CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
LA STORIA DELLA NORMAZIONE
Siti internet
• www.uni.com/it/
•www.qec.it
•www.cenorm.be
•www.iso.ch
UNI Ente Nazionale Italiano di
Unificazione. Sito ufficiale
della normazione in Italia
Qualità e Competitività
per navigare nella normazione e
nella Qualità in Italia
CEN Comitato Europeo di
Normazione. Sito ufficiale del
CEN, ente che elabora norme
tecniche a livello europeo. Sede
Bruxelles
ISO Organizzazione mondiale
per la normazione. Sede Ginevra
•Www.wssn.net/WSSN/ Sito nuovissimo
per la navigazione delle
norme di tutto il mondo
•www.itu.ch
•www.iec.ch
•www.etsi.fr
ITU Unione Internazionale
Telecomunicazioni. Sito
ufficiale per le telecomun.
mondiali. Sede Ginevra
IEC Comitato
Elettrotecnico Internaz.
Sede Ginevra
ETSI Ente Europeo
Settore Telecomunicazione
Sede Nizza
•Www.cenelec.be
•www.ceiuni.it
CENELEC Comitato Europeo di
Normazione Settore Elettrotecnico
Sede Bruxelles
CEI Comitato Elettrotecnico
Italiano. Sito ufficiale italiano del
settore elettrotecn.
1.1 Le “coincidenze” che capitano ogni giorno
Ti sarà capitato di incontrare un amico in un posto dove mai ti
saresti aspettato di trovarlo, e mormorare: che coincidenza!!!!
Oppure ti sarai meravigliato nel ricevere una telefonata dalla
persona alla quale stavi giusto pensando … che coincidenza!!!
Ci sono però delle coincidenze che non ci stupiscono affatto!!!!
Ad esempio: ieri ho comprato un rullino per la mia macchina
fotografica. Sono entrato in negozio, ho chiesto un rullino a colori da
36 e ho dato “per scontato” che andasse bene per la mia macchina
fotografica! A casa, poi, ho trovato assolutamente “normale” che il
rullino si adattasse perfettamente alle dimensioni della mia
macchina.
Secondo te è una “coincidenza”??
Questo pomeriggio ho aiutato mio padre in ufficio, dovevamo
stampare un centinaio di lettere da inviare ai clienti. Ad un certo
punto la stampante è rimasta senza fogli e ho dovuto riempirla
nuovamente. I fogli, che ho comprato alla cartoleria qui all’angolo, si
adattavano perfettamente (erano della stessa lunghezza e larghezza)
alle dimensioni della stampante che è stata fabbricata all’estero.
Secondo te è una “coincidenza”??
Stasera vado ad una festa in casa di un’amica cara. Proprio
all’ultimo è saltato fuori che il suo stereo non funziona. Così ci
dovremo accontentare del mio vecchio portatile per avere un po’ di
musica. E’ “scontato” che la spina del mio portatile si adatta
perfettamente alle prese elettriche in casa della mia amica.
Secondo te è una “coincidenza”??
Mentre camminavo per strada, mi sono ricordata che dovevo
telefonare al “mio ragazzo”. Non avendo dietro il cellulare, sono
entrata nella prima cabina libera che ho trovato ed ho inserito la
scheda telefonica nella fessura. Ovviamente la scheda era della
dimensione esatta per entrare nella fessura.
Secondo te è una “coincidenza”??
Esercizio n. 1 a
pensando ad una qualsiasi tua giornata, ai prodotti che usi ed alle
azioni che fai, individua alcune “coincidenze” del tipo sopra
descritto. Parla delle prime tre “coincidenze”che ti vengono in mente
con il tuo insegnante.
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
sappiamo tutti benissimo che gli eventi di cui abbiamo appena
parlato non sono coincidenze, ma sono il frutto di decisioni
concordate!!! Cerchiamo di capire
PERCHE’ QUESTE DECISIONI
CONCORDATE SI RENDONO NECESSARIE
1.2 La normativa tecnica come forma di
linguaggio comune
Se non fosse stabilito un linguaggio comune, cioè delle dimensioni e
delle caratteristiche “standard”, sarebbe impossibile far comunicare
gli oggetti tra loro:
. Il rullino non entrerebbe nella macchina fotografica,
. Il foglio si incepperebbe nella stampante,
. La spina non entrerebbe nella presa,
. La carta telefonica non andrebbe nella fessura.
Questo particolare linguaggio comune prende il nome di
“NORMATIVA TECNICA”
Le norme tecniche sono il frutto di lunghe discussioni (che possono
durare degli anni) tra i massimi esperti di un settore specifico e tra
tutti gli interessati ad un dato argomento (anche persone comuni: i
consumatori). Si arriva quindi alla stesura di un documento su cui
tutti si trovano d’accordo.
La norma infatti è un documento fondato sul consenso
di tutti coloro che hanno partecipato
alla sua elaborazione.
Nessuno ci obbliga ad applicare le norme tecniche. In altre parole,
le norme tecniche sono dei documenti di
applicazione volontaria.
Non ci lasciamo ingannare però:
anche se non sono di impiego obbligatorio, sono comunque degli
utilissimi punti di riferimento!!!
Cioè “conviene” seguire le disposizioni delle
norme tecniche nella maggior parte dei casi!
Ma, concretamente,
le norme tecniche cosa sono? Che aspetto hanno?
Una norma t. è un documento che può variare dalle poche pagine
fino ad arrivare ad alcune centinaia.
In questo documento sono specificate
. le azioni che quell’oggetto deve essere in grado di svolgere,
. i requisiti dimensionali nei minimi dettagli, ecc...
Una norma tecnica spesso contiene simboli, definizioni, diagrammi,
codici, metodi di prova, …….
Esercizio n. 1 b
Trova su internet la norma UNI 10395 “Biciclette. Requisiti di
sicurezza” e la norma UNI 9217/2 “Impianti sportivi. Tribune.
Tribune telescopiche. Caratteristiche e prescrizioni”.
Analizzane le strutture ed individua le “parti” di cui una norma si
compone. C’è un titolo? C’è un sommario? C’è un indice? C’è una
suddivisione in paragrafi? Indica all’insegnante la struttura …….
…………………………………………………………………………..
2.1 Le norme tecniche nel corso dei secoli
Già con i Romani la normativa tecnica arriva ad esercitare la sua
opera “unificatrice” su diversi territori e culture. Ad esempio:
i mattoni di argilla cotta di dimensioni prestabilite = norma tecnica
le strade tutte della stessa larghezza
= norma tecnica
il sistemi di pesi e misure
= norma tecnica
i chiodi, riconducibili ad alcune “taglie” prefissate = norma tecnica
il calendario
= norma tecnica
Nel 1700, poi, assistiamo ad un movimento di unificazione di grande
importanza scientifica e commerciale:
la definizione del metro!!!! E del sistema metrico decimale!!!!!!!!
Ciò faciliterà enormemente i rapporti economici di tutto il mondo
Attorno alla metà del 1800, vengono unificate le unità di misura
elettriche e magnetiche!!!!!!!!
Contemporaneamente vengono unificati il cono Morse e l’attacco
Edison per le lampadine elettriche!!!!!!!
Successive unificazioni di portata internazionale sono quelle dei fusi
orari e dello scartamento dei binari, uguale per quasi tutte le reti
ferroviarie del mondo!!!!!!!
2.2 Il significato delle norme tecniche, oggi
Oggi l’attività di normazione comprende anche la definizione delle
prestazioni dei prodotti e dei processi, interessando tutte le fasi di
vita del prodotto cioè passando
dalla progettazione fino alla sua fruizione.
Oggi poi la normazione si occupa anche di definire dei livelli di
sicurezza del prodotto così da tutelare le persone che vengono in
contatto con esso.
Qualità e Sicurezza sono dunque due valori molto importanti che
guidano l’attività di normazione.
La normazione oggi persegue i seguenti obiettivi:
1.
Migliorare l’economicità del sistema produttivo attraverso la
definizione e l’unificazione dei prodotti e dei processi
2.
Facilitare la comunicazione tecnica tramite l’unificazione dei
simboli e dei codici
3.
Promuovere la sicurezza dell’uomo e dell’ambiente
4.
Salvaguardare gli interessi dei consumatori e della collettività
esercizio n. 2 a
consultando il Catalogo delle Norme UNI (www.unicei.it) prova ad
identificare delle norme che perseguono le finalità come nell’esempi
sotto indicati:
esempi di norme che migliorano la economicità del sistema
produttivo (norme su qualche processo produttivo)
…………………………………………………………………………..
……………………………………………………………………………
esempi di norme che facilitano la comunicazione tecnica (norme che
codificano le dimensioni di svariate apparecchiature)
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
esempi di norme che promuovono la sicurezza dell’uomo e
dell’ambiente (norme sulla qualità dell’aria)
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
esempi di norme che salvaguardano gli interessi dei consumatori e
della collettività (norme sui prodotti alimentari)
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
2.3 alla scoperta delle norme che fanno per te!
Le norme tecniche, quindi, sono “oggetti di uso quotidiano”,
qualcosa che ci riguardano da vicino.
Cerchiamo ora di capire come “cercare” le norme che fanno parte
della tua vita quotidiana…aiutando con questo
esercizio n. 2 b
individua 5 prodotti o servizi di uso quotidiano e cerca nel Catalogo
se trovi delle norme tecniche applicabili a tali prodotti o servizi.
(un aiuto: io uso ogni giorno il treno. Per scoprire se ci sono norme
tecniche sui treni digito la parola-chiave “treno” nel campo apposito
di ricerca per parola-chiave.)
devi sapere poi, che esiste anche un sistema di ricerca molto più
efficace e preciso rispetto a quello per parola-chiave.
Si tratta di ricercare le norme in base al “Codice ICS”.
ICS significa: International Classification for Standards
cioè Sistema di Classificazione Internazionale delle norme.
Basta sapere che ogni norma è identificata da un numero, da un
titolo, e da un Codice ICS. Quest’ultimo, che è in forma numerica
come ad esempio 91.060.30, identifica in modo preciso l’argomento
della norma . (esempio: tutte le norme che parlano di materiali da
costruzione ed edifici hanno Codice ICS 91.060.30 che appunto
identifica tale settore)
Per sapere in quale codice ICS ricadono le norme sui treni, basta
effettuare una semplice ricerca on-line sul sito UNI.
Segui il link per il Catalogo,
poi il link per la “Ricerca classificazione ICS”.
Infine inserisci la parola-chiave (in questo caso treno) e scopri il
Codice/i Codici ICS del settore treni e ferrovie.
Una volta identificato il/i codici, puoi effettuare una ricerca sul
Catalogo delle Norme basandoti sul codice ICS e non sulla parolachiave.
In questo modo hai maggior garanzie di completezza della tua
ricerca.
Questo perché tutte le norme che citano nel titolo la parola
“ferrovia” senza citare la parola “treno” sono escluse dalla ricerca
per parola-chiave, mentre vengono prese in considerazione dalla
ricerca per codice ICS.
Tutto chiaro? Allora scrivi 5 prodotti o servizi che “usi” ogni giorno.
Scopri se ci sono norme di riferimento, in quale Codice ICS sono
classificate. Trascrivi accanto a ciascuna parola-chiave il settore, il
Codice ICS ed il titolo
3.1 crescita industriale ed attività normativa di
supporto
Uno degli esempi più celebri di unificazione nel settore industriale è
quello della filettatura delle viti e dei dadi. Sembra un problema di
poco conto, invece ha dato del filo da torcere a molti, e per molto
tempo!
Prova ad immaginare che per la tua classe valgano norme del tutto
diverse rispetto a quelle delle altre classi.
Ipotizziamo, ad esempio, che da voi le ore di lezione scattino alle
8.45, poi alle 9.35, poi alle 10.25 ecc.. Mentre per le altre classi siano
alle 8.25, poi alle 9.15, poi alle 10.05, ecc.. In questa situazione,
sarebbe semplice organizzare le lezioni?
Qualunque siano le norme in vigore nella tua scuola, tutti gli allievi,
a qualsiasi classe appartengano, sono abituati a considerare il
cambio dell’ora nel momento in cui suona la campanella…..
E la campanella suona per tutti allo stesso momento!
Si tratta infatti di una norma tecnica riconosciuta da tutti!!
Nel 1920 negli Stati Uniti, a Baltimora, scoppia un incendio di
proporzioni enormi. Per fronteggiare il dilagare delle fiamme,
accorrono in aiuto i vigili del fuoco da tutte le città vicine:
Washington, New York, Filadelphia. Un viaggio comunque non da
poco, specie con i mezzi di trasporto di allora. Purtroppo i rinforzi,
una volta giunti sul posto, si accorgono che gli attacchi delle loro
manichette non si adattano agli idranti di Baltimora. Non riescono
quindi a prestare il proprio aiuto e, come conseguenza, l’incendio
non viene domato, distruggendo interamente il centro storico della
città.
Con il senno di poi, sembra facile dire: se le dimensioni degli idranti
e delle manichette fossero state unificate…. La tragedia avrebbe
certo assunto proporzioni meno disastrose.!!
L’esperienza insegna, dal momento che, qualche anno dopo, nel
1927, in un’occasione analoga la città di Fall River viene salvata
dalla distruzione, grazie al fatto che le attrezzature antincendio
pervenute da venti città vicine erano tutte intercambiabili, essendo
state unificate.
3.2 la nascita degli enti di normazione
I primi a reagire contro la complessità produttiva, che impedisce la
collaborazione industriale e pregiudica l’omogeneità delle forniture
civili e militari sono i tecnici inglesi, i quali, all’inizio del 1900,
fondano un Comitato da cui, trent’anni dopo, nasce l’Ente di
Normazione Britannico.
Nello stesso periodo sono istituiti Enti di Normazione in quasi tutti i
paesi industrializzati: Germania, Stati Uniti, Francia, Svizzera,
Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna….. Anche
l’Italia è tra i primi Paesi a dotarsi di organismi incaricati
ufficialmente della attività di normazione.
E’ proprio con la costituzione degli Enti di Normazione che si
ufficializza il raggiungimento di accordi collettivi, volti al
miglioramento tecnico ed economico della produzione e delle
condizioni di vita e di lavoro!!!!!!!!!!!
3.3 il ruolo delle norme tecniche per la crescita
delle economie dei Paesi in Via di Sviluppo
(PVS)
Le norme tecniche, lo sappiamo bene, esprimono le indicazioni dei
maggiori esperti di un dato settore, sulla base delle conoscenze
scientifiche e tecnologiche.
In questo senso le norme t. sono un vero e proprio patrimonio di
conoscenze, e sono in grado di suggerire alla nascenti industrie dei
PVS metodi di prova, requisiti di progettazione e costruzione di un
qualsiasi prodotto, processo o servizio.
Una sorta di “manuale del progresso” che i Paesi Sviluppati mettono
a disposizione dei PVS
Di certo, l’industria “nascente” può giocare sui prezzi più bassi,
conseguenza del minor costo del lavoro, ma se a questo si
accompagna anche la possibilità di dimostrare la conformità dei
propri prodotti a delle norme internazionali, a questo punto le
possibilità di fare affari “puliti” aumentano notevolmente.
Inoltre, uniformarsi alla normativa tecnica internazionale consente
ai PVS di parlare il famoso “linguaggio comune” con le industrie di
tutto il mondo, a tutto vantaggio della intercambiabilità dei pezzi e
della possibilità di diventare subfornitori di qualche grossa azienda
multinazionale
4.1 il ruolo degli enti di normazione
In Italia, Milano è la “capitale” della normazione: infatti i due enti
italiani di normazione ufficialmente riconosciuti (UNI e CEI) hanno
la sede principale nel capoluogo lombardo.
All’interno di questi Enti ci sono sale lasciate a disposizione delle
Commissioni Tecniche che non sono altro che gruppi di persone, con
uno stesso interesse per uno specifico settore, le quali si riuniscono in
base ad un preciso calendario e programma di lavoro per discutere
ed elaborare le famose “norme tecniche”.
Le Commissioni Tecniche sono composte da rappresentanti di
industrie, di docenti universitari, di rappresentanti delle Associazioni
dei Consumatori o della Pubblica Amministrazione.
Così nel dibattito saranno rappresentati e messi a confronto i diversi
interessi e le diverse posizioni sui problemi allo studio.
Solo dal confronto e dalla mediazione tra punti di vista diversi può
nascere una posizione capace di soddisfare tutti rappresentata da
una “norma”.
In ogni CT c’è un Presidente che ha il compito di coordinare e
mediare le discussioni. Poi c’è un Segretario Tecnico il quale lavora
alle dipendenze dell’Ente e che partecipa alle riunioni preparando le
convocazioni, verbalizzando le discussioni ….
Un Ente di Normazione è un “luogo di incontro” dove persone
esterne all’ente stesso si confrontano per arrivare alla definizione di
una norma.
Un Ente di Normazione è il “luogo di ufficializzazione” delle norme.
Attraverso il suo organo centrale tecnico e le sue particolari
procedure l’Ente assicura l’ufficialità delle norme tecniche da esso
emanate.
Esercizio n. 4 a
Scegli 5 Paesi Stranieri nei quali vorresti andare in vacanza:
navigando su internet, e aiutandoti con le indicazioni contenute sul
sito del WSSN (www. wssn.net/WSSN/) individua i siti dell’Ente
nazionale di normazione e scrivili qui di seguito.
Un aiuto: segui il link ai “National members of ISO and IEC”
paese
ente
città
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
4.2
l’organizzazione della normazione in Italia
In Italia la attività di normazione è affidata a due organismi: l’UNI Ente Nazionale Italiano di Unificazione, ed il CEI - Comitato
Elettrotecnico Italiano.
L’UNI opera in tutti i settori - meccanica, ambiente, edilizia, servizi,
alimentare, sicurezza tranne del settore elettrico che è di competenza del CEI.
Il cuore del lavoro dell’UNI consiste nella predisposizione delle
norme tecniche. I lavori di normazione sono ripartiti in diverse
Commissioni, a seconda del settore, sono coordinati dai Segretari
Tecnici dell’ente UNI e coinvolgono migliaia di esperti di
4 settori:
1. Il mondo industriale
2. La sfera degli utilizzatori/consumatori
3. Le autorità deputate al controllo
4. I ricercatori universitari.
Le Commissioni Tecniche attive all’interno dell’UNI sono 58, a cui si
devono aggiungere quelle operanti all’interno dei 14 Enti Federati.
Questi ultimi assicurano l’attività normativa nel loro specifico
settore di competenza; la ratifica ufficiale dei progetti di norma e la
pubblicazione delle norme spetta comunque all’UNI.
Attualmente il parco norme UNI è costituito da 12 000 norme.
4.3 l’organizzazione della normazione a livello
europeo ed internazionale
Partendo dal livello più elevato, cioè quello internazionale, abbiamo
l’ISO - International Organization for Standardization Organizzazione Mondiale di Normazione -
affiancato per il settore elettrico dall’
IEC - International Electrotecnic Committee.
A livello europeo opera il CEN - Comitato Europeo di Normazione affiancato per il settore elettrico dal CENELEC - Comitato Europeo
di Normazione per il settore Elettrico -
4.4 la partecipazione dell’Italia ai lavori di
normazione a livello europeo ed internazionale
I tre livelli di normazione: Internazionale, Europeo e Nazionale sono
organizzati nel senso che il livello più ampio contiene quelli di minor
raggio come dei cerchi concentrici:
l’UNI entra nel CEN che a sua volta fa parte dell’ISO.
Il CEI entra nel CENELEC che a sua volta fa parte dell’IEC
IEC
ISO
CEN
UNI
CENELEC
CEI
5.1 regole tecniche e norme tecniche
“regole” e “norme” sono termini che usiamo ogni giorno come ad es.
“le regole del gioco”, “le norme del Codice della Strada”, “di regola”
, “di norma” …… e così via.
Spesso, poi, siamo portati ad usare i due termini indifferentemente,
come sinonimi.
Devi sapere però, che quando parliamo di “Regole Tecniche” e di
“Norme Tecniche” facciamo riferimento a due realtà ben precise e
ben diverse tra loro.
Le “Norme Tecniche” sono i documenti elaborati dagli enti di
normazione, ed hanno carattere puramente volontario.
E’ un documento, prodotto mediante consenso e approvato da un
organismo riconosciuto, che fornisce, per usi comuni e ripetuti, regole,
linee guida o caratteristiche, relative a determinate attività o ai loro
risultati, al fine di ottenere il miglior ordine in un determinato
contesto.
Le “Regole Tecniche”, invece, sono atti che contengono un insieme di
requisiti tecnici, sono emanati dalla Pubblica Autorità e la loro
applicazione è obbligatoria.
Quindi le NT e le RT si assomigliano nei contenuti (entrambe
specificano dei requisiti tecnici) ma si differenziano circa
l’organismo che provvede ad emanarle (le norme da un ente di
norm. ufficialmente riconosciuto, le regole da una autorità pubblica)
e si distinguono anche per la diversa natura: volontaria (le norme) e
obbligatoria (le regole).
Il termine generico “specifica tecnica” comprende sia le norme che le
regole tecniche.
Esercizio n. 5 a
ecco una lista di “specifiche tecniche”, distingui le norme dalle regole
tecniche:
UNI 9578 “Lenti a contatto. Prescrizioni” ……………………………………………………
UNI ISO 3554 “Carte di credito.
Codificazione della zona magnetica”
…………………………………………………...
Direttiva 83/189/CEE “Procedura di informazione …………………………………………….
DPR n. 1522 del 1955 che riconosce ufficialmente l’UNI ……………………………………….
Legge 46/90 “Sicurezza impianti domestici” ……………………………………………………
UNI EN 277 “ Sacchi per il trasporto di derrate alimentari ………………………………….
DM 15/12/1978 che riconosce ufficialmente il CEI ……………………………………………..
5.2 il “rinvio alle norme”
Esiste, però, un particolare caso in cui le norme tecniche diventano
obbligatorie, contraddicendo (in apparenza) il principio appena
detto.
Quando una norma tecnica è richiamata, cioè, è citata in una legge o
decreto della Pubblica Amministrazione acquista valore cogente, cioè
diventa una regola tecnica.
Quando una legge o un decreto dice che bisogna seguire una
determinata norma, questa diventa obbligatoria.
Questo meccanismo prende il nome di “rinvio alle norme”.
In altre parole, quando una legge o decreto prescrive l’impiego
obbligatorio del contenuto di una norma, non specifica tutti i
contenuti tecnici, perché già esistono nella norma stessa, ma rinvia
alla lettura della stessa che è citata.
Questo perché, il legislatore “fa” le leggi ma può non sapere nulla di
determinate condizioni e caratteristiche che invece sono state
specificate nelle norme da persone specializzate e competenti, perciò
gli aspetti tecnici delle norme sono resi obbligatori semplicemente
citando la norme nella legge o nel decreto!!!!!!!
La frase A CIASCUNO IL SUO MESTIERE è in questo caso del
tutto pertinente e vera!!!!!!!!!
5.3 il “Nuovo Approccio”
Il meccanismo in base al quale viene istituita una “alleanza” tra
Regole tecniche e Norme tecniche prende il nome di
“strategia del Nuovo Approccio”
l’idea di fondo è molto semplice: il legislatore deve occuparsi di
adottare una legislazione comune tramite direttiva soltanto dove
necessario, cioè in relazione a prodotti o a famiglie di prodotti
pericolosi o associati a particolari rischi. Cade l’idea di fare tante
direttive quanti sono i prodotti e ci si concentra solo sui casi
veramente importanti e a rischio, per i quali è indispensabile
stabilire un livello comune di sicurezza valido per tutti i Paesi.
Questo sistema è stato concepito soprattutto dai legislatori europei
perché dovevano garantire la libera circolazione delle merci nel
Mercato Unico.
Al momento sono circa una ventina le famiglie di prodotti per i quali
è stata approvata una disciplina europea in base al Nuovo Approccio
che hanno marcatura CE. Qualche esempio:
1. I prodotti da costruzione ( tutti noi vogliamo essere certi che gli
edifici in cui abitiamo siano solidi e
sicuri)
2. I giocattoli ( devono essere a prova di qualsiasi bambino di
qualsiasi Paese Membro)
3. I dispositivi medici ( siringhe, bisturi, protesi….. La salute è una
cosa seria per tutti)
…...
Per i prodotti “pericolosi”, dunque, viene elaborata una disciplina
comune europea, a cui tutti gli Stati membri debbono rifarsi. E che
cosa succede per tutti gli altri prodotti che non presentano rischi
particolari?
Per questi ultimi, anziché predisporre una legislazione comune
europea, si riconosce il principio del “mutuo riconoscimento” delle
diverse legislazioni nazionali.
Cioè, ogni Paese mantiene le proprie leggi, rispettando allo stesso
modo quelle degli altri.
“Un prodotto legalmente fabbricato in base alla legislazione vigente
in uno dei Paesi comunitari può circolare liberamente all’interno del
Mercato Unico. Nessun funzionario doganale può bloccare il
prodotto alla frontiera, adducendo come motivazione il mancato
rispetto della legislazione del Paese di importazione.”
La Comunità Europea afferma che sotto il profilo della sicurezza dei
prodotti le legislazioni nazionali si equivalgono.
Esercizio n. 5 a
Aiutandoti con le informazioni disponibili sul sito di Q&C
(www.qec.it) e con le pagine dedicate alla “Marcatura CE”,
individua le famiglie dei prodotti coperte da Direttive Europee del
“Nuovo Approccio”. Perché quella particolare tipologia di prodotti è
stata ritenuta “a rischio”?
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
5.4 la rilevanza delle “Norme Europee
Armonizzate”
Le norme tecniche elaborate da CEN e CENELEC in base alla
Direttiva Europea del “Nuovo Approccio” sono volontarie.
Queste norme europee prendono il nome di “Norme Armonizzate”
“Ma se queste norme armonizzate sono volontarie, perché seguirle?
Perché addirittura elaborarle con il rischio che nessuno le segua?”
Le norme armonizzate, pur restando volontarie, danno un grande
vantaggio a chi vi si uniforma: conferiscono infatti la
“presunzione di conformità” ai requisiti generali di sicurezza
indicati dalle direttive.
Per esempio:
un fabbricante di giocattoli deve produrre giochi sicuri, ai sensi della
direttiva apposita. Per produrre giochi sicuri, ha due strade:
• o fa a modo suo, e poi deve dimostrare che davvero il giocattolo
è conforme alle prescrizioni della direttiva,
• o segue per filo e per segno le norme armonizzate che il CEN
e/o CENELEC hanno preparato su incarico della Commissione
UE.
In questo secondo caso, dimostrando di aver seguito le norme
armonizzate, il fabbricante ha automaticamente dimostrato di
aver soddisfatto i requisiti della direttiva.
E poi, naturalmente, mettono il produttore al riparo da eventuali
contestazioni:
un prodotto fabbricato in base alle norme europee armonizzate è
un prodotto sicuro.
CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
L’attività di normazione:
come nasce una norma
1.1
il significato di democraticità e trasparenza
In questo modulo ci rifaremo alle procedure UNI per l’elaborazione
delle norme; tuttavia le procedure adottate dagli altri Enti di
normazione non differiscono di molto. Dunque la seguente
trattazione può valere anche in senso generale.
Come abbiamo già visto, le norme tecniche sono specifiche tecniche
la cui applicazione non è obbligatoria ma solo consigliata. Esse
devono:
1.
Essere accessibili al pubblico. Questo garantisce a chiunque
la possibilità di conoscerne l’esistenza e di avvalersi dei loro
contenuti,
2.
Essere messe a punto con la cooperazione ed il consenso o
l’approvazione generale di tutte le parti interessate
(produttori, utilizzatori, autorità competenti, tecnici). Questo
consente di non servire interessi particolari,
3.
Essere fondate sui risultati congiunti della scienza, della
tecnologia e dell’esperienza. Questo esprime lo “stato
dell’arte” dei risultati scientifici, tecnologici e sperimentali,
4.
Avere come scopo il vantaggio ottimale della comunità nel
suo complesso,
5.
Essere approvate da un organismo qualificato e riconosciuto
sul piano nazionale, europeo o internazionale.
Questo ne riconosce la validità oggettiva.
Da quanto detto risulta, in modo evidente che,
i principi fondamentali cui si ispira il processo normativo
sono la democraticità, la rappresentatività e la trasparenza.
Lo Statuto dell’UNI, che è una specie di “Costituzione” dell’ente, è
permeato di tali principi.
Esercizio n. 1 a
leggendo il capitolo XI dello Statuto dell’UNI, indica qui di seguito
gli articoli che secondo te esprimono e tutelano i principi di
democraticità e trasparenza. Indica il n° dell’articolo e esprimi il
contenuto con le tue parole.
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
1.2 le “Procedure”
L’attività normativa non è lasciata alla libera improvvisazione dei
personaggi coinvolti, ma si svolge secondo determinate procedure,
che individuano ruoli, responsabilità , fasi, tempistica, ecc……
le procedure UNI sono come le regole di un gioco!!!!!!!!!!!
E’ a tutti chiara l’importanza delle “regole del gioco” nei vari sport
che conosci e pratichi. Ciò che è importante sottolineare è che
“le regole del gioco” rivestono una importanza fondamentale
nell’organizzazione del lavoro.
Queste “regole” prendono il nome di “Procedure”
Esercizio n. 1 b
anche la tua scuola ha delle regole e segue delle Procedure. Descrivi
le principale “regole del gioco” (es. orario delle lezioni) e individua
almeno 3 particolari procedure (es. in caso di assenza o di ritardo ..)
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………….
CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
I protagonisti dell’attività normativa
2.1
le Commissioni Tecniche e gli Enti Federati
Le Commissioni Tecniche sono, per così dire, i “cantieri” dell’attività
normativa,
gli organi ufficiali deputati allo sviluppo della discussione e alla
formulazione dei progetti di norma.
Ogni Commissione Tecnica segue un particolare argomento, che le
viene assegnato al momento della sua stessa costituzione.
Tra i principali compiti delle CT ci sono:
1. Elaborare progetti di norme tecniche nazionali
2. Seguire i lavori dei Comitati Tecnici CEN e ISO di propria
competenza
3. Concordare la posizione italiana da portare al tavolo dei lavori
europei e internazionali
4. Proporre le delegazioni nazionali ai lavori di normazione all’
interno dei Comitati Tecnici CEN e ISO
5. Designare gli esperti.
Per quanto riguarda la rappresentatività ogni CT è costituita:
- dal Presidente e da uno o più Vice Presidenti eletti dai membri
della Commissione stessa
- dai Presidenti di eventuali Sottocommissioni
- da un rappresentante delle altre Commissioni Tecniche, degli Enti
Federati, delle Pubbliche Amministrazioni che dichiarino interesse
all’attività della Commissione, da rappresentanti di Istituti
Scientifici, Associazioni di categoria interessati che ne facciano
richiesta e siano regolarmente soci UNI
- da esperti nel campo di competenza della Commissione, proposti
dalla Commissione stessa e autorizzati dalla Direzione Tecnica se
non soci
- dal Segretario Tecnico designato dalla Direzione Tecnica.
Per quanto riguarda la democraticità
le decisioni prese dagli Organi Tecnici devono essere il risultato del
concorde parere dei loro membri, cioè devono essere tutti d’accordo.
Nell’impossibilità di raggiungere tale accordo le decisioni devono
essere prese ad ampia maggioranza. Nei resoconti di riunione deve
essere indicato l’esito della votazione: gli eventuali dissenzienti
hanno diritto di fare allegare al resoconto una relazione che precisi i
motivi del loro dissenso. I casi controversi, se non risolti, vengono
esaminati dagli Organi Tecnici superiori (Direzione Tecnica).
Ti ricordo che attualmente le CT UNI sono 58.
Esempio:
tra le CT UNI la Commissione Alimenti e Bevande è composta da
rappresentanti delle principali industrie alimentari, dei Ministeri
interessati, delle Associazioni dei Consumatori, di Enti e Laboratori
che operano in campo alimentare. Immagina di dover invitare a
partecipare alla Commissione le varie categorie interessate. Chi
inviteresti? Quali aziende? Quali organizzazioni o associazioni?
Quali Ministeri o Enti pubblici? Quali centri di ricerca? Chi altro?
STAZIONE SPERIMENTALE PER L’INDUSTRIA DELLE
CONSERVE
STAZIONE SPERIMENTALE OLI E GRASSI
CONSULTA NAZIONALE CONSUMATORI ED UTENTI (CNCU)
BARILLA
NESTLE’
AIIPA - associazione italiana industrie prodotti alimentari
ISTITUTO SPERIMENTALE CEREALICOLTURA
MINISTERO INDUSTRIA COMMERCIO E ARTIGIANATO
AUCHAN ITALIA IPERMERCATI - GRUPPO RINASCENTE
CSQA DI THIENE - certificazione qualità agroalimentare
ASSOLATTE
ISTITUTO RICERCHE E COLLAUDI M. MASINI
UNICHIM
ISTITUTO LATTIERO - CASEARIO
ISTITUTO SUPERIORE DELLA SANITA’
COOP ITALIA
AICQ - associazione italiana per la qualità
ASSICA - associazioni industriali delle carni
LABORATORIO CHIMICO MERCEOLOGICO DELLA
CAMERA DI COMMERCIO DI TORINO
ISPESL - istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro
ISTITUTO VALORIZZAZIONE TECNOLOGICA PRODOTTI
ALIMENTARI
CENTRO CERAMICO
Gli Enti Federati
Sono organizzazioni che svolgono, sul piano nazionale, attività di
normazione tecnica, ognuna per uno specifico settore di competenza.
Sono una sorta di Commissioni Tecniche “distaccate”.
Gli Enti Federati sono riconosciuti ufficialmente dall’UNI e fanno
parte della “grande famiglia” UNI.
I Presidenti degli Enti Federati fanno parte del Consiglio Direttivo
dell’UNI. I progetti di norma ed approvati dagli EF vengono
trasmessi all’UNI e trasformati in norme UNI secondo la stessa
procedura applicata per i progetti elaborati dalle Commissioni
Tecniche dell’UNI. L’attività dell’Ente Federato è seguita da un
Segretario Tecnico dell’UNI, designato dal Vice Direttore per l’Area
Tecnica, che prende il nome di “Referente”.
L’insieme dei programmi di lavoro degli Enti Federati e delle
Commissioni Tecniche dell’UNI costituiscono il programma generale
di normazione dell’Uni, che viene stabilito ogni anno.
Ti ricordo che gli Enti Federati attualmente sono 14
Esercizio n. 2 a
compila il seguente flow-chart a proposito degli Enti Federati
all’interno dell’UNI
in allegato
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………….
2.2
il Presidente di Commissione Tecnica ed il
Segretario Tecnico
Ogni Commissione Tecnica ha un Presidente ed un Segretario
Tecnico.
Il Presidente viene eletto dai membri della Commissione stessa.
Ha il compito di presiedere le riunioni di Commissione e guidarne i
lavori avvalendosi della collaborazione operativa del Segretario
Tecnico.
I Presidenti di ciascuna Commissione fanno parte della
“Commissione Centrale Tecnica”, vero organo di governo
dell’attività tecnica dell’Ente.
Il Segretario Tecnico:
1. È una persona fisica (indifferentemente di sesso maschile o
femminile) di età teoricamente compresa tra i 18 e i 65 anni.
2. Studi: diploma di laurea o di scuola media superiore (preferibilmente di Perito Industriale)
3. Esperienza: particolare conoscenza di un determinato settore
rientrante nelle competenze dell’UNI
4. Segni particolari: scrivania coperta da documenti (progetti di
norma UNI, CEN, ISO, Gazzette Ufficiali italiane ed europee,
verbali di riunioni, ecc..), computer collegato ad Internet, telefono
rovente, valigia sempre pronta per missioni, specie a Bruxelles
(CEN) o a Ginevra (ISO)
5. Lingue: indispensabile la conoscenza dell’inglese. Gradita la
conoscenza di una delle altre lingue ufficiali del CEN (francese e
tedesco) e dell’ISO (francese e russo).
Ogni Segretario Tecnico si occupa di una o più Commissioni
Tecniche, coordinandone i lavori. Cioè convoca le riunioni, redige i
verbali delle riunioni, mantiene i contatti con i vari membri della
Commissione Tecnica, segue l’iter di elaborazione dei progetti di
norma, …………..
Più precisamente, un Segretario Tecnico:
- assiste il Presidente di Commissione nelle riunioni e redige il
verbale
- gestisce la distribuzione della documentazione
- fornisce ai relatori dei progetti di norma gli strumenti e le indicazio
ni per lo sviluppo di tali lavori
- sviluppa tutte le azioni previste dalle procedure interne UNI per
il percorso di presentazione e approvazione dei documenti tecnici
Comunque nelle riunioni degli Organi Tecnici il Segretario Tecnico
non ha diritto di voto.
Esercizio n. 2 b
immagina che in UNI si sia reso vacante il posto di Segretario Tecn.
della tua Commissione “preferita”. Alla luce del profilo professionale
tracciato prima e alla luce del tipo di mansioni che il ST svolge,
immagina il candidato ideale e traccia il curriculum. (dai spazio a
quanta più fantasia possibile!)
dati anagrafici:
titolo di studio:
specializzazioni e tirocini:
esperienze lavorative:
conoscenza delle lingue straniere:
hobby ed altre informazioni rilevanti:
2.3 la Commissione Centrale Tecnica e i Gruppi
Settoriali
L’organizzazione dell’attività normativa è simile ad una piramide.
La base, ampia, è costituita dalle diverse Commissioni Tecniche(CT),
ognuna impegnata nel suo specifico settore. C’è poi un livello
intermedio, più ristretto, costituito dai Gruppi Settoriali (GS).
Infine c’è il vertice rappresentato dalla Commissione Centrale
Tecnica (CCT).
CCT
Gruppi Settoriali
Commissioni Tecniche o Enti Federati
La Commissione Centrale Tecnica (CCT) rappresenta il vero e
proprio organo di governo dell’attività tecnica dell’Ente.
La CCT è formata dai Presidenti delle Commissioni Tecniche
costituite presso l’UNI e presso gli Enti Federati, dai Capi dei
Gruppi Settoriali, dai Direttori Tecnici degli Enti Federati, del CNR,
dal rappresentante del CEI e dai rappresentanti dei Ministeri.
Dalle riunioni di CCT nascono le norme.
Cioè delibera l’approvazione dei progetti di norma messe a punto
dalle CT e supervisionate dai GS.
Le riunioni della CCT però (sono almeno tre all’anno) sono
precedute dai lavori svolti dai Gruppi Settoriali (GS).
La CCT riceve, a seguito delle decisioni dei vari GS, un elenco dei
progetti proposti per l’approvazione, di quelli rinviati dai GS stessi e
di quelli eventualmente ritirati.
Il Gruppo Settoriale (GS) è formato dai membri della stessa CCT
ma con esperienze e professionalità accomunati da uno specifico
campo di competenza. Ogni GS è presieduto da un Capo Gruppo
scelto dalla Presidenza della CCT.
I GS non sono altro che “famiglie” di esperti operanti in aree di
interesse affini.
Attualmente in UNI esistono 9 GS:
I
Metalli
II
Meccanica e Correlati
III
Edilizia e Correlati
IV
Chimica, tessili e Correlati
V
Trasporti e Correlati
VI
Impianti ed apparecchi utilizzatori
VII
Sistemi di comunicazione e tecniche correlate
VIII
Protezione Individuale e beni di largo consumo
IX
Energetica
Ciascun GS ha il compito di
1.
Esaminare, prima della riunione della CCT, i progetti posti
in inchiesta
2.
Proporne, per la formale ratifica, l’idonea forma di
pubblicazione
3.
Verificare che la norma risponda correttamente alle
aspettative espresse dal titolo, che il contenuto sia descritto
in termini chiari ed inequivocabili
Il GS quindi prepara il lavoro della CCT e dalle sue decisioni si
devono avere:
1. Approvazione del progetto per la presentazione alla CCT con o
senza modifiche,
2. Verifiche di alcuni particolari in dubbio,
3. Il rinvio del progetto all’Organo Tecnico competente, per apporta
re modifiche tecniche o verificare l’esattezza di alcune
affermazioni.
Le decisioni del GS devono essere trasmesse alla segreteria della
CCT in tempo utile per la funzionalità della riunione della CCT
stessa.
Da progetto di norma a norma tecnica
Progetto di norma
Elaborato da Commissione Tecnica (CT)
o Ente Federato (EF)
Controllato dal Gruppo Settoriale
competente
La sua approvazione va vagliata e deliberata dalla
Commissione Centrale Tecnica (CCT)
Con la pubblicazione ufficializzata dalla firma
del Presidente UNI il progetto
diventa Norma Tecnica nazionale
CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
L’ITER PER L’ELABORAZIONE DI UNA NORMA
3.1
Chi da il ”la”
Vediamo come nasce una norma!!!!!!!!!!!!!!
Innanzitutto, la “scintilla” parte dalla collettività, dal mercato:
chiunque può rivolgere tale proposta all’UNI.
L’iniziativa, dunque, spetta a chiunque
si tratta di una facoltà importante, di cui tuttavia il mondo dei
consumatori non si è sino ad ora mai servito!!!!!!!!!!!!!!!!
Ricevuta la proposta, l’UNI individua l’organo tecnico, cioè una
delle sue Commissioni Tecniche(CT) o un Ente Federato (EF), che
ha le competenze per occuparsi dell’argomento. La CT o EF mette
l’argomento all’ordine del giorno in una sua riunione, e valuta
l’opportunità di porre o meno tale argomento allo studio.
La valutazione deve in particolare modo approfondire la reale
necessità di mettere allo studio quanto proposto onde evitare che la
norma, dopo la sua emanazione, risulti inapplicata.
Se la proposta di un argomento viene accettata, si dice che
l’argomento è “messo allo studio”.
Questo è il 1° passo ufficiale, a partire dal quale si può già parlare di
“progetto di norma”
Le Commissioni Tecniche o EF formano uno specifico Gruppo di
Lavoro che è incaricato della elaborazione del progetto.
Si può dividere l’iter che conduce all’approvazione di una norma in
3 fasi:
1. La stesura del documento e messa allo studio
2. L’inchiesta pubblica
3. La pubblicazione
La stesura del documento avviene “tra le quattro mura” del gruppo
di lavoro ad esso preposto. Quest’ultimo elabora un documento,
tenendo conto dello stato dell’arte, che viene sottoposto poi alla CT o
EF da cui il gruppo dipende.
Se la CT o EF approva il documento si ha il progetto di norma.
Una volta approvato il progetto di norma, ha avvio la fase della
cosiddetta “inchiesta pubblica”.
L’UNI infatti pubblica nel suo bollettino quindicinale “UNINotizie”
la lista dei progetti posti in inchiesta pubblica.
Questo è il modo di aggiornare il pubblico dando così la possibilità, a
chi fosse interessato, di prendere visione di un progetto di norma e
formulare delle osservazioni.
(in questo modo è salvo il principio di trasparenza e democraticità)
Terminata la fase di inchiesta pubblica, la Commissione Centrale
Tecnica esaminerà le osservazioni raccolte, tramite i suoi Gruppi
Settoriali, e deciderà se rinviare il progetto alla CT o EF di
provenienza per apportare le eventuali modifiche, segnalate
dall’inchiesta pubblica, oppure se approvare il documento.
Se il documento è approvato, esso è convalidato dal Presidente
dell’UNI per essere pubblicato quale norma UNI.
3.2 La messa allo studio
Questa fase è descritta da una apposita procedura UNI
Sappiamo che le richieste di messa allo studio di un progetto di
norma UNI di livello nazionale pervengono all’UNI dal mercato.
La Vice Direzione per l’Area Tecnica esamina i contenuti della
segnalazione ricevuta ed assegna il compito della valutazione ad un
Segretario Tecnico.
La valutazione si basa su:
- motivazioni che suggeriscono l’avvio dello studio, condizioni del
mercato e fattori politici, economici, sociali e tecnici che
caratterizzano il mercato.
- previsione dei tempi necessari alla definizione del progetto
- valutazione delle risorse necessarie a supportare i lavori e verifica
della loro disponibilità.
Al termine della valutazione il Segretario Tecnico elabora una nota
che trasmette alla Vice Direzione per l’Area Tecnica. In base alla
nota la VDAT valuta l’opportunità di avviare lo studio e, in caso
affermativo, richiede alla Commissione Centrale Tecnica la formale
approvazione. Inizia così la “messa allo studio” .
Per quanto l’ultima parola spetti alla CCT, è il Segretario Tecnico
che svolge la delicata funzione di “istruire la pratica”, o meglio, di
definire il progetto normativo.
Esso dovrà valutare il reale interesse del mercato, di identificare gli
obiettivi, lo scopo, il campo di applicazione ed il conseguente titolo
del progetto da mettere allo studio.
3.3 L’inchiesta pubblica
Il progetto di norma, dopo essere stato approvato da tutti i membri
della CT o EF competente,è pronto per attraversare la cosiddetta
“inchiesta pubblica”: tale tappa garantisce appunto la democraticità
dell’intero processo normativo.
Con l’inchiesta pubblica, il progetto elaborato dall’organo tecnico
competente, revisionato nei suoi aspetti qualitativi, lessicali e
formali, viene messo a disposizione del mercato al fine di raccogliere
quanti più possibili commenti ed ottenere un consenso il più possibile
allargato, prima dell’avvio della procedura di pubblicazione.
Come funziona l’inchiesta pubblica.
La Segreteria della Vice Direzione per l’Area Tecnica compila
l’elenco dei progetti da inviare in inchiesta pubblica, suddividendoli
per Organo Tecnico ed indicando le date di inizio e di fine
dell’inchiesta.
Questo elenco viene trasmesso alla Redazione delle Riviste UNI,
affinchè venga pubblicato sul bollettino quindicinale UNINotizie per
la sua pubblica diffusione, e all’Ufficio Procedura di Informazione
che dà comunicazione al CEN e a tutti gli enti di normazione che ne
fanno parte.
Massima trasparenza per dare a tutti la possibilità di esprimere
eventuali pareri e per evitare che vengano prese iniziative atte a
creare ostacoli tecnici al libero scambio di prodotti.
I testi dei progetti in inchiesta vengono messi a disposizione, via
Internet, di tutti i membri della Commissione Centrale Tecnica.
Sono anche messi a disposizione di tutti coloro che ne facciano
richiesta attraverso due possibili fonti:
1. La consultazione (gratuita presso la sede dell’UNI)
2. L’acquisto (presso il Settore Diffusione dell’UNI).
Tutti i commenti devono pervenire alla Segreteria della Vice
Direzione per l’Area Tecnica entro la data di scadenza dell’inchiesta.
Copia dei commenti è trasmessa ai membri dei Gruppi Settoriali che
dovranno esaminare i progetti, nonché ai Segretari Tecnici delle CT
e degli EF competenti.
3.4 La pubblicazione
Come già sappiamo, la Commissione Centrale Tecnica è l’organismo
demandato all’approvazione formale dei progetti di norma, prima
della loro pubblicazione.
I Gruppi Settoriali hanno il compito di esaminare i progetti di
norma proposti per la pubblicazione, controllare se sono conformi
alle direttive generali stabilite dalla CCT stessa e prendere in esame
le osservazioni pervenute durante l’inchiesta pubblica.
Dopo che la CCT ha approvato un progetto di norma, occorrono
ancora due “tappe” di tipo formale prima della pubblicazione:
<_ la preparazione del testo per la stampa (controllo editoriale)
<_ la trasmissione del documento elettronico al centro stampa.
Con la pubblicazione, ufficializzata dalla firma del Presidente
dell’UNI, il documento acquista il suo status di norma tecnica
nazionale
3.5 l’importanza dell’informazione
Il principio di trasparenza si traduce in una costante attenzione alla
diffusione dell’informazione, durante tutto l’iter del processo
normativo.
Sia che l’informazione riguardi gli organi interni all’UNI, sia che
venga rivolta all’esterno, la preoccupazione costante che emerge
leggendo le procedure UNI è garantire che tutti gli interessati siano
messi in condizione di conoscere gli sviluppi dell’attività normativa
in modo da poter intervenire con eventuali commenti.
Assicurare la democraticità del processo normativo significa
garantire la “ricchezza” del patrimonio tecnico e scientifico
contenuto nelle norme.
Solo da un effettivo scambio di idee e di opinioni può avere origine
un documento il cui valore esprima veramente lo “stato dell’arte”.
L’informazione è fondamentale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Pensiamo ad una azienda che non partecipa ancora ai lavori di
normazione; scoprendo della messa allo studio di un progetto di
norma che le sta particolarmente a cuore, può decidere di entrare a
fare parte dell’Organo Tecnico competente e contribuire
all’elaborazione del progetto della norma stessa.
Infine, l’informazione circa la pubblicazione di una norma sancisce
in forma ufficiale l’esistenza in versione definitiva (salvo future
revisioni nel corso degli anni) di una norma.
Adesso tutti gli interessati possono rifarsi ad esso e magari chiedere
anche una certificazione per qualificare ulteriormente il proprio
prodotto.
3.6 Gli strumenti di informazione
L’UNI dispone di diversi strumenti di informazione:
la rivista mensile U&C con supplemento “Tutte le norme”
il bollettino quindicinale UNINotizie
il sito internet http://www.unicei.it
Le informazioni che trovi in questi “strumenti” non interessano solo
le norme elaborate a livello nazionale, ma anche i recepimenti delle
norme europee (CEN) e internazionali (ISO).
E’ bene che tu sappia che, in base alle regole del CEN volute dalla
Commissione Europea,
le norme europee (EN) debbono essere obbligatoriamente recepite
come norme nazionali entro 6 mesi dalla loro emanazione,
assumendo per l’Italia, la denominazione di norme UNI EN.
In aggiunta agli “strumenti” ufficiali dell’UNI esiste anche un canale
di informazione e aggiornamento via Internet gestito da Q&C in
cooperazione con UNI denominato “Quando & Come”.
CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
L’ATTIVITA’ DI CERTIFICAZIONE
4.1 Un po’ di chiarezza sul concetto di
certificazione
Ecco alcune delle frasi che mi è capitato di ascoltare qua e là:
• “hai ritirato il certificato medico?”
• “mi serve un certificato della scuola di inglese che attesti che sono
iscritto al 3° anno”
• “ti è arrivato il certificato elettorale?”
• “hai comprato un televisore nuovo e non ti hanno rilasciato un
certificato di garanzia?”
• “sto frequentando un corso di computer certificato dalla Regione!”
Esercizio n. 4.1
Prova a ricordare almeno 5 situazioni in cui hai avuto a che fare con
certificati e/o certificazioni. Riporta le frasi che hai ascoltato o
pronunciato qui di seguito:
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
“certificato” e “certificazioni” sono vocaboli di uso talmente comune,
che è difficilissimo ricondurli ad un preciso ed unico significato.
Si sentono, però, a volte espressioni che si rifanno allo stesso concetto
di certificazioni. Eccole:
• “in casa di mia nonna hanno già tentato di rubare 2 volte: dobbiamo metterci una porta blindata…,
…….allora ti consiglio una porta certificata UNI 9569”
• “le piastrelle del mio bagno sono proprio belle …… in più sono
certificate UNI!”
• “attenzione, controlla che i tubi del gas siano in buono stato di
manutenzione e che siano certificati in base alla norma UNI CIG”
• “hai visto? L’azienda di Roberta ha ottenuto la certificazione
ISO 9002”
Esercizio n. 4.2
Rileggi le frasi di cui sopra ed individua cosa esse abbiano in
comune. Qual è l’elemento che ci permettere di mettere sullo stesso
piano la certificazione delle porte blindate con quella delle piastrelle
o dell’organizzazione di un’azienda???
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
4.2 La verifica della conformità alle norme
Che cosa hanno in comune la certificazione delle porte blindate, delle
piastrelle, ecc. ecc…? Semplice!
In tutti i casi, la certificazione presuppone l’esistenza di una norma
tecnica, in relazione alla quale viene verificata la conformità
dell’oggetto in causa (la porta blindata, le piastrelle, …………).
La certificazione attesta che un prodotto, un processo o un servizio è
conforme ad una specifica norma o documento normativo
(es. una regola tecnica)
Ma allora, senza norme non ci sarebbe neppure possibilità di
certificazione? Proprio così!!!!!
La certificazione non è altro che l’attestazione della conformità di un
dato oggetto ad una data norma tecnica
(UNI, oppure ISO, IEC, CEI,………..)
La norma tecnica è il termine di paragone, cioè il punto di
riferimento in relazione al quale viene valutato un certo oggetto: se
le caratteristiche (dimensioni, prestazioni, requisiti di sicurezza, ecc.)
del prodotto sono conformi a quanto indicato nella norma, allora il
prodotto può essere certificato, cioè, dichiarato conforme alla norma
presa come riferimento.
La certificazione può essere obbligatoria oppure volontaria
E’ obbligatoria nei casi e nei modi previsti dalla legge:
esempio, la Comunità Europea impone la marcatura CE per
prodotti particolarmente pericolosi o associati a gravi rischi, indicati
dalle direttive del “Nuovo Approccio”.
La certificazione è volontaria in tutti gli altri casi, cioè, quando la
conformità a norme tecniche è una scelta del produttore
Esercizio n. 4.3
In casa, ci sono molti prodotti per i quali esistono delle norme di
riferimento (elettrodomestici, portoni, …………).
Cerca, se qualcuno di tali oggetti ha un marchio o un qualche altro
tipo di riferimento a certificazioni.
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
4.3 Il ruolo della terza parte indipendente
Dunque la certificazione presuppone, sempre, l’esistenza di una
norma tecnica di riferimento, in relazione alla quale viene valutata la
conformità di un determinato oggetto.
Ma chi può effettuare questa valutazione di conformità?
Tornando all’esempio della porta blindata, supponiamo che la ditta
che ha fabbricato la mia bella porta certificata si chiami
“Attentialladro”. Secondo te, è ragionevole pensare che il Signor
Attentialladro in persona, titolare della ditta, certifichi la conformità
delle porte di sua produzione alla norma UNI 9569?
Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio!!!!!!!!!!!!!!!
Sarebbe fin troppo facile “autocertificare” la conformità dei prodotti
alle norme.
Nel mondo delle norme tecniche il termine corretto è
“dichiarazione di conformità”, cioè
l’atto con cui il fabbricante dichiara, sotto la sua personale
responsabilità, che un prodotto, processo o servizio è conforme ad
una specifica norma.
La certificazione è sempre fatta dagli
organismi detti “di certificazione”
che agiscono sempre quale 3a parte indipendente
Il concetto di “3a parte indipendente” è fondamentale perché la
certificazione implica sempre e necessariamente l’intervento di una
3a parte:
se questa condizione non è rispettata, allora non si può neppure
parlare di certificazione.
Si parlerà, semmai, di una semplice dichiarazione del fabbricante.
Riassumendo: si può parlare di certificazione solo se esiste una
norma tecnica in rapporto alla quale un organismo 3°, indipendente
dal fabbricante e dall’acquirente, valuta la conformità di un dato
oggetto.
Esercizio n. 4.4
nel mondo della normazione, il concetto di “autocertificazione” non
può esistere. Prova invece a ricordare in quale ambito si parla con
frequenza di “autocertificazione” (magari con la Pubblica
Amministrazione?). Rifletti e cerca di individuare le differenze tra i
due ambiti di riferimento e le ragioni che spingono ad
accettare/rifiutare l’”autocertificazione” rispettivamente nell’uno e
nell’altro ambito.
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
4.4 I diversi tipi di certificazione
Riprendiamo alcuni esempi:
•“in casa di mia nonna hanno già tentato di rubare 2 volte: dobbiamo metterci una porta blindata……, allora ti consiglio una porta
certificata UNI 9569”
• “l’azienda che mi ha offerto un lavoro è molto piccola, però ha
appena ottenuto la certificazione del sistema qualità ISO 9000 e sta
puntando alla certificazione del sistema gestione ambiente ISO
14000”
• “mio cugino, bravissimo saldatore, si è fatto certificare
dall’organismo competente”
Quale è la differenza tra i tre esempi riportati?
Nel 1° caso
si parla di un prodotto
(la porta blindata)
nel 2° caso
si parla di un servizio
(organiz. di un’azienda)
nel 3° caso
si parla di una persona
(il saldatore)
(o meglio di 1 figura professionale)
esistono infatti 3 fondamentali tipi di certificazione:
1.\ la certificazione di prodotto: attesta la conformità a specifiche
tecniche di prodotto,
2.\ la certificazione del sistema aziendale: attesta la conformità del
sistema qualità dell’azienda alle norme della serie UNI EN ISO
9000.
Inoltre può attestare la conformità del sistema di gestione
ambientale alle norme UNI EN ISO 14000,
3.\ la certificazione del personale: attesta che una persona ha i
requisiti per operare con competenza in un dato settore tecnico
o organizzativo.
Infine la certificazione può avere diversi oggetti (prodotti, servizi,
sistemi aziendali, persone) ma le sue caratteristiche essenziali
restano sempre le stesse:
1. La valutazione della conformità ad una norma di
riferimento,
2. L’intervento di una 3a parte indipendente che effettua la
valutazione di conformità.
Esercizio n. 4.5
consultando la banca dati “Certificazione Accreditata” sul sito Q&C
(http://www.qec.it), imposta la ricerca per tipologia di certificazione=
certificazione del personale, identifica a quali figure professionali è
possibile attualmente ottenere una certificazione
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………...
5.1 l’attività di certificazione in Italia
In Italia si sono affermati numerosi organismi di certificazione che
agiscono come terza parte indipendente
operando valutazioni di conformità a prodotti, sistemi qualità,
personale e più di recente anche sistemi di gestione ambientale.
Esercizio n. 5.1
Consultando il sito del SINCERT (http://www.sincert.it), e in
particolare la banca dati sugli organismi di certificazione, prova ad
individuare gli organismi di certificazione con sede nella tua
Regione.
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………….
5.1 l’importanza dell’accreditamento
Non credere che in Italia la certificazione sia… una giungla senza
regole: al contrario!
Precisi riferimenti, validi a livello europeo, guidano il sistema, in
modo da assicurare la serietà, l’affidabilità e la competenza degli
operatori cioè
gli organismi di certificazione
e garantire gli utenti finali cioè
il mercato ed i consumatori.
Apposite norme tecniche europee, della famiglia EN 45000,
prevedono i requisiti di professionalità e competenza che un
organismo di certificazione deve soddisfare.
Queste norme sono state adottate anche da CEN e CENELEC e poi
sono state recepite dai vari enti di normazione nazionali, tra cui
l’UNI.
Esercizio n. 5.2
Consultando il catalogo delle norme UNI on-line, identifica quante e
quali sono le norme della serie EN 45000 e riporta qui di seguito il
numero ed il titolo delle norme che si riferiscono agli organismi di
certificazione
……………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………
…………………………………………………………………………….
Gli organismi di certificazione che operano secondo le prescrizioni
delle norme della serie EN 45000 hanno il diritto di essere
“accreditati” da appositi organismi detti, appunto,
“di accreditamento”.
In altre parole,
accreditare un organismo di certificazione significa valutarne la
conformità in rapporto alle norme della serie EN 45000.
Attenzione: l’accreditamento non è obbligatorio, ciononostante, in
un numero sempre più crescente di casi la legge stessa riconosce una
“corsia preferenziale” agli organismi che possono dimostrare di
operare in conformità con le norme della serie EN 45000.
In Italia, la funzione di accreditare gli organismi di certificazione è
affidata al SICERT che non è l’unico organismo di accreditamento
del nostro Paese: ve ne sono altri due, che si occupano dei laboratori
di prova e dei laboratori di taratura.
Cioè:
1.
Il SINCERT (Sistema Nazionale per l’Accreditamento degli
Organismi di Certificazione). Accredita gli 0rganismi di
certificazione dei prodotti, sistemi qualità aziendale e
personale.
2.
Il SINAL (Sistema Nazionale per l’Accreditamento dei
Laboratori di prova). Accredita la certificazione dei
laboratori di prova.
3.
Il SIT (Sistema Nazionale per l’Accreditamento di Taratura).
Accredita la certificazione dei laboratori di taratura.
L’accreditamento opera a tutela del consumatore e del mercato,
dando valore alla certificazione: quest’ultima non avrebbe infatti più
alcun senso, se potesse venir effettuata da qualsiasi operatore non
competente!!!!!!!!
Esercizio n. 5.3
Prova a rispondere ai seguenti quesiti. Consulta poi le frequently
asked questions sul sito di Q&C, dedicate al tema
dell’accreditamento. (sono nella sezione “Sistema Qualità Italia”)
Come puoi riconoscere gli organismi di certificazione che soddisfano
i requisiti delle EN 45000?…………………………………………….
Per un’azienda, perché conviene ricorrere ai servizi di un organismo
di certificazione accreditato?…………………………………………..
Per un organismo di certificazione, perché conviene farsi
accreditare?………………………………………………………………
…………………………………………………………………………….
5.2 Organismi di certificazione: chi fa cosa
Abbiamo visto che esistono diversi tipi di certificazione:
§
di prodotto,
§
di sistema qualità,
§
di sistema di gestione ambientale,
§
del personale.
In Italia gli organismi di certificazione possono costituirsi ed operare
liberamente; però solo gli organismi seri, affidabili e competenti
possono ottenere l’accreditamento da parte del SINCERT, arrivando
così a godere di un riconoscimento a livello internazionale.
CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
I marchi di qualità volontari
6.1 Perché un “marchio”
Per dare evidenza immediata alla certificazione, e per “comunicare”
al pubblico in modo semplice ed inequivocabile l’esistenza di una
certificazione, sono nati i “marchi di qualità”.
Un marchio è un “segno distintivo applicato su un prodotto, un
servizio o sulla sua confezione, in seguito al rilascio di un certificato
di conformità”.
Esistono marchi obbligatori e marchi volontari.
I marchi obbligatori attestano la conformità a regole tecniche di
impiego obbligatorio;
i marchi volontari attestano la conformità a norme tecniche di
impiego volontario.
I marchi obbligatori e volontari possono coesistere sullo stesso
prodotto.
Il marchio obbligatorio documenta che il prodotto possiede requisiti
essenziali prescritti dalla legislazione,
il marchio volontario permette di evidenziare la conformità alle
norme tecniche.
Si fornisce così una “garanzia supplementare” sulla “qualità” dei
prodotti, al di là delle caratteristiche essenziali “sancite” dal marchio
obbligatorio .
Il marchio, quindi, nasce per comunicare al consumatore che un
prodotto è di qualità…………
ma che cosa significa “di qualità”?
Intuitivamente, un prodotto o un servizio di qualità, è “ciò che mi
piace” o “mi soddisfa” o “quello che fa al caso mio”………
la definizione ufficiale data dalla norma UNI 8402 è:
“la qualità è l’insieme delle proprietà e delle caratteristiche di un
prodotto o servizio che gli conferiscono l’attitudine a soddisfare
bisogni espressi o impliciti del cliente o consumatore”
Tra le attese del cliente, non dimentichiamolo, quella principale e
scontata è che il prodotto/servizio risponda ai requisiti di legge.
Esercizio n. 6.1
individua tre prodotti che acquisti spesso ed esplicita le tue
aspettative a riguardo, prendendo in considerazione tutti gli aspetti,
anche quelli di sicurezza:
es. io acquisto detersivi e detergenti per la casa. Mi aspetto che
abbiano una composizione chimica secondo i requisiti di legge, che il
prodotto sia efficace con lo sporco, che lasci un gradevole odore, che
sia delicato a contatto con la mia pelle, che sia rispettoso
dell’ambiente e che l’imballaggio rispetti i requisiti di legge e riduca
al min. l’impatto ambientale.
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6.2 I principali marchi di qualità volontari
Sono apposti a seguito di una certificazione volontaria, frutto di una
libera scelta del fabbricante.
Il marchio volontario, come già detto, svolge l’importante compito di
“comunicare” al pubblico che quel particolare prodotto soddisfa dei
requisiti stabiliti da una norma tecnica, e dunque offre garanzie
di”qualità”.
La presenza o meno di un marchio su un prodotto è certamente
indice di qualità; ma se tu non conosci il significato dei marchi, non
sei in grado di valutare la qualità del prodotto, e magari rischi di
effettuare la scelta in base al prezzo o alla notorietà indotta dalla
pubblicità. Peccato …… hai perso un’occasione per effettuare una
scelta consapevole ………..
Ma quanti e quali sono i marchi volontari?
Sono così numerosi che è impossibile presentarli tutti, ma i più
diffusi sono:
Attesta la conformità dei prodotti alle norme UNI.
Attualmente applicabili a: dispositivi medicali non elettrici,
componenti per ascensori, attrezzi per presa,
manipolazione, taglio, cacciaviti, pinze e chiavi, banchi
refrigeranti commerciali.
E’ un marchio che certifica i prodotti in materiale plastico,
in conformità alle norme UNI che ne stabiliscono
caratteristiche e prestazioni.
Utilizzato per apparecchi e componenti; attesta la
conformità dei prodotti elettrici ai requisiti delle norme
CEI
Certifica i prodotti in materiale plastico, in conformità a progetti di
norma UNI ed EN, norme di Organismi diversi da UNI e CEN. Il
marchio è concesso solo ai manufatti controllati dell’Istituto Italiano
dei Plastici e a quei fabbricanti che, dopo adeguati controlli che
accertano la conformità della loro produzione alle norme o ai
documenti di riferimento, si impegnano a mantenere con continuità il
livello qualitativo, provvedendo in proprio ai collaudi stabiliti, e a
consentirne il controllo periodico da parte dell’Istituto.
Certifica i prodotti in materiale plastico in contatto con sostanze di
uso personale (acqua, alimenti liquidi e solidi, farmaci, cosmetici), in
conformità alle disposizioni del Ministero Sanità D.M. 21.03.73 e
modificazioni. Il marchio è concesso solo ai manufatti controllati
dell’Istituto Italiano dei Plastici e a quei fabbricanti che
sottopongono la loro produzione al controllo dell’I.I.P. Si impegnano,
poi, ad impiegare, per i manufatti marchiati, esclusivamente materie
prime o semilavorati plastici rispondenti alle norme igieniche vigenti.
Tiene presente che, l’uso dei marchi è concesso solamente a quei
fabbricanti che si impegnano a mantenere con continuità il livello
qualitativo e a consentire il controllo periodico da parte
dell’organismo che ha rilasciato il marchio.
Esercizio n. 6.2
navigando sul sito del SINCERT (http://www.sincert.it), cerca
almeno tre marchi di qualità volontari e descrivine qui il significato.
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CHIMICA E QUALITA’ TOTALE
I marchi obbligatori: in particolare la
marcatura CE
7.1 Perché un marchio obbligatorio
I marchi obbligatori attestano la conformità a regole tecniche di
impiego obbligatorio come le direttive europee o altri provvedimenti
vincolanti per legge.
Nei casi previsti dalla legge, determinati prodotti possono essere
immessi sul mercato e circolare liberamente solo se soddisfano i
requisiti di legge e se recano il marchio che simboleggia ciò.
La marcatura CE è il marchio obbligatorio più noto e diffuso.
E la strategia del “Nuovo Approccio” è alla base della
marcatura CE
Esercizio n. 7.1
riferendoti al vecchio modulo del “Nuovo Approccio” rispondi
brevemente alle domande:
che cosa si intende per “Nuovo Approccio”?
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quale tipologie di prodotti viene presa in considerazione dalle
direttive del N.A.?
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che cosa sono le Norme Europee Armonizzate?
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7.2 Il significato della Marcatura CE
La strategia del Nuovo Approccio (N.A.) ha un “simbolo”: la
marcatura CE.
La marcatura CE deve essere apposta in modo visibile e indelebile su
un prodotto per attestare che esso possiede i requisiti essenziali
fissati da una o più direttive.
La marcatura CE va apposta su tutti i prodotti oggetto di Direttive
Nuovo Approccio, che, come abbiamo già visto, sono tipicamente
prodotti pericolosi o associati a particolari rischi.
Come ben sai, la marcatura CE, in quanto marchio obbligatorio, può
coesistere con un altro marchio di tipo volontario: può capitare di
osservare sullo stesso elettrodomestico il simbolo CE
accompagnato, per esempio, la marchio IMQ volontario.
La marcatura CE garantisce che il prodotto è sicuro, ma non
garantisce che il suo livello qualitativo sia buono. Ciò è garantito da
un marchio che ne assicura la conformità ad una norma tecnica.
Esistono 8 diversi percorsi, più precisamente “moduli”, per arrivare
a dimostrare la conformità del prodotto rispetto ai requisiti
essenziali e così poter apporre la marcatura CE.
Questi otto moduli sono denominati ciascuno con una lettera
dell’alfabeto: A, B, C, D, E, F, G, H.
I differenti moduli sono stati studiati per soddisfare diverse esigenze
di verifica di conformità: prevedono diversi livelli di controllo, a
seconda della pericolosità del prodotto e dei rischi ad esso associati.
Alcuni di questi percorsi presuppongono l’intervento di una terza
parte indipendente che certifichi la conformità del prodotto rispetto
ai requisiti essenziali.
In questi casi si parla di “certificazione di conformità”
(moduli B, D, E, F, G)
In altri moduli,più semplici, è sufficiente che il produttore stesso,
sotto la propria responsabilità, dichiari la conformità del proprio
prodotto rispetto alle direttive.
In questi casi si parla di”dichiarazione di conformità”
(moduli A, C, H)
Il fabbricante, però, non è libero al 100% di scegliere il modulo che
più gli conviene, ai fini della verifica della conformità: ogni direttiva
del Nuovo Approccio indica specificamente quali fra gli otto moduli
debbono essere utilizzati dal produttore.
In genere, comunque, le direttive indicano più di un modulo,
lasciando per quanto possibile al produttore una certa libertà di
scelta.
Esercizio n. 7.2
rispondi alle domande seguenti, individuando la risposta giusta tra le
tre possibili:
Che cosa è la marcatura CE?
1. È il marchio che attesta la conformità di un prodotto ai requisiti
essenziali di salute e sicurezza delle direttive europee del tipo
“Nuovo Approccio”
2. È il marchio che attesta l’elevata qualità di un prodotto
3. È il marchio rilasciato alla frontiera per il commercio
intracomunitario.
La marcatura CE
1. Dal 1993, deve essere apposta su tutti i prodotti destinati al
mercato comunitario
2. Deve essere apposta sui prodotti che ricadono nel campo di
applicazione di una direttiva “Nuovo Approccio”
3. Può essere apposta sui prodotti che ricadono nel campo di
applicazione di una direttiva Nuovo Approccio.
Come si fa ad apporre la marcatura CE?
1. Ogni direttiva stabilisce apposite procedure (moduli), variabili in
funzione della famiglia dei prodotti
2. Si fa richiesta presso un organismo notificato
3. Si compra la decalcomania e si appone sotto la propria
responsabilità, in ogni caso
La marcatura CE apposta su un prodotto può coesistere con altri
marchi?
1. No
2. Si, a condizione che non si ingeneri confusione nel consumatore
3. Si, senza alcuna limitazione.
7.3 Le famiglie di prodotti coperte dalla
marcatura CE
Ecco qui di seguito le famiglie di prodotti che rientrano nel campo di
applicazione delle direttive “Nuovo Approccio”, e devono perciò
recare la marcatura CE. È da tenere presente che la materia è in
evoluzione e potrebbero esserci nuovi prodotti da aggiungere alla
lista.
Per essere aggiornato, entrare nel sito Internet di Q&C, nella sezione
marcatura CE, da cui il presente elenco è tratto:
ogni titolo elencato qui sotto identifica una precisa direttiva N.A. e la
famiglia di prodotti oggetto della direttiva in questione.
1. Materiale elettrico di bassa tensione
2. Recipienti semplici a pressione
3. Giocattoli
4. Prodotti da costruzione
5. Apparecchi che possono creare perturbazioni elettromagnetiche
6. Macchine, macchine mobili, apparecchi di sollevamento
7. Dispositivi di protezione individuali
8. Strumenti per pesare a funzionamento non automatico
9. Dispositivi medici impiantabili attivi
10. Apparecchi a gas
11. Apparecchiature terminali di telecomunicazione e
apparecchiature delle stazioni terrestri di comunicazione via satellite
12. Nuove caldaie ad acqua calda alimentate con combustibili liquidi
o gassosi
13. Esplosivi per uso civile
14. Dispositivi medici
15. Imbarcazioni da diporto
16. Apparecchi e sistemi di protezione destinati ad essere utilizzati in
atmosfera potenzialmente esplosiva
17. Imballaggi e rifiuti d’imballaggio
18. Ascensori
19. Ascensori idraulici ed oleoelettrici
20. Apparecchi di refrigerazione per uso domestico
21. Attrezzature a pressione
22. Dispositivi medico diagnostici in vitro.
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