..
_.
•.
·
~
.
VOLONTARIATO
Un serbatoio di idee
e' una necessità''
LE ONG PROPONGONO NUOVI INTERVENTI PER LO SVILUPPO
AH
UE
Venezia. Nella suggestiva cornice di una
Venezia autunnale , si è svolto nei giorni
scorsi un seminario sul tema «Gli organismi
non governativi e la lotta contro la fame
nel mondo», promosso dal Dipartimento
per la Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri, in collaborazione con
l'Istituto per le relazioni tra l'Italia e i paesi
dell 'Africa, America Latina e Medio Oriente (!PALMO). Nei grandi saloni della fondazione Giorgio Cini, ospite dei lavori te1nutisi dal18 al 20 ottobre, è toccato ai rela1tori che hanno aperto le tre giornate di sel minario ricordare quanto sia grave il problema della fame nel mondo . «Si muore di
fame non perché manchi il cibo - ha ricordato il presidente dell'IPALMO , Pietro
Bassetti - o perché non si riesca a produrre di più , ma perché il meccanismo finanziario, l'organizzazione e la destinazione
delle risorse, la promozione delle attività
produttive trovano un freno negli attuali
rapporti internazionali e nel tessuto sociopolitico dei paesi poveri».
Non è una novità che in occasione di
incontri sul tema degli aiuti pubblici italiani allo sviluppo si senta l'esigenza di ribadire queste ed altre conclusioni sulla stessa
teoria dello sviluppo. Tutti i paesi industrializzati hanno in effetti devoluto allo
csviluppo» dei paesi del Sud ingenti disponibilità finanziarie; lo stesso governo italiano ha stanziato la consistente somma di
4700 miliardi di lire, cifra che permetterà
al nostro paese di allinearsi finalmente ai
valori medi dell'impegno cooperativo OCSE. Nonostante questo impegno dei paesi
ricchi , lo «sviluppo» del Sud tarda a manifestarsi , mentre in alcuni settori, come in
quello della produzione agricola e, di conseguenza, dell'alimentazione, le cose vanno aggravandosi. Da qui l'esigenza improrogabile di un nuovo meccanismo dello sviluppo che tenga conto innanzitutto dei bisogni fondamentali delle popolazioni (alimentaziOne, Jstruzwne, livelli di vita, eccetera) e poi dello «sviluppo» tradizionalmente inteso , ovvero aumento del prodotto nazionale lordo.
In questo senso va necessariamente cicalibrata anche la cooperazione internazionale, compresa quella messa a disposizione
dall'Italia: a Venezia si è così assistito alla
definitiva «denuncia» della politica degli
aiuti tesa a combattere la miseria e la fame
sulla sola base degli interventi assistenziali.
Né questa formulazione al negativo di una
politica per «un'altra cooperazione» è risultata univoca in quanto a modalità di attuazione: per citare saio le due voci più inte-
HA
EU
E
· --.
AH
U
~.
EU
.
HA
DOSSIER ··._
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Cos'è una ONG
È dagli anni '60 che nel settore della
cooperazione allo sviluppo operano
anche organizzazioni private, che
negli ambienti interessati vengo.n o
definite ONG (organizzazioni non
governative) . Il concetto di ONG è
tanto vago quanto semplice. e generica la definizione : indica gli organismi e i gruppi privati che operano
nel settore della cooperazione allo
sviluppo senza scopi di lucro e con
l'ausilio prevalentemente di volontari . A dire il vero, anche la caratteristica di operare nell'ambito del volontariato, è oggi ritenuta troppo riduttiva: nel recente seminario di Venezia, infatti, è stato posto il problema della definizione giuridica delle
organizzazioni che non utilizzano il
volontariato, visto che la legislazione italiana attualmente le ignora.
Al di là della differenza, tutte le
ONG sono comunque collegate al
complesso delle iniziative per la promozione umana, per l'educazione,
per la formazione professionale e
per l'assistenza tecnica e sanitaria ai
·
paesi del Terzo Mondo.
Attualmente, sono meno di cinquanta gli organismi che hanno ottenuto il riconoscime·n to di idoneità
dal ministero degli Esteri, per un finanziamento che nel 1979 non ·ha
raggiunto i 4 miliardi di lire, mentre
ha superato i 27 miliardi nell'anno
in corso.
ressate a questo aspetto della cooperazione, basti ricordare l'intervento del sottosegretario al Tesoro, Carlo Francanzani, che
si è pronunciato a favore di una politica degli aiuti che prediliga i canali multilaterali
della cooperazione internazionale; -mentre
il sottosegretario agli Est~ri, Roberto Palleschi, ha ribadito gli intere~si del governo
italiano per il potenziamento della cooperazione bilatera!~.
Assistevano e partecipavano a ·questa
messa a punto della cooperazione italiana
numerosi rappresentanti degli organismi
non governativi, invitati a Venezia in qualità di interlocutori della Farnesina.
Per farsi un'idea delle dimensioni
quantitative del fenomeno del volontariato
in Italia, basti ricordare che nel corso· del
1982 gli aiuti al Terzo Mondo erogati attraverso gli organismi privati hanno rappresentato all'incirca 30 miliardi di lire e sono
andati a una cinquantina di organizzazioni
che il Dipartimento riconosce «idonee» allo
svolgimento degli incarichi delegati .
L'importanza di questi organismi sottolineata dallò stesso ministro degli
Esteri, Emilio Colombo, nella relazione
·conclusiva del seminario - consiste essenzialmente nello stretto contatto che essi
permettono tra la burocrazia ministeriale
dei paesi donatori e la realtà e i bisogni delle popolazioni locali. I «mini-programmi»
di _sviluppo portati a termine dagli organismi non governativi italiani sono dunque
stati sviscerati per coglierne gli aspetti più
FILLEDIER/G. NERI
Volontario europeo in Africa
importanti dal puntd di vista di «un altro
sviluppo» . E ne è risJltato un quadro interessante, anche se l'estrema eterogeneità di
.tali organismi (alc.Òni ' discendono direttamente dalle attivit~ missionarie, mentre altri sono animati da diverse ideologie politiche o dalla fiducia nel potenziale di sviluppo di tecnologie elementari o di pratiche
associative) ha momentaneamente interrotto la linearità del dibattito. In sostanza,
corpunque, è stata ribadita e rilanciata
l'importanza delle ONG , in base soprattutto alla constatazione della loro capacità
di fare attenzione ai bisogni primari delle
popolazioni dtl._Terzo Mondo, di coinvolgere queste ultimèt'lel modello di sviluppo
proposto, di diffondde tecnologie appropriate alle specifiche situazioni di sottosviluppo. Un grande serbatoio, insomma, di
braccia e di idee per ud nuovo sviluppo.
l
Mario Gay
27
o
~~
• •
. - LA
tEG~E
1
•
- . ...
·r · .'") . . · · !...
'r'
"~-'T''·
'\
38 ""·.r '":"': .. ··;' -
.
·
·
·
?titl<l;:Si~ento utile
~~:: ço}~ffi. .ftffi.r~i.ONk(~
..~ÒVA
. COOPERAZIONE ITALIANA
'i:. é:
.... . .
~~
~
~ ... ' .,
%
..... -
'
} ;
l
~,..
{
.1
Risale solo al 1979 la definizione da parte zioni dei paesi in via di sviluppo (PVS) che
italiana di una politica di cooperazione in versino in situazione di emergenza; il pogenerale funzionale, in particolar modo ; al tenziamento delle strutture del volontariadialogo Nord-Sud.
to civile; e infine, l' intesificazione degli
Con l'approvazione , da parte del Parla- scambi culturali .
Per l'attuazione · dei · compiti .previsti
metj~~J.~Mi~ ~lfltt.l~ggd! j ·8, the disciplina compiutamente l'intera materia della dalla legge 38 è stato istituito, presso il ministero degli Esteri, il Dipartimento per la
C~C?P~razi<;>ne 1.•n.~.;J.l~a)?-~ c_;ç>l,tnato ,una grave
lacunit~·· vlSi:6 chè flrio 'ad·an&a esisteva solCooperazione allo sviluppo che, oltre ad
~~iub ~r?-: ·~~~~e~(W~~Wg~~Ìativo (la leg- essere equiparato ad una Direzione genera~~-g?2~d~} :1~~-1 J.che,f.~~9}~~-e n~a'{a esclu- le , gode di piena autonomia amministratis~~.~<:?,te ,..t,:l ~~~p,~t.~fl~>fl~;:,.t~cm~a ~ non va e contabile.
era:;·pe.rt~nto, m grado ~h mteressars1 comIl Dipartimento rice~e le ind.ìcazioni
1
piiita'tnefit~~·&~i · ~0Ìt~Bli{i\ /er'bblemi inepolitiche e programmatiche da tre organiien'ti' l;J.': d'dQe'r~z1Sri.è ·gmii·~~ica, finanzia- smi collegiali: il CIPES (Comitato intermi(i:à ~· f:i: p.~h?cjpa.?f<?flf'~~~i1, i~Ùti versati at- nisteriale per la politica economica estera);
traVerso' g·ti ' orgàrtJ.~mi~·'int·trJàzionali. Di il Comitato ,Consultivo per la Cooperazio•
''' li• ''•cJ.$;t "' ''>'
conseguenza·; f o'to"aftua 'irien te - come si ne , composto da 36 membri rappresentati~egge ·nel-primo comma~·della legge 38 vi di tutte le forze sociali interessate (imprese, sindacati, pubblica amministrazio~la cooperazione de,l_r_J~alia con i paesi in
yia di sviluppo comprende, le iniziative ne , istituzioni scientifiche ed organismi
jmbbliche éprivate dirette a.fàvorire il pro- specializzati); e, infine, il Comitato Diregresso economico .e .sociale; ,·Ùcnico e cultu- zionale, formato dai direttori generali del
iale di tali paesi, in armonia q >n i ,loro pro- ministero degli Esteri.
gr~,mmi di svilup,po»:
Il Dipartimento ge~tisce il Fondo spe. Sei sonò i settdri in<iicati dalla legge co- ciale per la cooperazione allo sviluppo dal
t;ne prioritari negli intdJ:Venti italiani: l'ela- . quale attinge i mezzi finanziari destinati
~oraziohe e l'attuazione di progetti di svialla pratica attuazione delle finalità della
luppo; la concessiontl' di crediti a condizio- legge. Oltre a questo, la nuova disciplina
(l,i ~ge,vqlate; · la· partecipazione ad organi- - e questa è una novità nel panorama itasmi ml;J.ltilaterali; l' ~ssistenza alle popola- liano - collega strettamente le attività de~
'
La voce del Sud
Qualunque approccio si voglia seguire nell'affrontare il problema
della .fame nel mondo non ci si potrà
limitare ad interventi di tipo congiunturale, ma sarà necessaria
un'azione strutturale organicamente
pianificata. È questo il messaggio
lanciato dagli esperti del Terzo
Mondo nel convegno su «La lotta
contro la fame nel mondo e la Cooperazione internazionale», svoltosi a
Castelgandolfo per iniziativa del Dipartimento per la cooperazione allo
Sviluppo del ministero degli Esteri.
Nel documento finale comprendente conclusioni e raccomandazioni, reso noto solo in questi giorni, si
sottolinea come è necessario co.t}lpiere ogni sforzo per «definire e mettere in atto delle politiche volte ad ac- '
crescere il potere di acquisto e le entrate soprattutto delle categorie più
povere». «Queste politiche - aggiunge il documento - comprenderanno specificamente la creazione di
posti di lavoro , l'accrescimento della
produttività dei contadini, il loro accesso ai mezzi di produzione, il loro
controllo sulla commercializzazione
e una politica dei prezzi appropriata».
Il documento rileva, inoltre, che
a livello strutturale «gli insuccessi
delle strategie passate di cooperazione e sviluppo richiedono una cooperazione innovatrice ed audace», per
facilitare il perseguimento da parte
del Terzo Mondo della sua «autonomia collettiva (self-reliance )».
In questo contesto, l'azione italiana - ha sottolineato Joseph Ki
Zerbo, direttore del centro studi per
lo sviluppo dell 'Africa- «può essere decisiva per contribuire al riordinamento di tutto lo sviluppo».
E
.l
NORD / SUD
Le negative previsioni della FA O
HA
EU
AH
U
'
NORD/SUD
\._v"'.
L 'Italia destina allo svtfuppo lo 0,34 del prodotto nazionale
28
massimi :)rgani italiani che gestiscono i
rapporti con l'estero: vale a dire che il ministero del Tesoro, su proposta del minìstero degli Esteri e di quello per il Commercio
Estero , può autorizzare il Mediocredito
centrale a «concedere crediti fmanziari agevolati destinati al miglioramento della situazione economica e monetaria dei· PVS ,
tenendo conto della partecipazione italiana
a progetti e programmi di cooperazione».
Nell'ambito della legge 38, l'Italia fornisce il proprio aiuto pubblico allo sviluppo in via multilaterale e bilaterale.
Per quanto riguarda la programmazione generale dell'anno in corso occorre rilevare che il Dipartimento del ministero degli Esteri, oltre a disporre in assoluto di una
cifra ben più consistente rispetto a quella
degli anni precedenti - si pensi solo che
fino al1980 gli aiuti allo sviluppo non hanno mai superato i 576 miliardi di lire - ha
anche ripartito diversamente gli aiuti in
modo da privilegiare il settore bilaterale rispetto a quello multilaterale. Le risorse disponibili per l'aiuto bilaterale hanno così
raggiunto la ragguardevole cifra di 868 miliardi e 284 milioni a cui debbono aggiungersi altri 46 miliardi e 460 milioni temporaneamente stornati a favore del FISA e
che verranno reintegrati dal ministero del
Tesoro. Gli aiuti multilaterali, invece, assommeranno a 630 miliardi e 477 milioni
costituendo complessivamente circa il41%
del totale degli aiuti italiani ai paesi in via
di sviluppo.
Come si vede, il settore bilaterale coprendo da solo il 59% del totale degli aiuti
appare predominante, anche se il settore
multilaterale ha continuato a crescere in cifre assolute grazie all'incremento delle-risorse globali destinate all 'aiuto pubblico
allo sviluppo . All'interno dell 'aiuto bilaterale, poi, i crediti di aiuto veri e propri rappresentano il48% del totale mentre la cooperazione tecnica (comprendente anche gli
aiuti alimentari) assomma al 52%. Anche
da 'questa ripartizione, che appare indubbiamente più equilibrata traspare chiaramente il nuovo carattere dell'aiuto pubbli:
co italiano tutto volto ad avere un ruolo attivo anche per i positivi ritorni industriali
che una strategia di questo genere comporta. Tralasciando per un momento la situazione degli aiuti multilaterali, comprendenti per gran parte i contributi obbligatori e volontari ai vari organismi internazionali, risulta ancora che all'interno dell'aiuto bilaterale circa il 30% degli interventi
previsti rientra in quella che viene definita
una «programmazione ipotizzata»- caratterizzata cioè da un contenuto livello di
concretezza -, mentre un altro 40% è costituito da programmi già decisi nel corso
del1981 e la restante quota appare caratterizzata da un livello molto elevato di concretezza.
HA
EU
;
o
UE
•
o
AH
DOSSIER
..
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
o
.
.
Volendo infine fornire in dettaglio
qual è il profilo geografi,co dell'intervento
pubblico italiano in favore dello sviluppo,
il totale della somma programmata appare
impegnata: per il 56,6% nei confronti dei
paesi dell'area a sud del Sahara, con un
crescita sensibile dei programmi; per il
23,4% rispetto al Mediterraneo e al Medio
Oriente; per il 13,4% nei confronti dei
paesi dell'America. Latina; e, infine, per
un altro 6,5% rispetto ai paesi dell'Asia.
fl deserto
Sl
Questo tipo di differenziazione geografica appare rispondente in pieno a quelle
che sono state le direttive del CIPES, anche
se ancora limitato sembra essere l'impegno
italiano per l'area mediterranea e per il
Medio Oriente, soprattutto per il fatto che
le iniziative in discussione non sembrano
ancora avere raggiunto stadi avanzati di
negoziato.
B.M.
è mangiato un
Da quando la lotta alla fame nel mondo è stata inserita tra gli obiettivi prioritari della cooperazione italiana, una regione africana in particolare ha fatto la
sua apparizione nei programmi del Dipartimento per la Cooperazione allo
Sviluppo: il Sahel. Su questa regione e
sui gravi problemi di alimentazione che
la contraddistinguono il governo italiano ha organizzato a Roma un seminario
sul tema: «Il problema della fame nel
Sahel». Agli esperti convenuti presso
l'Istituto Italo-Africano è dunque toccato il difficile compito di analizzare i
motivi del fenomeno della fame , contro
il quale, si è detto, «non sono più sufficienti i soli interventi di emergenza».
Sahel signifièa letteralmente «confine», e sta ad indicare la frontiera di
quel deserto sahariano che con sempre
maggiore difficoltà viene mantenuto
nei confini di un tempo . I «desertologi»
- questo il nome degli studiosi del deserto - assicurano che il deserto si
espande, distruggendo et_tari ed ettari
di terreno agricolo, non solo nel continente africano. Negli oqo paesi del Sabel al fenomeno della desertificazione
si accompagna quello dèlla fame .
«È opinione comune che il deserto
sia un fenomeno africano per defmizione , sostiene uno studioso africanista.
Invece non è così». Non è neanche vero
che la carestia sia necessariamente collegata ad esso. Persino nell'Europa a noi
più vicina, nelle -province iberiche di
Granada o di Murcia, il fenomeno della
desertificazione ha fatto la sua apparizione da innumerevoli anni, così come
è successo in tutti i continenti: si calcola
che in dnquanta anni il mondo abbia
perduto una superficie uguale a quella
del Sud America. Né l'Africa è il continente più·colpito dal fenomeno : in Australia, per esempio, più del 50% delle
terre è nella categoria di elevata aridità
(fino a 200 millimetri di pioggia), contro il più modesto 32% del territorio
africano.
o
continent~
Nell'ambito dei lavori del seminario è~ anche risultato che non sono le vicende climatiche che hanno più gravemente contribuito al processo di desertificazione della regione. Un processo,
si è detto, che è invece attribuibile soprattutto all'uomo, che ha distrutto pascoli e terre coltivabili con metodi di
coltura sbagliati, con l' incontrollata
crescita industriale e urbana.
NORD/SUD
Il Sahel (nella cartina) è la regione più
colpita dalle carenze alimentan·
Fino a tempi a noi molto vicini, la
regione che taglia l' Mrica mediterranea
da quella equatoriale produceva cereali
sufficienti per le proprie necessità alimentari, riuscendo persino ad esportare
prodotti agricoli. La ·stessa siccità che
dal 1968 al 1973 ha colpito la zona,
causanào così gravi scompensi, ancora
oggi non riequilibrati, non sarebbe stata così grave se l'elemento umano del
Sahel avesse posseduto quelle tecniche
compatibili con l'habitat ·della zona.
Invece il Sahel aveva già cimportato•
modelli di sviluppo e abitudini di vita
dai paesi industrializzati, dimenticando
quella cultura agricola e alimentare che
per secoli ha tenuto la fame lontana da
milioni di africani.
29
spetta in particolare l'intonaca tura,
anch'essa in argilla, e la decorazione
dell'interno .
Le tecniche di costruzione sono diverse,
ma tutte altrettanto semplici e riconducibili a due procedimenti fondamentali. Il più
diffuso è quello dei mattoni in terra cruda,
impastata con paglia o altre sostanze vegetali, fatti seccare al sole e usati come nelle
comuni murature di mattoni cotti. L'altro
consiste nel versare un impasto argilloso in
rudimentali casseforme, con un procedimento che è stato ripreso per le costruzioni
in calcestruzzo.
La grande malleabilità della terra permette molta libertà espressiva, una libertà
che solo recentemente gli architetti hanno
riscoperto con il cemento armato . Ma a differenza di questo sono le mani, quasi sempre mani collettive, a dare la forma , a rifinire, a decorare, a imprimere un valore
universalmente riconosciuto dal gruppo.
L'armonia di queste architetture fa credere
a una loro razi9nalità e alla funzionalità ai
bisogni dei loro abitanti . In realtà, nelle
costruzioni tradizionali ciò che è simbolico
è più importante di ciò che appare strettamente utile e certamente, fra tutti i materiali primitivi, la terra è quella che meglio
esprime l'armonia del gruppo e l'equilibrio che esso realizza con la natura. Anche
laddove esiste la pietra e la sua tecnica è conosciuta, perché occasionalmente utilizzata per costruzioni di un certo prestigio religioso o politico, la terra continua ad essere
normalmente impiegata.
La sua diffusione non conosce limiti
geografici e la troviamo nei climi aridi del
Sahara o del deserto peruviano, come in
quelli tropicali e anche nelle regioni più
settentrionali. Per combattere la pioggia
sono stati adottati sistemi diversi di consolidamento delle fondamenta e di copertura. Le moschee che innalzano senza alcuna
protezione i loro coni di argilla sotto il sole
del Sahel rifanno il loro maquillage alla fine di ogni stagione delle piogge. Si animano co\ì di nugoli di uomini appesi ai pali di
legno che escono dalle cupole e che aggiungono alla loro funzione strutturale e
decorativa quella di ponteggio permanente
per le riparazioni. E un impegno costoso
della manutenzione di un edificio moderno . La stessa frenetica attività percorre tutti
i villaggi, fin nelle case più modeste: nessuno rinuncerebbe alla freschezza di questi
ambienti costruiti in terra.
A Mopti, nel Mali, di fronte alla celebre moschea in stile sudanese, la caparbietà di un architetto e l'autocritica del
Fondo Europeo per lo Sviluppo, hanno
permesso di costruire un ospedale in terra
stabilizzata, vale a dire con l'aggiunta di
una percentuale minima di cemento, perfettamente integrato al paesaggio e alla
cultura locale. Ma intanto si sta affermando sempre più una politica.m odernista che
rischia di travolgere le tradizioni abitative
ARCHITEITURA
Ritorno alla terra
30
mente era fatta di terra. Dall'alto dei suoi
90 metri, la torre di Babele è stata il monu-
EU
AH
U
E
mento più imponente dell'antichità, ma
più che alle intemperie·essa ha ceduto alla
· rottura di un equilibrio sociale di cui è
l'espressione biblica.
·
La terra, da sempre, è regolatrice dei
rapporti sociali, anche nel caso della costruzione di una casa.
Tra le montagne della Cabilia, nel nord
dell'Algeria, viene usata terra mista a pietra, in un'opera collettiva della famiglia e
del villaggio. Il lavoro non è pagato, maricambiato alla prima occasione: tutti vi partecipano, uomini, giovani e donne, cui
HA
vremo liberarci di questa ossessione che sta
diventando una vera paralisi mentale» .
Le soluzioni a basso costo, con l' impiego di materiali e manodopera locali e l'utilizzo di tecniche tradizionali, sono state
considerate a lungo «roba da sottosviluppati».
La crisi petrolifera ha riabìlitato l'architettura energetica, quella da sempre praticata nelle società preindustriali con mate-·
riali e forme tradizionali e, più in generale ,
la crisi di un modello di sviluppo ha messo
in discussione canoni consolidati del lavoro
architettonico.
Ma l'elemento terra è ambivalente,
espressione al tempo stesso di sicurezza e di
precarietà, e stenta perciò ad entrare nella
coscienza di uomini moderni. Le costruzioni di terra sfidano tuttavia il tempo: i mattoni di fango dei granai egiziani, vecchi di
3400 anni, e ancora ben conservati, testimoniano di una tecnica ormai perfezionata
da parte dei faraoni. Non sappiamo con
esattezza quando l'uomo ha cominciato ad
usare la terra ,per costruire, ma quando la
produttività dell'agricoltura ha liberato
una parte degli uomini dalla schiavitù del
lavoro sulla terra, è ancora alla terra e alle
tecniche che su di essa aveva appreso che
l'uomo ha fatto ricorso per edificare leprime città. Gerico, costruita diecimila anni
fa, fu probabilmente la prima città e certa-
Restauro di una moschea nel Mali
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
l
HA
EU
Il villaggio fortificato di Bolo/ah in Afghanistan
Da quando l'uomo è uscito dalle caverne e
ha incominciato a costruire la propria dimora, la terra è stata il materiale da costruzione più diffuso. Anche oggi l'idea di una
umanità schiacciata dal cemento è solo parzialmente vera: un terzo della popolazione
mondiale vive in abitazioni di terra cruda o
di cui la terra è l'elemento principale. Ma è
vero che un equilibrio fragile, che pure ha
sfidato i millenni, si sta rapidamente rompendo, e la desacralizzazione del rapporto
con la terra ha portato alla disumanizzazione delle relazioni con l'ambiente.
Nel Terzo Mondo, come in Occidente,
l'insuccesso dei mastodontici progetti edilizi per risolvere--la crisi- della casa è una
realtà da temPo evidente, ma che solo di
recente ha permesso di rimettere in causa
alcune scelte di sviluppo e di guardare indietro alla tradizione non più come semplice sopravvivenza. Del resto, un replay della
storia,· anche in società più vicine alle loro
tradizioni, si ~eve misurare con i guasti
prodotti da una certa idea di progresso e di
modernità. Il presidente della Tanzania,
Julius Nyerere, constatava amaramente
qualche anno fa che: «Gli abitanti adesso
rifiutano di costruire le loro case con i mattoni e le tegole . Per i tetti vogliono la lamiera ondulata e per i muri quella che
chiamano la terra europea, e cioè il cemento. Se in futuro vogliamo progredir~, do-
di intere regioni . Eppure vi sono validissi- compatibili con le scarse risorse di questi
me ragioni per ritenere la terra materiale paesi, si aggiunge l'aspetto forse più imindispensabile allo sviluppo del Terzo portante: la capacità di stimolare l'iniziatiMondo. Innanzitutto, è un elemento ab- va locale e la solidarietà soeiale. In una sobondante e diffuso su tre quarti della su- cietà che va rapidamente perdendo la properficie terrestre, quindi disponibile local- pria cultura, la riabilitazione di valori tramente senza particolari problemi di tra- dizionali è particolarmente importante:
sporto. A questo primo risparmio energeti- basti pensare all'agricoltura, dove . tutti i
co si aggiunge il fatto che la terra è un ec- tentativi di riforma falliscono a causa del
cellente isolante termico. Le tecniche di mancato coinvolgimento dei contadini,
A questo genius loci si rifà uno dei pioimpiego sono semplici, non richiedono
una particolare specializzazione e assorbo- nieri delle costruzioni di terra, l'architetto
no molta manodopera in regioni dove la francese Jean Dethier, che sta portando-in
giro per il mondo una mostra sulle «Archidisoccupazione è cronica.
Tutti fattori importantissimi, se si pen- tetture di terra» (attualmente a Roma nella
sa che i progetti edilizi si scontrano nelle suggestiva cornicé dei Mercati di Tr1iàno)
aree arretrate con notevoli strozzature, co- · per far riflettere sulla vitalità di ,,questa
me la mancanza di manodopera specializ- idea: «La diversità delle architetture·di .terzata, la dipendenza dall 'importazione di ra e delle loro tecniche di costruzion~ è Ùn~
materiali da costruzione, con frequenti rot.- garanzia contro l'imperialismo culturale e
ture degli stock che annullano i possibili contro il ritorno alle norme uniformi epasvantaggi anche di tecniche teoricamente se-partout dello "stile internazion.aJe"».
rapide ed economiche come la prefabbrica- Ma l'ideologia di questo stile, buono per
tutte le latitudini, è penetrata profondazione.
Al risultato di costruzioni a basso costo , mente nella coscienza della classe dirigente
AH
UE
IDEE
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Una piccionaia a Gourna el Gedida in Egitto
\
La sfida di Hassan Fathy
Gourna è un villaggio dell'alta valle del Nilo, davanti aTuxor, costruito sui resti di
un'antica necropoli. Qui, trentacinque anni fa, l'architetto egiziano Hassan Fathy
tentò di strappare i suoi abitanti alla loro principale occupazione: il saccheggio ael- .
le tombe, destinate a sicura rovina. Il progetto prevedeva lo spostamento del villaggio su nuove terre e la sua realizzazione in' mattoni in terra , recuperando vecé~ie
tradizioni quasi dimenticate. Il progetto fu ostacolato ih ogni modo dalla· buroc~a­
zia statale, ma si sc?ntrò a?che ~on la diffidenza della popolazi~ne, preoccupata d~
perdere una fonte s1eura d1 redd1to .
\
· ·
Oggi, la nuova Gourna è un villaggio realizzato a metà, meta più di curiosi che :
residenza dei suoi abitanti, i quali hanno preferito rimanere nell~ vecchie case, vicino ai tesori.
1
Sul piano tecnico, la sfida di Hassan Fathy è pienamente rikscita, e da allor'a ·
l'architetto egiziano ha costruito in terra un po' ovunque nel mdndo. Ma Gourna
sta a ricordare eh~ la terra, da sola, non basta.
\
31
32
TELEVISIONE
IDEE
AH
Un rinoceronte nella giungla thailandese:
ECOLOGIA
HA
EU
su cui trasmette. «Common Interest» è invece il titolo della prima serie di trasmissioni che , dopo un breve periodo sperimentale e introduttivo , prenderà definitivamente _il via i primi giorni del prossimo geonato.
La prima delle tre parti in cui è stata
suddivisa la serie prevede una panoramica
ravvicinata sulle condizioni attuali del Terzo Mondo . In particolare, verranno affrontati i problemi di due paesi africani, Kenia
e Mozambico , attraverso testimonianze
raccolte tra la popolazione. Sempre a proposito di questi due paesi, verrà anche preso in esame il rapporto tra libertà politiche
ed esigenze dello sviluppo economico.
La seconda parte riguarda le pressioni
che i paesi sviluppati esercitano su quelli in
via di sviluppo e i modelli che impongono.
In questa parte del programma verranno
presi in esame due paesi dell'America Lati-na e dei Caraibi, Grenada e Cile. Una particolare attenzione verrà rivolta, in questa
parte del programma, al ruolo e alle funzioni degli organismi internazionali, prima
fra tutti la Banca Mondiale.
Nella terza parte sarà analizzato il rapporto di interdipendenza di interessi esistente tra il Primo e il Terzo Mondo , visto
prevalentemente nell 'ottica dei paesi industrializzati, nel caso specifico l'Inghilterra.
Il progràmma della IBT sarà preceduto
da una breve trasmissione, «Lucky you,
lucky me» («Fortunato te, fortunato io»),
che avrà per oggetto un 'analisi satirica del
modo in cui i media si occupano dei RJOblemi del Terzo Mondo.
Per quanto riguarda l'impostazione dei
programmi, i responsabili dell'IBT insistono molto , e i titoli delle trasmissioni lo evidenziano chiaramente, sulla complementarità di problemi tra paesi sviluppati e
paesi in via di sviluppo. Le trasmissioni intendono essere anche uno strumento di
studio e approfondimento delle tematiche
proposte, rivolte non solo agli addetti ai lavori, ma prevalentemente a quanti ignorano completamente i problemi del Terzo
Mondo . Attorno al nucleo promotore
dell 'iniziativa ruotano anche gruppi locali,
dislocati nelle diverse città della Gran Bretagna, con il compito di proporre idee, stimolare il dibattito e produrre iniziative.
Di fronte a quanti sostengono, indirettamente giustificano, il disinteresse
dell'opinione pubblica verso i problemi
del Terzo Mondo («la crisi dell'Occidente
ci interessa più da vicino», è la loro tesi),
l'iniziativa della IBT appare quanto mai
opportuna e adeguata. Per il momento, si
tratta della prima del genere nel mondo.
Resta da vedere se altri saranno disposti a
seguire l'esempio.
EU
Nel panorama dei media, non solo in
Gran Bretagna, è certamente una novità di
rilievo . Da troppo tempo , e da più parti,
veniva lamentata una ·carenza di informazioni sui problemi del Terzo Mondo e se
questa emergeva chiaramente per la carta
stampata, ancor più si notava per la radio e
la televisione .
L'iniziativa di dedicare un programma
televisivo esclusivamente ai problemi del
Terzo Mondo e all'interdipendenza di
questi con quelli dei paesi sviluppati è stata presa da un'associazione alla quale aderiscono diverse componenti politiche, sindacali e religiose, oltreché rappresentanti
di minoranze etniche presenti in Gran Bretagna.
La sigla che apparirà sui teleschermi inglesi sarà «IBT on 4» (International Broadcasting Trust on channel four), che sta ad
indicare il nome dell'emittente e il canale
AH
U
E
Come vive l'altra metà dell'umanità? Quali sono le 'pressioni che i paesi sviluppati
esercitano su quelli in via di sviluppo nella
programmazione delle loro economie?
Qual è il rapporto tra Primo e Terzo Mondo? Non si tratta degli interrogativi rituali
con cui si iniziano a trattare i problemi dello sviluppo economico internazionale. Si
tratta, invece, delle tre parti in cui è suddiviso un programma televisivo che, a partire
dalle 16,45 di martedì 2 novembre, verrà
irradiato sul quarto canale della televisione
inglese.
UE
Obiettivo sul Terzo Mondo
HA
dei paesi in via di sviluppo , sostenuta dagli
esperti e dalle organizzazioni internazionali che l'hanno finanziata. Quanto ai tecnici , ingegneri ed architetti, alle motivazioni
d 'ordine culturale si aggiungono quelle di
chi .è pagato in base all'ammontare dei lavon.
Paradossalmente, oggi !'.Occidente è
più aperto alle suggestioni delle costruzioni in terra di quanto non lo sia il Terzo
Mondo. Nei confronti di quest'ultimo, il
recupero di questa tecnica Qon è certo disinteressato e c'è chi teme un'operazione
simile a quella dell 'architettura coloniale,
che aveva recepito alcuni elementi della
tradizione per camuffare la presenza del
colonizzatore. Si assiste ad elaborazioni e
perfezionam~nti di tecniche . nei paesi ricchi, in vista di un loro utilizzo nelle aree
povere, che pr<;ludono al preconfezionamento di un nuovo prodotto di cui il Nord
fornisce il Know-how e il Sud il solito ingrediente della manodopera a basso costo.
Sebbene queste esperienze siano ancora limitate, e un vero e proprio bilancio
non possa essere tentato, da parte dell'architetto vi è spesso il tentativo di enfatizzare il proprio ruolo e di snaturare la possibilità di coinvolgere i diretti interessati offerta dall'uso di materiali e tecniche tradizionali.
Lo stesso fenomeno si osserva in paesi
come gli Stati Uniti, dove la riscoperta della terra era avvenuta sull'onda della fuga
dalle città verso la campagna e della ricerca
di modi di vita alternativi. Di fronte alla
prospettiva di 50 milioni di persone che, si
calcola, lasceranno di qui al duemila le
città ameri~ane, l'industria è prontamente
intervenuta, proponendo macchine perfezionate capaci di produrre migliaia di mattoni di terra al giorno ed elementi prefabbricati ..
Dali' architettura senza architetti, di
cui Le Corbusier aveva riempito i suoi taccuini e la cui ispirazione aveva potuto tradurre solo in parte nelle sue opere, si va
verso un'architettura di te?Ta, in cui la terra, abbandonate le forme· tradizionali, diventa un qualunque mèzzo espressivo nelle mani dell'architetto.al pari del cemento
armato?
·
Si tratta, comunque, di non costruire
un nuovo mito. Ricorda a questo proposito
Jean Dethier che «le nostre società hanno
sofferto troppi danni dalle illusorie promesse successive del ''tutto carbone'',
"tutto elettrico" e poi "tutto nucleare"
per non essere ormai premunite contro
questi scherriatismi. Qualsiasi tutto te1Ta
sarebbe altrettanto assurdo». Certamente,
il recupero dell'architettura. ~i terra apre
nuove prospettive: se per alCuni la terra è
simbolo di tradizione e continuità, per altri
è simbolo di crisi e di incertezza, un bisogno di volgersi indietro per interrogare se
stessi sul proprio futuro.
Luciano Ardesi
e
Erano le l O del mattino (ora locale) del 27
agosto 1883. L'isola vulcanica di Krakatau
- nello stretto della Sonda, che separa
l'isola di J ava da quella di Sumatra esplose con una violenza inaudita, superiore, secondo gli scienziati , a quella di una
bomba all 'idrogeno della potenza di 100
meg_atoni.
E a quel disastro che alcune decine di
rinoceronti con un corno - tutti quelli che
restano , probabilmente, nell'Asia meridionale - devono la loro tenue possibilità di
sopravvivenza, oltreché all'impegno del
naturalista svizzero Rudolf Schenkel.
L'esplosione , infatti, proiettò 21 chilometri cubi di rocce , lava e cenere nel cielo.
Testinl oni australiani affermarono di aver
udito , al momento dell'esplosione, un rumore assordante e le ore coincidevano. La
polvere sollevata fece per molte volte il giro
del mondo mentre un 'onda spaventosa, alta circa 40 metri, spazzò la piccola penisola
di Ujung Kulon , nell 'estrema porzione occidentale di ]ava. I 36 mila abitanti della
penisola sparirono, con i loro villaggi e tutte le tracce della loro presenza. Dopo alcuni anni la giungla prese a rigenerarsi, ma
da allora l'uomo non è mai più tornato ad
abitare Ujung Kulon . Meno sensibili ai terribili ricordi del recente p assato, lo hanno
fatto i rinoceronti.
Le poche decine di rinoceronti trovati
dal professar Schenkel durante la sua prima visita in Indonesia, nel 1967, hanno
oggi quasi raddoppiato il loro numero e
benché alcuni siano morti lo scorso anno a
causa di un'epidemia di antrace - un
morbo infettivo che colpisce tutti i rumi-
tenza . Gl'i eftetti ~he q~alsiasi farmacista
cinese giu'reù:bbe che il corno di rinoceronte garantisce sono do~uti' si dice' àll' autosuggestione. pei P.aziep.ti çhe potrebbero,
·allo stess6 .modò; bere un bicchiere d'ac· ·
-·
qua e zuccherò .' ·
· E risparmierebbe'rò molto: oggi , un
chilo di corno ·viene vènduto per 18 mila
dollari, circa 5 mila dollari in più di un chilo d 'oro.
·
Oltreché in Indonesia, i rinoceronti sop ~avviss:u, t( Jl~:~ ~~c~i!~ '· i,l,.p rjn~~ P,~J.e .ce? r.ro
d1 vendtta de1 prodotti ottenutl con li nnoceronte è Singapore, uhico paese del sudest asiaticb a non aver -sottoscritto la Con- venzione' internàzionale.. sul . commercio
delle' spec'ie it1 p~ricolÒ di flora e fauna ia
CITES) sqn·o disGfibuiti in ·tutta la regione:
Birmania; T~-a:i~:lndia · e ·Malaysia .~son~ · i
paesi più'Jm pegniti p.~lla ricerca dei !:inoceronti sèlvagg~ 'per garantirne la sopravvi:·· ·· '
·
venza. · ··
il suo destino è St;gn~to?,
.
Gli anni dì guerra sembrano àver fatto
~parire ·glj animàli' dà gtan· parte della giungla vietn:imiti,' cambogiana e laotiana. Gli
ultimi rinoèèrdnti furono aV:vistati nelle Filippine afclihi anni fa. Mà in tutti questi
paesi , nelle zone più remote e selvagge , è
nanti- sulla riserva naturale di Ujujg Ku- probabile c~é 'si:>i[ravviva. qualche decina di
lon si puntano le speranze di naturalisti ed rinoceronti da 'aggiungere ·al computo uffiecologisti per salvare il rinoceronte asiatico ciale di 170 esemplari. Molti sono i probledali' estinzione.
mi con i quali si scontrapo i funzionari delIl compito è difficile, secondo alcuni le organJ.zz~~iori,i govern_atiye per la proteimpossibile. Nell'Asia meridionale vivono zione degli :artima:li e 'h~ o):g~nizz'azioriì' inattualmente circa 170 rinoceronti : 40 della ternazionali, ., c:Oilie il .W or/d Wtfdlife
specie ad un cotno ;,:U O1della specie a due Found, che ceicario di sàlvare i rinoceronti.
corni.
~'
; ·. ,. - ~~.p-_ ·_ ..
Prima di'tuhb, maschi efemmÌne si dèvoCirca mille.' rinoceronti\ -,-: della specie no incontra:rt:·· p'ei a's~icurare la riproduziodel Grande In~iarlo . -. so~Ò;:Stati salvati in ne . Qudtò ha provocato dissensi: gli aniIndia e vivono: protetti ~riégli zoo o nelle mali devono essere catturati e tenuti in una
giungle, in particolare in quelle dell ' As- sorta di càh1vitài Secondo '11 Dipartimento
sam, nel nord-est del paese. Ma per i rino- per la vita s~lvagg~a della Màlaysia; l ' u~ica
ceronti dell'Asia meridionale (il Dioceror- soluzione'; risiede ''nell' individuazione <:li
hinus, detto popolarmente di Sumatra, e il un'isola cl:i lasCi~r? ç6inp'lei:amente ai rinoRhinoceros sondaicus, detto di ]ava) la si- ceronti. «Qualclìe . anno .fa ero còntrario a
tuazione è drammatica.
qualsiasi interferenià nella vita seivaggia
I pochi superstiti sono braccati dai cac- - ha dichiarato recentemente Monim
ciatori. Il corno di rinoceronte , secondo Khan , éa:p:O · dèl :Oip-a'rclnì'é'Òto malese . '-----:una credenza popolare profondamente ra- Ma ora ho cambiato idea. Forse è mc,:gfio
dicata nella regione , è infatti il più potente prendere gii ariìinali e rnetterli tut~i insieafrodisiaco esistente, paragonabile solo alla me».
lingua di passero , al cervello di scimmia
I ririoc'eronti hanno bisogno soprattutto
bollito, al velluto delle corna di un cervo e di spazicr (alcune mig1iaia di ettari per beal pene di un cavallo bianco immerso nel stif , se~~.~d~ il;lçuni c~lcoli);, J?Oic~é -~anno
liquore. Secondo alcuni naturalisti, è stato ab1tudui1 molto pamcolan: ogm nnocelo spettacolare coito del rinocèronte (d uta 'ronte ha il suo luogo pe't dormire e le sue
più di un'ora con eiaculazioni ogni due o strade «P rivat~» per muoversi, oltre ad una
tre minuti) a cofpire nel profondo la fanta- «rete stradale» cd~uné molto oen definÌta.
sia asiatica. Nessuna delle numerose analisi Le più recenti proposte pèr 'salvare i rinocea cui è stato sottoposto il corno del rinoce- ronti sono sembrate ad alcuni un'amara
ronte ha dato risultati sulla base dei qùali ironia. «La fecÒndazione artificiale potrebsostenere tale credenza, né le numerose al- be essere l'Ùltimà speranzà per i rinocerontre connesse al corno . Secondo gli asiatici, ti asiatici --=-- ha scritto Asiaweek. -In ogni
la protuberanza deì d noceronti è anche un caso essi dovranno riprodursi in cattività.
energetico e una sorta di medicina buona Per questo, forse, avranno bisogno di qualper tutti i mali, dal mal di testa all 'impo- che afrodisiaco».
~
·~
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
33
ECONOMIA
EST-OVEST
I SEI MAGGIORI
ESPORTATORI
DI GRANO
e
HA
EU
AH
U
E
AH
HA
EU
La decisione del presidente Reagan di prorogare per sei mesi l'accordo scaduto il 30
settembre per le forniture di gran~
all'Unione Sovietica, ha immesso alcum
elementi di novità nel quadro delle relazioni politiche ed economiche tra le due sponde dell'Atlantico. Non è un caso che la decisione americana di mettere a disposizione
dei Sovietici 2 3 milioni di tonnellate di
grano sia stata accolta in Europa con commenti particolarmente duri. Ai Dieci non è
sfuggita - né è stata sottaciuta - l' incoerenza di un'amministrazione che, da una
parte, vieta la vend.ita di beni tecnologici ai
Sovietici mentre , dall 'altra, continua ad
alimentare di grano e mais un'economia
che ha sacrificato alla difesa importanti settori della produzione alimentare .
.
Le considerazioni di ordine interno che
hanno spinto il presidente Reagan al rin- :
novo dell'accordo con l'Unione Sovietica
(le elezioni del 2 novembre e la necessità di '
non perdere i voti degli agricoltori del Mid
W est), non possono spingere in secondo
piano le conseguenze a livello internazionale che questo stesso accordo avrà nell'immediato futuro.
Risolto l'altro motivo di conflittualità
tra gli USA e la CEE, quello delle esport~­
zioni comunitarie verso il mercato statumtense, sul tappeto non resta che la spfi1osa
questione del gasdotto siberiano, .del qual~ ,
l'Europa ha ampiamente sottolmeato d1
non voler fare a meno : e maggiormente
sarà disposta a farne a meno oggi, dopo
che gli Stati Uniti hanno dimostrato che le
sanzioni politiche finiscono dove le necessità economiche dettano legge .
La storia delle sanzioni economiche
americane è emblematica sotto più punti
di vista. L'Amministrazione Reagan , così
come quelle precedenti , è stata costretta a
una linea politica zigzagante , costretta a
barcamenarsi tra esigenze diverse e opposte. Firmato per la prima volta nel 1975,
l'accordo quinquennale per la fornitura di
grano a un partner costretto ad acquisti
sempre più importanti non ha.mai :vis~~t~
momenti tranquilli. Nel 1975 1 Sov1et1c1 s1
impegnarono ad acquistare un minimo dei
sei milioni di tonnellate di grano l'anno ,
con il diritto , però , di arrivare fino a 8 milioni di tonnellate ; al di sopra di questa cifra sarebbe stata necessaria una specifica
autorizzazione da parte delle autorità statunitensi . Per gli agricoltori statunitensi
l'accordo si è tradotto nella conquista di un
mercato particolarmente importante: nel
UE
ereali sì, tecnologta no
Una coltivazione di grano nel Mid West
amen'cano, la regione più produttiva a livello mondiale
34
l
\
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
ESPORTATORI
1980, nell'immediata vigilia dell'invasione
sovietica dell'Afghanistan, il 70% delle
importazioni sovietiche di grano provenivano dagli Stati Uniti. Una quota destinata
comunque- a crollare al di sotto del 30%
all'indomani dell'embargo imposto dal
presidente Carter: l'invasione dell' Mghanistan spingeva l'amministrazione a rifiutare categoricamente qualsiasi richiesta di
approvvigionamenti al di sopra degli 8 milioni di tonnellate annue , tetto che i Sovietici avevano sfondato fin dal1975 . Nel mese di aprile del 1981 le cose cambiarono,
benché l'URSS continuasse a mantenere le
proprie truppe in Afghanistan: il nuovo
presidente americano, Ronald Reagan,
mantenne la promessa elettorale di mettere da parte l'embargo permettendo aMosca di accedere ai granai statunitensi; inoltre, prolungò di un anno l'accordo originario nel tentativo- dichiarato - di giungere a un'altra intesa di lungo periodo .
Nel dicembre dello scorso anno i fatti di
Polonia interrompevano nuovamente il
flusso delle esportazioni USA verso l'Unione Sovietica, che .avevano già toccato i 14
milioni di tonnellate di grano , su un 'imDialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
·IMPORTATORI
Un satellite conta le spighe di Mosca
Una delle voci che con più sistematicità tiene informato l' Occidente sui livelli di
produzione agricola dell'Unione Sovietica giunge da una località inaspettata: Washington. Gli ultimi dati diffusi dalla Casa Bianca dicono che la produzione agricola di quest'anno non raggiungerà le 200 mila tonnellate di grano, una settantina di
milioni al di sotto dei piani di Mosca. Il mistero di tanta precisione e sistematicità
sui livelli produttivi di un paese molto restio a fornire informazioni è rappresentato
da un satellite artificiale che scruta in continuazione i campi sovietici e ne trasmette
i dati.a Washington . A Mosca amano far dell'ironia su quel satellite, così puntua~~
nel rivelare i disagi dell'agricoltura nazionale. E tutto sommato non hanno tuttl1
torti: qualche mese fa, il satellite ha parlato di una produzione che non avrebbe
raggiunto i 150 milioni di tonnellate di grano, poi ha corretto il tiro trasmettendo
foto che parlano di oltre 150 milioni di tonnellate e, infine, ultimi dati diffusi,
«non più di 175 milioni».
Oltre a ironizzare sull' indecisione del satellite spia, a Mosca si aggiunge ben
poco . «È ancora presto per avanzare cifre complessive», si legge sulla stampa di Mosca. E intanto si preferisce parlare delle zone dove i successi sono sicuri, come nelle
regioni di Rostovo di Stavropol. Ma perché negli Stati Uniti ci tengono tanto a pa~­
lar male della produzione sovietica? A Mosca le risposte al quesito sono due . La p~1ma è scontata: per screditare il sistema sovietico. La seconda è più interessante: m
USA si sono accumulate enorflli scorte di cereali e i prezzi tendono a. sc.end~re; l~
anticipazioni «pessimistiche» Sul raccolto dell'URSS hanno lo scopo d1 nsusc1tare 1
·
prezzi coltivando ie aspettative da una domanda sovietica in espansione.
35
tazione totale di 44 milioni. Ed eccoci
nti in prossimità delle elezioni del pros2 novembre: dopo aver preparato il
eno per un paio di mesi, con le consueughe di notizie e incontri tecnici forieri
.:wvità, l'amministrazione Reagan si è
isa a offrire 11J P!Jrtner sovietico 23 miti di tonneliate :d.i' grano, una quantità
eriore agli stessi acquisti. record del
9 (poco più ~i "ì 5 milioni di tonnella-
,
di influire sulle spese del governo moscovita, allora non si può negare che importare
generi agricoli, per l'URSS signi~ca fare a
meno degli investimenti nel «pactfico» settore dell'agricoltura .
Vi è poi un altro elemento che permette una lettura meno politica delle vicissitudini di un «normale» flusso commerciale
come quello del grano: la crisi economica
internazionale, che ha avuto conseguenze
molti gravi, soprattutto sul settore agricolo
di molte economie industrializzate. Tra il
1979 e il1981 il reddito agricolo negli Stati
Uniti è crollato del 30%; un ulteriore ero_!-
fatta sentire con più o meno gravità: per
l'Argentina, che non ha potuto vendere
più della metà dei diciotto milioni di tonnellate di grano destinati all'esportazione ,
la crisi si è tradotta nella necessità di calare
i prezzi. L'accordo raggiunto quasi in extremis con l'Unione Sovietica per la vendita di 15 milionidi tonnellate di grano, ha
solo raffreddato una crisi che minaccia di
ripercuotersi su altri settori.
. Non vendere grano all'Unione Sovietica, in queste condizioni, è dunque un'assurdità, assurdità che si ripercuote sia sugli
equilibri interni statunitensi che sui flussi
commerciali internazionali. Il prezzo del
grano ha subito una . costante flessione a
L'ENI vent'anni dopo Enrico Mattei
È una coincidenza che dovrebbe molto far riflettere quella che in atto dall'Ente energetico di Stato consiste in un second<
colpisce in questi giorni la holding energetica del nostro paese , braccio di ferro in cui non più la controparte algerina, ma le
l'ENI. Si tratta di due fatti, uno reale ed uno «simbolico»: le stesso potere pubblico nazionale deve mettere «nero su biar.co.
Casse di ·rotori della Nuovo Pignone solertemente bloccate dal- la propria disponibilità a corrispondere le risorse addizionai
le dogane degli Stati Uniti nei docks di New York, in ottempe- per colmare il divario tra un (presunto) prezzo «di mercato» 1
ranza all 'embargo decretato dall'amministrazione Reagan ai quello da erogare alla Sonatrac algerina. Se si mette a raffront<
danni di quei paesi e quei gruppi industriali che intendano quest'approccio dell'ENI con le aperture coraggiose (ed in ulti
proseguire in una politica di rapporti commerciali basati sul ma analisi decisive) dell'epoca di Mattei si comprende fa cil
«reciproco vantaggio» e non modulati sulla pratica delle sanzio- mente come le risposte si vadano non già commisurando all'
ni a carico terzi; sul versante della «memoria storica» dell'ENI difficoltà sul tappeto, ma- al contrario.:..:..._ si rattrappiscano ir
invece, il ricorrere dei vent'anni dalla tragica morte del suo un conto dare-avere, in cui l'imprenditorialità si riduce ad ur
fondatore, Enrico Mattei. Ma il legame che annoda questi due calcolo contingente, che considera forniture «strategiche» e d
fatti va molto oltre le scelte e ie strategie commerciali di un lungo periodo alla stregua di partite commerciali da realizzar<
gruppo industriale - sia pure di primaria importanza - del spuntando prezzi «competetivi» su mercati spot.
Siamo dunque lontani mille miglia da quando- sull' ond;
nostro paese e si colloca nella dimensione di una politica economica estera i cui dati e referenti di fondo non mutano , ed di una dura ed accanita ricerca di fonti di approvvigionamenn
- Mattei spingeva la politica estera italiana ad impostare rap
anzi sono sottoposti allo stesso tipo di confronti e di sfide.
In che senso? Molto semplicemente nel tentativo, faticoso e porti che integrasse~o ed arricchisssero i consolidati (ed anco
non privo di incognite, di ritagliare per l'Italia - crocevia e oggi ben fissi) schemi-guida della nostra diplomazia, ovven
punto di collisione (o di composizione) di molteplici ed ineli- l'atlantismo e l'europeismo, con un approccio verso il Terz<
minabili interdipendenze :__ uno spazio di autonome iniziati- Mondo allora emergente che prefigurava quel dialogo Nord
ve e di mediazioni di interessi che facciano capo , in ultima ana- Sud alla cui fase declinante oggi assistiamo. Intuizioni precoc
e pericolose ma che, se seguite e sviluppate, ci avrebbero porta
lisi, a quelli complessivi del paese.
Oggi, la vicenda parallela dei due gasdotti - di quello che to all'avanguardia e non alla retroguardia di un discorso in eu
già esiste, il Transmed, con l'Algeria, e di quello che si viene gli elementi di autodifesa prevalgono ormai su quelli di espan
comunque approntando, «euro-siberiano»- testimonia di so- sione allargata. Ed infatti nel computo delle convenienz(
e delle controindicazioni del gas algerino molte voci si sono le
miglianze di problemi e di evoluzioni non tutte positive.
vate a questionare sulla cred ibi
Mentre sul versante della
lità algerina nel rivolgere verst
cooperazione economica con
l'Unione Sovietica l'ENI (sole industrie italiane nuov'
commesse in contropartita del
spinta anche dalle necessità di
la «generosità» dei prezzi con
utilizzo della capacità produttiva della Nuovo Pignone) ha sacordati tra Capria e Nabi, m:
nessuna (o voci nel deserto) si ì
puto dimostrare un'attivismo
posta il vero quesito, e cioè l:
che tenta di rimuovere le esitanecessità di ancorare il proble
zioni strutturali del governo
ma delle forniture energetichr
Spadolini (che, notoriamente,
ad un serio e complessivo accor
aborrisce il confronto con prodo di cooperazione economica.
blemi che non siano suscettibili
Niente di tutto ciò e sol tan
di soluzioni puramente verbali
to la solita ansiosa ricerca «di<:
e che, .al contrario, comportino
trista» del «a chi giova». Eppu
decisioni e di conseguenza uno
1
re, i commenti internazionali
«scontento»), su quello del rapche hanno messo in luce pro
porto di tipo ~<nuovo» con l'Alblemi nel dibattito italiam
geria (anche qui con un paralneppure sfiorati (e soprattuttc
lelo defatigante assenteismo
la necessità di dare un caratten
governativo) lo stesso ente è ri«strutturale» e.non «congiuntu
masto a lungo estremamente
rale» a questo tipo di trarisazio
reticente .
Il gasdotto siberiano in fase di approntamento
ni), si sono guardati bene da
E si tratta· di una reticenza
che l'accordo di un mese fa tra il ministro del Commercio Este- giudicare l'accordo sulla base di comparazioni aritmetiche et
ro italiano, Nicola Capria, e quello algerino dell'Energia, Bel- astratte con gli altri con~ratti conclusi dagli algerini, ed in par
kacem Nabi, non ha affatto sopito, ma ha anzi arricchito di ticolare quello dello statunitense Panhandle.
una querelle e di una programmata sfiducia nei confronti della
In realtà, la vicenda del gas algerino e del gasdotto inutiliz
credibilità governativa (italiana) che va al di là dei 40 cent~simi zato tra le due rive del Mediterraneo - come per altri vers
di dollari che all'ENI stessa andrebbero corrisposti come «so- quella del gasdotto euro-siberiano- dimostra ancora una vol
vrapprezzo politico» per raggiungere il prezzo pattuito di 4,41 ta come le strutture di governo siano nel nostro paese incapac
dollari per BTU (ovvero, grosso modo, 200 lire al metro cubo) di fornire quelle mediazioni e quelle sintesi di medio-lung1
periodo che sole possono far superare quello che non è più i
di gas naturale fornito.
· In sostanza - e mettendo per un istante tra parentesi la capo delle tempeste dell'economia internazionale, ma un:
questione della validità «commerciale» dell'intesa preliminare lunga e difficile fase di recessione e di mutamento.
raggiùnta a livello di governo - la strategia attualmente messa . Roberto Palmieri
lo è previsto per l'anno in corso: secondo
fonti qualificate , nel1981 il reddito agricolo statunitense toccherà il livello più basso
in termini reali mai raggiunto dal 1934.
Altrove le cose non vanno meglio: in Canada (secondo paese esportatore di grano) il
reddito agricolo è già calato del 15% nel
1981; per arginare l'ulteriore flessione prevista per l'anno in corso, il governo federale ha stanziato un fondo speciale di 36 miiioni di dollari per soccorrere le imprese
impegnate nel settore agricolo. Il terzo
esportatore mondiale di grano, l'Australia,
ha visto il proprio reddito agricolo crollare
del 20%. Anche nei paesi in via di sviluppo in grado di esportare prodotti agricoli
(Argentina e Brasile), la crisi del settore si è
partire da due anni. Certo, subiscono la
stessa flessione tutte le materie prime, a
causa, soprattutto, della recessione mondiale; ma per il grano il prezzo è calato anche a causa delle ingenti quantità rimaste
nei granai statunitensi. Nel 1981 sono rimasti invenduti 62 milioni di tonnellate di
grano; quest'anno sono 95 i milioni di tonnellate che attendono un acquirente. L'accordo promesso dal presidente Reagan
potrà forse ridare un po' di stabilità ad un
mercato così importante. E potrà anche
convincere gli americani che gli europei
hanno bisogno del gas siberiano così come
essi non possono fare a meno del mercato
sovietico.
Mario Gay
HA
gan - ma non per gli scontenti-alleati
dentali - la vendita di grano ai Soviesottrae valuta pregiata dalle casse mo•ite e acuisce una dipendenza alimenta~ell ' URSS che dal punto di vista stra te' gioca a favore degli Stati Uniti . Non
imenti per il gasdotto, che al contrario
:chisce i Sovietici e rende l'Europa di- .
dente dall'Est. Per gli europei, le due
stioni approvvigionamento di gas e
dite di grano, sono sicuramente assimili: se il punto di vista è quello della didenza, allora bisogna dire che gli agriori americani saranno, e in parte già lo
o, dipendenti dalle esportazioni verso
mercato tanto importante quanto quelovietico; se invece il problema è quello
SYGMA / G. NERI
EU
•-ezzo del grano ? calato anche a causa delle ingenti quantità rimaste nei granai statunitensi.
AH
U
E
HA
EU
AH
UE
ta difficile avventura dell'accordo
'\-URSS si è conclus·a in un contesto più
erale alquanto aUarmante. Prima di
·o, dal punto dì vista delle relazioni tra
USA e la CEE: per l'Amministrazione
ECONOMIA
l
f
!
t
L--------------------------------------------------------------------------------------------------------nÌ
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982 .
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
j
f
3'i
ECONOMIA
.~
l) «L'Mrica è la prima priorità per
l'azione della CEE e in particolare i suoi
paesi più poveri». Sin qui siamo nel filone
tradizionale della politica inaugurata nel
38
MANCANO ALL'APPELLO I SETTE PAESI PIÙ CONCORRENZIALI DEL SUD
UE
Nove mesi di negoziati bilaterali condotti
dalla Comunità europea con 28 paesi in via
di sviluppo per la regolamentazione delle
importazioni di prodotti tessili non sono
riusciti ancora a dissolvere il clima di incertezza che, nel dicembre scorso, aveva caratterizzato l'adesione della CEE al rinnovo
. dell'Accordo Multifibre (AMF) tra paesi
industrializzati e paesi in via di sviluppo
(PVS) produttori a basso costo di filati, tessuti ed articoli di abbigliamento . L' Accordo, giunto al suo secondo rinnovo, realizzava in sostanza una salvaguardia delle
economie occidentali nei confronti delle
invasioni di prodotti tessili a basso costo da
parte dei PVS . Rispetto alla sua prima formulazione ha subito, di pari passo con le
crescenti difficoltà che le industrie occidentali del comparto accusano, una involuzione in termini restrittivi.
Nel siglare a Ginevra l' AMF 3, l'Europa aveva condizionato la sua effettiva partecipazione al raggiungimento di accordi
bilaterali «soddisfacenti» con i singoli paesi
esportatori; in caso di fallimento, alla fine
di quest'anno la CEE recederebbe dal Multifibre.
Dopo alterne vicende, qualche settimana fa i responsabili comunitari chiudevano
il secondo round delle trattative con alcuni
successi significativi; il! extremis andava in
porto l'accordo con l'India, uno dei principali fornitori della Comunità, ritenuto un
partner politicamente difficile e poco accomodante .
I nodi più rilevanti, però, restano ancora oggi, sul tavolo delle trattative; i negoziati in sospeso , che riguardano sette paesi
asiatici, tutti di nuova industrializzazione e
per q.uesto seriamente concorrenziali, e
due dell'America Latina (Argentina e Brasile), interessano una parte significativa (il
30%) delle importazioni della Comunità,
e i problemi che dividono le due parti contraenti sono quelli nodali della riduzione
delle quote di importazione per alcuni
paesi qualificati «esportatori dominanti», e
della clausola anti-surge, che la Comunità
richiede per fronteggiare improvvise e massicce invasioni del proprio mercato . Paesi
come Singapore, si vedono costretti a calibrare nel tempo le esportazioni dei beni
frutto delle loro iniziative; Hong Kong,
poi, reclama una considerazione particolare che tenga nel giusto conto la disponibilità dei suoi mercati alle esportazioni europee.
In complesso , i PVS vedono le trattative in corso per i tessili come un test della
volontà comunitaria di salvaguardare un sistema commerciale aperto. Durante i collo-
qui hanno accusato la CEE di protezionismo, o, peggio ancora, di un «profondo disprezzo» per i termini dell'Accordo Multifibre nel cui ambito i negoziati bilaterali si
svolgono.
La Commissione europea si è concessa
una «pausa di riflessione», ed ha sentito la
necessità di tastare il polso dei diretti interessati, i Dieci paesi membri che devono
esprimersi attraverso i loro ministri degli
Esteri, per poter riprendere le trattative su
basi più invitanti per i fornitori. L' impressione è che non vi saranno modifiche sostanziali nelle linee negoziali, la cui definizione, all'inizio, avvenne attraverso faticosi
AH
1975 -con la firma della prima Convenzione
di Lo m è fra la CEE e i paesi ACP. «L'Africa
-dice un po' liricamente il memorandum
- è agli occhi della storia, agli occhi del
mondo, ai suoi stessi occhi, il territorio privilegiato della responsabilità europea. Non
basta, però, che l'Europa vi spenda dei soldi; occorre che le politiche applicate pongano le basi dell'avvenire». Una maniera
implicita di dire che, finora, questo non è
avvenuto, nonostante gli indubbi elementi
di novità della politica di Lo m è.
2) Lo sforzo di aiuto allo sviluppo deve
risolutamente privilegiare l'agricoltura e il
settore rurale. Forse, nel decennio trascorso, questa proccupazione è stata un po' dimenticata, tant'è che la produzione alimentare per abitante è diminuita dellO%
nei paesi africani più poveri. La CEE deve
dimostrare agli africani che «l'approccio
globale ai problemi agricoli, alimentari e
rurali ha priorità assoluta. Bisogna convincere l'Africa che il suo destino poggia, innanzitutto, sulla mobilitazione e lo sviluppo del lavoro agricolo».
3) Altre priorità nel quadro della Convenzione di Lo m è. Ci sono alcuni settori
nei quali l'azione di cooperazione allo sviluppo può assumere l'aspetto di un contratto con reciproci vantaggi. Non si tratta,
infatti, in questi casi, di aiutare il consolidamento di economie estremamente fragili. Si pensa, soprattutto, all'energia, all'industrializzazione, allo sfruttamento minerario, alla pesca. Su questi temi la Commissione CEE avvierà <<Una riflessione comune» con i suoi partner e presenterà successivamente delle proposte concrete ai governi dei paesi membri.
Tregua per i tessili
eu.ropeo . Sal~te, come si sa, pessima, sia se
mtsurata con tl termometro d eli' occupazione, che con quello del saldo commerciale .
Su quest'ultimo fronte, anche i risultati
del nostro paese , tradizionalmente brillanti ;_ most~ano seg~i di .stanchezza. A parte
gh e~ettt ge_nerahzzatt della stagnazione in
atto m quast tutte le attività produttive, sarebbe però troppo semplicistico ricondurre
tutte le difficoltà in cui si dibatte il comparto tessile ad un eccesso di aggressività
degli operatori del Terzo Mondo . se· è vero
che le prodùzioni dei paesi di nuova industrializzazione possono avvalersi di costi relativamente bassi della manodopera, va
anche ricordato che , nel corso dell' ultimo
decennio, esse hanno dedicato attenzione
e capitali all'ammodernamento degli i mpianti, all 'organizzazione del lavoro e alle
tecniche di presentazione del prodotto.
Sull'altro versante, gli Stati Uniti hanno
destinato risorse agli interventi di raziona-
HA
EU
Bruxelles. La CEE sta ripensando in queste
settimane tutta la sua politica di aiuto allo
sviluppo. L'operazione è condotta nell'ottica operativa del rinnovo della Convenzione di Lomè, l'accordo che lega l'Europa a
62 paesi dell' Mrica, dei Caraibi e del Pacifico (ACP). Ma essa vuoi anche rispondere
al vuoto di proposte e di idee determinato
dalla crisi attuale del dialogo Nord-Sud. E
in più è anche un bilancio di un decennio
di politica europea, nonché un quadro generale di orientamento per le attività della
CEE negli anni Ottanta. Il punto di partenza di questa revisione è un memorandum che la Commissione europea ha recentemente approvato su proposta di Edgard Pisani, commissario allo sviluppo. Il
documento sottolinea la necessità per la
CEE di contribuire alla «eliminazione della
fame della povertà attraverso lo sviluppo
dell'agricoltura e dell'ambiente rurale».
Deriva da questa impostazione generale
una critica abbastanza serrata all'aiuto alimentare, così come è stato finora concepito
nella Comunità. Per l'ahenire il memorandum mette al centro di ogni strategia
gli interessi reali dei paesi in via di sviluppo
e le loro scelte. La CEE dovrà essere un
partner in operazioni autonomamente
concepite ed attuate dai paesi dell' Mrica,
dei Caraibi e del Pacifico.
La strategia seguita da Pisani può essere
schematizzata intorno a cinque grandi linee direttrici.
E
PRESENTATO A BRUXELLES IL MEMORANDUM SULLA COOPERAZIONE
AH
U
Nuove proposte CEE
EU
COOPERAZIONE
4) Per quanto riguarda i metodi
dell'aiuto, secondo il memorandum, l'apporto della Comunità troppo spesso non è
stato adattato ai bisogni. L'aiuto alimentare «è stato ispirato dai nostri propri interessi» di europei. Da ora in poi occorrerà «trovare le vie di un dialogo politico fra i portatori di risorse esterne e le classi dirigenti locali». «L'apporto della Comunità deve avere come oggetto il sostegno di politiche liberamente scelte». Quest'idea, del resto, è
stata già sperimentata dalla Comu.nità con
qualcuno dei suoi partner africani. Si deve
estendere tale approccio a tutti i soci della
Convenzione di Lomè, anche in settori come la cooperazione energetica e industriale.
5) Rafforzamento delle politich globali contrattuali. Per evitare i negozi ·ti periodici, si potrebbe trasformare la Convenzione di Lomè in una politica generale di
orientamento che non sia sottoposta a scadenze e rinnovi. Gli adattamenti necessari
verrebbero studiati e negoziati in permanenza negli organismi istituzionali della
Convenzione (Consiglio dei ministri CEEACP, Assemblea parlamentare mista).
Angola, Mozambico e Namibia indipendente dovrebbero aderire alla Convenzione. Non appena le circostanze lo permetteranno, anche la cooperazione con i
paesi del Mediterraneo, ora su basi bilaterali, dovrebbe essere oggetto di un «contratto collettivo».
Pisani ha già avviato una nuova politica
di cooperazione alle strategie alimentari
nazionali con il Mali, il Kenia e lo Zambia.
Si tratta di una risposta positiva ad sigenze da tempo sottolineate in tutte le sedi internazionali. Gli organismi che concedono
i fondi dovrebbero agire in maniera coordinata e non in ordine sparso. I paesi in via
di sviluppo, dal canto loro, dovrebbero sollecitare finanziamenti a politiche agricole
globali e non a liste di singoli progetti. Finora gli effetti positivi puntuali non sono
riusciti a neutralizzare gli errori di impostazione generale che sono alla base della caduta della produzione del Terzo Mondo.
Ricordiamo, in particolare, la priorità data
ai consumi urbani a spese delle campagne,
nonché i bassi prezzi che hanno scoraggiato
la produzione.
In ogni caso, il nuovo approccio comunitario non può dare risultati che nel medio e lungo periodo. Il Mali sta decidendo
un piano di riforma. Zambia e Tanzania
stanno realizzando degli studi con la collaborazione degli olandesi e dei danesi.
Gruppi di lavoro misti tra funzionari della
Comunità e dei paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico dovrebbero precisare
entro la fine dell'anno i termini operativi
della nuova strategia suggerita dalla CEE.
HA
UPI
Edgard Pisani, responsabtle della CEE per lo sviluppo, è l 'autore del memorandum
ACCORDO MULTIFIBRE
]osè Alain Fralon
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982 .
co~promessi tra i partner europei. Francia,
lizzazione e al miglioramento delle tecnoltalta, Gran Bretagna e Belgio, pressati logie, nell'ottica di mantenere il predomidali' esigenza di difendere l'occupazione nio sulle linee di produzione ad alta intennel settore, che a partire dal 1973 ha visto sità di capitale. Solo in Europa il settore
un calo, nella CEE, di 900 mila posti di la- tessile è stato lasciato nelle condizioni più o
voro, si oppongono tuttora a qualsiasi in- meno «storiche», affidato allo spontaneidebolimento della posizione comunitaria, smo e all'inventiva. È di pochi giorni or somentre più disponibili appaiono i tedeschi no l'annuncio di un taglio «spontaneo»,
e gli olandesi, interessati alla fornitura di concordato tra i principali produttori eurotessuti e di semilavorati, e che realizzano pei di fibre sintetiche, per 500 mila tonnelgrossi utili attraverso il sistema del «traffico late , quasi il 20 per cento della produziodi perfezionamento passivo».
ne, nel giro di due anni: con le conseguenUn anno di trattative ha comunque ze sull'occupazione che è facile immaginarappresentato una preziosa occasione per la re.
valutazione dello stato di salute del tessile Franca Di Rollo
39
ECONOMIA
stessi 16 dollari per barile richiesti da Masca agli altri partner dell'area Comecon .
Nonostante. questa garanzia di prezzi
politici, la bilancia co~merciale di _C~b~ è
in rosso sia verso i paes1 non comumsu (euca 400 milioni di dollari nel 1980) che nei
confronti dei paesi del Comecon (più di
800 milioni di dollari).
Negli ultimi diciotto mesi l'andamento
dei prezzi delle materie prime sul mercato
mondiale ha travolto le difese dell' economia cub~na. Il prezzo dello zucchero (le
esportazioni di zucchero c?pro~o l' 8? 0~o
delle entrate in valuta preg1ate) e preopltato nel 1982 allo stesso livello del 1971 (6
Anche Cuba, comè'la quasi totalità dei
paesi latinoamérièani , deve fat ·fronte a un
indebitamento estero troppo gravoso per
una economia che-rivela fragilità di fondo.
L'esatta dimènsionè· del debii:o è di difficiMIUARDI DI$
le -valutazione: si può · inct,i:cire in una 'èifra - ?
oscillante attorno agli' otto"mìhardi di dollari, di cui però solo tre mjliardi in valuta
pregià:ta.· Contro ùn deb'itd di circa cinque
miliardi di dollari contratto con i paesi del
Comecon, l'ammontàie do~uto a banche
commerciali giapponèsi; carikdèsi ed euro:
pee, è di 1,2 miliardi di dollari . Cuba ha
chiesto una rinegozi~zio'ne - ~e~ suo debito '
yerso il sistema bàncario oc~'identale' pro'li i
ponendo una sospensione de'i' 'rimborsi di
79
capitale fino ai 1985 è 'un'a ridefinizione
NORD / SUD
dei pagamenti· n eli;areò ·dei .prossimi dieci Il grafico tflustra l'andamento del debito
· ;·
anni .
estero cubano da/1975 al 1981.
La crisi finanziaria dell'America Latina
colpisce paesi caratterizzati' da modelli di
sviluppo e poli~icbe economiche radicalmente diverse tra.: lor"o:· il'-Messico come la
Bolivia, il Cile come Cuba. Eppure, Cuba
gode di una-rete di S'lcuréHa·: tesa dal Comecon per bilanciare la fragile collocazione .
dell'isola- di fatto una·In.onotultura zuc- '
chetiera - nei flussi del ·commercio mon·r
. diale .
centesimi per libbra, dopo aver raggiunto i
30 centesimi nel 1980. La ragione di scambio con i prodotti industriali dell 'Occidente si è perciò ·deteriorata-in modo allarmante, mentre ·la scarsità di valuta forte ha
messo in pericolo le irrinunciabili importazioni di tecnologia. Il ricorso al sistema
bancario internazionale si è fatto così necessario per garantire il pagamento delle
importazioni vitali. Inoltre, le ~anche
· ; Il Com~con cerca di !fiag,uil~prare ·la·bi- giapponesi ed -europee - che a p arme dal
lancia dei. pagamenti cubana .con un'inie- 1974, sull'onda del rialzo del prezz? .dell~
zione giornaliera di otto milioni di dollari, zucchero, avevano avviato una polmca d1
per lo. pii). sotto forma di.sost;_egno della bi- fiducia verso Cuba - con la crisi del merlancia commerciale per. mezzo . di un siste- ~ato zuccheriera hanno stretto i freni e
ma di prezzi politici per le esportazioni · peggiorato le condizioni ~i credito. de?dall'isole e per le im.portazioni ~ai paesi so- cit della bilancia commeroale ha cos1 avvlacialisti. Le esportazioni di zucchero verso _ to una spirale di indebitamento, che ha
..
l'lJnione Sovietièa .(dal 40 a.L 50% dell'in- raggiunto livelli di guar~ia. .
Di fronte all' appross1mars1 della cns1 fitero raccolto, a _seconda .dell'andamento
della produzione interna sovi~tica) sono.so- nanziaria venuta allo scoperto n eli' estate
pravvalutate fino a sette volte il prezzo sul di quest';nno, già dal 1981 i respons~bili
mercato mondiale : drça .45 ,centesimi di economici cubani hanno varato un p1ano
dollaro -la libbra, per un totale. di 2,2 mi- di austerità che , paradossalmente , prevede
liardi di dollari l'anno. Per coQtro, l'Unio- solo tagli agli investimenti, lasciando intatne Sovietica garanrisce a Cuba la vendita te le altre voci della spesa. Il paradosso è ta-
p
40
Cuba ha puntato sul tabacco e sul nickel come possibili alternative per le esportazioni, ma il tabacco non sembra avere
grandi possibilità di crescita in un I?ercat~
già difficile , mentre sulla produz10ne d1
nickel pesano gravissimi ritardi nell'ammo:
dernamento degli impianti. Altri prodottl
agricoli, come gli agrumi, avrebbero bisogno di grossi investimenti per migliorarne
la qualità, attualmente troppo bas_sa per
trovare sbocchi sul mercato mond1ale, e
perciò per adesso assorbita interamente dal
Comecon.
Di fronte a questo fallimento nell diversificazione produttiva, Cuba incolpa il
blocco economico statunitense che, secondo il Banco Nacional de Cuba, ha tagliato
fuori l'isola dal tradizionale mercato n ordamericano causando una perdita di nove
miliardi di dollari.
La valutazione è probabilmente eccessiva, ma un rapporto del Congresso di Washington, nell'aprile di quest'anno, ha indicato nelle sanzioni «Un impedimento
cruciale agli sforzi cubani di diversificare
ed espandere il proprio commercio in valuta forte». Una seconda ragione di questo
insuccesso può essere indicata nelle difficoltà ad applicare ad un'economia tropicale i metodi di pianificazione mutuati con poca elaborazione critica- dall'Unione Sovietica.
Questa scelta ha comportato centralizzazione, prevalenza dello sforzo quantitativo sulla ricerca qualitativa del prodotto,
scarsa professionalizzazione della forza lavoro.
Luca Balestrieri
«La crisi economica ha fatto
sfumare solo le illusioni», ha
dichiarato pubblicamente Zvone Dragan , vice primo ministro
di una Jugoslavia oggi più austera. Le recenti misure di austerità varate dal governo di
Belgrado, in effetti, colpiscono
soprattutto quelle abitudini
della popolazione fondate
sull'illusione di non vivere in
un periodo di grave congiuntura economica. Le misure più
importanti del «pacchetto» presentato la scorsa settimana riguardano il rapporto di cambio
tra il dollaro e il dinaro, svalutato del 20% ; il razionamento
della benzina e l'imposizione
di un deposito infruttifero sul
turismo in uscita dal paese.
L'illusione alla quale allude
il vice primo ministro jugoslavo
è comunque sfumata senza difficoltà, nella tranquilla accettazione di misure che spingono
ulteriormente il paese sull'unica via percorribile: quella, appunto, dell'austerità . Quando
il dollaro valeva 52 dinari, le
esportazioni della Jugoslavia
faticavano a affermarsi in
un'Europa caratterizzata dalla
domanda stagnante; oggi, grazie a una più realistica valutazione di oltre 63 dinari per un
dollaro, l'export potrebbe riprende.q: fiato, alleviando le
conseguenze di un debito estero giunto alla soglia dei 18 miliardi di dollari. Razionamento
della benzina e deposito previo
sul turismo sono le due misure
che colpiscono più direttamente la popolazione . Con 40 litri
di benzina al mese gli autoveicoli privati resteranno di più
nei garage, privando gli jugoslavi di un lusso al quale si sono
abituati da lungo tempo. Lo
stato, d'altra parte, potrà importare quantitativi più modesti di petroli, arginando la più
grave perdita di valuta pregiata. La stessa cosa si può dire per
il deposito di circa l 00 mila lire
che gli jugoslavi sono costretti a
lasciare in frontiera per venire
in Italia o andare in Austria.
UE
le, non solo ben al di sotto del prezzo sul
mercato (34 dollari), ma al di sotto degli
Un pacchetto
di emergenza
Gli acquisti nei ricchi negozi
occidentali saranno più cari e
più difficoltosi: il mercato interno ne risentirà positivamente.
L'accettazione da parte della popolazione jugoslava dei recenti provvedimenti di austerità è fondata su due dati di
fondo: primo, la coscienza della necessità di concentrare tutte
le energie per uscire dalla crisi
economica; secondo, il fatto
che il governo non ha mai nascosto i problemi del paese.
Quando Romania o Polonia
fingevano di non conoscere la
crisi, a Belgrado se ne parlava
AH
d~{ proprio petrolio a 12/14 dollari al bari-
·
HA
EU
Nei ' corso denè ' sc~~~e se;tti~ane, missioni
economiche cubane sono arrivate in nume-.
rosi paesi europei ----' tra cui l'Italia ---:- p~r
avviare con le banche creditrici la discussione sulla proposta del governo subano di rinegotiare_il' propri<? de_~itò•_(;sr._ero. Al di là
della discrezione con cui è avvenuta questa
prima ptesa di contatto; si può dire che per
il momento si registra un nulla di fatto. La
discussione sarà certo lunga· e _condizionata,
dalla sçluzion,e. che. il ~istewa .,bancario intetna,zional~.darà_qei prqssimi. mesi alla cri~i finanziaria dei .gr.and!_d<1bit_ori latinoamerica_ni, Messiso in testa ~
·
JUGOSLAVIA
E
DIFFICOLTÀ FINANZIAlHE CURANE : CONG IL 'NTURAI.I O STRUTTIJRALJ ì
AH
U
Anche Cuba tn rosso
ECONOMIA l BREVI
le solo in apparenza, perché dietro decisione di tagliare gli investimenti sta il riconoscimento del fallimento di una politica di
sviluppo che, puntando sulla produzione
zuccheriera, ha costruito da sè le ragioni di
una sovrapproduzione disastrosa. Di fatto,
lo stato piantatore non si è rivelato migliore amministratore dei piantatori coloniali,
la cui storia in tutta l'America Latina è un
succedersi di rincorse all'estensione della
monocultura e di strangolamenti per sovrapproduzione. Non a caso, la crisi -cubana si ripete, in forme più o meno si~~Ji, ,
nelle altre monoculture caribiche (caffè ad
Haiti, bauxite in Giamaica). Continuare la
politica di investimenti nella produzione
di zucchero sarebbe stato per il governo cubano pura follia. La crisi finanziaria porta
così alla luce un dato di fondo della ltuazione economica cubana: la dipendenza
dallo zucchero è il segno del fallimento di
tutti i tentativi - molto timidi in verità di diversificazione produttiva che si sono
succeduti negli ultimi venti anni.
EU
•
HA
AMERICA LATINA
pari a 813 dollari USA. La ci- zionalmente predilette dai diefra, ottenuta dividendo l' espo- ci paesi membri del Consiglio
sizione totale del debito lati- di mutua assistenza economica
noamericano per il numero de- (Comecon).
gli abitanti, è stata fornita nel
corso di un convegno a Caracas
dal presidente dell' Associazio- CINA
ne intera americana dei finanzieri, Anibal Forchieri. Tra i casi più gravi di indebitamento
con l'estero, Forchieri ha citato
1
il Brasile, con un debito pubblico di 81 miliardi di dollari; il La Repubblica popolare cinese
noto «caso» messicano, giunto ha bisogno di circa 40 miliardi
alla soglia degli 80 miliardi di di dollari per portare a termine
debito; e l'Argentina, indebi- i programmi di syiluppo nel
tatasi per 36 miliardi di dollari. settore petrolifero e carbonifeSecondo i dati forniti da Far- ro. Sono le stesse autorità cinesi
chieri, l'America Latina è in . che hanno rivelato questa nepassivo per complessivi 265 mi- çessità - da alcuni letta come
liardi di dollari: un tetto che, richiesta - ai rappresentanti di
secondo altre fonti, potrebbe numerose banche europee invisuperare i 300 miliardi di dolla- tate a .Pechino. Secondo il vice
ri entro la fine dell'anno . Para- presidente della Banca cinese,
dossalmente, secondo vari os- Chang Yangiug, il suo paese
servatori, la responsabilità della ha bisogno di quei finanziasituazione debitoria latinoame- menti per realizzare la «necesricana ricadrebbe sulle ingenti sità strategica» dello sviluppo
risorse minerarie del subconti- delle fonti energetiche nazionente. Le riserve di materie pri- nali. «Nessun paese- ha afferme del Messico o del Brasile, mato l'alto funzionario della
secondo questi osservatori, banca centrale di Pechino - è
avrebbero permesso ai paesi la- in grado di svilupparsi senza il
tinoamericani di accedere al contributo della cooperazione
credito internazionale con più finanziaria e tecnica internaziofacilità di quanto sia avvenuto nale».
per i paesi dell' Africà o
dell'Asia.
ANGOLA
Finanziamenti
per l'energia
COMECON
L'Ungheria.
per un verttce
già da tempo: lo stesso governo
è ricorso tempestivamente agli
aiuti del Fondo Monetario Internazionale che ha concesso allaJugoslavia un credito di oltre
un miliardo e mezzo di diritti
speciali per fronteggiare i problemi della bilancia dei pagamenti.
SUD AMERICA
llpeso
dei debiti
Ogni persona che risiede nel
su bcontinente latinoamericano
ha ormai un debito con l'estero
o
L'Ungheria ha avanzato la richiesta di un vertice dei paesi
socialisti membri nel Comecon
sostenendo che i problemi delle economie dell'Est necessitano di una maggiore cooperazione. «La stretta interdipendenza dei paesi socialisti ~ si
legge su un giornale governativo - rende necessario affrontare i problemi economici sulla
base di programmi a breve ter~ine, praticamente giornalien~.
Secondo lo stesso giornale
di Budapest - il Magyar _,_ i
problemi attuali del blocco so·vietico non favoriscono le strategie di lungo periodo, tradi-
Petrolio
sulla costa
La compagnia angolana petrolifera Sonagol ha annunciato la
scoperta del quarto giacimento
di greggio nella fascia costiera
prospicente alla città di Soja. Il
nuovo giacimento, denominato «lmpall», si trova a una profondità di 51 metri sui fondali
dell'Atlantico.
Esso rappresenta inoltre un
ulteriore successo dell'intenso
programma di ricerche che
l'Angola sta· ·attuando con la
cooperazione tecnica di diversi
paesi occidentali. Alla scoperta
del nuovo giacimento ha partecipato anche l'impresa jugoslava Naftagas. La Jugoslavia intrattiene ottime relazioni economiche con il giovane paese
africano.
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
41
C0;\1'\'EGNI
ca dei Consigli dei mm1stri
CEE e ACP ed Edgar Pisani,
•
•
membro della Commissione
delle Comunità Europee e responsabile dello sviluppo.
All'ordine del giorno delle
neato
che
la
ripartizione
degli
Il Coinitato per l'aiuto allo sviriunioni
dell'Assemblea è preluppo (DAC) dei paesi OCSE aiuti pubblici offerti sulla base vista la discussione della reladi
acc0rdi
bilaterali
riflette
con(Organizzazione per la coopezione del deputato olandese J.
razione e lo sviluppo economi- siderazioni di ordine politico e Vergeer sulla Sesta relazione
«imperativi
di
sicurezza
strateco) ha reso noti i dati relativi
annuale del Consiglio dei mi- FAO
all'esame dell'impegno finan- gica» estranei alle finalità della nistri CEE-ACP. Sarà inoltre
ziario e della politica di aiuto cooperazione internazionale. Il discussa la relazione dell'ambapubblico allo sviluppo degli Comitato ha pertanto accolto sciatore Raymond Chasle (Isola
Stati Uniti. Secondo tali dati, con soddisfazione la dichiara- Maurizio) sulla cooperazione
gli aiuti allo sviluppo erogati zione del rappresentante statu- culturale e quella del deputato Grazie al recente miglioramendagli Stati Uniti nel corso del nitense secondo il quale «la co- sudanese Nuri Sidding sulla to delle condizioni metereolo1981 hanno subito una flessio- stituzione di società economi- cooperazione nel settore giche, la produzione cerealicola
ne del 19% in valore nomina- camente sane e socialmente sta- dell'energia. Altre risoluzioni mondiale nel 1982 do rebbe
le, raggiungendo la cifra di 5 bili e la lotta contro la fame nei spno previste sulla lotta contro superare quella del 1981. È
paesi in via di sviluppo» restano
mila e 700 milioni di dollari.
la fame, sull'Africa Australe e quanto afferma il rapporto
Rispetto al prodotto nazio- gli obiettivi prioritari dell'aiuto infine sullo stato di avanza- mensile dell'Organizzazione
nale lordo degli USA, gli aiuti pubblico statunitense.
mento dei lavori per la coope- delle Nazioni Unite per l'alipubblici erogati dal governo di
razione nei settori dell' indu- mentazione e l'agricoltura, seWashington hanno segnato un
condo cui le ultime previsioni
stria e della pesca.
netto arretramento rispetto alla CEE-ACP
La riunione dell'Assemblea parlano di un raccolto superiomedia degli altri paesi DAC
re a un miliardo e mezzo di
consultiva CEE-ACP sarà pre(0,35%): essi sono infatti pasceduta da quella del Comitato tonnellate metrichç. Permansati dallo 0,27% del PNL regiparitetico che si terrà, sempre a gono tuttavia, sempre secondo
strato nel 1980 al più modesto
Roma, presso la Camera dei il rapporto mensile della FAO,
0,20% nel corso del 1981. Le
alcune incertezze sul raccolto di
Deputati, dal primo al 3 nofluttuazioni registrate dagli Mercoledì 3 novembre, si vembre . Il Comitato paritetico alcune zone: le granaglie in alaiuti allo sviluppo degli Stati aprirà a Roma, presso la Came- CEE-ACP è presieduto concune zone dell'Africa, il riso
Uniti nel corso degli ultimi an- ra dei Deputati, la settima ses- giuntamente dal deputato denel Sud-Est asiati~o, frumento
ni sono in gran parte imputabi- sione annuale dell'Assemblea mocristiano Giovanni Bersani,
e orzo nell'emisfero australe.
li ai tagli attuati sui contributi consultiva CEE-ACP, organo vice presidente della CommisSecondo il documento, nei
parlamentare della Convenzio- sione per lo sviluppo e la cooagli organismi multilaterali.
principali paesi esportatori doIl Comitato dell'OCSE si è ne di Lomè Il che unisce 63 perazione del Parlamento euro- vrebbe verificarsi un sostantiale
dichiarato profondamente Stati dell'Africa, dei Caraibi e peo, e da F. Butagyra, presiincremento delle risorse cerealipreoccupato per il livello degli del Pacifico e la Comunità Eu- dente dell'Assemblea nazion-acole globali: alla fine della staaiuti degli Stati Uniti, soprat- ropea. Le riunioni dell' Assem- le dell'Uganda.
gione 1981-1982, gli stock di
tutto per gli effetti negativi che blea, che proseguiranno nei
frumento e granaglie dovreb.potrebbero ripercuotersi anche due giorni successivi, saranno
bero salire a 44 milioni di tonsugli altri paesi DAC. Non va dedicate alla discussione di alnellate, pari a un incremento
infatti sottovalutato il fatto che cuni importanti temi politicodi quasi il 50% rispetto all'annegli anni passati, e per tutto il economici tra cui, in particolano scorso. I consumi interni e le
«secondo decennio dello svi- re, lo stato di attuazione della
esportazioni dovrebbero inoltre
luppo» (gli anni '70), gli USA Convenzione di Lo m è II, · il
aumentare moderatamente,
hanno svolto un ruolo di traino problema della fame nel monsenza assorbire c~mpletamente
degli altri paesi in questo setto- do, la cooperazione nei settori
le disponibilità. E quindi prore. Nel 1965 gli Stati Uniti de- della cultura e dell'energia e la
babile che alla fine della stagiostinarono alla 'cooperazione in- situazione nell'Africa australe.
ne 1982-1983 si verifichi un auLa settima sessione annuale
ternazionale lo O, 54% del PNL
mento di 27 milioni di tonnelper passare, a partire dagli anni dell'Assemblea consultiva
late degli stock destinati
'80, a una media inferiore allo CEE-ACP sarà aperta, nel poall'esportazione. La maggior
O, 23% . Per gli altri paesi del meriggio del 3 novembre, dai
parte delle riserve di granaglie
DAC, la tendenza è stata inve- suoi co-presidenti, il deputato
dovrebbero concentrarsi negli
ce opposta: da una media dello socialista olandese Pieter DanStati Uniti. Stando alle previ0,38% nel1965 si è infatti pas- kert, presidente del Parlamensioni avanzate dalla FAO, l'anto europeo, e il presidente
satì all'attuale 0,45%.
no prossimo il livello degli
Il Comitato OCSE, incari- dell'Assemblea nazionale del
scambi dovrebbe toccare cifre
cato di illustrare annualmente Camerun, Salomon Tandeng
record (213 milioni di tonnellail contributo e le politiche di Muna, alla presenza del presite): ciò è dovuto principalmenaiuto dei singoli paesi indu- dente della Repubblica, Sante alla forte domanda dei paesi
- strializzati, a proposito degli dro Pertini. Parteciperanno ai
in via di sviluppo. ·
Pieter
Dankert
impegni statunitensi ha sottoli- lavori anche i presidenti in cari-
OCSE
Gli
a1ut1
degli Usa
AH
HA
EU
HA
EU
AH
U
E
Assemblea
Consultiva
42
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
,
IATO
D Centro studi Badia fiesolana
Una volta, andare a lavorare
di Fiesole (Firenze) ha dato iniali' estero era cosa che si faceva
zio venerdì scorso a un corso di solo p_er causa di forza maggioconferenze sul tema «Presente e re: d~fficoltà di impiego nel
futuro delle religioni di fronte
propno paese, necessità di rial problema Nord-Sud». Si sparmiare in brevi tempi una
tratta della prima iniziativa
buona somma di denaro, ecc.
culturale che il Centro fiesolaPer alcuni è ancora così, ma in
un mondo reso più piccolo dal~
n? intende rivolgere alla cittala rapidità delle comunicazio.
dma.nza fiorentina: una serie di
conferenze dibattito, che si ~i, le cose stanno cambiando. E
!l lavoro all'estero, oltreché un
p~otrarrà fino alla fine di quemodo p~r guadagnare e per fast ann.?•· ~e~ corso della quale si
tentera d1 illustrare i modi in re e~pene~za nella propria procui ~ari universi religiosi hanno fesswne, v1ene visto da migliaia
di persone come una buona ocre~glt? e reagiscono ai problemi de1 rapporti .tra il Nord e il ·. ca:~ot.;te _P~r :onoscere proble' Sud del mondo : Gli incontri mi, s1tuaz10n1, culture diverse.
' sono. stati i~augurati nei giorni In. breve.• per allargare i propri
O!lZZOntl.
.
scors1 con mterventi sulla religione isl_amica e sui problemi
A questa esigenzà vuole ridella Ch1esa cattolica in Ameri- spondere la rubrica·che la nuoca Latina.
va ediziorre di Dialogo Nord
Il prossimo 5 novembre toc- Sud propone ai suoi lettori:
cherà a Yittorio Lanternari pre- ~nà . breve selezione degli incanchl a tempo determinato disen~are 11 tema delle religioni
etmche tradizionali nel conte- sponibi.li . nel quadro déi prosto de~ modelli di sviluppo im- grammi per - ~' a'iuto ~Ilo svilupportati dal Nord - e spesso po, p~o~~ss1 e realizzati dagli
orgamsm1 mternazionali.
~alamente- o per nulla adatRicordiamo che per pòter
ti alle realtà locali.
presentare la propria candidatura a tali incarichi sono indiMercoledì 3 novembre, alle ore spe,nsabil~ i seguenti requisiti:
17 , presso la sede di Milano un espenenza professionale
dell'Istituto per la cooperazio- post-universitaria· · di almeno
ne economica internazionale dieci anni e un'ottima cono(ICEI), avrà luogo un incontro scenza di una delle tre lingue
con l'economista egiziano Sa- ufficiali (ingl·~se, francese, spamir Amin sul tema «Nord e gnolo).
Sud e la crisi economica».
Interlocutori di Samir
Amin saranno il deputato radicale Aldo Ajello e l'economista Esperti richiesti dall'UNESCO
tunisinb Mohamed khaldi. Introdurrà Michele Achilli, presi(Organizzazione delle Nazioni
dente dell'ICE!.
Unite per l'Educazione la
. L' eco~omista egiziano, stu _ Scienza, la Cultura) '
d1?so de~ rapporti fra i paesi
sviluppati e quelli del Terzo
Giornalista, coordinatore di
Mondo , sarà invitato ad interun pro~etto p~r lo sviluppo e
venire sul problema della atla creazwne d1 agenzie di
tuale crisi economica mondiastampa in sette Paesi
le, ad analizzare in particolare
dell'Africa Centromodo le caratteristiche della
Occidentale.
crisi che sta attraversando il siCotonou, Benin
stema capitalistico e le sue ine1. anno prorogabile
vitabili ripercussioni sui paesi
hngu~ francese ed inglese
in via_ di svi_luppo, e a prospet(cand1dature urgenti)
tare 1potes1 d1 soluzioni dei
~roblemi più gravosi che oggi
Esperto di educazione
s1 trova ad affrontare il Terzo
~lemet.;ttare e della prima
Mondo.
mfanZla Bahrain
l anno prorogabile
lingue araba ed
UE
Bene i
cereali
_
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
inglese l francese
(candidature urgenti)
Esperto di pianificazione
nazionale dell'istruzione
Abidjan, Costa d'Avorio
l anno prorogabile
lingua francese .
(candidature urgenti)
Coordinatore di un progetto
per la promozione della
partecipazione giovanile allo
sviluppo socio-economico
Antaoanarivo, Madagascar
l anno prorogabile
lingue francese e inglese
(candidature urgenti)
Esperti richiesti dalle Nazi~ni
Unite
Esperti richiesti
dall'HABITAT
(Cent~o delle Nazioni Unite
per gh Ins~diamenti Urbani)
Esperto nel problemi legati
~llo syiluppo degli
msed1amenti urbani
Apia, Samoa
l mese
lingua inglese
(candidature urgenti)
Ar~hi~etto esperto in edilizia
~b1tat1va
pubblica,
mfrastrutture e servizi
Dacca, Bangladesh
l anno prorogabile
lingua inglese
(candadature urgenti)
Ingegnere civile esperto in
infrastrutture
Kigali, Rwanda
l anno prorogabile da marzo
1983
lingua francese
(candidature ·
_entro 30/11 l 1982)
~onsigliere tecnico principale
m ~n _Proget~o di indagini
statistiche su1 nuclei familiari
Bamako, Malì
l anno prorogabile da marzo
1983
lingua francese
(candidature
entro 30/ 1111982)
Esperti richiesti dalla FAO
(Organizzazione per
l'Alimentazione e
l'Agricoltura)
Esperto in conservazione del
suolo e delle risorse idriche
Niamey, Niger
l anno da gennaio 1983 1
lingua francese
(candidature
entro 1511111982)
/
Veterin.ario-virologo esperto in
produzwne di vaccini
Niamey, Niger
l anno
lingua francese
.(candidature
entro 24/11 l 1982)
43
LIBRI
.
0
44
Le tribù che scompaiono
Survival International
Rapport Annuel1981
Paris, 1982, pp. 228
Survival International fu fondata nel 1969 da un piccolo
gruppo di antropologi e viaggiatori inglesi a seguito di una
missione in Brasile che aveva
potuto prendere atto del massacro che si stava compiendo tra
gli Indiani della foresta amazzonica. Da allora S.I. si è andata allargando ed oggi è un'associazione internazionale di difesa delle minoranze tribali presente in una decina di paesi occidentali.
Il rapporto qui presentato
nella versione francese, a cura
della sezione parigina, fa il
punto sui programmi d'azione
e sulle campagne d'informazione condotte da S.I. fino a
tutto il 1981. Tre sono gli
obiettivi principali della battaglia in favore delle minoranze
tribali (180 milioni di persone,
circa il 4% della popolazione
mondiale): garantire loro il diritto alla · sopravvivenza e
ali' autodeterminazione; assicurarne gli interessi in tutte le decisioni che toccano il loro avvenire; assicurare la proprietà e
l'uso dei territori tradizionali e
delle altre risorse indispensabili
alla loro sopravvivenza.
UE
E
DIRITI1 UMANI
AH
U
del continente europeo caduta
in mano alla dominazione araba e da cui ebbe origine lo spirito che presto condusse alle
EU
cll debito che gli Europei hanno verso gli Arabi è considerevole" ed al contempo fa ricordare che la potenza di Europei e
Americani, l'efficienza economica e la fiducia che essi hanno
in se stessi sono il risultato di
un amalgama di molti elementi derivati da altri popoli:•.
Questa la premessa con cui
l'autore si accinge ad illustrare
nel testo quali sono stati i rapporti politici, culturali ed economici tra le popolazioni europee e arabe nell'èra precedente
a quella moderna. Un'epoca in
cui, per stessa defmizione degli
storici, le delimitazioni temporali e spaziali sono ancora oggetto di studio e analisi. Infatti, nella storia e nella cultura di
altri popoli, nel caso specifico
degli arabi, il concetto di emedio evo:. è del tutto arbitrario,
poiché proprio a partire dal periodo che gli storici occidentali
considerano inizio della lunga
fase storica (VIII secolo circa),
per gli arabi inizia invece la fase di identificazione «nazionale:..
Il testo vuole mettere a confronto due civiltà, due culture,
che ebbero come teatro di confronto quell'area geografica
che era stata g~à in precedenza
sede della dominazione imperiale romana·· ed· ellenistica: il
Mediterraneo. In questo scenario avvennero i mutamenti più
sostanziali, destinati a lasciare
tracce profonde nelle rispettive
civiltà. Interrogarsi se l'una fu
più o meno influenzata dall'altra non è compito dello storico
e, in questo caso, l'autore cerca
più di fornire materiale di analisi piuttosto che proporre delle
tesi. Il testo abbraccia un arco
di tempo e di avvenimenti sufficientemente ampio, tale da
garantire certamente una conoscenza esaustiva del confronto
diretto tra le due civiltà: dai
martiri di Cordova, prima città
Crociate, alle influenze della
letteratura e della scienza nella
cultura europea, passando sempre per la strettoia del confronto religioso che ebbe certamente, secondo l'autore, la parte
principale. In un'Europa dilaniata dal disfacimento dell'Impero, alle prese con~ popoli del
Nord candidati alla successione
dei precedenti dominatori, lo
spirito che ancora resisteva era
la Cristianità. Era dunque logico che entrasse presto in conflitto diretto con l' affermazione dell'Islam, che proprio .in
quel periodo conosceva la sua
più rapida espansione. Su questo tema l'autore concentra una
attenzione particolare, ricercapdo le basi di un confronto
HA
Norman Daniel
Gli Arabi e l'Europa nel
Medio Evo
Soc. ed. Il Mulino, 1981,
p. 477' L. 30.000
AH
Quello strano Medioevo
che non fu solo tra popoli diversi, ma prevalentemente tra
religioni in conflitto. «Gli Europei del Medio Evo volevano
assolutamente realizzare
l'omogeneità sociale e questa
era strettamente collegata con
l'omogeneità di fede», afferma
l'autore, cercando, attraverso
questa constatazione, di risalire
alla base dei futuri rapporti tra
le due civiltà. Com'è noto, si
passò presto dal confronto religioso a quello economico e il
termine usato per indicare questo passaggio è quello che, secondo l'autore, contraddistingue la fase successiva al Medio
Evo: imperialismo. Ciononostante, conclude Norman Daniel, «i rapporti tra Arabi ed
Europei si sono sviluppati sin
dal loro incontro, e questi rapporti possono ancora produrre
frutti benefici per entrambe le
parti, purché lo vogliano».
HA
EU
ISLAM
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
Dal 1974 S.I. si è impegnata a condurre, in accordo con le
popolazioni interessate, programmi di assistenza sul terreno col contributo finanziario di
altre associazioni senza fini di
lucro. I progetti finora avviati
in undici paesi sono una trentina e riguardano interventi sia
di carattere economico che culturale e sociale. L'azione ha
preso spunto, come già detto,
dalla condizione degli Indiani
dell'America Latina, ma oggi
essa si sta allargando agli altri
continenti: Boscimani del Kalahari (Botswana), popolazioni
dell'isola Siberut (Sumatra),
aborigeni dell'Australia.
Accanto agli interventi di
assistenza, S.I. ha sviluppato
negli ultimi anni campagne internazionali di informaziohe
sulla tendenza progressiva alla
confisca di terre e risorse naturali delle popolazioni indigene
nel quadro dei programmi di
«sviluppo» nazionali che, con i
loro progetti di estensione delle
terre agricole, di sfruttamento
delle miniere e di costruzione
di strade, dighe e complessi
agro-~ndustriali, raggiungono
orma1 anche le zone più isolate
del pianeta, senza riguardo alcuno per chi, su quelle terre,
ha costruito la propria esistenza. S.I. si pone quindi come
centro di coordinamento e di
diffusione di tutte le informazioni che riguardano le mino·ranze tribali per mezzo di dossier e bollettini e dell'attività
dei gruppi di lavoro.
ECONOMIA
Gli ~cherzi
del mercato
D. Ciravegna
Cicli e tendenze del
commercio estero dell'Italia
(1952-1978)
Il Mulino, Bologna, 1982, pp .
96
n volume è il risultato di una
complessa ricerca econometrica
sul commercio estero italiano
che mette in evidenza la dinamica delle importazioni ed
esportazioni per poi individuare i fattori che influiscono sui
flussi totali e i loro principali
aggregati.
no a concludere che le tensioni Protagonista di The Rebel _ il
Il testo non è di facile comdal lato dell'offerta stimolano principale dei racconti che
prensione per i non specialisti,
le importazioni totali, ed in compongono
' K u1'1 l'br
.
1 o- e
ma la parte metodologica è ben particolare dei beni di consu- man, una ragazza vew<?:t:J.pe
curata e può essere un utile sagmo, mentre
frenano solo le ch e d_a1 suo v1·11 ~-~~i~ e dall~,sl.\,~
· ·.
gio introduttivo alle applicaesportazwni globali e quelle · -i ~RPf~9tet;f~qp~hat, ysç;e~sol:i:)
zioni dell'econometria.
dei beni non finali . Nel com- '~p-eì ·''récà-rsi 'àfl!uriivèrsiH he.Ua
La parte descrittiva è suc- plesso, i beni di consumo, im- capitale. Il suo incontro co'?; la
cinta, ma densa di implicazio- portati o esportati, risultano in- realtà urbana è trauwatico:. isoni, soprattutto se comparata sensibili alla presenza-di tensio- lata e\ respinta ·:·a~Jf•à.ffihiè-rlté
••,, · : '
· · " -,~ •' •. -· '-' 1
· '·
con altri studi sul commercio ni nella offerta interna.
umvers1~ano,' Kuman sjl!ll:PF.i
estero italiano. Il perio.do con~
La variaiioni de!fe importa- un senumento .di . rifiuto ·cnè'
siderato può sembrare arbitrazioni e delle esportazioni ri- raggiungè · l ·~~R~~e q~ndo li
rio, ma la scelta si è resa obbli- spetto alk modificazioni dei sua compagna ''di" stan'zà viene'.
gata dalla disponibilità di dati prezzi interni risultano simmeomogenei su cui ·fondate il' Ìa- triche nel caso di beni di invevoro di elaborazione e analisi.
sti~ento. Infine, i prezzi interDal 1954 al 1978 le impor- ni, ma non quelli all'importatazioni di merci e servizi sono zione~ e l'evoluzione della dopassa,te dal 10,8% .al 19,1%
manda interna, svolgono un
del totalè delle risorse del no- ruolo determinante per l' insiestro paese, mentre le esporta- me delle importazioni; domanzioni passavano dali' 11, l % al da mondiale e prezzi all'espor19,7%.
tazione hanno un ruolo nei
Questa apertura dellà no- confronti delle esportazioni tostra economia è certo una carat- tali e di quelle dei beni finali di
tedstica ç:omune ad altri paesi consumo e investimento e dei
industrializzati; rimane tutta- prodotti destinati all'investivia rilevante la dinam:ica che ha mento.
portato a raddoppiare l'inciDa ciò consegue che una
denza delle importazioni e del- svalutazione della lira è rilevanle esportazioni sul totale delle te per le nostre esportazioni,
risorse. Nel periodo 1952-1978 meno invece per le importaziole importazioni sono cresciute ni.
ad un tasso annuo d eli' 8, 4 5 % ,
<'
le esportazioni del 10,35%.
v'Po~~Htkta 'ct~}un grupP,ò- ~hd2
g-à:rzt ''i-' , ?,!' ·-.,:, -~- .. : , , · ' ,_,
Per le importazioni la crescita è NARRATIVA
stata pressoché uguale per i
-.:•.Qijàtf~b)~~l1o~~r *hlha;\~ù
prod.o tti al~mentari e per quelli
glovà'rfè' t~d"ìier dd ' rr?ovimèn:'tò'
non alimentari, tra questi ultistiS~é~tt'sc&/· Y<hriìJi -~~ ii6 ,ifi3
mi spiccariç ·i beni di consumo
~~&.?:ra:.~~:~~6-_s·~-g~~ '#rlt~!qyjt~ .
rispetto a .. quelli destinati
P.<?h!1ça. ·~I;.~. frep,etic,a~ 1:>tepdra-:·
all'uti~izpzione nella produPunyakante Wijenaike ·
zi6n~ 'd~ll' iristirrezioiie 'c~striii:
zione e nell'investimento.
«The Rebel»
gf.~~~-à/1 ~. -~eP,.arats/.4~ ·'!\.~.~
Le esportazioni sono carat- '. Lake House Investments,
na~·' c'h è' 'enùà 'in Clati~l'dtinftà'~
·
l
térizzate dalla creséita limitata' Colombo
D,
~ g\!i ssr.iJ~f~ y~a.xa~-~~H~chet
dei prcidqÙi alimentari, e dalla .
«l orgamzza:Z'forie»' poiié èòme
dinamica ~sai· pronunciata dei Al ·suo quinto libro, Punaya- cdndrii6n'i ' 'alla''' 'proiec'ùziòn~'
beni finali dì consum9 e di iri-' kante Wijenaike, che si è con- &l ' ì~fò . 'l~g~rrié ·ta-·iìEl ·~ltett~·
vestimento. .
quistata una solida reputazione parteçipaz!one alla «tivoluzio:
Quanto alle 'funzioni di im- a Sri Lanka, nel resto dell"Asia rid~ 'Kùtiì'citi acc'étt:f ~ .a'èètttè'-'
portazione e. di esportazione .. e in 'alcuni paesi europei, ha ~~bb'e ; _rùda·: :p·-.; 'eH ·ri~~dèrè: il'
dell'economia italiana, vengo- voluto affrontare uri episodio
s~:?:.'t~-~i*~-; :)'?,(nt~~~~~!f:l;~~fò~
no presi in considerazione due ' drammatico della recente storia per <?rgamzzarv1 la rivolta e viegruppi di variabili, l'uno' per di Sri Lanka: l'insurrezione stu- n_~ cattl,lrat~ e uccisa #!la.~<?Ii-..
.lu . . :. · ·'
) · ·,J~· ~.
l'importazione (domanda in- dentesca del 1971. Già nume- zia
tema, prezzi all'.importazione, rose opere. --:- sfortuna,tamente
~:
)1,-·#~~~~~-- ~~·é1 é~ptì:~·
prezz~ i~ter;11i, t.ension.i n~ll' ofpoco conosciutè nei paesi' non me. ·ùn: gràdli107Qè'sant'etnerite··
~erta mte_rn~, esportaz10n~ tota- · di lingua inglese - hanno af~~~Ai!;,~)~~, itjaJèt~<Jenà· riv<?1ià ·
h e vanaz10ne delle scorte), ·. fron,tato la questione da un c?lP.~è·v_of!; '.1ecpfi'd~r l"'au'}fi:çi::_~ l:Ii '
l' aftro per le ·es~ortazioni (q o- · punto di vista sociologico e.po- av& spitHb àUa H'io:rt~ 1t klla. ·p'ri-:
manda mond1ale, prezzi litico.
· ..
gii:tffe dinìgfi1iia· ai .) ~.lovarii itl~_;
all'esportazione·, prezzi interLa· Wijenaike, · invece -ha c6nsà'pévdl1: Dop:O alcuè.li-'gioi~_
nazionali delle esportazioni, scelto di affondare nella vicen- r:\ }! naEel_l~~. ~i Kyrl}a~( r.~c~v~
prezzi i?terni degli altri paesi; da ____:_ e nella società di Sri Lan- · utfa<lèttera· <1i <<uh cértojA,rurta:. '
tensio?i nell: ofe~a int~r.na).
· ka --:- u~o - sgu~rdo impietoso cHé comunica 'i Kumari di esseI nsultau dell anallSl porta- ~on 1 soli mezz1 della fiction. ré vlVo 1cdibe ò:,l .. ·.. ,~;,; .:
~ Jr~·, )"s •·.r
11 1'!1~~~;) J:\it .t.r
.. ·
La tragedia
diKumari
!.
••
•
.· 4fo:iir?.
l
Dialogo Nord/Sud 3 novembre 1982
·
•
'r".
Scarica

Altiero Spinelli fonds