Veci e Bocia - 1
Giugno 2006
PERIODICO DELLA SEZIONE DI MILANO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
Direzione: Via V. Monti, 36 - 20123 Milano - Tel. 02 48519720 - Fax 02 48025928
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Anno 54 - Numero 2 - Giugno 2006
Spedizione in a. p. art.2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Milano - C.c. postale 38521209
Asia
g o 2006: Aduna
ta indimentica
bile
Asiag
Adunata
indimenticabile
Una bella immagine vista ad Asiago
L'avventura inizia venerdì 12 maggio,
il furgone è carico con bandiere e
striscioni, ok e via... si parte con meta
Asiago. Una “4 giorni” di ritorno alle
origini. Problemi per raggiungere
Asiago non li abbiamo incontrati, li
abbiamo invece trovati proprio ad
Asiago, con una fila chilometrica di
mezzi che si snodava già sull'altopiano,
e che ci ha costretto, ormai alle porte
della città, ad una lenta coda di circa 3
ore solo per raggiungere l'aeroporto
dove c’era l’accampamento sezionale.
Una buona parte di alpini erano già
presenti e brulicavano per la città... che
bello tornare a vedere quel mare di pen-
Dal Direttore
Abbiamo ancora nel cuore le forti emozioni dell’Adunata di Asiago. Sapendo che una adunata in montagna avrebbe causato anche dei disagi, abbiamo
messo in valigia molta pazienza.
E se quei disagi sono stati il costo delle emozioni che abbiamo provato, sono
con i tanti che dicono che ne è davvero valsa la pena.
Ma con la bellezza della montagna e la
carica morale che ci ha dato l’essere
nei posti dei nostri Padri, abbiamo purtroppo ancora visto troppe persone
(col cappello, ma che avevano poco di
alpino) scambiare l’Adunata con una
kermesse ove tutto è lecito.
Di questo problema si è parlato a tutti
i livelli associativi. Ma dopo averne
parlato è ora di fare qualche azione
perché il male c’è e deve essere curato. La cura deve partire da tutti gli Alpini che hanno davvero a cuore il nostro cappello e i valori che esso significa. Non ritengo siano necessarie azioni vistose e punitive; basta cominciare a guardare diversamente a questo
modo anomalo di vivere l’Adunata.
E noi vogliamo cominciare affermando
che nella Sezione di Milano non abbiamo trabiccoli e che ci piacerebbe
leggere una simile affermazione su tutta la stampa alpina.
Gianni Papa
ne nere! Si monta la tenda, ci si organizza un attimo e via... la festa ci attende. Il sabato un bel giro della città in
cerca di amici, conoscenti, commilitoni
e una bella "ispezione" al percorso
dello sfilamento che ci attende per l'indomani.
Una dovuta visita al Sacrario per salutare i nostri Caduti e rimango, come
sempre mi capita, senza parole nel vedere quanti soldati sono caduti per la
nostra Patria. È un piccolo momento di
sacralità, che ti distoglie dai bagordi
della festa e che ti tocca dentro.
Basta una mano su un mattone, su una
lapide per sentire scaturire dal cuore
un “grazie ragazzi".
La sera, nemmeno a dirlo, un fiume di
penne nere si riversa nelle vie della città. Caos, canti, allegria e qualche goccio di troppo per alcuni. Ma è tardi, e ci
si mette in branda per arrivare pronti
alla sfilata!
Domenica, ahimè, è la pioggia che picchietta sulla tenda a svegliarci. Ma
nessun problema, basta coprirsi bene.
In fondo è solo acqua, no?
Quest'anno ho anche avuto la fortuna
di poter vedere quella parte di sfilata,
l’inizio, che raramente vediamo.
Ed ecco i reduci, le sezioni estere e la
gradita sorpresa della prima Alpina in
borghese che sfila (non ricordo bene,
se per la sezione Abruzzo o Marche)
fiera del suo cappello accanto ai suoi
compagni. Insolito ma bello; e particolare è stato anche lo sguardo e l'emozione che traspariva dal volto di un altra Alpina in armi acclamata da tutti gli
spettatori come se fosse una celebrità.
Ma giunge il momento di andare
all'ammassamento, e prima del previsto. Il grande caos provocato dai mezzi che tentano di raggiungere Asiago
in quelle prime ore della domenica ha
creato un immenso ed epocale ingorgo. Tutto bloccato per ore ed ore e
purtroppo tanti (troppi) gruppi non
sono riusciti a raggiungere
l'ammassamento in tempo, con il risultato che l’inizio della sfilata della no-
stra Sezione è stato anticipato di quasi
un’ora. E via... tutti in riga e si và. Quest'anno ho avuto l'onore ed il piacere
di portare lo striscione sezionale con
la scritta "I Bocia....come i Veci" che
bene riassume la volontà di noi giovani di proseguire le nostre tradizioni.
Ragazzi che emozione! Vedere la gente
che ti acclama, ti ringrazia, e ti saluta
anche se sei un semplice ragazzo di
trenta anni. Capisco che, anche se ti
senti un bocia, agli occhi della gente
tu sei un alpino!
Ed ecco il viale delle tribune. Sì, c’era
la tribuna delle autorità ed abbiamo
dato un saluto al nostro Labaro, ma i
nostri occhi ed il nostro cuore erano
tutti puntati avanti, con la grandiosa
ed emozionante vista del mare di alpini
che marciavano verso il Sacrario del
Leiten. Sembrava che tutti noi stessimo andando lassù per dare un grande
abbraccio e dire ancora grazie ai nostri
Padri che lassù riposano.
Una curva a sinistra per andare verso
lo scioglimento, ma sentivo che i nostri cuori stavano andando ancora diritti verso il Viale degli Eroi.
Mi lacrimano ancora gli occhi al pensiero di quella forte emozione.
La sfilata corre via liscia, e al termine ci
defiliamo. Mi dispiace che alcuni nostri
iscritti che alloggiavano fuori città non
siano riusciti ad arrivare in tempo, ma
ahimè l'ingorgo era veramente enorme.
Anche il pomeriggio è passato fra le
penne nere, dopo essere riusciti a trovare un buon pasto caldo, e verso sera
le luci si smorzano, così come la luce
del sole che cala dietro ai monti.
Molti ripartono, l'enorme accampamento inizia a vuotarsi e anche per le strade si vedono meno cappelli.
È andata anche quest'anno. Nel bene
e nel male, con le belle emozioni e con
qualche disagio, questa di Asiago è
stata una grande adunata.
Il lunedì ci vede in piedi di buon ora.
Vogliamo smontare tutto in fretta e
scendere verso Bassano del Grappa
per raggiungere gli altri, per pranzare
insieme e per fare un giro sul Ponte
degli Alpini e per la città.
Per me è stata anche l'occasione di
poter rimettere piede nella mia cara e
vecchia caserma "Monte Grappa", ormai purtroppo in disarmo, e che è stata
utilizzata per accogliere alcuni gruppi
che partecipavano all’Adunata.
Come potete immaginare questa è stata un’altra grandissima emozione.
Tanti i ricordi che riaffiorano: la porta
carraia, il corpo di guardia, lo spaccio
e sopratutto la mia camerata!
Di nuovo gli occhi si fanno umidi anche se sono passati (solo) tredici anni.
Dopo un ottimo pranzo, e un ultimo
giro sul ponte, ecco il momento dei
saluti e della partenza con destinazione casa.
Ragazzi, ma quando arriva Cuneo?
Fabio Tognella
Il nostro striscione, all’insegna della continuità
Giugno 2006
2 - Veci e Bocia
VITA SEZIONALE
“P
er non dimenticar
e”
“Te
ricordet?”
“Per
dimenticare”
“T
e se ricor
det?”
Lo confesso: ho copiato il titolo.
Quando pensavo di scrivere questo
articolo, fresco di adunata, avevo pensato ad un titolo più importante: “Per
non dimenticare…”
Poi ho ricevuto il giornale degli amici
della Sezione di Como, diretto da certo
Cesare Di Dato (per la serie non ci facciamo mancare nulla…) e vi ho letto
un bell’articoletto con questo titolo,
che raccontava della abitudine,
connaturata in noi alpini, di non dimenticare. E questo vale non solo per le
cose importanti ma anche per i fatti
minuti e, soprattutto, per le persone.
Quelle di tutti i giorni, quelle con cui
hai fatto qualche chiacchierata, hai
passato qualche ora, o qualche giorno
o diversi anni. “Te se ricordet?”
È ricorrente nei nostri Gruppi, magari
con accento o pronunce diverse o anche con termini diversi, ma con lo stesso significato: quello di non dimenticare, di non rendere inutile quello che
è stato.
E il fatto è che noi alpini lo troviamo
assolutamente naturale, normale, quasi banale. E ci stupiamo quando ci accorgiamo che per il resto dell’universo
non è così. Tutto diventa usa e getta.
Da non ricordare, da “resettare” come
dicono i nostri bocia.
Qualche anno fa, con qualche compagno di naja, pensavamo di fare una rimpatriata ad Aosta per ricordare (sigh!)
i trenta anni dal corso AUC. Dato fondo alle memorie nella ricerca dei compagni, abbiamo pensato di rivolgerci
alla Scuola Militare Alpina per avere il
ruolino del nostro corso, certi, anzi
certissimi che “mamma naja” avesse
conservato, tra le circolari di carta velina in 12 o 14 copie, anche l’elenco
degli allievi.
Risposta: dopo 25 anni tutta la documentazione viene distrutta. Non c’è più
traccia, niente!
Vi assicuro, era il crollo di un mito e di
anni di certezze, corroborate dal ricordo (uno dei primi della mia naja) di una
cartolina precetto esposta in un quadretto al distretto militare di Monza del
soldato Angelo Giuseppe Roncalli, sì
il futuro Papa buono, che aveva sollevato in me l’emozione di entrare nella
storia del nostro esercito.
Ho rivissuto la stessa sensazione qualche giorno fa. Un nostro Gruppo accoglieva un Generale dei Carabinieri in
pensione che presentava un suo libro.
Forte della amicizia tra Alpini e Carabinieri, il Gruppo organizzava l’incontro
invitando tutti i comandanti delle stazioni vicine, il Comandante Territoriale, il Comandante regionale e, dulcis in
fundo, come relatore, lui, il Generale
che, solo, può vantare di aver comandato gli Alpini ed i Carabinieri con
uguale orgoglio e con uguale successo che lo fanno ancora oggi rimpiangere dai due corpi: Luigi Federici. Un
grande, direbbero in gergo i nostri bocia.
Oltre che predisporre - come si conviene - un’accoglienza con tutti gli
onori, il Capogruppo pensava bene di
procurarsi un po’ di biografia per introdurre l’augusta presenza.
I mezzi ormai sono molto più semplici e
rapidi: computer, e-mail, richiesta al
Comando Truppe Alpine, semplice...!
Troppo!
Risposta: sono passati troppi anni dal
1992 quando il generale Federici è stato il nostro Comandante, non riusciamo a trovare nulla…
Qui il mito non cade, perché il mito è
lui, il nostro Generale che noi ricordiamo sempre e con affetto, che non ha
perso per nessuno di noi, neppure per
un attimo, la sua figura e la sua grinta!
Il resto è ordinario squallore e, per noi
alpini che arriviamo da anni di tentativi di protesta sul come vanno le cose è
purtroppo una squallida conferma.
Che il nostro esercito, e purtroppo anche il nostro mondo alpino, non si preoccupi di ricordare i nomi dei suoi Sten,
passi, ma che perda memoria di uomini
che hanno dato impegno e lustro e che
hanno lasciato consensi e grati ricordi
non riusciamo proprio a mandarla giù.
È anche per questo, ne siamo sempre
più convinti, che è passata la naja di
leva, che è sparito l’addestramento
specificatamente alpino e che non è
stata mai condivisa e forse neppure
capìta la nostra accorata protesta, anche dai nostri alpini con le stellette.
Meglio dimenticare…
Ma noi continueremo a dire: “Te se
ricordet?”
Giuliano Perini
CALEND
ARIO A
TTIVIT
À
CALENDARIO
ATTIVIT
TTIVITÀ
PROSSIME MANIFESTAZIONI SEZIONALI
24 settembre
7-8 ottobre
15 ottobre
21-22 ottobre
29 ottobre
12 novembre
19 novembre
25 novembre
13 dicembre
17 dicembre
- Bresso: 35° di fondazione del Gruppo
- Arese: Inaugurazione sede
- Cassano d'Adda: 134° di fondazione delle TT.AA.
- Milano: Castagnata sezionale
- Lodi: 85° di fondazione del Gruppo
- Sesto San Giovanni: 75° di fondazione del Gruppo
- Lacchiarella: 25° di fondazione del Gruppo
- Supermercati d'Italia: Colletta Banco Alimentare
- Sede Sezionale: Ritrovo per auguri di Buone Feste
- Milano: 50a S. Messa in Duomo
MANIFESTAZIONI NAZIONALI SIGNIFICATIVE
30 luglio
9 settembre
10 settembre
17 settembre
14-15 ottobre
- Monte Adamello: 43° Pellegrinaggio
- Monte Pasubio: 3° Pellegrinaggio
- Bergamo: 85° della Sezione orobica
- Caderzone (TN): Premio Fedeltà alla Montagna
- Casteggio (PV): Raduno Alpini 2° Raggruppamento
Le “ciaspole” si sono rivelate inutili.
Il sentiero di neve è ben battuto e riesco a salire normalmente anche se con
l’aiuto dei bastoncini.
La fatica si fa sentire: due anni di completa inattività sportiva, il mio povero
ginocchio senza crociato e, diciamolo
pure, una dozzina di stramaledetti chili
di troppo. Il dramma è che si sale in
colonna, come a militare, per cui la brutta figura è assicurata in ogni caso. Del
resto, questa ascesa alla Colonna
Mozza sull’Ortigara non me la sarei
persa per nulla al mondo; troppo alto il
valore simbolico di questa adunata,
troppo alte le emozioni che avrei senza dubbio ricevuto da questa straordinaria esperienza. Arranco a fatica, motivato da questi ed altri pensieri, fin
quando vedo l’amico Cesare (Lavizzari)
passarmi avanti come una gazzella impazzita seguito da alcuni simpatici
“vecchietti” che, ignari del loro status
senile, procedono più veloci di un adolescente. A questo punto il crollo psicologico è inevitabile, e decido di fare
una sosta: la mia condizione di alpino
metropolitano lo impone! La vergogna
è totale, ma ormai la frittata è fatta.
Mentre recupero il fiato, allentando il
tutore troppo stretto e bevendo poi un
sorso d’acqua, il mio sguardo si posa
su quei luoghi montani, così particolari e diversi dai nostri monti lombardi;
osservo i brulli declivi resi aspri da una
moltitudine di roccia calcarea di tutte
le dimensioni, disseminata ovunque si
volga lo sguardo.
La colonna di “cappelli alpini” continua a passare e la mia fantasia corre a
ritroso nel tempo, fino a deformare la
realtà in una lunga colonna grigio verde che sale per prendere posizione
contro il nemico. Improvvisamente uno
scoppio devastante semina morte e
panico.
I muli imbizzarriti scalpitano aumentando il caos tra i superstiti che,
imprecando a squarciagola, cercano di
ricomporre la colonna. Il resto della
compagnia si getta all’assalto.
Lo spettacolo di ciò che resta dei morti
è raccapricciante. Il fuoco delle mitraglie austriache, ben piazzate e protette, fa il resto, e le vicende di Emilio
Lussu
narrate in “Un anno
sull’altopiano” sembrano rivivere
nuovamente………”d’un tratto, gli
austriaci cessarono di sparare. Io vidi
quelli che ci stavano di fronte, con
gli occhi spalancati e con un’espressione di terrore quasi che essi e non
noi fossero sotto il fuoco. Uno, che
era senza fucile, gridò in italiano: Basta! Basta!
-Basta!-ripeterono gli altri dai parapetti. Quegli che era senz’armi mi
parve un cappellano. – Basta! Bravi
soldati. Non fatevi ammazzare così.
Noi ci fermammo, un istante. Noi non
sparavamo, essi non sparavano.”
“Tutto OK?” La voce di un amico mi
riporta alla realtà.
”...Ssi, si, riparto subito, grazie” rispondo, e mi avvio verso la meta comune.
Giunto in prossimità del monumento,
recupero e saluto i tanti amici ritrovati
alcuni dei quali non mi risparmiano
commenti pungenti sulle mie numerose soste!
Lentamente i convenuti si raccolgono
a quadrato davanti alla colonna. Il piccolo altarino è posizionato e immancabile spicca la figura di don Rino, cappellano di Verona sempre presente
all’Ortigara, coadiuvato da un giovane sacerdote. Faccio posto al ministro
Giovanardi, giunto nel frattempo in elicottero, che si posiziona tra me e Beppe
Parazzini. Un rapido scambio di battute mi rivela la sua passione per noi alpini e quanto ci tenesse ad essere presente sull’Ortigara, oltre che all’adunata. Vi sono diverse altre autorità locali e regionali tra le quali una bellissima e simpaticissima assessore della
Regione Veneto, ottima camminatrice
e giunta, per l’appunto, anch’essa a
piedi.
Il numero dei vessilli e dei gagliardetti
è imponente, quasi, anzi, certamente a
voler significare l’unanime risposta di
tutta la nostra associazione alle indelebili parole scolpite dai reduci sulla
colonna mozza più di 80 anni fa:
“PER NON DIMENTICARE”.
E noi non abbiamo dimenticato; un
nodo alla gola ci prende tutti mentre la
bandiera del 7° e il nostro Labaro fanno ingresso nel quadrato per poi posizionarsi ai lati del sacro monumento.
Di fianco al labaro il Presidente nazionale Corrado Perona, seguito dai consiglieri nazionali. Non vi tedierò con
ulteriori particolari anche perché ritengo che più della predica e dei discorsi
(peraltro di notevole spessore e dedicati, in sintesi, alla necessità di farsi
operatori di pace ognuno nella propria
quotidianità -don Rino-, e sul valore
del “ricordo”quale stimolo essenziale
per il futuro dell’ANA -Perona-), sia
importante afferrare il senso di tutto
ciò, del perché siamo lì.
Ed è proprio durante il discorso appassionato di Perona che per un attimo oso immaginare intorno a noi la
presenza di centinaia, di migliaia di caduti delle tante sanguinose vicende di
quei sacri luoghi, testimoni erranti di
storie tanto eroiche quanto tragiche,
messaggeri del tempo, vincolati per
l’eternità a quell’epigrafe sulla sacra
colonna, che ci indicano con la loro
presenza il perché e la necessità della
pace, valore immenso che può essere
compreso e perseguito solo alimentando di generazione in generazione il loro
ricordo, il loro sacrificio, le loro storie,
per “non dimenticare”, appunto.
Gianluca Marchesi
La S.Messa celebrata sull’Ortigara dal
cappellano della Sezione ANA di Verona,
don Rino Massella.
Veci e Bocia - 3
Giugno 2006
VITA SEZIONALE
La F
esta se
zionale di Prima
ver
a
Festa
sezionale
Primav
era
La fredda contabilità dice che quella
svoltasi nei giorni 20 e 21 maggio è
stata la quarta Festa sezionale di Primavera, e che è andata bene in termini
di presenze, e sarebbe facile proseguire l’articolo raccontando quanti panini o salamelle sono stati venduti.
Per questa Festa l’attenzione era data
dal fitto calendario di impegni e dalle
elezioni amministrative a Milano che
hanno imposto quella data, una sola
settimana dopo l’Adunata di Asiago.
Sarà stato per il buon risultato della
Festa dopo il tanto discutere e mugugnare sull’intenso ritmo dei lavori, oppure perché avevamo ancora nel cuore le emozioni di Asiago, ma possiamo
ben dire che la Sezione ce l’ha fatta
ancora una volta riuscendo a portare
bene a compimento un impegno di grande visibilità nella grande Città.
Un grazie di cuore da parte della Sezione intera, ed in particolare dalla Commissione organizzatrice, a tutti coloro
che in vari turni hanno reso possibile
questo successo.
Iniziamo dai ragazzi della Protezione
Civile che, coadiuvati da altri volontari, hanno iniziato a montare le strutture
sin dalle prime ore del sabato.
La loro grande esperienza ha reso agevole il montaggio delle strutture e la
installazione degli impianti tecnologici. Tutto doveva funzionare a dovere
e secondo norme e regolamenti di sicurezza.
Ed un grazie va a tutti coloro che con il
loro apporto hanno contribuito alla riuscita nei tanti ruoli necessari: dalla cucina al servizio ai tavoli, dalla cassa al
bar, dalla sorveglianza notturna all’assistenza tecnica per gli impianti e alle
tante altre incombenze che la organizzazione di un così grosso evento comporta.
Grazie a tutti coloro che si sono rimboccate le maniche ed hanno lavorato
per mantenere alta l’immagine degli
Alpini a Milano.
Come per le precedenti edizioni la solita coincidenza con l’Assemblea dei
Delegati ANA ha fatto poi il pieno nel
pomeriggio della domenica, vedendo
ancora una volta la nostra Sezione
ospitare il vertice dell’Italia con la penna nera. E per chi ha lavorato questa è
stata una bella soddisfazione.
E come per le altre volte, il lavoro si è
protratto sino alle 23 della domenica
quando, puntuali come gli Alpini san-
no essere (e basta con il paragone degli orologi svizzeri…..), abbiamo
riconsegnato l’area da noi utilizzata al
normale uso cittadino dopo aver provveduto alla pulizia ed al lavaggio, lasciandola, come è ormai nostra abitudine, certamente migliore di come era
stata consegnata a noi.
Possiamo anche dire che questa edizione è stata quella del consolidamento della esperienza: abbiamo dimostrato di avere imparato ad adeguare le
nostre proposte alle forze che effettivamente riusciamo a mettere in campo. Anche se abbiamo avuto una importante presenza di Alpini e Amici,
ancora non tutti i Gruppi sono stati
presenti dando il loro contributo; si è
così reso necessario adattare l’impegno e la necessità di personale alla effettiva disponibilità dei soci.
Ne è uscito un menù semplificato, ma
che ha comunque soddisfatto gli intervenuti per qualità e quantità.
Dopo essere stati insieme in tanti all’accampamento Sezionale di Asiago,
ci si è ancora ritrovati dopo solo sette
giorni a lavorare nuovamente fianco a
fianco. Ed è proprio con il lavoro fatto
insieme che costruiamo la forza della
nostra Sezione.
È con queste attività che possiamo
valutare la determinazione che gli Alpini milanesi sanno mettere nell’affermare i valori della nostra Associazione, per permetterci di pensare un poco
più in grande ad obiettivi belli e importanti.
Arrivederci, sempre in tanti, alla prossima castagnata di autunno.
Gianni Papa
Dal Pr
esidente
Presidente
Cari Alpini ed Amici degli Alpini, siamo a metà di quest’anno molto importante per la nostra Associazione che
segna, tra i tanti momenti, la prima adunata dopo la leva.
Indubbiamente Asiago è stata una
sede molto significativa e molto impegnativa per l’Adunata, e al di là di tutti
i problemi che ci sono stati bisogna
riconoscere che è stata sicuramente
piena di pathos. Chi ha avuto la fortuna di poter essere alla Santa Messa in
cima all’Ortigara è rimasto colpito nel
profondo perché, oltre ai nostri Caduti
della Grande Guerra, abbiamo ricordato la nascita della nostra Associazione, che su quel monte aveva deliberato la prima adunata.
E anche chi ha visitato l’Ossario o ha
visto la lunga teoria di Alpini davanti
alle tribune ha provato emozioni davvero forti.
E oggi, dopo 86 anni, la nostra forza è
proprio nell’aver dimostrato a tutti che
il nostro spirito non è cambiato.
Abbiamo dimostrato compattezza e, se
l’appuntamento poteva spaventare,
siamo stati presenti in tanti, al di là del
tempo inclemente (anche se noi Milanesi abbiamo sfilato nel sole) e dei problemi vari che abbiamo trovato e lasciato dietro a noi.
Adesso, considerando che siamo una
Associazione d’Arma, si può dire che
con rare eccezioni molta parte della
”truppa” era presente (e le presenze
erano numeri importanti).
Da padre di famiglia, come un poco lo
è un presidente di Sezione verso i propri Alpini, sono molto soddisfatto di
tutte le nostre presenze ad Asiago o
(purtroppo) sulle strade vicinali, e mi
spiace davvero per chi ha perso l’occasione di essere presente.
Spesso penso che siamo molto più altruistici con gli “estranei” piuttosto
Alpini
e
comunicazione
Nella prima riunione dopo l’Assemblea
ordinaria il Consiglio Direttivo Sezionale mi ha confermato come Direttore
responsabile del nostro periodico.
Ringrazio tutti i Soci della Sezione perché ritengo che ogni atto di fiducia
dato dagli Alpini sia un gesto che profondamente onora chi lo riceve.
Nella riunione successiva del CDS ho
presentato la composizione del Comitato di Redazione e la linea editoriale
R aduno della 12 a Compa
gnia “T
er
ribile”
Compagnia
“Ter
erribile”
Il generale Gianfranco Zaro ci scrive presentandoci il raduno degli ex
appartenenti alla 12ma Compagnia
del Battaglione Tolmezzo, previsto
per i giorni 28 e 29 ottobre 2006 a
Tarcento.
La storia della “Terribile” è stata caratterizzata da una serie di
spostamenti, ma anche dall’essere
stata quasi un distaccamento autonomo, fattore che ha reso più forte il
che con noi stessi.
Mi riferisco al fatto che talvolta, anche
davanti ad impegni associativi già definiti in calendario, qualcuno riesce a
impegnarsi in attività molto belle ma
che Alpine non sono.
Non penso che sia un obbligo essere
presenti a tutte le manifestazioni nazionali, però sicuramente deve essere
impegno di chi gestisce le nostre realtà non mettere in calendario delle manifestazioni nelle stesse date, oppure
si dovrebbe studiare anche la possibilità di coinvolgere un gruppo che, per
cause veramente importanti, non può
partecipare alla nostra manifestazione.
E anche per le manifestazioni sezionali, mi spiace non vedere tutti i
capigruppo all’Assemblea sezionale,
oppure vedere che diversi gagliardetti
non sono presenti alla festa sezionale
di Ponte Selva.
Sono convinto che se alle loro ricorrenze la partecipazione di Alpini fosse
insignificante, alla fine la gioia di ritrovarsi cadrebbe.
E dalla Protezione Civile alla Adunata,
non esisterebbero più i presupposti
per organizzarle: ritrovarci tra noi con
il piacere di esserci. Ripeto, non credo
che partecipare sia un obbligo, però
ritengo davvero un obbligo rispettare
e onorare il lavoro degli altri.
Il buon Dio dice di non fare agli altri
quello che non vuoi ricevere tu.
Per cui pensiamo a certe nostre scelte,
cerchiamo di non far mancare la nostra
presenza alle manifestazioni, soprattutto a quelle dei nostri Alpini sia a livello
nazionale che sezionale.
Mi auguro con tutto il cuore di essere
smentito dalle presenze alle prossime
nostre manifestazioni, in modo da ritrovarci insieme sempre più numerosi
intorno ai nostri valori.
Giorgio Urbinati
senso di appartenenza al reparto di
tutti coloro che vi hanno militato.
Il ritrovo è stato organizzato in occasione del quarantesimo anniversario del trasferimento della Compagnia da Tarcento a Moggio Udinese,
quando l’allora comandante era appunto il generale Zaro.
Chi è interessato può prendere contatto con il gen. Zaro al numero telefonico 043242043.
che riassume i principi che orientano il
nostro lavoro nel preparare il giornale.
Rendendoci conto che chi lavora in
questo settore ha conoscenze che
possono essere utili a tanti altri soci,
abbiamo voluto confermare che l’ambito del nostro lavoro include il supporto ai Gruppi per migliorare la comunicazione; la nostra esperienza è quindi
a disposizione di tutti i Gruppi.
Ed ecco la linea editoriale: “Nel rispetto e nell’aderenza alle direttive
dell’ANA e della Sezione, l’attività del
CDR si propone di mantenere l’alta
qualità del giornale mediante l’aumento dello scambio di informazioni e di
conoscenze, con gli obiettivi di riuscire ad aumentare ancora il senso di appartenenza alla Sezione utilizzando al
meglio il grande capitale della nostra
esperienza, contribuire alla efficacia
dell’informazione sezionale in sinergia
con il sito internet, e dare supporto alla
Sezione e ai Gruppi nel settore della
comunicazione”.
La composizione del Comitato di Redazione è quella che vedete sempre
pubblicata in ultima pagina.
Gianni Papa
Giugno 2006
4 - Veci e Bocia
VITA SEZIONALE
Don Car
lo Gnocc
hi
Carlo
Gnocchi
Il nostro percorso tra le grandi figure della nostra Sezione ci porta in questo
numero a soffermarci su Don Carlo Gnocchi.
Di lui si è scritto molto, e vogliamo solo tracciare un breve profilo biografico
invitando alla lettura dei suoi libri e di quanto scritto su di lui.
Don Carlo è nel cuore di tutti gli alpini milanesi, e lo vogliamo appunto
ricordare con questa fotografia che lo ritrae nella nostra sede sezionale, nel
cui atrio è ancora conservato e ben visibile il suo cappello alpino.
Egli fu un valoroso tenente cappellano degli alpini, e si guadagnò una Medaglia d’Argento al Valor Militare, conferita sul campo, con la motivazione:
“Cappellano del quartier generale di una Divisione Alpina, durante quindici
giorni di vari combattimenti in azione di ripiegamento, incurante del pericolo
si portava dove più infuriava la lotta per porgere ai feriti il conforto della fede
e ai combattenti la parola incitatrice di vittoria.”
Don Gnocchi rappresenta bene il prete tipico della diocesi milanese, figlio
di una secolare tradizione capace di
coniugare la spiritualità con l’azione
concreta. Egli fu educatore, cappellano con la penna nera e uomo di carità.
Nacque a San Colombano al Lambro,
nella bassa milanese, il 25 ottobre 1902,
terzo figlio di Enrico, operaio marmista,
e di Clementina Pasta, sarta.
Alla morte del padre, nel 1907 la famiglia si trasferisce a Milano.
A tredici anni, rimasto figlio unico
dopo la morte dei due giovani fratelli,
Carlo entrò nel seminario di San Pietro
in Seveso per poi passare, nel 1918, al
Seminario liceale di Monza.
Nel 1921 iniziò i corsi teologici presso
il Seminario maggiore di Milano. Venne ordinato sacerdote nel 1925, e quindi inviato in qualità di Vicario Parrocchiale presso la parrocchia di S. Maria
in Cernusco sul Naviglio (Milano).
L’anno successivo fu trasferito alla
parrocchia di San Pietro in Sala di Milano dove si distinse fra i giovani per
le doti educative.
Nel 1928 divenne cappellano dell’Opera Nazionale Balilla, organizzazione attraverso la quale il regime fascista mirava a controllare e indirizzare l’educazione delle giovani leve, e nel 1933
eccolo cappellano della Seconda Legione Universitaria della Milizia.
Questi incarichi, decisamente delicati
e politicamente rischiosi, vennero accettati e assolti in perfetta sintonia con
le direttive degli arcivescovi dell’epoca; prima il cardinale Tosi e poi il cardinale Schuster.
Nel 1936 don Carlo fu trasferito come
direttore spirituale presso il prestigioso
Istituto Gonzaga di Milano.
Allo scoppio della Seconda Guerra
Mondiale ritenne suo dovere seguire
la sorte dei tanti giovani, da lui assisti-
Campagna di Russia: Don Carlo celebra la S. Messa
ti ed educati, che venivano chiamati
alle armi, e come cappellano militare partecipò alle operazioni sul fronte grecoalbanese e poi in Croazia.
Nel 1942 partì con gli alpini della
“Tridentina” per il fronte russo, e con
loro divise la tragica esperienza della
ritirata e gli epici e disperati combattimenti per aprire un varco nei successivi accerchiamenti della truppe sovietiche. Fra tanto dolore e disperazione
maturò il proposito di adoperarsi per
aiutare le vittime innocenti, gli orfani e
i mutilatini di quella immane tragedia, e
nel suo libro “Cristo con gli Alpini”
scrisse: “Dio fu con loro, ma gli uomini
furono degni di Dio”.
Al ritorno in Italia si preoccupò per
prima cosa di recarsi presso le famiglie
dei suoi Alpini caduti per portare, con
la consolazione ed il ricordo, gli oggetti
che i morenti gli avevano affidato.
Si adoperò anche per aiutare i perseguitati politici, ebrei e partigiani, facilitando i loro tentativi di trovare rifugio
in Svizzera.
Sospettato di questa attività, nel 1944
fu imprigionato per dieci giorni nel carcere di San Vittore di Milano e venne
liberato soltanto per il deciso intervento
in suo favore del cardinale Schuster
che, pur apprezzandolo, avrebbe voluto da quel prete fattivo e inquieto un
comportamento più contemplativo e
meditativo.
A chi, alla caduta del fascismo, lo rimproverò di collaborazione col passato
regime, egli poté ribattere che, a differenza di molti suoi accusatori, “….non
accettai mai la tessera del partito fascista”.
Nel 1945, subito dopo la fine della
guerra, divenne direttore dell’Istituto
dei Grandi Invalidi di Arosio (Como), e
in quella sede ebbe la provvidenziale
intuizione di accogliere in quel Centro
anche bambini orfani di guerra (soprattutto figli degli Alpini) e i tanti bambini
mutilati vittime della guerra e delle conseguenze (i mutilatini).
Nel marzo 1949 nacque la Fondazione
“Pro Infanzia Mutilata” che, successivamente, cambierà il proprio nome in
“Pro Juventute”.
Venne aperta una nuova sede a
Pessano e, a partire dal 1950, furono
inaugurati altri centri in tutta Italia:
Inverigo, Milano, Parma, Firenze,
Roma, Genova, Salerno e poi ancora in
molte altre città.
La sua esile figura nascondeva un carattere fermo ed una energia
indomabile, doti che impiegò per raccogliere ed assistere i suoi piccoli infermi, ma anche per catalizzare intorno
alle sue opere una moltitudine di persone generose, enti e associazioni (e
ovviamente anche l’A.N.A. fu sempre
in prima fila nell’aiuto alla sua opera).
Di quel periodo ebbe fama internazionale l’epica trasvolata dei piloti Bonzi
e Lualdi che, a bordo di un piccolo aereo “L’angelo dei bimbi”, raggiunsero
Buenos Aires partendo da Milano per
raccogliere fondi da devolvere alle attività assistenziali di don Gnocchi.
Quell’impresa fruttò ben 500 milioni di
lire dell’epoca.
Don Carlo consumò gli ultimi anni della sua vita in questa intensa e provvi-
denziale attività caritatevole grazie alla
quale i bambini e ragazzi accolti non
venivano soltanto assistiti, ma imparavano a diventare autosufficienti ed
a rientrare competitivi nella società.
Alla sua morte prematura, che avvenne il 28 febbraio 1956, qualcuno temette anche la fine della sua opera.
Altri, invece, hanno raccolto la sua ultima esortazione dettata nel nostro bel
dialetto: “Amis ve raccomandi la mia
baracca”.
Oggi la Fondazione che porta il suo
nome conta oltre 20 centri diffusi in 9
regioni italiane.
Ultimo provvidenziale segno della sua
carità fu il dono delle sue cornee affinché due bambini potessero ritornare a
vedere. Con quel gesto provocò l’inizio di un cambiamento nel modo di
pensare che portò all’approvazione di
una nuova legge sui trapianti, sino allora proibiti.
Milano partecipò in massa ai suoi funerali.
Il suo feretro vegliato, sorretto e scortato dai suoi Alpini sino in Duomo, fu
accolto dalla ormai celebre e profetica
frase di un mutilatino: «Prima ti dicevo: “Ciao, don Carlo!”. Oggi ti dico:
“Ciao, San Carlo!”».
E la via della santità, che noi Alpini
invochiamo per lui ormai da mezzo secolo, si è già aperta!
Non rammarichiamoci se la sua
santificazione tarda a venire; essa non
serve a don Carlo, serve soprattutto
alla Chiesa e a tutti noi. Noi siamo certi
che Lui ha già ricevuto un premio ben
superiore.
Don Carlo Gnocchi ci ha insegnato che
la carità non si fa con le belle parole,
ma con il proprio impegno, rimboccandosi le maniche con grande fede e coraggio.
Noi Alpini possiamo dire che abbiamo
praticato il nostro impegno civile nel
solco da Lui tracciato, cercando di dimostrarci degni figli di don Carlo.
Giuseppe Semprini
La Sezione
di Milano
al 10° CISA
Non vogliamo aggiungere altro a
quanto è già stato scritto su “L’alpino” a riguardo del 10° Convegno
della Stampa Alpina, ben organizzato a Diano Marina dalla Sezione
di Imperia.
Segnaliamo soltanto che la nostra
Sezione ha portato ancora una volta degli interessanti contributi, parlando di modi più consoni a noi di
fare il Convegno (meno attività
collaterali, più lavoro a tema, migliore utilizzo del tempo), di argomenti
e indirizzi da discutere nella nostra
stampa, e di linee operative.
Nel sito internet sezionale potere
prendere visione della presentazione tenuta dal Direttore di “Veci e
Bocia” sui temi della comunicazione e della formazione.
Veci e Bocia - 5
Giugno 2006
VITA SEZIONALE
Sintesi dei verbali di riunione del CDS Il rraduno
aduno se
zionale di P
onteSelv
a
sezionale
PonteSelv
onteSelva
16 marzo 2006
Prima riunione dopo l’Assemblea Ordinaria. Il CDS ha preso atto dei risultati
delle elezioni per il rinnovo delle cariche
sociali, ed il Presidente Urbinati ringrazia i Consiglieri uscenti per il lavoro fatto per la Sezione ed augura buon lavoro
a tutti i neo eletti. Le attribuzioni degli
incarichi sezionali vengono rimandate
alla successiva riunione.
Viene definito il motto per lo striscione
sezionale all’Adunata di Asiago, che
sarà portato da giovani alpini.
Viene ridefinita la data della Festa sezionale di Primavera al 21 maggio, causa le elezioni comunali a Milano.
3 aprile 2006
Viene presentato in anteprima un esemplare della camicia sezionale.
Il CDS approva gli incarichi sezionali
proposti dal Presidente Urbinati.
Vengono costituite tre commissioni di
lavoro per: 1) le feste sezionali di primavera e di autunno, 2) il 135° della
costituzione delle Truppe Alpini, 3)
l’80° della Sezione.
Il CDS verifica lo stato dell’organizzazione della Festa di Primavera e della
partecipazione all’Adunata di Asiago.
27 aprile 2006
Il CDS verifica lo stato della organizzazione della Festa sezionale di Primavera, e dell’attendamento sezionale ad
Asiago.
Il CDS approva la linea editoriale del
Comitato di Redazione di Veci e Bocia,
come proposti dal Direttore Papa.
Viene confermata la data del raduno
sezionale a Ponte Selva per domenica
11 giugno.
29 maggio 2006
Il Presidente esprime soddisfazione per
la riuscita del campo sezionale, per il
buon sfilamento della Sezione, e si discute degli aspetti negativi che hanno
limitato la partecipazione alla sfilata per
la difficile logistica. Il CDS condivide il
parere del Presidente.
Festa di primavera: il CDS prende atto
dei riscontri positivi in termini di collaborazione tra i Gruppi e dei bilanci preliminari della festa.
Sono stati discussi dettagli organizzativi del prossimo Raduno a Ponte Selva.
Il Consiglio approva la richiesta del
coro CAI di Cinisello Balsamo di essere riconosciuto come coro ANA, essendo composto in maggioranza di
Alpini.
Viene approvata la chiusura della segreteria per il periodo estivo dal 14 luglio al 4 settembre, mentre la sede sezionale chiuderà il 28 luglio per riaprire
il 4 settembre.
Immagini raccolte girando
per la pineta: l’allegra tavolata dei Cassanesi ed il
capogruppo di Bresso con
prole
Trabiccoli e tr
abiccolari
tra
Ad Asiago abbiamo visto ancora circolare troppi trabiccoli, e vorrei fare
qualche considerazione.
Negli ultimi anni abbiamo sperimentato l’impotenza delle forze dell’ordine
davanti a questi osceni corpi di reato
(avete mai contato quante violazioni
della legge ci sono in ogni
marchingegno di questi?).
Dobbiamo trovare quindi in noi il coraggio e la determinazione per raddrizzare la situazione.
E anche se ci vorrà del tempo abbiamo
il dovere di riuscirci perché corriamo il
rischio di far percepire una Associazione diversa da ciò che essa è.
Io ritengo che una delle motivazioni
che spinge i trabiccolari a lavorare un
intero anno per progettare e realizzare
il trabiccolo sia un intimo desiderio di
protagonismo, la voglia di essere al
centro dell’attenzione di chi gli sta intorno anche se per il breve momento
di una fotografia. Il vero premio del
duro lavoro del trabiccolaro è l’attenzione degli altri. E questo premio viene
inconsciamente dato da chi gli sta intorno con un semplice momento di interesse e di curiosità.
Ad Asiago ho visto, ancora e purtroppo, tanti Alpini gratificare i trabiccolari
con sguardi di meraviglia e curiosità.
E con questo sono 41 i raduni della
nostra Sezione a Ponte Selva per il tradizionale incontro in montagna.
Domenica 11 giugno siamo tornati nella
pineta della “Casa dell’Orfano” per ricordare Don Antonietti e la sua opera,
e per passare una bella giornata in serenità e nel verde. Le immagini che proponiamo ci rivelano alcuni momenti che
trasmettono proprio la serenità di quella giornata. Per molti di noi, alpini di
città, non è facile avere la possibilità di
trascorrere una giornata in un ambiente di montagna, respirando il fresco
profumo dei pini nell’atmosfera tutta
alpina di un incontro tra amici in un
ambiente davvero alpino.
E chi già conosce la bellezza di questa
giornata non si è lasciato scappare
neppure quest’anno l’opportunità del
41° raduno, ed è venuto preparato ed
attrezzato sia con quanto necessario
sul piano logistico, sia con la voglia di
essere tra amici e anche di raschiarsi la
gola con una rassegna di canti alpini
in cori improvvisati.
È stata una giornata davvero bella per
E poiché non credo che possa avere
successo ogni azione mirata a far azione di convincimento sui trabiccolari,
che sappiamo essere gente caparbia,
sono convinto che il miglior modo per
correggere questa situazione sia proprio togliere loro questa attenzione.
Dobbiamo far capire ai nostri Alpini
che esiste, e già abbiamo, una potente
arma contro costoro. Non preoccupatevi, non è niente di violento.
Semplicemente si tratta di togliere loro
proprio questa attenzione. Guardiamoli
con cipiglio serio, interveniamo se
possibile con qualche richiamo, ma
non sorridiamo più bonariamente!
Se già dalla prossima adunata il
trabiccolaro non vedrà più nei volti di
chi gli sta intorno curiosità, interesse
per la sua realizzazione, magari divertimento o accettazione e sottintesa complicità nel desiderio di infrangere le regole del vivere civile, egli non riuscirà
più a sentirsi protagonista di un breve
momento della storia in quell’angolo
del mondo.
Dobbiamo far capire questo principio
ai nostri soci con tutti gli strumenti a
nostra disposizione, stampa, informazione e comunicazione.
Sarà come dire “Basta coi trabiccoli!”
Gianni Papa
la nostra Sezione. Siamo tutti tornati
con le “batterie ricaricate” perché il ritrovarci proprio in montagna, che è il
nostro ambiente naturale, e passare
insieme momenti sempre emozionanti,
come l’alzabandiera, la Santa Messa al
campo, il ricordo commosso di un grande alpino, ci fa solo bene!
A una rapida conta dei presenti abbiamo ancora notato l’assenza di gruppi
che in diverse occasioni hanno manifestato indifferenza verso questo raduno. Ci spiace perché essi continuano a perdere questa opportunità.
Nei nostri Gruppi spesso ci chiediamo
come fare per cercare di recuperare l’interesse dei soci, e talvolta ci sforziamo
di proporre iniziative per avere più alpini partecipanti, che sono talvolta ripagate da delusione per le poche adesioni. Perché quindi non proporre proprio la partecipazione a una manifestazione tutta alpina come il raduno di
Ponte Selva? Molti gruppi organizzano
delle gite sociali: perché per il prossimo
anno non valutate la meta di Ponte Selva? Perché non utilizzare questa opportunità che la nostra stessa Sezione ci propone, e ne parliamo
ad alpini e amici? La Sezione
offre questa opportunità con
l’impegno organizzativo e con
l’aiuto consolidato della Unità
di Protezione Civile (che provvede ad attrezzare l’area con
tendone, panche e tavoli) e di
qualche gruppo che prepara un
piatto caldo per tutti (un grazie
ancora a Paderno Dugnano e
ai suoi cucinieri!). Non rimarrebbe altro che salire in auto (o
meglio su un pullman) e partire
con la certezza di trascorrere
una giornata davvero bella con
i nostri amici e familiari!
G. P.
Pr
esenti alla ricostituzione
Presenti
della Se
zione di Acqui TTerme
erme
Sezione
Domenica 30 aprile, su incarico del Presidente sezionale Giorgio Urbinati, mi
sono recato ad Acqui Terme per rappresentare la nostra Sezione alla cerimonia della consegna del Vessillo alla
ricostituita Sezione cittadina.
È stata una bellissima manifestazione
degna della circostanza, che ha visto
la presenza del Labaro nazionale scortato dal Presidente Corrado Perona e
da alcuni Consiglieri nazionali.
Erano presenti circa 40 vessilli sezionali, e oltre 250 gagliardetti tra i quali anche quello del Gruppo di Bareggio con il
Capo Gruppo Andrucci, mentre l’alfiere
del Vessillo sezionale era il consigliere
del Gruppo di Bareggio Santoro.
Dopo avere reso gli onori al Labaro e
alle Autorità presenti, è iniziata la sfilata lungo tutto il percorso fino alla Cattedrale. Qui il Vessillo è stato benedetto e consegnato al Presidente della
Sezione di Acqui Terme, che sicuramente ne sarò degno custode.
Il tempio era gremito di gente ed era
reso ancora più bello dalla presenza
dei Vessilli e dei Gagliardetti tra i quali
spiccava al centro il Labaro nazionale,
che, come sempre quando è presente,
dà lustro, importanza e profondo significato morale alle nostre cerimonie.
È stato particolarmente significativo il
momento in cui sono stati ricordati i
tre Carabinieri uccisi a Nassirya nel
compimento del loro dovere.
Il celebrante ha dato, con voce accorata e appassionata, il giusto senso
alpino alla Santa Messa, ricordando
anche alcuni episodi che suo padre,
alpino, gli aveva raccontato e che lui
ancora oggi ricorda.
Al termine della funzione religiosa, il
corteo è ripartito alla volta del piazzale
della caserma cittadina, ormai in disuso e nella quale hanno trovato sede
alcune associazioni. Tra queste anche
la Protezione Civile, la quale faceva
sfoggio dei suoi automezzi che fungevano da cornice al palco da cui sono
stati pronunciati i discorsi ufficiali di
circostanza.
La festa si è conclusa in cordialità con
un buon pasto.
Ora non mi rimane altro che augurare
buon lavoro alla nuova Sezione, e sono
certo che essa sarà parte attiva nella
nostra grande famiglia alpina.
Antonio Liuzzi
Giugno 2006
6 - Veci e Bocia
ATTIVITÀ SPORTIVE
Trekk
ing ai campi base di K2 ed Ev
er
est
ekking
Ever
erest
Nelle scorse estati si è finalmente
avverato quello che da tempo sognavo e desideravo: andare a conoscere e
scarpinare sulle due più belle ed importanti montagne del mondo.
Nel 2004 ho partecipato ad uno dei
trekking al campo base del K2 organizzato dal CAI per le celebrazioni del
cinquantenario delle conquista dalla
spedizione italiana diretta da Ardito
Desio.
Nel 2005 ho partecipato ad un trekking
nella valle del Khumbu verso l'Everest,
Per entrambi ero partito un po’ timoroso date le quote da raggiungere e la
mia non più giovane età, ed invece non
ho avuto problemi e sono state due
esperienze esaltanti!
Il trekking al K2, al quale hanno partecipato anche mio figlio Marco e mio
nipote Enrico, si è svolto nel luglio 2004.
Abbiamo raggiunto in aereo Islamabad
in Pakistan poi con due giorni in pulmino ed uno in Jeep lungo il corso del
fiume Indo siamo arrivati prima a
Skardu ed infine ad Askole a 3050 m.
Da qui in cinque giorni di marcia più
uno di sosta per acclimatazione a Paju
a 3500 metri siamo giunti a Concordia
a quota 4600 m.
Durante il percorso ed ai campi si è
circondati da montagne fantastiche di
sei, sette ed ottomila metri che incombono ai due lati della valle: il Liligo
Peak, le Torri di Trango e le Cattedrali
del Baltoro con le loro pareti vertiginose e di roccia rossa che sembrano
dolomitiche, il Broad Peak, i
Gasherbrun, il Chogolisa, il
Masherbrun, il Mitra Peak, il Kristal
Peak , e la maestosa piramide del K2.
Il 15 luglio, nonostante il tempo non
perfetto, raggiungiamo in cinque ore il
campo base, percorrendo il ghiacciaio
Godwin Austen coperto per buona parte di pietrame morenico con un velo di
vetrato. All'arrivo ci abbracciamo ed
abbiamo i lucciconi agli occhi dalla felicità.
Il campo base è una lunghissima distesa di tende di spedizioni di varie
nazionalità, alla tenda "Casa Italia "
siamo accolti calorosamente da
Agostino da Polenza, Kurt Diemberger,
e altri alpinisti della spedizione italiana.
Il ritorno al pomeriggio è massacrante
e arriviamo a Concordia in poco più di
quattro ore stravolti ma felici.
Il resto del ritorno si è svolto lungo il
medesimo itinerario. I pernottamenti
sono sempre stati in tenda.
Le percorrenze giornaliere erano tra le
5 e le 8 ore con dislivelli limitati sui
percorsi lunghi e maggiori sui percorsi
brevi. Le temperature erano vicine ai
35 gradi di giorno e scendevano anche sotto lo zero di notte, specie sopra
i 4000 metri.
Il trekking dell'Everest invece si è svolto dal 16 ottobre al 4 novembre 2005, e
vi ha partecipato anche mia figlia Paola.
Abbiamo raggiunto in aereo Katmandu
in Nepal e poi con piccolo bimotore
Lukla a 2880 m. dove c'è un piccolo
le spuntano le
"Vele
del
Baltoro" piramidi di ghiaccio grandi e
piccole molto
belle.
Al contrario
nella valle del
Khumbu la
vegetazione
arriva fino ai
4500 metri con
foreste di conifere e di rododendri giganti che in
Un altro nostro gagliardetto tra le vette più alte del mondo
primavera
aeroporto con una pista in salita lunga fanno fioriture meravigliose, moltissi400 metri fatto costruire da Sir Edmund me genziane a caulis più chiare delle
nostre e striate di bianco, e alle quote
Hilary.
Da qui in cinque tappe più due giorna- più alte su fino ai 5000 metri vi sono
te di sosta di acclimatazione a Namche cespugli fittissimi di piccole stelle alBazar a 3440 m, e a Tengboche a 3860 pine.
m, siamo arrivati a Lobuche a 4900 m. Durante il trekking del K2 si incontraDurante le due giornate di sosta ab- vano piccoli gruppi di portatori, qualbiamo compiuto gite a quote superiori che carovana di asini e muli che tradi circa 400 metri che si sono rivelate sportava i rifornimenti per alcuni campi militari fissi dislocati lungo la valle e
molto utili per l'acclimatazione.
Il percorso è sovrastato da vette bel- comitive di trekkers poco numerose.
lissime: il Kangaru (dove in quei giorni Nel trekking all'Everest è invece un
sono morti undici alpinisti travolti da continuo incrociarsi con grosse comiuna valanga, tra i quali alcuni francesi tive di trekkers specie giapponesi ed
e diversi Sherpa), l' Ama Dablam pira- americani, carovane di yak che traspormide ghiacciata elegantissima e più
aguzza del Cervino, e moltissime altre
con nomi difficilissimi in lingua Nepali.
Il giorno 26 siamo saliti in cinque ore al
Kala Pattar a 5545 m, piccola cima di
grossi blocchi di pietra sopra il campo
Slalom gigante a
base e dalla quale si ha una vista panoramica incredibile su: Pumo-Ri,
Everest, Nuptse, Lhotse, che sono pro- Nella magnifica cornice delle montaprio a fianco e di fronte a noi, e moltis- gne dell’Adamello, bene organizzato
dal Gruppo Alpini di Ponte di Legno sime altre sino all'Ama Dablam.
Quando Paola è arrivata in cima ci sia- Sezione Valle Camonica, domenica 2
aprile 2006 si è svolto il campionato
mo abbracciati commossi e felici!
Il rientro al campo di Lobuche è durato nazionale ANA di slalom gigante che
quattro ore e mezza, la giornata è stata ha visto la partecipazione di 36 Sezioni
piuttosto faticosa, a causa della quota italiane e della rappresentanza delle
che però non ci ha dato particolari pro- Truppe Alpine.
La giornata è stata stupenda, con un
blemi.
Il giorno dopo, previa puntata alla pi- magnifico sole splendente che abbronramide del C.N.R. situata poco sopra, zava sia gli alpini partecipanti, sia gli
abbiamo raggiunto Dingboche a 4400 accompagnatori.
m., e il giorno 28 (riposo) siamo saliti a Le piste erano state preparate magnifiChukhung a 4790 m. di fronte all'Island camente, e altrettanto bene erano
Peak e ad una cerchia di magnifiche supportate dagli alpini della Sezione
cime giacciate che terminava a sud Valle Camonica e dei suoi vari Gruppi,
nonchè dai maestri di sci delle scuole
ancora con l'Ama Dablam.
Anche qui i pernottamenti sono stati locali, i quali, per inciso, sono tutti alpini.
sempre in tenda.
Le percorrenze giornaliere sono state, Sin dalla prima mattinata gli atleti si
salvo il 26, di 5 - 6 ore ma con dislivelli sono cimentati, come dei veri profesdi 400 /500 metri e con notevoli su e sionisti, in discese di prova per meglio
giù e spesso con faticosissime scali- conoscere il percorso, e fra questi atleti vi era anche una buona rappresennate.
I due trekking hanno caratteristiche tanza della nostra Sezione.
Senza elencare tutti i partecipanti, cito
ambientali molto diverse.
In Pakistan la vegetazione finisce sui solo i Gruppi rappresentati: Corsico,
3000 metri, poi vi è un deserto di pietra Rozzano e Sesto San Giovanni.
dove ogni tanto, lungo il fiume, esplo- Ed erano ben nove atleti!
de la fioritura ricchissima di qualche Purtroppo all’ultimo minuto i partecipanti del Gruppo di Vigevano hanno
cespuglio di rose selvatiche.
Anche il ghiacciaio del Baltoro è quasi dovuto dare forfait; il numero di atleti
totalmente coperto di pietrame dal qua- delle nostra Sezione avrebbe potuto
tano i bagagli dei trekkers e di portatori stracarichi di ogni genere di rifornimento per i numerosi villaggi e bivacchi dei quali è costellato il percorso e
che si trovano sino a 5200 metri.
Spesso, la sera, ci rifugiamo nei bivacchi vicini ai nostri campi per riparaci
dal freddo e tirare l'ora di andare a dormire in tenda.
Inoltre nella valle del Khumbu, come
in tutto il Nepal si incontrano
numerosissimi monumenti religiosi;
chorten, stupa, cilindri di preghiere
spesso mossi dall'acqua, grandi massi
con incise e dipinte preghiere e ammassi di tavole di pietra sempre con
incise preghiere ed ai quali si deve tassativamente passare sulla sinistra, e
collane di bandiere di preghiera che si
trovano anche su tutte le cime come
sul Kala Pattar.
Vi sono anche molti monasteri Buddisti
e Induisti molto interessanti.
La popolazione locale in Pakistan è
molto povera con moltissimi bambini
molto belli che chiedevano " pens" e
con abitazioni molto misere. In Nepal
sembrano meno poveri, con tanti bambini che chiedevano "bombo" e abitazioni meno misere. Entrambe le popolazioni, genti di montagna, sono molto
dignitose.
Sono state esperienze che valeva veramente la pena di vivere!
Paolo Crepaldi
Il 40° Campiona
to Nazionale AN
A
Campionato
ANA
Ponte di Legno
essere quindi superiore.
È inutile sottolineare che nelle classifiche la parte del leone l’hanno fatta gli
alpini delle sezioni di Trento (vincitore
assoluto dei campionati), di Belluno, e
di Bergamo, ma anche i nostri baldi giovani se la sono cavata abbastanza
bene, eccetto uno che, nella foga di
prendere velocità e guadagnare tempo, si è trovato a saltare una porta, ma
è bastato il tempo di scendere a valle
per trovare al fianco del suo nome il
fatidico “N. C.”
Peccato, sarà per la prossima volta.
Che dire quindi se non ripetere che è
stata una giornata di sport davvero
stupenda che ha visto la partecipazione di circa 280 alpini provenienti da
tutta Italia, e ricordare ciò che ha detto
il vice Presidente nazionale Sonzogni
“oggi siamo presenti in tanti, speriamo che ai prossimi campionati vi siano
ancor più partecipanti…”
Da parte mia e del Presidente sezionale Urbinati, va un grosso ringraziamento agli alpini partecipanti, con la speranza che per il futuro i nostri atleti non
siano nove ma novanta.
Grazie ancora a tutti voi e arrivederci al
prossimo campionato.
Detto per inciso, la nostra Sezione si è
classificata ventiseiesima su trentasei
sezioni partecipanti.
Espero Carraro
Veci e Bocia - 7
Giugno 2006
PROTEZIONE CIVILE
Eser
citazione del 2° R
aggruppamento a Sa
bbio Chiese
Esercitazione
Ra
Sab
Nelle giornate del 2 – 3 e 4 giugno si è
svolta, organizzata dalla Sezione
“Monte Suello”di Salò e dal Gruppo di
Sabbio Chiese in provincia di Brescia,
una esercitazione di Protezione Civile
che interessava i volontari del 2° raggruppamento (Sezioni ANA di Lombardia ed Emilia Romagna).
Nel pomeriggio di venerdì 2, dopo alcune peripezie stradali, siamo arrivati
al campo base allestito presso il centro sportivo di Sabbio e subito siamo
entrati nel clima che accompagna da
sempre questi incontri. Si perché di
incontri oramai si tratta, caratterizzati
dal clima di amicizia che si respira tra
gli addetti ai lavori e dal fatto di conoscere sempre più gli altri volontari che
condividono gli stessi tuoi ideali.
In compagnia di Giovanni Frattini abbiamo atteso l’arrivo della colonna della nostra Sezione che era partita dopo
di noi dal deposito 3P di Cesano
Maderno, e al suo arrivo è iniziata l’opera di montaggio della tenda che ci
avrebbe ospitato. Sotto la guida dei
più navigati il lavoro è terminato in
poco tempo e successivamente abbiamo preso possesso dei nostri posti
montando le brande per la notte.
Prima di cena, mentre i coordinatori
sezionali erano impegnati in un incontro per l’assegnazione dei cantieri di
lavoro e delle zone operative, abbiamo
approfittato per fare una breve visita
al paese, situato tra i laghi di Garda e
d’Idro, che ha soddisfatto veramente
tutti, dandoci l’idea di un borgo a misura d’uomo, posto in una posizione
naturale particolare circondato da una
rigogliosa vegetazione e sovrastato da
un’imponente rocca risalente all’XI °
secolo. Assicurati alle mura dell’edificio, una squadra di rocciatori era già
impegnata nella pulizia dei fianchi della scarpata, sospesi nel vuoto, pur nella
totale sicurezza.
La cena, in un clima festoso che ci ha
visti ospiti degli amici della Sezione di
Bergamo, ha preceduto la riunione con
il nostro coordinatore Roberto Polonia che ci ha informati sui compiti che
ci attendevano l’indomani.
La nostra forza è stata suddivisa in due
squadre di una decina di volontari che
avrebbero operato nel territorio comunale di Roè Volciano, uno dei paesi che
nel novembre del 2004, con Sabbio,
Gardone, Salò e Vobarno erano stati
colpiti dal terremoto che aveva lasciato ferite sul territorio.
Libera uscita e finalmente (o purtroppo !!) in branda cullati dalle dolci melodie notturne sino alle 5,15 quando,
malgrado la sveglia fosse stata fissata
alle 6, qualcuno ha deciso che era ora
di alzarsi e, si sa, gli alpini nel dubbio
di avere male capito, si adeguano.
Colazione veloce seguita dall’Alzabandiera accompagnata da un coro di
immaginabile intonazione, e quindi
pronti davanti ai mezzi per la partenza
che è stata data alle 6,30.
Sugli automezzi della Sezione ci siamo
recati quindi a Roè Volciano accompagnati dal Capogruppo che ci ha illustrato sul posto il nostro compito: il
disboscamento e la pulizia di una zona
sovrastante il centro abitato ed il ripristino, o per meglio dire, la costruzione
ex - novo di un sentiero nel bosco che
congiungeva due zone del parco.
Il lavoro è partito subito con buona
lena e senza risparmio da parte di tutti
i Soci ed in quella occasione ho potuto con piacere constatare che i buoni
semi danno altrettanto buoni frutti ed
è infatti da ammirare l’impegno del
Bocia della squadra, Davide, che da
subito si è dato un gran daffare.
Curiosità: questo Davide, che ha già
espresso la volontà di entrare anche
nella Squadra di Intervento Alpino ha
avuto come Caporale Istruttore il nostro neo Consigliere di Gruppo Davide Olgiati, e pur svolgendo un’attività
professionale impegnativa, è la dimostrazione di quello che si può fare
quando c’è la buona volontà.
Man mano che il tempo scorreva, il la-
I RA
CCONTI DI VECI E BOCIA
RACCONTI
Tr entesimo del ter
riuli
terrr emoto in F
Friuli
In occasione dell’importante anniversario si è detto e scritto molto per ricordare la sciagura del terremoto del Friuli, ed anche di come, da quella necessità di aiuto sia scaturito il grande intervento degli Alpini che ha dato le basi
alla Protezione Civile nazionale.
Tra le lettere ricevute, pubblichiamo una parte (il testo completo è bello ma
davvero troppo lungo) di quanto ci scrive Gildo Lampugnani che ricorda
alcuni episodi del suo intervento da volontario con la nostra Sezione al cantiere n° 6 di Maiano.
“ …Con una cinquantina di Alpini della nostra Sezione ero stato destinato
alla frazione di Cornino in una tenda
abbandonata dalla Croce Rossa, in
adiacenza alla stazione ferroviaria e in
prossimità di un campo da calcio, sede
di una tendopoli. La nostra destinazione costituiva un distaccamento del
campo del cantiere numero 6 di
Maiano, super affollato nel mese di
agosto. Il nostro compito era di eseguire, su indicazione del Comune di
Maiano, dei lavori per riadattare le case
danneggiate nelle frazioni.
Mi ero convinto di non poter far più
niente per un Alpino reduce di Russia
(con un braccio amputato) per siste-
mare un ampio garage che gli avrebbe
permesso di passare il successivo inverno al coperto, avendo avuta distrutta la casa. Purtroppo il garage aveva
tutti i muri perimetrali, che sostenevano la soletta piana, inclinati di circa 40
centimetri, e pertanto ogni intervento
poteva essere causa di crollo definitivo. Saputo ciò, un nostro Alpino capomastro di origine friulana (Vittorio
Bertolussi) mi imponeva contro ogni
logica e pratica: “Dammi degli uomini
che scelgo io (alpini legnanesi), il materiale e non rompermi …… che ci penso io”. Ho raccomandato loro di puntellare il solaio, e poi mi ho raccomandato me a San Maurizio.
voro eseguito iniziava a vedersi e, dove
prima c’erano erbacce e rovi, appariva
come per incanto un angolo piacevole
da vedersi.
Verso la metà mattinata comunque,
come sempre nel rispetto delle tradizioni lavorative dove le decisioni vengono prese da chi non è abituato ai
nostri ritmi, si decide di puntare le forze nella realizzazione di un sentiero che
originariamente correva sul fianco della montagna e che in pratica non esiste più.
Detto fatto, i nostri motoseghisti e gli
addetti ai decespugliatori non chiedevano di meglio che di rimettersi all’opera e, coadiuvati dal reparto spalatori e
picconatori, nelle prime ore del pomeriggio, possiamo ammirare soddisfatti
il sentiero che d’ora innanzi permetterà alla gente di raggiungere diverse
zone del bosco.
Ed infine, terminato il lavoro,
riconsegnati gli attrezzi e caricati gli
escavatori sul camion, sempre accompagnati dal Capogruppo di Roè, ci dirigiamo alla periferia del paese.
Ed ai margini del bosco, col lago di
Garda in lontananza, veniamo ospitati
per il pranzo nella favolosa sede degli
alpini locali che letteralmente ci rimpinzano facendoci dimenticare le fatiche
della giornata.
Al ritorno al campo, alcuni già prendono la strada del ritorno, mentre il grosso rimane in loco per presenziare, l’indomani mattina, dopo l’Alzabandiera,
alla parte ufficiale con le dimostrazioni
dei motoseghisti e delle squadre
antincendio, la S. Messa e la sfilata che
precedono il pranzo.
La mia personale considerazione su
questa, come per le altre esercitazioni,
è molto positiva in quanto penso che
sia importantissimo per i volontari conoscersi, lavorare insieme in condizioni “normali” per essere pronti a farlo
nel momento dell’emergenza.
Il fatto poi che tutte le nostre esercitazioni abbiano come risultato finale, non
una semplice dimostrazione di potenza o esibizione di mezzi che rimangono
il più delle volte inutilizzati, ma delle
opere destinate al godimento della comunità o al ripristino di ambienti realmente colpiti da calamità, ti consente
di rientrare a casa con la consapevolezza di avere bene impiegato il tuo
tempo.
Franco Maggioni
A fine esercitazione, non può mancare la classica foto ricordo
Si sono demoliti e ricostruiti fondazione e muri a piombo, demolendo quelli
inclinati a sostegno del solaio di copertura per frazioni e in tempi diversi;
il tutto ben conoscendo che i lavori
andavano completati nei soli tre giorni
rimasti alla scadenza del turno per il
rientro. Ho raccomandato poi al proprietario di togliere i puntelli della
soletta non prima di una settimana.
Durante il viaggio di ritorno ho poi
appreso che, la mattina prima di partire, per completare l’opera erano stati
tolti tutti i puntelli senza constatare
alcun cedimento. Miracoli che solo gli
Alpini sanno fare!
Ricordo anche un altro episodio.
Dopo cinque giorni di lavoro, sudore,
acquazzoni improvvisi e mangiare
come e cosa si riusciva a recepire sul
posto e con i salamini donati dalla
Citterio, nella stanchezza di quattordici ore di lavoro avevo combinato una
cena a base di coniglio in una osteria
locale all’aperto. Alle venti, dopo una
doccia ai servizi del vicino campo di
soccorso, avevamo finalmente indossato abiti e biancheria pulita.
Proprio in quel momento venne chiesto il nostro intervento urgente per-
ché nello scavo della fondazione del
forni di Cornino erano state scaricate
due betoniere di calcestruzzo che si
doveva sistemare nelle fondazioni
pena la impossibilità di utilizzo la mattina dopo per la sua presa.
Immaginate le imprecazioni! Indossati
ancora gli abiti da lavoro e caricati su
due automobili gli otto legnanesi, si è
partiti cantando. Al calare del buio si è
completato il lavoro alla luce dei fari
delle automobili. Stavamo ripartendo
quando il capomastro ci ha richiamati
per lavare le carriole, i secchi e i badili
che avevamo usato.
Dopo le ventidue il coniglio lo si è
mangiato con ancora più appetito, e lo
abbiamo innaffiato con del buon vino
ma in fretta per poter riposare ed essere pronti alle sei del mattino successivo con il te (che preparavo in un
pentolino) per poi raggiungere i posti
di lavoro con tempestività.
Negli anni ottanta sono tornato in Friuli
con mio figlio per documentare la sua
tesi di laurea in architettura, e non potete immaginare la gratitudine dei
friulani che, riconoscendomi, si sono
messi a nostra completa disposizione.”
Gildo Lampugnani
Giugno 2006
8 - Veci e Bocia
VITA NEI GRUPPI
ABBIA
TEGRASSO
ABBIATEGRASSO
Una bella giorna
ta
giornata
Giovedì 12 maggio il gruppo di
Abbiategrasso ha ospitato nella sua
bella sede una singolare riunione.
Si vedevano infatti alamari e fiamme
tra le penne nere, una giornata di
sinergia tra carabinieri ed alpini. L’occasione era la presentazione di un libro del generale dei carabinieri Gagliardo dal titolo “La sicurezza minacciata”
frutto e sintesi di un’esperienza professionale intensa, di una carriera iniziata proprio qui, ad Abbiategrasso e
svoltasi in parecchi comandi sia in Italia che all’estero, in diverse sedi europee.
E l’autore ha voluto omaggiare dell’esordio proprio Abbiategrasso con
la complicità degli alpini, ai quali era
amichevolmente legato sin dalla sua
permanenza.
E intorno al Generale gli alpini hanno
riunito i comandanti delle stazioni di
tutto il territorio della compagnia di
Abbiategrasso, con il comandante capitano Palazzo, il comandante della
compagnia di Corsico capitano La
Mura (complice il capogruppo
Brazzoli), il Sindaco dott. Fossati,
l’onorevole
Deodato, tanti rappresentanti dell’Arma e della Associazione Carabinieri
oltre ovviamente agli alpini del gruppo ed a parecchi ospiti alpini.
Ospite d’onore, oltre ovviamente all’autore del libro, un eccezionale
relatore, il Generale C.A. Luigi Federici
indimenticato Comandante delle Truppe Alpine ed altrettanto indimenticato
Comandante dell’Arma dei Carabinieri.
Il primo approccio, oltre ovviamente ai
saluti agli ospiti, è stato l’alzabandiera
“comandata” dall’emerito Presidente
della Sezione ANA di Pavia gen.
Abbiati, come prima doverosa accoglienza.
Dopo le fotografie di rito, un ricco aperitivo nel parco ed una conviviale riunione tra alpini e carabinieri nella consueta allegria.
Mentre si pensava all’imminente partenza per Asiago, di cui arrivavano le
cronache degli arrivi già consistenti,
gli alpini di Abbiategrasso con i loro
amici si esibivano in un pranzo degno
di un ristorante di alto livello e davano
sfoggio delle loro capacità
organizzative.
Un emozionato Giancarlo Piva curava
in ogni particolare tutta la regia mentre
il capogruppo Alfonso Latino rappresentava agli ospiti la riconoscenza degli alpini per avere scelto la loro sede
per questo importante appuntamento.
Il Gen. Federici firma i libri di cui è
Dopo qualche breve discorso di convenevoli (sintetico ed efficace come
sempre l’amico Federici) tutto il gruppo degli intervenuti si recava in visita
della caserma dei Carabinieri di
Abbiategrasso, accolti amichevolmente dal Comandante di Compagnia e dal
maresciallo Veronese, comandante della Stazione e da sempre vicino agli alpini abbiatensi, dove venivano raggiunti prima dal comandante Territoriale col. Bernardini poi dal Comandante delle Regione generale Girone.
Dopo la visita, il gruppo si trasferiva
presso la sede della fiera, dove c’era
già parecchia gente e dove avveniva
la presentazione del libro.
Prima l’intervento dell’autore spiegava il perché della scelta di
Abbiategrasso per il lancio del libro,
ricordando i tempi del suo servizio, poi
prendeva la parola il generale Federici
per il commento. Parole chiare, sintetiche, schiette come sempre, da cui traspariva la perfetta conoscenza del problema trattato dal libro: la sicurezza minacciata della nostra società.
Minacciata da una criminalità ormai
transnazionale e globalizzata e dal terrorismo in tutte le sue forme, dalla droga e da tutti i reati ad essa connessi e
conseguenti, minacciata da un minore
presidio da parte della società, privata
di valori forti.
Il generale Federici aveva parole di elogio per il libro in cui sono trasfuse le
esperienze di un comandante dei carabinieri, il generale Gagliardo, ricavate
come detto dalla sua quarantennale
esperienza di servizio in sedi disparate
e di vario livello, con diversi ruoli e
diversi incarichi.
Alla globalizzazione della società e dei
suoi strumenti di diffusione della tecnologia e della comunicazione corrisponde spesso la globalizzazione degli effetti negativi che vanno fronteggiati con mezzi efficaci. Oltre a conoscere questi effetti e ciò che è stato già
messo in atto per fronteggiarli, noi tutti possiamo fare qualcosa.
Di piccolo ma importante, diceva il gen.
Federici, nella famiglia, nelle nostre
comunità, nella scuola: ognuno può
dare il suo contributo per aumentare la
sicurezza del cittadino.
E si sentiva che l’appello non era quello dell’oratore, ma era quello di un padre di famiglia, di un uomo che ha vissuto con intensità la sua vita personale e professionale, si sentiva chiaro e
netto, il sentimento dell’alpino e la preoccupazione del carabiniere.
Alla fine dall’uditorio,
numeroso nonostante
il giorno lavorativo, è
pervenuto un applauso forte e sincero che
ha accomunato chi ha
scritto un’opera utile
ed interessante e chi
con capacità e cognizione lo ha saputo commentare e valorizzare.
Un sintesi perfetta tra
la penna nera e gli
alamari!
Giuliano Perini
autore
CORSICO
a R
epub
blica ha 60 anni
nostra
Re
pubb
La nostr
Tutto è iniziato quando ci ritrovammo, come tutti i venerdì, nella nostra piccola
sede di Corsico per scambiare quattro chiacchere con gli
amici dell’Associazione
Marinai.
Ad un certo punto qualcuno osserva che il 2006 è il
60° della Repubblica e
qualcun altro aggiunge che
sarebbe bello fare qualcosa
per ricordare degnamente
l’Anniversario.
E certo – altri precisano quello della nascita della Repubblica
Italiana è un Anniversario proprio importante per la nostra vita, per il nostro modo di essere, che non può essere trascurato.
Infatti le idee di libertà e di democrazia
che sono le fondamenta della Repubblica sono ormai così radicate in noi
che neppure ce ne accorgiamo, così
come non ci accorgiamo dell’importanza dell’aria che respiriamo e dell’acqua
che beviamo: ci rendiamo conto della
loro necessità solo quando queste
sono sporche o inquinate.
È per noi naturale parlare a voce alta
delle nostre idee politiche e sociali e
manifestarle ove riteniamo più opportuno, leggere in pubblico il tipo di stampa che appare più congeniale alla nostra struttura mentale ed ai nostri interessi, parlare male o bene di qualsiasi
uomo collegato alla politica, alla religione o a qualsiasi altra forma di potere questi appartenga!
Fa parte dell’aria che respiriamo anche
quello che si chiama lo “stato di diritto”, cioè il nostro essere in situazione
di parità giuridica con qualsiasi organo dello Stato, perchè anche lo Stato –
con tutte le sue strutture ed i suoi poteri – è soggetto alla Legge nello stesso modo in cui lo è ciascuno di noi.
Non è sempre stato così e, anche ai
nostri giorni, è così solo per pochi Stati e Nazioni della nostra Terra, popoli
privilegiati al pari della nostra Patria.
Tutto ciò grazie alla Repubblica, iniziata
il 2 giugno 1946, e alla sua Costituzione,
carne e nervi e sangue della Repubblica, impostata anch’essa nella stessa
epoca dall'Assemblea Costituente, e in
vigore dal 1 gennaio 1948.
Abbiamo pensato di ricordare il 60°
Anniversario coinvolgendo gli studenti – ed in ciò abbiamo trovato l’entusiastico appoggio della Signora Preside Prof. Longo - oltre che dell’Amministrazione della Città di Corsico, Signor Sindaco in testa, sempre sensibile a manifestazioni di questo tipo.
Qualche riunione per definire i dettagli, e subito parte dal Comune il Bando
di Concorso, riservato a studenti delle
medie ed aperto a lavori di qualsiasi
genere, dalla grafica, alla poesia, alla
prosa, purchè aventi per tema la nostra Repubblica.
Nonostante il premio messo in palio
fosse decisamente invogliante (borsa
di studio di 500 Euro, sotto forma di
buoni per libri) la partecipazione non è
stata massiccia - una cinquantina di
studenti su tre scuole - ma la quantità
è stata sostituita dalla qualità e dall’originalità dei lavori concorrenti , tanto che la Giuria - cui partecipavano
Alpini e Marinai - si è sentita in obbligo di creare due “primi premi” da 250
Euro e conferire targhe ricordo ad altri
due studenti.
La premiazione, tenutasi nell’ambito
della Festa scolastica e di quartiere il
28 maggio scorso, ha visto la partecipazione di parecchie decine di persone tra docenti e studenti, e ciò nonostante l’ora – eravamo già oltre l’ora
canonica del pranzo – ed il sole veramente spaccapietre.
L’evento forse più simpatico occorso
all’atto della premiazione – con buona
parte del Consiglio del Gruppo di
Corsico sul palco delle autorità - è stata
l’autentica sorpresa dei ragazzi (e ragazze) premiati, condita da uno spontaneo
velo di timidezza, proveniente dal trovarsi inaspettatamente “davanti ai riflettori”.
Ma il 60° Anniversario è stato ricordato da “ANA - Corsico” anche con una
Mostra Storica sulle Truppe Alpine e
sulla Marina, realizzata ancora di concerto con l’Associazione Marinai e con
il patrocinio del Comune.
Cosa dire della “Mostra Storica sulle
Truppe Alpine”?
Tutti abbiamo dato il nostro contributo, lavorando per mesi, all’inizio per
farci delle idee e poi per realizzarle, il
“Centro Studi” nazionale ci ha fornito
un adeguato supporto documentazione, il Comune, che ringraziamo, ci ha
messo a disposizione la logistica e un
amico Alpino ci ha consentito di utilizzare reperti storici della sua collezione.
L’inaugurazione è avvenuta nella serata del giorno 8 giugno ed ha visto la
partecipazione del Sindaco di Corsico
Sig. Graffeo, del Vicesindaco e di ben
tre Assessori.
La “Mostra” aperta anche i giorni 9 e
10 giugno ha registrato una qualificata partecipazione di visitatori e moltissimi si sono espressi con frasi di apprezzamento sull’apposito “Libro” posto all’uscita del salone.
Ci hanno reso particolarmente appagati le richieste - ben 4 - formulateci di
avere il materiale esposto per allestire
analoghe manifestazioni: ovviamente
questo è a disposizione di tutti gli amici Alpini che ce ne faranno richiesta!
A quando i prossimi appuntamenti? Fra
due anni, con il 60° della Costituzione?
Chissà. Il Gruppo di Corsico sarà pronto e sempre in prima linea.
il Consiglio del Gruppo di Corsico
Veci e Bocia - 9
Giugno 2006
VITA NEI GRUPPI
BRESSO
Br
asile: il per
chè del ritorno
Brasile:
perc
È difficile descrivere le mie sensazioni
ed emozioni della quinta volta in Brasile, ma dietro insistenza del Presidente Urbinati mi ci provo.
Devo riordinare le idee, di non farmi
prendere dall'emozione, e chiedere a
mia moglie di ricordarmi episodi che si
rifiutano di venire a galla. Inizio col dire
che l'accoglienza da parte delle Rev.
Suore, dei bimbi e bimbe che frequentano i vari asili, degli amici che col passare degli anni ci siamo fatti è come al
solito eccezionale per cui non ti stanchi mai di chiedere notizie di uno o
dell'altro. È stupefacente il fatto che ogni
mattina, le bimbe che frequentano la
scuola ti salutino con un calorosissimo
"Buon giorno" e non con il loro "Bon
giar"; ormai lo sanno e vogliono sapere
come si traduce “Boa targi” o “Boa
noici”, e poi ti invitano a partecipare alla
partita di calcio, perché c'è il campionato del mondo e la partita più attesa è
chiaramente Brasile - Italia.
Parlando di cose più serie, c'è da raccontare del nostro viaggio a Macapà,
della bellissima esperienza che, assieme a mia moglie Sandra, abbiamo fatto
in quella cittadina alle foci del Rio delle Amazzoni, dove sorgono come funghi "case" o meglio strutture in legno,
abitate a volte da più di una famiglia,
spesso senza energia elettrica e con
l'acqua prelevata dal pozzo che si sono
scavato. Qui le Rev. Suore Carmelitane
- dice suor Nazzarena, italiana di Maser,
da 27 anni in Brasile, figlia e sorella di
alpini - non hanno incombenze scolastiche con i bimbi, seguono solo gli
ammalati e le loro famiglie, distribuendo loro medicinali quando ne hanno, o
fornendo loro assistenza medica o di
altra natura. Ma dopo aver visto come
operano, devo dire che suor Nazzarena
ha detto una grossa bugia perché è
ben piccola cosa quanto sopra scritto.
Il loro impegno consiste anche nell'assistenza ai lebbrosi, seppur dichiarati
guariti, il fornire loro cibo e medicinali
specifici, spesso trovare loro una casa
o nel far costruire per loro degli alloggi
indipendenti dove possano sentirsi ancora degli esseri umani seppur menomati nel corpo.
E che dire delle famiglie che vivono
nella foresta lungo il fiume. La curiosità di vedere il grande fiume ci ha indotto a chiedere alle Suore di accompagnarci e loro ben volentieri hanno acconsentito anche perché dovevano
visitare una persona anziana ed ammalata, così di buon mattino partiamo
dal porto di Santa Anna su una barca a
motore e dopo circa un'ora di navigazione arriviamo a destinazione. E' superfluo descrivere la vegetazione, alberi e fiori di ogni genere - a maggio
inizia la stagione delle piogge e qui siamo a cavallo dell'equatore - di tanto in
tanto si vedevano dei pescatori intenti a vuotare le nasse usate per la pesca
dei gamberetti o si intravedevano sulla riva delle costruzioni che servivano
da piccolo bazar e da scuola, in mezzo
alla foresta. Finalmente arriviamo. La
costruzione è piazzata su palafitte sulla riva del fiume, tutta in legno col tetto in eternit sul quale è posto il serbatoio dell'acqua per gli usi domestici (per
l'igiene si usa l'acqua del fiume). Scesi
dalla barca, ci vengono incontro una
ventina di bimbi, donne con neonati al
collo ed altri adulti tra cui la persona
che dovevamo visitare e che, grazie a
Dio, si era ristabilita. Ci hanno spiegato che quel giorno la scuola era chiusa
e la padrona di casa si era prestata ad
accogliere i bimbi del vicinato. A prima
vista ci è sembrato di entrare in un piccolo deposito merci, poi ci siamo invece resi conto di trovarci in un ambiente pulitissimo (avremmo potuto mangiare sul pavimento), ben diviso in cui
abitavano 7 persone, tra cui una bimba di 40 giorni. Dopo i convenevoli e
le presentazioni la padrona di casa si è
scusata dicendo di non aver nulla da
offrirci ma nel contempo ha mandato
un figlio a raccogliere delle noci di cocco per dissetarci. E' stato il più dolce
rinfresco che io e mia moglie abbiamo
gustato in tutta la nostra vita. Questo
non è altro che un episodio piacevole
vissuto, ma l'esperienza più toccante è
stata la visita ai malati di lebbra. Alcuni hanno famiglia, altri vivono soli ma
tutti con una dignità che ti sconvolge,
nessuno che imprechi alla propria disgrazia, tutti col sorriso sul volto, ti
vorrebbero abbracciare. Alcuni ci riescono, altri no in quanto sono supini
o sdraiati su di un letto e tu che ti fai
coraggio e senza vergogna, a volte rigettando la repulsione che ti assale,
sopperisci a questo e li abbracci chiedendo loro, nel tuo portoghese stentato, come stanno e se hanno bisogno
di qualche cosa. Domande inutili perché gli hai appena consegnato viveri e
medicinali e sai benissimo che il giorno dopo suor Nazzarena tornerà a trovarli. Dopo queste visite mia moglie mi
ha sussurrato "Il prossimo anno torniamo e ci fermiamo di più".
Che conclusioni trarre da questa nuova esperienza? Non ne trovo, so solamente che sia io che mia moglie, la quale ha avuto la forza di accompagnarmi
la prima volta tre anni fa e mi sprona
continuamente, non vediamo l'ora che
passi in fretta il tempo che manca per il
nostro ritorno in Brasile, e quando siamo sull'aereo che ci riporta in Italia
sogniamo che sia quello che ci sta portando laggiù. Che dire ancora... ragazzi, alpini, dovreste provare a vivere
questa esperienza. In qualsiasi periodo dell'anno le Rev. Suore sono in grado di darvi ospitalità e di farvi toccare
con mano la realtà locale, a loro non
interessa se andate laggiù per aiutarle
o no in qualche lavoro, saranno ben
felici di farvi da cicerone. Voglio inoltre ringraziare i professori locali che
operano in questi centri e che ben conoscendo abitudini ed usi dei bimbi, si
adoperano per offrire loro un futuro
migliore.
Espero Carraro
P. S.: a proposito, quasi dimenticavo:
Suor Nazzarena mi ha detto e assicurato
che con 4000 Reails (1500 Euro) si costruisce una casa in legno di circa 60
metri quadrati in grado di accogliere una
famiglia di 10 persone, e per una di 5
persone basterebbero solo 1000 Euro.
Chi ha orecchie per intendere intenda e
veda di grattare il fondo del barile, che
qualche cosa sicuramente trova.
LACCHIARELL
A
CCHIARELLA
Concor
so Letter
ario:
Concorso
Letterario:
valori, amicizia e passione
Domenica 18 giugno
2006, è per la Polizia Locale di Lacchiarella una
giornata molto intensa:
quattro manifestazioni
quasi in contemporanea,
gli Agenti impegnati nella viabilità, il Comandante ed il Sindaco che continuamente guardano
l’orologio per evitare di
arrivare in ritardo all’inizio di ciascuna di esse.
Alle 11.45 è prevista la ceIl capogruppo vigila sull’annuncio dei vincitori
rimonia di premiazione
del “15° Concorso internazionale di let- tenutasi a Gressoney - Saint Jean).
teratura”, organizzato dal Gruppo Al- Ascoltando i discorsi sento che qualcuno si esprime in maniera diffidente
pini di Lacchiarella.
Arriviamo alla sede del Gruppo, che sul titolo del tema del XVI° concorso,
quest’anno festeggia i suoi XXV anni strano ad un primo impatto lo avevo
di fondazione, ci attende una coreo- giudicato un buon tema; in fondo c’è
grafia adeguata ad un avvenimento di sempre una prima volta e non è detto
rilevanza internazionale: tricolori, che pur avendo visto molte volte una
gagliardetti e soci di vari Gruppi, il pen- determinata cosa e/o vissuto una data
situazione la si abbia veramente “innone per l’alza bandiera, …
Il clima è piacevolmente cordiale: scam- contrata”. E poi il termine “oggi” non
bi di saluti, presentazioni, … si respira è necessariamente riferito al momento
aria di amicizia. Tutto è stato predispo- attuale, può essere un ricordo e quindi
sto per l’inizio della cerimonia che si è la possibilità di partecipare al concordegnamente aperta con l’alza bandie- so è aperta a tutte le età.
ra, momento solenne e fortemente ca- Sono convinto che gli scritti saranno
rico di emozioni: l’Inno di Mameli non numerosi e la Giuria avrà il suo bel da
è solamente suonato, ma tutti i presen- fare per decidere.
ti, in posizione di “attenti”, lo hanno Anche il pranzo giunge al termine, è
arrivata l’ora di salutarsi e di darsi apfieramente cantato.
La cerimonia conclusiva del “15° Con- puntamento per la prossima manifestacorso Internazionale di Letteratura” è zione programmata per i festeggiamenti
cominciata, lo speaker inizia con la pre- del XXV di fondazione il 19 novembre.
dott. Marco Cantoni
sentazione dei componenti della GiuCom.te Corpo P.L. Lacchiarella
ria; i premi vengono consegnati dal
Sindaco di Lacchiarella, dal Presidente della Sezione ANA di Milano e dal
CLASSIFICA DEL XV° CONCORSO
Capo Gruppo di Lacchiarella.
INTERNAZIONALE DI LETTERATURA
Il concorso è definito internazionale,
ed effettivamente i premiati non sono
SEZIONE NARRATIVA
solo Italiani ma figurano anche uno 1. "Cuore di penna" - Gianluca Grandi
Svizzero ed un Canadese: la sede del - Secugnago (Lodi)
Gruppo Alpini di Lacchiarella per un 2. "Lo spezzatino" - Bruno Longanesi
giorno è l’ombelico del mondo.
- San Giuliano Milanese
Al termine delle premiazioni un breve 3. "Sulle rime dell'anima" - Gianluca
discorso da parte del Sindaco, del Par- Grandi - Secugnago (Lodi)
roco, del Presidente della Sezione di Elaborato estero: "Bortolo" - Graziano
Milano.
Sia - Tesserete (Canton Ticino)
La cerimonia si conclude leggendo il Socio AIDO: "Lo spezzatino" - Bruno
titolo del tema per il XVI Concorso: Longanesi - San Giuliano Milanese
“Oggi ho incontrato gli alpini”.
Socio ANA: "Il cappello ritrovato" Terminata la cerimonia è previsto un Isidoro Perin - Arcade (TV)
pranzo a buffet, gli inviti ricevuti ormai
non si contano più, come posso rifiuSEZIONE POESIA
tare? Il clima è troppo coinvolgente e ti 1. "Penna nera" - Anna Maria Lavarini
senti parte del gruppo: accetto l’invito. - Verona
Mentre si pranza, si scambiano quat- 2. "Cuore di alpino" - Vittoria Rollè tro chiacchiere che sono interrotte da- Pianezza (TO)
gli inviti ad alzare il bicchiere (natural- 3. "Cento passi" - Armanno Fasteni mente pieno di vino, l’acqua non è am- Pisogne (BS)
messa), inoltre si festeggia il comple- Elaborato estero: Tutti fuori tema
anno di un associato.
Socio AIDO: "Alpino .... Sentinella
Nei vari discorsi si scopre che sono d'amore" - Dario Gatti - Castagneto (BS)
un socio CAI, e allora i dialoghi co- Socio ANA: "Uomini alpini" - Fabrizio
minciano a spingersi più nel dettaglio: Acquistapace - Piantedo (SO)
il recupero dei camminamenti della Miglior elaborato socio ANA estero:
Grande Guerra, i siti visitati, le gallerie, "Amico mio (ricordi di allora)" - Giuliale storie di mine, …fino ad arrivare alla no Franceschin - Alberta (Canada)
cerimonia del 50° della posa del Cristo Under 14 (poesia e narrativa): Nessun
delle Vette sul Monte Rosa (l’anno elaborato
scorso ho prolungato apposta le ferie Residente Lacchiarella: Nessun elaper partecipare alla commemorazione borato
Giugno 2006
10 - Veci e Bocia
VITA NEI GRUPPI
LIMBIA
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LIMBIATE
BUST
O G
AROLFO
USTO
GAROLFO
In FFriuli,
riuli, a 30 anni dal ter
terrr emoto
Una giorna
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aor
dinaria
giornata
straor
aordinaria
to mancare alla cerimonia
del mattino di sabato 6
maggio a Gemona (sono
arrivato a cerimonia quasi
conclusa).
Il pomeriggio, alle 14.30,
presso la caserma Goi
Pantanali, dove la notte del
6 maggio 1976 persero la
vita 33 alpini (29 sepolti
sotto le macerie della caserma e 4 mentre si trovavano in libera uscita in città), alla presenza del picchetto armato e della banda della Julia, del Labaro
dell’ANA, si è svolta la ceIl vessillo sezionale alla cerimonia di Majano
rimonia ufficiale, con la ceOrgoglioso di aver prestato la mia opera lebrazione della Santa Messa, i discordi volontario nel luglio 1976 presso il si del presidente Perona, delle autorità
cantiere numero 6 di Majano e nel 1977 civili e militari e dell’onorevole
per l’allestimento del campo di Zamberletti, a suo tempo commissario
Venzone, non potevo mancare alle ce- straordinario del Governo per l’emergenlebrazioni per il 30° anniversario del za terremoto. Lo scoprimento e la beneterremoto del Friuli. Da tempo avevo dizione di una lapide con il nome dei 33
programmato tale viaggio a Majano, per alpini caduti ha concluso la cerimonia.
i legami con quella cittadina in cui, tra Il mattino seguente, domenica 7 magl’altro, nella frazione di San Tommaso, il gio, trasferta a Majano per la commenostro gruppo aveva contribuito alla re- morazione ufficiale in quel Comune.
Presenti, oltre al nostro, i vessilli delle
alizzazione di tre prefabbricati.
Il sito internet nazionale a tal proposi- Sezioni di Tirano e Lecco oltre a diverto era estremamente avaro di notizie. si gagliardetti. Dopo la sfilata per le
Le poche che sono riuscito ad avere vie cittadine, la Santa Messa accomsono state prese da quello della sezio- pagnata dal Coro Grigna della Sezione
ne di Udine e con queste ho program- di Lecco, i discorsi ufficiali e la consemato il mio viaggio. All’ultimo momen- gna degli attestati a tutti quanti hanno
to l’invito del Sindaco di Majano e l’in- dato il loro contributo alla ricostruziocarico del presidente Urbinati di rap- ne e rinascita della cittadina.
presentare la sezione con il Vessillo Dulcis in fundo, il pranzo ufficiale ofhanno apportato qualche variazione al ferto ai partecipanti presso la mensa
programma iniziale. La mancanza di in- della società Snaidero.
Sandro Bighellini
formazioni, sopra accennata, mi ha fat-
in visita da Milano Lorenteggio
LIMIT
O-PIOL
TELL
O-SEGRA
TE
LIMITO-PIOL
O-PIOLTELL
TELLO-SEGRA
O-SEGRATE
Addio a T
ar
cisio Zonta
Tar
arcisio
Abbiamo accompagnato all’ultima dimora il nostro Tarcisio Zonta, artigliere alpino e reduce di Russia, classe
1917. La grande famiglia alpina si è riunita per manifestare il proprio cordoglio per la perdita di uno dei personaggi che hanno segnato un periodo particolare della nostra storia. Hanno avuto la determinazione ed il coraggio di
difendere la Patria anche quando le
prospettive non garantivano sbocchi
al conflitto ormai diventato insostenibile, sia dal punto di vista umano che
da ogni logica di pensiero.
La cerimonia è proceduta serenamente e nella forma migliore. In testa allo
ARESE
sfilamento si imponevano i simboli caratteriali: il Vessillo sezionale, il Labaro
dell’UNIRR, la Bandiera dei Combattenti e Reduci, l’emblema delle ACLI
ed i gagliardetti di Crescenzago e di
Melzo, oltre naturalmente al nostro.
Ringrazio tutti gli intervenuti ed in
particolar modo il Presidente Urbinati
che con la sua presenza ha dato
ufficialità alla cerimonia.
Ora l’anima di Tarcisio, abbandonato
quell’anziano corpo, vive un nuova
vita, quasi come un bambino.
Un dono bellissimo, che ci auguriamo
goda nel Paradiso di Cantore.
Roberto Luciani
Lunedì 13 marzo, approfittando del fatto che l’amico Renato doveva recarsi
per lavoro a Busto Garolfo, mi sono
aggregato per assistere almeno all’ultimo giorno della Festa di Primavera.
Gli alpini del Gruppo erano impegnati,
da sabato, in una struttura messa a disposizione dal Comune con tutti i servizi compreso bar e cucina, a preparare dai 150 ai 170 coperti, per il mezzogiorno e la sera con un ricco menù.
Al mio arrivo sono stato accolto dagli
alpini presenti con molto entusiasmo,
avendo già avuto modo di conoscerne alcuni durante una mia precedente
visita al Gruppo.
Mi sono subito cercato un lavoro,
come al mio solito poco affaticante, e
mi sono assunto il compito di travasare dell’ottimo vino rosso dalla damigiana alle caraffe di servizio. A questo
proposito mi voglio scusare con l’amico Alessandro al quale, avendogli io
sottratto il lavoro, si è trovato alla
mercè del Capogruppo che, da buon
schiavista, tutte le volte che lo beccava gli rifilava un nuovo incarico.
Essendo la mia postazione di lavoro
vicino alla cucina ho avuto modo di
carpire qualche segreto all’ottimo cuoco e anche di conoscere un ragazzo
che è la conferma che alpini si può anche diventare.
Proveniente da una famiglia di tradi-
MILANO CENTRO
Pr
Premia
emiato
emia
to ““Alpin
Alpin del Domm”
il miglior notiziario di Gruppo nel 2005
Nell'ambito della cerimonia conclusiva dell'annuale Concorso Letterario organizzato dal Gruppo di Lacchiarella,
la cui premiazione si è tenuta domenica 18 giugno 2006, è anche prevista la
premiazione del miglior notiziario di
Gruppo nella nostra Sezione.
Il CDS, su proposta, del Comitato di
Redazione di "Veci e Bocia" ha premiato il periodico del Gruppo di Milano Centro "Alpin del Domm" per la mi-
ARESE
Inaugurazione della Sede del Gruppo
Notizie in anteprima sulle cerimonie del dopo-ferie
Tra il 30 settembre e l’8 ottobre 2006 si
terranno ad Arese le manifestazioni per
l’inaugurazione della sede del Gruppo
di Arese.
Il Gruppo è legato in modo particolare
al nome dell’indimenticato Peppino
Prisco. È previsto l’allestimento di una
mostra con dei cimeli e dei suoi scritti
e sabato 7 ottobre ci sarà una serata
per ricordare e parlare di Prisco come
uomo, Alpino e sportivo con la presenza di autorità e nomi importanti.
L’inaugurazione ufficiale della Sede è
prevista per domenica 8 ottobre con la
manifestazione alpina.
I dettagli e il programma definitivo saranno diffusi a tempo opportuno, e saranno visibili nel sito internet sezionale.
zione marinara era raccomandatissimo
per essere arruolato in Marina e si è
ritrovato assegnato agli Alpini dove
ha fatto molto contento il suo periodo
di naja. Il giovane, molto attaccato all’acqua, si è assunto l’onere di lavare i
piatti cantando contento per questo
suo compito.
Finalmente verso le 15,30 ci siamo seduti a tavola ad assaporare l’ottimo
cibo fornito dalla cucina.
Io e Renato, che nel frattempo aveva
terminato il suo lavoro e si è aggregato al lavaggio ed asciugatura piatti, siamo rimasti con il gruppo fino a sera in
ottima compagnia facendo qualche
cantata e risciacquandoci la gola quando necessario.
Voglio ringraziare tutti gli alpini ed ovviamente il capogruppo Holzer per l’accoglienza che mi hanno riservato e per
la straordinaria giornata che mi hanno
fatto trascorrere, lavorando con una
meravigliosa compagnia.
Mi complimento anche con tutti coloro che hanno lavorato perché ho visto
un gruppo di gente con molto affiatamento ognuno con il suo compito ben
definito. Mi scuso di nuovo per aver
creato qualche scompiglio e ringrazio
il Gruppo di Busto Garolfo per avermi
dato l’opportunità di gioire di una giornata meravigliosa.
Elio Dal Pont
Il capogruppo Vincenti rimira soddisfatto la
glior qualità del notiziario nel 2005, con
la seguente motivazione:
"Ottimo strumento informativo che ha
ben recepito e attuato le indicazioni associative in tema di qualità e di comunicazione, "Alpin del Domm" dimostra
anche un continuo impegno a far percepire la qualità di quanto fatto dall'Associazione.
Oltre ad evidenziare l'intensa attività
del Gruppo, il notiziario è integrato da
rubriche di notevole interesse, con
particolare menzione a quelle di tipo
storico. II notiziario, che si caratterizza per l'ampiezza
dei contenuti, la
buona veste tipografica, la buona
tecnica editoriale, e
la rilevante diffusione ottenuta anche con l'uso efficace di mezzi informatici, è un esempio di alta qualità
per i notiziari di
Gruppo anche all'esterno della nostra Sezione."
targa appena ricevuta
G.R.
Veci e Bocia - 11
Giugno 2006
VITA NEI GRUPPI
ORE OL
ON
A
GIUSSANO
VITTORE
OLON
ONA
SAN VITT
Il Gr
uppo compie i 75 anni
E...tr
e!
Gruppo
E...tre!
Se il numero tre è considerato perfetto, allora il nostro Gruppo ha fatto centro, visto che nella giornata del 6 giugno u.s. ha inaugurato il terzo pennone per l’alzabandiera, dislocato questa volta nel giardino delle Scuole
Medie di San Vittore Olona.
Inoltre se nel conteggio ci mettiamo anche quello di alcuni anni fa per la nostra
Sede, allora con il numero quattro abbiamo onorato in maniera egregia lo spirito dell’A.N.A., paladino della nostra
bandiera e del senso di Patria.
Per la cronaca: inaugurazione con
Alzabandiera, Inno Nazionale suonato dai ragazzi dell’istituto davanti a tutti
i partecipanti: scolari, corpo insegnante, forze dell’ordine con rappresentanze degli amici Carabinieri di Cerro Maggiore e della Polizia Locale.
In realtà gli Inni Nazionali sono stati
due: italiano e americano, motivati dal
gemellaggio fra la nostra scuola ed un
gruppo di studenti americani, la più
parte dei quali ospitati per tutto il periodo del soggiorno dalle famiglie dei
loro coetanei italiani.
L’ufficialità della cerimonia, di per se
stessa meritevole di attenzione, è stata maggiormente onorata dalla presenza del rappresentante al Provveditorato agli studi prof. Tiradritto e del Console americano che, ovviamente dopo
il saluto del Preside prof. Trucco, ha
rimarcato la validità e l’estrema importanza di questo interscambio che costituisce senza dubbio un’enorme op-
portunità per i nostri ragazzi, una porta aperta sul futuro.
Anche il nostro Capogruppo ebbe parole circostanziate sull’onda delle quali
il Preside, superando ogni difficoltà
gestionale o burocratica, ha programmato a partire dal prossimo anno scolastico l’impegno per l’Alzabandiera che
sarà svolto a turni settimanali dalle singole classi: un vero “uovo di Colombo”
meritevole di un sincero applauso.
Nel contempo è gradito sentire
dall’accompagnatrice del gruppo americano come negli Stati Uniti, sicuramente a Miami - Florida, luogo della
loro provenienza, si dia sempre più
importanza all’insegnamento e alla divulgazione della nostra lingua, studiata anche dai nostri ospiti a partire dai
primi anni di scuola.
Mi risulta che già da tempo anche in
altre nazioni ciò avvenga, in Brasile e
perfino in Egitto, con risultati veramente lusinghieri.
Ora sul pennone della Scuola Media
garrisce il Tricolore, la nostra Bandiera e, per questa settimana, anche quella americana. È un segno di civiltà, di
maturità e di speranza per il domani:
un segno piccolo, se volete, ma di una
grandissima portata.
È gratificante che in questo momento
socialmente e culturalmente così importante, il nostro Gruppo di San
Vittore Olona sia stato fattivamente
presente.
Pio Cestarolli
LODI
sa di un rreduce
educe
scomparsa
La scompar
Il 31 marzo è “andato avanti” il nostro
Piero. Piero Mapelli era un vecio della
classe 1921 e aveva fatto la seconda
Guerra mondiale. Quando ci raccontava le sue peripezie, delle quali andava
fiero, ci lasciava stupefatti per la lucidità e la semplicità con cui descriveva
i vari eventi capitatagli, insegnandoci
la dedizione e l’attaccamento che aveva per gli Alpini e, conseguentemente,
per la nostra Associazione.
Da tempo era ammalato, ma non ha mai
fatto pesare le sue difficoltà, anzi spesso ha sopportato la malattia e le sue
conseguenze sempre con il sorriso
sulle labbra.
Ora è andato nel paradiso di Cantore,
dove incontrerà anche la sua
amatissima moglie Piera che è sempre
stata nei suoi pensieri.
Noi lo ricorderemo per tutte le opere
buone che ha fatto, aiutando per moltissimi anni i disabili della città, per l’assiduo impegno che ha sempre profuso
per il Gruppo e per la costante presenza a tutte le sue manifestazioni.
Ci mancherà molto; per noi lui è stato
un padre, un fratello, un amico, un
ALPINO!!
E tutti noi ci uniamo alla diletta figlia
nel piangerlo.
Sergio Dossena
Giunta la fiaccolata, vengono resi gli onori al monumento ai Caduti
Il Gruppo di Giussano ha compiuto 75
anni, e varie sono state le iniziative per
festeggiare il terzo giubileo degli alpini giussanesi, che ha avuto come momento più importante la cerimonia di
domenica 4 giugno.
Per l’occasione è stata organizzata una
fiaccolata dal Monte Pasubio a
Giussano, cui hanno partecipato 19
alpini; Veci e Bocia insieme per ricordare tutti i caduti, compresi gli ultimi di
Iraq e Afghanistan.
Sul Pasubio i nostri tedofori hanno trovato più di venti centimetri di neve
caduta nella notte. Ma nonostante l’imprevisto che ha rallentato la salita, la
corona in onore ai caduti, portata a
spalla del nostro Vincenzo, è stata deposta ugualmente al monumento.
L’inaspettata nevicata ha certamente
rallentato il percorso, fermando i pulmini a più di un’ora dal rifugio Papa, ci
ha anche bagnato le scarpe, ma ha reso
sicuramente più romantico e suggestivo questo piccolo gesto compiuto in
onore di quei tanti ragazzi poco più che
ventenni, che qui hanno compiuto il
loro dovere sino al sacrificio.
Da lì è partita la fiaccolata che ha iniziato la lenta discesa fino all’ossario di
Pian delle Fugazze, dove è stata deposta un’altra corona con una piccola
cerimonia. La marcia è quindi proseguita per Giussano, con le tre squadre
che si alternavano nella corsa, portando la fiaccola fino al monumento ai
Caduti di Giussano dove è stata consegnata al Vecio Paolo Benvenuti, reduce della battaglia di Nikolajefka, per
poi accendere il tripode commemorativo. La fiaccola ha proseguito
per le vie cittadine accompagnata dal
Vessillo sezionale, dai Gagliardetti dei
Gruppi, dagli Alpini, dal coro ANA di
Giussano e da tutte le autorità, tra cui
il nostro presidente Giorgio Urbinati,
dai vice presidenti Antonio Fenini e
Aldo Barberi e dal coordinatore della
Unità di P.C. Roberto Polonia. La sfilata è stata piacevole; il passo era ben
scandito dalle due bande chiamate per
l’occasione, poste una all’inizio e una
alla fine del bel corteo, e tutto era coordinato dal servizio d’ordine della
sezione, cui va il nostro grazie, che ha
gestito in modo lodevole lo svolgersi
della manifestazione sotto le indicazioni del bravo Elco Volpi.
Davanti alla chiesa parrocchiale un’al-
tra corona è stata deposta al monumento ai Caduti della Grande Guerra,
poi l’accensione del tripode in chiesa
ha dato inizio alla cerimonia solenne.
Dopo la S. Messa i festeggiamenti sono
proseguiti in baita con l’alzabandiera,
i brevi discorsi delle autorità e il rinfresco; la brevità dei discorsi è stata apprezzata da tutti soprattutto perché,
anche se “…anche a digiuno sappiam
marciar…”, l’ora era prossima al mezzogiorno, e fresco bicchiere di quello
buono con una fetta di salame proprio
non guastavano. Per l’occasione la
baita è stata sottoposta ad una completa revisione. Imbiancatura, pulizia
profonda e istallazione di quadri storici e di una bacheca con reperti di guerra ritrovati soprattutto sull’Adamello.
È stata allestita una mostra fotografica
dal titolo “L’Alpin l’è semper quel…”.
Ogni pannello associava una o più foto
della vita del Gruppo a delle citazioni
tratte da libri di Rigoni Stern, Bedeschi
e don Gnocchi.
Si è così visto come anche se i tempi
sono cambiati e le situazioni sono diverse, l’Alpino non cambia. Egli è sempre pronto a rimboccarsi le maniche,
come ad intonare una canzone.
Dalle pagine di “Veci e Bocia” il Gruppo di Giussano ringrazia tutti coloro
che sono intervenuti alla manifestazione per la buona riuscita della stessa: la
Sezione, i Gruppi e tutti gli alpini presenti, tra cui i graditissimi ex-presidenti sezionali Antonio Rezia, Giuliano
Perini e Tullio Tona.
Grazie di cuore perché con la vostra
presenza ci avete regalato davvero una
bella festa per i nostri 75 anni.
Fabiano Folcio
Foto nell’articolo: di Luca Geronutti
Giugno 2006
12 - Veci e Bocia
LETTERE AL DIRETTORE
Abbiamo ricevuto da Sergio Pivetta questa lettera che proponiamo per stimolare il dibattito, peraltro già aperto a livello nazionale con un articolo su
“L’Alpino” del maggio 2006, sui temi della coralità nella nostra Sezione.
Canti de
gli Alpini e cor
ali dell’AN
A
deg
corali
dell’ANA
Seguo da qualche tempo, la sera del
venerdì, una trasmissione su una televisione locale che presenta musica
popolare.
Alcune settimane or sono la mia attenzione venne attratta da una corale che
poi riconosco, anche se non indossa il
nostro cappello: è una corale
dell’ANA.
Una “corale di alpini” composta da alpini che cantano benissimo: gorgheggi, voci bianche, stupende e variegate
modulazioni, apprezzatissime dalla
gente che applaude.
Ma i cori che intona, come quasi tutti
quelli delle moderne “corali di alpini”,
pur richiamandosi ai “canti degli alpini” sono sempre più lontani dai “canti
della naja”.
Quelli che i nostri nonni intonavano
sul Carso della Prima Guerra Mondiale, quelli che anche gli alpini della Seconda Guerra mondiale cantavano sul
Golico e sul Tomori: “Tra i monti della
Grecia / c’è la Voiussa / col sangue
degli Alpini / s’è fatta rossa”….poi
quelli della campagna di Russia, per
coperta il cielo, la neve come sudario:
“Se tu vens, cassù tas cretis / la che
lor mi han soterat / a l’è un splaz, plen
di stelutis / dal mio sang l’è stat
bagnat”… e quelli che dalle vette
ammantate di neve di Monte Marrone,
dove vigilavano gli Alpini del btg. Piemonte, un’eco irreale trasportava a
valle sino alle trincee dei Fanti e dei
Bersaglieri del Corpo Italiano di Liberazione: “… fra le rocce, il vento e la
neve / siam costretti, la notte a vegliar…”
Quei melodici canti che noi, ormai vecchi ex-combattenti, abbiamo imparato
a intonare, quando eravamo giovani,
dai nostri nonni.
Quelle struggenti melodie che le corali
di oggi stanno travisando con tutti
quegli elaboratissimi arrangiamenti che
ne snaturano la bellezza e la poesia.
Quei canti alpini che Peppino Prisco
intonava goliardicamente: “….figli di
nessuno, tra le rocce noi viviam…” a
quelle riunioni conviviali che poi si concludevano – alla vecchia maniera – con
quella canta che assieme a “Stelutis
Alpinis” è, per tutti gli Alpini, ma in
particolar modo per gli ex-combattenti, l’inno alla memoria dei nostri Caduti: “…sul ponte di Perati, bandiera
nera…”
…Tutto questo io penso quando
ascolto le moderne, sofisticate “corali
di alpini”, sempre più lontane dai “canti
della tradizione alpina”, quelli che con
la mia squadra intonavo sotto la tenda
o in trincea, nelle pause tra un combattimento e l’altro.
Sergio Pivetta
NUOVI CONSIGLIERI
Vi presentiamo i nuovi Consiglieri eletti dall’Assemblea
Giulio Onori
Antonio Respighi
Viene chiamato
alle armi nel
1971; terminato il CAR a Cuneo, presta
servizio al Btg.
Val Brenta a
San Candido.
Congedato nel
1972, si è subito
iscritto
all’ANA, ed ha
già ricoperto in passato la carica di
Consigliere sezionale, oltre ad essere
anche stato capogruppo a Vigevano
per 2 mandati.
Alla S.M.A.
Aosta - Comp.
Mortai 81 mm
da luglio a dicembre 1967,
poi alla Br.
TridentinaBtg. Bassano S. Candido,
129a Cp. Mortai
120 mm fino ottobre 1968. Vice com.te in ordine pubblico per 2 mesi al rifugio di confine
sul Monte Arnese. Congedato col grado di sergente. Iscritto all’ANA solo
per il 1969, rinnova dal 1988 ad oggi.
Andrea Sacco
Mario Sormani
Richiamato nel
1999, passa al
5° Rgt. Artiglieria da Montagna, Grp.
Bergamo, 32a
Batteria Obici
(Brigata
Tridentina) a
Merano, quindi al 2° Rgt.
Genio Guastatori a Trento.
Congedato col grado di Guastatore Alpino. Iscritto all’ANA già nel 2000 a
Trento, dal 2001 è socio del Gruppo di
Bresso, ove è Consigliere dal 2003. Dal
2002 opera come volontario nell’unità
di Protezione Civile sezionale.
CAR a Cuneo
S.Rocco, 3a Cp.
Battaglione Tirano con il 1°/
47. Trasferito
in aprile 1967
alla Scuola Trasmissioni di S.
Giorgio a Cremano (Na) esce
R a d i o Te l e scriventista. Nell'ottobre 1967 passa
alla Cp. Trasmissioni Taurinense e partecipa al corso sciatori al Sestriere, prestando servizio per le Universiadi Internazionali Invernali. In congedo da aprile 1968, è iscritto dal 1994 al Gruppo
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NO
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Antonietta Pilon, suocera di Carlo
Cremonesi e nonna di Michele Tresoldi
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Limito-Pioltello-Segrate
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Erminia Messa, moglie di Gabriele
Baronchelli
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Gherardo (Pino) Galloni, padre di
Ermanno
Milano Centro
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Lea De Bastiani, mamma di Massimo
Rozzano
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e Paola Bertoncello, e nipote di Natale
Bonariva
Cassano d’Adda
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e Rocco Porro
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Giulia, figlia di Mauro Dallavalle e Cristina Gastaldin
Gaia, figlia di Daniel Dallavalle e
Sabrina Castelnuovo, nonchè nipote
di Luigi Franco Dallavalle
Corsico
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e nipotedi Michele Faipò
Lodi
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Magenta
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Milano Lorenteggio
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Deborah Dal Pont, e nipote di Elio Dal
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Editore:
ANA Sezione di Milano
Presidente Giorgio Urbinati
Direttore Responsabile:
Gianni Papa
Redazione:
Carlo Barberi
Sandro Bighellini
Fabiano Folcio
Gigi Rodeghiero
Giuseppe Semprini
Giorgio Urbinati
Collaboratori di Redazione:
Bruno De Gregorio
Giovanni Frattini
Tullio Tona
Hanno collaborato:
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Luca Geronutti (foto)
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Roberto Luciani
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Fabio Tognella
Data di chiusura del numero:
30 giugno 2006
Associazione Nazion. Alpini-Sezione di Milano
Direttore responsabile Gianni Papa
Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro
Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)
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Asiago 2006 - Sezione di Milano