Anno 2
•
•
Copia omaggio
"3."/*$0--&;*0/*r#"--"/5:/&r#-"6&3r#36/&--0$6$*/&--*r$0"45r$:$-&r%0/%61r'":r'*03&/5*/*#",&3r(05*r(6/&9
)0("/r*/$05&9r*5"-*"*/%&1&/%&/5r+"$0#$0)&/r+&$,&340/r+6$$"r-"."35*/"r."630(3*'0/*r.0/$-&3r/0-*5"r1"6-4.*5)
1*/,0r10-03"-1)-"63&/r3&1&550r4&&#:$)-0°r50%4
Numero 17
#SVOFMMP$VDJOFMMJ
•
Novembre 2010
1JB[[BMF'JMJQQPJM.BDFEPOFr$FOUSP$PNNFSDJBMFi-F5FSSB[[Fi
3PNB$BTBMQBMPDDPr5FMrGBY
7JB%BMNB[JBr$JBNQJOP3PNB
r5FMrMMHTSM!ZBIPPJUrXXXCMVrCBTJDDPN
Insider
2
3
Insider
Editore
Insider Srl
Largo Messico, 15 - 00198 Roma
+39 0698353089
direttore editoriale
Mariela A. Gizzi
[email protected]
SO
NO
V
M
E
M
M
BR
ARIO
E
2
0
1
0
direttore responsabile
Francesca d’Aloja
[email protected]
AMMINISTRAZIONE
Raimondo Cappa
[email protected]
redazione
[email protected]
Laura Pagnini (coordinamento)
[email protected]
In copertina
Red Rocks
Foto: Stefano Grasso
progetto grafico
e impaginazione
Insider Srl
[email protected]
hanno collaborato
Alberto M. Castagna
Alessandra Vittoria Fanelli
Alessandro Mei
Angelo Troiani
Antonella De Santis
Antonella Pirolli
Aura Gnerucci
Carlo Calabresi
Carlotta Miceli Picardi
Enrico Tonali
Fabrizio Lodi
Francesco Mantica
Giulia Laruffa
Laura Mocci
Luciano D’Abramo
Maria Luisa Espanet
Maria Laura Perilli
Paolo Brandimarte
Roberto Volterri
Valentina Falcinelli
stampa
Fotolito Moggio
[email protected]
distribuzione
Clodia Service
+39 0695218700
[email protected]
ANNO 2 - NUMERO 17
Periodicità mensile
novembre 2010
LA pittura
degli opposti
arte
grande freddo
fashion
14
18
la riscossa
delle piccole
nautica
roma golf open
sport
red rocks
sport
26
30
34
marina ripa di meana
intervista
le corti
del principe corsini
vini
milano design
weekend
design
locanda dell’arte
resort
8
Registrazione presso il Tribunale di Roma
al n. 58/2009 del 25/2/2009
Iscrizione del marchio presso
l’Ufficio Italiano Marchi e Brevetti
è vietata la riproduzione anche parziale
di testi, grafica, immagini
e spazi pubblicitari realizzati da:
INSIDER Srl
Ricerchiamo persone o aziende
di elevata professionalità,
specializzate nella vendita
di spazi pubblicitari
I candidati interessati come Agenti
o Rappresentanti sono invitati
a spedire il proprio curriculum vitae
inviando una e-mail
a [email protected]
Area di lavoro: Roma, Viterbo,
Rieti, Frosinone
48
74
82
Thanks to
www.insidermagazine.it
www.vanni.it
www.palombini.it
Via Veneto, 125 - Roma
Via Natale del Grande, 4 - Roma
Formello - Zona Industriale
Via Cassia, 1801 (La Storta) - Roma
Corso Italia, 68 - Viterbo
Prenota lo spazio per la tua pubblicità
335 8023548
[email protected]
Piazza della Balduina, 10 - Roma
Olgiata Verde
Shopping Plaza
www.caffeschenardi.com
Insider
Itinerari
6
P
P
PALAZZO PICCOLOMINI
Pienza, città ideale
di Aura Gnerucci
ienza,
originariamente
Corsignano,
fu costruita per volere del principe
umanista Silvio Enea Piccolomini, Papa
Pio II, che al momento della sua ascesa al soglio pontificio,
nel 1458, commissionò all’architetto fiorentino Bernardo
Gambarelli, detto il Rossellino, il progetto di una nuova città,
chiamata Pienza in suo onore. Prese così forma una delle
prime realizzazioni di città ideale del Rinascimento, come
concretizzazione architettonica della visione umanistica del
mondo di Pio II.
Il nucleo principale di Pienza è costituito dalla piazza, posta
sul crinale della collina, in diretto dialogo col paesaggio,
intorno alla quale trovano collocazione quattro importanti
edifici, aventi ciascuno una facciata del tutto diversa dalle
altre: il municipio, il Duomo, il palazzo del vescovo e quello
della famiglia Piccolomini.
La piazza, di forma trapezoidale e con le pareti degli edifici
laterali divergenti, rimanda allo scenario di un palcoscenico,
ed è caratterizzata da un impianto prospettico attentamente
studiato, fruibile al meglio per chi giunge alla piazza dal
lato del palazzo comunale; una prospettiva invertita riduce
visivamente la distanza tra l’osservatore e la facciata della
cattedrale così da farla sembrare più alta e più grande di
quanto non lo sia in realtà; l’ombra meridiana della chiesa
durante l’equinozio primaverile e autunnale rivela la vera
grandezza della facciata andandosi a sovrapporre alla griglia
modulare della pavimentazione, consistente in nove riquadri
delineati da fasce in travertino.
Nell’impianto della piazza, il Rossellino rimane legato
al modello medievale della piazza cittadina, su cui si
fronteggiano facciate compatte, diversamente dall’immagine
del foro cinto da arcate, trasmessa da Vitruvio e ripresa da
Alberti intorno al 1450 nel De re aedificatoria, primo grande
trattato di architettura rinascimentale.
Se nell’impianto della piazza è preferito il modello medievale,
nello sviluppo del tema del palazzo residenziale, possiamo
ritrovare a Palazzo Piccolomini gran parte delle conquiste
fatte negli anni precedenti a opera di Brunelleschi e Alberti.
Quando nel primo Quattrocento l’antico cominciò ad
assurgere a modello incontrastato, si cercò di trasferire gli
antichi princìpi strutturali e compositivi anche all’edilizia civile,
confrontandosi con la sfida di adattare le altezze dei piani e
le campate alle regole dell’antico ordine e di raggruppare gli
ambienti dalle dimensioni più svariate all’interno di un corpo
compatto e completamente simmetrico.
Sebbene progettasse un palazzo per un papa, Rossellino si
allacciò sia nelle dimensioni, che nella disposizione interna
ai palazzi patrizi fiorentini, con chiari riferimenti formali a
Palazzo Rucellai di Alberti.
Cuore del palazzo è la corte interna, dalla quale si accede
sia al giardino che ai piani superiori. Al primo piano è situato
l’appartamento nobile, i cui ambienti sono ancora arredati
con mobili d’epoca, quadri e suppellettili.
L’architetto riesce a coniugare sui tre piani il bugnato, residuo
della mentalità fortificatoria, con ordini completi di paraste,
sviluppando simmetricamente tre lati del corpo di fabbrica,
attraverso l’espediente di porte e finestre finte.
La Collocatio, ritenuta da Alberti una delle tre qualità che
concorrono per arrivare alla Concinnitas, intesa come
un insieme armonico ben strutturato, è particolarmente
importante a Pienza, dove, la disposizione planimetrica della
piazza e l’orientamento del palazzo sono stati determinati
per permettere a Pio II la vista dell’incantevole paesaggio
toscano della Val d’Orcia e del monte Amiata, verso cui il
palazzo si apre con un inedito prospetto caratterizzato da tre
ordini di portici.
Il rapporto con la natura, fondamentale tema architettonico,
continua attraverso il giardino di forma quadrata che si
protende, sostenuto da sostruzioni su due piani, verso la valle;
si tratta di uno dei primi giardini pensili del Rinascimento.
Il palazzo è stato abitato dalla famiglia Piccolomini fino al
1962, anno in cui la proprietà passò per testamento all’Ente
morale di Siena Società di Esecutori di Pie Disposizioni ◆
Foto: www.palazzopiccolominipienza.it
La Stanza degli Angeli affresco di Giuliano Collina
L
L
LOCANDA DELL’ARTE,
un percorso tra arte,
poesia e… bacco
Situata su un crinale della collina
che si affaccia sul borgo di Solonghello
nel Basso Monferrato la Locanda dell’Arte
è un resort dove l’ospitalità è servita ad arte
di Alessandra Vittoria Fanelli - Photo credits Emanuela Cerri, Nino Lo Duca, Richard Kust
a Locanda dell’Arte, una grande manor house
nobiliare le cui fondamenta furono gettate
nel XV secolo, venne ampliata e ristrutturata
nella seconda metà dell’Ottocento dal famoso architetto
e progettista Antonelli che firmò la Mole di Torino da cui
prese il nome.
La proprietà adiacente, anch’essa sorta come abitazione
nobiliare nel 1898 fu donata dall’allora proprietario, l’avvocato
Manacorda, ad una congregazione di suore che la adibirono
ad asilo per l’infanzia rimasto attivo fino agli anni Ottanta.
Gli edifici e i terreni annessi vennero poi acquistati da un
gruppo di amici milanesi innamorati dal fascino del luogo,
perfetto per la villeggiatura con i bambini. Solo nel 2007 la
struttura originaria del palazzo Manacorda fu trasformata in un
resort dove lo spazio è un viaggio tra poesia, parole e arte.
Punto di forza della Locanda dell’Arte è l’ospitalità gestita
in modo cordiale e affabile della ‘padrona di casa’ Maria
Sormani, nota collezionista d’arte, che ha personalmente
guidato l’attenta ristrutturazione dell’antico edificio,
arredando con gusto raffinato tutti gli ambienti.
La Locanda dell’Arte dispone di quindici appartamenti
affacciati sulla corte interna come una sorta di piazza
contornata da un loggiato che delinea il perimetro dell’hotel.
Alcuni direttamente, altri ai piani superiori, cui si accede
da suggestivi scaloni. Tutti gli ambienti, sale e camere,
sono arredati ‘a tema’ con opere e sculture di alcuni tra i
massimi artisti dell’arte contemporanea quali Picasso, Calder,
Pistoletto, Chagall e Paladino: praticamente ogni spazio è una
piccola galleria d’arte che l’ospite può scegliere a seconda
del proprio interesse artistico.
11
Le cantine settecentesche della Locanda dell’Arte invece
sono state adibite a galleria espositiva per mostre di arte
temporanee ma anche attrezzata per ospitare eventi culturali
come il festival Internazionale di Musica Classica ‘Bacco &
Bach’ svoltosi a fine luglio dove agli ospiti, oltre ad ascoltare
un concerto principalmente dedicato a Bach, interpretato
con maestria dai violinisti russi Albert e Marina Markov e dal
Binyamin Quartet, fu offerta la degustazione di un bicchiere
di Barbera della Cantina Iuli, noti viticoltori del Monferrato.
Sempre nelle cantine sono stati ricavati degli spazi dedicati
al benessere: un centro wellness con piscina riscaldata
al coperto sapientemente illuminata da un controsoffitto
realizzato da grandi vetrate trasparenti da dove, nelle
giornate estive, filtrano i raggi di sole mentre ora ad autunno
inoltrato viene irradiata una luce più morbida. A lato della
piscina si trova una vasca di idromassaggio e uno spazio
dedicato alla sauna finlandese e al bagno turco: un percorso
per ritrovare il benessere e reintegrare la forma fisica dopo
una passeggiata a piedi, una gita in bicicletta o, per i più
sportivi, una cavalcata a cavallo tra le brume delle colline
incontaminate del Monferrato.
La sala riservata alla prima colazione è sottolineata da opere
ispirate al tema della tavola e del convivio. Un ampio salone
con veranda, illuminato ai quattro lati che si aprono sul
belvedere della Valle Cerrina, è invece destinato per banchetti
e pranzi d’affari. Un altro salotto con terrazzo permette agli
ospiti di godere di una vista particolarmente affascinante e,
con il camino sempre acceso nelle giornate autunnali, possono
chiacchierare tra loro, leggere e sfogliare preziosi libri d’arte e
farsi coccolare da un bonet, tipico dolce della zona.
Parlare di gastronomia alla Locanda dell’Arte è ancora
un’opera d’arte: la tipica cucina del Monferrato incanta per
la sua semplicità ma il vero pregio sono i piatti preparati
dal prezioso tartufo bianco soprattutto in questo periodo di
massimo raccolto. Un tubero profumato che pervade tutto il
territorio e che fino a dicembre si può acquistare nelle tipiche
fiere locali dei paesi vicini quali Moncalvo e Murisengo, o
nella ‘capitale’ del territorio, Casale Monferrato.
In queste terre che ricordano anche i romanzi intrisi di
stranianti soavità di Cesare Pavese o i valori del Novecento
italiano di Beppe Fenoglio, un altro evento culturale rende
unico il soggiorno alla Locanda dell’Arte: la mostra di una
collezione di Solonke russe, un’eccezionale raccolta di
antiche saliere russe a forma di sedia o tronetto, frutto di una
ricerca durata 30 anni che ha appassionato Maria Sormani.
Questi pezzi unici in argento, vermeil, smalti champlevé e
cloisonné porcellana, legno e altri materiali, rari e pregiati
esemplari dell’artigianato e dell’arte orafa russa realizzati nella
Russia tra il XIX e il XX secolo, sono in esposizione, con il
patrocinio della Fondazione ‘Centro per lo sviluppo dei
rapporti Italia-Russia’, alla Locanda dell’Arte fino alla prossima
estate (chiusa dal 7 gennaio fino al 12 febbraio 2011).
Cultura russa, gastronomia italiana è il binomio perfetto
dell’ospitalità della Locanda dell’Arte: nomen omen, è il
‘destino del nome’, appunto, di questo albergo a quattro stelle
che è anche ‘una casa’ dove si è accolti con cordialità e dove
la cultura è in armonia con la bellezza naturale del borgo ◆
Insider
Insider
Luxury
12
Tradizione e contemporaneità
La grande arte orafa si rinnova e conquista
una nuova concezione della gioielleria:
classica, dinamica, contemporanea
Cosa rende speciali i vostri gioielli?
Ci piace pensare di dare ai nostri clienti i gioielli dei loro
sogni, quelli che sentono loro e li fanno stare bene. Parlando
possiamo capire il carattere e i desideri delle persone: così
ognuno viene coinvolto nel processo creativo, per progettare
pezzi ricchi di personalità, che sappiano incarnare fantasie
e impulsi di chi li indosserà. Trasformiamo l’idea in gioiello
direttamente nel nostro laboratorio secondo le tecniche
artigianali più raffinate, saltando inutili passaggi commerciali.
Siamo alla terza generazione di orafi, e la grande tradizione
di quest’arte è alla base di ogni nostra creazione.
Da cosa si riconosce un vostro gioiello?
La qualità delle pietre, l’originalità delle linee e dei dettagli, la
cura appassionata per la lavorazione e la finitura, persino nelle
parti nascoste: piccoli particolari che fanno la differenza.
Parliamo della vostra collezione
Ogni anno presentiamo una collezione con pezzi unici e
pezzi in edizione limitata. Le ispirazioni sono ovunque, spesso
nell’esigenza di valorizzare delle pietre, anche portate da un
cliente, o nelle scelta di tonalità che incontrino l’andamento
della moda, puntando su oggetti sempre eleganti, originali e
raffinati: classici di oggi e senza tempo.
Quale è la proposta di quest’anno?
Ci sono diverse suggestioni: la linea Smarties, con pietre
tonde di taglio Briolè in diversi colori, o i Double, di grande
successo, anelli importanti ma facili da indossare, in diversi
abbinamenti di colore ton sur ton. Ci sono poi gli anelli/sigillo
della Logo Collection, dalla linea classica caratterizzata dal
nostro simbolo impreziosito da un pavè di brillanti, o la Pink
Collection nei toni del rosa e del violetto con opale rosa e
rotolite, dai toni caldi e brillanti.
Cosa si trova da voi?
Gioielli in grado di dare un’emozione, da vivere e amare. Chi
viene sa di trovare sempre qualcosa di nuovo, tutti i pezzi
possono essere modificati per trovare il gioiello più adatto a
un’occasione o a un abito. Nelle schede cliente indichiamo
l’esatta posizione dei fori per gli orecchini perché siano
perfettamente allineati, o la misura delle dita, per far sì che il
gioiello e la persona siano valorizzati al massimo, cercando la
proporzione più adatta, il colore e la linea che meglio sposano
le caratteristiche di ognuno. Nulla è più gratificante di un
gioiello che rappresenta la personalità di chi lo indossa ◆
A.D.S.
[email protected]
C
C
astaldi ormai da molti anni propone gioielli
d’eccezione, e festeggia con uno spazio
rinnovato e ampliato. Uno show room in
raffinate tonalità di grigio, che ha accolto amici e clienti in
una festa d’inaugurazione elegante e originale, un evento
che ha animato e sorpreso un angolo della via creando una
continuità con la nuova veste del negozio. Qui tra la musica di
un clarinetto e il tocco delicato di un mimo, ogni donna è stata
omaggiata di un fiore e di gentili attenzioni, mentre la festa
proseguiva con brindisi benauguranti e modelle sfilavano tra
gli ospiti indossando parure da capogiro, tempestate di pietre
preziose dalle inequivocabili caratteristiche della maison. Un
momento di saluto e di festa da condividere con chi da anni
segue Gianluca Castaldi nel suo lavoro.
Via Chiana, 55a/55b - 00198 Roma - Tel. +39 068841937
w w w . c a s t a l d i g i o i e l l i . i t
Insider
Arte
14
15
LA PITTURA DEGLI OPPOSTI
Irene Malish, una tecnica che calibra
toni caldi e freddi tra loro contrapposti
A
di Maria Laura Perilli
A
lungo il tema prevalente delle opere
di Irene Malish, giovane artista russa
che da anni vive e lavora a Roma,
ha riguardato il volto femminile in primo piano. La sua
pittura sembrava mossa prevalentemente da una volontà
di introspezione della psicologia femminile, sottolineata
da un uso del colore dato con ampie spatolature capaci di
‘calibrare toni caldi e freddi tra loro contrapposti, così da
produrre contrasti luministici e chiaroscurali’.
Una pittura materica ricca di graffiature, crettature che,
in sinergia con lumeggiature di grande impatto visivo,
costituivano l’identificabilità del mondo artistico della Malish.
Il suo obiettivo era ‘avvicinarsi il più possibile all’anima della
donna, nella ricerca profonda della sua identità emozionale
ed espressiva’.
I volti di quelle donne rispondevano, come diceva Moravia a
‘un nodo di pensieri e di sentimenti confusi e fuggitivi’.
Nella serie ‘Kiss and Love’ l’artista affrontava, invece, il
problema della coppia colta nelle due singole unità; il volto
maschile e femminile venivano trattati, infatti, su tele distinte
poi affiancate all’atto dell’esposizione.
Quel tempo è trascorso, oggi la coppia è rappresentata su di
una unica tela, quasi fosse una terza identità. Il nuovo soggetto
è due anime che palpitano all’unisono, in perfetta sincronia
sino alla fusione del semplice respiro. Pennellate ancor più
materiche, sviluppate secondo linee curve e sinuose, si
innestano come fluidi, ricercandosi per la totale integrazione.
Ne emerge una visione della coppia antitetica all’odierno
disagio di molte unioni dove, spesso, regnano sovrane
incomunicabilità ed egoismo. Questo a conferma di quanto
ebbe a dire di questa artista il pittore Luciano Beccarla: ‘...
estrae dalla padronanza della forma l’ambiguo gioco dell’arte,
mirando a sottolineare come l’apparenza dell’immagine non
sia altro che la drammatica verità del quotidiano’.
Un modo di fare pittura, quello della Malish, che risente
fortemente anche dei suoi pregressi studi di architettura; le sue
figure, infatti, sembrano seguire le linee segrete di un campo
geometrico, una sorta di impalcatura determinante per il loro
orientamento. Sono volti sospesi che non concludendosi mai
in se stessi, con le loro dinamiche disposizioni, trasmettono
un profondo senso del non finito.
È così che l’osservatore viene coinvolto dall’artista in un
percorso che è quasi una sorta di sfida alla ricerca del
superamento dei limiti stessi della tela. Tutto questo grazie
anche a un sapiente dosaggio del colore che, evocando un
linguaggio espressionista, trasmette ‘sogni, rimembranze,
nostalgie misteriose e impenetrabili magie: le magie della sua
terra, di cui la Malish rincorre le infinite distese’ ◆
Insider
MUSEO
DEL CAPPELLO
BORSALINO
I
I
di Alessandra Vittoria Fanelli
naugurato ufficialmente nel 2006 per volere
del Comune di Alessandria e della Borsalino,
storica azienda manifatturiera di cappelli che
ha saputo trasformarsi da impresa artigianale a industria del
primo Novecento, fino ai fasti degli anni Venti e Trenta e
ai successi internazionali degli anni Sessanta, il Museo del
Cappello di Borsalino racconta la complessità e la storia del
cappellificio che si intrecciò, sin dai suoi esordi nel 1857, con
la città di Alessandria.
Infatti, attraverso la visita del Museo, ospitato nella vecchia
Sala Campioni della ex palazzina uffici del Palazzo Borsalino,
situata in via Cavour 84, è possibile conoscere la lunga storia
di eleganza e della qualità piemontese del cappellificio che
ha scandito, nel corso di 150 anni, la metamorfosi della città
di Alessandria verso l’industrializzazione.
Palazzo Borsalino, ora sede del museo, fu progettato
dall’ingegnere Arnaldo Gardella e realizzato tra il 1925 e il
1926. Una sessantina di anni più tardi l’architetto Ignazio
Gardella, figlio di Arnaldo, famoso per essere stato il fondatore
del Razionalismo Italiano, fece un radicale intervento di
trasformazione e di riqualificazione dell’edificio.
Il museo, il cui allestimento è stato curato dallo studio
Masoero-Tondo Architetti Associati, è interamente dedicato al
cappello, all’azienda e alle relazioni tra la città e la fabbrica.
L’allestimento propone un percorso circolare e tematico,
che approfondisce i diversi aspetti del cappello Borsalino
attraverso un video introduttivo che scandisce le diverse
sezioni: la storia della fabbrica, le diverse fasi produttive del
copricapo, le evoluzioni del costume e della moda, gli sviluppi
Sede Borsalino foto Farabola 1957
contemporanei dell’azienda e del prodotto. Campioni colore,
forme di legno, le classiche cappelliere Borsalino, i carrellini
porta cappelli, sono ulteriori elementi che raccontano il
patrimonio estetico e culturale dell’azienda. Tre postazioni
multimediali ospitano informazioni di tipo storico e culturale:
dalle fotografie di moda provenienti dalla Fototeca civica di
Alessandria, ai video del museo sino alle testimonianze dei
protagonisti della Borsalino.
Il Museo organizza anche mostre temporanee, eventi e
pubblicazioni dedicati alla valorizzazione della storia
Borsalino, alla promozione della cultura d’impresa e dei
fenomeni artistici, di costume e di moda della cultura
contemporanea. Inoltre svolge attività di didattica e di
ricerca, visite guidate per scolaresche, per privati ed esperti
del settore ◆
Info: www.cultural.it
Piazza del Parlamento, 8 - 00186 Roma
Tel\fax +39 0668192661 - Cell +39 3927883245
[email protected] - www.sartoria-al-corso.roma.it
Grande freddo,
la moda
scende in campo
Gabriele Congelo
Wunderkind
Wunderkind
di Luisa Espanet
Jo no fui
Louis Vuitton
Wunderkind
Custo Barcelona
Costume National
Louis Vuitton
L
TRUE LOVE
shop
L
e previsioni dicono che sarà l’inverno più
freddo dell’ultimo millennio. Si parla di
guardaroba interstagionale dove il cotone è il
leader indiscusso, si buttano le calze alle ortiche, ma si abusa
di stivali e scarponcini per andare in spiaggia e ci si avvolge
in sciarponi di quadruplo cashmere già ai primi di settembre.
Una cosa però è certa: i capi antifreddo continuano a essere
previsti nelle collezioni degli stilisti e di conseguenza nei
guardaroba.
Il cappotto è sempre in auge per la donna. Si punta sui tagli
“geometrici”, vedi Calvin Klein e Jil Sander, ma si guarda anche
agli anni Cinquanta, alle forme sacco e trapezio, o ai modelli
avvitati e asciutti. Per i materiali si va dal mohair, all’angora,
al bouclé più “tridimensionale”, come per il cappotto di
Miss Sixty, ai tessuti in filati preziosi, leggeri e caldi. Come il
cammello dei modelli diritti e minimali di Celine, o il beaver di
lana e cashmere dell’avvolgente doppiopetto 101801 di Max
Mara, creato nel 1981 e diventato un assoluto-evergreen. Da
questa stagione, tra l’altro, è possibile farlo personalizzare
con il proprio nome o le iniziali.
Louis Vuitton preferisce i modelli aderenti, doppiopetto e
non, in lana grossa oppure sottile, piuttosto che in montone
trattato come velluto a coste, o in pelle con bottoni di visone,
da indossare sopra la gonna godet più lunga.
La vita segnata si afferma come un punto forte, tanto da
essere prevista perfino nei piumini, sempre più “couture”. Da
quelli di Moncler Gamme Rouge disegnati da Giambattista
Valli a quelli di Ermanno Scervino con inserti di volpe o
mongolia, passamanerie importanti, colli in vernice, chiusura
con alamari, maniche a corolla. Inserti e colli di pelo, anche
per gli sportivi piumini di Canadiens. La pelliccia,nonostante
le campagne degli animalisti, continua a essere presente,
sempre più rivista, semplicizzata, trattata come un tessuto.
E le collezioni di Gabriele Colangelo, nuovo enfant prodige
della moda ne sono una testimonianza. Spesso la pelliccia è
intramezzata con altri materiali come da Custo Barcelona o
da Jo no fui, intervallata da pelle borchiata, must di stagione.
Alle volte è ecologica, alle volte è talmente trasformata da
diventare irriconoscibile. Sempre sulla cresta dell’onda il
trench. Lo propone sofisticato Gucci, nel classico panno blu
navy Marina Yachting. Tra i più d’effetto quelli di Burberry
dove il geniale Christopher Bailey li disegna partendo
da un dettaglio dei pezziforte della tradizione. Così i due
modelli della capsule collection Winter Storm. Con ruolo di
comparsa, a cui dedicare però molti flash, la mantella. Da
quella in candido montone chiusa da una fibbia gioiello di
Phoebe Philo per Celine, a quella con apertura doppiopetto
e taglio militare di Alberto Biani, fino alle intriganti proposte
etniche di Wunderkind.
Camicia Aglini
Salopette Dondup
Cardigan Paolo Pecora Milano
Camicia Aglini
Pantalone M.Grifoni
Scarpa Donna Palladium
Giubbino Pelle Gold Bunny
Camicia Aglini
Pantalone Grifoni
Abito Mina Uk
Cappotto Poems
Abito Aglini
Scarpa Uomo Red Wing
Cardigan Paolo Pecora Milano
Camicia Aglini
Jeans Dondup
Scarpa Fred Perry
VIA SEGGIANO 33/35, CAP.00139 ROMA - TEL.06 8103711 - E-MAIL: [email protected]
PAGINA FACEBOOK: HTTP://WWW.FACEBOOK.COM/PAGES/ROME-ITALY/TRUE-LOVE-SHOP/137408512950577
uomo
23
Louis Vuitton
Louis Vuitton
D
D
ato il grande ritorno del vestire chic e
dell’uomo probabile, inevitabile che la
moda maschile recuperasse il cappotto
un po’ sparito per lasciar posto a giubbotti, giacconi, car coat
e dintorni. L’offerta è quanto mai variegata, si va dal cappotto
cammello iperclassico doppiopetto a quello più aderente in
lana grigia o blu. Lardini recupera, attualizzandolo, il modello
Chesterfield in tessuto pied-de-poule, doppiopetto con ampi
revers e collettino di velluto. Louis Vuitton realizza in nappa
nera il classico cappotto diritto e rinnova il grigio con una
stampa scozzese sulle spalle.
Non mancano ovviamente le proposte più sportive. Dai
giubbotti-piumini di varie modellature come quelli di
Bomboogie ai caban e ai pickot di Marina Yachting, ai trench
di Burberry, Versace, Emporio Armani. Nanibon rivede il
montgomery in maglia, mentre Wunderkind e Louis Vuitton
rinnovano il montone. Il primo è pluritascato con cintura, da
cacciatore canadese in colore naturale, il secondo è un car
coat nero con cappuccio e larghi revers ◆
Burberry
Lardini
22
Wunderkind
Insider
Fashion
Insider
Fashion
Insider
Home style
24
25
N U O VA A P E R T U R A
U
U
na lunga esperienza nel mondo
dell’arredo e dei complementi per la
casa, il desiderio di un’esperienza nuova
e l’attività di oggi: incontriamo Paola Casadei nel suo store
nel quartiere Flaminio.
Una nuova attività: come nasce?
“Dopo 25 anni alla guida di un grande negozio in centro ho
sentito l’esigenza di qualcosa di diverso. Volevo occuparmi
di distribuzione di alcuni marchi che mi piacciono e in cui
credo davvero. Mentre cercavo un ufficio per la mia attività,
sono come inciampata in questo spazio. Un locale raccolto,
con l’atmosfera giusta. Un luogo che sento vicino al mio
spirito, dove poter seguire in modo personale chi entra”.
Lo store ha un aspetto vissuto, un’atmosfera calda e
informale.
“Questo è lo stile che mi piace. Guardo alle case del nord
Europa, alle atmosfere originali delle abitazioni di campagna
che si incontrano lassù. I prodotti che ho scelto, in esclusiva
per l’Italia, hanno questo profilo. Ci sono per esempio i tavoli
in legno antico, prodotti da Hoffz, che ricordano proprio
quelli delle case di un tempo: linea semplice e pulita, la loro
forza è nel materiale vissuto, fatto tornare a nuova vita. Il legno
è il materiale dominante, nella sua espressione più vera: legni
antichi riutilizzati per mobili di nuova produzione o pezzi
unici originali d’epoca. Ci sono le lampade dalla linea retrò,
inconsuete in legno dipinto, da terra o da tavolo, o lampadari
molto caldi, non mancano divani e poltrone, anch’essi dalla
linea semplice rivestiti in lino o cotone, accoglienti, intimi.
Molto d’atmosfera. Perfetti per una seconda casa, o per
rinnovare un appartamento con piccoli inserimenti”.
Come far convivere questi arredi con una casa più
cittadina?
“Ci son pezzi assolutamente versatili, altri che possono
equilibrare un arredo di design un po’ algido, altri ancora
sono piccoli accessori e complementi d’arredo come vassoi
in legno o brocche antiche. Sono innanzitutto una decoratrice
d’interni, ho seguito ristrutturazioni e fatto consulenze per
case e alberghi. Per questo riesco a seguire i clienti nella
scelta, consigliare soluzioni d’arredo, dare spunti e proporre
idee e per questo ho voluto inserire anche delle vernici,
anch’esse molto particolari, in grado di dare atmosfere nuove
e magari creare un angolo speciale. Sono vernici a base
minerale e calce, quindi ecologiche, con una mano coprente
e irregolare in colori molto caldi: prugna, sabbia, grigio
scuro, sempre prodotte da Hoffz. Accanto a queste, altre dal
risultato più compatto, di Toiles de Mayenne, un marchio che
abbiamo scelto anche per i tessuti d’arredo, con una vasta
gamma di varianti: cotoni, lini, tinta unita o righe dal gusto
francese, fantasie molto chic”.
Per chi volesse solo cercare un dettaglio?
“C’è la biancheria di Lexington, di ispirazione New England,
un country “evoluto” molto informale. Oppure quella di lino
organico easy care: copripiumini morbidissimi, lenzuola,
tende. Colori sfumati e caldi, tessuti stropicciati molto
confortevoli, raffinati e informali. Poi basta guardarsi intorno:
ovunque ci sono oggetti in stile, per una nota originale e
calda a ogni ambiente” ◆
A.D.S.
Via Donatello, 65B - 00196 Roma
Tel. +39 06 3219913 - [email protected]
www.casadeihomestyle.com
Insider
Insider
Nautica
26
27
Nautica,
la riscossa
delle “piccole”
Comar Comet 26
di Alessandro Mei
Sly 48
M
M
eno visitatori e meno barche
esposte hanno caratterizzato la
cinquantesima edizione del Salone
Nautico Internazionale di Genova. A pesare sulla fiera nautica
è stato il tempo che si è abbattuto nei primi giorni di apertura
sul ponente ligure. La crisi, sicuramente, ha fatto la sua parte,
ma ad aggirarsi in banchina ad ammirare e studiare con
attenzione le imbarcazioni esposte sono stati meno curiosi e
più amanti del mare desiderosi di acquistare una barca. Un
pubblico “scelto”, interessato, che ha evidenziato una voglia
di ripresa della nautica.
First 30
Nel settore della vela, gli scafi di dimensioni contenute sono
quelli che più hanno catturato l’attenzione. A cominciare
dal Comet 26, un cruiser veloce e compatto lungo poco
più di 7,5 metri, ideale per chi per la prima volta desideri
avvicinarsi al mondo del diporto, ma adatto anche per quelli
che non disdegnano la vela agonistica. Il cantiere romano,
dopo aver sbalordito con il Comet 21, imbarcazione di poco
più di sei metri pensata per le uscite giornaliere e le regate
in monotipo, ha affidato al designer Sergio Lupoli il disegno
di un modello con cuccette, cucina e bagno per chi vuole
trascorrere anche il fine settimana in barca. Sulle stesse
rive del fiume Tevere è nato l’NM38 del cantiere Nautilus
Marina che sta portando avanti con ottimi risultati la sua
collaborazione con l’architetto Maurizio Cossutti. L’entry
level della famiglia Stillitano presentato a Genova prevedeva
un allestimento crociera, con tutti i comfort indispensabili
per chi vuole allontanarsi dalla costa.
Il colosso Beneteau ha invece mostrato al pubblico italiano
il First 30 che per la prima volta ha coinvolto il progettista
Juan Kouyoumdjian, conosciuto per le sue “creazioni” da
regata realizzate per la Volvo Ocean Race, il giro del mondo
effettuato con bolidi da 70 piedi (23 metri). Lo scafo, con la
poppa molto larga che si stringe a prua ottenendo una barca
stabile che taglia l’onda, ha degli ambienti sottocoperta che
fanno invidia anche a modelli di lunghezza superiore. Alle
linee d’acqua di un progettista di successo aggiungiamo la
messa a punto tecnica del francese Michel Desjoyeaux, uno
dei marinai più titolati al mondo, per ottenere un’imbarcazione
per la crociera veloce davvero divertente. Non è da meno
l’Azuree 33, un open da crociera disegnato da Giovanni
Ceccarelli che mantiene la filosofia del più grande 40 piedi
pensato per le lunghe navigazioni.
Se il panorama delle “piccole” ha offerto diversi nuovi spunti,
non sono mancate le novità anche fra le imbarcazioni di taglia
maggiore. Fra queste merita lo Sly 48, un altro esemplare
dello stile italiano che si presenta con numerosi soluzioni
per una più ampia personalizzazione, indicata per chi non
ha grossi problemi di portafoglio. Altrettanto si può dire per
i molti esemplari di yacht a motore esposti nella marina di
Genova.
Il cantiere romano Canados ha fatto bella figura con il suo 86
piedi (oltre 26 metri di lunghezza) dalle linee slanciate e una
sovrastruttura che consente di avere spazi esagerati.
Insider
Nautica
Canados 86
Prestige 350
Prestige 350
Anche Roma punta sul mare
con il Big Blu
Particolare è il fly, sgombro da tender e ostacoli, adatto per
chi ama vivere all’aperto. Quattro le cabine per gli ospiti a
cui si va ad aggiungere una zona equipaggio all’estremità
di prua. Il marchio italiano Ferretti ha invece presentato in
anteprima mondiale il Ferretti 500, una rivisitazione del 470
con cui il cantiere ha introdotto delle soluzioni tecnologiche
innovative, frutto del lavoro del team Ricerca e progettazione
navale. Più alla portata è il Prestige 350 esposto dal
cantiere francese Jeanneau, con un motore entrofuoribordo
dall’eccezionale resa e degli ambienti interni ed esterni
davvero confortevoli. Interni dallo stile minimal, ampi spazi e
fly arioso a cui si aggiunge un’affascinante cabina armatoriale
con “vista mare”, una seconda cabina con due posti letto
convertibile a matrimoniale e un gavone di prua con doccia
separata, cambusa e salone con ampia seduta ◆
Chi non ha avuto occasione di ammirare le barche in acqua
nella darsena di Genova potrà rifarsi visitando i 14 padiglioni
della Nuova Fiera di Roma che dal 19 al 27 febbraio andranno
a creare una vera e propria proiezione della Capitale sul mare.
Non sarà un appuntamento dove poter ammirare i nuovi
modelli di imbarcazioni a vela o a motore che offre il mercato,
ma sarà un vero e proprio contenitore di appuntamenti e
attività legate all’acqua. L’esposizione, infatti, raggruppa in un
unico evento fieristico tutto il meglio della pesca sportiva, del
mondo della fotografie e dell’immagine sottomarina, oltre a
proporre un’ampia finestra sulle imbarcazioni pneumatiche,
quelle a motore e quelle a vela. Si aggiungeranno poi attività
dimostrative proposte dalla Federazione Italiana Vela per chi
vuole avvicinarsi agli sport velici, con un concorso di disegno
per gli studenti delle scuole del Lazio e un fitto programma
di incontri con i più grandi velisti italiani. Non mancheranno
le attività della sezione di salvamento della Federazione
Italiana Nuoto e quelle promosse dalla Federazione Italiana
Motonautica. L’offerta dell’edizione 2011 sarà completata
dalla presenza di un padiglione interamente dedicato al
mondo delle attività outdoor. Informazioni: www.big-blu.it
Insider
Sport
30
31
ALL’OLGIATA GOLF CLUB
IN SCENA IL ROMA GOLF OPEN 2010
Joel Sjoholm
Sulla scia dei successi italiani ottenuti dai fratelli Molinari
nella Ryder Cup, Roma e l’Olgiata Golf Club sono tornati ad ospitare
il grande golf internazionale con la seconda edizione
del Roma Golf Open, torneo del Challenge Tour europeo
che si è svolto da mercoledì 13 a sabato 16 ottobre
O
rmai mania collettiva”, diceva il presidente
della Federazione Italiana Golf Franco
Chimenti nel corso della presentazione
del Roma Golf Open 2010. A giochi ormai fatti, è giusto
riconoscere che, sulla spinta dei trionfi della Ryder Cup, il
golf italiano sta raggiungendo dei risultati fino a poco tempo
fa inimmaginabili, celebrati anche dal golf internazionale.
Non si spiegherebbe altrimenti lo straordinario successo di
pubblico del Roma Golf Open, una quattro giorni intensa e
piacevole che ha visto trionfare, in un piovoso sabato di metà
ottobre, Andreas Harto con 265 colpi (66 65 65 69).
Il 21enne danese, dopo aver concluso le 72 buche
regolamentari alla pari con il 25enne svedese Joel Sjoholm
(68 65 67 65), lo ha superato con un birdie alla prima buca
di spareggio. Si sono classificati al terzo posto con 270 lo
svedese Steven Jeppesen e gli inglesi Matt Haines e Andrew
Marshall, al sesto con 271 lo svizzero Julien Clement e
lo spagnolo Carlos Del Moral e all’ottavo con 272 nove
concorrenti tra i quali l’australiano Daniel Gaunt, l’inglese
Stuart Davis e il francese Michael Lorenzo Vera. Primo degli
italiani Marco Crespi, 17° con 273 (69 64 69 71), che nel
finale non ha mantenuto la brillantezza dei giri precedenti.
Harto, che ad agosto aveva vinto il Tour Championship nello
status di dilettante, ora si è reso protagonista di una vera
chicca, avendo ottenuto due successi nel Challenge Tour
nello stesso anno in due categorie diverse. A poche buche
dalla fine sembrava avere già il titolo in tasca con tre colpi di
vantaggio, ma Sjoholm è rinvenuto addirittura con due eagle
e poi ha guadagnato lo spareggio su un putt sfortunato del
danese, con palla che gli si è fermata proprio sul bordo della
buca per il bogey. Nel supplemento di gara però Harto ha
piantato la palla in bandiera con il secondo colpo e per lo
svedese non c’è stato nulla da fare.
Nel corso del Roma Golf Open 2010 presented by Rezza gli
spettatori, (per i quali l’ingresso era gratuito) sono stati accolti
nel Club Pilsner Urquell 19ª Buca, dove è stato allestito
l’Aperitivo Pilsner a scopo benefico. L’incasso delle birre
vendute è stato infatti devoluto a favore di “Un birdie per la
vita”, associazione Onlus senza fini di lucro, che raccoglie
fondi per la realizzazione di progetti umanitari. Il pubblico
ha anche potuto provare il simulatore golf Nintendo Wii e
partecipare al concorso “Vinci la Leggenda”, che ha messo
in palio tra i partecipanti un viaggio per due persone onde
assistere all’Open Championship 2011.
Il percorso dell’Olgiata GC, che in passato ha ospitato una
lunga serie di importanti manifestazioni tra le quali due
World Cup, una Coppa del Mondo dilettanti, la finale della
Dunhill Cup e alcuni Open d’Italia maschili e femminili, ha
mantenuto fede alle sue prerogative di tracciato impegnativo
e tecnico. Tra l’altro è stato di recente ricostituito il manto
erboso utilizzando la Bermuda Patriot, ultima evoluzione
di un’erba che garantisce il mantenimento vegetativo
anche a temperature proibitive per altre erbe. Il club sarà
destinato a ospitare il torneo di golf qualora Roma ottenesse
l’organizzazione dei Giochi Olimpici nel 2020.
E a proposito di Giochi Olimpici, non bisogna dimenticare
che fra pochi anni il golf sarà di diritto tra gli sport a cinque
cerchi. “Il nostro sport - ha dichiarato Chimenti - entrerà nel
club olimpico con i giochi di Rio del 2016, e sono convinto
che ci arriveremo con tutte le carte in regola per vincere”◆
Lorenzo Gagli
Marco Crespi
Haines Matt
Andreas Harto
O
““
Alessandro Tadini
di Francesco Mantica
Insider
Sport
Sport
32
Aoife Alainn (a sx, con Umberto Rispoli) batte Antara (a dx, con Lanfranco Dettori) nel Premio Lydia Tesio 2010 - ph Grasso
Insider
Mondanità e arte al galoppo
con le Signore dell’Ippica
riconoscimento giunto alla decima edizione e legato
al Premio Lydia Tesio di Capannelle.
UNa serata di gala a Piazza Colonna nella sede de IL TEMPO
e un successo a sorpresa della saura italiana Aoife Alainn in pista
S
di Enrico Tonali
S
i è cominciato con le Signore e finito con
le signorine. Anzi con una miss saura dal
misterioso nome un po’ scioglilingua, Aoife
Alainn, che in gaelico - l’antica lingua d’Irlanda, dove è nata
nel 2007 per poi entrare lo scorso gennaio nel team pisano
di Maurizio Guarnieri - vuol dire Bella Eva.
È stata una settimana in rosa quella del 42° Premio Lydia
Tesio di galoppo alle Capannelle che ha visto il mercoledì
la tradizionale assegnazione del riconoscimento Le Signore
dell’Ippica tenersi nel Salone Renato Agiolillo di Palazzo
Wedekind, ospite de IL TEMPO.
Angiolillo, fondatore-editore-direttore del quotidiano di
Piazza Colonna (la testata ha festeggiato lo scorso 6 giugno
i 66 anni di vita) era un appassionato ippico, con tanto di
scuderia - la Don X con giubba bianca e berretto rosso e cavalli cui metteva il nome delle rubriche (celebre fu il
galoppatore Elzeviro) del suo giornale.
Sette le premiate da Marina Mattei, archeologa dei Musei
Capitolini che ha illustrato - per l’avvenimento culturale
caratteristico di questa manifestazione - le scene della
prospiciente Colonna di Marco
Aurelio con il cavallo primo attore.
Altre neo-Signore sono state
Carlotta Bernardini, amministratrice
della scuderia romana Elena, e la
conduttrice tv e amazzone Katia
Noventa, mentre Elisabetta Sechi è
un audace cavallerizza sarda che ha
guidato l’antica Sartiglia di Oristano.
Inossidabile Signora pure l’attrice
(ha esordito a 93 anni nel delizioso
“Pranzo di Ferragosto” premiato a Venezia) Valeria De
Franciscis, moglie dello scomparso campione di polo (e di
canottaggio) Enrico Bendoni.
Riconoscimento centrato per la veterinaria Alessandra
Vigliani che ha avuto in cura i derbywinner Rakti e Cima De
Triomphe ed ha miracolato nel 1997 lo stinco fratturato del
galoppatore Storm Mountain (quanti cavalli sono stati spediti
al Creatore per incidenti simili?) tornato a vincere ed ora
stallone in Piemonte. Appena rientrata dai Mondiali in USA
e molto applaudita l’ultima Signora, la paralimpica Antonella
Cecilia che nessuna avversità della vita ha potuto allontanare
dall’equitazione agonistica.
La pittrice Lea Gramsdorf ha creato l’affiche 2010 del Premio
Lydia Tesio, altra componente culturale di questa decennale
“vie en rose” ippica orchestrata da Caterina Vagnozzi di
HippoGroup Roma ed alla quale hanno assistito gli onorevoli
Martini, Marinello e Masini, i vertici di Federippodromi
Meli e Pautasso, il segretario Unire Acciai, i presidenti Fise
Paulgross e Fise Lazio Brunetti. Gli onori di casa sono stati
fatti dal direttore generale de IL TEMPO Federico Vincenzoni
e dal presidente di Capannelle
Tomaso Grassi.
La domenica all’ippodromo altro
pomeriggio di emozioni con il
successo a sorpresa di Aoife Alainn
(in sella Umberto Rispoli) sulle
favorite straniere Antara (montata
dal super-jockey Lanfranco Dettori)
e Soberania (con Mirco Demuro) e
il ritorno del Premio Lydia Tesio in
mani italiane ◆
Fabrizio Frizzi e Carlotta Mantovan
I
Frankie Dettori on Red Rocks wins the John Deere Breeders’ Cup Turf beating Better Talk Now
Louisville Churchill Downs, 4th nov. 2006
I
RED ROCKS
è il campione, qui fotografato alla Cascina Bruciacuore,
che ha galoppato in tre Continenti
e ora fa lo stallone in Piemonte, vicino di casa del grande Varenne
di Enrico Tonali - ph Stefano Grasso
l cavallo magistralmente ritratto per la nostra
copertina da Stefano Grasso - uno dei migliori
fotografi al mondo di ippica ed equitazione è Red Rocks, un campione che ha corso in Europa, Stati Uniti
e Asia, scontrandosi con celebri galoppatori (nel luglio 2008,
a Belmont negli Usa, sconfisse di due lunghezze Curlin, il
multimilionario purosangue yankee) e ora è in Italia, in
Piemonte, a fare lo stallone.
Figlio di due irlandesi - il maschio Galileo (uno dei più
affermati padri del galoppo mondiale di oggi) e della
femmina Pharmacist (nata da Machiavellan, altro boss del turf
internazionale) - il baio scuro Red Rocks ha visto la luce l’8
aprile 2003, anche lui in Irlanda (nell’allevamento Ballylinch),
per essere poi acquistato dal britannico mister Paul Reddam
e affidato all’allenatore Brian Meehan.
Ha disputato 24 corse, vincendone 6 e giungendo in 15 fra i
primi quattro. Si è battuto contro avversari come Youmzain
(tre volte secondo nell’Arc de Triomphe), Vengeance Of Rain
(una star di Hong Kong), il panzer tedesco Manduro, Dylan
Thomas (vincitore dell’Arc), il grintoso britannico Soldier Of
Fortune e Doctor Dino dominatore in Cina. In dieci impegni
sulla sua sella è salito Lanfranco Dettori, il fantino milanese
che vive in Gran Bretagna ed è considerato fra i migliori del
mondo. Con “Frankie” a bordo, Red Rocks ha centrato, il
4 novembre 2006 negli Usa, il successo più prestigioso, la
Breeder’s Turf. Le fatiche del “moro d’Irlanda” hanno fruttato
al suo proprietario due milioni di euro.
Insider
Sport
red rocks
35
Red Rocks pictured at Cascina Bruciacuore Vigone (TO)
Nel 2010 è entrato nell’allevamento Il Grifone a Vigone,
40 km da Torino, diventando vicino di casa del più grande
trottatore italiano di sempre, Varenne, anche lui stallone
e di Storm Mountain, altro galoppatore italiano che ha
iniziato a far da padre nelle cascine di Roberto Brischetto e
suo figlio Jacopo, titolari de Il Grifone. Ogni monta di Red
Rocks costa 7 mila euro e fin’ora gli sono state presentate 90
fattrici: i campioni del futuro cominceranno a sgambettare
in pista nel 2012 ◆
C.O.N.I.
F.I.S.E.
C.I. Casale San Nicola
Società Sportiva Dilettantistica a R.L.
Scuola Cavalli
Scuola Pony
Pony games
a partire dai 4 anni
con Animatori Pony qualificati
con Istruttori Federali
principianti
preagonistica e agonistica
L’italiano Juan Carlos Garcia su Moka De Mescam
vincitore di un Gran Premio di salto ostacoli a Verona
Michael Whitaker on Insultech Amai wins the Jumping Verona
Rolex Fei World Cup tm 2009 Verona, 8th nov. 2009 ph.Fieracavalli/Stefano Grasso
Fieracavalli di Verona,
e siamo in sella
D
immancabile appuntamento di inizio novembre
per gli appassionati E per i bambini che amano gli asinelli
ph Stefano Grasso
2 campi coperti illuminati
D
uemilacinquecento cavalli di oltre 60
razze - ci sono gli argentini Criollo,
capostipiti di quelli adoperati per
giocare a polo e gli algerini Berberi, che nell’800 a Carnevale
galoppavano a Roma in via del Corso, da Piazza del Popolo a
Piazza Venezia - su 35 ettari di area espositiva, con visitatori
(153 mila il record 2009) che affollano stand (600 espositori
provenienti da 25 Nazioni), spettacoli, ristoranti, campi di
gara, padiglioni per bambini (e per i loro grandi amici, gli
asinelli), animazioni e saloni specialistici.
Questa è la 112esima Fieracavalli di Verona (da giovedì 4
a domenica 7 novembre) leader nel mondo e dedicata al
milione di appassionati italiani della sella, con un giro d’affari
- in sole 96 ore - di 6,5 miliardi di euro.
La città veneta è raggiungibile da Roma in 3 ore con il
supertreno Frecciargento ◆
Via del Casale di San Nicola, 232 - 00123 Roma t Tel. 06 30892884 - Tel. e Fax 06 30892990
www.casalesannicola.com - [email protected]
[email protected] - Tel. 348 6577889
I bambini e gli asinelli a Fieracavalli 2009
E.T.
Insider
38
39
Natale Chiaudani su Seldana di Compalto
Sport
Dario Carmignani
L’EQUITAZIONE RESTA DI BRONZO
I cow-boy azzurri salvano la spedizione italiana ai Mondiali
di Equitazione negli Stati Uniti. Dignitosi l’8° posto nell’endurance,
il 10° nel volteggio e l’11° nel completo (disciplina olimpica).
A fondo salto ostacoli e dressage, le altre due specialità a cinque cerchi.
A tutt’oggi i Giochi Olimpici di Londra 2012 sono off-limit
per l’Italia dei cavalli. L’affaire Seldana
U
di Enrico Tonali
U
na sola medaglia - che in terra
americana non poteva che venire dal
reining, la monta western - e dietro
quel bronzo (conquistato dai binomi Smart And Shiney/
Marco Ricotta, Yellow Jersey/Stefano Massignan, Red Chic
Peppy/Dario Carmignani, Spat A Blue/Nicola Brunelli) tanta
delusione per la squadra azzurra guidata dal presidente della
Federequitazione (FISE) Andrea Paulgross.
Al 6° WEG (World Equestrian Games, si celebrano ogni quattro
anni) tenutosi a Lexington - Kentucky, USA - hanno partecipato
752 cavalli, 632 cavalieri e 58 Nazioni. Il medagliere è
stato capeggiato dalla Germania (10 medaglie) che però ha
conquistato solo 2 ori rispetto ai 3 di Stati Uniti (7 medaglie),
Gran Bretagna (4) e Olanda (4). L’Italia si è piazzata al 14° posto.
Nessuno degli 82 cavalli testati è risultato positivo al controlli
antidoping. La Federazione Internazionale (FEI) ha stilato una
sua classifica, vinta dall’Australia la quale, grazie a questo primo
posto, ha ottenuto la qualificazione per Londra 2012.
Già promosse ai Giochi - nelle tre specialità del programma
olimpico: salto ostacoli, completo, dressage - anche la
Germania, per i risultati conseguiti a Lexington e la Gran
Bretagna, quale Paese ospitante; più USA, Canada, Belgio,
Nuova Zelanda, Olanda Francia e Brasile qualificate in una o
due delle tre specialità.
Per gli italiani Londra è per ora off-limits, ma c’è ancora il
2011 per conquistare i pass per essere presenti a Windsor.
Dopo la medaglia di bronzo del reining, il miglior risultato
azzurro è stato l’8° posto di Leila de Saularie/Gianluca
Laliscia, Jo Farouza/Martina Lui, Waligorà/Alfonso Striano
e Djamina/Andrea Iacchelli nell’endurance a squadre. Poi il
10° posto di Anna Cavallaro (con il sauro Harley ed il longeur
Nelson Alcides Vidoni) nel volteggio.
L’azzurra Anna Cavallaro e il sauro Harley impegnati nel volteggio
(foto FISE)
L’Italia (a destra) sul podio mondiale del reining (foto FISE)
Tra le specialità olimpiche, grazie ad alcune prodezze
di Apollo van de Wendl Kurt Hoeve montato da Stefano
Brecciaroli, l’Italia ha strappato nel completo un 11° posto a
squadre ed un 14° individuale (Apollo/Brecciaroli ovviamente)
in una competizione punteggiata (per gli azzurri) da ritiri
ed eliminazioni. Nel salto ostacoli buio pesto: squadra
italiana 18.a, miglior binomio (ma 25°) Kapitol D’Argonne/
Emilio Bicocchi. Bontà sua, Gabriele Grassi (del team degli
ostacolisti, finito nelle retrovie in sella al grigio American
Blu) al rientro in Italia si è dichiarato soddisfatto delle sue
performances ai Mondiali.
Nessun autoincensamento da parte dei due azzurri in gara
nel dressage, Pierluigi Sangiorgi che con Flourian è terminato
45° e Susanna Bordone 52° posto assieme a Dark Surprise.
A conferma che è urgente nell’equitazione italiana
cominciare a parlare più di cavalli e meno di cavalieri, a
Lexington c’è stato l’”affaire” Seldana di Compalto. La cavalla
- una baia olandese di 11 anni - è stata ceduta, tre mesi
prima di Lexington, dalla sua proprietaria Manuele Traversa
all’arabo saudita Abdullha Al Sharbatl. Seldana, sotto la sella
dell’azzurro Natale Chiaudani, nel 2009 era giunta seconda
a squadre nel Campionato Europeo di salto ostacoli. Via la
baia, Chiaudani è stato retrocesso, ai Mondiali, a riserva e
nemmeno è entrato in campo; mentre Seldana è giunta
nella finale individuale - lo spettacolare Top Four, i migliori
quattro cavalli montati a turno dai loro quattro cavalieri contribuendo a far conquistare la medaglia d’argento iridata
ad Abdullha Al Sharbatl ◆
Insider
Sport
Insider
Sport
40
41
QUANDO IL POLO SI GIOCA
SUGLI ELEFANTI O SUI CAMMELLI
di Fabrizio Lodi
I
I
l polo è uno sport ancora di élite. Ma
cambia tutto se sostituite gli eleganti cavalli
con degli elefanti. Si avete capito bene con
degli elefanti, e metteteli in campi da gioco, fate scortare in
groppa all’animale il giocatore ufficiale, ma a volte anche più
di uno, con un “mahout” (il conduttore di elefanti) e avrete
gli ingredienti per mettere insieme una partita di “elephant
polo”. Ci sarà sicuramente meno eleganza ma l’impatto
visivo sarà di tutto rispetto…
È una disciplina sportiva praticata in India dall’aristocrazia
britannica fin dai primi del Novecento, con un campionato
giunto alla 22ª edizione.
Potete perciò immaginare quanto diventi spettacolare la
partita che vede il duello fra questi giganti. A volte però
può capitare che qualche pachiderma non gradisca troppo
questo correre per i campi e diventi un po’ troppo aggressivo.
Recentemente infatti un elefante ha distrutto un paio di auto
a bordo campo, tanto per far capire che si era stancato…
Alcuni studiosi hanno perciò previsto periodi di vacanza per
gli elefanti da polo da passare in appositi parchi dove rilassarsi
ed essere curati dallo stress e dalle fatiche… sportive.
Ma esistono anche altre varianti del polo: sempre in India e
in Mongolia si gioca sui cammelli e sui dromedari, animali
spesso riottosi ma di grande forza e velocità, in America c’è
chi gioca in bicicletta…
Chissà, magari se i lapponi conoscessero il polo sicuramente
giocherebbero a dorso delle renne!
Torniamo al vero polo, sport da sempre abbinato
nell’immaginario collettivo a nobili, gentildonne di tutto
punto vestite e cavallerizzi dal pedigrée blu e dal conto in
banca da eterno sorriso smagliante.
Le regole di questa disciplina, sicuramente avvincente e che
richiede molta perizia atletica e tecnica, sono sostanzialmente
semplici. Si gioca infatti fra due formazioni di quattro
giocatori, in sella a cavalli e muniti di mazze di bambù che
si fronteggiano con l’obiettivo di mandare una palla di legno
attraverso due pali. Vince la squadra che segna più punti.
Una partita è divisa in tempi detti “chukker” o “chukka”. La
durata e il numero di “chukker” in una partita è variabile: a
seconda dei regolamenti, un “chukker” dura dai 7 ai 7 minuti
e mezzo, e ne vengono giocati da quattro a otto in una partita.
Ogni giocatore al termine di un “chukker” deve cambiare il
cavallo, per le richieste estreme disposte a un cavallo in sette
minuti di continua corsa (al massimo può essere tenuto lo
stesso cavallo per due chukker, ma non di più) ◆
Insider
Insider
42
43
CHIRURGIA DEL VISO: OTOPLASTICA
“ORECCHIE A SVENTOLA”,
RICORDO D’INFANZIA
L’intervento maggiormente ricorrente tra i bambini.
Correggere l’inestetismo delle orecchie eliminando l’eccesso di cartilagine dei padiglioni auricolari.
Trattamento in anestesia locale con regime di day-hospital
di Paolo Brandimarte
Le cosiddette “orecchie a sventola”, costituiscono un
inestetismo che può esporre il soggetto a prese in giro,
scherzi e sfottò di pessimo gusto. Ovviamente, il difetto
non autorizza il dileggio. Se non è possibile far leva sulla
sensibilità altrui, è senz’altro auspicabile far ricorso
all’otoplastica, procedura di chirurgia estetica che consente di correggere l’eccesso di cartilagine dei padiglioni
auricolari. Nella maggior parte dei casi, i pazienti che
si sottopongono a questo tipo di intervento oscillano tra
i 4 ed i 14 anni (una minima porzione è rappresentata
dagli adulti ndr): il difetto ha carattere ereditario e si
manifesta in età pediatrica. L’otoplastica, trattamento di
chirurgia plastica più ricorrente tra i bambini, migliora
l’estetica delle orecchie in tenera età, preservando il
bambino da problematiche psicologiche. A tutto ciò, si
aggiunge l’alta flessibilità della cartilagine, che in questa
fase particolare della vita, spiana la strada ad un efficace
rimodellamento. L’intervento, eseguito in sedazione ed
anestesia locale, può essere di duplice fattura: bilaterale
oppure incentrato su di un solo orecchio. Di riflesso,
le tecniche chirurgiche possono essere differenziate sui
due lati, in modo da ottenere una simmetria considerevole.
La durata varia dai 30 ai 120 minuti. Generalmente, si
predilige un regime di day-hospital.
Tecnicamente, dapprima si procede ad accesso chirurgico
tramite solco retro auricolare. In un secondo momento,
viene praticata un’attenta azione di rimodellamento e
riposizionamento delle strutture cartilaginee, il più possibile aderenti al cranio. Una volta ultimata la procedura
chirurgica, la testa viene fasciata con un bendaggio elastico,
al fine di accelerare il processo di cicatrizzazione.
Fatta eccezione per il gonfiore, reversibile in poche
settimane, è decisamente rara l’eventualità che si verifichino complicanze di rilievo: seppur possibili, ecchimosi o infezioni cartilaginee sono ipotesi assai remote.
Insider
45
INDIVIDUARE LE PATOLOGIE CARDIACHE
CON LA VISITA DI IDONEITÁ SPORTIVA.
PER DIRE BASTA ALLE MORTI IMPROVVISE
In Viale Egeo si consuma il dramma: Maurizio Belli Tuzzi muore durante una partita di calcetto, colto da improvviso malore.
L’ennesima tragedia dopo quelle di Alessandro Bini e Giorgio Castelli.
I propositi del Dott.Mario Brozzi: “Occorre uno specifico protocollo medico”. Quando la visita di idoneità riduce il rischio...
di Paolo Brandimarte
Lunedì 25 ottobre, nel corso di una partitella di calcetto,
Maurizio Belli Tuzzi accusa un improvviso malore e si accascia
a terra. Inutili i soccorsi: il giovane 28enne, intorno alle 23:30,
esala l’ultimo respiro. Il ragazzo non presentava particolari
patologie e non assumeva farmaci.
Dopo Via Felice De Andreis e Via Demetriade, la tragedia si
materializza in Viale Egeo. Roma sconvolta da un altro caso
di morte improvvisa in campo, dopo le vicende luttuose di
Giorgio Castelli e Alessandro Bini, scomparsi rispettivamente
il 24 febbraio 2006 ed il 2 febbraio del 2008.
Vi sono casi in cui l’indagine medica, seppur rigorosa, non
riesce a scongiurare del tutto il rischio di decesso in campo.
Basti pensare agli incidenti improvvisi, scontri cruenti, inadeguatezza degli impianti in chiave sicurezza ed insorgenza
di patologie non diagnosticabili. Questa variabili, purtroppo,
non possono essere pienamente controllate.
In questo senso, il Dott.
Mario Brozzi, Presidente
dell’Associazione “Lo
Sport per la Vita” nonché
Direttore dell’Istituto di
Medicina dello Sport di
Roma (IMS), può essere
considerato a pieno
titolo opinion leader
in fatto di prevenzione,
medicina sportiva e tutela
della salute.
Dal virgolettato dell’ex
medico sociale dell’A.S.
Roma traspare una cerDott. Mario Brozzi
ta amarezza: “Siamo
Direttore dell’Istituto di Medicina
a n c ora a pianger e
dello Sport di Roma - IMS
L’Istituto di Medicina
dello Sport di Roma
(Villa Stuart Sport Clinic)
Via Tronfale, 5952 (Balduina)
PER APPUNTAMENTO ED
INFORMAZIONI:
06.35528393 - 06.35528394
l’ennesimo lutto nel mondo del calcio.
Dal divertimento alla tragedia il passo è breve. Senza le dovute
attenzioni diagnostiche, lo sport diventa pratica rischiosa. Occorre
uno specifico protocollo medico, caratterizzato da maggiori
controlli e specificità diagnostiche”.
Un modello, quello decantato dal Dott. Brozzi, messo in
atto dall’Istituto di Medicina dello Sport di Roma (Villa
Stuart Sport Clinic ndr), attraverso un oculato monitoraggio
degli atleti: visita di idoneità medico-sportiva, ecocardiocolordoppler, valutazione dietologica e kinesiologica.
Un vero e proprio check-up per chi svolge attività sportiva,
senza distinzione alcuna tra professionisti e semplici appassionati.
Del resto, lo sport è crescita, salute ed identità. Ma la vita
per lo sport è baratto assurdo ed inaccettabile.
La chiosa dell’attuale capogruppo della Lista Polverini: “La
Regione sta lavorando affinchè non si ripetano simili sciagure.
Stiamo pensando ad un efficace programma di prevenzione
sanitaria”.
Per esorcizzare il ripetersi di simili disgrazie.
Per non sentirsi impotenti. Per non dimenticare Giorgio, Alessandro, Maurizio e gli altri ragazzi tragicamente
scomparsi.
Insider
Insider
Intervista
46
47
Riccardo Garrone interpreta Enrico IV
di tempo”. Non ho modo di replicare. Quando parte con
la sua potente vettura, gli sto dietro a stento. Dieci minuti
più tardi, ci troviamo nel laboratorio della sartoria teatrale,
dove lo attendono per la prova del costume che indosserà
proprio nella nuova serie di spot. Lui scherza con tutti coloro
che si avvicendano per prendergli le misure. Autoironico,
garbato, sapientemente guascone: un magnifico giovanotto
classe 1926, che da oltre sessant’anni calca le scene
cinematografiche, teatrali e televisive, spaziando con assoluta
naturalezza tra i vari generi. Innumerevoli i ruoli interpretati
dall’esordio con ‘Adamo ed Eva’ di Mario Mattoli a oggi,
sotto la guida di registi quali, tra gli altri, Federico Fellini (‘Il
bidone’, ‘La dolce vita’), Pietro Germi (‘Il ferroviere’), Luigi
Zampa (‘La romana’), Valerio Zurlini (‘La ragazza con la
valigia’), Ettore Scola (‘La cena’).
“Comincia pure con le domande”- mi dice, mentre lo
avvolgono dal collo ai piedi con la carta per il modello,
fermandola con gli spilli.
RICCARDO GARRONE,
UN GIORNO; PER CASO...
Cronaca di un incontro speciale
S
di Carlotta Miceli Picardi
S
orseggio il mio cappuccino di fronte a una
deliziosa bimbetta di sei o sette anni che emerge
a fatica da un enorme cornetto: due minuscole
trecce bionde, il vestitino rosa sul quale la crema cola
inesorabilmente, malgrado i disperati tentativi di arginarne la
caduta del giovane uomo che le siede accanto. Non appena
sorride, presumo che a causa sua il famoso ‘topolino dei
denti’ debba essersi indebitato sino al collo. All’improvviso,
la piccola spalanca occhi e bocca esclamando con un curiosa
inflessione russa sull’accento fortemente romano:“ Papà,
papà… vedi San Pietro appoggiato alla porta?! Lo vedi?!” La
cassiera e il banchista confermano all’unisono, emozionati:
“Si, ha ragione!” Alcuni clienti del bar annuiscono. Mi giro
di scatto, immaginandomi prima testimone e poi cronista
Maestro, mi racconti gli inizi della sua carriera.
“…La guerra, la durissima permanenza nel campo di
concentramento in Algeria: un black-out spaventoso nella
vita di un ragazzo. Poi il ritorno, poco più che ventenne e
il tentativo di riprendermi un’esistenza dalla quale, in realtà,
sentivo ormai di essere fuori: gli studi, il mondo che mi era
appartenuto prima di quei tragici avvenimenti…Decisi di
intraprendere una strada diversa. Preparai un brano in prosa,
un pezzo teatrale e una poesia e mi presentai al Teatrino della
Vittoria per sostenere l’esame di ammissione. Arrivai secondo
nel gruppo maschile, alle spalle di Gabriele Ferzetti ed ebbi
l’opportunità di entrare all’Accademia Nazionale d’Arte
Drammatica Silvio D’Amico. Fu la prima tappa della mia
nuova storia, cui ne seguì una ancora più importante…”
Cioè?
“L’incontro con mia moglie Grazia Maria. Stiamo insieme dal
1947. Ci siamo sposati nel ’56”.
quanto meno di un fenomeno di suggestione collettiva. In
effetti, appoggiato alla porta…
San Pietro c’è! Ha la bella faccia e la figura imponente del
grande attore che da anni lo impersona in una campagna
pubblicitaria di successo: Riccardo Garrone. Inconfondibile
anche ‘in borghese ’, con barba e capelli più corti, pull-over
in nuance con le iridi azzurre, nonché jeans, mocassini e
borsello in cuoio. Subito si presta simpaticamente a posare
davanti ai cellulari dei presenti e, non appena mi avvicino,
chiede divertito: “ Vuole fare una foto con me?” “Veramente,
mi piacerebbe intervistarla, se me lo consente” - rispondo “Certo, però ho un appuntamento: finisca il suo cappuccino,
mentre prendo un caffè al volo, poi mi segua con la macchina!
Anzi… seguimi!: darsi ‘del Lei’ certe volte fa perdere un sacco
Vi siete conosciuti in ambito lavorativo?
“No: era la segretaria del Presidente di una banca.
Frequentavamo entrambi una sala da ballo non lontano da
piazza Bologna. Le ho fatto la corte…ed evidentemente, me
la sono cavata in maniera dignitosa!”
Un attore, di bella presenza come lei per giunta, in un
universo di occasioni e di tentazioni riesce ad essere un
marito fedele?
“Vabbè - ride - magari non lo sarebbe... - poi si fa serio se non prevalesse il rispetto profondo per la donna che ha
saputo dargli quanto cercava da sempre”.
Per esempio?
“La sensazione impagabile del ritorno a casa: ‘il posto della
serenità’. Con il vissuto che conosci e che ami. Quello che
apre il cuore”.
Il sarto, silenziosissimo, informa che ha finito con un cenno
discreto delle mani.
“Sai che facciamo, allora? - mi comunica - concludiamo
la nostra conversazione proprio a casa mia. Ora avverto”.
Non oso ribattere neppure stavolta. Saluta cordialmente,
specificando di avere 46 di scarpe e… via! Destinazione
Parioli.
Quando arriviamo nei pressi della sua abitazione, più che
all’ingresso di un condominio, ho l’impressione di trovarmi
a Cinecittà: nel giro di tre minuti, entra Ettore Scola, esce
Giancarlo Giannini, passa Loretta Goggi.
“Ciao, Ninni”- dice rivolgendosi con un nomignolo e un
gesto di tenerezza alla moglie, che ci fa accomodare nel
salotto: una biblioteca ricca di volumi importanti, numerose
foto di famiglia e due ampi divani, uno beige, l’altro bianco
a quadretti celesti.
C’è un’atmosfera davvero piacevole, qui. Calda, accogliente.
Da serate con gli amici. Ne ha molti tra la gente di
spettacolo?
“In realtà, nel nostro mestiere, l’amicizia non segue percorsi
semplici. Soltanto il teatro conserva funzioni affettive. Ci si
confronta, ci si racconta. La consueta cena a tarda notte,
dopo la rappresentazione, diventa un importante momento
di scambio, di condivisione. La ‘compagnia’ già per accezione
indica il presupposto dello stare insieme. Il cinema non lo
consente”.
Come definirebbe in due parole quello italiano?
“Arte e cialtroneria”.
E quello americano?
“Industria eccellente”.
Se fosse nato negli Stati Uniti, avrebbe avuto qualcosa in
più?
“I diritti di replica: potrei riposarmi, magari. Anche se
probabilmente mi annoierei. Sono ancora abbastanza
giovane per darmi da fare…” - conclude con allegria.
Successo significa grande sicurezza o grande
preoccupazione?
“Penso che la notorietà conquistata nelle arene dei reality
show come il Grande Fratello, crei continuamente l’ansia di
ricadere nell’anonimato. Manca, a sostenerla, l’impalcatura
professionale e psicologica. Mancano i meriti o le attitudini.
Diventa invece consapevolezza del proprio valore, la fama
che arriva dalla giusta direzione, seguendo un cammino
corretto che non può prescindere dal talento”.
Lei è ambizioso?
“Non particolarmente. Sono fatalista: credo che sia il destino
a stabilire dove dobbiamo arrivare.
Ciò mi ha permesso in tanti anni di attendere con tranquillità
‘lo squillo del telefono’”.
Narciso?
“Quanto basta. Mi piaccio”.
Cosa non vorrebbe mai vedere, guardandosi allo
specchio?
“La malinconia che modifica l’espressione, la durezza, una
piega amara nel sorriso. Il tempo che passa con una certa
cattiveria, insomma. Che ti sconfigge senza clemenza, ti
addolora senza ragione. L’inverno nell’anima e sul viso…”.
Mi rivolge uno sguardo difficile da sostenere, fermo, intenso.
Per un attimo, mi sento dall’altra parte dello schermo, forse
un po’ in difficoltà… Se ne accorge e sorride:
“Sono un attore, non dimenticarlo!” ◆
Insider
Intervista
49
Intervista
a Marina
Ripa Di Meana
Sappiamo che ha scritto altri libri quali “I miei primi
quarant’anni” e “Cocaina a colazione” da cui sono stati
tratti due film sulla sua vita. E che ha diretto, nel 1992, il
titolo “Cattive ragazze” girato in Venezuela. Che ricordi
conserva di quella sua prima esperienza registica?
“Non ho un ricordo molto positivo, anche perché vi erano
pochi finanziamenti. E non penso, almeno per il momento,
di prendere in considerazione l’idea di una nuova esperienza
registica”.
D
di Carlo Calabresi
D
i una bellezza ancora inalterata,
dall’aspetto apparentemente algido,
ma invece piena di slanci e generosità,
Marina Ripa di Meana continua a far parlare di sé. E questa
volta licenziando alle stampe un libro su Virginia Agnelli,
scritto in collaborazione con la giornalista di cultura de
“L’Unità”, Gabriella Mecucci, dal titolo: “Virginia Agnelli.
Madre e farfalla”, pubblicato dalla Minerva edizioni.
Questo libro ci restituisce Virginia nella sua dimensione più
autentica. E la sua vita va letta attentamente, come del resto
anche quella della stessa Marina che, come l’araba fenice,
è risorta dopo una vita avventurosa a fianco del pittore pop
e fotografo Franco Angeli, uomo inquieto e tormentato. Il
regalo lei lo ha avuto dal cielo: i doni della spontaneità e
del coraggio, che l’hanno aiutata a non farsi travolgere dalle
avversità e a conoscere, a Venezia, il marito Carlo Ripa di
Meana.
Lei, dunque, ci ha regalato un volume molto interessante e
prezioso, perché contribuisce a colmare un vuoto in una certa
pubblicistica. Un libro che si avvale dell’introduzione di Carlo
Ripa di Meana e che racconta, con un periodare elegante
e concentrato, l’epopea segreta della Agnelli, di questo
straordinario personaggio della celebre dinastia italiana che
fece da mediatrice durante un incontro segreto fra il papa Pio
XII° e il generale Karl Wolff, comandante supremo delle SS
e in cui si giunse a un accordo per la salvezza di Roma. Una
personalità travolgente, la sua, trasgressiva, anticonformista.
Un’esistenza, quella di Virginia, che diede adito a molte
maldicenze, culminate con la relazione tenuta segreta con lo
scrittore Curzio Malaparte.
Un libro sorprendente su un personaggio eccentrico,
estremamente moderno, che non poteva uscire se non da
una personalità eccentrica come Marina Ripa di Meana.
Qual è stata la motivazione che l’ha indotta a scrivere un
libro su un personaggio sconosciuto ma intrigante come
Virginia Agnelli?
“Tutto è partito da quell’immagine che sta nella quarta di
copertina del libro. Quell’immagine mi ha sedotta e l’ho
vista, per caso, su un giornale. Una fotografia, fra l’altro, mai
vista perché di lei si sa pochissimo. Inoltre, Virginia Agnelli,
in quella foto, aveva un’incredibile somiglianza con mia
figlia Lucrezia. E da lì, mi sono molto incuriosita e ho voluto
conoscere meglio la sua biografia.
Anche perché è stata una donna dimenticata, occultata; c’è
stata proprio una volontà di non voler parlarne. A riprova di
ciò, basta tener conto del fatto che - se da un lato Susanna
Agnelli aveva scritto un libro intitolato “Vestivamo alla
marinara”- dall’altro il fratello Gianni aveva comprato i
diritti perché non uscisse il film. Proprio per evitare qualsiasi
maldicenza sulla famiglia”.
Lei porta avanti, da sempre, molte battaglie coraggiose in
difesa degli animali, dell’ambiente. Ed è testimonial, dal
2001,della campagna per la prevenzione contro il cancro.
E lei stessa è stata colpita da questo male. Ce ne può
parlare?
“Senz’altro. Mi limito a dire che sono riuscita a superare
quattro operazioni di cancro e, come vedete, sono l’esempio
lampante - con la mia serenità e la “joie de vivre”- di come
se ne possa venir fuori bene. Una mia testimonianza su
questa problematica è un progetto che mi chiedono in tanti.
Una biografia del genere trovo che possa essere d’aiuto e di
conforto per molte persone”.
Prossimi progetti?
“È stata allestita, l’estate scorsa a Cortina da mio marito, una
mostra fotografica di Franco Angeli, a me dedicata e che,
dopo Cortina, farà tappa all’Ara Pacis a Roma. Inoltre, ho in
progetto delle biografie di donne eccezionali a cui sto già
lavorando e di cui non vorrei anticipare nulla” ◆
Sente di identificarsi, almeno in parte, nel personaggio
della Agnelli?
“Ho scelto questo personaggio proprio perché mi sono
completamente identificata in esso.
Nel senso che la prima immagine era quella di una donna
assolutamente frivola, mondana, ricca e quindi privilegiata.
Invece, ha avuto una triste parabola. Ho scoperto anche
che è stata una donna che ha avuto molte sofferenze, molte
vicissitudini, come del resto la maggioranza delle persone.
E una morte prematura. Quindi, non è stata solo una
privilegiata. E ha avuto un ruolo chiave nel salvare Roma.
Se posso essere un po’ modesta anch’io ho avuto un ruolo
nel salvare una parte di Roma, e cioè il Pincio, evitando che
diventasse un grande parcheggio automobilistico. E, ogni
volta che ci passo, non a caso, penso che anch’io ho un po’
di merito in questa città” .
Virginia è stata, senz’ombra di dubbio, l’artefice dell’Agnelli
style. A suo avviso, chi è stato fra i figli a raccoglierne in
toto lo stile e lo charme?
“Sì, senz’altro Virginia Agnelli è stata l’artefice dell’Agnelli
style, anche perché ha precorso i tempi. Nel senso che fu una
donna molto libera, senza pregiudizi, che sgridava Gianni
in romanaccio, correndo nuda per i corridoi. Comunque,
Susanna e Gianni sono coloro che hanno più ereditato
l’Agnelli style e anche Umberto che, però, è stato un po’
più nell’ombra, defilato, in specie rispetto a Gianni. Mentre
Giorgio è stato dimenticato ed è uscito di scena suicidandosi
in un manicomio”.
Insider
Intervista
Insider
Cultura
50
51
Don Diego de La Vega,
per gli amici...
Flamenco, l’emozione
arriva dall’Andalusia
di Roberto Volterri
di Giulia Laruffa
U
U
Zorro
na spada
sguainata,
u
n
a
cappa svolazzante e
rigorosamente nera, una
frusta pronta a lasciare
indelebile ‘marchio’ sulla
pelle del ‘cattivo’ di turno,
et voilà: ecco apparire
nella nostra mente solo
e soltanto Don Diego de
La Vega, per gli amici…
Zorro!
Per la scrittrice Isabel
Allende, autrice del
recente libro ‘Zorro.
L’inizio di una leggenda’,
egli è “… la combinazione
di Robin Hood e di Peter
Pan, più la sete di giustizia
di Che Guevara…” e,
non contenta affatto di
aver così definito l’eroe
di infiniti romanzi, film
e musical aggiunge “…
Voglio rinascere Zorro!”.
Ma al pensiero e all’opera
dell’Allende torneremo
tra breve…
Don Diego - il quale, nella finzione letteraria, fa la sua prima
comparsa, nel 1919, nel romanzo The Curse of Capistrano
di Johnston McCulley - è figlio del latifondista spagnolo Don
Alejandro e di Toypurnia, nativa americana che intende
dedicare la propria vita alla difesa dei diritti calpestati dal
potente di turno, sentimenti questi indelebilmente incisi
anche nel DNA di Diego. Non c’è di certo lo spazio per
avventurarci nella vita e nelle eroiche imprese di un eroe le
cui gesta abbiamo lette ‘ai tempi della scuola’, e non abbiamo
occasione per assistere alle sue iniziali lezioni di scherma
impartitegli da Manuel Escalante, membro influente del
gruppo massonico ‘La Justicia’ a cui si affilia anche il ‘nostro’
proprio con il nome di battaglia di… ‘Zorro’, ovvero ‘volpe’
in lingua catalana. Però - tornando per un istante ad Isabel
Allende - possiamo far cenno allo spettacolo dei Gypsy King
legato alla leggenda (ma
lo è veramente del
tutto?) di Zorro.
Notissimo
gruppo
musicale,
formato
da zingari spagnoli
naturalizzati francesi,
i Gypsy King traggono
origine
dalle
due
famiglie
Reyes
e
Baliardo che lasciano
la Spagna durante
la guerra civile e si
insediano in Provenza
dove i cinque fratellini
imparano dal padre Josè
la tecnica del canto,
quella della chitarra
applicata in particolar
modo alla rumba, però
in uno stile musicale
che appare come una
magica fusione di rumba
flamenca, di flamenco
- a Denominazione di
Origine doverosamente
Controllata! - e anche
di musica pop.
Ovviamente i puristi del flamenco non esitano a storcere
subito il naso, ma i Gypsy King continuano per la loro strada
ottenendo, negli anni Ottanta, un incredibile successo con il
brano Bamboleo e, quasi incredibile a dirsi, con una fantastica
rielaborazione ‘in chiave flamenco’ dell’indimenticabile ‘Nel
blu dipinto di blu’ (o ‘Volare’ che dir si voglia…) di Domenico
Modugno!
Ora, fedeli al sempre valido e dantesco “Non ragioniam
di lor, ma guarda e passa…”, i ‘nostri’ stanno portando
con successo in scena, nel West End di Londra, il loro
kolossal da tre milioni di sterline, prodotto proprio da
Isabel Allende, dedicato all’eroico Zorro e alla rumba
flamenco, non curandosi neppure per un attimo del pur
autorevole ‘Times’ e del suo critico musicale il quale ha
definito lo spettacolo “… a cavallo tra Errol Flynn e i Monty
Python…” ◆
Narrano antiche cronache…
L
L
o spettacolo El Alma Al Aire debutta nella
capitale e il Teatro Greco registra il tutto
esaurito. Sabrina Loguè (direttrice artistica
della compagnia di Flamenco El Rio Andaluz) si aspettava
un successo così?
“Sicuramente è una buona cosa che ti ripaga al meglio dopo
un duro lavoro. Si tratta di un progetto voluto già da tanti anni,
che nasce dopo una condivisione umana e professionale. Un
percorso fatto, oltre che dalle prove, da viaggi di ricerca su
costumi e musica in Andalusia. Dopo tanta esperienza da
ballerina solista, di lavori da tablao o in altre compagnie,
avevo voglia di mettermi alla prova con una mia compagnia e
con uno spettacolo coreografato da me e dal mio compagno
e collega, Stefano Arrigoni”.
Che cos’è per te El Alma al aire?
“L’idea nasce dal fatto che non
volevo mettere su una storia
con dei personaggi, ma lasciare
a nudo solo le emozioni che
sono l’anima del flamenco. Si
esprimono le emozioni dell’uomo
come racconti di vita vissuta:
l’amore, il dolore, la povertà,
la solitudine, la tristezza, la
passione, il desiderio. Un inno
alla vita, attraverso il quale è
possibile esorcizzare l’emotività
tirandola fuori. El Alma Al Aire
non è altro che l’anima lasciata
libera di esprimere tutto questo in un modo semplice, non
perché poco profondo, ma perché per tutti. Lo strumento di
espressione è il flamenco che, grazie ai vari palos, permette
di passare dalla felicità dell’alegrias ai toni più tristi della
siguiriya”.
Notiamo anche una cura particolare nei costumi di scena.
“Costantemente viaggiamo in Spagna per prendere idee
e per essere all’avanguardia con costumi sempre nuovi
e di alta sartoria. Per esempio nella Guajira si richiama
l’ambientazione, l’aire appunto, cubana del ventaglio, del
corsetto e dei colori havana”.
Non capita spesso di vedere uno spettacolo di danza con
musica dal vivo. Nella tua idea per la realizzazione di
questo spettacolo nasce prima la
musica o la coreografia?
“Il tutto nasce da una perfetta
sinergia,
è
un
continuo
interscambio. La musica stimola
il baile e viceversa. Sicuramente
per me è stata fondamentale la
collaborazione quotidiana con
il direttore musicale, Matteo
D’Agostino”.
Progetti per il futuro?
“Sicuramente la possibilità di
portare El Alma Al Aire in tournee
in Italia e, perché no, anche
all’estero” ◆
Insider
Danza
Insider
Rabbit Hole
QUANDO LA REALTÁ
IRROMPE AL CINEMA
DOPO L’EXPLOIT DEI FILM DI MICHAEL
MOORE, IL DOCUMENTARIO
STA CONOSCENDO UNA NUOVA
STAGIONE DI SUCCESSI
NELLE SALE DI TUTTO IL MONDO.
AFFRONTANDO MOLTI TEMI: DALLA SANITÁ
ALL’EDUCAZIONE, DAL RISCALDAMENTO
GLOBALE ALLA TELEVISIONE
Suoni
metropolitani
Pura energia urbana: uno spettacolo che è diventato, in
pochi anni, un nuovo classico. Stomp parla il linguaggio
contemporaneo e universale del ritmo e della forza
espressiva e trasforma oggetti d’uso quotidiano come
scope, bidoni della spazzatura, pneumatici, e semplici gesti,
come un battito di mani o il rumore di un passo, in teatro,
musica e danza. Una coreografia che nasce dalla strada e
dai rumori che vi trovano casa, e che si liberano in ritmo
puro e pura armonia grazie a uno sguardo che rinnova e
anima in un rito tribale contemporaneo. Ironia, acrobazia,
funambolismo sinfonico e vorticoso di suoni e immagini.
Stomp
Dal 9 al 17 novembre
Teatro Olimpico
Piazza G. da Fabriano, 17 - tel. 06.3265991
www.teatroolimpico.it
A.D.S.
P
di Alberto M. Castagna
P
er anni relegato nelle sezioni collaterali
dei festival o nelle programmazioni
televisive notturne, il documentario sta
vivendo una nuova entusiasmante stagione con l’ammissione
nel cinema “di serie A”. Segno che il cinema sta scoprendo,
o sarebbe meglio dire riscoprendo, la realtà. Ma la vera
novità è nella risposta del pubblico che, mai come oggi,
sta mostrando di apprezzare un genere controverso (‘il
documentario è oggettivo o soggettivo?’ ci si chiede da
sempre), creando anche delle star assolute come Michael
Moore (Oscar per “Bowling a Columbine” e Palma d’Oro a
Cannes per “Fahrenheit 9/11”) o Davis Guggenheim (Oscar
per “Una scomoda verità” e “Waiting for Superman”, in uscita
in Italia). Piace, insomma, la rappresentazione di ciò che
accade attorno a noi o anche lontano da noi. Piace la verità
nell’epoca dei ‘reality’ che tanto reali poi non sono. Piace
anche in Italia dove, a parte le indagini sociologiche di Moore
e Guggenheim, hanno ottenuto buoni riscontri al botteghino
anche i documentari naturalistici di matrice francese, come
“Il popolo migratore”, “La marcia dei pinguini” o “Oceani”
o quelle opere tutte (o quasi) made in Italy che hanno fatto
parlare di loro come “Videocracy - Basta apparire” di Erik
Landini sul sistema televisivo nazionale o “Viva Zapatero!”
di Sabina Guzzanti (autrice anche di “Draquila”) sul sistema
dell’informazione. Non vi è dunque oggi festival o rassegna,
in Italia come all’estero, in cui non si disputino i documentari
più interessanti con la stessa foga con la quale si competono
le ultime opere di Scorsese o Ermanno Olmi. Autori, peraltro,
più che mai impegnati anch’essi sul fronte del cinema
documentario.
Cinema.Doc, il documentario in sala
Cinema.Doc - Il Documentario in Sala è il primo progetto
italiano per costruire un circuito distributivo nazionale di
film documentari nelle sale di prima visione. I promotori
dell’iniziativa hanno scelto otto documentari italiani di
recente produzione provenienti dalle ultime edizioni dei
principali festival italiani e li stanno programmando fino al
9 dicembre in 3 sale romane - il Nuovo Sacher, il Farnese
e l’Alcazar - con appuntamenti trisettimanali alla presenza
degli autori. Nella sua formula di festival/circuito, l’iniziativa
prevede che i documentari vengano visti e valutati da una
giuria di professionisti cui fanno parte la montatrice Esmeralda
Calabria, la produttrice Francesca Cima, il regista Saverio
Costanzo, il critico Fabio Ferzetti e l’attrice Alba Rohrwacher:
la premiazione si terrà il 16 dicembre nella Sala Cinema del
Palazzo delle Esposizioni ◆
On stage
tra musica e parole
Voglia di musical
Arriva a Roma, dopo aver affascinato circa 300 mila
spettatori nella tappa milanese, il musical più atteso della
stagione. Dal cartoon della Disney che l’aveva portata in
tutto il mondo, la romantica avventura della Bella e della
Bestia che l’amore riporta al suo aspetto umano, giunge al
teatro Brancaccio con una mega produzione e un cast di
33 artisti. Canti, balli e un cambio di scena ogni 7 minuti
suggelleranno la nuova direzione della sala di via Merulana,
passata per i prossimi 5 anni da Maurizio Costanzo alla
Stage Entertainment, colosso olandese specializzato in
musical, un genere che sta nuovamente appassionando
il pubblico italiano e che vive di coreografie, musica dal
vivo, scenografie suggestive e costumi variopinti. La voce di
Arianna Bergamaschi anche in questa stagione darà corpo,
insieme a Antonello Angiolillo, all’intero cast e all’orchestra
che suonerà dal vivo le celebri musiche che hanno
valso al film della Disney il premio Oscar per la migliore
colonna sonora. Allora non resta che andare e immergersi
nell’atmosfera incantata che porterà Roma a un passo da
Broadway.
La Bella e la Bestia
Teatro Brancaccio
Via Merulana, 244 - tel. 848.448800
www.labellaelabestia.it
A.D.S.
M usica appuntamenti
M usica appuntamenti
Waiting for Superman di Davis Guggenheim
55
Fehran XIX sec.
www.teatappeti.com
Lungotevere Flaminio, 72 - Tel. +39 063232780 - [email protected]
d
...
Quel leggiadro
quadratino
di seta...
...d
di Roberto Volterri
i seta, di lino, di pizzo o di qualsiasi
altro genere di stoffe, il fazzoletto ha
una lunga storia che inizia addirittura
nell’antica Roma del II secolo a.C.
All’epoca denominato ‘sudarium’ viene usato dai Romani più
raffinati non per… soffiarsi il naso ma solo per tergersi proprio
il sudore - magari, quasi alla fine del I secolo d.C., durante
un estivo spettacolo di gladiatori nel Colosseo - oppure per
coprirsi il viso e la bocca in caso di intemperie o davanti a
qualche olezzante angolo dell’Urbs aeterna ove l’igiene non
è proprio il primo pensiero del cittadino.
I ‘sudaria’, i leggiadri ‘quadratini’ di stoffa delle gentili
matrone romane, all’epoca vengono tessuti nella città di
Setabis, in Iberia, e perciò vengono comunemente chiamati
‘setabi’. Nei cruenti spettacoli all’interno del Colosseo
servono anche per salutare gli amici… della ‘curva sud’ e ma è solo una diceria… - anche per votare a favore o contro
la sopravvivenza del gladiatore sconfitto. Nel IV secolo d.C.
lavadacasa.it
lavanderia a domicilio
Prenota subito,
il ritiro è gratuito
finalmente qualcuno pensa che il ‘muscinium’ - ebbene sì,
ora il fazzoletto ha cambiato nome - possa rendersi più utile
in caso di inarrestabile raffreddore!
Lasciandoci alle spalle una decina di secoli, arriviamo nella
Francia del XV secolo dove vediamo i marinai francesi, di
ritorno dalle contrade del misterioso Oriente, introdurre
nell’uso corrente dei leggeri ‘quadratini’ di lino con i quali
le contadine cinesi si proteggono il capo dai cocenti raggi
solari. Le gentilissime dame dei nostri ‘cugini’ d’Oltralpe sempre desiderose di essere le prime a lanciare nuove mode
- adottano subito l’insolito accessorio e, naturalmente, lo
chiamano ‘couvrechef’, copricapo. Gli Inglesi, per non
essere da meno, copiano la moda, lo chiamano ‘kerchief’, lo
tengono in mano in attesa del sole cocente e così, nei periodi
di noia, si accorgono… che può servire anche in molte altre
occasioni!
Nel XVI secolo i fazzoletti diventano ambitissimi e costosissimi
accessori di moda poiché, decorati anche con fili d’oro e
d’argento, vengono elencati nei testamenti e fanno parte della
dote di promesse spose. Impregnati di rare essenze vengono
spesso offerti in dono ai regnanti di turno: sembra che la
presenza del re Enrico III di Francia si sentisse a molte leghe
di distanza proprio grazie ai suoi profumatissimi fazzoletti.
Ma sicuramente questo è gossip d’altri tempi…
Durante il regno di Elisabetta I d’Inghilterra compaiono
i primi fazzoletti di pizzo, ingentiliti dal monogramma
dell’amato bene e da una nappina che leggiadramente pende
da un angolo, vengono subito soprannominati ‘nodi del vero
amore’. Qualsiasi gentiluomo ne porta uno con le iniziali della
‘dama del momento’, infilato nel nastro del cappello, mentre
la ‘dama’ di cui sopra lo porta… tra i prosperosi seni.
Nel 1530 il filosofo Erasmo da Rotterdam - autore del ben noto
‘Elogio della follia’ - consiglia, senza alcun ombra d’ironia “…
Pulirsi il naso con la manica è segno di maleducazione. Vi
assicuro che è corretto usare il fazzoletto da mano!”.
Nel XIX secolo le scoperte della medicina, l’individuazione
dei numerosissimi germi diffusi nell’aria che respiriamo e la
produzione in serie con stoffe di cotone a basso costo ne
hanno definitivamente decretato il ben poco nobile uso con
cui oggi conosciamo “quei leggiadri quadratini”… ◆
Insider
Cultura
Narrano antiche cronache...
54
tappeti antichi “mille esemplari”
Insider
Mostre
56
Una vacanza che dura tutto l'anno
Salvador Dalí. Il sogno si avvicina
Milano, Palazzo Reale
22 settembre 2010 - 30 gennaio 2011
Torna a Milano dopo 50 anni il genio di Salvador Dalí, una mostra che indaga sul
rapporto del grande artista spagnolo con il paesaggio, il sogno e il desiderio.
La mostra, a cura di Vincenzo Trione, intende approfondire il rapporto tra l’artista
spagnolo e il tema del paesaggio. Si tratta di un aspetto poco conosciuto dal grande
pubblico che offre inattesi spunti di riflessione in merito al legame di Dalí con la
pittura rinascimentale italiana, il surrealismo e la metafisica, in un processo che
porta il pittore dal caos dell’inconscio al silenzio. Quadri che vogliono documentare
un ‘altro’ Dalí: mistico, religioso, spirituale.
L’allestimento della mostra, promossa dal Comune di Milano Cultura e prodotta
da Palazzo Reale con 24 Ore Cultura, in collaborazione con Unipol Gruppo
Finanziario e con il sostegno dell’Ufficio Spagnolo del Turismo di Milano, è
curata dall’architetto Oscar Tusquets Blanca, amico e collaboratore di Salvador
Dalí: autore, insieme con il Maestro surrealista, della sala Mae West nel museo di
Figueras e del famoso sofà Dalilips.
Info: www.comune-milano.it/palazzoreale
resort
Insider
MOSTRE
di Alessa
n
dra Vitto
ria Fanell
i
RESPIRO (BREATH)
Vicenza - Fondazione Zoé
8 ottobre - 21 novembre 2010
Respiro ma anche: anima, apnea, arresto, blocco, calma, fiato, fremito,
fruscio, gemito, inspirazione, interruzione, ossigeno, pace, palpito, pausa,
pneuma, quiete, rifugio, rilassamento, rumore, silenzio, soffio, sollievo, sonno,
sospensione, sospiro, sosta, sussurro, tranquillità, tregua, vento, vita…
Questi i temi della mostra Respiro (Breath) curata da Adelina von
Fürstenberg e organizzata da ART for the World Europa per gli spazi della
Fondazione Zoè a Palazzo Bissari, nella Loggia del Capitaniato, nel foyer
del Teatro Comunale e presso lo Spazio Monotono di Vicenza,
Respiro (Breath) proponendosi come un itinerario di installazioni artistiche
in diversi spazi della città di Vicenza prevede, insieme una selezione di
billboards (cartelloni) della Collezione Zambon Group, una serie di video
ed audio installazioni che sviluppano tematiche legate alla respirazione,
all’apnea e all’immersione.
Info: www.fondazionezoe.it
BRASILIA.
UN’UTOPIA REALIZZATA. 1960-2010
Triennale di Milano
12 novembre 2010 - 23 gennaio 2011
La Triennale di Milano presenta ‘Brasilia. Un’utopia realizzata. 1960-2010’, una
mostra che in occasione dei 50 anni dalla sua inaugurazione racconta le vicende
che hanno condotto alla realizzazione della capitale brasiliana e ne descrive la
storia nella sua eccezionalità e negli intrecci tra vicende politiche, culturali e sociali
del Brasile di quegli anni.
La mostra si articola lungo un percorso cronologico, dall’epoca coloniale a oggi,
affiancando a materiali tecnici e documenti storici, aneddoti, storie personali,
oggetti e testimonianze della vita quotidiana. Brasilia, che ricordiamo è stata
progettata dal grande architetto Oscar Niemeyer, viene presentata come una cittàcapitale di fondazione, una città ancora oggi giovane, piena di contraddizioni e al
tempo stesso di opportunità.
Info: www.triennale.org
G
uardare lo scorrere del
tempo, l’avvicendarsi delle stagioni e i loro colori, i
profumi e la luce che mutano sotto i nostri occhi
dipingendo con pennellate accese i boschi autunnali. Sembra un miraggio per
chi vive giorno dopo giorno una quotidianità fatta di ufficio e traffico cittadino. Ma non lo è: nel parco di Veio, un
residence ospita 46 appartamenti perfetti per chi ha bisogno di una sistemazione temporanea, durante un trasloco
o una ristrutturazione, o per chi si trova
in città solo per qualche settimana magari per lavoro, ma ideali anche per per
una vacanza appena fuori porta o chi
decide che, pur non volendosi allontanare completamente dalla propria rete
di amicizie, impegni e abitudini, preferisce svegliarsi nella natura, tra animali,
laghetti incontaminati e il fruscio degli
alberi che circondano questi piccoli casali dal sapore inglese. Pensati per assicurare comfort e tecnologia con wi-fi,
climatizzatore, allarme, fax, parcheggio,
lavanderia, servizio di recapito posta...
e un giardinetto privato davanti all’ingresso, dove godere di una dose extra
di relax e serenità, che nella bella stagione si arricchisce anche di una piscina in cui si rispecchia una vegetazione
rigogliosa. Sono piccoli cottage carattarizzati da una rustica eleganza, a pochissimi chilometri dalla città, collegati
anche mediante una navetta che porta
alla stazione che dalla Giustiniana arriva a San Pietro e assicura un trasporto
lampo: solo venti minuti per arrivare in
centro. Intorno agli appartamenti solo
quiete e l’offerta della struttura: bisteccheria, ristorante-pizzeria, e l’eleganza
del ristorante Il Picchio Rosso. Per un
soggiorno indimenticabile.
veio residence resort
Via della Giustiniana, 906
Tel. +39 0630207264 - +39 0630361782,
Fax +39 0630363148
[email protected]
www.veioresidence.com
Mostre
58
Cranach. L’altro Rinascimento
Roma, Galleria Borghese
fino al 13 Febbraio 2011
La Galleria Borghese propone per la prima volta al pubblico italiano
la figura e le opere di Lucas Cranach il Vecchio, massimo esponente,
assieme a Albrecht Durer, della rinnovata pittura tedesca del ’500.
La mostra intende dare un’immagine complessiva della produzione
artistica del pittore rinascimentale, artista di corte e innovatore,
legato alle tradizioni fiamminghe ma contaminato anche dalle novità
figurative italiane.
Un indirizzo nel verde
per una cena tra amici
il corvo allegro
Insider
Mexico. Teotihuacan.
La città degli Dei
Roma, Palazzo delle Esposizioni
fino al 27 febbraio 2011
Il più importante progetto espositivo interamente dedicato alla civiltà
precolombiana di Teotihuacan (II sec. - VII sec. d.C.), “Teotihuacan.
La città degli Dei” intende presentare al grande pubblico, e per la prima
volta, la storia, l’arte e la cultura di uno degli imperi più prestigiosi,
quanto misteriosi e affascinanti del centro - America che, prima degli
Aztechi, dominò l’intera area mesoamericana.
MOSTRE
di Laura
M
o c ci
L’UOMO, IL MITO E I PIACERI SENSUALI:
IL RINASCIMENTO DI JAN GOSSAERT
New York, Metropolitan Museum
Fino al 17 gennaio 2011
Artista fondamentale per la maturazione dell’arte nord-europea, Jan Gossaert (1478/
1532) viaggiando nei primi anni del Cinquecento tra Verona, Mantova, Firenze e Roma
ebbe l’occasione di studiare l’antico e il Rinascimento italiano. Troppo sensuale per i
collezionisti e mecenati fiamminghi, considerato il primo artista rinascimentale del nord
dai meridionali, il pittore lavorò alla corte di Filippo di Borgogna favorendone i gusti
umanistici.
SHADOW CATCHERS,
ovvero gli Acchiappaombre
Londra, Victoria & Albert Museum
Fino al 20 febbraio 2011
Fotografi che non usano la macchina fotografica, che per far emergere le immagini
sulla carta utilizzano la chimica e la luce. La tecnica già utilizzata da MoholyNagy e Man Ray, è stata ripresa negli anni Cinquanta e Sessanta e ancora oggi
viene adoperata allo scopo di far recuperare alla fotografia l’aspetto alchemico e
magico.
U
na sensazione di intima bellezza, quella della campagna in autunno, quando ogni
cosa si tinge di rosso e dona
allo sguardo una visione vibrante e intensa, difficile da cogliere
in città.
Occorrono pochi minuti di macchina
dopo l’ufficio per giungere a
destinazione e godere delle ultime
ore di luce immersi nella natura. Basta
dare uno sguardo al parco: otto ettari
rigogliosi in ogni stagione, abitati
da daini, papere, porcellini e cigni,
rallegrati dal canto dei molti uccelli
e dal gracidare delle rane. In un tale
scenario è impossibile non ritrovare
immediatamente
il
buonumore,
confortati da sapori veri, con un menu
che è un inno alla grande tradizione
della cucina italiana, dove emergono
con forza i sapori di una materia
prima scelta con cura ed elaborata
con semplicità. Primi piatti e pesce
freschissimo, verdure e tanta carne
cotta alla griglia, senza tralasciare una
bella scelta di dolci, un goloso carosello
che non poteva certo dimenticare la
pizza cotta nel forno a legna. Un menu
che riesce a soddisfare anche i palati
più capricciosi, mettendo d’accordo
grandi e piccini, che troveranno qui
tutto l’occorrente per trascorrere feste
di compleanno in allegria, con giochi
gonfiabili, animazione e intrattenimento
musicale. Il Corvo Allegro, infatti, unisce
alla sala con la grande veranda da cui
godere una strepitosa vista sul parco,
anche uno spazio disco pub, perfetta
scenografia per le feste pomeridiane
dei bimbi e quelle serali dei più grandi.
Basta prenotare per trasformare una
giornata qualsiasi in un momento di
festa e di vacanza.
Il corvo allegro
Seven Hills Village
Via Cassia, 1216 al km 13
Tel. +39 0630362751
(provenendo dal Raccordo, uscita n. 3)
La Giustiniana
Domenica aperto anche a pranzo
www.ilcorvoallegro.it,
[email protected]
60
61
Leggiamo in dolce relax
Insider
Vampiri in amore. Dinamica
dei sentimenti nella saga di Twilight
I personaggi della saga di Twilight osservati dagli occhi eruditi e
appassionati di Sandra Avincola scoprono la loro emotività e il valore
simbolico che sostiene la loro esistenza nella narrazione. L’autrice
scopre tutti gli altarini e i segreti del più grande successo editoriale
degli ultimi tempi. Stephenie Meyer si ricorda bene l’adolescenza e
i suoi miti, Sandra Avincola ripercorre tutta la storia degli archetipi
letterari e dei personaggi cui l’autrice americana si è ispirata. Si tratta di
un’ analisi attenta e coinvolgente dei quattro volumi che compongono
la saga. Particolare attenzione viene rivolta al romanzo incompiuto
Midnight Sun di cui Sandra Avincola ci offre anche inedite traduzioni in
Italiano. Il Vampiro è qui inteso come metafora della diversità e come
struggente incarnazione dei pericoli connessi all’innamoramento.
Autrice: Sandra Avincola
Casa editrice: Terre Sommerse
CONCERTO IN MEMORIA DI UN ANGELO
Tutti i personaggi di questi nuovi, magnifici racconti di EricEmmanuel Schmitt hanno prima o poi una possibilità di
riscattarsi, di preferire la luce all’ombra. Alcuni l’accettano,
altri la rifiutano, altri ancora neppure se ne accorgono.
Quattro storie legate tra loro che attraversano l’ordinario e lo
straordinario della vita.
Autore: Eric Emmanuel Schmitt
Casa editrice: E/O
LIBRERIA DEL BUON ROMANZO
Chi, tra gli appassionati della letteratura, non ha mai sognato
di aprire una libreria ideale dove si vendessero solo i libri più
amati? Lanciandosi nell’avventura, Francesca e Ivan, i due
librai, sapevano che non sarebbe stato facile. Come scegliere
i libri? Come far quadrare i conti? Ma ciò che non avevano
previsto era il successo. Un successo che però scatena una
sorprendente sfilza di invidie e aggressioni.
Autore: Laurence Cossé
Casa editrice: E/O
UN CERTO TIPO DI INTIMITà
Con uno stile dalla sconvolgente lucidità Jenn Ashworth
cattura il lettore e lo tiene avvinto dall’inizio alla fine,
portandolo con sè attraverso la strana vita della giovane
Annie. Uno sguardo lucido come pochi sul tortuoso
cammino di quella che a conti fatti resta pur sempre la
vita di una persona “misteriosamente” normale.
Autrice: Jenn Ashworth
Casa editrice: E/O
Giulia Laruffa
Insider
Libri
63
Le immagini della fantasia
28ª Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia
A Ritmo d’Incanto, fiabe dal Brasile
di Laura Pagnini
D
D
Il mondo dei bambini a portata di mano
Feste a tema in costume, Baby Park, Magia Bimbi, Teatrino Burattini, Truccabimbi,
Ballon Art, Dj e Baby Dance, Gruppo Musicale per bambini, Ambientazioni di Eventi
Via Santa Cornelia, 5/A - Formello (zona industriale) tTel. 069075339 twww.videomartin.it t [email protected]
[email protected]
Noleggio Gonfiabili per interno ed esterno, macchine per POP CORN,
zucchero filato e crepes, neve, fumo e bolle di sapone
Bert
al 17 ottobre al 19 dicembre a Sàrmede
il Brasile è protagonista della 28ª Mostra
Internazionale d’Illustrazione per
l’Infanzia. Il piccolo borgo di Sàrmede, ai piedi delle Prealpi
trevigiane, è ormai per tutti il “paese della fiaba”, un titolo
che quest’anno gli è conteso proprio da quel Brasile in cui la
produzione di fiabe e di storie fantastiche è variatissima.
La particolarità di questa terra è infatti costituita da una
tale mescolanza di razze, religioni e tradizioni, che diventa
difficile distinguere dove finisca la fantasia e cominci la
razionalità.
Al grande omaggio a questo Paese partecipano un centinaio
di illustratori che presentano le tavole originali create proprio
per trasmettere l’emozione delle fiabe brasiliane.
Insieme a questa grande mostra, Sàrmede presenta la
tradizionale carrellata delle tavole originali con cui 38
illustratori di 21 Paesi hanno realizzato le più belle opere
pubblicate nel mondo dall’editoria specializzata per
l’infanzia negli ultimi tre anni. Inoltre, come ospite d’onore
- essere invitati come ospite d’onore a Sàrmede equivale,
nel mondo degli illustratori, a un Nobel alla carriera parteciperà a questa edizione l’italiana Beatrice Alemagna,
illustratrice che ha già ottenuto molti riconoscimenti, ultimi il
Premio delle Biblioteche di Taiwan, il “Nati per Leggere” alla
recente edizione del Salone del Libro di Torino e il Premio
Andersen 2010. I suoi 20 libri illustrati sono già stati tradotti
in venti lingue ed hanno portato le sue illustrazioni in tutto
il mondo.
Invitata a questa edizione è anche l’illustratrice e scrittrice
belga Kitty Crowther, quest’anno vincitrice del Premio
letterario Astrid Lindgren Memorial Award (ALMA), in assoluto
il maggiore riconoscimento mondiale per la letteratura per
l’infanzia.
Con l’edizione 2010 Sàrmede conferma la propria vocazione
a trasformare l’annuale mostra in un vero e proprio Festival
della Fantasia. Quattro sono le esposizioni presentate: la
monografica dedicata al Brasile, la tradizionale grande
esposizione del meglio di quanto pubblicato nel mondo, la
mostra omaggio riservata a Beatrice Alemagna e una mostra
degli allievi della Scuola Internazionale d’Illustrazione di
Cima
Sàrmede, esposta al Museo Zavrel, dal titolo “Vele, nuvole e
tempeste”, Marco Polo, Tiepolo e Giorgione, tre grandi veneti
interpretati dalla Scuola Internazionale d’Illustrazione.
Le mostre sono corredate da incontri, attività didattiche,
letture animate e concerti. Il tutto intorno alle due sedi
espositve: il Municipio, definito “la Cappella degli Scrovegni
della Fiaba” per gli affreschi fiabeschi che lo rendono unico
al mondo e il Museo Štepán Zavrel, che accoglie le opere del
celebre illustratore boemo che 28 anni fa diede vita al mito
di Sàrmede ◆
Info: tel. +39 0438/959582, [email protected],
www.sarmedemostra.it
Freudenreich
Insider
Fumetti
Insider
64
Salute e benessere
con XanGo,
un frutto
che viene
da lontano
L
di Alessandra Vittoria Fanelli
L
a mangostina (Garcina mangostana) è un frutto
orientale che nasce prevalentemente nel Sud
Est asiatico. Nei tempi passati gli indigeni
locali chiamavano questo frutto ‘Regina della Frutta’ e lo
veneravano per il suo sapore e le sue proprietà nutrizionali.
Dopo averne scoperto le proprietà terapeutiche, Jo Morton,
co-fondatore di XanGo, azienda americana leader mondiale
di prodotti per la salute e benessere, che nel 1997 si trovava
in Thailanda per motivi professionali, decise di estrarre da
questo frutto, composto da una scorza violacea, una polpa
carnosa e succosa, una bevanda straordinaria che cattura la
freschezza, la dolcezza, il sapore intenso e il colore naturale
del frutto mangostano.
Il succo di polpa ricavato dalla mangostina, la cui formula
è di proprietà della azienda con sede nello Utah, contiene
la fonte più concentrata in natura di xantoni e una grande
massa di flavonoidi, potenti fitonutrienti.
Da questo incredibile prodotto botanico i ricercatori della
XanGo hanno prodotto e commercializzato il Succo XanGo©,
una bevanda alimentare (non curativa) entrata a far parte
della dieta salutistica quotidiana i cui benefici assicurano
un ritorno al vigore giovanile. Praticamente un integratore
nutrizionale.
Il prodotto è stato presentato ufficialmente in Italia lo scorso
ottobre alla stampa specializzata del settore della salute e
benessere e verrà unicamente distribuito sul mercato italiano
solo attraverso una vendita ‘porta a porta’, praticamente un
passa-parola tra i consumatori che amano il gusto di questa
bevanda che ricorda un concentrato di frutti di bosco.
www.xango.com ◆
PUNTI VENDITA SUPERCOSE
Via Cassia, 2019 - Tel. 0630884600/9
Via A. G. Bragaglia, 100 (zona Olgiata) - Tel. 0630888390/3
www.supercose.it
67
Si fa presto a dire CACIO
di Antonella De Santis
Latte crudo
“A latte crudo” è una denominazione che indica che il latte
usato non viene prima pastorizzato, ovvero riscaldato (a 72
gradi) per eliminare ogni batterio, processo che riduce anche
vitamine e flora batterica “buona”, quella che dona personalità
e caratteristiche nobili al formaggio. Pastorizzare significa
appiattire sapori e varietà. Il latte crudo richiede attenzione
allo stato di salute del bestiame e alle fasi di produzione che
preferibilmente devono avvenire nel luogo dei pascoli.
Non solo cantina
Famoso per la sua bontà e la fortuna di cui gode nonostante
le periodiche polemiche legate alla tecnica difficilmente
contenibile da regolamenti comunitari, il formaggio di fossa
ha una sua antichissima tradizione nelle Marche e in Romagna
(nello specifico a Sogliano al Rubiconde, a Talamello e a
Sant’Agata Feltria). Stagionato in autunno all’interno di fosse
scavate nella roccia, in origine per difenderlo da razzie, acquista
i caratteristici sentori di muschio, zolfo, tartufo che lo rendono
un prodotto da meditazione di grandissimo interesse.
S
S
i fa presto a dire cacio: latte e caglio e poco
più. Ma è quel poco più che fa la differenza: le
razze degli animali, la diversità dei pascoli e la
qualità dell’erba, la sapienza dell’uomo che trasforma, affina,
stagiona e che testimonia la grande capacità di adattamento
e valorizzazione del proprio ambiente. Quello dei formaggi
è un mondo vasto e raffinato, che percorre l’Italia intera
raccontando storie di uomini e di animali, di tradizioni e
cultura gastronomica, geografica, sociale.
Alla fine degli anni ‘80 l’istituto nazionale di sociologia rurale
censì circa 400 tipi di formaggio, una stima di certo per
difetto ma che non rappresenta i formaggi reperibili, molti
legati a piccolissime realtà non commercializzate o a piccole
varianti locali.
Negli ultimi anni un consumo più consapevole ha portato
alla conoscenza e al salvataggio di specialità che la grande
distribuzione stava schiacciando (non facciamoci illusioni, in
gran parte ancora accade) in favore di prodotti più incolori e
standardizzati. Oggi il formaggio è apprezzato, conosciuto e
riconosciuto, non più considerato rozzo alimento di pastori
come nei tempi passati.
Ma quale è il fenomeno per cui il latte, da liquido e
deperibile si solidifica e diventa conservabile? Tutto nasce da
un processo batterico che separa la componente proteica e
lipidica del latte da quella acquosa, la coagulazione avviene
per l’acidità o grazie a un attivatore, detto caglio, che viene
aggiunto al latte. Di origine vegetale (latte dei fichi, estratto
Mai provato con il miele?
di carciofi), ma più di frequente di origine animale: dallo
stomaco di bovini o ovini. Tra tutti il più efficace, ma che
cede un sapore molto forte al formaggio, è quello di capretto.
Vi sembra un alimento da vegetariani ortodossi?
La caseina, tra i 28 e i 38 gradi, si coagula e trattiene una
parte dei grassi, formando la cagliata, generalmente rotta per
facilitare la separazione dal siero.
A questo punto la cagliata può essere di nuovo cotta a diverse
temperature, fusa oltre i 100 gradi, pressata, filata (cioè fatta
maturare nel siero caldo acido, poi tirata a mano, come nella
mozzarella, nel provolone o nel caciocavallo) oppure lasciata
cruda. Sono crudi tutti i formaggi freschi e a pasta molle,
come stracchino, crescenza, tome, quartirolo, formaggi che
subiscono una piccola stagionatura, il cui sapore è delicato,
con sentori erbacei e lievi note acidule, ma sono a pasta
cruda anche foraggi duri e semiduri come castelmagno o bra,
dal gusto più spiccato.
Dopo la messa in forma c’è la salatura e la stagionatura, che
varia da poche settimane e diversi anni, come nel bitto, in
locali con temperatura intorno ai 10-15 gradi e umidità alta
e costante, con una continua cura delle forme, lavate e unte
per evitare attacchi di parassiti e spaccature,
Il formaggio “nasce” durante la stagionatura: perde acqua,
si compatta, grassi e proteine si trasformano e gli zuccheri
residui fermentano, il colore diventa più giallognolo e i gas
che si formano a volte creano l’occhiatura, i famosi “buchi”.
Il latte è diventato formaggio.
I matrimoni di gusto, tradizionali o azzardati, volti a esaltare
sapori e caratteri unici di ogni prodotto e la straordinaria
varietà del patrimonio italiano, sono sempre più diffusi. L’uso
di accompagnare il formaggio con mieli e marmellate è molto
antico, il connubio perfetto l’asseconda senza mai sovrastarlo,
per assonanza o contrasto: ad esempio un formaggio dolce
con una confettura o una marmellata e uno piccante con una
mostarda, o al contrario, un erborinato, molto saporito, con
del miele. I mieli hanno consistenza diversa, e diversi profili:
delicato (acacia), aromatico (millefiori), intenso (castagno),
balsamico (tiglio), amarognolo (corbezzolo), fino alla melata
che avvicina molto le confetture, ogni formaggio trova quindi
il compagno ideale.
Insider
Gastronomia
Insider
Gastronomia
68
69
Insider
dal 1929
Le stagioni e i luoghi del latte
Un buon formaggio racconta del pascolo e delle stagioni,
perché il latte cambia secondo l’alimentazione del bestiame e
un buon prodotto non ammette livellamenti, ma cambiamenti e
differenze rappresentano un pregio. In inverno il fieno sostituisce
l’erba fresca delle stagioni calde, quando il latte è più ricco e
profumato e il formaggio più saporito. Allo stesso modo i pascoli
di montagna usati nei mesi estivi, tra i 1300 e i 2300 metri, detti
alpeggi o malghe, sono migliori: qui l’erba è più aromatica e
l’ambiente incontaminato. Il latte prodotto si trasforma in loco,
dove inizia anche la stagionatura fino ai primi freddi.
Degenerazioni golose:
blu e a crosta fiorita
Per qualcuno è una prelibatezza irrinunciabile, per altri, la
presenza di muffe fuori o dentro la forma, rappresenta un
elemento di forzato rigetto. Tant’è che chi si avvicina al vasto
universo caseario non può ignorare la variegata famiglia
delle muffe che si presenta con diversi aspetti: l’innocente
e morbido bianco che riveste brie, toma o camembert altro
non è che la manifestazione della presenza della microflora
fungina, che altrove si rivela attraverso pigmentazioni e
macchioline. Dall’aspetto più o meno compatto e uniforme,
con o senza efflorescenze di colore rossastro o tendente al
blu, sono formaggi a crosta fiorita, con patina e a crosta lavata,
cioè spugnati periodicamente con diverse soluzioni per
favorire una specifica crescita batterica. Batteri, funghi, spore
e muffe sono dunque una presenza consueta per i formaggi,
anche sotto mentite spoglie. Altro discorso per gli erborinati:
striature verdognole o blu segnalano immediatamente la
presenza di muffe sviluppatesi naturalmente o provocate
mediante la foratura delle forme: è il caso del gorgonzola,
del blu del Monviso o dell’inglese stilton ◆
Vini Zona:
la nuova dimensione del vino a 4 stelle
Il desiderio di realizzare un prodotto di qualità
fatto di profumi, di sapori, di sensazioni,
di percezioni, di emozioni,
di pensieri che includono la bellezza,
il ritmo e la poesia tra le sue componenti fondamentali
Cantine: Abruzzo, Puglia, Sicilia, Campania,
Trentino Alto Adige, Piemonte
Contatti: [email protected]
Il pane, dalle origini al giorno d’oggi
Famoso per la magnifica offerta di pane e pizze, i dolci dell’antica Roma e la gastronomia d’autore, per le specialità artigianali e le
vetrine incantevoli, Panella è anche un punto di ritrovo, ideale per una sosta raffinata e gustosa. Dalla colazione al pranzo, per continuare col ricco
aperitivo che dalle 18 alle 22 colora il buffet di piatti sfiziosi: insalate di cereali, tartine, fritti e originali stuzzichini da accompagnare con vino, cocktail,
birre artigianali. Fantasia e qualità firmate Panella che si spingono anche oltre l’orario di negozio, approfittando della piazzetta arredata con gusto
e raffinatezza. Qui ci si può fermare per la cena, gustando piatti originali dove è forte il richiamo all’arte bianca: pizzicotti di pasta di pizza cacio e
pepe o al pesto, insalate nei cestini di pane, timballini e selezioni di formaggi e salumi su taglieri anch’essi di pane, strudel salati e altre proposte
in armonia con i prodotti di stagione. A settembre sono fichi (immancabili col prosciutto nella pizza bianca), uva, cachi a farcire le specialità di fine
estate e a riempire le cornucopie dell’abbondanza.
00185 Roma J Via Merulana, 54 - 55 - Largo Leopardi, 2-10/A J Tel. 06 4872344 - 06 4872435 - 06 4872651 J Fax 064872344
www.panella-artedelpane.it
APERTO LA DOMENICA DALLE 8.30 ALLE 13.30
percorsi del buon gusto
Dalla sera alla notte tra gourmet e osteria.
Accade al Combal.zero di Rivoli, che per il Salone del Gusto
ha aperto a tarda ora le sue cucine per trasformarsi in Piola,
la tipica osteria piemontese.
Combal vs Piola: il gusto è servito
Il west, il sole, la natura
wild west
Sapori d’autunno
Combal.Zero
Cucina a regola d’arte
Uno sguardo alle colline torinesi e alla serie di Fibonacci
di Merz, e via, nel cuore dell’elegante sala del Combal.
Tovaglie, poltroncine, fiori e qualche opera (come la foto
della performance di Vanessa Brecroff che vede commensalimodelle a tavola), servizio attento e professionale con
qualcosa in più: la misurata confidenzialità che lascia
sfuggire, laddove graditi, una battuta, un commento
leggero, il gioco del rilancio nella scelta dei vini (magnifica
lista). Nella degustazione pensata per il Salone una rincorsa
tra vecchio e nuovo. Il doppio binario parte da un poker di
amuse-bouche per lanciarsi nella semplicità di un’albese
di merluzzo, con pomodoro alla birra servita con una
Peroni Gran Riserva in abbinamento, subito prima delle
bellissime ostriche con lemongrass, ananas, peperoncino,
uno dei piatti più interessanti, dove lo spunto pungente
del lemongrass accompagna un meraviglioso cambio di
temperatura: dal freddo frizzantino iniziale dal vago ricordo
thai, all’avanzare del peperoncino che si fa strada e scalda
il tutto. Ancora tradizione, con l’interpretazione quasi
didascalica del polpo alla luciana, impepata di cappesante
con la svirgolata della seppia al coriandolo. La matrioska
di Tropea congeda dal pesce, con una farcitura di caviale
e liquirizia a strati alterni, da sorbire con una deliziosa e
delicatissima gelatina di cipolle. Incantevole. Il ritorno
al classico è suggellato dalla “cornice” dorata del piatto,
un soufflè di maccheroncini con ragout e salsa di Grana:
l’opulento del pranzo della domenica. Poi ancora maialino,
lumache e una girandola di sapori, ricchezza e povertà,
con il virtuosismo della patata orizzontale: un percorso tra
qualità e preparazioni diverse per nobilitare il più umile
degli ingredienti. Al momento dei dolci la fusione a freddo
ricorda che qui si fa sul serio: tanti pezzettini di frutta
in tre preparazioni e una base che reagisce con l’acqua
frizzante (peccato sfugga dalla stagionalità). Un capolavoro
di freschezza e sapori, consistenza e la prova d’abilità del
tuorlo d’uovo riempito di crema alla vaniglia. Il parfait di
ciocccolato segna la chiusura del menu classico. In ultimo,
per tornare bambini, palloncini e minismarties!
La Piola
Il gusto carbonaro
Ore 24, si va in collina, come carbonari si prende un taxi
e si sale verso Rivoli e il suo castello. Chi è automunito
carica amici e conoscenti per andare alla Piola. La Piola?
Si, l’osteria, quella che in Piemonte ospitava partite a carte
e bicchieri di barbera. Oggi la Piola reloaded è sul retro
del Combal.zero, ristorante ultrachic che unisce design,
sperimentazione, fantasia a un servizio in grande stile.
A notte fonda le stanze di servizio e il gazebo da fiera
si aprono, qua e là sedie e panche, i tavolini appoggiati
alle pareti si riempiono a ondate di piatti caldi e freddi,
le bottiglie vengono aperte, magnum di champagne,
barolo, l’occorrente per gin tonic e altre diavolerie che
fanno la gioia dei cultori dei drink mescolati. Al primo
sguardo si capisce tutto: questo è un ritrovo tra amici
che si incontrano per chiacchierare e spizzicare quel che
c’è in casa. Si aprono le danze con salumi e formaggi,
poi a sorpresa il vitel tonné, che per molti è un insipido
stratificarsi di carne e salsa, ma quando realizzato a dovere
svela lunghezza e delicatezza di sapori. Poi direttamente
nelle pentole ci sono lingua, purè, pasta e fagioli e il
bollito, del resto siamo in Piemonte. La differenza qui è
nel come, non nel cosa: cultura culinaria e materia prima,
preparazioni a regola d’arte e spirito conviviale. Tutto lì,
a disposizione, tra chef, blogger, critici e produttori che
chiudono le lunghe giornate del salone senza mai cedere
al sonno e alla stanchezza. Si parla, si scambiano idee, lo
stellato esce a giocare con gli ospiti e ci si ritrova tutti qui
a notte fonda, per celebrare il salone dei gourmet e dei
golosi, degli chef e dei curiosi.
Combal.zero
Piazza Mafalda di Savoia Rivoli (TO) Tel. 011.9565225
www.combal.org
Antonella De Santis
U
n ritorno alla campagna, alla
cucina semplice e robusta, al
calore e all’initimità di una serata davanti alla brace. Viaggio a un passo da Roma, ma
in un’atmosfera che racconta di terre
lontane, di pionieri e praterie, per vivere il sapore di un’avventura nel lontano
ovest. Qui infatti una distesa verde, con
un bosco naturale e graziosi laghetti,
ospita Wild West: un angolo di quel
lontano mondo dei nativi d’america e
dei pionieri, di frontiera e d’avventura.
Ci si arriva per un aperitivo al tramonto,
si rimane per la cena, ascoltando l’ottima musica di sottofondo, affascinati
dall’atmosfera da film e dalla bellezza
sorprendente di questo parco appena
fuori dal caos della città. Un cancello
segna il confine verso l’ovest, con un
toro a grandezza naturale che accoglie
gli ospiti in questo piccolo viaggio oltre
frontiera. All’interno, la sala che ricostruisce perfettamente la scenografia dei
film di cow boy: la banca e la prigione
(che ospita un tavolo per piccole comi-
tive) e ovunque selle, vecchie Colt, cinturoni, frecce, totem, targhe, tutti pezzi
originali che accompagnano in questo
viaggio che parte dalla buona tavola. Il
menu, naturalmente, non può che cedere al richiamo della carne, con una vasta
selezione italiana e straniera da cucinare
sulla griglia a legna: fiorentina danese,
scottona irlandese, entrecote del Nebrasca, bisonte canadese, carne argentina,
bistecca fiorentina DOC, alette e coscette di pollo. Una cucina robusta e saporita che non dimentica antipasti Tex Mex,
insalate, contorni gustosi come le bucce
di patate fritte e le verdure grigliate, e il
sabato e la domenica a pranzo anche
primi piatti, da accompagnare con vini
e birre. Si chiude in dolcezza, con crostatine e dolci caldi dello Chef, scaldati
dalla stufa al centro dalla sala o ospitati
dall’ampio spazio all’aperto, da cui osservare i tanti animali: papere, cigni, daini, maialini, che faranno la gioia dei più
piccoli. Per chi non resiste al vizio del
fumo, una sala riservata da cui godere
della vista incantevole del parco.
wild west - Steak House
Via della Giustiniana, 906
Tel. +39 0630207222
Aperto tutti i giorni dalle 19,
sabato e domenica anche a pranzo
Chiuso il lunedì
www.wildweststeakhouse.it
73
N
N
Al Bicerin,
un nome, un sapore
di Antonella De Santis
Locali storici
on è dietro l’angolo, almeno non è dietro
l’angolo se a abitate a Roma, se invece
vi trovate in zona quadrilatero o giù di lì
arrivare al Bicerin non sarà impresa così ardua. Partiamo
con ordine. Già sapete della “minimonografica” dedicata a
Torino: approfittando del Salone del Gusto ci siamo concessi
un piccolo diversivo nel capoluogo piemontese e per questo
abbiamo deciso di declinare alcune nostre rubriche in
versione “turin”. Per quanto riguarda il locale storico, non
avevamo che l’imbarazzo della scelta: la città ospita ben due
locali che risalgono al ‘700 e altri del secolo successivo. Ci
armiamo di guida e raggiungiamo Piazza della Consolata,
dominata dal Santuario omonimo, richiamo per i fedeli che
dopo il digiuno per prendere la comunione e nel periodo
quaresimale si rifugiavano nel caffè dirimpetto per cercare
sostentamento nelle sue calde bevande. Appena aperto, nel
1763 il locale aveva un aspetto diverso da oggi, mentre è
all’inizio del secolo successivo che viene ristrutturato insieme
all’intero palazzo: fanno la loro comparsa le boiserie in legno
e gli specchi, i tavolini in marmo e il bancone in legno, i
barattoli per i confetti e la cornice esterna, tutti elementi
conservati fino a oggi, che danno a questo piccolissimo caffè
l’aspetto attuale ricco di suggestione.
Il locale presto si impose per l’invenzione della bevanda da
cui prende il nome e che è diventata simbolo della città:
il Bicerin, così chiamato dal bicchiere in cui era servito,
unisce caffè, cioccolato e latte. Era amatissimo da tutti e nel
piccolissimo caffè gentildonne e servette, distinti signori e
cocchieri stavano gomito a gomito in attesa di bere questa
golosità. Un locale dalla gestione femminile che aprì,
attraverso la strada della gola, le porte alla democratica
convivenza di ceti sociali diversi e all’uso, fino ad allora
impensabile, della frequentazione dei caffè da parte delle
signore. Potere della gola!
Oggi entrare qui significa rivivere le atmosfere ottocentesche,
sentire la presenza di tanti personaggi famosi che hanno
sostato ai piccoli tavolini, uno accanto all’altro. Ci furono
Cavour, Pellico, Puccini, e molti intellettuali e scrittori vi si
fermavano per discorrere, riflettere e rinfrancarsi dal freddo:
Gozzano, Calvino, Soldati, ma anche stranieri come Dumas
padre e Nietzsche. Una presenza continua che passa per
Maria Josè e Umberto II prossimi all’esilio e arriva a Macario
e Wanda Osiris e ai nomi di oggi. Qui clienti noti e semplici
golosi si fermano per gustare il bicerin con la ricetta originale
dell’epoca, uno dei nove tipi di zabaione, cioccolata, torte
e biscotti, oppure si accomodano nella bottega accanto,
dove nocciolini di Chivasso, Krumiri rossi, chicchi di caffè
ricoperti, marmellate e tante altre deliziose specialità sono
selezionate per offrire a ognuno la possibilità di portare con
sé un delizioso souvenir ◆
Caffè Al Bicerin
Piazza della Consolata, 5 Torino, tel. +39 011 4369325
www.bicerin.it
Insider
Insider
Vini
74
75
LE CORTI DEL PRINCIPE CORSINI
è la Fattoria a vocazione vitivinicola
della famiglia nobiliare Corsini, che dal 1427
produce vini e olio di oliva di grande pregio
L
di Alessandra Vittoria Fanelli
L
a famiglia Corsini, toscana di origine, una
delle più antiche e prestigiose famiglie
nobiliari italiane, nel corso dei secoli ha
saputo distinguersi in tutti i settori imprenditoriali, politici
ed ecclesiastici (basti ricordare il famoso e controverso
Cardinale Lorenzo che divenne Papa nel 1730 con il nome
di Clemente XII).
Giunti nel 1100 a Firenze provenienti dalla zona di Poggibonsi,
nei secoli i Principi Corsini divennero proprietari di due tenute
a grande vocazione vitivinicola: dal 1400 La Fattoria Le Corti,
situata nel cuore storico della produzioni chiantigiana e dal
1700, più a sud, affacciata sulla costa maremmana, la Tenuta
Marsiliana. Da allora Duccio Corsini, ultimo erede del casato
nobiliare, ha fatto diventare famose in tutto il mondo queste
splendide tenute, producendo vini e olio d’oliva sempre più
eleganti nel bouquet grazie alla particolarità dei loro territori.
Stemma Principe Corsini
I terreni della Fattoria Le Corti, che si estendono per 256 ettari
di cui 49 a vigneto, sono circondati da vigne, olivi, boschi e
case coloniche e ‘segnate’ da un grande pino marittimo.
La Fattoria Le Corti fa da cornice all’imponente villa situata
in collina denominata Villa Le Corti, una torre difensiva
ricostruita nel Seicento dal pittore e architetto Santi di Tito
seguendo lo stile sobrio del rinascimento toscano. Le due
torri, pur dandole slancio, conservano la solidità di tempi
ancora più remoti.
Sotto la mole di Villa Le Corti si trovano le monumentali
cantine e l’orciaia, già dichiarate monumenti nazionali.
Dopo una serie di interventi di ristrutturazione nella Villa
Le Corti sono state inaugurate l’Enoteca e il Ristoro delle
Corti dove si possono acquistare i vini e l’olio prodotti nella
stessa tenuta e i vini della Tenuta Marsiliana, situata nella
maremma grossetana.
Ambienti caldi, raffinati dove scegliere con cura i grandi vini e il
pregiato olio d’oliva ricavati dalla tenuta, a forte connotazione
territoriale, dei Principi Corsini. Stessa atmosfera si ritrova
nel Ristoro delle Corti dove, solo a colazione, si possono
assaggiare gustosi piatti della tradizione toscana secondo un
menu stagionale che viene rinnovato ogni settimana.
Alla Fattoria Le Corti i vigneti esposti prevalentemente a sud
vengono coltivati a Sangiovese che trova in quest’area la sua
massima espressione. Affiancato da altri tipi di uve a bacca
rossa, come i tradizionali Canaiolo e Colorino e l’internazionale
Merlot, si produce così il raffinato Chianti Classico.
La Fattoria Le Corti conta anche oltre 13.000 piante di olivo
che si estendono su circa 70 ettari di superficie: il cultivar
prevalente é il celebre Frantoio, seguito dal Moraiolo e Leccino.
Le olive vengono completamente lavorate in modo artigianale
così come la raccolta è manuale e la frangitura avviene
Insider
Vini
Vini
76
Una serata in un caldo rifugio
Enoteca Ristoro
rigorosamente entro le sei ore. Una lavorazione che permette
di ottenere un olio extra vergine dal profumo intenso e fruttato
che ricorda la mandorla e il cardo, unico nel suo genere. Oltre
all’olio extra vergine di oliva, viene prodotto anche un Dop
Chianti Classico da coltura biologica certificata.
E per gli appassionati del paesaggio toscano a Villa Le
Corti, oltre all’Enoteca e al Ristoro delle Corti è possibile
entrare nelle sale e nei giardini che si aprono in occasione
di eventi, immaginati proprio sull’equazione tra territorio
e storia, tra natura e cultura. Un esempio? Quello del
Maggio Musicale Fiorentino, una collaborazione di lunga
data che lega Duccio e Clotilde Corsini, ultimi discendenti
del casato nobiliare, alla talentuosa rassegna musicale
fiorentina che in questi anni ha avuto come palcoscenico
proprio la villa, trasformata per l’occasione in un teatro di
musica all’aperto. Vini, olio, musica, perfetta sintesi per un
viaggio a Villa Le Corti ◆
gourmet
Insider
I
l calore di una casale di campagna, dove il legno, la pietra antica, i dettagli d’epoca regalano una
sensazione intima e avvolgente.
Un rifugio perfetto per lasciarsi
alle spalle freddo e pioggia, circondati
da dettagli e attenzioni speciali. Come
fermi in un mondo incantato, dove
ogni particolare racconta una storia
di eleganza e intimità, dove una calda ospitalità si respira nei molti angoli
del locale: il salottino in cui fermarsi a
conversare, la sala con il camino da cui
guardare i pellicani sornioni nel cortiletto, la stanza con il pianoforte, la veranda affacciata sul parco, uno spazio
ricco di piante che ne fanno un giardino segreto e infine la saletta privata,
riservata solo per due. Un po’ ovunque
sono sparsi, con apparente casualità,
lampade, foto d’epoca, oggetti antichi,
ricordi e tocchi personali che circondano ogni ospite di intimità e calore,
per accompagnarlo in una cena raffinata, in cui la semplicità della realizzazione sposa la qualità della materia
prima e la grande tecnica artigianale:
pane, dolci, grissini, carne essiccata,
pasta fresca e secca, tutto viene realiz-
zato dallo chef. Un continuo omaggio
alla cultura gastronomica italiana che
non teme qualche spunto creativo. Si
passa così ai prodotti di terra: caprino
in crosta phillo con la nostra mostarda di pere, zuppa di funghi porcini in
crosta con battuto al rosmarino, filetto di maiale in camicia di provolone
di bufala, tartufo bianco (secondo stagione); ai prodotti di mare: gamberoni al vapore con carciofi all’arancio,
nero tortello di spigola con zabaione
di zucca al dragoncello, trancio di ricciola limonato con chips di carciofi;
infine ai dolci: fazzoletto croccante
al limone con salsa allo smeraldino
di brandy, tortino tiepido di mela annurca al Calvados. Una scelta di piatti
raffinati da accompagnare a una delle
500 etichette della bella cantina, scelte
da un sommelier sempre presente per
consigliare e seguire ogni ospite con
professionalità e discrezione, occupandosi del rito del servizio del vino fino
all’uso spettacolare della sciabola, per
chi preferisce il rito più suggestivo per
lo champagne. Nel salotto dei distillati,
la possibilità di trascorrere ancora momenti di delizioso relax.
Il PICCHIO ROSSO
Via Cassia Km 13, Via Italo Piccagli, 101
(provenendo dal Raccordo, uscita n. 3)
Tel. +39 0630366468
Ambiente Climatizzato, aperto
solo la sera, chiuso la domenica.
Piano bar venerdì e sabato.
Si accettano tutte le carte di credito.
Parcheggio custodito
www.ilpicchiorosso.it,
[email protected]
Insider
Gusto
78
79
ALBERI MONUMENTALI
L’ “U LIVONE” DI CANNETO SABINO
F
di Luciano D’Abramo
F
orse c’è un po’ di leggenda nei racconti che
Alto circa 15 mt e in grado di produrre in un anno anche 12
attribuiscono l’introduzione della cultura
quintali di olive, nella parte più stretta misura una circonferenza
dell’ulivo (Olea europaea) e della relativa
di 5,60 mt, che raggiunge i 7,20 mt nella parte mediana.
tecnica di estrazione dell’olio, ai fenici, direttamente nelle
Nella sezione bassa del fusto, prossima alla ceppaia, presenta
zone dell’alto Lazio, da cui poi si sarebbe estesa verso nord,
una cavità originata in tempi remoti da una vera e propria
in particolare in Toscana e Liguria e, contemporaneamente,
carie della pianta, che lo ha parzialmente svuotato all’interno.
verso sud, in Sicilia e Calabria,
Ma la forza e la tenacia dell’ulivo
sempre per opera di navigatori
sono riuscite a prevalere, tanto che,
L’ulivo, dono
fenici o cartaginesi.
negli ultimi decenni, si è assistito
degli dei agli uomini
Fatto sta che uno tra i più grandi,
alla formazione di nuovi tessuti
Secondo la mitologia, Atena affidò l’olivo
vetusti e maestosi ulivi che possiamo
tendenti a restringere lo spazio
ai Greci come il dono più prezioso per gli
a tutt’oggi trovare in tutto il mondo,
cavo, ancora abbastanza grande
uomini.
vivo e vegeto nella sua rigogliosa
comunque da fornire ai bambini un
Già nelle colonie della Magna Grecia,
chioma, è proprio lì, nella zona di
sicuro nascondiglio.
insieme alla coltivazione dell’ulivo si diffuse
Canneto Sabino, in provincia di
Riguardo all’età della pianta,
rapidamente la cultura della venerazione
Rieti.
esistono due diverse tesi. La prima
di queste piante, tanto che molte “are”,
Si tratta del famoso “u livone” - così
le assegna circa un millennio di
erette in onore di diverse divinità, furono
chiamato dagli abitanti del posto
anni, facendola risalire alla prima
costruite in modo da comprenderle nel
- che, secondo alcuni studiosi,
grande campagna di bonifica
loro spazio sacro.
è lì da almeno un millennio a
della zona di Canneto, da parte
sfidare intemperie, lunghe siccità
dei monaci benedettini farfensi, i
e improvvise gelate; ma anche
quali vi avrebbero fondato, intorno
a raccogliere meritatissime cure da parte dei proprietari e
all’Anno Mille, un loro presidio di cui oggi resta traccia nella
sguardi carichi d’ammirazione dei gitanti, giunti da chissà
struttura della casa Tanteri e nella cappella della Madonna
dove, proprio per ammirarlo.
della Neve. A sostegno di questa ipotesi sta il fatto che fino
al 1870 - anno in cui la famiglia Bertini, attuale proprietaria,
lo acquistò dal Capitolo del Monastero - l’appezzamento su
cui sorge l’olivone figurava tra i latifondi di Farfa.
Una seconda tesi, invece, vorrebbe farlo risalire a circa
2000 anni fa e precisamente ai tempi del Re sabino Numa
Pompilio, che avrebbe dedicato uno spazio sacro in questa
zona al culto della dea Vacuna, divinità dei campi e della
natura, a cui venivano offerti, nei riti a essa dedicati, i piccoli
fiori bianchi dell’olivo.
Ma l’“u livone” non è soltanto un simbolo della potenza
e magnificenza della natura, quanto la testimonianza
dell’attaccamento alla propria terra, alle sue tradizioni, ai suoi
frutti ottenuti con il duro lavoro. Riporta infatti lo scrittore
Giuliano Pastiglia - in un libro dedicato proprio alla storia
dell’olivone - un racconto secondo cui l’anziana signora
Bertini, poco prima di morire, avesse chiamato un monaco
benedettino per ricevere gli estremi conforti religiosi. Poiché
a quel tempo era tradizione che, in punto di morte un
possidente lasciasse, in segno di devozione e pentimento,
una donazione alla Chiesa, il monaco sollecitò la signora a
donare l’olivone. Ma la donna rifiutò fino all’ultimo, sebbene
il benedettino le negasse l’estrema unzione, “quasi che
l’olivo rappresentasse il simbolo di una vita di duro e onesto
lavoro e prevalesse in lei non l’orgoglio, ma la convinzione
che fosse un baluardo della sua famiglia, il segno della sua
unità trasmissibile ai discendenti”.
Se passate da quelle parti dunque, non esitate a raggiungere
la tenuta dei fratelli Bertini, che saranno molto lieti di
mostrarvi il loro magnifico albero. La vista della sua maestà e
imponenza vi ripagherà ampiamente del viaggio affrontato.
L’olio d’oliva:
alimento di qualità,
rimedio prezioso
Elemento essenziale della celebrata “dieta mediterranea”,
abbassa il tasso di colesterolo nel sangue, risolve facilmente
piccoli problemi di stipsi, è lenitivo per l’ulcera gastrica e
favorisce l’attività diuretica.
Recenti studi ne hanno dimostrato inoltre l’efficacia nel
trattare l’ipertensione. Infine, utilizzato come unguento
nei massaggi, costituisce un valido aiuto contro l’artrite,
l’emicrania e la caduta dei capelli ◆
Insider
Gusto
Insider
Garden
80
81
ATTENZIONE,
PIANTE PERICOLOSE!
PERGOLE E STRUTTURE PER ESTERNI
Via di Santa Cornelia, 5 - Zona Industriale Formello (RM)
Tel. 06 90400430 - Fax 06 90405016
[email protected] - www.sunshop2.it
di Angelo Troiani
L
L
Tulipano
e specie dotate di sostanze tossiche sono
una netta minoranza rispetto all’intero regno
vegetale. La presenza di queste sostanze è
stata giustificata scientificamente attraverso diverse ipotesi,
la più semplice e ovvia consiste nell’esigenza del vegetale di
possedere un’arma di difesa contro animali e altri vegetali. È
molto difficile che un adulto decida di cibarsi di una parte
di pianta, diverso però è il caso di bambini o piccoli animali
domestici, che non sono in grado di comprendere la pericolosità
di alcune bacche, foglie, bulbi, tuberi, rizomi ecc...
Quando una pianta è tossica per contatto, è raro che le
conseguenze siano gravi, ma in caso di manipolazioni
prolungate si possono verificare delle fastidiosi dermatiti.
È bene ricordare che tutte le piante contengono una serie di
sostanze attive, dalle più banali (vitamine e minerali), alle più
complesse, come alcaloidi e glucosidi, che possono svolgere
un’azione sull’organismo umano e animale. Ci sono vegetali
di per sé assolutamente innocui, ma che involontariamente
suscitano reazioni disastrose negli esseri umani. Come si sa
sono sempre più numerose le persone che soffrono di allergie
provocate dal polline; la colpa è di quelle piante che affidano
al vento la dispersione del loro seme (paritarie, betulle, tigli,
ippocastani, platani ecc...), che produce irritazione e bruciore
agli occhi e al naso, con starnuti ripetuti e secrezione nasale
continua, fino al termine della fioritura.
E ora ecco un elenco delle piante verso cui prestare attenzione
e che abbastanza comunemente possiamo trovare nei giardini
e terrazzi cittadini.
Gli iris, dai bellissimi fiori, hanno la parte aerea che non
va assolutamente masticata in quanto può creare fastidiosi
disturbi intestinali.
Il nerium oleander (oleandro) è velenoso in tutte le sue parti
e quindi occorre fare attenzione quando si effettuano le
potature poiché il succo contenuto nei rami e nelle foglie è
irritante per contatto e può provocare allergie.
L’elleboro o rosa d’inverno contiene alcaloidi molto
pericolosi, tanto che in antichità veniva usato per preparare
veleni mortali.
Il solanum, da non confondere con il peperoncino, ha frutti
coloratissimi e tossici.
Nerium oleander
La dalia e il giacinto hanno i bulbi velenosi, mentre il tulipano
e il ciclamino oltre al bulbo hanno tutta la pianta velenosa.
Molto irritante a sua volta è il lattice contenuto nel papaver e
nella dipladenia, piante dai bellissimi fiori rossi, ultimamente
molto utilizzate.
A loro volta tutte le euforbie contengono un succo tossico,
mentre una delle poche piante dalle bacche mortali è il taxus
baccata.
Concludendo, quando si progetta un giardino, oltre
all’esposizione, al clima, al terreno ecc. bisogna tenere conto
anche della pericolosità delle piante scelte ◆
Dalia
Iris
rivenditore autorizzato
Taxus baccata
Solanum seaforthianum
La ditta Sun Shop dal 1987 opera nel settore delle tende da sole, strutture per esterno in
legno, ferro e alluminio, tende tecniche e arredo per esterni.
Maturata grande esperienza, sempre alla ricerca di soluzioni innovative, è oggi in grado di
proporre e consigliare i migliori prodotti del mercato, in quanto affianca all’alta qualità, la
sicurezza e la durata nel tempo.
Valutando le vostre esigenze e le dimensioni degli ambienti da proteggere, riesce a trovare
la soluzione più soddisfacente, tenendo conto che alla cura dei rapporti esterni è addetto
personale qualificato.
Insider
83
Insider
Design
Molteni & C
MILANO DESIGN WEEKEND
Arte di vivere
M
di Antonella Pirolli in collaborazione con Alessandra Vittoria Fanelli
M
Ceramica Flaminia
B&B Italia
ilano sembra non accontentarsi più
di essere la città “ prima della classe”,
sia nella moda che nell’economia...
I primi freddi di un attesissimo autunno, l’hanno vista
protagonista anche del design!
Infatti la rassegna “Milano design weekend”, tenutasi nel
mese di ottobre, si è rivelata un’opportunità prestigiosa per
avvicinarsi ad un mondo, quello del design, appunto, sempre
meno distante dalla gente che ne scopre il fascino e la storia.
Per un lungo weekend il capoluogo lombardo ha offerto
appuntamenti imperdibili con l’architettura d’avanguardia,
i grandi grafici, lo shopping nei negozi d’arredamento
più trendy. Oltre a ciò, la rassegna è stata l’occasione
per visitare antiche ville e palazzi nobiliari, dove esperti
del settore si sono offerti di fare da guida ed illustrare le
splendide opere d’arte esposte. Oltre a case-museo come
la Poldi-Pezzoli, la Bagatti-Valsecchi o la Boschi-Di Stefano,
è stato possibile conoscere monumenti del Novecento
sconosciuti alla maggior parte dei visitatori, quali la Torre
Velasca o il Palazzo del Toro, sempre illustrati dagli esperti.
Ha riscosso un grandissimo successo il “Triennale Design
Museum”, dove, oltre a mostre estemporanee sul mondo
della produzione moderna e sulla progettazione, è stato
inserito il frequentatissimo spazio per i bambini “TDM Kids”.
In questo luogo accattivante, laboratori didattici di vario tipo,
tenuti da personale preparato, hanno portato a conoscenza
dei futuri utilizzatori del design i nuovi materiali e il “bello”
unito all’ ”utile”.
Infine, la Notte Bianca del Design, tenutasi sabato 16 ottobre,
ha poi dato l’opportunità di acquistare fino a notte fonda,
pezzi di arredamento a prezzi d’occasione. Imperdibili sia
il “Casabella Laboratorio”, dove hanno esposto i loro lavori
i due importanti designer contemporanei, Filip Dujardin e
Michele De Lucchi, e “Il Gusto del Design”, un percorso
tra le hall più suggestive degli hotels di Milano, allestite da
cinque giovani promesse del design italiano ◆
Edra, Flower Collection by Masanori Umeda
85
®
FALEGNAMERIA
francesco amoroso artigiano
DI.EFFE Arredamenti Srl
7JB(.5FSSFOJ3PNBrtrfrcrGSBODFTDPBNPSPTP!NPOEPRVCPJU
WWW.MONDOQUBO.IT
photo courtesy Andrea Rubbo
ARTIGIANALE
elementi d’arredo
Insider
Design
Insider
Design
86
87
DESIGNER
A DOPPIO SENSO
Conosciamo meglio 4
dei 14 artigiani/designer
presenti a Moa Casa
M
di Valentina Falcinelli
M
oa Casa, fiera dedicata all’arredamento
e al design, è terminata da poco.
Curiosando nei quattro padiglioni
all’interno dei quali presenziavano brand e artigiani più
o meno famosi, era pressocché impossibile non notare
Doppio Senso, uno spazio di circa 600 mq il cui concept e
l’allestimento sono stati curati da: Emiliano Brinci, Francesca
Soluzioni e Michele Fanfulli. Piazzola coloratissima, piena di
oggetti utili, divertenti, insoliti, questo spazio era dedicato
esclusivamente ai giovani designer che in questo e nei
prossimi numeri, impareremo a conoscere meglio.
ELETTRA PORFIRI
www.porfiri.it
Divertiamoci a pensare!
Da cosa nasce la tua passione per il design?
Il design come qualsiasi forma di espressione nasce dalla
necessità di comunicare un proprio modo di essere e
vedersi nelle cose che si realizzano. Dalla voglia di positività
e di energia che deve essere divertente e utile. Nasce dal
desiderio di rovesciare il proprio atteggiamento e dall’idea
che c’è sempre un’alternativa.
Qual è stato il tuo percorso formativo?
Inizio a formarmi dal Liceo Artistico per laurearmi poi
in Storia dell’Arte alla Sapienza di Roma. Ho continuato
poi lavorando in cantieri di restauro architettonico e
pittorico, cimentandomi in apprendistati in varie aziende e
realizzando marchi, logotipi, illustrazioni e progettazione
di mobili e oggettistica del quotidiano. La mia formazione,
così variegata, credo sia una valida prova che la fantasia e
creatività non hanno un canale preferenziale, ma vi si può
accedere attraverso porte differenti.
Quale personaggio del mondo del design ha “influenzato”
i tuoi lavori e il tuo modus operandi?
In realtà la mia fonte di ispirazione sono più che altro i
materiali e la loro versatilità. Sono la capacità di commistione
e la fusione tra loro che mi fanno sperimentare e sorprendere
ogni volta. Certo, guardo tutta la produzione contemporanea
dei giovani e meno giovani, ma cerco di non “attaccarmi” a
nessun nome in particolare.
Quali materiali prediligi e perché?
Come accennavo prima, i materiali che utilizzo sono
differenti: legno, plexiglass, breccia, tela, tessuto, silicone...
Ognuno parla e suona come note su uno spartito musicale,
creando armonie di volta in volta differenti.
Cosa conta di più per te nella realizzazione di un progetto:
l’idea, la tecnica, la sperimentazione?
L’idea è sempre alla base del progetto e la sperimentazione e
tecnica sono un prolungamento sequenziale. A ogni modo,
non c’è mai un percorso prestabilito: le sinapsi celebrali
seguono il loro corso e così, avendo la tecnica nelle mani la
sperimentazione può diventare e in effetti diventa, infinita.
Qual è il progetto a cui sei più legata?
Il progetto al quale sono legata di più è sempre quello del
momento. Per ora Vep catalizza tutta la mia attaenzione. Si
tratta di piccoli quadri in scatola, anch’essa personalizzata. Sono
realizzazioni artistiche uniche, ricche di colore che possono
essere portate ovunque, come una finestra dell’io interno che
spalanca lo sguardo in qualsiasi posto ci troviamo.
MARCO BRACCINI
www.marcobraccini.it
Il design ingentilisce l’animo
Che tipo di studi hai seguito?
Mi sono laureato in architettura allo IUAV di Venezia e nel
mio percorso di studi il design ha avuto poco posto; la mia
attenzione era attratta dalla progettazione architettonica.
Tuttavia, proprio grazie ai miei studi, ho sviluppato la
sensibilità che mi permette di apprezzare e elaborare le forme
di un oggetto di design. Ritengo che qualunque architetto
abbia la capacità di spaziare dall’urbanistica al design senza
restrizioni mentali. La mia conoscenza dell’argomento è
cresciuta insieme alla mia passione grazie alle mostre e alle
letture di libri e riviste specializzate.
Qual è il progetto a cui sei più legato?
Come creatore di oggetti la mia carriera è iniziata solo da
qualche anno, tuttavia mi sono affezionato a “Garden
Runaways”; è la reinterpretazione scherzosa dei nanetti da
giardino che solitamente fanno veramente poco ridere! I
nanetti sono fuggiti dal giardino e sono finiti ad incontrare
le nostre biciclette, assumendo le posizioni più disparate.
Possono essere quindi utilizzati come portabici e come
elemento di arredo da giardino che interpreta in chiave
ironica le famigerate statuette!
L’oggetto di design più bello? Quello più utile? Quello più
inutile? Quello che vorresti portasse la tua firma?
Difficile creare una classifica, tuttavia ritengo al top tra gli
oggetti più belli l’orologio Lorenz Static, compasso d’ora
1960 disegnato da Richard Sapper, tra gli oggetti più utili
premierei per la simpatia innata la “Spremita de Lux” Atlantic
disegnata negli anni ’50 da Lino Saltini. Gli oggetti più inutili,
che però non oso classificare di design, sono quelli dalle
forme più disparate (e brutte) che contengono un pannello
solare e una torcia a led che illumina praticamente solo se
stessa! Mi piacerebbe aver firmato gli oggetti prodotti dalla
ditta Lab 23, arredo urbano molto elegante e moderno affine
al mio gusto (questa però è pubblicità!).
C’è qualcuno che ti ha sostenuto nello sviluppo dei tuoi
progetti?
La mia passione per il design è cresciuta anche grazie ai
miei colleghi Simone Sergio e Luca Balsamo. I nostri siti ed
e-mail di riferimento sono www.underscorestudio.it, info@
underscorestudio.it; http://unxpecteddesign.blogspot.com,
[email protected] e il mio sito personale è www.
marcobraccini.it, [email protected].
design
Marco Braccini, Luca Balsamo, Simone Sergio
Hai dei progetti per il futuro?
Certamente. Vorrei continuare a sviluppare la mia professione
sia come architetto che come designer, collaborando con
aziende aperte al dialogo, perché le nostre idee senza il loro
know-how costruttivo rimangono solo prototipi.
Insider
Design
89
ALESSANDRO CORRIROSSI
www.puntodifuga.net
Ascoltate, guardate e respirate tutto ciò che vi circonda come
fosse sempre la prima volta
Da cosa nasce la tua passione per il design?
Fin da bambino ero affascinato dalla possibilità
di utilizzare cose per fare altre cose. Il tutto
alimentato dalla fortuna di frequentare la
falegnameria di famiglia dove la mia curiosità è
potuta crescere giorno dopo giorno alimentando
la mia fantasia.
Quali sono stati gli studi che hai intrapreso
negli anni per formarti come designer?
Prima, durante e dopo il liceo ho sempre
lavorato in falegnameria. L’esigenza di dover
comunicare le mie idee ai clienti e la voglia
di confrontarmi con ciò che mi circondava mi
hanno spinto a iscrivermi a 29 anni all’istituto
Europeo di Design, corso di interior design.
Quale personaggio del mondo del design
ha “influenzato” i tuoi lavori e il tuo modus
operandi?
Su tutti Bruno Munari, anche se Gaetano Pesce riesce a farmi
sognare come se ascoltassi Chopin o meglio ancora un brano
di latin-jazz.
a frequentare l’Università Valle Giulia, la Sapenza di Roma.
Ho la fortuna di avere come professore e relatore l’architetto
e designer Giuseppe Pasquali, un nuovo mentore; è con lui
che ho inizito ad approcciarmi realmente al design.
ARIANNA RICCI
[email protected]
Per guardare al futuro bisogna conoscere e osservare il
passato
Da cosa nasce la tua passione per il design?
Nasce con me. Da sempre sono stata affascinata dal mondo
dell’arte, questo anche perché nella mia famiglia l’elemento
artistico è sempre stato presente. Poi, crescendo, è stato
il design a scegliere me, o almeno è così che a me piace
vederla.
Qual è stato il tuo percorso formativo?
Tutto ha avuto inizio al terzo istituto d’Arte di Roma, dove ho
incontrato il mio maestro, il pittore Pietro Perrone. È stato lui a
rappresentare il mio primo, vero legame con l’arte ed è tuttora
presente in ogni mio progetto. Preso il diploma, ho iniziato
Con chi ti piacerebbe collaborare e perché?
Mi piacerebbe lavorare con molti designer in quanto sono
certa lascerebbero sicuramente un segno importante in me
e nei miei lavori. Sono sempre pronta a imparare e capire.
Mi considero una scatola ancora da riempire e credo sarà
sempre cosi. Il nostro lavoro è basato sulla curiosità e quella
non può finire.
Quando progetti qualcosa, qual è il tuo target di
riferimento?
In realtà non penso mai a un target specifico. Cerco di
realizzare progetti per tutti e basta. Progetto con l’idea di
creare qualcosa di utile, qualcosa che racconti una storia; poi
a chi piace quella storia, beh, quello è il passo successivo.
Qual è il progetto a cui sei legata di più e perché?
Dei miei progetti sono legata a tutti in egual modo perché
tutti sono parte di me. Rispetto a quelli degli altri al gabbiano
di Pasquali, perché è quello che un po’ ha influenzato il mio
percorso ed è il mio primo grande riferimento.
Un oggetto entra nella storia del design quando...?
Quando è arte nel quotidiano, quando emoziona.
Quali materiali prediligi?
Il legno è il materiale con il quale sono cresciuto e al quale
devo tutto.
Quando progetti qualcosa, qual è il tuo target
di riferimento?
Rivolgo tutte le mie attenzioni al pubblico di
massa. Quindi fare un prodotto innovativo,
ecologico ed economico sono le basi quando
inizio a progettare.
Vorresti vedere una tua creazione in casa
di...?
Mi piacerebbe molto vedere una mia futura
creazione negli asili nido...
Quanto contano da 1 a 10 nel successo
di un progetto: la scelta del materiale; la
scelta del colore; l’utilità; l’estetica; il target
di riferimento; una buona recensione/
visibilità?
Scelta del materiale 9; scelta del colore 7;
estetica 7; target di riferimento 9; una buona
recensione/visibilità 9.
Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Mi piacerebbe formare una squadra di designer che possa
disegnare e realizzare i prodotti nella mia azienda ◆
Insider
Design
Insider
Architettura
L
90
L
Le terme di Vals
Peter Zumthor e la ricerca
dell’atmosfera nell’architettura
di Aura Gnerucci
«Montagna, pietra, acqua. Costruire nella pietra, costruire con la pietra,
costruire dentro la montagna, ricavare dalla montagna,
essere dentro la montagna: come possono essere interpretati
architettonicamente, trasformati in architettura i significati
e la sensibilità presenti nell’unione di queste parole?
Ponendoci questa domanda abbiamo progettato la costruzione
che, passo a passo, ha preso forma» Peter Zumthor
e terme di Vals, nel Cantone dei Grigioni, sono
un’opera emblematica della poetica di Peter
Zumthor, architetto svizzero, insignito del
premio Pritzker nel 2009.
Il modus operandi di Zumthor, non confluisce in un linguaggio
caratterizzato da una sintassi che si ripropone in modo
incondizionato nel tempo e nello spazio, ma al contrario
rifiuta l’uso di immagini concettuali prestabilite, basandosi
su una continua ricerca formale, in stretto rapporto con il
contesto e con il Genius loci.
Parlando delle terme e del processo creativo che ha portato
alla loro forma, l’architetto svizzero racconta di non essere
partito da immagini mentali da adattare al compito assegnato,
ma di essersi posto fondamentali interrogativi relativi al luogo,
ai materiali, alla montagna, alla pietra e all’acqua: cercando
le risposte a questi quesiti, è riuscito a creare particolari
atmosfere.
Per Zumthor l’atmosfera, ovvero la capacità di un’architettura
di trasmettere emozioni e suscitare stati d’animo, è una vera
e propria categoria della bellezza, che si raggiunge solo
indagando a fondo le caratteristiche dei materiali e il loro
rapporto con la luce; uno stesso materiale, a seconda delle
sue lavorazioni e del tipo di luce da cui è investito, può
apparire in migliaia di modi diversi; scrupolosa attenzione
dedica inoltre all’accostamento dei vari materiali, “se sono
troppo distanti, non vibrano all’unisono, se sono troppo
vicini, sono morti”.
Durante una lezione tenuta nel 2003 in occasione del Festival
di musica e letteratura di Wendlinghausen, l’architetto
paragona il suo modo di progettare alla ricerca materica
dell’Arte Povera, in cui si ha un impiego dei materiali preciso
e sensuale, che allo stesso tempo è affrancato da forti
significati. Peter Zumthor utilizza i materiali in modo simile,
facendogli assumere qualità poetiche ricche di accezioni
e ricercando un legame adeguato tra forma e significato in
stretto contatto con il contesto.
L’attenzione verso i materiali può essere ricondotta alle origini
dell’architetto che, figlio di un ebanista, fin da piccolo imparò
l’arte della falegnameria.
Osservata dall’esterno, la struttura delle terme si presenta
come uno stereometrico volume monolitico sapientemente
traforato. L’intero edificio è costituito da un continuum di strati
di lastre di gneiss, sovrapposte l’una sull’altra, che sono state
estratte da una cava di pietra poco distante, caratterizzate da
strati verdi, leggermente bluastri. Le lastre di pietra vengono
unite al calcestruzzo andando a costituire una struttura
portante, una muratura composita che trova ispirazione nei
vecchi muri di sostegno delle strade di campagna.
L’interno, ottenuto concettualmente attraverso un processo
di scavo, si articola attraverso passaggi intimi e oscurati
sul lato della montagna, da cui si accede alle terme, fino
a giungere ad ambienti sempre più grandi che portano
alla parte anteriore, dove grandi aperture, come quadri sul
paesaggio, permettono la vista panoramica sul pendio della
valle di fronte, creando un forte legame con la tranquillità dei
monti incantati ◆
91
Insider
92
93
HOTEL AND SPA DESIGN
La Spa dell'0zio Marco Vismara Andrea Viganò
A Napoli, nell’ambito di Expo Sud Hotel,
salone mediterraneo dell’ospitalità
va in scena una mostra tematica
dedicata al benessere nei design hotel
di Alessandra Vittoria Fanelli
L’
L’
Benessere nell’essere Davide Agostino
esposizione a tema ‘Hotel and Spa Design’
è ospitata a Exposud Hotel, la fiera
internazionale sull’hotellerie, benessere,
restaurant, catering e pubblici esercizi e locali balneari che
si svolge dal 14 al 18 novembre 2010 nei padiglioni della
Mostra d’Oltremare di Napoli.
Exposud Hotel interpreta da 45 anni l’innovazione dei
luoghi dell’ospitalità: contract, arredamento e complementi
di design per interni, materiali per pavimenti e rivestimenti,
tessuti, illuminazione, arredo bagno e wellness & fitness.
Su questo palcoscenico viene presentato l’evento ‘Hotel and
Spa Design’, allestito all’interno del padiglione 5, dove è stato
ricreato un intero albergo e i suoi ambienti caratterizzanti
quali la hall, la Spa (in ogni nuovo hotel la Spa è un must a
forte valore aggiunto) le camere e suite, lo spazio outdoor,
il ristorante, la sala congressi: un’esposizione tematica
realizzata e interpretata da prestigiose firme dell’architettura
e del design.
L’intero padiglione così ricostruito permette di offrire al
pubblico la possibilità di ‘toccare con mano’ le più innovative
tecnologie e le più stimolanti soluzioni per design, finiture e
materiali, declinate attraverso diversi linguaggi architettonici.
‘Hotel and Spa Design’, evento itinerante ideato da My
Exhibition, società specializzata nell’organizzazione di eventi
nel settore benessere, ha coinvolto per queste installazioni
nomi importanti come Alberto Apostoli, Maurizio Favetta,
Marco Vismara e Andrea Viganò, Diego Granese, Davide
D’Agostino, artefici degli spazi funzionali del mondo
composito del settore alberghiero, con l’obiettivo dichiarato
di offrire una vetrina prestigiosa agli operatori dell’hotellerie,
settore trainante dell’economia del Centro-Sud.
Le cinque installazioni, realizzate con la collaborazione di
importanti aziende italiane, sono suddivise in due Spa, due
suite e una lounge. L’intento comune è quello di anticipare i
trend e stimolare la riflessione e la ricerca su nuove soluzioni
progettuali per un reale benessere del corpo e della mente.
Nell’hotel virtuale/reale pensato dai cinque progettisti si
vedrà: la Spa Dell’ozio firmata dallo studio di Marco Vismara
e Andrea Viganò i quali hanno pensato a un luogo dove gioire
della contemplazione in un mondo che non lascia tempo
per noi, per ascoltarsi e godere del nulla. Ozio è uno spazio
leggero, ovattato, senza confini netti, una luce percepita, una
musica lieve. Il tutto creato volutamente attraverso l’utilizzo
di materiali trasparenti e molto chiari.
Suite Spa Luoghi Intrecciati Alberto Apostoli
Insider
Architettura
La seconda Spa declinata al Benessere nell’Essere progettata
da Davide d’Agostino, è quella di generare emozioni
attraverso il contesto permeato di armonia in cui nulla
prevale sull’altro e ogni cosa ha lo stesso peso espressivo: i
suoni accompagnano le luci così come i materiali seguono i
colori e gli odori si uniscono al tutto.
Ancora benessere nella suite Luoghi Intrecciati pensata da
Alberto Apostoli che ha voluto intrecciare le diverse funzioni
di una contemporanea suite + spa attraverso forme materiali,
colori senza tuttavia snaturare la loro purezza ed essenza. Un
luogo inedito ed evocativo dove le forme, i materiali diversi e
i pochi vivaci colori si rincorrono senza mai toccarsi creando
un unicum tra zona bagno, doccia, letto, salotto, guardaroba
lasciando inalterata la purezza di ogni dettaglio.
Insider
Architettura
94
95
Infinity Lounge Maurizio Favetta
Nuove magie, invece da Med Dreams una suite interpretata
da Diego Granese molto evocativa e mediterranea per
cullarsi nel sogno e nelle emozioni. Un’ambientazione aerea
per amare cose e persone, un luogo senza tempo e senza
mode, proiettata in un futuro di grande dolcezza.
Infine la Infinity Lounge di Maurizio Favetta che si sviluppa su
100 metri, caratterizzata da un tunnel di ingresso emozionale
giocato su effetti grafici a sorpresa, tra il bianco e il nero,
purezza e mistero, e sullo sfondo un’immagine femminile che
ricorda paesaggi del cinema neorealista italiano. Una lounge
che vuole rappresentare un sogno onirico in perfetto equilibrio
con la sua vocazione funzionale: produrre fascino, relax, alzare
il livello di tensione emotiva e creare un lifestyle innovativo.
Un percorso che coinvolgerà il visitatore con l’obiettivo di
scegliere il ‘suo’ personale benessere assecondando i propri
desideri ◆
Med Dreams Rooms Diego Granese
Insider
Architettura
Insider
Scarica

Novembre 2010 - Insider Magazine