32 MERCOLEDÌ 14 AGOSTO 2013 GIORNALE DI BRESCIA SPORT Ma i due big Super Mario e Messi non potranno scendere in campo Gianluigi Buffon e Lionel Messi consegnano a Papa Francesco l’ulivo che verrà piantato oggi all’Olimpico di Roma prima della partita L’incontro Il calcio delle star s’inchina a Papa Francesco La commozione di Balotelli, che ha ottenuto un breve colloquio privato. I capitani e un ulivo che deve crescere ROMA Balotelli commosso in una «confessione» personale. Messi ammutolito, piccolo piccolo come mai. E poi tanti campioni in fila, più «disciplinati» di Papa Francesco. Buffon, Higuain, Pirlo, Osvaldo, Lavezzi con i tatuaggi ed El Shaarawy con la cresta: per un giorno ragazzi normali. Italia e Argentina rivali e amiche, in udienza dal Pontefice argentino, grande appassionato di pallone. Siate uomini prima che campioni, per la gente siete modelli di un un peso inimmaginabile: questo ha chiesto loro il Papa. «Questo sport mi ha offerto le giornate più inconsuete ma una così incredibile non l’avevo mai vissuta», racconterà poi Messi. «Per una volta, ho incontrato un argentino più famoso di Lionel», gli farà eco sorridendo il portiere azzurro prima di scherzare sull’assenza del numero 10 («così continuerò ad essere uno dei pochi portieri ai quali non ha segnato: non ci siamo mai incrociati...»). La festa di oggi all’Olimpico sarà senza i big, né Balotelli né il quattro volte Pallone d’oro. Tutti e due infortunati, tutti e due determinati ad esserci comunque. Il giorno che rimarrà nei cuori e nei ricordi di tutti, campioni e non, è oggi.Duecento persone, calciatori e dirigenti, prima a piedi nell’incanto dei giardini Vaticani poi nella Sala Clementina a rendere omaggio al Papa venuto «dalla fine del mondo». E che anchequesta volta chiededi pregare per lui, per la partita - la chiama - nel campo che Dio gli ha dato. Cesare Prandelli, promotore dell’amichevole in onore di Bergoglio,ha avvertito «un clima speciale: mi sentivo nel luogo giusto, al fianco delle persone giuste». Merito di un Pontefice capace di mettere ciascuno a proprio agio, evocando lo scudetto del ’46 del suo San Lorenzo e poi sfidando i giocatori nel ricordo del suo attaccante preferito: «Vediamo se qualcuno di voi ha il coraggio di fare un gol come quelli di Pontoni...». «Ha parlato di bellezza, abilità, cameratismo: un po’ da allenatore, ma mettendoci molto di più...», non ha potuto fare a meno di notare Prandelli. «Abbiamo la fortuna di un Papa speciale, ha riavvicinato chi si era allontanato dalla fede. Con lui è più semplice diventare migliori», l’impressione di Buffon. Di sicuro, il nuovo Pontefice ha scosso l’animo di Mario Balotelli: l’attaccante azzurro, al momento di salutarlo, ha chiesto di poter avere un colloquio privato. E a fine udienza, si è appartato per I due coach Cesare Prandelli ed Alejandro Sabella qualche attimo per una «confessione» personale destinata a rimanere nei cuori di chi ha parlato e di chi ha ascoltato. Poi, prima di tornare a Milano, il centravanti azzurro è rimasto qualche secondo in silenzio, visibilmente commosso. La «Pulce» Messi, campione di poche parole e giocate terribilmente semplici, si è fatto ancora più umile. «Non sono riuscito a dir nulla al Papa, c’erano troppe persone: ma una persona così farà bene al mondo». Abete ha promesso un «calcio pulito». E subito il capitano azzurro Buffon ha sottolineato che stavolta forse la scossa di Francesco sarà tale «che tante promesse disattese saranno mantenute». Sabella, ct dei sudamericani, ha parlato degli azzurri come di «fratelli», non solo per le origini di tanti giocatori. Tutti insieme hanno offerto doni a Francesco. Un pallone autografato dagli azzurri, la 10 biancoceleste dagli argentini, la tessera onoraria del San Lorenzo dal suo presidente Tinelli. I due capitani hanno poi dato il via a una nuova rete educativa per «l’inclusione» delle diverse culture. Oggi all’Olimpico sarà piantato un ulivo: lo hanno offerto Buffon e Messi a Francesco. Crescerà e tornerà nei giardini del Vaticano. ROMA Mancano proprio loro, Balotelli e Messi, ma Italia-Argentina promette comunque di essere qualcosa di più di un’amichevole estiva. Nell’ultimo allenamento prima della gara, ieri il ct Prandelli ha provato, in poco più di un’ora di seduta, diverse soluzioni offensive. Partitella su tre quarti di campo dell’Olimpico, due coppie in partenza: Gilardino-El Shaarawy da una parte, Osvaldo-Insigne dall’altra, con il giallorosso rimasto poi punta unica. In gol è andato Cerci, ma il torinista non ha chance di partire nell’undici titolare, che davanti dovrebbe contare sull’apporto di Osvaldo ed El Shaarawy. Montolivo trequartista, un centrocampo con Pirlo regista e De Rossi e Candreva sugli out, difesa a quattro, davanti a Buffon, con Maggio, Bonucci, Chiellini ed Antonelli. Un probabile undici che avrebbe le carte in regola per contrastare l’Argentina. Con la «Pulce» che non ha ancora smaltito l’affaticamento al quadricipite della gamba sinistra, per battere gli azzurri il ct Alejandro Sabella, «orfano» di Messi, si affiderà a una formazione decisamente «italiana» che ben conosce gli avversari. Il tecnico della Seleccion, nelle prove tattiche della vigilia ha schierato un 4-4-2, con Andujar (Catania) in porta, Campagnaro (Inter), Garay, Fernandez (Napoli) e Basanta in difesa, Di Maria, Biglia (Lazio), Mascherano e Maxi Rodriguez a centrocampo, e in attacco la coppia formata da Palacio (Inter) e Higuain (Napoli). Ma in avanti le carte da giocare potrebbero anche essere quelle di Lavezzi (ex Napoli, ora al Psg), Alvarez (Inter), e Lamela, attaccante di casa all’Olimpico (veste la maglia della Roma) ma non al meglio a causa di un trauma alla coscia destra. Ad assistere sugli spalti all’incontro ci sarà anche Julio Grondona, presidente della Federcalcio argentina, che si augura di assistere a una spettacolo da poter poi raccontare al ritorno in patria, dove invece gli episodi di violenza associati al calcio non mancano di certo. Ecco perchè, nel corso dell’udienza ha chiesto a Papa Francesco «di benedire il calcio argentino affinché gli stadi tornino ad essere come quando lei cominciava a provare le prime emozioni di tifoso. Santità vogliamo solo vivere la festa in famiglia, in pace, nel rispetto e nella fratellanza». Le formazioni ITALIA (4-3-1-2): Buffon; Maggio, Bonucci, Chiellini, Antonelli; De Rossi, Pirlo, Candreva; Montolivo; Osvaldo, El Shaarawy. Allenatore: Prandelli. ARGENTINA (4-4-2): Andujar; Campagnaro, Garaj, Fernandez, Basanta; Di Maria, Biglia, Mascherano, Maxi Rodriguez; Palacio, Higuain. Allenatore: Sabella. Arbitro: Stark (Germania). «Qui mi dicono che sono indisciplinato...» Il Pontefice ancora una volta diretto ed immediato ha anche scherzato con i giocatori Il capitano della Nazionale azzurra porta in dono un pallone ROMA «Sarà un po’ difficile per me fare il tifo, ma per fortuna è un’amichevole... e che sia veramente così, mi raccomando!». Papa Francesco rinuncia a fare preferenze tra Italia e Argentina in vista dell’amichevole in suo onore che si disputerà stasera all’Olimpico. Ma affida ai calciatori delle due Nazionali il suo mandato a essere «uomini prima che campioni», a mantenere uno spirito da «dilettanti» che allontani la «violenza» e la «discriminazione» dagli stadi, a dare al- le giovani generazioni un esempio di «lealtà, rispetto e altruismo». Per Bergoglio, la «dimensione professionale» dello sport «non deve mai lasciare da parte la vocazione iniziale di uno sportivo o di una squadra: essere "dilettante". Uno sportivo, pur essendo professionista - sottolinea -, quando coltiva questa dimensione fa bene alla società, costruisce il bene a partire dai valori della gratuità, del cameratismo, della bellezza». Parlando poi in spagnolo, il Papa ricorda di quando da bambino andava allo stadio, al «Gasometro», e il gol di Pontoni che diede lo scudetto al San Lorenzo nel 1946 (poi gli verrà regalata la foto). Al termine saluta uno per uno tutti i calciatori: gli italiani che gli si avvicinano ordinatamente, gli argentini che gli si accalcano intorno facendo capannello. «In Vaticano mi dicono che sono indisciplinato, ma adesso capite da che popolo vengo», scherza Bergoglio con la sua consueta spontaneità. Ed è proprio con quei rimproveri di essere «indisciplinato» che spiega a Prandelli il suo non poter andare allo stadio stasera, come molti attendevano. Sull’idea di «un calcio sano e pulito» ha messo l’accento anche Giancarlo Abete, presidente della Federcalcio italiana. Sappiamo - ha anche detto Abete al Papa - di poterla annoverare tra gli appassionati e gli estimatori del nostro sport».