OSPEDALI PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE Una Rete dell’O.M.S. Rete Regionale Veneta Centro di Coordinamento Rete Regionale Veneta Rete Regionale Veneta HPH HPH Il Progetto Ospedale e Territorio contro il Dolore della Rete Veneta HPH Regione del Veneto Assessorato alle Politiche Sanitarie HPH PROGETTO OSPEDALE E TERRITORIO CONTRO IL DOLORE una iniziativa della Rete Veneta HPH INDICE Presentazione Presentazione del Vice Presidente della Giunta Regionale ed Assessore alle politiche Sanitarie (Fabio Gava)……………………………………………………………………….…..3 Introduzione La Rete degli Ospedali per la Promozione della Salute (Simone Tasso)………………………………………………………………………...5 Il Progetto HPH “Ospedale e Territorio contro il Dolore” (Simone Tasso, Marco Visentin)…………………………………………………….13 Le Aziende aderenti al Progetto …………………………………………………………………….18 La videocassetta di formazione Il Video didattico “La misurazione del Dolore” (Renata Ferrari) ……………………………………………………………………....19 Allegati didattici (a cura di Renata Ferrari)…………………………………………………….…....23 A. Testo della video-presentazione intitolata “La misurazione del dolore”…………………....…24 B. Testo Copione PRIMA SCENA (misurazione SCORRETTA nell’adulto).………………..…..28 C. Protocollo istruzioni misurazione dolore nel paziente adulto……………………………..……30 D. Scheda per modifica copione prima scena (lavoro di gruppo)…………………………………32 E. Limiti alla comunicazione efficace………………………………………………..……………… 34 F. Testo Copione SECONDA SCENA (misurazione CORRETTA nell’adulto).…………………36 G. Testo Copione TERZA SCENA (misurazione CORRETTA nel BAMBINO-scala di Bieri).…40 H. Testo della video-presentazione intitolata “Dolore e Comunicazione”………………………..43 Documentazione OMS HPH Carta di Ottawa ……………………………………………………………………….47 Dichiarazione di Budapest ……………….………………………………………….53 Raccomandazioni di Vienna…………………………………………………………57 Intesa di Sanremo…………………………………………………………………….63 Regione del Veneto Assessorato alle Politiche Sanitarie L’Organizzazione Mondiale della Sanità, da oltre quindici anni, sostiene che il trattamento del dolore è notevolmente migliorabile anche nei Paesi più moderni ed avanzati dal punto di vista sanitario ed in più occasioni ha ribadito che nel 90% dei casi il dolore può essere controllato. Questo appare in sintonia con quanto emerso nello studio della Rete Veneta HPH descritto nella parte iniziale nel presente volume, che ha coinvolto 1325 pazienti di 6 Aziende ULSS del Veneto, dal quale risulta fra l’altro che il 51,5 % dei pazienti ricoverati riferiva dolore al momento della intervista. Sia a livello internazionale che nazionale viene messa in evidenza, inoltre, l’importanza della corretta formazione del personale su questo argomento, quale fondamentale azione strategica da realizzare per conseguire detti miglioramenti nel controllo del dolore. Questo emerge, anche, dai risultati del suddetto studio, che ha registrato una elevata percentuale (circa il 50%) di risposte errate sui corretti atteggiamenti/conoscenze da tenere nei pazienti con dolore, in un campione di oltre 1500 operatori sanitari intervistati nel Veneto. La Regione del Veneto, sensibile a tale problematica, attraverso una apposita commissione, ha promosso e coordinato presso le diverse aziende la realizzazione di specifiche iniziative sul tema in questione, tra le quali rientra il progetto della Rete Veneta degli ospedali per la Promozione della Salute “Ospedale e territorio contro il dolore”. Questa pubblicazione, che ho il piacere di introdurre, rappresenta il lavoro curato sul tema del miglioramento del trattamento del dolore dalla suddetta rete, la quale, è diventata un valido punto di riferimento regionale per la realizzazione di iniziative progettuali basate sui documenti di promozione della salute elaborati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il Vice Presidente della Giunta Regionale Assessore alle Politiche Sanitarie Avv. Fabio Gava IL PROGRAMMA INTERNAZIONALE HPH “HEALTH PROMOTING HOSPITALS” Simone Tasso Coordinatore Rete Veneta HPH Dirigente Medico Presidio Ospedaliero di Castelfranco Veneto www.ulssasolo.ven.it 5 www.sans-douleur.ch Le 3 attività essenziali (4) sono: L’evoluzione del concetto di salute maturato nel secondo dopoguerra sta alla base dello sviluppo di nuove politiche di Sanità Pubblica (1) e dello sviluppo dei concetti di “promozione della salute” e di “educazione sanitaria”. Dalla definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) del 1946 di salute intesa come “stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solamente assenza di malattia” (2) si è giunti nel 1986 alla Carta di Ottawa (documento conclusivo ufficiale della prima Conferenza Internazionale sulla Promozione della Salute) che, pur tenendo valida la definizione del 1946, dà una nuova visuale del concetto di salute descrivendola come “una risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita”(3). In altri termini la salute non viene più vista semplicemente solo come uno stato ma anche come una risorsa che permette all’uomo di interagire con gli altri, di prendere conoscenza del mondo, di adempiere ai propri ruoli sociali (1). Per questo promuovere la salute non significa semplicemente agire a livello dei servizi sanitari, ma è una modalità di agire più complessa che ha implicazioni in ognuno dei suddetti fattori. La Carta di Ottawa dà anche una precisa definizione di “promozione della salute” descritta come “il processo che mette in grado le persone di aumentare il controllo sulla propria salute e di migliorarla”(3). Quindi l’obiettivo della Promozione della Salute non è solo quello di fornire servizi e programmi che migliorino la salute delle persone, ma anche quello di aiutare le persone a rendersi conto che esse stesse possono influenzare i fattori determinanti della salute ed anche di dare loro gli strumenti per farlo. Per attuare la promozione della salute la Carta di Ottawa individua 3 attività essenziali e 5 azioni strategiche. www.ulssasolo.ven.it 1-difendere la causa della salute (to advocate) cioè utilizzare in maniera combinata azioni individuali e di gruppo per ottenere coinvolgimento e supporto politico, accettazione sociale ed il supporto della comunità ai fini di realizzare un determinato programma o raggiungere un particolare obiettivo di salute. 2-mettere in grado gli individui e le comunità (to enable) di controllare la propria salute e migliorarla. 3-servire da mediatore (to mediate) cioè riuscire a conciliare, nell’interesse della promozione e della protezione della salute, i diversi interessi (personali, sociali, economici) degli individui e della comunità e dei suoi differenti settori (pubblico e privato) Le 5 azioni strategiche sono: 1- costruire una politica pubblica per la salute; 2- creare ambienti favorevoli per la salute; 3- rafforzare l’azione della comunità; 4- sviluppare abilità personali; 5- riorientare i servizi sanitari. E’ importante, a questo punto, mettere in evidenza che la “Promozione della salute” è cosa ben diversa dalla “Educazione sanitaria”. Quest’ultima viene definita come “l’insieme delle azioni realizzate in modo consapevole che possono modificare in senso favorevole gli atteggiamenti, le abilità ed i comportamenti che sono rilevanti per la salute individuale e comunitaria” (4) . L’educazione sanitaria punta a modificare i comportamenti aumentando le capacità di scelta e di decisione degli individui, senza però cambiare le regole del comportamento proprie dei contesti e delle organizzazioni. La promozione della salute cerca invece di modificare i comportamenti cambiando le 6 www.sans-douleur.ch dovrebbe tendere un ospedale che intenda promuovere la salute. Successivamente a questa fase “teorica”, nel 1993 l’OMS ha dato avvio ad un Programma con 20 Ospedali Pilota in Europa (tra questi il Complesso Ospedaliero-Universitario di Padova ed l’Ospedale “Buzzi” di Milano) con il fine di studiare nella pratica le opportunità e le difficoltà di perseguire gli intendimenti della Dichiarazione di Budapest. Questa esperienza pilota è risultata positiva cosicché nel 1995 l’OMS ha inteso diffondere il modello pilota ad altri Ospedali creando il “Programma della Rete Internazionale HPH” (Health Promoting Hospitals) tradotta in Italiano con la formale definizione di “Ospedali per la Promozione della Salute”. Con la realizzazione della “Rete” l’OMS proponeva agli Ospedali Pilota di diventare punti di riferimento per gli altri ospedali dello stesso territorio (regione o nazionale) in modo che fossero diffusi i concetti e le linee operative nate dalle Carta di Ottawa e dalla Dichiarazione di Budapest. In altri termini, OMS incoraggiava la formazioni di Reti HPH regionali o nazionali direttamente connesse allo stesso OMS tramite un centro di coordinamento che, nella maggior parte dei casi era dato da un ospedale pilota. L’insieme delle Reti Nazionali/Regionali ha costituito (e tuttora forma) la Rete Internazionale HPH. Questa rappresenta lo sviluppo di una strategia di prioritaria importanza per OMS ed in particolare per l'Ufficio Regionale Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. In sintesi l’OMS propone il modello HPH per iniziare un processo di sviluppo culturale ed organizzativo, cercando di cambiare la cultura ospedaliera “istituzionale” di tipo quasi esclusivamente terapeutico in una cultura di salute, promovendo la salute nel proprio staff, nei pazienti e nella comunità servita. L’OMS si propone di raggiungere questo attraverso la realizzazione di progetti che debbono seguire una precisa metodologia basata su obiettivi rivolti a pazienti, staff e comunità servita. A questo proposito si segnala una ulteriore importante documentazione che è rappresentata dalle regole di comportamento vigenti in un determinato contesto . Il concetto di “Promozione alla salute” dopo la pubblicazione della Carta di Ottawa è rimasto invariato ed è importante segnalare che la definizione di “promozione della salute” in essa esplicitata è ritenuta valida tuttora dall’OMS dato che è stata mantenuta anche nel relativo glossario recentemente pubblicato (4). Merita ricordare che successivamente alla Conferenza di Ottawa si sono svolte altre 3 Conferenze Internazionali per la Promozione della Salute. La seconda Conferenza Internazionale si è tenuta in Australia (Adelaide, 1988), la terza in Svezia (Sundsvall 1991), la quarta ed ultima in Indonesia (Jakarta 1997) Queste Conferenze hanno sostanzialmente ribadito i concetti espressi a Ottawa ed approfondito alcune tematiche: ad Adelaide si è approfondita la tematica su “Politica Pubblica per la Salute”; a Sundsvall si è trattato in particolare di “Ambienti favorevoli alla salute”; a Jakarta si è discusso per la prima volta del ruolo del settore privato a supporto della promozione della salute. Nonostante questi approfondimenti i concetti della Carta di Ottawa rimangono validi ed attuali tuttora e rappresentano una pietra miliare nell’ambito della promozione della salute. La Promozione della Salute in Ospedale: gli Ospedali Pilota e la Rete Internazionale HPH Con il fine di studiare in quale modo gli ospedali possono intervenire nell’articolato processo di promozione della salute espresso dalla Carta di Ottawa, nel 1988 l’OMS ha dato avvio ad una serie di incontri, invitando esperti di sanità pubblica, operatori ospedalieri ed universitari, cercando di definire quali dovessero essere le principali caratteristiche di un Ospedale che promuove la salute. Il risultato di questi incontri è rappresentato dalla “Dichiarazione di Budapest”, che rappresenta il manifesto degli “Ospedali per la Promozione della Salute”, nel senso che descrive le caratteristiche principali cui www.ulssasolo.ven.it/hph 7 www.sans-douleur.ch RETE INTERNAZIONALE HPH (aggiornamento Maggio 2003) www.ulssasolo.ven.it 8 www.sans-doleur.ch Dal 2001 il Centro di Coordinamento è passato alla ULSS n.8 di Asolo ed attualmente la Rete Veneta degli HPH è composta da 18 Aziende sulle 22 esistenti, come descritto nella tabella che segue. Raccomandazioni di Vienna ed Intesa di Sanremo. In questi anni il Programma Internazionale degli HPH ha continuato ad ingrandirsi, coinvolgendo un numero sempre maggiore di ospedali e progetti, tanto che attualmente il Programma interessa 34 Reti Nazionali/Regionali con 693 Ospedali (5). In Italia sono attualmente formate 9 Reti (Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Trentino, Liguria, Toscana, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia) che coprono quasi completamente il nord e centro Italia; sono in fase di costituzione le Reti della Sicilia e della Campania. Rete Regionale Veneta degli Ospedali per la Promozione della Salute (aggiornamento al 6 marzo 2004) Azienda Azienda ULSS n. 1 Belluno Azienda ULSS n. 2 Feltre Azienda ULSS n. 4 Alto Vicentino Azienda ULSS n. 5 Ovest Vicentino Azienda ULSS n. 6 Vicenza Azienda ULSS n. 7 Pieve di Soligo Azienda ULSS n. 8 Asolo Azienda ULSS n. 9 Treviso Azienda ULSS n. 12 Veneziana Azienda ULSS n. 14 Chioggia Azienda ULSS n. 15 Cittadella Azienda ULSS n. 16 Padova Azienda ULSS n. 17 Este-Montagnana Azienda ULSS n. 18 Rovigo Azienda ULSS n. 19 Adria Azienda ULSS n. 21 Legnago Azienda ULSS n. 22 Bussolengo Azienda Ospedaliera di Verona La Rete Veneta HPH La prima Rete HPH a formarsi in Italia è stata proprio la Rete Veneta. Questo è avvenuto nel 1995 quale logica conseguenza del lavoro svolto dall’Ospedale di Padova nel Progetto Pilota, grazie anche alla sensibilità e alla professionalità maturate in quegli anni in questa Regione. La Rete Veneta si è sviluppata sulla base di un Progetto Regionale di promozione alla Salute dal titolo “Ospedali per la promozione della Salute: creazione di una rete regionale” con responsabile scientifico il dott. Carlo Favaretti, Direttore Generale della ULSS n. 19 di Adria, che aveva seguito le fasi iniziali degli HPH in qualità di Direttore Sanitario dell’Ospedale Pilota di Padova. La ULSS di Adria è stato il primo Centro di Coordinamento della Rete Veneta. La prima azione per istituire la Rete è stata la proposta di adesione inviata dal responsabile scientifico ai Direttori Generali delle Aziende ULSS ed Ospedaliere del Veneto. Tale proposta è stata seguita dal corso di formazione “Gli ospedali e la promozione della salute” tenuto dal prof. Leo Baric, al quale hanno partecipato operatori provenienti da quasi tutte le Aziende Sanitarie Venete. Nei mesi successivi sono pervenute le adesioni delle Aziende, sancite formalmente dalle deliberazioni dei rispettivi Direttori Generali e seguite dalla firma della Convenzione con il Centro di Coordinamento delle Rete Veneta e con l’Ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. www.ulssasolo.ven.it/hph Con la adesione alla Rete, mediante specifica deliberazione, i Direttori Generali hanno accettato i principi espressi nella “Carta di Ottawa” e nella “Dichiarazione di Budapest” e si sono impegnati a sviluppare almeno 3 Progetti di Promozione alla Salute. In ogni azienda è stato costituito un Comitato Tecnico per lo sviluppo del programma aziendale e, normalmente, il dirigente medico di ospedale è stato incaricato di svolgere le funzioni di coordinatore locale. Attorno al programma aziendale si sono costituiti Gruppi di Lavoro per ciascuno dei Progetti affrontati dalla Azienda. Per ciascun Gruppo di Lavoro è stato identificato un Responsabile (Responsabile dei Progetto Aziendale). Alcune Aziende hanno sviluppato progetti analoghi. In questi casi si sono sviluppate azioni sinergiche e prodotto documenti comuni. 9 www.sans-douleur.ch I PROGETTI INTERAZIENDALI Rete Veneta HPH operativamente il Programma Aziendale, cioè l’insieme delle iniziative svolte in una Azienda. Il Programma Aziendale deve essere articolato in almeno 3 Progetti ciascuno dei quali è costituito dall’insieme di attività di promozione alla salute sviluppate su uno specifico argomento. E’ necessario che venga identificato formalmente dalla Direzione dell’Azienda un capogruppo responsabile del Progetto. Tra i compiti del responsabile del Progetto vi è anche quello di tenere l’archivio di progetto, in modo da poter documentare anche a distanza di tempo l’evoluzione del processo (le date importanti, le azioni svolte i materiali prodotti, le persone coinvolte, i risultati ottenuti, i verbali delle riunioni ecc.). E’ necessario, inoltre, che sia identificato formalmente anche un Coordinatore Aziendale con la funzione di sviluppo e coordinamento dei Progetti. Ospedale e Servizi Socio Sanitari senza Fumo Referente del Progetto: Stefano Nardini, Ospedale di Vittorio Veneto (TV). Ospedale e Servizi SocioSanitari Interculturali Referente di Progetto: Maria Caterina De Marco, Ospedale Ca’ Foncello Treviso. Ospedale e Territorio contro il dolore. Referente di Progetto: Marco Visentin, Ospedale S.Bortolo Vicenza. Integrazione Ospedale e Territorio Referente di Progetto: Fulvia Salzani, Distretto Socio Sanitario di Montebelluna (TV). PROGRAMMA AZIENDALE Comitato Tecnico Aziendale Alimentazione sana in Ospedale Referente di Progetto: Vanni Bolzon, Ospedale di Adria (RO). Coordinatore Aziendale Accoglienza e comfort Referente di Progetto: Emanuela Pizzardo, Azienda ULSS 19 Rovigo. Progetto Aziendale 1 Salute e Sicurezza degli Operatori Sanitari Referente di Progetto Dr.ssa Maria Cristina Targon, Azienda ULSS 1 Belluno. I Comitati Tecnici Aziendali Al fine di perseguire gli obiettivi di salute stabiliti secondo l’approccio della promozione della salute seguito dagli HPH, è stato considerato opportuno proporre alle Aziende Sanitarie (ULSS e/o Ospedaliere) di istituire un Comitato Tecnico Aziendale con il compito di sviluppare e supportare www.ulssasolo.ven.it/hph Progetto Aziendale 2 Progetto Aziendale 3 Gruppo di lavoro 1 Gruppo di lavoro 2 Gruppo di lavoro 3 Responsabile di Progetto 1 Responsabile di Progetto 2 Responsabile di Progetto 3 Schema organizzativo del Programma Aziendale HPH 10 www.sans-douleur.ch inadeguate dei malati riguardo al dolore è risultato che: il 46% dei pazienti temeva gli effetti collaterali dei farmaci analgesici il 38 % temeva di diventare tossicodipendente un altro 38 % temeva di disturbare lo staff riferendo il proprio dolore il 16 % desiderava mostrarsi stoico Il Progetto Ospedale e Territorio contro il Dolore Nell’ambito della Rete HPH il corretto trattamento del dolore è considerato un intervento di primaria importanza per promuovere il benessere dei ricoverati. L’interesse per l’argomento è presente sia a livello di singoli ospedali sia a livello di coordinamento HPH ed è testimoniato dal fatto che numerosi sono gli ospedali che spontaneamente (ma talora anche con un coordinamento regionale) hanno iniziato un Progetto contro il Dolore. Inoltre vi è una sensibilità internazionale e nazionale al problema, testimoniata dal fatto che proprio ai Progetti sul dolore è stato dato spazio in sessioni parallele in varie Conferenze sia nazionali che internazionali HPH (Bratislava 2002, Castelfranco 2002, Firenze 2003, Mosca 2004) (6-14). Affrontare appropriatamente questo argomento significa mettere in moto le azioni previste dalla Carta di Ottawa, perché proprio su questo argomento è importante “cambiare una cultura” che troppo spesso affronta il dolore con un atteggiamento fatalistico, considerandolo per lo più come un fatto ineluttabile, come parte integrante ed inevitabile della malattia. Si tratta, come suggerisce la Dichiarazione di Budapest, di agire con azioni multisettoriali sul personale, sui pazienti, sulla comunità. I professionisti sanitari, ad esempio, mostrano spesso importanti carenze riguardo al dolore, al suo trattamento e non lo considerano una priorità nella pratica medica attuale: • È sempre forte la convinzione che l’unico compito della medicina sia quello di guarire le malattie • Il dolore viene considerato solo come un sintomo, che è pericoloso occultare • Se un dolore non dipende da una causa evidente, non ci si sforza di comprenderlo, ma piuttosto lo si ignora Gli ostacoli non vengono solo da parte dei professionisti ma anche dai pazienti stessi. Da un’inchiesta condotta presso l’ospedale S. Bortolo di Vicenza sulle convinzioni www.ulssasolo.ven.it/hph Per questo appare importante intervenire anche sulla comunità per sensibilizzarla sul problema e cambiarne credenze ed atteggiamenti. E' sulla base di questi presupposti che è nato e si è sviluppato il Progetto "Ospedale e Territorio contro il Dolore" della Rete Veneta HPH le cui principali azioni sono descritte nell'articolo che segue. BIBLIOGRAFIA 1. Baric L, Corso di Promozione della SaluteCentro di educazione alla Salute, Padova 714 ottobre 1995. 2. WHO, Basic documents. 39th ed. Geneva 1992. 3. WHO, The Ottawa Charter for Health Promotion in Health Promotion n°1,1986, III-V 4. WHO, Health Promotion Glossary.1998. Document WHO/HPR/HEP/ 98.1 5. Grone O, Evolution of and directions for the International network of Health Promoting Hospitals. Atti 11a Conferenza Internazionale HPH . Firenze 18-20 Maggio 2003. 6. Visentin M, Verso un Ospedale senza Dolore, Recenti Prog. Med 1999 Giugno; 90 (6):321-4. 7. Visentin M, Trentin L, de Marco R, Zanolin E, Knowledge and attitudes of Italian Medical Staff towards the approach and tratment of patients in pain , J Pain Symptom Manage 2001;Nov; 22 (1):925-930. 8. Tasso S, How to change the clinical practice- the role of the Regional HPH Network. Atti 9a Conferenza Internazionale HPH, Copenhagen 1618 maggio 2001 9. Zucco F, Sottili S, Jacquot L et al: Ospedale senza Dolore: la Rete Lombarda per sviluppare e valorizzare i Progetti Aziendali. Atti 6a Conferenza Nazionale HPH: 55-57; Castelfranco Veneto 25-26 Novembre 2002 10. Messeri A, Morello Marchese P: Progetto Ospedale senza Dolore nella Rete Toscana: stato di avanzamento ad un anno di attività. Atti 6a Conferenza Nazionale HPH: 57-58; Castelfranco Veneto 25-26 Novembre 2002. 11 www.sans-douleur.ch 11. 12. 13. 14. Conferenza Nazionale HPH: 57-58; Castelfranco Veneto 25-26 Novembre 2002. Visentin M, Tasso S, : Ospedale e Territorio contro il Dolore : il Progetto delle Aziende della Rete Veneta HPH. Atti 6a Conferenza Nazionale HPH: 59-60; Castelfranco Veneto 25-26 Novembre 2002. Visentin M, Trentin L, Selle V et al : Towards a pain-free hospital ; Abstract Book 10th International Conference on HPH : 38; Bratislava, May 15-17 , 2002. Messeri A, Morello Marchese P , : Pain-Free Hospital: Tuscany Experience, Abstract Book 11th International Conference on HPH : 60-61; Florence, May 18-20 , 2003. Zucco F, Sottili S, Ripamonti C et al: Pain-Free Hospital: an advanced HPH Project in Regione Lombardia Abstract Book 11th International Conference on HPH : 61; Florence, May 18-20 , 2003. www.ulssasolo.ven.it/hph 12 www.sans-douleur.ch OSPEDALE E TERRITORIO CONTRO IL DOLORE : IL PROGETTO HPH IN VENETO Simone Tasso (*), Marco Visentin (**) (*) Coordinatore Rete Veneta HPH Dirigente Medico Presidio Ospedaliero di Castelfranco Veneto (**) Responsabile Regionale Progetto HPH “Ospedale e Territorio contro il Dolore” Servizio Terapia Dolore ULSS n.6 Vicenza www.ulssasolo.ven.it/hph 13 www.sans-douleur.ch Introduzione L’esperienza HPH del Veneto sulla tematica "dolore" è partita dai presupposti descritti nel capitolo precedente, con l'obiettivo di creare un Progetto che tenesse conto oltre che dei fondamenti di promozione della salute descritti nella Carta di Ottawa (1) e nella Dichiarazione di Budapest (2) anche delle Linee Guida Nazionali (3) e Regionali (4) sul dolore e della esperienza maturata dai colleghi che avevano lavorato per la fase nazionale del Progetto “Ensemble contre la douleur” (5-7). pari a 51,5% con valore medio del dolore pari a 2,50 (deviazione standard = 3,09) utilizzando la Numerical Rating Scale (NRS), che prevede 11 livelli di intensità dolorifica che vanno da 0 (assenza di dolore) a 10 (dolore massimo) (Fig.1). Fig.1 Distribuzione % grado dolore 11% 22% Lo Studio Policentrico Il primo passo del Progetto è stato uno studio policentrico condotto negli ospedali di 6 aziende sanitarie del Veneto (ULSS n.1 Belluno, ULSS n.8 Asolo, ULSS n.16 di Padova, ULSS n.17 Este, ULSS n.18 Rovigo, ULSS n.21 Legnago). Lo studio ha coinvolto complessivamente 1325 ricoverati (alcuni anche in ospedalizzazione domiciliare) ed ha avuto fondamentalmente i seguenti principali obiettivi: 1) Rilevare la prevalenza e l’intensità del dolore che i pazienti dichiaravano di percepire 2) Rilevare il giudizio espresso dagli operatori sanitari circa l’intensità del dolore del paziente 3) Confrontare le due rilevazioni, così da valutarne il grado di concordanza 4) Valutare le conoscenze e gli atteggiamenti nei confronti del dolore da parte degli operatori sanitari (medici ed infermieri) ass:48,5% 48% mod:21,8% intenso:10,5% 19% Il grado di concordanza tra dolore percepito dal paziente e dolore rilevato dall’operatore è stato calcolato mediante coefficiente K di Cohen che tiene conto anche della concordanza casuale. La K di Cohen è risultata 0,3746: valori di questo parametro inferiori a 0,4 significano scarso grado di concordanza (Fig.2). Fig.2 Concordanza tra dolore percepito dal paziente e dolore riconosciuto dall’operatore sanitario 500 450 400 350 300 250 200 Lo studio si è tenuto nell’ultimo trimestre del 2002 ed ha coinvolto, oltre ai suddetti pazienti anche 1706 operatori sanitari cui sono stati somministrati altrettanti questionari sulle conoscenze e sugli atteggiamenti nei confronti del dolore. I principali risultati possono essere così riassunti: prevalenza del dolore tra i ricoverati 150 100 50 0 Assente Lieve Lieve Intenso 14 Assente Moderato Moderato Intenso Dolore percepito dal paziente Dolore riconosciuto dall'operatore sanitario www.ulssasolo.ven.it/hph lieve:19,3% www.sans-douleur.ch Tab.1. Percentuale di risposte corrette e intervallo di confidenza al 95 % per ogni domanda del questionario “Atteggiamenti e conoscenze del dolore” (n. soggetti=1706). % risposte esatte Domanda 1. I.C. (95 %) Il paziente con dolore continuo va trattato preferibilmente con analgesici somministrati ad orario fisso piuttosto che al bisogno. (V) 2. Prima di dare una ulteriore dose di analgesico bisogna aspettare che il paziente lamenti dolore. (F) 3. La via di somministrazione preferibile per gli analgesici narcotici è quella intramuscolare. (F) 4. Quando un paziente richiede quantità crescenti di analgesici per controllare il dolore, significa che sta diventando psicologicamente dipendente da essi. (F) 5. I pazienti che ricevono analgesici narcotici "al bisogno", è normale che assumano un comportamento di continua attesa della dose successiva. (V) 84.5 82.7-86.2 49.6 47.2-52.0 59.4 56.9-61.7 42.2 39.8-44.6 33.1 30.9-35.4 6. Il giudizio più accurato sull’intensità del dolore è quello che ne dà il paziente. (V) 67.1 64.8-69.3 7. Quando un paziente con dolore riceve farmaci analgesici "al bisogno" è normale che 36.5 34.2-38.8 45.9 43.5-48.3 38.4 36.1-40.8 49.5 47.1-51.9 43.5 41.1-45.9 29.7 27.5-32.0 97.3 96.4-98.0 76.6 74.5-78.5 88.9 87.3-90.3 73.3 71.2-75.4 45.2 42.8-47.6 42.3 39.9-44.7 26.4 24.3-28.6 33.9 31.6-36.2 32.6 30.4-34.9 51.2 50.5-51.9 li richiederà prima che il dolore ritorni. (V) 8. Il personale sanitario è sempre in grado di cogliere nei bambini segni che indicano la presenza di dolore. (F) 9. Gli analgesici narcotici possono provocare depressione respiratoria, quindi non devono essere usati nei bambini. (F) 10. I bambini piangono sempre, quindi per essi sono indicate attività di distrazione piuttosto che veri e propri farmaci analgesici. (F) 11. Il dosaggio appropriato di morfina nel paziente con dolore è quello che controlla meglio la sintomatologia; non c’è una dose massima (che, cioè, non può essere superata) per la morfina. (V) 12. Dare al paziente con dolore cronico un placebo è spesso utile per valutare se ha realmente dolore. (F) 13. Per un buon trattamento del dolore tumorale è necessario valutare con continuità nel tempo il dolore e l’efficacia della terapia. (V) 14. I pazienti hanno il diritto di aspettarsi come risultato del trattamento una completa scomparsa del dolore. (V) 15. La mancanza di espressione di sofferenza non significa necessariamente assenza di dolore. (V) 16. La distrazione, ad es. tramite musica o tecniche di rilassamento, può diminuire la percezione del dolore. (V) 17. La valutazione del dolore da parte del medico o dell’infermiere è una valida misura del dolore percepito dal paziente. (F) 18. I pazienti con forte dolore cronico spesso hanno bisogno di dosaggi più alti di analgesici che i pazienti con dolore acuto. (V) 19. Richieste sempre maggiori di analgesici sono segno che il paziente sta diventando farmaco-dipendente. (F) 20. Se il paziente (o familiare) riferisce che un analgesico gli sta dando euforia, bisogna dargli una dose minore di farmaco. (F) 21. Il 25% dei pazienti che ricevono analgesici a orario fisso diventano farmacodipendenti. (F) Percentuale totale di risposte corrette (V) Vero corrispondente alle risposte “d’accordo” o “assolutamente d’accordo” del questionario. (F) Falso corrispondente alle risposte “in disaccordo” o “assolutamente in disaccordo” o “ne in accordo ne in disaccordo” del questionario. www.ulssasolo.ven.it/hph 15 www.sans-douleur.ch Nella figura 2 i cilindri azzurri rappresentano il numero di soggetti (n. 227) per cui il dolore è sovrastimato dall’operatore sanitario, i cilindri verdi rappresentano i soggetti (n. 329) per cui il dolore è sottostimato; i cilidri rossi il numero di soggetti (n. 760) per i quali dolore percepito dal paziente e dolore registrato dall’operatore sanitario concordano. I questionari sulle conoscenze e atteggiamenti riguardanti il dolore (sui suddetti 1706 operatori sanitari) hanno messo in evidenza una percentuale di risposte esatte pari 51,2 % (50,5 - 51,9 l'intervallo di confidenza al 95 %). Le domande del questionario e le relative percentuali di correttezza sono descritte nella tabella 1. Al tempo stesso è stato istituito (così come avviene per altri Progetti HPH) un Gruppo di Lavoro Interaziendale con l’obiettivo di individuare le azioni ritenute prioritarie dalle varie Aziende. Tra le priorità definite dal Gruppo Interaziendale vi è la formazione del personale sulla corretta misurazione del dolore. Nell'ambito del Progetto la formazione è già stata avviata sul personale sanitario che ha svolto l'intervento di rilevazione dello studio policentrico. Tuttavia si trattava di una formazione specifica (e parziale) che aveva come principale obiettivo quello di insegnare il corretto uso della scala NRS agli operatori sanitari. Non c'è stata una specifica formazione sulla comunicazione con il paziente. I limiti di questa formazione emergono, peraltro, dagli stessi risultati del nostro studio ed in particolare dalla bassa concordanza tra dolore percepito dal paziente e dolore riconosciuto dall'operatore sanitario (Fig.2). Lo studio ha messo in evidenza uno dei punti più delicati sulla rilevazione del dolore: da una parte l'operatore sanitario non può registrare passivamente il livello numerico del dolore riferito dal paziente (il quale, peraltro, spesso chiede chiarimenti), dall'altra parte lo stesso operatore non può registrare un livello di dolore dalla sola osservazione del paziente, senza entrare in comunicazione con lui. Di qui l’importanza di sviluppare una parte del Progetto specificatamente rivolta alla comunicazione. La formazione prevista nel presente volume è nata da questa esigenza e cioè dalla volontà di presentare agli operatori sanitari oltre che la scala di misurazione anche il corretto approccio comunicativo (verbale e non verbale) da tenere con il paziente. Abbiamo cercato di fornire un taglio pratico al presente volume. In sostanza si tratta di fornire a personale esperto delle diverse ULSS (i formatori aziendali) sussidi pratici per preparare le lezioni e gli incontri sull’argomento, basati su Le azioni sulla comunità Contemporaneamente a questo studio osservazionale policentrico si è svolta nelle aziende una azione di sensibilizzazione della comunità sull’argomento: agli ingressi degli ospedali sono stati allestiti stand dove personale appositamente istruito illustrava il Progetto e consegnava materiale informativo. Al tempo stesso, in buona parte delle aziende, sono stati predisposti comunicati stampa che hanno portato alla pubblicazione di articoli sui quotidiani locali ed è stata curata anche la pubblicazione di notizie sul progetto nei giornali delle ULSS. In alcune Aziende sono state organizzate Conferenze rivolte alla popolazione per diffondere alla comunità i contenuti del Progetto. Le azioni sul personale sanitario Le azioni sul personale non si sono limitate a quelle di tipo conoscitivo-osservazionale dello studio policentrico. Così come previsto dagli HPH, per facilitare la realizzazione del Progetto e creare sinergie aziendali una delle prime azioni del Coordinamento Regionale è stata quella di proporre la costituzione di Gruppi di Lavoro Aziendali HPH (con un referente aziendale) che dovrebbero coincidere con i Comitati Aziendali per il Dolore previsti dalla normativa vigente. www.ulssasolo.ven.it/hph 16 www.sans-douleur.ch contenuti condivisi dal Gruppo di Lavoro Interaziendale HPH. Per questo abbiamo prodotto anche una videocassetta che oltre ad una parte teorica contiene anche scene di misurazione del dolore recitate da attori nel ruolo di pazienti, medici, infermieri su cui aprire una discussione. Per facilitare il lavoro di formazione abbiamo corredato il presente fascicolo di allegati facilmente fotocopiabili (formato A4) contenenti i testi delle scene e schede didattiche che possono essere distribuite ai discenti nel corso della lezione. Si crede che questo sia un primo ed incoraggiante passo per formare in maniera appropriata il personale delle nostre Aziende su di una tematica così importante e delicata quale la misurazione del dolore. BIBLIOGRAFIA 1 2. 3. 4. 5. 6. 7. WHO: The Ottawa Charter for Health Promotion in Health Promotion n°1,1986, III-V Budapest Declaration on Health promotion Hospitals, May 1991. Linee Guida per la Realizzazione per un Ospedale senza Dolore del 24.5.2001. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29.6.2001, Serie Generale n.149. Delibera Giunta Regionale Veneta n. 309 del 14.2.2003 Documento di indirizzo e coordinamento alle Aziende socio-saniatarie denominato “contro il dolore”. Visentin M, Verso un Ospedale senza Dolore, Recenti Prog. Med 1999 Giugno;90(6):321-4. Visentin M, Trentin L, de Marco R, Zanolin E, Knowledge and attitudes of Italian Medical Staff towards the approach and tratment of patients in pain, J Pain Symptom Manage 2001 Nov; 22(1):925-930 Trentin L, Visentin M, de Marco R, Zanolin E, Prevalence of pain in a public Hospital correlation between patients and caregivers, J Headache Pain 2001; 2: 73-78. www.ulssasolo.ven.it/hph 17 www.sans-douleur.ch AZIENDE ADERENTI AL PROGETTO Azienda ULSS n.1 Belluno Coordinatore Aziendale HPH Dr. Raffaele Zanella Azienda ULSS n.2 Feltre Coordinatore Aziendale HPH Dr. Lorenzo Tognon Azienda ULSS n.6 Vicenza Coordinatore Aziendale HPH Dr. Livio Dalla Barba Azienda ULSS n.8 Asolo Coordinatore Aziendale HPH Dr.ssa A.M. Brosolo Azienda ULSS n.9 Treviso Coordinatore Aziendale HPH Dr. Michele Tessarin Azienda ULSS n.16 Padova Coordinatore Aziendale HPH Dr.ssa Patrizia Benini Azienda ULSS n.17 Este-Monselice Coordinatore Aziendale HPH Dr.ssa Fabiola Fabris Azienda ULSS n.18 Rovigo Coordinatore Aziendale HPH Dr. Claudio Balboni Azienda ULSS n.19 Adria Coordinatore Aziendale HPH Dr. Andrea Finessi Azienda ULSS n.21 Legnago Coordinatore Aziendale HPH Dr. Mauro Bertassello Azienda ULSS n.22 Bussolengo Coordinatore Aziendale HPH Dr.ssa Carla Enrica Foglietta www.ulssasolo.ven.it / hph 18 www.sans-douleur.ch IL VIDEO DIDATTICO “LA MISURAZIONE DEL DOLORE” Renata Ferrari Psicologa - Psicoterapeuta Servizio di Terapia del Dolore e Cure Palliative Ospedale “S. Bortolo” U.L.SS. n.6 - Vicenza www.ulssasolo.ven.it 19 www.sans-douleur.ch suggerire l’utilizzo di due scale per la misurazione dell’intensità del dolore: la scala numerica a 11-punti nel paziente adulto e nel paziente pediatrico con età superiore ad 8 anni e la Scala con le Facce di Bieri (versione riveduta: Hicks et al., 2001) per il bambino dai 4 ai 7 anni. Si ritiene utile precisare che queste scale non devono essere intese come dei “termometri” in grado di misurare oggettivamente il dolore: il parametro raccolto può essere infatti influenzato da un ampio numero di variabili affettivo/emotive, ambientali e motivazionali. La misurazione dell’intensità del dolore rappresenta pertanto solamente il punto di partenza verso una valutazione più accurata del sintomo e dell’esperienza soggettiva di dolore. La misurazione del dolore. Nell’ambito del progetto “Ospedale e Territorio contro il Dolore”, l’individuazione di strumenti validi ed affidabili che permettano di rilevare la presenza e l’intensità di tale sintomo, costituisce un primo passo fondamentale ai fini di una sua migliore comprensione e gestione. La definizione di modalità comuni di rilevazione del dolore favorisce infatti la comunicazione da parte del paziente della propria sofferenza ai diversi operatori con i quali entra in contatto durante il processo di cura, permettendo inoltre uno scambio più agevole di informazioni fra gli operatori stessi. Essendo attualmente disponibili diverse scale in grado di cogliere il vissuto soggettivo legato a tale esperienza, risultava essenziale attuare una scelta che tenesse conto delle esigenze operative e delle finalità del progetto stesso. Il primo problema nell’individuazione di uno strumento per la rilevazione del dolore era legato alla necessità di conciliare le esigenze conoscitive con le risorse disponibili in ambito assistenziale: la scala doveva pertanto essere di facile utilizzo e richiedere al personale sanitario il minor tempo possibile per la somministrazione ed elaborazione della risposta del paziente. Un ulteriore aspetto da prendere in considerazione riguardava l’estensibilità della metodica di rilevazione alle molteplici tipologie di dolore (acuto, cronico, postoperatorio, da parto, oncologico, ecc.) riscontrabili nei diversi contesti operativi e nelle diverse fasce di età (paziente pediatrico, adulto, geriatrico). In considerazione di tali esigenze e delle indicazioni presenti in letteratura sulle caratteristiche metriche delle diverse scale, la Commissione Regionale per studio e la diffusione delle iniziative “Contro il Dolore” (Delibera Regione Veneto n. 309 del 14 febbraio 2003) ha ritenuto opportuno www.ulssasolo.ven.it Con riferimento alle indicazioni Regionali sulla rilevazione del dolore, il Comitato HPH Veneto promotore dell’attività “Ospedale e Territorio contro il Dolore” ha deciso di strutturare un materiale didattico teso ad agevolare la diffusione e la conoscenza di tali strumenti, nel rispetto di alcune indicazioni per un loro corretto utilizzo. La formazione al personale viene ritenuta unanimemente un prerequisito indispensabile per un’adeguata valutazione e trattamento del dolore. Anche per quanto riguarda la misurazione dell’intensità del dolore è fondamentale prevedere una fase di acquisizione di competenze specifiche: nella pratica clinica, si riscontra spesso una certa confusione fra le diverse scale o una disomogeneità nelle consegne fornite ai pazienti. Per poter essere valida ed affidabile, la rilevazione del dolore deve essere svolta seguendo delle regole semplici ma indispensabili. Il video si propone di promuovere l’apprendimento di tali regole, favorendo la divulgazione di informazioni omogenee per 20 www.sans-douleur.ch di rilevazione del dolore. Il primo esempio (allegato B) è stato appositamente strutturato per far emergere gli errori che più comunemente possono essere commessi dagli operatori durante tale attività; a scopo didattico, la scena verrà presentata due volte. Le due scene successive evidenziano invece delle modalità adeguate di misurazione dell’intensità del dolore nel paziente adulto (allegato F) e nel bambino (allegato G). un corretto utilizzo degli strumenti consigliati. Il materiale qui presentato non deve essere inteso come una trattazione esaustiva sull’argomento, ma piuttosto come un breve riassunto dei concetti principali relativi alla misurazione dell’intensità del dolore e agli strumenti per attuarla. Si ritiene quindi opportuno che tale tema venga discusso più diffusamente negli incontri di formazione per operatori organizzati dalle diverse aziende socio-sanitarie. Si raccomanda inoltre, anche in relazione alle tematiche che il video si propone di evidenziare, un suo utilizzo da parte di formatori con competenze nell’ambito comunicativo-relazionale e conoscenza delle problematiche sull’informazione e comunicazione nel paziente con dolore. La terza parte, intitolata “Dolore e Comunicazione” (durata circa 5 minuti) si propone di sottolineare il ruolo indispensabile dell’informazione e della comunicazione con il paziente ai fini di un’efficace rilevazione e gestione del dolore. Il testo viene riportato nell’allegato H. Consigli didattici. Il contenuto del video. La seconda parte, relativa ad “Esempi di misurazione del dolore”, è stata pensata come un materiale che potesse stimolare la discussione ed il lavoro di gruppo. La prima scena, che rappresenta una modalità inadeguata di misurazione, viene presentata due volte. Si consiglia al formatore di costituire dei gruppi composti da 5-8 operatori e fornire le seguenti consegne: • Prima presentazione. “Osservate il comportamento non verbale del paziente e degli operatori: distanza interpersonale, gestualità, mimica facciale, contatto oculare, tono di voce, ecc. Quali aspetti della comunicazione non verbale messa in atto dall’operatore appaiono inefficaci o inadeguati? Quali emozioni esprime il paziente? Gli operatori stanno comunicando al paziente che riferire il proprio dolore è importante?” Al termine della prima presentazione, raccogliere le osservazioni dei gruppi (tempo lavoro di gruppo: circa 15 minuti). Nell’allegato E vengono riportati, per agevolare il compito del formatore, i principali comportamenti da evidenziare. Il video, della durata complessiva di 25 minuti, è suddiviso in tre parti. La prima parte, dal titolo “La misurazione del dolore” (durata circa 10 minuti), si propone di evidenziare: a) la concezione biopsicosociale del dolore b) la distinzione fra valutazione e misurazione del dolore c) le motivazioni della misurazione dell’intensità del dolore d) gli strumenti di misurazione maggiormente utilizzati nel paziente adulto e in età pediatrica e) gli strumenti consigliati nello svolgimento del progetto “Ospedale e Territorio Contro il Dolore” La trascrizione del testo video-registrato viene riportata nell’Allegato A, congiuntamente ad indicazioni bibliografiche per eventuali approfondimenti. La seconda parte, dal titolo “Esempi di misurazione del dolore” (durata circa 10 minuti), è costituita da alcune scene, recitate da attori, che rappresentano diverse modalità www.ulssasolo.ven.it /hph 21 www.sans-douleur.ch • Seconda presentazione. “Concentriamo ora l’attenzione sul comportamento verbale: quali errori vengono commessi dagli operatori nelle indicazioni date per la misurazione del dolore e, più in generale, nella comunicazione con il paziente?” Al termine della scena si consiglia di consegnare ai gruppi il relativo dialogo trascritto (allegato B), il protocollo di istruzione per la misurazione del dolore nel paziente adulto (allegato C) e la scheda per la rielaborazione del “copione” (allegato D). Consegna: “Individuate, in base alla Vostra esperienza e con l’aiuto del “Protocollo di istruzioni per la misurazione dell’intensità del dolore nel paziente adulto”, gli errori commessi dagli operatori nella comunicazione con il paziente. In seguito, provate a riscrivere il “copione” della scena, immaginando una comunicazione più efficace fra paziente ed operatori nella stessa situazione. (lavoro di gruppo: 20 minuti circa). Al termine del lavoro, verrà richiesto ad ogni gruppo di evidenziare gli errori individuati e il nuovo copione elaborato. Quando possibile, si consiglia di utilizzare il role playing per rappresentare le scene ideate dai gruppi. La seconda e terza scena rappresentano modalità adeguate di misurazione dell’intensità del dolore nel paziente adulto e nel bambino (scala con le facce di Bieri). Anche in questo caso il materiale può essere utilizzato per analizzare le modalità comunicative verbali e non verbali. Per lo svolgimento dell’unità didattica (video e relativo lavoro di gruppo) si dovrà prevedere un tempo minimo di circa un’ora e 30 minuti. Si spera che il materiale presentato possa agevolare il compito dei formatori e fornire un contributo all’apprendimento da parte degli operatori di modalità adeguate di rilevazione del dolore. www.ulssasolo.ven.it /hph 22 www.sans-douleur.ch ALLEGATI DIDATTICI a cura di Renata Ferrari Psicologa - Psicoterapeuta Servizio di Terapia del Dolore e Cure Palliative Ospedale ‘S. Bortolo’ U.L.SS. n.6 - Vicenza www.ulssasolo.ven.it / hph 23 www.sans-douleur.ch ALLEGATO (A) “La misurazione del dolore” Testo della video-presentazione di apertura (timer video da 00.00 a 11’.45’’) Il dolore, secondo i modelli esplicativi più recenti, viene ritenuto un fenomeno soggettivo e multidimensionale, all’interno del quale coesistono ed interagiscono in modo complesso numerosi fattori biologici, psicologici e sociali (1, 2). La percezione soggettiva di dolore si configura quindi come un processo influenzato non solo da aspetti sensoriali e fisiologici associati al danno fisico, ma anche da variabili affettivo/emotive, cognitive, comportamentali, culturali ed ambientali. L’ansia, la depressione, le aspettative verso il dolore e le sue cause, così come il supporto dei familiari e le loro risposte al comportamento di dolore, rappresentano solamente alcuni fra i numerosi aspetti in grado di modulare l’esperienza individuale di dolore (3, 4, 5). Ne consegue la necessità di utilizzare strumenti complessi e diversificati per cogliere appieno e nella sua unicità il vissuto personale di sofferenza e il significato individuale del dolore riferito dal paziente. Vale pertanto la pena richiamare la distinzione fra valutazione e misurazione del dolore: • La valutazione dell’esperienza soggettiva di dolore riguarda l’analisi integrata dei fattori fisici, psicologici e sociali che la influenzano: in genere viene attuata da un’équipe multidisciplinare, con l’ausilio di specifici strumenti di indagine quali l’esame obiettivo, gli accertamenti diagnostici, il colloquio clinico con il paziente e i familiari, la somministrazione di apposite scale e questionari e l’osservazione del comportamento da dolore; • La misurazione del dolore, invece, fa riferimento all’applicazione di uno strumento metrico per la quantificazione di un determinato parametro: nel dolore il parametro più frequentemente considerato è l’intensità. Pur essendo sempre raccomandabile una valutazione multidimensionale del dolore, in un progetto che si propone di rilevare tale sintomo in diversi contesti operativi e nel più ampio numero possibile di pazienti, inevitabilmente dovremo concentrare la nostra attenzione sulla misurazione di un unico parametro che permetta di evidenziarne la presenza ed intensità. Perché allora è importante misurare l’intensità del dolore? 1. Innanzitutto perché permette di evidenziare la presenza del dolore e ciò appare indispensabile ai fini di una sua migliore comprensione e gestione; 2. Comunica inoltre al paziente l’importanza di riferire tale sintomo, favorendo un cambiamento nell’atteggiamento culturale corrente che tende a qualificare in termini negativi l’espressione del dolore; 3. La misurazione aiuta a quantificare in modo meno arbitrario l’intensità soggettiva del dolore, attraverso l’individuazione di un "codice" comune fra paziente ed operatore: gli studi hanno infatti dimostrato una bassa concordanza fra il giudizio espresso dai medici o dagli infermieri circa il dolore e quello riferito dal paziente stesso (6,7); 4. Rappresenta un modo professionalmente corretto di prendersi cura della sofferenza: se il dolore non viene rilevato sistematicamente, si rischia di notare tale sintomo solamente in presenza di consistenti manifestazioni comportamentali di dolore, incorrendo più facilmente nell’errore di dare maggiore attenzione a pazienti con richieste eccessive o inadeguate di aiuto ed assistenza. 5. Infine, misurare sistematicamente il dolore facilita la valutazione dell’efficacia del nostro intervento. www.ulssasolo.ven.it / hph 24 www.sans-douleur.ch Testo presentazione di apertura Gli strumenti più comunemente utilizzati per la misurazione dell’intensità del dolore nel paziente adulto (8,9) sono rappresentati da: • • • Scale verbali (VRS): composte da una serie di aggettivi fra i quali il paziente sceglie quello che meglio descrive il suo dolore Scale numeriche (NRS): al paziente viene chiesto di definire il proprio dolore con un numero da 0 a 10, dove 0 corrisponde a dolore assente e 10 a dolore molto intenso o il peggiore possibile Scale analogiche-visive (VAS): costituite da una linea della lunghezza di 10 centimetri, dove un’estremità rappresenta ‘assenza di dolore’, mentre l’altra ‘il peggior dolore possibile’; il paziente deve indicare l’intensità del dolore ponendo un segno con la matita su un punto qualsiasi del segmento Nel paziente in età pediatrica gli strumenti di misurazione del dolore utilizzati cambiano in funzione dell’età del bambino e in relazione al livello cognitivo caratteristico di una specifica fase dello sviluppo (10,11). In genere, viene effettuata una misurazione dell’intensità soggettiva del dolore a partire dai tre o quattro anni: nei bambini più piccoli è necessario ricorrere alla rilevazione di indici fisiologici o all’utilizzo di scale per l’osservazione del comportamento manifesto di dolore. Dai tre ai sette anni vengono invece privilegiate le scale con le facce (12), costituite dalla rappresentazione grafica di volti raffiguranti diverse espressioni di dolore, da assente (faccia neutra o sorridente) a dolore molto intenso (espresso da una faccia molto sofferente o che piange); al bambino viene chiesto di scegliere il volto che più assomiglia al suo dolore [vengono visualizzate nel video le scale di Bieri et al.(13), di Wong & Baker (14) e la scala Oucher (15)]. A partire dagli otto anni di età possono essere utilizzate le scale esaminate in precedenza per l’adulto. Nell’ambito del progetto “Ospedale e Territorio Contro il Dolore” si suggerisce di utilizzare nel bambino di età compresa fra i quattro e i sette anni la “Scala con le facce” di Bieri [nella versione riveduta da Hicks e collaboratori (16)]; questa scala è ritenuta in grado di rilevare l’esperienza soggettiva di dolore, riducendo al minimo la sovrapposizione con stati affettivo/emotivi non necessariamente associati al dolore. Il punteggio viene determinato assegnando alle facce un numero progressivo da 0 a 10. Nel bambino di età superiore agli otto anni e nel paziente adulto si ritiene opportuno l’utilizzo della scala numerica a 11 punti. La scelta degli strumenti per la rilevazione del dolore si è basata sui seguenti criteri: a) adeguate caratteristiche di validità e fedeltà della scala; b) facilità di somministrazione e determinazione del punteggio; c) possibilità di utilizzo nel più ampio numero possibile di utenti, con attenzione particolare al paziente pediatrico e geriatrico. Per garantire la validità della misurazione, è importante seguire alcune semplici regole nella somministrazione delle scale: 1. fornire sempre le stesse istruzioni standardizzate 2. accertarsi che la consegna sia stata compresa, fornendo se necessario ulteriori spiegazioni 3. evitare di influenzare la risposta del paziente, utilizzando un comportamento verbale e non verbale che favorisca la comunicazione Vediamo ora alcuni esempi di misurazione del dolore che ci aiuteranno a chiarire questi aspetti (inizia la prima scena relativa alla misurazione del dolore nel paziente adulto). www.ulssasolo.ven.it / hph 25 www.sans-douleur.ch Bibliografia di riferimento 1) Melzack R, Wall PD. Pain mechanisms: a new theory. Science 1965; 150:971-9. 2) Turk CD, Biopsychosocial Perspective on Chronic Pain. In: Gatchel RJ, Turk DC (eds). Psychological Approaches to Pain Management. Guilford Press, New York 1996: 3-32. 3) Zanus L. Il dolore cronico: Psicologia e Psicoterapia. Il Comportamento Umano. TecnoScuola ed., Gorizia 1997. 4) Turner JA, Romano JM. Valutazione psicologica e psicosociale. In: Loeser JD (ed). Bonica’s Management of Pain. Lippincott Williams & Wilkins, Philadelphia 2001: 329-41. 5) Ferrari R, Partinico M, Trapanotto M. Misurazione e Valutazione dell’esperienza di dolore. Continuing education in Algologia, 2, Il Pensiero Scientifico ed., 2001. 6) De Rond ME, de Wit R, van Dam F, Muller MJ. A Pain Monitoring Program for nurses : effects on communication, assessment and documentation of patients' pain. Journal of Pain and Symptom Management, 2000; 424-39. 7) Trentin L, Visentin M, de Marco R, Zanolin E. Prevalence of pain in a public hospital: correlation between patients and caregivers. J Headache Pain, 2001; 2: 73-78. 8) Jensen M, Karoly P, Braver S. The measurement of clinical pain intensity: a comparison of six methods. Pain, 1986; 27: 117-26. 9) Jensen M. Validity of self-report and observation measures. In: Jensen TS, Turner JA, Wiesenfeld-Hallin Z. (eds). Proceedings of the 8th World Congress on Pain. Progress in Pain Research and Management. IASP Press, Seattle 1997: 637-61. 10) McGrath PA, Brigham MC. The assessment of pain in children and adolescents. In: Turk DC & Melzack R. (eds) Handbook of pain assessment. The Guilford Press, 1992. 11) Beyer JE, Wells N. Assessment of Cancer Pain in children. In: Patt RB. Cancer pain. Lippincott Co., 1993 12) Chambers CT, Giesbrecht K, Craig KD, Bennett SM, Huntsman E. A comparison of faces scales for the measurement of pediatric pain: children’s and parents’ ratings. Pain, 1999; 83: 2535. 13) Bieri D, Reeve RA, Champion GD, Addicoat L, Ziegler JB. The faces pain scale for the selfassessment of the severity of pain experienced by children: development, initial validation, and preliminary investigation for ratio scale properties. Pain, 1990; 41: 139-50. 14) Wong DL, Baker CM. Pain in children: comparison of assessment scales. Pediatr Nurs 1988; 14: 9-17. 15) Beyer JE, Aradine CR. Content validity of an instrument to measure young children’s perceptions of the intensity od their pain. J. Pediatr. Nurs, 1986; 1: 386-95 16) Hicks CL, von Baeyer CL, Spafford PA, van Korlaar I, Goodenough B. The Faces Pain Scale – Revised: toward a common metric in pediatric pain measurement. www.ulssasolo.ven.it / hph 26 www.sans-douleur.ch 27 ALLEGATO (B) LA MISURAZIONE DEL DOLORE NEL PAZIENTE ADULTO VALUTAZIONE PRIMA SCENA (SCENA NON CORRETTA) (timer video da 11’.20’’ a 19’.20’’) Consegna:nello schema sottostante è trascritto il dialogo della prima scena cioè la scena in cui la misurazione del dolore avviene in maniera non corretta da parte del personale sanitario. In base alla Vostra esperienza e con l’aiuto del “Protocollo di istruzioni per la misurazione dell’intensità del dolore nel paziente adulto” (allegato C), individuate gli errori commessi dagli operatori nella comunicazione con il paziente. Contesto: una stanza del Reparto di Chirurgia; il reparto ha deciso di effettuare la misurazione del dolore post-operatorio utilizzando la scala numerica da 0 a 10. Paziente: Mario, 46 anni, il giorno precedente ha subito un intervento, è sdraiato a letto con il volto sofferente. Infermiera: entra nella stanza del paziente per effettuare la rilevazione. DIALOGO DELLA PRIMA SCENA INFERMIERA PAZIENTE (entra di fretta, non saluta, eccessiva distanza interpersonale; non guarda il paziente negli occhi e scrive qualcosa nella sua agenda) “E allora, come andiamo stamattina?” (volto sofferente, voce piagnucolante, ricerca un contatto visivo con l’infermiera) “Bee…..insomma…..mi pare un po’ meglio di ieri, ma ho tanto male…ho paura ….ho paura che….” ( non permette al paziente di finire ciò che sta dicendo e con tono di voce alto, perentorio) “Dai allora… avanti…..valutiamo quanto è questo dolore” (estrae il termometro e lo sventola in aria, rimanendo lontana del paziente) “Da 0 a dolore?” 10, che voto da al suo (voce tremante, insicura, espressione ansiosa) “Va un po’ meglio di ieri……ma non tanto. Non saprei…cosa dirle…..non vorrei sembrare una lagna……potrebbe essere….” www.ulssasolo.ven.it / hph 28 www.sans-douleur.ch La misurazione dolore paziente adulto: dialogo prima scena INFERMIERA PAZIENTE (gira nervosamente le pagine dell’agenda, guarda l’orologio e dà segni di impazienza) “Va bene….va bene.…ho capito! Ieri mi ha detto 7, quindi oggi sarà 5 o 6…. Sarà 5 o 6 giusto?” “Si…..forse…sarà come dice lei. Sa….io faccio fatica a comprendere questa cosa dei numeri..” (scuote il capo sconsolata e seccata) “Senta ….lasci perdere…non lo venga dire a me!!! Qua dentro ogni giorno se ne inventano una nuova !” (esce sbattendo la porta) UN’ORA DOPO ENTRA NELLA STANZA IL MEDICO: MEDICO PAZIENTE (atteggiamento neutro, professionale, non esprime emozioni, gestualità assente, guarda la cartella, sta in piedi in fondo al letto) “Buongiorno, l’infermiera mi ha riferito che lei ha ancora dolore.” (cerca di sollevarsi dal letto in segno di rispetto) “Si dottore, mi fa male qui (si tocca l’addome) …come una fitta …non so se è normale!?!” “Ho capito. E questo dolore adesso è lieve, medio o forte?” “Ma… direi piuttosto forte… a momenti.” (sempre guardando la cartella clinica) “A momenti forte…va bene, non si preoccupi, visto che non ce la fa a sopportarlo le faccio portare un analgesico, così vedrà che andrà meglio. Buongiorno.” (esce e se ne va) Fine dialogo della prima scena www.ulssasolo.ven.it / hph 29 www.sans-douleur.ch ALLEGATO (C) PROTOCOLLO DI ISTRUZIONI PER LA MISURAZIONE DELL’INTENSITA’DEL DOLORE NEL PAZIENTE ADULTO Per ottenere una misurazione dell’intensità del dolore il più possibile valida ed affidabile, è indispensabile utilizzare sempre lo stesso strumento e la stessa modalità di rilevazione. E’ importante pertanto seguire delle semplici regole: 1. Rilevazione dell’intensità del dolore almeno due volte al giorno(a) (definire con precisione quando): a ________________________________________________________________________ b ________________________________________________________________________ 2. Presentare a tutti i pazienti le istruzioni oralmente, accompagnate dal supporto visivo (scala numerica su cartoncino) DOLORE 0 1 2 3 4 5 6 Assente 7 8 9 10 Il peggiore possibile 3. Istruzioni verbali: “Mi indichi, per favore, con un numero da 0 a 10 quanto dolore avverte in questo momento, sapendo che 0 corrisponde a dolore assente e 10 corrisponde al peggiore dolore possibile.” 4. Se il paziente divaga, rispondendo ad esempio con descrizioni verbali (es. “Si, ho un po’ di dolore, ma non tanto”) richiamarlo con calma alle istruzioni: “Me lo indichi per cortesia con un numero da 0 a 10”. 5. Specificare sempre l’unità temporale di riferimento nella misurazione dell’intensità del dolore: es. “in questo momento”, “nelle ultime 24 ore”, ecc. 6. Mai suggerire la risposta al paziente (es. il personale non deve mai dire: “Ha detto che ha un po’ di male, quindi sarà circa 2 o 3, vero?) e tanto meno fare la valutazione al suo posto presumendo di conoscere come si sente. 7. Se il paziente dice di non aver compreso le istruzioni, usare esempi semplici, come: “Immagini che questo sia un termometro per valutare il dolore; più il numero è alto e più il dolore è forte.” Non usare l’esempio dei voti a scuola, perché può confondere (10 a scuola rappresenta un evento positivo mentre nel nostro caso 10 corrisponde a un evento altamente negativo). 8. Se il paziente contesta l’istruzione, dicendo per es. che lui non può sapere qual è il dolore peggiore in assoluto, ricordargli che si tratta di una valutazione soggettiva e personale; chiedere di fare riferimento a quello che lui immagina poter essere il peggiore dolore possibile. www.ulssasolo.ven.it / hph 30 www.sans-douleur.ch La misurazione del dolore nell’adulto: protocollo istruzioni 9. Non mostrare o riferire al paziente la valutazione del dolore data in precedenza, anche se lui stesso ne fa richiesta; rispondere che per noi è importante avere la sua valutazione del dolore in quel preciso momento. 10. Non fare commenti sulla risposta data dal paziente (dire solo “Va bene” oppure “Ho capito”). La valutazione del paziente non va mai contestata. Per es. non va mai detto: “Ma come! Se prima mi ha detto che il dolore era 6, come fa a dirmi che adesso è 8, dopo aver assunto un analgesico? E’ impossibile!!” 11. Ricordare sempre che la valutazione del dolore fatta dal paziente può essere influenzata da molteplici fattori soggettivi e che lo strumento di misura che noi utilizziamo non è un “termometro”. Quando le valutazioni del paziente risultano incongruenti può essere interessante cercare di capire perché questo avviene: sono presenti convinzioni o paure che possono condurlo a sovra- o sotto- stimare l’intensità del dolore? 12. Attenzione a non fornire vantaggi secondari di tipo attenzionale - relazionale alle lamentele di dolore. Alcuni pazienti possono sentirsi gratificati dall’ottenere attenzioni particolari dallo staff di cura, accentuando a tal fine il comportamento manifesto di dolore. L’attenzione dell’operatore deve essere rivolta alla persona e al suo dolore/sofferenza, ma non necessariamente al comportamento da dolore. 13. Annotare la risposta in grafica nel modo seguente (da definire in reparto): ____________________________________________________________________________ 14. Se l’intensità del dolore è pari o superiore a 5 (b), riferire tempestivamente la risposta del paziente in modo che il dolore possa essere gestito secondo il protocollo di trattamento previsto. (a) (b) La frequenza e i tempi della rilevazione variano in relazione alla tipologia del dolore; l’indicazione di misurare il dolore due volte al giorno si riferisce ad una fase preliminare di sensibilizzazione, rivolta ad utenti ed operatori, effettuata nell’ambito del progetto “Ospedale e Territorio Senza Dolore” presso l’Ospedale “S. Bortolo” di Vicenza. Tale indicazione è stata data agli operatori allo scopo di rendere più omogeneo l’intervento di gestione del dolore; per punteggi inferiori a 5 sarebbe opportuno introdurre il criterio dell’accettabilità soggettiva del sintomo. www.ulssasolo.ven.it / hph 31 www.sans-douleur.ch ALLEGATO (D) LA MISURAZIONE DEL DOLORE NEL PAZIENTE ADULTO SCHEDA DIDATTICA Consegna: partendo dal dialogo della prima scena (descritto in allegato B) e tenendo presente le istruzioni descritte nell’allegato C, provate a ripensare al dialogo fra gli operatori ed il paziente in modo da rendere più efficace la misurazione del dolore e più significativa la comunicazione. Riscrivete le parti degli operatori sanitari (infermiera e medico) lasciate appositamente in bianco. DIALOGO DELLA PRIMA SCENA INFERMIERA _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ PAZIENTE (volto sofferente, voce piagnucolante, ricerca un contatto visivo con l’infermiera) “Bee…..insomma…..mi pare un po’ meglio di ieri, ma ho tanto male…ho paura ….ho paura che….” _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ (voce tremante, insicura, espressione ansiosa) “Va un po’ meglio di ieri……ma non tanto. Non saprei…cosa dirle…..non vorrei sembrare una lagna……potrebbe essere….” _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ www.ulssasolo.ven.it / hph 32 www.sans-douleur.ch La misurazione del dolore nell’adulto: scheda didattica riscrittura prima scena INFERMIERA PAZIENTE “Si…..forse…sarà come dice lei. Sa….io faccio fatica a comprendere questa cosa dei numeri….” _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ _________________________________ UN’ORA DOPO ENTRA NELLA STANZA IL MEDICO: MEDICO __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ PAZIENTE (cerca di sollevarsi dal letto in segno di rispetto) “Si dottore, mi fa male qui (si tocca l’addome) …come una fitta …non so se è normale!?!” __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ “Ma… direi momenti.” piuttosto forte… a __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ __________________________________ Fine del dialogo della prima scena www.ulssasolo.ven.it / hph 33 www.sans-douleur.ch ALLEGATO (E) Per il formatore: errori da evidenziare attraverso il lavoro di gruppo. LIMITI ALLA COMUNICAZIONE EFFICACE NELLA MISURAZIONE DEL DOLORE (in riferimento alla prima scena - timer video da 11’.45’’ a 16’.45’’) COMPORTAMENTO NON VERBALE 1. Infermiera: q q q q q Tono di voce: elevato, che intimorisce Distanza interpersonale: eccessiva, comunica distacco Contatto oculare: assente o limitato Gestualità: comunica fretta, mancanza di tempo per la comunicazione Tempi della comunicazione: interrompe il paziente mentre cerca di esprimere una sua emozione 2. Medico: q q q Distanza interpersonale: eccessiva Contatto oculare: assente Gestualità: assente 3. In generale: è importante rilevare il tempo eccessivo intercorso fra la rilevazione del dolore e la gestione del sintomo (il medico valuta il paziente dopo circa 1 ora). COMPORTAMENTO VERBALE 1. Infermiera: q q q q q q Non saluta Non coglie il bisogno del paziente di essere rassicurato circa la sua condizione fisica (“ho paura che ci sia qualcosa che non va…”) e la paura di essere considerato negativamente per l’espressione del dolore (“Non vorrei sembrare una lagna”) Chiede in modo scorretto di dare un “voto” al suo dolore Non precisa l’unità temporale di riferimento per la misurazione del dolore (“in questo momento”) Suggerisce il punteggio al paziente (“sarà 5 o 6 giusto!”) Non spiega al paziente l’importanza di misurare l’intensità del dolore utilizzando un linguaggio condiviso; non da ulteriori informazioni sul funzionamento della scala numerica 2. Medico: q q q Utilizza una scala di valutazione diversa da quella concordata (scala verbale con 3 descrittori: dolore lieve, medio, forte) Non coglie l’ansia del paziente per il significato del dolore (“non so se questo dolore è normale!”) Colpevolizza il paziente per non essere in grado di tollerare il dolore (“visto che non ce la fa a sopportarlo, le faccio portare un analgesico”). 3. In generale: l’utilizzo di scale diverse di misurazione denota la mancanza di un approccio comune alla gestione del dolore all’interno dell’equipe. www.ulssasolo.ven.it / hph 34 www.sans-douleur.ch 35 ALLEGATO (F) LA MISURAZIONE DEL DOLORE NEL PAZIENTE ADULTO VALUTAZIONE SECONDA SCENA (SCENA CORRETTA) (timer video da 16’.45’’ a 19’.56’’) Consegna: confrontate questo dialogo con quello della prima scena (allegato B) individuandone le più importanti differenze che rendono la comunicazione efficace. DIALOGO DELLA SECONDA SCENA INFERMIERA PAZIENTE (entra e si avvicina al paziente salutandolo; sorridente, guarda il paziente negli occhi) “Buongiorno signor Mario, come si sente stamattina?” (volto sofferente e voce piagnucolante) “Bee…..insomma…..mi pare un po’ meglio di ieri, ma ho tanto male…ho paura ….ho paura che….” ( dopo aver lasciato un po’ di tempo al paziente, che fatica ad esprimersi, chiede con voce calma e tono pacato, guardandolo negli occhi) “Di che cosa ha paura, mi spieghi meglio” “Ma, vede, io non so se è normale avere tutto questo dolore dopo l’intervento….io ho paura che ci sia qualcosa che non va…che non ritornerò più com’ero prima” (atteggia il volto quasi al pianto) (con tono rassicurante e mantenendo il contatto oculare) “Capisco la sua preoccupazione, ma al momento sta andando tutto bene ed avere una certa quota di dolore è normale dopo l’intervento che ha subito. Comunque la farò parlare con un medico, così potrà avere maggiori informazioni sul suo stato di salute. Adesso proviamo a misurare assieme quanto è forte questo dolore (mostra la scala numerica e la da in mano al paziente): da 0 a 10, dove 0 è dolore assente e 10 il più forte possibile, quant’è il suo dolore in questo momento?” www.ulssasolo.ven.it / hph 36 www.sans-douleur.ch La misurazione dolore paziente adulto: dialogo della seconda scena INFERMIERA PAZIENTE (voce tremante, insicura) “Va un po’ meglio di ieri……ma non tanto. Non saprei…cosa dirle…..non vorrei sembrare una lagna……” (sempre con voce calma ed atteggiamento rassicurante) “Per noi è importante che lei ci riferisca la presenza di dolore, perché solo così possiamo aiutarla a stare meglio” “Si…..forse…sarà come dice lei. Sa….io faccio fatica a comprendere questa cosa dei numeri..” (molto vicina al paziente) “Va bene, allora rivediamo assieme come funziona la misurazione del dolore: questa scala ci aiuta a comprendere meglio quanto è intenso il suo dolore. Immagini che sia un termometro, come quello per misurare la febbre: più alto è il numero e più il dolore è forte” (parlando mostra i numeri da sinistra a destra) “Si, ho capito, allora direi che in questo momento il dolore è 7.” “Ho capito, sette (riporta il numero in cartella). Lo riferirò al medico e cercheremo di fare il possibile per farla stare meglio.” (saluta sorridente e se ne va) DOPO POCHI MINUTI ENTRA NELLA STANZA IL MEDICO: MEDICO PAZIENTE (si avvicina al letto, guarda il paziente negli occhi) “Buongiorno signor Mario, l’infermiera mi ha riferito che ha ancora dolore. Vedo qui nella cartella che lo ha valutato con un 7. Mi ha anche detto che desidera avere maggiori informazioni sull’intervento e sul suo stato di salute.” www.ulssasolo.ven.it / hph 37 www.sans-douleur.ch La misurazione dolore paziente adulto: dialogo della seconda scena MEDICO PAZIENTE “Si dottore, sono proprio preoccupato per questo dolore.” (appoggia la cartella e si avvicina ulteriormente) “Capisco, allora prendiamoci un po’ di tempo per parlarne in modo da poterlo gestire meglio.” (Fine) Fine del dialogo della seconda scena www.ulssasolo.ven.it / hph 38 www.sans-douleur.ch 39 ALLEGATO (G) LA MISURAZIONE DEL DOLORE IN ETA’ PEDIATRICA TERZA SCENA (SCENA CORRETTA) (timer video da 19’.56’’ a 22’.10’’ ) Contesto: stanza del Reparto di Pediatria; il reparto ha deciso di effettuare la misurazione dell’intensità del dolore con la Scala con le facce di Bieri. Bambino: Francesca, 7 anni, lamenta cefalea continua da due settimane; sono in corso accertamenti Infermiera: entra nella stanza per effettuare la rilevazione DIALOGO DELLA TERZA SCENA INFERMIERA BAMBINA (entra sorridente e si avvicina al letto della bambina) Ciao Francesca, come stai? (seduta sul letto, gioca con un pupazzetto) Bene… insomma .... ho male qui (indica la fronte) “Ho capito, anche oggi ti fa male la testa. Allora Francesca, adesso ti faccio vedere una scala per misurare il tuo dolore. (estrae la scala e la da in mano alla bambina) Queste facce mostrano quanto può far male qualcosa. Questa faccia (mostra la faccia a sinistra) significa “nessun dolore”; le facce che seguono (le indica con il dito parlando) mostrano un dolore che aumenta di più e ancora di più, fino a questa (mostrare la faccia di destra) che significa “molto dolore”. Adesso indicami con il dito la faccia che assomiglia di più al tuo dolore proprio in questo momento “Questa qui” (indica con il dito la 3a faccia da sinistra; punteggio 4) www.ulssasolo.ven.it /hph 40 www.sans-douleur.ch La misurazione dolore paziente in età pediatrica: dialogo della terza scena INFERMIERA BAMBINA “Molto bene! Adesso prova a mostrarmi con le faccette com’e stato il mal di testa più forte che hai avuto nell’ultima settimana.” “Così” ( indica la 5a faccia da sinistra; punteggio 8) “E invece com’è stato di solito il tuo mal di testa nell’ultima settimana” “Così” (indica di nuovo la 3a faccia) “Ho capito. Ascoltami ancora un momento. Se ti fanno un’iniezione quanto ti fa male?” “Tanto” “Mostrami quanto con le facce” “Tanto così” (indica la faccia che esprime il dolore più intenso; punteggio 10) “E se ti punge una zanzara? Male quanto?” “Poco così” ( indica la 2a faccia; punteggio 2) “Bene Francesca, sei stata molto brava, ci rivediamo più tardi. Ciao.” Fine dialogo della terza scena N.B. Nel video viene chiesto alla bambina di valutare due stimolazioni dolorose di diversa intensità (iniezione e puntura di zanzara) allo scopo di verificare la comprensione della consegna data. Tali domande non sono ovviamente necessarie qualora abbiamo fondati motivi per ritenere che il funzionamento della scala sia stato adeguatamente compreso. La consegna standard prevista per la somministrazione della “Scala con le facce” di Bieri è quella riportata in grassetto nel copione; nei bambini più piccoli il termine “dolore” può essere sostituito con la parola “male”, più comunemente utilizzata nel linguaggio infantile. In basso viene riportata la rappresentazione grafica della scala ed il punteggio da assegnare ad ogni faccia. SCORING: 0 2 www.ulssasolo.ven.it /hph 4 6 41 8 10 www.sans-douleur.ch 42 ALLEGATO (H) “Dolore e Comunicazione” (Testo della video-presentazione di chiusura) (timer video da 22’.10’’ a 26’.10’’) Nelle scene precedenti abbiamo visto come le istruzioni date dall’operatore ed il suo approccio comunicativo con il paziente possano influenzare la misurazione del dolore. Un ulteriore aspetto che può condurre a una misurazione inappropriata dell’intensità del dolore riguarda le convinzioni e credenze del paziente circa il dolore ed il suo trattamento (1). Le convinzioni o paure più radicate che tendono ad inibire o minimizzare la comunicazione del proprio dolore riguardano: • La paura della dipendenza dai farmaci: si riferisce alla credenza che vi sia una assuefazione molto rapida agli analgesici e che si dovrà pertanto ricorrere necessariamente a dosi sempre più elevate di farmaco per mantenere l’effetto antalgico. • La paura degli effetti collaterali e della tossicità dei farmaci: i pazienti possono manifestare la convinzione che i farmaci antidolorifici producano effetti altamente nocivi per la propria salute, anche se assunti per brevi periodi; oppure, come nel caso di assunzione di oppioidi, il timore di una perdita di lucidità mentale e di autocontrollo. • La paura di disturbare lo staff: per alcuni pazienti dichiarare il proprio dolore equivale a protestare e manifestare la propria scontentezza verso il personale di cura; in altri casi si evidenzia invece il timore di sottrarre del tempo prezioso alle abituali attività degli operatori. • Il desiderio di essere stoico: si riferisce alla convinzione che un buon paziente deve sopportare il dolore senza lamentarsi e che resistere alla sofferenza e al disagio fisico favorisca una fortificazione dello spirito o rappresenti una manifestazione di qualità positive del proprio carattere. Le convinzioni o paure che possono invece condurre ad una sovra-stima del dolore riguardano principalmente: • La paura che il dolore rappresenti un segnale di peggioramento o gravità: il paziente può interpretare erroneamente il dolore come indicatore di progressione della malattia o di inadeguatezza dell’intervento o trattamento messo in atto. • Le aspettative inadeguate circa la quantità, qualità e durata del dolore: il paziente ad esempio potrebbe non essere a conoscenza del disagio che abitualmente comporta una determinata procedura diagnostica o terapeutica e quindi essere impreparato ad affrontare una condizione di dolore; oppure può pensare che un dolore acuto, con durata limitata nel tempo, sia destinato a durare a lungo o addirittura per sempre. Al fine di misurare adeguatamente il dolore, risulta pertanto indispensabile aiutare il paziente a sviluppare un approccio più realistico a questa esperienza, attraverso la disponibilità all’ascolto e a fornire una corretta informazione sull’importanza di riferire il dolore e sulle possibilità di trattamento. (Fine) Bibliografia di riferimento 1) Williams DA. Acute Pain Management. In: Gatchel RJ & Turk DC. (eds). Psychological Approaches to Pain Management. A Practitioner’s Handbook. Guilford Press, NY, 1996. www.ulssasolo.ven.it /hph 43 www.sans-douleur.ch 44 DOCUMENTI OMS / HPH SULLA PROMOZIONE DELLA SALUTE www.ulssasolo.ven.it 45 www.sans-douleur.ch 46 CARTA DI OTTAWA www.ulssasolo.ven.it 47 www.sans-douleur.ch CARTA DI OTTAWA (NOVEMBRE 1986) La prima Conferenza Internazionale per la Promozione della Salute, riunita a Ottawa addì 21 Novembre 1986, formula la presente CARTA per condurre un'azione mirante alla Salute per tutti nell'anno 2000. Questa Conferenza era prima di tutto una risposta all'attesa, sempre più chiara, di un nuovo movimento di sanità pubblica nel mondo. Le discussioni si sono concentrate sui bisogni del Paesi industrializzati, pur tenendo conto dei bisogni di tutti gli altri. La Conferenza ha assunto come base di partenza i progressi compiuti per merito della Dichiarazione di Alma-Ata sulle cure primarie, del documento "Il fine della Salute per tutti" e del recente dibattito sull'azione intersettoriale per la Salute, nell'ambito dell'Assemblea Mondiale della Sanità. Promozione della Salute La Promozione della Salute è il processo che conferisce alle popolazioni i mezzi di assicurare un maggior controllo sul loro livello di salute e di migliorarla. Questo modo di procedere deriva da un concetto che definisce la salute come la misura in cui un gruppo o un individuo possono, da un lato, realizzare le proprie ambizioni e soddisfare i propri bisogni e, dall'altro, evolversi con l'ambiente o adattarsi a questo. La salute è dunque percepita come una risorsa della vita quotidiana e non come il fine della vita; è un concetto positivo che mette in valore le risorse sociali e individuali, come le capacità fisiche. Così, la promozione della salute non è legata solo al settore sanitario: supera gli stili di vita per mirare al benessere. Condizioni preliminari della Salute In materia di Salute, le condizioni e le risorse preliminari sono: la pace, un tetto, il nutrimento e un reddito. Ogni miglioramento del livello di Salute è necessariamente e solidamente legato a questi elementi di base. Difendere la causa della Salute (to advocate) Una buona salute è una ricchezza fondamentale per il progresso sociale, economico e individuale e, nello stesso tempo, costituisce un aspetto importante della qualità della vita. I fattori politici, economici, sociali, culturali, ambientali, comportamentali e biologici possono intervenire tutti in favore o a danno della salute. L'azione di Promozione della Salute tenta di rendere queste condizioni favorevoli tramite la promozione delle idee. Mettere in grado (to enable) La Promozione della salute mira all'uguaglianza in materia di salute. Le sue azioni hanno il fine di ridurre le differenze attuali che caratterizzano il livello di Salute e di offrire a tutti gli individui le stesse possibilità e gli stessi mezzi per realizzare pienamente le loro potenzialità nel campo della salute. Questo comprende solide fondamenta in un ambiente che offre il suo appoggio, l'informazione, le attitudini e le possibilità per fare scelte sane. Le persone non possono realizzare le loro possibilità di raggiungere una salute ottimale se non si fanno carico degli elementi che determinano il loro stato di salute. Inoltre, ciò deve essere possibile per gli uomini e per le donne. www.ulssasolo.ven.it 48 www.sans-douleur.ch Documenti: Carta di Ottawa Fare opera di mediazione (to mediate) Il settore sanitario, da solo, non potrebbe offrire queste condizioni preliminari e prospettive veramente favorevoli alla Salute. Inoltre la promozione della salute esige un'azione concentrata fra le varie parti: i governi, il settore sanitario, il campo economico e sociale, considerato unitariamente, le organizzazioni di volontariato, le autorità regionali e locali, l'industria e i mezzi di comunicazione di massa. Persone di tutti i livelli vi prendono parte, come individui, come famiglie, come collettività. Le organizzazioni professionali e sociali, come il personale sanitario, sono particolarmente responsabili della mediazione fra gli interessi divergenti, in favore della Salute. I programmi e le strategie di promozione della Salute devono essere adattati ai bisogni ed alle possibilità locali dei Paesi e delle regioni e tener conto dei diversi sistemi sociali, culturali, economici. Promuovere la Salute significa che si deve: 1) Elaborare una politica pubblica per la Salute. La promozione della Salute va molto al di là delle cure: essa pone la salute all'ordine del giorno dei responsabili politici dei diversi settori, illuminandoli sulle conseguenze che le loro decisioni possono avere sulla Salute e mettendo in rilievo la loro responsabilità in proposito. Una politica di Promozione della Salute esige l'apporto di metodi diversi ma complementari, in particolare: la legislazione, la politica fiscale, i mutamenti organizzativi. E' un'azione coordinata che conduce alla salute, sono le politiche fiscali e sociali che favoriscono una maggiore uguaglianza. L'azione comune permette di offrire beni e servizi più sani e meno pericolosi, servizi pubblici più favorevoli alla Salute, ambienti più igienici e più gradevoli. La politica di Promozione della Salute presuppone l'identificazione di ostacoli che impediscono l'adozione di politiche pubbliche per la Salute nei settori non sanitari e la determinazione delle soluzioni possibili. Il fine deve essere quello di far apparire le scelte per la Salute come le più facili per coloro che mettono in opera queste politiche. 2) Creare ambienti favorevoli. Le società moderne sono complesse e interdipendenti e non è possibile separare la Salute dagli altri obiettivi. Il legame che unisce in maniera inestricabile i singoli al loro ambiente costituisce la base di un approccio socio-ecologico della Salute. Il grande principio direttivo che guida il mondo, i continenti, le nazioni e le comunità è il bisogno di incentivare l'assistenza reciproca, di vegliare gli uni sugli altri, partendo dalle nostre comunità e dal nostro ambiente naturale. Bisogna attirare l'attenzione sulla conservazione delle risorse naturali, vista come una responsabilità mondiale. L'evoluzione degli stili di vita, di lavoro, del tempo libero dev'essere una fonte di Salute per la popolazione e la maniera in cui la società organizza il lavoro dev'essere tale da renderla più sana. La promozione della Salute fa scaturire condizioni di vita e di lavoro sicure, stimolanti, piacevoli, gradevoli. La valutazione sistematica degli effetti dell'ambiente sulla Salute - e più particolarmente nel campo della tecnologia, dell'energia e dell'urbanizzazione, che cambiano rapidamente - è indispensabile; inoltre, la valutazione dev'essere seguita da un intervento che garantisca il carattere positivo di www.ulssasolo.ven.it 49 www.sans-douleur.ch Documenti: Carta di Ottawa questi effetti. La protezione degli ambienti naturali ed artificiali e la conservazione delle risorse naturali devono ricevere un'attenzione prioritaria in ogni strategia di Promozione della Salute. 3) Rinforzare l'azione comunitaria La Promozione della Salute procede dalla partecipazione effettiva e concreta della comunità alla definizione delle priorità, all'assunzione delle decisioni e all'elaborazione delle strategie di pianificazione, per raggiungere un miglior livello di salute. La Promozione della Salute attinge alle risorse umane e fisiche della comunità per stimolare l'indipendenza dell'individuo e l'appoggio della società e per instaurare sistemi flessibili, capaci di potenziare la partecipazione ed il controllo della popolazione nella questioni di carattere sanitario. Ciò esige l'accesso illimitato e permanente alle informazioni sulla Salute, alle possibilità di Salute e all'appoggio finanziario. Sviluppare le attitudini personali La Promozione della Salute appoggia lo sviluppo individuale e sociale, offrendo informazioni, assicurando l'educazione sanitaria e perfezionando le attitudini indispensabili alla vita. In tal modo, essa permette alle persone di esercitare un maggior controllo sulla propria salute e di fare scelte favorevoli ad una vita sana. E' d'importanza cruciale che le persone imparino per tutta la vita e possano prepararsi ad affrontare le diverse tappe. Questa tappa deve essere seguita a scuola, nella famiglia, negli ambienti di lavoro e nell'ambito comunitario, dagli organi professionali, commerciali e dal volontariato, nonché nelle istituzioni medesime. Riorientare i servizi sanitari Nell'ambito dei servizi sanitari il compito di promuovere la Salute è diviso tra i privati, i gruppi comunitari, gli operatori sanitari, le istituzioni che assicurano i servizi ed i governi. Tutti devono operare insieme per la creazione di un sistema sanitario che serva gli interessi della Salute. Il ruolo del settore sanitario dev'essere sempre più orientato nel senso della Promozione della Salute, al di là del compito preciso che esige la prestazione di cure mediche. Questo settore deve incaricarsi di un altro compito, quello di sostenere una politica sanitaria multisettoriale e di appoggiare anche i singoli ed i gruppi nell'espressione dei loro bisogni sanitari e nell'adozione di stili di vita sani. L'aggiornamento dei servizi sanitari esige anche una maggiore attenzione per la ricerca sanitaria e cambiamenti a livello dell'educazione e della formazione del personale. Tutto questo deve portare a un cambiamento nell'atteggiamento e nell'organizzazione dei servizi sanitari, incentrati sul complesso dei bisogni dell'individuo considerato nella sua globalità. Entrare nel futuro La Salute è costruita e vissuta in diversi ambiti della vita quotidiana: nei luoghi dove si studia, si lavora, si gioca, si ama. Essa deriva dalle cure dedicate a noi stessi e agli altri, dalle attitudini a prendere decisioni ed a controllare le proprie condizioni di vita, dalla sicurezza che la società offra a www.ulssasolo.ven.it 50 www.sans-douleur.ch Documenti: Carta di Ottawa tutti i suoi componenti la possibilità di godere di un buon livello di salute. L'interesse per gli altri, l'approccio olistico e l'ecologia sono elementi indispensabili per la concettualizzazione e l'elaborazione delle strategie di Promozione della Salute. Perciò i creatori di queste strategie devono adottare come principio direttivo il fatto che, a tutti i livelli della pianificazione, della realizzazione e della valutazione della Promozione della Salute, uomini e donne sono parti associate e uguali. L'impegno per la Promozione della Salute I partecipanti a questa conferenza si impegnano: - ad intervenire nel campo delle politiche pubbliche per la Salute e a sostenere un impegno politico chiaro nel campo della tutela della salute e dell'uguaglianza di tutti i cittadini in ogni settore; - a contrastare le pressioni esercitate in favore dei prodotti pericolosi, degli ambienti e delle condizioni di vita malsane o di una nutrizione inadeguata; s'impegnano anche ad attirare l'attenzione sulle questioni di sanità pubblica quali l'inquinamento, i rischi lavorativi, gli alloggi e la sovrappopolazione; - a colmare le differenze del livello di salute nelle varie società ed a lottare contro le disuguaglianze prodotte in questo campo dalle norme e dalle pratiche della società; - a riconoscere che le persone costituiscono la maggior risorsa sanitaria, a sostenerle e a dar loro i mezzi affinché si conservino in buona salute, con i familiari e gli altri soggetti che le attorniano; s'impegnano anche ad accettare la comunità come il principale portavoce in materia di salute, di condizioni di vita e di benessere; - ad aggiornare i servizi sanitari e le loro risorse a profitto della Promozione della Salute ed a dividere il loro potere con altri settori, altre discipline e, cosa ancor più importante, con la popolazione stessa; - a riconoscere che la Salute ed il suo mantenimento costituiscono un investimento sociale prioritario e ad affrontare il problema ecologico globale rappresentato dai nostri stili di vita. I partecipanti alla Conferenza pregano insistentemente tutte le persone interessate di unirsi a loro nell'impegno, al fine di costituire un'alleanza potente in favore della sanità pubblica. Appello per un'azione internazionale La Conferenza demanda all'Organizzazione Mondiale della Sanità ed agli altri organismi internazionali il compito di caldeggiare la Promozione della Salute, nell'ambito di tutte le manifestazioni adatte a questo scopo e di aiutare i Paesi a stabilire programmi e strategie per la Promozione della Salute. I partecipanti della Conferenza sono fermamente convinti che se le persone di ogni provenienza, gli organismi non governativi, le associazioni di volontariato, i Governi, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e tutti gli altri soggetti interessati, si unissero per lanciare le strategie di Promozione della Salute conformi ai valori morali e sociali su cui si basa questa Carta, la Salute per tutti nell'anno 2000 diventerebbe una realtà. Questa Carta per un'azione in favore della Promozione della Salute è stata elaborata ed accettata da una Conferenza Internazionale organizzata congiuntamente dall'Organizzazione Mondiale della www.ulssasolo.ven.it 51 www.sans-douleur.ch Documenti: Carta di Ottawa Sanità, dal Ministero della Sanità e del Benessere Sociale del Canada e dall'Associazione Canadese di Sanità Pubblica: 212 delegati di 38 Paesi si sono incontrati dal 17 al 21 Novembre 1986 a Ottawa (Canada) per uno scambio di conoscenze e di esperienze di Promozione della Salute. La Conferenza ha stimolato un dialogo aperto fra profani ed operatori sanitari o operatori di altri settori, fra rappresentanti governativi, di comunità, di associazioni di volontariato, fra politici, amministratori, universitari, medici di base. I partecipanti hanno avuto l'occasione di coordinare i loro sforzi per meglio definire i problemi maggiori, rinnovando nello stesso tempo il loro impegno individuale e collettivo nei confronti dell'obiettivo comune della "Salute per Tutti nell'anno 2000". Questa Carta riflette lo spirito di quelle che l'hanno preceduta e che riconoscevano e trattavano i bisogni dei popoli; essa presenta le strategie e i metodi fondamentali della Promozione della Salute, che i partecipanti considerano indispensabile per il compimento di grandi progressi. Il rapporto dei lavori della Conferenza tratta dettagliatamente le questioni affrontate, offre esempi concreti e suggerimenti pratici sul modo in cui possiamo fare reali progressi e precisa l'impegno richiesto alle nazioni e ai gruppi interessati. Il cammino verso una nuova sanità pubblica è ormai manifesto in tutto il mondo. Esso è stato confermato non soltanto dalle esperienze, ma anche dall'impegno dei partecipanti alla Conferenza. Questi sono stati invitati a titolo personale, in funzione della loro specializzazione, in rappresentanza dei seguenti Paesi: Inghilterra. Antigua, Australia, Austria, Belgio, Bulgaria, Canada, Danimarca, Scozia, Spagna, Stati Uniti, Finlandia, Francia, Ghana, Ungheria, Islanda, Israele, Italia, Giappone, Malta, Nuova Zelanda, Norvegia, Norvegia, Olanda, Galles, Polonia, Portogallo, Repubblica Democratica Tedesca, Repubblica Federale Tedesca, Irlanda, Romania, St. Kitts-Nevis, Sudan, Svezia, Svizzera, Cecoslovacchia, Ulster, URSS e Yugoslavia. www.ulssasolo.ven.it 52 www.sans-douleur.ch DICHIARAZIONE DI BUDAPEST www.ulssasolo.ven.it 53 www.sans-douleur.ch 54 DICHIARAZIONE DI BUDAPEST (MAGGIO 1991) Finalità e obiettivi degli ospedali che partecipano alla rete internazionale dell'OMS degli HPH. Oltre ad assicurare servizi medici e di assistenza sanitaria di buona qualità un ospedale della Rete Ospedali e Promozione della Salute dovrebbe: 1. fornire opportunità di sviluppare in tutto l'ospedale indirizzi, obiettivi e strutture orientati alla salute; 2. sviluppare una comune consapevolezza all'interno dell'ospedale sugli obiettivi di un Ospedale che persegua la Promozione della salute; 3. accrescere l'attenzione sull'impatto che l'ambiente ospedaliero ha sulla salute dei pazienti, del personale e della comunità; l'ambiente fisico degli edifici ospedalieri dovrebbe supportare, mantenere e migliorare il processo terapeutico; 4. incoraggiare un ruolo attivo e partecipativo dei pazienti in funzione del proprio specifico potenziale di salute; 5. incoraggiare in tutto l'ospedale iniziative di partecipazione orientate al miglioramento della salute; 6. creare condizioni di lavoro salubri per tutto il personale; 7. sforzarsi di far sì che l'Ospedale orientato alla Promozione della Salute diventi un modello per servizi e luoghi di lavoro salubri; 8. mantenere e promuovere la collaborazione tra iniziative di promozione della salute centrate sulla comunità ed amministrazioni locali; 9. migliorare la comunicazione e la collaborazione con i servizi sociali e sanitari esistenti nella comunità; 10. aumentare le opportunità offerte dall'Ospedale ai pazienti ed ai loro parenti attraverso i servizi sociosanitari della comunità e/o gruppi ed organizzazioni di volontariato; 11. identificare e riconoscere gli specifici bisogni sanitari di determinati gruppi (es. anziani, affetti da patologie di lunga durata, ecc.); 12. riconoscere le differenze di valori, bisogni e condizioni culturali tra individui e tra differenti gruppi di popolazione; 13. creare all'interno dell'ospedale un ambiente di vita favorevole, umano e stimolante specialmente per i pazienti lungo degenti e cronici; 14. migliorare la salubrità e la varietà della nutrizione per i pazienti ed il personale; 15. dare impulso e qualità all'informazione, comunicazione ed educazione dei pazienti e dei familiari; 16. dare impulso e qualità alla formazione continua del personale; 17. sviluppare nell'ospedale un "data base" epidemiologico particolarmente orientato alla prevenzione delle malattie e degli incidenti, con un sistema di comunicazione delle informazioni agli amministratori e ad altre istituzioni presenti nella comunità. www.ulssasolo.ven.it 55 www.sans-douleur.ch 56 RACCOMANDAZIONI DI VIENNA www.ulssasolo.ven.it 57 www.sans-douleur.ch RACCOMANDAZIONI DI VIENNA (APRILE 1997) Introduzione Gli sviluppi del progetto degli ospedali per la promozione della salute (HPH), i cambiamenti di politica sanitaria e relative riforme hanno determinato in Europa la necessità di rivedere la struttura di base del progetto. Il passaggio dall’esperienza del progetto pilota HPH (basato su quanto definito nella Dichiarazione di Budapest) ad una più ampia rete supportata principalmente da reti nazionali e regionali e la Carta di Lubiana sulla Riforma del Sistema Sanitario forniscono la base per una nuova fase del progetto HPH. La Carta di Lubiana è stata promulgata nel giugno del 1996 con la approvazione da parte dei Ministri della Sanità, o loro rappresentanti, degli Stati Membri della Regione Europea dell’OMS. La Carta fornisce indirizzi per le riforme sanitarie nello specifico contesto dell’Europa ed è centrata sul principio che le riforme sanitarie dovrebbero innanzi tutto condurre a un miglior stato di salute e qualità di vita della popolazione. Gli ospedali giuocano un ruolo centrale nel sistema di tutela della salute. In qualità di centri che praticano la moderna medicina, svolgono attività di ricerca e di istruzione, ed accumulano conoscenza ed esperienza; possono influenzare la pratica professionale di altre istituzioni e gruppi sociali. Gli ospedali sono istituzioni attraverso le quali passa un grande numero di persone e possono raggiungere una grande parte della popolazione. In alcuni paesi, ogni anno più del 20 % della popolazione viene in contatto con gli ospedali in qualità di pazienti ed una percentuale ancora più elevata in qualità di visitatori. In alcune città l’ospedale è il più importante datore di lavoro; 30.000 ospedali in Europa impegnano il 3 % della totalità della forza lavoro . Gli ospedali possono essere luoghi di lavoro a rischio per la salute. I rischi includono non solo l’esposizione o ai vari agenti tossici chimici, fisici o infettivi, ma anche lo “stress” derivante dalle pressioni correlate al tipo di lavoro e alle responsabilità che questo comporta. Gli ospedali producono una grande quantità di rifiuti. Essi possono contribuire a ridurre i comportamenti inquinanti e, come consumatori di una ampia quantità di prodotti, essi possono promuovere efficacemente quelli più sani e la sicurezza ambientale. Tradizionalmente gli ospedali hanno offerto una ampia varietà di servizi diagnostici e terapeutici, compreso gli interventi medici e chirurgici, in risposta a patologie acute o croniche. www.ulssasolo.ven.it 58 www.sans-douleur.ch Documenti: Raccomandazioni di Vienna Come risultato gli ospedali sono orientati soprattutto sulla cura delle malattie, e non verso la salute. Al giorno d’oggi gli ospedali mostrano un crescente interesse sul modo di vivere dei propri pazienti prima e dopo la degenza ospedaliera; mostrano una crescente consapevolezza del proprio ruolo alle altre componenti del campo sanitario e alla comunità nel suo complesso. Anche se fino ad ora gli ospedali sono stati coinvolti solo marginalmente nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie, essi possiedono un potenziale enorme che potrebbe essere utilizzato per ottimizzare le loro risorse indirizzandole non solo verso l’aspetto curativo ma anche verso la salute nella sua accezione più ampia. La crescente necessità e le nuove possibilità di trattamento e cura da una parte, e, dall’altra parte, i limiti delle risorse pubbliche hanno creato una situazione in cui i fornitori di salute e gli ospedali in particolare hanno incrementato la propria efficienza nell’utilizzo delle risorse. Allo stesso tempo lo sviluppo tecnologico nel campo medico e dell’informazione apre innovative possibilità per i servizi sanitari. Come conseguenza stanno maturando sostanziali cambiamenti in termini di organizzazione ospedaliera e di responsabilità degli ospedali nell’ambito del settore sanitario. Un chiaro orientamento verso un guadagno di salute dovrebbe favorire i servizi che meglio incontrano i bisogni dei clienti e dei consumatori ed il razionale uso delle risorse. Le raccomandazioni di Vienna tengono conto delle necessità di riforme sanitarie e dei bisogni degli ospedali di essere più completi nel trattare di salute. Le raccomandazioni sono divise in tre parti: 1. principi fondamentali 2. strategie per l’implementazione 3. appendice: partecipazione alla rete HPH Principi fondamentali Nel contesto della Strategia della Salute per Tutti, della Carta di Ottawa per la Promozione della Salute, della Carta di Lubiana per la riforma della assistenza, della Dichiarazione di Budapest degli Ospedali per la promozione della salute, un ospedale che promuove la salute dovrebbe: 1. promuovere la dignità umana, l’equità e la solidarietà, l’etica professionale, riconoscendo differenze nei bisogni, valori e cultura di differenti gruppi di popolazione www.ulssasolo.ven.it 59 www.sans-douleur.ch Documenti: Raccomandazioni di Vienna 2. essere orientato verso il miglioramento della qualità, il benessere dei pazienti, dei parenti e del personale , la protezione dell’ambiente e utilizzando il proprio potenziale per diventare organizzazioni di riferimento. 3. focalizzarsi sulla salute con un approccio olistico e non solo limitato all’aspetto curativo. 4. essere centrato sulla gente fornendo servizi nel miglior modo possibile ai pazienti ed ai loro parenti in modo da facilitare il processo di guarigione e favorire l’empowerment dei pazienti. 5 usare risorse in modo efficiente tenendo conto del rapporto costo-efficacia ed in base al loro contributo in termini di miglioramento della qualità. 6. formare legami per quanto possibile stretti con altri livelli del sistema sanitario e la comunità. Strategie per l’implememntazione Il progetto HPH forisce opportunità agli ospedali per sviluppare prospettive, obiettivi, e strutture. Questo significa in particolare: 1. Partecipazione ed impegni : • incoraggiare procedure partecipative orientate al miglioramento della salute, compreso il coinvolgimento attivo dei vari profili professionali e la costruzione di alleanze con altri professionisti al di fuori dell’ospedale. • incoraggiare il ruolo attivo e partecipativo dei pazienti secondo il loro specifico potenziale di salute, promuovere i diritti dei pazienti, migliorare il loro benessere e creare ambienti che promuovono la salute dei pazienti e dei loro familiari. • creare condizioni di lavoro sane per tutti i lavoratori ospedalieri, riducendo sia i rischi connessi alla attività ospedaliera che i fattori di rischio pscilogico. • accrescere l’impegno della direzione ospedaliera nel miglioramento della salute, includendo i principi della salute nei processi decisionali quotidiani. 2. Comunicazione, informazione , educazione • Accrescere la comunicazione e la cultura dell’ospedale in modo da contribuire alla qualità di vita del personale ospedaliero. Gli stili di comunicazione usati dal personale dovrebbero incoraggiare la cooperazione interprofessionale e la accettazione reciproca. www.ulssasolo.ven.it 60 www.sans-douleur.ch Documenti: Raccomandazioni di Vienna • • • • • Accrescere la comunicazione tra il personale ed i pazienti in modo che essa sia guidata dal rispetto reciproco e dalla umanità. Accrescere la quantità e la qualità dei programmi di informazione, comunicazione e dei programmi educativi e di training per i pazienti e loro familiari. integrare i principi degli ospedali che promuovono la salute nella routine ospedaliera quotidiana attraverso lo sviluppo di una comune identità corporativa intraospedaliera. Potenziare il grado di comunicazione e di cooperazione con i servizi sociali e sanitari territoriali, con le iniziative basate sulla promozione della salute nella comunità, con le organizzazioni ed i gruppi di volontariato contribuendo così a ottimizzare il rapportotra differenti erogatori ed attori del campo della assistenza. sviluppare un sistema informativo che misuri gli esiti e al tempo stesso sia utile a scopi amministrativi. 3. Usare Metodologie e Tecniche per lo sviluppo dell’organizzazione e il management del progetto: • cambiare e riorientare le preesistenti routine ospedaliere per fare diventare l’ospedale un centro di conoscenza • formare personale in campi di rilevante importanza nella promozione della salute come nel campo della istruzione, comunicazione e della attività di direzione. • formare leaders di progetto 4. Imparare dalle esperienze • promuovere lo scambio nazionale ed internazionale di esperienze grazie allo sviluppo di progetti HPH in modo che gli ospedali partecipanti possano imparare dai differenti approcci di problem solving • gli ospedali HPH dovrebbero impegnarsi in scambi e comunicazioni nazionali ed internazionali Partecipazione alla Rete OMS degli Ospedali HPH Gli Ospedali che desiderano fare parte della Rete HPH : 1 dovrebbero sottoscrivere i principi e le strategie descritte nella Raccomandazioni di Vienna 2 dovrebbero appartenere ad una rete regionale/nazionale nel Paese in cui esiste tale tipo di rete (gli ospedali di Paesi privi di rete possono fare riferiemento direttamente al centro di coordinamento internazionale). www.ulssasolo.ven.it 61 www.sans-douleur.ch Documenti: Raccomandazioni di Vienna 3 Dovrebbero rispettare i regolamenti stabiliti a livello internazionale e nazionale/regionale dai membri della rete internazionale, l’OMS ed il centro di coordinamento internazionale. Saranno possibili tre tipologie di membri HPH: • Membri della rete nazionale/regionale • Membri singoli di paesi privi di alcuna rete • Membri di reti tematiche www.ulssasolo.ven.it 62 www.sans-douleur.ch INTESA DI SANREMO www.ulssasolo.ven.it 63 www.sans-douleur.ch INTESA DI SANREMO ( DICEMBRE 2001) La diffusione in Italia del Programma "Health Promoting Hospitals", promosso dall'Ufficio Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Salute, sta coinvolgendo un alto numero di Ospedali nel difficile cammino del riorientamento dei servizi sanitari auspicato e richiesto dalla Carta di Ottawa: ciò è motivo di grande soddisfazione e testimonia l'attenzione che il sistema sanitario italiano mostra verso il movimento internazionale della promozione della salute e la sua piena integrazione europea. La collaborazione tra le diverse strutture sanitarie, così come quella con gli altri soggetti sociali e istituzionali presenti nelle comunità locali quali, ad esempio, i comuni, le scuole, le case di riposo, le associazioni di volontariato e di rappresentanza sociale sottolinea il raggiungimento di un irrinunciabile punto fermo nell'articolazione dell'offerta dei servizi per la salute. Le sette Reti regionali HPH attive in Italia e riconosciute dall'Ufficio Europeo dell'Organizzazione Mondiale della Salute (in Veneto, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Toscana e nella provincia autonoma di Trento) costituiscono una risorsa per lo sviluppo e la realizzazione a livello nazionale, regionale e locale di politiche pubbliche per la salute. Questa esperienza è oggi a disposizione dell'intero sistema sanitario italiano e di quanti vogliano attingervi per favorire l'attivazione di altre Reti regionali, diffondere la cultura ed il bagaglio tecnico acquisiti, sensibilizzare nuovi soggetti di riferimento, connettere la propria attività ad altri progetti che convergano sulle finalità ed i principi della promozione della salute espressi nella Carta di Ottawa. Per ottenere in modo più efficace i risultati di promozione della salute per i cittadini, il personale ospedaliero e la Comunità servita è necessario che i principi ispiratori, i criteri, le modalità di lavoro e le attività sviluppate dalle Reti regionali HPH entrino a pieno titolo nella programmazione sanitaria nazionale e regionale attraverso un esplicito riconoscimento del loro ruolo nell'ambito del Piano Sanitario Nazionale, dei Piani Sanitari Regionali e dei documenti strategici di pianificazione di ciascuna azienda sanitaria. I Coordinatori delle Reti regionali HPH, in occasione della 5° Conferenza italiana degli Ospedali per la Promozione della Salute svoltasi a Sanremo il 3 e 4 dicembre 2001 sotto il titolo "Partecipare, promuovere, prevenire: la sanità per la salute", a nome degli ospedali che vi aderiscono: • ribadiscono gli impegni, assunti con la sottoscrizione della Convenzione con l'OMS, di sviluppare strategie, obiettivi, strutture e attività orientati alla promozione della salute; • si impegnano, attraverso lo scambio continuo e formalizzato di competenze e di esperienze, a sostenere il movimento per la promozione della salute, a consolidare la presenza italiana nel contesto internazionale e a far crescere il Programma HPH in Italia, mettendosi a disposizione degli ospedali e delle regioni che ancora non vi partecipano per coinvolgerli in esperienze comuni; • si impegnano a mettere in atto strategie condivise per: 1. la ricerca e l'innovazione tecnica e metodologica, attraverso l'elaborazione, la sperimentazione, la valutazione e la messa in comune delle migliori pratiche; www.ulssasolo.ven.it 64 www.sans-douleur.ch Documenti: Intesa di Sanremo 2. la formazione diffusa intorno alle pratiche di promozione della salute, i loro significati e le metodologie specifiche; 3. il confronto permanente con i principi e i metodi della gestione della qualità e del miglioramento continuo attivati nelle strutture sanitarie e sociali; 4. la diffusione delle esperienze, la comunicazione e la ricerca di consenso sui principi della promozione della salute; 5. la realizzazione di esperienze comuni tra le Reti, attraverso progetti condivisi e l'applicazione di metodologie di lavoro di provata efficacia; 6. lo sviluppo di tecnologie di rete, e in primo luogo un sito web, a sostegno dello scambio e del confronto tra le Reti regionali e internazionali; 7. la ricerca di partnership con le altre esperienze e progetti che, a livello locale, regionale, nazionale e internazionale, promuovono la salute nella comunità; • riconoscono che la collaborazione con le amministrazioni locali, con le associazioni di volontariato e con le altre organizzazioni che contribuiscono a promuovere la salute rappresenta un elemento essenziale per favorire l'integrazione degli ospedali nelle reti assistenziali; • auspicano che il Ministero della Salute e i competenti Assessorati regionali, condividendo i principi che stanno alla base del Programma HPH, li esplicitino nella stesura del Piano sanitario nazionale e dei Piani sanitari regionali e ne sostengano le iniziative conseguenti; • offrono la loro piena collaborazione al Ministero della Salute e ai competenti Assessorati regionali per la creazione di progetti specifici di promozione della salute in ospedale. Sanremo 4 Dicembre 2001 Il Coordinatore della Rete Veneta Simone Tasso Il Coordinatore della Rete Piemontese Piero Zaina Il Coordinatore della Rete Lombarda Maurizio Amigoni Il Coordinatore della Rete Emiliano Romagnola Mariella Martini Il Coordinatore della Rete Ligure Roberto Predonzani Il Coordinatore della Rete Toscana Paolo Morello Marchese Il Coordinatore della Rete Trentina Carlo Favaretti www.ulssasolo.ven.it 65 www.sans-douleur.ch OSPEDALI PER LA PROMOZIONE DELLA SALUTE Una Rete dell’O.M.S. Rete Regionale Veneta È costituita dalle seguenti Aziende Sanitarie Azienda ULSS n. 1 Belluno Azienda ULSS n. 2 Feltre Azienda ULSS n. 4 Alto Vicentino Azienda ULSS n. 5 Ovest Vicentino Azienda ULSS n. 6 Vicenza Azienda ULSS n.7 Pieve di Soligo AziendaULSS n. 8 Asolo Azienda ULSS n. 9 Treviso Azienda ULSS n.12 Veneziana Azienda ULSS n.14 Chioggia Azienda ULSS n.15 Cittadella Azienda ULSS n. 16 Padova Azienda ULSS n.17 Este-Montagnana Azienda ULSS n. 18 Rovigo Azienda ULSS n. 19 Adria Azienda ULSS n. 21 Legnago Azienda ULSS n. 22 Bussolengo Azienda Ospedaliera di Verona che collaborano nei seguenti principali Progetti Ospedale e Servizi Sanitari senza Fumo Ospedale e Territorio contro il Dolore Ospedale e Territorio Interculturali Integrazione Ospedale e Territorio Alimentazione Sana in Ospedale Umanizzazione Comfort in Ospedale Sicurezza Operatori Sanitari Rete Veneta HPH www.ulssasolo.ven.it/hph Ensable contre la dololeur www.sans-douleur.ch