Veci e Bocia - 1 Giugno 2006 PERIODICO DELLA SEZIONE DI MILANO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI Direzione: Via V. Monti, 36 - 20123 Milano - Tel. 02 48519720 - Fax 02 48025928 http://www.milano.ana.it - p.e.: [email protected] Anno 54 - Numero 2 - Giugno 2006 Spedizione in a. p. art.2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Milano - C.c. postale 38521209 Asia g o 2006: Aduna ta indimentica bile Asiag Adunata indimenticabile Una bella immagine vista ad Asiago L'avventura inizia venerdì 12 maggio, il furgone è carico con bandiere e striscioni, ok e via... si parte con meta Asiago. Una “4 giorni” di ritorno alle origini. Problemi per raggiungere Asiago non li abbiamo incontrati, li abbiamo invece trovati proprio ad Asiago, con una fila chilometrica di mezzi che si snodava già sull'altopiano, e che ci ha costretto, ormai alle porte della città, ad una lenta coda di circa 3 ore solo per raggiungere l'aeroporto dove c’era l’accampamento sezionale. Una buona parte di alpini erano già presenti e brulicavano per la città... che bello tornare a vedere quel mare di pen- Dal Direttore Abbiamo ancora nel cuore le forti emozioni dell’Adunata di Asiago. Sapendo che una adunata in montagna avrebbe causato anche dei disagi, abbiamo messo in valigia molta pazienza. E se quei disagi sono stati il costo delle emozioni che abbiamo provato, sono con i tanti che dicono che ne è davvero valsa la pena. Ma con la bellezza della montagna e la carica morale che ci ha dato l’essere nei posti dei nostri Padri, abbiamo purtroppo ancora visto troppe persone (col cappello, ma che avevano poco di alpino) scambiare l’Adunata con una kermesse ove tutto è lecito. Di questo problema si è parlato a tutti i livelli associativi. Ma dopo averne parlato è ora di fare qualche azione perché il male c’è e deve essere curato. La cura deve partire da tutti gli Alpini che hanno davvero a cuore il nostro cappello e i valori che esso significa. Non ritengo siano necessarie azioni vistose e punitive; basta cominciare a guardare diversamente a questo modo anomalo di vivere l’Adunata. E noi vogliamo cominciare affermando che nella Sezione di Milano non abbiamo trabiccoli e che ci piacerebbe leggere una simile affermazione su tutta la stampa alpina. Gianni Papa ne nere! Si monta la tenda, ci si organizza un attimo e via... la festa ci attende. Il sabato un bel giro della città in cerca di amici, conoscenti, commilitoni e una bella "ispezione" al percorso dello sfilamento che ci attende per l'indomani. Una dovuta visita al Sacrario per salutare i nostri Caduti e rimango, come sempre mi capita, senza parole nel vedere quanti soldati sono caduti per la nostra Patria. È un piccolo momento di sacralità, che ti distoglie dai bagordi della festa e che ti tocca dentro. Basta una mano su un mattone, su una lapide per sentire scaturire dal cuore un “grazie ragazzi". La sera, nemmeno a dirlo, un fiume di penne nere si riversa nelle vie della città. Caos, canti, allegria e qualche goccio di troppo per alcuni. Ma è tardi, e ci si mette in branda per arrivare pronti alla sfilata! Domenica, ahimè, è la pioggia che picchietta sulla tenda a svegliarci. Ma nessun problema, basta coprirsi bene. In fondo è solo acqua, no? Quest'anno ho anche avuto la fortuna di poter vedere quella parte di sfilata, l’inizio, che raramente vediamo. Ed ecco i reduci, le sezioni estere e la gradita sorpresa della prima Alpina in borghese che sfila (non ricordo bene, se per la sezione Abruzzo o Marche) fiera del suo cappello accanto ai suoi compagni. Insolito ma bello; e particolare è stato anche lo sguardo e l'emozione che traspariva dal volto di un altra Alpina in armi acclamata da tutti gli spettatori come se fosse una celebrità. Ma giunge il momento di andare all'ammassamento, e prima del previsto. Il grande caos provocato dai mezzi che tentano di raggiungere Asiago in quelle prime ore della domenica ha creato un immenso ed epocale ingorgo. Tutto bloccato per ore ed ore e purtroppo tanti (troppi) gruppi non sono riusciti a raggiungere l'ammassamento in tempo, con il risultato che l’inizio della sfilata della no- stra Sezione è stato anticipato di quasi un’ora. E via... tutti in riga e si và. Quest'anno ho avuto l'onore ed il piacere di portare lo striscione sezionale con la scritta "I Bocia....come i Veci" che bene riassume la volontà di noi giovani di proseguire le nostre tradizioni. Ragazzi che emozione! Vedere la gente che ti acclama, ti ringrazia, e ti saluta anche se sei un semplice ragazzo di trenta anni. Capisco che, anche se ti senti un bocia, agli occhi della gente tu sei un alpino! Ed ecco il viale delle tribune. Sì, c’era la tribuna delle autorità ed abbiamo dato un saluto al nostro Labaro, ma i nostri occhi ed il nostro cuore erano tutti puntati avanti, con la grandiosa ed emozionante vista del mare di alpini che marciavano verso il Sacrario del Leiten. Sembrava che tutti noi stessimo andando lassù per dare un grande abbraccio e dire ancora grazie ai nostri Padri che lassù riposano. Una curva a sinistra per andare verso lo scioglimento, ma sentivo che i nostri cuori stavano andando ancora diritti verso il Viale degli Eroi. Mi lacrimano ancora gli occhi al pensiero di quella forte emozione. La sfilata corre via liscia, e al termine ci defiliamo. Mi dispiace che alcuni nostri iscritti che alloggiavano fuori città non siano riusciti ad arrivare in tempo, ma ahimè l'ingorgo era veramente enorme. Anche il pomeriggio è passato fra le penne nere, dopo essere riusciti a trovare un buon pasto caldo, e verso sera le luci si smorzano, così come la luce del sole che cala dietro ai monti. Molti ripartono, l'enorme accampamento inizia a vuotarsi e anche per le strade si vedono meno cappelli. È andata anche quest'anno. Nel bene e nel male, con le belle emozioni e con qualche disagio, questa di Asiago è stata una grande adunata. Il lunedì ci vede in piedi di buon ora. Vogliamo smontare tutto in fretta e scendere verso Bassano del Grappa per raggiungere gli altri, per pranzare insieme e per fare un giro sul Ponte degli Alpini e per la città. Per me è stata anche l'occasione di poter rimettere piede nella mia cara e vecchia caserma "Monte Grappa", ormai purtroppo in disarmo, e che è stata utilizzata per accogliere alcuni gruppi che partecipavano all’Adunata. Come potete immaginare questa è stata un’altra grandissima emozione. Tanti i ricordi che riaffiorano: la porta carraia, il corpo di guardia, lo spaccio e sopratutto la mia camerata! Di nuovo gli occhi si fanno umidi anche se sono passati (solo) tredici anni. Dopo un ottimo pranzo, e un ultimo giro sul ponte, ecco il momento dei saluti e della partenza con destinazione casa. Ragazzi, ma quando arriva Cuneo? Fabio Tognella Il nostro striscione, all’insegna della continuità Giugno 2006 2 - Veci e Bocia VITA SEZIONALE “P er non dimenticar e” “Te ricordet?” “Per dimenticare” “T e se ricor det?” Lo confesso: ho copiato il titolo. Quando pensavo di scrivere questo articolo, fresco di adunata, avevo pensato ad un titolo più importante: “Per non dimenticare…” Poi ho ricevuto il giornale degli amici della Sezione di Como, diretto da certo Cesare Di Dato (per la serie non ci facciamo mancare nulla…) e vi ho letto un bell’articoletto con questo titolo, che raccontava della abitudine, connaturata in noi alpini, di non dimenticare. E questo vale non solo per le cose importanti ma anche per i fatti minuti e, soprattutto, per le persone. Quelle di tutti i giorni, quelle con cui hai fatto qualche chiacchierata, hai passato qualche ora, o qualche giorno o diversi anni. “Te se ricordet?” È ricorrente nei nostri Gruppi, magari con accento o pronunce diverse o anche con termini diversi, ma con lo stesso significato: quello di non dimenticare, di non rendere inutile quello che è stato. E il fatto è che noi alpini lo troviamo assolutamente naturale, normale, quasi banale. E ci stupiamo quando ci accorgiamo che per il resto dell’universo non è così. Tutto diventa usa e getta. Da non ricordare, da “resettare” come dicono i nostri bocia. Qualche anno fa, con qualche compagno di naja, pensavamo di fare una rimpatriata ad Aosta per ricordare (sigh!) i trenta anni dal corso AUC. Dato fondo alle memorie nella ricerca dei compagni, abbiamo pensato di rivolgerci alla Scuola Militare Alpina per avere il ruolino del nostro corso, certi, anzi certissimi che “mamma naja” avesse conservato, tra le circolari di carta velina in 12 o 14 copie, anche l’elenco degli allievi. Risposta: dopo 25 anni tutta la documentazione viene distrutta. Non c’è più traccia, niente! Vi assicuro, era il crollo di un mito e di anni di certezze, corroborate dal ricordo (uno dei primi della mia naja) di una cartolina precetto esposta in un quadretto al distretto militare di Monza del soldato Angelo Giuseppe Roncalli, sì il futuro Papa buono, che aveva sollevato in me l’emozione di entrare nella storia del nostro esercito. Ho rivissuto la stessa sensazione qualche giorno fa. Un nostro Gruppo accoglieva un Generale dei Carabinieri in pensione che presentava un suo libro. Forte della amicizia tra Alpini e Carabinieri, il Gruppo organizzava l’incontro invitando tutti i comandanti delle stazioni vicine, il Comandante Territoriale, il Comandante regionale e, dulcis in fundo, come relatore, lui, il Generale che, solo, può vantare di aver comandato gli Alpini ed i Carabinieri con uguale orgoglio e con uguale successo che lo fanno ancora oggi rimpiangere dai due corpi: Luigi Federici. Un grande, direbbero in gergo i nostri bocia. Oltre che predisporre - come si conviene - un’accoglienza con tutti gli onori, il Capogruppo pensava bene di procurarsi un po’ di biografia per introdurre l’augusta presenza. I mezzi ormai sono molto più semplici e rapidi: computer, e-mail, richiesta al Comando Truppe Alpine, semplice...! Troppo! Risposta: sono passati troppi anni dal 1992 quando il generale Federici è stato il nostro Comandante, non riusciamo a trovare nulla… Qui il mito non cade, perché il mito è lui, il nostro Generale che noi ricordiamo sempre e con affetto, che non ha perso per nessuno di noi, neppure per un attimo, la sua figura e la sua grinta! Il resto è ordinario squallore e, per noi alpini che arriviamo da anni di tentativi di protesta sul come vanno le cose è purtroppo una squallida conferma. Che il nostro esercito, e purtroppo anche il nostro mondo alpino, non si preoccupi di ricordare i nomi dei suoi Sten, passi, ma che perda memoria di uomini che hanno dato impegno e lustro e che hanno lasciato consensi e grati ricordi non riusciamo proprio a mandarla giù. È anche per questo, ne siamo sempre più convinti, che è passata la naja di leva, che è sparito l’addestramento specificatamente alpino e che non è stata mai condivisa e forse neppure capìta la nostra accorata protesta, anche dai nostri alpini con le stellette. Meglio dimenticare… Ma noi continueremo a dire: “Te se ricordet?” Giuliano Perini CALEND ARIO A TTIVIT À CALENDARIO ATTIVIT TTIVITÀ PROSSIME MANIFESTAZIONI SEZIONALI 24 settembre 7-8 ottobre 15 ottobre 21-22 ottobre 29 ottobre 12 novembre 19 novembre 25 novembre 13 dicembre 17 dicembre - Bresso: 35° di fondazione del Gruppo - Arese: Inaugurazione sede - Cassano d'Adda: 134° di fondazione delle TT.AA. - Milano: Castagnata sezionale - Lodi: 85° di fondazione del Gruppo - Sesto San Giovanni: 75° di fondazione del Gruppo - Lacchiarella: 25° di fondazione del Gruppo - Supermercati d'Italia: Colletta Banco Alimentare - Sede Sezionale: Ritrovo per auguri di Buone Feste - Milano: 50a S. Messa in Duomo MANIFESTAZIONI NAZIONALI SIGNIFICATIVE 30 luglio 9 settembre 10 settembre 17 settembre 14-15 ottobre - Monte Adamello: 43° Pellegrinaggio - Monte Pasubio: 3° Pellegrinaggio - Bergamo: 85° della Sezione orobica - Caderzone (TN): Premio Fedeltà alla Montagna - Casteggio (PV): Raduno Alpini 2° Raggruppamento Le “ciaspole” si sono rivelate inutili. Il sentiero di neve è ben battuto e riesco a salire normalmente anche se con l’aiuto dei bastoncini. La fatica si fa sentire: due anni di completa inattività sportiva, il mio povero ginocchio senza crociato e, diciamolo pure, una dozzina di stramaledetti chili di troppo. Il dramma è che si sale in colonna, come a militare, per cui la brutta figura è assicurata in ogni caso. Del resto, questa ascesa alla Colonna Mozza sull’Ortigara non me la sarei persa per nulla al mondo; troppo alto il valore simbolico di questa adunata, troppo alte le emozioni che avrei senza dubbio ricevuto da questa straordinaria esperienza. Arranco a fatica, motivato da questi ed altri pensieri, fin quando vedo l’amico Cesare (Lavizzari) passarmi avanti come una gazzella impazzita seguito da alcuni simpatici “vecchietti” che, ignari del loro status senile, procedono più veloci di un adolescente. A questo punto il crollo psicologico è inevitabile, e decido di fare una sosta: la mia condizione di alpino metropolitano lo impone! La vergogna è totale, ma ormai la frittata è fatta. Mentre recupero il fiato, allentando il tutore troppo stretto e bevendo poi un sorso d’acqua, il mio sguardo si posa su quei luoghi montani, così particolari e diversi dai nostri monti lombardi; osservo i brulli declivi resi aspri da una moltitudine di roccia calcarea di tutte le dimensioni, disseminata ovunque si volga lo sguardo. La colonna di “cappelli alpini” continua a passare e la mia fantasia corre a ritroso nel tempo, fino a deformare la realtà in una lunga colonna grigio verde che sale per prendere posizione contro il nemico. Improvvisamente uno scoppio devastante semina morte e panico. I muli imbizzarriti scalpitano aumentando il caos tra i superstiti che, imprecando a squarciagola, cercano di ricomporre la colonna. Il resto della compagnia si getta all’assalto. Lo spettacolo di ciò che resta dei morti è raccapricciante. Il fuoco delle mitraglie austriache, ben piazzate e protette, fa il resto, e le vicende di Emilio Lussu narrate in “Un anno sull’altopiano” sembrano rivivere nuovamente………”d’un tratto, gli austriaci cessarono di sparare. Io vidi quelli che ci stavano di fronte, con gli occhi spalancati e con un’espressione di terrore quasi che essi e non noi fossero sotto il fuoco. Uno, che era senza fucile, gridò in italiano: Basta! Basta! -Basta!-ripeterono gli altri dai parapetti. Quegli che era senz’armi mi parve un cappellano. – Basta! Bravi soldati. Non fatevi ammazzare così. Noi ci fermammo, un istante. Noi non sparavamo, essi non sparavano.” “Tutto OK?” La voce di un amico mi riporta alla realtà. ”...Ssi, si, riparto subito, grazie” rispondo, e mi avvio verso la meta comune. Giunto in prossimità del monumento, recupero e saluto i tanti amici ritrovati alcuni dei quali non mi risparmiano commenti pungenti sulle mie numerose soste! Lentamente i convenuti si raccolgono a quadrato davanti alla colonna. Il piccolo altarino è posizionato e immancabile spicca la figura di don Rino, cappellano di Verona sempre presente all’Ortigara, coadiuvato da un giovane sacerdote. Faccio posto al ministro Giovanardi, giunto nel frattempo in elicottero, che si posiziona tra me e Beppe Parazzini. Un rapido scambio di battute mi rivela la sua passione per noi alpini e quanto ci tenesse ad essere presente sull’Ortigara, oltre che all’adunata. Vi sono diverse altre autorità locali e regionali tra le quali una bellissima e simpaticissima assessore della Regione Veneto, ottima camminatrice e giunta, per l’appunto, anch’essa a piedi. Il numero dei vessilli e dei gagliardetti è imponente, quasi, anzi, certamente a voler significare l’unanime risposta di tutta la nostra associazione alle indelebili parole scolpite dai reduci sulla colonna mozza più di 80 anni fa: “PER NON DIMENTICARE”. E noi non abbiamo dimenticato; un nodo alla gola ci prende tutti mentre la bandiera del 7° e il nostro Labaro fanno ingresso nel quadrato per poi posizionarsi ai lati del sacro monumento. Di fianco al labaro il Presidente nazionale Corrado Perona, seguito dai consiglieri nazionali. Non vi tedierò con ulteriori particolari anche perché ritengo che più della predica e dei discorsi (peraltro di notevole spessore e dedicati, in sintesi, alla necessità di farsi operatori di pace ognuno nella propria quotidianità -don Rino-, e sul valore del “ricordo”quale stimolo essenziale per il futuro dell’ANA -Perona-), sia importante afferrare il senso di tutto ciò, del perché siamo lì. Ed è proprio durante il discorso appassionato di Perona che per un attimo oso immaginare intorno a noi la presenza di centinaia, di migliaia di caduti delle tante sanguinose vicende di quei sacri luoghi, testimoni erranti di storie tanto eroiche quanto tragiche, messaggeri del tempo, vincolati per l’eternità a quell’epigrafe sulla sacra colonna, che ci indicano con la loro presenza il perché e la necessità della pace, valore immenso che può essere compreso e perseguito solo alimentando di generazione in generazione il loro ricordo, il loro sacrificio, le loro storie, per “non dimenticare”, appunto. Gianluca Marchesi La S.Messa celebrata sull’Ortigara dal cappellano della Sezione ANA di Verona, don Rino Massella. Veci e Bocia - 3 Giugno 2006 VITA SEZIONALE La F esta se zionale di Prima ver a Festa sezionale Primav era La fredda contabilità dice che quella svoltasi nei giorni 20 e 21 maggio è stata la quarta Festa sezionale di Primavera, e che è andata bene in termini di presenze, e sarebbe facile proseguire l’articolo raccontando quanti panini o salamelle sono stati venduti. Per questa Festa l’attenzione era data dal fitto calendario di impegni e dalle elezioni amministrative a Milano che hanno imposto quella data, una sola settimana dopo l’Adunata di Asiago. Sarà stato per il buon risultato della Festa dopo il tanto discutere e mugugnare sull’intenso ritmo dei lavori, oppure perché avevamo ancora nel cuore le emozioni di Asiago, ma possiamo ben dire che la Sezione ce l’ha fatta ancora una volta riuscendo a portare bene a compimento un impegno di grande visibilità nella grande Città. Un grazie di cuore da parte della Sezione intera, ed in particolare dalla Commissione organizzatrice, a tutti coloro che in vari turni hanno reso possibile questo successo. Iniziamo dai ragazzi della Protezione Civile che, coadiuvati da altri volontari, hanno iniziato a montare le strutture sin dalle prime ore del sabato. La loro grande esperienza ha reso agevole il montaggio delle strutture e la installazione degli impianti tecnologici. Tutto doveva funzionare a dovere e secondo norme e regolamenti di sicurezza. Ed un grazie va a tutti coloro che con il loro apporto hanno contribuito alla riuscita nei tanti ruoli necessari: dalla cucina al servizio ai tavoli, dalla cassa al bar, dalla sorveglianza notturna all’assistenza tecnica per gli impianti e alle tante altre incombenze che la organizzazione di un così grosso evento comporta. Grazie a tutti coloro che si sono rimboccate le maniche ed hanno lavorato per mantenere alta l’immagine degli Alpini a Milano. Come per le precedenti edizioni la solita coincidenza con l’Assemblea dei Delegati ANA ha fatto poi il pieno nel pomeriggio della domenica, vedendo ancora una volta la nostra Sezione ospitare il vertice dell’Italia con la penna nera. E per chi ha lavorato questa è stata una bella soddisfazione. E come per le altre volte, il lavoro si è protratto sino alle 23 della domenica quando, puntuali come gli Alpini san- no essere (e basta con il paragone degli orologi svizzeri…..), abbiamo riconsegnato l’area da noi utilizzata al normale uso cittadino dopo aver provveduto alla pulizia ed al lavaggio, lasciandola, come è ormai nostra abitudine, certamente migliore di come era stata consegnata a noi. Possiamo anche dire che questa edizione è stata quella del consolidamento della esperienza: abbiamo dimostrato di avere imparato ad adeguare le nostre proposte alle forze che effettivamente riusciamo a mettere in campo. Anche se abbiamo avuto una importante presenza di Alpini e Amici, ancora non tutti i Gruppi sono stati presenti dando il loro contributo; si è così reso necessario adattare l’impegno e la necessità di personale alla effettiva disponibilità dei soci. Ne è uscito un menù semplificato, ma che ha comunque soddisfatto gli intervenuti per qualità e quantità. Dopo essere stati insieme in tanti all’accampamento Sezionale di Asiago, ci si è ancora ritrovati dopo solo sette giorni a lavorare nuovamente fianco a fianco. Ed è proprio con il lavoro fatto insieme che costruiamo la forza della nostra Sezione. È con queste attività che possiamo valutare la determinazione che gli Alpini milanesi sanno mettere nell’affermare i valori della nostra Associazione, per permetterci di pensare un poco più in grande ad obiettivi belli e importanti. Arrivederci, sempre in tanti, alla prossima castagnata di autunno. Gianni Papa Dal Pr esidente Presidente Cari Alpini ed Amici degli Alpini, siamo a metà di quest’anno molto importante per la nostra Associazione che segna, tra i tanti momenti, la prima adunata dopo la leva. Indubbiamente Asiago è stata una sede molto significativa e molto impegnativa per l’Adunata, e al di là di tutti i problemi che ci sono stati bisogna riconoscere che è stata sicuramente piena di pathos. Chi ha avuto la fortuna di poter essere alla Santa Messa in cima all’Ortigara è rimasto colpito nel profondo perché, oltre ai nostri Caduti della Grande Guerra, abbiamo ricordato la nascita della nostra Associazione, che su quel monte aveva deliberato la prima adunata. E anche chi ha visitato l’Ossario o ha visto la lunga teoria di Alpini davanti alle tribune ha provato emozioni davvero forti. E oggi, dopo 86 anni, la nostra forza è proprio nell’aver dimostrato a tutti che il nostro spirito non è cambiato. Abbiamo dimostrato compattezza e, se l’appuntamento poteva spaventare, siamo stati presenti in tanti, al di là del tempo inclemente (anche se noi Milanesi abbiamo sfilato nel sole) e dei problemi vari che abbiamo trovato e lasciato dietro a noi. Adesso, considerando che siamo una Associazione d’Arma, si può dire che con rare eccezioni molta parte della ”truppa” era presente (e le presenze erano numeri importanti). Da padre di famiglia, come un poco lo è un presidente di Sezione verso i propri Alpini, sono molto soddisfatto di tutte le nostre presenze ad Asiago o (purtroppo) sulle strade vicinali, e mi spiace davvero per chi ha perso l’occasione di essere presente. Spesso penso che siamo molto più altruistici con gli “estranei” piuttosto Alpini e comunicazione Nella prima riunione dopo l’Assemblea ordinaria il Consiglio Direttivo Sezionale mi ha confermato come Direttore responsabile del nostro periodico. Ringrazio tutti i Soci della Sezione perché ritengo che ogni atto di fiducia dato dagli Alpini sia un gesto che profondamente onora chi lo riceve. Nella riunione successiva del CDS ho presentato la composizione del Comitato di Redazione e la linea editoriale R aduno della 12 a Compa gnia “T er ribile” Compagnia “Ter erribile” Il generale Gianfranco Zaro ci scrive presentandoci il raduno degli ex appartenenti alla 12ma Compagnia del Battaglione Tolmezzo, previsto per i giorni 28 e 29 ottobre 2006 a Tarcento. La storia della “Terribile” è stata caratterizzata da una serie di spostamenti, ma anche dall’essere stata quasi un distaccamento autonomo, fattore che ha reso più forte il che con noi stessi. Mi riferisco al fatto che talvolta, anche davanti ad impegni associativi già definiti in calendario, qualcuno riesce a impegnarsi in attività molto belle ma che Alpine non sono. Non penso che sia un obbligo essere presenti a tutte le manifestazioni nazionali, però sicuramente deve essere impegno di chi gestisce le nostre realtà non mettere in calendario delle manifestazioni nelle stesse date, oppure si dovrebbe studiare anche la possibilità di coinvolgere un gruppo che, per cause veramente importanti, non può partecipare alla nostra manifestazione. E anche per le manifestazioni sezionali, mi spiace non vedere tutti i capigruppo all’Assemblea sezionale, oppure vedere che diversi gagliardetti non sono presenti alla festa sezionale di Ponte Selva. Sono convinto che se alle loro ricorrenze la partecipazione di Alpini fosse insignificante, alla fine la gioia di ritrovarsi cadrebbe. E dalla Protezione Civile alla Adunata, non esisterebbero più i presupposti per organizzarle: ritrovarci tra noi con il piacere di esserci. Ripeto, non credo che partecipare sia un obbligo, però ritengo davvero un obbligo rispettare e onorare il lavoro degli altri. Il buon Dio dice di non fare agli altri quello che non vuoi ricevere tu. Per cui pensiamo a certe nostre scelte, cerchiamo di non far mancare la nostra presenza alle manifestazioni, soprattutto a quelle dei nostri Alpini sia a livello nazionale che sezionale. Mi auguro con tutto il cuore di essere smentito dalle presenze alle prossime nostre manifestazioni, in modo da ritrovarci insieme sempre più numerosi intorno ai nostri valori. Giorgio Urbinati senso di appartenenza al reparto di tutti coloro che vi hanno militato. Il ritrovo è stato organizzato in occasione del quarantesimo anniversario del trasferimento della Compagnia da Tarcento a Moggio Udinese, quando l’allora comandante era appunto il generale Zaro. Chi è interessato può prendere contatto con il gen. Zaro al numero telefonico 043242043. che riassume i principi che orientano il nostro lavoro nel preparare il giornale. Rendendoci conto che chi lavora in questo settore ha conoscenze che possono essere utili a tanti altri soci, abbiamo voluto confermare che l’ambito del nostro lavoro include il supporto ai Gruppi per migliorare la comunicazione; la nostra esperienza è quindi a disposizione di tutti i Gruppi. Ed ecco la linea editoriale: “Nel rispetto e nell’aderenza alle direttive dell’ANA e della Sezione, l’attività del CDR si propone di mantenere l’alta qualità del giornale mediante l’aumento dello scambio di informazioni e di conoscenze, con gli obiettivi di riuscire ad aumentare ancora il senso di appartenenza alla Sezione utilizzando al meglio il grande capitale della nostra esperienza, contribuire alla efficacia dell’informazione sezionale in sinergia con il sito internet, e dare supporto alla Sezione e ai Gruppi nel settore della comunicazione”. La composizione del Comitato di Redazione è quella che vedete sempre pubblicata in ultima pagina. Gianni Papa Giugno 2006 4 - Veci e Bocia VITA SEZIONALE Don Car lo Gnocc hi Carlo Gnocchi Il nostro percorso tra le grandi figure della nostra Sezione ci porta in questo numero a soffermarci su Don Carlo Gnocchi. Di lui si è scritto molto, e vogliamo solo tracciare un breve profilo biografico invitando alla lettura dei suoi libri e di quanto scritto su di lui. Don Carlo è nel cuore di tutti gli alpini milanesi, e lo vogliamo appunto ricordare con questa fotografia che lo ritrae nella nostra sede sezionale, nel cui atrio è ancora conservato e ben visibile il suo cappello alpino. Egli fu un valoroso tenente cappellano degli alpini, e si guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare, conferita sul campo, con la motivazione: “Cappellano del quartier generale di una Divisione Alpina, durante quindici giorni di vari combattimenti in azione di ripiegamento, incurante del pericolo si portava dove più infuriava la lotta per porgere ai feriti il conforto della fede e ai combattenti la parola incitatrice di vittoria.” Don Gnocchi rappresenta bene il prete tipico della diocesi milanese, figlio di una secolare tradizione capace di coniugare la spiritualità con l’azione concreta. Egli fu educatore, cappellano con la penna nera e uomo di carità. Nacque a San Colombano al Lambro, nella bassa milanese, il 25 ottobre 1902, terzo figlio di Enrico, operaio marmista, e di Clementina Pasta, sarta. Alla morte del padre, nel 1907 la famiglia si trasferisce a Milano. A tredici anni, rimasto figlio unico dopo la morte dei due giovani fratelli, Carlo entrò nel seminario di San Pietro in Seveso per poi passare, nel 1918, al Seminario liceale di Monza. Nel 1921 iniziò i corsi teologici presso il Seminario maggiore di Milano. Venne ordinato sacerdote nel 1925, e quindi inviato in qualità di Vicario Parrocchiale presso la parrocchia di S. Maria in Cernusco sul Naviglio (Milano). L’anno successivo fu trasferito alla parrocchia di San Pietro in Sala di Milano dove si distinse fra i giovani per le doti educative. Nel 1928 divenne cappellano dell’Opera Nazionale Balilla, organizzazione attraverso la quale il regime fascista mirava a controllare e indirizzare l’educazione delle giovani leve, e nel 1933 eccolo cappellano della Seconda Legione Universitaria della Milizia. Questi incarichi, decisamente delicati e politicamente rischiosi, vennero accettati e assolti in perfetta sintonia con le direttive degli arcivescovi dell’epoca; prima il cardinale Tosi e poi il cardinale Schuster. Nel 1936 don Carlo fu trasferito come direttore spirituale presso il prestigioso Istituto Gonzaga di Milano. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale ritenne suo dovere seguire la sorte dei tanti giovani, da lui assisti- Campagna di Russia: Don Carlo celebra la S. Messa ti ed educati, che venivano chiamati alle armi, e come cappellano militare partecipò alle operazioni sul fronte grecoalbanese e poi in Croazia. Nel 1942 partì con gli alpini della “Tridentina” per il fronte russo, e con loro divise la tragica esperienza della ritirata e gli epici e disperati combattimenti per aprire un varco nei successivi accerchiamenti della truppe sovietiche. Fra tanto dolore e disperazione maturò il proposito di adoperarsi per aiutare le vittime innocenti, gli orfani e i mutilatini di quella immane tragedia, e nel suo libro “Cristo con gli Alpini” scrisse: “Dio fu con loro, ma gli uomini furono degni di Dio”. Al ritorno in Italia si preoccupò per prima cosa di recarsi presso le famiglie dei suoi Alpini caduti per portare, con la consolazione ed il ricordo, gli oggetti che i morenti gli avevano affidato. Si adoperò anche per aiutare i perseguitati politici, ebrei e partigiani, facilitando i loro tentativi di trovare rifugio in Svizzera. Sospettato di questa attività, nel 1944 fu imprigionato per dieci giorni nel carcere di San Vittore di Milano e venne liberato soltanto per il deciso intervento in suo favore del cardinale Schuster che, pur apprezzandolo, avrebbe voluto da quel prete fattivo e inquieto un comportamento più contemplativo e meditativo. A chi, alla caduta del fascismo, lo rimproverò di collaborazione col passato regime, egli poté ribattere che, a differenza di molti suoi accusatori, “….non accettai mai la tessera del partito fascista”. Nel 1945, subito dopo la fine della guerra, divenne direttore dell’Istituto dei Grandi Invalidi di Arosio (Como), e in quella sede ebbe la provvidenziale intuizione di accogliere in quel Centro anche bambini orfani di guerra (soprattutto figli degli Alpini) e i tanti bambini mutilati vittime della guerra e delle conseguenze (i mutilatini). Nel marzo 1949 nacque la Fondazione “Pro Infanzia Mutilata” che, successivamente, cambierà il proprio nome in “Pro Juventute”. Venne aperta una nuova sede a Pessano e, a partire dal 1950, furono inaugurati altri centri in tutta Italia: Inverigo, Milano, Parma, Firenze, Roma, Genova, Salerno e poi ancora in molte altre città. La sua esile figura nascondeva un carattere fermo ed una energia indomabile, doti che impiegò per raccogliere ed assistere i suoi piccoli infermi, ma anche per catalizzare intorno alle sue opere una moltitudine di persone generose, enti e associazioni (e ovviamente anche l’A.N.A. fu sempre in prima fila nell’aiuto alla sua opera). Di quel periodo ebbe fama internazionale l’epica trasvolata dei piloti Bonzi e Lualdi che, a bordo di un piccolo aereo “L’angelo dei bimbi”, raggiunsero Buenos Aires partendo da Milano per raccogliere fondi da devolvere alle attività assistenziali di don Gnocchi. Quell’impresa fruttò ben 500 milioni di lire dell’epoca. Don Carlo consumò gli ultimi anni della sua vita in questa intensa e provvi- denziale attività caritatevole grazie alla quale i bambini e ragazzi accolti non venivano soltanto assistiti, ma imparavano a diventare autosufficienti ed a rientrare competitivi nella società. Alla sua morte prematura, che avvenne il 28 febbraio 1956, qualcuno temette anche la fine della sua opera. Altri, invece, hanno raccolto la sua ultima esortazione dettata nel nostro bel dialetto: “Amis ve raccomandi la mia baracca”. Oggi la Fondazione che porta il suo nome conta oltre 20 centri diffusi in 9 regioni italiane. Ultimo provvidenziale segno della sua carità fu il dono delle sue cornee affinché due bambini potessero ritornare a vedere. Con quel gesto provocò l’inizio di un cambiamento nel modo di pensare che portò all’approvazione di una nuova legge sui trapianti, sino allora proibiti. Milano partecipò in massa ai suoi funerali. Il suo feretro vegliato, sorretto e scortato dai suoi Alpini sino in Duomo, fu accolto dalla ormai celebre e profetica frase di un mutilatino: «Prima ti dicevo: “Ciao, don Carlo!”. Oggi ti dico: “Ciao, San Carlo!”». E la via della santità, che noi Alpini invochiamo per lui ormai da mezzo secolo, si è già aperta! Non rammarichiamoci se la sua santificazione tarda a venire; essa non serve a don Carlo, serve soprattutto alla Chiesa e a tutti noi. Noi siamo certi che Lui ha già ricevuto un premio ben superiore. Don Carlo Gnocchi ci ha insegnato che la carità non si fa con le belle parole, ma con il proprio impegno, rimboccandosi le maniche con grande fede e coraggio. Noi Alpini possiamo dire che abbiamo praticato il nostro impegno civile nel solco da Lui tracciato, cercando di dimostrarci degni figli di don Carlo. Giuseppe Semprini La Sezione di Milano al 10° CISA Non vogliamo aggiungere altro a quanto è già stato scritto su “L’alpino” a riguardo del 10° Convegno della Stampa Alpina, ben organizzato a Diano Marina dalla Sezione di Imperia. Segnaliamo soltanto che la nostra Sezione ha portato ancora una volta degli interessanti contributi, parlando di modi più consoni a noi di fare il Convegno (meno attività collaterali, più lavoro a tema, migliore utilizzo del tempo), di argomenti e indirizzi da discutere nella nostra stampa, e di linee operative. Nel sito internet sezionale potere prendere visione della presentazione tenuta dal Direttore di “Veci e Bocia” sui temi della comunicazione e della formazione. Veci e Bocia - 5 Giugno 2006 VITA SEZIONALE Sintesi dei verbali di riunione del CDS Il rraduno aduno se zionale di P onteSelv a sezionale PonteSelv onteSelva 16 marzo 2006 Prima riunione dopo l’Assemblea Ordinaria. Il CDS ha preso atto dei risultati delle elezioni per il rinnovo delle cariche sociali, ed il Presidente Urbinati ringrazia i Consiglieri uscenti per il lavoro fatto per la Sezione ed augura buon lavoro a tutti i neo eletti. Le attribuzioni degli incarichi sezionali vengono rimandate alla successiva riunione. Viene definito il motto per lo striscione sezionale all’Adunata di Asiago, che sarà portato da giovani alpini. Viene ridefinita la data della Festa sezionale di Primavera al 21 maggio, causa le elezioni comunali a Milano. 3 aprile 2006 Viene presentato in anteprima un esemplare della camicia sezionale. Il CDS approva gli incarichi sezionali proposti dal Presidente Urbinati. Vengono costituite tre commissioni di lavoro per: 1) le feste sezionali di primavera e di autunno, 2) il 135° della costituzione delle Truppe Alpini, 3) l’80° della Sezione. Il CDS verifica lo stato dell’organizzazione della Festa di Primavera e della partecipazione all’Adunata di Asiago. 27 aprile 2006 Il CDS verifica lo stato della organizzazione della Festa sezionale di Primavera, e dell’attendamento sezionale ad Asiago. Il CDS approva la linea editoriale del Comitato di Redazione di Veci e Bocia, come proposti dal Direttore Papa. Viene confermata la data del raduno sezionale a Ponte Selva per domenica 11 giugno. 29 maggio 2006 Il Presidente esprime soddisfazione per la riuscita del campo sezionale, per il buon sfilamento della Sezione, e si discute degli aspetti negativi che hanno limitato la partecipazione alla sfilata per la difficile logistica. Il CDS condivide il parere del Presidente. Festa di primavera: il CDS prende atto dei riscontri positivi in termini di collaborazione tra i Gruppi e dei bilanci preliminari della festa. Sono stati discussi dettagli organizzativi del prossimo Raduno a Ponte Selva. Il Consiglio approva la richiesta del coro CAI di Cinisello Balsamo di essere riconosciuto come coro ANA, essendo composto in maggioranza di Alpini. Viene approvata la chiusura della segreteria per il periodo estivo dal 14 luglio al 4 settembre, mentre la sede sezionale chiuderà il 28 luglio per riaprire il 4 settembre. Immagini raccolte girando per la pineta: l’allegra tavolata dei Cassanesi ed il capogruppo di Bresso con prole Trabiccoli e tr abiccolari tra Ad Asiago abbiamo visto ancora circolare troppi trabiccoli, e vorrei fare qualche considerazione. Negli ultimi anni abbiamo sperimentato l’impotenza delle forze dell’ordine davanti a questi osceni corpi di reato (avete mai contato quante violazioni della legge ci sono in ogni marchingegno di questi?). Dobbiamo trovare quindi in noi il coraggio e la determinazione per raddrizzare la situazione. E anche se ci vorrà del tempo abbiamo il dovere di riuscirci perché corriamo il rischio di far percepire una Associazione diversa da ciò che essa è. Io ritengo che una delle motivazioni che spinge i trabiccolari a lavorare un intero anno per progettare e realizzare il trabiccolo sia un intimo desiderio di protagonismo, la voglia di essere al centro dell’attenzione di chi gli sta intorno anche se per il breve momento di una fotografia. Il vero premio del duro lavoro del trabiccolaro è l’attenzione degli altri. E questo premio viene inconsciamente dato da chi gli sta intorno con un semplice momento di interesse e di curiosità. Ad Asiago ho visto, ancora e purtroppo, tanti Alpini gratificare i trabiccolari con sguardi di meraviglia e curiosità. E con questo sono 41 i raduni della nostra Sezione a Ponte Selva per il tradizionale incontro in montagna. Domenica 11 giugno siamo tornati nella pineta della “Casa dell’Orfano” per ricordare Don Antonietti e la sua opera, e per passare una bella giornata in serenità e nel verde. Le immagini che proponiamo ci rivelano alcuni momenti che trasmettono proprio la serenità di quella giornata. Per molti di noi, alpini di città, non è facile avere la possibilità di trascorrere una giornata in un ambiente di montagna, respirando il fresco profumo dei pini nell’atmosfera tutta alpina di un incontro tra amici in un ambiente davvero alpino. E chi già conosce la bellezza di questa giornata non si è lasciato scappare neppure quest’anno l’opportunità del 41° raduno, ed è venuto preparato ed attrezzato sia con quanto necessario sul piano logistico, sia con la voglia di essere tra amici e anche di raschiarsi la gola con una rassegna di canti alpini in cori improvvisati. È stata una giornata davvero bella per E poiché non credo che possa avere successo ogni azione mirata a far azione di convincimento sui trabiccolari, che sappiamo essere gente caparbia, sono convinto che il miglior modo per correggere questa situazione sia proprio togliere loro questa attenzione. Dobbiamo far capire ai nostri Alpini che esiste, e già abbiamo, una potente arma contro costoro. Non preoccupatevi, non è niente di violento. Semplicemente si tratta di togliere loro proprio questa attenzione. Guardiamoli con cipiglio serio, interveniamo se possibile con qualche richiamo, ma non sorridiamo più bonariamente! Se già dalla prossima adunata il trabiccolaro non vedrà più nei volti di chi gli sta intorno curiosità, interesse per la sua realizzazione, magari divertimento o accettazione e sottintesa complicità nel desiderio di infrangere le regole del vivere civile, egli non riuscirà più a sentirsi protagonista di un breve momento della storia in quell’angolo del mondo. Dobbiamo far capire questo principio ai nostri soci con tutti gli strumenti a nostra disposizione, stampa, informazione e comunicazione. Sarà come dire “Basta coi trabiccoli!” Gianni Papa la nostra Sezione. Siamo tutti tornati con le “batterie ricaricate” perché il ritrovarci proprio in montagna, che è il nostro ambiente naturale, e passare insieme momenti sempre emozionanti, come l’alzabandiera, la Santa Messa al campo, il ricordo commosso di un grande alpino, ci fa solo bene! A una rapida conta dei presenti abbiamo ancora notato l’assenza di gruppi che in diverse occasioni hanno manifestato indifferenza verso questo raduno. Ci spiace perché essi continuano a perdere questa opportunità. Nei nostri Gruppi spesso ci chiediamo come fare per cercare di recuperare l’interesse dei soci, e talvolta ci sforziamo di proporre iniziative per avere più alpini partecipanti, che sono talvolta ripagate da delusione per le poche adesioni. Perché quindi non proporre proprio la partecipazione a una manifestazione tutta alpina come il raduno di Ponte Selva? Molti gruppi organizzano delle gite sociali: perché per il prossimo anno non valutate la meta di Ponte Selva? Perché non utilizzare questa opportunità che la nostra stessa Sezione ci propone, e ne parliamo ad alpini e amici? La Sezione offre questa opportunità con l’impegno organizzativo e con l’aiuto consolidato della Unità di Protezione Civile (che provvede ad attrezzare l’area con tendone, panche e tavoli) e di qualche gruppo che prepara un piatto caldo per tutti (un grazie ancora a Paderno Dugnano e ai suoi cucinieri!). Non rimarrebbe altro che salire in auto (o meglio su un pullman) e partire con la certezza di trascorrere una giornata davvero bella con i nostri amici e familiari! G. P. Pr esenti alla ricostituzione Presenti della Se zione di Acqui TTerme erme Sezione Domenica 30 aprile, su incarico del Presidente sezionale Giorgio Urbinati, mi sono recato ad Acqui Terme per rappresentare la nostra Sezione alla cerimonia della consegna del Vessillo alla ricostituita Sezione cittadina. È stata una bellissima manifestazione degna della circostanza, che ha visto la presenza del Labaro nazionale scortato dal Presidente Corrado Perona e da alcuni Consiglieri nazionali. Erano presenti circa 40 vessilli sezionali, e oltre 250 gagliardetti tra i quali anche quello del Gruppo di Bareggio con il Capo Gruppo Andrucci, mentre l’alfiere del Vessillo sezionale era il consigliere del Gruppo di Bareggio Santoro. Dopo avere reso gli onori al Labaro e alle Autorità presenti, è iniziata la sfilata lungo tutto il percorso fino alla Cattedrale. Qui il Vessillo è stato benedetto e consegnato al Presidente della Sezione di Acqui Terme, che sicuramente ne sarò degno custode. Il tempio era gremito di gente ed era reso ancora più bello dalla presenza dei Vessilli e dei Gagliardetti tra i quali spiccava al centro il Labaro nazionale, che, come sempre quando è presente, dà lustro, importanza e profondo significato morale alle nostre cerimonie. È stato particolarmente significativo il momento in cui sono stati ricordati i tre Carabinieri uccisi a Nassirya nel compimento del loro dovere. Il celebrante ha dato, con voce accorata e appassionata, il giusto senso alpino alla Santa Messa, ricordando anche alcuni episodi che suo padre, alpino, gli aveva raccontato e che lui ancora oggi ricorda. Al termine della funzione religiosa, il corteo è ripartito alla volta del piazzale della caserma cittadina, ormai in disuso e nella quale hanno trovato sede alcune associazioni. Tra queste anche la Protezione Civile, la quale faceva sfoggio dei suoi automezzi che fungevano da cornice al palco da cui sono stati pronunciati i discorsi ufficiali di circostanza. La festa si è conclusa in cordialità con un buon pasto. Ora non mi rimane altro che augurare buon lavoro alla nuova Sezione, e sono certo che essa sarà parte attiva nella nostra grande famiglia alpina. Antonio Liuzzi Giugno 2006 6 - Veci e Bocia ATTIVITÀ SPORTIVE Trekk ing ai campi base di K2 ed Ev er est ekking Ever erest Nelle scorse estati si è finalmente avverato quello che da tempo sognavo e desideravo: andare a conoscere e scarpinare sulle due più belle ed importanti montagne del mondo. Nel 2004 ho partecipato ad uno dei trekking al campo base del K2 organizzato dal CAI per le celebrazioni del cinquantenario delle conquista dalla spedizione italiana diretta da Ardito Desio. Nel 2005 ho partecipato ad un trekking nella valle del Khumbu verso l'Everest, Per entrambi ero partito un po’ timoroso date le quote da raggiungere e la mia non più giovane età, ed invece non ho avuto problemi e sono state due esperienze esaltanti! Il trekking al K2, al quale hanno partecipato anche mio figlio Marco e mio nipote Enrico, si è svolto nel luglio 2004. Abbiamo raggiunto in aereo Islamabad in Pakistan poi con due giorni in pulmino ed uno in Jeep lungo il corso del fiume Indo siamo arrivati prima a Skardu ed infine ad Askole a 3050 m. Da qui in cinque giorni di marcia più uno di sosta per acclimatazione a Paju a 3500 metri siamo giunti a Concordia a quota 4600 m. Durante il percorso ed ai campi si è circondati da montagne fantastiche di sei, sette ed ottomila metri che incombono ai due lati della valle: il Liligo Peak, le Torri di Trango e le Cattedrali del Baltoro con le loro pareti vertiginose e di roccia rossa che sembrano dolomitiche, il Broad Peak, i Gasherbrun, il Chogolisa, il Masherbrun, il Mitra Peak, il Kristal Peak , e la maestosa piramide del K2. Il 15 luglio, nonostante il tempo non perfetto, raggiungiamo in cinque ore il campo base, percorrendo il ghiacciaio Godwin Austen coperto per buona parte di pietrame morenico con un velo di vetrato. All'arrivo ci abbracciamo ed abbiamo i lucciconi agli occhi dalla felicità. Il campo base è una lunghissima distesa di tende di spedizioni di varie nazionalità, alla tenda "Casa Italia " siamo accolti calorosamente da Agostino da Polenza, Kurt Diemberger, e altri alpinisti della spedizione italiana. Il ritorno al pomeriggio è massacrante e arriviamo a Concordia in poco più di quattro ore stravolti ma felici. Il resto del ritorno si è svolto lungo il medesimo itinerario. I pernottamenti sono sempre stati in tenda. Le percorrenze giornaliere erano tra le 5 e le 8 ore con dislivelli limitati sui percorsi lunghi e maggiori sui percorsi brevi. Le temperature erano vicine ai 35 gradi di giorno e scendevano anche sotto lo zero di notte, specie sopra i 4000 metri. Il trekking dell'Everest invece si è svolto dal 16 ottobre al 4 novembre 2005, e vi ha partecipato anche mia figlia Paola. Abbiamo raggiunto in aereo Katmandu in Nepal e poi con piccolo bimotore Lukla a 2880 m. dove c'è un piccolo le spuntano le "Vele del Baltoro" piramidi di ghiaccio grandi e piccole molto belle. Al contrario nella valle del Khumbu la vegetazione arriva fino ai 4500 metri con foreste di conifere e di rododendri giganti che in Un altro nostro gagliardetto tra le vette più alte del mondo primavera aeroporto con una pista in salita lunga fanno fioriture meravigliose, moltissi400 metri fatto costruire da Sir Edmund me genziane a caulis più chiare delle nostre e striate di bianco, e alle quote Hilary. Da qui in cinque tappe più due giorna- più alte su fino ai 5000 metri vi sono te di sosta di acclimatazione a Namche cespugli fittissimi di piccole stelle alBazar a 3440 m, e a Tengboche a 3860 pine. m, siamo arrivati a Lobuche a 4900 m. Durante il trekking del K2 si incontraDurante le due giornate di sosta ab- vano piccoli gruppi di portatori, qualbiamo compiuto gite a quote superiori che carovana di asini e muli che tradi circa 400 metri che si sono rivelate sportava i rifornimenti per alcuni campi militari fissi dislocati lungo la valle e molto utili per l'acclimatazione. Il percorso è sovrastato da vette bel- comitive di trekkers poco numerose. lissime: il Kangaru (dove in quei giorni Nel trekking all'Everest è invece un sono morti undici alpinisti travolti da continuo incrociarsi con grosse comiuna valanga, tra i quali alcuni francesi tive di trekkers specie giapponesi ed e diversi Sherpa), l' Ama Dablam pira- americani, carovane di yak che traspormide ghiacciata elegantissima e più aguzza del Cervino, e moltissime altre con nomi difficilissimi in lingua Nepali. Il giorno 26 siamo saliti in cinque ore al Kala Pattar a 5545 m, piccola cima di grossi blocchi di pietra sopra il campo Slalom gigante a base e dalla quale si ha una vista panoramica incredibile su: Pumo-Ri, Everest, Nuptse, Lhotse, che sono pro- Nella magnifica cornice delle montaprio a fianco e di fronte a noi, e moltis- gne dell’Adamello, bene organizzato dal Gruppo Alpini di Ponte di Legno sime altre sino all'Ama Dablam. Quando Paola è arrivata in cima ci sia- Sezione Valle Camonica, domenica 2 aprile 2006 si è svolto il campionato mo abbracciati commossi e felici! Il rientro al campo di Lobuche è durato nazionale ANA di slalom gigante che quattro ore e mezza, la giornata è stata ha visto la partecipazione di 36 Sezioni piuttosto faticosa, a causa della quota italiane e della rappresentanza delle che però non ci ha dato particolari pro- Truppe Alpine. La giornata è stata stupenda, con un blemi. Il giorno dopo, previa puntata alla pi- magnifico sole splendente che abbronramide del C.N.R. situata poco sopra, zava sia gli alpini partecipanti, sia gli abbiamo raggiunto Dingboche a 4400 accompagnatori. m., e il giorno 28 (riposo) siamo saliti a Le piste erano state preparate magnifiChukhung a 4790 m. di fronte all'Island camente, e altrettanto bene erano Peak e ad una cerchia di magnifiche supportate dagli alpini della Sezione cime giacciate che terminava a sud Valle Camonica e dei suoi vari Gruppi, nonchè dai maestri di sci delle scuole ancora con l'Ama Dablam. Anche qui i pernottamenti sono stati locali, i quali, per inciso, sono tutti alpini. sempre in tenda. Le percorrenze giornaliere sono state, Sin dalla prima mattinata gli atleti si salvo il 26, di 5 - 6 ore ma con dislivelli sono cimentati, come dei veri profesdi 400 /500 metri e con notevoli su e sionisti, in discese di prova per meglio giù e spesso con faticosissime scali- conoscere il percorso, e fra questi atleti vi era anche una buona rappresennate. I due trekking hanno caratteristiche tanza della nostra Sezione. Senza elencare tutti i partecipanti, cito ambientali molto diverse. In Pakistan la vegetazione finisce sui solo i Gruppi rappresentati: Corsico, 3000 metri, poi vi è un deserto di pietra Rozzano e Sesto San Giovanni. dove ogni tanto, lungo il fiume, esplo- Ed erano ben nove atleti! de la fioritura ricchissima di qualche Purtroppo all’ultimo minuto i partecipanti del Gruppo di Vigevano hanno cespuglio di rose selvatiche. Anche il ghiacciaio del Baltoro è quasi dovuto dare forfait; il numero di atleti totalmente coperto di pietrame dal qua- delle nostra Sezione avrebbe potuto tano i bagagli dei trekkers e di portatori stracarichi di ogni genere di rifornimento per i numerosi villaggi e bivacchi dei quali è costellato il percorso e che si trovano sino a 5200 metri. Spesso, la sera, ci rifugiamo nei bivacchi vicini ai nostri campi per riparaci dal freddo e tirare l'ora di andare a dormire in tenda. Inoltre nella valle del Khumbu, come in tutto il Nepal si incontrano numerosissimi monumenti religiosi; chorten, stupa, cilindri di preghiere spesso mossi dall'acqua, grandi massi con incise e dipinte preghiere e ammassi di tavole di pietra sempre con incise preghiere ed ai quali si deve tassativamente passare sulla sinistra, e collane di bandiere di preghiera che si trovano anche su tutte le cime come sul Kala Pattar. Vi sono anche molti monasteri Buddisti e Induisti molto interessanti. La popolazione locale in Pakistan è molto povera con moltissimi bambini molto belli che chiedevano " pens" e con abitazioni molto misere. In Nepal sembrano meno poveri, con tanti bambini che chiedevano "bombo" e abitazioni meno misere. Entrambe le popolazioni, genti di montagna, sono molto dignitose. Sono state esperienze che valeva veramente la pena di vivere! Paolo Crepaldi Il 40° Campiona to Nazionale AN A Campionato ANA Ponte di Legno essere quindi superiore. È inutile sottolineare che nelle classifiche la parte del leone l’hanno fatta gli alpini delle sezioni di Trento (vincitore assoluto dei campionati), di Belluno, e di Bergamo, ma anche i nostri baldi giovani se la sono cavata abbastanza bene, eccetto uno che, nella foga di prendere velocità e guadagnare tempo, si è trovato a saltare una porta, ma è bastato il tempo di scendere a valle per trovare al fianco del suo nome il fatidico “N. C.” Peccato, sarà per la prossima volta. Che dire quindi se non ripetere che è stata una giornata di sport davvero stupenda che ha visto la partecipazione di circa 280 alpini provenienti da tutta Italia, e ricordare ciò che ha detto il vice Presidente nazionale Sonzogni “oggi siamo presenti in tanti, speriamo che ai prossimi campionati vi siano ancor più partecipanti…” Da parte mia e del Presidente sezionale Urbinati, va un grosso ringraziamento agli alpini partecipanti, con la speranza che per il futuro i nostri atleti non siano nove ma novanta. Grazie ancora a tutti voi e arrivederci al prossimo campionato. Detto per inciso, la nostra Sezione si è classificata ventiseiesima su trentasei sezioni partecipanti. Espero Carraro Veci e Bocia - 7 Giugno 2006 PROTEZIONE CIVILE Eser citazione del 2° R aggruppamento a Sa bbio Chiese Esercitazione Ra Sab Nelle giornate del 2 – 3 e 4 giugno si è svolta, organizzata dalla Sezione “Monte Suello”di Salò e dal Gruppo di Sabbio Chiese in provincia di Brescia, una esercitazione di Protezione Civile che interessava i volontari del 2° raggruppamento (Sezioni ANA di Lombardia ed Emilia Romagna). Nel pomeriggio di venerdì 2, dopo alcune peripezie stradali, siamo arrivati al campo base allestito presso il centro sportivo di Sabbio e subito siamo entrati nel clima che accompagna da sempre questi incontri. Si perché di incontri oramai si tratta, caratterizzati dal clima di amicizia che si respira tra gli addetti ai lavori e dal fatto di conoscere sempre più gli altri volontari che condividono gli stessi tuoi ideali. In compagnia di Giovanni Frattini abbiamo atteso l’arrivo della colonna della nostra Sezione che era partita dopo di noi dal deposito 3P di Cesano Maderno, e al suo arrivo è iniziata l’opera di montaggio della tenda che ci avrebbe ospitato. Sotto la guida dei più navigati il lavoro è terminato in poco tempo e successivamente abbiamo preso possesso dei nostri posti montando le brande per la notte. Prima di cena, mentre i coordinatori sezionali erano impegnati in un incontro per l’assegnazione dei cantieri di lavoro e delle zone operative, abbiamo approfittato per fare una breve visita al paese, situato tra i laghi di Garda e d’Idro, che ha soddisfatto veramente tutti, dandoci l’idea di un borgo a misura d’uomo, posto in una posizione naturale particolare circondato da una rigogliosa vegetazione e sovrastato da un’imponente rocca risalente all’XI ° secolo. Assicurati alle mura dell’edificio, una squadra di rocciatori era già impegnata nella pulizia dei fianchi della scarpata, sospesi nel vuoto, pur nella totale sicurezza. La cena, in un clima festoso che ci ha visti ospiti degli amici della Sezione di Bergamo, ha preceduto la riunione con il nostro coordinatore Roberto Polonia che ci ha informati sui compiti che ci attendevano l’indomani. La nostra forza è stata suddivisa in due squadre di una decina di volontari che avrebbero operato nel territorio comunale di Roè Volciano, uno dei paesi che nel novembre del 2004, con Sabbio, Gardone, Salò e Vobarno erano stati colpiti dal terremoto che aveva lasciato ferite sul territorio. Libera uscita e finalmente (o purtroppo !!) in branda cullati dalle dolci melodie notturne sino alle 5,15 quando, malgrado la sveglia fosse stata fissata alle 6, qualcuno ha deciso che era ora di alzarsi e, si sa, gli alpini nel dubbio di avere male capito, si adeguano. Colazione veloce seguita dall’Alzabandiera accompagnata da un coro di immaginabile intonazione, e quindi pronti davanti ai mezzi per la partenza che è stata data alle 6,30. Sugli automezzi della Sezione ci siamo recati quindi a Roè Volciano accompagnati dal Capogruppo che ci ha illustrato sul posto il nostro compito: il disboscamento e la pulizia di una zona sovrastante il centro abitato ed il ripristino, o per meglio dire, la costruzione ex - novo di un sentiero nel bosco che congiungeva due zone del parco. Il lavoro è partito subito con buona lena e senza risparmio da parte di tutti i Soci ed in quella occasione ho potuto con piacere constatare che i buoni semi danno altrettanto buoni frutti ed è infatti da ammirare l’impegno del Bocia della squadra, Davide, che da subito si è dato un gran daffare. Curiosità: questo Davide, che ha già espresso la volontà di entrare anche nella Squadra di Intervento Alpino ha avuto come Caporale Istruttore il nostro neo Consigliere di Gruppo Davide Olgiati, e pur svolgendo un’attività professionale impegnativa, è la dimostrazione di quello che si può fare quando c’è la buona volontà. Man mano che il tempo scorreva, il la- I RA CCONTI DI VECI E BOCIA RACCONTI Tr entesimo del ter riuli terrr emoto in F Friuli In occasione dell’importante anniversario si è detto e scritto molto per ricordare la sciagura del terremoto del Friuli, ed anche di come, da quella necessità di aiuto sia scaturito il grande intervento degli Alpini che ha dato le basi alla Protezione Civile nazionale. Tra le lettere ricevute, pubblichiamo una parte (il testo completo è bello ma davvero troppo lungo) di quanto ci scrive Gildo Lampugnani che ricorda alcuni episodi del suo intervento da volontario con la nostra Sezione al cantiere n° 6 di Maiano. “ …Con una cinquantina di Alpini della nostra Sezione ero stato destinato alla frazione di Cornino in una tenda abbandonata dalla Croce Rossa, in adiacenza alla stazione ferroviaria e in prossimità di un campo da calcio, sede di una tendopoli. La nostra destinazione costituiva un distaccamento del campo del cantiere numero 6 di Maiano, super affollato nel mese di agosto. Il nostro compito era di eseguire, su indicazione del Comune di Maiano, dei lavori per riadattare le case danneggiate nelle frazioni. Mi ero convinto di non poter far più niente per un Alpino reduce di Russia (con un braccio amputato) per siste- mare un ampio garage che gli avrebbe permesso di passare il successivo inverno al coperto, avendo avuta distrutta la casa. Purtroppo il garage aveva tutti i muri perimetrali, che sostenevano la soletta piana, inclinati di circa 40 centimetri, e pertanto ogni intervento poteva essere causa di crollo definitivo. Saputo ciò, un nostro Alpino capomastro di origine friulana (Vittorio Bertolussi) mi imponeva contro ogni logica e pratica: “Dammi degli uomini che scelgo io (alpini legnanesi), il materiale e non rompermi …… che ci penso io”. Ho raccomandato loro di puntellare il solaio, e poi mi ho raccomandato me a San Maurizio. voro eseguito iniziava a vedersi e, dove prima c’erano erbacce e rovi, appariva come per incanto un angolo piacevole da vedersi. Verso la metà mattinata comunque, come sempre nel rispetto delle tradizioni lavorative dove le decisioni vengono prese da chi non è abituato ai nostri ritmi, si decide di puntare le forze nella realizzazione di un sentiero che originariamente correva sul fianco della montagna e che in pratica non esiste più. Detto fatto, i nostri motoseghisti e gli addetti ai decespugliatori non chiedevano di meglio che di rimettersi all’opera e, coadiuvati dal reparto spalatori e picconatori, nelle prime ore del pomeriggio, possiamo ammirare soddisfatti il sentiero che d’ora innanzi permetterà alla gente di raggiungere diverse zone del bosco. Ed infine, terminato il lavoro, riconsegnati gli attrezzi e caricati gli escavatori sul camion, sempre accompagnati dal Capogruppo di Roè, ci dirigiamo alla periferia del paese. Ed ai margini del bosco, col lago di Garda in lontananza, veniamo ospitati per il pranzo nella favolosa sede degli alpini locali che letteralmente ci rimpinzano facendoci dimenticare le fatiche della giornata. Al ritorno al campo, alcuni già prendono la strada del ritorno, mentre il grosso rimane in loco per presenziare, l’indomani mattina, dopo l’Alzabandiera, alla parte ufficiale con le dimostrazioni dei motoseghisti e delle squadre antincendio, la S. Messa e la sfilata che precedono il pranzo. La mia personale considerazione su questa, come per le altre esercitazioni, è molto positiva in quanto penso che sia importantissimo per i volontari conoscersi, lavorare insieme in condizioni “normali” per essere pronti a farlo nel momento dell’emergenza. Il fatto poi che tutte le nostre esercitazioni abbiano come risultato finale, non una semplice dimostrazione di potenza o esibizione di mezzi che rimangono il più delle volte inutilizzati, ma delle opere destinate al godimento della comunità o al ripristino di ambienti realmente colpiti da calamità, ti consente di rientrare a casa con la consapevolezza di avere bene impiegato il tuo tempo. Franco Maggioni A fine esercitazione, non può mancare la classica foto ricordo Si sono demoliti e ricostruiti fondazione e muri a piombo, demolendo quelli inclinati a sostegno del solaio di copertura per frazioni e in tempi diversi; il tutto ben conoscendo che i lavori andavano completati nei soli tre giorni rimasti alla scadenza del turno per il rientro. Ho raccomandato poi al proprietario di togliere i puntelli della soletta non prima di una settimana. Durante il viaggio di ritorno ho poi appreso che, la mattina prima di partire, per completare l’opera erano stati tolti tutti i puntelli senza constatare alcun cedimento. Miracoli che solo gli Alpini sanno fare! Ricordo anche un altro episodio. Dopo cinque giorni di lavoro, sudore, acquazzoni improvvisi e mangiare come e cosa si riusciva a recepire sul posto e con i salamini donati dalla Citterio, nella stanchezza di quattordici ore di lavoro avevo combinato una cena a base di coniglio in una osteria locale all’aperto. Alle venti, dopo una doccia ai servizi del vicino campo di soccorso, avevamo finalmente indossato abiti e biancheria pulita. Proprio in quel momento venne chiesto il nostro intervento urgente per- ché nello scavo della fondazione del forni di Cornino erano state scaricate due betoniere di calcestruzzo che si doveva sistemare nelle fondazioni pena la impossibilità di utilizzo la mattina dopo per la sua presa. Immaginate le imprecazioni! Indossati ancora gli abiti da lavoro e caricati su due automobili gli otto legnanesi, si è partiti cantando. Al calare del buio si è completato il lavoro alla luce dei fari delle automobili. Stavamo ripartendo quando il capomastro ci ha richiamati per lavare le carriole, i secchi e i badili che avevamo usato. Dopo le ventidue il coniglio lo si è mangiato con ancora più appetito, e lo abbiamo innaffiato con del buon vino ma in fretta per poter riposare ed essere pronti alle sei del mattino successivo con il te (che preparavo in un pentolino) per poi raggiungere i posti di lavoro con tempestività. Negli anni ottanta sono tornato in Friuli con mio figlio per documentare la sua tesi di laurea in architettura, e non potete immaginare la gratitudine dei friulani che, riconoscendomi, si sono messi a nostra completa disposizione.” Gildo Lampugnani Giugno 2006 8 - Veci e Bocia VITA NEI GRUPPI ABBIA TEGRASSO ABBIATEGRASSO Una bella giorna ta giornata Giovedì 12 maggio il gruppo di Abbiategrasso ha ospitato nella sua bella sede una singolare riunione. Si vedevano infatti alamari e fiamme tra le penne nere, una giornata di sinergia tra carabinieri ed alpini. L’occasione era la presentazione di un libro del generale dei carabinieri Gagliardo dal titolo “La sicurezza minacciata” frutto e sintesi di un’esperienza professionale intensa, di una carriera iniziata proprio qui, ad Abbiategrasso e svoltasi in parecchi comandi sia in Italia che all’estero, in diverse sedi europee. E l’autore ha voluto omaggiare dell’esordio proprio Abbiategrasso con la complicità degli alpini, ai quali era amichevolmente legato sin dalla sua permanenza. E intorno al Generale gli alpini hanno riunito i comandanti delle stazioni di tutto il territorio della compagnia di Abbiategrasso, con il comandante capitano Palazzo, il comandante della compagnia di Corsico capitano La Mura (complice il capogruppo Brazzoli), il Sindaco dott. Fossati, l’onorevole Deodato, tanti rappresentanti dell’Arma e della Associazione Carabinieri oltre ovviamente agli alpini del gruppo ed a parecchi ospiti alpini. Ospite d’onore, oltre ovviamente all’autore del libro, un eccezionale relatore, il Generale C.A. Luigi Federici indimenticato Comandante delle Truppe Alpine ed altrettanto indimenticato Comandante dell’Arma dei Carabinieri. Il primo approccio, oltre ovviamente ai saluti agli ospiti, è stato l’alzabandiera “comandata” dall’emerito Presidente della Sezione ANA di Pavia gen. Abbiati, come prima doverosa accoglienza. Dopo le fotografie di rito, un ricco aperitivo nel parco ed una conviviale riunione tra alpini e carabinieri nella consueta allegria. Mentre si pensava all’imminente partenza per Asiago, di cui arrivavano le cronache degli arrivi già consistenti, gli alpini di Abbiategrasso con i loro amici si esibivano in un pranzo degno di un ristorante di alto livello e davano sfoggio delle loro capacità organizzative. Un emozionato Giancarlo Piva curava in ogni particolare tutta la regia mentre il capogruppo Alfonso Latino rappresentava agli ospiti la riconoscenza degli alpini per avere scelto la loro sede per questo importante appuntamento. Il Gen. Federici firma i libri di cui è Dopo qualche breve discorso di convenevoli (sintetico ed efficace come sempre l’amico Federici) tutto il gruppo degli intervenuti si recava in visita della caserma dei Carabinieri di Abbiategrasso, accolti amichevolmente dal Comandante di Compagnia e dal maresciallo Veronese, comandante della Stazione e da sempre vicino agli alpini abbiatensi, dove venivano raggiunti prima dal comandante Territoriale col. Bernardini poi dal Comandante delle Regione generale Girone. Dopo la visita, il gruppo si trasferiva presso la sede della fiera, dove c’era già parecchia gente e dove avveniva la presentazione del libro. Prima l’intervento dell’autore spiegava il perché della scelta di Abbiategrasso per il lancio del libro, ricordando i tempi del suo servizio, poi prendeva la parola il generale Federici per il commento. Parole chiare, sintetiche, schiette come sempre, da cui traspariva la perfetta conoscenza del problema trattato dal libro: la sicurezza minacciata della nostra società. Minacciata da una criminalità ormai transnazionale e globalizzata e dal terrorismo in tutte le sue forme, dalla droga e da tutti i reati ad essa connessi e conseguenti, minacciata da un minore presidio da parte della società, privata di valori forti. Il generale Federici aveva parole di elogio per il libro in cui sono trasfuse le esperienze di un comandante dei carabinieri, il generale Gagliardo, ricavate come detto dalla sua quarantennale esperienza di servizio in sedi disparate e di vario livello, con diversi ruoli e diversi incarichi. Alla globalizzazione della società e dei suoi strumenti di diffusione della tecnologia e della comunicazione corrisponde spesso la globalizzazione degli effetti negativi che vanno fronteggiati con mezzi efficaci. Oltre a conoscere questi effetti e ciò che è stato già messo in atto per fronteggiarli, noi tutti possiamo fare qualcosa. Di piccolo ma importante, diceva il gen. Federici, nella famiglia, nelle nostre comunità, nella scuola: ognuno può dare il suo contributo per aumentare la sicurezza del cittadino. E si sentiva che l’appello non era quello dell’oratore, ma era quello di un padre di famiglia, di un uomo che ha vissuto con intensità la sua vita personale e professionale, si sentiva chiaro e netto, il sentimento dell’alpino e la preoccupazione del carabiniere. Alla fine dall’uditorio, numeroso nonostante il giorno lavorativo, è pervenuto un applauso forte e sincero che ha accomunato chi ha scritto un’opera utile ed interessante e chi con capacità e cognizione lo ha saputo commentare e valorizzare. Un sintesi perfetta tra la penna nera e gli alamari! Giuliano Perini autore CORSICO a R epub blica ha 60 anni nostra Re pubb La nostr Tutto è iniziato quando ci ritrovammo, come tutti i venerdì, nella nostra piccola sede di Corsico per scambiare quattro chiacchere con gli amici dell’Associazione Marinai. Ad un certo punto qualcuno osserva che il 2006 è il 60° della Repubblica e qualcun altro aggiunge che sarebbe bello fare qualcosa per ricordare degnamente l’Anniversario. E certo – altri precisano quello della nascita della Repubblica Italiana è un Anniversario proprio importante per la nostra vita, per il nostro modo di essere, che non può essere trascurato. Infatti le idee di libertà e di democrazia che sono le fondamenta della Repubblica sono ormai così radicate in noi che neppure ce ne accorgiamo, così come non ci accorgiamo dell’importanza dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo: ci rendiamo conto della loro necessità solo quando queste sono sporche o inquinate. È per noi naturale parlare a voce alta delle nostre idee politiche e sociali e manifestarle ove riteniamo più opportuno, leggere in pubblico il tipo di stampa che appare più congeniale alla nostra struttura mentale ed ai nostri interessi, parlare male o bene di qualsiasi uomo collegato alla politica, alla religione o a qualsiasi altra forma di potere questi appartenga! Fa parte dell’aria che respiriamo anche quello che si chiama lo “stato di diritto”, cioè il nostro essere in situazione di parità giuridica con qualsiasi organo dello Stato, perchè anche lo Stato – con tutte le sue strutture ed i suoi poteri – è soggetto alla Legge nello stesso modo in cui lo è ciascuno di noi. Non è sempre stato così e, anche ai nostri giorni, è così solo per pochi Stati e Nazioni della nostra Terra, popoli privilegiati al pari della nostra Patria. Tutto ciò grazie alla Repubblica, iniziata il 2 giugno 1946, e alla sua Costituzione, carne e nervi e sangue della Repubblica, impostata anch’essa nella stessa epoca dall'Assemblea Costituente, e in vigore dal 1 gennaio 1948. Abbiamo pensato di ricordare il 60° Anniversario coinvolgendo gli studenti – ed in ciò abbiamo trovato l’entusiastico appoggio della Signora Preside Prof. Longo - oltre che dell’Amministrazione della Città di Corsico, Signor Sindaco in testa, sempre sensibile a manifestazioni di questo tipo. Qualche riunione per definire i dettagli, e subito parte dal Comune il Bando di Concorso, riservato a studenti delle medie ed aperto a lavori di qualsiasi genere, dalla grafica, alla poesia, alla prosa, purchè aventi per tema la nostra Repubblica. Nonostante il premio messo in palio fosse decisamente invogliante (borsa di studio di 500 Euro, sotto forma di buoni per libri) la partecipazione non è stata massiccia - una cinquantina di studenti su tre scuole - ma la quantità è stata sostituita dalla qualità e dall’originalità dei lavori concorrenti , tanto che la Giuria - cui partecipavano Alpini e Marinai - si è sentita in obbligo di creare due “primi premi” da 250 Euro e conferire targhe ricordo ad altri due studenti. La premiazione, tenutasi nell’ambito della Festa scolastica e di quartiere il 28 maggio scorso, ha visto la partecipazione di parecchie decine di persone tra docenti e studenti, e ciò nonostante l’ora – eravamo già oltre l’ora canonica del pranzo – ed il sole veramente spaccapietre. L’evento forse più simpatico occorso all’atto della premiazione – con buona parte del Consiglio del Gruppo di Corsico sul palco delle autorità - è stata l’autentica sorpresa dei ragazzi (e ragazze) premiati, condita da uno spontaneo velo di timidezza, proveniente dal trovarsi inaspettatamente “davanti ai riflettori”. Ma il 60° Anniversario è stato ricordato da “ANA - Corsico” anche con una Mostra Storica sulle Truppe Alpine e sulla Marina, realizzata ancora di concerto con l’Associazione Marinai e con il patrocinio del Comune. Cosa dire della “Mostra Storica sulle Truppe Alpine”? Tutti abbiamo dato il nostro contributo, lavorando per mesi, all’inizio per farci delle idee e poi per realizzarle, il “Centro Studi” nazionale ci ha fornito un adeguato supporto documentazione, il Comune, che ringraziamo, ci ha messo a disposizione la logistica e un amico Alpino ci ha consentito di utilizzare reperti storici della sua collezione. L’inaugurazione è avvenuta nella serata del giorno 8 giugno ed ha visto la partecipazione del Sindaco di Corsico Sig. Graffeo, del Vicesindaco e di ben tre Assessori. La “Mostra” aperta anche i giorni 9 e 10 giugno ha registrato una qualificata partecipazione di visitatori e moltissimi si sono espressi con frasi di apprezzamento sull’apposito “Libro” posto all’uscita del salone. Ci hanno reso particolarmente appagati le richieste - ben 4 - formulateci di avere il materiale esposto per allestire analoghe manifestazioni: ovviamente questo è a disposizione di tutti gli amici Alpini che ce ne faranno richiesta! A quando i prossimi appuntamenti? Fra due anni, con il 60° della Costituzione? Chissà. Il Gruppo di Corsico sarà pronto e sempre in prima linea. il Consiglio del Gruppo di Corsico Veci e Bocia - 9 Giugno 2006 VITA NEI GRUPPI BRESSO Br asile: il per chè del ritorno Brasile: perc È difficile descrivere le mie sensazioni ed emozioni della quinta volta in Brasile, ma dietro insistenza del Presidente Urbinati mi ci provo. Devo riordinare le idee, di non farmi prendere dall'emozione, e chiedere a mia moglie di ricordarmi episodi che si rifiutano di venire a galla. Inizio col dire che l'accoglienza da parte delle Rev. Suore, dei bimbi e bimbe che frequentano i vari asili, degli amici che col passare degli anni ci siamo fatti è come al solito eccezionale per cui non ti stanchi mai di chiedere notizie di uno o dell'altro. È stupefacente il fatto che ogni mattina, le bimbe che frequentano la scuola ti salutino con un calorosissimo "Buon giorno" e non con il loro "Bon giar"; ormai lo sanno e vogliono sapere come si traduce “Boa targi” o “Boa noici”, e poi ti invitano a partecipare alla partita di calcio, perché c'è il campionato del mondo e la partita più attesa è chiaramente Brasile - Italia. Parlando di cose più serie, c'è da raccontare del nostro viaggio a Macapà, della bellissima esperienza che, assieme a mia moglie Sandra, abbiamo fatto in quella cittadina alle foci del Rio delle Amazzoni, dove sorgono come funghi "case" o meglio strutture in legno, abitate a volte da più di una famiglia, spesso senza energia elettrica e con l'acqua prelevata dal pozzo che si sono scavato. Qui le Rev. Suore Carmelitane - dice suor Nazzarena, italiana di Maser, da 27 anni in Brasile, figlia e sorella di alpini - non hanno incombenze scolastiche con i bimbi, seguono solo gli ammalati e le loro famiglie, distribuendo loro medicinali quando ne hanno, o fornendo loro assistenza medica o di altra natura. Ma dopo aver visto come operano, devo dire che suor Nazzarena ha detto una grossa bugia perché è ben piccola cosa quanto sopra scritto. Il loro impegno consiste anche nell'assistenza ai lebbrosi, seppur dichiarati guariti, il fornire loro cibo e medicinali specifici, spesso trovare loro una casa o nel far costruire per loro degli alloggi indipendenti dove possano sentirsi ancora degli esseri umani seppur menomati nel corpo. E che dire delle famiglie che vivono nella foresta lungo il fiume. La curiosità di vedere il grande fiume ci ha indotto a chiedere alle Suore di accompagnarci e loro ben volentieri hanno acconsentito anche perché dovevano visitare una persona anziana ed ammalata, così di buon mattino partiamo dal porto di Santa Anna su una barca a motore e dopo circa un'ora di navigazione arriviamo a destinazione. E' superfluo descrivere la vegetazione, alberi e fiori di ogni genere - a maggio inizia la stagione delle piogge e qui siamo a cavallo dell'equatore - di tanto in tanto si vedevano dei pescatori intenti a vuotare le nasse usate per la pesca dei gamberetti o si intravedevano sulla riva delle costruzioni che servivano da piccolo bazar e da scuola, in mezzo alla foresta. Finalmente arriviamo. La costruzione è piazzata su palafitte sulla riva del fiume, tutta in legno col tetto in eternit sul quale è posto il serbatoio dell'acqua per gli usi domestici (per l'igiene si usa l'acqua del fiume). Scesi dalla barca, ci vengono incontro una ventina di bimbi, donne con neonati al collo ed altri adulti tra cui la persona che dovevamo visitare e che, grazie a Dio, si era ristabilita. Ci hanno spiegato che quel giorno la scuola era chiusa e la padrona di casa si era prestata ad accogliere i bimbi del vicinato. A prima vista ci è sembrato di entrare in un piccolo deposito merci, poi ci siamo invece resi conto di trovarci in un ambiente pulitissimo (avremmo potuto mangiare sul pavimento), ben diviso in cui abitavano 7 persone, tra cui una bimba di 40 giorni. Dopo i convenevoli e le presentazioni la padrona di casa si è scusata dicendo di non aver nulla da offrirci ma nel contempo ha mandato un figlio a raccogliere delle noci di cocco per dissetarci. E' stato il più dolce rinfresco che io e mia moglie abbiamo gustato in tutta la nostra vita. Questo non è altro che un episodio piacevole vissuto, ma l'esperienza più toccante è stata la visita ai malati di lebbra. Alcuni hanno famiglia, altri vivono soli ma tutti con una dignità che ti sconvolge, nessuno che imprechi alla propria disgrazia, tutti col sorriso sul volto, ti vorrebbero abbracciare. Alcuni ci riescono, altri no in quanto sono supini o sdraiati su di un letto e tu che ti fai coraggio e senza vergogna, a volte rigettando la repulsione che ti assale, sopperisci a questo e li abbracci chiedendo loro, nel tuo portoghese stentato, come stanno e se hanno bisogno di qualche cosa. Domande inutili perché gli hai appena consegnato viveri e medicinali e sai benissimo che il giorno dopo suor Nazzarena tornerà a trovarli. Dopo queste visite mia moglie mi ha sussurrato "Il prossimo anno torniamo e ci fermiamo di più". Che conclusioni trarre da questa nuova esperienza? Non ne trovo, so solamente che sia io che mia moglie, la quale ha avuto la forza di accompagnarmi la prima volta tre anni fa e mi sprona continuamente, non vediamo l'ora che passi in fretta il tempo che manca per il nostro ritorno in Brasile, e quando siamo sull'aereo che ci riporta in Italia sogniamo che sia quello che ci sta portando laggiù. Che dire ancora... ragazzi, alpini, dovreste provare a vivere questa esperienza. In qualsiasi periodo dell'anno le Rev. Suore sono in grado di darvi ospitalità e di farvi toccare con mano la realtà locale, a loro non interessa se andate laggiù per aiutarle o no in qualche lavoro, saranno ben felici di farvi da cicerone. Voglio inoltre ringraziare i professori locali che operano in questi centri e che ben conoscendo abitudini ed usi dei bimbi, si adoperano per offrire loro un futuro migliore. Espero Carraro P. S.: a proposito, quasi dimenticavo: Suor Nazzarena mi ha detto e assicurato che con 4000 Reails (1500 Euro) si costruisce una casa in legno di circa 60 metri quadrati in grado di accogliere una famiglia di 10 persone, e per una di 5 persone basterebbero solo 1000 Euro. Chi ha orecchie per intendere intenda e veda di grattare il fondo del barile, che qualche cosa sicuramente trova. LACCHIARELL A CCHIARELLA Concor so Letter ario: Concorso Letterario: valori, amicizia e passione Domenica 18 giugno 2006, è per la Polizia Locale di Lacchiarella una giornata molto intensa: quattro manifestazioni quasi in contemporanea, gli Agenti impegnati nella viabilità, il Comandante ed il Sindaco che continuamente guardano l’orologio per evitare di arrivare in ritardo all’inizio di ciascuna di esse. Alle 11.45 è prevista la ceIl capogruppo vigila sull’annuncio dei vincitori rimonia di premiazione del “15° Concorso internazionale di let- tenutasi a Gressoney - Saint Jean). teratura”, organizzato dal Gruppo Al- Ascoltando i discorsi sento che qualcuno si esprime in maniera diffidente pini di Lacchiarella. Arriviamo alla sede del Gruppo, che sul titolo del tema del XVI° concorso, quest’anno festeggia i suoi XXV anni strano ad un primo impatto lo avevo di fondazione, ci attende una coreo- giudicato un buon tema; in fondo c’è grafia adeguata ad un avvenimento di sempre una prima volta e non è detto rilevanza internazionale: tricolori, che pur avendo visto molte volte una gagliardetti e soci di vari Gruppi, il pen- determinata cosa e/o vissuto una data situazione la si abbia veramente “innone per l’alza bandiera, … Il clima è piacevolmente cordiale: scam- contrata”. E poi il termine “oggi” non bi di saluti, presentazioni, … si respira è necessariamente riferito al momento aria di amicizia. Tutto è stato predispo- attuale, può essere un ricordo e quindi sto per l’inizio della cerimonia che si è la possibilità di partecipare al concordegnamente aperta con l’alza bandie- so è aperta a tutte le età. ra, momento solenne e fortemente ca- Sono convinto che gli scritti saranno rico di emozioni: l’Inno di Mameli non numerosi e la Giuria avrà il suo bel da è solamente suonato, ma tutti i presen- fare per decidere. ti, in posizione di “attenti”, lo hanno Anche il pranzo giunge al termine, è arrivata l’ora di salutarsi e di darsi apfieramente cantato. La cerimonia conclusiva del “15° Con- puntamento per la prossima manifestacorso Internazionale di Letteratura” è zione programmata per i festeggiamenti cominciata, lo speaker inizia con la pre- del XXV di fondazione il 19 novembre. dott. Marco Cantoni sentazione dei componenti della GiuCom.te Corpo P.L. Lacchiarella ria; i premi vengono consegnati dal Sindaco di Lacchiarella, dal Presidente della Sezione ANA di Milano e dal CLASSIFICA DEL XV° CONCORSO Capo Gruppo di Lacchiarella. INTERNAZIONALE DI LETTERATURA Il concorso è definito internazionale, ed effettivamente i premiati non sono SEZIONE NARRATIVA solo Italiani ma figurano anche uno 1. "Cuore di penna" - Gianluca Grandi Svizzero ed un Canadese: la sede del - Secugnago (Lodi) Gruppo Alpini di Lacchiarella per un 2. "Lo spezzatino" - Bruno Longanesi giorno è l’ombelico del mondo. - San Giuliano Milanese Al termine delle premiazioni un breve 3. "Sulle rime dell'anima" - Gianluca discorso da parte del Sindaco, del Par- Grandi - Secugnago (Lodi) roco, del Presidente della Sezione di Elaborato estero: "Bortolo" - Graziano Milano. Sia - Tesserete (Canton Ticino) La cerimonia si conclude leggendo il Socio AIDO: "Lo spezzatino" - Bruno titolo del tema per il XVI Concorso: Longanesi - San Giuliano Milanese “Oggi ho incontrato gli alpini”. Socio ANA: "Il cappello ritrovato" Terminata la cerimonia è previsto un Isidoro Perin - Arcade (TV) pranzo a buffet, gli inviti ricevuti ormai non si contano più, come posso rifiuSEZIONE POESIA tare? Il clima è troppo coinvolgente e ti 1. "Penna nera" - Anna Maria Lavarini senti parte del gruppo: accetto l’invito. - Verona Mentre si pranza, si scambiano quat- 2. "Cuore di alpino" - Vittoria Rollè tro chiacchiere che sono interrotte da- Pianezza (TO) gli inviti ad alzare il bicchiere (natural- 3. "Cento passi" - Armanno Fasteni mente pieno di vino, l’acqua non è am- Pisogne (BS) messa), inoltre si festeggia il comple- Elaborato estero: Tutti fuori tema anno di un associato. Socio AIDO: "Alpino .... Sentinella Nei vari discorsi si scopre che sono d'amore" - Dario Gatti - Castagneto (BS) un socio CAI, e allora i dialoghi co- Socio ANA: "Uomini alpini" - Fabrizio minciano a spingersi più nel dettaglio: Acquistapace - Piantedo (SO) il recupero dei camminamenti della Miglior elaborato socio ANA estero: Grande Guerra, i siti visitati, le gallerie, "Amico mio (ricordi di allora)" - Giuliale storie di mine, …fino ad arrivare alla no Franceschin - Alberta (Canada) cerimonia del 50° della posa del Cristo Under 14 (poesia e narrativa): Nessun delle Vette sul Monte Rosa (l’anno elaborato scorso ho prolungato apposta le ferie Residente Lacchiarella: Nessun elaper partecipare alla commemorazione borato Giugno 2006 10 - Veci e Bocia VITA NEI GRUPPI LIMBIA TE LIMBIATE BUST O G AROLFO USTO GAROLFO In FFriuli, riuli, a 30 anni dal ter terrr emoto Una giorna ta str aor dinaria giornata straor aordinaria to mancare alla cerimonia del mattino di sabato 6 maggio a Gemona (sono arrivato a cerimonia quasi conclusa). Il pomeriggio, alle 14.30, presso la caserma Goi Pantanali, dove la notte del 6 maggio 1976 persero la vita 33 alpini (29 sepolti sotto le macerie della caserma e 4 mentre si trovavano in libera uscita in città), alla presenza del picchetto armato e della banda della Julia, del Labaro dell’ANA, si è svolta la ceIl vessillo sezionale alla cerimonia di Majano rimonia ufficiale, con la ceOrgoglioso di aver prestato la mia opera lebrazione della Santa Messa, i discordi volontario nel luglio 1976 presso il si del presidente Perona, delle autorità cantiere numero 6 di Majano e nel 1977 civili e militari e dell’onorevole per l’allestimento del campo di Zamberletti, a suo tempo commissario Venzone, non potevo mancare alle ce- straordinario del Governo per l’emergenlebrazioni per il 30° anniversario del za terremoto. Lo scoprimento e la beneterremoto del Friuli. Da tempo avevo dizione di una lapide con il nome dei 33 programmato tale viaggio a Majano, per alpini caduti ha concluso la cerimonia. i legami con quella cittadina in cui, tra Il mattino seguente, domenica 7 magl’altro, nella frazione di San Tommaso, il gio, trasferta a Majano per la commenostro gruppo aveva contribuito alla re- morazione ufficiale in quel Comune. Presenti, oltre al nostro, i vessilli delle alizzazione di tre prefabbricati. Il sito internet nazionale a tal proposi- Sezioni di Tirano e Lecco oltre a diverto era estremamente avaro di notizie. si gagliardetti. Dopo la sfilata per le Le poche che sono riuscito ad avere vie cittadine, la Santa Messa accomsono state prese da quello della sezio- pagnata dal Coro Grigna della Sezione ne di Udine e con queste ho program- di Lecco, i discorsi ufficiali e la consemato il mio viaggio. All’ultimo momen- gna degli attestati a tutti quanti hanno to l’invito del Sindaco di Majano e l’in- dato il loro contributo alla ricostruziocarico del presidente Urbinati di rap- ne e rinascita della cittadina. presentare la sezione con il Vessillo Dulcis in fundo, il pranzo ufficiale ofhanno apportato qualche variazione al ferto ai partecipanti presso la mensa programma iniziale. La mancanza di in- della società Snaidero. Sandro Bighellini formazioni, sopra accennata, mi ha fat- in visita da Milano Lorenteggio LIMIT O-PIOL TELL O-SEGRA TE LIMITO-PIOL O-PIOLTELL TELLO-SEGRA O-SEGRATE Addio a T ar cisio Zonta Tar arcisio Abbiamo accompagnato all’ultima dimora il nostro Tarcisio Zonta, artigliere alpino e reduce di Russia, classe 1917. La grande famiglia alpina si è riunita per manifestare il proprio cordoglio per la perdita di uno dei personaggi che hanno segnato un periodo particolare della nostra storia. Hanno avuto la determinazione ed il coraggio di difendere la Patria anche quando le prospettive non garantivano sbocchi al conflitto ormai diventato insostenibile, sia dal punto di vista umano che da ogni logica di pensiero. La cerimonia è proceduta serenamente e nella forma migliore. In testa allo ARESE sfilamento si imponevano i simboli caratteriali: il Vessillo sezionale, il Labaro dell’UNIRR, la Bandiera dei Combattenti e Reduci, l’emblema delle ACLI ed i gagliardetti di Crescenzago e di Melzo, oltre naturalmente al nostro. Ringrazio tutti gli intervenuti ed in particolar modo il Presidente Urbinati che con la sua presenza ha dato ufficialità alla cerimonia. Ora l’anima di Tarcisio, abbandonato quell’anziano corpo, vive un nuova vita, quasi come un bambino. Un dono bellissimo, che ci auguriamo goda nel Paradiso di Cantore. Roberto Luciani Lunedì 13 marzo, approfittando del fatto che l’amico Renato doveva recarsi per lavoro a Busto Garolfo, mi sono aggregato per assistere almeno all’ultimo giorno della Festa di Primavera. Gli alpini del Gruppo erano impegnati, da sabato, in una struttura messa a disposizione dal Comune con tutti i servizi compreso bar e cucina, a preparare dai 150 ai 170 coperti, per il mezzogiorno e la sera con un ricco menù. Al mio arrivo sono stato accolto dagli alpini presenti con molto entusiasmo, avendo già avuto modo di conoscerne alcuni durante una mia precedente visita al Gruppo. Mi sono subito cercato un lavoro, come al mio solito poco affaticante, e mi sono assunto il compito di travasare dell’ottimo vino rosso dalla damigiana alle caraffe di servizio. A questo proposito mi voglio scusare con l’amico Alessandro al quale, avendogli io sottratto il lavoro, si è trovato alla mercè del Capogruppo che, da buon schiavista, tutte le volte che lo beccava gli rifilava un nuovo incarico. Essendo la mia postazione di lavoro vicino alla cucina ho avuto modo di carpire qualche segreto all’ottimo cuoco e anche di conoscere un ragazzo che è la conferma che alpini si può anche diventare. Proveniente da una famiglia di tradi- MILANO CENTRO Pr Premia emiato emia to ““Alpin Alpin del Domm” il miglior notiziario di Gruppo nel 2005 Nell'ambito della cerimonia conclusiva dell'annuale Concorso Letterario organizzato dal Gruppo di Lacchiarella, la cui premiazione si è tenuta domenica 18 giugno 2006, è anche prevista la premiazione del miglior notiziario di Gruppo nella nostra Sezione. Il CDS, su proposta, del Comitato di Redazione di "Veci e Bocia" ha premiato il periodico del Gruppo di Milano Centro "Alpin del Domm" per la mi- ARESE Inaugurazione della Sede del Gruppo Notizie in anteprima sulle cerimonie del dopo-ferie Tra il 30 settembre e l’8 ottobre 2006 si terranno ad Arese le manifestazioni per l’inaugurazione della sede del Gruppo di Arese. Il Gruppo è legato in modo particolare al nome dell’indimenticato Peppino Prisco. È previsto l’allestimento di una mostra con dei cimeli e dei suoi scritti e sabato 7 ottobre ci sarà una serata per ricordare e parlare di Prisco come uomo, Alpino e sportivo con la presenza di autorità e nomi importanti. L’inaugurazione ufficiale della Sede è prevista per domenica 8 ottobre con la manifestazione alpina. I dettagli e il programma definitivo saranno diffusi a tempo opportuno, e saranno visibili nel sito internet sezionale. zione marinara era raccomandatissimo per essere arruolato in Marina e si è ritrovato assegnato agli Alpini dove ha fatto molto contento il suo periodo di naja. Il giovane, molto attaccato all’acqua, si è assunto l’onere di lavare i piatti cantando contento per questo suo compito. Finalmente verso le 15,30 ci siamo seduti a tavola ad assaporare l’ottimo cibo fornito dalla cucina. Io e Renato, che nel frattempo aveva terminato il suo lavoro e si è aggregato al lavaggio ed asciugatura piatti, siamo rimasti con il gruppo fino a sera in ottima compagnia facendo qualche cantata e risciacquandoci la gola quando necessario. Voglio ringraziare tutti gli alpini ed ovviamente il capogruppo Holzer per l’accoglienza che mi hanno riservato e per la straordinaria giornata che mi hanno fatto trascorrere, lavorando con una meravigliosa compagnia. Mi complimento anche con tutti coloro che hanno lavorato perché ho visto un gruppo di gente con molto affiatamento ognuno con il suo compito ben definito. Mi scuso di nuovo per aver creato qualche scompiglio e ringrazio il Gruppo di Busto Garolfo per avermi dato l’opportunità di gioire di una giornata meravigliosa. Elio Dal Pont Il capogruppo Vincenti rimira soddisfatto la glior qualità del notiziario nel 2005, con la seguente motivazione: "Ottimo strumento informativo che ha ben recepito e attuato le indicazioni associative in tema di qualità e di comunicazione, "Alpin del Domm" dimostra anche un continuo impegno a far percepire la qualità di quanto fatto dall'Associazione. Oltre ad evidenziare l'intensa attività del Gruppo, il notiziario è integrato da rubriche di notevole interesse, con particolare menzione a quelle di tipo storico. II notiziario, che si caratterizza per l'ampiezza dei contenuti, la buona veste tipografica, la buona tecnica editoriale, e la rilevante diffusione ottenuta anche con l'uso efficace di mezzi informatici, è un esempio di alta qualità per i notiziari di Gruppo anche all'esterno della nostra Sezione." targa appena ricevuta G.R. Veci e Bocia - 11 Giugno 2006 VITA NEI GRUPPI ORE OL ON A GIUSSANO VITTORE OLON ONA SAN VITT Il Gr uppo compie i 75 anni E...tr e! Gruppo E...tre! Se il numero tre è considerato perfetto, allora il nostro Gruppo ha fatto centro, visto che nella giornata del 6 giugno u.s. ha inaugurato il terzo pennone per l’alzabandiera, dislocato questa volta nel giardino delle Scuole Medie di San Vittore Olona. Inoltre se nel conteggio ci mettiamo anche quello di alcuni anni fa per la nostra Sede, allora con il numero quattro abbiamo onorato in maniera egregia lo spirito dell’A.N.A., paladino della nostra bandiera e del senso di Patria. Per la cronaca: inaugurazione con Alzabandiera, Inno Nazionale suonato dai ragazzi dell’istituto davanti a tutti i partecipanti: scolari, corpo insegnante, forze dell’ordine con rappresentanze degli amici Carabinieri di Cerro Maggiore e della Polizia Locale. In realtà gli Inni Nazionali sono stati due: italiano e americano, motivati dal gemellaggio fra la nostra scuola ed un gruppo di studenti americani, la più parte dei quali ospitati per tutto il periodo del soggiorno dalle famiglie dei loro coetanei italiani. L’ufficialità della cerimonia, di per se stessa meritevole di attenzione, è stata maggiormente onorata dalla presenza del rappresentante al Provveditorato agli studi prof. Tiradritto e del Console americano che, ovviamente dopo il saluto del Preside prof. Trucco, ha rimarcato la validità e l’estrema importanza di questo interscambio che costituisce senza dubbio un’enorme op- portunità per i nostri ragazzi, una porta aperta sul futuro. Anche il nostro Capogruppo ebbe parole circostanziate sull’onda delle quali il Preside, superando ogni difficoltà gestionale o burocratica, ha programmato a partire dal prossimo anno scolastico l’impegno per l’Alzabandiera che sarà svolto a turni settimanali dalle singole classi: un vero “uovo di Colombo” meritevole di un sincero applauso. Nel contempo è gradito sentire dall’accompagnatrice del gruppo americano come negli Stati Uniti, sicuramente a Miami - Florida, luogo della loro provenienza, si dia sempre più importanza all’insegnamento e alla divulgazione della nostra lingua, studiata anche dai nostri ospiti a partire dai primi anni di scuola. Mi risulta che già da tempo anche in altre nazioni ciò avvenga, in Brasile e perfino in Egitto, con risultati veramente lusinghieri. Ora sul pennone della Scuola Media garrisce il Tricolore, la nostra Bandiera e, per questa settimana, anche quella americana. È un segno di civiltà, di maturità e di speranza per il domani: un segno piccolo, se volete, ma di una grandissima portata. È gratificante che in questo momento socialmente e culturalmente così importante, il nostro Gruppo di San Vittore Olona sia stato fattivamente presente. Pio Cestarolli LODI sa di un rreduce educe scomparsa La scompar Il 31 marzo è “andato avanti” il nostro Piero. Piero Mapelli era un vecio della classe 1921 e aveva fatto la seconda Guerra mondiale. Quando ci raccontava le sue peripezie, delle quali andava fiero, ci lasciava stupefatti per la lucidità e la semplicità con cui descriveva i vari eventi capitatagli, insegnandoci la dedizione e l’attaccamento che aveva per gli Alpini e, conseguentemente, per la nostra Associazione. Da tempo era ammalato, ma non ha mai fatto pesare le sue difficoltà, anzi spesso ha sopportato la malattia e le sue conseguenze sempre con il sorriso sulle labbra. Ora è andato nel paradiso di Cantore, dove incontrerà anche la sua amatissima moglie Piera che è sempre stata nei suoi pensieri. Noi lo ricorderemo per tutte le opere buone che ha fatto, aiutando per moltissimi anni i disabili della città, per l’assiduo impegno che ha sempre profuso per il Gruppo e per la costante presenza a tutte le sue manifestazioni. Ci mancherà molto; per noi lui è stato un padre, un fratello, un amico, un ALPINO!! E tutti noi ci uniamo alla diletta figlia nel piangerlo. Sergio Dossena Giunta la fiaccolata, vengono resi gli onori al monumento ai Caduti Il Gruppo di Giussano ha compiuto 75 anni, e varie sono state le iniziative per festeggiare il terzo giubileo degli alpini giussanesi, che ha avuto come momento più importante la cerimonia di domenica 4 giugno. Per l’occasione è stata organizzata una fiaccolata dal Monte Pasubio a Giussano, cui hanno partecipato 19 alpini; Veci e Bocia insieme per ricordare tutti i caduti, compresi gli ultimi di Iraq e Afghanistan. Sul Pasubio i nostri tedofori hanno trovato più di venti centimetri di neve caduta nella notte. Ma nonostante l’imprevisto che ha rallentato la salita, la corona in onore ai caduti, portata a spalla del nostro Vincenzo, è stata deposta ugualmente al monumento. L’inaspettata nevicata ha certamente rallentato il percorso, fermando i pulmini a più di un’ora dal rifugio Papa, ci ha anche bagnato le scarpe, ma ha reso sicuramente più romantico e suggestivo questo piccolo gesto compiuto in onore di quei tanti ragazzi poco più che ventenni, che qui hanno compiuto il loro dovere sino al sacrificio. Da lì è partita la fiaccolata che ha iniziato la lenta discesa fino all’ossario di Pian delle Fugazze, dove è stata deposta un’altra corona con una piccola cerimonia. La marcia è quindi proseguita per Giussano, con le tre squadre che si alternavano nella corsa, portando la fiaccola fino al monumento ai Caduti di Giussano dove è stata consegnata al Vecio Paolo Benvenuti, reduce della battaglia di Nikolajefka, per poi accendere il tripode commemorativo. La fiaccola ha proseguito per le vie cittadine accompagnata dal Vessillo sezionale, dai Gagliardetti dei Gruppi, dagli Alpini, dal coro ANA di Giussano e da tutte le autorità, tra cui il nostro presidente Giorgio Urbinati, dai vice presidenti Antonio Fenini e Aldo Barberi e dal coordinatore della Unità di P.C. Roberto Polonia. La sfilata è stata piacevole; il passo era ben scandito dalle due bande chiamate per l’occasione, poste una all’inizio e una alla fine del bel corteo, e tutto era coordinato dal servizio d’ordine della sezione, cui va il nostro grazie, che ha gestito in modo lodevole lo svolgersi della manifestazione sotto le indicazioni del bravo Elco Volpi. Davanti alla chiesa parrocchiale un’al- tra corona è stata deposta al monumento ai Caduti della Grande Guerra, poi l’accensione del tripode in chiesa ha dato inizio alla cerimonia solenne. Dopo la S. Messa i festeggiamenti sono proseguiti in baita con l’alzabandiera, i brevi discorsi delle autorità e il rinfresco; la brevità dei discorsi è stata apprezzata da tutti soprattutto perché, anche se “…anche a digiuno sappiam marciar…”, l’ora era prossima al mezzogiorno, e fresco bicchiere di quello buono con una fetta di salame proprio non guastavano. Per l’occasione la baita è stata sottoposta ad una completa revisione. Imbiancatura, pulizia profonda e istallazione di quadri storici e di una bacheca con reperti di guerra ritrovati soprattutto sull’Adamello. È stata allestita una mostra fotografica dal titolo “L’Alpin l’è semper quel…”. Ogni pannello associava una o più foto della vita del Gruppo a delle citazioni tratte da libri di Rigoni Stern, Bedeschi e don Gnocchi. Si è così visto come anche se i tempi sono cambiati e le situazioni sono diverse, l’Alpino non cambia. Egli è sempre pronto a rimboccarsi le maniche, come ad intonare una canzone. Dalle pagine di “Veci e Bocia” il Gruppo di Giussano ringrazia tutti coloro che sono intervenuti alla manifestazione per la buona riuscita della stessa: la Sezione, i Gruppi e tutti gli alpini presenti, tra cui i graditissimi ex-presidenti sezionali Antonio Rezia, Giuliano Perini e Tullio Tona. Grazie di cuore perché con la vostra presenza ci avete regalato davvero una bella festa per i nostri 75 anni. Fabiano Folcio Foto nell’articolo: di Luca Geronutti Giugno 2006 12 - Veci e Bocia LETTERE AL DIRETTORE Abbiamo ricevuto da Sergio Pivetta questa lettera che proponiamo per stimolare il dibattito, peraltro già aperto a livello nazionale con un articolo su “L’Alpino” del maggio 2006, sui temi della coralità nella nostra Sezione. Canti de gli Alpini e cor ali dell’AN A deg corali dell’ANA Seguo da qualche tempo, la sera del venerdì, una trasmissione su una televisione locale che presenta musica popolare. Alcune settimane or sono la mia attenzione venne attratta da una corale che poi riconosco, anche se non indossa il nostro cappello: è una corale dell’ANA. Una “corale di alpini” composta da alpini che cantano benissimo: gorgheggi, voci bianche, stupende e variegate modulazioni, apprezzatissime dalla gente che applaude. Ma i cori che intona, come quasi tutti quelli delle moderne “corali di alpini”, pur richiamandosi ai “canti degli alpini” sono sempre più lontani dai “canti della naja”. Quelli che i nostri nonni intonavano sul Carso della Prima Guerra Mondiale, quelli che anche gli alpini della Seconda Guerra mondiale cantavano sul Golico e sul Tomori: “Tra i monti della Grecia / c’è la Voiussa / col sangue degli Alpini / s’è fatta rossa”….poi quelli della campagna di Russia, per coperta il cielo, la neve come sudario: “Se tu vens, cassù tas cretis / la che lor mi han soterat / a l’è un splaz, plen di stelutis / dal mio sang l’è stat bagnat”… e quelli che dalle vette ammantate di neve di Monte Marrone, dove vigilavano gli Alpini del btg. Piemonte, un’eco irreale trasportava a valle sino alle trincee dei Fanti e dei Bersaglieri del Corpo Italiano di Liberazione: “… fra le rocce, il vento e la neve / siam costretti, la notte a vegliar…” Quei melodici canti che noi, ormai vecchi ex-combattenti, abbiamo imparato a intonare, quando eravamo giovani, dai nostri nonni. Quelle struggenti melodie che le corali di oggi stanno travisando con tutti quegli elaboratissimi arrangiamenti che ne snaturano la bellezza e la poesia. Quei canti alpini che Peppino Prisco intonava goliardicamente: “….figli di nessuno, tra le rocce noi viviam…” a quelle riunioni conviviali che poi si concludevano – alla vecchia maniera – con quella canta che assieme a “Stelutis Alpinis” è, per tutti gli Alpini, ma in particolar modo per gli ex-combattenti, l’inno alla memoria dei nostri Caduti: “…sul ponte di Perati, bandiera nera…” …Tutto questo io penso quando ascolto le moderne, sofisticate “corali di alpini”, sempre più lontane dai “canti della tradizione alpina”, quelli che con la mia squadra intonavo sotto la tenda o in trincea, nelle pause tra un combattimento e l’altro. Sergio Pivetta NUOVI CONSIGLIERI Vi presentiamo i nuovi Consiglieri eletti dall’Assemblea Giulio Onori Antonio Respighi Viene chiamato alle armi nel 1971; terminato il CAR a Cuneo, presta servizio al Btg. Val Brenta a San Candido. Congedato nel 1972, si è subito iscritto all’ANA, ed ha già ricoperto in passato la carica di Consigliere sezionale, oltre ad essere anche stato capogruppo a Vigevano per 2 mandati. Alla S.M.A. Aosta - Comp. Mortai 81 mm da luglio a dicembre 1967, poi alla Br. TridentinaBtg. Bassano S. Candido, 129a Cp. Mortai 120 mm fino ottobre 1968. Vice com.te in ordine pubblico per 2 mesi al rifugio di confine sul Monte Arnese. Congedato col grado di sergente. Iscritto all’ANA solo per il 1969, rinnova dal 1988 ad oggi. Andrea Sacco Mario Sormani Richiamato nel 1999, passa al 5° Rgt. Artiglieria da Montagna, Grp. Bergamo, 32a Batteria Obici (Brigata Tridentina) a Merano, quindi al 2° Rgt. Genio Guastatori a Trento. Congedato col grado di Guastatore Alpino. Iscritto all’ANA già nel 2000 a Trento, dal 2001 è socio del Gruppo di Bresso, ove è Consigliere dal 2003. Dal 2002 opera come volontario nell’unità di Protezione Civile sezionale. CAR a Cuneo S.Rocco, 3a Cp. Battaglione Tirano con il 1°/ 47. Trasferito in aprile 1967 alla Scuola Trasmissioni di S. Giorgio a Cremano (Na) esce R a d i o Te l e scriventista. Nell'ottobre 1967 passa alla Cp. Trasmissioni Taurinense e partecipa al corso sciatori al Sestriere, prestando servizio per le Universiadi Internazionali Invernali. In congedo da aprile 1968, è iscritto dal 1994 al Gruppo Limito-Pioltello-Segrate ANAGRAFE A GIUGNO NO TIZIE NOTIZIE TRISTI Abbiategrasso Giancarlo Galvani, corista Coro ANA Milano Bollate Fabio Kunz Bresso Francesco Torri Corsico Remo Gualtieri Gessate Natale Cremonesi, fratello di Carlo Antonietta Pilon, suocera di Carlo Cremonesi e nonna di Michele Tresoldi Natale Sala, cugino di Federico Sala Limito-Pioltello-Segrate Tarcisio Zonta, reduce di Russia Legnano Luigi Viero Lodi Clemente Chiodaroli, fratello di Vittorio Erminia Messa, moglie di Gabriele Baronchelli Pietro Luigi Mapelli Ernesto Giuseppe Fornoni Gherardo (Pino) Galloni, padre di Ermanno Milano Centro Remo Perfetti Milano Lorenteggio Graziosa Mazzariol, suocera di Fabrizio De Nardin Lea De Bastiani, mamma di Massimo Rozzano Mario Cesaretti San Vittore Olona Giuseppe Roncari Vaprio d’Adda Bianca Melzi d'Eril Miari, mamma di Benigno Melzi NO TIZIE LIETE NOTIZIE Matrimoni Milano Crescenzago Ermanno Garagiola con Nicoletta Lovati Andrea Zambetti con Stefania Cavagnoli Limito-Pioltello-Segrate Simone Pazzano con Roberta Papa San Vittore Olona Stefano con Stefania Cagalli, figlia di Erminio Vaprio d’Adda Alessandro Vimercati con Sabine Rother Nascite Bollate Beatrice, figlia di Luca Sebastiani e Sabrina Pinto, e nipote di Ireneo Sebastiani Alessandra, figlia di Luciano Bonariva e Paola Bertoncello, e nipote di Natale Bonariva Cassano d’Adda Rocco e Viola Ines, nipoti di Pasquale e Rocco Porro Ceriano Laghetto Giulia, figlia di Mauro Dallavalle e Cristina Gastaldin Gaia, figlia di Daniel Dallavalle e Sabrina Castelnuovo, nonchè nipote di Luigi Franco Dallavalle Corsico Federico, figlio di Massimo Rella Gessate Anna, figlia di Andrea Faipò e Rossella, e nipotedi Michele Faipò Lodi Emilia, figlia di Ermanno Galloni e Maria Luisa Lupi Ilaria Pavesi, nipote di Giuseppe Campagnari Giulia Dossena, figlia di Roberto e nipote di Marco e Sergio (tutti alpini!) Magenta Anna, figlia di Franco Maccagni Milano Lorenteggio Luca, figlio di Massimo De Bastiani e Deborah Dal Pont, e nipote di Elio Dal Pont OFFER TE OFFERTE Pro Sede Gianfranco Bezzi Euro 18.00 Ivan Bonomi 9.00 Coro ANA 1000.00 Gaetano Felici 10.00 Gianbattista Foglia 500.00 Giovanni Frattini 40.00 Dino Giribaldi 18.00 Adele Maestri 168.00 N.N. 30.00 Editore: ANA Sezione di Milano Presidente Giorgio Urbinati Direttore Responsabile: Gianni Papa Redazione: Carlo Barberi Sandro Bighellini Fabiano Folcio Gigi Rodeghiero Giuseppe Semprini Giorgio Urbinati Collaboratori di Redazione: Bruno De Gregorio Giovanni Frattini Tullio Tona Hanno collaborato: Marco Cantoni Espero Carraro Geom. Parini Euro 100.00 Pierluigi Pizzoccaro 17.00 Festa Ponte Selva 135.00 Liana Pulini 200.00 Guido Ravenna 18.00 Virgilio Rovetta 18.00 Pro Veci e Bocia Gaetano Felici Euro 18.00 Pio Cestarolli Paolo Crepaldi Elio Dal Pont Sergio Dossena Luca Geronutti (foto) Gildo Lampugnani Antonio Liuzzi Roberto Luciani Franco Maggioni Gianluca Marchesi Giuliano Perini Sergio Pivetta Fabio Tognella Data di chiusura del numero: 30 giugno 2006 Associazione Nazion. Alpini-Sezione di Milano Direttore responsabile Gianni Papa Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)