N NE EW WS SL LE ET TT TE ER R1 16 6--2 20 01 14 4 (www.eltamiso.it) Iscriviti QUI alla Newsletter del Biologico…e non solo! ________________________________________________ NOTIZIE DALL’EUROPA E DAL MONDO API E BIODIVERSITÀ Per la maggior parte delle persone le conoscenze sul miele si esauriscono in poche informazioni: lo fanno le api, è un liquido viscoso, ambrato, appiccicoso e dolce, è un prodotto naturale e fa bene alla salute. In realtà, il miele è il risultato di un rapporto articolato e complesso tra le api e il loro ambiente ed è preziosissimo anche per il benessere del pianeta. Slow Food e la sua Fondazione lavorano in tutto il mondo, sostenendo e mettendo in rete comunità di produttori di miele di qualità. Esistono otto Presidi Slow Food per salvaguardare e promuovere le api native dei Sateré-Mawé (in Brasile), il miele bianco del Tigrai e il miele del vulcano Wenchi (in Etiopia), le api native della Sierra Norte di Puebla (in Messico), i mieli di alta montagna e l'ape nera sicula (in Italia), l'ape nera in Svizzera e il miele da bere in Polonia. Le comunità del cibo di Terra Madre legate all'apicoltura sono oltre 100, in 51 Paesi del mondo. Slow Food lavora inoltre per catalogare i mieli a rischio di estinzione. In questo momento oltre 20, sono segnalati sull'Arca del Gusto di Slow Food, un elenco online di prodotti da salvare. Le api Appartengono a una grande famiglia di insetti (Apoidei) afferente all'ordine degli imenotteri, che raggruppa circa 20.000 specie. Le api che conosciamo comunemente come produttrici di miele fanno parte di un unico genere di questa famiglia (Apis) che comprende 4 specie, suddivise in molteplici razze e sottorazze, frutto del processo di selezione e adattamento ai diversi ecosistemi naturali e antropizzati. Questi straordinari insetti sociali, al pari di tutti gli altri impollinatori, svolgono una funzione indispensabile alla riproduzione della vita degli ecosistemi naturali e alla sopravvivenza dell'uomo. Sono considerati insetti utili per eccellenza non solo per il ruolo di impollinatori ma anche per la capacità di produrre miele, cera e propoli. Il miele Ciò che determina le caratteristiche del miele non è tanto la razza delle api, quanto le piante e i fiori che popolano l'ambiente. Il miele è prodotto all'interno dell'alveare, a partire dal nettare dei fiori oppure dalle secrezioni zuccherine emesse dalla pianta stessa o da piccoli insetti che vivono sulle piante. In quest'ultimo caso il prodotto finale si chiamerà melata. Le api raccolgono queste sostanze, le trasformano combinandole con sostanze specifiche proprie, le disidratano e le immagazzinano lasciandole maturare nei favi dell'alveare La varietà dei mieli è straordinaria, alcuni sono monofloreali, altri sono definiti millefiori. Ciascun miele rispecchia la biodiversità della flora e degli ecosistemi naturali, così come il sapere, le tecniche e le tradizioni dei produttori. L'ambiente e la biodiversità Per essere in grado di adattarsi ai cambiamenti e limitare l'insorgere e il diffondersi di parassiti e malattie, l'ambiente deve essere popolato da piante geneticamente diverse. Questa diversità vive grazie all'ausilio degli insetti impollinatori, i quali durante la loro ricerca di cibo (ovvero il nettare dei fiori) trasportano polline da una pianta all'altra operando involontariamente un continuo rimescolamento dei geni delle piante (cross pollination) Nella sola Europa si calcola che l'84% delle 264 specie coltivate dipendano dall'impollinazione degli insetti e che ben 4000 diverse specie vegetali sopravvivano grazie alle api. Gli apicoltori L'apicoltura è una pratica millenaria che precede la nascita dell'agricoltura. Nei secoli l'uomo ha imparato a interagire con le api usufruendo del servizio d'impollinazione e raccogliendo miele e cera. L'apicoltura rimane oggi un'attività economica importantissima nelle zone rurali. Dall'alta montagna fino al cuore delle foreste tropicali, passando per le aree semi-desertiche, l'apicoltura consente alle comunità delle aree marginali di generare reddito e di presidiare il territorio. Perché le api sono in pericolo? Allevate o selvatiche, le popolazioni di api stanno subendo gravi perdite in Europa e negli Stati Uniti, ma anche in Giappone, Taiwan, Brasile e in Africa. In Europa, la mortalità delle colonie di api si è attestata intorno al 20%, mentre negli Stati Uniti le morie di api, nell'inverno del 2013/2014, hanno superato la percentuale del 40%. Insieme alle api, stanno registrando un declino impressionante anche altri insetti impollinatori: bombi, farfalle e falene. L'uomo, con le sue pratiche agronomiche ad alto impatto ambientale e l'uso diffuso di insetticidi, rappresenta la prima minaccia per la sopravvivenza degli impollinatori e per l'equilibro degli ecosistemi. In particolare, risultano altamente nocivi o letali gli insetticidi oggi più utilizzati al mondo su quasi tutte le colture: i neonicotinoidi. Slow Food - insieme a Unaapi - sta portando avanti una campagna a tutela delle api e per bandire i pesticidi killer. Scopri come aderire e cosa puoi fare tu! Per saperne di più: www.slowfood.it/sloweurope/ita/90/api-e-pesticidi (Scarica qui il documento di posizione di Slow Food sulle api) e India: disastroso raccolto del cotone GM Mahyco (dalla Newsletter di Slowfood - aprile 2014) LA CROAZIA AFFONDA L'ADRIATICO Il governo del Paese ha messo a bando 29 licenze per la ricerca e l'estrazione di idrocarburi di fronte alle coste italiane, permessi che potrebbero aprire a uno sfruttamento di giacimenti offshore per 25 anni. Una decisione che mette a rischio ogni azione dell'Italia per tutelare l'ambiente marino. La Croazia ha deciso che 29 fette di mar Adriatico saranno destinate all'attività petrolifera. Lo ha comunicato la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del ministero dello Sviluppo economico, spiegando che il ministro dell’Economia di Zagabria, Ivan Vrdoljak, ha ufficializzato l’apertura di una vera e propria asta finalizzata all’assegnazione delle licenze per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nella parte di mare prospiciente le coste del Paese. Il bando, secondo fonti governative, metterebbe sul piatto 8 aree individuate nell’Adriatico settentrionale e 21 nell’Adriatico centrale e meridionale, con dimensioni tra i mille e i 1.600 chilometri quadrati. Una procedura di assegnazione da non sottovalutare, perché comporterebbe uno sfruttamento marino per i prossimi 25 anni. L’annuncio del ministero dello Sviluppo economico è arrivato appena 2 giorni dopo l’approvazione - da parte del Senato - della Risoluzione n. 52 contenente due ordini del giorno che impegnano l’esecutivo ad effettuare una “ricognizione della disciplina in materia (attività di ricerca ed estrazione in mare, ndr)”, a sospendere “le nuove attività concessorie entro 12 miglia dalle linee di costa e dalle aree marine e costiere protette”, ad incrementare le “royalty fino al 50% in funzione della produttività degli impianti per individuare misure compensative a favore delle comunità interessate” e - infine - a promuovere “una comune strategia con tutti gli altri Paesi del Mediterraneo per una severa regolazione dello sfruttamento di giacimenti sottomarini di idrocarburi liquidi”. Non una rivoluzione, ma una sorta di ottimizzazione delle attuali regole, come già avvenuto qualche mese fa - con la rimodulazione delle aree marine italiane aperte a prospezione e ricerca di idrocarburi. Sul piatto della bilancia dovrebbe esserci anche l’urgente discussione sul corretto recepimento della nuova Direttiva 2013/30/UE sulla sicurezza delle operazioni in mare nel settore degli idrocarburi del 12 giugno 2013, che modifica la Direttiva 2004/35/CE. Perché, oggi, alla luce della decisione del governo croato di aprire la corsa al petrolio e al gas nel proprio sottofondo marino, l’Italia è esposta ad un rischio da non sottovalutare, che potrebbe invalidare qualsiasi norma di tutela nazionale. La Croazia, Paese frontaliero, ha avviato una liberalizzazione del settore - finora in mano alla monopolista Ina, compagnia nazionale - discutendo della semplificazione delle procedure burocratiche indispensabili per l’ottenimento dei permessi di ricerca, ponendo le basi di un nuovo appetibile Eldorado per le compagnie. Il ministro dell’Economia, Ivan Vrdoljak, ha dichiarato che “lo Stato croato potrebbe ricavarne miliardi di dollari”. Il tema della sicurezza, pertanto, diventa stringente. L’Italia, pur di scongiurare attività nel proprio mare, potrebbe decidere di chiudere un occhio sulle azioni dei dirimpettai o discutere su confini e competenze, cercando di inserirsi nell’affare. Sta di fatto che la spartizione del mar Adriatico - con input dal versante croato - entrerebbe in conflitto con la posizione assunta lo scorso anno dai Consigli regionali di Veneto, Abruzzo, Molise, Marche e Puglia, che spingono verso la proposta di una legge alle Camere che vieti ricerche di petrolio e gas. La decisione del governo croato sarebbe in totale contraddizione con le linee guida tracciate dalla Commissione europea su una nuova politica marittima per il mar Adriatico ed il mar Jonio, fondata su “un'economia blu rafforzata, un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro e attività di pesca responsabili”, nonché “preservare gli habitat marini e garantire lo sviluppo sostenibile”, sulla promozione e sulla tutela del “turismo costiero e marittimo [per] creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità commerciali nel settore dell'acquacoltura, ridurre i rifiuti marini”. Impegni che anche la Croazia ha firmato. (da Altreconomia - aprile 2014) Ciao Amici, Il prossimo 25 maggio l’Italia eleggerà migliaia di uomini e donne che saranno chiamati a rappresentarci al Parlamento europeo, in due Regioni e in più di 4.000 Comuni. Le elezioni sono il momento fondamentale della democrazia: l’occasione per scegliere coloro che prenderanno decisioni cruciali per le nostre vite per i prossimi cinque anni. Ma le elezioni sono anche un momento delicato, in cui la corruzione può entrare nelle istituzioni e nella nostra quotidianità attraverso politici non trasparenti e che abusano del loro potere. Ce lo dicono i dati: 120 miliardi di euro rubati ogni anno all’economia dell’Unione europea, con l’Italia che figura tra i Paesi più corrotti, insieme a Romania e Bulgaria. Ora però puoi fare la differenza: chiedi a tutti i candidati - europarlamentari, sindaci, governatori - di aderire alle richieste di trasparenza e lotta alla corruzione di Riparte il futuro, la campagna promossa da Libera e Gruppo Abele. Una battaglia di civiltà già portata avanti da centinaia di migliaia di cittadini e che aspetta ora solo la tua voce. Cittadini che chiedono trasparenza ai politici, che lottano per sconfiggere il voto di scambio politico-mafioso, difendono dal malaffare la salute, il nostro bene più prezioso, e che ora insieme a te porteranno queste istanze in Europa e continueranno a lottare contro la corruzione nei propri territori. E’ il momento di agire subito. Facciamoci sentire: vogliamo scegliere la trasparenza, prima condizione per una politica pulita. Ai candidati chiediamo di pubblicare immediatamente curriculum vitae, reddito e patrimonio, storia giudiziaria ed eventuali conflitti d’interesse personali o famigliari. E di impegnarsi, una volta eletti, ad azioni concrete in Italia e in Europa che permetteranno di sconfiggere il malaffare, e far ripartire il nostro futuro e quello dei nostri figli. Grazie da Riparte il futuro FIRMA, ORA!!!! Se vuoi contattarci scrivici a: [email protected] Campagna promossa da Libera e Gruppo Abele (petizione con l'aiuto di change.org) LA STRADA DELLA PANIFICAZIONE La passione nel preparare un cibo semplice e quotidiano e la gioia nel mangiarlo. Ce ne parla una studente UNISG.… Oggi occuparsi di un’attività manuale è spesso considerato indice di poca istruzione, o di non aver trovato di meglio da fare nella vita. Il desiderio di lavorare nel campo della produzione alimentare alcuni lo interpretano come uno scherzo. Alla gente piace comportarsi come se il cibo avesse perso valore sociale, ma nessuno darebbe poca importanza al gesto di imbandire la tavola in vista di amici a cena. Io ho voluto essere tra gli artefici di quel piacere al contempo negato e ricercato. È un anno che sono apprendista, la mia strada ha incrociato quella della panificazione. Mentre impasto penso che tutti i popoli hanno qualche forma o surrogato del pane, e mi sento parte del mondo. Il pane è un alimento semplice, prodotto della trasformazione di materie prime basilari, non ha bisogno di aggiunte ricercate per essere gustoso e salutare: bastano una buona farina, non privata di tutte le sue parti più nutrienti, di un lungo tempo di riposo – come meglio si addice ad un organismo sano – e di un lievito curato, che non ha fame né sete. Il pane è un alimento che subisce modifiche in base alle necessità storiche, climatiche o alimentari, riempie gli stomaci, è versatile. Ha molte forme, profumi e colori. È il risultato di ricette studiate, di combinazioni desiderate, ma soprattutto dell’incastro perfetto tra gli elementi, e di comunicazione sensoriale con gli impasti. Infine è logica, è concentrazione, è minuti che cambiano tutto, è conoscenza teorica applicata, è educazione alimentare accessibile a tutti. Dopo la laurea c’è un attimo di silenzio, in cui ti ritrovi col papiro in mano e tonnellate di nozioni ammonticchiate durante gli anni… e ti chiedi che farne. Ecco, a me e ai miei colleghi il mondo della gastronomia si è spalancato davanti con fragore assordante, mostrandosi nella sua immensità, in cui mi sono persa. Unico punto fermo: parlare di alimentazione aveva radicalmente cambiato la mia vita. Il cibo entra prepotentemente in ogni pensiero, collegato a tutto. Ti senti come se fossi venuto a conoscenza di qualcosa di ovvio che tuttavia sfugge ai più. Gastronomia è economia, politica, cucina, socialità, salute, ambiente, diritti. Il cibo è per sua natura olistico. Più pensavo a tutte le tematiche affrontate nel mio percorso universitario, meno capivo come diventare parte attiva del gioco. Ne concludo di volermi “specializzare” in qualcosa da poter portare sempre con me e che in me si completi, senza bisogno d’altro; qualcosa da rendere utile in diversi luoghi del mondo. Un lavoro che prescinda da scrivanie e cravatte, da relazioni ingessate nella forma. Voglio usare i miei sensi, tramite quelli, comunicare. Desidero quel lavoro che in un mondo di socialità telematica riporti le persone con i piedi per terra, accorti verso i propri bisogni e piaceri corporei e attenti alle differenze nell’esaudirli, che rispetti e rispecchi quella capacità “del fare” un tempo tanto utile e oggi… liofilizzata. Quel che cercavo era un mestiere, un’arte manuale, artigiana, con cui fondermi. Una competenza tangibile che rispecchiasse il valore della mia fatica e del risultato ottenuto, e che tramite questo mi mettesse in relazione col mondo circostante. Il pane che tengo tra le mani è l’espressione migliore che potevo trovare per mettere in pratica tante conoscenze preziose e trasmetterle agli altri. Dentro c’è tutto, alla faccia della poca istruzione. L’affiancamento al maestro è una soddisfazione quotidiana, una costante evoluzione, la scoperta di un’arte che necessita di lento e paziente apprendimento, di dedizione e personalità. Avere un talento proprio tra le mani è un po’ come essere un mago, che giocando con la trasformazione della materia cela un segreto, e ne offre il risultato. Oggi rivalutiamo i mestieri manuali davanti a competenze e manualità che si perdono per sempre e non sempre rimpiazzate dall’abilità di una macchina. Sopraffatti dal consumo a basso costo dell’usa e getta, stiamo forse raggiungendo un limite; il cibo non ha più sapore, le scarpe durano troppo poco. E ci chiediamo chi, dove e come sappia porvi rimedio. Amo il mio lavoro, nonostante la tenacia che richiede, la fatica fisica, gli orari tremendi. Lo amo perché più progredisco più sento di rendere dignità ad un alimento fuori moda, ma essenziale nel tempo e nello spazio. Lo amo attraverso le parole delle persone, capisco di soddisfare finalmente quegli stomaci amareggiati dal mangiare aria a pochi soldi. Amo l’essere in grado di trasmettere le virtù di una produzione lenta e accurata, da saggiare con coscienza del suo valore alimentare ed economico, ricevendo in cambio, finalmente, totale appagamento. (scritto da Silvia Cancellieri su Slow Food - aprile 2014) ORTOFRUTTA, DRAMMATICO CALO DEI CONSUMI Gli acquisti di frutta e verdura degli italiani nel 2013 sono crollati al minimo dall’anno 2000, con le famiglie che sono state costrette a tagliare gli acquisti e a mettere oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello della spesa. E’ l’allarme lanciato dal Rapporto Osservasalute, dal qule si evidenzia un drammatico calo del 18 per cento nelle quantità consumate dalle famiglie che hanno portato sulle tavole appena 320 chili di ortofrutta nel corso del 2013. Un calo preoccupante poiché la raccomandazione dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per una dieta sana è di mangiare più volte al giorno frutta e verdure fresche per un totale a persona di almeno 400 grammi, ma in Italia la quantità consumata è scesa al di sotto di questa soglia. E c’è di peggio. Il numero di bambini e adolescenti che mangia frutta e verdura a ogni pasto è sceso al 35 per cento a fronte del 37 per cento nel 2012, mentre quelli che la mangiano una volta al giorno sono passati al 35 per cento, contro il 39 per cento, e si registra anche un aumento di coloro che non l'assumono o lo fanno un massimo di 2 volte a settimana (31 per cento contro il 24 per cento). La riduzione ha riguardato sia il consumo di frutta (-17 per cento rispetto al 2000) sia quello di verdura (-20 per cento) ed è stata progressiva, ma con una forte accelerazione negli anni della crisi. Nel corso del 2013 sono state acquistate complessivamente dagli italiani 7,8 milioni di tonnellate di ortofrutta, con una netta prevalenza della frutta (4,2 milioni di tonnellate) sulla verdura (scesa a 3,6 milioni di tonnellate). Secondo il rapporto Istat/Cnel sul benessere 2013, in Italia solo il 18,4 per cento della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono un’azione protettiva, prevalentemente di tipo anti-ossidante. (dal Bollettino Bio di Greenplanet - aprile 2014) LA PRIMAVERA DI RACHEL Il 14 aprile del 1964, in una giornata di piena primavera di cinquant’anni fa, moriva Rachel Carson, biologa e zoologa, nonché autrice di Silent Spring, un libro bellissimo, tragico e tuttora attualissimo, che gettò le basi per la nascita del movimento ambientalista. «L’uomo ha perduto la capacità di prevenire e prevedere. Andrà a finire che distruggerà la Terra». Albert Schweitzer, medico, teologo, musicista e Nobel per la pace nel 1952. A lui è dedicato Silent Spring. Il 14 aprile del 1964, in una giornata di piena primavera di cinquant’anni fa, moriva Rachel Carson, biologa e zoologa, nonché autrice di Silent Spring, un libro bellissimo, tragico e tuttora attualissimo, che gettò le basi per la nascita del movimento ambientalista. Quando vi mise mano, la Carson aveva già dato alle stampe due libri e pubblicato molti articoli scientifici, ma solo da qualche anno si stava dedicando a tempo pieno alla scrittura, in una bella casa immersa nel verde di Springdale, Pennsylvania. Le ricerche che costituirono la linfa di Primavera silenziosa, tuttavia, le aveva già iniziate da tempo, mossa da una più che motivata preoccupazione nei confronti dei nuovi pesticidi – quelli che adesso, con un’interessante operazione di occultamento della realtà, vengono chiamati “fitofarmaci”, quasi a farceli apparire innocui, se non benevoli –, che erano stati introdotti in agricoltura e si stavano ampiamente adoperando, come il DDT, il dieldrin, il toxaphene e l'heptachlor. La molla per iniziare a scrivere, invece, fu la lettera di un’amica, Olga Owens Huckins, che possedeva un santuario per uccelli che era stato abbondantemente spruzzato di sostanze chimiche. La lettera era un grido d’allarme: chiedeva alla Carson di usare la sua influenza con le autorità governative per avviare un’indagine sull’uso dei pesticidi. E fu così che la Carson decise di avvalersi delle proprie conoscenze e di attivare un’ampia rete di biologi, chimici, patologi ed entomologi che la sostennero nella propria ricerca e ne corroborassero i risultati. Quello che fece la Carson fu, innanzitutto, rivelare connessioni, catene. Scoprì che, spesso, un prodotto non è velenoso solo per gli insetti che dovrebbe uccidere, ma anche per le colture che ne vengono spruzzate, per il suolo, per altri animali, per la salute umana. Quello che fece, fu mostrare come i comportamenti ambientali possano avere conseguenze opposte e contrarie. Primavera silenziosa delineava già con chiarezza la differenza tra buone e cattive pratiche in agricoltura: «Ci troviamo ora di fronte a due strade divergenti. Ma, a differenza delle strade nella nota poesia di Robert Frost (*), queste due strade non sono ugualmente giuste. La strada su cui stiamo viaggiando da molto tempo è ingannevolmente semplice, una superstrada liscia su cui andiamo avanti a tutta velocità, ma alla fine di questa strada risiede il disastro. L'altra biforcazione della strada – quella meno battuta – è la nostra ultima, la nostra unica possibilità di raggiungere una destinazione che assicura la conservazione della terra». La strada che raccomandava Rachel Carson era una strada meno ingombra di pesticidi e di sostanze chimiche, più rispettosa nei confronti della natura e del pianeta. Era una strada dove l’uomo avrebbe dovuto adottare il comportamento dello «spruzza il meno che ti sia possibile», anziché dello «spruzza al limite delle tue capacità», come invece stava accadendo. E per questo motivo, per negare lo scenario delineato nel libro della Carson si fecero avanti nemici agguerriti e potenti: Monsanto, Velsicol, American Cyanamid, ossia l’industria chimica adeguatamente supportata dal Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti, che iniziò una campagna denigratoria nei confronti dell’autrice sponsorizzando le proprie “ricerche scientifiche” e rivolgendole le accuse le più varie: falsa scienziata, birdwatcher, comunista… Tutto questo, semplicemente, perché stava raccontando la verità. Una verità che ledeva i loro interessi economici. Questa primavera, e anche tutte le prossime, pensiamoci alla Carson, quando sentiremo parlare di neonicotinoidi e morie di api, o della progressiva scomparsa delle farfalle monarca, che rischiano di non regalarci più la magia dei loro voli migratori. Pensiamoci, all’allarme lanciato da una donna coraggiosissima oltre cinquant’anni fa. E cerchiamo di comprendere quanto il suo messaggio sia ancora drammaticamente attuale benché il DDT, proprio per effetto di Primavera silenziosa non sia più in commercio. Ricordiamoci della sua battaglia, perché non è affatto conclusa, e facciamola nostra. Perché è una battaglia per il bene più grande, la bellezza: «Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo». Rachel Carson morì a 56 anni per un cancro al seno, che le era stato diagnosticato proprio mentre lavorava a Silent Spring. Non fece in tempo a festeggiare l’uscita di scena del Ddt, né a vedersi ufficialmente riconosciuta come un’autrice importante, affidabile, fondamentale(**). Vogliamo credere che la sua non sia una battaglia persa. -- (*) Il riferimento è alla poesia «The Road Not Taken», inclusa nella raccolta Mountain Interval, del 1920; (**) Nel 1980 le fu conferita postuma la medaglia presidenziale della libertà (Presidential Medail of Freedom), una decorazione concessa dal presidente degli Stati Uniti, il massimo riconoscimento esistente negli Usa. Per ricordare la Carson, le sono stati dedicati ponti, parchi e scuole e tuttora Primavera silenziosa è ritenuto un punto di riferimento per il movimento ambientalista. In Italia, il libro è edito da Feltrinelli (dalla Newsletter di Slow Food - aprile 2014) Care e cari, vi scriviamo per invitarvi al Terre Resistenti festival, che si terrà a Vicenza tra il 23 aprile e il 1° maggio prossimi, nel terreno del Presidio No Dal Molin. Una terra libera dalle servitù militari, un’agricoltura sana e libera dagli Ogm, la tutela della biodiversità dall’omologazione e del paesaggio dalla cementificazione, una socialità che riparte dalla terra, la costruzione di forme di reddito a partire dal lavoro in agricoltura. Sono alcuni dei temi sui quali ci vogliamo confrontare in queste giornate, a partire da due parole chiave: terra e libertà, concetti che declineremo nella sfera dei diritti, della salute, del territorio e della partecipazione dal terreno del Presidio, spazio libero non solo dalle servitù militari, ma anche dalle logiche economiche che ruotano attorno alla guerra. In questo contesto, la giornata di sabato 26 aprile vorrà essere un grande momento di confronto e discussione sul tema della biodiversità e di un'agricoltura libera da OGM. Una giornata che vogliamo dedicare ad altri OGM, gli unici che continueremo a coltivare e diffondere: “Organismi genuinamente mobilitati” a favore di pratiche di agricoltura naturale e biodiversa, per la salvaguardia del territorio e della sovranità alimentare delle popolazioni. Vi invitiamo a partecipare numerosi, alle ore 18.00 al Presidio No Dal Molin, a un'assemblea che vuole essere un confronto aperto tra movimenti, associazioni, agricoltori e autoproduttori sul tema degli OGM, per costruire insieme una campagna condivisa per la salvaguardia della biodiversità e la tutela del paesaggio. (leggi QUI l'appello alla giornata del 26 aprile) Domenica 27 aprile, invece, ci sarà un mercato dei piccoli produttori locali e delle autoproduzioni, dalle 10 alle 16: chi di voi volesse partecipare portando i propri prodotti, è il benvenuto. Per tutti i dettagli possiamo sentirci via mail ([email protected]), o per telefono al 347-9087538. QUI trovate un'anteprima del programma del festival, e QUI un articolo tratto da Altreconomia -- Per chi volesse fermarsi a Vicenza più giorni, possiamo trovare delle forme di ospitalità. Vi aspettiamo! A presto e grazie. per Terre Resistenti festival: Chiara Spadaro – fono: 347-9087538 – mail: [email protected]} (da NoDalMolin.it - aprile 2014) ABOLIAMO L'USO DEI DISERBANTI lI Professor Taffetani dell'Università Politecnica delle Marche, ha creato una importante petizione contro l'utilizzo dei diserbanti a base di Glyphosate, da parte dell’ANAS sui bordi stradali della Provincia, che da anni devastano il nostro territorio dal punto di vista paesaggistico ed ambientale. E’ documentato che tali prodotti, il cui nome commerciale Anas non ha reso noto, seppure sollecitata dalla stampa, si basano sul principio attivo Glyphosate, brevettato da Monsanto, la quale è stata più volte accusata di avere falsato gli studi tecnici sull’impatto ambientale. Il Glyphosate, inoltre, seppure in basse concentrazioni, ha comprovati effetti nocivi sia sugli animali che sulle persone (le quali lo assumono anch’esse col contatto alimentare). QUI IL LINK PER FIRMARE LA PETIZIONE FIRMATE TUTTI! PREGHIAMO TUTTI VIVAMENTE DI FIRMARE QUESTA IMPORTANTE PETIZIONE E DI DIFFONDERLA TRA I PROPRI CONTATTI !! CLICCANDO QUI VISUALIZZATE UNA SUA INTERVISTA SUL TEMA. (segnalato da La Terra e Il Cielo - aprile 2014) CARO SINDACO: PRIMO, LOTTA ALLO SMOG Venerdì 16 maggio incontreremo i candidati a sindaco per capire le loro posizioni su Via le mani dalla città – la cartolina con cinque richieste programmatiche sottoscritta da più di mille cittadini (per aggiungere la tua firma, CLICCA QUI). Da oggi, per 6 numeri di Ecopolis, presentiamo alcuni approfondimenti relativi a singole richieste. MOBILITA’: sempre tutto a favore di auto 52 capoluoghi di provincia Italiani sono fuorilegge per lo smog (PM10 in particolare). Padova supera ininterrottamente il limite da oltre 10 anni. Le cause? Lo squilibrio modale, ovvero l’eccessivo uso dell’auto che producono la gran parte dello smog. Il Rapporto ISFORT del 2012 attesta che il 79,4% degli spostamenti motorizzati nei centri urbani avviene con auto privata. Sempre secondo ISFORT, il costo sociale della congestione urbana nel nostro Paese costa alla comunità 9 miliardi di euro l’anno, mentre i costi del trasporto privato urbano gravano sul bilancio delle famiglie italiane per 30 miliardi di euro l’anno. In questi anni nessun partito ha evidenziato come priorità la necessità di un piano organico di interventi e di investimenti per le città e per il Trasporto Pubblico Locale (TPL). Né, tantomeno ha proposto, come priorità, l’ammodernamento e il potenziamento della rete ferroviaria ordinaria. Qui non si tratta di cercare nuovi fondi, si tratta di stornare risorse già impegnate da strade, autostrade ed opere collegate, al trasporto pubblico locale ed al potenziamento delle ferrovie utilizzate dai pendolari. Serve puntare dei servizi ferroviari passeggeri di media percorrenza che collegano le grande polarità metropolitane, sui poli e parchi di interscambio; sugli interventi di razionalizzazione delle strutture portuali per il trasferimento delle merci su ferro e su acqua (idrovia Padova – mare). A Padova tutto questo significa stornare gli investimenti pubblici dal grande raccordo anulare, dalla camionabile Padova Venezia, da passanti, bretelle e autosilos per trasferirli su una rete di parcheggi scambiatori ai confini dell’area metropolitana supportati da un potenziato trasporto pubblico locale. Va aperto un serio dibattito con la comunità locale sulla possibilità di istituire un’ampia area urbana a tariffazione per i city user. Infine, serve riaprire la contrattazione con il governo per il finanziamento della nuova linea del tram est-ovest. Come pure va rilanciato il progetto della Gronda ferroviaria Sud per una ferrovia che giri intorno a Padova, con fermate di servizio alla città. Da ultimo serve completare la rete di piste ciclabili, soprattutto sulle radiali di accesso alla città e creare un’ampia area a ciclabilità diffusa (bidirezionalità per le bici), con l’estensione del limite di 30 kmh per i veicoli a motore, in tutta l’area dentro le mura. Lo slittamento della fusione tra APS e Sita/Busitalia fornisce l’occasione di migliorare un piano largamente carente, che non era in grado di migliorare il servizio del TPL. In sintesi, cosa chiede la Cartolina “Via le mani dalla città” su MOBILITÀ E LOTTA ALLO SMOG? • Sì al nuova linea del tram, ma che colleghi anche il futuro nuovo ospedale; • Con la fusione APS-SITA-ACTV, l’aumento della frequenza e delle linee degli autobus; • Nuove corsie preferenziali per aumentare la velocità commerciale dei bus, risparmiando così milioni di euro; • Il rilancio del progetto della Gronda Sud per una ferrovia che giri intorno al Padova, con fermate di servizio alla città; • L’apertura della discussione con la Città sull’istituzione dell’area C all’interno delle tangenziali e la diminuzione del limite di velocità a 30 km orari; • Potenziare le piste ciclabili e realizzare un’area continua di ciclabilità diffusa in centro. a cura di Lucio Passi, Legambiente Padova (da Ecopolis Newsletter - aprile 2014) LE API “GUARDIANE” DELL'AGRICOLTURA BIO FRANCESE I senatori francesi stanno per varare un nuovo emendamento che riguarda la salvaguardia dell'agricoltura biologica: e cioè, riconoscere r e proteggere l' ape come bio-indicatore per il controllo e la supervisione dei prodotti agroalimentari. Secondo Alain Fauconnie del Partito Socialista e sviluppatore del suddetto emendamento: “L'ape è un bio- indicatore particolarmente efficace , dal momento che è in contatto quotidiano con i diversi componenti biotiche e abiotiche degli ecosistemi come le piante, l'acqua, il suolo e l'aria". Fauconnie continua "il suo corpo - ricoperto di peli - le permette di mantenere gli elementi con cui è in contatto, e la sua attività di foraggiamento svolge una funzione di raccoglitore di centinaia di punti al giorno, coprendo una superficie di diversi chilometri di raggio". L'emendamento varato è coerente con il piano di sviluppo sostenibile di apicoltura che ha la particolare necessità di ridurre l'impatto dei pesticidi sulla salute delle colonie di api e promuovere il loro ruolo come indicatore di danno alla biodiversità e all'ambiente. Adottato dai deputati in prima lettura nel mese di gennaio, questo emendamento è in attesa nei prossimi giorni dell'approvazione finale. (da Bio@gricoltura Notizie di AIAB - aprile 2014) Passo…e chiudo: Camminare: 10 motivi per farlo almeno 30 minuti al giorno da Greenme.it – aprile 2014 Pesticidi? No,grazie da Altreconomia – aprile 2014 Seminando il Ritorno in Bosnia Erzegovina Progetto de El Tamiso – aprile 2014 OGM, i mangimi geneticamente modificati causano danni agli animali. da Altragricoltura Nord Est – aprile 2014 Lo sciopero con gli occhi a mandorla e Genitori separati: i nuovi poveri da Altre notizie – aprile 2014 Il mio Gabo – Gabriel Garcia Marquez da Cado in piedi – aprile 2014 con i migliori Auguri per una Pasqua serena!!!