTAT. Va rilevato che, in epoca successiva alla pubblicazione della relazione della Sezione regionale di controllo, in Campania è stato previsto (art.41, I comma, della l.r. 1/2007) un monitoraggio dei programmi e delle iniziative in materia di ERP da parte dell’assessorato competente, finalizzato a verificare le tipologie degli interventi, le risorse previste ed utilizzate nonché le finalità sociali ed economiche, a seguito del quale la Giunta regionale può adottare provvedimenti di revoca dei programmi, in caso di mancato avviamento o non cantierabilità degli stessi. 8 periodo, mentre per converso l’intensità minore caratterizza la cessione operata in provincia di Bolzano ove nello stesso periodo è stato ceduto un alloggio ogni 25,39 alloggi esistenti. Le risultanze registrate nelle Marche e in Sicilia sottendono peraltro situazioni profondamente differenziate alla luce delle diverse discipline che hanno ispirato e regolato l’attività di dismissione, dei diversi prezzi praticati, dell’assai differenziato utilizzo del ricavato della cessione, al punto che nella prima regione la destinazione prevalente (pari al 71,09% del ricavato complessivo) è stata riservata alla costruzione di nuovi alloggi mentre nella seconda una percentuale pressoché analoga del ricavato (il 71,74%) è stato indirizzato al ripiano dei deficit degli enti. Per quanto attiene ai prezzi medi di vendita praticati, le risultanze registrate (relativamente al 2003) presso gli enti aventi sede nei comuni capoluogo di regione sono comprese tra i 15.000 euro dell’IACP di Palermo e i 60.930 euro dell’ATER di Trieste. Un rapporto maggiore di 1 a 4 caratterizza anche la forbice che separa, relativamente agli enti che hanno sede nel capoluogo di Regione, il canone di locazione medio più basso registrato presso l’IACP di Napoli (42,12 euro mensili) e il canone medio più alto rilevato presso l’IPES di Bolzano (160,22 euro mensili), che però si distingue nettamente da ogni altro, superando di ben 44 euro l’ammontare del secondo canone medio più elevato (quello dell’ACER di Bologna di 116 euro mensili). A siffatte forti differenziazioni si contrappone un dato significativamente omogeneo tra tutte le realtà regionali (ad eccezione della Sardegna e della Basilicata) e cioè quello afferente la notevole contrazione dell’attività edificatoria di ERP registrata nel periodo 1.1.91-31.12.2003 rispetto alla corrispondente attività esercitata nel più breve periodo compreso tra il 1.1.1981 e il 31.12.1990. In tutte le regioni (ad eccezione della Sardegna e della Basilicata) siffatta edificazione ha registrato valori (anche significativamente) inferiori a quelli del periodo precedente, con le risultanze minime rilevate nel Lazio e in Lombardia, ove l’edificazione del periodo 1991-2003 è risultata essere rispettivamente del 18,35% e del 27,45% di quella del periodo precedente. Le indagini regionali non hanno di regola acquisito riscontri o precisazioni sui motivi di tale fenomeno che dovrebbe comunque ascriversi, da un lato, all’orientamento dell’ERP verso il recupero edilizio e la riqualificazione urbana (che presentano costi maggiori e che, in genere, non consentono interventi edilizi massivi) e, dall’altro, all’esaurimento (con il 31.12.1998) della fonte di alimentazione finanziaria del settore, costituita dalla contribuzione GESCAL. In ogni caso, la risultanza deporrebbe, indipendentemente dai modelli organizzativi applicati, per l’incapacità del sistema di generare autonomamente risorse tali da mantenere standard edificatori conformi a quelli del passato e, quindi, in funzione degli obiettivi che si intendono perseguire nel settore dell’ERP, per la necessità di individuare sinergie tra nuovi modelli gestionali e nuove forme di finanziamento pubblico del settore, che risulterebbero comunque imprescindibili.” 9 2. Le misure conseguenzialmente adottate dalla Regione. Si sintetizzano di seguito le argomentazioni e le precisazioni che l’Amministrazione regionale ha svolto relativamente alle tematiche emergenti dal precedente controllo e sulle quali la suddetta nota istruttoria di questa Sezione aveva specificamente richiamato l’attenzione. Tali argomentazioni sono precedute da una sintetica descrizione (riportata in corsivo) della problematica tratta dalla relazione allegata alla deliberazione di questa Sezione regionale n. 5 del 29.3.2006. 2.1. Procedure di determinazione del fabbisogno abitativo regionale. La determinazione del fabbisogno abitativo regionale costituisce presupposto per una congrua allocazione di risorse in bilancio e per una congrua ripartizione delle risorse stesse tra i settori di intervento e successivamente tra gli operatori dei singoli settori. In questo senso l’esigenza di una siffatta conoscenza non attiene solo agli aspetti quantitativi della domanda espressa dalla collettività regionale, ma anche e soprattutto a quelli qualitativi, sottesi alle dinamiche socio-economiche che sono venute a caratterizzare negli anni la realtà regionale (andamento del mercato immobiliare, l’evoluzione dei redditi familiari, flussi migratori, invecchiamento della popolazione, composizione dei nuclei familiari). Nell’arco temporale preso in considerazione dall’indagine (1998-2003) non risulta che l’azione regionale si sia posta come specifico obiettivo un approfondimento o un aggiornamento degli elementi conoscitivi e valutativi precedentemente acquisiti in ordine alle effettive necessità abitative regionali, precedenti acquisizioni alle quali fa invece un costante rinvio. Nello stesso tempo non hanno ricevuto una effettiva attuazione istituti collaterali o strumentali, pur presenti nella programmazione finanziaria e gestionale, quali quelli connessi all’anagrafe degli assegnatari di cui al capitolo 3241, le cui risorse non sono state utilizzate negli anni e, per quanto di competenza regionale, quello afferente la costituzione dell’Osservatorio sulla condizione abitativa previsto dall’articolo 12 della legge 431/98. L’Amministrazione regionale ha precisato che l'allocazione delle risorse a favore dei diversi canali contributivi dell'edilizia abitativa è stata disposta tenendo conto del fabbisogno rilevato con riferimento ai diversi settori di contribuzione. Per supportare adeguatamente la programmazione regionale è stata avviata nel 2006 la rilevazione di una prima parte di dati che dovranno confluire nell'Osservatorio della condizione abitativa di cui al decreto legislativo 31.3.1998 n.112. Una piena attività a livello regionale è però al momento preclusa dal mancato avvio dell'Osservatorio nazionale, dalla mancata determinazione delle condizioni di rilevazione dei dati a livello nazionale e dalla necessità di definizione di alcune criticità nei contenuti delle bozze delle schede per la rilevazione dei dati predisposte dal Ministero. L’attività regionale si è finora concentrata sul canale contributivo afferente il sostegno alle locazioni ed è stata finalizzata alla costituzione di una banca dati deputata ad attestare il fabbisogno all’uopo segnalato dai Comuni (fase completata nell’ottobre 2007) e ad ausiliare le attività inerenti la concessione e la determinazione finale del contributo sulla base delle rendicontazioni comunali (fase attualmente in corso di realizzazione). Siffatta attività è stata accompagnata da un’analisi generale dei dati da fare affluire all’Osservatorio secondo logiche che, tenendo conto anche delle specifiche esigenze regionali, siano idonee a rilevare l’offerta complessiva di patrimonio pubblico e delle sue caratteristiche, la qualità della domanda (sia essa rivolta alla locazione sia all’acquisto della proprietà) come pure gli aspetti afferenti le caratteristiche soggettive degli utenti (morosità, situazione lavorativa e reddituale). A seguito della relazione istruttoria di questa Sezione, l’Amministrazione regionale ha svolto ulteriori argomentazioni sul tema e ha trasmesso la deliberazione 11.5.2007 n. 1031 con cui la Giunta regionale, ai sensi dell’art. 3 della legge 8.2.2007 n.9, ha approvato il “Piano straordinario di edilizia residenziale pubblica della Regione FVG per la riduzione del disagio abitativo”; in particolare, con la citata nota del 24.4.2008, l’Amministrazione ha richiamato 10 l’attenzione sugli esiti della ricognizione che era stata svolta a tale fine (presso le ATER e i comuni interessati dalle disposizioni di cui all’art. 1 comma 1 della legge 9/2007- comuni capoluogo di provincia, comuni con essi confinanti con popolazione superiore a 10.000 abitanti, comuni ad alta tensione abitativa) e che era preordinata a) ad evidenziare il fabbisogno di edilizia residenziale pubblica regionale presso tutti i comuni della regione; b) a rilevare in particolare quello afferente le categorie sociali di cui all’art. 1 comma 1 della legge stessa indicando anche le possibili risposte di sistema per la sua soddisfazione; c) ad individuare le risposte di sistema da attuarsi da parte delle ATER con le risorse messe a disposizione dalla Regione. Gli esiti di siffatta ricognizione, riportati negli allegati alla citata deliberazione della Giunta regionale, possono così sintetizzarsi: • al 15.2.2007 il fabbisogno complessivo di edilizia residenziale pubblica in locazione era espresso dalla pendenza di 12.307 domande di assegnazione4 di cui 7.462 relative ai 14 comuni di cui all’art. 1 della legge 9/2007; • il valore finanziario di siffatto fabbisogno ammonta a complessivi euro 1.436.100.000,00, stimando un costo di costruzione ad alloggio di 140.000 euro in provincia di Gorizia, di 150.000,00 euro in provincia di Pordenone e di Udine, di 175.000,00 euro in provincia di Trieste e nel territorio montano di competenza dell’ATER dell’Alto Friuli; • nel triennio 2007-2009 è prevista l’edificazione (o il recupero) di complessivi 3.017 alloggi cosicchè rimarranno inevase a fine 2009 n. 9.290 domande; • nel successivo biennio 2010-2001 è prevista la realizzazione di ulteriori 816 alloggi finanziati dalla Regione sulla base di accordi di programma con le ATER per una spesa complessiva di 90.995.680,30 euro; • relativamente alle esigenze delle categorie sociali interessate da sfratto di cui all’art. 1 della legge 9/2007 è ipotizzata una risposta consistente nella realizzazione di 88 alloggi per una spesa prevista di 12.140.000,00 euro. 2.2. Definizione delle procedure contabili e amministrative dei singoli interventi edilizi. Per quanto attiene al controllo e al monitoraggio circa lo stato di avanzamento degli interventi edilizi, è stata rilevata sia la non attivazione di specifiche procedure per un controllo “in itinere” sia la circostanza che la verifica da parte degli organi regionali circa il corretto utilizzo delle risorse assegnate all’edilizia sovvenzionata viene esercitato nella fase di rendicontazione della spesa I provvedimenti regionali di determinazione della spesa finale ammissibile a contributo, che presuppongono la presentazione del rendiconto da parte degli operatori, intervengono spesso a distanza di diversi anni dall’ultimazione dei lavori, con il che le risorse residue, qualche volta anche esuberanti rispetto alle effettive necessità, assegnate ai singoli interventi rimangono lungamente inutilizzate. L’amministrazione regionale ha riferito di aver attivato nel corso del 2006 e del 2007 un’articolata e complessa attività di monitoraggio di tutti gli interventi di ERP attuati dalle ATER regionali finalizzata alla rilevazione dello stato di attuazione di ogni singolo intervento e alla individuazione dei motivi dei ritardi. Tale attività è stata accompagnata dalla richiesta agli operatori della documentazione necessaria per la definizione contabile e amministrativa degli interventi ultimati, ma contabilmente non ancora definiti. Nel corso del 2007 siffatta iniziativa è stata “messa a regime” a mezzo dell’attivazione di un sistema informatizzato di rilevazione “in itinere” delle tempistiche relative alle diverse fasi di progettazione ed esecuzione delle opere, collegato alla banca dati dell'Osservatorio dei lavori pubblici. 4 Sia la relazione allegata alla delibera G.R. 1031 del 11.5.2007 sia la nota dell’ATER di Udine 23.4.2008 n 8124 sottolineano il forte incremento della domanda regionale di assegnazione di alloggi di ERP in locazione rinvenendo le cause di tale fenomeno a) nell’aumento dei canoni di locazione a regime privatistico quale conseguenza della liberalizzazione delle condizioni di mercato conseguente alla legge 431/98; b) nei rilevanti flussi immigratori coinvolgenti persone a basso reddito o a reddito inesistente; c) nella recente modifica delle dinamiche familiari di convivenza e nella connessa scomposizione dei nuclei familiari; d) nella riduzione della capacità di spesa di ampi settori della popolazione e in particolare di quelli di fascia medio bassa, con conseguente impossibilità per essi di accedere al mercato della compravendita di abitazioni di per sé interessato dalla lievitazione dei prezzi; e) nella precarietà, specie nella fascia giovanile, della condizione occupazionale e nella conseguente instabilità dei redditi. 11 Siffatto strumento, operativo da dicembre 2007, consentirà di conoscere, per ciascun intervento, le tempistiche di realizzazione nonché le sue caratteristiche, offrirà l’opportunità di una visione complessiva della programmazione a livello regionale e dello stato della sua attuazione, consentendo, tra l’altro, anche di conoscere l'incremento del patrimonio di edilizia sovvenzionata per ciascun anno di riferimento. L’Amministrazione ha inoltre prodotto un analitico resoconto dell’attività svolta per la definizione contabile degli interventi presi in considerazione dall’indagine5; ha anche evidenziato i casi e i motivi per i quali i lavori alla data del 31.12.2007 non sono ancora ultimati o l’intervento non è contabilmente definito. La situazione di ogni ATER relativamente ai soli interventi presi in considerazione dall’indagine6 conclusasi con la deliberazione 29.3.2006 n. 5 si può riassumere nei seguenti termini7: ATER Alto Friuli Gorizia Pordenone Trieste Udine Situazione al 30.6.2004 lavori in corso interventi non definiti 0 8 su 10 0 10 su 12 5 12 su 27 5 15 su 24 8 18 su 44 Situazione al 31.12.2007 lavori in corso interventi non definiti 0 0 0 4 su 12 0 6 su 27 1 8 su 24 3 3 su 44 L’Amministrazione ha inoltre rappresentato nel dettaglio la situazione afferente gli interventi finanziati con fondi statali ed inclusi nei prospetti ricognitivi allegati alla delibera G.R. n 2979 del 28.8.20028 e ivi definiti come “cantieri aperti alla data del 31.12.2001”. La nota regionale riferisce, anche con il supporto di apposite tabelle, che dei 121 interventi “aperti” al 31.12.2001, n.14 interventi risultavano conclusi prima del 2003 e che dei 107 residui (che comprendevano anche parte degli interventi “attivi” presi in considerazione dall’indagine) ne ha definiti 94 nel 2007, sicchè ne rimangono tuttora da definire solamente 13. L’Amministrazione ha infine illustrato quello che definisce come un “nuovo approccio nella gestione delle risorse di edilizia sovvenzionata” che ha come obiettivo strategico l’accelerazione della messa a disposizione degli alloggi a favore degli utenti. A tale fine ha individuato come strumento operativo l’accordo di programma previsto dall’art. 19 della L.R. 7/2000, che è preordinato • da un lato ad attribuire agli operatori una certezza in ordine alle risorse disponibili tale da favorire un’adeguata programmazione nel medio periodo della loro attività progettuale ed esecutiva • dall’altro lato (e conseguentemente) ad ottenere un sollecito soddisfacimento delle esigenze abitative del territorio, come pure un contenimento dei costi degli interventi grazie alla riduzione dell’arco temporale compreso tra l’acquisizione delle risorse e la rendicontazione finale della spesa. In quest’ottica, a partire dal 2006, sono stati stipulati diversi accordi di programma con le ATER relativamente alle disponibilità finanziarie stanziate per gli anni 2007, 2008 e 2009; l’impegno è previsto in concomitanza con l’avvio delle attività di spesa degli operatori in modo tale da evitare un inutile immobilizzo delle risorse. A fronte di questa certezza dei flussi finanziari in entrata le ATER si sono impegnate a rispettare le concordate scadenze per ciascuna fase di attuazione degli interventi (approvazione del progetto preliminare, approvazione del progetto esecutivo, aggiudicazione dei lavori, rendicontazione della spesa sostenuta) e a realizzare un numero minimo di alloggi in relazione agli interventi previsti nel programma di massima. In questo contesto operativo le ATER hanno anche l’obbligo di comunicare trimestralmente lo stato di avanzamento degli interventi cosicché la Regione è in grado di verificare il rispetto degli impegni assunti come pure la conformità dell’azione realizzativa ai programmi e agli indirizzi regionali. 5 E’opportuno ricordare che l’indagine conclusa con la deliberazione 29.3.2006 n. 5 ha preso in considerazione gli interventi attivi nel periodo 1.1.1998-31.12.2003 e cioè quelli definiti o avviati in questo arco temporale. 6 Sono compresi sia gli interventi finanziati con fondi regionali che quelli finanziati con fondi statali. 7 La colonna “interventi non definiti” si riferisce agli interventi i cui lavori alle date di riferimento erano ultimati, ma non contabilmente definiti a mezzo della determinazione della spesa ammissibile. 8 La delibera aveva come oggetto (tra l’altro) anche la ricognizione dei finanziamenti ex Gescal al 31.12.2001 ai fini dell’attuazione dell’accordo di programma con il Ministero dei lavori pubblici ai sensi del d.lgs. 31.3.1998 n.112. 12 2.3. Criteri ed entità di alimentazione e ripartizione tra le ATER del fondo sociale di cui all’art. 16 della L.R. 24/1999. Il fondo sociale costituisce il principale strumento di salvaguardia di una gestione economica del patrimonio immobiliare delle ATER, che rinvengono soprattutto al loro esterno ed in particolare in capo alla Regione le risorse finanziarie necessarie alla tutela delle fasce di utenza più deboli. Il DPGR 18.9.2000 n. 0322/Pres. ha stabilito che il riparto del fondo avvenga sulla base dei seguenti criteri: 1. il 50% delle disponibilità in proporzione alla differenza tra il canone di locazione corrisposto dagli utenti economicamente più deboli di cui all’art. 65, lett. a) dell’art. 65 della L.R. 75/1982 e quello che si ricaverebbe dall’applicazione dell’incidenza sul valore catastale dell’alloggio, stabilita ogni biennio con deliberazione della Giunta regionale; 2. per il restante 50% delle disponibilità, in base a criteri utilizzati per l’ultimo riparto delle risorse disponibili sul fondo di rotazione, previsto dall’art. 80 della L.R. 75/82. A tal fine la D.G.R. n. 3056 del 5.7.1996 fa riferimento al fabbisogno alloggiativo, desunto da parametri oggettivi (numero sfratti esecutivi, numero partecipanti ai bandi di concorso ecc.), agli indici di vetustà del patrimonio edilizio e all’entità del patrimonio stesso. Risulta evidente che i criteri di ripartizione del fondo finiscono per tenere conto non solo del criterio legale fondato sulla differenza tra il canone desumibile dal valore catastale e quello applicato ai soggetti più deboli, ma anche di criteri (fabbisogno abitativo delle ATER) concettualmente estranei alle logiche sottese all’istituto finanziario ora in esame. Ciò posto e considerato che lo stanziamento di competenza non viene quantificato in funzione alla differenza tra i due algoritmi, ma risponde a logiche di bilancio che predeterminano le risorse disponibili, va da sè che l’effettiva attuazione dell’istituto stesso non risulta pienamente rispondente alle previsioni e finalità di legge, che nei fatti non vengono raggiunte. L’Amministrazione ha riferito che nel 2006 e nel 2007 il riparto tra le ATER del fondo sociale (di complessivi euro 10.250.000,00 annui) è stato operato sulla base dei criteri stabiliti dal regolamento approvato con DPGR 18.9.2000 n. 0322/Pres, precisando tuttavia che con deliberazione della Giunta Regionale 11.2.2008 n. 367 il suddetto regolamento è stato abrogato con decorrenza 2008. Il preambolo della citata delibera giuntale specifica da una lato che erano venuti meno i presupposti per il mantenimento dei criteri “di correzione” del criterio legale di cui all’art. 16 terzo comma della legge 24/1999 e dall’altro la diretta applicabilità del criterio di riparto del fondo sociale disciplinato appunto dall’art. 16 comma 39. 2.4. Sfittanza degli alloggi di proprietà e/o in gestione da parte delle ATER. Al 31.12.2003 risultavano non occupati 2.596 alloggi, pari al 9,02% dell’intero patrimonio immobiliare di ERP gestito dalle ATER. Anche se a tale valore si detrae la percentuale (4,29%) relativa al numero (1.236) degli alloggi non occupati perché interessati dalla pendenza di un intervento manutentivo, risultavano pur sempre non occupati 1.360 alloggi, che corrispondono al 89,12% della produzione (1.526 alloggi) di nuove unità immobiliari di ERP nel decennio 1994-2003. Gli esiti dell’indagine comparativa della Sezione delle autonomie attestano che l’entità del fenomeno registrato nel Friuli Venezia Giulia è la più alta a livello nazionale. 9 L’ATER di Trieste ha precisato con la nota n. 13168 del 23.4.08 che l’attuale sistema dei finanziamenti regionali per gli investimenti in nuovi alloggi, basato prevalentemente su anticipazioni, rischia di non essere perfettamente congruente con gli obiettivi di socialità che le ATER debbono garantire, determinando, a fronte della non economicità del sistema delle locazioni di sovvenzionata, un aggravamento della situazione di bilancio, che è solo parzialmente attenuato dall’intervento del fondo sociale regionale. 13 L’Amministrazione regionale ha prodotto una tabella che espone, alla data del 31.12.2007, per ciascuna ATER la consistenza del patrimonio immobiliare in proprietà e in gestione nonché l’entità della “sfittanza” degli alloggi e delle cause che la provocano. Ha altresì trasmesso la corrispondenza intercorsa dal luglio 2006 a tutto il 2007 con le ATER regionali sul tema degli alloggi non occupati, anche al fine di corrispondere a specifiche interrogazioni mosse nell’ambito del Consiglio regionale sull’entità e sulle cause del fenomeno. Di seguito si rappresenta in tre distinte tabelle la situazione rilevata dalla Regione alla data del 31.12.2007 in capo a ciascuna ATER e la si rapporta a quella rilevata da questa Sezione alla data del 31.12.2003, sulla base dei dati comunicati dalle ATER in risposta agli specifici questionari all’epoca predisposti. Per omogeneità di rappresentazione con le risultanze del 2003, le tre tabelle espongono non solo la situazione complessivamente esistente a livello regionale, ma anche quella relativa ad ogni ATER, anche perché non trascurabili sono le differenze che si registrano tra le singole aziende. 14 TABELLA 1. VARIAZIONE NUMERICA E PERCENTUALE DEGLI ALLOGGI SFITTI E DELLE SINGOLE CAUSALI DI SFITTANZA RAFFRONTO TRA LE RISULTANZE AL 31.12.2003 E QUELLE AL 31.12.2007 ENTE ATER ALTO FRIULI ANNO 2003 2007 DICHIARATI ALTRO INABITABILI MOTIVO 104 10 18 17 0 59 18 21 0 1 4 0 4 0 -58 -48,08% 40,00% 0 23,53% 0 -98,31% 2003 244 80 84 39 16 25 2007 345 43 194 82 26 0 101 -37 110 43 10 -25 41,39% -46,25% 130,95% 110,26% 62,50% -100,00% 2003 80 1 47 22 2 8 2007 95 3 41 49 2 0 15 2 -6 27 0 -8 18,75% 200,00% -12,77% 122,73% 0 -100,00% 2003 1434 456 949 29 0 0 2007 1210 285 883 42 0 0 Differenza percentuale Differenza numerica Differenza percentuale Differenza numerica -224 -171 -66 13 0 0 -15,62% -37,50% -6,95% 44,83% 0 0 2003 734 508 138 64 0 24 2007 643 48 329 172 0 94 -91 -460 191 108 0 70 -12,40% -90,55% 138,41% 168,75% 0 291,67% Differenza percentuale ATER UDINE IN ATTESA ASSEGNAZ. 14 Differenza numerica ATER TRIESTE MANUT. IN CORSO 54 Differenza percentuale ATER PORDENONE IN ATTESA MANUTENZ. -50 Differenza numerica ATER GORIZIA TOTALE SFITTI Differenza numerica Differenza percentuale Totale complessivo numerico 2003 2.596 1.055 1.236 171 18 116 Totale complessivo numerico 2007 2.347 393 1.465 366 28 95 Totale differenza numerica Totale differenza percentuale -249 -662 229 195 10 -21 -9,59% -62,75% 18,53% 114,04% 55,56% -18,10% Elaborazione della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia su dati 2007 comunicati dalla Regione e su dati 2003 comunicati dalle ATER ai fini dell’indagine comparativa di cui alla deliberazione 29.3.2006 n. 5 La tabella 1 evidenzia la variazione numerica e percentuale degli alloggi sfitti sia nella consistenza complessiva sia relativamente a ciascuna delle causali nelle quali il fenomeno della sfittanza è stato classificato10. Al 31.12.2007 il numero complessivo degli alloggi sfitti si è ridotto rispetto al 31.12.2003 di 249 unità, corrispondenti ad un -9,59%. L’evoluzione nel quadriennio si presenta con contenuti differenziati presso le singole ATER, nel senso che si registra una diminuzione della sfittanza presso l’ATER dell’Alto Friuli (48,08%)11, presso l’ATER di Trieste (-15,62%), presso l’ATER di Udine (-12,40%) mentre, per contro, si registra un incremento della sfittanza presso l’ATER di Gorizia (+41,39%) e presso l’ATER di Pordenone (+18,75%). 10 Le causali coincidono con quelle utilizzate nell’indagine comparativa. Deve considerarsi che la riduzione è concentrata esclusivamente nella causale “altro motivo” che al 31.12. 2003 comprendeva 49 alloggi del complesso abitativo di Cave del Predil, che all’epoca della rilevazione erano in attesa di essere ceduti. 11 15 Se si scende nel dettaglio delle singole causali vanno sottolineate, con riferimento ai valori complessivi a livello regionale, la sensibile riduzione (-662 alloggi pari a -62,75%)12 degli alloggi che attendono un intervento manutentivo e l’incremento della “sfittanza” collegata alla pendenza di un intervento manutentivo (+229 alloggi pari al +18,53%). Tra le altre causali va segnalato il sensibile aumento (+195 alloggi, pari a +114,04%) degli alloggi sfitti perché in attesa di assegnazione13. Gli alloggi dichiarati inabitabili aumentano di 10 unità (+55,56%) mentre gli sfitti “per altri motivi” registrano una diminuzione di 21 unità pari a -18,10%14. 12 Il fenomeno risulta molto significativo presso l’ATER di Udine, che presenta nel quadriennio una riduzione di ben 460 alloggi pari a -90,55%. 13 Si registrano valori in aumento presso tutte le ATER; l’incremento maggiore si presenta presso l’ATER di Udine (+108 alloggi pari a +168,75%). Su questo specifico tema l’ATER di Trieste, con nota n. 13168 del 23.4.2008, ha precisato, nell’ambito delle considerazioni da essa svolte sulla “sfittanza” degli alloggi, che l’entità del fenomeno si ridurrebbe a pochissime unità se si retrocedesse il momento della sua verifica al primo stadio della procedura di assegnazione e cioè all’invio del provvedimento (lettera) di assegnazione, senza cioè attendere l’accettazione (o il suo motivato rifiuto) e la conseguente stipula del contratto di locazione. Sui tempi dell’assegnazione incidono infatti situazioni di marcata debolezza sociale ed economica degli assegnatari che rallentano la definizione del procedimento di assegnazione, come pure le interferenze con le procedure relative all’assegnazione dei meno graditi alloggi di risulta. Ha inoltre affermato che il fenomeno è comunque di contenuto modesto e trascurabile rispetto al numero degli alloggi gestiti. L’ATER di Udine, con nota n. 8124 del 23.4.2008, ha precisato che ai fini dell’assegnazione si è posta l’obiettivo di attivare la prima chiamata dell’assegnatario entro 30 giorni dalla messa a disposizione dell’alloggio da parte dell’ufficio tecnico. Ha anche evidenziato che i tempi delle assegnazioni si protraggono perché il 15/20% degli alloggi offerti viene rifiutato una o anche più volte. 14 Il dato complessivo è fortemente influenzato dalla situazione esistente presso l’ATER di Udine, che registra un incremento di 70 unità (+291,67%), includendo in questa causale 24 alloggi “a disposizione per rotazione”, 36 alloggi “da demolire” e 34 alloggi “inclusi nei piani di vendita”. 16 TABELLA 2. INCIDENZA PERCENTUALE DEGLI ALLOGGI SFITTI E DELLE SINGOLE CAUSALI DI SFITTANZA SUL NUMERO TOTALE DEGLI ALLOGGI GESTITI INCIDENZA AL 31.12.2003 E AL 31.12.2007 E VARIAZIONE DELL’INCIDENZA TRA LE DUE DATE ENTE ATER ALTO FRIULI ANNO % incidenza su alloggi gestitidati 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2007 Differenza % incidenza su alloggi gestiti Totale complessivo alloggi gestiti DICHIARATI INABITABILI ALTRO MOTIVO 17 0 59 1.210 2007 54 14 18 21 0 1 1.112 8,60% 0,83% 1,49% 1,40% 0 4,88% 4,86% 1,26% 1,62% 1,89% 0 0,09% -3,74% 0,43% 0,13% 0,48% 0 -4,79% 2003 244 80 84 39 16 25 4.465 2007 345 43 194 82 26 0 4.645 5,46% 1,79% 1,88% 0,87% 0,36% 0,56% 7,43% 0,93% 4,18% 1,77% 0,56% 0 1,96% -0,87% 2,30% 0,89% 0,20% -0,56% 2003 80 1 47 22 2 8 3.503 2007 95 3 41 49 2 0 3.576 2,28% 0,03% 1,34% 0,63% 0,06% 0,23% 2,66% 0,08% 1,15% 1,37% 0,06% 0 0,37% 0,06% -0,20% 0,74% 0 -0,23% 2003 1434 456 949 29 0 0 12.608 2007 1210 285 883 42 0 0 12.571 11,37% 3,62% 7,53% 0,23% 0 0 9,63% 2,27% 7,02% 0,33% 0 0 -1,75% -1,35% -0,50% 0,10% 0 0 2003 734 508 138 64 0 24 6.993 2007 643 48 329 172 0 94 7.090 10,50% 7,26% 1,97% 0,92% 0 0,34% 9,07% 0,68% 4,64% 2,43% 0 1,33% -1,43% -6,59% 2,67% 1,51% 0 0,98% 2003 28.779 2007 28.994 Differenza percentuale alloggi gestiti 0,75% Totale % incidenza dati 2003 9,02% 3,67% 4,29% 0,59% 0,06% 0,40% Totale % incidenza dati 2007 8,09% 1,36% 5,05% 1,26% 0,10% 0,33% -0,93% -2,31% 0,76% 0,67% 0,03% -0,08% Tot. differenza % incidenza su alloggi gestiti TOTALE ALLOGGI GESTITI 18 % incidenza su alloggi gestitidati 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2007 Differenza % incidenza su alloggi gestiti ATER UDINE IN ATTESA ASSEGNAZ. 10 % incidenza su alloggi gestitidati 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2007 Differenza % incidenza su alloggi gestiti ATER TRIESTE MANUT. IN CORSO 104 % incidenza su alloggi gestitidati 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2007 Differenza % incidenza su alloggi gestiti ATER PORDENONE IN ATTESA MANUT. 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2003 % incidenza su alloggi gestitidati 2007 Differenza % incidenza su alloggi gestiti ATER GORIZIA TOTALE SFITTI 17 Elaborazione della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia su dati 2007 comunicati dalla Regione e su dati 2003 comunicati dalle ATER ai fini dell’indagine comparativa di cui alla deliberazione 29.3.2006 n. 5 La seconda tabella rapporta in termini percentuali il fenomeno della “sfittanza”, nei suoi valori complessivi e nei suoi valori riferiti alle sue singole causali, al numero complessivo degli alloggi gestiti dalle ATER, intendendo con questa espressione sia gli alloggi di loro proprietà sia quelli di proprietà di altri enti la cui gestione è stata loro affidata15. In quest’ottica, il fenomeno della “sfittanza” registra complessivamente una riduzione dello 0,93% (dal 9,02% del 2003 al 8,09% del 2007) articolata in una riduzione degli alloggi sfitti perché “in attesa di manutenzione” (-2,31%) e in un incremento della sfittanza dipendente dalla “pendenza di intervento manutentivo” (+0,76%) e dall’”attesa dell’assegnazione” (+0,67%). Gli alloggi dichiarati inabitabili aumentano dello 0,03% mentre quelli sfitti “per altro motivo” si riducono dello 0,08%. TABELLA 3. INCIDENZA PERCENTUALE DEGLI ALLOGGI DELLE SINGOLE CAUSALI DI SFITTANZA SUL NUMERO TOTALE DEGLI ALLOGGI SFITTI INCIDENZA AL 31.12.2003 E AL 31.12.2007 E VARIAZIONE DELL’INCIDENZA TRA LE DUE DATE ENTE ATER ALTO FRIULI ANNO % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2003 ALTRO MOTIVO TOTALE ALLOGGI SFITTI 10 18 17 0 59 104 14 18 21 0 1 54 9,62% 17,31% 16,35% 0 56,73% 25,93% 33,33% 38,89% 0 1,85% 16,31% 16,03% 22,54% 0 -54,88% 2003 80 84 39 16 25 244 2007 43 194 82 26 0 345 32,79% 34,43% 15,98% 6,56% 10,25% 12,46% 56,23% 23,77% 7,54% 0 -20,32% 21,81% 7,78% 0,98% -10,25% 2003 1 47 22 2 8 80 2007 3 41 49 2 0 95 1,25% 58,75% 27,50% 2,50% 10,00% 3,16% 43,16% 51,58% 2,11% 0 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2003 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2007 Differenza % incidenza su totale alloggi sfitti ATER TRIESTE DICHIARATI INABITABILI 2007 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2003 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2007 Differenza % incidenza su totale alloggi sfitti ATER PORDENONE MANUT. IN IN ATTESA CORSO ASSEGN. 2003 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2003 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2007 Differenza % incidenza su totale alloggi sfitti ATER GORIZIA IN ATTESA MANUT. 1,91% -15,59% 24,08% -0,39% -10,00% 2003 456 949 29 0 0 1434 2007 285 883 42 0 0 1210 31,80% 66,18% 2,02% 0 0 15 A questo proposito si fa incidentalmente presente che nel quadriennio 2004-2007 gli alloggi complessivamente gestiti dalle ATER sono aumentati di 215 unità (da 28.779 a 28.994 pari a +0,75%) corrispondenti ad un incremento di 465 alloggi di loro proprietà (da 25.634 a 26.099) e ad un decremento di 250 unità relative agli alloggi di proprietà di terzi (da 3.145 a 2.895). 18 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2007 Differenza % incidenza su totale alloggi sfitti ATER UDINE % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2003 % incidenza su totale alloggi sfitti -dati 2007 Differenza % incidenza su totale alloggi sfitti 23,55% 72,98% 3,47% 0 0 -8,25% 6,80% 1,45% 0 0 2003 508 138 64 0 24 734 2007 48 329 172 0 94 643 69,21% 18,80% 8,72% 0 3,27% 7,47% 51,17% 26,75% 0 14,62% -61,74% 32,37% 18,03% 0 11,35% Totale % incidenza dati 2003 40,64% 47,61% 6,59% 0,69% 4,47% Totale % incidenza dati 2007 Tot.differenza % incidenza su alloggi sfitti 16,74% 62,42% 15,59% 1,19% 4,05% -23,89% 14,81% 9,01% 0,50% -0,42% Elaborazione della Sezione regionale di controllo della Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia su dati 2007 comunicati dalla Regione e su dati 2003 comunicati dalle ATER ai fini dell’indagine comparativa di cui alla deliberazione 29.3.2006 n. 5 La terza tabella rappresenta infine l’incidenza percentuale delle singole causali di “sfittanza” sul numero complessivo degli alloggi sfitti. Secondo questa logica rappresentativa il peso percentuale della sfittanza causata dall’attesa di un intervento manutentivo si riduce del 23,89%, passando dal 40,64% del 2003 al 16,74% del 2007. A questa risultanza decrementativa si contrappongono l’incremento (+14,81%) registrato dall’incidenza collegata alla pendenza dell’intervento manutentivo, che rappresenta la causale di sfittanza ampiamente prevalente rispetto ad ogni altra, passando dal 47,61% del 2003 al 62,42% del 2007 nonché l’incremento (+9,01%) della sfittanza collegata alla pendenza del procedimento di assegnazione, che passa da un’incidenza complessiva del 6,59% del 2003 a quella del 15,59% del 2007. Gli alloggi sfitti perché dichiarati inabitabili pesano al 31.12.2007 per l’1,19% (con un aumento dello 0,50% rispetto al 2003) mentre la “sfittanza” collegata ad “altri motivi” incide sul fenomeno complessivo per il 4,05% (con una riduzione dello 0,42%). 2.5. Adozione di procedure di controllo di gestione o comunque votate alle verifiche dell'efficienza, efficacia ed economicità dell'azione da parte delle ATER L’ordinamento regionale riconosce alle ATER un’ampia autonomia che si manifesta anche nell’assenza di specifiche disposizioni che finalizzino l’impiego delle risorse finanziarie provenienti dai canoni di locazione degli alloggi di ERP o il ricavato della cessione degli alloggi; nello stesso senso depone anche a seguito della soppressione dei non più attuali meccanismi relativi alla determinazione dei massimali di costo per gli interventi di edilizia sovvenzionata, l’ampia discrezionalità che in concreto è rimessa alle singole aziende nella determinazione delle caratteristiche tipologiche ed edilizie degli interventi costruttivi e conseguentemente dell’entità delle risorse finanziarie a ciascuno di essi destinabili. A tale ampia autonomia deve però corrispondere un’adeguata responsabilizzazione delle aziende, che rinviene una ragione d’essere anche nella cospicua entità delle risorse finanziarie provenienti dai canoni di locazione di cui esse ordinariamente dispongono. Tutto ciò impone un utilizzo delle risorse assolutamente coerente con il fondamentale obiettivo di ogni sana gestione finanziaria consistente, in ultima analisi, nel contenimento della spesa corrente al fine della creazione di risorse da destinare all’investimento. Ciò a sua volta presuppone l’esistenza di procedure e strumenti di autovalutazione della propria organizzazione e del proprio operato ed eventualmente anche di autocorrezione, di cui invece non è stata riscontrata una generalizzata o significativa esistenza. Si rende perciò necessaria l’attivazione di rilevazioni contabili analitiche delle attività delle ATER ripartite per centri di costo quale presupposto per controlli di gestione dai contenuti per quanto possibile uniformi a livello regionale (ai fini di una 19 loro comparabilità in un’ottica di sistema regionale) e rimessi alla valutazione dei singoli collegi sindacali di ogni azienda. L’Amministrazione regionale ha corrisposto alla sollecitazione avanzata da questa Sezione, che in particolare mirava ad acquisire gli esiti dell’attività svolta dagli organi delle ATER preposti al controllo di gestione o comunque incaricati delle verifiche circa l’efficienza, l’efficacia e l’economicità dell’azione aziendale, illustrando il contenuto del potere di vigilanza che l’art. 18 della L.R. 24/1999 attribuisce alla Giunta Regionale e delle modalità attraverso le quali esso può esplicarsi. Ha inoltre precisato che sono attualmente allo studio l’eventualità di una reintroduzione di procedure di controllo codificate come pure l’attivazione di strumenti e criteri di gestione improntati a efficacia, efficienza ed economicità. In questo contesto argomentativo ha inoltre riferito dell’attività ricognitiva e delle motivazioni addotte dalle ATER relativamente alla problematica degli alloggi sfitti e ha illustrato le nuove sequenze procedimentali attivate per la programmazione e attuazione degli interventi costruttivi. Di entrambe le tematiche si è già riferito in precedenza. Ha infine evidenziato alcune problematiche in relazione alle quali si è svolta l’attività di vigilanza regionale, tra le quali risulta di particolare rilevanza la fattispecie riguardante la partecipazione dell’ATER della provincia di Pordenone alla srl “Edilizia Futura e Territorio” costituita in data 16.12.2002. Al riguardo la Direzione regionale ha evidenziato che, al termine di un’istruttoria avviata a seguito di deliberazione della Giunta Regionale n. 2522 del 20.10.2006, l’Assessore regionale all’ambiente e ai lavori pubblici, con nota del 8.5.2007, ha invitato l’ATER a uscire con la massima celerità dalla società e a recuperare la quota di capitale sociale di competenza. La nota assessorile costituiva attuazione di quanto deciso dalla Giunta Regionale con deliberazione 27.4.2007 n.891; la Giunta aveva infatti condiviso quanto riferito dall’Assessore medesimo in esito alla suddetta istruttoria, che era stata indirizzata alla verifica se, nel caso concreto, sussistessero le condizioni che, ai sensi dell’art. 4, comma 2, lettera g) della L.R. 24/1999, autorizzano l’ATER a promuovere la costituzione di società di capitali e cioè se sussistesse non solo la corrispondenza delle attività societarie alle finalità statutarie dell’ATER, ma anche la finalizzazione della costituzione della compagine societaria ad un migliore conseguimento delle finalità dell’azienda pubblica. L’indagine regionale aveva infatti concluso che se da un lato l’attività societaria si era mantenuta nell’alveo di quella statutariamente prevista, dall’altro lato, tuttavia, l’azione societaria non aveva prodotto un aumento del valore sociale dell’azione dell’ATER, pur a fronte degli investimenti da quest’ultima apportati (apporto di capitale sociale, apporto di prestito finanziario, attività del direttore) e che comunque, di fatto, la società non aveva realizzato interventi che l’ATER non sarebbe stata in grado di realizzare anche senza il ricorso alla partecipazione alla società. Altro argomento di particolare rilevanza segnalato dall’Amministrazione regionale attiene all’attività di vigilanza esercitata nei confronti dell’ATER della provincia di Gorizia relativamente alla problematica afferente il mancato rispetto della tempistica di attuazione degli interventi di edilizia residenziale pubblica causato (in parte) dal concomitante (e assorbente) svolgimento di altre attività tecniche di cui l’azienda si era assunta l’onere di esecuzione sulla base di atti di natura convenzionale stipulati con altri enti pubblici. Al termine dei necessari approfondimenti, avviati dalla Direzione Centrale con nota del 12.1.2007, l’Assessore regionale, con nota del 30.5.2007, ha invitato l’ATER a presentare un piano di ridimensionamento delle attività in questione al fine di riportare l’azione dell’ATER nei limiti di compatibilità con le sue primarie finalità istituzionali. A ciò replicava l’azienda isontina con nota del 17 agosto 2007, con la quale precisava che le attività in questione erano già in fase di ridimensionamento “in quanto alcuni progetti non (erano) ancora giunti alla fase realizzativa… e per altri la realizzazione (era) pressoché completata…”. 2.6. Attività ed eventuale coordinamento a livello regionale dei collegi sindacali delle ATER, anche ai fini della verifica della conformità dell’azione aziendale ai programmi e agli indirizzi dell’Amministrazione regionale. 20 Nel vigente contesto ordinamentale ed organizzativo dell’ERP regionale un ruolo importante è rimesso al collegio sindacale di ogni ATER, la cui attività non si riduce a quella che ordinariamente viene svolta presso un ente privato, essendo invece esso fondamentale compartecipe del sistema approntato dall’ordinamento regionale per la verifica circa il migliore ed efficiente utilizzo delle risorse pubbliche gestite dalle ATER. Alcuni comportamenti contabili osservati dalle ATER regionali sono risultati non omogenei tra loro anche con riferimento a tematiche di particolare importanza quali quelle relative all’esposizione a bilancio del valore del patrimonio o quelle afferenti il contenuto di specifici documenti contabili quali i piani finanziari previsti dalla normativa regionale. Potrebbe risultare utile, anche ai fini di un’auspicabile conformità dei comportamenti contabili tra le varie aziende, l’esistenza di forme di coordinamento dell’attività dei collegi sindacali. L’Amministrazione regionale ha precisato che “l'articolo 18 (vigilanza) della L.R. 24/1999 nulla prevede in materia di controlli con riferimento all'attività del Collegio sindacale delle ATER di cui all'articolo 11 della legge stessa, Collegio che è tenuto a comunicare i risultati delle verifiche di cassa e dell'attività di vigilanza al solo Consiglio di Amministrazione dell’ATER. Solo qualora riscontri gravi irregolarità nella gestione dell'ATER è tenuto a riferirne alla Giunta regionale, tramite l'assessore competente, ed è tenuto a fornire ogni informazione e notizia richiesta. Non pervengono pertanto alla scrivente i verbali delle adunanze collegiali, che non possono pertanto essere trasmessi.“ 21 3. Valutazioni e conclusioni. Alla luce delle informazioni e della documentazione trasmessa dall’Amministrazione regionale nonché delle osservazioni svolte anche dalle ATER nell’ambito del contraddittorio finale, la Sezione ritiene di svolgere le seguenti considerazioni sulle misure conseguenzialmente adottate in esito al precedente controllo. Va preliminarmente sottolineato che l’Amministrazione regionale ha manifestato una sostanziale condivisione delle conclusioni già contenute nella relazione istruttoria circa la persistenza di taluni aspetti problematici e circa la necessità di perseguire, tenendo conto delle priorità operative da essa evidenziate, il raggiungimento di quegli obiettivi gestionali segnalati dalla relazione stessa. Le articolate deduzioni svolte dall’ATER di Trieste nel contraddittorio finale tendono invece a ridurre la rilevanza della problematica ribadita dalla Sezione in ordine alla “sfittanza” degli alloggi e in particolare di quella derivante dalla pendenza del procedimento di assegnazione di cui la relazione istruttoria aveva evidenziato l’incremento. Dal contraddittorio finale non sono comunque emerse risultanze tali da portare ad una sostanziale modifica delle conclusioni formulate al termine dell’istruttoria, che vengono pertanto confermate in questa sede nei termini che seguono. Relativamente alle procedure di determinazione del fabbisogno abitativo l’Amministrazione regionale ha precisato che nella distribuzione delle risorse nei diversi canali contributivi tiene conto del fabbisogno abitativo rilevato per ciascun settore di contribuzione, ma non ha specificato come in concreto determini siffatto fabbisogno; la generale ricognizione degli aspetti quantitativi della domanda di alloggi in locazione operata nel corso del 2007 per le finalità di cui alla legge 9/2007 costituisce comunque un valido presupposto per l’eventuale aggiornamento dei criteri di ripartizione delle risorse finanziarie. Al riguardo, dalle precisazioni fornite, non pare che la situazione si sia significativamente evoluta rispetto a quella riscontrata alla data del 31.12.2003, in relazione alla quale era stato rilevato che (quantomeno per l’edilizia sovvenzionata) si utilizzavano ancora criteri e parametri esistenti e rilevati in epoca precedente al 1998. Giova ancora ricordare che la situazione emersa nella precedente indagine si presentava con contenuti differenziati a seconda del settore di intervento, in quanto era stata rilevata la sussistenza di un adeguato sistema di monitoraggio (oltre che di gestione) della (sempre esorbitante, rispetto alle disponibilità finanziarie) domanda di edilizia agevolata demandata alla gestione di Mediocredito del FVG spa, mentre altrettanto non poteva dirsi per l’edilizia convenzionata, ove il fabbisogno veniva espressamente fatto coincidere con la domanda di fatto presentata dagli operatori e quindi con una rinuncia ad una preventiva individuazione delle caratteristiche ed esigenze qualitative di siffatta domanda. E’ appena il caso di osservare che la rilevazione del fabbisogno abitativo è proiettata al futuro, (al fine di determinare un sostenibile rapporto tra l’offerta di alloggi e la corrispondente domanda), sulla base di un’indispensabile pregressa conoscenza delle condizioni oggettive e soggettive del settore, come tali utili a predeterminare la quantità e la qualità dell’offerta praticabile. In questa logica è evidente che sulla problematica de quo hanno senz’altro inciso le comprensibili difficoltà operative rappresentate dall’Amministrazione nell’ambito dell’attivazione dell’Osservatorio della condizione abitativa, che presuppone un coordinamento tra le esigenze e gli adempimenti regionali e statali, di cui la Regione non può da sola farsi carico. Per altro verso questa obiettiva difficoltà non preclude però la possibilità (in parte attuata con la ricognizione operata ai sensi e per le finalità di cui alla legge 9/2007) di ricercare e applicare utili informazioni e strumenti di cognizione del fabbisogno abitativo ad esempio sulla base della valutazione sistematica degli esiti dei concorsi16, dell’analisi delle domande inevase, dell’individuazione delle località di insediamento di maggiore richiesta, dell’individuazione della più necessaria tipologia e dimensione degli alloggi, delle possibili interrelazioni e collegamenti tra gli operatori dei vari settori di intervento (privati, ATER, imprese, cooperative). 16 In questo senso sono le deduzioni scritte svolte dall’ATER di Udine e l’intervento del Direttore dell’ATER di Trieste all’udienza del 13.5.2008 che hanno esplicitato l’esecuzione di una siffatta attività valutativa da parte delle singole aziende. In considerazione del tempo già trascorso, il quadro non è pertanto del tutto positivo e la sua definizione va accelerata, anche se deve comunque darsi il giusto rilievo sia alle iniziative già intraprese e tuttora in corso da parte dell’Amministrazione regionale nell’importante settore del sostegno alla locazione sia al monitoraggio eseguito per le finalità della legge 9/2007. Il tema della definizione delle procedure contabili e amministrative degli interventi edilizi e della connessa importante problematica afferente il controllo in itinere degli interventi costruttivi, anche al fine di ridurre i tempi di attuazione e di migliorare l’impiego delle risorse finanziarie, è senz’altro quello cui, specie nel 2007, è stata riservata la maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione regionale. Per quanto concerne il primo aspetto, l’arretrato è stato notevolmente ridotto mentre, per quanto concerne il secondo aspetto, i risultati potranno essere verificati nel tempo, ma pare che ci siano tutti i presupposti per una positiva definizione delle varie problematiche emerse nel precedente controllo. L’azione regionale determina anche un’importante e opportuna responsabilizzazione in capo alle ATER in ordine alla determinazione dei necessari presupposti per una tempestiva esecuzione degli interventi edilizi. A questo proposito non può essere sottaciuto che il programma edilizio regionale del triennio 2007-2009 prevede la messa a disposizione di 3.017 alloggi, di cui 1.158 relativi a nuove costruzioni e 1.725 derivanti da interventi di recupero, oltre ad ulteriori 134 alloggi, cui si aggiungeranno, nel biennio successivo, altri 816 alloggi. Si tratta di dati e di obiettivi di assoluto rilievo, specie se si considera che l’intera nuova edificazione di ERP (nuovi alloggi + recupero) nel periodo 1.1.1998-30.6.2004 (finanziata con fondi statali e con le anticipazioni regionali) aveva interessato complessivamente 1.603 alloggi (cfr. pagina 71 della relazione allegata alla deliberazione n. 5 del 29. 3. 2006). In un arco temporale più breve rispetto a quello preso in considerazione dalla precedente indagine di questa Sezione si realizzerà pertanto un numero di alloggi più che doppio rispetto a quello rilevato in quella sede. I protagonisti di questo programma e le procedure all’uopo predisposte sono pertanto attesi alla prova dei fatti. I rilievi mossi in ordine ai criteri di alimentazione e gestione del fondo sociale di cui all’art. 16 della L.R. 24/1999 hanno trovato una prima risposta a decorrere dal 2008. Rimane aperto il problema di coniugare il quadro delle esigenze e delle possibilità finanziarie del bilancio regionale con i criteri legali di quantificazione del fondo che ne prescindono. In un’ottica sistematica delle risorse complessivamente destinabili all’edilizia sovvenzionata, potrebbe essere valorizzato il principio legale che prevede che il finanziamento ex art. 16 comma 3 L.R. 44/1999 sia necessariamente destinato ad interventi di manutenzione degli immobili di edilizia sovvenzionata. Per quanto concerne gli alloggi sfitti la Sezione rileva che l’entità del fenomeno nei suoi valori complessivi rapportati alla consistenza del patrimonio in gestione si mantiene sostanzialmente ai livelli registrati alla data del 31.12.2003, essendosi verificata a livello regionale una riduzione del numero complessivo degli alloggi sfitti solo dello 0,93%. La mancata occupazione di 2.437 alloggi alla data del 31.12.2007, pari al 8,09% dell’intero patrimonio gestito, rimane pertanto una circostanza meritevole di grande attenzione e che deve essere attentamente monitorata nei suoi sviluppi. Per altro verso non può però sottacersi che nel quadriennio la situazione della “sfittanza” si è certamente evoluta, nel senso che si sono sensibilmente modificate le sue causali e l’incidenza che le stesse hanno nei confronti dell’entità complessiva del fenomeno. In quest’ottica va registrata positivamente la significativa riduzione della rilevanza della causale di “sfittanza” connessa agli alloggi “in attesa di manutenzione”, come pure positivamente va registrato l’incremento della causale “pendenza di intervento manutentivo”, che sono evidentemente espressione della specifica attenzione (che emerge anche dal carteggio acquisito) riservata al fenomeno sia da parte della Direzione regionale sia da parte delle ATER. Le due circostanze sopra descritte, e cioè da un lato il fatto che sia rimasto sostanzialmente invariato il numero complessivo degli alloggi sfitti e dall’altro che sia sensibilmente diminuito il numero di alloggi in attesa di manutenzione e aumentato quello degli alloggi con interventi manutentivi in corso, induce a ritenere che il lasso temporale intercorso tra la rilevazione al 31.12.2003 e quella effettuata al 31.12.2007 sia stato sufficiente per avviare un’intensa attività manutentiva sugli alloggi sfitti (che ha prodotto l’effetto del cambio 23 dallo stato manutentivo degli alloggi), ma non sufficiente per fare uscire dalla situazione di “sfittanza” (qualunque ne sia la causale) un considerevole numero di alloggi. Va peraltro segnalato che la circostanza positiva connessa alla modifica dello “stato” di manutenzione degli alloggi sfitti viene in parte controbilanciata dal fatto che essa non presenta contenuti omogenei presso tutte le ATER. Va segnalato inoltre che all’interno del numero complessivo degli alloggi sfitti, presso tutte le ATER, è sensibilmente aumentata l’incidenza della causale “attesa di assegnazione”. Il dato, di significato di per sé negativo, potrebbe anche essere inteso come conseguenza di un disallineamento organizzativo tra gli apparati aziendali che hanno intensificato l’attività di recupero manutentivo e quelli preposti all’assegnazione degli alloggi recuperati. Tale ipotesi costituirebbe una plausibile motivazione della situazione rilevata, ma non sarebbe idonea a costituirne una giustificazione in quanto sostanzialmente dipende da una (inadeguata) risposta di carattere organizzativo. Per tale motivo la “sfittanza” per “attesa di assegnazione” è un dato meritevole di attenzione i cui sviluppi dovranno essere senz’altro attentamente monitorati. Tutto ciò premesso, e alla luce del fatto che l’entità del fenomeno “sfittanza” si mantiene comunque rilevante nei suoi valori complessivi, le attività e le valutazioni che debbono svolgersi al riguardo non possono più limitarsi all’evidenziazione dei “numeri” della “sfittanza” e neanche delle sole diverse motivazioni che la giustificano (come si desume dal carteggio intercorso tra l’Amministrazione regionale e le ATER). Le attività e le valutazioni debbono invece essere finalizzate ad accertare se e in quale misura le risultanze ora in commento rappresentino un dato patologico, connesso ad un’inadeguatezza (forse pregressa) della gestione dell’edilizia residenziale pubblica regionale ovvero rappresentino un dato fisiologico. In quest’ultimo senso e a regime, la misura del fenomeno che potrebbe certamente essere qualificata come dato fisiologico coinciderebbe con la misura del turn over degli alloggi derivante dalla cessazione delle utenze. Anche siffatto turn over dovrebbe essere però costantemente monitorato. Oltre a tale misura, le motivazioni di una persistente “sfittanza” dovrebbero essere ricercate in altre direzioni, quali ad esempio la qualità dell’offerta degli alloggi e in particolare il livello qualitativo della manutenzione che viene esercitata17, le disponibilità finanziarie degli enti, le caratteristiche (vetustà) del patrimonio immobiliare regionale, le dinamiche della domanda di alloggi (che potrebbero scontare pregresse carenze nella scelta della localizzazione degli interventi). Un’utile conoscenza del fenomeno pare che debba quindi necessariamente abbracciare le caratteristiche, la qualità e la tempistica dei processi di produzione e di gestione aziendale che presiedono • alla manutenzione degli alloggi sia sotto il profilo della sua programmazione sia sotto il profilo della sua esecuzione, • all’assegnazione degli alloggi che a sua volta sottende un’adeguata gestione della fase finale dell’intervento costruttivo (per i nuovi alloggi) come pure un’adeguata gestione della definizione dei rapporti locativi con gli assegnatari (per gli alloggi di risulta) • alla gestione dei piani di vendita che includono alloggi sfitti, • all’interrelazione fra le procedure di cambio e di nuova assegnazione (e dei criteri che vengono a tale fine utilizzati), • alla conversione degli alloggi inabitabili o da demolire in risorse utili alla gestione. Le deduzioni svolte dalle ATER di Trieste e di Udine sulla “sfittanza” connessa alla “pendenza di assegnazione”, che hanno tra l’altro evidenziato l’incidenza del fenomeno del “rifiuto dell’assegnazione”, consigliano, in capo alla Regione, anche una valutazione circa 17 Le deduzioni svolte dall’ATER di Trieste con nota 13168 del 23.4.2008, precisano che “è precisa scelta gestionale delle ATER regionali quella di assegnare alloggi a posto per gli aspetti della manutenzione edilizia e del decoro, della dotazione impiantistica, nonché della sicurezza e delle certificazioni”. Sottolinea inoltre che sui tempi della manutenzione incide il grado di vetustà media del patrimonio ed il grado di ricambio dell’utenza, la diversa intensità e caratteristiche dell’azione manutentiva a seconda che essa interessi alloggi singoli o interi edifici, per i quali si rende spesso anche necessario provvedere al trasferimento degli occupanti, senza che a tal fine l’ATER possa utilizzare misure coercitive. L’ATER di Udine, con nota n. 8124 del 23.4.2008, ha affermato che nessuno dei circa 300 alloggi che vengono riconsegnati ogni anno viene riassegnato in assenza di un preventivo intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria, che mediamente richiede rispettivamente 6 mesi e 12/14 mesi. I costi di tali ripristini sono in media di 4.000 euro per la manutenzione ordinaria e di 30/35.000 euro per quella straordinaria. 24 l’idoneità della specifica disciplina attualmente vigente e delle procedure all’uopo praticate dalle aziende. Al riguardo va ancora aggiunto che, a fronte della consistenza del fenomeno (al 31.12.2007 n. 366 alloggi, pari al 1,26% del totale degli alloggi gestiti, erano in attesa di assegnazione) le osservazioni svolte dall’ATER di Trieste18 e le obiettive difficoltà gestionali (anche connesse alle condizioni soggettive dell’utenza) da essa rappresentate richiedono vieppiù l’esistenza di una risposta particolarmente efficace ed efficiente da parte dell’ente gestore. Tra una siffatta prospettazione del problema della “sfittanza” e le tematiche afferenti l’esistenza e la qualità delle procedure votate alle verifiche di efficienza, efficacia ed economicità della gestione dell’ERP il passo è quindi breve. Su questa problematica le risposte fornite dall’Amministrazione regionale in relazione agli esiti del precedente controllo, che ne avevano sottolineato l’importanza, non riferiscono di specifiche attività di indirizzo regionale o di esiti di approfondimenti svolti in questa direzione, che troverebbero piena giustificazione nelle prerogative di legge (L.R.24/1999) riconosciute alla Regione nella materia dell’edilizia residenziale pubblica circa la creazione dei presupposti per una gestione economica (art. 1), circa l’attività di indirizzo e coordinamento delle ATER (art. 2), circa la verifica della loro produttività (art. 18)19. L’Amministrazione regionale si limita a riferire genericamente di avere allo studio l’eventualità di una reintroduzione di procedure di controllo codificate e l’attivazione di strumenti e criteri di gestione improntati a efficacia, efficienza ed economicità. Al riguardo è appena il caso di precisare che l’importante iniziativa regionale afferente il controllo in itinere dell’andamento degli interventi costruttivi di cui sopra si è detto non esaurisce la tematica ora in esame, in quanto essa è finalizzata solo a rilevare l’entità dell’attività costruttiva tempo per tempo svolta dalle ATER e non a quantificare e valutare le risorse aziendali a tal fine impiegate e l’appropriatezza del loro uso. La centralità e l’importanza del tema ora in parola emerge indirettamente anche dai fatti rappresentati dall’Amministrazione a proposito dell’attività di vigilanza da essa prestata. Al riguardo molto significativa appare ad esempio la situazione emersa relativamente alle ulteriori attività tecniche convenzionalmente assunte dall’ATER della provincia di Gorizia, che hanno compromesso il regolare svolgimento della sua primaria finalità istituzionale afferente l’edificazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Nel relativo carteggio non c’è alcun riferimento • a preventive valutazioni di fattibilità operate dall’ATER in relazione all’attività complessiva dell’azienda, le quali avrebbero potuto giustificare l’assunzione di incarichi aggiuntivi, • alle interrelazioni con l’ordinaria attività corrente di lavoro degli apparati tecnici coinvolti, • alla preventiva quantificazione dei costi dei fattori produttivi che sarebbero stati impiegati, • alla conseguente problematica della determinazione di un adeguato prezzo per il servizio prestando. L’assenza di siffatte preventive valutazioni può infatti ripercuotersi non solo in disfunzioni gestionali dell’ente (come in effetti risulta sia avvenuto), ma anche nello svolgimento di un’attività diseconomica per l’azienda20. Analoghe considerazioni possono essere svolte con riferimento alla più articolata e ben più grave fattispecie relativa alla società a responsabilità limitata costituita dall’ATER della provincia di Pordenone per svolgere attività che l’azienda avrebbe potuto compiere autonomamente e ordinariamente. Non è questa la sede per affrontare il delicato problema dell’individuazione dei presupposti e delle finalità21 che possono giustificare il ricorso alla costituzione di un 18 Cfr precedente nota 13. Le deduzioni svolte dalle ATER di Trieste e di Udine segnalano l’esistenza di autonomi controlli di gestione e anche di contabilità analitica. 20 Con nota n. 5743 del 23.4.2008 l’ATER di Gorizia ha precisato che la fattispecie oggetto di esame è precedente all’incardinamento dell’attuale Amministrazione, la quale ha avviato un procedimento giudiziario per far dichiarare la nullità dei contratti sottoscritti. Ha altresì segnalato che presso la procura regionale della Corte dei conti è al riguardo pendente un’istruttoria. 19 25 partenariato societario tra enti pubblici o tra enti pubblici e privati, ma si può comunque qui affermare che una siffatta soluzione organizzatoria da parte di un ente pubblico economico quale una ATER del Friuli Venezia Giulia, che gode già di un’ampia autonomia imprenditoriale e gestionale (oltre che patrimoniale e contabile), deve necessariamente rispondere a logiche giuridiche e soprattutto economiche ben soppesate, definite e adeguatamente rappresentate. In quest’ottica è pertanto evidente che, congiuntamente alle valutazioni di merito che debbono all’uopo svolgersi e in relazione ai preindividuati benefici economico-funzionali conseguibili, una completa padronanza e analitica conoscenza dei processi produttivi aziendali e dei relativi costi, come pure una loro valutazione comparativa e prospettica, costituiscono indispensabile presupposto per l’avvio di iniziative imprenditoriali da attuare con nuove soluzioni organizzative (quale appunto la costituzione di una società di capitali). Sotto questo profilo sarebbe stato opportuno, se non doveroso, che l’ATER rappresentasse alla Regione i contenuti delle suddette cognizioni e valutazioni prospettiche prese in considerazione ai fini della costituzione della srl e cioè che in sostanza svolgesse una qualche difesa dell’importante iniziativa imprenditoriale che aveva attivato solo qualche anno prima e nella quale aveva investito circa due milioni di euro per capitale sociale, ottocentomila euro a titolo di finanziamento, oltre alle risorse umane appositamente dedicate. Il carteggio inizialmente acquisito dalla Sezione nulla evidenziava a questo proposito: quello acquisito successivamente non pare del tutto idoneo a scalfire le pertinenti e penetranti osservazioni dell’Assessore regionale22. La questione ha peraltro una rilevanza del tutto incidentale ai fini del presente referto e non ne costituisce specifico oggetto. Riaffermata quindi l’importanza che l’intervenuta aziendalizzazione dei vecchi IACP regionali e la loro trasformazione in ATER si accompagni all’attivazione di procedure effettivamente in grado di misurare e guidare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità della loro azione, rimane aperta la questione di individuare sia la collocazione di tale attività nel sistema regionale dell’ERP sia i suoi protagonisti. Le osservazioni conclusive del precedente controllo avevano preso chiaramente posizione al riguardo, sottolineando la peculiarità delle funzioni che competono ai collegi sindacali delle ATER (così come di altri organismi pubblici, come ad esempio le aziende sanitarie) che sarebbe del tutto riduttivo limitare a quelle che ordinariamente competono ai sindaci di enti privati. Il collegio sindacale è infatti posto a presidio non solo dell’interesse al corretto e regolare svolgimento dell’attività aziendale, ma anche e soprattutto a tutela dei vari interessi pubblici sottesi all’attività stessa e alla natura pubblica delle risorse che vengono prodotte e impiegate. I criteri di nomina (pubblica) dei componenti del collegio sono un chiaro sintomo della fondatezza di un siffatto ordine di idee. Nello stesso senso depone anche l’obbligo di referto alla Giunta regionale per i riscontri di gravi irregolarità. Al collegio sindacale competono pertanto accanto agli ordinari compiti civilistici (art. 2403 cc) di vigilare sull’osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta amministrazione e in particolare sull’adeguatezza dell’assetto organizzativo, amministrativo e contabile, anche il compito specifico (art. 11 L.R. 24/1999) di verificare la conformità dell’azione e dei risultati dell’azione aziendale tanto ai programmi e agli indirizzi della Regione quanto al principio di buon andamento. 21 A questo proposito, relativamente alle procedure di affidamento di servizi e attività agli organismi partecipati da enti pubblici, cfr. la recente sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria 3 marzo 2008 n.1 che contiene una ricognizione dei principi che caratterizzano il cd. “in house providing” che come tale giustifica l’affidamento diretto e che si distingue, concettualmente e nella disciplina applicabile, dal caso di un affidamento ad una società mista pubblico-privata. 22 Sulla vicenda risulta aperta un’istruttoria presso la Procura regionale della Corte dei conti. Con nota n. 5731 del 16.4.2008 l’ATER di Pordenone ha precisato che il bilancio della società al 31.12.2007 chiude con un utile d’esercizio e che in data 23 aprile 2008 era convocata l’assemblea straordinaria per la messa in liquidazione della società. L’Ater ha successivamente prodotto uno studio elaborato nel settembre 2002 da una società di consulenza ai fini della costituzione della società di capitali. Lo studio, che si articola in una disamina di fattibilità giuridico-economica ed in un piano economico finanziario (oltre a schemi di atti societari e di patti parasociali), individua l’opportunità dell’operazione prevalentemente nella snellezza ed efficienza operativa derivante dalla non applicabilità delle procedure di evidenza pubblica alle attività della costituenda società, destinata a rimanere assoggettata ad una relazione di controllo da parte dell’ATER. Il piano economico finanziario ipotizza uno scenario afferente un’attività sociale consistente nella costruzione di due palazzine per complessivi 20 alloggi nel corso di quattro esercizi, con la previsione di una differenza positiva tra i valori e i costi della produzione di 95.600 euro. 26 E’ appena il caso di precisare che non si tratta di dare corso ad un aggravio del controllo formale, come paventa l’ATER di Udine nella sua nota n. 8124 del 23.4.2008. La natura pubblica delle risorse che l’azienda utilizza e l’ampliamento del concetto di legalità dell’azione agli aspetti dell’efficienza, dell’efficacia e dell’economicità (cfr Cass. SS.RR. 29.9.2003 n. 14488) rendono infatti indispensabile l’esistenza di effettivi, sostanziali e concomitanti controlli interni. A questo contesto non può pertanto rimanere estranea la tematica di cui ora si discute relativa all’esistenza di un controllo di gestione votato a misurare l’efficienza, l’efficacia e l’economicità e cioè in sostanza il buon andamento dell’azione delle ATER regionali, la cui adeguatezza, effettività ed utilità rientra a pieno titolo tra i compiti di verifica del collegio sindacale di ogni azienda. L’esistenza di un “sistema” regionale di edilizia residenziale pubblica imporrebbe poi, salva ovviamente l’autonomia dei singoli enti, che fossero condivisi a livello regionale i criteri e le logiche ispiratrici di siffatto controllo e soprattutto i suoi obiettivi (ad esempio, per rimanere tra i temi della presente relazione, la riduzione o quantomeno la chiarificazione della “sfittanza” degli alloggi). Non pare che si possa quindi prescindere da una coordinante attività di indirizzo regionale che dovrebbe essere preordinata ad acquisire gli elementi utili a quella valutazione di produttività delle ATER, (che dovrebbe essere connaturale all’intervenuta aziendalizzazione) che inequivocabilmente l’art. 18 della L.R. 24/1999 demanda alla Giunta regionale e di cui in realtà questa Sezione non ha registrato una significativa presenza. Una siffatta valutazione di “produttività regionale” richiederebbe poi una sostanziale uniformità tra le ATER nell’applicazione dei principi contabili e nella rappresentazione contabile dei fondamentali fenomeni gestionali, di cui invece il precedente controllo della Sezione ha intercettato una disomogeneità, che è stata appositamente, ma inutilmente segnalata ai fini di un approfondimento. In quest’ordine di argomentazioni va ricompresa la richiesta inoltrata con la suddetta nota del 15.11.2007 all’Amministrazione regionale e diretta all’acquisizione dei verbali dei collegi sindacali delle ATER, che era appunto votata a verificare quale fosse il contenuto e l’intensità dell’attenzione da loro prestata alle problematiche ora in esame. La risposta dell’Amministrazione regionale, che in sostanza ha precisato che la legge non prevede la trasmissione alla Regione dei verbali dei collegi sindacali delle ATER, pare un chiaro segno di un suo distacco dai principi e dalle logiche rappresentate da questa Sezione. Nell’ambito delle priorità operative segnalate dall’Amministrazione regionale pare che questa problematica non possa essere ulteriormente postergata. Sui temi ora in parola, ritiene questa Sezione che non si tratti tanto di “reintrodurre procedure di controllo codificate”, ma di utilizzare al meglio gli strumenti che già sono previsti dall’ordinamento regionale, che è stato comunque finora capace di generare anche risultati gestionali ampiamente positivi, come inequivocabilmente emerso nell’indagine comparativa nazionale. Conclusivamente, considerate anche le osservazioni e la documentazione da ultimo prodotta dall’Amministrazione e dalle ATER regionali , si può quindi affermare che in esito al precedente controllo, la risposta dell’Amministrazione regionale ai rilievi esercitati in quella sede si presenta differenziata nel senso che 1. sono state attivate misure che paiono idonee alla soluzione delle problematiche evidenziate relativamente ai temi della definizione delle procedure contabili e amministrative degli interventi edilizi, del contenimento dei tempi degli interventi costruttivi e del controllo sugli stessi, della più conforme applicazione e gestione del fondo sociale di cui all’art. 16 della L.R. 24/1999; 2. sono state attivate misure che sono ancora parziali o che richiedono ulteriori sviluppi relativamente al tema della individuazione di idonee procedure per la determinazione del fabbisogno abitativo regionale e per la conseguente ripartizione delle risorse tra i diversi settori di intervento nonchè al tema della “sfittanza” degli alloggi di edilizia sovvenzionata; 3. non sono state attivate idonee misure relativamente alla sussistenza di un indirizzo regionale finalizzato all’attivazione di adeguate procedure dirette alla verifica di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione delle ATER regionali, ai 27 fini dell’adozione di misure di autovalutazione ed eventualmente di autocorrezione del loro operato e alla verifica della loro produttività in un contesto sistematico di livello regionale che poggi in primo luogo sull’attività dei collegi sindacali delle ATER. Le risultanze dell’attuazione del programma regionale di edilizia residenziale pubblica di cui sopra si è detto e le soluzioni che verranno individuate dall’Amministrazione regionale sulle questioni ancora pendenti potranno costituire oggetto di future indagini da parte di questa Sezione nell’ambito di più mirati controlli sulla gestione. Il magistrato relatore f.to cons.avv. Fabrizio Picotti 28