STORIE DI VITA
Alison
mette le ali
di EVELINA MAFFEY
I
Una grande statua posta a Trafalgar square
in piena Londra, celebra la testimonianza
eccezionale di Alison Lapper,
nata focomelica per colpa del talidomide,
abbandonata dalla madre, seviziata per anni
in un istituto eppure con una voglia di vivere
grande al punto di accettare
la scommessa di riuscire a crescere e
educare un figlio. Una storia d’altri tempi?
No, una storia dei nostri giorni
Sì alla vita
nghilterra, maggio 2007: Bank
Holiday segna il passaggio della
primavera all’estate. Si festeggia
con canti, danze, festival, tradizioni
popolari. Tutta l’Inghilterra è in festa
ma ora è mattino presto e la città
ancora sonnecchia. Anch’io,
ancora ubriaca della sera prima alla
Spring Bank Holiday alla Royal Albert
Hall, all’evento dell’anno: “1000
voices”, concerto, cabaret
destinato in beneficenza all’autismo
e all’adhd la cui presidente Andrea
Bilbow (ADDISS) mi ha invitata quale
ospite d’onore rappresentando
l’Italia.
Sull’autobus rosso a due piani
insieme alla collega Camelia della
Romania, passiamo Westminster, il Big
Ben, London Eye, Piccadilly ed eccoci
a Trafalgar Square dove c’è la
National Gallery che ospita una
collezione d’arte tra le più importanti
del mondo.
Improvvisamente, una statua
bianca spezza il cielo e la monotonia
del paesaggio della National Gallery,
la fontana, la statua dell’ammiraglio
Nelson circondato da 4 leoni giganti. È
uno schiaffo forte, violento che mozza
il fiato e allo stesso tempo rapisce lo
sguardo per la rara e squisita bellezza.
La statua dell’artista inglese Marc
38 giugno-luglio 2007
Quinn raffigura Alison Lapper all’ottavo
mese e mezzo di gravidanza.
Nel 1998 la Royal Society di Londra
commissionò una serie di opere d’arte
da esporre per 15 mesi sul quarto
pilastro di Trafalgar square, pilastro
dove originariamente doveva
poggiare la statua equestre di
Giacomo IV. Ad occuparsene fu la
Commissione della Cultural Strategy
team del sindaco di Londra, il cui
scopo è di incoraggiare il dibattito sul
luogo quale segno e valore dell’arte
costruito architettonicamente
nell’ambiente e tale da suscitare
interesse, dibattito e stimolazione e
veicolo di idee.
Venne selezionata la statua di Alison
Lapper di quasi 5 metri e 17 tonnellate,
ricavata da un blocco di marmo
bianco di Carrara realizzata dall’artista
Marc Quinn, diventato famoso nel 1991
per aver creato una testa raffigurante
se stesso con 9 pinte (4 litri e mezzo) del
suo sangue congelato e per i suoi studi
su soggetti disabili per i quali ha creato
il Group work, al fine di un diverso
atteggiamento nei confronti dei disabili
e una diversa percezione del “corpo
senza arti”, ispirandosi ai marmi ritrovati
della Grecia e di Roma.
Nell’era della clonazione e della
mutazione genetica, Marc Quinn si
occupa dell’idea della mortalità della
sopravvivenza, facendo pure delle
rappresentazioni dei fiori “congelate”
al fine di esprimere la transitorietà della
natura ed il naturale ciclo della natura.
Nel 2006 Marc Quinn ha esposto al
Museo d’Arte Contemporanea d’Arte
di Roma più di 30 opere incentrate sul
tema del corpo umano nelle sue
varianti di trasformazione e
conservazione, sopravvivenza e fragile
bellezza.
Una di queste statue, quella di
Alison, è finita sul quarto pilastro di
Trafalgar square. Ma Alison Lapper non
è una donna qualsiasi: è focomelica.
La parola focomelia deriva dal
composto di foca e dal greco mèlos
‘membra’ per l’aspetto che assumono
gli esseri colpiti da questa
malformazione. Tant’è vero che Alison
è alta meno di un metro, è senza
braccia e al posto delle gambe ha
Alison Lapper, dal vivo
e in tre pose fotografiche.
Nella pagina a fianco:
la statua posta
a Trafalgar square
due moncherini con l’aspetto di piccoli
piedi. La focomelia le derivò fu
causata dall’assunzione della madre di
talidomide, farmaco che le donne, in
Inghilterra negli anni 60, prendevano
per impedire la nausea e il vomito. Ed
a causa di casi come quello di Alison
che il farmaco fu abolito e venne
accelerata la procedura e
l’approvazione della legge sull’aborto.
Eppure Alison è un trionfo. Alison is a
song of life. Alison è un canto di vita!
Alison nasce l’8 aprile del 1965 e la
madre si convinse ben presto ad
abbandonarla all’orfanotrofio, sotto
sedativi, piena di paura e senso di
colpa. Le dissero che la bambina non
sarebbe durata più di qualche giorno
e, se mai fosse vissuta, sarebbe stata
come un cabbage, un cavolo: era un
caso senza speranza. La bimba,
durante la sua infanzia, fu sottoposta
ad ogni sorta di angheria, sevizie,
abusi, violenze fisiche, maltrattamenti,
come essere gettata la mattina, nuda,
sul pavimento sotto gettiti di acqua
fredda. “Non erano gli scarafaggi a
darmi fastidio ma il contatto del mio
corpo sulla gelida superficie del
pavimento”. Oppure i “sorveglianti”
giocavano con lei come se fosse un
pallone lanciandola da una parte
all’altra e certe volte non atterrava sui
cuscini ma a terra! Costretta ad usare
degli arti artificiali al posto delle mani e
dei piedi che le facevano male e le
causano delle infiammazioni. Violenza
fisica e violenza psicologica, sola ed
abbandonata dal mondo intero. A 19
anni esce dall’istituto, va a vivere a
continua a pagina 40
Sì alla vita
39 giugno-luglio 2007
STORIE DI VITA
produrre arte. Scrive un libro
autobiografico “My Life in my hands”
(tradotto in diverse lingue tra cui, in
Italia, “La mia vita in pugno” edito da
Corbaccio). Alison si racconta: “Ho
voluto mostrare anche il lato sexy di
una donna come me. Non mi piace
piangermi addosso. La lotta più difficile
al mio miglioramento è quello dei
pregiudizi e delle convenzioni degli
altri. Quando mi si dice che non posso
fare una cosa, allora divento ancora
più caparbia. Lo so che devo lottare e
dimostrare più degli altri”.
Dice Oliviero Toscani che “l’arte
deve dare fastidio. Se non disturba non
è arte”. E quale luogo migliore nel
cuore di Londra, a Trafalgar square,
simbolo dell’imperialismo britannico
difronte alla statua di Lord Nelson!
D’altra parte, aggiunge Alison, non
capisce perché il suo corpo non possa
essere Arte. “Anche la statua della
Venere di Milo è senza braccia, eppure
è un simbolo della femminilità e della
bellezza greca”, così pure lei diventa
una bellezza della diversità dell’essere
donna.
La statua di una donna incinta e
nuda a Trafalgar square, e per di più
nel suo stato, fa gridare allo scandalo.
Alcuni membri del Parlamento
britannico si sono indignati: What
arrogance! Sul quarto pilastro di
Trafalgar square, rimasto libero per 150
anni, non posa un personaggio
famoso, né un servitore nobile della
patria di Sua Maestà, ma una donna
qualsiasi.
Il Daily Mail, che ha sostenuto la
campagna per una statua più
tradizionale, riporta il commento di Julie
Kirbride, membro del Parlamento,
quando sostiene che ha prevalso la
politically correct lobby, mentre ci si
dovrebbe concentrare sugli individui di
grande successo che la nazione deve
ricordare e commemorare”. Per Oliviero
Toscani, lui personalmente, eliminerebbe
le statue di tutti i personaggi famosi in
guerra perché, in realtà, sono assassini
trasformati in eroi, mentre in una società
del 3° millennio si dovrebbero mettere in
mostra le donne ed i disabili come
Alison, perché la diversità e l’handicap
fanno parte della nostra realtà, della
nostra vita quotidiana.
Londra, prende la
patente di guida e
affitta un
appartamento. Si
iscrive all’università e
si laurea in Fine Art
alla Brighton
University, viene
aiutata
dall’associazione
Mouth and Foot
Painting Artist of the
World (artisti che
dipingono con
bocca e piedi) e
conosce artisti,
Alison con
viaggia, diventa lei
il figlio Parys
stessa un’artista
dipingendo con la
bocca. Poi si sposa e
divorzia perché lui è violento e la
picchia: il matrimonio dura sei mesi. In
un’altra relazione rimane incinta e lui
vuole che lei abortisca: inoltre, le
dicono che c’è la possibilità che il
bambino possa nascere malformato.
Lei rifiuta e decide di portare la sua
gravidanza avanti e da sola. I’m a
single woman. Il suo coraggio è
immenso.
Inizia a fare da modella e ad usare il
corpo quale mezzo della sua diversità,
della sua alienazione. Il suo corpo
diventa strumento di comunicazione.
Usa la fotografia e il video digitale per
Sì alla vita
40 giugno-luglio 2007
Alison dimostra la sua sensualità
senza per questo fare la vittima: la sua
provocazione è quella di una leonessa
fiera e temeraria perché la vita è nelle
sue mani, la vita è nelle mani di
ognuno di noi. Ed è per questo che ha
vissuto la sua gravidanza con gioia ed
orgoglio: nel 2001 è nato Parys, un
bimbo perfetto, e, per questo, Alison
ha fatto registrare un video con tutte le
fasi della gravidanza. Poi ha voluto
accudirlo, imboccarlo e portarlo a
spasso reggendo il fagotto con la
bocca. Alison ha voluto partecipare ad
una serie televisiva della BBC, “Child of
our Time”, il cui scopo è di monitorare
20 famiglie dalla nascita del loro figlio,
nato nel millennio, fino al compimento
di 20 anni, attraverso filmati, interviste,
discussioni. Il fine è di verificare se la
personalità del bambino è determinata
più dall’ambiente o dalla genetica.
Anche questo ha spinto Alison a
scandagliare e scrutare la sua vita e
quella di suo figlio Parys alla lente di
ingrandimento, e, quando ha offerto la
sua candidatura, nessuno avrebbe mai
immaginato che lei sarebbe diventato
un personaggio così famoso. Alison sa
che dovrà superare lo scoglio di
crescere un figlio dalla difficile età
dell’adolescenza. Ha perciò
frequentato l’Istituto di Ann Freud per
imparare a comunicare con suo figlio,
ad usare la voce, a modularla, “ non
posso corrergli dietro”, a sapersi fare
obbedire, a riuscire a gestire un
rapporto così difficile tra madre e figlio
condizionato dall’handicap. Lui è già
protettivo. Lei non vuole che lui si
occupi di lei e nel suo futuro vuole che
lui raggiunga la sua indipendenza e si
faccia la sua strada. Il loro legame è
molto forte e molto stretto.
La statua di Alison è un tributo alla
femminilità e alla maternità e, se
vogliamo, Alison non è l’unica disabile
di Trafalgar square senza arti: anche un
altro personaggio famoso lo è. Poco
distante, infatti, è l’ammiraglio Nelson,
che nella battaglia perse un braccio:
“Nelson lost his arm, Nelson lost his arm”
cantano la filastrocca i bimbi inglesi .
Solo che lui, così in alto, è difficile da
vedere. Potremmo dire che Nelson è
l’alter ego di Alison: lei donna, lui uomo,
lei sconosciuta, lui famoso, lei vissuta in
Alison mentre
dipinge usando
il pennello
con la bocca
un orfanotrofio, lui
allevato dalla
nobiltà britannica, lei
sola, lui circondato
da uomini, lei sceglie
la gravidanza, lui
sceglie il potere, lei
artista, lui logico,
dominato dalla
ragione. Entrambi
sono accomunati
dalla lotta, la
resistenza, la
battaglia, il
coraggio, la
temerarietà. Se
vogliamo, entrambi
sono degli eroi che
fanno parte
dell’Inghilterra, un
luogo dove tutti
possono esprimere la loro diversità.
“Solo in Inghilterra poteva accadere
questo, ha aggiunto Marc Quinn: a
Trafalgar square, Alison fa da contralto
a Lord Nelson che è simbolo fallico ed
imperialista, e resuscita l’aspetto onirico
di Alison.
Alison Lapper nel 2004 ha ricevuto
dalla regina Elisabetta II l’onorificenza
per merito di opere di ingegno e
dell’arte.
Alison ora ha le ali, è una farfalla
che vola. Sempre più in alto.
Sì alla vita
41 giugno-luglio 2007
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